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in archivio dal 16 gen 2009

Alberto Mazzoni

03 settembre 1935, Roma - Italia
Segni particolari: Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta, tromba!
Mi descrivo così: Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

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  • 29 novembre 2017 alle ore 15:08
    Un usignolo zozzone.

    La  luna in ciel ridente rischiara il panorama, sul salice piangente un usignolo chiava, chiava l'innamorata che, piena di languore con voce appassionata gli giura eterno amore.

     
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  • martedì alle ore 16:06
    SETTE PERSONAGGI IN CERCA DI...

    Come comincia: Via Gramsci 69 palazzina isolata di due piani a Messina, due famiglie, tanti casini: Marco e Gina al primo piano, Salvatore ed Anna al secondo. Otto di mattina, Anna si stava godendo il calduccio del letto, nessuna voglia di alzarsi per riprendere il tran tran giornaliero di casalinga e di sarta, un mucchio di stoffa l’aspettava… Un bussare furiosa alla porta, non poteva che essere Gina in crisi col marito, Gina spesso rompeva…come se l’amica potesse sistemarle le…corna. “Vieni amica mia, prima la doccia poi parliamo.” “Parliamo mentre ti lavi, lo sai che…” “Tuo marito non è rientrato questa notte, bella novità, prova a lasciarlo, ti dovrà mantenere e poi col tuo mestiere di parrucchiera…” “Ne sono innamorata, non resisterei senza di lui…sai che hai un bel corpo, malgrado i quarant’anni tette sode, culo prominente, cosina rasata e rosea come piace a me…Tu sola puoi consolarmi, ti prego…”  “Ti consolerò un’altra volta, ho un sacco di vestiti da cucire e poi sta rientrando Salvatore, il mestiere di guardia notturna è pesante e deve riposare, se proprio vuoi, stasera…” “Sei un amore, grazie.” Anna era molto affezionata all’amica, capiva le sue angosce e talvolta provavano insieme le gioie di Lesbo. Ora ci mancava anche Fru Fru a rompere, la cagnolina volpina che giustamente reclamava sia la colazione che l’uscita per i bisognini. Anna le mise la museruola e la spedì fuori casa. Che faceva nel frattempo Marco? Dormiva il sonno del giusto? Ma quando mai, quale rappresentante, diceva lui, di prodotti caseari, prosciutti e tutta la salumeria doveva essere in viaggio nei paesi siciliani per cercare di ‘appioppare’ la sua merce ai negozianti ma spesso con scarso successo, solo qualche padrona femmina di negozi si faceva convincere talvolta dietro prestazioni sessuali; effettivamente Marco faceva come uomo la sua porca figura ma i ricavi erano minimi sinché un giorno o meglio una sera, stanco morto e senza aver concluso alcun affare, si presentò all’albergo ‘Regina’ di Pozzalo in quel di Ragusa e chiese una stanza possibilmente non rumorosa. Alla sua vista la padrona, che curiosamente portava lo stesso nome dell’albergo, fece sloggiare dalla reception l’impiegata e si mise a servire personalmente il viandante, non che volesse far un piacere alla ragazza ma perché attratta da quel fustacchione il quale, anche se stanco, una volta ripresosi doveva avere ottime qualità amatorie. Regina anche se sessantenne, vedova’ proprio perché sola non si lasciava sfuggire le buone occasioni. Ritirati i documenti, condusse in una camera retrostante l’albergo il buon Marco che notò uno scintillio particolare negli occhi della signora e: “Stasera sono un po’ sul distrutto, che ne dice se ci vediamo domani?” Madame approvò con un cenno del capo e la mattina alle otto si presentò nella stanza dove era alloggiato Marco e: “Sveglia, c’è una colazione che l’aspetta!” Marco era ancora nelle braccia di Morfeo o meglio di una dea e prima di poter rendersi conto di dove fosse ci volle un po’ di tempo sempre sotto lo sguardo di Regina coperta da una vestaglia rosa; deliziosa sia la vestaglia che il contenuto. “Primo comandamento appena alzato: doccia!” e Marco si diresse nel bagno seguito dalla padrona di casa con un sorriso in bocca da trentadue denti bellissimi (forse una dentiera) ma poco caleva a Marco, doveva essere danarosa e generosa e la cosa divenne interessante in quanto la vestaglia di madame cadde a terra lasciando allo scoperto un corpo bellissimo per l’età, Regina doveva essere una cliente affezionata di qualche istituto di bellezza. Madame senza tante storie si diresse sul membro di Marco il quale ben presto mostrò tutta la sua ‘mostruosità’ che fece scappare dalla bocca alla dama “e che cazzo!” e fece in modo che entrasse quasi tutto nella sua dolce boccuccia, andando avanti ed indietro sino all’ingollo finale di vitamine. Non contenta Regina fece sdraiare sul letto Marco , gli saltò letteralmente addosso  in un gustoso ‘smorcia candela’  (quell’aggeggio che i preti usano in chiesa per spegnere le candele) solo che questa volta la candela non voleva proprio spegnersi con gran gusto di Regina che: “Cazzo mi stai distruggendo, il tuo è un ‘marruggio!” Dopo tre giorni di ‘lavoro’ Marco, dopo aver convinto la padrona dell’albergo ristorante di acquistare merce del suo listino, ben contento del soggiorno lasciò Pozzallo diretto a Noto in quel di Siracusa, se non dopo aver promesso a Regina che sarebbe ripassato a …ripassarla! Noto è famosa per i suoi monumenti che vengono visitati annualmente da molti appassionati anche provenienti dall’estero, l’arte intesa come tale lasciava profondamente indifferente Marco ma pensava di poter piazzare la sua merce data la presenza di tanti turisti. Guardandosi in giro non vide alcun negozio ed allora, con fare modesto, si avvicinò ad una signora con cagliolino zappettante al fianco: “Scusi il mio ardire (parola che fa molto effetto sulle femminucce) vorrei chiederle se mi potesse indicare dei negozi dove piazzare la mia merce, sono rappresentante di formaggi e di salumi.” La dama quasi settantenne, alta, longilinea con cappello in testa (era d’estate) dopo aver squadrato a lungo il bel giovane: “Dove vuole andare con questo caldo, io sono padrona di due negozi di alimentari, ce lo condurrò dopo pranzo, sempre che lei accetti il mio invito!” Marco fece un inchino (che è sempre una forma apprezzata di signorilità) ed ovviamente accettò di recarsi a casa! Quale casa, era un castello antico con tanto di maggiordomo che aprì il cancello. “Fidelio abbiamo un ospite, avvisi la cuoca!” La sua non era stata una richiesta ma un ordine militare! “Preferisco desinare (preferì questo verbo più signorile e non il volgare mangiare) al fresco sotto gli alberi, che ne dice?” “Bien sure madame!” “Vedo che conosce il francese la mia lingua preferita, se le va dopo pranzo mi leggerà qualche poesia di autore gallico. E così fu: “Le reciterò una poesia di de Vigny un po’ triste ma che si adatta a questo ambiente in ambito serale: J’aime le son du cor, le soir, au fond des bois, soit qu’il chente les pleures de la biche  aux bois ou l’adieu du chasseur que l’echo faible accueille e che le vent du nord porte di feuille in feuille…” “Basta è molto bella ma mi fa intristire, è l’ultima cosa che desidero, alle sette usciremo le farò vedere i miei due negozi.” Inutile affermare che il pranzo, a base di pesce era eccellente, il finale con Ananas e caffè proveniente da macchina da bar, tutto in quell’ambiente sprizzava perfezione, forse anche troppa. “Mi permetta di prenderla sotto braccio, può essere mio figlio, forse mio nipote, io non amo le persone anziane, parlano sempre di malattie, io preferisco quelle giovani ed atletiche come lei, tre volte la settimana vado in palestra, non amo la pelle pendente dei vecchi, io non ce l’ho.” “Madame lei ha classe, cosa molto difficile da reperire oggi, tutta la mia stima…” “Le interessa altro di me?” “Non mi faccia arrossire, non sono il tipo ma…” “Va bene ne riparleremo stasera nel mio giardino, al fresco.” Il primo negozio aveva il bancone a ferro di cavallo, le carni erano esposte dentro contenitori al freddo, i formaggi collocati sotto vetro, i prosciutti appesi come pure i salami, tutto perfetto. “Alfio questo è Marco S., ho ceduto a lui l’attività ma tu sarai sempre il fac totum, sicuramente andrete d’accordo.” Con un po’ di riluttanza Alfio diede la mano a Marco il quale lo rassicurò: “Non metterò mai bocca nel tuo operato,  dammi del tu, non amo le distanze con i collaboratori.” Il secondo negozio era simile al primo; col conduttore Basilio vi fu lo stesso colloquio. “Caro Marco non penso ci voglia molto a capire come finirà, ridi pure, anch’io ho il senso dello humor e soprattutto il senso del…sesso, son sicura che…” La cena fu servita tardi sotto gli alberi, c’erano un gran divano oltre naturalmente a sedie e tavolino. Tutto a base di carne e vino Cerasuolo di Vittoria, alla giusta temperatura, Al finale, prevedibile, Lina con molta naturalezza sbottonò i pantaloni di Marco, prese a giocare con le mani il suo ‘ciccio’ diventato una ‘arbre magic’ per poi baciarlo delicatamente sino alla normale conclusione che però non fermò la padrona di casa che, assunta la posizione di pecora, si fece infilare in ambedue i pertugi dimostrando gran piacere. “Era molto tempo che…” Finirono nella camera da letto di Lina senza incontrare nessun servitore, sicuramente addestrati a farsi i fatti loro. Il finale erotico fin in maniera selvaggia, Lina sapeva che l’indomani Marco sarebbe partito e voleva un suo ricordo profondo. “Mia cara, sei stata magnifica, intanto sei rimasta giovane nel cervello e poi mi piace anche il tuo corpo longilineo, non è uno sciocco complimento, lo penso ma debbo anche pensare che ho una moglie che non intendo abbandonare, mi farò vivo ogni tanto.” “Ho dei nipoti imbecilli, non intendo lasciare loro i negozi, alla mia morte saranno tuoi. Il ritorno a casa del guerriero fu un trionfo, Marco fece partecipe Gina di essere diventato proprietario di due negozi che una signora molto anziana gli aveva voluto lasciare in eredità alla sua morte. Un rapporto sessuale molto ‘leggero’ e poi una settimana di libertà insieme alla consorte, a Salvatore e ad Anna in gita sui monti Peloritani con viveri al sacco. Salvatore assente di notte per servizio, i tre si stavano annoiando dinanzi al televisore quando Anna (già d’accordo con Gina) cominciò a ‘scherzare’ da vicino con Marco, sempre più da vicino fino al finale previsto, il ‘ciccio’ di Marco inalberato passò fra le mani e poi nell’intimo delle due signore che si baciavano fra di loro, un piccola orgia apprezzata da tutti ma non evidentemente da Salvatore che era in compagnia della bruma notturna. La storia ebbe un bel finale, quello delle favole, tutti (maschi e femmine) ripresero con spensieratezza il loro lavoro, Marco naturalmente il più fortunato ed anche Fru Fru ebbe il piacere di trovare un volpino maschio arrapato che le diede tre bellissimi cuccioli adottati da Anna e Gina. Ritenete la storia improbabile, siete fuori strada, al giorno d’oggi in cui i matrimoni fra gay sono all’ordine del giorno una storia come quella riportata non fa impressione a nessuno anzi alcuni vorrebbero poterla vivere!
    SETTE  PERSONAGGI IN CERCA DI…
     
    Via Gramsci 69 palazzina isolata di due piani a Messina, due famiglie, tanti casini: Marco e Gina al primo piano, Salvatore ed Anna al secondo. Otto di mattina, Anna si stava godendo il calduccio del letto, nessuna voglia di alzarsi per riprendere il tran tran giornaliero di casalinga e di sarta, un mucchio di stoffa l’aspettava… Un bussare furiosa alla porta, non poteva che essere Gina in crisi col marito, Gina spesso rompeva…come se l’amica potesse sistemarle le…corna. “Vieni amica mia, prima la doccia poi parliamo.” “Parliamo mentre ti lavi, lo sai che…” “Tuo marito non è rientrato questa notte, bella novità, prova a lasciarlo, ti dovrà mantenere e poi col tuo mestiere di parrucchiera…” “Ne sono innamorata, non resisterei senza di lui…sai che hai un bel corpo, malgrado i quarant’anni tette sode, culo prominente, cosina rasata e rosea come piace a me…Tu sola puoi consolarmi, ti prego…”  “Ti consolerò un’altra volta, ho un sacco di vestiti da cucire e poi sta rientrando Salvatore, il mestiere di guardia notturna è pesante e deve riposare, se proprio vuoi, stasera…” “Sei un amore, grazie.” Anna era molto affezionata all’amica, capiva le sue angosce e talvolta provavano insieme le gioie di Lesbo. Ora ci mancava anche Fru Fru a rompere, la cagnolina volpina che giustamente reclamava sia la colazione che l’uscita per i bisognini. Anna le mise la museruola e la spedì fuori casa. Che faceva nel frattempo Marco? Dormiva il sonno del giusto? Ma quando mai, quale rappresentante, diceva lui, di prodotti caseari, prosciutti e tutta la salumeria doveva essere in viaggio nei paesi siciliani per cercare di ‘appioppare’ la sua merce ai negozianti ma spesso con scarso successo, solo qualche padrona femmina di negozi si faceva convincere talvolta dietro prestazioni sessuali; effettivamente Marco faceva come uomo la sua porca figura ma i ricavi erano minimi sinché un giorno o meglio una sera, stanco morto e senza aver concluso alcun affare, si presentò all’albergo ‘Regina’ di Pozzalo in quel di Ragusa e chiese una stanza possibilmente non rumorosa. Alla sua vista la padrona, che curiosamente portava lo stesso nome dell’albergo, fece sloggiare dalla reception l’impiegata e si mise a servire personalmente il viandante, non che volesse far un piacere alla ragazza ma perché attratta da quel fustacchione il quale, anche se stanco, una volta ripresosi doveva avere ottime qualità amatorie. Regina anche se sessantenne, vedova’ proprio perché sola non si lasciava sfuggire le buone occasioni. Ritirati i documenti, condusse in una camera retrostante l’albergo il buon Marco che notò uno scintillio particolare negli occhi della signora e: “Stasera sono un po’ sul distrutto, che ne dice se ci vediamo domani?” Madame approvò con un cenno del capo e la mattina alle otto si presentò nella stanza dove era alloggiato Marco e: “Sveglia, c’è una colazione che l’aspetta!” Marco era ancora nelle braccia di Morfeo o meglio di una dea e prima di poter rendersi conto di dove fosse ci volle un po’ di tempo sempre sotto lo sguardo di Regina coperta da una vestaglia rosa; deliziosa sia la vestaglia che il contenuto. “Primo comandamento appena alzato: doccia!” e Marco si diresse nel bagno seguito dalla padrona di casa con un sorriso in bocca da trentadue denti bellissimi (forse una dentiera) ma poco caleva a Marco, doveva essere danarosa e generosa e la cosa divenne interessante in quanto la vestaglia di madame cadde a terra lasciando allo scoperto un corpo bellissimo per l’età, Regina doveva essere una cliente affezionata di qualche istituto di bellezza. Madame senza tante storie si diresse sul membro di Marco il quale ben presto mostrò tutta la sua ‘mostruosità’ che fece scappare dalla bocca alla dama “e che cazzo!” e fece in modo che entrasse quasi tutto nella sua dolce boccuccia, andando avanti ed indietro sino all’ingollo finale di vitamine. Non contenta Regina fece sdraiare sul letto Marco , gli saltò letteralmente addosso  in un gustoso ‘smorcia candela’  (quell’aggeggio che i preti usano in chiesa per spegnere le candele) solo che questa volta la candela non voleva proprio spegnersi con gran gusto di Regina che: “Cazzo mi stai distruggendo, il tuo è un ‘marruggiu!” Dopo tre giorni di ‘lavoro’ Marco, dopo aver convinto la padrona dell’albergo ristorante di acquistare merce del suo listino, ben contento del soggiorno lasciò Pozzallo diretto a Noto in quel di Siracusa, se non dopo aver promesso a Regina che sarebbe ripassato a …ripassarla! Noto è famosa per i suoi monumenti che vengono visitati annualmente da molti appassionati anche provenienti dall’estero, l’arte intesa come tale lasciava profondamente indifferente Marco ma pensava di poter piazzare la sua merce data la presenza di tanti turisti. Guardandosi in giro non vide alcun negozio ed allora, con fare modesto, si avvicinò ad una signora con cagliolino zappettante al fianco: “Scusi il mio ardire (parola che fa molto effetto sulle femminucce) vorrei chiederle se mi potesse indicare dei negozi dove piazzare la mia merce, sono rappresentante di formaggi e di salumi.” La dama quasi settantenne, alta, longilinea con cappello in testa (era d’estate) dopo aver squadrato a lungo il bel giovane: “Dove vuole andare con questo caldo, io sono padrona di due negozi di alimentari, ce lo condurrò dopo pranzo, sempre che lei accetti il mio invito!” Marco fece un inchino (che è sempre una forma apprezzata di signorilità) ed ovviamente accettò di recarsi a casa. La casa… era un castello antico con tanto di maggiordomo che aprì il cancello. “Fidelio abbiamo un ospite, avvisi la cuoca!” La sua non era stata una richiesta ma un ordine militare! “Preferisco desinare (preferì questo verbo più signorile e non il volgare mangiare) al fresco sotto gli alberi, che ne dice?” “Bien sure madame!” “Vedo che conosce il francese la mia lingua preferita, se le va dopo pranzo mi leggerà qualche poesia di autore gallico. E così fu: “Le reciterò una poesia di de Vigny un po’ triste ma che si adatta a questo ambiente in ambito serale: J’aime le son du cor, le soir, au fond des bois, soit qu’il chante les pleures de la biche  aux bois ou l’adieu du chasseur que l’echo faible accueille et que le vent du nord porte di feuille in feuille…” “Basta è molto bella ma mi fa intristire, è l’ultima cosa che desidero, alle sette usciremo le farò vedere i miei due negozi.” Inutile affermare che il pranzo, a base di pesce era eccellente, il finale con Ananas e caffè proveniente da macchina da bar, tutto in quell’ambiente sprizzava perfezione, forse anche troppa. “Mi permetta di prenderla sotto braccio, può essere mio figlio, forse mio nipote, io non amo le persone anziane, parlano sempre di malattie, io preferisco quelle giovani ed atletiche come lei, tre volte la settimana vado in palestra, non amo la pelle pendente dei vecchi, io non l’ho.” “Madame lei ha classe, cosa molto difficile da reperire oggi, tutta la mia stima…” “Le interessa altro di me?” “Non mi faccia arrossire, non sono il tipo ma…” “Va bene ne riparleremo stasera nel mio giardino, al fresco.” Il primo negozio aveva il bancone a ferro di cavallo, le carni erano esposte dentro contenitori al freddo, i formaggi collocati sotto vetro, i prosciutti appesi come pure i salami, tutto perfetto. “Alfio questo è Marco S., ho ceduto a lui l’attività ma tu sarai sempre il fac totum, sicuramente andrete d’accordo.” Con un po’ di riluttanza Alfio diede la mano a Marco il quale lo rassicurò: “Non metterò mai bocca nel tuo operato,  dammi del tu, non amo le distanze con i collaboratori.” Il secondo negozio era simile al primo; col conduttore Basilio vi fu lo stesso colloquio. “Caro Marco non penso ci voglia molto a capire come finirà, ridi pure, anch’io ho il senso dello humor e soprattutto il senso del…sesso, son sicura che…” La cena fu servita tardi sotto gli alberi, c’erano un gran divano oltre naturalmente a sedie e tavolino. Tutto a base di carne e vino Cerasuolo di Vittoria, alla giusta temperatura, Al finale, prevedibile, Lina con molta naturalezza sbottonò i pantaloni di Marco, prese a giocare con le mani il suo ‘ciccio’ diventato una ‘arbre magic’ per poi baciarlo delicatamente sino alla normale conclusione che però non fermò la padrona di casa che, assunta la posizione di pecora, si fece infilare in ambedue i pertugi dimostrando gran piacere. “Era molto tempo che…” Finirono nella camera da letto di Lina senza incontrare nessun servitore, sicuramente addestrati a farsi i fatti loro. Il finale erotico finì a letto in maniera selvaggia, Lina sapeva che l’indomani Marco sarebbe partito e voleva un suo ricordo profondo. “Mia cara, sei stata magnifica, intanto sei rimasta giovane nel cervello e poi mi piace anche il tuo corpo longilineo, non è uno sciocco complimento, lo penso ma debbo anche pensare che ho una moglie che non intendo abbandonare, mi farò vivo ogni tanto.”Il ritorno a casa del guerriero fu un trionfo, Marco fece partecipe Gina di essere diventato comproprietario di due negozi che una signora molto anziana gli avrebbe lasciato in eredità alla sua morte. Un rapporto sessuale molto ‘leggero’ e poi una settimana di libertà insieme alla consorte, a Salvatore e ad Anna in gita sui monti Peloritani con viveri al sacco. Salvatore assente di notte per servizio, i tre si stavano annoiando dinanzi al televisore quando Anna (già d’accordo con Gina) cominciò a ‘scherzare’ da vicino con Marco, sempre più da vicino fino al finale previsto, il ‘ciccio’ di Marco inalberato passò fra le mani e poi nell’intimo delle due signore che si baciavano fra di loro, un piccola orgia apprezzata da tutti ma non evidentemente da Salvatore che era in compagnia… della bruma notturna. La storia ebbe un bel finale, quello delle favole, tutti (maschi e femmine) ripresero con spensieratezza il loro lavoro, Marco naturalmente il più fortunato ed anche Fru Fru non più 'vergine Cuccia delle Grazie alunna'ebbe il piacere di trovare un volpino maschio arrapato che le fece mettere al mondo tre bellissimi cuccioli adottati da Anna e Gina. Ritenete la storia improbabile, siete fuori strada, al giorno d’oggi in cui i matrimoni fra gay sono all’ordine del giorno una storia come quella riportata non fa impressione a nessuno anzi alcuni vorrebbero poterla vivere!
     

     
  • domenica alle ore 10:53
    Che s'ha da fa pe' campa'!

    Come comincia: Non era facile sorprendere Al. un fustaccio da un metro e ottanta “désiré par les femmes” sempre allegro, sorridente e disponibile ma la notizia era veramente ferale: la notifica di chiusura della filiale di materiale fotografico e di hy fy della ditta Ferlazzo, la maggiore di Messina. Quale direttore aveva uno stipendio decisamente consistente che gli permetteva di  condurre una vita agiata unitamente alla gentile consorte An. la quale aveva preferito fare la casalinga e la mamma alla  figlia Me. ormai diciassettenne anche lei alta, bruna come i genitori e molto attraente. La notizia era stata comunicata ai membri  della famiglia alle tredici e, ovviamente, aveva gettato in disperazione anche ambedue le femminucce. Era noto che trovare un posto se non  di prestigio ma almeno dignitoso era impresa quasi impossibile. Alcuni amici di Al., funzionari di ditte in altri campi avevano fatto la sua stessa fine e le mogli, in passato eleganti e che frequentavano l’alta società si erano viste costrette a far le badanti a persone anziane. Al. il pomeriggio era tornato in ufficio per dar le consegne all’incaricato della ditta con sede principale a Catania e poi si era messo a gironzolare per la città, non se la sentiva di rientrare a casa ma quella passeggiata lo depresse ancor più: alla stazione si accorse di mendicanti sia italiani che stranieri, mai la lui notati in passato, che allungavano una ciotola per chiedere la carità, capì che quale capo famiglia doveva prendere in mano la situazione. Sotto casa sua una villetta in affitto in via Maregrosso  c’era una falegnameria ed il titolare, come ogni volta, lo salutò con la solita deferenza: “Baciamo le mani dottore!” Di rientro a casa cercò di dimostrarsi ottimista con An. e Me. :
    “Troveremo una soluzione.” An anch’io cercherò di darmi da fare come commessa, ci so fare con la gente, non dovrebbe essere difficile.” Invece lo era, ogni negozio visitato era in crisi ed i titolari erano costretti a licenziare i dipendenti altro che assumere! Nei giorni successivi si spinse nel campo dei professionisti: era laureata in lettere e si arrangiava in ufficio e col computer. Il primo che contattò era un notaio, famoso in città piuttosto avanti negli anni che la fece accomodare ed esprimere i suoi problemi poi si alzò e da dietro le prese il collo in mano e tentò di baciarla…An. le mollò un ceffone e sparì dalla circolazione ma capì che la storia si poteva ripetere in simili occasioni, non era una puritana ma non se la sentiva di fare la prostituta. Non mise al corrente dell’episodio il resto della famiglia, non sarebbe servito a niente, disse solo che aveva incontrato dei dinieghi alla sua richiesta di posto di lavoro. Anche Al. era andato in bianco, la famiglia andava avanti con i risparmi ma sino a quando? Un giorno a pranzo una sorpresa: Me. frequentava l’ultimo anno del liceo classico, aveva come compagni di scuola anche ragazzi di famiglia agiata e frequentava la casa di un collega tale Au., dire  casa era un diminutivo, i genitori del ragazzo erano proprietari di vari immobili in città, a Torre Faro abitavano d’estate in un villa a pochi passi dal mare dove spesso Me. veniva invitata dal collega Au. con l’assenso dei suoi genitori, specialmente del padre Ar. che aveva uno ‘sguardo’ particolare per Me. Le peregrinazioni di AL. e di AN. alla ricerca di un posto di lavoro erano giornaliere ma senza risultati, la disperazione di stava impossessando dei genitori di ME. che un giorno si presentò in casa con una busta: “Questa è da parte di AR. e della moglie DO. Perplesso AL aprì la busta e sorpresa sorpresa comparvero €. 5.000 in contanti. ME. “I genitori di AU. mi hanno detto che è un prestito in attesa che troviate un posto di lavoro inoltre mi hanno accennato al fatto che la loro villetta, che si trova lungo la panoramica è composta di tre piani di cui due vuoti, qualora voleste potremmo occuparli, sempre che siate d’accordo.” La manna o il cacio sui maccheroni quella proposta, AL non pagava l’affitto da due mesi ed il padrone di casa, vecchio spilorcio, ne aveva chiesto lo sgombro. Il trasloco fu effettuato dalla ditta Minutoli il cui proprietario era amico di AR. Dopo i primi momenti di disagio per il trasloco AL., AN.e ME. poterono apprezzare sia l’abitazione che il bellissimo panorama della Calabria. C’era pure una piscina, un campo da tennis ed un vasto giardino. Il pranzo di inaugurazione fu stabilito dovesse essere effettuato al ristorante ‘La Sirena’ sul lago di Ganzirri: ME vicino ad AU., le due mogli si scambiarono i posti vicino ai rispettivi mariti. Il padrone alla fine del pasto offrì dello spumante ai sei che ne apprezzarono anche una seconda bottiglia con la conseguenza che, al rientro in villa, i signori erano  tutti un po’ brilli e si misero a ballare con dolci musiche di sottofondo e con scambio di consorti. AL. si accorse che AN. si trovava a suo agio fra le braccia di AR. e così anche lui ne approfittò con DO. Verso le sedici AR. :”Tutti in branda!” Si ritrovarono verso le ventuno dinanzi alla TV ma non pensarono alla cena, ancora non avevano digerito il pranzo. AL. e AN. ovviamente il giorno successivo ripresero a girovagare in cerca dell’agognato posto di lavoro, ME. ed AU. all’università, AR., il più fortunato in piscina e DO. con la cameriera a preparare il pranzo ma non si lamentava, di solito era sola in casa e quella compagnia rumorosa le risollevava lo spirito. Di solito si ritrovavano tutti insieme per la cena, ormai era abitudine che le signore si scambiassero il posto vicino ai mariti i quali non solo non protestarono ma mostravano di gradire…Viste inutili le ricerche di un’occupazione di AL. e di AN., AR. propose ad AL. di aprire, a sue spese,  un negozio di  materiale fotografico e di di hy fy in un locale di viale S.Martino, locale di sua proprietà andato sfitto. AL.  riprese contatti con la ditta Ferlazzo, sua precedente fornitrice che, con un deposito di €. 50.000 (ovviamente sborsati di AR.), provvide ad inviare macchine fotografiche di ultima generazioni e tutte le novità in fatto di hy fy. An. talvolta aiutava il marito in negozio, altre volte restava a casa ad aiutare DO. Una volta AL. non si sentì bene di stomaco e rientrò in villa lasciando AN. al suo posto ma mal gliene incolse. Stava per entrare nella sua camera da letto al secondo piano quando sentì risate e schiamazzi al piano inferiore. Aperto uno spiraglio della camera da letto della figlia ebbe un colpo allo stomaco. Me. completamente nuda saliva e scendeva dal letto e poi ci girava intorno inseguita non da AU. ma dal padre anche lui nudo e con la… spada sfoderata! Delusione, rabbia tristezza e poi mancanza delle forze consigliarono AL. si recarsi in camera sua buttandosi sul letto con tutte le scarpe. Forse un calo di pressione o le emozioni provate portarono AL. in braccia a Morfeo. Mercurio, suo dio protettore era in tutt’altre faccende affaccendato (a corteggiare Erse) e così non era riuscito a proteggere lo sfortunato AL.il quale  rientrò nella realtà dagli scossoni della moglie: “Sei a letto con tutte le scarpe!” AL. si mise a piangere, era più forte di lui, forse era indice nella vicina vecchiaia ma forse era stato lo choc subito. AN. da donna intelligente capì la situazione, lei già sapeva della relazione fra ME. e AR. ma prudentemente, anche se con dolore nel cuore, aveva fatto finta di niente. Sarebbero successi troppi casini e la loro vita agiata…AL. e AN. accusarono un malore e non scesero a pranzo, AN. si rese conto che tutti sapevano tutto tranne il giovane AU. ancora troppo ingenuo per capire certi intrecci amorosi, spiegarglielo a parole? Meglio di no, non era possibile conoscere la sua reazione ed allora le due signore (ricordiamoci noi maschietti che le donne  sono sempre più furbe di noi!) gli tesero una trappola: una sera a cena riuscirono a farlo bere un bel pò di Caffè Sport Borghetti liquore a base di caffè e, un po’ brillo, lo portarono in camera sua dove AN. rimase a fargli compagnia mentre sua madre si ritirò in buon ordine. AU. si ritrovò presto nudo massaggiato e spompinato dalla brava AN. che ce la mise tutta anche nel farsi penetrare nel deretano per evitare indesiderate gravidanze. AU. decisamente distrutto sessualmente prese la via del sonno profondo ma, al risveglio, ebbe la sorpresa di trovarsi sul cuscino uno slip da donna viola che non ricordava mai visto indossato da ME. Pian piano riuscì a ricostruire i fatti della notte passata e cominciò a ragionare: sicuramente aveva avuto un rapporto sessuale con AN. che non poteva certo confessare alla fidanzata per evitare casini e poi quell’ingresso nel bel sedere di AN. lo ricordava bene e gli era piaciuto particolarmente, ‘turbamentum magnum dilabuntur’ insomma un casino generale! Le signore avevano ottenuto quanto si erano prefisse ed ora si poteva stilare una formazione come nel calcio: AR. con ME., AU. scompagnato con AN., ed infine AL. con DO. Non che mancassero le ‘invasioni di campo: AL. talvolta ‘incontrava’ la legittima consorte, AR.’vedeva’ DO. ed infine AU. la deliziosa ME. che non aveva mai dimenticato ed allora si può ben dire : ‘concordia magna dilabuntur’ anche se il collante era stata la ‘pecunia non olet!’ Fatevi tradurre quello che non avete capito o meglio studiate il latino!

