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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 31 ottobre 2009
    Neve

    Neve su Bologna,
    circa un anno fa.
    Neve su Bologna,
    bianca la città
    rideva.
    Io lo sguardo là,
    in alto al cielo
    fissando i mille fiocchi bianchi
    che pian piano si facevano
    più grandi.
    E i pensieri si perdevano nel tango dei bisogni,
    e nel vento, fra quei fiocchi, frammisti ai più bei sogni
    volavano,
    si perdevano...
    Ed io lo sguardo là,
    perso là nel vuoto,
    fissando quei barocchi
    figli del ciel...

  • 31 ottobre 2009
    Caronte's Speech

    La morte giungerà con un sorriso,
    dai boschi, sopra due serpenti,
    dai boschi, dietro i salici piangenti,
    dai boschi, dietro i salici piangenti all'ombra
    e vi porterà lontano nella polvere da cui non si ritorna.
    Quando la morte giungerà
    avrà sul viso un sorriso,
    via vi porterà
    un corpo senza sangue
    via vi porterà
    con la falce che piange,
    con la falce che piange.

    La morte giungerà con un sorriso,
    dai boschi, in una notte bruna
    e appollaiati voi su di una poltrona...
    e appollaiati voi su di una poltrona puzzolente,
    vi ritroverà morenti là con un sorriso da demente.
    Con un sorriso da demente,
    con i denti in un bicchiere,
    senza più niente da dire
    con un culo da lavare voi vedrete arrivare
    due, gli occhi rossi, due, di un gondoliere.

    E la sua barba bianca,
    ed una luna stanca
    riflessa sullo Stige,
    dalle sponde nere,
    sarà l'effige
    del vostro miserere,
    ma il sordo pipistrello
    non ha orecchie per sentire:
    le porte dell'inferno
    già si stanno per aprire
    per voi.

    Non la sentite voi questa melodia
    che batte sulle costole dei morti,
    che danzano lugubri balli sulla riva
    aspettano che io li riporti
    con il mio vascello leggero
    dall'altra sponda del fiume.
    E intanto i remi, battono grevi,
    cadono in tonfi sopra le onde
    come gli uccelli senza le piume!

    Ho visto anime giunte fin qua
    con che coraggio chiedere pietà,
    senza più occhi ormai, scavati in fondo da
    la loro misera sciocca esistenza,
    dalle brutalità della loro scienza....
    Adesso piangono amare lacrime,
    inginocchiate a me, specchiate nel Lete,
    gridano, urlano un pianto sordo,
    gridano, strillano, come straziate,
    ma qui il dolore è solo un ricordo,
    la punizione che li toccherà
    sarà la morte per l'eternità.

  • 31 ottobre 2009
    Racconti di Paesaggio

    Dorme rosso un tappeto di foglie
    ai piedi degli alti faggi,
    dove planano arrugginiti
    rossi i miraggi.
    Dove la terra accoglie gli ori,
    dov'è il silenzio,
    i passi dell'uomo persi
    all'infuori del tempo.

    Cade lenta come sera una foglia,
    vi brilla sopra una goccia,
    Terra aspetta attonita l'inverno
    come la pioggia.
    Come la pioggia aspettano in mare,
    sospinti dal vento
    i marinai per sentirsi
    ancora parte del mondo.

    Nei sentieri dove dorme il mondo,
    dove giacciono i segreti del tempo,
    nei rovi delle aiuole d'oro,
    dove un momento
    è eternità,
    dove danzano rugiade di sera,
    dove danzano folletti di legno,
    nei fili di erba bagnati
    da gocce di sogno
    c'è la realtà!

    Rosso come i binari che vanno via
    dentro le notti che sanguinano
    dalle gole dei portici
    dentro la città...

    bianca una luna vecchia e stanca
    dorme sopra le macerie antiche
    guarda dall'alto i portici
    della città...

    Bianca come negli occhi dei cani la fame.
    bianca riflette la sua faccia per strada,
    ma rosso fra qualche
    ora sarà.

