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in archivio dal 16 gen 2009

Alberto Mazzoni

03 settembre 1935, Roma - Italia
Segni particolari: Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta, tromba!
Mi descrivo così: Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

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  • 40 minuti fa
    A L B E R T O

    Come comincia: ‘Nomina sunt omnia’, tradotto: ‘Nel proprio nome c’è scritto il destino di ognuno di noi’ e così fu per Alberto Tànfilo Diotallevi , secondo appellativo ereditato da un nonno paterno. In passato le persone anziane tenevano molto a che il loro nome fosse tramandato alle generazioni successive e così il povero Albertone si trovò nei documenti

     
  • venerdì alle ore 8:55
    DOPO IL DOLORE L'AMORE

    Come comincia: Alberto era in dormiveglia, un cono di luce filtrava dalle tapparelle, tutta la notte passata a rivoltarsi nel letto, squillò il telefono. La cornetta cadde per terra, nervosamente la recuperò, una voce maschile: “Sono il dottor Basile medico di guardia del ‘Papardo’ è lei il signor Alberto M.? “Sono io mi dica. “ “Vede io…” “Non la faccia lunga mi dica le novità su mia moglie!” “Purtroppo…è deceduta, condoglianze.” La cornetta impattò violentemente contro il muro, questo fu l’unico gesto di Alberto; stette cinque minuti immobile  poi telefonò al suo amico Franco:”Mara è morta, non ho voglio di rivederla, vieni a casa mia.” Franco aveva le chiavi della porta d’ingresso, si sedette su una poltrona in attesa di… “Voglio ricordare mia moglie da viva, questo è un assegno in bianco, provvedi con le pompe funebri e l’annuncio sul giornale e tutto il resto, agli amici che verranno domani in chiesa dì che sto malissimo e che il dottore mi ha praticato delle iniezioni calmanti ma che non sono in grado di uscire, questa è la chiave della mia cappella al cimitero. Franco si congedò con un segno della mano, si conoscevano troppo bene, tra di loro non c’era bisogno di parlare. Alberto era maresciallo della Guardia di Finanza di stanza a Messina, Franco I., più giovane di venti anni, rivestiva il grado di brigadiere, più che amici erano come padre e figlio. Alberto anni prima, per non essere trasferito continuamente per sostituire i colleghi in licenza, si era inventato la professione di fotografo ufficiale della Legione di Messina nel senso che, pratico di foto sin da bambino, aveva però bisogno di essere formalmente nominato ‘capo laboratorio fotografico’. Presentata la domanda, fu chiamato a Roma per l’esame e ritornò a Messina con un sorriso a trentadue denti mostrando al Maggiore Fava S., Aiutante  Maggiore, l’attestato. “E con questo che vuol significare?” “Niente più trasferimenti, lo prevede la circolare 6.000 del Comando Generale, posso offrirle da bere?” La presa per il c. era evidente, il maggiore, nero in viso (non aveva mai avuto molta simpatia per Alberto molto probabilmente perché piccolo, brutto e antipatico al contrario del suo interlocutore) congedò Alberto con un segno della mano. Il problema sorse nei giorni successivi quando al suo normale lavoro di capo sezione si aggiunse quello di fotografo che si esplicava anche con voli sugli elicotteri per cercare di localizzare piantagioni di droga e sulle motovedette per fotografare natanti sospetti, oltre che per ritrarre gli arrestati e riprendere cerimonie ufficiali, e così si guardò intorno per avere un aiuto. Da sempre convinto che i paesani sono, per motivi contingenti più furbi dei cittadini, scovò fra i suoi dipendenti un brigadiere appunto Franco  I. il quale: “Maresciallo non ho mai preso in mano una macchina fotografica.“ “In due mesi sarai più bravo di me.” E così iniziò l’amicizia fra i due. Franco era originario di Giampilieri Superiore, un mucchio di case abbarbicate su una montagna distante da Messina venti chilometri, Alberto aveva preso l’abitudine di passare il week end in quella frazione portando con sé la consorte Giada S. che fece subito amicizia con la moglie del brigadiere, Maria C. e le due figlie Melania ed Antonella di anni sette e cinque, due ragazzine socievoli. Alberto e Giada ormai avevano preso la cittadinanza Giampilierota, lì passavano con la consorte la maggior parte delle feste fra banchetti e bevute insieme ai parenti dei due anfitrioni.
     Il giorno successivo del luttuoso evento Alberto chiamò il portiere e gli chiese se gentilmente poteva andare a comprare la Gazzetta del Sud, nei necrologi apparve per prima la foto di Giada (chissà dove Franco l’aveva scovata) e le solite condoglianze da parte dell’Amministratore del condominio, dei parenti (evidentemente avvisati da Franco) e degli amici. Franco la sera ritornò a casa di Alberto e fece il resoconto della cerimonia:  col microfono aveva giustificato l’assenza del marito della defunta per un collasso cardiaco e che il medico curante gli aveva proibito di alzarsi dal letto. Alla fine della cerimonia la solita sc. azzi propose di telefonare al vedovo per le condoglianze, nessuno approvò la richiesta e così pian piano i presenti ritornarono nelle loro auto Alberto stava veramente male, quando andò in bagno  vide un viso sconvolto dal dolore, era irriconoscibile, non mangiava da due giorni. La solita vicina intraprendente si rese conto della situazione e si presentò alla porta di Alberto  con due piatti fumanti: “Se lei non mangia seguirà presto sua moglie, venga in cucina le faccio compagnia.” Arianna era toscana, una bella bruna piuttosto alta, viso sempre sorridente e dal corpo atletico (era professoressa di ginnastica). Alberto a occhi chiusi nicchiava, Arianna usò le maniere forti: “Ho capito la imboccherò io, apra la bocca,” sembrava una maestra con un alunno recalcitrante. “Ho capito come farle aprire la bocca, lo baciò a lungo cosa che Alberto non si aspettava ma non protestò. Alla fine del pranzo Arianna si presentò a tavola due caffè fumanti: “Ora la vedo meglio. Le offro una  Turmac ovale, le porta mio marito dalla Svizzera, sono eccellenti.” La intraprendente vicina accese due sigarette e ne mise una in bocca ad Alberto che sembrava essersi un po’ ripreso. “La trovo già meglio, le faccio ancora compagnia, mio marito Vanni viaggia su treni internazionali ed oggi dovrebbe essere a Lugano…, siamo sposati da due anni, non abbiamo figli a Vanni dispiace a me…no, non sono nata per fare la madre. Le porterò qualcosa di leggero per cena ed anche del buon Chianti, vada a riposarsi. Alberto come un automa seguiva le istruzioni della vicina, Arianna lo coprì con le coperte e ritornò a casa sua.
    Alle 20 precise si ripresentò con la cena: un pollo novello con patate ed una cofana di verdure varie e del pane sciapo toscano. Alberto anche se di malavoglia mangiò qualcosa e si fece convincere a bere del buon Chianti, Arianna riempiva il bicchiere e lui…lo svotava sinchè si sentì un po’ brillo. “Ora a letto, il pigiama l’ha addosso si infili sotto le coperte, le farò un po’ di compagnia se non le dà fastidio…Alberto si addormentò ma ad un certo punto percepì  qualcosa sul suo volto, Arianna lo sbaciuccava: “Spero che così si rilassi, ne ha proprio bisogno. Alberto posò una mano sulle tette, la signora era ignuda per dirla alla toscana e prese una mano del padrone di casa per posizionarla sulla sua cosina vogliosa. ‘Ciccio’ da Alberto sempre considerato un gran zozzone (con la zeta) si alzò prontamente e si infilò sino in fondo in un tunnel bagnato, la baby se la godeva alla grande, Alberto dimenticò il lutto e partecipò alla pugna sin quando madame Arianna:” Mi hai distrutto, fra l’altro ce l’hai più grosso di quello di mio marito, buona notte.” La mattina Alberto si svegliò con una gran confusione in testa, in tre giorni si era ritrovato vedovo e si era fatto la vicina di casa, i morti si piangono ma i vivi… Alberto per le feste di natale fu invitato a passarle a Giampilieri, l’ultimo dell’anno c’erano i genitori di Franco e quelli di Maria oltre a vari amici. Non aveva molta voglia di ballare ma, dietro in insistenze della padrona di casa accettò , c’era una vecchia canzone di Sinatra, lenta e piacevole, forse un po’ troppo perché Alberto si mise in crisi, quello zozzone di ‘ciccio’ al contatto col corpo di Maria  aveva alzato la testa e non solo quella e l’interessata se ne era accorta ma fece finta di nulla. Alberto si scostò prontamente, le mogli degli amici sono come gli angeli, non hanno sesso o meglio non dovrebbero averlo! Franco da buon paesano e ‘sun of a bitch’ se n’era accorto, invitò il suo superiore ed amico a bere del buon Lambrusco che Alberto stesso aveva portato.“Che ne dici se domattina andiamo a caccia insieme?” “Non ti offendere ma preferisco ritornare a casa, ciao a tutti.” La ‘Giulietta’ Alfa Romeo, vecchia sua compagna di viaggio, lo portò nel garage sotto casa, era chiuso ma lui aveva le chiavi che il padrone, per rispetto della divisa, aveva dato solo a lui. Arrivato con l’ascensore al piano si trovò davanti Arianna e Vanni i maschera che si recavano nel piano superiore in casa di amici. “Signor Alberto venga con noi, oggi è l’ultimo dell’anno, io e mio marito la preghiamo…” (Si lei E suo marito! )
    Alberto di fece convincere. Sulla porta i cognomi Guttadauro e Vaccaro.
    Il padrone di casa si appropinquò a mano tesa, Alberto gliela strinse: “Grazie dell’invito signor Guttadauro.” “Io mi chiamo Vaccaro, Calogero Vaccaro,  mia moglie è una Guttadauro, nome Susanna. Il cognome Vaccaro era più consono alla figura tozza e non fine del padrone di casa ma la dama…Un finto baciamano : “Madame Susanna…”La signora aveva un sorriso smagliante, dalla figura fine emanava signorilità, domanda di Alberto a se stesso: “Come e perché aveva impalmato quell’uomo rozzo?” Risposta “Fatti i fattarelli tuoi!” Susanna offrì ad Alberto una coppa di spumante: “Io sono patriota e preferisco i nostri vini a quelli francesi, cin cin.”e poi “Lei è un uomo di classe, non mi dica che non si è posto la classica domanda perché…” “Madame lei è uno splendore, glielo dice un fotografo, avere lei come modella il più grande desidero di ogni schiaccia bottoni come me, le domande le lascio al Pubblico Ministero.” “Lei è un magistrato?” “No un maresciallo della Finanza. “ Allora avrò il piacere di vederla in divisa, dovrebbe stare molto bene.” “Per ora sono un po’ giù di fisico e di morale, non appena riprenderò servizio… Non vorrei che suo marito vedendo che l’ho monopolizzata…” “Calogero, che come vede non fa onore al suo nome…e per il resto…” “Ho capito, ho frequentato il classico.”Alla fine della serata: “Alberto, mi permetto di darle del tu, siamo più o meno coetanei, mio marito insegna scienze dell’agricoltura a S.Agata Militello, io lingue al Tommaseo di Messina, avremo modo di rincontrarci a fare un po’ di conversazione.” Dallo sguardo di Susanna si capiva che la conversazione aveva un altro significato. Dopo dieci giorni, una mattina Alberto aveva chiamato l’ascensore al suo piano, una voce femminile sopra di lui:” Mi da un passaggio?”Era Susanna, forse l’aspettava ma… “Bon  jour madame vous etes merveillieux.” “Parla bene la lingua francese.” “A Domodossola ho conosciuto Arlette, francese,  molto brava con la lingua…mi scuso per la volgarità, non era mia… “ “Tempo addietro a Carosello c’era una pubblicità di un dentifricio che recitava: ‘Con quella bocca puoi dire ciò che vuoi…y compris?” Alberto prese sotto braccio Susanna, emanava un profumo di classe. “Mi sto ubriacando ma tu non devi andare a scuola? “Sono in malattia per cinque giorni, ho detto a mio marito che desidero star sola per vari giorni, non ti meravigliare per la mia faccia tosta: ho cambiato il mio destino a sedici anni quando dopo una serata, piuttosto brilla ho incontrato Lillo ed è venuta fuori Stella, ora è a Bologna all’Università.” “La tua storia mi ricorda quella del romanzo “Lady Chatterley.” “Andiamo, se vuoi, nella mia casa al mare ad Acqualadroni, è alla fine del paese, nessuno di disturberà, faremo il bagno, se non hai il costume ne userai uno di mio marito.” Casa moderna di buon gusto, due piani, sotto cucina e sala da pranzo, sopra due camere da letto con relativi bagni. In due pezzi Susanna era uno spettacolo, malgrado i suoi circa quarant’anni poteva fare la modella. “Non pensare che io porto qui qualsiasi maschietto, sono di gusti molto difficili e non amo i rozzi, tu sei perfetto poi vedremo…” “Alla pugna ed al cimento sempre arditi alla vittoria…” “Che razza di canzone è, mai sentita.” “È l’inno dei finanzieri che in un certo campo godono di molta buona fama.”
    Il bagno non vi fu, in compenso madame dimostrò tutta la sua bravura in campo erotico, senza volgarità ma con tanto impegno. La solita affermazione alla quale Alberto era abituato: “Quanto ce l’hai grosso non vorrei…” “Sono delicato e così madame provò le gioie di un Fiamme Gialle.” “Lo ricorderò per sempre, sono bene che la nostra storia non ha futuro, vorrai risposarti ma per ora mi ti godo io!”Più chiaro di così! Pranzo frugale e poi a letto per un riposino, si fa per dire. I cinque giorni passarono in fretta, nel rientrare a casa Alberto e Susanna incontrarono le due signore che erano state ..in confidenza con Alberto. “Che bella coppia, auguri! Marianna se la poteva risparmiare ma la gelosia…Gli impegni lavorativi di Alberto e di Susanna impedivano loro di vedersi, poi Susanna si beccò una fastidiosa sciatica per cui…Nel frattempo Alberto, ripreso servizio, conobbe un Tenente femmina del Nucleo di Polizia Tributaria, spesso erano insieme per motivi di servizio: Alberto scattava foto agli arrestati e compilava le schede segnaletiche, Giada F. molto bella anche senza trucco era longilinea, alta, simpatica ed espansiva ma entro certi limiti, che Alberto si guardava bene di non attraversare, gli piaceva molto e non voleva che la baby si allontanasse da lui. Giorno per giorno cominciarono e parlare delle loro situazioni, si diedero del tu anche se c’era un differenza di grado. Ambedue avevano avuto batoste dalla vita, Alberto con la morte della moglie e Giada una storia d’amore finita male. Una cena sul lago di Ganzirri al ristorante ‘il pescatore’. Si presentò il padrone corpulento chiacchierone: “Buona sera ai signori sono a vostra disposizione, scusi maresciallo ma non l’avevo riconosciuta.” Francesco questa è il Tenente Rossi della Polizia Tributaria,e per questa sera sarai costretto ad emettere tutte le ricevute fiscali.” “Lei lo sa che non sono un evasore, mai qualcuno è andato via senza ricevuta!” “E quando vengono sessanta persone e ne fai una per trenta?” “Marescià lei mi vuole rovinare la serata…” “Lascia perdere siamo fuori servizio: io voglio lo cozze sgusciate in brodetto, un’insalatona grossisima con cipolla, no questa sera senza e poi fritture varie e gamberoni, solita Ananas e caffè, tu Giada? “ “Stesso menu.””Giada ti piacerebbe finire la serata a casa mia con la speranza che non ci chiamino per qualche servizio.””Sguardo perplesso delle baby.”La mia era una proposta senza secondi fini…” “Dalla a bere ad un’altra, conosco il tuo tipo, d’accordo ma non aspettarti…” “Io non aspetto ma spero come diceva una certa canzone..” Posteggiata la Giulietta in garage aspettavano che l’ascensore, occupato, arrivasse in garage e…sorpresa sorpresa scesero Arianna e Susanna: un gelo improvviso sin quando Susanna: “Auguri maresciallo, a quando le nozze?” Nel sottofondo una nota di sarcasmo.  “Non dipende da me, le manderò l’invito.” A casa Giada: “Ni puoi dare una spiegazione?” “Senti ancora non ci conosciamo a fondo, io preferisco avere rapporti improntati alla massima sincerità anche se spiacevole…”Anch’io e quindi?” “Dopo la morte di mia moglie le due signore mi hanno, come dire, consolato ma tutto è finito, sono sposate ed io non voglio grane.” Un cenno di assenso da parte di Giada. La loro storia naturalmente venne a conoscenza di tutta la caserma, Al maggiore Fava non parve vero inchiap…si il buon Albertone, riferì la questione al Colonnello Comandante il quale decise, d’accordo con Comando Generale di trasferire il Tenente Rossi  alla Compagnia di Milazzo il cui capitano era in convalescenza. Alberto e Giada non se la presero più di tanto, fra di loro era ‘scoppiato’ il classico amore, un sentimento profondo che riesce a farti superare tutte le difficoltà. I due si vedevano regolarmente a Messina o a Milazzo. Dopo due anni Alberto e Giada misero su uno studio di consulenza tributaria a Milazzo, mandarono le partecipazione di nozze oltre che agli amici anche, per sfottò, al maggiore Fava per fargli mangiare un po’ il fegato!
     

     
  • 10 settembre alle ore 16:42
    UN NOME BEN AUGURALE

    Come comincia: ‘Nomina sunt omnia’, tradotto:‘Nel proprio nome c’è scritto il destino di ognuno di noi’ e così fu per Alberto Tànfilo Diotallevi , secondo appellativo ereditato da un nonno paterno.In passato le persone anziane tenevano molto a che il loro nome fosse tramandato alle generazioni successive e così il povero Albertone si trovò nei documenti anche il suo secondo appellativo perché all’anagrafe era stato trascritto senza virgola. Direte che nella vita ci sono guai ben peggiori ma se voi abitaste a Messina non la pensereste così: facendo scivolare l’accento sulla i il significato cambia profondamente… Alberto si era documentato ed era venuto fuori che esisteva veramente un certo Bèbio Tànfilo console romano ma c’era da domandarsi chi cacchio di str…zo parente era andato a scovarlo! Inutile dire che a scuola i compagni ci ricamavano sopra ma sino ad un certo punto perché Alberto, dal fisico robusto,  frequentava una palestra di pugilato.Parlando di fortuna il nostro eroe non la poteva dichiarare negativa perché i genitori, erano deceduti in un incidente stradale lasciandogli però un buon patrimonio, aveva appena compiuto 27 anni di età, si era laureato in lettere moderne ed aveva ereditato due appartamenti nello stesso piano lungo la‘Panoramica’  in un isolato con giardino e posteggio interno. Dopo lo smarrimento iniziale Alberto cominciò a guardarsi intorno in campo femminile. A scuola le colleghe facevano pazzie per lui sia perché un bell’uomo ma soprattutto perché era conosciuta la sua posizione finanziaria.(Pecunia non olet sed adiuvat!). Alberto sapeva bene che se avesse intrecciato con una di loro una relazione, ovviamente anche fisica, andava a finire in chiesa o meglio inMunicipio perché era ateo e quindi…niente colleghe. Per far sollazzare 'ciccio'  preferiva delle professioniste le quali, al termine del…colloquio, intascavano i soldi e si levavano dalle balle. Il via vai era ovviamente stato  notato dal portiere Rosario che abitava nell’interrato e, da buon portiere, non si facevai fatti suoi. Incontrandolo con la mig..tta di turno: “Dottore ma questa non è la fidanzata dell’altra settimana, quella era piccola e bruna, questa alta e bionda, io come portiere…” “Ti devi fare i cazzarelli tuoi. La qui presente è la stessa della settimana passata solo che si è tinta i capelli ed è cresciuta di statura.” “Dottore vede…” “Non chiamarmi dottore, mi pare che mi prendi peril culo, io sono Alberto per tutti, pensa piuttosto ai cinque figli che hai,non sai proprio scopare.” “Mia moglie è cattolica praticante, non vuole usare né il preservativo nè la pillola, talvolta non ingrano bene la marcia indietro…”“Vai a scuola guida e adesso levati dai cabasisi.” In fondo gli voleva bene,era un povero disgraziato soprattutto in campo finanziario,  talvolta gli mollava qualche bigliettone, in ogni caso gli serviva per conoscere i fatti di tutto il palazzo e questa sua caratteristica gli fece comodo quando al piano superiore al suo venne adabitare una giovane sposa brasiliana che un coglione di uomo, più anziano di venticinque anni, aveva impalmato per le sue caratteristiche fisiche: longilinea, alta, seno e popò notevoli, viso sempre sorridente, un invito permanente ai maschietti che incontrava. Un escamotage per fermarla? Il cocu si recava presto al lavoro, aveva una piccola fabbrica di mobili e la dama, che siera fatta regalare una Twingo Renault, usciva con comodo a far la spesa. Una mattina Alberto bloccò l’ascensore al suo piano, la bella Gloria , questo il suo nome: “Dovrei scendere…” Alberto riportò l’ascensore al piano superiore: “A sua disposizione madame, sono Alberto, abito al piano sottostante.” Un lungo sguardo fece capire alla bella che ‘c’era trippa per gatti’ e, sculettando entrò in cabina. “Son piaciuto.”pensò Alberto riportando una frase di Buscaglione. Arrivati a terra si diressero in garage, Alberto accompagnò Gloria sino alla sua auto poi attese che mettesse in moto. Niente da fare, la macchina non ne voleva proprio sapere di partire e così Gloria: “Mi vedo costretta a chiederle un passaggio.” Alberto si era accorto che la bella voleva mettere in moto senza girare la chiave d’accensione, un chiaro invito! Era estate ed Alberto fruiva dei due mesi di vacanza. “Io posteggio al Cavallotti e poi…” “Io vado in centro a fare spese, Cornelio mi ha dato la carta dicredito.” Non era possibile che il sicuro cocu si chiamasse così, nomen omen. Naturalmente la baby scelse il negozio più alla moda che esponeva vestiti e scarpe dai prezzi decisamente alti. Alberto si pentì di questa sua scelta perché Gloria si provò un numero notevole di vestiti e di scarpe e lui seduto a rompersi le balle. Finalmente la signora si decise sugli acquisti e vennero fuori un numero notevole di pacchi e pacchetti. “Ti dispiace darmi una mano?”Dallo sguardo dei commessi e poi dei passanti capì che era stato classificato…mai più uscire con la baby ma doveva in qualche modo conoscerla, si consolò così. Arrivati nel cortile di casa trovarono Cornelio che aspettava la moglie. “Caro, il signore abita sotto di noi, è stato molto gentile ad accompagnarmi, la mia auto non partiva.” Il cotale borbottò qualcosa e spinse la baby dentro l’ascensore, non sembrava molto contento. Naturalmente comparve Rosario: “Dottò complimenti…” “Complimenti di che, quella è la moglie del signor Cornelio che abita sopra di me, non fare il maligno.” “Son venuti ad abitare qui da pochi giorni ma vedo…” “Rosario non devi vedere niente, fai come le tre scimmie, non vedo, non sento, non parlo.” “Sarò un pesce dottò.” Si beccò un cinquantino che lo portò ad abbracciare Alberto. “A coso sta bono sennò ci prendono per ricchioni!” Alberto ricordava ancora il romanesco quando aveva frequentato l’università nella Capitale, pensò al povero Cornelio, al suo volto scavato ed alle sue mani da lavoratore che, come tanti italiani, si era ubriacato della bellezza esotica ed erotica di una brasiliana…fatti suoi. Alberto studiò i vari orari in cui il sovrastante inquilino abbandonava il tetto coniugale, un’avventura va bene ma non voleva guai, i vecchietti cornuti  sono pericolosi! L’occasione si presentò quando Cornelio ebbe un incidente sul lavoro: nel segare del legno dei pezzi gli erano penetrati negli occhi ed i medici si erano preoccupati per la sua vista. Gloria stavolta riuscì a far partire la Twingo, andò a far visita al  marito portandogli della biancheria di ricambio, a detta dei sanitari Cornelio all’Ospedale Papardo ci sarebbe rimasto un bel po’ ma la consorte non se la prese particolarmente. Tutto il giorno ascoltava a volume alto musica brasiliana  sinché il vicino dello stesso piano la richiamò all’ordine e allora la baby smise ma si sentiva sola e quale migliore compagnia se non Alberto? Non conoscendo il numero del suo telefonino gli bussò alla porta: “ Mi sento molto sola posso entrare? Sono una brava cuoca vorrei mangiare insieme” e vedendo lo sguardo arrapato del sottostante capì tutto e simise a ridere. “Che ne dici se mi faccio una doccia?” “Che ne dici se ce la facciamo insieme?”  Musica brasiliana questa volta a basso volume  spinse Gloria ad esibirsi in un ballo in cui il popò era il protagonista. Ovviamente tutto tutto finì in gloria nel senso che avete capito,all’inizio la bella signora,nel vedere ciccio in erezione: “Pensavo che gli italiani ce l’avessero più piccolo dei brasiliani ma tu sei un mostro!” Alberto non si domandò perché gli italiani dovessero averlo piccolo, assaporò  varie posizioni sin quando la baby: “Mi haidistrutto, torno a casa mia.” Uscita Gloria Alberto pensò che in fondo quel poveraccio al’ospedale non meritava quella sorte, un velo di tristezza, la sua coscienza si era risvegliata, misteri della natura! Rosario capì quello che era successo e nel vedere passare Alberto fece un segno con le dita sulle labbra come per dire: non ho visto, non ho sentito non parlerò. Alberto non se la sentiva di stare a casa sua, per sfuggire all’Erinni arrapata  traslocò nel vicino appartamento che era stato dei genitori. Telefonò ad un collega con cui era in confidenza: “Franco sono Alberto vorrei sparire per un po’ da Messina, tu hai qualche programma?” “Pare fatto apposta, dopodomani vado in gita a Mosca, aereo e poi giro dei monumenti in pullman.” Alberto accettò l’invito anche se non era un appassionato di arte ma per ora era l’unica soluzione. A bordo della suaJaguar X Type giunsero all’aeroporto di Catania, arrivo a Mosca dopo quattro ore e poi all’albergo ‘the Ritz-Carlton’ molto ben tenuto.  I due amici scelsero ognuno una camera singola (non si sa mai…), ambedue avevano la veduta sulla piazza Rossa, una buona sistemazione.  La sera al ristorante fu loro presentato un menu scritto in italiano, evidentemente molti di casa nostra si ‘appoggiavano’ a quell’albergo, cucina niente di particolare ma non erano a Mosca per mangiare, si sarebbero rifatti al rientro in Italia. Le cameriere erano molto graziose, in minigonna e ampia scollatura, ciò face drizzare le orecchie ad due amici che domandarono notizie al portiere:  dietro lauta mancia risposta secca: “Le signorine dopo mezzanotte sono libere,  la tariffa era di circa 14.000  ma volendo qualche prestazione particolare il prezzo sale. Poco dopo la mezzanotte Alberto sentì bussare alla porta, l’aprì  e, dopo un finto baciamano apprezzato dalla baby, a gesti riuscirono a capirsi di farsi una doccia insieme. ’Albertone andando ‘contro natura’ ma raddoppiando il prezzo si godè a lungo un popò alla brasiliana. Alle dieci del giorno successivo incontrò Franco al bar e gli disse della sua impresa, Franco si fece una grossa risata, anche lui…Cominciò lo strazio della visita ai musei, al terzo Alberto si sedette su una poltrona nella hall, occhi chiusi sognando il ritorno in Italia quando  Franco lo svegliò, era in compagnia di una hostess bionda, alta, stile modella. “Dove l’hai trovata stà gnocca?” Franco gli faceva grandi segni che Alberto non capì,lo capì subito dopo quando la baby:”Che vuol dire gnocca? Non conosco questo termine.” Ecco fatta la frittata, la ragazza era una guida che parlava bene l’italiano. Franco intervenne in aiuto: “Vuol dire bella ragazza.” La bella ragazza poco convinta li riaccompagnò al pullmann facendo presente che il giorno successivo era di riposo e si sarebbero ritrovati fra due giorni. Alberto abbagliato da cotanta beltade si fece audace:“Che ne dice signorina se domani facesse la guida solo per noi due, ma niente musei ma giardini o posti distensivi, ovviamente la tariffa solita.”“Sono Susanna, voglio accettare anche se per noi è proibito  far da guida a persone singole.” “Noi siamo in due, potrebbe indicarci un autonoleggio così evitiamo i mezzi pubblici.”  In un garage,Alberto adocchiò una vecchia Fiat 1100- 103 che sembrava in buone condizioni, accompagnarono Susanna a casa sua o poi rientro in albergo. Durante il tragitto  . “Che hai da ridere?” “Ci scommetto una cena ma son convinto che ti sei presa una cotta per Susanna.” Lo sguardo dell’amico confermò l’ipotesi diFranco.  Alberto quella notte dormì  poco, effettivamente quella ragazza era una favola: viso delicato sempre sorridente,corpo longilineo, altezza con i tacchi a livello di Alberto, mani lunghe da pianista seno e sedere non eccessivi come la brasiliana ma soprattutto un fascino che non aveva riscontrato in altre ragazze, cacchio che scuffia! L’ultimo giorno di permanenza a Mosca Franco li lasciò soli nella hall dell’albergo, i due stettero un po’ in silenzio quando Susanna: “Squadrandoti bene ho notato che sei una brava persona, fisicamente piacevole e…” “Seguito io, non ho mai trovato una ragazza che mi piacesse tanto, mi hai abbagliato subito, non so se essere felice o meno, in fatto di donne vado molto cauto e sto combattendo con me stesso, fra l’altro l'essere di nazionalità diverse comporta dei problemi ma…” “Andiamo in camera tua per parlare, non pensare al sesso!” Mancia al portiere per non chiedere i documenti a Susanna. “Se me lo permetti vorrei abbracciarti da dietro e con te rimirare il panorama…è la penultima notte di permanenza a Mosca, vorrei riportare in Italia un buonricordo.” Dopo un po’ Alberto si accorse che Susanna stava piangendo, le lacrime delle femminucce lo mettevano in crisi e non riusciva a spiegarsi il perché. Susanna andò in bagno, prese un rotolo di carta e si asciugò le lacrime. “A questo punto voglio raccontarti la mia storia: sono stata fidanzata da anni con un mio collega farfallone in fatto di donne, recentemente mi ha confidato che una sua amica è rimasta incinta e quindi la deve sposare, per me un colpo bruttissimo, ho pianto una notte ma poi ho pensato al film ‘Via col vento, domani è un altro giorno’ ma non è facile dimenticare anni di convivenza.” “Tagliamo il nodo di Gordio (poi vi dico il significato), se hai il passaporto vai dai tuoi e raccontagli che sei stata inviata in Sicilia per accompagnare dei turisti.” “Sarà un grosso dolore specialmente per mia madre ma, anche se la ritengo una pazzia ti seguirò, come faremo per mantenerci?” “Non avere problemi, io insegno e poi sono benestante." Franco non sorrideva più, capì che la questione erta diventata importante. A Catania andarono a riprendere la Jaguar. “L’hai presa a noleggio?” “No è di mia proprietà.” “Allora ho fatto un affare, pensavo che il mio fosse un salto nel buio”. Alberto accompagnò Franco a casa sua e poi verso il suo appartamento, era sera, il paesaggio gli sembrava più bello, le luci della Calabria più brillanti, tutto era cambiato. Entrati a casa Susanna ebbe una espressione di meraviglia, evidentemente in Russia non aveva visto nulla di così bello ed elegante. Istintivamente abbracciò il padrone di casa il quale apprezzò pensando…”Non sono un grande cuoco mi arrangerò con quello che ho lasciato nel freezer e poi ritengo che gli spaghetti saranno conosciuti anche in Russia.” Susanna aprì la valigia, a parte un vestito e la camicia da notte ben poche cose aveva con se. “Domani andremo ad infoltire il tuo guardaroba.” “ Che vuol dire infoltire?” “Comprare vestiti e scarpe.” “Ti ringrazio,vorrei dirti che non mi sento di dormire con te, mi arrangerò sul divano, non ti offendere …” Alberto mascherò la delusione con un sorriso. “Nello stesso piano ho un appartamento dove abitavano i miei genitori, c’è un’entrata interna,queste sono le lenzuola la federa e due coperte.”  Susanna ‘ispezionò’ la nuova abitazione, fu colpita soprattutto dall’idromassaggio della vasca da bagno e poi: “Buonanotte caro,sogni d’oro.” “Sogni d’oro un bel …” Ciccio giustamente reclamava ma poi capì che ‘non c’era trippa per gatti.’ Il giorno successivo posteggiata la Jaguar al ‘Cavallotti’ i due entrarono nella boutique dove Alberto aveva accompagnato Gloria, la commessa, evidentemente di buona memoria, guardò il pigmalione con occhi tipo “beato te che sei un conquistatore di donne a getto continuo” (Petrolini docet). Susanna negli acquisti fu molto più parca di colei che l’aveva preceduta, all’uscita del negozio un bacio veloce sulla labbra come ringraziamento. Tutto andava a gonfie vele tranne che… la baby russa si dimostrò brava anche in cucina …Un giorno Susanna ricevette una telefonata da Mosca, Alberto ovviamente non comprese il senso della conversazione che Susanna gli tradusse prima di chiudere il telefono: “Una mia buona amica e collega, Irina, ha espresso il desiderio di venire in Italia, ho risposto che debbo chiederlo al padrone di casa, che debbo fare?” Alberto, nel dubbio approvò con un segno della testa anche se malvolentieri, non voleva scontentare Susanna ma nello stesso tempo pensò che la situazione si sarebbe complicata. Andarono all’aeroporto di Catania ed incontrarono Irina, una bellezza ben diversa da quella della sua amica: bruna,capelli corti, fisico da atleta, viso piuttosto mascolino con occhiverdi, un tipo particolare, anche lei parlava l’italiano.  Dopo cena, passata un’ora davanti ad un programma televisivo, le due amiche si ritirarono nel vicino appartamento. Al mattino, dopo colazione, “Anche Irina ha bisogno di acquistare qualche abito e delle scarpe, ha messo da parte qualche rublo quindi pagherà lei, bisogna però cambiare i rubli in €uro. “Ci penso io.”Alberto capì subito che la spesa sarebbe stata a suo carico. La solita commessa questa volta sbarrò gli occhi, chi cavolo era quel signore per accompagnarsicon tante dame, forse un macrò, bah! Anche Irina fu parca negli acquisti e ringraziò l’anfitrione con una stretta di mano. Alberto riprese ad insegnare,  le due amiche in viale della Libertà entrarono in una agenzia di navigazione che aveva bisogno di personale, ebbero un posto par time, solo la mattina.  Un giorno dopo l’altro (come la canzone) ma di novità nisba, Alberto capì di essersi innamorato come uno studentello, una bella sensazione ma a metà per ovvi motivi. Un mattina: “Tornerò a casa nel tardo pomeriggio, ha una riunione a scuola.” La riunione non si fece  e cosi Alberto tornò a casa alle dodici e trenta, voleva fare un’improvvisata alla due amiche e male gliene incolse: trovò Susanna ed Irina nude sul letto che si baciavano. Ecco qual’era il problema, altro che fidanzato fedifrago.  Alberto fece dietro front ritornò nel soggiorno di casa sua ed accese la televisione. Dopo una mezz’ora comparve Susanna, occhi fissi nel vuoto, si sedette vicino ad Alberto. “Abbiamo messo da  parte qualche  €uro, ti prego diaccompagnarci all’aeroporto di Catania.” “Ancora non ci conosciamo a fondo, io non sono puritano né baciapile ma anticonformista e quindi, anche se meravigliato, ho accetto la situazione, lasciamo decantare gli avvenimenti,sono innamorato di te e non voglio perderti sempre che tu…” “Anch’io penso di essermi innamorata di te, sei il solo uomo che ammiro in tutti i sensi, la mia storia è presto detta: io ed Irina dormivano nella stessa stanza in collegio,un giorno un po’ brille abbiamo preso a baciarci ed a toccarci da allora è nata la nostra relazione ma mentre Irina ama solo le femmine io no e, anche se non ho mai avuto un’esperienza in tal senso, mi piacciono i maschi ma sinora non ne ho conosciuto a fondo nessuno che mi piacesse, le cose stanno così.” “’Res cum ita sint’ (talvolta ricorro al latino per esprimermi meglio), voi resterete a dormire in casa dei miei genitori sin quando tu non ti sentirai pronta ad avere un rapporto con me, d’accordo?” “Accetto e lo comunicherò ad Irina,niente più rapporti con lei, può rimanere se vuole?” Alberto pensò che forse…”Va bene.”La notte successiva Alberto, dopo tante emozioni, dormiva profondamente quando sentì qualcosa sulle labbra, pensò ad un sogno ma era pura realtà alla quale si adeguò subito ciccio che era sensibile al profumo di donna. Susanna guardò con stupore quel coso grosso,lungo e duro e si spaventò. “Non sono mai stata con un uomo, ti dico sinceramente che ho paura, non sono vergine perché con Irina usavo dei vibratori, per ora solo dei baci al tuo…poi  pian piano mi abituerò.” “Guarda che il mio coso, a riposo da molto tempo,  godrà alla grande con lo sperma che ti penetrerà in bocca, prendo un tovagliolino e poi vedi tu…”  E così fu, Susanna non abituata a quel sapore strinse i denti nel senso che accettò lo sperma in bocca  ed in parte lo ingoiò, pulitasi il viso abbracciò forte Alberto, una prova d’amore a metà ma già un passo avanti. Da quel momento Susanna traslocò definitivamente nel lettone di Alberto, la mattina tutti a lavoro per ritrovarsi ad un frugale pasto a mezzogiorno ed una sostanziosa cena la sera. I recenti avvenimenti parevano non aver cambiato nulla nei rapporti dei tre, Alberto con vasellina e molto garbo riuscì a penetrare la deliziosa gatta della fidanzata senza troppi lamenti da parte dell’interessata. La mattina tutti al lavoro, il pomeriggio passeggiate a piedi al centro oppure visite in Jaguar sui monti Peloritani o nella vicina Milazzo, una bella famigliola in apparenza. Irina, autorizzata a rimanere a casa di Alberto, si sentiva esclusa e meditava qualcosa che confidò all’amica, a sua volta Rossana si confidò con Alberto che non aspettava altro:a letto in tre! Per festeggiare il padrone di casa prenotò un tavolo in un famoso ristorante sul lago di Ganzirri. Al loro ingresso furono accolti da  Salvatore vecchio cameriere ma praticamente padrone del locale di cui il proprietario,anche per l’età avanzata, se ne interessava poco. “Mon ami (Salvo aveva lavorato in Francia) ti trovo in gran forma e poi…” “Niente poi queste sono due care amiche russe che hanno deciso di stabilirsi a Messina ed io offro loro alloggio e…” “Come se non ti conoscessi, sei fortunato io…” “Tu mon ami hai una moglie e tre figli e quindi, quando hai fame, mangi in famiglia, nes pas?”Presi gli ordini Salvo incaricò due negretti di servire i tre ospiti, si presentò solo alla fine della cena con tre caffè fumanti. “In Russia sono tutte così belle le ragazze?” “Belle e disponibili, se vuoi di do l’indirizzo di alcune interpreti che ti faranno visitare i bellissimi  musei della Capitale.” “Ho capito ti diverti a prendermi per il culo, scusate signorine la volgarità ma sto zozzone talvoltami fa arrabbiare , e adesso levatevi dalle balle, la cena la offro io.”“Grazie, un giorno ti inviteremo a casa mia, la signorine sono molto brave in arte culinaria…” In macchina le due ragazze avevano voluto sedersi dietro e parlavano fitto fitto in russo facendosi grandi risate, Alberto, curioso come una scimmia, chiedeva spiegazioni senza ricevere risposta. Ormai  Susanna era ospite fissa del lettone del padrone di casa, Irina? La baby si era data da fare e all’agenzia di viaggio,in cui lavorava, aveva agganciato la padrona, anche lei dai gusti particolari ma concomitanti con i suoi e così Violetta, questo il suo nome:  di media altezza, rossa di capelli, occhi marroni, naso leggermente lungo, e tutto il resto tutto sommato piacevole, era diventata la quarta frequentatrice dell’alloggio o meglio degli alloggi di Alberto. Al termine della serata, dopo un bacino reciproco di amicizia,  le due coppie si ritiravano nelle loro stanze e... visto chi s’è visto. La cosa poteva sfuggire a Rosario?  Assolutamente no ma il cotale fu molto prudente, ci teneva molto ai regalini di Alberto e allora si presentò con un sorriso di complicità sulle labbra. “Non fare la faccia da imbecille, la seconda russa si chiama Irina ed è amica di Susanna.” “L’avevo capito.” “Tu non avevi capito un c. sei una brava persona sin quando ti farai i cosetti tuoi.”Una croce sulla bocca del portiere per indicare la sua totalità fedeltà ai principi di riservatezza (pelosa).  I risolini di complicità fra le tre erano giornalieri, le ragazze ora parlavano in francese dato che Violetta non conosceva il russo non sapevano però che il buon Alberto aveva studiato questa lingua a scuola, non capiva tutte le parole ma il senso si: era carnevale e le tre volevano fare una festa nel salone vestite con maschere erotiche tanto da far girare la testa al padrone di casa e con quali conseguenze? Quelle ovvie quando un maschietto eternamente su di girisi trova fra le mani tanto ben di dio. Le tre grazie passarono il pomeriggio a preparare dolci ed a friggere le ‘zeppole’ conosciute anche in Russia, chiesero ad Alberto di vestirsi in smoking e si ritirano nel secondo appartamento per abbigliarsi. Alberto era molto curioso, era passato dinanzi all’ormai famoso negozio dove aveva portato le belle e si era accorto che in vetrina c’erano vestiti di carnevale dove evidentemente le ragazze erano andate con l’auto di Violetta. “Spegni le luci, lascia accesa solo quella sopra il televisore.”Nella semioscurità apparvero tre figure femminili vestite alla brasiliana,vestite per modo di dire, avrebbero fatto concorrenza a Gloria: gran trucco in viso, reggiseno che copriva solo la punta, scarpe dal tacco altissimo e, per finire, uno slip tipo francobollo davanti che copriva appena la cosina senza peli e di dietro era solo un filo! Susanna mise nel giradischi un long playin di musica indiavolata brasiliana, unico spettatore l’Albertone spaparazzato sul divano che cominciava ad andare su di giri. La furba Susanna:“Per ora godiamoci la musica, poi metteremo sotto i denti le nostre fatiche del pomeriggio annaffiate (si dice così?)  da un superbo Champagne! Gli avvenimento presero un’altra direzione, mangiato dolci e zeppole le bottiglie di Champagne vuote divennero prima due poi tre con conseguenze immaginabili, tutti sul lettone in un incrocio di corpi, Alberto non sapeva più con chi faceva l'amore, solo la luce di un lampione illuminava la scena che durò sin quando Susanna trascrinò il padrone di casa nel loro appartamento. Il giorno seguente un pò tutti imbambolati e felici, avevano sfatato tutti i tabù...così vissero felici e contenti come nelle favole. Il Nodo di Gordio? Andatelo a cercare nella enciplopedia, 'gnuranrts!

