username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Filtri di ricerca
  • La poesia contiene la parola
  • Nome autore

Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


Le poesie dei nostri autori sono tutte raccolte qui.
Se vuoi inserire le tue poesie in una pagina a te riservata, iscriviti ora e scopri come fare!

elementi per pagina
  • 1 ora fa e 56 minuti fa
    Così in tempo breve

     
    Sulla soffice sabbia della duna
    del deserto soffia il vento
    e in breve tempo questo la modella
    dopo l’intensa pioggia forte scorre
    l’acqua del ruscello e la riva
    in tempo breve  aspetto cambia
    così in breve tempo presto mutan
    e tanto si modificano i pensier miei
    dalle vision correnti che scuotono la mente
     
     

  • Ieri alle 17:05
    La quiete prima del trifase

    Spesso non c’è bisogno di allontanarsi
    per trovare la persona giusta,
    ma soltanto del momento giusto…

    Voi due siete sempre state vicine,
    e finalmente vi siete trovate.

    Tra tutte le coppie che ho visto finora,
    di sicuro siete una delle più sincere:
    alcune pensano già al futuro,
    altre si preoccupano ancora del passato…
    voi invece vivete nel presente,
    e soprattutto siete voi stesse!

    Con tutti i vostri pregi…
    con tutti i vostri difetti…
    non avete bisogno di fingere chi non siete.

    Qualcos’altro che vi contraddistingue?
    Se volete davvero qualcosa,
    non aspettate che qualcuno ve la dia,
    ma ve la prendete senza paura delle conseguenze!

    Sì, lo so, sono frasi un po’ fatte,
    però piuttosto che dire quelle solite dolci
    è molto meglio raccontare la verità,
    perché voi due siete persone vere,
    e per me siete amiche vere.

    Questo e molto altro ho nel cuore
    da dedicarvi, e non smetterò mai
    di esserci per voi,
    così come voi ci siete per me.

    Vi auguro tutta la felicità che meritate!
    Vi voglio bene e ve ne vorrò sempre!

  • Ieri alle 13:24
    Un invito

    V enire… andare … partire per un lungo viaggio.

    A lla fine un nobile gesto di umiltà che

    F arà rifiorire la vista e non ti

    F arà più esser cieco, ottuso. Non farti sfuggir la vita allor!

    A h, quale azione coraggiosa che condurrà al vivere più volte. Così

    N on tornerai più come quando sei partito. Esattamente sarà

    C ome innamorarsi una seconda volta, ogni volta, e di

    U n mondo nuovo, diverso, assai lontano, o forse inimmaginabilmente così a portata!

    L ì scoprirai una miniera… la tua, ricca di preziosi, inestimabili valori

    O vunque tu andrai o meglio sarebbe …dove t’hanno già mandato!

    Luciano Capaldo 

    ***C’è un modo giusto, liberatorio e non aggressivo di liberare gli altri dalla propria prigione. Un bel vaff…*

  • sabato alle ore 10:44
    Frangar non flectar il motto

     
    Sradica la quercia il vento
    come gli allori e gli alti pini
    che a quello fanno resistenza
    sol ondeggiano al furor suo
    le betulle gli arbusti il pruno
    e le salse tamerici che così a lor
    per stranezza ha dettato la natura,
    or getta uno sguardo sull’uman
    consorzio dove par non dettare
    la natura ma il personal agire
    che tanti ai tirannici della vita
    venti il dondolar con inchin
    profondo pur di star lì in piedi
    non divelti omaggio e preferenza
    danno, pochi inver a quelli portan
    combattimento e profonda guerra
    che frangar non flectar è il motto
    loro anche e poi a ben ricordar
    di Don Lisander quelle sue parole:
     “Il coraggio, uno, se non ce l'ha, mica se lo può dare”
     
     

  • venerdì alle ore 21:44
    Novembre (acrostico in haiku e tanka)

    nivee distanze-
    opache nubi addensano
    vette spogliate 
    *
    elise foglie-
    mimesi di una linfa 
    bordata in ceneri

    rubini in faglie d’ombra 
    e gemme dalle tombe

  • venerdì alle ore 21:31
    Quando odiare vuol dire amore

                                                                         A Veronica, che amai sui banchi di squola...

