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in archivio dal 16 gen 2009

Alberto Mazzoni

03 settembre 1935, Roma - Italia
Segni particolari: Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta, tromba!
Mi descrivo così: Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

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  • 29 novembre 2017 alle ore 15:08
    UN USIGNOLO ZOZZONE.

    La  luna in ciel ridente rischiara il panorama, sul salice piangente un usignolo chiava, chiava l'innamorata che, piena di languore con voce appassionata gli giura eterno amore.

     
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  • 6 ore fa e 52 minuti fa
    LA VILLETTA SUL MARE

    Come comincia: Alberto stanco di poltrire al sole nello stabilimento balneare di Mortelle a Messina disse alla moglie: “Vado a battere il ‘crawl’, a più tardi.” “Non capisco perché devi sempre battere qualcuno, fa come ti pare.” Meglio nessun commento, quello era l’ultimo giorno che stavano insieme. Alberto era un maresciallo delle Fiamme Gialle di quarant’anni, Maria  la poco gentile consorte di tre anni meno giovane, maestra elementare, era la conseguenza di una ‘minchiata’ di cinque anni prima, ma ormai il mariage era alla frutta, i due avevano deciso per una separazione consensuale, inutile stare ancora insieme. Niente figli, niente mantenimento il giudice aveva autorizzato Alberto ad uscire definitivamente dalla casa comune. Il giorno dopo  il maresciallo fece armi e bagagli per trasferirsi in un’abitazione presa in affitto già ammobiliata in via Consolare Pompea. La curiosità degli abitanti del suo palazzo li aveva spinti ad affacciarsi alle finestre per commentare il trasloco del coinquilino il quale  non aveva mai dato adito a pettegolezzi e quindi l’interesse era doppio. Cosa era successo ai due? “Cazzarelli mia” avrebbe risposto in romanesco il buon Alberto il quale finito di caricare le sue mercanzie su un camioncino con l’aiuto del collega ed amico Franco,  prima di partire fece il segno dell’ombrello col dito medio alzato, gesto non molto apprezzato dagli ex vicini. Alberto nella nuova abitazione si era volutamente presentato in divisa e fu subito ossequiato dal portiere Saro che si mise a disposizione aiutando i due a scaricare i bagagli ed a riporli  in ascensore, l’abitazione era al quinto piano. Saro presentò Alberto a Nando amministratore del condominio, un consulente tributario che, anche per tenere buoni rapporti con un sottufficiale della Guardia di Finanza, li invitò a pranzo. Furono accolti da Ginevra una signora piuttosto alta ed abbigliata da cucina che si lamentò: “Potevi avvisarmi che avevamo un ospite (Franco era andato via), sono impresentabile tanto più dinanzi ad un rappresentante delle forze dell’ordine!” “Ginevra questo è Alberto Maresciallo della Finanza, è venuto ad abitare al quinto piano, ci vedremo spesso ed adesso fai vedere quanto sei brava in arte culinaria.” Ad Alberto venne da ridere, la signora non grassa aveva un bel popò cui ‘lo zozzone’ ci fece subito un pensierino… Alberto aveva riprese a cucinare a casa sua come quando, da finanziere era in forza ad un reparto di montagna sopra Domodossola. Una mattina alle nove sentì  bussare alla sua porta d’ingresso, dal letto:“Franco stavo dormendo, che ci fai a quest’ora!” Aperta la porta: “Non è Franco ma Ginevra che ha pensato  di offrire al nuovo inquilino  una tazza di cappuccino e due brioches fatte con la sue mani.” “Mani di fata” esordì il giovin maresciallo mettendosi poi a ridere. “A me piacciono i ridanciani, che ne pensa di far ridere anche me.?” “È una storiella vera accadutami quando abitavo a Roma, preferisco non fargliela ascoltare, è un po’ come dire…” “Provi a raccontarmela, non sono una puritana.” “Bene, come dicevo abitavo a Roma in via Taranto, dinanzi casa mia c’era un’edicola in cui avevo spesso notato una bella ragazza. Abituato allo spirito romanesco piuttosto greve mi presentai e le dissi riferendomi ai giornali:’Hai Tempo, Grazia, Mani di Fata, che ne dici di farmi una sega?” Male me ne incolse, la baby riferì il fatto al padre, un omone alto e grosso e da allora fui costretto a fare un lungo giro per raggiungere la scuola, era pericoloso passare dinanzi a quella edicola di giornali.” “Tutto qui, chissà cosa mi aspettavo.” Alberto capì che in futuro ci sarebbe stata ‘trippa pè gatti’, bisognava solo trovare il momento giusto e quello non lo era, Ginevra sparì dalla casa del non tanto più giovin signore con un: “A presto.” Nel frattempo, avuti concessi trenta giorni di licenza, Alberto per meglio sopportare la calura agostea ritornò al Lido di Mortelle e decise di fare un bagno anche se il mare era piuttosto mosso, era un buon notatore e sapeva battere il ‘crawl’ ossia il nuoto libero, la sua ex si era dimostrata un’ignorante. Nuotava lentamente vicino alla battigia, nuotò a lungo rilassandosi come mai negli ultimi tempi e senza accorgersene si trovò molto lontano dal punto di partenza. Decise di spiaggiarsi anche perché gli era venuta una gran sete. A cinquanta metri circa c’era una villetta stile spagnolo, molto bella, da fuori tirò una cordicella che portava ad un campanella che risuonò a lungo prima che  si facesse viva una ragazza dalla faccia assonnata: “Si può sapere chi è lei?” Nel frattempo una cagnetta volpina si era diretta verso Alberto a coda bassa, con tono lamentoso e strofinandosi ad una sua gamba. Ad Alberto venne da ridere, gli era venuta in mente la storiella del: ’Cò stà pioggia e cò sto vento chi è che bussa a stò convento?’ La ragazza non era molto propensa a condividere l’allegria di Alberto, a muso duro: “Guarda stà puttanella di Belle, di solito fa un casino con gli estranei…mi dica quello che vuole.” “Intanto le chiedo scusa, penso di averla svegliata, se possibile vorrei dell’acqua, ho nuotato da Mortelle sino a qui senza accorgermene e sono assetato.” “Venga dentro, sono Caterina.” “Forse è meglio che resti fuori casa, ai tempi d’oggi…” “Si ma io sono campionessa di kick boxing, se la passerebbe male!” Alberto la guardò meglio, effettivamente aveva un fisico da atleta ma non mascolino, una gran pezzo di gnocca ma dall’aria non serena, sicuramente doveva avere dei problemi. Finita la bevuta: “Ora devo tornare a Mortelle, appena mi riprenderò mi ritufferò in acqua, resto ancora qualche minuto.” Nel frattempo era suonata la campanella. “Ho capito di chi si tratta e non ho alcuna voglia di vederlo, è il mio ex uno…lasciamo perdere, quando se ne sarà andato la seguirò in acqua.” Il cotale ci mise del tempo poi, compreso che non era gradita la sua presenza si levò dalle balle. Il due pezzi di Caterina non lasciava molto all’immaginazione, ad Alberto vennero gli occhi di fuori dalle orbite come si dice in gergo provocando una risata sonora della ragazza. “Dì la verità è molto tempo che stai a stecchetto!” “Oltre che atleta sei anche psicologa, sono appena separato, ci farò un pensierino, sto scherzando chissà quanti mosconi…” “Sono di gusti difficili, sinceramente tu sei diverso dagli altri ma non darti tante arie, vieni in acqua.” Come nuotatrice Caterina era una sirena, Alberto faticava a tenerne la scia sin quando la ragazza si fermò, c’era una barca ancorata al fondo, nome ‘Caterina’, Alberto capì che era di proprietà della baby la quale pur restando in acqua improvvisamente: “Ho desiderio di conoscere il sapore della tua bocca.” E prese a baciarlo forsennatamente. ‘Ciccio’ si risvegliò dal letargo ed alzò la testa, cosa notata dalla ragazza che inaspettatamente  scostò  parte  del costume, lo prese in mano e se lo infilò nella ‘gatta’. ‘Ciccio’ ci rimase a lungo anche dopo aver fatto il suo ‘dovere’, Caterina stava godendo alla grande fin quando ne ebbe  abbastanza, si mise a fare il morto. Alberto salito sul natante pian piano riuscì a ‘salparla’ per ritornare a riva a remi. Caterina sembrava assonnata, aprì la porta lato mare e si buttò sul letto ad occhi chiusi, con  il costume bagnato e la gatta ‘lubrificata’. Alberto andò in cucina, bevve a lungo, notò un telefonino, scrisse su un pezzo di carta il suo numero e riprese il mare. Franco al lido di mortelle era preoccupato: “Dove cavolo sei stato?” “A scoparmi una sirena.” “Le sirene non hanno sesso, inventane un’altra!” Con la Y 10 Alberto tornò a casa, il riposo del guerriero finì alla undici di mattina quando il telefono: “Si può sapere cosa ti sta succedendo, io ed Antonella siamo preoccupati per te.” “È una storia incredibile, te la racconterò appena ci vediamo.” “Vieni a cena stasera da noi, ciao.” Sia Franco che Antonella avevano la stessa mentalità di Alberto, assolutamente anticonformisti e ascoltarono con risata finale il racconto di Alberto. “Tutto a te capita, a me…” “Un fracco di bastonate, contentati della fregna legale!” Una mattina Ginevra si era appostata all’ingresso della scala, suo marito era a Gioiosa Marea dove aveva un altro studio di consulenza tributaria, lei niente affatto contenta della suo menage sessuale voleva provare le chances del nuovo arrivato, le dava l’idea che fosse un mandrillone, uno simile lo aveva conosciuto  da giovanissima col primo boy friend ma in quel campo il legittimo consorte non brillava di certo, troppo preso dal lavoro. “Maresciallo che piacere incontrarla, mio marito è fuori tutto il giorno, se non le va di cucinare il pranzo glielo offro io, vorrei conoscere solo i suoi gusti.” “Tutto a base di pesce, stavo andando al mare ma la sua richiesta mi ha fatto cambiare parere, che ne dice se nel frattempo mi fermo a casa sua?” “Con molto piacere…” Ginevra non si aspettava quella richiesta ma ne su felice, andava al di la dei suoi desiderata, mezza giornata disponibile per … Nell’abitazione la solita scusa: “Oggi fa un caldo infernale, se non le dispiace mi metto in libertà.” La libertà consisteva in una vestaglia trasparente con ‘sotto il vestito niente’, non ci volle molto per finire in camera da letto, l’Albertone puntò subito su quello che l’aveva colpito alla prima visione della signora, il ‘popò’ che gli fu subito concesso, Ginevra era disposta a tutto ed infatti i due stettero insieme oltre l’orario del pranzo ripassando tutto il Kamasutra, cosa che li lasciò senza forze ma con un gran appetito. Il prossimo avvento della sera fece capire ai due che: ‘la favola breve era finita’ ed Alberto si ritirò nel suo alloggio addormentandosi subito sino alla mattina successiva. Dinanzi allo specchio uno spettacolo non piacevole: barba lunga, occhiaie, sguardo imbambolato, Alberto capì che i vent’anni erano passati da un pezzo…In mezzo al costume trovò il bigliettino su cui aveva scritto il numero del cellulare di Caterina, se lo rigirò fra le mani e si domandò se era il caso proseguire la liaison con Ginevra o quella con Caterina, optò per quest’ultima che non aveva legami e compose il numero del telefonino. “Ancora tu, non hai capito che è finita, non rompere più le scatole.” “Così tratti i maschietti dopo una sola volta…” “Scusa pensavo fosse quello scemo del mio ex, a proposito non conosco nemmeno il tuo nome.” “Dammene uno tu, quale sceglieresti?” “Quello di una persona intelligente, fuori del comune, penso ad Einstein, che ne dici?” Alberto rimase basito, come aveva fatto Caterina ad indovinarlo, aveva lui lasciato qualche traccia, assolutamente no e quindi…Alberto non voleva darla vinta a Caterina e :”Son d’accordo con te ma non sono tanto intelligente.” “Vieni di nuovo domattina ma passa per la strada, troppa fatica in mare, troverai i miei genitori, anche se sono separati stanno spesso insieme, li ho avvisati che ho un nuovo amico a nome Einstein.” Leonardo e Giulia erano due cinquantenni simpaticoni e ridanciani, accolsero Alberto con stretta di mano lui, con un bacio sulle gote lei, un bell’inizio di amicizia.  A tavola Leonardo: “Alberto penso di averti visto altre volte ma non ricordo dove, mi puoi aiutare, io sono un ex ufficiale dell’Aviazione, attualmente esercito l’avvocatura da privato come pure Giulia.” Alberto: “In passato con la mia ex moglie ho frequentato il Circolo Ufficiali, forse ci siamo conosciuti lì.” “Hai ragione, ora mi ricordo, ci ha presentati un certo Musmeci  maresciallo della Finanza!” “Anch’io faccio parte delle Fiamme Gialle a tal proposito ho capito il perché della vostra separazione, è una furbata per evitare di pagare troppo imposte, te lo dice un Caino come volgarmente ci chiamiamo fra di noi.” “E bravo il nostro Einstein, ad ogni modo io ho fatto le cose per bene, io e mia moglie risultiamo residenti in due case diverse, ed ora brindiamo alla Guardia di Finanza.” Dopo cena: “Vi dispiace se vi rubo vostra figlia per questa notte, ve la riporterò sana e salva.” “Salva si ma sana ho qualche dubbio:” Leonardo aveva buttato là una spiritosaggine che rispondeva a verità. Nel sostare all’ingresso dell’abitazione in via Consolare Pompea Alberto vide  uscire dall’ascensore Nando e Ginevra che salutarono i nuovi venuti, Ginevra con faccia da funerale, aveva capito che aveva perduto per sempre il bell’Alberto. Con intuito tutto femminile Caterina: “Dì la verità ti sei ‘fatto’ quella signora, aveva uno sguardo…” “L’ho notato anch’io, ricordo che scopa benissimo, meglio di te…” Alberto scansò uno schiaffone che lo avrebbe tramortito. “Mo sei pure gelosa del mio passato!” “Non è questo ma il fatto che me la troverò sempre tra i piedi se venissi ad abitare qui, hai capito che sono una tigre, ti faccio mordere da Belle, pure lei è gelosissima! Ho trovato la soluzione, non te la dico, devo parlare con mio padre, stasera vai in bianco che più bianco non si può.” “Ora son diventato un bucato, ‘in casa c’è chi lo fa meglio di te’ è il detto di un antico Carosello della TV, io dormirò sul divano.” “Tu dormirai fra le cosce profumate di una gentil donzella che stanotte ti smonta tutto.”  La promessa fu mantenuta, Alberto si svegliò alle undici del giorno dopo, in garage non c’era più la Y 10 sicuramente presa da Caterina per raggiungere i suoi genitori. Squillo del cellulare: “Caro una bellissima notizia, ti trasferirai o meglio ci trasferiremo in viale dei Tigli, mia madre risulta residente lì, l’abitazione è ammobiliata, festeggeremo con gli amici di quel palazzo tutte persone allegre ed amiche della mia famiglia, a presto ma senza far nulla, la topa è troppo irritata, un po’ di riposo farà bene a tutti e due.” “Io non  ne sento il bisogno, debbo dare un ‘saluto’ di addio ad una certa persona del mio palazzo!” “Penso che resterò vedova molto presto!” Alberto non restò vedovo, al matrimonio celebrato presso il Comune ci fu pure Belle sempre scodinzolante, sempre felice di poter sostare sul letto matrimoniale ma solo quando i padroni non facevano esercizi…ginnici!

     
  • 6 ore fa e 57 minuti fa
    CONFIDENZE SESSUALI

    Come comincia: Il libertinismo è stato un movimento filosofico culturale del primo seicento che era distinto in libertinismo culturale e in libertinismo dei costumi, il primo riguardava una elaborazione filosofica il secondo riguardava la ricerca del piacere per soddisfare le proprie passioni e fuggire dal dolore. Oggigiorno la maggior parte delle persone propende per questa seconda interpretazione ovviamente avversata dai cattolici senz’altro complessati dal sesso, quelli che di solito hanno comportamenti ‘situazionali’ con la legittima consorte per  poi andare a rimorchiare qualche ‘signorina’ disponibile  con cui sollazzarsi con i ‘giochetti’ erotici vietati dalla morale religiosa. I personaggi di questo racconto facevano parte dei liberi sostenitori del piacere fine a se stesso, quello che  lascia appagati e gratificati senza sensi di colpa, sempre col limite del buon gusto. Residenti a Roma in un palazzo di quattro piani in via dei Santi Quattro. Ennio e Beatrice, ambedue trentacinquenni, si conoscevano sin dalla scuola media, stessi studi, laurea in lingue lei, laurea in matematica lui, stessa scuola il liceo scientifico Newton. Senza figli per decisione comune, agiati di famiglia, durante le vacanze la spassavano d’estate al mare a Fregene, d’inverno a Madonna di Campiglio località che raggiungevano con la loro Alfa Romeo Giulietta Quadrifoglio verde, Ennio era un patito della velocità. L’abitazione, un attico all’ultimo piano permetteva una visione di tutta Roma, quando il tempo lo permetteva mangiavano sul terrazzo. Dopo tanto tempo passato insieme il sesso era diventato più che altro una abitudine, peraltro rara come capita a tante coppie. L’arrivo di una famiglia al quarto piano aveva cambiato le carte in tavola nel senso che Ennio aveva adocchiato Leda la consorte di Alessandro che per lavoro viaggiava sui treni internazionali. I due avevano messo la mondo due gemelli, due bei ragazzi Flora ed Adriano particolarmente vivaci che propendevano più per il divertimento che per gli studi ragion per cui Alessandro li aveva ‘confinati’ in un collegio vicino a Roma che accettava sia maschi che femmine, ovviamente in locali separati. Ennio quando era libero dagli impegni scolastici frequentava un circolo di ex ufficiali dove  giocava a carte o vedeva la televisione. Un sabato sera Ennio non si sentiva bene, preferì la ‘compagnia’ di un’aspirina ed il riposo a letto. Beatrice aveva preso confidenza con Leda, quella sera era sola in quanto Alessandro era per servizio in viaggio da Roma a Berlino col treno ‘Italo’. In pieno agosto la serata era piuttosto afosa il che portò Beatrice a proporre all’amica  di togliersi i vestiti e restare in reggiseno e slip, richiesta accordata dall’interessata che eseguì la stessa manovra. Ambedue sedute sul  divano a dondolo del terrazzo  sentivano il rumore ovattato del traffico sottostante e quello degli aerei di linea. Ad un certo punto Beatrice muovendo il divano si trovò addosso a Leda ed istintivamente la baciò in bocca a lungo per poi abbracciarla scostandole il reggiseno e prendendo in bocca un suo capezzolo. La situazione si evolse perché anche Leda prese l’iniziativa,  si tolse le mutandine per poi finire sul letto matrimoniale dove  ci fu un rapporto lesbico, una novità per tutte e due peraltro piacevole e ripetuto con baci sulle ‘gatte’ divenute vogliose.  Beatrice ritornò al  talamo coniugale dove Ennio dormiva della grossa. Bea non riusciva a prendere sonno, per lei era stata un’esperienza che l’aveva lasciata intontita. L’arrivo giorno la trovò a letto vicino al marito che finalmente aprì gli occhi per poi richiuderli, era ancora assonnato, Beatrice ritenne opportuno svegliarlo del tutto. Ennio finalmente ritornò nel regno dei vivi e vedendo il viso sconvolto della moglie: “Che ti è successo, debbo chiamare un medico, sei pallida e tremante.” “Fisicamente non sto male, dammi un po’ di tempo, ti dirò tutto, vai in cucina e preparami un caffè.” Sorbita la bevanda Bea mise al corrente il marito dell’accaduto, in passato avevano fatto un patto di reciproca sincerità. Ennio ascoltava le parole di Bea senza interromperla, d’altronde c’era poco da dire. La consorte riportò fedelmente l’accaduto sessuale in cui Leda aveva fatto la parte principale iniziando dal bacio in bocca dal sapore di confetto, bacioni prolungati sulle tette con un inusitato orgasmo,  passaggio sui piedi ed infine sulla sua ‘gatta’ con ripetute ‘goderecciate’ da parte sua. Dopo questa confessione Bea si addormentò, lo sfogarsi col marito l’aveva portata a rilassarsi.  Si svegliò alle tredici, un profumino di ragù le giunse alle narici, suo marito era bravo in cucina e  comprensivo in altri campi. La doccia rimise in forma Beatrice che abbracciò e baciò Ennio e riuscì anche ad essere spiritosa: “Sono di nuovo vergine e tutta tua.” Si può essere anticonformisti ma quell’avvenimento inusitato aveva lasciato un segno. Al suo ritorno in famiglia anche Alessandro fu messo al corrente dell’accaduto e così ‘tutti sapevano di tutto.’ A prendere l’iniziativa fu il ‘ferroviere’  che capì che poteva trarre un suo vantaggio sessuale da quella esperienza della consorte ma fu quest’ultima che prese il telefono e: ”Cara sono Leda, oggi non ho voglia di cucinare, io e Alessandro andiamo a pranzare nel ristorante qua sotto ‘Da Sora Lella’, ci fate compagnia?” “Va bene alle tredici.” All’incontro i due maschietti si diedero la mano, le femminucce un casto bacio  sulle gote. Fu Sora Lella a servirli personalmente con i tipici piatti romani, dopo un caffè le due signore si ritirarono nel bagno per ‘rinfrescarsi’. “Cara Beatrice sappiamo come finirà la storia con un wife swapping per dirla all’inglese, voglio farti presente che Alessandro ha un pene molto lungo e stretto oltre a due testicoli grossi, Ennio come se la passa?” “Mio marito al contrario ha un pene non molto lungo ma grosso e lo sa usare bene!” Al rientro a casa i due mariti con l’accodo delle consorti ‘sbagliarono’ abitazione e affacciandosi da una finestra si salutarono facendosi matte risate, il gioco era cominciato. “Cara Bea penso che mia moglie ti abbia messo al corrente …” “Non ti preoccupare, oggi con  le famiglie arcobaleno, con omo maschi che hanno figli, transessuali che si sposano fra di loro non c’è nulla da meravigliarsi…” Però quando Alessandro sfoderò la sua ‘sciabola’ rimase perplessa che se non lo diede a vedere, il signore aveva un coso non molto grande di diametro ma di una lunghezza pazzesca, forse quaranta centimetri che, in erezione sembravano anche di più. Entrando nella ‘gatta’ di Bea ne rimase fuori circa la metà ma giunse sin al collo dell’utero e le fece provare un orgasmo pazzesco allorché proiettò il suo sperma a lungo e varie volte. I due ‘girarono’ pagina e questa volta il ‘cosone’ entrò tutto con un inusitato piacere da parte di Bea. Ennio e Leda non erano da meno, la signora approfittando del diametro del pene del professore lo fece giungere sino alla metà della vagina trovando il punto G cosa che non le riusciva col marito, una novità piacevolissima anche per lei. Alle diciannove riunione delle legali consorti con risolini  di soddisfazione, Hermes molto amico di Ennio era stato prezioso nel condurre in porto un giochetto che nell’Olimpio non era mai accaduto ma, malignamente volle ancor più complicare la situazione…Al rientro a casa per le vacanze estive Flora e Adriano presentarono la pagella ai genitori con ambedue una materia di riparare a settembre: Flora in matematica e Adriano in inglese…”Che ne dite di dare una mano a questi due sciagurati, ci hanno rovinato le vacanze, avevamo prenotato per Cuba ed ora…Fu Beatrice che: “Anche se non ho figli ho il cuore di mamma, lasciateli qui a Roma, daremo loro delle lezioni  ed anche da mangiare, se Flora non sa cucinare imparerà. E così fu…”Professore io non riesco proprio a mandar giù le equazioni ed i logaritmi, mi dia una mano anche se non so come ricompensarla.” “Primo io sono Ennio e non il professore e poi dammi del tu, per il compenso …ho sgamato la tua faccetta da ingenua, lo sai perfettamente!” “Io non sono più vergine e quindi non abbiamo problemi solo il popò non è stato mai usato, ci ha provato un mio amico ma mi ha fatto un male del diavolo.” “Certe cose si fanno ma non si dicono come da testo di una canzone del 1932, prima il dovere e poi il piacere come recita un vecchio proverbio, qualora non ti dovessi  impegnare…” “Ci andresti male anche tu.” “Si ma ti metterei col culo all’aria per sculacciarti di santa ragione!” Flora ci mise impegno e provò anche le delizie del punto G con orgasmi ripetuti che: “Professore sei un mago!” “Si del cazzo!” Adriano era più timido della sorella, seguiva le lezioni in inglese di Beatrice ma andando avanti nei giorni era sempre più eccitato sessualmente dal profumo personale di Bea la quale fece finta di non capire sino a quando: “Sei un ragazzo serio ma altamente voglioso, che ne dici di una…” “Qualsiasi cosa dolce professoressa, se potessi ti sposerei!” “Contentati di questa pelosona…cavolo ce l’hai grossissimo per la tua età, infilati stò condom e vai facile, sempre desiderato farmi un giovane, mi sono scoperta pedofila come quella insegnante milanese, vai piano abbiamo tutto il pomeriggio perché penso che anche tua sorella…

     
  • giovedì alle ore 9:50
    SUOR CANDIDA

    Come comincia: Vi siete mai domandati con quale criterio le ragazze che vogliono prendere il velo scelgono il loro nome da monaca? Non ve ne frega nulla?  Ve lo spiego io: le interessate seguono la loro natura unendo anche la ammirazione verso un determinato personaggio religioso. Viola, ventenne, aveva deciso di farsi monaca per un motivo grave, la morte per tumore del suo adorato padre conduttore di un fondo agricolo a  Frattocchie vicino Roma, la madre da sola non era in grado di sopportare  le fatiche di quel pesante lavoro ed era andata ad aiutare la sorella Enza contadina  anche lei e così Viola, molto timida di natura aveva abbandonato gli studi per rifugiarsi in un convento ed indossare gli abiti monacali per non affrontare le difficoltà della vita. In passato c’era stato Manlio, il figlio del padrone del fondo che le aveva fatto una corte assillante, lei era ancora troppo giovane e non l’apprezzò, il ragazzo malvolentieri non si fece più vivo ma Viola le era rimasta nel cuore. Nel primo anno di convento nessun problema, la vita monastica era rilassante anche se piena di sacrifici, per lei, neofita, erano destinati i lavori più pesanti ma li sopportava pensando a quelli ben più faticosi cui sarebbe andata incontro nel fare la contadina. Al suono del mattutino, alle quattro di mattina, un giorno provò un dolore acuto al ventre, quasi non riusciva a camminare, chiamò suor Benedetta la sostituta di suor Assunta madre superiora e le espose la situazione. In quel periodo la Badessa aveva altri problemi riguardanti l’interno della Chiesa Cattolica, lei faceva parte dell’ala tradizionalista che il Papa stava contestando anche per ‘cacciar fuori’ pedofili e omosessuali religiosi che in tutto il mondo stavano minando la fede dei credenti. Questi ‘classicisti’ venivano accusati dai progressisti di immobilismo eccessivo, venivano coinvolti anche personaggi di alto rango come un cardinale ed il Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, insomma questi alti prelati rifiutavano di metter in atto le teorie di Bergoglio perché consideravano le disposizioni papali contrari alla dottrina ed alla tradizione. Con questi pensieri in testa suor Assunta ritenne il problema di suor Candida assolutamente  secondario, invitò suor Benedetta di prendere contatti con una ginecologa dell’Ospedale S.Giovanni per esporle la situazione. La dottoressa Palma, quel giorno era di servizio al reparto di ginecologia,  prese sul serio la segnalazione e consigliò la suora di portare l’interessata in ospedale per gli esami del caso. Alla notizia del ricovero in nosocomio suor Candida si rifiutò decisamente di ubbidire, si vergognava profondamente di mostrare le sue ‘cose’ intime ad una estranea anche se donna. La madre superiora sempre arrabbiata per fatti personali con voce alterata le ordinò di ubbidire senza fare storie. Suor Candida con l’utilitaria del convento guidata da suor Benedetta giunse al reparto ginecologia dell’ospedale dove la dottoressa Palma l’aspettava col sorriso sulle labbra. “Sorella stia tranquilla, da quello che mi ha detto la sua collega può trattarsi di questione senza grandi conseguenze, in ogni caso dobbiamo eseguire delle analisi, alloggerà in una camera singola. Sparita suor Benedetta Viola si trovò sola, per passare il tempo accese la televisione ma male gliene incolse: un suo predecessore in quella camera quando aveva spento l’apparecchio si stava vedendo un film porno. Lì per lì Viola non capì bene di che cosa si trattasse, quando inquadrò la situazione cercò in tutti i modi di spegnere quell’infernale apparecchio che intanto seguitava ad inviare immagini lubriche, la giovane intanto aveva preso conoscenza di cosa fosse un membro maschile in erezione e provò un senso di paura, come facevano le donne ad infilarselo dentro la…”Mia cara domattina le faremo un prelievo di sangue e delle analisi strumentali come la ecografia transvaginale, non è dolorosa, solo un po’ fastidiosa.” “Che vuol dire che mi infilerete uno strumento dentro…” “Saremo presenti io e l’anestesista per evitare di farle provare alcun dolore, si tratta di pochi minuti poi avremo la diagnosi.” “Io non intendo che un uomo veda le mia parti intime!” “Parliamo chiaro suor Candida, potrebbe trattarsi anche di un tumore, volente o nolente quella è la procedura.” “Allora voglio essere addormentata tutta, mi coprirò il viso all’arrivo del dottore.” Il caso volle che anestesista di servizio fosse un amico ‘intimo’ di Palma tale Corrado un  simpaticone, alto e sempre di buon umore. Al bussare nella porta d’ingresso, Viola come promesso alzò il lenzuolo e coprì il viso, ormai si era convinta a far vedere, per motivi medici il suo ‘fiorellino’ e dintorni. Un’iniezione al braccio la inviò nel mondo dei sogni, le parti intime apparvero alla vista dei due medici e Corrado: “Cacchio questa sul pube ha una foresta vergine, mai visti  tanti peli,  le arrivano  all’ombelico, quasi quasi le faccio una foto col telefonino, non fare quella faccia, si vedrà solo  una parte, non sarà riconoscibile la monaca.” Mentre Palma preparava l’attrezzatura per l’esame: “Guarda un po’ che clitoride grande che ha, poi con i capelli corti…” Corrado d’impulso prese in bocca il clitoride della suora che, dopo un po’ di tempo si esibì in un orgasmo non previsto. I due dottori rimasero basiti, non era mai accaduto che un persona in anestesia provasse un orgasmo. “Sei un talent scout, il tuo nome sarà trascritto nei libri di medicina, il primo orgasmo sotto anestesia!” “Mi raccomando alla tua discrezione, immagina se la notizia fosse divulgata, finirei sui giornali di gossip e mi cancellerebbero dall’ordine dei medici!” “Il mio silenzio vale un regalo dal  gioielliere Bulgari!” “Ricattatrice, in compenso mi concederai quello che sinora…” “Lascia perdere, fai rinvenire stà disgraziata, per sua fortuna non ha niente di grave, guarda ha cambiato anche l’espressione del volto, sembra un’altra, è diventata pure più bella.” “A te non fa lo stesso effetto!” “Seguita a sparare spiritosaggini e vedi come ti finisce.” “Suor Candida tutto bene, le darò da ingerire delle pillole per curare il suo ovaio policistico, di solito le assumono le signore per non avere figli, per lei sono una cura.” Tutto sembrava cambiato nella mente per Viola, non aveva più alcun problema nel farsi vedere nuda, si sentiva diversa. “Dottore non riesco a capire questa mia trasformazione, che sia stata l’anestesia?” “Domandiamo alla dottoressa, è lei l’esperta.” ‘Brutto figlio di puttana (pensiero di  Palma). “Vede suor Candida, talvolta l’anestesia produce degli effetti imprevisti, nel suo caso positivi.” Viola si sentiva come da studentessa, non pensava più alla religione anzi dopo aver mangiato tutto il pranzo con gusto, chiuse la porta a chiave e riaccese la TV, trovò lo spettacolo eccitante, anche la sua ‘patatina’si faceva sentire come mai era successo in passato, provò a toccarsi ed ebbe un orgasmo piacevolmente prolungato. Venne il giorno della dimissione dall’ospedale, suor Benedetta, avvisata per telefono si presentò puntuale in auto per ricondurre ‘la pecora nell’ovile’. Anche lei si accorse del cambiamento totale della consorella, non ci fece caso, aveva ben altri problemi per la testa. Da quel momento però la situazione cambiò nel convento: al suonar della campanella del mattutino suor Candida non volle alzarsi, “Sono in convalescenza ordinata dai medici!” In mattinata: “Suor Benedetta non ritengo giusto addossar a me tutti i lavori più pesanti come lavare i pavimenti ed i piatti in cucina, mettere in ordine la cappella ed il giardino, diamoci da fare un po’ tutte!” “Lei è una novizia, è prescritto dalle regole del convento, non faccia storie.” “Voglio conferire con la madre superiora.” Avvisata della situazione la badessa, per evitare problemi invitò in ufficio suor Candida che più candida non si stava dimostrando. “Da quando è ritornata dall’ospedale non la riconosco più, sembra che il diavolo si sia impossessato della sua anima!” “Il diavolo non centra per nulla, sono stanca di lavorare e vedere delle colleghe in panciolle!” “Lo sa che questo suo atteggiamento la può portare alla dismissione della qualità di suora e farle togliere l’abito?” “Allora le dico che fra le sorelle circola la voce di una sua amicizia particolare con suor Benedetta… stando in ospedale ho visto in TV un servizio in cui due suore Federica ed Isabel che, toltesi l’abito si sono sposate fra di loro e sono andate a vivere in Africa, la vita di clausura per i nostri tempi è diventata un non senso, sono apprezzabili preti e monache che si sacrificano aiutando i poveri ed i malati  non a passare la vita pregando, una incongruenza, una assurdità, una sciocchezza  in  contrasto con i santi principi della chiesa. Gesù ha condannato l’ipocrisia non l’omosessualità. Ho finalmente capito che castità, povertà ed obbedienza sono contro natura, il Papa stesso ha detto ‘Chi sono io per giudicare!’  Dentro di me c’è tanta voglia di vivere e non essere seppellita fra quattro mura in compagnia di altre suore che, in attesa di una vita migliore sprecano quella terrena, forse anche lei dentro di sé …, il Padreterno ha tante spose, se ne sparisce una non se ne accorgerà nemmeno, ad ogni modo non intendo più restare in convento, la prego di darmi un elenco telefonico, voglio contattare un mio zio che verrà a trarmi fuori da quest’inferno!” La superiore era basita, non aveva argomenti validi da contrapporre e poi quella minaccia di rendere pubblici i suoi rapporti con suor Benedetta… passò l’agenda telefonica a suor Candida che rintracciò casa del vecchio datore di lavoro di suo padre: “Signor Francesco sono Viola, mio padre, purtroppo deceduto era il contadino che a Frattocchie coltivava un suo terreno, le chiedo un favore, venga a prendermi nel convento di suore vicino a S.Giovanni, vorrei parlare con suo figlio Manlio…” “Viola sto piangendo, non ti ho mai dimenticato, eri troppo giovane quando ci siamo incontrati, ora penso tutto potrà cambiare, verremo il prima possibile.” “Grazie Manlio pensa a  portarmi del vestiario, non mi va ancora di andare in giro  vestita da monaca.” Il pomeriggio padre e figlio posteggiarono la loro Golf dinanzi al convento, andarono in parlatorio dove li aspettava Viola, le diedero il vestiario che avevano portato con loro, uscirono dalla sala quando la ragazza iniziò a cambiarsi. Al “Venite pure” di Viola l’abbracciarono calorosamente e, senza salutare nessuno uscirono all’aperto. Ultima ‘chicca’: Manlio aveva acquistato degli abiti non proprio castigati: una minigonna a fiori ed una camicetta rosa molto scollata in cui sobbalzavano due tettine ‘impertinenti’, il giovane aveva dimenticato di acquistate anche un reggiseno!
     