     
  • 02 settembre alle ore 15:55
    WIFE SWAPPING

    Come comincia: Era d’estate, nel suo ufficio della Camera di Commercio il condizionatore al minimo,’ voja de lavorà sartame addosso’, Alberto non aveva dimenticato il suo richiamo romanesco quando sentì bussare alla porta. Dopo  il solito ‘Avanti’ si presentò un giovane di media statura, ben vestito con cravatta che, con un sorriso, gli porse la mano. “Sono Salvatore S. il nuovo capo sezione, sostituirò il povero Antonino A. deceduto dieci giorni fà resti pure seduto, non amo le formalità.” “Finalmente uno non pieno di sé e della sua carica”  pensò Alberto, sono  Alberto M. vicecapo ufficio ai suoi ordini.” “Forse lei era un militare, io do solo consigli e considero i dipendenti degli amici, venga le offro un caffè al bar.” Così era avvenuta la conoscenza fra i due, conoscenza che il fato, benigno in questo frangente, avrebbe fatto approfondire e quanto approfondire! “È l’ora di pranzo, la invito a casa, mia moglie è in vacanza e avrà preparato qualcosa di buono.” “Non voglio disturbare la signora, andiamo al ristorante.” “Niente complimenti signor capo sezione, ho la mia Panda qui vicino al posteggio ‘Cavallotti’,la sua?” Anch’io.” Durante il viaggio Alberto tramite il telefonino dell’auto informò Anna che avevano un ospite a pranzo. La abitazione di Alberto situata lungo la Panoramica dello Stretto, dono della zia Giovanna recentemente deceduta, era una villetta a due piani di vecchio stile recentemente ristrutturata con mobili moderni. Posteggiatala Panda nel garage, da una scala interna raggiunsero il primo piano: all’ingresso trovarono Ninfa: “Mi scusi sono impresentabile ma non aspettavo ospiti.” Salvatore posò il suo sguardo sulla padrona di casa un po’ più a lungo del dovuto (sicuramente aveva apprezzato…). “Come dicevo a suo marito sono un anticonformista quindi niente complimenti anzi diamoci del tu.” A tavola grande convivialità e scambio di informazioni: Salvatore di origini messinesi di stanza ad Udine, venuto a conoscenza di un posto libero alla Camera di Commercio di Messina, aveva inviato al Ministero la domanda di trasferimento anche se non ci sperava troppo data la moltitudine di Siciliani che volevano  avvicinarsi alla loro terra ma, inaspettatamente, la sua istanza era andata a buon fine con mugugni da parte di suoi colleghi concorrenti, Alberto fece un risolino interno ma capì che sotto c’era qualcosa  di poco chiaro che a lui poco interessava, Salvatore si stava dimostrando una persona perbene. La storia di Alberto era piuttosto comune, diplomato ragioniere era riuscito, tramite raccomandazioni, a vincere il concorso alla Camera di Commercio, l’escursus di Ninfa era più, molto più complicato. Innanzi tutto il nome richiesto o meglio imposto dalla zia Giovanna vedova senza prole ma ricca di famiglia  e quindi…  degna di attenzione ad ogni sua desiderata; come compenso, alla sua morte aveva fatto diventare benestanti sua nipote Ninfa e, conseguentemente, il marito. Ma la baby, orgogliosa di natura e molto intraprendente si era prefissa di trovare un lavoro, tuttavia in periodo di crisi non era facile. Scovò una banca o piuttosto una bancarella non quella delle fiere ma una piccola banca appena aperta e situata in via Cannizzaro al posto di un’altra trasferitasi altrove. Il direttore era un signore di taglia elevata dimessosi da un istituto di credito importante per divergenze col suo superiore che era riuscito a farsi sovvenzionare dagli amici e di farsi seguire da alcuni clienti della vecchia banca che era riuscito a convincere a seguirlo nella nuova avventura: Banca di Credito Popolare di Messina. Tuttavia, come facile immaginare, i problemi finanziari erano molteplici, a lui si era rivolto Ninfa chiedendo di aprire una filiale sul torrente Trapani dove una cara amica gli avrebbe messo a disposizione i locali gratis per i primi sei mesi. Ninfa sostenuta dai piccioli della zia Giovanna fece adattare i locali a banca e inaugurò la filiale con avviso sulla stampa di Messina. Molte persone all’apertura, soprattutto amici e curiosi ma i giorni seguenti lei e gli altri due impiegati… guardavano le mosche. Il direttore la chiamò alla sede e le disse che era costretto a chiudere la filiale. Ninfa ottenne quindici giorni di proroga ed escogitò un piano diabolico: fece stampare duecento bigliettini da visita con scritto ’Dott:ssa Ninfa M. responsabile filiale della Banca di Credito Popolare di Messina, via Torrente Trapani n.104 – tel.090-7918237  e con essi prese a frequentare la hall dei più importanti Istituti di Credito di Messina dove avvicinava i maschietti in attesa che riteneva di poter convincere a cambiare banca. Persone di mezza età ben vestiti che davano l’idea di portafoglio gonfio e nello stesso tempo frustrati sessualmente per mogli in menopausa, racchie, indisponibili insomma complessati. Si presentava con generosa scollatura, grandi sorrisi, linguaggio confidenziale; ebbe successo, la sua filiale cominciò a riempirsi di nuovi clienti con meraviglia del suo direttore ed anche di Alberto che non era al corrente dello strattagemma della sua diabolica consorte. Qualche problema sorse quando i cotali signori cominciarono a sperare qualcosa di più dalla gentile dottoressa. Un tale nell’uscire dalla Banca lasciò sul bancone un astuccio con dentro un anello con brillanti, inseguito dalla bella Ninfa dovette riprendersi il suo regalo, così capitò altre volte con signori che facevano finta di dimenticare il loro denaro, talvolta con cifre anche notevoli. Ninfa intelligentemente capì che se si fosse sparsa la voce che lei accettava regali ci sarebbero state spiacevoli conseguenze e così prese a rifiutarli, d’altronde non aveva bisogno di soldi. A questo punto era giunto Salvatore che, dopo pranzo, aveva rivelato di essere ospite di sua madre ma cercava un appartamento ammobiliato dato che, sposatosi da poco, ad Udine non aveva acquistato i mobili per arredarlo. Alberto e Ninfa si guardarono in viso e all’unisono presero una decisione: “Sopra noi abbiamo un appartamento ammobiliato era di una mia parente deceduta, non avevamo voluto affittarlo per non aver vicini di casa non graditi ma penso che lei e sua moglie…” “Come ti ho detto niente lei, mia moglie Grazia sarà felice, è insegnante di educazione fisica, le darò subito la notizia e sabato mattina, col vostro permesso, porteremo la nostre cose nell’appartamento di sopra, Grazie di nuovo.” Il sabato mattina una Jaguar entrò nel loro giardino: erano giunti Salvatore e Grazia G. L’auto bellissima una XJ era più lunga di cinque metri e dal costo proporzionato. “Complimenti per la macchina anch’io sono un ammiratore della Jaguar un’auto che non passa mai di moda, ne vedo in giro alcune d’epoca ancora in funzione, di nuovo complimenti anche per la signora, spero che non t’offendi né che sia geloso.” “Ma quando mai, mio marito sa tutto di me ed io sono sempre sincera con lui, quando ci conosceremo meglio ti narrerò alcuni episodi boccacceschi, permettetemi un abbraccio ad ambedue, ci avete tolto un pensiero inoltre il posto è bellissimo, Ninfa è uno splendore, “Da buona polentona avevo dei pregiudizi nei confronti dei siciliani, tutto cancellato.” “Sistematevi ed all’una tutti in tavola come da vecchio carosello.” Le signore sfoggiavano vestiti corti, eleganti, scollati danti e di dietro, i maschietti erano rimasti basiti. “Non avete mai visto le vostre mogli in ghingheri?” Salvatore “Io la mia si ma la tua … non ho aggettivi.” Effettivamente Ninfa faceva onore al suo nome: capelli castani con sfumature di rossiccio, occhi tra un verde e il grigio, attiravano molto l’attenzione, erano magnetici, naso piccolino, bocca carnosa e denti bianchissimi tipo reclame di dentifricio, seno forza tre, gambe ben tornite e piedi lunghi e stretti, una dea! Alberto: “Per fortuna non sono geloso, me l’hai spogliata con gli occhi ed ora a far onore a Ninfa che anche in cucina  è bravissima. “ Lì’interessata che intendi dire che in altri campi…”
    La tavola era uno spettacolo: dagli antipasti ai cannoli tutte specialità siciliane innaffiate da un vino Neo D’Avola, delizioso. Salvatore “Qui ci mettiamo a vitto per sempre come si dice in gergo militare.” L’atmosfera era favorevole per un ballo con scambio di dame, i maschietti su giri non meno le femminucce ma Salvatore ritenne opportuno riportare tutti alla realtà. “Che ne dite di una giro in Jaguar sui monti Peloritani?” Approvato all’unanimità. Davanti Salvatore ed Alberto dietro le signore spaparazzate sul divano, si tenevano per mano affettuosamente. Alberto dallo specchietto di cortesia le seguiva incuriosito, non sapeva che pensare. Arrivati alla cima furono accolti da una gradita aria frizzante, erano a più di mille metri di altezza. Visitarono una minuscola chiesa con icone antiche sui muri e poi una mezz’oretta seduti su un muro a rimirare il bel panorama di Messina. Dopo un’ora tutti a casa, erano le diciannove. “Buona notte a tutti.” Alberto “ Che ne pensi dei due, avevi preso la mano di Grazia…” Mi piacciono ambedue, Grazia è andata in Provveditorato per avere un posto di insegnante di educazione fisica, nel frattempo si occuperà della casa, meglio di così, che ne dici di Lei?” “Preferisco te ovviamente ma non è male, ha una struttura atletica bel viso  seno e popò..” “Lo immaginavo che andavi a finire lì vecchio sporcaccione! Ma io ti amo anche se non so per qual motivo, la zia Giovanna all’inizio non ti apprezzava gran che ma siccome mi piacevi… e mi piaci ancora che ne dici di un bel…” “ E poi lo zozzone sono io, vada per un sixty nine.” (studiate l’inglese!). Grazia era stata assunta quale insegnante di educazione fisica preso l’istituto Tommaseo e la vita dei quattro era cambiata nel senso che a mezzogiorno per il pranzo ci si arrangiava ma la sera era un piacere rivedersi e cenare insieme come vecchi amici. Alberto aveva notato che Salvatore evitava di guardare in viso Ninfa segno evidente di un suo interessamento alla signora ma evidentemente non voleva far un torto a suo marito ma il cotale (Alberto) da buon psicologo l’aveva ‘sgamato’ ma non così la diretta interessata che a letto: “Hai notato che Salvatore cerca di non guardarti mai…” “E allora?””Ingenua non hai capito che per te farebbe pazzie ma vuole evitare…” Ninfa era caduta dalle nuvole ma dopo il bacino della buona notte non riusciva a prendere sonno e pensava, pensava…gli sarebbe piaciuto…ma no mai avrebbe pensato ad un altro uomo non che Salvatore gli dispiacesse, i suoi modi, il suo fisico…pian piano Morfeo si impadronì di lei ma gli interrogativo si ripresentarono i giorni successivi, ora era lei che non guardava in viso Salvatore. Tutto questo sotto gli occhi ironici di Alberto che stava divertendosi un sacco per quella sceneggiata. Una sera un grande annuncio da parte di Grazia, “Amici miei fra otto mesi diventerete zii!” Congratulazioni e grandi abbracci. Un giorno successivo Grazia annunziò che aveva preso un appuntamento con un ginecologo per la mattina successiva ma Salvatore doveva andare fuori sede e Ninfa non era disponibile causa una febbre improvvisa; fu Salvatore che chiese ad Alberto di accompagnare Grazia alla visita ginecologica, il buon Albertone alzò le orecchie come si dice in gergo, la storia gli sembrava strana ma accettò. Alle nove con la sua Panda accompagnò Grazia dal dr. Tinelli il quale, venuto a conoscenza che Alberto non era il marito ma un amico, lo pregò di restare nella sala di attesa ma a questo punto intervenne Grazia la quale si sbilanciò: “Preferisco che Alberto  venga con me, mi dà sicurezza.” Il ginecologo non fece una piega solamente alzò un sopracciglio, da anziano medico probabilmente ne avete viste di tutti i colori. Quando Grazia fu in posizione Alberto cominciò a ridere: “Lo sai che al momento del parto ti raseranno a terzo il fiorellino a te i peli arrivano quasi all’ombelico, ci vorrebbe un taglia erba!” Grande risata di Grazia ed altra alzata del sopracciglio del ginecologo che confermò l’iniziale gravidanza. In Auto Grazia, per ringraziamento diede un fuggevole bacio sulle labbra di Alberto che rimase perplesso anche perché ‘Ciccio’ a quel contatto aveva assunto una posizione di attenti e tale rimase sin a casa quando Grazia, accortesi della situazione, credette bene di  sollazzare il coso con un bel blowjob (solito inglese) sin quando l’Albertone le riversò in bocca…La situazione si era complicata, a questo punto come impedire a Salvatore di…effettuare un classico wife swapping (a quest’ora sarete in confidenza con l’inglese!). A letto prese in mano il viso di Ninfa e le raccontò l’accaduto chiedendola cosa pensasse e soprattutto cosa desiderasse. Ninfa dentro di sé aveva deciso per il si, volete sapere come finì? Con una scopata al dio biondo questa la risposta della bella consorte. La sera a tavola Alberto capì subito che Salvatore era venuto a conoscenza  di qualcosa di ingombrante era spuntata sulla sua fronte ma ben portata dall’interessato il quale giustamente pensava di poter finalmente raggiungere il suo scopo. Alberto “Signori miei come si dice tutti sanno di tutto e quindi largo a Ninfa e Salvatore sempre che Ninfa sia d’accordo a mettere in palio la sua deliziosa…” Chi tace acconsente e quindi: “Il grande evento sabato sera” chiosò Alberto. Il venerdì giornata di pre-avvenimento a tavola il solito Alberto: “C’è un’atmosfera elettrica , io la sento, non so voi, propongo un avvenimento non previsto: la rasatura della cosina di Grazia lasciando il privilegio al legittimo consorte, che ne dici Salvatore?” L’interessato, col pensiero al giorno successivo, avrebbe accettato qualsiasi proposta e così fu: un avvenimento molto particolare perché si decise che avvenisse sul tavolo da pranzo: posizionate varie coperte Grazia non si fece pregare e immediatamente scoprì la foresta nera che fece uscire dalla bocca di Ninfa un oh oh prolungato, anche lei non si immaginava una cosina così pelosa. Salvatore munito di forbicine cominciò a sfoltire la massa e quando i peli raggiunsero un’altezza minima cominciò col rasoio elettrico. Si scoprì un fiorellino delizioso: le grandi labbra tutte intere ed un clitoride piuttosto pronunziato e Salvatore si sbilanciò: “Domani amico mio potrai divertiti a lungo, Grazia è una goderecciosa prolungata poi adesso…”Il sabato sera nessuno aveva fame, ognuno spiluccava qualcosa in attesa… Ninfa, per motivi personali, preferì usufruire del talamo di Salvatore conseguentemente Alberto e Grazia…Quest’ultima neo coppia si rifugiò sotto una doccia ristoratrice, era inverno e la casa tutta riscaldata ma un buon getto di acqua calda è sempre gradito. Alberto sempre dichiaratosi anticonformista e non geloso aveva il pensiero a Ninfa ma questo non gli impedì di mettersi in bocca due tette a forma di pera per poi passare sulla cosina rasata ma dal clitoride molto sensibile, goderecciata dentro la cosina senza problemi (era incinta) ma poi un po’ di tristezza, la mente umana…Alberto si appisolò sin quando  Salvatore si presentò in camera da letto, aveva perso la cognizione del tempo, un saluto affrettato e poi a ritrovare il suo amore nel loro talamo. Avvolta nel lenzuolo e con la schiena girata Ninfa piangeva silenziosamente, Alberto preferì non disturbarla, avrebbero parlato la mattina seguente. Ninfa fu la prima ad alzarsi, Alberto si svegliò col profumo di un cappuccino contornato da cornetti e prugne snocciolate, solita colazione. Si guardarono a lungo in silenzio sinché Alberto: “Vorrei che ti togliessi la tristezza di dosso, non ci complichiamoci la vita.” “Non so se essere sincera o stare zitta e tenere tutto per me.” “Massima sincerità more solito, nulla può cambiare il nostro amore.” Dopo la doccia Salvatore h cercato di baciarmi in bocca, non l’ho permesso la bocca per il bacio è riservata al solo amore mio ma poi ha preso a baciarmi le tette sin quasi a portarmi all’orgasmo, d’improvviso ha smesso tralasciando la cosina per passare ai piedi, dita in bocca e poi leccata sotto le piante, sinceramente m’è piaciuto il tale è un feticista ma quello che è successo dopo, indescrivibile. Ha un ciccio uguale al tuo ma molto più duro, ma non me l’ha infilato dentro la cosina sino in fondo ma a metà strofinando la parte superiore della vagina, dopo un po’ ho provato una sensazione unica: una goderecciata prolungata, profonda, indescrivibile mai provata con te, forse ha trovato il mio punto G, quando dopo un po’ mi sono ripresa ha usato di nuovo lo stesso modo facendomi provare uguale sensazione anche più forte, non finivo mai di godere. Quando ho ripreso la forze sono tornata in camera mia ero confusa, lo sono ancora, dimmi qualcosa.” Alberto pensò: “Posso dire solo che sessualmente non valgo gran se viene uno sconosciuto che porta mia moglie alle stelle facendomi fare la figura dello sprovveduto e poi a viva voce: “Il mio grande amore mi porta a dirti che sono contento per te, non ti porre problemi, nulla è cambiato, vero?” “Sei sempre l’amore grande della mia vita, sempre di più, non voglio riprovare quelle sensazioni.”Un giorno dopo l’altro come la canzone, nessuno aveva accennato a quella serata del sabato, l’allegria, almeno apparente regnava in quella comunità, solo Alberto si sentiva come dire sminuito nella sua mascolinità anche perché provò varie volte a trovare il punto G di sua moglie senza riuscirvi. Un giorno Salvatore prese da parte Alberto e: “È un argomento delicato,  Grazia non ha il coraggio di chiedertelo e vorrebbe… le sei piaciuto molto più di me, vedi tu.” Alberto non era uno sprovveduto, capì perfettamente che il buon Salvatore ciurlava nel manico, evidentemente voleva farsi di nuovo Ninfa, chissà se era vera la storia di Grazia. Un giorno rimasto solo con lei: “È vero quanto riportatomi da tuo marito vorresti di nuovo stare con me, non mi pare di essere un amante modello!” Grazia lo abbracciò, qualche lacrima e poi la confessione: “Mi sono innamorata di te, non intendo lasciare mio marito ma almeno ogni tanto…mi basta vederti, quando faccio sesso con mio marito lo faccio con te. Sembrava sincera, piccole lacrime scendevano dal suo viso insieme al trucco, Alberto era sensibile alle disgrazie umane e questa gli sembrava vera, la baciò a lungo, “Ogni tanto ci vedremo.”Ninfa sembrava spensierata ma Alberto capì che non lo era, quelle due goderecciate col punto G avevano lasciato il segno, talvolta l’amore non basta, anche il lato sessuale… Ragionò a lungo con se stesso era sicuro dell’amore di Ninfa ma capì che ogni tanto doveva lasciarla andare. Ninfa giurò che non sarebbe più andata con Salvatore ma le sue parole erano contraddette dai suoi occhi, Alberto la conosceva bene anche in questa nuova veste e capì che ogni tanto la baby avrebbe voluto provare quelle sensazioni meravigliose che lui non riusciva a darle. L’atmosfera non era più quella spensierata di una volta, che fare? Ultima trovata del buon Alberto, fare l’amore in quattro sullo stesso letto scambiandosi le dame e fu così che riuscirono a trovare un po’ di serenità anche se, pensò il padrone di casa che ci aveva guadagnato non era lui ma talvolta,nella vita,i compromessi sono necessari!
     

     
  • 16 agosto alle ore 15:45
    Lucia la svedese

    Come comincia: Alberto M., romano, un destino: la Guardia di Finanza. Suo  padre Armando, tifoso delle Fiamme Gialle a cui non  era riuscito ad accedere per l’amputazione di una gamba in seguito ad incidente stradale, era riuscito a far arruolare il primogenito Alfredo all’Accademia non così il fratello Alberto che, pur di raggiungere lo scopo, aveva fatto domanda quale allievo finanziere e nell’ottobre 1954 ed era stato ammesso alla Legione Allievi di Roma perchè, nel frattempo, la famiglia si era trasferita a Jesi (An) per aver padre Armando vinto un concorso quale direttore della Banca di Credito Anconetana. Così Alberto, iscritto al Distretto Militare di Ancona, si trovò a vivere di nuovo a Roma, dove era nato, con le stellette ma senza ancora le Fiamme che avrebbe ricevuto dopo sei mesi di corso. Ben diversi erano i compiti assegnati agli allievi finanzieri che, oltre alla piazza d’armi ed allo studio delle materie tributarie erano costretti a pulire i cessi (o meglio le latrine) sulla cui porta d’ingresso un cartello ammoniva i fruitori con uno scritto (non dico nel centro ma almeno, figli di p...cacate dentro!), a far pulizia nel locali e talvolta in cucina a pelar patate ed altri analoghi piacevoli servizi  che non aveva previsto di dover compiere ma, In fondo, la sua vita era migliore di quella di molti suoi colleghi arruolatisi come dire, per fame, perché provenienti da famiglie indigenti mentre lui veniva foraggiato dal padre meglio dalla madre, ricca di famiglia, con ben 50.000 lire al mese, una pacchia! Alberto nei primi venticinque giorni dall’arruolamento durante i quali non c’era libera uscita, passava il tempo ad ascoltare un suo collega toscano, tale Colbucci, virtuoso di sassofono e con lui anche  Antonio T. suo collega con cui aveva stretto amicizia. Altri allievi frequentavano in locale messo a disposizione del Cappellano Militare, munito di televisione in bianco e nero, Cappellano dai gusti particolari che non interessavano minimamente  Alberto da sempre eterosessuale. Al ventiseiesimo giorno grande libera uscita per i trecento allievi che, ovviamente pensavano solo ad una cosa… Alberto, circondato da alcuni di essi, li divise fra vari ‘casini’ di Roma (allora la Merlin non aveva ancora rotto i…con la sua assurda legge) riservando per sé e per Antonio il migliore a Piazza di Spagna, un casa di gran lusso e di 500 lire a marchetta che per allora era una bella cifra. Appena entrato ebbe una sorpresa, la maitresse Lalla di Furlè (Forlì) che aveva conosciuto a Jesi, gli corse incontro abbracciandolo e: “Nipotino mio che piacere vederti.” Gli avventori in sala un bumm generale che fece arrossire Alberto a cui cadde a terra il cappello.
    “Lalla ti prego sono in divisa!”  “Fottetene di questi quattro froci, si siete  un branco di frocioni,voi due venitecon me al primo piano, ci sono belle signorine.” Alberto ed Antonio si sedettero su un divano in attesa. Effettivamente si presentarono quattro bellezze, Alberto prese la prima che aveva accanto e si recò in camera, dopo circa mezz’ora riapparve soddisfatto nel salottino dove ritrovò Antonio. “Già fatto?” “Vedi non ho soldi sono orfano e…” “A 'mbecille li potevi chiedere a me, qua 500 lire e vai!” Al ritorno di Antonio discesero le scale, pagarono alla cassa e via a cercare un autobus per rientrare in caserma appena in tempo. Finito il corso, dopo gli esami ci fu il campo estivo a Fiano Romano; scomode dormite in tenda su un pagliericcio, esercitaziomi con un vecchio fucile 91 della guerra 15/18, esercizi militari come il passo del gattino, del leopardo e amenità del genere. Al rientro dal campo la destinazione finale: Alberto alla Legione di Torino, Compagnia di Domodossola, Antonio a quella di Palermo. Compagnia di Cefalù. Nel frattempo un lutto nella famiglia di Alberto. Suo fratello Alfredo molto amico di Bacco e dei dolciumi, ricoverato in ospedale per un crisi acuta di diabete, era deceduto. Dopo i funerali, cui aveva partecipato anche Antonio, i due amici si aggiornarono con la proprie novità: Alberto aveva sposato Flora L. e Antonio Lucia M. Descrizione delle  consorti: Flora insegnante di ginnastica, castana, media altezza, un bel fisico da atleta, sempre allegra e sorridente, ottimista, anticonformista. Alberto si considerava fortunato, aveva trovato la donna ideale. Antonio piuttosto titubante non riusciva a descrivere in modo completo la moglie: Lucia è figlia di contadini ricchi, suo fratello Calogero insieme  ai genitori e villici alle dipendenze coltivavano  vari terreni di loro proprietà ed avevano in gestione un Bad and Breakfast, Lucia era molto differente di fisico dai genitori e dal fratello decisamente bruni, robusti e non alti, Lucia era  bionda, un metro e settantacinque, fine nei modi, occhi di un blu profondo, viso da madonna, seno non eccessivo, gambe chilometriche, piedi deliziosi, una modella! I genitori, molto orgogliosi di quella bella figliuola, respingevano gli ovvi pettegolezzi dei paesani richiamandosi a lontani parenti nordici, la verità era che Lucia era stato un cadeau alla signora durante una notte di amore da parte di un bel fusto svedese di passaggio al Bad and Breakfast.  L’avevano iscritta al liceo classico in un collegio femminile condotto da suore ma dopo aver la stessa conseguito il diploma non intesero mandarla all’Università perché la loro figlia si era messa in testa di fare la modella, in un ambiente di perdizione pensavano loro e così Lucia rimaneva giorni interi a vedere la tv o a leggere libri ovviamente rompendosi i cabasisi per dirla alla siciliana. Un giorno conobbe Antonio che era andato al Bad and Breakfast per una verifica fiscale e, pur di togliersi dalla scatole, accettò, anche se malvolentieri, la sua corte e lo sposò, finalmente lontano da casa sua. Talvolta Lucia guardava suo marito con tristezza: dalla padella alla brace, il marito era decisamente rozzo ma almeno lei, foraggiata dai genitori, riusciva ad avere molta libertà, bei vestiti e guidava una Alfa Romeo spyder,  si consolava così. Destino volle che sia Alberto che Antonio vincessero il concorso per allievi sottufficiali presso il Lido di Ostia, era il 1958. Grandi abbracci, studiavano insieme come insieme andavano in libera uscita, ogni tanto riuscivano ad avere un giorno di permesso che passavano la maggior parte del tempo in albergo con la relative consorti che li raggiungevano ad Ostia. Per fortuna il tempo passava veloce, fine del corso, esami, campo estivo a Canazei in Trentino, rientro ad Ostia, cucitura sulla giubba dei gradi di vicebrigadiere, ulteriore fortuna, assegnazione di ambedue alla Legione di Messina, Alberto assegnato al Servizio Informazioni (era anche fotografo), Antonio al Nucleo di Polizia Tributaria per i bei voti ottenuti agli esami. A lui era stato assegnato un alloggio in caserma mentre Alberto aveva acquistato un appartamento in viale dei Tigli, zona Vip. Rimasto unico erede della famiglia M.,Alberto alla morte dei genitori si trovò con un sostanzioso gruzzolo e così pensò bene di acquistare una villa sui Monti Peloritani che sovrastavano la città di Messina. La fece rimodernare, prima di tutto con una piscina, al pian terreno un gran salone con televisione e con stereo di ultima generazione oltre ad un tavolo per banchettare e comode poltrone, vicino un'ampia cucina. Al piano superiore tre camere da letto con relativi servizi ed in ultimo una gran terrazza da cui si poteva spaziare con lo sguardo sino alle isole Eolie, un bijou. All’inaugurazione oltre ad Antonio e Lucia furono invitati tutti gli amici e i superiori ufficiali dei due vicebrigadieri (era sempre bene tenerseli buoni!)Il pranzo fu servito alla grande da due camerieri in divisa prestati per l’occasione da un famoso ristorante di Ganzirri che avevano portato tutte le vivande con un camioncino della ditta. Grande allegria, brindisi a ripetizione, tutti un po’ brilli meno Alberto che voleva tenere sotto controllo la situazione, infine balli scambiandosi le relative consorti,un successone! Spariti gli ospiti, rimasero Alberto, Flora,  Antonio e Lucia. L’Albertone aveva subito apprezzato le ‘doti’ della mancata modella e si era messo in testa di…Ne aveva parlato con Flora che, da buona anticonformista, si era fatta della matte risate: “Brutto zozzone ti vuoi fare la moglie del tuo migliore amico è immorale.” E giù risate a non finire che volevano dire una sola cosa: divertiti. Flora era innamorata folle di Alberto e lasciava correre qualche sua scappatella avendo ormai conosciuto la sua natura. A questo punto ritenne opportuno dargli una mano per sbloccare la situazione sia con Lucia che con Antonio, come? Ballando stretto con quest’ultimo sino a condurlo nel suo talamo. Rimasti soli Lucia capì la situazione e divenne seria:”Anche se ho studiato dalle monache non sono così sprovveduta, tua moglie si è portato in camera Antonio e tu?" “Dipende da te, inutile dirti che ho apprezzato sin da subito il tuo stile, la signorilità con cui tratti le persone, il tuo fisico e soprattutto la tua intelligenza, sei una donna fuori del comune, mi domando…” “Ti domandi perché ho sposato Antonio, dovevo allontanarmi ad ogni costo dall’ambiente retrivo di casa mia. Ti dico che in campo sessuale sono un disastro, Antonio dice che sono frigida e poi dinanzi a te mi vergogno, non voglio fare la vergine dai candidi manti ma…” “Lascia stare Stecchetti, vedo che dalle monache non leggevi solo libri ‘castigati.” “Ho una pessima esperienza in fatto di sesso,ero vergine e la prima volta Antonio mi ha fatto un male cane, in seguito non ha apprezzato le sue goffe avances…” “Ti chiedo solo di rilassarti,lascerò acceso solo un abatjour.” E prese a baciarla in bocca, per poi passare sulle deliziose piccole tettine ed infine sulla madre di tutte le godurie. Lucia aveva un clitoride pronunciato, molto sensibile e cominciò a godere a ripetizione e quando Alberto la penetrò dolcemente ebbe come delle convulsioni, tremava tutta, Alberto ebbe  paura che si sentisse male, ma quale male, dopo un po’ Lucia prese a baciarlo follemente, sei un dio mi hai distrutta!” “Vedi Antonio prima di te ha avuto contatti solo con puttane professioniste e quindi non conosce affatto il corpo femminile, non so che consigliarti, quando vuoi sono a disposizione (bravo il furbetto!), intanto prova a sgrezzare il consorte. La mattina dopo tutti assonnati dinanzi ad una ricca colazione preparata magistralmente da Flora per recuperare le forze. Lascio alla fantasia dei lettori il finale di questa storia vera a secondo della propria mentalità, ognuno troverà una soluzione per questo wife swapping. Non sapete che vuol dire? 'Gnurants consultate il vocabolario di inglese!
     

     
  • 11 luglio alle ore 9:29
    Una vita avventurosa

    Come comincia: “Tirate fuori agnelli e cacciagione, le scatolette di carne ve le mangiate voi, non prendetemi per i culo!” La frase decisamente sboccata proveniva dal capitano Primo Tabani comandante delle Compagnia della Guardia di Finanza di S.Maria Maggiore (Novara) da cui dipendeva il distaccamento di Lago Matogno, m. 2.000 di altezza, reparto che il cotale ufficiale era venuto ad ispezionate in una bella giornata di luglio. “Intanto presentatevi prima che vi rompa le corna, non avete prese una sola bricolla, bravi, qui siete in villeggiatura, grandi dormite e mangiate  a spese dei poveri baitani, vi fottete le loro donne, intanto presentate le vostre schifose persone , allora..” “Brigadiere Vazzara Efisio, comandante del distaccamento.” “Senti susardo pecoraio qui non comandi un cazzo e poi ricordati che si dice prima il nome e dopo il cognome, ignorante! ” “Finanziere Alberto Minazzo, romano ex studente.” “Con te ci vediamo dopo.” “Finanziere Alessandro Loretelli  coltivatore diretto di Foligno.” “Ti fa schifo dire che sei contadino?” “Finanziere Lupini Antonio contadino di Foligno.” “Ah due paesani, due crucchi senza offesa per i crucchi.” “Finanziere Mauro Roncaccioli di Bologna cuoco.” “Ecco tu mi sei più simpatico, sicuramente ci preparerai qualcosa di buono.” “Finanziere Luigi Martinese macellaio.” “Sei  la persona adatta per scuoiare gli agnelli, a proposito andate a dissotterrarli, li voglio mangiare a mezzogiorno. “ “Finanziere Cesare Mattioni.“ ” Bello robusto non come quello sdrucinato che ti sta vicino che sembra la morte in vacanza, come ti chiami?” “Sono Piero Nisseno siciliano studente.” Il capitano non aveva fatto alcun commento, dalla voce  si evinceva che era omo. “Finanziere Giacomo Minardi di Loreto (An) disoccupato o meglio…chierichetto.” “Sono senza parole, prima un frocio e poi un pretacchione, ma chi cazzo stanno arruolando in Finanza, bah. Lasciamo perdere, Roncaccioli fatti onore, la passeggiata mi ha fatto venire fame e poi ho portato del Barbera, ho visto due fucili da caccia, sicuro sono dei due crucchi e quindi…” Loretelli: “Io e Lupini abbiano cacciato  galli cedroni, pernici e altri uccelli, li faremo un po’ alla brace un po’ nel sugo della pasta, l’agnello arrosto.” Roncaccioli si era fatto onore. Il capitano era un po’ brillo: “Ho mangiato benissimo ma che dico al comandante del Gruppo di Novara che i miei finanzieri sono bravi cuochi ma di contrabbando non ne mangiano proprio…, mettetevi d’accordo con i contrabbandieri, insomma non devo spiegarvi io come fare. Minazzo  vieni con me. Conosco tuo fratello Tenente che comanda la Tenenza di Laglio sul lago di Como dove mia moglie ha un albergo, mi ha pregato di trasferirti a Piaggio Valmara sul lago Maggiore, così ti levi da stè montagne, ti va bene?” Alberto era rimasto senza parole, una notizia meravigliosa, non ce la faceva proprio a  fare chilometri con zaino  in posti pericolosi, l’anno prima un collega era caduto in un dirupo ed era stato ricoverato in ospedale con fratture. “Grazie signor capitano.” “Non devi ringraziare me ma tuo fratello che si scopa mia moglie, non fare quella faccia, potrei separarmi ma la mignotta è piena di soldi…” L’unico non propriamente contento era Piero Nisseno, innamorato pazzo di Alberto era andato a piangere fuori dalla caserma. Alberto lo seguì, gli faceva pena. Considerava gli omo persone sfortunate senza quel disprezzo che la maggior parte della gente provava per loro anche se a lui piacevano i fiorellini. “Alberto te ne andrai presto, per me è una tragedia, anche gli omosessuali si innamorano ed io lo sono di te, pazzamente, prima che tu vada via vorrei…ti ricompenserò, i miei in Sicilia sono ricchi.”
    Alberto lo guardava con aria triste, che fare? Piero prese a sbottonare i pantaloni di Alberto che stranamente non riuscì a ribellarsi. “Ce l’hai grossissimo, mai visto un coso così, il mio pompino lo ricorderai per tutta la vita!” Piero era più bravo di tante ‘signorine’ che aveva incontrato, resistette sin quando…Alberto due giorni dopo rientrò alla Brigata di Montecrestese da cui dipendeva il distaccamento di Lago Matogno destinazione Piaggio Valmara dove giunse nel pomeriggio. L’ingresso non poteva essere stato migliore: casermiere era un certo finanziere Nando Gallozzi  romano del Testaccio. Grandi abbracci: “I colleghi sò tutti burini del nord, attenzione al brigadiere Comandante è basso e grasso, come statura arriva alle spalle della moglie che è un corazziere, si chiama Ambrogio  Bentivoglio soprannominato ‘balle da vendere’ non domandarmi il perché in ogni modo è uno stronzo, attenzione a lui è invidioso soprattutto dei giovani finanzieri che lo fanno sfigurare, a te ti vedo male, vatti a presentare, è in ufficio. Dopo l’avanti l’Alberto sfoggiò una forte battuta di tacchi in l’aggiunta ad un saluto militare. “Sono Alberto Minazzo, vengo dalla Brigata di Montecrestese.” “Ah sei il raccomandato del capitano Pagnani, qui non valgono le raccomandazioni, che titolo di studio hai?” “Ho il diploma del liceo classico” “Abbiamo uno istruito, darai una mano a fare i compiti a mia figlia Irene. Sistemati poi vai in Dogana dai vicebrigadieri Tuminello e Ferrara che ti istruiranno.” Per fortuna i due erano due simpaticoni e lo sottoposero alla  cerimonia di benvenuto portandolo a bar per pagare da bere a tutti i finanzieri in servizio. Anna la barista, dopo una stretta di mano aveva soffermato a lungo lo sguardo di Alberto, aveva fatto colpo ma l’interessato capì che era meglio non sbilanciarsi, chissà con chi se la faceva la cotale e non voleva casini. Naturalmente si beccò una settimana di casermiere che consisteva nei due incarichi contemporanei di piantone e di cuciniere, un lavoro pesante dato che la brigata era composta da 15 elementi, ma se la cavò bene con i complimenti dei due vicebrigadieri ma non del comandante che sembrava sempre incazzato di fresco (in verità aveva i suoi buoni motivi per esserlo, la natura non era stata benigna con lui.) Nà rottura di palle le ripetizioni a Leonora la figlia del brigadiere, la cotale era occhialuta e grassa come una palla (che si poteva pretendere da cotali genitori!). La baby guardava Alberto con occhi sognanti. “Leonora o impegnati nello studio altrimenti riferisco il tuo comportamento a tuo padre e non vengo più.”  “No ti prego voglio almeno vederti!” “Hai detto bene, vederti.” Alberto era il collega di un certo Carlo Toppi che sfoggiava sul braccio destro la scritta ‘Français’ e allora lo apostrofò in quella lingua che lui conosceva bene ma non ebbe risposta. “Carlo fa una cosa, togliti quella fascia, se viene uno straniero di lingua francese fai la figura del pirla.” Un giorno si presentò inn caserma un postino con un pacco raccomandato: “Chi è Alberto Minazzo.” Son io.” “Firmi qui. Sorpresa sorpresa, un biglietto di Piero – spero apprezzerai il regalo, ti ricordo sempre.” Certo che apprezzava il regalo un Rolex d’oro, valeva una fortuna! La cosa più interessante di far servizio ad un valico di frontiera è quella di avere la possibilità di conoscere  gente di tutti i tipi sia italiani che stranieri, ad Alberto interessavano la persone, soprattutto femminucce, che provenivano dalla vicina Svizzera ticinese. La sua attenzione diciamolo francamente di natura sessuale fu attratta dalle ragazze che dall’Italia andavano in Svizzera per lavoro. In particolare una di loro che in bicicletta tutte le mattine  traversava il confine. Al ritorno una sera con la scusa di controllare che non avesse merce di contrabbando  la fece accomodare nel Corpo di Guardia. Documenti: Doris Adamini anni 23 nata a Brescia a residente a Cannobio. “Dove lavora a Brissago?” “Nell’albergo Morettina, come vede non ho nulla.” “Dipende da cosa cerco io.” “Doris guardò a lungo Alberto, inquadrò la situazione e: “Potrei non essere d’accordo non che lei mi dispiaccia ma…” “Va bene domani  sera quest’ora?” “Ehum ehum…” Puntuale alle 19 Doris si presentò al valico, ad aspettarla un Alberto in borghese con l’ormone alle stelle. Andiamo nella caserma dei finanzieri di mare, mangeremo con i colleghi tutti amici. Alberto si era procurato una cassetta di vino Barbaresco, suo prediletto, e lo offrì a tutti i commensali. Vi domanderete come era possibile invitare una ragazza in una caserma  senza creare problemi. Presto detto: il brigadiere di mare comandante della Squadriglia abitava Cannobio e la sera…lontano il gatto i topi ballavano. Il casermiere: “C’è un letto nell’ufficio del comandante che lui usa per il riposino pomeridiano, qui ci sono due lenzuola ed una federa, 100 lire per farle lavare, buon divertimento. Doris non aveva dimostrato alcun imbarazzo, si spogliò completamente. Bruna, capelli lunghi, viso sorridente, belle tette, piuttosto robusta ma non grassa, una natura pelosissima. “Allora sei della Leonessa d’Italia.” “No di Brescia.” Bello stronzo, da una cameriera pretendere che fosse aggiornata con la storia!” La ragazza si dimostrò molto portata per il sesso con grande goduria del suo amante a digiuno da un po’ di tempo, dopo la terza goderecciata ambedue decisero di dormire. Furono svegliati alle sei dal piantone. “Può arrivare il comandante, datevi una smossa.” Doris dopo il bacino finale prese a bici e sparì oltre confine, Alberto a dormire nel suo letto, era di turno alle dodici.  Venne a sapere più tardi che il brigadiere di mare, responsabile del reparto, era stato punito perché lo spione di turno aveva comunicato ai superiori comandi che di notte in quella caserma…Commento dell’interessato: “Voi scopate e a me me l’hanno messa in c…” L’affare Doris fu presto chiuso,la baby doveva aver trovato un altro amore in Svizzera e non rientrava più in Italia. Al valico un giorno Alberto fu colpito dalla vettura di due signore di classe che transitavano con una ‘Borgward Isabelle’ auto piuttosto rara e costosa. Dato il loro passaggio giornaliero pian piano Alberto prese confidenza con le due dame. Un giorno chiese loro dove fossero dirette. “A Intra a prendere un aperitivo, se vuole…io sono Carla Roppi francese di nascita ma residente in una villa sopra Ascona insieme alla mia amica Maria Martens belga indossatrice.”  “Come vedete oggi sono di servizio, se non avete impegni domani  pomeriggio…” “D’accordo, appuntamento a domani, spero che sia simpatico a Fru Fru la nostra cagnetta che vede nel sedile posteriore. Alberto aprì lo sportello e cautamente allungò un braccio, la cagnetta gli leccò una mano.”È piuttosto strano, Fru Fru non fa facilmente amicizia…au revoir.” Alberto indossò il suo abito migliore, non era molto elegante ma…quello offriva la ditta. Precise come un orologio svizzero le due signore si presentarono al confine, Alberto le aspettò un po’ più lontano munito di macchina fotografica, la sua passione. “Ho preferito non farmi vedere dai colleghi, c’è sempre l’invidioso di turno che mi può creare problemi. Intanto le inquadrava: Carla bruna, capelli corti, occhi nerissimi, naso piuttosto pronunziato, bocca carnosa, Carla biondissima, capelli lunghi, occhi di un verde profondo, delizioso naso all’insù, bocca…invitante. “Dopo averci fotografato con gli occhi in seguito potrà farlo con la sua macchina fotografica, Maria è abituata ad essere ripresa, è una modella.” C’era dell’ironia nel tono di Carla e per sottolineare la frase gratificò l’Albertone di un sorriso. Ad Intra posteggiarono dinanzi ad un negozio di moda maschile. Appena entrati furono accolti da un giovane elegantissimo, forse il padrone, che apostrofò le due signore: “Bellissime, cosa vi porta da queste parti, io tratto solo abbigliamento  per i maschietti…”  Carla: “E qui c’è un maschietto da vestire da capo a piedi, Giangi questo è Alberto un nostro caro amico, saprai tu consigliarlo nella scelta di vestiti, camice, cravatte e scarpe, all’opera.” E poi all’orecchio: “Non spogliarlo con gli occhi, lui ama i fiorellini e tu non hai il fiorellino!” Alberto prese da parte Carla: “Mi ha messo in imbarazzo, io non sono all’altezza di…” “Ma io si, non faccia quella faccia, si rilassi a si lasci consigliare da Giangi  e poi diamoci del tu, non siamo ancora due vecchie mammalucche!” A Giangi non parve vero di poter fare un affarone nel vestire da capo ai piedi il nuovo cliente: camice estive ed invernali, pullover, gilet, vestiti interi e spezzati, calze di tutti i colori, scarpe all’ultima moda. “Giangi questo è un assegno in bianco, scrivi tu la cifra senza esagerare, carica il tutto nel bagagliaio della nostra vettura, au revoir.” Seduti al bar Alberto era diventato taciturno, perché tanta generosità, di maschietti in giro ce n’erano tanti e le due signore potevano…”Non ti porre tanti problemi, la vita è breve, appena sarai libero  manderò l’autista a prenderti a Piaggio Valmara per farti conoscere la mia villa, dove vuoi mettere tutta la mercanzia?” Alberto capì che non poteva portarla in caserma e così telefonò ad Anna proprietaria del bar vicino alla Dogana per essere autorizzato a  depositarli a casa sua. Anna gli chiese di passare a casa sua dopo mezz’ora per lasciare suo fratello Ambrogio al bar. Alberto lasciò la maggior parte del nuovo guardaroba portando con sé solo un completo.“Accidenti hai svaligiato un negozio!” “Non io quella signora in macchina…” ”Ricevuto, auguri sei un bravo ragazzo, lo meriti.”
    La situazione ebbe sviluppi imprevisti: Carla invitò Alberto nella sua villa sopra Ascona. “Ti manderò il mio autista a prenderti in Dogana.” “Preferisco che si fermi alla dogana svizzera, non voglio farmi vedere dai miei colleghi.” La solita Borgward era posteggiata sul lato destro della dogana svizzera, all’arrivo di Alberto l’autista scese dall’auto, si tolse il berretto, fece un inchino e chiese la conferma al Alberto della sua identità poi aprì lo sportello posteriore dell’auto. “Come si chiama?” “Fulgenzio signore.” “Bene Fulgenzio, mettiamoci d’accordo: io sono anticonformista, con me niente apertura dello sportello, niente saluto col berretto in mano, io salgo davanti e poi se lei vuole diamoci del tu.,” “Signore come dice lei.” Il lago dalla parte svizzera sembrava diverso, meglio curate le sponde, più cristallina l’acqua, molti alberi ai lati della strada. Dopo due chilometri di salita, veduta della villa veramente imponente, la signora doveva essere molto abbiente. Fulgenzio aprì il cancello col telecomando. “Siamo arrivati.” Carla apparve all’entrata e salutò calorosamente il bell’Alberto. “Benvenuto a casa mia, Maria è a Parigi per una sfilata. L’immancabile Fru Fru,  scodinzolando, diede a suo modo il benvenuto al nuovo arrivato. Contrariamente alle sue aspettative che pensava ad un arredamento all’antica, Alberto si trovò dinanzi ad un arredamento molto moderno, ampie vetrate illuminavano i locali, i mobili di buon gusto  tutti di colore chiaro, un inno all’ottimismo. Un lungo viale, di lato piante basse ben curate, in alto un terrazzamento con delle statue di antichi romani, un vero Eden.  “Vedo che stai apprezzando la mia modesta magione.”  “Chiamala modesta, sono in Paradiso.” A tavola furono serviti da una cameriera in divisa, tutto molto formale, gli unici maschietti erano l’autista ed un vecchio giardiniere a nome Adolfo che, al passaggio della padrona si era inchinato piuttosto servilmente. Il dopo pranzo fuori in giardino. “Io fumo delle Pall Mall e tu.?” “Ho smesso su consiglio del dottore della caserma, un ispessimento del palato poteva portare a conseguenza spiacevoli.” “Bene allora non fumo nemmeno io.” Il pomeriggio passò in una sala con televisione ed un impianto high  fidelity da cui proveniva musica degli anni quaranta, tutto molto rilassante. Ad un certo punto si era materializzato un gatto bianco di grosse dimensioni, occhi azzurri che si avvicinò al Alberto, e, dopo averlo squadrato, si rifugiò sotto il divano. “Cosa strana, sei simpatico a Fru Fru ma non  a Pablo.” “Forse è castrato?” Carla rispose con un sorriso, evidentemente Pablo non apprezzava molto le persone dato il suo stato. Alberto aveva ottenuto quindici giorni di licenza, una sera dopo cena: “Ho pensato molto a te, ho domandato a me stessa questo trasporto verso di te, è la prima volta che mi capita con un uomo o meglio un ragazzo data la tua giovane età, sono in… buoni rapporti solo con Maria. Ho molte difficoltà a raccontarmi, penso possa fidarmi di te dato che con le mie confidenze metto nelle tue mani praticamente la mia reputazione. Come avrai notato conduco un tenore di vita molto alto grazie all’eredità dei miei genitori morti in un incidente aereo. I miei erano persone formidabili, anticonformisti, avevano accettato e protetto il mio essere… fuori del comune, sono un ermafrodita…, i mei all’anagrafe avevano fatto trascrivere il mio sesso al femminile.” Alberto ripresosi dall’iniziale stupore: “Sono un anticonformista convinto e per tale motivo spesso ho dovuto lottale contro i ben pensanti, puoi fidarti di me, permettimi un abbraccio affettuoso, immagino quanto ti sia costata questa confessione.” La sera stessa appuntamento in camera da letto di Carla. La padrona di casa si fece trovare sul vano del bagno, in controluce, la stanza era illuminata da luce soffusa, un letto matrimoniale troneggiava al centro della stanza, lenzuola di seta di gran classe. Carla abbracciando Alberto lo condusse sul talamo nuziale dove si era appostata Fru Fru evidentemente abituata a far da spettatrice alle esibizioni della sua padrona.  La nudità di Carla era piacevole, ad Alberto non erano mai piaciuti i seni troppo prosperosi, gli davano l’idea di volgarità, in questo Carla eccelleva, piccoli ma sensibili al bacio di approccio del giovin signore. Carla delicatamente posizionò il capo  dell’amante sulla sua  sua ‘gatta’, Alberto notò che il ‘ciccio’ di Carla non era troppo grande né in erezione e così poté dedicarsi al clitoride della padrona di casa molto sensibile al contatto della  sapiente lingua di Alberto e dopo un po’ si esibì in un profondo orgasmo che fece vibrare tutto il corpo di Carla  che insistette per averne un secondo e dopo abbracciò Alberto in segno di riconoscimento e lo baciò in bocca, un bacio appassionato, sensuale che come conseguenza portò all’erezione del ‘ciccio’ di Alberto che si manifestò in tutta il suo splendore. “Non ho mai avuto rapporti con uomini, con Maria uso un vibratore, sii delicato.”’ L’allagamento’ precedente della vagina aiutò molto l’ingresso di ‘ciccio’ che giunse sino al collo dell’utero per poi esibirsi in una goderecciata con schizzo finale che fece impazzire la gentile padrona di casa. “Mai provato niente di simile, sei un grande! Che ne pensi di far esibire il mio lato maschile? Mi piacerebbe che lo baciassi a lungo sino a…” “D’accordo ma non godermi in bocca.” Il membro di Carla era di misura inferiore al normale ma molto duro, ci volle del tempo fino a quando Carla  sfilò ‘ciccio’ dalla bocca di Alberto per godere sulla propria pancia, un mare di sperma, evidentemente la signora aveva dell’arretrato da smaltire. “ “Che ne dici di…” “Ho compreso il tuo desiderio ma  sinceramente non mi sento di farti usare il mio popò…” “D’accordo mi accontenterò delle cosine di Maria, penso che anche tu  abbia fatto un pensierino su di lei, sii sincero, sarebbe un bel trio.” Grandi festeggiamenti al ritorno della modella da Parigi la quale comprese subito la situazione e diede il suo beneplacito con un bacio ad entrambi. Il bel trio viveva serenamente incurante degli immancabili pettegolezzi che erano ‘fioriti’ nei loro confronti. Alberto, dietro segnalazione dell’invidioso brigadiere Bentivoglio fu trasferito di sede; per tale motivo chiese ed ottenne di essere congedato. Per non per apparire un fannullone e ‘magnaccia’,  dietro raccomandazione di Carla, si impiegò a Locarno in una ditta di consulenza tributaria. Finale come quello delle favole (ma la loro era realtà), e vissero… 

