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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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elementi per pagina
  • Ieri alle 22:30
    Haiku

    Fredda la notte Le città son deserte Si aspetta l'alba

  • Sono giorni vuoti

    in cui lo stomaco

    è un imbuto dispnoico

    alimentato

    da un vivere costretto.

    E niente più.

    Ogni respiro

    cela

    intrisa

    la paura

    dell'ultimo ballo.

    Quelle scarpe hanno i lacci logori.

    La paura

    è un corvo nero

    oppure Dio

    la luce

    una lusinga di Satana.

    Datemi una torcia accesa.

    Gli occhi

    propaggini nichilistiche

    di carne sodomita

    sono carichi pendenti

    di fedi abrase.

    La verga ha l'arroganza di un tulipano.

    Come fuori dallo stadio

    gli ultras

    si assiepano i respiri

    mille voci pronte all'urlo

    in attesa di liberazione.

    Fino alla fine.

    Così sia.

    E cori alla Madonna.

     

  •  
    All’inizial concerto dei biancofior del pruno
    del melo cotogno i rosso delicati e del giallo
    dei ranuncoli e di quelli giallo corolla bianchi
    delle margherite voce danno al floreal coro
    che festeggia il marzolino ingresso nella stagion
    che di colori i prati indora i vivaci variopinti
    tulipani e i giaggioli intensi viola dal profumato
    fiore così del canto dei cantor l’armonia che nasce
    nell’aria ammorbata dal pestilenzial vile flagello
    qui alta di gentile olezzo sale di speranza segno recando
    del quotidian perduto viver e antico al ritornare
     
     

  • martedì alle ore 11:30
    Tropismi a mezza luce

    angoli di veglia
    nei monologhi
    tratti gli specchi
    e il loro andare
    tra orti di profumi

  • martedì alle ore 11:15
    Le ho strappate...

    Le ho strappate una
    ad una dal cielo
    L'ho sbattute per terra
    Non volevo brillassero
    proprio quamdo non c'eri
    Le rimettessero pure
    non me ne importa un bel niente

  • lunedì alle ore 21:45
    E' il tempo dei sospiri

    E' il tempo dei sospiri,
    di lunghe sospensioni,
    è il tempo delle storie
    che hanno perso le stagioni.
    Il vento sta cambiando,
    sta portando silenzio
    e amaro disincanto,
    la notte continua
    a permanere,
    ma i sogni ci fanno
    ancora all'amore
    avvicinare,
    restiamo ad aspettare,
    il momento giusto
    romperà queste catene,
    ascoltiamo insieme
    la voce lieve
    di questo mondo,
    che si nasconde in ognuno
    dentro le proprie vene.

     

  • domenica alle ore 20:25
    Adriatico

    Fermo l'adriatico culla gabbiani... Sole tra le nuvole, orme sulla sabbia, cani che si rincorrono su dune di sabbia e conchiglie svuotate... Immobile l'Adriatico ieri ondoso e rumoroso; oggi quieto tra gabbiani in volo, conchiglie e granchi allungati sulla battigia... Sole dietro le nubi e la spiaggia che si perde lontano tra i silenzi del mare che culla gabbiani... 25/2/20 h.00.56

  • domenica alle ore 12:30
    L'uomo

    Chi é l'uomo?
    Un uomo é la parte piu bella della creazione della natura.
    Sacrifica i suoi sogni per un solo sorriso sulla faccia dei suoi genitori.
    Spende soldi della tasca per i regali della donna che ama,solo per vederla sorridere.
    Sacrifica tutta la sua giovinezza per sua moglie e i suoi figli lavorando fino a tardi senza lamentarsi.
    Costruisce il futuro dei suoi cari prendendo prestiti dalle banche e pagandoli per il resto della sua vita.
    Lui combatte molto e deve ancora sopportare i lamentosi,o le urla di sua moglie,i suoi figli,il suo capo e sua madre e anche sua suocera,anche se la sua vita finisce per essere un impegno per la felicitá degli altri.
    -se esce,é trascuratore
    -se rimane a casa,é un pigro
    -se rimprovera i suoi figli é un mostro
    -se non li rimprovera é un inresponsabile
    -se non lascia che la moglie lavori é un insicuro
    -se lascia che lavori é un mantenuto
    -se ascolta la mamma é un mammulino
    -se ascolta la moglie é un sottomesso
    -se cade in tentazioni é un poco di buono e un donnaiolo,se resiste é un frocio.
    Abbiate rispetto per gli uomini
    Non sapremo mai cosa hanno sacrificato per noi donne.

