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in archivio dal 16 gen 2009

Alberto Mazzoni

03 settembre 1935, Roma - Italia
Segni particolari: Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta, tromba!
Mi descrivo così: Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

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  • 29 novembre 2017 alle ore 15:08
    UN USIGNOLO ZOZZONE.

    La  luna in ciel ridente rischiara il panorama, sul salice piangente un usignolo chiava, chiava l'innamorata che, piena di languore con voce appassionata gli giura eterno amore.

     
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  • martedì alle ore 10:03
    LUANA LA CORTIGIANA

    Come comincia: Un bussare insistente alla porta di casa, Anna ancora insonnolita scese lentamente dal letto e andò ad aprire, erano le otto del mattino. Gli comparve la vicina di casa Luana in lacrime che si buttò in una poltrona del salotto. Mai era capitato da quando abitavano a Messina, in viale S.Martino, doveva esserle capitato qualcosa di grave, mai Luana si era comportata così. Quando si calmò: “Americo è  fuggito in Argentina, mi ha lasciato un ‘ciao’ scritto col mio rossetto sullo specchio del bagno, oltre la beffa anche la presa per il c…o, maledetto!” Luana ed Americo erano sposati da diciotto anni,  lui italiano già residente in Argentina, proprietario terriero, non era mai stato un marito fedele, lei preferiva evitare scenate di gelosia, lui dopo una avventura era sempre ritornato sotto il tetto coniugale ma stavolta si era innamorato di una ventenne e sicuramente era ritornato in Argentina con la ragazza e a Luana, casalinga, oltre ad essere rimasta tristemente sola, si proponeva il problema del ‘conquibus’; c’era anche quello  della figlia Federica diciassettenne, studentessa al liceo classico. Luana recatasi in banca, ebbe la sgradita sorpresa di accorgersi che tutti i loro conti  erano stati azzerati. I risparmi in breve finirono e Luana una mattina, recatasi ad un supermercato,  dovette restituire alla cassa alcuni generi alimentari perché non aveva denaro sufficiente per pagarli, una brutta figura dinanzi alla cassiera, str…a, che la guardava con aria di sufficienza. Rifugiatasi nella Cinquecento crollò psicologicamente e si mise a piangere. Fu notata dal proprietario del supermercato, ‘dottor Carmelo’ come lo chiamavano tutti, il quale si avvicinò alla macchina, aprì lo sportello e: “Una così bella signora che piange, venga con me le offro un caffè.” Luana, calmatasi , dopo aver asciugato le lacrime, si sfogò raccontando la sua storia con lo sguardo perso nel vuoto. “Le faccio una proposta: lei può acquistare la merce che le occorre, per il pagamento ci penso io, lei potrà ricambiare la cortesia con una invito a casa sua a…prendere un caffè.” Luana pensò un triste detto: ‘o bere o affogare’, intascò il biglietto da visita del ‘dottor’ Carmelo e riprese la strada di casa stordita dagli ultimi avvenimenti. Luana aveva come sola amica Anna ed a lei riferì gli ultimi avvenimenti, compresa la proposta del direttore del supermercato di andare a ...‘prendere un caffè’ a casa sua. Le due donne, senza parlare, capirono le intenzioni di Carmelo, si guardarono in faccia senza commentare, la situazione, era ovvia. Al rientro a casa di Alberto dal suo lavoro di proprietario di una ‘Scuola Guida’, Anna gli riferì in breve gli ultimi avvenimenti accaduti a Luana, Alberto non fece commenti, accese la pipa dinanzi alla TV con aria pensosa. Aveva sempre avuto un debole per Luana, mai confessato alla consorte, e pensò che forse questa volta era quella buona, intanto c’era di mezzo per quel padrone del supermercato e pensò una furbata: “Anna che ne sappiamo noi di quel tale, potrebbe essere uno sballato, penso che dovremmo proteggerla in qualche modo, io un pensiero ce l’avrei ma tu devi essere d’accordo lo sai che…” “Va bene, ti conosco abbastanza, tira fuori st’idea.” “Ho un apparecchio che uso alla Scuola Guida che ti fa vedere e sentire quello che succede in una altra stanza, se vuoi lo proviamo insieme.” Il giorno seguente, posta la telecamera nel salone , i due passarono  nello studio dove l’apparecchio in questione fece sentire il suono della radio e l’immagine della stanza dove era situato, funzionava perfettamente. Anna avanzò la proposta dell’apparecchio a Luana la quale all’inizio era molto perplessa, farsi vedere mentre…anche se Alberto ed Anna erano amici…in ultimo capì che forse era giusto essere controllata, non conosceva che tipo fosse il ‘dottor Carmelo’. Nel frattempo era accaduto un altro fatto per cui ci volle l’intervento di Alberto: Federica gli riferì che un compagno di scuola la perseguitava ogni giorno all’uscita dalla scuola chiamandola ‘Fede – Rica – Fica’. Alberto:”Ci penso io.” Beccò il ragazzo in fragrante sfottò e, presolo per la collottola: “Se ci provi ancora ti rompo quella testa di c…zo che hai e fece seguire la minaccia con un pugno in testa che stordì il malcapitato. Federica baciò sulla guancia Alberto che, guardandola negli occhi: “Negli ultimi tempi ci siamo visti poco, sei molto cresciuta.” “Si zio Alberto ormai sono una donna.” E quello era un altro problema per Alberto , tante donne vicino a lui! Luana ad Anna ed ora Federica. “Domani mattina viene a casa mia il dottor Carmelo, dillo a tuo marito, spero di non vergognarmi troppo.” Alberto sistemò i suoi ‘aggeggi’ con aria contenta, se ne accorse Anna: “Sei il solito zozzone!” Il dottor Carmelo si presentò con un gran mazzo di rose rosse. “Alla più bella signora che abbia mai conosciuto.” I due sicuramente erano andati in bagno per un bidet e  apparvero nudi nella camera da letto di Luana, lui già col ‘coso’in posizione, lei dal corpo favoloso da modella. “Non eccitarti troppo, tu mangi in famiglia!” “Potrei dire la stessa cosa a te, hai visto il signore che razza di sciabola ha!” I due cominciarono con un sessantanove e poi in varie posizioni, un bel film porno che portò ad aumentare di volume del ‘ciccio’ di Alberto; Anna se ne accorse e, forse anche lei eccitata, offrì al marito una vogliosa e già lubrificata ‘cosina’. Il pomeriggio Luana fece visita ad Anna: “Un commento?” “Anche io e mio marito ci siamo eccitati e ti abbiamo imitato, non ti avevo visto mai nuda, se amassi le femminucce mi ti farei!” Gran risata da parte di ambedue, si erano ormai dimostrati  piacevolmente anticonformisti. Un pomeriggio Federica si presentò nei locali della Scuola Guida di Alberto. “Qual buon vento…” “Zio vorrei prendere la patente, tra poco compirò diciotto anni.” Alberto andò in crisi, Federica diventava ogni giorno più alta, più formosa, più bella e più donna. ”Ti affiderò per la guida ad un mio collaboratore.” “Zio preferirei che fossi tu.” E così fu senza che Luana ed Anna fossero messe al corrente. Alberto accusò dei forti mal di pancia, Anna: “Vai dal dottore non voglio restare vedova!” Sergio era il medico di famiglia oltre ad essere un amico: diagnosi: “Niente problemi fisici solo psicologici, il motivo lo sai tu, posso inviarti ad un mio collega psicologo.” Riferito l’esito ad Anna, Alberto si disse indisponibile ad andare da uno strizza cervelli, col tempo gli sarebbe passato tutto. Un rimedio c’era ma decisamente pericoloso e poi mettersi con una bambina! Bambina un c…o, Federica lo dimostrò durante una lezione di guida su una stradina della Panoramica quando inaspettatamente: “Zio tu offendi se te lo prendo in bocca?” Faccia stupita e da deficiente da parte di Alberto che lasciò fare alla ‘nipote’ quello che volgarmente viene detto ‘p….no’ con tanto di ingollo, altro che ragazzina, Federica aveva sicuramente avuto altre esperienze in campo sessuale. “Zio non hai fatto nulla di male sono stata io, fra l’altro mia madre mi ha messo al corrente della fonte del  denaro che spende, i tempi son cambiati da quando eri giovane, i puritani sono scomparsi, si guarda al sodo, non sentirti in colpa, fra l’altro io sono pure un po’ innamorata di te, sei un vero uomo anche fisicamente, i miei compagni di scuola non offrono gran che, sono tutti infantili, viziati in famiglia, non c’è nulla da prendere, meglio lo ‘zione’!” Alberto dopo l’ultimo avvenimento come per incanto aveva ripreso il suo buon umore che apparve ad Anna sospetto. “Non è che ti sei fatta una amante come Americo?” “Hai indovinato, ma non farò mancare il ‘mangime’ alla sposa ufficiale!” Anna prese la frase come una battuta e non le diede alcun peso anche perché…
    Un pomeriggio Luana facendo una visita ad Anna le riportò le ultime novità: “Carmelo mi ha proposto di far intervenire un suo amico, insomma lo faremmo in tre col compenso doppio, spero che la mia cosina resista, d’altronde non mi posso lamentare anche lei ha la sua parte. Il terzo non era ‘Harry Line’ come nel famoso film del dopo guerra che solo i più vecchi ricordano ma un giovane che Carmelo disse figlio di un amico, il tale aveva qualche problema col sesso. Ora Luana doveva fare anche da nave scuola ma con compenso doppio, la cosa più importante. Stavolta dinanzi alla apparecchiatura a casa dei due coniugi c’era solo Anna, Alberto aveva un impegno con i sindacati cui non poteva mancare. La situazione si presentò un po’ più ingarbugliata, il giovane Salvatore, questo il suo nome, era il classico bravo ragazzo, secchione a scuola con nessuna esperienza sessuale. Mentre Carmelo e Luana ritornavano dalla consueta visita in bagno, Salvatore stava seduto su una sedia in camera da letto ancora vestito ma vedendo i due nudi ebbe una reazione come se fosse stato colpito da un fulmine, si spogliò in fretta e rimase in piedi col ‘ciccio’ ‘ben dhur’ per dirla alla De Benedetti. Carmelo: “Fatti il bidet e raggiungici, vai.” Salvatore ritornò in camera da letto non sapendo che fare ma fu aiutato da Luana che lo invitò sul letto matrimoniale prendendoglielo in bocca. La conseguenza fu immediata e la signora ingoiò un bel po’ di ‘vitamine’ ma poi dovette subito dar retta a un Carmelo impaziente, insomma si trovò fra due…fuochi infilzata sia in bocca che nel fiorello che dopo un bel po’ di tempo cominciò a dar segni di stanchezza. “Ragazzi basta, la festa è finita, gli amici se ne vanno, non è stata un’inutile serata!” Luana aveva copiato i versi di una canzone; all’uscita dei due guardò con interesse un mucchietto di €uro depositati sul comodino facendo un segno ad Anna  con indice e pollice chiusi, il ‘colloquio’ era stato ben remunerato. La mente umana è qualcosa di imperscrutabile da un punto di vista delle sensazioni, Anna, senza la presenza del marito vicino, aveva provato una percezione per lei sconvolgente, la voglia di partecipare ad un ‘banchetto’ sessuale, lei che mai avrebbe pensato di tradire il marito nemmeno col pensiero e questo la turbò, quel dolore alle viscere provato in passato da Alberto ora lo percepiva lei ma,  non volendo andare da uno psicoterapeuta, non trovava altra soluzione se non …soddisfare i suoi nuovi desiderata, ma come? Alberto benché impegnato su due fronti: il lavoro e Federica, capì che la consorte aveva dei problemi. “Dimmi cos’hai, sei stata e sei il mio grande amore, ti aiuterò.” Ormai allo stremo, Anna rivelò il suo problema al marito il quale non solo la prese bene ma pensò…”Parla con Luana potremmo mettere su un quartetto io con lei e tu col giovane Salvatore o col più anziano Carmelo., a te la scelta.” Dopo questa proposta, Anna con un gran sospiro ‘riprese le penne’ baciò a lungo Alberto, i suoi problemi dovevano essere finiti infatti una mattina in casa di Luana si presentò un Salvatore rinnovato secondo la moda corrente, capelli con sfumatura alta, pantaloni con la vita bassa, scarpe da runner, insomma un altro Salvo che baciò Luana in bocca e su una mano Anna, ad Alberto una stretta di mano. “Che ne dite se dopo il lavaggio di rito stiamo un po’ seduti sul divano, voglio vedere che effetto ci fa vederci nudi.” Hai capito il giovane, da imbranato era diventato uno sfrontato. Ad un certo punto Anna esordì  con un “Caro posso?” rivolto al marito che fece ridere gli altri tre poi tutti sul lettone a sbizzarrirsi in pose varie. Anna percepì nel fiorellino un ‘ciccio’  più lungo di quello di suo marito, l’unico che conosceva, e provò forti sensazioni quanto gli fu sollecitato il collo dell’utero da uno schizzo fortissimo, mai provata una tale sensazione. Nel frattempo Alberto e Luana andavano alla grande, quello che desideravano ambedue da tempo si stava verificando. Invece Salvatore ottenne inizialmente un netto rifiuto quando tentò di girar le spalle ad Anna per penetrarla nel popò, quello era riservato al marito ma poi quando all’orecchio sentì: “Diecimila  €uro” ci ripensò, chissà quante belle cose poteva comprarsi con quella somma; anche Alberto e Luana presero quella strada, insomma un’inchiappettata generale. Dopo aver lasciato il suo ‘obolo’ sul comodino, Salvatore rivestitosi si dileguò con un inchino: “Grazie di tutto.” il saluto finale. Tornati a casa propria, Alberto ed Anna sembravano rientrati da un altro pianeta, quella specie di ‘wife swapping’ aveva avuto un effetto molto gradevole, forse fra di loro era cambiato qualcosa, sicuramente in  meglio. Per i lettori più giovani ribadisco l’espressione ‘Ben dhur’ è contenuta nel poema scritto con spirito goliardico nel primo novecento da tale Hetrz De Benedetti intitolato ‘Ifigonia in Culide’, se lo trovate leggetelo, è spassoso, sempre che non siate dei puritani!

     
  • 06 ottobre alle ore 9:09
    LA SIRENA DI ALICUDI

    Come comincia: Alberto M. appena promosso vicebrigadiere della Guardia di Finanza, con i gradi ancora attaccati con lo spillo, come dicevano i più vecchi sottufficiali, fu trasferito a Lipari nelle isole Eolie. Dopo nove mesi di corso ed in parte di ‘astinenza, al prode Al. non pareva vero poter ‘assaggiare’ le abitanti delle isole e soprattutto, essendo luglio, qualche piccioncella non indigena anche se non di primo pelo, talvolta guadagnandosi qualche regalo in oro quando la signora aveva apprezzato particolarmente le sue ‘prestazioni. Hermes, protettore del giovane sottufficiale pagano di religione, talvolta, come questa volta, era distratto da qualche fanciulla e si era dimenticato del suo protetto: conclusione Alberto fu trasferito a Filicudi isola non molto frequentata dai turisti perché priva di comodità, solo qualche naturista ma, se femmina, poco appetibile. Perché quel trasferimento in sostituzione dell’appuntato Mattia S. che, definire deficiente era un offesa per il deficienti: il cotale si era accompagnato a Filicudi con Addolorata V. una vecchia brutta e diciamo la verità anche un po’ stronza ma proprietaria di qualche appezzamento di terreno e di una casa, per quell’isola, abbastanza confortevole. Niente di male se non che il cotale era stato ‘ fidanzato’ in Puglia con altra brutta ‘dè core’ Oronza G. che, conosciuto il suo nuovo recapito dell’amato, con il traghetto di linea si era catapultata a Filicudi con conseguenze di una sceneggiata fra le due donne seguita dagli abitanti dell’isola ma che, pervenuta anche all’orecchio del maresciallo Gabriele F., Comandante della Tenenza di Lipari, fu oggetto di trasferimento in quest’ultima sede di Mattia e la sostituzione al comando del distaccamento dell’arrabbiatissimo Alberto che aveva assunto anche le funzioni di Reggente doganale e di Delegato di Spiaggia (Dogana e Capitaneria di Porto) con conseguente aumento di lavoro dato che allora, qualche burocrate fanatico aveva disposto che per la merce da trasportare occorreva compilare una bolla di accompagnamento. Stavolta Hermes un po’ più sveglio del solito fu di aiuto all’Albertone con la presenza al distaccamento del  Finanziere scelto di mare Fulvio M.che, per conseguire il grado superiore di appuntato, si dava da fare in ufficio alleviando anzi sostituendo del tutto il vicebrigadiere che se la spassava quanto poteva nell’isola, abbandonando la divisa  ed indossando solo calzoncini e scarpe di corda od anche in costume da bagno con fucile, pinne ed occhiali ritornando in caserma con polipi, saraghi, cozze, ricci e patelle:  insomma poteva metter su una pescheria invece li faceva cucinare in caserma dal finanziere Romolo G., suo paesano romano invitando a mangiare anche il collega dei Carabinieri Totonno F. che non aveva nulla delle caratteristiche degli appartenenti all’Arma: napoletano, con addosso un elenco di punizioni lungo un chilometro, una anche per aver avuto un rapporto ‘ravvicinato’ con la consorte di un capitano! Insomma un simpaticone che fece subito amicizia con Alberto, due scapocchioni avrebbero detto in gergo i campani! La sera, riempiti i pancini, grandi giocate a carte  al lume di lampade a petrolio o di faretti, qualche passeggiata al chiar di luna per smaltire la sbornia. Ogni tanto Totonno ne combinava una delle sue che poi riportava ad Alberto: “Sai chi mi sono scopata? Non lo sai, mi sono fatta Addolorata la fidanzata del tuo appuntato ah ah ah ma non è finita mi sono inchiappettata pure l’altra fidanzata, Oronza…” Totonno raccontando la sue gesta si sbellicava dalle risate, Alberto: “Sei stato coraggioso, per le tue opere buone meriti una medaglia al merito della fica vecchia!” Ad Alberto però mancava il ‘mangime’, non era il tipo di andar ‘a vecchie’, per sua fortuna stavolta Hermes, scaricata l’ultima dea, vide il giovane intristito e pensò bene…Una ragazza era giunta da Alicudi a Filicudi per delle compere, in attesa del traghetto del giorno dopo che la avrebbe riportata nella sua isola, prima di andare a dormire da alcuni parenti,  passeggiava sulla banchina del porto. Alberto avrebbe voluto agganciarla ma la ragazza alla sua vista in divisa si era allontanata, brutto segno, carattere scontroso. Al. non era il tipo di abbandonare la preda, si avvicinò di nuovo alla baby e: “Signorina mi permetta di aiutarla, domani per portare la merce ad Alicudi, ha bisogno di una bolla di accompagnamento, posso darle una mano sempre che lei..” “Sono Luce H., la ringrazio dell’offerta, i miei parenti sono quasi tutti emigrati in Australia, io sono ad Alicudi con mio padre e mia madre, non intendo lasciarli, faccio la pescatrice da quando avevo sette anni, domani mattina verrò in caserma, buonanotte.” “Se non disturbo vorrei qualche notizia sul suo conto e sull’Isola di Alicudi, sono il corrispondente locale di un giornale romano, se lei mi desse qualche notizia particolare…”Stasera sono stanca, venga domani, se vuole può fare un salto ad Alicudi, potrei darle una stanza a casa mia per poi ritornare il giorno dopo a Filicudi, se accetta si porti  della biancheria di ricambio.” “Fulvio domani vado ad Alicudi, non so quanto starò fuori.” “Brigadiere se lo cercano da Lipari cosa debbo dire?” “Sono andato alla ricerca di una piantagione di cannabis, porto con me una radio rice-trasmittente per un eventuale collegamento, io sono ‘Mica 16’.” La mattina dopo alle undici all’arrivo del traghetto, Alberto in borghese munito di valigia salì sulla nave ed andò dal Comandante Pellizzeri che aveva conosciuto a Lipari: “Comandante ho dimenticato di acquistare il biglietto, può farmelo lei a bordo?” “Niente biglietto anzi le offrirò il liquore Strega.” Questa si che era una brutta notizia, Alberto non sopportava i liquori dolci, si salvò riuscendo a buttare il contenuto del bicchiere dentro un vaso di salvia che troneggiava in una parete della cabina del Comandante vicino ad una di rosmarino. “Comandante un venditore di piante a Lipari mi ha detto che rosmarino e salvia non debbono stare vicini, la salvia morirebbe.” “E noi la salviamo spostandola.” Alberto scese per ultimo dalla m/n ‘Eolo’, Luce lo stava aspettando. “Mi segua, c’è un pezzo di strada da fare, le porto la valigia.” “Mia cara non so da queste parti ma dalle mie sono i signori ad essere galanti ed aiutare la signore.” “Io sono signorina ed abituata a portare pesi, se  vorrà stanotte potremo andare insieme e pesca e vedrà!” Entrati in casa abbracci alla figlia da parte dei genitori Matteo e Rosina e, dietro presentazione di Luce, un caro saluto anche ad Alberto. “La nostra è una mensa povera, solo pesce ma sicuramente fresco.” Quegli anziani ricordarono ad Alberto un episodio delle metamorfosi di Ovidio che riferì a Luce: “A due vecchietti agricoltori,  Filemone e Bauci, una sera si presentò un mendicante chiedendo ospitalità. I padroni di casa  non solo lo sfamarono ma gli offrirono anche un giaciglio per la notte. La mattina dopo il mendicante si presentò con la vera identità: “Sono Giove, siete stati molto gentili, chiedetemi qualsiasi cosa:” Filemone e Bauci si guardarono negli occhi e, all’unisono: “Vorremmo solo morire nello stesso momento, siamo stati insieme tutta la vita.” Alberto nel raccontare l’episodio si era commosso con la curiosità della ragazza, non si aspettava da un militare simile atteggiamento, sicuramente lo apprezzò  guardandolo negli occhi, forse era scoppiata una scintilla fra di loro. “Io ho studiato conseguendo il diploma di ragioniera a Lipari, la scuola mi piaceva ma per motivi ovvi sono stata costretta ad abbandonarla, non potevo lasciare i miei vecchi soli, gli voglio molto bene. Ed ora se se la sente in barca con la lampara, mio padre non sta molto bene, che ne dice di rimpiazzarlo?” “Farò del mio meglio.” Luce dimostro molta abilità in tutte le manovre ed anche una forza notevole per una donna. Dopo aver salpato le reti con un buon numero di pesci, Luce mise la prua a riva, ci voleva circa mezz’ora prima di arrivare al porto. “Posso farti qualche domanda, se è troppo personale dimmelo, non voglio essere invadente.” “C’è poco da dire sulla mia persona, come avrai appurato la maggior parte degli abitanti delle isole sono emigrati in Australia, quasi tutti pescatori ma con la pesca non si mantiene una famiglia, troppi pescherecci palermitani  usano reti a strascico e distruggono i fondali. Io ero in buoni rapporti con un mio coetaneo, mi voleva portare in Australia, io non volli lasciare i miei e poi non mi piaceva di carattere, voleva fare il maschio ma con me…” Luce non aveva usato la parola fidanzamento e dimostrò una notevole personalità. “Vedi, io abituato alle ragazze di città che se si rompono un’unghia strillano come oche, nel vedere il tuo comportamento resto estasiato, finalmente una vera donna!”  “Grazie del complimento ma la tua ragazza che tipo è?” “Per essere sincero sinora sono andato un po’ qua un po’ là, in parole povere nessuna legame, troppi miei amici si sono lasciati con le consorti dopo il matrimonio, e sono nei guai per dover mantenere moglie e figli lasciando la casa coniugale, una vita rovinata per aver scelto una moglie sbagliata. Vorrei chiederti una cosa ma se non sei d’accordo…” “Dimmi non ho idea di quello che vorresti sapere.” “Più che sapere vederti, vederti in costume da bagno, mi contenterei anche di uno tutto intero, niente costume alla brasiliana.” Luce scoppiò in una risata squillante che si propagò in mare. “Che ne dici qualcosa in più della brasiliana?” Alberto ci pensò su e capì, oltre la brasiliana c’era solo un’altra possibilità: il nudo integrale! Alberto abbracciò Luce, un profumo di mare l’avvolse, era l’odore dei vestiti della ragazza, piuttosto piacevole anche il bacio che ci ‘scappò’ fu meraviglioso, una vera donna. A casa ambedue a letto a riposare, si rividero a mezzogiorno Luce fresca come una rosa, Alberto abbacchiato sia in senso materiale, in mare si era stancato, che morale, che si stesse innamorando? Luce esordì con i genitori con una boutade: “Alberto è un bravo pescatore, che ne dite se me lo sposo?” Un silenzio assordante da parte dei tre, che si ripresero subito. Alberto: “Io soffro il mare ma non le marinaie e poi dobbiamo domandare il permesso ai genitori come da prassi consolidata:”Il vecchio: “Bridadiere tu sei di un’altra razza, noi siamo poveri ignoranti, spòsati una di città, Luce…è la luce dei nostri occhi.” La vecchia: “Sei il solito egoista, noi potremo andare in una casa di riposo e ogni tanti questi due ci porterebbero a vedere i nipotini.” Luce: “Il vecchio detto ‘ i sogni son desideri’ intanto debbo accontentare una richiesta di Alberto, poi vedremo.” Dire che l’Albertone era frastornato era il minimo, già lo facevano sposato con figli, lui che i pargoli  li amava poco…” Luna chiusi gli scuri della camera da letto, un buio profondo che di colpo sparì con la riapertura da parte della ragazza della finestra: nuda era uno spettacolo: oltre al viso piacevole tette da statua greca, braccia da palestrata,  pancino piatto, pube con pochi peli lisci, gambe robuste, lunghe e dritte, piedi da far impazzire un feticista. “Che ne pensi, ‘merce’ da isolana ma tosta, andiamo sul letto, ma non sperare…” “Alberto era ‘groggy’, non poteva dire di non aver conosciuto ragazze ma Luce aveva qualcosa di speciale, non solo sperò ma ottenne… una dea che gli aveva preso il cuore oltre che il cervello, insomma era fottuto!
     