     
  • 26 giugno alle ore 9:04
    Poliamori

    Come comincia: “Mi ha telefonato Adrian, sarà a casa domani pomeriggio…” Un lungo pianto era seguito a questa frase, Lory era proprio disperata, durante i quattro mesi di assenza del marito, ingegnere impiegato presso una piattaforma petrolifera allacciato una relazione con Roberto abitante nel suo stesso palazzo in via Cavour a Roma e se ne era innamorata pazzamente ,il ritorno del legittimo consorte l’aveva trovata impreparata ad accettare le sue richieste sessuali. Era proprio distrutta, i rossi capelli arruffati, i meravigliosi occhi verdi pieni di lacrime, il bel seno sussultava per i singhiozzi, che ne era della statuaria Lory ammirata da tutti i maschietti che incontrava? Anche Roberto erta entrato in  crisi vedendo la disperazione dell’amante, ogni frase sarebbe stata inadeguata, forse inopportuna e così rimasero abbracciati in silenzio. Quella sera sua moglie Liliana gli aveva preparato una cena a base di brodetto di pesce molto gradito di solito dal consorte ma…”Mi si è chiuso lo stomaco, oggi in palestra mi sono innervosito con un cliente (era un personal trainer) sarà forse un po’ di gastrite, vado a letto.” Liliana, delusa, mise il tutto in frigo. Roberto ebbe un breve sonno, si alzò quando udì dei rumori provenienti dal sovrastante appartamento dove alloggiavano Adrian e Lory, non ci voleva molta fantasia per capire cosa stesse succedendo, sentì un groppo allo stomaco. Liliana lo raggiunse sul divano del salone e prese fra le lunghe mani diafane il volto del marito. La consorte era veramente attraente, alta, bruna di capelli, occhi nocciola, seno non molto prosperoso, gambe da ammirare ma soprattutto intelligente, aveva compreso la situazione anche perchè…”Voglio metterti al corrente di un fatto che non ho avuto modo di…o meglio quando una sera sono rientrata a casa tardi, eri a letto e non ho potuto metterti al corrente della liaison particolare che si era creata fra me e Lory. Avevamo bevuto un po’ troppo dello Cherry Brandy che  piace ad ambedue ed abbiamo avuto un rapporto… intimo. Dapprima Lory ha preso ad accarezzarmi, poi mi ha baciato a lungo in bocca e poi..si è spinta più in basso, mi sono fatta coinvolgere anch’io e…”  Roberto si era sempre dichiarato anticonformista ma alla confessione di Liliana rimase perplesso, troppi pensieri di colpo in testa. “Debbo, come dire, digerire la situazione, penso che  Lory ti avrà messa al corrente del…nostro rapporto, non ti preoccupare, in fondo una situazione boccaccesca è divertente!” I giorni passavano senza  che Roberto e Liliana avessero notizie dei sovrastanti vicini finché un giorno: “Sono Adrian, è qualche giorno che sono rientrato a Roma, vorrei dare a casa mia una festa per il mio ritorno, è per sabato sera alle 20, ci sarete?” Rispose Liliana: “Certamente, sarà un piacere, dobbiamo portare qualcosa?” “No ho provveduto ad interessare i proprietari del bar Old Station vicino a S.Maria Maggiore, provvederanno tutto loro, a sabato.” L’appartamento di Adrian sovrastava quello di Roberto e di Liliana ma il padrone di casa aveva comprato quello vicino così da crearne uno da 300 metri quadrati, una reggia con immenso salone. Era ricco di famiglia, svedese di nascita, adottato da due coniugi romani benestanti, era rimasto orfano a vent’anni per la morte in un incidente stradale dei genitori adottivi, si poteva permettere una vita lussuosa. Dopo la laurea in ingegneria aveva ottenuto un posto di tecnico presso una piattaforme petrolifera dell’ENI, unico inconveniente la lontananza dalla moglie. Il sabato pomeriggio era stato dedicato da Roberto al barbiere e  Liliana in un vicino istituto di bellezza, era veramente in forma poi con un vestito largamente scollato e corto era veramente sexy. Il loro ingresso nell’appartamento di Adrian fu trionfale, il padrone di casa diede la mano a Roberto ma prese sotto braccio Liliana riempendola di complimenti. “Non ti ricordavo così sexy, sei uno schianto, immagino quanto mosconi tuo marito dovrà allontanare da te.” Per ora il moscone era lui, per quasi tutta la serata si impadronì di Liliana che sembrava divertita. Roberto prese a ballare con Lory, sembrava dimagrita non riusciva a sorridere, facile capire la situazione. “Cara Liliana, sai che sono un immaginifico, troverò una soluzione, stringimi forte, non vedi tuo marito che se la sta facendo tutta la sera con Liliana, imitiamoli.” Lory si allontanò, stava piangendo, al ritorno sembrava rinfrancata. “Roberto al solo vederti mi son sentita meglio, mi dici che troverai una soluzione , sicuramente Liliana ti avrà messo al corrente delle nostre…non mi giudicare male, voglio molto bene a tutti e due, sono sincera ma…” “Ti ho promesso una soluzione , se convinco Liliana a seguirmi…” Roberto si avvicinò alla consorte: “Strofinati con Adrian finchè lo fai partire di testa, vedo come ti guarda a soprattutto stringe…” “Non ci vuole molto, quando balliamo si strofina in continuazione col  suo coso duro, m’ha confidato che da buon svedese ama di fatto di donne le brune ed io…bruna sono!” Roberto e Liliana ripresero il solito tran tran, Roberto in palestra a far il personal trainer, Liliana in farmacia dove lavorava sinché un pomeriggio: “Adrian è uscito, vengo da voi.” “Liliana ti prego dammi una mano, tuo marito mi manca da morire, se tu potessi…” “Parlerò con Adrian da uomo a uomo,venite sabato sera a casa nostra, Liliana è una buona cuoca.” E così fu, Adrian in compagnia della consorte si presentò con una cassetta di Dom Perignon ed un vassoio di dolci. “Sono deliziosi come la padrona di casa.” Lo svedese si era sbilanciato, Liliana gli piaceva troppo si vedeva da lontano come la guardava, d’altronde le signore avevano fatto a gara in fatto di vestiti sexy. Lo champagne aveva fatto effetto soprattutto su Adrian che prese a ballare con Liliana sempre più stretto incurante degli sguardi della consorte e di Roberto. Si erano fatte le due: “Adrian che ne dici se domani andiamo  a fare un passeggiata a Colle Oppio, sotto l’ombra di un pino, potremo parlare su un argomento penso per noi importante. Buona notte.” Lory ebbe uno sguardo di ringraziamento. “Allora Adrian cerchiamo di inquadrare la nostra situazione familiare, con tutta sincerità. Vedo che ti piace molto mia moglie, io non sono geloso e, se le signore sono d’accordo, vorrei proporti un come si dice in gergo un’poliamore’. Si tratta di avere l’uno con la consorte dell’altro una rapporto più intimo, ma la situazione è complessa: occorre avere la padronanza delle proprie emozioni, gestire la gelosia, avere una buona apertura mentale e molta lealtà, Essere legati affettuosamente e  sessualmente è complicato, pensa bene prima di rispondermi, parla, se vuoi con Lory, vedi se è d’accordo…” Adrian: "Voglio dividere la mia vita con voi, sento nei vostri confronti un'attrazione particolare mai provata prima d'ora, spero sia contraccambiata." e poi prese a baciare in bocca Liliana la quale, benché sorpresa, rispose al bacio, in fondo lo svedese non era male e poi si era fatta sua moglie!

     
  • 20 giugno alle ore 13:53
    Gli amori del giovane Alberto

    Come comincia: L’amorale, chi è l’amorale? Non andiamo a scomodare il vocabolario o il Boccaccio, ognuno di noi può avere un’opinione al riguardo ma con certi limiti come quelli del buon gusto, della non violenza e del non creare problemi agli altri anzi cercando invece di aiutare quelli che soffrono e gli indigenti, un utopista ed anche uno zozzone come direbbero i ben pensanti. io sono fra questi ultimi non i ben pensanti ma fra gli zozzoni, la assoluta libertà delle proprie azioni parlo principalmente nel campo del sesso. Inorridisco quando vengo a conoscenza di certe punizioni nei paesi mussulmani a cui vengono sottoposti gli omosessuali che, a dire di alcuni dei loro medici possono essere curati ma di quale malattia? Quella di avere un corpo diverso dalla natura del proprio cervello? Dove voglio arrivare, forse lo avete capito: al sesso, lo amo profondamente, mi dà e mi ha sempre dato sensazioni meravigliose. Ne ero venuto a contatto sin da bambino, parlo di un ragazzino di dodici anni che era a contatto con una realtà esterna diversa da quella di casa sua dove il puritanesimo era imperante. La seconda guerra mondiale scatenata da pazzi sanguinari mi avevano portato ad essere trasferito, in qualità di sfollato da Jesi, cittadina vicina ad Ancona, dove dimoravo con i miei genitori, a S.Anastasia frazione del Comune di Cingoli in provincia di Macerata. Abitavo nella grande  casa dello zio Fefè (ricco proprietario terriero) che aveva sposato zia Lilli, sorella di mio padre, io e vari zii ed i nonni paterni. Vicini a noi in altro grande edificio di proprietà dello zio Camillo: (parente dello zio Fefè) magrissimo, altezza 1,90 un solo dente visibile si erano ‘accampati’ varie famiglie di anconetani fuggiti dai bombardamenti da parte degli allora non ancora alleati. Il loro problema era quello di sopravvivere finanziariamente, i maschietti erano tutti pescatori ed a S.Anastasia di pesce ce n’era ben poco anzi proprio niente e quindi chi portava a casa il ‘mangime’ quotidiano? Bella domanda le loro femminucce tutte piuttosto giovani e se non  proprio dee della bellezza erano sicuramente apprezzate dai locali villici le cui mogli, anche per le molte gravidanze, non erano propriamente appetibili. I cotali pagavano le loro prestazioni sessuali in contanti (raramente) o con prodotti della terra sempre apprezzati dalle famiglie delle signore. Io ( a proposito mi chiamo Alberto) ero diventato amico di Alda una mia compagna di scuola di due anni più grande  che abitava con i genitori nel casermone degli anconetani. La cotale chissà per quale recondita ragione diceva di saper cucinare e mi portava nel sottosuolo del loro casermone dove c’era un frantoio e una cucina in disuso da anni. Io, innamoratissimo della bionda ed alta Alda mi prestavo malvolentieri ad far l’assaggiatore delle sue schifezze finché un giorno glielo dissi apertamente ed Alda, con una grande risata: “Ti farò divertire in altro modo.” E prese a spogliarsi nuda, mutandine comprese mostrando un buchino circondato da tanti peli… Quella visione per me assolutamente nuova mi fece un effetto strano ossia il coso, con cui normalmente facevo la pipì, divenne duro e Alda lo prese prima in mano e poi in bocca… evidentemente era già un’esperta nel campo del sesso. Cielo toccato con un dito, i pomeriggi, sistemata la questione dei compiti (svolgevo anche quelli di Alda), ci davano al sesso non più da bambini, insomma ero diventato maschietto a tutti gli effetti. Il problema sorse quando mi accorsi che Alda era in intima amicizia con ragazzi di età più avanzata della mia, circa 18 o 20 anni che non tolleravano la mia invasione sessuale in quello che consideravano il loro campo e così, mio malgrado, dovevo accontentarmi dei..rimasugli cosa da me non gradita e così presi guardarmi intorno  ebbi la gradita sorpresa di incontrare Fulvia figlia di un contadino di zio Fefè che spesso lavorava nell’orto dello zio. Alta, bionda, occhi verdi, formosa, sempre sorridente non sembrava proprio il prodotto di genitori bassi e neri di capelli e di carnagione scura (troppo sole) ma forse qualche svedese di passaggio…Mi domandai come conoscerla più da vicino e idea idea pensai di immedesimarmi fotografo avendo notato che lo zio Fefè era proprietario di una Kodak con la quale riprendeva i paesaggi ma soprattutto le contadine sue dipendenti in pose come dire discinte e le interessate ‘ci stavano’, si trattava sempre del loro padrone ed allora erano tempi ben duri per i coltivatori della terra non proprietari della stessa. Lo zio Fefè, vecchio mignottaro, aderì alla mia richiesta sorridendo con fare di complicità, d’altronde in giro si diceva che due figlie di contadini gli assomigliassero un po’ troppo…D’altronde lo zio aveva per moglie una insegnante elementare una puritana ingenua in fatto che di sesso non ne mangiava proprio. Più in là vi racconterò una disavventura della zia Lilli per la quale risero a lungo un po’ tutti gli abitanti di S.Anastasia. Ritornando a me, con la Kodak un pomeriggio mi presentai da Fulvia chiedendo di mettersi in posa per delle foto. La cotale in principio rimase senza parole ma poi aderì alla richiesta (ero pur sempre il nipote del padrone). Fulvia per quei tempi era una anticonformista, d’estate aveva l’abitudine di non mettere il reggiseno che la faceva sudare, indossava solo una leggero vestito, fra l’altro corto. Mi tremavano un po’ le mani quando Fulvia sfoderò un seno e più tardi si girò di spalle e mise in mostra un bel popò. Come Dio volle (ma non penso che Dio in quei momenti si interessasse a me, non che per me fosse importante dato che ero ateo come mio padre) finii di scattare venti fotogrammi. Il successivo giorno mi recai a Cingoli e portai il rullino ad un fotografo. “Ragazzo passa fra due ore.” Girai per la città fra turisti vocianti, la maggior parte romani, e dopo due ore mi ripresentai al fotografo. “Giovane non sono foto che posso darti, sono pornografiche!” Lampo di genio da parte mia: “Sono di mio zio Fefè U, non ne so niente.” Il nome di mio zio fece ‘impressione’ al fotografo che, preso il compenso, mi consegnò le foto senza ulteriori commenti. Il pomeriggio successivo condussi Fulvia nello sgabuzzino degli attrezzi e le mostrai le ventiquattro foto, un successo. “Sembro una diva del cinema, grazie tante quanto ti devo?” “Puoi ricompensarmi in natura.” La baby non capì il mio asserto, pretendevo troppo da una illetterata (allora le femminucce contadine non andavano a scuola.) Mi espressi più chiaramente abbracciandola e mettendole in mano ‘ciccio’ ben duro paventando una sua risposta negativa che non solo non venne ma la cotale lo prese in mano  facendo su e giù con ovvio finale. “Le farò vedere al mio fidanzato, abita a Troviggiano e fa il sarto.” “Ora farà anche il cornuto” pensò Alberto e da quel giorno il loro appuntamento fu quasi quotidiano. Lo zio Fefè si accorse della situazione e: ”Giovanotto stai esagerando, sei troppo dimagrito, non più di due volte alla settimana, comprendi?” Compresi e seguii le sue direttive sino alla fine della guerra quando rientrai a Jesi con grandi pianti della ormai innamorata Fulvia. Vi avevo promesso un episodio della ingenua zia Lilli: Come precedentemen- te detto le ragazze non sapevano leggere al contrario dei maschietti che frequentavano la scuola sino alla quinta elementare e quindi, quando dal fronte di guerra scrivevano alle loro fidanzate le lettere venivano loro lette dalla maestra Lilli . Durante la festa della trebbiatura Spera, una figlia del contadino vicino casa loro chiese a zia Lilli di leggere la lettera del suo ragazzo presenti tutti i contadini della zona. La zia come precedentemente detto era ingenua da morire lesse: “Ti ho rotto la cocchia ma ti sposo.” Anche se non siete cingolani avrete capito coss sia la cocchia ma non la zia che rimase basita nel vedere il risultato delle sue parole. A Concetta il vino uscì dal naso, Peppe, suo marito si stava soffocando con un boccone, Giovanna scappò via per essersi fatta la pipì addosso, insomma un caos generale che rimase a lungo nella mente dei contadini. Ritornati a casa Lilli al marito: “Imbecille mi potevi avvertire cosa voleva dire quella parola!” Fine della guerra, ritornato a Jesi fui iscritto alla prima media nel collegio dei Francescani così rimanevo fuori di casa sino alla sera (i miei genitori lavoravano, papà in  banca mi madre aveva un negozio di coloniali) ma le cose fin dall’inizio non andarono nel verso giusto nel senso che io contestavo la religione cattolica forte dei libri letti sull’argomento. Il direttore aveva l’abitudine il sabato di ‘metter su  un processo ai vari personaggi della Bibbia. Quando fu la volta di Giuda come pubblico ministero si propose il secchione della classe ed io mi autonominai difensore d’ufficio. Quello del Pubblico Ministero fu un ovvio sproloquio infarcito di paroloni e luoghi comuni quando venne il mio turno dissi solo poche parole: “Chiedo l’assoluzione di Guida in quanto non poteva sfuggire ad un destino già a lui assegnato dalla divinità.” Dopo vari processi a personaggio famosi in cui era sempre l’avvocato difensore, il preside si ruppe le palle e chiese a mio padre di ritirarmi dal collegio: “Suo figlio non  solo è ateo ma mi sobilla tutta la classe, lo scriva ad un istituto pubblico.” E così fu. Il mio profitto scolastico era buono, mi piaceva fare bella figura in classe. Ero compagno di banco di una certa Laura ingenua ragazza di un paese vicino alla quale propinavo gli scherzi più cattivi dopo aver capito che con lei non c’era niente fa fare in fatto di sesso. Laura da buona credente cristiana ogni mattina, prima di entrare in classe, si recava in chiesa per pregare. Io malignamente riferii la cosa al prof. Gatti, insegnate di materie letterarie, ateo e mangiapreti come si diceva allora con la conseguenza che Laura veniva interrogata con domande astruse alle quali non sapeva rispondere e tornava a posto piangendo. “Signorina invece di andare in chiesa studi di più!” era il verdetto del prof. Gatti. Non le feci più scherzi, mi sentivo un po’ verme anzi presi a passarle dei compiti in classe, in fondo sono un buono! In seguito sono venuto a sapere che Laura si era sposata con un altro cattolico praticante, in tre anni aveva messo al mondo quattro figli (due coppie di gemelli) ed era rimasta vedova.
    Come me la passavo col sesso? Niente male. Nello stesso pianerottolo della mia abitazione abitava una coppia senza figli, lei  alta bruna, seno quanto basta, occhi bellissimi, vita stretta, gambe chilometriche in somma un gran pezzo di…Per caso venni a sapere che mio padre, da sempre dedito al sesso extra, aveva provato a farla capitolare con risultati negativi per suo grande scorno che si considerava un gran tombeur de femmes. Mia madre, filosofa per natura, preferiva far finta di nulla per non rovinare il matrimonio. Un pomeriggio madame Letizia, questo il suo nome, bussò alla porta del mio appartamento: “Ti chiedo scusa (mi dava del tu data la differenza di età, aveva quaranta anni) mi occorrono altre due pentole, stasera ho degli invitati, ti dispiacerebbe prestarmele, posso telefonare a tua madre.” “ Non è il caso, venga pure e se le scelga potrà sempre ricompensarmi in natura…” Letizia rimase senza parole, mi guardò a lungo e rientrò nel suo appartamento senza profferir parola. Dopo qualche giorno rincontrandola nel pianerottolo le ricordai il suo debito. “Giovanotto potrei essere tua madre…” “Ma non lo è e…”. “Di solito è difficile che qualcuno mi metta in difficoltà tu ci sei riuscito.” Capii che la signora stava capitolando, doveva avermi inquadrato bene,  ormai ero diventato un bel giovanotto ben messo fisicamente. “Signora so che lei fuma anche se suo marito non è d’accordo, son riuscito a trovare un pacchetto delle introvabili ‘Roy d’Egypte’ (le avevo sottratte a mio padre) e così potremo fumare il kalumet della pace.” Senza profferire parola Letizia mi fece entrare a casa sua, mi portò in camera da letto, si spogliò completamente e: “Vieni sotto la doccia.” Un finale al fulmicotone, la signora dimostrò grande maestria nell’ars amatoria. Dopo circa un’ora “Non giudicarmi male, io amo il sesso, mio marito è quello di ‘vado, l’ammazzo e torno.’ Tradotto soffriva di ejaculatio praecox e la signora non ne era soddisfatta, tutto lì, l’Albertone dovette provvedere alle mancanze del consorte con sua grande gioia sinché un giorno papà Armando: “Caro figlio, ormai sei grande,  come ben sai non sono un moralista ma la tua storia con Letizia deve finire per vari motivi: stai dimagrendo in modo preoccupante ed inoltre il marito Oddo, lo so è stronzo anche nel nome è gelosissimo e non vorrei che uscisse di testa. D’accordo con tua madre andrai a studiare a Roma e abiterai presso tua zia Armida e la nonna Maria, Partenza domattina.” Era un vero e proprio ordine,  non mi restò che ubbidire. La zia Armida era sorella di mia madre e vedova dello zio Alberto fratello di mio padre ed aveva un’adorazione per me che gli ricordavo suo marito. Fui iscritto all’Istituto Scientifico Cavour, vicino al Colosseo e ci arrivavo prendendo l’autobus 85. Il biglietto del mezzo di trasporto ammontava a 20 lire ossia l’ammontare di due sigarette Sport (allora per sentirmi grande fumavo) e così mi scarpinavo due chilometri all’andata e altrettanti al ritorno consumando in modo notevole le scarpe. La zia Armida non riusciva a capacitarsi della cosa e  la confidò alla signora Denise, francese, 40enne  moglie di un proprietario terriero marchigiano che passava la maggior parte del tempo nelle sue terre lontano da casa. La cotale abitava nel nostro stesso pianerottolo,  era una accanita fumatrice e pensai di sfruttare la situazione di povero studente senza una lira (la zia e la nonna non mollavano soldi) e così:  zia lontana ad insegnare in un paese vicino e  nonna in chiesa a cercare di guadagnarsi il Paradiso mi recavo a far visita a madame Denise, bionda tinta, un po’ pesante di figura ma ancora abbordabile poi con la fame di sesso che avevo…Madame con un sorriso di complicità assecondava il mio (e suo) vizio foraggiandomi con sigarette ben più costose delle mie Sport. Io girando molto alla larga, cercavo di farle capire che, anche se giovane di età rispetto a lei, avrei gradito…Rien a faire, ce la mettevo tutta, avevo imparato a memoria poesie romantiche di De Musset e di De Vigny ma Denise non mollava proprio, con grandi sorrisi mi prendeva bellamente per il sedere. La svolta fu quando al rientro a casa del marito sentii un litigio fra di loro piuttosto prolungato, il marito il giorno dopo si levò dalle balle e così bussai alla porta di madame e la trovai in lacrime. “Una bella signora come lei merita ben altra sorte.”  La baciai in bocca e la sciagurata rispose, non essendo la monaca di Monza non  ebbe conseguenze se non quella  di prendere l’abitudine di scopazzarmi bellamente e spesso. La storia durò circa un mese sin quando la portiera ‘fece la spia’ e così la zia Armida le fece una scenataccia bollandola come puttana che si era messa con uno molto più giovane di lei. Conclusione porta sbarrata e non solo la porta di Denise per me sconsolatissimo che non sapevo dove portare il mio nobile a divertirsi ma il destino…A casa nostra veniva a far pulizie Maria figlia ventenne  di Mimma (quella che aveva fatto la spia) e del portiere Nando un ex contadino inurbato con l’aiuto di un politico locale perché stanco di lavorare la terra con poco riscontro economico. Dopo i soliti discorsi
    “Sei fidanzata?” “No mio padre dice che sono troppo giovane” cominciai a farle dei complimenti la gratificai di qualche regalino con i soldi che mettevo da parte non andando al cinema la domenica. Un giorno finalmente Maria si mollò a prese a baciarmi con conseguenze ben prevedibili da parte mia ma spaventando la baby quando vide il mio ‘ciccio’ “È enorme, no non voglio, io sono vergine!” La scalata fu lunga, ci vollero bacini sul collo, carezze sul viso, abbracci appassionati e finalmente un cunnilingus che mandò fuori di testa la bella mora. Un giorno, fuori di casa zia e nonna, avvenne il matrimonio. “Ti prego piano piano, ho molto paura di farmi male, prima baciami molto lì.” Maria si era portato appresso un asciugamano (le donne sono più previdenti dei maschietti) e così quel sangue che uscì non finì sul lenzuolo del mio letto. Da quel momento, aperta la via, la situazione migliorò, Maria di era scoperto sessualmente molto calda, per me era piacevole toccare quelle tette e  cosce dure dovute al lavoro campestre (pensai che avrebbe rotto una noce di cocco!). Ormai un giorno dopo l’altro…papà Armando, sentita la zia Armida, decise di far finire il mio ostracismo a Roma ed io mi ‘imbarcai’ sul treno Roma – Ancona, fermata Jesi. L’addio con Maria fu straziante, la baby si era follemente innamorata e mi pianse addosso tutte le sue lacrime e, come ricordo, mi permise con grande goduria di ‘ciccio’ di usare il suo buchino posteriore che era stato sempre off limits! Vi sono sembrato un po’ cinico, forse si ma a quell’età l’ormone comanda più dei sentimenti. All’arrivo a casa grande commozione soprattutto da parte di mia madre ingrassata sino all’inverosimile ma quello che più mi colpì furono le notizie dei miei amici: Giovanni (orfano di padre e di madre) si era suicidato con la pistola dello zio cui era affidato, la moglie di Augusto si era impiccata forse perché depressa, Roberto mio coetaneo, da sempre omosessuale, era stata cacciato dalla scuola insieme al professore di francese sorpresi dal bidello mentre lo gratificava di un pom….o; ma i guai nella famiglia di Roberto non erano finiti: suo fratellastro famoso scopatore (che strano il destino) era morto per infarto mentre si intratteneva con la moglie  di un impiegato del Comune, sua sorella Stefania era deceduta per tetano, Marco aveva messo incinta una minorenne, Quinto, detto ‘cascappezzi’, commesso del negozio di mia madre, era in ospedale con un tumore al pancreas. A questo punto ripensai con nostalgia al mio soggiorno romano ed alle grazie della mia georgica amica Maria che in  fondo mi era rimasta nel cuore, la vita che tristezza!
     

