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in archivio dal 16 gen 2009

Alberto Mazzoni

03 settembre 1935, Roma - Italia
Segni particolari: Fisico da anziano, spirito da ventenne.
Mi descrivo così: Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

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  • 29 novembre 2017 alle ore 15:08
    UN USIGNOLO ZOZZONE.

    La  luna in ciel ridente rischiara il panorama, sul salice piangente un usignolo chiava, chiava l'innamorata che, piena di languore con voce appassionata gli giura eterno amore.

     
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  • Come comincia: Alberto M. maresciallo della Guardia di Finanza, in divisa, a bordo della sua Lancia Ypsilon stava per imboccare l’autostrada che lo avrebbe condotto a Roma, meta finale Messina.Stava andando via o forse meglio dire scappando da Domodossola che per lui era diventato luogo di dolore.La sua amata Flora era deceduta per un tumore al cervello, l’aveva assistita sino all’ultimo anche quando era in preda a dolori atroci che nemmeno i medicinali oppiacei riuscivano a lenire.Dopo quell’evento funesto era rimasto in città per un mese al fine di sistemare la sua posizione per un trasferimento fuori sede.Era rimasto in collegamento con Ignazio Romagnoli suo compagno di camerata alla Scuola Sottufficiali di Ostia, anche lui colpito da un grave lutto per il decesso in un incidente stradale dell’unico figlio.A mezzo di conoscenze comuni al Comando Generale del Corpo, rappresentando i loro rispettivi problemi, erano riusciti: Romagnoli ad essere trasferito a Lecce suo luogo d’origine e dove possedeva un’abitazione e Alberto al suo posto a Messina all’Ufficio Operazioni.Al ,come tutti lo chiamavano, si era fermato vicino Firenze per sgranchirsi le gambe, fare e colazione ed il pieno di benzina.Nel frattempo si era messo in collegamento telefonico con sua cugina Silvana che abitava in via Cavour in pieno centro a Roma.“Silvà (non aveva perso l’accento romanesco essendo nato nella capitale) fra un par d’ore sò da te.” (Gli piaceva, quando poteva, sfoggiare il suo dialetto tipo ‘civis romanus sum’ un po’ , come dire, sono superiore a voi.)“Quando arrivi citofonami, in via Cavour non riusciresti a posteggiare, ti ho riservato un posto in un garage vicino a casa mia.”Silvana era per Alberto più che cugina la sorella che non aveva avuto.Grandi baci e abbracci: “Ci voleva il tuo trasferimento per vederci, ora che stai qui ci resterai almeno quindici giorni.”“Silvana lo sai quando mi fa piacere stare con te ma dopodomani devo essere a Messina.”“Va bene, se non puoi,... non ho voglia di cucinare, stasera andremo al ristorante ‘Urbano ’ubicato sotto casa.Silvana era in confidenza col padrone Romolo: ti presento Alberto mio cugino, attento che è un maresciallo della Finanza, stasera mi devi fare la ricevuta fiscale.”“Io te l’ho sempre rilasciata…”“Ah Romolè lassa perde e facce magnà da re.”I due nella conversazione tralasciarono l’argomento Flora, era troppo doloroso.“Com’è che hai scelto Messina, se venivi a Roma saremmo stati insieme, avresti abitato a casa mia.”“È stata una combinazione particolare, un mio collega ed amico è stato trasferito da Messina a Lecce, io prenderò il suo posto.”
    La mattina successiva in viaggio: via Cavour, via Merulana, S:Giovanni, via Appia e infine l’autostrada. Fino a Salerno tutto liscio poi sulla Salerno Reggio Calabria una serie infinita di cambi di carreggiata, di rallentamenti, di file di auto (era luglio).Giunto sfinito a Villa S.Giovanni due ore di attesa per il traghettamento.“Ignazio sono a Messina all’uscita del serpentone che debbo fare?” “Non ti muovere vengo io.”Ignazio abitava in un casa a cinque elevazioni in una stradina interna della  ‘Panoramica dello Stretto’ con piscina e campo da tennis, al quinto piano abitava Ignazio.“Stasera andremo a mangiare alla ‘Sirena’, un ristorante di un caro amico, si mangia bene e per noi si paga poco, ti ho preparato un letto nel salone.Dopo la presentazione al padrone, Ignazio e Max si sedettero in un tavolo situato su una terrazza con vista sul lago, uno spettacolo.Nessuno dei due amici aveva gran voglia di parlare, ognuno sapeva dei rispettivi lutti che era meglio non ricordare.A casa: “Al io lascio il mio cuore a Messina, qualcosa dentro di me s’è rotto, ricordi la mia allegria, il mio carattere espansivo, tutto finito. Abbiamo portato a salma di mio figlio al cimitero di Lecce, mia moglie è rimasta lì dove abbiamo una grande casa, io la raggiungerò non appena ti avrò passato le consegne. Intano ti porto in garage raggiungile in ascensore. Questa moto era di mio figlio, non la voglio più vedere, ti lascerò un foglio in bianco firmato, andrai dal notaio Nascimbene, è un amico penserà lui al passaggio di proprietà.“Ignazio ho visto di sfuggita che ci sono una piscina ed un campo da tennis, come la mettiamo col condominio e poi devi dirmi quanto tu paghi per l’affitto.”“Per l’affitto e per il condominio niente, non fare quella faccia, poi ti spiegherò il perché.” Molto perplesso Al .Il pomeriggio successivo:“Ti presenterò i vari condomini: al primo piano due coniugi quarantenni senza figli cognome Costa: lui Salvatore lei Maria, Memi per gli amici, secondo piano due pensionati settantenni Di Stefano Vittorio e Francesca, due persone per bene, affettuose, terzo piano le sorelle Musmeci Giuliana vedova e Assunta zitella circa quarantenni. Attenzione a loro sono le padrone dell’isolato ed hanno tante proprietà immobiliari e terreni, devi tenertele buone. Hanno una paura tremenda di accertamenti tributari, hanno voluto che io controllassi i loro conti in compenso niente affitto e niente condominio, quarto piano D’Arrigo Calogero (Lillo) marito, Caterina moglie e due gemelle sedicenni Grazia e Graziella, due pesti.”Primo piano: “Questo è  Alberto  mio collega subentrerà nella mia abitazione, loro sono…”La scena si ripetè per quattro volte, a Max rimasero impresse le caratteristiche di tutte le persone abitanti nel palazzo, alcune molto interessanti…Ignazio partì il giorno dopo:“Per me questa casa è solo un ricordo doloroso, non porterò con me i mobili, te li regalo, a Lecce ho una casa ammobiliata e non saprei dove metterli.”“Fammeli pagare almeno in parte…”“No ho deciso così, voglimi bene.”Il giorno dopo si recarono in caserma.  Presentazione al Comandante Colonnello Andrea Speciale ed al suo Aiutante Maggiore t.colonnello Sebastiano Leotta, poi nel suo ufficio brigadiere Angelo Sferrazza e l’appuntato Franco Iannello. Ignazio partì il giorno stesso.Alberto si mise all’opera, la casa era molto bella: il salone e la camera da letto avevano vista sul mare, i due bagni e lo sgabuzzino su un terreno laterale tutto alberato, lo studio, il soggiorno e la cucina sul retro; dovevano essere circa centoventi metri quadrati.Amante della pulizia e dell’ordine Al si mise all’opera,  finita quest’incombenza aprì il baule e la valigia e sistemò lo sue cose negli armadi, in camera da letto e nel bagno.Accese il televisore ma lo spense quasi subito, a letto sfinito.Alberto andò in centro, per comprare un computer e relativa stampante, per fortuna in casa c’era un telefono fisso funzionante, Ignazio era stato molto generoso con lui.Il giorno successivo due tecnici vennero a casa sua e sistemarono i due apparati.Altra incombenza:  il  conto corrente, a Domodossola aveva come banca il Credito Emiliano che per sua fortuna aveva degli sportelli anche a Messina. Sorpresa, un funzionario di quell’istituto di credito era Salvatore Costa che abitava al primo piano del suo palazzo.“Signor Costa a Domodossola avevo il conto corrente con la vostra banca vorrei passarlo a Messina.” L’interessato si mise a disposizione poi:“Venga a casa mia di pomeriggio, la farò firmare del carteggio e le fornirò la password per entrare nel suo conto corrente e fare le operazioni che desidera.”Alberto aveva ancora dieci giorni di licenza di trasferimento da usufruire e, se anche frastornato dagli ultimi avvenimenti,  sentì che qualcosa di buono era mutato in lui forse dovuto al  cambiamento sia della città che delle persone che aveva conosciuto.  Il pomeriggio verso le diciassette suonò il campanello di casa Costa, venne ad aprire il marito.
    “Venga nel salone ho messo sul tavolo il carteggio da firmare, intanto si era presentata la moglie.”Noi eravamo molto amici dei signori Romagnoli, spesso mangiavamo insieme, giocavamo col figlio a tennis e facevano il bagno in piscina, la morte del povero Paolo  ha distrutto Ignazio, aveva vent’anni. Io vado un bagno un attimo, le farà compagnia mia moglie.”Alberto nel frattempo  studiava la signora: altezza 1,65 circa, seno misura tre piuttosto ben esposto da una camicetta rosa scollata, vita stretta, minigonna, gambe muscolose.“Lei sarebbe un’ottima modella, io ho per hobby la fotografia, quando vuole sono a sua disposizione e la vedrei pure come ballerina.”
    “Ho studiato danza fino a quindici anni, poi mi sono rotta una caviglia ed ho dovuto abbandonare. Amo essere fotografata, mio marito non è pratico e se vuole…domani mattina…”Un’invito esplicito, più di così, certo non voleva fare un passo falso, magari aveva male interpretato le parole della signora, intanto si sarebbe presentato con la fida Canon 450 poi…Alle nove Max suonò alla porta dei signori Costa, la signora Maria venne ad aprire in bichini nero con sopra una vestaglia aperta, buon inizio.“Il mio nome è Maria ma per gli amici sono Memi.”“Io sono Alberto, Al per gli amici.”“Vorrei io proporre io qualche posizione da prendere, andiamo nel salone, c’è una riproduzione della statua di Paolina Bonaparte scolpita dal Canova.”Ad Al cominciò ad aumentare la pressione sanguigna, Memi, sul divano, imitò la posizione della statua.“Ve bene così?”
    Max si fece più audace: “C’è una differenza, Paolina Bonaparte non aveva il reggiseno.”
    “Non c’è problema, Memi rimase in topless, un bel topless, le tette erano a forma di pera come piacevano a lui.”Al scattò le foto da tutte le posizioni poi.“Io vedrei una posa sul letto: seduta, la gamba destra piegata, le mani sul ginocchio.Anche qui nessun problema.“Va bene così, io a letto sono abituata a stare nuda.” Memi mise in atto la posa come suo desiderio.Alberto riprese la signora in costume adamitico da varie posizioni, poi si avvicinò sempre più, posò la Canon sul comodino e abbracciò Memi, prese a baciarla come un forsennato ben coadiuvato dalla signora. Venne fuori di tutto, connilungus, fellatio, sessantanove ed infine entrata trionfale dentro una gatta bagnatissima.“Non ti preoccupare, vai facile non posso avere figli.”Spossato, Al si mise a gambe aperte sul posto del letto che doveva essere del legittimo consorte con ‘ciccio’ ancora inalberato, Memi ne approfittò per montarci sopra per una ‘smorciacandela’.  La candela di Al era alla fine, riprese le sue cose, un bacio di ringraziamento e rientro in casa.Quell’abbuffata di sesso ebbe due effetti: fisicamente mise a terra Al ma psicologicamente lo allontanò dai fantasmi di Domodossola che gli sembrarono più sfumati, lontani…La moto Suzuki fu portata dal meccanico, lo sterzo era rotto. Al prese ad usarla quando c’era bel tempo per andare in caserma. Qui una novità: saputo che il Colonnello Comandante cercava uno pratico di fotografia per metter su un laboratorio per fotografare gli arrestati, prendere le impronte digitali ed in generale riprendere risultati di servizio e cerimonie varie, si presentò ed ebbe l’incarico.La ditta Randazzo era la più fornita a Messina, Alberto si presentò in divisa, conobbe il direttore ed i commessi, si fece fare dei preventivi che furono approvati dall’Ufficio Amministrazione. Il laboratorio fotografico diventò in gioiello: un marmo lungo un muro conteneva le vaschette degli acidi: rivelatore e fissaggio, un ingranditore Durst ed una smaltatrice rotativa, dall’altro lato un lavandino, una rotativa ad acqua per sciacquare le foto, un armadio dove mettere i materiali ed un essiccatore per le pellicole. Ben presto divenne pratico ed ebbe dei complimenti anche da parte di fotografici professionisti che riconobbero la sua bravura nello stampare il bianco e nero.Ora quello che interessava Al era presentarsi alle sorelle Musmeci per sistemare la sua situazione finanziaria. Al citofono concordò con una delle due di cui non riconobbe la voce, appuntamento a casa loro alle diciassette.Seguendo i suggerimenti datigli dal suo collega, si presentò in divisa e vide che aveva fatto l’effetto desiderato: le due sorelle furono molto cerimoniose: "Si accomodi questa è la poltrona più comoda, le possiamo offrire qualcosa, abbiamo dei dolcetti fatti con le nostra mani e del vino delle nostre terre…"
    Al rifiuto di Alberto andarono al dunque:“Il suo collega era così gentile da ricontrollare i conti del nostro consulente tributario,  noi lo ricompensavamo con non farli pagare l’affitto ed il condominio, se lei fosse così gentile…”Al fu gentile ma nello stesso  tempo rimase colpito da ‘le nostre terre’ quelle erano davvero ricche.Giuliana, la vedova circa quarantenne, non era una longilinea a nemmeno una chiattona, una via di mezzo, quel che colpiva era il suo viso triste, non brutto ma triste.“Signora siamo coetanei un po’ di allegria, anch’io ho avuto un lutto, la morte per tumore della mia fidanzata, ne sono rimasto scosso ma ora cerco di riprendermi.”“Anche mio marito aveva un tumore, è deceduto sei mesi fa. Era catanese e mi ha lasciato degli agrumeti che non sappiamo come gestire bene, non ci fidiamo del fattore, se ci potesse dare una mano.”“Signora se mi lascia il carteggio ci darò uno sguardo ma voleva dirvi un’altra cosa, non vi vedo mai in piscina, da militare vi do un ordine: domattina tutte e due in piscina, gli ordini non si discutono! Sto scherzando, mi farebbe piacere vedervi tutte due in costume da bagno alle nove, by by.”Cosa strana i suoi ‘ordini’ vennero eseguiti: le due sorelle,  alle nove erano in piscina ancora non c’era nessuno, era domenica. Quel che colpì Al era il corpo di Assunta, di faccia non era eccezionale ma di corpo sembrava una modella anche se tutte e due avevano un costume intero.“Mi sembrate due signore del primo novecento, oggi i costumi interi non li portano nemmeno le monache!”“Noi abbiamo solo questi…”
    “Alberto vi accompagna domani pomeriggio in centro ad acquistare due bei bichini anzi più di due, farete un figurone, ed ora tutti in vasca.”Il pomeriggio alle sedici Al stava aspettando in garage l’arrivo delle due madame che si presentarono puntuali.
    “Possiamo andare con la nostra Jaguar o meglio quella del mio defunto marito.”
    Alla faccia degli ottantamila euro! “Vede madame, al centro è difficile trovare posteggio, meglio la mia Ypsilon.”In viale S.Martino era proibito posteggiare, Max se ne fregò e tutti e tre entrarono in un negozio di costumi da bagno.Dapprima le signore provarono dei bichini castigati ma poi spinti da Al sempre più si infervorarono soprattutto dietro i suoi complimenti:“Volete coprire un si bel corpo, coraggio bichini mini.”Con sorpresa di Alberto acquistarono qualcosa di brasiliano, per intenderci costumi che lasciavano scoperta un bel pò di 'merce' nient’affatto male, Al era riuscito nel suoscopo!““Domattina li proveremo in piscina!”“Ma domani lei non va a lavorare?”“Sono in licenza.” Mentì Max e si diede malato.Il mattino seguente piscina vuota, le due sorelle apparvero coperte da uno accappatoio lungo sino ai piedi.“Ed ora lo spogliarello!” celiò Al.La sorelle ci misero un po’ di tempo ma obbedirono.“Evviva due sirene, sapete nuotare, no? Non fa niente andremo dove si tocca.”Al intendeva dove l’acqua era bassa ma anche toccare qualcosa di morbido. Nuotando sott’acqua  mise le mani fra le cosce di Giuliana che rimase impietrita ma non disse nulla, poi passò al popò,  quindi fu il turno della sorella, un bel movimento!Chissà che passava per le teste di Giuliana e di Assunta, Al sperava non una sgridata e così fu, con lo sguardo basso le due sorelle si misero l’accappatoio e si accomodarono sulle sdraie.“Lei è un monello, non si fanno certe cose!”La frase era stata detta ridendo, questo confortò Al che pensò ad un piano.“Il pomeriggio vorrei controllare la vostra contabilità, verso le cinque a casa mia, va bene?”Un cenno di assenso.Al si aspettava di vedere le due sorelle invece si presentò solo Giuliana che non fornì alcuna spiegazione del fatto di essere sola.“Queste carte mi danno alla testa, sono la mia disperazione, gliele metto sul tavolo e rientro a casa.”“No è meglio che rimanga, avrò bisogno di spiegazioni.”Al constatò che Giuliana era entrata in possesso di circa venti ettari di agrumeti più altrettanti di uliveti, più vari appartamenti, alla faccia!
    Giuliana venga più vicino, vede qui…le prese il viso e cominciò a baciarla in bocca, quella non solo non fece resistenza ma si abbandonò completamente, destinazione finale il letto.Al si dedicò al fiorellino, era lavato di fresco e profumato, l’interessata aveva messo in conto quello che stava accadendo, prima di entrarci dentro le procurò un paio di orgasmi anche per non farle troppo male, il suo era un ‘ciccio’ piuttosto grosso e Giuliana forse anzi sicuramente era stata a stecchetto per molto tempo.
    L’entrata fu lenta ma ben accetta, la baby dimostrò di gradire molto quello che stava accadendo muovendosi in continuazione sotto Al che ce la mise tutta finchè Giuliana gli fece cenno che ne aveva avuto abbastanza.L’uscita della signora fu silenziosa, forse si era meravigliata di se stessa, prese le carte e dopo un rapido bacio sulla bocca  scomparse nell’ascensore.Al si congratulò con se stesso, in mezzo al letto a gambe larghe si godette il  post ludio, aveva preso in mano la situazione e che situazione!
    Il bel maresciallo non era facile a meravigliarsi di qualcosa ma il bigliettino che trovò nella cassetta della posta era davvero singolare: “Max mia sorella Assunta vorrebbe una spiegazione su quelle carte che ha visto, se lei è d’accordo verrà a casa sua alle diciassette di oggi.”Assunta si presentò in punto ma senza carte e in vestaglia.Pareva proprio che si vergognasse:“È stata mia sorella io non volevo…”Al l’abbracciò, faceva tenerezza, sembrava più piccola della sua età.“Una volta sono stata fidanzata ma lui era un mascalzone ed i miei me l’hanno fatto lasciare, non sono più vergine.”La notizia fece piacere a Max, ci mancava pure che fosse vergine!
    Al iniziò con la solita tattica, prima lungo bacio il fiorellino e poi penetrata lenta e soggiorno prolungato, aveva usato un preservativo che si era dimenticato con la sorella che però non aveva detto nulla, doveva tornare su quell’argomento.Le due sorelle erano sistemate ma Al riflettendo pensò che forse si era messo nei guai, tre amanti!
    Il giorno dopo incontrò nel portone i coniugi Di Stefano:“Perché non ci viene a trovare, noi siamo sempre soli.”“Va bene a casa vostra oggi alle diciassette.”
    Li non c’era pericolo di avere avventure di sesso, un po’ di riposo gli avrebbe fatto bene.
    Alle diciassette suonò alla porta dei due anziani, venne ad aprire la signora che l’abbracciò, era commossa.“Noi abbiamo un figlio della sua età, lavora ad Udine ma non ci viene mai a trovare, a sua moglie... non so perché, non siamo simpatici.”
    Al si domandò il perché di quell’astio, sembravano due persone simpatiche , affabili, mah…”“Ci racconti un po’ di lei.”Al cominciò dal suo arruolamento in Finanza sino all’arrivo a Messina.“Anche lei ha avuto le sue sofferenze, ci farebbe piacere se ogni tanto ci facesse compagnia.”Alberto aveva preso ad ingranare in caserma, ogni tanto andava fuori sede per un servizio fotografico, aveva conosciuto tutti i colleghi con cui aveva stretto buoni rapporti, anche il Comandante di Legione lo stimava, tutto bene. Talvolta mangiava in caserma e si riposava nel primo letto che trovava libero per rientrare a casa la sera.Nel frattempo era accaduto un fatto piacevole ma che poteva portare conseguenze negative: aveva incontrato i coniugi Costa che lo avevano invitato a mangiare da loro alle quattordici quando rientrava dal servizio.“Io cucino per due, un terzo non mi pesa.” Il marito era d’accordo ma talvolta era assente e quindi finiva con una sveltina con Memi e questo,lo schiavizzava un po’.Un giorno dopo pranzo Memi non si accontentò di una sveltina, voglio stare tutto il pomeriggio con te, me lo devi!”
    Al si domandò perché glielo doveva ma non fece storie.Quello che lo meravigliò era che Memi parlava in continuazione:“Vieni leccami il fiorello, fammi godere tanto, mi metto alla pecorina, vieni dentro tanto tanto, anche culino vuole la sua parte, fai piano perché lo uso poco con mio marito, sbrodami in faccia.”Al bacino di rito sulla porta la confessione: “Mio marito ha visto tutto, è un guardone!”Ecco ci mancava pure il guardone, dove cazzo era capitato e non era finita per lui.All’ingresso un giorno incontrò la signora D’Arrigo, era arrabbiata nera.“Una bella signora come lei tutta triste, che le è successo?”“Dovrebbe vedere la pagella di quelle due, quattro in francese ed in latino!”
    Inconsapevolmente Max si mise nei guai:“A scuola ero bravo in queste due materie, potrei dar loro qualche lezione.”“Mi farebbe un favore grande grande, parliamoci chiaro, con lo stipendio di mio marito non posso pagare un insegnante di sostegno, gliele mando a casa sua oggi pomeriggio alle diciassette.”Al pensava a due ragazzine che giocavano con le bambole, pensava male, le due sedicenni gli avrebbero fatto passare la voglia di proporsi a far qualcosa.Grazia e Graziella si presentarono all’ora prevista, cominciarono subito a ridere.“Non vedo nulla da ridere, aprite i libri e vediamo a che punto siete.”“Lei non ci fa la battuta su Grazia e Graziella?”Al la conosceva bene, finiva grazie al cazzo, ma fece finta di nulla.La mise sul serio, prima il latino e poi il francese circa un’ora, le sorelline parevano interessate, meno male fino a che un piede fu insinuato fra le sue gambe toccandogli il  ciccio, all’iniziò pensò di far finta di niente ma reiterata la faccenda.“Ragazze posso essere vostro padre, andate con i vostri compagnia di scuola.”“Loro non ci piacciono, appena glielo prendiamo in bocca se ne vengono subito, lei ci mette più tempo vero?”“Fuori immediatamente se volete delle ripetizioni va bene ma non provateci un’altra volta.”Non aveva voluto tagliare i ponti altrimenti avrebbe dovuto dare delle spiegazioni alla madre.Un invito delle sorelle: “dobbiamo andare a Paternò per la raccolta degli agrumi, c’è una festa sull’aia, facci compagnia, andremo con la nostra Jaguar.”
     
     

     
  • martedì alle ore 10:12
    IL CIRCOLO DEGLI ZOZZONI

    Come comincia: Facevano parte del ‘Circolo degli Zozzoni’ non delle persone ‘litigate’ con l’igiene ma degli anticonformisti in senso sessuale. Per lo più benestanti, la maggior parte abitavano a Borgo Pinti a Firenze. Fra di loro vi erano anche delle persone cosiddette normali per lo più impiegate in uffici pubblici e privati. Cosa poteva capitare di peggio ad una ragazza timorata di Dio? Dover frequentare il circolo suddetto non per sua scelta ma per decisione  del marito. Cristiana era una ventenne figlia di Lorenzo, direttore di un Ufficio Postale e di Laura casalinga che sino al diploma di ragioneria era stata in collegio in un istituto religioso. Era tanto devota alla fede cattolica da pensare di farsi monaca ma un episodio increscioso accadde nell’istituto dove la ragazza era interna. Un giovane prete nominato confessore delle suore aveva avuto una liaison con la madre superiora, scoperti sul fatto i due furono ‘consigliati’ dal Vescovo a tornare allo stato laicale, lo stesso alto prelato riuscì a non far trapelare la notizia al di fuori dell’istituto ma Cristiana ne fu turbata tanto da rinunziare ai voti. Un lutto tremendo colpì la ragazza,  i suoi genitori inviatati a pranzo dal contadino che conduceva un loro terreno, malgrado le assicurazioni del fittavolo di loro innocuità mangiarono dei funghi velenosissimi, persero la vita dopo due giorni di ricovero in ospedale, solo un trapianto di fegato avrebbe potuto salvare la loro vita ma non c’erano donatori disponibili. Cristiana per rispetto dei suoi genitori fu assunta come impiegata all’Ufficio Postale del padre, il resto della giornata lo passava nella casa ereditata dal gnutore, in solitudine, strettamente vestita di nero. In ufficio, aveva attirato l’attenzione di Giovanni (Vanni per gli amici) che aveva preso a farle una corte discreta. Intrisa della mentalità della sua famiglia che una ragazza non deve restare nubile ma essere affiancata un marito affidabile, accettò la corte di Vanni e dopo due mesi si sposarono in chiesa, la sposa rigorosamente in bianco e lo sposo con smoking affittato, non era ricco di famiglia come Cristiana ma era stato attirato dal denaro della consorte la quale come primo atto affettuoso pensò bene di regalargli una Alfa Romeo Giulia, auto tanto da lui magnificata. Prima notte di nozze a Roma in un albergo con garage per gli ospiti, posteggiare nella capitale era un’impresa. Dopo una cena sobria prima sorpresa per Vanni, Cristiana pretese prima di andare a letto di spegnere tutte le luci della stanza, il neo sposo avrebbe voluto per la prima volta vedere in costume adamitico e meglio evitico la consorte, mah… Previdente e immaginando la verginità di Cristiana , le pose sotto le natiche un asciugamano, mossa previdente perché dopo una bella fatica in quanto la ragazza si ritirava dinanzi ad un ovvio dolore riuscì a far diventare signora la signorina Cristiana. Quella fu la prima e ultima volta, Vanni comprese che per lui c’era poca ‘trippa pé gatti’come si dice nella capitale.  In seguito provò col cunnilingus, con la fellatio, con la masturbazione, niente da fare: tutte opere del diavolo. Un diavolo per capello ce l’aveva Vanni,  abituato a femminucce disponibili non riusciva a comprendere la riottosità della sposa. Tornati a Firenze lo sposo la sera tornò a frequentare il ‘Circolo degli Zozzoni’ come da sua inveterata abitudine, non ebbe il coraggio di invitare  la moglie, le disse di un circolo cui era iscritto ma non il nome e chi lo frequentava, avrebbe provocato in lei un collasso! Accolto con grandi feste dagli amici dovette confessare la sua situazione sessuale, gran stupore da parte di tutti maschi e femmine e poi il solito ‘aggiusta cose’ Cecco che: “Io una soluzione ce l’avrei, Vanni non so se sarai d’accordo perché è, diciamo così un po’ drastica.” “Fatti uscire il fiato, ormai sono disposto a tutto.” “Bene, si dovrebbe presentare uno di noi a casa tua, far finta di essere  il marito legale, dopo una ovvia risposta stupefatta di Cristiana, farsi fare due carte d’identità scambiandoti con …vediamo un po’, ci vedrei bene Fredo ha la faccia tosta, è scapolo, ricco, nulla facente ed è un bel tipo, certo ci potrebbero scappare le corna ma penso che ‘a mali estremi estremi rimedi’” Vanni accettò facendo presente all’interessato che non sarebbe stato facile recitare la sua parte ed infatti il giorno dopo Fredo  prima di pranzo suonò il campanello di casa Vanni. All’apertura della porta: “Cara ho dimenticato le chiavi a casa, un bacino come stai?” Cristiana si ritrasse confusa e inorridita, chi era costui, un Carneade di manzoniana memoria? Quando riuscì a riprendere fiato: “Guardi questa è la casa mia e di Vanni, mi dispiace per lei signore, buongiorno.” “Cara dimmi che è uno scherzo…” Come risposta ebbe una porta sbattuta di porta in faccia. Nel frattempo Vanni era entrato con Fredo in casa di quest’ultimo, sarebbe stata la sua residenza per chissà quanti giorni finché lo scherzo non avrebbe avuto una soluzione. Il giorno successivo sempre dopo pranzo Fredo si ripresentò in casa di Cristiana che era preoccupata sia per lo scambio di persona che per il non ritorno a casa del marito. “Cristina ieri ho dovuto dormire a casa di un amico, basta cò stò scherzo che non mi riconosci, guarda questa è la mia carta di identità.” Cristiana controllò il  documento e: “Sono confusa, torni domani….” Don Duccio confessore di Cristiana prima ascoltò tutta la storia, ma da un punto di vista religioso non c’era soluzione: “Figliola prova a contattare uno psicologo, non so che altro consigliarti.” Cristiana aveva imparato a non fidarti degli psicologi, finora nella religione cattolica  non erano considerati dei buoni consiglieri, la maggior parte erano atei o agnostici, credevano solo nella scienza ed allora? Anche in considerazione della assenza dall’ufficio ufficio di Vanni (messosi in aspettativa), Cristiana cominciava a credere che effettivamente quello presentatosi in casa sua fosse suo marito, dopo tanti tentativi da parte di Fredo lo fece entrare anche se riluttante. “Senta ha mangiato?” “Cara darmi addirittura del lei, sei rimasta ai tempi del ‘Gattopardo’! Quante  buone qualità penso avrai ereditato da tua madre Laura compresa l’arte culinaria.” Questa frase fu il tocco finale a convincere Cristiana, era sicuramente suo marito altrimenti come avrebbe fatto a conoscere il nome di sua madre peraltro deceduta. Fredo era un ‘conquistatore di donne a getto continuo’ di Petrolinaria memoria. “Cara vorrei abbracciarti, hai un profumo meraviglioso di donna…” e fece seguire le parole al gesto. Anche Cristiana percepì la stessa sensazione mai provata prima, lasciò che ‘suo marito’ le mettesse le mani fra le cosce e la baciasse a lungo, aveva chiuso gli occhi ormai abbandonata alle deliziose sensazioni sessuali. Fredo era un furbacchione e al momento in cui Cristiana era al culmine del piacere: “Mia cara sinora mi hai respinto, se andassi avanti mi sembrerebbe di stuprarti…” La ‘cara’ ci rimase male ma dovette dare ragione al marito, si abbandonò sul divano ad occhi chiusi. Per Fredo fine del primo round vinto per KO. Dopo cena dinanzi al televisore poi: “Vanni sono un po’ stanca che ne dici di andare a letto?” “Mi vedo un altro po’ di TV e poi vengo.” L’attesa fa aumentare il desiderio, e così fu, a Cristiana, inaspettatamente anche per lei, venne una voglia smodata di sesso, prese in bocca il membro eretto di Fredo ingoiando pure senza problemi lo sperma, non appagata da sola si mise nel fiorellino un pisellone che all’inizio le fece un po’ male ma poi…Dopo circa un’ora Cristiana riprese il ‘ben dell’intelletto’ nel senso che si rese conto del suo operato ma pensò che finalmente… Volle uscire di casa nell’auto Mini di Fredo, Vanni dalla finestra vide la scena e pensò che finalmente anche lui avrebbe potuto usufruire delle grazie della consorte, povero illuso. La sera Fredo e Cristiana fecero un ingresso trionfale nel ‘Circolo degli Zozzoni’ con ovvio tremendo casino: Cristiana riconobbe il suo vero marito in Vanni che speranzoso si avvicinò alla consorte rimediando uno schiaffone tremendo, tutti compreso Cesco batterono le mani senza un motivo preciso, i toscani sono famosi per essere degli apprezzatori delle burle già dai tempi del Boccaccio. Vanni cercò di abbracciare  la consorte, non solo non ci riuscì ma Cristiana andò lei a prendere sotto braccio Fredo e lo trascinò in auto, destinazione casa sua, (era di sua proprietà).Vanni completamente instupidito pensò di ‘farla finita’ ma circondato dagli amici prese per buone le parole fi Gigi l’unico romano del circolo: “A’ coso, ricordete che pè ‘na fregna persa ne trovi cento, guardete ‘ntorno …” Nessuno si offese, erano tutti dei buontemponi! Vanni imparò la lezione, cambiò la sede di lavoro, ci guadagnò perché nel nuovo ufficio incontrò una signora Selvaggia, di nome e di fatto che lo apprezzò come uomo anche col beneplacito del marito Cosimo che, oltre che vecchio e malandato in salute era un filosofo: meglio un amante della moglie in casa che…’ boh il resto nella mente del cocu.

     
  • domenica alle ore 9:51
    UNA STORIA ROMANTICA

    Come comincia: In pensione da qualche anno, moglie più giovane ancora a lavoro come passare il tempo? Questo era l’interrogativo di Alberto Proietti che ormai …enne ripercorreva la sua vita passata aggiungendovi un pizzico di fantasia che è come il peperoncino, sta bene dappertutto. A trent’anni, maresciallo delle Fiamme Gialle, in divisa faceva la sua ‘porca figura’ (scusate l’espressione) con le femminucce sia giovani che meno giovani, forse il fascino dell’uniforme con un ‘pizzico’ di charme personale, ed anche per qualche battuta di spirito romana. Era stato trasferito d’ufficio in quella terra meravigliosa che è la Sicilia soprattutto da un punto di vista paesaggistico:  mare e montagne compresi due vulcani attivi (Etna e Stromboli) che ogni tanto facevano sentire la loro presenza, lati negativi? Ovviamente la mafia, negli ultimi tempi combattuta con un certo successo ma purtroppo anche di una classe politica degna…di miglior causa. E dire che in passato alcuni politici si erano fatti onore a livello nazionale, ora purtroppo la corruzione ‘magna inundat’, detto in latino fa maggiore effetto ma il concetto è sempre quello: disonestà dei pubblici funzionari. Alberto era preparato nel suo lavoro di esperto in verifiche tributarie ed era riuscito a farsi apprezzare anche per un suo hobby, la fotografia. Aveva attrezzato in caserma un laboratorio fotografico in cui sviluppava sia le foto degli arrestati che le cerimonie e soprattutto foto scattate dall’elicottero per scoprire piantagioni di cannabis fra quelle di mais nascoste in terreni impervi. Aveva ottenuto risultati degni di rilievo molto apprezzati soprattutto dal suo Comandante di Legione che aveva avuto riconosciuti meriti a livello nazionale. Piccola dimenticanza: a Messina dove Alberto era di stanza ci sono due laghi vicino alla frazione di Ganzirri, laghi in passato adibiti all’allevamento di cozze molto apprezzate dai buongustai. I predetti laghi erano stati abbandonati, nessun commento altrimenti bisognerebbe stigmatizzare che le sopracitate cozze che si trovavano sul mercato messinese venivano importate dal nord Italia! Alberto aveva due ‘hobby: le femminucce e le auto.  Per quest’ultime era stato fortunato perché, in seguito al lascito in contanti da parte di una zia, aveva potuto soddisfare finalmente il desiderio di possedere una Alfa Romeo Stelvio. Anche per l’abitazione era stato fortunato: aveva acquistato una villa a schiera  vicino alla spiaggia di Mortelle, località balneare. L’altro condomino era un certo Alfio Marino proprietario di un grosso peschereccio che esercitava la professione in tutto il Mediterraneo. Per non rientrare ogni volta col pescato a Messina lo affidava alle navi di linea che da Lampedusa arrivavano nella Città dello Stretto. La consorte Fiorella Lombardo, da poco maritata con Alfio non sapeva come passare il tempo soprattutto d’inverno. Da subito aveva adocchiato Alberto  che all’inizio aveva pensato di ‘buttarsi’ ma, ragionandosi sopra capì che non era il caso per una serie di motivi e così faceva lo gnorri agli sguardi invitanti di Fiorella venendone ovviamente mal giudicato. Alberto spesso si accompagnava con femminucce non tanto silenziose facendo adirare ancor più Fiorella che pensava di essere (ed era)  un bel pezzo di mora molto appetibile. L’episodio più eclatante fu quando Alberto, di ritorno da Catania dove in un famoso night aveva fotografato un contrabbandiere internazionale di droga, era stato rimorchiato da una biondona da  togliere il fiato, tale Daiana Santos una miss che gli aveva chiesto un passaggio in auto sino a Messina prontamente accontentata da Alberto. Sistemata in villa la ragazza aveva dovuto lasciarla per recarsi in caserma al fine di sviluppare subito le foto del  contrabbandiere, foto richieste urgentemente dal Comando Generale della Guardia di Finanza. Passata tutta la notte, erano le sette di mattina quando finito di  stampare tutte le foto in bianco e nero e, consegnatele al Colonnello Comandante fece ritorno a casa speranzoso, anche se stanco, di godere delle grazie di Daiana ma…”Caro maresciallo una sorpresa per te, vuoi sapere qualcosa di speciale sulla tua amica?” Fiorella era dinanzi alla porta del garage in nuda coperta da  una vestaglia. “Non vorrei essere scortese ma…” “Non la faccio lunga, la tua amica ha qualcosa in più che tu non sai, è un trans, ha un uccello pronto per il tuo poco onorevole culo, buon divertimento!” Alberto rimase seduto in macchina, quelle poche forze che gli erano rimaste erano sparite, chissà come Fiorella aveva scoperto l’inghippo, in ogni caso decise di non dargliela vinta. Entrato in casa fu accolto con slancio da parte di Daiana che in baby doll era ancora più attraente. La ragazza per fortuna parlava italiano che aveva appreso Rio de Janeiro dai nonni siciliani. Dire che Alberto fosse confuso era un eufemismo, per prima cosa riempì d’acqua la vasca da bagno, la profumò con  dei sali alla violetta e fu raggiunto da Daiana che inaspettatamente era nuda o nudo con tanto di ‘ciccio’ in evidenza. “La tua vicina mi ha vista nuda dal buco della serratura, sicuramente ti avrà riferito che sono un trans e quindi nessuna novità per te, se non accetti la mia presenza accompagnami alla stazione, ritornerò a Catania:” Chi disse che le donne ne sanno una più del diavolo certamente si riferiva ad un episodio che circolava nel Medio Evo ma che, come in questo caso rispondeva a verità: la parte femminile di Daiana le aveva consigliato di dire subito ad Alberto la verità sulla sua vera natura. Alberto riguardò bene la brasiliana ed inaspettatamente: “Se sei d’accordo ‘userò’ solo la tua parte femminile…” Daiana era d’accordo e Fiorella per giorni masticò amaro dato che Alberto, tappato il buco della serratura di casa sua non usciva più volutamente dalla sua abitazione. In compenso  usando le peculiarità di Daiana conobbe in campo sessuale sensazioni mai provate prima. Dopo una settimana, di notte Alberto accompagnò Daiana alla stazione ferroviaria e rientrò a casa senza che Fiorella se ne accorgesse. Altra novità: Alfio il marito della vicina di casa col suo peschereccio fece ritorno a Messina per una verifica ai motori. Volle che la consorte gli presentasse Alberto e talvolta i due andavano insieme in auto sino a Messina centro. Alfio era il classico marinaio: non molto alto col viso e le braccia bruciati dal sole e dalla salsedine. Rimase a casa sua per quindici giorni ed alla partenza:”Penso che mia moglie possa essere rimasta incinta, per favore dagli una mano qualora avesse bisogno…” Come da previsione del marito  a Fiorella mese dopo mese aumentava il pancione finché una notte Alberto sentì bussare alla porta da casa sua: Fiorella aveva le doglie ed Alberto infilatesi un paio di scarpe, in pigiama (era luglio) la accompagnò al pronto soccorso dell’Ospedale Papardo, dopo un paio di giorni la notizia del lieto evento: era nata Rossella paffuta bambina di quasi quattro chili. La notizia fu comunicata al padre che seguitò la sua vita sul peschereccio senza far ritorno a Messina. La vita di Alberto e di Fiorella proseguiva su binari paralleli, Alberto in servizio e talvolta in buona compagnia, Fiorella si prendeva cura della figlia a tempo pieno. La bimba crescendo diventava sempre più bella, era una longilinea (al contrario della mamma) con gradi occhi verdi (quelli della mamma) e soprattutto intelligente che già a quattro anni all’asilo sapeva leggere e scrivere merito dello ‘zio’ Alberto presso la cui abitazione passava molto tempo. Fiorella ormai aveva rinunziato ad avere rapporti sessuali col bel maresciallo, aveva conseguito la patente di guida e con una Cinquecento, acquistata di seconda mano, andava a  Messina centro a…far le spese. Una volta fu notata da Alberto ad uscire da un palazzo di via Risorgimento, non ci volle molto per l’investigatore collegare l’episodio con un  suo amante che, probabilmente ricco  le permetteva di sfoggiare abbigliamenti all’ultima moda ma ad Alberto poco caleva. Il suo attaccamento  per la piccola, che cresceva a vista d’occhio, era ogni giorno più forte, era la figlia che non aveva mai avuto. Lavorando  al computer Alberto non si era accorto dell’entrata nello studio di Rossella che, messigli le mani da dietro sul viso: “Caro zio una grande novità…guardami in faccia, sono diventata una donna!” Alberto la abbracciò commosso, le mestruazioni per una ragazza sono un traguardo importante. La baby iscritta alla seconda media (era un anno avanti con gli studi) usufruiva sempre più dei suggerimenti dello ‘zio’ un po’ in tutti mi campi, Alberto aveva conseguito la licenza di liceo classico. Passarono tre anni:“Mia cara sei giunta a quindici anni, alla tua età non pensi al primo flirt, non c’è nella tua classe un ragazzo che ti piace…” “Non c’è nessuno che ti assomigli, i maschi sono tutti oltre che infantili anche brutti e antipatici, alcuni hanno provato a mettermi le mani addosso, ad uno ho fatto un occhio nero…” “Sei una amazzone sai chi sono le amazzoni?” “Si quelle che si tagliavano un seno per combattere meglio in battaglia, io ci tengo ai miei seni, guarda il mio ti sembra da tagliare?” Alberto aveva assunto una espressione sconcertata, non aveva mai visto Rossella sotto il profilo sessuale. “Sarebbe un incesto…ti considero mia figlia.” “Intanto sarei tua nipote essendo tu mio ‘zio’ e poi saresti uno zio morganatico! Ti prego non dire nulla a mia madre, a parte che lei pensa solo a Popo diminutivo di Liborio suo amante da anni, penserebbe che sei stato tu a….” ”Ma non sono stato io…” Alberto non si era accorto che quella sua frase era infantile ma si rese conto che poteva trovarsi in un mare di guai, Fiorella poteva ricattarlo per giustificare il suo legame con l’amante…Rossella capì che lo zio era in crisi, lo baciò per la prima volta in bocca e…peggiorò la situazione. Alberto ebbe ordine dal Colonnello Comandante di riprendere i voli in elicottero e le perlustrazioni via mare con le motovedette e così rimase lontano da casa per quindici giorni, quando ritornò gli venne incontro Fiorella: “Rossella è giorni che sta male, il dottore non capisce da cosa possa proviene la sua febbre alta, gli antibiotici non le hanno fatto effetto…” “Vediamo se lo zio stregone la guarisce!” Rossella era a letto con gli occhi chiusi, Alberto aprì gli scuri: “Fiat lux my Darling mischiando latino ed inglese fece il suo effetto sulla ‘nipote’ che balzò dal letto abbracciandolo a lungo e piangendo. “Ho sognato cose bruttissime, che il tuo elicottero era caduto e tu eri morto!” “Non faccio quel segno volgare di scaramanzia ma come vedi l’elicottero non è caduto ed io sono vivo e vegeto sempre che tu mi permetta di respirare!” Alla scena era stata presente Fiorella che capì la situazione  ma non ne rimase sconvolta, pensava che sua figlia avesse un male incurabile, Alberto era il male minore anche se inaspettato. Rossella ben presto ‘rifiorì’, il padre benché informato della malattia della figlia aveva fatto orecchie da mercante, era lontano molte miglia da Messina e così la situazione era in mano di Fiorella che disse una sola frase ma significativa: “Vogliale bene più di un padre e di uno zio” dando praticamente il via libera ai loro rapporti che avvennero in modo graduale e piacevole per entrambi. Intanto Rossella rientrò a scuola, per far contenti mamma e zio studiava molto e negli intervalli cominciò a prendere confidenza con…Primi approcci: ”Ti dispiace se…” “Oggi mi piacerebbe…” “Chissà se ci provassi piano piano…” e così fu che Rossella divenne una signora e poi moglie  di molti anni più giovane di un Alberto felicissimo ma preoccupato del futuro consolato dalla giovin consorte: “Non vedi quanti attori e persone comuni hanno mogli minori di età, i giovani di oggi sono viziati e mammoni…non saprei che farmene di uno di loro! Ecco perché: ‘In pensione da qualche anno, moglie più giovane…una toy girl!
     

