Riconoscere le emozioni per quelle che sono e accompagnarle, codificarle e gestirle. Contraddire e censurare l’emozione non è cosa che va fatta, secondo me, l’emozione va accompagnata e poi gestita.
Serve un nuovo comando, non più alla violenza o al dominio, ma un comando subliminale che apra all’uomo una corrente di affermazione di sé e delle proprie emozioni attraverso atti di reciprocità, di relazione, di rispetto, di giustizia – e di amore per la bellezza.