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Poesie di Michela Zanarella

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  • 25 giugno 2008
    Tra i segreti del cielo

    Scolpiva l'alba
    attentamente il giorno
    rannicchiato tra i segreti
    del cielo.
    Nel dimenarsi la terra
    regalava assoli ad un mare paffuto
    sopravvissuto alle abili mani
    del vento.
    Al broncio curioso
    di una sabbia fragile
    la riva sfamava le barche
    come una montagna
    che svelava tramonti incompiuti.
    Tra le reti un pescatore
    ritrovava i suoi affetti,
    ombre che sorridevano
    solo ad uno specchio blu.
    Dalle acque un sole scalzo
    reggeva volti mai visti
    frugando nell'illusione
    di una lacrima sprecata.
    Così, mentre la corrente
    addobbava i confini,
    l'orizzonte arrugginiva immobile
    come una statua devota al silenzio.

  • 23 giugno 2008
    Bisbigli

    Chilometri di occhi
    respirano un tempo raffreddato
    da rischiose solitudini
    e si lasciano scaraventare
    da pianerottoli di paura.
    Ad un passo dal nulla
    un cielo insolito
    si colora di lacrime
    e si perde in un accento
    commosso di buio.
    L'assenza di rumore
    combatte con uno sfregio
    sommerso di tensione deforme.
    Mentre la terra tarda a capire
    di essere solo un ritratto
    per sorrisi scomparsi,
    il vuoto osserva le ombre
    che ancora sorgono
    sopra la follia.
    Bisbigli.
    La penultima voce
    prima di un tremore di luce.

  • 19 giugno 2008
    Il silenzio delle more

    Viola d'inverno
    come fronte di bugiardi
    s' aprono sentieri dove un alito
    storpia la pelle ed il cuore
    un urlo muto cade e
    si ciba di volontà sdrucita.
    Dal seno di bambina
    esplode un canto d'orrore.
    Il silenzio delle more fa paura.

  • 30 maggio 2008
    Cuori randagi

    Trema e suda la città.
    Non ha più gambe per correre
    il fiume
    e le strade non conoscono
    le impronte sotto i colpi di mortaio.
    Ci sono palazzi storditi
    dal fuoco
    e corpi travestiti da cadavere
    abbandonati agli occhi increduli
    del mondo.
    Avanzi di giocattolo
    sui marciapiedi hanno domande
    da porre al fumo che sorride alla notte.
    E pezzi di vita
    finiscono per diventare cuori randagi
    da lanciare nei cassonetti
    in quel che resta
    di una terra senza luce.

  • 19 maggio 2008
    La linfa acerba del tempo

    Il mare se ne stava in silenzio a leggere
    impronte stese al buio
    con gli occhi fissi nel becco
    di un gabbiano pronto ad ingoiare salsedine.
    Lontano il suo respiro
    si perdeva in un incerto confine
    lasciando sabbie e scogli
    in attesa di destino.
    Si colorava di ombre
    il suo volto
    avvolto nelle onde scure.
    Curvo al peso delle carezze
    del cielo
    pescava al fondo dei suoi abissi
    la linfa acerba del tempo
    scoprendo le mani fredde
    di tanta vita rubata.
    E le acque già sembravano
    infedeli lenzuola sporche di vuoto
    chiuse tra le sue dita, nere,
    come il pianto di una luna violata.

  • 09 maggio 2008
    In lotta con un sogno

    Conto i passi delle nuvole
    nel cielo
    come se fossero gocce
    di luminoso silenzio.
    Inciampo nelle braccia
    di un sole distratto
    e cammino sul suo calore
    in punta di respiro.
    Mi esce luce dalle narici.
    Una sfera di rossore
    m'incendia il volto
    fino a schiacciarmi gli occhi.
    Mi fanno paura i raggi
    che suonano alla mia pelle.
    Ascolto le ossa palpitare
    al colore
    come un cuore bisognoso
    di vita.
    Ed in lotta con un sogno
    tocco lo specchio,
    spettinandomi la carne
    col giallo d'una luna indifferente.

