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in archivio dal 16 gen 2009

Alberto Mazzoni

03 settembre 1935, Roma - Italia
Segni particolari: Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta, tromba!
Mi descrivo così: Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

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  • Ieri alle 8:04
    Un uomo felice

    Come comincia: Alberto M. si poteva dire (ed era) un uomo felice. Non è vero che la felicità non è di questo mondo, (da buon ateo non credeva nell’aldilà) ma un essere umano che è in buona salute, ha quaranta anni, non ha problemi finanziari né sessuali come dobbiamo classificarlo? Il succitato abitava a Villa Torre una frazione di Cingoli (Mc) in un’abitazione singola di due piani più una bigattiera (soffitta), con una sorella nubile ed un nipote (figlio della stessa), un’amante alta, bella bionda ventenne, una casa fresca d’estate e riscaldata d’inverno. La sorella Agata, anni addietro,  a sedici anni era in collegio dalle monache ma frequentava la quinta ginnasiale in una scuola pubblica. Durante un intervallo in una toilette aveva avuto uno (o più) rapporti con ragazzi ed era rimasta incinta;  forse nemmeno lei sapeva chi era il padre, in ogni caso non l’aveva confidato a nessuno. Sua madre era morta d’infarto dalla vergogna, suo padre in un incidente stradale, era finito in un burrone con la sua Balilla (un’auto della Fiat) e così in casa erano rimasti in tre, anzi in due dato che il giovane Francesco (figlio  di Agata) era stato inviato in collegio a Jesi (An). Alberto non si poteva lamentare anche in campo sessuale, Spera, la figlia del contadino Miglianesi che coltivava il vicino terreno di venti ettari, aiutava Agata nelle faccende più pesanti della casa ed anche sollazzava il ‘ciccio’ di Alberto. Era innamoratissima del cotale il quale era stato il suoi primo amante. Il padrone di casa non si faceva mancare altre …distrazioni con qualche femminuccia appartenente ai contadini Bellagamba e Diotallevi conduttori di appezzamenti di terreno rispettivamente di quaranta e sessanta ettari di sua proprietà. Era anche proprietario di un albergo di Cingoli. Alberto era laureato in veterinaria ma esercitava la professione solo con animali appartenenti ad amici o a conoscenti. Cher altro dire? Spera era diventata un’amante favolosa, di natura caliente soddisfaceva tutti i desiderata sessuali dell’Albertone il quale se la spassava anche con i motori quale proprietario di una Guzzi Falcone un’auto Lancia Aprilia. Un solo problema gli si era presentato: il nipote Franco sedicenne durante le vacanze natalizie si dimostrava chiuso e scontroso, non ci volle molto a capire la natura del suo problema ed Alberto lo risolse. “Cara (alla sorella) accompagnami a Jesi, devo fare delle compere.”  Istruì Spera affinché facesse provare le gioie del sesso anche al ragazzo.  A Jesi andò a trovare anche l’amico Giorgio B. produttore del famoso Verdicchio il quale, dopo molte feste, prima di andar via gli regalò varie confezioni di vino. Al ritorno Francesco era in cortile sorridente che giocava col cane Ras, abbracciò sia la madre (sorpresa) che lo zio (non sorpreso) che capì com’era finita la storia con Spera la quale non si fece viva per due giorni poi, al primo rientro, prendendo da parte Alberto: “Non chiedermi più di fare…io ti amo ma voglio far l’amore solo con te. Come mi avevi suggerito mi sono presentata da Francesco con un vestito senza reggiseno né mutande, quando mi sono spogliata Francesco mi è parso smarrito poi…quando glielo l’ho preso in bocca me l’ha riempita e poi ha voluto entrarmi in vagina a lungo fino a quando…ricordati mai più!” Sistemate le cose in famiglia Alberto andò a trebbiare o meglio a guardare la trebbiatura sull’aia dei Bellagamba la cui figlia maggiore lo invitò, in assenza dei parenti, in casa per assaggiare la sua cosina e pure il popò, una diavolessa scatenata che lasciò senza forze Alberto il quale si rifece vivo dopo un paio d’ore senza controllare i sacchi di grano. Analoga scena durante la molitura delle olive nel terreno dei Diotallevi, stavolta la cosa fu ancora più incredibile: due sorelle se lo misero in mezzo…forse non c’erano abbastanza maschi efficienti in quella zona! Alberto decise di averne abbastanza di amori ‘georgici’ e d’estate si recò nel suo albergo ‘Bellavista’ di Cingoli dove decise di rimanere per tutta la stagione con grande dolore di Spera ma sentiva il bisogno di stare in mezzo alla gente, c’erano soprattutto romani, e romane. E fu una signora a colpirlo: alta, longilinea, lunghi capelli castani talvolta raccolti a chignon ma dallo sguardo triste, non dava confidenza a nessuno ed Alberto si trovò in difficoltà per ‘rimorchiarla’. Una volta si fece coraggio: “Gentile signora sono Alberto M. proprietario dell’albergo, qualora avesse bisogno di qualcosa sono a sua disposizione…” La dama Luisa D. (nome rilevato dal registro delle presenze) lo guardò con aria distaccata e se ne andò senza pronunciare verbo. Ahi ahi ahi, doveva escogitare qualcosa di particolare per avvicinare la dama, ma qualcosa di fuori del comune, fantasioso, pensa e ripensa…Andò a trovare il direttore dell’albergo Gino M. e gli spiegò la situazione. “Dottor Alberto io sono per i metodi antichi: fiori e champagne meglio se anonimi. “ Non solo l’idea non ebbe effetto ma addirittura la signora chiamò il direttore e , senza chiedergli chi potesse aver inviato quell’omaggio: “Sono allergica ai fiori e sono astemia!” Soldi sprecati ci voleva qualcosa di inaspettato e così..a mali estremi estremi rimedi. Alberto pensò:”Vediamo se la signora è sensibile alle disgrazie umane e una mattina si appostò all’ingresso e nel vedere la signora scendere dalle scale fece finta di cadere e cominciò a lamentarsi per il dolore alla schiena. Fortuna volle che la scena facesse il suo effetto, Luisa chiamò a gran voce il personale, due inservienti presero di peso Alberto e lo adagiarono nel suo letto, Luisa :”Come sta?” “La ringrazio per il suo aiuto, penso che ci voglia del riposo, grazie di nuovo.” Il pomeriggio la dama bussò alla porta della camera di Alberto il quale  di corsa si rimise a letto: “Avanti…oh è lei, grazie per l’interessamento, spero che il riposo mi aiuti a rimettermi in piedi, il dottore afferma che si tratta solo di una contusione.” Il giorno seguente Luisa si presentò di nuovo in camera di Alberto il quale l’accolse con un sorriso: “Signora la sua presenza mi fa star meglio…” “Egregio signore non pensi che abbia bevuto la sua sceneggiata ma dato che si trattava di una cosa più inusuale che l’omaggio di fiori e di champagne l’ho apprezzata, scenda dal letto e mi accompagni per una passeggiata lungo il corso.” Alberto si mise a ridere, aveva a che fare con una figlia di…”Leggo nel suo pensiero, non sono una figlia di…solo che alla mia età…non si sforzi la mente, ho quaranta anni, sono vedova senza figli sono venuta a Cingoli per stare lontano da parenti ed amici.” “Io non sono  parente ma vorrei essere suo amico.” “Lei vorrebbe molto di più mon cheri.” “Toh madame parla il francese, io l’ho studiato a scuola.” ”Si sbrighi, andiamo al bar per un aperitivo e per festeggiare la sua guarigione…” Al passaggio di Alberto il direttore si inchinò come pure i vari inservienti che incontravano. “Lei è un piccolo dio, tutti si inchinano.” “No sono semplicemente il padrone dell’albergo e tutti mi rispettano anche per la mia empatia.” “E per la sua modestia, dopo l’aperitivo e la passeggiata la invito al mio tavolo ma non si metta idee strane in testa come vedo che ha.” “Mi scusi  l’immodestia ma io ritenevo di essere abbastanza ‘scafato’ in fatto di femminucce ma lei..” “Dammi del tu, mi hai fatto ritornare il buon umore.” A tavola vennero serviti dal direttore in persona: “Vedo con piacere che la signora è in buona compagnia!” “Buona non so…” All’uscita dalla sala da pranzo Luisa prese sotto braccio Alberto e senza parlare percorsero tutto il viale della città per poi ritornare nella hall dell’albergo. “Caro Alberto per oggi ho fatto anche troppo, ci vediamo a cena.” E così iniziò la bella storia tra Luisa ed Alberto che, per prima cosa, contattò il suo amico Brunetto P., suo fattore, affinché prendesse in mano la situazione dei suoi terreni preferendo rimanere in albergo. Chiese a sua sorella di rendere edotta della situazione Spera che, volendo, poteva consolarsi col virgulto della famiglia M. Alberto si sentì un po’ cinico ma …c’est la vie!

     
  • 05 novembre alle ore 11:23
    Desirée, una ragazza particolare

    Come comincia: “Alberto…Alberto.” Mara S. con in mano un foglio di carta voleva attirare l’attenzione del marito Alberto M. che si trovava al piano superiore del loro appartamento di via Merulana a Roma. “Che è successo, che hai da gridare.” “Sono incinta amore mio.” In verità era una notizia che i coniugi M. aspettavano da vari anni, finalmente! Alberto abbracciò Mara e da quel momento l’atmosfera in casa M.  cambiò, i coniugi tutti baci ed abbracci e Mara, cattolica praticante, aveva riportato la notizia anche al suo vecchio confessore don. Roberto. Allora tutto bene? Sino ad un certo punto. Dopo tre mesi all’esame ecografico la operatrice: “Signor M: sono perplessa, sul feto vedo sia i caratteri maschili che quelli femminili, probabilmente di tratta di un ermafrodita.” Alberto ebbe bisogno di sedersi e dopo qualche minuto: “Tenga assolutamente la notizia segreta, qui ci sono cinquecento €uro, mi raccomando.” Arrivato a casa in stato confusionale, dopo qualche boccone a pranzo mise al corrente la consorte la quale prese a piangere copiosamente e si rifugiò in camera da letto, bell’aiuto al marito. Il ginecologo dr. Trifiletti era in organico alla clinica ‘S.Rita’, Alberto non era in buoni rapporto con i santi ma se ne fregò e andò a conoscere l’ostetrico il quale, venuto a conoscenza dei fatti,  molto professionalmente rassicurò Alberto della riservatezza sua e dei suoi collaboratori, il parto sarebbe avvenuto in quella struttura sanitaria: “Mi chiami anche di notte quando sua moglie avrà le doglie.” E così fu: Desirée nacque alla presenza oltre che del dr.Trifiletti anche di una anziana infermiera. I due più la operatrice ecografica furono omaggiati per la loro riservatezza di 10.000 €uro. La bimba nata il 12 marzo sotto il segno dell’Ariete (Alberto in parte credeva alle caratteristiche dei nati nei vari segni) fu battezzata dal parroco della chiesa di S. Maria Maggiore. A far da madrine due amiche di Mara all’oscuro di tutto. Desirée era bellissima, la natura era stata in questo caso benigna con lei, sorrideva sempre a chi le stava vicino e questo consolava in parte Alberto ma non Mara che, confidatasi col suo vecchio confessore, era stata impaurita dalle parole del prete che in quell’essere ci vedeva la mano del diavolo. La bimba non ebbe baby-sitters, era accudita notte e giorno dalla madre e questo andazzo fino all’iscrizione alla prima elementare. Nel frattempo Mara, insegnante diplomata, l’aveva ben istruita,  la piccola, peraltro molto intelligente, già a cinque anni era avanti nei programmi delle elementari. Era stato Alberto che non aveva voluto che la moglie insegnasse sia per il suo lavoro di ingegnere al Genio Civile ben retribuito e sia perché ricco di famiglia. Alberto, all’età di Desirée di quattro anni, con parole semplici le fece capire che il suo stato di femminuccia era particolare ma di non prendersela, avrebbe avuto sempre vicino ai genitori. Ovviamente i problemi sorsero quando Desirée fu iscritta alla prima elementare. Fu scelta una scuola privata non religiosa in cui le maestre erano ben poco remunerate ma questo favorì Alberto il quale largheggiava con le mance e le maestre e la bidella erano tutte dalla sua parte, silenzio assoluto. Nella stessa scuola c’erano le classi medie e così tutto andò liscio fino alla iscrizione di Desirée alla quarta ginnasiale in un altro istituto privato. Stessa manfrina con le mance e dopo il diploma della terza liceale l’iscrizione all’Università alla facoltà di lettere moderne. Qui le cose erano ovviamente più complicate, Alberto allora suggerì alla figlia di chiudere la porta quando andava nel bagno delle femminucce le quali cominciarono a spettegolare ma Desirée, diventata nel frattempo una bellissima donna, se la cavava con sorrisi e qualche battuta di spirito sinché fu lasciata in pace. Nel frattempo una tragedia in casa M.: Mara già debole di cuore e dopo tanto anni di amarezze passò a miglior vita per un infarto fulminante. Il vecchio confessore di Mara, don Roberto, fra le altre belle parole pronosticò alla stessa un sicuro posto in Paradiso. Tutto sommato la situazione in casa M. migliorò, fu assunta a tempo pieno una cameriera di provincia grezza ma lavoratrice indefessa  che, ben pagata, mandava avanti da sola tutta la ‘baracca’. Era un piacere vedere padre e figlia uscire insieme; la baby conseguito il diploma di licenza liceale ebbe come regalo  una Fiat 500 Abarth da lei testardamente voluta, Alberto non si oppose ma subissò la figlia di mille raccomandazioni. Talvolta Alberto si trovava la figlia rannicchiata nel letto matrimoniale al posto della madre, era per lui un piacere infinito in fondo aveva la figlia tutta per sé senza mosconi che gli giravano attorno ma, ripensandoci bene, capì che il suo era egoismo puro, la baby come le altre ragazze forse avrebbe voluto una vita normale. Un avvenimento importante accadde a Desirée. La conoscenza di Aurora G. brasiliana di ventitré  anni di età, iscritta alla sua stessa facoltà di lettere, discendente da nonni italiani che, oltre al portoghese, parlava correttamente l’italiano; abitava in una stanza che le era stata affittata da una vedova in via Cavour. Che aveva di particolare la brasiliana? Desirée aveva notato che prendeva i suoi stessi accorgimenti nell’andare in bagno, si chiudeva a chiave; un giorno si guardarono in viso e si misero a ridere tanto da fare girare tutti i presenti. Avevano scoperto di aver qualcosa in comune! Aurora era la classica brasiliana di quelle che si vedono al carnevale di Rio. Grandi occhi, seno prosperoso, popò favoloso e gambe lunghissime, roba da far girare la testa ad ogni maschietto ma aveva qualcosa in più non previsto in una femminuccia…La loro amicizia fu subito bollata dagli altri studenti come lesbica, le due se ne ‘fottevano’ bellamente;  spesso giravano con l’Abarth per Roma a velocità non consentita ma,  una volta fermate da qualche vigile maschio, mostrando le loro apprezzabili beltitudini (termine preso da Dante e Boccaccio), spesso se la passavano con un rimbrotto. Richieste di spiegazioni da parte di Alberto alla figlia che ogni giorno dimostrava la sua felicità. “Papà sarà una grossa sorpresa per te quando conoscerai una persona.” A dir la verità Alberto non aveva proprio bisogno di ulteriori sorprese, ne aveva avute già tante in passato ma la curiosità non è solo femmina. “Invita questa persona sabato sera, nel ristorante qui sotto di Aurelio si mangia bene e poi c’è pure un’orchestrina. Alle 20,30 papà e figlia erano nell’ultimo tavolo del ristorante (per non essere disturbati) quando si presentò loro un pezzo di… peraltro vestita in maniera succinta. Alberto guardava alternativamente prima la figlia e poi la nuova venuta, varie volte senza profferir parola. “Papà ti verrà il torcicollo se non la smetti, questa è Aurora.”
    Alberto istintivamente si alzò in piedi ed abbassò il capo dopo un finto baciamano, risate delle due impertinenti. “Papà Aurora non è il Papa…” “Andrò da Aurelio ad ordinare, voi due intanto vedete se riuscite a non prendermi più per il…” Aurelio conosceva Desirée ma non Aurora ed anche lui rimase abbagliato da tanta…”Aurelio non imbranarti, mai visto una brasiliana? Portaci quello che voi ma fai in fretta, le signorine hanno fame. Tra una portata e l’altra: “Aurelio niente orchestrina?” “Stasera piano bar con sax baritono, ti piacerà.” Effettivamente era in duo ben affiatato che all’allegria del pianoforte contrapponeva la tristezza del suono del sax. Alberto apprezzò e chiuse gli occhi per gustare meglio la musica quando ad un certo punto fu sollevato dalla sedia come una piuma e trascinato a ballare, naturalmente era Aurora spinta dal suo spirito brasiliano solo che dopo un po’  Alberto  si inalberò non nel senso di arrabbiarsi ma di sentir aumentare di volume un certo coso richiamato anche dal profumo di donna dell’amica di sua figlia. Aprì gli occhi, Aurora lo guardava con sguardo ironico, anche Desirée aveva capito tutto e sorrideva. “Ragazze vado in bagno…” situazione imbarazzante, ‘ciccio’ non ne voleva sapere di ritornare alla ‘cuccia’, nemmeno sotto l’acqua fredda poi si decise ed il suo padrone, con aria indifferente ritornò al tavolo. Indifferenza da parte di tutti e fine della cena con un bell’ananas. A casa: “Papà Aurora ha bevuto troppo, telefonerà alla padrona di casa e, se lo permetti, dormirà con me sul letto matrimoniale, tu sul divano letto. Nessun commento. La mattina, domenica, Alberto cadde dal letto divano, era basso e non si fece nulla ma si svegliò di colpo, andò in cucina a preparare la colazione anche per le due amiche. Desirée ed Aurora si presentarono scarmigliate ed ancora piene di sonno, Alberto cercò di immaginare quello che era successo fra le due durante la notte…”Papino…Alberto permetti che ti chiami così è più confidenziale e poi mi piaci come uomo.” Alberto fece finta di non capire e la sera riprese il suo posto nel letto matrimoniale questa volta in compagnia della figlia che prese a fargli le fusa. “Papà non hai capito che Aurora…” “Papà ha capito ma ha le idee confuse, lasciami del tempo, per tre giorni sono fuori sede per lavoro.” Ma il tempo non riuscì a fargli apparire la situazione più chiara, com’era combinata Aurora, l’essere ermafrodita comportava l’aver un pene piccolo o grosso e poi nel baciare il fiorellino se lo poteva trovare in bocca.  Ritorno a casa, Desirée l’aspettava ansiosa, “Mi sei mancato tanto, mi pareva di essere diventata orfana, ti prego, se possibile, di non lasciarmi sola.” La ragazza dimostrava una profonda tristezza che fece commuovere Alberto, l’abbracciò: “Sarai sempre il mio più grande amore, non sono solo parole, ti voglio molto bene.” Cosa strana Aurora era sparita dalla circolazione in casa M. “Papà Aurora vuole avere con te un rapporto ravvicinato, se hai dei dubbi la pregherò di non insistere, voglio prima di tutto la tua serenità.” ‘Time brings advice’ Alberto non ricordava in quale romanzo inglese l’aveva letto ma così fu. Una sera si era appena appisolato che sentì qualcosa muoversi nel letto matrimoniale, acceso l’abat jour si trovò accanto una Aurora completamente nuda e sorridente, ‘ciccio’ si inalberò subito facendo esclamare alla ragazza degli ohi ohi riguardo alla sua grossezza. “Ho poca esperienza di membri maschili ma il tuo mi sembra esagerato per la mia piccolina…” Alberto chissà perché (lo sapeva perfettamente) aveva acquistato un tubo di vasellina riposta nel cassetto del comodino ma prima di usarla andò ad esplorare le parti basse di Aurora la quale, al posto del clitoride, aveva un pene molto piccolo ma sempre un pene. “Prendilo in bocca, ti piacerà.” Alberto aveva i suoi seri dubbi di quanto asserito da Aurora infatti gli fece un certo effetto, mai aveva avuto un rapporto uomo anche se in questo caso fu ripagato da un’entrata del suo ‘ciccio’ nella calda bocca della ragazza la quale ingoiò tutto e poi prese ‘ciccio’ e se lo infilò, con fatica, nella sua cosina di donna. Durarono a lungo sia Alberto sia Aurora che esplose in una goderecciata gigante che mai Alberto aveva notato in una donna normale. La nottata proseguì sulla stessa linea sin quando l’aurora, quella del cielo, raggiunse la camera di Alberto, la baby sparì com’era venuta. Né Alberto né Desirée si mossero da casa. La cameriera: “Con voi non posso lavorare.” “Prenditi giorno di vacanza.” “Papà non sono una sciocca, dipende da noi se il rapporto a tre può funzionare senza problemi.” Alberto abbracciò teneramente la figlia, un chiaro segno di assenso.
    Questa volta sarò gentile, per i non anglofoni vi svelerò il significato della frase ‘time brings advice’: ‘il tempo porta consigli’. In seguito vi delizierò con un prossimo racconto un po’ erotico che delizierà sia i maschietti che le femminucce (ed anche gli altri…)
     

     
  • 03 novembre alle ore 10:58
    Un amore straniero

    Come comincia: Una tragedia può colpire quando meno te lo aspetti. Alberto M. in pensione dopo un onorato servizio di trenta anni nella Guardia di Finanza (poteva ben dire onorato, era stato un onesto servitore della Patria senza acquistare ville in posti di villeggiatura come alcuni colleghi, alcuni finiti in galera), si stava godendo un casa acquistata a Messina in cooperativa in viale dei Tigli quando al telefono: “Alberto una triste notizia per te, tua moglie ha un carcinoma alle ovaie allo stato finale…non le ho detto nulla, ciao.” Il suo amico dr. Antonio P., ginecologo, gli aveva riferito la ferale notizia, Alberto per non svenire si sedette su una poltrona, Anna stava per rientrare e doveva far buon viso a… “Caro purtroppo mi devo operare, me la caverò in pochi giorni, non ti preoccupare.” I giorni erano stati pochi, dopo una settimana infatti il suo grande amore, Anna, era passata a miglior vita. Benché ateo, Alberto si era dovuto sorbire i vari riti in chiesa frequentata dalla moglie, i vari discorsi del prete e degli amici e poi la sistemazione della salma nella cappella familiare.. Era tornato a casa accompagnato in auto da Franco I. un collega e caro amico: “Vuoi venire a casa mia?” “No Franco, lasciami nel cortile di casa mia.” Così era iniziata la vita da vedovo di Alberto, non abituato alle normali esigenze familiari era in crisi malgrado l’aiuto bisettimanale del filippino Edy’ non poteva andare avanti quando improvvisamente una telefonata: “Sono Cesare.M, ti ticordi di me, ti telefono da Bucarest dove mi sono trasferito, ho saputo di tua moglie…se lo ritieni opportuno lasciare l’Italia ti posso far sistemare in Romania come ho fatto io, qui la vita costa molto meno che a Messina perché paghi le tasse locali molto inferiori di quelle italiane, pensaci e fammi sapere, questo è il mio numero telefonico: 0114021340665, ciao.” Cesare era stato con Alberto a Roma quando erano allievi finanzieri, un caro amico con cui ogni tanto si sentiva, che fare? Ci pensò tutta la notte e poi due giorni dopo: “Cesare ho deciso mi sono informato:prendo il traghetto Bari-Dubrovnik poi col navigatore (ho una Jaguar X type) arriverò a Bucarest passando per Craiova, se non ricordo male l’indirizzo di casa tua che mi hai comunicato a suo tempo è: via Lipscani 23.” “Ricordi bene, come ricordati di portare con te un bidet nuovo, qui non lo conoscono, a presto.” Alberto informò Franco della sua decisione ed un lunedì mattina si imbarcò in quella avventura, lasciando le chiavi della’appartamento a Gianni M., un vicino di casa e caricando in macchina, oltre agli effetti personali e tutto quello che gli poteva servire, anche il computer di cui non poteva più fare a meno. Tutto bene sino alla Dogana di Bucarest, il computer doveva pagare una imposta, 400 €uro non la prese bene ma tant’è…Prima di arrivare a casa di Cesare gli telefonò,  lo trovò fuori della porta. Un abbraccio affettuoso. “Non sai che piacere per me, ci sono pochi italiani che peraltro non frequento, staremo insieme, io abito al secondo piano, al primo c’è un appartamento vuoto ammobiliato che ho prenotato per te, non è grande ma ti piacerà. 200 €uro al mese.” Conoscenza con Angela M. quarantenne vedova e la figlia Annabela di venti anni, il nome simile a quello di sua defunta moglie. Dopo due giorni di lavori bagno nuovo con doccia e bidet e registrazione della sua venuta al Comune. “Tutto a posto, sei un residente in regola, per le tasse ci penso io basta che mi dai una busta paga.” Dopo un ovvio spaesamento iniziale Alberto, che mangiava a pranzo ed a cena a casa dell’amico Cesare, in compagnia della consorte bionda, simpatica, alla mano e belloccia oltre che alla figlia bruna capelli a caschetto, magra tipo modella occhi di un profondo blu molto piacevole visu. Madre e figlia parlicchiavano un po’ l’italiano. “Signor Alberto…” “Anabella e Angela, a parte che sono ateo e quindi non conosco il signore io sono romano di origine e noi tutti ci diamo tutti del tu.” “Alberto io studentessa universitaria, posso fare vedere musei, teatri, biblioteche, monumenti, monasteri, librerie…” “ ‘A  Anabela di quelli che hai elencato non  me ne frega niente, voglio vedere giardini, vie con negozi per distrarmi, ho lasciato l’Italia per non avere cattivi ricordi, mia moglie è deceduta…” “Quando libera io conduce in posti che piace a te.”  La ragazza frequentava l’università e Cesare usciva insieme ad Alberto, quando era solo la compagnia era di una tv a noleggio programmata per canali italiani ma qualcosa cambiò la sua vita. Una notte sentì un colpo alla porta, l’aprì e gli cadde fra le braccia Anabela completamente ubriaca, la depositò si una poltrona, dal piano di sopra nessun rumore, non si erano accorti di nulla. Ritenne opportuno depositare la ragazza sul letto matrimoniale, le tolse le scarpe e la ricoprì con una coperta. La mattina seguente alle otto rumori di sopra, Cesare e Angela erano preoccupati per il non rientro a casa di Anabela, Alberto raccontò quanto accaduto ed ebbe sentiti ringraziamenti da parte dei due. La ragazza si svegliò alle tredici, come se nulla fosse successo, guardò in faccia Alberto senza parlare, si mise le scarpe e sparì su per le scale. Nel pomeriggio scese Cesare che mise al corrente Alberto di quello che era accaduto la notte precedente: Anabela era fidanzata con un coetaneo poco raccomandabile, erano insieme in un locale della movida di Bucarest quando il giovane cominciò a ballare con altre ragazze, Anabela gli fece una scenata e bevve sino ad ubriacarsi. A cena Anabella ormai ripresasi: “Chiedo scuse, grazie, tu uomo meraviglioso…non volere più vedere mio fidanzato, tu fare compagnia quando non studio.” L’idea non dispiacque ad Alberto anche se venticinque anni di differenza… A passeggio per le vie del centro, Anabella aveva lasciato gli occhi su un paio di scarpe un po’ costose, Alberto la spinse a provarle e gliele comprò. “Io poi dare a te soldi.” “È un mio regalo, my darling.”
    “Tu parlare inglese? Io parlare inglese e tedesco.” Io solo francese…” Le passeggiate insieme si moltiplicavano, Anabela aveva lasciato il fidanzato e ogni giorno usciva di più con Alberto, ormai lo prendeva sottobraccio e gli ‘depositiva’ qualche bacino sul viso. “Tu bell’uomo…” Alberto imitandola: “Io uomo vecchio potrei essere tuo padre…” “Tu mio amante, io amare te…” Che un pezzo di gnocca, di venticinque anni più giovane ti dice di amarti… “Cesare sono in crisi, esco troppo spesso con Anabela penso…” “Non pensare, io e Angela ce ne siamo accorti, lascia fare al destino, sei una brava persona, non porti tanti problemi.” Anabela aveva la patente ed aveva imparato a guidare la Jaguar, passava dinanzi all’università per far morire d’invidia le sue colleghe, cattivella l’amica! La ciliegina finale: una notte Alberto dinanzi alla tv si stava godendo un film porno quando si aprì la porta d’ingresso. “Tu sozzone …” “Io forse zozzone, sozzone vuol dire sporco tu che ci fai qui? “Dormire con te.” “Dormire?” “Tu capito non fare stupido.” La baby non era alle prime armi, dopo un lungo bacio prese in bocca ciccio che, data la lunga astinenza, riversò nella dolce boccuccia di Anabela …la quale per pulirsi usò un piccolo asciugamano che aveva portato con sé (organizzata la baby!). Dopo un cunnilingus gustoso, l’entrata di ciccio nella cosina della ragazza fu trionfale nel senso che la stessa cominciò a godere alla grande e poi: “Niente paura prendo pillola” e così lo zozzone schizzò sul collo dell’utero di Anabela che proseguì la goderecciata sino…”Basta io stanca.” Dopo un riposino ad Alberto venne nostalgia di casa propria: Che ne dici di andare in Italia?” La furbacchiona: “Pensavo da molto tempo ma tu prima sposarmi…” Al matrimonio al Comune pochi parenti di lei e tanti compagni di università soprattutto ragazze che avrebbero volentieri avere avuto analoga sorte. Alberto via telefono avvisò Gianni del suo ritorno con relativa consorte. Viaggio di ritorno ovviamente al contrario di quello di andata, arrivo a Messina il pomeriggio. Gianni, grande festa con la consorte e all’apertura della sua porta d’ingresso. Alberto: “Cara sarà tutto impolverato, penso sia il caso di dare una pulita almeno alla camera da letto. Anabela non se lo fece dire due volte, alla fine l’apertura  degli armadi…Alberto sbiancò alla vista dei vestiti di Anna, si dette sul letto come imbambolato, la consorte ancora una volta dimostrò di essere intelligente e sensibile, capì la situazione: “Se d’accordo buttiamo vestiti e scarpe tua moglie, io avere miei, stanotte dormire in albergo.” E così fecero, riempirono vari sacchi di spazzatura e li scaricarono in quei contenitori messi apposta per strada per contenere il vestiario e le scarpe usate poi, dietro suggerimento di Alberto andarono all’albergo ‘Continental’ di via Garibaldi. Al portiere chiesero di vedere il direttore suo vecchio amico. “Che posso fare per te?” “Qualcosa da mettere sotto i denti ed una stanza per stanotte.” Dopo mangiato trasferimento in una stanza che dava sul porto di Messina,  il bacio della buona notte. La mattina ambedue rinfrancati ripresero possesso dell’abitazione di Alberto. Pulizie con l’aiuto di Edy il filippino e poi ritorno alla normalità. Grande festa con gli undici componenti della scala, Alberto ed Anabela scollata ed in minigonna fecero gli onori di casa con mangiata di dolci alla siciliana, tutti allegri tranne Palmira T. dell’ultimo piano che stava in disparte. Alberto se ne accorse e: “’A Palmì che t’è successo?” “E me lo domandi, sono anni che sono innamorata di te, quando è morta tua moglie eri inavvicinabile e poi ti ritrovo sposato con una che potrebbe essere tua figlia…” “Ti assicuro che non me n’ero accorto,io sono sempre l’Alberto che hai conosciuto…” Il buon Albertone non aveva perso il vecchio vizio di… “Ho capito dove vuoi arrivare, io voglio in uomo tutto per me.” “Sei ricca, trovati un toy boy e sorridi alla vita.” “Non so chi sia il boi boi…” Palmira sparì e Anabela capì la situazione, l’intuito femminile…”Caro vieini dalla tua mogliettina, ti sarò sempre vicina. ‘Finita la festa gabbato lu santo’ nel caso dei coniugi M. voleva dire trovarsi dinanzi alla realtà per quanto riguardava il ‘conquibus’. La vita in Italia era ovviamente più cara di quella dell’Ungheria tanto più che Alberto aveva acquistato, a rate, un ‘UP’ della Volkwagen con cui la consorte girava per Messina alla ricerca di un posto di lavoro presso qualche agenzia di navigazione, niente da fare, Anabela rientrava sempre a casa con l’aiuto del satellitare ma col muso a terra, tutti aveva l’organico pieno. ‘Audaces fortuna adiuvat’ in questo caso non fu l’audacia ma un colpo di c., Ovidio  O. suo collega in servizio, avuto notizia del matrimonio di Alberto con una straniera lo contattò per dirgli:”Mi sto congedando ed apro una import-export, ho bisogno di una che parli lingue straniere, tua moglie…” “Anabela l’inglese ed il tedesco.” Bene vediamoci domani al bar di piazza Cairoli.“ Ovviamente Ovidio sgranò gli occhi alla vista della consorte di Alberto in mini e ampia scollatura poi: “Ho già affittato un locale in via Garibaldi al n.203, lunedì mattina l’inaugurazione e poi al lavoro.” Anabela ogni giorno riferiva ad Alberto gli avvenimenti: “Per fortuna abbiamo già degli ordini, tutto bene tranne che il tuo collega ci ha provato con me, ha capito che non c’era nulla da fare e insidiato (si dice così) su seconda impiegata che parla francese, anche stavolta  andato male, la terza parlare solo italiano e,paura licenziamento, detto si.” Stavolta Minerva, Mercurio amico di Alberto distratto, ne combinò una delle sue per vendicarsi delle corna di suo marito, fece conoscere ad Anabela un cliente ricchissimo ed affascinante. Riferì ad Alberto la cosa: “Si chiama Paul e mangiamo insieme durante l’intevallo, mi insegna il francese, è padrone di fabbriche in Francia, vuole farmi dei regali ma ho rifiutato.” Anabela stava imparando bene l’italiano e pare pure il francese… Alberto non osò fare domande alla consorte sinché un giorno: “Sai Paul vorrebbe venire a casa nostra anche per conoscerti.” Che a Paul interessasse conoscere il marito di Anabela sembrava ovviamente un controsenso, se gli piaceva la ragazza che motivo aveva di conoscere il marito? Alberto capì che non era il caso di dire cose ovvie, ritenne opportuno far venire a pranzo il francese, tutto preparato da un vicino ristorante per fa fare bella figura alla baby che se ne assunse la paternità. Il cotale, circa quarantenne, alto, elegante, fascinoso…”È un piacere conoscerla, Anabela mi ha parlato molto di lei.” E intanto sbirciava la scollatura della signora. Alla fin e del pranzo l’ospite capì che era inutile rimanere: “Ho un impegno, arrivederci ad un pranzo nella villa a Torre Faro che ho preso in affitto.” Il suo italiano era eccellente, che fare? Anabela sembrava sempre di buon umore ed abbracciava in continuazione il marito, cosa che all’interessato parve sospetta. La mattina di un sabato l’invito:”Portate i costumi da bagno”, era una assolata giornata di luglio. Grazie al solito satellitare con la UP di Anabela giunsero ad una villetta isolata della frazione di Messina. “Cambiatevi ho già messo sulla spiaggia un ombrellone e tre sedie a sdraio.” Alla vista di Anabel in costume a Paul gli occhi parvero uscire dalle orbite, poi si ricompose, capì che Alberto si stava rompendo…I due andarono in acqua, Alberto preferì restare sotto l’ombrellone. Paul ed Anabel andarono sempre più al largo, chissà dove aveva imparato a nuotare sua moglie, a Bucarest non c’è il mare, forse in piscina pensiero totalmente inutile. Ormai la situazione era cambiata, i due sembravano innamorati e se ne fregavano della presenza di Alberto il quale rivolse una bestemmia al suo dio Mercurio che non l’aveva aiutato, ma ormai era tardi. A pranzo Alberto toccava appena il cibo, i due lo ignoravano. Gli eventi precipitarono Anabel: “Caro ormai avrai capito che sono innamorata di Paul, è il destino, faccio le valige e me ne andrò, pagherò le rate rimanenti della Up, ciao, sarai sempre nel mio cuore, addio.” I giorni seguenti Alberto si chiuse in se stesso, mangiava solo qualcosa che gli portava Gianni sinché una mattina sentì suonare alla porta: una visione celestiale, Palmira in mini e scollatissima si insinuò in casa “Tintolone ormai sei mio, fatti la barba la doccia e poi…e poi avvenne quello che la pulsella bramava da mesi era stato il Fato e non Mercurio a portare a quella soluzione,  Alberto decise di cambiare dio…
     

