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in archivio dal 16 gen 2009

Alberto Mazzoni

03 settembre 1935, Roma - Italia
Segni particolari: Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta, tromba!
Mi descrivo così: Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

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  • 29 novembre 2017 alle ore 15:08
    UN USIGNOLO ZOZZONE.

    La  luna in ciel ridente rischiara il panorama, sul salice piangente un usignolo chiava, chiava l'innamorata che, piena di languore con voce appassionata gli giura eterno amore.

     
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  • lunedì alle ore 17:10
    I BUONGUSTAI DEL SESSO.

    Come comincia: Buongustai del sesso dovremmo essere un pò tutti noi di qualsiasi genere si tratti, tranne ovviamente gli asessuati, dunque i buongustai son quelli che riescono a trarre delle sensazioni piacevoli, spesso molto gradevoli tanto da condizionare la propria vita e così era avvenuto a due coppie. Alessio F. dottore dell’Ospedale Militare Celio di Roma, il suo collega Leonardo N. con relative consorti Patrizia V. ed Arianna L. Alla apparenza erano delle persone cosiddette normali con ognuna le proprie peculiarità. Patrizia era figlia avuta in tarda età da due nobili decaduti i Boccadifalco, che con lo sparviero non avevano nulla in comune. Abitavano in un antico castello, in parte non abitabile perché in rovina, si erano ‘rifugiati’ in tre stanze in cui erano ‘spariti’, perché esitati per motivi economici, tutti i quadri antichi e gli oggetti di valore. Il barone,  appassionato del tappeto verde ma non favorito dalla sorte al gioco, era stato preda di quegli individui che sostano dinanzi alle case ai casinò per ‘foraggiare’, a caro prezzo, i giocatori sfortunati. La consorte era deceduta di crepacuore ed Abelardo H., questo il suo nome, viveva in poche stanze, alcune con recipienti per ‘accogliere’ l’acqua proveniente dal soffitto, una desolazione. Una desolazione alla quale, alla morte del padre,  si era sottratta Angelica sposandolo, pur senza esserne innamorata, il dottor Leonardo R. Leonardo ed Alessio L., maritato con  Arianna G., abitavano in una palazzina in via Labicana a Roma. Data la comunanza di lavoro, si frequentavano nel tempo libero mentre le consorti, casalinghe e senza figli talvolta si riunivano per lavorare ai ferri, loro passione comune. In occasione della missione dei mariti inviati in una località in cui era avvenuto un terremoto, Arianna chiese a Patrizia di dormire a casa sua, non era abituata a star sola di notte. Al calduccio del letto le due signore si abbracciarono, per loro una novità che si tramutò in qualcosa di diverso dal normale in quanto Arianna, non molto consona al significato del suo nome (casta), baciò in bocca Patrizia ed andò oltre toccandole le tette ed infine baciandole il ‘fiorellino’. Patrizia, presa dal vortice della passione, ricambiò nello stesso modo. Finita la furia sessuale, le due signore si guardarono in viso ridendo, dalla letteratura risulta che già le antiche donne  greche amavano la promiscuità sessuale e quindi…Quella notte aveva lasciato il segno nelle due signore che, allorché erano sole, si baciavano in bocca con passione. Un pomeriggio che Alessio era di servizio all’Ospedale Militare, Patrizia pensò di fargli una sorpresa andandolo a trovare. L’ufficiale di picchetto fu estremamente gentile con la signora che accettò quella corte anche perché il Tenente era un fustaccio come si dice in gergo ed anche piuttosto spiritoso tanto da farla ridere più volte. Il buon Bruno R. si sbilanciò affermando che a Roma non conosceva nessuna ragazza e che si trovava a girar per la città in solitudine con la sua Volvo 60. Finalmente Patrizia si ricordò il motivo della venuta in quell’Ospedale Militare ed incontrò il marito piuttosto sorpreso della sua visita. L’incontro col bel Tenente fece venir in mente alla signora di sfruttare quella ‘simpatia’ dimostrata dall’ufficiale nei suoi confronti, il giovane era sicuramente benestante considerato il valore della sua auto. Da quel momento Patrizia cominciò a lavorare ‘ai fianchi’ il marito lamentandosi che altre signore si permettevano da far i loro acquisto di vestiti, scarpe e gioielli in vie di Roma in cui c’erano negozi con merci di lusso. Alessio, sempre innamoratissimo della moglie, non capì dove voleva andare a ‘parare’ la consorte, le fece solo presente che sol suo stipendio…Patrizia fece la faccia tosta e raccontò al marito le avances del Tenente R. che le aveva promesso di accompagnarla a far delle spese con la sua Volvo, ovviamente col parere favorevole di Alessio il quale, pur nella sua ingenuità capì il secondo fine di Bruno. In crisi con se stesso Alessio diede il consenso alla moglie il quale lo abbracciò e lo baciò: “Sei il miglior marito del mondo!” “E forse in futuro anche cornuto.” pensò Alessio. Patrizia era tornata a casa con pacchi e pacchetti pieni di vestiti, scarpe ed anche un anello con brillante. Non volendo andare in albergo, Patrizia pensò bene di invitare Bruno nel suo appartamento mentre in casa c’era il marito per evitare ovvii pettegolezzi dei coinquilini. la sua richiesta passò al vaglio di Alessio che, inaspettatamente anche con se stesso, acconsentì. Bruno si presentò un pomeriggio con un gran mazzo di rose rosse accolto da una Patrizia su di giri e da un Alessio rassegnato. “Prima andiamo nel salone, a Bruno ho detto di sapere suonare l piano e lui vuol appurare quanto sono brava. Dopo circa mezz’ora il piano cessò di suonare perché Patrizia e Bruno erano passati in camera da letto. Il Tenente in bagno, nel veder Patrizia nuda rimase estasiato, Patrizia era una longilinea provvista di belle tette e di un sedere delizioso ma il meglio venne allorché la dama si esibì in un repertorio sia orale che di movimento del bacino che portò alle stelle la goduria di Bruno, valeva tutti i soldi che lui aveva speso per i regali. La notte Patrizia, dopo aver cambiato le lenzuola e benché stanca sessualmente, ritenne opportuno far godere delle sue grazie anche il marito che  non pensò a chi era stato con sua moglie prima di lui, ricordò il detto che ‘una moglie allenata…rende di più!’ Arianna si accorse dei nuovi vestiti, delle scarpe e dell’anello di Patrizia la quale fu sincera con grande sorpresa dell’amica. “E così tu…” “E così io… tu che avresti fatto al posto mio? Sii sincera.” Arianna fu sincera: “Gli avrei mollato anche il popò…” “Cosa che ancora io non ho fatto, i negozi di Roma son pieni di belle cose, che ne dici se propongo a Bruno un incontro con te?” “Tuo marito è stato comprensivo, io non so se Leonardo potrebbe essere della stessa opinione.” Leonardo inaspettatamente fece una contro proposta: “Prima che tu te la spassi con quel Bruno vorrei spassarmela io un pomeriggio con Patrizia.” Arianna: “Res cum ita sint, tradotto: stando così le cose penso che potremmo dire:’tutti insieme appassionatamente!’” E così avvenne uno ‘wife swapping’ con grande soddisfazione di tutti.  Patrizia ed Arianna facevano la ‘spesa’ ambedue con Bruno il quale dimostrò ancora una volta che il denaro non era per lui un problema. Una domenica che i quattro pranzavano insieme Patrizia: “Alla fine del pasto una notizia sconvolgente!” “E che sarà mai, è morto il Papa?” “ Devo riferirvi una confessione di Bruno: ha dichiarato di essere bisessuale!” Silenzio generale poi Leonardo: “A noi che ce ne importa?” “E qui ti sbagli, prima ha ‘usufruito’ delle signore ed ora tocca a voi maschietti.” “Col cavolo, io nemmeno per diecimila €uro!” “Infatti non sono diecimila ma cinquantamila,” “A testa?” “Ognuno di voi percepirà questa somma in contanti alla fine della serata.” Alessio e Leonardo  insieme intonarono un canto goliardico: “Bruno, bum, Bruno bum chi l’avrebbe mai creduto che tu avessi avuto: valzer, un debole con il buco del cul bam bam, bam bam, bam bam!” “Mi viene in mente una frase di Dante che affermava: ‘quanto sa di sale il pane altrui!’” “Lasciamo da parte la letteratura, anche se ipoteticamente noi fossimo d’accordo ho  seri dubbi che il mio ‘ciccio’ alzerebbe la ‘testa’, non mi piacciono i culattoni!” “Non sputar sul piatto in cui potresti mangiare, ci saremo noi femminucce di supporto a voi ed anche per soddisfare la parte maschile di Bruno.” “Altro che Sodoma e Gomorra: una pioggia di fuoco si abbatterà su questa palazzina coinvolgendo anche persone innocenti, vi prenderete questa responsabilità?” “Alessio, dopo che hai fatto sfoggio di cultura religiosa lasciamo da parte le battute di spirito e decidiamo come comportarci; I soldi piacciono a tutti, noi…” “Chi non ci sta alzi la mano.” Nessuno ebbe il coraggio di rifiutare quel fiume di denaro e la notizia fu comunicata per telefono al fornitore di…il quale “Oh che bello, che ne dite di domenica pomeriggio?” Un secco ”Ok, alla prossima domenica.” Il pranzo dei quattro fu più frugale del solito, dovevano essere in forma e non bolsi. Bruno si presentò col solito mazzo di rose rosse e con una maschera in viso, comprensibile era carnevale ma quando se la tolse…sorpresa sorpresa, Bruno aveva il viso  truccato da donna, e che donna, bellissima, un’atmosfera surreale! “Penso che i signori siano a posto con i lavacri, io appostissimo che ne dite se cominciamo subito, il mio popò scalpita!” Ci fu uno scambio: Patrizia si appropriò oralmente del ‘ciccio’ di Leonardo imitata da Arianna con Alessio. Bruno, in ginocchio, aveva già ben lubrificato il suo ‘popò’ ed i due maschietti, a turno, non ebbero difficoltà a penetrarvi, le signore provvedevano a prendere in bocca il ‘ciccio’ di Bruno ‘ben dur’ e che emetteva delle bordate di sperma. Bruno sembrava instancabile; ad un certo punto le signore, viste le facce dei mariti: “Bruno che ne dici di smetterere, potresti sentirti male!” “Io lo farei per giorni interi ma il mio popò talvolta non collabora e si rivolta, fine della goduria.” I cinque, spaparazzati chi sul lettone e chi sul divano pian piano ripresero le ‘penne’, andarono in bagno e si rivestirono, ‘la musica è finita, gli amici se ne vanno’. Bruno si rimise la maschera in viso prima del: by by, a presto!” Alessio e Leonardo con noncuranza misero mano a due buste della spesa contenenti…una bella spesa pensando a qual fine avrebbero  destinato tutti quei soldi. Avvennero altri due incontri fra i cinque poi Bruno fu trasferito, forse per sua volontà ad Agrigento per andare a provare altre sensazioni con nuovi amici siciliani e siciliane di fama piuttosto focosi!

     
  • 06 novembre alle ore 10:09
    IL SESSO NON HA COLORE

    Come comincia: Era l’inizio di giugno, a Rimini il tempo non faceva i ‘capricci’ tanto temuti dagli albergatori anzi le giornate erano assolate e la temperatura gradevole. Paola Rossi, tramite agenzia,  aveva contatto una famiglia di profughi Tunisini per impiegarli nel suo stabilimento balneare ‘Intimità’. Inaspettatamente una mattina si trovò tutta la famiglia istallata sulla panchina dinanzi allo stabilimento. Il capo famiglia fece le presentazioni: “Sono Aban Madani, mia moglie Leyla Hamid, i miei figli gemelli Bashir e Hadi, mia figlia Amira, ci hanno dato il suo indirizzo dello stabilimento ma non quello di casa sua per questa ragione siamo qui. Paola passò in rassegna con gli occhi i Tunisini, tutti dalla pelle piuttosto chiara, soffermò la sua attenzione particolarmente sui due gemelli: due giovani un metro e ottanta circa dal fisico atletico e dal sorriso accattivante, anche la ragazza non era male, insomma una famiglia di belli. L’agenzia di collocamento aveva fornito per loro buone referenze, nessun procedimento né pendenze penali, insomma affidabili. I Tunisini avevano soggiornato in una località siciliana per cinque anni ma non era stato specificato il motivo del loro trasferimento, parlavano un italiano comprensibile. Paola: “Penso non abbiate un alloggio, a Rimini d’estate è un impresa trovarlo, sopra casa mia c’è un piccolo appartamento di tre stanze, potreste sistemarvi lì, non è lontano. Leyla abbracciò Paola per ringraziarla: “Siamo stati fortunati signora, sapremo ricompensarla col nostro lavoro.” Era domenica, a casa di Paola tutti i suoi congiunti: Andrea Fabbri pater familias e poi Silvia e Fabio ambedue studenti universitari a Bologna. “Appena vi sarete sistemati Bashir ed Hadi dovrebbero venire con me per sistemare lo stabilimento, E così fu, a bordo della Dacia di Paola arrivarono nel posteggio dello stabilimento e poi in cabina. Paola si era presentata con una costume intero di color nero provocando l’ilarità dei due giovani. “Cosa avete da ridere , mai vista una donna in costume?” “Madame ci scusi l’impertinenza (in Tunisia si parlava il francese) ma una giovane e bella donna dovrebbe indossare qualcosa di più sexy per far godere la vista dei maschi del lido.” Paola non rispose, sarebbe stato difficile dire qualcosa di spiritoso per ribattere quella osservazione piuttosto impertinente, guardò meglio i due giovani: due statue greche o meglio tunisine, si meravigliò lei stessa per il suo interesse per due ragazzi che potevano essere suoi figli. “Voi  sarete addetti al salvataggio, sul lido c’è una piattaforma sopraelevata per scorgere meglio eventuali bagnanti in difficoltà, ci sono due attrezzi di plastica per la bisogna e due binocoli, inoltre  avete il compito di mettere gli ombrelloni e le sdraie dove vi indicherò. Bashir ed Hadi avevano ben capito quale fosse il loro lavoro e dimostrarono sveltezza e precisione che fece piacere a Paola. “Io vado a casa, ogni nuovo cliente deve essere riportato nel registro delle presenze ed a lui dovrete rilasciare una tessera d’ingresso, ben capito?” “Madame, noi a scuola eravamo piuttosto bravi, lo saremo anche qui.” Paola era rimasta colpita dalla osservazione dei due ragazzi, forse avevano ragione, a quarant’anni molto ben portati un costume intero era eccessivo;  si recò nel negozio di una sua amica, anche se era domenica, d’estate tutti gli esercizi erano aperti. “Cara Paola è un  piacere vederti, cosa chiedi alla tua amica Isolde? (Era una tedesca che aveva sposato un riminese). Ho un costume intero, vorrei un due pezzi non molto scollato.” “Due pezzi da monache non ne ho, col tuo fisico ti puoi permettere tutto, eccone uno bellissimo, tipo brasiliano, farai girare la testa a tutti i maschietti, auguri.” E così fu, al rientro nello stabilimento i due Tunisini le fecero i complimenti: “Madame est fabuleuse, ha visto che la nostra osservazione era giusta.?” Paola non si voleva dar per vinta, “A casa ho tanti costumi…” Anche Andrea, Silvia e Fabio rimasero stupiti, la rispettiva moglie e madre si era modernizzata, un po’ troppo pensò il marito. Andrea era proprietario di una grande pasticceria ubicata nel Comune di Verucchio, non era riuscito ad ottenere una licenza per Rimini, troppa concorrenza e poche raccomandazioni e così aveva ripiegato per un Comune limitrofo  sempre affollato da turisti per le sue antichità. Giorni  prima alcuni vicini lo avevano informato che la sua dipendente,  Alma Crocetti,  in sua assenza, si dava ai bagordi con degli amici con i prodotti esistenti in pasticceria, la licenziò per giusta causa senza liquidazione ed era in cerca di una sostituta. Chi meglio della tunisina Amira, sembrava una ragazza assennata e poi fisicamente piacevole il che non guastava. Andrea spesso non rientrava a Rimini con la motivazione che il locale chiudeva alla due di notte e la mattina apriva molto presto; si era ricavata una stanza con due letti ed un bagno nel retro della pasticceria. Anche Amira fu costretta a seguire gli orari del datore di lavoro, Aban, il padre, non era contento di quella situazione ma capì di non poter intervenire. Ogni giorno Andrea ed Amira si ‘avvicinavano’ sempre di più specialmente quando rimanevano soli. Cosa strana per un’araba, fu Amira che fece il primo passo in campo sessuale, una notte si distese sul lettino di Andrea: “Scusami se ti disturbo, mi sento sola, ti dispiace se sto un po’ vicino a te?” Andrea non aspettava altro da vario tempo ma  aveva avuto paura della reazione della ragazza, sarebbe venuto fuori uno scandalo ed anche a casa sua non l’avrebbero presa bene. Amira dimostrò di non essere alla sua prima esperienza sessuale con gran gioia del suo amante che con la moglie, in questo campo, aveva tanti problemi per la ‘rigidità sessuale’ della consorte, insomma una puritana. All’inizio Paola non era contenta della lontananza costante del marito ma un episodio le fece cambiar idea. Una mattina Bashir, vedendo arrivare in spiaggia Paola particolarmente pimpante, pensò bene di prendere al volo l’occasione. “Madame Paola, visto il mare calmo che ne dice di una nuotata insieme, a controllare la situazione ci sarà Hadi.” “Purtroppo io non so nuotare.” “Non ci credo una signora che abita in una città di mare, va bene le insegnerò io, prendiamo la barca di salvataggio per ogni eventualità.” Con meraviglia di se stessa, Paola accettò senza parlare, remando remando Bashir portò la barca abbastanza al largo, le ‘fils de pute’ capì che la situazione volgeva a suo favore, fece scendere in acqua Paola e: “Le insegno a fare il morto, chiuda gli occhi, metta la testa in acqua, io la sorreggerò con la mano sulla schiena, si rilassi.” Paola si rilassò a tal punto quasi da non accorgersi che gli veniva sfilato lo slip, o meglio se ne accorse ma non ebbe il coraggio o meglio la forza di protestare. Fu difficile da capire come Bashir fosse riuscito a penetrare nel ‘fiorellino’ di Paola, per lei era  un’esperienza unica, mai provata; ebbe due orgasmi consecutivi sempre ad occhi chiusi, cosa che non aveva provato mai con suo marito, anche per sua colpa. Sembrava addormentata. Bashir: “Madame dobbiamo tornare a riva, Hadi potrebbe pensare che lei sia annegata e poi la gente che ci ha visto andare al largo…” Paola pian piano si rese conto della situazione, un cumulo di sensazioni da quella più bella a quella della colpa ma la prima ebbe il sopravvento. Baciò in bocca il suo amante senza parlare. A terra la dama si era ripresa ed ad Hadi:”Tuo fratello mi sta insegnando a nuotare.” (chiamalo nuotare!) Il giorno successivo Hadi: “Signora penso che lei abbia ancora qualche lezione per esser sicura nel nuoto, prendiamo la barca ed andiamo al largo.” Il giovane era stato  previdente, aveva portato con sé un materassino che, poggiato sul fondo della barca rendeva piacevole il distendersi dei due corpi. Questa volta fu Paola a spogliarsi di sua iniziativa, Hadi sembrava aver un pene più grande del fratello e Paola provò orgasmi multipli fino a rimanere senza forze. Hadi riportò la barca a terra, Bashir la ormeggiò senza far commenti e guardò in faccia i due, sembravano proprio spompati. Le ‘lezioni di nuoto’ erano quasi giornaliere, i due tunisini recuperavano le forze con cibi ‘ricostituenti’ forniti da Paola  sempre più in  forma fisica cosa notata da Silvia e Fabio che, recatisi una mattina in spiaggia notarono le manovre della madre con il bagnino di turno e si resero conto della situazione, non erano puritani. “Hai capito mammina, tanto per bene, ha scoperto il sesso a quarant’anni.” Aban, il padre, bravo meccanico, aveva trovato un impiego presso una officina automobilistica che includeva anche un concessionario di marche di auto estere, c’era molto da lavorare ed Aban tornava a casa la sera ‘distrutto’ fisicamente, cena a poi a letto. La moglie Leyla era la donna di casa, dalla cucina alle pulizie tutto sulle sue spalle e, vedendo gli altri divertirsi si cominciò a domandare se anche lei non aveva diritto ad un po’ di ‘rilassamento.’ L’occasione capitò un pomeriggio quando andò in camera di Fabio per spolverare e vide il giovane nudo sul letto, un membro morbido ma…promettente. Lo prese in mano sin quando il proprietario si svegliò  ed esordì con: “Grazie cara, che ne dici di farti vedere nuda, chiudi la porta a chiave.” Leyla era ancora appetibile, un bel fisico anche se un po’ robusto, tette dure e fiorello? Deliziose, piacevoli, paradisiache forse gli aggettivi erano eccessivi ma le sensazioni provate da Fabio erano  assolutamente maggiori di quelle saggiate con le sue coetanee. Unica rimasta a bocca asciutta? Silvia che sconsolatamente ricordò il poema satirico ‘Ifigonia in culide’ in cui la protagonista, al par suo, si lamentava. “Quanta fava quanta fava ma perché nessun mi chiava?”

     
  • 27 ottobre alle ore 9:05
    IL MAGO DISSE ALLA STREGA...

    Come comincia: Il mago disse alla strega....
     Non vi sto a riferire quello che il mago disse alla strega per evitare volgarità, vi posso solo dire che il mago andò in bianco. Questo ‘cappello’ per introdurre un racconto un po’ particolare: personaggio Aurelio Mangano con studio in un paese in provincia di Catania con pochi abitanti, suo padre Gioacchino era stato il suo maestro nell’arte divinatoria e gli aveva consegnato un libriccino, il cui contenuto era conosciuto solo da loro due, col quale Aurelio riusciva a predire il futuro delle persone che si presentavano a lui. Col passa parola si era fatta una fama di persona seria e affidabile, moltissimi dei suoi clienti, provenienti anche da località lontane, avevano visto avverare le sue previsioni un po’ in tutti i campi, da quello medico e poi un po’ in tutti gli altri:  lavoro, studi,  affetti ecc. Come poteva essere classificato? Veggente, divinatore o che altro, Aurelio si presentava solo col suo nome e cognome senza alcuna qualifica,  riceveva i clienti solo per appuntamento, la sua sala d’aspetto era sempre piena di persone in attesa di conoscere il loro futuro. Scapolo, palestrato, molto sensibile al fascino femminile  nel suo studio evitava nel modo più assoluto di far la corte a qualche cliente femmina anche se di suo gradimento. Più di una volta gli era capitato che qualche signorina gli aveva fatto capire la sua disponibilità ma siccome c’era molta concorrenza in questo campo, preferiva far una cernita a seconda della beltade del soggetto e  dava loro appuntamento a Fiumefreddo dove aveva la sua abitazione  molto confortevole ed arredata con buon gusto. Alcune volte gli erano capitati casi ‘difficili’ come quando si era presentata una ragazza in compagnia di una signora anziana  a cui aveva ‘visto’ un tumore al fegato e la morte entro trenta giorni. Fece segno alla ragazza di seguirlo in altra stanza per rivelarle quanto da lui pronosticato. La ragazza si mise a piangere e ci volle del tempo prima che si ricomponesse. Al rientro nello studio la vecchia: “Sei la solita puttana, ti sei fatto anche il qui presente, paga e andiamo via.” La figlia fece cenno ad Aurelio di non farci caso, la vecchia doveva essere proprio una peste ma… ancora per poco! Altro caso particolare: un uomo di mezza età non particolarmente attraente volle sapere se sua moglie avesse un amante. Dal libriccino Aurelio dedusse che la signora non aveva un  amante ma ben tre suoi vicini di casa. Entrò in crisi, poteva accadere una tragedia se avesse detto la verità al marito. Col pretesto di conoscere i dati personali del richiedente, si fece consegnare la sua carta di identità da cui rilevò oltre al nome e cognome anche il luogo e la via di residenza, al ‘cocu’ disse una bugia: “Sua moglie non la tradisce, sia sereno.” Appena uscito il cotale, all’ufficio informazioni chiese il numero dell’utenza telefonica intestata a….Ottenuta l’informazione: “Signora noi non ci conosciamo, le dico solo di stare molto attenta, suo marito dubita della sua fedeltà e potrebbe fare una sciocchezza” “Chi parla? Non  credo ad una parola di quello che mi ha detto!” “Farebbe meglio a crederci!”  Ormai Aurelio si era incamminato oltre che nella strada del preveggente anche in quella di salvatore di situazioni pericolose ma talvolta non poteva riuscirci come nel caso di una signora: “Son venuta da lei per un motivo delicato, il mio consorte ha un amico… molto amico, spesso escono insieme ed io resto sola a casa, non abbiamo figli, anche in campo sessuale è un disastro, vorrei sapere se il mio poco adorato marito è omosessuale.” Era omosessuale. “Gentile signora mi ha messo in crisi, dirle la verità potrebbe essere spiacevole ma…” “Ho capito tutto, anche se omosessuale resterò con lui per il volgare denaro, è molto ricco e evidentemente il nostro matrimonio è stato per lui un paravento, questo è il mio biglietto da visita qualora…”Aurelio ricambiò fornendo il suo biglietto da visita. La signora Elda M. oltre ad essere bella aveva classe, Aurelio ne prese nota ed ebbe una gradita sorpresa quando un pomeriggio di un venerdì: ”Sono Elda M. fra mezz’ora circa sarò sotto casa sua, porti un costume da bagno, andremo… glielo dirò in macchina.”  Elda fermò la sua Giulia A.R. rossa sotto casa del futuro probabile amante e suonò due volte il clacson. Aurelio scese le scale e fu letteralmente abbagliato da Elda, era in costume da bagno che, dire non molto castigato era il minimo, sopra un copricostume trasparente, la dama era riuscito a far rimanere la bocca aperta Aurelio in segno di  meraviglia. “Chiuda la bocca, ci possono entrare delle mosche!” Pure preso per il c…o “Col suo permesso preferirei andare con la mia Jaguar X Type.” “Permesso accordato lei, anzi tu, hai avuto stile nell’acquisto di un’auto di classe.” “Per ora ho conquistato una donna di classe che mi vuol condurre dove?” “A Marina di Cottone mio marito, in una caletta, ha un bungalow ben attrezzato, ci passeremo il tempo che vogliamo, Guglielmo è col suo amico.” Era venuto a galla il nome dell’omo. Il bungalow era una bomboniera con tante comodità ma ci sarebbero potuti rimanere solo sino a domenica sera, il lunedì Aurelio aveva degli impegni di lavoro. La signora aveva un arretrato in fatto di sesso e lo dimostrò non appena chiusa la porta del bungalow, un bacio alla grande di quelli che fanno resuscitare i morti. “Vieni in bagno per un bidet ai tuoi gioielli…altro che gioielli hai…hai…A letto i due ripassarono tutto il Kamasutra, la dama era una buongustaia e gustò anche il sapore dello sperma di Aurelio: “Sembrava panna, mai assaggiato qualcosa di simile!” Per recuperare le forze un breve spuntino e poi il classico bagno a mezzanotte particolarmente romantico per la presenza della Luna piena poi sdraiati sull’arenile con Elda che aveva girato il viso dall’altra parte, delle lacrime scendevano sulle sue gote, lacrime di gioia e forse anche di rimpianto per qualcosa che sicuramente le sarebbe stato precluso per il futuro, Aurelio era stato chiaro: niente rapporti fissi. La domenica sera il rientro, Elda con solo una stretta di mano salutò il bell’amante che le aveva fatto provare non solo delle gioie del sesso, solo una stretta di mano perchè c’erano degli inquilini affacciati alle finestre. Il solito rompiballe spiritoso: “La prossima volta facciamo a metà?” “Zozzone a metà di che, è sola un’amica!” “Si un’amica del c…o!” “Vai a…” Va bene ci vado ma ricordati che se hai bisogno di un aiuto…” In studio la mattina seguente due sorelle un po’ avanti con gli anni e niente affatto appetibili: “Vorremmo sapere se riusciremo a sposarci, sinora…” Il sinora risultò che sarebbe stato definitivo ma come indorare la pillola? “Risulta che per voi è meglio rimanere sole tra di voi, vi farete compagnia.” Era il massimo della diplomazia. Altro cliente ‘difficile: una mattina si presentò un tale piuttosto tarchiato, baffi,  barba non rasata, coppola, gilet con catena d’oro,  aveva lo stile del mafioso. Era accompagnato da altro individuo più alto di statura, ma praticamente simile, munito di fucile calibro dodici e di cartucciera, il classico guarda spalle.“Mi dissero che vossia andovina il futuro.” “Ci provo, cosa vuol sapere?” “Venni a sàpere che mi vogliono accidere, voio sàpere se ci riusciranno.” Vagli a dire che ci sarebbero riusciti, solita risposta diplomatica.”Lei verrà ferito e sarà ricoverato in ospedale, di più non posso dirle.” “Dottore quanto vi devo?” “È un  mio omaggio, tanti auguri.”  “Vossia se fice n’amico, ricordatillo Pascale.” Avere una amicizia in un certo campo Aurelio non l’aveva messo in conto, non si sa mai, poteva servire. ‘Altro giro, altro numero’ Per chissà per quale motivo recondito ad Aurelio venne in mente questo vecchio detto all’apparire di altro cliente la cui mascolinità era in  forte dubbio: magro, occhi truccati, sciarpa al collo, maglietta ‘non baciatemi in bocca’ modi femminei: “Sono Gabriele, Gabri per gli amici vengo da lei per un fatto doloroso, mio marito o quello che pensavo fosse mio marito Marco mi ha lasciato per una donna,per una donna! Sono angosciata, vorrei sapere se ritornerà a me, le pagherò qualsiasi cifra!” “Lei vuol sapere la verità oppure…” “Come la canzone la verità mi fa male lo so, veda lei.” “Marco si sposerà con Antonella, lo sapeva il suo nome?” “Si lo sapevo, brutto vigliacco, tenga cento  €uro, ormai per me i soldi…” Ci mancava pure l’omo flerens! Per fortuna non c’erano altri clienti. Lunedì mattina, Aurelio non si sentiva particolarmente in forma fisica, raffreddato qualche linea di febbre, i primi freddi lo avevano colpito ma la sala d’aspetto era piena di clienti e così, imbacuccato: “Entri il primo.” Un uomo sui quaranta ben vestito, una persona normale che descrisse la sua situazione amorosa un po’ particolare: “Per prima cosa desidero che quanto le riferirò non esca da questa stanza, voglio la sua parola.” “Vada pure avanti, c‘è il segreto professionale.” “Sono un impiegato statale, da tempo sono l’amante della moglie del mio capo sezione, non è una avventura passeggera, anche lei è innamorata di me ma, se la storia divenisse di pubblico dominio passerei guai seri, penso di aver trovato una soluzione anche se difficile da mettere in atto: far diventare mia moglie l’amante del mio capo, non vorrei esagerare ma per me è una questione di vita o di morte, minimo potrei essere trasferito fuori sede oppure…non ci voglio pensare ci riuscirò?” Il signore cominciò a tremare. “Non si sente bene, vuole un bicchiere d’acqua?” “No solo una sua risposta.” Consultando il suo ‘breviario’ constatò che il cotale sarebbe riuscito nell’intento ma ritenne di non dover dare subito la risposta e consigliare il suo dirimpettaio: “Avrà difficoltà sia a convincere sua moglie sia il suo capo sezione, per prima cosa faccia un  po’ la corte alla sua signora, fiori, cena al ristorante, qualche gioiello se ne ha la possibilità finanziaria e le dica che il suo capo gli ha confidato di un suo interessamento amoroso per lei, agisca nello stesso modo col suo capo, gli riferisca che sua moglie, piangendo, gli ha confidato di essere innamorato di lui, ci vorrà del tempo ma la situazione si evolverà come lei spera.” “Qui ci sono duecento €uro, non ho problemi finanziari, qualora riuscissi nel mio disegno la verrò di nuovo a trovare, magari in compagnia della mia adorata…” Esaurito il numero di clienti, squillò il telefono, solo  un pianto. “Se è uno scherzo è di cattivo gusto.” “Sono Elda, ho bisogno di parlarti, posso venire allo studio?” Aurelio fu tentato di dirle di no, sentiva puzza di guai ma Elda aveva ripreso a piangere. “Ti aspetto.” Dopo una mezz’ora Aurelio vide dalla finestra l’arrivo di una Giulia rossa. Elda portava gli occhiali scuri ed era vestita trasandata. “Stiamo un po’ seduti sul divano, vorrei…” “Ed il vorrei che ti togliessi gli occhiali, qui dentro non  c’è il sole.” Frase che Aurelio riconobbe non molto intelligente ma rimase basito nel vedere che la signora aveva un occhio nero. Ripresasi, la signora raccontò che dopo aver fatto visita alla madre, ritornando a casa prima del previsto gli era accaduto di entrare in camera da letto e scoprire che il marito era ‘in compagnia’ del suo amico omo, il marito aveva preso male questa sua intrusione e l’aveva picchiata. Aveva pensato di denunziarlo alla Polizia ma, ragionando a mente fredda capì che aveva tutto da perdere e quindi rinunziò. Chissà per quale ‘marchingegno’ psicologico il ‘ciccio’ di Aurelio alzò la testa, Elda se ne accorse e provvide a farlo entrare dentro la cosina che si risvegliò e tutto finì ‘in gloria’. “Mangiamo qualcosa e poi decidi cosa fare.” “Purtroppo non ho altra scelta, tornerò a casa.” La storia finì come Aurelio non avrebbe voluto, si era innamorato di Elda da lei ricambiato e la loro divenne un legame fisso. Per quanto riguarda il titolo c’è da domandarsi perché un mago dall’aspetto piacevole e dai modi signorili dovesse chiedere un favore sessuale ad una strega dall’aspetto orrido e poco appetibile, solo una risposta possibile, il mago era un masochista!