  • 09 maggio 2008
    Maschere di follia

    Ho l'anima sciolta
    sul fondo degli oceani,
    dove la notte raduna le sue forze
    per rimembrare un po' di vita.
    I battiti delle acque
    hanno il sapore di corde tese
    all'infinito
    in un labirinto cieco.
    Pensavo di saper fuggire
    al sorriso buio
    delle sabbie lontane.
    Ho assaggiato le chiacchere
    confuse delle onde.
    Lunghissime maschere di sale
    pronte a coprirmi gli occhi
    prima che la follia
    mi mordesse le labbra
    per farmi annegare
    dentro gli abissi.

  • 09 maggio 2008
    A Baudelaire

    Il tuo cervello
    si disseta di noia
    ed ossessione.
    La musica ti culla
    di tormento
    sotto gli occhi di gufi in fila.
    Fumi l'anima fantasma
    con la voce di morte
    zoppichi la vita
    in un mondo indifferrente
    al tuo cantare.
    Scavi la tua tomba
    negli scheletri precoci
    ti senti un giovane vecchissimo
    temi le nature,
    gli oceani
    potresti amare la notte
    ma i suoi tamburi
    ti bucano il cranio
    e vivi la furia
    d'un cielo senza pace.

  • 09 maggio 2008
    Destino delirante

    Non fu la pazzia
    a schizzare fiere liti
    dentro la mia mente.
    Quel volto che mutava
    in sepolcro arzillo
    mi concedeva qualche larva
    di ricordo.
    Il mio vagabondare
    cercava la quiete
    in un bicchiere di luce.
    La voce
    aspettava conforto
    da uno sguardo stupito
    al mio toccare l'assurdo.
    Strinsi in un pugno
    malinconia e dolcezza
    lanciandole in gola
    con piacere estraneo.
    E' destino che io
    parli nel vuoto
    dietro una lacrima
    che fatica a scavare
    un sorriso.

  • 28 aprile 2008
    Imelda

    Aveva il volto d'una vergine
    quella donna
    che scuoteva le lenzuola al vento,
    infilandosi in tasca un pezzo di pane nero.
    S'inginocchiava al sole
    tra i gerani e le rose,
    accarezzandoli con le mani gonfie
    di dolore.
    Sbuffava al cielo nelle mattine grigie
    sperando di poter uscire ad ascoltare
    le campane dei paesi lontani.
    Nell'attesa dei figli
    si specchiava nel verde del suo prato
    cercando di nascondere il silenzio
    tra un respiro e l'altro.
    Aveva il sorriso d'una luna beata
    quella donna
    che chiudeva le porte a tarda sera,
    temendo che il buio s'infilasse
    nei suoi sogni.
    Sapeva amare e non chiedeva nulla
    in cambio,
    solo un abbraccio.
    E mentre ingoiava il fiato
    per l'emozione
    capiva quanto era unica per me
    come nonna.

  • 28 aprile 2008
    Generale

    Non fu certo la guerra
    a sbraitarti negli occhi lacrime impotenti.
    Facevi da padre
    ai ragazzetti che sognavano la chiave
    della fine d'un velenoso inverno.
    Non vedevi l'ora di lasciare il fucile
    a dormire
    per tornare ai tuoi orti a zappare
    il dolce sapore di montagna.
    Non fu la croce d'un uomo
    a impedirti di pregare ogni giorno.
    Sentivi le campane
    scandire le esplosioni e le raffiche
    di fuoco.
    Una parte di te moriva
    nel volto di una terra graffiata dal filo spinato.
    Lottare per resistere
    e per esistere
    in preda alla fame e alla paura,
    solo per un pugno di storia
    che sbadiglia tra le nuvole.

  • 23 aprile 2008
    Il sorriso di domani

    Mi trovo a consultare le dita.
    Dovrei sfiorarti le labbra
    per avvicinarmi al tuo silenzio.
    In un viso che ricorda
    tuo padre
    trovo il sapore del mare
    che sparpaglia disordinato
    mille azzurri.
    So esattamente che pensi
    a lui quando il tuo sguardo
    precipita tra le onde.
    E' nella lotta dei gabbiani
    che confondi le ali
    a grandi braccia pronte
    a bruciare calore.
    Hai gli occhi d'un bambino
    quando tocchi la sabbia
    sperando che canti una poesia
    per noi.
    Ed è nel suono delle barche
    che ti perdi
    vedendo il vento danzare
    il sorriso di domani.

