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Racconti di Simone Montella

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  • 01 agosto 2013 alle ore 1:02
    Saggezze e annunci

    Come comincia: Sto invecchiando, divento saggio o forse solo diversamente stupido, come tutti, e come tutti non solo invecchio ma ogni tanto ragiono su delle cose che mi sembrano, a seconda dei giorni, a volte importanti, a volta delle stronzate. Oggi mi pare importante dire che c’è una categoria, o meglio dire una tipologia di persone che, nonostante i miei sforzi di mestiere, proprio non riesco nemmeno lontanamente a comprendere. Si tratta di quelli che empatizzano, soffrono, solidarizzano per ogni tragedia di cui vengono a conoscenza, anche se accaduta al più distante dei loro simili (umani, ma anche cani, gatti, panda, zanzare no!) e che poi, a cordoglio esternato, insultano, tramano, combattono genitori, amici, parenti, tabaccai, commessi Coop e ogni forma di varietà umana con cui hanno la prossimità prossemica giusta per generare ostilità. Ora facciamo finta che questa tipologia di persone sia più o meno numericamente un decimo di quelli che in vita passano per una disgrazia e sempre un decimo di quelli che in vita passano per la felicità; che sono in sostanza la totalità del genere umano, interamente composto da disgraziati-felici, tranne, forse, quell’ipotetico decimo. Un decimo di gente che ama il prossimo suo come se stesso purchè disgraziato e kilometricamente distante. Insomma, io non me ne capacito, ma c’è un decimo di umanità (forse molto, molto meno) che empatizza solo con la tragedia rappresentata e che s’impegna quotidianamente a rappresentarne di nuove, piccolissime, pusillanimi, misere e con il pathos scenico di una recita parrocchiale. Questi sono, probabilmente, quegli umani consacrati da Dio (Paura) a ignorare la felicità, per sempre, sino all’ineludibile (per tutti) tragedia definitiva che li coinvolgerà. A questo punto il mio obiettivo è chiaro.

    AAA CERCASI decimo di esseri viventi che empatizza con le felicità distanti e che s’impegna a generarne di vicine… IMPORTANTE: annuncio unicamente rivolto a ciò che eccede l’umano.
    NO PERDITEMPO, NO AUTOMUNITI! 
    Quindi se un giorno sarò rapito da un extraterrestre in bicicletta almeno adesso ne conoscete il motivo.

  • 02 giugno 2013 alle ore 0:28
    Il rapporto uomo-manzo

    Come comincia: Ho visto, letto, ascoltato almeno duecento modi diversi di parlare della stessa cosa: la potenza, il potere del maschio, forse sì, leggermente appannato dalla liberazione della donna, ma pur sempre cazzuto.
    Il senso del dominio maschile è nella cura che si deve all'animale da sgozzare: cibarlo, attestarne e sostenerne la salute, ingrassarlo e poi farlo a fette; pezzo dopo pezzo renderlo inscatolabile, acquistabile, cucinabile, commestibile.
    L'allevamento-sgozzamento, il rapporto uomo-vacca o uomo-manzo è una delle chiavi interpretative più precise nel raccontarci lo sfracelo antropologico di molte società umane.
    Il paté di manzo è il sublimarsi del dominio, il punto d'approdo della barbarie del potere.
    La salsiccia, la grigliata, la fiorentina, la Manzotin e la gelatina, i pezzetti tra i denti sono una patologia che ci tiene vivi, ci sfama, noi, affama altri, ma non si deve generalizzare. Mi annoia conversare di generalizzazioni, figuriamoci scriverne.
    Come si fa, insomma, a parlare del potere, della cultura, addirittura dell’uomo senza infangarsi nel generale ? Per questo io preferisco parlare di salsicce, di insaccati, di metodologie di scomposizione della materia, di mercificazione del dominio dell'uomo sulla bestia, ma nemmeno… è un discorso da vegetariani, odio anche i discorsi sull'esserlo, vegetariani. Quello che cerco è una parola pronunciata su qualcosa fuori da me di cui mi fotta qualcosa. Io mi ascolto parlare, non do possibilità di dialogo, mi annoia persino di sentire le risposte alle mie stesse domande. In fondo vorrei solo trovare qualcuno disposto ad ascoltare il mio pensiero sul rapporto uomo-manzo perché  anch’io sono un maschio, come tanti.