     
  • 05 ottobre alle ore 9:26
    UN AMORE DOLOROSO

    Come comincia: La vita di Gilberto e di Rosanna scorreva normalmente come quella di tante coppie, pur non avendo figli i due si volevano bene, lui capo ufficio di una istituzione regionale con sede a Messina, lei insegnante di lingue in un liceo cittadino. Un avvenimento però sconvolse la vita dei due coniugi: una mattina, a scuola, Rosanna ebbe dei capogiri e mal di stomaco, chiese ed ottenne di andare a casa ma…male gliene incolse! Aperta la porta, sentì dei rumori provenire dalla camera da letto, immaginò che suo marito si fosse portata qualche ‘sciacquetta’ e fu in dubbio come comportarsi. Nel palazzo in via XX settembre a Messina dove abitavano erano conosciuti ed una scenata avrebbe suscitato i pettegolezzi a non finire, decise in ogni caso di accertarsi della situazione, aprì uno  spiraglio della porta della camera da letto e…male gliene incolse: suo marito ed il suo capo si stavano bellamente…si quella cosa che di solito due maschi non fanno tranne che se omo. Sconcertata Rosanna si buttò sul divano, ci vollero dieci minuti per riprendersi e decidere di uscire di casa, suonare il citofono e…Dopo un po’ di tempo rispose la voce del marito: “Chi è” “Caro sono io, mi sono sentita male sono tornata a casa ma ho dimenticato le chiavi del portone…” “Un attimo, ero in bagno, c’è con me Matteo il mio ingegnere capo.” Rosanna dovette aspettare un po’, evidentemente di due dovevano in qualche modo sistemare…”Gentile signora qual buon vento?” “È quello che mi domando anch’io…” “Ho preferito venire con suo marito a casa vostra per discutere di una faccenda importante, da Palermo mi hanno chiesto di comunicare il nome di un capo ufficio da trasferire a Caltanisetta, non volevo che la mia segretaria ascoltasse il colloquio con suo marito, devo segnalare lui o un suo collega e…” Rosanna si meravigliò lei stessa di aver mantenuto una calma glaciale, solo una battuta che poteva essere di humor, ma di humor nero: “Ritornate a discutere come facevate prima, io mi metto a sistemate la camera da letto, stamattina non mi andava di farlo.” I due dovevano aver fatto una battaglia, il letto tutto sottosopra, un cuscino ai piedi del letto, una coperta per terra come pure un lenzuolo…Rosanna si sentì mancare le forze, si sedette su una poltrona a occhi chiusi. Dietro la porta: “Cara noi ritorniamo in ufficio, ciao.” “Arrivederci signora:” La risposta pensata dalla padrona di casa: “Arrivederci un c…o!” Alle tredici una telefonata di Gilberto: “Cara resto in ufficio tutto il pomeriggio, tu mangia pure.” Pian piano la rabbia di Rosanna  sbollì, lei cercò di ragionare quale posizione prendere con il minor danno possibile: far finta di nulla o scatenare un putiferio? Capì che quest’ultima soluzione non era la migliore, ci sarebbe stato uno scandalo in cui ci avrebbero ‘bagnato il pane’ un po’ tutti e, sia lei che suo marito anche per strada sarebbero stati indicati con tanto di sorrisetti, forse avrebbero dovuto cambiare città, in fondo a Messina tutte le persone di un certo livello si conoscono fra loro.. Rosanna disfece il letto, mise tutta la biancheria dentro la lavatrice a ottanta gradi, rifece il letto con biancheria pulita e provò a mangiare qualcosa con scarsi risultati. Alle diciannove si presentò in casa un allegro Gilberto: “Cara ti senti male, hai una faccia…” “Come il culo puoi dirlo, ho visto te e Matteo non immaginavo…” “Ti dico la verità, l’ingegnere capo è omosessuale, se non l’avessi accontentato mi avrebbe segnalato per essere trasferito a Caltanisetta, non ho altro da dirti se non chiedere la tua comprensione.” Rosanna per la notte si sistemò sul divano del soggiorno, per il futuro? Il tempo forse avrebbe attenuato il ricordo spiacevole ma non cancellarlo, e così fu. Nel palazzo abitavano due coniugi Leonardo S. concessionario di varie marche di auto e Giorgia C., casalinga, che avevano adottato un figlio di nazionalità francese Alain G. In occasione di una gita a Parigi. Leo aveva stretto amicizia col direttore dell’albergo dove alloggiavano facendo presente le difficoltà burocratiche che aveva incontrato in Italia per adottare un figlio. Charles S. era un signore alto, distinto, dal parlare forbito, anche in italiano, pensò di aiutare i due coniugi, aveva delle conoscenze in alto e riuscì a superare le difficoltà che, anche se minori, anche in Francia esistevano. Finalmente scovarono in un orfanotrofio un bambino biondo, simpatico, allegro di nome Alain G. di dieci anni che comprese la fortuna di essere adottato e quindi lasciare quel posto squallido. Educato, si presentò ai futuri genitori adottivi, parlava anche in italiano: “Spero di essere un figlio modello, cercherò di non creare problemi.” Intelligente ed anche furbo, la vita in orfanotrofio l’aveva scaltrito e così Leonardo e Giorgia, partiti da Messina in due tornarono in tre. Fu organizzata una festa di presentazione ai ragazzi del palazzo, Alain fu festeggiato dai coetanei soprattutto femminucce che apprezzarono il bel francesino. Alain fu iscritto in  un collegio di preti misto, fanciulli e fanciulle erano però separate in classe e fuori, era difficile incontrarle perché le venivano a prendere i vari parenti. Conclusione, Alain a sedici anni si trovò a far parte dei…falegnami ma la fortuna volle aiutarlo: Rosanna la vicina di casa con la quale si ricordava della sua patria di origine parlando con lei in francese, lo pregò di portare un regalo alla madre Gloria D., vedova di Ambrogio F. capitano di lungo corso sulle navi mercantili. La signora quarantacinquenne teneva molto al suo aspetto: ricca, si poteva permettere di frequentare istituti di bellezza ed anche la natura era stata benigna con lei, capelli biondi tirati all’indietro, viso volitivo, altezza media, longilinea dimostrava, con grande suo orgoglio almeno dieci anni in meno. Proposte di matrimonio a non finire solo che i soggetti erano spesso più anziani di lei mentre la vedova, senza vergognarsi, preferiva ‘merce’ fresca, talvolta anche troppo fresca! Alain si presentò a casa sua dopo essere stato preannunziato da una telefonata di Rosanna: “Auguri mammina mia, non ti domando l’età sia perché la conosco e sia perché non la dimostri assolutamente, ti manderò un regalino tramite il figlio di nostri amici, di nuovo auguri.” Alain era diventato un giovanottone alto, dal fisico palestrato, contento del suo  stato, insomma poteva essere appetibile per una ‘cougar’  amante dei toy boys. Gloria prima ammirò poi abbracciò Alain: “Sei un bel giovane, quanti anni hai?” “Alle signore ed ai giovani puledri non si domandano gli anni, nes pas? “ “Sei francese? Amo quelle vostre erre ‘arrotate,!” “Signora questo è il regalo di sua figlia, se non ha nulla da darmi per lei…” “Quanta fretta, hai la ragazza che ti aspetta?” “No, pensavo che in Italia le cose fossero più facili, avvicinare ragazze che mi piacciono è difficile, mi capitano delle ‘sgallettate,!” “Per stasera ti sequestro io, informo Rosanna, ti porterò a mangiare in un ristorante sul lago di Ganzirri, menù da favola, ti farà bene ti vedo un po’ magrolino.” “Si sbaglia madame, è il vestito, io vado in palestra.” e mostrò l sua muscolatura che fu apprezzata dalla dama che già aveva la pressione piuttosto alta. Si presentò il capo cameriere: “Gentile signora un altro nipote?” Gloria fece finta di non aver sentito, Alain invece ‘mangiò la foglia’, madame si accompagnava spesso con dei giovani, in fondo gli faceva comodo, ci sarebbe stato da divertirsi ed anche magari di qualche regalino, l’animo del ‘macrò’ si appalesò; cena all’insegna dell’allegria pregustando…Infatti, pagato il conto al titolare dell’esercizio Massimo M. che omaggiò la signora con tanto di finto baciamano, i due risalirono sulla Mini Countyman ed arrivarono soto il portone di casa di Rosanna.”caro son quasi le ventitré, è tardi per ritornare a casa tua, chiamo mia figlia, ti farò dormire sul divano del salotto.  Alain dentro di sé si fece un risolino, chissà quanti toy boy erano passati nel letto di madame anzi che sul divano. Previsione accertata: “Forse per te è più comodo nel mio lettone, l’ho fatto fare su misura, pure il materasso è confortevole!” “Madame capiamoci bene, anche se sono giovane non sono uno stupido, lasciamo perdere il lei e…” “Sei pure intelligente,va bene facciamoci una doccia e poi via alle grandi manovre, va bien?” “Très bien madame!” Gloria rimase quasi senza fiato vedendo il ‘ciccio’ in erezione di Alain. “Jamais vu un queue?” "Si ma non di queste dimensioni, aspetto  che lubrifico la cosina.” “Niente lubrificazione artificiale ci penso io.” Alain affondò la bocca sulla deliziosa chatte di madame la quale dopo poco cominciò a mugulare e dopo il primo orgasmo:”Ancora, ancora!” Arrivata a tre chiese l’alt. “Se seguito così domattina sarò uno straccio, un po’ di tregua.” “Niente tregua, andiamo al dunque, ti allargo la cosina  e poi pian piano… ma non devi lamentarti.” “Io invece mi lamento ma è un lamento piacevole, sei arrivato in fondo, al collo dell’utero, il tuo schizzo mi ha fatto provare una sensazione mai provata, sei un Dio.” “Sono pagano e seguace di Hermes a cui domattina debbo sacrificare qualcosa di importante, che mi consigli?” “Un bracciale, una collana, un orologio d’oro?” “Vada per l’orologio d’oro.” “Col tempo mi piacerebbe assaggiare anche il tuo culetto bellissimo, dovrebbe essere anche sensibile.” “Te lo puoi dimenticare con quel…con quel..insomma no!” “La scuola è terminata, quando vuoi puoi chiamarmi, mi piace quel ristorante sul lago di Ganzirri.” “Prima mi devo riprendere, ci vorrà del tempo sono distrutta anche se non vorrei lasciarti andare ma penso che Rosanna sarà in pensiero.” Rosanna non era affatto in pensiero anzi con il marito Gilberto si stavano facendo tante risate all’attivo in casa di Alain. “Cacchio, guadagni più di me al concessionario, in una notte un orologio Rolex d’oro!” “Se vuoi te lo regalo, posso averne altri.” Intervenne Rosanna: “Alain non esagerare, voglio bene a mia madre anche se conosco i suoi vizietti, vacci calmo!” “Dopo una settimana una telefonata di sera a csa di Gilberto: “Come sta Alain, sono preoccupata, è sette giorni che non lo vedo.” “Mammina anche non lo senti vero?” “Ti prego Rosanna passamelo, ho voglia…” “Di sentirlo, è qua:” “Bonjour madame, c’est un plaisir d’entendre vostre charmante voix, parlo in francese per non far capire quello che dico a questi due curiosoni che sono dinanzi a me, mi farò prestare una macchina da Gilberto per raggiungere casa tua.” “Te la compro io, scegli il modello.” “Non so che dire…” “Fatti consegnare l’auto e non dire nulla.”Alain dopo un’ora si presentò dinanzi casa di Gloria a bordo di una fiammante Alfa Romeo Giulietta rossa suonando il clacson. “Non fare stò casino, va bene che ormai i miei coinquilini ti avranno conosciuto, non che a me importi qualcosa ma…” Gloria aveva la faccia più bianca del solito,qualche ruga mai vista prima, Alain capì che qualcosa aveva turbato la sua amante. “Se ti va dimmi qualcosa.” “Preferisco stare in silenzio sul divano, stammi vicino, purtroppo …”Quel purtroppo voleva dire tante cose che Alain immaginò ma seguì l’indicazione di Gloria e rimase muto. Restarono sul divano sino a quando fuori si fece buio, Gloria accese il lampadario e: ”La verità è che è successo quello che non doveva avvenire, mi sono innamorata di te, mai accaduto in passato con nessuno, ho considerato la libertà in tutti i campi un bene assoluto, tu me l’hai tolta…” “Posso ridartela, me ne vado.” “Non fare il tonto, ormai sei nel mio cuore, dovrebbe essere piacevole ma ci sono tanti problemi in primis i trenta anni di differenza, oggi di parla molto  di toy boy, forse se li possono permettere le dive ma io non lo sono, mi conosco, non riuscirei a lasciarti, se tu riesci a trovare una via d’uscita…” “Già trovata, restiamo insieme per sempre, nessuno di noi due ha legami sentimentali con altre persone, avviseremo parenti ed amici e poi vivremo la nostra vita, io mi scriverò a medicina e poi in ginecologia, tu non hai problemi finanziari, certo devi pagarmi un pegno.” “Amore mio qualsiasi cosa, domani riprenderò la mia vita di prima, ritornerò giovane o meglio giovanile così non potranno dire che sono tua madre!” ”E per tutta conclusione…” “Conosco quel volgare sonetto, quella cosa te la farò lo stesso anzi ti voglio distruggere, è solo una brutta battuta farò quello che più ti piace.” “Bene, quinti sei fregata, una volta ti ho chiesto…” Gloria ricordò quell’episodio e: “Non ci pensare proprio mi faresti un male cane!” “Le promesse si mantengono…” “Ne riparleremo, ora pensiamo a cose serie.” Gloria ed Alain presero a convivere il giovane si era scritto all’Università con profitto riuscendo a dare tutti gi esami. Un episodio spiacevole accadde all’Università: dei giovani, la maggior parte figli di delinquenti lo presero a sfottere in quanto Alain non se la faceva con le ragazze come gli altri colleghi. Un mattina fu circondato da un gruppo di colleghi la maggior parte abitanti a Villa Lina, zona dove notoriamente risiedono le ‘facce tagliate’. “Collega niente femmine se voi ti presento qualche maschione!” e giù risate da parte di tutti. Alain, per istinto, si appoggiò ad un muro così non avrebbero potuto prenderlo alle spalle e poi:”Se tua sorella ha problemi mandamela!” Offesa insostenibile per un delinquente che partì con un pugno vero il viso di Alain il quale lo schivò ma piazzò un fortissimo diretto al viso dell’aggressore il quale si toccò la faccia, era tutto insanguinato ed aveva perso gli incisivi. “ Un silenzio generale. Alain: “Avete tutti visto che non sono stato io ad attaccare, mi dispiace.” E sparì dalla circolazione per evitare guai. Due giorni dopo un certo Annibale G., collega di Alain, gli si avvicinò e: “Senti voglio farti un favore, vai dal padre di quello che hai picchiato, raccontagli la verità, io testimonierò a tuo favore, quel tale è un boss di quelli importanti, spero che ti creda, si chiama….. ed abita in via….., buona fortuna!” Hermes stavolta aveva funzionato. Alain la mattina successiva si recò a quell’indirizzo, bussò alla porta: “Chi cazzo rompe i coglioni?” Come inizio non c’era male. “Sono Alain G. collega di Università di suo figlio, mi dispiace per quello che è successo ma lui ed i suoi amici per molto tempo mi hanno deriso dandomi del frodio, suo figlio ha cercato di darmi un pugno ma io sono pugile e l’ho preceduto, chiedo di nuovo scusa, non so che altro dirle.” “Giovanotto se hai detto la verità non avrai nulla da temere ma se…” Ad Alain fu sbattuta la porta in faccia ma il giovane era contento, forse aveva salvato la situazione, i delinquenti di solito si definiscono  uomini d’onore. Passando alle cose frivole, Alain ricordò a Gloria quella promessa…” “Non ricordo bene, non doveva essere una cosa importante.” “Io frequentando uomini d’onore lo sono diventato anch’io, quindi…” “Non essere cattivo, ci pensi a quel cosone nel mio popò?” “Ci penso e ci entrerò.” Più che altro era una battuta che Alain credeva finisse lì ma l’amore di Gloria era talmente forte che un pomeriggio: “Ho comprato un vibratore, prima entrerai con quello e poi tu…” “Non essere ridicola, non c’è piacere farti male.” “Per me è una prova d’amore, quello che purtroppo provo sempre più per te.” Per sottolineare il concetto Alain si beccò una cuscinata in testa. La signora si era munita di lubrificanti in farmacia e pian piano…”Mi pare di essere un chirurgo in sala operatoria!” Finita l’operazione con qualche urletto da parte di Gloria: “Ora mi sento tua moglie, sono tutta tua!” Minerva, da sempre nemica di Hermes, volle fargli  un dispetto: fece ammalare Gloria. Il malanno cominciò con una tosse insistente che i medici cercarono di curare come bronchite ma le cure non ebbero effetto finché un oncologo diede il suo verdetto: “Tumore di ultimo grado ai polmoni.” Naturalmente Gloria non fu informata, Alain sembrava impazzito: “Dottore mia moglie non ha mai fumato!” “La scienza non riesce in alcuni casi come questo come vengono delle infermità, l’unica cosa che possiamo fare è sedare la signora per non farla soffrire.” Dopo quindici giorni il decesso. Alain per il dolore non riuscì di andare al funerale, il tutto fu gestito dal suo amico Franco I. In seguito si scusò con gli amici ma il dolore era stato troppo grande. Alain si mise al collo l’immagine dell’amata attaccata ad una catenina e scrisse nel testamento che gliela  avrebbero dovuto lasciarla al collo anche da morto, un omaggio all’amore per la sua Gloria.
     

     
  • 27 settembre alle ore 14:20
    Professori ed alunni particolari

    Come comincia: Filiberto Castelli e Oriana Barale erano due insegnanti rispettivamente di lettere e di lingue nativi di Torino ed ivi residenti come si dice in gergo burocratico. I due rispettivamente: trentacinquenne il marito, trentenne la moglie senza figli per loro scelta, non amavano molto la loro città innanzi tutto per il clima che d’inverno portava alla malinconia e per l’apprezzamento del mare che dalla loro città potevano raggiungere dopo ore di auto. Di comune accordo avevano inoltrato domanda di trasferimento al Ministero della P.I. chiedendo di essere inviati in una città di mare. Con l’indispensabile spintarella, furono assegnati alla città ci Ancona dove, con l’aiuto di una agenzia di collocamento affittarono una villetta sul mare in via Fratelli Zuccari, dalla pigione un po’ costosa ma, per fortuna, i soldi non erano un loro problema. Era un luglio afoso ed i due insegnanti passavano la maggior parte del tempo in spiaggia con alle spalle il monte Conero, un posto suggestivo. Oriana aveva attirato l’attenzione soprattutto dei maschietti per le ridotte misure del suo due pezzi ma se lo poteva permettere considerato il suo fisico da modella, anche Filiberto non se la passava male col suo fisico di ‘uomo che non deve chiedere’, insomma una bella coppia. Il 15 settembre furono convocati dal preside del Liceo Scientifico Galileo Galilei, Arrigo Monaci, che dimostrò subito di essere un burbero dando a malapena la mano ai due nuovi insegnanti e: “Vi ho assegnati alla 2^ A, è una classe particolare nel senso che…insomma sono stati tutti promossi perché  figli di…non ho altro da dirvi, ve ne accorgerete di persona!” Filiberto e Oriana non avevano inquadrato bene la situazione: gli alunni erano raccomandati perché figli di papà o figli di persone poco per bene, in seguito l’avrebbero capito. Il primo giorno di scuola fatto l’appello, Filiberto ritenne opportuno iniziare con un ‘pistolotto’: “Voi certamente saprete che oltre all’istruzione ed alla educazione degli alunni, la scuola è impiegata in una costante valutazione dei giovani come incentivo del proseguimento del massimo sviluppo della personalità finalizzata all’orientamento verso una futura scelta di vita.”  Un alunno del primo banco alzò la mano: “Professore lei è nuovo e viene da un ambiente diverso dal nostro, perlomeno di questa classe, il conformismo non è per noi e quindi…” “In parole povere non credete a quello che ho detto, capiamoci subito io e mia moglie Oriana siamo di mentalità piuttosto libera ma dobbiamo conoscere con chi abbiamo a che fare, cominciamo subito, tu che hai parlato come ti chiami?” “Leonardo Famiglini.” “Bene Leonardo, siedi in cattedra al mio posto e parla del programma dell’anno passato per quanto riguarda le lettere, mia materia.” “Professore in tutta sincerità non ricordo gran che…” “Ho capito, per questa volta lo farò io e ho pensato a qualcosa di anticonformista: quello che mi ripeterà bene la lezione che io ho spiegato il giorno prima riceverà un premio!” Una generale battuta di mani, sempre il solito Leonardo: “Professore penso che ci intenderemo, l’insegnante dell’anno passato non riusciva a farci diventare piacevole la sua materia, con lei…” Gli alunni mantennero la promessa, si applicarono completamente allo studio tanto da meravigliare gli stessi genitori un po’ snob che vollero conoscere i due nuovi insegnanti. Il padre e la madre  di Leonardo diedero una festa un sabato sera nella loro villa in zona Barcaglione a picco sul mare, fantastica, a tre piani con annesso giardino e piscina, uno sfarzo di ricchezza ma anche di buon gusto. Era una serata dal clima temperato, gli invitati sciamarono nel giardino e presero a ballare: erano presenti venti alunni maschi ed altrettante alunne femminucce oltre ai padroni di casa e ai due professori. Ti pareva che Leonardo stesse da parte buono buono? Quando mai: “Professore le chiedo il permesso di ballare con sua moglie, ovviamente rispettando le distanze!” “Non mi sembri uno tanto rispettoso delle distanze, in ogni caso mi rifarò con la tua deliziosa mamma mi pare si chiami Gaia.” “È lei, buon ballo.” “Madame, ho ricevuto il permesso di ballare con lei da suo figlio, devo chiedere pure quello di suo marito?” “Non ce n’è bisogno siamo una coppia aperta.” Filiberto passando vicino a sua moglie si accorse che se la rideva a crepapelle, non volle domandarle il perché, solo la signora poteva spiegare quel riso, in fatto era che sul suo pancino si strofinava bellamente un ‘coso’ anzi doveva essere il ‘cosone’ di Leonardo arrapato più di un riccio arrapato. La festa fu un successo, alla fine, tutti i ragazzi e ragazze, un po’ brilli, lasciarono la villa contenti di aver trascorso una bella serata che ebbe le sue piacevoli conseguenze. Un giorno alla fine delle lezioni Leonardo con un sorriso a trentadue denti chiese di due professori di poter parlare con loro liberamente; aveva prenotato un tavolo in un ristorante vicino alla scuola. Finito il pranzo, abbondantemente ‘innaffiato’ da un eccellente Verdicchio dei Castelli di Jesi, Leonardo: “Signori professori, ormai abbiamo acquistato abbastanza confidenza da potermi permettermi di essere franco su un argomento piuttosto delicato. Ho riunito a casa mia tutti i miei colleghi chiedendo loro di impegnarsi nello studio ovviamente nei limiti delle loro possibilità, saremo la miglior classe dell’istituto quando invece prima…la novità sarà portata a conoscenza del preside che, in passato, non aveva nessuna considerazione di noi, ci considerava degli snob che era costretto a promuoverci senza meritarcelo per motivi che non sto a spiegarvi. Se riusciremo nell’intento diremo che è stato vostro merito e voi sarete considerati degli insegnanti modello e segnalati al Ministero della P.I., ci aspettiamo però un premio come da voi promesso. Preferisco non dirlo a voce i desiderata degli alunni, è una questione molto delicata, ho affidato la richiesta a questa lettera che potrete leggere a casa, nel caso non intendiate accettare la desiderata dei miei colleghi basterà che non ne facciate cenno, capirò  la vostra decisione e la comunicherò ai miei compagni.“ Un finto baciamano alla professoressa, una stretta di mano al professore ed ognuno a casa propria. Filiberto e Oriana non riuscirono ad aspettare l’arrivo nella propria abitazione per visionare lo scritto ed in auto Filiberto cominciò a leggere: ‘Egregi professori, abbiamo capito che siete delle persone magnifiche ed anticonformiste non come tutti i vostri colleghi chiusi nella loro mentalità retriva, la nostra richiesta è questa: ogni fine settimana un alunno maschio, il primo sarò io, contatterò sessualmente la professoressa ed una alunna femmina il professore, saranno scelti a sorte fra i richiedenti; tutti hanno giurato sulla cosa più cara che nessuno ne parlerà con altri non facenti parte della scolaresca, credete nella nostra lealtà, spero che…’ Filiberto e Oriana si guardarono in viso senza profferir parola, era in ballo la loro carriera ed anche di mezzo c’era l’aspetto penale per il fatto che alcuni alunni erano minorenni ma, nello stesso tempo, la proposta era eccitante, avevano la domenica per riflettere e decidere. Durante la notte Filiberto e Oriana ebbero un contatto fisico molto eccitante con tanti orgasmi come non succedeva loro da tempo, la situazione prospettata da Leonardo li aveva eccitati al massimo. Il lunedì mattina in aula Filiberto: “Ragazzi vi vedo sotto un altro aspetto, siete abbastanza maturi per capire che, accettando la vostra proposta io e mia moglie ci mettiamo nelle vostre mani o meglio…” Una risata generale siglò l’accordo. Il sabato mattina alla fine delle lezioni in aula c’era come, prevedibile, un clima particolare. Leonardo. “Come d’accordo, quale promotore dell’iniziativa avrò il piacere di essere il primo a …far compagnia ad Oriana, fra le ragazze è stata sorteggiata Elettra, tutti e due a casa dei professori oggi pomeriggio alle sedici, agli occhi degli estranei sembrerà che noi alunni siamo andati a ricevere lezioni private, in un certo senso…”risata generale. Pranzo frugale in casa Castelli e poi preparativi per…Per fortuna oltre alla matrimoniale c’era pure una camera per gli ospiti, ambedue le stanze furono sistemate come pure i due bagni, tutto a posto in attesa… Leonardo ed Elettra alle sedici precise si presentarono con i libri sottobraccio, nessuna curiosità da parte dei vicini, normali alunni per le ripetizioni. Elettra chiese: “Che ne dite di un po’ di musica, possibilmente un lento.” Fu accontentata e poco dopo le femminucce in reggiseno e mutandine i maschietti in slip dove già si notava un bozzo significativo. Il ballo durò poco, i quattro si ritirarono nelle relative stanze. Elettra bruna, altezza media, longilinea ben presto si presentò in costume adamitico con un ‘olè’ e cominciò a baciare il professore ma vista che il partner era già ‘armato’, scese in basso e dimostrò  la fama della provenienza dalla natia Bologna. “Non ti preoccupare prendo la pillola e se ti va andrei anche volentieri contro natura, la mia specialità!” “Si ma non lo dire al prete, non ti darebbe l’assoluzione!” ”Don Bellagamba è il primo ad andare a femminucce e poi io sono atea, niente più discorsi e… all’opera!” La ragazza era scatenata Filiberto si domandò se nella sua classe ci fossero delle vergini ma poi ricordò lo scrittore Stecchetti: ‘Noi siam le vergini dai candidi manti, siam rotte di dietro ma peggio davanti.’ Dopo un’ora: “Elettra, il tuo professore alza bandiera bianca e si riposa.” “Cucciolone mio sei stato un grande, ti farò pubblicità presso la mia colleghe! Andiamo a spiare tua moglie e Leonardo.” Aperto un spiraglio della porta della camera matrimoniale uno spettacolo da Kamasutra: madame a pecoroni riceveva un bell’uccello nel suo popò con gridolini non si sa se di gioia o di…Chiusero la porta, non sta bene spiare le signore. I due riapparvero dopo mezzora con la faccia imbambolata, ce l’avevano messa tutta nel senso che…Gli addii sono sempre tristi ma questo era un arrivederci anche se con altri partner. Ovviamente la notizia era trapelata fra tutti gli altri studenti della classe che accolsero con un applauso i due professori. Dopo Leonardo, per Oriana fu la volta di Samuele, di Tommaso, di Andrea e via via di tutti i maschietti, per Filiberto fu la volta di Aurora, di Isotta, di Selene ed anche per lui della maggior parte delle femminucce. Dopo che gli studenti ebbero ottenuto la maturità scientifica con voti eccellenti, i due professori pensarono che in fondo la loro permanenza ad Ancona aveva giovato a quei ragazzi e quindi la loro missione di educatori era andata a buon fine… Chiesero ed ottennero di ritornare ad insegnare nella loro Torino, un po’ di nebbia non aveva mai ammazzato nessuno!

     
  • 23 settembre alle ore 17:29
    Alberto e il popolo

    Come comincia: Popol beota,
    dalla mia nuvola ti vedo, ti sento, ti disprezzo
    Vedo:
    Idioti che ascoltano di sotto al balcone oratori tronfi, ignoranti ed in malafede; creduloni che seguono un feticcio di gesso chiedendo miracoli che solo la loro mente può dispensare;
    religiosi che condizionano pesantemente i politici ben sapendo che, senza il loro consenso, avrebbero ben poche possibilità di venir eletti dal popol ignorante;
    sciocchi che seguono gli insegnamenti di scribi e farisei disonesti;
    uomini e donne senza personalità che militano sotto la bandiera di capi popolo;
    invasati che, per punirsi di ipotetici peccati,si flagellano ed usano il cilicio e mostrano le loro piaghe;
    mafiosi, camorristi e ricercati dalla legge vivono in rifugi circondati da statue di santi, di madonne e di crocifissi convinti che per loro si apriranno le porte del Paradiso;
    falsi benefattori che, in cambio di aiuti umanitari, cercano di convertire alla propria religione poveri malati affidati alle loro cure (vedi madre Teresa di Calcutta);
    prelati che applicano il metodo spiccio di un famoso santo: ‘prevenire punendo’ per mettere a tacere i recalcitranti onesti che non  accettano ingiustizie;
    capi religiosi che ‘somministrano’ ovvii ammonimenti ma nello stesso tempo non permettono di fare indagini su delitti rimasti impuniti perché commessi all’interno del loro territorio;
    preti che, non potendo sfogare i loro istinti sessuali con donne, distruggono la vita di poveri bambini e bambine affidati alle loro cure;
    lo I.O.R, banca del diavolo che ha maneggiato denaro di mafiosi, di venditori di morte e di massoni cattolici (Marcinkus docet);
    la chiesa cattolica, non democratica che non accetta suggerimenti di adepti che sono solo libero solo di approvare le sue decisioni: è ‘statolatria’;
    il rancore ecclesiastico  è come la mula del Papa che ha aspettato sette anni per assestare il suo calcio di vendetta;
    padre Pio che fu dichiarato dal sant’uffizio’mistificatore pericoloso e corruttore dei costumi’. Ora, in suo nome, la Chiesa incassa miliari di €uro offerti da creduloni cattolici;
    la moralità del Vaticano infestata di intrighi e corruttele. Per le promozioni impera l’indecenza della clientela e della raccomandazione. Due sono le categorie che hanno bisogno di un protettore: le ‘belle di notte’ed i monsignori  ansiosi di fare carriera;
    l’interrogativo che tutti gli onesti si pongono: “Fu vero morbo che li stecchì” riferendosi a Papa Luciani ed al cardinale Villot;
    i poveri di spirito che credono a fatti inspiegabili che, invece, sono spiegabili dalla scienza (madonne che piangono o sanguinano) e che versano oboli a furbacchioni in mala fede;
    che in tempi men leggiadri e più feroci i ladri si impiccavano alle croci; ora in tempi men feroci e più leggiadri le croci al collo se le appendono i ladri;
    che avviandosi al tramonto il sole, coprendosi dietro ai monti all’orizzonte, arrossirà per tutto ciò che di cui l’han fatto spettatore i credenti di tutte le religioni.
    Popol beota svegliati, se sei capace!
     