     
  • giovedì alle ore 9:47
    ADOLESCENTE IN AMORE

    Come comincia: Adriana, undicenne, era l’orgoglio di mamma Sonia; poche giovani erano come lei: era assennata, attenta a scuola, obbediente. La mancanza di un padre, sparito dalla circolazione con una ragazza più giovane di lui sembrava non aver mutato l’equilibrio psichico della ragazza. Adriana fisicamente era ancora una bambina: nemmeno un filo di tette, pube privo di peli come pure le ascelle, solo il sedere era un po’ più prosperoso, come si dice a mandolino. La baby dimostrava meno anni della sua età ma in fondo non era un problema, ancora giocava con le bambole. Iscritta alla prima classe della scuola media Barberini vicino a casa sua situata in via Carlo Felice a Roma, veniva accompagnata a scuola dalla mamma, ma Adriana, ormai sicura di sé preferì recarsi all’istituto scolastico da sola, alcuni compagni le facevano compagnia. La sua vita e quella della mamma scorreva senza sussulti, il padre Federico non lesinava denaro ogni mese, era  ricco e risultava ancora  regolarmente sposato. Non poteva sollevare uno scandalo, era impiegato al Vaticano, avrebbe avuto guai nel caso fosse venuta fuori la sua storia con la giovane Karima, fra l’altro lei, bellezza notevole, era musulmana. Il primo impatto col sesso Adriana l’aveva avuto nella toilette della scuola, un suo compagno le aveva mostrato un pisello piccolo e Sonia si era messa a ridere, pensava che i maschietti l’avessero di ben altre dimensioni. Gli avvenimenti della vita: in un appartamento accanto al suo, era giunto un professore di matematica che insegnava in un istituto fuori Roma, Alessio, questo il suo nome era rimasto di recente vedovo, senza figli aveva preferito allontanarsi dalla natia Bologna dove insegnava in un istituto tecnico, era un uomo  colto e fisicamente piacevole. L’unico suo problema era la solitudine anche materiale, non era abituato alla normali faccende di casa ed andava in giro un po’ trasandato. Sonia attratta dal nuovo venuto, si mise a sua disposizione per quanto riguardava la spesa ed i pasti, per la pulizia di casa e per il bucato provvedeva la portinaia Vittoria. Anch’essa vedova, aveva messo gli occhi sul nuovo giunto ma senza risultati, Alessio era ancora frastornato dalla recente disgrazia e poi Vittoria non era al suo livello. L’unica materia in cui Adriana ‘zoppicava’ era la matematica, il professore per ricambiare la cortesia della madre si offrì di darle lezioni private a casa sua. Qualcosa scattò nella mente di Adriana: si accorse di guardare Alessio non con occhi di bambina (poteva essere suo padre) ma di donna, di colpo si sentì molto più grande della sua età e pensò di essersi innamorata, avrebbe voluto baciare in bocca il professore e toccargli il pisello o meglio il membro che sicuramente era molto più grande di quello del suo compagno di scuola. Un pomeriggio durante una lezione di ripetizione provò per la prima volta un desiderio sessuale, quello di essere baciata in bocca e nelle parti intime come aveva letto in alcuni romanzi, confessò al professore di provare un dolore (inventato) alla pancia e chiese di essere massaggiata. Alessio, anche se perplesso la accontentò ma poi rimase basito quando Adriana prese la sua mano e la portò sul fiorellino, situazione problematica, Adriana per la prima volta in vita sua provò un orgasmo, mise una mano fra le gambe di Alessio, anche lui rimase sorpreso di provare piacere, si trovò il membro in mano alla ragazza che poi lo prese in bocca con la logica conseguenza di dover ingoiare dello sperma, sessualmente era diventata di colpo una donna. Adriana ritornò a casa più allegra del solito, la madre non ci fece caso, sua figlia poteva aver cominciato ad avere ormoni in circolo e quindi questo giustificava il suo comportamento. Il fatto creò problemi psicologici ad Alessio, mai avuto rapporti con una bambina che forse non aveva nemmeno le mestruazioni. Non aveva giustificazioni per evitare che Adriana venisse a casa sua, la ragazza un pomeriggio: “Caro io ho preso in bocca il tuo coso, che ne dici di ricambiare e baciarmi il fiorellino, mi sono innamorata di te.” “Adriana torniamo con i piedi per terra, quello che è successo deve essere un episodio che non deve ripetersi, il perché lo puoi capire anche tu, fai la brava!” “Non ho alcuna intenzione di mollarti, non ci saranno problemi se tu mi accontenti, altrimenti…Quell’altrimenti mise sul che va la il professore, capì a cosa poteva andare incontro se Adriana  avesse divulgato quello che era successo, già si vedeva sulle pagine dei giornali: il mostro e la ragazzina, avrebbe sicuramente fatto visita al carcere di Regina Coeli, prudenza gli consigliò di seguitare ad accontentare i desiderata di Adriana che sembrava, malgrado la giovanissima età avere idee chiare in fatto di sesso. La furbacchiona pensò di mettere la madre con le spalle al muro nel senso di non intralciarla nei suoi desiderata col professore. Una mattina, invece di andare a scuola rientrò in casa e trovò mammina a letto con un amico intimo: “Mamma scusa, avevo dimenticato i libri, buon divertimento!” Anche mammina era sistemata e così la baby ebbe via libera per suoi progetti. Andò in una farmacia di via Cavour, al suo turno presentò un foglio  di carta da lettere con scritto: ‘Vasellina fl.’. Un vecchio farmacista era perplesso, una giovanissima che ci doveva farci con la vasellina ed espresse i suoi dubbio ad Adriana. “Dottore non so di cosa si tratti, il foglio me l’ha dato mia madre, fra l’altro non so cosa significhi fl.” Benché dubbioso il farmacista le consegnò la vasellina che Adriana con indifferenza mise nella borsa. Sonia ed Alessio parlarono della situazione che si era venuta a creare, cuore di mamma era fra lo stupore e la paura di uno scandalo, decisero che era meglio per tutti lasciar fare ad Adriana, o prima o poi si sarebbe stancata e così la ragazza ebbe campo libero. Un pomeriggio di sabato: “Amore mio oggi per me è il gran giorno, sarò tua come si dice nei romanzi, contento? Non mi sembri proprio convinto ma ormai ho deciso, non mi trattare da ragazzina provo un sentimento profondo nei tuoi confronti. Ti prego mettiti a letto supino, al resto penserò io, prima vai in bagno a lavarti ‘ciccio’ io sono già pulita e profumata, per l’ultima volta ho guardato con lo specchio il mio fiorellino che presto diventerà un fiorellone da donna grande, ti prego di essere delicato, per me sarà  un’esperienza che ricorderò per tutta la vita.” Alessio seguì le istruzioni ma ‘ciccio’ stavolta non ne voleva sapere di alzare la testa e così Adriana: “Non avere rimorsi di coscienza, sono io che ho predisposto tutto, non ti tradirei mai, anche mia madre ha capito…” Ad Alessio venne in mente la teoria che il destino è al di sopra degli dei, si arrese. Adriana si mise a cavalcioni sul corpo del professore, prese in mano il suo ‘ciccio’ e molto lentamente cominciò a farlo entrare nel suo buchino voglioso,  era lei che teneva in mano il ‘coso’ che pian piano ‘guadagnava terreno, dopo circa un quarto d’ora il finale, ‘ciccio’ aveva schizzato il suo sperma sulla testa del piccolo utero della neo sposa con gran goduria di ambedue, Adriana non aveva emesso nemmeno un lamento durante la ‘manovra’, si era dimostrata una dura, si rinchiuse in bagno, il non più fiorellino era insanguinato, con l’acqua fresca lo tamponò. Quella sera Sonia invitò a cena il suo amante Giulio, un ragazzone basso e palestrato insieme ad Adriana ed Alessio che dimostravano un’allegria insolita, la mamma capì quello che era accaduto ed abbracciò commossa la figlia, al professore una stretta di mano, era diventato suo genero! Un pomeriggio altra novità: “Caro ho pensato di donarti la parte migliore di me, che ne dici?” “Dipende, conoscendoti posso pensare solo…” “Hai pensato bene, come finale voglio farti suonare il mio mandolino, conosci la musica? Se non rispondi vuol dire che non hai capito o che non sei d’accordo.” Dopo il passaggio in bagno: “Vorrei che prima di…tu mi baciassi in tutto il corpo, vorrei avere degli orgasmi e poi sarò tua di spalle con la solita vasellina.” E così fu, Adriana accontentò il mandolino a lungo, nel frattempo si masturbò, provò il famoso doppio gusto, poi stanca e rilassata si abbandonò a gambe e braccia larghe sul lettone. Era l’ora di cena, mamma Sonia si fece sentire per telefono e i due amanti poterono ancora una volta gustare le delizie culinarie di una ‘suocera’ in fondo contenta di come si era messa la situazione sua e di sua figlia. Non aveva però fatto i conti col carattere irrequieto di sua Adriana. “Con questa coppa di spumante brindo alla esperienza favolosa che ho avuto col Alessio che resterà sempre nel mio cuore ma ora intendo  riprendermi la mia vita di giovin signorina o meglio signora con miei coetanei, di nuovo cin cin. e good luck a noi tutti.” Adriana era sparita dalla circolazione lasciando Sonia ed Alessio di sasso, questa proprio non se l’aspettavano anche se conoscendo la natura della ragazza…Dopo due giorni Alessio lasciò l’abitazione, destinazione sconosciuta, aveva chiesto ed ottenuto il trasferimento ad altra sede. La favola breve era finita…
     

     
  • 12 giugno alle ore 16:10
    GLI ETERODOSSI

    Come comincia: Saul di mattina presto sostava su una banchina esterna del porto di Ancona, il vento fortissimo aveva ingrossato  le onde sino a forza sette, una vera burrasca. La sera prima, anche con bollettino meteo marino non favorevole Matteo e Maddalena, suoi genitori, si erano imbarcati sul loro natante a vela per un giro di pesca, la mattina dopo ancora non erano tornati a riva. Un ufficiale della locale Capitaneria di Porto a cui Saul si era rivolto aveva alzato le braccia, nessun loro mezzo era autorizzato a prendere il mare alla ricerca del natante disperso, troppo pericoloso. Saul infreddolito  fece rientro a casa, tramite cellulare cercò ancora una volta di mettersi in contatto, senza esito, con i genitori.  Infagottato con una muta paterna impermeabile la mattina seguente fece ritorno al solito molo,  nessuna novità,  inutile la sua permanenza in banchina. Dopo due giorni la forza del vento e di conseguenza delle onde  erano diminuite, due vedette della Capitaneria di Porto partirono  alla ricerca dei dispersi, una verso nord e l’altra verso sud. La sera tardi Saul ricevette una telefonata, la barca dei suoi genitori o meglio quello che ne restava era stata localizzata nelle acque antistanti Pescara, nessuno a bordo. I due coniugi erano molto religiosi, dopo una settimana il parroco della loro parrocchia decise di celebrare una messa in loro suffragio, Saul vi partecipò malvolentieri, era ateo  e non sopportava i ‘bacarozzi’ come lui li appellava. Era stato cacciato da un collegio di preti per aver contestato con solide argomentazioni  le teorie cattoliche, il fatto che aveva suscitato scalpore fra i parrocchiani,  presa di posizione  che lo  aveva lasciato indifferente. Ora il giovane  diciassettenne, si trovò a dover affrontare difficoltà economiche non previste, suo padre era impiegato al Comune, sua madre casalinga, casa in affitto. In seguito alla ferale notizia di Matteo e Maddalena dispersi in mare si fece avanti la nonna paterna Maria residente a Roma disposta ad ospitare il nipote,  anche lei era molto religiosa. Anche per questo motivo  Saul avrebbe fatto volentieri a meno di dover accettare la sua ospitalità ma, giocoforza, dovette aderire alla richiesta. Si diede da fare per racimolare qualche Euro con la vendita dei mobili di casa, fu stoppato dal parroco che gli mostrò un testamento di suo padre in cui risultava che tutto quello che gli apparteneva andava alla parrocchia. Saul avrebbe potuto impugnare il testamento ma non volendo avere più a che fare con i ‘bacarozzi’ preferì togliere le tende ed andare a Roma in via Carlo Felice dove la nonna era proprietaria di una villetta a due piani, non avrebbe avuto problemi finanziari. Era settembre, il giovane per proseguire gli studi si iscrisse alla quarta classe dell’Istituto Tecnico Leonardo da Vinci, vicino al Colosseo. Avrebbe volentieri usato la Cinquecento del defunto nonno Sinesio ma l’auto era riservata solo alla nonna Maria, ci andava a fare la spesa con la cameriera Gina o per andare a ‘battersi il petto in chiesa.’“I giovani hanno buone gambe, al massimo possono usare i mezzi pubblici.” atteggiamento posto in essere dalla vecchia quando era venuta a conoscenza della poca religiosità del nipote. Saul aveva a disposizione pochi spicci per l’autobus e per andare al cinema la domenica, spesso si faceva a piedi il tragitto casa – scuola per risparmiare e comprare qualche sigaretta, il fumo era assolutamente off limits in casa dell’ava. Un sabato Saul scelse il cinema ‘Massimo’ quello con prezzi inferiori rispetto agli altri viciniori, ovviamente in platea. Non aveva nemmeno guardato i cartelloni esterni, all’ingresso in sala si accorse che era in programma un film western non di suo gradimento ma ormai…Nel posto vicino a lui una ragazza piuttosto giovane che ogni tanto parlottava con un uomo maturo, forse il padre, prudentemente Saul ritenne opportuno evitare qualsiasi approccio ma ad un certo punto sentì una mano della giovane posarsi su una sua gamba, la guardò in viso,  fu ricambiato con un sorriso, dubbio amletico aveva capito male oppure…Oppure. La baby si presentò: sono Adriana, io e mio padre stiamo per uscire dalla sala, se lei vuole un passaggio in auto…” “Volentieri, io abito in via Carlo Felice.” Fuori dal cinema: “Sono Alvaro, vedo che lei è solo, lo invitiamo a casa nostra, con la mia famiglia abito in un condominio in fondo a via Appia.” Adriana si installò sul sedile anteriore, lato passeggero, della Volvo V6 dimostrazione del proprietario di possibilità economiche superiori alla media, Saul prese posto nel sedile posteriore.  Dopo circa un quarto d’ora entrarono in un cortile, al pianterreno presero l’ascensore sino al quinto piano. All’ingresso in casa: “Matilde abbiamo un ospite.” L’interpellata si presentò in vestaglia: “Chiedo scusa per il mio deshabillet, come sta, venga nel salone mi rimetto in sesto e vi raggiungo.” Il salone era molto grande, sicuramente i padroni lo usavano per le feste con i loro amici, un televisore maxi in fondo alla sala.  Matilde doveva avere circa quarant’anni, li portava benissimo: corpo longilineo, sorriso affascinante, capelli ramati a chignon. Si presentò indossando una gonna sopra il ginocchio, molto sopra il ginocchio ed  attirò l’attenzione di Saul che fu colpito anche dalla camicetta decisamente scollata  molto probabilmente senza reggiseno. “A Roma anche a settembre fa molto caldo, oggi non fa eccezione.” La spiegazione di Matilde era diretta a Saul che cominciò a capire qualcosa in merito al ménage di quella famiglia allorché anche Adriana si presentò  vestita in maniera simile alla madre. Tonino, il gemello di Adriana, molto somigliante alla sorella rientrò in casa alle diciannove e, dopo le presentazioni: “Mamma perché non inviti il nostro ospite a cena, mi pare che avevi preparato delle pappardelle all’anatra ed altre buone cose.” “Dipende da lui se qualcuna l’aspetta…” “No, devo solo avvisare mia nonna con cui vivo.” “Nonna resto a cena con degli amici, farò tardi.”  “Dopo le ventidue il cancello è chiuso per tutti, regolati!”. La cena era veramente deliziosa, il vino Sangiovese aveva messo un po’ tutti in allegria, in sottofondo una musica nois per dirla all’inglese, ritmo indiavolato e coinvolgente, Matilde prese per una mano Saul e cominciò a ballare sempre più stringendosi al ragazzo il cui ‘ciccio’ si alzò in tutta la sua erezione. “Sento qualcosa di buono, vieni in bagno, sono curiosa…” Aperti i pantaloni: “Quanti anni hai, vedo un gran pisello, te lo lavo e poi…” In bocca per poco tempo, Saul aveva dimenticato da un pezzo un rapporto con femminucce ed inondò la cavità orale  di Matilde che ingoiò il tutto poi: “Posso fare a meno di prendere vitamine, le tue hanno un sapore dolcissimo, ci rivedremo stanotte.”Tornati in sala Saul: “Penso che dobbiate ospitarmi per la nottata, dopo le dieci non si entra a casa di mia nonna.” Alvaro: “Per favore Arianna prepara la stanza degli ospiti, vedo che a Saul è venuto un gran sonno.” Salutati gli astanti il giovane fu introdotto da Adriana in una stanza ammobiliata in stile moderno, vicino un bagnetto.”Buona notte caro, sarà per te una notte di battaglia, conosco mia madre.” Saul smise di porsi delle domande, sembravano delle persone per bene anche se molto ma molto eterodossi. La conferma delle parole di Adriana avvenne poco dopo quando Matilde si presentò in camicia da notte ben presto abbandonata, la signora con un corpo da statua greca  acquisì la posizione cavalcante sopra un arrapato Saul che sentì madame provare  orgasmi in continuazione, pronunziò una frase infelice: “Non è che ti senti male!” “Il mio record è undici, sono appena a cinque!”  Il giovane prese sonno sino alle undici della mattina successiva  quando: “Sta squillando il tuo telefonino.” “Era sua nonna: “Dove diavolo ti sei cacciato, io vado a messa, vedi se puoi seguirmi.” “Anch’io sono stato a messa con i miei amici che sono praticanti, mi farò accompagnare a casa da loro.” Bugiardone! Saul capì che era sulla strada giusta con  nonna Maria, le avrebbe presentato Alvaro e Matilde per stringere un’amicizia e soprattutto per evitare futuri problemi in famiglia. E così fu: Matilde comparve a casa di nonna Maria vestita di nero dalla testa ai piedi ricevendo un’accoglienza festosa: “Finalmente mio nipote ha incontrato delle persone per bene, un giorno vi inviterò tutti al ristorante.” Saul accompagnò i due coniugi alla Volvo e ricevette una confessione incredibile da parte del capo famiglia: “Noi siamo una famiglia molto chiusa, tu sei il primo che entra nel nostro cerchio, io ho rapporti con mia moglie e con mia figlia, Tonino con la sorella e con la madre, tu ci sei sembrato subito un anticonformista per questo ti abbiamo invitato, se non accetti il nostro ménage lo capiremo, siamo elle persone fuori dalla morale comune ma molto uniti, d’altronde i rapporti interfamiliari sono sempre esistiti vedi Cleopatra che come primo marito aveva scelto suo fratello Tolomeo, mi raccomando alla tua riservatezza, se la nostra storia divenisse di pubblico dominio saremmo costretti a cambiare città in compenso, dato che da quanto tu affermi  tua nonna è  spilorcia, provvederemo ai tuoi bisogni pecuniari, non ho problemi in quel campo.” Saul il 3 ottobre festeggiò il diciottesimo compleanno a casa dei nuovi amici e con la presenza di nonna Maria sempre più entusiasta del nipote cui avrebbe lasciato tutti i suoi beni ma il più tardi possibile! La mattina del sabato successivo una esibizione particolare  in casa: Alvaro sul suo lettone con la figlia Adriana, Tonino nella stanza degli ospiti con la madre Matilde, Saul a fare da guardone. Nel frattempo  erano molto migliorati sia il suo guardaroba che il suo portafoglio. Dopo pranzo Matilde ritenne opportuno prendere da parte Saul, sempre un pò frastornato per renderlo edotto del suo menage familiare in campo sessuale: “Il nostro è un legame‘che ‘ntender non lo può chi no lo prova’ di dantesca memoria. I miei rapporti con Tonino sono come quelli di una cagnolina che ha appena partorito il suo cucciolo, a letto ci abbracciamo poi io lo bacio in tutto il corpo, lui prende in bocca una mia tetta e quando sono al massimo dell’eccitazione entra nella mia ‘gatta‘ per avere un lungo orgasmo simultaneo, nessun rapporto anale, il mio ‘popò’ è riservato ad Alvaro, con te invece è come se fossi mio marito. Padre e figlia hanno un legame simile al mio, siamo una famiglia felice anche se, per scaramanzia non uso quasi mai questo aggettivo; ‘magno cum gaudio’ posso affermare che anche tu ti sei dimostrato fuori della morale corrente, ti consideriamo uno dei nostri, ti vogliamo bene. La mater familias disse al marito che volentieri sarebbe diventata nonna e a Saul: “Datti da fare con Adriana, se nascerà un maschietto lo chiameremo Leone, se  femminuccia Aurora,  i miei genitori ne sarebbero contenti.

     
  • 12 giugno alle ore 15:56
    GNÖTHI SAUTÓN

    Come comincia: Il cervello umano era e resta un incognita anche per gli scienziati odierni più preparati ed aggiornati, lo è allo stato attuale come  anche e di più lo era nel lontano passato, la scritta ‘Gnothi sautón’ campeggiava nel pronao del tempio del dio Apollo a Delfi. Era un invito a scoprire il potenziale che è in noi, nel nostro animo, nella nostra mente, insomma conoscere i propri limiti. Il dio Apollo non aveva molta stima degli uomini, li considerava ‘miseri mortali che come foglie ora in pieno splendore poi languiscono e muoiono.’ Oggi un uomo di successo è colui che non ha limiti, un dio moderno a cui tutto è permesso, attenti però perché ognuno di noi deve accettare le proprie ombre proiettandovi una luce, una black list da riconoscere e da superare. Per nostra fortuna oggi nei paese occidentali per i ‘diversi’ v’è molta più tolleranza che in passato, sola eccezione i musulmani: per  loro, secondo i principi stilati secoli addietro da un certo Maometto la vita umana ha un valore molto relativo se non addirittura nullo. Come è venuto fuori stó pistolotto? Ad Alberto appena sveglio talvolta tornavano in mente frasi o concetti acquisiti durante la vita di studente, in questo caso ‘Gnöthi sautón’. La cosa era preoccupante? In merito Alberto aveva consultato neurologo amico che come consiglio: “Pensa alla fica!” Ed a quella erano diretti e pensieri del buon Albertone maresciallo delle ‘Fiamme Gialle’, per il suo servizio aveva avuto modo di conoscere persone di ogni ceto sociale, dagli spacciatori di sostanze stupefacenti ai signori cui aveva sequestrato oggetti di antichità. In una occasione di tal genere una signora aveva proposto uno swapping fra lei e gli oggetti. A malincuore Alberto aveva rifiutato, la dama era un gran pezzo di ‘gnocca’ ma poteva essere pericoloso e quindi da scartare, la dama per vendetta aveva messo in giro la chiacchiera che il bell’Alberto non amasse molto la ‘patata’. Alberto era stato fortunato: due zie, una paterna ed una materna era decedute lasciandolo unico erede di un bel patrimonio: primo acquisto una Jaguar X Type suo vecchio amore ed una abitazione a Messina sud Contesse vicino al mare. ‘Invidia magna dilabuntur’ dicevano i latini, principio ancora valido che aveva portato un superiore di grado di Alberto a chiedergli conto e ragione di tanto sfoggio di ricchezza. Il cotale era piccolo, brutto e cattivo questo il vero motivo della sua invidia ma tutto era finito nella sconfitta del piccolo, brutto e cattivo che aveva dovuto ingoiare il rospo. L’essere rimasto scapolo era stato in generale un vantaggio per Alberto, aveva molto amici e raramente rimaneva solo la sera, ultimamente però era andato incontro ad una grossa delusione, l’amica del cuore, Stefania, l’aveva lasciato per uno più giovane di lui che, quarantacinquenne, l’aveva considerato vecchio! Per evitare di dover sostituire colleghi assenti Alberto, rispolverando un  suo antico hobby aveva sostenuto a Roma una esame ed aveva conseguito la qualifica di ‘capo laboratorio fotografico’ ed in tale qualità inamovibile con gran scorno del piccolo, brutto e cattivo. Altra pensata del nostro ‘eroe’ iscriversi all’Università alla facoltà di lettere, a scuola era piuttosto bravo nelle materie letterarie, psicologicamente si sentiva più giovane nell’essere ritornato agli studi. Un fatto nuovo cambiò in parte la vita di Alberto: un giorno nel giardino dell’Università vide una ragazza seduta su una panchina con la testa fra le mani, incuriosito si avvicinò e notò che la cotale aveva il viso inondato di lacrime situazione che metteva Alberto in crisi, si avvicinò e sedette vicino a lei senza parlare. Dopo un po’: “Hai un fazzolettino, il mascara mi si è appiccicato al viso.” Alberto era in possesso di un fazzolettino. Dopo un po’ di tempo: “Grazie, sono Sveva, non ti ho mai visto prima, io sono iscritta ad architettura.” “Io, Alberto, a lettere, non sono tanto intelligente da poter affrontare una facoltà così difficile come la tua, a scuola in matematica ero una frana.” Sveva era riuscita a sorridere, guardò meglio Alberto, ormai le lacrime erano finite ma evidentemente non il motivo. “Ciao, se ci dovessimo rincontrare…” “E chi ti lascia più, io sono il buon samaritano ed anche boy scout, oggi non ho ancora effettuato la mia buona azione giornaliera.” “Accompagnami sino all’ingresso della mia facoltà.” “Non vorrei suscitare la gelosia di qualche innamorato respinto, sei veramente piacevole, non mi prendere per un lumacone, sono sincero, amo le bionde naturali…” E che ne sai che sono bionda naturale, le signore…”Un modo c’è per constatarlo!” “E se ti dico che sei uno zozzone!” “Lo accetto e lo merito, facciamo una cosa: ho la mia macchina al posteggio del Cavallotti, prometto di non saltarti addosso parola di boy scout…” “Senti boy scout non penso proprio che ce la faresti, io vado in palestra e sono pratica di kickboxing,  male te ne incoglierebbe!” “È un modo per scaricarmi, vuoi che mi tolga dai piedi.” “Dammi stó passaggio io abito a Torre Faro.” “Io invece dall’altra parte della città a Messina sud, facciamo una cosa, tiriamo in alto una moneta, se esce testa andiamo a casa mia, croce da te.” Volata la moneta: “Cara hai perso, il Cavallotti ci aspetta.” Dinanzi alla Jaguar: “Che mestiere fai, non mi convinci tanto.” “Sono un Caino, così ci chiamano a noi Finanzieri, questa è la mia tessera di maresciallo, persuasa?” “Anche i marescialli possono essere degli zozzoni!” “Sto zozzone ti lascia a piedi …” Proposta inaspettata: “Me la fai guidare, io sono brava non andrò a sbattere.” “D’accordo, sei una fonte inesauribile di sorprese.” Sveva lungo i tornanti del parcheggio dimostrò di essere un buon ‘manico’, Alberto mise in funzione il satellitare e così Sveva, seguendo le indicazioni della voce femminile giunse sino alla villetta di Alberto a Contesse. “Manca solo che esca fuori un maggiordomo!” “Non ti offendere ma ti trovo un po’ acida.” “Ti chiedo scusa ma non sono così di natura, un ultimo avvenimento negativo mi ha cambiato la vita, mio padre era un autotrasportatore, col camion stava andando a Dusseldorf quando probabilmente per un colpo di sonno è andato fuori strada, il camion si è capovolto e lui è morto sul colpo, mia madre è casalinga ed io…” Sveva si era allontanata, aveva ripreso a piangere, Alberto la seguì, era di spalle, la girò e la baciò in bocca.”Sei un approfittatore, non ero in grado di respingerti.” “L’avresti fatto?” Un bacio da parte della baby fu la risposta piacevole per un Albertone il cui ‘ciccio’ alzò la testa, la ragazza se ne accorse, guardò in faccia il ‘padrone’ e: “Che ne dici di cucinare qualcosa, la tristezza mi fa venir fame.” Anche in campo culinario Sveva dimostrò la sua bravura, con quello che trovò in frigo e nella dispensa vennero fuori un piatto di spaghetti alle vongole, sgombri in scatola, carciofini e funghi sott’olio e due banane. “Toh anche una macchinetta del caffè con le cialde!” “È un regalo della mia ex, mia ha lasciato, per la rabbia volevo gettarla via, quando sono irritatato e deluso …” “Chiamo mia madre. Mamma sono a pranzo da un’amica, ti farò sapere quando rientro.” “Adesso ho cambiato pure sesso!” “Mia madre è molto all’antica, ora che è diventata vedova è ancora più apprensiva…” “Andiamo sulla spiaggia, non importa se non hai il costume, bastano gli slip ed il reggiseno.” “Ormai non mi freghi più, puoi far lo spiritoso quanto vuoi, se non la smetti vengo veramente come hai detto tu.” “Sono stato inopportuno, stando vicino a te ti sto apprezzando, che ne dici di sposarci? La tua predecessora (si dice così?) mi ha lasciato perché secondo lei ero troppo vecchio, tu come mi trovi?” “Ho capito, sei in attesa di qualche complimento: ti trovo affascinante, signorile, buono d’animo e…furbacchione…Che bello il piacere di camminare a piedi nudi sulla sabbia, mi ricorda quando da piccola mio padre mi portava a fare il bagno e mi insegnò a nuotare, un ricordo doloroso, non voglio intristire pure te.” Seduti a terra Sveva abbracciò Alberto il cui ‘ciccio’…”Non ti si può avvicinare che…” ”Ti chiedo scusa da parte dello zozzone, vuol dire che lo schiaffeggerò così impara a fare il serio!” Sveva si alzò di scatto e si mise a correre lungo la battigia, Alberto dietro a lei col fiatone, era veramente una sportiva. La ragazza si sedette di nuovo sulla sabbia in attesa dell’arrivo di Alberto. Il non più tanto giovane smesso il fiatone: “Mi ricordi la leggenda di Dafne che fuggiva per non farsi prendere da Apollo che non la raggiunse, fu trasformata in una pianta di alloro da parte della madre Gea.” Cena in una vicina trattoria in passato frequentata talvolta da Alberto. Il titolare Marco: “Maresciallo il solito?” “No stasera voglio essere leggero…” A casa Sveva in bagno, poi si ripresentò ad Alberto in sottoveste: “Che ne dici di riposarci a letto, niente TV, oggi troppi cambiamenti.” “Mamma dormo da Roberta…d’accordo, mi farò viva domani.” La ragazza chiuse in parte gli scuri, una lieve penombra nella camera da letto invogliava alle coccole che ovviamente non bastarono a ‘ciccio’ che, more solito alzò la testa, fu ignorato. Nel frattempo Sveva si era denudata al che Alberto ebbe una reazione a dir poco sciocca: “Sei una bugiarda, non sei bionda naturale!” La ragazza aveva mostrato un pube tipo foresta tropicale dal colore decisamente scuro. “Domani userò l’acqua ossigenata…” Alberto capì la cavolata e non insistette, cominciò a baciare la ragazza in bocca, a lungo, un sapore piacevole di caramella, quasi lo stesso della patatina, Alberto fra tanti peli trovò il clitoride che quasi subito rispose alle sollecitazioni ma la ‘padrona’ si scostò, non era il tipo egli orgasmi multipli. Dopo un piccolo post ludio Alberto ripartì all’assalto e Sveva ebbe un altro orgasmo più prolungato, volle avere  altro riposo. ‘Ciccio’ nel frattempo non si dava per vinto, la giovane ebbe ‘un’attenzione’ per lui e fu subito ricambiata con un flusso che le riempì completamente il cavo orale, Sveva si rifugiò in bagno, Alberto sentì che faceva gargarismi e poi si lavò i denti col dentifricio. Al rientro in camera da letto: “Non  sono abituata a…è stata la prima volta e sinceramente non m’è piaciuta, se lo fanno tutte le donne mi devo abituare. Dì al tuo ‘zozzone’ che per questa volta si deve accontentare, non mi sento di concederti di più, sono vergine.” “In senso astrologico?” “Non fare lo spiritoso fuori luogo, in senso astrologico sono un Ariete.” “Peggio che mai” pensò Alberto quel segno aveva le caratteristiche di persona dalla forte personalità che ha molte iniziative e non vuole essere contraddetta! ”Buona notte cara, girati di spalle, ti abbraccerò da dietro.” “Non penso sia una buona idea, ci tengo che il mio buchino posteriore resti…” “Va bene mi giro io di spalle, cuntent?” “Adesso fai il milanese, per un romano puro sangue è un’offesa!” Morfeo dirimé la questione prendendo fra le braccia i due ormai innamorati ma litigiosi. La mattina un odore di caffè stimolò l’olfatto di un Alberto ancora semi addormentato. “Buon giorno vecchietto mio, che vuoi prima il caffè o un bacio?” “Che non mi prenda per il culo!” “Che ne dici di una ‘cravatta’ con i tuoi arti superiori ed inferiori?” “Ne ho pensata una più carina, ti addormento col cloroformio e me la spasso alla grande col tuo favoloso corpo, prima di tutti la…” “Quella è rimasta vergine, l’ho destinata a mio marito.” “Ho pensato ad un nostro matrimonio morganatico…” “Se pensi di prendermi in castagna ti sbagli, non so che farmene dei tuoi beni, mi occorre solo il tuo aiuto per conseguire la laurea in architettura, ti concederò volentieri la mia ‘patatina’ solo per amore, purtroppo mi sei entrato nel cuore e nell’anima, sono indipendente di natura, il giorno della mia laurea sarà la fine del nostro rapporto.”Cazzo questa era una vera Ariete, Alberto sentì una tristezza immensa pervadere il suo cuore, non voleva assolutamente rinunziare a Sveva e: “La mia era solo una battuta, per dimostrati il contrario farò un testamento olografo dei miei beni a tuo favore, cuntent?” “Furbacchione, un giorno successivo lo potresti cambiare!” “Furbacchiona tu, io lo lascio senza data così potrai apporla tu e sarà sempre valido cuntent?” “Ti chiedo scusa, non volevo fare la parte di una prostituta, niente testamento, mi manterrò col mio lavoro, nello studio sono brava e così penso sarà nella professione.” Questa volta fu Alberto con le lacrime agli occhi, capì che Sveva sarebbe stata la persona che gli sarebbe potuta stare accanto per tutta la vita, almeno lo sperava. “Ho sempre sostenuto che gli uomini sono dei bamboccioni, tu non fai eccezione, forse un gradino al di sopra degli altri, forse.” “Vedo che non ti arrendi mai che ne dici…” “Y compris, stasera inaugureremo la mia ‘gattina’ cuntent?” In trattoria Sveva mangiava con molta compostezza, a rilento al contrario di Alberto che in breve tempo aveva fatto ‘piazza pulita’. Marco: “Maresciallo vuole un ammazza caffè, una vodka, un cognac?” “Tutto a posto, aspetto che la signorina si sbrighi a masticare stò pollo!” A casa: “Caro mi faccio una doccia calda, ho un bagno schiuma che fa risollevare i morti!” “Qui morti non ce ne sono, anzi c’è un tale che si sta incazzando nel senso che…” “Cucciolone mio, mi sbrigo e ritorno subito,  per favore nel frattempo accendi tutte le luci della camera.” Ad Alberto venne in mente un detto appreso da un suo collega siciliano di bello spirito: ‘Addrumate torce e lumere ca se cannuce o’ sticchio e ma mujere’ era proprio adatto alla situazione. Nuda e bellissima apparve sulla porta del bagno Sveva, ‘ciccio’ andò in solluchero, ormai si sentiva padrone della ‘cosina’ della ragazza che lui voleva far diventare cosona…Alberto si gettò col viso fra le cosce profumate della giovane: “Per trovare il clitoride ci vuole un cerca persone, tutto stó pelo.” “Ti accontento, vado a rasarmi.” “No scherzavo, talvolta il gusto della battuta…devo dimenticarmi il mio spirito romanesco, il sapore della tua ‘gatta’  è unico, mi fa impazzire, anche ‘ciccio’ è d’accordo, ora cercherò di essere il più delicato possibile, prendilo in mano tu,  ti farà meno male.” Ci volle del tempo, Sveva aveva un imene molto stretto, alla fine gran fiotto sul collo dell’utero, la signorina era diventata signora! “Grazie cara, sarà un ricordo indelebile della mia vita, sei stata la prima vergine che ho conosciuto.” Sveva non aveva alcuna voglia di parlare, la cosina le faceva ancora male, liquidò Alberto con un bacio, mise fra le gambe un assorbente e si girò di spalle, ‘la favola breve è finita, il vero immortale è l’amor’ e così fu. Alberto non ebbe il coraggio di chiedere altre prestazioni sessuali per un po’ di tempo. Per non chiedere al piccolo, brutto e cattivo della licenza ordinaria telefonò al dottore della caserma che gli prescrisse trenta giorni di convalescenza. Alberto e Sveva ripresero a frequentare l’Università, ormai la ragazza era l’autista della Jaguar, andarono anche a trovare la mamma di lei che abbracciò sia la figlia che Alberto, dalla sua espressione si poteva ricavare che non aveva molto apprezzato il futuro genero. Un giorno a tavola Sveva si dimostrava particolarmente allegra. “Fai partecipe anche me del tuo buon umore?” Stanotte ho sognato mio padre, sai come si chiamava, sicuramente no perché non te l’ho mai detto: Alessandro, ti piace? Mia madre si chiama Sofia.” “Vuoi citarmi i nomi di tutta la tua schiatta?” “Non usare termini astrusi inutile ripeterti il giudizio che ho degli uomini, dei bambinoni, tu non sei da meno. Quelli sono i nomi di nostro figlio o di nostra figlia, con la speranza che siano un po’ più furbi di te!” Alberto strabuzzò gli occhi, quella notizia proprio non se l’aspettava, diventare padre, non l’aveva mai messo in conto! In seguito Sveva dovette cambiare il giudizio su suo marito: un giorno trovò in casa la moneta che in passato Alberto aveva usato per decidere a casa di chi andare,  aveva due facce di ‘testa’ uguali!

     
  • 04 giugno alle ore 7:36
    COSA NON SI FA...