     
  • 28 aprile alle ore 8:50
    I magnifici quattro

    Come comincia: Nulla a che fare col far west, i magnifici quattro erano due femminucce e due maschietti residenti in un condominio  nel lungomare di Milazzo: Giovanni pilota di aerei dell’Alitalia, Tindara (nome di un santuario famoso) moglie insegnante  alle elementari, Guido impiegato presso il locale Comune, Lilla farmacista, tutti vicino alla trentina. Pur dimorando nella stessa scala si salutavano solo di sfuggita, nessuna confidenza anche a causa della diversità degli orari di lavoro. La loro conoscenza si approfondì un estate quando si ritrovarono vicini spaparazzati al sole sulla spiaggia di Tono un angolo appartato detto anche n’gonia (angolo) suggestivo e solitario. I quattro non potevano essere più differenti: Giovanni di madre svedese era alto, biondo, occhi azzurri, 1,85, fisico atletico, un po’ chiuso di carattere, godeva fama di essere ricco di famiglia, Tindara sua moglie era insegnante di educazione fisica, alta,  un po’ mascolina, capelli nerissimi corti, poche tette ma dal bel deretano, Guido classico mediterraneo 1,70, bruno longilineo, sempre sorridente ed allegro, Lilla bionda un po’ più alta del marito occhi azzurri, sguardo da furbacchiona., minuta di fisico ma piena nei punti strategici, molto sensuale. Le due coppie per motivi differenti non erano titolari di pargoli, i primi due per scelta i secondi lo desideravano molto ma senza risultati malgrado i numerosi tentativi, insomma scopavano quasi tutti i giorni. Giovanni aveva dimenticato di portare l’ombrellone (il solito Mammalucco frase di Tindara) e così per non arrostire al sole con molte scuse chiese ospitalità a Guido e a Lilla i quali furono ben contenti di far loro fruire della gradita ombra, certo stavano un po’ troppo vicini… le signore si posizionarono al centro. In acqua quel mattacchione di Guido cercò di abbassare il reggiseno della gentil consorte la quale non se la prese più di tanto, conosceva le qualità  o meglio le propensioni di suo marito per le altrui femminucce e capì che quello era un suo modo per potersi avvicinare alla bella Tindara, non era gelosa altrimenti già da un bel po’ avrebbe lasciato il suo uomo ma ne era troppo innamorata ed accettava qualche ‘svicolata’ del consorte. Giovanni si mostrò indifferente mentre Tindara si fece una bella risata (bel porcaccione tuo marito!).
    Nel lasciarsi sul pianerottolo (i due appartamenti erano sullo stesso piano) i quattro si diedero appuntamento la sera al Lido Azzurro locale sugli scogli molto frequentato con tanta musica in sottofondo e poche luci che invitavano all’intimità. Preferirono usare una sola auto, quella di Guido, una Giulietta, si sedettero in un tavolo appartato lontano dalla musica un po’ troppo rumorosa. Giovanni di ballo non me mangiava proprio e così Guido fu costretto a sobbarcarsi il ruolo di danseur per ambedue le signore con grande suo piacere, privilegiando i lenti… Quando ballava con Tindara strofinandosi un po’ troppo sentiva qualcosa nei pantaloni che aumentava di volume, sbirciava in continuazione Giovanni per vedere le sue reazioni. “Ci scommetto che ci stai facendo un pensierino, non ci riuscirai, Tindara mi sembra tutta d’un pezzo e poi Giovanni potrebbe non essere d’accordo e passare a vie di fatto!” (Parole di Lilla). Fatto sta che Guido arrapato più di un riccio arrapato, appena giunto a casa ‘punì’ la gentile consorte tanto da far dire alla stessa: ”E che cazzo, mi stai distruggendo!” L’estate sta finendo come diceva una celebre canzone e così Giovanni riprese a volare lasciando il tetto familiare per lunghi periodi, Tindara talvolta nel suo appartamento la sera aveva la compagnia di Lilla e di Guido ma quest’ultimo capì che in quella condizione non avrebbe raggiunto il suo scopo e si sentiva a disagio mentre le signore parlavano fra di loro, smise di frequentare l’abitazione dei vicini al contrario della consorte che tutte le sere vi si recava ritirandosi tardi.  Una notte Guido si svegliò sia per il profumo che emanava il corpo della consorte sia perché la stessa sembrava aver pianto, Lilla si era girata di spalle, non chiese spiegazioni non era il momento adatto. Un velo sembrava aver avvolto il volto di Lilla finché un pomeriggio: “Voglio metterti al corrente di quello che è avvenuto: quella sera io e Tindara eravamo affacciate al balcone quando lei  mi ha abbracciato ed ha cominciato a baciarmi in bocca per poi trascinarmi sul  divano dove ha seguitato con le tette e poi sul fiorellino. Io ero completamente istupidita anche perché sinceramente provavo un piacere intenso, mi ha spruzzato addosso un profumo giapponese mi pare fosse il Mi Tsu Quo, così mi ha detto e poi mi ha offerto dello cherry brandy, liquore a base di ciliegie che mi ha mandato su di giri. Ha ripreso a masturbarmi stavolta con un vibratore e nello stesso tempo baciandomi il clitoride. Non so quante volte ho goduto, ho anche pianto, quando sono rientrata a casa ero sfinita. Tindara mi ha confessato di essere bisessuale per un’esperienza di collegio con una sua collega, suo marito ne è al corrente. Da allora non ci siamo più incontrate, è stata un’esperienza travolgente che però mi ha lasciato dei segni, non ne ero preparata, tutto qua, spero mi perdonerai.” Guido era tutto un punto interrogativo, quale perdonare in fatto di sesso aveva una mentalità molto aperta: “Sei e sarai sempre il mio grande amore, abbracciami, ti starò sempre vicino.” Intanto lo zozzone…pensò bene di far volgere a situazione a suo favore, ti pareva, ma come fare? Un pomeriggio prese il telefono e rivolto alla consorte: “Vorrei chiamare Tindara…” Lilla malgrado quell’avvenimento non aveva perso il senso dello humor e abbracciando il marito: “Lo sapevo dove volevi arrivare amore mio preferisci anche la mia presenza o…” Stavolta fu Guido ad essere preso di contropiede, sapeva della mentalità aperta della consorte nei suoi confronti ma non sino a quel punto. “Vedi…veramente…io…” “Ho capito vai da solo, darò io un appuntamento a Tindara per conto tuo per dopo cena, che ne dici?” Che cacchio doveva dire , si trovò un’avventura sfiziosa in un piatto d’argento, certo sua moglie doveva amarlo alla follia per aver accettato di dividere suo marito con un’altra, un bacio profondo di ringraziamento. Cena leggera senza alcolici, in pigiama a sopra una vestaglia, Tindara era stata avvisata ed aveva accettato, forse voleva provare qualcosa di diverso con un altro uomo, forse suo marito da quel lato…La dama aprì la porta e in silenzio condusse il futuro amante direttamente in camera da letto, nello stereo musica di Mozart, la baby aveva gusti sofisticati. La pugna un classico: baci in bocca, sulle tette, e poi alla vista di ‘ciccio’ un ohhh…evidentemente suo marito ce l’aveva più piccolo. La immissio penis fu un successo, la baby era un lago, ‘ciccio’ era arrivato sino al collo dell’utero e col suo schizzo aveva portato Tindara alle stelle. Madame pensò bene di mettere in mostra il suo repertorio col vibratore nel popò, doppia goderecciata, Guido non aveva mai trovato una siffatta furia erotica. Ritornò a casa mezzo intontito sotto lo sguardo irriverente della consorte, era sabato poteva dormire sino al mezzogiorno successivo. Vi pareva che la storia potesse finire così? Ma quando mai, Guido: “Che ne dici di invitare a cena un sabato Tindara, in arte culinaria sei molto brava , ti farai onore!” “Mi sa che vorresti fare onore pure tu ma in un’altra arte o sbaglio? “ Nessuna risposta. Un  menù favoloso: cozze in brodetto con prezzemolo e aglio, gamberi sgusciati arrosto, frittura di alici, avvoltini di pesce spada, insalatona mista, vino Verdicchio dei Castelli di Jesi molto apprezzato dalle due signore che ne avevano fatto un po’ abuso e con la conseguenza che Guido si trovò in mezzo al letto matrimoniale assediato da due furie che a turno lo accarezzavano, lo baciavano in bocca e su ‘ciccio’ infilata a turno in tutti e due i buchini delle signore sino a quando Tindara lasciò il campo e Morfeo ritenne opportuno prendere sotto la sua ala protettrice i due coniugi. La situazione ormai si ripeteva ogni sabato sino al rientro in famiglia di Giovanni situazione che ovviamente cambiò le carte in tavola. Il cotale era così anticonformista da accettare la situazione? Tindara gliene avrebbe parlato boh… Un avvenimento imprevisto: Giovanni proprietario di una Jeep fuori strada propose di domenica una gita sull’Etna imbiancata dalla neve, un diversivo al mare che era stato ben accettato dagli altri tre componenti la combriccola, Tindara non si era sbottonata su eventuali confidenze al marito. Dopo pranzo al rifugio ‘Sapienza’ i due maschietti presero a fumare: Guido la pipa e Giovanni le sigarette sottratte alla provviste di bordo dell’aereo. Tindara allora confessò a Lilla di aver reso edotto il marito dei suoi passati avvenimenti erotici con una inaspettata reazione da parte del compagno: voleva andare a letto con Lilla, beccati questa, il pilota era stato furbo, gli avvenimenti passati non potevano essere cambiati in compenso poteva rivolgerli a suo favore. A casa Lilla mise al corrente il marito della proposta che aveva ricevuto, fu un colpo per Guido, mai si sarebbe aspettato di dover diventare cornuto consenziente, una possibilità mai presa in considerazione, entrò in profonda crisi immaginando quello che avrebbe fatto sua moglie, gli venne un forte mal di pancia, dicono che l’intestino è il secondo cervello, quanto mai vero, era diventato geloso lui da sempre dichiarato anticonformista! Un avvenimento fece cambiare idea a Guido, Lilla si presentò con un assegno di €.30.000 firmato da Giovanni. “Finalmente potrò comprare una Mini Countryman Cooper e fare anche un viaggio in un paese esotico, io sono d’accordo.” “Le cosine sono tue …”fu la sorprendente risposta di Guido, ormai si era reso conto dell’ineluttabilità dell’avvenimento, d’altronde si trattava di pareggiare con le relative consorti. Nel condominio del palazzo lungomare di Milazzo ormai il sabato era diventato un giorno di grandi avvenimenti e così Lilla si recò a casa di Giovanni mentre Tindara prese a fare compagnia ad un Guido scuro in viso e niente affatto erotico tanto che…andò in bianco. Dopo un paio di ore Lilla ritornò nella sua magione distesa e sorridente, Tindara prese la via del ritorno nella sua e Guido si guardò bene dal chiedere i particolari dell’incontro erotico a sua moglie. Ma il  Fatum, dio romano del destino, doveva ancora presentare il conto al buon Guido. Un giorno Lilla si presentò con un assegno in bianco consegnatole da Giovanni. “Mi ha detto che puoi metterci una cifra a tuo piacimento, vorrebbe incontrarti…” Guido era rimasto senza parole, situazione assolutamente da lui non prevista e non accettabile, ci teneva alla sue natiche ed a quelle mirava il buon Giovanni, se lo poteva scordare! Ad buon fine scrisse sull’assegno la cifra di 100.000  €. con una gran risata sicuro che l’interessato non l’avrebbe firmato. E invece Lilla di ritorno a casa: “Giovanni ha strappato quell’assegno…” “Lo sapevo, stronzo!” “Ma me ne ha lasciato un altro firmato per la somma, vedi tu.” 500.000 €. una pazzia, quello era fuori di testa con quella cifra poteva comprarsi mister muscolo! Lilla prendendolo in giro: “il coso è tuo!” scimmiottando la precedente frase di Guido. ‘Pecunia non olet’ (Guido aveva frequentato il classico) ma per guadagnarsela doveva sacrificarsi e non riusciva ad immaginarsi…I giorni passavano e Lilla disse al marito che Giovanni doveva ritornare a bordo del suo aereo e quindi doveva prendere una decisione. Con un colpo di testa Guido decise per il si, in fondo sin trattava di mettere dei paletti a quell’incontro che poteva essere un’esperienza irripetibile e forse, dico forse, piacevole. Giovanni aprì la porta, sotto la vestaglia niente solo il suo fisico muscoloso ed un coso non molto grande ma in erezione, bell’inizio. In sottofondo notturni di Chopin, la musica classica era di gusto comune in quella casa. Un brindisi con lo champagne, uno spinello novità per Guido che giudicò piacevole e poi i paletti: “La mia bocca off limits, d’accordo?” “Bien”. Giovanni alla vista di ‘ciccio’ moscio di Guido rimase un po’ deluso ma quando lo prese in bocca ben presto si accorse della sua enormità ed espresse il suo pensiero con mugolii di contentezza. (Sicuramente gli stewart di bordo ce l’avevano più piccolo!) I due finirono sul lettone matrimoniale, Guido per la prima volta in vita sua prese in mano due testicoli ed un membro non suoi, non grosso come il suo ma molto duro, il signore era arrapatissimo e ben presto ebbe un orgasmo riversando lo sperma su un tovagliolino poi si girò di spalle e dopo aver ben lubrificato il suo buchino posteriore prese in mano il membro  di Guido e con molta fatica e qualche gridolino riuscì a farsi penetrare. In fondo era un buco come quello delle femminucce, così si consolò Guido e prese a muovesi sin quando godette alla grande ma siccome ‘ciccio’ era ancora ‘ben dur’ (più tardi vi spiego questo termine) seguitò ad agitarsi all’interno del sedere di Giovanni che pareva arrivato al settimo cielo e prima che Guido godesse prese il membro in bocca ed ingoiò tutto lo sperma. Talvolta la curiosità ma soprattutto la pecunia ci portano a voler provare sensazioni nuove non fisicamente definibili. Giovanni girò il corpo di Guido mettendolo di lato, lubrificò il suo buchino posteriore e lentamente ma inesorabilmente lo penetrò. Guido per la prima volta provò quell’araba fenice sempre  teoricamente conosciuta  ma mai provata che era il doppio gusto: mentre lo penetrava Giovanni prese pure a masturbarlo e così Guido provò quella sensazione della goderecciata che dovette ammettere era decisamente piacevole. Poi fu di nuovo la volta del popò di Giovanni che dopo l’ennesimo orgasmo  alzò bandiera bianca e rimandò a casa uno spompato Guido che trovò le due signore che bellamente stavano baciandosi; si rifugiò in camera da letto per un giusto riposo. Quell’amicizia particolare durò nel tempo: Guido si comprò una Ferrari di seconda mano e giustificò in ufficio quell’acquisto con il lasciato di uno zio d’America, Lilla sfoggiava vestiti di lusso con gran invidia da parte delle colleghe. Vi rendo edotti del ‘ben dur’. L’espressione é tratta dal poema erotico di Stecchetti ‘Ifigonia’ in cui un cortigiano si chiama ‘Allah ben dur’ per le sue qualità del suo pene!

     
  • 14 aprile alle ore 17:12
    Non è mai troppo tardi!

    Come comincia: ‘Addrumate torce e lumere cà se cannuce ù sticchio ma muière.’ Detta da un siciliano nel suo dialetto fa una certa impressione anche perché non mi risulta che i ‘trinacri’ abbiano una mentalità propriamente ‘svedese!’ ma tant’è! Questa frase, non comune, era venuta in mente ad Alberto M., maritato con Anna,una mattina appena alzato dal letto, forse era ancora un po’ assonnato, fatto sta che la cosa non piacque all’interessato il quale, dall’alto dei suoi 81 anni,  talvolta si domandava se il suo cervello semplicemente andasse a sprazzi o se il temuto Alzheimer avesse fatto passi da gigante nella sua materia cerebrale come era accaduto ad un suo amico peraltro più giovane di età. Una storia simile gli era accaduta anche la mattina seguente  mentre si recava in bagno per una necessità impellente propria della sua età: due vocaboli nella sua mente: ‘carbossile e ossidrile’ si ‘carbossile e ossidrile’ che, se non ricordava male, erano due composti chimici e quindi una reminiscenza scolastica che non avevano nulla a che fare con la realtà bah…preoccupante anche se il suo medico di famiglia,  la medichessa Concetta F., peraltro bravissima e sempre presente lo aveva rassicurato: “non sei ancora nella via del rinc..to.” Ma anche se, in altra maniera, le ‘reminiscenze’ seguitavano a perseguitarlo con il ricordo di sprazzi della sua vita giovanile e meno come , per esempio, il suo primo approccio con l’altro sesso: agosto 1944, in piena guerra, a Cingoli (Macerata) fraz.S.Anastasia dove era sfollato in casa di uno zio acquisito insieme ad alcuni suoi familiari. La sua famiglia, peraltro benestante, non era la sola della categoria degli sfollati: nel vicino casermone  di quattro piani di proprietà  dello zio Camillo (che abitava in una villa a Cingoli città) avevano preso alloggio stabilmente varie nuclei di anconetani i cui capi famiglia erano tutti pescatori ma in quel maceratese, non potendo esercitare la loro professione, bighellonavano da mattina a sera in assenza delle legittime consorti in giro nella varie frazioni a guadagnarsi il pane (e il companatico) con il mestiere più antico del mondo. La piccola Alda, 12 anni, non potendo seguire, per ovvi motivi, le orme della madre, giocava spesso con Alberto. Un giorno gli chiese di vedere il suo ‘uccello’ in cambio della veduta della sua’gatta’. Imbarazzatissimo il piccolo Alberto aderì alla per lui inconsueta richiesta contraccambiato da Alda. Alla visione di quel buchino circondato da peli il ‘pisello’ di Alberto diventò molto duro con sorpresa dell’interessato che non seppe spiegarsi il fenomeno (erano altri tempi). Parlando con Follì, il figlio del contadino Peppe, Alberto ebbe svelato il segreto…qualcosa del genere lo aveva immaginato ma solo,in linea teorica. Un giorno pensò bene di mettere in pratica quanto appreso, si recò al quarto piano dove alloggiava la famiglia di Alda che ritenendo che la baby fosse sola ma invece, aprendo la porta della camera da letto ebbe la visione di due maschietti nudi col coso molto più grande del suo che a turno lo infilavano nella gatta di Alda con grandi risate da parte di quest’ultima. La sua intrusione non fu gradita dai due maschietti  che lo cacciarono in malo modo. A pranzo Alberto accusò un ipotetico malore e, a stomaco vuoto, si rifugiò nella sua stanza da letto. Nei giorni seguenti, dopo aver frequentato la scuola elementare, la solitudine fu la sua sola triste compagna sinché un pomeriggio, affacciandosi alla finestra…una visione: una ragazza alta, di circa diciotto anni stava zappando l’orticello dello zio Fefè (il padrone di casa). Scese le scale di corsa, si presentò e venne a sapere che la cotale si chiamava Spera ed era figlia del contadino che conduceva il terreno di suo zio. Certo all’inizio era perplesso. Spera non aveva nulla in comune con la ragazze del luogo: alta, bionda, occhi azzurri in contrasto con la caratteristiche fisiche delle sue pari età basse, grasse, e more ma in fondo la preferiva così. Fece amicizia nel senso che la guardava mentre lei lavorava ed un giorno le propose di farle delle foto, una sua passione, aveva scovato una vecchia ‘Kodak’ quadrata, la pellicola se la fece comprare dalla zio Fefè a Cingoli ed un giorno si presentò baldanzoso dinanzi a Spera che fu ben felice di farsi fotografare in pose varie anche con la gambe in parte scoperte. Non volendo far conoscere quel suo segreto ad altri, una mattina , col permesso della zia Lilli sorella di suo padre e moglie di Fefè si recò a Cingoli con Concetta, la madre di Spera, che doveva effettuare delle spese. Al fotografo perplesso per la sua giovane età mostrò il denaro necessario per lo sviluppo e la stampa delle foto. “Vieni fra due ore.” Ripresentatosi puntuale in negozio: “Chi è questa bella ragazza?” chiosò il curiosone, “mia cugina…”. La mattina seguente pigiò la scuola e si presentò all’interessata con le foto. Spera al principio rimase basita, mai era stata fotografata e poi abbracciò e baciò Alberto con molto slancio tanto che il suo pisello… “Non so come ringraziarti, dimmi quanto hai speso, il mio fidanzato sarà felice nel vederle, si chiama Oreste e lavora a Troviggiano.” Il mondo cadde addosso al povero Albertone che decise di chiudere col sesso, era troppo sfortunato! Da quel momento (misteri del cervello umano) le reminiscenze mattutine presero a ripresentarsi ogni giorno al risveglio, voglio parteciparvele, in fondo sono divertenti, se non avete nulla da fare! La mattina seguente nella mente gli ronzava una frase: “Scotti e non Scotti…” Si mise a ridere fragorosamente ricordando a che si riferivano quelle parole. In breve: domenica mattina chiesa delle Grazie a Jesi (Ancona) al gabbiotto (non so il nome esatto) si presentò una signora elegantissima che chiese al vecchio parroco di confessarsi: “Don Paolino mi vergogno a dirle un peccato…” “Dio è grande e misericordioso, dimmi pure.” “Ho avuto rapporti contro natura col figlio del mio contadino, un bel ragazzo…” “Ah c’è pure la corruzione di minorenne…per questa volta la assolvo ma reciterà 10 Ave Maria, 10 Pater nostro e 10 Credo,  si vada a sedere su quella panchina vicino all’altare.” Sistematosi il velo nero, la signora si appropinquò alla panchina ma notò con disprezzò che mi erano donnette tutte in male arnese e non tanto profumate, sicuramente contadine. Ritornò indietro dal parroco: “La prego mi indichi un’altra panchina, dove mi ha indicato lei ci sono delle donnette, io sono la contessa Scotti.!” Don Paolino: “Contessa Scotti o non Scotti quello è il banco dei culi rotti!” Non v’è piaciuta? A me si, forse quelli passati erano altri tempi e si rideva con più semplicità. Alberto  la mattina si svegliava ripetendo una frase, un nome o rivivendo situazioni pregresse, talvolta piacevoli altre volte decisamente meno. L’ultima: ‘bacia nicchio’. Penso sia inutile spiegarvi, anche se non siete siciliani, cosa voglia alludere quella parola: per gli omo nulla di interessante ma per etero…Ebbene  l’epiteto era stato affibbiato all’Albertone, allora brigadiere della Guardia di Finanza a Lipari dal maresciallo comandante della locale Tenenza, il motivo? Una forte invidia per il suo successo in campo femminile ma, in senso traslato, voleva dire: imbecille! Altra mattina, nuovo numero come si diceva al circo equestre ai tempi che furono. Bambino ancora nella pancia della genitrice: “Mammina  stanotte  mi si è avvicinato un coso brutto che prima  mi ha spinto e poi mi ha pure sputato in faccia! Chi era?” E chi era? Vallo a spiegare ad uno che ancora deve nascere. “Non ti preoccupare , era mammina che faceva pulizie dentro la vagina.” (Pulizie un cazzo, si era proprio il coso di papà.) Tutto sommato erano pensieri fantasiosi che esprimevano la mentalità non  certo puritana del padrone dei sogni.  ‘Nuovo giro, nuovo numero’ avrebbero chiosato un presentatore al circo. Il nuovo numero notturno era stata una frase piuttosto seria e impegnativa: “Vedi quella, è la tua ombra, non fidarti mai di nessuno, nemmeno di lei” Chi l’aveva pronunziata era stato nonno Alfredo vecchio Commissario di P.S. ai tempi del fascismo ora in pensione, a domanda, data le sua non  condividenza degli ‘ideali’ fascisti e dei gesti dei gerarchi che, anche senza particolari motivi, alzavano il braccio destro facendo seguire il gesto con: Viva il Duce!” Decisamente patetici ma guai a contraddirli, erano proprio guai! Il nonno Alfredo era ‘un arbiter elegantiarum’, altezza 1,80, capelli neri,  bombetta, cappotto di castorino con collo di astrakan, fra l’altro un ‘tombeur de femmes’.  Nonno Alfredo aveva messo in guardia il nipote Alberto prossimo ad arruolarsi nella Guardia di Finanza. L’applicazione di quel principio nella vita militare era stata per il nipote motivo per scansare un bel po’ di guai per guardarsi da colleghi disonesti i quali spesso riuscivano a salvarsi dalle proprie malefatte addossando la colpa a più ingenui compagni di pattuglia. Ultimo  episodio, stavolta vero e vissuto nell’attualità: nuova vicina di casa una parrucchiera col marito meccanico, i due erano stati presentati ad Alberto da Mimmo il padrone del vicino appartamento suo amico abitante a Roma. “Alberto questi sono Rossana e Giacomo nuovi tuoi vicini di casa, provvederanno loro a ritirare la mia posta, dà loro una mano qualora abbiano bisogno di contattare l’Amministratore.” Alberto era stato folgorato (forse il verbo è eccessivo ma era proprio quello che gli era accaduto.) Rossana era una signora circa trentenne, bionda, capelli a caschetto, naso all’insù,bocca invitante ma quello che colpirono il suo vicino di casa erano gli occhi, mai visti di così belli: grigio verdi, luminosi, sempre sorridenti decisamente sensuali. Un sabato mattina che la consorte di Alberto era in giro per spese e Giacomo in officina, il non più giovin signore bussò alla porta della vicina e fattosi riconoscere, fu invitato ad entrare. “Ah giusto lei, Mimmo mi ha detto che era un maresciallo della Guardia di Finanza, io e mio marito abbiamo un consulente tributario che ci ha  creato un sacco di problemi con l’Agenzia delle Entrate, che ne dice di controllare la nostra contabilità, le sarei tanto grata!” “D’accordo mi porti la contabilità a casa mia.” “No resti qui, le mostro i libri contabili.” Avevo tralasciato di dire che madama era in vestaglia, senza reggiseno e senza trucco appariva ancor più bella per non parlare della vestaglia che si era aperta mostrando due gambe favolose. ‘Ciccio’ si era risvegliato di colpo dimenticandosi dei suoi ottantun anni. Alberto era confuso altro che controllare i libri contabili, guardò Rossana negli occhi con faccia ‘chiedente comprensione' e la tale d’impulso prese in mano poi in bocca ‘ciccio’ che dopo poco …Ritiratosi a casa Alberto si rifugiò nel divano piuttosto stravolto: non era più giovane, ormai la vecchia beltade era andata a quel paese, cosa aveva spinto una giovane e bella signora a…Ritornata a casa Anna: “Ti vedo strano.” “Mi son ripresi i dolori alla schiena, prendo una pillola.”      La mattina al risveglio Alberto non ricordava più situazioni o frasi strane, unico suo pensiero la bellissima e deliziosa Rossana che…Cosa poteva aver lei trovato in un vecchio rudere? “Stronzo non ti porre tante domande e divertiti finché…dura!”
     

     
  • 04 aprile alle ore 16:28
    Da l'andrangheta alle delizie del sesso

    Come comincia: Alessandro M. brigadiere della Guardia di Finanza si considerava (ed era) un uomo fortunato: 1,80 di altezza, fisico muscoloso, sorriso accattivante (che aiutava molto con le femminucce) si era arruolato nella Guardia di Finanza a 19 anni frequentando il corso di allievo finanziere e poi quello di allevo sottufficiale, purtroppo non era riuscito ad entrare in Accademia come suo fratello ma la sua passione per le Fiamme Gialle lo avevano portato a quel compromesso. Era stato fortunato: suo padre funzionario di una banca internazionale d’estate lo aveva iscritto presso collegi in Spagna ed in Inghilterra per cui si era trovato padrone di queste due lingue che parlava correttamente. Questa sua peculiarità lo aveva fatto scegliere dai superiori comandi della Guardia di Finanza di assegnarlo ad una unità dei servizi segreti del Corpo ed inviato in centro America dove era riuscito ad infiltrarsi in una banda di Narcos. La vita fra le foreste tutto sommato era di suo gradimento anche perché ‘ciccio’ ogni tanto veniva sollazzato da qualche gentile indigena affascinata dal suo fisico. Gli avvenimenti che vengo a descrivervi partono da una mattina del mese di luglio quando Alessandrone, come lo chiamavano gli amici,  era stato chiamato quale teste a carico di un alto esponente dell’Andrangheda calabrese nella cittadina di L. L’aula del Tribunale oltre all’imputato era stipata sia da appartenenti alle forze dell’ordine che da cittadini amici dell’imputato i quali per tutto il tempo del processo avevano  guardato in maniera ‘significativa’ Alessandro. Il boss fu condannato all’ergastolo con l’applicazione del 42 bis con ululati da parte dei suoi amici. Ale scortato dai colleghi sin dentro la caserma, (era un comando di Compagnia), ebbe assegnata una camera con tutti i servizi di solito messa a disposizione di testimoni di procedimenti penali.. La notte era stato svegliato dalle sirene dei Vigili del Fuoco per un incendio proprio sotto la caserma, ad andare arrosto era stato la sua povera Cinquecento che evidentemente i piromani avevano localizzato al suo arrivo in paese. Una scritta significativa sul muro della caserma ‘Farrai la stessa fine’. A parte l’errore ortografico la situazione era apparsa subito molto chiara, Alessandro doveva sparire quanto prima possibile da quella località. Rimase basito dietro i vetri della finestra sin quando un collega gli consigliò di trasferirsi all’interno della caserma. La notte successiva venne prelevato da una pattuglia venuta da Roma con una Alfa Romeo 156 per essere  trasferito nella capitale in un piccolo alloggio in un isolato dove abitavano suoi colleghi con le loro famiglie. L’autista della 156: “Una Mercedes nera ci segue da qualche chilometro, chiamate il Nucleo mobile più vicino che vengano a sirene spiegate.” L’apparizione della auto targata G. di F.  fece il suo effetto, la Mercedes sparì dalla loro vista. Alessandro venne  promosso al grado di maresciallo per meriti speciali (aveva contribuito al sequestro di una tonnellata di eroina) ed andò a ritirare il nuovo vestiario presso il magazzino legionale. Ultimo avvenimento: cambio del nome e cognome con le stesse iniziali: Alberto M. e trasferimento alla Legione di Ancona e precisamente alla Tenenza di Jesi dove fu ben accolto da tutti i colleghi tranne che dal Tenente comandante del reparto (un ex maresciallo) racchio e diciamola tutta in po’ stronzo e invidioso ma la cosa era del tutto indifferente ad Alessandro (pardon ad Alberto) che anzi per motivi di servizio  conobbe e fece comunella, come suo carattere, con vari abitanti: professionisti, commercianti impiegati incontrati in sede di verifica fiscale.
    Gli era stato riconosciuto anche un indennizzo per la 500 bruciata e così aveva potuto avverare il sogno di acquistare a rate una Giulietta Alfa Romeo. Inoltre si era fornito di una guardaroba di classe pagando tutto sempre a rate  con regolare ricevuta anche per non finire sotto gli strali disciplinari del comandante della Tenenza che non aspettava altro per ‘metterselo sotto’.Ma la persona che gli avrebbe cambiato un po’ la vita era stato il barone Ermanno Colucci, ricco proprietario terriero e di fabbricati titolare di una lussuosa villa nella frazione Moie con una dependance ben attrezzata in cui aveva aperto un circolo privato dal nome significativo: “Beata voluttà” molto conosciuto in paese ma off limits per i comuni mortali di non gradimento del barone il quale si era ‘dotato’ di moglie, Margherita, incantevole, affascinante, simpatica lui cinquantenne, consorte inferiore di vent’anni di età,  niente prole. Alberto, entrato nelle simpatie del barone, fu iscritto al circolo e messo al corrente dal proprietario dell’andazzo: frequentatori tutte persone altolocate e dalla disponibilità finanziaria superiore alla media, di sicuro affidamento in quanto a serietà, riservatezza, stile ed eleganza, insomma la crema della società di Jesi e dintorni ma una società anticonformista in cui tutto era possibile nei limiti del buon gusto, un vero paradiso terrestre! Alberto era l’unico ‘scompagnato’ e così il barone gli concesse la compagnia di Desirée, nome che rispecchiava la titolare del nome: 1,75, longilinea, venticinquenne, viso un po’ triste e dai lineamenti di fini, una donna di classe, svedese. La sua era una storia particolare: in villeggiatura a Rimini, ospite del Grand Hotel con i suoi genitori e due zii (due fratelli avevano sposato due sorelle) avevano fatto amicizia col barone il quale era stato anche loro ospite in Svezia. Una disgrazia aveva colpito la famiglia di Desirée: in un incidente stradale erano deceduti i suoi genitori e lei era stata adottata dagli zii. Il barone le propose di essere sua ospite nella sua villa come dama di compagnia  e  ragazza alla pari e così era diventata un po’ la figlia dei Colucci. La sua presentazione fu un colpo di fulmine per Alberto non altrettanto per Desirèe che aveva ancora in animo la tragedia dei genitori. La baby conosceva poco l’italiano ma con l’inglese si intesero subito. Alla ovvia domanda della ragazza ad Alberto sul suo lavoro, alla sua risposta“Sono un caino” che nella lingua di Albione doveva risultare ancor più incomprensibile spiegò che era la sua professione a catalogarlo fra i ‘caini’ ossia traditori dei fratelli per quanto riguardava il suo servizio. La spiegazione portò ad una risata talmente forte da parte di Desirée da far girare la maggior parte dei presenti. Il padrone di casa: vedo che vi state divertendo, non mi dispiacerebbe diventare zio…” Frase detta in italiano che fu tradotta da Alberto alla baby la quale divenne rossa come un papavero e benignamente divenne il bersaglio dei lazzi dei presenti, Alberto capì che per raggiungere quella ‘patatina’ avrebbe dovuto faticare un bel po’, gli era capitata una puritana, magari vergine, una svedese vergine a quell’età non era, a suo parere,  nel novero delle qualità di quella cittadinanza! Il barone per meglio gestire i suoi affari decise che per quell’estate sarebbe rimasto a Jesi ma propose ad Alberto ed a Desirée di passare le vacanze estive a Cingoli località collinare in provincia di Macerata molto affollata d’estate da turisti e prenotò loro una stanza all’albergo Belvedere. Avuti concessi quindici giorni di ferie, Alberto caricò di bagagli suoi e della compagna sulla sua Giulietta e raggiunse l’albergo dove trovò una sorpresa: per loro era disponibile una stanza con letto matrimoniale, altra soluzione impossibile causa l’eccessivo affollamento di turisti e quindi… Alberto pensò ovviamente subito ad un escamotage del barone per far avvicinare i due ma la cosa non era stata di gradimento della baby la quale però apprezzava le gite nei dintorni di Cingoli fra boschi, ruscelli e natura incontaminata ma meno la vita in camera da letto. Si spogliava e si rivestiva in bagno e girava nel lettone le spalle  al suo compagno  il quale cominciò ad avere problemi…personali! I trent’anni si facevano sentire e per ora non v’era soluzione. Per sua fortuna pian piano Desirèe cominciò ad avvicinarsi oltre che a migliorare molto il suo italiano ma era un approccio molto lento: una carezza sul viso, un bacio sulla guancia, un abbraccio… situazione che faceva aumentare la pressione sanguigna ad Albertone e non solo quella. Desirée non era una sciocca, finalmente capì la situazione ed una sera nel rientrare nella stanza dalla toilette si presentò con un negligèe molto trasparente guardando in faccia il suo sbalordito compagno di stanza: bacini bacioni sul viso, sulle tette e scendendo sino al fiorellino il quale reagì in modo inaspettato con un orgasmo prolungato…Il sospetto  che la ragazza fosse vergine fu constatato da Alberto al quale non rimase altro che prenderle una mano per circondare il suo ‘ciccio’ in erezione col finale di una goderecciata su un cuscino. La situazione aveva lasciato i due amanti  un po’ storditi ma il buon Morfeo prese in mano la situazione con un sonno profondo. La mattina Alberto prese da parte la cameriera del piano mettendole in mano venti euro e la federa incriminata. Desirée era cambiata, tutto il giorno di un’allegria irrefrenabile per lei inusitata, atmosfera che si prolungò la sera anche in camera. Stavolta la signorina uscì dalla toilette completamente nuda, un segno inequivocabile. “Ti prego sii molto gentile.” Fece tutto da sola. Prese in mano il pisellone, lo gratificò con un bacio e pian piano lo strofinò nel fiorellino, ci volle del tempo e qualche gridolino prima di giungere al risultato finale: Desirée era diventata donna solo che Alberto, preso dalla foga, aveva dimenticato ogni precauzione, maledizione ci mancava solo che…ma, pensò, che in fondo sarebbe stato un avvenimento da tutti gradito compresi i signori baroni che figli non ne avevano, questo pensiero lo consolò e riprese il normale tran tran. Al rientro dalle vacanze l’allegria dei due amanti fece diventare ad Ermanno ed a Margherita certezza dei loro sospetti. Alla fine del mese, a tavola, Desirée a fine pranzo portò in visione ai signori baroni un attestato di un ginecologo, esito positivo! Grandi abbracci e poi il barone:
    “Vorrei metterci qualcosa di mio che ne direste dei nomi se maschio Gioacchino (mio padre) e se femmina Astrid in onore della patria di origine della mamma?” Approvato all’unanimità! Una famiglia felice. Com’erano lontani i tempi della vita nella giungla amazzonica, le piogge incessanti, le fastidiose zanzare portatrici di malattie, il dormire sulla nuda terra, i trasferimenti a piedi da un villaggio all'altro, i bombardamenti degli aerei governativi, i contatti pericolosi con i capi dei Narcos; una volta stava per essere scoperto, una paura della madonna, lo avrebbero fatto a pezzi con un macete e poi il processo a quel boss calabrese...ora una vita serena con una donna meravigliosa accanto, un pupo in arrivo, la vita tranquilla tanto agognata!

     

     
  • 21 marzo alle ore 17:07
    Un amore poco paterno

    Come comincia: Massimiliano era in una camera d’albergo a ore con una ‘signorina’ quando la cotale, peraltro non più giovanissima e dalle tette pendule gli fece una strana domanda: “Son di ‘bulegna’Il pompino lo vuoi liscio o rigato?” Preso alla sprovvista Max disse la prima cosa che gli venne in mente : “liscio.” Risposta inimmaginabile: “Allora mio tolgo la dentiera!” Lo so, la storiella fa un po’ schifo ma era tutto un sogno. Max  Rossi era felicemente sposato con Anna conosciuta all’Università la quale, innamoratissima del marito, riusciva anche a sorridere a certe sue battute non proprio felici, abitavano a Roma in via Appia Nuova 123.  Ambedue dipendenti dalla Camera di Commercio, sposati da tre anni, anche in assenza di prole erano contenti della loro vita coniugale. Naturalmente le colleghe femmine non si facevano i ‘fatti loro’ e spingevano Anna, che aveva saputo di non  poter diventare madre, a prendere un pargolo in adozione. ‘Gutta cavat lapidem’ e così un giorno Anna propose al marito di adottare una bambina (aveva predilezione per le femminucce) ma in Italia la situazione della burocrazia è indescrivibile e, dopo due anni di inutili tentativi,venne loro proposto di andare in Tunisia ma anche lì la situazione non era di facile soluzione: compromesso, dietro lauto compenso, due coniugi tunisini decisero che la sesta figlia era di troppo in famiglia e riuscirono con carte false a regolarizzare la situazione della piccola Fatima di dodici anni la quale fu subito entusiasta dell’idea di andare a vivere in Italia (di cui aveva tanto sentito parlare) tenuto conto dell’indigenza in cui viveva con i suoi. Il padre Mohamed piccolo impresario edile, aveva messo al mondo (o meglio sua moglie Karima) sei figli purtroppo tutte femmine e non il sospirato maschio a cui lasciare le redine dell’impresa. Casa a due piani pianterreno cucina e sala da pranzo, primo piano camera da letto genitori con bagno e piccola stanza per l’erede maschio, secondo piano camera da letto delle figlie con bagno, ovviamente letti a castello. Fatima era un’araba particolare: innanzi tutto l’altezza 1,70, longilinea, capelli lunghi e neri col solito fazzoletto in testa quando usciva (che lei non apprezzava, era una anticonformista), sguardo misterioso, naso piccolo e all’insù al contrario di molte donne arabe, bocca….invitante, insomma non passava inosservata ed era molto criticata dalla gente anche se la Tunisia è considerata nel mondo arabo una nazione progressista. Partenza all’aeroporto con la coda di tutta la famiglia commossa. A Fiumicino taxi e arrivo a casa dove la baby si sistemò nella camera addobbata appositamente per lei. Fatima non aveva pronunziato verbo e quel poco in francese che i coniugi Rossi avevano studiato a scuola ma che capivano appena. Anna chiese ed ottenne quindici giorni di licenza per inquadrare la nuova posizione familiare. Max, dopo una giornata di lavoro, ritornava a casa il pomeriggio e veniva messo al corrente degli avvenimenti accaduti in sua assenza: Fatima pian piano cominciava ad imparare qualche parola d’italiano, Anna l’aveva condotta in un grande magazzino dove le aveva fatto acquistare abiti, biancheria intima e scarpe. ‘Je vous remercie, vous étés mes nouveaux parents.” Max l’aveva osservata a lungo, così vestita all’occidentale dimostrava più dei suoi dodici anni: curve generose, gambe perfette, sguardo misterioso, capelli neri e lunghi, talvolta a chignon, Max pensò che ben presto avrebbe dovuto allontanare qualche ‘pischello’ troppo invadente. Fatima era stata iscritta da Anna alla prima media  di una scuola di suore francesi non molto lontano da casa loro in via Appia. I primi giorni l’accompagnava Anna poi la baby, presasi di coraggio, raggiungeva l’istituto col tram azzurro. La scuola era riservata alle sole femminucce e questo aveva fatto piacere a Max (che fosse diventato geloso?) Fatima ben presto aveva imparato l’italiano, oltre che essere bella era anche intelligente. Talvolta quando ritornava dal lavoro Max trovava la casa ‘invasa’ dalle compagne di scuola di Fatima, femminucce delle sua età sicuramente non timide anzi…qualcuna aveva lo stile della ‘puttanella’.  Anna. “Non esagerare, sono ancora bambine, mi sembri una padre geloso e maligno! “ Ma forse aveva ragione lui. Un giorno Fatima le aveva confidato che le sue amiche lo ammiravano molto come uomo a dispetto dei suoi trent’anni. Un pomeriggio di fine settimana Max si trovò la casa invasa di maschietti e femminucce, i maschi erano fratelli delle ragazze ma la maggior parte aveva la faccia da ‘braciolettone’ (vi piace il termine?) e così, senza accorgersene si trovò a ballare con musica rock facendo la figura dell’orso in un circo equestre. S’accorse, come pure sua moglie, che un po’ tutte lo prendevano in giro non certo Fatima che anzi… Situazione imbarazzante… ma forse era solo una sua fantasia da vecchio zozzone che però col passare dei giorni, lo stava mettendo in crisi anche perchè Fatima si mostrava sempre più ‘affettuosa’ con lui, qualche carezza in viso, qualche complimento “Le mie amiche ti trovano ‘bono’”, Anna ci rideva su, Max un po’ meno anche perché in Fatima stava vedendo non una figlia adottiva ma una vera donna la qual cosa lo metteva in crisi con forti mal di pancia da parte sua. Si dice che l’intestino è il secondo cervello,  il secondo cervello, razionalmente, non accettava quello che Max stavo provando ogni giorno di più maledizione! ‘Amor che ratto s’apprende mi prese di colui così forte che come vedi ancora non m’abbandona’. Ci mancava pure Dante con Paolo e Francesca! Max si era riproposto di cercar di non rimanere mai solo con Fatima, ci riuscì per vario tempo sin quando Anna: “Mia madre sta male,  è vedova e sola, per un po’ mi stabilisco a casa sua poi ti chiamo, Fatima ha imparato a cucinare ci penserà lei.” Max cercava di stare il più possibile fuori casa ma ovviamente la sera dopo cena, dinanzi al televisore si trovavano a dover dividere il divano e la piccola una volta: “Ho freddo, mi sento un po’ sola, sdraiati e metti il tuo capo sulle mie gambe.” Ben presto Max si accorse di avere una gamba in più che si stava allungando sotto i pantaloni della vestaglia. “M’è venuto sonno, vado a letto, buonanotte.” Il sonno tardava ad impossessarsi  di povero Max che ad un certo punto vide un spiraglio di luce provenire dalla porta della camera  ed una figura femminile infilarsi sotto le coperte a contatto col suo corpo…si arrese dinanzi ad un abbraccio ed un bacio in bocca. Non era una ragazzina che lo  baciava ma una donna, una vera donna sessualmente eccitata  che gli sconvolse i sensi e non si oppose quando Fatima gli prese in bocca il suo ‘ciccio’  che ben presto riempì la bocca della baby la quale andò in bagno per poi ritornare e offrire il suo ‘fiorellino’ alle labbra del suo ‘patrigno’ con conseguenti orgasmi multipli da parte sua, evidentemente la baby non era nuova al sesso e si masturbava da tempo. Com’era venuta così Fatima disparve dalla camera di Max il qual finalmente fu preso da un sonno tanto profondo da non svegliarsi sino alle nove di mattina. Telefonata in ufficio per giustificare la sua assenza, barba, doccia e poi in cucina a preparare qualcosa per il pranzo, di Fatima nemmeno l’ombra, sicuramente era andata a scuola. Al suo rientro sguardo sorridente un ciao con la mano al paparino ed apprezzamento per aver trovato la tavola imbandita. “Al mio paese gli uomini non si mettono ai fornelli.” Era solo la baby a condurre la conversazione, Max pensò che qualsiasi cosa avrebbe detto non sarebbe stata quella giusta e così tenne per sé i pensieri che gli affollavano la mente. Passò il pomeriggio fuori casa al cinema Appio vicino a casa sua, un vecchio film ritornando a casa alle sette. Durante la cena  Fatima era allegrissima non faceva altro che raccontare episodi che accadevano nella sua scuola e trattava Max come se nulla fosse successo la notte precedente. Sistemata la cucina i due dinanzi al televisore distanti l’uno dall’altro sinché Fatima si avvicinò  e mise il suo capo sulle gambe del patrigno il quale cercò di resistere ma la natura fece il suo corso e ‘ciccio’ venne fuori dal pigiama per infilarsi nella calda bocca della baby col risultato prevedibile. Visita di lei in bagno a poi: “Papino ho un  desiderio, che ne dici di baciarmi il mio clitoride, sono eccitata…Finirono nel letto matrimoniale e Max si trovò in bocca un fiorellino vogliosissimo ed una natura vergine. Quando si erano conosciuti Anna aveva avuto già rapporti intimi con un suo compagno di scuola, questa era la sua prima esperienza con una vergine. Fatima aveva orgasmi a ripetizione, Max cominciò a preoccuparsi che si sentisse male ma quando mai, la baby era scatenata e si esibì in un pompino al padrigno che fu la fine del loro incontro che si ripeté la sera successiva. Per avere solo tredici anni Fatima dimostrò di essere ben preparata per quanto riguardava il sesso. “Papino da giorni prendo la pillola di tua moglie…più chiaro di così! Max cominciò a baciare le sensibili tettine per scendere sino al fiorellino già completamente bagnato e…”Non pensi sia troppo presto per te avere un rapporto intimo io mi contento…” “Io no.” fu la immediata risposta di Fatima che andò all’armadio e ritornò con un asciugamano, aveva previsto tutto, non voleva sporcare col sangue le lenzuola e forse il materasso perché aveva deciso di…”Guarda che il mio coso è molto grosso, me ne sono accorto quando facevo la doccia con i miei compagni di calcetto, ho paura…” “Son sicura che sarai delicato, lo desidero troppo, sono araba e come tale sarò la tua seconda moglie!” More solito Fatima prese in mano la situazione e fu lei stessa a dirigere ‘ciccio’ nel suo fiorellino. Dopo circa un quarto d’ora operazione compiuta con schizzo dello sperma sull’utero della baby che riuscì a godere in maniera superba, era diventata una donna per merito della persona che amava! Dopo una settimana Anna istintivamente capì che era l’ora di rientrare in famiglia, trovò una badante per la madre ed una mattina si fece trovare in casa dal marito e dalla figlia un po’ stupiti. Istintivamente capì che qualcosa era cambiato nel rapporto tra padre e figlia, dagli sguardi dei due, dal modo di parlare…Finito il pranzo si rinchiuse nel bagno e accese una sigaretta, non era una fumatrice, fumava solo quando era in crisi. Analizzò la situazione: non ci voleva molto a capire quello che era successo e pensò alle decisioni di prendere: prima denunziare tutto agli organi di polizia con la conseguenza dell’andata in carcere di Max, e affidamento ai servizi sociali di Fatima, lei sola in una casa vuota e motivo di chiacchiere da parte dei vicini e dei colleghi di ufficio, soluzione che sapeva più di vendetta che altro, allora…Accettare la situazione e mettere delle regole alla comune convivenza: Max di notte avrebbe sempre dormito nel letto matrimoniale, gli sarebbe stato concesso solo qualche pomeriggio a ‘dare ripetizioni’ alla figlia nella sua stanza con la speranza che la baby si trovasse presto un boy friend. Resi edotti i due delle sue decisioni beccandosi degli abbracci affettuosi ai quali non era preparata. Per una visita di controllo dal ginecologo Anna pensò bene di portare con sé Fatima ma al dr.Gatti, vecchio amico di famiglia disse che la figlia adottiva aveva diciassette anni e che aveva rapporti col suo fidanzatino. Il ginecologo trovò la vagina di Fatima un po’ arrossata (quel porco di mio marito di va giù pesante pensò Anna) ed il dottore proseguì prescrivendo a Fatima un ‘riposo ginecologico’ di quindici giorni e consigliandole una pillola anticoncezionale diversa da quella si sua madre, più adatta alla sua età. I giorni passavano senza che vi fossero delle novità in casa Rossi, ognuno rispettava le regole imposte da Anna. Fatima dopo il diploma del liceo classico, per la sua conoscenza delle lingue (aveva imparato anche l’inglese) trovò un impiego presso l’Ambasciata di Tunisia, nel frattempo aveva presentato in famiglia Alessio, un ragazzone biondo suo compagno di scuola, con gran dispiacere di Max ma generando una contenuta contentezza da parte di Anna che da quel momento cominciò benignamente a prenderlo in giro. “Ti è rimasta una sola moglie ma che ti permetterà qualche giochino al quale in passato mi hai chiesto di partecipare senza ottenere il mio consenso.” Si trattava di usare il buchino posteriore di Anna che nel frattempo di sarebbe masturbata con un vibratore, magra consolazione.. Dopo quattro anni Fatima si presentò in casa Rossi con una bambina in braccio, bellissima. Anna e Max erano diventati nonni!
     