  • 31 ottobre 2009
    Grazie perché

    Grazie perché
    quando scrivo mi sento un re
    le parole mi servono per viaggiare
    le frasi che costruisco per sognare


    rileggendo l’idea cambia
    riguardando
    vedo meglio dove sto andando


    Grazie perché
    a volte il discorso si perde
    è tutto mischiato
    non capisco il significato


    raccolgo le parole
    le lancio in aria
    e con un po’ di fantasia
    è tutto riordinato
    è una magia


    Grazie perché
    quando inizio a scrivere
    il finale non so quale sia
    la penna parte va veloce
    sono fiumi d’inchiostro
    la storia ha un senso
    fa sorridere
    e qualche lacrima fa versare
    ma l’importante è far volare


    Grazie perché
    tutto ha un significato
    tu decidi qual’è
    le emozioni dello scrivere
    a volte son difficili da spiegare
    ma partono dal cuore
    e non so mai dove possono arrivare


    Grazie perché
    scrivere è come giocare
    tornare un po’ bambini…


    Come i dadi
    le parole mi trovo a mescolare
    e può capitare che qualcuno
    apprezzi ed inizi a sognare
    ma anche chi magari
    non riesce a capire


    Grazie perché sì!
    Grazie a tutti
    grazie a te
    che mi continui a leggere e sopportare
    che vuoi correggere e lasci stare
    anche se un grazie è poco
    grazie a te
    che mi fai continuare il gioco

  • 31 ottobre 2009
    El maestro de sci

    Mi ve vedo caminar
    Me la rido de lontan
    Resto la
    Voio vardar
    Poso i sci su de un mureto
    Splendi el sol mentre ve speto


    Sarà proprio i primi passi
    Come un picio
    Che camina
    Anche voi la prima volta
    Basta darve la manina


    Xe un’esperienza nova
    Xe importante ‘sta salita
    So che che tanto ghe tignì
    Xe un ricordo dela vita


    Desso sè quasi arivadi
    desso niente più tension
    e ghe la gavè fata
    Ma che impresa, che emozion


    Ehi ma no ‘ste andar via
    Dovè scender dala segiovia
    Altrimenti tornè zò
    Ma no ‘ste gaver paura
    No ‘ste dir no torno più


    Desso i ferma tuto l’impianto
    Co la calma che scendè
    Se no iera la sorpresa
    Ma che ricordo xe?


    Mama ve ga ‘compagnado
    Ma con mi se al sicuro
    La discesa dai provemo
    Drio de mi che se lancemo


    Volevo far bela figura
    I mii fioi gaveria vardado
    E inveze per far el mona
    Me son ben che tombolado


    Che ridade tuti quanti
    Anche chi no conosevo
    Questo desso i se ricorda
    No che mi sciar volevo


    Papi ma no xe problemi
    Te diventerà ‘ssai bravo
    Speta che desso imparemo
    E che dopo te insegnemo 

  • 31 ottobre 2009
    Amicizia

    Forse non lo sai
    Forse non ci credi
    Ma lui è sempre lì
    Anche se non lo vedi


    Aspetta e sa ascoltare
    Attende senza giudicare
    Ma lui è anche di più
    Lui è sempre pronto
    Anche se il cuore è laggiù


    Vicino o lontano che sia
    Amicizia è una poesia
    Sentire, toccare e scrivere
    Parlare, piangere e sorridere


    Le emozioni volano
    Fanno tanta strada
    E con un pizzico di magia
    Ti portano il conforto
    dell’amicizia sua


    Resta sempre viva
    Resta accesa la fiammella
    Un’amicizia vera
    Brilla sempre come una stella


    La vita a volte
    Allontana le persone
    Ma altre volte con fantasia
    Avvicina gli amici
    Unisce i loro cuori
    In un arcobaleno di colori