     
  • 11 febbraio alle ore 10:15
    BEATITUDO MAGNA EFFENDITUR

    Come comincia: La beatitudine o felicità che dir si voglia è ‘merce’ rara al giorno d’oggi. Basta leggere un giornale o guardare la televisione per rendersi conto dei gravi problemi che affliggono parte di  noi italiani. Certo tale affermazione non si addice ad uno sceicco arabo ma anche per alcuni di loro, che stanno sperperando il denaro proveniente dal petrolio è stato coniato il detto: “Dal cammello alla Rolls Royce e poi ritorno al cammello!” Alessandro Caffarelli, romano d’origine ma messinese per lavoro era il direttore dell’Ufficio Postale dell’Annunziata, Lea Minazzo la consorte anch’essa nativa della capitale aveva seguito il marito nel capoluogo dello Stretto tutto sommato contenta del clima di Messina. Tale giudizio positivo non poteva  estendersi ai locali politici che avevano malamente amministrato la cosa pubblica di  questa bella città protesa sul mare e con i Monti Peloritani che le fanno da cornice. Ennio aveva eseguito un percorso di lavoro inverso di quello di Alessandro; patria Messanae aveva vinto un concorso alle poste di via Taranto a Roma e non riusciva a rientrare nella città natia dato che la Trinacria, per mancanza di industrie era la più grande ‘fonte’ di impiegati e di insegnanti di tutta Italia. Alessia Donato , la madre, faceva onore al suo nome che significa ‘colei che protegge’ ed in  tutti i modi cercava di far rientrare in ‘patria’ il figlio diletto. L’occasione venne allorché un giorno, stanca di fare la fila all’Ufficio Postale dell’Annunziata fermò un signore che stava per rientrare nel ‘sancta santorum’ del bureau: “Signore penso che lei sia il direttore, le sarei grata se potesse farmi stà raccomandata diretta all’ufficio Entrate di Torino…è la storia del pagamento del Canone TV…verrei a ritirare la ricevuta prima delle tredici.” Alessia, una quarantacinquenne che ‘si faceva ancora ammirare’, Alessandro che dinanzi alle femminucce… prese la raccomandata ed entrò nel ‘bussolotto’. Precisa, all’orario di chiusura dell’ufficio Alessia si presentò ad Alessandro che stava osservando un impiegato intento ad abbassare la saracinesca. “Le sono grata della sua cortesia, anch’io ho un figlio impiegato alle Poste, purtroppo si trova a Roma e non riesco a farlo rientrare a Messina non è che lei…” “Gentile signora, io a stomaco vuoto …perché non viene a trovarmi domattina, alle otto, potremo parlare con più calma.” Qualche minuto prima dell’orario stabilito Alessia aveva posteggiato la sua Mini Cooper dinanzi all’ingresso dell’ufficio postale. Alessandro senza chiedere il permesso si infilò in macchina e si sedette al posto del passeggero e: “Che buon odore!” “È l’arbre magic…” “No signora è ‘madame magic’…” “I due si misero a ridere, senza palare si erano capiti al volo. “Avviso il mio vice che oggi non  sono in servizio sempre che lei…” “Mon ami, niente lei, se sei d’accordo andiamo alla mia villa a Musolino.” La villa a due piani era circondata da piante verdi che si arrampicavano anche sulle sue pareti dell’isolato, una vasca con al centro ’l’enfante qui pisse’ di belgica memoria e alberi di alto fusto. Dentro un arredamento molto campagnolo; la camera da letto ‘ospitava’ un lettone in ferro molto antico uno di quelli che hanno immagini sacre  al capezzale. “Ci manca solo un santo che benedice gli zozzoni che…” “Che ne dici di una doccia…” Non c’era bisogno di un santo, Alessandro ed Alessia subito dopo si ‘diedero da fare’ e non si accorsero del tempo che passava. “Alessia è tardi devo rientrare in ufficio….” Quello fu il loro primo incontro ma altri avvenimenti erano stati programmati da Hermes protettore di Alessandro. Alessia aveva prenotato con la nave Costa Crociere una viaggio  nel Mediterraneo, due cabine singole una per lei ed una per suo figlio  Ennio Caruso che stava per giungere a Messina in vacanza. “Vedi se tua moglie è d’accordo,  potreste venire ambedue  in crociera con noi.” “Se la nave passa per Messina fra un giorno avrà tutte le cabine prenotate.” “Non ti intendi di crociere, noi abbiamo chiesto due cabine con visuale esterna al primo ponte, quelle che costano il triplo di quelle situate più in alto, sicuramente troverò una matrimoniale per te e per Lea.” E così fu: Ennio  si presentò con la madre all’imbarco: era un giovane biondo con riga dei capelli a sinistra, occhi azzurri, fisico magrolino. “Assomiglia tutto a suo padre, per fortuna non ha il suo cervello, mio marito soffriva di pressione alta ma non voleva assumere medicinali, e così un ictus…” Il pranzo fu servito alle tredici, camerieri inappuntabili in divisa passavano fra i commensali  trascrivendo le ordinazioni. Tutto a base di pesce dal primo, un brodetto sino all’ananas finale ed al caffè da sorbire al bar. Il tavolo dove erano seduti i quattro era per sei persone, due ragazze giovanissime e ‘rumorose’ chiesero di potersi sedere, erano francesi. “Chiudi la bocca, caro ci potrebbero entrare delle mosche!” Lea era stata tagliente ma effettivamente le ragazze erano una meraviglia: alte, una bionda l’altra mora ambedue con  pants very hot, gambe bellissime, occhi promettenti, naso picolino… Le signorine si misero a ridere contagiando il resto della compagnia. La fame non mancava alle due francesine, anche il vino era di loro gradimento. In sala era ‘sconsigliato’ fumare quindi Aimée la bionda ed Aline la bruna rimasero con la sigarette spente in bocca e poi: “Monsieur blonde voulez vous venir avec nous sur le pont?” Ennio era indeciso, Alessia: “Caro come puoi rifiutare un invito così esplicito di due bellezze francesi, saresti poco patriottico!” Il giovane le seguì. “Caro dì la verità vorresti essere al posto di Ennio?.” “No cara, le femminucce mi fanno schifo, sono diventato gay!” L’unica che non rise era Lea…Dopo circa mezz’ora riapparve Ennio: “Le ragazze fumano in continuazione, io non amo il tabacco…” I tre all’unisono pensarono ‘tu non ami le ragazze non il fumo…’ Per il divertimento la sera non c’era che scegliere: sala da gioco, palestra, locale dove si suonava musica classica e una sala da ballo, la più affollata. La scelta di Alessia cadde su quest’ultima, si sedettero in un tavolo lontano dall’orchestra piuttosto rumorosa, un angolo semi buio che invitava alle confidenze. Lea: “Mio figlio nell’arte di Tersicore è veramente un disastro Alessandro come te la cavi?” Risposta della moglie: “Rispetto a lui un orso è Fred Astaire!” Alessia: “Allora ci guardiamo negli occhi? Lea balla con me, non mi importa se ci prendono per due lesbiche!” Alessandro domandò ad Ennio da quanto tempo era a Roma al fine di poter interessare un amico del Ministero delle Poste per un eventuale suo trasferimento a Messina. “Ormai sono cinque anni, l’aria di Roma non mi si confà, non esco molto di casa…” Alessandro aveva inquadrato la situazione del giovane che ritenne avesse maturato i requisiti per un eventuale trasferimento nella città dello Stretto ma occorreva…oliare la macchina burocratica! “Caro Giorgio è un bel pezzo che non ci sentiamo, c’è un mio amico impiegato alle Poste di Roma in via Taranto che a Messina che ha la mamma ammalata, vorrebbe rientrare in sede., è a Roma da cinque anni.” “Digli di  presentare domanda di trasferimento, non so se basteranno cinque anni di permanenza a Roma, devo informarmi, forse ce ne vogliono dieci, ti farò sapere.” Alla conversazione, avvenuta tramite cellulare con viva voce era presente anche Alessia che, da furbacchiona capì l’inghippo. “Il tuo amico vuole diecimila Euro, dì la verità! Res sic stantibus prenderò un libro della grandezza superiore ad una banconota di cinquecento Euro, lo scaverò, nell’incavo vi inserirò venti biglietti da cinquecento Euro e lo manderò all’indirizzo indicatoci dal tuo amico.” Dopo un mese i ‘diecimila’ fecero l’effetto desiderato con gran gioia di Alessia cui ora si riproponevano altri problemi anzi un altro problema. Ennio era sempre immusonito, dopo il lavoro si rinchiudeva in casa, niente amici e soprattutto niente amiche. Alessia era ogni giorno più depressa si confidò con Lea, ormai erano diventate intime tanto che Alessia le propose di traslocare e di andare ad abitare con Alessandro nel suo isolato, vicino al suo appartamento di trecento metri quadrati ce n’era uno più piccolo di centocinquanta.”Il proprietario era un capostazione trasferito da Messina a Melegnano dove avrebbe avuto  in uso un alloggio di servizio. “Questo di Messina è una bomboniera, la moglie del titolare è un architetto veramente di buon gusto: la camera da letto ha le pareti color cipria, il letto matrimoniale è provvisto di una testata in tessuto di color argento con al centro un rigonfiamento ovale in ceramica con l’immagine di ‘Amore e Psiche’, le tende di un azzurrino pallido. Il bagno con mobili di ultima generazione e rubinetteria color oro, cucina ultra moderna con due congelatori, lavastoviglie tutto incassato. Soggiorno con televisione da 120 pollici nascosta  nel muro che si appalesa a comando. Studio con computer e stampante sia in bianco e nero che a colori… non di descrivo il resto della casa d’altronde io l’ho acquistata e non intendo rivenderla. Giustamente ti starai domandando perché sto magnificando questo alloggio, penso l’avrai capito vorrei avere te ed Alessandro in questo appartamento…” Un imbarazzato silenzio. “Cara, anche se non ho figli posso immaginare il tuo ‘cuore di mamma’, vorrei aiutarti in tutti i modi ma, a parte quello che potrebbe pensare mio marito non so immaginarmi Ennio…in mia compagnia. Stasera parlerò con Alessandro…tu datti da fare con tuo figlio… Lea al rientro del marito dal lavoro si fece trovare fresca di doccia e profumata: “Caro che te paro?” “Se non ti offendi ti risponderò con la celebre frase  romana: ‘parame ‘n po’ er culo…” “Oggi accetto anche le volgarità, ho…abbiamo  un problema: Alessia ha acquistato un appartamento in viale San Martino vicino al suo che mi ha descritto essere una meraviglia, non vuole farci abitare suo figlio ma vorrebbe avere noi come vicini di casa così potremo allontanarci da questo alloggio in via del Fante che ci ha procurato tanti problemi. Tu lo sai che quasi tutte le sere un piccolo delinquente a mezzanotte si piazza sotto casa nostra e mette a tutto volume lo stereo con sei altoparlanti che ha in macchina. Tu parlando col tuo amico farmacista hai espresso l’idea di denunziarlo ai Carabinieri, se ricordi bene sei stato consigliato di non farlo …” “Mi dici cose ovvie ma il compenso di un nostro trasferimento in quell’abitazione di Alessia quale sarebbe, non credo ci chiederebbe l’affitto… non so che altro pensare.” “Anch’io sono confusa anche se ho un’idea in merito, il problema di Alessia è suo figlio e dovrei essere io a …” “Ho capito corna contro casa….” “Praticamente si ma chi deve guadagnarsela sono io non tu!” “Va bene Giovanna d’Arco, sto entrando nell’ordine di idee di…” Alessandro fu compensato con una notte di follie amorose, se era la moglie a fornire la ‘materia prima’ almeno voleva usufruirne anche lui.” La mattina successiva Lea andò a trovare Alessia che, dopo averle aperta la porta si infilò dentro la doccia. “Cara possiamo parlare anche così, che ti ha detto tuo marito?” “Che ha la fronte alta…” Uscita dalla doccia nuda Alessia faceva ancora  la sua bella figura. “Se fossi un uomo ti salterei addosso, sei un gran pezzo di…” Le due donne inaspettatamente si trovarono abbracciate e si baciarono a lungo.” “Questo è un anticipo per tuo figlio, spero che mi apprezzi come te.” “Ieri non ti ho detto che ho intestata la casa a voi due, volevo accertare che non era solo l’interesse che vi ha spinto a prendere la decisione di venire ad abitare qui, vi considero due fratelli, ora il problema è Ennio, gli ho fatto capire alla lontana che sei interessata a lui, è rimasto sorpreso ma non ha commentato. Dopo il vostro trasloco darò una festa con i miei amici per non rimanere soli in quattro e vediamo quello che ne viene fuori.” Un pomeriggio di sabato pian piano il salone si riempì di persone festanti: due camerieri della sottostante pasticceria - pizzeria servivano in continuazione dolci,  pizze, birre e  liquori dolci come lo Strega o il caffè sport Borghetti o secchi tipo cognac Peyrot o Wisky Johnnie Walker. Musica di un trio di giovani che suonavano una pianola, una chitarra ed un sax baritono, i lenti erano i preferiti. Secondo il piano concordato Alessia prese a ballare con Alessandro, Lea con Ennio  in gran spolvero. Il giovane la mattina, accompagnato dalla madre aveva fatto il giro dei migliori negozi di Messina per acquistare vestiti e scarpe in stile inglese, camice, cravatte e calzini prodotti da maestri napoletani, sembrava un indossatore. Verso mezzanotte, poiché gli invitati non accennavano a levar le tende Alessia pensò bene di licenziare sia i camerieri che l’orchestrina e finalmente: “Grazie cara per la bella serata!”, “A presto, ci siamo molto divertiti.” “Il buffet era favoloso!” Alessia prese Alessandro per una mano: “Tu non hai ancora visitato casa mia, non è come la vostra, ha uno stile completamente differente, mobili antichi tranne la cucina dove ho sostituito la cucina a legna…” Rimasti soli Lea prese in mano il viso di Ennio: “Caro sembri un lord inglese, hai stile quello che manca ai giovani d’oggi, mi sei piaciuto sin dalla prima volta che ti ho visto, non mi prendere per sfacciata se ti faccio delle avances…” “Ma tuo marito?” “Noi siamo una coppia aperta, se ci piace qualcuno o qualcuna non ne facciamo un  mistero anzi siamo contenti che l’altro o l’altra, come in questo caso si prendono una….vacanza, vorrei spogliarti io e poi andare insieme sotto la doccia.” E così fu anche se Lea rimase impressionata dalla magrezza del giovane ma in quel momento aveva altri problemi da affrontare. Alessandro si era procurato da un amico farmacista, anche se con presa in giro da parte di quest’ultimo, una confezione di chewing-gum contro la disfunzione erettile che consegnò alla moglie la quale a Ennio: “Caro ti vedo teso, prendi questo farmaco è per combattere la tristezza e recuperare il buon umore…hai problemi? Allora me lo metto in bocca io e poi lo passo  a te.” E così fu.  Lea cercò di eccitare Ennio in tutti i modi, baciandolo a lungo, gli mise il seno in bocca ma il ‘coso’ che era ancora ‘cosino’ sin quando Lea si accorse di un certo movimento in verticale dell’uccello che stava diventando uccellone…finalmente! Ci volle del tempo ma finalmente un’eiaculazione in bocca a Lea, una sensazione mai provata dall’interessato che ci prese tanto gusto da voler entrare nella ‘topa’ della signora. Sembrava impazzito, finalmente il suo ’ciccio’ rispondeva alle sollecitazioni anzi ci aveva provato un godimento tanto  intenso da non voler più uscire dalla ‘gatta’. “Caro sei stato magnifico ma che ne dici di un riposino, la cosina non è abituata a tanto godimento (bugiarda!) se voi riprenderemo più tardi. Il più tardi per Ennio era un quarto d’ora e poi ancora nella ‘gatta’ a lungo con godimento particolare da parte di Lea. Inconsapevolmente Ennio le aveva sollecitato il punto G con grandissima di lei goduria stavolta veritiera. Hermes aveva fatto il guardone ma poi decise di dare una tregua alla signora, capì che il troppo, quando è troppo…. Alessandro ed Alessia  erano rimasti casti e puri, il solo pensiero erano Lea da parte di Alessandro ed Ennio da parte della madre. Quanto alle dieci i due comparvero in pigiama in cucina si ‘gettarono’ sul ben di Dio a loro disposizione, dovevano recuperare…Ennio, ormai innamoratissimo di Lea aveva prese a cibarsi giornalmente in maniera notevole, era ingrassato e, dietro consiglio della madre andava regolarmente in palestra. Il giovane era completamente cambiato sia nell’aspetto che nella mentalità tanto da avanzare ad Alessandro un proposta: “Ormai sappiamo come stanno le cose, che ne dici: tu di far contenta mia madre, io tua moglie!“ Riunione dei quattro con risultato finale soddisfacente per tutti: lo ‘swapping of women’ sarebbe avvenuto a settimane alterne. Alessandro era il più soddisfatto, finalmente avrebbe coronato il suo sogno di possedere una Alfa Romeo Giulia pluriaccessoriata!

     
  • 07 febbraio alle ore 9:20
    L'AVVOCATO

    Come comincia: A Messina l’avvocato Giovanni era l’Avvocato con La A maiuscola, per un caso singolare aveva lo stesso nome dell’avvocato Agnelli anche lui denominato solamente ‘’l’Avvocato’. Altezza un metro e ottantacinque, robusto ma non grasso, sguardo perennemente accigliato sia nella vita privata che in Tribunale dove era tenuto in alta considerazione, soprattutto dai giudici che per i suoi assistiti avevano uno ‘sguardo’ particolare di riguardo avendo paura di fare una figuraccia in sede di appello. L’Avvocato conosceva tutte le sentenze in molti campi, inoltre era ricco sia di suo ed anche per i lasciti della consorte deceduta per un male assolutamente incurabile, aveva tentato di tutto ma anche i medici specialistici non erano riusciti a salvare Aurora dalla morte. Aveva l’abitazione  e lo studio a Messina in viale San Martino zona centrale della città. In garage la mitica ‘Lancia Flaminia’  molto apprezzata dai collezionisti, per i normali spostamenti in città e per raggiungere la villa a Mortelle una Fiat Abarth 595 ben conosciuta dalle forze dell’ordine che ‘evitavano’ di contravvenzionarla soprattutto quando percorreva la Strada Panoramica dello Stretto dove c’é il limiti di 50 km all’ora bellamente superato spesso e di molto dall’avvocato. Nel suo studio oltre che a due giovani apprendisti Claudia e Gregorio c’erano un vecchio avvocato dal nome professionale di Marco Tullio, ricordava Cicerone. Di recente era stato assunto anche un certo Giacinto ma male gliene incolse forse perché portava il vero nome di Marco Pannella. Iscritto ad un partito di estrema sinistra, preso dal sacro furore della verità aveva scritto sul computer un articolo che voleva far pubblicare sul giornale del suo partito in cui affermava che: ‘In parlamento gli avvocati lasciano ampi spazi di manovra per favorire i propri disonesti clienti.’ ‘Càssano o coartano le leggi ad essi sgradite’, ‘Si intromettono nell’economia del Paese per miliardi di Euro che prendono strade diverse da quelle che dovrebbero.’ ‘Che la Società  deve temere oltre che i malfattori anche gli avvocati che trovano un modus vivendi a danno degli onesti.’ E via di questo passo. Giacinto, di origini calabresi era stato assunto nello studio dell’Avvocato dietro segnalazione di un  suo collega che aveva magnificato le doti del giovane laureatosi con 110 e lode in una disciplina, la giurisprudenza, considerata a Messina molto ostica da superare per la ristrettezza nel dare i voti da parte dei docenti. Marco Tullio era il fact totum dell’Avvocato, gli riferì subito l’episodio che l’interessato non commentò ma la sera nel rientrare a casa Giacinto si trovò davanti un tizio con cappello ed occhiali scuri che in dialetto calabrese: “Ncul’a tiie e a  cu tè vivu” (Tradotto il significato era: accidenti a te e a chi ti è ancora vivo che non ti ha insegnato come comportarti!) Più che un’affermazioni era un’intimidazione, da buon calabrese Giacinto la prese sul serio e non si presentò più nello studio dell’Avvocato il quale non fece domande  sulla mancata presenza del suo apprendista. Non era tutto lavoro la vita dell’Avvocato, quando poteva, per distendersi si rifugiava nella villa di Mortelle, manufatto a prova di ladri, era stato costruito con la ‘consulenza’ di un vecchio scassinatore difeso e fatto assolvere in Tribunale dall’Avvocato con gratuito patrocinio. Di solito il pomeriggio del venerdì veniva usata la Lancia Flaminia con vetri posteriori oscurati (cosa proibita dal codice Stradale) con Claudia e Gregorio sistemati nei sedili posteriori che ogni tanto scherzando di azzuffavano, erano dei fanciulloni, l’Avvocato  sorrideva da buon papà di famiglia. Aperti cancelli, porte e finestre anch’essi blindati: “Sole entra e dà allegria a questa casa!” L’Avvocato intendeva un genere di allegria speciale, aveva avvertito in tempo Catia, una contadina vicina di casa che sarebbero giunti in tre per il Week End e quindi doveva preparare la ‘mangiatoia’ e far trovare in ordine tutta la abitazione,  ovviamente servizio ben remunerato. Regola della casa: chiusi gli scuri, tutti nudi come in un campo di naturisti indossando sulle spalle solo un asciugamano da mettere sotto le chiappe quando si sedevano un po’ come Linus dei fumetti. Catia more solito di era fatta onore, tutto a base di pesce cominciando dal brodetto cozze e vongole (sgusciate) e poi aragoste, alici fritte grande insalatona, ananas e caffè. Un po’ per snobismo un po’ perché l’Avvocato non amava i vini siciliani, si era portato appresso uno scatolone di Verdicchio dei Castelli di Jesi di cui il caro amico Giorgio lo omaggiava ogni anno. La bevanda aveva mandato su di giri l’Avvocato che fece segno a Claudia di andare sotto il tavolo. Mentre lui seguitava a parlare con Gregorio la ragazza era al lavoro orale sul suo uccello sino a quando riemergeva con la bocca piena… e tanta voglia di scherzare tanto da cercare di baciare in bocca L’Avvocato. Baruffa finita con grandi sculacciate all’eburneo popò di Claudia. Niente fumo da parte dei tre che si rifugiarono prima sotto la doccia e poi sul lettone per dar vita a qualcosa di particolare: Claudia di fianco, l’Avvocato dietro di lei nella gatta ed infine Gregorio nel popò dell’Avvocato (era bisessuale!) Il trenino andò avanti a lungo ‘magno cum gaudio’ dei tre che ritennero opportuno cambiare posizione: con Claudia sempre davanti, nel suo popò Gregorio a sua volta ‘inchiappettato’ dall’Avvocato. Finita la vacanza, niente più il tu fra i componenti, di nuovo compostezza in ufficio ma era sorto un problema in parte dimenticato: Marcello, il figlio dell’Avvocato alla morte della madre era stato ‘confinato’in un collegio religioso, ora a diciotto anni, conseguita la licenza liceale  era ritornato a casa senza grande gioia da parte del padre che vedeva cambiare in pejus il suo ménage. Per fortuna la dimora di trecento metri quadrati era tenuta in ordine da Giustino e da Geltrude che stranamente avevano il nome di due personaggi di un famoso cartone animato americano: ‘Leone cane fifone.’ Nella vita sociale l’Avvocato si accompagnava ad una signora tale Rossella professoressa di lingue al liceo scientifico Cavour a suo tempo amica della defunta consorte. La tale era innamorata dell’Avvocato che, malgrado le reiterate richieste della cotale si guardava bene dal avanzare nei suoi confronti proposte di matrimonio.  Rossella quarantenne, quando abitava a Roma (era di Viterbo)  dimorava nell’abitazione dell’Avvocato e quindi la mattina si incontrava con Marcello che si alzava abbastanza presto per studiare, si era iscritto a Giurisprudenza volendo seguire le orme paterne. Rossella soprattutto d’estate durante le vacanze estive non  era di buonumore, le amiche in villeggiatura con i mariti e lei…”Papà mi presti la Abarth vorrei andare al mare.” “Non ti presto un bel nulla, vai da Berto il mio amico concessionario di auto usate e fattene dare una di tuo gusto.” Marcello si fece accompagnare per la scelta dell’auto da Rossella. Berto un simpaticone alto e panciuto accolse con gran sorrisi Marcello: “È una vita che non sento quel furbacchione di tuo padre, è ancora in vita?” “Vivo e vegeto e pieno di donnine!” “Me lo immaginavo, non è cambiato da quando eravamo ragazzi, ho capito sei venuto da me per avere un’auto: sei fortunato ce n’ho una di seconda mano ma usata pochissimo dai padroni anziani, una Fiat spyder Abarth, attenzione a non spingere troppo il pedale dell’acceleratore, ha una ripresa formidabile, ossequi alla signora.” Quest’ultima frase aveva lasciato interdetti i due. Rossella: “Che voleva dire l’amico di tuo padre?” Non lo chiedere a me…” Ad Ostia occuparono una cabina, prima entrò Marcello poi Rossella che si presentò con una costume intero e per di più di color scuro. Grande risate da parte di Marcello:” Ti prenderanno per mia madre anzi per mia nonna, questi erano i costumi che si usavano durante la seconda guerra mondiale, dove lo hai scovato?” “Hai detto bene era di mia nonna, se parli ancora mi metto in topless!” “Non volevo offenderti, andiamo allo Store vediamo se c’è qualcosa di più…insomma più sexy.” Marcello e Rossella si divisero per cercare il costume, quando si rincontrarono ognuno di loro aveva uno in mano un bikini: quello di Rossella piuttosto ‘castigato’ quello di Marcello decisamente ‘brasiliano’. La signora rimase senza fiato, “E tu pensi…” “Io non penso vorrei solo vedertelo indosso, tutta la spiaggia, parlo dei maschietti si rivolterebbe per ammirarti!” “Dopo lunghe trattative Rossella si convinse, indossato il costume rimase sulla porta della cabina indecisa se uscire: la parte superiore copriva a malapena i capezzoli, quella inferiore un filo dietro il sedere ed un ‘francobollo’ davanti. “Addrumate torce e lumere cà se cannuce o’ sticchio e ma mujere! È un aforisma che ho sentito in collegio da un mio collega siciliano, ti si addice in maniera perfetta ed ora avanti march…” Rossella aveva indossato un paio di occhiali grandi e scuri ed un cappello da spigolatrice di Sapri ma malgrado questo tanti maschietti con gli occhi fuori dalle orbite. Al rientro in  cabina: “Vuoi la verità, hai fatto arrapare pure me, non dirmi che potresti essere mia madre, io amo l’incesto!” Rossella durante il viaggio non parlò affatto, posteggiata lo spider in garage fece scena muta sino all’interno del’appartamento. “Non  ho fame, andrò direttamente a letto!” “Ed io ti farò quello trattamento poco piacevole che i francesi fanno alle oche per far ingrassare il loro fegato, il famoso fegato d’oca!” Rossella si mise a piangere ed abbracciò Marcello che non capì bene la situazione: era a suo favore oppure…Non era oppure, Rossella lo baciò in bocca a lungo e piacevolmente tanto che ‘ciccio’, pur preso alla sprovvista prontamente si riprese, alzò la testona tanto in alto da uscire dalla parte superiore del pigiama. Rossella, a pane ed acqua a molto tempo ebbe qualche difficoltà ad accogliere nella sua ‘gatta’, peraltro con stupore, il cosone di Marcello che al momento opportuno fece marcia indietro, ci mancava pure di mettere incinta la fidanzata del padre! ‘Time goes by’ la famosa frase del film Casablanca valeva per Marcello ma soprattutto per Rossella. Facendo un  paragone il tempo passava per Marcello con tasso di incremento aritmetico, per Rossella con tasso geometrico. L’arrivo della menopausa fu altro motivo di tristezza, Rossella sentiva avvicinarsi sempre più la vecchiaia, Marcello era più ottimista: “Di cosa ti lamenti così non prenderai più pillole e potrò scoparti senza problemi!” Il fatto era che Marcello scopava tante altre baby più giovani senza problemi, nel campo del lavoro era diventato famoso come il padre. Nello studio non c’era più Marco Tullio andato in pensione, l’Avvocato seguitava ad andare nella sua villa di Mortelle con Claudia e Gregorio anch’essi non più giovanissimi. Un giorno Marcello a Rossella: “Che ne dici di diventare zia?” O prima o poi doveva accadere, Marcello aveva assunto nello studio Alice ventenne ed aveva pensato di allungare la stirpe degli avvocati…

     
  • 04 febbraio alle ore 9:53
    GLI ECCENTRICI

    Come comincia: Paolo e Greta erano nati fortunati, avevano ereditato dai loro genitori in quel di Messina vari terreni agricoli  ed anche aree edificabili conseguenza…se ne stavano tutto il giorno in ‘panciolle’ e al massimo andavano a trovare i loro coloni per recuperare il prodotto delle loro terre soprattutto frutta e verdure, erano dei vegetariani anche se talvolta ‘sgarravano’con polli, conigli e paperelle che sguazzavano nel pantano di un loro terreno a Faro Superiore abbastanza vicino alla loro villa situata sulla circonvallazione. Il terreno era condotto da Fabio, dalla moglie Giorgia i quali, finalmente, dopo due femmine Alice e Ginevra avevano avuto il piacere di avere un maschio, Ennio. Sin da giovanissimo il piccolo erede di Paolo e di Greta,  Amos, era cresciuto insieme ai figli dei fittavoli anche perché il suoi genitori non avevano ‘la puzza sotto il naso’ e consideravano i contadini dei lavoratori da rispettare. Un quadretto  georgico che era di gradimento di tutti i componenti, i ragazzi andavano a scuola in autobus ma quando quei mezzi , spesso, non arrivavano Paolo accompagnava a scuola tutti i rampolli e li andava a riprendere alla fine delle lezioni. Anno dopo anno i bambini stavano diventando adulti con ovvii cambiamenti sia fisici che mentali. Paolo laureato in materie letterarie e filosofia spesso dava ripetizioni ai quattro fanciulli. Un giorno Ginevra, la più tosta della combriccola: “Zio (così  veniva chiamato Paolo) m’è venuta una curiosità: mi fai vedere il tuo uccello, ho visto quello di papà ma mi sembra piccolo…  Allo ‘zio’ vennero in mente le nozioni filosofiche secondo cui un uomo trasmette alle ragazzine immagini ed insegnamenti cruciali per il suo futuro e per le sue relazioni, le prime attrazioni per il maschio. Visto che lo ‘zio’ tentennava Alice incrociò le dita, le passò sulle labbra e: “Giuro che non dirò niente a nessuno!” e mise mano ai pantaloni di Paolo mettendo a nudo un pene che si stava alzando visibilmente, poi lo prese in mano sinché non lo portò all’eiaculazione…”L’ho fatto ad un mio compagno di scuola ma ce l’aveva piccolo e non si alzava, bravo zio!” I sentimenti di Paolo era contrastanti, al piacere fisico si era associata la paura che la storia potesse venire fuori malgrado il giuramento di Alice ma oramai…Altra situazione particolare: Giorgia talvolta andava a casa dei padroni a sbrigare le faccende più pesanti. Una mattina che la padrona di casa era andata a trovare sua madre Paolo si trovò davanti  Giorgia che, piegata in avanti  lavava il bagno, belle cosce che si muovevano ritmicamente rivelando uno slip rosso. “Cara pensavo che il rosso andasse bene solo a Natale…” “Padrone vedo che…le sono piaciuta, ho un problema che forse lei mi può risolvere, io e Fabio abbiamo delle cambiali in scadenza e non sappiamo come pagarle,  se lei…” “Non hai che da chiedere quanto?” “Cinquemila Euro.” sparò Giorgia, si era inventata tutto,  voleva avere dei soldi in contanti per la famiglia. Incassata la somma Giorgia prese per mano il ‘padrone’ e lo condusse sul  letto matrimoniale, doveva guadagnarsi il malloppo! E se lo guadagnò veramente bene, Paolo era da tempo che non aveva un rapporto sessuale tanto piacevole, anche il popò di Giorgia diede il suo ‘contributo’, finale un bacio in bocca. Naturalmente Giorgia dovette raccontare la storia a suo marito per giustificare il possesso dei cinquemila Euro, Fabio non fece una grinza anzi pensò che… Alice non fu di parola, raccontò tutto alla sorella Ginevra e si ‘beccò’ della cretina: “La prossima volta gli devi fare un lavoro ‘orale’ ma fatti dare dei soldi, sei una sciocca.” “Ma a me fa schifo avere in bocca…” “Ho capito, quando hai il prossimo appuntamento?” “Domani vicino al pagliaio.” “Ci andrò io.” E così fu ma Paolo non si presentò. Qualcosa di diverso stava avvenendo in lui, aveva di nuovo incontrato Giorgia, si erano guardati in viso, abbracciati e baciati a lungo con il finale scontato ma capirono che si erano innamorati…Greta cominciò a sentire la mancanza di sesso da parte del marito il quale fu costretto a confessarle la sua infatuazione per la conduttrice del terreno.  Conclusione, anche Fabio fu messo al corrente della ingarbugliata storia ma, cervello fino, pensò bene di ribaltarla a suo favore andando a trovare, bello e profumato, Greta che all’inizio si mise a ridere poi pensò bene di sfruttare la situazione, Fabio aveva una bella resistenza erotica…Come finale qualcosa di imprevedibile: Ennio crescendo non mostrava segni evidenti di mascolinità, dinanzi alla TV cercava di imitare i ballerini Bolle o Nureyev, la sua voce non era particolarmente virile per non parlare del modo di camminare  e gesticolare, aveva tutte le sembianze di un omosessuale. “Padrone dovremmo parlare di avvenimenti importanti.” “Lascia stare il padrone, io sono solo Paolo, ormai sappiamo ambedue quello che è successo tra te e mia moglie…non c‘è molto da dire, io voglio molto bene a Greta, viviamo insieme da molti anni ma ci sono situazioni che non si risolvono con modi sbagliati come farebbero alcuni. Pare che tra di voi sia sorto un sentimento profondo, ho un sincero rispetto della altrui sfera affettiva, non altro da dirvi se non, prendendo la situazione con senso dello humour che mi rifarò con Giorgia!” “ Il problema maggiore è quello di tuo figlio Ennio, non ci vuole molto a capire che è omosessuale, la natura non si cambia, per affetto possiamo solo indicargli una via da seguire in questi tempi di omofobia, sono in buoni rapporti con Alessandro il direttore di una scuola di ballo classico.” I due si diedero la mano, non avevano altro da dirsi, avevano dato prova di ‘civiltà’ che ai tempi attuali non è cosa da poco. Finale  favorevole per tutti: le ragazze Alice e Ginevra all’Università iscritte nella facoltà di lettere moderne, Amos anche lui all’Università in medicina e i quattro, dopo il wife swapping, felici e soddisfatti andavano insieme in villeggiatura tutto a spese di Paolo. Talvolta le coppie si riformavano come da sposati. Paolo  per imitare il suo  fittavolo si mise anche lui a coltivare un piccolo orto vicino casa, hobby molto di moda al giorno d’oggi per le persone facoltose.
    CAST:
    Paolo - padrone terreno - vuol dire piccolo ma…ben dotato
    Greta - moglie Paolo - preziosa
    Amos - figlio del padrone del terreno - forte
    Fabio - contadino - coltivatore di fave
    Giorgia - moglie di Fabio - colei che lavora la terra
    Alice - figlia Fabio - di nobile aspetto
    Ginevra - figlia di Fabio -  splendente
    Ennio - figlio di Fabio - destinato
    Alessandro - insegnante di ballo - colui che protegge gli uomini.
     

