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in archivio dal 16 gen 2009

Alberto Mazzoni

03 settembre 1935, Roma - Italia
Segni particolari: Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta, tromba!
Mi descrivo così: Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

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  • 29 novembre 2017 alle ore 15:08
    UN USIGNOLO ZOZZONE.

    La  luna in ciel ridente rischiara il panorama, sul salice piangente un usignolo chiava, chiava l'innamorata che, piena di languore con voce appassionata gli giura eterno amore.

     
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  • Come comincia: ‘A ciascuno il suo destino’ film del 1946 ma anche frase che poteva fotografare la situazione di un condominio di Roma in via Giolitti, situazione molto particolare in quanto a sesso. Vengono riportati solo i nomi senza cognomi degli interessati in quanto  si tratta di una storia vera e le persone citate potrebbero non gradire una pubblicità non voluta. Alessio e Mia ambedue quarantenni coniugati da dieci anni, erano una coppia felice, senza figli per volere di entrambi, insegnavano ambedue in un liceo cittadino, lui di lettere lei di lingue. Mia da tempo dava lezioni private a Tommaso figlio diciassettenne di Amos  e di Elettra che Mia aveva visto crescere ed a cui dava ripetizioni. La signora non si era accorta che il ragazzo stava diventando un adulto con relative conseguenze sessuali. Un pomeriggio il ragazzo si presentò a Mia bianco in viso e quasi tremante: “Zia Mia ti devo confessare un mio pensiero  ma non ho il coraggio di farlo, non mi sento in forma, da giorni…” “Tommaso puoi confessarti con me come se fossi un prete e, anche se non sono religiosa ti darò l’assoluzione!” “Sono innamorato di te, non sorridere, ora ti considero una donna, io son cresciuto sessualmente e, pensandoti, faccio il…falegname.!” “Se ti spiegassi meglio…” “Pensando a te mi faccio tante seghe!” “Non vorrai che te le faccia io!” celiò Mia che nel contempo cercava di trovare una soluzione a quanto appreso dal ragazzo. “Sai che ho molta fantasia per far partecipare anche tuo marito Alessio ho pensato ad uno swapping tra di noi, io desidero ardentemente avere rapporti con te, tuo marito potrebbe andare con mia madre.” A Mia venne da ridere ma, dinanzi alla faccia seria di Tom cercò di vagliare il progetto fantasioso del ragazzo. “Ammesso che io sia d’accordo non penso che lo sia tua madre, lo sai quanto è  riservata, Alessio sarebbe d’accordo, lo conosco bene!” “Mia madre è una romantica e poi mi risulta che non abbia buoni rapporti sessuali con mio padre, origliando dietro la porta della loro camera da letto una sera ho sentito mia madre dire: “Sei un egoista il solito ‘vado l’ammazzo e torno’ ed io resto a bocca asciutta, va al diavolo!” Mio padre è molto religioso, la mattina prima di recarsi al suo lavoro alle poste dove è impiegato, passa sempre in chiesa e per lui il rapporto sessuale ha come sola finalità il procreare; ho scoperto una scatola di pillole anticoncezionali che  assume mia madre che evidentemente non vuole darmi un fratello o una sorella ma se tuo marito si dimostrasse romantico con lei penso che ci riuscirebbe a...conquistarla.” Messo al corrente Alessio fece salti di gioia, Elettra non era niente male come donna, sua moglie le aprì la strada telefonando ad Elettra una mattina di domenica quando suo marito era in chiesa battersi il petto: “Mia cara scusa se ti disturbo, ti chiedo un favore: Alessio mi parla spesso di te, noi siamo una coppia aperta e vorrei che lo sentissi.” Dopo qualche secondo di silenzio:  “ Fallo venire ora a casa mia, mio marito starà in chiesa sino a mezzogiorno.”  Seduti sul divano: “Anche se non sei truccata sei una donna molto piacevole. Come ti ha riferito  Mia noi siamo una coppia aperta e siamo sempre sinceri l’un l’altro, vedendoti passare ogni giorno di più mi sei entrata nel cuore, vorrei…” “Immagino quello che vorresti ma io sono una donna romantica, il sesso viene dopo …” “A parole non mi esprimo bene, ti comunicherò i miei sentimenti tramite mail, ti prego di credere alla mia sincerità.” Riferito il colloquio alla consorte Alessio, da buon letterato, dimostrò  nello scrivere la sua ‘valentia’. “Cara  Elettra, quando ti guardo mi rispecchio nei tuoi occhi che mi fanno provare un sentimento intenso: il desiderio di poter stare sempre insieme. Provo dolcezza mista a tenerezza che mi fa soffrire pensando che non sarà possibile estraniarci da tutti e vivere la nostra vita in comune. Sogno di stare con te in riva al mare, d’inverno, dinanzi a noi la burrasca, il vento che ti scompiglia i capelli e tu abbracciata alla mia vita, l’effluvio della tua pelle mi stordisce, chiudo gli occhi assaporando con la fantasia quello che purtroppo non potremo avere mai. Finalmente sorridi, anch’io riesco a sorridere, sembriamo due giovani alla prima esperienza amorosa. D’impulso ti metti a correre, sei più veloce di me, mi aspetti, mi abbracci piangendo, il tuo pianto mi distrugge l’anima, ancora una volta provo del trasporto nel cuore, non oso pensare a quel sentimento…si proprio quello, l’amore che dal cervello arriva alle viscere facendomi provare un dolore acuto, te ne accorgi e mi baci a lungo riesci a darmi un po’ di serenità.”Alessio, dopo aver inviato la mail, la fece leggere a Mia che si fece delle sonore risate. “Che hai da ridere, sono o non sono un professore di lettere?” Lo scritto provocò in Elettra uno sconvolgimento nel cervello, mai nessuna l’aveva corteggiata letteralmente in modo così piacevole, invitò Alessio in casa sua durante l’assenza di Amos e di  Tommaso, si presentò truccata e coperta solo di una vestaglia quasi trasparente, durante il rapporto sessuale grazie alla bravura di Alessio provò delle sensazioni mai provate in vita sua, si ripropose di invitare ancora Alessio. Venuto a conoscenza dei fatti, Tommaso chiese ed ottenne dalla ‘zia’ quel qualcosa che aveva desiderato da tempo, Mia capì che la relazione col ragazzo, non più ragazzo, si sarebbe prolungata nel tempo come pure quella di suo marito. Altra crisi di coppia fra Leonardo trentenne per lavoro imbarcato per mesi su una nave mercantile e la consorte Bianca di pari età del marito, donna piuttosto robusta, capelli corti, palestrata che non si lamentava tanto della lontananza del marito quanto… perché non era ancora riuscita a conquistare la sua vicina di casa Marina. Una sera d’estate allorché il marito di Marina Ennio, farmacista, era di turno di notte invitò Bianca a casa sua facendole trovare dei cannoli molto graditi dalla siciliana Bianca  e del caffè sport Borghetti anch’esso molto apprezzato. Il caffè sport conteneva anche dell’alcol che fece effetto alle due signore che sul divano si ritrovarono abbracciate sino al bacio e toccata (senza fuga) sui rispettivi seni. Passate sul lettone furono interessati anche i relativi fiorellini con goderecciata finale. Marina cercò di spiegare il perché del suo comportamento: “Per Ennio non  è questione di età, ha cinquant’anni ma è borzo, la pancia gli sciaborda, è costretto a farsi fare vestiti su misura, ha anche difficoltà a trovare le cinture ed usa le bretelle, uno sfascio totale. Una volta è venuto a casa con la novità di assumere la famosa pillola blu per avere un’erezione, ma quale erezione è caduto a terra tutto sudato e mezzo svenuto, ho dovuto chiamare il medico di famiglia, averlo vicino mi nausea ma sono casalinga, lui è ricco e divorziando dovrei rinunziare a tante cose compreso la frequenza del circolo dei nobili cui lui appartiene perché i suoi nonni erano baroni. Non avrei mai pensato di fare un’esperienza come la nostra ma in fondo ci vogliamo bene ed è quello che conta, qualche volta verrò a trovarti a casa tua.” Non potevano mancare nel condominio gli omo, io non ho nulla contro di loro anzi li considero degli sfortunati sia perché non amano i ‘fiorellini’ ma soprattutto per l’ostracismo che la maggior parte delle persone da loro. Alcuni sono finiti in ospedale picchiati dai sessuofobi, m’è venuto di pensare che in tale categoria ci sia qualche omosessuale che non  accetta la sua diversità. Al primo piano abitavano Riccardo e Nino il primo fisico massiccio altezza un metro ed ottanta centimetri, barba e baffi dava l’idea di grande mascolinità cosa che evidentemente aveva affascinato il compagno Nino biondo, occhi azzurri,  fisico minuto;  conducevano un grande negozio di scarpe da uomo e da donna in via primo settembre; non avendo problemi finanziari da parte di lei (Nino) avevano acquistato due appartamenti che avevano unito ristrutturandoli completamente con mobili moderni, una sciccheria. Nino dal dolce animo femminile voleva fare amicizia con  gli inquilini del palazzo, pensò che ci sarebbe riuscito organizzando una festa danzante; mise nella buca delle lettere un invito a tutti i coinquilini, giorno previsto domenica alle ore quindici. Ad eccezione di Ennio e di Leonardo pian piano si presentarono tutti: Alessio, Mia, Amos, Elettra, Tommaso, Bianca e Marina. Grandi complimenti da parte degli ospiti: Elettra: “Ben contenti di avevi conosciuto, oggi andiamo tutti di fretta e si sono perse la amicizie di una volta” e poi: “Dopo aver assaggiato tutto ben di Dio dovrò mettermi a dieta ferrea, per fortuna non ci saranno altre feste vicine altrimenti diventerei come…” stava per dire Ennio ma si cucì la bocca. Pian piano si formarono delle coppie eterogenee, il più ricercato soprattutto dalle signore fu inaspettatamente Nino il quale, per ripicca, fece le boccacce al convivente Riccardo che invece ballava solo con le signore, forse era bisessuale? Mia si ‘strofinava’ abbastanza con Tommaso ben ricambiato da Alessio con Elettra, Amos con Bianca e Marina. La musica rock ad alto livello incuriosì gli abitanti del palazzo di fronte ma la loro curiosità rimase tale perché erano state tirate le tende. Novità inaspettata: Nino chiese ad Elettra di poterla rincontrare da soli a casa sua. La signora che ovviamente non si aspettava tale richiesta da un omo, consultò il marito Amos che, dopo qualche minuto di perplessità diede, ridendo, il nulla osta alla richiesta della moglie, in fondo una paio o più di scarpe potevano far piacere alla signora. Il pomeriggio dell’incontro Riccardo era sparito da casa sua, Nino indossava un abbigliamento da donna, risultava molto bello o bella alla vista con vestito stile Belle Èpoque con calze e tacchi alti. Prima ballò da solo poi abbracciata Elettra prese a baciarla sul collo ed in bocca, volle toccarle e tette ed il fiorellino e poi: “Io non sono abituata ad andare con le donne, ma lei mi ha incuriosita,  ho provato uno slancio particolare per me sconosciuto sicuramente dovuto al suo profumo non quello di Armani che indossa ma il suo personale che è per me inebriante. Quando vorrà mi telefoni, sarà per me un piacere rincontrarla di nuovo e poi le dico che ho un amico che è il rappresentante in Italia delle auto Mini, qualora avesse bisogno...Se me lo consente mi spoglio nuda vorrei che lei usasse un vibratore nel mio sedere, è l’unico modo in cui riesco a godere ed anche se a lei non fa effetto prendere in bocca il mio uccellino e assaporare …” Un po’ sconvolta dalle sensazioni provate Elettra tornò a casa ed al marito curioso di farsi raccontare la sua avventura disse solo: “Presto sarà padrona di una Mini che sarà solo mia, me la sono proprio guadagnata!”
     