     
  • 25 ottobre alle ore 17:11
    Stupende passioni

    Come comincia: Gentili lettrici e cari lettori  prima di iniziare a descrivervi le vicissitudini dei personaggi di questo racconto ve li voglio presentare come si faceva una volta per i libri gialli, e allora:
    Erasmo M. - parrucchiere e titolare di un salone di bellezza
    Alberto (Al) suo figlio – sommozzatore
    Caterina  - lavorante
    Tindara – massaggiatrice
    Lea e Karen – parrucchiere e massaggiatrici brasiliane.
    Ovviamente vi sarete domandati come ad un parrucchiere fosse stato imposto il nome di un filosofo olandese: presto detto il nostro eroe era figlio di lavoratori della terra, insomma mezzadri il cui padrone molto religioso ma a cui  la natura non aveva concesso di diventare padre, aveva chiesto (diciamo imposto) al genitore di Erasmo dietro congruo compenso, di affibbiargli quel nome, tanto impegnativo.
    La di lui consorte lo considerò come un figlio e quando il ragazzo compì quattordici anni pensò bene di farlo impiegare come apprendista presso il suo  parrucchiere e così il ragazzo passò dalla terra agli shampoos
    Quello che aveva lasciato perplessi la maggior parte dei paesani del padre di Erasmo era il fatto che il ragazzo non aveva alcuna caratteristica fisica dei genitori, abitanti nella frazione Giampilieri di Messina, in quanto crescendo era diventato un giovanottone di un metro e ottanta contro i sessanta centimetri dei genitori ma…la divina provvidenza!
    La nostra storia comincia quando Erasmo settantenne e reduce da un infarto decise di diminuire il lavoro lasciando praticamente in mano l’azienda alle due collaboratrici. Nel contempo gli giunse dal Brasile una comunicazione del figlio Alberto: “Sto rientrando, una sorpresissima per te!” Il rampollo, titolare di una società di sommozzatori, un mese prima era partito destinazione Rio De Janeiro per godersi il carnevale. Conoscendo  la scapigliatura dell’erede, Erasmo non gioì della notizia e si apprestò a ricevere con ansia l’arrivo del giovane che aveva preferito le profondità marine  alle forbici di parrucchiere.
    La nave da crociera “Golden Gate’ giunse nel porto di Messina alle prime luci dell’alba di una giornata estiva soleggiata. Alberto non era solo, in sua compagnia due bellezze brasiliane quelle che ti fanno perdere il sonno, altre quasi quanto lui, erano la copia esatta di quelle che si vedono in tv, la prima cosa in evidenza il loro meraviglioso popò e tutto il resto, al loro passaggio i maschietti ci rimettevano la vista!
    L’Aston Martin DB 9 a lui intestata era stata il cadeau di una signora maritata con un brasiliano titolare della concessionaria di quella marca; la dama romana di nascita aveva conosciuto il  marito al raduno europeo dei rappresentanti della Aston ed aveva preferito un’italiana a tante bellezze sue paesane, i gusti son gusti!
    Durante il carnevale Alberto si godeva in strada il passaggio delle varie scuole di samba, alzando gli occhi notò al piano rialzato una signora bionda appoggiata alla balaustra che sembrava non interessata anzi proprio annoiata dello spettacolo e con  una lunga sigaretta fra le labbra. Alzando la voce Alberto: “Che brutto vizio, ne conosco di migliori!” La dama per nulla impressionata di quella battuta piuttosto infelice: “Venga su a spiegarmeli di persona!” e così il nostro eroe si trovò in grande salone ben arredato ed illuminato. Finto baciamano e: “Talvolta mi capita di esprimermi in espressioni non felici, le chiedo scusa.” “Niente scuse, vedo questo spettacolo da anni, mi annoia e da buona romana di S.Giovanni preferirei una festa paesana ma son qua…” Così iniziò il legame fra Alberto ed Armida che si consolidò nei giorni successivi anche per la costante assenza del di lei marito che, alla consorte ed  al lavoro, preferiva la compagnia di giovanissime ragazze indigene.
    L’amicizia fra i due divenne ogni giorno come dire, più salda, insomma passavano molto tempo nel meraviglioso lettone coniugale (naturalmente in assenza del legittimo proprietario).
    “Armida è il nome di una maga musulmana…” “Mi ha battezzata una mia zia professoressa di lettere antiche, non mi dispiace.” Come non  le dispiaceva la compagnia quotidiana  del suo ‘toy boy’ di vent’anni più giovane e nel pieno delle doti di stallone, la dama si stava innamorando del giovane amico e talvolta piangeva sapendo che prima o poi sarebbe sparito dalla sua vita. Una volta Alberto accompagnò Armida in un salone di bellezza – barbieria dove prestavano servizio Lea e Karen. Il giovin siciliano prese confidenza con le due sotto lo sguardo inviperito di Armida e così quando comunicò loro il suo desiderio di ritornare in Sicilia gli chiesero di aggregarsi a lui per esercitare la loro professione in Italia. Ad Alberto l’idea piacque, già si immaginava la faccia di suo padre e dei vari suoi amici e conoscenti nel vedere due brasiliane  da favola.
     La notte prima della partenza  Armida la passò fra lacrime e sesso, non volle accompagnare il suo amante al porto, niente addii,  vide l’Aston Martin sparire in direzione dell’imbarco, un ricordo dolcissimo e triste per tutta la sua vita.
    A Messina,  riempiti la sua auto ed un tassì di bagagli, Alberto si presentò al salone di bellezza in viale della Libertà a Messina e: “Paparino carissimo ti presento Lea e Karen parrucchiere per uomo e donna  e massaggiatrici, puoi pensare ad una pensione serena!”
    L’espressione del viso del povero Erasmo era da fotografare, il suo sguardo passava da una all’altra delle due  senza  riuscire ad esprimere verbo, furono le due ragazze a sbaciucchiarlo. Le signore sotto i caschi erano rimaste basite; così cominciò il nuovo corso del salone di bellezza di Erasmo che, nei giorni successivi, dovette subire tutti i cambiamenti all’interno del suo locale predisposti da Alberto. Dopo quindici giorni ci fu l’inaugurazione con tanto di articolo su un giornale di Messina in cui erano riportate le foto del locale rinnovato con la scritta: “Due brasiliane massaggiatrici e parrucchiere per uomo e donna.”
    Le cotali avevano preso alloggio nel piano superiore del salone abitazione di padre e figlio, insomma una rivoluzione nella vita di Erasmo che non sapeva di essere contento di quella variazione nella sua vita oppure…
    La novità di quel locale particolare fece  presto a passare di bocca in bocca, anche molti maschietti presero a frequentare la barbieria previo appuntamento data la notevole mole di lavoro.
    Un giorno Erasmo prese da parte il figlio: “Alberto dimmi qualcosa di più sul tuo soggiorno in Brasile e su Lea e Karen.” “Papà la mia sembra una favola: durante una sfilata di carri carnevaleschi mi sono trovato sotto l’abitazione di una signora che dal primo piano di godeva lo spettacolo, la cotale stava fumando ed io per fare lo spiritoso le dissi: ‘Conosco vizi migliori’ al che la dama invece di mandarmi a quel paese mi indicò  il portone di casa sua e mi fece entrare. Una cinquantenne che non dimostrava affatto la sua età anzi. Si presentò: era nata a Roma ed aveva conosciuto suo marito brasiliano durante un raduno di concessionari dell’auto Aston Martin. Le aveva chiesto di sposarlo e si trasferì a Rio de Janeiro. Ben presto divenimmo amanti e Armida mi fece intestare la Aston Martin che ho con me. Tramite lei ho conosciuto Lea a Karen che lavoravano in un istituto di bellezza da lei frequentato. Il mio imbarco con le  due ragazze  è stato per lei una tragedia, si era innamorata di me. Una cosa particolare : sai chi sono i transessuali? No, loro lo sono,oltre le tette hanno anche il pene,  ho voluto constatarlo di persona ma non ho avuto con loro alcun rapporto, sono e resto etero. Molto probabilmente le due quando la sera escono incontreranno qualcuno che ama quel genere di sesso, ho imposto loro di non portare nessuno a casa nostra e la mattina di essere puntuali al lavoro, il resto non mi interessa d’altronde non ti puoi lamentare.”
    Erasmo, rimasto al concetto dei due sessi, guardò il figlio come istupidito, non fece commenti.
    Nel frattempo erano accaduti vari avvenimenti degni di nota: una mattina si era fermata dinanzi al negozio un fuori strada Range Rover il cui conducente chiese di poter usufruire delle prestazioni delle due brasiliane, si trattava di Arthur Donato, australiano, di lontane origine messinesi. All’uscita, dopo una mancia esagerata, invitò le ragazze nella sua villa sui Monti Peloritani. Le interessate dopo un colloquio con Alberto accettarono ma a condizione che fossero accompagnate dal loro amico.
    All’imbrunire di una afosa giornata di agosto, Alberto prese la strada di via Palermo per poi proseguire  sino alla località  Musolino  e finalmente ‘approdarono’ alla villa dell’australiano. Locali arredati con molto stile e buon gusto segno di disponibilità finanziarie del padrone di casa. Nella ‘lunchroom’ (sala da pranzo) era apparecchiata un grande tavola ovale con ogni ben di dio. Ai tre ospiti fu fatto visitare l’immenso giardino ed alla fine: ‘ladies and gentleman enjoy your meal’ (buon appetito).  Anche i vini era all’altezza, poi i dessert e quindi un classico whisky per completare la serata.
    “IL signore non si offende se io mi ritiro in camera mia a conversare con le signore?” e senza ottener risposta prese sotto braccio Leda e Karen e sparirono in fondo ad un corridoio.  Alberto pensò bene di seguirli, d’altronde quello era il compito a lui assegnato, verificare che l’australiano non commettesse qualcosa di sbagliato. Il resto avvenne in breve tempo, tutti e tre sotto la doccia e poi fuochi pirotecnici: i due trans che si inchiappettavano fra di loro, poi la volta di Arthur ad ottenere quel trattamento e la storia durò a lungo. Alberto  tornò alla sala da pranzo e si appisolò. Riprese conoscenza a causa degli strattoni procurati dalle due ‘signorine’. “Torniamo a casa.”  Durante il viaggio di ritorno le due babys erano euforiche: cinquemila euro a testa, mih!
    Lea e Karen avevano intrapreso la loro strada.  Alberto aveva ripreso il suo lavoro di sommozzatore con la sua barca appoggiandosi al lido di compare Francesco. Il lavoro non mancava ed il suo tempo libero era occupato dalla signora Evelina, splendida consorte del sunnominato durante l’assenza del titolare; certo la situazione era un po’ stancante data la fame sessuale arretrata della cotale ma mai lamentarsi! 
    Una vera svolta nella vita c’è sempre; per Alberto: avvenne allorché venne ad abitare nel palazzo di casa sua una ragazza, la nipote della signora Annibaldi, vedova, romana, residente a Messina dopo la morte del marito maresciallo della Marina Militare.
    Antonella, questo il suo nome, colpiva i maschietti sin dal primo momento: altezza superiore alla media, brunissima, viso delicato, triste, il resto del corpo da far invidia ad una modella professionista. Il problema era la sua riservatezza: solo per qualche minuto  lasciava in spiaggia la sua sedia a sdraio ed il libro che stava leggendo per un breve bagno in mare a poi ritorno sotto l’ombrellone.  Simile atteggiamento scoraggiava eventuali mosconi che ad ogni  approccio venivano allontanati con uno sguardo tipo: ‘vedi dannà a …’ per dirla alla romana.  Alberto fu più fortunato, nel salire le scale di casa ad Antonella cadde di mano un libro che finì nella tromba delle scale, libro prontamente recuperato dal sommozzatore  e riconsegnato alla proprietaria con un sorriso. Ad un informale ‘grazie’ Alberto si fece più coraggioso:  “Sono Alberto M. sommozzatore, l’ho vista in spiaggia, nel caso avesse bisogno di …” “Niente lezioni di  nuoto, amo la montagna!” “Perfetto ho un fuori strada e conosco bene le colline sovrastanti Messina…un spettacolo da non perdere!” ” E che io invece perderò, non mi piacciono  i bellimbusti!” “Grazie per il bello…l’invito è sempre valido.”
    ‘Fortuna audaces adiuvat’ il detto romano antico fu di aiuto ad Alberto: Antonella era nel salone di suo padre sotto le mani esperte di Karen. “Qui non ha via d’uscita,é a casa mia” “Allora sono sotto sequestro…” “O mon dieu no, solo un invito.” Cosa strana la baby sorrise: “Voglio premiare la sua faccia tosta, ci vediamo domattina in spiaggia.” Barba rasata alla perfezione,  doccia prolungata con bagnoschiuma profumato,  acchittato di tutto punto Alberto si presentò in spiaggia verso le otto ma la baby comparve solo alle nove. Finto baciamano. “Non è questo il modo di conquistarmi ammesso che io lo voglia, talvolta è meglio la lettura di un libro…” “Essere preferito ad un libro non mi é mai successo!”  “Senta non faccia il conquistatore a getto continuo di Petroliniana memoria, rien a faire!” “Ho esaurito il mio fascino, forse è meglio che…” ”Va bene, mi pare che sia figlio del parrucchiere anche se mi pare abbia scelto altra professione.” “Si amo le sirene!” Questa volta Antonella rise di gusto. “Femme qui rit…” “Conosco il francese, se lo può dimenticare di portarmi a letto, a me serve solo per dormire!” “Tante cose buone sprecate…” “Andiamo a fare il bagno, vediamo le sue qualità di sommozzatore, a  proposito perchè lo chiamano AL penso sia meglio Alberto.” “Chiamami come cazzo ti pare basta che me la molli!” “So leggere nel pensiero delle persone, si vergogni!” Questa volta fu Alberto a ridere della grossa. “Questa poi, dovrei vergognarmi, è abbastanza normale che un maschietto…” “Maschietto normale ho notato un ristorante sul lago di Ganzirri,’ La Sirena’, appuntamento stasera alle venti ed adesso lasciami alla mia lettura, ciao.”
    Inutile dire che mezz’ora prima dell’appuntamento Alberto (così preferiva chiamarlo Antonella) si era installato a bordo della Aston con l’occhio rivolto al portone d’ingresso, la baby lo faceva apposta a fargli tirare il collo…ad un tratto: una visione: Antonella fasciata in un tubino nero con la parte superiore in merletto rosa e generosa scollatura dietro la schiena, capelli raccolti a chignon, viso truccato in modo magistrale, tacco altissimo che la faceva superare il suo compagno in altezza.
    “Ti trovo bene…” “Bugiardo matricolato non mi vuoi dare soddisfazione dovevi dire: sei uno schianto!” “A quest’ora ho fame e forse i miei sensi di sono come dire affievoliti.” “Metti in moto ‘sensi affievoliti’ma soprattutto guida piano!”
    All’ingresso del ristorante furono ricevuti da Salvatore il capo cameriere il quale si presentò con una gaffe: “Nuova fidanzata, complimenti!” Sguardo inceneritore da parte di Antonella: “Vedo che porti qui le tue conquiste!” “Vorrei farti notare che il locale lo hai scelto tu, col tuo permesso vorrei scegliere io il menu: allora Salvo  antipasti di frutti di mare,  cozze in brodetto, tagliatelle alla marinara, franceschini e acciughe fritti, trancio di spada e soprattutto contorni di insalata mista, il solito Verdicchio dei Castelli di Jesi che ti ho fatto pervenire da un amico di Jesi. “ Nel frattempo Antonella non aveva proferito verbo ma: “Non pensi che ci vorrebbe una passeggiata chilometrica per smaltire tante calorie?” “I Monti  Peloritani ci aspettano.” La presenza di Antonella aveva suscitato la curiosità prima di tutti del padrone del locale che si era presentato col solito finto baciamano e poi degli avventori maschi con relative facce imbambolate. Sguardo di sfida di Alberto: “qui ci bagno il becco io” anche se non era vero.
    Finita la cena, pagato il conto con la carta di credito (il contanti è volgare) i due fecero passerella in uscita dal locale.
    “Ma douce amie devo predisporre il satellitare, suggeriscimi  il percorso.” “Non c’è bisogno del satellitare, viale della Libertà!”
    “Inutile dire ognuno a casa propria…” Alberto ci provò  e Hermes adiuvante: “Ti invito a casa di mia zia ma sappi che sono cintura nera…”
    “Mi capita talvolta che in testa mi vengano dei flash strani, in questo momento mi viene in mente un libro che era di mio nonno intitolato ‘Il segretario galante’ in cui erano predisposte lettera d’amore per gli innamorati timidi che non sapevano cosa scrivere per conquistare una ragazza. Una lettera cominciava così: ‘Signorina sin dal primo momento che l’ho vista ho provato un tuffo al cuore…” Risata navigabile avrebbe scritto il buon Jacovitti umorista del giornale per ragazzi ‘Il Vittorioso’; Antonella prese a ridere a singulti, non la smetteva più tanto che si trovò senza volerlo abbracciata aa Alberto. Finita la risata, asciugate le lacrime Antonella: “Donna che ride…ti piacerebbe mascherina! Sentiamo un po’ di musica, che genere ami?” “Il jazz, se tua zia ha un classico di Count Basie oppure un ballabile possibilmente lento.” “Certo lento…” Trovarono un disco di Mina e con un certo distacco fisico Alberto abbracciò Antonella che  guardandolo negli occhi si fece seria e dopo un po’ andò a sedersi sul divano rabbuiata in viso. Alberto la seguì, cominciava un po’ a scocciarsi, che cavolo poteva aver combinato, proprio non riusciva a rendersene conto, capì che non era serata e dopo un: “Buonanotte” si congedò dalla baby.
    Alle sette della mattina seguente  M. junior stava imbarcandosi sul motoscafo  con cui lui ed il socio Franco dovevano andare in mare a recuperare oggetto su un relitto quando, guardando verso la spiaggia antistante il negozio di suo padre, notò sulla battigia una figura di donna:  binocolo,  Antonella. “Franco vai da solo devo sbrigare una faccenda urgente.”
    Era Antonella seduta sulla sabbia abbracciata alle gambe, testa bassa non in costume da bagno ma con gonna, maglietta e scarpe: “Antonella…” nessuna risposta, “Antonella guardami cosa…” niente da fare Antonella sembrava imbambolata. Alberto decise allora di prenderla in braccio , traversò la spiaggia, la strada e, entrato nel suo appartamento, depose il dolce fardello sul suo letto togliendole le scarpe e coprendola con una coperta, era gelida, chissà quanto tempo aveva passato sulla spiaggia ma soprattutto perché uscire di casa la mattina presto o forse la notte, interrogativi ai quali il buon Alberto si ripromise di porseli dopo aver telefonato alla zia della ragazza. Per fortuna nel cellulare c’era la segreteria telefonica, lasciò un messaggio assicurativo sull’assenza della nipote: “Abbiamo deciso di fare una gita, nessuna preoccupazione sulla nostra assenza.” Naturalmente dovette evitare di uscire per non farsi vedere in giro, si accovacciò vicino ad Antonella che era caduta in un sonno profondo che durò sino alle quindici del pomeriggio sin quando: “Da quanto tempo sono qua?” “Ho preparato un sugo delizioso, dovresti aver fame.” “Vado in bagno a farmi una doccia, posso usare il tuo accappatoio, non guardare dal buco della serratura.” La baby aveva ripreso le penne ma restava da scoprire il motivo di quella sua uscita notturna. “Dobbiamo restare nel mio appartamento, ho telefonato a tua zia comunicandole che siamo fuori Messina in gita e quindi…” “L’hai studiata bene ma non pensare che ci esca qualcosa understand?” “Dobbiamo trovare un modo per passare il tempo, se ti va raccontami qualcosa del tuo passato, del mio c’è poco da dire, da buon edonista immagina tu!”
    Antonella si era rabbuiata, Alberto aveva toccato il tasto dolente, forse quello che aveva portato la baby ad uscire di notte da casa, inaspettatamente: “C’è qualcosa del mio passato che mi condiziona e mi fa soffrire: all’università ho conosciuto un mio compagno di studi, abbiamo preso a frequentarci tutti i giorni finché ci siamo innamorati, si il mio primo amore, non  ci dormivo la notte, non vedevo l’ora di incontrarci ma qualche dea dell’Olimpo invidiosa ha deciso di porre fine alla mia felicità: il mio ragazzo perse la vita in uno scontro fra la sua moto ed un camion, ho lasciato Roma, troppo dolore ed ho accettato l’ospitalità di mia zia a Messina, altra tragedia della mia vita: i miei genitori sono morti in un incidente stradale quando avevo quattro anni, sono stato cresciuta da mia zia Elvira, sorella di mio padre, fine della storia.” Inaspettatamente Alberto si trovò abbracciato ad Antonella , era stata lei a prendere l’iniziativa, al ragazzo non pareva vero…”Sei rimasto sorpreso dì la verità, sentivo di farlo, mi sei piaciuto appena ti ho conosciuto e da principio non voleva accettare una nuova avventura, sono ancora scossa dal mio passato, col mio ragazzo siano stati insieme circa un mese, non abbiamo avuto rapporti intimi…” “Quindi vuol dire…” frase sciocca e inopportuna di cui Alberto si pentì subito e di cui chiese scusa. Televisione, colazione, pranzo, cena e riposo a letto senza troppa vicinanza, dopo due giorni. “Alberto ritorniamo alla vita,  vado a casa di mia zia e poi in spiaggia col mio libro…” “Ed io  vicino a te con la faccia del cane bastonato in attesa dell’osso.” “Ho bisogno di tempo, per le decisioni importanti, appuntamento alla fine di agosto, ti va?” “Facciamo il 3 settembre mio compleanno.”
    E così fu: festeggiamento al ristorante ‘La Sirena’ ed appena seduti al tavolo Salvatore: “Vedo che non hai cambiato dama, stai invecchiando?” “Mi sa se c’è qualcuno che non invecchierà sari tu perché…” “Va bene menù speciale, ci penso io.”
    Il lago era calmo, Antonella pensò all’addio ai monti  di Lucia di manzoniana memoria e istintivamente abbracciò Alberto e lo baciò in bocca, in bacio fugace ma che …”Non ti illudere, ne devi mangiare ancora di pane!” Alberto furbescamente andò all’assalto per gradi: bacini in bocca, poi sul collo e sulle deliziose tette. La discesa fu più contrastata ma arrivato alla ‘chatte’ Antonella  perse il controllo della situazione e si lasciò andare ad una goderecciata alla grande. La baby timidamente aveva preso ad ‘esplorare’ i tesori del suo amante ma quando giunse a ‘tre palmi sotto il mento c’è un gran bel monumento’ rimase basita: “È troppo grosso!” evidentemente facendo un confronto con quello del suo primo fidanzato e pensando evidentemente all’ingresso di quel coso nella sua beneamata. Ma non fu il letto testimone del ‘matrimonio’ ma la Aston Martin parcheggiata in una piazzola sui Monti Peloritani. La notte precedente Antonella non era riuscita a dormire, ormai aveva deciso: ‘alea iacta est’ ma non aveva previsto che nel prendere in mano ‘ciccio’ per farlo penetrare dolcemente nella ‘chatte’ lo zozzone gli riempisse le mani del suo prodotto che finì anche sui pantaloni del suo padrone. Giuseppe pensò bene di prendere in mano la situazione, aveva con sé un preservativo, lo fece indossare a ‘ciccio’ il quale  era sempre in posizione di arrembaggio e delicatamente, molto delicatamente divenne il marito di Antonella un po’ indolenzita ma felice, era diventata una donna completa.
    Questa volta le dee dell’Olimpo Venere e Giunone si fecero i fatti loro e la storia finì come nella favole in cui i protagonisti vissero a lungo felici e contenti: Erasmo ritiratosi dal lavoro badava al nipote Gioacchino un frugoletto tutto pepe che aveva preso il nome dal nonno materno. Il negozio andava alla grande con le due brasiliane ormai conosciute da tutti gli ‘zozzoni particolari’ della città dello Stretto, Antonella sempre splendida, si era laureata in lettere ed insegnava in una frazione di Messina, Alberto  faceva sempre il sommozzatore ma talvolta gli capitava di incontrare nelle isole Eolie qualche signora …in difficoltà e naturalmente, da quel generoso che era, le doveva accontentare per …incrementare il turismo nella zona!

     
  • 22 ottobre alle ore 9:09
    Alberto il magnifico

    Come comincia: “Intitolare un insieme di racconti da me scirtti (ben 88) con un titolo esageratamente altisonante…  lascia perdere!” Chi parla è il mio alter ego; io, da buon ateo, non ho un angelo custode come i cristiani ma un rompi c….che non si fa mai i cazzarelli suoi. Lo so che ‘il magnifico’ era detto il sultano turco Solimano ma stavolta lasciatemi esagerare. Giunto all’….mo anno di età, qualche licenza penso di potermela permettere anche per incoraggiarmi un po’: uno che da giovane era considerato per il suo fisico il ‘bell’Apollo’ (viva la modestia!) e ‘conquistatore di donne a getto continuo (Petrolini)’ all’apparire di rughe sul viso, perdita della muscolatura, colonna vertebrale tipo slalom, dolori sparsi un po’ in tutto il corpo, perdita della memoria e qualche… defaillance permettete che sia almeno un pò giù di morale. Anche passare il tempo in caserma fra ex colleghi (sono un ex maresciallo delle Fiamme Gialle) non migliora la situazione, il discorso va spesso a finire sulle malattie o peggio sul decesso di qualcuno dei nostri, una tristezza… L’unica consolazione una frase di mia moglie (molto più giovane di me) che mi ripete: “Sei sempre l’amore mio!” “Sarai sempre l’amore suo ma è un amore tutto sfasciato” Ti pareva che l’alter ego non si immischiasse peggiorando la situazione, str…o! Col mio senso dello humor riesco in parte a sollevarmi lo spirito. Talvolta mi capita di accompagnare Anna (il suo nome) a fare delle compere e vengo interpellato da qualche commesso: “Le piace quello che ha scelto sua figlia…” oppure qualche vecchia signora amica che, per darmi un po’ di corda: “Alberto non dimostri assolutamente la tua età! (pietosa bugia). Il peggio è avvenuto quando ho preso a sfogliare il mio album di foto, lì è stato il crollo finale. Ora basta con i piagnistei (peraltro inutili) e, se volete, leggetevi i miei racconti ed anche il mio romanzo ‘Tato il libertino ed il sapore di Venere’, edizione Albatros. Qualche critico (bontà sua) l’ha definito originale, 'piacevole, pregno di emozioni, a tratti erotico. C’è nostalgia miscelata a dolce ricordo di un’esistenza che viene gustata di nuovo attraverso la memoria.' Buona lettura.
     

     
  • 16 ottobre alle ore 10:57
    Onestà, bellezza, sesso e soldi

    Come comincia: Che connessione possono avere l’onestà,la bellezza,  il sesso ed i soldi?  Ve ne renderete  conto leggendo il prosieguo di questo racconto. Alberto M.  maresciallo della Polizia Tributaria di Catania aveva molto da raccontare in merito, era considerato ed era in servizio un elemento assolutamente icorruttibile e, diciamo la verità, incorruttibile anche perché era ricco di famiglia da parte della madre Mecuccia S. (diminutivo di Domenica) proprietaria di numerosi terreni e fabbricati in provincia di Viterbo (era nata a Grotte di Castro), suo marito Armando, e padre di Alberto, aveva avuto l’occhio lungo: impiegato nella locale Banca di Credito di Viterbo nello scorrere i conti dei vari  clienti aveva constatato che la famiglia S. era decisamente ricca e la signorina Mecuccia era l’ unica erede. Anche se non molto alta tutto sommato era simpatica e carina. Armando faceva al suo caso perché la signorina Mecuccia desiderava una discendenza, soprattutto maschile, di alta statura e Armando era un bel fusto e così…Ritorniamo ad Alberto: il suo ufficio era all’interno della caserma ‘Angelo Maiorana’. Nato e vissuto a Roma per motivi di servizio del padre, era il classico caciarone e amicone di tutti, il suo ufficio la mattina era il ritrovo dei più simpatici e casinisti colleghi fra tutti l’appuntato Bonannella detto ‘lingua veloce’ per le frecciate che inviava ai colleghi ed ai superiori poveri di spirito e soprattutto a quelli considerati poco onesti (è un eufemismo per non chiamarli ladri). Era una mattina di luglio dell’anno 19… nell’ufficio di Alberto prima che le pattuglie uscissero per il loro servizio, si faceva bisboccia a base di granite, cornetti, bomboloni e cannoli tutto a spese del titolare dell’ufficio. Quella mattina caso volle che per sbaglio entrasse un vecchio maresciallo, Alfio M., non considerato cristallino in quanto ad onestà che aveva una borsa di coccodrillo. “Scusate ho sbagliato…” .Bonannella  “Venga cavaliere le offriamo qualcosa!” “Accetto volentieri ho dimenticato di far colazione.” Il cotale, gran spilorcio, ogni mattina cercava qualcuno che gliela pagasse. Finito  Alfio M. di sgranocchiare  un bel po’ di dolci entrò in azione il Bonannella: “Cavaliere ha una borsa favolosa di coccodrillo, costerà un  bel  po’ di  quattrini.” “Giovane  non  fare  insinuazioni,  io l’ho pagata i n c o n t a n t i!”  Tutti in coro: “Si con tanti ringraziamenti!” Risata generale e ritirata strategica del povero Alfio M. Quella mattina la pattuglia di Alberto composta dall’immancabile Bonannella e da altri due finanzieri era in verifica,  unitamente ad altre pattuglie, ad alcuni grandi magazzini sparsi per la città  del commendatore  Giuffrida che godeva fama di benestante: macchine di lusso, moto per i due figli, un entrobordo di dodici metri e villa favolosa alla foce del fiume Simeto oltre ad grande appartamento in via Etnea situato all’ultimo piano  con vista panoramica sulla città. Venuto a conoscenza della verifica in corso, il commendatore Giuffrida si catapultò in uno dei suoi negozi dove incontrò il maresciallo Alberto M: ed i suoi accoliti. A questo punto è d’obbligo una descrizione del cummenda: cinquantenne, non molto alto, faccia sempre sorridente (in quella occasione un po’ meno) epa da commendatore con gilet e catena d’oro con orologio antico pure d’oro. Divorziato dalla moglie, aveva sposato una ragazza dell’est europeo, ungherese, che tutti descrivevano favolosamente bella; era stata una modella, bruna, occhi invitanti ed il resto  immaginate voi.“Che piacere incontrarla qua, avrei voluto conoscerla prima ma non c’è stata occasione, venga nel mio ufficio.” Discorsetto indirizzato ad Alberto M. il quale capì subito l’antifona. Il commendatore la prese alla larga prima di arrivare al punto. ”Mi dicono i miei consulenti che la mia contabilità è regolarissima ma voi dovete pur trovare qualcosa, fate voi. Penso che dopo una settimana di lavoro con questo caldo avrete un po’ bisogno di riposare, non pensi che la voglia corrompere ma vorrei invitarla nella mia modesta villa alla foce del Simeto, dietro c’è una oasi naturale che potrebbe visitare, è molto rilassante.” Alberto accettò, voleva rendersi conto dove il commendatore andasse a parare. Si presentò in villa una domenica alle nove del mattino vestito sportivo come richiedeva il posto. Il  commendatore gli venne incontro sorridendo. “È un vero piacere averla qui, non le domando nulla della verifica vorrei che lei passasse una giornata distensiva, alle tredici un pranzetto a base di pesce, ho una cuoca molto brava per il vino ovviamente un bianco dell’Etna, poi vedrà, per ora, se si vuole spogliare andremo sulla spiaggia. Capanno enorme e con tutti i confort. I due sotto l’ombrellone guardavano il mare, avevano poco da dirsi. Alberto era ad occhi chiusi per ripararsi dal sole quando ad un  certo punto il sole sparì lasciando allo stupefatto spettatore una visione difficile da definire, forse angelica: capelli castani lunghi sino alla vita, costume alla brasiliana, immaginate voi, seno non molto pronunciato da modella, viso non c’è altro aggettivo che bellissimo insieme alla vita stretta ed alle gambe chilometriche. Forse Alberto aveva in viso un’espressione forse un pò ebete tanto che il commendatore si mise a ridere riportando il suo ospite alla realtà. “Vedo che mia moglie l’ha impressionata, anche se è un po’ più giovane di me (alla faccia dell’eufemismo) mi vuole molto bene, vero cara?” L’interpellata annuì, prese una sdraia e si posizionò vicino ad Alberto. “Sono Brigitta, ho imparato un po’ l’italiano, mi piace la vostra lingua, è armoniosa. Lei è sposato, fidanzato o che…” “Niente di tutto ciò in quel campo vivo alla giornata, quando avrò l’età del commendatore andrò in Ungheria…” La conversazione prese un’altra piega, Alberto aveva la licenza del liceo classico e si mise a parlare di scrittori italiani, francesi e russi, di magiari non ne conosceva, Brigitta lo seguiva affascinata, anche lei aveva seguito studi classici e così la conversazione, escluso il commendatore, seguitò sin quando un cameriere annunziò  che il pranzo era servito.  Arredamento moderno e di gusto sicuramente affidato ad un bravo architetto. “Commendatore complimenti per la sua magione, veramente favolosa!” “La ringrazio ma ora diamoci ai piaceri della tavola, il finale come immaginerà sarà a base di dolci catanesi innaffiati con un Dom Perignon del 1954, difficile da reperire. Dopo una siesta sotto un albero vicino alla villa, Alberto decise di rientrare alla base. Stava per salire sulla sua vecchia ed amata Cinquecento quando ricordò di aver lasciato il suo borsello all’ingresso, lo recuperò, salutò di nuovo i suoi ospiti e poi in caserma nella sua camera. Classico sonnellino alla romana e poi al risveglio la sorpresa; rovistando dentro il borsello trovò un biglietto esplicito: ‘Mi sei piaciuto subito, chiamami a questo numero di cellulare per stabilire quando potrai venire in villa a …farmi compagnia.B’
     Alberto pensò a lungo alla situazione: il commendatore aveva le polveri bagnate e sperava con l’aiuto della consorte di mettergli la museruola. Questo gli fece ancora di più drizzare le orecchie che pensò quali potessero essere le magagne, sicuramente di grossa portata per convincere il marito di quella gnocca a farsi…Evidentemente non si doveva trattare della solita evasione fiscale, in quel periodo era molto di moda far girare i propri capitali fra vari paradisi fiscali per la loro non tracciabilità, ovviamente si doveva trattare di ingenti somme di denaro ed in questo senso indirizzò le sue indagini. Col passar dei giorni capì che aveva fatto centro, informò dell’accaduto il maggiore Trifirò comandante del Nucleo di pt che lo incoraggiò a seguitare nell’accertamento col massimo segreto. Alberto però voleva dare un colpo oltre che al cerchio anche alla botte…A questo punto ricordò gli insegnamenti del vecchio nonno Sinesio, padre di sua madre, vecchio  furbo mignottaro (alcuni dei figli delle contadine gli assomigliavano un po’ troppo!) il quale prima che lui si arruolasse in Finanza lo chiamò da parte e, indicando l’ombra sul terreno che faceva la sua figura gli disse una frase che rimase impressa nella mente del giovane Alberto: “Vedi quell’ombra? Nella vita non devi fidarti nemmeno di lei specialmente quando sarai in servizio della Guardia di Finanza.” Era stato esplicito ed Alberto tenne questo consiglio sempre presente. Applicandolo nel suo caso pensò malignamente, ma forse giustamente, che Brigitte lo volesse far andare nella villa dove potevano essere stati posizionati telecamere e microfoni per registrare le sue mosse e le conversazioni con conseguente ricatto. Contattò il direttore dell’hotel ‘La Ville’ Ferdinando G. un romano che aveva modo di conoscere (ed… aiutare un po’) in occasione di una verifica e: “Hello how are you my friend?” Arbè t’ho riconosciuto subbito, inutile che cambi lingua, noi romani tra de noi…” “Vecchio zozzone mi occorre una stanza nel tuo albergo dove entrare senza essere visti da altri, si tratta di una signora molto conosciuta…” “Famme sapè  giorno e ora, sarò addisposione.” Alberto chiamò il numero del cellulare indicato da Brigitta. “Aspettavo la tua telefonata, quando puoi venire in villa?” “Ho dovuto cambiare programma per motivi che ti dirò a voce,  domani sera va con la tua auto nella piazzetta del Consolato del Mare e aspettami.” Il motivo della scelta di quella piazzetta era  perché poi si diramava in quattro strade e sarebbe stato difficile indovinare dove sarebbe andato Alberto. “Avevamo concordato che venivi in villa…” “Ne parleremo a voce, a domani.” I sospetti di Alberto divennero certezze, il commendatore doveva aver fatto piazzare telecamere e microfoni in ogni punto della villa ma… gli era andata male.”  Come riuscire a seminare qualcuno che sicuramente avrebbe seguito la signora? Con l’aiuto di Bonannella che, messo al corrente  della situazione, non parve vero entrare nello spirito dello spionaggio. ‘Lingua veloce’ per fortuna aveva una cinquecento dello stesso colore di quella di Alberto cosa che aiutò molto nell’esecuzione del piano per sfuggire a qualche investigatore privato messo alle calcagna della moglie dal commendatore. Dietro richiesta di Alberto Bonannella aveva portato in macchina la consorte posteggiando dietro la Cinquecento del suo capo sezione; giunse una BMV guidata da Brigitta che, dietro invito del suo prossimo amante si infilò nella sua Cinquecento che partì a tutto vapore. Il resto lo raccontò Bonannella: “ Un po’ lontano, dietro la sua macchina era giunta una Mercedes  dal quale erano scesi due individui che a gesti indicarono la sua auto,  a questo punto ‘lingua veloce partì in direzione diversa da quella presa da Alberto e vide che la Mercedes lo seguiva: tutto a posto il commendatore era stato servito!“ Alberto chiamò al telefonino Ferdinando il quale gli disse di posteggiare dietro l’albergo, lì c’era un’uscita di servizio ed un ascensore che portava ai piani superiori. Tutto filò liscio, Ferdi accompagnò i due amanti in pectore che entrarono in una stanza grande e ben arredata anche con fiori freschi, il direttore si era fatto onore. All’inizio un po’ d’imbarazzo, Alberto spiegò a Brigitta il perché di tutto quel traffico, la cotale si fece matte risate e poi: ”Hai indovinato quel panzone  voleva incastrarti, ben gli sta anche per le corna che prossime venture gli compariranno sulla fronte. E così fu: dopo la doccia simultanea Alberto ebbe modo di scialarsi alla vista di un corpo magnifico e soprattutto molto disponibile. Dopo il primo…assalto Alberto: “Scusa ma da quanto tempo…” “Ho capito dove vuoi arrivare, mio marito è quello di: vado, l’ammazzo e torno, dopo un minuto tutto finito e poi mi fa anche un po’ schifo.” Al mattino alle nove il telefono: “Sono Ferdinando vi porto la colazione, penso abbiate fame…” La storia ebbe un lieto fine per Alberto che ebbe un encomio da parte del Comandante della Zona di Palermo per il brillante risultato ottenuto, il commendatore era finito all’hotel ‘Piazza Lanza’  (carcere di Catania) ma a Brigitta la cosa era del tutto indifferente in quanto nel suo conto in banca il marito le aveva accreditato una notevole somma di denaro, inoltre si godeva la villa al mare e l’appartamento in città oltre che di una BMV; del dodici metri non gliene fregava nulla, l’avevano preso i figli del cummenda. Vi domanderete come finisce la storia: i due amanti si erano innamorati e poi, dopo il divorzio di Brigitta, sposati. Alberto si era fatto trasferire alla sede di Messina dove trovò colleghi e superiori cordiali e amichevoli per la sua simpatia e per i suoi risultati di servizio conosciuti da tutti.
     