  • 06 aprile 2013 alle ore 0:19
    Da Istruzioni per l'odio: Giardinaggio

    Come comincia: 6. Giardinaggio

    Guardo la pianta che agonizza con le radici in una bustina di plastica, l’hai appena comprata, appena uscito dal lavoro. Ieri hai preso un vaso, l’altro ieri la terra. Non so bene che cavolo farci con ‘sta roba, la pianti qui sul balcone. Sono gerani e li dovresti sistemare in questo vaso con della terra, piantare, ma non l’ho mai fatto. Forse da piccolo ci ho provato ma adesso chi si ricorda. Uno si deve dedicare alle cose per riuscire bene ma io se vado al lavoro finisce che non hai più tempo di stare dietro al resto. Non sono soddisfatto di ciò che faccio eppure ti sembra che insistendo, pian piano, giorno dopo giorno inizi a sentirti meglio. Vado in cucina per bere un bicchiere di acqua fresca, poi darsi da fare e sistemare la pianta prima che ti passa la voglia. Alla fine, nonostante lo stress, nonostante il lavoro, cioè perché lo stress ti viene dal lavoro, tu pensi che mi piace la mia vita. Sarà forse il senso di liberazione che bene o male tutti di questi tempi sentiamo addosso. Questa liberazione è però anche un fardello. Devi per forza fare qualcosa visto che teoricamente non ci sono scuse: il governo è andato a casa, Berlusconi si è dimesso. Così pure io mi sento cambiato. Hai trovato un lavoro e devi tenertelo stretto perché è un buon lavoro e poi hai fatto altre cose buone, ho comprato pure questa cazzo di pianta. Che idea del cazzo, il giardinaggio. Poggio il bicchiere vuoto, torni sul balcone.
    Prima prendo questa merda di vaso di ceramica, lo metti in quest’angolo qui e già cominci a sudare. Poi prendi la busta di 10 chili di terra e che cazzo me ne farò poi di 10 chili di terra? Non lo so, comunque non devi deciderlo ora. La busta la posso alzare e rovesciare nel vaso e… no, non puoi sennò fai cadere tutto. Devo pigliare una cazzo di cosa, un cucchiaio e piano piano prendi un po’ di terra e poco alla volta la metti nel vaso. Santa pazienza. Vai in cucina, piglio il cucchiaio, torno che ho l’affanno, prendo la busta da 10 chili, la devi aprire e come la apro? Torni in cucina, la forbice, ti serve la forbice, voglio la forbice, non trovo la forbice ma la forbice è nel bagno e vado in bagno a cercare la forbice. Piglio la forbice e con la forbice stretta forte nella mano, come se la volessi sgretolare con le dita, torni sul balcone. Inciampo negli infissi, male al piede e bestemmia. Tagli e lo infilo nella terra, il cucchiaio, ne piglio un po’, una, due, tre, quattro, cinque, sei volte, ma con questo cucchiaio faccio notte. Che nervi! Poi c’è l’incrocio sotto casa mia e lo stronzo che suona il clacson come uno stronzo. Che nervi! Porca puttana! Voglio fare presto e adesso mi spacco il culo, delle volte ci si deve spaccare il culo e fare le cose rapide. Tu adesso alzi questo pacco di merda da dieci chili del cazzo e lo infilo in questo frocio di vaso. Lo faccio. Cade, cade la terra, tanta terra, tutta per terra e io mi siedo, mi siedo per terra, sconfitto.
    Non ho parole per dire quanto sei incazzato. Da seduto fisso questo sfracello di terra, ho gli occhi che secondo me ti stanno uscendo dalle orbite per la rabbia e non riesci a fare un cazzo. Sei un imbranato o sei solo stanco dopo una giornata di lavoro o sono nervoso, ‘sto lavoro mi sta succhiando l’anima e le energie eppure dovresti essere felice. Sì, devi essere felice, anzi sei felice, sei felice perché hai un ottimo lavoro e poi è caduto Berlusconi e dopo quasi vent’anni pare che tutto sia di nuovo possibile, pure che tu faccia il giardiniere. Mi calmo, devi trovare una soluzione.
    Ragioniamo. Cerchi un insight: la busta, il cucchiaio, la pianta, il vaso, la terra per terra, la forbice e poi… Perché è caduto? Non ci ho capito molto ma è caduto perché i titoli di stato, lo spread, le pensioni, le puttane, soprattutto le puttane, la TAV, l’Europa, la Germania, la Francia, le banche, soprattutto le banche, i risparmiatori, i disoccupati; cade per tutte queste parole quindi forse per nessuna di esse. È caduto perché non ha trovato risposta a tutte queste cose, dicono, ma lui cade e tu resti e questa è una cosa buona. Ora tu puoi trovare la tua di risposta. Mi dico che anche se tutto nella vita pare sempre fermo, tu ogni mattina ti svegli, vado a lavorare e se vai a lavorare significa che i problemi possono essere risolti, tanto più adesso che non c’è Berlusconi. Poi, non tocca a te stare lì a scervellarti per cercare di afferrare un nesso. Non m’importa trovare una spiegazione allo stato di cose, tocca ad altri, a quelli che sono venuti dopo di lui e che devono fare quello che lui non è riuscito a fare, dicono. Il problema sarebbe capire cos’erano queste cose che doveva fare e cosa devono fare gli altri che a lui non è riuscito. Ma non ho più voglia eppure, se lasci così, domani butti tutto e ho buttato nel cesso la pianta e 50 euro. Devo prima pigliare una scopa e alzare questa terra.