     
  • 22 settembre alle ore 9:27
    Tacci tu sono tre fratelli indù

    Come comincia: È arcinoto che i romani, per smitizzare anche le situazioni più scabrose, usino un spirito popolaresco, talvolta anche un po’ greve. Invece di usare la brutta imprecazione ‘Li mortacci tua’ si inventarono una canzonetta: ‘Tacci tu sono tre fratelli Indù’ in cui quella popolazione non centrava un fico secco. Talvolta quello spirito può portare a situazioni spiacevoli come quando Alberto M., studente di ragioneria abitante in via Conegliano, una traversa di via Taranto a Roma, ne combinò una delle sue. Gli piaceva da matti Rosina ragazza dal volto raffaellesco  figlia di un giornalaio con edicola vicino casa. La ragazza, educata in un collegio di suore, anche dinanzi ad un semplice complimento diventava rossa in faccia con evidente suo imbarazzo, ormai a diciotto anni poteva e doveva considerarsi donna ma… Alberto, la cui mente era sempre in evoluzione per inventare storielle e canzonette  non proprio castigate, una mattina pensò di cercare di smuovere la ragazza dal suo torpore sessuale con questa, come chiamarla, storiella: “Cara hai Tempo?” “Si” della giovane, “Grazia?” “Anche quella” e “Mani di Fata?” “Eccole tutte e tre.” “Che ne dici di farmi una sega?” Stavolta Rosina invece di cambiar colore in viso in rosso diventò pallida come un morto, Alberto capì che aveva esagerato e, per non combinare altre gaffes sparì dalla circolazione. Una mattina  vide da lontano il padre della cotale che gli faceva dei gestì, capì che Rosina si era sbottonata col genitore e prese il largo, ogni volta invece di passare dinanzi all’edicola, faceva il giro del palazzo, il cotale era un signore non tanto signore, assomigliava più ad un carro armato…Alberto, diciottenne,  trasferito, diciamo d’ufficio, da Jesi in quel di Ancona a Roma presso la zia Armida professoressa di lettere con sede fuori Roma e presso la nonna Maria proprietaria di terreni nell’alto Lazio, frequentava il quarto ragioneria presso l’Istituto Tecnico ‘Leonardo da Vinci’ vicino al Colosseo; sogni tanti, soldi pochini perché la nonna Maria, la paperona della casa, tramite la portiera-spia aveva saputo che l’amato nipote aveva preso a fumare e quindi: taglio dei ‘viveri’! Alberto per mettere da parte venti lire, allora non c’era ancora l’€uro, si faceva a piedi circa due chilometri per arrivare a scuola passando per ‘lo stradone’, altrettanti soldi per il ritorno. Ovviamente doveva farsi riparare le suole delle scarpe con grandi interrogativi da parte dell’ava Maria. La domenica il guadagno maggiore: duecento lire incassate senza andare al cinema Golden o meglio il film lo vedeva lo stesso ‘aiutato’ da una ‘maschera’ che abitava nella sua scala. Un giorno il nostro prode si domandò se era il caso di far tanti sacrifici per fumare le sigarette ‘Sport’, da ragazzo intelligente si rispose che era una ‘str…ta’ e dopo l’ultima fumata decise di farla finita, almeno gli rimanevano dei quattrini in tasca per altri scopi, primo fra tutti la frequentazione di una ‘casa’ in via Cimara; per i non pratichi di Roma si trattava di una ‘casa chiusa’ ma popolata di ‘signorine’ disponibili, insomma un ‘casino!’ Poteva considerarsi un bel giovane, alto oltre la media, robusto ma non grasso, spesso sorridente, non molto elegante per motivi finanziari si fece apprezzare dalla maÎtresse che non gli faceva pagare l’ingresso e da qualche signorina che, avendo ‘contatti’ con un bel giovane invece di qualche vecchio bavoso e gli faceva pagare solo la ‘marchetta’ semplice, insomma sfruttava in qualche modo il suo fisico. Ma nella mente del giovane c’era sempre Rosina che per una stupida battuta si era inimicata. Alberto era un fantasioso; pensa e ripensa che gli viene in testa? Per ‘recuperare’ e far sorridere la ragazza, ricordando il detto francese: ‘donna che ride è già nel tuo letto’ si inventò di presentarsi alla baby con sul capo un piccolo cestino pieno di cenere. Scrutato dal balcone che la ragazza era sola in edicola, con calma si presentò a lei in lacrime, si mise in ginocchio e, piegando la testa, fece cadere la cenere in terra. “La mia anima è profondamente triste, chiedo perdono oltre che a te anche a Dio (la ragazza era religiosa) sono stato un imbecille con una sciocca battuta, vorrei…” “Vorresti prendere un sacco di botte, da lontano vedo mio padre, ficcati sotto il balcone furbacchione!” “L’omone: “S’è visto quello sciagurato?” “No papà, ti avviserei.” Quella situazione fu favorevole ad Alberto per due motivi: il primo perché aveva evitato di far visita al vicino Ospedale S.Giovanni e la seconda che Rosina, avendolo coperto, aveva dimostrato che in fondo il giovane non gli dispiaceva. “Non lo fare ancora perché la prossima volta non ti aiuto e vedi come ti finisce!” “Io spero finisca bene, ti aspetto domani pomeriggio,  quando di solito c’è tuo padre in edicola, nei giardinetti di via Aosta, ciao.” Alberto sparì in fretta per non dar modo alla ragazza di replicare.” Le quindici, le sedici, le diciassette ormai Alberto comprese che gli era andata buca, stava per ritornare a casa quando spuntò Rosina: “Son qui dalle quindici, volevo constatare quanto ci tenevi a me, non m’è dispiaciuto farti aspettare.” “Io sono contro la violenza ma un paio di sculacciate te le meriteresti.” “Lo faresti per toccarmi il sedere, con me avrai capito niente da fare, tutto dopo il matrimonio!” “Ma io non ti ho chiesto…a me basterebbe passeggiare con te, mi piacerebbe andare a Colle Oppio, sapere qualcosa della tua vita e raccontarti qualcosa della mia.” “Vedrò, dammi il numero di telefono di casa tua.” Passa un giorno passa l’altro il telefono non squilla o meglio le telefonate non erano dirette a lui, stà figlia…L’imprevedibilità era propria di Rosina, Alberto se ne accorse quanto suonò il citofono a casa sua, pensava ad un suo compagno di scuola invece, sorpresa: “Sono Rosina, sbrigati a scendere, ho poco tempo!” Maledetta, l’aveva tenuto sulla corda per una settimana, gliela avrebbe fatta pagare…ma quando mai, ogni giorno la desiderava di più. Sceso in strada, frettolosamente girarono il vicolo per appartarsi in una strada laterale. “Ti diverti non è vero? Adesso basta, ho la testa confusa e non combino quasi nulla a scuola “Io non voglio frequentare un ripetente, ciao.” Alberto la prese per le braccia e gli mollò un bacio, pensò o la va o la…la andò, Rosina partecipò attivamente al bacio che, come conseguenza portò all’aumento del volume dei pantaloni del signorino il quale paventò che la ragazza l’avrebbe presa male. Ma quale male, Rosina si fece una risatona: “Ti vergogni perché ti sei eccitato, io non saprei che farci con una m…ia moscia.” A questo punto Alberto si sbilanciò: Altre che studio presso le monache tu…” preferì fermarsi, voleva dirle che lei aveva appreso i rudimenti del sesso presso una maîtresse! Come prima volta non era andata male, Alberto voleva presentare la ragazza alla nonna Maria vero deus ex machina di quella casa, venne alla conclusione che, siccome la vecchia era una gran lettrice di Liala sin da quando era giovane, si procurò due libri di quella autrice ed alla nonna Maria: “Ho detto all’edicolante qui sotto che sei una  lettrice di Liala, ha procurato tre suoi romanzi inediti e vorrebbe portarteli.” Nonna Maria era al settimo cielo: “Falla venire domani pomeriggio, le offriremo the e pasticcini.” Questa volta puntuale alle quindici Rosina si presentò con i libri incartati con carta  regalo. “Gentile signora un omaggio per lei.” “Ti ringrazio figliola, non pensavo che questo sciagurato di mio nipote avesse come amica una così deliziosa ragazza, fra l’altro fuma pure!” “No signora ha smesso per amor mio.” La nonna si tolse gli occhiali da vicino per squadrare meglio la giovane, non era una sciocca, capì che fra i due c’era già del tenero. “Mi piacerebbe avere dei nipotini ma pare che stò signore non abbia la testa a posto.” “Ci penserò io a metterlo in riga, intanto è stato promosso con la media del sette agli esami di ragioneria!” “Nonna non ti avevo detto nulla per farti una sorpresa…” “Forse mi sono sbagliata o è questa ragazza che ti ha cambiato, come ti chiami?” ”Rosina come mia nonna.” “Prenoto il nome di Maria se sarà una femminuccia!” Rosina amava le sceneggiate anche se talvolta potevano finir male, si fece trovare dal padre dentro l’edicola in compagnia di Alberto e prima che ‘la montagna’ passasse a vie di fatto: “Papà mi sono fidanzata, questo è tuo genero Alberto.” Stupore è una parola inadeguata al viso del futuro suocero, si guardava intorno frastornato, “Figlia mia, ho una certa età, mi hai scioccato, vuoi diventare orfana?” “No papà io e Alberto faremo felice la nonna di Alberto Maria dandole il suo nome se verrà una femminuccia e te se sarà un maschietto, si chiamerà come te Ferdinando, diminutivo Nando, contento?” “Sono diventato troppo vecchio, io sti giovani…”
     

     
  • 21 settembre alle ore 16:56
    Alberto thinks

    Come comincia: What happens when I have nothing to do or better, I do not want to do anything? It's summer, I lie on the sofa, belly in the air, pillow under the head I admire the landscape looking out of the balcony, a landscape that is familiar to me but that I always find pleasant and relaxing. Nude, I look 'ciccio' at rest (rest sometimes interrupted by some ... resurrection, (With the passing of the years you become philosophers!) I stretch like a cat just aroused, I hear the Apatheia (memory of the classic) and I understand not be satisfied with the life that I lead.In truth reasons of contentment I do not have many: my wife, in menopause, says to love me madly but as soon as I try to put in his mouth a little tits, makes the cat unavailable in front of a horny cat. Tata, neighbor, my secret dream, he replied that 'nun is tripe pè cats' even with the offer of ten thousand € uro thinking that I do not have them, in fact I do not have them! It's just my optimism that helps me overcome daily breakdowns, while I'm alive, some of my colleagues have moved from vertical to final, horizontal, others sadly dragging on talking about diseases, others say they have reached the peace of mind, a pro that's what I do not want to think about, how do you live without the sweet 'chatte'? But my constant fantasy is the delicious Tata, I see her smile, little lines around her mouth, eyes ... with the usual expression 'Try to leave' I told her the story of a disavitant fan who, during a cruise, with remarkable face tough, manages to make a princess while the other fustacci go in white well. I did the end of the others: total white! Mò mè I know broken, that you'll never have more of the other girls? Golden fluff, lapis lazuli on the lips of the 'cat'? But see you go back to ...

     
  • 21 settembre alle ore 16:42
    Alberto svegliati!

    Come comincia: Ti vedo camminare ondeggiando dolcemente, deliziosamente con un pizzico di erotica signorilità come fossi avvolta in una nuvola trasparente che ti appalesa alla gente ma ti distacca dai mortali non degni di te.
    Il corpo longilineo avvolto in un tailleur che mette in risalto le tue fattezze da dea: vita stretta, gonne sotto il ginocchio, trucco discreto, sguardo fisso davanti che sorvola la gente, imperscrutabile, inaccessibile, lontana da tutti.
    La borsa sotto il braccio, il mini cagnolino zappettante a lato, sguardi mascolini di ammirazione non ricompensati da sorrisi di compiacimento, algida.
    Talvolta volutamente non ti trucchi, una civetteria per dimostrare che, anche al naturale, sei sempre splendida, basta un cappellino o un foulard per farti sembrare diversa.
    Conoscendo i tuoi orari ti seguo, una sofferenza.
    Mi arrovello la mente per inventare un appiglio plausibile per parlarti, mi vesto in maniera elegante ma sobria come penso sia di tuo gradimento, anche se mi hai notato non l'hai dato a vedere.
    Ti soffermi davanti alle vetrine dei negozi, naturalmente quelli di lusso, ma non trovo alcun pretesto per sostare dinanzi ad un emporio con abiti esclusivamente da donna e mi allontano sconsolato.
    Una cosa ho osservato: posteggi sempre in divieto di sosta, al ritorno togli dal parabrezza della Jaguar il foglietto della contravvenzione lasciandolo cadere a terra con noncuranza.
    Quando ti sogno non oso immaginarti in posizioni erotiche, mi accontento di lievi baci sul viso e sul collo, non penso nemmeno lontanamente a sfilarti la camicia da notte, sei troppo signorile per mettere in atto comportamenti disdicevoli.
    La fine di questa favola? Un giorno camminando dinanzi a me le cade una rivista dalle mani, la raccolgo e gliela porgo con un timido sorriso...
    "'A 'mbecille, so dù mesi che me venghi appresso, che cazzo aspettavi?"
    Alberto sei stato proprio un imbecille, per due mesi...
     

     
  • 21 settembre alle ore 16:40
    Alberto, wake up!

    Come comincia: I see you walking, swaying sweetly, delightfully with a pinch of erotic gentility as if you were shrouded in a transparent cloud that appalesa people but detaches you from mortals unworthy of you.
    The long-limbed body wrapped in a suit that emphasizes your goddess features: narrow waist, knee-length skirts, discreet make-up, staring gaze that flies over people, inscrutable, inaccessible, far from everyone.
    The bag under the arm, the little dog hoeing to the side, looks masculine admiration not rewarded with smiles of complacency, icy.
    Sometimes deliberately you do not tricks, coquetry to show that, even in the natural, you're always beautiful, just a cap or a scarf to make you look different.
    Knowing your schedules I follow you, a suffering.
    I brave my mind to invent a plausible foothold to talk to you, I dress elegantly but soberly as I think it is to your liking, even if you noticed me you did not give it to see.
    You stop in front of the shop windows, of course the luxury ones, but I do not find any excuse to stand before an emporium with clothes exclusively for women and I turn away disconsolate.
    One thing I have observed: parking always in a no parking, on the return remove from the windshield of Jaguar the leaflet of the contravention letting it fall to the ground carelessly.
    When I dream of you I dare not imagine you in erotic positions, I settle for light kisses on the face and neck, I do not even remotely slip out the nightgown, you are too elegant to implement unbecoming behavior.
    The end of this story? One day walking in front of me a magazine falls from his hands, I pick it up and hand it to him with a shy smile ...
    "'Dummy, I know for months that I come along, what the fuck were you waiting for?"
    Alberto you've been a dummy, for two months ...

     
  • 21 settembre alle ore 9:49
    Inviti misteriosi con sorpresa

    Come comincia: Beatrice: “Leonardo il figlio del padrone del magazzino dove lavoriamo mi ha telefonato invitandomi ad un piconik nel suo bungalow ad Ostia; ho accettato, si tratta di un bel ragazzo, educato e poi è figlio del padrone ma non ho capito che cavolo intendeva!”  “Mia, mi vien da ridere, anche Alessio un suo amico mi ha fatto un invito analogo, evidentemente erano d’accordo, un invito ad un vichiend al mare, vacci a capir qualcosa ma non vorrei o meglio non vorremmo far la figura delle ignoranti, cioè quelle che siamo ma…” Bea era alta, bionda, longilinea, signorile, una modella, Mia buna più piccolina, stretta di vita, bel seno e  belle gambe e dallo sguardo promettente! “Bea l’appuntamento è a S.Giovanni vicino a casa mia alle dieci di domenica, siamo in luglio e quindi ci vestiremo leggere portando quel mini costume brasiliano che abbiamo acquistato.” “Non ti sembra eccessivo, i due giovani ci possono prendere per…” “Á cosa, io son più confusa de te, sai che ti dico:  me faccio un bidet, non si sa mai!” “Esagerata lo sai che la prima volta non la  si molla mai, fa tanto mignotta e noi…” “Noi non lo siamo ma se c’è dell’interesse in senso…” “Cara in tutti i sensi, non siamo puritane e lavoriamo come commesse per quattro soldi pure il sabato e quindi…” Alle dieci precise una Jaguar X Type si fermò alla fermata del tram 16 dove le due ragazze erano in attesa. “Bellissime, a bordo!” Chi aveva parlato era Alessio, alto, bruno, magro e dal sorriso affascinante, Leonardo più basso era biondo, robusto per frequentazione di palestra e dallo sguardo tenebroso. “Una davanti ed una dietro, Mia a mio fianco ma non mi distrarre mentre guido…sto scherzando, siete deliziose, è un  complimento ben meritato.” Parcheggio nei pressi della spiaggia, un viottolo  conduceva ad un bungalow bellissimo: aria condizionata, due letti matrimoniali divisi da un paravento, un tavolo con sedie da otto, in fondo un cucinino ed il bagno, un piccolo appartamento! “Ragazze sceglievi un letto, poggiatevi i vestiti e poi tutti in costume in spiaggia.” Quando Bea e Mia uscirono fuori dal bungalow in costume succinto non ebbero l’accoglienza che speravano, i due erano stati piuttosto freddini dinanzi a reggiseni che coprivano a malapena i capezzoli ed al costume, davanti assomigliante ad un francobollo e dietro un filo, mah? “Ragazze aspettiamo i nostri padri, potete sdraiarvi sotto i due ombrelloni, noi siamo in acqua.“ I due padri non si fecero attendere: ovviamente meno affascinanti dei figli e soprattutto più ‘bolsi’ come si dice a Roma, insomma con tanto di pancia ma…sicuramente col portafoglio molto ben fornito! Ai genitori, al contrario dei figli, uscirono gli occhi dalle orbite nel vedere le ragazze con quel costume. “Io sono Edoardo padre di Alessio.” “Ed io Andrea padre di Leonardo, dato che i nostri figli non si interessano a voi, vi faremo noi un po’ di compagnia, che ne dite?” “Loro ci hanno invitato ad un…” “Penso ad un picnic  in questo weekend.” Beatrice e Mia si guardarono in faccia ridendo, finalmente avevano capito…Edoardo: ”Vedo con piacere che la signorine sono allegre, non amiamo le musone, fra l’altro mi pare in passato di aver notato al banco dei profumi Beatrice, mi sbaglio?” “No commendatore sono io quella che sommessamente le chiedeva un  aumento di stipendio.” “Se non ricordo male non era proprio sommessamente ad ogni modo l’avrete, pensate di potervelo meritare?” “Commendatore sicuramente…” “Lasciate stare i titoli, siete meravigliose, noi siamo Edoardo ed Andrea, in verità vorremmo prendere un po’ di sole, siamo bianchi come due mozzarelle, il lavoro…” “Commendatore anzi Edoardo vi seguiremo, anche noi…” In costume da bagno i due attempati maschietti mostrarono tutta la loro epa, le due ragazze ovviamente fecero finta di ignorarla, pensavano a quanto avrebbero chiesto di aumento di stipendio, possibilmente una cifra non indifferente che capirono doversela meritare…”Ragazze parliamo chiaro, talvolta abbiamo bisogno di un aiutino e dovremo aspettare che quella famosa pillola blu faccia effetto, niente in contrario? Per passare il tempo potremo andare in acqua a rinfrescarci, che ne dite?” Bea e Mia si lanciarono in acqua  si misero a nuotare sin quando incontrarono in acqua Alessio e Leonardo che in testa avevano…il costume da bagno che, se ovviamente non era al suo posto. I due cominciarono a girare intorno alle ragazze che ogni tanto vedevano spuntare i loro rispettivi ‘cosi’ lunghi  sin quando i due dimostrarono la loro tendenza sessuale baciandosi in bocca e poi mettendo ‘in ore’ i rispettivi…Bea e Mia si guardarono in faccia, del comportamento dei giovani non interessava loro gran che, piuttosto quello dei padri i quali erano in acqua dove ‘si toccava’, non erano dei nuotatori, cosa poco interessante anzi meglio, così potevano dare inizio a qualche manovra di avvicinamento: “Caro vorrei abbracciarti e toccarti un po’, vediamo a che punto sei…insomma aspettiamo ancora un pochino intanto puoi toccarmi le tette ed il fiorellino ed anche il popò, sono a tua disposizione.” Così parlò Bea, (niente a che fare con Zarathustra), anche Mia seguì il suo esempio mentre in ragazzi uscivano nudi dall’acqua per rifugiarsi nel tucul ih ih ih. I due commendatori preferirono prima pranzare dato che la pillola blu non faceva ancora effetto.  Spumante, pasta alla Amatriciana, polli, verdura, Ananas e caffè in termos, organizzatissimi i vecchietti che, riempito il pancino, o meglio il pancione si spaparazzarono sui due letti seguiti dalle ragazze, i figli… chissà dove. La pillola blu quella volta non fece effetto sui due vegliardi i quali,  vergognosi, chiesero scusa. ”Beatrice sul letto con Edoardo: “Vorrei esprimerti, non so come dire, la mia solidarietà ma è qualcosa di più: ho visto due uomini ricchi e potenti nella loro vera identità, vorrei darti tutta me stessa, sono sincera, la mia sensibilità è stata messa a dura prova, sinceramente non ci interessano molto i nostri coetanei molto spesso maleducati ed arroganti oltre che viziati dai genitori, noi lavoriamo sin da piccole, abbiamo conseguito solo il diploma di scuola media e poi siamo entrate nella tua azienda, viviamo in una casa di due stanze, un po’ di denaro in più ci farebbe comodo, come tutte le femmine siamo vanitose vorremmo fare delle spese. Una cosa: domattina ci diamo malate, non vorremmo che col tuo intervento venissero fuori delle chiacchiere nel nostro ambiente, noi vorremmo rivedervi ma senza sentirci delle mantenute, se decideste di darci qualcosa in più dovrà essere fuori della busta paga, la tua famiglia?” “I figli li avete visti…le nostre mogli si sono defilate e con i nostri soldi vivono alla grande ma ora ho deciso di stringere i cordoni della borsa, sei stata tu a farmi capire alcuni valori della vita, te ne sono grato. Se volete potremmo rivederci in questo bungalow o in una nuova casa tutta vostra più grande dell’attuale dove incontrarci, abitazione che prenderete in affitto o meglio che noi acquisteremo a vostro nome. Che altro dirvi, per ridimensionare l’atmosfera vi racconto un episodio accaduto fra me e dei colleghi più giovani una volta quando ci siamo riuniti per lavoro: ovviamente i cotali facevano dello spirito sulla nostra età, io pensai come mi difendo? ‘Signori belli vi vedo male, non arriverete di certo alla mia età! Inutile che vi tocchiate…ve ne accorgerete! Ed ora ritorno a Roma.” Una Bentley fece sgranare gli occhi a Bea ed a Mia. “A proposito di auto come ve la passate?” “Benissimo abbiamo delle auto con tante ruote di ferro! Ho capito dove vuoi arrivare ma se acquistate per noi una o due macchine i pettegolezzi si sprecherebbero, cambiando casa potremmo riparlarne.” I sentimenti sinceri portano bene e così accadde che Edoardo ed Andrea divorziarono tagliando in parte i ‘viveri’ alle ex, i due spesso andavano insieme alla  deliziose compagne in giro per Roma a far delle compere; ogni volta venivano classificati  dai commessi come padri delle relative accompagnatrici. Una nuova casa, due Cinquecento e tanto affetto sincero, talvolta, la pillola blu funzionava. Come nelle migliori favole e vissero…

     

     
  • 19 settembre alle ore 9:14
    In hoc signo vinces

    Come comincia: Alberto ed Angelo erano due professori del liceo scientifico Cavour sito nella omonima strada di Roma: Alberto insegnante di educazione fisica, Angelo, prete (nomen omen), di religione. Erano amici oltre che coetanei, venticinque anni, ma in fatto di cose sacre cene e gatto, questo in privato perché in pubblico non trattavano mai cose sacre anche perché la maggior parte degli studenti (e studentesse) erano ben poco interessati. Alberto abitava preso la cugina Silvana proprio dinanzi alla scuola, Angelo ogni sera doveva rientrare in seminario dove fruiva di una cameretta ma, data la distanza dall’edificio scolastico, spesso era ospite di Alberto. Silvana, consulente tributaria, aveva il classico spirito ‘moquer’ dei romani e spesso faceva delle allusioni sull’eventuale omosessualità dei due. Mentre Alberto si faceva della matte risate, Angelo non sapeva cosa rispondere, in fatto di sesso era in difficoltà dopo le lezioni sessuofobe acquisite durante gli studi in Seminario. Alberto non si faceva mancare il ‘foraggio’ in campo delle femminucce anche perché, dall’alto del suo un metro e ottanta le attirava come le api sui fiori e il ‘fiorellino’ era Matilde, portiera dello stabile il cui marito, peraltro piuttosto anziano,  proprietario terriero, spesso si recava a trovare i suoi contadini per controllare i propri interessi. In quell’occasione Angelo veniva gentilmente pregato di tornare al suo ‘pagliericcio’ dato che il suo posto veniva occupato per tutta la notte dalla bella, piacevole, deliziosa, sensuale, ridanciana…insomma da Matilde che col suo effluvio, sia personale che di profumo francese, ‘inondava’ tutta casa. Silvana ci scherzava: “Se non mi hanno raccontato male così profumati sono i casini e tu sei…” “Una migotta ma solo con tuo cugino. Non è che tu…” “Non voglio essere volgare, te lo dico in italiano: va a morire ammazzata!” La sera successiva Angelo riprendeva il suo posto letto ma l’olezzo lasciato da Matilde restava nelle lenzuola ed Angelo lo inalava con piacere ma gli faceva un certo effetto…”Silvana è possibile cambiare le lenzuola e la federa del cuscino si sente che…” “Lo sapevo che anche tu…” “Non dire fesserie, è una questione igienica!” Poco convinta Silvana lo accontentava ma pensava a ben altro. Durante le feste di Natale a casa di Silvana si presentò il figlio quindicenne Cesare avuto da uno sfortunato incontro con un tale che si era dimostrato poco affidabile e Silvana non ci aveva pensato due volte a sbatterlo fuori di casa. Per motivi di spazio madre e figlio dormivano nella stessa camera, Cesare studiava in un istituto religioso fuori Roma, aveva preso dalla genitrice lo spirito combattivo e cominciò a far domande sulla presenza di don Angelo in casa. “A Cè non fare il maligno, quando Alberto ‘dorme’  con Matilde il prete ritorna al Seminario, in fondo è una brava persona ed anche come uomo…, non so cosa lo abbia spinto ad indossare la tonaca, ora basta con questo argomento, buona notte!” Una mattina nel cortile della scuola, prima dell’inizio delle lezioni, Alberto fu fermato da Arianna, deliziosa bionda sedicenne,, che, sfacciatamente, chiese ad Alberto se per caso facesse lezioni private di ginnastica alle alunne, lei ne aveva proprio bisogno per la scoliosi…” “Dolce amica mia, ho trentacinque anni, l’esperienza mi porta ad evitare guai, tu saresti un bellissimo guaio, forse non hai letto i giornali: due minorenni con le loro ‘grazie’ hanno inguaiato molto signori non giovanissimi i quali, oltre ad essere denunziati per corruzione di minorenni, sono stati sospesi dal servizio, sai che ti dico: cresci e ripassa, un bacino affettuoso è il massimo, ciao.” Certo era stato difficile rinunziare a quella ragazza deliziosa, ora le sedicenni non sono più quelle di una volta tutto rossore in viso, te la sbattano in faccia e se, non le accontenti, son capaci di dire che sei omo! Un giorno don Angelo si presentò da Silvana chiedendole un favore: “Il nostro consulente tributario ha combinato un sacco di guai con i registri, la Finanza, per agevolarci, ha chiuso un occhio ma pretende che tutto sia rimesso a posto, gentilmente ci dia una mano.” Silvana aveva un bel po’ di lavoro arretrato:”Siccome sicuramente non vi farò pagare che ci guadagno, che ne dice di un posticino in Paradiso?” “Madame, io sono un povero prete anche se volessi ed io vorrei…” “Mon ami finisci il pensiero, tu vorresti…” “Aiutarla ma…” Silvana chiuse la porta dell’ufficio, nessuno sarebbe entrato senza bussare e allora: “Mi ricordo il titolo di un film: sotto la gonna niente!” “Non riesco a capire, io…” “Tu da quando mi hai conosciuta, ogni volta che mi passavi vicino giravi lo sguardo da un’altra parte, non ti vedo come prete ma come uomo e sinceramente mi piaci, vedi se ti piace questo.” E lo prese a baciare in bocca. Don Angelo, siccome il suo Angelo custode in quel momento era distratto, accettò il lungo bacio che portò alla conclusione di una protuberanza notevole sotto la tonaca. Silvana riusciva a ridere su tutto, anche questa volta: “Dimentica un attimo chi sei, poi ti confesserai ma per ora…Silvana si trovò fra le mani un ‘arbusto’ che, preso in ‘ore’ gettò schizzi riempendole la bocca,  Silvana scappò in bagno. Al ritorno don Angelo era sparito. Assaggiato il ‘dolce’, il povero prete era in profonda crisi, non volle contattare il confessore, già sapeva quello che gli avrebbe detto. “Marcò visita e per quindici giorni, rimase al Seminario pregando in continuazione ma l’immagine di quel fatto era costantemente nella sua mente, difficile cancellarlo anzi andando avanti…Silvana ad Alberto: “Che fine ha fatto il tuo collega, è sparito da quindici giorni, ne sai niente?” “No, l’ultima volta parlava con te…” Quando si ripresentò a scuola don Angelo era dimagrito e pallido in viso, Alberto lo accolse con un abbraccio: “Dimmi tutto senza raccontar balle, non ci crederei.” “Andiamo in trattoria a mangiare, forse, a stomaco pieno…”  “E che è un’aspirina, fa come vuoi.” In Cinquecento di Alberto girarono un po’ per Roma, niente cena, finalmente don Angelo a mezze parole raccontò la verità e si beccò: “Per un cazzo di pompino tutta stà storia, finiscila, anche se prete, sei sempre un uomo.” Incontrando a casa Silvana, Alberto: “Brutta zozzona, hai messo in crisi il povero sacerdote, ora come va a finire?” “Io non sono religiosa, per me è solo un uomo, se la vede lui, a me non dispiace.” Alberto si assunse la parte di intermediario, in fondo voleva bene a tutti e due ma capì che senza il suo intervento la situazione non sarebbe cambiata: “Ragazzi, (si fa per dire) adesso vi sedete l’uno dinanzi l’altro e parlate, parlate, parlate sinceramente, non dico confessatevi sarebbe una battuta ma…avete capito.” Silvana prese in mano la situazione: “Per prima cosa parliamo di noi due: tu, come uomo, mi piaci, penso la stessa cosa di te nei miei confronti, ho notato che quando ti guardavo abbassavi gli occhi. In seminario ti hanno inculcato idee che non rispondono alla realtà: un esempio la famosa frase ‘In hoc signo vinces’ che secondo quanto riportato da alcuni scrittori Costantino avrebbe visto in cielo prima della battaglia di ponte Milvio è una bufala, Costantino vinse la battaglia sono perché Massenzio, suo avversario era un perfetto idiota come generale, aveva mal disposto le sue truppe che erano rimaste imbottigliate. Andiamo alla Bibbia: quella del serpente e della mela è una storiella da ridere, se Dio è onnipossente e quindi sa tutto, come si può pensare che cacciasse dall’Eden Adamo ed Eva per un fatto da lui certamente previsto, ancor prima perché creò Eva da una costola di Adamo, poteva usare lo stesso metodo che aveva adottato per l’uomo. Tu sei cattolico perché nato in Italia, in India saresti potuto essere Indù, mussulmano o buddista e poi quanti Dii ci sono al mondo che sono venerati dagli uomini? Da una statistica circa trentasette di cui sette cristiani, ultima cosa che riguarda noi: all’inizio del cristianesimo i sacerdoti si sposavano poi il Papa Gregorio settimo introdusse il celibato dei preti e quindi non è cosa proveniente da Dio ma di un imbecille di Pontefice che per motivi molto discutibili soppresse il matrimonio dei sacerdoti. Ci sarebbero molte altre considerazioni da fare ma pensiamo a noi stessi: io penso di essere innamorata di te uomo, sei la persona che ho sempre desiderato di incontrare molto diverso dal mio ex marito, anch’io penso di non esserti indifferente ed allora? Se deciderai di metterti con me come marito potrai lavorare nel mio studio; a te la decisione.” Un abbraccio senza parole, Massimo, si chiamava così, si dileguò (espressione adatta) e comparve tre giorni dopo vestito in borghese, un abbraccio ad Alberto ed a Silvana e per ultimo anche a Matilde, in fondo anche lei poteva considerarsi componente della famiglia. All’arrivo Cesare: “Adesso non posso più chiamarti ‘zì prete’, tratta bene mia madre nel senso…in tutti i sensi!” Ovviamente ci fu una prima notte:  fu Silvana che prese l’iniziativa. Lungo bacio in bocca e poi sulle tette. “Sono  ritornato lattante…” “Se è possibile evita di…” Al bacio sul fiorellino: “Mi restano i peli fra i denti!” “Mi sembra di essere ad una scuola guida, mi raso i peli va bene?” Finita l’operazione: “Questo di chiama il clitoride, è come un piccolo pene, se lo solleciti riesco a provare un orgasmo.” “Scusa se è una cosa femminile perché si chiama al maschile?” Silvana non sapeva più se ridere o…”Facciamo una cosa: faccio tutto io senza parlare!” Massimo si dimostrò di essere un buon allievo anzi superò la maestra con gran gioia di quest’ultima che, dopo tanto tempo, aveva riprovato le gioie del sesso. “Quant’è bella giovinezza…” “Non toccare questo tasto, ho dieci anni più di te, maledizione!”