    Come comincia: La famiglia di Edoardo era composta oltre che dal capo famiglia anche dalla consorte Adelaide e da Alfio unico erede maschio che, purtroppo troppo maschio non si era molto dimostrato. I tre abitanti in una cittadina in provincia di Catania finanziariamente erano al top in quanto a disponibilità finanziarie da parte sia del padre che della madre: case, terreni per lo più coltivati ad agrumeti, olivi e vigneti che producevano sia dell’uva da tavola che i famosi vini denominati Etna, Nerello e Frappato. Il problema era proprio Alfio sedicenne che frequentava il primo liceo classico, i compagni di classe scambiavano la parte finale del suo nome da o in a con ovvie conseguenze da parte del ragazzo che decise di non frequentare più la scuola ed anche di non uscire di casa. Soluzione drastica da parte del padre Edoardo: cambiare città non una piccola in cui tutti si conoscono ed allora quale migliore scelta se non la capitale. Quartiere Parioli, via Ruggero Fauro, abitazione: un attico di trecento metri quadri con visione di tutta Roma. Alfio era rinato soprattutto con l’aiuto della madre Adelaide, il padre Edoardo preferiva ignorare i problemi del figlio, lui sempre amante delle belle donne e della  vita agiata non riusciva ad accettare l’omosessualità dell’erede. Possessore di una Bentley Bentayga preferiva lasciarla in garage per non dare troppo all’occhio, con i tempi che corrono… Acquistò una Abarth 695 con cui si dilettava anche a correre nel circuito automobilistico Vallelunga. Stanco del dolce ‘rien faire’, decise di fare un viaggio a Parigi, da solo:  Prese contatti con una agenzia di viaggi denominata ‘Viaggi e Turismo’ e fu subito preso in simpatia dalla titolare signora Eleonora quando la interpellò in francese, in inglese e in spagnolo, lingue da lui imparate durante i viaggi per studio disposti a suo tempo da suo padre Alfredo che teneva molto alla cultura di suo figlio. Madame Elena scherzando propose ad Edoardo di diventare, al ritorno dalla Francia  il suo vice nella agenzia, risposta dell’interessato “Perché no”, sarebbe stato un modo di passare il tempo e conoscere molte persosne ed anche per disinteressarsi dei problemi di Alfio. Il giovane si  iscrisse alla prima classe del liceo classico ‘Lucrezio Caro’, fu la mamma Adelaide a cercare di far apparire suo figlio più mascolino consigliandolo di farsi crescere la barba, tagliandosi i capelli all’ultima moda e vestendosi elegante ma non troppo ricercato oltre che ad invitare a casa qualche femminuccia. Adelaide prese confidenza con Beatrice abitante nel suo stesso palazzo, una signora non particolarmente magra ma ridanciana come pure il marito Americo funzionario del Ministero degli Esteri, le due figlie Ginevra e Giorgia per loro fortuna avevano preso dal padre longilineo e dal portamento aitante e distinto. Beatrice si accorse subito  della vera natura di Alfio ed una volta ne accennò ad Adelaide che rimase sconcertata, sperava che almeno fuori dalla città di provenienza suo figlio riuscisse a non farsi riconoscere. Beatrice dal cuore di mamma, capì la tragedia di Adelaide, insieme cercarono una soluzione al problema del giovane e ne scaturì un compromesso molto particolare: cercare di far avere dei rapporti sessuali fra Alfio e Beatrice. In uno slancio di ringraziamento Adelaide abbracciò e poi baciò in bocca Beatrice, avevano scoperto il loro lato piacevole di omosessualità che si manifestò sino a far loro  raggiungere il letto con finale molto piacevole di orgasmi multipli, avevano sostituito i loro mariti che a rapporti sessuali i quali non erano il massimo. Il ragazzo messo al corrente del piano in cui era l’attore principale rimase perplesso, non sapeva come comportarsi, fu la stessa Beatrice a toglierlo dall’impaccio: “Non ti preoccupare, ci penso a tutto io, ti piacerà ne sono sicura.” Il sabato successivo Beatrice si presentò con i capelli raccolti a chignon, in vestaglia, prese per mano Alfio e dolcemente lo abbracciò invitandolo in bagno per una doccia. Il giovane non aveva mai visto una donna nuda, la signora, che cominciò a lavarlo con una spugna dal viso sino ai piedi poi dentro due accappatoi caldi. A letto Alfio imparò cosa era il cunnilingus poi fu preda di Bea che supino prese a baciarlo in tutto il corpo, dal viso scendendo pian piano sino al pisello che prese in bocca succiandolo a lungo. Pian piano l’uccellino divenne uccellone con meraviglia del proprietario che cominciò a sentire quello che in vita sua non aveva mai provato, un orgasmo prolungato che riempì la bocca di una Beatrice contenta di fare la nave scuola ma non era finita lì, Alfio restò ancora in posizione ‘eretta’ e penetrò nella ‘cosina’ bagnatissima della dama che provò un altro orgasmo, penso che in futuro avrebbe anche fatto a meno dei rapporti maritali, meglio quelli del giovane. Adelaide aveva seguito gli avvenimenti dalla porta socchiusa del bagno, gli vennero lacrime agli occhi, suo figlio era diventato uomo. Quell’approccio sessuale fu la manna per il ragazzo, si sentiva più sicuro di sé, anche il modo di esprimersi era cambiato come pure le movenze, se ne accorse pure il padre di ritorno da Parigi anche se non capì come poteva essere avvenuto quel cambiamento. Alfio avrebbe voluto provare la ‘gatta’ tutti i giorni, non era possibile perché la proprietaria, benché consenziente e felice se la sentiva troppo usata e arrossata, anche le cose piacevoli hanno un limite, si poteva dire che l’aria romana aveva fatto il miracolo, ma quale aria…

     
  • 04 giugno alle ore 7:34
    IL FERROVIERE

    Come comincia: Gregorio quella mattina di luglio non aveva alcuna voglia di andare in servizio, sui treni  controllava i biglietti dei viaggiatori, si doveva imbarcare a Messina per finire il suo servizio a Catania. Volente o nolente si ‘buttò’ giù dal letto e, dopo le solite abluzioni a mezzo della Cinquecento raggiunse la stazione dove posteggiò, attese l’arrivo del convoglio, salutò il capo stazione suo amico, si sedette su uno strapuntino di una carrozza e, alla partenza del treno iniziò il giro di controllo. Faccia da: ‘voja de lavorà sartame addosso, lavora tu pe mè che io non posso’, cappello sulle ventitré iniziò il giro: “Signori biglietto prego…” Quella mattina pareva che tutto il vecchiume si fosse imbarcato su quel convoglio, ovviamente Gregorio si riferiva a persone di  sesso femminile però all’ultimo scompartimento si appalesò una signora favolosa: gli occhi nocciola ed il viso della dama si dimostravano disponibili, accattivanti, seducenti, incantevoli, conturbanti e  fecero avvertire al controllore emozioni erotiche tanto piacevoli quanto mai provate prima di allora.  Doveva aver atteggiato il suo viso a stupore tanto che la signora si mise a ridere: “Se ha finito di fotografarmi le voglio dire che non ho il biglietto, mi sono imbarcata sul convoglio mentre partiva e non ho fatto a tempo ad acquistarlo, sono disponibile…” Alberto si era ripreso e col solito senso dello humour: “Finalmente una signora che si dichiara disponibile, anch’io per quel che  che posso…” I due si misero a ridere attirando l’attenzione degli altri viaggiatori incuriositi. “Gentile signora sono costretto a stilare il verbale altrimenti mi accusano di omissione di atti d’ufficio, non le farò pagare la sanzione pecuniaria che, se me lo permette sarà a mio carico, vorrei…” “Non si esprima su quello che vorrebbe, il suo viso parla da solo, sbaglio o  si sente un maschio alfa dominante, l’uomo che non deve chiedere…” “Peto, promitto e iuro vogliono sempre l’infinito futuro.” “Un ferroviere istruito anche se ha sbagliato il primo verbo, anch’io ho frequentato il classico, son d’accordo con lei, vuol dirmi qualche altra sua preferenza?” “Non mi prenda in giro per quello che sto per dirle: non amo le femminucce con i capezzoli e le grandi labbra scure, i piedi larghi, lei come…” Sicuramente sono di suo gradimento,  stiamo per arrivare, io scendo…” “Anch’io e…” “Le posso dare un passaggio.” “Io non saprei dove andare, dovrei tornare a Messina ma se lei…” “La posso accompagnare a casa mia così prima di ripartire potrà rinfrescarsi.” Una Mini verde Clubman era posteggiata nel piazzale della stazione di Catania con tanto di contravvenzione sul parabrezza. “Io sono Gregorio.” “Io  Greta, preferisco pagare la contravvenzione piuttosto che impazzire a trovare un posteggio. Andremo nella mia villa situata prima di Aci Castello, a parte l’aria condizionata, che non amo potrà stare al fresco sotto gli alberi del giardino.” Durante il viaggio la gonna corta e trasparente di Greta era risalita lasciando intravvedere un bel paio di cosce ed anche degli slip color rosso. “È consuetudine vestire di rosso  durante le feste di Natale, lei fa eccezione.” “Io e mio marito siamo un eccezione alla regola, mi sembra che anche lei…” “Vorrei darti del tu, mi sembra che abbiamo molto in comune, anche io e mia moglie Monia…” “Bene faremo un bel quartetto, prova a chiamarla col cellulare, se ti va potrai restare a pranzo da noi.” “Monia a Catania fa un caldo infernale, più che a Messina, ho conosciuto una signora che mi ha invitato a casa sua vicino ad Aci Castello, ha invitato anche te, se vuoi puoi raggiungerci in auto, quando sei fuori di Aci Castello chiamami, Greta ti darà spiegazioni per raggiungerci.” Dopo circa due ore: “Caro sono fuori di Aci Castello in direzione Catania.” “Monia sono io che ho invitato tuo marito, dopo un chilometro sulla sinistra c’è una villa, è la mia, fuori c’è scritto il mio nome Greta, non puoi sbagliare.” Monia non si sbagliò, con la sua Jaguar X Type si fermò dinanzi al cancello, suonò il campanello e subito le fu aperto il varco. “Caspita una Jaguar, mi sa che le ricche di famiglia siamo noi femminucce!” “È la verità cara Greta, in macchina mia moglie ha oltre al navigatore satellitare anche la televisione ed altri optional che solo lei sa far funzionare.” ”Vedo dal passo spedito che tua moglie ha lo stile della volitiva, un po’ mascolino ma piacevole, non mi piacciono le femminucce apatiche.” “Hai ragione, io evito di contraddirla ma ci vogliamo bene ed andiamo d’accordo.” Dopo  l’abbraccio di rito, Greta a Gregorio: “Caspita te la sei trovata proprio affascinante, un gran pezzo di…con l’augurio che tu non sia un  marito geloso, anzi…” Quell’anzi mise sul chi va là Gregorio, poteva voler dire tante cose ma si impose di non far tanti sofismi, era o non era un anticonformista! Damiano, marito della padrona di casa giunse  in bicicletta, era un impiegato dell’ufficio postale di Aci Trezza ma era un naturista convinto,  questa teoria d’estate non era molto favorevole al signore, era tutto sudato, un giovane alto un metro e ottantacinque dal viso piuttosto infantile.“Caro questi sono Gregorio e Monia gente simpatica che ho conosciuto da poco, vatti a fare una doccia e poi vai in cucina, Matilde ha lasciato il pranzo sul tavolo.”  “Tuo marito sa di avere una moglie ricca? Compragli almeno un motorino!” “Per lui potremo ritornare all’età della pietra, un po’ di allenamento non gli farà male, l’unico difetto è che un po’ troppo amico di Bacco.” “In questo campo posso accontentarlo, da una ditta vicino a Reggio Emilia mi faccio spedire un Lambrusco favoloso, la prossima volta ve ne porterò uno scatolone. Vorrei domandarvi come passate le serate, siete un po’ lontani dalla città, avete degli amici?” “Abbiamo degli amici un po’ particolari ed anticonformisti, spero che lo siate anche voi non vorrei…” “Cara Greta, io e mio marito siamo per la libertà assoluta, se qualcosa non la condividiamo ci asteniamo dal farla, voi seguitate ad agire come vostra abitudine.” “Domani sabato è prevista a casa nostra una festicciola, vi invito a rimanere in villa sin quando lo vorrete, siete i benvenuti.” Gregorio  telefonò al suo capo, ottenne venti giorni di licenza. Matilde come cuoca dimostrò di essere all’altezza come pure Gabriele il cameriere; Gregorio e Monia si consideravano in vacanza, il dolce far niente… Alle diciannove del sabato giunsero gli invitati Leonardo e Milena gli amici dei padroni di casa, lui di media statura sempre sorridente, lei altezza superiore alla media, sembrava una modella, signorile nello stile. Milena dopo aver preparato la cena depositata sul tavolo del salone augurò a tutti un buon week end e dopo un ‘buon divertimento’ sottolineato da un sorriso sparì dalla circolazione. Quel ‘buon divertimento’ e l‘anzi’ precedente furono ben interpretati da Gregorio cui pervenne una proposta da parte di Greta: “Come ti dicevo con i nostri amici facciamo dei giochini erotici: a tavola maschietti e femminucce nudi con un grembiale per coprire le pudende e poi, dopo pranzato ognuno segue i suoi desideri in campo erotico senza limitazioni di sorta.” E così fu solo che a Gregorio quella nudità femminile, anche se coperta, fece un effetto immediato, ‘ciccio’ sentendo odore di… alzò in tutta la sua altezza la testa lasciando imbambolato il padrone che fece una smorfia strana captata da Greta che: “Vedo che il signorino non ha delle pruderie, caro non aver problemi sia io che Milena siamo disponibili, Monia può arrangiarsi come vuole.” Le due signore si presero cura di ’ciccio’ nel senso che se lo contendevano in bocca e poi sia anteriormente che in posteriormente, Gregorio non aveva mai provato in vita sua tanto godimento. Leonardo e Damiano dimostrarono di essere dei ‘cuckold’ e cominciarono a masturbarsi, poi si avvicinarono a Monia che,  forse presa dall’atmosfera erotica imitò le due dame mettendo a disposizione dei due signori il buchino anteriore. Anche le cose piacevoli…Esaurita la ‘furia’  sessuale i sei presenti si abbandonarono sui divani esausti ma felici delle sensazioni provate, specialmente Gregorio e Monia, per loro era stata una novità particolarmente piacevole. Leonardo, gioielliere,  dimostrò la sua signorilità omaggiando Monia di una collana di perle con un profondo bacio finale, per lui era un arrivederci, la signora era stata molto di suo gradimento. I due messinesi erano in villeggiatura, insieme agli amici frequentavano la spiaggia vicino alla loro villa, il sabato sempre dedicato ai giochi erotici cui erano stati invitati anche altri conoscenti. Passati i venti giorni di licenza Gregorio: “Amici miei: la favola breve è finita come pure le mie vacanze, qualora veniste a Messina sarete nostri graditi ospiti anche se non abbiamo una villa a disposizione, casa nostra è ‘ parva sed apta nobis’, Greta capisce il latino. Nel viaggio di ritorno Monia chiese al marito di guidare lui la Jaguar, non c’era pericolo che sbagliasse strada, una gentile voce femminile dava indicazioni precise, c’era poco traffico,i due giunsero in breve tempo in via Cola Pesce.  A Gregorio venne in mente il vecchio adagio  ’casa mia casa mia, benché piccola tu sia tu mi sembri una badia’, apprezzò il silenzio delle mura amiche, un silenzio riposante dopo la vita tumultuosa degli ultimi giorni che aveva lasciato il segno nella loro mente. Il padrone di casa si gettò tutto vestito sul letto, occhi chiusi, braccia dietro la testa. “Almeno togliti le scarpe…” tuonò Monia, anche lei segui Gregorio sul talamo, nessuno dei due pensava al sesso, ne avevano fatto una scorpacciata ed in stile fuori delle loro abitudini. Il lunedì Gregorio tornò al lavoro, gli avevano cambiato servizio, era stato designato al servizio di controllo treni dentro la cabina delle segnalazioni, lavoro impegnativo che lo teneva lontano dai recenti ricordi. Per circa quindici giorni nessuna novità, casa lavoro, lavoro casa solo il sabato una pizza, i coniugi avevano perso il gusto del sesso quando. “Caro durante la tua assenza una novità, mi ha telefonato Leonardo, dovrebbe passare per lavoro a Messina e vorrebbe invitarci a pranzo al suo albergo, dovrebbe venire domani, non gli ho dato la conferma perché non conosco i tuoi turni di lavoro.” Gregorio ‘er guardiano del Pretorio’ di Carosello memoria malignò: come aveva fatto il catanese a conoscere il loro indirizzo ed il numero telefonico del cellulare di Monia? La consorte fu sincera come d’abitudine: “Prima di partire ho messo in tasca di Leonardo un mio biglietto da visita, mi aveva fatto capire che mi aveva apprezzato moltissimo e che avrebbe voluto rivedermi, ricordi la collana di perle? Come tutte le femminucce amo i gioielli e Leonardo in quel campo…” Il signore si presentò in via Cola Pesce con una Lexus che impressionò Gregorio che di auto se ne intendeva, costava un sacco di soldi. “Mes amis, per essere sincero mi siete rimasti nel cuore e non solo…Penso sinceramente che siate persone affidabili e serie per cui mi mostro per quello che sono: in inglese di dice cuckold, forse il nome proviene dal cuculo che come sapete è un uccello che depone le sue uova nei nidi degli altri uccelli, fatto sta che amo guardare mia moglie mentre fa sesso con un altro, questo per rompere la routine e per provare eccitazione in modo diverso ma noi rimaniamo uniti come coppia. A casa di Greta  ho provato sensazioni sessuali con Monia mai avvertite prima, madame mi sei entrata nel cuore e nell’anima forse il concetto è esagerato ma risponde alla verità, vorrei fare qualcosa di tangibile per voi, ad esempio che ne direste di avere un’abitazione di duecento metri quadri, c’è un gioielliere messinese che sta fallendo, è mio debitore, è proprietario di una casa in via XXVII luglio,  vuole trasferirsi al nord, che ne pensate di un trasloco con l’acquisto anche di nuovi mobili ovviamente tutto a mie spese? “Ho sempre considerato le donne più sagge dei maschietti, lascio a Monia la decisione.” L’interessata rispose con un lungo bacio sulla bocca di Leonardo che fu felice e frastornato, sicuramente si era innamorato della signora. Altra licenza per Gregorio che in una settimana si sistemò all’ultimo piano di un edificio in via XXVII luglio, si vedeva tutta Messina. L’inaugurazione avvenne in una giornata piovosa di novembre, Leonardo e Milena giunsero in auto, in po’ fradici entrarono in casa di Gregorio e Monia. “Non ci abbracciamo altrimenti vi bagnamo, ci andiamo a spogliare nella camera degli ospiti. I vestiti di ricambio erano rimasti in auto e pertanto Leonardo e Milena si presentarono nel salone in déshabillé, lei in slip e reggiseno, lui in slip. “Sono un po’ infreddolita, Gregorio avvicinati, andiamo sul divano e fammi da termosifone.” Il padrone di casa con ‘ciccio’ arrapatissimo non se lo fece ripetere due volte, preferì dedicarsi prima alla ‘gatta’, anche lei su di giri la cui padrona cominciò a miagolare lungamente, il cunnilingus di Gregorio stava facendo il suo effetto anche sul padrone di casa che si ritrovò in bocca un ‘nettare degli dei’ che servì anche a far scivolare facilmente ‘ciccio’ nella vagina di Milena sino al collo dell’utero,  uno spruzzo di sperma  portò Milena ad uno orgasmo pazzesco che fece risvegliare i sopiti spiriti sessuali di Leonardo che si infilò  nella’ gatta’ di Monia rimanendovi a lungo per finire nel favoloso ‘popò’ della padrona di casa. Dopo un lungo post ludio: Gregorio: “Amici miei ho una fame da lupo parlo di fame di cibo perché di ‘cocchia’ ne ho avuto abbastanza, non sapete che cos’è la cocchia? Con un po’ di fantasia ci arriverete! Monia attingeva a piene mani nella valigetta dei gioielli di Leonardo mostrando  a  tout le monde les bijoux conquistati col… sudore della fronte.

     
  • 29 maggio alle ore 10:00
    LE DUE CINESI

    Come comincia: Alberto, quarantenne,  in divisa di maresciallo della Guardia di Finanza aveva accompagnato all’aeroporto Fontanarossa di Catania una lontana parente statunitense che le aveva cambiato la vita. Grace Allison di più di ottanta anni di età aveva portato personalmente ad Alberto la notizia ed il carteggio di un lascito milionario da parte di suo marito Franco Diotallevi (cognome more solito appiccicato da preti a qualche suo avo trovatello). Frank, ormai così ribattezzato era emigrato negli States of America negli anni venti ed  aveva fatto fortuna, alcune volte anche illecitamente con l’aiuto di paesani mafiosi. Malvisto dai suoi parenti americani, aveva preferito far fruire delle sue ricchezze il figlio di un suo fratello Alfredo, appunto Alberto con l’obbligo di far celebrare ogni mese una messa in suo suffragio, anche in Italia oggidì i mafiosi godono fama di essere religiosi, valli a capire.  All’aeroporto di Catania Alberto, da una pensilina salutò festosamente Grace; difficile analizzare il suo stato d’animo, era  confuso, non si era ancora reso conto di quella che sarebbe stata la sua nuova condizione di vita. Stava per raggiungere la sua Panda quando fu interpellato in italiano, con accento cinese da una ragazza di bell’aspetto come si dice volgarmente: un gran pezzo di f…a. “Signore dovremo andare a Messina, prenderemo autobus, indica dove trovo?” La giovane era in compagnia di altra ragazza più giovane, anche lei belloccia. “Io sto andando a Messina, posso darvi un passaggio in macchina. “Wen siamo fortunate.” Caricate due valige in auto: “Io sono Huan, questa è mia amica Wen, andiamo a Messina all’Università per  imparare bene italiano all’Università, facoltà lettere, alloggeremo alla casa dello  studente. ”Alberto scapolo, recentemente abbandonato da un’amica intima, fruiva di un alloggio in caserma. Pensò bene di collocare le ragazze all’albergo Royal che  era vicino all’università ed al suo posto di lavoro. Sistemate le giovani  e posteggiata l’auto nella rimessa dell’Hotel, Alberto rientrò in caserma nella sua cameretta, provò a dormire ma con scarsi risultati. La mattina presto era già in piedi sbarbato ed in borghese, poteva chiedere la licenza ordinaria ma non era in buoni rapporti col suo superiore di grado, preferì recarsi in infermeria dove il Dirigente Il Servizio sanitario, vero amico, gli concesse trenta giorni di licenza di convalescenza. Poi, dietro richiesta via cellulare di un  notaio a lui sconosciuto, tale Riccardo, si recò nel suo studio. Il professionista era rimasto basito, non tutti i giorni capitava di incontrare un neo milionario. Il cervello di Alberto andava a cento all’ora, doveva sistemare molte caselle della sua vita. Prima di tutto, dietro imput del professionista  si fece accreditare sul suo conto corrente della Banca Credem centomila €uro con rilascio di carta di credito oro, di un bancomat e di un libretto di assegni. Raggiunse poi le due cinesi che, consumata la colazione al bar lo stavano attendendo nel salone. Prima tappa: negozio di rivendita di cellulari, le due sapevano usarlo ma non lo possedevano,  uno a testa poi visita alla Delegazione dell’Ambasciata Cinese a Messina per comunicare la loro presenza in città indi iscrizione all’Università. In considerazione che c’era troppo tempo da perdere Alberto si recò in un’agenzia immobiliare. La titolare, alla vista della carta di credito oro si mise subito a disposizione e trovò quello che Alberto desiderava: una villa vicino al mare a Torre Faro, villa completamente arredata, i proprietari si erano recentemente trasferiti al nord. Ultimo desiderio da esaudire: un’auto  da sempre desiderata da Alberto: un’Alfa Romeo Stelvio color rosso già pronta in concessionario, per un milionario cos’erano sessantamila €uro! Huan e Wen erano rientrate nella hall dell’albergo in attesa del loro benefattore, il loro vestiario non era di gusto di Alberto e così, dopo pranzato, all’apertura dei negozi le due furono condotte negli esercizi di piazza Cairoli e di viale S.Martino da dove uscirono elegantissime e felici tanto da mettersi sotto braccio di un Alberto in borghese che faceva la figura di  turista fortunato. Il pomeriggio  trasferimento dei tre in villa, le ragazze si diedero da fare per sistemare tutta casa in particolare il letto matrimoniale e la camera degli ospiti dove Alberto pensò bene di passare la notte, ancora non aveva preso confidenza con le due cinesi. Il giorno dopo, domenica, tutti in spiaggia. Huan e Wen avevano acquistato un costume decisamente succinto, I tre muniti di ombrellone e sdraie si erano sistemati lontani dalla battigia per farsi notare il meno possibile ma ugualmente i maschietti di passaggio, alla vista delle due ragazze palesavano un’espressione ebete e sicuramente d’invidia. Tutte le mattine dei giorni feriali Alberto accompagnava le due cinesi all’università e  le andava a riprendere il pomeriggio inoltrato alla fine delle lezioni poi ritorno in villa, non intendeva più pernottare in caserma. Il vecchio detto latino ‘Invidia maximae dilabuntur’ è sempre attuale: il solito ruf ruf riferì al Comandante di Legione che Alberto viaggiava in Alfa Romeo in compagnia di due ragazze orientali. il Colonnello lo fece rintracciare dal centralinista per  convocarlo nel suo ufficio. “Mi hanno riferito che lei se la passa bene con un’auto di grossa cilindrata ed in compagnia di due ragazze non italiane.” “Verissimo Comandante, ho ricevuto la classica eredità da un mio parente americano recentemente deceduto, maggiori informazioni in merito può fornirle il notaio Diotallevi, ancora non ho deciso se congedarmi o meno.” “Faccia come vuole, lasci il suo recapito al piantone.” Classico atteggiamento di chi, malgrado il suo grado è impotente a cambiare una realtà a lui sgradita. Tutto bene, si sino al un certo punto in quanto ‘ciccio’ pretendeva la sua parte di…felicità ma un avvenimento imprevisto cambiò la situazione: una mattina presto Alberto ebbe bisogno di andare in bagno, dalla porta semi aperta notò che Huan faceva la pipì in piedi come i maschietti ed infatti aveva ‘sfoderato’ un coso niente affatto femminile, un trans! Alberto aveva avuto in passato molte esperienze in campo  sessuale ma questa situazione era per lui nuova e soprattutto imprevista. Ritornò a letto, rimandando le spiegazioni a più tardi; si appisolò e fu svegliato da Wen. “Noi fare tardi all’Università!” “Questa mattina niente Università, dobbiamo parlare di Huan…” In salotto le spiegazioni: “Io sono un transessuale, al mio paese la mia situazione è accettata, è la mia natura, non posso cambiarla, se tu voi posso essere con te solo donna oppure vai con Wen, qualora tu dovessi cacciarci saremmo in un mare di guai, faremo qualsiasi cosa tu desideri.” Huan era stupenda, Alberto  non ricordava di aver mai incontrato una tal bellezza solo che aveva qualcosa in più  da lui non gradita. Quest’ultimo pensiero fece riemergere in lui il suo senso dello humour, ritrovò se stesso, non era stato mai un puritano anzi si era sempre dichiarato anticonformista. Di colpo: “Tutti in acqua, gara a chi è più veloce.” Huan sembrava una sirena, subito riuscì a staccare gli altri due, aveva imparato a nuotare sin da piccola, la città di Xiamen che è bagnata dal mare. Si fermò ad una boa, si avvicinò ad Alberto nel frattempo giunto con la lingua di fuori e lo baciò in bocca, un approccio piacevolissimo che fece dimenticare al non più giovin signore i problemi della cinesina. Alberto si mise a fare il morto, Huan lo spingeva dai piedi e così raggiunsero la battigia, tutto dimenticato? Ovviamente no ma per scacciare pensieri spiacevoli i tre, rivestitisi, si recarono nella trattoria di Alfio che aveva conosciuto Alberto in occasione di una verifica fiscale. “Maresciallo stavolta non è in servizio anzi…” “Amico mio ho bisogno di una mano, due per me sono eccessive…” “Ho capito la battuta, in ogni caso sono troppo vecchio, penso io al menù, per il vino Etna Bianco.” Finito di mangiare rientro in villa con un interrogativo nella mente di Alberto che fare? Il dubbio fu risolto da Wen che: “Huan è stanca, preferisce dormire sola nel tuo letto, tu sei invitato nel giaciglio matrimoniale, come vedi sto imparando bene l’italiano!” Alle luci soffuse di due abatjour Alberto ebbe il piacere di scoprire il corpo magnifico di Wen, era proprio di suo gusto: tette appena accennate (non amava le balie), vita stretta, pochi peli lisci sul pube, gambe da ballerina e piedi piccoli. Fu preda della cinese che lo abbracciò e poi prese a baciarlo in bocca facendogli provare sensazioni paradisiache (ammesso che San Pietro permetta tali approcci!) e poi scendendo prese in bocca ‘ciccio’ finalmente felice di regalare tutto il suo prodotto ben accettato dalla baby la quale inaspettatamente prese dal comodino un condom, precedentemente da lei preparato e lo infilò sull’uccellone di Alberto in erezione riuscendo a prodursi in orgasmi plurimi. Alberto notò che gli occhi di Wen erano pieni di lacrime: di gioia o di…, difficile capirlo. Sfinita, la ragazza fece segno di resa, ‘ciccio’ fu costretto a capitolare ed a ritirarsi nella sua ‘cuccia’, non poteva lamentarsi, era stata proprio un amplesso come non ricordava da tempo. Il lunedì mattina in auto Wen: “Se sei d’accordo vorremo prendere la patente di guida, a Xiamen l’avevamo non so se sia valida in Italia, passando in via Garibaldi ho notato una Scuola Guida, potremmo informarci.” Istintivamente ad Alberto non piacque quella proposta, pensò che avrebbe portato a dei cambiamenti non favorevoli per  il suo menage, fece buon viso a cattivo gioco. Entrati nei locali furono accolti dal figlio del titolare: “Sono Alessandro, a vostra disposizione.” Fu Huan a fare la richiesta di poter avere la patente italiana o meglio di convertire quella cinese in quella italica. Il giovane sempre guardando in viso le due cinesi, (si vedeva che ne era stato colpito), disse che si sarebbe informato e chiese di poter avere il numero del cellulare di Wen per far conoscere l’esito della ricerca. Ovviamente era stato un modo per poter agganciare la ragazza che provvide subito e con entusiasmo ad esaudire alla richiesta. Il viso scuro di Alberto consigliò Huan, più esperta della giovane amica ad abbracciare il ‘capo famiglia’ (tale si poteva ormai considerare) ed anche a fargli gli occhi dolci per ripagarlo di un eventuale ‘sgarbo’. Alberto decise per una breve vacanza a Reggio Calabria. Una domenica mattina i tre si imbarcarono su un traghetto della Caronte con gran entusiasmo di Huan e di Wen. Sbarcati con la Stelvio a Villa S.Giovanni presero l’autostrada e giunsero a Reggio Calabria dove posteggiarono in un garage. La via Garibaldi aveva i negozi più eleganti e forniti della città, le due ragazze se approfittarono lasciando però la merce acquistata nei vari esercizi per non portarsela appresso, l’avrebbero ritirata al ritorno. Dietro consiglio del titolare di un negozio, i tre entrarono nel ristorante ‘La Capanna’,  tutto a base di pesce ovviamente fresco. Alla fine del pasto Alberto: “Stavolta un ragionamento serio: come sapete ho ricevuto una grossa eredità, non ho parenti a cui lasciarla e quindi erede unico sarà un mio figlio maschio o femmina che sia, il mio pensiero è quello di aver un pargolo da Wen, sempre che lei sia d’accordo altrimenti dovrò trovarmi una ragazza italiana.” Il silenzio era caduto fra i tre, la proposta era inaspettata forse anche da parte di Alberto, gli era venuta spontanea. Mutismo, l’argomento era molto delicato ed impegnativo. Recuperata la merce nei vari negozi con un traghetto Tourist Alberto, Huan e Wen ritornarono a casa nella Città dello Stretto. Dopo un informale buonanotte tutti a nanna.  Le due cinesi avevano ottenuto la patente di guida italiana grazie ad Alessandro che subissava Wen di richieste per un appuntamento, richieste senza esito positivo. Sicuramente durante la notte Huan e Wen avevano discusso l’argomento figlio, avevano tutto da perdere in un eventuale allontanamento di Alberto e così decisero per una gravidanza di Wen. A cena la riposta positiva al capo famiglia che subito pensò ad un ginecologo per far avvenire la gravidanza durante l’ovulazione della ragazza. Tancredi era un anziano medico amico della famiglia di Alberto, nella sua vita aveva avuto tante esperienze nel suo campo che non fece una grinza alla richiesta di Alberto e di Wen, diede istruzioni alla coppia per accertare il momento dell’ovulazione; dopo un mese il verdetto positivo, nome scelto: Franco o Franca. Wen volutamente dopo tre mesi passò nei locali della scuola guida, Alessandro nel vedere il pancione della ragazza rimase muto, se ne era innamorato ma non gli rimase che ritirarsi in buon ordine. Nell’ospedale Papardo il 10 luglio nacque un bimbo maschio, in onore del benefattore fu battezzato col nome di Franco, era bellissimo. Qualcosa era rimasto nella mente di Wen, un giorno passò dinanzi alla Scuola Guida col  pupo nel passeggino ed incontrò Alessandro. Il giovane era dimagrito e sembrava invecchiato, Wen lo abbracciò festosamente e gli presentò il piccolo Franco che in quel momento era particolarmente allegro. I due, pupo appresso, si recarono in un vicino bar all’aperto, era luglio Wen era vestita con minigonna e camicetta leggera, sempre bellissima e Alessandro sentì le stesse sensazioni provate al primo loro incontro. Stessa cosa accadde a Wen, senza parlare e guardandosi negli occhi si abbracciarono e si baciarono coram populo. Al ritorno a casa Wen mise al corrente Alberto dell’accaduto, Alberto era un uomo intelligente e capì che aveva ragione Cicerone quando aveva affermato che: ‘Vitam regit fortuna, non sapientia’ ‘La vita è retta dal fato, non dalla saggezza.’ Chiese a Wen un ultimo incontro sessuale, voleva un suo buon ricordo e l’ottenne ma fu un triste addio. Il picolo Franco sarebbe restato a casa sua con Huan a fare da madre con l’autorizzazione a Wen di incontrarlo senza linitazioni. Il primo incontro ravvicinato fra Alberto e Huan avvenne per volere di ambedue. Huan mise in atto quello che aveva promesso, per Alberto lei fu solo donna anche se il buon Albertone, per curiosità prese in mano il cosone di Huan, preferì il suo popò molto ricettivo e godereccio! Alberto si stancò del dolce far niente, rindossò la divisa, fu promosso al grado di Maresciallo Maggiore Aiutante e Comandante di Sezione. Riprese anche la sua vecchia passione per la fotografia; in seguito ad  un esame sostenuto a Roma gli fu conferita la qualifica di ‘Capo Laboratorio Fotografico’. Mise su, a spese dell’Amministrazione un attrezzato laboratorio, fotografava gli arrestati, le varie cerimonie interne, si imbarcava su motovedette e su elicotteri per stanare coltivazioni di cannabis, poteva considerarsi felice. Il piccolo Franco cresceva bene e dimostrava di essere un furbacchione in tutti i campi: chiamava mamma Wen e zia Huan, aveva imparato a nuotare ed anche qualche parola di cinese, una gran soddisfazione per Alberto cui mancava però qualcosa…facile da immaginare. Wen veniva spesso a trovare suo figlio. Un giorno si accorse che Alberto la guardava con occhio lucido, chiese il permesso a Huan, prese per un braccio il non più giovane Alberto, lettone, niente condom: qualora fosse accaduto un ‘incidente’ il piccolo Franco non sarebbe più rimasto solo,  avrebbe avuto la compagnia di un fratellino o di una sorellina!

     
  • 29 maggio alle ore 9:57
    AIKO LA GIAPPONESE

    Come comincia: Alberto finanziere ventiduenne era riuscito tramite suo fratello Tenente del Corpo a farsi assegnare alla Compagnia di Domodossola, ne aveva abbastanza di appostamenti in alta montagna d’inverno con un freddo infernale e d’estate con il sole che rendeva i visi bruciati dai raggi solari. Il servizio più gradito era quello di scorta sui treni internazionali in cui si potevano incontrare persone di ogni genere anche di alto livello come sui Trans Europe Express. Quella era una mattina di luglio,  con la compiacenza del maresciallo comandante della Brigata Stanziale Alberto era riuscito a farsi assegnare in servizio sul treno con vagoni letto Francoforte – Milano. Era salito su un vagone in Svizzera a Briga; passando attraverso la galleria del Sempione si arrivava a Domodossola prima stazione italiana. Dato l’alto prezzo del biglietto i passeggeri erano perlopiù persone  non dedite al contrabbando, partendo da questo presupposto Alberto per prima cosa fece amicizia col capo treno, di solito un italiano e poi a ‘prendere visione’ delle giovani bellezze femminili in verità ben poche, l’età media delle signore era superiore ai cinquanta, anche se ben ‘conservate’ per la frequenza in istituti di bellezza ma non erano le preferite del giovane finanziere che però ebbe un colpo di fortuna: bussato alla porta di uno scompartimento singolo si era presentata una dama alta di statura e dagli occhi a mandorla, una bellezza esotica che colpì Alberto anche per il fatto che era sola in una cabina da due posti. Dopo la solita domanda in italiano ed in francese: “Ha nulla da dichiarare”, alla risposta negativa della signora Alberto richiuse la porta ed andò dal responsabile del vagone letto che sin dalla partenza del treno conservava i documenti personali dei viaggiatori. Ebbe la fortuna di incontrare un paesano: “Finanziere posso esserle utile?” l’accento era tipicamente romano. “Di che quartiere di Roma  sei, io mi chiamo Alberto e sò di S. Giovanni e tu?” “Io Nando  de la Garbatella, che te serve?” “Ho visto un gran pezzo di f..a in una cabina a due posti, era sola e con una cuccetta vuota, c’è una spiegazione?” “Si chiama Aiko, ha venticinque anni, di padre giapponese  e di madre italiana, deve essere molto ricca perché ha pagato tutti e due i posti della cabina pur di non aver compagnia. Se vuoi provaci ma mè sa che vai in bianco, auguri.”Alberto ribussò al vano della cabina in questione ed all’apertura della porta: “Signorina sono di servizio sino a Milano, dato che non ho trovato posto a sedere le chiedo di poter usufruire del posto libero.” “Je parle en francais et en peu italien.” “Al contrario io parlo italiano ed un po’ francese.” Disse ridendo il buon Albertone contento di aver rotto il ghiaccio, “Se vuole nel tragitto sino a Milano potrò darle ripetizioni nella mia lingua.” “Daprès ce que j’ai entendu vous voudriez me donner un autre type dei répétition!” “Le assicuro…” “Les yeux sont le miroir de l’âme et espriment ce qui j’ai dit!” “Dovrò rimproverare i miei occhi anche se devo ammettere che sono sinceri, lei ha il senso dello humor difficile da trovare fra le persone di sesso femminile.” “Elle est sexiste! “ “Potrei dire che lei è femminista, meglio trovare un altro argomento di conversazione, ad esempio tutti i suoi bagagli sono di coccodrillo, non pensa a quei poveri animali che sono morti?” “Mieux trouver un autre sujet de conversation, que faites-vous a Milan?” “Di solito vado alla stadio, sono tifoso della Roma oppure…” Aiko si mise a ridere: “Ou est-ce que ça en dit long, il ny a pas de belles filles de son côte?“ “Non della sua bellezza, sinceramente sono rimasto affascinato, non vorrei fare il lumacone, se le do fastidio vado via.””Ce qui signifie lumacone?” “Corteggiatore noioso.” “Elle n’est pas un lumacone, en effet je peux dire qu’elle est une personne agréable et phsiquement pas mal de tout.” “M’è venuta la voglia di abbracciarla, in fatto di donne sono piuttosto selettivo ma lei…” “Ce qui signifie selettivo?” “Difficile di gusti ma lei è favolosa…” “J’ai compris que c’etait fabuleux, je vous dis que j’aime les uniformes, elle va très bien, je l’autorise a m’embrasser.”  Alberto non se lo fece ripetere un altra volta, abbracciò Aiko e la baciò in bocca a lungo, quando si staccarono erano vicino alla stazione di Milano. Nando riconsegnò il passaporto ad Aiko poi: “Ahò sò scesi tutti che aspettate?” In panchina si era presentato nel frattempo un giovane non italiano che dinanzi ad Aiko  con deferenza si tolse il cappello e cominciò a caricare i bagagli su di un mezzo a due ruote. Aiko ad Alberto: “Ceci est Abasi un serviteur de ma mère, à l’exterieur il y a Ambrogio le conducter avec la voiture.” “Devo fare una telefonata a Domodossola.” Alberto raggiunse una cabina telefonica e: “Maresciallo sono a Milano per servizio, penso di restarci, col suo permesso vorrei quindici giorni di licenza ordinaria, lei mi aveva chiesto…” “Si un paio di pattini per mio figlio.” “Come li vuole italiani o americani?” “Tutti e due, non mi combinare casini.” Abasi il servitore aveva caricato i bagagli in auto, una Maserati Ghibli, e si era seduto vicino al conducente, Alberto e Aiko nel sedile posteriore molto vicini. Dopo un percorso di circa  ventun minuti il cancello in ferro fu aperto con un telecomando da Ambrogio che posteggiò l’auto nel cortile di una villa a tre piani. Aiko corse dentro, Alberto rimase all’esterno in attesa di eventi, non sapeva come comportarsi. Presto la italo giapponese uscì con sottobraccio una signora circa quarantenne alta come lei e molto assomigliante, sicuramente sua  madre. “Adesso ti dai alle forze dell’ordine, presentami il signore. “Questo è Alberto un finanziere di Domodossola.” L’interessato rimase a bocca aperta, Aiko parlava perfettamente italiano. “Come sta, sono un po’ sorpreso, Aiko…” “Ti ha fatto il solito scherzetto che non parla italiano, mia figlia conosce pure l’inglese, il tedesco, lo spagnolo ed anche il giapponese, di quest’ultima lingua mi sono fatta insegnare due parolacce da mio marito Tatsuno per mandare a quel paese stà figlia…” “Mamma non mi scandalizzare Alberto, è mio ospite e gli ospiti come dicevano i romani, suoi paesani, sono sacri.” “Pure romano te lo dovevi trovare, sempre meglio di quei quattro snob che di solito porti a casa e che parlano il birignao. A proposito che grado ha il tuo amico?” “Signora sono capitano ma durante il viaggio ho perduto le tre stelle.” “Pure spiritoso il signore, andate dentro a farvi una doccia, puzzate di treno, all’ex capitano dà dei vestiti di tuo padre, gli staranno corti,  domani, se resta ancora da noi, fagli comprare qualcosa che gli stia bene.” Ginevra aveva avuto ragione, i vestiti di suo marito su Alberto lo facevano assomigliare ad un clown, lei non esitò a farsi matte risate. “Stasera abbiamo il circo gratis!” Alberto capì quasi subito il perché Ginevra e Tatsuno abitavano in case differenti, questione tributarie per evitare di pagare troppe imposte! Cena all’aperto, menu classico milanese: “Dì la verità avresti preferito spaghetti alla carbonara,  coda alla vaccinara, abbacchio con cipolla, carciofi fritti…” Aiko ripreso il linguaggio italiano: “Mamma non ha particolare simpatia per i romani perché…” “Kusokurae!” fu l’eclamazione della padrona di casa non tradotta da Aiko che però: “Mammina mi ha bellamente mandata a …” Alberto a fine pasto rimaneva seduto, si vergognava ed aveva paura dello sfottò della ‘vecchia’ che vecchia non era anzi…gli venne da ridere. “Che ci ha stò romano da ridere?” “Pensavo invece ad una cosa seria, nel caso Aiko dovesse scaricarmi, cosa probabile, avrei come riserva una meravigliosa signora a nome Ginevra che vuol significare persona forte d’animo, coraggiosa e misteriosa, che non si lascia sopraffare dalle difficoltà e che la pronta intelligenza le è di aiuto nelle difficoltà della vita.” Stavolta la padrona casa rimase senza parole sino a quando: “Sinceramente pensavo che i finanzieri fossero degli ignoranti, giovanotto mi hai meravigliato, non mi andresti male come genero, ma con la testa matta di mia figlia hai poche chances, ora pensiamo alla notte: in villa abbiamo molte stanze da letto ma siccome sicuramente finireste ad occuparne una sola evito la manfrina di prepararne due, meglio una sola matrimoniale, fra l’altro diventare nonna sarebbe per me un piacere, sempre che il nipote non assomigliasse a mia figlia! Alberto poteva dire di aver avuto successo anche con Black un cane di razza dobermann notoriamente non avvezzo a fare facilmente amicizia con gli estranei. Ma fu proprio lui a causare una tragedia: la mattina seguente  il cancello d’ingresso della villa era aperto perché Ambrogio doveva uscire a far delle compere, Black aveva adocchiato un gatto che, alla vista del cane prese a correre verso l’uscita della villa seguita da un Black infuriato per la sua intrusione. Aiko per paura che Black uccidesse il gatto li inseguì ma in quel momento giunse sulla strada esterna un’auto a forte velocità che prese in pieno la ragazza. L’ambulanza del 118 arrivò in pochi minuti, sopra vi salì anche Ginevra ma non Alberto  che si era seduto su una banchina senza  riuscire a muoversi, era senza forze. Alberto venne a sapere da Ambrogio che il padre di Aiko era anche lui in ospedale. Tutti in villa si erano fermati, un silenzio assoluto foriero di cattive notizie che purtroppo giunsero la sera. Ginevra ritornò in auto col marito, dalla sua espressione si capì che Aiko era deceduta. Alberto si rivestì in divisa, pregò Ambrogio di accompagnarlo alla stazione ferroviaria. Giunto a Domodossola, in caserma incontrò il maresciallo che: “Allora sti pattini?” “Li comprerò qui, a Milano non ne ho trovati.” Questa è la triste istoria…  Ginevra non aveva voluto indossare abiti neri, per lei un’inutile manifestazione di lutto, quello vero era nella sua anima. Aveva fatto lasciare la camera dove avevano ‘dormito’ Alberto ed Aiko senza riordinarla, le lenzuola avevano ancora l’olezzo dei due corpi, uno ricordo straziante. La signora non era il tipo di lasciarsi andare, donna d’azione decise: “Ambrogio voglio andare in macchina a Domodossola, partenza domattina presto senza divisa, interessati dei i bagagli. Stavolta la signora prese posto vicino all’autista, il dolore l’aveva cambiata dal di dentro, Ambrogio in uno slancio di affetto le baciò la mano, aveva le lacrime agli occhi, la morte di Aiko l’aveva turbato profondamente. Arrivo all’albergo Corona scelto su l’elenco telefonico sistemazione in due camere e poi pranzo allo stesso tavolo. Mai Ginevra aveva dato tanta confidenza al suo autista, il suo era stato un ragionamento intelligente: se si fosse presentata con la Maserati e con un autista in divisa avrebbe dato troppo all’occhio e poi aveva stima di Ambrogio sempre servizievole. Dopo aver pranzato  i due si recarono in stazione dove c’era il Corpo di Guardia della Finanza, ad un finanziere Ginevra chiese notizie di Alberto, risposta “Monta di servizio alle diciotto, se vuole posso avvisarlo per telefono, la nostra caserma è situata qui vicino.” “Alberto c’è in Dogana un signore ed una signora che chiedono di te, vieni subito.” Alberto pensò ai suoi genitori, strano che non l’avessero informato del loro arrivo. Alla vista di Ambrogio e di Ginevra il cuore comimcò a battere all’impazzata, Aiko era rimasta nel suo cuore e la ferita della sua morte era ancora aperta. Un abbraccio e poi: “Andiamo nella saletta interna di questo bar, il padrone è mio amico.” Dopo un lungo silenzio: “Alberto m’è venuta voglia di rivederti, in casa mi sentivo sola, meglio venire io a trovarti poiuttosto che tu a Milano. Vorrei rimanere qualche giorno, se sei libero dal servizio potresti farmi visitare i dintorni della città, specie quelli di montagna.” “Sono di turno alle diciotto sino alle ventiquattro di stasera, spero di ottennere una licenza, essendo caldo non avrete bisogno di vestiario pesante, verrò io in albergo. “Maresciallo sono venuti a trovarmi due miei parenti, le chiedo quindici giorni di licenza.” “Ed io ti chiedo un abbigliamento sportivo per mio figlio che deve fare delle gare con i pattini.” “Mandi suo figlio a mio nome al negozio ‘Tutto Sport’ ottetterà tutto quello che gli serve.” Alberto il giorno successivo in borghese si presentò all’hotel ‘Corona’, i due erano al bar a fruire della prima colazione. Il rivedersi aveva cambiato in parte l’umore dei tre, Ginevrta prese sotto braccio Alberto e si ‘esibì’in qualche risata per la situzione creatasi, non rideva da molto tempo. Nella Maserati Ambrogio al volante, sedile posteriore occupato dalla ‘strana coppia’. “Ricordi quando mi dicesti che, qualora Aiko ti avesse scaricato io sarei stata la sua sostituta, triste profezia si è avverata!” Che voleva significare Ginevra con quella frase che era disposta a sostituire sua figlia in tutti i campi?” Erano giunti a Bognanco, sosta all’hotel ristorante  ‘Regina’, il padrone dal nome inusuale di Elvio: “Sono a vostra disposizione, qualora voleste fare un giro nei sentieri di montagna posso farvi avere degli scarponi adatti, vi farò preparare due stanze, una matrimoniale ed una singola, i numeri sono la cinque e la sei. Nessuno dei  tre lo contraddisse per quanto riguardava la sistemazione notturna, molto probabilmente Elvio aveva accoppiato Ambrogio con Ginevra lasciando la singola stanza ad Alberto il quale fu l’unico a scoppiare in una gran risata per poi uscire dal locale sempre ridendo. “Ambrogio spero che tu di notte non russi!” Madame lei mi mette inm crisi, non potrei mai dividere il letto con lei…” “In altre parole dovrei dormire nel lettone con Alberto.” Ambrogio ritenne opportuno uscire dal locale nel momento in cui Alberto vi faceva ritorno. “Facciamoci dare stì scarponi, andiamo a respirare l’aria pura del bosco, ho bisogno di ossigenarmi.” “C’è unmotivo di questo bisogno di ossigenazione?” “Prima di ogni fatica sportiva è d’uopo!” “Passeggiare nel bosco la consideri una fatica sportiva?” “Passeggiare no, baiser si!” Alberto aveva usato improvvidamente lo stesso linguaggio di Aiko, se ne accorse troppo tardi quando Ginevra si allontanò per sedersi in una panchina fuori dell’Hotel, anche Ambrogiuo era sparito dalla circolazzione. Andare in un posto di villeggiatura per vedere la televisione non è il massimo ma era quello accaduto ad Alberto che mostrava un’espressione da rincitrullito. Gioco forza i tre si trovarono nello stesso tavolo a cena. Elvio:”Ho fatto preparare del capriolo arrosto, è una specialità locale, potrò anche servirvi formaggi di ogni tipo e pure salumi oltre a dell’insalata particolarmente amara per chi la ama, vino un Prunent con base Nebbiolo.” ”Una cena silenziosa non riesco a digerirla, Ambrogio sai suonare il pianoforte, lì in fondo al locale ce n’è uno, domanda alla signora che musica preferisce.” Ambrogio sapeva strimpellare il piano e  finalmente riuscì a far sorridere i due. Alla fine dell’esibizione: “Signora sono veramente stanco, mi ritiro nella mia camera, buonanotte.” “A questo punto sembra rurro palesemente taumatoligico come direbbe La Palice, stesso lettone con finale scontato!” “Hai già dimostrato che i finanzieri non sono ignoiranti, adesso prova a dimostrare che sono validi in altri campi!” Alberto e Ginevra, a turno, avevano fruito dei servizi del bagno con ovvio finale. “È molto tempo che non ho rapporti sessuali, mio marito mi ignora, vorrei che tu fossi delicato.” “Prima devo domandare a ‘ciccio’ se sei di suo gradimento, non ama le persone anziane!” Alberto fu convinto a cambiare atteggiamento da una unghiata doppia sul suo sedere.” Va bene, ho finito di fare lo stupido, chiudi gli occhi ed apri le tue deliziose cosce.” Un cunnilingus  per evitare di far troppo male alla ‘gatta’ di Ginevra che impiegò molto tempo prima di raggiungere un orgasmo ma una volta partita… Alle dieci Ambrogio svegliò i due telefonicamente: “Signora mi dia degli ordini, sono nella hall.” “Resta lì.” “Mio caro, a mente serena debbo dirti qualcosa di importante: ho ancora le mestruazioni e quindi non so cosa succederà, in caso positivo non saprai mai nulla, siamo troppo lontani sia per età che mentalità. Anche se il concetto ti sembrerà strano è stato un omaggio a mia figlia Aiko, questa è una delega per il ‘Banco Ambrosiano’, vi ho depositato una bella somma sempre in ricordo di mia figlia, ti auguro tanta fortuna!” Un bacio finale come nei film rosa ma il loro non aveva proprio nulla di rosa! Finale col botto: “Alberto mio figlio vuole frequentare un corso di equitazione, avrebbe bisogno di…” “Maresciallo è risaputo che una caduta da cavallo può essere pericolosa, consigli a suo figlio la corsa, è più salutare per lui e per me!”