     
  • 03 febbraio alle ore 9:54
    ALBERTO IL SEDUTTORE

    Come comincia: Era l’inizio di luglio, dopo aver tagliato il grano maturo, formati sul campo i ‘covoni’ e poi la ‘barca’,  sull’aia era giunto il Zanetti, un factotum della frazione S.Valentino di Cingoli in quel di Macerata padrone dell’attrezzatura per la trebbiatura. Un trattore piazzato nel cortile della casa colonica che, con una lunga puleggia dava la forza motrice alla trebbiatrice la quale dalla parte posteriore faceva uscire il grano poi messo nei sacchi, da quella anteriore la ‘pula’ (involucro che conteneva il cereale) che veniva raccolta in un cesto ed anche la paglia che finiva  sulla ‘scala’ che a sua volta alimentava un pagliaio. Questo era il ciclo della trebbiatura del grano che veniva effettuata sia dal contadino conduttore del terreno che da altri suo colleghi venuti in suo aiuto. Nel frattempo la ‘vergara’ (contadina più anziana) girava fra i lavoratori con un fiasco di vino ed un solo bicchiere per togliere loro la sete…Per rendere meno pesante la fatica dei lavoratori c’era un menestrello che, accompagnandosi con una chitarra improvvisava degli stornelli: “Se ce t’arrivo cò stà mazza a becco tè scarpo tutta l’erba attorno al pozzo!” (decisamente erotico) e poi rivolgendosi al prete che immancabilmente era presente: ‘Se stà tonnaca dé pezza fosse dé bronzo, o che bellezza, o bella mora a st’ora sentiresti batté l’ora!” Altro stornello: “Stava la bella Irene sotto la cerqua (quercia) antica toccandosi la fi…toccandosi la fi…la fibbia del grembiul,  ed io d’in sul balcone e per maggior sollazzo davo dei colpi al ca…davo dei colpi al ca…al caro mandolin!” Finita la trebbiatura un pranzo ristoratore che sicuramente non teneva conto del colesterolo né dei trigliceridi…a farne le spese alcune anatre non  emettevano più il loro  qua qua nel pantano di casa. Tutti i contadini satolli e anche un po’ ‘mbriachi erano sparsi a riposare un po’ ovunque Alberto, il nipote del padrone del terreno, ‘stanco’ di veder i ‘paysannes’ affaticarsi (poverino) si era rifugiato nella stalla e si era sistemato sul fieno. Nel frattempo era entrata Concetta la contadina conduttrice del terreno col marito Peppe che nel vederlo: “Signorino sta rovinando tutto il fieno…” “Scusa Concetta…” La signora nell’abbassarsi aveva scoperto le cosce e mostrato una fica pelosa, non indossava le mutande forse per il troppo caldo fatto sta che il ‘ciccio’ di Alberto ebbe un’erezione non sfuggita a Concetta. “Hai capito il signorino, quanti anni hai?” (da quelle parti tutti si davano del tu). “Quindici ma non volevo mancarti di rispetto…” “Ma quale rispetto, voglio provarne uno  più giovane di quello di mio marito che entra, gode e si gira dall’altra parte, io mi appoggio alla greppia, mi abbasso e tu entra dentro.” “Hai scambiato il culo per la fica, quella è più in basso in ogni caso entra pure lì così non c’è pericolo che resti incinta come una volta è successo con tuo zio, il mio ultimo figlio di chiama Fefè come lui.” Alberto restò a lungo nel popò di Concetta, per lui era la prima volta che aveva un contatto con una donna, prima faceva solo il ‘falegname!’. La storia tra i due durò a lungo, troppo a lungo tanto che Fefè (lo zio) telefonò ad Armando padre di Alberto. “Ti rispedisco tuo figlio con la corriera, l’aria di queste parti non gli confà, è dimagrito troppo!” Alberto il pomeriggio rientrò nella casa paterna a Jesi (An) e mamma Mecuccia. “Figlio mio da domani doppia razione di zabaione e tutto il resto, sei pelle ed ossa!” Alberto fu iscritto alla quinta ginnasiale, tutte le mattine volente o nolente ingurgitava lo zabaione con latte e biscotti fatti dalla nonna Vincenza, in poco tempo riprese le ‘penne’ con gran gioia di mamma Mecuccia che considerava i magri degli ammalati (lei era grassa). Andata in pensione la vecchia cameriera, fu ingaggiata in casa di Alberto una ragazza di una frazione di Jesi ‘Le moie’ di chiara origine contadina. Mariella, questo il suo nome era più alta di statura di Alberto ma dimostrava meno dei suoi diciotto anni, capelli biondi a treccia, occhi azzurri, faccia da ingenua (la domenica andava sempre a messa) aveva convinto anche papà Armando che suo figlio con quella sarebbe andato in bianco e così fu sin quando un pomeriggio una furbata di Alberto: “Cara Mariella cosa c’è che desideri di più al mondo?” “Ho visto in un oreficeria  degli orecchini molto belli, si chiamano ‘a goccia’ ma costano duemila lire, nemmeno in un anno guadagno tanto!” Idea: il nonno Alfredo aveva un debole particolare per il nipote che portava lo stesso nome del figlio deceduto, Alberto: “Caro nonno vorrei chiederti un favore, mi occorrerebbero duemila lire per fare un regalo ad un’amica che altrimenti…” Nonno  Alfredo, vecchio putt…re e ricco di suo si fece una gran risata: “Ho capito da chi hai preso furfantello.” “Da chi nonno?” “Da me sennò da chi!” Alberto passò la somma a Mariella che un pomeriggio,  assenti da casa per lavoro sia mamma Mecuccia che papà Armando ritornò a casa con un paio di orecchini veramente chic, abbracciò Alberto e…”Andiamo in camera mia, meriti un premio!” “Scusa la domanda ma sei vergine?” “Con tanti ragazzi che mi giravano intorno…” La prima volta Alberto preferì andare nel popò come era successo con Concetta, in futuro si organizzò con Aldo, figlio di un farmacista, suo compagno di scuola che gli procurò un bel po’ di preservativi. Anche Aldo ebbe la sua parte di goduria da parte di Mariella che malgrado il viso di ‘madonnuzza‘ amava molto, anzi moltissimo il sesso ma anche i gioielli tanto che un giorno: “Sai, nella stessa oreficeria ho visto un braccialetto…costa un po’ troppo ma è veramente stupendo.” “E quanto costa stò braccialetto stupendo?” “Quattromila lire ma se tu non puoi arrivare alla somma potremo chiedere la metà ad Aldo.” “Nonno mi occorrerebbero altre duemila lire…” Romano di nascita nonno Alfredo non aveva dimenticato il natio dialetto. “A coso, stà fregna te stà costando un patrimonio, che ce l’ha d’oro?” “Nonno sarà l’ultima volta che ti chiedo soldi.” “Tiè piccolo furfante, almeno scopa bene?” “È bravissima!” “E mignotta!” (nonno l’aveva fotografata.) Aldo contribuì volentieri, ormai aveva capito l’ingranaggio: paga e scopa! Mariella indossava gli orecchini ed il braccialetto nell’abitazione  quando non c’erano i genitori di Alberto ed a casa sua a ‘Le Moie’ per far crepare d’invidia le amiche. Il padre di Aldo farmcista in qualche modo venne a sapere della situazione fra i tre ed informò papà Armando il quale non fece una piega, telefonò alla cognata Armida a Roma: “Cara, Alberto ha bisogno di cambiare aria, te lo spedisco accompagnato da mia moglie, l’anno prossimo devi iscriverlo alla quinta ginnasiale.”Non ci fu niente da fare, papà Armando fu irremovibile e così Alberto il 3 settembre, giorno del suo compleanno giunse a Roma in via Taranto atteso dalla zia Armida e dalla nonna Maria. Mamma Mecuccia dopo molte raccomandazioni prese il treno Roma-Ancona e rientrò a Jesi amareggiata. Dietro disposizione del padre, Alberto riceveva dalla zia e dalla nonna pochissimi soldi, quelli occorrenti la domenica per andare al cinema Golden vicino casa, a scuola doveva andare a piedi, l’istituto non era lontano ma Alberto si rompeva le scatole quando il tempo era cattivo o quando c’era troppo sole, a Roma il tempo cambia spesso come a Londra. La fortuna diede una mano al ‘prode Anselmo’, nello stesso piano di casa della zia abitava una signora circa quarantenne ancora appetibile il cui marito, proprietario terriero passava la maggior parte del tempo a controllare i suoi interessi e quindi lontano da casa. Maria, questo il  nome della dama non era affatto dispiaciuta di quella lontananza sia per la poca attitudine sessuale del marito sia perché il vecchietto (aveva sessanta anni) in compenso le mollava soldi a non finire. Alberto conobbe Maria in ascensore, il caso volle che l’aggeggio, ormai vetusto si fermasse fra due piani e ci volle del tempo prima che arrivasse un addetto per sbloccare la situazione. Nel frattempo Alberto e Maria avevano preso confidenza raccontandosi i relativi problemi, prima di lasciarsi un bacio sulle gote da parte della dama che lo passò poi sulle  labbra, ormai era fatta. La zia Armida era docente di materie letterarie, insegnava in una scuola fuori Roma, ritornava a casa a pomeriggio inoltrato, la nonna Maria leggeva di continuo romanzi o andava nella chiesa vicino casa e così Alberto ebbe via libera con Maria. Stavolta in seguito alla passata esperienza non volle dare adito a critiche di nessun genere, a scuola stava molto attento alle lezioni ed il pomeriggio fino alle quindici studiava poi…a casa di Maria. La prima volta la signora si fece trovare in baby doll senza mutande ed Alberto diede prova della sua valenza erotica suscitando l’ammirazione dell’amante ormai quasi dimentica delle gioie sessuali, presto si innamorò del giovane e prese a foraggiarlo. Alberto si comprò vestiti e scarpe nuovi, provenienza ufficiale i soldi del nonno Alfredo. Aveva anche preso a fumare le sigarette ‘Sport’ condividendo il vizio con Maria. Un giorno dopo l’altro Alberto arrivò a diciotto anni e la Leva Militare si interessò di lui. Papà Armando gli fece pervenire la ‘cartolina’ del Distretto Militare di Ancona ma Alberto non aveva alcuna voglia di far i militare. Fu aiutato dal padre di un suo compagno di scuola, ufficiale della Finanza che gli suggerì di far domanda per essere ammesso al corso di allievi finanzieri al posto della Leva Militare. Altra fortuna, Alberto risultava ancora residente a Jesi e quindi al momento dell’arruolamento nelle Fiamme Gialle fu assegnato  al battaglione di Roma in via XXI Aprile insieme ai colleghi marchigiani ed abruzzesi invece che a Predazzo località freddissima d’inverno e sulle cui mura un bello spirito aveva scritto: ‘Predazzo riposo del cazzo!’ Evidentemente da quelle parti mancavano femminucce disponibili almeno per gli allievi finanzieri. Nel frattempo Rosina, figlia della portiera di via Taranto, innamorata di Alberto senza speranza perché il giovane era ‘impegnato’ con la signora Maria, fece la spia alla signora Armida che tagliò i ponti con la vicina di casa chiamandola ‘vecchia mignotta’. Grandissima fu lo stesso la gioia di Maria che, non potendo ospitare più Alberto in casa sua andava a prendere l’amante in via XXI Aprile con la  Lancia Flavia di suo marito. Per i ‘convegni amorosi’ aveva affittato  una stanza in un isolato vicino alla caserma e,  con la complicità del portiere Romoletto abbondantemente ‘foraggiato’ passava qualche ora piacevole con  l’allievo finanziere. Ancora una volta la fortuna aiutò i due amanti: Alberto indossate le mostrine,  le famose ‘Fiamme Gialle’ e quindi la promozione a finanziere fu assegnato a Roma al distaccamento della ‘Zecca’. Il reparto era  comandato da un brigadiere napoletano padre di cinque figli sempre alla ricerca del ‘pane e del companatico’ per la numerosa famiglia. Vedendo l’auto di lusso dell’amica di Alberto pensò di offrire a quest’ultimo un posto in ufficio invece dei servizi di ronda esterna alla caserma, in compenso ottenne un credito illimitato in un supermercato della zona ovviamente a carico di Maria che anche stavolta affittò una stanza per i suoi convegni amorosi vicino alla ‘Zecca’. Purtroppo Hermes, protettore di Alberto era distratto da una nuova conquista amorosa e così il giovane finanziere fu trasferito alla Legione di Torino con effetto immediato. Maria prese molto male la notizia, capì che la ‘favola breve era finita e che l’amor non era affatto immortale’. Malgrado informata da Alberto dell’ora di partenza del treno per Torino non andò alla stazione Termini, una tristezza immensa l’aveva pervasa, capì che ormai la vecchiaia sarebbe stata la  sola sua compagnia di vita, per rabbia strappò tutte le foto di un incolpevole Alberto.
     

     
  • 02 febbraio alle ore 9:52
    UN SORRISO D'AMORE

    Come comincia: Nicola e Sofia, venticinquenni, avevano frequentato a Roma presso la ‘Louis Formazione’ il corso di diciotto mesi ed avevano conseguito la qualifica di Operatore Socio Sanitario, in altri termini di infermiere ed erano in attesa di un posto di lavoro. Purtroppo stavano passando i giorni senza trovare un’occupazione, erano sfiduciati allorché da un amico siciliano ebbero la notizia che la casa di cura ‘Santo Crocifisso’ di Messina era in cerca di due infermieri qualificati per sostituire due monache anziane andate in pensione. Trovato il numero telefonico ebbero la buona notizia dell’effettiva disponibilità di quella occupazione ma dovevano sbrigarsi perché vi erano altri concorrenti. I due, fatti i bagagli in fretta salirono sul primo treno utile, giunsero nella città dello Stretto e con un tassì si presentarono in clinica, l’impiego era ancora libero. Nicola e Sofia, dopo le formalità di rito presero subito servizio indossando le divise di infermiere, ebbero la fortuna di poter occupare una stanza dove poter dormire per il resto non c’era problema: una cucina attrezzata forniva i pasti ad ammalati ed al personale della clinica. A capo del personale certa Lara classica virago: corporatura robusta, profilo mascolino, capelli a spazzola, poche tette, gambe robuste, piedi da  sci acquatico. La signora, pardon signorina prese subito  ben volere Sofia: “Il tuo nome vuol dire saggezza, spero che tu lo sia!” Quando doveva darle degli ordini faceva precedere la richiesta con: “ti prego di…”insomma una immediata ‘simpatia’di cui Angelo e Sofia sorridevano ma faceva a loro comodo. Una mattina: “Sofia e Angelo un favore, qui vicino in una villa abita  una signora cinquantenne molto ricca che però ha un grosso problema, un figlio tetraplegico che le crea molti problemi, gli infermieri che gli ho mandato per curarlo la seconda volta si sono rifiutati di andarci, vediamo se voi…” I due si presentarono in villa, un’abitazione a tre piani ben tenuta con giardino, piscina e boschetto, dava l’idea di opulenza con rampicanti che coprivano buona parte dei muri di casa. Venne ad aprire un cameriere: “Sono Angelo, la signora vi aspetta in salotto.” Madame era allungata su un divano ad occhi chiusi, lontano di sentivano le urla attutite di un uomo, una scene irreale fin quando:”Signora ci sono i due infermieri della clinica ‘Santo Crocifisso.’ “La signora si mise seduta, allungò una mano senza alzarsi: “Sono Eolisa, quello che sentite urlare è mio figlio Giuseppe, il medico gli ha ordinato di fargli delle iniezioni ma lui non vuole saperne, andate voi tre, io non mi sento né di vederlo né di sentirlo! Il ragazzo non parla piuttosto mugugna ma capisce perfettamente quello che uno gli dice.” Angelo:“ Peppe questi due signori sono amici, vogliono conoscerti, sono ospiti non trattarli male!” Per un po’ Peppe li inquadrò smettendo gli ululati, Sofia intelligentemente gli prese una mano e sorridendo: “Sono Sofia, spero che mi tratterai bene, staremo insieme per molto tempo se tu lo vorrai.” Giuseppe stranamente sorrise e baciò la mano di Sofia, era fatta, il ghiaccio era rotto,  il giovane aveva accettato la loro presenza perlomeno quella di Sofia che fece cenno agli altri due di andar via. “Giuseppe il medico ha detto che devi farti fare delle iniezioni, io sono infermiera ed uso un ago sottilissimo, praticamente non lo sentirai.” Peppe sorrideva ancora, fece comprendere che aveva capito e si girò supino, Sofia fu velocissima, Peppe soddisfatto si girò supino ma inaspettatamente mostrò un ‘coso’ agli occhi di lei mostruoso, mai visto nulla di simile, Angelo al suo confronto faceva la figura del…Giuseppe in qualche modo fece capire che voleva che Sofia lo massaggiasse lì…fu accontentato, avvenne che un flusso di sperma arrivò talmente in alto da sembrare una fontanella. La soddisfazione di Giuseppe fu immensa, rideva talmente forte da attirare l’attenzione della madre che entrò in camera da letto del figlio e rimase basita. “Peppe io vado con tua madre, tu stai buono più tardi verrò a trovarti di nuovo.”  “Gentile signora il problema di suo figlio è da quello che ho capito di facile soluzione, inviti qualche prostituta, lo accontenterà e non farà più storie.” “Questa è una casa onorata, mai una puttana vi metterà piede, il mio povero marito di rivolterebbe nella tomba…sto pensando ad una soluzione, voi dove abitate?” “Abbiamo una stanza all’interno della clinica.” “Ve ne offro una al secondo piano, quando siete fuori servizio potrete frequentare la mia abitazione come foste a casa vostra così Peppe finirà di urlare tutto il giorno, pare che la signora abbia trovato il modo…” “Mi ci faccia pensare, è per me un impegno molto particolare, sinceramente non so se me la sento…” “Oltre all’alloggio vi darò uno stipendio consistente, la mia vita è un calvario giorno e notte, datemi una mano per favore.”  Nicola e Sofia si recarono da Lara e riferirono che era loro intenzione seguitare a prestare servizio nella clinica ma avrebbero dormito in casa della signora Eloisa per curare suo figlio. Lara da vecchia ‘sun of a bitch’ capì subito la situazione, non fece una grinza anche se aveva fatto un pensierino su Sofia…”Insediatisi nella stanza loro assegnata, Nicola e Sofia portarono la buona notizia a Peppe che cominciò a saltare sul letto pieno di gioia. “M’ha detto Eloisa che non vuoi mangiare mai a tavola con lei, noi siamo a pranzo con tua madre che ne dici di venire anche tu, Nicola ti metterà sulla carrozzella.” Peppe  era tutta una gioia, si fece anche lavare tutto da Nicola, per lui quasi una novità, si fece anche pettinare, radere la barba e vestire, sorrideva sempre, Eloisa era stupefatta come pure Angelo ed Ersilia, in casa regnava un’aria di allegria come mai  prima. Alla fine del pasto Nicola e Sofia portarono Peppe in carrozzella nel parco, Nicola preferì dileguarsi e Peppe che handicappato era ma non scemo fece capire a Sofia che il suo ‘ciccio’ avrebbe gradito… Ormai Sofia si era resa conto che lei era il perno della situazione, si mise l’anima in pace, prese in bocca il ‘marruggio’ di Peppe e poco dopo dovette ingoiare tante vitamine…poi si sedette su una panchina  pensando che prima o poi avrebbe dovuto usare la sua gatta non abituata a quel  grosso calibro. Angelo ed Ersilia finiti i lavori di casa erano andati via, Eloisa anche lei era rinata, truccata, pettinata, profumata vestita sexy era rientrata in salotto dove Nicola stava fumando la pipa. “Signora mi scusi non  le ho chiesto il permesso…” “A me piace l’odore del suo tabacco, anche il suo odore…, di che tabacco si tratta?” “È un misto di Latakia siriano,  Virginia americano e Maryland pure americano.” “Vedo che la sua pipa è un po’ vecchiotta…” “Mi contento, le nuove di buona marca hanno prezzi elevati.” “Anche io sono fumatrice, le mie sigarette preferite sono le Turmac bianche svizzere.”  La vita dei due infermieri non poteva dirsi monotona, la loro presenza era ben accetta da tutti i componenti la casa, la più sacrificata era naturalmente Sofia anche per una situazione nuova in clinica: “Cara stanotte sei di guardia, non posso fare a meno di inserirti nel turno per non far protestare le tue colleghe che già affermano che faccio delle parzialità per te e per Nicola.” I pazienti quella notte erano particolarmente silenziosi e non suonavano il campanello per chiamare l’infermiera di turno, Sofia però ebbe ‘da fare’ lo stesso: Lara si presentò nella sua cameretta, chiuse a chiave la porta e messasi a nudo: “Che ne dici di un cunnilingus e cosette varie (le cosette varie consistevano in  vibratori). Come dire di no, Sofia provò e gustò sino in fondo, per la prima volta, i piaceri saffici, Lara era molto brava, dopo vari orgasmi: “Cara sono rimasta senza forze, che ne dici di…””Va bene, ti ringrazio, sei dolce, deliziosa e profumata spero di rivederci, per ricordo prendi questo anello.” La mattina al rientro in villa Sofia non trovò la padrona di casa, con Angelo in veste di autista era andata in centro a far le spese, ritornò all’ora di pranzo e dopo il caffè una sorpresa: “Caro Nicola, sono andata da un tabaccaio gli ho chiesto di mostrarmi la migliore pipa, mi ha consigliata questa: è fabbricata da Baldo Baldi io non me ne intendo…” A Nicola uscirono gli occhi dalle orbite, quella era una delle pipe migliori al mondo, costosissima, sicuramente la signora gli avrebbe chiesto una ricompensa. In camera dovette subire lo sfottò di Sofia: “Ti sei messo a fare il marchettaro per dirla alla romana!” “Senti chi parla, chi ti ha dato quell’anello?” Si misero a ridere e presero a baciarsi con finale scontato, ormai il sesso era entrato prepotentemente nella loro vita ma non potevano lamentarsi, ci sono uomini e donne che per molto meno… Un pomeriggio Giuseppe era nervoso, aveva ripreso a lamentarsi e Sofia capì che era scoccata l’ora dell’impiego della ‘topa’, prudentemente aveva preso in clinica un tubetto di vasellina che le fu molto utile, il ‘ciccio’ di Peppe era fuori del nomale ed il signorino anche dopo un orgasmo non intendeva lasciare ‘la preda’ e dai dai anche Sofia ebbe il suo orgasmo per un forte spruzzo di sperma sul collo del suo utero. Eloisa era entrata anche lei nell’atmosfera erotica che regnava in casa, una sera abbordò Nicola che ben volentieri si fece condurre nella sua camera dalla padrona di casa che si rifece  di tutto il tempo perduto. Solita storia degli dei invidiosi che pensarono  che gli umani non debbono essere troppo felici, Eloisa sempre più frequentemente tossiva a lungo finché i due infermieri decisero per un controllo approfondito e la fecero ricoverare in clinica. Dopo due giorni di esami esito tremendo: ‘Neoplasia al polmone destro allo stadio finale.’ Ersilia ed Angelo furono informati dello stato di salute della signora, anche Peppe capì che sua madre che non vedeva più in casa era ammalata, Eloisa era stata ricoverata in una stanza singola, Sofia e Nicola a turno passavano la notte con lei somministrandole degli analgesici quando i dolori divenivano insopportabili. In un momento di lucidità Eloisa chiese l’intervento di un notaio cui dettò le sue ultime volontà: Nicola alla sua morte sarebbe diventato il tutore di Giuseppe, la morte giunse due giorni dopo. Funerali in forma privata, tumulazione nella tomba di famiglia. In casa anche Peppe era diventato silenzioso: “Tua madre è in cielo da lassù ti benedice e ti dice di comportarti bene con tutti.” Il patrimonio di Eloisa era veramente consistente: un lascito per Ersilia e per Angelo il grosso dell’eredità a Nicola ed a Sofia con l’obbligo di accudire Giuseppe. In casa regnava il silenzio, Giuseppe veniva ‘accontentato’ saltuariamente, talvolta usciva di casa con la carrozzella o con la Volvo  guidata da Angelo. Un ictus pose fine alla vita di Giuseppe che da, morto, sembrava sorridere, un sorriso d’amore oltre la vita…

     
  • 31 gennaio alle ore 10:14
    NIPOTE PREDILETTO

    Come comincia: “Lucrezia sono Mirella…scusami ma mi manca il fiato, aspetta un momenton bevo dell’acqua…eccomi mi sono ripresa: una grande novità per me, alla Pirelli mi hanno promosso dirigente titolo ambito da molti uomini ma hanno scelto me, l’unico problema è che mi devo trasferire a Breuberg in Germania, io parlo correttamente il tedesco ed il francese, me li ha insegnarti da piccola mio padre questo è anche stato il motivo per la mia preferenza nella scelta ma ho un problema da risolvere, mio figlio Baldo ha diciassette anni, frequenta il terzo liceo classico non posso portarlo con me sia perché non parla la lingua e soprattutto perché alla scuola in Germania non lo accetterebbero.” “Finisci il discorso non so come potrei aiutarti.” “Non è facile chiederti questo favore ma solo tu me lo puoi fare…prenderlo a casa tua il tempo necessario sino a che non possa ritornare in Italia.” Lucrezia non sapeva cosa rispondere, da tempo vedova di Doriano si era organizzata la vita senza maschietti, col marito aveva avuto un’esperienza negativa per motivi religiosi, lei aveva solo amicizie femminili con le quali passava il tempo libero, era casalinga, andava in villeggiatura in montagna o al mare e talvolta in crociera nel Mediterraneo, non aveva problemi finanziari in quanto il defunto aveva avuto il ‘buon gusto’ di lasciarla agiata…”Cara non so che risponderti, Baldo mi è tanto caro ma avrà le sue esigenze che non combaciano con le mie…” Un lungo silenzio fra le due amiche poi Lucrezia: “D’accordo sarà un modo per movimentare la mia vita, accompagnalo quando vuoi, gli faccio sistemare da Gina la cameriera la stanza degli ospiti.” “Un bacione grande grande, solo tu mi potevi aiutare non ti dico che ti ringrazierei con delle preghiere altrimenti ti manderei all’Inferno, stavo scherzando, domattina verrò a casa tua con Baldo che provvederò a catechizzare, qualora si comportasse male fammelo sapere…” Roma d’estate non è la migliore città d’Italia e così madre e figlio arrivarono a casa di Lucrezia in Corso Francia tutti sudati con tre valige. “I figli vanno bene quando ci sono anche i padri a prendersene cura, come sai Ettore il genitore di questo signorino ha da tempo preso il volo con una sciacquetta molto più giovane di lui, ormai è di moda, se lo fanno le mogli vengono bollate come…lasciamo perdere. Baldo ha lasciato a casa il computer, andrà a riprenderlo i prossimi giorni.” “Lascia perdere, era mia intenzione rimodernarmi,  ne acquisterò un nuovo per casa mia, lo sai che c’è la possibilità di vedersi in tutto il mondo con un aggeggio chiamato ‘skype’? Così avrete modo di sentirvi.” “Allora scappo, il mio aereo parte alle sedici, non posso perderlo, a te non dico nulla ormai hai capito come comportarti, a te Lucrezia una abbraccio forte forte ed un bacione.” “Questa è la tua stanza, come vedi c’è anche una grande scrivania dove potrai anche sistemare il computer, vicino il bagno, se hai bisogno di qualcosa….” “Grazie zia, cercherò di darti fastidio il meno possibile.” Il giorno seguente Lucrezia si recò in via Merloni per acquistare un computer moderno, poi le venne un’idea: “Egregio direttore vorrei che impiantaste un cimice microspia non facilmente visibile in una  stanza di casa mia in modo che sul mio telefonino possa vedere ed ascoltare quello che succede l’interno della stanza stessa, mandi un suo tecnico domattina, quanto le devo? …. le lascio un assegno.” Vennero due ragazzoni simpatici e sorridenti, avevano capito qualcosa in quella richiesta un po’ inusuale di quella signora, una buona mancia è sempre gradita e fa dimenticare i cattivi pensieri. Lucrezia si accorse di aver guardato quei giovani in maniera diversa dal solito, li aveva trovati piacevolmente mascolini anche comparandoli con defunto marito che aveva ricevuto in dono un nome appropriato alla sua mentalità, Doriano che vuol dire ‘Dono di Dio’. Secondo lui i rapporti sessuali dovevano avere il solo scopo della procreazione con conseguenze immaginabili per la consorte che  era risultata sterile. Baldo stava mettendo in atto le raccomandazioni della madre, Lucrezia era contenta della sua compagnia, talvolta con una battuta romanesca riusciva a farla sorridere poi un  giorno: “Zia se me lo permetti vorrei invitare a studiare una mia amica molto brava in tutte le materie, si chiama Perla è figlia di buona famiglia.” Lucrezia non si aspettava una tal richiesta ma non si oppose, se si trattava di una brava ragazza… La tale era un tipo piacevole: alta di statura, bionda, grandi occhi azzurri sembrava una nordica, frequentava una palestra e si notava dal suo fisico statuario. Lucrezia la accolse con un sorriso e: “Buono studio.” La padrona di casa il pomeriggio si rifugiava in camera da letto per non farsi scoprire dalla cameriera mentre stava spiando il ‘nipote’ e l’amica. I primi due pomeriggi non accade nulla ma il terzo…Perla prese in mano il ‘ciccio’ di Baldo e poi addirittura in bocca dove sicuramente fece provvista di vitamine, bella porca un pompino in piena regola! Finiti gli esami di Stato con esito positivo Perla non veniva più a casa di Lucrezia ma era Baldo che il pomeriggio spariva dalla circolazione per rientrare la sera visibilmente spompato, una immotivata gelosia da parte di Lucrezia nei confronti del ‘nipote’. “Ti vedo deperito, vorrei condurti da un dottore, anzi lo faccio venire a casa, è un vecchio amico.” “Ascanio quando puoi vieni a casa mia, dovresti controllare mio nipote, lo vedo dimagrito e bianco in viso, va bene domai pomeriggio?” “D’accordo.” Ascanio era un anziano medico, misurò la pressione arteriosa di Baldo, gli auscultò il torace e la schiena ed alla fine: “Cara Lucrezia, tuo nipote non sta particolarmente male, forse ha bisogno di cambiare aria, possibilmente in montagna, auguri.” Nel frattempo Baldo si era recato in una scuola guida ed aveva conseguito la patente ma neo patentato non poteva guidare la Volvo della ‘zia’ che per lui acquistò una Cinquecento Fiat con l’obbligo di guidarla con la zia accanto, ‘sun of a bitch’ e così la dama gli precludeva gli incontri con Perla. Ultima trovata: “Caro ho prenotato un soggiorno a Madonna di Campiglio, un hotel a millecinquecento metri di altezza, quello che ci vuole per te, ho parlato con tua madre che è d’accordo. Roma – Fiumicino – aeroporto di Bolzano circa cinquanta chilometri da Madonna di Campiglio raggiunta con una Fiat Panda a noleggio. L’hotel Spinale era di gran lusso con relativa rilevante spesa, non era un problema per Lucrezia che, lontana da Roma, sentiva più vicino il nipote, forse voleva averlo ancora più vicino… Lucrezia chiese due stanze allo stesso piano. Andarono in boutique per rifornirsi di materiale adatto alla montagna e la sera cena insieme. Il maître del ristorante: “Benvenuta a lei madame ed a suo figlio, sono a vostra disposizione, a voi il menu, scegliete con calma.” “Ho sempre desiderato una mammina come te, sicuramente più affettuosa di quella deutschland della mia!” Cena a base di specialità locali mai assaggiate prima, il tutto ‘innaffiato’con l’Amarone della Valpolicella. Passeggiata digestiva, qualche minuto dinanzi alla TV in lingua tedesca, sguardo reciproco e poi: “Tutti a nanna!” “Sogni d’oro mammina!” Invece il sonno tardava a venire, s’erano fatte le ventitré Baldo accese l’abatjour, niente da fare, provò allora a telefonare alla stanza 232 quella della zia ma per risposta un lungo tu tu tu. “Centralinista cerco di mettermi in contatto telefonico con mia zia, non ci riesco, mi da una mano?” “Signore per motivi di privacy non c’è collegamento interno, provo a chiamare io sua zia, se la signora è ‘accordo  le passerò la linea.” “Stavo per addormentarmi…(Non era vero)” “Io invece stavo ripassando la poesia del Pascoli: ‘Fratello non posso prender sonno’ e poi sento dentro di me una tristezza infinita…vorrei parlare con te.” “Son qua, dimmi tutto.” “Lo sai che la telefonata passa dal centralino…vorrei invece venire in camera tua.” “Figurati, questa me l’aspettavo, ti apro la porta.” Lucrezia indossava un baby doll rosa, sotto un corpo ancora desiderabile. “Non fare quella faccia, mai vista una donna?” “Quando siamo soli vorrei chiamarti per nome, un mio capriccio, mi gratti la schiena?” “Sei ancora un cucciolone ma vedo….” Per ‘ciccio’ zia o Lucrezia non faceva  differenza, si era alzato in tutta la sua altezza, Baldo per evitare un diniego si mise prono sul letto, la zia lo rivoltò: “Non ti vergognare, è naturale che…” “Lucrezia che ne dici di una fellatio o di un cunnilingus?” “E tu che ne dici di non parlarmi latino?” Baldo ringalluzzito pose delicatamente ‘ciccio’ in bocca alla zia che rimase perplessa ma non protestò. “Questa è la fellatio…”Lucrezia in poco tempo si trovò con la bocca piena, una sensazione mai provata in vita sua, ingoiò il tutto, non era una sensazione spiacevole. Baldo allora pensò bene di passare al cunnilingus e appoggiò la sua bocca sul pube della zia che, accortasi dell’intenzione del nipote saltò giù dal letto, andò in bagno e ritornò  con la ‘topa’ ben pulita e odorosa. Baldo si mise all’opera e dopo poco tempo Lucrezia per la prima volta in vita sua provò un orgasmo, un orgasmo prolungato che la lasciò basita senza forze, capì cosa le era sempre mancato in vita sua. Qualche lacrima da parte sua, Baldo per sdrammatizzare passò al dialetto romanesco: “A’ zì se ‘na goderecciata te fa st’effetto se te l’infilo dentro me mori!” Ripresasi, Lucrezia: “In quel momento oltre a provare una sensazione meravigliosa ho capito quanto la religione aveva suggestionato quel fesso di mio marito, ora mi sento una donna e per merito di…” “Lascia stare i meriti, dentro sei un lago, ‘ciccio’ non ti farà male.” E così fu, Lucrezia ebbe un altro orgasmo più  prolungato, con la mano fece cenno al nipote che voleva godersi il post ludio, rimase immobile ad occhi chiusi per un bel pezzo. I due si addormentarono sino a che la mattina alle dieci, entrando col pass partout apparvero due ragazze  addette alla sistemazione della stanza che rimasero perplesse nel vedere i due dormienti: “Ragazze dateci dieci minuti e poi la stanza sarà tutta vostra, per favore telefonate al barista, fateci portare due colazioni ‘robuste’.” I due amanti in breve si rivestirono e fecero festa alle leccornie locali poi passarono nella stanza di Baldo lasciando sul comodino due biglietti da venti Euro. Dopo circa un mese di permanenza  a Madonna di Campiglio Lucrezia capì che ‘la favola breve era finita’ e che il ritorno a Roma era d’uopo. Si fecero prenotare due biglietti aerei Trento – Roma Fiumicino e prima della partenza ebbero il saluto corale (ed interessato) del personale nel frattempo ben foraggiato. Gina aveva fatto trovare l’abitazione in ordine e una cena alla romana, finiti gli intrugli alto atesini!  Da quel momento Baldo fu militarizzato dalla zia: iscrizione al primo anno di medicina, studio senza soluzione di continuità sino a venerdì, sabato ‘grandi manovre’, domenica a pranzo in un ristorante. Baldo aderì alle disposizioni di Lucrezia, era per motivi di affetto che la zia aveva imposto quel regime che portò i suoi frutti dopo quattro anni la laurea in medicina ed iscrizione alla specializzazione di ginecologia. “Non pensare che ti darai alla pazza gioia con le femminucce che visiterai, la maggior parte saranno poco appetibili ed in ogni caso per deontologia professionale…””Per gelosia è il termine più adatto, fa pure rima!” “Voglio dirti una cosa seria, ho pensato a lungo alla nostra situazione, o prima o poi troverai, come successo in passato una tua coetanea, forse ti sposerai ed avrai figli che io non ti ho potuto dare ma una cosa ti chiedo: ogni tanto…ricordati dell vecchia zia!” Tu sei una zia che non invecchia, sei giovane dentro e sempre lo sarai! Al conseguimento della specializzazione in ostetricia grande festa con gli amici, Lucrezia apparse completamente diversa, capelli raccolti in un chignon, trucco agli occhi che li facevano sembrare più grandi e luminosi, la bocca ben truccata portava a pensieri lascivi soprattutto del nipote che all’orecchio: “Hai lo stile della pompinara!” Male gliene incolse si trovò con le mani della zia sul collo tipo strangolamento e poi un lungo bacio  dinanzi ad una platea applaudente. Stavolta Hermes, protettore di Baldo non riuscì a salvare la bella Lucrezia, spiegò a Baldo che il fato era superiore anche agli dei e che Atropo con lucide cesoie stava per recidere inesorabile le stame di Lucrezia. Ricovero immediato in una clinica privata, accertamenti a non finire, diagnosi infausta: carcinoma allo stato finale all’utero. Incredibile Baldo specialista in ginecologia non si era accorto… si maledì cento volte ma ogni volta che incontrava Lucrezia le dava buone notizie sul decorso delle malattia. Quando i dolori divennero insopportabili, tutti i medici curanti d’accordo, Lucrezia fu sottoposta a una terapia a base di antidolorifici che la lasciarono incosciente sino alla morte avvenuta dopo quindici giorni. Mirella la madre di Baldo era sparita dal video, forse si era trovata un altro uomo, Baldo fece trasportare la salma direttamente nella tomba di famiglia ed inumata vicino a quella di suo marito. Baldo, dietro consiglio di uno psichiatra amico seguitò nel suo lavoro per evitare di pensare troppo e crearsi problemi psicologici. Ogni tanto accontentava ‘ciccio’ ma era solo una questione meccanica, Lucrezia era rimasta nel suo cervello e soprattutto nel suo cuore, non si sposò mai.

     
  • 30 gennaio alle ore 14:56
    ALLA PIÙ BELLA.

    Come comincia:  Il titolo di questo racconto ci riporta alla storiella  riportata negli annali della mitologia  greca al banchetto  di nozze tra Peleo e Teti quando Eris la dea della discordia, non invitata per motivi ovvi si presentò e gettò sul tavolo degli inviatati una mela d’oro in cui c’era scritto: ‘alla più bella’ e sparì dalla circolazione. Si fecero avanti Era, Arena ed Afrodite per rivendicarne il possesso. Giove chiamato in causa per non inimicarsi nessuna delle dee, (se le scopava tutte e tre) fece il ‘pesce in barile’ e delegò per il giudizio un mortale greco tale Paride. Naturalmente i motivi di quel conflitto decennale fra i greci ed i troiani erano di tutt’altro genere commerciali, ma la prima versione fu quella tramandata da Omero: Paride che preferì Afrodite scatenando così la guerra. Il perché di questo pistolotto iniziale? È l’inizio della storia fra Gerardo e Vanessa, lui giornalista ricco di famiglia, lei amante della velocità si era fatta regalare dal marito una Abarth 595 cabrio con cui scorrazzava per Roma (e accumulava multe non pagate, le targhe erano eternamente coperte di fanghiglia). Erano una bella coppia, ambedue palestrati, belli, sempre sorridenti ed anticonformisti ma Eris o chi per lei decise la fine prematura della signora che, in una galleria non illuminata andò a sbattere con la sua auto contro una macchina ferma senza luci di posizione né di triangolo messo a debita distanza, la sua Abarth un ammasso di ferraglie, lei deceduta sul colpo. Gerardo accusò il colpo apprendendo la notizia, si sentì invecchiato, senza forze, non usciva più di casa, mangiava a mala pena quello che gli preparava la portiera di via dei Mille dove abitava. Il più preoccupato era l’amico del cuore Franco che insieme alla moglie Alessia andò a trovarlo. “Mon ami, non ti dico frasi inutili, devi sbloccarti, dimmi quello che posso far per te, penso che anche  mia moglie …Quella battuta riuscì a far sorridere Gerardo che abbracciò i due amici e: “stasera festeggeremo la tua rinascita a Trastevere, da ‘donna Cencia’, i giorni passati mi domandava che fine avevamo fatto, le ho raccontato la tua disgrazia, ci aspetta.” Appena entrati un cameriere nord africano: “Bona sera signori, prenotato?” “A coso Franco qui è di casa, chiamami la padrona.” “Donna Cencia si presentò, abbracciò Gerardo che: “A’ sora Cencia ti trovo dimagrita!” “Sei il solito bugiardone, stasera vi faccio ingrassare io tutti e tre a spese mie.”  A mezzanotte rientro a casa con la Giulia di Franco, la Volvo di Gerardo era rimasta in garage da tempo, non si sentiva di guidare, aveva sempre dinanzi agli occhi il viso sfigurato di sua moglie. I giorni seguenti Gerardo si mise a rovistare fra la cose di Vanessa, trovò una scatola di fiammiferi con riportato il nome di un locale notturno ‘La Nuvola’, via Matteotti col numero di codice postale. Preso da una gran curiosità, dopo cena con l’aiuto del navigatore satellitare della Volvo si trovò ad imboccare la strada che portava a Grottaferrata, mai stato da quelle parti. Al numero 69 una porta in ferro. Dallo spioncino una faccia butterata da buttafuori: “Signore questo è un club privato.” “Un mio amico m’ha dato questa scatola di fiammiferi e mi ha detto che mi avrebbero fatto entrare.” “Il nome del suo amico?” “Mi ha detto di non farlo presente a nessuno, è sposato, se non è possibile entrare…” “Va bene, stia attento a quello che fa, la controllerò personalmente.” Dopo un lungo corridoio la stanza del guardaroba con una ragazza non molto vestita che: “Signore mi dia la sua roba, questo è il suo scontrino, mille Euro per la tessera, intanto può recarsi al bar.” Un barista vestito in maniera eccentrica che dimostrava subito che da parte …pendeva: “È la prima volta che vieni qui da noi, sei il benvenuto, non capita spesso di vedere bei maschioni, come si chiami?” “Massimo e tu?” “Giangi per gli amici…” “Ho avuto il vostro recapito da un conoscente che mi ha detto che avrei avuto belle sorprese venendo qui da voi, non si è spiegato meglio.” “Ti dico tutto io, mi sei simpatico e se tu volessi…sono a tua disposizione! Allora, ogni volta che un uomo entra in questo locale versa mille Euro, le signore non pagano anzi viene dato un premio di diecimila Euro a chi viene eletta la più bella della serata, poi se vuole può andare con un uomo di sua scelta in una camera riservata, quante donne vengono qui, una concorrenza sleale! Vai nel salone e divertiti…”  Un salone molto grande, alle pareti poltrone occupate da belle donne, al centro tavoli con uomini e donne, era proibito fumare ma i liquori scorrevano a fiumi. Gerardo si sedette vicino ad una biondona non più giovanissima ma ancora appetibile: “Cara sono Massimo, cercavo una tale Vanessa indicatami da un mio amico ma non la vedo, è una bruna altra, seno non troppo pronunciato, occhi grandi di color blu ed un neo sul labbro, la conosci?” “Quella che mi hai descritto si chiama Aurora non Vanessa, ma è più di un mese che non si fa viva, ti prego vota per me, ho bisogno di soldi, poi…” Gerardo rimase basito che Vanessa avesse frequentato quel posto, talvolta la sera si ritirava tardi ma non diceva dove era stata né lui glielo chiedeva, avevano  un patto di non ingerenza nella rispettiva vita coniugale. Naturalmente Giorgia non fu eletta la più bella della serata, c’erano ragazze giovanissime e decisamente belle ed appetibili oltre che quasi tutte in topless e con una minigomma senza slip. Giorgia era indispettita, Gerardo pensò bene col suo aiuto di far luce sul comportamento della consorte, invitò Giorgia a casa sua, le fece vedere per rassicurarla  la tessera di giornalista, dopo un’ora erano a Roma. “Che bella casa, vuol dire i giornalisti guadagnano bene!” Girando per casa Giorgia prese in mano la foto di Vanessa e: “Ma questa è Aurora, allora la conosci!” “In passato le ho fatto un servizio fotografico, è un po’ che non la vedo, io mi chiamo Gerardo non Massimo.” “Che ne dici di riempire il pancino, dopo potrei …se tu volessi…” Fu una nottata piacevole per Gerardo, era da molto che non andava con una donna, per fortuna ‘ciccio’ si fece onore e Giorgia rimase molto soddisfatta. “A letto sei proprio bravo, sei sposato?” “No vedovo, dove posso accompagnarti?” “Lasciami alla fermata del filobus, ciao, spero di rivederti.” Gerardo restò tutto il giorno in casa, aveva ottenuto un  mese di vacanze dal giornale, rimuginava sul comportamento della moglie, i soldi non le mancavano di certo, forse il piacere di una trasgressione, non sapeva che pensare, chiamò Franco. “Vieni stasera a casa mia con Alessia, ‘I will make an offer that you cannot refuse’, ti farò una proposta che non puoi rifiutare come diceva don Corleone. Nel locale dove andremo per le signore è prescritto un abito sexy, a più tardi.” Alessia aveva obbedito ed era abbigliata con minigonna e camicetta senza reggiseno, Gerardo fece finta di nulla, le mogli degli amici sono intoccabili! Durante il viaggio verso Grottaferrata Gerardo raccontò la sua avventura lasciando perplessi sia Franco che Alessia che però fecero finta di niente, sapevano che Gerardo era un tipo fuori del comune, da lui c’era di aspettarsi di tutto ed infatti…Al guardaroba Gerardo versò alla addetta duemila Euro e poi tutti e due gli amici andarono a trovare Giangi il barista che fece loro tante feste: “Che piacere rivederti, vedo che hai portato due amici, bellissima stà signora, vedrò di farla eleggere miss serata, però dopo dovrete darmi la metà del premio, in questo momento…” “Affare fatto, a più tardi.” Giorgia era presente, Gerardo la salutò da lontano.  Come aveva pronosticato Giangi,  Alessia venne eletta la più bella della serata, l’elezione era evidentemente truccata dal barista che incassò con un sorriso i cinquemila Euro. I tre si trovarono ad uscire dal locale insieme a Giorgia che inaspettatamente: “Mi dai un passaggio, son venuto con un’amica che è sparita.” Maschietti davanti, femminucce dietro, la donne trovano fra di loro sempre degli argomenti comuni per parlare, Gerardo le osservava dallo specchietto retrovisore, la sua attenzione fu attratta da Alessia che accortasi di essere osservata alzò la gonna sino a mostrare gli slip rossi, cosa voleva significare boh… “Che ne dici di ospitarmi per stanotte, fuori piove non ho l’ombrello…” La proposta di Giorgia parve avere l’approvazione sia di Franco che di Alessia, il padrone di casa ovattò l’atmosfera con dei CD lenti con una conclusione inaspettata: Alessia prese per mano Gerardo e lo portò in camera da letto, a Franco non rimase che approfittare di Giorgia ben contenta di…La mattina sul tardi si ritrovarono a far colazione, nel guardarsi in viso si misero tutti a ridere, avevano in faccia i segni di una notte di fuoco…
     

     
  • 01 gennaio alle ore 11:20
    TUTTI INSIEME APPASSIONATAMENTE.