     
  • Come comincia:  Alberto M. ed  Anna M. ambedue insegnanti,  lui  di matematica lei di materie letterarie nella scuola media Giovanni Pascoli di Roma, stanchi delle bellezze monumentali della loro città, da tempo avevano deciso di effettuare un viaggio in un paese orientale al di fuori dei soliti giri turistici, Alberto in particolare, appassionato fotografo, aveva acquistato per l’occasione una Canon 516 , insomma voleva, al rientro in Italia, stupire gli amici mostrando le bellezze di una terra tanto lontana conosciuta soprattutto per i panorami meravigliosi. Con volo AirAsia erano atterrati a Bangkok all’aeroporto di Don Mueagan e poi, con un tassì, erano arrivati all’albergo Amara che, già da fuori, si dimostrava lussuoso con un portiere vestito da ‘generale’. Alberto sperava di cavarsela nei contatti con i nativi col suo francese che, per sua fortuna, era parlato e conosciuto specialmente nei luoghi turistici. Alla concierge una…dea: bellissimi occhi grigi, grandi  che illuminavano un viso sorridente. Alberto era rimasto affascinato, senza parole. “Quando avrai rimesso nelle orbite i tuoi occhi chiederemo alla affascinante nostra dirimpettaia notizie…” Una gran risata della ragazza: “Io parlo italiano, ho studiato lingue all’università di Perugia, sono a vostra disposizione.” Lo sguardo di Anna diceva chiaramente: “Ti piacerebbe brutto maiale averla a disposizione.” il tutto coperto da un  sorriso di sfida. “Mi chiamo Radaa che nella mia lingua vuol dire persona felice, vorrei indirizzarvi prima al Lollipop, il bar, e poi alla mostra interna al nostro albergo dove l’artista Thomas Erber ha esposto le sue opere; potreste acquistare un orologio particolare, unico al mondo,  un orologio Terrascope in alluminio anodizzato blu poi, al vostro ritorno, potrò indirizzarvi verso mete esterne interessanti.” La colazione consisteva in dolcetti vari e latte e caffè all’occidentale che parve lenire la crisi di gelosia di Anna. L’orologio era magnifico, costava ventimila baht pari a cinquemila €uro. Alberto pensò che era inutile infoltire il numero di ‘cipolle’ che già aveva a casa e rinunziò all’acquisto. Al ritorno alla concierge, Alberto: “Vorremmo visitare dei luoghi in cui scattare delle foto specialmente di panorami.” Vi accompagno ad un taxi che potrà portarvi al porto dove imbarcarvi su una giunca per turisti, vedrete bei panorami e potrete mangiare e dormire a bordo, per cinque giorni la spesa è seimila baht pari a circa millecinquecento €uro, buon divertimento.” A bordo della giunca di stazza notevole, il comandante vestito come ufficiale di bordo di una nave da crociera li accolse con un sorriso, parlava francese: “Je suis à votre disposition, je vais vous montrer la cantine et votre cabine.” Il comandante era di altezza superiore a quella di Alberto, fisico atletico, viso abbronzato dal sole, sicuramente piacevole così almeno apparve ad Anna che ne rimase affascinata.”Questo non capisce l’italiano, facciamo un patto: io mi scopazzo Radaa, sempre che sia disponibile, e tu…il comandante!” “Sei maligno, gli ho dato appena uno sguardo.” Anna era diventata rossa in viso con conseguente risata ‘navigabile’ (avrebbe detto il buon Jacovitti) da parte di Alberto che attirò l’attenzione dei presenti turisti e tailandesi. Riposino in cabina sino alla cena, l’atmosfera fra i due coniugi era ritornata normale, almeno nelle apparenze. “Commandant nous aimerions manger du poisson avec deux eux d’entre  et pas avec une seul.” Il comandante rise della grossa attirando anche lui l’attenzione dei presenti che si domandarono che cacchio avessero quei tre da dirsi di tanto spiritoso, forse con un po’ d’invidia da parte loro. (Tradotto Alberto aveva chiesto del pesce e non del veleno). La mattina presto Alberto ed Anna, più Alberto che Anna si alzavano presto per ammirare panorami esotici bellissimi dai colori mai visti in occidente. Alberto scattava foto a ripetizione da tutte le posizioni, per fortuna il dischetto della macchina fotografica poteva contenere circa cinquecento fotogrammi. La vita non era monotona a bordo, la sera c’era un’orchestrina che in sottofondo rallegrava i naviganti, alcune coppie ballavano, Anna non propose alcun ballo ad Alberto, sapeva che in quel campo era un orso, in compenso fu invitata da alcuni passeggeri eleganti e fisicamente non disprezzabili. Il giorno seguente gettata l’ancora su un fondo ribollente di fiori di mare bellissimi e dai colori sgargianti e di pesci anch’essi coloratissimi., Anna fu invitata dal comandante ad esplorare il fondale con bombole, pinne ed occhiali. La consorte chiese ad Alberto il permesso, anche se non molto convinto il coniuge non negò l’assenso ed al comandante: “Controlli bene mia moglie, non è un esperta sott’acqua!” Per un po’ di tempo Alberto seguì le bolle d’aria lasciate in superficie dai due, poi non più nascosti dietro una roccia. Dopo circa un quarto d’ora i due riapparvero in superficie salutando, stavano rientrando. Anna: “L’acqua era un po’ freddina ma poi mi sono abituata, potevi venirci pure tu.” Il dialogo finì lì ma la dama aveva avuto una dimenticanza, quella di aver visto sott’acqua ed ‘assaggiato’  una specie di ‘remo’ che sporgeva dalla pancia del comandante, remo che ben presto si era messo a remare dentro la cosina della signora facendole provare un orgasmo particolare, il collo del suo utero era stato ‘mitragliato’ da potenti schizzi di sperma e poi in acqua Anna non l’aveva mai fatto, in seguito una sensazione di piacevole stanchezza. Al rientro in albergo Radaa chiese notizie sul viaggio dei due coniugi che risposero con un mugugno. Alberto domandò alla consorte se sapesse il nome del comandante. “Si chiama Chaivat.” “Nomen omen appropriato alla situazione!” “Ma di quale situazione parli, da quando in qua un anticonformista come te è diventato un gelosone!” La conversazione finì lì, d'altronde…quello che è fatto è fatto pensò l’Albertone il quale ricordando  alcune avventure riportategli da amici che erano stati in Thailandia chiese a Radaa di poterle indicare dei locali dove le giovani ragazze si prostituivano, voleva fotografare i visi delle prostitute ragazzine nel loro ambiente ed anche quello della maîtresse. Radaa si fece seria: “Può essere pericoloso, la Polizia è corrotta ma talvolta mette in galera tutte le persone che trova in quei locali per dare una dimostrazione di forza per poi rilasciare i detenuti dietro forte compenso, in ogni caso la signora non dovrebbe andarci.” Alberto, per ogni evenienza,  si mise in tasca cinquemila €uro e con un taxi fu condotto a Soi Cow Boy un quartiere a luci rosse. Dinanzi al locale una lanterna rossa ed un buttafuori da cui era meglio stare alla larga. All’ingresso un lungo corridoio conduceva ad una grande sala dove c’erano delle ragazze molto giovani, seminude che aspettavano i clienti. Alberto non provò alcuna sensazione erotica, come descritto da Radaa, quelle erano ragazze vendute ad alcuni cinesi dai loro genitori in miseria che così pagavano i loro debiti. Una ragazza in particolare attrasse l’attenzione di Alberto: era rannicchiata in fondo al locale con gli occhi pieni di lacrime, non era di razza tailandese: bionda, occhi azzurri, piuttosto alta, un tipo alla svedese. Colpo di testa di Alberto: si recò dalla padrona del locale la quale gli offrì le grazie delle presenti; la megera parlava un francese stentato ma capì le intenzioni di Alberto che voleva poter con sé la ragazza bionda. La donna sin esibì in una risata maligna: “Rien à faire mon ami, c’est ma esclave.” “Combien d’argent voules-vous pour me la vendre? ” “ Vingt mille baht!” “Bien je vous donne cinq mille €uros c’est la même chose,  bien?” La prosseneta dinanzi agli €uro non fece una grinza anzi…”Tout à toi, bonne chance!” Il buttafuori, dietro indicazione della maîtresse lasciò passare i due  i quali si infilarono nel primo taxi di passaggio. “All’hotel Amara,  nel salone dell’albergo seduti in comode poltrone “Anna tu che a scuola hai studiato l’inglese fatti raccontare da questa ragazza cosa le è successo.” “Amalie tel me your story.” “My father Thomas Larsen was the commander of a cargo ship from India carrying goods to Denmark. I Amelie and my mother Sofia were on board as  a passenger. One night the pirates got on board, they overwhelmed the sailors, put them together with my father on a raft and abandoned them at sea. My mother and I were brought ashore and then I shared in a chinese broche and my mother did not know.” “La ragazza più o meno ha detto che viaggiava  su un cargo, comandato da suo padre con a bordo anche sua madre, il cargo salpato dall’India era diretto verso la Danimarca. Dei pirati di notte erano saliti a bordo, hanno abbandonato in mare l’equipaggio e suo padre su una scialuppa, lei e sua madre portate a terra, lei in un bordello, sua madre non sa dove sia.” Alberto: “Storia tremenda, dobbiamo trovare una soluzione, mi hanno riferito che dietro il nostro albergo c’è una chiesa cattolica, chiederemo aiuto ai preti.” Un sacerdote non più giovane aprì la porta e dopo il saluto di rito: “Sia lodato Gesù Cristo, sono don Angelo” e la risposta di Alberto:”Sempre sia lodato.” tutti entrarono in sacrestia e si sedettero sulle panche. “Padre Angelo le racconto in breve la storia di questa ragazza, solo lei può darci una mano d’aiuto.” Venuto a conoscenza dei fatti Il prete rimase pensieroso per un bel po’: “Non sarà facile trovare una soluzione, innanzi tutto ci vogliono molti quattrini, qui si fa tutto per il dio denaro e poi dovremo falsificare un passaporto per la ragazza, dove siete alloggiati?” “Al qui vicino hotel Amara, spero che alla concierge ci sia una certa Radaa e così potremo far alloggiare  Amalie in camera nostra.” Radaa era al suo posto, all’arrivo dei tre all’inizio rimase senza parole, aveva intuito che c’era una problema con quella ragazza bionda non certo tailandese. “Cara abbiamo un problema che spero tu potrai risolvere.” Alberto a sommi tratti raccontò quello che era loro capitato, compreso il colloquio con padre Angelo e, dopo molte esitazioni da parte di Radaa furono autorizzati a far accedere alla loro stanza, una Amalie finalmente sorridente. La danese dopo una doccia, indossò dei vestiti di Anna, i suoi erano da buttare, e fu messa a dormire sul divano. Alberto telefonò a Roma all’amico fraterno Franco I.”Caro come stai, ho bisogno del tuo aiuto.” “A dir la verità stavo dormendo, dimmi tutto.” “Scusa ma non ricordavo del fuso orario differente, sono a Bangkok ed ho bisogno di un favore, trasferisci trentamila  €uro sul mio conto corrente, sono rimasto a secco di quattrini.” “Come cacchio li hai spesi, ti sei comprata una tailandese?” Gran risata di Alberto, quel figlio di buona donna…”Hai indovinato ma me la pappo solo io, quando saremo a casa te la farò conoscere.” “Va bene, provvederò domattina, salutami Anna, buonanotte.” Alle donne delle pulizie dissero di lasciar perdere il bagno dove si era rifugiata Amalie con Alberto. Si fecero portare i pasti in camera con laute mance ai camerieri sempre felici di servire gli occupanti di quella stanza. Alberto contattò don Angelo il quale riferì che aveva trovato l’aggancio giusto per un passaporto falso, occorrevano una foto della ragazza e quarantamila baht pari a circa diecimila €uro. Alberto scattò subito delle foto e portò la scheda ad un vicino fotografo che sembrava ben organizzato. In francese chiese di poter avere i positivi della ragazza fotografata il pomeriggio. Il fotografo si mise a ridere, non era possibile ma cambiò opinione allorché Alberto fece ‘brillare’ nella sue mani ventimila baht. Dopo due giorni, ottenuto il passaporto, invitata Radaa a visitare Roma, i tre riuscirono col batticuore ad imbarcarsi in aereo diretti a Fiumicino dove giunsero a sera inoltrata. Tassì e poi  a casa un sorriso di sollievo. Per quella sera si arrangiarono con scatolette, grissini e crackers, doccia per tutti, Anna insieme ad Amalie, e poi tutti a nanna, la danese sul divano abbracciata ad un cuscino, nel suo viso l’espressione della gioia intensa, era passata dall’inferno al paradiso. Naturalmente Franco si fece vivo con una faccia incuriosita e vedendo Amalie “Ma allora veramente si sei comprato una schiava!” Alberto raccontò a modo suo la storia, quella sua e di Anna era stata un’opera buona… Nell’orecchio:”Arbè, valla a raccontà a n’artro, gran figlio di…” Amalie, dopo lunghe e noiose pratiche burocratiche fu iscritta ad una scuola di suore che chiesero  un compenso più alto in quanto dovevano  dedicare una insegnante disponibile solo per la ragazza che parlava  l’inglese ed il danese;  problema risolvibile, i coniugi M. erano abbienti di famiglia. Ma la storia non finisce qui: Alberto talvolta andava con la sua Alfa Romeo Giulia a prendere Amalie alla fine delle lezioni. La ragazza si era impegnata negli studi e cominciava a parlare l’italiano. Alberto vicino ad Amalie provava sensazioni erotiche fortissime, il suo solo profumo di gioventù lo ammaliava, talvolta un bacio nel collo, poi in bocca, una mano fra le gambe, insomma una strategia di avvicinamento. Anna se n’era accorta ma, penando alle conseguenze di una sua scenata, conseguenze che sarebbero state molto spiacevoli per tutti, (fra l’altro Amalie era ancora minorenne) fece finta di nulla, d’altronde anche lei aveva qualcosa da farsi perdonare, un ricordo bellissimo dell’incontro subacqueo col comandante Chaivat. Un giorno di domenica una telefonata da Bangkok: “Sono Radaa, come state? Io ed il mio fidanzato abbiamo in programma di venire a Roma, io sono molto appassionata dei monumenti antichi.” Anna: “Ben felici c’è un albergo il Metropolitan vicino alla stazione Termini, vi prenoteremo una stanza, quando contate di arrivare?” “Fra due giorni.” “Verremo a all’aeroporto a prendervi, buon viaggio.” Ad Alberto l’arrivo di Radaa, soprattutto in compagnia del fidanzato, non fece alcun effetto, la sua preda era una sola ma ancora non raggiunta. I due coniugi romani arrivarono a Fiumicino mezz’ora prima, in attesa dell’aereo sorbirono dei rinfrescanti intrugli di un barista allegrone e poi si recarono all’uscita dei passeggeri che nel contempo stavano recuperando i propri bagagli. Per prima si presentò Radaa luminosa nella sua bellezza; bacio di rito ai due coniugi e poi arrivo del fidanzato con i bagagli: Sorpresa, sorpresa:“Questo è Chaivat, lo avrete conosciuto perché comandava la giunca dove avete passato dei giorni in mare.” Strette di mano e poi Alberto: “Anna lo ha conosciuto meglio di me, insieme hanno esplorato i fondali con bombole, pinne ed occhiali, Anna ne ha un buon ricordo!” Solo i due interessati caopirono la battuta ma fecero lo gnorri.  Cena casereccia al ristorante sotto casa di via Merulana molto apprezzata dai thailandesi e poi un arrivederci al giorno seguente, era di luglio e le scuole erano chiuse. Radaa aveva telefonato alla sua ambasciata dove lavorava una sua cugina Malee, le chiese di accompagnarla per un giro su Roma monumentale munita di guide per orientarsi e così la compagnia si ridusse a quattro. “Tutti al mare a mostrar le chiappe chiare!” Alberto si era esibito in una boutade per rallegrare l’atmosfera, ad eccezione di Amelie, tutti sapevano tutto di tutti come da celebre frase ma la cosa non pesò sulla compagnia. Si recarono allo stabilimento Kursaal con la Mini Clubman di Anna; le femminucce mostrarono il loro ben di Dio in costumi brasiliani, si fecero baciare dal sole per un quarto d’ora poi si ritirarono sotto l’ombrellone, come pure i signori che erano di ritorno dopo aver fatto il bagno. Sparita dalla circolazione Radaa, si erano formate due coppie come dire, eterogenee: Alberto quarantenne con una diciassettenne,  Anna trentacinquenne con un trentenne ma, guardandole bene l’età non aveva importanza: Amelie guardava con ogni sognanti Alberto, Anna nello stesso modo il fustaccio thailandese. I quattro avevano preso a girare per Roma centro per fare acquisti e regolarmente Amelie passava per figlia di Alberto ed Anna per la moglie di Chaivat, ormai i quattro avevano di fatto accettato la situazione. Anche se avevano svicolato in quanto a posizione amorosa, i due coniugi, dato il loro lungo legame, si capivano al volo e così a casa loro, la notte: Anna e Chaivat nel letto matrimoniale la bimba (si fa per dire) e l’Albertone nella stanza degli ospiti dove finalmente avvenne il matrimonio fra il padrone di casa e la danese che dichiarò di non essere più vergine da tempo e si dimostrò molto abile in quanto a sesso, Alberto era al settimo cielo. E vissero a lungo…no questo non fu il finale della storia. Hermes protettore del pagano Alberto  non poté far nulla per il suo assistito, il destino è al di sopra degli dei e così Amelie, piangendo, raccontò ad Alberto di essersi innamorata di uno studente romano, Chaivat ritornò in patria, Radaa rimase quale impiegata nell’ambasciata della Thailandia a Roma ed Alberto ed Anna, con tanto rimpianto, ritornarono ad essere marito e moglie, la loro era stata solo una bella avventura da ricordare per sempre.

     

     

    Alberto M. ed 
    Anna M. ambedue insegnanti,  lui  di matematica lei di materie letterarie nella
    scuola media Giovanni Pascoli di Roma, stanchi delle bellezze monumentali della
    loro città, da tempo avevano deciso di effettuare un viaggio in un paese
    orientale al di fuori dei soliti giri turistici, Alberto in particolare,
    appassionato fotografo, aveva acquistato per l’occasione una Canon 516 ,
    insomma voleva, al rientro in Italia, stupire gli amici mostrando le bellezze
    di una terra tanto lontana conosciuta soprattutto per i panorami meravigliosi.
    Con volo AirAsia erano atterrati a Bangkok all’aeroporto di Don Mueagan e poi,
    con un tassì, erano arrivati all’albergo Amara che, già da fuori, si dimostrava
    lussuoso con un portiere vestito da ‘generale’. Alberto sperava di cavarsela nei
    contatti con i nativi col suo francese che, per sua fortuna, era parlato e
    conosciuto specialmente nei luoghi turistici. Alla concierge una…dea:
    bellissimi occhi grigi, grandi  che
    illuminavano un viso sorridente. Alberto era rimasto affascinato, senza parole.
    “Quando avrai rimesso nelle orbite i tuoi occhi chiederemo alla affascinante
    nostra dirimpettaia notizie…” Una gran risata della ragazza: “Io parlo
    italiano, ho studiato lingue all’università di Perugia, sono a vostra
    disposizione.” Lo sguardo di Anna diceva chiaramente: “Ti piacerebbe brutto
    maiale averla a disposizione.” il tutto coperto da un  sorriso di sfida. “Mi chiamo Radaa che nella
    mia lingua vuol dire persona felice, vorrei indirizzarvi prima al Lollipop, il
    bar, e poi alla mostra interna al nostro albergo dove l’artista Thomas Erber ha
    esposto le sue opere; potreste acquistare un orologio particolare, unico al
    mondo,  un orologio Terrascope in
    alluminio anodizzato blu poi, al vostro ritorno, potrò indirizzarvi verso mete
    esterne interessanti.” La colazione consisteva in dolcetti vari e latte e caffè
    all’occidentale che parve lenire la crisi di gelosia di Anna. L’orologio era
    magnifico, costava ventimila baht pari a cinquemila €uro. Alberto pensò che era
    inutile infoltire il numero di ‘cipolle’ che già aveva a casa e rinunziò
    all’acquisto. Al ritorno alla concierge, Alberto: “Vorremmo visitare dei luoghi
    in cui scattare delle foto specialmente di panorami.” Vi accompagno ad un taxi
    che potrà portarvi al porto dove imbarcarvi su una giunca per turisti, vedrete
    bei panorami e potrete mangiare e dormire a bordo, per cinque giorni la spesa è
    seimila baht pari a circa millecinquecento €uro, buon divertimento.” A bordo
    della giunca di stazza notevole, il comandante vestito come ufficiale di bordo
    di una nave da crociera li accolse con un sorriso, parlava francese: “Je suis à
    votre disposition, je vais vous montrer la cantine et votre cabine.” Il
    comandante era di altezza superiore a quella di Alberto, fisico atletico, viso
    abbronzato dal sole, sicuramente piacevole così almeno apparve ad Anna che ne
    rimase affascinata.”Questo non capisce l’italiano, facciamo un patto: io mi
    scopazzo Radaa, sempre che sia disponibile, e tu…il comandante!” “Sei maligno,
    gli ho dato appena uno sguardo.” Anna era diventata rossa in viso con
    conseguente risata ‘navigabile’ (avrebbe detto il buon Jacovitti) da parte di
    Alberto che attirò l’attenzione dei presenti turisti e tailandesi. Riposino in
    cabina sino alla cena, l’atmosfera fra i due coniugi era ritornata normale,
    almeno nelle apparenze. “Commandant nous aimerions manger du poisson avec deux eux
    d’entre  et pas avec une seul.” Il
    comandante rise della grossa attirando anche lui l’attenzione dei presenti che
    si domandarono che cacchio avessero quei tre da dirsi di tanto spiritoso, forse
    con un po’ d’invidia da parte loro. (Tradotto Alberto aveva chiesto del pesce e
    non del veleno). La mattina presto Alberto ed Anna, più Alberto che Anna si
    alzavano presto per ammirare panorami esotici bellissimi dai colori mai visti
    in occidente. Alberto scattava foto a ripetizione da tutte le posizioni, per
    fortuna il dischetto della macchina fotografica poteva contenere circa cinquecento
    fotogrammi. La vita non era monotona a bordo, la sera c’era un’orchestrina che
    in sottofondo rallegrava i naviganti, alcune coppie ballavano, Anna non propose
    alcun ballo ad Alberto, sapeva che in quel campo era un orso, in compenso fu
    invitata da alcuni passeggeri eleganti e fisicamente non disprezzabili. Il
    giorno seguente gettata l’ancora su un fondo ribollente di fiori di mare
    bellissimi e dai colori sgargianti e di pesci anch’essi coloratissimi., Anna fu
    invitata dal comandante ad esplorare il fondale con bombole, pinne ed occhiali.
    La consorte chiese ad Alberto il permesso, anche se non molto convinto il
    coniuge non negò l’assenso ed al comandante: “Controlli bene mia moglie, non è
    un esperta sott’acqua!” Per un po’ di tempo Alberto seguì le bolle d’aria
    lasciate in superficie dai due, poi non più nascosti dietro una roccia. Dopo
    circa un quarto d’ora i due riapparvero in superficie salutando, stavano
    rientrando. Anna: “L’acqua era un po’ freddina ma poi mi sono abituata, potevi
    venirci pure tu.” Il dialogo finì lì ma la dama aveva avuto una dimenticanza,
    quella di aver visto sott’acqua ed ‘assaggiato’ 
    una specie di ‘remo’ che sporgeva dalla pancia del comandante, remo che
    ben presto si era messo a remare dentro la cosina della signora facendole
    provare un orgasmo particolare, il collo del suo utero era stato ‘mitragliato’
    da potenti schizzi di sperma e poi in acqua Anna non l’aveva mai fatto, in
    seguito una sensazione di piacevole stanchezza. Al rientro in albergo Radaa
    chiese notizie sul viaggio dei due coniugi che risposero con un mugugno. Alberto
    domandò alla consorte se sapesse il nome del comandante. “Si chiama Chaivat.”
    “Nomen omen appropriato alla situazione!” “Ma di quale situazione parli, da
    quando in qua un anticonformista come te è diventato un gelosone!” La
    conversazione finì lì, d'altronde…quello che è fatto è fatto pensò l’Albertone
    il quale ricordando  alcune avventure
    riportategli da amici che erano stati in Thailandia chiese a Radaa di poterle
    indicare dei locali dove le giovani ragazze si prostituivano, voleva
    fotografare i visi delle prostitute ragazzine nel loro ambiente ed anche quello
    della maîtresse. Radaa si fece seria: “Può essere pericoloso, la Polizia è
    corrotta ma talvolta mette in galera tutte le persone che trova in quei locali
    per dare una dimostrazione di forza per poi rilasciare i detenuti dietro forte
    compenso, in ogni caso la signora non dovrebbe andarci.” Alberto, per ogni
    evenienza,  si mise in tasca cinquemila
    €uro e con un taxi fu condotto a Soi Cow Boy un quartiere a luci rosse. Dinanzi
    al locale una lanterna rossa ed un buttafuori da cui era meglio stare alla
    larga. All’ingresso un lungo corridoio conduceva ad una grande sala dove
    c’erano delle ragazze molto giovani, seminude che aspettavano i clienti. Alberto
    non provò alcuna sensazione erotica, come descritto da Radaa, quelle erano
    ragazze vendute ad alcuni cinesi dai loro genitori in miseria che così pagavano
    i loro debiti. Una ragazza in particolare attrasse l’attenzione di Alberto: era
    rannicchiata in fondo al locale con gli occhi pieni di lacrime, non era di
    razza tailandese: bionda, occhi azzurri, piuttosto alta, un tipo alla svedese. Colpo
    di testa di Alberto: si recò dalla padrona del locale la quale gli offrì le
    grazie delle presenti; la megera parlava un francese stentato ma capì le intenzioni
    di Alberto che voleva poter con sé la ragazza bionda. La donna sin esibì in una
    risata maligna: “Rien à faire mon ami, c’est ma esclave.” “Combien d’argent
    voules-vous pour me la vendre? ” “ Vingt mille baht!” “Bien je vous donne cinq
    mille €uros c’est la même chose,  bien?”
    La prosseneta dinanzi agli €uro non fece una grinza anzi…”Tout à toi, bon