    Mi alzo e vado in bagno, pigli la scopa e poi… la paletta, serve la paletta, devi trovare la paletta sennò come fai? Cerchi in bagno, in cucina, in salotto, poi di nuovo in bagno, apri un mobile, un altro, accendo la tv mi farà compagnia mentre sistemi questo macello che hai combinato. Metti il 3, Tg3: “Ancora polemiche sull’ex Premier Berlusconi dopo la nomina del nuovo governo”.
    Ma lasciatelo stare dico io, che tanto adesso è fuori dai coglioni e va a finire che a forza di parlarne questo ci ripensa. Sempre lì a rovistargli i peli del culo, ad analizzare, che poi almeno ci capissero qualcosa questi giornalisti. Li vorrei vedere io, a combattere tutti i giorni con il lavoro, i clienti, questa stronza di paletta. È semplice per loro, Berlusconi farà questo, farà quest’altro, io invece è da quando si è dimesso che non capisci più una mazza di niente. Mi ricordo che sabato 17 novembre… oramai è storia, è diventata una cazzo di data il giorno in cui il vecchio si è dimesso. Insomma, mi ricordo che mentre lui andava a dimettersi tu eri in un bar con i colleghi e nel bar mettevano su la canzone di Forza Italia. Mentre loro parlavano di alcune cose che non ricordi, io canticchiavo tra i denti di Forza Italia che siamo tantissimi e abbiamo un cuore, Forza Italia con noi, la canzoncina di Silvio. Intanto, assordanti rumori del cazzo entrano in casa dal balcone, c’è troppa confusione qui sotto, il mondo è pieno di stronzi che fanno casino senza motivo e pure sotto casa tua è pieno di stronzi. È l’ora di punta, le macchine, gli scooter, i passanti, la gente, poi pure la tv accesa e la paletta che chissà dove cazzo si è andata a inculare. Torno seduto in quel bar e sorseggiando una birra con quelli che chiacchieravano, credo di calcio, ti ritornava in mente che lui disse che “l’Italia è il paese che amo e che non possiamo lasciare il paese in mano ai comunisti perché la lotta contro il comunismo non è finita” poi disse che “lui ha fatto un passo indietro per il bene del paese e che l’unica strada sono le elezioni”. Dopo in realtà non si è andati a votare perché si è messo d’accordo con le opposizioni, i comunisti a suo modo di vedere, e così hanno fatto un nuovo governo, governo di tecnici, non politici. I tecnici sono tecnici perché nessuno sa chi cazzo sono, mai visti in nessuna merdosa trasmissione tv. Il presidente è un tizio che si chiama Monti che faceva il rettore all’università per i ricchi la Bocconi e che ha lavorato per la Goldman Sachs, la banca d’investimento più potente che esista. Adesso però, l’unica cosa di cui sono certo, è che mi sono distratto e una volta che cominci a distrarti… non c’è verso: ti distrai sempre di più e capisci che quindi è ok, mando a fanculo la paletta! Non mi serve più. Quella troia non la troverai mai adesso, farò senza, rinuncio. Torno fuori, inciampi negli infissi, ma alla faccia degli infissi inciampo meno forte di com’ero inciampato prima e mi giro e vedo… vedo la paletta. È lì la puttana, è fuori nel balcone, era nel balcone e tu pirla distratto del cazzo l’hai cercata per tutta casa che ce la avevi sotto le palle degli occhi. Ho un’idea, un’idea geniale, decisiva, un vero insight. Non la userò per rialzare la terra caduta, no, almeno non subito, prima la userai in un altro modo. Genio! Pigliare la terra dalla busta direttamente con la paletta che faccio prima. Taglio un altro po’ con la forbice la busta da 10 chili di merda e ce la infilo tutta dentro, la paletta. Eccola là, vai come una scheggia. Scheggio. Perché cazzo non ci ho pensato prima? Ma come si fa a pensare di fare una cosa del genere? Riempire un vaso così grosso con un cucchiaio, si deve essere coglioni. Quella ce l’avevo sotto gli occhi la paletta e non l’hai vista, sei uno stronzo distratto. Sono troppo distratto di questi tempi e quando ti distrai finisci con il perderti senza coscienza in una specie di puzzle incompleto di sensazioni. Ti confondi, tutto pare caos, è come se vedi solo piccoli pezzetti di cose che metti insieme senza alcun tipo di criterio. Fai tutto a cazzo. Il criterio è tutto nelle cose che senti o che ti vedi davanti così come come cazzo sono, senza che stai a pensarci su. Ma almeno, in questo modo, ti rilassi, mi rilasso. Il risultato della disattenzione in fondo, se ci rifletto bene, è molto simile a quando stavo sempre attento a tutto e ti pisciavi da solo nel cervello per cercare soluzioni. In poche parole, io adesso non ho alcuna visione d’insieme di ciò che osservo e di ciò che faccio, ma riflettendoci non l’avevi nemmeno prima quando sputtanavi le giornate a cercare di capire. Però non sono guarito del tutto dagli azzeccamenti, già il fatto che ti perdi in questo ragionamento non è buono. Ma questa pippa, però, è una pippa diversa da quelle di una volta. Questa pippa ti fa comprendere che poi è vero che l’eccesso informazioni, di riflessioni, mi ha impedito per mesi, forse per anni di avere un’idea che sia una su ciò che ti succedeva ma soprattutto su ciò che succedeva