    Ti Sembra strano
    che sul tuo sentiero
    Incontri un’amicizia
    che ti cambi davvero


    Ti tende la mano
    E ti aiuta
    Ti conforta
    E ti saluta


    Basta anche un solo gesto
    Basta anche una sola parola
    Tutto questo bisogna saperlo fare
    Ma per tutto questo
    l’amicizia che nasce
    Deve saper volare

  • 31 ottobre 2009
    La tua lacrima d'amore

    "C'è un gabbiano sopra il mare,
    non lo senti annuvolare?"
    "Dove andrai?"
    Nella polvere e nell'ombra,
    mi lasciasti a immaginare.

    Mi dicesti "Non temere,
    piangerò una volta lì,
    non mi guardare!"
    E nel freddo aspetto ancora
    una tua lacrima d'amore!

    Sono lividi grigi sai, quelli che ho dentro!
    Sono frutto di ricordi marciti al freddo!
    Dal freddo, dalle botte ad aspettare te!
    E nel freddo aspetto sai, un tuo pianto!
    Di godere di un'aurora che sarà
    riflessa sulle tue salate lacrime... Lacrime!

    C'è un sole bianco sopra il tetto,
    vola un passerotto,
    dove andrà?
    Verso un luogo un po' più caldo
    cercherà il giusto posto.

    Entra dalla mia finestra,
    spia le ombre sul cuscino,
    ma non sa scaldare!
    E nel buio aspetto ancora
    una tua lacrima d'amore!

  • In una culla rosa si schiudono i miraggi
    ed una bimba ne assapora l'ambrosia, l'intensità.
    La rabbia piega le fantasie riposte in un cortile
    sulle altalene mosse dal tepore, dalla quiete.
    Nei ricordi i giochi, le rincorse, i compagni da abbracciare
    ed una promessa, un velo candido sul viso acerbo.
    Le paure si trascinano tra le mura dell'omertà
    e la pietà si logora tra le lenzuola
    che accolgono un angelo tremante,
    disteso sotto ad un uomo violento.
    Nojoud piange, fugge, si dimena
    ... è irraggiungibile, è isolata
    nelle stanze di una sposa bambina.
    Sotto le mani ruvide lo spirito si rialza
    e chiede ascolto alla mia assenza, alla mia cecità.
    Nell'eco il respiro si fa intenso,
    l'orco ne afferra i polsi
    e ne consuma il bocciolo...
    ne inaridisce il domani...
    ne ghermisce l'infanzia...
    Nojoud ha smesso di piangere
    e la piccola sposa non ha più velo
    nello sguardo vivo di una donna in fasce.

    P.S. Nojoud è una bambina Yemenita di circa 8 anni costretta al matrimonio con un uomo di 30 anni. La storia di Nojoud accomuna molte altre bimbe che vivono la stessa realtà in paesi come l'Afghanistan, il Nepal, l'Etiopia, il  Bangladesh, l'India, il Pakistan. I matrimoni precoci sono la conseguenza delle difficili condizioni economiche delle famiglie che vedono nella dote un sostentamento necessario per il proprio nucleo familiare.

  • Lunga era la strada per il decoro,
    tanto da farmi aborrire su casa e lavoro.
    Fuggivo da ventenne così in una notte,
    l'unico sorriso sincero;
    quello delle mie suole disfatte.

    E quando le strade divennero torrente,
    mi preparai per la più ardua dette lotte;
    cercare d'esser io il più resistente.

    Sperando che finisse prontamente
    e senza lapidi quella notte,
    ma nel fango, la mia vita è ricorrente
    e l'acqua è più fredda se hai le scarpe rotte.

    Un cartone coperta,
    un telo trasparente lucernario;
    sperando che non piova tanto ancora
    per non finir come il vecchio Mario.

    Arroccato nel suo castello
    di rifiuti e letame sotto il ponte,
    ma la montagna distese il suo mantello;
    fu traghettato vivo dal quel vascello di Caronte.