     
  • sabato alle ore 10:00
    GRANDI AMORI E BIMBI BELLI

    Come comincia: Alberto era salito a Firenze sul treno ‘Freccia Rossa’, destinazione Roma. Aveva partecipato al matrimonio di una sua amica professoressa di lingue. Più che amica era  una sua ex cui era rimasto affezionato ma non tanto da portarla all’altare. Aveva avuto con lei come addio un  ‘approccio ravvicinato’, aveva salutato cordialmente lo sposo e ‘avai été témoin au mariage’, per lui finalmente un capitolo chiuso. Il mondo gli appariva stupendo, si sentiva ottimista per non essersi fatto incastrare, era stato lui a presentare a Mariella Alfonso che per fortuna ne era rimasto folgorato con conseguente richiesta di un legame definitivo. Unico posto  libero sul treno  uno nei pressi del corridoio, quello vicino al finestrino era senza passeggero ma occupato da una valigetta. Il viaggio sarebbe stato  breve e Alberto prese a sfogliare una rivista di femminucce non propriamente accollacciate. Poco dopo si era presentata una signora decisamente bella che, spostata la valigia dal sedile vi aveva preso posto. Ad un certo punto la dama aveva preso a sventolarsi le gambe alzando l’ampia gonna e giustificandosi con Alberto: “Soffro molto il caldo e ridendo: non faccia quella faccia non mai visto le gambe di una femminuccia?” “Si ma ho anche visto il finale delle sue meravigliose cosce…” “Per dirimerle ogni suo dubbio le dico che ho gli slip color carne e quindi…” Non si poteva certo dire che la signora fosse una puritana, per Alberto quello era il tipo di donna che preferiva. Giunti alla Stazione Termini di Roma Alberto e la sconosciuta lasciarono passare tutti i passeggeri (erano seduti all’ultima fila) ma la dama oltre alla piccola valigia ne aveva una più grande e pesante, che fare da parte di Alberto? Ovviamente il cavaliere e, senza profferir verbo la prese  e senza chiedere nulla alla padrona si diresse verso l’uscita: “Dopo questa sua chance la ringrazio, cercherò un facchino…”  Alberto non si allontanò anche perché di un facchino nemmeno l’ombra,  una specie che col tempo era andata perduta. “Madame, col suo permesso sarò costretto a far di nuovo il cavalier servente …” “Ed io son costretta ad accettare ma…senza ricompensa.”  “Mi guarderei bene dal chiederla…” La signora si mese a ridere: “Dal suo sguardo direi proprio il contrario!” Alberto aveva ‘trovato duro’ la dama dimostrava di essere una furbacchiona. “Molto probabilmente lei è una psicologa, non mi piacciono le persone che indovinano i miei pensieri, mi  mettono a disagio, ho scritto pure in aforisma che dice: ‘Poter leggere nei pensieri altrui? Meglio di no, potreste avere brutte sorprese!’.” “Allora debbo pensare che i suoi siano stati pensieri…” “Si proprio quelli, non si offenda ma la sua persona li ispira.” “Bene, finite le schermaglie, sta arrivando un  tassì, lei mi è simpatico, questo il mio biglietto da visita, le scrivo il nuovo numero del telefonino l’ho cambiato di recente, anche la via non è quella, mia madre ha cambiato casa di recente, il mio nome è quello vero, sono Gigliola.” Alberto  con un tassì rientrò pure lui in casa in via Manin, durante il viaggio  si domandò perché quell’incontro lo aveva colpito, di donne, modestamente, ne aveva quanto ne voleva ma Gigliola aveva qualcosa di diverso dalle altre, di molto piacevole che non sapeva definire. Lui fisico atletico, sorriso permanente  era il coccolo di Alessandro preside dell’Istituto Albertelli dove insegnava lingue, talvolta in assenza del titolare di educazione fisica svolgeva anche quelle mansioni. Al rientro in servizio Alberto fu festeggiato dai colleghi, soprattutto femminucce dalle quali, per consiglio del preside si teneva lontano, questione di etica o forse meglio perché la maggior parte di loro pensava a un legame definitivo sempre aborrito da Alberto. Passa un giorno, passa l’altro… Alberto andò in lavanderia a ritirare dei vestiti quando il titolare: “Ho trovato nella sua giacca questo bigliettino da visita.” Era di Gigliola. Preso coraggio, l’espressione era quella giusta perché Alberto pensò a eventuali possibili guai amorosi anche se… “Sono Alberto, la disturbo?” “Alberto chi, non la conosco.” “Quello del treno e della valigia.” “Mi scusi adesso ricordo, come va? A me  bene sono incinta, Il ginecologo ha affermato che la piccola sta bene, fra un mese prevista la sua venuta alla luce, non vedo l’ora” “Ed il padre?” “Mater semper certa est, pater nunquam!” “Bene, tanto premesso smetto di fare l’impiccione, vorrei però essere sincero: se possibile vorrei incontrala di nuovo, se mi dice di no sparirò per sempre dalla sua vita.” “Che brutto verbo sparire, in fondo lei mi è  simpatico e di me cosa pensa?” “A questo punto sarò sincero sino in fondo: io riesco a farmi un’idea delle persone, soprattutto donne guardandole in viso. Non sopporto le femminucce col naso lungo, mi sembrano dei maschi, ma dagli occhi desumo le loro caratteristiche. Lei è intelligente, ha personalità, è furba ma sfuggente,  se innamorata diventa dolcissima, piacevole, una gatta senza artigli, potrei usare altri aggettivi. Da appassionato fotografo le ho fatto un ritratto che ritengo veritiero.” Silenzio dall’altra parte, poi: “Lei parla come un innamorato…” “Non so cosa risponderle,  sto facendo delle domande a me stesso, domande senza risposta, la mia è una inveterata abitudine di fuggire dinanzi a sentimenti importanti.” “Vorrei vivere senza problemi gli ultimi giorni della mia gravidanza, la richiamerò dopo aver partorito.” “Auguri.” Alberto riprese la sua vita normale, lavoro, qualche avventura  disprezzata da mamma Rachele che, una delle tante volte: “Mamma ti presento Grazia.” “Si Grazia, Graziella e grazie al cazzo, mai una fidanzata, sempre puttane, mai una fidanzata, sempre puttane, mai una fidanzata, sempre puttane!” La mamma per dar forza al concetto lo ripeteva sempre tre volte. Grazia:  “Sono offesa, lo faccio perché mio marito è malato (solita scusa a cui Alberto fece finta di credere). “Non ci fare caso, mia madre è fuori di testa.”  Mamma Rachele gli faceva trovare tutto a posto anche se talvolta: “Che ne pensi di farmi diventare nonna?” Domanda senza risposta, Alberto pensava solo a Gigliola la quale si fece viva solo dopo due mesi. “Caro Alberto sei diventato zio di  Amanda che mi ha fatto passare un po’ di guai, l’ostetrico si era accorto che il suo corpicino era più grande del normale e così abbiamo deciso per un parto cesareo. Stá  signorina ha preso il fisico dal padre…ossia penso, quando rientrerò a casa ti chiamerò per presentartela.” Dopo quindici giorni:”Io abito in via Cavour, telefonami prima di venire.” Una frenesia da parte di Alberto nemmeno che Amanda fosse figlia sua! La baby, dormiente, era davvero un amore in viso, tutta sua madre. Madre e nonna Adalgisa fecero accomodare Alberto in salotto e lo invitarono a cena. La nonna, diminutivo  Ada era una brava cuoca, ed anche intenditrice di vini Alberto: “Se avessi incontrato prima tua madre me la sarei sposata.” complimento non molto apprezzato dall’interessata, non aveva il senso dello humour. La signora aveva altre ‘qualità’ come quella di essere comproprietaria di industrie a Fabriano in provincia di Ancona, industrie avute in eredità dal marito deceduto. Durante il tempo libero Alberto e Gigliola con in carrozzina la piccola Amanda passeggiavano per Roma, soprattutto a Villa Borghese, sembravano due coniugi, quando incontravano dei conoscenti li salutavano senza fermarsi, non avevano voglia di rispondere alle loro immancabili domande. Ada era una madre e futura suocera impicciona per natura: “Ragazzi datevi da fare, altrimenti sarò troppo vecchia per diventare nonna di un maschietto!” E così fu: Alberto e Gigliola ebbero il primo rapporto sessuale tanto desiderato da entrambi, Alberto fu dolcissimo, Gigliola rispose con tanti orgasmi, erano diventati marito e moglie ma…Mercurio, protettore di Alberto era distratto da avventure con Selene e non si accorse che una bufera si stava avvicinando alla coppia. Un giorno a Gigliola pervenne una telefonata da Bologna, era il suo ex innamorato conosciuto ai tempi dell’università che voleva rivederla, come avesse ottenuto il numero del cellulare di Gigliola era un mistero, forse aveva incaricato un investigatore privato. Alberto e Gigliola preferirono una linea morbida ossia quella di accontentarlo invece di mandarlo a… e così un giorno Ettore, un signore da un metro e novanta si presentò, dopo una avviso telefonico a casa di Gigliola. “Ero di passaggio a Roma, volevo conoscere tua figlia. Resterò in città per sbrigare alcuni affari di mia moglie Elena.” Quella presenza apparve sospetta,  infatti era accaduto che Ettore durante una visita alla bambina, un momento assenti Alberto e Gigliola aveva prelevato dei capelli alla piccola Amanda,  li aveva fatti confrontare col suo D.N.A., risultò che lui era il padre. Forte del risultato si presentò a casa di Gigliola rappresentando i suoi diritti ed anche doveri di padre. Gigliola prese tempo, si consultò con un avvocato amico che le disse che la prova era inconfutabile e che era meglio mettersi d’accordo con Ettore. Nel frattempo, causa la lunga lontananza da casa del marito, Elena la consorte di Ettore si catapultò a Roma, sentiva puzza di bruciato. Prese alloggio nella stessa stanza del marito all’albergo Continental e fu messa al corrente della situazione della piccola Amanda. La signora era sterile,  la notizia non le fece affatto piacere, aveva paura di perdere il marito, entrò in crisi e pensò ad una strategia: suo marito come lavoro amministrava le aziende di proprietà della consorte, da quel punto di vista era ricattabile perché non poteva permettersi di lasciare la moglie e quindi…Nel frattempo Alberto chiese spiegazioni a Gigliola per capire cosa fosse veramente successo fra lei ed Ettore. Gigliola lo mise al corrente del ‘marchingegno’  che aveva messo in atto per rimanere incinta senza che Ettore lo immaginasse; aveva preso un condom pieno del suo sperma, lo aveva messo in frigorifero ed il giorno seguente in cui aveva l’ovulazione si era recata dal suo ginecologo che provvide all’inseminazione, diabolica!  Gigliola convocò Elena, ambedue avevano lo stesso interesse di sistemare la situazione in senso a loro favorevole,  ma Ettore forte di una eventuale sentenza di un giudice pose le sue condizioni: avere  rapporti sessuali con Gigliola ed avere la possibilità ogni mese di rivedere sua figlia. La seconda proposta era di facile accettazione, la prima… Dentro di sé a Gigliola in fondo l’idea non era dispiaciuta, Ettore era stato un suo amore giovanile, non era un gran sacrificio ma  non lo fece capire ad Alberto e ad Elena che salomonicamente decisero di render la pariglia con un loro incontro ravvicinato, evviva la parità! Questa volta Hermes, non più distratto, riuscì a sistemare la questione: una volta al mese con la scusa di far visita ad Amanda, marito e moglie da Bologna si recavano a Roma per un ‘wife swapping’ che si prolungò nel tempo con gran piacere di tutti e quattro. Gigliola rimase di nuovo incinta ma di Alberto. Stavolta nacque un maschietto che aveva il viso del padre, grande piacere di tutti in particolare di nonna Adalgisa che: “Ci voleva tanto avere un figlio maschio? Ai miei tempi era tutto più facile!”