a quello che mi circonda. La prova sta nel fatto che in questi giorni preso e distratto dal lavoro ho ottenuto senza alcuno sforzo lo stesso risultato di sempre, ovvero non hai capito un cazzo di niente. Ad esempio, un esempio a caso, non perché uno pensa sempre alle stesse cose, io non sono riuscito a farmi un’idea che sia una di quello che sta accadendo con la caduta del governo Berlusconi. Ma poi, detto francamente, ma che cazzo me ne frega a me di Berlusconi? E poi che cazzo gliene frega a Berlusconi di uno come me? Così dopo tanti anni hai dovuto aspettare che se ne andasse per renderti conto che la soluzione è non pensarci, non devo pensare a Berlusconi e lui sparisce. Sarebbe andato a farsi fottere molto tempo fa se avessi fatto così dal principio, non pensarci, è lì il segreto. È come questa cazzo di paletta, io non ci pensavo, ce l’avevo sotto gli occhi e non la vedevo, sparita. Ora però non è che sono diventato un demente, non saprai più niente di politica però mi sono concentrato su altro, stai pure imparando il giardinaggio e mi sono concentrato su di me. Ho capito che la base di tutto è concentrarsi, ma bisogna farlo in modo diverso da come facevi prima. Si deve focalizzare una cosa, ma una cosa che sia una, chiara, semplice e poi ottenere quella cosa su cui ti concentri. Quindi ho capito: tu hai trovato un buon lavoro, metterò soldi da parte e questi soldi ti serviranno per fare ciò che mi piace. Finalmente credo di avere afferrato qualcosa, perché bisogna fare così; darsi da fare seriamente per qualche mese, avrò un bel pacco di soldi e di conseguenza potrai metterti a fare quello che mi pare. Lo penso sempre da un po’ a questa parte. Devi lavorare! Poi uno lavora e con i soldi fai quello che vuoi, sei libero. Uno ci sta pure a stare 8 ore per 5-6 giorni a spaccarsi il culo ma poi uno esce, ha i soldi ed è libero di dedicarsi a delle cose. A me capita che per una settimana vai in ufficio poi il sabato puoi avere tempo di rilassarti facendo quello che mi aggrada. Dopo di che mi darò da fare un mese, due, tre, poi con i soldi mi finanzierò qualcosa, una macchina, un investimento buono.
    Adesso invece che cazzo sto facendo? Faccio un buchino in mezzo e ci infilo la pianta? Sì, faccio così, fai un buchino nella terra, sto facendo un bel buchino, ho fatto un bel buchino, poi pigli la forbice, taglio ‘sto filo intorno alla busta di plastica e libero la radice. A me pare che si sta seccando ‘sta cosa, la vedo già peggio di come l’avevo vista dal fioraio ma vuoi vedere che basta così poco per farle collassare? Mi sa che mi sono messo in un altro guaio. Adesso vedi se ti stai tutti i giorni dietro alla pianta. Annaffiare, potare, concimare e poi ci saranno un altro migliaio di cazzate da fare che troverai su internet in qualche sito di giardinaggio. Che palle! Poi tra un po’ è Natale e io vorrei tornare a casa a Napoli e chi le annaffia? E poi d’estate? Chi le annaffia d’estate? Non mi voglio rovinare l’estate. Uno dopo un anno deve per forza staccare, se uno lavora tutto l’anno poi deve staccare. Perché poi, dopo un anno a faticare, avrai anche i soldi per una vacanza e mi vado a piazzare al sole in un posto che ti fa stare bene. In fin dei conti questo è il bello di avere un buon lavoro, puoi fare progetti, posso comprarmi pure una pianta se ti girano i coglioni di farlo. Però non è solo per questo che penso sia buono avere un buon lavoro. Penso anche a cose più importanti. Perché uno poi deve pensare anche al futuro, uno lavora una vita, e poi dopo,con i soldi messi da parte si può pure concedere il lusso di fare quello che gli pare. Vedi, cioè senti, sento che parla proprio delle pensioni, il Tg3, vogliono che si vada in pensione a 67 anni. Questi stronzi! Fino a 67 anni mi dovrò spaccare il culo in quell’ufficio. Vuoi vedere che questi tecnici fanno le stesse cose che diceva Berlusconi. Infatti mi ricordo che prima di cadere Berlusconi stesso ci diceva di voler mandare le persone in pensione solo dopo i 67 anni. Questo perché l’Itala era in crisi, cioè lo è pure adesso che se ne è andato ma prima con lui di più, dicono. Quindi dicevo, le pensioni a 67 anni quando c’era Berlusconi. L’Italia era in crisi e il tasso d’interesse sui nostri titoli di stato cresceva e di conseguenza cresceva lo spread con i Bund tedeschi. Questo per metterla paro paro a come ce la raccontano. Così successe che Berlusconi doveva scrivere una lettera d’intenti per rispondere a quelli dell’Unione Europea che ci avevano detto paro paro: “O fate come diciamo noi o le banche, le finanziarie, le agenzie di rating vi spaccano il culo”. La minaccia viene presa sul serio e da un giorno all’altro non si parla più di tangenti, processi, mignotte, di festini, di scopate, si parla solo della lettera. Si dice: “I vertici del partito sono in riunione a oltranza e stanno scrivendo la lettera”. La lettera di Berlusconi all’UE diventò una specie di contenitore dei desideri della classe dirigente italiana, maggioranza e opposizione.