  • domenica alle ore 12:26
    Domenica delle Palme

    ... Porta delle Palme
    Tu attraversala se puoi,
    quella porta delle palme 
    dove Cristo salutò 
    chi poi l'avrebbe tradito.
    Abbraccia se vuoi quella
    torre di David che possente
    ti sorride,il vento ti accompagna
    per le vie della vecchia città.
    Il mercato ti chiama e in lontananza
    i canti per il Signore
    ti ricordano le stelle in cielo.
    E' i tuo cuore lascialo battere
    all'infinito

  • domenica alle ore 10:18
    Un cuore capovolto

    Qualche esempio di condivisione:
    i sogni sottobanco, i desideri
    all’asta, un passo di flamenco
    sulla spiaggia e il fianco
    scheggiato dalla pioggia
    di frasi fatte. Poi la lezione
    è cominciata con una schiera di zeri
    in calzamaglia e un lungo elenco
    di gusci di madreperla al banco
    dei pegni: chi ancora alloggia
    ai confini del cielo è esposto
    ai cambi d’orizzonte, con l’arcobaleno
    nello scorcio di panorama del presente.
    Il salto temporale è l’ingrandimento
    della foto dell’infanzia, il volto
    dell’invecchiamento: c’è posto
    per chiunque nelle carrozze del treno
    che corre verso l’ignoto. L’assente
    è stato rintracciato, ha l’accento
    dei fantasmi ed un cuore capovolto.

  • sabato alle ore 21:01
    Non è, la mia, folle presunzione

    Inevitabile arrendersi alla morte?
    Sarà come voi dite…
    ma concedetemi,
    se non proprio il rifiuto,
    almeno il piglio di sfidar certezza
    armandomi del solo mezzo ammesso
    che mi permetta di coccolar la vita
    così come nel cuore custodiamo
    il ricordo d’una persona amata.
     
    Non è, la mia, folle presunzione
    il mescolar le carte già assegnate.
    È il forte anelito dei belli
    che se allo specchio capita guardarsi
    si vedono i capelli ancora folti
    e gli occhi esprimer l’impazienza
    d’esser portati in giro per il mondo
    e di cader nel nuovo che li acceca.
     
    Non è, la mia, folle presunzione
    da essere confusa con la paura tetra.
    È solo il volo di un gabbiano triste
    che cerca in cielo aperto il suo riscatto.

  • sabato alle ore 14:47
    E' stato sempre l'amore

    E' stato il silenzio
    a portarmi la neve,
    è stata una parola
    a portarmi un dolore,
    è stato uno sguardo
    a farmi cadere di nuovo
    in errore.
    Il fuoco vive dentro
    un'ossessione d'amore,
    rimandando il suo disilludersi,
    il suo diventare cenere.
    E' stato un istante di brividi
    a trattenere una poesia
    nell'eterno,
    è stata la sua voce
    a parlarmi nel vento,
    è stato sempre l'amore
    a trovarmi dentro
    il mio stesso pianto.

  • sabato alle ore 10:24
    colori

    A lei piace molto il giallo
    Dice che le mette allegria
    che è solare

    io quando lo guardo
    provo una grande malinconia
    Non ho fatto nulla
    perché non andasse via

  • venerdì alle ore 14:47
    Gli Alpini di Bergamo

    Una montagna avevan da scalare
    Per dar soccorso a amici
    Sofferenti non alta la vetta
    In pianura addirittura lì
    Dove negli anni gente
    Accorreva per fieristiche
    Manifestazioni non su
    Innevati crepacci gli
    Amici da salvare che poco
    Lontano questi giaccion
    In letti d’ospedali non
    Picozze ramponi corde
    Chiodi corazzati nell’opra
    Ardua di soccorso ma divisori
    Mura pareti azion da carpentieri
    Cavi elettrici idrauliche
    Condotte e letti e poi  letti
    Casse scatoloni per medical
    D’ossigenoterapia pestazioni
    Così le orobiche gloriose
    Pennenere bocia e anziani
    Con improba fatica al viso
    Mascherine al virus protettive
    Han vinto la battaglia
    Completata in breve tempo
    La scalata lì posta la bandiera
    Un magnifico ospedale
    Una vetta preziosa dove fioriscon
    Altre più belle stelle alpine
    Che fioriscon lì dentro
    Medici infemiere barellieri
    Pronti a sbocciar svelti
    Al suon delle sirene
    Bergamaschi Alpini per
    Voi l’Italia sugli attenti!