     
  • Come comincia: Dal titolo di questo racconto qualche lettore può domandarsi se la sua cultura sia piuttosto limitata, nessuna paura: il termine di origine greca viene dalle parole parà che significa oltre e filia che vuol dire amore, siete al punto di prima? Seguitate a leggere il racconto, capirete. Alessandro e Rossella si erano conosciuti a scuola al liceo classico, all’università lui iscritto in Agraria e lei a Dietistica. Finiti gli studi universitari Alessandro aveva trovato subito un’occupazione nella sua materia in quanto c’era in Italia un ritorno alla terra, Rossella aveva aperto uno studio frequentato soprattutto da signore che volevano migliorare la loro silhouette.  Al loro matrimonio civile uno dei testimoni era stato  Alberto, un loro compagno di studi che aveva scelto la facoltà di medicina e poi di psicologia. Alessandro,  da sempre inveterato moquer prendeva per i fondelli Alberto affermando che gli psicologi, a forza di frequentare i matti, diventavano loro stessi dei dementi, nessuna offesa erano molto amici. Alessandro e Rossella erano stati fortunati, i relativi genitori, economicamente agiati, avevano acquistato a nome dei nubendi un’abitazione in viale Europa a Messina e l’avevano pure arredata con mobilia seguendo i gusti dei due giovani. Alberto volle vendicarsi delle continue prese in giro di Alessandro dando un suggerimento ai due sposi circa la località dove passare la luna di miele: in Francia a Cap-d’Agde in un campo di nudisti e scambisti! Mentre lo sposo accettò con entusiasmo, Rossella era titubante, non era una puritana ma farsi vedere nuda da estranei…tuttavia accettò, se lo poteva permettere, aveva un bel viso come pure il corpo. Alessandro era più massiccio,  in passato  ‘aveva le donne a profusione e ne faceva collezione’ come nella filastrocca di Petrolini. Una bella giornata di sole  allietò il viaggio di Alessandro e Rossella con la loro Volkswagen Touran avevano fatto tappa a Firenze e poi, grazie alle indicazioni del navigatore satellitare il pomeriggio erano giunti a Cap-d’Agde accolti calorosamente da Pierre direttore della struttura, parlava italiano. “Gli italiani sono i nostri ospiti di maggioranza soprattutto le signore fanno sempre bella figura (una sviolinata per accattivarsi la simpatia degli ospiti.) Accompagnati da un inserviente raggiunsero una dépendance ben arredata:  letto matrimoniale, divano,  due poltrone, una televisione ed un bagno personale. Alessandro e Rossella si misero a ridere, era l’ora del denudamento, Rossella indossò un paio di occhiali scuri e, presa di coraggio si mischiò col marito in mezzo alla ‘pazza folla’ come da romanzo di Thomas Hardy. Il nudo era obbligatorio in tutti i locali tranne al ristorante dove era facoltativo. I tavoli erano per quattro persone, mentre i due erano alla seconda portata furono raggiunti da una coppia un po’ particolare: lei piccolina ma ben fatta lui longilineo capelli tagliato a zero dai lati come da moda corrente. “Pouvons-nous asseoir à votre table?” “Signore capisco poco il francese, siamo italiani.” “Che piacere incontrare dei connazionali a millecinquecento chilometri di distanza, siamo Giorgia e Marcello di Milazzo.” Risata da parte di Alessandro e di Rossella che si presentarono col loro nome “Abitiamo a quaranta chilometri di distanza, siamo di Messina. In viaggio di nozze, è la prima volta che andiamo in una resort di nudisti, mia moglie ancora non si è abituata.” “Noi siamo dei veterani, abbiamo conosciuto molte persone anche di altra nazionalità, ci sentiamo liberi di essere noi stessi sempre nei limiti del buon gusto.” Alessandro e Rossella si alzarono e: “Che ne dite di una passeggiata digestiva?” Marcello era titubante: “Andate avanti voi, vi raggiungerò.” Alessandro: “Se ti senti male chiamiamo un medico.” “Il mio è un altro problema…” “Dicci tutto, siamo connazionali, se non ci aiutiamo fra di noi…” “Spero che siate degli anticonformisti: il problema è che in atto ho una erezione dovuta al profumo che emana Rossella, non mi è mai accaduto ma…” Stupefazione generale da parte degli altri tre e poi Alessandro: “Pensavo ad un tuo malore, ‘res cum ita sint’ , stando così le cose noi  ci allontaniamo, ci rivedremo dinanzi all’ingresso della nostra abitazione che confina con la vostra. “Durante il tragitto Alessandro col solito spirito dissacrante: “Cara fatti annusare vediamo se riesco a migliorare le mie prestazioni.” Rossella e Giorgia si erano prese a braccetto, nel frattempo Marcello aveva ritrovato la sua normale posizione sessuale. “Ti chiedo scusa, non volevo mancare di rispetto a tua moglie.” “Chiamami Ale, non ti porre problemi, io e mia moglie non siamo dei parrucconi puritani cattolici anzi li abbiamo sempre derisi.” Le due signore ritornarono dalla passeggiata, inaspettatamente Rossella abbracciò Marcello: “Anche tu hai un profumo allettante, siamo pari. Andiamo all’interno del vostro alloggio,  accendete la TV, in un canale c’è sempre della musica.”  C’era della musica romantica  adatta all’atmosfera che si era creata, Marcello e Rossella si catapultarono sul lettone e diedero il via ad uno spettacolo degno del kamasutra, Giorgia in disparte, disse di avere le mestruazioni. Ale seduto su una poltrona seguiva le evoluzione dei due improvvisati amanti, questa volta era lui quello che provava un piacere intenso e dinanzi allo spettacolo di Rossella e Marcello, una emozione  mai provata prima di allora dovuta al vedere sua moglie fare sesso con un altro, insomma si trovò ad essere un ‘cocu satisfait’. Finito il lungo show ritorno di Giorgia e Marcello al loro alloggio, i quattro ognuno per proprio conto provavano sentimenti diversi. Dopo un sonno ristoratore e distensivo era giunta l’ora di cena. A tavola Ale riprese il suo spirito di dileggiatore: “Forse è meglio che Marcello si segga vicino a me…” A questo punto Giorgia volle dire la sua: “Mi hanno chiamato la ‘Venere tascabile’ per la mia statura come nell’omonimo  film con Françoise Arnould, ne sono orgogliosa anche perché …sono piuttosto brava in campo sessuale, a fine cena ve ne darò una prova.” Ovviamente , dato il precedente di sua moglie Ale si sentì chiamato in causa ma Rossella propose di andare prima al negozio interno per fare degli acquisti. Volle comprare un  costume, qualcosa che lasciasse intravedere gran parte delle sue ‘grazie’, praticamente avvolta in veli molto trasparenti che lasciavano intravedere tutto il suo ‘ben di Dio’. “Penso che lo indosserò anche a Messina.” “In spiaggia ci sono pure i vecchietti, sarai colpevole di un loro infarto!”  Risata generale e poi rientro alla ‘tana’ di Giorgia e di Marcello. Senza por tempo in mezzo Giorgia si buttò su Alessandro e dette prova di ‘valentia’ posizionandosi sopra il suo corpo con movimenti verticali, orizzontali, circolari che portò alle stelle l’interessato ma anche Marcello che avvertì la stessa forte eccitazione provata a suo tempo da Alessandro. Le fatiche sessuali lasciarono piacevolmente senza forze gli interessati che i giorni seguenti seguitarono nei loro ‘giochetti’. “Domani partiamo, facciamo la strada insieme con  tappa a Firenze.” Dopo aver traghettato da Villa San Giovanni a Messina le due coppie si lasciarono con baci ed abbracci con la promessa di rivedersi in futuro. L’avventura aveva lasciato degli strascichi nella mente di Ale e di Rossella dietro consiglio della quale fu invitato a pranzo l’amico psicologo Alberto. Cibi leggeri per cercare di perdere i chili di peso acquisiti durante il soggiorno in Francia. Alberto fu messo al corrente delle esperienze sessuali di Alessandro e di Rossella e fu chiesto il suo parere di psicologo. “Voi avete provato quello che in gergo medico si definisce  Triolagnia o Parafilia dal greco parà oltre e filia amore. Nel vostro caso l’uomo viene chiamato bull, la moglie sweet ed il marito cocu cuckold. La situazione ha diverse interpretazioni a seconda della mentalità dei giudici. I benpensanti moralisti parlano di queste relazioni con disprezzo e vergogna da correggere con cure psicologiche, le persone di mentalità libera accettano questi rapporti anzi ne provano benefici psicologici, li considerano un antidoto alla noia sessuale che arriva col tempo fra due persone di sesso diverso sempre che ci sia accondiscendenza del proprio partner innamorato, se i due sono sulla stessa lunghezza d’onda  il loro rapporto si rinforza. Da psicologo laico sono di questo secondo parere, l’aiuto dello psicologo dovrebbero riguardare i casi gravi come i killer seriali ed altri reati rilevati che riguardano tutta la società. Potremo prendere in considerazione quei paesi mussulmani in cui gli omosessuali vengono curati da medici ignoranti o in mala fede, ovviamente senza risultati, occorre partire dal presupposto che non si può cambiare la natura degli esseri umani, non penso che nel vostro caso ci sia qualcosa da mutare. “ Alberto se ne stava andando ma i due si accorsero che qualcosa era cambiato in lui, si era troppo immedesimato nel caso e la conseguenza era di un ‘bozzo’ eccessivo nei suoi pantaloni. Rosella consultato con gli occhi il marito, dietro un suo cenno di assenso prese fra le mani il volto di Alberto e cominciò a baciarlo per poi spostarsi sul divano. Alberto era si uno psicologo ma anche un essere umano, anche se il fatto era contrario al suo modo di agire di medico, si lasciò andare, in fondo si trattava di amici. Rossella dietro fondo alle sue esperienze di donna sessualmente evoluta, Alberto, a digiuno da tempo partecipò in maniera totale ed i due restarono uniti in amplessi vari per circa un’ora. Alessandro si masturbò varie volte ‘rifugiandosi’ nella bocca di Rossella. Finale prevedibile fra i cinque che riuscirono a trovare un’intesa  assolutamente anticonformista ma estremamente piacevole.

     
  • giovedì alle ore 10:14
    FEDELE IL RICCIO

    Come comincia: Che ne pensate di un signore che si chiama Fedele? Se non lo sapete ve lo suggerisco io: molto probabilmente un suo antenato era figlio di N.N., uno di quei trovatelli abbandonati nella famosa ‘ruota’ dei conventi e poi allevati dai religiosi i quali, per un motivo non ben specificato o forse con un po’ di sadismo lo battezzavano con un cognome che facesse conoscere la sua provenienza (vedi Fedele, Diotallevi, Innocenti, Casadei, Angelici). Uno dei protagonisti della nostra storia si chiamava proprio  Fedele denominato il riccio e l’ammazzagatti, in seguito capirete il perché. Ci troviamo in provincia di Macerata a Colle S.Valentino una frazione di Cingoli in un raggruppamento di case: più lussuose quelle dei padroni, più modeste quelle occupate dai contadini. In questi edifici  interagivano vari personaggi tutti con caratteristiche particolari: lo zio Camillo un novantenne allampanato, un solo dente visibile proprietario di un isolato di cinque piani soprannominato dal popolino con un nome spregevole ‘il casino’ , in tempo di guerra era stato abitato da cittadini Anconetani. I cotali, sfollati per via dei bombardamenti della loro città,  essendo in gran parte pescatori non sapevano coltivare la terra ed allora la parte femminile della loro famiglia si arrangiava nel senso che…si avete capito bene. Per motivi vari, chi deceduto in guerra chi per malattie, Alberto era rimasto l’unico nipote dello zio Camillo ed aveva ereditato sia l’edificio suddetto con relativa dépendence insieme ad  un terreno di venti ettari in cui aveva fatto costruire una piscina da venticinque metri per dodici riscaldata d’inverno, un orto per le esigenze giornaliere degli occupanti la villa , terreno coltivato con cura da Fedele. In fondo alla proprietà c’era un capanno con intorno degli alberi su cui riposavano gli uccelli di passaggio che vi trovavano il cibo per rifocillarsi ed il richiamo di loro simili ma anche la loro fine uccisi dai cacciatori appostati dentro il casotto. Alberto, trentenne, aveva conseguito  la laurea in economia dei mercati finanziari e ben presto l’aveva messa a frutto ‘giocando’ in borsa. Con la sua specializzazione aveva stretto legami con persone cui dava consigli per guadagnare quattrini nel comprare e vendere azioni al momento opportuno; in questo campo oltre alle informazioni finanziarie seguiva molto il suo istinto che la maggiore parte dei casi era vincente, aveva inoltre sfruttato al meglio l’uscita sul mercato della moneta virtuale Bitcoin con cui si potevano guadagnare (e perdere) notevoli somme di denaro, Alberto ne aveva ricavato considerevoli utili. Alla morte dello zio Camillo  provvide a ristrutturare completamente in maniera moderna l’edificio diventato di sua proprietà: a pian terreno un garage ed un ripostiglio, al primo piano cucina, sala mensa e salotto con sedie,  divani e televisione, al secondo piano alloggi divisi in singole unità con due letti ognuno ed un bagno, per sé riservò un’ampia camera da letto con tutti gli accessori ed una toilette con vasca da bagno Jacuzzi . Alberto aveva confermato a Fedele il suo incarico di tuttofare,  quello di  autista della sua Volvo XC90 e custode di tutta la sua proprietà, gli aveva consentito anche di abitare nella dépendance con la moglie Concetta anch’essa facente parte dello staff addetta soprattutto  alla pulizia dei locali ed il vitto. Fedele aveva un struttura fisica molto particolare, il segno geometrico del quadrato si addiceva al suo fisico cominciando dai piedi e finendo al capo che era talmente quadrato che più quadrato non di può! Compagnia inseparabile del nostro colono erano due alani che ubbidivano solo al loro padrone: Alec (protettore degli uomini) e Devil (demonio). Fedele, da buon contadino cervello fino, aveva insegnato ai due cani di mangiare solo il cibo da lui offerto e questo per evitare avvelenamenti da parte di qualche suo nemico. Fedele per il popolino aveva due soprannomi: ‘riccio’ per le sue qualità sessuali e ‘ammazza gatti’ per la sua assoluta antipatia per quei poveri animali per un fatto avvenuto durante un giro notturno. Un felino svegliato di botto dai suoi due cani, aveva graffiato profondamente il naso di Alec procurandogli una ferita dolorosa e sanguinante. Devil gli era corso appresso senza poterlo intercettare, da allora… guerra totale ai gatti. Alberto  vicino all’edificio principale, al posto di una fontanella con ‘L’enfant qui pisse’ fece costruire una piscina di dodici  metri per sei, riscaldata d’inverno,  con intorno ombrelloni e sdraie. L’acqua, bene prezioso da quelle parti proveniva da un pozzo esistente nell’orto coltivato da Fedele. L’estate stava prendendo il posto di una primavera che aveva portato un ottimismo generale dopo un inverno freddissimo che aveva  costretto gli abitanti contadini della zona ad un riposo forzato ed a  rifugiarsi in casa, spesso nelle stalle per giocare a ‘bestia’. Per Alberto la solitudine non era una buona compagnia, non gli bastavano la lettura di buoni libri né le trasmissioni televisive sempre più ripetitive dei programmi precedenti, si era in estate e quindi pensò di invitare gli amici,  con cui aveva stretto un rapporto di affari, a recarsi nella sua magione per passare insieme ore spensierate, fra di loro c’erano anche delle fanciulle degne di nota. Fedele fece presente al suo padrone che l’arrivo di dieci persone avrebbe comportato un lavoro eccessivo per la moglie Concetta, propose allora per quel periodo di assumere un ragazzo gran lavoratore ma perseguitato dai soliti conformisti perché omosessuale. Alberto aveva come filosofia di vita  l’edonismo e quindi  la ‘compagnia’ di femminucce giovani, belle  e disponibili,  non sopportava gli appartenenti di estrema destra che si rifacevano delle loro frustrazioni picchiando i gay e così assunse Roberto che per ringraziamento gli baciò una mano. “Roberto, premesso che non ho nulla contro gli omo ma ti prego in questo periodo in cui sei alle mie dipendenze di evitare di truccarti e di  vestirti in modo eccentrico, magari una tuta, vedi tu….” I dieci invitati, cinque maschi e cinque femmine giunsero a Colle S.Valentino una mattina presto a bordo di tre Mercedes, sembrava un corteo presidenziale. Poiché il padrone di casa non si faceva vedere, molto probabilmente dormiva, organizzarono quindi un concerto di suoni di clacson che fece ben presto rinvenire Alberto dal mondo dei sogni, era finita la pace ma era previsto. Erano scesi dalle auto: Alessandro, Ernesto, Leonardo, Gabriele ed Andrea  gli uomini,  le donne: Miriam, Berta,  Sofia, Aurora inaspettatamente con un’amica quarantenne  Diamante, vedova ancora piacente e Rosanna, quest’ultima una longilinea alta, occhi verdi sorriso accattivante, carattere gioviale era la preferita di Alberto cui sorse il problema di come avvicinarla. I giovani arrivati erano in numero dispari fra maschietti e femminucce e quindi un maschio, Ernesto, fu costretto a dormire in una stanza da solo. Mercurio protettore di Alberto, stavolta non distratto da qualche amante, combinò la situazione in maniera tale che il padrone di casa poté avvicinare la sua preferita in quanto  Andrea, che dormiva nella stessa stanza di Rosanna la notte spariva dalla circolazione;  aveva stretto  amicizia con Roberto, preferendo un gay ad una ragazza aveva dimostrato le sue tendenze. La notte per i dodici era propizia per passeggiare nei campi coltivati a grano in cui spiccavano le lucciole per la maggior parte di loro una novità assoluta. Il solito furbacchione, Alessandro ne catturò un buon numero mettendole in un fazzoletto e poi rilasciandole in casa. Conseguenza le lucciole girovagavano per le varie stanze e col loro accedere e spegnere il lumicino che avevano addosso impedirono  agli occupanti di dormire! Altro aiuto di Mercurio ad Alberto:  assente Andrea  fu gioco facile invitare Rossana a fare un bagno nella sua Jacuzzi, invito accettato dall’interessata che accettò di buon grado anche le avances del padrone di casa che finalmente riuscì a conquistare il …cuore della fanciulla come tanto desiderato. Alberto volle movimentare le cose all’interno della comunità: appese un cartello in sala mensa in cui stabiliva che chi frequentava la piscina dovevano esibirsi: se donne in topless, se maschietti nessuna prescrizione, se gay con slip ridottissimi in  cui far apparire i glutei. Tutti accettarono ridendo le prescrizioni del padrone di casa, inaspettatamente anche Andrea che si presentò col prescritto costume suscitando l’ilarità dei compagni. Matilde per un bisogno fisico uscì dalla piscina ed andò in bagno. Al ritorno incontrò per strada Fedele che rimase abbagliato dalla signora tanto da impedirle il passaggio in una strettoia del sentiero che conduceva alla piscina. Rimasero un po’ a guardarsi finché Fedele chiese scusa e si scansò, non la signora che inaspettatamente ‘attaccò bottone’ con l’uomo, evidentemente preferiva le persone grezze e fu accontentata  con un appuntamento notturno nel garage. Fedele ritenne opportuno informare Alberto, di cui non conosceva eventuali reazioni di questa sua ‘scappatella’. Alberto fu d’accordo, si fece grandi risate, e la sera, in compagnia di Rosanna, si appostò dentro il garage per far da guardoni. Ben presto giunsero i due amanti che cominciarono a dar vita ad uno spettacolo sessuale degno di un  film porno.  Fedele si presentò con un ‘cosone’ che all’inizio fece emettere alla signora un oh oh di sorpresa  che evidentemente era abituata a ‘cosi’ di altro calibro. Ad Alberto venne in mente Dante col suo scritto: ‘Mutar lo canto in un ‘oh’ lungo e roco’, l’espressione non aveva nulla in comune con la condizione attuale ma la mente umana…Fedele e Diamante misero in atto tante posizioni previste dal Kamasutra;  chi l’avrebbe detto che un uomo grezzo come Fedele in campo sessuale fosse così ‘preparato’. La storia durò a lungo sin quando i due, ormai spossati, decisero di ritirarsi. Alberto e Rosanna presi  dall’atmosfera erotica li imitarono: Sodoma e Gomorra avrebbero esclamato i puritani benpensanti. Nelle altre stanze del caseggiato in campo sessuale la situazione era un po’ la stessa, tutti sfruttavano il presente nel modo migliore, Seneca, Schopenhauer e Nietzsche docent. Andrea (a proposito è un nome che si adatta a maschi ed a femmine) e Roberto si incontravano in casa di quest’ultimo, ormai la loro era diventata una relazione. Anche le cose belle finiscono e tutti decisero di rientrare al proprio domicilio con molto rimpianto per i giorni passati con la variante che Rosanna decise di rimanere a far compagnia ad Alberto a Colle S.Valentino e che Andrea condusse con sé Roberto a casa sua per loro fortuna ben accettati dai parenti anticonformisti.