    Come comincia: Il collegio di ‘S. Maria  Nuova’ era situato in analoga località in provincia di Ancona  condotto dai “Frati Misericordiosi”. Era frequentato da ragazzi do sesso maschile con scuole sino alle superiori. Correva l’anno 1946 (allora si diceva correva anche se ora sembra un po’ ridicolo) quando inizia questa storia un po’ particolare. Frequentatori erano sia giovani di buona famiglia, in parole povere coloro i cui genitori si potevano permettere di sborsare la onerosa retta sia i figli di N.N., come era scritto malignamente allora anche sui loro documenti di identità e la cui retta veniva generosamente sborsata ai signori frati dai loro generosi benefattori.  Roberto Diotallevi faceva parte di quest’ultima categoria, suo compagno di stanza  un certo Massimo conte Colocci il quale, al contrario di qualche suo amico nobile non aveva come si diceva allora  la puzza sotto il naso ed era diventato amico di Roberto, bruno e robusto quest’ultimo biondo ed etereo il primo. A scuola si aiutavano a vicenda, Roberto bravo nelle materie letterarie, Massimo in quelle scientifiche e fin qui nulla di particolare ma qualcosa di imprevedibile avvenne al termine dell’anno scolastico: Massimo rientrò nella tenuta dei suoi genitori a Villa Strada di Cingoli, Roberto rimase in collegio costretto per pagarsi la retta con lavori vari nel giardino, in cucina, nella stalla dove viveva un cavallo adibito ad uso esclusivo dei più ricchi frequentatori del collegio. Una notte particolarmente calda Roberto preferì uscire in giardino a godersi un po’ di frescura e lì incontrò il direttore, tale Armando Fava in quale, ventinovenne, aveva superato in graduatoria i suoi colleghi con raccomandazioni dall’alto. Biondo, minuto, media statura, niente barba aveva qualcosa dell’efebo.  Fra i più grandi di età frequentatori del collegio vi erano state ‘chiacchiere’ sul suo conto. “Che fai da queste parti, sto andando nella stalla a vedere come sta ‘Asso’, fammi compagnia.”Lo stalliere Peppe Del Frate’ (anche lui marchiato come figlio di N.N.) stava riposando su un giaciglio e all’arrivo dei due si alzò con deferenza nei confronti del suo direttore. ‘Asso’ per motivi suoi aveva in quel momento sfoggiato un ‘coso’ lungo e duro cosa che mise di buon umore  frate Armando il quale: “Non pensare che anche gli uomini… “ e fece un cenno a Peppe il quale, sicuramente come da precedente esperienza, si abbassò pantaloni e mutante e mise in mostra un ‘mostro’ che, dietro sua sollecitazione, divenne sempre più lungo e duro sin quando iniziò a spargere in giro un bel po’ di ‘latte’;  Roberto  rimase basito, non avrebbe mai pensato…In verità in passato  con Massimo si era dilettato a qualche giochetto erotico tipo toccarsi il pisello, baciarsi sul collo,  sulla pancia e sul buchino del sedere senza mai arrivare a tal punto! Accortosi del suo stato d’animo il direttore : “non ti meravigliare troppo, nei frati abbiamo rinunziato alle femminucce ma non…mi capisci?” No, Roberto non aveva capito un bel niente, buttatosi sul letto vi rimase sin quando un inserviente lo venne a chiamare, era l’ora del pranzo. Passò il pomeriggio a giocare a pallone, fare merenda , giocare a carte sin dopo cena quando lo raggiunse Peppe: “Ti vuole il direttore.” Nello studio del ‘capo’ ebbe una lezione sulla sua qualità di ospite non pagante e sulla possibilità di essere cacciato qualora…e così assistette per la prima volta ad un rapporto omo fra lo stalliere ed il ‘capo’consistente in baci appassionati fra i due uomini, un pompino iniziale da parte di Armando con ‘immissione penis’ previa  impomatata nel suo didietro e relativi urletti di lunga goduria poi …ognuno per i fatti propri. Come si può immaginare lo  sconcerto  che Roberto provò; girò al largo dal direttore il più possibile sinché una sera dopo cena: “Ti aspetto nel mio studio.” “Non pensare che tutto accada come hai visto, quello è il finale, io sono innamorato di te, anche gli omo si innamorano, chiedimi qualsiasi cosa, intanto vieni fra le mie braccia, non aver paura.” Pian piano Roberto fu costretto ad accettare baci in bocca, sul collo e in tutto il corpo, pompini, leccate varie insomma tutto l’armamentario degli omo, . Questa storia durò sin quanto Roberto non conseguì il diploma di  liceo classico ed il direttore, in compenso dei ‘servigi’ ottenuti, gli trovò un posto di commesso in un negozio di pasticceria a Roma nel rione S.Giovanni. Il destino: Massimo un giorno entrò nella pasticceria, fece una gran festa a Roberto e volle ad ogni costo che alloggiasse a casa sua ai Parioli, (rione di lusso di Roma) e si iscrivesse all’università con lui  nella facoltà di giurisprudenza, tutto ovviamente a sue spese. Qualcosa era mutato nella famiglia di Roberto, il padre era deceduto per un tumore ma questo non aveva mutato lo stato pecuniario dei conti Colocci, solo che la consorte del conte,Rossella, era rimasta vedova a quaratanni…e questa era divenuto un problema in quanto la signora, per sfogare la sua vedovanza, ritornava spesso a casa piena di acquisti che tuttavia non lenivano le sue ambasce di ben altro genere. Fra l’altro aveva l’abitudine di non indossare il reggiseno con conseguenze immaginabili per i movimenti che avvenivano sotto la sua camicetta anche se suo figlio ci scherzava sopra. Massimo era stato fortunato anche nella scelta della fidanzata: Eva, sua compagnia di università, padre italiano madre svedese conosciuta in vacanza a Rimini, era un sogno: !1,75, bionda, viso sempre sorridente, occhi verdi, seno forza tre, vita stretta, gambe chilometriche, caviglie sottili: una dea! Appena le fu presentata Roberto doveva aver fatto la faccia dell’imbecille perché i due fidanzati si misero a ridere all’unisono: “Te le troveremo una uguale!” Ma il destino, che i pagani come lo scrittore sono consideratii al di sopra degli dei, aveva disposto in maniera diversa la vita di Roberto che a ventidue anni…immaginate voi un ‘pischello’ sempre arrapato con sempre dinanzi due seni sballonzolanti ed un odore pungente di sesso inappagato, spesso si rifugiava in bagno per dare aiuto a ciccio’ ma che un giorno in cui Massimo era assente si trovò steso sul letto con una erinni allupata alla massima potenza… dopo un paio di ore era distrutto non solo fisicamente, come giustificarsi e poi? Si può essere figli quanto mai anticonvenzionali ma quando si tratta della propria madre, maledizione, tutto, gli stava crollando addosso! La stessa scena cominciò a ripetersi quasi ogni giorno e Roberto cominciò ad averne abbastanza ad essere usato come un giocattolo: usciva di casa quando restava solo con la signora, non riusciva più a studiare, dimagriva in maniera evidente. Massimo non era uno sprovveduto e si accorse della situazione senza avercela col suo amico. Già in passato la madama, anche quando era regolarmente sposata, ogni tanto, diciamo spesso si prendeva delle libertà sessuali  non rilevate dal legittimo consorte ma a conoscenza del figlio. Primo provvedimento da parte di  Massimo: portare a casa sua la fidanzata come ‘impiccio’ per la signora la quale non gradì affatto la situazione e poi una trovata geniale: cercare un amante fisso per la materna genitrice ma non uno qualsiasi, uno bello, giovane mandrillo cosa non facile ma la fortuna questa volta venne a dargli una mano: proveniente da Milano era giunto trasferito in facoltà un quarantenne siciliano con tutte le caratteristiche dei maschi della sua terra con in più un’altezza superiore alla media:1,80. Massimo convinse la madre a dare una gran festa per il suo quarantacinquesimo compleanno ed a frequentare un istituto di bellezza per una intera settimana per usufruire di massaggi, infiltrazioni di botulino e di  acido ialuronico,  insomma di tutte quelle danarose diavolerie che rendevano molto più giovane una signora di mezza età. Provvide anche ad accompagnarla in una sartoria alla moda dove la cotale fu convinta a scegliere un vestito da sera corpetto rosa con ampia gonna azzurra,un sciccheria che non faceva passare certo inosservata la indossatrice. Uno dei primi ad essere invitato fu naturalmente il  siciliano professor  Salvo Russo che, dietro consiglio di Massimo, si ‘mise’ in smoking. Sempre sotto la regia di Massimo, madame Rossella si presentò per ultima in sala scendendo ad una scalinata come da copione di Wanda Osiris, un coup di foudre che colpì tutti in particolare il professor Russo il quale sgranò gli occhi e fu subito presentato alla padrona di casa la quale, come sua inveterata abitudine, aveva dimenticato di indossare il reggiseno con ovvie conseguenze. Ad un certo punto, su regia di Massimo, gli invitati lasciarono soli al centro del salone sua madre ed il professore che si ritrovarono a ballare  come da scena del ‘Gattopardo’, con convinti applausi da parte dei presenti molto graditi da due interessati i quali…
    Da quel momento Salvo e Rossella fecero coppia fissa sia in villa che nei vari locali di Roma oltre che in viaggi con ampio respiro sia di Massimo ma soprattutto di Roberto che ebbe la fortuna di trovare una deliziosa rossa compagna di università. Signori miei non vi sentite un po’ più sollevati, penso che siamo stati tutti dalla parte del ‘povero’ Roberto il quale ebbe dalla vita una parte di fortuna che in verità meritava, vi risparmio e ‘vissero…’
     

     
  • 18 dicembre 2019 alle ore 17:42
    I TRE PORCELLINI.

    Come comincia: ‘Siam tre piccoli porcellin, siamo tre maialin, mai nessun ci dividerà, trallalallallalà.’ Più in là capirete cari lettori cosa c’entra questa filastrocca col resto del racconto.  Beatrice, Edoardo e Diego erano tre bambini di sei anni iscritti alla prima elementare, erano figli di genitori molto amici fra di loro che avevano condiviso le esperienze prima hippie e poi punk degli anni settanta. Leonardo con Anna, Mattia con Chiara e Riccardo con Sara si erano conosciuti alla quarta ginnasiale frequentando il liceo classico Augusto a Roma. Avevano superato con qualche difficoltà gli esami di Stato della terza liceale (tradotto con tante raccomandazioni), per premio avevano ottenuto dai genitori di poter passare una vacanza negli Stati Uniti. Era il periodo degli hippies, tutte e tre le coppie  aderirono a quel movimento aggressivo e irriverente che affermava di aver scoperto l’amore, la bellezza ed il divertimento, erano pacifisti convinti. Le loro teorie erano: ‘mettete dei fiori nei vostri cannoni’ o ‘fate l’amore non fate la guerra’. Gli hippies sfoggiavano acconciature bizzarre e teorie che si basavano anche sulla la rivoluzione sessuale che nella puritana America erano una vera eresia. Gli hippies non erano stati i primi a sfoggiare quelle teorie, li avevano preceduti i greci Diogene ed i cinici, quindi: ‘nihil sub sole novum’. Le tre coppie aveva partecipato al festival  di Woodstock in cui si erano esibiti molti complessi musicali fra cui gli applauditissimi Sex Pistols. I sei vacanzieri erano foraggiati dai genitori che ad un certo punto pensarono ad un ritorno a casa dei figli per iniziare un’attività seria e redditizia. L’unico modo per convincerli era tagliare loro i ‘viveri’, solo così riuscirono a riportarli a Roma. Ritornati in famiglia suscitarono per il loro stile l’ilarità dei padri e la angoscia delle madri. Con gran dispiacere al fine di non rimanere asciutti di soldi per prima cosa si dovettero tagliare i capelli, acquistare abiti molto formali ed accettare di impegnarsi in un lavoro proficuo: Leonardo direttore di una scuola guida, Mattia responsabile di un supermercato e Riccardo responsabile di un negozio di abiti e scarpe di lusso. Nella teoria degli hippies prima e dei punk dopo non era previsto il lavoro e così i tre capo famiglia delegavano i loro collaboratori a farne le veci. I padri, d’accordo fra di loro acquistarono per i figli una palazzina di tre piani con giardino e garage in località Capannelle a Roma. Soprattutto le madri dei tre chiedevano insistentemente di diventare nonne, Leonardo, Mattia e Riccardo non avevano perso la mentalità hippie e praticavano normalmente il wife swapping per tal motivo quando le consorti rimasero incinte non sapevano con precisione chi fossero i padri, il segreto rimase sempre fra di loro, soprattutto le  nonne  sarebbero rimaste scioccate! Dopo i fatidici nove mesi vennero al mondo Beatrice, Edoardo e Diego tutti e tre bellissimi e diversissimi fra di loro. Anna, Chiara e Sara si dedicarono interamente alla prole, non avevano problemi, i mariti portavano a casa lo stipendio, i nonni erano finanziariamente molto generosi e mostravano agli amici le foto dei nipotini che, secondo loro gli assomigliavano (quando mai!). La mattina, a turno mamme e nonni accompagnavano a scuola i ragazzini ed alla fine delle lezioni andavano a riprenderli tutti orgogliosi di essere parenti di bimbi bellissimi (e furbacchioni ma loro non lo immaginavano). Le loro furfanterie cominciarono una notte, tutto escogitato  da Beatrice.  La sera andavano a letto presto, al controllo dei genitori: ‘dormono come angioletti’, quando mai, allorché i papà e le madri erano nelle loro stanze si alzavano dal letto ed andavano a curiosare dal buco delle serrature per ‘spiare’ quello che combinavano i grandi. Coordinatrice della banda era Beatrice: “Ho in mente un’idea vediamo se corrisponde a verità!” Corrispondeva eccome, i genitori si scambiavano i relativi coniugi, prima andavano in bagno e poi con i papà  sfoderavano il loro uccellone si coricavano e si davano alla pazza gioia ricordando i bei tempi degli hippies. Dopo le prime volte i ragazzi si erano abituati a quelle visioni poi vinti dalla curiosità Beatrice: “Vorrei vedere quanto ce l’avete grosso o meglio piccolo.” Edoardo e Diego all’inizio restarono perplessi, si vergognavano poi dietro le insistenze della capo banda, a turno, si tolsero gli slip. “Ho capito che per combinare qualcosa debbo aspettare che crescete, ce l’avete proprio piccolo, avete fatto caso che l’uccello più grosso ce l’ha mio padre!” Edoardo e Diego non erano d’accodo, era il loro papà ad essere il più dotato, campanilismo infantile! Dopo vario tempo Beatrice tornò alla carica, era un pomeriggio d’estate, i grandi a letto con il condizionatore acceso, i bimbi che non erano più bimbi in giardino dietro una siepe: ”Edoardo togliti lo slip…e adesso te lo tocco veniamo se ti diventa duro.” Il ‘ciccio’ di Edoardo non ne voleva proprio sapere di ‘innalzarsi’ forse per vergogna o timidezza al contrario di quello si Diego che alzò la cresta, non era come quello dei papà ma faceva la sua bella figura. Beatrice lo prese in mano, imitò i genitori e se lo mise pure in bocca, a lungo, sinché sentì qualcosa di liquido di un sapore mai provato. Ci volle del tempo ma un giorno riuscì anche a farlo penetrare pian piano nella sua ‘gattina’, per sua fortuna non aveva avuto ancora le mestruazioni. Anche Edoardo finalmente riuscì nell’intento di far innalzare il suo ‘ciccio’ ed imitò Diego, Beatrice aveva  due mariti. La storia andò avanti sin a quando a Beatrice vennero le mestruazioni, Anna avvisò la figlia che dal quel momento era diventata una donnina ma poteva rimanere incinta nei suoi futuri rapporti sessuali, ma quale futuri, ad ogni modo Beatrice capì la lezione e si limitava a prendere in mano ed in bocca i ‘cosi’ sempre più grandi di volume dei due amici. In occasione del sedicesimo anno di età i tre ragazzi ebbero come regalo tre casette di legno prefabbricate in cui rifugiarsi, pensarono bene di invitare i compagni di scuola per una recita sempre guidati da Beatrice che aveva scovato il testo da un cartone di Walt Disney: ‘I tre porcellini.’ Dinanzi ad una platea di ragazzi e di genitori iniziò lo spettacolo: “In un tiepido mattin se ne vanno i porcellin dimenando al sole i loro codin, spensierati e birichin. Il più piccolo dei tre ad un tratto grida ahimé da lontano vedo un lupo arrivar, non facciamoci pigliar. Marcia indietro fanno allor a gran velocità mentre il lupo corre ancora a casa sono già. Prima chiudono il porton poi si affacciano al balcon or che il lupo non può prenderli più tutti e tre gli fan cucù. Ah ah ah che bell’affare, il lupo non potrà cenar. Siam tre piccoli porcellin, siamo tre fratellin mai nessun ci dividerà trallalla-lallà.” Grandi applausi da parte dei presenti, soprattutto i nonni erano commossi sino alle lacrime, che nipotini meravigliosi! Da quel giorno i rapporti fra i tre cambiarono, Edoardo prese confidenza con Eloisa una compagna di scuola, Diego non fu da meno con Aurora una ragazza della stessa classe, stranamente Beatrice non riuscì a trovare un maschietto che le piacesse, gli unici che aveva ‘amato’ non erano più disponibili, fra l’altro si domandava se per rapporto fisico avuto anni addietro aveva potuto portare alla rottura del suo imene, per la prima volta in vita sua si sentiva angosciata, non era più la Beatrice di una volta sempre pronta a prendere iniziative in tutti i campi, i genitori Anna e Leonardo se ne accorsero, cercarono di consolarla portandola in crociera, una crociera nel Mediterraneo che toccò i porti di Grecia, Creta, Libia e Spagna  ma, mentre i genitori la sera si davano alla pazza gioia rispolverando la mentalità di hippies, Beatrice non riusciva a trovare la serenità di una volta, forse col tempo…
     

     
  • 18 dicembre 2019 alle ore 17:38
    LA PICCOLA NINFOMANE

    Come comincia: Agnese era nata il 19 marzo di un giorno piovoso nella clinica privata Villa Salus di Roma, era stata tanto desiderata dai genitori Cristian e Frida, un frugoletto biondo, bellissimo  con occhi verdi di quelli che si vedono nei giornali di moda per bambini. Dopo qualche anno il padre era sparito dalla circolazione nel senso che si era innamorato di un’amica della madre, un classico che aveva lasciato Frida in uno stato di profonda  prostrazione solo in parte alleviata dal suo lavoro di insegnante in una scuola di monache, impegno che la teneva lontano da casa sino alle diciassette del pomeriggio. La piccola Agnese di solito affidata ad una baby sitter cresceva vispa e chiacchierona a modo suo, non piangeva se non a stomachino vuoto o per il pannolino da cambiare. Un giorno, una mattina presto si era svegliata e voleva girare per casa, nello scavalcare la sponda del letto rimase incastrata sul tubolare, si strofinò il fiorellino sino a provare del piacere inusitato, un piacere che le rimase nella memoria tanto da volerlo riprovare nei giorni seguenti. Crescendo di età era ormai diventata quello dello strofinamento una sua abitudine non confessata alla mamma Frida, aveva da sola capito che era una situazione da tenere per sé. Nello stesso palazzo di via degli Avignonesi, a piano terra aveva aperto uno studio medico il dottor Diego, medico di famiglia che in breve tempo per la sua preparazione professionale e per il suo impegno aveva acquisito molti pazienti, aveva inoltre  affittato un alloggio nello stesso piano di Frida. La mamma di Agnese aveva preso amicizia con Diego ma non tanto da avere una relazione, era ancora  ‘irata a’ patri numi’ o meglio con la razza degli uomini per l’allontanamento di suo marito. La piccola Agnese la mattina  veniva lasciata dalla madre nella sala d’aspetto di Diego che  la faceva accompagnare a scuola dalla sua infermiera Aurora, lo stesso alla fine delle lezioni. I pomeriggi  la ragazza passava il tempo svolgendo i compiti,  leggendo i fumetti o giocando con le bambole sempre in compagnia del dottore. Il pranzo sia per Diego che per la piccola Agnese veniva preparato da una cameriera  che  rimaneva nell’abitazione sino al rientro in casa di Frida o andava via prima dopo aver lavato i piatti lasciando Agnese in compagnia del dottore. Un giorno quando Agnese aveva compiuto otto anni di età una domanda inusitata: “Dottore quando ero più piccola mi sono strofinato il fiorellino sulla sponda del letto, ho sentito un solletico, mi è piaciuto tanto, posso rifarlo ancora?” Diego  fu come si dice in gergo ‘preso dai turchi’, cosa rispondere a quella domanda ad una bambina di otto anni? “Cara si tratta di cosa da grandi, quando sarai cresciuta te lo spiegherà la mamma.” “Io voglio saperlo adesso sennò dico alla mamma che non hai voluto rispondermi.” “Non mi mettere in difficoltà, ti ho detto che è una cosa da grandi nel senso del sesso, non avere fretta di crescere, ogni cosa a suo tempo.”  “Ho capito, devo riferire alla mamma che non hai voluto rispondermi.” Diego prese in braccio la piccola rompiballe: “Lo sai che ti voglio bene, cercherò di spiegarti di che si tratta: gli uomini hanno un coso per fare la pipì e per fare figli, le donne un buchino per metterci il coso degli uomini, in cima al buchino c’è un piccolo pene che si chiama clitoride, se lo strofini ti fa provare piacere, è quello che hai provato tu, adesso sai tutto, non tocchiamo più l’argomento.” La curiosità è femmina e così Agnese il cui nome vuol dire casta e pura (poco adatto alla ragazza) cominciò a masturbarsi con le mani il fiorellino, più  volte al giorno eccessivo per una della sua età. Diego se ne accorse e: “Voglio dirti una cosa per sempre, non esagerare, ho capito quello che stai facendo, te lo dico da medico.” “A me piace molto, va bene ti ubbidisco, lo farò solo una volta al giorno ma voglio che me lo faccia tu!” Diego rimase pensieroso, stá  grana non ci voleva proprio, era ancora triste per la morte contemporanea di genitori in un incidente aereo in cui più di duecento passeggeri avevano perso la vita. I suoi gli avevano lasciato un bel gruzzolo in Titoli di Stato ma anche tanto sconforto, non se la sentiva di iniziare un legame amoroso con nessuna ragazza, passava il tempo libero in casa dinanzi alla televisione o leggendo sua antica passione da studente, adesso: “Voglio parlarti come se tu fossi grande, non è possibile fare quello che mi chiedi, mi sei tanto cara ma devi capire che se lo facessi correrei il rischio di finire in galera per  lungo tempo, spero che abbia capito il  concetto, ti prego non crearmi  problemi.” “Io da grande ti sposerò,  ti voglio tanto bene, non ti tradirei mai, te lo giuro, vuol dire che seguiterò a farlo da sola, se ci ripenserai…mi farai felice!” Un pomeriggio di giugno già l’afa si faceva sentire, la ‘casta e pura’ ne pensò una delle sue, si tolse gli slip e, a gonna alzata passò dinanzi a Diego: “Caro mi stanno crescendo i peletti guarda qui! Adesso sono diventata grande puoi toccarmi e, se vuoi baciarmi in  bocca e sul fiorellino.” Agnese non pose tempo in mezzo ed incollò le sue labbra si quelle di un intontito Diego,  a quel punto il suo ‘ciccio’a digiuno da molto tempo alzò la cresta, la ragazza ne approfittò, aprì la pattuella  dei pantaloni del dottore, glieli abbassò, abbassò pure gli slip e prese in mano un coso lungo e duro, cominciò anche a masturbarlo sino a che lo sperma si sparse sulle sue mani, un altro bacio in bocca a Diego, era sulla strada buona per… Il dottore passò i giorni successivi come in stato di trance, aveva sempre dinanzi a sé una ragazza che stava crescendo: alta, bionda, occhi verdi, naso piccolino, bocca con denti bianchissimi, tette un po’ sviluppate, una piccola modella, forse se ne stava innamorando, una tredicenne, si stava innamorando di una tredicenne! Un pomeriggio: “Zio devo chiederti un altro favore.” “Da quando in qua sono diventato tuo zio.” “Sono stata costretta a dire alle mie compagne di scuola che sei mio zio, quelle sono più maligne di me, chissà cosa stavano immaginando…” “Forse quello che sta succedendo fra di noi.” “In occasione del tuo compleanno voglio farti un regalo, un regalo di quelli che si fanno una sola volta nella vita, immagina un pò’.” “A questo punto c’è poco da immaginare, la risposta è un no, no, no!” “Ed io ti rispondo con un si, si, si!” Il no col passare dei giorni divenne ni e poi si, ormai Diego si era innamorato della piccola, l’operazione venne stabilita per un pomeriggio, Agnese aveva trovato chissà dove un velo bianco, se l’era posto in qualche modo in testa e nuda si presentò a Diego. “La nostra prima notte di nozze, la ricorderemo per sempre, son sicura che sarai delicato, il fiorellino è allenato per avere degli orgasmi ma è ancora vergine e non voglio che  resti ancora in tale situazione, voglio sentirti dentro di me.” Diego aveva paura di far troppo male ad Agnese e spingeva poco il suo ‘ciccio’ dentro la topina fino a quando: “Pensi che ci metteremo tutto il pomeriggio, se non spingi di più resterò vergine a vita.” Agnese sopportò bene il dolore, aveva immaginato da tempo quel momento, quando Diego finì l’operazione ed eiaculò sul collo del piccolo utero, Agnese  ebbe un orgasmo ben diverso da quello che di solito provava, un orgasmo da donna grande. Per bloccare la piccola emorragia Diego da medico si era organizzato con cotone emostatico ma il  lenzuolo si era macchiato di sangue, il giorno successivo lo avrebbe portato personalmente in una lavanderia dove non era conosciuto. Quattordici anni, esami di terza media superati senza problemi, era giunta l’ora delle mestruazioni, Agnese di sentiva una donna completa ma da quel momento nei rapporti con Diego ci furono delle complicazioni: o il condom o la pillola anticoncezionale adatta ad una tredicenne. Agnese cresceva in altezza ogni giorno di più, aveva superato in altezza il suo dottore, quando indossò  scarpe con un po’ di tacco  Diego diventò ancora più piccolo. Alla quarta ginnasiale il numero dei ‘pappagalli’ aumentò in numero esponenziale, Agnese ne era lusingata, mai le era accaduto prima ma nel suo cuore aveva ancora il bel dottore e li respingeva tutti sino a che un giorno tornò a casa e: ”Zio questo è Tobia che non è la famosa candida spia della commedia di Rascel ma un mio compagno con cui ho preso a studiare, è più bravo di me e ne approfitto.” Quella notte Diego non riuscì a prendere sonno, c’era poco da capire, Agnese aveva preso il volo e non avrebbe più potuto raggiungerla, i venti anni di differenza erano troppi. In caso di eventuale sconfitta la fuga, Diego non ricordava il nome di quel generale romano ma applicò il suo principio, si trasferì in Sicilia, nella  città dello stretto, Messina, col tempo sperava di poter dimenticare la piccola ninfomane che l’aveva stregato!
     

     
  • 02 dicembre 2019 alle ore 9:37
    ALBERTO E GENÉVIÈNNE (TERZA PARTE)

    Come comincia: Ge: "Non capisco un'acca, non
    conosco il latino." "Ti tradurrò tutto ma come ricompensa..." "Niente
    ricompense per ora, ho capito dove vuoi arrivare, l'uso dell'argenteria
    te la devi conquistare! Traduci." "Lollo deve baciare il buchino davanti
    di Dorella e Tindaro quello dietro." Dorella: "Nunc fellatio at ordo,
    membrum plus parvus esse secundus in ludis, Lollo super tabula femur
    manifesta: lingo tergas, lingopilas, lingofallum." "Vai con la
    traduzione e non fartelo ripetere." ""Dorella sta leccando il culo, le
    palle e il pisello di entrambi, a turno, beati loro!" "Non è il momento
    di farti venire le voglie, voglio partecipare alla loro orgia." Dorella:
    "Lollo fallum bene erectus. Tindaro fallum parvus erectus, experio
    secare... fallum semper parvus erectus, experio ex novo lingere.""Lollo
    ce l'ha ben duro, quello di Tindaro, malgrado l'impegno di Dorella con
    la lingua e con le mani resta moscio, Dorella prova di nuovo a
    leccarglielo."Dorella: "Tindaro experiore con manu te ipsum dum osculor
    in ore Lollo." "Tindaro deve provare con la sue mani a farselo diventare
    duro mentre Dorella bacia in bocca Lollo." Dorella: "Res sic stantibus,
    copulo cum Lollo, expero spectandum membrum ferreus fit." "Dato che
    Tindaro l'ha tuttora mezzo moscio, Dorella si mette a scopare con Lollo
    sperando che guardandoli a Tindaro diventi duro." Dorella: "Esperioremus
    cum Lollo qui debet sugare membrum Tindaro." "Dorella cerca in tutti i
    modi di far diventare duro il coso di Tindaro, ha dato ordine a Lollo di
    succhiarglielo." Ge:"Non ricordo che in passato Tindaro abbia avuto con
    me delle défaillances..." Dorella: "Medicina efficax fuit, Tindaro
    concitatus est et potest irrumpere in mea vulva dum capio status ovis."
    "A Tindaro è diventato duro e può scoparsi Dorella che si è messa alla
    pecorina." Dorella: "Tindaro emergi da mea vulva ut facere intromittere
    Lollo." "Ha ordinato a Tindaro di mettersi da parte per far entrare in
    fica Lollo." Dorella: "Nunc collocatio mea vulva super membrum Tindaro e
    membrum Lollo debet irrumpere in mea terga." "La cosa si fa più
    interessante e fantasiosa: Tindaro si deve infilare nella fica e Lollo
    in culo, doppio gusto, mai provato?" Ge: "No, oltre te dovrei trovare
    una persona speciale, sono di gusti difficili." Dorella: "Volo mutare,
    Tindaro cun suo penis in terga Lollo et Lollo in mea vulva." "Tindaro si
    deve inchiappettareb Lollo che dve entrare in fica." Tindaro: "Non so
    se ci riesco." Dorella: "Si vis gaudere intra mea vulva aut intra in mea
    terga obedi!" "Se Tindaro vuol godere in fica o in culo di Dorella deve
    ubbidire." Tindaro: "Se Lollo me lo lecca diventa duro." Dorella:
    "Lollo obedi." "Hai capito, a tuo marito, diventa duro solo se glielo
    lecca Lollo." Dorella: "Duratio perfetta, intromissionis in terga Lollo
    magna cum suavitate." "Cazzo di Tindaro perfettamente duro, deve
    metterlo in culo a Lollo con delicatezza." In sottofondo gemiti di
    piacere. Dorella: "Tindaro non debebat gaudere, ob pena sugas Lollo
    usque suum gaudium in tua ore." "Tindaro non doveva godere, per
    punizione deve far godere Lollo nella sua bocca, cattivella la fidanzata
    di tuo marito!" "Se piace a loro, ma sentiamo il finale." Dorella: Volo
    gaudere magnopere, at ordo volo antea gaudere cum cunnilingus et postea
    con fallum at ordo usque mea perfecta satisfatis." " Dorella vuol farsi
    una goderecciata planetaria, ha ordinato ai due di leccarla e di
    infilargliela a turno sino a completa sua soddisfazione, i risultati li
    senti..." Ge aveva spento il ricevitore e guardava Gi con aria
    interrogativa:"Stai pensando tu la stessa cosa?" "Si ma come trio mi
    andrebbero due femminucce." "Furbacchione niente da fare, ed ora a cena,
    cos'hai di buono?" "A Nadia ho detto che questa sera avevo compagnia,
    andiamo a scoprire la sua valitudine nell'arte culinaria." "Non è che te
    la sei fatta?" "Solo un pompino, una volta." "Cazzo ti dai pure agli
    amori ancillari!" "Senti vergine delle rocce a te non è mai capitato
    qualcosa di simile?" "Te lo racconto un'altra volta, andiamo ad aprire
    il forno... caspita coniglio con peperoni e olive greche, piccioni
    ripieni, contorni: rucola con scaglie di parmigiano, verdura amara di
    montagna, cetrioli, carote senza buccia ma interi, Nadia fa pure la
    spiritosa, forse pensa che sia come Lollo e Tindaro." "Va bene non sei
    un culattone, va a prendere del vino, se penso al mio Amarone..." "Ho la
    Lacrima di Morro d'Alba, ti piacerà." "Buonissima cena, devo fare i
    complimenti a Nadia, la frutta... cazzo sta ucraina m'ha preso di nuovo
    per il cuolo, ananas interi con un buco al centro." "Te lo faccio venire
    duro, vediamo se c'entra." Slam, slam, slam. "Prova ad infilarlo
    nell'ananas... non c'entra." "Dirò a Nadia, la prossima volta, di
    praticare un foro più largo, intanto succhiamelo ancora." "O si mangia o
    si scopa, si mangia!" Per ultimo una baretta di cioccolato amaro. Sul
    divano abbracciati: "Mai provato la sensazione piacevole di un bacio al
    cioccolato, ora voglio raccontarti una mia avventura particolare. Come
    ti dicevo mio padre era capo stazione a Basilea; una sera lo incontrai
    in compagnia di una ragazza circa della mia età. Quando mi vide si
    arrabbiò ingiungendomi di non dir nulla a mia madre; tornai a casa
    amareggiata e decisi di allontanarmi dalla mia abitazione. Quale figlia
    di appartenente alle ferrovie, avevo diritto di poter fruire di viaggi
    gratis sino a duemila chilometri all'anno e così decisi di imbarcarmi
    sul primo treno trovato in stazione. Era sera, in partenza sul primo
    binario c'era un treno con cuccette, il conduttore mi disse che ce n'era
    una libera, tutte le altre erano occupate dai componenti di una squadra
    di rugby, se mi andava bene... D'istinto decisi di accettare, non
    pensavo di correre alcun pericolo, i giocatori di rugby sono conosciuti
    per la loro serietà e per la loro lealtà sia in campo che fuori, certo
    la loro stazza... L'addetto al wagon lit aprì la porta delllo
    scopartimento immerso nel buio appena rischiarato da una debole luce di
    cortesia, mi arrampicai sulla scaletta posta al centro e mi issai sulla
    cuccetta superiore sinistra, restai vestita in minigonna e giubbino. Nel
    frattempo il treno si era messo in moto e non feci caso al rumore della
    scaletta che veniva spostata; poco dopo sentii il calore di una manona
    che lentamente guadagnava l'interno delle mie cosce. Decisi di starci,
    mai conosciuto un giovanotto muscoloso che speravo anche ben dotato. La
    mia passività indusse il giovane a farsi più intraprendente e poco dopo
    me lo trovai nella mia cuccetta, delicatamente mi sfilò le mutndine e
    cercò di infilarmelo ma benchè agisse delicatamente, mi fece male. Lo
    alliontanai con la mano, lui capì e prese a baciarmi la cosina e poco
    dopo godei a lungo. Il cotale, visti sparire i miei spasmi tornò alla
    carica e questa volta non ebbe difficoltà, la mia tata era pronta ad
    accoglierlo. Data la giovane età godè in breve tempo, restò un pò dentro
    di me, non mi dispiceva rimanere in quella posizione, dopo poco tempo
    si ritirò. In verità ero insoddisfatta, pensavo ad una notte di fuoco...
    ma presto la delusione fece posto a una piacevole sorpresa, un altro
    giocatore di rugby prese il posto del suo collega e, benchè anche lui
    ben dotato, entrò facilmente nella mia cosina scivolando nella
    visocosità lasciata dal suo collega. Anche lui fu piuttosto veloce e
    scese dalla mia cuccetta per lasciare il posto al terzo ed ultimo
    giocatore. Stessa scena ma alla fine mi sentivo frustrata, sti ragazzoni
    avevano poca resistenza in campo sessuale, mi era rimasta addosso il
    loro piacevole effluvio di mascolinità. Mi era girata su un fianco in
    attesa del buon Morfeo quando sentii la solita manona che mi rigirava ma
    da dove compariva il quarto? Capii che era il
    primo evidentemente insoddisfatto della antecedente prestazione. La cosa
    durò più a lungo dei precedenti con grande goduria della mia beneamata.
    Ci furono varie altre prestazioni da parte dei rugbisti che persi il
    conto. sinchè la mia gatta, indolenzita, rifiutò di farsi ulteriormente
    penetare. Chiesi in prestito un  asciugamano per pulire la mia cosina
    completamente allagata. Dopo la pugna un sonno ristoratore come gli
    antichi soldati greci dopo la battaglia. Quando mi svegliai lo
    scompartimento era vuoto, pensai che fossero scesi in una stazione, il
    treno era ancora in moto. Mi recai al vagone ristorante per far
    colazione e, sorpresa sorpresa, vidi tutta la squadra alle prese con
    caffellatte e pasticcini. Non so quale folletto mi spinse a cercare di
    riconoscere i miei trapanatori, pensai di averli individuati in tre che
    occupavano un tavolino in fondo al vagone, con notevole faccia tosta mi
    sedetti al loro tavolo. Espressione attonita da parte degli interessati
    che mi guardavano perplessi e intimiditi; erano tutti e tre biondi,
    mascelle larghe, occhi azzurri, capelli biondi tipici della razza
    ariana, sarennero piaciuti a Hitler, sicuramente parlavano tedesco e in
    questa lingua chiesi loro di procurarmi caffellatte e cornetti. Si
    alzarono all'unisono e sparirono dalla mia vista, pensavo che avessero
    preferito andarsene insalutato ospite invece si presentarono con un
    vassoio pieno di strudel, cornetti, diplomatici oltre che con un bricco
    di caffellatte. Erano notevolmente cambiati, sorridenti mi biaciarono a
    turno la mano e si sedettero mentre io davo l'assalto un pò a tutto, la
    notte godereccia mia aveva procurato un noteviole appetito, dovevo
    riprendere le forze. Restammo seduti sino a quando i tre mi dissero che
    stavano per giungere a destinazione, mi baciariono sulle guance seguiti
    dagli sguardi interrogativi e sicuramente invidiosi dei loro colleghi,
    indubbiamente in seguito li avrebbero messi al corrente della loro
    avventura. Alla fermata successiva scesi dal treno, andai in una
    farmacia e acquistai una pomata per lenire l'arrossamento della mia
    cosina, me l'avevano prorpio sconquassata! Ritornai in stazione ed
    aspettai un treno che mi riportasse a Basilea. Ai miei genitori dissi
    che ero andata a trovare un'amica, guardai negli occhi mio padre e gli
    feci capire che mi sarei fatta i fatti miei, in fondo era anche 'merito'
    suo se avevo potutto godere quell'avventura particolare e piacevole."
    "Sei una porcona matricolata ma spero che non farai paragoni di
    volatili, il mio deve essere decisamente più modesto." "Il tuo va
    benissimo, funziona perfettamente e poi... è il tuo." "Non sappiamo nel
    frattempo il finale del banchetto, hai chiuso il collegamento." "Vado a
    vedere se nel parcheggio c'è ancora la macchina di Dorella... è andata
    via, rientro a casa, bacione della buona notte." "Non è che tu sia molto
    generosa..." "Per stasera va bene così, 'Traduzione mi ha creato uno
    svuotamento mentale, buonanotte." "Notte". Quale buonanotte, se Ge si
    era svuotata mentalmente, Al si era caricato sessualmente e giaceva sul
    letto guardando imbambolato 'ciccio' anche lui perplesso e sull'attenti.
    Solo all'alba un pietoso Morfeo decise di prendere fra le sue braccia
    il povero affranto Al. Il risveglio fu causato dal rumore di una porta
    sbattuta. Nadia si era trovata Al fra i piedi ed in tale modo aveva
    dimostrato il suo disappunto e l'invito di levarsi dalle balle; niente
    da fare Al ce l'aveva col mondo ed anche con quella incolpevole 'pulisci
    cessi'. Questo pensiero ingiurioso fece tornare Al alla realtà,
    normalmente non avrebbe mai offeso Nadia anzi apprezzava molto i suoi
    sacrifici per far studiare i figli e l'essere lontana dalla sua terra.
    si diede ancora dello stronzo ed andò a trovare l'affaccendata ucraina
    alle prese con la lavastoviglie. Sorriso accarrivante che Nadia
    interpretò come resa incondizionata e conseguente uscita di casa. "Nadia
    scusami, non mi sento bene, preferisco non uscire, mi sposterò a una
    stanza all'altra mentre tu lavori." "Penso che il signorino avrà
    apprezzato le cena che ha condiviso con una gentile signora o signorina
    visto il rossetto che ho trovato su un bicchiere!" "Nadia hai meritato i
    nostri complimenti anche se non abbiamo compreso la curiosa
    preparazione dell'ananas." "È una consuetudine ucraina..." "Una
    consuetudine zozzona!" "Onni soi qui mal y pense." "Cazzo questa conosce
    pure il francese e mi prende bellamente per i fondelli, mi sta bene la
    battuta romana 'prendi e porta a casa!' Nadia sono nel salone, ti faccio
    sentire una musica allegra." Quale musica allegra, Al le aveva
    mollato la marcia funebre di Mozart. "La marcia funebre di Mozart non
    migliorerà il suo cattivo umore dovuto forse alla bufera che si sta
    avvicinando o a qualcosa che ieri sera è andato storto..." "Nadia ti
    offendi se ti dico di farti i cosi tuoi!"Al andò ad alzare la serranda
    del salone. Effettivamente un temporale era in arrivo, il forte vento
    piegava i rami degli alberi, dalla Calabria si stavano avvicinando
    grossi nuvoloni neri carichi di pioggia, qualche lampo lontano, non se
    ne parlava proprio di uscire. Nadia si presentò al cospetto di Al:
    "Signorino ho trovato questo biglietto sotto la porta d'ingresso, ce lo
    devono aver messo da poco, quando son venuta non c'era, non l'ho
    aperto." Figurarsi se quell'impicciona non l'aveva letto. "Caro sento il
    bisogno di allontanarmi un pò da Messina, stanotte ho avuto una crisi
    ma non so spiegarti di che si tratta o forse lo so... in ogni caso
    preferisco star sola." Inutile rifugiarsi nel luogo comune 'chi le
    capisce le donne'. Ge non era una donna banale e allora...Gi aprì la
    porta finestra, il posto macchina di Ge era vuoto. Gi allora decise di
    uscire di casa, niente barba, niente doccia, niente vestiti solo una
    tuta da ginnastica. Giunse frastornato a piazza Cairoli, poca gente in
    strada, rari pedoni alle prese con ombrelli diventati paracadute
    all'incontrario, quasi tutti rifugiati nei negozi o nei bar. Gi era
    vicino alla rivendita di giornali dell'amico Nino ma preferì andare in
    un'altra edicola, il suo aspetto non era dei migliori e non aveva voglia
    di sopportare le inevitabili battute salaci del suo amico giornalaio.
    'La Gazzetta del Sud' riportava le solite notizie spiacevoli: incidenti
    stradali con morti e feriti, arresti delle forze dell'ordine di
    spacciatori di droga, un latitante di grosso calibro arrestato dopo
    lunghi indagini, politici che se ne dicevano di tutti i colori per 'il
    bene della città'. L'unica pagina distentiva era un'allegato dedicato
    agli studenti delle elementari, bellissimi ed ingenui disegni e le
    letterine degli scolari. Queste immagini lo portarono a rivolgersi una
    domanda alla quale in passato non aveva saputo dare una risposta:
    sarebbe stato un buon padre o, preso da problemi personali, avrebbe
    lasciato alla madre l'incombenza della educazione dei figli? Doveva
    essere proprio a terra per riproporsi una simile domanda tanto
    impegnativa quanto senza risposta. Al rientro a casa non trovò Nadia che
    gli aveva preparato un risotto con sugo di pesce e, per secondo,
    salmone con contorni di verdure e, in bella mostra, un secchiello con
    ghiaccio con una bottiglia di 'Verdicchio', niente ananas con buco al
    centro. Messo a tacere l'appetito, Al si distese sull'amico divano con
    le braccia incrociate dietro la testa, la sua posizione preferita per
    cogitare: a mente serena non riusciva a trovare una motivazione
    dell'allontanamente di Ge, sicuramente non era un problema col marito,
    ognuno viveva la propria vita. Qui si fermava la diesamina, inutile
    spingersi oltre per trovare una motivazione plausibile. Cavolo non aveva
    pensato al telefonino: 'Risponde la segreteria telefonica del numero
    ... lasciate un messaggio dopo il segnale acustico.' Chiaramente Ge non
    voleva avere rapporti con lui, che fare? Dopo lunga meditazione Al
    ritenne che la cosa migliore fosse lasciare un messaggio nella
    segreteria telefonica non chiedendo spiegazioni ma effettuando una
    cronaca dell'andamento di casa sua: "Cara come stai, qui il tempo è
    maledetto e m'impone una prigionia forzata con grande irritazione di
    Nadia, 'ciccio' è molto affranto e riposa nella sua cuccia, non ci sono
    novità, ti chiamerò domani, un bacione." "Oggi mi sento meno triste
    forse anche per merito del tempo che è notevolmente migliorato. Per
    quanto riguarda casa tua devo comunicarti che il tuo allontanamento è
    stato ben accetto dalla banda che da tre è aumentata a quattro perchè,
    penso, si sia aggiunto Cocò quel tale titolare del ristorante che aveva
    fornito la mangiatoria a Tindaro, a Dorella ed a Lollo nel loro primo
    incontro-orgia. È in tipo magro, alto, molto elegante da quello che ho
    potutto vedere dallo spioncino della mia porta d'ingresso. Se avessi
    lasciato le microspie in funzione avrei potutto riferirti qualche
    passaggio interessante delle loro...conversazioni, solito bacione."
    "Oggi Nadia mi guarda in maniera strana, forse ha intuito qualcosa della
    nostra relazione e si domanda il perchè della tua lontananza (non è la
    sola). Io non  frequento più gli amici, ho cambiato giornalaio per non
    subire domande imbarazzanti sul mio aspetto fisico non proprio al top,
    che altro dirti, bacioni." "Amore non tengo più il conto dei giorni che
    son passati, la domanda è sempre la stessa: perchè? Se hai preso questa
    decisione avrai avuto i tuoi buoni motivi, vorrei che...che vorrei?
    Averti di nuovo fra le mie braccia!" Al aveva deciso di non inviare più
    sms a Ge, non era sicuro che li leggesse, forse suo marito sapeva
    qualcosa, avrebbe potutto chiedergli... la disperazione porta a pensare
    soluzioni inopportune e sciocche, ufficilamente non lo conosceva
    nemmeno. Dopo due giorni, di notte squillò il telefono di casa:
    "pronto": Dalla'ltro lato un suono di pianto, un pianto sempre più
    fporte.irrefrenabile, non poteva che essere Ge, infine la sua voce: "Ci
    sei?" Con la maggior indifferenza possibile Al: "Certo che son qui, mi
    hai svegliato, non potevi telefonarmi in un'ora meno antelucana!" Al
    cercava di sdrammatizzare. "Brutto maiale, io manco di casa venti giorni
    e tu fai il sostenuto, ho fatto male a chiamarti, sei un maledetto, ti
    odio!" "Pure io, non voglio farti domande ovvie, dimmi dove sei e se
    vuoi che ti raggiunga." "Non vorrei ma è più forte di me, sono al 'Bed
    and Breakfast 'La Stalla' di Salvatore di Fitalia, non ho voglio di
    spiegarti dove si trova, guarda su internet." "Dato che ti trovi in una
    stalla, mi domando se devo portare il sacco a pelo ed il lume a gas."
    "Se fai ancora l'imbecille sparisco di qui e non mi faccio più trovare."
    "Se non accetti le mie battute sei proprio a terra, più o meno ho
    capito dov'è il posto, a presto." "Non spingere troppo
    sull'acceleratore, ora che ho deciso di rivcederti vorrei trovarti tutto
    intero, io starò ad aspettarti all'inizio della salita che porta al
    casolare." Valigia preparata in fretta, vestito sportivo, autostrada
    Messina - Palermo, uscita a Patti prosieguo in strade malagevoli
    seguendo le indicazioni stradali, infine la scritta 'Bed and breakfast
    La Stalla Km.1' Ispirazione di Al, fare gli ultimi cinquecento metri a
    piedi, sbucare all'improvviso per vedere le reazioni di Ge. Detto fatto,
    Jaguar posteggiata sotto una curva, ultimo tratto in salita, e che
    salita!. Giunto nelle vicinanze del casolare Al aveva la classica lingua
    di fuori.Scorse la conosciuta figura di Ge seduta su un masso, il viso
    appoggiato su una mano ed il gomito su una gamba, non l'aveva ancora
    notato. Quando Al si avvicinò, alzò solo lo sguardo, un'immagine
    spiacevole, era dimagrita, lo sguardo spento, nemmeno un 'ciao'.Ge si
    alzò, prese per mano Al, s'incamminarono per raggiungere l'abitazione,
    una ex fattoria rimodernata che di stalla non aveva che il nome.
    Passarono vicino alla piscina ovviamente vuota (era novembre) e si
    diressero verso una sala dove c'era una radio accesa che inviava musica
    country. "Vieni, sediamoci sul divano, è qui che passo la maggior parte
    del tempo quando le condizioni atmoferiche non mi permettono di andare a
    cavallo nei boschi." Stranamente Ge non guardava in faccia Al, che
    poteva aver combinato per sentirsi tanto in colpa? Mah. Si avvicinarono
    una signora sulla trentina, bruna, piccolina, sorridente seguita dal
    marito alto, panciuto e dall'espressione di figlio di puttana e lo
    dimostrò subito partendo all'attacco: "È suo padre?" "Potrebbe esserlo
    ma è solo il mio amante!" Gino e Carmelo, dopo una stretta di mano si
    allontanarono, avevano compreso che non era il caso di esagerare viste
    le espressioni contrariate dei due. "Vieni in canera mia, in questo
    momento non vi sono altri ospiti." "Bene, finalmente soli, mi sembra la
    classica situazione  di due novelli sposi alla prima notte di nozze."
    "Non ho nemmeno la forza di darti un pugno in faccia, te lo
    meriteresti!" Ge era distesa sul letto prona, non voleva farsi vedere in
    viso, forse piangeva. Al gli si mise accanto, un braccio intorno alle
    spalle. Restarono in questa posizione sin quando non giunse la voce di
    Carmelo: "L'amore fa venire fame, mia moglie ha preparato cose
    buonissime." Menù letto da Carmelo: - antipasti: peperoni arrosto,
    funghi e melanzane fritti, provola cotta alla brace; - primi piatti:
    bucatini al ragù, risotto ai funghi; - secondi piatti tutti cotti su un
    coppo: carne di struzzo, salsicce, filetto di maialino; - contorni:
    verdure di campagna,fagioli lessi, fave e piselli, patate fritte; -
    frutta: melograni, mele di montagana, pere. Un piatto con ingredienti
    genuini in città ve lo potete sognare!" Al: "Modestia decet puellas."
    "Il signore conosce il latino? Bene ci intenderemo in tale lingua." Ge:
    "Niente latino, ne abbiamo fatto una scorpacciata in altra occasione..."
    Carmelo: "Vedo con piacere che la signora si è ripresa, nei giorni
    passati non  ha mangiato quasi nulla e ci ha sempre deliziato con
    un'espressione da funerale, signor Alberto tutto merito suo!" "Carmelo
    vorrei darti del tu per poterti mandare a f....lo senza che tu ti
    offenda!" ""Permesso accordato, vado subito dove mi ha mandato!" Quella
    era la donna che Al preferiva, battagliera. Ge aveva 'ripreso le penne'
    ed aveva preso d'assalto i piatti che man mano venivano serviti a
    tavola, Gi pensò che nei giorni passati doveva aver soffeto la fame.
    Riempito il delizioso pancino Ge, dopo aver ringraziato sia Gina che
    Carmelo, chiese loro di sellare due cavalli per un giro nel bosco.
    "Genéviènne come cavaliere sono maldestro, ho paura di cadere e di
    rompermi la testa." "È proprio quello che desidero e che ti meriti,
    monta e seguimi, ormai conosco bene la zona." Ge aveva messo il cavallo
    al trotto, Al invece frenava il suo, già andare al passo per lui era
    abbastanza viste le asperità del terreno. "Cagone del c...o, fai alzare
    le chiappe al cavallo!" "Te lo puoi dimenticare anzi lo giro a torno
    indietro." Ge raggiune il suo amante, scese da cavallo, tirò giù dalla
    sella Al che si ritrovò disteso a terra quasi senza accorgersene. "Vedo
    che sei migliorata, non sei più pazza ma solo def..." Al non riuscì a
    finire la frase, Ge si era appropriata della sua bocca e lo baciava
    freneticamente. Finita la furia distruttrice ripresero fiato guardandosi
    negli occhi. "È troppo chiederti e soprattutto ottenere qualche
    spiegazione, una piccola piccola solo per capirci qualcosa dell tua
    fuga, ero fuori di testa, stavo quasi per telefonare a tuo marito per
    avere tue notizie." "Lui non sa nulla dove sono nè penso che gli
    interessi gran che. La mia diserzione, chiamiamola così,è dovuta ad una
    violenta reazione contro me stessa, ho provato un sentimento che non
    volevo accettare e che ha portato ad odiarmi, sai quanto sia importante
    per me la libertà, la mia ragione di vita, non accetto costrizioni di
    alcun genere e così piuttosto puerilmente sono fuggita quando ho
    scoperto di essermi innamorata di un essere esecrabile, me lo sogno, di
    notte mi abbraccio al cuscino pensando a lui... a te maledetto
    abominevole uomo!" Tutto ad un tratto il silenzio era sceso fra di loro,
    il canto degli uccelli appollaiati sugli alberi erano l'unico suono del
    bosco, Ge dopo la sofferta confessione, aveva poggiato la testa sul
    ventre di Al. Se da un lato si sentiva sollevato dall'altro era
    perplesso, che c'è di meglio di un sentimento che ti coinvolge tutto, al
    diavolo la libertà e le fregnate del genere! L'umidfità ed il freddo
    consigliarono ai due amanti di riprendere la via di casa ma i cavalli...
    si erano dimenticati di legarli ad un albero e gli interessati avevano
    ritenuto opportuno andar per i fatti loro. Una corsa verso l'alto,
    niente cavalli 