    Finiva in quella notte
    anche la sfilata di Maria cuore,
    poco prima intrecciavamo lotte;
    non per danaro ma per disinteressato amore.

    O come la cantina di Salvatore,
    un dio Bacco per chi non sol per fede vacilla,
    si dissolse in nebbia come il suo liquore
    lo videro galleggiare aggrappato alla bottiglia.

    Perché qui tra gli annegati
    non v'è solo la gente che brilla,
    vi siam anche noi "relitti" emarginati,
    siamo proprio noi in primis i dimenticati.

    Noi per primi siam crollati,
    stremati dal freddo,
    come "invisibili" mucchi di stracci inzuppati.

    Ma in fondo a nessuno è mai importato,
    si dice che vorremmo non esser mai nati;
    ma allora d'esser morti siam "fortunati"!

    Grazie mille a chi ci ha venduti
    per il sangue di cui vi siete macchiati,
    per tutta l'acqua che ci ha purificati.

    Firmato: straccioni, puttane e ubriachi.

    Ma la notte ormai passata
    qualche vita l'ha salvata,
    c'è chi dice quella sbagliata
    di chi ha la villa ben parata;
    con arazzi di origine autenticata.

    Provenienza: "tragedia annunciata".

  • 28 ottobre 2009
    Cicli e la mente - parte II

    Avanzi e spingi
    cercando di sfangare
    finché le braccia ti fanno male
    e non reggono più niente.
    Ma non ti puoi fermare
    perché nell’inutilità
    Non vuoi annegare.
    Poi un giorno alzi lo sguardo
    E ti accorgi di non aver mosso un solo passo
    in avanti, perché intorno stai girando
    la ruota del mulino

     

    le tue braccia non fanno fiorire i campi
    non ti permettono di volare
    o di attraversare gli oceani.
    Sei motore che gira una ruota,
    rigurgito di energia
    senza apparente ingegno
    sempre intorno, sempre uguale
    e quello che vedi cambia ma non ti cambia.
    Ti hanno messo lì, legato, a faticare,
    senza chiederti alcun parere
    e non c’è altro da fare che continuare
    sperando un giorno di poter rompere le catene
    con la forza delle braccia ben allenate
    e scoprire finalmente cosa sia la libertà.

  • 28 ottobre 2009
    Percezione evolutiva

    Ti guardi intorno:
    quello che vedi, lo chiami realtà.
    Ma è più reale la sua percezione
    ma non tanto tangibile
    Quanto la presunzione
    di definirla senza dubbio.
    La follia è potenzialità
    di vedere facce diverse
    di una stessa luna, dello stesso torrente,
    di una foresta, incantata o stregata.
    La follia è un’immagine deformata
    Mostruosa. Io ho i miei mostri
    tu i tuoi.
    Follia, legittimazione dell’unicità.
    La normalità è illusione e limite
    Banco di prova della civiltà
    Omologazione del branco ai ranghi prestabiliti
    non esiste potere senza controllo.
    Pazzia, pericolo, genio, autodistruzione, violenza,
    inconsapevolezza, incanto, inquietudine
    tutto si mescola, a piccole dosi,
    materia che si trasforma e acquisisce un senso
    o forse un senso non esiste, se non
    la casuale perfezione di una selezione
    primordiale e necessaria.