     
  • giovedì alle ore 9:57
    AMORI APPASSIONATI

    Come comincia: Cominciare un racconto con una sequela di nomi molto probabilmente vuol dire che l’autore è un pò ‘partito di testa e quindi vuole trascriverli per non dimenticare i personaggi che sono: Zeno, Isotta, Marbella, Rodolfo, Zaccaria,  Gioele . Vi sarete accorti che sono nomi non proprio comuni, i meno giovani ricorderanno che era  abitudine consolidata degli antenati, soprattutto quelli più ricchi, i quali pretendevano che i loro nomi fossero ’appiccicati’ ai discendenti forse pensando che sarebbero stati meglio ricordati, bah! Cominciamo da Zeno, sapete il significato? Vita, solo che il cotale era deceduto per il solito  male incurabile che la consorte Isotta, che vuol dire colei che protegge, medico  presso l’ospedale S.Giovanni di Roma non lo aveva proprio protetto! Marbella proviene dall’arabo Marbil-la, dal significato oscuro, i genitori Zeno ed Isotta l’avevano cambiato in Mia più adatto alla beltade di cui la baby era dotata. Rodolfo (lupo glorioso) era il vice direttore di una nota banca, dotato di un  fisico non eccezionale (per usare un eufemismo) il cotale lo faceva dimenticare con la sua generosità pecuniaria soprattutto verso le femminucce. Zaccaria, che vuol dire memoria di Dio era istruttore di body building presso una palestra, il significato del suo nome non aveva nulla a che fare con la sua professione ed infine Gioele, (Dio è il mio signore) morto il padre, era diventato il padrone di una farmacia in via Cavour. Una strana sorte li aveva riuniti tutti nello stesso stabile in via Alessandro Manzoni a Roma la cui portiera  Alma longilinea, alta, sguardo fiero  il cui nome era appropriato al suo seno prosperoso, il significato di Alma è balia! Che ti combinano queste signore e signori? Tutti decisamente anticonformisti avevano elevato il sesso a loro divertimento precipuo cominciando dalla piccola, di età, Mia che a quattordici anni cominciava ad avere pruriti dovuti al cambiamento ormonale ma, alunna di terza media presso un istituto di suore veniva ammonita dalla incartapecorita madre superiora a non toccarsi le parti intime, avrebbe fatto piangere Gesù! Mia invece fece piangere Gesù, nel toccarsi il fiorellino provò un piacere inusitato tanto che ogni giorno il povero Gesù versava lacrime a più non posso! Mia talvolta incontrava Zaccaria dal sorriso invitante il quale le faceva  domande sui suoi studi talvolta addentrandosi sui suoi amori giovanili da teen. A Mia il giovane non dispiaceva affatto  e pensò che le sarebbe piaciuto un bacio appassionato ma in quale posto? Un pomeriggio: “Mamma a scuola la professoressa di ginnastica mi ha detto che per evitare problemi alla colonna vertebrale debbo andare in palestra, forse il nostro vicino di casa Zaccaria potrebbe darmi qualche lezione.” “Sei sicura di quello che ti ha consigliato la professoressa di ginnastica?” “L’anno passato ad una mia collega hanno dovuto mettere il busto per la colonna vertebrale cresciuta  storta, dovrei fare esercizi di pilates per migliorare la postura e dello stretching per mettere in asse la colonna.” “Da come parli sembri il gobbo di Notre Dame!” Mia si era trascritti i termini dettati da Zaccaria, per lei erano ardui da comprendere. Il pomeriggio successivo  si presentò in palestra in tuta, fu accolta molto calorosamente dal titolare che affermò che, prima degli esercizi occorreva massaggiare il corpo per evitare strappi muscolari. Mia si stese su un lettino che si trovava in una stanza in fondo alla palestra, si tolse i pantaloni della tuta e, rimasta in slip e postasi in posizione supina cominciò a sentire le sapienti mani di Zaccaria prima sfiorarle le gambe, poi salire un po’ più in su per poi trovarsi sdraiata sul dorso con  Zaccaria che le baciava il fiorellino… ’lo sventurato rispose!’ Rimasta sola Mia un po’ confusa rientrò in palestra: “Cara per oggi basta, quando vorrai un pomeriggio sono a tua disposizione.” Subbuglio totale nella mente della ragazza, era entrata di colpo nel mondo dei grandi, doveva abituarsi all’idea di…oppure era troppo presto? Per fortuna la gioventù ebbe il sopravvento, la notte Mia fece un lungo sonno tanto da dover essere svegliata dalla madre. “Stai male?” “No mammina sto benissimo, ieri sera ho studiato sino a tardi ed ho dormito poco.” Mia pensò allora a ricorrere a quella ragazza che aveva avuto problemi alla spina dorsale, più grande di età molto probabilmente aveva avuto delle esperienze sessuali. “Amelia sono Mia, quando possibile vorrei incontrarti.” Quando vuoi anche subito, vengo a casa tua, abitiamo vicino.” Amelia il cui nome significava ‘vergine dei boschi’ era piuttosto addentrata nella materia sessuale: spiegò a Mia, piuttosto impressionata,  quali erano di solito gli ‘approcci’ fra uomo e donna. “Ma tu li hai provati tutti?” “Io sono fidanzata, se Amleto non viene con me va con altre femminucce, ne sono innamorata, prendo la pillola e tutto va bene.” A Mia si era aperto un mondo nuovo, sconosciuto, un po’ pauroso soprattutto pensando al coso dell’uomo così grosso ed al suo fiorellino sì piccino per non parlare del resto degli approcci, sentirsi in bocca quel liquido …mah se lo hanno fatto tutte le donne anche lei si sarebbe adattata, forse le sarebbe anche piaciuto ma…occorreva scegliere la persona giusta che le andasse a genio,  Zaccaria non era affidabile, aveva intorno troppe femminucce. Il destino che, a detta degli antichi greci era superiore agli dei e quindi anche agli uomini le diede una mano. Una mattina che Alma, la portiera, aveva lavato in terra l’ingresso del palazzo Mia scivolò e batté il popò rimanendo a terra. Stava entrando Gioele che si precipitò ad aiutarla. “Ti sei fatta male?” “Un pochino ma penso di riuscire a camminare, preferisco rientrare a casa.” Gioele era un ragazzo di media statura, sempre sorridente, in passato aveva notato Mia ma la sua timidezza gli aveva impedito di contattarla, quella situazione gli fu provvidenziale. Aiutò Mia ad entrare in ascensore, entrare in casa e a sdraiarsi sul letto, premurosamente la coprì con una copertina e rimase a guardarla. Mia aveva gli occhi chiusi, sperava di non essersi procurata una frattura,  il dolore era sempre persistente. “Cara resto sino a quando non rientra tua madre.” “Mia madre è di servizio all’Ospedale per ventiquattro ore, torna domattina, non ti preoccupare, mi arrangerò.” “Ora entra in funzione la mia qualità di boy scout, oggi ancora non ho effettuato un’opera buona, andrò a casa mia, spiegherò la situazione a mia madre e poi ritornerò.” Dopo un quarto d’ora madre Emma (significa gentile, fraterna) e Gioele si presentarono col ben di Dio da mangiare. “ “Siete due angeli custodi, grazie di tutto, potete andar via, mi spoglierò e, dopo mangiato mi metterò a dormire.” Il dolore era ancora forte ed Emma, cacciato dalla stanza il figlio, aiutò Mia a spogliarsi a mettersi il pigiama ed a rifugiarsi fra le coperte. La giovane fu anche imboccata da Emma, un bel quadretto di bontà. “Ora devi riposare, stasera verremo a vedere come stai.” Gioele voleva rimanere ma, guardando in viso la madre capì che non era il caso. Alle venti in punto una cena leggera, Mia disse si sentirsi un po’ meglio, fu ripulito tutto il cibo, non era la fame che le mancava, madre e figlio augurata la buona notte rientrarono in casa. Gioele  pensò intensamente a Mia, tutto di colpo era nato in lui in sentimento mai provato, la madre se ne accorse e lo baciò in fronte, suo figlio era ancora un  cucciolone! Nel teatrino del palazzo non mancava che la presenza di Alma (colei che nutre) figlia del portiere che faceva le veci del padre ricoverato in ospedale. Stava scopando l’ingresso del palazzo quando si presentò Rodolfo al solito sorridente. “Buon giorno signorina vedo che sta…facendo pulizie.” “Lei si vede poco in giro ma quando appare ha la battuta facile, si sto scopando ma con la scopa, lei ha l’espressione del grifagno ma con me non attacca!” “Non sono un attacchino, quale funzionario di banca…” “Anche i funzionari possono essere degli zozzoni, lei…” “Ha detto bene possono ma nel mio caso…stavo notando che le sue ballerine hanno…ballato per troppo tempo, andrebbero cambiate!” “E se la padrona delle ballerine non ha la pecunia per comprarle nuove?” “C’è il qui presente Rodolfo che conosce vari negozianti di scarpe, qualora volesse acquistarle delle nuove potrei darle dei consigli…” “Consigli pelosi bello mio le ho detto che non ho soldi, quelle che ho debbono bastare.” “Io sono addetto ai prestiti potrebbe approfittarne senza secondi fini…” Alma era perplessa, in fondo il giovane sorridente non sembrava il solito maiale: “E se io dicessi di si…nel senso che potrei acquistare scarpe nuove?” “Potremmo andare in un negozio in via Condotti, il padrone è un mio cliente ed amico, potrà scegliere quelle di suo gusto.” Rodolfo, da galantuomo, aprì la portiera di una vecchia Cinquecento Fiat per far salire Alma. “Tante arie e poi hai un rottame, ma almeno cammina?”  “Uso il rottame come la definisci tu perché in città ho più facilità di parcheggio, la prossima volta verrò con una Alfa Romeo Giulia rossa fiammante!”  Il locale, immenso, sembrava la hall di un albergo di lusso, si vendevano sia scarpe che vestiario di alta moda, i commessi e le commesse erano impeccabili ed alcuni erano stranieri, ce se ne accorgeva dal loro accento.” Si era avvicinato un addetto alle vendite dallo stile non proprio mascolino per usare un eufemismo: “Madame in cosa posso esserle utile?” “Te che me proponi, me sa che non ciai niente pé me!” La situazione  stava per farsi pesante, fu risolta con l’arrivo del direttore del negozio, Venanzio (vuol dire cacciatore) che non aveva nulla in comune col suo commesso, alto massiccio, faccia quadrata, stretta di mano forte: “Rodolfo è una vita che non ti fai vedere, non mi dire che si tratta di lavoro, vedo che ti tratti bene…”disse lo ‘sciagurato’ riferendosi ad Alma. “A coso hai capito male, io so venuta pé comprà, non te fà idee sbaiate!” “Signorina mi dispiace di essere stato male interpretato, vi invito a prendere un aperitivo al nostro bar interno. “A te il solito Campari soda con buccia di limone ed alla signorina? Ancora non ne conosco il nome.” “Signore mi scusi, talvolta esagero ma mi capitano certi…sono Alma, prendo lo stesso del mio amico Rodolfo.” La ragazza aveva sottolineato con la voce il sostantivo amico. “ “Ora che bravo sono stato posso ….” “Venanzio ha riproposto una battuta di un vecchio ‘Carosello’, Alma ti affido al altro commesso non gay, scegli tutto quello che ti piace.” Venanzio e Rodolfo si allontanarono per parlare dei loro problemi. Dopo circa mezz’ora trovarono Alma con a terra cinque scatole di scarpe e due scatoloni contenenti  dei vestiti.  Rodolfo dentro di sé: ‘Alla faccia!’ “Cara preferisci che portiamo con noi la merce o ce la facciamo recapitare a casa?” “Intanto penso al prezzo totale, lo salderò a rate se il signore lo permette.” “Il signore lo permette perché garantisco io per te, ciao Venanzio, a presto.” “Non mi hai chiesto quanto vale tutta la merce, mi ci vorrà un anno per pagarla.” “Ho sistemato io il conto ma non ti porre problemi non mi devi nulla e soprattutto...” Istintivamente Alma baciò in bocca Rodolfo che rispose al bacio e conseguentemente ‘ciccio’ alzò le testa…”Non ti preoccupare, lo metto a cuccia.” “Sono confusa, portami a casa, questo è il mio numero del telefono, chiamami fra qualche giorno, per ora non me la sento di…” Alma era una forza della natura dovuta ad una infanzia travagliata, figlia di contadini appena adolescente aveva dovuto difendersi da assalti sessuali di giovani e meno giovani, non aveva ceduto, credeva al vero amore…Drin, drin: “Sono Rodolfo il banchiere, se hai bisogno di qualcosa sono a disposizione, qualcosa di lecito ovviamente.” ”Sono in crisi, non riesco a capire quello che mi è successo, qualcosa di mai provato, quando puoi vienimi a prendere, devo trovare chi mi sostituisca in portineria.” “Se a te va bene propongo sabato pomeriggio, Alfa Romeo Giulia perfettamente lucidata, destinazione una villetta che posseggo in riva al mare.” Alma si era presentata elegantissima indossando un vestito ‘comprato’in via del Corso; truccata faceva una bella anzi bellissima figura, Rodolfo la guardava estasiato. “Quando avrai finito  di ammirarmi che ne dici di mettere in moto?” Dove siamo diretti?” “Guarda il navigatore satellitare.” “Sperlonga! È tua la casa?” “Ereditata da mio nonno come il nome, rilassati, ti vedo sempre tesa.” La villetta era situata a dieci metri dalla battigia, la baby si mostrò in tutta la sua bellezza indossando un costume non proprio castigato, la pressione arteriosa del giovin signore era alle stelle...La cena consisteva in panini farciti di formaggio e di prosciutto’innaffiati’ da birra, cena che interessava poco ai due giovani che si recarono sulla spiaggia al chiaror lunare, tutto molto romantico ma….”Mio caro, penso proprio di poterti chiamare così, sei il primo uomo che… ho paura del sentimento che provo per te…vorrei dirti tante cose…sto pensando a come finirà questa mia gita… sono vergine… il mio dono all’uomo di cui sarei stata innamorata, l’idea mi è stata inculcata da mia madre.” Si baciarono a lungo e poi rientro in casa con la conseguenza che la mattina inoltrata li trovò diventati marito e moglie. Un po’ tutti gli abitanti dell’isolato di via Manzoni a Roma trovarono la giusta dimensione amorosa compresa Isotta che scoprì in un giovin collega un toy boy di suo gusto oggetto degli strali di dileggio da parte della figlia Mia.
     
     

     
  • 12 febbraio alle ore 9:26
    TALVOLTA UNA MIGNOTTA...

    Come comincia: Cari lettori, molto probabilmente troverete fuori del comune il titolo di questo racconto, in seguito capirete il perché.  Alberto M. era ed è un insegnante di lettere in una scuola media alla periferia di Roma. Non poteva affermare che l’insegnamento gli apportasse molte soddisfazioni come da studente universitario pensava di poter avere. La scolaresca era composta da ragazzi provenienti da famiglie disagiate per usare un termine eufemistico, i padri nella maggiore parte dei sopravvivevano con lavori precari, alcuni erano ospiti delle patrie galere, altri spacciavano, i più furbacchioni erano riusciti a farsi dichiarare invalidi e godevano di piccola pensione ed infine i ladri: non era più facile questo mestiere o professione come affermavano gli interessati, quei fetentoni dei padroni di casa avevano messo porte blindate all’ingresso e talvolta anche alle finestre e poi c’erano i ricettatori che ‘prendevano per il collo’ i venditori di oggetti rubati, una vita difficile. E le madri? Immaginate un po’: le meno appetibili ‘andavano a serva’, quelle discrete si arrangiavano con i vecchietti, la meglio messe erano quelle bellocce,  che ben vestite e truccate accalappiavano i clienti in strada o, le più fortunate in case di signore tenutarie ex…signorine come venivano chiamate ai bei tempi prima che la famosa senatrice facesse chiudere..le case chiuse. Le giovani ed i giovani studenti, benché assolutamente impreparati, d’accordo tutti i professori, venivano annualmente promossi sia per evitare ‘grane’ con i padri sia perché non avrebbero frequentato le superiori. A questo punto ad Alberto venne proposto un lavoro differente che lo avrebbe gratificato: scrivere per un giornale. Armando M. suo compagno di scuola aveva ereditato dal padre, deceduto di recente, una villetta a due elevazioni alla periferia di Roma con al piano terra una tipografia. Il genitore, vedovo da anni e molto parsimonioso, aveva messo da parte un bel gruzzoletto con il quale Armando poté affrontare le spese iniziali. “Caro Alberto voglio mettere in atto un mio sogno, pubblicare una rivista mensile anticonformista che possa affascinare i lettori anche con qualche foto: tu eri molto bravo in questo campo, dammi una risposta entro domani con il settore in cui vuoi operare.“ Dopo cena, spaparazzato sul divano e confortato da musiche brasiliane, il buon Albertone prese ad esaminare le varie possibilità senza riuscire a giungere ad una conclusione, Armando pretendeva qualcosa di diverso dal solito, di riviste in giro ce n’era un fottìo. Si addormentò ma a metà notte si svegliò perché,  senza coperta, si era preso di freddo; si infilò dentro il letto ma il sonno tardava a venire ed ancora non riusciva a riscaldarsi ma proprio quel disagio lo portò, per motivi ignoti, a pensare alle prostitute che di notte sulla strada accendevano dei fuochi per soffrire meno il gelo notturno. Trovato! Avrebbe scritto dei racconti sulla vita delle ‘signorine’ e soprattutto per i motivi che le avevano portato a quella loro scelta. Armando fu entusiasta, ecco quello che desiderava, scioccare i lettori con argomenti fuori del comune, in quel campo sui giornali venivano riportate solo scarne notizie di ragazze condotte in caserma e con maîtresses incarcerate. La notte successiva Alberto a bordo della sua Cinquecento  Fiat di quarantennale vetustà, ma ben tenuta, si mise a peregrinare sulla circonvallazione di Roma dove le baby ‘lavoravano’; una in particolare attrasse la sua attenzione: alta, castana, lineamenti del viso regolari, poco trucco,e vestita con abiti un po’ più eleganti e meno appariscenti delle sue colleghe. “Gentile signorina vorrei parlare con lei…” “A’ cocco, cò me se viene pè scopà la conversazione falla cò tu sorella!” “Mi sono espresso male, vorrei conoscere  più a fondo e invitarla a casa mia.” “Se vengo a casa tua la tariffa raddoppia, damme n’ documento, vojo sapè chi sei, una volta uno stronzo m’ha riempita di botte!” “Sono Alberto M. un insegnante di materie letterarie, questa è la mia carta di identità.” “M’hai convinto a montà su sta carriola, num me sembri così morto de fame da…” “Questa che tu chiami carriola è un pezzo da museo, la richiedono anche dal Giappone…” “Va bè monto sur pezzo de museo.” Arrivati nel suo appartamento in via Taranto a Roma: ”A proposito come ti chiami?” “Chiamame Letizia, te piace?” “Mi piaci tu, se la smettessi col dialetto romano te ne sarei grato, mi sa tanto che ti piace fare la volgarona ma in fondo non lo sei.” “Ti accontento, in fondo sei simpatico non come i soliti clienti: vado, l’ammazzo e  ‘men vò così parlando onesto!” “Vedi che ho ragione, hai citato l’Inferno di Dante, sicuramente hai frequentato le superiori, dimmi la verità.” Letizia accusò il colpo, con la testa fra le braccia sul tavolo piangeva, situazione che mandava in tilt il sensibile Albertone il quale, dopo un ragionevole lasso di tempo la prese fra le braccia. “Sei un disastro, il mascara si è squagliato su tutta la tua faccia, sembri pulcinella, vai in bagno,  ti ci accompagno io.” La baby si insaponò più volte ed il viso apparve veramente bello senza quel trucco pesante che aveva prima, sembrava una modella, Al la guardava instupidito, non sapeva più che pensare, una tale bellezza a far marchette per strada! “Vieni sul divano, rilassiamoci con un po’ di musica romantica e, se me lo permetti vorrei baciarti…” Letizia non oppose resistenza anzi partecipò attivamente tanto da far svegliare ‘ciccio’. “Vedo una protuberanza che prima non c’era, in fondo mi fa piacere, voglio dirti tutto di me, mi chiamo Beatrice Annibaldi ma non mi piace quando mi chiamano Bea, sembro una pecora ma tu chi sei veramente a parte la tua professione, non ho mai incontrato nessuno che si prendesse interessasse di me, mi sei piaciuto appena ti ho incontrato, ci manca solo che mi innamori di un cliente!” “E se io cliente non volessi essere nel senso che…” “Non parlarmi di amore, mi sono messa nei guai per questo sentimento ma non voglio parlarne.” “Una proposta: bagno insieme e poi, saziati gli appetiti di mangerecci saziamo quelli erotici.” Un sorriso di approvazione da parte di Beatrice. “Cavolo una vasca Jacuzzi ma allora sei ricco!” “Lo erano i miei genitori morti in un incidente aereo mentre andavano in Australia a trovare nostri parenti, è stato un colpo durissimo, mi ero appena laureato e, tranne che per l’insegnamento, non sono uscito di casa per molto tempo, non riuscivo a trovare un equilibrio, mi ha, come dire, svegliato il mio amico Armando proponendomi di collaborare con una sua rivista, per ora sono abbondantemente confuso, oltre che stupenda in viso hai un corpo meraviglioso che, se permetti, vorrei…Per Alberto fu il più bello rapporto sessuale della sua vita, Bea ci sapeva fare, dopo un lasso di tempo Al andò in bagno, testa sotto l’acqua fredda, ne aveva bisogno. Si svegliarono a mattina inoltrata abbracciati, Alberto telefonò a scuola, ufficialmente aveva un forte mal di testa e di stomaco, prognosi cinque giorni di riposo. Alberto avrebbe voluto ancora…ma capì che era meglio godersi una giornata di quel sole romano che gli parve quanto mai romantico. Colle Oppio, giardini da lui frequentati da piccolo con i genitori, una vena di tristezza ma la presenza di Beatrice..”Ti chiamerò Bea anche se non ti piace.””Da te accetto tutto ma, ti prego, non mi deludere per me sarebbe la fine!” In via del Corso a fare spese, la carta di credito di Alberto si arroventò ma il padrone ne fu felice, gli abiti e le scarpe che Bea aveva acquistato la rendevano ancora più deliziosa, il padrone del negozio fece i complimenti ad entrambi. “Siete una bella coppia!” L’ovvio problema prese corpo nella mente di Alberto: se qualche cliente l’avesse riconosciuta per strada o in un locale…lo espose a Beatrice che rimase ammutolita. “Mio nonno Alfredo ex commissario di P.S. affermava che tre erano le esse importanti nella vita: salute, soldi e serenità, troverò una soluzione.” E la soluzione fu quella di farsi trasferire in una scuola in località lontano da Roma, quale posto migliore della Sicilia? Alberto scelse il liceo classico ‘La Farina’ di Messina dove fu trasferito con l’aiuto di un funzionario del Ministero della Pubblica Istruzione che era stato amico dei suoi genitori. Il finale: Alberto non riportò la sua storia sulla rivista dell’amico Armando, la ‘carriola’ divenne di esclusivo uso di Bea, Alberto acquistò una Jaguar X Type suo vecchio sogno con la quale visitarono i più bei posti della Trinacria, felici? Alberto faceva gli scongiuri e si promise di non volare mai su un aereo!
     