     
  • 17 maggio alle ore 9:41
    Ma quale amore?

    Come comincia: Non c’è parola più abusata di: ‘amore’, spesso a sproposito. Cominciamo dalla prima infanzia: il pargolo appena nato dipende dalla tetta materna, questo è il primo amore che resterà o dovrebbe resistere per tutta la vita. Potrei trattare l’argomento in modo infinito: alcuni molto piacevoli altri meno altri ancora tragici, ma iniziamo dall’antichità. I libri di storia che ci hanno propinato a scuola non riportano il rapporto incestuoso fra Cleopatra ed il marito fratello Tolomeo. Forse il motivo di tali intrecci erano dovuti al fatto che non si voleva che si rovinasse la stirpe e poi allora le razze erano ancora pure e difficilmente potevano accadere che la prole fosse ammalata (così la pensavano gli antichi). Oggi la situazione non viene accettata, per la maggior parte delle persone non esiste ‘accoppiarsi’ con un parente stretto anche se molti esempi ci portano  sapere di tali unioni. Fra l’altro in alcuni paesi fra cui l’Olanda, la Spagna e la Francia  l’incesto consensuale non viene condannato. Ci sono stati casi famosi come quello di Nick Cameron e di Danielle Hearney fratellastri (padre diverso) che si son dovuti allontanare dal loro paese per non essere incarcerati. Dare un giudizio negativo per i conformisti è piuttosto facile ma i ribelli come me vanno in crisi. Ho provato sentimenti molto forti e coinvolgenti per varie persone e so quello che si prova. È meraviglioso se siamo corrisposti e nelle regole della società ma in caso contrario …Un fatto veramente avvenuto: un mio caro amico G: ha due figlie; quella minore M. all’età di tredici anni gli ha fatto una proposta diretta: “Papà sono curiosa, mi fai toccare il tuo coso?” G. subito ha preso la cosa con un sorriso e soprattutto con sorpresa, aveva sempre avuto molta confidenza con  moglie e figli, si facevano la doccia tutti insieme ma…G. seguitò: “Ho visto quello di un mio compagno di scuola è piccolo e brutto non mi è piaciuto, mi sono messa a ridere, lui ogni volta che mi vede diventa rosso a scappa.” “Mia cara questo lo usa la mamma ma se proprio ci tieni…” M. non se lo fece dire due volte, con una certa maestria cominciò a sollazzare il ‘ciccio’ di papà che poco dopo cominciò a schizzare sperma, una goccia arrivò sulle labbra di M. che: “Sai che ha un buon sapore!” M. era una ragazza particolarmente curiosa, alla biblioteca comunale aveva preso in prestito per la lettura romanzi di autori americani, russi, anche ungheresi oltre naturalmente quelli di scrittori italiani e non era il tipo che si impressionava facilmente, quello che era andato in crisi era G. ma fu rassicurato dalla figlia: Tu papà seguita a scopare con mamma, con me quando vorrai, io non sono più vergine, ricordi il mio amico A.?” Così venne a sapere che A: figlio di un suo amico si era ‘fatto’ per primo la sua adorata M., o prima o poi…In seguito venni a conoscenza che mamma e figlia si dividevano le ‘carezze’ di G. senza porsi problemi, contenti loro! Un argomento molto più complicato è quello degli amori omosessuali: tutti sanno di Saffo che Alceo definì ‘Divina, chioma di viola, sorriso dolce come il miele.’ La gentil donna insegnava in un Tiaso, collegio in cui venivano istruite le fanciulle con cui aveva ‘confidenze’ sessuali che traduceva in meravigliosi versi appassionati. Non fu però fortunata, innamorata respinta da Faone si suicidò gettandosi dalla rupe Leucade. Questa storia mi portò a cambiare il mio modo di pensare sugli omo; ho capito che non è solo una questione fisica, ci sono di mezzo anche i sentimenti che, come sanno quelli che li hanno provati, cambiano completamente la vita facendo superare anche ostacoli che si credevano insuperabili. Nella società attuale sono più tollerate le omo donne che i maschi, esempi ne abbiamo tutti i giorni in cui alcuni omo maschi sono finiti in ospedale perseguitati da quelli che si ritengono maschi puri che io invece ritengo puri imbecilli, se un omosessuale maschio è attirato da un altri uomo in fondo è uno sfortunato, così la penso io, mi sbaglierò ma…Ci sono altri aspetti che fanno pensare: la prostituzione maschile tra omo riguarda me in prima persona. Ero stato invitato a passare il week end nella loro villa ad Ostia da un danaroso compagno di scuola tale F. Muniti dal giovane di fucili da caccia, in dieci, quanti eravamo, ci eravamo sparsi nella retrostante pineta ed avevano preso a sparare a tutti gli uccelli che ci capitavano a tiro ed anche a conigli e lepri, cosa assolutamente vietata ma il mio amico F. mi disse di non preoccuparmi, era ben coperto! La mamma, vedova, ma ancora ben prestante, provvide con la cuoca a cucinare tutta la cacciagione innaffiata dal vino Merlot. A fine pasto, tutti un po’ brilli fummo accompagnati nelle rispettive camere da letto.  Notai che la signora aveva preso sottobraccio un ventenne alto e robusto tale S. per condurlo..boh ma poco me ne importò, anche le vedove hanno diritto a…Io capitai in una camera a tre letti: il padrone di casa si prese quello al centro, un certo H. tedesco quello vicino alla finestra ed io quello accanto alla porta. Oltre che un po’ ubriaco ero pure stanco e così mi addormentai alla grande. Più tardi mi svegliai ma ancora insonnolito mi misi il cuscino sopra la testa, sentivo il rumore di una rete di letto che faceva rumore. Ormai sveglio completamente mi girai e meraviglia delle meraviglie vidi il padrone di casa che andava su e giù nel deretano del deutsch il quale dimostrava di gradire la cosa. Che avreste fatto. Io rimasi imbambolato sinché F. “Non hai mai visto una inchiappettata, la stai vedendo. A me piacciono le femminucce ma quando capito uno come F. non mi tiro indietro. F: prendi in bocca quello del mio amico, fai vedere quanto vali!” Io mi trovai spompinato perché ‘ciccio’ aveva reagito fino all’orgasmo, F. fece il pieno di vitamine ed io andai in bagno, doccia e, dopo colazione rientro a casa completamente frastornato, anch’ io ero forse diventato…Pensai di raccontare la storia alla mia fidanzata S. anch’essa molto anticonformista ma anche di spirito, meglio di no, mi avrebbe preso per il culo a vita!

     
  • 02 maggio alle ore 10:45
    Crocifissa la squaw

    Come comincia: Le pessime abitudini non hanno mai fine. Mettere ad una bambina, in onore di una nonna, il nome di Crocifissa è proprio una crocifissione, in Calabria è nome comune anche se decisamente impegnativo. La neonata era figlia di Giuseppe M. e Maria G. ma anche‘Figlia dei Fiori’ quel movimento intellettuale degli anni 70 con cui venivano azzerati tutti quelli che erano in precedenza considerati valori  basilari. Gli ‘hippy’ avevano rifiutato le convenzioni e le istituzioni familiari ma indirizzato i loro interessi alle filosofie orientali. Vestiti con abiti a fiori avevano  assunto come detti ‘mettete dei fiori nei vostri cannoni’, oppure ‘fate l’amore non la guerra’ e amenità del genere. Questa premessa è per i più giovani che forse non hanno sentito parlare di quel movimento. La piccola Crocifissa, a cui non era stato risparmiato proprio nulla (aveva avuto un dote anche i nomi di Cloe, Senara, Ubalda) divenne presto orfana dei genitori che, ubriachi, morirono nell’incendio della loro tenda in località Calcata a 40 km. da Roma. Giocoforza la bimba venne affidata ai nonni  Cateno F. e appunto Crocifissa V. che, per motivi di lavoro del capo famiglia, abitavano a Messina, in via Colapesce. Cateno aveva acquistato una falegnameria sotto la sua abitazione al primo piano,  la bimba a due anni, venne iscritta all’asilo infantile delle monache che apprezzarono subito il suo carattere sempre allegro e gioioso e poi con quel nome…In particolare la superiora , suor Celestina,  le aveva comprato tanti giocattoli, era la sua prediletta e spesso la accarezzava, la baciava in continuazione,  insomma  una vera madre ma…Suor Celestina, ricca di famiglia,  in passato aveva avuto delle relazioni non proprio materne con alcune allieve che frequentavano le superiori al liceo classico Prati pur abitando ancora nel collegio. Certo quelli non erano insegnamenti divini ma reprimere la propria natura non è possibile, né era possibile abbandonare il velo monacale per lo scandalo che avrebbe creato nella famiglia originaria di Patti in provincia di Messina, famiglia conosciutissima in paese e molto religiosa. Suor Celestina aveva confidenza col proprio confessore, un giovane prete aperto di idee. Parlando a lungo della natura umana, erano venuti all’accordo che il suo non fosse un peccato perché  creazione di Dio e che è giusto muoversi in totale autonomia con la propria natura. Messosi l’animo in pace, suor Celestina si ‘coltivava’ Crocifissa che cresceva ogni giorno più bella e allegra. Bravissima a scuola, aveva superato brillantemente la terza media ed i nonni l’avevano iscritta al liceo classico Prati. Pian piano Crocifissa e suor Celestina erano divenute ‘intime’. Crocifissa non se ne meravigliò, di natura aperta di idee (aveva preso dai genitori) aveva accettato con piacere le carezze e gli orgasmi con la suora con la quale spesso passava la notte con la complicità delle altre suore ben foraggiate dalla madre superiora. Non  era più vergine causa un vibratore in possesso di suor Celestina avuto chissà come. La ragazza dimostrava un’intelligenza superiore alla media. A scuola si annoiava perché quanto veniva spiegato dagli insegnanti l’aveva già appreso di suo leggendo i libri di testo. Faceva finta di essere distratta ma, a richiesta degli insegnanti, ripeteva tutto quello da loro spiegato con meraviglia di tutta la classe. Una svolta nella sua vita avvenne con la nomina ad insegnante di lettere di un certo Ettore S., fusto di un metro e ottanta aperto di idee, simpatico anche lui sempre allegro, elegante che mandò in visibilio tutta la parte femminile della classe. Crocifissa attirò subito l’attenzione  del prof. facendo cose impensabili per gli altri alunni: traduceva versioni dal greco al latino,  ripeteva a memoria molte poesie ed anche tratti di prosa di scrittori celebri, per non parlare della storia tutta memorizzata e della geografia,  conosceva tutte le capitali degli stati esteri. Crocifissa comunicò la notizia a suor Celestina che, curiosa di natura, pensò bene di invitare il prof. a tenere una lezione all’interno del  collegio sul tema: ‘Le bellezze del mondo create da Dio.’ Il buon Ettore al ricevimento dell’invito si fece pazze risate, lui ateo ed anche un po’ pagano doveva magnificare qualcosa in cui non credeva ma la curiosità non è solo femmina ed accettò sicuro di portare un po’ di sconvolgimento fra le suore infatti…Ettore era maritato con Eleonora marchesa di S.Agata Militello donna esagerata in tutti i campi: ricchissima, alta, longilinea, sempre elegantissima al suo ingresso nell’edificio attirò subito l’attenzione di tutti i presenti: il suo metro e settantacinque era ‘coperto’ da un abito a fiori lungo fino ai piedi, uno spacco laterale abissale, scarpe con alto tacco di color rosa e cappello a larghe falde di color azzurro per non parlare…invece parliamone perché la scollatura posteriore arrivare sino all’incrocio delle due natiche. La prima a rimanere sbigottita fu suor Celestina la quale si riprese subito e andò incontro all’ospite con la mano tesa: “Benvenuta nel nostro istituto,intanto glielo faccio visitare e poi andremo nel nostro teatrino per la conferenza di suo marito.” Qualcosa era scattato fra le due femmine: seguitavano a guardarsi negli occhi senza parlare ma sorridendo. Crocifissa, ormai cresciuta, capì quasi subito la situazione: madame Eleonora preferiva i ‘fiorellini’ ai ‘cosoni’ maschili e dentro di sé grandi risate nel pensare all’evolversi  della situazione futura. Ettore la prese alla larga entrando nel tema e sottolineando le bellezze della natura create da Dio: oltre all’uomo gli animali, gli alberi, i paesaggi e tutto quello che ci circonda ma poi cominciò a svicolare pericolosamente trattando l’argomento femminucce: prima l’amor materno verso la figliolanza ma poi focalizzò il suo pensiero per l’amore fra uomo e donna  per eseguire il detto di Gesù ‘Crescete e moltiplicatevi’ e quindi l’amore fisico fra maschi e femmine che, oltre al piacere fisico, portava alla nascita di un nuovo essere. Suor Celestina pensò bene di interrompere la conferenza con: “Ora tutti al rinfresco nella sala riunioni.” Eleonora sempre scortata dalla madre superiora, assaggiò a malapena qualche delizioso dolcetto preparato dalle mani sapienti (in campo culinario) delle suore: “Sono a dieta ma mi lascerò un po’ tentare, buonissimo questo babà, le sue sorelle hanno le mani d’oro!” La serata non poteva finire diversamente che con l’invito da parte di Eleonora ad suor Celestina nella sua villa lungo la panoramica. La madre superiora, felicissima dell’invito, la subordinò al permesso che doveva essere concesso dalla Madre Generale. Eleonora la rassicurò, le sue conoscenze erano molto ampie e soprattutto importanti. Il giorno stabilito, un sabato, una Maserati si fermò dinanzi l’ingresso del collegio, ne scese un autista che, berretto in mano fece salire la suora e Crocifissa nel sedile posteriore. Il conducente se la prendeva calma e tutte le altre auto sorpassavano la loro.  A questo punto suor Celestina: “Le sarei grata se aumentasse l’andatura, amo la velocità.” Non l’avesse mai detto, un rombo potente seguito da un cambio di marcia molto veloce, da viale della Libertà alla rotonda dell’Annunziata e poi lungo la Panoramica sino all’ingresso di una villa dalle alte mura, un congegno elettrico messo in moto dall’autista aprì il grande cancello di ferro. Sempre col berretto in mano l’autiere aprì le due portiere posteriori dalle quali uscirono Crocifissa e suor Celestina un pò sbatacchiate.  All’ingresso erano in attesa Ettore in short ed Eleonora in due pezzi alla brasiliana ma coperta da un copricostume trasparente rosa. Grandi abbracci di benvenuto e poi Eleonora: “Potremo andare in spiaggia ma alla confusione preferisco rilassarmi nella mia piscina di cinquanta metri, ci si sono svolte anche gare regionali di nuoto.  Crocifissa rimase in un due pezzi abbastanza castigati, Ettore in un costume piuttosto ridotto ma Eleonora, toltasi la vestaglia,  esplose con il suo mini due pezzi che copriva a mala pena i capezzoli ed il pube , dietro un filo. Suor Celestina era in evidente imbarazzo. “Mia cara qui siamo fra di noi nessuno può vederci, la servitù sta lontana e quindi una volta tanto dà uno strappo alle regole,il mondo è pieno di regole, una noia!” e cominciò a toglierle la parte superiore del cappello poi pian piano il vestito sinché suor Celestina rimase in sottoveste che sparì insieme alle calze, solo reggiseno e mutandine. La suora, come ipnotizzata, non era riuscita ad opporsi. A questo punto quel furbacchione di Ettore prese sotto braccio Crocifissa e: “Faccio vedere la villa alla mia allieva” e, presela sotto braccio sparì fra gli alberi. “Senti Crocifissa non me la sento di chiamarti col tuo nome, scegliamone un altro.” “I mi chiamo anche Cloe, Senara e Ubalda.” “Di bene in meglio! Da ora in poi per me, nei nostri rapporti, sarai Aurora spendente come il sole che sorge. Se mi permetti una confidenza vorrei baciarti spero non ti opporrai e, senza ottenere risposta si impossesso della bocca di Aurora e ci rimase a lungo tanto che il suo ‘ciccio’ , inalberato, uscì dal mini slip e si presentò trionfante alla presenza dei due. Gran risata di Ettore, perplessità di Cro..pardon di Aurora per la quale era la prima visione di un membro maschile,. “Non  aver paura, prendilo in mano,  non ti obbligherò a fare quello che può darti fastidio, dalla tua impressione credo che sia il primo che vedi.” La ragazza si incoraggiò, tanto o prima o poi… e prese a giocarci  con le mani e poi a baciarlo. “Attenzione ‘Ciccio’ è uno zozzone ed ha l’abitudine di sputazzare …potrebbe darti fastidio.” Cosa che avvenne poco dopo ed Aurora si trovò tutta impiastricciata. “Per fortuna ho con me un asciugamano, più in là c’è una fontana.”  Ettore si sedette con la schiena appoggiata ad un muretto, Aurora sdraiata con la testa sulle gambe del suo insegnante, ambedue rilassati e felici, una nuova esperienza da riprovare pensò Aurora. Al ritorno Eleonora: “Avete fatto un giro lungo, avete visitato pure l’uccelliera?” A questo punto Crocifissa scoppiò in una fragorosa risata che non finiva mai. Dopo quell’accenno agli uccelli Aurora (ormai voleva chiamarsi così) notò che qualcosa era cambiata fra le due donne. Dalla loro espressione sembravano a disagio, suor Celestina aveva indossato il copricostume di Eleonora che era rimasta in due pezzi mah! “Prima tutti sotto la doccia e poi un pranzo delizioso a base di pesce preparato da Consolato, cuoco eccellente.” La villa aveva cinque bagni e quindi nessuna promiscuità. Dopo pranzo Eleonora prese un bocchino di avorio e d’oro, vi inserì una sigaretta che risultò profumatissima, era l’unica fumatrice. Una passeggiata distensiva postprandiale sino alla citata uccelliera che conteneva un numero notevole di uccelli grandi e piccoli molto rumorosi, erano bellissimi, di tutti i colori anche pappagalli parlanti, uno in particolare si mise in mostra con un ‘cornuto’, cosa non apprezzata dalla padrona di casa: “Devo dire a Cateno di metterlo in una gabbia a parte dentro casa!” Una particolarità notata da Crocifissa: vi erano in villa collaboratori solo di sesso maschile, forse la marchesa voleva evitare di prendersi qualche libertà di troppo con qualche femminuccia. Un arrivederci a presto sinceramente sentito da tutti e quattro per motivi differenti. A scuola Aurora ricevette dal prof. una confezione di pillole anticoncezionali ed un rinvio per un ‘colloquio’ al mese successivo. Nel frattempo la piccola Crocifissa non era più la piccola ‘Figlia dei Fiori’, superati gli esami di maturità si iscrisse a lettere moderne all’Università e si recò in un istituto di bellezza per imparare a truccarsi. ‘Di testa’ non si considerava una persona normale e questo pensiero la portò a scegliere un trucco fuori del comune: forte tonalità mono marrone dal collo sino alla fronte. Il suo viso era totalmente stravolto cosa fattole notare da tutti con menefreghismo da parte dell’interessata. I compagni di Università le appiopparono  il soprannome, perfettamente calzante  di ‘Squaw’, evidentemente i geni dei genitori si facevano sentire e soprattutto vedere! Altra sua nuova peculiarità: prese a poi a dipingere non con colori ad olio ma con acrilici  soprattutto soggetti strampalati di figure umane,  era diventata una bohémienne anche nel vestire, con abiti con foggia fuori del comune e con colori improbabili. I nonni non si permettevano di criticare, era la loro nipote adorata, solo suor Celestina era perplessa ma, come si dice, si faceva i fatti suoi anche perché aveva i suoi problemi. A mezzo raccomandazioni presso la Superiora Nazionale molto spesso il pomeriggio era autorizzata a  recarsi in villa a trovare la Marchesa e ne usciva felice e contenta, aveva trovato l’amore cosa sino ad allora mai provato, lei stessa non pensava che gli omo o meglio le omo potessero provare questo sentimento. Ormai la Maserati era di casa dinanzi al convitto, trasportava sia suor Celestina che Crocifissa che finalmente aveva provato l’amore fisico maschile scoprendosi molto reattiva al sesso tanto da preoccupare talvolta Ettore quando la cotale esagerava con gli orgasmi. Finale della storia: Crocifissa ormai Aurora per tutti affittò un locale in via Margutta (all’inizio con i soldi della marchesa) e la pittura divenne la sua professione. I suoi quadri, molto particolari, venivano venduti a buon prezzo, sicuramente avrebbero fatto la felicità dei genitori ‘Figli dei Fiori’. Ettore era ormai praticamente suo marito dato che la marchesa lo ‘usava’ molto raramente, in compenso con suor Celestina faceva faville. ‘Tout passe, tout lasse, tout casse.’ Il proverbio francese aveva fotografato quanto accadde ai quattro. Suor Celestina ormai non  più giovane, si ammalò, il prof. Ettore fu trasferito d’ufficio a Roma, la marchesa trovò un’altra amante ma nel cuore le era rimasta sempre suor Celestina, Aurora incontrò un pittore affascinante ma con poco talento e squattrinato ma, in mancanza di meglio…