     
  • 01 marzo alle ore 17:27
    Tutti insieme appassionatamente

    Come comincia: Il collegio di ‘S. Maria  Nuova’ era situato in analoga località in provincia di Ancona e condotto dai “Frati Misericordiosi”. Era frequentato da ragazzi do sesso maschile con scuole sino alle superiori. Correva l’anno 1946 (allora si diceva correva anche se ora sembra un po’ ridicolo) quando inizia questa storia un po’ particolare. Frequentatori erano sia giovani di buona famiglia, in parole povere coloro i cui genitori si potevano permettere di sborsare la onerosa retta sia i figli di N.N., come era scritto malignamente allora anche sui loro documenti di identità, e la cui retta veniva generosamente sborsata ai signori frati dai loro generosi benefattori.  Roberto Diotallevi faceva parte di quest’ultima categoria, compagno di stanza  un certo Massimo conte Colocci il quale, al contrario di qualche suo amico nobile, non aveva come si diceva la puzza sotto il naso ed era diventato amico di Roberto, bruno e robusto quest’ultimo biondo ed etereo il primo.
    A scuola si aiutavano a vicenda, Roberto bravo nelle materie letterarie Massimo in quelle scientifiche e fin qui nulla di particolare ma qualcosa di imprevedibile avvenne al termine dell’anno scolastico: Massimo rientrò nella tenuta dei suoi genitori a Villa Strada di Cingoli, Roberto rimase in collegio costretto per pagarsi la retta con lavori vari nel giardino, in cucina, nella stalla dove viveva un cavallo adibito ad uso esclusivo dei più ricchi frequentatori del collegio. Una notte particolarmente calda Roberto preferì uscire in giardino a godersi un po’ di frescura e lì incontrò il direttore, tale Armando Fava in quale, ventinovenne, aveva superato in graduatoria i suoi colleghi con raccomandazioni dall’alto. Biondo, minuto, media statura, niente barba aveva qualcosa dell’efebo ; fra i più grandi frequentatori del collegio vi erano state ‘chiacchiere’ sul suo conto. “Che fai da queste parti, sto andando nella stalla a vedere come sta ‘Asso’, fammi compagnia.”
    Lo stalliere Peppe Del Frate’ (anche lui marchiato come figlio di N.N.) stava riposando su un giaciglio e all’arrivo dei due si alzò con deferenza nei confronti del suo direttore. ‘Asso’ per motivi suoi aveva in quel momento sfoggiato un ‘coso’ lungo e duro cosa che mise di buon umore  frate Armando il quale: “Non pensare che anche gli uomini… “ e fece un cenno a Peppe il quale, sicuramente come da precedente esperienza, si abbassò pantaloni e mutante e mise in mostra un ‘mostro’ che, dietro sua sollecitazione, divenne sempre più lungo e duro sin quando iniziò a spargere in giro un bel po’ di ‘latte’ come pensò Roberto il quale rimase basito, non avrebbe mai pensato…In verità in passato  con Massimo si era dilettato a qualche giochetto erotico tipo toccarsi il pisello, baciarsi sul collo,  sulla pancia e sul buchino del sedere senza mai arrivare a tal punto! Accortosi del suo stato d’animo il direttore : “non ti meravigliare troppo, nei frati abbiamo rinunziato alle femminucce ma non…mi capisci?” No, Roberto non aveva capito un bel niente, buttatosi sul letto vi rimase sin quando un inserviente lo venne a chiamare, era l’ora del pranzo. Passò il pomeriggio a giocare a pallone, fare merenda , giocare a carte sin dopo cena quando lo raggiunse Peppe: “Ti vuole il direttore.” Nello studio del ‘capo’ ebbe una lezione sulla sua qualità di ospite non pagante e sulla possibilità di essere cacciato qualora…e così assistette per la prima volta ad un rapporto omo fra lo stalliere ed il ‘capo’consistente in baci appassionati fra i due uomini, un pompino iniziale da parte di Armando con ‘immissione penis’ previa  impomatata nel suo didietro e relativi urletti di lunga goduria poi …ognuno per i fatti propri. Come si può immaginare la parola sconcerto era il minimo che Roberto provò, girò al largo dal direttore il più possibile sinché una sera dopo cena: “Ti aspetto nel mio studio.” “Non pensare che tutto accada come hai visto, quello è il finale, io sono innamorato di te, anche gli omo si innamorano, chiedimi qualsiasi cosa, intanto vieni fra le mie braccia, non aver paura.” Pian piano Roberto fu costretto ad accettare baci in bocca, sul collo e in tutto il corpo, pompini, leccate varie insomma tutto l’armamentario degli omo . Questa storia durò sin quanto Roberto non conseguì il diploma di  liceo classico ed il direttore, in compenso dei ‘servigi’ ottenuti, gli trovò un posto di commesso in un negozio di pasticceria a Roma nel rione S.Giovanni. Il destino: Massimo un giorno entrò nella pasticceria, fece una gran festa a Roberto e volle ad ogni costo che alloggiasse a casa sua ai Parioli, (rione di lusso di Roma) e si iscrivesse all’università con lui  nella facoltà di giurisprudenza, tutto ovviamente a sue spese. Qualcosa era mutato nella famiglia di Roberto, il padre era deceduto per un tumore ma questo non aveva mutato lo stato pecuniario dei conti Colocci, solo che la consorte del conte,Rossella, era rimasta vedova a quaratanni…e questa era divenuto un problema in quanto la signora, per sfogare la sua vedovanza, ritornava spesso a casa piena di acquisti che tuttavia non lenivano le sue ambasce di ben altro genere. Fra l’altro aveva l’abitudine di non indossare il reggiseno con conseguenze immaginabili per i movimenti che avvenivano sotto la sua camicetta anche se suo figlio ci scherzava sopra. Massimo era stato fortunato anche nella scelta della fidanzata: Eva, sua compagnia di università, padre italiano madre svedese conosciuta in vacanza a Rimini, era un sogno: !,75, bionda, viso sempre sorridente, occhi verdi, seno forza tre, vita stretta, gambe chilometriche, caviglie sottili: una dea! Appena le fu presentata Roberto doveva aver fatto la faccia dell’imbecille perché i due fidanzati si misero a ridere all’unisono: “Te le troveremo una uguale!” Ma il destino, che da buon pagano considero al di sopra degli dei, aveva disposto in maniera diversa la vita di Roberto che a ventidue anni…immaginate voi un ‘pischello’ sempre arrapato con sempre dinanzi due seni sballonzolanti ed un odore pungente di sesso inappagato, spesso si rifugiava in bagno per dare aiuto a ciccio’ ma che un giorno in cui Massimo era assente si trovò steso sul letto con una erinni allupata alla massima potenza… dopo un paio di ore era distrutto non solo fisicamente, come giustificarsi e poi? Si può essere figli quanto mai anticonvenzionali ma quando si tratta della propria madre, maledizione, tutto, gli stava crollando addosso! La stessa scena cominciò a ripetersi quasi ogni giorno e Roberto cominciò ad averne abbastanza ad essere usato come un giocattolo: usciva di casa quando restava solo con la signora, non riusciva più a studiare, dimagriva in maniera evidente. Massimo non era uno sprovveduto e si accorse della situazione senza avercela col suo amico. Già in passato la madama, anche quando era regolarmente sposata, ogni tanto, diciamo spesso si prendeva delle libertà sessuali  non rilevate dal legittimo consorte ma a conoscenza del figlio. Primo provvedimento da parte di  Massimo: portare a casa sua la fidanzata come ‘impiccio’ per la signora la quale non gradì affatto la situazione e poi una trovata geniale: cercare un amante fisso per la materna genitrice ma non uno qualsiasi, uno bello, giovane mandrillo cosa non facile ma la fortuna questa volta venne a dargli una mano: proveniente da Milano era giunto trasferito in facoltà un quarantenne siciliano con tutte le caratteristiche dei maschi della sua terra con in più un’altezza superiore alla media:1,80. Massimo convinse la madre a dare una gran festa per il suo quarantacinquesimo compleanno ed a frequentare un istituto di bellezza per una intera settimana per usufruire di massaggi, infiltrazioni di botulino e di  acido ialuronico,  insomma di tutte quelle danarose diavolerie che rendevano molto più giovane una signora di mezza età. Provvide anche ad accompagnarla in una sartoria alla moda dove la cotale fu convinta a scegliere un vestito da sera corpetto rosa con ampia gonna azzurra,un sciccheria che non faceva passare certo inosservata la indossatrice. Uno dei primi ad essere invitato fu naturalmente il  siciliano professor  Salvo Russo che, dietro consiglio di Massimo, si ‘mise’ in smoking. Sempre sotto la regia di Massimo, madame Rossella si presentò per ultima in sala scendendo ad una scalinata come da copione di Wanda Osiris, un coup di foudre che colpì tutti in particolare il professor Russo il quale sgranò gli occhi e fu subito presentato alla padrona di casa la quale, come sua inveterata abitudine, aveva dimenticato di indossare il reggiseno con ovvie conseguenze. Ad un certo punto, su regia di Massimo, gli invitati lasciarono soli al centro del salone sua madre ed il professore che si ritrovarono a ballare da soli come da scena del ‘Gattopardo’, con convinti applausi da parte dei presenti molto graditi da due interessati i quali…
    Da quel momento Salvo e Rossella fecero coppia fissa sia in villa che nei vari locali di Roma oltre che in viaggi con ampio respiro sia di Massimo ma soprattutto di Roberto che ebbe la fortuna di trovare una deliziosa rossa compagna di università. Signori miei non vi sentite un po’ più sollevati, penso che siamo stati tutti dalla parte del ‘povero’ Roberto il quale ebbe dalla vita una parte di fortuna che in verità meritava, vi risparmio e ‘vissero…’

     
  • 25 dicembre 2016 alle ore 16:40
    CLINICA SANTA GNACCHERA

    Come comincia: Forse il nome non è appropriato per una clinica in quanto santa Gnacchera sarebbe il trentasei agosto e il detto popolare recita: ‘ti sposerò il giorno si santa Gnacchera’, tradotto: mai. Siccome il suddetto luogo di cura esisteva a Messina lungo la circonvallazione da molto tempo, nessuno era in grado di sapere chi gli aveva affibbiato quell’insolito nome,  a parte ciò quel luogo di cura era molto quotato per la sua professionalità. Proprietaria una ditta di Bologna il cui direttore selezionava personalmente i suoi collaboratori. Le infermiere che  interessano il racconto: Giada bruna che più bruna non si può, ventitreenne nubile il cui nome si riferisce ad una pietra miracolosa e poi Aurora, pari età,  bionda tipo svedese che voleva significare luminosa, splendente, un toccasana per l’umore dei ricoverati. In ultima si era aggiunta una brasiliana bruna Malika, significato regina, che tale dava l’idea con il suo  aspetto.  Come era giunta a Messina ad esercitare quella professione? Con il matrimonio con un anziano medico della clinica ora in pensione, amico del proprietario. Un bel trio non c’è che dire, le signorine erano diventate molto amiche a dispetto di coloro che affermano la difficoltà delle donne di far amicizia fra di loro. Diciamo la  loro era un po’ particolare , particolare in quel senso, ma oggi nessuno se ne meraviglia più anzi è un sintomo di distinzione. Come era accaduto che Alberto M., maresciallo della Guardia di Finanza era entrato in contatto con le cotali? Molto semplice era: il capo di una pattuglia di finanzieri che era andato in clinica per effettuare una verifica fiscale. Anche l’Albertone non passava inosservato: altezza metri 1,80, fisico da atleta, viso sempre sorridente e, in aggiunta,una certa disponibilità finanziaria proveniente dalla famiglia di origine, insomma un bel partito. Ma anche lui aveva commesso un errore come l’ispettore Rock di Carosello, l’ispettore non aveva mai usato una certa brillantina con la conseguente perdita dei capelli, Alberto non aveva usato un preservativo con Anna con la conseguente nascita di Arianna, deliziosa bambina ora di sedici anni, bruna e furbacchiona come la madre. Alberto aveva acquistato un villino sul mare, a  S.Saba in cui raramente ‘metteva il naso’ la consorte conscia dell’uso che ne faceva il marito. Anche lei era una donna di ampie vedute con la conseguenza che si passava qualche capriccio sessuale con qualche collega d’ufficio del Genio Civile, insomma un a coppia moderna, aperta e ben affiatata. Talvolta si scambiavano notizie sulle rispettive conquiste con grandi risate e con la complicità della loro figlia ben più grande di mentalità rispetto alla sua età. “Papà mi fai conoscere la tua ultima conquista, come si chiama?” “Amore mio ci sto studiando, sono tre…” “Esagerato, ricordati i tuoi quarant’anni, non sei più un ragazzino!” Alberto aveva fondato con Giada e con Aurora una specie di sodalizio non nel termine iniziale di addetto al culto di divinità particolari, anzi di divinità non se ne parlava proprio per la idiosincrasia di Alberto per il divino per lui inventato di sana pianta dai vari portatori della parola di dio ma di amicizia profonda oltre che materiale per i loro rapporti sessuali a due ed anche a tre senza sciocche gelosie, un caso più unico che raro. Luogo di incontri: per la ‘pappatoria’ il ristorante di Nicola, capo cameriere Salvatore, locale sul lago di Ganzirri ben frequentato dalla élite messinese e per la parte sessuale la villetta di S.Saba ben arredata e confortevole, calda d’inverno e fresca d’estate. All’inizio rapporto a due e poi a tre  con la complicità di un fuori del comune senso dello humor che, con l’arrivo di Malika avrebbe portato una nota di novità, e che novità, nel terzetto! Primo incontro a quattro ovviamente al ristorante. Nicola:”Vedo amico mio che è aumentata la compagnia, posso avere il piacere…” “Malika questo signore è il padrone del locale, ci proverà con te come ha fatto con Giada e con Aurora con scarsi risultati, vero amico mio?” “Se tu mi fai una rèclame all’incontrario..vi lascio alle cure di Salvatore il quale non meno curioso:“ Se la gioventù vale qualcosa, io sono più giovane del padrone e più dotato…” “Salvo pensa al pesce e non  a quello tuo ma quello pescato a mare!” La battuta fece sorridere il terzetto. Quasi alla fine della cena Alberto si accorse che un piedino, fra l’altro non molto piccolo, stava ‘sfruculiando’ la sua patta con la conseguenza che ciccio…Alberto fece finta di nulla e l’interessata (Malika) si ritirò in buon ordine, appuntamento la mattina successiva, domenica, nella villetta di S.Saba. La Jaguar del padrone di casa giunse per prima poco dopo raggiunto nel parcheggio dalla 500 Fiat delle ragazze e poi tutti in spiaggia a godersi il sole, era luglio avanzato. Solita routine: bagno doccia, pranzo portato da casa dalle ragazze e poi  Aurora e Giada all’unisono: “Preferiamo lasciarvi soli, questa è la nostra sorpresa.” Appena soli Alberto prese l’iniziativa, bacio in bocca profondissimo, lungo , sensuale, piacevolissimo e poi le tette sensibilissime,la padrona parve raggiungere l’orgasmo e poi la cosa più importante il buchino anteriore…ma quale buchino , Marika era dotata di un bel cazzo, peraltro di dimensioni fuori del comune e già in posizione…Alberto fece un salto all’indietro, non era facile sorprenderlo ma in questo caso…Nessun commento per un bel po’ e poi: “Quelle due puttanelle potevano avvisarmi…” “Ti avevano promesso una sorpresa e questa è la mia sorpresa, io posso essere sia donna che uomo, sta a te scegliere” e mostrò ad Alberto un sedere favoloso da buona brasiliana. Il nostro  eroe,preso di coraggio, si insinuò con una certa fatica nel bel popò ricambiato da movimenti della padrona che fece provare all’Albertone una goderecciata sui generis mai provata. Della cosa, al rientro in famiglia la consorte Anna (ed anche la figlia Arianna che ascoltava dietro la porta della camera da letto) seppe del fatto, insomma tutta la famiglia fu messa  al corrente con una poderosa presa in giro da parte delle due femminucce che mise alle corde il povero Alberto al quale la consorte Anna chiese di fargli visitare il suo didietro: “Sei sicuro che…” “Andate a farvi fot…re madre e figlia!” Per il finale, non c’è bisogno di tanta fantasia, il ‘tombeur des femmes’ divenne anche tombeur di un ‘trans’ con grande soddisfazione da parte di tutta la combriccola aumentata di numero.
     

     
  • 10 dicembre 2016 alle ore 17:20
    UNA PASSIONE TRISTE

    Come comincia: Quale avvenimento aveva portato Alberto M. a spostarsi dalla città di Messina alla dotta Bologna? Un matrimonio che avrebbe avuto un forte impatto sulla sua esistenza: un matrimonio, non il suo che doveva ancora avvenire ma a quello di sua cugina Pina. Pinuccia di cinque anni più giovane di lui era la unica figlia dello zio Antonio e di zia Jolanda sorella  di suo padre. Lo zio Antonio pugliese del nord e precisamente di S.Severo (ci sono pure i pugliesi del sud) era il procuratore capo delle imposte dirette di una città dell’Emilia (preferisco per ovvi motivi non nominarla) e, causa una legge che concedeva a quella carica ampi poteri discrezionali in fatto di contenzioso con i contribuenti, lo zio Antonio aveva ‘fatto i soldi’ come si dice volgarmente e non certo in maniera onesta. Questo gli aveva permesso di prenotare una chiesa addobbata in maniera sfarzosa ed il pranzo in un locale molto alla moda e molto costoso. I presenti non erano certi degli straccioni: le signore avvolte in eleganti abiti, i signori la maggior parte in smoking tranne il buon Alberto che sfoggiava un normale abito scuro. Tra le dame il buon Alberto, vecchio putt...re aveva notato la presenza di una signora che, avvolta in un tubino nero, spiccava per la bellezza fra le altre dame. Sedeva in un tavolo con un signore, non più, giovanissimo, che cercava di attaccar bottone con scarsi risultati. L’Albertone, un forza del suo metro e ottanta e dal fascino ‘a getto continuo’ (cito Petrolini) appena seduto al tavolo ebbe la meglio ed il cotale ‘vecchietto’ non poté far di meglio che ritirarsi in buon ordine. “Di solito apprezzo la faccia tosta delle persone ma oggi non sono di buon umore, mi scusi.” La signora liquidò con queste parole Alberto che, mogio mogio (era stato colpito il suo orgoglio), con un inchino abbandonò anch’egli la postazione. La cerimonia andò avanti sino alle 19, Alberto si accomiatò dagli sposi e con un tassì giunse alla stazione ferroviaria per prendere il, treno che lo avrebbe condotto a Roma per poi imbarcarsi su quello che lo avrebbe portato a Messina. Nel vagone di prima classe cercò un compartimento vuoto ma nell’andare avanti notò che la dama vista al matrimonio occupava da sola un posto in uno scompartimento. Entrò, sistemò la valigia. La tale non gli aveva rivolto lo sguardo ma quando Alberto, per provocarla, accese la pipa: “Spiacente questo non è il vagone dei fumatori e non mostri la faccia del meravigliato, mi ha perfettamente riconosciuta, solo che io non mi sento di conversare.” ‘Cazzo (pensiero di Alberto) una tosta!’ Il silenzio regnò nello scompartimento sino a Firenze. “Gentile signora vorrei aprire il finestrino per ordinare una bibita, non le chiedo se ne desidera una anche lei… “ ‘Cazzo (sempre pensiero di Alberto) che ha da piangere una donna piacevole, alta, capelli biondo-rossi, occhi verde oltremare (non so che significhi ma l’ho letto in qualche parte), nasino delizioso, bocca da…, collo alla Modigliani, tette non troppo pronunziate, altezza superiore alla media, età presumibile quaranta, solo uno stronzo poteva averla fatta soffrire o forse c’era dell’altro.’ “Mi permetta di essere sincero, se la mia presenza la infastidisce cambierò scompartimento…” “Lei non c’entra nulla, sono andata a Bologna al matrimonio di Pina per svagarmi, ho…” altre lacrime cominciarono a scorrere copiose sul viso della dama mettendo in crisi l’Albertone che, con mossa audace la prese fra le braccia e, con sua grande meraviglia fu ricambiato nell’abbraccio, poi ognuno al loro posto sino a Roma. Alla stazione Termini divisero i servigi di uno stesso facchino sino al posteggio dei taxi. “Non ci siano presentati: sono Eloisa L.” “Io Alberto M. e son cugino di Pina.” I taxi erano rari, al loro turno si guardarono in faccia e salirono sulla stessa auto. “Io vado in via Magna Grecia a S.Giovanni, lei?” “Dopo una pausa: “Io avrei dovuto proseguire per Messina…” Gran risata di Eloisa. “Che ci fa qui con me o meglio…credo nel destino, lo invito a casa mia ma non capisca male!”
    Una reggia di almeno duecento metri quadri arredata con gusto, si vedeva la mano di una donna dalla spiccata personalità. “Vada in quella camera, c’è un bagno, si sistemi e poi andremo a mettere qualcosa sotto i denti nel ristorante qui sotto.” Quello che meravigliò Alberto che era entrato in una camera matrimoniale, di solito quella degli ospiti aveva uno o due letti singoli…” “Nando ti presento Alberto mio ospite per stasera, fai del tuo meglio, solo secondi, veniamo da un banchetto di nozze.” “Non sono solita invitare degli sconosciuti, me ne sono meravigliata io stessa ma lei mi dà fiducia cosa per me è assolutamente insolita. Vedo nei suoi occhi tanti interrogativi, provvedo a dirimerli: ho quaranta anni, sposata da venti con Mario professore universitario conosciuto allorché frequentavo la sua facoltà, lui ha dieci anni più di me ma la nostra storia è finita quando l’ho trovato nel nostro letto con una sua allieva, da quel momento non ho più dormito nel talamo matrimoniale dove l’ho sistemata, fine della triste istoria e lei?” “Brigadiere della Guardia di Finanza di stanza a Messina, fidanzato con una insegnante conosciuta nella isole Eolie dove ero al comando di alcuni distaccamenti, ho ventisette anni, il resto lo vede qua.” “Può restare a Roma finché vuole.” “Telefonerò alla mia ragazza, ho una zia che abita a Roma in via Cavour, zia Rosilde vedova un po’ toccata di testa ma è l’unica scusa valida che posso accampare.” “Zia sono a Roma per un congresso, sono in albergo con i miei colleghi, dormirò in albergo ma non voglio farlo sapere alla mia fidanzata, tu stacca il telefono…” “Brutto porcellone sei in compagnia, va bene ti asseconderò!” “È ora di farci coccolare da Morfeo, buona notte.” Alberto stanco prese subito sonno, una doccia aveva contribuito a farlo rilassare. Forse stava sognando nel sentire sopra di sé il corpo di una femminuccia odorosa di un profumo di classe, ma quale sogno, Eloisa se lo stava bellamente abbracciando con la conseguenza che ‘ciccio’ prese ad inalberarsi per poi sprofondare in un tunnel deliziosamente accogliente e vogliosissimo. La storiella durò a lungo sin quando la padrona decise di ritirarsi in buon ordine con un: “Basta!” seguito da un gran sospiro, ne aveva avuto abbastanza! “Non ti preoccupare, non posso avere figli!” Un  noioso raggio di sole prese a colpire il viso di Alberto che fu costretto ad aprire gli occhi per poi richiuderli per rendersi conto di quella strana realtà poi. “Colazione per il signore, penso che debba riacquistare le forze…non dire nulla, ogni parola sarebbe inutile, è successo per mio volere, forse un modo per riappacificarmi con la vita, resta a casa mia finché vuoi, non interferirò nella tuo privato.” Bella proposta  con l’inconveniente di dover cercare una scusa valida per Silvana a Messina, ci avrebbe pensato, per ora sentiva dal profondo di voler approfondire il legame con Eli. “Ti senti di raccontarti, solo se lo vuoi.” “La mia è una storia come tante altre, forse un po’ particolare: ero in un collegio condotto da monache con tua cugina Pina, una stanza con due letti., Una notte fummo ‘visitate’ dalla superiora, giovane svedese molto bella che se ne fregava delle regole monastiche , capelli biondi lunghi, niente cilicio, corpo da mannequin, viso che esprimeva tanta sensualità. Il suo noto comportamento omo veniva tollerato dai suoi superiori, apparteneva ad una nota facoltosa famiglia imparentata con i reali. Una notte ce la siamo trovata nella nostra camera, senza tanti complimenti ha preso a baciarci a turno facendoci provare delle sensazioni meravigliose mai provate, io e Pina eravamo come imbambolate sotto i suoi baci, la storia è durata quasi tutta la notte e ci ha lasciato lo strascico, anche io e Pina in seguito abbiamo cominciato a provato le delizie del lesbico e per questo la mia presenza al suo matrimonio ma amo sempre i maschietti soprattutto te, mi stai entrando nell’anima, ho paura…” La permanenza di Alberto a Roma finì dopo dieci giorni, con un semplice  bacio il distacco e l’imbarco sul treno. A Messina Silvana capì che era cambiato qualcosa fra di loro, da donna intelligente non fece domande e così i due ripresero il solito tran tran. Il pomeriggio di un giovedì: “Sarò a Messina sabato mattina, vieni alla stazione.” La Legione della Guardia di Messina aveva una circoscrizione vasta oltre a quella del capoluogo aveva giurisdizione anche sulle province orientali dell’isola e così per l’Albertone non fu difficile trovare una scusa di servizio fuori sede nella sua qualità di fotografo. Arrivo a Messina di Eli il pomeriggio del  venerdì, un forte abbraccio e presentazione all’albergo Jolly dove un portiere, ficcanaso, si mise a confrontare i documenti dei due per poi guardarli in faccia per far rilevare la differenza di età...fu tacitato da Alberto con una lauta mancia che lo rese sorridente e disponibile: “Stanza con vista sul porto, il ristorante sarà ancora aperto per voi.” Cena frugale, pensieri erotici  volteggiavano sue due amanti che toccarono appena il cibo per rifugiarsi sotto la doccia e poi, e poi…”Voglio darti qualcosa che non ho concesso a nessuno!” Alberto ebbe qualche difficoltà a penetrare nel popò di Eli ma grande fu il godimento, il doppio gusto quasi fece svenire l’interessata che seguitò sino allo sfinimento, sapeva che quella era forse l’unica volta che si sarebbero rivisti. “Non ho nessuna voglia di dormire, facciamo un giro a Messina by night.” La proposta fu accettata con entusiasmo da Alberto, in fondo gli non gli capitava di visitare la città di notte. Da via Garibaldi sino al salotto buono di Messina, piazza Cairoli, e poi in viale S.Martino dove trovarono un locale illuminato, erano le tre di notte. Entrarono, era una cioccolateria non conosciuta da Alberto, ci passava dinanzi senza mai fermarsi. “Buona notte, sono Settimio il proprietario, non vi domando cosa fate in giro a quest’ora di notte, vi si legge in faccia, in fondo ho imparato ad essere un po’ psicologo, accomodatevi.” “Madame non ho solo cioccolato ma spezie di ogni genere, dolci  oltre che bevande, a vostra disposizione." E poi “Il signore mi pare di averlo incontrato, adesso si che mi ricordo, era in divisa, un brigadiere della Guardia di Finanza! Io in quanto scontrini sono a posto, quasi…lo Stato è troppo esoso, talvolta…” “Settimio non sono in servizio dimmi piuttosto che ci fai a Messina, non mi sembri siciliano. “ “Sono di Jesi città in provincia di Ancona, la patria del Verdicchio, ero venuto in questa città in villeggiatura, ho conosciuto Rosaria ragazza deliziosa ma…insomma una minchiata nel senso che la baby è rimasta incinta e col padre c’era poco da scherzare, adesso in casa ho tre donne, due gemelle che hanno scambiato la notte per il giorno, quando piange l’una sveglia pure l’altra e così preferisco aprire il locale anche di notte per farmi fare compagnia da qualche nottambulo. Siete una coppia stupenda ma mi sembrate un po’ irregolari, scusatemi l’ invadenza…” “Settimio sei un simpaticone, io sono Eloisa, romana ed il qui presente Alberto è mio paesano. Siamo al Jolly la prossima notte saremo di nuovo qui da te e poi…” Eli al pensiero della partenza si era rabbuiata, forse una lacrima, istintivamente Settimio l’abbracciò…”Alberto scusami se approfitto dell’occasione ma devo farti presente una cosa spiacevole: un tuo collega una volta mi ha pizzicato senza l’emissione di uno scontrino, non mi ha sanzionato ma  da allora si presenta ogni mattina per far colazione gratis, è un individuo che ha fatto del carboidrato una ragione di vita, in altre parole è un grassone della malora!” Alberto localizzò subito il personaggio: “Settimio ti sistemerò la questione, intanto fammi il conto.” “Stai scherzando, siamo diventati amici, la mia è un offerta con tutto il cuore, penso che in futuro ti rivedrò in quanto ad Eloisa…” “Domani notte sarà l’ultima volta, ti lascerò il numero del mio telefonino, se dovessi capitare a Roma…” Era mezzogiorno, timidamente una signora addetta alle pulizia fece timidamente capolino nella stanza dove alloggiavano Alberto ed Eloisa: “Chiedo scusa…” “Ci dia una mezz’ora poi…che ora è… vediamo…tra poco andremo a mangiare e le lasceremo la stanza libera.” Nel pomeriggio i due amanti  andarono a visitare il lago di Ganzirri con la speranza di non  incontrare qualche conoscente. “Che luogo incantevole, sediamoci su una panchina, voglio imprimermi in mente il paesaggio, me lo ricorderò per sempre.”Di notte nuova visita al locale di Settimio che non sapeva che fare per i due ospiti i quali seduti restarono a lungo ad ammirare il passeggio dei rari nottambuli messinesi poi un rapido abbraccio da parte di Eli. La mattina seguente arrivo del treno alla stazione di Messina, Alberto si imbarcò anch’egli per accompagnare la baby sul traghetto sino a Villa S.Giovanni e poi solo un rapido abbraccio… Nell’intimità della sua stanza in caserma il brigadiere M. sdraiato sul letto, mani incrociate dietro il collo, occhi chiusi cercò di fare il punto sulla sua situazione sentimentale: fidanzato come tanti altri senza particolari slanci ma solo certezze di un futuro come dire normale, forse con figli e rispetto reciproco ma senza sussulti come quelli che aveva provato ultimamente. Sulla parte della stanza gli apparve il viso piangente di Eloisa, un pianto inarrestabile segno di un dolore profondo. Cosa aveva impedito di farsi una vita con lei: la differenza di età, il sospetto che le passioni finiscono e lasciano l’amaro in bocca, il fatto di non poter diventare padre…un dolore addominale improvviso, violento lo fece sussultare, un sentimento violento, uno di quelli che non aveva mai provato, forse un po’ di vigliaccheria da parte sua, maledizione! ‘Questa è la triste istoria’ contavano gli antichi aedi, quella sarebbe stata in futuro  la sua triste istoria.

     
  • 18 novembre 2016 alle ore 12:47
    AMORI PARTICOLARI - TERZA PARTE.

    Come comincia: "Tu non l' hai più mollata a Daniele e lui vuole riconquistarti comprandoti."
    "Esattamente, a questo punto ci sono due strade: ritornare a vivere presso i nostri genitori o..." "Decideremo con calma, la notte...dimmi del secondo problema." "Cè stata una scenata fra Erik e Daniele, quest'ultimo innamorato di me non vuole più avere rapporti con lui, se non si rimettono insieme verrà fuori un casino tremendo e qui crollerà tutto.""Domattina prenderemo una decisione o meglio sarai tu a prenderla con il tuo solito buon senso, per ora mollagliela in fretta e a lungo!" Un sole domenicale filtrava fra le tapparelle, proprio in faccia ad Eva che si alzò. Bacino a! consorte che invece si rigirò dall'altra parte."Svegliati, consiglio di guerra: prima decisione rinunziare a tutto vuol dire dare addio agli agi, nessuna preoccupazione per il futuro, amicizie importanti ma rinunzia alla nostra libertà ma anche disponibilità sessuale verso tutti. Votazione: io voto per rimanere allo status quo e tu?" "Mi associo, vorrei vedere qualcuno che avrebbe optato per l'altra soluzione, l'altro problema è più impegnativo, cosa hai pensato?" "Siccome sono io il problema sono io che mi debbo mettere in mezzo a loro due per farli riconciliare." "Da quello che mi hai detto non mi sembra tanto facile convincere Daniele..." "E qui subentro io: andiamo a letto tutti e tre e troverò il modo di farli inchiappettare fra loro porca miseria!" "Ma anche tu starai fra due fuochi, chiamali fuochi!" "Voglio che tu sia completamente convinto e che non ne soffra, è solo il sesso che ci ha portato..." "Sono convinto, se possibile non farti godere in bocca, vorrei che fosse solo mia." "Ci proverò ma sarò sempre sincera o se non ti va bene ti dirò tante bugie, scegli." "Scelgo le bugie." "Bugiardo mi faresti per giorni tante domande asfissianti, solo la verità ed ora all'opera" 'Le svizzerotte erano partite, dovevano sfilare, Fefè preferì lasciare il campo libero alla sua deliziosa che raggiunse Daniele ed Erik sulla spiaggia."Ragazzi niente musi, vi voglio molto bene ad entrambi, un bacino a tutti e due e poi un piano di guerra: il pomeriggio Fefè va a trovare i suoi che non vede da tempo, alle quindici tutti in camera mia, ed ora un bel bagno rinfrescante. Daniele finalmente poteva appropinquarsi alla sua amata, i due si sorrisero, un segno di pace finalmente! Dopo pranzo effettivamente Fefè sparì dalla circolazione lasciando libero il suo posto ai due che si presentarono insieme prima dell’orario."Sono in bagno a lavare le cosine mie, Èva entrò in camera con l'asciugamano far le cosce, ragazzi datevi una mossa, che siete diventati timidi!" I due non se lo fecero dire due volte e, spariti i vestiti, si mostrarono già in armi... "Cominciamo con i bacini: da me uno a tutti e due e poi voi fra di voi. Bene ora che vi vedo in posizione io, carponi, Daniele mi bacia la beneamata e Erik il mio delizioso culino, voglio godere un po' per lubrificarmi in attesa di grandi eventi!"
    I due obbedirono all'unisono ed Èva cominciò a gemere, tutta sceneggiata a loro favore che seguitarono imperterriti, seconda finta goderecciata seguita da una terza questa volta vera."Allora cambiamo, io davanti sul fianco dietro di me Erik nel culino o in fica come preferisce e Daniele dentro Erik. Daniele non si mostrò molto contento ma ubbidì. Erik preferì il culino di Eva nella fica ci nuotava, Daniele come stabilito. Il
    trenino partì in volata, i due si davano da fare soprattutto Daniele che voleva sbrigarsi per raggiungere il suo scopo che era quello di penetrare davanti e di dietro la sua amata. Tutti a turno in bagno." Ora cambiamo io la solita posizione, Daniele dietro di me in fica o nel culino ed Erik dietro Daniele. Quest'ultimo preferì il fiorello, di culo ne aveva avuto abbastanza con Erik, quest'ultimo finalmente poteva penetrare il suo amico a piacere e ci rimase a lungo con ripetuti orgasmi tutti veri.Daniele chiese ed ottenne di penetrare il culino di Eva e quindi altro trenino.Erano le diciassette, la signora: "Ragazzi sta per tornare Fefè, ora che siamo tutti riappacificati niente musi lunghi né gelosie, io sono a vostra disposizione, vi voglio bene ma voglio che fra voi due ritornino i rapporti di una volta.”"Caro, resoconto: Daniele è venuto nel fiorello e nel culino, loro due si sono inchiappetati a turno e si sono riappacificati, io mi sento come una nave scuola, metto un po' di pomata nel due buchini, per stasera non ce n'è per nessuno, nemmeno per te. Non pensi che non debba essere solo io a sacrificarmi, mettici un pò del tuo." "Ho avuto un'esperienza con Erik che non voglio ripetere, fra l'altro una curiosità: quando Erik ha goduto dentro il mio sedere ho sentito come una pipì violenta da parte di Erik invece di uno schizzo di sperma, non capisco." "Te lo spiego io: Erik ha una sessualità particolare: quando è eccitato il pene e le palline diventano dure da sembrare legno, quando gode ha uno schizzo violento, una volta che gli ho fatto un pompino, ho tolto la bocca prima che godesse e lo schizzo multiplo è arrivato a circa trenta centimetri, ecco svelato l'arcano." Un giorno dopo l'altro...Una mattina Daniele :"Dormiglione svegliati dobbiamo andare in negozio... Ancora dormi dai.." Erik in negozio non ci tornò mai, era morto nel sonno. Il fatto nefasto cambiò un po' la vita di tutti.Una pagina di necrologio degli amici nel giornale locale; un lungo corteo di macchine dietro al feretro sino al cimitero suscitò la curiosità dei cittadini che non avevano idea chi fosse Erik Anderson. Daniele fu il più colpito dall’evento luttuoso, non andava più in negozio, passava le giornate a letto o sul divano, non leggeva i giornali che Fefè gli comprava, anche la televisione restava spenta.Eva cercava di smuoverlo in tutti i modi:"Vieni qua fammi assaggiare il tuo uccellone..."Niente da fare, Daniele si stava lasciando morire, cosa che avvenne dopo quattro mesi non prima di aver fatto testamento a loro favore ed aver rivelato il numero segreto del suo conto lussemburghese. Ora non siamo benestanti siamo ricchi anzi ultra ricchi!”
    Fefè ed Eva, che nel frattempo si erano sposati, non cambiarono il loro tenore di vita, non lasciarono il loro impiego, Eva guidava sempre la Jaguar, Fefè si comprò una Fiat 500 Abarth, trovò una pista di kart dove poter sfogare le sue velleità velocistiche ma la dipartita di Erik e di Daniele aveva cambiato qualcosa nel loro intimo. La loro casa vuota veniva sempre tenuta in ordine come se fossero stati vivi.Un diversivo piacevole era la venuta di Ursula e Ginevra con Alberto e Susanna i figli di quest'ultima nel frattempo cresciuti: Alberto molto simile al padre e Susanna spiccicata alla madre. Rimanevano anche un mese occupando l'appartamento dei defunti. Ursula si domandava ancora perché non era rimasta anche lei incinta. "Ursula ormai sei in menopausa, non ci pensare più, sei la zia di due magnifici ragazzi, consolati!"
    Fefè ed Evasempre pervasi da una tristezza infinita, non cancellabile da una vita agiata, morirono in tarda età lasciando la loro eredità ai giovani nipoti acquisiti, per loro volontà vollero che la loro dipartita fosse discreta, niente notizie funerarie sul giornale locale né corteo di macchine solo essere sepolti uno vicino all'altro.