    “Io voglio che nella lettera non ci siano le pensioni, io che non ci siano tasse, io che non ci siano tagli ai mezzi pubblici, io alla cultura. Qualcun altro voleva misure per i giovani, altri per gli anziani, io voglio la TAV, io il ponte sullo stretto di Messina, io i soldi per le aziende pubbliche, io tagliare gli stipendi dei dipendenti delle aziende pubbliche, io tagliarli a tutti in modo equo e incisivo, io invece voglio il treno, io il trenino, io i caccia d’assalto supersonici F35 come quelli che c’ha Obama, io che non ci siano più le auto blu…”. Io invece voglio solo che questa cazzo di pianta stia dritta e forse devi fare un buco più profondo o forse hai sbagliato a comprare il vaso. Mi serviva un vaso secco e lungo però io sapevo che, cioè pensavo che le radici si sviluppassero in larghezza. “Ma tu devi stare dritta lo stesso puttana!”. Ma non c’è verso, devo metterci, devi metterci dei bastoncini. Ma dove li prendo i bastoncini e poi come cazzo si fa a tenerla su coi bastoncini, ci vuole mestiere. La cavo fuori dal terreno e la sistemi per terra sulla terra caduta che devi rialzare. Ho sete, vai a bere e entrando senti ‘sto cazzo di Tg3 che giuro che è l’ultima volta perché davvero ti sta stressando. L’IVA, l’ICI, la prima casa, l’articolo 18, alla fine sono cose pesanti. Ti viene di nuovo in mente che il fatto di Berlusconi con la crisi era una situazione davvero surreale, diversa da quella di adesso. Adesso almeno si parla di cose serie, pensioni, IVA, articolo 18, insomma, va un po’ meglio. Pure per strada la gente non fa altro che fare calcoli sui contributi versati, sugli anni di lavoro, ed è meglio che sentir parlare solo di figa e tangenti come quando c’era Silvio. Alla fine come dice il Tg 3 il succo è che noi, giusto o sbagliato che sia, ma a questi delle banche gli dobbiamo mollare un bel pacco di soldi così questi ci lasciano in pace, quindi facciamolo e pace, poche ciance. Invece quando c’era Berlusconi i soldi li dovevano tirare fuori sempre i soliti: i pensionati, i giovani, i lavoratori dipendenti, categorie che notoriamente ne hanno che gli escono dalle orecchie, poveracci. Era una vergogna, pagavano sempre i poveracci. Adesso non è che siamo al socialismo però è tutto un po’ più equo, cioè ora fanno le pensioni a 67 anni, la tassa sulla prima casa, l’aumento dell’IVA, forse l’articolo 18 ma poi prima o poi vedrai che una tassa pure per i ricchi ci sarà. Magari dicono che si toglie il vitalizio ai parlamentari, si tassano pure le banche, prima o poi la faranno una cosa così. Giusto Tg3!
    Io la farei, la farei pure io la Tobin tax. Ci avevi pensato giusto qualche giorno fa alla Tobin tax, quella che dicevamo a Genova al G8, tassare le transazione di borsa, con dieci anni di ritardo ma c’è arrivato pure il Tg3. A Genova me ne parlavano quelli di Attac, i francesi, e li pigliavano per pazzi, adesso invece forse si fa. Il Tg3 è scettico ma già il fatto che se ne parli è comunque buono, questi ci arrivano in ritardo sulle cose. A quelli di Attac dieci anni fa gli menavano appena tiravano fuori l’argomento invece adesso cominciano a capire tutti, pure il Tg3. Fatto un altro buchino e ci riprovo, pulisco le radici e la sbatto dentro fino in fondo, poi terra su a coprire. E pensare che ci avevi pensato proprio qualche giorno fa, perché è proprio vero, da quando non sto più a sentire le menate che dicono i giornali e la tv ti vengono idee migliori, più realistiche. La Tobin tax è una buona idea che hai avuto, adesso ci vorrebbe sul serio, per fermare la crisi finanziaria come dicono ‘sti stronzi in tv. L’idea che hai avuto sta in piedi e sta in piedi pure il geranio, è storto verso destra ma secondo me dopo un po’ di sole, un po’ d’acqua, un paio di giorni si ringalluzzisce e torna su bella dritta. Adesso devi solo pulire la terra dal balcone e ho finito. Hai detto niente, cazzo.
