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Autore

Mauro Corona

in archivio dal 29 giu 2011

09 agosto 1950, Pinè (TN)

segni particolari:
In pochi anni ho scalato le montagne del Friuli, volando poi fino in Groenlandia e in California, sulle pareti della Yosemite Valley.

mi descrivo così:
La mia dimora fissa è il bosco. Sono scultore, alpinista e scrittore: i miei libri trattano spesso di tematiche ambientalistiche e inducono i lettori a riflettere sulla tutela della natura.

21 giugno 2013 alle ore 9:21

La casa dei sette ponti

di Mauro Corona

editore: Feltrinelli

pagine: 63

prezzo: 6,38 €

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Una storia genuina, sull’amore, sul ricorso, sul senso del troppo dovere che ti porta a scordarti delle cose veramente necessarie. Potrebbe essere definita una favola moderna, una risoluzione delle passioni, un ritrovarsi e un ritrovare le cose belle della vita. Protagonista è un sessantenne industriale della seta di Prato, ossessionato dal mondo del lavoro, e dalla continua concorrenza del mondo dei cinesi. La sua vita si snoda tra Bologna e Firenze, ma ogni tanto l’uomo si concede anche un ritorno e un rincontro con le amicizie passate, quelle all’Abetone, così vere, così genuine, così reali, infondo sempre le stesse di un tempo. Qui potrà ammirare una particolare baita dal tetto fatiscente, e dal comignolo che è sempre attivo, sia d’estate che d’inverno. Un giorno preso dalla smodata curiosità decide di avvicinarsi alla casa, e vedere chi veramente abita in quel luogo, così sperduto e solitario. Conoscerà due vecchietti che gli diranno che per sapere di più di loro, ma soprattutto della casa, dovrà percorrere un viaggio: attraverso i sette ponti, e solo poi potrà accedere a tutte le informazioni che desidera. Un viaggio che è un riappacificarsi con il proprio sé, una bobina della sua vita, un lento regredire e riscoprire quel passato da cui è fuggito, che diventerà di nuovo presente, incontro, congiunzione, e non separazione di quelle distanze che per troppo tempo avevano fatto dell’incomprensione il loro sporco gioco.

“[…] Rimase piuttosto deluso. Erano due vecchietti sull’ottantina, un uomo e una donna, esili, vulnerabili, probabilmente marito e moglie. Scomparivano dentro pesanti maglioni, rammendati qua e là, e portavano berretti di lana in testa e muffole di panno ai piedi. Sui volti  asciugati fino all’osso fioriva il sorriso di una dolcezza mai sopita. La dolcezza dei buoni, dei vinti, degli inermi. La dolcezza della malasorte accettata senza reclami.”

recensione di Gino Centofante

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