     
  • 24 maggio alle ore 16:34
    SEI PERSEO?

    Come comincia: Avere un nome fuori del comune può essere interessante ma chiamarsi Perseo per un ragazzo voleva dire che molto probabilmente i genitori avevano dovuto accontentare qualche avo benestante ma poi esporre il pargolo al ‘vituperio delle genti’ di dantesca memoria. Perseo studente di primo liceo classico, sempre polemico e soprattutto ‘moquer’, durante una lezione di storia domandò ad Oddo,  professore di materie letterarie cosa facessero così lontano da casa loro,  a Canne, i Cartaginesi con al comando Annibale  invece di godersi le soleggiate spiagge del nord Africa  popolate di belle donne o di robusti maschioni a seconda dei gusti personali; avevano traversato le Alpi con  poveri elefanti infreddoliti per poi venire in Italia a buscarne dai Romani. Perseo ritenne anche di omaggiare i compagni di classe ed il professore con un episodio riguardante quella battaglia in cui risultava il suo nome: “Alla fine dello  scontro, morti e feriti dappertutto, un soldato romano, uno dei pochi rimasto illeso cercava un suo compagno girando nel campo di battaglia: “Sei Perseo? Sei Perseo? Sei Perseo?” Nessuna risposta, gli interpellati erano tutti morti, solo uno dava segni di vita alla domanda: “Sei Perseo?” Una risposta inaspettata “Trentaseo!” Risate dei compagni di scuola ma non del professore: “Pensi di essere spiritoso? Ti farò passare la voglia, vieni  vicino alla cattedra, vediamo se sei preparato?” Alberto era il ‘frutto’ di un ginecologo, Rolando e di una ex modella, Cristiana che aveva aperto una boutique a Jesi in quel di Ancona. Di intelligenza e di memoria superiore alla media il giovane si limitava a seguire le lezioni dei professori per evitare di studiare a casa; nell’interrogazione fece un’ottima figura con lo scorno di Oddo che fu costretto ad ‘omaggiarlo’ di un otto. A proposito dell’insegnate, già col quel nome fuori del comune era abbastanza ridicolo se poi ci si aggiungeva la sua figura scheletrica, il naso lungo come pure i piedi era una macchietta. A detta del bidello Procolo, sempre informatissimo sui fatti di tutti i componenti la scuola, i genitori l’avevano fatto operare alle orecchie che il poveraccio aveva a sventola, insomma uno scherzo della natura che però l’aveva ricompensato con una intelligenza fuori del comune,  aveva  vinto tutti i concorsi in cui si era presentato. Ritornando al bidello, il significato del nome Procolo è: ‘nato quando il padre era lontano da casa’ il che poteva far malignare sul comportamento sessuale della genitrice…Oddo il cui significato di origine tedesca vuol dire ‘proprietario’, era veramente possidente di vari terreni a Cupramontana vicino a Jesi,  pure di quella località era la consorte Dalida che fisicamente non aveva nulla in comune col marito: alta, longilinea, bella di viso, genitrice di Serilda che per sua fortuna non assomigliava al padre. Dalida era il nome della gentile e disponibile consorte; come l’omonimo personaggio della Bibbia era piena di fascino, amante del denaro, anche un po’ diabolica, per lei valeva il detto marchigiano: ‘ Se te sposi ‘na donna vella te tocca a fa la sentinella.’ Hermes protettore di Perseo, dopo una notte passata in compagnia di Croco era di buon umore. Notato il suo protetto in giornata negativa pensò e mise in atto una delle sue: far conoscere a Perseo Serilda che era iscritta alla quinta ginnasiale nell’istituto dove insegnava suo padre il quale, spinto da chissà quale spirito maligno aveva ‘omaggiato’ la sua discendente di un nome perlomeno inusitato il cui significato è ‘fanciulla  battagliera.’ In fondo non aveva commesso un errore, la ragazza di altezza media aveva un corpo robusto, sembrava una palestrata anche se la baby non aveva mai frequentato una sala da ginnastica. Un incontro molto particolare, Perseo durante gli intervalli talvolta frequentava i locali di pertinenza del bidello per fumare in santa pax qualche sigaretta sottratta al  genitore, parimenti di Serilda che aveva lo stesso vizietto. Fecero amicizia, la giovane raccontò che sino alla terza media era stata in un collegio di suore di cui non aveva un buon ricordo. Oddo non vedeva di buon occhio quell’amicizia ma dovette arrendesi dinanzi alla risolutezza della figlia: “Non facciamo nulla di male, Perseo è un ragazzo intelligente e fisicamente non è male.” Proprio quella era la paterna paura, Serilda aveva solo sedici anni ed a qualche sua coetanea, a scuola, era accaduto qualcosa di …non adatto alla sua età! Perseo venne a conoscenza delle vicissitudini della ragazza: una volta per una forte infreddatura si era sentita male ed era stata ricoverata all’infermeria della scuola, verdetto del medico: ‘broncopolmonite basale sinistra’, cura: iniezioni di antibiotico ogni otto ore. Infermiera della scuola una ragazza svedese, Lucia classica bionda con occhi azzurri  eseguiva il suo compito con molta diligenza, dopol’iniezione massaggiava a lungo il sedere di Serilda talvolta andando fuori del…seminato ossia sul fiorellino, sulle tette ed infine baciandola in bocca, una lesbica a cui la studentessa non aveva avuto il coraggio di opporsi ma quell’esperienza non era stata di suo gradimento, lei era sicuramente etero anche se non aveva avuto esperienze con un …coso maschile. Un giorno Perseo capì che il ‘frutto’ era maturo  ed anche per l’assenza in classe del professore di materie letterarie condusse Serilda a casa sua, in via S.Martino dove la ragazza, un po’ spaventata prese visione per la prima volta di un ‘marruggio’, per dirla alla contadina, che la mise ‘in pensiero’ paragonando il calibro alla sua ‘piccolina’. Alberto fu intelligente glielo mise solo in mano con l’ovvio finale di uno zampillo latteo. Anche mammina Dalida aveva problemi in quel campo. Stanca dei volenterosi e robusti figli di contadini voleva provare qualcosa di ‘meno grezzo’ e chiese al marito di potersi fare visitare da un ginecologo, chi meglio di Rolando padre di Perseo? “Gentile signora lei ha la vagina molto infiammata, usi questi ovuli che le prescrivo e dica a suo marito di ‘andarci piano!” Ma quale marito, Oddo era quello di una al mese quando andava bene, anche quella era poco soddisfacente per la signora ma le qualità ‘argentee’ del consorte la inducevano ad accontentarsi in quel campo. Dopo quindici giorni Dalida si ripresentò dal professor Rolando che: “Finalmente signora tutto a posto!” “Che ne dice di provarmelo, non vorrei che…” Dalida  voleva la prova subito, Rolando chiuse la porta d’ingresso dello studio a chiave e provò, a lungo che la sua diagnosi era stata esatta. “Dopo circa mezz’ora: “Professore che ne dici di altra visita fra una settimana?” Rolando piuttosto esausto: “Facciamo quindici giorni, ho molto lavoro!” Cristiana aveva avuto molto successo con una sfilata di modelli maschili ad Ancona, successo per lei più piacevole perché aveva conosciuto un modello di nazionalità francese, molto raffinato che con quella sua erre moscia l’aveva conquistata. “Caro questa sera resto ad Ancona, devo prendere accordi con dei clienti stranieri che domani debbono ripartire.” “Va bene cara, divertiti!” Rolando era a conoscenza delle scappatelle della consorte, lui la ripagava di ugual moneta ed erano ambedue ben contenti di essere una coppia aperta. Niente di nuovo sotto il sole, nei secoli la storia si era ripetuta e così: ‘Passa un giorno, passa l’altro Alberto imitò il prode Anselmo ma al posto di mettersi l’elmo incappucciò il suo uccellone con un condom al fine di evitare non graditi imprevisti, Serilda al massimo dell’eccitazione non ebbe molti problemi e da quel momento…vai alla grande! Chi aveva problemi era invece suo padre Rolando ossessionato sempre più dalle richieste sessuali di Dalida, allo stremo delle forze e della pazienza pensò ad un escamotage: assunse una infermiera anziana che era presente ad ogni visita a Dalida la quale, capita l’antifona ritornò ai rapporti con giovani e gagliardi campagnoli. Dall’alto dell’Olimpo Hermes contemplava lo spettacolo dei cinque con compiacenza da guardone,  anche lui aveva partecipato in parte alla loro felicità.

     
  • 24 maggio alle ore 16:30
    IL POLIANESIMO

    Come comincia: Sin dai tempi che furono i nostri antenati cercarono qualcuno al disopra di loro a cui credere, delle leggi a cui ubbidire, delle disposizioni da seguire per evitare dissidi e disaccordi e condividere le esperienze di vita, l’amore e le sofferenze. In seguito a ciò nei secoli sono nate circa centotrentasette religioni, quelle più seguite,  di cui sette cristiane. Ovviamente ciascun adepto afferma che la sua è quella giusta, facendo sorgere guerre infinite come nel Medio Evo quelle tra cristiani, ebrei e musulmani tuttora in atto. Il Polianesimo, invece, è condividere le esperienze di vita, l’amore e le sofferenze, educare i bambini alla felicità e non alla perfezione. Secondo questa teoria l’amore vero non è mai a due, c’è sempre un terzo e questa è la vita reale. Quando c’è l’more non c’è presunzione o egoismo, non c’è pigrizia né ignavia. Quando c’è l’amore non servono le parole, gli atti d’amore sono un inno alla vita. Il Polianesimo invita a rompere gli schemi a rinnovare l’amore con coraggio altrimenti si arriverà alla sconfitta. Occorre  aprire le confessioni con noi stessi e con chi crede in noi. Occorre guardarsi da vicino e vedere la nostra immagine negli occhi degli altri ed osservarli  senza possederli. Occorre amarsi tutti insieme anche solo analizzando la bellezza del silenzio ed amandosi donandosi a tutti. Ma ci sono dei distinguo: le masse saranno sempre al disotto della media, le barriere del sesso dovranno cadere e la democrazia arriverà all’assurdo rimettendo le decisioni circa le cose più importanti a molti incapaci. Sarà la punizione del principio di democrazia attratto dall’eguaglianza che dispensa l’ignorante di istruirsi, l’imbecille di giudicarsi, il bambino di diventare uomo ed il delinquente di correggersi. Il diritto pubblico fondato sull’eguaglianza andrà in pezzi perché non riconosce la disuguaglianza di valori, di merito, di esperienza, la fatica individuale, culminerà nel trionfo della feccia e dell’appiattimento. Questo ci ha insegnato Henri – Frédéric Amiel già nel 1871. Teoria saggia e suggestiva ma che era stata interpretata ‘pro domo sua’ da Alberto che a Messina aveva creato un circolo a nome ‘I Polianisti’. Secondo il fondatore del club gli associati dovevano avere le caratteristiche dei gaudenti, insomma essere edonisti, sibariti, viveurs e libertini. Altra caratteristica importante, ma non ultima, avere una buona disponibilità finanziaria. Ma chi era quel furbacchione di Alberto? Un ex maresciallo quarantacinquenne della Guardia di Finanza che, stanco dei ‘signorsì’ e delle regole della vita militare, con furbizia aveva dato la stura alla sua vera natura di gaudente ma non quella fondata nel 1260 in onore della B.V. Maria! Il locale scelto uno di quattrocento metri quadrati in viale Europa il cui proprietario e suo amico, Franco, aveva voluto condividere l’esperienza di Alberto per una sfida alla città molto dedita a riti cristiani, a processioni ed a festeggiamenti in onore di vari santi.  Con i soldi della liquidazione Alberto aveva sistemato in modo  moderno il locale dividendolo in varie salette, in fondo un bar ben fornito a cui erano addette due ragazze giovani abbigliate in modo sexy, all’ingresso lo stesso Alberto coadiuvato da Audrey, sua convivente vestita in modo inappuntabile ed elegante. Franco aveva provveduto a segnalare ad Alberto un buttafuori nella persona di un etiope Kamali, di un metro e novanta di altezza, centoventi chili di peso e di pelle non molto scura, sicuramente un incrocio tra una italiana ed un indigeno. L’apertura del locale era stato reclamizzato sia da un giornale che da una radio locale.  Alle diciotto del giorno prescelto già molte persone erano entrate nel locale spinti dalla curiosità, alcune conoscevano di persona Alberto ed avevano portato delle piante in omaggio. Audrey era la vera attrattiva del locale: francese di nazionalità, alta, longilinea, corpo da modella, espressione del viso accattivante. Di passaggio  a Messina era stata affascinata sia dalla divisa che dal ‘savoir faire’ di Alberto e gli era rimasta accanto. Uno stereo con altoparlanti in tutto il locale diffondeva musica di altri tempi a basso volume: Sinatra, Armstrong, Hallyday, Buongusto, Ellington, gli indiavolati ritmi moderni erano stati volutamente banditi, in giro c’erano pochi giovani che l’avrebbero apprezzata. Molti dei presenti si conoscevano, si formarono alcune coppie soprattutto di attempati signori con ragazze più giovani, le consorti per ripicca avevano preso la stessa via, gli ampi divani accoglievano molte persone che gustavano dolci e bevande, perlopiù champagne che alcuni camerieri distribuivano agli invitati. Da precisare che furbescamente Alberto aveva posto vicino ad Elvira, signora addetta al guardaroba un cartello in cui si invitavano i signori e le signore ad iscriversi al club ‘Il Polianista’ anche se la maggior parte dei presenti non aveva la minima idea di che si trattasse, prezzo dell’iscrizione: ‘Facoltativo.’ Questa ultima era stata una furbata dell’ex maresciallo che in tal modo faceva i conti alla rovescia nel senso che stabiliva in anticipo il guadagno del locale per poi detrarre tutte le spese. (caina docet!) Visto l’ambiente signorile alcuni dei presenti chiesero ed  ottennero la tessera di socio. Unica prescrizione essere maggiorenni; orario di apertura tutti i giorni dalle ventidue alle tre di notte escluso il lunedì. Qualcosa di particolare accadde: Kamali dopo un mese che era in servizio si presentò con un elegante vestito cucito su misura per la sua mole con scarpe di Varese e cravatta di un maestro napoletano, provenienza del denaro per l’acquisto? Sicuramente qualche signora un po’ attempata che aveva gradito le prestazioni del giovane africano. Il destino, non controllato, more solito da un Hermes distratto da avventure sessuali, mise in atto un principio del Polianesimo: ‘L’amore vero non è mai in due, c’è sempre un terzo ed è la vita reale.’ La differenza era che nel Polianesimo si parlava di amore spirituale, quello che avvenne ad Alberto invece riguardava il sesso. Durante una sua assenza da Messina per  la visita a Pesaro alla mamma  ammalata, era accaduto che al club si era presentato Andrè un signore francese in Citroen DS 21 che aveva intrapreso una conversazione in madre lingua con Audrey cui era venuta un po’ di nostalgia del suo paese. Col cellulare Audrey si sentiva ogni sera alle ventuno col convivente. La mancanza di collegamento telefonico all’inizio non fece pensare male ad Alberto ma dopo tre giorni… “Franco vedi di contattare Audrey, non riesco a collegarmi con lei, non vorrei che stesse male.” Ma quale male, la francesina, oltre alla nostalgia forse sentiva la mancanza di qualcosa di francese, passava la giornata in compagnia di Andrè. ”Alberto vuoi la verità oppure…” “Franco non la fare lunga, ormai mi conosci.” Alberto fu messo al corrente dei fatti accaduti, in fondo si immaginava qualcosa del genere ma averlo per sicuro…Con la A.R. Stelvio in nove ore, traghettamento compreso giunse a casa in viale dei Tigli dove non trovò Audrey ma un suo biglietto. ‘Sai qual è il numero perfetto?’ Pure spiritosa la francese. Le boutades erano il pane quotidiano di Alberto, stavolta le apprezzò un po’ meno ma fece buon viso…Squillo del telefonino: “Caro sono in compagnia di un mio paesano di Nizza, come te è appassionato di Formula Uno, quando puoi vieni al club, se nei giorni passati non mi hai raggiunto col cellulare era perché eravamo in luoghi dove non c’era campo.” Pensiero di Alberto: ‘scusatio non petita…’ Andrè era il titolare della Delegazione Francese dell’Ambasciata a Messina, aveva l’aria del classico gallico francese: media statura, baffetti alla Menjou, capelli impomatati con riga laterale, uno stemma sulla cravatta, vestito a righe verticali. “C’est un plaisir mon ami, spero imparare molto presto e bene italiano.” “Qualcun’altra cosa l’hai imparato grand fils de pute”, pensiero di Alberto che riuscì anche sorridere. “Hai un locale elegante con una stella che brilla al centro, la nostra cara Audrey mia vecchia compagna di scuola che il destino ha voluto farmi incontrare.” Aveva ragione il nizzardo, la ragazza brillava in tutta la sua bellezza, capelli castani sino alla vita, corpo favoloso, viso incantevole, tette e gambe invidiabili, avrebbe fasto arrapare anche un anacoreta! “Tout le monde à manger, anfitrione moi!” Almeno non era uno scroccone. Audrey scelse ‘La risacca Dei Due Mari’ a Torre Faro località che raggiunsero con la Citroen di Andrè, seduti davanti i due maschietti, dietro, al centro la giovin signora che aveva appoggiato le braccia sulle spalle dei due, un chiaro invito? Alberto: “Non parlare francese altrimenti ci prendono per turisti e ci spelano, io conosco il padrone: “Caro Cola i miei amici  hanno sentito parlar bene del tuo ristorante, siamo qui affamati.” Cola si  fece onore: gamberi impanati, alici marinate, linguine cozze e vongole, trancio di pesce spada. Andrè alzò le mani in segno di resa, solo un’ananas ed un caffè. Vedendo che chi pagava era il francese, Cola non perdonò e lo ‘spelò’ ma evidentemente l’anfitrione non aveva problemi finanziari, pagò senza una piega e lasciò pure una lauta mancia, la ‘cosina’ di Audrey cominciava a costargli un po’ troppo! Ad Alberto chissà per quale strano collegamento venne in mente e declamò una frase del poeta romanesco Trilussa di cui  era grande ammiratore: ‘Se insisti e resisti raggiungi e conquisti.’ “A chi è diretta la citazione?” “A voi due, andiamo a casa mia e approfondiremo il concetto.” “Mes félicitations, hai una dimora meublè avec gôut, le lit double est vraiment grand!” Alberto: “Doit contenir trois personnes!” Adrey prese in mano la situazione: “Alberto mi ha raccontato di una trasmissione televisiva in cui due uomini si contendevano ‘le grazie’ di una fanciulla la quale dichiarò di amarli entrambi e di non volerne fare a meno di uno. I due maschietti facendo riferimento alla loro mascolinità offesa dichiararono che mai avrebbero accettato il trio, la ragazza li guardò in viso e: “Siete due esseri piccoli e meschini, auf wiedersehen trottel!” “La ragazza era, oltre che tedesca anche anticonformista ma aveva incontrato due trottel, tradotto imbecilli, siete voi trottel?” Audrey aveva dimostrato una furbizia diabolica, aveva fatto capire  che era suo desiderio avere rapporti con ambedue sempre che non si fossero dimostrati dei conformisti. Situazione chiarita, Audrey non avrebbe avuto problemi di pudicizia anzi avrebbe gradito ‘la vicinanza’ di ambedue contemporaneamente ma Andrè: “Io mi vergogno di farmi vedere nudo da Alberto…” “Allora io ed Alberto andremo sul lettone e cominceremo a far l’amore senza di te che farai il guardone a meno che tu non accetti un compromesso: io al centro del lettone: uno dei due si interessa della mia parte superiore sino all’ombelico, l’altro della parte inferiore.” Andrè capì che per lui era l’ultima chance e poi avrebbe dovuto ‘togliere le tende’, scelse la parte superiore ed iniziò dalla bocca di Audrey per poi soffermarsi a lungo sulle tette. Alberto  rivelò per la prima volta la sua propensione al feticismo, i piedi di Audrey erano veramente bellissimi lunghi e stretti, le unghie laccate con uno smalto rosso. Finito il periodo feticista Alberto si rivolse alla ‘gatta’ pelosissima che stava avendo degli orgasmi multipli alla grande prima che Alberto prendesse in bocca il clitoride: “Audrey che sta succedendo?” “Sono molto sensibile ai baci sulle tette, Andrè è un mago.” Ci mancava pure il mago delle tette, Alberto pian piano prese possesso della ‘gatta’ che  cominciò a dar ‘segni di vita’, lui era diventato anche il mago del clitoride. Il francese ogni tanto rientrava a Nizza per far visita ai suoi ma fece sempre ritorno a Messina, si era innamorato profondamente di Audrey come pure Alberto che talvolta si interessava, come da accordi, alla parte superiore della ragazza e vissero…come gli altri esseri umani non innamorati. Finita la fase dei cuoricini, degli arcobaleni e dei coniglietti ci si ritrova ‘rari nantes in gurgite vasto’ invecchiati, infelici e scontenti con tutte le problematiche che hanno gli esseri umani,  il ‘claim’ ‘felici e contenti è una bugia che ci raccontano sin da piccoli!’

     
  • 07 maggio alle ore 17:54
    CHI LA FA...

    Come comincia: Fausto si considerava un uomo fortunato e lo era. Appena laureato in medicina e poi specializzato in ortopedia e traumatologia era stato preso sotto l’ala protettrice di Alessandro celebre chirurgo di quel settore che era il primario ed il padrone  della clinica privata San Francesco in viale Principe Umberto a Messina. Il motivo di tanta benevolenza? L’essere molto bravo nel lavoro in cui si impegnava anche partecipando a congressi nazionali e  internazionali,  di parlare correttamente il francese, l’inglese e lo spagnolo, quest’ultima lingua di famosi chirurghi ortopedici. Ambra, la figlia  di Alessandro, era impiegata  ufficialmente nel settore di amministrazione della clinica, in verità in ufficio ci si recava ben poche volte impegnata in ‘approcci ravvicinati’ col personale maschile della Casa di Cura. Quella ‘qualità’ era stata da lei ereditata dalla madre dal nome di origine greca di Artemide, per i romani Diana, dea dedita alla caccia, nel caso in esame alla caccia di maschietti. Artemide non era una gran bellezza, piccola di statura ma dal corpo armonioso aveva un passo deciso da militare e quando desiderava una cosa  l’otteneva, uno dei suoi maggiori desideri erano quelli relativi alle prestazioni di sesso di cui aveva fama di essere particolarmente dotata. Aveva ‘messo gli occhi’ su Fausto, dal fisico vigoroso che non la considerava perché impegnato nel lavoro e nello studio. Figlio di una coppia modesta, padre falegname, madre casalinga conosceva bene il significato della parola sacrificio che soprattutto i suoi avevano compiuto per farlo studiare sino alla laurea. Fausto era stato messo in cattiva luce col marito Alessandro da parte di Artemide per quel rifiuto ma il titolare della clinica, conoscendo bene la consorte non se n’era dato per inteso. Un mattina, cosa insolita, in ufficio era presente Ambra particolarmente allegra ed in piena forma, in quel momento stava mettendo in mostra  le qualità del suo nome che significava ‘avere capacità comunicative di chi sa imporre le proprie idee.’ Chi gli capita in ufficio? Fausto  che aveva bisogno di conferire con lei per organizzare un’operazione chirurgica di particolare difficoltà. “Tó che si vede, il secchione amico di papà e forse di mamma, che posso fare per te?” ”Dato che hai preso tu l’argomento vorrei diventare amico tuo ma vedo in giro troppa concorrenza!” “Dove sta il tuo spirito di iniziativa, come uomo sei pregevole, ti piace l’aggettivo pregevole, quando vuoi sono addisposizione come da dialetto messinese.” “Devo chiedere l’autorizzazione a tuo padre, abbiamo…” “Basta fare il cagnolino obbediente, ti porterò in un locale favoloso a Catania dove mi dicono si mangia benissimo, mi sembra che tu abbia bisogno un po’ di nutrimento, ci parlo io con mio padre.” E così fu, Fausto giunse a Galati Marina nel cortile della villa  della ragazza con la sua Cinquecento un po’ datata. Ambra: “Dove vai con stá carriola, entra nella mia Stelvio, guida tu almeno fai la figura del ricco  sportivo che dall’aspetto non mi sembri.” Fausto dimostrò il contrario partendo con una sgommata  e, presa l’autostrada seminò tutte le auto dinanzi a lui.” “Va bene, hai dimostrato che sei un nuovo Schumcher, entra nel casello di Taormina, ci rechiamo in un  ristorante che non conosco, me l’hanno magnificato, si chiama ‘Porta Catania.’ Il locale dava l’impressione di essere il proprietario persona dai gusti raffinati, si trattava invece di una signora che si presentò al tavolo dei due,  era una donna elegante, robusta, capelli corti, palestrata sguardo intenso insomma decisamente mascolina. “Sono Ellen, è un piacere accogliere una sí bella coppia, specialmente lei madame con quegli occhi verdi ed il fisico longilineo, se me lo permettete provvederò il al menù e vi farò compagnia al tavolo.” Fausto ed Ambra si guardarono in viso ridendo, una vera dichiarazione di ammirazione. La proprietaria aveva colto nel segno, Ambra era bellissima in un tubino nero, di altezza superiore alla media spiccava per beltà sulle altre signore del locale. Nel frattempo si era avvicinato al tavolo un giovane che: “Cara Ambra è un bel po’ che non riesco a rintracciarti né in casa né in ufficio…” “Ecco bravo non rintracciarmi mai più anzi fai una cosa: fai a farti fottere!” Il cotale guardando la stazza di Fausto, con la coda fra le gambe andò a ‘farsi fottere’. “Uno sciocco non ricordo nemmeno come si chiama in ogni caso non si infastidisce una signora che è in buona compagnia.” “Grazie per l’aggettivo buona allora ho qualche speranza?” “Sei spiritoso, ti rispondo che dipende da te, se troverai del tempo per coccolarmi senza andare in clinica…” “Ho molte ferie arretrate, tuo padre non mi dirà di no, spero di avere un mese libero, abito in via Santa Maria dell’Arco, mi vien da ridere dato che sono ateo ma da queste parti si pensa molto alle chiese, alle cerimonie religiose, alle feste che mobilitano l’intera città e villaggi, a processioni con grande partecipazione popolare senza pensare a migliorare la vita dei cittadini. Un mio amico, direttore di  banca mi ha confidato che ci sono a Messina perlomeno dieci persone molto ricche che preferiscono tenere i soldi in titoli piuttosto che rischiare creando posti di lavoro..scusa ma talvolta mi lascio prendere dalla foga, pensiamo a noi.” Un cameriere in divisa portò in tavola tante qualità di pesce, dalle aragoste, ai calamari, alle spigole alle sardine. I due fecero onore alla cena sino al classico ananas seguito da un caffè di qualità arabica veramente eccellente.  Nel frattempo era accaduto qualcosa di non previsto: Ellen, seduta al tavolo aveva messo un suo piede fra le gambe di Ambra che si mise a ridere fragorosamente attirando l’attenzione dei clienti del ristorante. “Cara Ellen non ti offendere ma io amo i piselli soprattutto quelli grandi ed in forma, i fiorellini non sono di mio gusto!” Ellen era sparita in fretta, per lei non c’era trippa pé gatti come si dice a Roma. Ambra stavolta prese lei il volante della Stelvio senza spingere troppo forte sull’acceleratore, allungava la mano destra verso la pattuella di Fausto. Il sottostante ‘ciccio’ alzò la testa facendo ridere Ambra: “Volevo vedere come reagivi…” “Insomma prima di acquistare assaggiare la merce!” “Non la mettere così, mi sei piaciuto appena ti ho visto ma tu eri ‘in tutt’altre faccende affaccendato…’” “’a questa roba morto e sotterrato’ conosco la poesia del Giusti. “Pace.” “Pace.”D’iniziativa di Ambra un bacio ricompose la controversia fra i due. “Andiamo nella mia villa, ci sono tre piani e nessuno ci disturberà, ti darò un pigiama di mio padre.” “Allora hai deciso di…” “Non penso che ti faccia schifo!” “Non credi che siamo un po’ troppo litigiosi, anch’io ti avevo notato ma avevo anche notato una moltitudine di giovani che…” “Esagerato, una moltitudine, manco fossi Messalina!” In camera la scoperta dei due corpi, ambedue bellissimi e soprattutto eccitati, dopo il bidet di rito:’allons enfants de la patrie le jour de la gloire est arrivé!’ Così iniziò la liaison fra i due che giravano per casa senza destare la curiosità dei genitori di lei né della servitù che doveva essere abituata a…Grandi passeggiate nel giardino con annessa uccelliera, amicizia di Fausto col pastore tedesco Full custode dell’abitazione, cene a Taormina in altro locale per evitare le avances di Ellen ma al ventesimo giorno Alessandro:”Giovanotto ti sei rilassato abbastanza, ti aspetta un congresso a Barcellona in Spagna, ci sono novità riguardanti ultime tecniche ortopediche, partirai fra due giorni, fammi sapere.” Era un ordine ed a Fausto non restò che ubbidire. Fu accompagnato all’aeroporto di Catania da un’Ambra rattristata, si era abituata alla compagnia ed alle prestazioni del giovane. Fausto trovò un alloggio già prenotato vicino alla sala delle conferenze, conobbe un luminare del settore tale Rodriguez con cui, dopo le lezioni, scambiava pareri clinici. Al primo week end Fausto fu agganciato da una collega di corso, spagnola, che: “Sono Belinda ti chiedo un favore, vorrei esercitarmi nella tua lingua, non ho tempo di andare a lezione.” Fausto sorrise, capì che la ragazza aveva sfornato una fandonia, parlava perfettamente l’italiano, forse voleva approfondire l’italiano in altri campi. Il suo nome corrispondeva alla sua persona: dolcemente luminosa, la sua conoscenza ne valeva la pena. Belinda fece da cicerone a Fausto che, non molto amante di monumenti, (ce n’erano tanti in Italia), preferì entrare in un  ristorante tipico dove furono accolti da un gruppo di chitarristi che stavano suonando musiche messicane e che s’inchinarono al loro ingresso. Si presentò il padrone del locale: “Bienvenido a mi modesto restaurante, el menú es fijo, solo puedes elergir vino o cerveza.” Belinda scelse la birra, evidentemente voleva avere il partner in piena forma. Andarono nell’alloggio di Fausto e passarono due giorni d’incanto, il lunedì di nuovo lezioni che terminarono il mercoledì; Belinda accompagnò Fausto a ‘El Prat’, l’aeroporto di Barcellona e lo congedò con un lungo bacio di ringraziamento, non avrebbe dimenticato il bell’italiano. Era un luglio afoso, Ambra non sopportava l’aria condizionata dell’ufficio: “Papà vado nell’isola di Panarea in compagnia di alcune amiche, ci rivedremo…non so quando, a te buon lavoro.” Ambra ricordò che Fausto le aveva raccontato quando da giovane studente era andato in gita con la scuola a Panarea ed aveva stretto amicizia con Marina la figlia di un possidente di quell’isola che aveva fatto fortuna acquistando, a poco prezzo le case lasciate libere da abitanti emigrati in Australia. L’isola era diventata famosa allorché il regista Antonioni vi aveva girato il film ‘L’Avventura’ con Monica Vitti e Gabriele Ferzetti. Fausto era rimasto in buoni rapporti con Marina, spesso si sentivano per telefono, era stato  il loro primo flirt e come tutti i primi amori…Durante la permanenza nell’isola Ambra non era stata con le mani in mano nel senso che partecipava a tutte le feste date sulle loro ‘barche’ dai proprietari di yacth ormeggiati in rada ‘conoscendo’ molto da vicino vari maschietti che apprezzavano le esibizioni della ragazza che si era presentata a Marina come ‘molto amica’ di Fausto. Il giovane era rimasto nel cuore della isolana che comprese  che c’era stato del tenero fra i due. Per gelosia, via telefono, fece partecipe  Fausto delle numerose avventure della sua conoscente comunicandogli anche che sarebbe giunta a Messina dove era proprietaria di una abitazione in via Ducezio. Quella telefonata aveva riportato Fausto ad anni addietro quando era ancora studente, una rimembranza gradevole, in passato avrebbe voluto incontrare di nuovo Marina ma causa il lavoro non c’era riuscito, ora… Appuntamento in via Ducezio alle diciassette di un sabato pomeriggio, grande sorpresa: Marina non era più la legnosa teen ager che Fausto aveva conosciuto da giovanissimo, era diventata una donna estremamente attraente oltre che elegantissima. Un abbraccio affettuoso senza parole, ambedue erano rimasti affascinati, seduti su un divano: “Mio caro mi sembra di essere ritornata ragazzina, ti ho sempre ricordato, avevo fatto anche un pensierino di su te ma la morte dei miei genitori per ictus e quella di mio fratello per un tumore oltre che il lavoro per mandare avanti il mio albergo mi hanno distolto, ora ti ho di nuovo catturato e se sei d’accordo…”Un lungo bacio, Fausto era d’accordo. Il giovane pensò bene di informare del suo  legame  Alessandro il suo primario, non voleva avere guai quando Ambra sarebbe venuta a conoscenza del suo nuovo idillio. Alessandro fu d’accordo col suo dipendente, di cornuto a casa sua ce n’era già uno…

     
  • 07 maggio alle ore 17:45
    LA PROFESSIONE DELLA SIGNORA...