     
  • 22 ottobre alle ore 17:00
    INSIEME IN ALLEGRIA

    Come comincia: Matteo De Luca e Alice Marconi si erano sposati nel castello  di Monterone vicino Perugia, dove abitavano, ampiamente ‘foraggiati’ da papà Riccardo e da mamma Maria Milazzo: invitati duecento persone, anche stranieri iscritti alla locale Università dove i due sposi erano impiegati. La maggior parte dei convitati  erano  giovani e crearono una gran caciara con grandi abbracci, anche un po’ troppo spinti, musica rock ad altissimo volume, pranzo preparato dal più stilè ristorante di Perugia: strangozzi al tartufo, ciaramicola, gallina ubriaca, agnello al forno, colombaccio selvatico, molte verdure, pane brustengolo, vino Montefalco rosso, torta al testo, liquore Nocerino, ce n’era per tutti i gusti ma dei giovani preferirono: alcuni ballare al ritmo indiavolato  dal suono del rock, altri si ‘infrattarono’ nelle stanze del castello. I due sposi furono molto festeggiati dagli invitati, grandi baci ed abbracci,  fine della serata alle due di notte. Il giorno seguente Matteo ed Alice partirono per il viaggio di nozze in Tunisia, paese arabo meno retrogrado degli altri in quanto a libertà personale delle donne, la sposa, in spiaggia, col suo mini bichini  era ovviamente meno ‘vestita’ delle ragazze locali che la invidiavano ma non potevano imitarla. Al ritorno una sorpresa: papà Riccardo aveva predisposto una porta tra i due appartamenti di sua proprietà nello stesso piano : “Quando leticherete potrete trovare rifugio nell’altro appartamento!” aveva sentenziato argutamente il papà non prevedendo che…Matteo ed Alice durante la permanenza in Tunisia si erano accorti che ambedue guardavano con insistenza gli appartenenti al sesso opposto, si domandarono il perché e, poiché avevano giurato di essere sempre sinceri l’un l’altro,  decisero di mettere in atto quello che in gergo si denomina ‘coppia aperta’ aiutati dal fatto di aver a disposizione due appartamenti. Matteo traslocò col suo  materiale di vestiario nei locali adiacenti,  sopra la porta divisoria furono poste due lampadine: una rossa ed una verde per capire quando era possibile andare a trovare il vicino coniuge senza procurargli problemi di intimità. Fra i due furono stabiliti patti chiari: nessuna gelosia, nessun impegno affettivo con altre persone di sesso opposto, cautela nello scegliere il partner temporaneo. Matteo era una giovane venticinquenne alto, bruno, fisico atletico, uno e ottanta di altezza, spesso allegro e sorridente al contrario di Alice  capelli lunghi, castani, alta quasi come il marito, occhi nerissimi, quasi sempre con sguardo corrusco e deciso per natura che, allorché arrabbiata, non faceva presagire nulla di buono da parte di chi l’aveva provocata; solo a letto, con un maschietto giusto per lei,  diventava uno ‘zuccherino’ lascivo.“Cara, stasera sono in compagnia di Aurora un allieva di legge, è una francese bionda, non ha nulla in comune con te, tu sei…” “Inutile che mi indori la pillola, ormai ognuno di noi, in quanto a sesso, ha la propria vita, auguri e non spremerti troppo!” La bionda si presentò poco dopo dicendo che da tempo aveva notato Matteo,  si mise subito in azione dimostrando che, in fatto di sesso,  le francesi non avevano nulla da invidiare alle italiane. Unico suo problema era stato quello che, durante l’orgasmo, urlacchiava e dall’altra parte Alice sentiva tutto rimanendo perplessa, a lei non era mai successo. Poi fu la sua volta: scelse Baldo un allievo di ingegneria bassino, moro: ”Cara ti chiedo scusa ama ho un problema!” “Non mi dire che sei impotente, ci mancherebbe altro!” “Non sono impotente anzi, guarda qua…e sfoderò un pene fuori della norma per grandezza e per lunghezza. Alice per la prima volta in vita sua rimase senza parole, stava pensando come comportarsi: accettare il rapporto sessuale con possibili conseguenze negative per la sua ‘gatta’ oppure…scelse ‘oppure’: “Mi raccomando vai leggero, mai provato…”  Leggerezza sino ad un certo punto, malgrado la vasellina con cui Baldo si era spalmato il pene e che ‘l’immisio penis’ avvenisse un centimetro per volta, Aurora emise qualche gridolino non di piacere come l’amica di suo marito, solo quando Baldo con il suo ‘marruggio’ arrivò sulla cervice del suo utero e dette il via ad una ‘mitragliata’ di sperma, Alice godette alla grande e così fu ricambiata del sacrificio. Baldo restò dentro per altre ‘mitragliate’ cosa ben accettata dalla signora sin quando: ”Basta mi hai distrutto!” Matteo ed Alice talvolta si riunivano a mangiare insieme raccontandosi senza vergogna le relative avventure con qualche benevolo sfottò quando erano accadute situazioni particolari come quando Alice incontrò un tale a nome Tommaso di Pistoia iscritto a medicina il quale: “Cara ho un problema…” “Non mi dire che hai un coso troppo grosso!” “No, io per avere un’erezione devo usare un vibratore nel mio popò poi tutto va bene.” Pensiero di Alice: “Ora mi capita pure un bisessuale, tutti a me gli incasinati!” Le cose andarono come previsto da Tommaso, tutto regolare sin quando ad Alice venne un’idea: “Fa provare anche a me il vibratore, non l’ho mai usato.”Alice ebbe due orgasmi consecutivi e poi rimase a gambe aperte sul letto piuttosto perplessa, che un coso di plastica fosse meglio di uno naturale, bah! A cena, dopo il racconto del fatto al marito, Alice fu bellamente presa per i fondelli fin quando: ”Vediamo se il mio è meglio di quello di plastica!” Era migliore! Alice rimorchiava più del marito: aveva conosciuto uno svedese spilungone, più di un metro e novanta, classico nordico biondo con occhi azzurri; la locale squadra di pallavolo lo aveva preso in squadra, era uno schiacciatore formidabile, molte vittorie erano dovute a lui e quindi era molto conosciuto e coccolato dai tifosi. Alice lo aveva conosciuto alla facoltà di agricoltura in cui era iscritto il tale, era curiosa di ‘assaggiarlo’ tanto era diverso dagli altri giovani dell’università, gli fece la corte, Dennis Bergman, questo il suo nome, non la recepiva ed Alice, come da suo carattere, si incaponì sin quando Dennis si fece convincere di andare a casa sua. Male gliene incolse quando vide uscire dal bagno Dennis che a fronte di due testicoli molto grossi presentava un pene piccolino, quasi da bambino, Alice represse una risata e si domandò se con quel coso avrebbe provato solo del solletico poi una decisione improvvisa: usare il popò che normalmente  ‘praticava’ raramente per evitare sensazioni spiacevoli ma con Dennis fu il contrario, il non sentire dolore le fece provare della goduria inaspettata, prolungata e piacevole, anche se non capì il motivo non avrebbe riferito il fatto al marito, forse ci avrebbe riprovato con Dennis. Matteo a medicina incontrò la negra Feiven Tewolde eritrea dal viso simpatico e dalle forme prorompenti, la scelse per variare le sue conquiste. Alla vista della dama nuda Matteo rimase perplesso e niente affatto arrapato, Feiven oltre ad una epa troppo pronunziata aveva tette grosse, pendenti  ed il nero dominava la punta del seno e le labbra della cosina, anzi della cosona. Ormai era troppo tardi e non poteva tirarsi indietro, avrebbe fatto una figuraccia che era probabile la ragazza avrebbe riferito alle compagne e lui avrebbe perso la faccia. Dopo un bel po’ di aiuto orale da parte della dama,  riuscì in qualche modo di far ‘riesumare’ciccio, ebbe anche il coraggio di mettersi in bocca la ‘cosona’ di Feiven e penetrare la vagina ma poi alzò bandiera bianca, cattiva esperienza che gli sarebbe servita in futuro per scegliere un partner. Meglio andò ad Alice con un mulatto etiope che probabilmente aveva del sangue italiano da parte di padre dopo la campagna della ‘terza’ sponda di Mussolini nel 1940. Senai Abraham  dimostrò subito la sua signorilità:  finto baciamano ad Alice, le diede la precedenza in bagno, non assistette al bidet della signora e si presentò in camera con un asciugamano sulle pudende. Alice rimase ben impressionata, baciò a lungo  il temporaneo compagno di letto e prese in bocca il pene che eiaculò un liquido piacevole al gusto e poi nella gatta dimostrò dimestichezza nell’arte amatoria riuscendo a trovarle il punto G ed a portarla nell’empireo del piacere, un vero signore sessuale, da rincontrare. Alice un pomeriggio di sabato si stava annoiando a casa, a Riccardo era venuto il pallino delle bocce e dedicava questo ‘amusement’ proprio il sabato pomeriggio con lo sfottò della consorte che considerava le bocce un passatempo per soli anziani. “ Ti vedo in discesa mon amour , attento che qualche boccia fuori tiro non ti arrivi sul tuo ‘ambaradam’.  Alice, benché fuori ci fosse un vento gelido, decise di uscire imbacuccandosi alla meglio, non aveva veri capi invernali e, passeggiando per il corso di fermò dinanzi ad una pellicceria ben fornita. D’impulso entrò dentro e fu accolta da un delizioso calore. All’avvicinarsi di un giovane elegantemente vestito di bell’aspetto e sorridente: “Sono entrata solo per riscaldarmi, scusi la sincerità.” “Sono Adalberto Mosca il proprietario del negozio, è un piacere avere nel mio esercizio sì deliziosa signora, anche se non è venuta per acquistare una pelliccia gliene farò provare qualcuna, in caso di sfilata potrei chiederle, dato il suo fisico longilineo, di fare da modella.  Alice ne provò alcune ma, indossatane una di color marrò-miele rimase affascinata: “Questa è favolosa, non le chiedo nemmeno quanto costa, immagino una cifra elevata.” “Lei ha buon gusto, questo è un visone demi buff a righe verticali  e poi all’orecchio di Alice: “La vedrei bene solo con questa pelliccia indosso!” “Anch’io ma…” “Non ci sono ma, le chiedo di fornirmi un  indirizzo dove recarmi con la pelliccia e fargliela provare ‘nude look’. Alice non ci pensò due volte e fornì ad un Adalberto, cui la pressione sanguigna era aumentata di molto, l’indirizzo di casa sua e l’orario: domenica mattina alle dieci. Il giovane si presentò un quarto d’ora prima, Alice accese la luce rossa della porta di comunicazione col marito e:”Se permette vado in bagno per indossare questa favola.” Apri la porta del bagno avvolta nel ‘demi buff’ e di colpo, restando nuda:  “Voila  sono a sua disposizione.” Finirono sul letto ed Alice mise in atto tutto il suo repertorio sessuale che mandò ‘in gloria’ Adalberto. “Sei stata favolosa, c’è un solo problema, ho un socio nel negozio e prima di poterti regalare la pelliccia devo parlare con lui e sperare che sia d’accordo.” Ed intanto si riportò indietro la pelliccia; Alice pensò di aver preso una fregatura e, all’uscita del giovane, per rabbia prese una spazzola e la getto contro il muro dandosi dell’ingenua. Ma il destino era diverso da quello da lei presagito, Adalberto si fece vivo per telefono e: ”Carissima, ho avuto il consenso del mio socio, un giovane per bene che però desidera conoscerti, se sei d’accordo…” Dopo un attimo di esitazione la futura proprietaria della pelliccia acconsentì e l’appuntamento fu per le nove della domenica, decise un’ora prima pensando che i signori da accontentare erano in due…Adalberto aveva avuto ragione, Giacinto questo il nome del socio, di brutto aveva solo il nome. Alice fece la solita pantomina dell’entrata con pelliccia addosso senza veli , invitò i due con testosterone alle stelle ad andare in bagno per un bidet e poi…Giac. ce l’aveva proprio lungo, impressionante, in erezione sembrava la lancia di un cavalier antico, sul letto Alice riuscì a mettere in bocca solo la punta ma il più doveva ancora venire quando si trovò la ‘gatta’ infilata sino in fondo con solo la metà del ‘coso’, Adalberto si fece anche lui sotto o meglio si infilò nel ‘popò’ della dama  facendo provare alle stessa il doppio gusto. I due erano instancabili fin quando: “Ragazzi ne potremo parlare un’altra volta, per oggi…”Ci vollero altre tre ‘sedute’ per conquistare finalmente la proprietà della ‘demi buff’ che Adalberto disse valere quindicimila  €uro, voleva dire che anche la sua ‘chatte’ valeva tanto! Riccardo non fece commenti solo pensò che la ‘gatta’ della consorte era più pregiata del suo ‘pisello’. Alice sentiva il bisogno di provare nuove sensazioni sessuali, era nel suo carattere prendere l’iniziativa, lo comunicò  al marito: “Mon amour che ne diresti di un’esperienza di noi due con una coppia così vedrò quello che combini con un’altra ed anche tu…” Ricevuto l’assenso si mise alla ricerca. La scelta ricadde su una coppia di siciliani di Taormina che non avevano nulla di quello si dice degli abitanti di quell’isola, avevano la fama di essere anticonformisti. Calogero (Lillo)  Caruso e Letizia Marino furono contenti dell’invito anche se  conoscevano Matteo ed Alice solo di vista. “Benvenuti a casa nostra, abbiamo ordinato in vostro onore una cena a base di pesce, cosa difficile da avere da queste parti,  aggiungeremo del Verdicchio dei Castelli di Jesi e del Pro Secco, vini che ci inviano degli amici.” Un po’ di musica ‘lenta’ per ballare e conoscerci, ci sappiamo anticonformisti e questo renderà più piacevole la serata. Letizia bionda di chiara provenienza normanna non aveva nulla dei caratteri siciliani, al contrario Lillo che era un classico dalla pelle scura ed occhi nerissimi. Due camerieri portarono la cena ed i quattro fecero onore alla libagione non trascurando i vini che resero i quattro ancora più allegri. Letizia andò in camera da letto e ritornò come mamma l’aveva fatta con gran piacere di Matteo che seguì il suo esempio, Calogero ed Alice si guardarono negli occhi e scoppiarono in una bella risata: “Stì zozzoni ci hanno preceduto, che ne dici mia cara di imitarli?” E così fu che tutti e quattro ballavano al suono di un lento con i maschietti che avevano sfoderato la loro ‘sciabola’ che le ragazze presero volentieri in bocca con la conseguenza di assaggiare un ‘digestivo’ da ambedue apprezzato poi il passaggio sul lettone che dovette sopportare il peso ed il movimento dei quattro. In una pausa Alice baciò in bocca Letizia che contraccambiò volentieri, le signore si erano scoperte bisessuali con gran piacere dei compagni  maschietti che le ‘infilarono’ mentre loro seguitavano a baciarsi, una situazione non prevista ma molto piacevole. I quattro si erano affezionati, Matteo ed Alice smisero di cambiare partner. I due siculi, dopo aver conseguito la laurea nelle rispettive discipline ritornarono nella loro terra. “Vi aspettiamo a Taormina, mio padre è proprietario dell’hotel ‘Le Rose Rosse’, è un posto bellissimo con panorama sul mare, un bacione ed a presto!” Ormai un sentimento profondo univa le due coppie, non era solo un ‘exchange of partners’, c’era qualcosa di molto più profondo che li legava, qualcosa di indefinibile, al di la del sesso, che li portava a voler stare insieme il più possibile provando sensazioni meravigliose, un qualcosa molto vicino all’ amore, anche se molto particolare.

     
  • 20 ottobre alle ore 9:24
    UNA FAMIGLIA PARTICOLARE

    Come comincia: “Siamo a Fiumicino, mia cara tra poco prenderemo un tassì per Roma.” Elettra Guerra aveva annunziato il loro arrivo nella capitale italiana alla sua compagna Grace Taylor ed alla di lei figlia Alison Taylor. “Prima di passare dalla Dogana recuperiamo i nostri bagagli.” “Niente da dichiarare?” Consueta domanda di un finanziere, tale Cristian Roncaccioli che controllò anche i passaporti, constatò che Grace ed Alison avevano lo stesso cognome, mancava quello del padre… All’interno del bagaglio di Elettra, Cristian rinvenne un tubo di plastica lungo un cinquantina di centimetri gonfiato  e con una circonferenza di tre centimetri, lo prese in mano e: “Signore di che si tratta?” “È un giocattolo di mia figlia.” “Penso che lo sia delle due signore…” Il finanziere si era sbilanciato ed aveva provocato l’ira di Elettra: ”Non abbiamo merce di contrabbando né droga e nemmeno armi, il suo intervento non è accettabile, farò rapporto ai suoi superiori.” Nel frattempo era intervenuto il capo posto della Finanza brigadiere Leonardo Sciarra: “Cristian che sta succedendo?” Gli rispose Elettra: “Questo signore, si fa per dire, sta facendo degli apprezzamenti poco simpatici su di me e sulla mia compagna, intervenga lei che penso sia superiore di grado.” All’orecchio di Leonardo: “Queste sono due lesbiche e quella è la figlia di una…” “A te che minchia interessa, ti possono far passare dei guai e potresti trovarti in una brigata sperduta della Sardegna, sparisci, sistemo tutto io.” “Signore le mie scuse, posso darvi una mano?” “Si, ci chiami in tassì.” Andando verso il posteggio Elettra guardò meglio in brigadiere, sorridente, belloccio ed anche disponibile, (aveva preso  il bagaglio di Alison.) Grace:”Voglio ricompensare la sua gentilezza, le scrivo il numero del mio telefonino e l’indirizzo di casa mia, quando sarà libero dal servizio  potrà venire per un pranzo, immodestamente le dico che sono una brava cuoca.” Leonardo ricambiò fornendo il numero del suo cellulare. Quell’episodio non fu più presente nella memoria del brigadiere preso da servizi sempre più fitti per mancanza di personale con la conseguenza che non telefonò a quella signora inglese la quale però, avendo un buon ricordo di quel Leo in divisa: “Sono Grace Taylor, brigadiere si è perso, non si è fatto più vivo…” “Mi crede se dico che sono stato molto impegnato in servizio sia perché, essendo luglio, molti colleghi sono in licenza ed anche per mancanza cronica di personale, domenica prossima sarò finalmente libero.” “Noi abitiamo in via Marsala 23, lo aspettiamo per le dieci.”  Leonardo era alloggiato in via dell’Olmata non molto lontano dalla casa delle signore, passando dinanzi ad un rivenditore di fiori suo conoscente: “Brigadié sti fiori per chi sono? Le dò delle rose rosse per la sua fidanzata?” “No, sono stato invitato a pranzo da due signore.” “Allora vanno bene le rose bianche, beato lei che è giovane!” Evidentemente il fioraio aveva malignato sul fatto che Leo andasse a trovare due signore…La due dame si erano messe in ghingheri compresa Alison e fecero molta festa al brigadiere che era stato tanto gentile. “Noi siamo abituate a desinare più presto dei romani, per le dodici e trenta va bene?” “Sinceramente ho fatto una prima colazione  col solo caffè…” Elettra: “Sediamoci in salotto, questa casa è di 140 metri quadrati come le costruivano una volta, l’ho ereditata da mia madre da poco deceduta, siamo state fortunate, a Roma, qui al centro, ci sono prezzi incredibili di affitto. Per conoscerci un po’ le dico che abitavamo a Londra dove io insegnavo italiano e Grace era impiegata al Ministero degli Esteri; per sua fortuna e con l’aiuto di un’amica è stata trasferita all’Ambasciata inglese qui a Roma, io ho agganci al Ministero dell’Istruzione, mi hanno promesso un posto di insegnante di lingue, oltre all’inglese conosco pure il tedesco per aver avuto sin da piccola una badante di tale lingua, la qui presente signorina Alison  sarà iscritta, come suo desiderio, alla quinta ginnasiale e di lei cosa ci dice?” “Ho conseguito il diploma di liceo classico, sono nato a Roma ma, per motivi di lavoro di mio padre, funzionario di banca, ho vissuto vari anni a Jesi in quel di Ancona. Mi sono arruolato sedici anni addietro nella Guardia di Finanza, dopo tre duri anni di confine sono andato alla Scuola Sottufficiali ad Ostia e poi alla Compagnia di Fiumicino, la piccola Alison che ci dice?” “Non sono la piccola Alison ho quattordici anni, quasi quindici.” La ragazza di era subito dimostrata dal carattere ‘pungente’. “Chiedo scusa signorina, potrei essere suo padre per questo…” “Io non ho padre ma due madri che mi vogliono e si vogliono bene, siamo una famiglia particolare.” La baby aveva idee ben chiare sul genere della sua famiglia, evidentemente in Inghilterra c’era minor conformismo il che fece piacere a Leonardo, aveva sempre combattuto contro i parrucconi del pensiero. “Mi sono espresso male, mi riferivo all’età, ho venti anni più di te.” “Io preferisco gli uomini maturi, i miei coetanei in Inghilterra erano molto infantili e viziati, almeno nell’ambiente che frequentavo io, con lei anzi con te potrei farci un pensierino!” Risata generale, Grace: “Non ci faccia caso, mia figlia è così, penso che potremo darci del tu, io ed Elettra andiamo in cucina, Alison non saltare addosso a Leonardo!” La mamma si beccò delle boccacce da parte dell’erede che lei non vide perché di spalle. “Vorrei accendere la TV ma, tranne qualche raro programma, ci sono solo cattive notizie che sicuramente anche tu avrai notato, solo la notte, mentre le signore dormono, mi vedo dei film piccanti nel senso che…”Ho capito, mi vien da dirte che forse non sono adatti a…” “Ecco un altro parruccone, ti avevo giudicato meglio.” “Facciamo un gioco, ci guardiamo negli occhi, il primo dei due che ride paga pegno.” Leonardo restò serio, Alison barò e rise, “Adesso voglio pagare il pegno, si alzò dalla poltrona e baciò Leonardo in bocca. “Ti rendi conto…” “Non mi fare pure tu il puritano, mia madre e mia zia sono lesbiche e si sono sposate a Londra, vuoi sapere altro?” “Per oggi ho fatto il pieno di tante novità, non so che altro dirti, in Italia le ragazze della tua età sono un po’ diverse.” “Va bene, mi comporterò meglio, un giorno quando avrai voglia… voglio vedere il tuo uccello duro, i miei compagnia di classe ce l’avevano troppo piccolo!” Leonardo pensò bene si allontanarsi da quella…furia scatenata e si rifugiò in cucina. “Che buon odore, cosa di buono cucinano la signore?”  “Pasta alla amatriciana, pollo alla cacciatora e tanti contorni, come vedi niente di speciale.” “Speciali sono le cuoche nel senso della culinaria!” La signore risero forte tanto da indurre Alison ad entrare in cucina. “Devi essere tanto spiritoso da far ridere loro due ma non illuderti per te non c’è ‘trippa pè gatti’ come dice in questo casi Elettra!” Alla fine del pranzo: “Dopo mangiato di solito fumo la pipa, non vorrei dar fastidio a voi tutte.” In ogni caso non alla signorina, talvolta mi è capitato di sentire odore di tabacco sui suoi vestiti anche se si mette in bocca delle mentine per non farsi accorgere che fuma.” Ultima provocazione da parte di Alison: “Leonardo mi fai provare la pipa?” “E tu mi fai provare a sculacciarti, penso che tu ne abbia bisogno.” “Allora posso abbassarmi gli slip o preferisci sculacciarmi con le mutandine?” Stavolta Alison capì di aver esagerato e sparì dalla circolazione. Grace: “Sei sposato, fidanzato, hai figli?” “Uh! la mia ragazza mi ha cornificato immaginate con chi? Col mio migliore amico, forse è stato meglio, meglio prima che dopo sposati.” Elettra cambiò discorso e: “Siamo impegnate fino a tardi per il nostro lavoro e quindi costrette ad iscrivere Alison ad una scuola che la trattenga sino alle sedici, c’è un collegio di suore abbastanza vicino.” E così fu, Alison fu costretta ad indossare il costume della scuola ed a moderare il suo linguaggio.  Una domenica in cui era stato invitato a pranzo Leonardo alla sua richiesta: “Raccontaci qualcosa del collegio dove vai.” “Niente di particolare, per me lo studio non è un problema, per quanto riguarda i pettegolezzi posso dirvi che ci sono due giovani monache lesbiche e che il padre confessore è l’amante della superiora alla quale ho chiesto di non farmi partecipare alle cerimonie religiose, non ha potuto dirmi di no altrimenti…” I tre erano distesi ad ascoltare il linguaggio illuminante della baby, la mamma si era spesso domandato se la presenza di un padre avrebbe cambiato sua figlia ma sui gusti sessuali non si discute. Una mattina di sabato Leo era libero dal servizio è telefonò: “Sono Leonardo, so che di sabato non lavorate, che ne direste di ospitarmi a mangiare?” “Sei sempre il benvenuto, fra l’altro potremo stare un po’ in pace per la mancanza della signorina rompi balle, vieni subito.” Era agosto, Leonardo si presentò in maniche di camicia ed in pantaloncini corti. “Scusate il mio vestiario ma dovendo stare tutto il giorno in divisa, quando son libero dal servizio…” Dopo pranzo: “Sai che è buono il profumo della tua pipa, è piacevolmente aromatico.” Elettra si era buttata sul corpo di Alberto per capire come si fumava la pipa, forse troppo vicino perché il ‘ciccio’ di Leonardo alzò la cresta ed uscì dai pantaloncini.  Leo: ”Scusate signore io non volevo ma…” “Non ti preoccupare, io ed Elettra abbiamo discusso sulla tua persona, ci piaci molto, sei differente dagli altri uomini sciocchi e brutali se sei d’accordo…” “Leonardo di colpo si trovò col suo ‘cosone’ in bocca ad Elettra ed a Grace che lo baciava in bocca con la conseguenza che, causa il lungo suo digiuno, Elettra si trovò la bocca ‘inondata’  e non poter far altro che ingoiare e:”Sai che ha un bel sapore, non lo immaginavo.” Fu poi la volta dei due fiorellini ed alla fine un abbraccio generale a tre. ”Sei stato il primo uomo che abbiamo conosciuto intimamente, sei di nostro gusto. Ti ricordi quell’episodio in cui sei intervenuto all’aeroporto di Fiumicino? Ebbene quel figlio di cane del tuo finanziere aveva capito che quel coso che aveva trovato nella mia valigia era un aggeggio che noi mettiamo in vagina per aver un orgasmo. Che ne dici di una doccia a tre?” “Si ma senza conseguenze sessuali, ho già dato!”  Leonardo aveva chiesto al Comandante della Compagnia, capitano Felice di Bella compagno di corso di suo fratello Alfredo,  se fosse possibile essere libero un giorno della settimana di sua scelta, sacrificandosi anche a fare servizio per più notti. “Va bene brigadiere darò ordini in tal senso al maresciallo scrivano, c’è qualche marito… Sto scherzando, le faccio tanti auguri ed attento che i ‘cocu’, hanno un sesto senso e potrebbero ritornare a casa senza avvisare!” Invece di un marito cornuto la sorpresa la fece Alison che, subodorato che ci fosse qualcosa fra i tre, un sabato fece finta di andare a scuola ma si nascose sotto il suo letto. Leonardo si presentò pimpante e vogliosissimo, le signore si erano già preparate e così iniziò una ‘pugna’ al dio biondo. Alison, appostata dietro la porta della camera da letto delle signore, ebbe la conferma di quanto immaginato percependo dei suoni gutturali di piacere. Decise di uscire di casa e di ripresentarsi  suonando il campanello. “Sono Alison, sono uscita prima, aprimi il portone.” Il trio si era ricomposto fisicamente e faceva finta di parlare del più e del meno. “Ho un forte mal di pancia, vado a letto.”Alison fece una delle sue solite diavolerie, telefonò a Leonardo:”Ti aspetto a casa venerdì mattina, vi ho sentito da dietro la porta quando vi sollazzavate alla grande, voglio la mia parte non puoi dirmi di no.” Leo,  freddamente, cercò di fare il punto della situazione: ogni settimana sarebbe stato impegnato alternativamente con le signore e con la signorina, sperava che non sorgessero problemi. La notte prima del primo venerdì, Leo dormì poco, che sarebbe successo se le due signore avessero scoperto e non accettato il suo ‘legame’ con Alison, in caso di uno scandalo addio carriera e trasferimento immediato. Solo la mattina si addormentò e fu svegliato dal suono del cellulare. “Dover sei ?” Leo sfoderò la prima scusa che gli passò per la testa: “Ho bucato ed ho avuto difficoltà a trovare un gommista, non ci so fare con gli attrezzi che i costruttori di auto danno in dotazione per gonfiare una gomma bucata, sto venendo.” Alison lo vide dalla finestra, aprì la porta e si nascose dietro, Leo dentro casa non riusciva a rintracciarla, finalmente la baby si presentò al cospetto di Leo:  “Ti prego cara, ti ho spiegato che…” Leo si era interrotto, la ‘cara’ si era presentata nuda, uno spettacolo che tolse la parola al giovane brigadiere. “Mai vista una donna nuda?” “Donne si ma ragazzine...” “La ragazzina ti farà vedere i famosi sorci verdi, ti aspetto sul mio lettino, non voglio lasciar segni né profumi vari sul lettone delle signore. Qui ci sono dei preservativi, me li ha dati il figlio del farmacista qui sotto casa, mi ha promesso anche delle pillole anticoncezionali, tu non ci avevi pensato, dì la verità, ho sempre sostenuto che i  maschietti sono tutti un  po’ ‘tontoloni!” Dopo il primo orgasmo orale da parte di entrambi, Leo, a richiesta della parte ‘avversa’ si mise supino e dopo un’entrata un po’ difficile nella cosina di Alison, che emise anche qualche gridolino, la ragazza ‘cavalcante’ faceva su e giù col bacino poi roteandolo che fece dire a Leonardo: “Dove hai imparato, sembri una professionista!” ”Dai filmini notturni, niente di meglio di un film porno che peraltro mi fa arrapare e sono costretta a…” Alison avrebbe seguitato ma ebbe l’alto di Leonardo: “Cara sono spompato!” “Mi doveva capitare anche un amante spompato, ti offro un ‘VOV’ , conosci quel liquore a base di uova che dicono molto indicato per gli spompati!” Leo chiese ‘pietà’ con gli occhi, Alison capì che ‘la festa è finita, gli amici se ne vanno…’, qui c’era solo un amico ormai inutile alla pugna. Lo baciò in bocca come ringraziamento, gli venne in mente che avrebbe dovuto aspettare altri quattordici giorni, nel frattempo le due signore avrebbero goduto delle gioie sessuali provenienti dal  ‘ciccio’ di Leo. Elettra captò in casa il profumo di Leo, andò nella camera di Alison ed odorando le lenzuola ebbe la conferma del sospetto, comunicò la situazione a Grace senza commenti, c’era solo da domandarsi come comportarsi. La due signore presero la via più intelligente quella di far finta di niente e finì che ‘tutte sapevano di tutto’ come si dice in gergo. Fine della storia? Alison crescendo conobbe altri maschietti non tanto ‘tontoloni, e, divenuta maggiorenne, andò a vivere da sola in un mini appartamento ‘foraggiata’ anche dal figlio del farmacista. Grande soddisfazione da parte di Grace e di Elettra,  al sabato riprese imperante il trio. Il finale: Leonardo si molto affezionato alle due signore, talvolta dormiva anche a casa loro, sembravano dei vecchi coniugi con famiglia allargata situazione attualmente molto di moda. Alison iscritta all’università in psicologia ogni tanto veniva a far visita a casa di sua madre  anche per riscuotere denaro  dalle due signore, non era ancora finanziariamente indipendente ma sempre pungente: “Come si comporta il nonnetto, ancora efficiente? Sto scherzando mi fa piacere che andiate d’accordo cosa ad giorno d’oggi molto difficile, ci sono in giro più famiglie separate che unite, in fondo il tre è il numero perfetto se non ricordo male!
     