  • venerdì alle ore 13:36
    Campo di fiori

    In questi tempi cupi,
    costretti tra quattro mura,
    restiamo inermi in casa.
    Tutti in quarantena
    a combattere il contagio.
    Il coronavirus resiste,
    si espande e non si arrende.
    La lenta quarantena,
    già più volte prorogata,
    con l'isolamento
    sembra non finire mai.
    Il sole splende,
    la natura esplode,
    la primavera scorre
    e non si può fermare.
    L'aria è più profumata e calda.
    Nei campi i fiori
    non stentano a sbocciare.
    Ravvivato dal sole,
    il giallo dei petali
    pare ancora più giallo
    e il campo si impone
    con struggente bellezza

  • giovedì alle ore 23:19
    3 aprile

    Chissa' se e' colpa
    di questo abbraccio
    che ci tiene stretti
    e non ci fa cadere
    quando il vento
    fa la voce grossa.   
    Oppure se e'
    per questo sorriso,
    piu' cocciuto
    dei nostri stessi silenzi,
    che riesce a sorprenderci   
    quando ci allontaniamo nel buio.
    Chissa',
    forse e' solo merito nostro
    e di questo amore
    che ci vuole bene
    se
    quando partiamo
    poi torniamo
    se
    quando ci perdiamo
    poi ci ritroviamo.
    Semplicemente perche' ci amiamo
    senza nessun altro motivo
    che non sia noi,
    ci salviamo con gli occhi
    e ci teniamo le mani,
    fortunatamente perche' ci amiamo
    come ieri
    come ora
    come domani.

  • giovedì alle ore 16:57
    Clarisse

    Clarisse,
    qui seduto al sole, mi pare di scorgere la tua bionda chioma.
    Morbida, calda, un manto d'orato di baci e carezze.
    Poi succhiudo gl'occhi; leggero è l'affanno che sento, scende lungo la schiena e mi prende per mano.
    Accompagna il pensiero l'udire un canto da lontano; un usignolo, forse, un canto soave che alto s'innalza al mio sentire.
    Apro gl'occhi e con devota passione, tra gli specchi infranti che ho nel cuore, scorgo i tuoi occhi gelidi, Clarisse.
    Occhi che si spezzano tra i confini della realtà cruda, cercano e scoprono dove vi è la via di fuga. Ma non la trovano.
    E così, perso nel vuoto, mi pare di toccarle quelle labbra, accarezzarne le rughe, di sentirne l'umido piacere con un sol dito incantato.
    Clarisse, mi desto per Dio, anche solo immaginarti, mi da brusìo.

  • 01 aprile alle ore 10:32
    Aprile

    La verità è che non abbiamo bisogno soltanto di tranquillità.
    Ogni tanto dobbiamo essere turbati, scossi,
    per sentire qualcosa di importante e forte.

    Per seguire il flusso della vita
    per porci domande
    per scorgere alternative per cambiare,
    così come Aprile.

  • 31 marzo alle ore 16:24
    Nel sospeso

    In un tempo sì sospeso
    è l’eco di un altro mondo
    ad urlare e squarciare il rumore
    di una insolita calma, un altro mondo,
    fra tanti altri, in cui nulla più… scorre.

    Ferita sempre aperta, abbraccio virtuale
    l’ inno alla patria, il riccio sinuoso
    del fumo di un caffè …profumato.
    E, rotola il pensiero in quel mio sentiero
    fra malinconia e desiderio, speranza ed inutilità
    caos e favola, fra notti sempre buie e giorni sempre…

    Edifico imperterrito il mio più bel sogno
    perché credo ch’esso mi appartenga.

    Essa, in maniera inesorabile, mi accade ma…
    il più della mia vita, poi, sarà ciò a cui reagirò
    Ce la faremo!

    24 marzo 2020

  • 31 marzo alle ore 9:16
    Ventiduesimo giorno

    pianto nei vasi le potature del vento
    inattese: il profumo non ha una sola casa.
    insolito, è polvere d'ossa e
    ciliegi e noccioli immaturi,
    è il giardino zen dietro la rete,
    un segnatempo di nuvole
    nelle corde dei soprani.

  • 30 marzo alle ore 23:16
    Cambiamento

    Hai fatto silenzio nella mia anima così rumorosa.
    Hai visto il caos che c'era in me e hai saputo placarlo.
    Sei riuscito a trasmettermi la tua dolcezza e la tua serenità, senza neppure una parola.
    In quel silenzio che faceva così rumore, tu hai creato la pace.

  • 30 marzo alle ore 17:15
    Decadenza

    Ditemi cosa sono,
    mentre affondo le mani nella terra e sprofondo.
    Vedo distese di sabbia incandescenti che costringono il mio corpo a cadere, sempre più giù e ancora, ancora; senza respiro. 

    Ditemi cosa ero; un tempo lontano che quasi a stento ho un ricordo,
    mentre camminavo deciso sul ponte del non ritorno, lì, sempre più oscuro. 
    Le orme dell'ignoto tendono a farti vacillare nella sua finta sicurezza.

    E allora, ditemi cosa potrò diventare se, guardando le mie mani, vedo nulla o polvere, gioia e dolore,
    mentre la mia anima fluttua infinita sui castelli invisibili della regione. 