     
  • 18 settembre alle ore 15:38
    Alberto pensa

    Come comincia: Cosa accade quando non ho nulla da fare o meglio, non ho voglia di far niente? È estate, mi stendo sul divano, pancia all’aria, cuscino sotto la testa ammiro il paesaggio guardando fuori del balcone, un paesaggio che mi è familiare ma che trovo sempre piacevole e rilassante. Nudo, guardo ‘ciccio’ a riposo (riposo talvolta interrotto da qualche …resurrezione, (Con l’andar degli anni si diventa filosofi!) Mi stiracchio come un gatto appena desto, sento l’Apatheia (ricordo del classico) e capisco di non essere soddisfatto della vita che conduco. In verità motivi di contentezza non ne ho molti: mia moglie, in menopausa, dice di amarmi alla follia ma non appena cerco di mettermi in bocca una sua tettina, fa la gatta indisponibile dinanzi ad un felino arrapato. Tata, vicina di casa, il mio sogno segreto, mi ha risposto che ‘nun c’è trippa pè gatti’ pur con l’offerta di diecimila  €uro pensando che non ce li ho, infatti non ce li ho! È solo il mio ottimismo che mi aiuta a superare le rotture quotidiane, intanto sono in vita, alcuni miei colleghi sono passati dalla posizione verticale a quella, definitiva, orizzontale, altri si trascinano  tristemente parlando sempre di malattie, altri dichiarano di aver raggiunto la pace dei sensi, una prospettiva alla quale non voglio pensare, come si fa a vivere senza la dolce ‘chatte’? Ma la mia fantasia costante  è la deliziosa Tata, la vedo sorridere, rughette intorno alla bocca, occhi…con la solita espressione ‘vedi d’annattene!’ Le ho riferito la storia di un fan disavvenente che, durante una crociera, con notevole faccia tosta, riesce a farsi una principessa mentre gli altri fustacci vanno in bianco beh. Ho fatto la fine degli altri: bianco totale! Mò mè so rotto, che c’javrai mai più delle artre femminucce? Lanugine d’oro, lapislazzuli sulle labbra della ‘gatta’? Ma vedi d’annattene a …
     

     
  • 16 settembre alle ore 17:06
    John and the jealousy

    Come comincia: I see you restless, bewildered, suspicious of your partner . Jealousy: it is a green-eyed monster that taunts the flesh it feeds on, Shakespeare is right; it is a feeling of the pagan gods towards men, they did not like mortals to 'make' their little girls; - it is a projection of one's own insecurity towards others, it is typical of a ment and weak, envious, immature; it is the prophecy of future betrayals, your hidden side , dark veiled goddess that burns within you. If at a cocktail you notice the gazed looks of the male guests attracted by the graces of your beloved, do not light the cigarette on the side of the filter, you would be intoxicated even more; if you do not own yourself you can not own a woman. Your symbol? The avenging Erinni. Are you trying to bind your partner? You can not chained a ray of sunshine !. A lustful wife could not defeat your jealousy: it would make you go to show thatyou too ... If you look at the photos of your lady swathed by a succinct bikini, smiling offers to the bystanders a lush, prosperous and lush beautiful see you do not have to complain stating : "You should not do it" not explaining to whom you refer: to the consort too generous; to the photographer who has earned us; all'allupato , dazzled spectator who admires the images. Your most hated persecutor? Andronicus 1st Emperor of Byzantium who codified the horns by hanging those of the deer he hunted on the walls of the palaces belonging to the horned husbands. For the protuberances of which you are so concerned, turn to the gods Dionysus or Pan if you are pagan or, if Catholic, in San Giuseppe and also in San Martino, they know something about it. Try to turn the page: lying on a soft bed with romantic music in the background, close your eyes and imagine your beloved who languidly emits small howls hidden under the body of a robust mask and who, looking at you, whispers: "I'm with him but it is as if you were lying count, my joy is also yours ... admire his tough face! Here you see how things should go, she would be more calm and happy, you would earn us because a trained wife is like an athlete: it makes more! And finally, do not you think that my advice should be rewarded? Please put a good word in my favor with your beloved, I would be so grateful!

     
  • 13 settembre alle ore 9:21
    Uno zio d'Italia

    Come comincia: Normalmente si parla di eredità pervenute da uno zio d’America, questa è una storia all’incontrario un nipote americano che eredita da uno zio italiano. Tommaso Z. ebbe la notizia da un notaio italo americano di New York dove abitava, John Santoro il quale: “Complimenti giovanotto è deceduto a Jesi in Italia un tuo zio Domenico M., pare sia un bel mucchio di dollari ossia di €uro, questo è l’indirizzo di un notaio del luogo, Santino D. auguri.” Tommaso M. a New York, di professione modello, era un po’ squattrinato perché era un amante del lusso, frequentava ambienti particolari in cui la differenza fra maschietti e femminucce era minima insomma…avete capito. Giunto in aereo a Roma Fiumicino arrivò a Jesi, in quel di Ancona, col treno e, per comodità, prese alloggio in un albergo vicino alla stazione ferroviaria. Il giorno successivo contattò per telefono il notaio Santino D. il quale, molto sensibile al denaro, fu molto cortese col suo nuovo cliente, si diedero appuntamento nella sala da pranzo dell’albergo. “Sono anni che faccio il notaio ma un patrimonio come quello che le ha lasciato suo zio ne ho visti pochi. Finito di mangiare andremo nel mio studio dove ho tutte il carteggio.” Si trattava di beni mobili ed immobili e notevoli somme in titoli. Tom, un po’ frastornato, mise un sacco di firme senza rendersi conto di quello che firmava, fiducia al notaio. “Vorrei acquistare una Jaguar.” “Il concessionario si trova a Pesaro, un po’ lontano, potremmo controllare gli avvisi di vendita sul giornale locale.” Tom fu fortunato, non il proprietario dell’auto che era stato costretto a venderla per motivi economici; si trattava di una X Type, quasi nuova, il cui prezzo era stato fissato in €uro ottomila come da listino di ‘Quattroruote’. Leonardo, lo sfortunato di cui sopra, faceva parte di uno staff di avvocati di un grande studio. La crisi aveva toccato anche il settore e Leonardo era stato licenziato, malgrado i suoi sforzi non era riuscito a trovare un altro incarico, per ora andava avanti con i risparmi, la Jaguar, tanto desiderata, era stata sacrificata. Leo incontrò Tommaso nell’albergo della stazione, fece provare la macchina all’acquirente e, intascato un assegno, mogio mogio stava per andarsene a prendere l’autobus quando Tommaso: “Non sia mai che la lasci andare a piedi, mi indichi la strada, l’accompagnerò a casa sua. Giunti dinanzi al portone Leonardo ritenne opportuno ricambiare la cortesia con l’invitare a casa Tom il quale fu contento di avere già conquistato un’amicizia. “La mia casa è grande, presto dovrò lasciarla per motivi economici, in Italia c’è crisi e sono stato licenziato dal posto di lavoro.“ “Io di colpo sono diventato ricco merito di mio zio Edoardo M., ma che casa grande, se siete d’accordo potrei abitare con voi pagando l’affitto, l’albergo e così triste e poi lei potrebbe guidare ancora la Jaguar.” Leo e Stella si guardarono in viso, una manna: “Cara se sei d’accordo…” “Volentieri e poi mi sembra un signore simpatico.” “Anche voi due siete simpatici, io amo uomini e donne.” Leo spalancò gli occhi e rimase immobile, anche Stella rimase basita ma si riprese presto: “Vado in cucina, oggi un pranzo speciale in onore di Tommaso, possiamo darci del tu?” “Ma certamente, le  anzi ti farò compagnia, io sono bravo nell’arte culinaria…” La frase fu seguita da una risata da parte di Tommaso che andò con la padrona di casa in cucina. Leonardo cercò di inquadrare la situazione venutasi a creare, giunse alla conclusione che non c’era altra via d’uscita che assecondare l’ospite ricco e pagante. Ma le sorprese non erano finite, finito di cucinare Tom si presentò a tavola con un grembiale da cuciniere e poi: “Non vi scandalizzate se io mi spoglio un po’…” Tolto il grembiale restò con la parte inferiore del corpo nuda, altro choc da parte dei padroni di casa che ormai avevano capito come stavano le cose. Finito di mangiare, a Tommaso sempre nudo di sotto, fu mostrata la sua camera. “Oh che bello, c’è pure il bagno, dopo un riposino mi farò una doccia. Io vorrei fumarmi una Philips Morris, nessuno ne vuole?” Leo “Io uso la pipa, buon riposo.” Anche Leo e Stella andarono a riposarsi in camera da letto, non avevano nulla da dirsi, la frase latina quanto mai giusta in questo caso: ‘Pecunia non olet’, ormai avevano accettato la situazione pensando anche alla loro figlia Azzurra studentessa universitaria a Perugia. Alle diciassette Tommaso si presentò questa volta vestito in modo elegante: “Io a New York facevo il modello.” Stella: “Sei elegantissimo, complimenti!”  La furbacchiona, anche per sondare la situazione, baciò in bocca Tom il quale parve gradire: “Cara anche tu sei deliziosa, penso ci divertiremo. Domani usciremo insieme, voglio inaugurare la carta di credito che mi ha dato il notaio, spese pazze, allegria!” Era venuto fuori il lato positivo della situazione, il trio a passeggio per Jesi visitò vari negozi di moda sia maschili che femminili oltre ad uno per riempire la ‘cambusa’. “Amo spendere denaro ed amo anche voi due, non sono religioso altrimenti ringrazierei Dio di avervi incontrato.” Dopo pranzo Leo mise un  compact disk americano in onore dell’ospite che prese Stella per la vita e si mise a ballare baciando sul collo la padrona di casa. “Cara se tuo marito è d’accordo che ne dici di andare in camera mia?” “Io devo essere d’accordo non mio marito, go all’americana!” Per sua fortuna Leo non era mai stato geloso e poi non sapeva quello che sessualmente Tommaso avrebbe preteso da sua moglie, lei aveva detto che erano fatti suoi…Dopo un’ora Leo andò dietro la porta della camera di Tom, sentì dell’acqua scorrere, aprì la porta ed intravide nel bagno due corpi nudi, viva la pulizia! “Tua moglie è una donna deliziosa, andremo d’accordo anche con te vero? Intanto che ne dici se domattina andiamo un po’ in giro in macchina, guiderai tu con me vicino, Stella potrà riposarsi nel sedile posteriore.” Sembrava un linguaggio criptato,  chiese a Stella quello che aveva combinato col giovane, ormai non si sarebbe meravigliato di niente. “Tom mi ha spogliata, sul letto ha cominciato a baciarmi dalla bocca sino ai piedi che ha particolarmente apprezzato, deve essere pure feticista, mi ha baciato a lungo la ‘cicciolina, io ho avuto due orgasmi ma come uccello ce l’ha piccolino anche se gli è diventato molto duro, curiosamente ha due testicoli molto grossi, fine della prima puntata.” C’era poco da dire, Leonardo cercò di capire che cosa Tom avrebbe preteso da lui, intanto nel cassetto della scrivania, nel suo studio, aveva trovato un mucchio di €uro da cinquanta…Durante il viaggio verso Ancona, Tom fece fermare la macchina in uno spiazzo e : “Chiedo scusa ma mi è  venuta una voglia improvvisa, Leo ti dispiace se ti tocco l’uccello, mi è venuta la curiosità di vederlo!” e si mise all’opera nell’aprire la patta da cui venne fuori un ‘ciccio’ moscio ma lungo, “Immagino quanto sarà grosso quando è duro, chiuditi, ne riparleremo a casa.” Non rientrarono subito a Jesi, andarono al ristorante ‘Osteria del Pozzo’ dove gustarono un pranzo a base di pesce. “Ci sanno fare col pesce questi anconetani!” Battuta di Tom che fece sorridere i due coniugi. A casa: “Stella ti dispiace se ti sequestro il marito, non te lo strapazzo troppo! Preferisco andare in camera vostra, sarà una novità, io amo le novità. Chissà quante volte avete fatto l’amore qui, che ne dici se una volta invitiamo anche tua moglie?” “Ormai sei a casa tua…” “Una doccia ci renderà più profumati, vieni ti lavo le spalle ed anche le…ho pensato una rima, oh madonna lo immaginavo grosso ma non così, che dice tua moglie?” “È una porcona, le piace davanti e di dietro.” Ormai Leo voleva entrare nella parte dello zozzone per vedere come andava a finire, presto detto ‘ciccio’ in bocca a Tom che non solo gradì gli schizzi  ma ingoiò il tutto, alla faccia! “Hai un buon sapore, voglio baciare i tuoi ‘gioielli’ sono bellissimi, mi fermerò lì un po’ di tempo…E si fermò tanto a lungo da beccarsi un altro schizzo in bocca. “Per finire vorrei che mi toccassi il mio ‘ciccio’ è piccolino ma voglioso.” Leonardo non aveva mai toccato un altro membro maschile oltre al suo, cercò di fare del suo meglio: “Vai avanti fammi godere, c’è un regalino per te.” Il regalino ovviamente era in €uro che Tom trovò nel suo scrittorio domandandosi fin quando sarebbe durata la storia. Ultima novità: “Stanotte saremo in tre, dormirò con voi sempre che non vi dispiaccia! io starò in mezzo, voi due ai lati. Detto fatto, Tom allungò le mani a destra sull’uccello di Leo a sinistra sulla ‘cosina’ di Stella  cpm lòa conseguenza che a Leo ‘ciccio’ montò come la panna e Stellina cominciò a goderecciare o a far finta per far contento l’anfitrione il quale versò le sue attenzioni solo a  Leo. “Stella scusami ma vorrei andare dentro tuo marito, ho la vasellina non gli farò male e poi come vedete ce l’ho piccolo.” Detto fatto, il padrone di casa si trovò un cosino dentro il suo didietro, vergognandosi un po’ per la presenza della moglie, cosino che andava avanti ed indietro procurandogli una non prevista sensazione piacevole di cui lui stesso rimase meravigliato. Senti dentro il sedere uno schizzo fortissimo come fanno quelle pistole ad acqua che si usano in spiaggia, Leo stava per ritirarsi quando: “Ti prego fammi restare ancora, sono diecimila.” Un attimo di sincerità, senza essere troppo convenzionali in quelle condizioni che decisione avreste preso?” Leonardo fu per il si tanto più che la proposta fu reiterata e così diventavano ventimila. A Leo non mancò il senso dello humor anche in questa occasione: “Se mi regge il culo arriverò a centomila, non ci arrivò ma si beccò lo sfottò della consorte. “Non avrai più bisogno delle supposte per andare in bagno!” Pure preso per il culo. Una novità in casa M., Azzurra aveva comunicato che avrebbe passato un periodo a casa, arrivo l’indomani. Leonardo in Jaguar andò a prenderla alla stazione, grandi baci e abbracci, si volevano bene padre e figlia la quale fu informata in tutti i particolari delle novità avvenute nella sua famiglia. Leo si aspettava una reazione di confusione mentale da parte di Azzurra mentre la stessa: “Papà all’università di Perugia ne ho viste di tutti i colori, c’era perfino un ermafrodita brasiliana o brasiliano che dir si voglia, invece mi farà piacere conoscere questo Tommaso il quale si fece trovare all’ingresso elegantemente vestito. “Che ragazza meravigliosa, una modella, marito e moglie ci avete messo molto impegno, cara Stella se sarai d’accordo faremo qualche passeggiata insieme a Jesi e dintorni, sai guidare la Jaguar di tuo padre? Io preferisco fare il passeggero.” In un attimo Tom aveva cambiato tutto nel menage di casa anche con l’aiuto di Azzurra, partita persa per Leo e Stella che sperarono in un destino a loro favorevole, non c’era altro da fare. Giorno successivo acquisti da parte della pulsella nei vari negozi già visitati da suo madre e da suo padre, ormai erano conosciuti. Nuova conoscenza fu invece quella dei camerieri del bar Pardi, il migliore della città. Mostrando un biglietto da 50 €uro Tom chiese: “Portateci il vostro miglior prodotto.” “Abbiamo della eccellente pasticceria e del caffè freddo divino.” Il cinquantino sparì nelle tasche di Giovanni il cameriere più anziano che, dopo un quarto d’ora si presentò con quanto promesso. “Azzurra si buttò sui pasticcini mugulando per la gioia di mangiarli, Tom preferì il caffè che si dimostrò di sapore molto particolare, mai assaggiato. Finita Azzurra di abbuffarsi Tom: “Complimenti, verremo altre volte in questo bar, per favore riservateci il tavolo più nascosto, a presto.” “Mamma non ho fame, sono andata da Parti ed ho fatto la porcellona:” Allarmata Stella:”In che senso?” “Mi sono riempita di pasticcini, buonissimi come ricordavo, una volta ci porteremo anche te e papà, per oggi niente pranzo.” Il giorno successivo, la mattina, i due giovani si erano dati appuntamento nel soggiorno per la prima colazione, Tom era vestito sportivo, Azzurra indossava parte dei vestiti acquistati il giorno precedente, papà e mamma se ne accorsero ma non fecero commenti d’altronde…Azzurra si diresse verso Cingoli paese montano dove d’estate andavano in villeggiatura molti romani. “Qui conosco una ragazza titolare di un negozio di articoli fotografici, è simpatica, te la presenterò. “Concetta questo è Tommaso il mio fidanzato americano, abbiamo dimenticato di portare una macchina fotografica…” “Ve la presto io.” “Preferisco acquistarla, qui c’è la mia carta di credito.” “Caro Tommaso, cara ti costerà, milleottocento €uro, meglio che…” “Vai facile, sono ricco.”Azzurra seguì l’amica nel retro della bottega: “È vero che sta bene a soldi?” “E tu pensi che mi prendevo un morto di fame, sto scherzando, è veramente ricco.” Ovvio sguardo d’invidia dell’amica:”Se al ritorno avete scattate delle foto, portatemi la scheda, riesco a stamparle in poco tempo.” Tom e Azzurra si allontanarono dal centro e si spinsero sino al monte S.Vicino, Tom cominciò a scattare foto a ripetizione di Azzurra prima vestita e poi sempre più spogliata sino al nudo totale, la ragazza non era conformista, questo fece molto piacere a Tom a cui era venuto un certo pensiero in testa. Telefonarono a casa, è buio, preferiamo dormire a Cingoli in albergo, a domani.” Leo e Stella si domandarono angosciati cosa sarebbe successo fra i due, ma erano impotenti a cambiare il destino, quella notte dormirono poco come i due giovani che avevano molto da dirsi: “Caro Tom io sono una ragazza del ventunesimo secolo, a Perugia ho visto molte cose cambiate in tutti i campi nei giovani, su due cose solo non transigo sul buon gusto e sulla violenza oltre naturalmente che sui pettegolezzi della gente che per i ceti più alti come il nostro comporterebbe un cambiamento di città, io devo laurearmi in medicina, specializzazione ginecologia.” “Allora ami di fiorellini?” “Non più di tanto, anche se non sei un tipo normale come si dice in gergo, penso che tu sia di animo buono, cosa che io apprezzo, per il resto vedremo ma non ti preoccupare, non sono religiosa, penso che tutti i prodotti generati su questa terra sono frutto della natura, io li accetto come accetterò te con tutti i tuoi problemi, questo è il nostro matrimonio che durerà per sempre, perlomeno da parte mia…” Tommaso ebbe un pianto irrefrenabile, aveva trovato la persona giusta per sé, l’avrebbe amata e rispettata per sempre.

     
  • 10 settembre alle ore 10:36
    Amori di mamme

    Come comincia: “Anna posso venire a casa tua?” “Certamente è successo qualcosa di spiacevole? “Diciamo di particolare, aprimi la porta per favore.” “Allora ti vuoi spiegare finalmente?” “Il problema sono i miei figli Pietro e Paolo; visto che avevano sempre le occhiaie e dimagrivano a vista d’occhio li ho portati dal medico, sentenza: stì zozzoni si sparano troppe seghe!” “Scusami ma come potrei aiutarti?” “E qui vien fuori…” “Forse sto cominciando a capire ma, ovviamente sono molto perplessa, forse pensi che io… “Penso, cara Anna, penso che questi due imbecilli mi diventano tubercolosi se non la smettono, questo è il verdetto del medico Arena, sono disperata, non so come farli smettere!” Giovanna aveva cominciato a piangere e istintivamente aveva preso a baciare in bocca l’amica Anna. “Giovanna ho una gran confusione in testa, non so che altro dirti, io ti voglio bene, vediamo cosa si potrà fare.” Anna rimasta solo si era rifugiata nel letto, a occhi chiusi pensava ad uno scenario futuro, prima di tutto quel bacio in bocca della sua amica, non era mai successo e poi ai due ragazzi lei, quarantenne, li aveva visti prima nascere e poi crescere, gli voleva bene ma ad avere dei rapporti con loro, non ci si vedeva proprio a far da ‘nave scuola’ ai due cucciolotti sedicenni, forse l’avevano troppo piccolo o si sarebbero vergognati di….con la zia Anna, uffa, Giovanna l’aveva proprio messa in crisi, se ne accorse Alberto, suo marito titolare di una grande panetteria in via Garibaldi a Messina.  Alberto, come tutti i panettieri,  per motivi di lavoro si alzava ogni mattina alle quattro, il pomeriggio si riposava e la sera di nuovo al lavoro.  Alberto ed Anna erano una coppia particolare, erano cresciuti praticamente insieme nello steso stabile in via Colapesce, avevano avuto le prime esperienze sessuali fra di loro e, mentre Alberto durante il servizio militare aveva ‘conosciuto’ altre femminucce, Anna solo il marito. Avevano promesso, prima di sposarsi, di essere assolutamente sinceri fra di loro, promessa che allo stato attuale per Anna era difficile da mantenere per ovvi motivi. “Anna ti vedo strana, problemi?” “Ho capito, quando ti sentirai di parlarmene sarai tu a decidere.”A mezzogiorno squillò il telefono a casa di Giovanna: “Anna dimmi tutto.” “Ora te la fai con le femminucce, auguri!” Era Giacomo l’ex marito da cui  dieci anni prima aveva divorziato, motivo, incompatibilità di carattere ma la natura non era stata amica di Giovanna che dichiarata sterile dai medici e risposatasi con Alessandro, cassiere alla Banca d’Italia, era rimasta vedova con i due gemelli, la telefonata di Giacomo l’aveva riportata indietro negli anni in modo per lei spiacevole. “Ho da fare, che ti serve?” “Che ne dici di farti una visitina, so che sei rimasta vedova, forse un po’ di compagnia… “ “Mi stai scocciando, dimmi il motivo per cui mi hai telefonato, tu non hai mai fatto nulla senza un tuo interesse, allora?” ”Mi hanno riferito che i tuoi due ‘pischelli’, li chiamo alla romana perché sono romani, tu e tuo marito li avete adottati, tu non ne puoi avere mentre io con mia moglie inglese, cattolica integrale ma piena di sterline, in sei anni abbiamo tre bambocci, tu sei fortunata puoi andare con chi vuoi senza problemi. Che ne diresti di una sveltina con me? Ricordo che eri piuttosto bravina…” “Maledetto, se per caso spargi la voce che i miei figli sono adottivi ti troverai con gambe e braccia rotte, stronzo.” Così finì la conversazione di Giovanna con Giacomo, conversazione che lasciò una Giovanna distrutta nel morale, una mattinata iniziata male e finita peggio. Stavolta Anna non tenne conto della promessa fatta a suo marito di essere completamente sinceri fra di loro, come confessare che si sarebbe fatta sc…re da due ragazzi, un conto avere la mente aperta ma  questo caso era estremamente particolare per usare un eufemismo. Pensò che la cosa migliore fosse confidarsi con Anna, fra donne ci si capisce meglio e poi era interessata alla faccenda. Alla fine della confessione Anna restò ad occhi spalancati, novità da film, Anna si beccò altro bacio in bocca stavolta corrisposto, per lei era un segno di consolazione. Il sabato i ragazzi non avevano scuola, Alberto more solito al lavoro, alle sette Pietro e Paolo erano già in fibrillazione, a sedici anni il primo  rapporto sessuale è estremamente eccitante. Telefonata: “Anna questi non li tengo più, che mi dici?” ”Mandameli uno per volta, io provvedo a mettere della gomma americana sullo spioncino della vecchiaccia che abita davanti al mio appartamento, non voglio che…” I due avevano fatto pari e dispari per sorteggiare chi doveva essere il primo: vinse Pietro e in pigiama e pantofole scese di un piano e si infilò in casa di Anna. “Zia, non so che dirti, non ho dormito tutta la notte, non vedevo l’ora…” “Calmati, l’ora è giunta, vedo che già sei in posizione, fatti il bidet. “Mi sono lavato due volte!” e tirò fuori dal pigiama un coso niente affatto piccolo che sorprese Anna che si era spalmata la cosina e quindi il ragazzo entrò alla grande ed alla grande in pochi secondi inondò la vagina della ‘zia’. Pietro rimase male ma rimase dentro e cominciò ad andare avanti ed indietro a lungo sin quando sentì il suo coso schizzare per la seconda volta lo sperma all’interno della vagina di Anna che in verità gradì la cosa, suo marito era meno efficiente. Paolo impaziente dietro la porta di casa sua, nel vedere il fratello ritornare si catapultò per le scale e vista la zia nuda l’abbracciò forte baciandola in bocca. “Caro mi fai male, le femminucce vanno trattate con dolcezza!” “Zia, un mio amico mi ha confessato che le ragazze talvolta si mettono il coso maschile in bocca:” Ma guarda cosa va a pensare stò zozzone. “Va bene, andiamo sul letto.” Anche Paolo ebbe un orgasmo immediato nella bocca di Anna che andò in bagno a lavarsi. “Ora vieni dentro la zia, è lubrificata ma vai piano lo stesso, tutti e due i fratelli avete un coso più grosso del normale.” Solito schizzo sul collo dell’utero ancora gradito da Anna e poi la pace dopo la tempesta. Alberto non era uno sprovveduto, capì che bolliva in pentola qualcosa di nuovo e di anormale, guardando negli occhi la moglie la pregò di dirgli tutta la verità. “Non vorrei che ne rimanessi scioccato e fosse la fine del nostro matrimonio.” “Io sono peggio di una zecca, non ti lascerei mai qualsiasi cosa tu abbia commesso, vai col racconto.” “Pian piano che gli avvenimenti vennero alla luce Alberto, con la pipa in bocca, pian piano cercava di rendersi conto della situazione quasi dovesse centellinare i singoli fatti e vedere in fantasia il  comportamento dei vari personaggi, più che altro si meravigliò di Anna, lui non era un puritano anzi aveva sempre dileggiato i gelosi ma essere diventato becco per ‘merito’ di due ragazzi…”Cara il film è finito e gli spettatori tornano a casa o meglio a letto, domani è domenica e me la voglio gustare sino a mezzogiorno, bacino…” A proposito di baci Anna aveva omesso di parlare di quelli ricevuti da Giovanna che in un certo senso le erano piaciuti, un segreto che voleva tener per sé. Fu lei a portare il caffè a letto al marito già sveglio. “Cara hai dormito bene, io una bomba ero proprio stanco, se per caso c’è qualcosa pure per il maritino io son qua.” Anna accontentò Alberto con quello che più lui desiderava, il popò e riuscì anche ad avere un orgasmo con la vagina.” “Vedo che sei in forma, pensi di andare ancora con quei due ragazzi? Va bene, il problema è tuo, penso di aver capito le motivazioni tue e quelle di Giovanna, a proposito della quale…Niente, dato che è sarta volevo farmi cucire uno strappo dai miei pantaloni.” Bugiardo matricolato voleva si farsi toccare i pantaloni ma dalla parte della patta! E così Alberto cominciò a sognare quella donna che gli passava sempre davanti senza poterla avvicinare da vicino…Una mattina, ragazzi a scuola squilla il telefono di Giovanna. “Anna sei tu?” “Stavolta è Anno mia cara, forse preferivi mia moglie ma sono io, mi piacerebbe un po’ parlare con te.” “Parliamo di qualsiasi argomento, va bene l’immortalità dell’anima?” Giovanna cercava di svicolare mettendola sull’umorismo, aveva capito dove voleva arrivare Alberto che fesso non era ed anche piuttosto belloccio. “Io tendo ad essere più terreno, preferisco l’al di qua all’al di là.” “Pensi che possiamo finirla con le schermaglie, tu hai saputo dei rapporti dei miei ragazzi con tua moglie e vuoi rifarti.” “Messa così mi sembra una cosa squallida, mi sei sempre piaciuta molto ma non voleva cambiare gli equilibri della nostra amicizia ma a questo punto vorrei del ‘becchime’ anche io.” “Carina questa similitudine da pollaio, pensi di informare la tua gentile consorte oppure…” “La mia gentile consorte s’è sbafato due giovani galletti che l’avranno sicuramente fatta godere, teniamoci i nostri piccoli segreti che non fanno male a nessuno, se sei d’accordo domattina, usciti i ragazzi, verrò a farti una visita. “ Chi tace acconsente e così l’Albertone pimpante ed arrapato alle nove si presentò a casa di Giovanna che non si era fatta trovare impreparata, in baby doll senza la parte di sotto, profumata e sorridente abbracciò un Alberto già in posizione che fece dire alla signora: “Dove vuoi andare col quel coso, mai visto uno tanto grande e grosso, vacci pianino, per favore.” Dopo i primi ahi ahi iniziali il coso grosso andò in profondità per poi ritirarsi a metà vagina, di colpo Giovanna provò un orgasmo talmente forte da farla vibrare molto a lungo e fortemente, alla fine rimase senza forze. Appena ripresasi “Non son riuscita a capire come hai fatto, io non ho molta esperienza con i maschietti ma tu…A proposito con tua moglie?” “Poverina che la vogliamo lasciare solo a fare la badante sessuale agli imberbi, anche lei se la gode alla grande.” Anna non aveva mai fatto accenno a quell’orgasmo specialità di suo marito, forse per gelosia o per altri motivi, glielo avrebbe chiesto. La situazione si evolveva come previsto con qualche variazioni: il sabato i due ragazzi si erano presentati insieme ad una Anna sorpresa, proprio non se l’aspettava dover soddisfare i due fringuelli arrapati, ci pensò un attimo a poi decise: Pietro sotto col ‘ciccio’ in erezione da infilare nel suo popò, Paolo sopra di lei dentro la ‘vogliosa’, un trenino apprezzato da tutti e tre molto a lungo, poi “Ragazzi basta, i miei buchini se la son goduta ma ora mi fanno male, a sabato!” Malvolentieri i due giovani levarono le tende e furono raggiunti a casa di Anna dalla mamma. “Andate a casa devo sistemare alcune cose con lei.”Ormai non c’era bisogna di parlare fra di loro. I ragazzi presero a ‘frequentare’ meno la zia, motivo: avevano incontrato due coetanee che volentieri  offrivano i loro servigi. Anna e Giovanna curiosissime andarono all’uscita della scuola per conoscere le due baby  in verità carine ed un po’ snob: “Queste sono nostra madre e nostra zia.” “I vostri gioielli sono in buone mani, arrivederci!”La due puttanelle avevano uno sfottò senso delle humor poi da sole con i due ragazzi: “Sono due p.p.c.” “Tradotto vuol dire per copia conforme?” La Domanda di Pietro. “No pronte per crisantemi!” e giù a ridere. Quella risposta poco educata non fu riportata a mamma e zia, in fondo i ragazzi erano molto affezionate a loro, erano state brave ed affettuose maestre di sesso. Oggi giorno che passava Anna e Giovanna erano più sole e si facevano compagnia in casa, anche Alberto ‘svicolava’ con una cliente più giovane della consorte. Conclusione i baci fra di loro diventarono più frequenti e portarono a rapporti più profondi sessualmente, bacini bacioni anche sulle tette e sui fiorellini, Anna aveva trovato fra le cose di Alberto un vibratore con cui era riuscita a provare ed a far provare alla sua amica ed a lei stessa le sensazioni favolose  del punto G., potevano far a meno dei maschietti!
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

