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in archivio dal 22 apr 2003

Torquato Tasso

1544, Sorrento
1595, Roma
Segni particolari: La mia poesia fu particolarmente apprezzata da Giacomo Leopardi, mentre Goethe nel 1790 mi dedicò addirittura il dramma che ha per titolo il mio nome.
Mi descrivo così: Ho contrassegnato la mia vita con continui spostamenti, sintomatici dello sradicamento e dell'inquietudine esistenziale.

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  • 07 aprile 2006
    Morte di Clorinda

    Ma ecco omai l'ora fatale è giunta
    che 'l viver di Clorinda al suo fin deve.
    Spinge egli il ferro nel bel sen di punta
    che vi s'immerge e 'l sangue avido beve;
    e la veste, che d'or vago trapunta
    le mammelle stringea tenera e leve,
    l'empie d'un caldo fiume. Ella già sente
    morirsi, e 'l piè le manca egro e languente.

    Segue egli la vittoria, e la trafitta
    vergine minacciando incalza e preme.
    Ella, mentre cadea, la voce afflitta
    movendo, disse le parole estreme;
    parole ch'a lei novo un spirto ditta,
    spirto di fé, di carità, di speme:
    virtù ch'or Dio le infonde, e se rubella
    in vita fu, la vuole in morte ancella.

    - Amico, hai vinto: io ti perdon... perdona
    tu ancora, al corpo no, che nulla pave,
    a l'alma sì; deh! per lei prega, e dona
    battesmo a me ch'ogni mia colpa lave. -
    In queste voci languide risuona
    un non so che di flebile e soave
    ch'al cor gli scende ed ogni sdegno ammorza,
    e gli occhi a lagrimar gli invoglia e sforza.

    Poco quindi lontan nel sen del monte
    scaturia mormorando un picciol rio.
    Egli v'accorse e l'elmo empié nel fonte,
    e tornò mesto al grande ufficio e pio.
    Tremar sentì la man, mentre la fronte
    non conosciuta ancor sciolse e scoprio.
    La vide, la conobbe, e restò senza
    e voce e moto. Ahi vista! ahi conoscenza!

    Non morì già, ché sue virtuti accolse
    tutte in quel punto e in guardia al cor le mise,
    e premendo il suo affanno a dar si volse
    vita con l'acqua a chi co 'l ferro uccise.
    Mentre egli il suon de' sacri detti<1> sciolse,
    colei di gioia trasmutossi, e rise;
    e in atto di morir lieto e vivace,
    dir parea: "S'apre il cielo; io vado in pace."

    D'un bel pallore ha il bianco volto asperso,
    come a' gigli sarian miste viole,
    e gli occhi al cielo affisa, e in lei converso
    sembra per la pietate il cielo e 'l sole;
    e la man nuda e fredda alzando verso
    il cavaliero in vece di parole
    gli dà pegno di pace. In questa forma
    passa la bella donna, e par che dorma.

     
  • 07 aprile 2006
    Un'ape esser vorrei

    Un'ape esser vorrei,
    donna bella e crudele,
    che sussurrando in voi suggesse il mèle;
    e, non potendo il cor, potesse almeno
    pungervi il bianco seno,
    e 'n sì dolce ferita
    vendicata lasciar la propria vita.

     

     
  • 07 aprile 2006
    Pianto della notte

    Tacciono i boschi e i fiumi,
    e'l mar senza onda giace,
    ne le spelonche i venti han tregua e pace,
    e ne la notte bruna
    alto silenzio fa la bianca luna;
    e noi tegnamo ascose
    le dolcezze zmorose.
    Amor non parli o spiri,
    sien muti i baci e muti i miei sospiri.
    Qual rugiada o qual pianto,
    quai lagrime eran quelle
    che sparger vidi dal notturno manto
    e dal candido volto de le stelle?
    E perchè seminò la bianca luna
    di cristalline stelle un puro nembo
    a l'erba fresca in grembo?
    Perchè ne l'aria bruna
    s'udian, quasi dolendo, intorno intorno
    gir l'aure insino al giorno?
    Fur segni forse de la tua partita,
    vita de la mia vita?