    Mi viene la voglia di  tutto dabbasso sulle macchine di ‘sti stronzi che passano, è l’ora di punta e la gente torna a casa. È un casino e dopo una giornata che hai passato al lavoro, a parlare, a sentire il battere delle dita sulla tastiera, non reggo. Uno a casa sua vuole silenzio, ma qui a quest’ora è un casino. Si sente vibrare tutto e quando passa un camion, un bus, succede il terremoto, la terra trema, è una casa fatta con lo sputo, questa. Così ora mi scoppia la testa, è troppo, lo pulisci dopo questo cesso di balcone, troppi rumori e questi merdosi leghisti alcolizzati del bar quaggiù che si ubriacano e starnazzano di calcio. Non resisto e rientri in cucina. “La lettera di Silvio piacque tanto all’Europa” dice un opinionista di destra pelato.
    Non se ne può più di questa lettera, non se ne può più della tv. La posso pure spegnere. Vado, premo il pulsante e silenzio, poi pensi che in fondo ha ragione il pelato, alla fine la lettera piacque. Piacque proprio a tutti, anche alle opposizioni, agli industriali, ovviamente alle banche. Piacque a tutti ma alla fine non se ne fece nulla quindi dovrebbero lasciare perdere la lettera e Berlusconi. Ora io ultimamente non ho seguito bene le faccende però, in quei giorni prima che lo mandassero a casa, la situazione economica peggiorò solamente per colpa della figa. Così mentre tu facevi il primo mese di lavoro un po’ tutti in Italia decisero che era giunto il momento di mandare a cagare il vecchio Silvio. Il fatto secondo me fu che quelle robe che prometteva nella lettera contro pensionati, giovani, lavoratori, malati non le avrebbe mai fatte. Non perché è uno buono di cuore, ma perché oramai dicono che al vecchio non frega un emerito cazzo di niente, nemmeno di fregare la povera gente. Vuole solo scopare con belle ragazze che ballano o che vorrebbero ballare nelle sue televisioni o nel suo partito. Ora basta con queste cazzate, tanto Berlusconi non c’è più e non devi pensarci. Comunque non è colpa mia, tu non ci pensi mai. La colpa è di ‘sti stronzi in televisione che da quando non c’è più non fanno altro che parlare di lui, perché da quando non c’è più non sanno che cazzo dire. Bisogna guardare avanti ma prova a farglielo capire a ‘sti stronzi. Io vado a cucinare, ho fame. Voglio fare presto ma sono stanco e ti siedi un attimo sul divano a rifiatare un attimo e trovo il telecomando sotto al culo. Riaccendo la tv pure se adesso l’ho spenta. Rai 1, danno il quiz, è quasi ora di cena, hai fame ma… arriva il senso di colpa: devi prima finire sul balcone e mi ci vorrà un bel po’ di tempo per ripulire quello che è caduto.

  • 23 gennaio 2013 alle ore 13:23
    Due giorni di vantaggio su Cristo

    Come comincia: Nella notte gridava parole incomprensibili, corse verso il treno e ci si piazzò davanti. Fu investito. La madre ne raccolse i pezzi la mattina dopo, le orecchie erano intere, poi il naso, il busto intatto per metà ma totalmente dissanguato.
    Raccolse il tutto, o meglio, il resto e lo dispose in una cassa, la interrarono ma prima ci fu un funerale. La madre pianse, gridava parole incomprensibili
    Il giorno dopo lui risorse ed era in anticipo di due giorni, due giorni di vantaggio su Gesù Cristo.
    Poi riprese a gridare e la cosa si ripeté la settimana successiva. Fu investito, raccolto, pianto e risorto. Mio cugino era così, un distratto mentecatto che ogni qual volta che ritornava al mondo ripeteva gli stessi errori.
    La predicazione implica la stasi degli ascoltatori e predicare a un treno nella notte è senza dubbio un suicidio, ma certamente non volontario, almeno nel suo caso. Un predicatore nato nel Novecento è pur sempre un predicatore e un predicatore non si ammazza da solo ma predica fino a che qualcuno non lo ammazza. Così, imbevuto di volontà divina e svuotato della propria, non può far altrimenti che donare se stesso credendo di donare Dio, ed è per questo che mio cugino si dà al treno, simbolo della modernità e di tante altre cose moderne e ancora un po’contemporanee.
    Tanti anni fà era forse meno rischioso imbastire una qualsivoglia predicazione, oggi il pericolo è quello di confondersi tra la confusione e tentare di fermare coscienze smosse da attivatori di comportamento ben più forti della parola declamata.