    Oh amore,
    amore mio grandissimo
    ti odiai dal primo momento
    che t'ho vista
    quasi subito direi:
    eri troppo bella
    per non essere odiata
    eri troppo bella
    per non essere dimenticata
    per non essere desiderata
    per non essere ammirata;
    ti odiai dal primo momento
    che t'ho visto
    sapevi di gioia
    sapevi di sabbia bagnata
    dal mare
    che profuma di stelle
    sapevi di dolcezza
    antica
    come le favole
    belle
    lette ai bambini, un tempo,
    per addormentarli;
    sapevi di freschezza
    soave sopita,
    vera come un quadro
    di Pablo
    in inverno.
    Oh amore,
    amore mio grandissimo
    ti odiai dal primo momento
    che t'ho vista
    eri donna, eri passione
    prendevi fuoco
    come le madonne
    del Caravaggio,
    mettevi fuoco
    addosso
    come la luna vivace
    di aprile
    che poi muore a maggio
    dopo aver dato coraggio;
    tu, eri gentile
    così da sembrare
    una rosa senza spine.
    Tu, amore e basta...
    eri tutto
    amore mio grandissimo
    ti odiai dal primo momento
    che t'ho vista,
    anche tu mi amavi:
    se sapevo che mi amavi
    ti avrei ucciso prima!
     

  • venerdì alle ore 13:37
    Sole e luna pianeti fratelli

    Come dice San Francesco
    nel Cantico delle Creature
    dobbiamo essere fratelli
    nella fede in Gesù
    tra noi e con gli elementi
    della natura
    anche la morte
    ci è sorella
    infatti la vita terrena
    è solo un breve passaggio
    verso la vita celeste
    ritorniamo alla povertà francescana
    abbracciando con il nostro cuore
    l’intero universo,

     

  • venerdì alle ore 8:41
    Comunicazione non verbale

    L'aria è quella di Gennaio.
    Il cielo si ferma
    in riva al mare.
    Mi guarda, in un primo momento
    di soppiatto.
    Cerca il mio sguardo.
    Lo trova.
    Si morde le labbra.
    Sorride.
    Si tormenta i capelli
    mentre legge.
    Torna su di me.
    Mi cattura,
    mi giura eterno amore.

    ( alla poesia )

  • giovedì alle ore 13:03
    Vento

    Lasciarsi andare,  aggrapparsi
    sornione un mare attende la mia fine
    …o il mio riemergere.
     
    Rampicante senza appiglio… io
    lama affilata d’un  coltello…tu!
     
    Di te privo, purtroppo rappresento
    un’indimenticabile  passato
    impossibile da seppellire
    che  graffia e scivola s’un  vuoto presente.
     
    Almeno tu , vento,  non hai bisogno
    di aggrapparti…mai!
     
    Luciano Capaldo
    ***Ci si aggrappa nella vita ma spesso a fare da appiglio può esserci un passato o un presente tagliente o muri invalicabili!***
     
     

  • giovedì alle ore 11:55
    Al-ibi(Vorrei essere altrove)

    Tediato dalla monotonia ripeto ogni giorno gli stessi gesti e in quella m'esilio pervaso dal desiderio di ciò che non ho E mi avvolgo prostrato nel sudario dei miei abissi nei deserti della mia interioritá nell'ozio che mi consuma nel mio tempo che scorre e corre a cercare scampo nel suo perdonarsi

  • giovedì alle ore 11:53
    Anch'io

    Raccolto nella mia insignificanza sovrastato dalle angosce seduto guardando verso cio' che più non vedró combatto o almeno cerco di combattere i disorientamenti delle ansie quotidiane che prendono con desolazione il mio pensare mentre aspetto il calore di quel sole che ancora non splende E in questo stare inquieto dell'anima rimango al margine della gente . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • giovedì alle ore 11:51
    Il vento delle Veritá