     
  • 06 settembre alle ore 9:14
    Il risveglio di un uccello

    Come comincia: Gaetano C. , con al braccio la consorte, stava uscendo dalla chiesa di S.Ippolito a Messina quando incontrò Alberto M. suo conoscente il quale: “Gaetanuzzo ti ricorderò nella mie preghiere.” “Albertuzzo, amico mio, lascia perdere, mi manderesti all’Inferno, tu sei ateo.” “Ti sbagli, io sono pagano ed in particolare adoratore di Hermes uno dei dodici dei dell’Olimpo, un po’ come un nostro deputato, quando ho bisogno è lui che…” “Non sei convincente: Hermes, per i latini Mercurio, non godeva di buona fama; astuto, era il re dei ladri, dei bugiardi e degli imbroglioni.” “Mon ami, oggigiorno le persone per bene come te non hanno buona sorte,  quando ogni tanto combino qualche casino ovvero devo venir fuori da situazioni ingarbugliate mi rivolgo a lui, ogni volta gli sacrifico un agnello (ma poi me lo mangio io) e risolvo i problemi. Sto andando a trovare un parrino perché mia vicina di casa Arianna deve fare la cresima, è orfana e vive con i nonni piuttosto anziani, a me quindi il compito di…ma non conosco nessuno.” “Andiamo in chiesa, ti  presento io.” In sacrestia: “Ecco i padri Gino e Igino,  è un caso che abbiano nomi quasi simili, questo è Alberto che deve chiedervi delle informazioni, non è religioso, vedete cosa potete fare.” Il primo aveva una figura elegante, raffinato un po’ femmineo mentre il secondo non gli assomigliava affatto: più basso, brevilineo, probabilmente di provenienza contadina dal faccione cordiale e sorridente. “Padri mi siete simpatici ma vorrei restare pagano senza essere messo al rogo come eravate abituati a trattare nel Medioevo i miscredenti.” “Gino: “Lei un giovane, simpatico, massimo potremmo invitarlo a pranzo.” “Ma non nei giorni di digiuno!” “Gino: “Vedo che lei ha il senso dello humor, io sono laureato in lettere e apprezzo i tipi come lei. Per La cresima le telefonerò, mi lasci un suo biglietto da visita.” Per Alberto era un periodaccio in quanto a denaro: titolare di una fabbrica di elettrodomestici e frigoriferi in particolare, negli ultimi tempi aveva dovuto subire la concorrenza internazionale, soprattutto cinese, e quindi la merce si ammonticchiava in magazzino non venduta. “Alberto convocò i cinque suoi operai facendo presente la situazione, peraltro a loro nota, prospettando un eventuale licenziamento. Alberto, come promesso, fu invitato dai due sacerdoti a pranzo e, poiché la moglie Anna M. era dalla madre ammalata, si portò per compagnia Sonia ed Alfredo F., figli di un suo dipendente, ragazzi belli, giovani e pieni di vita.  Al loro ingresso ebbero un’accoglienza particolare: Sonia da parte di padre Igino che le fece tanti complimenti mentre Alfredo fu quasi preso in ostaggio da Gino che:” Che bel giovane, se ti devi confessare vieni da me!” Alberto si rese subito conto della situazione e dentro di sé si fece matte risate: un omo ed un mandrillo! A pranzo parlando in generale del più e del meno venne fuori la storia del probabile fallimento della fabbrica  di Alberto che quasi non riusciva quasi più a parlare, anche i due ragazzi sapendo che il loro padre poteva essere licenziato, divennero scuri in viso. A mutare l’atmosfera fu padre Gino il quale: “Amici miei, permettetemi di chiamarvi così, forse posso risolvere io la situazione, io sono diciamo piuttosto ricco di famiglia ed ho molte conoscenze in Vaticano, vediamo se posso farvi dare una fornitura per tutte le parrocchie che abbiano bisogno di elettrodomestici, su di morale!” L’atmosfera cambiò di colpo, i ragazzi abbracciarono calorosamente padre Gino. La promessa del prete ebbe risultato positivo, dopo pochi giorni cominciarono a giungere le ordinazioni con gran gioia di Alberto e dei suoi operari che ripresero a lavorare di gran lena. Alberto ritenne opportuno ricambiare la cortesia di padre Gino invitando lui ed il suo collega Igino ad una festa di pomeriggio a casa sua, invitati, fra gli altri  Arianna, Sonia e Alfredo. Con gran sorpresa di tutti coloro che li conoscevano, i due preti si presentarono elegantissimi in abiti borghesi,  nessuno dei presenti fece dei commenti. Padre Igino dimostrò di essere  un simpaticone con giochi di prestigio  fra gli applausi di tutti i presenti. Sottofondo della musica sentimentale americana messa da Alberto che, affascinato dalla bellezza di Sonia pensò di poterla invitare a ballare ma, sorpresa, sorpresa, fu preceduto da padre Gino: “Figliolo sei arrivato secondo e, come dice il proverbio, chi arriva secondo va in bianco!” Un po’ tutti iniziarono a danzare, Alberto sconfitto sul campo, ripiegò su Arianna; la ragazza aveva un vestito piuttosto scollato e mostrava la sua beltade soprattutto anteriore. Alberto, vecchio zozzone, anche per il profumo particolarmente femminile che emanava la ragazza, si eccitò e cominciò a ballare stringendo a sé sempre più la giovane la quale  prese la cosa sorridendo, non altrettanto Anna, legittima consorte che, per vendicarsi invitò a ballare Alfredo imitando suo marito. Alfredo si eccitò a tal punto che il suo membro ventenne fu ben sentito dalla padrona di casa che, anche lei eccitata, volentieri avrebbe voluto…avrebbe… La stessa pensò che forse  poteva invitare il ragazzo a casa sua in altra occasione, così Alberto sarebbe stato ricambiato ma poco calea all’interessato dopo tanti anni di matrimonio… Alla fine della serata Alberto accompagnò i due sacerdoti alla loro macchina e rimase basito: una Maserati Ghibli con vetri oscurati. Quel pomeriggio era accaduto qualcosa di imprevedibile: padre Gino cominciò a contattare  Sonia parlandole delle sue faccende personali. Era natio di Udine dove ancora risiedevano i genitori; a sedici anni aveva avuto un rapporto omosessuale con un compagno di scuola che lasciò un segno negativo sulla sua psiche, non riusciva ad apprezzare le bellezze femminili ma, da allora, veniva attratto solo dai maschietti con gran dolore di suo padre, fervente cattolico che accompagnò suo figlio dal suo confessore. Il cotale convinse Armando ad entrare in Seminario perché solo in tal modo avrebbe potuto guarire da quella sua predisposizione. Inutile affermare che non c’era niente da guarire tanto che, divenuto sacerdote ad Udine, Armando, preso il nome di don Gino, ebbe una relazione omo con un suo collega, relazione che fu coperta dal Vescovo il quale, come punizione, lo spedì a millecinquecento chilometri di distanza a Messina. La fine della festa pose fine anche alla confessione di don Gino che chiese a Sonia di poterla rivedere; anche se con riluttanza la ragazza aderì alla richiesta. Difficile trovare un luogo dove i due potessero stare insieme senza essere notati, tutti nei dintorni conoscevano il prete e così Armando e Sonia si rifugiavano nel garage della parrocchia dentro la Maserati di lui. Quando si incontravano, capitava spesso che ad Armando venissero le lacrime agli occhi, la parte maschile di lui si stava innamorando della ragazza la quale capì la situazione anche senza sapere come venirne fuori. Durante una notte in bianco a pensare alla sua situazione, padre Gino decise di passare il Rubicone: ritornare allo stato laico. La mattina telefonò al segretario del Vescovo chiedendo una udienza. “Sua eccellenza è molto occupata, può dire a me.” “È una questione strettamente personale veda quello che può fare., vedrò di dare un aiuto ai poveri della parrocchia.” Il pensiero dei ‘denari’ fece capitolare il segretario che: “Venga domattina alle nove, mi raccomando preciso.” Il Vescovo all’inizio era sorridente ma poi alla richiesta di don Gino si rabbuiò: “Ha pensato bene al passo che vuol compiere, è come rinnegare la sua vocazione, ci rifletta bene, un peccato mortale!” “Eccellenza mi scusi la franchezza ma i peccati mortali sono solo quelli che portano all’uccisione di un essere umano, per cancellare gli altri peccati basta far del bene ai poveri, agli handicappati  ed ai diseredati, ormai ho deciso, andrò in sacrestia a presentare l’istanza.” La notizia si sparse fra il vicinato della parrocchia, Armando in abiti  civili con berretto in testa per coprire la tonsura, si recò in una agenzia per poter affittare un alloggio, possibilmente al centro di Messina. Fu fortunato: al primo piano di un edificio in una strada laterale del viale S. Martino era disponibile un appartamento di tre stanze cucina a bagno, l’importante per lui era non conoscere persone che gli avrebbero potuto far domande sulla sua vita privata. Vicino all’ingresso di casa sua c’era quello di uno studio medico di ginecologia il cui titolare, anziano e stanco del mestiere forse per aver visto troppi ‘fiorellini’, la maggior parte non tanto ini, lo salutò con: “Beato te giovanotto, ormai io sono sul viale del tramonto o meglio della notte, auguri!” Il primo ingresso avvenne con la futura sposa in braccio ad Armando, la casa era ammobiliata con gusto, anche Sonia si innamorò di Armando che prese ad andare in palestra con lei. Suo padre, venuto a conoscenza della situazione di sua figlia diede la sua benedizione, la solita storia ‘pecunia non olet.’ La cosa più difficile fu per Armando prendere confidenza col sesso, la ragazza aveva avuto un’esperienza con un compagno di scuola a sedici anni ma lui…Per sua fortuna Sonia aveva il senso dello humor: gli prendeva in mano ‘ciccio’ moscio e lo sgridava: “Guarda che ti lasciamo a casa a fare esercizi!” Nessun risultato. A mali estremi…Sonia era in confidenza con una farmacista alla quale chiese di acquistare un ‘pillola rosa’. Adelaide, la farmacista si esibì in una risata talmente forte da far girare tutti i presenti: “Te lo sei beccato troppo vecchietto? Scusami, talvolta esagero, ti do il ‘Levitra’, di solito funziona dopo mezz’ora dall’assunzione, per augurio non te la faccio pagare, ciao.” Sonia a cena pensò bene di non rivelatore il trucco ad Armando (ormai lo chiamava così) e mise il medicinale nel bicchiere dell’acqua. Il giovane voleva uscire ma Sonia insistette per un ‘riposino’ in cui era da lei previsto una fellatio. “Io ho studiato in seminario il latino ma mai ho incontrato questa parola.” La ragazza le rispose : “Te credo, i pompini non sono previsti nel Vangelo!” Pian piano la pillola cominciò a funzionare, Armando era basito, finalmente… Finalmente ‘ciccio’ si risvegliò del tutto e riempì il cavo orale della compagna, per la contentezza la ragazza sparse il seme un po’ dappertutto e baciò in bocca Armando che si schifò. “Che brutto sapore!” “Abbiamo ottenuto quello che tanto desideravamo e tu ti formalizzi per un po’ di tuo sperma in bocca, piuttosto festeggiamo dentro la mia cosina tutta già bagnata e ancora vogliosa!” Era il 3 settembre anniversario della nascita di Armando il quale, via filo, ricevette gli auguri della mamma la quale fu informata dell’avvenimento e, da quello che i due sentirono per telefono, anche il papà ebbe la buona notizia. Era destino: Sonia rimase quasi subito incinta ed insieme ad Armando rientrarono al paese natio del giovane con la Maserati facendo un chiasso indiavolato col clacson sotto casa. “Imbecille presto sarai nonno!” era facile capire a chi era diretta quella frase. Ed Anna, la moglie di Alberto? ogni tanto telefonava ad Alfredo per passare un pomeriggio insieme, non fu da meno Alberto con Arianna. Nacque Regina, quasi quattro chilogrammi, che fece un po’ penare la mamma ma fu la gioia di tutta la famiglia. Volete sapere cos’è la ‘tonsura’? Era una furbizia della Chiesa che aveva imposto agli ecclesiastici di farsi rasare sulla sommità della testa un circolo di capelli così, anche se in borghese, gli stessi erano facilmente riconoscibili!

     
  • 04 settembre alle ore 18:27
    Fiorin fiorello

    Come comincia: Quello fra Alberto ed Stella poteva dirsi o meglio era un matrimonio ‘piatto’. Tutti i giorni le stesse ‘manovre’. Sveglia alle sei, barba e doccia per lui insegnante di materie letterarie, colazione preparata dalla consorte e poi lui in Cinquecento per raggiungere la scuola alla periferia di Roma dove talvolta restava sino alla sera per aiutare gli alunni meno preparati. Stella ritornava a letto, era casalinga per desiderio del marito malgrado un diploma magistrale, tutto sommato a lei faceva comodo, Alberto non aveva problemi di pecunia; dal natio borgo Colle San Valentino frazione di Cingoli in provincia di Macerata aveva frequentato le elementari nella locale scuola, le medie a Cingoli ed il liceo classico a Jesi (An). Laureatosi in materie letterarie a Perugia, aveva vinto il concorso a Roma ed era stato assegnato alla scuola media Dosmini. Alberto era un tipo particolare: chiuso di carattere parlava poco, aveva un numero ristretto di amici che frequentava di rado, anche in campo sessuale era un metodico. La prima esperienza a sedici anni: Mimma era un vicina di casa, grassottella sempre allegra e diciamo la verità, un po’ mignotta, non lesionava la cosina a chi le era simpatico, Alberto gli andava a genio. A Jesi frequentava il locale ‘casino’ ben voluto soprattutto dalla maîtresse in quanto elargiva delle notevoli somme di denaro, se lo poteva permettere; a Perugia idem ed a Roma non aveva che l’imbarazzo della scelta. La conoscenza di Stella aveva mutato la sua vita: bella ragazza, più alta di lui sembrava una modella. Figlia del padrone di una pasticceria vicino casa dove abitava, gli dava poca confidenza. Alberto aveva provato con regali: prima fiori poi oggetti in oro, la ragazza era restia, Alberto proprio non le piaceva, lei sempre allegra e con molte amicizie, fin quando la madre, ex appartenente alle ‘case chiuse’ non  le aprì gli occhi: “Non capisci niente, sposati e poi farai quello che vuoi.” Suggerimento accettato da Stella. Al suo matrimonio nella vicina basilica di S.Maria Maggiore c’era una moltitudine di giovani, soprattutto maschi che avevano conosciuto molto da vicino Stella. Viaggio di nozze poco gradito dalla neo sposa che era abituata a ben altro in fatto di sesso. Per Alberto la vita era una routine: sabato al cinema e poi, la sera,un incontro ‘ravvicinato’ con la consorte, d’estate quindici giorni a turno in montagna o al mare, domenica al ristorante¸ gli altri giorni? Tutto normale, vita piatta.  La classe di Alberto era un po’ disastrata, tranne che tre o quattro elementi gli altri alunni, provenienti da famiglie povere, non riuscivano bene negli studi. Alberto, buono d’animo, aveva provato a contattare i genitori ma capì che da quel lato non c’era nulla da fare e quindi alcuni pomeriggi dava lezioni gratis. Una volta fu invitato a casa sua dalla madre di un alunno, mentre il figlio giocava fuori,  si presentò ad Alberto con la gonna alzata e non munita di mutande. Alberto era si chiuso di carattere ma aperto, anche se moderatamente, al sesso e quindi approfittò dell’occasione anche altre volte lasciando una sostanziosa mancia alla così gentile signora. Una mattina, di colpo stanco della vita monotona, andò dal direttore e si fece sostituire in classe. Voleva fare una sorpresa alla consorte ma la sorpresa l’ebbe lui: aperta piano la porta d’ingresso, sentì una musica brasiliana proveniente dal salone, incuriosito aprì uno spiraglio della porta e: sorpresa sorpresa sua moglie nuda stava ballando con la vicina di casa, Anna, anche lei nuda. Tornò in strada e quando finalmente Stella rispose al citofono: “Ho dimenticato le chiavi, per favore aprimi il portone.” All’arrivo a casa niente musica brasiliana anzi Stella era ai fornelli. “Volevo prepararti una sorpresa ma tu sei qui, che ti è successo?” “Ho mal di testa.” A Stella venne da ridere ma si trattenne, il mal di testa c’era tutto! Essere chiuso di carattere un conto ma cornuto, sia pure con un'altra  femmina non gli stava bene e così la mattina dopo si fece prescrivere dal medico cinque giorni di malattia, gironzolò dentro la stazione Termini per un’ora e poi, pian piano rientrò a casa dove gli si propose la stessa scena del giorno prima con l’aggiunta di Teodoro, marito di Anna, il quale esibiva il suo ‘cosone’ infilandolo a turno nelle cosine della moglie e di Anna. Alberto in confusione totale rimase anche più basito perché la scena lo aveva eccitato a tal punto da fargli diventare duro il suo ‘ciccio’. Non sapendo come comportarsi dopo qualche minuto di confusione mentale, andò in bagno e sollazzò ‘ciccio’ masturbandolo e solo così riuscì a farlo ritornare ‘a cuccia’. Ritornò in garage, si sedette dentro la Cinquecento aspettando…nemmeno lui sapeva cosa, una situazione così strana non gli era mai passata nella mente, quello che lo impressionò fu che, tutto sommato, gli era piaciuta, era diventato un guardone o cos’altro? Nei giorni successivi la scena di sua moglie con Teodoro e con Anna gli si presentò regolarmente, certo avevano una bella resistenza erotica, tutti giorni…Finalmente si decise: doveva parlare con Stella e farle presente che sapeva la sua storia ma con molta calma, aveva in mente una certa idea…Dopo cena: “Cara ci sono novità?” “Che novità vuoi che ci siano, tutti i giorni la stessa solfa:” Stella in un certo senso aveva detto la verità. “Voglio farti presente che ho visto i giochetti tuoi con i nostri vicini, vuoi dirmi qualcosa?” Stella era sbiancata in viso, niente di peggio che l’ira di una persona calma di natura, abbracciò Alberto e, bugiardona, “Sei sempre l’amore mio, è solo una questione sessuale, se vuoi non lo farò più.” Stella era veramente impaurita, istintivamente aprì la patta di Alberto e glielo prese in bocca sino a che ‘ciccio’ la inondò. Dopo una visita in bagno rientrò nel salone dove Alberto: “La vista di te con gli altri due mi ha eccitato, non pensavo mai di poter provare tale sensazione, di colpo di sono ritrovato in un altro mondo sessuale, forse finora ero in quel campo addormentato, se sei d’accordo vorrei invitare a cena i nostri vicini senza avvisarli che io conosco i fatti, vediamo che succede.” Stella rassicurata si diede da fare in cucina, quando era di buzzo buono diventava una buona cuoca. Anche se stupiti e incuriositi Anna e Teodoro si presentarono alle ventuno a casa di Alberto con due bottiglie di Pro Secco già fredde. “È quello che avevamo in casa, la prossima volta…” Come inizio Alberto pensò niente male se prevedevano che ci dovesse essere una prossima volta. Le due bottiglie presto restarono vuote, Stella mise un compact disk brasiliano di vecchia memoria e invitò Teodoro a ballare, all’inizio l’invitato ballava piuttosto largo ma fu Stella ad aprire le ‘ostilità” baciando in bocca il suo ballerino seguito da un Alberto eccitato che prese a baciare Anna. Stella fu la prima ad iniziare a spogliarsi, sembrava una spogliarellista professionista, restò  nuda con un ‘Olè’ e aprendo la patta di Teodoro il quale, ancora basito, fece una figuraccia. “Sei diventato di colpo impotente’ Vediamo Alberto…lui si che è un vero maschio!” Stella aveva volutamente stuzzicato l’orgoglio del marito, ci avrebbe guadagnato in tutti i campo specialmente in quello dei regali in cui era particolarmente sensibile e poi all’orecchio di Alberto: “Se vuoi puoi andare in camera nostra con Anna.” Alberto non se lo fece dire due volte, presa per mano la prossima amante ed in un batter d’occhio entrò in camera sua mentre Anna, ormai coinvolta completamente dall’atmosfera, si era denudata mostrando un fisico favoloso poi: “Ti piace il mio collo? Non ci vedresti una bella collana?” Alberto in quel momento avrebbe detto si a qualsiasi proposta, dopo un lavaggio veloce ai ‘gioielli’, sul letto penetrò a lungo Anna provando due orgasmi consecutivi, cosa che non gli era mai riuscita. Nel salone l’atmosfera non era diversa, Stella superata la paura iniziale si era congratulata con se stessa, ormai aveva campo libero per tutto. Lo wife swapping avveniva regolarmente ed era sempre più intrigante quando decisero di stare tutti insieme nei giochetti erotici: come al solito fu Stella la prima (mater docet) che dinanzi ai due spettatori  prese in bocca il coso di Teodoro, poi fra le meravigliose tette, poi ancora fra le cosce ed in ultimo nel fiorello voglioso. Anna, immaginando qualcosa di oro intorno al suo collo si spinse più in là facendosi penetrare nel popò cosa mai fatta da Alberto con nessuna donna e fu di particolare suo gusto. Ora tutto era cambiato, d’estate le vacanze si facevano in quattro sia in montagna che al mare, Anna fece provare ad Alberto il sesso in acqua,  Alberto che ogni giorno cercava novità in campo sessuale profumatamente ricompensate anche da sua moglie, l’aveva scoperta come amante. Chi se la rideva era la signora Lalla romagnola, madre di Stella, vecchia baldracca, che aveva intuito tutto il marchingegno con un po’ di invidia per loro, suo marito ormai…e per lei non era facile trovare ‘compagnia’ porcaccia miseria! Il titolo del racconto? Presto detto con due fiorelli sempre eccitati…

     
  • 02 settembre alle ore 9:08
    Contro natura

    Come comincia: Quante volte abbiamo sentito questa frase soprattutto in bocca ai cattolici ad esempio: un rapporto anale lo è perché l’ano è preposto ad altre mansioni, in parole povere il cattolico praticante deve usare solo la vagina senza contraccettivi, tradotto figli a non finire non tenendo conto oggigiorno delle difficoltà, soprattutto economiche,  di una famiglia numerosa. Il caso volle coinvolgere due famiglie di Roma residenti nello stesso palazzo a Piazza Indipendenza. Alberto psicologo, Anna sua moglie casalinga, Alceo  assicuratore, Clotilde moglie casalinga e Eberardo loro figlio, universitario. Quest’ultimo ventenne, un giovanottone da un metro e novanta era il problema della famiglia. Sin da giovane si vergognava a farsi vedere nudo anche dai genitori destando preoccupazioni soprattutto da parte del padre. Clotilde: “È solo vergogna, pudicizia non facciamone in dramma.” “La pudicizia l’hanno le femminucce…” Eberardo praticava atletica leggera con lanci del disco e del giavellotto e, data la possanza fisica,  otteneva risultati notevoli, era stato in prova anche nella squadra di rugby. Ma non entrava nello spogliatoio con i colleghi uno dei quali, un giorno per sfottò lo chiamò Ebe. Male gliene incolse, finì in ospedale giustificando le ferite con una caduta dalle scale. Malgrado i voti eccellenti negli esami, Eberardo era sempre triste e con poca compagnia, mai di femminucce che, peraltro, lo avrebbero volentieri ‘impalmato’  per il suo fisico magnifico ma…c’era un grosso ma che il padre ritenne di risolvere contattando Alberto per una visita psicologica al figlio. “Mandamelo venerdì, sono libero da visite.” Il venerdì il giovin signore ‘marcò visita’e non si presentò. Alberto una mattina lo aspettò sul pianerottolo e, presolo sotto braccio, lo accompagnò nel suo studio. “Con me niente vergogna, dopo quindici anni di professione ne ho viste di tutti e colori e d’altronde è la natura che ci vuole come siamo con tutti i pregi e difetti’. Permettimi una visita all’apparato sessuale…hai il pene un po’ piccolo ma questo non vorrebbe dire nulla, ti ordino delle pillole che dovrebbero fare al caso tuo, si tratta del ‘Levitra’ da prendere mezz’ora prima del rapporto sessuale, fammi sapere.” Eberardo una sera che i genitori erano a teatro invitò speranzoso a casa una prostituta che passeggiava alla Stazione Termini, era una ragazza piuttosto bella e fine. “Sono Samanta, cento in macchina, cinquecento a casa.” “Hai un bell’appartamento, se vuoi possiamo stare tutta la notte per duemila.” Ma quale duemila, nemmeno un milione avrebbe potuto aiutare Eberardo, ‘ciccio’ proprio non ne voleva sapere di crescere e così la baby, incassò il compenso e con accento bolognese: “Io sono sempre al solito posto, sono a tua disposizione.” La tale voleva far la furba, guadagnare molto senza far nulla. Eberardo si mise a letto arrabbiato con se stesso e col mondo, proprio a lui doveva capitare il guaio, nessuno dei colleghi pare avessero quel problema maledizione! I genitori rientrarono all’una, il giovane era ancora sveglio ed ancora più incazzato, si mise a piangere sempre più forte. Il padre si era precipitato anel letto e già dormiva, la madre struccatasi ed in camicia da notte stava per coricarsi quando percepì il pianto del figlio. “Caro posso entrare?” Nessuna risposta, Clotilde aprì la porta e si portò vicino al letto del figlio: “Caro confida tutto a tua madre, qualsiasi cosa lo sai che sei tutta la mia vita.” Eberardo raccontò gli ultimi avvenimenti alla genitrice la quale con freddezza amorosa: “Ci scommetti che sistemo tutto io.” Tolse il lenzuolo, abbassò i pantaloni del pigiama al figlio e prese in mano e poi in bocca il ‘cosino’ del figlio che, inaspettatamente cominciò a crescere, a crescere, a crescere in  modo notevole, Clotilde pensò bene di completare l’opera e introdusse il non più piccolo pene in vagina sino a quando sentì che il figlio aveva avuto un orgasmo. “Ora dormi sereno figlio mio, quello che ho fatto è stato solo per amore materno, non accadrà più!” Eberardo la mattina successiva era di un umore ma di un umore insomma la sua felicità sprizzava da tutti i pori. Ricco per il lascito del nonno suo omonimo, si recò in una gioielleria ed acquistò un collier di diamanti che orgogliosamente mise al collo della genitrice. Al rientro a casa Alceo: “Dove l’hai preso quel collier?” “Stanotte ho fatto delle marchette, non ci credi, pensi che io non valga un gioiello come questo?” Sentito presosi per i fondelli, il pater familias mangiò a e si rifugiò in ufficio, era di cattivo umore per la presa per il c..o. Entusiasta per la prestazione, Eberardo invitò prima a cena e poi in casa Erminia una compagna di università la quale anche perché aveva ricevuto in dono un braccialetto, era propensa a… ma, malgrado il Levitra, ‘ciccio’ non si mosse lasciando il proprietario in uno stato di prostrazione. Contattò Alberto e la mattina dopo si recò nel suo studio. Raccontò gli ultimi avvenimenti senza tralasciare alcun particolare e, speranzoso attese il responso del medico. “Mio caro il sesso dipende tutto dal cervello, la natura è capricciosa e commette degli errori in campo sessuale che nemmeno ti li immagini. Ultimamente al computer sono apparse delle forme umane decisamente furori del comune: una donna con due peni e la vagina, un’altra con un membro che gli arrivava alla bocca entro cui eiaculava, due ermafroditi che facevano sesso una dentro l’altra e poi tanti trans con peni di una grandezza spropositata, non aggiungo altro, molto probabilmente tu hai bisogno di fare l’amore in maniera assolutamente fuori del comune, per ora non posso dirti altro.” Eberardo riportò alla madre il colloquio col medico anche il fatto che lo stesso non era voluto andare più avanti in quella che poteva essere una soluzione del problema. Clotilde era disperata, non sapeva più che fare per aiutare il figlio, per ultimo  contattò l’amica Anna, con cui era in confidenza, riferendole paro paro tutti gli ultimi avvenimenti del figlio. Anna non sapeva che dire, era arrabbiata e in conflitto col marito perché non voleva comprarle una Mini Countryman omnia optionals molto bella e molto costosa e così ascoltava l’amica con poco interesse e poi una furbata di Clotilde: “Mio marito ti ha sempre guardata con occhio particolare, gliel’ho fatto notare ma non me l’ha mai negato, vedi se possiamo sistemare in qualche modo i nostri due problemi: pecunia non olet…ma risolve tante situazioni.” Quella sera Anna fu molto affettuosa col marito: “Clotilde mi ha fatto pena, suo figlio ha dei problemi che probabilmente tu conosci, se le diamo una mano probabilmente…” “Eberardo ha varie deviazioni sessuali, ho capito fra l’altro che è un cuckold ossia ama vedere sua moglie nel suo caso sua madre avere un rapporto sessuale con un altro uomo.” Forze era vero a metà, la verità era che Alberto si voleva ‘fare’ Clotilde da molto tempo e quella era l’occasione buona. Messo fuori gioco Alceo, c’era la possibilità che Alberto  facesse sesso con  Clotilde e che Eberardo, eccitatosi dinanzi a quel rapporto, diventasse intimo di Anna alla quale tutto sommato non dispiaceva. Questa la teoria fu approvata  dalle due signore, unico problema la presenza di Alceo che, fortuna adiuvante, fu invitato a Rimini per dieci giorni ad un convegno della sua casa assicuratrice. Eberardo sentiva in giro aria di complicità, domandò notizie a sua madre senza ottenere una spiegazione poi ad Alberto che se la cavò con un: “Ci sto studiando.”  “Clotilde al figlio: ”Sabato sera una festa a casa nostra con io ed Anna, tutte e due in ghingheri, si festeggia l’onomastico di Alberto, non ti meravigliare dei nostri costumi brasiliani, sono stati scelti da Anna.” Eberardo era confuso, immaginava qualcosa di insolito ma non riusciva bene a capire di cosa si trattasse. La signore non avevano voluto usare i fornelli e pertanto la cena venne ordinata al sottostante ristorante, tutto pesce, c’erano pure le aragoste! Le signore misero un compact disk di musica brasiliana, un cha cha cha indiavolato,  ordinarono di spegnere le luci ed al comando ”Accendete!” un visione: delle loro tette coperte solo il capezzolo, davanti un francobollo e dietro un filo, uno spettacolo! I due maschietti sorpresi, Alberto immobile Eberardo cominciò a saltellare come un bambino e poi: “Guardate, guardate…” Il suo ‘ciccio’ stava diventando sempre più lungo e duro, abbracciò la madre e baciò Anna la quale fu forse la più felice, aveva in mente un certo progetto…Clotilde prese in mano la situazione: “Prima si mangia e poi…e poi…” Un Prosecco aveva contribuito a migliorare ancor più l’atmosfera godereccia. Alberto: ”Col vostro permesso io e Clotilde andiamo nell’altra stanza per un riposino, buon divertimento.” Eberardo che per tutto il tempo aveva il ‘ciccio’ in erezione era il più smanioso: “Cara posso…” “Aspetta, andiamo prima in bagno.” Alla fine delle abluzioni intime il giovanotto sentì il suo coso preso in bocca da Anna che poco dopo: “Aspetta mi hai riempito la bocca ed andò nel bagno parlando con se stessa: “Cazzo questo aveva il ‘serbatoio’  pieno.” E al rientro in stanza Eberado: “Posso infilartelo, non resisto più.” “E la Madonna, hai appena avuto un orgasmo, aspetta un attimo, mi lubrifico la cosina.” Per lei fu solo una cosa meccanica che avrebbe portato a…” Eberardo era instancabile, voleva rimanere sempre dentro fin quando Anna: “Un po’ di riposo!” E si sfilò il ‘marruggio’ dalla sua cosina. Il giovane era abbastanza soddisfatto anche se avrebbe voluto…”Volevo chiederti un favore, mio marito non vuole  acquistarmi una utilitaria, se potessi tu darmi una mano…” “Non c’è problema, staccherò un assegno, domani ti accompagnerò dal concessionario, che marca desideri?” “Una Mini.” “Per ora pensiamo a divertirci.” E riprese ad entrare ed uscire dalla cosina di Anna che capì quanto per lei sarebbe stato duro ottenere quel regalo! Nell’altra stanza atmosfera del tutto diversa: “Clotilde devo confessarti tante cose sul tuo conto, ti vedevo di sfuggita e non ho avuto il coraggio di fermarti, sei la donna che ho sempre desiderato, hai lo stile della vera signora cosa che manca completamente a mia moglie che pensa solo al lusso, sono innamorato di te da sempre, starti vicino mi da un’emozione immensa, quando faremo sesso ci sarà molto amore, quell’amore di cui molti parlano senza sapere veramente il significato; sei nel mio cervello, nel mio cuore e, al tuo pensiero, sento una sensazione bellissima nelle mie viscere. Il mio amore non è egoismo, godrei insieme a te anche se tu fossi con un altro purché di tuo gradimento, quello che ti ho detto è difficile da comprendere non so se…” “Posso dire solo che sei magnifico, in passato io pure ti avevo notato ma avevo paura della gelosia di tua moglie .” “Non ti preoccupare, lei pensa solo al denaro, ora se permetti un omaggio orale alla tua cosina.” Così si erano formate due coppie un po’ eterogenee ma, per motivi diversi, affiatate. Il giorno seguente Eberardo tirò fuori dal garage la Jaguar X type di sua proprietà, aspettò Anna la quale lo vide dalla finestra e si precipitò per la scale. “Quest’auto ha il tuo odore. Mi sei sempre piaciuto.” (Bugiardona ma credibile da parte del suo compagno di viaggio.) Al concessionario Eberardo staccò un assegno da diecimila €uro per una mini omnia accessoriata di color verde, la dama riempì un modulo con i suoi dati e rientrò a casa per una ‘sveltina’. Alberto e Clotilde avevano passato una notte indimenticabile non solo per il sesso, avevano scoperto l’amore con la a maiuscola. La fortuna diede loro una mano: Alceo sempre più spesso si recava fuori Roma per delle riunioni di lavoro, era evidente che aveva anche lui intrapreso una relazione extra coniugale, Eberardo ed Anna, dopo che quest’ultima aveva concesso tutto, compreso  il popò all’amante sempre più eccitato,  seguirono i consigli dei relativi medici di: ‘andarci piano’, lei aveva la ‘cosina’ arrossata, lui doveva star attento a non sforzare troppo la prostata.  Per completare il quadro la notte si era consolidata l’abitudine di uno swapping di letto delle due coppie che  vissero per molto tempo una bellissima favola, anche se supportata da interessi molto diversi ma, pur sempre, con conseguenze  molto piacevoli!
     