     
  • 16 ottobre alle ore 11:18
    CONIUGI BELLA PRESENZA...

    Come comincia: Roberto M. una mattina si trovò sul tavolo di lavoro, lui ingegnere elettronico di una ditta che fabbricava materiali di precisione, con la quale gli veniva comunicato che l’attività sarebbe stata trasferita In Romania e che tutti gli impiegati erano invitati a far conoscere il loro gradimento al trasferimento nella nuova sede altrimenti: il licenziamento. Una bella mazzata, avrebbe chiesto alla consorte Maria S. cosa ne pensasse, lui era contrario a lasciare Roma per chissà quale località. Maria fu dello stesso avviso e da quel momento Alberto iniziò una affannosa ricerca di altro posto di lavoro ma si era in tempi di crisi e l’unica occupazione che trovò fu quella di lava scale…Era vicino alla disperazione, quando Maria, che come tutte le donne aveva più senso pratico del marito, dopo due giorni sventolò davanti al viso del Roberto ‘Il Messaggero’ che alla pagina degli avvisi economici riportava. ‘Coniugi bella presenza offronsi per compagnia a donne ed uomini anche handicappati. Telefonare al numero….’ “Ma quello è il numero del tuo telefonino!” A Roberto ci volle un po’ di tempo per rendersi conto delle intenzioni della consorte “Compagnia in senso lato vuol dire…Sei un mammalucco!” “Ma tu te le senti di…” “Se tu hai un’altra soluzione…piuttosto anche tu sei in  gioco.” “Per noi uomini è differente ma se questa è la tua decisione…” La prima telefonata dopo sei giorni: “Sono la contessa Ylenia F., ho letto il vostro annuncio fatemi sapere quando potreste venire a casa mia in via Salvini 53, sotto c’è un garage. La signora dovrebbe far ‘compagnia’ a mio figlio Filippo di venti anni, è handicappato ma buono d’animo, non creerà problemi.” Maria: “Va bene domattina alle nove?” “Alle nove di domani.” Posteggiata la Giulietta in garage, Roberto citofonò al nome della contessa a subito fu aperto il portone. Al portiere: “Stiamo andando dalla contessa Ylenia F. siamo attesi.” Il portiere fece una faccia strana, evidentemente in passato…” La contessa elegantissima e truccata dimostrava meno dei suoi cinquant’anni, le case di bellezza…” “Prego entrate mio figlio Filippo è già da stamattina presto che vi aspetta, ossia aspetta la signora, è sul letto nudo; una precisazione per Maria, mi pare si chiami così, mio figlio ‘sotto’ è piuttosto ‘dotato’, ho voluto avvisare la signora. Maria pensò: “Chi sarà mai, Polifemo!” Era Polifemo: due testicoli come due palle da biliardo ed un pene tipo ‘Salame Negroni’ già in posizione!  Preso in mano, il ‘cosone’, in breve tempo fece partire tre schizzi di sperma che, passati davanti la faccia di Maria approdarono sul letto. Filippo dimostrò evidente felicità e fece capire che voleva entrare nella cosisa. Maria pensò bene di lubrificare il ‘salame Negronetto’ e pian piano riuscì, centimetro dopo centimetro, di accontentare Filippo ma il ‘ciccio’ era tanto lungo da giungere sino al collo dell’utero, mai successo con suo marito. Fu lei a muoversi sopra il giovane, cominciò a provare belle sensazioni e dopo poco tempo sentì degli schizzi violenti sul collo dell’utero che in verità le piacquero, forse riuscì anche a provare un orgasmo, quella era la mattina delle novità. Filippo non era ancora contento e Maria prese di nuovo a muoversi, questa volta ci volle di più ma provò la stessa sensazione della prima volta. Ora ci voleva il meritato riposo per la sua ‘cosina’ troppo strapazzata. Nel frattempo la contessa e Roberto spiavano i due da una porta laterale, poiché la fessura era piccola Roberto di trovò a ridosso della contessa con ‘ciccio’ eccitato posizionato dietro la dama la quale gradì ed alzò la gonna: niente mutande, evidentemente tutto programmato anche mammina voleva la sua parte e l’ebbe! Filippo cercò di restare più a lungo possibile senza eiaculare anche perché la dama aveva cambiato obiettivo facendo entrare Roberto nel buchino del suo deretano. Finite le ‘manovre’ i tre come se niente fosse successo si sedettero in salotto e gustarono pasticcini e vermouth offerto dalla dama. “Talvolta ho fatto venire a casa per Filippo qualche professionista ma, la maggior parte erano di basso rango e volgari, invece la signora…ed anche suo marito.” Maria alzò le antenne e capì. Maria in garage aprì la busta contenente il denaro, sorpresa duemila €uro. “Si ma c’è la ricompensa anche per la mia prestazione!” I due coniugi festeggiarono con un pranzo al ristorante ‘Osteria Flaminio’ sotto casa loro in via Flaminia. Giunse a Maria un’altra chiamata, era la signora Emma D. che voleva contattare Roberto per sua figlia Elvira V. venticinquenne disabile down ma evidentemente non tanto da non gustare le gioie del sesso . La fortuna volle che abitasse nella stessa loro strada in via Flaminia, si diedero appuntamento nei giardinetti, al loro apparire furono avvicinati dalla signora che aveva telefonato a braccetto di una ragazza piuttosto rotondetta dai capelli biondi, non molto alta che alle parole della madre: ”Dà un bacino al signore è un amico.” Elvira lo abbracciò baciandolo in bocca. Era sempre Maria che teneva i contatti: “Signora non è che facciamo una fesseria io e mio marito, non mi sembra che la ragazza sia in grado di intendere e di volere.” “Anche se può sembrare strano, lo psicoterapeuta ha affermato che il sesso, peraltro amato da mia figlia, può aiutare a migliorare il suo handicap ma non voglio metterla in mano di qualche mascalzone, non avrete guai. Vi pagherò in contanti cinquecento €uro di più non posso. Andiamo a casa mia, è dietro l’angolo”. Elvira spogliati nuda, il signore ti darà tanti bacini e poi entrerà nel tuo buchino, a te piace tanto, vero?” Elvira aveva capito in ogni caso obbedì alla madre e poco dopo , nuda, si gettò sul letto matrimoniale della mamma a gambe aperte. Roberto insieme a Maria era ancora titubante: “Signora non ho con me i preservativi…” “Ad Elvira dò tutti i giorni la pillola anticoncezionale consigliata dal medico di famiglia anche lui favorevole a contatti sessuali di mia figlia.” “Signora io non penso di riuscire a…” “Si spogli e si posizioni vicino Elvira, lei è abituata a contatti con maschi, farà tutto lei.” E così fu, Roberto fu spompinato a dovere con ingoio da parte della ragazza che poi si infilò il ‘coso’ dentro il suo buchino dando inizio ad una danza sessuale fuori del comune. Elvira raggiunse l’orgasmo varie volte come pure Roberto, questa avventura sarebbe rimasta impressa a lui ed a Maria per tanto tempo, era stata così fuori del comune. I due coniugi non vollero il compenso, per loro era stata un’opera buona anche se particolare! Altra telefonata della contessa: “Miei cari ho ancora bisogno di voi.” “Per Filippo?” No, ho un altro figlio sedicenne che è iscritto alla quinta ginnasiale. Il nostro medico, causa il suo deperimento ha affermato che Giulio, questo il suo nome, si fa troppe seghe, sarebbe meglio un rapporto con una donna, ho pensato a Maria, se siete d’accordo Giulio verrebbe a casa vostra, compenso doppio per l’età di mio figlio, va bene domenica?” Maria d’accordo ma non vorrei…” “Mi assumo tutte le responsabilità, non voglio che mio figlio abbia contatti una professionista.” “Va bene, domenica alle dieci.” La contessa accompagnò il figlio in macchina, una Volvo 60, macchina di lusso che dimostrava la sua solvibilità finanziaria, stavolta avrebbe scucito un bel mucchio di quattrini. In casa M. “Giulio resterai a mangiare dai signori, io ho un appuntamento di lavoro.” “Conosco i tuoi appuntamenti di lavoro poi di domenica…” La contessa fece finta di non aver sentito le parole sfrontate di suo figlio che aveva dimostrato di essere mentalmente più grande della sua età. “Se possibile vorrei un paio di pantofole, i miei scarponi fanno troppo rumore ed il condomino sottostante si potrebbe porre delle domande imbarazzanti.” Roberto: “Sto figlio di puttana oltre a mettersi le mie pantofole nuove, mai usate, mi sembra troppo scaltro, mah.””Se possibile vorrei sapere cosa c’è di pranzo, io sono allergico alle cucurbitacee.” Roberto con un punto interrogativo in viso, intervenne Maria: “Niente zucchine né angurie, pasta al forno, coniglio in fricassea, contorno di patate al forno, insalata verde, ananas, caffè se sei abituato.” “Niente caffè, se possibile e se suo marito non si arrabbia posso metterle le mai fra le cosce.”Non chiedermi il permesso, devi scopare con mia moglie non con me!” Roberto incazzato usci dal salone e si rifugiò in cucina. Maria capì che l’atmosfera si era troppo surriscaldata: “Mio marito non è geloso quindi possiamo fare ciò che vogliamo.” “Se possibile me ne vorrei fare una prima ed una dopo pranzo.” “Se possibile non usare più la frase ‘se possibile’, andiamo in camera da letto, prima vai in bagno a farti un bidet e poi sul letto.” Nel vedere Maria nuda, Giulio cambiò completamente linguaggio: “Madame lei è deliziosamente sensuale, come vede la sua nudità mi ha fatto già effetto, prima però vorrei omaggiare il suo fiorellino con un cunnilingus per assaggiare il suo sapore che deve essere paradisiaco. Mi permetta inoltre di baciarle a lungo le tette che vedo scultoree, se fossi suo marito non permetterei a nessuno di…” Sorprendentemente il ragazzo ci sapeva fare e portò Maria ad un orgasmo prolungato come raramente le era successo. Inoltre aveva sfoderato un pene fuori del comune soprattutto per un ragazzo sedicenne. Il ragazzo aveva trovato chissà come il punto G di Maria con conseguente orgasmo fuori del comune e molto prolungato. Maria chiuse gli occhi, era spossata, non voleva farsi vedere così da suo marito ed aspettò dieci minuti prima di ripresentarsi in cucina. Per consolare Roberto: “Il ragazzo mi ha riferito che sua madre pagherà qualsiasi cifra da noi richiesta, si è dimostrato più educato ed ha chiesto scusa per il suo comportamento, adesso tutti a tavola!” Maria al termine del pranzo: “Sono curiosa di sapere come vai a scuola, che lingua studi?” “A scuola mi annoio, mi hanno dato un quoziente intellettivo molto alto, non è merito mio, ho già imparato tutto il programma della mia classe, da piccolo mi hanno insegnato il francese e l’inglese per questo mi considero fortunato, il mio problema è mio fratello handicappato sin dalla nascita per colpa di un ginecologo e mia madre che non si rassegna alla vecchiaia e fa collezione di amanti. Le ho consigliato di prendersene uno fisso anche se toy boy ma non mi ascolta; mi sento solo, ho pochissimi amici, anche per questo ho accettato il vostro invito, siete una coppia in gamba ed anche  anticonformista, non si offenda signor Roberto io…” “Lascia stare il signore e diamoci del tu, ti avevo giudicato male, pace e..goditi mia moglie, meglio te di tanti altri.” Maria concesse tutto al buon Giulio, anche il popò che raramente metteva in uso, che si stesse innamorando di un ragazzo… “Carissimi come si è comportato Giulio?” Roberto: “Contessa la trovo in forma, vorrei essere io a…” “Si può fare  Giulio è giovane ma capirebbe vero caro?” “Non penso di offenderti se affermo di aver come madre una mignotta, meglio mignotta che una bacia pile, un abbraccio ai signori e poi una proposta: che ne dite di un quartetto stabile fra di noi senza dimenticare mio fratello.  Roberto  mi sembra sia ingegnere elettronico, se possibile potrebbe amministrare i nostri beni invece di quel vecchio rimbecillito che abbiamo ora, mammina che ne dici? Signori scusate il ‘se possibile!’ 
     

     
  • 09 ottobre alle ore 10:03
    LUANA LA CORTIGIANA

    Come comincia: Un bussare insistente alla porta di casa, Anna ancora insonnolita scese lentamente dal letto e andò ad aprire, erano le otto del mattino. Gli comparve la vicina di casa Luana in lacrime che si buttò in una poltrona del salotto. Mai era capitato da quando abitavano a Messina, in viale S.Martino, doveva esserle capitato qualcosa di grave, mai Luana si era comportata così. Quando si calmò: “Americo è  fuggito in Argentina, mi ha lasciato un ‘ciao’ scritto col mio rossetto sullo specchio del bagno, oltre la beffa anche la presa per il c…o, maledetto!” Luana ed Americo erano sposati da diciotto anni,  lui italiano già residente in Argentina, proprietario terriero, non era mai stato un marito fedele, lei preferiva evitare scenate di gelosia, lui dopo una avventura era sempre ritornato sotto il tetto coniugale ma stavolta si era innamorato di una ventenne e sicuramente era ritornato in Argentina con la ragazza e a Luana, casalinga, oltre ad essere rimasta tristemente sola, si proponeva il problema del ‘conquibus’; c’era anche quello  della figlia Federica diciassettenne, studentessa al liceo classico. Luana recatasi in banca, ebbe la sgradita sorpresa di accorgersi che tutti i loro conti  erano stati azzerati. I risparmi in breve finirono e Luana una mattina, recatasi ad un supermercato,  dovette restituire alla cassa alcuni generi alimentari perché non aveva denaro sufficiente per pagarli, una brutta figura dinanzi alla cassiera, str…a, che la guardava con aria di sufficienza. Rifugiatasi nella Cinquecento crollò psicologicamente e si mise a piangere. Fu notata dal proprietario del supermercato, ‘dottor Carmelo’ come lo chiamavano tutti, il quale si avvicinò alla macchina, aprì lo sportello e: “Una così bella signora che piange, venga con me le offro un caffè.” Luana, calmatasi , dopo aver asciugato le lacrime, si sfogò raccontando la sua storia con lo sguardo perso nel vuoto. “Le faccio una proposta: lei può acquistare la merce che le occorre, per il pagamento ci penso io, lei potrà ricambiare la cortesia con una invito a casa sua a…prendere un caffè.” Luana pensò un triste detto: ‘o bere o affogare’, intascò il biglietto da visita del ‘dottor’ Carmelo e riprese la strada di casa stordita dagli ultimi avvenimenti. Luana aveva come sola amica Anna ed a lei riferì gli ultimi avvenimenti, compresa la proposta del direttore del supermercato di andare a ...‘prendere un caffè’ a casa sua. Le due donne, senza parlare, capirono le intenzioni di Carmelo, si guardarono in faccia senza commentare, la situazione, era ovvia. Al rientro a casa di Alberto dal suo lavoro di proprietario di una ‘Scuola Guida’, Anna gli riferì in breve gli ultimi avvenimenti accaduti a Luana, Alberto non fece commenti, accese la pipa dinanzi alla TV con aria pensosa. Aveva sempre avuto un debole per Luana, mai confessato alla consorte, e pensò che forse questa volta era quella buona, intanto c’era di mezzo per quel padrone del supermercato e pensò una furbata: “Anna che ne sappiamo noi di quel tale, potrebbe essere uno sballato, penso che dovremmo proteggerla in qualche modo, io un pensiero ce l’avrei ma tu devi essere d’accordo lo sai che…” “Va bene, ti conosco abbastanza, tira fuori st’idea.” “Ho un apparecchio che uso alla Scuola Guida che ti fa vedere e sentire quello che succede in una altra stanza, se vuoi lo proviamo insieme.” Il giorno seguente, posta la telecamera nel salone , i due passarono  nello studio dove l’apparecchio in questione fece sentire il suono della radio e l’immagine della stanza dove era situato, funzionava perfettamente. Anna avanzò la proposta dell’apparecchio a Luana la quale all’inizio era molto perplessa, farsi vedere mentre…anche se Alberto ed Anna erano amici…in ultimo capì che forse era giusto essere controllata, non conosceva che tipo fosse il ‘dottor Carmelo’. Nel frattempo era accaduto un altro fatto per cui ci volle l’intervento di Alberto: Federica gli riferì che un compagno di scuola la perseguitava ogni giorno all’uscita dalla scuola chiamandola ‘Fede – Rica – Fica’. Alberto:”Ci penso io.” Beccò il ragazzo in fragrante sfottò e, presolo per la collottola: “Se ci provi ancora ti rompo quella testa di c…zo che hai e fece seguire la minaccia con un pugno in testa che stordì il malcapitato. Federica baciò sulla guancia Alberto che, guardandola negli occhi: “Negli ultimi tempi ci siamo visti poco, sei molto cresciuta.” “Si zio Alberto ormai sono una donna.” E quello era un altro problema per Alberto , tante donne vicino a lui! Luana ad Anna ed ora Federica. “Domani mattina viene a casa mia il dottor Carmelo, dillo a tuo marito, spero di non vergognarmi troppo.” Alberto sistemò i suoi ‘aggeggi’ con aria contenta, se ne accorse Anna: “Sei il solito zozzone!” Il dottor Carmelo si presentò con un gran mazzo di rose rosse. “Alla più bella signora che abbia mai conosciuto.” I due sicuramente erano andati in bagno per un bidet e  apparvero nudi nella camera da letto di Luana, lui già col ‘coso’in posizione, lei dal corpo favoloso da modella. “Non eccitarti troppo, tu mangi in famiglia!” “Potrei dire la stessa cosa a te, hai visto il signore che razza di sciabola ha!” I due cominciarono con un sessantanove e poi in varie posizioni, un bel film porno che portò ad aumentare di volume del ‘ciccio’ di Alberto; Anna se ne accorse e, forse anche lei eccitata, offrì al marito una vogliosa e già lubrificata ‘cosina’. Il pomeriggio Luana fece visita ad Anna: “Un commento?” “Anche io e mio marito ci siamo eccitati e ti abbiamo imitato, non ti avevo visto mai nuda, se amassi le femminucce mi ti farei!” Gran risata da parte di ambedue, si erano ormai dimostrati  piacevolmente anticonformisti. Un pomeriggio Federica si presentò nei locali della Scuola Guida di Alberto. “Qual buon vento…” “Zio vorrei prendere la patente, tra poco compirò diciotto anni.” Alberto andò in crisi, Federica diventava ogni giorno più alta, più formosa, più bella e più donna. ”Ti affiderò per la guida ad un mio collaboratore.” “Zio preferirei che fossi tu.” E così fu senza che Luana ed Anna fossero messe al corrente. Alberto accusò dei forti mal di pancia, Anna: “Vai dal dottore non voglio restare vedova!” Sergio era il medico di famiglia oltre ad essere un amico: diagnosi: “Niente problemi fisici solo psicologici, il motivo lo sai tu, posso inviarti ad un mio collega psicologo.” Riferito l’esito ad Anna, Alberto si disse indisponibile ad andare da uno strizza cervelli, col tempo gli sarebbe passato tutto. Un rimedio c’era ma decisamente pericoloso e poi mettersi con una bambina! Bambina un c…o, Federica lo dimostrò durante una lezione di guida su una stradina della Panoramica quando inaspettatamente: “Zio tu offendi se te lo prendo in bocca?” Faccia stupita e da deficiente da parte di Alberto che lasciò fare alla ‘nipote’ quello che volgarmente viene detto ‘p….no’ con tanto di ingollo, altro che ragazzina, Federica aveva sicuramente avuto altre esperienze in campo sessuale. “Zio non hai fatto nulla di male sono stata io, fra l’altro mia madre mi ha messo al corrente della fonte del  denaro che spende, i tempi son cambiati da quando eri giovane, i puritani sono scomparsi, si guarda al sodo, non sentirti in colpa, fra l’altro io sono pure un po’ innamorata di te, sei un vero uomo anche fisicamente, i miei compagni di scuola non offrono gran che, sono tutti infantili, viziati in famiglia, non c’è nulla da prendere, meglio lo ‘zione’!” Alberto dopo l’ultimo avvenimento come per incanto aveva ripreso il suo buon umore che apparve ad Anna sospetto. “Non è che ti sei fatta una amante come Americo?” “Hai indovinato, ma non farò mancare il ‘mangime’ alla sposa ufficiale!” Anna prese la frase come una battuta e non le diede alcun peso anche perché…
    Un pomeriggio Luana facendo una visita ad Anna le riportò le ultime novità: “Carmelo mi ha proposto di far intervenire un suo amico, insomma lo faremmo in tre col compenso doppio, spero che la mia cosina resista, d’altronde non mi posso lamentare anche lei ha la sua parte. Il terzo non era ‘Harry Line’ come nel famoso film del dopo guerra che solo i più vecchi ricordano ma un giovane che Carmelo disse figlio di un amico, il tale aveva qualche problema col sesso. Ora Luana doveva fare anche da nave scuola ma con compenso doppio, la cosa più importante. Stavolta dinanzi alla apparecchiatura a casa dei due coniugi c’era solo Anna, Alberto aveva un impegno con i sindacati cui non poteva mancare. La situazione si presentò un po’ più ingarbugliata, il giovane Salvatore, questo il suo nome, era il classico bravo ragazzo, secchione a scuola con nessuna esperienza sessuale. Mentre Carmelo e Luana ritornavano dalla consueta visita in bagno, Salvatore stava seduto su una sedia in camera da letto ancora vestito ma vedendo i due nudi ebbe una reazione come se fosse stato colpito da un fulmine, si spogliò in fretta e rimase in piedi col ‘ciccio’ ‘ben dhur’ per dirla alla De Benedetti. Carmelo: “Fatti il bidet e raggiungici, vai.” Salvatore ritornò in camera da letto non sapendo che fare ma fu aiutato da Luana che lo invitò sul letto matrimoniale prendendoglielo in bocca. La conseguenza fu immediata e la signora ingoiò un bel po’ di ‘vitamine’ ma poi dovette subito dar retta a un Carmelo impaziente, insomma si trovò fra due…fuochi infilzata sia in bocca che nel fiorello che dopo un bel po’ di tempo cominciò a dar segni di stanchezza. “Ragazzi basta, la festa è finita, gli amici se ne vanno, non è stata un’inutile serata!” Luana aveva copiato i versi di una canzone; all’uscita dei due guardò con interesse un mucchietto di €uro depositati sul comodino facendo un segno ad Anna  con indice e pollice chiusi, il ‘colloquio’ era stato ben remunerato. La mente umana è qualcosa di imperscrutabile da un punto di vista delle sensazioni, Anna, senza la presenza del marito vicino, aveva provato una percezione per lei sconvolgente, la voglia di partecipare ad un ‘banchetto’ sessuale, lei che mai avrebbe pensato di tradire il marito nemmeno col pensiero e questo la turbò, quel dolore alle viscere provato in passato da Alberto ora lo percepiva lei ma,  non volendo andare da uno psicoterapeuta, non trovava altra soluzione se non …soddisfare i suoi nuovi desiderata, ma come? Alberto benché impegnato su due fronti: il lavoro e Federica, capì che la consorte aveva dei problemi. “Dimmi cos’hai, sei stata e sei il mio grande amore, ti aiuterò.” Ormai allo stremo, Anna rivelò il suo problema al marito il quale non solo la prese bene ma pensò…”Parla con Luana potremmo mettere su un quartetto io con lei e tu col giovane Salvatore o col più anziano Carmelo., a te la scelta.” Dopo questa proposta, Anna con un gran sospiro ‘riprese le penne’ baciò a lungo Alberto, i suoi problemi dovevano essere finiti infatti una mattina in casa di Luana si presentò un Salvatore rinnovato secondo la moda corrente, capelli con sfumatura alta, pantaloni con la vita bassa, scarpe da runner, insomma un altro Salvo che baciò Luana in bocca e su una mano Anna, ad Alberto una stretta di mano. “Che ne dite se dopo il lavaggio di rito stiamo un po’ seduti sul divano, voglio vedere che effetto ci fa vederci nudi.” Hai capito il giovane, da imbranato era diventato uno sfrontato. Ad un certo punto Anna esordì  con un “Caro posso?” rivolto al marito che fece ridere gli altri tre poi tutti sul lettone a sbizzarrirsi in pose varie. Anna percepì nel fiorellino un ‘ciccio’  più lungo di quello di suo marito, l’unico che conosceva, e provò forti sensazioni quanto gli fu sollecitato il collo dell’utero da uno schizzo fortissimo, mai provata una tale sensazione. Nel frattempo Alberto e Luana andavano alla grande, quello che desideravano ambedue da tempo si stava verificando. Invece Salvatore ottenne inizialmente un netto rifiuto quando tentò di girar le spalle ad Anna per penetrarla nel popò, quello era riservato al marito ma poi quando all’orecchio sentì: “Diecimila  €uro” ci ripensò, chissà quante belle cose poteva comprarsi con quella somma; anche Alberto e Luana presero quella strada, insomma un’inchiappettata generale. Dopo aver lasciato il suo ‘obolo’ sul comodino, Salvatore rivestitosi si dileguò con un inchino: “Grazie di tutto.” il saluto finale. Tornati a casa propria, Alberto ed Anna sembravano rientrati da un altro pianeta, quella specie di ‘wife swapping’ aveva avuto un effetto molto gradevole, forse fra di loro era cambiato qualcosa, sicuramente in  meglio. Per i lettori più giovani ribadisco l’espressione ‘Ben dhur’ è contenuta nel poema scritto con spirito goliardico nel primo novecento da tale Hetrz De Benedetti intitolato ‘Ifigonia in Culide’, se lo trovate leggetelo, è spassoso, sempre che non siate dei puritani!