    Gesù Cristo oggi non sarebbe percepito più come matto, rivoluzionario, come portatore di novità, oggi sarebbe un mentecatto qualsiasi e confondendosi nella confusione finirebbe con il confondere in se stesso il suo rapporto con le cose da dire e le persone a cui dirle. Troverebbe un treno pronto a segargli le gambe ben prima d'essere giudicato e crocifisso. Sarebbe così una giustizia sommaria a dover condannare una predicazione... oggi come oggi... sommaria.

  • 15 gennaio 2013 alle ore 19:27
    No Smoking

    Come comincia: E’ la prima volta che ci lavoro in questo bar. Sto preparando un caffè, io lo so fare bene il caffè, sono qui da poche ore e già sono bravo. Io sono uno preciso, ma proprio per questo, mi posso pure distrarre un po’. Tra un paio di giorni farò i cocktails ballando come nei film. Vedo un uomo brutto, uno proprio brutto che entra come una scheggia. Ha la sigaretta accesa e lì c’è tanto di cartello No smoking bello dritto. Credi che nessuno ti vede, brutto stronzo, ma io ti vedo, hai una cicca in bocca.
    - Non si fuma qui! - gliel’ho detto a voce troppo bassa, troppo piano. Lo dovevo gridare. Vabbè, fa niente. Lui non mi sente e si fionda come un bufalo nel corridoio del bagno. Non lo vedo più, resto dietro il bancone. Dovrei andare a controllare, a dirgli qualcosa, ma meglio lasciar stare, non si sa mai come va a finire con ‘sti matti.  E’ davvero un uomo brutto, spero solo che non spenga la sigaretta sul pavimento appena lavato, lindo e pulito. Mi riconcentro sul caffè, la manopola, guardo verso la vetrina. La tipa si lamenta, balbetta qualcosa da sola. Mi sa che quello stronzo entrando di corsa ha spinto la ragazza seduta vicino alla vetrina. Quel cesso stava tracannando avidamente e senza alcuna grazia un’enorme birra. La birra le è finita quasi tutta sulla gonna, nel bicchiere ne resta solo un sorso. Esce dal corridoio del cesso un tipo grosso, uno di quelli che hanno l’aria da duro. Dice che il pazzo con la sigaretta l’ha spinto. E’ incazzato. Nero. E’ un metallaro. Hanno proprio l’aria di quelli che la sanno lunga questi metallari da bar.  Un’aria che mi fa pensare che se con uno così ci fai a botte, finisce che ti randella per bene, prima di sbatterti fuori a calci nel culo. Si mette male per lo stronzo della sigaretta. Si mette proprio male e il tipo grosso annuncia a tutto il locale: - lo aspetto fuori e lo massacro di botte quel coglione! - E’ proprio un duro, penso, mentre lui si sposta verso la vetrina per parlare alla ragazza con la birra rovesciata sulla gonna. – Ha spinto pure te? Dio caro! Lo ammazzo appena esce! – continua, ma io torno al lavoro; che se la sbrighino loro, meglio stare tranquilli il primo giorno.
    Il ciccione vuole attaccare bottone con me. Io sorseggio lentamente la birra e guardo quell’imbranato del nuovo barista che litiga con la macchina del caffè. Questa palla di lardo mi fissa le gambe, stacca il cartello No Smoking che stava tutto storto sul gancio e me lo sventola, il cartello, sotto il naso. - Glielo faccio ingoiare - ripete alitandomi negli occhi vodka, Amaro del Capo e credo tramezzino tonno e cipolla. Non penso che davvero voglia farglielo ingoiare, il cartello, vuole ovviamente fare colpo su di me. Sono molto bella oggi.
    - Posso darti un fazzoletto? –
    - Sono solo due gocce non ti preoccupare - gli rispondo.
    Riprendo a sorseggiare delicatamente la birra, sono sensuale come sempre. Mi piace restare seduta nei bar a bere in modo seduttivo. Mi piace attirare gli sconosciuti più strambi e sentire cosa hanno da dire. Stare a vedere come si rendono ridicoli. Il bicchiere è ancora mezzo pieno, per fortuna di birra ne era caduta poca. Penso che, dopotutto, quello scostumato con la sigaretta non è stato così violento nello sbattermi. Il grassone intanto continua a parlare. - Gli strappo il cuore a morsi - dice. E’ un bambinone caciarone, pure un po’ noioso, mi distraggo e mi guardo intorno. Il barista ha incastrato la manopola della macchina del caffè. La prende a pugni, si sbatte e fa cadere un bicchiere vuoto lasciato sul bancone, è un imbranato. Poi guardo verso il bagno. L’uomo con la sigaretta, è il primo della fila, ma si agita, fuma nervosamente. E’ il primo, ma non gli basta, vuole tutto e subito, è smanioso, vuole entrare, tirarlo fuori. Le vene sul collo pompano sangue, inizia a innervosirsi sul serio. Prende a calci la porta, è animalesco, con le braccia sbatte sempre più forte, le vene dei muscoli sono tese, pompano e lui colpisce, colpisce sempre più duro.