     
     
     
     
     
     

     
  • 13 ottobre alle ore 13:11
    Un amore travagliato

    Come comincia: Alberto M. abitava temporaneamente a Roma in via Marsala, frequentava l’università, era iscritto alla facoltà di lettere moderne in quanto ne ‘mangiava’ poco di materie scientifiche. Sradicato dalla natia Cingoli (Mc) o meglio dalla frazione di Troviggiano, aveva presto fatto amicizia con i colleghi anche se aveva dovuto sborsare un bel po’ di quattrini per evitare che, in qualità di matricola, fosse sottoposto a pesanti scherzi di cattivo gusto. Lo differenza di ambiente non lo aveva sconcertato anzi stava fuori con gli amici sino a notte inoltrata passeggiando per le vie della movida e talvolta frequentando qualche bella e costosa passeggiatrice. Ovviamente gli studi andavano a rilento ma non c’era nessuno che lo rincorreva, i suoi genitori erano anziani: per il padre proprietario di case e terreni e per la madre insegnante elementare era stato il figlio maschio tanto desiderato e passavano sopra alle sue marachelle che, anche da giovanissimo, erano la sua specialità. La sua vita cambiò radicalmente alla morte dei suoi genitori, una morte assurda: i due spesso andavano in giro per le campagne per portare a casa delle erbe che consideravano curative e ringiovanenti ma l’ultima volta avevano scambiato una molto velenosa con una innocua con la conseguenza di un ricovero all’Ospedale di Cingoli e poi a quello di Ancona. Per loro nulla da fare, solo un trapianto di fegato li avrebbe salvati ma in giro non ce n’erano compatibili con il loro. Alberto con la sua Lancia Appia giunse ad Ancona bruciando semafori facendo sorpassi irregolari ma arrivò troppo tardi. Non gli rimase altro che contattare un’impresa di pompe funebri per far trasportare le salme al cimitero di Cingoli dove c’era una cappella per tutta la famiglia. Passata la buriana della messa, dei discorsi, degli abbracci e delle rotture di p…, Alberto cercò di fare il punto della situazione. Ormai non se la sentiva di rimanere nel natio borgo selvaggio e quindi accettò la proposta del vecchio zio Camillo il quale, ricchissimo, comprò in blocco tutte le proprietà del coniugi M. rendendo Alberto il giovane più che benestante, ricco. Rientrato ma Roma pensò per prima cosa di comprare un’abitazione nei pressi della stazione Termini, contattò un’agenzia  e gli fu proposto l’acquisto di un appartamento in via Cavour di 150 metri quadri; il padrone anziano era deceduto ed i nipoti, abitanti a Milano, avevano preferito vendere l'abitazione ad Alberto proponendogli anche di acquistare anche un altro loro appartamento nello stesso piano facendogli uno sconto sul prezzo. Alberto non ci pensò due volte, ormai se lo poteva permettere ed aveva in testa di riunirli in uno unico. Contattò uno studio di architetti in via Cavour e,  dopo una settimana, gli fu presentata una pianta che prevedeva l’abbattimento di vari muri, l’apposizione di vetri doppi e delle coibentazioni alle pareti interne per evitare che i rumori della strada lo disturbassero e mobili moderni che valorizzavano di molto quella ‘reggia’ di 300 metri quadri. Per l’inaugurazione invitò un sabato i colleghi e le colleghe dell’università appoggiandosi per il buffet ad un esercizio della vicina piazza di S.Maria Maggiore. Tutte le luci accese, stereo a tutto volume, fiumi di spumante (Alberto era un nazionalista, niente champagne) che ben presto resero allegra tutta la compagnia, due coppie si erano ‘ritirate’in due camere da letto, Alberto fece finta di nulla, lui non poteva permetterselo quale padrone di casa. Circa alle tre di notte tutti a casa con i taxi per evitare guai con la polizia, erano la maggior parte ubriachi. Il  giorno successivo il portiere Nando  Proietti: “Dottore scusi ma stanotte tutti gli inquilini…” “Nando intanto non chiamarmi dottore ma Alberto e poi era l’inaugurazione della mia nuova casa, se mi permetti un caffè…e mollò al cotale due cinquantini e, forse perché inaspettati, resero subito servizievole Nando. “Mi capisca io…” “Non ti scusare quando hai bisogno io son qua.” “Pure io dottore pardon, Alberto.” Nando era stato in Francia a lavorare ed ogni tanto si esprimeva in quella lingua.
    Alberto studiava anche per rispetto dei defunti genitori e poi voleva diventare insegnante, fare il nulla facente per tutta la vita non gli andava e poi…non si sa mai come diceva sua madre. Le feste in casa sua si diradarono, non voleva inimicarsi gli altri abitanti del palazzo, tutti liberi professionisti, tranne un trio di donne o meglio due signore ed una ragazza piuttosto giovane. “Nando vorrei notizie su quelle tre donne…”
    “Chiamo mio figlio per sostituirmi nella guardiola e poi ti raggiungo nel tuo appartamento, voglio raccontarti tutto lontano da orecchie indiscrete.”“Allora Nando…”
    “Si chiamano Anna e Lucia le due signore, Rossana la loro figlia, non ti meravigliare di quello che ti ho detto le due donne sono lesbiche, si sono sposate in Danimarca e Rossana è figlia di Anna, ovviamente con l’inseminazione artificiale tutto li.Tutte e due le signore avvocate, lavorano in uno studio in via Volturno, la cosa è risaputa da tutti gli inquilini ma nessuno se ne meraviglia, son tutte persone di ceto elevato anticonformiste.” “La ragazza è molto bella e bionda tipo nordico, sicuramente deve assomigliare a suo padre, le due signore sono brune.” “È probabile  in ogni caso sono piuttosto inavvicinabili, hanno i loro amici ed amiche fuori da questo palazzo e nessuno le viene a trovare.” “Mi ha colpito la ragazza che mi pare tu abbia detto si chiama Rossana, vorrei conoscerla.” “Non sarà facile, la ragazza frequenta l’ultimo anno di liceo scientifico in via Cavour e non dà confidenza a nessuno, a me mi saluta appena, è una ragazza molto sensibile, fa la volontaria in un’associazione che fa beneficienza, non ti posso aiutare.” Le difficoltà non avevano mai fermato Alberto anzi erano state uno sprone a trovare soluzioni a problemi difficili e la soluzione venne fuori, una soluzione un po’ ingarbugliata. Una mattina Alberto vide da lontano Rossana che stava per rientrare a casa e, nel momento in cui la ragazza entrava nel portone,  fece finta di cadere a terra e cominciò a lamentarsi toccandosi le testa e le costole sempre rimanendo sdraiato sul primo gradino della scala. Rossana cercò il portiere che, avvisato in tempo di quanto Alberto aveva escogitato, era sparito dalla circolazione, allora Rossana citofonò alle ‘madri’ le quali accorsero con l’ascensore. “Dobbiamo chiamare il 118,, come sta signor…” Alberto aprì gli occhi non smettendo di lamentarsi. “Non penso sia nulla, se mi date una mano vorrei rientrare a casa mia.” Con l’aiuto delle tre, ad una delle quali aveva dato la chiave di casa, rientrò e fu adagiato sul suo letto. “Andate pure, vi siete sacrificate anche troppo, grazie.” “Resterà con lei Anna fin quando si rimetterà, chiamerò Nando, non so dove sia finito, quando c’è bisogno sparisce!” Alberto lasciò passare una settimana per ‘guarire’ e poi si presentò alle 17 di un pomeriggio con un gran mazzo di rose bianche alla porta delle tre dame che abitavano sopra di lui e: “Vorrei che accettaste questo modesto dono per ringraziarvi della vostra cortesia.” Aveva aperto la porta Anna la quale, un po’ meravigliata, gli fece cenno di entrare. “Lucia c’è qui quel signore che una settimana fa si era fatto male.” “Lucia anche lei in vestaglia come sua moglie (o suo marito) gli porse la mano, in fondo non erano così scostanti. “Me ne vado subito, non vorrei disturbare.” Nel frattempo si era presentata Rossana in minigonna e maglietta scollata, Alberto posò lo sguardo su di lei un po’ più troppo a lungo del dovuto e se ne accorse dalle facce della due signore. “Sicuramente l’avranno reso edotto della nostra situazione…” “Signore mie sono un anticonformista per natura, quando ero in collegio dai preti hanno espulso perché contestavo in toto la religione cattolica e quindi…” “Ci fa piacere anche perché ci sembra lei sia una brava persona, noi stiamo molte attente a chi frequentiamo per ovvi motivi. Per lei faremo un’eccezione (aveva parlato Lucia) la inviteremo a mangiare al ristorante ‘Urbana’ dietro casa, il prossimo sabato, sempre che lei sia d’accordo. Ad Alberto non pareva vero riuscire ad avvicinare Rossana. La serata fu piena di allegria, Alberto descriveva la vita agreste dove era nato coni vari personaggi particolari, ognuno di loro aveva un soprannome e fece molto ridere le tre dame. Ovviamente Alberto aveva preso da parte il padrone ed aveva pagato in anticipo il conto. Quando Anna: “Aurelio il conto.” “Signora tutto pagato dal signore.” “Ma l’avevamo invitato noi…” “Mio padre, vecchio signore di campagna, mi ha insegnato ad essere cavaliere col gentil sesso. Perché sorride?” “M’è venuto in mente un vecchio detto: un signore con tre dame fa la figura del salame!” “E lei chi sceglierebbe?” Aveva parlato Lucia (poi ve le  descrivo tutte e tre) e Alberto, bugiardamente, "Ovviamente lei anche se non vorrei che si scatenasse una guerra, ai tempi che furono per una mela d’oro ci fu la guerra dei dieci anni fra greci e troiani!” “Debbo ammettere che lei è una buona compagnia, ha il senso dello humor non casereccio come quello romano. A questo punto mi spingo oltre anche se in contrasto col mio modo di pensare: vorrei che lei desse una festa a casa sua che mi risulta grande con noi ed i nostri amici(diciamo un po’ particolari), il nostro appartamento è troppo piccolo e noi siamo in tanti, andrebbe bene sabato prossimo?. “Accordato.” Aveva avuto ragione Lucia: la maggior parte degli uomini e delle donne erano omo, tutti vestiti in maniera particolare e talvolta bizzarro come loro natura ma in fondo divertenti e sicuramente agiati dato il tanto oro e gioielli che indossavano. La loro musica preferita? Sicuramente i lenti che imperarono per tutta la sera. Un maschietto (si fa per dire) in compagnia di Anna si avvicinò ad Alberto: “Ma che bel giovane dove l’hai pescato, forse lui non…io sono Francesca” “Francesca hai detto bene io non…”e l’abbracciò perché non si offendesse. Vi avevo promesso di descrivere le due coniugi: Anna era più bassa di sua.., fisico robusto, lineamenti piuttosto maschili e gambe muscolose, (forse lei era il  marito) , Lucia più alta, longilinea, viso delicato, seno piccolino vita stretta, gambe magroline e piedi lunghi e stretti, bellissimi per un podofilo (amante dei piedi), forse era la moglie ma la più interessante, ovviamente era Rossana: biondissima, capelli lisci e lunghi, viso delicato, naso piccolino e all’insù (Alberto non amava nelle donne i nasi grandi, sembravano dei travestiti) vita stretta, gambe chilometriche, ragazzi miei un gran pezzo di … ed anche furba e lo dimostrò subito. Ballando con Alberto: “Senti giovan di belle speranze, non penserai che abbia creduto a quella tua caduta, non sono un’ingenua, ne ho conosciuti di ‘sun of the bitch’ ma tu li superi tutti, hai molta fantasia!” ”Spero sia un complimento, dirti che mi sei piaciuta subito sarebbe una affermazione ovvia ma mi sei piaciuta non solo per la tua bellezza ma soprattutto per il tuo sorriso, per il modo di camminare e naturalmente per il tuo fisico, ho giurato di non guardare più altre ragazze.” “Ed allora andrai in bianco per molto tempo…” “Non pensavo però che fossi cattiva d’animo…io povero naufrago fra tante procellose onde…” “ Ma quali onde, sei arrapato come un riccio arrapato!” “Alla faccia della sincerità, così peggiorerai la situazione perché mi piaci ancor di più, ti giuro sarò casto e puro sino a quando…” “…Andrai in pensione ed ora un po’ di musica allegra, stò branco di fin…i la smetteranno di strofinarsi!”Musica brasiliana indiavolata inondò il salone con le  proteste degli astanti andate a vuoto, Rossana era irremovibile e cominciò a ballare con Alberto in verità un po’ ammosciato, da quello che aveva ascoltato…Alberto si sedette su un divano seguito dalla sua, per modo di dire, bella. “Hai un bel nome, chi te l’ha imposto?” “ È  una storia strana, Lucia la mia vera madre aveva una nonna che si chiamava Rosanna, questo è il mio vero nome ma siccome non mi piaceva l’ha cambiato in Rossana.” Nel frattempo Alberto aveva cambiato macchina, una Maserati Gran Cabrio pluri accessoriata al posto della vetusta Appia. Con la nuova macchina si appostava nei pressi dell’uscita della scuola di Rossana la quale la prima volta prima di ‘imbancarsi’ guardò a lungo in faccia Alberto il quale: “Non è di tuo gusto?” “Inutile che sfoggi tanta ricchezza, con me non c’è nulla da fare”. Ovviamente le compagne di Rossana le facevano i complimenti sia per il fisico di Alberto che per la meravigliosa auto ma lei: “Non mi interessa!” “Allora sei proprio scema”  la risposta unanime delle ragazze.” Come capire l’atteggiamento di Rossana? Solo lei sapeva la storia, si era innamorata pazzamente di un compagno di scuola che  lei aveva scoperto a scuola, nel gabinetto delle donne a baciarsi con una sua collega. Rossana era di carattere violento e quella storia l’aveva profondamente colpita ed aveva giurato a se stessa… ma questo Alberto non lo sapeva e quindi non ci si raccapezzava. Un fatto particolare avvenne nel frattempo : una mattina  Anna, non andata a lavorare, si presentò in vestaglia da Alberto che aprì la porta ancora insonnolito. “Ciao, quale buon vento…” Ma quale vento , Anna vogliosissima aveva cominciato a baciare in bocca Alberto il quale, a digiuno da molto tempo, non resistette e trascinò la dama nel suo letto. Dopo un paio di ore Anna: “Mi hai distrutto brutto zozzone!” Lo zozzone sarei io, ora cosa dico a Rossana” Anna non rispose e sparì dalla circolazione. Quel giorno Alberto non andò a scuola a prendere Rossana la quale ormai si era abituata alla sua compagnia e ci rimase male. Le compagne: ”Hai visto che fine hai fatto a dirgli sempre di no, ci sono un bel paio di corna in vista, ben ti sta!” Anche se non lo voleva ammettere nemmeno a se stessa, Rossana si stava innamorando del bell’Alberto. Rossana col suo intuito femminile capì che era successo qualcosa, forse Alberto aveva trovato una.. compagnia femminile e così la loro storia era finita, maledì se stessa, non bisogna tirare troppo la corda ed a lei era finita male! Tornò a casa sconvolta, Lucia:”Ti senti male, hai una faccia…” “Non ho fame, vado a letto.” Anna fece finta di nulla ma nel suo intimo sentimenti contrapposti, si era lasciata andare per un fuggevole contatto sessuale che l’aveva lasciata si soddisfatta ma a scapito di Rossana, un bel casino! Il giorno dopo la mattina con una scusa uscì dall’ufficio e da un telefono pubblico chiamò Alberto: “Sentimi bene, il mio è stato un capriccio ma non voglio rovinare la vostra storia, ne soffrirei per  tutta la vita, ti prego di riappacificarti con Rossana, non deve sapere nulla di quello che è successo fra di noi, tutta la mia famiglia ne risentirebbe, sarebbe un disastro, pensaci prima di prendere una decisione.” Alberto in verità stava anche lui soffrendo, Rossana era entrata profondamente nel suo cuore e la loro lontananza era per lui oggetto di forte disagio ed amarezza, decise di far finta di nulla e di andare a prendere Rossana a scuola. Immaginate la scena: la ragazza scioccata prese a correre e, senza aprire la portiera dell’auto, ci si tuffò dentro prendendo in contropiede il buon Alberto che fu meravigliato ma contentissimo, dunque anche lei l’amava profondamente! Rossana quel giorno non tornò a casa sua, disse che sarebbe stata un paio di giorni a casa di una compagna di scuola, solo Anna capì la verità e ne fu contenta, l’armonia della famiglia prima di tutto. Un paio di giorni di fuoco in casa di Alberto: i due mangiarono pochissimo e passavano la maggior parte del tempo a letto. Dopo due giorni Rossana, che nel frattempo non era andata a scuola, si ripresentò candida candida in famiglia. Lucia: “Ti vedo bene, vuol dire che eri in buona compagnia!” Frase criptata che voleva dire tutto!
     

     
  • 10 ottobre alle ore 8:40
    Un amore altruista

    Come comincia:  Ad Alberto M. la mattina appena sveglio accadevano fatti alquanto strani, forse la sera aveva esagerato con il mangiare o con le bevande alcoliche? Quanto mai, era al limite del diabete e seguiva una stretta dieta e allora? Era in quel periodo della vita (cinquanta anni) in cui la memoria fa brutti scherzi nel senso che ha perfetti ricordi degli avvenimenti degli anni precedenti ma non riesce facilmente a memorizzare quelli recenti. Cercava di mascherare questa sua situazione ma la gentile consorte Anna M., di ventisei anni più giovane, lo ‘leggeva’ come un libro aperto e quindi…”Oggi è sabato e non vado in ufficio e quindi apriti con l’amore tuo grande, son tutta orecchie.” “Promesso che non mi prendi per il culo?” ”Giuricchio.”
    “ More solito fai la furba, ad ogni modo dato che mi hai classificato amore tuo grande…ti racconto quello che mi è accaduto. Da questa mattina  appena sveglio mi ronza in testa una poesia del Carducci che ho studiato al ginnasio, recita così: Contessa cos’è mai la vita? È l’ombra d’un sogno fuggente, la favola breve è finita, il vero immortale è l’amor, aprite le braccia al dolente, vi aspetto al nuovissimo bando ed or Melisenda accomando un bacio a lo spirto che muor.’ Siamo nel dodicesimo secolo, il principe di Blaia ‘Rudello’ (già dal nome…), sentiti i racconti di pellegrini che lodavano la bellezza della principessa Melisenda, si era imbarcato su un suo vascello per raggiungerla ma durante il viaggio si ammalò gravemente e, prima di morire, ottiene un  bacio da Melisenda. Un principe con tanti pezzi di f…. che gli girano attorno fa un lungo viaggio per conoscere una mai vista e ci rimette le penne, che ne dici cara, io mi sarei io messo in viaggio…” “Tu sei un pigrone, col cavolo…lasciamo perdere le sciocchezze e servimi a letto un vassoio con bioches, cappuccino e spremuta di arancia.” “Io che ci guadagno?” “Hai detto bene guadagno ma te la devi meritare!” “Ed io svicolo…” “Ed io pure, abbiamo finito di dire fregnacce, vai!” I coniugi M. se la passavano proprio bene da un paio di anni in seguito ad un’eredità (piovuta è il giusto termine) dall’Australia da un parente sconosciuto che aveva cercato i suoi affini in Italia per non lasciare i suoi beni ai parenti colà residenti e così Alberto ed Anna si erano trasferiti da un modesto appartamento di via Colapesce di Messina in un complesso di lusso ‘Il Parnaso’ dove dimoravano i più in di questa città. I più in non comprendevano solo professionisti e gente dalle ottime  possibilità finanziarie ma anche qualche coppia in cui la gentile consorte, decisamente bella (e costosa)  era gentile anche con qualche maschietto di passaggio. Alberto, vecchio mign….ro aveva subito scoperto Elena, bionda alta, bellissima e, a detta di chi la conosceva a fondo, molto cara, ma ne valeva la pena (potendo…). “Se ti avvicini a quella ti cavo gli occhi!” “Sei sempre esagerata, magari uno schiaffone…” “Hai capito benissimo.” E così l’Albertone, anche perché abituato a non pagare le prestazioni femminili, girava al largo. Anna non aveva voluto lasciare il suo impiego al Genio Civile (nella vita non si sa mai diceva lei) e così tutti i giorni, escluso il sabato si recava al lavoro con la nuova auto, un Twingo Renault munita di tutti gli accessori. Anna aveva fatto amicizia con una signora del loro stesso piano che purtroppo era costretta a letto paralizzata per un grave incidente stradale, bella donna bruna dai capelli lunghi. Laura F. questo il suo nome, gradiva la compagnia della dirimpettaia anche perché non riusciva ad aver confidenza con l’infermiera, donna tipo corazziere, rozza, che l’accudiva per qualche ora del giorno. Laura era una donna colta, ex insegnante al liceo classico di materie letterarie parlava tre lingue per essere stata all’estero col padre ambasciatore. Purtroppo suo marito, con la scusa del lavoro (era il rappresentante di importanti ditte alimentari) dopo l’incidente si interessava ben poco della consorte e si era ‘fatta’ un’amichetta molto più giovane della quarantenne consorte. Non vi ho parlato di Alberto: ebbene il non più giovane signore (era  cinquantenne) ex impiegato dell’ufficio delle entrate, ex perché all’arrivo dell’eredità dall’Australia, aveva preferito stare in panciolle e girava con la Jaguar X type munito della fida macchina fotografica Nikon. Aveva fatto amicizia con un fotografo professionista con negozio a piazza Cairoli, il salotto della città, e talvolta seguiva nei suoi servizi Gaetano P. senza guadagnarci nulla, col solo piacere di presenziare a cerimonie varie, prime fra tutte i matrimoni, era diventato anche molto bravo a sviluppare e stampare in bianco e nero, foto apprezzate  dagli intenditori. Naturalmente per un tipo ‘frizzante’ come Alberto la normalità non era di casa e così, dopo la sua presentazione da parte di Anna alla signora Laura, prese a frequentare la sua casa per farle compagnia. In totale assenza del legittimo consorte, era l’unico interlocutore della dama la quale cominciò ad apprezzarlo anche per il suo spirito romanesco (era romano dè Roma, quartiere S.Giovanni). Le raccontava i pettegolezzi sulla gente più in vista di Messina (corna, fallimenti, figli di importanti personaggi che avevano fatto outing  quali omosessuali) e Laura per qualche tempo dimenticava i suoi guai. Inoltre Alberto le leggeva un suo romanzo che era riuscito a farsi pubblicare da una casa editrice in cui raccontava le sue avventure amorose (vere ed anche immaginate) durante il periodo di tre anni in cui era stato ‘Fiamma Gialla’ (finanziere).  Alcuni brani venivano sorvolati perché descrivevano qualche avventura erotica del protagonista, Laura se ne accorgeva e lo pregava di leggerle lo stesso. Una volta la signora diventò rossa in viso per il contenuto di un brano esplicitamente sessuale, Alberto si scusò e stava per andarsene quando: “Non andar via, son diventata rossa pensando al sesso, mio marito non mi…guarda più ed io…”Un pianto silenzioso portò Alberto ad abbracciarla, Laura era paralizzata dalla cintola in giù ma le braccia no, abbracciò il suo vicino di casa e lo baciò lungamente. La signora ci sapeva fare con la lingua ed Alberto, diciamo per compassione in verità perché si era eccitato, le mise in bocca un ‘ciccio’  ben dur col finale prevedibile. Madame si era vergognata ed aveva voltato le spalle al da poco amante, Alberto la rigirò prendendole il viso in mano: “Sei ancora bella e desiderabile.” “Non venire più a casa mia, avere rapporti con te sarebbe piacevole ma farei un grosso torto ad Anna, cerca di capirmi.” Era pomeriggio inoltrato, Anna stava stirando, suo marito al rientro in casa andò in bagno per lavarsi, cosa che non sfuggì alla consorte, le donne  hanno un sesto senso e capì quello che era successo, nessun commento da parte sua. La sera a cena silenzio totale, ambedue davanti al televisore sino alle ventidue quando Anna: “M’è venuto sonno, buona notte.” Da quel momento Alberto evitò le visite alla dirimpettaia, cosa ovviamente saltata agli occhi della consorte che invece seguitava a far visita a Laura. Una domenica mattina: “Vorrei ricordarti quello che ci siamo promessi prima di sposarci: massima sincerità anche se non sempre piacevole, lo ricordi?” “Vai al dunque.” “Laura mi ha raccontato quello che è successo fra voi ed ha giurato che non accadrà più ma…ma… ci sono molti ma. Siamo diventate amiche ed ho capito il suo dramma anche per l’allontanamento del marito hai capito in che campo. Per un attimo mi sono messa al suo posto ed ho provato un dolore profondo anche per la sua solitudine, sai quanto sono stata sempre gelosa di te ma…” “Ricominci con i ma?” “Vieni andiamo a casa di Laura.” Alberto molto sorpreso non disse nulla, non capiva dove sua moglie volesse andare a parare. “Cara amica mia, questo è mio marito, è sempre il mio amore, a me non spiacerebbe se …ti leggesse ancora qualche pagina di quel suo romanzo, sempre se tu sei d’accordo. Oggi ho cucinato qualcosa di buono a base di pesce, ti aiuto ad andare sulla tua carrozzella per portarti a casa mia.” I lucciconi erano spuntati sugli occhi di Laura, quel discorso era stata una chiara ed esplicita autorizzazione a…da donna capì che sacrificio che Anna si era imposta, lei così gelosa! Il lunedì mattina: “Good luck my husband.” Questo il saluto alquanto particolare della consorte di Alberto il quale, dopo un colloquio telefonico con Laura (lei si voleva far lavare dall’infermiera) si presentò all’amante ormai ufficiale la quale era cambiata completamente: ben truccata, capelli raccolti a chignon, profumatissima, sorridente a soprattutto nuda. Aveva ancora un bel corpo dovuto ai massaggi di una fisioterapista. Stavolta niente lacrime o meglio qualche dolorino alla cosina della signora dovuta al calibro di ‘ciccio’, dolorino ben sopportato perché seguito da goderecciate multiple. Laura era completamente cambiata, sempre sorridente con tutti tranne che col marito in via di separazione, anche gli handicappati… 
     
     

     
  • 05 ottobre alle ore 17:17
    Lu... cacaro - Lu... cazzitto

    Come comincia: Era possibile che Lucia M. ed Asdrubale S. litigassero per il nome da imporre ad un figlio, peraltro eventuale in quanto la signora non aspettava nessun bambino. La solita storia alla siciliana (abitavano a Messina). Un nonno di lei si chiamava Luca e prima di morire chiese alla nipote di dare il suo nome ad un nipotino maschio. Come non obbedire alle volontà di un nonno in fin in vita, Lucia era intransigente in merito ma Asdrubale (forse anche pensando al suo nome streus, (è tedesco, andatevelo a cercare!) era contrario e così litigavano o meglio ribadivano pertinacemente il proprio punto di vista. I due coniugi si erano conosciuti in occasione di un guasto all’auto di Lucia che per fortuna era capitato vicino ad una officina meccanica. Asdrubale aveva riparato il guasto e dopo due mesi aveva sposato la bella signorina. Lucia bella lo era veramente: longilinea, altezza superiore alla media, faccino sempre sorridente, occhi grandi e profondi ed anche tutto il resto non era male. Avevano acquistato il piano terra di una villetta a schiera fuori Torre Faro, vicino al mare. Erano stati costretti ad accendere un mutuo ventennale piuttosto gravoso ma Asdrubale, quale capo meccanico di una importante officina meccanica se lo poteva permettere. Purtroppo il padrone dell’officina aveva avuto un infarto e, non più giovanissimo, aveva ritenuto opportuno vendere il locale ad una società che, unitamente ai piani sovrastanti, avrebbe costruito un supermercato e Asdrubale? A spasso! Lucia era figlia di contadini, aveva potuto studiare sino alla maturità classica ma, alla morte del padre non si era potuta iscrivere all’università e non era riuscita a trovare un lavoro, di questi tempi! Asdrubale si era venduto la Giulietta a lui tanto cara ed aveva acquistato un motorino di seconda mano per andare a Messina a cercare lavoro ma con scarsi risultati, altre officine meccaniche avevano chiuso per mancanza di lavoro, avevano in mano il settore i  concessionari di marche di auto che però avevano già pieno l’organico di meccanici e così… I coniugi S. avevano conosciuto un signore cinquantenne Alberto M. che abitava il piano superiore della villetta a schiera, un vero signore: occhiali cerchiati d’oro, viso aperto e sorridente, un po’ di pancetta da cavaliere del lavoro qual era, ex proprietario di una gioielleria che a cinquant’anni aveva preferito lasciare al nipote; era vedovo senza figli, benestante con proprietà in campagna ed appartamenti in città. Lucia capì che doveva far qualcosa per mandare avanti la famiglia e così si presentò al cavaliere Alberto prospettandogli la sua posizione finanziaria e chiedendogli se potesse aiutarlo in casa per raggranellare quanto basta a sopravvivere. Signori si nasce (Totò) ed il cavaliere M. signore lo era nato. Comprese la situazione e disse a Lucia che aveva bisogno di una cameriera ed anche di una cuoca, a comprare la merce per mandare avanti la casa di avrebbe pensato lui. Al ritorno Lucia abbracciò Asdrubale: “Sono stata assunta dal cavaliere M, farò le pulizie a la cuoca, trecento €uro a settimana che ne dici? Asdrubale non aveva messo in conto che sua moglie potesse fare la sguattera ma almeno non doveva andare in città distante venti chilometri a fare la commessa per molto meno e stando tutto il giorno in piedi, anche se malvolentieri disse che era d’accordo. La mattina dopo Lucia alle otto si presentò a casa del cavaliere. “Mi sono sbarbato dopo la doccia per avere un aspetto meno spiacevole…” “Cavaliere debbo invece farle i complimenti a quarant’anni…” “Mon petit chou, scusa il francese,  aggiungi dieci anni e ti troverai nel vero ma lasciamo perdere i complimenti, in passato veniva una donna a far pulizie ed a cucinare ma era un disastro, spero che tu…nel frattempo fammi una lista dei prodotti che ti occorrono per la pulizia e per cucinare, ci sai fare in arte culinaria? Non volevo fare lo spiritoso…” “Mi arrangio un po’ in tutto e poi ho buona volontà.” Dalla finestra Lucia vide uscire dal garage posteriore una Maserati nera, caspita che lusso, un giorno le sarebbe piaciuto…Si mise subito al lavoro, l’appartamento era disordinato e sporco, dopo tre ore era irriconoscibile, ben lustra e ordinata. Al rientro del padrone di casa un: “oh… oh, bravissima ed ora cuciniamo quello che ho acquistato.”  Venne fuori un pranzetto niente male tutto a base di pesce, risotto, contorno e frutta e per finire dei cannoli e una bottigiglia di spumante. “Cavaliere cosa festeggia?” “Cosa festeggiamo: ho trovato una…collaboratrice eccellente, porta qualcosa a tuo marito.” Il motorino di Asdrubale non c’era. “Mangerà qualcosa a cena, sta fuori casa a cercar lavoro, talvolta non viene a pranzo.” Che il marito di Lucia stesse fuori solo a cercare lavoro era piuttosto improbabile, spesso tornava la sera un po’ brillo, ormai in casa c’era chi portava il conquibus. Conseguentemente  Lucia passava la maggior parte del tempo della mattina col cavaliere che un giorno: “Ti vedo un po’ trascurata, quant’è che non vai da un medico e dal ginecologo? Alla tua età…” “Un motivo c’è e può immaginarlo.” “Prenderò per domani un appuntamento con la mia dottoressa di base e con un ginecologo mio amico, ora vatti a riposare.” Ma quale riposare, Lucia stesa sul letto fantasticava, che poteva succedere con Alberto, distinto, signorile, pieno di gentilezze nemmeno da paragonarlo col grezzo marito in quale di lì a poco entrò in casa. “Come va il lavoro, sottolineando lavoro con una risata.” “Furbacchione non c’è niente da ridere, se non ti va bene quello che faccio va fuori di casa dato che chi porta la pagnotta sono io, tu fai il magnaccia e rompi pure le scatole, da domani niente più soldi per te, vatteli a guadagnare!” “Ma no stavo scherzando.” Asdrubale capì chi aveva il coltello dalla parte del manico e venne a più miti consigli, veniva a casa, mangiava, dormiva ed il giorno dopo, presi i soldi che la moglie gli dava, spariva. A Lucia la cosa in fondo andava bene, ormai aveva capito come sarebbe stato il suo futuro o meglio lo sperava. E così fu. “Mia cara stamattina abbiamo appuntamento con la dott.ssa Riva e col  dr.Grillo, due amici. La dottoressa confermò il perfetto stato di salute della signora, una leggera infiammazione alle tonsille curabile con uno spry. Il dr. Grillo, dopo la visita ginecologica, fece entrare nello studio Alberto. “Tua nipote ha una leggera infiammazione, le ho prescritto degli ovuli e, a sua richiesta, un anticoncezionale, quando puoi portami del buon Lambrusco che fai venire da Reggio Emilia, ciao a tutti e due e …buona fortuna.” Quest’ultima frase fece capire ai due che..aveva capito tutto. In farmacia dal dr. Frate amico pure lui di vecchia data e poi rientro in auto: “Qui ci sono i tuoi medicinali.” “E quello?” “È per me…un aiutino…” Non ci voleva tanto a capire che a cinquanta anni qualche problema di…poteva capitare. Nel frattempo lo stipendio di Lucia era aumentato di molto ma la differenza la ragazza lo lasciava in un cassetto della scrivania del suo anfitrione, non voleva che Asdrubale…Passato un mese: “Mio caro, posso chiamarti così? La pillola anticoncezionale sta facendo il suo effetto e quindi…”Alberto un po’ stupito baciò affettuosamente Lucia. “Non ci speravo, credevo che un vecchio ti facesse un po’…” “La signorilità non ha età e poi penso che mi sto innamorando di te.” “ Vorrei fare una doccia insieme e poi…” E poi a letto: “Hai una corpo bellissimo, sei uno spettacolo, se vorrai sarai il bastone della mia vecchiaia, penso che potrò liquidare tuo marito con un bel po’ di soldi che sicuramente non rifiuterà, ormai avrà capito che tra voi tutto è finito.” Il loro primo rapporto fu di una dolcezza infinita, Alberto cominciò a baciare Lucia in bocca poi a lungo sulle tette piccole e deliziose oltre che molto sensibili tanto da far provare alla padrona un orgasmo. “Non mi era mai capitato…” Alberto seguitò con un cunnilingus prolungato, altro orgasmo e poi, con l’aiuto della pillola blu un’entrata trionfale nella bagnatissima gatta. Finale roseo: Lucia aveva imparato a guidare la Maserati, vestiva in modo elegante ma sobrio e si faceva vedere in giro al braccio di Alberto sempre più impettito e felice. “Puellae veteribus vigorem donant.” Non vi sforzate a ricordare chi l’ha detto, l’ho inventato io!

     
  • 04 ottobre alle ore 8:58
    Un harem all'italiana

    Come comincia: Alberto M. e Sofia M. erano affacciati al balcone di casa, lato mare, e si stavano godendo lo spettacolo dello Stretto di Messina durante un pomeriggio di giugno piacevolmente caldo: transito di traghetti e di aliscafi, motoscafi privati e barche di pescatori, per lo più dilettanti, in panorama idilliaco e distensivo quando: “Sofia il telefono”La signora ritornò sul balcone dopo un bel po’ di tempo sorridendo. “Fa ridere anche me, ti vedo particolarmente allegra.” “Lo sarai anche tu quando ti dirò che era la tua ex…” “Quale ex…non ho ex.” “La tua ex moglie l’hai dimenticata?”
    Dopo un  lungo silenzio: “Che voleva dopo tanti anni e non mi risulta che ci siamo lasciati in buoni rapporti.” “La signora mi ha fatto tanti complimenti per arrivare al punto, vuol venire a Messina e riprendere i vostri rapporti possibilmente amichevoli, il tempo cancella il passato.” “Ecco mo me diventa puro filosofa.  (Alberto non aveva dimenticato la sua origine romana) che le hai risposto?” “Per me va bene.” “Io non ci capisco più nulla, forse non ho ancora scoperto la filosofia delle femminucce ma se sino a qualche tempo fa…” “Tempus delet praeteritum.” “Lascia perdere il latinorum come diceva Renzo a don Abbondio , lo sai che ho fatto ragioneria, traduci.” “Il tempo cancella il passato.” “In altre parole sei d’accordo ma se fino a ieri…” “Oggi è oggi, vorrei vivere in pace con tutti e poi sarà divertente!” Alberto passò la notte in bianco, si alzò dal letto e rimase a dormicchiare sin quando Sofia lo svegliò con un bacio, almeno il risveglio era stato piacevole. “Vado al lavoro, oggi pomeriggio il grande avvenimento ah ah ah.”Sua moglie era addetta alle vendite di un grande magazzino” Alberto, cinquantenne, ex maresciallo della Guardia di Finanza ritornava spesso in caserma perché, in qualità di fotografo, riprendeva (con i suoi attrezzi , la G. di F: non aveva soldi sul capitolo) gli arrestati e le varie cerimonie, insomma era sempre di casa ben accetto dai colleghi e dal comandante del Gruppo Provinciale. “Arbè che stanotte sei andato a mignotte, sei pallido…” Ti pareva che non incontrava Nando un ex collega romano simpatico ma rompi c. “No, t’ho sognato e me sò ridotto così, annamo al bar, t’offro n’ caffè.” “Veramente non ho ancora fatto colazione.”  “T’offro la colazione rompiballe e scroccone.” In fondo erano amici, i soli romani fra tanti burini (come dicevano loro). Alberto lavorò sino alle 11 in laboratorio e poi rientrò a casa, doveva preparare qualcosa da mettere sotto i denti per lui e per la gentile consorte, aveva imparato a cucinare quando, da finanziere, era in forza al distaccamento di Lago Matogno a 2.000 metri sopra Domodossola. La compagnia della pipa, dopo mangiato, era un distensivo per il prode Alberto e così lo studio, unico locale in cui gli era permesso di fumare, si riempì di un piacevole fumo odorante di buon tabacco. Al computer fece un giro per controllare la posta, i movimenti del suo (del loro) conto corrente rimpinguato dai soldi della dolce consorte che aveva ereditato da un nonno che le era molto affezionato. Alle 17 entrò nel cortile una Jaguar XF berlina rosso fuoco, alla guida una Aurora S. smagliante, sorridente, allegra e ben truccata, (sicuramente era passata in un istituto di bellezza, ci teneva a fare bella figura, oggi le cinquantenni…Alberto rimase nello studio mentre Sofia dal balcone fece cenno ad Aurora di entrare nel garage. Complimenti reciproci sino a che punto sentiti? L’ospite “Cara il matrimonio con Alberto ti ha ringiovanita, sei uno splendore.” Anche tu non scherzi, merito di chi?” “Nessun maschietto se è quello che volevi dire, vediamo casa tua.” Aurora aveva i capelli castani un po’ arricciati, il viso truccatissimo con gusto in cui spiccavano due labbra ben messe in evidenza, vita stretta, ed il resto del corpo piacevole da guardare. Finalmente Alberto uscì dal suo guscio e: “Ciao Aurora.” “Pensavo ad un saluto un po’ più affettuoso, dopo dieci anni si dimenticano la spiacevolezze passate.” “Sofia ti farà vedere casa, io vi aspetto nel salone.” Alberto mise su musica brasiliana che era la preferita da Aurora e quando questa entrò: “Vedi che quando vuoi sei affettuoso ti sei ricordato delle mia preferenze musicali.” Nel frattempo aveva bussato il portiere Fulgenzio con delle buste in mano, un saluto generale togliendosi il cappello e poi dietro front, non aveva nulla del classico portiere chiacchierone, sapeva tutto di tutti ma se lo teneva per sé tranne qualche volta quando Alberto con un cinquantino in mano domandava notizie di… “Alberto ha prenotato in un ristorante di Ganzirri, si mangia molto bene, il padrone è un amico, se vuoi andiamo con la Jaguar, preferisco non presentarci tardi altrimenti rischiamo di passare ore al tavolo. Alle 20,30 entrata nel salone, un tavolo col cognome di Alberto. Carmelo il proprietario si presentò con un mazzo di fiori ma vedendo due femminucce: “Non pensavo ci fossero due signore altrimenti…” Carmelo lascio perdere i fiori non edibili (a questa parola Carmelo fece segno con la mano per dire che c. vuoi dire) ma poi fece i complimenti alla nuova arrivata. “Alberto ha avuto sempre buon gusto in fatto di donne, scusate la gaffe  volevo dire…” “Lo sappiamo quello che volevi dire, questa Aurora la mia ex moglie.” Questa volta Carmelo, suo malgrado, riuscì a fare l’indifferente e presentò  il menu del giorno. A fine pasto uno spumante con pasticcini offerti dal trattore e rientro a casa. "È tardi per rientrare a Spadafora dove abito, se me lo permettete dormirò sul divano." Proposta accettata, tutti a nanna. La mattina seguente Sofia al lavoro, Alberto e Aurora a poltrire nei relativi giacigli sin quando  la ex (son sempre le femminucce a prendere l’iniziativa) si presentò in camera da letto. “Toc toc, posso entrare?” Alberto stava supino con le braccia dietro il collo con lo sguardo in alto sul soffitto. “Aurora ancora in camicia da notte avuta in prestito da Sofia si avvicinò al letto sedendosi su una poltrona. “Dopo dieci anni avremo pure qualcosa da dirci.” “Si quanti maschietti di sei fatta nel frattempo?” “Sei partito col piede sbagliato, non voglio sembrare patetica ma tu sei stato il solo amore della mia vita, ci siamo lasciati per le continue liti non per altri motivi.” “Vuoi dirmi che da allora…” “Provare per credere…” Un chiaro invito, ambedue all’unisono ognuno in una toeletta a farsi il bidet e poi a letto. “Adesso ti accorgerai se ho detto la verità, in fatti Alberto faticò un poco a penetrarla gatta della signora malgrado lubrificata da un precedente cunnilingus.Godferecciata gigante come ai bei tempi, sicuramente era stato quello lo scopo di quella telefonata, Aurora aveva vinto la sua battaglia anche perché…”A letto com’è tua moglie?” “Solo quando non ne può fare a meno da quando è in meno pausa poi quasi niente.” “Povero Albertone mio ci sarà sempre vicino quella gran mignottona di…” “Non sei una mignottona sei stata il mio amore per molti anni, venendo a Messina mi hai messo in crisi anche se non penso che Sofia faccia delle storie per i motivi sopra detti, invece di andare in giro…” “A proposito di andare in giro, andiamo a comprare un buon divano letto, quello che hai non si apre.” Con la Jaguar andarono in un fornito negozio della circonvallazione, pagando una somma in più il nuovo divano venne subito portato a casa con ritiro del vecchio, tutto a posto. Al suo rientro Sofia non fece nessun commento sull’acquisto, buon segno. Il pomeriggio Aurora rientrò nella sua casa di Spadafora con l’impegno di tornare il giorno dopo. Alberto a cena era taciturno, si può essere anticonformisti quanto vuoi ma… “Ho capito perfettamente che avete usato il nostro letto, d’ora in poi usa il divano…” Quello era un imprimatur vero e proprio al rientro di Aurora a casa loro, Alberto all’inizio pensò ad un trio poi ricordando la freddezza sessuale di Sofia capì che non c’era nulla da fare ma, tutto sommato, gli andava bene così. La ex e Sofia erano benestanti con lasciti dai relativi parenti, lui si contentava della pensione e di una cinquecento Fiat, sua moglie una Volkswagen UP piccolina adatta per il posteggio. ‘Un giorno dopo l’altro il tempo se ne va…’ Tenco aveva ragione. Fulgenzio ogni tanto passava e: “Avete bisogno di nulla?” Non erano i coniugi M. ad aver bisogno ma lui in termini monetari,  regolarmente fornito di qualche cinquantino ne versava una parte, da cristiano osservante, alla vicina chiesa dove si recava tutte le mattine dalle nove alle undici lasciando la figlia Adriana, da poco diciottenne, a guardia della guardiola. Adriana non condivideva i sacri principi religiosi del padre, orfana di madre, iscritta all’Università era di larghe vedute in tutti i campi non escluso quello sessuale. Ovviamente aveva notato l’arrivo di Aurora in casa di Alberto, aveva fatto domande al padre che era stato molto vago e quindi un giorno che moglie e la ex moglie di Alberto erano lontane da casa. “Toc toc posso entrare’” “Vieni parliamo un po’, vedo che negli ultimi tempi sei cresciuta…” “È da vario tempo che son cresciuta solo che lei non mi degna di uno sguardo.” “Vieni qui sul divano e raccontami di te, hai un boy friend?” “Si ma pur essendo belloccio  ne sa poco in fatto di sesso, gli devo insegnare tutto io e poi è un po’ scarso…vorrei fare un paragone col suo, permette?” e nel frattempo aveva messo una mano sull’apertura del pigiama di Alberto che sorpreso, diciamo pure piacevolmente sorpreso, si mise a ridere a mise a disposizione di Adriana il suo coso che pian piano stava aumentando di volume sino a quando…”Ma questo è un mostro, quello del mio fidanzato forse è la metà, vorrei provare se mi fa male, mi scusi mi tolgo gli slip e lei il pigiama, …ci vada piano nel frattempo.. il solito cunnilungus per lubrificare e poi entrare, ‘cum juicio (Manzoni)’ sino al finale schizzo godereccio sul collo dell’utero. “Vai facile, prendo la pillola.” Dopo la seconda goderecciata Adriana  recuperò gli slip e sparì da casa. Ad Alberto pareva di aver sognato in pochi giorni due avvenimenti avevano cambiato la sua vita, sicuramente in meglio e soprattutto senza problemi, questa volta Mercurio, il suo dio pagano, l’aveva aiutato. A letto con Sofia: “Ho immaginato quello che è successo, ormai avrai capito che la menopausa mi porta a non apprezzare il sesso ma ti amo come prima e forse di più non è un  assioma, l’importante che non ti innamori di qualcuna, ne soffrirei da morire.” Come darle torto, intanto sfruttare la situazione, vecchio zozzone! La situazione era foriera di cambiamenti infatti al rientro di Aurora, la sera, a cena: “Ho rincontrato una vecchia amica di quando ero sposata con Alberto, mi ha fatto un sacco di feste, vorrei invitarla qui, è una simpaticona, sempre sorridente anche se sfortunata ma fino ad un certo punto: suo marito è morto ma le ha lasciato un bel po’ di quattrini. “Ci sono in giro troppe signore single e quattrinose in cerca di…” “No  certo di mariti, oggi per noi i maschietti sono come i fazzolettini di carta: usa e getta.” Alberto: “Complimenti per questa filosofia, l’avete copiata dai maschi, nes pas?” Il sabato sera successivo invito all’amica di Aurora che si presentò puntuale alle 20. Nascosta dietro un gran mazzo di rose bianche apparve Ambra. Al suo apparire la pressione di Alberto arrivò alle stelle e il poveraccio divenne rosso in viso con gran ridere di tutte le signore. “Scusate, un colpo di pressione, vado a mettermi il ghiaccio in testa.” “Non è che mi fate rimanere vedova…” e tutte e tre le femminucce a ridere, Ambra era stata per Alberto anche lei un’amica… particolare, non ci voleva molto a capirlo. Le signore a tavola compunte, Alberto si era cambiato la camicia, aveva sudato, non ci furono commenti se non acclamazioni alla buona cucina di Aurora che si era voluta esibire in arte…culinaria. Alberto cercò, con calma, di inquadrare la situazione, ormai tutte e tre sapevano di tutto e quindi…nessun problema. Avevano lui e le signore preso l’abitudine di uscire con la Jaguar per andare al centro a fare spese, Alberto  si limitava a guardare  i capi di vestiario e le scarpe che le signore provavano e poi compravano, fatti loro. Naturalmente il vicinato ci ricamava sopra ma il quartetto se ne fregava altamente, Fulgenzio riferiva ad Alberto i pettegolezzi conseguenti ad invidia soprattutto dei maschi dell’isolato, meglio essere invidiato che…Una mattina, Sofia al lavoro, Aurora decise di ritornare a casa sua a Spadafora per sistemare alcune cose, una evidente bugia per lasciare soli Alberto ed Ambra i quali, ovviamente, approfittarono dell’occasione per usare il sofà  di Aurora per un …riposino, il letto matrimoniale era off limits. Ad Aurora L’antica voglia di sesso col tempo non si era pacata molto probabilmente anche per le poche attenzioni del marito malato e lo dimostrò subito con mettere in atto varie posizioni del Camasutra, la sua specialità però era la goderecciata col popò, forse era come Linda Lovelace  nel film ‘Gola profonda’  che aveva il clitoride nella gola, lei nel didietro. Al rientro di Sofia, ; “Ti vedo un po’ giù forse di …pressione, ho comprato un Lambrusco favoloso, un brindisi, alla nostra…” Non finì la frase era difficile specificare a che cosa brindare. Aurora ed Ambra talvolta dormivano insieme, Alberto ovviamente nel letto matrimoniale con la legittima consorte che si accontentava di abbracci affettuosi. Il finale col botto: una mattina le signore si presentarono nude e profumate al cospetto di Alberto che le …punì severamente, inizio della formazione di un harem all’italiana!