     
  • 14 aprile alle ore 9:59
    GIANNA, L'ASINA

    Come comincia: Leggendo il titolo di questo racconto può venire di pensare ad una ragazza che di scuola ne mangia poco: niente di più sbagliato. Gianna era l’asina del contadino Dario F. residente con la moglie Domenica S. e la figlia Mariola a Jesi, in quel di Ancona, in periferia dopo la zona ‘Casette’. Dario non era il proprietario del fondo di due ettari coltivati ad ortaggi, frutta e viti, la terra apparteneva ad Armando M. vedovo di Domenica che, prima di morire, gli aveva regalato il figlio Alberto tredicenne che, pur assomigliando al padre dall’aspetto molto mascolino ma un po’ grezzo aveva dei tratti di finezza della madre. Armando quarantenne era proprietario di un’abitazione A TRE PIANI in via San Martino ma  possedeva anche, in viale della Vittoria,  un edificio con: al pian terreno un garage con officina auto e cucina, al piano superiore una grande sala funzionante da mensa in cui spesso si svolgevano cerimonie di rinfresco post matrimoni, di comunioni e di compleanni, al secondo piano camere da letto arredate in modo classico.  Alberto frequentava la terza media alla scuola Federico ll°. Ritornando a Gianna dobbiamo dire che era eternamente inc….ta e ne aveva ben donde: tutti i lavori pesanti erano affidati a lei: tirare il carretto sino la mercato per vendere i prodotti della terra. Il mercato ‘Delle Erbe’  era lontano dalla stalla ben cinque chilometri, che diventano dieci fra l’andata ed il ritorno. Inoltre far girare, bendata e legata ad una sbarra, la ‘noria’, un  macchinario in ferro sito dentro un pozzo; tutto questo per far riempiere una vasca d’acqua che serviva per innaffiare le piante del fondo. Una volta, più arrabbiata più del solito, morse violentemente un avambraccio di Dario che per sua fortuna aveva un fiasco in mano e glielo ruppe in testa all’asina per evitare di restare monco. Alberto, espletati i compiti, si recava spesso in campagna sia per rimpizarsi di mele, di pere e di uva  sia per stare vicino a Mariola di tre anni più ‘anziana’  e guardare la ‘cose buone’ della ragazza più alta di lui, bionda, slanciata, occhi verdi, insomma un gran pezzo di … che non assomigliava affatto a nessuno dei due genitori.  Una volta fu più fortunato: una mattina, marinata la scuola, andò nel  podere di suo padre e si accorse che la bicicletta di Mariola era posteggiata al suo posto, conclusione la baby era da quelle parti a far che? Guardando attraverso una finestrella della stalla vide la ragazza appoggiata ad una greppia, piagata in avanti, gonna abbassata, mutande sparite e, posizionato dietro di lei, un maschietto che…si muoveva avanti ed indietro. In posizione scomoda,  capitò ad Alberto di scivolare e fare un gran rumore che portò Mariola e lo sconosciuto a smettere di ‘far ginnastica’ . Lo stesso sconosciuto sparì di gran carriera. Alberto si era fatto male ad un gomito che sanguinava ed entrò dentro casa di Dario. Lì trovò Mariola che con una faccia sorridente : “Ecco che succede a chi non si fa i ‘cazzarelli’ suoi; vieni qua, ti medico prima che ti venga il tetano.“ Alberto cominciò a tremare, difficile capire il motivo se per il dolore alla ferita o più verosimilmente per la vicinanza della ragazza, vestita in maniera decisamente succinta, o per il suo odore di femmina. Il giovane si ripromise di visitare più spesso la casa di Mariola che, ogni volta che lo vedeva, si faceva matte risate. Accadde che una volta Alberto, vicinissimo al corpo della ragazza, diventò tutto rosso in viso. “Non  vorrei che ti scoppi una vena, avrai la pressione altissima, vieni qua, io da buona boy scout (si dice così anche per le ragazze) sono obbligata ogni giorno a fare un’opera buona ed io so quella che desideri. Mariola prese a sbottonare la pattuella (cerniera dei pantaloni) di Alberto il quale si aspettava di seguire le orme di quel tale che aveva visto insieme a Mariola usare una certa posizione ma la ragazza: “Sdraiati sul letto, chiudi gi occhi e…” Alberto sentì qualcosa di caldo intorno al suo ‘ciccio’, aprì un po’ un occhio e vide che la ragazza si era messa in bocca il suo ormai cosone che ben presto riversò nella sua bocca un fiume di…con gran piacere del suo padrone. Mariola sparì per un po’ per poi tornare e: ” Quello che ti ho fatto si chiama ‘pompino’, non volevo che mi entrassi in fica con pericolo di rimanere incinta. Il cotale che hai visto scappare usava il condom, tu procuratelo e poi lo faremo dentro di me.” Alberto capì che si trattava ma non aveva la faccia tosta di presentarsi ad un farmacista, tutti lo conoscevano e forse l’avrebbero preso in giro e potevano raccontarlo ai suoi. La necessità spinge l’uomo ad aguzzare l’ingegno ed il buon Al. ricordò che alla seconda classe del liceo classico c’era un giovane di nome Franco B. figlio di un farmacista. Anche se non aveva confidenza con lui fece la faccia tosta e: “Scusa se ti disturbo ma mi occorre il tuo aiuto, dovrei acquistare un condom perché la ragazza che conosco vuole che lo usi, io non saprei come procurarmelo.” Franco diciottenne guardò con curiosità il più giovane collega e: “Ti posso dare una mano ma io che ci guadagno?” “Te lo pago.” “Non hai capito se ne vale la pena vorrei metterci il ‘becco’ pure io, potremmo anche dargli qualcosa in soldi.” Alberto pur di portare in porto ‘l’affare’ acconsentì una mattina, scuola disertata, di raggiungere Mariola che stava facendo il bucato e che restò perplessa quando vide che Alberto era in compagnia. “Mariola questo è Franco, un caro amico che sa farsi i fatti suoi, lui, figlio di farmacista, mi ha procurato i…”Mariola si sedette su un muretto e cominciò a fissare alternativamente i due giovani per poi scoppiare in una risata. “Siete venuti qui per avere un pò di…compagnia, mi sembrate ragazzi simpatici e soprattutto riservati, seguitemi uno alla volta in camera mia.” Franco si francobollò dietro la baby e ad Alberto non restò che attendere il suo turno che in verità tardava…Dopo circa tre quarti d’ora Franco uscì dalla casa e andò a rifugiarsi nella Fiat Topolino di suo padre con la quale avevano raggiunto il podere. Alberto si catapultò dentro casa e sentì la voce di Mariola: “Spogliati e mettiti sul mio letto.” Presto si presentò e: “Quel tuo amico prima ha voluto che gli facessi un pompino e poi è entrato dentro la mia cosina col preservativo per questo motivo hai dovuto aspettare, ma tu mi piaci di più, vieni…” Anche Alberto se ne fece due ma ambedue col condom. Non era più un ‘segaiolo’, la ‘cosina’ era proprio stimolante; si ripromise di ritornare da Mariola però da solo. Durante la prima parte del viaggio di ritorno silenzio assoluto fra i due poi Franco: “Ho lasciato dei soldi dentro il comodino di Mariola, non volevo lasciarli in giro, poteva offendersi, in fondo è una brava ragazza anche se a soldi non mi sembra se la passi bene., mi piace molto.” I due giovani, divenuti amici per la ‘cosa’ di cui fruivano a turno ma due eventi cambiarono la loro vita: Armando aveva conosciuto un’insegnate di educazione fisica  fisicamente prestante e, dopo un corte serrata  a base  di regali  costosi, l’aveva convinta a convolare a giuste (?) nozze. Sofia C. molto probabilmente si era decisa al gran passo perché avrebbe risparmiato i soldi per: il posteggio della sua Mini in garage, per il prezzo del pranzo e delle cene oltre quello per la  camera da letto (chiamala fessa!). Nozze in grande stile al Duomo celebrate dal vescovo in persona a cui Armando aveva elargito una grossa somma per i ‘poveri’. Ovviamente pranzo nella sala mensa di viale della Vittoria con gli amici festanti e dalla pancia piena e poi partenza per il viaggio di nozze con la Mercedes di Armando: destinazione primo albergo dove infilarsi per…’copula primae noctis’, furbescamente Sofia non gliela aveva mai mollata prima. Sofia tradotto dal greco vuol dire sapiente ma più che sapiente la cotale poteva chiamarsi ‘callida’ che vuol dire furba. Il perché è presto detto: di natura muscolosa aveva lo sguardo fiero, più mascolino che femminile e, in quanto a muscoli, superava qualche collega maschio anche per l’allenamento dovuto alla sua professione. Conclusione: dopo i primi tempi di fuoco (molto da parte di Armando meno da parte di Sofia) le ‘acque’ si erano molto calmate. D’estate, scuole chiuse, Sofia con la sua Mini andava al mare a Falconara Marittima e, per compagnia, si portava appresso Alberto  che era stato costretto ad  abbandonare la calda Mariola rimasta di assoluta proprietà di Franco che, affascinato sempre più dalla baby, soprattutto per le sue prestazioni, se ne era innamorato con gioia dei genitori di lei ma non dei suoi estremamente snob (la figlia di un contadino!). Alberto si era fatto rimandare in latino e greco senza tanti commenti da parte del genitore che, a suo tempo, era stato uno studente mediocre. Sofia aveva ‘fatto’ il classico e così i pomeriggi, dopo la siesta pomeridiana, matrigna e figliastro si dedicavano alle lingue degli antenati ma la dama, si era accorta che Alberto seguiva poco le lezioni motivo? Eh! non ci voleva molto a capirlo, il giovane sessualmente a secco  se la passava male non riuscendo più a farsi accompagnare da Franco a casa di Mariola, ormai sua fidanzata ufficiale. “Sei un bamboccione, se non ti impegni lo riferirò a tuo padre, voi farti bocciare e ripetere l’anno!” Alberto si mise a piangere ed abbracciò Sofia che ormai stava rendendosi conto della situazione ma, nello stesso tempo, giustamente, pensava alle conseguenze! Un giorno Armando partì per Brema quale concessionario della Mercedes, doveva anche fare un giro in Germania per propagandare il suo hotel e così rimase a lungo lontano da casa., Male gliene incolse. Alberto con l’ormone alle stelle, una notte si presentò nella camera da letto della matrigna la quale, benché assonnata, ‘la sventurata rispose’ (Manzoni docet). Alberto viveva in un mondo surreale, di giorno aveva ripreso a studiare, di notte…Anche le cose belle, o meglio soprattutto le cose belle hanno una fine e così al rientro di Armando la tragedia: la gelosia di Alberto faceva il pari con la non accettazione da parte di Sofia del ruolo sessuale di moglie. I loro incontri erano fuggevoli e niente affatto appaganti. Ci pensò Zeus, vecchio putt…re a sistemare le cose: Alberto, diplomatosi, vinse il concorso all’Accademia della Marina Militare di Livorno, la vecchia asina Gianna passò a miglior vita, Sofia cominciò ad invecchiare precocemente, Franco sposò Mariola che gli ‘regalò’ un pupo maschio, indovinate il nome? Alberto. Non è vero che tutte le favole finiscono col classico: ‘e vissero…’ questa lasciò infelice e scontenta più di una persona!

     
  • 07 aprile alle ore 10:17
    LA RELIGIONE E I MORALISTI

    Come comincia: Veniamo abituati sin dall’infanzia a credere che dentro di noi esista il male e che sia nostro compito combatterlo, dominarlo, sconfiggerlo. Ci sono in giro troppi moralisti che ‘spargono’ consigli e insegnano a noi tutti, bambini in primis, cosa sia giusto e cosa sia sbagliato di conseguenza il piacere ci fa paura, non accettiamo di viverlo serenamente e ci convinciamo che il desiderio è un nemico da combattere quasi che le fonti del nostro piacere materiale, prime fra tutte i genitali, la bocca e il tatto siano state ‘costruite’ da un dio infantile e capriccioso che vuole che le si domini e che le si reprima. Il piacere represso ci porta verso un’idea di purezza del tutto perversa e malata, verso la rabbia, la distruttività, verso i rancori. I desideri che abbiamo repressi sono il male!

     
  • 05 aprile alle ore 18:49
    FRENESIE TORMENTATE

    Come comincia:  Qualora amaste  le storie  pubblicate da Carolina Invernizzio o da Liala (se siete troppo giovani sicuramente non le conoscete, in ogni caso sappiate che le cotali si dilettavano a riportare intrecci amorosi  mielosi) questo racconto non fa per voi ma se preferite narrazioni forti, appassionate  e complicate,  come la maggior parte quelle del nostro tempo, accomodatevi in poltrona. Adriana R. ventitreenne e Roberto suo fratello ventunenne erano iscritti al’Università di Messina rispettivamente al terzo ed al primo anno della facoltà di medicina. Abitavano  nella casa paterna, al piano attico di un edificio a cinque piani sulla circonvallazione, isolato Colleoni,  residenza di persone per bene (se quelle ricche possono essere così classificate). Anche i due giovani  erano agiati anche se un po’ tragicamente in quanto i due genitori erano deceduti in Polinesia per la caduta del loro aereo ed il fratello maggiore Davide, gran tombeur des femmes a ventotto anni era passato a miglior vita nel modo migliore  (morto d’infarto mentre si sollazzava con Maddalena F.,(nome di donna di facili costumi nella Bibbia).La signora , abitante al terzo piano, coniugata con  Fausto C. il cui nome significa: felice e benevolo, martire della cristianità ma nel suo caso si anche martire si ma…la religione c’entrava poco! Non c’era da annoiarsi nel passare in rassegna le storie dei vari dimoranti di quel palazzo, un beffardo destino pareva averli riuniti sotto questa egida. Cominciando da Adriana e Roberto. La prima biondona , dalle forme procaci che non passava inosservata, Roberto anche lui biondo ma, come dire, diafano, piccolo di statura, occhi azzurri, fisico magrolino, insomma non molto maschietto. La normalità non era di quel palazzo, ammesso che oggi questa parola abbia un significato; al secondo piano due insegnanti donne di  educazione fisica dal fisico potente, sguardo fiero e, in campo sessuale, amanti del fiorellino anziché del pisello, insomma due lesbiche.  Potevano mancare due omo maschietti? No di certo: Nino M. e Gianni F. due insegnanti di lingue (inglese e tedesco) presso il liceo classico Carducci non ne avevano il classico aspetto; loro caratteristica, voluta, un certo accento di fondo rispettivamente anglosassone e teutonico che faceva tanto snob. Eccezione alla regola al primo piano due coniugi molto anziani , Mario S. e Elda B., pensionati,  buoni d’animo e ossequiosi con gli altri inquilini la cui caratteristica, conosciuta dagli altri condomini, era la pochezza della loro pensione che spingeva gli altri abitanti del palazzo a far scivolare nella loro cassetta delle lettere qualche foglietto da 50 €uro con grande gioia e riconoscenza da parte degli interessati. La loro abitazione era il rifugio peccatorum dei vari condomini quando erano in crisi. Alla fine dell’anno Adriana e Roberto decisero per una festa in grande stile a casa loro con invito a tutti gli altri inquilini e con la raccomandazione dei vestirsi in maschera, cosa difficile per Mario ed Elda i quali, foraggiati più del solito, si presentarono con gli abiti di Arlecchino e Colombina, gli unici che potevano rispettare il proprio sesso, tutti gli altri erano stati invitati ad indossare maschere del  sesso opposto (perlomeno quello ufficiale!) e così Adriana era Meneghino, il fratello Roberto Colombina, Fausto, il cocu, Rosalinda, la consorte fedigrafa Maddalena, Buffalmacco, le insegnanti di educazione fisica Andrea e Fede rispettivamente Pierrot e Pantalone , Nino e Gianni gli insegnanti di lingue di provenienza marchigiana scelsero Burlandoto e Cagnera.  L’idea di Adriana era quella di sparigliare le coppie, la maggior parte omo , l’unico vero uomo Fausto,  anche se dolorante in fronte ma pur sempre vero maschietto, Rosalinda gli altri…e lì il bello. Dato l’ordine perentorio di non togliesi la maschera, capitò che lesbiche e omo maschi nel ballare si eccitavano sessualmente, anche per le abbondanti libagioni e per lo spumante ingurgitato,  non sapendo però con chi avevano a che fare, una goduria  della maligna padrona di casa che invece conosceva chi si celava sotto le maschere. Ad un suo perentorio ordine si formarono delle coppie che dovevano appartarsi nelle loro abitazioni svelandosi così la vera identità di ognuno. Questo giochetto portò a situazioni  inaspettate perché qualche maschio omo trovandosi fra le braccia una femminuccia pure omo dimenticò la sua natura e prese a fare il maschietto, situazione che cambiò la vita sessuale di vari componenti dell’isolato Colleoni (quel signorotto medievale dalle tre palle)e così fecero onore al nome del loro edificio.

     
  • 04 aprile alle ore 18:36
    OGGETTO SENSUALE DI DESIDERIO

    Come comincia: Ci sono persone, soprattutto femmine, che ‘emanano’ una sensualità prorompente, sensualità percepita sia da uomini che da donne. Leone Mazzanti, trentenne proprietario terriero, era stato letteralmente ammaliato da Chiara Accetta, pari età e l’aveva sposata malgrado il parere non favorevole del padre, vecchio putt….re che aveva visto nella ragazza delle ‘doti’ che non riteneva idonee per una moglie e che non portasse ‘novità’ extra a casa ma Leone, affascinato, non aveva voluto sentir ragioni. In una bella giornata settembrina, classica romana, era convolato a giuste nozze in Comune, era ateo. Nel fastoso bar-ricevimenti di Colle Oppio aveva invitato le amiche e gli amici tra cui Sabrina Sollazzo massaggiatrice, Alessandro Leone ginecologo e Sabrina Faraone titolare di un lussuoso negozio per femminucce in via del Corso. Vi domanderete cosa avesse di tanto affascinante Chiara? Vi accontento subito:  altezza m.1,78, lunghi capelli castani senza frangetta (Leone non l’amava) occhi…che dire erano il fascino maggiore della baby: un verde particolare che ti penetravano sin dentro l’anima, sensualissimi e soprattutto promettenti di sessualità sfrenata. Pensate che solo lo scrivente sia stato affascinato? Sbagliato tutti i maschietti ed anche le femminucce dai gusti…particolari rimanevano senza fiato. Aggiungiamo un viso regolare sempre sorridente, seno forza tre, pancia piatta, gambe chilometriche, mani affusolate e, per ultimo, piedi lunghi e stretti, affascinanti per i trasgressori erotici (foot-fetish) insomma per i feticisti. La sposa si era sbarazzata del velo e, dopo il primo ballo d’obbligo col neo-marito, era diventata preda dei vari maschi col testosterone alle stelle! La festa finì a notte inoltrata con poco apprezzamento dei camerieri che si consolarono con mance adeguate al loro sacrificio. La casa degli sposi ubicata nella vicina via Merulana, arredata dal padre dello sposo con gusto e sfarzo, accolse Leone e Chiara che, ambedue stanchi ed un po’ ubriachi, rinunziarono alla ‘prima notte di nozze’; l’avevano già provata tempo addietro e quindi si rifugiarono nel morbido letto tutto azzurro, messaggero di felicità. Chiara era stata adottata dai coniugi Accetta residente in Australia e lei dopo una gita nella capitale italiana, ci era rimasta in seguito alle profferte matrimoniali di Leone. Il marito, proprietario terriero, passava la maggior parte del tempo a controllare i suoi interessi sulle sue terre lasciando la dinamica consorte a bighellonare in città. Per prima Sabrina che l’affascinava con i suoi prodotti per donna: scarpe bellissime, vestiti all’ultima moda, costumi da bagno ‘alla brasiliana’, cappelli, biancheria intima da sballo che Chiara provava e talvolta dimenticava di restituire alla proprietaria dimenticando anche di pagare ma…c’era un ma grosso come una casa. Sabrina aveva smesso di frequentare una sua vecchia amica lesbica perché innamoratasi perdutamente di Chiara la quale all’inizio rimase sorpresa delle avances ma poi ci prese gusto, Sabrina in fatto di sesso era bravissima e poi si era dotata di ‘aggeggi’ che la portavano ad una goduria mai provata e così, durante le ore di intervallo di chiusura del negozio via  alla Saffo più sfrenato. Leone era quello de ‘vado, l’ammazzo e torno’ come si dice in gergo e quel poco gli bastava non ponendosi problemi sulla sensualità della consorte. Un giorno Chiara ebbe qualche problema alla ‘cosina’ ed andò a consultare il ginecologo Alessandro Leone che aveva partecipato al ricevimento delle sue nozze. Ovviamente fu accolta con calore dal quarantenne dottore il quale ci mise più del tempo necessario alla visita sinché, con la pressione alle stelle, le chiese se poteva provare la sua ‘cosina’ col suo ‘cosone’ per essere sicuro della diagnosi. La prova durò a lungo con gran risate di Chiara che poi dovette andare in bagno per un ‘sostanzioso’ bidet. Alessandro era divorziato  ed invitò spesso Chiara nel suo studio fuori orario. Chiara, dallo spirito maligno, pensò bene di farsi accompagnare da Sabrina la quale all’inizio perplessa, pur di far contenta l’amica accettò e, dopo un attimo di esitazione, pensò bene di seguire i due, già nudi, nei loro ludii, una situazione talmente piacevole per i tre che seguitarono a frequentarsi con incroci di gambe, di fiorellini vogliosi, di tette baciate, con penetrazioni ‘contro natura’ delle due dame, insomma un repertorio degno di  un libro di Kamasutra. La storia fu interrotta quando Leone, dopo la trebbiatura del grano delle sue terre, pretese che sua moglie lo seguisse in una crociera Costa nel Mediterraneo. Ormai Chiara era scatenata in campo sessuale, fece facilmente innamorare il vicecomandante della nave e, marito sotto coperta a dormire, faceva impazzire Joseph il bel marinaio inglese che poco aveva con i suoi conterranei ‘niente sesso, siamo inglesi!’ Alla fine della crociera nel porto di Civitavecchia Joseph seguì il facchino che trasportava le valige ed invitò i due coniugi a New Castle dove abitava nel suo castello. Un si di cortesia da parte di Chiara e di Leone con lo scambio dei relativi numeri telefonici ed indirizzi ma la cosa finì lì, Chiara sapeva a Roma dove ‘far pascolare’ la sua ‘cicciolina’. Una brutta caduta per le scale la costrinse al riposo assoluto, l’ortopedico amico di Alessandro il ginecologo le prescrisse antinfiammatori e massaggi. Nel palazzo dei coniugi Mazzanti, al pianterreno una signora quarantenne nubile, tale Susanna Faraone aveva uno studio in cui si eseguivano massaggi medicali. La dama fu contattata e naturalmente fu contenta di far amicizia con Chiara che conosceva solo di vista. Susanna non aveva nulla in comune con Chiara: leggermente più bassa e muscolosa per la sua attività usava anche lei mezzi da palestra, a lei si sarebbe potuta adattare la vecchia battuta che ‘avrebbe potuto schiacciare delle noci con le cosce!’ ma nei massaggi era molto delicata e ben presto Chiara ne apprezzò le doti anche la  dama aveva l’abitudine di finire molto spesso molto vicino alla sua ‘cosina’, talvolta procurandole un orgasmo che a lei, in fondo, non dispiaceva. Susanna pian piano passò oltre cominciando a baciare Chiara in bocca, poi sulle tette ed infine sulla  ‘natura’ con un piacere fortissimo, mai provato, anche con l’aiuto di un vibratore, sicuramente aveva toccato il suo punto G. I giorni ed i mesi passavano in fretta, Chiara dividendosi fra suo marito (poco) e Susanna, Alessandro e Sabrina viveva praticamente di erotismo. Un suo amico psicologo le aveva detto che le sue endorfine erano alle stelle, quanto mai vero!

     
  • 01 aprile alle ore 12:55
    PRELIBATEZZE SESSUALI DI GIOVENTÙ

    Come comincia: Svegliarsi la mattina con una frase fissa nel cervello può far pensare all’interessato che sia ora di consultare un buon neurologo. Alberto M. ottantenne, rimirava con rinnovato piacere la dolce, giovane e deliziosa consorte che riposava vicino a lui. In passato si era domandato come la incantevole Anna M. ventunenne si era n’incaponita’ contro un ovvio parere contrario dei suoi genitori a farsi impalmare dal quarantasettenne
    Al., forse affascinata dalla sua divisa di maresciallo della Fiamme Gialle o meglio dal suo fascino di tombeur des femmes. Astrologicamente leoncino, aveva tenuto duro fino a quando la mattina del 20 giugno dell’anno 19..papino a mammina l’avevano malvolentieri accompagnata al Comune di Messina, non in chiesa perché Alberto era divorziato. Grandi festeggiamenti nel bellissimo locale Villa S.Andrea di Giardini Naxos,  un paio di femminucce sarebbero state volentieri al posto della sposa! Avevo dimenticato la frase in latino: “Adulta mulier semper voluptatem donat.” che calzava con l’inizio alla carriera amorosa del prode Al. Anche se non avete studiato la lingua dei nostri padri con un po’ di buona volontà potrete riuscire a capirne il significato. Alberto sedicenne abitava a Messina  Crispi, frequentava il primo liceo classico insieme all’amico Franco S. residente nello stesso suo palazzo e con cui ‘faceva i compiti’. La di lui madre Lucia F.,conduttrice della palestra al pianterreno dello stabile, era divorziata ma era ancora una quarantatreenne piacevole. Mentre ad Alberto madre natura aveva ‘concesso’ un fisico atletico, 1,82 di altezza,  muscoloso (eredità del padre), non altrettanto era stata benevola con  Franco magrolino e cagionevole di salute (anche per lui eredità del padre). Al. una mattina non trovò a scuola il compagno ed il pomeriggio si recò a casa sua: il suo amico era stato ricoverato in ospedale con una broncopolmonite. Insieme a Lucia Al. si recò al ‘Papardo’ con la Mini Cooper della signora; per fortuna le notizie erano incoraggianti, Franco doveva solo curarsi e riposarsi, nel giro di una settimana sarebbe ritornato a casa. “Alberto sali a casa mia, ti offrirò un tè con pasticcini fatti da me, spero di non intossicarti.” Niente intossicazione, tutto buono anche la padrona di casa che. “Anche se è solo giugno fa un gran caldo, vado a farmi una doccia.”La doccia durò poco e la dama  si presentò in soggiorno in accappatoio. “Io preferisco il caffè molto forte.”” Ma nel frattempo Lucia non si ‘accorse’ che l’accappatoio si era aperto sul davanti mostrando un ‘ben di Dio’ con buona pace dell’Onnipotente che, a parere dei preti, non si interessava a tale problematica. Al. anche dinanzi all’indifferenza di Lucia cercava di fare anche lui l’indifferente ma..nà parola! “Vieni qua cucciolone, ahi ahi ahi vedo qualcosa aumentare di volume, è normale alla tua età, però vedo che …non pensavo che tu…” Madame era rimasta molto sorpresa nel vedere il ‘ciccio’ di Alberto, “È il coso più grosso mai visto in vita mia, non ci pensò due volte a intrufolarselo in bocca con ovvia conseguenza…”Quello di mio marito aveva un cattivo sapore, quello tuo è una delizia. Che ne dici di far visita al fiorellino di zia Lucia?” Non pose tempo in mezzo e il ‘ciccio’ di Al., sempre inalberato, provò una sensazione, mai provata, quella di entrare in una ‘cuccia’ umida, recettiva e poco dopo eccitatissima tanto da far vibrare tutto il corpo della padrona. Alberto avrebbe seguitato ma Lu. “Caro per me basta, era un bel po’ che stavo a stecchetto, riprenderemo il ‘discorso’ un’altra volta, vai a casa, domani pomeriggio ti voglio in palestra, ho un certo progetto…” La palestra di Lucia era un circolo chiuso nel senso che accettava solo signore, occorreva iscriversi con tanto di tessera e foto ma soprattutto essere accettati dalla padrona con una rigida selezione o presentate da altri socie. In fondo alla palestra, del metraggio di quattro appartamenti sovrastanti, c’erano uno studio con scrivania, sedie e cassaforte, in mezzo un corridoio e più avanti una stanza con lettino con un piccolo bagno per… Il progetto che aveva in mente Lucia era molto chiaro: sostituire un  anziano maschietto nelle feste di addio celibato di femminucce nubende con Alberto di cui era sicura delle prestazioni e, soprattutto dal fisico sicuramente apprezzato dalle femminucce; ne parlò con l’interessato il quale, ovviamente, si dichiarò entusiasta. Alberto, però,  per mascherare le feste, doveva ufficialmente essere nominato coach della palestra. Il problema stava anche nel fatto che era minorenne e che non conosceva gli esercizi da insegnare alle signore. “Non ti preoccupare, ti sgrezzerò non in quel senso ah! ah! ma ti insegnerò quelli principali e poi ho le spalle coperte.” In seguito Alberto comprese il significato di quella frase (amicizie altolocate anche fra i giudici e le forze dell’ordine.) Durante la prima serata di presentazione, Alberto in canottiera e pantaloncini fu molto applaudito dalle signore che vollero abbracciarlo, erano una ventina e tutte al di sopra dei quaranta, qualcuna appetibile. Alberto i pomeriggi seguitò a studiare con Franco il quale non  si accorse di nulla in quanto la buon ‘gufo’ andava a letto ‘dopo Carosello’. La prova del fuoco per Alberto la sera di una giornata di luglio: festeggiata Laura una trentenne bionda non molto alta ma graziosa e soprattutto ‘caliente’. Alberto si presentò in giacca, pantaloni e camicia e cravatta ma, accompagnato da musica brasiliana, prese a togliersi lentamente i vestiti sino a rimanere in slip color rosso.  Durante lo spogliarello grandi applausi delle dame che apprezzarono il fisico da dio greco di Al per poi, a turno, abbracciandolo e baciandolo sino a quando, la più ‘sfacciata’ gli abbassò gli slip che misero in mostra un ‘mostro’ di pene con grandi oh oh oh delle damìne. Allora le meno timide presero a toccaglielo con la conseguenza che ‘ciccio’ volse la punta all’insù sembrando ancora più ‘mostruoso’, infine la promessa sposa, nella qualità di festeggiata, glielo prese in bocca tra gli applausi delle presenti ma con l’avvertimento di Al. :”Bella mia può accadere che ‘ciccio’ ti ‘innaffi’ la bocca!” “Chi se ne frega, il ‘latte’ del mio fidanzato puzza non penso che..” e infatti la pompinara smise di parlare e assunse una dose notevole di vitamine sempre accompagnata dagli urletti delle presenti. Malgrado ciò, ‘ciccio’ dimostrò la sua valenza erotica rimanendo ancora ‘inalberato’ fra lo stupore delle dame. “Lucia ci hai portato un mandrillo della foresta africana, brava.” Anche le cose piacevoli hanno un fine, Alberto tornò a casa sua, dopo una doccia calda-fredda rimase a letto sino a mezzogiorno della domenica. Alle 13 , seguendo i consigli di Lucia, Al. si rimpinsò ben bene al fine di recuperare…Né sua madre, donna modesta e silenziosa, né suo padre capitano di Carabinieri assai burbero chiesero notizie sulla serata al figlio. La vita di Al. era segnata: prima di tutto lo studio e poi saltuariamente un ‘contentino anzi un contentone’ a Lucia, ormai sessualmente quasi consorte e poi in palestra quale personal trainer e qualche addio al celibato di vogliose nubende. Con molta onestà Lucia aveva promesso ad Al. di sistemarlo finanziariamente al compimento del 18° anno di età e così il 3 settembre 19…  Scesero nell’ufficio della palestra e Lucia: “Ti farò un escursus della tua situazione: ufficialmente riscuoto da ogni socia cento €uro al mese ma le signore sborsano molto di più in contanti. Una guardia giuratamensilomente viene a ritirare il denaro, quello in assegni depositato sul mio conto corrente della banca, quello in nero su un conto cifrato in Svizzera, non chiedermi come, è illegale, i tuoi soldini sono anch’essi in Svizzera, su questo bigliettino il numero del tuo conto.” Alberto strabuzzò gli occhi, anche se talvolta aveva dovuto ‘accompagnare’ a letto qualche ‘carampana’ era stato munificamente remunerato; ringraziò sentitamente, anche sessualmente, la zia Lucia. Tutto cambiò quando il padre di Alberto, promosso al grado di maggiore fu trasferito in Piemonte. Era inverno, clima  freddo, nebbia, compagne di università non particolarmente simpatiche e disponibili…le notti Alberto sognava con tristezza la Sicilia con il suo sole e soprattutto con le sue…