     

     
  • 12 febbraio alle ore 9:20
    INVITI MISTERIOSI CON SORPRESA

    Come comincia: Beatrice: “Leonardo il figlio del padrone del magazzino dove lavoriamo mi ha telefonato invitandomi ad un piconik nel suo bungalow ad Ostia; ho accettato, si tratta di un bel ragazzo, educato e poi è figlio del padrone ma non ho capito che cavolo intendeva!”  “Mia, mi vien da ridere, anche Alessio un suo amico mi ha fatto una proposta analoga, evidentemente erano d’accordo, un invito ad un vichiend al mare, vacci a capir qualcosa ma non vorrei o meglio non vorremmo far la figura delle ignoranti, cioè quelle che siamo ma…” Bea era alta, bionda, longilinea, signorile, una modella, Mia buna più piccolina, stretta di vita, bel seno e  belle gambe e dallo sguardo promettente! “Bea l’appuntamento è a S.Giovanni vicino a casa mia alle dieci di domenica, siamo in luglio e quindi ci vestiremo leggere portando quel mini costume brasiliano che abbiamo acquistato.” “Non ti sembra eccessivo, i due giovani ci possono prendere per…” “Á cosa, io son più confusa de te, sai che ti dico:  me faccio un bidet, non si sa mai!” “Esagerata lo sai che la prima volta non la  si molla mai, fa tanto mignotta e noi…” “Noi non lo siamo ma se c’è dell’interesse in senso…” “Cara in tutti i sensi, non siamo puritane e lavoriamo come commesse per quattro soldi pure il sabato e quindi…” Alle dieci precise una Jaguar X Type si fermò alla fermata del tram 16 dove le due ragazze erano in attesa. “Bellissime, a bordo!” Chi aveva parlato era Alessio, alto, bruno, magro e dal sorriso affascinante, Leonardo più basso era biondo, robusto per frequentazione di palestra e dallo sguardo tenebroso. “Una davanti ed una dietro, Mia a mio fianco ma non mi distrarre mentre guido…sto scherzando, siete deliziose, è un  complimento ben meritato.” Parcheggio nei pressi della spiaggia, un viottolo  conduceva ad un bungalow bellissimo: aria condizionata, due letti matrimoniali divisi da un paravento, un tavolo con sedie da otto, in fondo un cucinino ed il bagno, un piccolo appartamento! “Ragazze sceglievi un letto, poggiatevi i vestiti e poi tutti in costume in spiaggia.” Quando Bea e Mia uscirono fuori dal bungalow in costume succinto non ebbero l’accoglienza che speravano, i due erano stati piuttosto freddini dinanzi a reggiseni che coprivano a malapena i capezzoli ed al costume, davanti assomigliante ad un francobollo e dietro un filo, mah? “Ragazze aspettiamo i nostri padri, potete sdraiarvi sotto i due ombrelloni, noi siamo in acqua.“ I due padri non si fecero attendere: ovviamente meno affascinanti dei figli e soprattutto più ‘bolsi’ come si dice a Roma, insomma con tanto di pancia ma…sicuramente col portafoglio molto ben fornito! Ai genitori, al contrario dei figli, uscirono gli occhi dalle orbite nel vedere le ragazze con quel costume. “Io sono Edoardo padre di Alessio.” “Ed io Andrea padre di Leonardo, dato che i nostri figli non si interessano a voi, vi faremo noi un po’ di compagnia, che ne dite?” “Loro ci hanno invitato ad un…” “Penso ad un picnic  in questo weekend.” Beatrice e Mia si guardarono in faccia ridendo, finalmente avevano capito…Edoardo: ”Vedo con piacere che la signorine sono allegre, non amiamo le musone, fra l’altro mi pare in passato di aver notato al banco dei profumi Beatrice, mi sbaglio?” “No commendatore sono io quella che sommessamente le chiedeva un  aumento di stipendio.” “Se non ricordo male non era proprio sommessamente ad ogni modo l’avrete, pensate di potervelo meritare?” “Commendatore sicuramente…” “Lasciate stare i titoli, siete meravigliose, noi siamo Edoardo ed Andrea, in verità vorremmo prendere un po’ di sole, siamo bianchi come due mozzarelle, il lavoro…” “Commendatore anzi Edoardo vi seguiremo, anche noi…” In costume da bagno i due attempati maschietti mostrarono tutta la loro epa, le due ragazze ovviamente fecero finta di ignorarla, pensavano a quanto avrebbero chiesto di aumento di stipendio, possibilmente una cifra non indifferente che capirono doversela meritare…”Ragazze parliamo chiaro, talvolta abbiamo bisogno di un aiutino e dovremo aspettare che quella famosa pillola blu faccia effetto, niente in contrario? Per passare il tempo potremo andare in acqua a rinfrescarci, che ne dite?” Bea e Mia si lanciarono in acqua  si misero a nuotare sin quando incontrarono in acqua Alessio e Leonardo che in testa avevano…il costume da bagno che, se ovviamente non era al suo posto. I due cominciarono a girare intorno alle ragazze che ogni tanto vedevano spuntare i loro rispettivi ‘cosi’ lunghi  sin quando i due dimostrarono la loro tendenza sessuale baciandosi in bocca e poi mettendo ‘in ore’ i rispettivi…Bea e Mia si guardarono in faccia, del comportamento dei giovani non interessava loro gran che, piuttosto quello dei padri i quali erano in acqua dove ‘si toccava’, non erano dei nuotatori, cosa poco interessante anzi meglio, così potevano dare inizio a qualche manovra di avvicinamento: “Caro vorrei abbracciarti e toccarti un po’, vediamo a che punto sei…insomma aspettiamo ancora un pochino intanto puoi toccarmi le tette ed il fiorellino ed anche il popò, sono a tua disposizione.” Così parlò Bea, (niente a che fare con Zarathustra), anche Mia seguì il suo esempio mentre in ragazzi uscivano nudi dall’acqua per rifugiarsi nel tucul ih ih ih. I due commendatori preferirono prima pranzare dato che la pillola blu non faceva ancora effetto.  Spumante, pasta alla Amatriciana, polli, verdura, Ananas e caffè in termos, organizzatissimi i vecchietti che, riempito il pancino, o meglio il pancione si spaparazzarono sui due letti seguiti dalle ragazze, i figli… chissà dove. La pillola blu quella volta non fece effetto sui due vegliardi i quali,  vergognosi, chiesero scusa. ”Beatrice sul letto con Edoardo: “Vorrei esprimerti, non so come dire, la mia solidarietà ma è qualcosa di più: ho visto due uomini ricchi e potenti nella loro vera identità, vorrei darti tutta me stessa, sono sincera, la mia sensibilità è stata messa a dura prova, sinceramente non ci interessano molto i nostri coetanei molto spesso maleducati ed arroganti oltre che viziati dai genitori, noi lavoriamo sin da piccole, abbiamo conseguito solo il diploma di scuola media e poi siamo entrate nella tua azienda, viviamo in una casa di due stanze, un po’ di denaro in più ci farebbe comodo, come tutte le femmine siamo vanitose vorremmo fare delle spese. Una cosa: domattina ci diamo malate, non vorremmo che col tuo intervento venissero fuori delle chiacchiere nel nostro ambiente, noi vorremmo rivedervi ma senza sentirci delle mantenute, se decideste di darci qualcosa in più dovrà essere fuori della busta paga, la tua famiglia?” “I figli li avete visti…le nostre mogli si sono defilate e con i nostri soldi vivono alla grande ma ora ho deciso di stringere i cordoni della borsa, sei stata tu a farmi capire alcuni valori della vita, te ne sono grato. Se volete potremmo rivederci in questo bungalow o in una nuova casa tutta vostra più grande dell’attuale dove incontrarci, abitazione che prenderete in affitto o meglio che noi acquisteremo a vostro nome. Che altro dirvi, per ridimensionare l’atmosfera vi racconto un episodio accaduto fra me e dei colleghi più giovani una volta quando ci siamo riuniti per lavoro: ovviamente i cotali facevano dello spirito sulla nostra età, io pensai come mi difendo? ‘Signori belli vi vedo male, non arriverete di certo alla mia età! Inutile che vi tocchiate…ve ne accorgerete! Ed ora ritorno a Roma.” Una Bentley fece sgranare gli occhi a Bea ed a Mia. “A proposito di macchine come ve la passate?” “Benissimo abbiamo delle auto con tante ruote di ferro! Ho capito dove vuoi arrivare ma se acquistate per noi una o due macchine i pettegolezzi si sprecherebbero, cambiando casa potremmo riparlarne.” I sentimenti sinceri portano bene e così accadde che Edoardo ed Andrea divorziarono tagliando in parte i ‘viveri’ alle ex, i due spesso andavano insieme alla  deliziose compagne in giro per Roma a far delle compere; ogni volta venivano classificati  dai commessi come padri delle relative accompagnatrici. Una nuova casa, due Cinquecento e tanto affetto sincero, talvolta, la pillola blu funzionava. Come nelle migliori favole e vissero…

     

     
  • 03 febbraio alle ore 9:54
    TUTTO BENE QUEL...

    Come comincia: Alberto un pomeriggio stava passeggiando in via Risorgimento a Messina quando, passando dinanzi ad un negozio di biancheria intima ricordò di dover acquistare degli slip. All’interno c’erano due signore che stavano perdendo tempo nello scegliere delle magliette. Quando si decisero e ‘sloggiarono’ Alberto si trovò dinanzi alla ragazza longilinea, piuttosto alta vestita di nero, priva di trucco in viso e dall’aria triste, doveva esser molto giovane e quell’aria dimessa era inusuale ai tempi d’oggi quando le signorine si riempiono di piercing e di tatuaggi. Alberto nel ragionare doveva aver perso del tempo e fu richiamato da un: ”Posso esserle utile?” “Mi occorrono tre slip.” “Non preferisce dei box, sono più alla moda.” “Io sono ancora ‘ancorato’ai vecchi e simpatici slip, misura cinque.” “Mi sembra una misura eccessiva per lei.” “Vorrei provarli, col suo permesso vado in camerino.” Al rientro dinanzi al bancone: “Aveva ragione lei, la quattro va bene per me.” Alberto era stato colpito dall’aspetto della giovane, volle rivederla ed il pomeriggio successivo si presentò in negozio, era vuoto.” Signorina mi occorrono due paia di calzini rossi e due marroni, porto il quarantuno di piede.” “Non mi dica che vuole provarli come ha fatto con gli slip  ieri.” Un pallido sorriso era apparso sula volto della signorina. “Non penso…mi cambia cinquanta Euro? Grazie e arrivederci.” E l’arrivederci fu il pomeriggio successivo. “Oggi mi occorrono tre magliette misura quattro.” “Che ne dice di guardarsi intorno e vedere tutto quello che le occorre…” Al silenzio di Alberto proseguì: “Non capisca male, non volevo essere garbata, sono Leda, faccia con comodo.” “Io sono Alberto, non mi sono offeso ho il senso dello humour, le debbo confessare che più della merce mi interessa…io abito qui vicino in via Centonze, sono di passaggio.” “Io non sono in vendita ma se le fa piacere venga in negozio, , ci sono pochi clienti, la crisi si fa sentire.” Per Alberto passare a vedere Leda in negozio era diventata un’abitudine alla quale si era abituata anche la ragazza. “Che ne dice se stasera ceniamo insieme, qui vicino c’è un ristorante in cui hanno una cucina casalinga, io benché orfano ricordo ancora i sapori della cucina di mia madre.” “Vada per la cucina di sua madre, io chiudo il negozio alle diciannove, abito qui sopra al quinto piano, le do anche il numero del mio telefonino, a stasera.” Ad Alberto non parve vero aver ‘strappato’ un appuntamento a Leda che si presentò sempre vestita di nero e senza trucco ma era molto affascinante.  “Sono amico del padrone, Flavio…” “Amico mio benvenuto, è da tempo…vedo che sei in buona compagnia.” “Ottima direi è… (è una vecchia battuta di Carosello), ci affidiamo a te per il menu” Dopo un quarto d’ora si presentò al loro tavolo Omar un giovane marocchino che Flavio aveva assunto come cameriere, portava due piatti di un brodetto che alla sola vista faceva venire l’acquolina in bocca. In seguito Omar si presentò con pesce alla griglia spinato ed una frittura di gamberi poi un’insalatona e solito ananas con finale un caffè lungo, caldo aromatico, Flavio aveva fatto onore alla fama del suo ristorante. Omar da parte di Leda ricevette una mancia di cinquanta Euro, moneta che il marocchino girò fra le mani incredulo e poi un inchino di ringraziamento. “In giro fa freddo, preferisco rifugiarci a casa mia, come ti ho detto abito sopra il negozio ma…non sperare nulla!” “Io non spero…” “Dal tuo sguardo grifagno…” “Mai nessuna mi aveva detto che ho uno sguardo ….” “Questo bel calduccio invita a …rilassarsi, io sono rilassato e tu…” “Gutta cavat lapidem, ci stai riprovando…” “Dare da mangiare agli affamati, è un’opera di misericordia, non sei religiosa?” “A parte la religione, la tua è un'altra genere di fame, seriamente non me la sento, ti avvertirò io quando…” E così il buon Alberto andò in bianco! “Una sera di sabato Leda era particolarmente triste, Alberto: “Confessati con l’Albertone, tuo si fa per dire, dimmi quel che ti porta a tanta inquietudine.” “È un fatto accaduto mesi fa, mio padre era il padrone di una falegnameria in via don Blasco, un giorno mentre tagliava un pezzo di legno si è avvicinato troppo alla sega elettrica ed….è morto, una morte atroce, non mi hanno fatto vedere il suo cadavere, da allora le cose sono peggiorate, mia madre è risultata affetta da ‘sclerosi multipla’, non poteva essere ricoverata troppo a lungo in ospedale e quindi ora si trova in una casa di cura per lungo degenti, sono sola ma…” “Ho capito, è piovuto sul bagnato, volevo invitarti ad una gita a Parigi organizzata dal Comune di Messina dove sono impiegato, ho accettato per il prezzo particolarmente conveniente.” “Buon viaggio sono contenta che almeno tu possa svagarti.” Aereo da Catania fino all’aeroporto Charles De Gaulle’  di Parigi e poi in pullman sino all’albergo De La Paix, in serata riposo dopo la cena all’interno dell’hotel. La Torre Eiffel si trovava  a cinquecento metri dall’albergo, Alberto prima di salire sulla celebre torre, passando dinanzi ad una edicola: “Monsieur je voudrais un journal italien.” “Io parlo italiano, le posso dare il ‘Messaggero’ e poi una pubblicazione particolare dato che lei è italiano.” L’opuscolo  era una rivista di donne ‘scollacciate’, particolarmente una foto colpì Alberto, era in prima pagina ed assomigliava in modo notevole a Leda col titolo: ‘Une beautè de Messine (Sicile) solo che la ragazza era truccatissima e quindi Alberto scartò l’idea che fosse lei.  Alberto si mise un tasca la rivista, visitò in una settimana i luoghi più cari ai turisti e all’ottavo giorno fece il viaggio inverso rispetto all’andata ritrovandosi a casa in una serata uggiosa. Per prima cosa telefonò a Leda: “Novità?” “Ci possiamo vedere domani sera, stasera vado a trovare mia madre.” Era una scusa, Leda per mantenere se stessa e la genitrice si era messa in mano ad un prosseneta di nome Adelfo con abitazione a Musolino sui Peloritani che  ad ogni ‘incontro’ con un professionista del porno gli ‘mollava’ cinquemila Euro. Leda aveva avuto una motivazione importante per prendere quella decisione, era per soddisfare il bisogno  di sopravvivenza,  esigenza impellente quanto essenziale era stata la ragione  a spingerla a realizzarla, la mancanza di soldi. Ovviamente durante gli amplessi venivano girati sia un filmino che delle foto. Adelfo aveva preteso da Leda di firmare un contratto in cui lei,  qualora avesse rifiutato le sue ‘prestazioni’ doveva pagare una penale di cinquantamila Euro, la ragazza nel contratto aveva fatto aggiungere di voler  lei scegliere  le persone con cui avere rapporti sessuali. Leda non aveva messo al corrente Alberto di quella parte importante della sua vita, anche se poteva avere rapporti sessuali di suo gradimento non voleva più saperne, si era innamorata di Alberto ma quel contratto scritto… La situazione era a quel punto. Il pomeriggio successivo alla vista dell’amato Leda lo abbracciò e: “Devo raccontarti quanto mi è successo: il giorno dopo che tu sei partito si sono presentati in negozio tre brutti ceffi che mi hanno obbligato ad aprire la porta di casa mia, cercavano qualcosa che non hanno trovato, mi hanno lasciato la casa in subbuglio, non li ho denunziati, non sapevo nemmeno chi fossero o almeno…Quei tali hanno frugato particolarmente in questo armadio che abbiamo alle spalle, l’ha costruito mio padre che mi confidò che all’interno c’era una sorpresa, non mi sono mai interessata di scoprila ma il giorno stesso della perquisizione, nel togliere un cassetto e dopo aver fatto scorrere un piccolo pannello in basso ho scoperto una cavità, dentro tanti Euro ed un biglietto con una numero di cellulare, questa era la sorpresa di cui parlava mio padre.” “Che intenzione hai di fare?” “Non mi resta che comporre il numero del telefonino, lo farò dinanzi a te.” “Sono la figlia di…ho bisogno di parlare con qualcuno amico di mio padre.” “Domattina.” La conversazione fu interrotta. Come promesso dall’anonimo interlocutore per telefono, la mattina dopo una Jaguar si fermò dinanzi al negozio di Leda, ne scese uno dei due occupanti, sicuramente un mafioso,  che fece cenno alla ragazza di venire fuori dal negozio.  Senza presentarsi: “Dimmi quello che ti è accaduto.” Leda raccontò sia della perquisizione subita che del fatto che era costretta a …Il cotale, peraltro elegantissimo risalì in macchina. La sera sul telefonino di Leda apparvero due ‘OK’ bisognava interpretarli.  Leda capì tutto quando telefonò ad Adelfo per un incontro. “Da ora in poi sei libera, ho stracciato il tuo contratto.” Un evviva dentro di sé da parte di Leda. Il sabato sera successivo: “Domani gran giorno, pranzo leggero e poi e poi e poi…” Finalmente Leda si era sbloccata, ‘ciccio’ percepì che per lui c’era della ‘pappatoia’ in arrivo ed esultò come solo lui sapeva fare. “Calma amico mio, ancora siamo a casa nostra!” Alberto e Leda decisero di sposarsi, la neo sposa riprese a truccarsi, a vestirsi di abiti con colori vivaci e dopo nove mesi mise al mondo una piccola e bellissima ‘Ledina’ cui venne imposto il nome di Anna che vuol dire molto desiderata. Gran festa con tutti gli amici dei due genitori, ovviamente esclusi quelli ‘particolari’di Leda!