     
  • 29 settembre alle ore 10:47
    Eraclito da Efeso avevi proprio ragione

    Come comincia: ERACLITO DA EFESO
    Che ne dici:
    degli ex abitanti del Limbo? Sono sicuramente in Paradiso dopo la soppressione di un luogo così ovattato senza piaceri né dispiaceri ma pur sempre, per tanto tempo, in punizione per mancanza sulla loro testa di acqua benedetta;
    della povera Maria Vergine in mezzo alle nuvole, tanto invocata ma sempre sola dopo aver avuto un figlio senza nemmeno un po' di piacere;
    del povero Giuda condannato agli Inferi, tanto vituperato ma senza colpa per una sorte a lui predestinata;
    del povero Allah costretto a cercare vergini per gli eroi mussulmani morti in battaglia, veramente tante le 42 vergini per ognuno, dove le trova? A meno che non le ricicli con un piccolo intervento chirurgico...ma non sarebbe serio!
    dei mussulmani costretti ad aborrire carne di maiale ed alcolici; sicuramente contenti i suini, un po’ meno i viticultori;
    dei poveri preti pedofili, forse avrebbero preferito un sano rapporto con femminucce...
    di quel simpaticone di Padre Pio costretto agli onori degli altari, con molti oboli da parte dei creduloni, invece di essere curato per schizofrenia come accertato con pareri medici di dottori del Vaticano;
    dei mussulmani preganti a pecoroni, se capitasse loro di dietro un omo arrapato?
    Eraclito avevi proprio ragione tremila anni fa, il popolo è ignorante oggi come allora!

     
  • 20 settembre alle ore 15:14
    L'anticonformista

    Come comincia: Conformista ci si nasce o si diventa? Sembra la storiellina dell’uovo e della gallina, Alberto M. c’era sicuramente nato, il suo era un anticonformismo creativo. Sin da piccolo riusciva a venir fuori dai rigidi schemi in un paese governato da un dittatore (l’Italia); col fascismo non si scherzava, nemmeno i giovanissimi potevano prendere in giro il partito e i suoi aderenti per non parlare della finta moralità. In questo campo aveva dato un  esempio a sei anni quando lungo il corso di Jesi (An) città marchigiana in cui abitava con i genitori, seri professionisti, lasciando di colpo la mano della mamma era andato ad infilarla fra le gonne di una signora nota per la sua moralità. Conclusione: disperazione soprattutto da parte del padre che si era profuso in profonde scuse. Anni addietro per uno sgarbo simile era possibile essere sfidati a duello, forse in questo caso, data l’età del giovan impertinente…Non era stata la sola volta: davanti alla scritta su un muro ‘W LA GUERRA’ l’aveva interpretata a modo suo a voce alta con ‘ABBASSO LA GUERRA’ offesa al regime subito rilevata da un facinoroso fascista di passaggio che pretese le scuse del nonno Alfredo ex commissario di P.S. e fervente antifascista.Alberto era un lettore nato e nella biblioteca paterna aveva trovato una pubblicazione riguardante l’ascesa al potere in Russia del Comunismo che lesse avidamente per poi riversare le idee apprese in un tema in classe in cui si chiedeva invece di tessere le lodi del fascismo, regime amico del popolo. Altre scuse formali di papà Armando che s’era rotto le scatole a dover rimediare alla gaffes del figliolo e così gli impose più rigide regole di comportamento ma come fermare il vento? Volete sapere l’ultima, la più salace:Il paese dove abitava la famiglia era ‘dotato’ di un ‘casino’ o ‘casa di tolleranza’ che dir si voglia alla quale facevano capo non solo gli scapoli ma anche membri sposati di famiglie morigerate, naturalmente in assoluto incognito e con la complicità di Lalla, maitresse della casa proveniente da Forlì, da tutti ben conosciuta. Ebbene un dopocena la famiglia M. al completo era seduta all’esterno del miglior bar del paese a godersi le delizie di un buon gelato ben gradito per temperare il calore di un agosto particolarmente caldo. Ad un certo punto, scese da due carrozze a cavalli entrarono nel bar sei ‘ragazze scortate dalla famigerata Lalla, ragazze che si infilarono dentro i locali del bar. Toni aveva sentito i grandi parlare della ‘quindicina’ del ‘Villino Azzurro’ (il casino) ossia il tempo in cui quelle signorine esercitavano la loro professione per poi trasferirsi in altra casa. Che ti fa Alberto: si presenta dinanzi al gruppetto seduto ai tavoli e con notevole faccia tosta : “Benvenute signorine puttane!” Un silenzio di tomba, Toni preso per un orecchio fu portato precipitosamente a casa e oggetto di una punizione corporale. Papà Armando alla consorte Mecuccia (diminutivo di Domenica): “Non si può andare avanti così, non vorrei essere chiamato dal segretario del partito con conseguenze inimmaginabili, ho deciso Alberto andrà a studiare a Roma dalla zia Armida  (era la vedova del fratello Alberto capitano di Artiglieria morto di tifo). Col primo treno del mattino mamma e figlio si imbarcarono sul treno Ancona – Roma per approdare dopo sei ore a Roma in via Taranto 8, dimora di sua zia Armida S. e della madre Maria R. ricca proprietaria terriera vedova di Sinesio, famoso mignottaro, proveniente da Grotte di Castro in provincia di Viterbo. Alberto fece presto ad ambientarsi; fu iscritto alla quarta ginnasiale di un istituto in via Cavour, classe mista in cui ebbe la ventura di essere compagno di banco di certa Maria D. di famiglia rigorosamente cattolica, bruna, capelli a treccia, viso tondo, decisamente ingenua perché sino alla terza media aveva frequentato un collegio di monache. Naturalmente sin dall’inizio delle lezioni fu il bersaglio preferito di Alberto. La baby tutte le mattine, prima di recarsi in classe,  andava ad inginocchiarsi in chiesa come era stata abituata dalle monache. Non l’avesse mai fatto! Alberto riferì la cosa al professor Gatti, anarchico ateo di lungo corso (sempre in lite col professore di religione) che dopo un burbero “Vai a posto”  interrogava la ragazza a ‘levapelo’. Maria che anche per l’eccessiva timidezza rispondeva a monosillabi, si  beccava un bel quattro. “La prossima volta invece di andare in chiesa studia di più!” la redarguiva il professore. Finiva qui? No ad Alberto un giorno saltò l’uzzolo di scrivere una barzelletta ‘zozza’ e di posizionarla nel diario della poveretta che fu sorpresa dal professore Gatti mentre la leggeva, ve la trascrivo: “Tre sorelle mentre viaggiavano in auto ebbero un incidente stradale con conseguenza morte delle tre. Presentatesi a San Pietro furono da questi interrogate: “Tu che hai fatto nella vita?” “L’ho data ai militari.” “Bene in Paradiso per amore di Patria e tu?” “Ho l’ho data ai preti.” “Bene in Paradiso per amor di Dio e tu?” “Io sono vergine.” “Vergine, che hai preso il Paradiso per un pisciatoio, all’Inferno!” Il professor Gattii:“Ah ti dai pure alle barzellette zozze, dal Preside con tre giorni di sospensione.” Stavolta Alberto capì la carognata e si recò dal professore per scusare la povera Maria che non c’entrava nulla, ebbe solo un rimprovero orale. Al piano superiore di Alberto abitava una famiglia  composta da tre persone: padre Anselmo, non più giovanissimo, proprietario terriero in quel di Pesaro quasi sempre lontano da casa, dalla consorte tedesca Ingrid quarantacinquenne, ancora piacente  e disponibile e dal figlio Alfonso laureato  impiegato in una farmacia in via Nazionale. Alberto prese a frequentare il piano superiore anche perché la dama, accanita fumatrice, le offriva volentieri una sigaretta ‘Sport’, la sua preferita. Alberto nipote di nonni mandrilli non era da meno in fatto di sesso ma non avendo compiuto il diciottesimo anno di età per frequentare un’casino’ si limitava a ‘zaganelle’ che ovviamente non lo soddisfacevano completamente ed allora… guardava con insistenza la ancor bella Ingrid che, da vecchia volpona, capì la situazione e ogni giorno di più si faceva trovare  sempre più discinta sin quando un pomeriggio aprì la vestaglia e sotto la vestaglia niente o meglio tante belle cose. Alberto, impietrito sul divano,  notò il suo ‘ciccio’ aumentare notevolmente di volume e fu ‘investito’ dalla risata divertita di madame. “Vieni da mammina tua, non ti vergognare” e prese ad aprire la patta da cui uscì un cosone. “Cavolo ce l’hai grossissimo per la tua età”e prese a baciarlo ma poco dopo si trovò la bocca ripiena di un liquido caldo che ingoiò senza problemi (evidentemente amava le vitamine). Ciccio restò 'in armi' e frau Ingrid pensò bene di infilarselo nella sua  cosina vogliosa, calda e bagnata, insomma una prima volta da sogno. A quell’età farsi una signora era stato per Alberto come toccare il cielo con un dito e la situazione incominciò a ripetersi abbastanza spesso in occasione dell’assenza da casa del marito e del figlio di Ingrid ma…Alberto cominciò a dimagrire visibilmente e la zia Armida lo condusse dal medico di famiglia che, dopo una visita accurata, pregò la zia di lasciarlo solo col ragazzo. “Giovanotto ti dai troppo da fare, diminuisci le ‘prestazioni ‘ altrimenti puoi diventare tubercoloso!” Anche frau Ingrid fu portata a conoscenza della situazione e così decise di regalare alla famiglia Sciarra parte della buona carne che il marito portava dalle sue terre, la salute di Toni migliorò notevolmente anche senza rinunziare alle gioie del sesso. Che fine aveva fatto la signorina D.? Maritata ad un cattolico integralista, in sei anni ‘aveva sfornato’ quattro figli, (due coppie di gemelli) per poi rimanere vedova, non era nata sotto una buona stella!
     
     
     
     

     
  • 15 settembre alle ore 8:55
    Dopo il dolore l'amore

    Come comincia: Alberto era in dormiveglia, un cono di luce filtrava dalle tapparelle, tutta la notte passata a rivoltarsi nel letto, squillò il telefono. La cornetta cadde per terra, nervosamente la recuperò, una voce maschile: “Sono il dottor Basile medico di guardia del ‘Papardo’ è lei il signor Alberto M.? “Sono io mi dica. “ “Vede io…” “Non la faccia lunga mi dica le novità su mia moglie!” “Purtroppo…è deceduta, condoglianze.” La cornetta impattò violentemente contro il muro, questo fu l’unico gesto di Alberto; stette cinque minuti immobile  poi telefonò al suo amico Franco:”Mara è morta, non ho voglio di rivederla, vieni a casa mia.” Franco aveva le chiavi della porta d’ingresso, si sedette su una poltrona in attesa di… “Voglio ricordare mia moglie da viva, questo è un assegno in bianco, provvedi con le pompe funebri e l’annuncio sul giornale e tutto il resto, agli amici che verranno domani in chiesa dì che sto malissimo e che il dottore mi ha praticato delle iniezioni calmanti ma che non sono in grado di uscire, questa è la chiave della mia cappella al cimitero. Franco si congedò con un segno della mano, si conoscevano troppo bene, tra di loro non c’era bisogno di parlare. Alberto era maresciallo della Guardia di Finanza di stanza a Messina, Franco I., più giovane di venti anni, rivestiva il grado di brigadiere, più che amici erano come padre e figlio. Alberto anni prima, per non essere trasferito continuamente per sostituire i colleghi in licenza, si era inventato la professione di fotografo ufficiale della Legione di Messina nel senso che, pratico di foto sin da bambino, aveva però bisogno di essere formalmente nominato ‘capo laboratorio fotografico’. Presentata la domanda, fu chiamato a Roma per l’esame e ritornò a Messina con un sorriso a trentadue denti mostrando al Maggiore Fava S., Aiutante  Maggiore, l’attestato. “E con questo che vuol significare?” “Niente più trasferimenti, lo prevede la circolare 6.000 del Comando Generale, posso offrirle da bere?” La presa per il c. era evidente, il maggiore, nero in viso (non aveva mai avuto molta simpatia per Alberto molto probabilmente perché piccolo, brutto e antipatico al contrario del suo interlocutore) congedò Alberto con un segno della mano. Il problema sorse nei giorni successivi quando al suo normale lavoro di capo sezione si aggiunse quello di fotografo che si esplicava anche con voli sugli elicotteri per cercare di localizzare piantagioni di droga e sulle motovedette per fotografare natanti sospetti, oltre che per ritrarre gli arrestati e riprendere cerimonie ufficiali, e così si guardò intorno per avere un aiuto. Da sempre convinto che i paesani sono, per motivi contingenti più furbi dei cittadini, scovò fra i suoi dipendenti un brigadiere appunto Franco  I. il quale: “Maresciallo non ho mai preso in mano una macchina fotografica.“ “In due mesi sarai più bravo di me.” E così iniziò l’amicizia fra i due. Franco era originario di Giampilieri Superiore, un mucchio di case abbarbicate su una montagna distante da Messina dieci chilometri, Alberto aveva preso l’abitudine di passare il week end in quella frazione portando con sé la consorte Giada S. che fece subito amicizia con la moglie del brigadiere, Maria C. e le due figlie Melania ed Antonella di anni sette e cinque, due ragazzine socievoli. Alberto e Giada ormai avevano preso la cittadinanza Giampilierota, lì passavano  la maggior parte delle feste fra banchetti e bevute insieme ai parenti dei due anfitrioni.
     Il giorno successivo del luttuoso evento Alberto chiamò il portiere e gli chiese se gentilmente poteva andare a comprare la Gazzetta del Sud, nei necrologi apparve per prima la foto di Giada (chissà dove Franco l’aveva scovata) e le solite condoglianze da parte dell’Amministratore del condominio, dei parenti (evidentemente avvisati da Franco) e degli amici. Franco la sera ritornò a casa di Alberto e fece il resoconto della cerimonia:  col microfono aveva giustificato l’assenza del marito della defunta per un collasso cardiaco e che il medico curante gli aveva proibito di alzarsi dal letto. Alla fine della cerimonia la solita sc. azzi propose di telefonare al vedovo per le condoglianze, nessuno approvò la richiesta e così pian piano i presenti ritornarono nelle loro auto Alberto stava veramente male, quando andò in bagno  vide un viso sconvolto dal dolore, era irriconoscibile, non mangiava da due giorni. La solita vicina intraprendente si rese conto della situazione e si presentò alla porta di Alberto  con due piatti fumanti: “Se lei non mangia seguirà presto sua moglie, venga in cucina le faccio compagnia.” Arianna era toscana, una bella bruna piuttosto alta, viso sempre sorridente e dal corpo atletico (era professoressa di ginnastica). Alberto a occhi chiusi nicchiava, Arianna usò le maniere forti: “Ho capito la imboccherò io, apra la bocca,” sembrava una maestra con un alunno recalcitrante. “Ho capito come farle aprire la bocca, lo baciò a lungo cosa che Alberto non si aspettava ma non protestò. Alla fine del pranzo Arianna si presentò a tavola due caffè fumanti: “Ora la vedo meglio. Le offro una  Turmac ovale, le porta mio marito dalla Svizzera, sono eccellenti.” La intraprendente vicina accese due sigarette e ne mise una in bocca ad Alberto che sembrava essersi un po’ ripreso. “La trovo già meglio, le faccio ancora compagnia, mio marito Vanni viaggia su treni internazionali ed oggi dovrebbe essere a Lugano…, siamo sposati da due anni, non abbiamo figli a Vanni dispiace a me…no, non sono nata per fare la madre. Le porterò qualcosa di leggero per cena ed anche del buon Chianti, vada a riposarsi. Alberto come un automa seguiva le istruzioni della vicina, Arianna lo coprì con le coperte e ritornò a casa sua.
    Alle 20 precise si ripresentò con la cena: un pollo novello con patate ed una cofana di verdure varie e del pane sciapo toscano. Alberto anche se di malavoglia mangiò qualcosa e si fece convincere a bere del buon Chianti, Arianna riempiva il bicchiere e lui…lo svotava sinchè si sentì un po’ brillo. “Ora a letto, il pigiama l’ha addosso si infili sotto le coperte, le farò un po’ di compagnia se non le dà fastidio…Alberto si addormentò ma ad un certo punto percepì  qualcosa sul suo volto, Arianna lo sbaciuccava: “Spero che così si rilassi, ne ha proprio bisogno. Alberto posò una mano sulle tette, la signora era ignuda per dirla alla toscana e prese una mano del padrone di casa per posizionarla sulla sua cosina vogliosa. ‘Ciccio’ da Alberto sempre considerato un gran zozzone (con la zeta) si alzò prontamente e si infilò sino in fondo in un tunnel bagnato, la baby se la godeva alla grande, Alberto dimenticò il lutto e partecipò alla pugna sin quando madame Arianna:” Mi hai distrutto, fra l’altro ce l’hai più grosso di quello di mio marito, buona notte.” La mattina Alberto si svegliò con una gran confusione in testa, in tre giorni si era ritrovato vedovo e si era fatto la vicina di casa, i morti si piangono ma i vivi… Alberto per le feste di Natale fu invitato a passarle a Giampilieri, l’ultimo dell’anno c’erano i genitori di Franco e quelli di Maria oltre a vari amici. Non aveva molta voglia di ballare ma, dietro in insistenze della padrona di casa accettò , c’era una vecchia canzone di Sinatra, lenta e piacevole, forse un po’ troppo perché Alberto si mise in crisi, quello zozzone di ‘ciccio’ al contatto col corpo di Maria  aveva alzato la testa e non solo quella e l’interessata se ne era accorta ma fece finta di nulla. Alberto si scostò prontamente, le mogli degli amici sono come gli angeli, non hanno sesso o meglio non dovrebbero averlo! Franco da buon paesano e ‘sun of a bitch’ se n’era accorto, invitò il suo superiore ed amico a bere del buon Lambrusco che Alberto stesso aveva portato.“Che ne dici se domattina andiamo a caccia insieme?” “Non ti offendere ma preferisco ritornare a casa, ciao a tutti.” La ‘Giulietta’ Alfa Romeo, vecchia sua compagna di viaggio, lo portò nel garage pubblico sotto casa, era chiuso ma lui aveva le chiavi che il padrone, per rispetto della divisa, aveva dato solo a lui. Arrivato con l’ascensore al piano si trovò davanti Arianna e Vanni i maschera che si recavano nel piano superiore in casa di amici. “Signor Alberto venga con noi, oggi è l’ultimo dell’anno, io e mio marito la preghiamo…” (Si lei e suo marito! )
    Alberto di fece convincere. Sulla porta i cognomi Guttadauro e Vaccaro.
    Il padrone di casa si appropinquò a mano tesa, Alberto gliela strinse: “Grazie dell’invito signor Guttadauro.” “Io mi chiamo Vaccaro, Calogero Vaccaro,  mia moglie è una Guttadauro, nome Susanna. Il cognome Vaccaro era più consono alla figura tozza e non fine del padrone di casa ma la dama…Un finto baciamano : “Madame Susanna…”La signora aveva un sorriso smagliante, dalla figura fine emanava signorilità, domanda di Alberto a se stesso: “Come e perché aveva impalmato quell’uomo rozzo?” Risposta “Fatti i fattarelli tuoi!” Susanna offrì ad Alberto una coppa di spumante: “Io sono patriota e preferisco i nostri vini a quelli francesi, cin cin.”e poi “Lei è un uomo di classe, non mi dica che non si è posto la classica domanda perché…” “Madame lei è uno splendore, glielo dice un fotografo, avere lei come modella il più grande desidero di ogni schiaccia bottoni come me, le domande le lascio al Pubblico Ministero.” “Lei è un magistrato?” “No un maresciallo della Finanza. “ Allora avrò il piacere di vederla in divisa, dovrebbe stare molto bene.” “Per ora sono un po’ giù di fisico e di morale, non appena riprenderò servizio… Non vorrei che suo marito vedendo che l’ho monopolizzata…” “Calogero, che come vede non fa onore al suo nome…e per il resto…” “Ho capito, ho frequentato il classico.”Alla fine della serata: “Alberto, mi permetto di darle del tu, siamo più o meno coetanei, mio marito insegna scienze dell’agricoltura a S.Agata Militello, io lingue al Tommaseo di Messina, avremo modo di rincontrarci a fare un po’ di conversazione.” Dallo sguardo di Susanna si capiva che la conversazione aveva un altro significato. Dopo dieci giorni, una mattina Alberto aveva chiamato l’ascensore al suo piano, una voce femminile sopra di lui:” Mi da un passaggio?”Era Susanna, forse l’aspettava ma… “Bon  jour madame vous etes merveillieux.” “Parla bene la lingua francese.” “A Domodossola ho conosciuto Arlette, francese,  molto brava con la lingua…mi scuso per la volgarità, non era mia… “ “Tempo addietro a Carosello c’era una pubblicità di un dentifricio che recitava: ‘Con quella bocca puoi dire ciò che vuoi…y compris?” Alberto prese sotto braccio Susanna, emanava un profumo di classe. “Mi sto ubriacando ma tu non devi andare a scuola? “Sono in malattia per cinque giorni, ho detto a mio marito che desidero star sola per vari giorni, non ti meravigliare per la mia faccia tosta: ho cambiato il mio destino a sedici anni quando dopo una serata, piuttosto brilla ho incontrato Lillo ed è venuta fuori Stella, ora è a Bologna all’Università.” “La tua storia mi ricorda quella del romanzo “Lady Chatterley.” “Andiamo, se vuoi, nella mia casa al mare ad Acqualadroni, è alla fine del paese, nessuno di disturberà, faremo il bagno, se non hai il costume ne userai uno di mio marito.” Casa moderna di buon gusto, due piani, sotto cucina e sala da pranzo, sopra due camere da letto con relativi bagni. In due pezzi Susanna era uno spettacolo, malgrado i suoi circa quarant’anni poteva fare la modella. “Non pensare che io porto qui qualsiasi maschietto, sono di gusti molto difficili e non amo i rozzi, tu sei perfetto poi vedremo…” “Alla pugna ed al cimento sempre arditi alla vittoria…” “Che razza di canzone è, mai sentita.” “È l’inno dei finanzieri che in un certo campo godono di molta buona fama.”
    Il bagno non vi fu, in compenso madame dimostrò tutta la sua bravura in campo erotico, senza volgarità ma con tanto impegno. La solita affermazione alla quale Alberto era abituato: “Quanto ce l’hai grosso non vorrei…” “Sono delicato" e così madame provò le gioie del sesso da un Fiamma Gialla. “Lo ricorderò per sempre, sono bene che la nostra storia non ha futuro, vorrai risposarti ma per ora mi ti godo io!”Più chiaro di così! Pranzo frugale e poi a letto per un riposino, si fa per dire. I cinque giorni passarono in fretta, nel rientrare a casa Alberto e Susanna incontrarono le due signore che erano state ..in confidenza con Alberto. “Che bella coppia, auguri! Marianna se la poteva risparmiare ma la gelosia…Gli impegni lavorativi di Alberto e di Susanna impedivano loro di vedersi, poi Susanna si beccò una fastidiosa sciatica per cui…Nel frattempo Alberto, ripreso servizio, conobbe un Tenente femmina del Nucleo di Polizia Tributaria, spesso erano insieme per motivi di servizio: Alberto scattava foto agli arrestati e compilava le schede segnaletiche, Giada F. molto bella anche senza trucco era longilinea, alta, simpatica ed espansiva ma entro certi limiti, che Alberto si guardava bene di non attraversare, gli piaceva molto e non voleva che la baby si allontanasse da lui. Giorno per giorno cominciarono e parlare delle loro situazioni, si diedero del tu anche se c’era un differenza di grado. Ambedue avevano avuto batoste dalla vita, Alberto con la morte della moglie e Giada una storia d’amore finita male. Una cena sul lago di Ganzirri al ristorante ‘il pescatore’. Si presentò il padrone corpulento chiacchierone: “Buona sera ai signori sono a vostra disposizione, scusi maresciallo ma non l’avevo riconosciuta.” Francesco questa è il Tenente Rossi della Polizia Tributaria,e per questa sera sarai costretto ad emettere tutte le ricevute fiscali.” “Lei lo sa che non sono un evasore, mai qualcuno è andato via senza ricevuta!” “E quando vengono sessanta persone e ne fai una per trenta?” “Marescià lei mi vuole rovinare la serata…” “Lascia perdere siamo fuori servizio: io voglio lo cozze sgusciate in brodetto, un’insalatona grossisima con cipolla, no questa sera senza e poi fritture varie e gamberoni, solita Ananas e caffè, tu Giada? “ “Stesso menu.””Giada ti piacerebbe finire la serata a casa mia con la speranza che non ci chiamino per qualche servizio.””Sguardo perplesso delle baby.”La mia era una proposta senza secondi fini…” “Dalla a bere ad un’altra, conosco il tuo tipo, d’accordo ma non aspettarti…” “Io non aspetto ma spero come diceva una certa canzone..” Posteggiata la Giulietta in garage aspettavano che l’ascensore, occupato, arrivasse in garage e…sorpresa sorpresa scesero Arianna e Susanna: un gelo improvviso sin quando Susanna: “Auguri maresciallo, a quando le nozze?” Nel sottofondo una nota di sarcasmo.  “Non dipende da me, le manderò l’invito.” A casa Giada: “Mi puoi dare una spiegazione?” “Senti ancora non ci conosciamo a fondo, io preferisco avere rapporti improntati alla massima sincerità anche se spiacevole…”Anch’io e quindi?” “Dopo la morte di mia moglie le due signore mi hanno, come dire, consolato ma tutto è finito, sono sposate ed io non voglio grane.” Un cenno di assenso da parte di Giada. La loro storia naturalmente venne a conoscenza di tutta la caserma, Al maggiore Fava non parve vero inchiap…si il buon Albertone, riferì la questione al Colonnello Comandante il quale decise, d’accordo con Comando Generale di trasferire il Tenente Rossi  alla Compagnia di Milazzo il cui capitano era in convalescenza. Alberto e Giada non se la presero più di tanto, fra di loro era ‘scoppiato’ il classico amore, un sentimento profondo che riesce a farti superare tutte le difficoltà. I due si vedevano regolarmente a Messina o a Milazzo. Dopo due anni Alberto e Giada misero su uno studio di consulenza tributaria a Milazzo, mandarono le partecipazione di nozze oltre che agli amici anche, per sfottò, al maggiore Fava per fargli mangiare un po’ il fegato!
     