     
  • 22 marzo alle ore 17:52
    O TEMPORA O MORES

    Come comincia: Cicerone scandalizzato dei costumi della sua epoca, sarebbe rimasto basito da quelli attuali in Italia. Inizio della storia: Alberto M. ed Anna N. coniugati,  insegnanti rispettivamente di matematica e di lingue, dopo il concorso, per  la loro classifica nazionale partendo da Roma dovevano scegliere una destinazione fra il nord ed il sud. Prevalse la scelta di Anna che, di natura freddolosa, chiese ed ottenne di essere trasferita a Messina insieme a suo marito. All’inizio abitarono in una pensione ma poi una botta di c…. fortuna: i nonni di una alunna di Al., pervicaci  vegani e proprietari oltre che di immobili e supermercati di molti terreni, spesso gironzolavano per le loro terre in cerca di erbe principale fonte della loto dieta ma male gliene incolse. Scambiando verdure velenosissime per edibili, presi da dolori atroci, una notte furono condotti dal figlio Adelardo al pronto soccorso dell’Ospedale ‘Papardo’ ma i medici, non conoscendo che tipo di veleno i due avessero assunto, non ebbero modo di iniettare un antidoto ed i due passarono a miglior vita. Adelardo F. ed Adelaide G. erano stati i nomi imposti ad i due coniugi dai rispettivi genitori i quali, chissà per qual motivo per vendetta e per spiritosaggine chiamarono la loro figlia Messalina come la moglie dell’imperatore Claudio, nome che, per motivi ovvii, fu declassato in Lina ma ‘nomen omen’ come credevano gli antichi romani che nel nome pensavano che fosse descritto il destino di chi lo portava, in questo caso verosimilmente. Lina era giunta all’età di sedici anni ne aveva già fatte, in campo sessuale più di Carlo in Francia. A tredici anni, durante un soggiorno in  un campo estivo per maschietti e femminucce iniziò la vita sessuale con una compagno più grande di età ma, non soddisfatta, ‘si fece’ un professore e da lì…Appena conosciuto Alberto, fustaccio da un metro e ottanta e, a parere della baby ben ‘fornito’, alla morte dei nonni prospettò ai genitori che il loro appartamento sopra la loro villa al ‘Giardino sui laghi’ fosse affittato ai due professori che, ovviamente, accettarono anche per l’esiguo canone di affitto. La villa era dotata di piscina, di campi da tennis , di palla al volo e pallacanestro oltre campo di bocce per i più anziani. Quella notte di agosto Alberto stava patendo particolarmente il caldo al contrario della consorte che avrebbe accesso i riscaldamenti anche d’estate, si fa per dire. Il buon Al. si diresse in piscina dove trovò in acqua Lina con cuffia per i capelli ma la signorina aveva dimenticato di indossare il costume… Dubbio amletico: tornare indietro o far finta di nulla? Seconda opzione. “Professore egregio vedo che anche lei soffre il caldo…” “Si ma il mio è meno caldo del tuo da quanto vedo.” “Non faccia il puritano e mi dia una mano ad uscire dalla piscina.” Un corpo meraviglioso di un metro e settantacinque con tutto il resto…Al. restò affascinato.” “Professore mai vista una donna nuda?” “Una donna nuda si ma non una bambina…” “La bambina potrebbe mettere in atto una poesia di Stecchetti che lei sicuramente conosce “Noi siam le vergini…” “La conosco, anch’io da giovane…” “Non si butti giù, lei anzi tu vali molto più di tanti miei coetanei, inutile dirti che sono a tua disposizione per qualunque…” “Sono sincero, anch’io istintivamente lo sarei ma non voglio guai con i tuoi nè con la scuola…by by.” Al. eccitatissimo, rientrò nel letto coniugale, abbassò gli slip alla consorte girata di fianco e…”Ma che ti prende, pure di notte, stavo dormendo…” Non si sa mai quello che dispone il destino che, ricordiamo, è al disopra degli dei, Al. da buon pagano ci credeva. E infatti una mattina Anna accusò un improvviso dolor di testa e preferì non andare a scuola, Al. andò a lezione con Lina in macchina e poi ritornarono insieme a casa. Durante il viaggio Lina era particolarmente allegra, rideva in continuazione guardando in faccia Alberto che non sapeva spiegarsi questo suo comportamento ma ormai aveva smesso di comprendere una ragazza di sedici anni. Il tu era diventato abitudinario tra i due e Lina: “Lo sai che il giardiniere è un bravo fotografo?” “Allora penso che ti abbia ripreso in pose varie o sbaglio?” “Il fatto è che non ha ripreso solo me ma anche una certa signora…guarda qui!” Foto inequivocabili, Anna ripresa sotto le piante del giardino completamente nuda,  sopra il corpo del giardiniere e non per motivi ginnici, stava bellamente scopando lei quasi mai disponibile a rapporti sessuali col marito! “Queste le tengo io, il giardiniere si chiama Adolfo T., con tua moglie te la vedi tu!” Anna era sempre allegra al contrario del solito, la cura di Adolfo funzionava ma deprimeva Al.  che cercava di capire dove e se avesse sbagliato qualcosa con la consorte la quale ritenne opportuno prendersi un mese di aspettativa e quindi Al. e Lina andavano soli a scuola in auto. Un giorno al ritorno, Al. preso da un attimo di eccitazione, posteggiò in una stradina laterale e prese a baciare in bocca Lina la quale ritenne opportuno sentirsi in ‘ore’ il cosone di Al con relativo finale. A casa Anna era come al solito di ottimo umore,” Ti credo pensò Alberto qual maledetto doveva saperci fare sessualmente” ma che fare? Adelardo dormiva o faceva finta di niente? bah… Questa volta il dio Hermes, angelo custode di  Alberto, prese in mano la situazione per aiutare il suo protetto. Venuto a conoscenza che  Adelardo e Adelaide ogni sabato mattina si recavano all’aeroporto di Reggio Calabria perché appassionati di volo, Hermes fece in modo che il loro aereo avesse un guasto e precipitasse nelle acque del Tirreno con la morte degli occupanti. Funerali in grande stile, i due erano molto noti a Messina.  Messalina prese possesso dell’ingente patrimonio di famiglia perché nel frattempo era diventata maggiorenne. Non vi sembra che la storia ricopi quella rappresentata in due romanzi; ‘Lady Chatterley’ per Adolfo e Anna e ‘Lolita’ per Alberto e Lina che, ovviamente vissero a lungo ricchi, felici e contenti come nelle favole!

     
  • 21 marzo alle ore 8:47
    UNA VENDETTA CRUDELE

    Come comincia: ‘Amare se stessi è l’inizio di una storia d’amore che dura per tutta la vita.’ Oscar Wilde, malgrado le sue vicissitudini personali, non aveva mai perso di vista l’amore, l’amore che ti può innalzare alle stelle o distruggerti la vita. ‘Mai un genitore dovrebbe sopravvivere ad un figlio’, non ricordo l’autore della frase ma penso che questo aforisma racchiuda in sé il sentimento di un immenso dolore.  Neanche la fede in Dio può lenire la pena, un padre ed una madre riescono solo a sopravvivere. In questo ambito si colloca la storia di Alberto M. quarantenne padre di Massimo, Pericle ragazzo dotato di doti assolutamente superiori alla media in tutti i campi. Nessuno era riuscito a rispondere alla  domanda di Alberto che chiedeva di conoscere come due genitori nomali, lui insegnante di materie letterarie allo Scientifico in via Cavour, la moglie Isabella impiegata al Catasto avessero potuto generare un tal fenomeno che metteva in crisi anche i suoi insegnanti. All’età di tre anni già aveva imparato a leggere, a quattro a scrivere e andando avanti negli anni le cognizioni, appena apprese, rimanevano e si sviluppavano nel suo cervello. Letta una pagina la ripeteva tutta a memoria, anno per anno stava imparando il francese, l’inglese, lo spagnolo e voleva cimentarsi anche col tedesco. Avere un figlio ‘tontolone’ non è certamente l’aspirazione di ogni genitore ma un fenomeno tipo Massimo Pericle! Lo era anche in campo atletico, velocissimo nei cento metri, al calcio ‘scartava’ gli avversari come birilli; talvolta, entrava nella porta avversaria con tutto il pallone! Un avvenimento imprevedibile si stava per abbattere sulla famiglia M.: Massimo dentro un negozio  in compagnia della madre, vide un pallone che rimbalzava dinanzi all’esercizio e si precipitò in strada per raggiungerlo quando si trovò dinanzi un’automobile che lo prese in pieno rimanendo a terra inanimato. Il conducente della Bentley era sceso dall’auto con le mani nei capelli, Isabella uscì dal negozio urlando, fu chiamato il 118 che, a sirene spiegate portò il suo corpo al più vicino nosocomio. Isabelle si accomodò sull’auto dell’investitore  che seguiva l’ambulanza. Al pronto soccorso Massimo che non dava segni di vita, fu sottoposto a tutti gli accertamenti possibili che, però, avevano dato esito negativo: Massimo era morto! Nel frattempo Alberto era giunto in ospedale, i genitori e Federico F., l’investitore, erano seduti nel corridoio su una panchina con lo sguardo nel vuoto. Nel frattempo era apparso anche un ‘corvo nero’ come Alberto, ateo,  chiamava i preti. “Per favore reverendo…” “Non sono reverendo…” “Non so chi cacchio sia ma  si levi dalle balle.” Perché la sorte si era rivoltata contro Alberto seguace del dio Hermes, dov’era finito il suo protettore? Maledizione! Era stata una congiura di Giunone che, sempre in lite con Hermes, aveva convinto Palestra, fidanzata del predetto, ad invitarlo a cena dove il cotale si ubriacò rimanendo groggy sino alla mattina seguente. Hermes, al risveglio, fu assalito dalle ingiurie di Alberto, si informò dei fatti ma ormai… Alberto e Isabella  sembravano due fantasmi, , avevano chiesto le ferie in ufficio, stavano in casa senza parlarsi, l’investitore Federico Z. era andato a trovarli nella loro abitazione per mettersi a disposizione ma, oltre al risarcimento in denaro non aveva altro da offrire. Lasciò un assegno sul tavolo  e invitò i due coniugi ad uscire da casa, inaspettatamente Isabella accettò. Da dietro i vetri, Alberto vide la consorte salire lato passeggero sulla Bentley destinazione…”chi se ne frega”, ormai i rapporti coniugali si erano guastati né il mancato rientro in casa la sera da parte di Isa preoccupò il marito. Il problema era che Alberto si stava lasciando andare con ovvie conseguenze, si era rotto il suo feeling interno, non si amava più se stesso. La portiera dello stabile Giuseppa A., donna di buon cuore, si rese conto dello stato d’animo del professore e una mattina bussò alla sua porta. Aprì un Alberto assonnato, non era andato a scuola, barba lunga, casa in estremo disordine, tapparelle chiuse. “Professore col suo permesso vorrei mettere un può di ordine, per favore lei vada nel salotto. Dopo due ore l’abitazione aveva completamente cambiato aspetto. “Spero che sia contento, mio marito Augusto mi ha detto che vorrebbe controllare la sua Cinquecento, forse la batteria…”Alberto mise mano al portafoglio ma Giuseppa: “Professore non mi deve nulla, se proprio vuole sdebitarsi può dare qualche lezione privata ad Adele, frequenta il terzo liceo classico, il suo collega mi ha detto che ne ha bisogno, oggi e quando vuole è invitato a mangiare da noi vedrà che…” Vedere l’abitazione luminosa (tutte le tapparelle erano state alzate) ed in perfetto ordine diede una spinta psicologica ad Alberto che andò in bagno, si rasò, fece una doccia e alle tredici si presentò a casa della  portiera accolto con grandi sorrisi. “
    C’era tutta la famiglia,  il mangiare era buono, non ricordava da quanto tempo…Il pomeriggio alle sedici si presentò a casa di Alberto la diciottenne Adele con sotto braccio dei libri e quaderni. Il professore la fece accomodare nello studio: “Qual è il tuo problema?” Alberto aveva visto la ragazza da lontano, da vicino gli parve più bella, assomigliava molto alla madre, alta come lei, castana, viso da intelligente, niente trucco, tette ben visibili sotto la camicetta sbottonata, gonna a libro, gambe lunghe, niente tacchi. “La materia che ami di meno?” “Il greco professore specialmente gli accenti, non li azzecco mai!” “E noi te li faremo azzeccare come dici tu. Cominciamo con le ‘Anabasi’ di Senofonte. È la storia di due fratelli figli del re Artaserse e Ciro…” “Professore mi permetta di essere sincera, a scuola sono abbastanza brava, non penso di aver bisogno di lezioni private, di qualche… lezione invece è bisognosa mia madre, voglio e debbo essere sincera con lei. La mia genitrice è innamorata di lei, non ha più rapporti con mio padre ma non per sua volontà, mio padre ha sessanta anni e molti problemi in campo sessuale, ho finito la mia lezione. Lei è una persona intelligente pensò avrà capito, le sarei grata se lei… accogliesse in casa sua la mia genitrice!” “Le mie recenti sventure familiari mi hanno fatto perdere di vista la vita reale, tu mi hai riportato alla realtà, dì a tua madre che sono a sua disposizione, senza vergogna, mi telefoni prima di venire.” Dopo due giorni alle dieci di mattina: “Professore sono Pina la portiera, mia figlia mi ha riferito che lei avrebbe bisogno di una donna le rimetta a posto la casa, quando vuole sono a sua disposizione.” “Cara Pina io sono in aspettativa dalla scuola quindi sono sempre in casa, per qualsiasi evenienza sia mia ed eventualmente tua.” Un lungo silenzio poi: “Professore anche se ho quarant’anni sono stata e sono una donna timida, mi dia una mano lei…” “Cara, dopo la tragedia che mi ha colpito qualsiasi persona che chiede il mio aiuto è la benvenuta in qualsiasi campo, il mondo per me è totalmente cambiato anche perché mia moglie mi ha lasciato, vieni quando vuoi a casa mia, anche subito.” Dopo un’ora il campanello, apparve Giuseppa vestita dalla testa ai piedi. “Benvenuta ma non ti sembra eccessivo il tuo abbigliamento, siamo a luglio e fuori non c’è la neve!” Alberto prese l’iniziativa, baciò delicatamente l’ospite in bocca, l’interessata che chiuse gli occhi e abbracciò Alberto che cominciò a spogliarla; sotto il vestito solo la biancheria intima che il padrone di casa tolse pian piano fino a scoprire un corpo da ammirare, Pina, anche se un po’ più robusta, era la copia della figlia. Passaggio sul lettone matrimoniale e inizio del cunnilinguus che dopo poco portò la donna ad un lungo orgasmo . Alberto si accorse che Pina piangeva…”Ti sembrerà strano questo mio comportamento ma devi sapere che questa è la prima volta che provo questa sensazione. Le mia amiche sposate mi dicevano che i loro mariti usavano questo modo erotico ma a mio marito faceva schifo, non sono mai andata a letto con un altro uomo, tu sei il primo dopo tanto tempo, ho paura di affezionarmi a te…” “Appena ti rimetti in…sesto voglio farti provare un altro modo di…, per ora restiamo abbracciati.” Invece poco dopo Pina prese in bocca il pene di Alberto il quale poi entrò delicatamente in vagina, voleva far provare alla signora il lungo orgasmo del punto G. Ci volle del tempo, ad un certo punto il corpo di Pina cominciò a vibrare, la signora muoveva il bacino sia in verticale che in maniera circolare, lanciava urletti sempre più forti, durò a lungo fin quando, spossata,  si abbandonò incredula di aver provato una sensazione così forte. Dopo un riposino postludio:“ Devo scendere a casa, ho detto a mio marito che venivo da te a far pulizie, le gambe mi tremano, non so che dirti, ho paura per il mio futuro, meglio non pensarci, vivi l tua vita, non voglio crearti problemi.” Una telefonata il pomeriggio da parte di Adele: “Egregio professore complimenti, lei è un mago del…ha distrutto, in senso buono, mia madre,  guardandola in faccia non sembra più la stessa, dovrebbe dare lezioni al mio fidanzato Vittorio che, in questo campo, da quanto riferitomi da mammina, ha bisogno di essere ‘imparato’ scusi l’errore voluto, by by.” Perplessità da parte di Alberto, forse la figlia voleva provare le stesse sensazioni di sua madre? La mattina dopo Al. si recò sulla tomba di Massimo: “Mio caro avrai visto quello che combina quello zozzone di tuo padre, mi domando se da grande avresti seguito le mie orme in  quel campo…mi manchi da morire…” Alberto piangeva, la sua era una ferita sempre aperta. Gli venne in mente l’aforisma di Oscar Wilde ma capì che ancora non aveva fatto pace con se stesso. Due giorni dopo, il telefono: “Egregio professore lei è un birichino ed io una…” “Scusa se interrompo ma forse volevi dire mignotta, se è così sappi che io le amo profondamente, parlo di quelle intelligenti, ho scritto anche dei racconti su di loro, adesso esprimiti.” “Non ho più nulla da esprimere, lei ha inquadrato la situazione, me lo immagino seduto sul divano sorridente mentre sta pensando:’fornicata est mater filia amplius’ non so se il latino sia maccheronico ma riflette la mia situazione di questo momento.” “Ti rispondo anch’io in latino maccheronico: ‘professor copula cum matre et filia’, prima però dovrò domandare un consiglio al mio dio.” “Non la facevo religioso!” “Sono pagano, il mio dio protettore è Hermes ma una volta si è ubriacato e non mi ha difeso da Giunone che mi odia e mi ha combinato un grosso guaio.” Hermes, questa volta attento, diede il suo verdetto in romanesco: ‘Vade securus!’ e così fu per la gioia un po’ di tutti tranne che di un marito il quale, da giuggiolone nato, non si spiegava i cambiamenti della consorte e della figlia!
     
     
     
     

     
  • 16 marzo alle ore 11:25
    ODESSA PARADISO DI BELLEZZE FEMMINILI

    Come comincia: Arnaldo M., tecnico informatico viveva a Roma in via Cavour, era stato tradito dalla moglie Lucia, impiegata in uno studio legale, che aveva confessato bellamente di essersi innamorata di un suo collega ed era sparita da casa, situazione ormai usuale in una società profondamente cambiata nel senso dei costumi come avrebbero affermato i suoi antenati. Arnaldo non se l’era presa più di tanto, per il suo lavoro girava un po’ tutta l’Europa soprattutto nei paesi dell’Est, in Ucraina in particolare dove aveva conosciuto Nataliya meravigliosa quarantenne plurilingue. La cotale accettò la proposta di Arnaldo di trasferirsi a Roma insieme alla di lei figlia Alina diciottenne, anch’essa deliziosamente bionda studentessa universitaria in lingue (professione di famiglia). Le donne ucraine godono fama di femminucce libere (si in quel senso!) in cerca di polli da spennare, con preferenza per gli italiani per tal motivo Arnaldo da principio in ufficio fu sottilmente preso in giro dai colleghi che però non poterono far a meno di ammirare la beltade di madre e figlia le quali, furbamente, si mostravano molto riservate. La casa di Arnaldo, ereditata dai defunti genitori, era di antica struttura con molte stanze che ospitavano anche i di lui figli Andrea,(Andy) e Alessandro,  (Ale) due sedicenni,  gemelli, iscritti alla quinta ginnasiale. Con tali premesse non pensate che in campo erotico ne potevano succedere di tutti i colori? In verità si in quanto Arnaldo era spesso lontano da Roma per lavoro e le due femminucce, abituate a casa loro a…darsi da fare, sentivano la mancanza di rapporti intimi ma in giro c’erano solo i due fratelli che, ancora giovani, guardavano con interesse le due femminucce che invece cercavano di …farsi amici dei maschietti più esperti e grandi di età. Alina, come si dice in gergo, mandava avanti la casa, aveva ingaggiato Gina P. una cameriera ma il problema era diventato quello della disponibilità finanziaria, i soldi inviati da Arnaldo non bastavano e quindi la signora si ‘guardò intorno’ e, notata un’agenzia di navigazione vicino a casa in via Merulana, si presentò al titolare Giorgio A. al quale fece presente la sua conoscenza delle lingue ed ebbe un colloquio ‘a quattro occhi’ nell’ufficio di Giorgio, il quale  affascinato da Alina, le fece capire esplicitamente i suoi desiderata, in campo sessuale. La dama dopo matura riflessione, passati due giorni si ripresentò al titolare dell’agenzia accettando la sua proposta ma chiedendo in cambio uno stipendio ben superiore a quello dei futuri suoi colleghi. Tira più un pelo…Quello che non doveva succedere avvenne: I due ragazzi una mattina, andando a scuola si videro l’ingresso sbarrato per uno sciopero degli alunni, preferirono tornare a casa; era una uggiosa e fredda giornata romana che non invitava a restare all’aperto. Entrati a casa sentirono dei rumori provenire dalla camera da letto del genitore e, aperta la porta, uno spettacolo imprevedibile: Alina era a letto con un uomo. Sconcertati chiusero la porta e si rifugiarono nel salone senza parlare. Dopo un po’ di tempo videro passare frettolosamente l’uomo che aveva violato il letto matrimoniale del loro padre e quindi l’arrivo di Alina che si sedette dinanzi a loro. Dopo un po’ la signora ruppe il silenzio: “Per voi sarà stato un colpo quello che avete visto ma c’è una spiegazione. Vi siete mai domandati come riesco a mandare aventi questa casa nel senso del denaro che occorre per tutte le varie esigenze? Voi trovate la tavola apparecchiata, i vestiti ben lavati e stirati, una cameriera che mi aiuta nei lavori più pesanti, pensate che bastino i soldi inviati da vostro padre? Quell’uomo che avete visto è il titolare dell’agenzia di viaggio dove sono impiegata, mi dà un bel po’ di denaro ma vuole un compenso extra. Siete abbastanza grandi per non giudicarmi e per capire la situazione. Non servirebbe anzi sarebbe una inutile costernazione per vostro padre se gli riferireste il fatto, decidete voi.” Non c’erano segreti tra madre e figlia, così Natlija venne a conoscere l’episodio senza fare alcun commento, il solo problema era i due ragazzi, era imprevedibile il loro futuro comportamento che poteva provocare anche il rientro in patria di madre e figlia e quindi…Ovviamente a sedici anni Andrea ed Alessandro erano seguaci accaniti di….falegnameria anche se ovviamente avrebbero voluto avere rapporti con una femminuccia ma le compagne di scuola non erano disponibili e quelle che lo erano preferivano uomini maturi. Nat. Si rese conto della situazione generale e decise di sacrificarsi sessualmente per il bene suo e di sua madre. All’università si era ‘fatta’ un boy friend dell’ultimo anno, belloccio e soprattutto benestante di famiglia e quindi non le mancava il sesso ma doveva farsi ‘amici’  Andi e Ale. E così fu. Una sera dopo cena i due ragazzi, augurata la ‘buonanotte’,  si recarono nella loro stanza poco dopo seguiti da Natalji la quale aprendo la porta: “Amici miei, stasera non ho sonno e mi sento triste, se non vi dispiace vi farò un po’ di compagnia.” I due ragazzi dormivano in due letti singoli, la baby si sedette su quello di Andrea: “Lo sai il significato del tuo nome? Vuol dire forte, virile e penso che tu lo sia.” Guardandolo negli occhi  allungò una mano che raggiunse all’interno del pigiama un ‘coso’ già duro. “Vedo che ti piacciono le femminucce, bello come sei chissà quante compagne di scuola ti farai, io sono sola che ne dici se…” Nat. Prese in bocca il ‘coso’ che dopo poco tempo se ne ‘venne’ e lei ingurgitò un bel po’ di ... Andò in bagno, fece dei gargarismi e si ripresentò in camera. “Penso che anche Ale abbia voglia di…” Stesso servizio al fratello poi ritirata strategica da parte di Nat. Quella era stata una idea furba da parte di Alina per evitare che i due fratelli chiedessero a lei prestazioni sessuali. Al ritorno il ‘prode Anselmo’ trovò una famiglia serena e sorridente, Arnaldo, ingenuone, non si domandò da dove provenissero i soldi per il ménage familiare, spesso andavano tutti e quattro a mangiare al ristorante e soprattutto tutti erano sessualmente appagati!  