     
  • 03 febbraio alle ore 9:44
    IL MIO PAESE

    Come comincia: Tema da svolgere a casa agli alunni: ‘Il mio paese.’ Il professore di italiano non aveva dimostrato gran fantasia nello scegliere l’argomento del tema, in ogni caso era piuttosto facile parlare di luoghi comuni per uno studente che frequentava la quinta ragioneria dell’Istituto Leonardo da Vinci a Roma. Era il caso del nostro ‘ eroe’ che, diciannovenne era un bel ragazzo, alto un metro e ottanta, sempre ben vestito, simpatico a colleghi e colleghe di scuola, che guidava una Fiat Abarth 550, frequentava la pista di Go Kart di Ponte Galeria, era tifoso della Roma e la domenica si ‘mischiava’ fra i tifosi ultra? Uno dei tanti solo un po’ più scuro di pelle ma era un particolare non importante ma, qualora  si fosse chiamato, come effettivamente si chiamava Kamil proveniente da famiglia nigeriana? C’erano in giro alcuni  cog…ni di estrema destra del circolo Casa Pound che odiavano gli stranieri soprattutto quelli di lingua araba alcuni dei quali, una volta incontratolo in una via oscura di Roma avevano tentato di malmenarlo ma male gliene  incolse in quanto Kamil portava sempre con sé sempre un ‘nunchakun giapponese consistente in tre pezzi di legno collegati con una catena, molto efficace se maneggiato da uno pratico come Kamil. I cotali in futuro si sarebbero ben guardati di rinnovare le loro aggressioni se  avessero rincontrato il giovane. Perché il padre Jamal insieme alla consorte Alaba aveva lasciato la natia Nigeria per rifugiarsi venticinque anni prima in Italia?  Motivi politici che però, in quanto proprietario di pozzi petroliferi non gli avevano mutato lo stile di  vita da riccone. I tre abitavano in via del Foro Italico. Jamal si era assuefatto da subito al vivere all’occidentale, per le sue scappatelle erotiche si era affittato un bilocale in via Ruggero Fauro mentre la moglie, molto ligia  alla religione islamica seguitava ad indossare il Niqab quando usciva di casa, unica eccezione quando col marito si recava al teatro dell’Opera di Roma, Jamal era un patito dell’Opera. Kamil  nell’espletare il tema ‘Il mio paese’ tralasciò completamente il suo di origine che, fra l’altro conosceva solo come lingua e da quello che da piccolo gli era stato descritto dalla madre ma riferì la vita che conduceva a Roma da perfetto integrato nel sistema occidentale. Fra l’altro non amava molto le ragazze musulmane integraliste per un semplice motivo: per ‘combinarci’ qualcosa se le doveva sposare, situazione da lui aborrita in senso totale! Ma ci sono sempre le eccezioni anche se non volute. Vicino al suo istituto scolastico c’era in via Cavour una scuola di liceo scientifico  frequentato  anche da pulselle degne di approccio,  una in particolare aveva colpito Kamil che corrispondeva ai suoi canoni: era una giovane alta, longilinea,  abbigliata in nero, l’aveva notata allorché era andato a trovare un amico all’Istituto Cavour. Ciò che lo aveva molto colpito erano i suoi occhi che definì ‘magnetici’, certo nel suo modo di agire non dimostrava di essere molto socievole ma le cose difficili per il nostro simpaticone erano le più prelibate. Unica sorpresa, all’uscita dalla scuola la ragazza indossò lo Chador il velo neo islamico, c…o una musulmana! Ripresosi dallo stupore la seguì sul bus 708 standogli vicino ma non tanto da farsi notare, voleva conoscere dove abitasse. Il bus ad un certo punto frenò bruscamente per non colpire un pedone che gli aveva attraversato la strada, la ragazza col biglietto in mano ma non  ancorata ad alcuno appiglio cadde a terra, premurosamente Kamil l’aiutò a rialzarsi intascando nel contempo il suo biglietto del bus. Dopo frettolosi ringraziamenti la baby voltò le spalle a Kamil. Caso volle che due controllori entrassero uno dalla porta anteriore ed uno da quella posteriore. Ovviamente alla richiesta del ticket la ragazza non lo trovò malgrado le ricerche dentro lo zaino che portava in spalla, disperata per la brutta figura si disse pronta a pagare la multa ma in quel momento Kamil fece la sua bella figura presentando ad un controllore il biglietto della ragazza aspettandosi i ringraziamenti da parte della stessa, quando mai. “Lei si aspetta i miei ringraziamenti, se li può scordare…ho capito la sua manfrina!” Kamil non si arrese: “Per essere una nigeriana usa con molta proprietà i termini italiani!” “Ecco ora ho trovato un indovino, come fa a sostenere che sono  nigeriana’” “Dalla bandiera verde, bianca e verde che ha attaccato al suo zaino.” “Un appassionato di geografia, complimenti ma tutto finisce qui.” “Io speravo…” “Spero, promitto e iuro vogliono sempre l’infinito futuro!” “Vedo che conosce il latino, avrei bisogno di ripetizioni, in questa lingua sono un po’ scarso.” “Allora frequenta il liceo classico, non l’ho mai vista al mio istituto. “ “A dire la verità sono iscritto a  ragioneria…” Sorriso di scherno da parte della baby: “Da quando in qua a ragioneria si studia latino, lei ha modi penosi per attaccar bottone.” “Me ne suggerisca uno lei.” “Si, i at patres! Non penso che capisca il ‘latinorum’ di manzoniana memoria.” “Invece ho compreso che mi ha mandato bellamente a …Vede non sono il solito moscone, preferisco essere paragonato ad un farfallone bestiolina più simpatica, seriamente quello che mi ha più colpito di lei sono i suoi occhi, specchio dell’anima, occhi che hanno uno sguardo intenso, sensuale, esprimono personalità e disponibilità verso le persone che gli sono simpatiche, totale respingimento per gli antipatici…” “La ragazza non rispose subito, era stata colpita dalle parole di Kamil e quando  scese ad una fermata vicino casa: “Va bene, mi arrendo sono Ade, come da lei affermato sono nigeriana. “ Io Kamil suo connazionale.” “Questa si che è una sorpresa, un premio: questo è il mio biglietto da visita con il numero del cellulare, ma non si faccia troppe illusioni.” “Grazie della sua…devo ritornare vicino al mio istituto per riprendere la mia Fiat Abarth 595, che spero in un futuro possa ospitare la sua figura deliziosa.” Dopo un saluto con un cenno della mano, la baby sparì in un portone, Kamil fu fortunato, di lì a poco passò un bus, lui era sempre munito di biglietti per evitare storie con i controllori, si mise a sedere sino all’arrivo vicino alla sua auto posteggiata bellamente in divieto di sosta, altre autovetture ‘mostravano’ sul parabrezza un biglietto di contravvenzione, la sua una busta con dentro cinquanta Euro con fuori una scritta: ‘alla attenzione dei signori controllori’, alcuni dei quali Kamil aveva conosciuto personalmente e quindi…La furbata finora era andata sempre a buon fine! Salito in auto Kamil si accorse di non aver chiesto il nome alla ragazza, lo rilevò dal biglietto da visita: ‘Ade’. Gli venne da ridere, quel nome nella religione pagana significava Inferno, sicuramente alcuni ragazzi l’avevano presa in giro, lui pensò di far finta di nulla, la baby poteva essere suscettibile. Un pomeriggio: “ It is Kamil who ask fora n audience with the Holy See to invite you to a trip to the sea.” Tradotto: “È Kamil che chiede udienza alla S.V. per invitarla ad una gita al mare.” Risposta: “You can forget about it!” “Te le puoi scordare!” “I’m ready to comply with any of your requests.” “Sono pronto ad accondiscendere a qualsiasi richiesta.” “Worse for you, okay Saturday at fifteen.”“Peggio per te, va bene sabato alle quindici.” Alle quattordici e trenta Kamil era sotto casa di Ade la quale, vistolo dalla finestra lo raggiunse. Era abbigliata con un Burkini azzurro che le lasciava intravedere solo il viso. Kamil fece buon viso a cattivo gioco ma dall’espressione del suo viso Ade: “Che ti aspettavi un bikini, sono sempre una musulmana.” Kamil mise in funzione il navigatore satellitare e senza fatica, seguendo le indicazioni di una voce femminile raggiunse S.Marinella percorrendo l’Aurelia. Uno stabilimento di lusso, nessuno fece commenti sul costume di Ade  la quale dopo una mezz’ora che era al sole: “Vado in cabina, ho portato dell’aranciata.” Altro che aranciata,  Ade  si presentò dinanzi  Kamil indossando un bikini alla brasiliana. Il giovane cercava di far finta di nulla ed allora la baby: “Mi aspettavo un assalto all’arma bianca, ti vedo indifferente!” “Ti sbagli di grosso, un mio ‘amico’ è sull’attenti, con te non so più come comportarmi.” “L’ho fatto apposta, volevo vedere la tua reazione, sei stato signorile e te ne ringrazio, ma non te ne approfittare del fatto che mi sto innamorando di te, sono sincera ma tutto a suo tempo.” Ovviamente l’amico’ di Kamil ritornò alla posizione di riposo, aveva capito che, per dirla alla romana: ‘non c’era trippa pè gatti!’ Improvvisamente il sole cominciò a calare, si era fatto tardi, Ade si rivestì col Burkini, Kamil parlò in arabo con la madre, spiegando la sua attuale posizione e chiedendo a lei di intercedere presso Yoruba, la mamma di Ade, affinché la ragazza potesse restare a dormire a casa loro. Le mamme erano sulla stessa ’lunghezza d’onda’ ed il permesso fu concesso. Alaba era particolarmente felice della scelta di suo figlio, prestò alcuni capi di vestiario ad Ade, compresa una camicia da notte ma impose che la ragazza dormisse con lei nel lettone e Kamil? Col padre! L’amicizia fra Kamil ed Ade portò ad una maggiore vicinanza fra i loro genitori che man mano si rafforzò tanto di decidere di comprare una abitazione insieme fuori dal centro abitato. Fu scelta una villetta a Casabianca, villetta circondata dal verde, da aranceti e con accesso al mare, un vero Paradiso. Anche Hassan padre di Ade in Nigeria era proprietario di pozzi petroliferi e quindi la pecunia non era un problema per le due famiglie, la questione era quella della posizione dei due ragazzi che ogni giorno di più si frequentavano ed andavano a scuola con la Abarth di Kamil e talvolta rientravano a casa solo a pomeriggio inoltrato. Riunione fra le due signore (anche fra i musulmani le donne hanno il loro preponderante potere in famiglia) e decisione unanime: i due ragazzi dovevano contrarre matrimonio ma senza invitare nessuno della comunità nigeriana che era in numero eccessivo e troppo invadente e quindi…Idea di Ade: matrimonio sulla spiaggia antistante la loro villetta consistente per i due nubendi di saltare su un fuoco acceso sull’arena, quel salto voleva significare un passaggio importante della vita dei due giovani: il primo rapporto sessuale. Tutti d’accordo una sera al buio totale (si era nel mese di novembre) Jamal ed Ahhan muniti di legname e di una tanca di benzina accesero il fuocherello, Ade e Kamil con in testa una corona di fiori dovevano saltare il fuoco e così essere dichiarati marito e moglie. E qui venne fuori la ‘cattiveria’ di Kamil che: “Secondo la nostra legge la sposa deve essere vergine altrimenti sarà decapitata!” Ade al momento rimase senza fiato, se era una battuta era una battuta infelice, non accettabile e così Kamil si prese del: feroce, crudele,  torvo, truce ed altri azzeccati aggettivi che Ade gli ‘riversò contro. Il giovane non si fece impressionare e dichiarò la sua non sicurezza di volersi sposare. Jamal: “Ragazzi come inizio andiamo male, non  fate i bambini, se non volete sposarvi ognuno per conto vostro, lasciate perdere le sceneggiate ed ora tutti e due dinanzi al fuoco, per primo Kamil, sbrigati che fa freddo.” Il giovane voleva fare il duro ma saltò il fuoco, Ade: “Mi rifiuto di sposare uno che mi ha insultato, non so quale futuro mi aspetta!” “Le madri in coro: “Un futuro pieno di schiaffoni, siamo stanche di sentire le baggianate di due irresponsabili, se non andrete d’accordo avrete la possibilità del divorzio!” E il matrimonio fu,  seguito da una cena sobria e poi Alaba: “Ragazzi quella è la vostra camera da letto, buona notte…” Kamil dinanzi alla sposa si fregava le mani, “Eh eh, e mò come ti metti?” Ma ormai le schermaglie  erano finite, Kamil fu molto delicato, Ade gliene fu riconoscente baciandolo a lungo, erano fatti l’uno per l’altra anche se un po’ litigiosi. ‘Venne l’estate’ come da canzone di De Andrè, i due ragazzi notarono un notevole ‘avvicinamento’ fra i loro genitori,  per il weekend  il venerdì partivano con la Mercedes di Jamal o con la Lexus di Hassan  ritornando la domenica sera, c’era fra loro un clima di complicità notato da Ade: “I nostri genitori sono diventati troppo amici, l’ultima volta ho visto che mia madre era seduta al posto del passeggero  della Mercedes di tuo padre ed il contrario con la Lexus, mi sa…” “Non fare la maligna, i nostri genitori sono persone serie!”  Ade poco convinta una notte andò a sbirciare nella camera matrimoniale dei suoi genitori e, meraviglia delle meraviglie accanto a sua madre Joruba c’era…Jamal, nessun dubbio, alla faccia della serietà, come si diceva in inglese quello scambio? In ogni caso avevano scelto la libertà completamente negata da alcune religioni oscurantiste. Kamil accettò la verità minimizzando: “Forse un giorno anche noi…” “Provaci e mal ti finirebbe, io sono una tigre gelosa.” “Ed io un mandrillo arrapato…” “Un mandrillo che finirebbe senza attributi maschili…” Kamil comprese che in famiglia sarebbe stato sempre il numero due…