     
  • 06 ottobre alle ore 9:09
    LA SIRENA DI ALICUDI

    Come comincia: Alberto M. appena promosso vicebrigadiere della Guardia di Finanza, con i gradi ancora attaccati con lo spillo, come dicevano i più vecchi sottufficiali, fu trasferito a Lipari nelle isole Eolie. Dopo nove mesi di corso ed in parte di ‘astinenza, al prode Al. non pareva vero poter ‘assaggiare’ le abitanti delle isole e soprattutto, essendo luglio, qualche piccioncella non indigena anche se non di primo pelo, talvolta guadagnandosi qualche regalo in oro quando la signora aveva apprezzato particolarmente le sue ‘prestazioni. Hermes, protettore del giovane sottufficiale pagano di religione, talvolta, come questa volta, era distratto da qualche fanciulla e si era dimenticato del suo protetto: conclusione Alberto fu trasferito a Filicudi isola non molto frequentata dai turisti perché priva di comodità, solo qualche naturista ma, se femmina, poco appetibile. Perché quel trasferimento in sostituzione dell’appuntato Mattia S. che, definire deficiente era un offesa per il deficienti: il cotale si era accompagnato a Filicudi con Addolorata V. una vecchia brutta e diciamo la verità anche un po’ stronza ma proprietaria di qualche appezzamento di terreno e di una casa, per quell’isola, abbastanza confortevole. Niente di male se non che il cotale era stato ‘ fidanzato’ in Puglia con altra brutta ‘dè core’ Oronza G. che, conosciuto il suo nuovo recapito dell’amato, con il traghetto di linea si era catapultata a Filicudi con conseguenze di una sceneggiata fra le due donne seguita dagli abitanti dell’isola ma che, pervenuta anche all’orecchio del maresciallo Gabriele F., Comandante della Tenenza di Lipari, fu oggetto di trasferimento in quest’ultima sede di Mattia e la sostituzione al comando del distaccamento dell’arrabbiatissimo Alberto che aveva assunto anche le funzioni di Reggente doganale e di Delegato di Spiaggia (Dogana e Capitaneria di Porto) con conseguente aumento di lavoro dato che allora, qualche burocrate fanatico aveva disposto che per la merce da trasportare occorreva compilare una bolla di accompagnamento. Stavolta Hermes un po’ più sveglio del solito fu di aiuto all’Albertone con la presenza al distaccamento del  Finanziere scelto di mare Fulvio M.che, per conseguire il grado superiore di appuntato, si dava da fare in ufficio alleviando anzi sostituendo del tutto il vicebrigadiere che se la spassava quanto poteva nell’isola, abbandonando la divisa  ed indossando solo calzoncini e scarpe di corda od anche in costume da bagno con fucile, pinne ed occhiali ritornando in caserma con polipi, saraghi, cozze, ricci e patelle:  insomma poteva metter su una pescheria invece li faceva cucinare in caserma dal finanziere Romolo G., suo paesano romano invitando a mangiare anche il collega dei Carabinieri Totonno F. che non aveva nulla delle caratteristiche degli appartenenti all’Arma: napoletano, con addosso un elenco di punizioni lungo un chilometro, una anche per aver avuto un rapporto ‘ravvicinato’ con la consorte di un capitano! Insomma un simpaticone che fece subito amicizia con Alberto, due scapocchioni avrebbero detto in gergo i campani! La sera, riempiti i pancini, grandi giocate a carte  al lume di lampade a petrolio o di faretti, qualche passeggiata al chiar di luna per smaltire la sbornia. Ogni tanto Totonno ne combinava una delle sue che poi riportava ad Alberto: “Sai chi mi sono scopata? Non lo sai, mi sono fatta Addolorata la fidanzata del tuo appuntato ah ah ah ma non è finita mi sono inchiappettata pure l’altra fidanzata, Oronza…” Totonno raccontando la sue gesta si sbellicava dalle risate, Alberto: “Sei stato coraggioso, per le tue opere buone meriti una medaglia al merito della fica vecchia!” Ad Alberto però mancava il ‘mangime’, non era il tipo di andar ‘a vecchie’, per sua fortuna stavolta Hermes, scaricata l’ultima dea, vide il giovane intristito e pensò bene…Una ragazza era giunta da Alicudi a Filicudi per delle compere, in attesa del traghetto del giorno dopo che la avrebbe riportata nella sua isola, prima di andare a dormire da alcuni parenti,  passeggiava sulla banchina del porto. Alberto avrebbe voluto agganciarla ma la ragazza alla sua vista in divisa si era allontanata, brutto segno, carattere scontroso. Al. non era il tipo di abbandonare la preda, si avvicinò di nuovo alla baby e: “Signorina mi permetta di aiutarla, domani per portare la merce ad Alicudi, ha bisogno di una bolla di accompagnamento, posso darle una mano sempre che lei..” “Sono Luce H., la ringrazio dell’offerta, i miei parenti sono quasi tutti emigrati in Australia, io sono ad Alicudi con mio padre e mia madre, non intendo lasciarli, faccio la pescatrice da quando avevo sette anni, domani mattina verrò in caserma, buonanotte.” “Se non disturbo vorrei qualche notizia sul suo conto e sull’Isola di Alicudi, sono il corrispondente locale di un giornale romano, se lei mi desse qualche notizia particolare…”Stasera sono stanca, venga domani, se vuole può fare un salto ad Alicudi, potrei darle una stanza a casa mia per poi ritornare il giorno dopo a Filicudi, se accetta si porti  della biancheria di ricambio.” “Fulvio domani vado ad Alicudi, non so quanto starò fuori.” “Brigadiere se lo cercano da Lipari cosa debbo dire?” “Sono andato alla ricerca di una piantagione di cannabis, porto con me una radio rice-trasmittente per un eventuale collegamento, io sono ‘Mica 16’.” La mattina dopo alle undici all’arrivo del traghetto, Alberto in borghese munito di valigia salì sulla nave ed andò dal Comandante Pellizzeri che aveva conosciuto a Lipari: “Comandante ho dimenticato di acquistare il biglietto, può farmelo lei a bordo?” “Niente biglietto anzi le offrirò il liquore Strega.” Questa si che era una brutta notizia, Alberto non sopportava i liquori dolci, si salvò riuscendo a buttare il contenuto del bicchiere dentro un vaso di salvia che troneggiava in una parete della cabina del Comandante vicino ad una di rosmarino. “Comandante un venditore di piante a Lipari mi ha detto che rosmarino e salvia non debbono stare vicini, la salvia morirebbe.” “E noi la salviamo spostandola.” Alberto scese per ultimo dalla m/n ‘Eolo’, Luce lo stava aspettando. “Mi segua, c’è un pezzo di strada da fare, le porto la valigia.” “Mia cara non so da queste parti ma dalle mie sono i signori ad essere galanti ed aiutare la signore.” “Io sono signorina ed abituata a portare pesi, se  vorrà stanotte potremo andare insieme e pesca e vedrà!” Entrati in casa abbracci alla figlia da parte dei genitori Matteo e Rosina e, dietro presentazione di Luce, un caro saluto anche ad Alberto. “La nostra è una mensa povera, solo pesce ma sicuramente fresco.” Quegli anziani ricordarono ad Alberto un episodio delle metamorfosi di Ovidio che riferì a Luce: “A due vecchietti agricoltori,  Filemone e Bauci, una sera si presentò un mendicante chiedendo ospitalità. I padroni di casa  non solo lo sfamarono ma gli offrirono anche un giaciglio per la notte. La mattina dopo il mendicante si presentò con la vera identità: “Sono Giove, siete stati molto gentili, chiedetemi qualsiasi cosa:” Filemone e Bauci si guardarono negli occhi e, all’unisono: “Vorremmo solo morire nello stesso momento, siamo stati insieme tutta la vita.” Alberto nel raccontare l’episodio si era commosso con la curiosità della ragazza, non si aspettava da un militare simile atteggiamento, sicuramente lo apprezzò  guardandolo negli occhi, forse era scoppiata una scintilla fra di loro. “Io ho studiato conseguendo il diploma di ragioniera a Lipari, la scuola mi piaceva ma per motivi ovvi sono stata costretta ad abbandonarla, non potevo lasciare i miei vecchi soli, gli voglio molto bene. Ed ora se se la sente in barca con la lampara, mio padre non sta molto bene, che ne dice di rimpiazzarlo?” “Farò del mio meglio.” Luce dimostro molta abilità in tutte le manovre ed anche una forza notevole per una donna. Dopo aver salpato le reti con un buon numero di pesci, Luce mise la prua a riva, ci voleva circa mezz’ora prima di arrivare al porto. “Posso farti qualche domanda, se è troppo personale dimmelo, non voglio essere invadente.” “C’è poco da dire sulla mia persona, come avrai appurato la maggior parte degli abitanti delle isole sono emigrati in Australia, quasi tutti pescatori ma con la pesca non si mantiene una famiglia, troppi pescherecci palermitani  usano reti a strascico e distruggono i fondali. Io ero in buoni rapporti con un mio coetaneo, mi voleva portare in Australia, io non volli lasciare i miei e poi non mi piaceva di carattere, voleva fare il maschio ma con me…” Luce non aveva usato la parola fidanzamento e dimostrò una notevole personalità. “Vedi, io abituato alle ragazze di città che se si rompono un’unghia strillano come oche, nel vedere il tuo comportamento resto estasiato, finalmente una vera donna!”  “Grazie del complimento ma la tua ragazza che tipo è?” “Per essere sincero sinora sono andato un po’ qua un po’ là, in parole povere nessuna legame, troppi miei amici si sono lasciati con le consorti dopo il matrimonio, e sono nei guai per dover mantenere moglie e figli lasciando la casa coniugale, una vita rovinata per aver scelto una moglie sbagliata. Vorrei chiederti una cosa ma se non sei d’accordo…” “Dimmi non ho idea di quello che vorresti sapere.” “Più che sapere vederti, vederti in costume da bagno, mi contenterei anche di uno tutto intero, niente costume alla brasiliana.” Luce scoppiò in una risata squillante che si propagò in mare. “Che ne dici qualcosa in più della brasiliana?” Alberto ci pensò su e capì, oltre la brasiliana c’era solo un’altra possibilità: il nudo integrale! Alberto abbracciò Luce, un profumo di mare l’avvolse, era l’odore dei vestiti della ragazza, piuttosto piacevole anche il bacio che ci ‘scappò’ fu meraviglioso, una vera donna. A casa ambedue a letto a riposare, si rividero a mezzogiorno Luce fresca come una rosa, Alberto abbacchiato sia in senso materiale, in mare si era stancato, che morale, che si stesse innamorando? Luce esordì con i genitori con una boutade: “Alberto è un bravo pescatore, che ne dite se me lo sposo?” Un silenzio assordante da parte dei tre, che si ripresero subito. Alberto: “Io soffro il mare ma non le marinaie e poi dobbiamo domandare il permesso ai genitori come da prassi consolidata:”Il vecchio: “Bridadiere tu sei di un’altra razza, noi siamo poveri ignoranti, spòsati una di città, Luce…è la luce dei nostri occhi.” La vecchia: “Sei il solito egoista, noi potremo andare in una casa di riposo e ogni tanti questi due ci porterebbero a vedere i nipotini.” Luce: “Il vecchio detto ‘ i sogni son desideri’ intanto debbo accontentare una richiesta di Alberto, poi vedremo.” Dire che l’Albertone era frastornato era il minimo, già lo facevano sposato con figli, lui che i pargoli  li amava poco…” Luna chiusi gli scuri della camera da letto, un buio profondo che di colpo sparì con la riapertura da parte della ragazza della finestra: nuda era uno spettacolo: oltre al viso piacevole tette da statua greca, braccia da palestrata,  pancino piatto, pube con pochi peli lisci, gambe robuste, lunghe e dritte, piedi da far impazzire un feticista. “Che ne pensi, ‘merce’ da isolana ma tosta, andiamo sul letto, ma non sperare…” “Alberto era ‘groggy’, non poteva dire di non aver conosciuto ragazze ma Luce aveva qualcosa di speciale, non solo sperò ma ottenne… una dea che gli aveva preso il cuore oltre che il cervello, insomma era fottuto!
     

     
  • 05 ottobre alle ore 9:26
    UN AMORE DOLOROSO

    Come comincia: La vita di Gilberto e di Rosanna scorreva normalmente come quella di tante coppie, pur non avendo figli i due si volevano bene, lui capo ufficio di una istituzione regionale con sede a Messina, lei insegnante di lingue in un liceo cittadino. Un avvenimento però sconvolse la vita dei due coniugi: una mattina, a scuola, Rosanna ebbe dei capogiri e mal di stomaco, chiese ed ottenne di andare a casa ma…male gliene incolse! Aperta la porta, sentì dei rumori provenire dalla camera da letto, immaginò che suo marito si fosse portata qualche ‘sciacquetta’ e fu in dubbio come comportarsi. Nel palazzo in via XX settembre a Messina dove abitavano erano conosciuti ed una scenata avrebbe suscitato i pettegolezzi a non finire, decise in ogni caso di accertarsi della situazione, aprì uno  spiraglio della porta della camera da letto e…male gliene incolse: suo marito ed il suo capo si stavano bellamente…si quella cosa che di solito due maschi non fanno tranne che se omo. Sconcertata Rosanna si buttò sul divano, ci vollero dieci minuti per riprendersi e decidere di uscire di casa, suonare il citofono e…Dopo un po’ di tempo rispose la voce del marito: “Chi è” “Caro sono io, mi sono sentita male sono tornata a casa ma ho dimenticato le chiavi del portone…” “Un attimo, ero in bagno, c’è con me Matteo il mio ingegnere capo.” Rosanna dovette aspettare un po’, evidentemente di due dovevano in qualche modo sistemare…”Gentile signora qual buon vento?” “È quello che mi domando anch’io…” “Ho preferito venire con suo marito a casa vostra per discutere di una faccenda importante, da Palermo mi hanno chiesto di comunicare il nome di un capo ufficio da trasferire a Caltanisetta, non volevo che la mia segretaria ascoltasse il colloquio con suo marito, devo segnalare lui o un suo collega e…” Rosanna si meravigliò lei stessa di aver mantenuto una calma glaciale, solo una battuta che poteva essere di humor, ma di humor nero: “Ritornate a discutere come facevate prima, io mi metto a sistemate la camera da letto, stamattina non mi andava di farlo.” I due dovevano aver fatto una battaglia, il letto tutto sottosopra, un cuscino ai piedi del letto, una coperta per terra come pure un lenzuolo…Rosanna si sentì mancare le forze, si sedette su una poltrona a occhi chiusi. Dietro la porta: “Cara noi ritorniamo in ufficio, ciao.” “Arrivederci signora:” La risposta pensata dalla padrona di casa: “Arrivederci un c…o!” Alle tredici una telefonata di Gilberto: “Cara resto in ufficio tutto il pomeriggio, tu mangia pure.” Pian piano la rabbia di Rosanna  sbollì, lei cercò di ragionare quale posizione prendere con il minor danno possibile: far finta di nulla o scatenare un putiferio? Capì che quest’ultima soluzione non era la migliore, ci sarebbe stato uno scandalo in cui ci avrebbero ‘bagnato il pane’ un po’ tutti e, sia lei che suo marito anche per strada sarebbero stati indicati con tanto di sorrisetti, forse avrebbero dovuto cambiare città, in fondo a Messina tutte le persone di un certo livello si conoscono fra loro.. Rosanna disfece il letto, mise tutta la biancheria dentro la lavatrice a ottanta gradi, rifece il letto con biancheria pulita e provò a mangiare qualcosa con scarsi risultati. Alle diciannove si presentò in casa un allegro Gilberto: “Cara ti senti male, hai una faccia…” “Come il culo puoi dirlo, ho visto te e Matteo non immaginavo…” “Ti dico la verità, l’ingegnere capo è omosessuale, se non l’avessi accontentato mi avrebbe segnalato per essere trasferito a Caltanisetta, non ho altro da dirti se non chiedere la tua comprensione.” Rosanna per la notte si sistemò sul divano del soggiorno, per il futuro? Il tempo forse avrebbe attenuato il ricordo spiacevole ma non cancellarlo, e così fu. Nel palazzo abitavano due coniugi Leonardo S. concessionario di varie marche di auto e Giorgia C., casalinga, che avevano adottato un figlio di nazionalità francese Alain G. In occasione di una gita a Parigi. Leo aveva stretto amicizia col direttore dell’albergo dove alloggiavano facendo presente le difficoltà burocratiche che aveva incontrato in Italia per adottare un figlio. Charles S. era un signore alto, distinto, dal parlare forbito, anche in italiano, pensò di aiutare i due coniugi, aveva delle conoscenze in alto e riuscì a superare le difficoltà che, anche se minori, anche in Francia esistevano. Finalmente scovarono in un orfanotrofio un bambino biondo, simpatico, allegro di nome Alain G. di dieci anni che comprese la fortuna di essere adottato e quindi lasciare quel posto squallido. Educato, si presentò ai futuri genitori adottivi, parlava anche in italiano: “Spero di essere un figlio modello, cercherò di non creare problemi.” Intelligente ed anche furbo, la vita in orfanotrofio l’aveva scaltrito e così Leonardo e Giorgia, partiti da Messina in due tornarono in tre. Fu organizzata una festa di presentazione ai ragazzi del palazzo, Alain fu festeggiato dai coetanei soprattutto femminucce che apprezzarono il bel francesino. Alain fu iscritto in  un collegio di preti misto, fanciulli e fanciulle erano però separate in classe e fuori, era difficile incontrarle perché le venivano a prendere i vari parenti. Conclusione, Alain a sedici anni si trovò a far parte dei…falegnami ma la fortuna volle aiutarlo: Rosanna la vicina di casa con la quale si ricordava della sua patria di origine parlando con lei in francese, lo pregò di portare un regalo alla madre Gloria D., vedova di Ambrogio F. capitano di lungo corso sulle navi mercantili. La signora quarantacinquenne teneva molto al suo aspetto: ricca, si poteva permettere di frequentare istituti di bellezza ed anche la natura era stata benigna con lei, capelli biondi tirati all’indietro, viso volitivo, altezza media, longilinea dimostrava, con grande suo orgoglio almeno dieci anni in meno. Proposte di matrimonio a non finire solo che i soggetti erano spesso più anziani di lei mentre la vedova, senza vergognarsi, preferiva ‘merce’ fresca, talvolta anche troppo fresca! Alain si presentò a casa sua dopo essere stato preannunziato da una telefonata di Rosanna: “Auguri mammina mia, non ti domando l’età sia perché la conosco e sia perché non la dimostri assolutamente, ti manderò un regalino tramite il figlio di nostri amici, di nuovo auguri.” Alain era diventato un giovanottone alto, dal fisico palestrato, contento del suo  stato, insomma poteva essere appetibile per una ‘cougar’  amante dei toy boys. Gloria prima ammirò poi abbracciò Alain: “Sei un bel giovane, quanti anni hai?” “Alle signore ed ai giovani puledri non si domandano gli anni, nes pas? “ “Sei francese? Amo quelle vostre erre ‘arrotate,!” “Signora questo è il regalo di sua figlia, se non ha nulla da darmi per lei…” “Quanta fretta, hai la ragazza che ti aspetta?” “No, pensavo che in Italia le cose fossero più facili, avvicinare ragazze che mi piacciono è difficile, mi capitano delle ‘sgallettate,!” “Per stasera ti sequestro io, informo Rosanna, ti porterò a mangiare in un ristorante sul lago di Ganzirri, menù da favola, ti farà bene ti vedo un po’ magrolino.” “Si sbaglia madame, è il vestito, io vado in palestra.” e mostrò l sua muscolatura che fu apprezzata dalla dama che già aveva la pressione piuttosto alta. Si presentò il capo cameriere: “Gentile signora un altro nipote?” Gloria fece finta di non aver sentito, Alain invece ‘mangiò la foglia’, madame si accompagnava spesso con dei giovani, in fondo gli faceva comodo, ci sarebbe stato da divertirsi ed anche magari di qualche regalino, l’animo del ‘macrò’ si appalesò; cena all’insegna dell’allegria pregustando…Infatti, pagato il conto al titolare dell’esercizio Massimo M. che omaggiò la signora con tanto di finto baciamano, i due risalirono sulla Mini Countyman ed arrivarono soto il portone di casa di Rosanna.”caro son quasi le ventitré, è tardi per ritornare a casa tua, chiamo mia figlia, ti farò dormire sul divano del salotto.  Alain dentro di sé si fece un risolino, chissà quanti toy boy erano passati nel letto di madame anzi che sul divano. Previsione accertata: “Forse per te è più comodo nel mio lettone, l’ho fatto fare su misura, pure il materasso è confortevole!” “Madame capiamoci bene, anche se sono giovane non sono uno stupido, lasciamo perdere il lei e…” “Sei pure intelligente,va bene facciamoci una doccia e poi via alle grandi manovre, va bien?” “Très bien madame!” Gloria rimase quasi senza fiato vedendo il ‘ciccio’ in erezione di Alain. “Jamais vu un queue?” "Si ma non di queste dimensioni, aspetto  che lubrifico la cosina.” “Niente lubrificazione artificiale ci penso io.” Alain affondò la bocca sulla deliziosa chatte di madame la quale dopo poco cominciò a mugulare e dopo il primo orgasmo:”Ancora, ancora!” Arrivata a tre chiese l’alt. “Se seguito così domattina sarò uno straccio, un po’ di tregua.” “Niente tregua, andiamo al dunque, ti allargo la cosina  e poi pian piano… ma non devi lamentarti.” “Io invece mi lamento ma è un lamento piacevole, sei arrivato in fondo, al collo dell’utero, il tuo schizzo mi ha fatto provare una sensazione mai provata, sei un Dio.” “Sono pagano e seguace di Hermes a cui domattina debbo sacrificare qualcosa di importante, che mi consigli?” “Un bracciale, una collana, un orologio d’oro?” “Vada per l’orologio d’oro.” “Col tempo mi piacerebbe assaggiare anche il tuo culetto bellissimo, dovrebbe essere anche sensibile.” “Te lo puoi dimenticare con quel…con quel..insomma no!” “La scuola è terminata, quando vuoi puoi chiamarmi, mi piace quel ristorante sul lago di Ganzirri.” “Prima mi devo riprendere, ci vorrà del tempo sono distrutta anche se non vorrei lasciarti andare ma penso che Rosanna sarà in pensiero.” Rosanna non era affatto in pensiero anzi con il marito Gilberto si stavano facendo tante risate all’attivo in casa di Alain. “Cacchio, guadagni più di me al concessionario, in una notte un orologio Rolex d’oro!” “Se vuoi te lo regalo, posso averne altri.” Intervenne Rosanna: “Alain non esagerare, voglio bene a mia madre anche se conosco i suoi vizietti, vacci calmo!” “Dopo una settimana una telefonata di sera a csa di Gilberto: “Come sta Alain, sono preoccupata, è sette giorni che non lo vedo.” “Mammina anche non lo senti vero?” “Ti prego Rosanna passamelo, ho voglia…” “Di sentirlo, è qua:” “Bonjour madame, c’est un plaisir d’entendre vostre charmante voix, parlo in francese per non far capire quello che dico a questi due curiosoni che sono dinanzi a me, mi farò prestare una macchina da Gilberto per raggiungere casa tua.” “Te la compro io, scegli il modello.” “Non so che dire…” “Fatti consegnare l’auto e non dire nulla.”Alain dopo un’ora si presentò dinanzi casa di Gloria a bordo di una fiammante Alfa Romeo Giulietta rossa suonando il clacson. “Non fare stò casino, va bene che ormai i miei coinquilini ti avranno conosciuto, non che a me importi qualcosa ma…” Gloria aveva la faccia più bianca del solito,qualche ruga mai vista prima, Alain capì che qualcosa aveva turbato la sua amante. “Se ti va dimmi qualcosa.” “Preferisco stare in silenzio sul divano, stammi vicino, purtroppo …”Quel purtroppo voleva dire tante cose che Alain immaginò ma seguì l’indicazione di Gloria e rimase muto. Restarono sul divano sino a quando fuori si fece buio, Gloria accese il lampadario e: ”La verità è che è successo quello che non doveva avvenire, mi sono innamorata di te, mai accaduto in passato con nessuno, ho considerato la libertà in tutti i campi un bene assoluto, tu me l’hai tolta…” “Posso ridartela, me ne vado.” “Non fare il tonto, ormai sei nel mio cuore, dovrebbe essere piacevole ma ci sono tanti problemi in primis i trenta anni di differenza, oggi di parla molto  di toy boy, forse se li possono permettere le dive ma io non lo sono, mi conosco, non riuscirei a lasciarti, se tu riesci a trovare una via d’uscita…” “Già trovata, restiamo insieme per sempre, nessuno di noi due ha legami sentimentali con altre persone, avviseremo parenti ed amici e poi vivremo la nostra vita, io mi scriverò a medicina e poi in ginecologia, tu non hai problemi finanziari, certo devi pagarmi un pegno.” “Amore mio qualsiasi cosa, domani riprenderò la mia vita di prima, ritornerò giovane o meglio giovanile così non potranno dire che sono tua madre!” ”E per tutta conclusione…” “Conosco quel volgare sonetto, quella cosa te la farò lo stesso anzi ti voglio distruggere, è solo una brutta battuta farò quello che più ti piace.” “Bene, quinti sei fregata, una volta ti ho chiesto…” Gloria ricordò quell’episodio e: “Non ci pensare proprio mi faresti un male cane!” “Le promesse si mantengono…” “Ne riparleremo, ora pensiamo a cose serie.” Gloria ed Alain presero a convivere il giovane si era scritto all’Università con profitto riuscendo a dare tutti gi esami. Un episodio spiacevole accadde all’Università: dei giovani, la maggior parte figli di delinquenti lo presero a sfottere in quanto Alain non se la faceva con le ragazze come gli altri colleghi. Un mattina fu circondato da un gruppo di colleghi la maggior parte abitanti a Villa Lina, zona dove notoriamente risiedono le ‘facce tagliate’. “Collega niente femmine se voi ti presento qualche maschione!” e giù risate da parte di tutti. Alain, per istinto, si appoggiò ad un muro così non avrebbero potuto prenderlo alle spalle e poi:”Se tua sorella ha problemi mandamela!” Offesa insostenibile per un delinquente che partì con un pugno vero il viso di Alain il quale lo schivò ma piazzò un fortissimo diretto al viso dell’aggressore il quale si toccò la faccia, era tutto insanguinato ed aveva perso gli incisivi. “ Un silenzio generale. Alain: “Avete tutti visto che non sono stato io ad attaccare, mi dispiace.” E sparì dalla circolazione per evitare guai. Due giorni dopo un certo Annibale G., collega di Alain, gli si avvicinò e: “Senti voglio farti un favore, vai dal padre di quello che hai picchiato, raccontagli la verità, io testimonierò a tuo favore, quel tale è un boss di quelli importanti, spero che ti creda, si chiama….. ed abita in via….., buona fortuna!” Hermes stavolta aveva funzionato. Alain la mattina successiva si recò a quell’indirizzo, bussò alla porta: “Chi cazzo rompe i coglioni?” Come inizio non c’era male. “Sono Alain G. collega di Università di suo figlio, mi dispiace per quello che è successo ma lui ed i suoi amici per molto tempo mi hanno deriso dandomi del frodio, suo figlio ha cercato di darmi un pugno ma io sono pugile e l’ho preceduto, chiedo di nuovo scusa, non so che altro dirle.” “Giovanotto se hai detto la verità non avrai nulla da temere ma se…” Ad Alain fu sbattuta la porta in faccia ma il giovane era contento, forse aveva salvato la situazione, i delinquenti di solito si definiscono  uomini d’onore. Passando alle cose frivole, Alain ricordò a Gloria quella promessa…” “Non ricordo bene, non doveva essere una cosa importante.” “Io frequentando uomini d’onore lo sono diventato anch’io, quindi…” “Non essere cattivo, ci pensi a quel cosone nel mio popò?” “Ci penso e ci entrerò.” Più che altro era una battuta che Alain credeva finisse lì ma l’amore di Gloria era talmente forte che un pomeriggio: “Ho comprato un vibratore, prima entrerai con quello e poi tu…” “Non essere ridicola, non c’è piacere farti male.” “Per me è una prova d’amore, quello che purtroppo provo sempre più per te.” Per sottolineare il concetto Alain si beccò una cuscinata in testa. La signora si era munita di lubrificanti in farmacia e pian piano…”Mi pare di essere un chirurgo in sala operatoria!” Finita l’operazione con qualche urletto da parte di Gloria: “Ora mi sento tua moglie, sono tutta tua!” Minerva, da sempre nemica di Hermes, volle fargli  un dispetto: fece ammalare Gloria. Il malanno cominciò con una tosse insistente che i medici cercarono di curare come bronchite ma le cure non ebbero effetto finché un oncologo diede il suo verdetto: “Tumore di ultimo grado ai polmoni.” Naturalmente Gloria non fu informata, Alain sembrava impazzito: “Dottore mia moglie non ha mai fumato!” “La scienza non riesce in alcuni casi come questo come vengono delle infermità, l’unica cosa che possiamo fare è sedare la signora per non farla soffrire.” Dopo quindici giorni il decesso. Alain per il dolore non riuscì di andare al funerale, il tutto fu gestito dal suo amico Franco I. In seguito si scusò con gli amici ma il dolore era stato troppo grande. Alain si mise al collo l’immagine dell’amata attaccata ad una catenina e scrisse nel testamento che gliela  avrebbero dovuto lasciarla al collo anche da morto, un omaggio all’amore per la sua Gloria.
     