     
  • 30 agosto alle ore 9:33
    Luisa la finanziera

    Come comincia: Il nome di Luisa non è tanto comune in Sicilia, tanto più se lo portava una ragazza nata nelle isole Eolie, in particolare a Filicudi. La baby non aveva solo il nome fuori del comune ma lei stessa non rispecchiava i caratteri somatici dei genitori ambedue di bassa statura mentre Luisa era alta un metro e settanta, occhi verdi, fisico da indossatrice, alcuni paesani pensavano malignamente che la ragazza assomigliasse più a qualche nordico di passaggio…forse ci avevano azzeccato. Figlia unica, già da piccolina seguiva i genitori mentre in barca mentre andavano a pesca per guadagnarsi da vivere sia di giorno che di notte. Luisa sorrideva raramente, di carattere chiuso non dava molta confidenza ai paesani, andava a scuola con profitto e conseguì il diploma di ragioniera a Lipari con molti sacrifici dato che spesso il mare era in burrasca ed i traghetti di linea non facevano scalo a Filicudi. La ragazza era in confidenza solo con Marianna la figlia di un appuntato di mare della Guardia di Finanza che comandava il locale distaccamento. Giuseppe M. le volle darle una mano e le fece presentare la domanda di arruolamento nel Corpo cui lui apparteneva e Luisa, inaspettatamente un po’ per tutti, vinse il concorso  e, con lacrime dei genitori, si recò a Gaeta in provincia di Latina e dopo nove mesi indossò le Fiamme Gialle da finanziera. Al ritorno a Filicudi in licenza apprese che i genitori avevano intenzione di trasferirsi per lavoro in Australia, presso dei parenti, dato che il mestiere di pescatori non era più rimunerativo, Luisa non volle seguirli e fu trasferita presso la Squadriglia Navale di Lipari in contrada Pignataro a bordo di una Vedetta della Classe ‘Zara’, nome di un defunto finanziere medaglia d’oro. Ovviamente la presenza a bordo di una ragazza, cosa mai accaduta in passato, scompaginò la vita dei componenti il mezzo navale soprattutto per l’avere in comune i servizi. Il Comandante, Maresciallo Capo Alberto M., non trovò altra soluzione se non quella di cedere la sua cabina singola alla ragazza e ‘mischiarsi’ con la truppa. Luisa, come suo carattere, essendo anche la sola donna a bordo,  non era in confidenza con gli altri membri dell’equipaggio, solo in sala mensa scambiava qualche parola dietro domande specifiche dei suoi colleghi. Era una lavoratrice indefessa, aveva anche una notevole forza  fisica che meravigliò soprattutto Alberto il quale, vedovo da due anni, la guardava con occhio più che benevolo, avendole ceduto la cabina…un pensierino ce l’aveva fatto ma invano. Di notte i componenti l’equipaggio si davano ad uno ‘sport’ particolare: quello di salpare le nasse messe in mare dai pescatori per catturare pesci grossi, in particolare le aragoste che ovviamente finivano sulla mensa dei finanzieri, i pescatori conoscevano questo ‘vizietto’ degli appartenenti alle Fiamme Gialle ma non creavano problemi. Un avvenimento particolare cambiò in parte la vita di Luisa: un gatto traversò il molo mentre passava un finanziere in bicicletta che lo prese in pieno. Luisa scese di corsa a terra, l’animale non dava segni di vita,  con l’auto del Comandante portarono la bestiola da un veterinario il quale constatò che, tutto sommato il gatto o meglio la gatta non aveva nessuna frattura ed aveva bisogno solo di un po’ di riposo. Fu rintracciato uno yacth dal quale era fuggita, Luisa teneva al seno la gatta, voleva tenersela ed in tal senso fece richiesta alla padrona da cui l’animale era fuggito. La dama, avendo altri simili animali, accondiscese alla richiesta che fu avallata anche dal Comandante del Guardacoste il quale sperava così di…Luisa si organizzò con cibi per gatti, ciotoline varie e due cestini  uno a prua del GC., ed un in cabina in caso di maltempo,  dove far riposare la gatta la quale non voleva staccarsi dalle braccia di Luisa che fu costretta a farla dormire sul suo letto. Alberto con la scusa di controllare lo stato di salute di Gaia,  come era stata chiamata la gatta, quando non erano in navigazione, si recava spesso nella sua cabina. Ovviamente Luisa se ne accorse, in fondo Alberto non le dispiaceva, aveva avuto un solo rapporto sentimentale con un filicudiano che la ragazza aveva scaricato in malo modo per le sue richieste sessuali. Gaia col suo manto tigrato era diventata un personaggio a Lipari. Di indole pacifico e dolce, socievole,  camminava vicina alla padrona al guinzaglio e, cosa più sorprendente era un ottimo nuotatore. A bordo faceva da vedetta, stava sempre a prua a scrutare il mare,  aveva fatto amicizia con tutti i finanzieri entusiasti di poterci giocare. Dimostrava doti atletiche notevoli, effettuava non indifferenti salti ed acrobazie, un solo difetto: non sopportava di restare sola per molto tempo e così, lontana Luisa, passava di mano in mano dei componenti l’equipaggio.  Un avvenimento particolare creò qualche problema a bordo: la prima volta che Gaia andò in calore sul molo di appalesarono vari gatti attirati dall’odore della femmina, rimanevano sul molo e non andavano a bordo del GC. sulla scaletta per paura dell’acqua sottostante ma con i loro versi infastidivano anche i componenti degli yacht ormeggiati vicino alla vedetta della Finanza. Decisione drastica: far sterilizzare la gatta. Alberto si fece carico dell’ingrato compito e, lasciata Luisa in lacrime, con la sua auto portò la gatta dal veterinario e ritornò a bordo dopo due ore. Gaia era ancora mezza intontita per l’anestesia e dormì profondamente tutta la notte sul letto di Luisa. La mattina dopo si svegliò più pimpante che mai con gran gioia della padrona che le offrì una colazione super. Alberto era di giorno in giorno più in crisi, dichiararsi esplicitamente a Luisa poteva potare ad una decisione di rottura visto il carattere della ragazza ma d’altronde che fare? Una sera piovigginosa mentre il GC era ormeggiato al porto, si sedette a poppa incurante della pioggia, piangeva, un vecchio lupo di mare che piange…  Non vedendolo in giro, Luisa, seguita da Gaia, andò a poppa e rimase basita. “Vieni in cabina, una bronchite è in arrivo.” Non volendo gli aveva dato del tu cosa apprezzata dal Comandante a cui venne in mente la canzone ‘aspetta e spera che poi si avvera.’ Alberto strinse al petto Luisa che invece di ricambiare: “Va a farti una doccia, io vado a far mangiare Giada”  nemmeno un minimo di compassione! Alberto decise di  cambiare aria per trenta giorni recandosi a Roma dalla famiglia, ancora doveva fruire la licenza dell’anno passato, salutò in fretta l’equipaggio, il comando fu assunto dal brigadiere Francesco C.,toscano di Arezzo, che fu contento dell’incarico per poter conseguire i requisiti per diventare maresciallo. Giada girava per tutto il Guarda Coste in cerca di Alberto, talvolta guardava in viso la padrona come per interrogarla, Luisa aveva capito che quella di Alberto era una fuga ma ancora non si sentiva di avere un rapporto sentimentale con lui. Dentro di sé aveva ancora quel senso di libertà che non voleva perdere, non era molto razionale ma…Da Roma cominciarono a pervenirle delle buste con dentro foto particolari: Alberto dinanzi al Vittoriano che faceva il saluto fascista, Alberto abbracciato ad una turista di chissà quale nazionalità con cui leccava insieme un enorme gelato, Alberto a Colle Oppio con in braccio un gatto, Alberto con in braccio una ragazza, Alberto che al mare di Ostia era vicino ad una baby in topless. L’ultima foto aveva fatto arrabbiare Luisa che, preso il telefonino, per la prima volta gli inviò un messaggio: “Di te non m’importa nulla, smettila con le provocazioni!” Invece era tutto il contrario, Luisa cominciava a soffrire di gelosia, troppi ‘fiorellini’ intorno al quale rispose con altro messaggio: “Prendi il treno a Messina delle ventitré, sarai a Roma alle otto di mattina, ci sarò io a prenderti ma chère.” Quella notte per Alberto fu giorno, era a casa di sua cugina Silvana in via Cavour e girando lui per casa la cuginetta si svegliò: “All’anima della cotta, a quarant’anni! Chi sarà mai, miss mondo?” Alle sette Alberto era al binario otto della Stazione Termini, lo speaker aveva annunziato l’arrivo del treno dalla Sicilia in quel binario. Il nostro eroe si nascose dietro una colonna all’inizio del treno, scesero molti passeggeri e quando l’Albertone cominciava a disperare comparve una figura da favola. Luisa aveva indossato dei tacchi che la facevano sembrare ancora più alta, sorpassò Alberto guardandosi intorno delusa quando fu presa alle spalle. “Brutto stronzo pensavo non ci fossi!” Stavolta un bacio profondo a prolungato fu accettato da Luisa che aveva abbandonato a terra la valigetta. Il solito romanaccio: “A cosi intanto te rubbo la valigia e poi sai che te dico signorina, ar nonnetto lo sotterri!” Il volgarone non rubò la valigia ma fece sorridere gli ormai fidanzati. Silvana era curiosamente trepidante in attesa della bellezza siciliana e quando apparvero i due gli scappò: “Cazzo avevi ragione!” “Vedi, di solito mia cugina è castigata nel parlare ma tu le hai fatto un grand’effetto.” Dopo un abbraccio: “Ti ho preparato la colazione, c’è un po’ di tutto, non conoscevo i tuoi gusti.” “Vedi quanto sono generosi i romani, guardando te penso che tu siciliana lo sia un po’ meno.” Stavolta Luisa meravigliò i due cugini: “Vedi cara, questo signore parla per enigmi, voleva solo dire che ancora non gliela ho mollata e posso dire che non ho intenzione di dargliela.” A Silvana il caffè che stava bevendo le uscì dal naso, Alberto invece capì che quella era, forse, la volta buona. A casa c’era pure Cesare il figlio di Silvana di quindici anni più giovane di Alberto il quale anche lui ritenne di far lo spiritoso: “Zietto per te è troppo giovane, vedi se puoi mollarmela. “Io ti mollo un calcio in culo!” Tutti e quattro andarono a pranzo nel ristorante sotto casa, il padrone Ferdinando G. detto Nando riconobbe Alberto e gli fece i complimenti per la sposa. “Non siamo ancora sposati ma ci manca poco.” “Lallero” il commento romanesco di Silvana la quale a casa sua, nell’introdurre i due nella camera degli ospiti, si ripeté con una spiritosaggine: “Le lenzuola sono nuove, mi raccomando!” Rimasti soli un attimo di imbarazzo: “In bagno ci vado prima io o tu?” “Da buon cavaliere ti cedo il bidet.” Luisa non se la sentiva ancora di entrare in totale ‘confidenza’ con Alberto, uscita dal bagno in accappatoio si infilò nel letto e si coprì con il lenzuolo. Alberto bello pimpante e con ‘ciccio’ in erezione si presentò alla novella sposa la quale rimase basita. “Oddio, quello è un manganello!” “Cara sarò delicato, intanto vedo di lubrificare la tua cosina.” “Hai della vasellina?” “No tu chiudi gli occhi e lascia fare a me.” Alberto scoprì il corpo di Luisa che chiuse gli occhi, si vergognava, oggigiorno era molto difficile trovare una ragazza che a ventiquattro anni è vergine e soprattutto si vergogna di farsi vedere nuda. Alberto cominciò con un cunnilingus che sortì l’effetto desiderato, dopo un po’ Luisa ebbe un orgasmo alla grande, Alberto seguitò nella manovra ed ebbe un secondo effetto sulla ragazza la quale: “Per ora basta, in passato qualche volta mi sono toccata da sola ma non avevo mai provato una goduria simile.” Dopo un po’: “Adesso  provaci con ‘juicio’.” “Sei forte, hai citato il Manzoni.” Luisa dimostrò ancora una volta di essere una dura e non si lamentò malgrado un dolore attenuato dalla lubrificazione del cunnilingus, ad Alberto non dispiaceva avere in figlio e quindi andò alla grande fin quando: “Ti prego, ritirati, la cosina mi fa male.” Erano le undici quando Silvana dietro la porta: “Ci siete? Tutto a posto?” “Entra cara, io non ho problemi, domanda alla neo-signora.” “Vi ho portato la colazione, data l’ora sarebbe meglio un pranzo.” Dopo una settimana di permanenza a Roma, i novelli sposi rientrarono a Lipari, affittarono un alloggio dove si  trasferì Luisa che nel frattempo, dietro raccomandazione di un generale amico di Alberto,  fu trasferita a terra negli uffici della Squadriglia Navale. Naturalmente anche Gaia, col permesso del Comandante, seguiva la padrona al lavoro creando qualche problema in quanto ogni tanto si esibiva in salti ed acrobazie andandosi a posizionarsi sopra i fascicoli che cadevano a terra. “Gaia se ci provi ancora ti lascio a casa, stai sotto il mio tavolo senza muoverti.” I colleghi, affascinata dalla gatta, si meravigliavano che un animale potesse capire e ubbidire alla padrona. Matrimonio celebrato dal Sindaco di Lipari a bordo del Guarda Coste, grande festa con tutto l’equipaggio ed alcune autorità e, dopo due anni la nascita di Armando junior nome del padre di Alberto il quale, giunto ai limiti di età, si congedò e fece da insegnante all’erede, Luisa seguitò nel suo lavoro alla Squadriglia Navale contenta di rientrare a casa con pranzo e cena già pronti, insomma una famiglia felice anche se quella differenza di età…
     
     

     
  • 29 agosto alle ore 10:25
    Posso entrare?

    Come comincia: Roberto, in pigiama, stava bussando alla porta della vicina di casa con un querulo: “Posso entrare?” Sofia, vedova quarantacinquenne abitava nello stesso piano in via Cavour 101 a Messina. Pur riconoscendo la voce del figlio di Armando, vicino di casa, non capiva cosa volesse il ragazzo sedicenne a quell’ora. “Alberto cosa t’è successo, hai bisogno di aiuto?” “Sono Roberto ed ho bisogno…”Aperta la porta Sofia rimase allibita, sui pantaloni del pigiama del ragazzo c’era una bozza significativa che  lasciò senza fiato la signora. Nel frattempo Roberto si era introdotto nella casa della vicina e rimaneva  al centro dell’ingresso. “Mammina non so che fare, ‘cicco’ non vuole ‘scendere’ mia dai una mano?” Non era facile sorprendere Sofia ma il ragazzo c’era riuscito in pieno lasciandola senza parole. Nel frattempo Roberto l’aveva abbracciata facendole sentire in modo significativo la motivazione del ‘bozzo’ e cominciandola a baciare sul collo, sulla bocca e su un  seno nel frattempo uscito dalla camicia da notte. Sofia, vedova che da due anni conduceva una vita monotona insieme alla figlia diciottenne Elettra, non seppe reagire e si trovò nuda ed indifesa perché nel frattempo Roberto le aveva sfilato la camicia da notte. Un desiderio sessuale represso da tempo le fece chiudere gli occhi, prese in mano il voluminoso coso del ragazzo e istintivamente se lo mise in bocca con la ovvia conseguenza che se la trovò riempita di qualcosa di caldo che non ricordava da tempo. In bagno  si lavò la bocca e si trovò di colpo piegata  in due con il ‘ciccio’ di Roberto che le era penetrato nella gatta anche se con un po’ di fatica, non la usava da tempo. Il ragazzo ci mise del tempo per un nuovo orgasmo, questa volta Sofia ebbe una goduria notevole per lo schizzo dello sperma sul collo del suo utero, si sedette sul water senza forze, era rimasta sola. Alberto e Roberto, due gemelli, erano iscritti alla quinta ginnasiale del liceo Maurolico e frequentavano le lezioni il pomeriggio al contrario di Elettra, pari età dei due gemelli, che andava nello stesso istituto la mattina. La ragazza al rientro a casa trovò la madre a letto: “Scusa cara se non ti preparato nulla da mangiare ma non mi sono sentita bene.” “Mamma cui penso io, chiamo il medico?” “Non c’è bisogno, mi riprenderò presto.” Elettra era una ragazza di notevole bellezza, alta, longilinea, occhi grandi e verdi, affascinanti, seno, gambe perfetti, sembrava una modella. L’unico suo problema era stato un brutta esperienza: a quattordici anni era andata in gita in motorino sui monti Peloritani con il suo ragazzo col quale condivideva solo baci e carezze ma quel giorno il cotale la picchiò e la violentò lasciandola ovviamente un ricordo tragico con la conseguenza che non voleva più frequentare suoi coetanei. Anche il buon Armando, titolare di una scuola guida e padre dei gemelli, aveva i suoi problemi: non riusciva a trovare una gentil donna con cui dividere la solitudine di vedovo, gli capitavano solo delle ‘sgallettate’ per dirla alla romana, sua città di origine. Luigina la portiera nubile trentenne che sbrigava le faccende di casa nell’abitazione dei tre maschietti, aspirava a diventare di più nel cuore  del vedovo ma senza successo. Questa la situazione  al quinto piano di via Cavour 101 a Messina, situazione piuttosto complicata ma oggigiorno nessuno ha vita facile. Quel che poteva essere non replicabile al contrario avvenne una mattina quanto Alberto bussò alla vicina di casa con la frase: “Posso entrare.” Sofia non fece onore al significato del suo nome, saggezza, anzi aspettava che quell’avvenimento si ripetesse. Si era alzata presto e dopo una doccia, tutta profumata aspettava…”Chi sei Roberto o Alberto.” “Alberto, vorrei…” Questa volta avvenne tutto sul letto, Sofia fece tutto da sola, si infilò il coso ben eretto di Alberto nella gatta vogliosa e rimase a lungo a godere delle riprovate delizie del sesso, nessun problema, era in menopausa Alberto era instancabile! Elettra guardava con uno sguardo speciale il buon Armando che, da quarantenne faceva ancora la sua bella figura, ormai i coetanei erano per lei tabù. Un pomeriggio si presentò nei locali della scuola guida di Armando il quale, nel vederla, si alzò di scatto, anche lui aveva uno ‘sguardo’ particolare nei confronti della baby ma, per paura di un rifiuto, si era ben guardato dal farle delle proposte amorose. “Carissima, posso esserti utile?” “Vorrei prendere la patente.” “Niente di più facile, io stesso ti darò lezioni di guida anzi in questo momento sono libero, qui fuori ho una ‘Panda’ con doppi comandi, mettiti alla guida.” Era luglio ed il caldo si faceva sentire, Elettra nella maggior parte  delle lezioni in auto indossava gonne ampie che, casualmente, durante la guida si alzavano lasciando scoperte gran parte delle cosce con ovvio aumento della pressione sanguigna di Armando che un giorno si fece più audace: “Cara desidero abbracciarti…” “Anch’io ma non da buon papà.” Così iniziò la relazione fra i due anche se Elettra, ancora col ricordo dello stupro non intendeva aver contatti profondi, sesso manuale e poi orale, niente più. Una volta Armando voleva prendere la via dei monti Peloritani, Elettra improvvisamente sbiancò in viso e raccontò la sua disavventura ad Armando quindi sessualmente tutti sistemati, si fa per dire, ad esclusione della portiera Luigina che comprese che c’era del tenero fra Armando ed Elettra, fece la spia a Sofia che al momento rimase sconcertata ma poi, anche lei al corrente della brutta avventura della figlia, accettò la situazione anche perché se la godeva bellamente con i due gemelli i quali pensarono bene una mattina di presentarsi in coppia. All’inizio Sofia rimase perplessa ma poi fu ampiamente ripagata con qualcosa che non aveva provato mai: il doppio gusto: i ragazzi contemporaneamente entravano nei due buchini di Sofia  portandola ad orgasmi che facevano tremare la ‘mammina’. Dai giornali i due appresero della presenza del punto G delle donne e riuscirono a metterlo in atto. Sofia sembrava impazzita, ormai era schiava totale del sesso, se ne accorse pure Elettra che però giustificò la madre che, da vedova, non aveva altri ‘svaghi.’ Armando ogni giorno si faceva più pressante, voleva entrare nella ‘gatta’ che sentiva sempre più bagnata per orgasmi multipli di Elettra la quale, al fin, acconsentì: luogo predestinato un albergo della zona sud di Messina. Armando chiamò per telefono il direttore:”Sò Armando, me serbirebbe nà stanza matrimoniale pen pomeriggio.” Stranamente gli era venuto in mente di esprimersi in romanesco suo dialetto di origine.  Dall’altra parte del filo una risata ‘navigabile’ come avrebbe detto il buon Jacovitti e poi “Dica…num mi dì che sei romano in mezzo a tutti sti burini, io so Gigi de San Giovanni.” “Puro io, via Taranto.” “Amico mio addisposizione con du d.” “Domani pomeriggio dovrei da passà dù ore ‘n compagnia…” “Ricevuto, va bene alle quindici?” “Ok, a domani.” Elettra all’inizio era perplessa di andare in albergo ma poi, dietro insistenze di Armando cedette assaporando in anticipo…Armando non usò la Panda di servizio ma una Alfa Romeo Giulia quadrifoglio verde che, da giovane, usava per le corse in salita. Seduta la baby nel sedile del passeggero, l’auto partì sgommando  mettendola in apprensione. “Non sei in un autodromo!” “Mi son fatto prendere dalla fretta di…” “Bono papino, non vorrei che ti emozionassi ed andassi in bianco!” A quella provocazione Armando cambiò marcia e velocità. Posteggiata la Giulia dinanzi all’albergo trovò Gigi che lo aspettava. “Benvenuti, madame.”Un inchino con falso baciamano “ Per voi ‘na matrimoniale lontana dar traffico che da stè parti è nò schifo.” “Gigi come va con la fauna locale?” “Che te debbo da dì…” In quel momento passò dinanzi a loro una giovane cameriera brunetta in grembiule nero, capelli pure neri lunghi, espressione del viso: disponibile. “Ah zozzone!” “Armà sai che te dico, sò fortunato perché come direttore d’albergo della catena ‘Jolly’ ogni tanto me trasferiscono da ‘n albergo all’artro e così riesco a provare le specialità indigene.” Elettra si fece coraggio e: “A’ Gigi  mentre magnificate le vostre conquiste indigene che ne direste di  andare nella nostra camera, sono un po’ stanca.” Gigi: “Mi scuso, avevo dimenticato che siete venuti qui per un riposino!” Nella stanza, ben arredata, c’erano fiori dappertutto che emanavano un profumo intenso.  Chiusa finalmente la porta Elettra si spogliò in fretta, si recò in bagno e, dopo un bidet si mise a gambe aperte sul letto e “Son qua a disposizione!” “Non mi prendere in giro, se fai così togli l’atmosfera di romanticismo e mi smonti!” Armando non aveva mai visto Elettra completamente nuda, uno spettacolo, anche lui si lavò i ‘giocattoli’ e rientrando nella stanza trovò la compagna coperta da un lenzuolo. “Posso entrare?” Se avessero saputo la storiella del ’posso entrare’ i due si sarebbero fatte matte risate ma invece si diedero da fare diciamo seriamente. Armando onorò la gatta con un lungo pussy lick che mandò in visibilio la ragazza e poi iniziò l’entrata trionfale ma con dolcezza, in fondo Elettra aveva avuto un solo rapporto sessuale, peraltro spiacevole. L’ormai moglie abbracciò forte Armando, bell’abbraccio particolare era per non lamentarsi dei dolorini che provenivano dalla sua gatta che finalmente fu penetrata sino in fondo facendo rilassare la baby. Un dubbio fece mandare il cuore di Armando a mille ma c’era un motivo, non aveva preso precauzioni e non aveva domandato ad Elettra se avesse assunto la pillola. La ragazza si mise a ridere, come tutte le femmine aveva un intuito superiore a quello dei maschietti e poi la sua stoccata finale: “Non ti piacerebbe avere un erede femmina, ti aiuterebbe  nel lavoro alla scuola guida con le signore, la potremmo chiamare Arcibalda come mia nonna.” Armando capì che era stato sconfitto su tutta la linea, ci mancava solo una figlia di nome Arcibalda ma poi, dinanzi a risate prolungate della ragazza, capì che lei avrebbe voluto metter su famiglia con lui. Ultimo tentativo per non soccombere del tutto: “Non ci pensi che sarei il nonno e non il padre della nostra figlia?” “La piccola avrebbe oltre una madre pimpante anche due zii ed una nonna.” “Non vorrei che col passar degli anni la mammina fosse troppo pimpante per un marito…” “Non ci sarebbero problemi, ti racconterei tutte le mie avventure!” Con questa frase Armando capì che la sua sconfitta era totale su tutta la linea. Gigi non era nella hall, Armando diede la mancia al portiere e poi: “Ti prego guida tu, tanto lo dovrai fare quando sarò invecchiato e non sarò più in grado…”