    Come comincia: Tradotta dall’inglese la parola gloom, tristezza,  sembra meno triste ma tale resta! La gloom era la poco piacevole compagna giornaliera di Alberto ultrasettantenne, vedovo che abitava a Messina al quinto piano di una palazzina in viale dei Tigli, panorama anteriore lo stretto di Messina, posteriore un caseggiato piuttosto animato in quanto a femminucce. Alberto oltre che della pensione di ex maresciallo delle Fiamme Gialle disponeva di un notevole gruzzolo di denaro in contanti ed titoli presso una banca locale, soldi ereditati dai nonni. Amante dei motori, sin da finanziere quando guidava per servizio una Alfa Romeo 1900 per inseguire i contrabbandieri di sigarette (erano gli anni cinquanta); nell’acquisto di una nuova auto aveva deciso per una Jaguar X type non apprezzando l’Alfa Romeo 156; in seguito capì che aveva avuto ragione, quel tipo di macchina col tempo era sparita dalla circolazione. Il suo parcheggio era il Cavallotti vicino alla caserma dove incontrava gli ex colleghi che gli facevano i complimenti per la sua aria giovanile malgrado l’età. Alberto  non era d’accordo per un fatto accadutogli. Volendo rinverdire il suo ‘ciccio’ ,aveva acquistato una confezione di pillole blu da usare per l’incontro con una ‘signorina’, di professione mignotta ma male gliene era incolto, aveva cominciato a sudare ed a vomitare…argomento chiuso! Per trascorrere il tempo oltre alla TV ed alla lettura di libri e giornali Alberto usava un vecchio binocolo di notevole potenza ereditato da suo padre; poteva osservare la costa calabrese specie di notte era uno spettacolo che, per la sua illuminazione, poteva assomigliare in piccolo a Rio de Janeiro ma lo spettacolo più interessante era dato nel isolato del retro,  quello  dato dalle abitanti, tutte femmine, che sembravano dare delle feste danzanti o tali sembravano.  Alberto venne a sapere dal portiere del suo stabile, Saro, storpiatura di Rosario, che in quell’appartamento si esercitava il mestiere più antico del mondo. Malgrado le proteste degli abitanti viciniori le autorità nulla poterono in quanto l’abitazione era di proprietà di una signora, probabilmente la maîtresse e le ragazze risultavano residenti a quell’indirizzo come cameriere. D’estate, a finestre spalancate era possibile vedere le ‘signorine girare in casa in topless ed anche nude, Alberto si era scoperto guardone! “Saro col binocolo ho notato nell’appartamento di fronte al mio, oltre alle ragazze c’è una signora sempre vestita che mi sembra controlli il mestiere delle signorine, la conosci?” “Certo che la conosco e conosco anche tutta la sua storia: si chiama Naomi, dovrebbe avere circa quaranta anni, è vedova, suo marito si è suicidato quando, da giocatore incallito, ha perso tutti gli averi al tavolo verde. La signora era abituata ad una vita di lusso, per recuperare il suo stato e per non fare la prostituta ha preferito metter su una casa di appuntamento a cui però si accede solo se conosciuti dalla dama ed a prezzi altissimi, non penso le interessi.” “Pura curiosità Saro, mai pagato in vita mia le femminucce.” Hermes, protettore di Alberto si accorse della situazione e decise…Una mattina uscendo dal cortile per immettersi sulla circonvallazione Alberto toccò con la parte anteriore sinistra della Jaguar quella di una signora che anch’essa si stava dirigendo, piuttosto velocemente, verso la circonvallazione. Scesi dall’auto i due si guardarono e poi: “Signore le chiedo scusa, ritengo sia colpa mia dell’incidente, provvederò con la mia assicurazione.” “Se me lo permette sarò io a pagarle i danni, da vecchio gentiluomo…” “Questa è si una novità piacevole, oggi di gentiluomini in giro ce ne sono ben pochi, io vado al centro e lei?” “Anch’io, devo acquistare un cappello nuovo, posteggio al Cavallotti e poi pedibus calcantibus.” “Questa è la mattinata delle sorprese anche un cultore della lingua latina, anch’io ho frequentato il classico, posteggiamo al Cavallotti e poi, se lo gradisce andremo insieme al centro.” Come rifiutare un invito di una dama di classe, di bell’aspetto e che dimostrava una forte personalità, proprio il tipo di donna di gradimento del non più giovin signore. Entrati nel negozio di Barbisio, il commesso conoscendo Alberto chiamò Augusto, il titolare che si presentò sorridendo e prendendo la mano alla signora per un finto baciamano, evidentemente voleva far colpo sulla dama poi: “Maresciallo in cosa posso esserle utile?” “Mi sono congedato, ora sono Cavaliere della Repubblica con tanto di medaglie, vorrei acquistare un nuovo cappello di gradazione grigia,  come vede il vecchio ha fatto il suo tempo.” “Ne abbiamo di ultima collezione, se non erro lei ha la misura cinquantasei.” Mentre Albero allo specchio si provava i cappelli Augusto ‘mitragliò’ di domande Naomi che sorrise ben comprendendo dove il cotale voleva andare a parare, sapeva che Alberto era vedovo e quindi… Ma  male gliene incolse: ”Signor Augusto questa è la mia fidanzata, la inviterò alle nostre nozze dato che vedo che è di suo gradimento.” Il negoziante prese il denaro, staccò lo scontrino e sparì nel retro. “Credo che sarò costretto a fare il cane da guardia, lei attira i maschietti come il miele le api, un ape regina…” “Lei è una persona piacevole e divertente mi pare abitiamo vicino, oggi le mie ragazze sono di libertà e quindi io mangio al ristorante, se lei vuol farmi compagnia…” “Non ho molto appetito ma se lei insiste…” Gran risata di Naomi “Lei è un bel tipo, proprio uno di quelli che ammiro, odio i musoni, lei…” “Ho capito, vuol farmi arrossire ammesso che alla mia età…” Nel frattempo i due erano giunti ad un ristorante in via dei Mille. Naomi aprì la porta d’ingresso e si diresse verso una saletta interna: “Io qui sono di casa, il proprietario mi ha autorizzato ad usufruire di questo posto riservato, è nato in Francia da genitori di origini messinesi, è ritornato nella città di origine dei genitori alla loro morte, è un amico. Alain un uomo di mezza età, non alto, elegante si presentò subito: “Madame quel plaisir, non vedo le ragazze.” “Sono andate in gita sull’Etna ho con me Alberto un amico.” “ Gli amici di madame sono miei amici, provvedo subito à votre déjeuner.” “Penso sia frequentatore delle ragazze.” “No, ha gusti particolari.” Il pranzo era eccellente dalla pasta alle vongole all’aragosta il tutto ‘innaffiato’ con un Etna secco che rese più intima l’atmosfera fra i due. Naomi alla fine delle libagioni prese una mano di Alberto: “È la prima volta dopo  la morte del mio consorte…mi sembra di conoscerti da sempre, non socializzo facilmente con gli uomini e sto meravigliando me stessa. Sicuramente il custode Saro, da buon portiere ti avrà messo al corrente della mia situazione, dopo la morte di mio marito i creditori  hanno prelevato tutti i suoi beni, per mia fortuna avevo fatto mettere a mio nome la casa con i mobili e la macchina Lexus, quello che accade a casa mia lo sai, ed ora vorrei visitare la tua, in quella mia non invito nessuno se non i clienti delle ragazze.” Girando nei locali dell’abitazione di Alberto Naomi: “C’è molto buon gusto, nell’arredamento si vede la mano di un donna, hai anche la fortuna di un paesaggio meraviglioso, vorrei vederlo di notte…” Naomi si era sbilanciata con meraviglia di se stessa, era molto tempo che non ‘frequentava’ maschietti, forse troppo, andò in bagno e ritornò con indosso un accappatoio di Alberto che: ”Sento il profumo di donna come da celebre film, mi piacerebbe…” Il corpo della quarantenne Naomi era ancora in eccellenti condizioni, Alberto si ritrovò ‘ciccio’ armato che usciva dalla sua vestaglia, non sapeva che fare o meglio…Una risata da parte di Naomi che.”Vedo che ancora…prima di un incontro ravvicinato vorrei abbracciarti ballando, da giovane era la mia professione non quella della signora Warren.” Il ballo durò poco, fu interrotto da un passaggio sul lettone …Naomi: “Per favore sii delicato, è molto tempo che la mia ‘topina’ non ha ospiti.” In quell’incontro c’era molto più che del sesso: un sentimento complesso di attrazione, di piacere, di gioia, di emozioni che avevano portato Naomi alle lacrimucce. “Devo esser diventato patetico se riesco a far piangere una signora!” “Sciocco è felicità ritrovata dopo tanto tempo, ormai sai che non ti mollerò mai più!” Alberto aveva iniziato una nuova vita ma nell’animo era rimasto un vecchio ‘tombeur des fammes’, aveva chiesto di conoscere, solo conoscere, le ragazze della sua amante ottenendo un netto rifiuto iniziale poi insiti, insisti: “Va bene vieni domattina alle undici quando le ragazze sono presentabili, non ti faccio nessuna raccomandazione.” “Le raccomandazioni sono proibite dalla Costituzione!” “Fai lo spiritoso, guarda queste unghie!” “Sono bellissime di un rosso chiaro e…” “e molto appuntite!” Alberto la mattina dopo ebbe il piacere di conoscere Isabella, Monica, Manuela ed Ornella, quello che più lo colpì era il, colore dei loro capelli ognuna di tonalità diversa: da castano, a biondo da rosso ad azzurro, un caleidoscopio. Alberto aveva ripreso lo spirito di una volta, voleva vedere la reazione di Naomi ad una sua provocazione: “Ragazze sinceramente non saprei chi di voi scegliere, dipende dal vostro odore.” “Tutte e quattro gli si gettarono addosso quando si intromise la padrona di casa che preso Alberto per il collo gli fece  sentire le unghie sul pomo di Adamo, fine della sceneggiata. Alberto non partecipò al pranzo, dopo erano in arrivo dei clienti e quindi fu costretto ad abbandonare il campo. Nel rientrare a casa incocciò Saro:”Cavaliere com’è andata, spero bene!” “Caro Saro sono diventato monogamo, di proprietà dico proprietà della padrona di casa, niente svirgolate con le ragazze anche se ne varrebbe la pena…” ”Non si lamenti, ha a disposizione un gran pezzo di gnocca, pensi a me che debbo accontentarmi di una racchia perdipiù lamentosa, ringrazi Iddio!” “Saro sono pagano, ringrazierò Hermes che sicuramente in questa storia ci ha messo lo zampino!”

     
  • 02 maggio alle ore 23:38
    È L'AMOR...

    Come comincia: È l’amor che mi rovina è uno  dei tanti filmetti  di poche pretese che ci deliziavano (parlo di noi meno giovani) nel 1951. Questo poteva essere in tempi attuali la situazione un po’ ingarbugliata di una coppia di professori del liceo romano Augusto. Leonardo e Aurora si erano conosciuti all’università e dopo la laurea lei in matematica lui in materie letterarie erano riusciti (con qualche spintarella dall’alto) a vincere un concorso per andare ad insegnare nello stesso istituto classico ‘Augusto’ di Roma. Non religiosi, avevano preferito la convivenza al matrimonio.  Il loro stile di vita: pizza, cinema, locali da ballo, vacanze al mare d’estate, d’inverno a Roccaraso, un tran tran piacevole ma niente di straordinario.
    Ovviamente c’era qualcuno che doveva rompere i …., era il dio Hermes o Mercurio che dir si voglia protettore di Leonardo che ‘scompigliò’ le carte o meglio la vita dei due, l’arrivo a scuola come insegnante di lingue di un inglese o meglio di uno scozzese (l’interessato ci teneva molto a sottolineare la differenza). Quarantenne, discendente da una nobile famiglia aveva girato il mondo imparando altre lingue e, appassionato di antichità si era trasferito a Roma e, dietro sua richiesta appoggiata dal suo  ambasciatore fu destinato dal Ministero dell’Istruzione al liceo ‘Augusto’. Dire che la sua venuta aveva portato lo scompiglio nell’Istituto era un eufemismo non solo per la sua figura alta, slanciata e signorile ma anche perché si presentò  la prima volta a scuola con la sua Rolls Royce. In subbuglio erano le professoresse ed anche qualche alunna più ‘anziana’. Il Preside Alessandro se la riveda sotto i folti baffi. Romano dé Roma  sogghignava di quelle ‘gallinelle’ starnazzanti che sbavavano dinanzi al bello scozzese.  William non era inglese e quindi a lui non si poteva attribuire il detto ‘niente sesso siamo inglesi’  ritenne opportuno invitare i colleghi e colleghe ad una cena un sabato nella villa da lui affittata nella via Appia. Aurora volle condurre con loro anche Eloisa una cinquantenne vedova, ancora in forma per la frequenza dei saloni di bellezza che in quel momento era in crisi perché il suo toyboy era sparito e con lui soldi e gioielli. I professori giunti alla villa con le loro utilitarie (col loro stipendio…) notarono che il barone era in possesso anche di una Mini Countryman verde e di un cane Labrador (Argos di nome) molto espansivo. Dopo una cena fatta pervenire da un famoso ristorante della zona, dietro input del maggiordomo Ralston l’aria fu ‘inondata’ da musica all’inizio di un jazz indiavolato poco gradito da tutti seguita poi da pezzi  lenti molto apprezzati dalle signore che facevano a gara a chi si accaparrava William. L’unica a non seguire le colleghe era stata Aurora con piacere di Leonardo,  era immune dal fascino del collega? Niente affatto, era stata una sua furbizia. Leonardo comprese che era una tattica della sua longilinea e bella convivente infatti Willam fu lui a chiedere alla signora di ballare. Durante la danza i due si guardavano in viso senza parlare. Ruppe il silenzio William: “Sei il tipo di donna che amo di più, niente grassone con tette da nutrice e gambe storte, vita stretta, piedi lunghi e stretti e, scusa la franchezza un bel popò…” “Grazie per la fotografia,  potrei dire altrettanto di te (Aurora ritenne opportuno passare al tu come il compagno di ballo) ma poi…” “Potremmo conoscerci più a fondo sempre che tuo marito non sia geloso.” “Il mio compagno è anticonformista.” “Bene allora vienimi a trovare in villa.” Abbiamo una sola auto, prenderò un tassì” “Prendi la mia Mini, sarà un piacere che sia ‘inondata’ dal tuo profumo inebriante, hai qualcosa che mi fa…mi fa…” “Mi fa…mi fa sei forse timido?” “No…non so che dirti…” Leonardo ed Aurora furono gli ultimi a lasciare la villa, ovviamente Leonardo restò perplesso per il prestito della Mini ad Aurora ma non fece commenti. Il giorno dopo un a telefonata: “Sono William, avevo dimenticato di dirti che ho lasciato un telefonino nel cruscotto della mia auto, puoi usarlo, chiamami presto.” “Ora siamo a posto, col telefonino abbiamo chiuso il cerchio.” Commento di Leonardo. Nel frattempo che ti combina Aurora? Si reca a scuola non insieme a Leonardo con la loro Cinquecento ma con la Mini suscitando li immancabili pettegolezzi dei colleghi che a lei attribuivano l’epiteto di mignotta ed a lui di ‘cocu’; ambedue se ne fregavano bellamente come pure il Preside sempre contento di poter ‘bagnare il pane’ in vicende boccaccesche. Un sabato mattina Aurora: “Caro mi ha telefonato William, mi ha invitato a cena, che ne dici’” “Che ne dici tu, sei tu l’invitata” “Facciamo una cosa, per la prima volta è meglio che vieni anche tu ed anche Eloisa, è sempre giù…” “Mi piace il tuo specificare ‘per la prima volta’ , ho capito come va a finire!” Nessun commento da parte di Aurora, il silenzio è meglio di…” Alle diciotto il trio giunse in villa, ad aprire il portone un elegante Ralston che dopo un inchino li fece entrare. Poco dopo apparve in cima alla scala William il quale non parve infastidito dalla presenza di Leonardo, forse pensava che la giovin signora sarebbe giunta da sola ma non fece commenti, l’aplomb britannico! “Aurora col permesso di Leo vorrei farti visitare il parco.” E senza ulteriori indugi  prese sottobraccio una Aurora elettrizzata e forse qualcosa di più. Niente visita nel parco ma bacio lungo e appassionato con ovvie conseguenze per il ‘ciccio’ dello scozzese che fu presto in bocca di Aurora che apprezzò il sapore del….migliore di quello del suo compagno. Durante l’assenza dei due Leonardo ed Eolisa presero a conversare col maggiordomo  Ralston il quale raccontò dei viaggi in tutto il mondo del suo signore sottolineando la sua generosità verso tutti, soprattutto verso gli amici, un chiaro riferimento a quello che avrebbe ottenuto Aurora. A tavola Leonardo si accorse che Aurora era rimasta senza rossetto sulle labbra…capì che ormai il ‘dado era tratto!’ Nei giorni successivi nessun contatto fra lo scozzese ed  Aurora che preferì lasciare la Mini al proprietario che, in compenso, la omaggiò di un a Panda pluriaccessoriata. Aurora ottenne dalla scuola una aspettativa di trenta giorni senza stipendio, William la seguì su quella ’strada’ ormai capirono che si erano  innamorati. La signora si recava regolarmente nella  villa portandosi appresso Eloisa che aveva stretto ‘amicizia’ col maggiordomo, data la passata esperienza pensò che era meglio un suo coetaneo, peraltro un po’ snob, che un giovane. Leonardo dapprima rimase intontolito (termine romanesco usato da G.G.Belli) dalla situazione ormai sfuggitagli di mano ma stavolta Hermes si ricordò di lui e a scuola alla fine di una lezione: ”Professore sono un po’ carente in latino e greco, che ne dice di darmi delle lezioni private?” “Cara Alice non so se conosci la proibizione di dare lezioni private ai propri alunni, se non lo sai te lo dico io  adesso: non posso darti lezioni private.” “Professore i miei sono poveri mi dia una mano, la prego…” Tutto si poteva dire di Leonardo ma non che non fosse caritatevole e quindi accettò di ‘lezionare’ la piccola Alice. “A proposito quanto anni hai?” “Diciassette, fra quindici giorni diciotto.” Alice non faceva nulla per dimostrare la sua età: capelli castani divisi in due trecce, viso da ragazza ingenua non truccato, scarpe senza tacco, calze sino a metà polpaccio, dimostrava cinque anni di meno. La ragazza si era impegnata a studiare tanto da meravigliare sia il suo insegnante che il padre Aurelio che un pomeriggio telefonò a Leonardo: “Professore sono Aurelio il direttore della Banca di S.Paolo padre di Eloisa, volevo ringraziarla per le lezioni date a mia figlia,  il suo compleanno  sarà domani ma lo festeggeremo domenica con tutta la famiglia. Alice  vorrebbe guidare la mia Volvo ma è troppo grande per una principiante, le donerò una Volkswagen Up, di nuovo grazie.” Brutta puttanella ‘ i mei sono poveri’, le avrebbe dato una lezione nel senso che… insomma non di latino e greco! Una visione: Alice si presentò a Leonardo completamente trasformata tanto che il professore  faticò a riconoscerla, evidentemente era stata in un istituto di bellezza: capelli lunghi divisi a metà da una riga, occhi truccati da vamp, rossetto rosso fuoco, vestito con scollatura abissale, mini gonna a righe, scarpe con tacchi alti. “Brutta puttanella, mi ha telefonato tuo padre, mi hai preso in giro, dovrei sculacciarti!” Alice si voltò di spalle e si abbassò lo slip, ne venne fuori un deretano favoloso. “Che cavolo aspetti mon amour  te la stò sbattendo in faccia, oggi sono maggiorenne!” ‘Ciccio’ sentì un buon odore di femminuccia, odore che ormai non avvertiva da molto tempo e…dopo un bel po’: “Cara preferisci un maschietto o una femminuccia?” “Meglio una femminuccia, la chiameremo Stella con la speranza che assomigli a me!

     
  • 02 maggio alle ore 23:35
    TRIANTA EMERON

    Come comincia: Il mese di luglio faceva sentire tutto il suo potenziale in fatto di caldo. Un famoso detto marchigiano recitava: ‘Se voi patì le pene dell’inferno vai a Jesi d’estate e a Cingoli d’inverno’. Era luglio ed Alberto si trovava a Jesi, per evitare ‘le pene dell’estate’ di notte aveva accesso al minimo il condizionatore e si era ‘rifugiato’ sotto il lenzuolo per evitare problemi respiratori. Non aveva alcuna voglia di spostarsi da quella posizione ma sentendo la campana di una chiesa che comunicava che erano le nove si decise,  un balzo, via dal letto e poi sotto la doccia. Il buon Albertone non era di buon umore, trentenne, scapolo, proprietario terriero di recente era stato abbandonato dall’ultima conquista, Ada piccola nel nome ed anche nella statura ma grande a letto. La sua posizione preferita? Lo ‘smorcia candela’. Il detto è copiato da un aggeggio che si usa in chiesa per spegnere le candele, tradotto la ragazza si posizionava sopra l’amante e si moveva in verticale, in orizzontale in circolare finché raggiungeva insieme ad Alberto orgasmi multipli: una professionista della ‘goderecciata’. La tecnologia era stata usata dalla baby per comunicare ad Alberto il suo ‘ritiro dalla scena’, insomma lo aveva abbandonato scrivendo sul telefonino un laconico ‘Ciao’. Alberto rimpiangeva le sue prestazioni ma, guardandosi in giro capì che era facile rimpiazzarla. In pantaloncini corti, infradito e canottiera uscì di casa per andare da Giorgio l’amico giornalaio. “Alberto non mi dire che fa caldo!” “Caro Giorgio, da finanziere sopra Domodossola ho provato d’inverno i dieci gradi sotto zero, giurai a me stesso che non  mi sarei mai lamentato del caldo, dammi la Gazzetta dell’Adriatico e buona sauna!” La sua villa in viale dei Colli era un  Paradiso, circondata di prati verdi  e di alberi di alto fusto con al centro una vasca con pesci tropicali ed una fontana con ‘l’enfant qui pisse’. Era  stata ereditata da Alberto dai genitori di recente deceduti,  tra poco sarebbe giunta Mariola, la donna di servizio, Dario ormai sessantenne, era al suo posto di giardiniere. Sbracato sul divano del salotto Alberto prese a sfogliare svogliatamente il giornale: solite notizie spiacevoli di morti, guerre, uffa  le apprendeva già in televisione. Gli annunci economici erano più attraenti soprattutto quelli di donnine disponibili. Stavolta però c’era qualcosa di differente: ‘Villaggio per naturisti ‘Cap Mervelleux’ in Francia, se interessati richiedere dépliant.’ Alberto ricavò dal computer il dépliant che prescriveva: ‘Soggiorno tutto compreso da €.2.000 al giorno per trenta giorni, €.60.000 anticipati rimborsabili in caso di soggiorno interrotto o di decisione del capo villaggio.’ Alberto voleva provare qualcosa di differente rispetto alle affollate spiagge di Falconara o di Palombina,  aderì alla richiesta inviando €.60.000 all’Iban indicato. La fedele Jaguar X type lo condusse in due tappe al villaggio francese. Al suo arrivo fu accolto calorosamente dal capo villaggio monsieur Laurent che in italiano (ma parlava anche francese, tedesco, inglese e spagnolo) disse ad Alberto che, al loro arrivo ad ognuno sarebbe stato consegnato un depliant con le regole del villaggio e successivamente,  sistemati tutti  nelle relative stanze secondo i propri desiderata, alle venti ci sarebbe stata una riunione nel salone con gli ospiti senza vestiti, gli unici che dovevano indossarli erano gli impiegati del villaggio. Ad Alberto,essendo single,  era stata assegnata una camera con due letti ed una toilette, alcuni potevano usufruire di un letto matrimoniale se già in coppia, in futuro qualora si fossero formate nuove coppie si potevano mutare le sistemazioni, per ogni spiegazione occorreva rivolgersi sempre al capo villaggio che volle precisare che era un solo un consigliere e non un ‘despota’. I vecchi clienti non ebbero problemi nel mostrarsi senza veli non altrettanto i nuovi, soprattutto le signore che all’inizio camminavano con la mano sul pube suscitando l’ilarità dei naturisti puri. Laurent: “Signori il pranzo è alla carte, ognuno può scegliere il cibo preferito come pure il vino che, non me ne vogliate, ma vi consiglio di consumare con moderazione.” Un applauso e poi i camerieri cominciarono a girare fra i tavoli per raccogliere le ordinazioni. In tutto gli ospiti erano trentuno, quel numero fece pensare ad Alberto che qualcuno fosse ‘scompagnato’, che fosse proprio lui? Fu l’ultimo ad arrivare ad un  tavolo  dove era stato aggregato  con tre coppie francesi che si presentarono: Daniel con Andrèa, Louis con Sylvie, Lucas con Angèle. “Je suis  Alberto,  je connnais quelques mots de français ma je préfère ma langue,  l’italien.” Rispose Daniel: “Sono anni che veniamo in questo villaggio, siamo diventati un pó  tutti poliglotti, va bene l’italiano.” Il cibo era raffinato: caviale con champagne freddo al punto giusto, ostriche ed altri frutti di mare come patelle, telline e aragoste, evidentemente lo chef pensava di dovere dare un ‘aiutino’ ai maschietti di difficoltà sessuali. A proposito di sesso era rigorosamente vietato farlo in pubblico. Alberto notò subito la beltade di Andréa: grandi occhi verdi, bocca carnosa, seni non molto grandi come di suo gusto,  capelli castani con mèches ramate a chignon poi sparsi sulle spalle. Il suo interessamento fu notato dagli altri commensali che presero a ridere, Alberto si scusò pensando di essere stato troppo invadente ma fu lo stesso Andréa che alzandosi in piedi: “Mon ami che ne dici di questo coso?” Andréa era un travestito, transessuale o shemale che dir si voglia. Sconcerto di Alberto che:  “Sono di mentalità ampia, anche i trans sono persone piacevoli.” “Si ma tu ci verresti con me?” “ In quel posto sono ancora vergine e ci voglio restare!” ” Risate da parte dei commensali che, finita la cena presero a ballare dopo che le luci erano diventate soffuse. Alberto preferì lasciare i compagni di cena, guardando le coppie notò due ragazze dai capelli cortissimi che ballavano fra di loro. Ambedue brune avevano la pelle bianchissima, strano che non avessero preso il sole, si era in estate. Quando si sedettero Alberto, incuriosito, si avvicinò e: “Si je suis de plaisir  j’amairais danser avec l’une de vous.” “Spiacente signore noi siamo italiane, al massimo conosciamo il latino.” “L’ho studiato al classico ma è meglio la nostra lingua, io sono Alberto.” “Noi…Rossana e Sabina.” Alberto rimase un attimo interdetto, perché quella pausa nel dire il proprio nome ma poi si mandò a quel paese da solo. Poi: “Sinceramente devo confessare che il ballo per me è solo una scusa, da un insegnante di ballo sono stato paragonato ad un orso quindi voglio evitarvi qualche pestata di piedi e se mi permettete mi seggo al vostro tavolo.” Un assenso col capo da parte delle due. “Su un giornale alle note di psicologia ho letto dei consigli por rompere il ghiaccio ma penso che la cosa migliore sia quella di essere sinceri: ho trenta anni, nessun legame fisso, le mie incombenze consistono solo nel controllare il lavoro effettuato dai contadini sui miei terreni…a proposito scusate un attimo.” Al telefonino chiamò il suo fattore: “Franco sono in Francia pensa tu a tutto.” “Come al solito, com’è la fauna locale?” “È internazionale, buon lavoro.” “Il suo amico le ha domandato che ragazze ci sono in giro, vero?” Chi aveva parlato era Rossana. “Congratulazioni per la sua perspicacia, è il mio alter ego negli affari ma pensiamo a noi, che ne direste, sempre che ve la sentiate, qualcosa di voi?” La prossima volta, preferiamo conoscere le sue avventure che pensiamo…” “Non esageriamo non sono un tombeur des femmes; conseguita la licenza classica mi sono arruolato nella Guardia di Finanza che, per premio, mi ha trasferito in alta montagna sopra Domodossola. Passati e tre anni di ferma, che mi era servita per evitare la leva militare, mi sono congedato e, dopo la morte dei miei genitori son diventato ricco e fannullone, ho trenta anni di età” Sabina: “Un apprezzamento per la sua sincerità, la nostra storia è complicata, come detto da Rossana ne parleremo un’altra volta, anche se il ballo non è il suo forte proviamoci, mi servirà per abbracciarlo cosa che sinceramente gradirei.” “Vorrei darti del tu per dirti sinceramente che la tua pelle ha un profumo particolarmente piacevole, un po’ fuori dell’ordinario, in parole povere un profumo di donna come dal celebre omonimo film.” “Non ho visto il film ma ti ringrazio per il complimento.” Nel frattempo ‘ciccio’ profumo o non profumo aveva alzato la testa, Sabina se ne era accorta e prese a ridere. “Se ti dico che sei il primo uomo che…”  “Credo alla tua sincerità anche se la cosa mi sembra fuori del comune, ‘ col tuo permesso ‘ciccio’ lo sollazzeremo un’altra volta.” “Un ballo anche con Rossana che senza parlare gli fece gli occhi dolci, le due demoiselles erano da coltivare.” Alle due di notte: “Ragazze ho percorso millecinquecento chilometri con la mia Jaguar, col vostro permesso mi ritiro.” “Ho capito, ci hai fatto conoscere che hai una macchina di lusso, congratulazioni, noi non abbiano la patente ma…” “Ben lieto di farvi i prossimi giorni l’istruttore di guida, bonne nuite.” Alberto amava risolvere i misteri ma questo era di difficile soluzione: due ragazze capelli quasi rasati a zero, pelle bianchissima che non ha mai visto il sole, dove erano vissute sino ad ora e soprattutto perché avevano scelto il campo dei nudisti, non sembravano tanto ‘evolute’ in fatto di sesso. Finito di porsi domande senza risposte Alberto sprofondò in un sonno profondo sino alle undici di mattina, aveva saltato la prima colazione e lo stomaco aveva dei borborigmi. Un panino col prosciutto crudo italiano e poi alla ricerca delle due che non erano in  giro in quanto le stesse avevano voluto immergersi in acqua non profonda in quanto digiune di nuoto. Fecero una gran festa ad Alberto che le seguì e si ‘beccò’ addosso una gran quantità di acqua, si rifece alla grande abbracciandole prima singolarmente e poi in coppia, intorno a loro ognuno si ‘faceva i fatti suoi’ ma chi si non faceva i fatti suoi era ‘ciccio’ che stavolta non  voleva sentire scuse ed uscì dal costume prontamente rimesso a cuccia. “Non abbiamo mai visto un membro maschile e quindi capisci la nostra perplessità, dopo pranzato potremo ‘confessarci’ ma non in senso religioso, abbiamo capito che sei un tipo affidabile ed…anche piacente.” Alberto mangiò poco spinto da ‘ciccio’ invece affamatissimo, situazione ben compresa dalle due signorine che si facevano matte risate. ‘Ciccio’ pensò di punirle per la loro presa in giro ma come? Rossana: “Alberto nella mattinata i vicini della tua camera se ne sono andati e noi abbiamo ottenuto di occuparla, c’è un letto matrimoniale.” “Mie care amo le due piazze in questo caso tre… vado a farmi una doccia ed al ritorno…” Al ritorno Rossana e Sabina erano sdraiate di schiena sulle sponde del letto, al centro lo spazio per Alberto che, occupatolo non sapeva come comportarsi. Per non saper né leggere né scrivere come si diceva una volta, prese a massaggiare loro la schiena sino ai piedi sin quando alle ragazze aumentò la pressione erotica, giratesi, presero a baciare Alberto piacevolmente schiavizzato ma quando giunsero allo ‘zozzone’. Alberto le avvisò della sua abitudine brutta o buona a seconda dei punti di vista  di ‘spargere’ il suo seme. La prima ad essere ‘attenzionata’ fu Rossana che dopo chiuse la bocca non sapendo che fare, Alberto le porse un asciugamano, dopo stessa situazione per Sabina.  Dopo il post ludio Alberto: “Ritengo che sia il momento opportuno di svelare la vostra storia che credo un po’ particolare.” “Rossana: le nostre famiglie abitano a Cupramontana in quel di Ancona. I nostri genitori, soprattutto le mamme sono molto religiosi ed hanno cercato sin da piccole di inculcarci le loro idee. I bambini sono come la carta assorbente e noi ci siamo convinte di essere sulla strada giusta, tanto convinte da farci condizionare da un predicatore di passaggio che la vita monacale era il massimo per una donna. Abbiamo preso i voti con gran festa di tutti i parenti ed amici ed abbiamo iniziato a far parte delle suore di un monastero di clausura. Ben presto però ci siamo accorte che, con la scusa delle preghiere venivamo schiavizzate.  Ad ognuna di noi veniva assegnata una stanza spoglia per dormire sino alle quattro del mattino quando dovevamo andare in chiesa a cantare il mattutino poi lavori manuali più impegnativi per noi in quanto eravamo novizie, la superiora aveva il vizietto di amare oltre che Dio anche le femminucce, il confessore, anziano ma maligno voleva sapere tutto sulla nostra vita intima, per non parlare del cibo piuttosto scarso soprattutto nei giorni di digiuno. A mezzo del vecchio giardiniere, unico maschio che poteva entrare in convento, facemmo pervenire alle nostre madri due lettere affermando che la vita monacale non era in sintonia con la nostra natura e che avevamo scoperto di non  aver alcuna vocazione. Grande disperazione delle nostre genitrici che, anche dietro suggerimento del loro confessore decisero il nostro ritorno in famiglia. Da immaginare  il disagio che regnava in casa ed allora abbiamo deciso di allontanarci per un po’ di tempo, abbiamo un buon gruzzolo ereditato dalle nostre nonne e così, dopo aver letto gli annunzi economici abbiamo deciso di adottare uno stile di vita lontanissimo dai principi che ci avevano inculcati ed eccoci qua. Un particolare: in convento di notte avevamo paura del buio e ci rifugiavano a turno nella stanzetta l’una dell’altra e, a letto  capitava di baciarci e talvolta anche…” “Io non solo vi assolvo dai vostri peccatacci ma vi invito a farne di maggiori e più…consistenti!” Alberto, da buon astrologicamente vergine  pensò bene di prendere precauzioni e prima di…”Signor Laurent vorrei chiederle un favore.” “Sono a sua disposizione.” “Mi occorrono trenta condom.” Il capo villaggio non fece una grinza, alzò solo un sopracciglio dell’occhio sinistro e il giorno seguente si presentò ad Alberto con un pacchetto con l’intestazione di una farmacia. “Ecco a lei, lo consideri un mio regalo personale e…auguri!” Rossana e Sabina ne avevano sentito parlare ma non li avevano mai visti, se li rigiravano nelle mani.” “Sei sicuro che funzionano, non siamo ancora pronte a …” “Permettetemi di essere volgare, voi pensate solo ad allargare le cosce, al resto…” Rossana  volle essere la prima. Alberto aveva messo un CD particolarmente romantico, mise in atto tutta l’esperienza erotica cominciando dal cunnilingus e dolcemente all’immissio penis; la prossima signora strinse i pugni, un dolore sopportabile ed in fondo anche del piacere che la lasciò senza forze, Sabina volle essere presente anche per conoscere quello che la aspettava. Il giorno dopo fu la sua volta, in seguito alle due ragazze sembrava di vivere in un altro mondo, si sentivano vere donne, più consapevoli, più…I rimanenti giorni passarono molto veloci, alla loro partenza in Jaguar furono salutati dal capo villaggio sorridente che aveva compreso la situazione. La prima notte furono tutti a casa di Alberto con curiosità da parte dei vicini. II giorno seguente Rossana e Sabina telefonarono alle genitrici dicendo di essere a Jesi ospiti di un amico. Le due signore si consultarono con gli occhi e: “Care ragazze che ne direste di rientrare al natio borgo selvaggio, vi aspettano  due mamme ansiose di rivedervi, ci mancate da morire.” Il giorno seguente la Jaguar condotta da Alberto entrò nel cortile della abitazione delle mamme in trepidazione. Grandi baci e abbracci e poi Rossana: “Mamma questo è Alberto, l’abbiamo conosciuto in Francia e ci ha dato un passaggio sino a casa sua, che ne dici di pranzare insieme  poi Alberto tornerà a Jesi dove abita.” Le due signore andarono in un’altra stanza e confabularono a lungo poi inaspettatamente: “Care Rossana e Sabina siamo anziane ma non ancora rimbecillite, che ne dite se dopo mangiato andiamo tutti e cinque ospite del vostro, sottolineiamo vostro Alberto, sempre che ci si possa entrare tutti in auto.” Le due signore avevano dimostrato sia una notevole perspicacia e, per amore materno nei confronti delle figlie anche una mentalità molto aperta che meravigliò sia Rossana che Sabina che abbracciarono le loro madri, un bel quadretto familiare anticonformista. Dopo circa un anno di poliginia da parte di Alberto, in una clinica di Ancona nacquero due bellissime bambine alle quali furono imposti i nomi delle due nonne: Sara ed Anna, nomi che avevano qualcosa di biblico, la religione era stata in parte salvata! Il significato della statua sita sulla fontana del giardino di Alberto, ’l’enfant qui pisse’ è una favola belga che racconta di un bambino che salvò Bruxelles facendola pipì sulla miccia di una bomba che stava per scoppiare, talvolta anche una pisciata…
     