     
  • 27 novembre 2019 alle ore 12:47
    ALBERTO E GENÉVIÈNNE (SECONDA PARTE)

    Come comincia: Tinto Brass. Era a metà pellicola quando percepì dietro di sè una presenza,  Monica era alle sue spalle..."Signora sono imbarazzato, io di solito...""Lei di solito vede film porno che, se ben fatti, come ho potutto vedere brevemente, sono piacevoli." "È la storia di una giovane che, spinta dal fidanzato macrò, aveva preso la via del casino pensando, ingenuamente, di risolvere i loro problemi finanziari (lui le aveva fatto intendere che aveva bisogno di soldi per aprire un'attività). Il film prosegue con la visita ginecologica da parte  di un dottore smaliziato dalla lunga carriera e dalla frequentazione professionale di tante 'signorine' e poi l'incontro col primo cliente, un bel marinaio, con cui si era fatto delle goderecciate superbe contrarie però alla filosofia di una casa chiusa. Non è solo una pellicola glamour ma anche una storia di costume che si svolge durante la seconda guerra mondiale con implicazioni anche politiche e col finale ottimistico della giovin signorina che, con l'eredità di un maturo cliente passato a miglior vita, aveva comprato una nave al bel marinaio suo grande amore." "Bella storia col finale ottimistico, la mia storia è solo tragica e col finale ancora da pronosticare. Genéviènne l'ha tratteggiata come un uomo speciale, affidabile, anticonformista molto simile a lei, anzi mi ha detto: 'Sono io vestita da uomo'. Detto da lei, che conosco bene, è un grosso complimento. Dovrò venire spesso a trovare Genéviènne, la mia e quella di mio figlio è una situazione delicata, complessa che mi coinvolge moltissimo come madre, le dico questo perchè penso che sarò costretta ad essere sua ospite per vari pomeriggi, sempre che non le crei problemi." "lo farò con piacere come con piacere le offrirò un the verde che tiene lontana la vetustas." Dopo mezzora una telefonata di Ge, Monica lasciò l'abitazione di Al .Dallo spioncino Al. vide accanto alla madre un ragazzo biondo che salutò affettuosamente Ge: "Ciao zia, a presto!" "Alberto preferisco parlare per telefono, attendo l'arrivo di mio marito e vorrei presentartelo ufficialmente prima di farti trovare in casa nostra. Penso ad una ovvia curiosità da parte tua, affermare che quella di Monica e una storia complessa è il minimo che si possa dire, lei mi ha pregato di non fartene cenno, se lo riterrà opportuno sarà lei a parlartene personalmente." Che la curiosità sia femmina è solo un luogo comune, quella di Al. era al parossismo, le ipotesi erano poche e poco consistenti, anche la fantasia ha un limite e Ge. era stata insolitamente abbottonata. "Cara ti prego, un breve accenno, ho il cervello in ebollizione, dammi una dritta!" "Ti posso dare dei cubetti di ghiaccio per abbassare la temperatura dell'encefalo, non insistere, l'ho promesso a Monica, la potrai rivedere domani pomeriggio." Mattinata successiva niente mare con grande irritazione da parte di Nadia nel vedersi Al. tra i piedi mentre ordinava l'appartamento. "Nadia oggi niente primo voglio restare leggero, solo secondo e frutta." Alle quindici arrivò dell'ascensore al piano, porta aperta dell'appartamento di Ge. e introduzione della madre e del figlio all'interno. "Ma che cacchio stanno facendo, Ge. doveva impertire lezioni di francese al pupo e allora che motivo c'era di perdere tanto tempo..." Suono del campanello nell'abitazione di Al, una attesa ingiustificata da parte del padrone di casa e poi apertura del portone d'ingresso. Lo sguardo fisso di Monica negli occhi di Al aveva un solo significato: "Stavi dietro la porta al mio arrivo, hai aspettato incollato allo spioncino e poi la sceneggiata per farmi aspettgare all'ingresso!" "Si accomodi signora, Genéviènne mi ha peannunziato il suo arrivo. L'ultima volta abbiamo effettuato un giro turistico della mia magione, ora la cosa migliore è quella di sedersi sul divano, dinanzi al televisore, e godersi la musica proveniente da canali satellitari aspettando la fine della lezione a suo figlio." "Da quello che mi ha accennato Genéviènne lei è una persona intelligente con molta esperienza della vita, non prendiamoci in giro, intanto penso che sia il caso darci del tu dato che passeremo molto tempo insieme. Ti toglierò la curiosità che appare evidente dal tuo viso e che Genéviènne non ha voluto dirimere, la mia non sarà una confessione ipocrita come quella cattolica, sarà solo un modo per sentirmi sollevata in una situazione complessa e dolorosa, sempre che ti vada di sentire le mie peripezie." "Sono tutt'orecchi, cerco una melodia del grande Amadeus come sottofondo, ti va?" "Anch'io apprezo Mozart. La mia storia inizia a Senigallia cittadina rivierasca delle Marche, sono laureata in Storia dell'Arte ma, per mancanza di lavoro, appena conseguito il dottorato presi ad aiutare i miei nella conduzione di una trattoria, lavoravamo soprattutto d'estate. I problemi sono sorti allorchè si è ammalato mio padre, una pielofrenite che lo ha portato alla dialisi, io e mia madre non eravano in grado di portare avanti da sole l'esercizio, tutte le incombenze della conduzione erano a carico di mio padre, mia madre in cucina, io alla cassa ed al servizio ai tavoli, eravamo in difficoltà. Una sera stavamo chiudendo il locale quando si sono presentati dei giovani di ambo i sessi, un pò brilli, che hanno chiesto di ritardare la chiusura del locale per una spaghettata, il bisogno di far cassa ci indusse ad accontentarli. Fra tutti il più caciarone era un biondo dagli occhi azzurri che sembrava il capo della banda. Quando gli passai vicino mi mise una mano fra le gambe, mi sentii morire, trattata come una prostituta, posai i piatti che avevo in mano e gli ingiunsi di uscire dal locale. Il mio atteggiamento raggelò la compagnia, una ragazza, forse la meno brilla,  cercò di sminuire l'episodio giustificandolo con lo stato di ebbrezza del giovin signore. La serata finì abbastanza tranquillamente con un buon miglioramento per le nostre finanze. L'episodio era stato da me dimenticato quando, due giorni dopo, all'ora di pranzo, si presentò il biondo con un gran mazzo di rose bianche. Senza pronunziare parola lo appoggiò sul banco della cassa e mi baciò la mano. Il fatto incuriosì i clienti del locale e mia madre. "Chiederle scusa è il minimo, non ricordo molto degli avvenimenti dell'altra sera ma Virginia, una mia amica, mi ha riferito del mio comportamento non da gentiluomo, le porgo di nuovo le mie scuse." "Scuse accettate con riserva, ero molto arrabbiata!" Tutti i giorni a pranzo ed a cena nel mio locale era presente Antonio F., la sua barca era ormeggiata al porto, un quindici metri nuovo e moderno, era di sua proprietà, lui girava tutti i porti d'Europa quale rappresentante del fratello, costruttore di barche con cantiere sito in una località vicino Messina, presto sarebbe ripartito per recarsi a Genova, al salone nautico dove erano esposti natanti di loro fabbricazione. Alla chiusura del locale, verso mezzanotte Antonio F. era dinanzi alla porta della trattoria. Chiesi consiglio a mia madre, unica risposta: sei maggiorenne, se tu dovessi sistemarti io andrei con tuo padre da sua sorella sulle colline marchigiane, è coltivatrice diretta e possiede una grande stalla, potrei lavorare lì. Non ero molto entusiasta di un eventuale matrimonio anche se Antonio ne l'aveva proposto più volte; una storia con un mio coetaneo aveva avuto un risvolto negativo per la gelosia di sua madre., accettai la proposta. Al ritorno di Antonio da Genova ci maritammo. Pochi amici e amiche, qualche parente compresa la zia Lella nella cui tenuta mia madre sarebbe andata a lavorare, il più accorato era mio padre che si riteneva colpevole della mia decisione di maritarmi. decisione che istintivamente non condivideva. Passammo la luna di miele in barca. Il viaggio Senigallia Messina fu intervallato da frequenti attracchi in porti abruzzesi, pugliesi e calabresi, finalmente a Messina. I nostri rapporti sessuali si rivelarono non molto gratificanti, Antonio non si dimostrava particolarmente conoscitore delle esigenze sessuali femminili e tutto finiva in un breve lasso di tempo. Dopo un anno la nascita di Antonella, una pupona bellissima, a detta di tutti la mia immagine precisa, una gioia indicibile. A Messina prendemmo alloggio in una casa vicino al mare nei pressi di un grande distributore di benzina, la stessa che occupo ora. Mi accorsi che c'era qualcosa di strano nel comportamento di mio marito: una volta invitò a casa un tale dal comportamento un pò femmineo, si giustificò affermando che era un probabile acquirente di una barca che aveva voluto conoscere la sua famiglia. Le sue amicizie avevano dato la stura a pettegolezzi che non giungevano alle mie orechie. Dopo quattro anni, in seguito ad un fugace rapporto sessuale, rimasi incinta, nacque Francesco ritratto preciso di suo padre, biondo con gli occhi azzurri. Il matrimonio aveva alti e bassi, il sesso non mi interessava più di tanto nè avevo intenzione di allacciare una relazione con un altro uomo, seguivo la crescita di Antonella e di Francesco con qualche apprensione considerata la totale assenza del padre nel menage familiare. Antonella cresceva ogni giorno più avvenente, era sempre allegra ed aveva molte amiche al contrario di Francesco che si dimostrava timido e chiuso di carattere. Antonella aveva superato brillantemente gli esami di maturità e si era iscritta all'università. Non avevamo problemi economici, Antonio si era dimostrato un buon venditore, guadagnava bene e faceva pervenire regolarmente alla famiglia del denaro anche quando era fuori sede per lavoro. Non ricordo di preciso quel che accadde tanto fu grande lo choc: mia figlia una sera non era rientrata a casa e solo la mattina seguente mi aveva telefonato dalla Calabria, era ospite di una sua amica, nessuna ulteriore spiegazione. Fu allora che conobbi Genéviènne che abitava nel mio stesso palazzo. Al supermercato mi era caduto a terra il sacchetto della spesa, mi sono messa a piangere e Genéviènne mi accompagnò a casa. Ogni giorno veniva a trovarmi e insieme decidemmo di rivolgerci ad un'agenzia privata di investigazioni per rintracciare Antonella. Dopo circa una settimana fui convocata dal direttore dell'agenzia; mi recai nel suo ufficio in compagnia della mia amica. Il titolare fu molto discreto e diplomatico, cercò di indiorare la pillola ma la realtà era che Antonella viveva in una villa vicino a Camigliatello, nella Sila, nell'abitazione di una facoltosa signora quarantenne, divorziata, che aveva propensione per le persone del suo stesso sesso. Svenni, mi trovai adagiata su un divano, Genéviènne mi massaggiava dolcemente il viso, fu un triste ritorno alla realtà. Pensai le cose più assurde, volevo acquistare una pistola per uccidere la maledetta lesbica che si era preso quel fiore di mia figlia, Genéviènne riuscì a farmi ragionare e a ripercorrere la vita passata di mia figlia. Effettivamente in casa non aveva mai invitato un coetaneo di sesso maschile, se aveva deciso di convivere con una lesbica voleva dire che pure lei... Riuscìì ad informare suo padre che era in Marocco, non avevo molte speranze che lui potesse sistemare la situazione ed infatti: "Cara se quella è la natura di nostra figlia non possiamo farci nulla, cercheremo di convincerla a venire a Messina per rivederla, chiaramente non è il caso di recarci in Calabria." Dopo circa sei mesi Antonella, dietro mie insistenze, venne a trovarmi. Forse sarebbe stato meglio non rivederla, era in ottima forma, sembrava più bella di quanto ricordassi, mi disse di essere felice di aver trovato una persona che amava, si amava una donna! Non la invitai più, mi dedicai tutta a Francesco che cresceva pieno di complessi, non dimostrava una mascolinità definita, era bello ma chiuso di carattere, non aveva molte amicizie e raramente qualche compagno di scuola frequentava la nostra casa. L'unica persona con cui confidarmi era Genéviènne per cercare di comprendere le problematiche di mio figlio. Circa venti giorni addietro Francesco è ritornato a casa piangendo, si era chiuso in camera sua e non aveva voluto aprire la porta per un giorno intero, solo l'intervento di Genéviènne aveva sbloccato la situazione così era venuta fuori la verità: Francesco aveva tentato di avere rapporti sessuali con una sua compagna ma non era riuscito a combinare nulla e la ragazza aveva sparso la voce che fosse impotente ovvero omosessuale. Per non fargli perdere l'anno scolastico l'ho iscritto in un istituto privato ma con poco successo negli studi, Francesco era rimasto molto turbato da quell'episodio, dovevo prendere energicamente in mano la situazione ma non era affatto facile trovare una soluzione. In questo frangente m'è venuto in aiuto l'amore materno, dopo una notte insonne decisi di chiedere a Genéviènne un favore che solo una madre può comprendere ma la mia amica non aveva avuto figli e non ero certa che potesse capire la situazione e venirmi incontro, la sapevo anticonformista e questo mi incoraggiò a chiederle di sacrificarsi per mio figlio. Quando le esposi il mio piano controllai le sue reazioni, considerava Francesco suo nipote tanto da essere chiamata zia. Mostrò sorpresa: avrebbe dovuto iniziare al sesso mio figlio per ridargli fiducia in se stesso! Temetti in suo diniego, ormai ero all'ultima spiaggia, non conoscevo nessuna altra donna che potesse aiutare Francesco e non intendevo ingaggiare una prostituta. Genéviènne non profferì parola, mi abbracciò e da questo capìì il suo assenso. Ci mettemmo d'accordo che l'avrebbe invitato a casa sua con la motivazione di dargli lezioni di francese e poi...Mio figlio non ha voluto la mia presenza, forse aveva compreso che in quella situazione c'era qualcosa di anomalo, sta di fatto che la mia amica ti ha pregato di ospitarmi durante le... lezioni, fine della storia." "Monica ti ritengo una persona fuori dal comune, penso che se Genéviènne non avesse accettato ti saresti sacrificata tu stessa." "Anche tu sei una persona straordinaria per essere entrato nei miei pensieri, sono contenta di averti conosciuto." La volta seguente Monica completò io quadro della sua famiglia:circa un anno addietro suo marito aveva deciso di andare in Brasile per aprire una succursale per la vendita delle barche di produzione della ditta di suo fratello, natanti di ultima geneazione molto richiesti da quel mercato. I loro contatti erano diventati rari; un messinese, al rientro dal Brasile, la mise al corrente che Antonio F. conviveva con un trans, mai come in questo caso 'nomem omen'. I giorni seguenti le lezioni pomeridiane Al. veniva messo al corrente dei progressi del pargolo: all'inizio solo ripetizioni di francese, nelle giornate successive una mano di Ge sulle adolescenti gambe, poi un pochino più al centro, sempre con la massima indifferenza, poi un ballo lento, un controllo sopra i pantaloni ed infine fuochi d'artificio sul divano. Ora il furbacchione voleva avere ogni pomeriggio lezioni dalla zia che gli fece chiaramente comprendere che lei era stato solo un mezzo per farlo ritornare nella giusta via per poter fare... amicizia con ragazze della sua età, finish! Monica appresa la notizia delle prestazioni sessuali di suo figlio volle abbracciare sia Ge. che Al. "Ge. ho riflettuto sulla vita sessuale di Monica, non pensi che anche lei abbia bisogno di una ripassatina?" "Brutto figlio di..." "Stavo scherzando, lo sai che ho l'animo di missionario! Torno subito all'esuberante, indipendente e deliziosa Genéviènne, che ne dici di farmi una sorpresa per movimentare un pò la vita?" "Ci sto pensando, non ti pentirai di quello che ti preparerò" "Che ne dici di un'anteprima?" "Niente anteprima altrimenti che sorpresa sarebbe?" Preso da un 'improvviso raptus, Al. fece letteralmente volare Ge. sul divano, sotto la vestaglia niente.Al. provò a girare di spalle l'amata la quale "Questo è riservato alle grandi occasioni, un pò come le posate d'argento, non si usano tutti i giorni." "Prendo nota e mi prenoto." "Prima di te nel mio carnet ci sono altri nominativi..." "Lallero!" Il martedi: sabato sera a casa mia verso le ventuno." La curiosità si era impadronita di Al, non era facile poter immaginare quale sorpresa potesse andare a scovare la immaginifica Ge, sicuro qualcosa in fatto di sesso ma cosa? L'interrogativo perseguitò Al per i restanti giorni sino al pomeriggio del sabato quando: "Mon ami alle ventuno troverai la porta di casa mia aperta." Per Al una scarica elettrica: una frenesia aveva invaso tutto il corpo, non riusciva a star seduto, doveva vestirsi adeguatamente per l'avvenimmento, qualcosa di inusuale, appariscente. Rispolverò un vecchio costume piuttosto vistoso: casacca con sfondo nero con dragone anteriore color rosso e oro, larghi pantaloni neri di seta, babbucce arabe color viola. L'ingresso qualcosa di inaspettato, a terra nel corridoio candele nere dentro bicchieri di cristallo poste sino all'ingresso del salone da cui proveniva la musica indiana di Ravi Shankar il cui tono aumerntava man mano che ci si addentrava nella stanza. Candele rosse con profumo di violetta poste nell'incavo del muro sovrastante il divano, al centro una pergamena con la scritta 'come inside!' Al. si diresse il suo interesse alla figura di donna tutta ricoperta da un velo azzurro trasparente che lasciava scoperti solo i piedi piccoli e delicati, il viso nascosto da una maschera dorata, la musica era la giusta completezza della scena. Al. non perse tempo, alzò il velo e si diresse con decisione verso il pube ricoperto di peli nerissimi ma una mano lo tirò per i capelli e l'altra gli indicò i piedini delicati, un'altra feticista! Al in ginocchio alla luce flebile delle candele vide due estremità da bambola, apprezzò il profumo della pelle e iniziò a mettere in bocca un alluce mordendolo delicatamente e succhiandolo con piacere. Dopo poco tempo da un tremito del corpo si accorse dell'effetto delle sue effusioni, la baby, emula di Ge, stava bellamente godendo. Benchè spinto da un'ciccio' decisamnente fuori di testa, Gi pensò bene di aspettare sino a che la deliziosa decidesse di poter riprendere le effusioni. L'attesa non fu lunga, la sconosciuta diresse il viso di Al. verso la sua lanugine allargando le cosce, assaporò una 'schiuma di venere' di un sapore mai provato in una donna, era simile al miele. Al. non rispose alle urgenti sollecitazioni di 'ciccio', preferì assaporare a lungo il prodotto di quella gatta deliziosa poi si avvicinò alla maschera che lasciava scoperta solo le labbra rosa corallo, privò a toglierla dal viso ma fu fermato, capì che non era padrone del gioco infatti le due manine lo avvicinarono alla sua bocca calda ed accogliente ma poi la scena si animò di colpo. Gi si ritrovò supino mentre la dolcissima iniziò a spegnere la 'candela' con lenti movimenti prima rotatori poi verticali, qualche colpo di pube su quello di Al. L'assatanata ansimava e, forse per le precedenti goderecciate, non dava segni di resa ma quando giunse l'orgasmo fu uno scoppiettare di fuochi d'artificio, il ritmo divenne veloce, un urletto finale ed unghie sul petto di Al che la seguì nella scala del piacere. Giacevano l'uno accanto all'altra ma Al. non potè soddisfare la sua curiosità, la bruna sparì dalla sua vista. Al. rimase supino sul divano coccolato dalla musica di Ravi Shankar. Forse si era appisolato, quel contatto fisico era stato favoloso, indimenticabile. Fu dolcemente risvegliato da una carezza di Ge, nessun commento, solo un  bacio sulla fronte. "Così mi baciava mia madre da piccolo quando facevo una marachella." "Niente marachella, sei stato favoloso!" "Preso atto della foga non ho più pensato a te, hai visto tutto?" "Sei l'uomo che ho sempre sognato anche in campo sessuale!" "C'è una spiegazione per cui hai voluto farmi 'assaggiare' da una tua amica?" "È difficile entrare nel pensiero delle persone soprattutto nel mio cervello, ho tanto parlato di te alla mia amica che mi ha chiesto di conoscerti a fondo, l'ho accontentata ma forse..." "Ci rifaremo in seguito!" "Mi va di stare solo con te, devo confessarti che quando godevi anch'io ho vissuto la tua gioia, in me non c'è gelosia ma la condivisione delle emozioni, è come se le avessi provate io." Non era solo il sesso a tenerli uniti ma la consapevolezza della loro unicità, si sentivano speciali, avevano condiviso sensazioni inconsuete, appassionate, piacevolmente sconvolgenti. "Fammi entrare nei tuoi pensiieri, cosa stai preparando, dal tuo sorriso..." "Stavolta saremo spettatori passivi, niente anteprima." "Va bene, appuntamento a?" "Sabato sera." "Sento qualcuno protestare, mi accontenterei anche di un piedino..." "Niente da fare per sabato ti voglio arrapatissimo!" Le giornate seguenti per Al. furono tumultuose: in macchina sino a Taormina, caffè al bar e ritorno, jogging sui Peloritani con ovvio indurimento dei muscoli non allenati, pasti consumati in fretta e controvoglia, film lasciati a metà, insonnia, addormentamento solo al mattino, risveglio dai rumori da parte di Nadia che rassettava la casa. Pensioro: "Mi faccio fare da Nadia un pompinio rilassante, meglio di no." Finalmente il sabato, la calma dopo la tempesta. Al. passò il pomeriggio in compagnia di un libro giallo di Mike Spillane. "Lascia la porta socchiusa, sta rientrando mio marito, passeremo la serata insieme." Bacino casto sulla fronte "Cosè quell'aggeggio che hai in mano?" "Ascolta..." "Aeroporto di Reggio Calabria, volo AZ Alitalia, pista libera potete atterrare." "È questa la goduria promessa, fare il controllore di volo?" "È un ricevitore, cambio frequenza, scolta adesso." "La voce di Dorella: "Amore mio una sorpresa che spero non ti dispiacerà, ho invitato a cena Lollo, uno studente calabrese mio paesano, ti ricordi quando fantasticavamo di farlo in tre..." "Sono eccitato e perplesso ci si può fidare?" "Garantito è un bisessuale  ma serissimo, lo chiamo al telefonino... Lollo: sesto piano, fai l'indifferente se incontri qualcuno." "Ge. non mi avevi detto che tuo marito è bisessuale." "È una novità anche per me. Ho sparso per casa varie microspie. Sono delle normali doppie prese di corrente elettrica con all'interno una cimice." "Organizzatissima, ora facciamo i guardoni o meglio, come si dice?" "Lascia perdere, godiamoci gli avvenimenti." "Tindaro, ti presento Lollo G., è uno studente universitario in medicina, se avrà dubbi in campo professionale potrà rivolgerti a te nel frattempo organizziamoci, la cena è già pronta, l'ho fatta preparare in una trattoria vicino al porto, il padrone è calabrese, omo, tanto simpatico. Lollo ed io andiamo in macchina a recuperala." Al. arrivò di corsa dinanzi allo spioncino e per poco non sbattè la testa sulla porta, voleva conoscere quei due. In attesa dell'arrivo dell'ascensore potè ammirare Dorella: un bambolotto con i capelli castani, ricci, divisi a metà da una riga verticale, occhi grandi ed espressivi, niente male a tette e anche a popò, benchè non molto alta calzava scarpe basse, una miniatura molto sensuale. Lollo: niente di speciale se non il fatto di essere completamente calvo, naso aquilino, pizzo ben curato. Questo particolare fece provare ad Al. un pò di nostalgia pensando quando amche lui ne faceva sfoggio prima che diventasse bianco.  Si spostò sul balcone e vide i due entrare in un a Wolkswagen Golf posteggiata nel cortile. Al. e Ge. poterono riprendere la loro 'guardonìa sonora. Dorella "Non so che abbia preparato il vecchio Cocò, in realtà si chiama Cosimo." "Lollo:"Dall'odore sembra pasta alla puttanesca, non ha certo lesinato il peperoncino..."Dorella: "Tindaro che vino abbineresti, che ne pensi di un rosso corposo?" "Non mi intendo di vini, ne prenderò uno di mia moglie... sull'etichetta c'è scritto 'Amarone', dovrebbe andar bene." Ge. incazzatissima: "Figlio di un cane quel vino ha dieci anni, l'avevo lasciato da parte per brindare con te." "Quando ti arrabbi sei favolosa, lo stesso atteggiamento di una Giunone cornuta, domani te ne comprerò una cassa, seguitiamo ad ascoltare ci sto prendendo gusto." Tindatro: "Quel tuo amico è un simpaticone: guarda pannocchie di granoturco con alla base la lanuggine della pianta, sembra un pene, finocchiona alla romana, wurstel giganti intagliati come la cappella di una cazzo, finocchi in gratin, due cose ovali arrosto, sembrano palle di toro." "Dorella: "Tutto buono, Cocò sarà un eccentrico ma è un buon cuoco, la pasta col peperoncino mi ha fatto accalorare, mi tolgo la maglietta... Tindaro non essere impaziante, intanto sappi che sono io la direttrice dei giochi, sarete ambedue miei schiavi e dovrete obbedire ad ogni mio capriccio, t'è capì? Guardate questi tre cannoli grossisimi, anche una bottiglia di champagne Veuve Cliquot e Ponsardin... mi strofino lo champagne sulle tette, una a testa come Romolo e Remo." Attimi di silenzio, le lingue sulle tette non fanno molto rumore... Dorella: "Ora basta, per rendere più particolare la serata vi darò gli ordini in latino, lingua che ambedue conoscete; mi metto in ginocchio sul tavolo, Lollo cunnilingus, Tindaro tergalinguus..

