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Autore

Ugo Foscolo

in archivio dal 15 dic 2003

06 febbraio 1778, Zante - Grecia

10 settembre 1827, Turnham Green, Londra - Inghilterra

segni particolari:
"Le ultime lettere di Jacopo Ortis" è il primo romanzo italiano, ispirato a testi di Goethe (Dolori del giovane Werther) e J.J. Rousseau (Giulia).

mi descrivo così:
Il mio sforzo continuo fu quello di dare compostezza (e ordine e grazia) a una tensione conoscitiva e vitale che schiudeva le porte, nonostante la mia poetica classica, all'arrembante sensibilità romantica.

23 marzo 2006

A Vincenzo Monti

Se fra' pochi mortali a cui negli anni
Che mi fuggìr, fui caro, alcun ti chiede
Novella d'Ugo; perché indegno fora
All'amor nostro il non saperne, o Monti
Rispondi – In terra che non apre il seno
Obbedïente al scintillar del solo
Passa la vita sua colma d'obblio,
Doma il destriero a galoppar per l'onde;
Sulle rocce piccarde aguzza il brando,
E l'oceàn traversando con gli occhi
D'Anglia le minacciate alpi saluta.

M'udrai felice benedir, m'udrai
Commiserar; tu fammi lieto ai lieti,
Dolente a' dolorosi; ognun sè pasce
Del parer suo; qual io mi viva, solo
Tu l'odi, e dove coronato libi
Al Genio e all'Ira d'Alighieri, il Fauno
Pedestre mio discreto ospite accogli.
Da te non laude al mio verso, né vino
Sul desco mio, né il tuo pregar sull'ara
Della possanza in mio favor ti chiedo.
In molti uomini lessi e in pochi libri
(Perch'io cultor di pochi libri vivo)
Questa sentenza: Amico unico è l'oro.

Se fra' mortali a' quai non vissi ignoto
Ne' dì che mi fuggiro, alcun ti chiede
Novella d'Ugo, perocché tacerne
Indegno fora all'amor nostro, o Monti,
Rispondi – In terra che non apre il solco
Docile a' rai del sole onnipotenti
Pasce la vita sua colma d'oblio.
Doma il destriero a galoppar per l'onde
Su le rocce piccarde aguzza il brando,
E traversando l'oceàn con gli occhi
Minaccia i porti d'Albïon rostrati.

Non te desio propizïante all'are
Della Possanza in mio favor, né chiedo
Vino al mio desco, o i tuoi plausi al mio verso
Da te non laudi al mio verso, né vino
Al desco mio, né il tuo pregar sull'ara
Della Possanza in mio favor ti chiedo:
Ma cor che il fuggitivo Ugo accompagni
Ove fortuna il mena aspra di guai.
Mi mentirà così, Vincenzo, quella
Che in molti uomini lessi, e in pochi libri
(Perch'io cultor di pochi libri vivo)
Ardua sentenza: Amico unico è l'oro.
Non io te, dolce amico, in favor mio
Sull'ara del favor propizïante
Voglio, né chiedo a te plausi al mio verso,

Da te non plausi al mio verso, non vino
Sul desco mio, né in favor mio te voglio
Propizïante del favor sull'are
Per farmi bello d'un regal sorriso
Tu l'odi, e accogli la pedestre Musa,
Di liet...

Non te desio propizïante all'ara
Della possanza in pro nostro, né chiedo
Da te sommo cantor plausi al mio verso
Ma cor che...

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