     
  • 15 marzo alle ore 8:41
    BIS IN IDEM

    Come comincia: La chiesa era piena di colleghi di banca e di amici, Jolanda F. aveva fatto il pieno di emozioni con la morte del padre Antonino dopo mesi di cure per il carcinoma che gli portava dolori che Jol. cercava di attenuare con iniezioni di morfina; ora era stanca e senza forze e sinceramente le davano fastidio le condoglianze, gli abbracci, le strette di mano, non vedeva l’ora che la messa finisse e finalmente il prete diede fine alla cerimonia col classico ‘dominus vobiscum, ite missa est’. Con la sua vecchia Fiat 500 seguì il carro funebre sino al cimitero di Pace di Messina dove il feretro fu tumulato nella tomba di famiglia. Il direttore della banca Unicredit di piazza Cairoli, dove era impiegata, le aveva concesso una settimana di ferie che Jol. passò nella maggiore parte del tempo rinchiusa in casa in viale dei Tigli 15 sinché una mattina la portiera Francesca che alcuni inquilini, per sfottò chiamavano Checca, le bussò alla porta. “Signorina mi scusi per l’intromissione ma ora basta, ha accudito per mesi suo padre ma lei deve riprendere a vivere. Per intanto vada dal parrucchiere, anche per svagarsi.” Il titolare Antonio, conoscendo da anni Jol., evitò di porgerle le condoglianze. Per rompere il ghiaccio: “È troppo tempo che non cura la capigliatura, i capelli son troppi lunghi e pieni di doppie punte, vorrei…” “Faccia lei, mi fido.” Uscì dal salone completamente ‘rinnovata’ anche nello spirito, incontrò un’amica che la prese sotto braccio e “Andiamo al bar, ti offro un aperitivo.” Maddalena, il nome della signora notoriamente loquace ed anche invadente, infatti: “È ora che ti trovi un bel maschione!” A casa, ultimo giorno di vacanza, Jol. rifletté, se voleva ricominciare a vivere doveva riprendere i contatti e dire che in banca non le erano mancate le occasioni. A piazza Cairoli posteggiò la 500 dietro una Citroen DS targata francese, le ultime due cifre dell’auto erano il numero 75, se non ricordava male era di Parigi. Jol. aveva ripreso il suo bel sorriso e si sentiva anche di spirito. Aveva visto scendere dalla Citroen il signore di bell’aspetto che attualmente stava davanti al suo sportello. Ricordando un po’ di francese imparato a scuola: “Bonjour, monsieur, que puis-je faire pour vous?” “Enfin una signora molto bella che parla la mia lingua! Mi chiamo Albert M., sono qui a Messina dove ho  inaugurato a Tremestieri un mio magazzino di elettrodomestici, ne ho altri in Francia, in Spagna, in Inghilterra e in America quello che preferisco è questo italiano forse perché in Italia ci sono belle ragazze…” “Se ha finito di farmi i complimenti…” “Devo cambiare mille dollari americani in €uro.” Jolanda si recò in una stanza interna dove c’era una cassaforte e ritornò con il corrispettivo in €uro che posò sul bancone. “Io in Italie apprezzo anche la cucina che ne dice di desinare, si dice così, insieme?” “Rien à faire monsieur, je suis au regime.” Jolanda si stava divertendo a prendere in giro il francese parlando nella sua lingua. “Non mi sembra che lei abbia bisogno di una dieta, ha tutte le sue belle cosine al loro posto! Sera pour une autre fois, au revoir madame.” “Mademoiselle!” Jol. rincorse il bel francese che aveva ‘dimenticato’ il suo denaro sul bancone:”votre argent, monsieur!” Jol.aveva una fame indiavolata (ammesso che tale aggettivo sia consono alla fame) e si recò in un  ristorante in via Risorgimento. Alfredo, il capo cameriere: “Benvenuta non ti vedo da un secolo!” È deceduto mio padre, ora mi vedrai più spesso, sono rientrata al lavoro.” Sorpresa sorpresa, nel locale si era appalesato Albert il francese, evidentemente aveva seguito Jol., non si dava per vinto! “Scusi signore ma per ora non ho tavoli liberi, forse fra un’ora…” Albert con mossa repentina mise  nella tasca della giacca di Alfredo un centone. “Una cortesia, che ne dice di chiedere a quella gentile signorina se mi accetta nel suo tavolo?” Cento €uro non è una mancia di tutti i gironi, Alfredo si avvicinò al tavolo di Jol. e le rappresentò la situazione. Jol. voleva fare la dura ma non ci riuscì ed esplose in una forte risata che fece girare molti avventori. “Alfredo mollalo qui questo signore ma, se puoi, portagli cibi avvelenati così finisce di rompere.” Anche Albert aveva una fame da lupo e i due si fecero  concorrenza a chi mangiava di più. Il pranzo finì con un eccellente Ananas ed un amaro dell’Etna (Alfredo era catanese). Usciti dal locale con un inchino da parte di Alfredo (ti credo cento €uro di mancia quando mai li avrebbe più rivisti!) Albert girò intorno alla 500 di Jol. “Mi sembra un’auto da museo ma è ben tenuta, ‘parva sed apta mihi’ direbbero i latini. Non si meravigli, io oltre alla mia lingua e l’italiano ho studiato inglese, spagnolo ed anche latino che amo particolarmente: Catullo, Cicerone, Plinio il vecchio ed il giovane..”Mi scusi mi sono fatto trascinare, non vorrei sembrare presuntuoso le chiedo scusa. A proposito (a proposito di che pensò Jol.) vuol provare la mia Citroen DS, l’ho acquistata di recente, è una favola!” Jol. non si riconosceva più, in passato mai avrebbe accettato un invito di quel genere, ora si trovava seduta al posto di guida di una fiammante auto francese con tanti nuovi ritrovati meccanici. Col telefono incorporato nel cruscotto chiamò il direttore della sua banca chiedendo la concessione di mezza giornata libera, fu accontentata. Altra situazione per lei inspiegabile, si stava dirigendo verso casa sua, arrivò, posteggiò nel cortile al suo posto macchina, scese, aprì il portone e la porta di casa, sembrava ipnotizzata…”Bellissimo panorama, quella dovrebbe essere la costa calabrese, non sono pratico dei luoghi”. Appoggiati alla ringhiera del balcone anteriore di colpo Jol. si trovò le labbra di Albert incollate sulle sue, il bello fu che non reagì anzi partecipò attivamente…Bacio finito i due si sedettero sul divano, ogni frase sarebbe stata inadeguata e quindi prevalse il silenzio sin quando Albert si allungò sul divano e pose la sua testa sulle gambe della baby. Jol. recuperò la realtà: “È ora che vai, tua moglie ti starà cercando.” “Ma belle amie sono felicemente scapolo, non posso andarmene con la mia auto, domattina non potresti andare in ufficio, la tua carriola…” Jol: riprese il suo spirito: “Non parlare male della mia 500!”Allora mangiamo qualcosa qui a casa tua e domattina…non ti preoccupare dormirò sul sofà e…farò il buono.” Gli avvenimenti sembravano procedere come previsto da Alberto solo che Jol. non riusciva a dormire, si rigirava nel lettone sin quando scese dal letto e si catapultò sul divano vicino al fustone che, intontito dal sonno ma non tanto da rimanere impassibile, sfoderò un cosone di cui Jol. restò affascinata sin quando lo stesso cominciò una lenta ma sicura marcia all’interno della sua cosina che più tale non  era più. Albert rimase un bel po’ di tempo nel caldo ‘giaciglio’ e ci lasciò la sua impronta liquida. Jol. aveva goduto varie volte e solo in ultimo. “Mi hai goduto dentro!” “Nessuna preoccupazione mi son fatto chiudere le tube” e ricominciò il tran tran sin quando Jol::”Basta non ne posso più.” Svegli nel lettone della baby (ma come c’erano arrivati?) alle dieci. Doccia, colazione e poi l’ospite col suo telefonino prese a fotografare tutta l’abitazione. “Vuoi un ricordo di casa mia?” “No, col tuo permesso cambierò tutto il mobilio, qualcosa di più moderno, je me ne intendo, posseggo anche negozi di arredamento.” Vacanza obbligatoria dall’ufficio da parte di Jol. la quale due mattine dopo vide arrivare in cortile un camion da cui tre operai cominciarono a scaricare mobili di tutti i generi compresi quelli di cucina e del bagno, una vasca favolosa, una Jacuzzi! Jol. nei giorni seguenti visse in una nuvola come nei fumetti, anche le pareti furono pitturate, la sua abitazione era irriconoscibile ovviamente nel senso di miglioramento. La notte? La notte grandi battaglie dalle quali Jol. ne usciva con le ossa rotte o meglio talmente distrutta sessualmente da non ricordare nulla di simile, in passato aveva avuto qualche avventura ma mai di questa intensità. Albert per il suo lavoro cominciò a viaggiare un po’ in tutto il mondo, non le faceva mancare telefonate affettuose, si diceva innamorato e  Jolanda a sua volta lo sentiva dentro di sé,  non solo materialmente. ‘Les affaires sont les affaires’, un detto francese; Alberto non poté ritornare a  Messina per molto tempo. Francesca la portiera, come tutti i portieri non si faceva i fatti suoi: “Signorina, i giorni passano e le donne invecchiano, ricorda la canzone, non può aspettare per sempre il suo principe azzurro!” La famosa pulce nell’orecchio, anche i bei ricordi con tempo sfumano, Jol. ricordò quella famosa poesia imparata a scuola: “Passa un giorno, passa l’altro più non torna il prode Anselmo…la sua donna le diede un sacro pegno.” Jol. non aveva ricevuto nessun sacro pegno e pian piano la bella figura dal suo amante le tornava in mente, come naturale,  più sfumata. Quello che poteva avvenire, avvenne: l’ultimo dell’anno fu invitata dalla padrona dell’appartamento sopra il suo: “Non vogliamo essere invadenti ma dato che è sola a me ed a mio marito farebbe piacere la sua presenza.” Jolanda aveva ricevuto in dono da Albert una vestito da sera rosa favoloso che lasciava in parte scoperti sia il suo bel seno che la schiena sino …in basso. Naturalmente Jol. attirò l’attenzione dei maschietti ma solo gli scapoli si permisero di invitarla a ballare, le mogli a forza di occhiatacce, avevano messo la ‘museruola’ ai rispettivi mariti! Ormai più matura rispetto al passato, Jol. passò in rassegna i vari pretendenti e, come compagnia serale, scelse quello che ritenne  più adatto, bel giovane ma non ‘sun of the beach’ (avrete capito!). “Io sono Jolanda F., lei?” “Roberto M.” Una gran risata da parte della baby che si scusò affermando che si trattava di un fatto personale. Ci mancava poco che il nuovo arrivato avesse lo stesso nome del precedente! Roberto era il rampollo di una famiglia agiata e molto seria. Jol. volle rendersi conto dell’ambiente del suo ormai fidanzato per evitare gaffes, niente di peggio dei puritani e così alla prima presentazione si acconciò con un vestito che la copriva dal collo ai piedi. Fu ben giudicata dalla futura suocera Giuditta V. ed anche dal relativo marito Alonso R., forse di origine spagnola, che però la squadrò con ‘ojo astuto.’ I due fidanzati raramente si potevano vedere per i relativi impegni di lavoro; Roberto, notaio, era impiegato in uno studio. I loro rapporti erano sporadici, anche quelli fisici si limitavano a quelli manuali o, al massimo, orali. Un giorno rimasta sola col suocero, quel porcellone di origine spagnola provò a fare il ‘viejo cerdo’ ,e  minacciato da Jol., non ci provò mai più. Roberto era proprietario di una bellissima Alfa Romeo Giulia quadrifoglio verde di color rosso che talvolta Jol. guidava in autostrada in maniera troppo ‘disinvolta’con la ‘strizza’ da parte del fidanzato. Jol. ritenne opportuno parlare di rapporti intimi confessando di non essere più vergine per la relazione, da giovanissima, con un compagno di scuola. Roberto non la prese bene perché in famiglia gli avevano inculcato l’idea che la verginità della futura moglie era importante ma, innamorato, accettò la situazione e prese ad avere qualche rapporto col preservativo ma Jol. provava sessualmente ben poco per l’inesperienza di Roberto e lei non aveva alcuna voglia di ‘scafarlo’ per non essere mal giudicata. ‘Passa un giorno,passa l’altro…il ritorno del prode Anselmo’. Un giorno Albert si presentò in banca tutto baldanzoso ma, preso da parte da Jol., fu messo al corrente della sua situazione sentimentale. “Ti aspetto al ristorante.” La mancia di cento €uro fece sempre piacere ad Alfredo che procurò ai due un tavolo in una stanza riservata. Conversazione azzerata, ambedue facce scure, Albert sempre innamorato avrebbe voluto a questo punto portare con sé Jol. ma lei non intendeva girare il mondo, era di natura stanziale e quindi…per non parlare del fatto che la madre di Roberto, donna dura ed invadente, aveva già fissato la data delle nozze e relativo contorno di addobbi della chiesa, invito a duecento  ospiti, bomboniere insomma tutto preparato senza chiedere il permesso ai due nubendi con gran piacere di Roberto ma non di Jolanda la quale, seguendo il detto latino ‘mulieres plus virorum callidae sunt’ pensò qualcosa di rivoluzionario: far conoscere fra di loro di due fidanzati! Per telefono ne parlò a Roberto che rimase totalmente ammutolito e poi di persona al ristorante ad Alberto che ovviamente rimase basito. La baby si prese una settimana di ferie, sdraiata sul letto con vicino il telefono in attesa…Dopo tre giorni: “Voglio incontrare questo…questa persona, mi sento distrutto,  cercheremo una soluzione.” Roberto stava piangendo. Alberto, invece,  dopo l’ovvio smarrimento iniziale, recuperato il suo senso dello humor,  decise di proporre un incontro a tre in campo neutro, ma dove? Taormina perla del Mediterraneo, locale: ‘Septimo’ scelta effettuata da Alberto che per primo giunse nel posteggio con la sua Citroen DS ed anche primo nel locale per prenotare una saletta riservata con la solita generosa mancia al cameriere. Roberto e Jolanda con la Giulia arrivarono mezz’ora dopo, nessuno dei due aveva parlato durante il tragitto, ne avrebbero avute di cose da dirsi più tardi. All’arrivo nel locale fredda stretta di mano fra i due pretendenti, ordine al cameriere di spumante millesimato (Roberto era un nazionalista, niente champagne) poi prese in mano la situazione Alberto. “Io non sono per le discussioni lunghe ed inutili, c’è evidentemente un problema fra di noi tre, soluzioni: Jolanda sposa Roberto, Jolanda sposa me, Jolanda sta con tutti e due.” Il viso dell’interessata era estremamente pensieroso, non  si pronunziò subito ma:”Ballerò singolarmente con voi due, dopo un colloquio vi comunicherò la mia decisione.” A mezzanotte il grande orologio della sala scandì le ore. “Era già l’ora che volge il desio e ai navicanti  ‘intenerisce il  core, anche in Francia conosciamo Dante.” Così esordì Alberto ed i due quasi omonimi guardarono in viso Jol. che: “Anche se può sembrare fuori dell’ordinario sono innamorata di ambedue e quindi la mia decisione è quella di sposare Roberto ma avere rapporti anche con Alberto, chi di voi due non ci sta è fuori gioco.” (Furbissima la baby, pensava  di prendere due piccioni…) Dopo un attimo di riflessione i due maschietti si strinsero la mano, patto concluso. Al fine di evitare spiacevoli pettegolezzi Alberto acquistò ad un prezzo folle (il proprietario non voleva mollarlo)l’appartamento vicino a quello di Jol. e poi fece abbattere una parete divideva ch le due abitazioni al fine di evitare pettegolezzi da parte dei vari proprietari e soprattutto della simpaticona ma  chiacchierona portiera Francesca. Figurati se la suocera Giuditta non si interessava del vestito della sposa! Dovette però ingoiare la scelta di Jol. che  lo pretese di color rosa anziché bianco! Era il 26 giugno, la casa del Signore intestata a San Gabriele sulla circonvallazione di Messina era addobbata  in maniera superba, sembrava un giardino, lo spiazzale dinanzi alla chiesa era quasi esaurito da macchine la maggior parte di grossa cilindrata, solo dinanzi al portale c’era lo spazio per due auto, quella della sposa la Giulia rossa e quella del testimonio, Alberto M., che brillava per la sua assenza. In casi analoghi di solito era la sposa che si faceva attendere ma stavolta  era accaduto il contrario con ansia da parte soprattutto di Jol. la quale preferì rifugiarsi in sacrestia invano consolata dalla suocera: “Un testimone lo troviamo non ti preoccupare!” ma Jol. voleva quella scelto da lei. Passò ancora un quarto d’ora sin quando spuntò un Alberto trafelato: “Ho bucato una gomma…”  Grande applauso dei presenti all’ingresso di Jol. al braccio di un Alberto sorridente anche se con mani sporche di grasso. Alberto consegnò la futura sposa a Roberto in attesa dinanzi all’inginocchiatoio. Festeggiamenti con ballo al ’Giardino di Giano’ sul lago di Ganzirri con Alberto che faceva il farfallone con deliziose fanciulle invitate dalla sposa la quale: “Smettila di fare l’imbecille altrimenti al primo incontro ti chiudo le…gli occhi nel cassetto!” Strana la vita, La gelosia non ‘albergava’ fra i due mariti ma nella  bi-consorte!
     

     
  • 12 marzo alle ore 18:03
    SASOGUARFI

    Come comincia: SASOGUARFI. Questa parola, cari amici non riguarda le province di Salerno, né quella di Sondrio e nemmeno quella di Firenze, è la sigla della Scuola Sottufficiali della Guardia di Finanza a cui, in passato, il nostro eroe Alberto M. aveva appartenuto al fine di raggiungere il grado di vicebrigadiere, niente a che fare con quella odierna situata a L’Aquila con tutte le comodità possibili. Nel 19… era situata ad Ostia fuori dal centro abitato e vicino ad una pineta. Alberto, quarantenne, sposato con Anna, niente figli per volere di entrambi rivestiva il grado di Capitano. Romano dé Roma aveva chiesto di essere trasferito in un reparto della capitale da Domodossola dove comandava la locale Compagnia ma, per mancanza di calcioni(raccomandazioni), aveva dovuto accettare il Comando della 1^ Compagnia di Allievi Sottufficiali. A quei tempi il ruolo di istruttore comportava automaticamente una certa durezza nel trattare gli allievi ma tale qualità, se qualità si poteva chiamare, non faceva parte del bagaglio del buon Albertone. Appena insediato, in una riunione con i suoi uomini aveva fatto presente che, a suo tempo prima di andare in Accademia, era stato allievo sottufficiale ed aveva dovuto sopportare le angherie dei brigadieri istruttori che sembravano essere stati scelti per la loro cattiveria d’animo il che non aiutava il ben vivere dei loro futuri colleghi. In particolare lo jum jum verso di protesta proveniente dal bocca  degli allievi in fila per il rancio, brutta parola diciamo per il pranzo; il lancio in sala mensa di pallottole di mollica di pane che finivano in testa al brigadiere di turno con la relativa richiesta, evidentemente rimasta non ascoltata “Venga fuori chi è stato!” ed altre amene situazioni che avevano fatto acquisire al capitano Alberto M. la simpatia dei suoi subordinati. Simpatia non condivisa dal Colonnello Comandante della Scuola, Principe Alessandro Barberini che un bel giorno, anzi brutto giorno per l’interessato che fu convocato dal suddetto ufficiale nel suo ufficio. Alla presentazione con tanto di battuta di tacchi da parte di Alberto, il colonnello dopo il previsto “Stia comodo” che voleva dire ‘riposo’, partì con una ‘sparata’ che lasciò interdetto l’Albertone: “Vuol andare trasferito in Sardegna?” “Veramente…” “Veramente un corno, non mi è piaciuto il discorso da lei pronunciato ai suoi uomini, per ora può andare!” Alberto con la coda fra le gambe ritornò nella sua abitazione ad Ostia, raccontò l’episodio ad Anna, mangiò a malapena qualcosa e si rifugiò a letto. Il mattino  successivo chiamò nel suo ufficio lo scrivano finanziere Nando M.(era il suo segretario anche lui romano e con lui in sintonia) e chiese notizie sul Colonnello Comandante. “Signor Capitano ne stia alla larga, è malvisto da molti di noi ma ben ‘ammanigliato’ al Comando Generale e si dice pure amico del Ministro delle Finanze. Ocio!” Un particolare: il nobile principe Barberini era sposato con una uruguaiana che parlava lo spagnolo e non il portoghese come le brasiliane ma aveva molto in comune con il classico modello di quest’ultime: alta bruna, occhi… promettenti, naso leggermente pronunciato, bocca invitante, seno da favola, gambe chilometriche. La cotale aveva la buona abitudine, anche quando il tempo non era molto clemente, di girare per i viali della Scuola Sottufficiali in bicicletta e in hot pants (pantaloncini molto corti) e camicetta particolarmente scollata con ovvia uscita dalle orbite degli occhi degli allievi arrapati. Alberto venne un giorno convocato dal Colonnello Comandante, si recò nel suo ufficio piuttosto preoccupato (pensava alla Sardegna) ma si rasserenò alla vista del sorriso e di una mano tesa del Principe. “Ho saputo dal mio collega di Torino che lei è molto bravo come fotografo, dai suoi atti matricolari risulta essere “capo laboratorio fotografico”, attualmente conduce il laboratorio un finanziere che come professionalità è un cane, lei lo sostituirà.” “Signor Colonnello, molto probabilmente avrò bisogno di acquistare materiali fotografici, lei lo sa quanto sono stitici al Comando Generale in fatto di assegnazione di fondi…” “Con me gli verrà la diarrea!” E così fu, Alberto prima si recò nel laboratorio fotografico , si rese conto della situazione e poi presso la ditta Randazzo ebbe un buono sconto sul preventivo dei materiali scelti. In una settimana fu cambiato il locale del laboratorio, Alberto ne scelse uno più grande con istallazione di una cassaforte (non si sa mai), di acqua corrente e poi: un piano lavoro, una macchina fotografica Topcon con tre obiettivi ed una Yashica Mat, un ingranditore Durst, vaschette, tanks, un essiccatore, una turbo lavatrice, pinze e tanti altri aggeggi, insomma quello della Scuola Sottufficiali era diventato un vero laboratorio fotografico professionale. Il Colonnello Comandante fece le congratulazioni ad Alberto e gli chiese se, nei momenti liberi, volesse insegnare a sua moglie tutto quanto riguardava la fotografia di cui era appassionata. Richiesta alla quale ovviamente Alberto aderì anche se con qualche ovvia perplessità; non ne fece cenno a sua moglie. Il laboratorio era situato nella palazzina dove abitava il Colonnello Comandante ed erano situati anche gli uffici amministrativi chiusi di pomeriggio e così la bella signora Dalida (madre francese, padre uruguaiano) poté recarsi ogni pomeriggio nel laboratorio fotografico senza dare all’occhio ed apprendere l’ottava arte senza incontrare i militari della scuola. Contrariamente al solito, forse per suggerimento del marito, madame in queste occasioni vestiva sobriamente; era una brava allieva nell’apprendere i vari principi fotografici quali la lunghezza focale degli obiettivi, la profondità di campo, i gradi Kelvin e tante altre nozioni che la sera ripeteva al marito contento che la consorte si dedicasse a qualcosa che escludeva sue inclinazioni un po’ pericolose. Un pomeriggio la bella Dalida si presentò  coperta da un lungo tabarrano ma sotto aveva solo un reggiseno che copriva appena i capezzoli e un normale slip.” Non ti preoccupare, mio marito ha acconsentito a che tu mi fotografassi in topless in bianco e nero così svilupperai tu le foto senza portarle in laboratorio esterno,  mi consegnerai anche i negativi.” Alberto si sedette e stette un  po’ a guardare la ‘modella’ per poi notare che ‘ciccio’…”Pensavo che tu fossi omosessuale invece vedo…” “Non cambia nulla, tuo marito è una potenza, potrei passare grossi guai. Ti scatterò le foto e te le consegnerò con i negativi ma voglio un’assicurazuione…” “”Io conosco il direttore delle Assicurazioni Generali, potrei presentartelo.” Pure preso per il culo! Dopo circa due ore le foto,  bellissime,  (Alberto era un artista) erano pronte e l’autore fu gratificato di un bacio non proprio fraterno che portò l’interessato, giunto a casa, a chiedere alla consorte una immediata prestazione sessuale con punto interrogativo da parte dell’interessata. Il seguito è ancora più fantasioso. Finito il corso e partiti gli allievi e, tranne pochi uomini, tutti gli altri in licenza per due mesi.  il Colonnello Comandante  inaspettatamente lo convocò nel suo ufficio: “Ho ammirato le foto di mia moglie, lei è riuscito a trarne fuori il lato migliore senza volgarità. D’estate vado in villeggiatura nella mia villa di Torvaianica ed invito tanti amici, vorrei che lei scattasse qualche foto, sa come sono le signore.” Alberto sbatté i tacchi per andarsene quando: “Lasci stare le formalità, fuori servizio ci daremo del tu.” La parola perplessità esprimeva solo in parte i sentimenti di Alberto che confidò tutto a sua moglie.”Amore mio abbiamo in passato stabilito di essere anticonformisti, mettiamo in pratica il principio e se, necessario, mi comprerò anch’io un bichini ridotto, non pensi che farò la mia figura?” Che dire? Alberto si sdraiò sul letto seguito dalla moglie che cominciò a baciarlo, che la signora avesse assaporato mentalmente quello che la aspettava in vacanza? Bah. Alberto prima di partire fu raggiunto da una telefonata del Colonnello Barberini che, oltre a spiegarli come raggiungere la sua villa, gli chiese di acquistare due maschere, una  per lui ed un’altra per Anna dato che intendeva dare un ballo mascherato. Un ballo mascherato in pieno agosto sembrò ad Alberto fuori luogo ma a questo punto…Allora non c’erano ancora i navigatori satellitari,  Alberto con la carta stradale riuscì a giungere a destinazione. Una villa a tre piani bellissima, un grande spiazzale anteriore, una piscina con ombrelloni,  sdraie e Interni moderni e di buon gusto. Un vicino terreno coltivato da una famiglia di contadini che, per compenso, tenevano in ordine la villa e provvedevano alle cibarie. Una pacchia per Dalida. Ad Alberto e ad Anna fu assegnata una stanza con bagno all’ultimo piano, erano i primi la mattina a recarsi nella vicina spiaggia a prendere il sole gli altri a mezzogiorno quando il sole non fa bene ma…’unicuique suum’, ogni tanto Alberto ricordava di aver frequentato il liceo classico.
    I giorni passavano piacevolmente uguali, la sera tutti distesi ad ascoltare musica o dinanzi alla TV poi un venerdì: Alessandro (in vacanza non più Colonnello): “Per domani ho invitato gli amici intimi per una festa, tirate fuori le maschere. Alberto ne aveva comprato una per sé che gli copriva tutto il viso ed un’altra per Anna che le nascondeva solo gli occhi. Pian piano lo spiazzale si riempì di macchine di lusso, il Colonnello aveva amici facoltosi, Alberto con la sua Jaguar X type non sfigurava davanti a Rolls Roice, Bentley, Borg Ward ed analoghe marche. La signore, scese dalle vetture, si erano recate in una stanza appositamente preparata per depositare gli abiti e restare in bichini ridottissimi, era una calda serata di agosto. “Caro non farti uscire fuori gli occhi, sei ridicolo!” “E tu gelosa!” “Ci scommetti che rimorchio un maschione e ‘men vo non così parlando non onesta!’” “Ora la ridicola sei tu, per questa sera ognuno per conto proprio.” Alberto trovò un tavolino vuoto e fu raggiungo da Dalida. “Mon ami solo soletto, vuoi un po’ di compagnia?” “Graditissima. “Che ne dici se andiamo a parlare dietro l’edificio.” Alberto si domandò che significato aveva in questo caso il verbo parlare. Dalida: “Mi sei sempre piaciuto sia in divisa che in borghese, ti ho anche sognato ma non ho avuto il coraggio di…” “Non ti preoccupare, io e mia moglie siamo anticonformisti.” “Non so sino a che punto potrai capire, guarda…” e Marisa si tolse il bichini appalesando un pene che, anche se non molto grosso, era sempre un pene, Dalida era un trans! Ripresosi dalla sorpresa Alberto: “Anche tu mi sei piaciuta molto e subito ma per paura di tuo marito…, adesso non so che fare, sono sincero, non ho mai avuto contatti con un…cazzo!” “Io mi sento solo donna, quello è un particolare.” “Un particolare che non vorrei sentirmi nel didietro” pensò Alberto ma abbracciato dalla signora prese a baciarla in bocca e sul seno, nel frattempo il coso di Dalida divenne duro e la padrona prese una mano di Alberto e lo circondò muovendolo. Non ci volle molto, il coso cominciò ad emettere sperma sulla mano di Al. ma poco dopo la signora si mise in ginocchio e preso il ‘ciccio’ di Alberto ben dur,  se lo infilò non senza fatica (era molto grosso) nel suo popò. Dalida godette altre volte sia davanti che didietro con piacere anche di Alberto che per la prima volta aveva provato sensazioni inusuali. Al rientro, fra la folla degli invitati incontrarono il Colonnello che li salutò con la mano, aveva capito tutto ma non aveva voglia di parlarne. Anna, sempre mascherata, ballava con un fustone strofinandosi notevolmente, Alberto, preso per mano da Dalida fu condotto nella camera da letto della stessa e sul lettone la baby prese di nuovo a baciarlo con relative conseguenze. Dopo un tempo indefinito Alberto salì nella sua camera, letto vuoto, chissà cosa stava combinando la sua bella! Al risveglio nessuno dei due raccontò la propria avventura, un pizzico di mistero pare faccia bene alla coppia. Finale: Il Colonnello fu molto gentile col Capitano AlbertoM., scrisse a suo carico eccellenti note caratteristiche e lo propose per una promozione. Dopo quindici giorni dalla nomina al grado di Maggiore e il trasferimento alla sede di Siracusa al Comando di quel Gruppo, ad Alberto pervenne un biglietto di congratulazioni da parte del Colonnello Comandante Sasoguarfi con una postilla: “Grazie di non aver pronunziato la classica battuta sul mio cognome ‘A Roma hanno fatto meno danni i barbari che i Barberini’ e per non…”  Diventati anziani i due coniugi M. finalmente si confidarono quello che era avvenuto quella famosa notte: anche Anna aveva provato un uccello ma non quello di un trans!                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               
     
     