     
  • 27 novembre 2019 alle ore 12:20
    ALBERTO E GENÉVIEVIÈNNE

    Come comincia: Più che monotona Alberto M. riteneva la sua vita uniforme. Da buon misoneista non amava le novità che gli creavano problemi di assuefazione a qualcosa di non conosciuto a cui doveva, suo malgrado, adattarsi. Entravano in gioco sia la pigrizia mentale sia quella fisica ma questo stato d'animo non gli impediva di amare tutto quello che proveniva da qualche  femminuccia di passaggio da cui traeva ispirazione per sensazioni intense che riuscivano a scuoterlo dal torpore quotidiano. Cinquanta anni ben portati ma sempre cinquanta anni, i suoi un metro e ottanta di altezza erano diventati un metro e settantotto (misurati in farmacia da suo amcco Nino) e questo per un normale invecchiamento delle cartilagini che sostengono lo scheletro (ma perchè Nino non si faceva i fatti suoi?). Aveva dovuto radersi il tanto ben amato pizzo che gli dava quell'aria di tombeur di femmes (i peli diventati bianchi gli facevano assumere l'aria di babbo Natale), le palpebre degli occhi erano in parte scese e, secondo il dermatologo, doveva farsi operare per non assomigliare in futuro a quella razza di cani tutti rugosi, i capelli diradati e quelli rimasti grigiastri. Unica consolazione i denti ancora tutti ben allineati e sani che gli procuravano il piacere nel sorridere di dimostrare che non era possessore della aborrita dentiera. La sua abitazione a Messina, in contrada Conca d'Oro, era ubicata in una palazzina di sei piani (il suo era l'ultimo), veduta sullo stretto che si spingeva sino alla Calabria in condizioni di buona visibilità; di notte uno spettacolo da baia di Rio de Janeiro. L'ordine e la pulizia erano propri del suo appartamento. Alberto, non particolarmente rassettato, dopo la dipartita della consorte Francesca, era supportata dalla beneamata Nadia, cinquantenne ucraina che, lasciati a casa marito e figli, era giunta in Italia per guadagnare quegli €uro indispensabili per far laureare i pargoli. Non particolarmente avvenente, un pò larga di fianchi ma dal seno lussureggiante, era un punto fermo nella vita di Al. Ogni mattina si esercitava nella solita pantomima quando doveva raccogliere stanza per stanza l'abbigliamento che il suo datore di lavoro dimenticava in giro un pò dappertutto. Al era venuto a conoscenza da una paesana ucraina che era laureata in ingegneria edile, una sorpresa da quel momento ebbe maggior rispetto nei suoi confronti. Nadia dimostrava attaccamento ad Al, in particolare una mattina quando, entrando in camera  sua, l'aveva visto 'inalberato' e aveva ritenuto opportuno toglierlo da quell'incomoda posizione abbattendo 'l'albero'  con una monovra orale ben gradita da Al che aveva visto, per suo merito, il suo albero diventare un alberello. Maresciallo della G. di F pensione (trenta anni di servizio) Al aveva ereditato da una zia, morta novantenne, un gruzzolo con cui acqusstare, dopo anni di possesso di auto utilitarie, una Jaguar S munita di telefono, televisione, navigatore satellitare ed aggeggi vari, auto con cui transitava per le via di Messina con assoluta noncuranza ma attento alle occhiate decisamente invidiose degli ex colleghi con cui talvolta si incontrava in caserma al circolo riservato ai pensionati. Le consuete partite a tre sette erano il passatempo della mattinata, i perdenti al bar per pagare l'aperitivo a tutti i soci presenti e poi il rientro a casa dove trovava in cucina tutto pronto per prepararsi un primo piatto, il secondo già cotto e la frutta lavata. Il caffè, talvolta assunto al vicino bar, completava il pranzo. La pennichella di rito (da buon romano) portava Al sin alla soglia della cena con l'aiuto di una programma televisivo o l'uso del computer, da poco acquistato, con cui era in lotta quotidiana per reciproche incomprensioni. Il dopo cena veniva superato da Al in maniera diversa a sconda delle stagioni: d'inverno al cinema ovvero a teatro, solo commedie non apprezzava le opere, o anche un programma televisivo; d'estate passeggiate sul lungomare della Fiera o sul viale San Martino, talvolta in compagnia di amici al bar. Per le necessità di 'ciccio' provvedeva con qualche passeggiatrice dell'est (non amava le negre di cui non apprezzava i capezzoli e la cosina troppo scuri). L'uso del preservativo e la non possibilità di far l'amore nel senso più lato del termine lo lasciavano insoddisfatto, il tutto era molto simile ad un bisogno corporale. Una volta pensava di aver conosciuto una dea:  capelli nerissimi e lunghi sino alle spalle, occhi grandi a mandorla, bocca invitante, seni prosperosi, un lieve accento sudamericano. "Caro devo confessarti un particolare, ho qualcosa in più..." Quel qualcosa in più consisteva in un 'marruggio' grosso e lungo che fece sgranare gli occhi ad Al timoroso di poterselo trovare nel posto sbagliato... la cotale o meglio il cotale fu cacciato in maniera gentile ma ferma senza alcuna remunerazione. Una svolta nella vita di Al: una vecchia signora proprietaria dell'abitazione sita nel suo stesso piano era passata a miglior vita (si fa per dire), i figli avevani alienato l'immobile e i nuovi proprietari avevano iniziato a far eseguire le opere di ammodernamento. Alla mattina alle sette iniziavamno i lavori: i martelli pneumatici erano gli incontrastati signori dei rumori che finivano, momentaneamente alle dodici per poi riprendere, più rinvigoriti, alle tredici sino alle diciotto. Un dato era certo: i nuovi proprietari stavano smantellando tutto l'immobile di cui erano rimasti solo i muri perimetrali. I signori, oltre che essere degli 'scassazebedei' dimostravano anche di essere abbienti. Gi aveva fatto amicizia con gli operai  (cui offriva caffè e bibite) più che altro per curiosità: voleva conoscere i gusti del signore e della signora che, man mano che procefevano i lavori, stavano dimostrando di aver buon gusto nello scegliere i pavimenti, gli accessori, i bagni, la cucina, gli infissi, insomma non erano i soliti ricconi privi di stile. Dopo ben tre mesi, con la messa in opera della porta blindata ad Al fu precluso il suo ficcanasare, restava la curiosità di conoscere de visu i  neo padroni. Una mattina incrociò un individuo appena uscito dall'ascensore del suo piano. Era inverno, il cotale, più alto di Al, era intabarrato in un mantello nero di gusto ottocentesco con cappello pure nero a larghe tese, appena accennato il cenno di saluto. Interdetto, Al non riuscì a classificarlo, anche la lunga esperienza personale e di servizio non gli erano d'aiuto. Il tale non gli aveva fatto buona impressione, decise che sarebbe stato un vicino - lontano. Sorpresa sorpresa: il giorno seguente incontro sul pianerottolo con la consorte: "Signore penso che lei sia il padrone dell'appartamento di fronte, sono Genéviènne R. in C.." Un forte stretta di mano, una deliziosa erre moscia, altezza appena inferiore a quella di Al, colpivano i suoi occhi color nocciola di forma molto allungata, espressione ironica, guardava Al con misto di sicurezza e di curiosità. "Non è la solita espressione che si usa in questi casi ma sono sincero nell'affermare che sono felice di averla incontrata, sono Alberto M." "Il piacere è reciproco, ci rivedremo nei prossimi giorni, ho in casa una filippina per mettere in ordine l'appartamento, by by." Al smise di frequentare locali e amici, se ne stava rintanato in casa affacciato al balcone anteriore o a quello posteriore con in mano la fida Canon per... riprendere il panorama, nel frattempo sperava di rivedere la signora C. Si sentiva ridicolo, che senso aveva quella spiata giornaliera, il suo era un comportamento infantile! Fu tolto dalle ambasce dalla signora C. la quale un giorno, inaspettatamente, sporgendosi al di là della vetrata divisoria della terrazza anteriore: "Mi rassetto un pò e poi le farò visitare casa mia, vorrei evitarle il mal di collo che potrebbe colpirla per il suo fare in continuazione la 'vedetta lombarda'." Figura di cazzo e presa in giro ma almeno aveva raggiunto lo scopo di intrufolarsi in casa di Ge per vedere la mobilia della magione (ma forse gli interessava più la padrona di casa). Ge aprì la porta con indosso una vestaglia color turchese che combinava bene col suo colorito leggermente ambrato, nessun trucco, poteva permettersi di mostrarsi 'nature'. "Forse conosceva la disposizione delle stanze prima che rivoluzionassimo tutto, a sinistra è rimasta la cucina, poi una camera matrimoniale, un bagno, altra camera matrimoniale, altro bagno, studio di mio marito e poi salone, tutto qui." Al osservava tutto con coriosità: la cucina bianca dava più luce all'ambiente, quel che colpiva era il lampadario in ceramica con steli e foglie colorate che normalmente si trova in altre realtà della casa. La prima stanza matrimoniale (ma perchè due?) stile arte povera ma che di povero non aveva nulla, dietro il letto un arazzo con figure femminili e, sullo sfondo, un paesaggio, lampadario veneziano a sei luci, grande armadio stile ottocento con piedi di leone, primo bagno con vasca idromassaggio e mobiletti laccati, lampadario simile a quello della cucina, seconda camera matrimoniale copia della prima come pure il bagno, studio del marito con pareti rivestite in legno, mobili scuri stile inglese, tavolo con computer, due vetrine piene di statuette, lampadario in ferro battuto. Il salone merveilleux (in francese fa più chic): home thèatre con maxi televisore e altoparlanti stereo sparsi un pò dappertutto, video registratore, divano in pelle, alcune poltrocine stile giapponese. Al: "M'è venuta la malattia di Sthendal..." "Che tra poco si acuirà, che ne dice?" Ge  aveva slacciato la vestaglia mostrando un  delozioso nudo corpo longiloneo, tette non troppo pronunciate, vita stretta, pancia piatta, gambe affusolate , lunghe come quelle di una modella. Al inghiottì un paio di volte, il suo sguardo andava dalla testa ai piedi e viceversa, i piedi lunghi e stretti, bellissimi. "Questo è un attentato alle mie coronarie, non sono più giovanissimo..." "Le darò qualcosa di forte, un bevanda che amo particolarmente, il caffè sport Borghetti, mai provato?" Si sedettero sul divano, Al, ancora imbambolato, spostava lo sguardo dal viso di madame ai mobili per ritornare al viso. "Qualche domanda?" "Sono tante e si spingono fra di loro nel mio cervello, preferisco guardarla in faccia spero di non  infastidirla..." La rimirò a lungo, Ge lo assecondava cambiando espressione intervallata da risolini.   "Io sono fotogfrafo e la guardo da un punto di vista professionale..." "Sei un fotografo bugiardo , ho visto qualcosa aumentare di volume!" "Genéviènne, pensavo di essere anticonformista ma tu mi hai battuto su tutta la linea!" "Penso di riconoscere la persone al primo impatto e ti ho classificato simile a me, non ho sbagliato, riprenderemo a parlare la prossima volta, mio marito sta venendo a pranzo, ciao." Al rientrò in casa piacevolmente stravolto, Nadia stava ancora sfaccendando, alzò lo sguardo senzare commenti, forse aveva intuito qualcosa. Al finì il pranzo senza quasi accorgersi del cibo che a, sentiva in tutto il corpo come una linfa nuova, eccitante. Al ricordo della nudità di Ge 'ciccio' si alzò speranzoso, dire che fosse una situazione anomala era il minimo. Quella nudità sfoggiata senza pudore e con semplicità l'aveva conquistato, era proprio vero, Ge e Al erano molto simili di mentalità, forse uguali. Nelle sue fantasie Al. aveva talvolta sognato una tale situazione molto eccitante con futuri risvolti sicuramente piacevoli. Qualche domada si poneva: la figura del marito molto distante, a prima vista, dalla deliziosa consorte. Perchè quelle due camere matrimoniali, uno dei due russava? Spiegazione non convincente, sicuramentte sotto c'era una situazizone più complicata. Al preferì uscire di casa, aveva bisogno di riordinare le idee, stava per entrare nella Jaguar, alzò lo sguardo e vide Ge sul balcone sorridente. Gli effetti di quella nuova conoscenza, contraria a tutte le regole, si facevano sentire. Alberto guidava automaticamente, accelerava, frenava, tutto come in ipnosi. Guardando in giro vedeva le persone muoversi al rallentatore, gli edifici dai colori più vivaci, il cielo piacevolmente terso.. Lasciò la macchina al posteggio 'Cavallotti' vicino alla stazione ferroviaria per proseguire a piedi. All'edicola porse i soldi per 'La Gazzetta' a Nino il giornalaio, vecchio amico, senza salutarlo. "Gianluca ti senti bene?" "Tanto bene quanto non mai." "Sarà ma ti vedo stralunato, vieni al bar Santoro ti offro un aperitivo, liberati dal segreto, femminuccia?" "Quale femminuccia, una divinità, non ti sto a dire..." "Ho capito, amore a prima vista, da quanto la conosci e cosa dice il marito?" "Nino sarai pure maligno ma ci hai azzeccato, l'ho conosciuta ieri, è sposata con un buzzurro." "Tutte le donne belle sono maritate con esseri inferiori, piccoli, sciocchi, meschini ed anche buzzurri..." ""Se parli così non ti dirò più niente." "Non ci credo, hai bisogno di esternare al mondo la tua felicità, ti sei incamminato su una strada sdrucciolevole." "Me ne fotto, mi piace da morire!" "Nel caso ti ficcassi in qualche guaio sono a tua disposizione: conosco avvocati, qualche giudice ed anche impresari di pompe..." "Non fare l'uccello del malaugurio, ritorniamo all'edicola devo prendere il giornale." "Te lo sei messo in tasca... sei sulla buona strada!" Rientrato fra le mura domestiche gli ambienti gli apparvero più luminosi, anche Nadia sembrava aver perso qualche chilo... "Signor Alberto vuole che gli cucino gli spaghetti?" "No faccio tutto io" la prese per la vita e cominciò a ballare. Nadia era l'espressione dell'incredulità e della sorpresa, non capiva se il padrone di casa volesse da lei qualche servizio particolare (che le sarebbe stato pagato extra) oppure... Oppure, Al se ne andò nella stanza da letto e si catpultò sul talamo ancora vestito, Nadia, ancora confusa, si ritirò in buon ordine. Al non resistette oltre, pur nella consapevolezza di poter incontrare il marito bussò alla porta di Ge. Stessa vestaglia e viso senza trucco, affascinante. "Prima che tu favelli presagisco una richiesta impellente, il viso e la parte mediana dei tuoi pantaloni sono la spia." Per Al. fu la conferma di aver incontrato la donna sempre desiderata oltre che piacevolissima, aveva molto intuito. "Imbambolato sono sola, fra mezzora in camera mia, la seconda, non ti sbagliare, lascio la porta aperta."Bidet di rito, niente profumo non li aveva mai amati, le femminucce avevano sempre apprezzato il suo odore naturale. La prima camera da letto era vuota come pure la seconda, girò per casa, Ge sembrava essersi volatilizzata. Pensò ad un rientro imprevisto del marito, fra l'altro era più grosso di lui, stava per andarsene in gran fretta quando... "Mi sono nascosta nell'armadio è il posto dove solitamente si celano gli amanti... dì la verità hai avuto paura che fosse rientrato mio marito." "Lo ammetto ma per questo scherzo pagherai pegno e sarai la mia schiava per tutto il pomeriggio, spero che mi permetterai qualcosa di inusuale." Al supino sul letto (ciccio in posizione verticale da tempo) chiese a Ge di posizionarsi su di lui e di farsi penetrare lentamente, senza preliminari, con la vagina asciutta per provare, nell'addentrasi nel delizioso tunnel, una sensazioni fisica più vigorosa. E così fu, 'ciccio' si ininuò un pò a fatica ma il piacere, per entrambi fu più intenso. "Ti prego di non muoverti, vorrei parlare con te in questa posizione, vorrei sapere qualcosa di te di molto intimo, possiamo parlare a lungo, 'ciccio' si trova a suo agio e non ha fretta di uscire dal tunnel." "Sono svizzera, mio padre era capo stazione a Basilea, purtroppo il ménage fra i miei genitori era piuttosto burrascoso, incomprensioni, liti. Ero iscritta all'universià e lì conobbi mio marito che frequentava un corso di aggiornamento. È medico all'ospedale 'Papardo' di Messina, non voleva più restare in Svizzera, avevo avuto una storia con un mio coetaneo finita male. Tindaro, il nome della mia metà o meglio del mio doppio, prese a corteggiarmi, freddamente considerai la possibilità di lasciare la mia famiglia. Gli dissi di si con l'impegno di sposarmi prima di partire per l'Italia, dopo trenta giorni eravamo maritati e arrivammo a Messina. All'inizio abbiamo abitato presso i suoi genitori ricchi, anziani e rompiballe sino a quando gli ho imposto di avere un alloggio tutto nostro e..." Al. si accorese che 'ciccio' era stato circondato da qualcosa di umido, capì che Ge se n'era bellamente venuta. "Come hai fatto, non mi sono mosso di un centimetro." "Cheri io godo col cervello oltre che col fisico, datti una smossa pure tu poi seguitiamo a parlare." 'Ciccio' sbrigò la pratica in fretta e Ge. si abbandonò sul corpo di Al. Forse di erano appisolati, Ge per prima si staccò 'chiudendo' con la mano la sua cosina 'piangente' e si rifugiò in bagno. Gi andò nell'altro bagno inseguito da un urlaccio "Torna indietro! Vieni nel mio, il menage con mio marito è molto particolare, nessuno dei due deve oltrepassare i propri confini. Pur vivendo sotto lo stesso tetto, viviamo separati ma i nostri rapporti sono buoni. Tindaro ha per amante una sua infermiera, Dorella, ragazza calabrese allegra, simpatica, sorridente tutto l'oppposto di mio marito, forse per questo vanno d'accordo. Talvolta l'invita a cena a casa nostra, io non ho nulla in contrario anzi possiamo dire che siamo amiche ma i nostri bagni e le camere da letto sono personali e nessuno dei due deve invadere il campo dell'altro. A me va bene così come pure a Tindaro, separarsi e poi divorziare è spiacevole e complicato, tutta una trafila di avvocati, giudici, carte da firmare, tempi lunghi. Ci siamo accordati, ho una domestica fissa, oggi è il suo giorno di riposo, si chiama Assunta brutta ma servizievole e brava nel suo lavoro.. Bene, torniamo in camera, ci scommetto che ami molto essere coccolato." "Indovinato, la vostra storia è inusuale ma, come l'on dit, civile poi vorrei conoscere il maschietto che visita la tua 'micia'". "Mmmmm" "Ge vorrei fare un patto con te, qualsiasi avvenimento accada vorrei contare sull'assoluta reciproca lealtà." "Volevo proportelo io, cambiando discorso hai osservato bene i miei piedi?" "Di sfuggita, sono lunghi, signorili, mi piacciono, sono unici." "Ti va di fare un attimo il feticista, amo le sensazioni che provo quando me li baciano." "Nuovo giro, nuovo numero mi pare di essere al circo, dove comincio dall'alluce o dal mignolo?" "Da dove di pare, talvolta riesco a godere anche così" Ciccio aveva assunto la posizione di attenti, Ge se lo mise in bocca e Al cominciò a poppare l'alluce del piede destro, un sessantanove fuori del comune! Come prevedibile 'cicco' dopo un pò le fece assaggiare il suo prodotto seguito da Ge. che, inaspettatamente si mise a mugulare, stava godendo! La quiete dopo la tempesta, Al. e Ge. in poco tempo si erano conosciuti, si erano apprezzati ed avevano assaporato le delizie di un amore a dir poco singolare ed eccentrico come d'altronde erano loro stessi. Una mattinata di sole, affacciati al balcone, i due specialissimi si ritrovarono ad ammirare un panorama pittoresco, sempre piecevole da osservare soprattutto dopo una intensa pioggia notturna che aveva spazzato via la caligine e la Calabria si appalesava nella vividezza dei suoi colori. "Mio marito mi ha chiesto se avevo conosciuto il nostro vicino di casa senza chiedere particolari. Gli ho risposto che sei una persona da poter frequentare ma nessuno dei due si è sbilanciato nel chiedere di fornire ulteriori informazioni. Tindaro è molto riservato, parla poco, solo in presenza della piccola Dorella diventa irriconoscibile: allegro, spiritoso ed anche simpatico ricambiato da quella scimmietta piccola di statura (gli arriva alle spalle) ma dal sorriso accattivante, se fossi un uomo me ne innamorerei." "Un giorno ti chiederò dei tuoi rapporti con le femminucce ma non ora, voglio scoprirti un poco alla volta, hai presente il gioco del poker quando si aprono lentamente le carte, spero tutti assi." "Non conosco bene il poker, c'è un super asso?" "Si e si chiama Genéviènne, ti lascio vado al lido di Mortelle, ho affittato una cabina che, ovviamente, è anche a tua disposizione." "Niente mi farebbe più piacere ma non dobbiamo dare nell'occhio, non parrebbe vero ai vicini 'bagnarci il pane' e con mio marito abbiamo fatto un patto di essere discreti per la sua posizione in ospedale." "Avrei voluto vederti in bikini, sicuramente sarai più sexy che nella nudità completa, per stare insieme al mare dovremmo andare in una spiaggia lontana, magari a Milazzo. Ora munito del mio accappatoio nero (è molto chic) andrò in spiaggia e butterò l'amo..." "A parte che un accappatoio come il tuo fa molto messe nere lascia stare la 'canna da pesca', hai già la tua preda da sgranocchiare, sei solo all'inizio ed il futuro sarà pieno di sorprese." "Mi farò baciare solo dal sole, ciao." Anche se l'avesse voluto Alberto aveva poco da scegliere come prede; complice la giornata feriale la spiaggia era frequentata da persone anziane, donne non appetibili con prole al seguito che fracassava gli zebedei ma d'altronde aveva ragione Ge, aveva già la sua pannocchia da sgranocchiare... Lungo bagno per rilassarsi, sfoggio dell'accappatoio nero seguito dagli sguardi stralunati dei vegliardi perplessi, bibita al bar, ritorno a casa. Molto apprezzato il pranzo preparato da Nadia, stava per mettersi a letto nell'accogliente camera con condizionatore acceso, quando il telefono: " Mi devi fare un favore, è accaduto un fatto particolare e spiacevole ad una mia amica di cui non ti ho parlato, fra poco viene a casa mia con suo figlio, preferisco rimanere sola col ragazzo, tu devi trattenere la madre per il pomeriggio." "D'accordo Genéviènne. la mia curiosità è accresciuta a dismisura, sono a tua disposizione o meglio a disposizione della tua amica, come si chiama?" "Monica C., ha quarantadue anni, accoglila bene." Dopo circa mezz'ora dallo spioncino della porta d'ingresso Al. vide Ge. con accanto una signora bruna con i capelli a caschetto in compagnia di un ragazzo dell'età di circa quindici anni. Gi attese che Ge. suonasse alla porta prima di aprire- "Gianluca ti prego fa compagnia a Monica, io devo dare lezioni di francese a suo figlio Francesco." "Signora inutile dirle che si deve considerare a casa sua, non voglio metterla in imbarazzo con la mia presenza, qualora volesse rimanere sola le accendo la tv e mi ritiro in altra stanza." Madame Monica cercava di mostrarsi naturale cosa non facile da attuare causa una presentazione affrettata e non facilmente giustificabile; espresse il desiderio di visitare l'abitazione di Al. forse per rompere il ghiaccio. Era bruna naturale, viso regolare con un'unica particolarità: un occhio leggermente strabico che le dava un'aria seducente, lo strabismo di Venere! Nello studio: "Vedo che ha dei quadri di Orfeo Tamburi, scuola romana, i più richiesti, quelli parigini sono perlopiù commerciali." "Li ho ereditati da mio padre anche lui pittore anche se della domenica come si dice in gergo, andato in pensione da funzionario di banca ha preso a scrivere libri e a dipingere, i suoi tableau sono nel salone." Monica osservava lentamente i quadri di papà Armando, varie volte. "Suo padre era un uomo straordinario, dai dipinti si evince che non ha frequentato scuole di pittura ma i quadri stessi sono genuini, ovviamewnte naif, esprimono diversi stati d'animo. In questo domina una tristezza violenta, totale: nubi scure incombono su un paesaggio desolato con alberi senza foglie, immensi che sovrastano persone e animali. Quest'altro è l'esatto opposto: il cielo dipinto di rosa con uccelli che volano verso l'alto, gli alberi di altezza normale hanno al posto delle foglie grossi frutti rossi, un ruscello attraversa il paesaggio e, ai lati, rane che saltano nell'acqua, una siepe che separa due terreni con fiori sgargianti, e, massimo dell'ottimismo, pecore e lupi che si guardano con amicizia, sicuramente suo padre era un utopista!" "Ho compreso la natura di mio padre con gli anni, siamo molto simili, l'ho scoperto anche quando sono venuto a conoscenza di sue avventure con amiche di mia madre. Le vorrei mostrare il panorama, sicuramente per lei sarà una novità, non l'ho mai vista in casa di Genéviènne." "La mia amica ha cambiato casa da poco tempo, mi ha invitato varie volte ma c'è stata un'occasione spiacevole per cui..." Monica si era girata di spalle, piangeva silenziosamente. "Madame, la prego, si sieda sul divano, la lascio sola." Al. dinanzi al pianto di una donna rimaneva oltre che perplesso anche allarmato che la cotale potesse chiedergli qualche favore ma stavolta ebbe l'impressione che fosse genuino e che Monica avesse subito un forte choc. Perchè aveva accompagnato suo figlio da Ge? La giustificazione della lezione di francese non reggeva. "Monica mi permetta di chiamarla per nome. resti quanto tempo crede, io sono nello studio."  Al accese il computer e si trovò a gustare il film Paprika.

     
  • 21 novembre 2019 alle ore 10:40
    STELLA E I DUE GEMELLI (2)

    Come comincia: Allo spumante, imitazione di eschimesi  (strofinio di nasi), inizio di ballo hawaiano da parte sua, rottura di balle da parte di Ivan, poi con la massima naturalezza Stella si slacciò il bikini e lo fece volare lontano e si sdraiò su una cuccetta. Ivan aveva sfoderato un'espressione da ebete. "Mai vista una donna nuda?" Ivan non aveva mai visto Stella nuda, ammirò il corpo flessuoso, i capelli sciolti, l'espressione del viso improntata a noncurnza...ancora una volta era riuscito a sorprenderlo, il bastone del comando era sempre in mano sua. "Se hai finito di fotografarmi vorrei esercitarmi in qualcosa di più consistente!" "In cosa consiste qualcosa di più consistente?" "Nell'avere scelto un fidanzato coglione!" Il 'ciccio' di Ivan aveva assunto una posizione di attenti, cosa subito apprezzata da Stella. "Ora va meglio." Ivan si era adagiato dolcemente su di lei che aveva provveduto ad allargare l'angolo di apertura delle gambe, il suo viso era rivolto alla sua sinistra, gli occhi chiusi per assaporare sino in fondo quel momento. Il giovin signore aveva timore di essere brutale e si avvicinava alla meta piuttosto lentamente, in ultimo si era ritirato per paura di provocarle dolore." "Ci vogliamo far notte oppure hai dei problemi?" Constatato che tutto era a posto, Stella si alzò sui gomiti con aria arrab- biata: "Niente anestesia, vai!" Ivan si meravigliò della relativa facilità con cui era riuscito a penetrarla, la baby era 'bagnata', solo all'inizio un pò di resistenza, poi... "Devo fare marcia indietro?" "Avanti tutto, scemo, ho preso la pillola." Ivan dette prova di valentia e riuscì a portar Stella al raggiungimento dell'orgasmo. "Basta mi fa un pò male."Tolto di mezzo Ivan, si controllò la 'gatta' era abbastanza soddisfatta, solo un pò di sangue bloccato da un assorbente previdentemente portato con sè. "Resto, in cuccetta a godermi il 'post ludium', riportami a casa sana o meglio mezza sana e salva, march!" Ivan capì che ormai era completamente in balia della dolce volpona: in posizione, caricare, puntare, fuoco, ritirata, tutto a comando. Rientrarono a Messina all'imbrunire; Stella dormiva avvolta in un lenzuolo, solo il viso fuori. Ci vollero tanti bacini per farla risvegliare, la baby si stiracchiò e chiese l'ora e prese a vestirsi lentamente .Sbadigliando scese dalla barca, aspettò che Ivan andase a prendere l'auto e poi a casa sua. "Ci sentiamo per telefono." Ivan aveva la testa nel pallone mentre per Stella era stata solo un'esperienza da effettuare. I due ripresero la solita routine: studio, fine settimana a svagarsi, qualche variazione nel loro rapporto c'era stata: per Stella tutto quanto accaduto rientrava nella normalità, Ivan invece era alle stelle. Passato il capodanno decisero di passare una settimana a Madonna di Campiglio; partenza da Messina in pulman, in aereo da Catania  a Verona, ancora in pulman sino a destinazione. Ambedue erano equipaggiati di tutto punto, approfittando dei saldi di fine stagione: Stella in salopette e giacca rossa con cappuccio bianco che faceva risultare l'avvenenza del viso, Ivan in tuta azzurra con cappellino rosso. Dimitri aveva espresso il desiderio di andare anche lui in vacanza, separatamente, a Madonna di Campiglio: "Faremo un sorpresa a Stella, vedrai che faccia quando ci vedrà insieme!" Ivan accettò malvolentieri la presenza del fratello nella stessa località. Anche in questa circostanza Stella dimostrò la sua voglia di indipendenza, pretese di avere una stanza tutta pe sè. "Scusa ma quale migliore occasione per stare insieme giorno e notte, ti assicurio che non russo e potrebbe capitare che 'ciccio', di mattina presto, si svegli pieno di buona volontà!" "Che mi hai preso per 'remedium concupiscentiae' di cattolico insegnamento, proprio per questi motivi voglio dormire da sola, da sola per modo di dire, ho visto un maestro di sci niente male..." "Il maestro di sci farebbe la fine di Giodano Bruno!" Ancora una volta Stella l'aveva spuntata e si era fatta assegnare una stanza in un altro piano, Ivan fu costretto ad ingoiare anche questo rospo. Dimitri si era fatto vedere da lontano, al loro passaggio fece finta di comprare un giornale ma li stava seguendo, pessima idea quella di soggiornare nella stessa località. La storia si era ripetuta più volte. Un giorno sulla pista di sci Dimitri era passato loro vicino indossando un casco per non farsi riconoscere. "È strano un adulto col casco, qui lo indossano solo i bambini, che ne dici Ivan?" "Avrà paura delle cadute, perchè ti interessa?" "Aveva un'aria familiare..." Ormai Dimitri era diventato l'ombra di Banco di shakespeariana memoria. Un pomeriggio Ivan lo incontrò per strada, Stella era rimasta in camera a schiacciare un pisolino. "Domani ti presento Stella, mi sento a disagio vedere che ci segui." "Fammi divertire ancora un poco,fratellino, ti vedo nervoso!" Dimitri aveva preso alloggio in un albergo alla periferia del paese, Ivan lo intravide nella hall dell'hotel dove alloggiava con Stella, non sapeva spiegarsi questo suo comportamento. A cena furono servite varie porzioni di 'mangiapreti' che, innaffiate con del buon Merlot locale, avevano appesantito lo stomaco di Ivan. "Stella mi ritiro in camera mia, se mi sentirò meglio ti verrò a trovare più tardi." I 'mangiapreti fecero una fine ingloriosa nella tazza del water rigettati da uno stralunato Ivan che, lavatisi di denti, preferì buttarsi sul letto a riposarsi. Stella in camera sua stava vedendo uno spettacolo televisivo quando sentì bussare alla porta, dallo spioncino riconobbe Ivan. "Ti sei ripreso subito, guardiamo un pò la televisione insieme." Ivan più che lo spettatore voleva recitare il ruolo di protagonista, si avvicinò a Stella e cominciò a baciarle il collo poi il seno ed infine le sfilò la vestaglia. Stella era accondiscendente. A un tratto: "Ma scusa ieri l'hai fatto due volte!" "Sei la mia droga, basta il tuo profumo per farmi..." "A proposito di profumo l'hai cambiato, è diverso da quello che usi abitualmente." "Sono entrato in un negozio per acquistare una schiuma da barba e mi son fatto convincere dalla commessa a provarne uno nuovo, la commessa era convincente!" "Perchè non sei andato con la commessa convincente?" "Tu sei un'altra cosa." Stella aveva chiuso gli occhi e assecondava le manovre di Ivan. "Che ne dici di provare qualcosa di diverso, per esempio il doppio gusto?" La curiosità era stata sempre una peculiarità di Stella, non fece obiezioni anche perchè Ivan la stava portando di nuovo in cielo.Quasi non si accorse che Ivan l'aveva girata di spalle, sentì penetrare lentamente  'ciccio' nel suo buchino posteriore, avrebbe voluto protestare ma non ne aveva la forza o forse la voglia, Ivan tintinnando il clitoride fece provare ad una  Stella stupita il famoso 'doppio gusto'. Alla fine erano stanchi ma appagati, Stella baciò Ivan sulla bocca per ringraziarlo, avevano scoperto un nuovo piacevole amplesso.La mattina seguente fecero colazione insieme, si erano alzati di buonora per evitare la fila per conquistare un posto sull'ovovia. In giro tante facce assonnate, la sera molti villeggianti preferivano divertirsi sino a tarda ora. Sistemati gli sci negli appositi spazi entrarono in cabina, con loro altri due sciatori, si appisolarono, Stella aveva poggiato le testa su una spalla di Ivan. Uno scossone li destò, fine del percorso. Stella infreddolita volle entrare nel bar. Il locale era spazioso, tutto foderato in legno, fuori sullo stipite dell'ingresso le immancabili corna di cervo. In montagna, prima di iniziare la discesa, solo gli sprovveduti assumono bevande alcoliche insieme agli amanti di Bacco ed anche a coloro che cercano di affogare i loro guai senza ottenere i risultati sperati. Ivan e Stella, che sprovveduti non erano, ordinarono due cappuccini molto caldi che andarono a sorbire seduti ad un tavolo in fondo al locale. Ivan alzò lo sguardo ed il cappuccino gli andò per traverso, Dimitri si stava dirigendo verso di loro. "Non pensi che sia giunta l'ora di presentarmi a Stella?" Stella aveva seguito la scena, Ivan non le aveva mai presentato il suo fratello gemello, due gocce d'acqua. "Finalmente riesco a conoscere la famosa Stella, ero veramente curioso." Stella guardava prima l'uno poi l'altro, non riusciva a parlare. L'intuito femminile le suggeriva di non chiedere nulla per non scoprire qualcosa di increscioso. Decise di andare in bagno ma, passando dietro le spalle di Dimitri percepì il profumo della sera prima, capì tutto, si mise a correre piangendo. I due fratelli rimasero in silenzio senza guardarsi, erano diventati nemici. Dal comportamento di Stella Ivan aveva compreso, in ritardo, quello che poteva prevedere considerato lo strano comportamento del fratello nei giorni precedenti. Si sentiva svuotato di ogni energia, non riusciva ad alzarsi dalla sedia. Raccolse le ultime forze e si diresse verso il bagno delle signore, Stella era seduta su uno sgabello in fondo alla stanza. "Giovanotto questo è il bagno delle signore!" la voce gracchiante di una vecchia lo fece fermare. "Non è che sei come i giovani d'oggi, guardandoti bene mi sembri un pò finocchio!" una risata sgangherata seguì la frase. Ivan si avvicinò a Stella, si mise in ginocchio dinanzi a lei, qualcosa si era infranto nel suo cuore. Dopo un pò riuscì a farle alzare il viso, impressionante il suo pallore, gli occhi cerchiati, infossati nelle orbite, irriconoscibili. Ivan dolcemente la condusse fuori, in albergo si trasferì nella sua stanza. Decisero di non partire subito, meglio far passare del tempo per cercare di rasserenare le loro menti, a Messina, in quello stato, potevano essere oggetto di domande imbarazzanti. Non si recarono più a sciare, la notte aveva nevicato, il laghetto sottostante l'albergo era ghiacciato, due ragazzi approfittavano dell'evento per pattinare facendo un gran chiasso. Ivan e Stella passavano la maggior parte del tempo a passeggiare, prima l'uno vicino all'altro, poi tenendosi per mano ed infine abbracciati. Solo una volta trattarono l'argomento, fu Stella ad informare Ivan che suo fratello aveva ottenuto quello che a lui non aveva mai concesso.
    Il tempo lenisce i dolori, talvolta fa guarire ma le cicatrici restano per sempre.Stella e Ivan si guardavano negli occhi, solo qualche piccolo bacio affettuoso, il trauma era stato enorme anche per due anticonformisti come loro.
    Al rientro in famiglia Stella accusò una colica addominale, Ivan non trovò più in casa suo fratello trasferitosi a Milano presso loro cugini. I genitori compresero che fra di loro era accaduto qualcosa di grave ma non ritennero opportuno andare in fondo alla questione e, con gran dolore, accondiscesero alla loro richiesta di vivere lontani l'uno dall'altro. Stella non era più la pazzerellona di una volta, si impegnò nello studio tanto da conseguire la laurea sei mesi prima del previsto. Anche Ivan si dimostrò studente modello, riprese anche l'hobby della fotografia e scattò una serie interminabile di foto a Stella, molte in bianco e nero da lui stampate personalmente. Le foto, tutte bellisime, venivano mostrate orgogliosamente a parenti e ad amici. I fidanzati avevano ripreso ad avere rapporti sessuali, il detto che l'amore supera ogni ostacolo si era dimostrato veritiero. Molto era cambiato dentro di loro, era sopraggiunta un'improvvisa maturità; le mattane di Stella erano un lontano ricordo, in fondo Ivan le rimpiangeva. Ambedue vivevano alla giornata senza far programmi, avevano preso a lavorare: Ivan insieme al padre, Stella in una ditta di import - export. Le due famiglie, ben contente del loro legame, vivevano in amicizia, appassionatamente, come in quel vecchio film americano. Gli dei, in questo caso Giunone invidiosa dell'umana felicità, aveva mostrato tutta la sua perfidia cercando di rovinare l'esistenza di due giovani mortali, non c'era riuscita, almeno non completamente come da suo spregevole disegno.