     
  • 26 agosto alle ore 16:36
    Iolanda

    Come comincia: Spiaggia di Mortelle (Messina). Invitati nella villa sul mare della padrona di casa Mara , le sue due figlie Anna col marito Alberto (io) e Pina con tre maschietti: Salvo consorte ed i figli Marco diciottenne ed Andrea sedicenne ed un nugolo di ragazze amiche dei due giovani. Alla mia età (non vi rivelo quale) cerco di capire la mentalità dei giovani come il loro modo di essere ospiti, anche per giorni, dei genitori di loro coetanei e coetanee, per ospiti intendo colazione, pranzo e cena e letto per riposare. Non penso che i padroni e soprattutto le padrone di casa fossero al settimo cielo per il daffare che la moltitudine arrecava, raramente le baby davano una mano per le faccende domestiche. Mara era la nonna, come tale era esentata dai lavori, tutto sulle spalle di Anna (gelosa anche se non voleva ammetterlo) e di Pina. Non si poteva certo dire che mancasse l’allegria, i giovani accendevano  fuochi sulla spiaggia, ballavano più o meno stretti, alcune coppie si allontanavano per poi ritornare in mezzo agli altri con gli occhi lucidi (non certo per commozione); alcuni maschietti si  esercitavano in uno sport (si fa per dire) che era quello di misurarsi il pene e quello che l’aveva più lungo godeva di un bacio di una ragazza da lui prescelta. Un bel casino al quale non mi sottrassi. Avevo rivisto per la seconda volta Iolanda (il vero nome è un altro ma non voglio grane con chicchessia: padre, fidanzato, amante). L’avevo presa per mano e cento metri più a nord ci eravamo seduti sulla battigia. Iolanda, non male di viso era decisamente grassa, e per tal motivo piuttosto complessata. La prima volta che ci eravamo incontrati era a casa di Pina, la cotale era stata condotta da Marco. Spacciandomi per indovino, le avevo chiesto se volesse sapere cosa l’avrebbe fatta più soffrire. Iolanda: “La mia pinguedine.” E qui la mia furbizia  matricolata (non vi ho detto che sono un ex Maresciallo delle Fiamme Gialle.) “No mia cara, sarai infelice se ti innamorerai di un ragazzo che non ti corrisponde!” Iolanda non aveva commentato, forse le era già successo con Marco che di giovin pulselle era sempre circondato e quindi inavvicinabile. Sulla battigia qualche onda più lunga talvolta ci arrivava sino agli slip,  facemmo finta di non accorgersene per evitare  di doverseli togliere con ovvie conseguenze. “Vedi Iolanda, alla mia non più giovane età, in una donna si apprezzano altre qualità rispetto a quello che preferiscono i giovani. Per esempio: i tuoi occhi grandi e marroni sono per l’ingresso alla tua anima, al tuo cervello ed al tuo cuore. Dentro di te sei una donna meravigliosa ma questo ovviamente lo vorresti sentir dire da un tuo coetaneo. Io sono stato sincero, col passare degli anni ho imparato ad apprezzare nelle femminucce alcune qualità che da giovanissimo non notavo, sei un patrimonio di buoni e non comuni sentimenti che tu vorresti riversare su un ragazzo, su un uomo insomma su un essere maschile che li apprezzerebbe come sto facendo io, ma…” ”Permettimi di abbracciarti, non succederà altro.” “Hai un battito cardiaco molto accelerato non è che ti senti male, Iolanda…” “Il motivo del cuore in subbuglio è un altro, meglio tornare dagli amici.” Anna vedendomi ritornare in compagnia di Iolanda cercò di fare la fredda moglie, che non era: “Ragazzi vi siete bagnati, andate ad asciugarvi in casa, soprattutto tu, Iolanda.” Alberto non aveva mai pensato che in simili occasioni la deliziosa Anna si sarebbe fatta di ghiaccio:  “Vedo che sei cambiata, complimenti!” Con un sorriso la consorte: “Se potessi ti spaccherei la testa, mio caro, davanti a tutti ho fatto la figura che tu sai, andiamo a casa.” “Gelosona mia, per premio guiderai la mia Jaguar.” Non l’avessi mai promesso, Anna con una partenza da formula uno andava sempre più forte facendo stridere i pneumatici nelle curve e facendo sorpassi azzardati.” Io non sono il tipo da farsi sopraffare, staccai le chiavi dal quadro, presi di peso la consorte e la passai al posto del passeggero. “Questa è l’ultima volta  che metti il delizioso culetto al posto del guidatore, se vuoi fare la centaura falla con la tua Cinquecento e niente scenate di gelosia a parte…” “Vuoi dire che Iolanda è grassa e quindi…” “Voglio solo che voglio vivere la mia vita, se non ti va bene raggiungi mammina che era contraria al nostro matrimonio!” Capita la lezione, Anna si raggomitolò sul sedile e cominciò a piangere silenziosamente, sapeva che Alberto non sopportava le lacrime femminili ma stavolta gli andò male. “Puoi lacrimare quanto ti pare, non mi fai alcun effetto!” ‘Res cum ita sint’ (scusate il latino ma in questa lingua talvolta esprime meglio il concetto) io,  libero da vincoli di lavoro, sono in pensione quale ex maresciallo appartenente alle Fiamme Gialle, (Anna impiegata al Genio Civile),  decisi di contattare Iolanda col telefonino prima che andasse a lezione. “Chi è che rompe a quest’ora?” “È una povera vecchierella che si vuole confessare!” “Si ma io conosco il seguito: mandatela via, mandatela via disgrazia dell’anima mia.” “Appuntamento all’interno dell’Albergo della Stazione, il direttore è un mio amico.”……”Ci sei?” “Presuntoso, chi ti ha detto che verrò anzi penso proprio…” “Non pensare e vieni!”  Staccai la comunicazione, il modo migliore per mettere in crisi Iolanda. Nando il direttore dell’hotel era romano come me, amicissimo,  spesso diceva: “Meno male che ci siamo noi, qui sò tutti burini!”  Dall’interno della hall vidi spuntare la sagoma di Iolanda che, con passo militaresco, si stava avvicinando al portiere quando fu agganciata da Nando: “Signorina ben venuta, sò amico e pesano de Arberto che l’aspetta…eccolo là, buona…” Non poté finire la frase che Iolanda era volata fra le braccia del prossimo amante. La camera era rumorosa, dava sulla via XX settembre sempre molto trafficata ma ai due poco caleva. Sotto la doccia finalmente ebbi il piacere di scoprire le nudità di Iolanda, abbondanti ma piacevoli,  asciugati scambievolmente, a letto. Unica luce un abatjour che inviava una luce romantica. “Ti dispiace se ti esploro un po’, già vedendo il tuo sorriso luminoso ‘ciccio’ è sull’attenti ma io prima voglio baciarti in bocca, sulle tettone e soprattutto sul fiorellino o meglio, come vedo, sul fiorellone e sul clitoride…”Iolanda cominciò quasi subito ad avere un orgasmo soffocando i lamenti gioiosi che le uscivano dalla bocca col cuscino.  Non mi rendevo conto quando sarebbe finita la sua goduria e soprattutto, anche se in ritardo, mi chiesi se madama prendesse la pillola. Leggendo nei suoi pensieri: ”Sta sicuro, sono impillolata, nessun Albertino in vista!” Cosa strana la vagina era stretta tanto da far uscire qualche urletto dalla bocca di Iolanda che: “Ce l’hai più grosso di altri che ho conosciuto ma mi piace se puoi…La ragazza era ben informata in quanto a sesso, chiaramente intendeva che le trovassi il punto G. Per una strana ragione non volli riservare quella sensazione alla mia legittima consorte, una sorta di prova d’amore anche se io stesso non compresi bene questa decisione e così Iolanda fu accontentata with an ass’ (in inglese è meno volgare) che le fece provare  ‘a duble taste’ per lei nuovo. Finita la pugna, scendemmo nella hall dove c’erano il portiere con la mano tesa, venti €uro da parte mia  e  Nando che fu molto galante inchinandosi dinanzi a Iolanda con un finto baciamano. Riprendemmo  le nostre auto nel vicino posteggio Cavallotti e, bacino volante, ognuno a casa propria.  Durante il tragitto misi un compact disk del Duca (Duke Ellington) per rilassarmi in attesa di…boh, meglio non pensarci. Entrato in casa trovai le luci di tutte le stanze accese, Anna vestita in maniera elegante e la tavola imbandita come se ci dovesse esserci una festa. Nessuna domanda da parte mia, ci voleva poco per capire la reazione della consorte. “O ti spacco la testa o ti amo da morire”, la seconda ipotesi era quella giusta, quello con Iolanda era stata solo un capriccio. A proposito Iolanda si chiama in effetti Ivana, ma non ditelo in giro, il padre è un pezzo grosso e di solito i pezzi grossi sono rognosi e vendicativi!

     
  • 22 agosto alle ore 10:28
    UN PROFONDO SENTIMENTO AMOROSO

    Come comincia: Alberto M. professore di lettere in una scuola media di Roma stava correggendo i compiti degli alunni in verità con poca voglia, la maggior parte  dei ragazzi e delle ragazze  di italiano ne ‘mangiavano’ poco sia perché in casa nella maggior parte i genitori parlavano il dialetto sia perché, malgrado le sue insistenze, non leggevano i libri che procurava loro dalla biblioteca scolastica. Da quando aveva smesso di fumare  sembrava gli  mancasse sempre qualcosa, specialmente dopo mangiato ma Sergio C., un amico medico, gli aveva riscontrato un inspessimento del palato che,  come conseguenza  poteva condurre a qualcosa di molto spiacevole. Suo padre diceva sempre che l’invecchiamento portava a dover rinunziare a qualcosa di piacevole di giorno in giorno, aveva purtroppo ragione. Quarantasette anni, un divorzio alle spalle, niente prole, aveva preso alloggio in un appartamento in affitto all’ultimo piano in via Marsala vicino alla stazione Termini. La ex, non bella Elena P., capricciosa e ricca, due anni addietro l’aveva voluto impalmare. Alberto di provenienza contadina, ma ‘callidus’ come tutti i suoi colleghi, non se lo fece dire due volte anche se la promessa non era particolarmente avvenente e, dopo il matrimonio, dimostrò un carattere mefitico, come il suo alito, in ogni caso era di una antipatia, ma di una antipatia, insomma antipatica. Giusto per inquadrare la sposa: naso lungo (sembrava un trans), piccole labbra e bocca in dentro, piatta di seno, gambe  da airone. Perché la cotale aveva scelto Alberto? Il nostro in questo caso eroe, era effettivamente un fustaccio, sempre elegante e col sorriso sulle labbra, la ‘materia prima’ non gli mancava ma tutte le fanciulle che incontrava avevano una caratteristica in comune: scarse di denaro, un grave handicap per lui che  voleva vivere una vita se non lussuosa almeno agiata. Ad Elena che, come avrete capito non aveva nulla in comune con la omonima regina greca, piaceva da matti il sesso; era capace di svegliare in piena notte il consorte che, ormai abituato ai suoi capricci l’assecondava, veniva in cambio ben retribuito finanziariamente. Allora perché quel divorzio? Elena aveva incontrato un toy boy etiope, che come tutti le persone di colore (non chiamiamoli negri, si offendono) era molto dotato, se  lo diceva Elena… Il trapasso di ‘augelli’ comportò per la non bella signora l’esborso di una ventina di milioni di €uro passati nelle tasche del doppiamente fortunato Albertone che si era così anche scaricato una ‘scorfana’! Da una lussuosa abitazione ai Parioli Alberto passò ad una casa in via Marsala più modesta ma arredata con gusto dalla proprietaria cinquantenne per sua fortuna ricca e frequentatrice assidua di case di bellezza. Cesira Z, di origine romagnola, la prima sera dell’insediamento di Alberto nella nuova abitazione, invitò l’inquilino ad una cena intima a casa sua. Profumatissima, restaurata in modo eccelso (niente pelle cadente), al momento dello champagne passò all’attacco, evidentemente già un po’ brilla, e mise le mani direttamente sulla patta di Alberto che in quel momento dovette decidere: ‘O la mando ‘ad patres’ o non pago l’affitto.’ La seconda ipotesi ebbe il sopravvento, Alberto  rispetto alla legittima consorte ci aveva guadagnato e così si sacrificò ma sino ad un certo punto perché la dama aveva stile anche nel fare sesso. Ma altri avvenimenti incombevano sul suo capo: un pomeriggio stava  correggendo i compiti di quelli che chiamava ‘sciagurati alunni’ ma forse era stata sua colpa quella di dare per tema: “La tua famiglia”.In un altro istituto statale l’anno passato era venuto fuori un tale casino dovuto alle vicende  incestuose del nucleo  familiare di una alunna, per fortuna a lui non era accaduto. Campanello della porta d’ingresso, Alberto non aspettava nessuno: “Chi è” “Sono Loredana professore, ho bisogno di una spiegazione.” La ragazza era figlia di Marcello B. e di Fulvia F. suoi vicini di casa, professione bidelli. “Loredana sedicenne, capelli castani lunghi, grandi occhi da furbacchiona, naso piccolino che avrebbero molto apprezzato gli nasicisti (feticisti del naso?),  ‘boccuccia di rosa’ di Dorelliana memoria’, seno appena accennato e gambe alla Jane Russel (non sapete chi è? Una attrice americana  dalle gambe chilometriche). Pensiero di Alberto: “Qui finisce male!” “Loredanuccia bella, ho quarantacinque alunni che scrivono porcate tremende, devo correggete i loro compiti, dimmi in fretta quello che ti serve.” “Professore Lei mi insegna che le cose fatte in fretta vengono malissimo e così che ne dice se mi siedo vicino a Lei ed espongo il mio problema.” “Ho capito, vedo il libro che hai portato, devi fare il riassunto di un capitolo del romanzo del Boccaccio: è la storia di un gruppo di giovani che, per evitare la peste a Firenze, si rifugiano in campagna e dal titolo ‘Decamerone’ puoi intuire che sono dieci giorni di racconti.” “Professore è noto che il Boccaccio era, come dire, uno scrittore porno dell’epoca.” “Bimba bella, non fare la santarellina, sai chi sono le santarelline? Sono ragazze che simulano un’ingenuità ed un candore che non hanno!” “Questa sua frase mi ricorda una poesia di Stecchetti che recita: “Noi siam le vergini dai candidi manti…”Alberto Fece segno a Loredana che doveva bastare quello che aveva detto: “Conosco tutte le poesie di Stecchetti, non  sono adatte ad una sedicenne! Sei venuta per fare conversazione o che altro?” “Diciamo altro: ho letto un libro in cui sono riportate le lettere d’amore degli innamorati dell’ottocento, di solito cominciano così: ‘Signorina sin dalla prima volta che l’ho incontrata sono stato…” “Loredana quello che dici non c’entra nulla con una spiegazione che ti devo dare.” “Invece si, io da quando avevo dodici anni sono innamorata di lei, le mia compagne di ridono appresso perché scrivo il suo nome sulla lavagna e poi la sogno ogni notte, cosa devo fare?” “Quando avrai finito di dire cose insensate tornartene a casa, potrei benissimo essere tuo padre, a proposito dei tuoi potrebbero ritornare, ti prego lasciami solo.” L’ultima frase non sortì alcun effetto anzi Loredana si attaccò alla bocca di Alberto che rimase basito senza reagire la poi baby pensò bene di sparire dall’abitazione di Alberto il quale si buttò letteralmente sul letto, in bocca ancora il sapore di caramella mou ed un profumo di giovinezza addosso a lui, sensazioni bellissime, mai provate, che potevano però portarlo direttamente alla regina del cielo (Regina Coeli) come accaduto anni addietro a due distinti signori. Alberto psicologicamente aveva subito uno shock, l’amico dottore Sergio C. gli  prescrisse per telefono un calmante che Alberto,  sempre per telefono aveva pregato la portiera di andarglielo ad acquistare. Il ‘caso’ che nella mitologia greca è ‘cosa infida e mutevole’ volle che Cesira  incontrasse la portiera Emma Z., la quale, chiavi in mano, stava andando a recapitare le medicine ad Alberto. “Ci penso io, quanto ha speso? Venticinque  €uro.” “A lei.” Alberto aprì la porta d’ingresso del suo appartamento e fu sorpreso di incontrare Cesira. “Avevo incaricato Emma…” “Ed io son qua per curare il malatino.” E si introdusse in casa. “Cesira è solo un po’ di raffreddore non vorrei ‘appiccicartelo’?” Nessuna preoccupazione anzi sai che ti dico: diamoci alle ‘orge dionisiache’,  organizzate da Priapo, che fanno passare tutti i mali. Tu non  sarai un Priapo ma, nel tuo piccolo, ti difendi bene.” Cesira in breve tempo,  nuda, si scatenò sopra Alberto il cui ‘ciccio’ fece il suo dovere prima in ‘ore’ e poi in ‘nigrum cattum’. Deliziata, Cesira baciò Alberto e prese la via di casa sua osservata dallo spioncino da una certa Loredana infuriata. Niente di peggio di tigri furibonde e soprattutto di età adolescenziale che considerano le donne meno giovani vecchie che non devono più interessarsi del sesso, soprattutto di quello delle persone a loro care. La tigrotta non voleva bussare alla porta di Alberto allora pensò che forse la chiave dell’appartamento dell’amato fosse custodita da Emma in portineria. Niente rumore, come una lince andò al quadro e vide il numero 24, quella dell’amato suo, se ne appropriò.   La chiave era quella giusta e girò nella toppa con facilità. Alberto era sotto la doccia: lì per lì non si accorse di niente poi al riflesso di uno specchio…ma come c…o era entrata. “Guarda che sono ancora ammalato, vedi d’annattene come dicono a Roma.” “Pensi che le cure  della miss Cesira abbiano avuto effetto?” “Siamo alla gelosia, le bambine debbono essere gelose solo se le rubano la bambola ed io non lo sono!” “Sei il mio bambolotto, non ti mollerò mai, prova a lasciarmi e vedi che putiferio ti armo!” “Intanto io ti sculaccio , Alberto lanciò Lory sul letto, le abbassò gli slip e cominciò con la sculacciata che finì presto con bacini bacini alla parte opposta del corpo…proprio lì dove Lory desiderava da tempo. I bacini bacini terminarono in un godo godo piuttosto rumoroso della baby che mise in apprensione Alberto che capì che aveva perso la partita su tutta la linea. Lory giaceva immobile sul letto abbracciata ad un cuscino, viso estasiato, occhi chiusi, ‘gatta’ soddisfatta. Lory, dietro sollecitazioni di Alberto aprì gli occhietti belli, capì che doveva sloggiare e, dopo un bacio niente affatto filiale al professore, sparì dalla circolazione. Telefonata alle quattordici del giorno successivo: “Finalmente ho provato qualcosa di divino, qualche volta lo faccio da sola ma non è la stessa cosa, non vedo l’ora…” “Seguimi, anche se sei molto giovane dovresti capire in quale casino ci siamo imbarcati, sai benissimo che ormai mi piaci da morire ma un fidanzato tra le sbarre che esce dopo dieci anni non ti servirebbe.” “Anch’io ho ragionato sulla nostra situazione, non ti mollerò mai anche se dovrò vederti di rado, sarò studiosa a scuola, non farò colpi di testa ma un’altra cosa voglio da te, immagina quale: Afrodite sarà la nostra dea protettrice e ci guiderà nel percorso dell’amore. Anche se dovranno passare due anni per diventare maggiorenne ti aspetterò, forse farò partecipe della nostra storia mia madre con cui ho molta confidenza.” Passarono i giorni, uno dopo l’altro, Alberto e Loredana, con la complicità della mamma Fulvia, riuscivano ad incentrarsi senza essere visti da impiccioni rompiballe, ma al compimento dei diciassette anni Lory: “Mamma ormai mi sento la moglie di Alberto anche se ancora non…che ne dici se il 26 luglio giorno del mio compleanno…” “Immaginavo che me lo avresti chiesto, io voglio bene Ad Alberto quasi quanto te…nello stesso temo, da mamma…posso solo dirti sii felice, io non lo sono stata con tuo padre, è un uomo grezzo, Alberto mi piace.” “Mammina Alberto è solo mio… sto celiando, sei la mamma migliore del mondo, nessun altra avrebbe capito la situazione.” Alberto cercava una soluzione per poter finalmente sposarsi, non in chiesa, era ateo. Con l’aiuto dell’amico Sergio, sempre disponibile, riuscì in breve tempo a far compilare in Comune le ‘carte’ necessarie compresa la dichiarazione di Fulvia per la figlia minorenne. Il giorno del compleanno di Loredana coincise con quello della cerimonia nuziale, Sergio fece da testimone insieme alla suocera Fulvia, il suocero era deceduto. Una sorpresa per tutti: Alberto aveva contattato due suoi cugini contadini a Morlupo, periferia di Roma e lì i novelli sposi arrivarono di pomeriggio inoltrato dove li aspettavano Fabio ed Alfonso M. felicissimi di rivedere dopo tanto tempo il loro cugino. La cena tutta a base di specialità contadine: dal tacchino, al coniglio, formaggi e salumi a iosa oltre una ‘cofana’ di verdure e frutta locale tutto innaffiato dal vino Colli Lanuvini di produzione dei cugini  che mandò un po’ tutti su di giri ad eccezione di Alberto e di Lory che pensavano ad altro…”Cari commensali, voi restate pure per il caffè  ma i nostri ospiti saranno stanchi e vogliosi di…riposare.” Fabio dopo il discorsetto prese sottobraccio Alberto e Loredana: “Vi abbiamo preparato una sorpresa: all’ultimo piano c’è la vecchia camera da letto dei nostri genitori che nessuno usa da tempo.” Aperta la porta apparve quasi un museo: il letto in ferro battuto con  un immagine sacra alla spalliera, ai piedi una scena bucolica, alle pareti immagini di santi e di antenati, un camino acceso che aveva riscaldato tutta la stanza, un lampadario in ferro battuto con candele (nella stanza non c’era la luce elettrica), tappeti con immagini georgiche  ed infine un pavimento in legno, in fondo una piccola stanza da bagno. “Un antiquario ci ha offerto cifre enormi per acquistare il tutto ma noi siamo affezionati ai ricordi dei nostri. Quello che vedete in alto che illumina la stanza è un acetilene, dentro c’è del carburo, si usava in tempo di guerra quando non c’era l’elettricità…Buona notte!”  La prima a riprendersi dallo stupore fu ovviamente Loredana che, col solito senso pratico delle femminucce, constatò che nel camino c’era un gran pentolone con acqua calda…”Amore tutto a posto, ci possiamo lavare le nostre cosine!” “Alberto che è stà roba nel letto?” “Si usavano tanto tempo fa, sono il prete e la monaca: il prete è composto di quattro assi in legno e di due piani, in quello sotto si pone la monaca che è un braciere con dentro carbonella accesa, il tutto per riscaldare il letto.” Tolti di mezzo prete e monaca, i due, nudi, dopo ‘lavacri’ alle parti intime e ridendo come fanciulli si infilarono nel lettone dei nonni e poi…”Mi fa piacere aver riservato sino ad oggi la prima volta per…, inutile dirti…” “Muta come un pesce, ‘ghe pensi mi’.” “Fai meno il milanese e tratta con dolcezza il fiorellino…”Alberto ci mise tanta buona volontà ma c’era molta disparità tra il  calibro del suo cosone e quello della di lei cosina e quindi ci fu qualche immancabile urletto di dolore…”Amore se vuoi smetto!” “Non ti preoccupare, è una vita che desidero questo momento, la gatta si è ormai resa conto che era in conto…insomma vai facile!” Alberto andò facile due volte ma non volle ‘infierire’ , avevano davanti tutta una vita per …A quel punto ad Alberto vennero in mente pensieri tristi, i trent’anni di differenza di età che problemi avrebbero creato? A quarant’anni Loredana sarebbe stata nel pieno della maturità, sicuramente sempre più bella ed appetibile, lui…meglio non pensarci.
     
     
     
     
     
     
     
     
     

     
  • 17 agosto alle ore 17:00
    AGNESE E LUCIA

    Come comincia: Alberto M. era dietro i vetri della finestra del salone in via Merulana a Roma aspettava uno studente o meglio una studentessa per una ripetizione. Professore di lettere al Cavour  poteva fare a meno di dare ripetizioni, finanziariamente non ne aveva bisogno, i suoi, con la loro morte per una malattia contratta in Africa, l’avevano lasciato finanziariamente abbiente e allora perché impegnarsi nel lavoro anziché…Un evento estremamente spiacevole aveva dato una svolta alla sua vita: una email sul suo telefonino con la quale la consorte Lydia, sic et simpliciter, gli aveva comunicato di averlo lasciato per il suo amico Alfredo di cui si fidava che era spesso a casa loro, evidentemente troppo spesso, chissà quante volte… (fiducia a nessuno chiosavano  i vecchi!). La solita  sottile pioggia romana, che dura anche giorni, non migliorava il suo umore; non si sentiva di aderire alle richieste  degli  amici per andare a folleggiare, si sentiva spento. Se n’erano accorti anche i suoi studenti del Cavour ai quali impartiva le lezioni in maniera stanca, senza entusiasmo, Lydia gli aveva lasciato un vuoto profondo e non solo in campo sentimentale: s’era portata via tutto il vestiario, la carta di credito con cui aveva svuotato il conto corrente e tutti i regali in oro che lui gli aveva fatto, ‘percutum et cornutum’ nella lingua degli avi faceva più effetto! Allo specchio: classica faccia del cane bastonato! Finalmente giunse Genoeffa, mai un nome era stato più appropriato ad un essere femminile: sedicenne, piatta, capelli spettinati, occhi piccoli in compenso piedi incredibilmente lunghi, madre natura si era sbizzarrita con lei e lei stessa ci metteva del suo, aggiungi che a scuola era pure bestiolina: eccovi Genoeffa. “Cara cerca di seguirmi altrimenti non supererai gli esami di terza media.” “Professore tutti mi prendono in giro, l’altro giorno leggevo in classe una poesia di Catullo: che fa: ‘Lugete o Veneres cupidinesque et quantum est hominum venustiorum, passer mortuus est meae puellae, passer delicia meae puellae quel illa amabat plus oculis suis..’ non sono riuscita a finire per le gran risate dei miei compagni.” ”Scusa ma i tuoi genitori non ti hanno detto nulla sul sesso?” “I miei sono molto religiosi e si vergognano…” “E tu fai la figura della…il passer di Catullo può essere confuso con l’organo maschile, ora l’hai capito?” Genoeffa divenne purpurea e non riuscì a finire la lezione, si vestì in fretta e sparì dalla circolazione, il passer gli aveva fatto un brutto effetto! Rimasto forzatamente vedovo bianco, Alberto aveva affidato le faccende domestiche alla portiera Agnese che un giorno: “Professore non ce la faccio più, io sostituisco nella portineria mio marito Attilio che è gravemente malato, chissà quanto tempo restarà in ospedale,  mi faccio aiutare da mia figlia Lucia, ha sedici anni ma è molto volenterosa, qualche volta verrà lei al posto mio.” Una domenica mattina una telefonata di Agnese: “Professore le mando Lucia, è sveglio?” Alberto sperò che la cotale non assomigliasse a Genoeffa: “Falla venire anche subito.” Andò in bagno, barba, doccia e in accappatoio in cucina per la colazione. Campanello: “Sono Lucia.” Una visione: bellissima, alta, castana, capelli lunghi, grandi occhi grigi, naso piccolo come pure le tette, vita snella piedi da far felice un feticista, un profumo di giovinezza. Alberto evidentemente doveva aver avuto una espressione tale da far ridere la baby: “Posso entrare professore?” (Pensiero dello sporcaccione: ci puoi restare tutta la vita!). Faccia ricomposta alla serietà: “Entra pure, cerca da sola quello che ti serve per pulire, che scuola frequenti?”  “La terza media.” “A voti come te la passi?” “Le monache dicono che sono brava.” Alberto ritornò sulla terra, che voleva da una sedicenne, roba da codice penale, ultimamente a Roma era accaduto uno scandalo di pedofilia con ragazze minorenni. “Io sono nel salone, se ti serve qualcosa…” Forse serviva qualcosa ad Alberto anzi senza forse…”Professore ho finito, dovrei andare dal commendatore Sanfilippo ma non se se ci andrò…” Lucia letteralmente sparì , Alberto era basito, che voleva dire quella battuta, doveva chiedere spiegazioni alla madre della ragazza. Un fatto contribuì a peggiorare l’umore di Alberto: guardando fuori dalla finestra vide due passerotti che volavano, uno dei due sbatté contro una vetrina, ovviamente trasparente, e rimase inanimato a terra, era una femmina, aveva le penne del collo chiare mentre il maschio dalle penne  più scure cercava in tutti i modi di aiutarla, le girava in torno e col becco cercava di farla rialzare. La storia durò un quarto d’ora, il maschio sparì dalla vista di Alberto il quale rimase alla finestra per vedere la fine della storia. Il passerotto ritornò più agguerrito che mai, non voleva mollare la sua compagna, era patetico ma i suoi sforzi non ebbero risultati ed allora il maschio si diede per vinto e, lemme lemme, si allontanò forse con il dolore nel cuore. I vecchi affermavano che gli animali hanno solo istinto, quanto mai falso, L ’Umanità delle Bestie’ Alberto l'aveva ritrovata in un libro omonimo scritto dal padre Armando il 22maggio 1945 e pubblicato dalla tipografia Flori di Jesi. L’autore fa parlare le bestie che dimostrano sentimenti superiori anche a quelli degli uomini; Alberto tiene l’ultima copia del libro  come una reliquia, talvolta lo rilegge e riesce ancora a commuoversi. Ritornando a data attuale, ormai d’abitudine in sostituzione di Agnese la domenica a casa di Alberto si recava Lucia ogni giorno più triste sino  quando: “Professore sento che mi posso aprire con lei, mio padre non si trova in ospedale ma in galera, si è a Regina Coeli, io mi reco da alcuni signori della scala per…guadagnare i soldi per andare avanti, il farmacista Rocchegiani ha offerto a mia madre un mucchio di €uro per avere la mia…, agli altri faccio una cosa con le mani o con la bocca, mi riempiono di quattrini ma io…io mi sono innamorata di lei, voglio avere…” Un pianto a dirotto, irrefrenabile , anche ad Alberto uscì dagli occhi qualche lacrima ma non riuscì a profferir parola, una tristezza immensa per una situazione a dir poco scabrosa, gli impedì di qualsiasi azione, Lucia silenziosamente era sparita. Al professore vennero in mente delle parole di una canzone di Tenco: ‘Mi sono innamorato di te perché non potevo più stare solo.’  Effettivamente passava i giorni della settimana come un fantasma in attesa della domenica. “Mia cara dobbiamo prendere una decisione, al tuo futuro ed a quello di tua madre penserò io se tu sei d’accordo, chiamami per nome…” “Io ho dato retta al dottor Rocchegiani, sto prendendo la pillola per non rimanere incinta, il dottore mi ha promesso centomila €uro per…la mia cosina…” “Il farmacista del cavolo non ti darà niente, tu seguita a prendere la pillola, se vorrai sarò io a…” Lucia abbracciò furiosamente Alberto: “È quello che volevo sentirti dire, sarò solo tua, tua, tua, non andrò con nessuna altro, vado a dare la notizia a mia madre.” Una domenica successiva: “Caro mi son finite le mestruazioni ed anche le pillole, sai che vuol dire…” “Sarai la mia sposa, mia moglie, la mia donna, la mia signora per sempre sino a quando… ricordati la differenza di età, nella vita avvengono tanti cambiamenti nel senso che…” “Marito mio,  sinchè avrò vita …” Alberto e Lucia di comune accordo decisero di…saltare le lezioni per una settimana, anche la notte dormivano insieme e pian piano cominciarono a conoscersi sessualmente sin quando non pensarono…all’assalto finale. “Sai ho un po’ di paura, tu ce l’hai più grosso degli altri, la mia piccolina…” “Farai tutto tu, tranquilla.” La mattina successiva Lucia: “Senti prima di…vorrei fare quello che ha fatto una mia compagna di scuola, rasarmi la gatta, ho tanti peli, li metteremo in una scatola per ricordo.” “Sei fantastica e fantasiosa.”In bagno si misero all’opera e dopo una mezzoretta apparve una gatta spelacchiata ma bellissima, Alberto ebbe a baciarla sin tanto  che la gatta…pianse nel senso che…in quel senso. Si rifugiarono nel letto che apparve come un amico su cui avere un’esperienza indimenticabile: Lucia spalmò il cosone di Alberto con della vasellina e  lo  puntò verso la gattina spingendolo dentro pian piano; qualche urletto…ci volle del tempo ma Lucia era determinata ed ‘alla fine della licenza io tocco’ pensò Alberto, Cyrano de Bergerac non c’entrava per niente, Al. era fuori di testa. Lo schizzo violento del suo pene raggiunse il collo dell’utero di Lucia che alzò alti gridolini di piacere. Si addormentarono. Furono svegliati dal suono del telefono: “Si mamma tutto a posto, torno a casa stasera.” Lucia ed Alberto tornarono a scuola con buon profitto per ambedue, Attilio uscì di prigione ma dopo tre mesi ci ritornò, non aveva perso la vecchia abitudine di rubare. Agnese smise di fare la portiera, i due novelli si sposarono ma di comune accordo non vollero aver figli, troppa la differenza di età. Alberto pensò: Attilio, Agnese e Lucia tre personaggi dei promessi sposi, lui s’era aggiunto.