    Esiliato nel mio soffrire e chiuso nel mio narcisismo mi specchio nel torpore del vivere chiedendomi cosa di diverso potrei essere io adesso quando nel mistero di questo mondo vive il male e il suo degenerare E mi rintano nel mio scrivere benedetto dalla solitudine e con il corpo vezzeggiato nella certezza della sua inutilità col vento delle mie Veritá che soffia freddo e silenzioso nei sentieri dell'esistenza in un alternarsi di luci e ombre dove tutto s'inasprisce anche le rughe dell'anima Con i cammini che si incrociano si perdono si ritrovano in motivi che hanno più di un significato e intrappolano le persone nell'utopia di una felicità che entri da una porta appositamente dimenticata aperta E mi sento dentro una musica che si ascolta ma non si suona in cui ogni ripudio delle note genera solo miseria e fango . Cesare Moceo poeta

  • giovedì alle ore 11:49
    Io,figlio d'ieri

    Vaga la mia anima arroccata su se stessa povera incapace di trovare il perché del suo esser schiava del mondo e delle sue inverosimili speranze E se ne va a spasso sottobraccio al cuore dentro la mia interioritá insieme in ogni oggi padre d'ogni domani a cercar angoli del mio mondo reconditi e ovvii dove trovar fragranze . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • mercoledì alle ore 14:22
    Soldatino di carta

                                                                                    = Il "sistema" fagocita tutto; il                                                                                                  "sistema" - caro soldato - produce
                                                                                        anticorpi! = 
    Spesso rubai
    fitte parvenze
    di nulla
    alla strana 
    avventura
    del tempo.

    Ho combattuto
    contro sciami
    di gnomi indignati
    ed invisibili
    alieni
    e codazzi
    di rane urlatrici
    e scimmie ammaestrate
    di cartapesta;
    in fondo
    sono un bravo
    soldato ubriaco.
    Sono soltanto
    un soldatino di carta
    al servizio
    della vita
    e della morte.

    Serie - Lampi di controcultura.
     

  • martedì alle ore 19:11

    Quelle come me, non conoscono la voce del verbo "Pretendere", non obbediscono agli ordini di nessuno e sanno camminare da sole. Quelle come me, hanno una propria personalità, ben definita e salda. Costruita sui proprio errori e fallimenti, intensificata dalle proprie esperienze e resa immutabile dal loro cammino e dai loro traguardi. Quelle come me non conoscono la convenienza, ma sanno riconoscerla bene. Si spostano esclusivamente per volere, restano solo dove sono amate, non chiedono, ma non regalano niente. Quelle come me sono quelle che un tempo sono state fatte a pezzi. Sono quelle che delle lacrime ne hanno fatto cibo quotidiano e del dolore e della delusione la loro fedele compagnia. Quelle come me, una volta che si sono ricostruite fanno paura al mondo. Sono quelle che non si comprano con le cose materiali, non si conquistano con le belle parole e se vuoi averle al tuo fianco devi possedere valori, intelligenza e lealtà. Sono quelle che sorridono in "Faccia" al mondo e sfidano destino ogni volta che gli punta contro. Quelle come me, sono quelle che non temono più niente... L'unica cosa che veramente hanno paura di perdere "E' se stesse"!

  • Passeggio nel mio Paradiso canticchiando le canzoni che nascondono i miei ricordi e immagino in quell'andare desideri di riconciliazione con me stesso inventandomi immerso dentro impossibili sogni dove vivere in un significato diverso la mia esistenza libero dalle grate delle utopie dai drammi concepiti dall'anima e dall'etá quasi in balìa della sua incoscienza naufragata nel mare dell'indifferenza e dell'abulia senza sentimento E scaccio lontano ogni pensiero di vecchiaia rivestita d'abiti consunti con la pelle lasca e penzolante con le labbra cadenti e senza risa e la lingua a non pronunciar più parola nella voce roca di silenzi nei giorni cisposi e senza ore che veloci vogliono corrermi incontro . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • martedì alle ore 14:21
    Ventagli che non sventolano

    Incapaci di confrontarci con noi stessi rimandiamo il tutto al domani nascondendo alla mente la nostra inquietudine E in questa finzione che sfugge e svanisce scriviamo la nostra "biografia senza fatti" nei diari dell'anima attraverso immagini ansiose e tormentate che regaliamo alla nostra coscienza . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • martedì alle ore 14:20
    Radio Adelaide