    - Esci! Capito? Esci! Ci sono io, tu devi uscire! Capito ? - .
    Dritto in faccia, un pugno teso e codardo, venuto fuori vigliaccamente dalla porta aperta in ubbidienza al suo comando. Esce una nana orrida, alta uno e cinquanta o qualche tacco in meno forse. E’ vestita di giallo, ha un naso enorme, un’espressione da casalinga cornuta. Passa sopra l’uomo che è rimasto steso a terra. Lui è quasi esanime tra la fanghiglia puzzolente che c’è sempre nella toilette di questo bar. Mi viene da soccorrerlo, ma meglio aspettare un po’, ci sono gli altri della fila che lo stanno tirando su. La troietta intanto si avvicina allo specchio e civetta si sistema i capelli come se niente fosse. Sembrano una stoppa gialla. Con la stessa mano con cui ha steso il ragazzo, ripone un astuccio di ferro nella borsetta pacchiana. Lo avrà colpito con quello, che viscida puttana!
    Arriva dal bagno, è una regina, si sfiora i capelli morbidi, si siede qui al bancone. Mi ordina da bere. - Liscia? - Dico io. Lei annuisce e sorride.
    - Arriva subito una vodka liscia - .
    Raccolgo ancora i cocci di un bicchiere che si era rotto e lei è qui, bellissima, di fronte a me, ora. E’ splendida, sinuosa, slanciata, biondissima, ha capelli morbidi e lucenti ed è vestita di giallo, sexy da morire ma lieve ed elegante.  Verso da bere alla mia Uma Thurman, la mia Kill Bill. Al suo grazioso nasino sono appiccicati alcuni granellini impercettibili di polvere bianca, lei tira su. Crede che nessuno li vede, ma io li vedo e non dico nulla. Faccio l’indifferente, guardo verso la vetrina. C’è il tipo grosso che ha fatto colpo sulla ragazza con la birra. Lei lo ascolta con attenzione, ma guarda verso di qua. Quel cesso sta squadrando la mia Kill Bill seduta dinanzi a me. E’ invidiosa di lei, forse le piaccio pure io. Poi la racchia con la birra si accorge che la guardo e sfugge con gli occhi. Ora guarda con ribrezzo l’uomo con la sigaretta mentre lo portano fuori quasi a braccetto dal bagno. Deve essersi sentito male, è un poveraccio. Io intanto ammicco al mio angelo biondo e le passo il bicchiere ma mi accorgo del cartello. Il cartello No Smoking. E’ storto. Io odio i cartelli storti. Odio i cartelli, i quadri, i manifesti storti, mi fanno schizzare, è una cosa che mi fa schizzare, non ci posso fare niente. - Scusami un attimo - dico a quest’angelo che mi è apparso davanti, e poi chiedo cortesemente al metallaro - Mi puoi raddrizzare il cartello per favore? -.
    - E’ stato il coglione della sigaretta - mi dice il tipo grosso e poi lo raddrizza subito con un gesto deciso. E’ proprio un duro ma anche un brav’uomo questo tipo grosso. Lo raddrizza con cura quasi maniacale, sembra ansioso, nel farlo si appoggia sulle mie cosce accavallate, urta la mia birra. Non ne cade un goccio stavolta. Il Ciccione ora se ne sta zitto per un po’, mi lascia in pace per qualche istante. Così mi accorgo che la nana brutta ha attaccato bottone con quello sfigato del barista. Che orribile coppia.
    - Che lavoro fai? - le dico e risponde con dolcezza. Ora ho la mia sexy Kill Bill vestita di giallo, la mia Uma Thurman seduta davanti a me. Lei lavora in ospedale, è un’infermiera. La mia sexy infermiera. Mi guardo intorno per un istante e sento come un piccolo moto di felicità, anzi di serenità. Penso che mi piace questo lavoro: per essere la prima volta che lo faccio tutto fila liscio. Il cartello è dritto, la gente beve tranquilla, pure il tipo con la cicca, brutto come la morte, si è ripreso, il bagno è pulito e la fila  scorre fluente e ordinata. Ma non c’è proprio verso, il bambinone caciarone, riprende a parlarmi, a dire cretinate; comincio a essere un po’ brilla così decido di liberarmi di lui e gli dico – Certo che è proprio bello il ragazzo che è entrato con la sigaretta, mica come te!- . Gliel’ho fatta, che faccione deluso che ha adesso. Mi scrive il suo cellulare sul tovagliolino, la chiamerò dopo, quando chiudo. Trattengo l’emozione mentre scrive, Uma, la mia Uma, non devo fissarla così e guardo il metallaro ed è molto, molto vicino alla tipa. Mi sa che pure lui stanotte si farà una bella scopata.