     
  • 10 settembre alle ore 16:42
    Un nome ben augurale

    Come comincia: ‘Nomina sunt omnia’, tradotto:‘Nel proprio nome c’è scritto il destino di ognuno di noi’ e così fu per Alberto Tànfilo Diotallevi , secondo appellativo ereditato da un nonno paterno.In passato le persone anziane tenevano molto a che il loro nome fosse tramandato alle generazioni successive e così il povero Albertone si trovò nei documenti anche il suo secondo appellativo perché all’anagrafe era stato trascritto senza virgola. Direte che nella vita ci sono guai ben peggiori ma se voi abitaste a Messina non la pensereste così: facendo scivolare l’accento sulla i il significato cambia profondamente… Alberto si era documentato ed era venuto fuori che esisteva veramente un certo Bèbio Tànfilo console romano ma c’era da domandarsi chi cacchio di str…zo parente era andato a scovarlo! Inutile dire che a scuola i compagni ci ricamavano sopra ma sino ad un certo punto perché Alberto, dal fisico robusto,  frequentava una palestra di pugilato.Parlando di fortuna il nostro eroe non la poteva dichiarare negativa perché i genitori, erano deceduti in un incidente stradale lasciandogli però un buon patrimonio, aveva appena compiuto 27 anni di età, si era laureato in lettere moderne ed aveva ereditato due appartamenti nello stesso piano lungo la‘Panoramica’  in un isolato con giardino e posteggio interno. Dopo lo smarrimento iniziale Alberto cominciò a guardarsi intorno in campo femminile. A scuola le colleghe facevano pazzie per lui sia perché un bell’uomo ma soprattutto perché era conosciuta la sua posizione finanziaria.(Pecunia non olet sed adiuvat!). Alberto sapeva bene che se avesse intrecciato con una di loro una relazione, ovviamente anche fisica, andava a finire in chiesa o meglio in Municipio perché era ateo e quindi…niente colleghe. Per far sollazzare 'ciccio'  preferiva delle professioniste le quali, al termine del…colloquio, intascavano i soldi e si levavano dalle balle. Il via vai era ovviamente stato  notato dal portiere Rosario che abitava nell’interrato e, da buon portiere, non si facevai fatti suoi. Incontrandolo con la mig..tta di turno: “Dottore ma questa non è la fidanzata dell’altra settimana, quella era piccola e bruna, questa alta e bionda, io come portiere…” “Ti devi fare i cazzarelli tuoi. La qui presente è la stessa della settimana passata solo che si è tinta i capelli ed è cresciuta di statura.” “Dottore vede…” “Non chiamarmi dottore, mi pare che mi prendi per il culo, io sono Alberto per tutti, pensa piuttosto ai cinque figli che hai,non sai proprio scopare.” “Mia moglie è cattolica praticante, non vuole usare né il preservativo nè la pillola, talvolta non ingrano bene la marcia indietro…”“Vai a scuola guida e adesso levati dai cabasisi.” In fondo gli voleva bene,era un povero disgraziato soprattutto in campo finanziario,  talvolta gli mollava qualche bigliettone, in ogni caso gli serviva per conoscere i fatti di tutto il palazzo e questa sua caratteristica gli fece comodo quando al piano superiore al suo venne adabitare una giovane sposa brasiliana che un coglione di uomo, più anziano di venticinque anni, aveva impalmato per le sue caratteristiche fisiche: longilinea, alta, seno e popò notevoli, viso sempre sorridente, un invito permanente ai maschietti che incontrava. Un escamotage per fermarla? Il cocu si recava presto al lavoro, aveva una piccola fabbrica di mobili e la dama, che siera fatta regalare una Twingo Renault, usciva con comodo a far la spesa. Una mattina Alberto bloccò l’ascensore al suo piano, la bella Gloria , questo il suo nome: “Dovrei scendere…” Alberto riportò l’ascensore al piano superiore: “A sua disposizione madame, sono Alberto, abito al piano sottostante.” Un lungo sguardo fece capire alla bella che ‘c’era trippa per gatti’ e, sculettando entrò in cabina. “Son piaciuto.”pensò Alberto ricordando una frase di Buscaglione. Arrivati a terra si diressero in garage, Alberto accompagnò Gloria sino alla sua auto poi attese che mettesse in moto. Niente da fare, la macchina non ne voleva proprio sapere di partire e così Gloria: “Mi vedo costretta a chiederle un passaggio.” Alberto si era accorto che la bella voleva mettere in moto senza girare la chiave d’accensione, un chiaro invito! Era estate ed Alberto fruiva dei due mesi di vacanza. “Io posteggio al Cavallotti e poi…” “Io vado in centro a fare spese, Cornelio mi ha dato la carta di credito.” Non era possibile che il sicuro cocu si chiamasse così, nomen omen. Naturalmente la baby scelse il negozio più alla moda che esponeva vestiti e scarpe dai prezzi decisamente alti. Alberto si pentì di questa sua scelta perché Gloria si provò un numero notevole di vestiti e di scarpe e lui seduto a rompersi le balle. Finalmente la signora si decise sugli acquisti e vennero fuori un numero notevole di pacchi e pacchetti. “Ti dispiace darmi una mano?”Dallo sguardo dei commessi e poi dei passanti capì che era stato classificato…mai più uscire con la baby ma doveva in qualche modo conoscerla, si consolò così. Arrivati nel cortile di casa trovarono Cornelio che aspettava la moglie. “Caro, il signore abita sotto di noi, è stato molto gentile ad accompagnarmi, la mia auto non partiva.” Il cotale borbottò qualcosa e spinse la baby dentro l’ascensore, non sembrava molto contento. Naturalmente comparve Rosario: “Dottò complimenti…” “Complimenti di che, quella è la moglie del signor Cornelio che abita sopra di me, non fare il maligno.” “Son venuti ad abitare qui da pochi giorni ma vedo…” “Rosario non devi vedere niente, fai come le tre scimmie, non vedo, non sento, non parlo.” “Sarò un pesce dottò.” Si beccò un cinquantino che lo portò ad abbracciare Alberto. “A coso sta bono sennò ce prendono per ricchioni!” Alberto ricordava ancora il romanesco di quando aveva frequentato l’università nella Capitale, pensò al povero Cornelio, al suo volto scavato ed alle sue mani da lavoratore che, come tanti italiani, si era ubriacato della bellezza esotica ed erotica di una brasiliana…fatti suoi. Alberto studiò i vari orari in cui il sovrastante inquilino abbandonava il tetto coniugale, un’avventura va bene ma non voleva guai, i vecchietti cornuti  sono pericolosi! L’occasione si presentò quando Cornelio ebbe un incidente sul lavoro: nel segare del legno dei pezzi gli erano penetrati negli occhi ed i medici si erano preoccupati per la sua vista. Gloria stavolta riuscì a far partire la Twingo, andò a far visita al  marito portandogli della biancheria di ricambio, a detta dei sanitari Cornelio all’Ospedale Papardo ci sarebbe rimasto un bel po’ ma la consorte non se la prese particolarmente. Tutto il giorno ascoltava a volume alto musica brasiliana  sinché il vicino dello stesso piano la richiamò all’ordine e allora la baby smise ma si sentiva sola e quale migliore compagnia se non Alberto? Non conoscendo il numero del suo telefonino gli bussò alla porta: “ Mi sento molto sola posso entrare? Sono una brava cuoca vorrei mangiare insieme” e vedendo lo sguardo arrapato del sottostante capì tutto e simise a ridere. “Che ne dici se mi faccio una doccia?” “Che ne dici se ce la facciamo insieme?”  Musica brasiliana questa volta a basso volume  spinse Gloria ad esibirsi in un ballo in cui il popò era il protagonista. Ovviamente tutto tutto finì in gloria nel senso che avete capito,all’inizio la bella signora,nel vedere ciccio in erezione: “Pensavo che gli italiani ce l’avessero più piccolo dei brasiliani ma tu sei un mostro!” Alberto non le domandò perché gli italiani dovessero averlo piccolo, assaporò  varie posizioni sin quando la baby: “Mi hai distrutto, torno a casa mia.” Uscita Gloria Alberto pensò che in fondo quel poveraccio al’ospedale non meritava quella sorte, un velo di tristezza, la sua coscienza si era risvegliata, misteri della natura! Rosario capì quello che era successo e nel vedere passare Alberto fece un segno con le dita sulle labbra come per dire: non ho visto, non ho sentito non parlerò. Alberto non se la sentiva di stare a casa sua, per sfuggire all’Erinni arrapata  traslocò nel vicino appartamento che era stato dei genitori. Telefonò ad un collega con cui era in confidenza: “Franco sono Alberto vorrei sparire per un po’ da Messina, tu hai qualche programma?” “Pare fatto apposta, dopodomani vado in gita a Mosca, aereo e poi giro dei monumenti in pullman.” Alberto accettò l’invito anche se non era un appassionato di arte ma per ora era l’unica soluzione. A bordo della sua Jaguar X Type giunsero all’aeroporto di Catania, arrivo a Mosca dopo quattro ore e poi all’albergo ‘the Ritz-Carlton’ molto ben tenuto.  I due amici scelsero ognuno una camera singola (non si sa mai…), ambedue avevano la veduta sulla piazza Rossa, una buona sistemazione.  La sera al ristorante fu loro presentato un menu scritto in italiano, evidentemente molti di casa nostra si ‘appoggiavano’ a quell’albergo, cucina niente di particolare ma non erano a Mosca per mangiare, si sarebbero rifatti al rientro in Italia. Le cameriere erano molto graziose, in minigonna e ampia scollatura, ciò face drizzare le orecchie ad due amici che domandarono notizie al portiere:  dietro lauta mancia risposta secca: “Le signorine dopo mezzanotte sono libere,  la tariffa era di circa 14.000  rubli ma volendo qualche prestazione particolare il prezzo sale. Poco dopo la mezzanotte Alberto sentì bussare alla porta, l’aprì  e, dopo un finto baciamano apprezzato dalla baby, a gesti riuscirono a capirsi di farsi una doccia insieme. ’Albertone andando ‘contro natura’ ma raddoppiando il prezzo si godè a lungo un popò alla brasiliana. Alle dieci del giorno successivo incontrò Franco al bar e gli disse della sua impresa, Franco si fece una grossa risata, anche lui…Cominciò lo strazio della visita ai musei, al terzo Alberto si sedette su una poltrona nella hall, occhi chiusi sognando il ritorno in Italia quando  Franco lo svegliò, era in compagnia di una hostess bionda, alta, stile modella. “Dove l’hai trovata stà gnocca?” Franco gli faceva grandi segni che Alberto non capì, lo capì subito dopo quando la baby:”Che vuol dire gnocca? Non conosco questo termine.” Ecco fatta la frittata, la ragazza era una guida che parlava bene l’italiano. Franco intervenne in aiuto: “Vuol dire bella ragazza.” La bella ragazza poco convinta li riaccompagnò al pullmann facendo presente che il giorno successivo era di riposo e si sarebbero ritrovati fra due giorni. Alberto abbagliato da cotanta beltade si fece audace:“Che ne dice signorina se domani facesse la guida solo per noi due, ma niente musei ma giardini o posti distensivi, ovviamente la tariffa solita.”“Sono Susanna, voglio accettare anche se per noi è proibito  far da guida a persone singole.” “Noi siamo in due, potrebbe indicarci un autonoleggio così evitiamo i mezzi pubblici.”  In un garage Alberto adocchiò una vecchia Fiat 1100- 103 che sembrava in buone condizioni, accompagnarono Susanna a casa sua o poi rientro in albergo. Durante il tragitto  . “Che hai da ridere?” “Ci scommetto una cena ma son convinto che ti sei presa una cotta per Susanna.” Lo sguardo dell’amico confermò l’ipotesi di Franco.  Alberto quella notte dormì  poco, effettivamente quella ragazza era una favola: viso delicato sempre sorridente,corpo longilineo, altezza con i tacchi a livello di Alberto, mani lunghe da pianista seno e sedere non eccessivi come la brasiliana ma soprattutto un fascino che non aveva riscontrato in altre ragazze, cacchio che scuffia! L’ultimo giorno di permanenza a Mosca Franco li lasciò soli nella hall dell’albergo, i due stettero un po’ in silenzio quando Susanna: “Squadrandoti bene ho notato che sei una brava persona, fisicamente piacevole e…” “Seguito io, non ho mai trovato una ragazza che mi piacesse tanto, mi hai abbagliato subito, non so se essere felice o meno, in fatto di donne vado molto cauto e sto combattendo con me stesso, fra l’altro l'essere di nazionalità diverse comporta dei problemi ma…” “Andiamo in camera tua per parlare, non pensare al sesso!” Mancia al portiere per non chiedere i documenti a Susanna. “Se me lo permetti vorrei abbracciarti da dietro e con te rimirare il panorama…è la penultima notte di permanenza a Mosca, vorrei riportare in Italia un buon ricordo.” Dopo un po’ Alberto si accorse che Susanna stava piangendo, le lacrime delle femminucce lo mettevano in crisi e non riusciva a spiegarsi il perché. Susanna andò in bagno, prese un rotolo di carta e si asciugò le lacrime. “A questo punto voglio raccontarti la mia storia: sono stata fidanzata da anni con un mio collega farfallone in fatto di donne, recentemente mi ha confidato che una sua amica è rimasta incinta e quindi la deve sposare, per me un colpo bruttissimo, ho pianto per una notte ma poi ho pensato al film ‘Via col vento, domani è un altro giorno’ ma non è facile dimenticare anni di convivenza.” “Tagliamo il nodo di Gordio (poi vi dico il significato), se hai il passaporto vai dai tuoi e raccontagli che sei stata inviata in Sicilia per accompagnare dei turisti.” “Sarà un grosso dolore specialmente per mia madre ma, anche se la ritengo una pazzia ti seguirò, come faremo per mantenerci?” “Non avere problemi, io insegno e poi sono benestante." Franco non sorrideva più, capì che la questione era diventata importante. A Catania andarono a riprendere la Jaguar. “L’hai presa a noleggio?” “No è di mia proprietà.” “Allora ho fatto un affare, pensavo che il mio fosse un salto nel buio”. Alberto accompagnò Franco a casa sua e poi verso il suo appartamento, era sera, il paesaggio gli sembrava più bello, le luci della Calabria più brillanti, tutto era cambiato. Entrati a casa Susanna ebbe una espressione di meraviglia, evidentemente in Russia non aveva visto nulla di così bello ed elegante. Istintivamente abbracciò il padrone di casa il quale apprezzò pensando…”Non sono un grande cuoco mi arrangerò con quello che ho lasciato nel freezer e poi ritengo che gli spaghetti saranno conosciuti anche in Russia.” Susanna aprì la valigia, a parte un vestito e la camicia da notte ben poche cose aveva con se. “Domani andremo ad infoltire il tuo guardaroba.” “ Che vuol dire infoltire?” “Comprare vestiti e scarpe.” “Ti ringrazio,vorrei dirti che non mi sento di dormire con te, mi arrangerò sul divano, non ti offendere …” Alberto mascherò la delusione con un sorriso. “Nello stesso piano ho un appartamento dove abitavano i miei genitori, c’è un’entrata interna,queste sono le lenzuola la federa e due coperte.”  Susanna ‘ispezionò’ la nuova abitazione, fu colpita soprattutto dall’idromassaggio della vasca da bagno e poi: “Buonanotte caro,sogni d’oro.” “Sogni d’oro un bel …” Ciccio giustamente reclamava ma poi capì che ‘non c’era trippa per gatti.’ Il giorno successivo posteggiata la Jaguar al ‘Cavallotti’ i due entrarono nella boutique dove Alberto aveva accompagnato Gloria, la commessa, evidentemente di buona memoria, guardò il pigmalione con occhi tipo “beato te che sei un conquistatore di donne a getto continuo” (Petrolini docet). Susanna negli acquisti fu molto più parca di colei che l’aveva preceduta, all’uscita del negozio un bacio veloce sulla labbra come ringraziamento. Tutto andava a gonfie vele tranne che… la baby russa si dimostrò brava anche in cucina …Un giorno Susanna ricevette una telefonata da Mosca, Alberto ovviamente non comprese il senso della conversazione che Susanna gli tradusse prima di chiudere il telefono: “Una mia buona amica e collega, Irina, ha espresso il desiderio di venire in Italia, ho risposto che debbo chiederlo al padrone di casa, che debbo fare?” Alberto, nel dubbio approvò con un segno della testa anche se malvolentieri, non voleva scontentare Susanna ma nello stesso tempo pensò che la situazione si sarebbe complicata. Andarono all’aeroporto di Catania ed incontrarono Irina, una bellezza ben diversa da quella della sua amica: bruna,capelli corti, fisico da atleta, viso piuttosto mascolino con occhi verdi, un tipo particolare, anche lei parlava l’italiano.  Dopo cena, passata un’ora davanti ad un programma televisivo, le due amiche si ritirarono nel vicino appartamento. Al mattino, dopo colazione, “Anche Irina ha bisogno di acquistare qualche abito e delle scarpe, ha messo da parte qualche rublo quindi pagherà lei, bisogna però cambiare i rubli in €uro. “Ci penso io.”Alberto capì subito che la spesa sarebbe stata a suo carico. La solita commessa questa volta sbarrò gli occhi, chi cavolo era quel signore per accompagnarsicon tante dame, forse un macrò, bah! Anche Irina fu parca negli acquisti e ringraziò l’anfitrione con una stretta di mano. Alberto riprese ad insegnare,  le due amiche in viale della Libertà entrarono in una agenzia di navigazione che aveva bisogno di personale, ebbero un posto par time, solo la mattina.  Un giorno dopo l’altro (come la canzone) ma di novità nisba, Alberto capì di essersi innamorato come uno studentello, una bella sensazione ma a metà per ovvi motivi. Un mattina: “Tornerò a casa nel tardo pomeriggio, ha una riunione a scuola.” La riunione non si fece  e cosi Alberto tornò a casa alle dodici e trenta, voleva fare un’improvvisata alla due amiche e male gliene incolse: trovò Susanna ed Irina nude sul letto che si baciavano. Ecco qual’era il problema, altro che fidanzato fedifrago.  Alberto fece dietro front, ritornò nel soggiorno di casa sua ed accese la televisione. Dopo una mezz’ora comparve Susanna, occhi fissi nel vuoto, si sedette vicino ad Alberto. “Abbiamo messo da  parte qualche  €uro, ti prego diaccompagnarci all’aeroporto di Catania.” “Ancora non ci conosciamo a fondo, io non sono puritano né baciapile ma anticonformista e quindi, anche se meravigliato, ho accetto la situazione, lasciamo decantare gli avvenimenti, sono innamorato di te e non voglio perderti sempre che tu…” “Anch’io penso di essermi innamorata di te, sei il solo uomo che ammiro in tutti i sensi, la mia storia è presto detta: io ed Irina dormivano nella stessa stanza in collegio,un giorno un po’ brille abbiamo preso a baciarci ed a toccarci da allora è nata la nostra relazione ma mentre Irina ama solo le femmine io no e, anche se non ho mai avuto un’esperienza in tal senso, mi piacciono i maschi ma sinora non ne ho conosciuto a fondo nessuno che mi piacesse, le cose stanno così.” “’Res cum ita sint’ (talvolta ricorro al latino per esprimermi meglio), voi resterete a dormire in casa dei miei genitori sin quando tu non ti sentirai pronta ad avere un rapporto con me, d’accordo?” “Accetto e lo comunicherò ad Irina,niente più rapporti con lei, può rimanere se vuole?” Alberto pensò che forse…”Va bene.”La notte successiva Alberto, dopo tante emozioni, dormiva profondamente quando sentì qualcosa sulle labbra, pensò ad un sogno ma era pura realtà alla quale si adeguò subito ciccio che era sensibile al profumo di donna. Susanna guardò con stupore quel coso grosso,lungo e duro e si spaventò. “Non sono mai stata con un uomo, ti dico sinceramente che ho paura, non sono vergine perché con Irina usavo dei vibratori, per ora solo dei baci al tuo…poi  pian piano mi abituerò.” “Guarda che il mio coso, a riposo da molto tempo,  godrà alla grande con lo sperma che ti penetrerà in bocca, prendo un tovagliolino e poi vedi tu…”  E così fu, Susanna non abituata a quel sapore strinse i denti nel senso che accettò lo sperma in bocca  ed in parte lo ingoiò, pulitasi il viso abbracciò forte Alberto, una prova d’amore a metà ma già un passo avanti. Da quel momento Susanna traslocò definitivamente nel lettone di Alberto, la mattina tutti a lavoro per ritrovarsi ad un frugale pasto a mezzogiorno ed una sostanziosa cena la sera. I recenti avvenimenti parevano non aver cambiato nulla nei rapporti dei tre, Alberto con vasellina e molto garbo riuscì a penetrare la deliziosa gatta della fidanzata senza troppi lamenti da parte dell’interessata. La mattina tutti al lavoro, il pomeriggio passeggiate a piedi al centro oppure visite in Jaguar sui monti Peloritani o nella vicina Milazzo, una bella famigliola in apparenza. Irina, autorizzata a rimanere a casa di Alberto, si sentiva esclusa e meditava qualcosa che confidò all’amica, a sua volta Rossana si confidò con Alberto che non aspettava altro:a letto in tre! Per festeggiare il padrone di casa prenotò un tavolo in un famoso ristorante sul lago di Ganzirri. Al loro ingresso furono accolti da  Salvatore vecchio cameriere ma praticamente padrone del locale di cui il proprietario,anche per l’età avanzata, se ne interessava poco. “Mon ami (Salvo aveva lavorato in Francia) ti trovo in gran forma e poi…” “Niente poi queste sono due care amiche russe che hanno deciso di stabilirsi a Messina ed io offro loro alloggio e…” “Come se non ti conoscessi, sei fortunato io…” “Tu mon ami hai una moglie e tre figli e quindi, quando hai fame, mangi in famiglia, nes pas?” Presi gli ordini Salvo incaricò due negretti di servire i tre ospiti, si presentò solo alla fine della cena con tre caffè fumanti. “In Russia sono tutte così belle le ragazze?” “Belle e disponibili, se vuoi di do l’indirizzo di alcune interpreti che ti faranno visitare i bellissimi  musei della capitale.russa“ Ho capito ti diverti a prendermi per il culo, scusate signorine la volgarità ma sto zozzone talvoltami fa arrabbiare , e adesso levatevi dalle balle, la cena la offro io.” “Grazie, un giorno ti inviteremo a casa mia, la signorine sono molto brave in arte culinaria…” In macchina le due ragazze avevano voluto sedersi dietro e parlavano fitto fitto in russo facendosi grandi risate, Alberto, curioso come una scimmia, chiedeva spiegazioni senza ricevere risposta. Ormai  Susanna era ospite fissa del lettone del padrone di casa, Irina? La baby si era data da fare e all’agenzia di viaggio,in cui lavorava, aveva agganciato la padrona, anche lei dai gusti particolari ma concomitanti con i suoi e così Violetta, questo il suo nome:  di media altezza, rossa di capelli, occhi marroni, naso leggermente lungo, e tutto il resto tutto sommato piacevole, era diventata la quarta frequentatrice dell’alloggio o meglio degli alloggi di Alberto. Al termine della serata, dopo un bacino reciproco di amicizia,  le due coppie si ritiravano nelle loro stanze e... visto chi s’è visto. La cosa poteva sfuggire a Rosario?  Assolutamente no ma il cotale fu molto prudente, ci teneva molto ai regalini di Alberto e allora si presentò con un sorriso di complicità sulle labbra. “Non fare la faccia da imbecille, la seconda russa si chiama Irina ed è amica di Susanna.” “L’avevo capito.” “Tu non avevi capito un c. sei una brava persona sin quando ti farai i cosetti tuoi.”Una croce sulla bocca del portiere per indicare la sua totalità fedeltà ai principi di riservatezza (pelosa).  I risolini di complicità fra le tre erano giornalieri, le ragazze ora parlavano in francese dato che Violetta non conosceva il russo non sapevano però che il buon Alberto aveva studiato questa lingua a scuola, non capiva tutte le parole ma il senso si: era carnevale e le tre volevano fare una festa nel salone vestite con maschere erotiche tanto da far girare la testa al padrone di casa e con quali conseguenze? Quelle ovvie quando un maschietto eternamente su di giri si trova fra le mani tanto ben di dio. Le tre grazie passarono il pomeriggio a preparare dolci ed a friggere le ‘zeppole’ conosciute anche in Russia, chiesero ad Alberto di vestirsi in smoking e si ritirano nel secondo appartamento per abbigliarsi. Alberto era molto curioso, era passato dinanzi all’ormai famoso negozio dove aveva portato le belle e si era accorto che in vetrina c’erano vestiti di carnevale dove evidentemente le ragazze erano andate con l’auto di Violetta. “Spegni le luci, lascia accesa solo quella sopra il televisore.”Nella semioscurità apparvero tre figure femminili vestite alla brasiliana,vestite per modo di dire, avrebbero fatto concorrenza a Gloria: gran trucco in viso, reggiseno che copriva solo la punta, scarpe dal tacco altissimo e, per finire, uno slip tipo francobollo davanti che copriva appena la cosina senza peli e di dietro era solo un filo! Susanna mise nel giradischi un long playin di musica indiavolata brasiliana, unico spettatore l’Albertone spaparazzato sul divano che cominciava ad andare su di giri. La furba Susanna:“Per ora godiamoci la musica, poi metteremo sotto i denti le nostre fatiche del pomeriggio annaffiate (si dice così?)  da un superbo Champagne! Gli avvenimento presero un’altra direzione, mangiato dolci e zeppole le bottiglie di Champagne vuote divennero prima due poi tre con conseguenze immaginabili, tutti sul lettone in un incrocio di corpi, Alberto non sapeva più con chi faceva l'amore, solo la luce di un lampione illuminava la scena che durò sin quando Susanna trascrinò il padrone di casa nel loro appartamento. Il giorno seguente un pò tutti imbambolati e felici, avevano sfatato tutti i tabù...così vissero felici e contenti come nelle favole. Il Nodo di Gordio? Andatelo a cercare nella enciplopedia, 'gnuranrts!

     
  • 02 settembre alle ore 15:55
    WIFE SWAPPING

    Come comincia: Era d’estate, nel suo ufficio della Camera di Commercio a Messina il condizionatore al minimo,’ voja de lavorà sartame addosso’, Alberto non aveva dimenticato il suo richiamo romanesco quando sentì bussare alla porta. Dopo  il consueto ‘Avanti’ si presentò un giovane di alta statura, ben vestito con cravatta che, con un sorriso, gli porse la mano. “Sono Salvatore S. il nuovo capo sezione, sostituirò il povero Antonino A. deceduto dieci giorni fà resti pure seduto, non amo le formalità.” “Finalmente uno non pieno di sé e della sua carica”  pensò Alberto, "Sono  Alberto M. vicecapo ufficio ai suoi ordini.” “Forse lei era un militare, io do solo consigli e considero i dipendenti degli amici, venga le offro un caffè al bar.” Così era avvenuta la conoscenza fra i due, conoscenza che il fato, benigno in questo frangente, avrebbe fatto approfondire e quanto approfondire! “È l’ora di pranzo, la invito a casa, mia moglie avrà preparato qualcosa di buono.” “Non voglio disturbare la signora, andiamo al ristorante.” “Niente complimenti signor capo sezione, ho la mia Panda qui vicino al posteggio ‘Cavallotti’,la sua?” Anch’io.” Durante il viaggio Alberto tramite il telefonino dell’auto informò Ninfa che avevano un ospite a pranzo. La abitazione di Alberto situata lungo la Panoramica dello Stretto, dono della zia Giovanna recentemente deceduta, era una villetta a due piani di vecchio stile recentemente ristrutturata con mobili moderni. Posteggiatala Panda nel garage, da una scala interna raggiunsero il primo piano: all’ingresso trovarono Ninfa: “Mi scusi sono impresentabile ma non aspettavo ospiti.” Salvatore posò il suo sguardo sulla padrona di casa un po’ più a lungo del dovuto (sicuramente aveva apprezzato…). “Come dicevo a suo marito sono un anticonformista quindi niente complimenti anzi diamoci del tu.” A tavola grande convivialità e scambio di informazioni: Salvatore di origini messinesi di stanza ad Udine, venuto a conoscenza di un posto libero alla Camera di Commercio di Messina, aveva inviato al Ministero la domanda di trasferimento anche se non ci sperava troppo data la moltitudine di Siciliani che volevano  avvicinarsi alla loro terra ma, inaspettatamente, la sua istanza era andata a buon fine con mugugni da parte di suoi colleghi concorrenti, Alberto fece un risolino interno ma capì che sotto c’era qualcosa  di poco chiaro che a lui poco interessava, Salvatore si stava dimostrando una persona perbene. La storia di Alberto era piuttosto comune, diplomato ragioniere era riuscito, tramite raccomandazioni, a vincere il concorso alla Camera di Commercio, l’excursus di Ninfa era più, molto più complicato. Innanzi tutto il nome richiesto o meglio imposto dalla zia Giovanna vedova senza prole ma ricca di famiglia  e quindi…  degna di attenzione ad ogni sua desiderata; come compenso, alla sua morte aveva fatto diventare benestanti sua nipote Ninfa e, conseguentemente, il marito. Ma la baby, orgogliosa di natura e molto intraprendente si era prefissa di trovare un lavoro, tuttavia in periodo di crisi non era facile. Scovò una banca o piuttosto una bancarella non quella delle fiere ma una piccola banca appena aperta e situata in via Cannizzaro al posto di un’altra trasferitasi altrove. Il direttore era un signore di taglia notevole; dimessosi da un istituto di credito importante per divergenze col suo superiore, era riuscito a farsi sovvenzionare da alcuni amici ed a seguirlo nella nuova avventura: Banca di Credito Popolare di Messina. Tuttavia, come facile immaginare, i problemi finanziari erano molteplici, a lui si era rivolto Ninfa chiedendo di aprire una filiale sul torrente Trapani dove una cara amica gli avrebbe messo a disposizione i locali gratis per i primi sei mesi. Ninfa sostenuta dai piccioli della zia Giovanna fece adattare i locali a banca e inaugurò la filiale con avviso sulla stampa di Messina. Molte persone all’apertura, soprattutto amici e curiosi ma i giorni seguenti lei e gli altri due impiegati… guardavano le mosche. Il direttore la chiamò alla sede e le disse che era costretto a chiudere la filiale. Ninfa ottenne quindici giorni di proroga ed escogitò un piano diabolico: fece stampare duecento bigliettini da visita con scritto ’Dott:ssa Ninfa M. responsabile filiale della Banca di Credito Popolare di Messina, via Torrente Trapani n.104 – tel.090-7918237  e con essi prese a frequentare la hall dei più importanti Istituti di Credito di Messina dove avvicinava i maschietti in attesa che riteneva di poter convincere a cambiare banca. Persone di mezza età ben vestiti che davano l’idea di portafoglio gonfio e nello stesso tempo frustrati sessualmente per mogli in menopausa, racchie, indisponibili insomma complessati. Si presentava con generosa scollatura ed in mini gonna, grandi sorrisi, linguaggio confidenziale; ebbe successo, la sua filiale cominciò a riempirsi di nuovi clienti con meraviglia del suo direttore ed anche di Alberto che non era al corrente dello strattagemma della sua diabolica consorte. Qualche problema sorse quando i cotali signori cominciarono a sperare qualcosa di più dalla gentile dottoressa. Un tale nell’uscire dalla Banca lasciò sul bancone un astuccio con dentro un anello con brillanti, inseguito dalla bella Ninfa dovette riprendersi il suo regalo, così capitò altre volte con signori che facevano finta di dimenticare il loro denaro, talvolta con cifre anche notevoli. Ninfa intelligentemente capì che se si fosse sparsa la voce che lei accettava regali ci sarebbero state spiacevoli conseguenze e così prese a rifiutarli, d’altronde non aveva bisogno di soldi. A questo punto era giunto Salvatore che, dopo pranzo, aveva rivelato di essere ospite di sua madre ma cercava un appartamento ammobiliato dato che, sposatosi da poco, ad Udine non aveva acquistato i mobili per arredarlo. Alberto e Ninfa si guardarono in viso e all’unisono presero una decisione: “Sopra noi abbiamo un appartamento arredato, non avevamo voluto affittarlo per non aver vicini di casa non graditi ma penso che lei e sua moglie…” “Come ti ho detto niente lei, mia moglie Grazia sarà felice, è insegnante di educazione fisica, le darò subito la notizia e sabato mattina, col vostro permesso, porteremo la nostre cose nell’appartamento di sopra, grazie di nuovo.” Il sabato mattina una Jaguar entrò nel loro giardino: erano giunti Salvatore e Grazia G. L’auto bellissima una XJ era più lunga di cinque metri e dal costo proporzionato. “Complimenti per la macchina anch’io sono un ammiratore della Jaguar un’auto che non passa mai di moda, ne vedo in giro alcune d’epoca ancora in funzione, di nuovo complimenti anche per la signora, spero che non t’offendi né che sia geloso.” “Ma quando mai, mio marito sa tutto di me ed io sono sempre sincera con lui, quando ci conosceremo meglio ti narrerò alcuni episodi boccacceschi, permettetemi un abbraccio ad ambedue, ci avete tolto un pensiero inoltre il posto è bellissimo, da buona polentona avevo dei pregiudizi nei confronti dei siciliani, tutto cancellato.” “Sistematevi e all’una tutti in tavola come da vecchio carosello.” Le signore sfoggiavano vestiti corti, eleganti, scollati davanti e di dietro, i maschietti erano rimasti basiti. “Non avete mai visto le vostre mogli in ghingheri?” Salvatore “Io la mia si ma la tua … non ho aggettivi.” Effettivamente Ninfa faceva onore al suo nome: capelli castani con sfumature di rossiccio, occhi tra un verde e il grigio, attiravano molto l’attenzione, erano magnetici, naso piccolino, bocca carnosa e denti bianchissimi tipo reclame di dentifricio, seno forza tre, gambe ben tornite e piedi lunghi e stretti, una dea! Alberto: “Per fortuna non sono geloso, me l’hai spogliata con gli occhi ed ora a far onore a Ninfa che anche in cucina  è bravissima. “ Lì’interessata che intendi dire che in altri campi…”
    La tavola era uno spettacolo: dagli antipasti ai cannoli tutte specialità siciliane innaffiate da un vino Neo D’Avola, delizioso. Salvatore “Qui ci mettiamo a vitto per sempre come si dice in gergo militare.” L’atmosfera era favorevole per un ballo con scambio di dame, i maschietti su giri non meno le femminucce ma Salvatore ritenne opportuno riportare tutti alla realtà. “Che ne dite di una giro in Jaguar sui monti Peloritani?” Approvato all’unanimità. Davanti Salvatore ed Alberto dietro le signore spaparazzate sul divano, si tenevano per mano affettuosamente. Alberto dallo specchietto di cortesia le seguiva incuriosito, non sapeva che pensare. Arrivati alla cima furono accolti da una gradita aria frizzante, erano a più di mille metri di altezza. Visitarono una minuscola chiesa con icone antiche sui muri e poi una mezz’oretta seduti su un muro a rimirare il bel panorama di Messina. Dopo un’ora tutti a casa, erano le diciannove. “Buona notte a tutti.” Alberto “ Che ne pensi dei due, avevi preso la mano di Grazia…” Mi piacciono ambedue, Grazia è andata in Provveditorato per avere un posto di insegnante di educazione fisica, nel frattempo si occuperà della casa, meglio di così, che ne dici di Lei?” “Preferisco te ovviamente ma non è male, ha una struttura atletica bel viso  seno e popò..” “Lo immaginavo che andavi a finire lì vecchio sporcaccione! Ma io ti amo anche se non so per qual motivo, la zia Giovanna all’inizio non ti apprezzava gran che ma siccome mi piacevi… e mi piaci ancora che ne dici di un bel…” “ E poi lo zozzone sono io, vada per un sixty nine.” (studiate l’inglese!). Grazia era stata assunta quale insegnante di educazione fisica preso l’istituto Tommaseo e la vita dei quattro era cambiata nel senso che a mezzogiorno per il pranzo ci si arrangiava ma la sera era un piacere rivedersi e cenare insieme come vecchi amici. Alberto aveva notato che Salvatore evitava di guardare in viso Ninfa segno evidente di un suo interessamento alla signora ma evidentemente non voleva far un torto a suo marito ma Alberto, da buon psicologo l’aveva ‘sgamato’ ma non così la diretta interessata che a letto: “Hai notato che Salvatore cerca di non guardarti mai…” “E allora?””Ingenua non hai capito che per te farebbe pazzie ma vuole evitare…” Ninfa era caduta dalle nuvole ma dopo il bacino della buona notte non riusciva a prendere sonno e pensava, pensava…gli sarebbe piaciuto…ma no mai avrebbe pensato ad un altro uomo non che Salvatore gli dispiacesse, i suoi modi, il suo fisico…pian piano Morfeo si impadronì di lei ma gli interrogativo si ripresentarono i giorni successivi, ora era lei che non guardava in viso Salvatore. Tutto questo sotto gli occhi ironici di Alberto che stava divertendosi un sacco per quella sceneggiata. Una sera un grande annuncio da parte di Grazia, “Amici miei fra otto mesi diventerete zii!” Congratulazioni e grandi abbracci. Un giorno successivo Grazia annunziò che aveva preso un appuntamento con un ginecologo per la mattina successiva ma Salvatore doveva andare fuori sede e Ninfa non era disponibile causa una febbre improvvisa; fu Salvatore che chiese ad Alberto di accompagnare Grazia alla visita ginecologica, il buon Albertone alzò le orecchie come si dice in gergo, la storia gli sembrava strana ma accettò. Alle nove con la sua Panda accompagnò Grazia dal dr. Tinelli il quale, venuto a conoscenza che Alberto non era il marito ma un amico, lo pregò di restare nella sala di attesa ma a questo punto intervenne Grazia la quale si sbilanciò: “Preferisco che Alberto  resti con me, mi dà sicurezza.” Il ginecologo non fece una piega solamente alzò un sopracciglio, da anziano medico probabilmente ne avete viste di tutti i colori. Quando Grazia fu in posizione Alberto cominciò a ridere: “Lo sai che al momento del parto ti raseranno a zero il fiorellino a te i peli arrivano quasi all’ombelico, ci vorrebbe un taglia erba!” Grande risata di Grazia ed altra alzata del sopracciglio del ginecologo che confermò l’iniziale gravidanza. In Auto Grazia, per ringraziamento diede un fuggevole bacio sulle labbra di Alberto che rimase perplesso anche perché ‘Ciccio’ a quel contatto aveva assunto una posizione di attenti e tale rimase sin a casa quando Grazia, accortesi della situazione, credette bene di  sollazzare il coso con un bel blowjob (solito inglese) sin quando l’Albertone le riversò in bocca…La situazione si era complicata, a questo punto come impedire a Salvatore di…effettuare un classico wife swapping (a quest’ora sarete in confidenza con l’inglese!). A letto prese in mano il viso di Ninfa e le raccontò l’accaduto chiedendola cosa pensasse e soprattutto cosa desiderasse. Ninfa dentro di sé aveva deciso per il si, volete sapere come finì? Con una scopata al dio biondo questa la risposta della bella consorte. La sera a tavola Alberto capì subito che Salvatore era venuto a conoscenza  di qualcosa di ingombrante era spuntata sulla sua fronte ma ben portata dall’interessato il quale giustamente pensava di poter finalmente raggiungere il suo scopo. Alberto “Signori miei come si dice tutti sanno di tutto e quindi largo a Ninfa e Salvatore sempre che Ninfa sia d’accordo a mettere in palio la sua deliziosa…” Chi tace acconsente e quindi: “Il grande evento sabato sera” chiosò Alberto. Il venerdì giornata di pre-avvenimento a tavola il solito Alberto: “C’è un’atmosfera elettrica , io la sento, non so voi, propongo un avvenimento non previsto: la rasatura della cosina di Grazia lasciando il privilegio al legittimo consorte, che ne dici Salvatore?” L’interessato, col pensiero al giorno successivo, avrebbe accettato qualsiasi proposta e così fu: un avvenimento molto particolare perché si decise che avvenisse sul tavolo da pranzo: posizionate varie coperte Grazia non si fece pregare e immediatamente scoprì la foresta nera che fece uscire dalla bocca di Ninfa un oh oh prolungato, anche lei non si immaginava una cosina così pelosa. Salvatore munito di forbicine cominciò a sfoltire la massa e quando i peli raggiunsero un’altezza minima cominciò col rasoio elettrico. Si scoprì un fiorellino delizioso: le grandi labbra tutte intere ed un clitoride piuttosto pronunziato e Salvatore si sbilanciò: “Domani amico mio potrai divertiti a lungo, Grazia è una goderecciosa prolungata poi adesso…”Il sabato sera nessuno aveva fame, ognuno spiluccava qualcosa in attesa… Ninfa, per motivi personali, preferì usufruire del talamo di Salvatore conseguentemente Alberto e Grazia…Quest’ultima neo coppia si rifugiò sotto una doccia ristoratrice, era inverno e la casa tutta riscaldata ma un buon getto di acqua calda è sempre gradito. Alberto sempre dichiaratosi anticonformista e non geloso aveva il pensiero a Ninfa ma questo non gli impedì di mettersi in bocca due tette a forma di pera per poi passare sulla cosina rasata ma dal clitoride molto sensibile, goderecciata dentro la cosina senza problemi (era incinta) ma poi un po’ di tristezza, la mente umana…Alberto si appisolò sin quando  Salvatore si presentò in camera da letto, aveva perso la cognizione del tempo, un saluto affrettato e poi a ritrovare il suo amore nel loro talamo. Avvolta nel lenzuolo e con la schiena girata Ninfa piangeva silenziosamente, Alberto preferì non disturbarla, avrebbero parlato la mattina seguente. Ninfa fu la prima ad alzarsi, Alberto si svegliò col profumo di un cappuccino contornato da cornetti e prugne snocciolate, solita colazione. Si guardarono a lungo in silenzio sinché Alberto: “Vorrei che ti togliessi la tristezza di dosso, non ci complichiamoci la vita.” “Non so se essere sincera o stare zitta e tenere tutto per me.” “Massima sincerità more solito, nulla può cambiare il nostro amore.” Dopo la doccia Salvatore ha cercato di baciarmi in bocca, non l’ho permesso la bocca per il bacio è riservata al solo amore mio ma poi ha preso a baciarmi le tette sin quasi a portarmi all’orgasmo, d’improvviso ha smesso tralasciando la cosina per passare ai piedi, dita in bocca e poi leccata sotto le piante, sinceramente m’è piaciuto,  è un feticista ma quello che è successo dopo, indescrivibile. Ha un ciccio uguale al tuo ma molto più duro, ma non me l’ha infilato dentro la cosina sino in fondo ma a metà strofinando la parte superiore della vagina, dopo un po’ ho provato una sensazione unica: una goderecciata prolungata, profonda, indescrivibile mai provata con te, forse ha trovato il mio punto G, quando dopo un po’ mi sono ripresa ha usato di nuovo lo stesso modo facendomi provare uguale sensazione anche più forte, non finivo mai di godere. Quando ho ripreso la forze sono tornata in camera mia ero confusa, lo sono ancora, dimmi qualcosa.” Alberto pensò: “Posso dire solo che sessualmente non valgo gran se viene uno sconosciuto che porta mia moglie alle stelle facendomi fare la figura dello sprovveduto e poi a viva voce: Il mio grande amore mi porta a dirti che sono contento per te, non ti porre problemi, nulla è cambiato, vero?” “Sei sempre l’amore grande della mia vita, sempre di più, non voglio riprovare quelle sensazioni.”Un giorno dopo l’altro come la canzone, nessuno aveva accennato a quella serata del sabato, l’allegria, almeno apparente regnava in quella comunità, solo Alberto si sentiva come dire sminuito nella sua mascolinità anche perché provò varie volte a trovare il punto G di sua moglie senza riuscirvi. Un giorno Salvatore prese da parte Alberto e: “È un argomento delicato,  Grazia non ha il coraggio di chiedertelo e vorrebbe… le sei piaciuto molto più di me, vedi tu.” Alberto non era uno sprovveduto, capì perfettamente che il buon Salvatore ciurlava nel manico, evidentemente voleva farsi di nuovo Ninfa, chissà se era vera la storia di Grazia. Un giorno rimasto solo con lei: “È vero quanto riportatomi da tuo marito vorresti di nuovo stare con me, non mi pare di essere un amante modello!” Grazia lo abbracciò, qualche lacrima e poi la confessione: “Mi sono innamorata di te, non intendo lasciare mio marito ma almeno ogni tanto…mi basta vederti, quando faccio sesso con mio marito lo faccio con te. Sembrava sincera, piccole lacrime scendevano dal suo viso insieme al trucco, Alberto era sensibile alle disgrazie umane e questa gli sembrava vera, la baciò a lungo, “Ogni tanto ci vedremo.”Ninfa sembrava spensierata ma Alberto capì che non lo era, quelle due goderecciate col punto G avevano lasciato il segno, talvolta l’amore non basta, anche il lato sessuale… Ragionò a lungo con se stesso era sicuro dell’amore di Ninfa ma capì che ogni tanto doveva lasciarla andare. Ninfa giurò che non sarebbe più andata con Salvatore ma le sue parole erano contraddette dai suoi occhi, Alberto la conosceva bene anche in questa nuova veste e capì che ogni tanto la baby avrebbe voluto provare quelle sensazioni meravigliose che lui non riusciva a darle. L’atmosfera non era più quella spensierata di una volta, che fare? Ultima trovata del buon Alberto, fare l’amore in quattro sullo stesso letto scambiandosi le dame e fu così che riuscirono a trovare un po’ di serenità anche se, pensò il padrone di casa,  chi ci aveva guadagnato non era lui ma talvolta,nella vita,i compromessi sono necessari!
     