     
  • 27 settembre alle ore 14:20
    PROFESSORI ED ALUNNI PARTICOLARI

    Come comincia: Filiberto Castelli e Oriana Barale erano due insegnanti rispettivamente di lettere e di lingue nativi di Torino ed ivi residenti come si dice in gergo burocratico. I due rispettivamente: trentacinquenne il marito, trentenne la moglie senza figli per loro scelta, non amavano molto la loro città innanzi tutto per il clima che d’inverno portava alla malinconia e per l’apprezzamento del mare che dalla loro città potevano raggiungere dopo ore di auto. Di comune accordo avevano inoltrato domanda di trasferimento al Ministero della P.I. chiedendo di essere inviati in una città di mare. Con l’indispensabile spintarella, furono assegnati alla città ci Ancona dove, con l’aiuto di una agenzia di collocamento affittarono una villetta sul mare in via Fratelli Zuccari, dalla pigione un po’ costosa ma, per fortuna, i soldi non erano un loro problema. Era un luglio afoso ed i due insegnanti passavano la maggior parte del tempo in spiaggia con alle spalle il monte Conero, un posto suggestivo. Oriana aveva attirato l’attenzione soprattutto dei maschietti per le ridotte misure del suo due pezzi ma se lo poteva permettere considerato il suo fisico da modella, anche Filiberto non se la passava male col suo fisico di ‘uomo che non deve chiedere’, insomma una bella coppia. Il 15 settembre furono convocati dal preside del Liceo Scientifico Galileo Galilei, Arrigo Monaci, che dimostrò subito di essere un burbero dando a malapena la mano ai due nuovi insegnanti e: “Vi ho assegnati alla 2^ A, è una classe particolare nel senso che…insomma sono stati tutti promossi perché  figli di…non ho altro da dirvi, ve ne accorgerete di persona!” Filiberto e Oriana non avevano inquadrato bene la situazione: gli alunni erano raccomandati perché figli di papà o figli di persone poco per bene, in seguito l’avrebbero capito. Il primo giorno di scuola fatto l’appello, Filiberto ritenne opportuno iniziare con un ‘pistolotto’: “Voi certamente saprete che oltre all’istruzione ed alla educazione degli alunni, la scuola è impiegata in una costante valutazione dei giovani come incentivo del proseguimento del massimo sviluppo della personalità finalizzata all’orientamento verso una futura scelta di vita.”  Un alunno del primo banco alzò la mano: “Professore lei è nuovo e viene da un ambiente diverso dal nostro, perlomeno di questa classe, il conformismo non è per noi e quindi…” “In parole povere non credete a quello che ho detto, capiamoci subito io e mia moglie Oriana siamo di mentalità piuttosto libera ma dobbiamo conoscere con chi abbiamo a che fare, cominciamo subito, tu che hai parlato come ti chiami?” “Leonardo Famiglini.” “Bene Leonardo, siedi in cattedra al mio posto e parla del programma dell’anno passato per quanto riguarda le lettere, mia materia.” “Professore in tutta sincerità non ricordo gran che…” “Ho capito, per questa volta lo farò io e ho pensato a qualcosa di anticonformista: quello che mi ripeterà bene la lezione che io ho spiegato il giorno prima riceverà un premio!” Una generale battuta di mani, sempre il solito Leonardo: “Professore penso che ci intenderemo, l’insegnante dell’anno passato non riusciva a farci diventare piacevole la sua materia, con lei…” Gli alunni mantennero la promessa, si applicarono completamente allo studio tanto da meravigliare gli stessi genitori un po’ snob che vollero conoscere i due nuovi insegnanti. Il padre e la madre  di Leonardo diedero una festa un sabato sera nella loro villa in zona Barcaglione a picco sul mare, fantastica, a tre piani con annesso giardino e piscina, uno sfarzo di ricchezza ma anche di buon gusto. Era una serata dal clima temperato, gli invitati sciamarono nel giardino e presero a ballare: erano presenti venti alunni maschi ed altrettante alunne femminucce oltre ai padroni di casa e ai due professori. Ti pareva che Leonardo stesse da parte buono buono? Quando mai: “Professore le chiedo il permesso di ballare con sua moglie, ovviamente rispettando le distanze!” “Non mi sembri uno tanto rispettoso delle distanze, in ogni caso mi rifarò con la tua deliziosa mamma mi pare si chiami Gaia.” “È lei, buon ballo.” “Madame, ho ricevuto il permesso di ballare con lei da suo figlio, devo chiedere pure quello di suo marito?” “Non ce n’è bisogno siamo una coppia aperta.” Filiberto passando vicino a sua moglie si accorse che se la rideva a crepapelle, non volle domandarle il perché, solo la signora poteva spiegare quel riso, in fatto era che sul suo pancino si strofinava bellamente un ‘coso’ anzi doveva essere il ‘cosone’ di Leonardo arrapato più di un riccio arrapato. La festa fu un successo, alla fine, tutti i ragazzi e ragazze, un po’ brilli, lasciarono la villa contenti di aver trascorso una bella serata che ebbe le sue piacevoli conseguenze. Un giorno alla fine delle lezioni Leonardo con un sorriso a trentadue denti chiese di due professori di poter parlare con loro liberamente; aveva prenotato un tavolo in un ristorante vicino alla scuola. Finito il pranzo, abbondantemente ‘innaffiato’ da un eccellente Verdicchio dei Castelli di Jesi, Leonardo: “Signori professori, ormai abbiamo acquistato abbastanza confidenza da potermi permettermi di essere franco su un argomento piuttosto delicato. Ho riunito a casa mia tutti i miei colleghi chiedendo loro di impegnarsi nello studio ovviamente nei limiti delle loro possibilità, saremo la miglior classe dell’istituto quando invece prima…la novità sarà portata a conoscenza del preside che, in passato, non aveva nessuna considerazione di noi, ci considerava degli snob che era costretto a promuoverci senza meritarcelo per motivi che non sto a spiegarvi. Se riusciremo nell’intento diremo che è stato vostro merito e voi sarete considerati degli insegnanti modello e segnalati al Ministero della P.I., ci aspettiamo però un premio come da voi promesso. Preferisco non dirlo a voce i desiderata degli alunni, è una questione molto delicata, ho affidato la richiesta a questa lettera che potrete leggere a casa, nel caso non intendiate accettare la desiderata dei miei colleghi basterà che non ne facciate cenno, capirò  la vostra decisione e la comunicherò ai miei compagni.“ Un finto baciamano alla professoressa, una stretta di mano al professore ed ognuno a casa propria. Filiberto e Oriana non riuscirono ad aspettare l’arrivo nella propria abitazione per visionare lo scritto ed in auto Filiberto cominciò a leggere: ‘Egregi professori, abbiamo capito che siete delle persone magnifiche ed anticonformiste non come tutti i vostri colleghi chiusi nella loro mentalità retriva, la nostra richiesta è questa: ogni fine settimana un alunno maschio, il primo sarò io, contatterò sessualmente la professoressa ed una alunna femmina il professore, saranno scelti a sorte fra i richiedenti; tutti hanno giurato sulla cosa più cara che nessuno ne parlerà con altri non facenti parte della scolaresca, credete nella nostra lealtà, spero che…’ Filiberto e Oriana si guardarono in viso senza profferir parola, era in ballo la loro carriera ed anche di mezzo c’era l’aspetto penale per il fatto che alcuni alunni erano minorenni ma, nello stesso tempo, la proposta era eccitante, avevano la domenica per riflettere e decidere. Durante la notte Filiberto e Oriana ebbero un contatto fisico molto eccitante con tanti orgasmi come non succedeva loro da tempo, la situazione prospettata da Leonardo li aveva eccitati al massimo. Il lunedì mattina in aula Filiberto: “Ragazzi vi vedo sotto un altro aspetto, siete abbastanza maturi per capire che, accettando la vostra proposta io e mia moglie ci mettiamo nelle vostre mani o meglio…” Una risata generale siglò l’accordo. Il sabato mattina alla fine delle lezioni in aula c’era come, prevedibile, un clima particolare. Leonardo. “Come d’accordo, quale promotore dell’iniziativa avrò il piacere di essere il primo a …far compagnia ad Oriana, fra le ragazze è stata sorteggiata Elettra, tutti e due a casa dei professori oggi pomeriggio alle sedici, agli occhi degli estranei sembrerà che noi alunni siamo andati a ricevere lezioni private, in un certo senso…”risata generale. Pranzo frugale in casa Castelli e poi preparativi per…Per fortuna oltre alla matrimoniale c’era pure una camera per gli ospiti, ambedue le stanze furono sistemate come pure i due bagni, tutto a posto in attesa… Leonardo ed Elettra alle sedici precise si presentarono con i libri sottobraccio, nessuna curiosità da parte dei vicini, normali alunni per le ripetizioni. Elettra chiese: “Che ne dite di un po’ di musica, possibilmente un lento.” Fu accontentata e poco dopo le femminucce in reggiseno e mutandine i maschietti in slip dove già si notava un bozzo significativo. Il ballo durò poco, i quattro si ritirarono nelle relative stanze. Elettra bruna, altezza media, longilinea ben presto si presentò in costume adamitico con un ‘olè’ e cominciò a baciare il professore ma vista che il partner era già ‘armato’, scese in basso e dimostrò  la fama della provenienza dalla natia Bologna. “Non ti preoccupare prendo la pillola e se ti va andrei anche volentieri contro natura, la mia specialità!” “Si ma non lo dire al prete, non ti darebbe l’assoluzione!” ”Don Bellagamba è il primo ad andare a femminucce e poi io sono atea, niente più discorsi e… all’opera!” La ragazza era scatenata Filiberto si domandò se nella sua classe ci fossero delle vergini ma poi ricordò lo scrittore Stecchetti: ‘Noi siam le vergini dai candidi manti, siam rotte di dietro ma peggio davanti.’ Dopo un’ora: “Elettra, il tuo professore alza bandiera bianca e si riposa.” “Cucciolone mio sei stato un grande, ti farò pubblicità presso la mia colleghe! Andiamo a spiare tua moglie e Leonardo.” Aperto un spiraglio della porta della camera matrimoniale uno spettacolo da Kamasutra: madame a pecoroni riceveva un bell’uccello nel suo popò con gridolini non si sa se di gioia o di…Chiusero la porta, non sta bene spiare le signore. I due riapparvero dopo mezzora con la faccia imbambolata, ce l’avevano messa tutta nel senso che…Gli addii sono sempre tristi ma questo era un arrivederci anche se con altri partner. Ovviamente la notizia era trapelata fra tutti gli altri studenti della classe che accolsero con un applauso i due professori. Dopo Leonardo, per Oriana fu la volta di Samuele, di Tommaso, di Andrea e via via di tutti i maschietti, per Filiberto fu la volta di Aurora, di Isotta, di Selene ed anche per lui della maggior parte delle femminucce. Dopo che gli studenti ebbero ottenuto la maturità scientifica con voti eccellenti, i due professori pensarono che in fondo la loro permanenza ad Ancona aveva giovato a quei ragazzi e quindi la loro missione di educatori era andata a buon fine… Chiesero ed ottennero di ritornare ad insegnare nella loro Torino, un po’ di nebbia non aveva mai ammazzato nessuno!

     
  • 23 settembre alle ore 17:29
    ALBERTO E IL POPOLO

    Come comincia: Popol beota,
    dalla mia nuvola ti vedo, ti sento, ti disprezzo
    Vedo:
    Idioti che ascoltano di sotto al balcone oratori tronfi, ignoranti ed in malafede; creduloni che seguono un feticcio di gesso chiedendo miracoli che solo la loro mente può dispensare;
    religiosi che condizionano pesantemente i politici ben sapendo che, senza il loro consenso, avrebbero ben poche possibilità di venir eletti dal popol ignorante;
    sciocchi che seguono gli insegnamenti di scribi e farisei disonesti;
    uomini e donne senza personalità che militano sotto la bandiera di capi popolo;
    invasati che, per punirsi di ipotetici peccati,si flagellano ed usano il cilicio e mostrano le loro piaghe;
    mafiosi, camorristi e ricercati dalla legge vivono in rifugi circondati da statue di santi, di madonne e di crocifissi convinti che per loro si apriranno le porte del Paradiso;
    falsi benefattori che, in cambio di aiuti umanitari, cercano di convertire alla propria religione poveri malati affidati alle loro cure (vedi madre Teresa di Calcutta);
    prelati che applicano il metodo spiccio di un famoso santo: ‘prevenire punendo’ per mettere a tacere i recalcitranti onesti che non  accettano ingiustizie;
    capi religiosi che ‘somministrano’ ovvii ammonimenti ma nello stesso tempo non permettono di fare indagini su delitti rimasti impuniti perché commessi all’interno del loro territorio;
    preti che, non potendo sfogare i loro istinti sessuali con donne, distruggono la vita di poveri bambini e bambine affidati alle loro cure;
    lo I.O.R, banca del diavolo che ha maneggiato denaro di mafiosi, di venditori di morte e di massoni cattolici (Marcinkus docet);
    la chiesa cattolica, non democratica che non accetta suggerimenti di adepti che sono solo libero solo di approvare le sue decisioni: è ‘statolatria’;
    il rancore ecclesiastico  è come la mula del Papa che ha aspettato sette anni per assestare il suo calcio di vendetta;
    padre Pio che fu dichiarato dal sant’uffizio’mistificatore pericoloso e corruttore dei costumi’. Ora, in suo nome, la Chiesa incassa miliari di €uro offerti da creduloni cattolici;
    la moralità del Vaticano infestata di intrighi e corruttele. Per le promozioni impera l’indecenza della clientela e della raccomandazione. Due sono le categorie che hanno bisogno di un protettore: le ‘belle di notte’ed i monsignori  ansiosi di fare carriera;
    l’interrogativo che tutti gli onesti si pongono: “Fu vero morbo che li stecchì” riferendosi a Papa Luciani ed al cardinale Villot;
    i poveri di spirito che credono a fatti inspiegabili che, invece, sono spiegabili dalla scienza (madonne che piangono o sanguinano) e che versano oboli a furbacchioni in mala fede;
    che in tempi men leggiadri e più feroci i ladri si impiccavano alle croci; ora in tempi men feroci e più leggiadri le croci al collo se le appendono i ladri;
    che avviandosi al tramonto il sole, coprendosi dietro ai monti all’orizzonte, arrossirà per tutto ciò che di cui l’han fatto spettatore i credenti di tutte le religioni.
    Popol beota svegliati, se sei capace!
     

     
  • 22 settembre alle ore 9:27
    TACCI TU SONO TRE FRATELLI INDÚ

    Come comincia: È arcinoto che i romani, per smitizzare anche le situazioni più scabrose, usino un spirito popolaresco, talvolta anche un po’ greve. Invece di usare la brutta imprecazione ‘Li mortacci tua’ si inventarono una canzonetta: ‘Tacci tu sono tre fratelli Indù’ in cui quella popolazione non centrava un fico secco. Talvolta quello spirito può portare a situazioni spiacevoli come quando Alberto M., studente di ragioneria abitante in via Conegliano, una traversa di via Taranto a Roma, ne combinò una delle sue. Gli piaceva da matti Rosina ragazza dal volto raffaellesco  figlia di un giornalaio con edicola vicino casa. La ragazza, educata in un collegio di suore, anche dinanzi ad un semplice complimento diventava rossa in faccia con evidente suo imbarazzo, ormai a diciotto anni poteva e doveva considerarsi donna ma… Alberto, la cui mente era sempre in evoluzione per inventare storielle e canzonette  non proprio castigate, una mattina pensò di cercare di smuovere la ragazza dal suo torpore sessuale con questa, come chiamarla, storiella: “Cara hai Tempo?” “Si” della giovane, “Grazia?” “Anche quella” e “Mani di Fata?” “Eccole tutte e tre.” “Che ne dici di farmi una sega?” Stavolta Rosina invece di cambiar colore in viso in rosso diventò pallida come un morto, Alberto capì che aveva esagerato e, per non combinare altre gaffes sparì dalla circolazione. Una mattina  vide da lontano il padre della cotale che gli faceva dei gestì, capì che Rosina si era sbottonata col genitore e prese il largo, ogni volta invece di passare dinanzi all’edicola, faceva il giro del palazzo, il cotale era un signore non tanto signore, assomigliava più ad un carro armato…Alberto, diciottenne,  trasferito, diciamo d’ufficio, da Jesi in quel di Ancona a Roma presso la zia Armida professoressa di lettere con sede fuori Roma e presso la nonna Maria proprietaria di terreni nell’alto Lazio, frequentava il quarto ragioneria presso l’Istituto Tecnico ‘Leonardo da Vinci’ vicino al Colosseo; sogni tanti, soldi pochini perché la nonna Maria, la paperona della casa, tramite la portiera-spia aveva saputo che l’amato nipote aveva preso a fumare e quindi: taglio dei ‘viveri’! Alberto per mettere da parte venti lire, allora non c’era ancora l’€uro, si faceva a piedi circa due chilometri per arrivare a scuola passando per ‘lo stradone’, altrettanti soldi per il ritorno. Ovviamente doveva farsi riparare le suole delle scarpe con grandi interrogativi da parte dell’ava Maria. La domenica il guadagno maggiore: duecento lire incassate senza andare al cinema Golden o meglio il film lo vedeva lo stesso ‘aiutato’ da una ‘maschera’ che abitava nella sua scala. Un giorno il nostro prode si domandò se era il caso di far tanti sacrifici per fumare le sigarette ‘Sport’, da ragazzo intelligente si rispose che era una ‘str…ta’ e dopo l’ultima fumata decise di farla finita, almeno gli rimanevano dei quattrini in tasca per altri scopi, primo fra tutti la frequentazione di una ‘casa’ in via Cimara; per i non pratichi di Roma si trattava di una ‘casa chiusa’ ma popolata di ‘signorine’ disponibili, insomma un ‘casino!’ Poteva considerarsi un bel giovane, alto oltre la media, robusto ma non grasso, spesso sorridente, non molto elegante per motivi finanziari si fece apprezzare dalla maÎtresse che non gli faceva pagare l’ingresso e da qualche signorina che, avendo ‘contatti’ con un bel giovane invece di qualche vecchio bavoso e gli faceva pagare solo la ‘marchetta’ semplice, insomma sfruttava in qualche modo il suo fisico. Ma nella mente del giovane c’era sempre Rosina che per una stupida battuta si era inimicata. Alberto era un fantasioso; pensa e ripensa che gli viene in testa? Per ‘recuperare’ e far sorridere la ragazza, ricordando il detto francese: ‘donna che ride è già nel tuo letto’ si inventò di presentarsi alla baby con sul capo un piccolo cestino pieno di cenere. Scrutato dal balcone che la ragazza era sola in edicola, con calma si presentò a lei in lacrime, si mise in ginocchio e, piegando la testa, fece cadere la cenere in terra. “La mia anima è profondamente triste, chiedo perdono oltre che a te anche a Dio (la ragazza era religiosa) sono stato un imbecille con una sciocca battuta, vorrei…” “Vorresti prendere un sacco di botte, da lontano vedo mio padre, ficcati sotto il balcone furbacchione!” “L’omone: “S’è visto quello sciagurato?” “No papà, ti avviserei.” Quella situazione fu favorevole ad Alberto per due motivi: il primo perché aveva evitato di far visita al vicino Ospedale S.Giovanni e la seconda che Rosina, avendolo coperto, aveva dimostrato che in fondo il giovane non gli dispiaceva. “Non lo fare ancora perché la prossima volta non ti aiuto e vedi come ti finisce!” “Io spero finisca bene, ti aspetto domani pomeriggio,  quando di solito c’è tuo padre in edicola, nei giardinetti di via Aosta, ciao.” Alberto sparì in fretta per non dar modo alla ragazza di replicare.” Le quindici, le sedici, le diciassette ormai Alberto comprese che gli era andata buca, stava per ritornare a casa quando spuntò Rosina: “Son qui dalle quindici, volevo constatare quanto ci tenevi a me, non m’è dispiaciuto farti aspettare.” “Io sono contro la violenza ma un paio di sculacciate te le meriteresti.” “Lo faresti per toccarmi il sedere, con me avrai capito niente da fare, tutto dopo il matrimonio!” “Ma io non ti ho chiesto…a me basterebbe passeggiare con te, mi piacerebbe andare a Colle Oppio, sapere qualcosa della tua vita e raccontarti qualcosa della mia.” “Vedrò, dammi il numero di telefono di casa tua.” Passa un giorno passa l’altro il telefono non squilla o meglio le telefonate non erano dirette a lui, stà figlia…L’imprevedibilità era propria di Rosina, Alberto se ne accorse quanto suonò il citofono a casa sua, pensava ad un suo compagno di scuola invece, sorpresa: “Sono Rosina, sbrigati a scendere, ho poco tempo!” Maledetta, l’aveva tenuto sulla corda per una settimana, gliela avrebbe fatta pagare…ma quando mai, ogni giorno la desiderava di più. Sceso in strada, frettolosamente girarono il vicolo per appartarsi in una strada laterale. “Ti diverti non è vero? Adesso basta, ho la testa confusa e non combino quasi nulla a scuola “Io non voglio frequentare un ripetente, ciao.” Alberto la prese per le braccia e gli mollò un bacio, pensò o la va o la…la andò, Rosina partecipò attivamente al bacio che, come conseguenza portò all’aumento del volume dei pantaloni del signorino il quale paventò che la ragazza l’avrebbe presa male. Ma quale male, Rosina si fece una risatona: “Ti vergogni perché ti sei eccitato, io non saprei che farci con una m…ia moscia.” A questo punto Alberto si sbilanciò: Altre che studio presso le monache tu…” preferì fermarsi, voleva dirle che lei aveva appreso i rudimenti del sesso presso una maîtresse! Come prima volta non era andata male, Alberto voleva presentare la ragazza alla nonna Maria vero deus ex machina di quella casa, venne alla conclusione che, siccome la vecchia era una gran lettrice di Liala sin da quando era giovane, si procurò due libri di quella autrice ed alla nonna Maria: “Ho detto all’edicolante qui sotto che sei una  lettrice di Liala, ha procurato tre suoi romanzi inediti e vorrebbe portarteli.” Nonna Maria era al settimo cielo: “Falla venire domani pomeriggio, le offriremo the e pasticcini.” Questa volta puntuale alle quindici Rosina si presentò con i libri incartati con carta  regalo. “Gentile signora un omaggio per lei.” “Ti ringrazio figliola, non pensavo che questo sciagurato di mio nipote avesse come amica una così deliziosa ragazza, fra l’altro fuma pure!” “No signora ha smesso per amor mio.” La nonna si tolse gli occhiali da vicino per squadrare meglio la giovane, non era una sciocca, capì che fra i due c’era già del tenero. “Mi piacerebbe avere dei nipotini ma pare che stò signore non abbia la testa a posto.” “Ci penserò io a metterlo in riga, intanto è stato promosso con la media del sette agli esami di ragioneria!” “Nonna non ti avevo detto nulla per farti una sorpresa…” “Forse mi sono sbagliata o è questa ragazza che ti ha cambiato, come ti chiami?” ”Rosina come mia nonna.” “Prenoto il nome di Maria se sarà una femminuccia!” Rosina amava le sceneggiate anche se talvolta potevano finir male, si fece trovare dal padre dentro l’edicola in compagnia di Alberto e prima che ‘la montagna’ passasse a vie di fatto: “Papà mi sono fidanzata, questo è tuo genero Alberto.” Stupore è una parola inadeguata al viso del futuro suocero, si guardava intorno frastornato, “Figlia mia, ho una certa età, mi hai scioccato, vuoi diventare orfana?” “No papà io e Alberto faremo felice la nonna di Alberto Maria dandole il suo nome se verrà una femminuccia e te se sarà un maschietto, si chiamerà come te Ferdinando, diminutivo Nando, contento?” “Sono diventato troppo vecchio, io sti giovani…”
     

     
  • 21 settembre alle ore 16:56
    ALBERTO THINKS...

    Come comincia: What happens when I have nothing to do or better, I do not want to do anything? It's summer, I lie on the sofa, belly in the air, pillow under the head I admire the landscape looking out of the balcony, a landscape that is familiar to me but that I always find pleasant and relaxing. Nude, I look 'ciccio' at rest (rest sometimes interrupted by some ... resurrection, (With the passing of the years you become philosophers!) I stretch like a cat just aroused, I hear the Apatheia (memory of the classic) and I understand not be satisfied with the life that I lead.In truth reasons of contentment I do not have many: my wife, in menopause, says to love me madly but as soon as I try to put in his mouth a little tits, makes the cat unavailable in front of a horny cat. Tata, neighbor, my secret dream, he replied that 'nun is tripe pè cats' even with the offer of ten thousand € uro thinking that I do not have them, in fact I do not have them! It's just my optimism that helps me overcome daily breakdowns, while I'm alive, some of my colleagues have moved from vertical to final, horizontal, others sadly dragging on talking about diseases, others say they have reached the peace of mind, a pro that's what I do not want to think about, how do you live without the sweet 'chatte'? But my constant fantasy is the delicious Tata, I see her smile, little lines around her mouth, eyes ... with the usual expression 'Try to leave' I told her the story of a disavitant fan who, during a cruise, with remarkable face tough, manages to make a princess while the other fustacci go in white well. I did the end of the others: total white! Mò mè I know broken, that you'll never have more of the other girls? Golden fluff, lapis lazuli on the lips of the 'cat'? But see you go back to ...

     
  • 21 settembre alle ore 16:42
    ALBERTO SVEGLIATI!

    Come comincia: Ti vedo camminare ondeggiando dolcemente, deliziosamente con un pizzico di erotica signorilità come fossi avvolta in una nuvola trasparente che ti appalesa alla gente ma ti distacca dai mortali non degni di te.
    Il corpo longilineo avvolto in un tailleur che mette in risalto le tue fattezze da dea: vita stretta, gonne sotto il ginocchio, trucco discreto, sguardo fisso davanti che sorvola la gente, imperscrutabile, inaccessibile, lontana da tutti.
    La borsa sotto il braccio, il mini cagnolino zappettante a lato, sguardi mascolini di ammirazione non ricompensati da sorrisi di compiacimento, algida.
    Talvolta volutamente non ti trucchi, una civetteria per dimostrare che, anche al naturale, sei sempre splendida, basta un cappellino o un foulard per farti sembrare diversa.
    Conoscendo i tuoi orari ti seguo, una sofferenza.
    Mi arrovello la mente per inventare un appiglio plausibile per parlarti, mi vesto in maniera elegante ma sobria come penso sia di tuo gradimento, anche se mi hai notato non l'hai dato a vedere.
    Ti soffermi davanti alle vetrine dei negozi, naturalmente quelli di lusso, ma non trovo alcun pretesto per sostare dinanzi ad un emporio con abiti esclusivamente da donna e mi allontano sconsolato.
    Una cosa ho osservato: posteggi sempre in divieto di sosta, al ritorno togli dal parabrezza della Jaguar il foglietto della contravvenzione lasciandolo cadere a terra con noncuranza.
    Quando ti sogno non oso immaginarti in posizioni erotiche, mi accontento di lievi baci sul viso e sul collo, non penso nemmeno lontanamente a sfilarti la camicia da notte, sei troppo signorile per mettere in atto comportamenti disdicevoli.
    La fine di questa favola? Un giorno camminando dinanzi a me le cade una rivista dalle mani, la raccolgo e gliela porgo con un timido sorriso...
    "'A 'mbecille, so dù mesi che me venghi appresso, che cazzo aspettavi?"
    Alberto sei stato proprio un imbecille, per due mesi...
     

     
  • 21 settembre alle ore 16:40
    ALBERTO, WAKE UP!

    Come comincia: I see you walking, swaying sweetly, delightfully with a pinch of erotic gentility as if you were shrouded in a transparent cloud that appalesa people but detaches you from mortals unworthy of you.
    The long-limbed body wrapped in a suit that emphasizes your goddess features: narrow waist, knee-length skirts, discreet make-up, staring gaze that flies over people, inscrutable, inaccessible, far from everyone.
    The bag under the arm, the little dog hoeing to the side, looks masculine admiration not rewarded with smiles of complacency, icy.
    Sometimes deliberately you do not tricks, coquetry to show that, even in the natural, you're always beautiful, just a cap or a scarf to make you look different.
    Knowing your schedules I follow you, a suffering.
    I brave my mind to invent a plausible foothold to talk to you, I dress elegantly but soberly as I think it is to your liking, even if you noticed me you did not give it to see.
    You stop in front of the shop windows, of course the luxury ones, but I do not find any excuse to stand before an emporium with clothes exclusively for women and I turn away disconsolate.
    One thing I have observed: parking always in a no parking, on the return remove from the windshield of Jaguar the leaflet of the contravention letting it fall to the ground carelessly.
    When I dream of you I dare not imagine you in erotic positions, I settle for light kisses on the face and neck, I do not even remotely slip out the nightgown, you are too elegant to implement unbecoming behavior.
    The end of this story? One day walking in front of me a magazine falls from his hands, I pick it up and hand it to him with a shy smile ...
    "'Dummy, I know for months that I come along, what the fuck were you waiting for?"
    Alberto you've been a dummy, for two months ...

     
  • 21 settembre alle ore 9:49
    INVITI MISTERIOSI CON SORPRESA

    Come comincia: Beatrice: “Leonardo il figlio del padrone del magazzino dove lavoriamo mi ha telefonato invitandomi ad un piconik nel suo bungalow ad Ostia; ho accettato, si tratta di un bel ragazzo, educato e poi è figlio del padrone ma non ho capito che cavolo intendeva!”  “Mia, mi vien da ridere, anche Alessio un suo amico mi ha fatto un invito analogo, evidentemente erano d’accordo, un invito ad un vichiend al mare, vacci a capir qualcosa ma non vorrei o meglio non vorremmo far la figura delle ignoranti, cioè quelle che siamo ma…” Bea era alta, bionda, longilinea, signorile, una modella, Mia buna più piccolina, stretta di vita, bel seno e  belle gambe e dallo sguardo promettente! “Bea l’appuntamento è a S.Giovanni vicino a casa mia alle dieci di domenica, siamo in luglio e quindi ci vestiremo leggere portando quel mini costume brasiliano che abbiamo acquistato.” “Non ti sembra eccessivo, i due giovani ci possono prendere per…” “Á cosa, io son più confusa de te, sai che ti dico:  me faccio un bidet, non si sa mai!” “Esagerata lo sai che la prima volta non la  si molla mai, fa tanto mignotta e noi…” “Noi non lo siamo ma se c’è dell’interesse in senso…” “Cara in tutti i sensi, non siamo puritane e lavoriamo come commesse per quattro soldi pure il sabato e quindi…” Alle dieci precise una Jaguar X Type si fermò alla fermata del tram 16 dove le due ragazze erano in attesa. “Bellissime, a bordo!” Chi aveva parlato era Alessio, alto, bruno, magro e dal sorriso affascinante, Leonardo più basso era biondo, robusto per frequentazione di palestra e dallo sguardo tenebroso. “Una davanti ed una dietro, Mia a mio fianco ma non mi distrarre mentre guido…sto scherzando, siete deliziose, è un  complimento ben meritato.” Parcheggio nei pressi della spiaggia, un viottolo  conduceva ad un bungalow bellissimo: aria condizionata, due letti matrimoniali divisi da un paravento, un tavolo con sedie da otto, in fondo un cucinino ed il bagno, un piccolo appartamento! “Ragazze sceglievi un letto, poggiatevi i vestiti e poi tutti in costume in spiaggia.” Quando Bea e Mia uscirono fuori dal bungalow in costume succinto non ebbero l’accoglienza che speravano, i due erano stati piuttosto freddini dinanzi a reggiseni che coprivano a malapena i capezzoli ed al costume, davanti assomigliante ad un francobollo e dietro un filo, mah? “Ragazze aspettiamo i nostri padri, potete sdraiarvi sotto i due ombrelloni, noi siamo in acqua.“ I due padri non si fecero attendere: ovviamente meno affascinanti dei figli e soprattutto più ‘bolsi’ come si dice a Roma, insomma con tanto di pancia ma…sicuramente col portafoglio molto ben fornito! Ai genitori, al contrario dei figli, uscirono gli occhi dalle orbite nel vedere le ragazze con quel costume. “Io sono Edoardo padre di Alessio.” “Ed io Andrea padre di Leonardo, dato che i nostri figli non si interessano a voi, vi faremo noi un po’ di compagnia, che ne dite?” “Loro ci hanno invitato ad un…” “Penso ad un picnic  in questo weekend.” Beatrice e Mia si guardarono in faccia ridendo, finalmente avevano capito…Edoardo: ”Vedo con piacere che la signorine sono allegre, non amiamo le musone, fra l’altro mi pare in passato di aver notato al banco dei profumi Beatrice, mi sbaglio?” “No commendatore sono io quella che sommessamente le chiedeva un  aumento di stipendio.” “Se non ricordo male non era proprio sommessamente ad ogni modo l’avrete, pensate di potervelo meritare?” “Commendatore sicuramente…” “Lasciate stare i titoli, siete meravigliose, noi siamo Edoardo ed Andrea, in verità vorremmo prendere un po’ di sole, siamo bianchi come due mozzarelle, il lavoro…” “Commendatore anzi Edoardo vi seguiremo, anche noi…” In costume da bagno i due attempati maschietti mostrarono tutta la loro epa, le due ragazze ovviamente fecero finta di ignorarla, pensavano a quanto avrebbero chiesto di aumento di stipendio, possibilmente una cifra non indifferente che capirono doversela meritare…”Ragazze parliamo chiaro, talvolta abbiamo bisogno di un aiutino e dovremo aspettare che quella famosa pillola blu faccia effetto, niente in contrario? Per passare il tempo potremo andare in acqua a rinfrescarci, che ne dite?” Bea e Mia si lanciarono in acqua  si misero a nuotare sin quando incontrarono in acqua Alessio e Leonardo che in testa avevano…il costume da bagno che, se ovviamente non era al suo posto. I due cominciarono a girare intorno alle ragazze che ogni tanto vedevano spuntare i loro rispettivi ‘cosi’ lunghi  sin quando i due dimostrarono la loro tendenza sessuale baciandosi in bocca e poi mettendo ‘in ore’ i rispettivi…Bea e Mia si guardarono in faccia, del comportamento dei giovani non interessava loro gran che, piuttosto quello dei padri i quali erano in acqua dove ‘si toccava’, non erano dei nuotatori, cosa poco interessante anzi meglio, così potevano dare inizio a qualche manovra di avvicinamento: “Caro vorrei abbracciarti e toccarti un po’, vediamo a che punto sei…insomma aspettiamo ancora un pochino intanto puoi toccarmi le tette ed il fiorellino ed anche il popò, sono a tua disposizione.” Così parlò Bea, (niente a che fare con Zarathustra), anche Mia seguì il suo esempio mentre in ragazzi uscivano nudi dall’acqua per rifugiarsi nel tucul ih ih ih. I due commendatori preferirono prima pranzare dato che la pillola blu non faceva ancora effetto.  Spumante, pasta alla Amatriciana, polli, verdura, Ananas e caffè in termos, organizzatissimi i vecchietti che, riempito il pancino, o meglio il pancione si spaparazzarono sui due letti seguiti dalle ragazze, i figli… chissà dove. La pillola blu quella volta non fece effetto sui due vegliardi i quali,  vergognosi, chiesero scusa. ”Beatrice sul letto con Edoardo: “Vorrei esprimerti, non so come dire, la mia solidarietà ma è qualcosa di più: ho visto due uomini ricchi e potenti nella loro vera identità, vorrei darti tutta me stessa, sono sincera, la mia sensibilità è stata messa a dura prova, sinceramente non ci interessano molto i nostri coetanei molto spesso maleducati ed arroganti oltre che viziati dai genitori, noi lavoriamo sin da piccole, abbiamo conseguito solo il diploma di scuola media e poi siamo entrate nella tua azienda, viviamo in una casa di due stanze, un po’ di denaro in più ci farebbe comodo, come tutte le femmine siamo vanitose vorremmo fare delle spese. Una cosa: domattina ci diamo malate, non vorremmo che col tuo intervento venissero fuori delle chiacchiere nel nostro ambiente, noi vorremmo rivedervi ma senza sentirci delle mantenute, se decideste di darci qualcosa in più dovrà essere fuori della busta paga, la tua famiglia?” “I figli li avete visti…le nostre mogli si sono defilate e con i nostri soldi vivono alla grande ma ora ho deciso di stringere i cordoni della borsa, sei stata tu a farmi capire alcuni valori della vita, te ne sono grato. Se volete potremmo rivederci in questo bungalow o in una nuova casa tutta vostra più grande dell’attuale dove incontrarci, abitazione che prenderete in affitto o meglio che noi acquisteremo a vostro nome. Che altro dirvi, per ridimensionare l’atmosfera vi racconto un episodio accaduto fra me e dei colleghi più giovani una volta quando ci siamo riuniti per lavoro: ovviamente i cotali facevano dello spirito sulla nostra età, io pensai come mi difendo? ‘Signori belli vi vedo male, non arriverete di certo alla mia età! Inutile che vi tocchiate…ve ne accorgerete! Ed ora ritorno a Roma.” Una Bentley fece sgranare gli occhi a Bea ed a Mia. “A proposito di auto come ve la passate?” “Benissimo abbiamo delle auto con tante ruote di ferro! Ho capito dove vuoi arrivare ma se acquistate per noi una o due macchine i pettegolezzi si sprecherebbero, cambiando casa potremmo riparlarne.” I sentimenti sinceri portano bene e così accadde che Edoardo ed Andrea divorziarono tagliando in parte i ‘viveri’ alle ex, i due spesso andavano insieme alla  deliziose compagne in giro per Roma a far delle compere; ogni volta venivano classificati  dai commessi come padri delle relative accompagnatrici. Una nuova casa, due Cinquecento e tanto affetto sincero, talvolta, la pillola blu funzionava. Come nelle migliori favole e vissero…