     
  • 25 aprile alle ore 10:49
    ALBERTO PSICOLOGO EROTICO

    Come comincia: La targa fuori dello studio in contrada Torre Faro di Messina ‘Alberto Psicologo Sessuale’ aveva stupito e incuriosito gli abitanti della frazione, chi poteva aver bisogno di uno ‘Psicologo Sessuale’? Alberto nato in frazione Giampilieri di Messina era riuscito a laurearsi in psicologia alla locale università; i genitori, agricoltori, avevano sopportato notevoli sacrifici per quel figliolo tanto amato che li aveva ricompensati con molta applicazione negli studi e conseguente conseguimento di  una laurea, era l’orgoglio di famiglia. Alberto era di bell’aspetto, alto di statura, dai modi signorili non passava inosservato, i compaesani si erano domandati, senza risposta, perché assomigliasse così poco ai genitori bassi e robusti. Era dotato di una sottile intelligenza e di furbizia propria dei contadini da secoli abituati a sopportare le angherie dei padroni. Ad Alberto occorrevano due collaboratori con la qualifica di infermieri: un giovane maschio ed una giovane femmina. In seguito ad inserzione sul locale giornale si presentarono una decina di aspiranti. Alberto guardandoli in viso ne scelse due a naso come si diceva una volta: Mariella ed Edoardo sorridenti e dallo sguardo intelligente, lui judoka cintura nera secondo dan, lei frequentatrice di palestra. I due furono eruditi sul loro compito di ausiliari, sicuramente i pazienti maschi o femmine avevano dei problemi psicologici che potevano portare a cure non convenzionali, in altre parole i due dovevano essere pronti ad esibirsi anche sessualmente. Per una settimana nessun cliente e di conseguenza nessun incasso, Alberto non aveva voluto chiedere un aiuto finanziario ai genitori, avevano già fatto molto per lui e quindi doveva aspettare gli introiti provenienti dall’esercizio della professione. Un lunedì mattina del mese di luglio, una giornata soleggiata che invitava a recarsi in spiaggia, così fecero Mariella ed Edoardo portando con sé un telefonino che dopo un’ora suonò: “Venite c’è una cliente donna.” La dama era vestita con un abito lungo e camicetta sino al collo poco adatti al clima torrido e già questo aspetto mise in guardia Alberto, capì che la dama doveva avere problemi sessuali. “Signora per discrezione non le domando le generalità, mi dia un nome qualsiasi. “Sono la con…Amalia, ho pensato molto prima di venire da lei, non so se potrà aiutarmi a superare…” “Al fine di chiarirle le idee su di me le assicuro la massima segretezza su quanto mi dirà, con me potrà scaricare pressioni sociali e morali, abbassare le inibizioni per conseguire un benessere psico sessuale, potrà riferirmi le proprie fantasie e trasgressioni, ovviamente non darò alcun giudizio morale su quello che lei desidera, i miei due collaboratori sono della massima serietà ed anche disponibilità.” “Per il pagamento?” “Non ho tariffe, sta a lei darmi, in contanti,  una somma  congrua se sarà soddisfatta di quanto otterrà.” “Posso svestirmi, ho caldo.” Madame rimase in reggiseno e slip, un corpo da modella che fece effetto soprattutto sui due maschietti presenti. “Ho un amico d’infanzia a cui sono molto affezionata, ambedue ci siamo sposati e ci siamo persi di vista, ora è rimasto vedovo ed è tornato a Messina, abita un villino vicino al mio ma è restio ad ‘avvicinarsi’ sessualmente a me, cosa che desidero.” “Signora  Amalia in psicologia inglese questo di chiama ‘friends with benefits’ mi dica dove vuole che avvenga l’incontro.” “Nel mio villino lungo la statale 113,  mio marito, più anziano di me è consenziente ma vuole assistere alla scena, insomma si è scoperto voyer e così la situazione si è semplificata ma Luciano, il mio amico non deve essere al corrente della situazione, non so come la prenderebbe. C’è uno specchio nella mia camera da letto che è trasparente, la scena può esser vista e sentita dal vicino salone, voi tre vi ci posizionerete lì con mio marito Salvatore, appuntamento sabato alle ore 17, in questa busta c’è un anticipo per le spese.” Amalia si rivestì e prese posto sulla sua Mercedes e partì sgommando. “Ragazzi come inizio cinquemila Euro, a voi mille a testa.” Alberto alle quindici del sabato si fece trovare nello studio, Mariella ed Edoardo si presentarono poco dopo e tutti presero posto sulla Fiat Tipo di recente acquistata da Alberto a rate, auto capiente ma poco costosa perché costruita in Turchia. Con l’ausilio del navigatore satellitare in mezz’ora arrivarono a destinazione, Amalia si fece trovare all’ingresso della villa e fece posteggiare l’auto dietro casa, i tre la seguirono nel salotto dove uno scontroso Salvatore a mala pena rispose al loro saluto. Dopo quindici minuti apparvero in camera da letto Amalia con Luciano che: “E tuo marito?” “È andato in città a trovare alcuni amici.” “Mia cara, hai avuto una buona idea per l’aria condizionata, anche la musica in sottofondo è speciale come te, spero di poterci vedere spesso sempre che…” “Luciano guarda quello che non hai mai visto.” E si spogliò mostrando un corpo da quarantenne  estremamente piacevole. Solito repertorio: un sessantanove con ingoio da parte della padrona di casa che poi prese a cavalcare l’amante molto a lungo, dai ‘guaiti’ si poteva immaginare da parte dei due orgasmi multipli che fecero effetto su Alberto, su Edoardo ma soprattutto su Salvatore che, ormai fuori di testa per l’eccitazione chiese a Mariella di poter…All’assenso col capo di Alberto la ragazza si trovò a fronteggiare o meglio a posteggiare nel suo popò un coso piccolo del padrone di casa che volle fare il bis. Passata la buriana, Salvatore da un cassetto prese una manciata di Euro, li diede a Mariella e poi sparì dalla circolazione. Amalia e Luciano stavano recuperando il tempo passato e, dopo mezz’ora si lasciarono baciandosi in bocca. Amalia si presentò ai tre e mise in mano ad Alberto una busta simile a quella consegnatagli in passato. Rientro a Torre Faro senza conversazione, ormai i tre compresero quello che sarebbe stato il loro lavoro futuro. Mariella ebbe tremila Euro (se li era ben guadagnati!) due mila a Edoardo ed il resto ad Alberto, come prima esperienza era stata positiva. Due giorni dopo  Alberto trovò posteggiata vicino all’ingresso del suo studio una Jeep. Aperto lo studio il signore dell’auto lo seguì. “È lei lo psicologo?” “Si accomodi, sono io.” “Ho da segnalarle una mia questione piuttosto delicata, si tratta di mia figlia Carlotta, ha diciassette anni, il problema è che talvolta frequenta una discoteca ‘La Luna’ locale piuttosto equivoco, mi hanno riferito che non si comporta bene nel senso che…insomma lei dovrebbe andare in quel locale, controllarla e farmi conoscere cosa combina, sono vedovo e mia figlia,  come può immaginare  è la cosa che mi sta più a cuore al mondo.” Nel frattempo erano giunti anche Mariella e Leonardo, Alberto li presentò ad Aurelio assicurandolo sulla loro segretezza e competenza. “ Io  ho una villa sui monti Peloritani, si entra da Musolino e dopo due chilometri si può scorgerla sulla sinistra, non può sbagliare. il locale ‘La Luna’ si trova in viale Europa, apre alle ventidue e chiude alle tre di notte, in questa busta ci sono cinquemila  Euro, questo il mio biglietto da visita con indicato il mio telefono fisso a cui potrà inviarmi delle mail ed il mio telefonino, mi faccia sapere qualcosa al più presto.” “Ragazzi stasera alle ventidue saremo in discoteca, andremo con la mia Tipo, passerò a prendervi a casa vostra.” Entrati nel locale Edoardo incontrò un suo amico, Scanio, anche lui cintura nera, buttafuori del locale. “Son qui con i miei due collaboratori per controllare per desiderio del padre una ragazza, Carlotta.” “La conosco, viene qui spesso, talvolta sono costretto ad intervenire perché alcuni giovani se la  contendono, non posso proibirle l’entrata nel locale, la sorveglio ma quando va nella toilette delle signore non posso entrare ma immagino…” “È con me Mariella che servirà allo scopo.” Carlotta posteggiò dinanzi al locale una vetturetta cinquanta di cilindrata che i sedicenni possono guidare con il patentino delle moto. In minigonna abissale e camicetta trasparente, fra l’altro molto scollata che talvolta lasciava ‘andare in libertà’ una tetta. Prese la scala che conduceva al gabbiotto del disc Jokey, lo baciò in bocca e lasciò la sua borsetta, dove aveva nascosto lo slip e la ripose nell’armadietto dell’amico. Scendendo la scalinata Alberto poté ammirare sotto la svolazzante minigonna un bel cespuglio biondo che aveva attirato l’attenzione di alcuni giovani, come inizio…Musica techno a tutto volume che ti penetra nel cervello mandandoti in tilt; Carlotta passava da le braccia di un giovane a quelle di un altro fino a quando due pretendenti si presero a pugni. Per primo intervenne Edoardo che cercò con le buone a pacificarli ma uno sfrontato: “Tu chi cazzo si.” E partì con un pugno che Edoardo schivò ma nello stesso tempo prese un braccio del facinoroso, girò tutto il suo corpo e lo sbatté a terra. Gli altri due amici intervennero in suo favore ma fecero la stessa fine con applausi degli astanti. Era intervenuto anche Scanio che, da buon buttafuori li buttò fuori del locale. Ristabilito l’ordine Alberto, Mariella ed Edoardo convinsero con le ‘buone’ Carlotta a seguirli dopo aver recuperato i suoi slip. “Mariella tu prendi quella schifezza di macchina della ragazza e seguici, noi portiamo a casa stà disgraziata che mi pare si sia ‘fatta’, io guido, tu Edoardo nel sedile posteriore con lei, controlla che non faccia minchiate come aprire lo sportello quando l’auto è in moto, mi raccomando.” “Alberto devo accontentare Carlotta, mi pare stia esagerando.” “Fa quello che vuole, fin quando non  la scaricheremo a casa sua.” Carlotta aveva preso prima  a baciare in bocca Edoardo e poi, aperti pantaloni a prender in bocca il ‘ciccio’ del compagno di viaggio fino a quando lo stesso fece il suo dovere ‘inondandole’ la boccuccia. Conclusione inaspettata di Carlotta: “È buonissimo, mai provato uno così dolce!” Finalmente la voce della femminuccia del satellitare dichiarò l’arrivo a destinazione. “Signor Aurelio, le abbiamo recuperato la figlia, non è il momento di parlare degli avvenimenti, se vuole ci potremo vederci domani al mio studio, buona notte.” Mariella abbandonata la mini auto entrò nella Tipo, riposo meritato sino alla mattina seguente quando puntualmente il signor Aurelio si presentò ansioso di sapere del’esito degli accertamenti dei tre. Alberto riportò gli avvenimenti e poi: “Signor Aurelio quale psicologo ho cercato di inquadrare la posizione mentale di sua figlia ed ho compreso che lei vuol accedere ad una gamma di sensazioni, di stimolazioni, di fantasie e di esperienze che la portano all’estasi come la ‘Petit mort’. Il piacere interiore e le esperienze interne cambiano la percezione di voluttà e stabiliscono una connessione più profonda conseguentemente Carlotta vorrebbe stabilisce una legame cerebrale verso un nuovo mondo sensoriale ed erotico. Questo le dà la possibilità di vivere fantasie e desideri, sensazioni ed emozioni che altrimenti rimarrebbero inespresse creandole problemi psicologici.” “Dottore sono confuso, io sono il direttore di una banca, in campo della medicina sono a zero, mi dia dei consigli, fra l’altro Carlotta, che per ora non faccio uscire di casa non parla altro che di un certo Edoardo che è molto dolce, forse si riferisce al suo collaboratore?” “Credo proprio di si ma non mi spiego…” “Penso che ci sia poco da spiegare, Carlotta è stata viziata ed è capricciosa, quando vuole una cosa…Un altro particolare, la nonna di Carlotta era tedesca e faceva parte di una famiglia di possessori di fabbriche di acciaio che sia durante il nazismo che in epoca attuale lavorano per il governo con profitti altissimi. Carlotta cui è stato imposto il nome della nonna Charlotte,  al diciottesimo anno di età erediterà una grossa somma di Euro e qui è la mia preoccupazione, trovarle un giovane di cui innamorarsi che la tenga a freno, non conosco altra soluzione. Posso domandare ad Edoardo che intenzioni ha, potrebbe essere la mia salvezza.” Intervenne Alberto: “Grazie per il compenso che le vedo in mano, avrò un colloquio con Edoardo e le faremo sapere.” Ragazzi ci sono diecimila Euro, tre a testa  a voi e quattro a me. Ed ora Edoardo permettimi di  farmi i fatti tuoi: prima di prendere una decisione vorrei esaminare la tua posizione, per motivi di età e di lavoro ho più  esperienza di te della vita. Potresti avere una vita lussuosa e senza pensieri di soldi ma a che prezzo? Saresti lo ‘zerbino’ sia di Carlotta che tu sai capricciosa che del padre, la parola libertà sarebbe per te un’utopia, non ho altro da dirti.” La mattina seguente Edoardo con a bordo Mariella si presentò in  studio con una Fiat 500 Abarth.” “Ti dai alle corse?” “Non potendo acquistare un’auto di grossa cilindrata mi accontento di questa acquistata a rate in attesa di clienti danarosi che abbiano problemi psicologici!” “E Carlotta?” “Non mi ricordo di nessuna Carlotta!”

     
  • 25 aprile alle ore 10:45
    AMORI E TRISTEZZE

    Come comincia: Lisa  (Elisabetta) si era finalmente liberata degli studi, aveva conseguito la laurea in lingue, per premio il padre Freddy (Ferdinando) le aveva pagato delle vacanze sulla neve a Cortina d’Ampezzo. A febbraio i prezzi erano abbordabili e così Lisa, amante della montagna ma, inesperta sciatrice, preferiva andare in quota in funivia e passare il tempo a camminare sulla neve o al bar. Quel giorno il tempo era sereno e con in mano una bevanda calda Lisa sedeva in una comoda sedia fuori dall’esercizio. Alta, slanciata, piacevole in viso sempre sorridente poteva dirsi seducente; fu agganciata da un giovane circa della sua età che: “Che fa una bella signorina sola sola?” “Aspetta che qualche maschietto la rimorchi dicendo: “Che fa una bella signorina sola sola?” Ambedue si misero a ridere: sono Alfonso, Fonzi per gli amici e mi godo una vacanza, a Roma sono il padrone di una fabbrica di elettrodomestici, inutile domandarle cosa fa qui.” “Aspetto l’ora di pranzo.” “Se permette mi aggrego a lei, il ristorante dove vado non è gran che.” Al rientro all’albergo Splendor: “Vado in camera a cambiarmi, poi potremo andare al ristorante e desinare insieme.” Il pomeriggio una passeggiata, rientro all’hotel, cena e poi in camera di Lisa. “Ci vediamo un po’ di televisione poi ci daremo la ‘buona notte’ ed ognuno nella sua cuccia. Non  le poso offrire nulla, solo acqua minerale che il mio medico mi ha prescritto di berne due litri al giorno, vado in  bagno. L’acqua aveva uno strano sapore ma forse di trattava di una caratteristica proprio di quella bevanda, non era la solita che Lisa  beveva. Un sonno improvviso e poi la ragazza non ricordò più nulla. Alle dieci una cameriera bussò alla porta della, camera: “Signorina sono le dieci, ha saltato la prima colazione.” Fonzi era sparito, lei era stata in braccia a Morfeo. Lisa prese la borsa per dare la mancia alla cameriera ma, rigiratala tutta si accorse che erano spariti sia i contanti che la carta di credito a cui aveva attaccato la password, maledetta stupida! Accompagnata dal direttore dell’albergo Lisa si rivolse ai Carabinieri per la denunzia ma non aveva nessun elemento da fornire per rintracciare il maledetto. Lisa si rifugiò nel ristorante anche se era presto per il pranzo e, come affermava un vecchio detto una disgrazia tira l’altra. Una telefonata da parte della madre Mimma: “Cara una disgrazia tremenda, tuo padre in autostrada per aiutare due giovani che avevano avuto un incidente, mentre era a piedi è stato falciato da una auto ed è morto sul colpo, torna subito a  casa.” Lisa era impietrita, guardava nel vuoto e non si accorse che il ristorante si era riempito di villeggianti. Un signore: “Permette che io e mio figlio ci sediamo al suo tavolo, gli altri sono tutti occupati.” “Signorina si sente male, chiamo un medico?” “No grazie è che…” Lisa dopo un po’ si riprese e per sfogarsi raccontò al signore le sue ultime vicissitudini, poi si mise a piangere. “Sono il commendatore Bernardo, son qui con mio figlio Eros per ordine del medico di famiglia che ha ordinato di portare questo signorino in montagna…Eros vammi a comprare  un pacchetto di Marlboro. Se mi permette le posso darle una mano nel senso che  pagherò io il suo soggiorno in questo albergo e qualcosa di più qualora mi venisse incontro in una faccenda delicata.  Sono vedovo ed accudire oggi un giovane è quanto mai complicato. Il nostro medico ha constatato che stò zozzone è deperito e potrebbe ammalarsi, la sua malattia è….insomma si masturba in continuazione e potrebbe diventare tubercoloso, se lei potesse aiutarmi, le parlo da padre.” Lisa era pensosa, le avrebbero fatto molto comodo avere dei soldi ma doveva fare da nave scuola erotica ad un ragazzo peraltro minorenne. Il commendatore insisteva: “Le assicuro la massima serietà e segretezza, non so che altro dirle.” Eros tornò con le sigarette ma: “Papà non avevano da cambiare, ho pagato con i miei soldi.” Ovviamente il furbetto aveva messo in tasca i cinquecento Euro. “Eros, dietro richiesta di tuo padre ti autorizzo a venire questa sera a farmi compagnia in camera mia, ed ora una passeggiata che i latini consigliavano dopo pranzo.” Durante tutto il pomeriggio si vedeva che Eros fremeva, aveva capito tutto e: “Lisa vorrei prenderla a braccetto, potrebbe essere mia sorella, in fondo ci sono una decina anni di differenza, oggi son di moda i toyboy!” “Bene Eros vedo che sei informato." A braccetto di papà e figlio.nella hall dell’albergo in attesa della cena Bernardo si sedette in una comoda poltrona a leggere una rivista, Lisa e Eros a guardare le vetrine, il ragazzo voleva comprare un gioiello a Lisa ma questa rifiutò decisamente. Dopo cena: “Eros m’è venuto sonno, fai compagnia Lisa, io vado a dormire.” Eros era già in fibrillazione. In camera Lisa: “Stai calmo abbiamo tempo, intanto spogliamoci e andiamo in bagno.” Eros non aveva mai visto una donna nuda dal vero, strabuzzò gli occhi: “Penso che ti sposerò!” “Prima di arrivare ai confetti fai vedere come te la cavi…per un  sedicenne sei ben sviluppato forse più del normale ma non ti dare arie.” Lisa aveva minimizzato la situazione ma era certo che Eros ce l’aveva più grosso e più lungo del suo ultimo fidanzato. “Dato che ti sei indottrinato con i film porno che ne dici di un bel sessantanove?” Il problema che il ragazzo come si dice in gergo ce l’aveva in punta ed inondò la dolce boccuccia di Lisa la quale si alzò ed andò in bagno per ‘rinfrescare’ il cavo orale. “Quant’è che non ti sparavi una sega, mi hai inondato!” “Giusto ieri ma siamo solo all’inizio, il sapore della tua gatta era delizioso come te, sto provando delle sensazioni che vanno al di là del sesso, ci provo di nuovo col fiorellino.” Questa volta Lisa ebbe due orgasmi di seguito, guardò in faccia Eros vedendolo sotto un altro aspetto, non era un sedicenne con pustole in viso ma un uomo. “Prendo la pillola e quindi riaffacciati nel mio ‘tempio’ delicatamente, non ce l’hai proprio piccolo.” Questa nuova esperienza fu piacevole per entrambi, Eros seguitava, seguitava…ed a Lisa la ‘gatta’ cominciò a far un pochino male. Fece ‘sgombrare’  il ‘tato’ di Eros dal suo fiorellino che lubrificò con una pomata comprata prudenzialmente in farmacia. Si era fatto tardi: “Eros torna in camera tua.” “Ma quando mai mi capiterà di incontrare una donna deliziosa come te, telefonerò a mio padre  che stanotte non rientrerò  all’ovile.” E così fece, con l’assenso paterno restò con Lisa ma: “Ti prego di metterti su di un fianco, io ti penetrerò da dietro e ci resterò fino a che ‘ciccio’ rimarrà sull’attenti! Solo che ‘il fratello minore’ non conosceva la posizione di riposo e così…A Lisa la situazione non dispiacque, sentiva dentro di sé un qualcosa di piacevole e caldo, non protestò. Svegliatasi a notte fonda dovette constatare che il coso di Eros era ancora sull’attenti, manco John Holmes il celebre attore porno! A tavola Eros si sbafava porzioni doppie di tutte le portate, sulle guance era ricomparso il colorito roseo  al posto del precedente color biancazzo, lo notò il papà con notevole piacere, ma anche le cose belle hanno una fine come da canzone di Gionny Scandal. Alla fermata del pullman che avrebbe portato Lisa all’aeroporto, un velo di tristezza. Lisa questo è il mio bigliettino da visita con i numeri telefonici, noi abitiamo a Viterbo, nel caso…Anche Lisa scrisse su un foglietto il numero del suo cellulare poi salì velocemente sull’autobus senza voltarsi, la tristezza si era impadronita di lei. Mettendo le mani in tasca, con sorpresa trovò tremila Euro, sicuramente un affettuoso regalo di Eros, quel ragazzo le era rimasto nel cuore. All’aeroporto Canova di Treviso c’era una gran folla, per fortuna Lisa aveva prenotato e pagato in anticipo il volo e così non ebbe problemi. A Fiumicino niente tassì, autobus sino a Roma doveva risparmiare denaro, la posizione finanziaria sua e di sua madre era molto cambiata. Gli avvenimenti che seguirono fecero in parte dimenticare Bernardo ed Eros.  Nel palazzo dove abitavano lei e sua madre si era istallata una famiglia composta da una vedova, Elena e dal figlio Checco (Francesco) e furono loro che risolsero in parte i problemi finanziari delle due donne. Elena era titolare di una grande e famosa agenzia di navigazione, per colmare un vuoto di personale invitò Lisa in ufficio per un provino che ebbe esito positivo, la ragazza fu assunta. Del personale, fra l’altro c’erano  Adamo persona seria e riservata ed un certo Naele. Dove i genitori avessero attinto quel nome non  si ebbe a sapere, forse un nonno… Naele era un ex pugile dei pesi massimi tutto barba e capelli neri che lo facevano assomigliare ad un orango ma parlava inglese e francese e pertanto era stato assunto per far da Cicerone ai turisti di passaggio a Roma. Come  quasi tutte le famiglie, in casa di Elena e di Francesco era sorto un problema, il ragazzo non dimostrava nei modi molta virilità e gli amici invece che Checco la interpellavano con ‘Checca’. Cuore di mamma trovò una soluzione: far sposare il figlio con Lisa, senza problemi di denaro avrebbe provveduto a tutto lei in tutti i campi, non ultimo le spese per il viaggio di nozze programmato per la Thailandia. La cerimonia avvenne in Comune alla presenza di un delegato municipale, di due amiche di Lisa e di Adamo e Naele quest’ultimo stretto in uno smoking di una taglia inferiore alla sua. Viaggio di dieci ore sino all’aeroporto di Bankok dal nome impronunziabile per un italiano. Alla dogana nel bagaglio di Checco i doganieri notarono una cassetta di sicurezza,  dopo l’apertura della stessa da parte di Checco i doganieri gliela fecero richiudere con un sorriso generale, Lisa si era riservata la richiesta di spiegazioni all’arrivo in albergo in località di Hua Hin raggiunta in pullman. Albergo ben tenuto ed arieggiato, servizi impeccabili di camerieri in livrea, con inchini multipli (e conseguenti mance). “Cara ti debbo confessare una cosa importante: il motivo per cui i doganieri sorridevano erano che aveva scoperto un vibratore che io uso perché sono bisessuale,  il motivo per cui mia madre ha voluto che ti sposassi era per far cessare le chiacchiere sul mio conto, in ogni caso sappi che ti voglio bene e che ti rispetterò sempre, mi sei molto cara.” Dopo tante recenti peripezie Lisa  era corrazzata alle cattive notizie e rispose diplomaticamente al marito di non preoccuparsi avrebbero trovato una intesa fra di loro. La prima notte di nozze non fu per loro molto romantica, Checco per far resuscitare l’uccello’ usò il vibratore nel suo popò e alla meno peggio fece il suo dovere di sposo, piacere per Lisa: nullo. La giovane si vendicò acquistando nella boutique dell’albergo un costume alla brasiliana in cui a mala pena erano coperti i capezzoli,  dietro un filo, davanti un triangolino. Nessuno fece caso al suo abbigliamento, c’era un turismo internazionale di persone ricche ed abituate a qualsiasi situazione fuori del comune. Altra sorpresa: furono contattati dal direttore che in inglese: “Do you want a male or female company of any kind?” Traduzione da parte di Lisa: “Il muso brutto domanda se vogliamo una compagnia maschile o femminile per qualsiasi nostra esigenza, forse hanno avuto una soffiata da qualche amico in aeroporto che ha trovato il tuo vibratore.” Mandali a strafottere maledetti musi neri, per chi mi hanno preso?” “Per quello che sei.” “No tanks.” A tavola come camerieri si presentarono una bella e giovane ragazza in costume locale ed un bellissimo giovane con camicia bianca molto larga e pantaloni neri anch’essi molto larghi, Lisa parlando con se stessa pensò che se lo sarebbe ‘fatto’. Analogo pensiero di Checco a cui la pressione sanguigna si alzò notevolmente, Lisa se ne accorse e…”Ho capito che li vuoi ‘vedere’ in camera nostra, gli dirò che saranno ‘foraggiati’ con 10.000 Bath ognuno, valgono circa 273 Euro, puoi invitarli, i soldi sono di tua madre.” “Se a te non dispiace mi piacerebbe.” “My husband would like to see you in the afternoon in our room, he will give yiou 10.000 Bath per person.” Lisa si sistemò nel salottino della hall, non provava alcun sentimento, si sentiva vuota. Il pensiero corse a Eros, ormai era diventato un uomo, chissà cosa faceva, dove studiava, da Viterbo a Roma…I suoi pensieri furono interrotti dall’arrivo di un giovane in pantaloncini corti che si sedette vicino a lei. “Non voglio  invadere della sua privacy, se le do fastidio levo le tende.”  “Non vedo nessuna tenda, faccia quello che vuole.” Lisa era stata sgarbata,  il giovane preferì ritirarsi in buon ordine. Il cotale a cena era ad un tavolo vicino al suo, Lisa era sola, Checco ancora non si vedeva…boh.”Vorrei rimettere le tende che ho tolto vicino a lei…” “Va bene spiritosone, vieni a sederti al mio tavolo, mio marito ancora non si vede.” “Io occupo la stanza vicino alla vostra, oggi pomeriggio ho sentito del movimento, avevo visto un giovane ed una giovane del posto entrare in camera vostra, suo marito se la sta sollazzando alla grande, adesso devo levare nuovamente  le tende?” “Sono Lisa, non togliere nulla, siediti  al mio tavolo per farmi compagnia, come ti chiami?” “Alain, sono francese di Nizza, ho vent’anni, sono in viaggio vacanza, i miei hanno una fabbrica di mobili e non hanno potuto lasciare il lavoro.” “Come te la passi a femminucce?” “Niente legami, l’esperienza di miei amici mi ha portato a diffidare di legami fissi  solo avventure, alle ragazze locali interessano solo i Bath,  noi con l’Euro siamo avvantaggiati ma perché parliamo di me, lei è più interessante.” “Ho capito mi dai del lei perché sono più attempata di te.” “Non è per questo, è che prima mi hai liquidato in modo brusco.” “Ero nervosa, scusami.” Il direttore del locale si era avvicinato ai due, Lisa pensò che era proprio un rompi, forse alcuni turisti, come d’altronde suo marito gradivano…” “I see that the lady has changed company, best wishes.” “I at patres! It is latin, is means good evening.” Il rompiballe sparì dalla vista dei due, Alain: “Io conosco sia l’inglese che il latino, l’hai mandato bellamente a fare in c..o!”Il direttore si presentò nuovamente ai due: “Her husband phoned the concierge who eats in the room.” “Bene madame, tuo marito cena in camera, siamo soli, ci diamo ai cibi afrodisiaci?” “Si ma non per quello che pensi tu, a me piacciono molto le aragoste che a Roma costano un occhio della testa.” Tra i due si era nato un certo feeling, andarono sulla spiaggia a passeggiare, un luna piena illuminava il mare calmo, un’atmosfera idilliaca. Alain fece un grosso respiro rilassante, prese per mano Lisa che non si oppose alla sua tattica di avvicinamento. “Dato che tuo marito occupa ancora la vostra room ed è in compagnia che ne dici di passar la notte in camera mia?” “Bel giovane sono costretta ma…” “D’accordo, non ti pare di fare troppo la ‘vergine dai candidi manti.” “Conosco la poesia se così si può dire e non mi offendo, userò un tuo pigiama.” E così fu. Alain ovviamente fu confinato su un divano con indosso una copertina, Lisa, bella larga sul lettone, augurò la buona notte ad Alain con tanti bacini con la mano sulla sua bocca. Anche la presa per il culo, Alain era stanco delle schermaglie, sperava che la signorina ci ripensasse e lo facesse ‘riposare’ vicino a sé nel lettone. I dei dell’Olimpo decisero che la sorte andasse a favore del francese il quale, non riuscendo a prendere sonno si rifugiò in bagno. Seduto su uno sgabello aspettava il giorno conscio che gli avvenimenti non sarebbero stati a lui favorevoli. Si sbagliava, per un intervento di Hermes Lisa si svegliò nel mezzo della notte, vide la luce filtrare da sotto la porta del bagno, indossò una vestaglia di Alain ed andò a trovarlo. Il giovane era con la testa fra le mani, non sembrava più lui. Lisa in uno slancio di generosità: “Che fa l’amore mio  piange?” “Purtroppo non sono l’amore tuo…” “E se ti dimostrassi il contrario?” La frase fu seguita dallo spogliarello della signora che lasciò basito Alain, d’impulso la prese in braccio e la depositò sul lettone. Ora erano ambedue nudi e cominciò una battaglia erotica alla grande,  vogliosissimi sperimentarono tutte le tecniche erotiche che dopo circa un’ora li lasciò senza forza ma ancora abbracciati. Nel frattempo Alain cercava di capire quello che gli stava succedendo, lui sempre contrario a legami sentimentali di lunga durata si ritrovò a dover ammettere che si era innamorata di Lisa, conclusione: era in mezzo a casini senza uscita. Alle nove circa Lisa si svegliò, di Alain nemmeno l’ombra ed allora decise di bussare alla porta della stanza dove c’era suo marito che se la dormiva alla grossa. Il signore stanco delle fatiche sessuali non dava segni di vita. Lisa fece la doccia, si imbellettò a scese al ristorante per la colazione. Il solito direttore ca..a mi…a’ si avvicinò e con un sorriso e: “The gentleman who was with her last night at dinner left, did not leave any contact.” Lisa cercò di recepire bene la notizia ma non c’era dubbio, Alain era partito senza lasciare alcun recapito. Finalmente giunse nella hall  Checco che senza profferir verbo con Lisa si fece portare una sostanziosa colazione, evidentemente doveva recuperare le forze! Lisa era quella delle decisioni improvvise, anche questa volta: “Checco mi sono stancata di stare in questo posto, sistema i conti, fatti prenotare due posti in aereo, domani voglio ritornare a Roma.” Nel frattempo Alain di rientro nella sua Nizza faceva delle considerazioni sulla vicenda con Lisa: la donna le era rimasta nel cuore tanto da esserne innamorato ma il futuro era quello che lo preoccupava, sicuramente avrebbe cercato una ragazza con le sue caratteristiche senza trovarla, insomma si era rovinato la vita! Checco ormai sazio delle prestazioni delle bellezze locali aderì alla richiesta di rientrare a Roma. Il giorno dopo di pomeriggio arrivarono all’aeroporto ‘Leonardo da Vinci’, tassì e poi a casa festeggiati da Mimma e da Elena. La storia ebbe un finale non favorevole Lisa che rimase sola insieme alla madre mentre Checco se la spassava con Adamo che, per necessità pecuniarie era diventato il suo amante, Elena veniva piacevolmente brutalizzata, con suo piacere dal mostruoso Maele.  Lisa, con i soldi provenienti dalla donazione di quella signora deceduta volle allontanarsi dal suo appartamento, acquistò una villa al ‘Giardino sui Laghi’ con tanto di parco e di  piscina che frequentava solo d’estate in compagnia della madre,  di un cane e di un gatto  dai pedigrèe incerti che, stranamente, andavano d’accordo fra di loro e si dividevano  la cuccia. Niente più maschietti, solo solitudine, il ricordo di Eros e di Alain  pian piano svanì nel tempo. Non sempre le favole finiscono ‘e vissero tutti a lungo felici e contenti!’

     
  • 19 aprile alle ore 8:02
    UN PALAZZO DI FEMMINE DI LUSSO

    Come comincia: Il destino è al di sopra degli dei. È il concetto che discende dalla credenza che esista un ordine naturale già fissato nell’universo,  teoria che trae origine del fatalismo dei greci, vedi vicenda di Edipo e delle Parche che regolavano la vita degli uomini.  Il fato non ha le stesse caratteristiche negative del destino perché, senza una voluta partecipazione del soggetto non produce effetti. Il credo cattolico, per giustificare i suoi principi parla di libero arbitrio ma i filosofi moderni hanno affermato  che tale pensiero è incompatibile con le nostre attuali conoscenze della natura. Il motivo per cui il seguente racconto è iniziato con questo ‘pistolotto’? Semplice perché sembrava impossibile che si fossero presentate delle situazioni un po’ complicate ed anche boccaccesche che come era accaduto a Roma, in via Duca d’Aosta, palazzina di cinque piani più garage e alloggio per il portiere,  edificio moderno e antisimico ma…c’era un ma: dinanzi passava un tram che più avanti incrociava altro tram in via Taranto, conclusione ad ogni passaggio un rumore infernale. Il costruttore era stato previdente ed aveva isolato con pannelli antirumore tutto l’edificio ma d’estate, a finestre aperte… un bel concerto. Viola quarantenne, divorziata, ricca e nullafacente abitava al primo piano;  stanca di stare sul letto in sottoveste ed aria condizionata accesa, sperando nel ‘ponentino’ romano si era affacciata al balcone quando sotto passò Riccardo figlio della portiera Amaranta: ”Un bellissimo spettacolo, se possibile vorrei ammirarlo da vicino!” Viola non si era accorta che era senza slip e quindi la ‘pelosa’ era in vetrina, doveva accadere proprio lei molto pudica come da suo nome. La dama sparì all’interno arrabbiata con se stessa. Amaranta aveva avuto una pessima sorpresa quando una mattina dei Carabinieri si erano presentati in casa sua ed avevano ammanettato Mattia, il marito portandolo a Regina Coeli per certe sue operazioni  ‘non pulite’ e combinate  in combutta con la mafia capitolina, ne avrebbe avuto per cinque anni. Dopo i primi attimi di smarrimento, Amaranta, come da suo nome ‘immortale’ si era rimboccate le maniche ed aveva preso il posto di portiere di suo marito, non c’era altra soluzione anche se la paga non bastava alle esigenze famigliari ma un suo dio la prese sotto l’ala protettrice.  Federico, fratello di Mattia che aveva fatto fortuna in Australia, venuto a conoscenza della situazione ogni mese inviava alla cognata una consistente somma di denaro con cui il figlio Riccardo poteva pagarsi gli studi all’Università, era iscritto in medicina. Altra situazione al secondo piano: Frida nubile, trentenne figlia di agricoltori diretti con terreni vicino a Frascati era professoressa di francese al liceo scientifico di via Cavour. Dopo un lungo rapporto con un compagno d’Università il cotale l’aveva lasciata con un laconico messaggio sul cellulare: “Hi good luck’”, si era messo con una ventenne come ormai di moda. Dopo un primo momento di rabbia Frida si era ripresa ed aveva preso ‘confidenza’ con Tommaso un professore della sua stessa scuola quarantenne, sposato che la andava a trovare dopo bugie propinate alla legittima consorte che faceva finta di crederci, meglio, le corna che l’abbandono, l’attuale filosofia delle signore tradite è  diventata più pratica, niente sceneggiate, il consorte o prima o poi, per nostalgia per la casa coniugale avrebbe alzato bandiera bianca e sarebbe tornato all’ovile. Tommaso aveva un  pregio non indifferente: era molto ricco e non lesinava regali e denaro in contanti a Frida che lo spendeva in viaggi con amiche ed amici soprattutto in crociere durante le quali si prendeva più di una  licenza con maschietti giovani e di suo gusto. Oggigiorno i principi morali, tranne che per i poveri cattolici praticanti (talvolta anche per loro!) sono molto cambiati in meglio, a seconda dei punti di vista! Terzo piano dell’edificio occupato da Mimosa vedova ricca di suo ed anche per ‘merito’ del suo  defunto marito che le aveva lasciato inoltre due eredi gemelli diciassettenni Amos e Leo che la mamma prudentemente aveva ‘spedito’ in un collegio per ricchi ma lontani dalla genitrice che amava molto la libertà consistente soprattutto in colloqui intimi con signori di bell’aspetto e sessualmente dotati. Chi meglio di Riccardo non per nulla detto ‘er casanova’ per soddisfare le sue molteplici voglie sessuali, talvolta anche per tutta una notte, prestazioni  che lasciavano il giovane spossato ma con le tasche piene di bei soldini. Quarto piano occupato da Flora cordiale con tutti soprattutto con le femminucce che apprezzava come i maschietti, la sua professione di coach in una palestra di sua proprietà la portava ad incontrare giovani e giovanette cui insegnava  esercizi e metodi di allenamento per migliorare la loro  forma fisica. Al quinto piano Aurora dal fisico longilineo e splendente come il significato del suo nome.  Venticinquenne era modella e spesso sfilava anche all’estero, era l’amica intima del  noto stilista Diego, uno dei pochi non omosessuale che, innamoratissimo di lei, la poteva incontrare solo in occasione di sfilate considerata la gelosia ossessiva della consorte che, essendo comproprietaria del marchio faceva pesare la sua volontà nelle scelte di lavoro e non era conveniente per Diego chiedere il divorzio. Viola in crisi di solitudine una mattina pensò di far qualcosa lontano dalla sua natura di donna riservata: dare una festa a casa sua invitando tutti le signore  residenti nel palazzo, ognuno avrebbe potuto farsi accompagnare da una persona di suo gradimento. Convocò la portiera Amaranta cui consegnò cinque inviti scritti di sua mano con riportato il disegno di una sala da ballo, inviti per il sabato successivo per una festa danzante nel suo alloggio. Le quattro invitate, anche se un po’ sorprese aderirono alla richiesta ringraziando per telefono Viola. La padrona di casa aveva unito due stanze per avere un salone grande, era sempre stata un suo desiderio e così le coinquiline all’ingresso nei locali apprezzarono e lodarono la padrona di casa che,  smessi i consueti vestiti modesti aveva acquistato un abito da sera di gran lusso e si era fatta truccare da una stilista, sembrava un’altra come poterono accertare le quattro signore. La signora si recò personalmente in una famosa pasticceria in via Taranto per ordinare dolci e bevande per la festa. Ad un commesso chiese di parlare col padrone del locale, era un signore quarantenne molto elegante sia nel vestire che nei modi, Viola rimase affascinata, non era facile di gusti in fatto di maschietti ma questo… “Sono Ennio spero di poterle esserle utile.” Viola lo mise al corrente della prossima festa che avrebbe dato a casa sua e chiese al proprietario della pasticceria di farsi carico per quanto riguardava il rinfresco poi fu  audace: “Qualora lo desideri potrebbe venire personalmente a controllare…” “Con gran piacere madame,  sono stato a suo tempo barman a Parigi, lei mi ricorda una tale madame che mi è rimasta nel cuore, mi lasci un suo biglietto da visita, vorrei il giorno prima venire  a casa sua a controllare il locale.” “Bien sure monsieur, voici ma carte de visite.” Toh,  una dama poliglotta, quel giorno potremo fare anche della conversazione…” “Io preferisco il ballo.” “Senza modestia in quel campo sono ferrato, a presto mia gentile signora.” Un finto baciamano mise fine alla conversazione. Viola non riconosceva più se stessa, non vedeva l’ora che arrivasse quel sabato, mai in vita sua si era innamorata, che fosse la volta buona…La notte prima sembrava il film ‘la notte prima degli esami’. Viola aveva dormito poco e male, ce l’aveva con se stessa e che cavolo…Aveva chiesto alla parrucchiera di inviarle a casa l’estetista, ora si sentiva a suo agio, si fece i complimenti da sola. Pian piano giunsero gli ospiti compresi Amos e Leo i due giovani figli di Mimosa, dimostravano più dei loro diciassette anni, erano dei bei giovani. Per ultimo giunse Ennio al seguito di tre camerieri con tre vassoi per le cibarie e secchielli con delle bibite, il signore indossava uno smoking grigio molto elegante che metteva il risalto il suo fisico. Viola d’impulso gli si avvicinò e lo abbracciò presentandolo agli astanti un po’ sorpresi di tanta manifestazione di affetto, Viola era stata sempre considerata una donna riservata, ora…Furono loro due ad aprire i balli, al suono di uno stereo, musiche romantiche e pian piano si formarono delle coppie eterogenee, solo una coppia rimase sempre l stessa quella di Viola e di Ennio che alla fine della serata rimasero soli in casa, si guardarono negli occhi e come nelle favole…vissero a lungo felici e contenti.