     
  • 16 agosto alle ore 15:45
    Lucia la svedese

    Come comincia: Alberto M., romano, un destino: la Guardia di Finanza. Suo  padre Armando, tifoso delle Fiamme Gialle a cui non  era riuscito ad accedere per l’amputazione di una gamba in seguito ad incidente stradale, era riuscito a far arruolare il primogenito Alfredo all’Accademia non così il fratello Alberto che, pur di raggiungere lo scopo, aveva fatto domanda quale allievo finanziere e nell’ottobre 1954 ed era stato ammesso alla Legione Allievi di Roma perchè, nel frattempo, la famiglia si era trasferita a Jesi (An) per aver padre Armando vinto un concorso quale direttore della Banca di Credito Anconetana. Così Alberto, iscritto al Distretto Militare di Ancona, si trovò a vivere di nuovo a Roma, dove era nato, con le stellette ma senza ancora le Fiamme che avrebbe ricevuto dopo sei mesi di corso. Diversi erano i compiti assegnati agli allievi finanzieri che, oltre alla piazza d’armi ed allo studio delle materie tributarie erano costretti a pulire i cessi (o meglio le latrine) sulla cui porta d’ingresso un cartello ammoniva i fruitori con uno scritto (non dico nel centro ma almeno, figli di p...cacate dentro!), a far pulizia nei locali e talvolta in cucina a pelar patate ed altri analoghi piacevoli servizi  che non aveva previsto di dover compiere ma, In fondo, la sua vita era migliore di quella di molti suoi colleghi arruolatisi come dire, per fame, perché provenienti da famiglie indigenti mentre lui veniva foraggiato dal padre meglio dalla madre, ricca di famiglia, con ben 50.000 lire al mese, una pacchia! Alberto nei primi venticinque giorni dall’arruolamento durante i quali non c’era libera uscita, passava il tempo ad ascoltare un suo collega toscano, tale Colbucci, virtuoso di sassofono e con lui anche  Antonio T. suo collega con cui aveva stretto amicizia. Altri allievi frequentavano in locale messo a disposizione del Cappellano Militare, munito di televisione in bianco e nero, Cappellano dai gusti particolari che non interessavano minimamente  Alberto da sempre eterosessuale. Al ventiseiesimo giorno grande libera uscita per i trecento allievi che, ovviamente pensavano solo ad una cosa… Alberto, circondato da alcuni di essi, li divise fra vari ‘casini’ di Roma (allora la Merlin non aveva ancora rotto i…con la sua assurda legge) riservando per sé e per Antonio il migliore a Piazza di Spagna, un casa di gran lusso e di 500 lire a marchetta che per allora era una bella cifra. Appena entrato ebbe una sorpresa, la maitresse Lalla di Furlè (Forlì) che aveva conosciuto a Jesi, gli corse incontro abbracciandolo e: “Nipotino mio che piacere vederti.” Gli avventori in sala un bumm generale che fece arrossire Alberto a cui cadde a terra il cappello.
    “Lalla ti prego sono in divisa!”  “Fottetene di questi quattro froci, si siete  un branco di finocchioni,voi due venite con me al primo piano, ci sono belle signorine.” Alberto ed Antonio si sedettero su un divano in attesa. Effettivamente si presentarono quattro bellezze, Alberto prese la prima che aveva accanto e si recò in camera, dopo circa mezz’ora riapparve soddisfatto nel salottino dove ritrovò Antonio. “Già fatto?” “Vedi non ho soldi sono orfano e…” “A 'mbecille li potevi chiedere a me, qua 500 lire e vai!” Al ritorno di Antonio discesero le scale, pagarono alla cassa e via a cercare un autobus per rientrare in caserma appena in tempo. Finito il corso, dopo gli esami ci fu il campo estivo a Fiano Romano; scomode dormite in tenda su un pagliericcio, esercitaziomi con un vecchio fucile 91 della guerra 15/18, esercizi militari come il passo del gattino, del leopardo e amenità del genere. Al rientro dal campo la destinazione finale: Alberto alla Legione di Torino, Compagnia di Domodossola, Antonio a quella di Palermo. Compagnia di Cefalù. Nel frattempo un lutto nella famiglia di Alberto. Suo fratello Alfredo molto amico di Bacco e dei dolciumi, ricoverato in ospedale per un crisi acuta di diabete, era deceduto. Dopo i funerali, cui aveva partecipato anche Antonio, i due amici si aggiornarono con la proprie novità: Alberto aveva sposato Flora L. e Antonio Lucia M. Descrizione delle  consorti: Flora insegnante di ginnastica, castana, media altezza, un bel fisico da atleta, sempre allegra e sorridente, ottimista, anticonformista. Alberto si considerava fortunato, aveva trovato la donna ideale. Antonio piuttosto titubante non riusciva a descrivere in modo completo la moglie: Lucia è figlia di contadini ricchi, suo fratello Calogero insieme  ai genitori e villici alle dipendenze coltivavano  vari terreni di loro proprietà ed avevano in gestione un Bad and Breakfast, Lucia era molto differente di fisico dai genitori e dal fratello decisamente bruni, robusti e non alti, Lucia era  bionda, un metro e settantacinque, fine nei modi, occhi di un blu profondo, viso da madonna, seno non eccessivo, gambe chilometriche, piedi deliziosi, una modella! I genitori, molto orgogliosi di quella bella figliuola, respingevano gli ovvi pettegolezzi dei paesani richiamandosi a lontani parenti nordici, la verità era che Lucia era stato un cadeau alla signora durante una notte di amore da parte di un bel fusto svedese di passaggio al Bad and Breakfast.  L’avevano iscritta al liceo classico in un collegio femminile condotto da suore ma dopo aver la stessa conseguito il diploma non intesero mandarla all’Università perché la loro figlia si era messa in testa di fare la modella, in un ambiente di perdizione pensavano loro e così Lucia rimaneva giorni interi a vedere la tv o a leggere libri ovviamente rompendosi i cabasisi per dirla alla siciliana. Un giorno conobbe Antonio che era andato al Bad and Breakfast per una verifica fiscale e, pur di togliersi dalla scatole, accettò, anche se malvolentieri, la sua corte e lo sposò, finalmente lontano da casa sua. Talvolta Lucia guardava suo marito con tristezza: dalla padella alla brace, il marito era decisamente rozzo ma almeno lei, foraggiata dai genitori, riusciva ad avere molta libertà, bei vestiti e guidava una Alfa Romeo spyder,  si consolava così. Destino volle che sia Alberto che Antonio vincessero il concorso per allievi sottufficiali presso il Lido di Ostia, era il 1958. Grandi abbracci, studiavano insieme come insieme andavano in libera uscita, ogni tanto riuscivano ad avere un giorno di permesso che passavano la maggior parte del tempo in albergo con la relative consorti che li raggiungevano ad Ostia. Per fortuna il tempo passava veloce, fine del corso, esami, campo estivo a Canazei in Trentino, rientro ad Ostia, cucitura sulla giubba dei gradi di vicebrigadiere, ulteriore fortuna, assegnazione di ambedue alla Legione di Messina, Alberto assegnato al Servizio Informazioni (era anche fotografo), Antonio al Nucleo di Polizia Tributaria per i bei voti ottenuti agli esami. A lui era stato assegnato un alloggio in caserma mentre Alberto aveva acquistato un appartamento in viale dei Tigli, zona Vip. Rimasto unico erede della famiglia M.,Alberto alla morte dei genitori si trovò con un sostanzioso gruzzolo e così pensò bene di acquistare una villa sui Monti Peloritani che sovrastavano la città di Messina. La fece rimodernare, prima di tutto con una piscina, al pian terreno un gran salone con televisione e con stereo di ultima generazione oltre ad un tavolo per banchettare e comode poltrone, vicino un'ampia cucina. Al piano superiore tre camere da letto con relativi servizi ed in ultimo una gran terrazza da cui si poteva spaziare con lo sguardo sino alle isole Eolie, un bijou. All’inaugurazione oltre ad Antonio e Lucia furono invitati tutti gli amici e i superiori ufficiali dei due vicebrigadieri (era sempre bene tenerseli buoni!)Il pranzo fu servito alla grande da due camerieri in divisa prestati per l’occasione da un famoso ristorante di Ganzirri che avevano portato tutte le vivande con un camioncino della ditta. Grande allegria, brindisi a ripetizione, tutti un po’ brilli meno Alberto che voleva tenere sotto controllo la situazione, infine balli scambiandosi le relative consorti,un successone! Spariti gli ospiti, rimasero Alberto, Flora,  Antonio e Lucia. L’Albertone aveva subito apprezzato le ‘doti’ della mancata modella e si era messo in testa di…Ne aveva parlato con Flora che, da buona anticonformista, si era fatta della matte risate: “Brutto zozzone ti vuoi fare la moglie del tuo migliore amico è immorale.” E giù risate a non finire che volevano dire una sola cosa: divertiti. Flora era innamorata folle di Alberto e lasciava correre qualche sua scappatella avendo ormai conosciuto la sua natura. A questo punto ritenne opportuno dargli una mano per sbloccare la situazione sia con Lucia che con Antonio, come? Ballando stretto con quest’ultimo sino a condurlo nel suo talamo. Rimasti soli Lucia capì la situazione e divenne seria:”Anche se ho studiato dalle monache non sono così sprovveduta, tua moglie si è portato in camera Antonio e tu?" “Dipende da te, inutile dirti che ho apprezzato sin da subito il tuo stile, la signorilità con cui tratti le persone, il tuo fisico e soprattutto la tua intelligenza, sei una donna fuori del comune, mi domando…” “Ti domandi perché ho sposato Antonio, dovevo allontanarmi ad ogni costo dall’ambiente retrivo di casa mia. Ti dico che in campo sessuale sono un disastro, Antonio dice che sono frigida e poi dinanzi a te mi vergogno, non voglio fare la vergine dai candidi manti ma…” “Lascia stare Stecchetti, vedo che dalle monache non leggevi solo libri ‘castigati.” “Ho una pessima esperienza in fatto di sesso,ero vergine e la prima volta Antonio mi ha fatto un male cane, in seguito non ho apprezzato le sue goffe avances…” “Ti chiedo solo di rilassarti,lascerò acceso solo un abatjour.” E prese a baciarla in bocca, per poi passare sulle deliziose piccole tettine ed infine sulla madre di tutte le godurie. Lucia aveva un clitoride pronunciato, molto sensibile e cominciò a godere a ripetizione e quando Alberto la penetrò dolcemente ebbe come delle convulsioni, tremava tutta, Alberto ebbe  paura che si sentisse male, ma quale male, dopo un po’ Lucia prese a baciarlo follemente, sei un dio mi hai distrutta!” “Vedi Antonio prima di te ha avuto contatti solo con puttane professioniste e quindi non conosce affatto il corpo femminile, non so che consigliarti, quando vuoi sono a disposizione (bravo il furbetto!), intanto prova a sgrezzare il consorte. La mattina dopo tutti assonnati dinanzi ad una ricca colazione preparata magistralmente da Flora per recuperare le forze. Lascio alla fantasia dei lettori il finale di questa storia vera a secondo della propria mentalità, ognuno troverà una soluzione per questo wife swapping. Non sapete che vuol dire? 'Gnurants consultate il vocabolario di inglese!
     

     
  • 11 luglio alle ore 9:29
    Una vita avventurosa

    Come comincia: “Tirate fuori agnelli e cacciagione, le scatolette di carne ve le mangiate voi, non prendetemi per i culo!” La frase decisamente sboccata proveniva dal capitano Primo Tabani comandante delle Compagnia della Guardia di Finanza di S.Maria Maggiore (Novara) da cui dipendeva il distaccamento di Lago Matogno, m. 2.000 di altezza, reparto che il cotale ufficiale era venuto ad ispezionate in una bella giornata di luglio. “Intanto presentatevi prima che vi rompa le corna, non avete preso una sola bricolla, bravi, qui siete in villeggiatura, grandi dormite e mangiate  a spese dei poveri baitani, vi fottete pure le loro donne, intanto presentate le vostre schifose persone , allora..” “Brigadiere Vazzara Efisio, comandante del distaccamento.” “Senti susardo pecoraio qui non comandi un cazzo e poi ricordati che si dice prima il nome e dopo il cognome, ignorante! ” “Finanziere Alberto Minazzo, romano ex studente.” “Con te ci vediamo dopo.” “Finanziere Alessandro Loretelli  coltivatore diretto di Foligno.” “Ti fa schifo dire che sei contadino?” “Finanziere Lupini Antonio contadino di Foligno.” “Ah due paesani, due crucchi senza offesa per i crucchi.” “Finanziere Mauro Roncaccioli di Bologna cuoco.” “Ecco tu mi sei più simpatico, sicuramente ci preparerai qualcosa di buono.” “Finanziere Luigi Martinese macellaio.” “Sei  la persona adatta per scuoiare gli agnelli, a proposito andate a dissotterrarli, li voglio mangiare a mezzogiorno. “ “Finanziere Cesare Mattioni.“ ” Bello robusto non come quello sdrucinato che ti sta vicino che sembra la morte in vacanza, come ti chiami?” “Sono Piero Nisseno siciliano studente.” Il capitano non aveva fatto alcun commento, dalla voce  si evinceva che era omo. “Finanziere Giacomo Minardi di Loreto (An) disoccupato o meglio…chierichetto.” “Sono senza parole, prima un frocio e poi un pretacchione, ma chi cazzo stanno arruolando in Finanza, bah. Lasciamo perdere, Roncaccioli fatti onore, la passeggiata mi ha fatto venire fame e poi ho portato del Barbera, ho visto due fucili da caccia, sicuro sono dei due crucchi e quindi…” Loretelli: “Io e Lupini abbiano cacciato  galli cedroni, pernici e altri uccelli, li faremo un po’ alla brace un po’ nel sugo della pasta, l’agnello arrosto.” Roncaccioli si era fatto onore. Il capitano era un po’ brillo: “Ho mangiato benissimo ma che dico al comandante del Gruppo di Novara che i miei finanzieri sono bravi cuochi ma di contrabbando non ne mangiano proprio…, mettetevi d’accordo con i contrabbandieri, insomma non devo spiegarvi io come fare. Minazzo  vieni con me. Conosco tuo fratello Tenente che comanda la Tenenza di Laglio sul lago di Como dove mia moglie ha un albergo, mi ha pregato di trasferirti a Piaggio Valmara sul lago Maggiore, così ti levi da stè montagne, ti va bene?” Alberto era rimasto senza parole, una notizia meravigliosa, non ce la faceva proprio a  fare chilometri con zaino  in posti pericolosi, l’anno prima un collega era caduto in un dirupo ed era stato ricoverato in ospedale con fratture. “Grazie signor capitano.” “Non devi ringraziare me ma tuo fratello che si scopa mia moglie, non fare quella faccia, potrei separarmi ma la mignotta è piena di soldi…” L’unico non propriamente contento era Piero Nisseno, innamorato pazzo di Alberto era andato a piangere fuori dalla caserma. Alberto lo seguì, gli faceva pena. Considerava gli omo persone sfortunate senza quel disprezzo che la maggior parte della gente provava per loro anche se a lui piacevano i fiorellini. “Alberto te ne andrai presto, per me è una tragedia, anche gli omosessuali si innamorano ed io lo sono di te, pazzamente, prima che tu vada via vorrei…ti ricompenserò, i miei in Sicilia sono ricchi.”
    Alberto lo guardava con aria triste, che fare? Piero prese a sbottonare i pantaloni di Alberto che stranamente non riuscì a ribellarsi. “Ce l’hai grossissimo, mai visto un coso così, il mio pompino lo ricorderai per tutta la vita!” Piero era più bravo di tante ‘signorine’ che aveva incontrato, resistette sin quando…Alberto due giorni dopo rientrò alla Brigata di Montecrestese da cui dipendeva il distaccamento di Lago Matogno destinazione Piaggio Valmara dove giunse nel pomeriggio. L’ingresso non poteva essere stato migliore: casermiere era un certo finanziere Nando Gallozzi  romano del Testaccio. Grandi abbracci: “I colleghi sò tutti burini del nord, attenzione al brigadiere Comandante è basso e grasso, come statura arriva alle spalle della moglie che è un corazziere, si chiama Ambrogio  Bentivoglio soprannominato ‘balle da vendere’ non domandarmi il perché in ogni modo è uno stronzo, attenzione a lui è invidioso soprattutto dei giovani finanzieri che lo fanno sfigurare, a te ti vedo male, vatti a presentare, è in ufficio. Dopo l’avanti l’Alberto sfoggiò una forte battuta di tacchi in l’aggiunta ad un saluto militare. “Sono Alberto Minazzo, vengo dalla Brigata di Montecrestese.” “Ah sei il raccomandato del capitano Pagnani, qui non valgono le raccomandazioni, che titolo di studio hai?” “Ho il diploma del liceo classico” “Abbiamo uno istruito, darai una mano a fare i compiti a mia figlia Irene. Sistemati poi vai in Dogana dai vicebrigadieri Tuminello e Ferrara che ti istruiranno.” Per fortuna i due erano due simpaticoni e lo sottoposero alla  cerimonia di benvenuto portandolo a bar per pagare da bere a tutti i finanzieri in servizio. Anna la barista, dopo una stretta di mano aveva soffermato a lungo lo sguardo di Alberto, aveva fatto colpo ma l’interessato capì che era meglio non sbilanciarsi, chissà con chi se la faceva la cotale e non voleva casini. Naturalmente si beccò una settimana di casermiere che consisteva nei due incarichi contemporanei di piantone e di cuciniere, un lavoro pesante dato che la brigata era composta da 15 elementi, ma se la cavò bene con i complimenti dei due vicebrigadieri ma non del comandante che sembrava sempre incazzato di fresco (in verità aveva i suoi buoni motivi per esserlo, la natura non era stata benigna con lui.) 'Na rottura di palle le ripetizioni a Irene la figlia del brigadiere, la cotale era occhialuta e grassa come una palla (che si poteva pretendere da cotali genitori!). La baby guardava Alberto con occhi sognanti. “Irene o ti impegni nello studio altrimenti riferisco il tuo comportamento a tuo padre e non vengo più.”  “No ti prego voglio almeno vederti!” “Hai detto bene, vederti.” Alberto era il collega di un certo Carlo Toppi che sfoggiava sul braccio destro la scritta ‘Français’ e allora lo apostrofò in quella lingua che lui conosceva bene ma non ebbe risposta. “Carlo fa una cosa, togliti quella fascia, se viene uno straniero di lingua francese fai la figura del pirla.” Un giorno si presentò inn caserma un postino con un pacco raccomandato: “Chi è Alberto Minazzo.” Son io.” “Firmi qui. Sorpresa sorpresa, un biglietto di Piero – spero apprezzerai il regalo, ti ricordo sempre.” Certo che apprezzava il regalo un Rolex d’oro, valeva una fortuna! La cosa più interessante di far servizio ad un valico di frontiera è quella di avere la possibilità di conoscere  gente di tutti i tipi sia italiani che stranieri, ad Alberto interessavano la persone, soprattutto femminucce, che provenivano dalla vicina Svizzera ticinese. La sua attenzione diciamolo francamente di natura sessuale fu attratta dalle ragazze che dall’Italia andavano in Svizzera per lavoro. In particolare una di loro che in bicicletta tutte le mattine  traversava il confine. Al ritorno una sera con la scusa di controllare che non avesse merce di contrabbando  la fece accomodare nel Corpo di Guardia. Documenti: Doris Adamini anni 23 nata a Brescia a residente a Cannobio. “Dove lavora a Brissago?” “Nell’albergo Morettina, come vede non ho nulla.” “Dipende da cosa cerco io.” “Doris guardò a lungo Alberto, inquadrò la situazione e: “Potrei non essere d’accordo non che lei mi dispiaccia ma…” “Va bene domani  sera quest’ora?” “Ehum ehum…” Puntuale alle 19 Doris si presentò al valico, ad aspettarla un Alberto in borghese con l’ormone alle stelle. Andiamo nella caserma dei finanzieri di mare, mangeremo con i colleghi tutti amici. Alberto si era procurato una cassetta di vino Barbaresco, suo prediletto, e lo offrì a tutti i commensali. Vi domanderete come era possibile invitare una ragazza in una caserma  senza creare problemi. Presto detto: il brigadiere di mare comandante della Squadriglia abitava Cannobio e la sera…lontano il gatto i topi ballavano. Il casermiere: “C’è un letto nell’ufficio del comandante che lui usa per il riposino pomeridiano, qui ci sono due lenzuola ed una federa, 100 lire per farle lavare, buon divertimento. Doris non aveva dimostrato alcun imbarazzo, si spogliò completamente. Bruna, capelli lunghi, viso sorridente, belle tette, piuttosto robusta ma non grassa, una natura pelosissima. “Allora sei della Leonessa d’Italia.” “No di Brescia.” Bello stronzo, da una cameriera pretendere che fosse aggiornata con la storia!” La ragazza si dimostrò molto portata per il sesso con grande goduria del suo amante a digiuno da un po’ di tempo, dopo la terza goderecciata ambedue decisero di dormire. Furono svegliati alle sei dal piantone. “Può arrivare il comandante, datevi una smossa.” Doris dopo il bacino finale prese a bici e sparì oltre confine, Alberto a dormire nel suo letto, era di turno alle dodici.  Venne a sapere più tardi che il brigadiere di mare, responsabile del reparto, era stato punito perché lo spione di turno aveva comunicato ai superiori comandi che di notte in quella caserma…Commento dell’interessato: “Voi scopate e a me me l’hanno messa in c…” L’affare Doris fu presto chiuso,la baby doveva aver trovato un altro amore in Svizzera e non rientrava più in Italia. Al valico un giorno Alberto fu colpito dalla vettura di due signore di classe che transitavano con una ‘Borgward Isabelle’ auto piuttosto rara e costosa. Dato il loro passaggio giornaliero pian piano Alberto prese confidenza con le due dame. Un giorno chiese loro dove fossero dirette. “A Intra a prendere un aperitivo, se vuole…io sono Carla Roppi francese di nascita ma residente in una villa sopra Ascona insieme alla mia amica Maria Martens belga indossatrice.”  “Come vedete oggi sono di servizio, se non avete impegni domani  pomeriggio…” “D’accordo, appuntamento a domani, spero che sia simpatico a Frou Frou la nostra cagnetta che vede nel sedile posteriore. Alberto aprì lo sportello e cautamente allungò un braccio, la cagnetta gli leccò una mano.”È piuttosto strano, Frou Frou non fa facilmente amicizia…au revoir.” Alberto indossò il suo abito migliore, non era molto elegante ma…quello offriva la ditta. Precise come un orologio svizzero le due signore si presentarono al confine, Alberto le aspettò un po’ più lontano munito di macchina fotografica, la sua passione. “Ho preferito non farmi vedere dai colleghi, c’è sempre l’invidioso di turno che mi può creare problemi. Intanto le inquadrava: Carla bruna, capelli corti, occhi nerissimi, naso piuttosto pronunziato, bocca carnosa, Maria biondissima, capelli lunghi, occhi di un verde profondo, delizioso naso all’insù, bocca…invitante. “Dopo averci fotografato con gli occhi in seguito potrà farlo con la sua macchina fotografica, Maria è abituata ad essere ripresa, è una modella.” C’era dell’ironia nel tono di Carla e per sottolineare la frase gratificò l’Albertone di un sorriso. Ad Intra posteggiarono dinanzi ad un negozio di moda maschile. Appena entrati furono accolti da un giovane elegantissimo, forse il padrone, che apostrofò le due signore: “Bellissime, cosa vi porta da queste parti, io tratto solo abbigliamento  per i maschietti…”  Carla: “E qui c’è un maschietto da vestire da capo a piedi, Giangi questo è Alberto un nostro caro amico, saprai tu consigliarlo nella scelta di vestiti, camice, cravatte e scarpe, all’opera.” E poi all’orecchio: “Non spogliarlo con gli occhi, lui ama i fiorellini e tu non hai il fiorellino!” Alberto prese da parte Carla: “Mi ha messo in imbarazzo, io non sono all’altezza di…” “Ma io si, non faccia quella faccia, si rilassi a si lasci consigliare da Giangi  e poi diamoci del tu, non siamo ancora due vecchie mammalucche!” A Giangi non parve vero di poter fare un affarone nel vestire da capo ai piedi il nuovo cliente: camice estive ed invernali, pullover, gilet, vestiti interi e spezzati, calze di tutti i colori, scarpe all’ultima moda. “Giangi questo è un assegno in bianco, scrivi tu la cifra senza esagerare, carica il tutto nel bagagliaio della nostra vettura, au revoir.” Seduti al bar Alberto era diventato taciturno, perché tanta generosità, di maschietti in giro ce n’erano tanti e le due signore potevano…”Non ti porre tanti problemi, la vita è breve, appena sarai libero  manderò l’autista a prenderti a Piaggio Valmara per farti conoscere la mia villa, dove vuoi mettere tutta la mercanzia?” Alberto capì che non poteva portarla in caserma e così telefonò ad Anna proprietaria del bar vicino alla Dogana per essere autorizzato a  depositarli a casa sua. Anna gli chiese di passare a casa sua dopo mezz’ora per lasciare suo fratello Ambrogio al bar. Alberto lasciò la maggior parte del nuovo guardaroba portando con sé solo un completo.“Accidenti hai svaligiato un negozio!” “Non io quella signora in macchina…” ”Ricevuto, auguri sei un bravo ragazzo, lo meriti.”
    La situazione ebbe sviluppi imprevisti: Carla invitò Alberto nella sua villa sopra Ascona. “Ti manderò il mio autista a prenderti in Dogana.” “Preferisco che si fermi alla Dogana svizzera, non voglio farmi vedere dai miei colleghi.” La solita Borgward era posteggiata sul lato destro della Dogana svizzera, all’arrivo di Alberto l’autista scese dall’auto, si tolse il berretto, fece un inchino e chiese la conferma al Alberto della sua identità poi aprì lo sportello posteriore dell’auto. “Come si chiama?” “Fulgenzio signore.” “Bene Fulgenzio, mettiamoci d’accordo: io sono anticonformista, con me niente apertura dello sportello, niente saluto col berretto in mano, io salgo davanti e poi se lei vuole diamoci del tu.,” “Signore come dice lei.” Il lago dalla parte svizzera sembrava diverso, meglio curate le sponde, più cristallina l’acqua, molti alberi ai lati della strada. Dopo due chilometri di salita, veduta della villa veramente imponente, la signora doveva essere molto abbiente. Fulgenzio aprì il cancello col telecomando. “Siamo arrivati.” Carla apparve all’entrata e salutò calorosamente il bell’Alberto. “Benvenuto a casa mia, Maria è a Parigi per una sfilata. L’immancabile Frou Frou,  scodinzolando, diede a suo modo il benvenuto al nuovo arrivato. Contrariamente alle sue aspettative che pensava ad un arredamento all’antica, Alberto si trovò dinanzi ad un arredamento molto moderno, ampie vetrate illuminavano i locali, i mobili di buon gusto  tutti di colore chiaro, un inno all’ottimismo. Un lungo viale, di lato piante basse ben curate, in alto un terrazzamento con delle statue di antichi romani, un vero Eden.  “Vedo che stai apprezzando la mia modesta magione.”  “Chiamala modesta, sono in Paradiso.” A tavola furono serviti da una cameriera in divisa, tutto molto formale, gli unici maschietti erano l’autista ed un vecchio giardiniere a nome Adolfo che, al passaggio della padrona si era inchinato piuttosto servilmente. Il dopo pranzo fuori in giardino. “Io fumo delle Pall Mall e tu.?” “Ho smesso su consiglio del dottore della caserma, un ispessimento del palato poteva portare a conseguenza spiacevoli.” “Bene allora non fumo nemmeno io.” Il pomeriggio passò in una sala con televisione ed un impianto high  fidelity da cui proveniva musica degli anni quaranta, tutto molto rilassante. Ad un certo punto si era materializzato un gatto bianco di grosse dimensioni, occhi azzurri che si avvicinò al Alberto, e, dopo averlo squadrato, si rifugiò sotto il divano. “Cosa strana, sei simpatico a Frou Frou ma non  a Pablo.” “Forse è castrato?” Carla rispose con un sorriso, evidentemente Pablo non apprezzava molto le persone dato il suo stato. Alberto aveva ottenuto quindici giorni di licenza, una sera dopo cena: “Ho pensato molto a te, ho domandato a me stessa questo trasporto verso di te, è la prima volta che mi capita con un uomo o meglio un ragazzo data la tua giovane età, sono in… buoni rapporti solo con Maria. Ho molte difficoltà a raccontarmi, penso possa fidarmi di te dato che con le mie confidenze metto nelle tue mani praticamente la mia reputazione. Come avrai notato conduco un tenore di vita molto alto grazie all’eredità dei miei genitori morti in un incidente aereo. I miei erano persone formidabili, anticonformisti, avevano accettato e protetto il mio essere… fuori del comune, sono un ermafrodita…, i mei all’anagrafe avevano fatto trascrivere il mio sesso al femminile.” Alberto ripresosi dall’iniziale stupore: “Sono un anticonformista convinto e per tale motivo spesso ho dovuto lottale contro i benpensanti, puoi fidarti di me, permettimi un abbraccio affettuoso, immagino quanto ti sia costata questa confessione.” La sera stessa appuntamento in camera da letto di Carla. La padrona di casa si fece trovare sul vano del bagno, in controluce, la stanza era illuminata da luce soffusa, un letto matrimoniale troneggiava al centro della stanza, lenzuola di seta di gran classe. Carla abbracciando Alberto lo condusse sul talamo nuziale dove si era appostata Frou Frou evidentemente abituata a far da spettatrice alle esibizioni della sua padrona.  La nudità di Carla era piacevole, ad Alberto non erano mai piaciuti i seni troppo prosperosi, gli davano l’idea di volgarità, in questo Carla eccelleva, piccoli ma sensibili al bacio di approccio del giovin signore. Carla delicatamente posizionò il capo  dell’amante sulla sua  sua ‘gatta’, Alberto notò che il ‘ciccio’ di Carla non era troppo grande né in erezione e così poté dedicarsi al clitoride della padrona di casa molto sensibile al contatto della  sapiente lingua di Alberto e dopo un po’ si esibì in un profondo orgasmo che fece vibrare tutto il corpo di Carla  che insistette per averne un secondo e dopo abbracciò Alberto in segno di riconoscimento e lo baciò in bocca, un bacio appassionato, sensuale che come conseguenza portò all’erezione del ‘ciccio’ di Alberto che si manifestò in tutta il suo splendore. “Non ho mai avuto rapporti con uomini, con Maria uso un vibratore, sii delicato.”’ L’allagamento’ precedente della vagina aiutò molto l’ingresso di ‘ciccio’ che giunse sino al collo dell’utero per poi esibirsi in una goderecciata con schizzo finale che fece impazzire la gentile padrona di casa. “Mai provato niente di simile, sei un grande! Che ne pensi di far esibire il mio lato maschile? Mi piacerebbe che lo baciassi a lungo sino a…” “D’accordo ma non godermi in bocca.” Il membro di Carla era di misura inferiore al normale ma molto duro, ci volle del tempo fino a quando Carla  sfilò ‘ciccio’ dalla bocca di Alberto per godere sulla propria pancia, un mare di sperma, evidentemente la signora aveva dell’arretrato da smaltire. “ “Che ne dici di…” “Ho compreso il tuo desiderio ma  sinceramente non mi sento di farti usare il mio popò…” “D’accordo mi accontenterò delle cosine di Maria, penso che anche tu  abbia fatto un pensierino su di lei, sii sincero, sarebbe un bel trio.” Grandi festeggiamenti al ritorno della modella da Parigi la quale comprese subito la situazione e diede il suo beneplacito con un bacio ad entrambi. Il bel trio viveva serenamente incurante degli immancabili pettegolezzi che erano ‘fioriti’ nei loro confronti. Alberto, dietro segnalazione dell’invidioso brigadiere Bentivoglio fu trasferito di sede; per tale motivo chiese ed ottenne di essere congedato. Per non per apparire un fannullone e ‘magnaccia’,  dietro raccomandazione di Carla, si impiegò a Locarno in una ditta di consulenza tributaria. Finale come quello delle favole (ma la loro era realtà), e vissero… 

     
  • 26 giugno alle ore 9:04
    Poliamori

    Come comincia: “Mi ha telefonato Adrian, sarà a casa domani pomeriggio…” Un lungo pianto era seguito a questa frase, Lory era proprio disperata, durante i quattro mesi di assenza del marito, ingegnere impiegato presso una piattaforma petrolifera aveva allacciato una relazione con Alberto abitante nel suo stesso palazzo in via Cavour a Roma e se ne era innamorata pazzamente ,il ritorno del legittimo consorte l’aveva trovata impreparata ad accettare le sue richieste sessuali. Era proprio distrutta, i rossi capelli arruffati, i meravigliosi occhi verdi pieni di lacrime, il bel seno sussultava per i singhiozzi, che ne era della statuaria Lory ammirata da tutti i maschietti che incontrava? Anche Alberto erta entrato in  crisi vedendo la disperazione dell’amante, ogni frase sarebbe stata inadeguata, forse inopportuna e così rimasero abbracciati in silenzio. Quella sera sua moglie Liliana gli aveva preparato una cena a base di brodetto di pesce molto gradito di solito dal consorte ma…”Mi si è chiuso lo stomaco, oggi in palestra mi sono innervosito con un cliente (era un personal trainer) sarà forse un po’ di gastrite, vado a letto.” Liliana, delusa, mise il tutto in frigo. Roberto ebbe un breve sonno, si alzò quando udì dei rumori provenienti dal sovrastante appartamento dove alloggiavano Adrian e Lory, non ci voleva molta fantasia per capire cosa stesse succedendo, sentì un groppo allo stomaco. Liliana lo raggiunse sul divano del salone e prese fra le lunghe mani diafane il volto del marito. La consorte era veramente attraente, alta, bruna di capelli, occhi nocciola, seno non molto prosperoso, gambe da ammirare ma soprattutto intelligente, aveva compreso la situazione anche perchè…”Voglio metterti al corrente di un fatto che non ho avuto modo di…o meglio quando una sera sono rientrata a casa tardi, eri a letto e non ho potuto metterti al corrente della liaison particolare che si era creata fra me e Lory. Avevamo bevuto un po’ troppo dello Cherry Brandy che  piace ad ambedue ed abbiamo avuto un rapporto… intimo. Dapprima Lory ha preso ad accarezzarmi, poi mi ha baciato a lungo in bocca e poi..si è spinta più in basso, mi sono fatta coinvolgere anch’io e…”  Alberto si era sempre dichiarato anticonformista ma alla confessione di Liliana rimase perplesso, troppi pensieri di colpo in testa. “Debbo, come dire, digerire la situazione, penso che  Lory ti avrà messa al corrente del…nostro rapporto, non ti preoccupare, in fondo una situazione boccaccesca è divertente!” I giorni passavano senza  che Alberto e Liliana avessero notizie dei sovrastanti vicini finché un giorno: “Sono Adrian, è qualche giorno che sono rientrato a Roma, vorrei dare a casa mia una festa per il mio ritorno, è per sabato sera alle 20, ci sarete?” Rispose Liliana: “Certamente, sarà un piacere, dobbiamo portare qualcosa?” “No ho provveduto ad interessare i proprietari del bar Old Station vicino a S.Maria Maggiore, provvederanno tutto loro, a sabato.” L’appartamento di Adrian sovrastava quello di Roberto e di Liliana ma il padrone di casa aveva comprato quello vicino così da crearne uno da 200 metri quadrati, una reggia con immenso salone. Era ricco di famiglia, svedese di nascita, adottato da due coniugi romani benestanti, era rimasto orfano a vent’anni per la morte  dei genitori adottivi, si poteva permettere una vita lussuosa. Dopo la laurea in ingegneria aveva ottenuto un posto di tecnico presso una piattaforme petrolifera dell’ENI, unico inconveniente la lontananza dalla moglie. Il sabato pomeriggio era stato dedicato da Alberto al barbiere e  Liliana in un vicino istituto di bellezza, era veramente in forma poi con un vestito largamente scollato e corto era veramente sexy. Il loro ingresso nell’appartamento di Adrian fu trionfale, il padrone di casa diede la mano ad Alberto ma prese sotto braccio Liliana riempendola di complimenti. “Non ti ricordavo così sexy, sei uno schianto, immagino quanto mosconi tuo marito dovrà allontanare da te.” Per ora il moscone era lui, per quasi tutta la serata si impadronì di Liliana che sembrava divertita. Alberto prese a ballare con Lory, sembrava dimagrita non riusciva a sorridere, facile capire la situazione. “Cara Liliana, sai che sono un immaginifico, troverò una soluzione, stringimi forte, non vedi tuo marito che se la sta facendo tutta la sera con Liliana, imitiamoli.” Lory si allontanò, stava piangendo, al ritorno sembrava rinfrancata. “Alberto al solo vederti mi son sentita meglio, mi dici che troverai una soluzione , sicuramente Liliana ti avrà messo al corrente delle nostre…non mi giudicare male, voglio molto bene a tutti e due, sono sincera ma…” “Ti ho promesso una soluzione , se convinco Liliana a seguirmi…” Alberto si avvicinò alla consorte: “Strofinati con Adrian finchè lo fai partire di testa, vedo come ti guarda a soprattutto stringe…” “Non ci vuole molto, quando balliamo si strofina in continuazione col  suo coso duro, m’ha confidato che da buon svedese ama di fatto di donne le brune ed io…bruna sono!” Alberto e Liliana ripresero il solito tran tran, Alberto in palestra a far il personal trainer, Liliana in farmacia dove lavorava sinché un pomeriggio: “Adrian è uscito, vengo da voi.” “Liliana ti prego dammi una mano, tuo marito mi manca da morire, se tu potessi…” “Parlerò con Adrian da uomo a uomo,venite sabato sera a casa nostra, Liliana è una buona cuoca.” E così fu, Adrian in compagnia della consorte si presentò con una cassetta di Dom Perignon ed un vassoio di dolci. “Sono deliziosi come la padrona di casa.” Lo svedese si era sbilanciato, Liliana gli piaceva troppo si vedeva da lontano come la guardava, d’altronde le signore avevano fatto a gara in fatto di vestiti sexy. Lo champagne aveva fatto effetto soprattutto su Adrian che prese a ballare con Liliana sempre più stretto incurante degli sguardi della consorte e di Alberto. Si erano fatte le due: “Adrian che ne dici se domani andiamo  a fare un passeggiata a Colle Oppio, sotto l’ombra di un pino, potremo parlare su un argomento penso per noi importante. Buona notte.” Lory ebbe uno sguardo di ringraziamento. Il giorno dopo: “Allora Adrian cerchiamo di inquadrare la nostra situazione familiare, con tutta sincerità. Vedo che ti piace molto mia moglie, io non sono geloso e, se le signore sono d’accordo, vorrei proporti un come si dice in gergo un’poliamore’. Si tratta di avere l’uno con la consorte dell’altro una rapporto più intimo, ma la situazione è complessa: occorre avere la padronanza delle proprie emozioni, gestire la gelosia, avere una buona apertura mentale e molta lealtà, Essere legati affettuosamente e  sessualmente è complicato, pensa bene prima di rispondermi, parla, se vuoi con Lory, vedi se è d’accordo…” Adrian: "Voglio dividere la mia vita con voi, sento nei vostri confronti un'attrazione particolare mai provata prima d'ora, spero sia contraccambiata." e poi prese a baciare in bocca Liliana la quale, benché sorpresa, rispose al bacio, in fondo lo svedese non era male e poi si era fatta sua moglie!