     

     
  • 19 settembre alle ore 9:14
    IN HOC SIGNO VINCES

    Come comincia: Alberto ed Angelo erano due professori del liceo scientifico Cavour sito nella omonima strada di Roma: Alberto insegnante di educazione fisica, Angelo, prete (nomen omen), di religione. Erano amici oltre che coetanei, venticinque anni, ma in fatto di cose sacre cene e gatto, questo in privato perché in pubblico non trattavano mai cose sacre anche perché la maggior parte degli studenti (e studentesse) erano ben poco interessati. Alberto abitava preso la cugina Silvana proprio dinanzi alla scuola, Angelo ogni sera doveva rientrare in seminario dove fruiva di una cameretta ma, data la distanza dall’edificio scolastico, spesso era ospite di Alberto. Silvana, consulente tributaria, aveva il classico spirito ‘moquer’ dei romani e spesso faceva delle allusioni sull’eventuale omosessualità dei due. Mentre Alberto si faceva della matte risate, Angelo non sapeva cosa rispondere, in fatto di sesso era in difficoltà dopo le lezioni sessuofobe acquisite durante gli studi in Seminario. Alberto non si faceva mancare il ‘foraggio’ in campo delle femminucce anche perché, dall’alto del suo un metro e ottanta le attirava come le api sui fiori e il ‘fiorellino’ era Matilde, portiera dello stabile il cui marito, peraltro piuttosto anziano,  proprietario terriero, spesso si recava a trovare i suoi contadini per controllare i propri interessi. In quell’occasione Angelo veniva gentilmente pregato di tornare al suo ‘pagliericcio’ dato che il suo posto veniva occupato per tutta la notte dalla bella, piacevole, deliziosa, sensuale, ridanciana…insomma da Matilde che col suo effluvio, sia personale che di profumo francese, ‘inondava’ tutta casa. Silvana ci scherzava: “Se non mi hanno raccontato male così profumati sono i casini e tu sei…” “Una migotta ma solo con tuo cugino. Non è che tu…” “Non voglio essere volgare, te lo dico in italiano: va a morire ammazzata!” La sera successiva Angelo riprendeva il suo posto letto ma l’olezzo lasciato da Matilde restava nelle lenzuola ed Angelo lo inalava con piacere ma gli faceva un certo effetto…”Silvana è possibile cambiare le lenzuola e la federa del cuscino si sente che…” “Lo sapevo che anche tu…” “Non dire fesserie, è una questione igienica!” Poco convinta Silvana lo accontentava ma pensava a ben altro. Durante le feste di Natale a casa di Silvana si presentò il figlio quindicenne Cesare avuto da uno sfortunato incontro con un tale che si era dimostrato poco affidabile e Silvana non ci aveva pensato due volte a sbatterlo fuori di casa. Per motivi di spazio madre e figlio dormivano nella stessa camera, Cesare studiava in un istituto religioso fuori Roma, aveva preso dalla genitrice lo spirito combattivo e cominciò a far domande sulla presenza di don Angelo in casa. “A Cè non fare il maligno, quando Alberto ‘dorme’  con Matilde il prete ritorna al Seminario, in fondo è una brava persona ed anche come uomo…, non so cosa lo abbia spinto ad indossare la tonaca, ora basta con questo argomento, buona notte!” Una mattina nel cortile della scuola, prima dell’inizio delle lezioni, Alberto fu fermato da Arianna, deliziosa bionda sedicenne,, che, sfacciatamente, chiese ad Alberto se per caso facesse lezioni private di ginnastica alle alunne, lei ne aveva proprio bisogno per la scoliosi…” “Dolce amica mia, ho trentacinque anni, l’esperienza mi porta ad evitare guai, tu saresti un bellissimo guaio, forse non hai letto i giornali: due minorenni con le loro ‘grazie’ hanno inguaiato molto signori non giovanissimi i quali, oltre ad essere denunziati per corruzione di minorenni, sono stati sospesi dal servizio, sai che ti dico: cresci e ripassa, un bacino affettuoso è il massimo, ciao.” Certo era stato difficile rinunziare a quella ragazza deliziosa, ora le sedicenni non sono più quelle di una volta tutto rossore in viso, te la sbattano in faccia e se, non le accontenti, son capaci di dire che sei omo! Un giorno don Angelo si presentò da Silvana chiedendole un favore: “Il nostro consulente tributario ha combinato un sacco di guai con i registri, la Finanza, per agevolarci, ha chiuso un occhio ma pretende che tutto sia rimesso a posto, gentilmente ci dia una mano.” Silvana aveva un bel po’ di lavoro arretrato:”Siccome sicuramente non vi farò pagare che ci guadagno, che ne dice di un posticino in Paradiso?” “Madame, io sono un povero prete anche se volessi ed io vorrei…” “Mon ami finisci il pensiero, tu vorresti…” “Aiutarla ma…” Silvana chiuse la porta dell’ufficio, nessuno sarebbe entrato senza bussare e allora: “Mi ricordo il titolo di un film: sotto la gonna niente!” “Non riesco a capire, io…” “Tu da quando mi hai conosciuta, ogni volta che mi passavi vicino giravi lo sguardo da un’altra parte, non ti vedo come prete ma come uomo e sinceramente mi piaci, vedi se ti piace questo.” E lo prese a baciare in bocca. Don Angelo, siccome il suo Angelo custode in quel momento era distratto, accettò il lungo bacio che portò alla conclusione di una protuberanza notevole sotto la tonaca. Silvana riusciva a ridere su tutto, anche questa volta: “Dimentica un attimo chi sei, poi ti confesserai ma per ora…Silvana si trovò fra le mani un ‘arbusto’ che, preso in ‘ore’ gettò schizzi riempendole la bocca,  Silvana scappò in bagno. Al ritorno don Angelo era sparito. Assaggiato il ‘dolce’, il povero prete era in profonda crisi, non volle contattare il confessore, già sapeva quello che gli avrebbe detto. “Marcò visita e per quindici giorni, rimase al Seminario pregando in continuazione ma l’immagine di quel fatto era costantemente nella sua mente, difficile cancellarlo anzi andando avanti…Silvana ad Alberto: “Che fine ha fatto il tuo collega, è sparito da quindici giorni, ne sai niente?” “No, l’ultima volta parlava con te…” Quando si ripresentò a scuola don Angelo era dimagrito e pallido in viso, Alberto lo accolse con un abbraccio: “Dimmi tutto senza raccontar balle, non ci crederei.” “Andiamo in trattoria a mangiare, forse, a stomaco pieno…”  “E che è un’aspirina, fa come vuoi.” In Cinquecento di Alberto girarono un po’ per Roma, niente cena, finalmente don Angelo a mezze parole raccontò la verità e si beccò: “Per un cazzo di pompino tutta stà storia, finiscila, anche se prete, sei sempre un uomo.” Incontrando a casa Silvana, Alberto: “Brutta zozzona, hai messo in crisi il povero sacerdote, ora come va a finire?” “Io non sono religiosa, per me è solo un uomo, se la vede lui, a me non dispiace.” Alberto si assunse la parte di intermediario, in fondo voleva bene a tutti e due ma capì che senza il suo intervento la situazione non sarebbe cambiata: “Ragazzi, (si fa per dire) adesso vi sedete l’uno dinanzi l’altro e parlate, parlate, parlate sinceramente, non dico confessatevi sarebbe una battuta ma…avete capito.” Silvana prese in mano la situazione: “Per prima cosa parliamo di noi due: tu, come uomo, mi piaci, penso la stessa cosa di te nei miei confronti, ho notato che quando ti guardavo abbassavi gli occhi. In seminario ti hanno inculcato idee che non rispondono alla realtà: un esempio la famosa frase ‘In hoc signo vinces’ che secondo quanto riportato da alcuni scrittori Costantino avrebbe visto in cielo prima della battaglia di ponte Milvio è una bufala, Costantino vinse la battaglia sono perché Massenzio, suo avversario era un perfetto idiota come generale, aveva mal disposto le sue truppe che erano rimaste imbottigliate. Andiamo alla Bibbia: quella del serpente e della mela è una storiella da ridere, se Dio è onnipossente e quindi sa tutto, come si può pensare che cacciasse dall’Eden Adamo ed Eva per un fatto da lui certamente previsto, ancor prima perché creò Eva da una costola di Adamo, poteva usare lo stesso metodo che aveva adottato per l’uomo. Tu sei cattolico perché nato in Italia, in India saresti potuto essere Indù, mussulmano o buddista e poi quanti Dii ci sono al mondo che sono venerati dagli uomini? Da una statistica circa trentasette di cui sette cristiani, ultima cosa che riguarda noi: all’inizio del cristianesimo i sacerdoti si sposavano poi il Papa Gregorio settimo introdusse il celibato dei preti e quindi non è cosa proveniente da Dio ma di un imbecille di Pontefice che per motivi molto discutibili soppresse il matrimonio dei sacerdoti. Ci sarebbero molte altre considerazioni da fare ma pensiamo a noi stessi: io penso di essere innamorata di te uomo, sei la persona che ho sempre desiderato di incontrare molto diverso dal mio ex marito, anch’io penso di non esserti indifferente ed allora? Se deciderai di metterti con me come marito potrai lavorare nel mio studio; a te la decisione.” Un abbraccio senza parole, Massimo, si chiamava così, si dileguò (espressione adatta) e comparve tre giorni dopo vestito in borghese, un abbraccio ad Alberto ed a Silvana e per ultimo anche a Matilde, in fondo anche lei poteva considerarsi componente della famiglia. All’arrivo Cesare: “Adesso non posso più chiamarti ‘zì prete’, tratta bene mia madre nel senso…in tutti i sensi!” Ovviamente ci fu una prima notte:  fu Silvana che prese l’iniziativa. Lungo bacio in bocca e poi sulle tette. “Sono  ritornato lattante…” “Se è possibile evita di…” Al bacio sul fiorellino: “Mi restano i peli fra i denti!” “Mi sembra di essere ad una scuola guida, mi raso i peli va bene?” Finita l’operazione: “Questo di chiama il clitoride, è come un piccolo pene, se lo solleciti riesco a provare un orgasmo.” “Scusa se è una cosa femminile perché si chiama al maschile?” Silvana non sapeva più se ridere o…”Facciamo una cosa: faccio tutto io senza parlare!” Massimo si dimostrò di essere un buon allievo anzi superò la maestra con gran gioia di quest’ultima che, dopo tanto tempo, aveva riprovato le gioie del sesso. “Quant’è bella giovinezza…” “Non toccare questo tasto, ho dieci anni più di te, maledizione!”

     
  • 18 settembre alle ore 15:38
    ALBERTO PENSA

    Come comincia: Cosa accade quando non ho nulla da fare o meglio, non ho voglia di far niente? È estate, mi stendo sul divano, pancia all’aria, cuscino sotto la testa ammiro il paesaggio guardando fuori del balcone, un paesaggio che mi è familiare ma che trovo sempre piacevole e rilassante. Nudo, guardo ‘ciccio’ a riposo (riposo talvolta interrotto da qualche …resurrezione, (Con l’andar degli anni si diventa filosofi!) Mi stiracchio come un gatto appena desto, sento l’Apatheia (ricordo del classico) e capisco di non essere soddisfatto della vita che conduco. In verità motivi di contentezza non ne ho molti: mia moglie, in menopausa, dice di amarmi alla follia ma non appena cerco di mettermi in bocca una sua tettina, fa la gatta indisponibile dinanzi ad un felino arrapato. Tata, vicina di casa, il mio sogno segreto, mi ha risposto che ‘nun c’è trippa pè gatti’ pur con l’offerta di diecimila  €uro pensando che non ce li ho, infatti non ce li ho! È solo il mio ottimismo che mi aiuta a superare le rotture quotidiane, intanto sono in vita, alcuni miei colleghi sono passati dalla posizione verticale a quella, definitiva, orizzontale, altri si trascinano  tristemente parlando sempre di malattie, altri dichiarano di aver raggiunto la pace dei sensi, una prospettiva alla quale non voglio pensare, come si fa a vivere senza la dolce ‘chatte’? Ma la mia fantasia costante  è la deliziosa Tata, la vedo sorridere, rughette intorno alla bocca, occhi…con la solita espressione ‘vedi d’annattene!’ Le ho riferito la storia di un fan disavvenente che, durante una crociera, con notevole faccia tosta, riesce a farsi una principessa mentre gli altri fustacci vanno in bianco beh. Ho fatto la fine degli altri: bianco totale! Mò mè so rotto, che c’javrai mai più delle artre femminucce? Lanugine d’oro, lapislazzuli sulle labbra della ‘gatta’? Ma vedi d’annattene a …
     

     
  • 16 settembre alle ore 17:06
    JOHN AND THE JEALOUSY

    Come comincia: I see you restless, bewildered, suspicious of your partner . Jealousy: it is a green-eyed monster that taunts the flesh it feeds on, Shakespeare is right; it is a feeling of the pagan gods towards men, they did not like mortals to 'make' their little girls; - it is a projection of one's own insecurity towards others, it is typical of a ment and weak, envious, immature; it is the prophecy of future betrayals, your hidden side , dark veiled goddess that burns within you. If at a cocktail you notice the gazed looks of the male guests attracted by the graces of your beloved, do not light the cigarette on the side of the filter, you would be intoxicated even more; if you do not own yourself you can not own a woman. Your symbol? The avenging Erinni. Are you trying to bind your partner? You can not chained a ray of sunshine !. A lustful wife could not defeat your jealousy: it would make you go to show thatyou too ... If you look at the photos of your lady swathed by a succinct bikini, smiling offers to the bystanders a lush, prosperous and lush beautiful see you do not have to complain stating : "You should not do it" not explaining to whom you refer: to the consort too generous; to the photographer who has earned us; all'allupato , dazzled spectator who admires the images. Your most hated persecutor? Andronicus 1st Emperor of Byzantium who codified the horns by hanging those of the deer he hunted on the walls of the palaces belonging to the horned husbands. For the protuberances of which you are so concerned, turn to the gods Dionysus or Pan if you are pagan or, if Catholic, in San Giuseppe and also in San Martino, they know something about it. Try to turn the page: lying on a soft bed with romantic music in the background, close your eyes and imagine your beloved who languidly emits small howls hidden under the body of a robust mask and who, looking at you, whispers: "I'm with him but it is as if you were lying count, my joy is also yours ... admire his tough face! Here you see how things should go, she would be more calm and happy, you would earn us because a trained wife is like an athlete: it makes more! And finally, do not you think that my advice should be rewarded? Please put a good word in my favor with your beloved, I would be so grateful!

     
  • 13 settembre alle ore 9:21
    UNO ZIO D'ITALIA

    Come comincia: Normalmente si parla di eredità pervenute da uno zio d’America, questa è una storia all’incontrario un nipote americano che eredita da uno zio italiano. Tommaso Z. ebbe la notizia da un notaio italo americano di New York dove abitava, John Santoro il quale: “Complimenti giovanotto è deceduto a Jesi in Italia un tuo zio Domenico M., pare sia un bel mucchio di dollari ossia di €uro, questo è l’indirizzo di un notaio del luogo, Santino D. auguri.” Tommaso M. a New York, di professione modello, era un po’ squattrinato perché era un amante del lusso, frequentava ambienti particolari in cui la differenza fra maschietti e femminucce era minima insomma…avete capito. Giunto in aereo a Roma Fiumicino arrivò a Jesi, in quel di Ancona, col treno e, per comodità, prese alloggio in un albergo vicino alla stazione ferroviaria. Il giorno successivo contattò per telefono il notaio Santino D. il quale, molto sensibile al denaro, fu molto cortese col suo nuovo cliente, si diedero appuntamento nella sala da pranzo dell’albergo. “Sono anni che faccio il notaio ma un patrimonio come quello che le ha lasciato suo zio ne ho visti pochi. Finito di mangiare andremo nel mio studio dove ho tutte il carteggio.” Si trattava di beni mobili ed immobili e notevoli somme in titoli. Tom, un po’ frastornato, mise un sacco di firme senza rendersi conto di quello che firmava, fiducia al notaio. “Vorrei acquistare una Jaguar.” “Il concessionario si trova a Pesaro, un po’ lontano, potremmo controllare gli avvisi di vendita sul giornale locale.” Tom fu fortunato, non il proprietario dell’auto che era stato costretto a venderla per motivi economici; si trattava di una X Type, quasi nuova, il cui prezzo era stato fissato in €uro ottomila come da listino di ‘Quattroruote’. Leonardo, lo sfortunato di cui sopra, faceva parte di uno staff di avvocati di un grande studio. La crisi aveva toccato anche il settore e Leonardo era stato licenziato, malgrado i suoi sforzi non era riuscito a trovare un altro incarico, per ora andava avanti con i risparmi, la Jaguar, tanto desiderata, era stata sacrificata. Leo incontrò Tommaso nell’albergo della stazione, fece provare la macchina all’acquirente e, intascato un assegno, mogio mogio stava per andarsene a prendere l’autobus quando Tommaso: “Non sia mai che la lasci andare a piedi, mi indichi la strada, l’accompagnerò a casa sua. Giunti dinanzi al portone Leonardo ritenne opportuno ricambiare la cortesia con l’invitare a casa Tom il quale fu contento di avere già conquistato un’amicizia. “La mia casa è grande, presto dovrò lasciarla per motivi economici, in Italia c’è crisi e sono stato licenziato dal posto di lavoro.“ “Io di colpo sono diventato ricco merito di mio zio Edoardo M., ma che casa grande, se siete d’accordo potrei abitare con voi pagando l’affitto, l’albergo e così triste e poi lei potrebbe guidare ancora la Jaguar.” Leo e Stella si guardarono in viso, una manna: “Cara se sei d’accordo…” “Volentieri e poi mi sembra un signore simpatico.” “Anche voi due siete simpatici, io amo uomini e donne.” Leo spalancò gli occhi e rimase immobile, anche Stella rimase basita ma si riprese presto: “Vado in cucina, oggi un pranzo speciale in onore di Tommaso, possiamo darci del tu?” “Ma certamente, le  anzi ti farò compagnia, io sono bravo nell’arte culinaria…” La frase fu seguita da una risata da parte di Tommaso che andò con la padrona di casa in cucina. Leonardo cercò di inquadrare la situazione venutasi a creare, giunse alla conclusione che non c’era altra via d’uscita che assecondare l’ospite ricco e pagante. Ma le sorprese non erano finite, finito di cucinare Tom si presentò a tavola con un grembiale da cuciniere e poi: “Non vi scandalizzate se io mi spoglio un po’…” Tolto il grembiale restò con la parte inferiore del corpo nuda, altro choc da parte dei padroni di casa che ormai avevano capito come stavano le cose. Finito di mangiare, a Tommaso sempre nudo di sotto, fu mostrata la sua camera. “Oh che bello, c’è pure il bagno, dopo un riposino mi farò una doccia. Io vorrei fumarmi una Philips Morris, nessuno ne vuole?” Leo “Io uso la pipa, buon riposo.” Anche Leo e Stella andarono a riposarsi in camera da letto, non avevano nulla da dirsi, la frase latina quanto mai giusta in questo caso: ‘Pecunia non olet’, ormai avevano accettato la situazione pensando anche alla loro figlia Azzurra studentessa universitaria a Perugia. Alle diciassette Tommaso si presentò questa volta vestito in modo elegante: “Io a New York facevo il modello.” Stella: “Sei elegantissimo, complimenti!”  La furbacchiona, anche per sondare la situazione, baciò in bocca Tom il quale parve gradire: “Cara anche tu sei deliziosa, penso ci divertiremo. Domani usciremo insieme, voglio inaugurare la carta di credito che mi ha dato il notaio, spese pazze, allegria!” Era venuto fuori il lato positivo della situazione, il trio a passeggio per Jesi visitò vari negozi di moda sia maschili che femminili oltre ad uno per riempire la ‘cambusa’. “Amo spendere denaro ed amo anche voi due, non sono religioso altrimenti ringrazierei Dio di avervi incontrato.” Dopo pranzo Leo mise un  compact disk americano in onore dell’ospite che prese Stella per la vita e si mise a ballare baciando sul collo la padrona di casa. “Cara se tuo marito è d’accordo che ne dici di andare in camera mia?” “Io devo essere d’accordo non mio marito, go all’americana!” Per sua fortuna Leo non era mai stato geloso e poi non sapeva quello che sessualmente Tommaso avrebbe preteso da sua moglie, lei aveva detto che erano fatti suoi…Dopo un’ora Leo andò dietro la porta della camera di Tom, sentì dell’acqua scorrere, aprì la porta ed intravide nel bagno due corpi nudi, viva la pulizia! “Tua moglie è una donna deliziosa, andremo d’accordo anche con te vero? Intanto che ne dici se domattina andiamo un po’ in giro in macchina, guiderai tu con me vicino, Stella potrà riposarsi nel sedile posteriore.” Sembrava un linguaggio criptato,  chiese a Stella quello che aveva combinato col giovane, ormai non si sarebbe meravigliato di niente. “Tom mi ha spogliata, sul letto ha cominciato a baciarmi dalla bocca sino ai piedi che ha particolarmente apprezzato, deve essere pure feticista, mi ha baciato a lungo la ‘cicciolina, io ho avuto due orgasmi ma come uccello ce l’ha piccolino anche se gli è diventato molto duro, curiosamente ha due testicoli molto grossi, fine della prima puntata.” C’era poco da dire, Leonardo cercò di capire che cosa Tom avrebbe preteso da lui, intanto nel cassetto della scrivania, nel suo studio, aveva trovato un mucchio di €uro da cinquanta…Durante il viaggio verso Ancona, Tom fece fermare la macchina in uno spiazzo e : “Chiedo scusa ma mi è  venuta una voglia improvvisa, Leo ti dispiace se ti tocco l’uccello, mi è venuta la curiosità di vederlo!” e si mise all’opera nell’aprire la patta da cui venne fuori un ‘ciccio’ moscio ma lungo, “Immagino quanto sarà grosso quando è duro, chiuditi, ne riparleremo a casa.” Non rientrarono subito a Jesi, andarono al ristorante ‘Osteria del Pozzo’ dove gustarono un pranzo a base di pesce. “Ci sanno fare col pesce questi anconetani!” Battuta di Tom che fece sorridere i due coniugi. A casa: “Stella ti dispiace se ti sequestro il marito, non te lo strapazzo troppo! Preferisco andare in camera vostra, sarà una novità, io amo le novità. Chissà quante volte avete fatto l’amore qui, che ne dici se una volta invitiamo anche tua moglie?” “Ormai sei a casa tua…” “Una doccia ci renderà più profumati, vieni ti lavo le spalle ed anche le…ho pensato una rima, oh madonna lo immaginavo grosso ma non così, che dice tua moglie?” “È una porcona, le piace davanti e di dietro.” Ormai Leo voleva entrare nella parte dello zozzone per vedere come andava a finire, presto detto ‘ciccio’ in bocca a Tom che non solo gradì gli schizzi  ma ingoiò il tutto, alla faccia! “Hai un buon sapore, voglio baciare i tuoi ‘gioielli’ sono bellissimi, mi fermerò lì un po’ di tempo…E si fermò tanto a lungo da beccarsi un altro schizzo in bocca. “Per finire vorrei che mi toccassi il mio ‘ciccio’ è piccolino ma voglioso.” Leonardo non aveva mai toccato un altro membro maschile oltre al suo, cercò di fare del suo meglio: “Vai avanti fammi godere, c’è un regalino per te.” Il regalino ovviamente era in €uro che Tom trovò nel suo scrittorio domandandosi fin quando sarebbe durata la storia. Ultima novità: “Stanotte saremo in tre, dormirò con voi sempre che non vi dispiaccia! io starò in mezzo, voi due ai lati. Detto fatto, Tom allungò le mani a destra sull’uccello di Leo a sinistra sulla ‘cosina’ di Stella  cpm lòa conseguenza che a Leo ‘ciccio’ montò come la panna e Stellina cominciò a goderecciare o a far finta per far contento l’anfitrione il quale versò le sue attenzioni solo a  Leo. “Stella scusami ma vorrei andare dentro tuo marito, ho la vasellina non gli farò male e poi come vedete ce l’ho piccolo.” Detto fatto, il padrone di casa si trovò un cosino dentro il suo didietro, vergognandosi un po’ per la presenza della moglie, cosino che andava avanti ed indietro procurandogli una non prevista sensazione piacevole di cui lui stesso rimase meravigliato. Senti dentro il sedere uno schizzo fortissimo come fanno quelle pistole ad acqua che si usano in spiaggia, Leo stava per ritirarsi quando: “Ti prego fammi restare ancora, sono diecimila.” Un attimo di sincerità, senza essere troppo convenzionali in quelle condizioni che decisione avreste preso?” Leonardo fu per il si tanto più che la proposta fu reiterata e così diventavano ventimila. A Leo non mancò il senso dello humor anche in questa occasione: “Se mi regge il culo arriverò a centomila, non ci arrivò ma si beccò lo sfottò della consorte. “Non avrai più bisogno delle supposte per andare in bagno!” Pure preso per il culo. Una novità in casa M., Azzurra aveva comunicato che avrebbe passato un periodo a casa, arrivo l’indomani. Leonardo in Jaguar andò a prenderla alla stazione, grandi baci e abbracci, si volevano bene padre e figlia la quale fu informata in tutti i particolari delle novità avvenute nella sua famiglia. Leo si aspettava una reazione di confusione mentale da parte di Azzurra mentre la stessa: “Papà all’università di Perugia ne ho viste di tutti i colori, c’era perfino un ermafrodita brasiliana o brasiliano che dir si voglia, invece mi farà piacere conoscere questo Tommaso il quale si fece trovare all’ingresso elegantemente vestito. “Che ragazza meravigliosa, una modella, marito e moglie ci avete messo molto impegno, cara Stella se sarai d’accordo faremo qualche passeggiata insieme a Jesi e dintorni, sai guidare la Jaguar di tuo padre? Io preferisco fare il passeggero.” In un attimo Tom aveva cambiato tutto nel menage di casa anche con l’aiuto di Azzurra, partita persa per Leo e Stella che sperarono in un destino a loro favorevole, non c’era altro da fare. Giorno successivo acquisti da parte della pulsella nei vari negozi già visitati da suo madre e da suo padre, ormai erano conosciuti. Nuova conoscenza fu invece quella dei camerieri del bar Pardi, il migliore della città. Mostrando un biglietto da 50 €uro Tom chiese: “Portateci il vostro miglior prodotto.” “Abbiamo della eccellente pasticceria e del caffè freddo divino.” Il cinquantino sparì nelle tasche di Giovanni il cameriere più anziano che, dopo un quarto d’ora si presentò con quanto promesso. “Azzurra si buttò sui pasticcini mugulando per la gioia di mangiarli, Tom preferì il caffè che si dimostrò di sapore molto particolare, mai assaggiato. Finita Azzurra di abbuffarsi Tom: “Complimenti, verremo altre volte in questo bar, per favore riservateci il tavolo più nascosto, a presto.” “Mamma non ho fame, sono andata da Parti ed ho fatto la porcellona:” Allarmata Stella:”In che senso?” “Mi sono riempita di pasticcini, buonissimi come ricordavo, una volta ci porteremo anche te e papà, per oggi niente pranzo.” Il giorno successivo, la mattina, i due giovani si erano dati appuntamento nel soggiorno per la prima colazione, Tom era vestito sportivo, Azzurra indossava parte dei vestiti acquistati il giorno precedente, papà e mamma se ne accorsero ma non fecero commenti d’altronde…Azzurra si diresse verso Cingoli paese montano dove d’estate andavano in villeggiatura molti romani. “Qui conosco una ragazza titolare di un negozio di articoli fotografici, è simpatica, te la presenterò. “Concetta questo è Tommaso il mio fidanzato americano, abbiamo dimenticato di portare una macchina fotografica…” “Ve la presto io.” “Preferisco acquistarla, qui c’è la mia carta di credito.” “Caro Tommaso, cara ti costerà, milleottocento €uro, meglio che…” “Vai facile, sono ricco.”Azzurra seguì l’amica nel retro della bottega: “È vero che sta bene a soldi?” “E tu pensi che mi prendevo un morto di fame, sto scherzando, è veramente ricco.” Ovvio sguardo d’invidia dell’amica:”Se al ritorno avete scattate delle foto, portatemi la scheda, riesco a stamparle in poco tempo.” Tom e Azzurra si allontanarono dal centro e si spinsero sino al monte S.Vicino, Tom cominciò a scattare foto a ripetizione di Azzurra prima vestita e poi sempre più spogliata sino al nudo totale, la ragazza non era conformista, questo fece molto piacere a Tom a cui era venuto un certo pensiero in testa. Telefonarono a casa, è buio, preferiamo dormire a Cingoli in albergo, a domani.” Leo e Stella si domandarono angosciati cosa sarebbe successo fra i due, ma erano impotenti a cambiare il destino, quella notte dormirono poco come i due giovani che avevano molto da dirsi: “Caro Tom io sono una ragazza del ventunesimo secolo, a Perugia ho visto molte cose cambiate in tutti i campi nei giovani, su due cose solo non transigo sul buon gusto e sulla violenza oltre naturalmente che sui pettegolezzi della gente che per i ceti più alti come il nostro comporterebbe un cambiamento di città, io devo laurearmi in medicina, specializzazione ginecologia.” “Allora ami di fiorellini?” “Non più di tanto, anche se non sei un tipo normale come si dice in gergo, penso che tu sia di animo buono, cosa che io apprezzo, per il resto vedremo ma non ti preoccupare, non sono religiosa, penso che tutti i prodotti generati su questa terra sono frutto della natura, io li accetto come accetterò te con tutti i tuoi problemi, questo è il nostro matrimonio che durerà per sempre, perlomeno da parte mia…” Tommaso ebbe un pianto irrefrenabile, aveva trovato la persona giusta per sé, l’avrebbe amata e rispettata per sempre.