     
  • 19 aprile alle ore 7:59
    CATTOLICI E FASCISTI

    Come comincia: Era una piovosa giornata ottobrina del 1940 XIII° dell’era fascista, il professor Eugenio Gatti stava uscendo di casa dalla sua villetta in viale della Vittoria a Jesi, in quel di Ancona per recarsi nella scuola ginnasio-liceo classico, il suo umore era paro paro con il tempo, ne aveva ben donde. C’era in giro aria di epurazione nel senso che il regime, tramite i suoi scagnozzi, stava togliendo di mezzo quelli che loro consideravano nemici pericolosi. I meno infidi venivano purgati con generose dosi di olio di ricino che costringeva gli interessati a non uscire di casa per vari giorni e sosta quasi permanente nella propria toilette. Nei casi un po’ più gravi, come l’esser ebrei, licenziamento dai posti di lavoro. Come venivano scoperte le famiglie ebree? A scuola ai bambini venivano fatti abbassare le mutande e la circoncisione del pene era la prova dell’appartenenza a quella religione tanto odiata anche dai nazisti. Un caso particolare quello degli atei. Dopo i vergognosi Patti lateranensi dell’11 febbraio 1929 tra lo Stato Italiano e la Santa sede i più integralisti dei cattolici consideravano un offesa la teoria atea e cominciarono e ‘stanare’ quelli che non frequentavano le chiese con all’inizio richiesta di chiarimenti che, se non sufficientemente provati provocavano agli interessati gli stessi provvedimenti ‘propinati’ agli ebrei. Il professor Gatti sin dai tempi dell’Università era uno studioso di lingue estere, conosceva perfettamente oltre al latino ed al greco, materie di insegnamento anche il tedesco e lo spagnolo oltre che l’aborrito inglese, i fascisti chiamavano l’Inghilterra la ‘Perfida Albione’. Per il professor Gatti quella era pure un mattina sfortunata, all’ingresso del plesso scolastico incontrò certo Settimio Famiglini da lui bocciato per la sua crassa ignoranza e soprattutto perché aveva poca voglia di impegnarsi nello studio. “Professore che piacere incontrarla, è un  bel po’ che non ci vedevamo, da quando lei mi ha bocciato senza motivo. Voglio essere generoso non denunziandolo al partito per il fatto che lei non frequenta la chiesa, in giro si dice che è angostico, perché stamattina non entra alla ‘Madonna delle Grazie’ è qua vicino.” Gatti pensò: “Piacere un cazzo, ho fatto bene a bocciarti non sai pronunziare la parola agnostico. E poi: "stamani, causa il tempo, mi si è acutizzata la lombaggine, anzi sto andando dal Preside per chiedergli di essere autorizzato andare dal dottor Massimo Pileri perché mi prescriva una cura.” “Professore per questa volta…ma stia attento io la curo…” “Maledetto, mille volte maledetto mò vuoi vedere che ogni mattina devo andare in chiesa e diventare un bacia pile, per fortuna conosco don Francesco. Il prete, in tempi non sospetti, era stato in Inghilterra ed aveva appreso le norme che regolano la democrazia, mal sopportava il regime fascista ma stava ben attento a non mostrare le sue idee. Don Francesco accolse con calore il professor Gatti, lo stimava molto e: “Fratello posso offriti la colazione, sto andando al bar Ciro qui vicino.” Il professor Gatti ne approfittò anche se di solito saltava la prima colazione, cornetto e cappuccino lo sollevarono di spirito. Finito di mangiare raccontò quello che gli era capitato attimi prima. “Non ti preoccupare, tu sai che da democratico convinto accetto tutte le teorie non violente, ogni mattina vieni in chiesa e poi facciamo colazione insieme.” Don Francesco aveva fatto un’altra opera buona, aveva assunto come chierichetto un non più giovane  Andrea, nome che può essere imposto sia ai maschietti che alle femminucce. In questo caso era azzeccato Andrea era omosessuale condizione inammissibile per i fascisti che si consideravano di razza ariana e quindi pura. Per gli omosessuali la punizione minima era il confino nelle isole Eolie, lì c’erano finiti vari intellettuali. Un esempio: Carlo Levi autore del libro ‘Cristo si è fermato ad Eboli’ confinato in Lucania. A Jesi altro ateo convinto era il Commissario di P.S. Alfredo Minazzo che giustificava con i suoi impegni istituzionali la non frequenza continuativa della Chiese, nemmeno i più fanatici fascisti osavano contraddirlo, avevano molto rispetto per l’Autorità costituita. Altro seguace dell’ateismo era Armando Minazzo, figlio del commissario che per una gamba di legno aveva evitato di essere arruolato nell’Esercito e come suoi coetanei inviati in Russia da dove non erano più tornati. Con i loro scarponi di cartone ed il fucile 91 i soldati italiani erano patetici rispetto agli equipaggiamenti e agli armamenti dei tedeschi e dei russi. Un giorno un fanatico fascista aveva messo in dubbio che il figlio del Commissario avesse una gamba di legno in seguito ad incidente stradale, incontrandolo per il corso aveva battuto col suo bastone nella gamba incriminata e solo allora si era convinto. Armando era un benefattore nato, funzionario di una banca aveva acquistato una moto con sidecar per portare alle famiglie disagiate dei beni di prima necessità che riusciva ad avere senza tessera, come allora d’obbligo per acquistarli,  presso amici abbienti e generosi che si rifornivano al mercato nero. Il sidecar era usato da Armando anche per andare alla stazione e ‘approvvigionarsi’ a spese delle Ferrovie dello Stato, con la complicità di un amico ferroviere del carbone che usava per riscaldare la sua casa in cui abitava con sua moglie, due figli, suo padre, sua madre e tre sorelle nubili, un lusso che pochi avevano a Jesi. C’è da domandarsi che fosse l’allora capo dello Stato: c’era la monarchia ed un re a nome Vittorio Emanuele III° detto ‘pippetto’ per la sua bassa statura. Per sopperire a questo ‘inconveniente’ l’interessato indossava, con pochi risultati un copricapo molto alto; migliore fu la sua scelta di impalmare un donnone, Elena del Montenegro che gli ‘sfornò’ un maschio e quattro figlie femmine, il successore era assicurato. Il cotale aveva avallato il colpo di Stato di Mussolini, era un pusillanime tanto che, quando i tedeschi divennero dei nemici pensò bene di fuggire dalla reggia di Roma e di recarsi a Brindisi creando, sulla carta, un’Italia formata dalle province di Brindisi, Bari, Lecce e Taranto,  i suoi colleghi del nord Europa, al suo contrario, si erano aggregati ai partigiani, la sua un figura di…. Tale decisione  fu di intralcio per suo figlio Umberto, che gli era succeduto  nel Regno per l’abdicazione del padre allorché ci fu un referendum vinto dai repubblicani anche se con sospetto di brogli. Anche a Jesi con la fine della guerra la situazione politica cambiò: il sindaco Giuseppe Carotti prese  la via dell’esilio rifugiandosi in Argentina dove poteva contare su parenti colà stabilitisi, fu seguito anche dal capo dei Vigili Urbani Gino Scortichini mentre altri, compromessi col precedente regime, prima della fine della guerra cambiarono bandiera e  salvarono il…Un situazione curiosa per le ‘signorine’ che avevano avuto contatti sessuali con gli ex nemici: furono tutte rapate a zero! Tutti gli Jesini si diedero da fare per la ricostruzione della città, Armando ebbe una gratificazione da parte di coloro che aveva aiutato con cibarie durante quel periodo nero della guerra, gli fu intestata una piazza. E il professor Gatti? Sessantanovenne insegnava ancora alla quinta ginnasiale, era diventato un mito per tutti, gli studenti che seguivano in silenzio le sue lezioni. Quando andò in pensione fu organizzata una gran festa con la partecipazione di tutta la sua classe, manifestazione di affetto che portò alle lacrime il professore il quale visse ancora a lungo dando, gratis, ripetizioni agli alunni dei meno abbienti.

     
  • 03 aprile alle ore 9:25
    L'ALIANTE

    Come comincia: Gli aggettivi:  peculiare, inconsueto, originale, insolito, possono ben adattarsi ai personaggi del racconto che state per leggere, luogo principale degli avvenimenti la città di Messina lambita dal mare e circondata da magnifici monti, i Peloritani,  dove i possidenti avevano fatto costruire le loro ville. Zeno e Mia erano una coppia ‘peloritana’, lui famoso chirurgo, lei insegnate di religione in un istituto del capoluogo. I due non avevano nulla di che lamentarsi, ricchi con una figlia, Rossella, meravigliosa da sembrare una modella. Alcuni, i soliti maligni, si domandavano da chi avesse ‘preso’ la signorina diciottenne dato che i genitori non erano particolarmente avvenenti anzi, forse la natura oppure…Non esisteva l’oppure, Mia  oltre che religiosa era puritana sino all’eccesso quindi nessun problema in famiglia sino a che un pomeriggio… Mia, sentendosi poco bene, decise di ritornare in villa dove la figlia stava ricevendo una lezione privata da parte della professoressa d’inglese solo che l’insegnante aveva gusti particolari e stava baciando in bocca Rossella ed anche le sue mani non erano…al posto giusto. Una furia: “Se domani ti ritrovo a scuola ti denunzio ai Carabinieri, ti rovino per tutta la vita, fra l’altro mia figlia è minorenne…(bugia).”Perché Rossella aveva ‘ceduto’ alle profferte omo dell’insegnate? Forse per curiosità dato che il boy friend con cui aveva dei rapporti sessuali era poco ‘performante’. Mia si recò dal confessore raccontando quanto accaduto alla figlia, il vecchio prete non trovò altra soluzione se non quella di consigliarle di far avere un colloquio di Rossella con un esorcista al fine di ‘sradicare’ il male dal suo cervello. Alla proposta materna Rosella si mise a ridere prendendo in giro la madre che, a  parere della figlia i metodi dell’esorcista erano ‘bufale’ da  Medio Evo. Papà a mamma si consultarono e, per bene della figlia, presero la decisione di organizzare per lei  una crociera nel Mediterraneo al fine di farle dimenticare il triste episodio che per Rossella non aveva nulla di triste ma valli a capire i genitori rimasti indietro di anni. La nave ‘Royal’ attraccò a Messina una mattina di luglio, Mia e Zeno accompagnarono Rossella sino alla sua cabina esterna (la più lussuosa) con mille raccomandazioni relative alla frequenza di persone estranee. Rossella estroversa per natura, fece subito amicizia con due coniugi anziani che mangiavano al suo stesso tavolo; con le sue battute li fece tanto divertire che le loro risate attirarono l’attenzione dei vicini di tavolo. I vecchietti si ritirarono in cabina ma per Rossella niente sonno,  per finire la serata si recò al teatrino della nave dove si esibivano dei ballerini brasiliani. Sotto il palco tanti maschietti con applausi fragorosi e con la speranza di ‘conoscere’ da vicino una delle bellezze d’oltre oceano, Rossella preferì un tavolo vicino all’uscita, non amava la confusione. Musica a tutto volume, folla soprattutto di giovani impazziti e vocianti fino a quando i ballerini si presero un meritato riposo e scesero dal palco per andare nelle loro cabine passando nel corridoio vicino a Rossella. L’ultima ballerina nel passare vicino alla ragazza si fermò e: “Vôce é realmente linda, eu posso sentar na sua mesa?” “Non parlo la tua lingua sono italiana.” “Ti chiedo scusa, guardandoti pensavo fossi sud americana, in portoghese ti ho chiesto il permesso di sedermi al tuo tavolo, sono affaticata ed assetata.” Mi chiamo Melissa.” “Io sono Rossella, bevi pure da dove vieni?” “La mia ultima residenza era a Säo Paulo ossia San Paolo, mi piace girare il mondo e così faccio la ballerina, tu?” “Io sono studentessa, abito a Messina, in Sicilia e son qui a bordo per distrarmi, se ti va possiamo mangiare insieme, io sono nella cabina 132 con vista esterna.” “Io sono in una cabina multipla con tre colleghe che di notte non mi fanno dormire anche perché talvolta si portano appresso qualche maschietto, tu potresti…” “La mia cabina ha un letto matrimoniale, non c’è problema a meno che tu non russi” celiò Rossella. “Non russo ma ho un problema, se sei anticonformista…” “In vita mia ho avuto problemi solo con i miei professori perché vedo  le situazioni con ‘esprit  humoristique’ come dicono i francesi e non a tutti piace essere dileggiati…” “Il mio è un caso particolare, come ti dicevo i miei genitori, fattisi vecchi, si sono ammalati gravemente e sono deceduti. Io un giorno era in stazione a San Paolo, seduta su una banchina con la testa fra le mani sono stata interpellata da una bella signora di passaggio che: “Posso aiutarla, la vedo triste, alla sua età…” Le spiegai il motivo dei miei problemi e la tale a nome Azzurra mi accennò al fatto che poteva agevolarmi qualora io avessi accettato di far parte di un balletto e così fu. Ritornando all’oggi potremo fare il viaggio insieme anche se io la sera sarò costretta a venire a dormire tardi.” “Ti farò compagnia…” In quel momento si presentò un giovane ufficiale della nave: “La signorina Rossella?” “Sono io, mi dica.” “ Il Comandante della nave desidera parlarle, mi segua per favore.” Ovvia curiosità da parte di Rossella, che poteva volere da lei il Comandante, donne intorno ne aveva tante…” “Signorina mi scusi se inizio la conversazione con una domanda: i suoi genitori talvolta volano con un aliante?” “Si è la passione di mio padre ma non capisco…” “Questo è un telegramma del suo medico di famiglia, viene da Messina, purtroppo l’aliante dei suoi non è stato rintracciato nel Mediterraneo da due giorni, tutte le ricerche sono state vane, la speranza…” Rossella pian piano si rese conto della realtà, la speranza di rintracciare i suoi dopo due giorni era quasi inesistente, prese il telegramma dalle mani del Comandante e uscì dalla cabina seguita da Melissa. Mai in vita sua aveva provato un dolore tanto violento, stava tremando e fu costretta a sedersi su una panchina sin quando Melissa la condusse in cabina. Mancava un giorno per il rientro a Messina e Rossella non si mosse più dal suo alloggio, l’amica le portava il cibo e le bevande ma Rossella non riusciva ad inghiottire nulla se non dell’acqua, un choc tremendo. In banchina a Messina Rossella scorse il dottor Leonardo che, arrivata a terra l’abbracciò, non c’era nulla da dire. Il dottore aprì la portiera della sua Mercedes, Rossella stava per salire quando si accorse della presenza di Melissa, che fare? D’impulso: “Vieni con me, recupera i bagagli miei e tuoi, ti aspettiamo qui.” Durante il percorso il dottore comunicò le ultime notizie: un vento particolarmente violento aveva battuto il tratto di mare fra la Sicilia e la Sardegna, natanti della Marina Militare insieme a quelli della Capitaneria di Porto stavano cercando i resti dell’Aliante anche se la possibilità che i due coniugi si fossero salvati era minima se non inesistente. Leonardo si offrì di aiutare le due donne ma Rosella rifiutò con gentilezza, aveva bisogno di silenzio, la compagnia di Melissa le poteva alleviare il dolore. Dopo tre giorni la notizia:  i resti squarciati dell’Aliante  erano stati recuperati vicino alle coste sarde…La mattina successiva Rossella stava per mettere in moto la Golf di sua padre quando squillò il telefonino: “Sono il notaio Neri, signorina Rossella quando le viene comodo passi da me.” Dal notaio: “Ci sono delle novità, occorre innanzi tutto che venga dichiarata la morte presunta dei suoi genitori intanto, data l’amicizia che mi legava ai suoi le anticipo quali sono i beni oggetto del testamento: la villa,  due auto, il conto corrente presso la Banca Unicredit ed i vari investimenti sia in Italia che in Lussemburgo (notevoli), duecento monete d’oro Krugerrand e ciò che è depositato in una cassetta di sicurezza della suddetta banca, io,  col suo permesso mi tratterrò una moneta d’oro in ricordo dell’amico Zeno.” All’uscita dallo studio del notaio Rossella chiese a Melissa se sapesse guidare, all’affermazione  dell’amica la pregò di prendere il suo posto al volante, proprio non se la sentiva. Rossella prese contatto con la cameriera di casa, certa Virna la quale entrò subito in confidenza  con Melissa, ambedue sostituirono la padrona di casa in tutte le faccende domestiche. Rossella capì che doveva ‘darsi una mossa’ e si mise alla guida della sua Mini, insieme a Melissa si recò all’Unicredit per constatare il contenuto della cassetta di sicurezza. Anche qui il direttore, molto amico di suo padre, fece uno strappo alla regola e consegnò la seconda chiave della cassetta. La ragazza stordita dagli ultimi avvenimenti non era molto curiosa di vedere il contenuto dell’astuccio ma quando l’aprì restò di stucco: un contenitore pieno di grossi diamanti, un patrimonio! Come aveva fatto suo padre ad accumulare tante ricchezze? Domanda inutile, il problema era come gestirle, chiese aiuto a Melissa che, saggiamente, le consigliò di lasciare tutto come si trovava, la banca Unicredit era conosciuta anche in campo europeo e dava affidamento. Rossella aveva preso l’abitudine di dormire nel letto matrimoniale dei suoi genitori, era come sentirseli vicini ma una mattina ebbe una cattiva sorpresa: forse presa da un profondo sonno durante la notte non si era accorta che le erano venute le mestruazioni con la conseguenza di aver sporcato la camicia da notte, il  lenzuolo ed anche il materasso. Presa dal nervosismo chiamò Melissa e le chiese di chiamare una nota ditta per farsi consegnare un materasso nuovo poi le venne in mente che Melissa non aveva mai avuto le mestruazioni e, stranamente, le venne in mente una frase di Eraclito: ‘non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare ciò che non ti aspetti’, talvolta il cervello umano…Chiamò Melissa e le espose i suoi dubbi. L’amica si sedette sul letto e finalmente venne fuori la realtà: “Quando era a San Paolo quella signora di cui ti ho parlato mi offrì l’opportunità di far parte di un balletto ma dovevo anche diventare un trans, dopo varie cure lo sono diventata…se non mi vuoi più vicino me ne andrò.” Un pianto silenzioso, le lacrime scendevano copiose sulle gote di Melissa, il pianto, come in questo caso, può avere la funzione di chiedere l’aiuto e il supporto degli altri,  Rossella non li fece mancare all’amica. Ovviamente passata la ‘bufera’ grande era la curiosità di Rossella che finalmente una sera fu soddisfatta, Melissa era dotata di un membro niente affatto piccolo soprattutto in erezione, Rossella ridendo lo toccò  a lungo sino a quando uno spruzzo violento le arrivò in viso. Ormai le due amiche dormivano nello stesso letto e la sera successiva Rossella dopo aver massaggiato il ‘cosone’ di Melissa pian piano lo infilò nel suo ‘fiorellino’ riuscendo anche a far provare alla sua compagna un  orgasmo  che lo portò ad ’inondare’ la sua vagina sino al collo dell’utero, un matrimonio in piena regola. Ormai i rapporti fra Rossella e Melissa erano quasi quotidiani (dal latino cotidie che vuol dire giornaliero) conseguenza che stavolta le mestruazioni non vennero a Rossella, dopo un mese si capì che era in arrivo un bebè, situazione confermata dal dottor Leonardo  che si domandò chi potesse essere il padre ricordando il detto latino ‘mater certa est pater nunquam’ (la madre è certa il padre non è mai sicuro). Il medico quarantenne,  durante la lunga carriera aveva resistito agli assalti matrimoniali di numerose pulzelle (oltre che essere un fusto era anche ricco) e  l’esperienza professionale l’aveva portato ad esaminare a fondo le situazioni dei suoi pazienti, conclusione Rossella non risultava frequentasse alcun maschietto ed allora? Un bel busillis che col tempo non fu più tale. Il dottore esaminando a fondo il viso di Melissa si accorse che aveva qualcosa di particolare, fuori del comune, capì che la brasiliana non era una donna ‘normale’, ci azzeccò e rivolgendosi a Rossella: “Mia cara, ho sempre rifiutato di sposarmi, un legame perpetuo era per me un fardello troppo grosso da sopportare, se avessi deciso in tal senso avrei scelto te, dopo questa premessa permettimi di esternare il mio pensiero: Melissa ha tutte le caratteristiche di un trans,  da medico e da uomo posso dirti che non sono puritano e per me il segreto professionale è qualcosa di inviolabile , tanto premesso ti chiedo: Melissa è un trans ed il figlio che porti in grembo è suo?” Le due ragazze si guardarono in viso e dopo attimi di silenzio Rossella: “Leo ti ho sempre considerato una persona anticonformista…”  “A questo punto inaspettatamente è emerso in me un sentimento particolare che non so definire, mi siete diventate ambedue molto care e col vostro permesso vorrei frequentare questa casa, se non sarete di questo avviso potrò capirlo e ne trarrò le ovvie conclusioni, è una questione molto delicata.” Rossella e Melissa d’impulso lo abbracciarono, avevano trovato un amico sincero con cui dividere le loro emozioni. Leonardo smise la frequentazione di ‘amiche’ di passaggio e riversò le sue ‘attenzioni’sulle due ragazze che all’inizio ebbero qualche problema di ‘pudicizia’ ma poi si formò un trio ben affiatato,  unico rapporto non previsto quello fra Leonardo e Melissa in ‘funzione’ di maschietto. La nascita di Marina, una paffutella bimba bionda dagli occhi marroni fu una festa non solo per i tre ma anche per i comuni amici che furono invitati a solennizzare l’avvenimento. I presenti, ovviamente si domandavano che potesse essere il padre, il più ‘votato’ era Leonardo ma la neonata non assomigliava né al presunto padre e nemmeno alla mamma… Rossella si era un po’ ingrassata, si sentiva serena ed aveva cominciato ad apprezzare troppo il buon cibo ma mise su chili ulteriormente quando non le comparvero le mestruazioni, stavolta ‘merito’ di Leo che stava invecchiando ed aveva deciso di avere un discendente. E dopo i fatidici nove mesi venne  alla luce Amos un bellissimo bambino (assomigliante al padre Leonardo) dotato di un bell’uccello pronto a fare la pipì in faccia a chi osservava troppo da vicino il suo pisello. Rossella ingaggiò una baby sitter per accudire i due fratelli diventati ogni giorno più ‘casinisti’.  L’aliante sperduto in mare era diventato un lontano ricordo,  il trio funzionò  perfettamente per molti anni, d’altronde il numero tre ha un valore esoterico, cosmico, è celebrato dai Pitagorici, dai Taoisti e dai Cattolici ed anche le divinità indù sono tre: Brahma, Shiva e Vishnu. Salut à tout le monde..
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

     
  • 03 aprile alle ore 9:09
    IL COMMENDATORE

    Come comincia: Brando era il titolare di una negozio di abbigliamento di lusso in via Centonze a Messina. Sempre spaparazzato in una poltrona dell’esercizio si alzava solo quando arrivavano clienti di riguardo, la sua merce era molto costosa e unica nel suo genere: vestiti confezionati da sarti famosi come pure le camice, le scarpe  e le cravatte di produzione degli specialisti napoletani, maglieria di lana proveniente dall’Australia, i clienti erano solo persone facoltose. Il nome del negozio? ‘Lord Brummel’ Alberto maresciallo della Finanza una mattina insieme al brigadiere brigadiere Folco in divisa si fermarono dinanzi all’esercizio e si misero ad osservare le merci in vetrina, il commesso Giovanni avvisò il commendatore di quella presenza, Brando  ritenne opportuno alzarsi dalla fatidica poltrona, ad aprire la porta dell’esercizio e ad invitare i due all’interno del negozio.  “Posso esservi utile, sono a vostra disposizione.” “Commendatore sono Alberto e questo è Folco, stavamo solo curiosando, ha della merce veramente elegante ma fuori della nostra portata.” “Ho prezzi scontati per le forze dell’ordine, soprattutto per le Fiamme Gialle, entrate anche se non è vostra intenzione acquistare nulla. Giovanni ordina al bar un caffè per i signori o preferiscono qualcos’altro?” “Vanno bene il caffè.” Maresciallo approfitto della sua presenza per farle controllare la mia contabilità, non mi fido del miuo consulente tributario è diventato troppo vecchio.” “Commendatore sicuramente lei sa che ci è proibito controllare la contabilità dei contribuenti se non in visita ufficiale il che non è il caso in questione.” “Mi farebbe un grosso piacere, le do l’indirizzo dello studio del mio commercialista, può contare sulla mia assoluta riservatezza, questo è il mio bigliettino da visita, grazie comunque.” Alberto, di recente diviso dalla consorte Stella con cui aveva avuto continui dissapori era in crisi di denaro perché doveva ‘passare’ alla consorte, che era andata ad abitare a Milazzo una consistente somma per il mantenimento, conseguenza accettò la richiesta del commendatore e si recò, in borghese nell’ufficio del consulente tributario tale Giulio. Il cotale non fece buona impressione ad Alberto sia per l’aspetto di vecchio trasandato che per  il carteggio depositato in disordine sulle scrivanie. In ufficio c’era anche un giovane a nome Tommaso che si presentò come aiuto del titolare. Alberto si rese subito conto che la contabilità era, per dirla con un eufemismo piuttosto caotica cui il giovane  non poteva porre rimedio per la sua inesperienza. Prima di metter mano per sistemare il carteggio Alberto ritenne opportuno interpellare Brando andando al suo negozio. “Commendatore la prego di uscire, debbo parlarle.” Non intendo avere con lei un colloquio nel suo negozio, per esperienza personale, so di ‘cimici’ che noi installiamo in locali ai fii di conoscere le situazioni riservate dei contribuenti, al bar può andar bene.” “Allora caro Brando, mi permetto chiamarla per nome, dire che la sua contabilità è disastrata è un eufemismo, se un nostra pattuglia si recasse ora nello studio tributario di Giulio il suo portafoglio alzerebbe ‘alti lai’, in altre parole occorre risistemare a fondo l’ufficio acquistando anche materiali moderni per effettuare la contabilità.” Al commendatore era aumentata notevolmente la pressione: “Cosa mi consiglia?”  “Potrei sistemare tutto in quindici giorni sempre che lei mi dia il nulla osta per il mio operato anche se ancora non ho deciso, non vorrei avere guai col mio comando.” “Le do carta bianca e naturalmente saprò ben ricompensarla, da domani si metta all’opera, avviserò Giulio.” Alberto, per evitare guai chiese un mese di licenza e si mise subito all’opera dando a Tommaso una lista di macchinari da acquistare cominciando da un computer, non voleva esporsi facendolo in prima persona. Dopo una settimana pervenne tutta l’attrezzatura ma ci vollero altri sette giorni  per riuscire ad inquadrare la situazione tributaria. Soddisfatto del risultato una mattina Alberto posteggiò la sua Cinquecento dinanzi al negozio del commendatore e lo invitò a sedersi in auto. “Allora che mi dice?” “Tutto a posto, una bella faticata, sto istruendo al meglio il giovane Tommaso, l’apprendista, con la mia costante consulenza la contabilità sarà impeccabile.” Un abbraccio da parte di Brando ad Alberto. “Cummenda non è ce ci pigliano per due…” “Non c’è pericolo anzi voglio informarti dell’ultima novità, l’altro giorno si è presentata in negozio una ragazza, si chiama Desiré, è figlia di un mio affezionato cliente che in futuro non sarà più tanto affezionato: è finito in galera per un giro di fatture false, , falso in bilancio,  falsi incidenti stradali e di collusione con la mafia, gli hanno sequestrato tutti i beni. Inoltre ha la moglie  malata e deve assumere medicinali di prezzo elevato. Desirè era giustamente affranta, mi ha chiesto aiuto, l’ho assunta come commessa, mi fa pena.” Nel frattempo la situazione di era evoluta: Brando venuto a conoscenza della situazione familiare di Alberto lo invitò in via permanente a  casa sua a pranzo ed a cena con l’assenso della consorte Isabella che, col marito non aveva buoni rapporti personali; in considerazione che lui era il paperone di famiglia aveva preferito non chiedere la separazione. Della famiglia faceva anche parte Brunella la figlia dei due ragazza scialba, studiosissima al terzo liceo classico, per lei un sette era un voto basso! Lei aveva accolto Alberto con indifferenza, i maschietti per lei non erano un problema anche perché nessuno sinora si era fatto avanti con lei. Isabella era una donna intelligente, si vedeva dagli occhi, aveva personalità, di fisico di media statura, non male di corpo anche per la frequenza di una palestra. Già dalla prima volta aveva guardato Alberto con un certo interesse ma, data la sua riservatezza non lo aveva fatto a vedere. Ultima novità: il commendatore aveva deciso di recarsi in giugno a Firenze per visitare l’esposizione Pitti uomo, moda maschile di risonanza internazionale, volle portare con sé Desirè per…farsi consigliare nella scelta dei vestiti da acquistare. Isabella non fece commenti, era da tempo che i rapporti col marito erano praticamente assenti, insomma ognuno viveva la sua vita. Alberto seguitava ad usufruire della cucina di Isabella talvolta con la presenza a tavola della figlia Brunella che la maggior parte delle volte preferiva rimanere a scuola sino al pomeriggio. Hermes stavolta si mise di buzzo buono ed un giorno a tavola fece bere più del normale del buon Chianti ad Isabella che si avvicinò ad Alberto tanto da cominciare a baciarlo in bocca per poi passare sul letto matrimoniale con permanenza sino alle cinque al rientro della figlia da scuola. Alberto e Isabella digiuni ambedue di sesso da molto tempo avevano sfogliato quasi tutto il Kamasutra. Senza forze per non dimostrare quello che era accaduto fra di loro si erano seduti sul divano del salotto a vedere la tv.  Brunella era brutta ma non stupida, guardando in faccia i due si mise a ridere fragorosamente e si rifugiò in camera ma non gliene importò gran che, non era in buoni rapporti con suo padre. Poi un avvenimento impensato: Brunella un dopo pranzo si avvicinò ad Alberto mentre la madre era in cucina a rigovernare: “Già da quando ti ho visto per la prima volta ho capito che eri un furbacchione ma non un imbroglione, avresti potuto chiedere ed ottenere da mio padre somme notevoli, ti abbiamo adottato per le cibarie, hai avuto rapporti con mia madre per sopperire alle …chiamiamole mancanze paterne, ormai ti considero di famiglia, vorrei chiederti un favore, accompagnami in un istituto i bellezza, sono stufa di fare la secchione racchia, forse si stanno svegliando gli ormoni, cosa dici a Brunella?” “Io ho ammirato in te l’intelligenza ed ora anche la personalità, chiamerò la mia amica titolare del Centro Estetico di viale S.Martino.” Il giorno successivo Alberto accompagnò Brunella al Centro Estetico e la presentò come cara amica alla titolare  Arianna che: “Fatti vivo alle diciotto, ora sparisci.” Alle diciassette e trenta, la precisione era propria di Alberto vergine di oroscopo, il buon maresciallo in borghese entrò nell’istituto e si accomodò nel salottino all’ingresso, ad un certo punto vide entrare una ragazza con tanti pacchetti in mano,  non era Brunella allora andò a cercare Arianna: “Dov’è la mia amica?” Grande risata da parte della titolare del Centro: “Mi fa piacere che non hai riconosciuto la tua amica, è nel salottino e non ti ha chiamato per prenderti in giro.” A vis a vis con la ragazza si trovò con le labbra risucchiate da Brunella, era un suo ringraziamento, era diventata molto bella.” “Adesso ti debbo presentare un fidanzato che ne dici di un mio collega?” “Di Fiamme Gialle me ne basta una ed a quella fiamma donerò la parte mai usata di me, che ne dici?” “Dico che sei una meraviglia,, sediamoci restiamo fermi per un attimo mi debbo riprendere, troppe novità tutte insieme.” Anche mamma Isabella fece i complimenti alla figlia e ad Alberto:”Ora la smetterai di incurvarti sui libri, trovati subito un bel maschietto…” “Già trovato e presto l’userò…” Isabella capì al volo la situazione, non ne fu contenta ma cuore di mamma abbracciò la figlia e: “Ti auguro tanta felicità quella che non ho mai provato in vita mia.” Non tutti gli avvenimenti furono benigni per il commendatore. Ritornato da Firenze, in un momento di crisi profonda riferì ad Alberto che, malgrado pillole varie il suo ‘ciccio’ aveva fatto cilecca più volte con  Desirè anzi le famose pillole lo avevano portato ad un svenimento e la ragazza era stata costretta a chiamare un medico, peggio di così! Brando  era invecchiato di colpo, si vedeva dal suo viso mai sorridente, aveva lasciato il negozio in mano a Desirè ed a Giovanni. Finale col botto: Alberto e Brunella si sposarono e misero subito al mondo un maschietto cui fu imposto il nome del nonno, Brando, unica soddisfazione del vecchio proprietario di Lord Brummel.
     