     
  • 20 giugno alle ore 13:53
    Gli amori del giovane Alberto

    Come comincia: L’amorale, chi è l’amorale? Non andiamo a scomodare il vocabolario o il Boccaccio,  ognuno di noi può avere un’opinione al riguardo ma con certi limiti come quelli del buon gusto, della non violenza e del non creare problemi agli altri anzi cercando invece di aiutare quelli che soffrono e gli indigenti, un utopista ed anche uno zozzone come direbbero i ben pensanti. io sono fra questi ultimi non i ben pensanti ma fra gli zozzoni, la assoluta libertà delle proprie azioni parlo principalmente nel campo del sesso. Inorridisco quando vengo a conoscenza di certe punizioni nei paesi mussulmani a cui vengono sottoposti gli omosessuali che, a dire di alcuni dei loro medici possono essere curati ma di quale malattia? Quella di avere un corpo diverso dalla natura del proprio cervello? Dove voglio arrivare, forse lo avete capito: al sesso, lo amo profondamente, mi dà e mi ha sempre dato sensazioni meravigliose. Ne ero venuto a contatto sin da bambino, parlo di un ragazzino di dodici anni che era a contatto con una realtà esterna diversa da quella di casa sua dove il puritanesimo era imperante. La seconda guerra mondiale scatenata da pazzi sanguinari mi avevano portato ad essere trasferito, in qualità di sfollato da Jesi, cittadina vicina ad Ancona, dove dimoravo con i miei genitori, a S.Anastasia frazione del Comune di Cingoli in provincia di Macerata. Abitavo nella grande  casa dello zio Fefè (ricco proprietario terriero) che aveva sposato zia Lilli, sorella di mio padre, io e vari zii ed i nonni paterni. Vicini a noi in altro grande edificio di proprietà dello zio Camillo: (parente dello zio Fefè) magrissimo, altezza 1,90 un solo dente visibile si erano ‘accampati’ varie famiglie di anconetani fuggiti dai bombardamenti da parte degli allora non ancora alleati. Il loro problema era quello di sopravvivere finanziariamente, i maschietti erano tutti pescatori ed a S.Anastasia di pesce ce n’era ben poco anzi proprio niente e quindi chi portava a casa il ‘mangime’ quotidiano? Bella domanda le loro femminucce tutte piuttosto giovani e se non  proprio dee della bellezza erano sicuramente apprezzate dai locali villici le cui mogli, anche per le molte gravidanze, non erano propriamente appetibili. I cotali pagavano le loro prestazioni sessuali in contanti (raramente) o con prodotti della terra sempre apprezzati dalle famiglie delle signore. Io ( a proposito mi chiamo Alberto) ero diventato amico di Alda una mia compagna di scuola di due anni più grande  che abitava con i genitori nel casermone degli anconetani. La cotale chissà per quale recondita ragione diceva di saper cucinare e mi portava nel sottosuolo del loro casermone dove c’era un frantoio e una cucina in disuso da anni. Io, innamoratissimo della bionda ed alta Alda mi prestavo malvolentieri ad far l’assaggiatore delle sue schifezze finché un giorno glielo dissi apertamente ed Alda, con una grande risata: “Ti farò divertire in altro modo.” E prese a spogliarsi nuda, mutandine comprese mostrando un buchino circondato da tanti peli… Quella visione per me assolutamente nuova mi fece un effetto strano ossia il coso, con cui normalmente facevo la pipì, divenne duro e Alda lo prese prima in mano e poi in bocca… evidentemente era già un’esperta nel campo del sesso. Cielo toccato con un dito, i pomeriggi, sistemata la questione dei compiti (svolgevo anche quelli di Alda), ci davano al sesso non più da bambini, insomma ero diventato maschietto a tutti gli effetti. Il problema sorse quando mi accorsi che Alda era in intima amicizia con ragazzi di età più avanzata della mia, circa 18 o 20 anni che non tolleravano la mia invasione sessuale in quello che consideravano il loro campo e così, mio malgrado, dovevo accontentarmi dei..rimasugli cosa da me non gradita e così presi guardarmi intorno  ebbi la gradita sorpresa di incontrare Fulvia figlia di un contadino di zio Fefè che spesso lavorava nell’orto dello zio. Alta, bionda, occhi verdi, formosa, sempre sorridente non sembrava proprio il prodotto di genitori bassi e neri di capelli e di carnagione scura (troppo sole) ma forse qualche svedese di passaggio…Mi domandai come conoscerla più da vicino e idea idea pensai di immedesimarmi fotografo avendo notato che lo zio Fefè era proprietario di una Kodak con la quale riprendeva i paesaggi ma soprattutto le contadine sue dipendenti in pose come dire discinte e le interessate ‘ci stavano’, si trattava sempre del loro padrone ed allora erano tempi ben duri per i coltivatori della terra non proprietari della stessa. Lo zio Fefè, vecchio mignottaro, aderì alla mia richiesta sorridendo con fare di complicità, d’altronde in giro si diceva che alcune figlie di contadini gli assomigliassero un po’ troppo…D’altronde lo zio aveva per moglie una insegnante elementare una puritana ingenua in fatto che di sesso non ne mangiava proprio. Più in là vi racconterò una disavventura della zia Lilli per la quale risero a lungo un po’ tutti gli abitanti di S.Anastasia. Ritornando a me, con la Kodak un pomeriggio mi presentai da Fulvia chiedendo di mettersi in posa per delle foto. La cotale in principio rimase senza parole ma poi aderì alla richiesta (ero pur sempre il nipote del padrone). Fulvia per quei tempi era una anticonformista, d’estate aveva l’abitudine di non mettere il reggiseno che la faceva sudare, indossava solo una leggero vestito, fra l’altro corto. Mi tremavano un po’ le mani quando Fulvia sfoderò un seno e più tardi si girò di spalle e mise in mostra un bel popò. Come Dio volle (ma non penso che Dio in quei momenti si interessasse a me, non che per me fosse importante dato che ero ateo come mio padre) finii di scattare ventiquattro fotogrammi. Il successivo giorno mi recai a Cingoli e portai il rullino ad un fotografo. “Ragazzo passa fra due ore.” Girai per la città fra turisti vocianti, la maggior parte romani, e dopo due ore mi ripresentai al fotografo. “Giovane non sono foto che posso darti, sono pornografiche!” Lampo di genio da parte mia: “Sono di mio zio Fefè U, non ne so niente.” Il nome di mio zio fece ‘impressione’ al fotografo che, preso il compenso, mi consegnò le foto senza ulteriori commenti. Il pomeriggio successivo condussi Fulvia nello sgabuzzino degli attrezzi e le mostrai le ventiquattro foto, un successo. “Sembro una diva del cinema, grazie tante quanto ti devo?” “Puoi ricompensarmi in natura.” La baby non capì il mio asserto, pretendevo troppo da una illetterata (allora le femminucce contadine non andavano a scuola.) Mi espressi più chiaramente abbracciandola e mettendole in mano ‘ciccio’ ben duro paventando una sua risposta negativa che non solo non venne ma la cotale lo prese in mano  facendo su e giù con ovvio finale. “Le farò vedere al mio fidanzato, abita a Troviggiano e fa il sarto.” “Ora farà anche il cornuto” pensò Alberto e da quel giorno il loro appuntamento fu quasi quotidiano. Lo zio Fefè si accorse della situazione e: ”Giovanotto stai esagerando, sei troppo dimagrito, non più di due volte alla settimana, comprendi?” Compresi e seguii le sue direttive sino alla fine della guerra quando rientrai a Jesi con grandi pianti della ormai innamorata Fulvia. Vi avevo promesso un episodio della ingenua zia Lilli: Come precedentemen- te detto le ragazze non sapevano leggere al contrario dei maschietti che frequentavano la scuola sino alla quinta elementare e quindi, quando dal fronte di guerra scrivevano alle loro fidanzate le lettere venivano loro lette dalla maestra Lilli . Durante la festa della trebbiatura Spera, una figlia del contadino vicino casa loro chiese a zia Lilli di leggere la lettera del suo ragazzo presenti tutti i contadini della zona. La zia come precedentemente detto era ingenua da morire lesse: “Ti ho rotto la cocchia ma ti sposo.” Anche se non siete cingolani avrete capito cosa sia la cocchia ma non la zia che rimase basita nel vedere il risultato delle sue parole. A Concetta il vino uscì dal naso, Peppe, suo marito si stava soffocando con un boccone, Giovanna scappò via per essersi fatta la pipì addosso, insomma un caos generale che rimase a lungo nella mente dei contadini. Ritornati a casa Lilli al marito: “Imbecille mi potevi avvertire cosa voleva dire quella parola!” Fine della guerra, ritornato a Jesi fui iscritto alla prima media nel collegio dei Francescani così rimanevo fuori di casa sino alla sera (i miei genitori lavoravano, papà in  banca mi madre aveva un negozio di coloniali) ma le cose fin dall’inizio non andarono nel verso giusto nel senso che io contestavo la religione cattolica forte dei libri letti sull’argomento. Il direttore aveva l’abitudine il sabato di ‘metter su  un processo ai vari personaggi della Bibbia. Quando fu la volta di Giuda come pubblico ministero si propose il secchione della classe ed io mi autonominai difensore d’ufficio. Quello del Pubblico Ministero fu un ovvio sproloquio infarcito di paroloni e luoghi comuni quando venne il mio turno dissi solo poche parole: “Chiedo l’assoluzione di Guida in quanto non poteva sfuggire ad un destino già a lui assegnato dalla divinità.” Dopo vari processi a personaggio famosi in cui ero sempre l’avvocato difensore, il preside si ruppe le palle e chiese a mio padre di ritirarmi dal collegio: “Suo figlio non  solo è ateo ma mi sobilla tutta la classe, lo scriva ad un istituto pubblico.” E così fu. Il mio profitto scolastico era buono, mi piaceva fare bella figura in classe. Ero compagno di banco di una certa Laura ingenua ragazza di un paese vicino alla quale propinavo gli scherzi più cattivi dopo aver capito che con lei non c’era niente fa fare in fatto di sesso. Laura da buona credente cristiana ogni mattina, prima di entrare in classe, si recava in chiesa per pregare. Io malignamente riferii la cosa al prof. Gatti, insegnate di materie letterarie, ateo e mangiapreti come si diceva allora con la conseguenza che Laura veniva interrogata con domande astruse alle quali non sapeva rispondere e tornava a posto piangendo. “Signorina invece di andare in chiesa studi di più!” era il verdetto del prof. Gatti. Non le feci più scherzi, mi sentivo un po’ verme anzi presi a passarle dei compiti in classe, in fondo sono un buono! In seguito sono venuto a sapere che Laura si era sposata con un altro cattolico praticante, in tre anni aveva messo al mondo quattro figli (due coppie di gemelli) ed era rimasta vedova.
    Come me la passavo col sesso? Niente male. Nello stesso pianerottolo della mia abitazione abitava una coppia senza figli, lei  alta bruna, seno quanto basta, occhi bellissimi, vita stretta, gambe chilometriche in somma un gran pezzo di…Per caso venni a sapere che mio padre, da sempre dedito al sesso extra, aveva provato a farla capitolare con risultati negativi per suo grande scorno che si considerava un gran tombeur de femmes. Mia madre, filosofa per natura, preferiva far finta di nulla per non rovinare il matrimonio. Un pomeriggio madame Letizia, questo il suo nome, bussò alla porta del mio appartamento: “Ti chiedo scusa (mi dava del tu data la differenza di età, aveva quaranta anni) mi occorrono altre due pentole, stasera ho degli invitati, ti dispiacerebbe prestarmele, posso telefonare a tua madre.” “ Non è il caso, venga pure e se le scelga potrà sempre ricompensarmi in natura…” Letizia rimase senza parole, mi guardò a lungo e rientrò nel suo appartamento senza profferir parola. Dopo qualche giorno rincontrandola nel pianerottolo le ricordai il suo debito. “Giovanotto potrei essere tua madre…” “Ma non lo è e…”. “Di solito è difficile che qualcuno mi metta in difficoltà tu ci sei riuscito.” Capii che la signora stava capitolando, doveva avermi inquadrato bene,  ormai ero diventato un bel giovanotto ben messo fisicamente. “Signora so che lei fuma anche se suo marito non è d’accordo, son riuscito a trovare un pacchetto delle introvabili ‘Roy d’Egypte’ (le avevo sottratte a mio padre) e così potremo fumare il kalumet della pace.” Senza profferire parola Letizia mi fece entrare a casa sua, mi portò in camera da letto, si spogliò completamente e: “Vieni sotto la doccia.” Un finale al fulmicotone, la signora dimostrò grande maestria nell’ars amatoria. Dopo circa un’ora “Non giudicarmi male, io amo il sesso, mio marito è quello di ‘vado, l’ammazzo e torno.’ Tradotto soffriva di ejaculatio praecox e la signora non ne era soddisfatta, tutto lì, l’Albertone dovette provvedere alle mancanze del consorte con sua grande gioia sinché un giorno papà Armando: “Caro figlio, ormai sei grande,  come ben sai non sono un moralista ma la tua storia con Letizia deve finire per vari motivi: stai dimagrendo in modo preoccupante ed inoltre il marito Oddo, lo so è stronzo anche nel nome è gelosissimo e non vorrei che uscisse di testa. D’accordo con tua madre andrai a studiare a Roma e abiterai presso tua zia Armida e la nonna Maria, Partenza domattina.” Era un vero e proprio ordine,  non mi restò che ubbidire. La zia Armida era sorella di mia madre e vedova dello zio Alberto fratello di mio padre ed aveva un’adorazione per me che gli ricordavo suo marito. Fui iscritto all’Istituto Scientifico Cavour, vicino al Colosseo e ci arrivavo prendendo l’autobus 85. Il biglietto del mezzo di trasporto ammontava a 20 lire ossia l’ammontare di due sigarette Sport (allora per sentirmi grande fumavo) e così mi scarpinavo due chilometri all’andata e altrettanti al ritorno consumando in modo notevole le scarpe. La zia Armida non riusciva a capacitarsi della cosa e  la confidò alla signora Denise, francese, 40enne  moglie di un proprietario terriero marchigiano che passava la maggior parte del tempo nelle sue terre lontano da casa. La cotale abitava nel nostro stesso pianerottolo,  era una accanita fumatrice e pensai di sfruttare la situazione di povero studente senza una lira (la zia e la nonna non mollavano soldi) e così:  zia lontana ad insegnare in un paese vicino e  nonna in chiesa a cercare di guadagnarsi il Paradiso mi recavo a far visita a madame Denise, bionda tinta, un po’ pesante di figura ma ancora abbordabile poi con la fame di sesso che avevo…Madame con un sorriso di complicità assecondava il mio (e suo) vizio foraggiandomi con sigarette ben più costose delle mie Sport. Io girando molto alla larga, cercavo di farle capire che, anche se giovane di età rispetto a lei, avrei gradito…Rien a faire, ce la mettevo tutta, avevo imparato a memoria poesie romantiche di De Musset e di De Vigny ma Denise non mollava proprio, con grandi sorrisi mi prendeva bellamente per il sedere. La svolta fu quando al rientro a casa del marito sentii un litigio fra di loro piuttosto prolungato, il marito il giorno dopo si levò dalle balle e così bussai alla porta di madame e la trovai in lacrime. “Una bella signora come lei merita ben altra sorte.”  La baciai in bocca e la sciagurata rispose, non essendo la monaca di Monza non  ebbe conseguenze se non quella  di prendere l’abitudine di scopazzarmi bellamente e spesso. La storia durò circa un mese sin quando la portiera ‘fece la spia’ e così la zia Armida le fece una scenataccia bollandola come puttana che si era messa con uno molto più giovane di lei. Conclusione porta sbarrata e non solo la porta di Denise per me sconsolatissimo che non sapevo dove portare il mio nobile a divertirsi ma il destino…A casa nostra veniva a far pulizie Maria figlia ventenne  di Mimma (quella che aveva fatto la spia) e del portiere Nando un ex contadino inurbato con l’aiuto di un politico locale perché stanco di lavorare la terra con poco riscontro economico. Dopo i soliti discorsi
    “Sei fidanzata?” “No mio padre dice che sono troppo giovane” cominciai a farle dei complimenti la gratificai di qualche regalino con i soldi che mettevo da parte non andando al cinema la domenica. Un giorno finalmente Maria si mollò a prese a baciarmi con conseguenze ben prevedibili da parte mia ma spaventando la baby quando vide il mio ‘ciccio’ “È enorme, no non voglio, io sono vergine!” La scalata fu lunga, ci vollero bacini sul collo, carezze sul viso, abbracci appassionati e finalmente un cunnilingus che mandò fuori di testa la bella mora. Un giorno, fuori di casa zia e nonna, avvenne il matrimonio. “Ti prego piano piano, ho molto paura di farmi male, prima baciami molto lì.” Maria si era portato appresso un asciugamano (le donne sono più previdenti dei maschietti) e così quel sangue che uscì non finì sul lenzuolo del mio letto. Da quel momento, aperta la via, la situazione migliorò, Maria di era scoperto sessualmente molto calda, per me era piacevole toccare quelle tette e  cosce dure dovute al lavoro campestre (pensai che avrebbe rotto una noce di cocco!). Ormai un giorno dopo l’altro…papà Armando, sentita la zia Armida, decise di far finire il mio ostracismo a Roma ed io mi ‘imbarcai’ sul treno Roma – Ancona, fermata Jesi. L’addio con Maria fu straziante, la baby si era follemente innamorata e mi pianse addosso tutte le sue lacrime e, come ricordo, mi permise con grande goduria di ‘ciccio’ di usare il suo buchino posteriore che era stato sempre off limits! Vi sono sembrato un po’ cinico, forse si ma a quell’età l’ormone comanda più dei sentimenti. All’arrivo a casa grande commozione soprattutto da parte di mia madre ingrassata sino all’inverosimile ma quello che più mi colpì furono le notizie dei miei amici: Giovanni (orfano di padre e di madre) si era suicidato con la pistola dello zio cui era affidato, la moglie di Augusto si era impiccata forse perché depressa, Roberto mio coetaneo, da sempre omosessuale, era stata cacciato dalla scuola insieme al professore di francese sorpresi dal bidello mentre lo gratificava di un pom….o; ma i guai nella famiglia di Alberto non erano finiti: suo fratellastro famoso scopatore (che strano il destino) era morto per infarto mentre si intratteneva con la moglie  di un impiegato del Comune, sua sorella Stefania era deceduta per tetano, Marco aveva messo incinta una minorenne, Quinto, detto ‘cascappezzi’, commesso del negozio di mia madre, era in ospedale con un tumore al pancreas. A questo punto ripensai con nostalgia al mio soggiorno romano ed alle grazie della mia georgica amica Maria che in  fondo mi era rimasta nel cuore, la vita che tristezza!
     

     
  • 28 aprile alle ore 8:50
    I magnifici quattro

    Come comincia: Nulla a che fare col far west, i magnifici quattro erano due femminucce e due maschietti residenti in un condominio  nel lungomare di Milazzo: Giovanni pilota di aerei dell’Alitalia, Tindara (nome di un santuario famoso) moglie insegnante  alle elementari, Alberto impiegato presso il locale Comune, Lilla farmacista, tutti vicino alla trentina. Pur dimorando nella stessa scala si salutavano solo di sfuggita, nessuna confidenza anche a causa della diversità degli orari di lavoro. La loro conoscenza si approfondì un estate quando si ritrovarono vicini spaparazzati al sole sulla spiaggia di Tono un angolo appartato detto anche n’gonia (angolo) suggestivo e solitario. I quattro non potevano essere più differenti: Giovanni di madre svedese era alto, biondo, occhi azzurri, 1,85, fisico atletico, un po’ chiuso di carattere, godeva fama di essere ricco di famiglia, Tindara sua moglie era insegnante di educazione fisica, alta,  un po’ mascolina, capelli nerissimi corti, poche tette ma dal bel deretano, Alberto classico mediterraneo 1,75, bruno longilineo, sempre sorridente ed allegro, Lilla bionda un po’ più alta del marito occhi azzurri, sguardo da furbacchiona., minuta di fisico ma piena nei punti strategici, molto sensuale. Le due coppie per motivi differenti non erano titolari di pargoli, i primi due per scelta i secondi lo desideravano molto ma senza risultati malgrado i numerosi tentativi, insomma scopavano quasi tutti i giorni. Giovanni aveva dimenticato di portare l’ombrellone (il solito Mammalucco frase di Tindara) e così per non arrostire al sole con molte scuse chiese ospitalità ad Alberto ed a Lilla i quali furono ben contenti di far loro fruire della gradita ombra, certo stavano un po’ troppo vicini… le signore si posizionarono al centro. In acqua quel mattacchione di Alberto cercò di abbassare il reggiseno della gentil consorte la quale non se la prese più di tanto, conosceva le qualità  o meglio le propensioni di suo marito per le altre femminucce e capì che quello era un suo modo per potersi avvicinare alla bella Tindara, non era gelosa altrimenti già da un bel po’ avrebbe lasciato il suo uomo ma ne era troppo innamorata ed accettava qualche ‘svicolata’ del consorte. Giovanni si mostrò indifferente mentre Tindara si fece una bella risata (bel porcaccione tuo marito!).
    Nel lasciarsi sul pianerottolo (i due appartamenti erano sullo stesso piano) i quattro si diedero appuntamento la sera al Lido Azzurro locale sugli scogli molto frequentato con tanta musica in sottofondo e poche luci che invitavano all’intimità. Preferirono usare una sola auto, quella di Alberto, una Giulietta, si sedettero in un tavolo appartato lontano dalla musica un po’ troppo rumorosa. Giovanni di ballo non me mangiava proprio e così Alberto fu costretto a sobbarcarsi il ruolo di danseur per ambedue le signore con grande suo piacere, privilegiando i lenti… Quando ballava con Tindara strofinandosi un po’ troppo sentiva qualcosa nei pantaloni che aumentava di volume, sbirciava in continuazione Giovanni per vedere le sue reazioni. “Ci scommetto che ci stai facendo un pensierino, non ci riuscirai,." Tindara mi sembra tutta d’un pezzo e poi Giovanni potrebbe non essere d’accordo e passare a vie di fatto!” (Parole di Lilla). Fatto sta che Alberto arrapato più di un riccio arrapato, appena giunto a casa ‘punì’ la gentile consorte tanto da far dire alla stessa: ”E che cazzo, mi stai distruggendo!” L’estate sta finendo come diceva una celebre canzone e così Giovanni riprese a volare lasciando il tetto familiare per lunghi periodi, Tindara talvolta nel suo appartamento la sera aveva la compagnia di Lilla e di Alberto ma quest’ultimo capì che in quella condizione non avrebbe raggiunto il suo scopo e si sentiva a disagio mentre le signore parlavano fra di loro, smise di frequentare l’abitazione dei vicini al contrario della consorte che tutte le sere vi si recava ritirandosi tardi.  Una notte Alberto si svegliò sia per il profumo che emanava il corpo della consorte sia perché la stessa sembrava aver pianto, Lilla si era girata di spalle, non chiese spiegazioni non era il momento adatto. Un velo sembrava aver avvolto il volto di Lilla finché un pomeriggio: “Voglio metterti al corrente di quello che è avvenuto: quella sera io e Tindara eravamo affacciate al balcone quando lei  mi ha abbracciato ed ha cominciato a baciarmi in bocca per poi trascinarmi sul  divano dove ha seguitato con le tette e poi sul fiorellino. Io ero completamente istupidita anche perché sinceramente provavo un piacere intenso, mi ha spruzzato addosso un profumo giapponese mi pare fosse il Mi Tsu Quo, così mi ha detto e poi mi ha offerto dello cherry brandy, liquore a base di ciliegie che mi ha mandato su di giri. Ha ripreso a masturbarmi stavolta con un vibratore e nello stesso tempo baciandomi il clitoride. Non so quante volte ho goduto, ho anche pianto, quando sono rientrata a casa ero sfinita. Tindara mi ha confessato di essere bisessuale per un’esperienza di collegio con una sua collega, suo marito ne è al corrente. Da allora non ci siamo più incontrate, è stata un’esperienza travolgente che però mi ha lasciato dei segni, non ne ero preparata, tutto qua, spero mi perdonerai.” Guido era tutto un punto interrogativo, quale perdonare in fatto di sesso aveva una mentalità molto aperta: “Sei e sarai sempre il mio grande amore, abbracciami, ti starò sempre vicino.” Intanto lo zozzone…pensò bene di far volgere a situazione a suo favore, ti pareva, ma come fare? Un pomeriggio prese il telefono e rivolto alla consorte: “Vorrei chiamare Tindara…” Lilla malgrado quell’avvenimento non aveva perso il senso dello humor e abbracciando il marito: “Lo sapevo dove volevi arrivare amore mio preferisci anche la mia presenza o…” Stavolta fu Guido ad essere preso di contropiede, sapeva della mentalità aperta della consorte nei suoi confronti ma non sino a quel punto. “Vedi…veramente…io…” “Ho capito vai da solo, darò io un appuntamento a Tindara per conto tuo per dopo cena, che ne dici?” Che cacchio doveva dire , si trovò un’avventura sfiziosa in un piatto d’argento, certo sua moglie doveva amarlo alla follia per aver accettato di dividere suo marito con un’altra, un bacio profondo di ringraziamento. Cena leggera senza alcolici, in pigiama a sopra una vestaglia, Tindara era stata avvisata ed aveva accettato, forse voleva provare qualcosa di diverso con un altro uomo, forse suo marito da quel lato…La dama aprì la porta e in silenzio condusse il futuro amante direttamente in camera da letto, nello stereo musica di Mozart, la baby aveva gusti sofisticati. La pugna: un classico: baci in bocca, sulle tette, e poi alla vista di ‘ciccio’ un ohhh…evidentemente suo marito ce l’aveva più piccolo. La immissio penis fu un successo, la baby era un lago, ‘ciccio’ era arrivato sino al collo dell’utero e col suo schizzo aveva portato Tindara alle stelle. Madame pensò bene di mettere in mostra il suo repertorio col vibratore nel popò, doppia goderecciata, Guido non aveva mai trovato una siffatta furia erotica. Ritornò a casa mezzo intontito sotto lo sguardo irriverente della consorte, era sabato poteva dormire sino al mezzogiorno successivo. Vi pareva che la storia potesse finire così? Ma quando mai, Guido: “Che ne dici di invitare a cena un sabato Tindara, in arte culinaria sei molto brava , ti farai onore!” “Mi sa che vorresti fare onore pure tu ma in un’altra arte o sbaglio? “ Nessuna risposta. Un  menù favoloso: cozze in brodetto con prezzemolo e aglio, gamberi sgusciati arrosto, frittura di alici, avvoltini di pesce spada, insalatona mista, vino Verdicchio dei Castelli di Jesi molto apprezzato dalle due signore che ne avevano fatto un po’ abuso e con la conseguenza che Alberto si trovò in mezzo al letto matrimoniale assediato da due furie che a turno lo accarezzavano, lo baciavano in bocca e su ‘ciccio’ infilata a turno in tutti  i buchini delle signore sino a quando Tindara lasciò il campo e Morfeo ritenne opportuno prendere sotto la sua ala protettrice i due coniugi. La situazione ormai si ripeteva ogni sabato sino al rientro in famiglia di Giovanni situazione che ovviamente cambiò le carte in tavola. Il cotale era così anticonformista da accettare la situazione? Tindara gliene avrebbe parlato boh… Un avvenimento imprevisto: Giovanni proprietario di una Jeep fuori strada propose di domenica una gita sull’Etna imbiancata dalla neve, un diversivo al mare che era stato ben accettato dagli altri tre componenti la combriccola, Tindara non si era sbottonata su eventuali confidenze al marito. Dopo pranzo al rifugio ‘Sapienza’ i due maschietti presero a fumare: Guido la pipa e Giovanni le sigarette sottratte alla provviste di bordo dell’aereo. Tindara allora confessò a Lilla di aver reso edotto il marito dei suoi passati avvenimenti erotici con una inaspettata reazione da parte del compagno: voleva andare a letto con Lilla, beccati questa, il pilota era stato furbo, gli avvenimenti passati non potevano essere cambiati in compenso poteva rivolgerli a suo favore. A casa Lilla mise al corrente il marito della proposta che aveva ricevuto, fu un colpo per Alberto, mai si sarebbe aspettato di dover diventare cornuto consenziente, una possibilità mai presa in considerazione, entrò in profonda crisi immaginando quello che avrebbe fatto sua moglie, gli venne un forte mal di pancia, dicono che l’intestino è il secondo cervello, quanto mai vero, era diventato geloso lui da sempre dichiarato anticonformista! Un avvenimento fece cambiare idea a Guido, Lilla si presentò con un assegno di €.30.000 firmato da Giovanni. “Finalmente potrò comprare una Mini Countryman Cooper e fare anche un viaggio in un paese esotico, io sono d’accordo.” “Le cosine sono tue …”fu la sorprendente risposta di Alberto, ormai si era reso conto dell’ineluttabilità dell’avvenimento, d’altronde si trattava di pareggiare con le relative consorti. Nel condominio del palazzo lungomare di Milazzo ormai il sabato era diventato un giorno di grandi avvenimenti e così Lilla si recò a casa di Giovanni mentre Tindara prese a fare compagnia ad un Alberto scuro in viso e niente affatto erotico tanto che…andò in bianco. Dopo un paio di ore Lilla ritornò nella sua magione distesa e sorridente, Tindara prese la via del ritorno nella sua e Alberto si guardò bene dal chiedere i particolari dell’incontro erotico a sua moglie. Ma il  Fatum, dio romano del destino, doveva ancora presentare il conto al buon Alberto. Un giorno Lilla si presentò con un assegno in bianco consegnatole da Giovanni. “Mi ha detto che puoi metterci una cifra a tuo piacimento, vorrebbe incontrarti…” Guido era rimasto senza parole, situazione assolutamente da lui non prevista e non accettabile, ci teneva alla sue natiche ed a quelle mirava il buon Giovanni, se lo poteva scordare! Ad buon fine scrisse sull’assegno la cifra di 100.000  €. con una gran risata sicuro che l’interessato non l’avrebbe firmato. E invece Lilla di ritorno a casa: “Giovanni ha strappato quell’assegno…” “Lo sapevo, stronzo!” “Ma me ne ha lasciato un altro firmato per la somma, vedi tu.” 500.000 €. una pazzia, quello era fuori di testa con quella cifra poteva comprarsi mister muscolo! Lilla prendendolo in giro: “il coso è tuo!” scimmiottando la precedente frase di Alberto. ‘Pecunia non olet’ (Alberto aveva frequentato il classico) ma per guadagnarsela doveva sacrificarsi e non riusciva ad immaginarsi…I giorni passavano e Lilla disse al marito che Giovanni doveva ritornare a bordo del suo aereo e quindi doveva prendere una decisione. Con un colpo di testa Alberto decise per il si, in fondo sin trattava di mettere dei paletti a quell’incontro che poteva essere un’esperienza irripetibile e forse, dico forse, piacevole. Giovanni aprì la porta, sotto la vestaglia niente solo il suo fisico muscoloso ed un coso non molto grande ma in erezione, bell’inizio. In sottofondo notturni di Chopin, la musica classica era di gusto comune in quella casa. Un brindisi con lo champagne, uno spinello novità per Alberto che giudicò piacevole e poi i paletti: “La mia bocca off limits, d’accordo?” “Bien”. Giovanni alla vista di ‘ciccio’ moscio di Alberto rimase un po’ deluso ma quando lo prese in bocca ben presto si accorse della sua enormità ed espresse il suo pensiero con mugolii di contentezza. (Sicuramente gli stewart di bordo ce l’avevano più piccolo!) I due finirono sul lettone matrimoniale, Alberto per la prima volta in vita sua prese in mano due testicoli ed un membro non suoi, non grosso come il suo ma molto duro, il signore era arrapatissimo e ben presto ebbe un orgasmo riversando lo sperma su un tovagliolino poi si girò di spalle e dopo aver ben lubrificato il suo buchino posteriore prese in mano il membro  di Alberto e con molta fatica e qualche gridolino riuscì a farsi penetrare. In fondo era un buco come quello delle femminucce, così si consolò Alberto e prese a muovesi sin quando godette alla grande ma siccome ‘ciccio’ era ancora ‘ben dur’ (più tardi vi spiego questo termine) seguitò ad agitarsi all’interno del sedere di Giovanni che pareva arrivato al settimo cielo e prima che Alberto godesse prese il suo membro in bocca ed ingoiò tutto lo sperma. Talvolta la curiosità ma soprattutto la pecunia ci portano a voler provare sensazioni nuove non fisicamente definibili. Giovanni girò il corpo di Alberto mettendolo di lato, lubrificò il suo buchino posteriore e lentamente ma inesorabilmente lo penetrò. Alberto per la prima volta provò quell’araba fenice sempre  teoricamente conosciuta  ma mai provata che era il doppio gusto: mentre lo penetrava Giovanni prese pure a masturbarlo e così Alberto provò quella sensazione della goderecciata che dovette ammettere era decisamente piacevole. Poi fu di nuovo la volta del popò di Giovanni che dopo l’ennesimo orgasmo alzò bandiera bianca e rimandò a casa uno spompato Alberto che trovò le due signore che bellamente stavano baciandosi; si rifugiò in camera da letto per un giusto riposo. Quell’amicizia particolare durò nel tempo: Alberto si comprò una Ferrari di seconda mano e giustificò in ufficio quell’acquisto con il lasciato di uno zio d’America, Lilla sfoggiava vestiti di lusso con gran invidia da parte delle colleghe. Vi rendo edotti del ‘ben dur’. L’espressione é tratta dal poema erotico di Stecchetti ‘Ifigonia’ in cui un cortigiano si chiama ‘Allah ben dur’ per le sue qualità del suo pene!

     
  • 14 aprile alle ore 17:12
    Non è mai troppo tardi!

    Come comincia: ‘Addrumate torce e lumere cà se cannuce ù sticchio e ma muière.’ Detta da un siciliano nel suo dialetto fa una certa impressione anche perché non mi risulta che i ‘trinacri’ abbiano una mentalità propriamente ‘svedese!’ ma tant’è! Questa frase, non comune, era venuta in mente ad Alberto M., maritato con Anna,una mattina appena alzato dal letto, forse era ancora un po’ assonnato, fatto sta che la cosa non piacque all’interessato il quale, dall’alto dei suoi 81 anni,  talvolta si domandava se il suo cervello semplicemente andasse a sprazzi o se il temuto Alzheimer avesse fatto passi da gigante nella sua materia cerebrale come era accaduto ad un suo amico peraltro più giovane di età. Una storia simile gli era accaduta anche la mattina seguente  mentre si recava in bagno per una necessità impellente propria della sua età: due vocaboli nella sua mente: ‘carbossile e ossidrile’ si ‘carbossile e ossidrile’ che, se non ricordava male, erano due composti chimici e quindi una reminiscenza scolastica che non avevano nulla a che fare con la realtà bah…preoccupante anche se il suo medico di famiglia,  la medichessa Concetta F., peraltro bravissima e sempre presente lo aveva rassicurato: “non sei ancora nella via del rinc..to.” Ma anche se, in altra maniera, le ‘reminiscenze’ seguitavano a perseguitarlo con il ricordo di sprazzi della sua vita giovanile e meno come , per esempio, il suo primo approccio con l’altro sesso: agosto 1944, in piena guerra, a Cingoli (Macerata) fraz.S.Anastasia dove era sfollato in casa di uno zio acquisito insieme ad alcuni suoi familiari. La sua famiglia, peraltro benestante, non era la sola della categoria degli sfollati: nel vicino casermone  di quattro piani di proprietà  dello zio Camillo (che abitava in una villa a Cingoli città) avevano preso alloggio stabilmente varie nuclei di anconetani i cui capi famiglia erano tutti pescatori ma in quel maceratese, non potendo esercitare la loro professione, bighellonavano da mattina a sera in assenza delle legittime consorti in giro nella varie frazioni a guadagnarsi il pane (e il companatico) con il mestiere più antico del mondo. La piccola Alda, 12 anni, non potendo seguire, per ovvi motivi, le orme della madre, giocava spesso con Alberto. Un giorno gli chiese di vedere il suo ‘uccello’ in cambio della veduta della sua’gatta’. Imbarazzatissimo il piccolo Alberto aderì alla per lui inconsueta richiesta contraccambiato da Alda. Alla visione di quel buchino circondato da peli il ‘pisello’ di Alberto diventò molto duro con sorpresa dell’interessato che non seppe spiegarsi il fenomeno (erano altri tempi). Parlando con Follì, il figlio del contadino Peppe, Alberto ebbe svelato il segreto…qualcosa del genere lo aveva immaginato ma solo,in linea teorica. Un giorno pensò bene di mettere in pratica quanto appreso, si recò al quarto piano dove alloggiava la famiglia di Alda che ritenendo che la baby fosse sola ma invece, aprendo la porta della camera da letto ebbe la visione di due maschietti nudi col coso molto più grande del suo che a turno lo infilavano nella gatta di Alda con grandi risate da parte di quest’ultima. La sua intrusione non fu gradita dai due maschietti  che lo cacciarono in malo modo. A pranzo Alberto accusò un ipotetico malore e, a stomaco vuoto, si rifugiò nella sua stanza da letto. Nei giorni seguenti, dopo aver frequentato la scuola elementare, la solitudine fu la sua sola triste compagna sinché un pomeriggio, affacciandosi alla finestra…una visione: una ragazza alta, di circa diciotto anni stava zappando l’orticello dello zio Fefè (il padrone di casa). Scese le scale di corsa, si presentò e venne a sapere che la cotale si chiamava Spera ed era figlia del contadino che conduceva il terreno di suo zio. Certo all’inizio era perplesso. Spera non aveva nulla in comune con la ragazze del luogo: alta, bionda, occhi azzurri in contrasto con la caratteristiche fisiche delle sue pari età basse, grasse, e more ma in fondo la preferiva così. Fece amicizia nel senso che la guardava mentre lei lavorava ed un giorno le propose di farle delle foto, una sua passione, aveva scovato una vecchia ‘Kodak’ rettangolare, la pellicola se la fece comprare dalla zio Fefè a Cingoli ed un giorno si presentò baldanzoso dinanzi a Spera che fu ben felice di farsi fotografare in pose varie anche con la gambe in parte scoperte. Non volendo far conoscere quel suo segreto ad altri, una mattina , col permesso della zia Lilli sorella di suo padre e moglie di Fefè si recò a Cingoli con Concetta, la madre di Spera, che doveva effettuare delle spese. Al fotografo perplesso per la sua giovane età mostrò il denaro necessario per lo sviluppo e la stampa delle foto. “Vieni fra due ore.” Ripresentatosi puntuale in negozio: “Chi è questa bella ragazza?” chiosò il curiosone, “mia cugina…”. La mattina seguente pigiò la scuola e si presentò all’interessata con le foto. Spera al principio rimase basita, mai era stata fotografata e poi abbracciò e baciò Alberto con molto slancio tanto che il suo pisello… “Non so come ringraziarti, dimmi quanto hai speso, il mio fidanzato sarà felice nel vederle, si chiama Oreste e lavora a Troviggiano.” Il mondo cadde addosso al povero Albertone che decise di chiudere col sesso, era troppo sfortunato! Da quel momento (misteri del cervello umano) le reminiscenze mattutine presero a ripresentarsi ogni giorno al risveglio, voglio parteciparvele, in fondo sono divertenti, se non avete nulla da fare! La mattina seguente nella mente gli ronzava una frase: “Scotti e non Scotti…” Si mise a ridere fragorosamente ricordando a che si riferivano quelle parole. In breve: domenica mattina chiesa delle Grazie a Jesi (Ancona) al gabbiotto (non so il nome esatto) si presentò una signora elegantissima che chiese al vecchio parroco di confessarsi: “Don Paolino mi vergogno a dirle un peccato…” “Dio è grande e misericordioso, dimmi pure.” “Ho avuto rapporti contro natura col figlio del mio contadino, un bel ragazzo…” “Ah c’è pure la corruzione di minorenne…per questa volta la assolvo ma reciterà 10 Ave Maria, 10 Pater nostro e 10 Credo,  si vada a sedere su quella panchina vicino all’altare.” Sistematosi il velo nero, la signora si appropinquò alla panchina ma notò con disprezzò che mi erano donnette tutte in male arnese e non tanto profumate, sicuramente contadine. Ritornò indietro dal parroco: “La prego mi indichi un’altra panchina, dove mi ha indicato lei ci sono delle donnette, io sono la contessa Scotti.!” Don Paolino: “Contessa Scotti o non Scotti quello è il banco dei culi rotti!” Non v’è piaciuta? A me si, forse quelli passati erano altri tempi e si rideva con più semplicità. Alberto  la mattina si svegliava ripetendo una frase, un nome o rivivendo situazioni pregresse, talvolta piacevoli altre volte decisamente meno. L’ultima: ‘bacia nicchio’. Penso sia inutile spiegarvi, anche se non siete siciliani, cosa voglia alludere quella parola: per gli omo nulla di interessante ma per etero…Ebbene  l’epiteto era stato affibbiato all’Albertone, allora brigadiere della Guardia di Finanza a Lipari dal maresciallo comandante della locale Tenenza, il motivo? Una forte invidia per il suo successo in campo femminile ma, in senso traslato, voleva dire: imbecille! Altra mattina, nuovo numero come si diceva al circo equestre ai tempi che furono. Bambino ancora nella pancia della genitrice: “Mammina  stanotte  mi si è avvicinato un coso brutto che prima  mi ha spinto e poi mi ha pure sputato in faccia! Chi era?” E chi era? Vallo a spiegare ad uno che ancora deve nascere. “Non ti preoccupare , era mammina che faceva pulizie dentro la vagina.” (Pulizie un cazzo, si era proprio il coso di papà.) Tutto sommato erano pensieri fantasiosi che esprimevano la mentalità non  certo puritana del padrone dei sogni.  ‘Nuovo giro, nuovo numero’ avrebbero chiosato un presentatore al circo. Il nuovo numero notturno era stata una frase piuttosto seria e impegnativa: “Vedi quella, è la tua ombra, non fidarti mai di nessuno, nemmeno di lei” Chi l’aveva pronunziata era stato nonno Alfredo vecchio Commissario di P.S. ai tempi del fascismo ora in pensione, a domanda, data le sua non  condivisione degli ‘ideali’ fascisti e dei gesti dei gerarchi che, anche senza particolari motivi, alzavano il braccio destro facendo seguire il gesto con: Viva il Duce!” Decisamente patetici ma guai a contraddirli, erano proprio guai! Il nonno Alfredo era ‘un arbiter elegantiarum’, altezza 1,80, capelli neri,  bombetta, cappotto di castorino con collo di astrakan, fra l’altro un ‘tombeur de femmes’.  Nonno Alfredo aveva messo in guardia il nipote Alberto prossimo ad arruolarsi nella Guardia di Finanza. L’applicazione di quel principio nella vita militare era stata per il nipote motivo per scansare un bel po’ di guai per guardarsi da colleghi disonesti i quali spesso riuscivano a salvarsi dalle proprie malefatte addossando la colpa a più ingenui compagni di pattuglia. Ultimo  episodio, stavolta vero e vissuto nell’attualità: nuova vicina di casa una parrucchiera col marito meccanico, i due erano stati presentati ad Alberto da Mimmo il padrone del vicino appartamento suo amico abitante a Roma. “Alberto questi sono Rossana e Giacomo nuovi tuoi vicini di casa, provvederanno loro a ritirare la mia posta, dà loro una mano qualora abbiano bisogno di contattare l’Amministratore.” Alberto era stato folgorato (forse il verbo è eccessivo ma era proprio quello che gli era accaduto.) Rossana era una signora circa trentenne, bionda, capelli a caschetto, naso all’insù,bocca invitante ma quello che colpirono il suo vicino di casa erano gli occhi, mai visti di così belli: grigio verdi, luminosi, sempre sorridenti decisamente sensuali. Un sabato mattina che la consorte di Alberto era in giro per spese e Giacomo in officina, il non più giovin signore bussò alla porta della vicina e fattosi riconoscere, fu invitato ad entrare. “Ah giusto lei, Mimmo mi ha detto che era un maresciallo della Guardia di Finanza, io e mio marito abbiamo un consulente tributario che ci ha  creato un sacco di problemi con l’Agenzia delle Entrate, che ne dice di controllare la nostra contabilità, le sarei tanto grata!” “D’accordo mi porti la contabilità a casa mia.” “No resti qui, le mostro i libri contabili.” Avevo tralasciato di dire che madama era in vestaglia, senza reggiseno e senza trucco appariva ancor più bella per non parlare della vestaglia che si era aperta mostrando due gambe favolose. ‘Ciccio’ si era risvegliato di colpo dimenticandosi dei suoi ottantun anni. Alberto era confuso altro che controllare i libri contabili, guardò Rossana negli occhi con faccia ‘chiedente comprensione' e la tale d’impulso prese in mano poi in bocca ‘ciccio’ che dopo poco …Ritiratosi a casa Alberto si rifugiò nel divano piuttosto stravolto: non era più giovane, ormai la vecchia beltade era andata a quel paese, cosa aveva spinto una giovane e bella signora a…Ritornata a casa Anna: “Ti vedo strano.” “Mi son ripresi i dolori alla schiena, prendo una pillola.”      La mattina al risveglio Alberto non ricordava più situazioni o frasi strane, unico suo pensiero la bellissima e deliziosa Rossana che…Cosa poteva aver lei trovato in un vecchio rudere? “Stronzo non ti porre tante domande e divertiti finché…dura!”
     