     
  • 10 marzo alle ore 15:18
    UN'EREDITÀ FRUTTUOSA

    Come comincia: Essere svegliati alle 24 dagli squilli del telefono metterebbe in fibrillazioni un po’ tutti noi come era avvenuto ad Alberto M. con accanto la consorte Anna che sbuffò molto finemente “Che palle!” Alberto assonnato: “Spero che sia qualcosa di importante, cortesemente chi sei?” “Sono il notaio John Fulgenzi, la chiamo da Sydney, scusi l’orario, il fuso …ma  penso che la notizia valga la pena di una sveglia notturna, lei è il signor Alberto M?” “Son io, mi comunichi almeno che si tratta di un’eredità, scherzavo, mi dica.” “Appunto si tratta di un’eredità, lei aveva un nonno col suo cognome e dal nome Alfredo?” “Mio padre mi disse che suo padre era emigrato in Australia ma ne ho perso le tracce.” “Suo nonno è deceduto tre giorni addietro, non volendo privilegiare i suoi parenti australiani, con cui è in dissenso, ha nominato lei erede universale, si tratta di una bel anzi di un eccezionale patrimonio, ben dieci miliardi di dollari australiani, ancora non ho fatto il cambio in  €uro …” “Notaio  dire che sono incredulo è il minimo come lei può immaginare, me lo confermi con un telegramma, grazie.” “Anna sono miliardario!” “Ed io la regina d’Inghilterra, buonanotte.” Alberto pensò: “Se hanno scassato i cabasisi a me altrettanto posso fare ad altri e così chiamò telefonicamente Salvatore S. suo cognato, funzionario della banca presso cui effettuava le sue operazioni finanziarie. “Salvo quanto vale in €uro un dollaro australiano?” “Cazzo, oggi è il primo aprile? L'ho sempre detto che...lasciamo perdere, se non ricordo male €.1.580.” “Grazie sappi che da questo momento sono miliardario!” “Vaff…”Dopo due giorni arrivò dall’Australia un telegramma di conferma specificando che, ovviamente, non era un somma in contanti ma che, volendo, lui, il notaio, poteva convertire in denaro corrente le varie attività del nonno (furbacchione il notaio!). La notizia ufficiale fu portata a conoscenza di Salvatore e  di Pina, sua consorte e sorella di Anna con la promessa di non svelarla a nessuno. Alberto prese da Reggio Calabria un aereo per Milano e poi un altro per Sydney dove giunse alle dieci del mattina; in attesa (interessata) c’era il notaio Fulgenzi, tipo imponente che, con in mano un cartello col cognome di Alberto; lo cercò e lo rintracciò fra i passeggeri e chiamò un taxi “Penso che sarà stanco, le ho prenotato la suite dell’albergo Royal di proprietà di sui nonno Alfredo." “Come inizio niente male pensò il neo miliardario, passando nei corridoi dell'hotel vide tante belle cameriere, da tener presenti, ma il destino…”Sono in contatto con due sue parenti, abitano in un quartiere di periferia, se vuole  l’accompagnerò dopo che avrà pranzato.” Alle quattordici il portiere tramite telefono avvisò Alberto dell’arrivo del notaio. Dinanzi l’albergo c’era una Bentley con seduto alla guida il buon Fulgenzi. Alberto si sistemò al posto del passeggero: “Bella auto!” “Sono i risparmi di una vita di lavoro.” “Un cazzo, tu sei un furbo matricolato ma a me non mi freghi!” pensiero di Al seguito da un sorriso. L’appartamento era al pian terreno,  il cognome di Alberto alla porta. Venne ad aprire una signora alta, giunonica senza trucco dallo sguardo duro ma tutto sommato niente male. “Non abbiamo bisogno di niente!” Alberto e notaio erano stati confusi con venditori ambulanti. “Gentile signora, sono Alberto M. e questo è il notaio Fulgenzi, avrà saputo della morte di nonno Alfredo.” “Si, quel maledetto ricco e spilorcio non ci ha lasciato un dollaro, che sia…” “Signora non si agiti, se permette ci sediamo, sono l’erede del nonno Alfredo.”La dama si riprese quasi subito: “Sono Milena V. vedova di Augusto M., vivo qui con mia figlia Aurora che sta tornando dall’università, come vede siamo gente modesta, io sono il coak di una palestra, Aurora è iscritta all’università e si arrangia a far la cameriera in un pub per arrotondare le entrate.” Classico ragionamento : ‘Tu sei ricco, sborsa qualcosa.’ Poco dopo apparve Aurora, bella come una aurora boreale la classificò Alberto e si alzò per un finto baciamano. Avuta conoscenza dei due venuti, Aurora sfoggiò un sorriso deliziosamente infantile, occhi verdi (ereditati dalla madre) e capelli castani e lunghi,  bocca invitante e nasino impertinente, il fotografo dentro Alberto si era appalesato! Aurora: “Allora posso chiamarti zio Alberto, ho sempre avuto il desiderio di conoscere i parenti italiani, lo era mio padre Augusto e mi parlava spesso della patria di origine.” Alberto: “Cara Aurora, nei giorni seguenti avrò bisogno di un interprete perché parlo francese ma non l’inglese, se per qualche giorno puoi lasciare il lavoro…” “Certo che può lasciare il lavoro anzi penso che potrà alloggiare in una camera al Royal dato che dista molto da casa nostra. (la quarantenne mamma dimostrò di essere una furbacchiona!). Dopo la cena in albergo Al. e Au. si presentarono al portiere di notte che non era quello di prima. “Vorremmo la chiave della suite e di una camera prenotata.” “Prego i vostri nomi, nel registro non mi risulta una prenotazione.”ribatté Harry il portiere e si recò in un vicino sgabuzzino dal quale telefonicamente avvertì la polizia, in Australia sono molto rigorosi in fatto di turisti. Poco dopo apparvero due agenti che chiesero spiegazioni. Alberto s’era rotto, un imbecille di portiere del suo albergo gli stava rompendo i zebedei. “Chiami immediatamente il direttore, sono il padrone del Royal!” Un signore in smoking dalla figura imponente si presentò e, resosi conto della situazione, fece accomodare tutti nel suo ufficio. “Signor M. innanzi tutto le chiedo scusa per il comportamento del portiere che, prima della polizia doveva chiamare me, è licenziato, se mi date i vostri documenti li mostrerò agli agenti così la situazione sarà sanata. I due agenti si guardarono in viso non sapendo che fare ma quando ebbero in mano il passaporto d Alberto e la crta di identità di Aurora con dentro cinquecento dollari ognuno, sfoggiarono un gran sorriso:”Tutto a posto!” Il direttore capì con chi aveva a che fare e diede la mano ad Alberto il quale, buono d’animo raggiunse il portiere che, piangendo, stava uscendo dall’albergo; gli mollò cinquanta dollari e:”Sei riassunto!” Un abbraccio da parte di Harry che riprese subito il suo posto. Aurora guardò in faccia lo zio Al. e: ”In camera mi sentirei sola, che ne dici di…” “Dico di si nipotina mia!” Volete sapere il resto, guardoni che non siete altro, ve lo svelerò: “Zione non ho la camicia da notte, vado in bagno e ne indosso una tua.” Inutile dire che la mente erotica dello zione era andata in tilt, nel vedere la nipotina uscire dal bagno con  una specie di tuta da ginnastica, si misero a ridere ambedue. “Forse è meglio che me la tolga e mi metta sotto le lenzuola.” Fece le cosa con calma facendo intravvedere un corpo f a v o l o s o che fece ‘innalzare’ ‘ciccio’ ben visibile ad Aurora che si mise a ridere, non riusciva a smettere. “Scusami non volevo prenderti in giro ma…non lo so nemmeno io della risata, appena ti ho visto mi sei piaciuto subito…che altro dirti? Sono fidanzata con Camillo che talvolta chiamo ‘camomilla’ è un bravissimo giovane e abbiamo stabilito di avere rapporti intimi solo dopo il matrimonio…” “In parola povere sei vergine e tale…” “Sono sincera, ho in testa una gran confusione, rifugiamoci sotto le lenzuola e…non so nemmeno io quel che dico, di colpo sono confusa!” Lo zozzone dello zio ti propone invece di restare sopra le lenzuola senza vestiti, che ne dici?” Per la secondo volta Al. ebbe la visione di quel corpo meraviglioso e per la seconda volta ‘ciccio’ prese ad aumentare di volume. “ Ce l’hai molto più grande di quello di Camillo, mi fa un po’ paura non che…” “Ti bacerò tutta dalla fronte ai piedini deliziosi (forse sono un po’ feticista) e senza porre tempo in mezzo cominciò dagli occhi, soffermandosi a lungo sulle tette, tralasciando il pube e infine i piedini in bocca ma: “Vorrei farti godere col cunnilinguus, non mi dire di no…” Il no non venne e Al si avvicinò dolcemente al monte di Venere, prima le grandi labbra poi quelle piccoline, Aurora era veramente vergine doveva provare una soluzione per togliersi dall’impasse senza spaventare troppo la baby col suo ‘alberone’. “Zietto anch’io  vorrei che tu fossi il primo come ti è successo con tua moglie…” “Qui ti sbagli, Anna aveva avuto rapporti con il precedente fidanzato ma questo non c’entra nulla, m’è venuta un’idea per non farti troppo soffrire: vorrei baciarti la cosina sino a giungere quasi a farti godere e poi…immisio penis come dicevano i latini, tu sei studentessa di lingue antiche…” Aurora aveva compreso ma era ancora esitante fin quando Al. cominciò a baciarle il fiorellino e lei a provare un piacere intenso poi ‘ciccio’  pian piano e con un po’ di dolore da parte dell’interessata si fece strada all’interno della ‘delicia umani generis’ per poi ritirarsi per evitare un possibile venuta al mondo di un AL.AU. Così era iniziato il rapporto tra zio e nipote. La mattina seguente le due cameriere del piano ricevettero cento dollari di mancia ognuna per far lavare a parte un lenzuolo con tracce di sangue... Un giorno Aurora fu chiamata dalla madre al telefonino (che Al. aveva regalato singolarmente alle due) per comunicarle che, al fine di non perdere l’anno accademico Au., doveva recarsi giornalmente all’Università e cosi Al. pensò bene di ‘arruolare’ Milena al posto della figlia prenotando anche a lei una stanza singola nello stesso albergo per evitare inutili pettegolezzi. Durante le ore di non lavoro Milena mise al corrente Al. del matrimonio a suo tempo celebrato con  Augusto M. il quale, benché non dotato fisicamente, la faceva divertire col suo umorismo e, come dicono i francesi, ‘donna che ride è già nel tuo letto’. Il defunto era ingegnere edile e, prima di morire per una caduta dal quinto piano di un edificando grattacielo di dieci piani del quale era direttore dei lavori, aveva prenotato un appartamento di duecento metri quadri al penultimo piano con vista sulla città. La sua morte aveva rivoluzionato la vita di MIlena e della giovane figlia che erano state costrette a rinunziare all’appartamento di lusso ed a mantenersi con lavori precari e vivere in una casa di due stanze, quella attuale, in un rione non residenziale. “Data la tua presenza fisica penso che da vedova avrai ricevuto tante proposte di matrimonio…” “I ‘ronzoni’ non sono mancati ma li paragonavo ad Augusto, non sarei riuscita ad andare a letto con nessuno di loro, sono schizzinosa,  e così…son qua!” Nel frattempo Al. aveva regalato ad Aurora una Mini Minor ed a Milena, dietro sua richiesta, una moto Ducati Monster 600, si era anche messo d’accordo col notaio di prenotare per madre e figlia quell’appartamento descritto da Milena.  Durante gli intervalli di lavoro a Mi. e ad Al. capitava di guardarsi negli occhi, (bellissimi quelli verdi della donna) per poi farsi una bella risata, ambedue avevano capito di voler …ma nessuno prendeva l’iniziativa finché un pomeriggio: “Alberto sei forse timido, guardandoti non si direbbe!” Un attacco diretto che portò i due nella suite, poi nella toilette ed infine sul lettone in cui la spaparazzata Milena col suo fisico statuario faceva una eccellente figura. Ad Alberto, vedendo quel corpo atletico, venne in mente la famosa frase: ‘Potrebbe schiacciare le noi con le cosce, meglio le noci che la sua testa!’ La mattina seguente il notaio Fulgenzi fu pregato di non presentarsi perché Al. non si sentiva bene, vorrei vedere chi, dopo una battaglia su tutti i fronti con una guerriera arrapata da anni di digiuno avrebbe avuto la forza e la voglia di alzarsi dal dolce giaciglio. Milena aveva sfoderato tutta la sua ‘sapienza’ in fatto di sesso facendo penetrare in tutti i suoi pertugi Il ‘ciccio’ di Alberto, questa volta era lui il ‘decisamente distrutto’. Dopo un mese, sistemati gli affari, il buon ‘Ulisse’ decise di ritornare nella sua Itaca accolto da una emozionatissima Anna che gli aveva preparato una cena a base di pesce, piatto preferito da  Al. “Stasera sei stanco del viaggio ma domani…” Anche stavolta Alberto dovette soggiacere alle voglie di un’altra vedova, questa temporanea ma arrapatissima! Due giorni dopo, il quindici di agosto, Sant’Alfredo, onomastico del nonno, Alberto si recò nella vicina chiesa  per incontrare il parroco don Teodosio che conosceva bene e con cui si dava del tu. “Alberto sei una fonte di sorprese, tu da ateo in chiesa? Ti sei convertito?” “No mio caro, ti mollo mille €uro per far dire tante messe al mio defunto nonno di cui oggi ricorre l’onomastico, mi raccomando vorrei che il prode nonnino andasse dritto in Paradiso, se l’è guadagnato! Alberto aveva ricordato la celebre frase di Enrico IV di Navarra che disse “Parigi val bene una Messa” figurarsi 10 m…..di dollari australiani!”
    Storia finita? Ma quando mai. Forte del potere del suo denaro Al. cominciò a guardarsi intorno in campo femminile, prima fra tutte Pina sua vecchia passione molto sensibile al dio denaro, finché ‘ciccio’ reggerà…

     
  • 08 marzo alle ore 18:18
    ANTONELLA BASTA!

    Come comincia: Antonella is enough! I decided: enough with the vision of your smile that penetrates my brain and gives the stura to my fantasies; just savor your effluvium that radiates in my interior and explodes in a sea of exciting sensations; it is enough with your breath as hot as the sand of the desert and that envelops me in a whirlwind of pleasant sensations; it is enough with your very sweet vision that slowly moves away until it disappears; enough with the fantasy of your breasts covered with a transparent veil that rises and falls rhythmically; enough with the diaphanous hands that caress my face; enough with your thighs that hold the flooded myomviso of a sweet, fragrant and calkda foam; enough with your eyes half open that penetrate me and give me a daily suffering. I walk among the people and I see you at my side smiling but you're just an elusive ghost!

     
  • 08 marzo alle ore 17:54
    ALBERT AND THE SEA

    Come comincia: Albert and the sea. Lying on a deck chair, on the sand, his eyes closed, Albert looked sulky on a moonless night. He felt the noise of the waves that ran after the beach slapping the shoreline and then retreat silently. A light, fresh breeze caressed his body to his face, a pleasant sensation that reminded him of the caresses of his very sweet consort who, with the ever diaphanous and wise men, gave him a thrill all over his body. The landscape was sugary even if it aroused a bit of fear. On the horizon Calabria; its headlights were flashing, sometimes piercing the darkness.As flickering light at sea, fishing boats that with their lights were trying to attract fish.Incielo a star peeked in the clouds that chased each other hiding it and then rediscover it again . Aklberto was ecstatic, drunk with pleasant sensations, he felt optimistic, relaxed. In the tarpaulin of the cikelo he saw dancing girls covered only by a tiny kilt. "You see a good looking sleepy, you look for half an hour, put up your ass!" Albert's mother-in-law was not an example of subtlety!

     
  • 08 marzo alle ore 9:02
    Signora con sorpresa

    Come comincia: Quando viene ad abitare nello stesso tuo palazzo, al piano di sopra, una signora circa trentenne, bruna, capelli lunghi, occhi grandi, viso che esprime una forte sensualità, corpo all’altezza nel senso di: altezza un metro e settantacinque, seno prosperoso, gambe chilometriche, piedi lunghi e stretti,  che poteva  pensare quello zozzone di Alberto M? Esattamente quello che viene in mente anche a voi maschietti, vi si stringono gli intestini (secondo cervello) e vi domandate che razza di c…. volevo dire fortuna aveva avuto il marito neurochirurgo ortopedico, tale Silvio C., ovviamente ricco di famiglia perché, racchio com’era,  se la poteva scordare di rimorchiare una tal beltade. Il signor Silvio C.,(il nome l’aveva detto ad Alberto il portiere Melo) aveva acquistato sia l’appartamento sopra di lui che quello vicino facendolo diventare un tutt’uno; inoltre aveva fatto coibentare tutto pavimenti e soffitti compresi, difficile capire il perché, forse i coniugi erano troppo rumorosi? Tutti gli uomini  dei sei piani della scala di viale dei Tigli 69 a Messina erano in subbuglio. Ovviamente le femminucce minimizzavano: “Che sarà mai, non avete mai visto una bella donna, sicuramente metterà le corna la marito, non fate tanto gli svenevoli con lei, mal ve ne incoglierebbe.” Più di un maschietto, Alberto in testa, avrebbe corso il rischio, l’Albertone era il più dotato fisicamente, un metro e ottanta, divisa da maresciallo delle Fiamme Gialle, barba e pizzo, medagliato ma…La cotale sorrideva a tutti ma non dava confidenza a nessuno. Talvolta la mattina, vestita succintamente, con la sua Mini Minor verde usciva dal garage per rientrare la sera, destinazione…boh. Chi aveva cercato di seguirla in auto era rimasto deluso, la baby guidava come un pilota di formula uno fregandosene altamente del codice della strada, evidentemente c’era chi pagava le contravvenzioni o chi gliele faceva cancellare. Alberto con la sua Jaguar X type, acquistata con i soldi della defunta zia Giovanna, era troppo visibile ed aveva dovuto rinunziare al pedinamento. Idea. Si fece prestare la 695 Abarth del suo amico Franco, auto più veloce della Mini e così scoprì che madame Arlette G. si rifugiava in una villa dei Peloritani, villa a tre piani con ampio giardino dove vide posteggiata l’auto della bellissima. Alberto, quarantenne,  aveva dietro le spalle un matrimonio decennale con Anna M, erano ambedue molto simili e anticonformisti; anche la baby, talvolta, si prendeva qualche licenza ‘sentimentale’ mettendone al corrente il marito, che  così aveva mano libera per le sue scappatelle ma stavolta era dura nel senso che v’erano molte difficoltà che facevano ancora più accanire il bel maresciallo. Il portiere, Melo, informatissimo e foraggiato da Alberto, svelò il segreto del nome di madame: Arlette G. brasiliana. Anna se la rideva bellamente, il maritone sembrava sempre assorto nei suoi pensieri, in verità cercava di elaborare un piano per scoprire i segreti della bella Arlette, bella anche nel nome. Appartenendo al Servizio ‘I’, servizi segreti della Guardia di Finanza, aveva a disposizione tutti gli aggeggi che usano le forze di polizia per scoprire i latitanti: binocoli notturni, cimici da installare all’interno delle auto e sistemi per aprirle senza far scattare l’allarme, canocchiali a lunga portata ed altre aggeggi molto utili come quello che captava le conversazioni all’interno di un’abitazione a cento metri di distanza. Avuta con una certa difficoltà la concessione di un mese di licenza (era luglio), di prima mattina si appostò nelle vicinanze della villa sui Peloritani ma per due giorni la bella Arlette non si fece viva ma il terzo giorno…due colpi di clacson della Mini ed il cancello automatico si aprì. Nel frattempo erano giunte auto di lusso con a bordo uomini e donne eleganti. Alberto mise in funzione il microfono laser direzionale e nella cuffia sentì uomini e donne che, purtroppo, parlavano in portoghese, riusciva solo a capire qualche parola, troppo poco. Dopo circa un’ora pensò di aver sentito la parola ‘shemal’ era inglese,  voleva dire ‘transessuale’, ma chi di loro era il trans , forse Arlette, gli sarebbe dispiaciuto, non era suo desiderio sentirsi nel popò un ‘ciccio’ anche se di un trans. Evidentemente Arlette aveva documenti in cui risultava di sesso femminile. Alberto rimase in macchina un altro po’ di tempo e poi rientrò a casa deluso. “Non fare quella faccia, sei andato in bianco il mondo è pieno di belle donne, comincia con la scoparti la consorte vogliosa!” “Ma quali donne, lì ci sono gli shemal, i trans, cazzo!” Grande risata della consorte e presa in giro per giorni interi sinché un giorno Alberto incontrò Arlette per le scale e: ”Madame vorrei parlarle,  l’ho seguita sino alla villetta sui Peloritani…”Vuole parlarmi o…qualcos’altro, togliamoci dalle scale, andiamo a casa mia, mio marito è assente.” “Sono imbarazzato, vorrei dirle tante cose…” “Non mi sembri il tipo che si imbarazza facilmente, mi pare che sei un poliziotto…” “Sono un maresciallo della Finanza, mi chiamo Alberto.” “Bene Alberto, in passato ti ho notato, sei un bell’uomo ma immagino… Una proposta: mio marito torna all’ora di cena, io non me la passo bene con i fornelli, mi farò portare la cena dal ristorante del viale dei Tigli, ho deciso di fidarmi di te, Silvio è un ‘cukold’ non so se conosci il significato del termine, in altre parole  si eccita e si masturba quando mi vede che faccio l’amore con un altro uomo, ti va bene? Un altro particolare, molto particolare guarda qui, sono un trans, ora decidi tu.”  Troppe novità in un sol momento ma, dopo che Arlette si spogliò nuda (una visione celestiale) prese la decisione di…starci ma come? Si sarebbe arrangiato in qualche modo. Silvio fu informato al telefono dell’invito ad Alberto, Anna  ascoltava le conversazioni con un trasmettitore nascosto. Silvio si dimostrò di essere un simpaticone: “Se ha problemi ortopedici sono a disposizione dai piedi alla cervicale.” Una cena eccellente a base di pesce, solo il vino era mal abbinato, un rosso di Faro ma… figurati se Alberto pensava alla bevanda. Proposta di Silvio: “Tutti sotto la doccia!” ma la peggior figura la fece lui in quanto a pisello era un po’… misero ma la cosa non interessò nessuno. Alberto era già ‘in posizione’ con ‘ciccio’ più enorme che mai che fece scappare ai due coniugi un oh! oh! prolungato. Chi iniziò la pugna; fu Arlette che, con un po’ di fatica, si fece penetrare da Alberto, ovviamente nel sedere, con Silvio che, seduto in poltrona, si masturbava per poi godere in bocca alla consorte. Fine primo round. Alberto era rimasto nel tergo di Arlette che pian piano cominciò a godere alla grande con emissione di sperma dal suo uccello duro preso in bocca da Silvio, un pareggio calcistico! Arlette prese una mano di Alberto e la portò sul suo pene nient’affatto piccolo (era più grande di quello del marito), era la prima volta che l’Albertone provava la sensazione di toccare un membro maschile anche se di un trans,  non sapeva nemmeno lui che sensazione stava provando, qualcosa di inusitato…Un finale incandescente: Arlette si mise in ginocchio è pronunziò una frase significativa. “Distruggimi il culo!” E così fu sinché ambedue godettero alla grande. Ritirata di Alberto che, rientrando a casa: “Posso baciarti in bocca, a sentir voi m’è venuta voglia e mi sono masturbata.” anche Anna aveva partecipato alla orgia di sesso! Ovviamente la situazione si evolse coinvolgendo tutti e quattro perché  non dispiacevano a nessuno quei nuovi rapporti ravvicinati. Una settimana dopo i coniugi C. diedero una gran festa nel loro appartamento. Arrivarono macchine di lusso tutte sistemate da Melo anche nel campo da tennis esclusa una Roll Royce  che aveva il cambio automatico, ci pensò Silvio. Anna in occasione della festa si era vestita in modo eccitante: camicetta scollatissima che faceva intravvedere il seno sin quasi al capezzolo, minigonna che copriva a malapena le deliziose chiappe con indosso uno slip color carne. Ogni tanto si piegava in avanti per far vedere ai maschietti il suo po’ po’ …nudo. Ovviamente aveva attirato l’attenzione degli uomini in particolare un maschietto tipo Stewart Granger un attore americano che conoscono solo i più anziani. “Sono José dos Santos di passaggio a Messina presso miei amici, sono affascinato dalla sua bellezza, sono brasiliano di origine napoletana, non vorrei suscitare le ire si suo marito ma vorrei passare la serata con lei a ballare e poi, eventualmente…Durante un intervallo della musica Anna si rivolse  ad Arlette che le spiegò che il cotale era un miliardaria brasiliano che amava molto le donne e, se gli piacevano a letto, le pagava profumatamente. “Arrivederci a presto!” Così José apostrofò Anna alla fine della serata. Il giorno successivo Arlette scese con la scala a chiocciola interna nel frattempo installata e riferì ad Anna della proposta di José: un assegno con tanti zeri per una notte passata con lui. La proposta fu riferita ad Alberto il quale lì per lì si fece una risata poi: “Ma quanti zeri può riportare l’assegno?” “Da quello che mi ha detto Arlette dipende se sono brava a scopare, tu che ne dici?” “La cosina è tua ma mi sembra che non solo lei sarebbe interessata a…” “Chiamerò Arlette al telefono, tu prepara telecamera e microfono da mettere in camera da letto di sopra, il resto me la vedo io.” Il sabato successivo Anna si era alzata più presto del solito, Alberto la trovò seduta in cucina ancora  in pigiama. “Che pensa l’amore mio?” “Che stasera ti farà le corna anche se ben pagate. Ancora non sono sicura.” A tavola i due coniugi assaggiarono a mala pena un po’ di pasta e poi ambedue a riposarsi. Alle diciotto Anna in bagno per truccarsi, ne venne fuori una splendida donna coperta solo dalla parte superiore del baby doll che lasciava intravedere un pube pelosissimo, uno schianto che lasciò inebetito un Alberto assai confuso. La deliziosa sparì sulla scala a chiocciola interna, Alberto non la vide sinchè Anna andò in camera da letto. “Sono ancora sola, più tardi…” Il più tardi avvenne presto, evidentemente José non vedeva l’ora di…,”Sei magnifica, penso che mi costerai molti zeri!” e sparirono in bagno da cui uscirono dopo un quarto d’ora completamente nudi, Josè già ‘armato’ anche se in maniera minore di Alberto. Sul lettone prese a baciare in bocca Anna che fece segno ‘OK’ per tranquillizzare il marito ma c’era poco da tranquillizzare! José :”Dapprima ti godo in bocca, poi nel culo ed infine in figa, se sarai brava gli zeri saranno…quelli che vuoi tu.” Il tale mise subito in atto quanto promesso ed Anna si trovò ad ingoiare tanto sperma, evidentemente il signore era un bel po’ di tempo che non…Poi si rivolse al didietro: “Mettiti della pomata, ci andrò piano e poco dopo  si intrufolò nel culino. “Toccati la clitoride così proverai il doppio gusto.” Il signore non sapeva che la clitoride era in italiano maschile ma a chi importava. Intanto Anna aveva cominciato a godere, i buchino posteriore si apriva e richiudeva con gran piacere di José. “Sei veramente brava, voglio stare molto dentro di te.” Anna per farlo smettere: “Ho una sorpresa per te, io godo molto con le tette, prova a baciarmele. Appena in bocca i capezzoli divennero duri ed Anna cominciò a godere veramente (gliela aveva insegnato Alberto) facendo la felicità dell’amante che aveva imparato qualcosa di nuovo. “Ti prego vieni in fica, io godo molto col punto G.” Josè era andato in bagno, Anna mandò tanti bacini ad Alberto e fece un V con le dita in segno di…vittoria! Josè tornò in camera con ‘ciccio’ ammosciato, rispetto ad Alberto era un frana, toccò ad Anna rinvigorirlo prima con la bocca poi con le mani, giunto al punto giusto. “Mettilo dentro sino a metà della vagina, così godrò col punto G.” La previsione di Anna si avverò, ormai abituata col marito cominciò a godere alla grande, a lungo finché sfinita…”Basta, mi hai distrutto, sei un vero maschio.” Forse quella frase poteva valere un zero in più ma ancora la signora doveva guadagnarselo, Josè si mise supino con sopra Anna e riprese a baciarle le tette, la novità gli era piaciuta.. “Sono stanca, ti prego lasciami andare, non mi reggo più in piedi, mi hai fatto godere troppo, mai così in vita mia (la bugiarda). La frase inorgoglì il napoli-brasiliano che prese il blocchetto degli assegni e dopo l’uno fece scrivere ad Anna gli zeri. La puttanella ne mise sei in attesa…nessuna protesta, evviva un milione di €uro! Con l’assegno in mano, non trovando più il baby doll, scese nuda nel suo appartamento sventolando al marito, inebetito, l’assegno e poi nel letto in un sonno ristoratore meritatissimo. Il finale: Alberto con Anna e con Arlette, Silvio pure con Anna e con la consorte, Arlette ed Anna fra di loro e con i rispettivi mariti, evviva l’anticonformismo godereccio!