     
  • 21 novembre 2019 alle ore 10:27
    STELLA E I DUE GEMELLI

    Come comincia:  La città di Messina lo stesso giorno, il 18 marzo 1967, aveva accolto i primi vagiti di Dimitri e di Ivan G., due gemelli. L'essere venuti al mondo in una città di mare aveva contribuito a far sì che fosse innata in loro l'attitudine per gli sport acquaitici nè poteva essere altrimenti dato che i loro geni provenivano dal papà ingegniere progettista di yatch e dalla mamma, una cavallona di un metro e ottanta, insegnante di educazione fisica.Ben presto i due gemelli erano diventati famosi: dopo pochi mesi dalla nascita erano stati ripresi dalle telecamere in una piscina mentre, con gli occhi aperti, il pannolino ai fianchi e il ciuccio in bocca notavano allegramente sott'acqua sotto lo sguardo vigile di mamma Leda.Le riprese erano state effettuate per conto di una nota ditta di prodotti per bambini e poi proiettate in televisione.Vari fattori avevano contribuito a far crescere i bambini spensierati ed allegri educati dai genitori in piena armonia in un'atmosfera distesa e gioiosa.Il papà Cateno non era complessato da un nome perlomeno singolare tipico soprattutto della Calabria; gli era stato imposto, malvolentieri, da suo padre per non scontentare il nonno legatissimo alle tradizioni di famiglia.Cateno era noto per le sue burle di cui erano vittime amici e parenti. Ammiratore del Boccaccio, aveva fatto delle canzonatura un'arte sopraffina, niente volgarità, solo puro divertimento (il suo).Famosa una beffa architettata nei confronti di 'signore per bene' amiche di sua sorella Esmeralda che di bello aveva solo il nome.Esmeralda maritatasi giovanissima (si diceva aver messo in atto la classica fuitina) era rimasta vedova 'bianca' perchè il di lei consorte, visto il suo attaccamento più all'acqua santa che al sesso, era sparito senza lasciar traccia.Esmeralda aveva considerato l'abbandono ingiustificato e letale per la sua reputazione, aveva perciò messo in giro la voce che suo marito era morto incornato da un bufalo, in Africa, durante una battuta di caccia grossa.Insoddisfatta della sua grigia esistenza e non in grado di rimorchiare altro straccio di uomo, aveva preso l'abitudine di mangiare con smodatezza e di sgranocchiare di continuo frutta secca, caramelle e cioccolatini. A chi le domandava perchè tenesse in casa tante leccornie, rispondeva che lo faceva per gli adorati nipotini. Le conseguenze per la linea del suo fisico si erano ben presto evidenziate e, pertanto, per mascherare la lardellosità, l'unico colore dei suoi vestiti era il nero fisso che, ufficialmente, indossava in segno di lutto per il mai dimenticato beneamato. Esmeralda era stata nominata presidentessa del circolo 'Pie signore della carità', congrega nata con lo scopo dichiarato di aiutare i bisognosi e quello effettivo di riunire signorine e signore tristi e scompagnate che avevano quale unica compagna la solitudine.I luoghi dove si svolgevano le riunioni erano stati inaugurati e benedetti dalle autorità ecclesiastiche sempre ben felici di poter contare su personaggi noti (e ricchi).Da buon moquer ateo, Cateno si compiaceva d'essere irriverente verso le istituzioni papaline di cui trovava ridicoli e grotteschi i dettami di comportamento.Abile nel disegno, aveva raffigurato in vari pannelli la famosa traslazione della casa di Maria da Nazareth a Loreto mentre la casa stessa perdeva, durante il tragitto, alcuni mattoni scatenando le ire della povera gente che veniva malamente bombardata. Le raffigurazioni in questione erano state esposte sulle pareti esterne del circolo ateo 'Uaar' (Unione atei e agnostici razionalisti) di cui Cateno era socio. Orrore, dispregio del sacro, le benpensanti signore e signorine si erano rivolte alle autorità ecclesistiche che, a loro volta, avevano interessato l'Autorità Giudiziria. Purtroppo per loro la costituzione italiana prevede la libertà di satira... La ferita lasciò un segno profondo in Esmeralda e nelle sue disperate amiche. Al confessore delle pie non rimase che invitarle a rivolgere le loro preghiere al buon Dio al fine di far rinsavire quell'iconoclasta di Cateno. Purtroppo le guiaculatorie non ebbero esito alcuno e i pannelli rimasero al loro posto. Dimitri e Ivan, seguendo le orme paterne, crescendo, avevano acquisito il suo spirito dileggiatore. All'età di tredici anni avevano messo in atto una beffa che costò loro l'alienazione della simpatia della zia Esmeralda e la fine dell'elergizione di regali da parte della stessa danarosa zia. Il 'petafono' era un aggeggio in gomma di forma ovale consistente in una camera d'aria che terminava in un buco con labbra frastagliate; una volta riempito d'aria e poi compresso emetteva un suono molto simile ad un rumoroso peto. Durante una riunione delle pie dame, i due simpaticoni avevano nascosto l'infernale aggeggio sotto il cuscino della poltrona della zia Esmeralda la quale, dopo un discorso sull'immoralità del mondo contemporaneo, molto applaudito dalle presenti, nel sedersi aveva fatto scattare la vile trappola con l'emissione di una risonanza talmente poderosa da far ammutolire la platea. Le presenti convinte della 'perdita' da parte di Esmeralda, cercarono di sminuire il nefasto avvenimento ma, una volta accertata la provenienza del cacofonico suono, da parte di Esmeralda fu dichiarata guerra totale alla famiglia Gurrieri: padre, madre e i due gemelli. A scuola le burlette predisposte dai due fratelli non erano, ovviamente, ben accette ai professori. Una volta Dimitri e Ivan ne avevano messo in atto una dalle conseguenze molto spiacevoli per l'odorato: avevano posizionato due fialette dal contenuto pestilenziale, acquistate nel negozio degli 'scherzi', sotto i piedi della sedia della professoressa di matematica molto preparata nella sua materia ma 'orribile visu'. Sedutasi l'insegnante vide provenire dal basso un fil di fumo che, giusto alle nari del suo lungo naso, l'aveva fatta scattare come una molla, destinazione: l'ufficio di presidenza. Subito individuati, i due gemelli erano stati sospesi dalle lezioni per tre giorni; Cateno era stato convocato dal Preside e, dinanzi ai professoti riuniti, aveva provveduto ad una lavata di capo ai due giovinastri. "Non so come comportarmi con loro, sarò costretto a spedirli in collegio!". Fuori dalla scuola: "Ragazzi non esagerate!" Anche se anticonformisti e decisamente rompiscatole i due, quando si impegnavano negli studi, ottenevano risultati brillanti con lo stupore degli stessi insegnanti che non si capacitavano di questa loro trasformazione. La conoscenza di Stella M. da parte di Ivan mutò radicalmente la vita di entrambi i fratelli.La signorina M., anche lei messinese, frequentava l'ultimo anno dell'istituto di ragioneria. Alta, bionda, occhi castani, viso armonico, longilinea, un seno prorompente a cui faceva da contraltare un lato 'b' che l'interessata faceva oscillare sensualmente. Il suo comportamente colpiva gli spettatori maschi; i loro occhi, incollati al suo corpo, erano solitamente improntati a espressioni di languida imbecillità. Le colleghe femminucce se la prendevano con loro: E chi sarà mai, pare che ce l'abbia solo lei!" Ivan l'aveva notata in ritardo perchè l'istituto per geometri, che lui frequentava, si trovava dall'altra parte dell'edificio. Non era facile avvicinare la pulsella sempre scortata da un nugolo di cicisbei speranzosi ed accondiscendenti a ogni suo desiderio. Regina incontrastata della scuola, non era ben vista nemmeno dalle professoresse che, però, non potevano muoverle alcun appunto sul profitto scolastico perchè Stella era una studentessa modello. Era disegno degli dei che Ivan e Stella dovessero incontrarsi ma la mano del destino doveva essere in pò forzata da parte del giovane. Rientrando a casa Ivan aveva informato Dimitri degli ultimi avvenimenti e gli chiese consiglio su come poter approdare su quella spiaggia che riteneva impervia. I due fratelli per volere dei genitori ed anche su suggerimentio del Preside, erano stati iscritti in due doversi istituti per geometri al fine di evitare che mettessero ancora in atto il vecchio trucco dello scambio di persona durante le interrogazioni. Il consiglio di guerra partorì un'idea: poichè la signorina in questione si recava a scuola in motorino, Ivan doveva far finta di venir da lei investito e di essersi infortunato. Talvolta la teoria non corrisponde alla pratica; Ivan aveva messo in atto la progettata sceneggiata ma non era stato tanto abile da ingannare Stella. "Come stuntman sei penoso, pratica dello Judo e impara a cader bene, la prossima volta potresti farti veramente male, sempre che ci sia una prossima volta!" "Ci sarà, ci sarà presago il cor mel dice." "Il cor può dire quel che vuole ma stavolta si sbaglia, prova a prendermi, vediamo se sei un velocista." Stella era partita col motorino di gran carriera, Ivan, ben allenato, era riuscito a seguirla per un buon tratto. La signorina M. era girata ed aveva apprezzato la velocità e lo stile del giovane, niente male, forse l'avrebbe rivisto ancora ma come cavolo si chiamava, aveva dimenticato di chiderglielo. Il giorno seguente, alla fine delle lezioni, Ivan aveva localizzato l'aula della bionda e, mentre lei guadagnava l'uscita, l'aveva sorpassata urtandola leggermente. "Spero che questa volta non cadi a terra, come attore sei un guitto!" "Grazie del complimento, io sono Ivan G." "Chi ti ha chiesto niente, lasciami in pace!"  Ivan capì che non era il caso di insistere. In sella al suo motorino la seguì da lontano e vide dove abitava: viale dei Tigli n.18. Doveva giocare d'anticipo; il giorno seguente marinò la scuola. Nel negozio degli 'scherzi' acquistò un vestito da carnevale, barba e baffi finti ed un cappellaccio da bandito. Verso le tredici e trenta si appostò sotto il portone dell'abitazione di Stella. All'arrivo della preda le si parò dinanzi e, cercando di camuffare la voce: "Signorina faccia la carità a un poveraccio!" "Il poveraccio si prende un calcio in culo se non se ne va via subito!" "Dai, con te non c'è gusto, a me piacciono le conquiste difficili ma tu esageri!" "Sono Stella M., abito al sesto piano ed ho un fratello con due spalle larghe così." "Senza offesa per tuo fratello ma io preferisco le femminucce, in particolare te." "Va bene rompiballe, domani all'uscita della scuola sempre che tu seguiti a frequentarla non come hai fatto oggi che hai saltato le lezioni." Ivan rimase piacevolmente interdetto, Stella si era mollata proprio quando lui non se l'aspettava. Il giorno seguente la baby, more solito, era circondata da maschietti appiccicosi ma con uno 'scusate' si era liberata e, avvicinatasi a Ivan, l'aveva preso sottobraccio. "Dì la verità non te l'aspettavi, io son fatta così e poi quelli m'avevano veramente rotto!" " Nooo, tutti i giorni sono abituato a ragazze che prima mi mandano a ... e poi, ammaliate dal mio fascino, ci ripensano e mi prendono sottobraccio, mi farai odiare dai tuoi corteggiatori." Forti della loro gioventù, Ivan e Stella avevano iniziato a percorrere il dolce sentiero dell'amore. Stella riusciva a mettere in crisi Ivan, talvolta si dimostrava gioviale ed espansiva ma in altre occasioni metteva in mostra tutte le caratteristiche negative del suo segno: l'ariete. Diventava aggressiva, impulsiva, testarda, irrequieta. Ivan riusciva a sopportarla con una buona dote di pazienza cosa per lui inusuale nei precedenti rapporti amorosi. Francamente gli piaceva ogni giorno di più, scopriva il lei particolari fisici che l'attraevano: le rughette vicino alla bocca, il movimento delle labbra, il sorriso canzonatorio. Talvolta gli capitava dei essere così preso a contemplarla da non sentir le sue parole. "Morto di sonno dove sei stato stanotte, dormi in piedi." "A letto a dormire, sognavo te." "Ma quando mai, chissà con quale donna di malaffare ti sei accoppiato..." "Ti giuro che non vado mai con prostitute, mai pagata una donna." "Ho capito, te la danno gratis, resta il fatto che non me ne frega niente di quello che fai." Ivan non riusciva a frenare quel fiume di irrazionalità, si sentiva depresso, non riusciva a trovare una soluzione valida per venir fuori da quel ginepraio. Il giorno seguente alla fine delle lezioni: "Stella pensi che abbia commesso qualcosa che ti ha offeso, credo che tu abbia qualche cruccio, ti scongiuro parlamene, risolveremo innsieme il problema... mi hai rivoluzionato a vita!" Stella si rese conto dello stato d'animo di Ivan, della sua situazione psicologica e dei problemi che gli stava creando, le aveva dimostrato quanto fosse diventata importante per lui, non voleva più ferirlo. "Un mio ex boy friend cerca di rimettersi con me, mi assilla ogni giorno tanto più che abita nello stesso mio palazzo... non pensare di fare lo sciocco, non voglio guai." "Ci voleva tanto a farti uscire il fiato, ti piace ancora?" No, il problema si può risolvere facilmente." Il giorno seguente Ivan accompagnò Stella sotto il portone di casa, stettero a parlare sino all'arrivo del suo ex."Tonino ti presento il mio fidanzato, spero che diventiate amici." Preso alla sprovvista, Tonino non seppe replicare, di violenza non se ne parlava proprio, Ivan era un palmo più alto di lui ed anche più robusto. "Sono Tonino M., con Stella siamo amici sin dall'infanzia. "Ivan G., penso che ci rivedremo." Non si incontrarono più; Tonino capì di aver perso la partita e, per non incontrare più Stella di cui era ancora innamorato, chiese ed ottenne il trasferimento in altro ufficio postale, alla sede di Catania.I giorni seguenti furono per entrambi estremamente piacevoli, Stella era cambiata ed Ivan l'ammirava stupito e felice di quel gradevole mutamento. Stella non pensi che meriti una ricompensa, ti sono stato molto vicino..." "Ricominci a fare lo zozzone?" "A parte che pensavo di andare a festeggiare insieme in un pub ma non mi risulta che con te abbia tentato... non ne ho avuto la possibilità." "Allora santo e martire ti annuncio ufficialmente che sono vergine, si vergine ma non in senso zodiacale ma proprio vergine. Se fossi volgare ti direi, alla messinese, che nessuno me l'ha mai 'nfilata' ma siccome non sono grossière ti dico semplicemente che sono illibata." Stella era riuscita a sbalordire Ivan e l'aveva lasciato senza parole, la guardava con faccia da ebete. "Non penso che voglia un certificato di un ginecologo." "Anche se avessi fatto marchette in mezzo alla strada ti vorrei ugualmente, non hai capito che mi sono rimbecillito per te!" La situazione era diventata troppo patetica e Ivan, ripreso il senso dell'umorismo, esordì: "Penso che mi debba organizzare, debbo studiare la situazione perchè non sono mai andato con una vergine, non vorrei fare una cattiva figura..." "Non farai nessuna figura nè bella nè brutta, non intendo mollartela, almeno per ora." "Devo scovare un luogo romantico: un bosco incantato cosparso di fiorellini profumati con alti alberi che fanno filtrare i raggi del sole oppure una spiaggia solitaria con sabbia fine ed acqua trasparente ovvero una suite d'albergo immersi in una vasca con acqua profumata mentre sorseggiamo spumante ed io ti infilo in bocca fragole con panna, che ne dici?" "Che andiamo a casa." "Hai rovinato tutto, mi hai fatto scendere dall'empireo per ritrovarmi... maledizione ti amo come un imbecille!" "Non aspettarti ponti d'oro, te la devi conquistare facendomi la corte tutti i giorni, dimostrandoti servizievole, innamorato, disponibile, riflessivo tutto il contrario di quello che dice il tuo segno zodiacale." "A parte che purtroppo è anche il tuo, penso che tu abbia dimenticato il lavaggio dei piedi come da ceromina papale." Non trattarono più l'argomento, Stella non si sentiva ancora pronta per il grande passo, I genitori di entrambi gli innamorati erano stati messi al corrente del loro legame, Stella anticonformista e libera di natura aveva deciso; niente ufficialità. Ivan senza alcun motivo particolare non aveva presentato Stella a Dimitri. Dopo il diploma, in autunno l'iscrizione all'università: Stella in Economia e Commercio, Ivan, in ossequio alla tradizione paterna, in ingegneria navale. Causa lo studio, i due giovani si frequentavano solo il fine settimana; con la Fiat 850 regalata ad Ivan dai genitori, giravano nei dintorni di Messina ed in particolare sui monti Peloritani ove il distensivo silenzio e l'atmosfera romantica avevano avuto un  peso preponderante per conoscersi un pò più intimamente. Stella pian piano aveva ripreso le abitudini sessuali (manuali e orali) che aveva avuto nel precedente rapporto con Tonino, Ivan era soddisfatto del cambiamento. Un pomeriggio: "Stella mancherò una settimana, devo andare a Genova a ritirare da un cantiere navale lo yatch 'Lula' per conto dei baroni Filippeschi." Ivan insieme al fratello Dimitri, dietro insegnamenti paterni, avevano conseguito il brevetto di skipper per condurre barche sino a quindici metri di lunghezza.Stella non accompagnò Ivan alla stazione ferroviaria, odiava gli addii anche se il loro era un arrivederci, Ivan ne fu contento, la presenza di Dimitri, anche senza un motivo preciso, gli avrebbe dato fastidio. Ad ogni stazione ferroviaria Ivan scendeva dal treno per telefonare a Stella: "Sono a Sapri." "Sono a Salerno." "Sono a Napoli." "Sono a Roma." "Sono a Firenze." "Sono a Genova." "Sono un cretino." Dimitri aveva mollato una battuta sfottente. Ivan aveva sorriso, non gli importava nulla di quello che aveva detto suo fratello. "Quando me la fari conoscere?" "Più in là." Ivan era diventato geloso e questo lo faceva sentire un imbecille, mai lo era stato, forse era quello il motivo di non voler presentare Stella a Dimitri. Il viaggio di ritorno fu molto più movimentato del previsto. Il mare, forza quattro, aveva messo in difficoltà l'equipaggio, nessuno aveva voglia di parlare, ognuno effettuava il suo turno per poi andare a riposare un cuccetta. La radio era andata in avaria. Il vecchio Nettuno, impietositosi delle fatiche dei conduttori del 'Lula', dopo Salerno decise di far calmare i cavalloni ed i marinai giunsero finalmente a Messina col mare quasi calmo. Dimitri durante il viaggio era perplesso dal fatto di non essere stato presentato alla fiamma di suo fratello, un giorno aveva intravisto Stella al braccio di Ivan, una vera gnocca! A casa i genitori erano preoccupati del silenzio dei due gemelli, mamma Leda si mise a piangere al loro arrivo. "Mamma mi stai stritolando" Ivan rideva soddisfatto, avrebbe riabbracciato presto l'amore suo grande.Alla telefonata di Ivan a casa di Stella ripose la sorella Anna. "C'è Stella?" "Ha sbagliato numero." "Non è casa M?" "Si ha sbagliato numero." "Non ho sbagliato numero, sono sfortunato a dover sopportare una cognata rompi..." "A coso ne devi da magnà de pagnotte prima de diventà mi cognato." Anna era fidanzata con un romano e si divertiva a imitarne il dialetto. "Se me la passi ti compro un lecca lecca." "Se fossi volgare ti direi dove ficcatelo il lecca lecca, meglio che non ci incontriamo.Stellaaaa, c'è uno che mi vuole comprare un lecca lecca, parlaci tu." Stella prese il telefono indecisa a rispondere. "Ciao amore mio." "...sei tu? Che cavolo hai detto a mia sorella, quella ha le unghie lunghe e un pessimo carattere, sono c..i tuoi se t'incontra." "Lascio stare la scimmia." "Anna Ivan t'ha chiamata scimmia!" "Questo campa poco o more presto." Anna non amava essere presa in giro da un signor coso che nemmeno conosceva. "Stella ti prego parlami, fammi sentire la tua voce." "La mia voce ti dice che durante il viaggio di ritorno non mi hai telefonato, stavo in pensiero." "SI è rotta la radio di bordo." "Potevi scendere a terra." "Dovresti ripassarti la geografia, da Genova a Messina si passa lontano dalla costa, prendi in atlante, traccia una linea fra i due porti e te ne renderai conto." "Tu attraccavi in un porto e mi telefonavi." "Amo la tua irrazionalità totale. Non era in gita di piacere, il padrone della barca aveva fretta di entrare in possesso del suo yatch." "Sta di fatto che non mi hai chiamato." "Sta di fatto che da sposato passerò un mucchio di guai." "Sta di fatto che non passerai nessun guaio perchà sei un illuso che io possa rimanere con te per sempre, non mi sei mancato e, durante la tua assenza, ho trovato un rimpiazzo.Sai quel ragazzo dai capelli rossi mio compagno di classe, mi ha accompagnato a casa tutti i giorni e vuol conoscere i miei." Ivan si era impantanato nelle sabbie mobili dell'irrazionalità di Stella come mai avrebbe fatto in passato, maledizione alla gelosia!" "Bene cara, mi hai preso in giro abbastanza, ci sono cascato, per farti pedonare mi farai un lavoretto extra, che ne dici?" "Penso che ti farai da solo un lavoretto extra, che ne dici?" "Dico che mi sto precipitando a casa tua." "Sconsigliabile, Anna non è il tipo che dimentica le offese, fra mezz'ora a piazza Cairoli." Ivan la vide arrivare la lontano, solita andatura leggermente ondeggiante, sguardo sopra le testa dei comuni mortali, borsa a lato dondolante. Fece finta di non  accorgersi di Ivan passando vicino al tavolo dove lui era seduto poi decise di finire la sceneggiata e posò le leggiadre membra su una sedia vicino Ivan, nemmeno un  ciao. Si accese una sigaretta, tipica mossa provocatoria.Stella si aspettava la classica domada "Da quando hai preso a fumare?" ma Ivan aveva appreso la lezione, si limitò ad un romantico finto baciamano. "Ora non ti accorgi che la tua fidanzata, sino a quando non lo so, ha preso a fumare?" "Da quello che mi risulta il fumo è un vaso costrittore ed ha effetti negativi solo sui maschietti, le femminucce, per motivi fisiologici ne sono immuni." "Non  sono venuta qui a farmi prendere per i fondelli, in questi giorni sono stata irritabile, ho liticato con tutti e ti ho maledetto cento volte!" Allungato sulla sedia, Ivan seguitava ad ammirarla con gli occhi semichiusi. Immaginò di essere a quattro zampe con un collare al collo al guinzaglio di Stella. Istintivamente si rizzò sulla sedia, quell'immagine gli suggerì in senso figurato quanto si sentiva sottomesso a quell'arpia, stava diventando uno yes sir o meglio yes madam, cosa che lo faceva incazzare di brutto. "Non mi piace l'espressione del tuo volto, hai la faccia lasciva di quello che da tanto tempo..." "Dissotterriamo l'ascia di guerra, godiamoci questi momenti, sinceramente sono felice anche solo guardandoti in viso." "Va bene, dissotterriamo, ordina per me un gelato grossissimo, devo farti spendere un mucchio di soldi!" Stella andava accettata così com'era perchè nei momenti di bonaccia era splendida, i grandi occhi sprizzavano allegria, sulla bocca un sorriso accattivante: emanava gioia di vivere. Ivan voleva assaporare quei momenti, aveva paura di perderla, di non riuscire a trattenerla, era troppo instabile e capricciosa.S'incontravano nei week end, nessun membro della famiglia abbozzava domande indiscrete, una cosa era certa:i due rampolli passavano il fine settimana in buona compagnia. Ivan cominciò a pensare dove trascorrere la 'prima notte di nozze' (ammesso che potesse mai avvenire, co stì chiari di luna...). In albergo? Troppo squallido. A casa di amici? Si sarebbero sentiti a disagio. In una località dei monti Peloritani lontani da tutti? No, troppo pericoloso. Alla fine ebbe un'idea geniale, quella di farsi prestare un cabinato dall'amico Giorgio e recarsi alle isole di sabbia sotto il monte Tindari, ci sarebbero arrivai in due ore. A questo punto la parte più dificile: convincere Stella a seguirlo. Anche in questo caso la pulsella si comportò in modo imprevedibile ed accolse la proposta della gita in barca con entusiamo; l'istinto femminile l'aveva portata a pensare a secondi fini da parte dell'innamorato ma l'idea non le dispiacque... "Giorgio mi occorrerebbe il tuo motoscafo da mattina a sera.""Nessun problema, devo recarmi a Milano con mio padre, queste sono le chiavi, nel frigorifero c'è un pò di tutto dallo spumante per festeggiare a qualcosa di più sostanzioso per riprendere le forze..." Ivan era leggermente arrossito, Giorgio aveva sfoderato un sorriso di complicità. Il motoscafo, un cabinato di quattordici metri, era ormeggiato dinanzi alla Prefettura sotto la statua del Nettuno il quale, commosso dall'entusiamo e dall'allegria dei due giovani e belli, diede disposizioni acchè il mare rimanesse pacifico per tutto il giorno. Durante la traversata Stella si era abbarbicata a Ivan il quale aveva difficoltà a manovrare il mezzo navale. "Buon segno" pensò il furbacchione, il suo cuore andava più veloce dei giri del motore. All'avvicinarsi alle isole di sabbia, Stella: "Fa arenare il motoscafo sulla spiaggia, saremo più tranquilli." Affermare che Ivan era in subbuglio era sminuire le sue sensazioni, vederla scalza, in mini bichini che offriva il suo corpo al sole ed al vento... "Vado sotto coperta, ho una sete indiavolata."Prima di seguirla, Ivan sistemò gli aggeggi di bordo; sotto coperta non la vide immediatamente, la splendida apparve dinanzi il frigorifero con in mano due flùtes di spumante. Piccola sceneggiata di Stella, braccia incrociate prima di bere, bacio la città di Messina lo stesso giorno, il 18 marzo

     
  • 16 novembre 2019 alle ore 10:21
    POGGIO APRICO - UN CONDOMIO SEX A GO GO (2^ PARTE)

    Come comincia: Una gita è sempre gradita.
    Partenza da Messina alle nove, arrivo a Paterno alle undici e poi nei campi insieme ai raccoglitori, tutti giovani, che cercavano di raggranellare qualche Euro.
    "Che bella l'aria di campagna, ci vorrei vivere per sempre."Aveva parlato Assunta che pareva aver preso colore inciso dopo...era proprio cambiata come pure la sorella, la cura Max stava funzionando.
    All'imbrunire furono apparecchiati due tavoli, mischiati padroni e lavoratori tutti allegri oltre che per un buon pasto anche per il vino di Paterno che $Fun po' forte di gradazione, aveva dato alla testa a qualcuno; un paio di coppie erano sparite dietro i filari.
    I tre dopo cena si misero in macchina.
    "Non rientriamo a Messina, siamo troppo stanche, troviamo un albergo."
    Era un tre stelle.
    "Vorremo due stanze, una matrimoniale ed una singola per mia sorella."
    Era chiaro che Giuliana si era ricavata la parte di moglie.
    "Ci facciamo una doccia, non è che sei stanco?" Tradotto dati da fare, voglio scopare.
    Giuliana visto Max nudo sul letto.
    "Sei il dio Apollo ed io il dio Apollo me lo lecco tutto." E cominciò dai piedi sino al viso.
    "Mi hai preso per un lecca lecca?"
    "No, mi piace il tuo sapore, mio marito pouzzava.l"
    Tanto premesso Giuliana andò al dunque, si mise a cavalcioni di Max e cominciò la cavalcata sino ai fuochi di artificio finali.
    "Bene cara, ora mi giro dall'altra parte, ho sonno, buona notte."
    Forse stava sognando o forse no, qualcuno a meglio qualcuna gli aveva preso in bocca l'uccello.
    "Giuliana non fé bastato, ancora?"
    "La succhiatrice non aveva risposto anzi aveva accelerato il ritmo. Max allungò una mano e toccò i capelli, non era Giuliana, aprì gli occhi: Assunta.
    "E tu che vi fai qui?" Domanda di una intelligenza...
    Assunta su di giri non gli rispose, gli montò a cavalcioni come sua sorella, era lo stile di famiglia, Max non aveva preservativi e si lasciò andare, se veniva fuori un pargolo non sarebbe morto di fame.
    Assunta, finalmente doma, restò nella stanza di Maz Max il quale la mattina seguente ebbe una sorpresa,: nel taschino della giacca un assegno di cinquantamila Euro...mih!
    Rientro a Messina, dietro i vetri al primo piano la signora Costa non sembrava apprezzare quello che vedeva, capì di non essere la sola amante di Max, pensò che non poteva competere con quelle due riccone, si sarebbe accontentata delle briciole.
    In seguito un fatto anomalo (capitavano tutte a lui!). Durante le lezioni di francese e di latino alle sorelle D'Arrigo, Grazia prese a piangere a dirotto sulle spalle della sorella che la imitò, Max era in crisi, cosa poteva essere successo di grave:
    "Un brutto voto a scuola, litigio con i genitori o con i compagni?"
    "Se lei è comprensivo glielo diremo ma deve essere comprensivo e non liquidarci come due sceme."
    "Non vi liquido, parlate."
    "Non dormiamo più la notte, non è un modo di dire, è la verità, desideriamo ardentemente stare un po' con lei, solo un pompino, niente fiorellino solo in bocca,non lo diremo a nessuno, siamo pazze di lei, si può fidare" e giù a piangere di nuovo.
    "Max ebbe paura che la storia finisse male, quelle due sembravano capaci di tutto. "Va bene ma solo per una volta."
    Le due misero mano ai pantaloni che furono sfilati, 'ciccio' dinanzi a tanta gioventù innalzò la cresta che venne ingoiata a turno da una bocca; cercò di resistere più a lungo possibile, erano molto brave maledette loro, chissà quanto allenamento con i compagni di scuola. In ultimo 'ciccio' si arrese e cominciò ad emettere lo sperma golosamente ingoiato a turno dalle due sorelle.
    "Grazie e...a presto!"
    Un par di balle, quale a presto! Le due sorelle erano sparite dietro la porta d'ingresso.
    Max non volle porsi domande, ormai aveva capito come sarebbero andate le cose in quel condominio.
    Unica speranza di salvezza i due coniugi settantenni pensionati e tristi nella cui casa Max si rifugiava quando era inseguito da qualche Erinni arrapata!
     

     
  • 14 novembre 2019 alle ore 12:40
    CUORI DI MAMME

    Come comincia: Roma, via Cavour 101, palazzina di cinque piani. Ultimo piano, cinque stanze a sinistra Luciano padre, Arianna consorte, Andrea figlio, a destra Simona, vedova, Federico figlio, i due ragazzi frequentavano l’ultimo anno del vicino liceo scientifico. I loro destini si sarebbero intrecciati in maniera notevevole: Luciano era il titolare di un’impresa di trasporti con  camion a quattro assi che potevano trasportare grandi quantità di merci. Essendo il proprietario della ditta poteva  stare a tavolino e far lavorare i dipendenti  ma di colpo, con la scusa dell’ invio in pensione di un dipendente aveva ripreso la sua vecchia professione di autista andando soprattutto in Polonia per attaccamento a quella terra? Attaccamento si ma non alla terra ma ad una cittadina di Varsavia a nome Berta, divorziata, quarantenne  di notevole bellezza. La cotale, di professione traduttrice simultanea di lingue era stata agganciata da Luciano che le aveva consegnato un pacco col suo camion. Era stato subito un coup de foudre da parte di entrambi e da quel momento la ‘rotta’ principale di Luciano era Roma – Varsavia. Con l’intuito tutto femminile la moglie Arianna aveva avuto sentore di una liaison di suo marito con qualche disponibile femminuccia dell’est ma, ragionando a mente fredda aveva preso la decisione di far finta di nulla, sposati da ventuno anni un po’ di stanchezza di rapporti poteva avvenire, meglio non  drammatizzare, o prima o poi i galli rientrano nel pollaio! Luciano ormai cominciava a sentire il peso degli anni, milletrecento chilometri di guida di un camion sono pesanti da sopportare ed allora pensò a suo figlio Andrea, purtroppo il ragazzo non aveva la stoffa del padre, era piuttosto mingherlino e soprattutto non amava guidare, figuriamoci un bestione da quattro assi, soluzione? Rivolgersi a Federico che, assai prestante di fisico accettò volentieri l’offerta. Dopo gli esami di Stato con promozione brillante il giovane, con un po’ di dispiacere da parte della madre Simona si mise in viaggio felice di poter conoscere  persone di un paese a lui sconosciuto, era un allegrone e soprattutto amava molto le femminucce, quelle dell’est godevano buona fama! Luciano fermò il camion in un motel austriaco e, dopo aver cenato restò a dormire nella cuccetta del camion per evitare qualche sorpresa da parte di eventuali ladri,  fece alloggiare Federico in una stanza del motel. La mattina partenza,  arrivo a Varsavia all’imbrunire con posteggio in uno spiazzo adibito a sosta dei ‘bestioni’. Berta avvisata via cellulare si fece trovare in ghingheri come pure la figlia sedicenne Daniela che fu sorpresa ed apprezzò la presenza di Federico. “Zio non sapevo che avessi in sì bel figlio, complimenti!” “Non è mio figlio in ogni caso è omosessuale!” “Peccato mi sarebbe piaciuto…” Berta si faceva delle matte risate, aveva capito che il suo amico aveva barato in merito a Federico per evitare che Daniela gli si buttasse addosso.  Cena a base di bigos (ravioli ripieni) zuppa di pesce, formaggi, funghi, frutta e poi tutti a riposare Luciano nel lettone con Berta, Federico nella stanza degli ospiti in un lettino singolo, in un altro giaciglio Daniela, delusa, ammirava il fisico scultoreo di un Federico in slip. “Ma sei sicuro che non ti piacciono le donne, io sono bravissima col sesso, vediamo se riesco a …” Ci riuscì immediatamente, dentro di sé mandò a quel paese Luciano e per la prima volta in vita sua provò un ‘coso’ italiano dalle alte prestazioni, evviva…I due si misero d’accordo sulla favola dell’omosessualità di Federico per far stare tranquilli Luciano e Berta. I due novelli ‘sposi’ furono svegliati da Berta che doveva andare ad un congresso per esercitare la sua professione di traduttrice di lingue, ne conosceva quattro fra cui l’italiano, come pure la figlia che si recò a scuola. Luciano e Federico andarono dove era posteggiato il camion e cominciarono a scaricare la merce per consegnarla agli acquirenti che l’avevano ordinata. Finirono nel tardo pomeriggio, un brunch  al posto della cena e poi dinanzi alla TV, furono fortunati perché trovarono un canale in lingua italiana. I quattro andarono presto a letto con una ‘buonanotte’ con sbadigli. I giorni successivi stesso impegno per le due polacche mentre Luciano e Federico facevano i turisti per la città. Rientro in Italia prevista per il giorno dopo, la sera, more solito tutti a letto abbastanza presto ma Berta sentì qualche rumore di troppo nella camera degli ospiti, aprì uno spiraglio della porta ed ebbe la conferma di quanto sospettato, altro che omosessuale, Federico si stava bellamente scopando sua figlia.  Decise di far marcia indietro ma svegliò Luciano il quale messo al corrente del fatto chiese di essere lasciato in pace, per lui tutto regolare come per i ragazzi che la mattina si alzarono per primi con facce sorridenti. Cuore di mamma ebbe il sopravvento ed abbracciò la figlia la quale rimase sorpresa poi capì che sua madre…A Roma la situazione era cambiata in maniera boccaccesca: una mattina nella cassetta delle lettera Simona trovò un busta in bianco, l’aprì e lesse il seguente scritto a macchina: “Guardandoti mi viene in mente il famoso detto latino che ti traduco: ‘cogli l’attimo confidando il meno possibile sul futuro.’ Sento che emani un profumo di donna difficilmente riscontrabile in altre signore. Standoti vicino sento una piccola rivoluzione dentro di me, sensazione che mi fa chiudere gli occhi per immaginare di stare insieme ‘nature’ con meravigliose sensazioni che vanno al di là del rapporto fisico. Naturale sorge in me la domanda: che hai più delle altre? Difficile esternarlo: hai seduzione, charme, sex appeal, attrattiva, grazia, carisma. Immagino la tua mano portare il mio viso sulla tua ‘gatta’ tremante dal desiderio con la conseguente inebriante lungo  orgasmo che mi fa provare un sapore di idromele, qualche lacrima irrora il tuo viso. Il mio ‘ciccio’ si introduce nella tua ‘deliziosa’entrando facilmente sino a metà della tua vagina facendoti provare la sensazione del punto G, sensazione forse da te mai percepita che ti porta all’empireo. Giaci sul letto con le tue deliziose cosce aperte, sei distesa. Il mio ‘collaboratore di gioie’ sembra impazzito, vuol provare a penetrare nel tuo favoloso ‘popò’, pian piano ci riesce senza tuoi lamenti anzi anche tu collabori toccandoti la ‘deliziosa’ e raggiungendo il doppio gusto sempre da te sognato ma mai provato. Anche se si tratta solo di fantasia mi sento privo di forze, una sensazione piacevole. Per provare nella realtà quanto immaginato farei qualsiasi cosa, vienimi incontro mon petit chou.” Arianna e  Simona rimasero in silenzio, la prima riconobbe i caratteri della sua macchina da scrivere e quindi anche il ‘colpevole’poi: ”Abbiamo capito entrambe chi è l’autore, Andrea è stata sempre la mia preoccupazione, psicologicamente è un debole, avrebbe bisogno di… diventare uomo, anche tu sei mamma e puoi capire.” Simona abbracciò Arianna, comprese il suo cruccio e inaspettatamente: “Manda domattina Andrea a casa mia, sono sola, ho compreso il tuo dramma.” “Te ne sarò per sempre riconoscente.” Andrea messo a corrente della situazione la notte prima…dell’esame dormì poco, la mattina  si alzò presto, si rase la barba e poi una doccia, erano le otto: “Mamma una colazione veloce…” Simona era per lo più curiosa di come si sarebbero svolti i fatti: si fece trovare coperta solo da una vestaglia trasparente, nessun dialogo da parte dei due. Simona rinverdì il suo passato sessuale fino allo sfinimento suo ma non del compagno che avrebbe voluto seguitare ancora, la prima volta non si scorda mai e Andrea non solo non lo scordò ma appena poteva si rifugiava nelle calde…braccia di Simona. Al rientro di Luciano e Federico tutti si accorsero che qualcosa era cambiato, Federico: “Vedo Andrea molto cambiato, mi sa che ha provato la ‘topa’ di qualche ragazzina, auguri fratello.” Nella sua battuta c’era qualcosa di vero, in un certo senso poteva considerarlo suo fratello!
     

     
  • 11 novembre 2019 alle ore 13:29
    UN AMORE ALTRUISTA

    Come comincia: Ad Alberto M. la mattina appena sveglio accadevano fatti alquanto strani, forse la sera aveva esagerato con il mangiare o con le bevande alcoliche? Quanto mai, era al limite del diabete e seguiva una stretta dieta e allora? Era in quel periodo della vita  in cui la memoria fa brutti scherzi nel senso che ha perfetti ricordi degli avvenimenti degli anni precedenti ma non riesce facilmente a memorizzare quelli recenti. Cercava di mascherare questa sua situazione ma la gentile consorte Anna M., di ventisei ani più giovane, lo ‘leggeva’ come un libro aperto e quindi…”Oggi è sabato e non vado in ufficio e quindi apriti con l’amore tuo grande, son tutta orecchie.” “Promesso che non mi prendi per il culo?””Giuricchio.”  “More solito fai la furba, ad ogni modo dato che mi hai classificato amore tuo grande…ti racconto quello che mi è accaduto. Da questa mattina  appena sveglio mi ronza in testa una poesia del Carducci che ho studiato al ginnasio, recita così: Contessa cos’è mai la vita? È l’ombra d’un sogno fuggente, la favola breve è finita, il vero immortale è l’amor, aprite le braccia al dolente, vi aspetto al nuovissimo bando ed or Melisenda accomando un bacio a lo spirto che muor.’ Siamo nel dodicesimo secolo, il principe di Blaia ‘Rudello’ (già dal nome…), sentiti i racconti di pellegrini che lodavano la bellezza della principessa Melisenda, si era imbarcato su un suo vascello per raggiungerla ma durante il viaggio si ammalò gravemente e, prima di morire, ottiene un  bacio da Melisenda. Un principe con tanti pezzi di f…. che gli girano attorno fa un lungo viaggio per conoscere una mai vista e ci rimette le penne, che ne dici cara, io mi sarei io messo in viaggio…” “Tu sei un pigrone, col cavolo…lasciamo perdere le sciocchezze e servimi a letto un vassoio con bioches, cappuccino e spremuta di arancia.” “Io che ci guadagno?” “Hai detto bene guadagno ma te la devi meritare!” “Ed io svicolo…” “Ed io pure, abbiamo finito di dire fregnacce, vai!” I coniugi M. se la passavano proprio bene da un paio di anni in seguito ad un’eredità (piovuta è il giusto termine) dall’Australia da un parente sconosciuto che aveva cercato i suoi affini in Italia per non lasciare i suoi beni ai parenti colà residenti e così Alberto ed Anna si erano trasferiti da un modesto appartamento di via Colapesce di Messina in un complesso di lusso ‘Il Parnaso’ dove dimoravano i più in di questa città. I più in non comprendevano solo professionisti e gente dalle ottime  possibilità finanziarie ma anche qualche coppia in cui la gentile consorte, decisamente bella (e costosa)  era gentile anche con qualche maschietto di passaggio. Alberto, vecchio mign….ro aveva subito scoperto Elena, bionda alta, bellissima e, a detta di chi la conosceva a fondo, molto cara, ma ne valeva la pena (potendo…). “Se ti avvicini a quella ti cavo gli occhi!” “Sei sempre esagerata, magari uno schiaffone…” “Hai capito benissimo.” E così l’Albertone, anche perché abituato a non pagare le prestazioni femminili, girava al largo. Anna non aveva voluto lasciare il suo impiego al Genio Civile (nella vita non si sa mai diceva lei) e così tutti i giorni, escluso il sabato si recava al lavoro con la nuova auto, un Twingo Renault munita di tutti gli accessori. Anna aveva fatto amicizia con una signora del loro stesso piano che purtroppo era costretta a letto paralizzata per un grave incidente stradale, bella donna bruna dai capelli lunghi. Laura F. questo il suo nome, gradiva la compagnia della dirimpettaia anche perché non riusciva ad aver confidenza con l’infermiera, donna tipo corazziere, rozza, che l’accudiva per qualche ora del giorno. Laura era una donna colta, ex insegnante al liceo classico delle materie letterarie parlava tre lingue per essere stata all’estero col padre ambasciatore. Purtroppo suo marito, con la scusa del lavoro (era il rappresentante di importanti ditte alimentari) dopo l’incidente si interessava ben poco della consorte e si era ‘fatta’ un’amichetta molto più giovane della quarantenne consorte. Non vi ho parlato di Alberto: ebbene il non più giovane signore (era  cinquantenne) ex impiegato dell’ufficio delle entrate, ex perché all’arrivo dell’eredità dall’Australia, aveva preferito stare in panciolle e girava con la Jaguar X type munito della fida macchina fotografica Nikon. Aveva fatto amicizia con un fotografo professionista con negozio a piazza Cairoli, il salotto della città, e talvolta seguiva nei suoi servizi Gaetano P. senza guadagnarci nulla, col solo piacere di presenziare a cerimonie varie, prime fra tutte i matrimoni, era diventato anche molto bravo a sviluppare e stampare in bianco e nero, foto apprezzate solo dagli intenditori. Naturalmente per un tipo ‘frizzante’ come Alberto la normalità non era di casa e così, dopo la sua presentazione da parte di Anna alla signora Laura, prese a frequentare la sua casa per farle compagnia. In totale assenza del legittimo consorte, era l’unico interlocutore della dama la quale cominciò ad apprezzarlo anche per il suo spirito romanesco (era romano dè Roma, quartiere S.Giovanni). Le raccontava i pettegolezzi sulla gente più in vista di Messina (corna, fallimenti, figli di importanti personaggi che avevano fatto outing  quali omosessuali) e Laura per qualche tempo dimenticava i suoi guai. Inoltre Alberto le leggeva un suo romanzo che era riuscito a farsi pubblicare da una casa editrice (dietro pagamento) in cui raccontava le sue avventure amorose (vere ed anche immaginate) durante il periodo di tre anni in cui era stato ‘Fiamma Gialla’ (finanziere).  Alcuni brani venivano sorvolati perché descrivevano qualche avventura erotica del protagonista, Laura se ne accorgeva e lo pregava di leggerle lo stesso. Una volta la signora diventò rossa in viso per il contenuto di un brano esplicitamente sessuale, Alberto si scusò e stava per andarsene quando: “Non andar via, son diventata rossa pensando al sesso, mio marito non mi…guarda più ed io…”Un pianto silenzioso portò Alberto ad abbracciarla, Laura era paralizzata dalla cintola in giù ma le braccia no, abbracciò il suo vicino di casa e lo baciò lungamente. La signora ci sapeva fare con la lingua ed Alberto, diciamo per compassione in verità perché si era eccitato, le mise in bocca un ‘ciccio’  ben dur col finale prevedibile. Madame si era vergognata ed aveva voltato le spalle al da poco amante, Alberto la rigirò prendendole il viso in mano: “Sei ancora bella e desiderabile.” “Non venire più a casa mia, avere rapporti con te sarebbe piacevole ma farei un grosso torto ad Anna, cerca di capirmi.” Era pomeriggio inoltrato, Anna stava stirando, suo marito al rientro in casa andò in bagno per lavarsi, cosa che non sfuggì alla consorte, le donne  hanno un sesto senso e capì quello che era successo, nessun commento da parte sua. La sera a cena silenzio totale, ambedue davanti al televisore sino alle ventidue quando Anna: “M’è venuto sonno, buona notte.” Da quel momento Alberto evitò le visite alla dirimpettaia, cosa ovviamente saltata agli occhi della consorte che invece seguitava a far visita a Laura. Una domenica mattina: “Vorrei ricordarti quello che ci siamo promessi prima di sposarci: massima sincerità anche se non sempre piacevole, lo ricordi?” “Vai al dunque.” “Laura mi ha raccontato quello che è successo fra voi ed ha giurato che non accadrà più ma…ma… ci sono molti ma. Siamo diventate amiche ed ho capito il suo dramma anche per l’allontanamento del marito hai capito in che campo. Per un attimo mi sono messa al suo posto ed ho provato un dolore profondo anche per la sua solitudine, sai quanto sono stata sempre gelosa di te ma…” “Ricominci con i ma?” “Vieni andiamo a casa di Laura.” Alberto molto sorpreso non disse nulla, non capiva dove sua moglie volesse andare a parare. “Cara amica mia, questo è mio marito, è sempre il mio amore, a me non spiacerebbe se …ti leggesse ancora qualche pagina di quel suo romanzo, sempre se tu sei d’accordo. Oggi ho cucinato qualcosa di buono a base di pesce, ti aiuto ad andare sulla tua carrozzella per portarti a casa mia.” I lucciconi erano spuntati sugli occhi di Laura, quel discorso era stata una chiara ed esplicita autorizzazione a…da donna capì che sacrificio che Anna si era imposta, lei così gelosa! Il lunedì mattina: “Good luck my husband.” Questo il saluto alquanto particolare della consorte di Alberto il quale, dopo un colloquio telefonico con Laura (lei si voleva far lavare dall’infermiera) si presentò all’amante ormai ufficiale la quale era cambiata completamente: ben truccata, capelli raccolti a chignon, profumatissima, sorridente a soprattutto nuda. Aveva ancora un bel corpo dovuto ai massaggi di una fisioterapista. Stavolta niente lacrime o meglio qualche dolorino alla cosina della signora dovuta al calibro di ‘ciccio’, dolorino ben sopportato perché seguito da goderecciate multiple. Laura era completamente cambiata, sempre sorridente con tutti tranne che col marito in via di separazione, anche gli handicappati… 
     
     
     

