Dei tuoi occhi vitrei io ne colgo l’essenza, quando ti volti e mi nascondi l’amara presenza, che con denti e unghie conquistammo questo amore e non sarà di certo il Fato, a condurci verso un mero addio.
Dov’ero io, prima che tutto iniziasse? Forse solo un’idea, amabile visione di un figlio che qualunque cosa succeda sarebbe stato lì, immobile, austera scultura maneggiata da abili mani.
No, son figlio dell’universo, essenza di polvere di stelle che brama per tornare nella sua interstellare origine e di pillole di lettura si anima il mio occhio stanco.
Amami, stringimi e scostami, anche solo di un millimetro, dal peso del mio essere.