     
  • 06 marzo alle ore 17:02
    Ritorno al passato

    Come comincia: Alberto M. con la sua Jaguar X Type stava percorrendo l’autostrada Messina - Palermo destinazione Milazzo: via via le stazioni di Villafranca, di Spadafora ed infine, destinazione finale, uscita Milazzo Centro. Dire che era confuso era un eufemismo. La decisione di andare in quella località di mare era stata da lui presa d’accordo con la legittima consorte Anna M. in seguito ad avvenimenti ancora confusi nella sua mente: andava a trovare dopo dieci anni la sua prima moglie da cui aveva divorziato in maniera burrascosa, motivo: una telefonata di Mary S. intercettata da Anna con la quale la cotale, piangendo, chiedeva di poter rivedere quello che considerava ancora suo marito non avendo accettato la separazione. Alberto presa conoscenza della novità era sbottato in una bella risata: “Proprio tu, tanto gelosa, mi chiedi di…”
    Due sorelle della tua ex sono morte di cancro, anche lei è malata e vorrebbe rivederti prima di…”
    Ecco ora doveva fare il buon samaritano! Il loro divorzio era stato causato da una serie di motivi non ultimo il loro carattere aggressivo e la differenza di visione di molti lati della vita, insomma non si sopportavano più, al suo posto era subentrata una donnina intelligente, deliziosa, simpatica, accondiscendente specialmente in materia sessuale, qualità molto apprezzata da Alberto, Anna.
    Il navigatore satellitare lo aveva fatto arrivare sin sotto il portone; al citofono: “Sono io.” Evidentemente la sua voce non era cambiata, la ex aprì subito il portone e: "Quinto piano".
    ntrato in casa i due ex si squadrarono un po’ senza parlare. Alberto: “Se possibile evitiamo le frasi di circostanza, ‘in fondo non sei cambiato, hai la solita faccia di…, sei un po’ ingrassato e così via.” M
    ary era visibilmente invecchiata, non aveva voluto tingersi i capelli completamente bianchi e lo sguardo era spento, aveva detto la verità ad Anna, gli ultimi avvenimenti avevano lasciato visibili segni sul suo viso visibilmente triste.
    "Emilia e Giuseppina sono morte due mesi dopo una dall’altra, son rimaste solo le mie nipoti figlie di Pina, Manuela e Jole, quest’ultima è a Londra per uno stage, per fortuna Nino S.,  loro padre, anche lui deceduto, era un ricco proprietario terriero in S. Stefano di Camastra, la morte sembra incombere sulla nostra casa!"
    Era luglio, Alberto e Mary uscirono in balcone, il traffico pomeridiano era scarso, in lontananza il porto di Milazzo. “Rientriamo, finisco di preparare la cena.” Mary ricordava ancora i gusti del suo ex, brodetto di pesce alla marchigiana, una delizia innaffiato dal Verdicchio dei Castelli di Jesi, niente vini siciliani, evidentemente Mary era rimasta in contatto con Giorgio Brunori vecchio amico dell’allora suo marito. Anche il pane abbrustolito! Mary ricordava tutto della loro passata unione. Nel dare uno sguardo nello studio Alberto notò una  sua foto formato 50 x 60 in divisa da maresciallo delle Fiamme Gialle con tanto di pizzo e barba, allora neri: era ancora nel cuore della sua ex. Dopo cena passeggiata sul lungomare di Milazzo rimasto pressoché invariato rispetto al passato: ‘orde’ di giovani vocianti, mamme con carrozzine e pargoli, vecchietti seduti sulle panchine a godere il fresco. Ogni tanto Mary salutava qualche signora che guardava la coppia con curiosità, evidentemente erano in amicizia e le cotali si domandavano chi fosse il nuovo giunto. Da lontano una giovin signorina faceva segnali con le mani. “È Manuela non la ricordi?” Come poteva Alberto riconoscere un pezzo di gnocca alta quanto lui, in minigonna, tutta frizzante, sedicenne circondata da ragazze altrettanto vezzose. Una corsa e l’abbraccio affettuoso con Alberto. “Zione ci credi che mi sei mancato, sei un po’ imbruttito ma mi piaci sempre! Ho ancora tutte le foto che mi hai scattato.” Le ragazze in coro: “Alberto, Alberto, Alberto!” attirando l’attenzione e la curiosità dei passanti. “A regà, la finite cò stà manfrina, n’antro po’ me vergogno!” Una ragazza: “Tuo zio è romano, io ho un debole per i romani.” Manuela: “Tu hai un debole per i pantaloni, quelli da uomo!” Risata generale. “Zia vi raggiungerò a casa tua, per stanotte non tornerò nella mia magione!” Alle 22 si presentò silenziosamente Manuela, evidentemente aveva le chiavi di casa. Sorprese Al e Ma. molto vicini sul divano davanti alla TV, avevano la mani intrecciate. Rapido dietro front. Mary non era affatto malata, per sua fortuna nessun tumore ma voglia spasmodica di… rivedere Al.
    “Uno dei due dormirà sul divano, tu da cavaliere non permetterai che una dama…”
    “Alberto non permette niente perché dama a cavaliere divideranno lo stesso letto, ogni eccezione rimossa, ti piace la frase militare!”
    “Stavolta l’accetto non come il passato quando… a proposito quanti anni ha …”
    “Ventisei meno di me.” Mary acida.
    “Allora ancora ciuccia il ciuccio…”
    “Noi quando siamo insieme  facciamo ancora scintille, per smorzare i toni ti propongo di farci carezzare dai tiepidi spruzzi della doccia.”
    Mary era indecisa, forse per non mostrare il suo non più gradevole corpo ma,  in fondo, anche Alberto doveva avere i suoi problemi e quindi… doccia per entrambi. Alberto prese in braccio Ma: e la depositò dolcemente sul piatto, cercarono di guardarsi solo in viso solo che Mary col corpo vicino a quello di Al. sentì qualcosa di duro… Non sapeva che atteggiamento assumere, restò imbambolata, la voce di Alberto: “Non mi dire che in dieci anni non hai mai… “Di ronzoni ne ho avuti molti anche per motivi di interesse perché padrona di una bella abitazione e di una pensione da insegnante ma nessuno passava l’esame, li paragonavo a te e ne uscivano sconfitti!”
    Uscirono dalla doccia per rifugiarsi nel lettone, lenzuola di seta, che lusso! Ciccio, sempre in posizione, attese che la ex si lubrificasse dinanzi e darrière e poi…e poi: una battaglia che le ricordava il passato decennale. Mery piangeva sommessamente, non  era facile capire se per piacere o per disperazione. Un lungo riposo portò ambedue all’ora della colazione, abbondante per riprendersi le forze, nessuno dei due profferiva parola, c’era poco da dirsi se non pensare al futuro. Ad un tratto Mery: “Domani devo fare da madrina ad una bimba nata ad un mia amica a S. Lucia del Mela, resterai solo tutta la giornata.” Effettivamente la baby sparì dalla circolazione ma… ma fu sostituita dalla nipotina, nipotona che, penetrata in casa della zia: “Non vorrai restare solo tutto il giorno, prendiamo la tua auto e andiamo in giro sino a mezzogiorno poi mangeremo alla trattoria del Porto, proprietario è un parente del mio fidanzato Cateno, lo so è un nome ridicolo ma i suoi sono di origine calabrese e per di più cattolici. Io lo chiamo Ciccio, lui non se la prende, è il più bravo ragazzo che abbia mai conosciuto, molti altri erano figli di… e non mi davano affidamento, non è gran che in fatto di sesso ma… mi accontento, certo quello che mi ha raccontato la zia di te…"
    Nessun commento da parte di Alberto, gli era venuta una certa idea. Pranzo alla buona, il trattore chiese a Manuela chi fosse quel signore, gli andò bene la spiegazione del fidanzato di Ema. “La casa della madre della ragazza era veramente splendida, la padrona di casa aveva buon  gusto, addirittura il letto matrimoniale a baldacchino. Vedo che ti interessi al lettone…”
    “Sì è molto di buon gusto…”
    “Vecchio zozzone a me non mi freghi, so quello che ti frulla in testa! Digeriamo poi la doccia ed infine i fuochi di artificio!”
    Alberto ebbe modo di ammirare il corpo merveilleux della nipotina acquisita ma poi alluni sul lettone che non aveva lenzuola di seta ma in compenso era molto morbido. Alberto tirò fuori tutto l’armamentario della sua cultura sessigna, dal cunnilinguus, alla spagnola, all’imissio penis prima nel culino e poi in vagina col conseguente messa in azione del punto G che fece impazzire Manuela. Alla fine “Ecco perché la zia ti rimpiange tanto, mai provato un piacere tanto intenso, se fossi ancora sposato con mia zia, forse…ma meglio così  ci saremmo incasinati.”
    “Ma che ti prende, mi hai distrutto, che cavolo sognavi, sicuramente qualche tua amica mignotta, ne avrò per una settimana, forse un mese mi hai distrutta maialone mio.”
    La voce di Anna era inconfondibile, era proprio che lei protestava ma in fondo non molto convinta, per Alberto era stato tutto un sogno!

     
  • 27 febbraio alle ore 15:24
    Epitaph by Albert

    Come comincia: Hermes, god of thieves and cheaters, makes my eternal sleep consoled by what I loved most in life: from images of graceful and available young girls, from desks laden with succulent foods and exquisite wines to taste in company of convivial carefree and festive and makes sure that it is not haunted by funereal images of prediucatoei, of piagnoni or, what is worse by fools. Let me remind you of the old loves: - the sweet Raffaella with skilled hands - the smiling Adriana with bursting tits - the little Tiziana, small but with a fiery mouth - the sweet Miriam always ready to turn her back - the passionate Violetta always moist. Finally let me forget my beautiful wife Anna: elegant, clsse, haughty, scented but so cold and unfriendly. 'Ciccio' does not have a memory of her but, on the other hand, has consoled herself with her friends. please, Hermes, do that me in the afterlife, I who have never been mischievous or trickster it becomes so as not to make me steal from saints, madonnas, devils and priests masters of the afterlife as they are on this side! 

     
  • 27 febbraio alle ore 11:04
    A Tata the magic

    Come comincia: Or magical Tata, queen of pleasure, wonderful sweet companion of my sleepless nights appear to me timid, reserved, delicious half-hidden in a soft bush. Wave delightfully when your mistress walks, invisible at that moment sure of your erotic charm. I imagine you, I see you, I hear you. Your silence is deafening, you are a dispenser of happiness that upsets my senses. Talk to your lady, tell her of my shudders, of the tremor that attacks me at the thought of your existence, tell her to be generous, I will be her eternal slave. I also need kisses, small bites to inebriate me with your intense fragrance, I would hold you between my lips sucking sweetly, long until an endless thrill will not wake up from sleep with sweet whispers pouring into my mouth a soft river, unstoppable, fragrant . So I dream of you but the dream will come true? All of my being asks you, at your only thought I feel my bowels tighten, the heart baffles quickly, the breath becomes labored ... Please give a positive sign to your eternal, disconsolate, and confident in love, have mercy and also a bit of understanding, fuck!

     
  • 26 febbraio alle ore 18:37
    Talvolta una mignotta

    Come comincia: Cari lettori, molto probabilmente troverete fuori del comune il titolo di questo racconto, in seguito capirete il perché. Alberto M. era ed è un insegnante di lettere in una scuola media alla periferia di Roma. Non poteva affermare che l’insegnamento gli apportasse molte soddisfazioni come da studente universitario pensava di poter avere. La scolaresca era composta da ragazzi provenienti da famiglie disagiate per usare un termine eufemistico, i padri nella maggiore parte dei sopravvivevano con lavori precari, alcuni erano ospiti delle patrie galere, altri spacciavano, i più furbacchioni erano riusciti a farsi dichiarare invalidi e godevano di piccola pensione ed infine i ladri: non era più facile questo mestiere o professione come affermavano gli interessati, quei fetentoni dei padroni di casa avevano messo porte blindate all’ingresso e talvolta anche alle finestre e poi c’erano i ricettatori che ‘prendevano per il collo’ i venditori di oggetti rubati, una vita difficile. E le madri? Immaginate un po’: le meno appetibili ‘andavano a serva’, quelle discrete si arrangiavano con i vecchietti, la meglio messe erano quelle bellocce,  che ben vestite e truccate accalappiavano i clienti in strada o, le più fortunate in case di signore tenutarie ex…signorine come venivano chiamate ai bei tempi prima che la famosa senatrice facesse chiudere..le case chiuse. Le giovani ed i giovani studenti, benché assolutamente impreparati, d’accordo tutti i professori, venivano annualmente promossi sia per evitare ‘grane’ con i padri sia perché non avrebbero frequentato le superiori. A questo punto ad Alberto venne proposto un lavoro differente che lo avrebbe gratificato: scrivere per un giornale. Armando M. vecchio compagno di scuola aveva ereditato dal padre, deceduto di recente, una villetta a due elevazioni alla periferia di Roma con al piano terra una tipografia. Il genitorere, vedovo da anni e molto parsimonioso, aveva messo da parte un bel gruzzoletto con il quale Armando potè affrontare le spese iniziali. “Caro Alberto voglio mettere in atto un mio sogno, pubblicare una rivista mensile anticonformista che possa affascinare i lettori anche con qualche foto, tu eri molto bravo in questo campo, dammi una risposta entro domani con il settore in cui vuoi operare.“ Dopo cena, spaparazzato sul divano e confortato da musiche brasiliane, il buon Albertone prese ad esaminare le varie possibilità senza riuscire a giungere ad una conclusione, Armando pretendeva qualcosa di diverso dal solito, di riviste in giro ce n’era un fottìo. Si addormentò ma a metà notte si svegliò perché  senza coperta si era preso di freddo; si infilò dentro il letto ma il sonno tardava a venire ed ancora non riusciva a riscaldarsi ma proprio quel disagio lo portò, per motivi ignoti, a pensare alle prostitute che di notte sulla strada accendevano dei fuochi per soffrire meno il gelo notturno. Trovato, avrebbe scritto dei racconti sulla vita delle ‘signorine’ e soprattutto per i motivi che le avevano portato a quella loro scelta. Armando fu entusiasta, ecco quello che desiderava, scioccare i lettori con argomenti fuori del comune, in quel campo sui giornali venivano riportate solo scarne notizie di ragazze condotte in caserma e con maìtresses incarcerate ma, dopo la descrizione del fatto, il vuoto. La notte successiva Alberto a bordo della sua Cinquecento  Fiat di quarantennale vetustà ma ben tenuta si mise a peregrinare sulla circonvallazione di Roma dove le baby ‘lavoravano’; una in particolare attrasse la sua attenzione: alta, castana, lineamenti del viso regolari, poco trucco,e vestita con abiti un po’ più eleganti e meno appariscenti delle sue colleghe. “Gentile signorina vorrei parlare con lei…” “A’ cocco, cò me se viene pè scopà la conversazione falla cò tu sorella!” “Mi sono espresso male, vorrei conoscere  più a fondo e invitarla a casa mia.” “Se vengo a casa tua la tariffa raddoppia, damme n’ documento, vojo sapè chi sei, una volta uno stronzo m’ha riempita di botte!” “Sono Alberto M. un insegnante di materie letterarie, questa è la mia carta di identità.” “M’hai convinto a montà su sta carriola, num me sembri così morto de fame da…” “Questa che tu chiami carriola è un pezzo da museo, la richiedono anche dal Giappone…” “Va bè monto sur pezzo de museo.” Arrivati nel suo appartamento in via Taranto a Roma: ”A proposito come ti chiami?” “Chiamame Letizia, te piace?” “Mi piaci tu, se la smettessi col dialetto romano te ne sarei grato, mi sa tanto che ti piace fare la volgarona ma in fondo non lo sei.” “Ti accontento, in fondo sei simpatico non come i soliti clienti: vado, l’ammazzo e  men vò così parlando onesto!” “Vedi che ho ragione, hai citato l’Inferno di Dante, sicuramente hai frequentato le superiori, dimmi la verità.” Letizia accusò il colpo, con la testa fra le braccia sul tavolo piangeva, situazione che mandava in tilt il sensibile Albertone il quale, dopo un ragionevole lasso di tempo la prese fra le braccia. “Sei un disastro, il mascara si è squagliato su tutta la tua faccia, sembri pulcinella, vai in bagno,  ti ci accompagno io.” La baby si insaponò più volte ed il viso apparve veramente bello senza quel trucco pesante che aveva prima, sembrava una modella, Al la guardava instupidito, non sapeva più che pensare, una tale bellezza a far marchette per strada! “Vieni sul divano, rilassiamoci con un po’ di musica romantica e, se me lo permetti vorrei baciarti…” Letizia non oppose resistenza anzi partecipò attivamente tanto da far svegliare ‘ciccio’. “Vedo una protuberanza che prima non c’era, in fondo mi fa piacere, voglio dirti tutto di me, mi chiamo Beatrice Annibaldi ma non mi piace quando mi chiamano Bea, sembro una pecora ma tu chi sei veramente a parte la tua professione, non ho mai incontrato nessuno che si prendesse interessasse di me, mi sei piaciuto appena ti ho incontrato, ci manca solo che mi innamori di un cliente!” “E se io cliente non volessi essere nel senso che…” “Non parlarmi di amore, mi sono messa nei guai per questo sentimento ma non voglio parlarne.” “Una proposta: bagno insieme e poi, saziati gli appetiti mangerecci saziamo quelli erotici.” Un sorriso di approvazione da parte di Beatrice. “Cavolo una vasca Jacuzzi ma allora sei ricco!” “Lo erano i miei genitori morti in un incidente aereo mentre andavano in Australia a trovare nostri parenti, è stato un colpo durissimo, mi ero appena laureato e, tranne che per l’insegnamento, non sono uscito di casa per molto tempo, non riuscivo a trovare un equilibrio, mi ha, come dire, svegliato il mio amico Armando proponendomi di collaborare con una sua rivista, per ora sono abbondantemente confuso, oltre che stupenda in viso hai un corpo meraviglioso che, se permetti, vorrei…Per Alberto fu il più bello rapporto sessuale della sua vita, Bea ci sapeva fare, dopo un lasso di tempo Al andò in bagno, testa sotto l’acqua fredda, ne aveva bisogno. Si svegliarono a mattina inoltrata abbracciati, Alberto telefonò a scuola, aveva un forte mal di testa e di stomaco, prognosi cinque giorni di riposo. Alberto avrebbe voluto ancora…ma capì che era meglio godersi una giornata di quel sole romano che gli parve quanto mai romantico. Colle Oppio, giardini da lui frequentati da piccolo con i genitori, una vena di tristezza ma la presenza di Beatrice..”Ti chiamerò Bea anche se non ti piace.””Da te accetto tutto ma, ti prego, non mi deludere per me sarebbe la fine!” In via del Corso a fare spese, la carta di credito di Alberto si arroventò ma il padrone ne fu felice, gli abiti e le scarpe che Bea aveva acquistato la rendevano ancora più deliziosa, il padrone del negozio fece i complimenti ad entrambi. “Siete una bella coppia!” L’ovvio problema prese corpo nella mente di Alberto: se qualche cliente l’avesse riconosciuta per strada o in un locale…lo espose a Beatrice che rimase ammutolita. “Mio nonno Alfredo ex commissario di P.S. affermava che tre erano le esse importanti nella vita: salute, soldi e serenità, troverò una soluzione. E la soluzione fu quella di farsi trasferire in una scuola in località lontano da Roma, quale posto migliore della Sicilia? Alberto scelse il liceo classico ‘La Farina’ di Messina dove fu trasferito con ‘l’aiuto’ di un funzionario del Ministero della Pubblica Istruzione che era stato amico dei suoi genitori. Il finale: Alberto non riportò la sua storia sulla rivista dell’amico Armando, la ‘carriola’ divenne di esclusivo uso di Bea, Alberto acquistò una Jaguar x type suo vecchio sogno con la quale visitarono i più bei posti della Trinacria, felici? Alberto faceva gli scongiuri e si promise di non volare mai su un aereo!

     
  • 22 febbraio alle ore 11:03
    Quant'è bella giovinezza

    Come comincia: La Jaguar di Alberto M. viaggiava spedita lungo le strade che portavano in Svizzera sulla sponda sinistra del lago Maggiore. Anna M., vicino a lui, osservava con curiosità le espressioni del volto di suo marito, quei luoghi che stavano attraversando erano stati frequentati da Alberto da finanziere molti anni addietro ma, evidentemente, erano ancora ben saldi  nella sua memoria. Ogni tanto in coniuge rompeva il silenzio: “Qui ad Intra c’era una casa di tolleranza, non ti meravigliare, talvolta ‘ciccio’ era a secco e…” Fermata dinanzi ad una villa favolosa a Cannero: “Ho frequentato in questa casa: la padrona Emma, l’amante Elisa, una cantante di Ascona, la piccola Fru Fru una cagliolina anch’essa femmina e la bellissima figlia  Aurora  anche lei dai gusti particolari… Col mio aiuto voleva uscir fuori dalla sua condizione ma, né io né lei avevamo capito (eravamo molto giovani) che la natura delle persone non si cambia.” “Siamo  a Cannobio, qui sono riuscito a sequestrare ottanta chilogrammi di sigarette con l’aiuto di un tassista che le trasportava nella sua auto. C’eravamo messi d’accordo con segnali particolari  quando avrebbe trasportato sigarette  con a bordo relativo contrabbandiere. Per ricompensa io, di servizio al valico di Piaggio Valmara, gli permettevo di far il pieno di benzina al rientro in Italia, cosa allora assolutamente proibita. Alla mia vista il contrabbandiere, gambe in spalla, era sparito ed io trionfante avevo condotto tassì e tassinaro nella sede della Tenenza dove fui ricevuto dal tenente Sergio T. senza tanti complimenti perché, molto probabilmente, sarebbe stato ‘cazziato’ dal capitano perché il sequestro era stato effettuato da un finanziere, peraltro appartenente ad altro reparto e non dai suoi uomini. Ci scappò un elogio che mi aiutò ad accedere alla Scuola Sottufficiali .“  Dopo cinque chilometri: “A sinistra c’era una villetta dopo ho passato molte ore in compagnia di una gentile vedova e relativo cane ringhioso che mi odiava, lì è stato costruito quel palazzo che vedi. Più avanti a sinistra i locali delle caserme dei finanzieri di mare e di terra,  la Dogana, il Corpo di Guardia delle Fiamme Gialle e dei Martelloni (Carabinieri) e dell’ACI.” Entrarono nel bar. Dietro il bancone una giovane ragazza: ”Che vi posso servire?” “Sono Alberto M. e questa è mia moglie Anna, ho prestato servizio qui al valico negli anni cinquanta col grado di finanziere, ero amico di Ambrogio e di Anna proprietari di questo bar, che fine hanno fatto?” Un velo di tristezza negli occhi della ragazza: “Sono Alice cugina dei vecchi proprietari, Anna è deceduta per un tumore Ambrogio è stato pizzicato dai finanzieri con l’auto piena di orologi, non può risiedere a meno di dieci chilometri dal confine.”  Un silenzio profondo, la morte di Anna era un dolore ripercorso dalla cugina ma soprattutto da Alberto: “Anna era una giovane sempre allegra, simpatica, buona, disponibile, eravamo molto amici. Ho portato delle foto scattate insieme e che avrei voluto rivedere con lei.” Alice offrì loro la colazione ma non volle essere pagata, aveva compreso quali erano stati i rapporti tra sua cugina e l’allora finanziere. Alberto oltrepassò il ponte che divideva I’Italia dalla Svizzera, sotto un torrente impetuoso che proveniva dalle sovrastanti montagne e che si smorzava nelle acque placide del lago Maggiore. Si fermarono alla Dogana Svizzera, “Ai nostri tempi c’era molta armonia fra i finanzieri italiani ed i doganieri svizzeri con scambio di merci che costavano meno dall’una o dall’altra parte. Sicuramente non ci saranno più i vecchi doganieri.” Alberto si presentò ed ad una giovane guardia, descrisse un suo vecchio collega ed amico a nome Alessandro C. Il doganiere fece quasi un salto: “Io sono Marco suo figlio, mio padre abita qui vicino, posteggiate  e venite con me.”  Un vecchio signore era seduto in giardino e contemplava il lago, Marco presentò i nuovi venuti al padre, all’inizio Alessandro era confuso, si riprese subito ed abbracciò Alberto, lacrime da ambo le parti. “Non ci vedo più molto bene ma ti riconosco, sei sempre quel bell’uomo che faceva stragi…scusi signora…” “Non si preoccupi, conosco il mio pollo.” “Non restiamo qui, Alberto vorrà rivedere i luoghi in cui ogni tanto  faceva delle…puntate. Che bella macchina, un po’ costosa…” “Ale io sono stato sempre una persona onesta, è morta una mia zia che mi ha lasciato un gruzzoletto, mi sono tolto una soddisfazione.”  La strada del lungo lago portava a Locarno, al bivio di Ronco Sopra Alberto fermò l’auto: “Abita ancora in quella villa che si intravede una bella signora contornata da gatti, eravamo buoni amici.” “Alessandro so perfettamente che significato ha per mio marito la parola amica, ormai Alberto ha chiuso i battenti nes pas?”  Ad Ascona passarono dinanzi al Night Club dove la cantante Elisa si esibiva a suo tempo. Alberto chiese al portiere di entrare malgrado il locale fosse chiuso. “Grazie per la vostra cortesia, qui una volta cantava Elisa…” “È la padrona, la vado a chiamare.” Apparve una signora un po’ in carne vestita elegantemente e ben truccata, uno sguardo ai quattro poi: “Tu sei Alberto, ti riconosco malgrado gli anni passati, sediamoci, mi fa piacere vederti. Emma è deceduta e ha comprato questo locale a mio nome, Aurora è in Germania, si è sposata con una donna di Berlino, io son qua invecchiata.” Si avvicinò un cagnolino simile a Fru Fru di lontana memoria. “Questa è la quarta generazione di Fru Fru, non so che altro dirti, mi sono emozionata nel pensare al passato, permettimi un abbraccio.” La commozione aveva preso un po’ tutti. “Andiamo in terrazzo, troverai il lungo lago un po’ cambiato, a pranzo siete tutti invitati, penso questa sia tua moglie, non ti offendere se dico che potrebbe essere tua figlia, in ogni caso siete una bella coppia. Riconosco anche Alessandro vecchio doganiere svizzero.”A tavola un po’ di allegria, pranzo a base di pesce di lago e per il vino…Verdicchio dei Castelli di Jesi di Brunori. “Incredibile, il vino prodotto dal mio amico Giorgio.” “Una sera è passato di qui con un suo amico svizzero importatore di vini, è un simpaticone, siamo diventati amici e talvolta vado a Jesi sua ospite.” Il distacco fu fra abbracci e commozione. Erano le quattro del pomeriggio ed Alberto aveva in testa un’idea, rintracciare Nelly D. con cui aveva avuto un rapporto burrascoso.  Ricordava che abitava a Locarno in via Motta -  Al Portico. Giunto in quella località di fece indicare la via e…alzando gli occhi un tuffo al cuore: affacciata ad un balcone una bionda precisa spiccicata a Nelly, stava sbattendo un tovaglia da tavola. Un po’ stupidamente: “Ciao Nelly, mi riconosci?” La donna  circa quarant’anni ben portati guardò stupita Alberto, nel frattempo intervenne una donna anziana, a sua volta stupita, riconobbe l’ex fidandato di sua figlia, quella al balcone era Aurora la figlia di Nelly per ovvii motivi di età, le assomigliava moltissimo, Alberto se ne rese conto. “Sei Alberto…mi riconosci sono la nonna Marisa, questa è Chiara la figlia di Nelly, entrate.” Un po’ di imbarazzo: “Ti presento Alessandro ex doganiere, questa giovin signora è mia moglie.” Nonna Marisa prese in mano la situazione: “Quando Nelly ci ha presentato mi sei subito piaciuto, oltre che affascinante eri allegro sempre sorridente, saresti stato il tipo adatto a mia figlia sempre triste e scura in volto, il suo carattere (ereditato da suo padre tedesco) da quello che ho capito t’ha portato a lasciarla, ma è acqua passata. Il tran tran familiare in casa mia non va molto bene, quel…simpaticone di mio marito se n’è andato con una put…lla che potrebbe essere sua figlia, pare che ora sia di moda. Io e Chiara ci siamo rimboccate le maniche, lavoriamo ambedue e possiamo dire di essere felici. Parlami di te.” “Sono diventato maresciallo e questa è Anna mia moglie, non guardarla con occhi dolci, ha le unghie ben affilate! Ho portato con me delle foto scattate con tua figlia, te le lascio, per me non sono un bel ricordo.” Dopo altri convenevoli la carovana ripartì. Alessandro propose una cena in un locale di un amico vicino Brissago, amico cui aveva fatto molti piaceri quando era in servizio. All’ingresso si presentò un omone di stazza superiore alla media. “Anna e Alberto vi presento il padrone del locale Marco Antonio, ci conosciamo da molti anni e…” Alberto scoppiò in una risata seguito da Alessandro, poi capirete il perché.” Furono introdotti in un locale con un lettino, un divano, una tv ed al centro un tavolo imbandito (evidentemente Alessandro aveva avvisato il padrone.) Solita libagione a base di pesce di lago innaffiata da un ‘Carato doc.’ niente male a cui Alessandro fece molta festa tanto da essere decisamente brillo. “Marco Antonio ricordi quella coppia di palermitani Rosalia e Cateno…ne ho viste delle belle e poi dicono che i siciliani sono gelosi… pensi che i signori si potrebbero offendere se racconto…” “Non ti preoccupare,  siamo anticonformisti.”  “ In breve la storia: Cateno era un impiegato in un ufficio della parte italiana (non voglio dirvi quale) e prima di maritarsi lodava le virtù delle donne sue paesane che non uscivano di casa se non accompagnate come le ragazze arabe ma dopo qualche mese di permanenza al confine italiano la solfa cambiò. Cateno si presentò qui una sera con la consorte che sotto il cappotto indossava poca biancheria intima, riuscii a capire che si eccitava vedendo la moglie che scopava con altri uomini, feci la prova per primo io ed effettivamente Cateno durante il mio rapporto con Rosalia si masturbava bellamente. Questa stanza fu addobbata alla bisogna ed a turno invitai miei amici svizzeri, nessun italiano,  che ovviamente sborsavano bei quattrini (Rosalia era molto bella), soldi che dividevano in due. Una volta un inglese disse come veniva chiamato al suo paese quel genere si rapporto amoroso, forse ‘colding’.” Alberto lo corresse, “Si dice ‘cuckolding’  ma io non sono Cateno ed Anna non è Rosalia…” Risata generale poi rientro in Italia e pernottamento a Stresa in un albergo con stanza con vista sul lago Maggiore. Tappa intermedia a Salerno, rientro a Messina. Pensiero di Anna durante il viaggio:“Chissà cosa avrei provato nell’imitare Rosalia ovviamente con un ragazzo di mio gradimento.” “Non farti venire idee sconce!”Alberto aveva indovinato le fantasie della consorte!