  • 28 ottobre 2009
    Negazione e ossessione

    Due occhi
    Un libro le cui pagine sono infinite
    Scritte col sangue, scritte di lacrime e sudore
    Nei suoi occhi tutte le possibilità, strade infinite
    Dell’esistenza. Nei suoi occhi la parte migliore di te
    Un simulacro della tua figura attraverso
    Il suo sguardo di bambina
    Una iniezione di vita, di meraviglia
    Ai suoi occhi sei un angelo
    E una maledizione. La negazione
    Della natura stessa delle cose.
    Tutto è sottosopra, tutto è al contrario
    Nella sua vita tranquilla qualcosa non torna più
    Non è mai tornato, un fattore imprevedibile
    Eppure è sempre stato lì, insinuato
    Fra le lenzuola dei suoi gemiti di piacere negati
    Alla sua ricerca silenziosa di un significato
    Più profondo per ogni suo gesto,
    ogni parola che avrebbe voluto
    davvero affermare, e crederci, e
    sentirla dentro di sé, come
    quello sguardo che nega a se stessa
    come i tuoi occhi che vorrebbe possedere
    il tuo corpo da accarezzare
    i tuoi capelli da annusare
    il tuo corpo dentro di lei
    come il pensiero di te,
    ossessionante, malato, lucente
    nella sua luce imperfetta.
    Forse un giorno saprà anche lei
    Non si può chiudere la porta
    Non si può volgere lo sguardo
    l’amore non perdona
    chi rinuncia alla sua luce e la rinnega.

  • 28 ottobre 2009
    Tempo senza eroi

    Passi risonanti in corridoi vuoti,
    voci sussurrate in stanze senza arredo,

    urla soffocate in corpi privi d’anima …
    … vendi il tuo inutile sapere
    e circondati di gloria rubata,
    vivi sino in fondo la tua era,
    intrappolato in una clessidra rotta,
    che la sabbia dei secoli non sa più far scivolare …
    Non esistono più eroi
    ma soli corpi accovacciati nella roccia,
    preda di tempeste ed uragani.

  • 28 ottobre 2009
    Come nasce una poesia?

    In testa
    vertigini di parole
    cadono nel battito del mio cuore
    sole
    per poco
    ma io le scovo
    dalla mia penna
    rigurgitano fiere
    nella carta color del tutto

  • 28 ottobre 2009
    Cicli e la mente

    Il giorno si tinge di rosso
    poi si fa scuro e rinasce
    uguale e impercettibilmente unico
    e si cambia sotto il sole.
    E il mare non mente mai
    ma cambia ad ogni ondata
    rendendosi pericoloso e bellissimo
    unica fonte ancestrale di vita.
    E sfuma sempre più la linea di confine
    cosa è normale, cosa è accettabile
    Sono  normale? Sono un pericolo?
    La mia mente non ci arriva
    non separa quello che voglio
    da quello che sono
    e da quello che è giusto.
    E non posso capire
    Se sto evolvendo o solo morendo piano
    Illudendo la mia vena di follia
    sotto i colpi di piuma del mio subconscio.

  • 28 ottobre 2009
    Fisica newtoniana

    Come riportare un elastico
    alla sua energia potenziale originale
    dopo che è stato forzato ad allungarsi oltre
    il limite di reversibilità delle sue caratteristiche?
    Fisicamente, è impossibile. Le ragioni del cuore
    non seguono le leggi della fisica
    sono un atto di fede, l’antiscienza.

  • 28 ottobre 2009
    Rimani

    Rimani con me
    non andare via
    come il vento che passa
    e non lascia solchi.
    Rimani con me
    non come l'acqua che piove
    e scorre addosso la terra arida.
    Non andare via
    non fare come il fuoco
    che prima ti riscalda
    e poi ti lascia solo.
    Rimani con me
    non emigrare come le rondini
    ai primi freddi.
    In questa attesa unica
    sto vivendo la mia vita;
    ma tu non rimani,
    tu sei il tempo.