  • 23 aprile 2008
    Piccole donne

    Un giorno tornerò
    a giocare con le primavere
    senza inciampare nella paura.
    Avrò davanti il viso
    di mia madre
    che mi sorriderà un'altra volta
    prima di sgridarmi al sole.
    Non potrò più staccarmi
    dalle sue braccia.
    Il suo respiro coccolerà le guance
    allegre.
    Profumeremo, sì, profumeremo
    di fiamme e dolcezza
    stringendoci in uno sguardo caldo.
    Sarà la prima volta
    che ci conosceremo,
    piccole donne in mano
    alla vita.

  • 23 aprile 2008
    Giocando d'assurdo

    L'ultimo annegare
    del silenzio
    s'è fermato alla porta
    mentre la notte
    dettava sogni senza fine.
    Ed ho immerso gli occhi
    in un tondo di luna
    per lasciare che le stelle
    fossero lavagne
    su cui cancellare solitudine.
    Ho scritto alla mente
    lunghe lettere d'addio.
    Ho dedicato il tempo
    a coltivare follie nuove,
    volontà ereditate da grida
    riflesse alla memoria.
    Oltre i confini dell'ordinario
    ho smosso l'odore
    d'orizzonti straordinari,
    al di là dei cieli
    al di là dei mari,
    profumandomi le ossa
    di vita sconosciuta.
    Giocando d'assurdo.

  • 23 aprile 2008
    Il vento da te

    E' sparito anche il vento
    dalla memoria.
    Quel giorno non cantava
    nemmeno la candela sull'altare.
    Non esistevi più.
    Ridotto ad un corpo
    di polvere,
    gli occhi vuoti.
    E fu vedendo la terra
    coprirti per sempre
    che pronunciai il tuo nome
    un'ultima volta.
    C'era chi piangeva,
    io ascoltavo la tua voce
    tra i rintocchi di campana.
    Sapevo che saresti tornato,
    nel volto d'un ragazzo
    già uomo.

  • 18 aprile 2008
    Dopo l'estasi d'un sogno

    Da qualche casa uscivano rauchi passi
    occhi sfondati dalla stanchezza
    mentre l'alba alitava sui volti
    prima di scrivere il giorno.
    Battevano i denti tra i convulsi di nebbia
    ed il fumo di sigaretta aggravava il
    viola sulle labbra.
    Per strada le auto partorivano i primi
    rumori
    e gli animali singhiozzavano al freddo
    stropicciandosi il pelo sulla ghiaia
    rintoccata dalla brina.
    Era l'ora che la campana soffiava
    le prime luci nel cielo
    facendo tremare le scale di corse
    gigantesche.
    Capricci di bambino, giubbe abbottonate
    in fretta.
    Uno strascico di fiati in delirio
    regalati al tempo,
    un bersaglio da centrare dopo l'estasi
    d'un sogno.

  • Cervelli perduti nella fossa del vuoto,
    ruderi strani destinati a pensare invano.
    Simili a statue senza occhi
    siedono immobili in stanze cupe.
    Il silenzio eterno si accoppia
    al loro sbraitare eresie.
    E così si abbandonano alle pareti
    d'inferno
    saltellando sbronzi nella pazzia.
    Vergognosi d'esistere, tremano
    alla luce e alla vita.
    Cercano le palpebre di non ricamare
    assurdi indovinelli
    nella culla del pianto.
    Schiavi d' ombre che strisciano
    al freddo d'una carezza
    mai conosciuta, invisibili,
    uomini dimenticati.

  • 18 aprile 2008
    Primavere per noi

    Plana sulle tue labbra
    come intorno ad una rosa, l'aroma
    della mia bocca, e, petali caldi
    e chiari respirano l'amore
    che si sdraia sulle spine.
    S'innamora il tuo sorriso
    dei miei occhi.
    Fai ballare anche le guance
    che calpestano d'un morbido
    rossore la pelle vergine
    alle fiamme.
    Odora di muschio e di vulcano
    la mia e la tua carne,
    un' altalena tra i boschi
    del piacere.
    E ci ascoltiamo sfogare
    gli istinti lungo un sentiero
    di carezze e baci,
    l'anima traboccante
    di gioia.

