Quando siamo bambini, giustamente vivaci, gli adulti ci sgridano: fermo, educato, ubbidisci, taci, seduto, saluta, ringrazia, studia, vai a letto, scusati, ci vogliono insomma perfetti piccoli adulti. Quando, finalmente adulti, siamo depressi, repressi, inespressi, compressi, con le unghie mangiate fino alle falangi, scontenti e pieni di tic, ecco che veniamo esortati caldamente, se vogliamo stare meglio, a "cercare il bambino che c'è in noi".
Ho capito che non devo coinvolgere altri nei miei sogni perché, anche se a me può sembrare impossibile, è facile condividere l'affetto ma non i sogni. Gli altri hanno sogni diversi dai miei, e la mia delusione sarebbe inevitabile. Ho imparato a sognare da sola.