  • 28 ottobre 2009
    Enfants sorciers

    La notte cala in fretta a Kinshasa,
    nel quartiere di Matete si accende l'ultimo spiraglio di luce
    e si risveglia un'altra notte di paura.
    Rannicchiato tra i cartoni di un mercato
    non sei il solo, ma il racconto di un'altra piccola anima.
    Un corpicino nascosto nell'ombra,
    stringe, nelle mani gelide, un pezzetto di pane, di vita.
    La calma pungente trattiene un singhiozzo... hai timore.
    Non toccate il piccolo stregone,
    non guardate gli occhi del male,
    non parlate a chi annida la maledizione.
    Il cielo si è schiuso negli sguardi intensi,
    nell'infelicità, nell'ignoranza, nell'apparenza.
    Fanno male, sono sempre lì,
    non smettono di ricordare i mozziconi bruciati sulla pelle.
    Il male respira e ferisce ancora,
    spengono le piccole gioie... le piccole favole di André.
    Poche ore ancora e il sole ti riscalderà
    svezzerà le debolezze, le fragilità annidate nella forza di un innocente.
    Ti allaccerai lo spago ai sandali,
    i pantaloni saranno sempre più stretti e tu scapperai,
    via dalla realtà, lontano dalla follia,
    volerai oltre le pieghe di un dolore.
    Le ombre nel buoi non faranno più paura,
    nascoste nell'angolo di un muro, l'apatia
    e il giocattolo frantumato di un frugoletto.
    Resti solo un piccolo soffio di vita.

  • 28 ottobre 2009
    L’angelo di Belém

    Mani sudice tra le gambe,

     

    lenzuola umide di sudore,
    "chiamami papà" nel respiro affannato

     

    dell'ennesimo uomo disteso su di lei.
    Lei, bimba di periferia,

     

    angelo, tra le bambole di pezza,
    schiava, del prezzo di una vita.

     

    Nella stanza un vecchio comodino,
    il suo viso riflesso in uno specchio

     

    e il desiderio di continuare a vivere
    nel giorno che una donna resta bimba.

     

    Un coniglio bianco insegue i suoi sogni,
    il futuro nascosto dietro la porta di un motel,

     

    l’indifferenza che viola la sua innocenza,
    prende a calci i desideri che custodisce.

     

    Si ferma la notte,
    tra gemiti di realtà e compassione,

     

    resti e sei solo un angelo,
    nel piccolo borgo di Belém.

  • 28 ottobre 2009
    A Eddy

    Correndo varcavi il cancello
    ignaro del dì che giungeva
    e volando lo zaino incurvato
    pareva serbare al domani
    raminga la tua allegrezza.


    Tra lamiere ferrigne racchiuso
    il cuore con battito estremo
    affrettava il tragitto al Destino
    ed ora mi arrendo a pensare
    sfiorati i tuoi neri capelli
    da dolce carezza infinita.

  • 28 ottobre 2009
    Un sospiro di sollievo

    Troppo complicato stare bene
    senza tormentare l'anima

    la ragione non mi basta
    ho bisogno del sogno
    anche quando questo è impossibile

    infondo non ti conosco
    sei come un frammento, un barbaglio
    lo spezzone di un vecchio film
    rivisto infinite volte eppure...

    eppure tocca a me , solo a me
    nutrire il sentimento con l'entusiasmo
    l'amore con la fiducia
    la freddezza con l'umiliante strumento della persuasione

    a volte penso che tu non esista
    ed allora, solo allora,
    riavvolgo il nastro rotto della mia vita
    e tiro un sospiro di sollievo.

  • 28 ottobre 2009
    E venne e finì

    E venne il mondo d'ottobre
    e venne dal freddo e dal gelo,
    portando con sé grigie gocce di pioggia
    e venne dal cielo.

    E venne sui campi imbiancati,
    e venne con mille alluvioni,
    sui pranzi dei terremotati,
    dal cielo dei Santi e pace non ha.

    E venne sui monti e sul mare,
    li senti quei fischi che fa
    correndo fra felci gelate,
    fra portici e strade là, nella città?

    E venne il mondo d'ottobre,
    di grigio e d'argento vestito,
    e venne e la gente si copre
    dal vento che tira e dal freddo che fa!

    E venne dal nord,
    a suon di tamburi cupi,
    come fan nella neve i lupi
    e venne dal nord
    come i passi della notte,
    come i primi tasti di un pianoforte.

    E venne dal nord...
    ... portando un valzer da ballare fra noi,
    fra gli ombrelli bagnati di pioggia e i tram
    che schizzano l'acqua ai passanti!