     
  • 07 agosto alle ore 14:59
    BULL E CLEO

    Come comincia:  Alberto M. promosso da Brigadiere a Maresciallo della Polizia Tributaria, residenza:  Roma. Per anni aveva dovuto sopportare la vita di caserma  e quindi non gli era parso vero poter alloggiare in una casa privata, nel suo caso quella di sua cugina Silvana L. residente vicino al suo posto di lavoro in via Cavour 101. Aveva a disposizione una stanza con 'allegato' un piccolo bagno, si sentiva un re. Un giorno Silvana: "Alberto, a Matilde la portiera appassionata di animali, sono nati comtemporaneamente una cucciolata di cani ed una di gatti, ha pensato a me per collocarne alcuni, me ne ha dati quattro, due cani e due gatti deliziosi, un cane ed una gatta saranno ospiti nella tua camera, penso sarai felice avere giorno e dì notte due batuffoli...Nel cervello di Alberto era apparsa una frase piuttosto volgare nei confronti dei due batuffoli, ma non si può essere irriconoscenti nei confronti di chi ti ospita.I due, essendo neonati, non conoscevano la rivalità fra cani e gatti e crescevano serenamente in simbiosi scambiandoisi anche tante coccole. Bull era un dobermann e Cleo una Ragdoll bellissima. Impiegato per molte ore in servizio, ai due animali era addetto Dario un contadino urbanizzato che si guadagnava da vivere occupandosi degli altrui animali. A credito di trenta giorni di licenza, in arrivo il caldo di luglio, ik neo maresciallo si recò nella vicina officina per mettere a punto la Cinquecento (non si poteva mermettere una auto di cilindrata maggiore) e telefonè a Flora LDP., sua antica fiamma, che da Domodossola si era trasferita in una clinica vicino Losanna, in Svizzera, come infermiera. Flora sentendo la voce di Alberto, all'inizio non riuscì a rispondergli...Dovrei odiarti, mi hai fatto soffrire quando sei andato alla Scuola Sottufficiali, ma..."Ho trenta giorn i di licenza, vorrei passarli con te sempre che..." "Sei il primo uomo che è riuscito a farmi piangere, dovrei odiarti, invece..." "Mi ami da morire, fa molto 'Grand Hotel' fra due giorni sarò a Domo come chiamavamo la tua città, andrò in albergo..." "Niente albergo, avviserò mia madre, lo sai che le piacevi molto come genero." "Au revoir mon amour, mi pare che a Losanna parlino francese." "Andrò in direzione, se faranno obiezioni a concedermi la licenza, darò le dimissioni, sono brva nella mia professione, anzi volevo dirti..." "Che sei fidanzata con uno delle clinica dove lavori." "Questo è un altro motivo per cui dovrei odiarti, riesci sempre a precedermi nel pensiero." "Asciuga quel lago di lacrime che hai fatto in  terra e...a presto." La Cinquecento andava alla grande, quei settecento km. furono superati in dieci ore comprese le soste per il rifornimento carburante, un dubbio: presentarsi subito a casa di Flora o telefonare? Come per incanto Alberto si trovò a Domodossolas in via Roma 29 dinanzi l'abitazione della beneamata che si trovava alla finestra. e che si precipitò in strada stringendo forte Alberto. "Mi stai facendo male, invece che in sala operatoria mi sa che ti alleni in palestra!" Chiara, la mancata suocera, divorziata, titolare di una libreria, era sempre in forma e ben vestita. "Riconosco il mio errore, doveva sposare tua madre, è più bella di te!" Finita l'atmosfera di commozione, riposino sul divano. A cena Chira si era fatta onore con la selvaggina che sapeva pioacere al boy friend di sua figlia. "Vieni qua mancata suocera, mi pare strano che nesun ossolano di abbia..." "È stata una mia scelta,niente legami, non ho trovato nessuno di mio gusto, da vecchi si diventa pù selettivi nelle scelte." Dopo cena passeggiata per le vie illuminate, passaggio vicino alla caserma della Finanza e poi alla stazione ferroviaria dove Alberto aveva prestato serviizio doganale, quanti ricordi..."Adesso sei tu che ti commuovi, sei un tenerone, ti ucciderei, ormai sono fidanzata a Losanna, un medico ortopedico, ci siamo conosciuti in sala operatoria, si chiama Fredo, sarebbe Alfredo,è un gelosone, altro che freddo svizzerotto, sembra un siciliano, se sapesse..." "Ancora non abbiamo fatto nulla, potrei dormire con tua madre." "Quello che ho sempre apprezzato in te, oltre al tuo fisico, è stato il senso di umorismo che riesce a farti superare i momenti più difficili, a proposito comre stai a femminucce?" "Tutte di passaggio; dinanzi a te provo sentimenti strani e contrastanti: mi sento confuso, arrabbiato con me stesso e pieno di rimpianti, un disastro sono pure diventato piagnone!"" "Vieni qua o meglio andiamo  casa mia, la tua Flora ti rimetterà in sesto nel senso che..." "Se non ricordo male eri piuttosto brava.."
    "Ricordi bene!" Una nottata di fuoco non era solo sesso ma rimpianto per un futuro che non ci sarebbe stato, maledizione!" "Ragazzi sono le undici, va bene che è domenica ma..." Flora aprì la porta della camera da letto. "Figlia mia pare che hai combattuto una battaglia, spero non avrai distrutto quel povero Alberto." "Alberto non soltanto non è distrutto ma pronto a ..." "Bene, oggi non avevo voglia di cucinare, andremo al ristorante." Il 'Gambero Rosso aveva un nome non in sintonia con una località montana, Marsilio M., il proprietario, riusciva a far pervenirte al suo locale del pesce di mare fresco, ignoto il modo. Al tavolo si presentò un giovane per le ordinazioni: "Prego." "Sono un Maresciallo della Finanza, a suo tempo ho conosciuto Marsilio, il proprietario." "È mio padre, lo vado a chiamare. Marsilio era ovviamente invecchiato, osservando da vicino Alberto: "Tu eri un finanziere, mi ricordo di te, che piacere!" "Mio caro sono venuto a trovare il mio grande amore da giovane, Flora qui presente che vedi insieme alla madre." "Le conosco, spero che metterai le radici e ti avremo sempre qui." "Purtroppo è impossibile, appartengo al Nucleo di Polizia Tributaria di Roma, godrò della compagnia degli ossolani solo per pochi giorni." Chiara ritenne di interrompere la conversazione che aveva preso una piega pericolosa: "Marsilio vogliamo tutti i gamberi rossi che hai nel frigo, anche quel pane scuro che sa fare tua moglie e soprattutto lo Chardonnay ben fresco." La conversazioine proseguì in un binario meno periglioso: "Ti ricordi di M., ha avutoi due coppie di gemelli, E. purtroppo è deceduto in un incidente stradale, ma il guaio peggiore è capitato a F., i tuoi colleghi lo hanno messo in galera per contrabbando di sigarette." Marsilio ritenne opportuno fare l'anfitrione, fu ricompensato con abbracci da parte dei tre.Dopo la pantagruelica mangiata, Alberto ritenne opportuno andare con la Cinquecento a visitare i luoghi dove aveva prestato servizio: Montecrestese, Bannio, Andronapiana,Ponta Ribellasca, erano un pò tutti cambiati. A casa, dopo un pò di televisione, tutti a letto, i giorni di permanenza di Alberto a Domo non andavano sprecati. Una mattina venne ad Alberto in mente di andare alla stazione ferroviaria internazionale, molti i ricordi, qualcuno partiucolare. Ad un certo punto passò vicino a loro un ispettore di Dogana che Alberto ritenne di fermare. Dr. Antonio N. che piacere rivederla, dopo tanti anni non è cambiato (invece era invecchaito di brutto!). "Mi scusi ma in questo momento..." "Attiualmente sono Maresciallo delòa Polizia Triubutariua, a suo tempo prestatvo servizio da finanziere sulla linea Domodossola-Briga e talvolta capiutava di sequestrare delle sigarette di contrabbando. Non n so se lo ricorda mas accadeva che in Dogana avveniva, come dire, uno scambio fra sigarette di pregio Tipo Turmac, prezzo fr.1,20 con altre di minor prezzo tipo Boston e Fib da 0,50 fr. Dato che io stilavo un elenco dei T.L.E. sequestrati con l'indicazione delle marche ero diventato piuttosto antipatico a voi della Dogana, ma nulla di importante, vero?" "Non ricordo nulla di quanto da lei affermato, buon giorno." "Flora tu  non hai capito l'inghippo, i signori doganieri andavano a Briga, acquistavano sigarette di minor pregio e poi le scambiavano con quelle sequestrate che costavano almeno il doppio ovviamente poi rivendendole illegalmente, se avessi fatto rapporto al mio Comando sarebbe scoppiato uno scandalo di proporzioni notevoli, pensai bene di farmi i fattarelli miei ma ero guardato a vista dai doganieri che tirarono un sospiro di sollevo quando mi trasferirono." Mattino di uno degli ultimi giorni di permanenza. Alberto sveglio sul letto, gli occhi sulla beneamata in posizione fetale, un ritornello nelle sue orecchie: ' Il tempo passa e va, e va, e va portando via con sè l'amor.' forse una canzonetta e poi: 'La favola breve è finita, il vero immortale è l'amor (poesia del Carducci). Un aforisma: 'Il destino è al di sopra degli dei.' Sotto la doccia con tutto il pigiama, Alberto sembrava fuori di testa, a sbrogliare la situazione ci pensò Flora che si mise anche lei sotto il getto dell'acquai in camicia. "Ragazzi sembrate due pulcini, voglio vedervi nudi e crudi!" Non fu accontentata. Ci volle del tempo per ritornare alla normalità e per uscire per le vie di una Domodossola trafficata, si era in piena estate, molti vacanzieri. Penultimo giorno di permanenza, Alberto preferì preparare la valigia  la sera, la mattina dopo intendeva partire presto. A letto senza sonno; cinque di mattina, valigia nella Cinquecento, un bacio sulle guance delle due signore e partenza senza profferir parola. Prima di imboccare l'autostrada occorreva percorrere la strada del Sempione, ad un certo pounto la spia della benzina cominciò a lampeggiare in rosso, aveva dimenticato di fare il pieno; dopo pochi chilometri un distributore automatico. Inseriti venti €uro nell'erogatore di benzina nemmeno l'ombra, un inutile calcio alla colonnina, era bloccato. Giunse finalmente un extra comunitario che parlava malissimo l'italiano, Alberto a gesti gli fece capire che, malgrado l'inserimento di venti €uro niente  carburante. Giunse il proprietario della stazione di servizio. "Prego signore posso esserle utile?" "E me lo domanda, la sua pompa ha trattenuto venti €uro senza erogare carburante, che ne dice di una denunzia alle Fiamme Gialle, questa è la mia tessera, sono un maresciallo della Polizia Tributaria." Il cotale prese un 'cagazzo' terribile e cominciò ad inveire contro l'extra comunitario." "Egregio, niente sceneggiata, ho fretta altrimenti...metta nel serbatorio venti €uro di benzina e lasci stare bongo bongo che non c'entra nulla!" Questo sfogo servì ad Alberto a rilassarsi un pò, entrò in un autogrill, fece colazione poi in bagno ed infine riprese la strada per Roma ma ad una velocità talmente bassa che molti automobilisti gli suonavano dietro per incitarlo ad andare più forte. Arrivò in via Cavour a Roma e posteggiò nel vicino garage.Silvana:"Mi potevi avvisare!" "Andiamo a mangiare da Quartarone, cucina casalinga, ho voglia di cibi romani, che fanno i miei cuccioli?" "Crescono, speriamo che ti riconoscano, andiamo a trovarli." Aperta la porta della camera da letto il primo ad alzarsi fu Bull che si avvicinò ad Alberto indeciso poi, annusatolo lo riconobbe e cercò di saltargli addosso. Più riservata Cleo che, anche lei annusata una gmba del padrone gli si strofinò contro con tutto il corpo. I giorni seguentoi furono dedicati da Alberto al lavoro, molti suoi colleghi erano in vacanza e gli straordinari erano all'ordine del giorno. Col giungere del mese di ottobre la situzione si normalizzò in tutti i campi, Alberto recuperò molto del suo buon umore e qualche collega lo invitò al cinema, dove non pagavano il biglietto ed anche a feste private. In particolare Pier Luigi M. bolognese, suo vicino di letto alla Scuola Sottufficiali che un sabato lo condusse in un'abitazione ai Parioli, aveva conosciuto il padrone in occasione di una verifica fiscale. "Sono Fortunato D. ma solo di nome, questa è la mia, insomma quella gentile femminuccia che ha voluto impalmarmi per i miei soldi. " Pier Luigi all'orecchio di Alberto: "Si chiama Genoeffa ma chiamale Ge. altrimenti si incazza, e quando si incazza...sono cazzi!" "Mi accorgo che avete il senso dell'umorismo che apprezzo, intanto mi porto via Ge. per fare conoscenza, Pier Luigi la conosce e quindi tocca a me." "Vedo che lei è svelto a parole, forse ha pensato: io questa...ma male gfliene incoglierà, sa di essere un fusto come si dice a Roma ma a me non piacciono i fusti vuoti!" "Vedo che mi ha fotografato, fra l'altro ne capisco di foto perchè sono capo laboratorio fotografico nella Polizia Tributaria, vuol dire che mi metterò buono buono sotto il tavolo in attesa di un biscotto da parte della signora." Ma, contrariamente a quanto affermato, afferrò Ge. per le spalle, ls trascinò in una stanza vuota e prese a baciarla follemente. Quando si staccarono Ge. sembrava istupidita, mai le era successo, le girava la testa, dovette sedersi guardando negli occhi Alberto. Qest'ultimo. "Spero che tuo marito non abbia la stoffa di Gianciotto!" Ge. si era ripresa: "Con te se la passerebbe male, si vede che sei un atleta." " In passato sono stato nella squadra sportiva delle Fiamme Gialle, l'istruttore mi aveva messo fra i pugili, ma io non amo picchiare i miei simili, specialmente..." "Specialmente le femminucce ma non ti illudere io sono capricciosa." "Ed io le capricciose le sculaccio, come ti metti?" Una gran risata da parte dei due che fece girare il capo agli invitati compresi Fortunato e Pier Luigi. "Vedo che tua moglie ha trovato pane per i suoi denti!" "Più che pane..." La serata finì con balli veloci ai quali Alberto non volle partecipare: "Sono un orso nel campo del ballo, a Domodossola mi sono iscritto ad una scuola per imparare i passi più facili, il titolare, rssegnato, mi ha riconsegnato i soldi delle lezioni dicendomi: "Non sono un ladro, con lei lo sarei, non imparerà mai a ballare!" Ge. "Un bel modo per sottrarsi, d'altronde anche questi due beccafichi sono altrettanto imbranati, mi accontenterò di parlare con Alberto, fra l'altro mi ha detto che in Finanza è anche fotografo, prenderò lezioni da lui." Fortunato e Pier Luigi di misero a ridere, avevano capito che lezioni Ge. voleva da Alberto! La signora non era niente male: trentenne, media altezza, lunghi capelli castani,naso piccolo(Alberto riteneva le donne con lungo naso dei travestiti), bocca invitante, tette non eccessive (quelle con grosse tette sembravano delle balie), piedi stretti (Alberto li apprezzava, stava diventando feticista?) Nel tempo libero Alberto e Ge. facevano coppia fissa, dove andavano attiravano l'attenzione delle persone: Alberto col suo metro e ottanta, atletico e dal viso sorridente, Ge. vestita con molta fantasia, soprattutto poco vestita. In spiaggia poi uno spettacolo: davanti un francobollo, dietro un filo e, delle tette, coperte solo il capezzolo. Maschietti col torcicollo, femmine incavolate: "Che avrà quella più di me?" Pensieri dei maschietti: "Ce l'ha, ce l'ha!" A letto fuoco e fiamme! Un avvenimento cambiò completamente la vita di Alberto: la zia Armida, vedova dell'omonimo nipote era passata a miglior vita (si fa per dire) lasciando tutto il suo notevole patrimonio ad Alberto il quale ritenne opportuno far presente al Comando il lascito della zia. Nessuna osservazione da parte dei superiori, solo una malcelata invidia. Da quel momento Alberto cambiò la sua vita: acquistò una Jaguar senza rinunziare alla Cinquecento che gli serviva per la città, acquisto di un appartamento in via Cavour di duecento metri quadrati, rimpiazzo del guardaroba e soprattutto realizzazione di un suo vecchio sogno: uno yacht  mono albero con motore ausiliario da ottanta cavalli intestato a Flora da ormeggiare temporaneamente ad Ostia. Un grave evento gli permise di realizzare un suo sogno. Un pomeriggio di domenica Alberto stava spaparazzato sulla tolda dello yacht quando vide un bambino cadere in acqua e la madre gridare aiuto. Purtroppo in quel punto c'era la corrente del Tevere che portava al largo e così il giovane ben presto si trovò lontano dalla riva ed in difficoltà. Alberto non ci pensò due volte, si gettò in acqua seguito da Bull e, con molta fatica, riuscì a raggiungere il giovane che già aveva ingurgitato un bel pò di acqua. Giunto a terra, Alberto mise in atto quegli accorgimenti che aveva appreso alla Scuola Sottufficiali e così il bambino cominciò a sputare acqua e cominciare a respirare sia pure lentamente  Nel frattempo era stata allertata la Capitaneria di Porto che fece giungere sul posto un gommone ma ormai il ragazzo si era abbastanza ripreso. La madre abbracciò Alberto piangendo, Alberto che col petto gonfio del trionfatore la guardò un pò meglio...Il fatto fu riportato dal 'Messaggero', Alberto e Bull furono trattati da eroi tanto più che il bambino era figlio di un assessorebdel Comune di Roma, la conseguenza fu di un riconoscimento con tanto di pergamena e medaglia al valor civile. In ufficio qualcuno ci bagnava il pane: "Arbè devo da annà ar mare, me fai da bagnino?" Oppure "Me presti lo yacht devo da annà a pesca." Alberto se ne fregava dei loro lazzi e pensò bene di volgere a suo favore l'avvenimento. Contattò il padre del bambino chiedendo un favore: poter ormeggiare il suo yacht sulla riva del Tevere il più possibile vicino a via Cavour. L'assessore fece presente al Consiglio il desiderio di quel Maresciallo delle Fiamme Gialle che andava ricompensato per la sua abnegazione e sprezzo del pericolo dimostrati in occasione del salvataggio di suo figlio. La proposta fu accettata ed Alberto. Una mattina di domenica potè posteggiare la yacht 'Flora' come suo desiderio. Nel frattempo Bull e Cleo avevano traslocato sullo yacht ognuno con la propria cuccia sulla tolda e, in caso di cattivo tempo, all'interno della barca su un cestino. Dario si occupava sempre di loro con paga aumentata. Purtroppo per Cleo era accaduta una cosa poco piacevole: la prima volta che era andata in calore una moltitudine di gatti maschi si era presentati dinanzi alla porta d'ingresso dell'abitazione di Silvana facendo una cagnara incredibile. Soluzione drastica: castrazione! Alberto l'aveva saputo in ritardo e quindi non aveva potuto far nulla per evitarla, d'altronde Cleo non dimostrava di risentirne. Un giorno ad Alberto venne in mente di contattare la madre del figlio 'salvato dalle acque' Nome dell'assesore: Guglielmo A. residente in via ...tramite internet lo stato di famiglia: consorte Eloisa V. anni trenta. "Signora Eloisa mi riferisco a quell'episodio in cui ho salvato suo figlio, sono Alberto M." "Si figuri se posso dimenticare quel fatto, tutte le sere prima di andare a letto dico una preghiera per lei." Questo non ci voleva, le religiose sono le più difficili da... trattare. Alberto stava per rinunziare al suo progetto erotico quando la signora gli venne incontro:Se vuole può venire a prendermi, devo andare in Comune per parlare con mio marito, se lei..." "Tra quindici minuti sono sotto casa sua, ho una Jaguar (la Cinquecento lo faceva troppo morto di fame!) La dama era vestita da signora seria, tailleur lungo, camicetta incollata nel senso  che era chiusa sino al collo,  mostrava un viso sorridente, un bel faccino e capelli neri lunghi raccolti a crocchia. "Mai stata su una Jaguar, mio marito è iscritto ad un circolo cattolico e, secondo lui, non possiamo dimostrare troppa disponibilità finanziaria anche se la mia famiglia...Ad Alberto interessava poco dele faccende personali della famiglia A., accompagnò al Comune Eloisa che si sbrigò in fretta. Passando per via Merulana la signora indicò la chiesa di S.Maria Maggiore come la sua preferita. A questo punto Alberto, perso per perso,: "Eloisa, da giovane sono stato in un collegio cattolico, mi hanno cacciato perchè ho contestato in principi religiosi, sono ateo ed è un pò come dire..." "Inaspettatamente Eloisa: "Sono un pò zozzone, questa non se l'aspettava ma io non sono quella santarellina come  mio marito vuol farmi apparire, purtroppo..."Una buona notizia, Alberto fermò l'auto, si tolse la giacca, prese in mano il viso di Eloisa ed un lungo bacio cementò l'inizio della loro amicizia. "Ho sempre sostenuto che sotto le gonne delle santerelline..." "Ti prego niente volgarità, sono costretta a vivere in un certo ambiente ed in un certo modo ma quando, anche se raramente, incontro un Alberto...Oggi mio figlio esce dal collegio alle diciassette, facciamo un salto ad Ostia conosco un ristoratore che ha un pesce meraviglioso!" Alberto prese a ridere. "Si ma non in quel senso, sei un maialone!" "Di solito i maialoni finiscono in salami." Domattina prenderò un taxi, scaricherò mio figlio da mia madre ed andremo dove vuoi tu, mio marito è fuori sede." Quando arrivarono sotto lo yacth, Alberto aprìlo sportello dell'auto e: "Madame benvenuta a bordo, questa è Flora la mia amante!" "Sei una fonte di sorprese, oddio il cane!" "Bono Bull" Il cane conosceva il significato di quelle parole e si accoccolò a terra."Accarezzalo, capirà che sei nostra ospite." Bull si avvicinò ad Eloisa scodinzolando, aveva capito che quella era un'amica particolare del padrone.Anche Cleo fu presentata ma la signorina, oltre ad aprire gli occhi un paio di volte, si disinteressò ai due. "Dì la verità, la gatta è gelosa sennò che gatta sarebbe!" Eloisa fece sfoggio di un buon repertorio erotico, sicuramente non era la prima volta che cornificava il cattolico assessore che in campo del sesso doveva essere di una scarsezza, ma di una scarsezza...Non sempre Eloisa era disponibile e quindi Alberto accettò l'invito di Pier Luigi M. un collega, per andare ad una festa. "Alberto attenzione che questi sono snob, nessuna battuta, massima eleganza e riservatezza, navigano nel lusso, sono diventato loro amico..." "Ho capito durante una verifica fiscale." Una villa sull'Appia Antica, tre piani, piscina, grande giardino, alberi secolari. "Alberto M." "Sono Augusto F. e questa è la mia signora Eloisa U." Alberto non riuscì a trattenere una sonora risata, perplessi i tre si gaurdarono in viso pensando che il loro interlocutore fosse fuori testa. Alberto si inchinò e: "Chiedo umilmente scusa, non sono riuscito a trattenermi, in due giorni mi sono state presentate tre (ne aveva aggiunta una) Eloisa, di nuovo profonde scuse!" La signora prendendo sottobraccio Alberto: "Voglio delle scuse personali, voglio sentire de visu perchè il mio nome lo fa ridere." "Di solito so trattenermi, non faccio gaffes, lei si è dimostrata di spirito e la ringrazio, ero proprio in crisi." "Per così poco, mio marito ha la sua vita ed io la mia, piuttosto il suo collega?" "Non si preoccupi del mio collega, lui mangia in famiglia." "Adesso ci comprendiamo meglio, sua moglie..." "Non sono sposato,preferisco le altrui consorti!" "Hai capito il bel maresciallo delle Fiamme Gialle, un porcellone!" "Torniamo indietro voglio farti visitare la mia magione" e passando vicino ad Augusto ed a Pier Luigi: "Faccio vedere la casa al nostro simpatico ospite." Cena all'aperto, era luglio, camerieri che andavano e venivano con tante portate di carne, cacciagione compresa, pane nero proveniente da Tricarico in quel di Matera patria di Augusto, un vino rosso eccellente di cui il padrone di casa non volle svelarne il nome. Alla fine della cena passeggiata nel parco, Alberto  fu preso sottobraccio da Eloisa, sigarette Lucky Strik offerte da Auguto. Alberto si era portato una vecchia pipa dato che Pier Luigi gli aveva 'spiato'  che da Augusto erano ospiti persone snob. Pipa caricata  con tre tipi di tabacco molto profumati, apprezzati dalla dama. Infine accompagnamento dei padroni di casa sino al cancello. "Vedo che possiede una Jaguar x type, buon gusto, evidentemente lo Stato tratta bene i suoi dipendenti!" "Si sbaglia, questo è un lascito di una vecchia zia; mi farebbe piacere se veniste a trovarmi nel mio yacht che ho ormeggiato sulla sponda del Tevere, questo è il mio biglietto da visita con i numeri telefonici. Au revoir." Questa volta erano stati i signori F. a rimanere basiti. La settimana successiva, previo avviso telefonico, i cconiugi F. si presentarono un pomeriggio di domenica sulla banchina dinanzi allo yacht di Alberto unitamente alla figlia Maria Luce, ventenne, un pezzo di...Giunsero in Bentley evidentemente volevano far la figura dei signoroni tirando fuori l'argenteria di famiglia. Bull fu subito zittito da Alberto, Cleo aprì gli occhi rispondendo alle carezze della ragazza. "Signori, in sostituzione del solito pranzo in ristorante, ricordando il mio passato di finanziere che, a duemila metri di altezza cucinava per venti colleghi, ho preparato pasta alla carbonara,coniglio in fricassea,salsiccia marchigiana con patate, una insalatona ed ananas, come vedete niente di speciale." "Mio marito nemmeno un uovo sodo!" Dopo pranzato un giro con la yacht verso nord. "Lei sa fare un pò di tutto, strano che non sia sposato." È proprio per questo che sono celibe, d'altronde..." Auusto:In giro ci sono tante signore allupate, vero Alberto?" Ignorato l'interrogativo: "Voglio tornare indietro il mare si sta facendo troppo grosso. Agli addii Alberto si sentì stringere  forte la mano da parte di Maria Luce, la guardò in viso, l'espressione era quella di una furbacchiona.

     
  • 07 agosto alle ore 13:35
    BULL E CLEO - 2 -

    Come comincia: La mattina successiva mentre si gustava il meritato riposo domenicale, il telefono: “Sono Eloisa, la seconda, permettimi di darti del tu, si tratta di mia figlia, tu non te ne sei accorto ma ti ha guardato con un certo interesse, siccome è spiccicata a me ed ha la testa dura, stai alla larga da lei almeno mezzo metro!” “Pensi che l’abbia tanto lungo! Non ci sono problemi, non è che la mammina voglia…” Telefono sbattuto in faccia. Alberto non pensava nemmeno lontanamente che questa storia avesse un seguito invece una mattina di domenica, “Cavolo non è possibile dormire almeno un giorno festivo, chi sei?” “Sono Luce, ami la luce?” Alberto si svegliò di colpo, sentiva puzza di guai e non sbagliava.”Carissima, hai una voce dolcissima ma sei una ventenne, peraltro fidanzata, io sono un vecchio trentacinquenne che ama solo le donne sposate, t’è capì.” “Sicuramente mia madre ti ha detto che quando voglio qualcosa la ottengo in tutti i modi, vengo al dunque: sono fidanzata con un compagno di università, è molto ricco e accetta tutti i miei desideri, chiamiamoli col loro nome, capricci ma non vorrei mai avere un figlio che gli assomigli, ho deciso per farti diventare padre di una bambina bellissima, che ne dici.” Gran risata di Alberto: “Forse non hai capito quello che ti ho detto precedentemente, ottengo sempre quello che voglio, che ne dici se affermassi che mi hai violentata, sarebbe la tua fine come maresciallo delle Fiamme Gialle e come uomo, au revoir mon amour, pensaci bene, ti richiamerò.” Alberto si guardò intorno, sicuramente un sogno, solo un sogno poteva essere ma…no si trovava sul suo yacht e la telefonata era vera. Un caffè peggiorò la situazione, decisione: farsi concedere un mese di convalescenza tramite un amico medico dell’Ospedale Militare Celio. “Ciao Antonio, sono Alberto, scusa la telefonata di domenica ma ho bisogno del tuo aiuto, posso venire lunedì in ospedale?” “A disposizione, stai male?”” Ti spiegherò a voce.” Il giorno successivo: “Se le cose stanno come mi dici sei nei guai,  sono psicologo, conosco quel tipo di femmina, la convalescenza te la faccio concedere ma per il resto…” Ritornato sullo yacht prese Cleo e se la portò sul letto, l’interessata incuriosita lo guardava, anche Bull ai piedi del letto, il loro padrone era in crisi. I giorni passavano lenti quando una mattina: “Carissimo ho consultato una mia amica ginecologa, stai a digiuno sessuale per una settimana, fra sette giorni alle nove di mattina sarò da te, ciao.” Alberto saltò pranzo e cena ma capì che non sarebbe valso a niente, doveva affrontare la situazione, in fondo ci poteva scappare qualcosa di piacevole, un figlio? Non era in programma ma tutti, o meglio quasi tutti li hanno e quindi… La mattina prestabilita una moto di fermò nei pressi della barca, una persona con casco ed in divisa di corridore motociclistico, Alberto ritornò dentro ma poi…Maria Luce si era tolta il casco ma era sempre a cavallo di una Ducati Monster rossa, sorrideva la baby…”Salita a bordo: “Un bacio al mio futuro sposo, sei stato a dieta? Lo vedremo subito dov’è il bagno?” Nuda Maria Luce era di una bellezza sfolgorante, corpo da modella, belle tette e sedere.” “Inutile che guardi il mio popò, è off limits, diamoci da fare col fiorellino che è vogliosissimo, fammi vedere... cavolo com’è grosso!” “Se vuoi rinunziamo.” “Niente rinunzia ma sii delicato,  mi doveva capitare  un superdotato!” L’immisio penis fu delicato fino ad un certo punto ma poi il viso di Luce si illuminò di una lunga goduria. “Non è che sai trovare…” Alberto capì che Maria Luce voleva godere col punto G., ritirò a metà il pene in vagina e poco dopo: “Sto godendo alla grande, che bello, bello oh mio dio…resta dentro finchè il tuo coso non si ammoscia ma mi pare che non ne abbia tanta voglia…” Dopo un mese su WatsApp un OK. anonimo, non ci voleva molto a capire. Il giorno successivo una telefonata, era quello di Eloisa due, Alberto  non rispose nemmeno nei giorni successivi. ‘Passa un giorno, passa l’altro più non torna il prode Anselmo.’ Non centra nulla nella storia ma così era passato in mente ad Alberto che, a quel punto forse era un po’ partito di testa. Finalmente un pomeriggio un messaggio: “È nata Flora, è bellissima!” il numero del telefono era quello di Maria Luce. Per un motivo difficile da comprendere Alberto volle far partecipe della notizia  Flora LDP. la quale in risposta: “È nato Alberto anche lui bellissimo!”Alberto aveva fatto il suo dovere di 'inseminatore!  Come ovvio cominciò ad invecchiare, a perdere i capelli ‘calvitia magna dilabuntur’ (un po’ di latino ci sta sempre bene), amante fissa Eloisa uno, Bull e Cleo deceduti erano stati sostituiti da altri due animali della stessa razza, Dario era in pensione sostituito da un certo Amleto. Alberto stanco della solitudine, vendette casa e yacht e si ritirò con cane e gatta in un residence di lusso cercando ogni tanto di accontentare ‘ciccio‘ con una cameriera ma con scarsi risultati, maledicta vetustas!
     

     
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