    La dolce bugia dell'inganno innamora chi ne assuefatto; 
    leggero è il suo miele che scivola per la gola del destino.
    Chi sarò una volta affogato in quel mare impetuoso dell'amore?
    Se di esso ci si può chetare, se ci si può sfamare.

    Sentirsi morire per una mano che recide,
    ridendo, forse,
    o piangendo,
    con il guanto del pentimento mio,
    mentre mi cibo del corpo tuo.

  • 30 marzo alle ore 11:33
    2 haiku sull'attesa

    si inoltra a sera
    l’attesa - e porge il fianco
    la solitudine

    la stanza vuota-
    anche in un piatto lucido
    entra la luna

    (ispirati a "L'attesa", Felice Casorati, 1919)

  • 29 marzo alle ore 17:17
    Lettera a Miguel

    Miguel, caro amico.
    In questo lungo tempo di solitudine non faccio altro che pensare.
    A cosa, mi dirai; beh, sai, quando hai tanto tempo per te stesso, pare che non ci sia nulla da chiedersi o, quanto meno, qualcosa di cui parlare.
    E invece ti sbagli, Miguel, ce ne sono ben troppi di quesiti che chiedono risposte come non mai.
    Ora sembra che il mondo ti mette contro un’infinità di muri dalle diverse forme, colori,diversa natura.
    Sai cosa mi viene alla mente, Miguel?
    Quando si correva per quei prati verdi con tanta spensierata voglia di scoprire, di conoscere, di sentire.
    Poi ripenso a quando presi quel treno e partii alla ricerca dell’ignoto vivere, lontano da tutti gli affanni e gli affetti, lontano dalla casa che mi aveva cullato per anni in cerca di case che mi avrebbero accolto pieno delle mie tristezze e delle mie gioie, ma sopratutto delle mie bugie.
    Quando guardo indietro, mi chiedo sempre se ho fatto le scelte giuste o, quanto meno, cosa sarei diventato se non fossi mai partito o cosa sono ora, una volta andato.
    Credo che questa lunga solitudine sia una sorta di attesa interiore, quella linea sottile che c’è tra il “ho fatto” e “cosa farò”, non credi Miguel?

    Tu come stai? Come te la passi in quel nulla che io non so?
    Vorrei tanto riabbracciarti, bere del buon vino ad un tavolo in osteria in centro, due risate, racconti, novità tue e di altri.
    Discutere su quale musica sia la migliore in serate del genere, brindare all’anno nuovo che sarà, a sognare, a morire dentro ogni parola di quel che eravamo.
    Eh, si, Miguel… questa solitudine sembra sia un cappio, pronta a stringere il collo, si trasformata in un giudice, una ripresa di controllo.

    Cercavo un pò di pace e invece vedo tutto questo come un castigo!
    Ah, che deplorevole che sono; dovrei abbracciare questo tempo come un dono di Dio, sicuramente.
    Alla fine, il tempo si prende gioco di noi; crediamo ti tenerlo per la cinghia ed invece è lui che tiene al guinzaglio noi; ci deride, ci schernisce, crea giochi per farci impazzire e difficili soluzioni alle quali arrivare.
    L'attimo prima siamo pronti a tutto pur di sfuggire alla routine, al conosciuto, al solito ombreggiare o illuminare, e l'attimo dopo, quando ti viene tolto tutto, lo rimpiangi, lo ridesideri. 
    Quando hai tutto, dovresti vedere quanto non si ha niente; quando non hai niente è più facile sognare di voler avere tutto.
    Ciò che vuol dire, amico? Siamo realmente padroni della nostre vite? delle nostre cose? della nostra libertà? possiamo averne sempre il controllo? 
    Il possedere ciò che abbiamo sarà davvero sempre nostro? 
    Quante domande, impazzisco se iniziassi a scrivertele tutte; poi perderesti il filo, poi ti annoieresti, poi mi eviteresti. Sicuro.

    Miguel, spero questa lunga solitudine possa chetare il mio animo e che possa, un giorno, portarmi da te più fiorito e meno tumultuoso.
    Chissà se potrò rispecchiarmi di nuovo nei tuoi occhi e se tu, per qualche gioco del destino, ti riunissi al mio, amico caro. 

  • 29 marzo alle ore 12:20
    Non leggono né sentono

    I gialli ranuncoli e le margheritine
    Tra l’erbe verdi del giardino mio
    Aprendo al sole gli occhi loro
    Fioriscono lieti quel verde punteggiando
    Lor non leggono i giornali né telegiornali
    Sentono né suon di sirene o campane a morto
    Che nei giorni nostri dicon  di dolore
    Compito loro dar é l’annuncio della primavera
    Ed esultar tra giardini boschi e campi.