     
  • 18 novembre 2016 alle ore 12:28
    AMORI PARTICOLARI - SECONDA PARTE

    Come comincia: "Ti credo dopo tre ore che siete stati insieme ci mancava pure che facessi cilecca!" Eva era stata piuttosto acida ma nessuno, tranne Fefè, l'aveva capito.Le ragazze si piazzarono in casa degli amici senza mostrare volontà di volersene andare con grande gioia dei loro ospiti.Il sabato sera ballo di rito con gli amici del circolo gay,grande allegria, alcuni facevano di tutto per accaparrarsi Eva, specialmente Daniele. Fefè si arrangiava con le due svizzerotte ma ogni tanto guardava allarmato la consorte che gli faceva segno che tutto andava bene. Rientrati in casa:"Che aveva da dirti Daniele, parlavate fitto fitto, proposte in qualche campo minato?" "Ma quale campo minato, ha voluto sapere le mie preferenze in campo automobilistico, lo sai che da sempre amo le Jaguar macchine che non perdono fascino nel tempo ed altre cose sulla sua famiglia,
    ora non ricordo." Malignamente Fefè pensò che quella domanda sulle preferenze
    automobilistiche di Eva avesse un sottofondo...Sottofondo che si realizzò una mattina di domenica quando una Jaguar ZF berlina color grigio argento metallizzato comparve nel giardino.Fefè ancora assonnato aprì la finestra e non credette ai suoi occhi, quel figlio di... "Vieni cara, viene a vedere la tua preferenza automobilistica, è proprio qua sotto." Eva guardò la macchina e poi il viso di Fefè, la cosa era esplicita:"Se è per me voglio rinunziare, sarebbe un'offesa per te, lo dirò a Daniele." "Nessuna offesa mia cara, piuttosto preparati ad un assalto sessuale peraltro ben remunerato, non mi dire che non ameresti guidarla, sii sincera." Il silenzio fu la risposta di Eva.Nell'uscire sul portone c'era attaccata ad un chiodo la chiave della Jaguar, più palese di così, la chiave rimase al suo posto.Al mare giunsero pure i due amici ma regnava il più assoluto silenzio sino a quando Erik: "Dagli almeno un bacino di ringraziamento,
    non esser così fredda, accetta il dono, è stato fatto col cuore parola mia."Più del cuore Eva pensò ad altra parte del corpo di Daniele meno nobile. Improvvisamente Eva si avventò materialmente su Daniele e lo baciò in bocca a lungo, quando si staccò: "Grazie tante era il mio sogno proibito, col consenso di Fefè accetto il dono."
    La cosa finì lì, tutti al bagno senza scherzi di costume."Ormai avrai capito che Daniele è bisessuale, ti desidera come un pazzo e da tale si sta comportando, sai quanto vale quella vettura? Da sessantamila euro in su, cosa intendi fare?" "La palla in mano a te, accetterò la tua decisione, in caso positivo andrò a letto con lui ma solo se mi porterà un certificato medico sulla sua salute e di quella di Erik, gli omo..." "L'amore, scusa se
    uso questa parola troppo grande che non uso mai, dicevo l'amore che provo per te mi dice di accontentarti, vai pure con lui..."Quel pomeriggio fu un pomeriggio di sesso totale, concesse anche quella cosa che a suo tempo Eva aveva promesso, non fu molto dolorosa piacevolmente pareggiata dal vibratore in vagina che portò la giovin signora a piacevoli orgasmi. Dopo dieci giorni il dì fatale; in possesso del chiesto certificato, Eva comunicò a Fefè che domenica pomeriggio...Erik invitò Fefè al circolo del tennis e della vela di cui era socio e così lasciarono campo libero ai due novelli amanti.Il tempo trascorreva lento, prima i due seguirono delle partite di tennis poi
    davanti al televisore ma Fefè non vedeva gran che dei programmi, ogni tanto
    guardava l'orologio.Erik:"Ce ne andremo alle venti." "Alla faccia loro sei ore che cavolo dovevano fare" il pensiero un pò sconclusionato di Fefè. Eva era in cucina a preparare la cena, niente parole inutili, ne avrebberoparlato a lungo in seguito a botta fredda..
    L'occasione fu una mattina in cui avevano deciso di non andare in ufficio. "'Te
    la senti di parlare o provi fastidio?" "Vuoi la verità o ci metto solo la mia fantasia?"
    "La verità completa." Intanto Daniele ha il pene ben più piccolo del tuo. Mi sono affidata tutta a lui: ha cominciato con un sessantanove, è molto delicato con la lingua, mi ha fatto godere varie volte, poi ha preso a baciarmi i piedi forse e anche feticista,ha apprezzato la loro bellezza e mi ha fatto tanti complimenti anche per il mio corpo. Ha baciato a lungo le tette, cavolo è riuscito a farmi godere anche così, ma ne sono meravigliata io stessa, non l'avevo mai provato. Quando è entrato in vagina ero tutta bagnata e ci galleggiava un po', abbiamo riso, finalmente ha goduto pure lui, sapeva che non posso rimanere incinta.Durante l'intervallo mi ha preso in mano il viso e mi guardava fisso, gli sono scese delle lacrime che non sapevo come interpretare. Poi la parte omo: ha preso un vibratore e l'ha posizionato nel suo didietro poi è voluto penetrare dove anche tu sei stato una volta, non mi ha fatto male e mi ha goduto dentro, fine della storia. Sono sincera, non posso dire che non è stato spiacevole."
    "Vuoi anadarci ancora?" "Sei tu il mio padrone, lo dico in senso lato capiscimi."
    Fefè aveva capito, ci sarebbero state altri incontri ravvicinati. Cercò di inquadrare la situazione:Eva se la rifaceva col fidanzato e con l'amante, Daniele aveva rapporti con Erik e con Eva, Fefè con la fidanzata, Eric con Daniele. Questo era il quadro allo
    stato attuale che forse in futuro poteva cambiare magari con l’inserimento delle due svizzerotte oppure un altro modo, boh. Sabato sera nuova serata danzante con numerosi invitati del circolo gay e con altriche Eva e Fefè sconoscevano.I due fidanzati stavano in disparte, preferivano guardare le varie coppie, forse c'era anche il
    transessuale di cui aveva parlato Daniele il quale si avvicinò ai due, prese Eva per mano e, con un inchino, le chiese di ballare.Sparirono fra la folla, si poteva parlare di folla, c'era veramente tanta gente. Il salone era poco illuminato per volere del padrone di casa così ognuno poteva farsi i fatti suoi...Dopo un po' di tempo Daniele ritornò vicino a Fefè."Ci sono due stronzi che mi hanno scippato di mano Eva, sono persone per me importanti e ho fatto buon viso a cattivo gioco ma siccome sono
    bisessuali, capisci?" "lo capisco che ci sono corna in vista per tutti edue" cercò di celiare Fefè.Daniele non si dava pace, prese a bere poi si portò dall'altro lato del salone per cercare di vedere cosa faceva la sua bella laquale ritornando vicino a Fefè:
    "Mi sto facendo un sacco di risate, c'è un cinquantenne longilineo tutto d'un pezzo con occhiali d'oro capisci il tipo ed un'altro con maglietta nera piuttosto traccagnotto che m'invitano a turno, un ballo a testa,da lontano ho visto Daniele che ci osservava, era in crisi di gelosia si vedeva lontano un miglio ed io ho fatto del tutto per fargliela aumentare. Ho ballato a turno con i due strofinandomi vistosamente e poi li ho baciati sul collo.Ognuno aspettava il suo turno di ballo per arraparsi di più: il primo mi ha
    offerto diecimila euro per stare con me il secondo ventimila, mi sto divertendo
    un mondo." "Non so se hai visto in televisione i cartelli dei prezzi nelle vecchie case chiuse:mezza lira la semplice, una lira la doppia, cinque lire il quarto d'ora, dieci lire la mezz'ora, ormai anche tu hai un prezziario, io ho sonno, me ne vado a letto, ciao." Eva si ributtò nella mischia e dopo due ore si ritirò incamera da letto."Fefè svegliati voglio raccontarti tutto il resto: ai due se ne aggregato un terzo, sai il classico sportivo atletico che non deve chiedere mai, l'ho guardato in viso e l'ho baciato , effetto subitaneo, dentro i pantaloni è aumentato di volume in maniera impressionante e allora ho cominciato a strofinarmi fin quando ho visto i suoi occhi strabuzzare, se ne
    era bellamente venuto in piedi. A quel punto è intervenuto Daniele che mi ha preso per mano e mi ha trascinato fuori dalla mischia in camera sua: "Dì la verità lo fai apposta per farmi ingelosire ma io ti punisco con il mio coso nel tuo fiorellino, come ti metti?" "Mi sono messa come voleva lui che, non contento della bemeamata, è passato nel mio didietro dove goduto, son qua!” "Giornata faticosa che ne dici di far riposare i tuoi gioielli?" La mattina di domenica, scese da un taxi, si presentarono in villa belle e baldanzose le due svizzerotte sempre ben accette dai padroni di casa. Eric:"leri sera grande ballo, mancavate solo voi." A proposito di Erik, Fefè si domandò dove si fosse ficcato durante il ballo, era virtualmente sparito.Sottol'ombrellone i quattro, Ginevra e Ursula erano andate a dormire.Fefè:"Erik hai voglia di far conoscere alla qui presente comitiva le tue avventure di ieri sera?""Preferiscodi no, che ne dici Daniele?" "Ma va, ormai siamo intimi, vai facile." "Ero con la brasiliana." "Abbiamo
    capito che eri con la brasiliana, niente vergogna, vai."
    "All'inizio mi ha fatto paura, ha un membro enorme quand'è duro ma me l'ha preso in bocca e mi ha fatto un bel pompino, proprio brava poi se l'è messo nel bel culone e
    sono venuto un'altra volta poi...è entrata dentro di me, all'inizio mi ha fatto male poi piano piano è entrata fino in fondo, ho goduto alia grande la terza volta, fine del
    racconto." Fefè:"E tu Daniele niente brasiliana?" "In
    passato ci sono stato ma da quando ho conosciuto Eva ho deciso di tagliare tutti i rapporti escluso Erik."
    "Siamo una bella famigliola, lo dico senza sarcasmo, alla base della nostra amicizia
    lealtà e sincerità, tutti d'accordo?" Un abbraccio siglò il loro patto.I pasti venivano preparati a piano terra da una signora di Torre Faro che era stata licenziata da un ristorante."Carmelaci farai ingrassare tutti quanti, bravissima!" Che ci sarebbe stato qualcosa di inaspettato Fefè l'aveva messo in conto e così fu.Una domenica Fefè era restato solo in casa perché Eva era dalla madre ammalata.
    Fefè sentì cigolare la porta d'ingresso della sua camera da letto, non gliene
    fregò più di tanto e restò a occhi chiusi.Qualcuno si era schiarita la voce per attrarre l'attenzione, all'occhio mezzo aperto di Fefè apparve la figura in boxer di Erik."Mon
    ami la domenica mattina è sacra che posso fare per te?" "Molto se vuoi."Quel
    molto se vuoi era apparso a Fefè un segnale di pericolo anche perché il proprietario della voce era rimasto senza boxer."Posso toccarti un po' se hai sonno seguita a dormire, penso ti farà piacere."Cosa dire a chi ti ha regalato un appartamento ed una Jaguar... risposta scontata.Fefè rimase a occhi chiusi quando Erik gli sfilò i pantaloni del pigiama ma ripreseconoscenza a quasi un grido: "Mamma mia!"Erik aveva preso visione del suo fallo che, benché a riposo gli era parso mostruoso."Mai visto una cosa del genere, mi fa paura lo immagino in erezione!"Al contatto con la mano di Erik mister C. innalzò la criniera con un'altra"Mamma mia"da parte di Erik."
    Erik questo offre la ditta...".Fefè posizione carponi, cosa stava preparando il biondo svedese? l'ingresso del suo 'ciccio' nella sua bocca sino alla gola, "lo sono come gola profonda che gode con la gola, una Linda Lovelace maschietto." Fefè si domandava
    come fosse possibile che un marcingegno come il suo non provocasse conati di
    vomito se spinto in gola, sensazione strana mai provata se l'avesse chiesto a
    Eva sai quanti vaffa avrebbe rimediato. Erik continuava indefesso fin quando si
    trovò bocca e gola un mare in tempesta di sperma e cominciò a ingoiarlo, buon
    appetito! Fefè a quel punto si svegliò completamente, dinanzi a sé Erik nudo, a chi poteva somigliare: aveva un pene in erezione da bambino, anche le palline piccole."Mi
    sembri l'enfante qui pisse è un monumento ad un bambino morto perché uscito di
    casa durante un temporale, è una statua che si trova in Belgio."A  Fefè venne in mente un episodio accadutogli quando aveva undici anni ed era totalmente ingenuo. Un giorno vide che una sua zia si era ritirata in bagno perfarsi una doccia,guardando dal buco della serratura vide la zia nuda che si trastullava...quella visione gli portò la conseguenza sino allora sconosciuta,irrigidimento de! suo pisellino con cui faceva la pipì.Ritorno alla realtà: Erik l'aveva piccolo ma duro, si era arrapato giocando col suo'ciccio' e ora che voleva fare?"Non so se il tuo cosone riesce ad entrare ne | mio culino..." "Noi non ce lo mettiamo ed io riprendo a dormire." "Manco per niente non rinuncio ma tu sii delicato."Erik previdente ed accorto aveva portato con sé un flacone di vaselina con cui si spalmò con generosità il suo buchino che tale non sarebbe rimasto dopol'ingresso di...Giratosidi spalle, fu lui stesso a prendere in mano 'ciccio' ed a infilarselo delicatamente... delicatamente un corno il diametro era quello che era e il
    povero Erik forse rimpiangeva... non rimpiangeva nulla se l'era infilato tutto
    dentro e si muoveva ritmicamente con mucio gusto e riuscì ad avere un orgasmo
    ma volle rimanere col pene dentro."Non ho mai provato nulla di simile, ti prego resta ancora un po' così..."Era una vera supplica e Fefè,buono d’animo da vecchio boy scout fece la sua buona azione giornaliera accontentando lo svedese il quale riporese a muoversi pian pianosin quando ebbe un altro orgasmo."Per finire fuochi d'artifìcio, mettiti in ginocchio, non ti farò male, lo sai quanto ce l'ho piccinino, accontentami ti farò un regalo grosso grosso..." Fefè pensò ad un Rolex d'oro che però non avrebbe potuto sfoggiare in ufficio, un regalo che valeva un anno e mezzo del suo stipendio, avrebbe dato nell'occhio meglio...boh Intanto Erik avevo iniziato a prendere le sue chiappe in mano,"bellissime da uomo forte" poi si dedicò con la lingua dentro il suo
    buchino che cominciava a far provare al padrone un piacere inaspettato. Sentì
    qualcosa di oleoso penetrare nel buchino e di seguito una cosa simile ad una
    supposta, era il cosino di Erik che penetrato dentro cominciava a muoversi prima piano poi sempre più veloce...Fefè:"Cavolo è piacevole non me lo sarei mai aspettato."Erik
    con la destra prese in mano 'ciccio' e cominciò a masturbarlo sino a portarlo all'orgasmo, un orgasmo doppio perché anche culino aveva contribuito notevolmente al piacere.Eriksicuramente aveva goduto dentro di lui, Fefè non si staccò, non gli dispiaceva stare in quella posizione, sentiva ancora la voglia di provare altre
    sensazioni, fece capire a Erik di muoversi di nuovo dentro di lui. Fu accontentato per circa un quarto d'ora sin quando Erik stesso, sfinito, mise fine alla pugna.Un bacio a 'ciccio' e poi rientro al suo alloggio.Per prima cosa tolse di mezzo un asciugamano sporco del suo sperma, non era sicuro di voler confidare a Èva la sua mattinata brava, si confidavano tutto della loro vita ma quella sensazione provata col sedere non andava di dirglielo, ci avrebbe penato, riprese a dormire notevolmente rilassato!Eva rientrò a casa in tarda serata, chiese a Fefè eventuali novità."Mi sono guadagnato un bel regalo, dovrò sceglierlo io, dammi un consiglio, ho scartato un Rolex per non dare troppo all'occhio, che mi dici?" "Dimmi in sintesi come ti sei guadagnato questo bel regalo soprattutto con chi con:con una modella, con Daniele o con Erik perché sicuramente c'è di mezzo il sesso." "L'ultimo che hai nominato, s'è presentato in camera che ero ancora addormentato e non ricordo bene cos'è successo.""Guardami
    negli occhi, quel che provo per te lo sai, ti amo ogni giorno di più ma la sincerità è stata sempre alla base dei nostri rapporti, pensi di vergognarti a farmi il resoconto sulle le tue reazione al contatto con Erik, fra l'altro è risaputo che ce l'ha piccolissimo e quindi..."Fefè fece un racconto preciso di tutto senza guardare in faccia Eva la quale gli girò il viso verso di lei, c'erano dei punti di cui parlava mal volentieri."Mi vien da ridere, tu tutto anticonformista mi stai dicendo che ti vergogni di aver provato piacere anche col sedere, per me è una cosa normale, l'ho provato tante volte, non è che i maschietti hanno minore sensibilità al piacere e quindi... Abbracciami, vengo sopra di te e ti massacro di baci."I giorni seguenti tutti al lavoro, la sera stanchi,la cena e poi a ninna, nessuno parlava ma sicuramente pensò Fefè fra Daniele ed Erik ci sarebbero state delle confidenze su quello che era successo.II sabato oltre ad essere quello dei sette il più gradito giorno era il giorno dei "Raccontami tutto della settimana"
    da parte di ognuno. Per Daniele e per Evanessuna novità, Erik raccontò in
    breve quello che era successo con Fefè senza entrare nei particolari, Fefè gli fu riconoscente con uno sguardo d'intesa.Daniele:"Bene ora penso che dobbiamo dedicarci anche alle nostre ospiti femminili,facciamo così, uno di noi si intrattiene con Ginevra o con Ursula e gli altri a fare i guardoni senza partecipare, poi vi spiego come, chi si prenota?"
    "Nessuno? Allora scelgo io: Fefè si dovrà fare Ursula che da quello che mi ha detto
    Ginevra non ha mai avuto rapporti con maschietti, io mi tiro fuori, preferisco stare con Eva." Tutti d'accordo. Fefè forse non lo era tanto in quanto prestatore della sua metà al padrone di casa,la gelosia è un tarlo..."Ora vi spiego come essere spettatori senza essere visti, quello specchio in fondo al salone è trasparente nel senso che per chi sta davanti è un vero specchio ma entrando nello sgabuzzino della cucina si vede tutto in sala, un po' come neifilm polizieschi.Hai capito i due mascalzoni vedevano quel che succedeva nel salone senza farsene accorgere ma dopo tutto quello che era successo fra di loro ...La notizia della grande festa in favore di Ursula venne comunicata a Ginevra a mezzo messaggino telefonico.Risposta:"Ursula vuol sapere il perché della festa in suo onore."Risposta"Che sorpresa sarebbe c'è in palio un Rolex d'oro ma Ursula se lo deve guadagnare.*"Mentre Ursula era in bagno, Ginevra illustrava ai presenti la personalità della sua amica: "Psicologicamente è una bambinona, spesso
    sono io che prendo le decisioni al suo posto ma ora s'è messa in testa un'idea
    strana, vuol avere un figlio un figlio e sai da chi?"Tutti in coro: "Da Fefè!"Fefè
    un po' meravigliato ma contento di potersi fare la svizzerotta guardò il viso di Eva, ufficialmente nessuna emozione ma dal suo sguardo... non si è gelosi di un uomo ma di una donna, soprattutto bella...All'orecchio di Fefè: "Furbacchione non far finta di niente, non vedi l'ora di infilarti dentro i buchini di Ursula, dammi solo un bacio piccolissimo, mi consolerà." "Vieni cara un bacino sulla fronte come una buona mamma.""Stronzo!" Ginevra:"Ursula ed io andiamo a farci un giro, Fefè ci fai compagnia?" I tre uscirono dal piano terra per infilarsi neH'appartamento di Fefè e di Eva. Ursula:"Ma è uguale a quello di Erik e di Daniele!"Affermazione che convinse Fefè che la diagnosi di Ginevrasulla personalità di Ursula fosse esatta.
    "Oh che bello..." Ursula cominciò a saltare sul letto ridendo.
    "Ursula ti ricordi perché siamo qua?"Certo voglio dare un fratellino ad Alberto o a Susanna."Interpretazione da parte di Ginevra: "Sono i nomi che daremo al mio pargolo se maschio o femmina."Fefè con le mani fece segno a Ginevra di andare al dunque."Ursula vuoi che ti baci il fiorellino così quando Fefè ti entra nella tua cosina non ti farà tanto male." "Si fammi un lecca lecca ma prima voglio vedere il coso di
    Fefè, mai visto un maschietto nudo." "Non ti spaventare se è molto grosso, ho portato lavasellina e poi Fefè sarà delicato." "Ma ce l'ha più grosso di un salame, tutti i maschietti sono così?" "Ursula lascia stare i paragoni, vieni che ti bacio un po',
    allarga le gambine, ecco così, vuoi che Fefè ti baci in bocca?" "No solo che mi metta incinta." "Ursula chudi gli occhi, penseremo a tutto io e Fefè.”L'interessata obbedì, la vergine gnocca di Ursula fu abbondantemente irrorata di vasellina e Fefè cominciò il difficile compito di introdursi nella gatta di Ursula senza farla urlare."Mi fa male!" "Resisti, tra poco di piacerà.""Mi fa sempre male!" "Lo vuoi o no sto figlio, hai scelto Fefè e te lo tieni, se parli ancora ce ne andiamo via." L'interessata non emise più un gemito, Fefè era riuscito atoccare il fondo della vagina, cominciò a godere alla grande con spruzzi di sperma sul collo dell'utero di Ursula."Ho sentito lo schizzo, mi è piaciuto, Fefè ci riprovi?" "Ginevra all'orecchio di Fefè:"Accontentala, sta mignotta ci ha preso gusto."Fefè dette il meglio di sé finché:"Ho sentito di nuovo lo schizzo, Fefè ci riprovi?"Ginevra: "Fefè non è una macchinetta per ora basta, resta distesa così rimarrai incinta, noi andiamo via."" Non rimarrà incinta in quanto ha avuto da poco le
    mestruazioni e non è in ovulazione, hai capito che ha il cervello di una bambina, sua madre, conoscendola, me l'ha affidata, non vorrei ripetere l'esperimento un'altra volta, le dirò che non può avere figli e così la finisce." Qualcosa però era cambiato nel cervello di Fefè,forse essere stato usato come strumento per accontentare Ursula e forse per il rapporto omo avuto con Erik lo avevano messo a disagio con se stesso. Ne parlò con Eva:"Sento il bisogno di stare solo, lontano da qui, tu non c'entri nulla non ti preoccupare, è una cosa mia." "Dimmi cosa vuoi fare, per me va bene." "Vorrei andare un settimana a Milazzo, mi piace quella città...""Diremo ai nostri amici che devi andare fuori sede per servizio, meglio una bugia." Fefè mise in moto la Jaguar, un saluto da parte di tutti, un bacio particolare di Eva e via verso l'autostrada.Svincolo
    di Villafranca, di Rometta ed infine quello per Milazzo.Entrò nel parcheggio del 'Continental', un addetto gli venne incontro e prese la sua valigia."Preferisce una stanza con vista sul mare o all'interno.” "Vista sul mare." Alle tredici scese al piano terra, il ristorante era semivuoto, solo in fondo due coppie "Ilmenu signore.""Voglio
    solo un secondo e della frutta, il brodetto di pesce va bene,"In camera mise ai minimo il condizionatore, accese la televisione e incappò in uncanale porno, il precedente inquilino di quella stanza era una zozzone.Diporno ne aveva visto abbastanza in villa, bene un corsa di moto, la sua passione giovanile.Si erano fatte le venti, uscì a piedi, il lungomare di Milazzo era pieno di giovani festanti, rimpianse la gioventù non che lui fosse vecchio ma gli ultimi avvenimenti gli avevano lasciato il segno.Andando al centro notò una piccola trattoria, forse familiare, la preferì ad un ristorante di lusso.C'erano due file di tavoli ai lato di un lungo corridoio, il padrone, un sessantenne,gli venne incontro sorridendo."È solo? Bene questo è il suo tavolo, scelga con calma."Fefè
    voleva allontanare i ricordi dei precedenti avvenimenti esclusi quelli del suo amore suo grande, Eva, la sentiva dentro il suo cuore, tutto il resto era stata una ubriacatura di soldi, di lusso, non era riuscito a non farsi coinvolgere e forse non sarebbe nemmeno riuscito ad uscire da quel giro, senza forse, si era abituato a vivere sopra le sue possibilità ,La cena fu servita da una deliziosa fanciulla circa ventenne."Il signore è nuovo di Milazzo, non l'ho mai visto, se vuole le faccio compagnia dopo che esco dal locale." "Ti ringrazio cara ma sono qui per riposare." Uno sguardo tipo "sei frocio" da parte della baby. Ogni sera Fefè inviavaad Eva per rassicurarla un messaggio solo 'ok''Aveva preso l'abitudine di dormire di giorno e uscire la sera col fresco. Nella sala
    da pranzo dell'albergo aveva incrociato lo sguardo di due signore della sua età
    piuttosto sorridenti e forse disponibili, le ignorò.Verso le ventidue percorreva il lungomare di Milazzo, sullo sfondo la costa e laraffineria illuminati, un bello spettacolo. Cambiò itinerario verso ponente,anche qui c'era un viale illuminato con ai lati case di villeggiatura, c'era molta gente in giro, tutti vacanzieri vocianti,alla fine della settimana decise di rientrare,mise ai corrente Eva con un messaggio.Il suo amore era all'ingresso, volò nelle sue braccia, qualche lacrimuccia:"Mi sei mancato da morire!" "Finalmente il figlio! prodigo",festeggiamo con una cena al Ristorante 'La Sirena'. C'erano tutti anche le due svizzerotte. Ginevra: "Ho fatto un ecografia, ho in grembo due gemelli Alberto e Susanna.In macchina Eva mise al corrente Fefè dei fatti accaduti durante la sua assenza a.Daniele gli era stato appresso tutti i giorni ma era andato in bianco, irapporti fra lui e Erik si erano incrinati perché Daniele lo aveva allontanato,
    motivo? Ogni giorno è più innamorato di me, niente rapporti omo."Signori
    co! vostro permesso Eva ed io rientriamo, sono stanco del viaggio."Fefè si spogliò e si gettò ne! letto."Fuori stè novità." "Una buona ed una meno buona." "Cominciamo
    con la buona."
    "Guarda questo appunto, che ne deduci?" "È
    la password di un conto in Lussemburgo vedi il LU iniziale, qui sono depositati
    100.000 € a nostro nome."

     

     
  • 16 novembre 2016 alle ore 11:35
    AMORI PARTICOLARI - PRIMA PARTE

    Come comincia: "Ti vuoi sbrigare maledetto mamalucco!"
    Al citofono  Eva aveva sfogato la sua rabbia per il ritardo cronico di Raffaele (Fefè per gli amici).La succitata stava aspettando il suo benamato col motore della macchina acceso,entro le 8,30 dovevano essere in ufficio presso la Camera di Commercio di
    Messina. Fefè si presentò con mezzo cornetto in bocca uscendo dalla casa dei
    suoi genitori, sicuramente non aveva finito la colazione. Entrò in auto lato
    passeggero aspettando, come previsto, una sgommata della sua bella che, in tal
    modo, sfogava la sua rabbia. Ma non era finita:
    "Mentreio vado a posteggiare al 'Cavallotti' tu entri e timbri pure per me."
    Raffaelein fondo era un filosofo, alle sfuriate di Eva cercava di farsi perdonare con
    un bacino ma non sempre ci riusciva come questa volta fu allontanato con una
    gomitata.
    "Maalmeno sai chi erano i mammalucchi, penso proprio di no."
    "lopenso di si, erano soldati mercenari turchi ma in italiano vuol dire sciocco
    stupido come sei tu, non fare il saccente solo perché hai frequentato il
    classico"Laloro era una storia particolare: erano ambedue nati venticinque anni addietro,abitavano nello stesso palazzo di via Ghibellina. Amici sin da piccoli (Eva già
    da allora era una peste) avevano frequentato le stesse scuole sino alla terza
    media poi Raffaele si era iscritto al liceo classico mentre Eva in ragioneria.
    Vincitoridello stesso concorso alla comunicazione ufficiale della notizia Eva:
    "Eccoci mancava solo questo, pure in ufficio ti devo sopportare!"
    Ma in fondo era tutta una sceneggiata da parte della dulcinea, amava profondamente
    il suo Fefè. Il loro primo rapporto completo a quindici anni l'iniziativa, ovviamente,
    da parte di Eva."Che ne dici se facciamo l'amore come i grandi?"
    "Vuoi scopare."Ci mancava pure il triviale, ad ogni modo te lo devi guadagnare il mio
    fiorellino!" Eva era giunta a questa decisione allorché frequentavano la
    terza media in quanto si era accorta che una certa Belinda (quella aveva pure
    un nome da stronza) girava sempre più attorno al suo amato e, facendo un
    confronto fisico, lei ne usciva perdente, la cotale più alta di lei di dieci
    centimetri non scherzava in quanto a tette e popò e forse aveva già avuto
    rapporti completi con qualche compagno di scuola.Unafoso d'estate i loro genitori avevano deciso di andare insieme al mare."Sai che facciamo, usiamo la camera da letto dei miei, c'è pure l'ariacondizionata. Eva ancora una volta aveva pianificato tutto, un suo lenzuolo suquello dei genitori per evitare che qualche schizzo...inoltre si era procuratauna crema lubrificante e i preservativi , ci mancherebbe pure che restassi
    incinta, ne verrebbe fuori, povera stella, un mammalucchino! w
    "Lavati bene l'ultima volta il tuo 'ciccio' puzzava di formaggio!"
    non era vero, una provocazione more solito.Ambedueletto Eva:
    "lo sono per la posizione del missionario, per la prima volta è la migliore."
    "lo sono ateo preferisco la cavalcante anteriore, come la mettiamo?
    "Ti sei indottrinato col Kamasutra ma io insisto.""Tiriamo a sorte, io scrivo due bigliettini con i relativi nomi, quello che esce comanda.".Uscito il nome di Fefè, Eva cominciò a piangere o meglio a far finta, il maschietto questa volta si dimostrò tale o meglio ci provò.""Ho vinto e si fa a modo mio!""Tiprego chiedimi qualsiasi cosa..."
    "No ti rimangi la parola?" "Imiei genitori sono siculi, la parola va rispettata!" "Bene
    dopo aver assaggiato il fiorellino vorrei girare pagina.""Seiermeneutico, non capisco."
    "Intanto non offendere, ermeneutica ci sarai tu, (Fefè fece il finto tonto), la
    richiesta è quella di una inchiappettata.""Finiamola una buona volta, che cavolo vuoi?"
    Provare il tuo delizioso popò!" " Te lo puoi dimenticare!" "Comela metti  che la parola va rispettata?" "Insomma siamo qui per il gran giorno del mio passaggio da giovinetta a donna e tutto finisce in una stupida discussione, per la promessa si vedrà in futuro."
    Fefè  si tenne sul classico: baci in bocca e sulle tette, cunnilingus con doppia goderecciata di Eva."Ti prego mettiti il preservativo, non c'è bisogno della pomata, dentro la vagina sono un lago, maledizione mi sembra che oggi ce l'hai più grosso, tutti i difetti ce li hai tu." "Non immagini quante mogli ti invidierebbero,una gentile signora una volta mi disse che la cosa più grande di suo marito era la cravatta!" "Brutto porco allora te la sei scopata !" "Era la madre di un nostrocompagno di scuola, è stata lei a provocarmi,  non potevo tirarmi indietro!" "Ne riparleremo in un altro momento, per ora ti dico solo vacci piano!"Fefè baciò di nuovo il fiorellino sacrificale, ci puntò  la cappella del suo riccio senza muoversi per vedere la reazione di Eva."Che sta succedendo o
    meglio che non sta succedendo, vuoi sbrigarti?"Fefè fu molto delicato, Ciccio penetrava lentamente con qualche flebile lamento da parte della novella sposa, pian piano arrivò in fondo al delizioso tunnel e provò un intenso orgasmo rimanendo sul corpo dell'amata."Fefè possono tornare i miei genitori, torna a casa tua e grazie
    per la tua delicatezza."Eva non era il tipo dal ringrazio facile, l'interessato l’apprezzò.
    Molto era cambiato nei rapporti fra i due amanti, non appena ne avevano l'opportunità
    la prendevano al volo ma nessuno dei due riprese l'argomento della promessa di
    Eva.Un giorno sul letto dei suoi genitori, Fefè girò la beneamata e cominciò a
    baciarle il buchino posteriore."Non ti fa pena, con quella mazza che ti ritrovi!"
    "Un escamotage: io compro un vibratore, lo inserisco nella tua Tata e mentre tu
    godi io pian piano cerco di entrare, se ti fa troppo male mi fermo subito.""Mò
    ci voleva pure il vibratore, che fantasia! Mi devo convincere psicologicamente,
    quando sarò pronta lo vedrai nei miei occhi, purtroppo per me ti amo.""Ed
    io invece no e non ti sposerò mai!" "Sposarti,sarei folle stare insieme a te ventiquattro ore su ventiquattro e chi tisopporta!" "Vuol dire che senza il vincolo del santo matrimonio (anzi non santo perché ti sposerei al Comune) sarei libero di andare con le signore i cui mariti hanno il nodo della cravatta più grosso del pene." "Se ci provi e me ne accorgo fai la fine di Bobbit quell'americano la cui moglie ha tagliato l'uccello e non scherzo!" A Fefè bastava l'intimità con Eva, ogni volta le faceva provare qualcosa di nuovo e così niente signore.Un evento cambiò la loro vita: in vista dell'estate decisero di comprare dei costumi da bagno, entrarono in un negozio che già dalla vetrina dimostrava di avere buona merce.I padroni accolsero i due fidanzati con calore, uno era biondo,  occhi azzurri,  corporatura media,  Daniele più alto di statura classico tipo mediterraneo.Cominciarono a provare i costumi: Fefè ne scelse uno classico blu con risvolti bianchi, Eva due bichini ridottissimi, uno di colore azzurro mare e l'altro rosa."Ma ti si vede tutto chediranno i tuoi genitori." "Lascia stare i genitori, dì piuttosto che sei geloso!" Fefé in passato aveva dimostrato di essere immune da tale sentimento, ora... "Ma lasci stare, la signorina ha un fìsico fantastico, Aveva parlato il biondo in italiano con classico accento di un paese nord europeo.Poi era intervenuto il tipo mediterraneo:"Intanto ci presentiamo: io sono Daniele e questo è Erik svedese che in vacanza a Messina si è innamorato della città e del sottoscritto."Più chiaro di così."lo sono Raffaele, Fefè per gli amici e questa gentile signorina mia fidanzata Eva.""Fidanzata non si sa sino a quando." "Sietedue giovani simpatici, sarebbe per noi un piacere invitarvi a cena a casa nostra a Torre Faro, questo è il nostro biglietto da visita, teniamoci in contatto." In macchina i commenti:"Ti sei accorto che sono omo, non so se sia il caso di frequentarli." "Non essere conformista di cosa hai paura che ti si inchiappettino, per quello ci penso io." "Sei il solito buffone,va bene andremo a quella cena." L'invito arrivò dopo dieci giorni:"Sono Daniele quello dei costumi da bagno, l'invito a cena è per sabato alle venti. Noi abitiamo in una villetta a schiera che si trova fuori Torre Faro, duecento metri dopo il ristorante ' La Risacca dei due Mari', vi guiderò col mio telefonino.Eva quella sera era uno spettacolo: trucco alla vamp, camicetta rosa e ampia gonna turchese quasi trasparente che faceva intravedere un bichini ridottissimo, tacchi alti che Eva non amava ma per l'occasione..."Si caro sono andata dal mio parrucchiere e c'era un'estetista che mi ha combinato così, che ne
    dici?" "Che sei deliziosa ma se ti sei fatta bella per quei due...""lo lo faccio per me stessa ed anche per te, con me al braccio farai un figurone!" "Speriamo che non mi prendano per un magnaccia.” Daniele al telefonino: 'Ti vedo, entra nel primo cortile che incontri, sei arrivato." Poi venne  loro incontro."Scusa se le ho dato del tu." "Va benissimo." Erik è in cucina, in Svezia era un bravo chef e qui non è da meno, si è adeguato alla cucina mediterranea."Fefè estrasse dalla borsa frigo una confezione di lingotti di gelato ed una bottiglia di spumante Ferrari" "Erik vieni a vedere cosa hanno portato i nostri ospiti."Erik si presentò col grembiule da cuoco:"Che splendida signora, quasi quasi cambio gusto, lascio Daniele e mi metto con lei." Fefè: lassa perde Eva e dicci cosa hai preparato di buono.”  "Una sorpresa, Daniele prepara gli aperitivi, io finisco di cucinare."Tavola ovale imbandita:classici tre bicchieri di cristallo, piatto da sottofondo, posate d'argento! Mih. Risotto cozze, vongole e frutti di mare, gamberi impanati, trancio di dentice,involtini di pesce spada e poi un'insalatona mista coloratissima.” "Aho, invece de vende costumi da bagno è mejio che apri 'n ristorante."
    "Non ci fate caso, Fefè è stato un mese a Roma presso parenti e ha acquisito
    l'accento romanesco,  è solo ridicolo lui messinese buddacio.""Che vuol dire buddacio
    in svedese come si dice?"La domanda era diretta a Daniele:"Sarebbe dire come sciocco, ingenuo, in svedese non lo so."Una cena da ricordare, i quattro uscirono sul prato antistante la casa e si spaparazzarono su poltrone e su divani a dondolo.Fefè tirò fuori la pipa:"Il fumo dà fastidio a qualcuno?" "Si a me!" "Ma chi t'ha chiesto gnente madame coccodè!" "Voi due siete un teatrino, ci fate ridere, andiamo sulla spiaggia, non c'è vento e la luna illumina il paesaggio, guardate li in fondo la Calabria." Erik dimostrava  così il suo amore per la terra di adozione."Domattina potreste venire a fare il bagno, ci saranno due nostre amiche molto simpatiche." "Chiedo a Fefè il permesso di parlare, posso?" "A li morté..." "Domattina alle nove saremo qui sempre che il signore riesca a svegliarsi in tempo!"E così fu, alle nove in punto, posteggiata la Peugeot sulla strada suonarono alla porta di Erik e di Daniele che in costume da bagno e muniti di ombrelloni e sdraie si avviarono sulla spiaggia."lo ho mangiato da poco e quindi niente bagno per ora, la compagnia ve la potrà fare la qui presente che si sveglia coi galli." La replica fu uno sguardo minaccioso di tempesta da parte di Eva, Fefè se ne fregò e rimase solo sotto l'ombrellone.Ad un certo punto un'ombra oscurò il sole, Fefè aprì gli occhi e si trovò dinanzi due figone che più figone non si può."Posso esservi utile ma io sono un'ospite, i padroni sono in mare con la mia ragazza.""Noi siamo Ginevra e Ursula amiche dei padroni di casa."Fefè si alzò, fece un inchino con falso baciamano, una sceneggiata avrebbe detto Eva. Le due ragazze si tolsero i vestiti e rimasero in un  bichini che al loro confronto quello di Eva poteva sembrare quello delle nonne del primo novecento. Fefè non sapeva dove indirizzare lo sguardo quando le due rimasero in topless, per fortuna erano lontano dagli altri bagnanti. Al rientro dal bagno Erik e Daniele si,profusero in effusioni con le nuove venute, che fossero bisessuali, boh. L'unica rimasta piuttosto fredda era ovviamente Eva che dinanzi a tale beltade aveva perso la parola."Ginevra e Ursula sono due modelle svizzere che sono venute a Messina per presentare una collezione di vestiti presso la boutique Randazzo,ora sono alloggiate al Jolly hotel, per una settimana ci faranno
    compagnia." Così parlò Daniele. Erik nel frattempo, rientrato in casa,aveva portato  bibite fresche ben accette a tutti. Ginevra e Ursula per ringraziare lo baciarono in bocca e poi un rapido bacio fra di loro. Fefè faceva l'indifferente spostando lo sguardo verso il mare ma Eva aveva piantato un faccia un bel punto interrogativo, come darle torto! In loro aiuto venne Daniele:"Ginevra e Ursula sono per noi come due sorelle, si sono sposate in Germania." Eva: "Perché non portano l'anello al dito?" Frase infelice che fece sganasciare dal ridere tutti, Fefè compreso.. lo dovrei fare lo chef ma tu saresti un'ottima attrice comica, un bacione in fronte." "Parlateci di voi, siete fidanzati,
    conviventi oppure..." "Niente di tutto questo, ogni tanto scopiamo ma poi lo rimando a casa dei suoi genitori, stare con lui è una lagna continua."Eva si era sbilanciata forse presa dall'atmosfera surreale di anticonformismo che regnava. Ginevra: "Fefè sentiamo la tua versione non mi sembri molto convinto." "La qui presente ha detto la verità, vengo trattato da zerbino." "Cosa essere zerbino."Daniele: "Quel tappetino che si mette dinanzi la porta dì ingresso per pulirsi le scarpe prima di entrare in casa." "Ti vedo maluccio, vieni dalla cugina Ursula che ti coccola un po'." "Il pupo me lo coccolo io..."Risata generale, "Sei una tigre col suo cucciolo, noi non amiamo gli uomini,
    preferiamo le femminucce!": Fefè.”Anch'io!"Altra risata generale,  Eva era rimasta spiazzata, lo capì e si mise a ridere anche lei. "Noi vorremmo un figlio ma non da un tipo nordico,preferiamo un bel bruno ma Daniele non è adatto, Fefè sarebbe il tipo giusto e non avrebbe problemi perché noi viviamo lontano da Messina, sempre col tuo
    permesso.” Eva era rimasta senza parole, per un tipo come lei...stranamente rispose:"Ci penseremo, addio a tutti."In macchina silenzio sino all'arrivo
    sotto casa:”Ti sarai meravigliato della mia risposta ma c'è un perché che tu non conosci, sono andata dal ginecologo, dopo svariati esami il verdetto: non potrò avere figli..." "Parliamo francamente, anche se talvolta sei una rompiballe ti amo profondamente e di un pargolo non me ne frega niente anzi siamo fortunati così possiamo scopare senza problemi." "Per me è una tragedia, avrei voluto un ranocchio che assomigliasse e te brutto stronzo ma non l'avrò mai..." pianto di Eva."Cerca di ricomporti sennò a casa cosa penseranno, vieni da Fefè tuo che ti asciuga le lacrime e ti consola, magari mi puoi fare un pompino.Lo schiaffo fu parato da Fefè che se l'aspettava. "L'ho detto per sdrammatizzare." "Sdrammatizzare un corno, ti conosco sei un porco!"Per cinque giorni nessun contatto con Erik e Daniele poi una telefonata:"Sabato festa danzante a casa nostra, ricchi regali e cotillons, siete invitati, inizio ore ventuno .”Gli avvenimenti parevano aver cambiato il caratteredi Eva, più nessuna battuta acida, affettuosa e accondiscendente alle richieste  di Fefè, un'altra Eva con gran piacere dell'interessato. Alla festa oltre a Ginevra ed a Ursula c'erano molti altri invitati che Eva e Fefè classificarono appartenenti al circolo gay di piazza
    Cairoli, tutte persone socievoli, distinte, allegre, disinibite. Si.presentarono sponte loro ad Eva ed a Fefè facendo loro i complimenti:"Siete una bella coppia.", Eva fu invitata a ballare da un certo Alfio, Fefè si accorse che i due parlavano in continuazione ed Eva spesso rideva, praticamente la giovin signora passò la serata con lui.A quelpunto Fefè su buttò su Ginevra quella bruna, Ursula era bionda, guardandola negli occhi scoprì una personalità complessa, non era una sciocca, Fefè non sopportava le donne stupide, aveva una bella voce, le chiese se era lei che voleva un figlio. Si proprio lei ed aveva dinanzi un eventuale futuro padre ma niente provette, tutto al naturale...Ginevra era stata esplicita, figurati se Fefè non era d'accordo ma forse una certa Eva avrebbe avuto delle obiezioni, giuste obiezioni..."Ho visto che ti divertivi col quel signore, ridevi sempre e non ti sei stancata di ballare."ballare."  "Lo sai bene che è gay quindi niente gelosie, l'entrata in questo ambiente ha rivoluzionato il mio modo di vedere un po’ tutto cominciando dal sesso, non so cosa mi sia successo, è per me inspiegabile, forse sto vedendo le cose anche dal loro punto di vista, me ne sono meravigliata io stessa. Tu non ci hai fatto caso ma quella brunona brasiliana che ballava con Erik era un trans.""Ero troppo attento a quello che mi diceva Ginevra, anch'io sono confuso, ne
    riparleremo a mente serena."Il giorno dopo in ufficio:"Non ti arrabbiare ma voglio dirti quello che mi ha proposto Ginevra, senza ipocrisie. È lei che vuole un bambino ed io sarei, tu permettendo, il futuro padre ma tutto al naturale senza provette."Eva non aveva risposto, era entrata in crisi, non potendo avere figli avrebbe voluto conoscere un marmocchio di Fefè, era una pazzia, forse no, avrebbe chiesto solamente di poterlo vedere ogni tanto senza troppe intromissioni nella sua vita, solo vederlo ogni tanto, questo era la sua condizione.La notizia comunicata per telefono a Daniele ebbe l’approvazione  entusiasta anche di Erik oltre che di Ginevra e di Ursula ma come organizzare l’evento? Ci pensò l'interessata che propose un piano: letto matrimoniale prestato ai due temporanei amanti, gli altri avrebbero aspettato l'evolversi dell'evento davanti alla tv tanto per non pensare ai due in love.La sera seguente alle ventuno Eva e Fefè si presentarono in villa.. Grandi abbracci fra tutti e risolini per mascherare un certo imbarazzo, anche i gay si imbarazzano davanti all'eventuale nascita di un bebé che avrebbe avuto oltre la mamma tanti zii. Ginevra prese per mano Fefè e i due scomparvero dietro una tenda. In bagno Fefè  entrò subito in erezione con la sua proporzione fuori del normale e con sguardo un po' atterrito di Ginevra. "Non ti preoccupare so essere molto delicato." "Stiamo un po' abbracciati, vorrei della tenerezza,non sono più abituata ai maschietti. Quando ero in college ho avuto varie avventure etero ma nessuno lo aveva come il tuo. Vorrei dirti il motivo del mio rapporto con Ursula, è cominciato quando stavo con un giovane  molto bello e desiderato da tutte, mi ha fatto molto soffrire per le sue avventure con altre ragazze. lo dividevo una stanza con lei: un giorno mi trovò che piangevo  per colpa del mio amico, l'avevo trovato in camera sua con un'altra, piangevo a dirotto e Ursula mi ha consolato tanto che ha cominciato a baciarmi tutta e così è iniziata la nostra relazione, ho scoperto il mio lato omo, da allora siamo sempre insieme, anche lei è modella e giriamo un po' tra la Svizzera, la Germania, la Francia e l'Italia. Da allora non sono stata più attratta dagli uomini ma appena ho visto te...l'ho detto alla mia amica che non si è dimostrata gelosa quando le ho manifestato il proposito di avere  un rapporto con te anche perché avevamo programmato che io avessi un figlio.Fefè inizio il suo repertorio con un cunnilungus delicato, Ginevra apprezzò subito e dette segni di goduria .L'ingresso in vagina, anche se effettuato dolcemente, fece sobbalzare Ginevra che pian piano si rilassò e dette vita ad una serie di orgasmi multipli tanto dameravigliare anche Fefè. "Resta dentro finché puoi anche se non sarà più duro così sarò più sicura per una gravidanza." Ma quale ammosciamento, Fefè rimase anche lui meravigliato, il suo 'ciccio' non ne voleva sapere di ritirarsi in buon ordine e così riprese a muoversi dentro Ursula che apprezzò ricominciando le godurie."Sento la vagina un po' irritata." Gli amici di là si saranno addormentati, s'è fatta l'una, tu rimani qui io vado a raggiungere Eva.",Nel salotto, sbracati sui divani, nessuno aveva voglia di parlare, il viso di Fefè era di per sé una visione di quello che era successo.Giunti a casa senza il bacino di rito, si misero a letto.Passarono vari giorni, l'argomento sesso non venne trattato dai due fidanzati, finché non giunse la telefonata di Daniele:"Ci siamo perduti, cos'è successo?" "Abbiamo avuto molto lavoro in ufficio, niente di particolare. " "Sabato invito a cena da noi, c'è una grossa novità per voi, ciao." Daniele ed Erik erano vestiti di bianco dalla camicia alle scarpe."È questa la nostra divisa quando c'è un avvenimento importante, lo sveleremo a fine pasto." Erik:"Allora arriviamo al punto, se non abbiamo capito male abitate con i vostri genitori, giusto?" "Vero,vorremmo Fefè ed io una casa nostra , cerchiamo da mettere da parte qualcosa ma col nostro stipendio..." "Bene trovata la soluzione, abiterete nell'appartamento qui sopra di nostra proprietà, non l'abbiamo voluto affittare per ovvi motivi di riservatezza nemmeno ai nostri amici ma con voi siamo giunti ad un legame di affettuosità e di stima, che ne pensate? " "Siamo stupiti, non preparati a quest'offerta, naturalmente vi pagheremo l'affitto.." "Maquale affitto, noi siamo ricchi , ve lo intesteremo questa è la proposta."Fefè ed Eva avevano l'espressione di Alice nel paese delle meraviglie, si guardavano negli occhi senza parlare.""Avete perso la voce?" "La vostra gentilezza e generosità oltre che commuoverci come potete immaginare ci ha sorpreso, dire no ad una tale proposta sarebbe insensato, non vorremmo essere invadenti nella vostra vita privata..." "Nonc'è problema, l'appartamento-di sopra, peraltro ammobiliato, ha un'ingresso proprio e una scala a chiocciola interna che li unisce con una porta di divisione, anche noi teniamo alla privacy, allora affare fatto?" "Vorremmo prima parlarne con i nostri genitori non specificando che è un regalo da parte vostra."
    In macchina:"Eva ragioniamo sopra, quell'appartamento fra l'altro pure ammobiliato vale un patrimonio...cosa vogliono veramente da noi, niente rapporti sessuali ai quali
    non mi potrei abituare.”   " Ne so quanto te, siamo così simpatici da ottenere  si grande regalo, forse gli omo hanno un diverso modo di ragionare, piace loro vederci insieme felici ed averci a portata di mano per compagnia...boh" I relativi genitori non erano affatto felici della notizia loro fornita dai rampolli " Vivere insieme senza essere sposati..." "Papà te ho venticinque anni, io e Fefè abbiamo bisogno di una vita privata."
    Ci vollero un paio di giorni per il trasloco degli oggetti di ciascuno, alla fine tutti soddisfatti i novelli conviventi invitarono a cena Erik e Daniele, cena che sarebbe stata preparata da un'inedita Eva con qualche dubbio da parte di Fefè:"Sei sicura di essere all'altezza, non faremo una brutta figura?" "Mia madre è una signora all'antica e nei ritagli di tempo ha voluto insegnarmi a cucinare, ti stupirò."Quel sabato Eva fece il giro dei negozi per prepararsi alla pugna culinaria col risultato di:risotto cozze e vongole. seppie e pannocchie in brodetto (delizioso), trancio di pesce spada arrosto, contorni di verdure. Finale ananas, gelato al limone e caffè. Applausi da parte di tutti.Daniele: "Sei una sorpresa piacevole, sinceramente pensavo alla mia ulcera..."e inaspettatamente prese a baciare Eva in bocca, la cotale non osò tirarsi indietro anche se decisamente meravigliata, meravigliato pure Fefè che fece l'indifferente.La mattina seguente alle nove al mare."A parte l'ammirazione per le tue arti di cuoca ho visto un Daniele troppo interessato a te, che sia bisessuale?" "L'ho pensato anch'io,non è un brutto uomo ma..."Al sopraggiungere dei padroni di casa la conversazione cessò. Erik:"Ieri sera ho mangiato come un lupo ma non mi sento appesantito a parte il fatto che stamattina non ho fatto colazione, di nuovo complimenti, Fefè sei un uomo fortunato."Alle undici tutti in acqua, scherzi da parte di tutti con finale di togliersi i  costumi  con evidenti denudazioni in bella vista, al centro dei giochi la bella Eva  con grandi risate da parte dei due omo, un po' meno da parte di Fefè che non fece nulla per far finire quel gioco.Riposino pomeridiano poi la sera al ristorante 'La Sirenetta' un locale famoso per il buon cibo e molto ambìto dalla Messina bene, sicuramente era stato prenotato molto tempo prima.Nulla di nuovo sul  fronte sesso. Erik e Daniele al negozio, Fefè  ed Eva in ufficio, tutti  senza incontrarsi per vari giorni. Il cambiamento avvenne all'arrivo di Ursula e di Ginevra."Una grande e piacevole novità, sono incinta, sto zozzone c'è riuscito."