     
  • 26 marzo alle ore 12:19
    GRANDI AMORI

    Come comincia: Talvolta il progresso crea molti problemi più di quelli che risolve, questo era il caso di Max Arbusi, fotografo messinese, che al momento del passaggio delle foto dalla pellicola al digitale  si trovò di non poter più far uso delle sue macchine fotografiche a pellicola peraltro pagate un occhio della testa. Con i telefonini  anche gli sprovveduti riescono a eseguire servizi fotografici tipo cresime, comunioni, anche matrimoni e così il buon Max si girava i pollici dentro il suo negozio di piazza Cairoli a Messina. E dire che la sua ditta era molto conosciuta anche in tutta la provincia, era anche fotografo ufficiale di un giornale locale, del tribunale e di altri organi cittadini. Inoltre aveva dovuto sostenere la spesa per l’acquisto di una pluriaccessoriata  Canon che veniva usata in ben poche occasioni. Questa era la situazione quando al buon Max giunse inaspettata una proposta di una società di navigazione svedese di imbarcarsi sulla loro nave ‘The Great Beauty’ per riprendere la vita di bordo. Vedovo con due figlie maggiorenni pensò bene di aderire alla richiesta. Spese gran parte dei suoi risparmi per acquistare un vestiario degno di una nave dei gran lusso i cui passeggeri avevano pagato una cifra enorme per fare la crociera. Altro valido motivo per accettare la proposta era il fatto che la recente morte della consorte lo aveva portato ad una profondo prostrazione con  l’allontanamento dalla vita e dagli amici e, dietro consiglio di uno psichiatra, l’assunzione di farmaci antidepressivi. Giunto a bordo, si presentò al primo ufficiale che gli assegnò una cabina ovviamente senza vista esterna ma a lui poco caléva: piccola ma con aria condizionata e bagno annesso, per lui una reggia. Prima incombenza importante: visita dei vari locali dove doveva operare. Il suo compito era quello di documentare la vita di bordo in tutti i suoi aspetti, non solo le solite ovvie cartoline ma soprattutto luoghi e personaggi particolari: sala macchine, cucina, sala giochi, piscine,sale convegno, ascensori che sembravano aerei, palestre,  i vari ristoranti per vegani, vegetariani, ebrei, mussulmani ed altri di cui non riusciva a capire la destinazione oltre ovviamente a quello italiano sempre molto frequentato per la bontà e varietà delle cibarie di cui approfittava appena libero dal servizio. Quello che più apprezzava erano cibi particolari come la cacciagione, stambecchi, carni di tutti i tipi, pesce e piatti romani (il capo cuoco era di Trastevere). Altra puntata al teatrino in cui ogni sera si esibivano varie compagnie di varietà in cui facevano bella mostra ballerine poco vestite e maschioni muscolosi per le signore o per quei signori dai gusti particolari, ce n’era per tutti! La mattina presto, al rientro in ‘cuccetta’ era sfinito, dopo le ultime foto scattate ai signori mangioni delle tre di mattino; ogni giorno macinava chilometri, la nave era immensa con cinque ponti, per fortuna non soffriva del mal di mare. Dopo qualche giorno ‘ciccio’ prese giustamente a lamentarsi, i suoi quarantacinque anni ebbero il sopravvento una mattina quando una cameriera venne a mettere in ordine la sua cabina, Max provvide a far mettere in ordine anche il suo coso ma gli costò una cifretta, la tipa non era là per divertirsi e così Max decise di guardarsi intorno per sollazzarsi si ma senza sborsare i soldini che si stava guadagnando con grande fatica . Sul primo ponte di buona mattina signore non più giovani, probabilmente vedove o nubili  certamente piene di grana, chiacchieravano per far trascorrere il tempo. Alla vista del fotografo, fecero segno di non voler essere riprese ma Max, vecchio del mestiere, aveva prevista la situazione ed aveva acquistato  un apparecchio, il circomirrotach, che fotografava a novanta gradi; semplificando puntava dritto l’obiettivo dinanzi a sé ma riprendeva le persone senza che queste se ne accorgessero. Dopo un bel po’ di scatti, mostrando,una notevole faccia tosta, recuperando quel po’ di francese che ricordava: “Mesdames, voici vos fotos, vous étes fabuleux!” Dopo un attimo di perplessità le signore si misero a ridere e una dama in italiano: “Lei è un simpaticone, apprezziamo la sua faccia tosta ma vorremmo sapere come ha fatto a riprenderci.” Max mostrò sorridendo il trucco e spiego che molti non volevano essere ripresi ma lui era a bordo con quel compito e quindi…”“Venga a colazione con noi, due di noi parliamo italiano, una il francese e le altre inglese ma non ha importanza, venga” e prese sotto braccio un Max sorpreso ma contento di aver fatto breccia…  in fondo quella signora  al suo braccio poteva avere cinquant’anni ma ben portati e soprattutto migliorati dalla frequenza di case di bellezza. “Sono Marisa, romana,  non le dispiace se l’ho presa sottobraccio?” “E’ un piacere, sono solo a bordo e per il mio lavoro frequento molte persone ma non parlo quasi mai con qualcuno e poi…” “Non mi dica che le piaccio! Una proposta, stasera c’è il ballo del capitano, si faccia vedere con o senza il suo attrezzo, parlo della macchina fotografica…” e gran risata, la signora aveva il senso dello humour. Max col nuovo smoking faceva la sua porca figura e fu apprezzato da Marisa e dalla sua amica  seduta al tavolo, ragazza trentenne, longilinea, ex modella, molto bella con la caratteristica di aver un viso molto più giovanile della sua età. “Questa è Chantal, francese di Parigi, ex modella è pittrice e ospite a casa mia ai Parioli.” Dopo un classico ‘enchanté’ Max si mise subito all’opera e riprese la baby sia da sola che abbracciata alla sua amica, le foto furono apprezzate. “Lei è molto bravo, anzi niente lei passiamo al tu: io sono sentimentalmente libera, non me la passo male finanziariamente e mi piace girare il mondo e conosce persone nuove, Chantal è venuta a Roma per una mostra dei suoi dipinti, si è innamorata…della città e da allora siamo buone amiche.” Ormai era diventata una consuetudine, Max tutte le sere si univa alle due nuove conoscenti e, dopo aver scattato delle foto al personale dell’orchestra, agli attori, ai locali del back stage e passava con loro il resto della serata ballando saltuariamente con le due dame, anche loro si  davano al ballo fra di loro con passione naso naso, guardandosi negli occhi, sembravano due innamorate…Marisa aveva notato che Max ogni sera assumeva una pillola, l’ultima volta andò a recuperare l’involucro della medicina e rimase basita: il  Valdoxan era il prodotto antidepressivo usato da suo fratello che era morto suicida un anno prima, non era riuscito a superare il dolore per la morte della sua amata consorte, si era gettato dal terrazzo di casa loro. Marisa preferì non fare domande, sarebbe stato inutile e spiacevole ma quando una sera Max non si presentò all’appuntamento alla solita ora, Marisa  lasciò Chantal e si recò nella cabina del fotografo il quale, dopo molte insistenze, aprì la porta. Non era lo stesso,  stravolto in viso, si era gettato di nuovo sul letto, non riusciva a stare in piedi, era senza forze. Marisa riuscì a scuoterlo e venne a sapere che Max aveva finito le pillole che assumeva ed era in crisi di astinenza. “Andiamo dal medico di bordo…” “Non posso, se si viene a sapere che sono un depresso c’è il pericolo che mi sbarchino al primo porto.” Marisa con piglio guerresco, ricordando la tragica fine di suo fratello, si recò dal medico di bordo il quale dopo molte resistenze e cedendo al fascino della sua interlocutrice, le diede una sola pillola del prodotto ma le prescrisse, in francese,  una sua confezione che Marisa stessa avrebbe potuto acquistare la mattina dopo in una farmacia di Tangeri dove la nave sarebbe attraccata. Presa dal sacro fuoco Marisa, sbarcata dalla nave, ebbe la fortuna di trovare lì vicino una farmacia e si presentò con la ricetta per la somministrazione di  10 e non di 1 confezione del prodotto dopo aver modificato così la richiesta. IL farmacista, ex legionario, si accorse subito del trucco e in un primo tempo si rifiutò di consegnare il Valdoxan ma alla vista di 500 Euro… E così la vita del trio riprese regolarmente anche se con qualche variazione: mentre ballavano Marisa si accorse che qualcosa al centro dei pantaloni di Max aumentava notevolmente, si mise a ridere e lo baciò in bocca con la conseguenza che ambedue, chiesta scusa a Chantal si recarono nella cabina del fotografo il quale, messo da parte il suo attrezzo di lavoro, ne sfoderò un altro decisamente allungato che fece dire a Marisa: “Mon ami mai visto un aggeggio così… così grande, sii delicato!” Come inizio un bacio prolungato, profondo sensuale e poi alle ancora deliziose tettine sensibilissime che portarono alla padrona ad un orgasmo per lei inusuale, anche l’ombelico prese parte al banchetto ma la chatte, baciata magistralmente, fece impazzire la padrona che godette alla grande varie volte, alla fine Marisa prese lei stessa ‘ciccio’ in mano e lo introdusse con un po’ di dolore ma molto piacere nella ‘gatta’ ormai inondata, resistette a lungo ma poi: “Mi hai distrutta”, ciao.Durante il consueto incontro serale Max notò che Chantal lo guardava in modo diverso dal solito, capì che Marisa le aveva parlato del loro rapporto ravvicinato e prese anche lui a guardarla negli occhi come per dirle alla volgare messinese: “Camaffare?” (tradotto che vogliamo fare?). Inaspettatamente la baby, di solito  molto riservata, lo abbracciò e in un italiano rabberciato: “ Tu stato molto bene con mia amica, pure io…ma non amo uomo con barba…”Il che voleva dire : se vuoi venire con me  tagliati il pizzo! Il giorno successivo ‘l’onor di barba’ sparì dal viso di Max il che fu il lasciapassare nella cabina di Chantal. “Io mai amato maschietto, tu molto gentile, prima fare foto a me nuda.” Chantal aveva dettato le sue condizioni e, dopo una rapida doccia, presentò il suo ‘merveilleux’ corpo agli occhi attoniti di Max il quale attinse alla sua professionalità per ottenere foto ad alto livello: le gambe lunghissime incrociate con le mani sul volto; mezza rovesciata col sedere in primo piano preso dal basso e poi il fiorellino sempre dal basso contornato da una foresta bionda; raggomitolata sul letto, gambe aperte, indice e pollici a forma di occhiali sugli occhi, viso truccatissimo  a mò di ragazza orientale, viso in primissimo piano con bocca ed occhi invitanti; le mani abbracciate al suo corpo girato di spalle e tante altre pose seducenti. Fu la baby a stabilire la fine del servizio fotografico, con le mani spinse Max nudo sul lettone che da supino mostrò subito la sua dote principale sorprendendo  la mademoiselle la quale:”Mais est une chêne! (quercia)”;  ma non si perse d’animo, forse ricordando i vibratori che usava con la sua amica cominciò a strofinare ‘la quercia’ sul suo clitoride e poi cercare di farsi penetrare ma… allora ricorse alla masturbazione per lubrificare la vagina senza alcun risultato… infine  prese con tutte e due le mani il ‘pirla’ del suo amante finché  lo stesso prese ad ‘eruttare’ ed allora raccolse lo sperma e si impiastricciò il clitoride e vagina facilitando, anche se con un po’ di dolore, l’ingresso  del non amato cazzo sino al fondo a toccare il collo dell’utero  finalmente provando un orgasmo al quale non era mai giunta in quelle condizioni. Felice prese a baciare in bocca un istupidito Max che rimase a lungo  nelle sapienti mani di Chantal finché la stessa: “Jamais entendu autant de plaisir que nous ferons ensemble.” Al telefonino di Chantal giunse da parte di Max il seguente messaggio: “Sono in libera uscita sino a quando…non mi riprenderò dalle fatiche erotiche!” e cominciò a disertare la compagnia serale, situazione non  passata inosservata  ad una cotale normalmente seduta ad un tavolo vicino al trio che prese al balzo la situazione: “Mi scusi se la disturbo, vorrei un ricordo di questa crociera e se lei ha tempo e voglia vorrei che mi scattasse delle foto nei vari locali della nave.” La cotale altezza media, bruna con lunghi capelli ricci che incorniciavano un  viso piacevole anche se un po’ triste, tette non eccessive, longilinea,  gambe affusolate, vestita elegantemente non era stata mai notata da Max che però l’apprezzò sin dal primo sguardo. “Sarà per me un piacere.” e la seguì sino alla sala da gioco. “Se ha finito di fotografarmi con gli occhi vorrei che …” “Mi scusi ma sinceramente mi ha incuriosito, di solito non vengo agganciato da…” “E invece stavolta le parti si sono capovolte ma se a lei non va.” “Ricominciamo da capo: sono Max Arbusi fotografo di Messina  a sua disposizione…” “Caro Max mi chiamo Calogera per tutti Lilla, non amo il mio nome ma l’ho ereditato da una nonna benestante a cui i miei genitori hanno voluto fare questo omaggio.” “Mi permetto di darle di tu, per me sarai Cherì alla francese, un aggettivo che penso ti si addica, di solito  ritengo sciocco fare dei complimenti ma nel tuo caso… sei una signora di gran classe anche se mi meraviglio che sia sola, non vorrei tornare al teatrino, meglio mangiare qualcosa in uno dei bar della nave.” Così iniziò la relazione fra i due che cominciarono a frequentarsi quasi tutti i giorni anche in considerazione di un fatto imprevedibile e particolare:  Marisa e Chantal decisero di sposarsi sulla nave, matrimonio non valido civilmente ma non perseguibile penalmente perché celebrato fuori delle acque territoriali, agganciarono con un ‘cadeau en argent’ il buon capitano, prossimo alla pensione, a cui quei soldini fecero  molto comodo e così, con testimoni due ufficiali di bordo divennero marito e moglie (marito Marisa ovviamente) e poi una gran festa  nel gran salone della nave alla presenza dei croceristi entusiasti di quell’avvenimento particolare. Ovviamente Max fotografò sia la scena del matrimonio che dei festeggiamenti ma ad un certo punto consegnò a Marisa la scheda delle foto, lei:“poi ti manderò un regalone.” Max sparì dalla scena in compagnia di una cheri ansiosa di abbracciare e baciare la sua nuova conquista. “Non vorrai seguire l’esempio delle mie amiche…” ”Più in là ti racconterò la mia complicata storia anche se mi ero prefissa di non farne partecipe nessuno, mi stai diventando molto caro anche se forse non vorrei…” una piccola lacrima sgorgò dai meravigliosi occhi di Lilla, Max capì di non era in caso di insistere a chiedere spiegazioni e l’accompagnò alla sua cabina senza chiederle di entrare. “A domani  sogni d’oro.“ Appuntamento la mattina successiva a bordo piscina a quell’ora quasi deserta e cheri: “È per me doloroso ripercorrere la mia vita passata ma…ero molto giovane, abitavo con i miei in provincia di Catania, conobbi un giovane del posto fascinoso, sicuro di sé, elegante, apparentemente agiato che mi convinse alla solita fuitina siciliana ma, al rientro, si dimostrò un errore imperdonabile; nel frattempo sposati, mio marito di dimostrò violento tanto di dover ricorrere alle cure al pronto soccorso, ai miei dissi di essere caduta dalle scale. Un giorno bussarono a casa nostra due carabinieri con un mandato di cattura, mio marito era un mafioso ma nella notte, avvisato da una talpa, era fuggito dandosi alla latitanza. Dopo un mese,in un incidente stradale, morirono i miei genitori che mi lasciarono una buona eredità in denaro, in abitazioni e in negozi ma i parenti di mio marito si fecero avanti e mi fecero capire che avrei dovuto dare a loro la maggior parte dei miei beni. Ricorsi allora ad un amico avvocato che si rivolse al Tribunale il quale con una sentenza  dispose che: potevo cambiare nome e documenti, vendere tutti i miei beni, avere la separazione per colpa del coniuge e scegliere una residenza, sconosciuta all’anagrafe. Per caso venni a sapere di questa crociera e così mi sono imbarcata sulla Great Beauty, decisione allora per me inspiegabile ma ora…Max ho paura, mi sto innamorando di te anche se mi piacevi di più col pizzo, che fine ha fatto? Ho capito, rasato a richiesta delle due signore di cui…non ti domando nulla, per te deve essere acqua passata altrimenti…” “Non uso mai la parola amore, per scaramanzia ma nel nostro caso…sei tutta la mia vita e vorrei anch’io festeggiare un nostro matrimonio virtuale, che ne dici stasera? Niente cena, panini alla piastra e poi…” La dolcezza fu alla base del rapporto sessuale fra Max e Lilla, una odorosa crema aiutò la baby a sostenere l’assalto di un ‘ciccio’ arrapatissimo e l’inizio di un amore con la A maiuscola che Venere, Giunone e Mercurio, amico di Max videro di buon occhio dando la loro benedizione.

     
  • 26 marzo alle ore 9:05
    MIMMA LA CALDA

    Come comincia: Alberto si ne stava disteso nella sdraia  vicino alla battigia del lido marino di Mortelle a Messina, leggeva malvolentieri il quotidiano locale che riportava le solite notizie spiacevoli di coniugi che si ammazzano fra di loro, di appartenenti all’ISIS che tagliano la testa agli avversari e non dando valore nemmeno alla loro vita con motivazioni assurde, una tristezza. Alberto era di cattivo umore malgrado non si potesse lamentare della sua vita di uomo seducente, trentacinquenne dal fisico palestrato; apparteneva alla Guardia di Finanza col grado di maresciallo. Era un luglio afoso ed il buon Albertone stava vicino al mare sia per la brezza che mitigava la calura che per l’effetto di aerosol che l’acqua  marina produceva. Con la braccia incrociate dietro la nuca e gli occhi semichiusi concepiva con la fantasia immagini piacevoli di giovani ragazze nude danzanti quando spalancò gli occhi nel vederne una dal vivo che, muovendo sensualmente le anche  passava dinanzi a lui. Tette non eccessive, capelli castani a chignon, vita stretta e gambe chilometriche, una dea! anche il ‘popò’ non era male, altezza: superiore alla media, bikini non eccessivo e con le foto del Carnevale di Rio, decisamente elegante. La cotale passando dinanzi ad Alberto si era girata con un sorriso, forse si riferiva alla molto probabile faccia di imbecille che il signore aveva messo in mostra. La mente del maresciallo si mise in moto per programmare un piano, era o no un militare! Nel frattempo la signora era sparita Alberto cominciò a girare per il lido per finire al bar dove ebbe fortuna, madame era lì, stava sorbendo un caffè. Fu lei ad attaccar bottone: “Dopo quella faccia che ha fatto nel vedermi me l’aspettavo che mi venisse appresso, non sono solita attaccar bottone con chi non conosco ma lei mi ispira fiducia, spero non mal riposta, sono Domenica, Mimma per tutti.” Io Alberto, non ho con me i documenti ma posso dirle che sono un maresciallo della Finanza in vacanza.” “Io ho sempre ammirato le Fiamme Gialle più degli altri corpi di Polizia, li trovo più preparati nel loro lavoro e poi lei…” “Grazie del complimento, io non gliene farò , chissà quanti mosconi che ci avranno provato!” “Si ma con me sono rimasti senza ali. Qui c’è un ristorante, siccome sento un languorino andrò a prendere posto ad un tavolo con mio marito Armando, se verrà potremo pranzare insieme, à  bientôt.” Alberto eccitato quanto non mai andò nel salone a cercare la consorte Anna che aveva finito di giocare a carte con delle amiche. “Lupus in fabula, stavo per venirti a cercare, ho un  languorino…” Alberto si mise a ridere, due signore con lo stesso problema di stomaco,  raccontò in sintesi alla moglie gli ultimi avvenimenti con grande curiosità da parte di Anna che non fece commenti. Da sempre anticonformisti, prima di sposarsi avevano promesso di essere sempre sinceri fra di loro e così Anna accettò con un risolino e con tanta curiosità di andare a pranzare insieme a Mimma ed al marito.  A tavola le presentazioni: Armando era meno alto di Alberto ma aveva molto stile, era un medico di famiglia, Mimma una psicologa, abitavano al primo piano di un isolato in via Garibaldi a Messina, al pian terreno gli studi dei due coniugi.  Si presentò il padrone del ristorante al posto di un cameriere, si capiva che i signori non erano la solita clientela: “Benvenuti a lor signori, sono Alfonso, se me lo permettete indovinerò i vostri gusti e penserò io al menù.” Alfonso ci aveva proprio azzeccato: primo: pappardelle con cozze, vongole e gamberetti, per secondo trancio di pesce spada e frittura di alici, contorno di insalatona mista, ananas ed un liquore particolare il Caffè Sport Borghetti al posto del caffè, Armando volle essere lui l’anfitrione.  Mimma invitò i due novelli amici a casa sua in via Garibaldi che raggiunsero: Armando e Mimma con la loro Volvo, Alberto ed Anna con una Giulietta. L’abitazione era arredata in maniera signorile, ovunque si intravvedeva il buon gusto dei padroni. C’era anche l’aria condizionata in tutte le stanze molto apprezzata nel mese di luglio. I quattro ne approfittarono per spogliarsi: i maschietti rimanendo con i box, le femminucce in reggiseno e mutandine tutto questo  spontaneamente, già da questo si capì che i quattro erano in sintonia in quanto ad anticonformismo, si sedettero su due divani scambiandosi i relativi coniugi. Mimma: “Alberto raccontaci qualcosa della tua vita, mi hai incuriosito sin dall’inizio.” “Da giovane mio padre, ateo,  mi ha iscritto a scuola in un convitto cattolico, diceva che la mia doveva essere una scelta personale. Intanto io mi acculturavo con i libri della biblioteca paterna, ero diventato così bravo in fatto di religione cattolica che nei vari temi riguardanti la religione la cointestavo in toto ragion per cui mio padre fu poco gentilmente invitato a farmi iscrivere in una scuola pubblica. Poi accadde un fatto singolare: aveva quindici anni e frequentavo l’abitazione di un compagno di scuola con cui studiavo; la mamma, quarantenne, separata dal marito pensò bene di portarmi in camera da letto con ovvie conclusioni. Abitavo allora a Jesi una città delle marche e fui spedito a studiare a Roma per evitare problemi dato che la storia,  non si sa come, era venuta a galla. Decisi di arruolami in Finanza e passai un bel po’ di guai per il mio spirito di moquer non apprezzato dai miei istruttori.  Dopo un periodo passato al confine  dove veniva esercitato il contrabbando di sigarette ed orologi dalla Svizzera. Anche qui ero malvisto dai funzionari di Dogana perché non coprivo i loro intrallazzi che non vi sto ad elencare, vinsi il concorso e fui ammesso alla scuola sottufficiali. Vi tralascio il resto, da vari anni sono a Messina ed ho avuto il piacere di impalmare la qui presente Anna, sono stato fortunato perché siamo molto simili in quanto ad idee antitradizionaliste, in parola povere siamo simili in tutti i campi.” “Io, in sostituzione del meritato applauso ti invito nel mio letto per esplorarti da vicino, a voi due: good luck. Nuda Mimma era uno spettacolo ma Alberto non ebbe il tempo di ammirarlo che l’interessata: “A me piace molto il sesso fatto a modo mio quindi ti prego di seguirmi: baciami il fiorellino che come vedi è depilato, prima che lo noti tu ti dico che ho un clitoride più grande del normale, amo uomini e donne sempre nei limiti del buon gusto e riesco ad avere degli orgasmi anche col popò, ed ora comincia col cunnilingus e poi entra dentro la vagina sino a metà.” Alberto da buon scolaretto eseguì alla perfezioni quanto ordinatogli, nel frattempo si accorse che Anna ed Armando li stavano osservando dallo spiraglio della porta per poi scomparire, anche loro…Mimma sapeva come avere degli orgasmi multipli e prolungati conoscendo il suo punto G, era instancabile e per evitare che Alberto uscisse dalla vagina usò un vibratore per accontentare anche il popò. Anche se molto resistente in ultimo Mimma si arrese e ringraziò Alberto con un lungo bacio in bocca. Alberto era molto curioso di quello che stava avvenendo tra sua moglie ed Armando, si mise a spiare dalla porta della loro camera da letto e vide Anna piegata in due con Armando che la penetrava dal didietro e lei alzava alti lai di piacere, forse stava avendo un orgasmo cosa che con lui non le riusciva. Infine si ritrovarono tutti e quattro nel salotto su due divani questa volta mariti e mogli senza scambi di persona. Dopo un lungo silenzio dovuto al post ludio Armando: “La prossima volta mi improvviserò barbiere e taglierò il delizioso e lungo pelame di Anna di cui ho qualche ricordo fra i miei denti, lo metteremo in un contenitore per ricordo. Erano scoccate le sette e le fatiche erotiche avevano stuzzicato la fame dei quattro ma Mimma dichiarò di essere una frana come cuoca, ci pensò Anna sempre seguita da Armando che ad un certo punto in cucina trovò il buchino anteriore di Anna e ci si intrufolò, era più in forma di Alberto!
     A tavola Anna domandò se il wife swapping Mimma ed Armando lo praticavano con altri. Mimma: “Lo abbiamo fatto con una coppia che credevamo persone per bene, poi stavano spargendo la voce dei nostri rapporti e li ho fatti ‘richiamare’ da qualcuno di cui si sono impauriti, non li ho più visti.” Alberto aveva come autista un brigadiere a nome Francesco, si davano del tu anche se c’era differenza di grado, erano diventati molto affiatati e così Alberto gli raccontò l’ultima sua avventura con grande meraviglia da parte di Francesco che: “Che ne dici se ci intrufoliamo fra di voi anche io e mia moglie Marisa, sono curioso.” “Ho qualche dubbio su tua moglie, è religiosa e non penso…” “Lei molto innamorata di me, è successo in passato che la stavo lasciando per una più giovane, farà qualsiasi cosa.” Marisa alle proposte di Francesco si fece il segno della croce, brutto inizio ma Francesco mise in atto la pratica di non parlare più con la consorte, di rimanere fuori casa tutto il giorno e la sera di coricarsi senza il bacino della buona notte. Marisa capì la situazione e cedette anche se a malincuore, si fece spiegare dal marito quello che poteva succedere ed ad un certo punto fu presa dalla curiosità e quindi acconsentì di recarsi una sabato pomeriggio in casa di Mimma e di Armando i quali furono molto accoglienti nel riceverli, lodando la bellezza di Marisa ed il suo stile, parole ben accette dall’interessata. Il suono di un compact disk romantico migliorò l’atmosfera, Mimma e Anna presero a spogliarsi in salotto rimanendo in reggiseno e mutandine. Ballo  con scambio di mogli e mariti, a Marisa per primo capitò Alberto verso il quale aveva una certa simpatia  poi la volta di Armando che non le dispiacque, ammirò il suo stile. Era giunto il momento fatidico, Mimma ed Anna si spogliarono nude, Marisa era incerta e non le seguì allora Alberto: “Armando l’altro giorno ha chiesto di far da barbiere ai peli pubici di Anna, facciamola sdraiare sul tavolo e poi via alla rasatura. Dopo una insaponatura col pennello da barba di Armando, questi cominciò il ‘lavoro’ con una battimani da parte degli altri, Marisa era entrata nello spirito giusto per…ed infatti fu lei stessa a prendere Alberto per mano e ad infilarsi nella prima stanza che si trovò davanti. Gli altri quattro curiosi come scimmie curiose da una spiraglio della porta d’ingresso della camera seguirono gli eventi. Marisa al culmine dell’eccitazione, di sua iniziativa mise il viso di Alberto fra le sue morbide cosce, dopo un po’ cominciò a guaire come una cagnetta, stava godendo alla grande ma il massimo suo godimento avvenne quando Alberto le trovò per la prima volta il punto G sembrava impazzita dal piacere, strinse forte il corpo di Alberto che rimase quasi senza fiato, il buon Albertone approfittando dell’eccitazione di Mariella la girò di spalle e delicatamente entrò nel suo popò che lei mai aveva voluto concedere al marito il quale, dentro di sé pensò: “Brutta mignotta con  me fai tante storie e poi…” ma capì che ormai la strada del godimento supremo da parte di sua moglie era aperta anche per lui. Marisa, da intelligente qual era capì che i principi religiosi che le avevano inculcati erano sbagliati, facendo del sesso non si offendevano né santi e né madonne ma era un piacere che migliorava sia il corpo che lo spirito.

     
  • 24 marzo alle ore 16:14
    LE BELLEZZE DELLA THAILANDIA

    Come comincia: Alberto M. ed  Anna M. ambedue insegnanti,  lui  di matematica lei di materie letterarie nella scuola media Giovanni Pascoli di Roma, stanchi delle bellezze monumentali della loro città, da tempo avevano deciso di effettuare un viaggio in un paese orientale al di fuori dei soliti giri turistici, Alberto in particolare, appassionato fotografo, aveva acquistato per l’occasione una Canon 516 , insomma voleva, al rientro in Italia, stupire gli amici mostrando le bellezze di una terra tanto lontana conosciuta soprattutto per i panorami meravigliosi. Con volo AirAsia erano atterrati a Bangkok all’aeroporto di Don Mueagan e poi, con un tassì, erano arrivati all’albergo Amara che, già da fuori, si dimostrava lussuoso con un portiere vestito da ‘generale’. Alberto sperava di cavarsela nei contatti con i nativi col suo francese che, per sua fortuna, era parlato e conosciuto specialmente nei luoghi turistici. Alla réception una…dea: bellissimi occhi grigi, grandi  che illuminavano un viso sorridente. Alberto era rimasto affascinato, senza parole. “Quando avrai rimesso nelle orbite i tuoi occhi chiederemo alla affascinante nostra dirimpettaia notizie…” Una gran risata della ragazza: “Io parlo italiano, ho studiato lingue all’università di Perugia, sono a vostra disposizione.” Lo sguardo di Anna diceva chiaramente: “Ti piacerebbe brutto maiale averla a disposizione.” il tutto coperto da un  sorriso di sfida. “Mi chiamo Radaa che nella mia lingua vuol dire persona felice, vorrei indirizzarvi prima al Lollipop, il bar, e poi alla mostra interna al nostro albergo dove l’artista Thomas Erber ha esposto le sue opere; potreste acquistare un orologio particolare, unico al mondo,  un orologio Terrascope in alluminio anodizzato blu poi, al vostro ritorno, potrò indirizzarvi verso mete esterne interessanti.” La colazione consisteva in dolcetti vari e latte e caffè all’occidentale che parve lenire la crisi di gelosia di Anna. L’orologio era magnifico, costava ventimila baht pari a cinquemila €uro. Alberto pensò che era inutile infoltire il numero di ‘cipolle’ che già aveva a casa e rinunziò all’acquisto. Al ritorno alla réception, Alberto: “Vorremmo visitare dei luoghi in cui scattare delle foto specialmente di panorami.” Vi accompagno ad un taxi che potrà portarvi al porto dove imbarcarvi su una giunca per turisti, vedrete bei panorami e potrete mangiare e dormire a bordo, per cinque giorni la spesa è seimila baht pari a circa millecinquecento €uro, buon divertimento.” A bordo della giunca di stazza notevole, il comandante vestito come ufficiale di bordo di una nave da crociera li accolse con un sorriso, parlava francese: “Je suis à votre disposition, je vais vous montrer la cantine et votre cabine.” Il comandante era di altezza superiore a quella di Alberto, fisico atletico, viso abbronzato dal sole, sicuramente piacevole così almeno apparve ad Anna che ne rimase affascinata.”Questo non capisce l’italiano, facciamo un patto: io mi scopazzo Radaa, sempre che sia disponibile, e tu…il comandante!” “Sei maligno, gli ho dato appena uno sguardo.” Anna era diventata rossa in viso con conseguente risata ‘navigabile’ (così avrebbe detto il buon Jacovitti) da parte di Alberto che attirò l’attenzione dei presenti turisti e dei tailandesi. Riposino in cabina sino alla cena, l’atmosfera fra i due coniugi era ritornata normale, almeno nelle apparenze. “Commandant nous aimerions manger du poison.” Il comandante rise della grossa attirando anche lui l’attenzione dei presenti che si domandarono che cacchio avessero quei tre da dirsi di tanto spiritoso, forse con un po’ d’invidia da parte loro. (Tradotto Alberto aveva chiesto del veleno e non del pesce). La mattina presto Alberto ed Anna, più Alberto che Anna si alzavano presto per ammirare panorami esotici bellissimi dai colori mai visti in occidente. Alberto scattava foto a ripetizione da tutte le posizioni, per fortuna il dischetto della macchina fotografica poteva contenere circa cinquecento fotogrammi. La vita non era monotona a bordo, la sera c’era un’orchestrina che in sottofondo rallegrava i naviganti, alcune coppie ballavano, Anna non propose alcun ballo ad Alberto, sapeva che in quel campo era un orso, in compenso fu invitata da alcuni passeggeri eleganti e fisicamente non disprezzabili. Il giorno seguente gettata l’ancora su un fondo ribollente di fiori di mare bellissimi e dai colori sgargianti e di pesci anch’essi coloratissimi., Anna fu invitata dal comandante ad esplorare il fondale con bombole, pinne ed occhiali. La consorte chiese ad Alberto il permesso, anche se non molto convinto il coniuge non negò l’assenso ed al comandante: “Controlli bene mia moglie, non è un esperta sott’acqua!” Per un po’ di tempo Alberto seguì le bolle d’aria lasciate in superficie dai due, poi non più nascosti dietro una roccia. Dopo circa mezz’ora i due riapparvero in superficie salutando, stavano rientrando. Anna: “L’acqua era un po’ freddina ma poi mi sono abituata, potevi venirci pure tu.” Il dialogo finì lì ma la dama aveva avuto una dimenticanza, quella di aver visto sott’acqua ed ‘assaggiato’  una specie di ‘remo’ che sporgeva dalla pancia del comandante, remo che ben presto si era messo a remare dentro la cosina della signora facendole provare un orgasmo particolare, il collo del suo utero era stato ‘mitragliato’ da potenti schizzi di sperma e poi in acqua Anna non l’aveva mai fatto, in seguito una sensazione di piacevole stanchezza. Al rientro in albergo Radaa chiese notizie sul viaggio dei due coniugi che risposero con un mugugno. Alberto domandò alla consorte se sapesse il nome del comandante. “Si chiama Chaivat.” “Nomen omen appropriato alla situazione!” “Ma di quale situazione parli, da quando in qua un anticonformista come te è diventato un gelosone!” La conversazione finì lì, d'altronde…quello che è fatto è fatto pensò l’Albertone il quale ricordando  alcune avventure riportategli da amici che erano stati in Thailandia chiese a Radaa di poterle indicare dei locali dove le giovani ragazze si prostituivano, voleva fotografare i visi delle prostitute ragazzine nel loro ambiente ed anche quello della maîtresse. Radaa si fece seria: “Può essere pericoloso, la Polizia è corrotta ma talvolta mette in galera tutte le persone che trova in quei locali per dare una dimostrazione di forza per poi rilasciare i detenuti dietro forte compenso, in ogni caso la signora non dovrebbe andarci.” Alberto, per ogni evenienza,  si mise in tasca cinquemila €uro e con un taxi fu condotto a Soi Cow Boy un quartiere a luci rosse. Dinanzi al locale una lanterna rossa ed un buttafuori da cui era meglio stare alla larga. All’ingresso un lungo corridoio conduceva ad una grande sala dove c’erano delle ragazze molto giovani, seminude che aspettavano i clienti. Alberto non provò alcuna sensazione erotica, come descritto da Radaa, quelle erano ragazze vendute ad alcuni cinesi dai loro genitori in miseria che così pagavano i loro debiti. Una ragazza in particolare attrasse l’attenzione di Alberto: era rannicchiata in fondo al locale con gli occhi pieni di lacrime, non era di razza tailandese: bionda, occhi azzurri, piuttosto alta, un tipo alla svedese. Colpo di testa di Alberto: si recò dalla padrona del locale la quale gli offrì le grazie delle presenti; la megera parlava un francese stentato ma capì le intenzioni di Alberto che voleva poter con sé la ragazza bionda. La donna sin esibì in una risata maligna: “Rien à faire mon ami, c’est ma esclave.” “Combien d’argent voules-vous pour me la vendre? ” “ Vingt mille baht!” “Bien je vous donne cinq mille €uros c’est la même chose,  bien?” La prosseneta dinanzi agli €uro non fece una grinza anzi…”Tout à toi, bonne chance!” Il buttafuori, dietro indicazione della maîtresse lasciò passare i due  i quali si infilarono nel primo taxi di passaggio. “All’hotel Amara,  nel salone dell’albergo seduti in comode poltrone “Anna tu che a scuola hai studiato l’inglese fatti raccontare da questa ragazza cosa le è successo.” “Amalie tel me your story.” “My father Thomas Larsen was the commander of a cargo ship from India carrying goods to Denmark. I Amelie and my mother Sofia were on board as  a passenger. One night the pirates got on board, they overwhelmed the sailors, put them together with my father on a raft and abandoned them at sea. My mother and I were brought ashore and then I shared in a chinese broche and my mother did not know.” “La ragazza più o meno ha detto che viaggiava  su un cargo, comandato da suo padre con a bordo anche sua madre, il cargo salpato dall’India era diretto verso la Danimarca. Dei pirati di notte erano saliti a bordo, hanno abbandonato in mare l’equipaggio e suo padre su una scialuppa, lei e sua madre portate a terra, lei in un bordello, sua madre non sa dove sia.” Alberto: “Storia tremenda, dobbiamo trovare una soluzione, mi hanno riferito che dietro il nostro albergo c’è una chiesa cattolica, chiederemo aiuto ai preti.” Un sacerdote non più giovane aprì la porta e dopo il saluto di rito: “Sia lodato Gesù Cristo, sono don Angelo” e la risposta di Alberto:”Sempre sia lodato.” tutti entrarono in sacrestia e si sedettero sulle panche. “Padre Angelo le racconto in breve la storia di questa ragazza, solo lei può darci una mano d’aiuto.” Venuto a conoscenza dei fatti Il prete rimase pensieroso per un bel po’: “Non sarà facile trovare una soluzione, innanzi tutto ci vogliono molti quattrini, qui si fa tutto per il dio denaro e poi dovremo falsificare un passaporto per la ragazza, dove siete alloggiati?” “Al qui vicino hotel Amara, spero che alla concierge ci sia una certa Radaa e così potremo far alloggiare  Amalie in camera nostra.” Radaa era al suo posto, all’arrivo dei tre all’inizio rimase senza parole, aveva intuito che c’era una problema con quella ragazza bionda non certo tailandese. “Cara abbiamo un problema che spero tu potrai risolvere.” Alberto a sommi tratti raccontò quello che era loro capitato, compreso il colloquio con padre Angelo e, dopo molte esitazioni da parte di Radaa furono autorizzati a far accedere alla loro stanza, una Amalie finalmente sorridente. La danese dopo una doccia, indossò dei vestiti di Anna, i suoi erano da buttare, e fu messa a dormire sul divano. Alberto telefonò a Roma all’amico fraterno Franco I.”Caro come stai, ho bisogno del tuo aiuto.” “A dir la verità stavo dormendo, dimmi tutto.” “Scusa ma non ricordavo del fuso orario differente, sono a Bangkok ed ho bisogno di un favore, trasferisci trentamila  €uro sul mio conto corrente, sono rimasto a secco di quattrini.” “Come cacchio li hai spesi, ti sei comprata una tailandese?” Gran risata di Alberto, quel figlio di buona donna…”Hai indovinato ma me la pappo solo io, quando saremo a casa te la farò conoscere.” “Va bene, provvederò domattina, salutami Anna, buonanotte.” Alle donne delle pulizie dissero di lasciar perdere il bagno dove si era rifugiata Amalie con Alberto. Si fecero portare i pasti in camera con laute mance ai camerieri sempre felici di servire gli occupanti di quella stanza. Alberto contattò don Angelo il quale riferì che aveva trovato l’aggancio giusto per un passaporto falso, occorrevano una foto della ragazza e quarantamila baht pari a circa diecimila €uro. Alberto scattò subito delle foto e portò la scheda ad un vicino fotografo che sembrava ben organizzato. In francese chiese di poter avere i positivi della ragazza fotografata il pomeriggio. Il fotografo si mise a ridere, non era possibile ma cambiò opinione allorché Alberto fece ‘brillare’ nella sue mani ventimila baht. Dopo due giorni, ottenuto il passaporto, invitata Radaa a visitare Roma, i tre riuscirono col batticuore ad imbarcarsi in aereo diretti a Fiumicino dove giunsero a sera inoltrata. Tassì e poi  a casa un sorriso di sollievo. Per quella sera si arrangiarono con scatolette, grissini e crackers, doccia per tutti, Anna insieme ad Amalie, e poi tutti a nanna, la danese sul divano abbracciata ad un cuscino, nel suo viso l’espressione della gioia intensa, era passata dall’inferno al paradiso. Naturalmente Franco si fece vivo con una faccia incuriosita e vedendo Amalie “Ma allora veramente si sei comprato una schiava!” Alberto raccontò a modo suo la storia, quella sua e di Anna era stata un’opera buona… Nell’orecchio:”Arbè, valla a raccontà a n’artro, gran figlio di…” Amalie, dopo lunghe e noiose pratiche burocratiche fu iscritta ad una scuola di suore che chiesero  un compenso più alto in quanto dovevano  dedicare una insegnante disponibile solo per la ragazza che parlava  l’inglese ed il danese;  problema risolvibile, i coniugi M. erano abbienti di famiglia. Ma la storia non finisce qui: Alberto talvolta andava con la sua Alfa Romeo Giulia a prendere Amalie alla fine delle lezioni. La ragazza si era impegnata negli studi e cominciava a parlare l’italiano. Alberto vicino ad Amalie provava sensazioni erotiche fortissime, il suo solo profumo di gioventù lo ammaliava, talvolta un bacio nel collo, poi in bocca, una mano fra le gambe, insomma una strategia di avvicinamento. Anna se n’era accorta ma, pensando alle conseguenze di una sua scenata, conseguenze che sarebbero state molto spiacevoli per tutti, (fra l’altro Amalie era ancora minorenne) fece finta di nulla, d’altronde anche lei aveva qualcosa da farsi perdonare, un ricordo bellissimo dell’incontro subacqueo col comandante Chaivat. Un giorno di domenica una telefonata da Bangkok: “Sono Radaa, come state? Io ed il mio fidanzato abbiamo in programma di venire a Roma, io sono molto appassionata dei monumenti antichi.” Anna: “Ben felici c’è un albergo il Metropolitan vicino alla stazione Termini, vi prenoteremo una stanza, quando contate di arrivare?” “Fra due giorni.” “Verremo a all’aeroporto a prendervi, buon viaggio.” Ad Alberto l’arrivo di Radaa, soprattutto in compagnia del fidanzato, non fece alcun effetto, la sua preda era una sola ma ancora non raggiunta. I due coniugi romani arrivarono a Fiumicino mezz’ora prima, in attesa dell’aereo sorbirono dei rinfrescanti intrugli di un barista allegrone e poi si recarono all’uscita dei passeggeri che nel contempo stavano recuperando i propri bagagli. Per prima si presentò Radaa luminosa nella sua bellezza; bacio di rito ai due coniugi e poi arrivo del fidanzato con i bagagli: Sorpresa, sorpresa:“Questo è Chaivat, lo avrete conosciuto perché comandava la giunca dove avete passato dei giorni in mare.” Strette di mano e poi Alberto: “Anna lo ha conosciuto meglio di me, insieme hanno esplorato i fondali con bombole, pinne ed occhiali, Anna ne ha un buon ricordo!” Solo i due interessati capirono la battuta ma fecero lo gnorri.  Cena casereccia al ristorante sotto casa di via Merulana molto apprezzata dai thailandesi e poi un arrivederci al giorno seguente, era di luglio e le scuole erano chiuse. Radaa aveva telefonato alla sua ambasciata dove lavorava una sua cugina Malee, le chiese di accompagnarla per un giro su Roma monumentale munita di guide per orientarsi e così la compagnia si ridusse a quattro. “Tutti al mare a mostrar le chiappe chiare!” Alberto si era esibito in una boutade per rallegrare l’atmosfera, ad eccezione di Amelie, tutti sapevano tutto di tutti come da celebre frase ma la cosa non pesò sulla compagnia. Si recarono allo stabilimento Kursaal con la Mini Clubman di Anna; le femminucce mostrarono il loro ben di Dio in costumi brasiliani, si fecero baciare dal sole per un quarto d’ora poi si ritirarono sotto l’ombrellone, come pure i signori che erano di ritorno dopo aver fatto il bagno. Sparita dalla circolazione Radaa, si erano formate due coppie come dire, eterogenee: Alberto quarantenne con una diciassettenne,  Anna trentacinquenne con un trentenne ma, guardandole bene l’età non aveva importanza: Amelie guardava con ogni sognanti Alberto, Anna nello stesso modo il fustaccio thailandese. I quattro avevano preso a girare per Roma centro per fare acquisti e regolarmente Amelie passava per figlia di Alberto ed Anna per la moglie di Chaivat, ormai i quattro avevano di fatto accettato la situazione. Anche se avevano svicolato in quanto a posizione amorosa, i due coniugi, dato il loro lungo legame, si capivano al volo e così a casa loro, la notte: Anna e Chaivat nel letto matrimoniale la bimba (si fa per dire) e l’Albertone nella stanza degli ospiti dove finalmente avvenne il matrimonio fra il padrone di casa e la danese che dichiarò di non essere più vergine da tempo e si dimostrò molto abile in quanto a sesso, Alberto era al settimo cielo. E vissero a lungo…no questo non fu il finale della storia. Hermes protettore del pagano Alberto  non poté far nulla per il suo assistito, il destino è al di sopra degli dei e così Amelie, piangendo, raccontò ad Alberto di essersi innamorata di uno studente romano, Chaivat ritornò in patria, Radaa rimase quale impiegata nell’ambasciata della Thailandia a Roma ed Alberto ed Anna, con tanto rimpianto, ritornarono ad essere marito e moglie, la loro era stata solo una bella avventura da ricordare per sempre.
     

     
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