    Come le foglie che cadono giù
    dai rami degli alberi secchi
    e come fa il fumo dei motori rombanti!

    E venne il mondo d'ottobre
    e venne dal freddo dal gelo,
    e venne di grigio vestito: uno smoking,
    cravatta e cappello di seta!

    E venne giù ornato di neve,
    carezza la cima dei monti
    e sbuffa sul mare più greve
    e ora la spiaggia che bella sarà!

    E venne il mondo d'ottobre
    e venne con mille alluvioni,
    e nei cappotti imbevuti
    già si nascondono mille illusioni!
     
    E venne... e venne e venne,
    e venne, venne da lì,
    e venne e venne e venne,
    venne, venne e finì!

  • 27 ottobre 2009
    La Notte Insonne

    La notte scorre
    Mentre io danzo
    Senza pace, nella mia
    Sfida che non ho scelto.
    Essere. Semplicemente.
    “Non cambierò!
    Non sarò mai come voi!”
    La mia voce stride, stona,
    talvolta è in contrasto
    con altre sue parole
    che rotolano via
    attutendo il rumore
    del loro incespicare
    con una carta colorata
    avvolgente, morbida.
    Ma è la mia voce.
    Non è giusta, non è sbagliata.
    Nessun’altra voce può dire
    Se lei può cantare
    E come farlo.
    Cantare è di tutti.
    Le parole sono di tutti.
    La vita è di tutti e di nessuno.

  • 27 ottobre 2009
    L'eco e l'illusione

    Vorrei poterti toccare
    così saresti di nuovo viva.
    L’eco di te si perde
    negli abissi del pensiero
    e si confonde con altri echi.
    Il paradosso di te mi perseguita
    il nostro incontro fatale
    ha distrutto la nostra storia
    potevamo amarci senza incontrarci
    amando l’idea di noi
    il sogno di poterti sognare.
    Un diamante non può divenire cenere
    Per mescolarsi con la polvere
    E dissolversi nel vento.
    Un diamante è purezza,
    forza e luce, e questo è
    il suo immutabile destino.
    Rimango qui in attesa, come un
    Pescatore paziente di sogni,
    di un nuovo incontro, di un
    nuovo inizio, mescolando
    ricordi a speranze, impalpabili
    come te.
    Mi chiedo se sei vera.

  • 27 ottobre 2009
    Barikada

    Braccato dalla calura del sole
    Corre il giorno sulla barikada,
    Oltre il calvo spiral
    Cavalca le adriatiche onde,
    Scurisce sulle italiche coste.
    L’arsura cede il passo al fresco della sera.
    Libera il tomor la leggera brezza
    In una cieca corsa verso valle,
    Scende sui tetti di catrame
    Fino a perdersi negli stretti anfratti
    Dei portoni.
    Seduti al tavolino del bar
    Due vecchi discutono il passato,
    Il Fumo di una sigaretta avvelena l’aria,
    Un sorso di raki lava la bocca,
    Le tessere del domino
    Battono  il tempo.
    Riemerge la memoria
    Sulle stanche rughe.
    Cascano al suolo ricordi,
    Ridono gli occhi sull’incerto futuro.
    Mamme; prosperosi seni gonfi di latte,
    Portano a spasso figli e passeggini,
    Su traballanti banchine.
    Sulle giovani spalle cariche di vita
    Grava la coscienza dei popoli.
    Nelle lacrime e nel pianto della sera.
    Cercano gli occhi dei loro sposi.
    Negli spazi polverosi si rincorrono
    Ragazzi,
    Labbra seccate dall’arsura,
    Piedi scalzi, mani sporche.
    I più grandi seguono, con lo sguardo, il cammino del sole.
    Sognano un
    Un tuffo altre le colline
    Dove il giorno muore.
    Sulle alture, fra i sassi, abbaiano i randagi.
    Pronti a divenire i padroni della notte.