  • 18 aprile 2008
    Il gioco folle

    Un mormorio tra la mente
    ed il silenzio
    non è vento che esplora
    l'estro e la luce.
    Sono i sensi a vivermi
    accanto stupidamente
    come semafori addormentati
    al centro della strada.
    Sembra che il  corpo
    non conosca le prigioni
    che freddamente abitano
    la mia anima.
    Sa di marcio il mucchio
    di neve che dorme
    negli occhi.
    C'è qualcosa di strano
    che scava gli atomi
    e li chiama al disordine.
    E il mio cervello ride
    come un cieco che vede
    per la prima volta il suo volto,
    promettendo alla follia
    di sfamare mille verità.

  • 12 aprile 2008
    Le chant du noir

    Finirà così.
    Il buio, le chant du noir, mi rapirà dalla seggiola
    mentre raffino la solitudine
    con la mente.
    Sbucherò dagli occhi
    d'un cielo scuro e la mia carne sarà cibo
    per pipistrelli cadaverici.
    Mi strapperanno le membra
    con un soffio
    e la mia tela di donna
    si moltiplicherà in mille pietre
    da scagliare nel vuoto.
    Sembrerò come sabbia
    morta sotto il letto del mare
    nel temporale degli abissi.
    Sarò l'orrenda bestemmia
    d'un giocatore incallito,
    più folle d'uno sparo
    senza mira.

  • 12 aprile 2008
    Sei un bel cielo

    Metto a dormire la voce
    e ti cerco negli occhi dolci
    della notte.
    Vedo l'aria scuotere le vesti
    della luna
    e il tuo sorriso dipingersi
    sul seno d'una stella.
    Ti dirò quanto t'amo
    appena il mio cuore
    cadrà dalle nuvole
    e non avrà più paura
    di mischiare il suo odore
    alla tua pelle.
    Sei un bel cielo
    dai colori d'estate
    dentro di te il mio silenzio,
    un piccolo sole
    inchiodato al tuo respiro.

  • 12 aprile 2008
    I lupi

    Sopra le punte d'abissi in neve
    i lupi stanno in gruppo, affilando
    bianchi coltelli nel vento. Ululando.
    Consumeranno la notte dei loro
    fiati infiniti,
    spingendo gli occhi oltre la luna.
    Il petto in avanti, come la vela
    d'un battello, il pelo incenerito
    dal buio che infiamma il gelo.
    D'un camoscio che passa ubriaco
    fumeranno le carni,
    imboscati nel riflesso d'un
    precipizio che nel sonno
    tace l'orrore.

  • 12 aprile 2008
    Scordando d'essere sale

    Mi par di mangiare
    la fronte d'un ghiacciaio
    quando s'alza il vento
    tra le onde.
    Se guardo il corpo
    del mare
    sbiadisce l'immenso
    e le acque diventano
    un sogno per un bambino
    da cullare.
    Dagli scogli il sole
    spia la mia mente,
    sa che mi abbandonerei
    alle curve della corrente.
    Più d'un bacio
    avrei dato a quell'azzurro
    spargendo il mio inchiostro
    sulla sabbia.
    Ah sì, t'avrei amato
    palpando ogni profondità
    scordando d'essere sale
    ai tuoi piedi.

  • 10 aprile 2008
    Le donne della notte

    Per le strade un formicaio
    di carne e sudore.
    Donne, come operai
    curvi sulle fronti, a sbattere
    piaceri nelle vene.
    S'agitano i lampioni
    alle cosce nude che non
    si danno pace,
    si raduna la notte ruffiana
    tra le braccia di leoni infuocati.
    Abbaiano i corpi
    tra misteriosi sentieri
    mentre si spalancano
    fotocopie d'amore.
    Si svestono le colpe
    e i sospiri peggiorano.
    Un gioco sporco
    su occhi truccati
    che preferirebbero
    la morte
    ad uno sguardo freddo,
    impolverato di fango.

  • E così si arrossa il cielo
    nell'ora che mi sfiori le labbra.
    Ti ho visto svegliare l'eroe
    dentro a quel petto sbronzo di paure
    fino a versare l'anima
    sulla mia al ritmo d'amore.
    Ma io assaporo il piacere
    come un tramonto che affonda
    nella meraviglia.
    Penso al domani che sarà
    mentre ci sanguina il cuore
    al distacco,
    ci trascineremo come animali
    spaventati
    nella nostra follia,
    sbirciando agli angoli
    dello specchio l'addio