     
  • 10 settembre alle ore 10:36
    Amori di mamme

    Come comincia: “Anna posso venire a casa tua?” “Certamente è successo qualcosa di spiacevole? “Diciamo di particolare, aprimi la porta per favore.” “Allora ti vuoi spiegare finalmente?” “Il problema sono i miei figli Pietro e Paolo; visto che avevano sempre le occhiaie e dimagrivano a vista d’occhio li ho portati dal medico, sentenza: stì zozzoni si sparano troppe seghe!” “Scusami ma come potrei aiutarti?” “E qui vien fuori…” “Forse sto cominciando a capire ma, ovviamente sono molto perplessa, forse pensi che io… “Penso, cara Anna, penso che questi due imbecilli mi diventano tubercolosi se non la smettono, questo è il verdetto del medico Arena, sono disperata, non so come farli smettere!” Giovanna aveva cominciato a piangere e istintivamente aveva preso a baciare in bocca l’amica Anna. “Giovanna ho una gran confusione in testa, non so che altro dirti, io ti voglio bene, vediamo cosa si potrà fare.” Anna rimasta solo si era rifugiata nel letto, a occhi chiusi pensava ad uno scenario futuro, prima di tutto quel bacio in bocca della sua amica, non era mai successo e poi ai due ragazzi lei, quarantenne, li aveva visti prima nascere e poi crescere, gli voleva bene ma ad avere dei rapporti con loro, non ci si vedeva proprio a far da ‘nave scuola’ ai due cucciolotti sedicenni, forse l’avevano troppo piccolo o si sarebbero vergognati di….con la zia Anna, uffa, Giovanna l’aveva proprio messa in crisi, se ne accorse Alberto, suo marito titolare di una grande panetteria in via Garibaldi a Messina.  Alberto, come tutti i panettieri,  per motivi di lavoro si alzava ogni mattina alle quattro, il pomeriggio si riposava e la sera di nuovo al lavoro.  Alberto ed Anna erano una coppia particolare, erano cresciuti praticamente insieme nello steso stabile in via Colapesce, avevano avuto le prime esperienze sessuali fra di loro e, mentre Alberto durante il servizio militare aveva ‘conosciuto’ altre femminucce, Anna solo il marito. Avevano promesso, prima di sposarsi, di essere assolutamente sinceri fra di loro, promessa che allo stato attuale per Anna era difficile da mantenere per ovvi motivi. “Anna ti vedo strana, problemi?” “Ho capito, quando ti sentirai di parlarmene sarai tu a decidere.”A mezzogiorno squillò il telefono a casa di Giovanna: “Anna dimmi tutto.” “Ora te la fai con le femminucce, auguri!” Era Giacomo l’ex marito da cui  dieci anni prima aveva divorziato, motivo, incompatibilità di carattere ma la natura non era stata amica di Giovanna che dichiarata sterile dai medici e risposatasi con Alessandro, cassiere alla Banca d’Italia, era rimasta vedova con i due gemelli, la telefonata di Giacomo l’aveva riportata indietro negli anni in modo per lei spiacevole. “Ho da fare, che ti serve?” “Che ne dici di farti una visitina, so che sei rimasta vedova, forse un po’ di compagnia… “ “Mi stai scocciando, dimmi il motivo per cui mi hai telefonato, tu non hai mai fatto nulla senza un tuo interesse, allora?” ”Mi hanno riferito che i tuoi due ‘pischelli’, li chiamo alla romana perché sono romani, tu e tuo marito li avete adottati, tu non ne puoi avere mentre io con mia moglie inglese, cattolica integrale ma piena di sterline, in sei anni abbiamo tre bambocci, tu sei fortunata puoi andare con chi vuoi senza problemi. Che ne diresti di una sveltina con me? Ricordo che eri piuttosto bravina…” “Maledetto, se per caso spargi la voce che i miei figli sono adottivi ti troverai con gambe e braccia rotte, stronzo.” Così finì la conversazione di Giovanna con Giacomo, conversazione che lasciò una Giovanna distrutta nel morale, una mattinata iniziata male e finita peggio. Stavolta Anna non tenne conto della promessa fatta a suo marito di essere completamente sinceri fra di loro, come confessare che si sarebbe fatta sc…re da due ragazzi, un conto avere la mente aperta ma  questo caso era estremamente particolare per usare un eufemismo. Pensò che la cosa migliore fosse confidarsi con Anna, fra donne ci si capisce meglio e poi era interessata alla faccenda. Alla fine della confessione Anna restò ad occhi spalancati, novità da film, Anna si beccò altro bacio in bocca stavolta corrisposto, per lei era un segno di consolazione. Il sabato i ragazzi non avevano scuola, Alberto more solito al lavoro, alle sette Pietro e Paolo erano già in fibrillazione, a sedici anni il primo  rapporto sessuale è estremamente eccitante. Telefonata: “Anna questi non li tengo più, che mi dici?” ”Mandameli uno per volta, io provvedo a mettere della gomma americana sullo spioncino della vecchiaccia che abita davanti al mio appartamento, non voglio che…” I due avevano fatto pari e dispari per sorteggiare chi doveva essere il primo: vinse Pietro e in pigiama e pantofole scese di un piano e si infilò in casa di Anna. “Zia, non so che dirti, non ho dormito tutta la notte, non vedevo l’ora…” “Calmati, l’ora è giunta, vedo che già sei in posizione, fatti il bidet. “Mi sono lavato due volte!” e tirò fuori dal pigiama un coso niente affatto piccolo che sorprese Anna che si era spalmata la cosina e quindi il ragazzo entrò alla grande ed alla grande in pochi secondi inondò la vagina della ‘zia’. Pietro rimase male ma rimase dentro e cominciò ad andare avanti ed indietro a lungo sin quando sentì il suo coso schizzare per la seconda volta lo sperma all’interno della vagina di Anna che in verità gradì la cosa, suo marito era meno efficiente. Paolo impaziente dietro la porta di casa sua, nel vedere il fratello ritornare si catapultò per le scale e vista la zia nuda l’abbracciò forte baciandola in bocca. “Caro mi fai male, le femminucce vanno trattate con dolcezza!” “Zia, un mio amico mi ha confessato che le ragazze talvolta si mettono il coso maschile in bocca:” Ma guarda cosa va a pensare stò zozzone. “Va bene, andiamo sul letto.” Anche Paolo ebbe un orgasmo immediato nella bocca di Anna che andò in bagno a lavarsi. “Ora vieni dentro la zia, è lubrificata ma vai piano lo stesso, tutti e due i fratelli avete un coso più grosso del normale.” Solito schizzo sul collo dell’utero ancora gradito da Anna e poi la pace dopo la tempesta. Alberto non era uno sprovveduto, capì che bolliva in pentola qualcosa di nuovo e di anormale, guardando negli occhi la moglie la pregò di dirgli tutta la verità. “Non vorrei che ne rimanessi scioccato e fosse la fine del nostro matrimonio.” “Io sono peggio di una zecca, non ti lascerei mai qualsiasi cosa tu abbia commesso, vai col racconto.” “Pian piano che gli avvenimenti vennero alla luce Alberto, con la pipa in bocca, pian piano cercava di rendersi conto della situazione quasi dovesse centellinare i singoli fatti e vedere in fantasia il  comportamento dei vari personaggi, più che altro si meravigliò di Anna, lui non era un puritano anzi aveva sempre dileggiato i gelosi ma essere diventato becco per ‘merito’ di due ragazzi…”Cara il film è finito e gli spettatori tornano a casa o meglio a letto, domani è domenica e me la voglio gustare sino a mezzogiorno, bacino…” A proposito di baci Anna aveva omesso di parlare di quelli ricevuti da Giovanna che in un certo senso le erano piaciuti, un segreto che voleva tener per sé. Fu lei a portare il caffè a letto al marito già sveglio. “Cara hai dormito bene, io una bomba ero proprio stanco, se per caso c’è qualcosa pure per il maritino io son qua.” Anna accontentò Alberto con quello che più lui desiderava, il popò e riuscì anche ad avere un orgasmo con la vagina.” “Vedo che sei in forma, pensi di andare ancora con quei due ragazzi? Va bene, il problema è tuo, penso di aver capito le motivazioni tue e quelle di Giovanna, a proposito della quale…Niente, dato che è sarta volevo farmi cucire uno strappo dai miei pantaloni.” Bugiardo matricolato voleva si farsi toccare i pantaloni ma dalla parte della patta! E così Alberto cominciò a sognare quella donna che gli passava sempre davanti senza poterla avvicinare da vicino…Una mattina, ragazzi a scuola squilla il telefono di Giovanna. “Anna sei tu?” “Stavolta è Anno mia cara, forse preferivi mia moglie ma sono io, mi piacerebbe un po’ parlare con te.” “Parliamo di qualsiasi argomento, va bene l’immortalità dell’anima?” Giovanna cercava di svicolare mettendola sull’umorismo, aveva capito dove voleva arrivare Alberto che fesso non era ed anche piuttosto belloccio. “Io tendo ad essere più terreno, preferisco l’al di qua all’al di là.” “Pensi che possiamo finirla con le schermaglie, tu hai saputo dei rapporti dei miei ragazzi con tua moglie e vuoi rifarti.” “Messa così mi sembra una cosa squallida, mi sei sempre piaciuta molto ma non voleva cambiare gli equilibri della nostra amicizia ma a questo punto vorrei del ‘becchime’ anche io.” “Carina questa similitudine da pollaio, pensi di informare la tua gentile consorte oppure…” “La mia gentile consorte s’è sbafato due giovani galletti che l’avranno sicuramente fatta godere, teniamoci i nostri piccoli segreti che non fanno male a nessuno, se sei d’accordo domattina, usciti i ragazzi, verrò a farti una visita. “ Chi tace acconsente e così l’Albertone pimpante ed arrapato alle nove si presentò a casa di Giovanna che non si era fatta trovare impreparata, in baby doll senza la parte di sotto, profumata e sorridente abbracciò un Alberto già in posizione che fece dire alla signora: “Dove vuoi andare col quel coso, mai visto uno tanto grande e grosso, vacci pianino, per favore.” Dopo i primi ahi ahi iniziali il coso grosso andò in profondità per poi ritirarsi a metà vagina, di colpo Giovanna provò un orgasmo talmente forte da farla vibrare molto a lungo e fortemente, alla fine rimase senza forze. Appena ripresasi “Non son riuscita a capire come hai fatto, io non ho molta esperienza con i maschietti ma tu…A proposito con tua moglie?” “Poverina che la vogliamo lasciare solo a fare la badante sessuale agli imberbi, anche lei se la gode alla grande.” Anna non aveva mai fatto accenno a quell’orgasmo specialità di suo marito, forse per gelosia o per altri motivi, glielo avrebbe chiesto. La situazione si evolveva come previsto con qualche variazioni: il sabato i due ragazzi si erano presentati insieme ad una Anna sorpresa, proprio non se l’aspettava dover soddisfare i due fringuelli arrapati, ci pensò un attimo a poi decise: Pietro sotto col ‘ciccio’ in erezione da infilare nel suo popò, Paolo sopra di lei dentro la ‘vogliosa’, un trenino apprezzato da tutti e tre molto a lungo, poi “Ragazzi basta, i miei buchini se la son goduta ma ora mi fanno male, a sabato!” Malvolentieri i due giovani levarono le tende e furono raggiunti a casa di Anna dalla mamma. “Andate a casa devo sistemare alcune cose con lei.”Ormai non c’era bisogna di parlare fra di loro. I ragazzi presero a ‘frequentare’ meno la zia, motivo: avevano incontrato due coetanee che volentieri  offrivano i loro servigi. Anna e Giovanna curiosissime andarono all’uscita della scuola per conoscere le due baby  in verità carine ed un po’ snob: “Queste sono nostra madre e nostra zia.” “I vostri gioielli sono in buone mani, arrivederci!”La due puttanelle avevano uno sfottò senso delle humor poi da sole con i due ragazzi: “Sono due p.p.c.” “Tradotto vuol dire per copia conforme?” La Domanda di Pietro. “No pronte per crisantemi!” e giù a ridere. Quella risposta poco educata non fu riportata a mamma e zia, in fondo i ragazzi erano molto affezionate a loro, erano state brave ed affettuose maestre di sesso. Oggi giorno che passava Anna e Giovanna erano più sole e si facevano compagnia in casa, anche Alberto ‘svicolava’ con una cliente più giovane della consorte. Conclusione i baci fra di loro diventarono più frequenti e portarono a rapporti più profondi sessualmente, bacini bacioni anche sulle tette e sui fiorellini, Anna aveva trovato fra le cose di Alberto un vibratore con cui era riuscita a provare ed a far provare alla sua amica ed a lei stessa le sensazioni favolose  del punto G., potevano far a meno dei maschietti!
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

     
  • 06 settembre alle ore 9:14
    Il risveglio di un uccello

    Come comincia: Gaetano C. , con al braccio la consorte, stava uscendo dalla chiesa di S.Ippolito a Messina quando incontrò Alberto M. suo conoscente il quale: “Gaetanuzzo ti ricorderò nella mie preghiere.” “Albertuzzo, amico mio, lascia perdere, mi manderesti all’Inferno, tu sei ateo.” “Ti sbagli, io sono pagano ed in particolare adoratore di Hermes uno dei dodici dei dell’Olimpo, un po’ come un nostro deputato, quando ho bisogno è lui che…” “Non sei convincente: Hermes, per i latini Mercurio, non godeva di buona fama; astuto, era il re dei ladri, dei bugiardi e degli imbroglioni.” “Mon ami, oggigiorno le persone per bene come te non hanno buona sorte,  quando ogni tanto combino qualche casino ovvero devo venir fuori da situazioni ingarbugliate mi rivolgo a lui, ogni volta gli sacrifico un agnello (ma poi me lo mangio io) e risolvo i problemi. Sto andando a trovare un parrino perché mia vicina di casa Arianna deve fare la cresima, è orfana e vive con i nonni piuttosto anziani, a me quindi il compito di…ma non conosco nessuno.” “Andiamo in chiesa, ti  presento io.” In sacrestia: “Ecco i padri Gino e Igino,  è un caso che abbiano nomi quasi simili, questo è Alberto che deve chiedervi delle informazioni, non è religioso, vedete cosa potete fare.” Il primo aveva una figura elegante, raffinato un po’ femmineo mentre il secondo non gli assomigliava affatto: più basso, brevilineo, probabilmente di provenienza contadina dal faccione cordiale e sorridente. “Padri mi siete simpatici ma vorrei restare pagano senza essere messo al rogo come eravate abituati a trattare nel Medioevo i miscredenti.” “Gino: “Lei un giovane, simpatico, massimo potremmo invitarlo a pranzo.” “Ma non nei giorni di digiuno!” “Gino: “Vedo che lei ha il senso dello humor, io sono laureato in lettere e apprezzo i tipi come lei. Per La cresima le telefonerò, mi lasci un suo biglietto da visita.” Per Alberto era un periodaccio in quanto a denaro: titolare di una fabbrica di elettrodomestici e frigoriferi in particolare, negli ultimi tempi aveva dovuto subire la concorrenza internazionale, soprattutto cinese, e quindi la merce si ammonticchiava in magazzino non venduta. “Alberto convocò i cinque suoi operai facendo presente la situazione, peraltro a loro nota, prospettando un eventuale licenziamento. Alberto, come promesso, fu invitato dai due sacerdoti a pranzo e, poiché la moglie Anna M. era dalla madre ammalata, si portò per compagnia Sonia ed Alfredo F., figli di un suo dipendente, ragazzi belli, giovani e pieni di vita.  Al loro ingresso ebbero un’accoglienza particolare: Sonia da parte di padre Igino che le fece tanti complimenti mentre Alfredo fu quasi preso in ostaggio da Gino che:” Che bel giovane, se ti devi confessare vieni da me!” Alberto si rese subito conto della situazione e dentro di sé si fece matte risate: un omo ed un mandrillo! A pranzo parlando in generale del più e del meno venne fuori la storia del probabile fallimento della fabbrica  di Alberto che quasi non riusciva quasi più a parlare, anche i due ragazzi sapendo che il loro padre poteva essere licenziato, divennero scuri in viso. A mutare l’atmosfera fu padre Gino il quale: “Amici miei, permettetemi di chiamarvi così, forse posso risolvere io la situazione, io sono diciamo piuttosto ricco di famiglia ed ho molte conoscenze in Vaticano, vediamo se posso farvi dare una fornitura per tutte le parrocchie che abbiano bisogno di elettrodomestici, su di morale!” L’atmosfera cambiò di colpo, i ragazzi abbracciarono calorosamente padre Gino. La promessa del prete ebbe risultato positivo, dopo pochi giorni cominciarono a giungere le ordinazioni con gran gioia di Alberto e dei suoi operari che ripresero a lavorare di gran lena. Alberto ritenne opportuno ricambiare la cortesia di padre Gino invitando lui ed il suo collega Igino ad una festa di pomeriggio a casa sua, invitati, fra gli altri  Arianna, Sonia e Alfredo. Con gran sorpresa di tutti coloro che li conoscevano, i due preti si presentarono elegantissimi in abiti borghesi,  nessuno dei presenti fece dei commenti. Padre Igino dimostrò di essere  un simpaticone con giochi di prestigio  fra gli applausi di tutti i presenti. Sottofondo della musica sentimentale americana messa da Alberto che, affascinato dalla bellezza di Sonia pensò di poterla invitare a ballare ma, sorpresa, sorpresa, fu preceduto da padre Gino: “Figliolo sei arrivato secondo e, come dice il proverbio, chi arriva secondo va in bianco!” Un po’ tutti iniziarono a danzare, Alberto sconfitto sul campo, ripiegò su Arianna; la ragazza aveva un vestito piuttosto scollato e mostrava la sua beltade soprattutto anteriore. Alberto, vecchio zozzone, anche per il profumo particolarmente femminile che emanava la ragazza, si eccitò e cominciò a ballare stringendo a sé sempre più la giovane la quale  prese la cosa sorridendo, non altrettanto Anna, legittima consorte che, per vendicarsi invitò a ballare Alfredo imitando suo marito. Alfredo si eccitò a tal punto che il suo membro ventenne fu ben sentito dalla padrona di casa che, anche lei eccitata, volentieri avrebbe voluto…avrebbe… La stessa pensò che forse  poteva invitare il ragazzo a casa sua in altra occasione, così Alberto sarebbe stato ricambiato ma poco calea all’interessato dopo tanti anni di matrimonio… Alla fine della serata Alberto accompagnò i due sacerdoti alla loro macchina e rimase basito: una Maserati Ghibli con vetri oscurati. Quel pomeriggio era accaduto qualcosa di imprevedibile: padre Gino cominciò a contattare  Sonia parlandole delle sue faccende personali. Era natio di Udine dove ancora risiedevano i genitori; a sedici anni aveva avuto un rapporto omosessuale con un compagno di scuola che lasciò un segno negativo sulla sua psiche, non riusciva ad apprezzare le bellezze femminili ma, da allora, veniva attratto solo dai maschietti con gran dolore di suo padre, fervente cattolico che accompagnò suo figlio dal suo confessore. Il cotale convinse Armando ad entrare in Seminario perché solo in tal modo avrebbe potuto guarire da quella sua predisposizione. Inutile affermare che non c’era niente da guarire tanto che, divenuto sacerdote ad Udine, Armando, preso il nome di don Gino, ebbe una relazione omo con un suo collega, relazione che fu coperta dal Vescovo il quale, come punizione, lo spedì a millecinquecento chilometri di distanza a Messina. La fine della festa pose fine anche alla confessione di don Gino che chiese a Sonia di poterla rivedere; anche se con riluttanza la ragazza aderì alla richiesta. Difficile trovare un luogo dove i due potessero stare insieme senza essere notati, tutti nei dintorni conoscevano il prete e così Armando e Sonia si rifugiavano nel garage della parrocchia dentro la Maserati di lui. Quando si incontravano, capitava spesso che ad Armando venissero le lacrime agli occhi, la parte maschile di lui si stava innamorando della ragazza la quale capì la situazione anche senza sapere come venirne fuori. Durante una notte in bianco a pensare alla sua situazione, padre Gino decise di passare il Rubicone: ritornare allo stato laico. La mattina telefonò al segretario del Vescovo chiedendo una udienza. “Sua eccellenza è molto occupata, può dire a me.” “È una questione strettamente personale veda quello che può fare., vedrò di dare un aiuto ai poveri della parrocchia.” Il pensiero dei ‘denari’ fece capitolare il segretario che: “Venga domattina alle nove, mi raccomando preciso.” Il Vescovo all’inizio era sorridente ma poi alla richiesta di don Gino si rabbuiò: “Ha pensato bene al passo che vuol compiere, è come rinnegare la sua vocazione, ci rifletta bene, un peccato mortale!” “Eccellenza mi scusi la franchezza ma i peccati mortali sono solo quelli che portano all’uccisione di un essere umano, per cancellare gli altri peccati basta far del bene ai poveri, agli handicappati  ed ai diseredati, ormai ho deciso, andrò in sacrestia a presentare l’istanza.” La notizia si sparse fra il vicinato della parrocchia, Armando in abiti  civili con berretto in testa per coprire la tonsura, si recò in una agenzia per poter affittare un alloggio, possibilmente al centro di Messina. Fu fortunato: al primo piano di un edificio in una strada laterale del viale S. Martino era disponibile un appartamento di tre stanze cucina a bagno, l’importante per lui era non conoscere persone che gli avrebbero potuto far domande sulla sua vita privata. Vicino all’ingresso di casa sua c’era quello di uno studio medico di ginecologia il cui titolare, anziano e stanco del mestiere forse per aver visto troppi ‘fiorellini’, la maggior parte non tanto ini, lo salutò con: “Beato te giovanotto, ormai io sono sul viale del tramonto o meglio della notte, auguri!” Il primo ingresso avvenne con la futura sposa in braccio ad Armando, la casa era ammobiliata con gusto, anche Sonia si innamorò di Armando che prese ad andare in palestra con lei. Suo padre, venuto a conoscenza della situazione di sua figlia diede la sua benedizione, la solita storia ‘pecunia non olet.’ La cosa più difficile fu per Armando prendere confidenza col sesso, la ragazza aveva avuto un’esperienza con un compagno di scuola a sedici anni ma lui…Per sua fortuna Sonia aveva il senso dello humor: gli prendeva in mano ‘ciccio’ moscio e lo sgridava: “Guarda che ti lasciamo a casa a fare esercizi!” Nessun risultato. A mali estremi…Sonia era in confidenza con una farmacista alla quale chiese di acquistare un ‘pillola rosa’. Adelaide, la farmacista si esibì in una risata talmente forte da far girare tutti i presenti: “Te lo sei beccato troppo vecchietto? Scusami, talvolta esagero, ti do il ‘Levitra’, di solito funziona dopo mezz’ora dall’assunzione, per augurio non te la faccio pagare, ciao.” Sonia a cena pensò bene di non rivelatore il trucco ad Armando (ormai lo chiamava così) e mise il medicinale nel bicchiere dell’acqua. Il giovane voleva uscire ma Sonia insistette per un ‘riposino’ in cui era da lei previsto una fellatio. “Io ho studiato in seminario il latino ma mai ho incontrato questa parola.” La ragazza le rispose : “Te credo, i pompini non sono previsti nel Vangelo!” Pian piano la pillola cominciò a funzionare, Armando era basito, finalmente… Finalmente ‘ciccio’ si risvegliò del tutto e riempì il cavo orale della compagna, per la contentezza la ragazza sparse il seme un po’ dappertutto e baciò in bocca Armando che si schifò. “Che brutto sapore!” “Abbiamo ottenuto quello che tanto desideravamo e tu ti formalizzi per un po’ di tuo sperma in bocca, piuttosto festeggiamo dentro la mia cosina tutta già bagnata e ancora vogliosa!” Era il 3 settembre anniversario della nascita di Armando il quale, via filo, ricevette gli auguri della mamma la quale fu informata dell’avvenimento e, da quello che i due sentirono per telefono, anche il papà ebbe la buona notizia. Era destino: Sonia rimase quasi subito incinta ed insieme ad Armando rientrarono al paese natio del giovane con la Maserati facendo un chiasso indiavolato col clacson sotto casa. “Imbecille presto sarai nonno!” era facile capire a chi era diretta quella frase. Ed Anna, la moglie di Alberto? ogni tanto telefonava ad Alfredo per passare un pomeriggio insieme, non fu da meno Alberto con Arianna. Nacque Regina, quasi quattro chilogrammi, che fece un po’ penare la mamma ma fu la gioia di tutta la famiglia. Volete sapere cos’è la ‘tonsura’? Era una furbizia della Chiesa che aveva imposto agli ecclesiastici di farsi rasare sulla sommità della testa un circolo di capelli così, anche se in borghese, gli stessi erano facilmente riconoscibili!

     
  • 04 settembre alle ore 18:27
    Fiorin fiorello

    Come comincia: Quello fra Alberto ed Stella poteva dirsi o meglio era un matrimonio ‘piatto’. Tutti i giorni le stesse ‘manovre’. Sveglia alle sei, barba e doccia per lui insegnante di materie letterarie, colazione preparata dalla consorte e poi lui in Cinquecento per raggiungere la scuola alla periferia di Roma dove talvolta restava sino alla sera per aiutare gli alunni meno preparati. Stella ritornava a letto, era casalinga per desiderio del marito malgrado un diploma magistrale, tutto sommato a lei faceva comodo, Alberto non aveva problemi di pecunia; dal natio borgo Colle San Valentino frazione di Cingoli in provincia di Macerata aveva frequentato le elementari nella locale scuola, le medie a Cingoli ed il liceo classico a Jesi (An). Laureatosi in materie letterarie a Perugia, aveva vinto il concorso a Roma ed era stato assegnato alla scuola media Dosmini. Alberto era un tipo particolare: chiuso di carattere parlava poco, aveva un numero ristretto di amici che frequentava di rado, anche in campo sessuale era un metodico. La prima esperienza a sedici anni: Mimma era un vicina di casa, grassottella sempre allegra e diciamo la verità, un po’ mignotta, non lesionava la cosina a chi le era simpatico, Alberto gli andava a genio. A Jesi frequentava il locale ‘casino’ ben voluto soprattutto dalla maîtresse in quanto elargiva delle notevoli somme di denaro, se lo poteva permettere; a Perugia idem ed a Roma non aveva che l’imbarazzo della scelta. La conoscenza di Stella aveva mutato la sua vita: bella ragazza, più alta di lui sembrava una modella. Figlia del padrone di una pasticceria vicino casa dove abitava, gli dava poca confidenza. Alberto aveva provato con regali: prima fiori poi oggetti in oro, la ragazza era restia, Alberto proprio non le piaceva, lei sempre allegra e con molte amicizie, fin quando la madre, ex appartenente alle ‘case chiuse’ non  le aprì gli occhi: “Non capisci niente, sposati e poi farai quello che vuoi.” Suggerimento accettato da Stella. Al suo matrimonio nella vicina basilica di S.Maria Maggiore c’era una moltitudine di giovani, soprattutto maschi che avevano conosciuto molto da vicino Stella. Viaggio di nozze poco gradito dalla neo sposa che era abituata a ben altro in fatto di sesso. Per Alberto la vita era una routine: sabato al cinema e poi, la sera,un incontro ‘ravvicinato’ con la consorte, d’estate quindici giorni a turno in montagna o al mare, domenica al ristorante¸ gli altri giorni? Tutto normale, vita piatta.  La classe di Alberto era un po’ disastrata, tranne che tre o quattro elementi gli altri alunni, provenienti da famiglie povere, non riuscivano bene negli studi. Alberto, buono d’animo, aveva provato a contattare i genitori ma capì che da quel lato non c’era nulla da fare e quindi alcuni pomeriggi dava lezioni gratis. Una volta fu invitato a casa sua dalla madre di un alunno, mentre il figlio giocava fuori,  si presentò ad Alberto con la gonna alzata e non munita di mutande. Alberto era si chiuso di carattere ma aperto, anche se moderatamente, al sesso e quindi approfittò dell’occasione anche altre volte lasciando una sostanziosa mancia alla così gentile signora. Una mattina, di colpo stanco della vita monotona, andò dal direttore e si fece sostituire in classe. Voleva fare una sorpresa alla consorte ma la sorpresa l’ebbe lui: aperta piano la porta d’ingresso, sentì una musica brasiliana proveniente dal salone, incuriosito aprì uno spiraglio della porta e: sorpresa sorpresa sua moglie nuda stava ballando con la vicina di casa, Anna, anche lei nuda. Tornò in strada e quando finalmente Stella rispose al citofono: “Ho dimenticato le chiavi, per favore aprimi il portone.” All’arrivo a casa niente musica brasiliana anzi Stella era ai fornelli. “Volevo prepararti una sorpresa ma tu sei qui, che ti è successo?” “Ho mal di testa.” A Stella venne da ridere ma si trattenne, il mal di testa c’era tutto! Essere chiuso di carattere un conto ma cornuto, sia pure con un'altra  femmina non gli stava bene e così la mattina dopo si fece prescrivere dal medico cinque giorni di malattia, gironzolò dentro la stazione Termini per un’ora e poi, pian piano rientrò a casa dove gli si propose la stessa scena del giorno prima con l’aggiunta di Teodoro, marito di Anna, il quale esibiva il suo ‘cosone’ infilandolo a turno nelle cosine della moglie e di Anna. Alberto in confusione totale rimase anche più basito perché la scena lo aveva eccitato a tal punto da fargli diventare duro il suo ‘ciccio’. Non sapendo come comportarsi dopo qualche minuto di confusione mentale, andò in bagno e sollazzò ‘ciccio’ masturbandolo e solo così riuscì a farlo ritornare ‘a cuccia’. Ritornò in garage, si sedette dentro la Cinquecento aspettando…nemmeno lui sapeva cosa, una situazione così strana non gli era mai passata nella mente, quello che lo impressionò fu che, tutto sommato, gli era piaciuta, era diventato un guardone o cos’altro? Nei giorni successivi la scena di sua moglie con Teodoro e con Anna gli si presentò regolarmente, certo avevano una bella resistenza erotica, tutti giorni…Finalmente si decise: doveva parlare con Stella e farle presente che sapeva la sua storia ma con molta calma, aveva in mente una certa idea…Dopo cena: “Cara ci sono novità?” “Che novità vuoi che ci siano, tutti i giorni la stessa solfa:” Stella in un certo senso aveva detto la verità. “Voglio farti presente che ho visto i giochetti tuoi con i nostri vicini, vuoi dirmi qualcosa?” Stella era sbiancata in viso, niente di peggio che l’ira di una persona calma di natura, abbracciò Alberto e, bugiardona, “Sei sempre l’amore mio, è solo una questione sessuale, se vuoi non lo farò più.” Stella era veramente impaurita, istintivamente aprì la patta di Alberto e glielo prese in bocca sino a che ‘ciccio’ la inondò. Dopo una visita in bagno rientrò nel salone dove Alberto: “La vista di te con gli altri due mi ha eccitato, non pensavo mai di poter provare tale sensazione, di colpo di sono ritrovato in un altro mondo sessuale, forse finora ero in quel campo addormentato, se sei d’accordo vorrei invitare a cena i nostri vicini senza avvisarli che io conosco i fatti, vediamo che succede.” Stella rassicurata si diede da fare in cucina, quando era di buzzo buono diventava una buona cuoca. Anche se stupiti e incuriositi Anna e Teodoro si presentarono alle ventuno a casa di Alberto con due bottiglie di Pro Secco già fredde. “È quello che avevamo in casa, la prossima volta…” Come inizio Alberto pensò niente male se prevedevano che ci dovesse essere una prossima volta. Le due bottiglie presto restarono vuote, Stella mise un compact disk brasiliano di vecchia memoria e invitò Teodoro a ballare, all’inizio l’invitato ballava piuttosto largo ma fu Stella ad aprire le ‘ostilità” baciando in bocca il suo ballerino seguito da un Alberto eccitato che prese a baciare Anna. Stella fu la prima ad iniziare a spogliarsi, sembrava una spogliarellista professionista, restò  nuda con un ‘Olè’ e aprendo la patta di Teodoro il quale, ancora basito, fece una figuraccia. “Sei diventato di colpo impotente’ Vediamo Alberto…lui si che è un vero maschio!” Stella aveva volutamente stuzzicato l’orgoglio del marito, ci avrebbe guadagnato in tutti i campo specialmente in quello dei regali in cui era particolarmente sensibile e poi all’orecchio di Alberto: “Se vuoi puoi andare in camera nostra con Anna.” Alberto non se lo fece dire due volte, presa per mano la prossima amante ed in un batter d’occhio entrò in camera sua mentre Anna, ormai coinvolta completamente dall’atmosfera, si era denudata mostrando un fisico favoloso poi: “Ti piace il mio collo? Non ci vedresti una bella collana?” Alberto in quel momento avrebbe detto si a qualsiasi proposta, dopo un lavaggio veloce ai ‘gioielli’, sul letto penetrò a lungo Anna provando due orgasmi consecutivi, cosa che non gli era mai riuscita. Nel salone l’atmosfera non era diversa, Stella superata la paura iniziale si era congratulata con se stessa, ormai aveva campo libero per tutto. Lo wife swapping avveniva regolarmente ed era sempre più intrigante quando decisero di stare tutti insieme nei giochetti erotici: come al solito fu Stella la prima (mater docet) che dinanzi ai due spettatori  prese in bocca il coso di Teodoro, poi fra le meravigliose tette, poi ancora fra le cosce ed in ultimo nel fiorello voglioso. Anna, immaginando qualcosa di oro intorno al suo collo si spinse più in là facendosi penetrare nel popò cosa mai fatta da Alberto con nessuna donna e fu di particolare suo gusto. Ora tutto era cambiato, d’estate le vacanze si facevano in quattro sia in montagna che al mare, Anna fece provare ad Alberto il sesso in acqua,  Alberto che ogni giorno cercava novità in campo sessuale profumatamente ricompensate anche da sua moglie, l’aveva scoperta come amante. Chi se la rideva era la signora Lalla romagnola, madre di Stella, vecchia baldracca, che aveva intuito tutto il marchingegno con un po’ di invidia per loro, suo marito ormai…e per lei non era facile trovare ‘compagnia’ porcaccia miseria! Il titolo del racconto? Presto detto con due fiorelli sempre eccitati…