     
  • 06 novembre 2019 alle ore 13:14
    POGGIO APRICO UN CONDOMINIO SEX A GO GO

    Come comincia: Alberto M. maresciallo della Guardia di Finanza, in divisa, a bordo della sua Lancia Ypsilon stava per imboccare l’autostrada che lo avrebbe condotto a Roma, meta finale Messina.Stava andando via o forse meglio dire scappando da Domodossola che per lui era diventato luogo di dolore.La sua amata Flora era deceduta per un tumore al cervello, l’aveva assistita sino all’ultimo anche quando era in preda a dolori atroci che nemmeno i medicinali oppiacei riuscivano a lenire.Dopo quell’evento funesto era rimasto in città per un mese al fine di sistemare la sua posizione per un trasferimento fuori sede.Era rimasto in collegamento con Ignazio Romagnoli suo compagno di camerata alla Scuola Sottufficiali di Ostia, anche lui colpito da un grave lutto per il decesso in un incidente stradale dell’unico figlio.A mezzo di conoscenze comuni al Comando Generale del Corpo, rappresentando i loro rispettivi problemi, erano riusciti: Romagnoli ad essere trasferito a Lecce suo luogo d’origine e dove possedeva un’abitazione e Alberto al suo posto a Messina all’Ufficio Operazioni.Al ,come tutti lo chiamavano, si era fermato vicino Firenze per sgranchirsi le gambe, fare e colazione ed il pieno di benzina.Nel frattempo si era messo in collegamento telefonico con sua cugina Silvana che abitava in via Cavour in pieno centro a Roma.“Silvà (non aveva perso l’accento romanesco essendo nato nella capitale) fra un par d’ore sò da te.” (Gli piaceva, quando poteva, sfoggiare il suo dialetto tipo ‘civis romanus sum’ un po’ , come dire, sono superiore a voi.)“Quando arrivi citofonami, in via Cavour non riusciresti a posteggiare, ti ho riservato un posto in un garage vicino a casa mia.”Silvana era per Alberto più che cugina la sorella che non aveva avuto.Grandi baci e abbracci: “Ci voleva il tuo trasferimento per vederci, ora che stai qui ci resterai almeno quindici giorni.”“Silvana lo sai quando mi fa piacere stare con te ma dopodomani devo essere a Messina.”“Va bene, se non puoi,... non ho voglia di cucinare, stasera andremo al ristorante ‘Urbano ’ubicato sotto casa.Silvana era in confidenza col padrone Romolo: ti presento Alberto mio cugino, attento che è un maresciallo della Finanza, stasera mi devi fare la ricevuta fiscale.”“Io te l’ho sempre rilasciata…”“Ah Romolè lassa perde e facce magnà da re.”I due nella conversazione tralasciarono l’argomento Flora, era troppo doloroso.“Com’è che hai scelto Messina, se venivi a Roma saremmo stati insieme, avresti abitato a casa mia.”“È stata una combinazione particolare, un mio collega ed amico è stato trasferito da Messina a Lecce, io prenderò il suo posto.”
    La mattina successiva in viaggio: via Cavour, via Merulana, S:Giovanni, via Appia e infine l’autostrada. Fino a Salerno tutto liscio poi sulla Salerno Reggio Calabria una serie infinita di cambi di carreggiata, di rallentamenti, di file di auto (era luglio).Giunto sfinito a Villa S.Giovanni due ore di attesa per il traghettamento.“Ignazio sono a Messina all’uscita del serpentone che debbo fare?” “Non ti muovere vengo io.”Ignazio abitava in un casa a cinque elevazioni in una stradina interna della  ‘Panoramica dello Stretto’ con piscina e campo da tennis, al quinto piano abitava Ignazio.“Stasera andremo a mangiare alla ‘Sirena’, un ristorante di un caro amico, si mangia bene e per noi si paga poco, ti ho preparato un letto nel salone.Dopo la presentazione al padrone, Ignazio e Alberto si sedettero in un tavolo situato su una terrazza con vista sul lago, uno spettacolo.Nessuno dei due amici aveva gran voglia di parlare, ognuno sapeva dei rispettivi lutti che era meglio non ricordare.A casa: “Al io lascio il mio cuore a Messina, qualcosa dentro di me s’è rotto, ricordi la mia allegria, il mio carattere espansivo, tutto finito. Abbiamo portato a salma di mio figlio al cimitero di Lecce, mia moglie è rimasta lì dove abbiamo una grande casa, io la raggiungerò non appena ti avrò passato le consegne. Intano ti porto in garage raggiungile in ascensore. Questa moto era di mio figlio, non la voglio più vedere, ti lascerò un foglio in bianco firmato, andrai dal notaio Nascimbene, è un amico penserà lui al passaggio di proprietà.“Ignazio ho visto di sfuggita che ci sono una piscina ed un campo da tennis, come la mettiamo col condominio e poi devi dirmi quanto tu paghi per l’affitto.”“Per l’affitto e per il condominio niente, non fare quella faccia, poi ti spiegherò il perché.” Molto perplesso Al .Il pomeriggio successivo:“Ti presenterò i vari condomini: al primo piano due coniugi quarantenni senza figli cognome Costa: lui Salvatore lei Maria, Memi per gli amici, secondo piano due pensionati settantenni Di Stefano Vittorio e Francesca, due persone per bene, affettuose, terzo piano le sorelle Musmeci Giuliana vedova e Assunta zitella circa quarantenni. Attenzione a loro sono le padrone dell’isolato ed hanno tante proprietà immobiliari e terreni, devi tenertele buone. Hanno una paura tremenda di accertamenti tributari, hanno voluto che io controllassi i loro conti in compenso niente affitto e niente condominio, quarto piano D’Arrigo Calogero (Lillo) marito, Caterina moglie e due gemelle sedicenni Grazia e Graziella, due pesti.”Primo piano: “Questo è  Alberto  mio collega subentrerà nella mia abitazione, loro sono…”La scena si ripetè per quattro volte, a Max rimasero impresse le caratteristiche di tutte le persone abitanti nel palazzo, alcune molto interessanti…Ignazio partì il giorno dopo:“Per me questa casa è solo un ricordo doloroso, non porterò con me i mobili, te li regalo, a Lecce ho una casa ammobiliata e non saprei dove metterli.”“Fammeli pagare almeno in parte…”“No ho deciso così, voglimi bene.”Il giorno dopo si recarono in caserma.  Presentazione al Comandante Colonnello Andrea Speciale ed al suo Aiutante Maggiore t.colonnello Sebastiano Leotta, poi nel suo ufficio brigadiere Angelo Sferrazza e l’appuntato Franco Iannello. Ignazio partì il giorno stesso.Alberto si mise all’opera, la casa era molto bella: il salone e la camera da letto avevano vista sul mare, i due bagni e lo sgabuzzino su un terreno laterale tutto alberato, lo studio, il soggiorno e la cucina sul retro; dovevano essere circa centoventi metri quadrati.Amante della pulizia e dell’ordine Al si mise all’opera,  finita quest’incombenza aprì il baule e la valigia e sistemò lo sue cose negli armadi, in camera da letto e nel bagno.Accese il televisore ma lo spense quasi subito, a letto sfinito.Alberto andò in centro, per comprare un computer e relativa stampante, per fortuna in casa c’era un telefono fisso funzionante, Ignazio era stato molto generoso con lui.Il giorno successivo due tecnici vennero a casa sua e sistemarono i due apparati.Altra incombenza:  il  conto corrente, a Domodossola aveva come banca il Credito Emiliano che per sua fortuna aveva degli sportelli anche a Messina. Sorpresa, un funzionario di quell’istituto di credito era Salvatore Costa che abitava al primo piano del suo palazzo.“Signor Costa a Domodossola avevo il conto corrente con la vostra banca vorrei passarlo a Messina.” L’interessato si mise a disposizione poi:“Venga a casa mia di pomeriggio, la farò firmare del carteggio e le fornirò la password per entrare nel suo conto corrente e fare le operazioni che desidera.”Alberto aveva ancora dieci giorni di licenza di trasferimento da usufruire e, se anche frastornato dagli ultimi avvenimenti,  sentì che qualcosa di buono era mutato in lui forse dovuto al  cambiamento sia della città che delle persone che aveva conosciuto.  Il pomeriggio verso le diciassette suonò il campanello di casa Costa, venne ad aprire il marito.
    “Venga nel salone ho messo sul tavolo il carteggio da firmare, intanto si era presentata la moglie.”Noi eravamo molto amici dei signori Romagnoli, spesso mangiavamo insieme, giocavamo col figlio a tennis e facevano il bagno in piscina, la morte del povero Paolo  ha distrutto Ignazio, aveva vent’anni. Io vado un bagno un attimo, le farà compagnia mia moglie.”Alberto nel frattempo  studiava la signora: altezza 1,65 circa, seno misura tre piuttosto ben esposto da una camicetta rosa scollata, vita stretta, minigonna, gambe muscolose.“Lei sarebbe un’ottima modella, io ho per hobby la fotografia, quando vuole sono a sua disposizione e la vedrei pure come ballerina.”
    “Ho studiato danza fino a quindici anni, poi mi sono rotta una caviglia ed ho dovuto abbandonare. Amo essere fotografata, mio marito non è pratico e se vuole…domani mattina…”Un’invito esplicito, più di così, certo non voleva fare un passo falso, magari aveva male interpretato le parole della signora, intanto si sarebbe presentato con la fida Canon 450 poi…Alle nove Max suonò alla porta dei signori Costa, la signora Maria venne ad aprire in bichini nero con sopra una vestaglia aperta, buon inizio.“Il mio nome è Maria ma per gli amici sono Memi.”“Io sono Alberto, Al per gli amici.”“Vorrei io proporre io qualche posizione da prendere, andiamo nel salone, c’è una riproduzione della statua di Paolina Bonaparte scolpita dal Canova.”Ad Al cominciò ad aumentare la pressione sanguigna, Memi, sul divano, imitò la posizione della statua.“Ve bene così?”
    Max si fece più audace: “C’è una differenza, Paolina Bonaparte non aveva il reggiseno.”
    “Non c’è problema, Memi rimase in topless, un bel topless, le tette erano a forma di pera come piacevano a lui.”Al scattò le foto da tutte le posizioni poi.“Io vedrei una posa sul letto: seduta, la gamba destra piegata, le mani sul ginocchio.Anche qui nessun problema.“Va bene così, io a letto sono abituata a stare nuda.” Memi mise in atto la posa come suo desiderio.Alberto riprese la signora in costume adamitico da varie posizioni, poi si avvicinò sempre più, posò la Canon sul comodino e abbracciò Memi, prese a baciarla come un forsennato ben coadiuvato dalla signora. Venne fuori di tutto, connilungus, fellatio, sessantanove ed infine entrata trionfale dentro una gatta bagnatissima.“Non ti preoccupare, vai facile non posso avere figli.”Spossato, Al si mise a gambe aperte sul posto del letto che doveva essere del legittimo consorte con ‘ciccio’ ancora inalberato, Memi ne approfittò per montarci sopra per una ‘smorciacandela’.  La candela di Al era alla fine, riprese le sue cose, un bacio di ringraziamento e rientro in casa.Quell’abbuffata di sesso ebbe due effetti: fisicamente mise a terra Al ma psicologicamente lo allontanò dai fantasmi di Domodossola che gli sembrarono più sfumati, lontani…La moto Suzuki fu portata dal meccanico, lo sterzo era rotto. Al prese ad usarla quando c’era bel tempo per andare in caserma. Qui una novità: saputo che il Colonnello Comandante cercava uno pratico di fotografia per metter su un laboratorio per fotografare gli arrestati, prendere le impronte digitali ed in generale riprendere risultati di servizio e cerimonie varie, si presentò ed ebbe l’incarico.La ditta Randazzo era la più fornita a Messina, Alberto si presentò in divisa, conobbe il direttore ed i commessi, si fece fare dei preventivi che furono approvati dall’Ufficio Amministrazione. Il laboratorio fotografico diventò in gioiello: un marmo lungo un muro conteneva le vaschette degli acidi: rivelatore e fissaggio, un ingranditore Durst ed una smaltatrice rotativa, dall’altro lato un lavandino, una rotativa ad acqua per sciacquare le foto, un armadio dove mettere i materiali ed un essiccatore per le pellicole. Ben presto divenne pratico ed ebbe dei complimenti anche da parte di fotografici professionisti che riconobbero la sua bravura nello stampare il bianco e nero.Ora quello che interessava Al era presentarsi alle sorelle Musmeci per sistemare la sua situazione finanziaria. Al citofono concordò con una delle due di cui non riconobbe la voce, appuntamento a casa loro alle diciassette.Seguendo i suggerimenti datigli dal suo collega, si presentò in divisa e vide che aveva fatto l’effetto desiderato: le due sorelle furono molto cerimoniose: "Si accomodi questa è la poltrona più comoda, le possiamo offrire qualcosa, abbiamo dei dolcetti fatti con le nostra mani e del vino delle nostre terre…"
    Al rifiuto di Alberto andarono al dunque:“Il suo collega era così gentile da ricontrollare i conti del nostro consulente tributario,  noi lo ricompensavamo con non farli pagare l’affitto ed il condominio, se lei fosse così gentile…”Al fu gentile ma nello stesso  tempo rimase colpito da ‘le nostre terre’ quelle erano davvero ricche.Giuliana, la vedova circa quarantenne, non era una longilinea a nemmeno una chiattona, una via di mezzo, quel che colpiva era il suo viso triste, non brutto ma triste.“Signora siamo coetanei un po’ di allegria, anch’io ho avuto un lutto, la morte per tumore della mia fidanzata, ne sono rimasto scosso ma ora cerco di riprendermi.”“Anche mio marito aveva un tumore, è deceduto sei mesi fa. Era catanese e mi ha lasciato degli agrumeti che non sappiamo come gestire bene, non ci fidiamo del fattore, se ci potesse dare una mano.”“Signora se mi lascia il carteggio ci darò uno sguardo ma voleva dirvi un’altra cosa, non vi vedo mai in piscina, da militare vi do un ordine: domattina tutte e due in piscina, gli ordini non si discutono! Sto scherzando, mi farebbe piacere vedervi tutte due in costume da bagno alle nove, by by.”Cosa strana i suoi ‘ordini’ vennero eseguiti: le due sorelle,  alle nove erano in piscina ancora non c’era nessuno, era domenica. Quel che colpì Al era il corpo di Assunta, di faccia non era eccezionale ma di corpo sembrava una modella anche se tutte e due avevano un costume intero.“Mi sembrate due signore del primo novecento, oggi i costumi interi non li portano nemmeno le monache!”“Noi abbiamo solo questi…”
    “Alberto vi accompagna domani pomeriggio in centro ad acquistare due bei bichini anzi più di due, farete un figurone, ed ora tutti in vasca.”Il pomeriggio alle sedici Al stava aspettando in garage l’arrivo delle due madame che si presentarono puntuali.
    “Possiamo andare con la nostra Jaguar o meglio quella del mio defunto marito.”
    Alla faccia degli ottantamila euro! “Vede madame, al centro è difficile trovare posteggio, meglio la mia Ypsilon.”In viale S.Martino era proibito posteggiare, Max se ne fregò e tutti e tre entrarono in un negozio di costumi da bagno.Dapprima le signore provarono dei bichini castigati ma poi spinti da Al sempre più si infervorarono soprattutto dietro i suoi complimenti:“Volete coprire un si bel corpo, coraggio bichini mini.”Con sorpresa di Alberto acquistarono qualcosa di brasiliano, per intenderci costumi che lasciavano scoperta un bel pò di 'merce' nient’affatto male, Al era riuscito nel suoscopo!““Domattina li proveremo in piscina!”“Ma domani lei non va a lavorare?”“Sono in licenza.” Mentì Max e si diede malato.Il mattino seguente piscina vuota, le due sorelle apparvero coperte da uno accappatoio lungo sino ai piedi.“Ed ora lo spogliarello!” celiò Al.La sorelle ci misero un po’ di tempo ma obbedirono.“Evviva due sirene, sapete nuotare, no? Non fa niente andremo dove si tocca.”Al intendeva dove l’acqua era bassa ma anche toccare qualcosa di morbido. Nuotando sott’acqua  mise le mani fra le cosce di Giuliana che rimase impietrita ma non disse nulla, poi passò al popò,  quindi fu il turno della sorella, un bel movimento!Chissà che passava per le teste di Giuliana e di Assunta, Al sperava non una sgridata e così fu, con lo sguardo basso le due sorelle si misero l’accappatoio e si accomodarono sulle sdraie.“Lei è un monello, non si fanno certe cose!”La frase era stata detta ridendo, questo confortò Al che pensò ad un piano.“Il pomeriggio vorrei controllare la vostra contabilità, verso le cinque a casa mia, va bene?”Un cenno di assenso.Al si aspettava di vedere le due sorelle invece si presentò solo Giuliana che non fornì alcuna spiegazione del fatto di essere sola.“Queste carte mi danno alla testa, sono la mia disperazione, gliele metto sul tavolo e rientro a casa.”“No è meglio che rimanga, avrò bisogno di spiegazioni.”Al constatò che Giuliana era entrata in possesso di circa venti ettari di agrumeti più altrettanti di uliveti, più vari appartamenti, alla faccia!
    Giuliana venga più vicino, vede qui…le prese il viso e cominciò a baciarla in bocca, quella non solo non fece resistenza ma si abbandonò completamente, destinazione finale il letto.Al si dedicò al fiorellino, era lavato di fresco e profumato, l’interessata aveva messo in conto quello che stava accadendo, prima di entrarci dentro le procurò un paio di orgasmi anche per non farle troppo male, il suo era un ‘ciccio’ piuttosto grosso e Giuliana forse anzi sicuramente era stata a stecchetto per molto tempo.
    L’entrata fu lenta ma ben accetta, la baby dimostrò di gradire molto quello che stava accadendo muovendosi in continuazione sotto Al che ce la mise tutta finchè Giuliana gli fece cenno che ne aveva avuto abbastanza.L’uscita della signora fu silenziosa, forse si era meravigliata di se stessa, prese le carte e dopo un rapido bacio sulla bocca  scomparse nell’ascensore.Al si congratulò con se stesso, in mezzo al letto a gambe larghe si godette il  post ludio, aveva preso in mano la situazione e che situazione!
    Il bel maresciallo non era facile a meravigliarsi di qualcosa ma il bigliettino che trovò nella cassetta della posta era davvero singolare: “Max mia sorella Assunta vorrebbe una spiegazione su quelle carte che ha visto, se lei è d’accordo verrà a casa sua alle diciassette di oggi.”Assunta si presentò in punto ma senza carte e in vestaglia.Pareva proprio che si vergognasse:“È stata mia sorella io non volevo…”Al l’abbracciò, faceva tenerezza, sembrava più piccola della sua età.“Una volta sono stata fidanzata ma lui era un mascalzone ed i miei me l’hanno fatto lasciare, non sono più vergine.”La notizia fece piacere a Max, ci mancava pure che fosse vergine!
    Al iniziò con la solita tattica, prima lungo bacio il fiorellino e poi penetrata lenta e soggiorno prolungato, aveva usato un preservativo che si era dimenticato con la sorella che però non aveva detto nulla, doveva tornare su quell’argomento.Le due sorelle erano sistemate ma Al riflettendo pensò che forse si era messo nei guai, tre amanti!
    Il giorno dopo incontrò nel portone i coniugi Di Stefano:“Perché non ci viene a trovare, noi siamo sempre soli.”“Va bene a casa vostra oggi alle diciassette.”
    Li non c’era pericolo di avere avventure di sesso, un po’ di riposo gli avrebbe fatto bene.
    Alle diciassette suonò alla porta dei due anziani, venne ad aprire la signora che l’abbracciò, era commossa.“Noi abbiamo un figlio della sua età, lavora ad Udine ma non ci viene mai a trovare, a sua moglie... non so perché, non siamo simpatici.”
    Al si domandò il perché di quell’astio, sembravano due persone simpatiche , affabili, mah…”“Ci racconti un po’ di lei.”Al cominciò dal suo arruolamento in Finanza sino all’arrivo a Messina.“Anche lei ha avuto le sue sofferenze, ci farebbe piacere se ogni tanto ci facesse compagnia.”Alberto aveva preso ad ingranare in caserma, ogni tanto andava fuori sede per un servizio fotografico, aveva conosciuto tutti i colleghi con cui aveva stretto buoni rapporti, anche il Comandante di Legione lo stimava, tutto bene. Talvolta mangiava in caserma e si riposava nel primo letto che trovava libero per rientrare a casa la sera.Nel frattempo era accaduto un fatto piacevole ma che poteva portare conseguenze negative: aveva incontrato i coniugi Costa che lo avevano invitato a mangiare da loro alle quattordici quando rientrava dal servizio.“Io cucino per due, un terzo non mi pesa.” Il marito era d’accordo ma talvolta era assente e quindi finiva con una sveltina con Memi e questo,lo schiavizzava un po’.Un giorno dopo pranzo Memi non si accontentò di una sveltina, voglio stare tutto il pomeriggio con te, me lo devi!”
    Al si domandò perché glielo doveva ma non fece storie.Quello che lo meravigliò era che Memi parlava in continuazione:“Vieni leccami il fiorello, fammi godere tanto, mi metto alla pecorina, vieni dentro tanto tanto, anche culino vuole la sua parte, fai piano perché lo uso poco con mio marito, sbrodami in faccia.”Al bacino di rito sulla porta la confessione: “Mio marito ha visto tutto, è un guardone!”Ecco ci mancava pure il guardone, dove cazzo era capitato e non era finita per lui.All’ingresso un giorno incontrò la signora D’Arrigo, era arrabbiata nera.“Una bella signora come lei tutta triste, che le è successo?”“Dovrebbe vedere la pagella di quelle due, quattro in francese ed in latino!”
    Inconsapevolmente Max si mise nei guai:“A scuola ero bravo in queste due materie, potrei dar loro qualche lezione.”“Mi farebbe un favore grande grande, parliamoci chiaro, con lo stipendio di mio marito non posso pagare un insegnante di sostegno, gliele mando a casa sua oggi pomeriggio alle diciassette.”Al pensava a due ragazzine che giocavano con le bambole, pensava male, le due sedicenni gli avrebbero fatto passare la voglia di proporsi a far qualcosa.Grazia e Graziella si presentarono all’ora prevista, cominciarono subito a ridere.“Non vedo nulla da ridere, aprite i libri e vediamo a che punto siete.”“Lei non ci fa la battuta su Grazia e Graziella?”Al la conosceva bene, finiva grazie al cazzo, ma fece finta di nulla.La mise sul serio, prima il latino e poi il francese circa un’ora, le sorelline parevano interessate, meno male fino a che un piede fu insinuato fra le sue gambe toccandogli il  ciccio, all’iniziò pensò di far finta di niente ma reiterata la faccenda.“Ragazze posso essere vostro padre, andate con i vostri compagnia di scuola.”“Loro non ci piacciono, appena glielo prendiamo in bocca se ne vengono subito, lei ci mette più tempo vero?”“Fuori immediatamente se volete delle ripetizioni va bene ma non provateci un’altra volta.”Non aveva voluto tagliare i ponti altrimenti avrebbe dovuto dare delle spiegazioni alla madre.Un invito delle sorelle: “dobbiamo andare a Paternò per la raccolta degli agrumi, c’è una festa sull’aia, facci compagnia, andremo con la nostra Jaguar.”
     

     

     
  • 05 novembre 2019 alle ore 8:58
    BIS IN IDEM

    Come comincia: La chiesa era piena di colleghi di banca e di amici, Jolanda F. aveva fatto il pieno di emozioni con la morte del padre Antonino dopo mesi di cure per il carcinoma che gli portava dolori che Jol. cercava di attenuare con iniezioni di morfina; ora era stanca e senza forze e sinceramente le davano fastidio le condoglianze, gli abbracci, le strette di mano, non vedeva l’ora che la messa finisse e finalmente il prete diede fine alla cerimonia col classico ‘dominus vobiscum, ite missa est’. Con la sua vecchia Fiat 500 seguì il carro funebre sino al cimitero di Pace di Messina dove il feretro fu tumulato nella tomba di famiglia. Il direttore della banca Unicredit di piazza Cairoli, dove era impiegata, le aveva concesso una settimana di ferie che Jol. passò nella maggiore parte del tempo rinchiusa in casa in viale dei Tigli  sinché una mattina la portiera Francesca che alcuni inquilini, per sfottò chiamavano Checca, le bussò alla porta. “Signorina mi scusi per l’intromissione ma ora basta, ha accudito per mesi suo padre ma lei deve riprendere a vivere. Per intanto vada dal parrucchiere, anche per svagarsi.” Il titolare Antonio, conoscendo da anni Jol., evitò di porgerle le condoglianze. Per rompere il ghiaccio: “È troppo tempo che non cura la capigliatura, i capelli son troppi lunghi e pieni di doppie punte, vorrei…” “Faccia lei, mi fido.” Uscì dal salone completamente ‘rinnovata’ anche nello spirito, incontrò un’amica che la prese sotto braccio e “Andiamo al bar, ti offro un aperitivo.” Maddalena, il nome della signora notoriamente loquace ed anche invadente, infatti: “È ora che ti trovi un bel maschione!” A casa, ultimo giorno di vacanza, Jol. rifletté, se voleva ricominciare a vivere doveva riprendere i contatti e dire che in banca non le erano mancate le occasioni. A piazza Cairoli posteggiò la 500 dietro una Citroen DS targata francese, le ultime due cifre dell’auto erano il numero 75, se non ricordava male era di Parigi. Jol. aveva ripreso il suo bel sorriso e si sentiva anche di spirito. Aveva visto scendere dalla Citroen il signore di bell’aspetto che si era presentato davanti al suo sportello. Ricordando un po’ di francese imparato a scuola: “Bonjour, monsieur, que puis-je faire pour vous?” “Enfin una signora molto bella che parla la mia lingua! Mi chiamo Albert M., sono qui a Messina dove ho  inaugurato a Tremestieri un mio magazzino di elettrodomestici, ne ho altri in Francia, in Spagna, in Inghilterra e in America quello che preferisco è questo italiano forse perché in Italia ci sono belle ragazze…” “Se ha finito di farmi i complimenti…” “Devo cambiare mille dollari americani in €uro.” Jolanda si recò in una stanza interna dove c’era una cassaforte e ritornò con il corrispettivo in €uro che posò sul bancone. “Io in Italie apprezzo anche la cucina che ne dice di desinare, si dice così, insieme?” “Rien à faire monsieur, je suis au regime.” Jolanda si stava divertendo a prendere in giro il francese parlando nella sua lingua. “Non mi sembra che lei abbia bisogno di una dieta, ha tutte le sue belle cosine al loro posto! Sera pour une autre fois, au revoir madame.” “Mademoiselle!” Jol. rincorse il bel francese che aveva ‘dimenticato’ il suo denaro sul bancone:”votre argent, monsieur!” Jol.aveva una fame indiavolata (ammesso che tale aggettivo sia consono alla fame) e si recò in un  ristorante in via Risorgimento. Alfredo, il capo cameriere: “Benvenuta non ti vedo da un secolo!” È deceduto mio padre, ora mi vedrai più spesso, sono rientrata al lavoro.” Sorpresa sorpresa, nel locale si era appalesato Albert il francese, evidentemente aveva seguito Jol., non si dava per vinto! “Scusi signore ma per ora non ho tavoli liberi, forse fra un’ora…” Albert con mossa repentina mise  nella tasca della giacca di Alfredo un centone. “Una cortesia, che ne dice di chiedere a quella gentile signorina se mi accetta nel suo tavolo?” Cento €uro non è una mancia di tutti i gironi, Alfredo si avvicinò al tavolo di Jol. e le rappresentò la situazione. Jol. voleva fare la dura ma non ci riuscì ed esplose in una forte risata che fece girare molti avventori. “Alfredo mollalo qui questo signore ma, se puoi, portagli cibi avvelenati così finisce di rompere.” Anche Albert aveva una fame da lupo e i due si fecero  concorrenza a chi mangiava di più. Il pranzo finì con un eccellente Ananas ed un amaro dell’Etna (Alfredo era catanese). Usciti dal locale con un inchino da parte di Alfredo (ti credo cento €uro di mancia quando mai li avrebbe più rivisti!) Albert girò intorno alla 500 di Jol. “Mi sembra un’auto da museo ma è ben tenuta, ‘parva sed apta mihi’ direbbero i latini. Non si meravigli, io oltre alla mia lingua e l’italiano ho studiato inglese, spagnolo ed anche latino che amo particolarmente: Catullo, Cicerone, Plinio il vecchio ed il giovane..”Mi scusi mi sono fatto trascinare, non vorrei sembrare presuntuoso le chiedo scusa. A proposito (a proposito di che pensò Jol.) vuol provare la mia Citroen DS, l’ho acquistata di recente, è una favola!” Jol. non si riconosceva più, in passato mai avrebbe accettato un invito di quel genere, ora si trovava seduta al posto di guida di una fiammante auto francese con tanti nuovi ritrovati meccanici. Col telefono incorporato nel cruscotto chiamò il direttore della sua banca chiedendo la concessione di mezza giornata libera, fu accontentata. Altra situazione per lei inspiegabile, si stava dirigendo verso casa sua, arrivò, posteggiò nel cortile al suo posto macchina, scese, aprì il portone e la porta di casa, sembrava ipnotizzata…”Bellissimo panorama, quella dovrebbe essere la costa calabrese, non sono pratico dei luoghi”. Appoggiati alla ringhiera del balcone anteriore di colpo Jol. si trovò le labbra di Albert incollate sulle sue, il bello fu che non reagì anzi partecipò attivamente…Bacio finito i due si sedettero sul divano, ogni frase sarebbe stata inadeguata e quindi prevalse il silenzio sin quando Albert si allungò sul divano e pose la sua testa sulle gambe della baby. Jol. recuperò la realtà: “È ora che vai, tua moglie ti starà cercando.” “Ma belle amie sono felicemente scapolo, non posso andarmene con la mia auto, domattina non potresti andare in ufficio, la tua carriola…” Jol: riprese il suo spirito: “Non parlare male della mia 500!”Allora mangiamo qualcosa qui a casa tua e domattina…non ti preoccupare dormirò sul sofà e…farò il buono.” Gli avvenimenti sembravano procedere come previsto da Alberto solo che Jol. non riusciva a dormire, si rigirava nel lettone sin quando scese dal letto e si catapultò sul divano vicino al fustone che, intontito dal sonno ma non tanto da rimanere impassibile, sfoderò un cosone di cui Jol. restò affascinata sin quando lo stesso cominciò una lenta ma sicura marcia all’interno della sua cosina che più tale non  era più. Albert rimase un bel po’ di tempo nel caldo ‘giaciglio’ e ci lasciò la sua impronta liquida. Jol. aveva goduto varie volte e solo in ultimo. “Mi hai goduto dentro!” “Nessuna preoccupazione mi son fatto chiudere le tube” e ricominciò il tran tran sin quando Jol::”Basta non ne posso più.” Svegli nel lettone della baby (ma come c’erano arrivati?) alle dieci. Doccia, colazione e poi l’ospite col suo telefonino prese a fotografare tutta l’abitazione. “Vuoi un ricordo di casa mia?” “No, col tuo permesso cambierò tutto il mobilio, qualcosa di più moderno, je me ne intendo, posseggo anche negozi di arredamento.” Vacanza obbligatoria dall’ufficio da parte di Jol. la quale due mattine dopo vide arrivare in cortile un camion da cui tre operai cominciarono a scaricare mobili di tutti i generi compresi quelli di cucina e del bagno, una vasca favolosa, una Jacuzzi! Jol. nei giorni seguenti visse in una nuvola come nei fumetti, anche le pareti furono pitturate, la sua abitazione era irriconoscibile ovviamente nel senso di miglioramento. La notte? La notte grandi battaglie dalle quali Jol. ne usciva con le ossa rotte o meglio talmente distrutta sessualmente da non ricordare nulla di simile, in passato aveva avuto qualche avventura ma mai di questa intensità. Albert per il suo lavoro cominciò a viaggiare un po’ in tutto il mondo, non le faceva mancare telefonate affettuose, si diceva innamorato e  Jolanda a sua volta lo sentiva dentro di sé,  non solo materialmente. ‘Les affaires sont les affaires’, un detto francese; Alberto non poté ritornare a  Messina per molto tempo. Francesca la portiera, come tutti i portieri non si faceva i fatti suoi: “Signorina, i giorni passano e le donne invecchiano, ricorda la canzone, non può aspettare per sempre il suo principe azzurro!” La famosa pulce nell’orecchio, anche i bei ricordi con tempo sfumano, Jol. ricordò quella famosa poesia imparata a scuola: “Passa un giorno, passa l’altro più non torna il prode Anselmo…la sua donna le diede un sacro pegno.” Jol. non aveva ricevuto nessun sacro pegno e pian piano la bella figura dal suo amante le tornava in mente, come naturale,  più sfumata. Quello che poteva avvenire, avvenne: l’ultimo dell’anno fu invitata dalla padrona dell’appartamento sopra il suo: “Non vogliamo essere invadenti ma dato che è sola a me ed a mio marito farebbe piacere la sua presenza.” Jolanda aveva ricevuto in dono da Albert una vestito da sera rosa favoloso che lasciava in parte scoperti sia il suo bel seno che la schiena sino …in basso. Naturalmente Jol. attirò l’attenzione dei maschietti ma solo gli scapoli si permisero di invitarla a ballare, le mogli a forza di occhiatacce, avevano messo la ‘museruola’ ai rispettivi mariti! Ormai più matura rispetto al passato, Jol. passò in rassegna i vari pretendenti e, come compagnia serale, scelse quello che ritenne  più adatto, bel giovane ma non ‘sun of the beach’ (avrete capito!). “Io sono Jolanda F., lei?” “Roberto M.” Una gran risata da parte della baby che si scusò affermando che si trattava di un fatto personale. Ci mancava poco che il nuovo arrivato avesse lo stesso nome del precedente! Roberto era il rampollo di una famiglia agiata e molto seria. Jol. volle rendersi conto dell’ambiente del suo ormai fidanzato per evitare gaffes, niente di peggio dei puritani e così alla prima presentazione si acconciò con un vestito che la copriva dal collo ai piedi. Fu ben giudicata dalla futura suocera Giuditta V. ed anche dal relativo marito Alonso R., forse di origine spagnola, che però la squadrò con ‘ojo astuto.’ I due fidanzati raramente si potevano vedere per i relativi impegni di lavoro; Roberto, notaio, era impiegato in uno studio. I loro rapporti erano sporadici, anche quelli fisici si limitavano a quelli manuali o, al massimo, orali. Un giorno rimasta sola col suocero, quel porcellone di origine spagnola provò a fare il ‘viejo cerdo’ ,e  minacciato da Jol., non ci provò mai più. Roberto era proprietario di una bellissima Alfa Romeo Giulia quadrifoglio verde di color rosso che talvolta Jol. guidava in autostrada in maniera troppo ‘disinvolta’con la ‘strizza’ da parte del fidanzato. Jol. ritenne opportuno parlare di rapporti intimi confessando di non essere più vergine per la relazione, da giovanissima, con un compagno di scuola. Roberto non la prese bene perché in famiglia gli avevano inculcato l’idea che la verginità della futura moglie era importante ma, innamorato, accettò la situazione e prese ad avere qualche rapporto col preservativo ma Jol. provava sessualmente ben poco per l’inesperienza di Roberto e lei non aveva alcuna voglia di ‘scafarlo’ per non essere mal giudicata. ‘Passa un giorno,passa l’altro…il ritorno del prode Anselmo’. Un giorno Albert si presentò in banca tutto baldanzoso ma, preso da parte da Jol., fu messo al corrente della sua situazione sentimentale. “Ti aspetto al ristorante.” La mancia di cento €uro fece sempre piacere ad Alfredo che procurò ai due un tavolo in una stanza riservata. Conversazione azzerata, ambedue facce scure, Albert sempre innamorato avrebbe voluto a questo punto portare con sé Jol. ma lei non intendeva girare il mondo, era di natura stanziale e quindi…per non parlare del fatto che la madre di Roberto, donna dura ed invadente, aveva già fissato la data delle nozze e relativo contorno di addobbi della chiesa, invitati  duecento  ospiti, bomboniere insomma tutto preparato senza chiedere il permesso ai due nubendi con gran piacere di Roberto ma non di Jolanda la quale, seguendo il detto latino ‘mulieres plus virorum callidae sunt’ pensò qualcosa di rivoluzionario: far conoscere fra di loro di due fidanzati! Per telefono ne parlò a Roberto che rimase totalmente ammutolito e poi di persona al ristorante ad Alberto che ovviamente rimase basito. La baby si prese una settimana di ferie, sdraiata sul letto con vicino il telefono in attesa…Dopo tre giorni: “Voglio incontrare questo…questa persona, mi sento distrutto,  cercheremo una soluzione.” Roberto stava piangendo. Alberto, invece,  dopo l’ovvio smarrimento iniziale, recuperato il suo senso dello humor,  decise di proporre un incontro a tre in campo neutro, ma dove? Taormina perla del Mediterraneo, locale: ‘Septimo’ scelta effettuata da Alberto che per primo giunse nel posteggio con la sua Citroen DS ed anche primo nel locale per prenotare una saletta riservata con la solita generosa mancia al cameriere. Roberto e Jolanda con la Giulia arrivarono mezz’ora dopo, nessuno dei due aveva parlato durante il tragitto, ne avrebbero avute di cose da dirsi più tardi. All’arrivo nel locale fredda stretta di mano fra i due pretendenti, ordine al cameriere di spumante millesimato (Roberto era un nazionalista, niente champagne) poi prese in mano la situazione Alberto. “Io non sono per le discussioni lunghe ed inutili, c’è evidentemente un problema fra di noi tre, soluzioni: Jolanda sposa Roberto, Jolanda sposa me, Jolanda sta con tutti e due.” Il viso dell’interessata era estremamente pensieroso, non  si pronunziò subito ma:”Ballerò singolarmente con voi due, dopo un colloquio vi comunicherò la mia decisione.” A mezzanotte il grande orologio della sala scandì le ore. “Era già l’ora che volge il desio e ai navicanti  ‘intenerisce il  core, anche in Francia conosciamo Dante.” Così esordì Alberto ed i due quasi omonimi guardarono in viso Jol. che: “Anche se può sembrare fuori dell’ordinario sono innamorata di ambedue e quindi la mia decisione è quella di sposare Roberto ma avere rapporti anche con Alberto, chi di voi due non ci sta è fuori gioco.” (Furbissima la baby, pensava  di prendere due piccioni…) Dopo un attimo di riflessione i due maschietti si strinsero la mano, patto concluso. Al fine di evitare spiacevoli pettegolezzi Alberto acquistò ad un prezzo folle (il proprietario non voleva mollarlo)l’appartamento vicino a quello di Jol. e poi fece abbattere una parete divideva ch le due abitazioni al fine di evitare pettegolezzi da parte dei vari proprietari e soprattutto della simpaticona ma  chiacchierona portiera Francesca. Figurati se la suocera Giuditta non si interessava del vestito della sposa! Dovette però ingoiare la scelta di Jol. che  lo pretese di color rosa anziché bianco! Era il 26 giugno, la casa del Signore intestata a San Gabriele sulla circonvallazione di Messina era addobbata  in maniera superba, sembrava un giardino, lo spiazzale dinanzi alla chiesa era quasi esaurito da macchine la maggior parte di grossa cilindrata, solo dinanzi al portale c’era lo spazio per due auto, quella della sposa la Giulia rossa e quella del testimone, Alberto che brillava per la sua assenza. In casi analoghi di solito era la sposa che si faceva attendere ma stavolta  era accaduto il contrario con ansia da parte soprattutto di Jol. la quale preferì rifugiarsi in sacrestia invano consolata dalla suocera: “Un testimone lo troviamo non ti preoccupare!” ma Jol. voleva quella scelto da lei. Passò ancora un quarto d’ora sin quando spuntò un Alberto trafelato: “Ho bucato una gomma…”  Grande applauso dei presenti all’ingresso di Jol. al braccio di un Alberto sorridente anche se con mani sporche di grasso. Alberto consegnò la futura sposa a Roberto in attesa dinanzi all’inginocchiatoio. Festeggiamenti con ballo al ’Giardino di Giano’ sul lago di Ganzirri con Alberto che faceva il farfallone con deliziose fanciulle invitate dalla sposa la quale: “Smettila di fare l’imbecille altrimenti al primo incontro ti chiudo le…gli occhi nel cassetto!” Strana la vita, La gelosia non ‘albergava’ fra i due mariti ma nella  bi-consorte!
     
     

     
  • 29 ottobre 2019 alle ore 17:46
    RITORNO AL PASSATO

    Come comincia:  Alberto M. con la sua Jaguar X type stava percorrendo l’autostrada Messina - Palermo destinazione Milazzo: via via le stazioni di Villafranca, di Spadafora ed infine, destinazione finale, uscita Milazzo Centro. Dire che era confuso era un eufemismo. La decisione di andare in quella località di mare era stata da lui presa

     
  • 24 ottobre 2019 alle ore 17:16
    CHI VUOL ESSER LIETO...

    Come comincia: In mancanza di moneta non  ancora coniata, i nostri antenati usavano lo scambio di merci ed anche di servizi (i più zozzoni si scambiavano anche le mogli) ma non è detto che questa abitudine non sia ancora ‘vigente’ nella nostra società. I motivi di tale ‘abitudine’ ritengo possono essere dovuti a variegate sensazioni provate dagli interessati. Forse un senso di voyerismo, ovviamente disgiunto dalla gelosia. Il seguito è la storia di Alberto M. e della moglie Anna M. ambedue quarantenni abitanti a Messina, via Panoramica 69. Dopo vent’anni di matrimonio senza figli per decisione di entrambi, sessualmente erano divenuti degli abitudinari. A cambiare la loro vita fu un collega d’ufficio di Alberto, tale Giorgio D. tipo dinamico, sempre allegro e compagnone, romano come Alberto trapiantato a Messina per lavoro (era, come Al. impiegato all’Agenzia delle Entrate) il quale un giorno: “Arbè te vedo depresso che ne dichi d’en cambiamento de vita, ciò un’idea che t’anderebbe proprio bene. Che ne pensi den wife swapping?” Al. aveva studiato l’inglese al classico e capì subito il significato dell’espressione: ‘scambio di mogli.’ “Famme capì le nostre o ‘n giro più largo.” “Se tratta den giro largo ma molto stretto nel senso che ce sò tutte persone serie e riservate, che ne dichi?” “Ne parlo a mi moje, te faccio sapè.” A tavola Alberto si dimostrava particolarmente allegro e spiritoso, Anna, da buona psicologa (la sua professione) capì che il marito era foriero di novità “Sbottonati, spero di tratti di novità piacevoli.” “Dipende, un mio collega mi ha proposto un ‘wife swapping’, gli ho risposto che ne avrei parlato con te.” “Lo sai che ho studiato francese e non l’inglese..” “Vuol dire scambio di mogli ma non fra le nostre ma in un giro più largo.” Non era facile sorprendere Anna ma stavolta…”Lo so che non sei geloso ma che effetto ti farebbe…” ”Tutto dipende da te, la prima volta potremmo mettere una maschera in viso…” “Sai che ti dico, ci sto sempre che il maschietto con cui dovessi andare fosse di mio gradimento.” Alberto riferì a Giorgio il quale un venerdì: “È per domani pomeriggio vi verrò a prendere in macchina con mia moglie Giovanna, ho una Jaguar.” Giorgio giunse sotto casa di Al. alle quindici, presentazione delle relative consorti che furono posizionate nel sedile posteriore e poi  via verso i monti Peloritani. Dinanzi ad una villa, Giorgio suonò il clacson due volte poi altre due, era il segnale per farsi aprire il cancello. Indossate le maschere Arlecchino per Alberto e Colombina per Anna il quartetto fu accolto da Sandra F. padrona di casa sessantenne ma ancora ben ‘tenuta’. “Siate i benvenuti, mettetevi a vostro agio come ritenete opportuno, appendete il soprabito ed eventualmente i vestiti nell’armadio in fondo alla sala e poi…buon divertimento.” Giorgio e Giovanna si confusero fra gli ospiti, Alberto ed Anna in cerca…”Vedi qualche maschietto che ti piace?” “Laggiù c’è una coppia che, come noi, indossa una maschera in viso, anche per loro deve essere la prima volta, avviciniamoci.” “Signori, sono Alberto e questa è Anna mia legittima consorte, vedo che anche voi siete novelli ospiti della casa.” “Io sono Nicolò con Arianna mia deliziosa consorte, non per vantarla ma posso dire che ci sa fare, anche se in campo sessuale è un  po’ prepotente.” “A me non piacciono le cose mosce che alla fine ti dicono, hai finito? quindi è la benvenuta. Posso provare ad abbracciare la prepotente senza che mi graffi tutto, sto scherzando.” Ari., non alta di statura, profumava di femmina, poteva paragonarsi a quell’attrice francese  Cecile Aubry detta ‘la venere tascabile’ e, da quello che si poteva intravedere sotto la maschera, doveva essere anche attraente in viso, labbra per prime. Arianna doveva essere stata colpita dal fisico statuario di Alberto, se lo prese sotto braccio e, senza invito, lo trascinò nella sala da dove proveniva una musica dolce che invitava a rilassarsi e ad eccitarsi sessualmente. Alberto constatò che immediatamente il suo ‘ciccio’ sotto i pantaloni  aveva preso una posizione eretta ben accetta da Ari. “Vedo che ti tratti bene, non so che fare, si dice che se la molli la prima volta sei una puttana ed io…” Intanto i due erano stati raggiunti da Nik. e da Anna  che ridevano da pazzi vedendo i relativi coniugi in crisi eccitatoria. Alberto volle sdrammatizzare la situazione: “Se fossi siciliano direi: “Camaffare,  ho indovinato?” Spezzata l’atmosfera le due signore si riappropriarono dei relativi mariti ed Arianna: “Vorrei fare un giro per fare i guardoni e vedere le varie coppie; cacchio laggiù ci sono due trans, forse brasiliani, uno o una che dir si voglia ha un coso spropositato, un maschietto che si arrischia ad andare con lei o lui che dir si voglia rischia di non potersi sedere per una settimana! Guarda c’è pure una piuttosto vecchiotta che se la rifà con un giovane, sicuramente lo pagherà profumatamente; ci sono pure due giovani maschio e femmina che forse non hanno nemmeno diciotto anni, ora sta uscendo da una camera una coppia nuda che sicuramente ha consumato, se non ci avessero sequestrato la macchina fotografica all’ingresso avremmo dei bei ricordi.” Alberto: Io ho consegnato la mia Canon ma, da fotografo dilettante ho con me una Minox piccolissima ma che fa foto molto belle, in questo bordellino nessuno se ne accorgerà.” E tenendo la Minox fra i due palmi delle mani riuscì ad immortalare molti soggetti interessanti. Arianna capricciosa e curiosissima: “Voglio vedere subito le foto!” Alberto: “Adesso domando alla padrona di casa se ha una camera oscura… vediamo dov’è Sandra.” “Alberto lascia stare le battute di mia moglie, piuttosto togliamoci dai piedi e, qualora decidessimo di…lo faremo a casa nostra. Alberto andò a salutare Giorgio e Giovanna che avevano trovato una compagnia ‘scompagnata. Nik: “Nel cortile ho la mia Giulia, salutiamo la padrona di casa e facciamoci aprire il,cancello destinazione…lo decideremo durante il viaggio.” Stavolta  femminucce vicini ai maschietti ma non ai propri, inizio di una scalata… “Nik. Lo sapevi che tua moglie ha cosce meravigliosamente lisce per non parlare delle tettine, poi le labbra…lo so sto dicendo cose pleonastiche, forse è l’entusiasmo…” “Anche tua moglie non scherza a pelame sulla cosina, mai visti tanti peli in una signora, ti resteranno fra i denti!” Dunque anche Anna veniva palpeggiata alla grande, d’altronde… Alberto avanzò la proposta di recarsi a casa sua, proposta accettata all’unanimità. In ascensore: “Facciamo piano, davanti al mio appartamento abita una zitella che, non avendo nulla da fare si interessa degli altrui fatti, appena esco dall’ascensore voi restate dentro io gli metto del nastro nell’occhiolino spia della sua porta d’ingresso.” Alberto ed Anna ebbero i complimenti dei neo amici per l’arredamento di casa: “Si vede che c’è la mano di una donna!” Ari. voleva farsi amica Anna dato che sicuramente non avrebbe avuto problemi con Alberto di cui in macchina aveva toccato, con piacere, un coso non indifferente. “Ho tre tipi di alcolici: un caffè Borghetti, un Chivas Regal 30 years old ed un cognac Bisquit, servitevi.” Ognuno con in mano il liquore preferito si sedette su un divano con accanto un compagno scompagnato baciandosi in bocca per assaporare il liquore ingerito dal partner provvisorio. La prima, come previsto, fu Arianna che fece ‘volare’ gli slip, stendere Alberto sul divano e cominciare a cavalcarlo da far invidia ad una Walchiria, era assatanata come affermato dal marito. Durante il coito, Alberto cercava di spiare il comportamento di Anna la quale, postasi sotto il corpo di Nik. ,guaiva dolcemente come sua abitudine, insomma anche lei se la godeva alla grande, forse un po’ di gelosia da parte di Alberto…Il mattino con la sua luce riportò gli amanti alla realtà, ancora assonnati i coniugi si recarono nei due bagni per una doccia, un bacio profondo per riappropriarsi del proprio consorte. Successivamente a casa di Nicolò Arianna ebbe i complimenti da parte di Anna per dimostrare che non risponde a realtà che non ci possa essere amicizia fra femminucce. Ormai giravano nudi sia nella propria abitazione che in quella degli amici, ogni tanto una palpeggiata che, talvolta, portava a piacevoli conseguenze; nessuna gelosia anzi un piacere non egoistico di veder i propri coniugi godere della sessualità con i partner provvisori, talvolta l’anticonformismo ripaga alla grande gli interessati!
     
     
     
     
     

     
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