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Autore

Tomas Tranströmer

in archivio dal 07 ott 2011

15 aprile 1931, Stoccolma - Svezia

segni particolari:
Vincitore del Nobel per la letteratura nel 2011. Da voci di corridoio, sembra che mi sia conteso l'ambito premio con Bob Dylan.

mi descrivo così:
Sono un poeta, prima di essere uno scrittore e traduttore. Molto apprezzato nella mia patria.
La motivazione del mio Nobel? "Attraverso le sue immagini dense e nitide, ha dato nuovo accesso alla realtà".

07 ottobre 2011 alle ore 12:42

Palazzo

Entrammo. Un’unica enorme sala,
silenziosa e vuota, dal pavimento
come ghiaccio per pattinare. Abbandonato.
Tutte le porte chiuse. L’aria grigia.

Alle pareti dai quadri si affollavano
immagini senza vita: scudi,
bilance, pesci e figure di combattenti
in un mondo sordomuto sull’altro lato.

Una scultura era esposta nel vuoto:
da solo in mezzo alla sala un cavallo.
Dapprima non lo notammo
presi da tutto quel vuoto.

Più debole di un sospiro in una conchiglia
era il suono, e le voci dalla città
salivano in quella stanza deserta,
mormorando e cercando un potere.

Ma anche altro, qualcosa di oscuro
si installò sulla soglia dei nostri sensi
senza oltrepassarla.
scorreva la sabbia nelle clessidre mute.

Era ora di muoversi.
Ci avvicinammo al cavallo. Era gigantesco,
nero come un ferro. Un’immagine del potere stesso
rimasta dopo che i principi se ne erano andati.

Il cavallo parlò: “Io sono l’Unico.
Ho disarcionato il vuoto che mi cavalcava.
Questa è la mia stalla. Cresco lentamente.
E mangio il silenzio che regna qui dentro”.

Commenti
  • Emanuele Marcuccio Una profondissima metafora, anzi una profondissima allegoria del potere e dei potenti insieme. Come se il poeta voglia farci entrare nell'anima di ogni potente della terra, "Silenziosa e vuota"; entriamo in questo "Palazzo" dal pavimento lucido come ghiaccio, quasi una leggera vertigine si percepisce alla lettura, immagini forti e altamente evocative, come nel distico "Ci avvicinammo al cavallo. Era gigantesco, / Nero come un ferro. Un’immagine del potere stesso". Infine, una chiusa, quell'ultima quartina, straordinaria, in cui i punti fermi alla fine di ogni verso conferiscono un andamento ostinato, perentorio, come una spada che incombe ad ogni "a capo". Devo essere sincero, non avevo mai sentito nominare questo poeta, solo dopo la notizia del Nobel e questo è quello che ho percepito dopo attenta lettura, ma già a prima lettura mi ha fortemente colpito per la sua profondità e, solo apparente semplicità.

    08 ottobre 2011 alle ore 17:36


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