     
  • 02 settembre alle ore 9:08
    CONTRO NATURA

    Come comincia: Quante volte abbiamo sentito questa frase soprattutto in bocca ai cattolici ad esempio: un rapporto anale lo è perché l’ano è preposto ad altre mansioni, in parole povere il cattolico praticante deve usare solo la vagina senza contraccettivi, tradotto figli a non finire non tenendo conto oggigiorno delle difficoltà, soprattutto economiche,  di una famiglia numerosa. Il caso volle coinvolgere due famiglie di Roma residenti nello stesso palazzo a Piazza Indipendenza. Alberto psicologo, Anna sua moglie casalinga, Alceo  assicuratore, Clotilde moglie casalinga e Eberardo loro figlio, universitario. Quest’ultimo ventenne, un giovanottone da un metro e novanta era il problema della famiglia. Sin da giovane si vergognava a farsi vedere nudo anche dai genitori destando preoccupazioni soprattutto da parte del padre. Clotilde: “È solo vergogna, pudicizia non facciamone in dramma.” “La pudicizia l’hanno le femminucce…” Eberardo praticava atletica leggera con lanci del disco e del giavellotto e, data la possanza fisica,  otteneva risultati notevoli, era stato in prova anche nella squadra di rugby. Ma non entrava nello spogliatoio con i colleghi uno dei quali, un giorno per sfottò lo chiamò Ebe. Male gliene incolse, finì in ospedale giustificando le ferite con una caduta dalle scale. Malgrado i voti eccellenti negli esami, Eberardo era sempre triste e con poca compagnia, mai di femminucce che, peraltro, lo avrebbero volentieri ‘impalmato’  per il suo fisico magnifico ma…c’era un grosso ma che il padre ritenne di risolvere contattando Alberto per una visita psicologica al figlio. “Mandamelo venerdì, sono libero da visite.” Il venerdì il giovin signore ‘marcò visita’e non si presentò. Alberto una mattina lo aspettò sul pianerottolo e, presolo sotto braccio, lo accompagnò nel suo studio. “Con me niente vergogna, dopo quindici anni di professione ne ho viste di tutti e colori e d’altronde è la natura che ci vuole come siamo con tutti i pregi e difetti’. Permettimi una visita all’apparato sessuale…hai il pene un po’ piccolo ma questo non vorrebbe dire nulla, ti ordino delle pillole che dovrebbero fare al caso tuo, si tratta del ‘Levitra’ da prendere mezz’ora prima del rapporto sessuale, fammi sapere.” Eberardo una sera che i genitori erano a teatro invitò speranzoso a casa una prostituta che passeggiava alla Stazione Termini, era una ragazza piuttosto bella e fine. “Sono Samanta, cento in macchina, cinquecento a casa.” “Hai un bell’appartamento, se vuoi possiamo stare tutta la notte per duemila.” Ma quale duemila, nemmeno un milione avrebbe potuto aiutare Eberardo, ‘ciccio’ proprio non ne voleva sapere di crescere e così la baby, incassò il compenso e con accento bolognese: “Io sono sempre al solito posto, sono a tua disposizione.” La tale voleva far la furba, guadagnare molto senza far nulla. Eberardo si mise a letto arrabbiato con se stesso e col mondo, proprio a lui doveva capitare il guaio, nessuno dei colleghi pare avessero quel problema maledizione! I genitori rientrarono all’una, il giovane era ancora sveglio ed ancora più incazzato, si mise a piangere sempre più forte. Il padre si era precipitato anel letto e già dormiva, la madre struccatasi ed in camicia da notte stava per coricarsi quando percepì il pianto del figlio. “Caro posso entrare?” Nessuna risposta, Clotilde aprì la porta e si portò vicino al letto del figlio: “Caro confida tutto a tua madre, qualsiasi cosa lo sai che sei tutta la mia vita.” Eberardo raccontò gli ultimi avvenimenti alla genitrice la quale con freddezza amorosa: “Ci scommetti che sistemo tutto io.” Tolse il lenzuolo, abbassò i pantaloni del pigiama al figlio e prese in mano e poi in bocca il ‘cosino’ del figlio che, inaspettatamente cominciò a crescere, a crescere, a crescere in  modo notevole, Clotilde pensò bene di completare l’opera e introdusse il non più piccolo pene in vagina sino a quando sentì che il figlio aveva avuto un orgasmo. “Ora dormi sereno figlio mio, quello che ho fatto è stato solo per amore materno, non accadrà più!” Eberardo la mattina successiva era di un umore ma di un umore insomma la sua felicità sprizzava da tutti i pori. Ricco per il lascito del nonno suo omonimo, si recò in una gioielleria ed acquistò un collier di diamanti che orgogliosamente mise al collo della genitrice. Al rientro a casa Alceo: “Dove l’hai preso quel collier?” “Stanotte ho fatto delle marchette, non ci credi, pensi che io non valga un gioiello come questo?” Sentito presosi per i fondelli, il pater familias mangiò a e si rifugiò in ufficio, era di cattivo umore per la presa per il c..o. Entusiasta per la prestazione, Eberardo invitò prima a cena e poi in casa Erminia una compagna di università la quale anche perché aveva ricevuto in dono un braccialetto, era propensa a… ma, malgrado il Levitra, ‘ciccio’ non si mosse lasciando il proprietario in uno stato di prostrazione. Contattò Alberto e la mattina dopo si recò nel suo studio. Raccontò gli ultimi avvenimenti senza tralasciare alcun particolare e, speranzoso attese il responso del medico. “Mio caro il sesso dipende tutto dal cervello, la natura è capricciosa e commette degli errori in campo sessuale che nemmeno ti li immagini. Ultimamente al computer sono apparse delle forme umane decisamente furori del comune: una donna con due peni e la vagina, un’altra con un membro che gli arrivava alla bocca entro cui eiaculava, due ermafroditi che facevano sesso una dentro l’altra e poi tanti trans con peni di una grandezza spropositata, non aggiungo altro, molto probabilmente tu hai bisogno di fare l’amore in maniera assolutamente fuori del comune, per ora non posso dirti altro.” Eberardo riportò alla madre il colloquio col medico anche il fatto che lo stesso non era voluto andare più avanti in quella che poteva essere una soluzione del problema. Clotilde era disperata, non sapeva più che fare per aiutare il figlio, per ultimo  contattò l’amica Anna, con cui era in confidenza, riferendole paro paro tutti gli ultimi avvenimenti del figlio. Anna non sapeva che dire, era arrabbiata e in conflitto col marito perché non voleva comprarle una Mini Countryman omnia optionals molto bella e molto costosa e così ascoltava l’amica con poco interesse e poi una furbata di Clotilde: “Mio marito ti ha sempre guardata con occhio particolare, gliel’ho fatto notare ma non me l’ha mai negato, vedi se possiamo sistemare in qualche modo i nostri due problemi: pecunia non olet…ma risolve tante situazioni.” Quella sera Anna fu molto affettuosa col marito: “Clotilde mi ha fatto pena, suo figlio ha dei problemi che probabilmente tu conosci, se le diamo una mano probabilmente…” “Eberardo ha varie deviazioni sessuali, ho capito fra l’altro che è un cuckold ossia ama vedere sua moglie nel suo caso sua madre avere un rapporto sessuale con un altro uomo.” Forze era vero a metà, la verità era che Alberto si voleva ‘fare’ Clotilde da molto tempo e quella era l’occasione buona. Messo fuori gioco Alceo, c’era la possibilità che Alberto  facesse sesso con  Clotilde e che Eberardo, eccitatosi dinanzi a quel rapporto, diventasse intimo di Anna alla quale tutto sommato non dispiaceva. Questa la teoria fu approvata  dalle due signore, unico problema la presenza di Alceo che, fortuna adiuvante, fu invitato a Rimini per dieci giorni ad un convegno della sua casa assicuratrice. Eberardo sentiva in giro aria di complicità, domandò notizie a sua madre senza ottenere una spiegazione poi ad Alberto che se la cavò con un: “Ci sto studiando.”  “Clotilde al figlio: ”Sabato sera una festa a casa nostra con io ed Anna, tutte e due in ghingheri, si festeggia l’onomastico di Alberto, non ti meravigliare dei nostri costumi brasiliani, sono stati scelti da Anna.” Eberardo era confuso, immaginava qualcosa di insolito ma non riusciva bene a capire di cosa si trattasse. La signore non avevano voluto usare i fornelli e pertanto la cena venne ordinata al sottostante ristorante, tutto pesce, c’erano pure le aragoste! Le signore misero un compact disk di musica brasiliana, un cha cha cha indiavolato,  ordinarono di spegnere le luci ed al comando ”Accendete!” un visione: delle loro tette coperte solo il capezzolo, davanti un francobollo e dietro un filo, uno spettacolo! I due maschietti sorpresi, Alberto immobile Eberardo cominciò a saltellare come un bambino e poi: “Guardate, guardate…” Il suo ‘ciccio’ stava diventando sempre più lungo e duro, abbracciò la madre e baciò Anna la quale fu forse la più felice, aveva in mente un certo progetto…Clotilde prese in mano la situazione: “Prima si mangia e poi…e poi…” Un Prosecco aveva contribuito a migliorare ancor più l’atmosfera godereccia. Alberto: ”Col vostro permesso io e Clotilde andiamo nell’altra stanza per un riposino, buon divertimento.” Eberardo che per tutto il tempo aveva il ‘ciccio’ in erezione era il più smanioso: “Cara posso…” “Aspetta, andiamo prima in bagno.” Alla fine delle abluzioni intime il giovanotto sentì il suo coso preso in bocca da Anna che poco dopo: “Aspetta mi hai riempito la bocca ed andò nel bagno parlando con se stessa: “Cazzo questo aveva il ‘serbatoio’  pieno.” E al rientro in stanza Eberado: “Posso infilartelo, non resisto più.” “E la Madonna, hai appena avuto un orgasmo, aspetta un attimo, mi lubrifico la cosina.” Per lei fu solo una cosa meccanica che avrebbe portato a…” Eberardo era instancabile, voleva rimanere sempre dentro fin quando Anna: “Un po’ di riposo!” E si sfilò il ‘marruggio’ dalla sua cosina. Il giovane era abbastanza soddisfatto anche se avrebbe voluto…”Volevo chiederti un favore, mio marito non vuole  acquistarmi una utilitaria, se potessi tu darmi una mano…” “Non c’è problema, staccherò un assegno, domani ti accompagnerò dal concessionario, che marca desideri?” “Una Mini.” “Per ora pensiamo a divertirci.” E riprese ad entrare ed uscire dalla cosina di Anna che capì quanto per lei sarebbe stato duro ottenere quel regalo! Nell’altra stanza atmosfera del tutto diversa: “Clotilde devo confessarti tante cose sul tuo conto, ti vedevo di sfuggita e non ho avuto il coraggio di fermarti, sei la donna che ho sempre desiderato, hai lo stile della vera signora cosa che manca completamente a mia moglie che pensa solo al lusso, sono innamorato di te da sempre, starti vicino mi da un’emozione immensa, quando faremo sesso ci sarà molto amore, quell’amore di cui molti parlano senza sapere veramente il significato; sei nel mio cervello, nel mio cuore e, al tuo pensiero, sento una sensazione bellissima nelle mie viscere. Il mio amore non è egoismo, godrei insieme a te anche se tu fossi con un altro purché di tuo gradimento, quello che ti ho detto è difficile da comprendere non so se…” “Posso dire solo che sei magnifico, in passato io pure ti avevo notato ma avevo paura della gelosia di tua moglie .” “Non ti preoccupare, lei pensa solo al denaro, ora se permetti un omaggio orale alla tua cosina.” Così si erano formate due coppie un po’ eterogenee ma, per motivi diversi, affiatate. Il giorno seguente Eberardo tirò fuori dal garage la Jaguar X type di sua proprietà, aspettò Anna la quale lo vide dalla finestra e si precipitò per la scale. “Quest’auto ha il tuo odore. Mi sei sempre piaciuto.” (Bugiardona ma credibile da parte del suo compagno di viaggio.) Al concessionario Eberardo staccò un assegno da diecimila €uro per una mini omnia accessoriata di color verde, la dama riempì un modulo con i suoi dati e rientrò a casa per una ‘sveltina’. Alberto e Clotilde avevano passato una notte indimenticabile non solo per il sesso, avevano scoperto l’amore con la a maiuscola. La fortuna diede loro una mano: Alceo sempre più spesso si recava fuori Roma per delle riunioni di lavoro, era evidente che aveva anche lui intrapreso una relazione extra coniugale, Eberardo ed Anna, dopo che quest’ultima aveva concesso tutto, compreso  il popò all’amante sempre più eccitato,  seguirono i consigli dei relativi medici di: ‘andarci piano’, lei aveva la ‘cosina’ arrossata, lui doveva star attento a non sforzare troppo la prostata.  Per completare il quadro la notte si era consolidata l’abitudine di uno swapping di letto delle due coppie che  vissero per molto tempo una bellissima favola, anche se supportata da interessi molto diversi ma, pur sempre, con conseguenze  molto piacevoli!
     

     
  • 30 agosto alle ore 9:33
    Luisa la finanziera

    Come comincia: Il nome di Luisa non è tanto comune in Sicilia, tanto più se lo portava una ragazza nata nelle isole Eolie, in particolare a Filicudi. La baby non aveva solo il nome fuori del comune ma lei stessa non rispecchiava i caratteri somatici dei genitori ambedue di bassa statura mentre Luisa era alta un metro e settanta, occhi verdi, fisico da indossatrice, alcuni paesani pensavano malignamente che la ragazza assomigliasse più a qualche nordico di passaggio…forse ci avevano azzeccato. Figlia unica, già da piccolina seguiva i genitori mentre in barca mentre andavano a pesca per guadagnarsi da vivere sia di giorno che di notte. Luisa sorrideva raramente, di carattere chiuso non dava molta confidenza ai paesani, andava a scuola con profitto e conseguì il diploma di ragioniera a Lipari con molti sacrifici dato che spesso il mare era in burrasca ed i traghetti di linea non facevano scalo a Filicudi. La ragazza era in confidenza solo con Marianna la figlia di un appuntato di mare della Guardia di Finanza che comandava il locale distaccamento. Giuseppe M. le volle darle una mano e le fece presentare la domanda di arruolamento nel Corpo cui lui apparteneva e Luisa, inaspettatamente un po’ per tutti, vinse il concorso  e, con lacrime dei genitori, si recò a Gaeta in provincia di Latina e dopo nove mesi indossò le Fiamme Gialle da finanziera. Al ritorno a Filicudi in licenza apprese che i genitori avevano intenzione di trasferirsi per lavoro in Australia, presso dei parenti, dato che il mestiere di pescatori non era più rimunerativo, Luisa non volle seguirli e fu trasferita presso la Squadriglia Navale di Lipari in contrada Pignataro a bordo di una Vedetta della Classe ‘Zara’, nome di un defunto finanziere medaglia d’oro. Ovviamente la presenza a bordo di una ragazza, cosa mai accaduta in passato, scompaginò la vita dei componenti il mezzo navale soprattutto per l’avere in comune i servizi. Il Comandante, Maresciallo Capo Alberto M., non trovò altra soluzione se non quella di cedere la sua cabina singola alla ragazza e ‘mischiarsi’ con la truppa. Luisa, come suo carattere, essendo anche la sola donna a bordo,  non era in confidenza con gli altri membri dell’equipaggio, solo in sala mensa scambiava qualche parola dietro domande specifiche dei suoi colleghi. Era una lavoratrice indefessa, aveva anche una notevole forza  fisica che meravigliò soprattutto Alberto il quale, vedovo da due anni, la guardava con occhio più che benevolo, avendole ceduto la cabina…un pensierino ce l’aveva fatto ma invano. Di notte i componenti l’equipaggio si davano ad uno ‘sport’ particolare: quello di salpare le nasse messe in mare dai pescatori per catturare pesci grossi, in particolare le aragoste che ovviamente finivano sulla mensa dei finanzieri, i pescatori conoscevano questo ‘vizietto’ degli appartenenti alle Fiamme Gialle ma non creavano problemi. Un avvenimento particolare cambiò in parte la vita di Luisa: un gatto traversò il molo mentre passava un finanziere in bicicletta che lo prese in pieno. Luisa scese di corsa a terra, l’animale non dava segni di vita,  con l’auto del Comandante portarono la bestiola da un veterinario il quale constatò che, tutto sommato il gatto o meglio la gatta non aveva nessuna frattura ed aveva bisogno solo di un po’ di riposo. Fu rintracciato uno yacth dal quale era fuggita, Luisa teneva al seno la gatta, voleva tenersela ed in tal senso fece richiesta alla padrona da cui l’animale era fuggito. La dama, avendo altri simili animali, accondiscese alla richiesta che fu avallata anche dal Comandante del Guardacoste il quale sperava così di…Luisa si organizzò con cibi per gatti, ciotoline varie e due cestini  uno a prua del GC., ed un in cabina in caso di maltempo,  dove far riposare la gatta la quale non voleva staccarsi dalle braccia di Luisa che fu costretta a farla dormire sul suo letto. Alberto con la scusa di controllare lo stato di salute di Gaia,  come era stata chiamata la gatta, quando non erano in navigazione, si recava spesso nella sua cabina. Ovviamente Luisa se ne accorse, in fondo Alberto non le dispiaceva, aveva avuto un solo rapporto sentimentale con un filicudiano che la ragazza aveva scaricato in malo modo per le sue richieste sessuali. Gaia col suo manto tigrato era diventata un personaggio a Lipari. Di indole pacifico e dolce, socievole,  camminava vicina alla padrona al guinzaglio e, cosa più sorprendente era un ottimo nuotatore. A bordo faceva da vedetta, stava sempre a prua a scrutare il mare,  aveva fatto amicizia con tutti i finanzieri entusiasti di poterci giocare. Dimostrava doti atletiche notevoli, effettuava non indifferenti salti ed acrobazie, un solo difetto: non sopportava di restare sola per molto tempo e così, lontana Luisa, passava di mano in mano dei componenti l’equipaggio.  Un avvenimento particolare creò qualche problema a bordo: la prima volta che Gaia andò in calore sul molo di appalesarono vari gatti attirati dall’odore della femmina, rimanevano sul molo e non andavano a bordo del GC. sulla scaletta per paura dell’acqua sottostante ma con i loro versi infastidivano anche i componenti degli yacht ormeggiati vicino alla vedetta della Finanza. Decisione drastica: far sterilizzare la gatta. Alberto si fece carico dell’ingrato compito e, lasciata Luisa in lacrime, con la sua auto portò la gatta dal veterinario e ritornò a bordo dopo due ore. Gaia era ancora mezza intontita per l’anestesia e dormì profondamente tutta la notte sul letto di Luisa. La mattina dopo si svegliò più pimpante che mai con gran gioia della padrona che le offrì una colazione super. Alberto era di giorno in giorno più in crisi, dichiararsi esplicitamente a Luisa poteva potare ad una decisione di rottura visto il carattere della ragazza ma d’altronde che fare? Una sera piovigginosa mentre il GC era ormeggiato al porto, si sedette a poppa incurante della pioggia, piangeva, un vecchio lupo di mare che piange…  Non vedendolo in giro, Luisa, seguita da Gaia, andò a poppa e rimase basita. “Vieni in cabina, una bronchite è in arrivo.” Non volendo gli aveva dato del tu cosa apprezzata dal Comandante a cui venne in mente la canzone ‘aspetta e spera che poi si avvera.’ Alberto strinse al petto Luisa che invece di ricambiare: “Va a farti una doccia, io vado a far mangiare Giada”  nemmeno un minimo di compassione! Alberto decise di  cambiare aria per trenta giorni recandosi a Roma dalla famiglia, ancora doveva fruire la licenza dell’anno passato, salutò in fretta l’equipaggio, il comando fu assunto dal brigadiere Francesco C.,toscano di Arezzo, che fu contento dell’incarico per poter conseguire i requisiti per diventare maresciallo. Giada girava per tutto il Guarda Coste in cerca di Alberto, talvolta guardava in viso la padrona come per interrogarla, Luisa aveva capito che quella di Alberto era una fuga ma ancora non si sentiva di avere un rapporto sentimentale con lui. Dentro di sé aveva ancora quel senso di libertà che non voleva perdere, non era molto razionale ma…Da Roma cominciarono a pervenirle delle buste con dentro foto particolari: Alberto dinanzi al Vittoriano che faceva il saluto fascista, Alberto abbracciato ad una turista di chissà quale nazionalità con cui leccava insieme un enorme gelato, Alberto a Colle Oppio con in braccio un gatto, Alberto con in braccio una ragazza, Alberto che al mare di Ostia era vicino ad una baby in topless. L’ultima foto aveva fatto arrabbiare Luisa che, preso il telefonino, per la prima volta gli inviò un messaggio: “Di te non m’importa nulla, smettila con le provocazioni!” Invece era tutto il contrario, Luisa cominciava a soffrire di gelosia, troppi ‘fiorellini’ intorno al quale rispose con altro messaggio: “Prendi il treno a Messina delle ventitré, sarai a Roma alle otto di mattina, ci sarò io a prenderti ma chère.” Quella notte per Alberto fu giorno, era a casa di sua cugina Silvana in via Cavour e girando lui per casa la cuginetta si svegliò: “All’anima della cotta, a quarant’anni! Chi sarà mai, miss mondo?” Alle sette Alberto era al binario otto della Stazione Termini, lo speaker aveva annunziato l’arrivo del treno dalla Sicilia in quel binario. Il nostro eroe si nascose dietro una colonna all’inizio del treno, scesero molti passeggeri e quando l’Albertone cominciava a disperare comparve una figura da favola. Luisa aveva indossato dei tacchi che la facevano sembrare ancora più alta, sorpassò Alberto guardandosi intorno delusa quando fu presa alle spalle. “Brutto stronzo pensavo non ci fossi!” Stavolta un bacio profondo a prolungato fu accettato da Luisa che aveva abbandonato a terra la valigetta. Il solito romanaccio: “A cosi intanto te rubbo la valigia e poi sai che te dico signorina, ar nonnetto lo sotterri!” Il volgarone non rubò la valigia ma fece sorridere gli ormai fidanzati. Silvana era curiosamente trepidante in attesa della bellezza siciliana e quando apparvero i due gli scappò: “Cazzo avevi ragione!” “Vedi, di solito mia cugina è castigata nel parlare ma tu le hai fatto un grand’effetto.” Dopo un abbraccio: “Ti ho preparato la colazione, c’è un po’ di tutto, non conoscevo i tuoi gusti.” “Vedi quanto sono generosi i romani, guardando te penso che tu siciliana lo sia un po’ meno.” Stavolta Luisa meravigliò i due cugini: “Vedi cara, questo signore parla per enigmi, voleva solo dire che ancora non gliela ho mollata e posso dire che non ho intenzione di dargliela.” A Silvana il caffè che stava bevendo le uscì dal naso, Alberto invece capì che quella era, forse, la volta buona. A casa c’era pure Cesare il figlio di Silvana di quindici anni più giovane di Alberto il quale anche lui ritenne di far lo spiritoso: “Zietto per te è troppo giovane, vedi se puoi mollarmela. “Io ti mollo un calcio in culo!” Tutti e quattro andarono a pranzo nel ristorante sotto casa, il padrone Ferdinando G. detto Nando riconobbe Alberto e gli fece i complimenti per la sposa. “Non siamo ancora sposati ma ci manca poco.” “Lallero” il commento romanesco di Silvana la quale a casa sua, nell’introdurre i due nella camera degli ospiti, si ripeté con una spiritosaggine: “Le lenzuola sono nuove, mi raccomando!” Rimasti soli un attimo di imbarazzo: “In bagno ci vado prima io o tu?” “Da buon cavaliere ti cedo il bidet.” Luisa non se la sentiva ancora di entrare in totale ‘confidenza’ con Alberto, uscita dal bagno in accappatoio si infilò nel letto e si coprì con il lenzuolo. Alberto bello pimpante e con ‘ciccio’ in erezione si presentò alla novella sposa la quale rimase basita. “Oddio, quello è un manganello!” “Cara sarò delicato, intanto vedo di lubrificare la tua cosina.” “Hai della vasellina?” “No tu chiudi gli occhi e lascia fare a me.” Alberto scoprì il corpo di Luisa che chiuse gli occhi, si vergognava, oggigiorno era molto difficile trovare una ragazza che a ventiquattro anni è vergine e soprattutto si vergogna di farsi vedere nuda. Alberto cominciò con un cunnilingus che sortì l’effetto desiderato, dopo un po’ Luisa ebbe un orgasmo alla grande, Alberto seguitò nella manovra ed ebbe un secondo effetto sulla ragazza la quale: “Per ora basta, in passato qualche volta mi sono toccata da sola ma non avevo mai provato una goduria simile.” Dopo un po’: “Adesso  provaci con ‘juicio’.” “Sei forte, hai citato il Manzoni.” Luisa dimostrò ancora una volta di essere una dura e non si lamentò malgrado un dolore attenuato dalla lubrificazione del cunnilingus, ad Alberto non dispiaceva avere in figlio e quindi andò alla grande fin quando: “Ti prego, ritirati, la cosina mi fa male.” Erano le undici quando Silvana dietro la porta: “Ci siete? Tutto a posto?” “Entra cara, io non ho problemi, domanda alla neo-signora.” “Vi ho portato la colazione, data l’ora sarebbe meglio un pranzo.” Dopo una settimana di permanenza a Roma, i novelli sposi rientrarono a Lipari, affittarono un alloggio dove si  trasferì Luisa che nel frattempo, dietro raccomandazione di un generale amico di Alberto,  fu trasferita a terra negli uffici della Squadriglia Navale. Naturalmente anche Gaia, col permesso del Comandante, seguiva la padrona al lavoro creando qualche problema in quanto ogni tanto si esibiva in salti ed acrobazie andandosi a posizionarsi sopra i fascicoli che cadevano a terra. “Gaia se ci provi ancora ti lascio a casa, stai sotto il mio tavolo senza muoverti.” I colleghi, affascinata dalla gatta, si meravigliavano che un animale potesse capire e ubbidire alla padrona. Matrimonio celebrato dal Sindaco di Lipari a bordo del Guarda Coste, grande festa con tutto l’equipaggio ed alcune autorità e, dopo due anni la nascita di Armando junior nome del padre di Alberto il quale, giunto ai limiti di età, si congedò e fece da insegnante all’erede, Luisa seguitò nel suo lavoro alla Squadriglia Navale contenta di rientrare a casa con pranzo e cena già pronti, insomma una famiglia felice anche se quella differenza di età…
     
     

     
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