     
  • 09 febbraio alle ore 16:34
    IL DIAVOLO

    Come comincia: Sicuramente saprete che il Diavolo Belzebù è il principe delle tenebre e degli spiriti malvagi, secondo solo a Lucifero e comandante di una schiera di 6666 demoni. In fondo non doveva essere così malvagio se, secondo il Nuovo Testamento si rivolge a lui Ocozia, re d’Israele, per una sua malattia. Perché questa premessa? Lo capirete in seguito.
    Correva l’anno 19.., il tenente della dei Carabinieri VA. umbro di Perugia
    era in servizio a Varese. Non poteva dirsi che ci fosse molto da fare in quanto a delinquenza ed il cotale passava la maggior parte del tempo fuori servizio al cinema o con qualche gentile signorina in una casa chiusa (allora la Merlin non aveva ancora rotto i zebedei con la sua legge). Un giorno gli capitò sotto mano un volantino in cui v’era un invito agli umbri della città di residenza per un ballo fra paesani. Era un sabato estivo, dopo la mattinata passato sul lago, sonnellino nel pomeriggio e, vestito elegantemente, si presentò nel locale da ballo dove era riconosciuto e non ebbe bisogno di presentare i documenti di riconoscimento. Ebbe una delusione, pensava di incontrare giovin fanciulle sorridenti ma la maggior parte delle femminucce era in là con gli anni e non particolarmente avvenenti. Al bancone del bar notò una donna piuttosto giovane che da sola beveva una bibita. In mancanza di meglio, si presentò: “sono VA. di Perugia tenente dei Carabinieri, non mi risulta di averla mai vista a Varese.” La cotale, anche lei annoiata: “Sono LU. professoressa di lettere, sono sola, mia madre è rimasta a casa, non sta bene.” A VA. la cosa non interessò gran che, chiese a LU. di ballare nel frattempo cercava di inquadrare la cotale: piuttosto alta, sguardo non accattivante anzi un po’ annoiato e allora le propose di uscire dal locale. Il lungo lago era incantevole  e l’atmosfera tra i due migliorò tanto che LU. prese sottobraccio la nuova conoscenza.; parlarono della città di origine di ambedue e riscontrarono che alcune persone erano amiche di famiglia. La serata finì con VA. che accompagnò a casa LU. Che con un bacio appena sfiorato sulla guancia congedò la nuova conoscenza. VA. prese a frequentare casa di LU. solo tre volte alla settimana perché i restanti quattro giorni le due donne si dedicavano all’ordine ed alla pulizia di casa, cosa che, purtroppo per lui,(si trattava di un disturbo ossessivo compulsivo) non gli fece drizzare le orecchie! Stanco della vita in caserma, VA. chiese a LU. di fidanzarti e poi decisero di ritornare alla città di provenienza e di sposarsi, cosa annunziata ai genitori per telefono. Caricati i bagagli sulla Fiat 110/103  di VA. i tre, suocera RO. (vedova) compresa, giunsero a Perugia nel tardo pomeriggio. Mentre ME. Madre di VA.  donna gioviale d un po’ ingenua fece delle feste ai nuovi conoscenti, AR. da vecchio conoscitore di donne capì che c’era qualcosa che non andava ma ormai era tardi di chiedere a suo figlio di fare marcia indietro. Si accollò tutte le spese non proprio lievi della cerimonia dal collocamento in albergo dei parenti venuti da lontano sino al loro vettovagliamento. Da vecchio funzionario di banca aveva qualche picciolo da parte ma avrebbe fatto volentieri a meno di sborsarli, ma i figli…Nel frattempo VA. era stato trasferito a Napoli col grado di capitano e ‘io, mammeta e tu’ si insediarono in una abitazione al Vomero. La prima notte VA. andò in bianco con la scusa della stanchezza del viaggio della sposa, come inizio…
    La seconda notte  VA fece il suo dovere di novello sposo ma rimase un po’ male quando si accorse che non aveva fatto molta fatica…la sposa si giustificò affermando che, secondo il suo ginecologo aveva un imene elastico…elastico un corno era stata fidanzata per anni con un lontano parente che, venendo a conoscere a fondo LU, si era ritirato in buon ordine. Come inizio…ma VA. evidentemente faceva parte della schiera dei Calandrino (ricordate il Decamerone del Boccaccio?), fece il suo dovere quasi tutte le sere sino a quando il grande annuncio da parte della novella sposa: “Sono incinta!” Da quel momento la situazione precipitò: “Non voglio che tu faccia male al bambino!” e così niente più sesso fra i due coniugi con la cacciata dal talamo coniugale di VA. e l’esilio in una stanzetta con letto singolo. Da quel momento lotta senza quartiere da parte dei due coniugi: dispetti a vicenda in tutti i campi e decisione da parte di  VA. anche lui cattolico praticante (aveva pure questo difetto!) che si  rivolse  alla Sacra Rota per avere l’annullamento del vincolo  matrimoniale. Spese un fottìo di denaro con la conclusione: matrimonio valido! Nacque una deliziosa bambina cui venne apposto il nome di FE. in onore di un nonno furbastro che durante la prima guerra mondiale, per non correre rischi, rischi, tramite raccomandazioni, riuscì a farsi assegnare ad un incarico amministrativo ma male gliene incolse lo stesso in quanto durante il tragitto caserma – ufficio postale fu centrato da una granata austriaca. Purtroppo per FE. Le liti coniugali si riversarono su di lei che fu ‘sballottolata’ fra la genitrice ed i genitori di VA. che nel frattempo, approvata la legge Gaslini-Fortuna potè divorziare ma ancora una volta male gliene incolse: complessato in campo femminile sposò TI. una napoletana grassa, anche volgare e fumatrice accanita. Passa un giorno, passa l’altro ( non centra il prode Anselmo)i due coniugi passarono a miglior vita VA. per un diabete ribelle e TI. per un ictus. Dal loro ‘incontro’ venne fuori RO. giovane che, purtroppo per lui, era poco dotato intellettualmente per cui fu costretto a fare l’operaio. In seguito per la crisi generale fu licenziato ed il povero RO. fu costretto a sopravvivere con una piccola pensione della Previdenza Sociale, ovviamente niente auto né moto solo una bicicletta con cui si recava nella mensa di una chiesa per fare pulizie ricevendo in cambio il vitto giornaliero. Un particolare: RO. Era diventato obeso e gran fumatore e niente femminucce, un disastrato. Un passo indietro di anni: unico rimasto della famiglia originaria AL. che non riuscendo a vincere concorsi per l’Accademia dei vari Corpi di Polizia, (non aveva nessuno che lo raccomandasse) si accontentò di fare l’allievo finanziere in quel di Roma nella caserma di via XXI aprile. Abituato da gran signore nella famiglia originaria (nel frattempo AR. e ME. erano deceduti), strinse i pugni ricordando le raccomandazioni di nonno AF.: mai dichiararsi volontario per qualsiasi incarico e non fidarsi nemmeno della propria ombra, consigli preziosi! Gli istruttori erano o giovani sottobrigadieri stronzi ovvero vecchi brigadieri silurati alla promozione di maresciallo, tutti acidi  pronti a prendere per i fondelli i poveri allievi. Esemplificando: “Chi di voi sa suonare il pianoforte?” A due sprovveduti che si presentarono: “Andate al circolo ufficiali al pian terreno e trasportate il pianoforte al terzo piano a casa del Colonnello Comandante.” Altra boutade: “Chi di voli ha un titolo di studio di media superiore?” Ai sei presentatisi: “Andate a pulire le latrine delle tre Compagnie, due per piano.” Al. fu notato che se ne stava sempre in disparte da un vecchio brigadiere. “Ah fai il furbo? Hai un bottone sbottonato, cinque giorni di consegna.” Togliere la libera uscita ad AL. era la peggiore punizione che potesse capitargli perché non poteva recarsi in a piazza di Spagna non per ammirare i monumenti ma, più prosaicamente,  per frequentare delle signorine dentro una casa chiusa. La sua salvezza fu un capitano di Perugia cui si presentò facendo presente la sua situazione, da quel momento libera uscita tutte le sere! Indossate le fiamme di finanziere, AL. fu costretto a farsi trasferire in ‘reparti situati ai confini di terra' conditio sine qua non poter accedere alla Scuola Sottufficiali. Vinto il concorso indossò nel 19..i gradi di vicebrigadiere ed assegnato alla sede di Messina. Qui trovò il solito stronzo superiore di grado, piccolo e brutto che lo prese in antipatia affidandogli i compiti più ingrati. AL. Studiò la situazione e la risolse in modo brillante congratulandosi con se stesso: fece domanda per ottenere la qualifica di ‘capo laboratorio fotografico’ (era stato sempre un appassionato di foto) e, una volta ottenutala, si presentò a quel superiore poco simpatico con in mano una circolare in cui si prescriveva che chi fosse in possesso della qualifica suddetta non potesse essere trasferito ad altri incarichi, tieh! La sua vita ovviamente cambiò in meglio, per eseguire servizi fotografici aveva a disposizione una un’auto targata G. di F. con cui percorreva le province di Messina, Catania, Siracusa e Ragusa imbarcandosi anche sulle  motovedette e sugli elicotteri, una pacchia. Ovviamente nel frattempo non si fece mancare …la materia prima, non aveva difficoltà di conquiste femminili, era alto un metro e ottanta e attirava il sesso femminile anche per la sua simpatia. AL. Si era scoperto anche scrittore, aveva pubblicato un romanzo sulla sua vita e quasi ogni settimana ‘sfornava’ un racconto, spesso di natura erotica, ormai era arrivato a cento. Fece pubblicare un trafiletto su una rivista nazionale ed ebbe un discreto successo. Troppo bello per durare, il suo dio protettore Hermes, in altre faccende affaccendato, si distrasse e un messaggio giunse sul computer di AL.: “Sono tua nipote FE. figlia di VA., ti ho rintracciato tramite I racconti che hai pubblicati su l’app.’APHORIM, mi piacerebbe allacciare un rapporto con te, siamo rimasti in pochi che portano il nostro cognome anche se francamente devo dirti che tuo fratello mi ha rovinato la vita.”Come premessa non era delle migliori. AL. Un po’ sorpreso rispose alla mail  e così cominciò un passaggio di notizie sulle proprie posizioni in vari campi, non ultimo quello religioso che era basilare per FE. decisamente meno per AL. Il quale nei suoi racconti aveva chiaramente dimostrato  la sua contrarietà ad incomprensioni, fanatismo e puritanesimo. Una frase di FE. lo colpì: “Non c’è sesso senza amore!” tuttavia ritenne opportuno non sottolineare i rispettivi punti ti di vista e si scambiarono notizie sulle loro vite passate forse però FE. non comprese quanto grandi fossero le differenze che li dividevano. AL. fece chiaramente capire i suoi punti di vista in fatto di sesso raccontando l’episodio di quando, davanti alle prorompenti tette della cognata  (sua moglie le aveva più piccole) gliene tirò fuori una dal reggiseno fra gli applausi  dei presenti. In seguito ad altra corrispondenza FE. scrisse ad Al.una mail di fuoco coinvolgendo anche la figlia CH., degna di sua madre, che fece altrettanto. Al. infine rispose facendo presente che non intendeva offendere nessuno e che voleva che la cosa finisse lì ma come risposta? Indovina, indovina: “Sei il diavolo!” Quella era l'espressione di una fanatica religiosa e quindi non degna di risposta. Non raccontò l’episodio alla dolce consorte An., erano una coppia talmente affiatata, anche se con una grande differenza di età, si poteva usare la parola amore. Cambiando argomento, la piccola AN. aveva un solo difetto, usava spesso per acquisti la carta di credito ma sicuramente era una delle donne più eleganti di Messina ed AL. ne andava orgoglioso. Avrete capito che Il diavolo è il concetto che si lega all’inizio del racconto, AL. Ricordava una barzelletta in cui un uomo interrogato se preferisse andare in Paradiso o all’Inferno rispose: “in Paradiso si gode di una bella aria ma all’inferno ci si diverte di più.” Sicuramente non avrà fatto ridire qualche fanatica religiosa ma poco me ne cale. Per finire una osservazione: in casa d FE: i maschietti contavano pochissimo, quelli presenti e forse anche quelli futuri, molto probabilmente potevano assimilarsi a Calandrino, senza offesa per nessuno!
     

     
  • 26 gennaio alle ore 17:38
    Un sensuale effluvio

    Come comincia: “Abbracciami forte” le parole di Anna erano rivolte ad Alberto i cui pensieri erano rivolti altrove. Una nebbia, a tratti intensa, stava invadendo i monti Peloritani che sovrastano Messina facendo sparire dalla vista il paesaggio. La vista dei fusti degli alti pini si dissolveva pian piano, in lontananza si intravvedeva appena il viottolo inghiottito dalle brume e una casa diroccata nelle cui vicinanze Alberto aveva posteggiato l‘auto. Il paesaggio surreale veniva talvolta illuminato dai fari di qualche automobile di coppiette in cerca di solitudine. All’interno della Opel i vetri si stavano appannando impedendo viepiù la visuale. Alberto abbassò il vetro dello sportello dalla sua parte per contemplare, affascinato, il panorama.  Era abbastanza inusitato che in Sicilia, nel mese di aprile, si appalesasse un tempo così invernale, sembrava che la natura volesse ovattare la sua particolare storia d’amore.
    Non era nuovo ad avventure ’galanti’ per dirla in stile ottocentesco ma andando avanti negli anni gli capitavano storie sempre più particolari.
    Si girò verso Anna ventenne dal seno impertinente e dal ventre piatto dalla bocca deliziosamente infantile e dai verdi occhi ora sorridenti ora tristi ma che in ogni caso gli facevano provare sensazioni di tenerezza, di rimpianto dei suoi quarantotto anni di età, molto ben portati ma che cominciavano a dare i primi segni di futuri ‘acciacchi’.
    “Sei signorile, elegante, hai personalità, ti sposerei subito, dove lo trovo un ragazzo che mi soddisfi: i miei coetanei sono insulsi, pensano solo al sesso ma ad un sesso vuoto. Tu mi dai calore, sicurezza e gioia di vivere, quando ti abbraccio mi si riempiono gli occhi di lacrime e quando mi distacco da te sento un vuoto profondo, vorrei tornare indietro…
    Siamo venuti qua a guardare il panorama? Ti prego toccami il seno, mi fa tanto male, sai le pillole…, in fondo il sacrificio lo faccio per te…” “Per noi” corresse Alberto.” “Va bene per noi ma toccalo delicatamente anzi bacialo mi piace di più.” Il piccolo seno di Anna si muoveva delicatamente su e giù per il respiro affannoso, Alberto cominciò ad accarezzarlo ed a baciarlo dolcemente tutto intorno come piaceva a lei provocando mugolii di soddisfazione. “Toccami per vedere se sono bagnata sotto.” Anna era sempre bagnata ‘sotto’ quando era con Alberto. “Mi basta sentire la tua voce per telefono ed anche quando siamo fra la gente, se mi guardi in un certo modo, anche senza toccarmi…” aveva confessato la baby, un tipo unico. “La mia amica Cettina ci mette molto tempo, a suo marito lo fa ‘lavorare’ tanto e poi si fa male, me lo dice lei, io invece…” La natura è strana pensava Alberto la genitrice di tanta delizia, Mara, donna dura non apprezzata di certo da un marito grasso e piccolo non solo di statura, conformista e con i santini sparsi per casa non poteva di certo averle trasmesso quella natura sessuale che già a dodici anni la scuoteva tutta. “Coma fa una donna a non amare il sesso? È meraviglioso, mi distende, mi rende allegra, mi bagna le parti intime,  mi piace tanto!” “Non fare la razzista all’incontrario” diceva convinto Alberto “Non pensi a quello che dicono le frigide, perlomeno di prenderesti della puttana.” “Mi piace essere mignottella” gorgogliava Anna. Non era facile fare un ragionamento razionale con lei. “Va bene se preferisci la nebbia a me scendo dalla macchina.” Una ventata gelida le fece cambiare opinione, ora sedeva buona buona al suo posto, Alberto non era il solito fidanzato, c’era qualcosa in lui che la attirava in modo notevole. “Tua moglie, hai avuto da dire con tua moglie?” “Non è in città, è da sua madre a Milazzo altrimenti non saremmo qui.” “Ma allora che d’acchiappa, non mi vuoi più bene, dimmelo, ti prego, lo sai che non potrei vivere senza vederti, quando sei andato a Roma da tua cugina…non voglio pensarci, un giorno stavo per prendere l’aereo, lo sai quanto sei importante per me.” I due amanti si erano incontrati circa un anno prima in un circolo di nobili frequentata da gente un po’ snob: i mariti annoiati parlavano fra di loro, talvolta venivano interrotti dalle legittime consorti per un giro di danza, qualche vecchio pensionato, in vena di follie, si buttava con le ultime energie rimaste su qualche giovin pulsella che non riusciva a dir di no a quel brutto satiro. Alberto lontano dalla legittima consorte, annoiato,  girava per i locali. Alle pareti quadri di cattivo gusto, forse dipinti da qualche frequentatore del circolo che lo facevano sorridere. Stava accendendo la pipa quando si trovò fra le braccia una fanciulla uscita di corsa  dalla toilette delle signore; I fili incandescenti  del tabacco si erano sparsi sul vestito dalla signorina ed anche sul suo smoking. Dopo aver spento i vari ‘focolai’ Alberto guardò in faccia Anna, serafico lui, arrabbiatissima lei che aveva preso fiato per aggredire il suo astante ma, guardando la sua espressione, aveva desistito. Il silenzio ed il modo di guardarla  tra l’incuriosito ed il divertito le avevano impedito di dare la stura ad una delle sue solite sceneggiate aggressive. Nel frattempo Alberto aveva preso fra le sue le deliziose diafane mani di Anna e, guardandola negli occhi: “Ma così corrono solo le gatte, qualche parente fra i felini?” Fare ammutolire la ragazza non era impresa facile, ma lei non sapeva che dire, ogni frase che le passava nella la mente le sembrava inadeguata alla situazione e poi si sentiva imbarazzata. Ritirò le sue mani da quelle di Alberto e, senza guardarlo in viso, rientrò in sala. “Ehi gatta non ti sarai offesa!” Maledizione le dava pure del tu, mi ha chiamato gatta, ora gli faccio sentire le unghie del felino. Si girò di scatto con lo sguardo fiammeggiante della vendicatrice sospinta da una giusta ira ma la risata di Alberto la colpì bloccandola. “Mi scusi signorina sia per la bruciatura che per l’appellativo di gatta, vede io sono un istintivo e dico sempre quello che mi passa per la mente, non la chiamerò più così, lo giuro, l’appellerò alla francese ‘chatte’” “Questo seguita a prendermi per i fondelli, chi crede di essere, maledetto sfrontato, borioso e impertinente!” Ma la frase era rimasta nel suo pensiero, non aveva ancora pronunziato verbo, cercava qualcosa d’effetto che potesse trarla d’impaccio ma non trovava nulla, meglio il silenzio. “Signorina è la tecnica migliore, lo faccio anch’io quando sono impacciato. “Accidentaccio questo mi legge pure nel pensiero, lo odio…” Stava di nuovo allontanandosi quando si sentì afferrare per la vita, “Anna questa volta era molto infuriata, questa non gliela perdono” Stava per reagire quando si trovò stretta al petto di Alberto, gli occhi di lui la scrutavano dall’alto del suo metro e ottanta, occhi seri, tristi, anche questa volta non reagì. Alberto la lasciò andare, uno accanto all’altro rientrarono in sala accolti da una musica sud-americana, Alberto la prese fra le braccia e cominciò a ballare.  “Lei è l’uomo che non deve chiedere mai, non mi piacciono i presuntuosi.” Si sciolse dall’abbraccio e si allontanò sculettando deliziosamente.
    “Alberto dimmi cos’hai, te lo chiede la tua chatte, ti sento lontano.” Il più non giovin signore rientrò nella realtà, la nebbia si era fatta ancora più fitta ed il buio della notte avanzava. “Ho un po’ di paura ti prego di stringerti a me, ne sento il bisogno, lo sai che ti voglio un bene dell’anima.”  Alberto invece aveva voglia, una voglia sessuale violenta che gli stringeva lo stomaco come una morsa, tolse le scarpe ad Anna, poi i collant e lo slip, intravide nella penombra le morbide deliziose cosce e affondò la bocca nella deliziosa ‘chatte’ già bagnatissima. La baciò a lungo. Sentì qualcosa di vischioso sulle labbra e sulla barba. Anna si era lasciata andare completamente e respirava forte, ogni tanto si lamentava sommessa e si mise sopra di lei penetrandola facilmente. Sentì che i loro umori si univano, lei si muoveva freneticamente. Alberto sentì che ‘ciccio’ si ritirava lentamente. “Una volta duravo più a lungo, ora…” “Non ti cambierei con un giovane, hai tutte le qualità che desidero, sono molto  innamorata di te, talvolta ho paura che tu sparisca dalla mia vita. Ricordo quando ci siamo rincontrati per la prima volta dopo la festa da ballo, era un anno addietro, siamo andati al mare, era aprile, il tempo nuvoloso. Avevo accettato l’invito senza convinzione mi hai fatto delle foto in bianco e nero ed a colori, mi dicevi: guarda verso il mare, meno pensierosa, sorridi meno forzatamente soprattutto con gli occhi, va bene, mi piaci anche seria, imbronciata sei deliziosa; era venuta gente. In macchina al ritorno sentii il desiderio di raccontarti qualcosa di importante della mia vita, non ero più vergine, mia madre mi ucciderebbe, mi ha inculcato l’idea che la verginità è un bene supremo. Ero impiegata presso lo studio di un ingegnere, io geometra  lavoravo anche fuori orario. Un pomeriggio, assente la moglie, mi invito a mangiare in casa sua, forse per il troppo spumante ingurgitato non mi sono quasi accorta che quel maledetto mi aveva spinto sul divano e mi aveva violentato. Giunta a casa mi sono rifugiata a letto con la scusa che mi sentivo male. Dopo una settimana mi sono recata da un ginecologo che mi ha confermato che c’erano delle lesioni sulla mia…” Anna rammentando il triste episodio sembrava riviverlo nella realtà, Alberto l’abbracciò e la baciò a lungo cosa che parve calmare la poverina che rispose ai baci e riuscì anche a sorridere poi “Ho capito da tempo che vuoi una giornata completa per noi, organizza tu la…spedizione!”
    Alberto ricordò che in passato aveva favorito la direttrice di un albergo in sede di verifica, andò a trovarla. Era una bolognese simpatica: ”Maresciallo a disposizione, la Cesira non dimentica gli amici.”  “Dovrei passare qualche ora con una mia conoscente, mi occorre una stanza dalla mattina alla sera.” “Ben bada ben mi indichi la data, sarà servito.” Anna disse a sua madre che voleva passare un giorno a casa di una sua amica, la vecchia per fortuna ci credette e così la baby ebbe via libera un sabato. Alberto la stava aspettando all’interno dell’albergo in compagnia di Cesira che volle la carta di identità di ambedue: “Non vi registrerò ma se viene la polizia…” Quando apparve, la deliziosa era vestita molto elegantemente e dimostrava tutta la sua giovane età. Cesira: “La differenza tra uomini e donne è che se un maschietto si prende un’avventura è un conquistatore, una femminuccia come me una…lasciamo perdere.” La direttrice era stata di parola, la stanza era la migliore dell’albergo e c’era anche un mazzo di fiori. Alberto mise in frigo la ‘mangereccia’ che aveva portato e rimase sbalordito quando Anna apparve nuda dal bagno. “Sei una visione!”  la prese in braccio e la depositò sul letto, ovviamente Ciccio era già in posizione, la Gatta istintivamente lo prese in bocca e poco pochi minuti rimase quasi affogata da un mare di sperma; si rifugiò in bagno e riapparve…”Scusami  ma non ho mai avuto un’esperienza simile, voglio solo abbracciarci prima di…” La stanza era dotata pure di filodiffusione e Cesira pensò bene di immettere musica romantica, un’atmosfera rilassante e romantica. Alle dodici Alberto aprì i pacchetti contenenti cose buonissime da mangiare. “Basterebbero per un battaglione…” “Mi piace il tuo paragone militare…mia cara mi sto innamorando di te e non so…” “Io lo sono da un bel po’ quindi siamo pari.” Celiò la baby. Dopo un riposino Alberto partì all’attacco, Ciccio sembrava più grosso del solito ed ebbe qualche difficoltà a penetrare la gatta la cui padrona si guardò bene dal protestare anche se aveva provato un po’ di dolore. Dopo un po’ Anna cominciò a respirare sempre più affannosamente sino ad emettere dei prolungati ulularti di piacere, Alberto capì che forse aveva trovato il punto G della deliziosa la quale seguitava imperterrita sino a quando, esausta, pian piano smise e girò di spalle a…suo marito. Ci volle circa un’ora ad Anna per riprendersi, si stirò da vera gatta e si posizionò sopra l’Albertone: “Sembriamo un panino imbottito.” La baby aveva anche il senso dello humor. Dopo un pranzo innaffiato, poco, da un Lambrusco doc restarono in camera sino alla sera. Erano le diciannove quando i due si rivestirono e nella hall ritirarono le relative carte di identità. Un velo di tristezza li avvolgeva , la favola breve è finita, il vero immortale è l’amor (Jaufré Rudel). Per fortuna di ambedue questa volta Hermes, protettore di Alberto, si impegnò al fine che la ‘favola breve’ non fosse più tale e, dopo molte peripezie i due felicemente maritati vissero…vi risparmio il resto. Amici lettori auguro anche a voi tanta fortuna in tutti i campi, specialmente in quello amoroso.

     
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