     
  • 23 ottobre 2016 alle ore 11:07
    LE LOLITE CRESCONO

    Come comincia: "Ci hai fatto caso che ad Ambra stanno crescendo le tettine, sta diventando una donnina.""Di testa è sempre una bambina." "Non sono molto d'accordo, tu la vedi da madre io...""Non mi dire che ti senti un po' padre." "Volevo dire da estraneo."
    Andrea, cinquantenne, da poco pensionato della Guardia di Finanza, si stava intrattenendo, insomma parlando, con Arlène sua buona amica, insomma avete capito, sua...Erano le diciassette, un buon tè verde, biscottini usciti dalle sapienti mani, sapienti in senso sia culinario che...di Arlène quarantenne, divorziata, sua dirimpettaia e amante da quando la sua ex consorte, Armida, aveva fatto la valige per assoluta incompatibilità di carattere.Arlène bionda, longilinea era dolce, sopportava il carattere un po' particolare di Andrea e questo era il motivo principale del loro buon rapporto e poi era bravina anche a letto cosa molto apprezzata da un Andreacchio, rimasto un po' cucciolone, insomma un bambinone al quale devi dire sempre di si, inquadrati i due? Bene.Altro personaggio di questa vicenda Ambra, tredicenne sua figlia, molto amica e compagna di classe di Angelica, sguardo furbetto, caratteristica particolare: un sedere a mandolino che l'interessata muoveva con studiata indifferenza. Giudizio dei professori maschi puritani: "Se fosse mia figlia..." degli zozzoni: "Cresci e ripassa!"
    'Ciavete fatto caso che er nome de tutti i personaggi del racconto hanno inizio con la lettera a, no? Be fatece caso!' Scusate il romanesco ma è una frase copiata da uno scheck di Aldo Fabrizi.Ritorniamo alle tettine di Ambra oggetto di interessamento di Andrea."Non è che di botto ti sei scoperto pedofilo?" "Non scherzare, tua figlia è anche mia figlia anche se, come Angelica, mi chiama zio, a me basta la madre, a proposito che ne diresti..." "Direi di no, oltre che lavorare in ufficio chi a casa lava, stira, cucina, fa le pulizie, rifa i letti, scopa, in senso di pulire per terra?" "Lascia perdere prima che ti spunti l'aureola di santa, lo sai che sono ateo." "Stasera pizza alla napoletana di Kamut e contorni vari, niente fornelli accesi, telefona in pizzeria alla tua amica Deborah con l'acca e cerca di non fare come al solito lo svenevole, sei ridicolo!" "Cara Deborah con l'acca che ne diresti di farmi pervenire illeche et immediate la pizza napoletana di Kamut?" "Non abbiamo la pizza illeche et immediate, ti mando solo quella di Kamut." "Come al solito hai fatto una figura ridicola come se tutti avessero studiato latino, a proposito vedi di dare una mano ad Ambra e ad Angelica sia col latino che col francese, a scuola le professoresse mi hanno detto che ne mangiano poco."
    "Forse dipende anche dal fatto che ambedue le due signorine hanno: capelli lunghi a treccia unica posteriore, occhi e bocca truccati, niente reggiseno e dalle maniche corte della maglietta si intravede l'inizio di tettine, pantaloni stracciati lunghi sino al ginocchio, scarpe con troppo tacco ed andatura..." "Stai descrivendo due passeggiatrici romene del porto di Messina, ci vedo un pizzico di gelosia."
    "Hanno suonato al campanello, sta arrivando la pizza 'illeche et immediate', chiama le due mocciose." Avevo dimenticato di dirvi che anche Angelica abitava nello stesso palazzo e quindi era sempre a casa di Arlène. Ambra: "Stasera l'arte culinaria si spreca: anatra all'arancia, pollo alla diavola, scaloppine al marsala, evviva." "Stasera le due spiritosone sono di corvè, tutte e due a lavare i piatti mentre io e vostro zio sul divano a vedere la televisione, c'è Montalbano." Arlène si era vendicata. In fondo ad Andrea la situazione non dispiaceva, circondato da tre esseri femminili anche se due immature si ma sin quanto immature? Un episodio mise in allarme il maschietto della scala A), un pomeriggio: "Vieni a casa mia, le due scimunite sono andate a casa di un'amica, sono arrapatissima."Un volo e subito sotto la doccia. Arlène un corpo da statua greca: 1,75, seno marmoreo misura tre, vita stretta, gambe chilometriche, piedi bellissimi. Quello che più attraeva Andrea era il fatto che la signora aveva punta del seno e labbra della cosina di colore rosato, in passato aveva avuto un rapporto con una negretta e ne era uscito disgustato, insomma era un pò razzista in fatto di sesso.
    Sul lettone,la baby a gambe aperte:"Da dove comincio?" "Non è possibile..."
    "Allora scelgo io: alluci in bocca, sono diventato feticista, la colpa è tua sono troppo belli, come ha fatto tuo marito a lasciare un essere come te, un imbecille!" "Ti rendi conto di quello che dici, lascia stare la filosofia e baciami il fiorellino a lungo!" "Agli ordini, eseguo."Arlène dopo due orgasmi fece cenno di avere bisogno di un po' di tregua che Andrea non concesse entrando in una vagina completamente allagata e arrivando sino in fondo col suo 'marruggio' grande e lungo, la natura era stata benevola con lui. Arlène dopo un altro orgasmo cominciò prima a leccare e poi a mordere il collo dell'amante il quale, da vecchio zozzone cambiò porta d'ingresso con delicatezza ma il calibro era quello che era e Arlène strinse i denti; ogni tanto accontentava il buon Andrea che nel frattempo le procurava un orgasmo con il dito medio sul clitoride, insomma una goderecciata gigante.In pieno post ludio i due sentirono sbattere la porta d'ingresso, Arlène schizzò via dal letto, anche se sua figlia immaginava il suo rapporto con Andrea non voleva farsi vedere in quello stato."Ciao cara sei rientrata presto." "Ho mal di pancia, stasera non mangio, vado in camera mia."Istintivamente quel ritorno prematuro non aveva convinto Andrea, da Ambra c'era di aspettarsi di tutto, non si era sbagliato, i fatti futuri gli diedero ragione."Zietto devo confessarti una cosa."
    "Conoscendoti non sono sicuro di poterti dare l'assoluzione, vai dal canonico della chiesa qui vicina." "Un prete non capisce nulla di sesso perché non ha esperienza in quel campo e poi..." "Ho capito ti sei fatta un boy friend e..." "Niente boy friend ho avuto un rapporto con Angelica, non so nemmeno io come sia successo, eravamo sul letto e ripassavano una poesia che dovevano imparare a memoria quando Angelica mi ha messo una mano fra le cosce, ho avuto un orgasmo profondo molto di più di quelli che provo da sola, sono in crisi." E mò che gli dici ad una tredicenne dal primo rapporto lesbico, vorrei vedere voi. Andrea prese il viso di Ambra fra le mani: "Alla tua età si scopre il sesso etero, a te è capitato il rapporto omo, non porti tanti problemi, nel medio evo gli omosessuali venivano incarcerati e tutt'oggi nei paesi arabi vengono sanzionati con la morte ma devi sapere che, specialmente fra le femminucce, in questi rapporti c'è tanta dolcezza al contrario dei maschietti in ogni caso è una storia vecchia come il mondo, avrai sentito parlare della poetessa Saffo che nell'isola di Lesbo amava circondarsi di belle fanciulle con cui aveva dei rapporti detti appunto lesbici. Rasserenati, sei giovane, stai aprendo gli occhi sul mondo, talvolta ti apparirà strano, accetta le cose come sono, cerca solo di non fare sbagli irreparabili come quello di rimanere incinta alla tua età, può succedere e la tua vita ne verrebbe sconvolta, insomma hai capito, quando hai dei problemi c'è qui il vecchio zio Andrea." "Non sei vecchio!" "Alla tua età consideravo vecchi quelli che avevano pochi anni più di me, insomma hai capito son qua!" Andrea era in crisi non per quello che aveva saputo da Ambra ma sul fatto di far sapere o meno ad Arlène quello confidatogli da sua figlia, perché aveva preferito lui, un estraneo, a sua madre, forse per vergogna; decisione: niente rapporto ad Arlène. Dopo quell'episodio Andrea guardava la due fanciulle con altri occhi come, le vedeva toccarsi vicendevolmente il fiorellino in cui erano spuntati i primi peli. La visione gli aveva procurato un innalzamento di 'ciccio' che lo aveva lasciato perplesso, cosa poteva succedere se durante una lezione di latino la mano sua o di una fanciulla prendeva una direzione 'sbagliata', non voleva pensarci, ne sarebbe venuto fuori un gran casino! "Zietto ti devo comunicare una novità, mi son fatta un boy friend, si chiama Alessandro è figlio della preside." "Bene così avrai la promozione assicurata, sto scherzando, impegnati nello studio, te l'ho detto varie volte nella vita non si finisce mai di studiare, io anche prima di congedarmi mi aggiornavo sulle materie tributarie." "No volevo dirti un'altra cosa, io ogni tanto gli prendo in mano il coso che diventa duro ma è piccolino, con l'età crescerà?" Porcaccia miseria...che atteggiamento prendere: "È una cosa normale per quella età farsi un'esperienza; non c'è nulla di male basta che non combinate guai," ma che guai potevano combinare boh..."Parliamo di altro, è un po' che tu e Angelica non venite a farmi vedere i compiti e a fare un po' di ripetizione, prova a chiamarla." "È a letto con la febbre." Andrea istintivamente capiva che non era il caso di restare solo con Ambra: "Mi hanno chiamato dalla caserma, devo fare delle foto, ciao." Andrea non si era sbagliato, ogni giorno incontrava Ambra sempre triste, per le scale lo salutava appena finché una sera alle ventidue sentì bussare violentemente alla porta d'ingresso, Ambra in lacrime si abbracciò ad Andrea, lacrime sempre più irrefrenabili, finirono sul letto.
    "Quando riuscirai a calmarti vorrei sapere cosa ti sta succedendo, guardami in faccia."
    Ambra non si staccava dall'abbraccio, ci volle del tempo finché "'Tu non sei stato mai per me uno zio, nemmeno un padre ma molto di più. A otto anni, tu eri ancora sposato con Armida, un pomeriggio entrai a casa tua, in salotto, con la scusa di un bicchiere d'acqua allontanai tua moglie e rubai da un album una tua foto in divisa. Alcune mie compagne di classe si accorsero della foto e ridendo mi chiesero se ero innamorata di quel bel giovane in divisa, era vero. Già da allora provavo per te un sentimento profondo che aumentava di giorno in giorno, ero diventata gelosa di tua moglie ma mi è parso d'impazzire quando giorni fa, rientrando in casa prima del tempo ti ho visto mentre facevi l'amore con mia madre, tu nudo, un dio con un coso grosso e lungo che avrei voluto io avere dentro di me, avrei voluto uccidere mia madre, mi chiusi in camera mia e non andai a scuola per una settimana, ora son qua..." Nel frattempo Andrea si era ritrovato nudo spogliato da Ambra che aveva preso in mano e poi in bocca il suo 'ciccio' diventato grosso e duro come non mai per poi dilagare nella boccuccia della ragazzina che seguitava, seguitava, seguitava... Un piacere inaspettato, un ricordo confuso, il cervello annebbiato, senza forze Andrea si ritrovò solo, solo col casino combinato senza quasi accorgersene ed ora? Cominciava ad albeggiare, Andrea girava per casa come istupidito in cerca di una soluzione, non poteva certo far fìnta di nulla, come comportarsi con madre e figlia eh, maledizione a lui era nei guai, Ambra non lo avrebbe mollato visto come si era comportata unica soluzione: la fuga ma dove? Il suo pensiero di rivolse a sua cugina Silvana di Roma che era stata per lui una sorella nei momenti difficili. Via, valige e partenza immediata con la fida Jaguar X type acquistata con i proventi della vendita della villa della defunta zia Giovanna. Durante il traghettamento un buon cappuccino con brioche, una buona boccata di aria marina, era proprio rinfrancato, non si poteva far condizionare da una quattordicenne si ma...uffa per lui era stato solo un pompino ma per lei il suo grande amore? Squillo del telefonino ahi ahi chi poteva essere, basta guardare...Arlène:
    "Ciao cara, ti avrei chiamato io, sono sul traghetto per Villa S.Giovanni, una telefonata di Silvana da Roma, suo figlio Cesare ha avuto un brutto incidente stradale, è ricoverato in coma, lo sai quando c'è un problema siamo sempre a disposizione uno dell'altro, per me Cesare..." "È come un figlio, mi pare che figli ce ne hai troppi in giro, soprattutto femminucce!" "Non ti metterai a fare la gelosona, non è da te, era un po' di tempo che pensavo di cambiare aria nel senso che andrò ad abitare a Cerenova dove Silvana ha una villa e poi se capita l'occasione, chissà al mare con tanta di quella foca..." "Non te ne approfittare perché sono innamorata di te, ciao." Andrea sperava di non ricevere altre telefonate invece...era Ambra, decisione immediata:"Cara ti sei voluta fare lo zio, mi sta bene ma 'semel in anno licet insanire', scrivitelo e traducilo, capirai, ciao."Si era levato un peso ma che sarebbe successo al ritorno? Basta pensare, non aveva avvisato la cuginetta:"Silvana indovina dove sono?" "A letto con qualche mignotta ho indovinato?" "Ci sei andata vicino, poi ti dirò, sono sul traghetto Messina - Villa S.Giovanni, verso sera sarò a casa tua."
    "Mi hai incuriosita, non riesco ad immaginare che porcata avrai combinato, da te mi aspetto tutto." "Mi hai dato dello zozzone e io non ti racconto niente, tieh."
    "Racconti, racconti, stasera andremo nella trattoria 'Urbana' sotto casa, hanno cambiato gestione e cucinano alla grande, ciao." Era un po' di tempo che mancava da Roma, ad Andrea la città gli sembrò diversa anche se nulla era cambiato: casa di Silvana in via Cavour 101, l'edicola all'angolo, l'ingresso di un piccolo albergo, il negozio di frutta e verdura, la macelleria, la chiesa di S.Maria Maggiore, i bar...l'aria di Roma, la sua Roma, dove era nato, mai dimenticata anche dopo i molti trasferimenti in giro per l'Italia. "Fatti una doccia, puzzi come un cane!" "Come saluto di benvenuto non c'è male!" "Sto scherzando, mi fa sempre piacere quando mi vieni a trovare, il racconto dei tuoi casini dopo cena, a stomaco pieno, sei come l'aspirina. Cesare stava bene, abitava per conto suo, ogni tanto cambiava fidanzata, a Messina ne aveva portate quattro tutte alloggiate all'hotel 'Paradise' a spese dell'Albertone o a Panarea presso l'albergo dell'amica Lidia. A cena il telefonino di Silvana squillava a ripetizione causa il lavoro di consulente tributaria e del lavoro, i clienti non gli davano pace nemmeno la sera. "Chiudi stà porcheria e che c..o!" "Aggiornami senza imbrogliare, non ti vergognare io sono come una vecchia mignotta a cui i cosi grossi non fanno effetto!"
    Uberto fu sincero, Silvana non battè ciglio: "Penso che sarai mio ospite a lungo, le lolite sono pericolose poi c'è di mezzo anche la madre, nemmeno Stecchetti quello scrittore pornografo del prima novecento avrebbe avuto la fantasia di un casino totale come il tuo." I giorni successivi Alberto si scoprì turista : stazione Termini, via Nazionale, piazza di Spagna, altare della Patria, via del Corso, fontana di Trevi tutto immortalato dalla fida Canon. Tornava a casa stanco e affamato ma si doveva improvvisare cuoco, Silvana sempre al lavoro non aveva tempo di cucinare ma non gli dispiaceva. Ricordava quando a Montecrestese, da finanziere, in una brigata di confine sopra Domodossola espletava il suo turno di cuciniere. Qualche giorno al mare a Cerenova nella villetta di sua cugina: sulla spiaggia a prendere il sole, cosa strana per lui non sentiva il bisogno di attaccare bottone con qualche baby sola sulla spiaggia, brutto segno non apprezzare più le attrattive femminili! La sera al solito ristorante:
    "Fammi un resoconto dei giorni passati al mare." "Solitudine totale, forse sento ancora lo shock del casino combinato a Messina." "Non è stata colpa tua, ti sei trovato in mezzo tra madre e figlia, non è che ti sei fatta pure la nonna?" Un pomeriggio squilla il telefonino, Arlène, dubbio se rispondere o meno..."Mon petit chou (la baby era di origine francese) sento il bisogno di parlarti, ormai è passato un anno e, come sai, il tempo...La scimunita mi ha messo al corrente, immagina la mia prima impressione, le due persone che più amo al mondo, ho abbracciato Ambra che nel frattempo, ne aveva combinata un'altra: aveva ripreso i rapporti omo con la su amica Angelica, ora pare che la situazione sia tornata alla normalità ammesso che nel nostro caso il vocabolo abbia un significato, non sono una conformista ma...mi senti, dimmi qualcosa, ho bisogno di sentire la tua voce." "Son qua, anche se potrà sembrarti improbabile ma è un anno che..." "Non so se mi faccia piacere o meno, dobbiamo ritrovarci, il tempo passa, o torni a Messina o io vengo a Roma." "Voglio parlarne con Silvana, è il mio 'consigliori', ti farò sapere.""Silvana..." "Ho capito tutto, la tua bella ti reclama ma tu non sai se tornare a Messina o restare qua ospite indesiderato, ci ho azzeccato?" "Alcune volte mi fai impressione, sei una maga, una maga buona che consiglierà |^ÌTtóxAtfeefto-di.."
    "Di fare quello che più desidera, nella tua camera potrei metter un altro letto, scegli tu."
    L'idea di fare il turista per Roma al braccio Arlène era una soluzione gradita, avrebbe anche fatto vedere alla sua bella la casa di via Conegliano vicino S.Giovanni dove era nato e vissuto sino al momento dell'arruolamento nella Guardi di Finanza, decisione apprezzata anche dalla cuginetta. Arrivo alla stazione Termini col cuore in gola da parte di ambedue gli innamorati, valige disfatte e immissione dei vestiti nell'armadio poi la solita cena a tre."Arlène più ti guardo e più mi piaci, non capire male, io apprezzo chi ama mio cugino e mi sembra che tu...A còsi non mettiamola sul patetico, Nando portaci una bottiglia del tuo meglio vino, dobbiamo festeggiare." A casa: "Belli qui ci sono due lenzuola la migliori del mio corredo, sono profumate alla violetta."
    Dapprima timidamente e poi sempre più violentemente a due presero a far l'amore, alla fine spossati: "A coso mi hai distrutto la cosina, ci vediamo fra un altro anno."
    "Non ti ho domandato di Ambra." "È ospite della famiglia della sua amica Angelica, non c'era altra soluzione, io non potrò stare a lungo a Roma, ho solo quindici giorni di licenza." I quindici giorni passarono in fretta, Arlène aveva pronte le valige quando:
    "Aspetta, una telefonata di mia figlia: dimmi tutto cara, come... non so che dirti poi mi informerai meglio quando verrò a Messina, un saluto da parte di Andrea, ciao cara."
    "Allora le ultime novità spero piacevoli." "Bah! Ambra si è fidanzata con un certo Agilulfo, anche se ha un nome impossibile è un ragazzone che conosco, suo compagno di scuola, un bravo ragazzo, di buona famiglia, spero riuscirà a cambiare la vita di mia figlia." "Cara Silvana valige doppie, torno nella città dello Stretto, quando vorrai sarai mia gradita ospite, a proposito tu niente maschietti?" Andrea riuscì a schivare un cucchiaio di legno, l'ultimo saluto della cuginetta.

     
  • 23 ottobre 2016 alle ore 10:50
    I LICENZIOSI

    Come comincia: I licenziosi chi sono? Senza scomodarvi a consultare il vocabolario ve lo suggerisco io: sono quei simpaticoni che se ne fregano delle convenzioni e, a modo loro, vivono felici.
    La simpatica storia che sto per raccontarvi è vera, non ci credete? Fatti vostri in ogni caso ritengo che la possiate apprezzare solo se avete il senso dello humor, non siete conformisti e soprattutto se amate il sesso!
    Protagonisti: Alberto e Nausicaa (ma voi pronunziatela con una sola a) e poi Massimo con Quinta regolarmente maritati sinché...
    "Che é sto casino, i nostri sovrastanti..." Alberto si era rivolto alla amata consorte commentando il rumore di vasellame sbattuto violentemente per terra e sulle pareti che proveniva dal soprastante appartamento dove dimoravano (non sempre pacificamente) i loro amici Quinta e Massimo. Vi meraviglierete, come d'altronde io la prima volta, quando ho appurato che ad un essere umano femminile fosse stato imposto al posto del nome un numero. Spiegazione: nella valle dell'Esino, fiume vicino a Jesi (An), forse per non scontentare i nonni o per altri ignoti motivi, ai nascituri venivano imposti invece di un comune nome dei numeri bah!
    "Il solito litigio, amore mio pensa ai bagagli." Nau aveva in testa il prossimo viaggio a Parigi e non aveva alcuna voglia di pensare ai fatti altrui.
    Finita la buriana, i due futuri turisti sentirono bussare violentemente alla porta d'ingresso.
    Elettra struccata e incazzata nera aveva poggiato a terra due valige: "Questa è la volta buona, ho trovato un messaggio di qualche bagascia sul telefonino di Massimo, torno da mia madre a Cingoli!" Per i non marchigiani è una località collinare in provincia di Macerata detta balcone delle Marche.
    Con un abbraccio i tre amici si salutarono, ogni frase sarebbe stata inutile.
    Dopo circa un'ora un bussare sommesso alla porta, era Massimo.
    "Siediti, stiamo preparando i bagagli, partiamo domani per Parigi, fermati mangerai un boccone con noi."
    "Massimo, forse avrai capito che questa è la volta buona, quando non va...se Nausica è d'accordo ti invitiamo a venire con noi, conosco un dirigente ali'Alitalia, penso che troveremo un posto anche per te, allegria!"
    Over booking adiuvante, i tre amici si trovarono in aereo seduti in tre posti vicini con in mezzo la femminuccia del gruppo.
    Alberto incallito fumatore di pipa,: "Vado in bagno..."
    Massimo era veramente a terra, occhi chiusi, forse una lacrima, la sua vita sconvolta. Nau gli accarezzò il viso e poggiò l'altra mano sulla coscia del vicino il quale, inaspettatamente, aumentò vistosamente di volume al centro, insomma lì, situazione rilevata da Nau con un sorriso di compiacimento: ancora, malgrado i trentacinque anni, riusciva a sollecitare gli appetiti sessuali dei maschietti. Bacino sulle labbra di Max e poi ritirata strategica, stava rientrando Alberto.
    Arrivo in taxi all'hotel De Ville. Il portiere parlava italiano: "Benvenuti signori i vostri nomi?" Alberto: "C'è un problema il nostro amico non ha prenotato e quindi..." "Spiacente signore, siamo al completo, a ferragosto..." Cinquanta Euro passano di mano da Alberto al portiere il quale: "Forse una soluzione ci sarebbe, mettere un lettino nella vostra camera."
    Panorama stupendo con vista sulla Torre Eiffel, camera abbastanza grande, lettino posizionato vicino finestra. "Massimo molla il muso, siamo qua per divertirci, ti troviamo una bella pollastra e via..." Cena deliziosa innaffiata da un buon Bordeaux che aveva messo in allegria la compagnia, passeggiata vicino alla Senna e poi ritorno in albergo.
    Massimo "Posso farmi la doccia?" "Nau: vai caro noi abbiamo da fare..." e mise in atto l'intenzione. Un doverosa premessa: al contrario di altre femminucce, Nau amava molto il sesso anale e per migliorare la prestazione ...
    Un passo indietro: da una rivista porno acquistata da Alberto aveva notato la pubblicità di due vibratori, uno normale con le solite batterie e l'altro molto particolare in quanto aH'interno cavo era possibile immettere dell'acqua tiepida che poteva venire spruzzata da due simil testicoli che, compressi, facevano giungere al collo dell'utero il liquido in sostituzione dello sperma, insomma un'aggeggio sofisticato che Nau decise di acquistare. Il giorno seguente si presentò dinanzi ad un porno shop e stava per entrare quando vide che come commesso c'era una femminuccia invece del solito maschietto possibilmente omo. Difficile capire quel che passò per la testa alla consorte di Alberto, forse una crisi di pudicizia fatto sta che ritornò a casa incazzata con se stessa.
    Pranzo col muso lungo, alla fine : "Posso aiutare la mia signora?" Nau raccontò l'episodio ed Alberto decise di far lui i due acquisti. Al suo rientro grande curiosità e Nau decise di provare subito quello con lo spruzzo con grande sua goduria. Ritorniamo a Parigi: in mancanza del vibratore la bella si accontentò di un sessantanove e, al rientro nella stanza di Massimo, insieme al consorte andò in bagno per una doccia ristoratrice.
    Al ritorno a letto: "Buonanotte caro, sogni d'oro." E si girò dalla parte del letto di
    Max. All'inizio non ci fece caso poi, allungando il collo, notò alla luce riflessa del lampione sottostante che il profilo del corpo di Massimo aveva come dire, un andamento particolare: al centro si ergeva un alberello piuttosto pronunziato. La signora, accertatasi che il consorte già dormiva della grossa, decise d'impulso di andare di persona a verificare quella specie di cannocchiale.
    Le venne in mente l'inizio di un canto carnascialesco romano: 'Tre palmi sotto il mento ci sta un bel monumento'in questo caso bastavano due palmi...
    Come suo costume, d'istinto decise che voleva prendersi una vacanza sessuale, prese in mano quel coso il quale reagì allungandosi ancora di più, altro che alberello era una sequoia! Come aperitivo un piccolo bacio sulla punta e poi immissione in bocca che praticamente fu riempita, dopo qualche su e giù il ciccio di Max decise che la cosa era molto piacevole e quindi inondò la bocca della signora che apprezzò il buon sapore molto migliore di quello di suo marito. Stava per ritirarsi quando constatò che il cannocchiale non solo non si era ritirato anzi sembrava ancora più lungo e grosso... Decisione: uno smorcia candela (se non sapete l'origine della locuzione ve la spiego dopo) in parole povere decise di cavalcare Max anche se si accorse subito della difficoltà considerate sia la lunghezza e soprattutto il diametro del pene. In passato aveva avuto esperienze con vari maschietti ma mai una bestia di quella portata mai, ci volle del tempo prima di arrivare in fondo. Lo schizzo dello sperma gli ricordò quello provato con il vibratore. A quel punto presa da una frenesia sessuale decisa che anche culino dovesse provare qualcosa di insolito, strinse i pugni quando... Alla fine di recò in bagno dove per sua fortuna teneva una pomata per lenire il dolore, decise che non avrebbe mai più cercato di provare analoga esperienza. Uno strano collegamento di quando era in collegio le sue colleghe che studiavano tedesco pronunziavano ridendo la frase: 'la gatta nel carbone', non aveva mai provato a tradurla in tedesco, provateci voi!
    La mattina si trovò sola nella stanza, raggiunse i due maschietti al bar per la colazione. Il Barman: "La signora gradisce della panna nel cappuccino?" Nau si mise a ridere ricordando lo sperma di Max ingoiato lasciando il marito interdetto per quella risata per lui inspiegabile...
    Un passo indietro: lo smorcia candele era una canna in cima alla quale veniva apposto un cono di alluminio che serviva in chiesa per spegnere le candele poste più in alto, parlo di anni addietro.
    La vacanza dei tre? I giorni successivi vita da turisti comuni: viaggio in bateau mouche quei battelli che 'solcano'la Senna e ti fanno vedere Parigi dal basso, visita di qualche museo (Alberto si rompeva...), anche qualche locale classico per turisti tipo Moulin Rouge, in fondo una noia, solo una certa Nausicaa (con due aa) avrebbe avuto un ricordo indelebile.. "Cara è un bel po' che sei in bagno, si tratta di colite?" "Di culite, di culite maledizione!"
    La gatta nel carbone si traduce in tedesco in: 'katze in der kohle'!

