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Autore

Melania La Giglia

in archivio dal 04 set 2012

08 maggio 1989, Lucca - Italia

segni particolari:

mi descrivo così:
Distruttiva. Disagiata. Un mal di testa da sbronza.

06 settembre 2012 alle ore 9:43

Dov'è?

Il racconto

Il cuore batte?
Siamo sicuri che batta davvero?
Non ricordo l’ultima volta in cui mi sono sentito realmente vivo. Non ricordo l’ultimo sorriso sincero.
Ricordo i momenti in cui le lacrime hanno preso il sopravvento, interiormente.
Sono sempre stato bravo a nascondermi dietro la facciata di stronzo insensibile.
Non ricordo dove l’ho perso, il cuore.
Credo che sia annegato nel lago insieme a te, sorellina.
Dove mi trovo adesso?
Vedo le luci dei bar, vedo donne che mi chiedono se voglio divertirmi con loro. Sono talmente perso e ubriaco da non ricordare la strada di casa. Dove sto andando, sorellina?
Quando ho iniziato a ubriacarmi come uno stronzo?
Non esisto più. Sono un corpo pieno d’alcool. Sono uno stronzo che sputtana i suoi soldi nel calore della vodka, nel sorriso di un bicchiere di whiskey.
Ho gli occhi che sanguinano. Li sento sanguinare, lo vedo, il sangue. Sangue così trasparente da sembrare pioggia. Piove dentro ai miei occhi spenti. Piove e sembrano quasi lacrime, ma io non piango, io, io non piango, sorellina.
Tutto il mio corpo piange.
Le puttane continuano a chiedermi soldi, ho già pagato la mia puttana, la tengo in mano ed è fredda e calda come voi, ed è liquida come voi, come me.
Sono fatto di niente. Sono fatto di lacrime, stasera.
Umiliatemi pure, uccidetemi con le vostre parole, stasera sono un uomo solo senza faccia. Invisibile a me stesso. Ho creato un rifugio sicuro nella mia mente perversa. Un rifugio talmente sicuro che nemmeno io ci posso entrare. Non conosco la combinazione. Sono fottuto.
E sento gli urli della gente stasera, vi sento urlare come se aveste ritrovato la voce solo ora.
Stanotte ho perso la mia anima in un qualche bar.
Mi sveglio la mattina senza capire quello che mi sta succedendo intorno, faccio finta di non capire.
Ma stanotte, stanotte capisco bene tutto. Stanotte tutto mi è chiaro.
Sono estremamente fragile, questa sera.
Prego, prego perché non mi è rimasto niente.
Prego e vorrei strangolarmi, affogarmi, martoriarmi.
Estremamente solo.
La solitudine ti uccide, mi uccide.
Mi infilzo la testa con stupide frasi tipo :” Sto bene” – “Non ho bisogno di nessuno”.
No, non sto bene.
Ho perso quello che sono. Ho perso quello che potevo essere.
Smettila di piangere, urlo, e devo proprio sembrare un pazzo, con la bottiglia in mano e l'altra in faccia per uccidere le lacrime.
Bruciano come olio bollente, scorticano la mia faccia. Lava calda sul mio viso di latte ed espressioni.
Avrei voluto essere io quello morto affogato.
Avrei voluto essere io il figlio frocio perfetto con la moglie traditrice perfetta.
Avrei voluto essere chiunque tranne me stesso.
L’alcool mi brucia la gola, alcool scadente comprato in un negozio scadente.
Alcool che mi fotte la gola e lo stomaco, mi uccide il fegato.
Sto bruciando e nessuno se ne accorge.
Nessuno mi aiuta ad alleviare il dolore.
La gente mi scansa, puzzo di vodka e sigarette, puzzo di lacrime e paure.
Tutti hanno una storia da raccontare. Tutti hanno cicatrici dentro e fuori il corpo.
Io non sono diverso da tutti loro.
Non sono diverso dalla puttana 50enne che vende ancora il suo corpo per cercare di dare qualcosa a suo figlio. Non sono diverso dal venditore di hotdog in cima alla strada.
Loro hanno le loro storie scritte in faccia, sulle dita e sulle rughe.
Hanno scritto la loro storia col sangue, il sudore, le lacrime.
Io l’ho scritta con la penna della sconfitta. Col malessere interiore.
Non so nemmeno più dov’è l’inizio, forse su una spalla? Oppure su un piede?
Da dove inizia tutto?
Dove sono finite le mie ossa di cenere?
Non riconosco il suono della mia voce, non riconosco le pieghe delle mie mani.
Chi cazzo sono?
Di che cosa sono fatto?
Ossa, ossa, ossa. Ossa e Odio.
Ossa e delirio costante.
Ossa e merda.
Sono l’uomo che si è perso nel mondo.
Tutti cercano di mangiarmi coi loro problemi.
Tutti vogliono qualcosa da me.
Non riesco ad aiutare me stesso figuriamoci gli altri.
Piango silenzio. Piango parole mai dette.
Cosa sono diventato? Mi sto rammollendo.
Un uomo solo che piange.
Dio quanto mi faccio schifo. Quanto sono debole. Essere cinici aiuta, nessuno proverà mai compassione o pena per te. La compassione degli altri è sinonimo di morte.
Stanotte, qui, in questa strada piena di puttane, turisti, spacciatori, drogati e alcolizzati, io sono vestito, per la prima volta, di me stesso, dei miei problemi.
Stanotte tornerò a casa e rimetterò tutto nel cassetto.
Sono così stanco di me stesso.
Credo di aver esagerato.
Lo ripeto ogni giorno.
Mi ripeto ogni giorno che la smetterò di bere.
Sono il figlio ribelle di me stesso.
Ho il fegato che piange da quanto ho bevuto.
Solo un ultimo sorso.
Solo un altro ultimo sorso.
Per stasera è abbastanza.

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