     
  • 04 aprile alle ore 16:28
    Da l'andrangheta alle delizie del sesso

    Come comincia: Alessando M. brigadiere della Guardia di Finanza si considerava (ed era) un uomo fortunato: 1,80 di altezza, fisico muscoloso, sorriso accattivante (che aiutava molto con le femminucce) si era arruolato nella Guardia di Finanza a 19 anni frequentando il corso di allievo finanziere e poi quello di allevo sottufficiale, purtroppo non era riuscito ad entrare in Accademia come suo fratello ma la sua passione per le Fiamme Gialle lo avevano portato a quel compromesso. Era stato fortunato: suo padre funzionario di una banca internazionale in passato d’estate lo aveva iscritto presso collegi in Spagna ed in Inghilterra per cui si era trovato padrone di queste due lingue che parlava correttamente. Questa sua peculiarità lo aveva fatto scegliere dai superiori comandi della Guardia di Finanza di assegnarlo ad una unità dei servizi segreti del Corpo ed inviato in centro America dove era riuscito ad infiltrarsi in una banda di Narcos. La vita fra le foreste tutto sommato era di suo gradimento anche perché ‘ciccio’ ogni tanto veniva sollazzato da qualche gentile indigena affascinata dal suo fisico. Gli avvenimenti che vengo a descrivervi partono da una mattina del mese di luglio quando l'Albertone, come lo chiamavano gli amici,  era stato chiamato quale teste a carico di un alto esponente dell’Andrangheda calabrese nella cittadina di L. L’aula del Tribunale oltre all’imputato era stipata sia da appartenenti alle forze dell’ordine che da cittadini amici dell’imputato i quali per tutto il tempo del processo avevano  guardato in maniera ‘significativa’ Alessandro. Il boss fu condannato all’ergastolo con l’applicazione del 42 bis con ululati da parte dei suoi amici. Alessandro scortato dai colleghi sin dentro la caserma, (era un comando di Compagnia), ebbe assegnata una camera con tutti i servizi di solito messa a disposizione di testimoni di procedimenti penali.. La notte era stato svegliato dalle sirene dei Vigili del Fuoco per un incendio proprio sotto la caserma, ad andare arrosto era stato la sua povera Cinquecento che evidentemente i piromani avevano localizzato al suo arrivo in paese. Una scritta significativa sul muro della caserma ‘Farrai la stessa fine’. A parte l’errore ortografico la situazione era apparsa subito molto chiara, Alberto doveva sparire quanto prima possibile da quella località. Rimase basito dietro i vetri della finestra sin quando un collega gli consigliò di trasferirsi all’interno della caserma. La notte successiva venne prelevato da una pattuglia venuta da Roma con una Alfa Romeo 156 per essere  trasferito nella capitale in un piccolo alloggio in un isolato dove abitavano suoi colleghi con le loro famiglie. L’autista della 156: “Una Mercedes nera ci segue da qualche chilometro, chiamate il Nucleo mobile più vicino che vengano a sirene spiegate.” L’apparizione della auto targata G. di F.  fece il suo effetto, la Mercedes sparì dalla loro vista. Alessandro venne  promosso al grado di maresciallo per meriti speciali (aveva contribuito al sequestro di una tonnellata di eroina) ed andò a ritirare il nuovo vestiario presso il magazzino legionale. Ultimo avvenimento: cambio del nome e cognome con le stesse iniziali: Alberto M. e trasferimento alla Legione di Ancona e precisamente alla Tenenza di Jesi dove fu ben accolto da tutti i colleghi tranne che dal Tenente comandante del reparto (un ex maresciallo) racchio e diciamola tutta in po’ stronzo e invidioso ma la cosa era del tutto indifferente ad Alessandro (pardon ad Alberto) che anzi per motivi di servizio  conobbe e fece comunella, come suo carattere, con vari abitanti: professionisti, commercianti impiegati incontrati in sede di verifica fiscale.
    Gli era stato riconosciuto anche un indennizzo per la 500 bruciata e così aveva potuto avverare il sogno di acquistare a rate una Giulietta Alfa Romeo. Inoltre si era fornito di una guardaroba di classe pagando tutto sempre a rate  con regolare ricevuta anche per non finire sotto gli strali disciplinari del comandante della Tenenza che non aspettava altro per ‘metterselo sotto’.Ma la persona che gli avrebbe cambiato un po’ la vita era stato il barone Ermanno Colucci, ricco proprietario terriero e di fabbricati titolare di una lussuosa villa nella frazione Moie con una dependance ben attrezzata in cui aveva aperto un circolo privato dal nome significativo: “Beata voluttà” molto conosciuto in paese ma off limits per i comuni mortali di non gradimento del barone il quale si era ‘dotato’ di moglie, Margherita, incantevole, affascinante, simpatica lui cinquantenne, consorte inferiore di vent’anni di età, niente prole. Alberto, entrato nelle simpatie del barone, fu iscritto al circolo e messo al corrente dal proprietario dell’andazzo: frequentatori tutte persone altolocate e dalla disponibilità finanziaria superiore alla media, di sicuro affidamento in quanto a serietà, riservatezza, stile ed eleganza, insomma la crema della società di Jesi e dintorni ma una società anticonformista in cui tutto era possibile nei limiti del buon gusto, un vero paradiso terrestre! Alberto era l’unico ‘scompagnato’ e così il barone gli concesse la compagnia di Desirée, nome che rispecchiava la titolare del nome: 1,75, longilinea, venticinquenne, viso un po’ triste e dai lineamenti di fini, una donna di classe, svedese. La sua era una storia particolare: in villeggiatura a Rimini, ospite del Grand Hotel con i suoi genitori e due zii (due fratelli avevano sposato due sorelle) avevano fatto amicizia col barone il quale era stato anche loro ospite in Svezia. Una disgrazia aveva colpito la famiglia di Desirée: in un incidente stradale erano deceduti i suoi genitori e lei era stata adottata dagli zii. Il barone le propose di essere sua ospite nella sua villa come dama di compagnia  e  ragazza alla pari e così era diventata un po’ la figlia dei Colucci. La sua presentazione fu un colpo di fulmine per Alberto non altrettanto per Desirèe che aveva ancora in animo la tragedia dei genitori. La baby conosceva poco l’italiano ma con l’inglese si intesero subito. Alla ovvia domanda della ragazza ad Alberto sul suo lavoro, alla sua risposta“Sono un caino” che nella lingua di Albione doveva risultare ancor più incomprensibile spiegò che era la sua professione a catalogarlo fra i ‘caini’ ossia traditori dei fratelli per quanto riguardava il suo servizio. La spiegazione portò ad una risata talmente forte da parte di Desirée da far girare la maggior parte dei presenti. Il padrone di casa: vedo che vi state divertendo, non mi dispiacerebbe diventare zio…” Frase detta in italiano che fu tradotta da Alberto alla baby la quale divenne rossa come un papavero e benignamente divenne il bersaglio dei lazzi dei presenti, Alberto capì che per raggiungere quella ‘patatina’ avrebbe dovuto faticare un bel po’, gli era capitata una puritana, magari vergine, una svedese vergine a quell’età non era, a suo parere,  nel novero delle qualità di quella cittadinanza! Il barone per meglio gestire i suoi affari decise che per quell’estate sarebbe rimasto a Jesi ma propose ad Alberto ed a Desirée di passare le vacanze estive a Cingoli località collinare in provincia di Macerata molto affollata d’estate da turisti e prenotò loro una stanza all’albergo Belvedere. Avuti concessi quindici giorni di ferie, Alberto caricò di bagagli suoi e della compagna sulla sua Giulietta e raggiunse l’albergo dove trovò una sorpresa: per loro era disponibile una stanza con letto matrimoniale, altra soluzione impossibile causa l’eccessivo affollamento di turisti e quindi… Alberto pensò ovviamente subito ad un escamotage del barone per far avvicinare i due ma la cosa non era stata di gradimento della baby la quale però apprezzava le gite nei dintorni di Cingoli fra boschi, ruscelli e natura incontaminata ma meno la vita in camera da letto. Si spogliava e si rivestiva in bagno e girava nel lettone le spalle  al suo compagno  il quale cominciò ad avere problemi…personali! I trent’anni si facevano sentire e per ora non v’era soluzione. Per sua fortuna pian piano Desirèe cominciò ad avvicinarsi oltre che a migliorare molto il suo italiano ma era un approccio molto lento: una carezza sul viso, un bacio sulla guancia, un abbraccio… situazione che faceva aumentare la pressione sanguigna ad Albertone e non solo quella. Desirée non era una sciocca, finalmente capì la situazione ed una sera nel rientrare nella stanza dalla toilette si presentò con un negligèe molto trasparente guardando in faccia il suo sbalordito compagno di stanza: bacini bacioni sul viso, sulle tette e scendendo sino al fiorellino il quale reagì in modo inaspettato con un orgasmo prolungato…Il sospetto  che la ragazza fosse vergine fu constatato da Alberto al quale non rimase altro che prenderle una mano per circondare il suo ‘ciccio’ in erezione col finale di una goderecciata su un cuscino. La situazione aveva lasciato i due amanti  un po’ storditi ma il buon Morfeo prese in mano la situazione con un sonno profondo. La mattina Alberto prese da parte la cameriera del piano mettendole in mano venti euro e la federa incriminata. Desirée era cambiata, tutto il giorno di un’allegria irrefrenabile per lei inusitata, atmosfera che si prolungò la sera anche in camera. Stavolta la signorina uscì dalla toilette completamente nuda, un segno inequivocabile. “Ti prego sii molto gentile.” Fece tutto da sola. Prese in mano il pisellone, lo gratificò con un bacio e pian piano lo strofinò nel fiorellino, ci volle del tempo e qualche gridolino prima di giungere al risultato finale: Desirée era diventata donna solo che Alberto, preso dalla foga, aveva dimenticato ogni precauzione, maledizione ci mancava solo che…ma, pensò, che in fondo sarebbe stato un avvenimento da tutti gradito compresi i signori baroni che figli non ne avevano, questo pensiero lo consolò e riprese il normale tran tran. Al rientro dalle vacanze l’allegria dei due amanti fece diventare ad Ermanno ed a Margherita certezza dei loro sospetti. Alla fine del mese, a tavola, Desirée a fine pranzo portò in visione ai signori baroni un attestato di un ginecologo, esito positivo! Grandi abbracci e poi il barone:
    “Vorrei metterci qualcosa di mio che ne direste dei nomi se maschio Gioacchino (mio padre) e se femmina Astrid in onore della patria di origine della mamma?” Approvato all’unanimità! Una famiglia felice. Com’erano lontani i tempi della vita nella giungla amazzonica, le piogge incessanti, le fastidiose zanzare portatrici di malattie, il dormire sulla nuda terra, i trasferimenti a piedi da un villaggio all'altro, i bombardamenti degli aerei governativi, i contatti pericolosi con i capi dei Narcos; una volta stava per essere scoperto, una paura della madonna, lo avrebbero fatto a pezzi con un macete e poi il processo a quel boss calabrese...ora una vita serena con una donna meravigliosa accanto, un pupo in arrivo, la vita tranquilla tanto agognata!

     

     
  • 21 marzo alle ore 17:07
    Un amore poco paterno

    Come comincia: Alberto era in una camera d’albergo a ore con una ‘signorina’ quando la cotale, peraltro non più giovanissima e dalle tette pendule gli fece una strana domanda: “Son di ‘bulegna’Il pompino lo vuoi liscio o rigato?” Preso alla sprovvista Alberto disse la prima cosa che gli venne in mente : “liscio.” Risposta inimmaginabile: “Allora mio tolgo la dentiera!” Lo so, la storiella fa un po’ schifo ma era tutto un sogno. Alberto M. era felicemente sposato con Anna conosciuta all’Università la quale, innamoratissima del marito, riusciva anche a sorridere a certe sue battute non proprio felici, abitavano a Roma in via Appia Nuova 123.  Ambedue dipendenti dalla Camera di Commercio, sposati da tre anni, anche in assenza di prole erano contenti della loro vita coniugale. Naturalmente le colleghe femmine non si facevano i ‘fatti loro’ e spingevano Anna, che aveva saputo di non  poter diventare madre, a prendere un pargolo in adozione. ‘Gutta cavat lapidem’ e così un giorno Anna propose al marito di adottare una bambina (aveva predilezione per le femminucce) ma in Italia la situazione della burocrazia è indescrivibile e, dopo due anni di inutili tentativi,venne loro proposto di andare in Tunisia ma anche lì la situazione non era di facile soluzione: compromesso, dietro lauto compenso, due coniugi tunisini decisero che la sesta figlia era di troppo in famiglia e riuscirono con carte false a regolarizzare la situazione della piccola Fatima di dodici anni la quale fu subito entusiasta dell’idea di andare a vivere in Italia (di cui aveva tanto sentito parlare) tenuto conto dell’indigenza in cui viveva con i suoi. Il padre Mohamed piccolo impresario edile, aveva messo al mondo (o meglio sua moglie Karima) sei figli purtroppo tutte femmine e non il sospirato maschio a cui lasciare le redini dell’impresa. Casa a due piani pianterreno cucina e sala da pranzo, primo piano camera da letto genitori con bagno e piccola stanza per l’erede maschio, secondo piano camera da letto delle figlie con bagno, ovviamente letti a castello. Fatima era un’araba particolare: innanzi tutto l’altezza 1,70, longilinea, capelli lunghi e neri col solito fazzoletto in testa quando usciva (che lei non apprezzava, era una anticonformista), sguardo misterioso, naso piccolo e all’insù al contrario di molte donne arabe, bocca….invitante, insomma non passava inosservata ed era molto criticata dalla gente anche se la Tunisia è considerata nel mondo arabo una nazione progressista. Partenza all’aeroporto con la coda di tutta la famiglia commossa. A Fiumicino taxi e arrivo a casa dove la baby si sistemò nella camera addobbata appositamente per lei. Fatima non aveva pronunziato verbo e quel poco in francese che i coniugi Rossi avevano studiato a scuola ma che capivano appena. Anna chiese ed ottenne quindici giorni di licenza per inquadrare la nuova posizione familiare. Alberto, dopo una giornata di lavoro, ritornava a casa il pomeriggio e veniva messo al corrente degli avvenimenti accaduti in sua assenza: Fatima pian piano cominciava ad imparare qualche parola d’italiano, Anna l’aveva condotta in un grande magazzino dove le aveva fatto acquistare abiti, biancheria intima e scarpe. ‘Je vous remercie, vous étés mes nouveaux parents.” Alberto l’aveva osservata a lungo, così vestita all’occidentale dimostrava più dei suoi dodici anni: curve generose, gambe perfette, sguardo misterioso, capelli neri e lunghi, talvolta a chignon, Max pensò che ben presto avrebbe dovuto allontanare qualche ‘pischello’ troppo invadente. Fatima era stata iscritta da Anna alla prima media  di una scuola di suore francesi non molto lontano da casa loro in via Appia. I primi giorni l’accompagnava Anna poi la baby, presasi di coraggio, raggiungeva l’istituto col tram azzurro. La scuola era riservata alle sole femminucce e questo aveva fatto piacere a Max (che fosse diventato geloso?) Fatima ben presto aveva imparato l’italiano, oltre che essere bella era anche intelligente. Talvolta quando ritornava dal lavoro Alberto trovava la casa ‘invasa’ dalle compagne di scuola di Fatima, femminucce delle sua età sicuramente non timide anzi…qualcuna aveva lo stile della ‘puttanella’.  Anna. “Non esagerare, sono ancora bambine, mi sembri una padre geloso e maligno! “ Ma forse aveva ragione lui. Un giorno Fatima le aveva confidato che le sue amiche lo ammiravano molto come uomo a dispetto dei suoi trent’anni. Un pomeriggio di fine settimana Alberto si trovò la casa invasa di maschietti e femminucce, i maschi erano fratelli delle ragazze ma la maggior parte aveva la faccia da ‘braciolettone’ (vi piace il termine?) e così, senza accorgersene si trovò a ballare con musica rock facendo la figura dell’orso in un circo equestre. S’accorse, come pure sua moglie, che un po’ tutte lo prendevano in giro non certo Fatima che anzi… Situazione imbarazzante… ma forse era solo una sua fantasia da vecchio zozzone che però col passare dei giorni, lo stava mettendo in crisi anche perchè Fatima si mostrava sempre più ‘affettuosa’ con lui, qualche carezza in viso, qualche complimento “Le mie amiche ti trovano ‘bono’”, Anna ci rideva su, Alberto un po’ meno anche perché in Fatima stava vedendo non una figlia adottiva ma una vera donna la qual cosa lo metteva in crisi con forti mal di pancia da parte sua. Si dice che l’intestino è il secondo cervello,  il secondo cervello, razionalmente, non accettava quello che Alberto stavo provando ogni giorno di più maledizione! ‘Amor che ratto s’apprende mi prese di colui così forte che come vedi ancora non m’abbandona’. Ci mancava pure Dante con Paolo e Francesca! Alberto si era riproposto di cercar di non rimanere mai solo con Fatima, ci riuscì per vario tempo sin quando Anna: “Mia madre sta male,  è vedova e sola, per un po’ mi stabilisco a casa sua poi ti chiamo, Fatima ha imparato a cucinare ci penserà lei.” Max cercava di stare il più possibile fuori casa ma ovviamente la sera dopo cena, dinanzi al televisore si trovavano a dover dividere il divano e la piccola una volta: “Ho freddo, mi sento un po’ sola, sdraiati e metti il tuo capo sulle mie gambe.” Ben presto Alberto si accorse di avere una gamba in più che si stava allungando sotto i pantaloni della vestaglia. “M’è venuto sonno, vado a letto, buonanotte.” Il sonno tardava ad impossessarsi  del pdrone di casa che ad un certo punto vide un spiraglio di luce provenire dalla porta della camera  ed una figura femminile infilarsi sotto le coperte a contatto col suo corpo…si arrese dinanzi ad un abbraccio ed un bacio in bocca. Non era una ragazzina che lo  baciava ma una donna, una vera donna sessualmente eccitata  che gli sconvolse i sensi e non si oppose quando Fatima gli prese in bocca il suo ‘ciccio’  che ben presto riempì la bocca della baby la quale andò in bagno per poi ritornare e offrire il suo ‘fiorellino’ alle labbra del suo ‘patrigno’ con conseguenti orgasmi multipli da parte sua, evidentemente la baby non era nuova al sesso e si masturbava da tempo. Com’era venuta così Fatima disparve dalla camera di Alberto il quale finalmente fu preso da un sonno tanto profondo da non svegliarsi sino alle nove di mattina. Telefonata in ufficio per giustificare la sua assenza, barba, doccia e poi in cucina a preparare qualcosa per il pranzo, di Fatima nemmeno l’ombra, sicuramente era andata a scuola. Al suo rientro sguardo sorridente un ciao con la mano al paparino ed apprezzamento per aver trovato la tavola imbandita. “Al mio paese gli uomini non si mettono ai fornelli.” Era solo la baby a condurre la conversazione, Alberto pensò che qualsiasi cosa avesse detto non sarebbe stata quella giusta e così tenne per sé i pensieri che gli affollavano la mente. Passò il pomeriggio fuori casa al cinema Appio vicino a casa sua, un vecchio film ritornando a casa alle sette. Durante la cena  Fatima era allegrissima non faceva altro che raccontare episodi che accadevano nella sua scuola e trattava Alberto come se nulla fosse successo la notte precedente. Sistemata la cucina i due dinanzi al televisore distanti l’uno dall’altro sinché Fatima si avvicinò  e mise il suo capo sulle gambe del patrigno il quale cercò di resistere ma la natura fece il suo corso e ‘ciccio’ venne fuori dal pigiama per infilarsi nella calda bocca della baby col risultato prevedibile. Visita di lei in bagno a poi: “Papino ho un  desiderio, che ne dici di baciarmi il mio clitoride, sono eccitata…Finirono nel letto matrimoniale e Alberto si trovò in bocca un fiorellino vogliosissimo ed una natura vergine. Quando si erano conosciuti Anna aveva avuto già rapporti intimi con un suo compagno di scuola, questa era la sua prima esperienza con una vergine. Fatima aveva orgasmi a ripetizione, Max cominciò a preoccuparsi che si sentisse male ma quando mai, la baby era scatenata e si esibì in un pompino al padrigno che fu la fine del loro incontro che si ripeté la sera successiva. Per avere solo tredici anni Fatima dimostrò di essere ben preparata per quanto riguardava il sesso. “Papino da giorni prendo la pillola di tua moglie…più chiaro di così! Max cominciò a baciare le sensibili tettine per scendere sino al fiorellino già completamente bagnato e…”Non pensi sia troppo presto per te avere un rapporto intimo io mi contento…” “Io no.” fu la immediata risposta di Fatima che andò all’armadio e ritornò con un asciugamano, aveva previsto tutto, non voleva sporcare col sangue le lenzuola e forse il materasso perché aveva deciso di…”Guarda che il mio coso è molto grosso, me ne sono accorto quando facevo la doccia con i miei compagni di calcetto, ho paura…” “Son sicura che sarai delicato, lo desidero troppo, sono araba e come tale sarò la tua seconda moglie!” More solito Fatima prese in mano la situazione e fu lei stessa a dirigere ‘ciccio’ nel suo fiorellino. Dopo circa un quarto d’ora operazione compiuta con schizzo dello sperma sull’utero della baby che riuscì a godere in maniera superba, era diventata una donna per merito della persona che amava! Dopo una settimana Anna istintivamente capì che era l’ora di rientrare in famiglia, trovò una badante per la madre ed una mattina si fece trovare in casa dal marito e dalla figlia un po’ stupiti. Istintivamente capì che qualcosa era cambiato nel rapporto tra padre e figlia, dagli sguardi dei due, dal modo di parlare…Finito il pranzo si rinchiuse nel bagno e accese una sigaretta, non era una fumatrice, fumava solo quando era in crisi. Analizzò la situazione: non ci voleva molto a capire quello che era successo e pensò alle decisioni di prendere: prima denunziare tutto agli organi di polizia con la conseguenza dell’andata in carcere di Max, e affidamento ai servizi sociali di Fatima, lei sola in una casa vuota e motivo di chiacchiere da parte dei vicini e dei colleghi di ufficio, soluzione che sapeva più di vendetta che altro, allora…Accettare la situazione e mettere delle regole alla comune convivenza: Max di notte avrebbe sempre dormito nel letto matrimoniale, gli sarebbe stato concesso solo qualche pomeriggio a ‘dare ripetizioni’ alla figlia nella sua stanza con la speranza che la baby si trovasse presto un boy friend. Resi edotti i due delle sue decisioni beccandosi degli abbracci affettuosi ai quali non era preparata. Per una visita di controllo dal ginecologo Anna pensò bene di portare con sé Fatima ma al dr.Gatti, vecchio amico di famiglia disse che la figlia adottiva aveva diciassette anni e che aveva rapporti col suo fidanzatino. Il ginecologo trovò la vagina di Fatima un po’ arrossata (quel porco di mio marito di va giù pesante pensò Anna) ed il dottore proseguì prescrivendo a Fatima un ‘riposo ginecologico’ di quindici giorni e consigliandole una pillola anticoncezionale diversa da quella di sua madre, più adatta alla sua età. I giorni passavano senza che vi fossero delle novità in casa M., ognuno rispettava le regole imposte da Anna. Fatima dopo il diploma del liceo classico, per la sua conoscenza delle lingue (aveva imparato anche l’inglese) trovò un impiego presso l’Ambasciata di Tunisia, nel frattempo aveva presentato in famiglia Alessio, un ragazzone biondo suo compagno di scuola, con gran dispiacere di Max ma generando una contenuta contentezza da parte di Anna che da quel momento cominciò benignamente a prenderlo in giro. “Ti è rimasta una sola moglie ma che ti permetterà qualche giochino al quale in passato mi hai chiesto di partecipare senza ottenere il mio consenso.” Si trattava di usare il buchino posteriore di Anna che nel frattempo di sarebbe masturbata con un vibratore, magra consolazione.. Dopo quattro anni Fatima si presentò in casa M. con una bambina in braccio, bellissima. Anna e Max erano diventati nonni!
     

     
  • 01 marzo alle ore 17:27
    Tutti insieme appassionatamente

    Come comincia: Il collegio di ‘S. Maria  Nuova’ era situato in analoga località in provincia di Ancona e condotto dai “Frati Misericordiosi”. Era frequentato da ragazzi do sesso maschile con scuole sino alle superiori. Correva l’anno 1946 (allora si diceva correva anche se ora sembra un po’ ridicolo) quando inizia questa storia un po’ particolare. Frequentatori erano sia giovani di buona famiglia, in parole povere coloro i cui genitori si potevano permettere di sborsare la onerosa retta sia i figli di N.N., come era scritto malignamente allora anche sui loro documenti di identità, e la cui retta veniva generosamente sborsata ai signori frati dai loro generosi benefattori.  Alberto Diotallevi faceva parte di quest’ultima categoria, compagno di stanza  un certo Massimo conte Colocci il quale, al contrario di qualche suo amico nobile, non aveva come si diceva la puzza sotto il naso ed era diventato amico di Alberto, bruno e robusto quest’ultimo biondo ed etereo il primo.
    A scuola si aiutavano a vicenda, Alberto bravo nelle materie letterarie Massimo in quelle scientifiche e fin qui nulla di particolare ma qualcosa di imprevedibile avvenne al termine dell’anno scolastico: Massimo rientrò nella tenuta dei suoi genitori a Villa Strada di Cingoli, Alberto rimase in collegio costretto per pagarsi la retta con lavori vari nel giardino, in cucina, nella stalla dove viveva un cavallo adibito ad uso esclusivo dei più ricchi frequentatori del collegio. Una notte particolarmente calda Alberto preferì uscire in giardino a godersi un po’ di frescura e lì incontrò il direttore, tale Armando Fava in quale, ventinovenne, aveva superato in graduatoria i suoi colleghi con raccomandazioni dall’alto. Biondo, minuto, media statura, niente barba aveva qualcosa dell’efebo ; fra i più grandi frequentatori del collegio vi erano state ‘chiacchiere’ sul suo conto. “Che fai da queste parti, sto andando nella stalla a vedere come sta ‘Asso’, fammi compagnia.”
    Lo stalliere Peppe Del Frate’ (anche lui marchiato come figlio di N.N.) stava riposando su un giaciglio e all’arrivo dei due si alzò con deferenza nei confronti del suo direttore. ‘Asso’ per motivi suoi aveva in quel momento sfoggiato un ‘coso’ lungo e duro cosa che mise di buon umore  frate Armando il quale: “Non pensare che anche gli uomini… “ e fece un cenno a Peppe il quale, sicuramente come da precedente esperienza, si abbassò pantaloni e mutante e mise in mostra un ‘mostro’ che, dietro sua sollecitazione, divenne sempre più lungo e duro sin quando iniziò a spargere in giro un bel po’ di ‘latte’,  Alberto  rimase basito, non avrebbe mai pensato…In verità in passato  con Massimo si era dilettato a qualche giochetto erotico tipo toccarsi il pisello, baciarsi sul collo,  sulla pancia e sul buchino del sedere senza mai arrivare a tal punto! Accortosi del suo stato d’animo il direttore : “non ti meravigliare troppo, nei frati abbiamo rinunziato alle femminucce ma non…mi capisci?” No, Alberto non aveva capito un bel niente, buttatosi sul letto vi rimase sin quando un inserviente lo venne a chiamare, era l’ora del pranzo. Passò il pomeriggio a giocare a pallone, fare merenda , giocare a carte sin dopo cena quando lo raggiunse Peppe: “Ti vuole il direttore.” Nello studio del ‘capo’ ebbe una lezione sulla sua qualità di ospite non pagante e sulla possibilità di essere cacciato qualora…e così assistette per la prima volta ad un rapporto omo fra lo stalliere ed il ‘capo’consistente in baci appassionati fra i due uomini, un pompino iniziale da parte di Armando con ‘immissione penis’ previa  impomatata nel suo didietro e relativi urletti di lunga goduria poi …ognuno per i fatti propri. Come si può immaginare la parola sconcerto era il minimo che Alberto provò, girò al largo dal direttore il più possibile sinché una sera dopo cena: “Ti aspetto nel mio studio.” “Non pensare che tutto accada come hai visto, quello è il finale, io sono innamorato di te, anche gli omo si innamorano, chiedimi qualsiasi cosa, intanto vieni fra le mie braccia, non aver paura.” Pian piano Alberto fu costretto ad accettare baci in bocca, sul collo e in tutto il corpo, pompini, leccate varie insomma tutto l’armamentario degli omo . Questa storia durò sin quanto Alberto non conseguì il diploma di  liceo classico ed il direttore, in compenso dei ‘servigi’ ottenuti, gli trovò un posto di commesso in un negozio di pasticceria a Roma nel rione S.Giovanni. Il destino: Massimo un giorno entrò nella pasticceria, fece una gran festa ad Alberto e volle ad ogni costo che alloggiasse a casa sua ai Parioli, (rione di lusso di Roma) e si iscrivesse all’università con lui  nella facoltà di giurisprudenza, tutto ovviamente a sue spese. Qualcosa era mutato nella famiglia di Alberto, il padre era deceduto per un tumore, la consorte del conte,Rossella, era rimasta vedova a quaratanni…e questa era divenuto un problema in quanto la signora, per sfogare la sua vedovanza, ritornava spesso a casa piena di acquisti che tuttavia non lenivano le sue ambasce di ben altro genere. Fra l’altro aveva l’abitudine di non indossare il reggiseno con conseguenze immaginabili per i movimenti che avvenivano sotto la sua camicetta anche se suo figlio ci scherzava sopra. Massimo era stato fortunato anche nella scelta della fidanzata: Eva, sua compagnia di università, padre italiano madre svedese conosciuta in vacanza a Rimini, era un sogno: 1,75, bionda, viso sempre sorridente, occhi verdi, seno forza tre, vita stretta, gambe chilometriche, caviglie sottili: una dea! Appena le fu presentata Alberto doveva aver fatto la faccia dell’imbecille perché i due fidanzati si misero a ridere all’unisono: “Te le troveremo una uguale!” Ma il destino, che da buon pagano Alberto considerava al di sopra degli dei, aveva disposto in maniera diversa la vita di Alberto che a ventidue anni…immaginate voi un ‘pischello’ sempre arrapato con sempre dinanzi due seni sballonzolanti ed un odore pungente di sesso inappagato, spesso si rifugiava in bagno per dare aiuto a ciccio’ ma che un giorno in cui Massimo era assente si trovò steso sul letto con una erinni allupata alla massima potenza… dopo un paio di ore era distrutto non solo fisicamente, come giustificarsi e poi? Si può essere figli quanto mai anticonvenzionali ma quando si tratta della propria madre, maledizione, tutto, gli stava crollando addosso! La stessa scena cominciò a ripetersi quasi ogni giorno e Alberto cominciò ad averne abbastanza ad essere usato come un giocattolo: usciva di casa quando restava solo con la signora, non riusciva più a studiare, dimagriva in maniera evidente. Massimo non era uno sprovveduto e si accorse della situazione senza avercela col suo amico. Già in passato la madama, anche quando era regolarmente sposata, ogni tanto, diciamo spesso si prendeva delle libertà sessuali  non rilevate dal legittimo consorte ma a conoscenza del figlio. Primo provvedimento da parte di  Massimo: portare a casa sua la fidanzata come ‘impiccio’ per la signora la quale non gradì affatto la situazione e poi una trovata geniale: cercare un amante fisso per la materna genitrice ma non uno qualsiasi, uno bello, giovane mandrillo cosa non facile ma la fortuna questa volta venne a dargli una mano: proveniente da Milano era giunto trasferito in facoltà un quarantenne siciliano con tutte le caratteristiche dei maschi della sua terra con in più un’altezza superiore alla media:1,80. Massimo convinse la madre a dare una gran festa per il suo quarantacinquesimo compleanno ed a frequentare un istituto di bellezza per una intera settimana per usufruire di massaggi, infiltrazioni di botulino e di  acido ialuronico,  insomma di tutte quelle danarose diavolerie che rendevano molto più giovane una signora di mezza età. Provvide anche ad accompagnarla in una sartoria alla moda dove la cotale fu convinta a scegliere un vestito da sera corpetto rosa con ampia gonna azzurra,un sciccheria che non faceva passare certo inosservata la indossatrice. Uno dei primi ad essere invitato fu naturalmente il  siciliano professor  Salvo Russo che, dietro consiglio di Massimo, si ‘mise’ in smoking. Sempre sotto la regia di Massimo, madame Rossella si presentò per ultima in sala scendendo ad una scalinata come da copione di Wanda Osiris, un coup di foudre che colpì tutti in particolare il professor Russo il quale sgranò gli occhi e fu subito presentato alla padrona di casa la quale, come sua inveterata abitudine, aveva dimenticato di indossare il reggiseno con ovvie conseguenze. Ad un certo punto, su regia di Massimo, gli invitati lasciarono soli al centro del salone sua madre ed il professore che si ritrovarono a ballare da soli come da scena del ‘Gattopardo’, con convinti applausi da parte dei presenti molto graditi da due interessati i quali…
    Da quel momento Salvo e Rossella fecero coppia fissa sia in villa che nei vari locali di Roma oltre che in viaggi con ampio respiro sia di Massimo ma soprattutto di Alberto che ebbe la fortuna di trovare una deliziosa rossa compagna di università. Signori miei non vi sentite un po’ più sollevati, penso che siamo stati tutti dalla parte del ‘povero’ Alberto il quale ebbe dalla vita una parte di fortuna che in verità meritava, vi risparmio e ‘vissero…’

     
  • 25 dicembre 2016 alle ore 16:40
    Clinica Santa Gnacchera

    Come comincia: Forse il nome non è appropriato per una clinica in quanto santa Gnacchera sarebbe il trentasei agosto e il detto popolare recita: ‘ti sposerò il giorno si santa Gnacchera’, tradotto: mai.Il suddetto luogo di cura esisteva veramnente a Messina lungo la circonvallazione da molto tempo, nessuno era in grado di sapere chi gli aveva affibbiato quell’insolito nome, a parte ciò quella clinica era molto quotata per la  professionalità. dei medici.Proprietaria una ditta di Bologna il cui direttore selezionava personalmente i suoi collaboratori. Le infermiere che  interessano il racconto: Giada bruna che più bruna non si può, ventitreenne nubile il cui nome si riferisce ad una pietra miracolosa e poi Aurora, pari età,  bionda tipo svedese che voleva significare luminosa, splendente, un toccasana per l’umore dei ricoverati. In ultima si era aggiunta una brasiliana bruna Malika, significato regina, che tale dava l’idea con il suo  aspetto.  Come era giunta a Messina ad esercitare quella professione? Era stata la badante di un anziano medico della clinica, ora deceduto, amico del proprietario. Un bel trio non c’è che dire, le signorine erano diventate molto amiche a dispetto di coloro che affermano la difficoltà delle donne di legare insieme. Diciamo la  loro amicizia era un po’ particolare , particolare in quel senso, ma oggi nessuno se ne meraviglia più anzi è un sintomo di distinzione. Come era accaduto che Alberto M., maresciallo della Guardia di Finanza era entrato in contatto con le cotali? Molto semplice: era il capo di una pattuglia di finanzieri che era andato in clinica per effettuare una verifica fiscale. Anche l’Albertone non passava inosservato: altezza metri 1,80, fisico da atleta, viso sempre sorridente e, in aggiunta,una certa disponibilità finanziaria proveniente dalla famiglia di origine, insomma un bel partito. Ma anche lui aveva commesso un errore come l’ispettore Rock di Carosello, l’ispettore non aveva mai usato una certa brillantina con la conseguente perdita dei capelli, Alberto non aveva usato un preservativo con Anna con la conseguente nascita di Arianna, deliziosa bambina ora di sedici anni, bruna e furbacchiona come la madre. Alberto aveva acquistato un villino sul mare, a  S.Saba in cui raramente ‘metteva il naso’ la consorte conscia dell’uso che ne faceva il marito. Anche lei era una donna di ampie vedute con la conseguenza che si passava qualche capriccio sessuale con qualche collega d’ufficio del Genio Civile, insomma una coppia moderna, aperta e ben affiatata. Talvolta si scambiavano notizie sulle rispettive conquiste con grandi risate e con la complicità della loro figlia ben più grande di mentalità rispetto alla sua età. “Papà mi fai conoscere la tua ultima conquista, come si chiama?” “Amore mio ci sto studiando, sono tre…” “Esagerato, ricordati i tuoi quarant’anni, non sei più un ragazzino!” Alberto aveva fondato con Giada e con Aurora una specie di sodalizio non nel termine iniziale di addetto al culto di divinità particolari, anzi di divinità non ne parlava proprio per la sua idiosincrasia  per il divino per lui inventato di sana pianta dai vari portatori della parola di dio ma di amicizia profonda, oltre che materiale per i loro rapporti sessuali a due ed anche a tre senza sciocche gelosie, un caso più unico che raro. Luogo di incontri: per la ‘pappatoria’ il ristorante di Nicola, locale sul lago di Ganzirri ben frequentato dalla élite messinese e per la parte sessuale la villetta di S.Saba ben arredata e confortevole, calda d’inverno e fresca d’estate. All’inizio rapporto a due e poi a tre  con la complicità di un fuori del comune senso dello humor, l’arrivo di Malika avrebbe portato una nota di novità, e che novità, nel terzetto! Primo incontro a quattro ovviamente al ristorante. Nicola:”Vedo amico mio che è aumentata la compagnia, posso avere il piacere…” “Malika questo signore è il padrone del locale, ci proverà con te come ha fatto con Giada e con Aurora con scarsi risultati, vero amico mio?” “Se tu mi fai una rèclame all’incontrario..." "Vi lascio alle cure culinarie di Salvatore il quale:“ Se la gioventù vale qualcosa, io sono più giovane del vostro amico e più dotato…” “Salvo pensa al pesce e non  a quello tuo ma quello pescato a mare!” La battuta fece sorridere il terzetto. Quasi alla fine della cena Alberto si accorse che un piedino, fra l’altro non molto piccolo, stava ‘sfruculiando’ la sua patta con la conseguenza che ciccio…Alberto fece finta di nulla e l’interessata (Malika) si ritirò in buon ordine, appuntamento la mattina successiva, domenica, nella villetta di S.Saba. La Jaguar del padrone di casa giunse per prima poco dopo raggiunto nel parcheggio dalla 500 Fiat delle ragazze e poi tutti in spiaggia a godersi il sole, era luglio avanzato. Solita routine: bagno doccia, pranzo portato da casa dalle ragazze e poi  Aurora e Giada all’unisono: “Preferiamo lasciarvi soli, questa è la nostra sorpresa.” Appena soli Alberto prese l’iniziativa, bacio in bocca profondissimo, lungo , sensuale, piacevolissimo e poi le tette sensibilissime,la padrona parve raggiungere l’orgasmo e poi la cosa più importante il buchino anteriore…ma quale buchino , Marika era dotata di un bel cazzo, peraltro di dimensioni fuori del comune e già in posizione…Alberto fece un salto all’indietro, non era facile sorprenderlo ma in questo caso…Nessun commento per un bel po’ e poi: “Quelle due puttanelle potevano avvisarmi…” “Ti avevano promesso una sorpresa e questa è la mia sorpresa, io posso essere sia donna che uomo, sta a te scegliere” e mostrò ad Alberto un sedere favoloso da buona brasiliana. Il nostro  eroe, preso di coraggio, si insinuò con una certa fatica nel bel popò ricambiato da movimenti della padrona che fece provare all’Albertone una goderecciata sui generis mai provata.  Al rientro a casa convocò la consorte Anna e la figlia Arianna,  tutte e due furono  messe  al corrente dell'accaduto con conseguente  presa in giro da parte  femminucce che mise alle corde il povero Alberto al quale la consorte Anna chiese di fargli visitare il suo didietro: “Sei sicuro che…” “Andate a farvi fot…re madre e figlia!” Per il finale, non c’è bisogno di tanta fantasia, il ‘tombeur des femmes’ divenne anche tombeur di un ‘trans’ con grande soddisfazione da parte di tutta la combriccola.
     

     
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