     
  • 23 ottobre 2016 alle ore 10:07
    MELANIA CRESCE

    Come comincia: Era il 31 marzo 1967 quando la dolce Melania Milafi aveva lasciato il comodo pancino della mamma per respirare l'aria marina della città di Messina dopo che un ostetrico, per dovere professionale le aveva accarezzato, non proprio dolcemente, il piccolo sederino suscitando la arrabbiata riprovazione dell'interessata.
    Il lieto evento tanto desiderato dalla mamma Mara, figliatrice di razza, era stato accolto con gioia dal papà Gaetano, dal fratello Antonio, bel pupone grassottello e dalla sorella Anna detta 'chatte' (gatta) a causa del suo sguardo felino dei suoi occhi verdi che non promettevano nulla di buono per chi osasse contraddirla. La piccola Melania crescendo era attenta a tutto quanto la circondava; sempre calma e sorridente si metteva in agitazione solo a stomaco vuoto ed a pannolino pieno.
    I familiari accorrevano in gran fretta per evitare piagnistei udibili in tutto il palazzo. Una volta soddisfatta la baby riprendeva la normale tranquillità.
    Riconosceva le persone che la attorniavano abitualmente ed alle quali distribuiva larghi sorrisi, non altrettanto bene con estranei accolti con pianti di ripulsa. "Gaetano come ti spieghi che tu e tua moglie, classici esemplari del tipo mediterraneo avete sfornato una figlia biondissima?
    Gaetano, buono d'animo, attaccato alla religione sino allo spasimo, non accettava la provocazione con senso dello humor ed evocava lontani parenti di origine irlandese che sicuramente avevano contribuito a trasmettere le caratteristiche nordiche alla bimba. Mara dalla moralità ineccepibile, non accettava il sarcasmo e fulminava con lo sguardo truce l'improvvido irrisore.
    Melania cresciuta assai viziata, voleva far valere sempre il suo punto di vista talvolta con richieste decisamente stravaganti come quella di voler andare a passeggio di notte. Altra peculiarità, non apprezzata dai fratelli, era quella di cercare l'anima' dei giocattoli, compresi quelli di Antonio e di Anna con la conseguenza di ridurli in uno stato pietoso e di vedersi precluso l'ingresso nella comune sala giochi.
    Un giorno scoprì un passatempo piacevole: a cavalcioni sulla sponda del lettino aveva provocato eccitazione nello strusciarsi il fiorellino con la conseguenza finale di una gradevole goduria alla quale, in seguito, ricorse spesso. Stranamente Melania, sin dalla prima volta, aveva accettato con piacere la novità di frequentare l'asilo; si trastullava con maschietti e con femminucce ma non aveva abbandonato la inveterata abitudine della sistematica distruzione degli altrui balocchi (i suoi erano diventati dei rottami) vezzo non apprezzato dai compagni di giochi.
    Nemmeno le maestre erano immuni dalle sue burlette: una voltatila richiesta di una maestra di andare a prendere una palla rossa, l'aveva scelta di color verde ed aveva ripetuto lo scherzo tante volte sinché convinse la insegnanti che fosse daltonica. A casa mamma Mara ripetè l'esperimento e capì subito che la piccola rompiscatole aveva messo in atto uno dei suoi giochetti.
    Altri problemi erano sorti allorché la deliziosa baby era stata iscritta alla prima elementare: abituata a svegliarsi dolcemente in tarda mattinata, rimpiangeva l'asilo giudicando I scuola elementare un motivo di disturbo delle sue buone abitudini. Mara come il papà Gaetano ed i fratelli dovevano essere presenti al posto di lavoro o a scuola alle 8,30, orario che Melania giudicava antelucano.
    La storia si ripeteva ogni mattina, Melania veniva appoggiata ed in seguiti sbatacchiata sul divano del salone al fin di farla svanire dal sonno.
    Tale comportamento non aveva dato esito alcuno in quanto l'interessata riprendeva placidamente a dormire il sonno del giusto per cui un giorno Mara, esasperata, IOaveva adagiata delicatamente ma con decisione sul piano esterno della porta d'ingresso.
    La mancanza del solito calore, non solo umano, svegliò di botto la piccola sfortunata che capì l'antifona e corse precipitosamente a farsi vestire, con le buone maniere... A Melania si potevano rimproverare tante manchevolezze ma non quella di essere una studentessa negligente. A scuola seguiva con attenzione le spiegazioni degli insegnanti, a casa era scrupolosa nel seguire i compiti assegnatile, i maestri erano entusiasti, i genitori piacevolmente sorpresi soprattutto la mamma che negli studi non era stata eccelsa (aveva preso dal padre).
    La famiglia Milafi era inaspettatamente aumentata di numero allorché un implume passerotto, caduto dal nido, era approdato sul terrazzino di casa. "Dono del Signore" aveva chiosato papà Gaetano, "Rottura di scatole" aveva commentato la più pratica mamma Mara che vedeva aumentato il 'bordellino' in casa.
    Ciccio Pupella (questo il nome appioppato al volatile dal buon Gaetano) cresceva circondato dalle affettuosità di Antonio e di Anna che lo imboccavano con una cannuccia, Ciccio li ricambiava con leggere beccatine sulle mani o sui lobi delle orecchie quando si arrampicava sulle loro spalle.
    Talvolta veniva ristretto in gabbia per evitare che lasciasse in giro le sue 'fatte', evento non apprezzato dall'interessato che non si rendeva conto delle ragioni della sua prigionia.
    Quello che però faceva più incazzare Ciccio Pupella era l'abitudine di Melania di prenderlo in mano e di portalo in bocca subissato di tanti 'bacini'. "Melania non mettere l'uccello in bocca, è un volatile" sentenziava Mara senza rendersi conto del doppio senso...Un giorno Ciccio Pupella, stanco dei continui 'bacini', adocchiata una finestra aperta, divenne uccel di bosco.
    Melania cresceva bene in altezza, anche il seno le era cresciuto prosperoso al contrario della sorella Anna praticamente piatta. In comune le due sorelle avevano gli occhi ereditati dal padre, grandi e luminosi che cominciavano a truccare quando uscivano, di nascosto di mammina. AQUIBNDICI ANNI per Melania il primo flirt con grande frustrazione della genitrici che era in costante lite condominiale con lo zio del prescelto: Melania si era fidanzata con Tonino Marrazzo. Mara accampava sempre nuove scuse per impedire alla figlia di incontrarsi con boy friend, in verità non era facile in quanto Tonino era il classico bravo ragazzo, studioso, serio, ben educato, il suo 'difetto' era quello di essere il nipote di Giuseppe Marrazzo.
    "Mamma non facciamo niente di male, ti prego fammi andare al cinema con lui.
    "Ci mancherebbe pure che facessi qualcosa di male, vada per questa volta ma che non diventi un'abitudine."
    Mara era giunta al matrimonio vergine ed aveva idee molto severe in fatto di sessualità. Per paura che le figlie facessero qualcosa di proibito rappresentava situazioni di pericolo come quella di essere considerate dalla gente delle poco di buono, di rimanere incinta di non potersi più sposare perché non più vergini.
    La pillola anticoncezionale, poi, portava al tumore, il papà rincarava la dose affermando che i rapporti prematrimoniali rappresentavano un peccato mortale. Melania non andava al di là di casti bacini che però producevano in Tonino effetti prorompenti aH'interno dei suoi pantaloni. Dubbiosa la baby si limitava a toccare il 'coso' al di sopra della stoffa ma col tempo, presa dalla curiosità, aveva acconsentito che Tonino 'lo tirasse fuori.'
    Subito gli era parso mostruosamente grosso e decise che mai avrebbe permesso di farselo introdurre nel suo piccolo buchino. In seguito, innamorata più che mai,aveva acconsentito ad effettuare 'lavoretti' manuali ed infine anche 'orali', quesfultima pratica aveva dei risvolti di sapidità non piacevoli e c'era voluto del tempo per abituarsi. L'unica cosa che non apprezzava in Tonino e che non sapeva farla godere. Il boy, come molti suoi coetanei, aveva idee confuse sulla conformazione sessuali tà femminile, le sue mosse maldestre avevano convinto Melania a riprendere le buone abitudini acquisite da bambina. Una svolta nella vita di quesfultima avvenne allorché giunse a scuola il nuovo professore di educazione fisica: durante l'ora di ginnastica : durante l'ora di lezione tutte le sue compagne di classe erano eccitate. Sandro Ridolfi proveniva da Ferrara ed aveva partecipato alle ultime olimpiadi nel corpo libero. Era stato eliminato al primo turno ma restava il fatto che poteva sfoggiare un fisico muscoloso, scattante e col petto con la classica forma di carapace di testuggine.
    Abitava in una villa vicino al lago di Ganzirri di proprietà di suoi cugini, i Milioti, ricchi commercianti di vini. Il motivo di quel trasferimento a Messina non era dato sapersi ma, tutto sommato, non interessava nessuno o quasi.
    Un giorno Melania, mentre giocava a pallavolo cadde a terra ed affermò di essersi fatta male ad una caviglia. L'insegnante Ridolfi ritenne opportuno penderla in braccio ed accompagnarla con la sua auto al pronto soccorso. Dinanzi al medico di turno Melania non ricordò con sicurezza quale caviglia si fosse infortunata... "Professore sono pesante, si è stancato a tenermi in braccio?"
    "Per ora mi sono stancato di farmi prendere in giro, ti accompagno a casa e vedremo quello che diranno i tuoi genitori!" "Professore non mi rovini, soprattutto mia madre la prenderebbe male, la prego...sono pronta a pagare pegno."
    'Tradotto in parole povere quale sarebbe?" "Quello di darmi il suo indirizzo di casa sua. " "A che servirebbe?"
    Nella vita non si sa mai." Melania aveva buttato l'amo e vi aveva inserito un verme appetitoso, se stessa, si era stancata di un bambino, tale considerava Tonino e voleva concedersi nuove esperienze.
    I giorni passavano inutilmente, Melania si sentiva offesa, non era una ragazza da buttare anzi...
    "Professore mi si è acuito di nuovo il dolore alla caviglia."
    "Il dolore non è un pochino più in alto?" Melania era diventata rossa in viso, per fortuna nessuna aveva potuto udire la conversazione, era in fondo alla palestra. "Posso andarmene dopo che mi ha trattato da puttana?"
    "Non era mia intenzione, ti chiedo scusa, tieni."
    Sandro le aveva passato un biglietto con un numero telefonico l'indirizzo della sua abitazione a Ganzirri.
    Melania doveva risolvere due problemi:
    escogitare una scusa per allontanarsi da casa;
    trovare un mezzo di locomozione per raggiungere Ganzirri da viale dei Tigli, non aveva la patente né tanto meno una macchina.
    Soluzione:
    -copertura da parte di Margherita sua compagna di scuola;
    una bicicletta procurata dalla stessa.Melania percorse velocemente gli otto chilometri di distanza, senza, per fortuna, incontrare alcun impiccione parente o amico che fosse.
    Sandro era dinanzi al cancello della villa ad aspettarla, prese la bicicletta e la depositò nel garage fuori della vista di estranei.
    "Che bel posto, vorrei visitare il giardino, da fuori sembra magnifico."
    Sandro non fu particolarmente felice della richiesta che considerò improvvida ma non fece commenti.
    Melania ebbe modo di ammirare i prati all'inglese, le siepi ben tenute, gli alberi di alto fusto, le terrazze che degradavano verso il lago ed infine la gabbia degli uccelli.
    Furono accolti da un 'cornuto' parola pronunziata da un bell'esemplare giallo e nero di pappagallo.
    "Vedi questo è il pierino della specie, è un pappagallo indiano che, oltre che alle parolacce apprese da un giardiniere palermitano, imita in maniera perfetta tutti i suoni. Sto scass...zzi in passato ha fatto impazzire un po' tutti: col suo trespolo era stato piazzato all'ingresso della villa. Aveva imparato così bene ad imitare lo stridio del cancello che, ad ogni sua performance, qualcuno andava a controllare. In ultimo è stato sgamato ed immediatamente esiliato fra gli altri uccelli." Entrarono in casa, all'interno si avvertiva la mano di un architetto, gli alti muri erano rivestiti con marmi pregiati, i mobili di legno massiccio erano di fattura antica, ben restaurati, tutto dava l'idea di opulenza e di buon gusto.
    "Questa è la mia stanza arredata con arte povera ma l'ho migliorata con un televisore maxischermo e con un home thèatre. Poco dopo infatti la stanza fu inondata da una musica romantica.
    Sandro prese Melania fra le braccia iniziando a ballare ma per modo di dire in quanto non si spostava da una mattonella, si francobollò sul suo corpo mentre le mani presero a strizzare violentemente le natiche di Melania che si trovò in bocca un grosso randello che le impediva di respirare. Per ultimo dovette assaporare una spuma acida che nulla a che fare aveva con quella di Tonino. La signorilità e lo stile non erano di casa dalle parti di Sandro abituato più a trattare con professioniste del sesso.Melania andò in bagno a vomitare, era stralunata.
    "Ti senti male?"
    'Tra poco ti sentirai male tu, maledetto maiale" e prese in mano un grosso candelabro. L'insegnante di ginnastica fece ricorso a tutte le sue qualità di atleta ed approdò velocemente al piano di superiore, non riusciva a capacitarsi del comportamento di Melania, talvolta le donne...
    Melania in bagno di riempì la bocca di dentifricio per cercare di eliminare quel cattivo sapore, in garage prese la bicicletta e via a casa di Margherita alla quale raccontò gli ultimi avvenimenti ed insieme concertarono di riferire tutto al preside il giorno seguente.
    professor Pugliatti le accolse col solito sorriso che sparì presto dalla sua bocca allorché apprese le malefatte del professor Ridolfi.La versione dei fatti di Melania era un pò 'prò domo sua' ma fu creduta in toto. Dopo quattro giorni il professore di ginnastica Sandro Ridolfi andò a mostrare il suo carapace in un'altra scuola d'Italia trasferito d'ufficio dal Ministero della pubblica Istruzione, pare che avesse avuto altro analogo incidente a Ferrara...

     
  • 22 ottobre 2016 alle ore 17:57
    SALVO E LA GELOSIA

    Come comincia: Ti vedo inquieto, stralunato, sospettoso verso la tua partner.
    La gelosia:
    "È un mostro dagli occhi verdi che schernisce la carne di cui si nutre", Shakespeare ha ragione;
    è un sentimento degli dei pagani verso gli uomini; gli dei non gradivano che i mortali si 'facessero' le loro femminucce;
    è una proiezione della propria insicurezza verso gli altri, è tipica di una mente debole, invidiosa, immatura;
    è la profezia di futuri tradimenti, il tuo lato nascosto, dea velata ed oscura che arde dentro di te.Se ad un cocktail noti gli sguardi assatanati degli invitati maschi attratti dalle grazie della tua amata, non accendere la sigaretta dalla parte del filtro, ti intossicheresti ancor di più; se non possiedi te stesso non puoi possedere una donna.
    Il tuo simbolo? Le Erinni vendicatrici.
    Cerchi di vincolare la tua partner? Non puoi incatenare un raggio di sole!
    Una moglie laida non potrebbe sconfiggere la tua gelosia: ti farebbe becco per dimostrare che anche lei...
    Se osservi delle foto della tua signora fasciata in un succinto bikini la quale, sorridente, offre agli astanti la visione di un rigoglioso, prosperoso e lussureggiante bel vedere non devi lamentarti affermando:
    "Non dovevi farlo!" non spiegando a chi ti riferisci:
    alla consorte troppo ... generosa;
    al fotografo che ci ha guadagnato sopra;
    all'allupato, abbagliato spettatore che sbiluccica le immagini.Il tuo persecutore più odiato? Andronico 1° imperatore di Bisanzio che codificò le corna facendo appendere quelle dei cervi da lui cacciati sulle mura dei palazzi appartenenti ai mariti cornificati.
    Per le protuberanze frontali di cui tanto ti adombri, rivolgiti agli dei Dioniso o Pan se sei pagano o, se cattolico, a san Giuseppe od anche a san Martino, loro ne sanno qualcosa. Prova a voltar pagina: sdraiati su di un morbido giaciglio con musica romantica in sottofondo, chiudi gli occhi ed immagina la tua amata che, languidamente, emette piccoli ululati di piacere nascosta sotto il corpo di un robusto maschione e che, guardandoti, ti sussurra:
    "Sto con lui ma è come se giacessi con te, la mia gioia è pure ia tua..." Ammira la sua faccia tosta!
    Ecco vedi come dovrebbero andare le cose, lei sarebbe più tranquilla e felice, tu ci guadagneresti perché moglie allenata è come un'atleta, rende di più...
    Ed, infine, non pensi che i miei consigli andrebbero ricompensati? Ti prego metti una buona parola a mio favore con la tua amata, te ne sarei tanto grato...

     
  • 20 ottobre 2016 alle ore 8:43
    UN AMORE FOLLE

    Come comincia: “Tre palmi sotto il mento ci sta un bel monumento!” Questa tiritera Maurizio l’aveva recitata a tavola dove sedevano anche la madre Eleonora ed il padre Armando il quale: “Ah regazzì chi t’amparato ste zozzerie e poi dinanzi a tu madre!” “Nun ce crederai ma l’ho sentita da te quand’eri sotto la doccia solo che tu dicevi due e non tre palmi il motivo è che…” “Lasciamo perdere, stavo scherzando e finiamo stò piatto di pappardelle all’anatra in onore di tua madre che s’è sacrificata tutta la mattina ai fornelli.”
    Alberto era il capo della famiglia  Bevilacqua cognome quanto mai inappropriato in quanto  i suoi antenati erano immigrata a suo tempo nella città eterna provenienti dalle Marche, famosa regione per il vino ‘Verdicchio’.
    Rispetto a tante altre unioni famigliari quella di Alberto poteva considerarsi d’esempio: lui consulente presso uno studio tributario,belloccio ,  la gentile consorte una ammazzone di m.1,80  simpaticissima e sempre sorridente insegnante di ginnastica, il figlio Maurizio con fisico materno, bravo a scuola  con girl-friend Susanna anche lei sedicenne iscritta al primo liceo classico. Talvolta Mau ne combinava qualcuna delle sue come quando fece pervenire ad una sua compagna di classe molto religiosa, timida e vergine un ‘pizzino’ con su scritto: ‘you make me a  blowjob?’  che la ragazza tradusse puntualmente come una richiesta di sesso orale. Il biglietto fu portato in cattedra al professor Gatti laico, miscredente e ateo come Maurizio ma che non poté far altro di far presente la situazione al preside con la conseguenza della sospensione di Maurizio dalle lezioni per tre giorni con un rimprovero scritto.
    Tutto sommato la questione fu presa in famiglia come una ragazzata con la promessa dell’interessato di farsi fare quel lavoro dalla sua ragazza!
    Il menage famigliare era piuttosto costoso, affitto per l’abitazione,  oltre le normali spese di gestione una Smart per Eleonora, un Cinquecento per Alberto e un motorino per Maurizio e così Eleonora di pomeriggio si recava presso una vicina palestra per fare la ‘fitness instructor’ e da qui cominciarono i problemi, vi spiego il perché. Frequentatore della palestra un tale di nazionalità inglese ma di madre italiana tale Archie Morris cinquantenne, uomo di stile nel vestire e nel porgersi alla gente, elegante nel tratto piuttosto ben visto dal gentil sesso, scapolo, concessionario delle marche inglesi di automobili Aston Martin, Mini e di motociclette Ariel. Inutile dire che le signore frequentatrici la palestra gli giravano intorno come trottole ma il cotale con un sorriso le allontanava sin quando…e qui cominciarono a sorgere problemi.
    Chissà quale meccanismo amoroso era scattato nella mente di Archie ma la visione di Eleonora lo sconvolse e dire che di donne in passato ne aveva sempre fatto collezione senza legarsi a nessuna ma…e così prese a farle la corte: “Gentile signora, purtroppo i miei cinquantanni mi hanno portato come non gradito regalo una leggera pancetta di cui farei volentieri  a meno, mi darebbe un a mano per ‘spianarla’ un po’, le sarei grato.”
    Per Eleonora era una normale richiesta di un cliente della palestra a prese a cuore la cosa tanto da star molto vicino all’italo inglese e riceverne le confidenze.
    “Sono di padre inglese ma di madre italiana, di Roma, purtroppo mia moglie, un cancro… e i miei genitori morti in un pauroso incidente stradale così mi ritrovo solo, ho un appartamento a Londra vicino a Tamigi dove  talvolta mi ci reco per il week-end, gli affari vanno bene ma…e dopo quel ma un sospiro come per chiedere aiuto. Ogni giorno che passava il distinto inglese era più in armonia con Eleonora che non disdegnava le sue confidenze e la sua compagnia tanto da essere invitata a cena, invito non accettato consorte di Alberto che però cominciava ad essere in crisi con se stessa. Una volta si ritrovò nella tasca della sua tuta un assegno di conto corrente in bianco. Chieste spiegazioni, il buon Archie la buttò sul ridere. “Un piccolo omaggio alla sua bellezza!” chiamalo piccolo, Eleonora poteva scriverci qualsiasi cifra, l’assegno tornò al suo proprietario. In seguito il cotale le mostrò nel suo telefonino un collier di oro bianco con perle e diamanti: “Bello vero?”. Altra volta: “Che ne dice di cambiare la sua Smart con una Mini Countryman, è molto ‘alla page’. Eleonora conosceva quella macchina e ci avrebbe fatto volentieri un pensierino, maledizione, ci voleva proprio quell’inglese a complicarle la vita. Pensò di dare di dimissioni dalla palestra ma poi..per motivi vari (ufficialmente per motivi economici) ma la verità era un’altra: l’inglese gli era entrato nel cuore con i suoi modi signorili, mai un’avance  sessuale ma si vedeva che il cotale avrebbe volentieri …
    Il cambiamento dell’umore di Eleonora non sfuggì ad Alberto. Quando si erano conosciuti avevano fatto un patto: massima sincerità nei loro rapporti, in qualsiasi campo non un contratto all’americana che ritenevano piuttosto volgare senza fiducia reciproca e quindi…
    “Appena me la sento ti dirò tutto, per ora…”
    Eleonora da poco tempo soffriva di mal di pancia mai avuti in passato, si dice che l’intestino è il secondo cervello,  questa affermazione nel suo caso era veritiera.
    Un sabato sera, quando Maurizio era uscita con la fidanzata Eleonora prese coraggio e mise  al corrente Alberto di tutta la storia senza tralasciare alcun particolare, il consorte che aveva immaginato qualcosa di simile le chiese solo: “Mi ami ancora?” “Moltissimo te le giuro ma…”
    Un pomeriggio Archie prese coraggio e invitò Eleonora e la sua famiglia a passare il weekend presso la sua villa sull’Appia antica, proposta passata al vaglio di Alberto che, ragionandosi sopra, ritenne di accettare, a quel punto…
    Ne doveva avere di soldi Archie, la villa di due piani, molto ben tenuta doveva costare un occhio della testa per tenerla in ordine com’era, due ettari di terreno intorno con piante esotiche, prato all’inglese e siepi curate; la famiglia Bevilacqua con al seguito Susanna era  rimasta basita da tanto lusso ostentata con leggerezza dal padrone di casa. La cena, servita da cameriere in smoking era fuori del comune: tagliatelle al sugo di lepre, cacciagione di varie specie, molto difficile da reperire, e poi costolette di agnello a scotta dito, insalate di tutti i generi, frutta servita in grandi vassoi d’argento. anche le posate erano dello stesso materiale, un omaggio al lusso!
    Archie stava facendo di tutto per sembrare simpatico e mostrò con modestia la sua magione, impossibile non rimanere impressionati.
    Alla fine della serata: “Quando vorrete sarete tutti i benvenuti” e a Maurizio: “Sono concessionario delle moto Ariel, penso che, come tutti i giovani vorrai avere una moto, dimmi quando avrai compiuti il diciottesimo anno sarà tua.
    Ritorno a casa in silenzio, nemmeno Maurizio, di solito casinista, aveva voglia di parlare, ognuno per motivi propri, soprattutto Alberto il quale il giorno dopo chiese ed ottenne di non andare in ufficio per una settimana, aveva bisogno di star solo per riflettere. La mattina a piedi lungo gli argini del Tevere irato à patri numi come nella poesia del Foscolo.
    “Eleonora dobbiamo fare il punto della situazione, inutile tacere dinanzi ad un problema, che desideri fare, io non ti lascerò mai, ti amo e sarebbe per me una perdita irreparabile.”
    “Non pensavo mai di amare due persone, è quello che mi sta succedendo, ho pensato a lungo, dipende anche da te, Archie mi vuole a tutti  costi, se sei d’accordo passerei un po’ di tempo con lui a Londra…”
    “Insomma una poliandria come nel Tibet ovvero una bigamia, devo stabilire con me stesso se riesco a sopportare la situazione, nostro figlio che penserà? dammi qualche giorno di tempo.”
    “I giovani di oggi  sono più aperti di noi in fatto di sesso, penso che avrà capito tutto, sarà allettato dal dono della moto che a Roma hanno solo i ricchi, costa un patrimonio.”
    Maurizio telefonò ai suoi parenti a Jesi,nelle Marche, avrebbe passato qualche giorno con loro, nel frattempo Eleonora avrebbe assaggiato l’aria di Londra e non solo, l’aria…
    Dopo quindici giorni la famiglia Bevilacqua era di nuovo al completo nella casa di  Roma in via Appia Nuova,  non quella Antica dov’era la villa del signor Morris.
    “Non voglio fare il ‘cuckold’ all’inglese ma vorrei sapere come sono andate le tue cose in campo sessuale.”
    “Non per consolarti ma Archie ce l’ha più piccolo del tuo e in campo erotico non è bravo come te, senza paragoni!”
    Era una bugia, un buon inglese aveva dimostrato quanto fosse sbagliato il proverbio: “Niente sesso siamo inglesi”, Eleonora aveva goduto alla grande come non mai, la sua era stata una bugia consolatoria per il marito. 
    Conclusione di questa avventura insolita: Eleonora, invidiata dalle sue colleghe che si posero tante domande poté mettersi al volante di una nuovissima Mini Clubman verde, il colore alla moda, Maurizio folleggiava per le vie di Roma con una strepitosa Ariel con dietro la deliziosa Susanna, Alberto...Alberto per orgoglio rinunziò ad una Aston Martin DB11 e rimase fedele a mamma Fiat con la sua 500, non aveva voluto speculare sulle qualità nascoste ma redditizie della consorte, talvolta l'orgoglio non paga!
     

     
  • 17 ottobre 2016 alle ore 1:42
    UN CUCKOLD, UNA SWEET, UN AMORE PARTICOLARE.

    Come comincia: Maurizio non era solito prendere il tram per rientrare a casa dall’Università ma la Cinquecento in riparazione lo aveva costretto ad usare quel mezzo di trasporto per ritornare a casa a Messina, in viale dei Tigli. Il tram stava giungendo ad capolinea vicino alla villa Sabin ma, stranamente una giovin signora se  ne stava in piedi  appoggiata alla maniglia di un sedile.
    Mau, da sempre dedito alle conquiste femminili,  pensò bene di avvicinarsi e, con fare indifferente, andò a sedersi sul sedile dove la dama aveva poggiato le mani. Sguardo indifferente della stessa che seguitò a guardare il panorama sin quando il mezzo di trasporto si fermò ed aprì le porte.
     ‘Capolinea’ la voce del conducente indusse tutti a scendere. La bionda scese e, lento pede,  si incamminò verso un vicino cancello dove erano situate varie villette. Mau la pedinò sin quando la stessa entrò in un portone poi riprese la strada per arrivare a casa sua.
    La visione di quella femmina di lusso (alla Pittigrilli, non sapete chi è, è uno scrittore a suo modo porno del primo novecento)le era rimasta impressa nella memoria: fronte alta, occhi grigi, naso all’insù come piaceva a lui (le femminucce dai grandi nasi gli sembravano dei travestiti) ed una bocca carnosa che invitava a pensieri...cattivi, maglietta rosa senza reggiseno, le tette deliziosamente piccole si muovevano ad ogni sobbalzo del tram. (Mauro non amava i seni da balia) occhi grigi, vita stretta,  pantaloni aderenti che mettevano in evidenza un bel sedere, altezza quasi quanto la sua che era di un  metro e ottanta, insomma un gran pezzo di…
    Nei giorni successivi Mau pensò molto a quella magnifica visione, sentiva che gli era entrata nel cuore, nel cervello, nel…insomma  se ne era innamorato anche se riteneva ridicolo innamorarsi di una femminuccia vista una sola volta, ma tant’è! Questa infatuazione lo portò a effettuare cose non proprio, come dire, intelligenti come fare un appostamento di ore all’ingresso principale dell’abitazione della cotale, sembrava un quindicenne alla sua prima cotta. La cosa non passò inosservata alla signora che una volta lo notò e lo affrontò: “Non so se debbo essere lusingata o preoccupata la mia domanda è…” “Le rispondo subito, anche se mi ritengo un razionale questa volta sto vivendo una situazione forse ridicola, non sono il solito disturbatore del gentil sesso, il fatto è che lei è la persona che mi ha stregato, voglia scusarmi.” E stava per andar vita quando…”Mi faccia compagnia, sto andando a prendere la mia auto, destinazione centro di Messina per acquisti.” Infatti poco dopo apparve una Jaguar con alla guida madame che con un sorriso lo fece accomodare nel sedile del passeggero.
    “Penso che avrà problemi di parcheggio per l’auto, il mio abituale è quello del Cavallotti, lo conosce?” “In verità no, in ogni caso è il benvenuto, non è molto tempo che abito in questa città, sono di parte femminile svedese, i miei, purtroppo sono deceduti in un incidente stradale, son qua con mio marito, forse lei lo avrà sentito nominare, è il chirurgo plastico Giuseppe M…., a proposito mi chiamo  Lucia come tante svedesi.”Un stretta di mano poi posteggiata l’auto visita a vari negozi femminili, cosa sempre aborrita da Maurizio, i maschietti al seguito di femminucce animate da furor di acquisto lo aveva sempre fatto ridere, ora ci era cascato lui!
    “Ora che ho finito di far il cavalier servente io vorrei tornare a casa, l’accompagnerò alla sua, mi indichi la strada.”
    Maurizio si fece portare sin nel cortile di casa sua, avrebbe voluto invitarla…”Non è il caso, arrivederci.” “Non è il caso di cosa?” “Dica la verità voleva che salissi nel suo appartamento o mi sbaglio?” “Nessuno sbaglio, lei è una maga, vorrei darle del tu e…” “Vorrebbe ben altro mio bel giovane ne pas? Diamoci del tu senza illusioni da parte sua, questo è il numero del mio cellulare, usare con parsimonia.” “Marito geloso? “Assolutamente no, è più svedese di me altro che siciliano!, au revoir.” Una perfetta marcia indietro e Lucia sparì dalla visione di Maurizio che lemme lemme salì in ascensore sino al suo piano.
    “Mau figlio mio hai una faccia…” “Quella che mi hai fatto tu dolce mammina, ho incontrata una fata.” “Basta che non sia una strega, vieni a tavola, a proposito sa cucinare?”  La signora Rosa era la classica genitrice della maglia di lana e del figlio paffutello. E chi pensa a mangiare pensò Mauro, era senza forze, non vide l’ora di buttarsi sul letto dove lo raggiunse  Mercurio, il suo dio preferito, che lo dileggiò sin quando Morfeo non lo prese fra le sue spire.
    Ormai Lucia era diventata per il giovane un pensiero fisso, la immaginava a casa sua a letto che dormiva, il suo risveglio, il nudo sotto la doccia e, in campo sessuale, un punto interrogativo. Che voleva dire che suo marito era più svedese di lei, troppi interrogativi, Mau si decise a telefonarle, era le otto e mezzo di mattina: “Sono…” non riuscì a fiore la frase che: “Ho capito subito che eri tu anzi mi sono meravigliata che non mi hai chiamato prima, desidero andare al mare, ti vengo a prendere con la Jaguar, non desidero mettere piede nella tua bagnarola, sto scherzando, fra un pò mi vedrai spuntare nel cortile.”
    “Andiamo al lido di Mortelle, ho affittato una cabina per tutto il mese.”
    La Jaguar sembrava volare sulla strada Panaramica dello  Stretto, Lucia guidava fregandosene bellamente del codice stradale e facendo sorpassi uno dietro l’altro.
    “Guarda che c’è il limite dei 50 orari, oltre alla contravvenzione potrebbero toglierti punti dalla patente.” “Nessun problema, tutto a carico di Giuseppe.”
    Maurizio non parlò più per tutto il tragitto, cercava di immaginarsi il costume che avrebbe indossato Lucia e…rimase di stucco quando la signora toltosi il leggero vestito apparve con un costume  brasiliano: un francobollo davanti ed un filo di dietro, una piccola fascia copriva solo il capezzolo. “Non fare quella faccia, mi sembri Pierino nel paese delle meraviglie!” e di slancio corse verso la battigia per poi infilarsi pian piano in acqua.
    “Non amo il freddo anche se per metà sono svedese, andiamo al largo, sai nuotare?”
    “Come un pesce” e presero a fare a gara chi era più veloce sinché si trovarono abbastanza al largo.
    “Vorrei parlarti di un argomento importante, mio marito: è un cuckold termine inglese che indica chi si eccita nel vedere la propria donna  sweet  fare sesso con un altro. Ho avuto questa esperienza per volere di Giuseppe che ha invitato un suo amico che però era non bello, volgare e soprattutto non ci sapeva fare a letto, una esperienza da dimenticare e così ho preteso da Giuseppe  che, pur accontentandolo, avrei io scelto un partner e il cotale sei tu ma non faremo sesso sin quando non saremo a casa mia per ora solo una assaggio orale.
    Maurizio prese a fare il morto mentre Lucia si dedicò ad una fellatio  sin quando la sua deliziosa bocca fu riempita da una flusso violento e prolungato. 
    “Ha un buon sapore, ho avuto mano felice nello sceglierti, ed ora a riva.”
    Dopo aver preso il sole per circa due ore ritorno a casa. “Ti telefonerò io per l’appuntamento, ciao mon amour.”
    I giorni passavano senza notizie di Lucia, Maurizio era impaziente e nervoso.
    “Figlio mio ti vedo triste, la tua bella ti ha lasciato?”
    Poco dopo giunse una telefonata: “Sabato sera alle 18 a casa mia, vieni a piedi.”
    il laconico messaggio. I due giorni più lunghi della vita di Maurizio; cercava di studiare ma con poco profitto, gli esami all’Università erano imminenti.
    Vestito elegante ma sobrio Maurizio si presentò a casa di Lucia mezz’ora prima dell’orario stabilito.
    “Sei in anticipo, io e mio marito ci stiamo preparando, vai nel salone e accendi la tv.” Giuseppe era un quarantino moro, altezza media niente di speciale pensò Maurizio, sicuramente ricco. Presentazioni: ‘Come sta’ da parte di Mau invece del solito ‘piacere’ segno di stile da parte sua.
    “Sediamoci, abbiamo ordinato la cena in da un ristoratore qui vicino, d’estate fa troppo caldo per cucinare e Lucia…” “Non sa cucinare” pensò Maurizio ma quel lato della baby sinceramente gli interessava poco.
    La padrona di casa apparve poco dopo: una visione: sotto un vestito elegante e trasparente si intravedevano reggiseno mini e slip pure mini.
    “Ho conosciuto mia moglie e Rimini un anno addietro, ero là per un convegno di studio e lei in vacanza con i suoi genitori, inutile dirle che mi ha colpitola sua avvenenza, bene diamoci del tu dato che sappiamo tutti il motivo per il quale sei qui.”
    Suono del campanello dell’ingresso: due camerieri con la cena e due bottiglie di un vino bianco siciliano. “Non dico buon appetito, è volgare vero cara?” La cara sembrava fra le nuvole, forse già pregustava l’incontro mentre Maurizio era perplesso per come si sarebbero svolti gli avvenimenti.
    “Io e mio marito nel mio bagno, tu nell’altro, appuntamento in camera da letto, march.” Lucia era sorridente.
    Maurizio fu il primo a prendere possesso del talamo, si coprì col lenzuolo per non far vedere subito il suo coso già in posizione di assalto al solo pensiero di un futuro godereccio.
    I due coniugi apparvero abbracciati e si baciarono palesemente per dimostrare il loro affetto reciproco. Chiuse le finestre il locale fu illuminato solo dalla luce di un abat-jour, atmosfera godereccia!
    Lucia prese in mano la situazione, scoprì il corpo di Maurizio supino, si fece penetrare in vagina e,vis a vis, prese  a cavalcarlo dolcemente. Giuseppe dinanzi a quello spettacolo si eccitò e si impossessò del culino della consorte prima lentamente poi sempre più velocemente per circa cinque minuti, smise per qualche secondo e poi riprese  sin quando godette una seconda volta e si ritirò in buon ordine lasciando libero il campo alla consorte ed all’amante i quali, vista la situazione, presero a dare sfogo alla voglia repressa da troppo tempo prima con un sessantanove e poi con tutto il repertorio della scienza erotica. Il marito seduto su una poltrona prese a masturbarsi.
     “Ammazzete che zozzone” pensò Maurizio per un istante ma poi riprese ad infilarsi nei pertugi di Lucia la quale dopo un lasso di tempo: “Basta, mi hai distrutto!”
    Il sabato era ormai  un appuntamento fisso con la solita coreografia solo che qualche volta Giuseppe si metteva supino e penetrava Lucia davanti e Maurizio dietro, quella stanza sprizzava sesso da tutte le parti!
    Anche le cose belle hanno una fine. Dopo circa sei mesi Maurizio prese delle scuse per evitare il sabato di andare a casa di Lucia la quale non se ne lamentò gran che. Conclusione la baby si era trovato un altro fustaccio per sé e per il per il marito cuckold e Maurizio una bella siciliana mora, meno altadell’amante ma con tette più voluminose, sguardo caliente ed una furia a letto.
    Mercurio di congratulò col suo protetto per la fine della storia, troppo impegnativa, e soprattutto per la conquista di una bella fidanzata molto gelosa ma non consapevole delle precedenti gesta del suo Mau che, da gentiluomo, tenne per sé la storia.
     
     

     
  • 12 ottobre 2016 alle ore 16:46
    UN'OPERA BUONA

    Come comincia: La timidezza? Coi tempi che corrono sembra non alberghi (vi piace alberghi?) nè nei giovani e tantomeno negli anziani, ambedue le categorie hanno un bel da fare nel mantenersi a galla in una società spietata in cui i vecchi valori non hanno più senso, l’unica cosa importante è il guadagno conseguenza del lavoro, che spesso manca o si perde, o la ricchezza ereditata dai soliti culi… fortunati.
    Abitante a Messina Ferdinando sin da piccolo aveva dovuto combattere con la insicurezza ereditata dalla madre, deceduta troppo presto, e malignamente sottolineata dal padre gran tombeur des femmes ma poco incline a capire la natura del figlio.
     Ferdy a scuola, dalle elementari alle medie superiori, cercava di mascherare questo suo problema con delle battute di spirito non sempre apprezzate dai compagni, in parole povere era diventato un solitario. L’unica sua fortuna era stata l’aver vinto un concorso  alla Camera di Commercio ma, ottenuta la indipendenza economica, decise di prendere il volo dalla casa paterna a Messina e comprare un’abitazione in provincia, ad Alì Terme, anche se ogni mattina doveva sobbarcarsi il tragitto da casa all’ufficio, l’importante per lui era star lontano da suo padre anche se formalmente ma solo formalmente i loro rapporti erano buoni.
    In ufficio la situazione non era migliorata, era l’unico scapolo che non faceva la corte alle damigelle che volentieri di sarebbero accoppiate con lui tenuto anche conto che, tutto sommato, era un bell’uomo: altezza unoesettantacinque,  fisico longilineo, accuratamente vestito ma..ma..con difficoltà a relazionarsi col gentile sesso. Conseguenza che le dame come i compagni d’ufficio lo avevano dipinto come allergico al fascino femminile e quindi…
    L’unica persona che gli stava vicino moralmente era Anna  che spesso si rivolgeva a lui per pratiche d’ufficio per lei ostiche ma anche per alleviare i suoi stati d’animo.
    Anna era felicemente maritata con Alberto più anziano di lei, anche la baby era oggetto di pettegolezzi soprattutto da parte delle colleghe invidiose sia per la sua eleganza che per il patrimonio immobiliare del consorte ammontante a vari milioni di Euro. (Cosa viene e a fare in ufficio a rubare il lavoro a chi ne ha bisogno!) una delle tante frasi caustiche che però si ritorcevano sulle pettegole dato che non ottenevano alcun risultato.
    Un giorno Anna: “Ferdy perché non ti fai una crociera, a giorni attracca a Messina la Golden Star, fa il giro del Mediterraneo, è una nave modernissima, lì troverai di tutto dal teatrino alle piscine, alla casa da gioco, al vitto eccellente oltre che qualche bella in cerca di avventure…”
    Ferdinando nicchiò molto ma alle insistenze della piacevole collega di ufficio si convinse e prenotò una cabina singola con visione esterna, una delle migliori al primo ponte, quello più ambito.
    In sala mensa si trovò al tavolo di due anziani e simpatici signori con i quali legò sin quando la dama, cinquantenne, con un gran sorriso prese l’iniziativa e da sotto il tavolo gli mise un piede fra le gambe,  sicuro segno di gradimento della sua compagnia. Ferdy ancora infantilmente considerava le signore al di sopra di trent’anni anziane e quindi si guardò bene di aderire alla richiesta e cambiò tavolo. Evidentemente le dame della nave avevano scoperto in lui un fascino particolare, in quest’altro tavolo erano sedute tre ragazze decisamente appetitose, Freddy fu invitato nel teatrino, fece amicizia con loro e, alla fine dello spettacolo, si trovò una delle cotali in cabina che, con un gran sorriso, si spogliò completamente ed andò a farsi una doccia. Davanti ad un nudo femminile mai visto, Freddy rimase imbambolato, da quel suo atteggiamento la signorina capì bene che non era il caso di continuare e se ne andò sbattendo la porta e pensando “Proprio a me doveva capitare un omo!”
    Dopo questa figuraccia Ferdy non se la sentì più di continuare la crociera e sbarcò nel porto di Tangeri. Aereo per Catania e poi rientro ad Alì Terme quanto mai frustrato.
    Rintracciato al telefonino da Anna, quest’ultima capì che non era più sulla nave e si fece confessare, con lacrime amare,  la triste avventura che aveva profondamente colpito il suo collega e amico. Evidentemente Anna aveva l’anima del buon pastore, raccontò tutto al marito e poi una richiesta particolare: “Voglio andare a casa di Ferdy, non vorrei che facesse una sciocchezza, troppo è stato il suo shock!”
    Alberto la prese sull’umorismo: “Non vorrei che ti violentasse…” “Lo sai che quello è il suo grande problema, da quel punto di vista puoi stare sicuro, non è invece che tu approfittando della mia assenza…” “Mi hai dato un’idea, hai vista quella nuova inquilina del terzo piano, mi fa gli occhi dolci… “Ah occhi dolci non dire fregnacce!”
    Anna caricò qualcosa per la notte in un borsone, non sarebbe rientrata  in casa e domani era un sabato e quindi libertà anche dall’ufficio. Naturalmente chiamò al telefonino Ferdy che non credeva alle sue orecchie, con un nodo in gola:“Ti aspetto…” La casa di Ferdinando era un unico isolato a due piani, un grande giardino ed un canile dove di giorno dimorava Ras un bel pastore tedesco.
    “Non sapevo che avessi un cane, bellissimo. “ “Vuoi andare fuori a cena o preferisci…” “Preferisco mangiare a casa, ho portato una bottiglia di Lambrusco.”.”
    “Non so descriverti quello che provo per questa tua venuta, non so quello che penserà tuo marito ma può stare sicuro"…” È questo è il punto pensò Anna, voleva aiutare il suo amico ma nello stesso tempo non creargli problemi se fosse stata esplicita in una sua richiesta sessuale e quindi, dopo cena, televisione come due buoni amici ma…
    “Ferdinando vorrei che tu provassi, insomma se non ti da fastidio che ne diresti di andare a letto insieme, fisicamente sei piacevole …”
    “Lo sai che per te farei qualsiasi cosa, lo sai che a letto sono un disastro ma…” Doccia insieme, Anna notò che in fondo Ferdy non ce l’aveva troppo piccolo anzi a riposo era più grande di quello di Alberto.
    Luci attenuate, nudi, Anna prese l’iniziativa chiedendo di essere baciata prima in bocca, poi sulle tettine ed infine sul fiorellino. Ferdy fece del suo meglio ed Anna si prese la sua dote di goderecciata con il cuinnilingus poi a sua volte  cercò una fellatio senza successo perché il ciccio di Ferdy proprio non ne voleva sapere di alzarsi.
    “Non ti preoccupare, m’è venuta in mente una certa idea e mi domando perché non ci ho pensato prima, ora ninna e appuntamento sabato prossimo a casa mia.”
    Quella per Ferdy sarebbe stata la settimana più lunga della sua vita, i giorni passavano lenti e il sabato alle diciotto posteggiò la sua Giulietta sulla strada per non dare adito ai vicini di Anna di malignare. Un mazzo di rose rosse precedette l’entrata in casa di Ferdinando che cercava di coprire la sua eccitazione in attesa della messa in atto di quell’idea di Anna che nel frattempo si dava da fare in cucina con piatti a base di pesce. “Ho un Verdicchio dei Castelli di Jesi, il mio amico Giorgio  me ne fa omaggio ogni anno ed io ricambio con dolci siciliani, è un po’ forte di gradazione.” E fu proprio l’eccesso di vino che portò Alberto a salutare e: “Ragazzi non vi offendete ma casco dal sonno, buonanotte!” Nessuno dei due ragazzi si offese anzi: “Ferdy prendi questa pillola, è un digestivo, ti farà bene.” I due uscirono  nel terrazzo anteriore, una vista mozzafiato del porto di Messina e della costa Calabra, Anna prese l’iniziativa e cominciò a baciare in bocca uno stralunato Ferdy che dopo un po’ di tempo ebbe una sorpresa molto gradita: il suo ‘ciccio’ stava aumentando di volume in maniera mai vista, Anna gli abbassò i pantaloni e gli slip dai quali emerse un coso lungo, molto più lungo di quello di Alberto pensò Anna, una sorpresa che si concluse con la masturbazione e la conseguenza goderecciata da parte di Ferdy che finì sulla  macchina di una zitella del primo piano che forse non avrebbe apprezzato…
    Ferdy sembrava impazzito, trascinato in bagno da Anna, dietro suggerimento di quest’ultima, si lavò ben bene il coso rimasto sul ‘presentatarm’ con gioia della sua compagna che lo trascinò sul divano per un’entrata trionfale nella sua gatta vogliosissima . “Ce l’hai molto lungo, mi sei arrivato al collo dell’utero, mai provato un simile piacere, non ti fermare!” Nessuna fermata, Ferdy era diventato una locomotiva che smise di viaggiare allorché la sua compagna: “Mi hai distrutto, non ho mai goduto così in vita mia...Quella che hai assunto era la ‘Spedra’, da ora in poi non avrai più problemi di erezione, riposati poi torna a casa tua, preferisco per ora che mio marito non immagini quello che è successo, un bacione finale.”
     Dire che la vita di Ferdinando era cambiata  era dir poco, il signorino si sentiva sicuro di sé e cominciò a mettere in atto in ufficio una strategia particolare, tenuto conto della sua fama di impotente, decise di seguire una sua collega nel bagno delle signore, collega nota per le sue conquiste amorose: “Scusa cara ma il gabinetto degli uomini è occupato, ti dispiace se, data l’urgenza, uso questo?” e nel frattempo tirò fuori un ‘ciccio’ in piena forma che fece strabuzzare gli occhi alla dama la quale pensò bene di approfittare dell’occasione e di abbassare gli slip con la conseguenza ‘immisio penis gigans’ nel suo fiorellino. Ormai la sua fama era passata di bocca in bocca alle signore della Camera di Commercio e alcune, insoddisfatte delle prestazioni dei relativi coniugi, pensarono bene di ricorrere alle ‘cure’ di Ferdinando il quale però non dimenticava la cara Anna che aveva cambiato la vita. Un fine settimana fu invitato a casa da Anna la quale piuttosto impacciata : “Ferdy stavolta sono io a chiederti un favore molto particolare, un po’ me ne vergogno ma puoi non accettare…mio marito vuol vedermi far l’amore con te ed anche partecipare ..”
    Un sabato sera, dopo cena, un trio era affacciato alla ringhiera del salone: in mezzo Anna nuda con una vestaglia trasparente ed i due maschietti di lato in slip che facevano gli indifferenti ma ambedue arrapatissimi dalla situazione. Passaggio sul lettone di casa con Alberto supino, Anna sopra di lui con il ‘micio’ di Alberto in fica e Ferdy immerso nel meraviglioso culetto. Le posizioni cambiarono molte volte fin quando Anna decise  di prendere in bocca il coso lungo di Ferdy per una goderecciata finale e poi: i coniugi nel lettone e Ferdy sul divano un po’ tutti distrutti ma felici di quella esperienza  particolare.
    Ferdinando trovò una compagna ideale ma non dimenticò mai la bella, dolce e straordinaria amica che le aveva cambiato la vita ed ogni tanto…
     
     

     
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