    Umidi calcinacci,ricordi portati da carichi gravanti,sono ora i miei intonacati passi. (Capitanucci Vincenzo) Vago in compagnia della mia solitudine arida e deserta ascoltando il mitico Aurelio e i suoi saluti a mitigare il calore delle sofferenze che ardono nel mio andare ignavio scarno e afflitto E metto da parte l'emotivitá senza farmi coinvolgere dalle pene del mio vivere negli intrecci di riflessione che impregnano i pensieri mentre ancora le note della radio pregnanti e pervasive m'invitano a riempire i miei vuoti . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • martedì alle ore 14:19
    L'albero della vita

    Combatto il perdermi nel vuoto del mio negarmi cercando utili colloqui con i miei sogni ad occhi aperti nei quali lenisco dolori e tormenti nel dare sostanza al mio dire Mi sento fortunato nel sentirmi discepolo della mia vita uomo vulnerabile nella vulnerabilitá dell'umanitá degno della dignitá che mi distingue nella claudicanza che non é zoppia E mi diletto in queste nobili notti d'inverno che accompagnano le mie delusioni nel loro crollare spinte a frantumarsi sui miei giacigli . Cesare Moceo poeta desttierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • martedì alle ore 14:17
    Persisto nella mia inutilitá

    Soffro il rifugiarmi nelle illusioni Io nato un giorno settembrino con la camicia in mano e i piedi in faccia travolto dalla causalitá di quell'evento vivo fluttuando in ció che accade tra l'indifferenza e la desistenza nel pentirmi di non aver commesso peccati e tradurre alla mente i fallimenti dell'anima a fregiarmi del capire il mio cammino e il destino che la morte ha scelto per me a pregare e piangere e chieder per dono l'amore . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • martedì alle ore 14:16
    Le catene della libertá

    Sensi di tedio s'atteggiano in questo mattino d'ansia frustrata a invadere la povertá della mia anima Assaporo la futilitá del vivere nel perfido sorgere del sole d'alcuni nella pallida luce del destino che illumina i loro tristi giorni impregnati d'incoerenze e malignitá a aleggiare come avvoltoi sulla sottomissione alla miseria e alla notte che invade i cuori E me ne libero volando libero dentro l'inutilitá delle mie illusioni . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • martedì alle ore 14:14
    Incanto

    Fermo sulla sommitá della mia terza scala nego l'occhio al malvedere a cui é condannato il mio piacere il mio annusare e anche il mio godere In questo poco vien la meraviglia a dimostrar quanto inutile sia la memoria dell'uomo a inneggiar ancora a arcani architetti dell'Essere nel donar lasciapassar per l'insuccesso Giro il volto verso baci ricambiati a guardare le guglie del mio mito impegnato a scrutare i cuori dei suoi figli colmi di talento e d'amor patrio E non perdona colui che nel suo selvaggio tormento nell'aviditá e nell'ambizione indice festini e immense celebrazioni per festeggiare solo con se stesso... il "Nulla" . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • martedì alle ore 9:24
    Ti asciugo con un sorriso

    Ogni volta che mi manchi
    un po’ troppo,
    ti blocco
    dalla mia mente
    con un libro, un film
    e perfino un sogno ad occhi aperti
    come tutte le altre cose
    che mi inondano gli occhi
    e cercano di affogarmi
    nel dolore.
    Ti asciugo con un sorriso.

  • lunedì alle ore 18:06
    Da punte di ali, lo sguardo

    Dal nido dell’aquila

    dalla punta d’ala

    guardo

    il tuo volo planare

    su onda bassa increspata

    - sui suoi ricci

    il cuore lasciare -

    Dalla cima del monte innevato

    dalla punta dell’ala

    ti guardo

    - lascio piume sull’onde -

    Fui sirena

    - invitante

    in crespi d’onde maliziose -

    Ti rapii

    nel mentre in onde salate

    lavavo il mio canto di vita

    E tu osservavi

    da cime innevate

    Ti persi

    nello scambio di cime

    per onde salate

    Son ora gl’orizzonti lontani

    riflessi di canapo e d’onde

    e nidi di aquile e gabbiani

    - da punte di ali -

    a guardare.

  • lunedì alle ore 15:43
    Aspettami

    Le lunghe attese
    del treno fermo
    in aperta campagna

    E il ricordo di te