     
  • 31 gennaio alle ore 14:41
    UN CONDOMINIO DI AMOROSI SENSI

    Come comincia: ‘A ciascuno il suo destino’ film del 1946 ma anche frase che poteva fotografare la situazione di un condominio di Roma in via Giolitti, situazione molto particolare in quanto a sesso. Vengono riportati solo i nomi senza cognomi degli interessati in quanto  si tratta di una storia vera e le persone citate potrebbero non gradire una pubblicità non voluta. Alessio e Mia ambedue quarantenni coniugati da dieci anni, erano una coppia felice, senza figli per volere di entrambi, insegnavano ambedue in un liceo cittadino, lui di lettere lei di lingue. Mia da tempo dava lezioni private a Tommaso figlio diciassettenne di Amos  e di Elettra che Mia aveva visto crescere ed a cui dava ripetizioni. La signora non si era accorta che il ragazzo stava diventando un adulto con relative conseguenze sessuali. Un pomeriggio il ragazzo si presentò a Mia bianco in viso e quasi tremante: “Zia Mia ti devo confessare un mio pensiero  ma non ho il coraggio di farlo, non mi sento in forma, da giorni…” “Tommaso puoi confessarti con me come se fossi un prete e, anche se non sono religiosa ti darò l’assoluzione!” “Sono innamorato di te, non sorridere, ora ti considero una donna, io son cresciuto sessualmente e, pensandoti, faccio il…falegname.!” “Se ti spiegassi meglio…” “Pensando a te mi faccio tante seghe!” “Non vorrai che te le faccia io!” celiò Mia che nel contempo cercava di trovare una soluzione a quanto appreso dal ragazzo. “Sai che ho molta fantasia per far partecipare anche tuo marito Alessio ho pensato ad uno swapping tra di noi, io desidero ardentemente avere rapporti con te, tuo marito potrebbe andare con mia madre.” A Mia venne da ridere ma, dinanzi alla faccia seria di Tom cercò di vagliare il progetto fantasioso del ragazzo. “Ammesso che io sia d’accordo non penso che lo sia tua madre, lo sai quanto è  riservata, Alessio sarebbe d’accordo, lo conosco bene!” “Mia madre è una romantica e poi mi risulta che non abbia buoni rapporti sessuali con mio padre, origliando dietro la porta della loro camera da letto una sera ho sentito mia madre dire: “Sei un egoista il solito ‘vado l’ammazzo e torno’ ed io resto a bocca asciutta, va al diavolo!” Mio padre è molto religioso, la mattina prima di recarsi al suo lavoro alle poste dove è impiegato, passa sempre in chiesa e per lui il rapporto sessuale ha come sola finalità il procreare; ho scoperto una scatola di pillole anticoncezionali che  assume mia madre che evidentemente non vuole darmi un fratello o una sorella ma se tuo marito si dimostrasse romantico con lei penso che ci riuscirebbe a...conquistarla.” Messo al corrente Alessio fece salti di gioia, Elettra non era niente male come donna, sua moglie le aprì la strada telefonando ad Elettra una mattina di domenica quando suo marito era in chiesa battersi il petto: “Mia cara scusa se ti disturbo, ti chiedo un favore: Alessio mi parla spesso di te, noi siamo una coppia aperta e vorrei che lo sentissi.” Dopo qualche secondo di silenzio:  “ Fallo venire ora a casa mia, mio marito starà in chiesa sino a mezzogiorno.”  Seduti sul divano: “Anche se non sei truccata sei una donna molto piacevole. Come ti ha riferito  Mia noi siamo una coppia aperta e siamo sempre sinceri l’un l’altro, vedendoti passare ogni giorno di più mi sei entrata nel cuore, vorrei…” “Immagino quello che vorresti ma io sono una donna romantica, il sesso viene dopo …” “A parole non mi esprimo bene, ti comunicherò i miei sentimenti tramite mail, ti prego di credere alla mia sincerità.” Riferito il colloquio alla consorte Alessio, da buon letterato, dimostrò  nello scrivere la sua ‘valentia’. “Cara  Elettra, quando ti guardo mi rispecchio nei tuoi occhi che mi fanno provare un sentimento intenso: il desiderio di poter stare sempre insieme. Provo dolcezza mista a tenerezza che mi fa soffrire pensando che non sarà possibile estraniarci da tutti e vivere la nostra vita in comune. Sogno di stare con te in riva al mare, d’inverno, dinanzi a noi la burrasca, il vento che ti scompiglia i capelli e tu abbracciata alla mia vita, l’effluvio della tua pelle mi stordisce, chiudo gli occhi assaporando con la fantasia quello che purtroppo non potremo avere mai. Finalmente sorridi, anch’io riesco a sorridere, sembriamo due giovani alla prima esperienza amorosa. D’impulso ti metti a correre, sei più veloce di me, mi aspetti, mi abbracci piangendo, il tuo pianto mi distrugge l’anima, ancora una volta provo del trasporto nel cuore, non oso pensare a quel sentimento…si proprio quello, l’amore che dal cervello arriva alle viscere facendomi provare un dolore acuto, te ne accorgi e mi baci a lungo riesci a darmi un po’ di serenità.”Alessio, dopo aver inviato la mail, la fece leggere a Mia che si fece delle sonore risate. “Che hai da ridere, sono o non sono un professore di lettere?” Lo scritto provocò in Elettra uno sconvolgimento nel cervello, mai nessuna l’aveva corteggiata letteralmente in modo così piacevole, invitò Alessio in casa sua durante l’assenza di Amos e di  Tommaso, si presentò truccata e coperta solo di una vestaglia quasi trasparente, durante il rapporto sessuale grazie alla bravura di Alessio provò delle sensazioni mai provate in vita sua, si ripropose di invitare ancora Alessio. Venuto a conoscenza dei fatti, Tommaso chiese ed ottenne dalla ‘zia’ quel qualcosa che aveva desiderato da tempo, Mia capì che la relazione col ragazzo, non più ragazzo, si sarebbe prolungata nel tempo come pure quella di suo marito. Altra crisi di coppia fra Leonardo trentenne per lavoro imbarcato per mesi su una nave mercantile e la consorte Bianca di pari età del marito, donna piuttosto robusta, capelli corti, palestrata che non si lamentava tanto della lontananza del marito quanto… perché non era ancora riuscita a conquistare la sua vicina di casa Marina. Una sera d’estate allorché il marito di Marina Ennio, farmacista, era di turno di notte invitò Bianca a casa sua facendole trovare dei cannoli molto graditi dalla siciliana Bianca  e del caffè sport Borghetti anch’esso molto apprezzato. Il caffè sport conteneva anche dell’alcol che fece effetto alle due signore che sul divano si ritrovarono abbracciate sino al bacio e toccata (senza fuga) sui rispettivi seni. Passate sul lettone furono interessati anche i relativi fiorellini con goderecciata finale. Marina cercò di spiegare il perché del suo comportamento: “Per Ennio non  è questione di età, ha cinquant’anni ma è borzo, la pancia gli sciaborda, è costretto a farsi fare vestiti su misura, ha anche difficoltà a trovare le cinture ed usa le bretelle, uno sfascio totale. Una volta è venuto a casa con la novità di assumere la famosa pillola blu per avere un’erezione, ma quale erezione è caduto a terra tutto sudato e mezzo svenuto, ho dovuto chiamare il medico di famiglia, averlo vicino mi nausea ma sono casalinga, lui è ricco e divorziando dovrei rinunziare a tante cose compreso la frequenza del circolo dei nobili cui lui appartiene perché i suoi nonni erano baroni. Non avrei mai pensato di fare un’esperienza come la nostra ma in fondo ci vogliamo bene ed è quello che conta, qualche volta verrò a trovarti a casa tua.” Non potevano mancare nel condominio gli omo, io non ho nulla contro di loro anzi li considero degli sfortunati sia perché non amano i ‘fiorellini’ ma soprattutto per l’ostracismo che la maggior parte delle persone da loro. Alcuni sono finiti in ospedale picchiati dai sessuofobi, m’è venuto di pensare che in tale categoria ci sia qualche omosessuale che non  accetta la sua diversità. Al primo piano abitavano Riccardo e Nino il primo fisico massiccio altezza un metro ed ottanta centimetri, barba e baffi dava l’idea di grande mascolinità cosa che evidentemente aveva affascinato il compagno Nino biondo, occhi azzurri,  fisico minuto;  conducevano un grande negozio di scarpe da uomo e da donna in via primo settembre; non avendo problemi finanziari da parte di lei (Nino) avevano acquistato due appartamenti che avevano unito ristrutturandoli completamente con mobili moderni, una sciccheria. Nino dal dolce animo femminile voleva fare amicizia con  gli inquilini del palazzo, pensò che ci sarebbe riuscito organizzando una festa danzante; mise nella buca delle lettere un invito a tutti i coinquilini, giorno previsto domenica alle ore quindici. Ad eccezione di Ennio e di Leonardo pian piano si presentarono tutti: Alessio, Mia, Amos, Elettra, Tommaso, Bianca e Marina. Grandi complimenti da parte degli ospiti: Elettra: “Ben contenti di avevi conosciuto, oggi andiamo tutti di fretta e si sono perse la amicizie di una volta” e poi: “Dopo aver assaggiato tutto ben di Dio dovrò mettermi a dieta ferrea, per fortuna non ci saranno altre feste vicine altrimenti diventerei come…” stava per dire Ennio ma si cucì la bocca. Pian piano si formarono delle coppie eterogenee, il più ricercato soprattutto dalle signore fu inaspettatamente Nino il quale, per ripicca, fece le boccacce al convivente Riccardo che invece ballava solo con le signore, forse era bisessuale? Mia si ‘strofinava’ abbastanza con Tommaso ben ricambiato da Alessio con Elettra, Amos con Bianca e Marina. La musica rock ad alto livello incuriosì gli abitanti del palazzo di fronte ma la loro curiosità rimase tale perché erano state tirate le tende. Novità inaspettata: Nino chiese ad Elettra di poterla rincontrare da soli a casa sua. La signora che ovviamente non si aspettava tale richiesta da un omo, consultò il marito Amos che, dopo qualche minuto di perplessità diede, ridendo, il nulla osta alla richiesta della moglie, in fondo una paio o più di scarpe potevano far piacere alla signora. Il pomeriggio dell’incontro Riccardo era sparito da casa sua, Nino indossava un abbigliamento da donna, risultava molto bello o bella alla vista con vestito stile Belle Èpoque con calze e tacchi alti. Prima ballò da solo poi abbracciata Elettra prese a baciarla sul collo ed in bocca, volle toccarle e tette ed il fiorellino e poi: “Io non sono abituata ad andare con le donne, ma lei mi ha incuriosita,  ho provato uno slancio particolare per me sconosciuto sicuramente dovuto al suo profumo non quello di Armani che indossa ma il suo personale che è per me inebriante. Quando vorrà mi telefoni, sarà per me un piacere rincontrarla di nuovo e poi le dico che ho un amico che è il rappresentante in Italia delle auto Mini, qualora avesse bisogno...Se me lo consente mi spoglio nuda vorrei che lei usasse un vibratore nel mio sedere, è l’unico modo in cui riesco a godere ed anche se a lei non fa effetto prendere in bocca il mio uccellino e assaporare …” Un po’ sconvolta dalle sensazioni provate Elettra tornò a casa ed al marito curioso di farsi raccontare la sua avventura disse solo: “Presto sarà padrona di una Mini che sarà solo mia, me la sono proprio guadagnata!”
     

     
  • 31 gennaio alle ore 14:35
    VALERIA LA RIBELLE

    Come comincia: Quando deve nascere un figlio un po’ per tutti c’è il problema del nome. Valeria, Rossi di cognome, era quello della madre di Maurizio Magliarditi la quale, da tradizionalista, partiva dal presupposto, senza eccezione, che il suo dovesse essere imposto alla nascitura se fosse nata una femmina, peggio sarebbe stata la sorte di un maschietto: Asdrubale come il nonno Magliarditi ma la sorte fu benigna col nascituro: femmina e quindi Valeria che vuol dire forte, robusto. Maurizio con gli anni aveva dimostrato che di scuola ne ‘mangiava’ poco e così il padre preferì rilevare per lui  un negozio di ricambi di auto ben avviato sotto casa in via Amba Aradam a Roma. Mauri (per i parenti ed amici) aveva incontrato ad un ballo una certa Gemma Colucci molto corteggiata, alla fine della serata riuscì a ‘strapparle’  un appuntamento e, dopo un po’ di tempo che si vedevano: “Caro sono incinta di te, festeggiamo?” Mauri non fu particolarmente felice in quanto giravano voci che la damina si ‘intrattenesse’ con altri baldi giovani ma, per evitare liti giudiziarie  e riconoscimento di paternità a mezzo del D.N.A., il buon Mauri fece finta di crederci e riportò la notizia, peraltro aspettata con ansia dai nonni, che stabilirono la data delle nozze e comprarono,  facendolo anche arredare, un appartamento nell’isolato da loro abitato per star più vicino al nascituro. Da precisare che il nonno era il ‘paperone’ di famiglia, oltre a terreni, fabbricati ed un sostanzioso conto in banca, teneva in cassaforte molte Sterline e monete Krugerrand affermando: “In tempo di guerra serve l’oro, il denaro è carta straccia. (Il vecchio già prevedeva una guerra!). Valeria faceva onore al suo nome in quanto a forza morale ma non era robusta anzi cresceva con un fisico longilineo, capelli lunghi castani e grandi occhi neri che esprimevano sfida! Fin da piccola era una lettrice formidabile, si riforniva dei libri della fornita biblioteca del nonno. A scuola per bravura superava tutte le colleghe cui era ovviamente antipatica soprattutto quando le insegnanti, in sede di consegna delle pagelle: “Ti diamo nove in tutte le materie, il dieci sarebbe la prima volta in questa scuola e non è il caso.” I professori non avevano citato il fatto che, alla prova del quoziente di intelligenza la baby aveva riportato un numero  alto, chissà da chi aveva preso in famiglia, non certo dal padre! Valeria leggeva di tutto anche libri considerati osé e, a tredici anni cominciò a rendersi conto di cosa volesse dire sessualità. Una volta, sotto la doccia, toccandosi il fiorellino le capitò di provare molto piacere, primo incontro col sesso. Talvolta per le scale le capitava di incontrare un signore circa trentenne di bell’aspetto ma sempre solitario. Notizie da parte della portiera Clotilde: “il professore si chiama Consalvo Freddi, insegna materie letterarie al liceo classico, è vedovo da sei mesi, niente figli.” Quando Valeria si metteva un’idea in testa… l’idea era quella di conoscere meglio Consalvo, solo il nome non le piaceva, lo avrebbe chiamato Salvo ma come agganciarlo? “Mamma ho problemi col latino, mi occorrono delle lezioni private.” Gemma cadde dalla nuvole, sua figlia così brava a scuola…ma l’accontentò a che se, malignamente, pensò, azzeccandoci, che c’era qualcosa di strano sotto quella richiesta. Fu la stessa Valeria a prendere contatti col professore a mezzo telefono il cui numero le era stato fornito dalla portiera. Per un improvviso suo capriccio anticipò il giorno di appuntamento  col professore il quale da dietro la porta:”Ennio ti apro.” E si presentò con i soli slip e rimase senza parole. “Aspettavo un mio amico, l’appuntamento era per domani…” “Non mi sono sbagliata, l’ho fatto apposta volevo vederla ‘nature’.” “Alla faccia della faccia tosta, vado a vestirmi.” “Quanti anni hai?”“L’età non conta ho un quoziente di intelligenza di 130 ed a scuola ho tutti nove, son venuta qui per lei, non è facile che un uomo mi piaccia, lei è speciale per i miei gusti.” “Non mi far dire cose ovvie ma ti rendi conto che potresti essere mia figlia!” “Non lo sono, l’unica cosa che non piace di lei è il nome, la chiamerò solo Salvo, mi dice qualcosa della sua vita o meglio mi dici…” “Ti dico che è meglio che ritorni a casa tua, tua madre…” “No, voglio conoscerla a fondo,  anzi conoscerti mi capisci?” “Io capisco che sei  da codice penale, ti prego torna a casa tua!” “Se insisti comincio a gridare forte dicendo mi stai violentando, mi crederebbero e passeresti un sacco di guai, mò come ti metti?” “Mi metto a sedere sul divano…” “Voglio baciarti in bocca per sentire che sapore ha.” Valeria fece seguire le parole con la ‘messa in opera’ delle stesse. “Il tuo giudizio?” “Non male, per ora non ti faccio vedere niente di me, fra l’altro ho poche tette, ci vediamo domani per…la lezione di latino.” La frase di Valeria fu seguita da una risata, ormai la baby sentiva di aver in mano la situazione ma voleva iniziare gradatamente a provare delle sensazioni sessuali. La sua andata dal professore non sfuggì a Clotilde: “Sei una ragazza intelligente non c’è bisogno dei miei consigli.” Quella più in crisi era  Gemma, si era accorta delle visita di sua figlia al professore sicuramente non per motivi di studio, era il caso di avvertire Maurizio ma non sapeva come l’avrebbe presa, d’altronde anche lei sera in crisi con suo marito il quale non la ‘guardava più’, forse aveva conosciuto qualcuna di cui si era innamorato con la conseguenza che lei aveva ripreso contatti con un suo vecchio amore di gioventù: certo Mario Salimbeni suo coetaneo. Mario era ancora scapolo per una serie di motivi, soprattutto per le malattie gravi dei genitori che seguiva personalmente ma il suo comportamento aveva allontanato un paio di ragazze che gli piacevano ma che non volevano aver problemi con i futuri suoceri. Mario era impiegato quale ingegnere al Genio Civile, talvolta allungava le trasferte per stare di più con i genitori affetti dal mordo di Alzheimer seguiti, talvolta,  da un vicino di casa caritatevole. “Mario sono Gemma, come stai?” “Mia cara ho il problema dei miei genitori, per il resto…” “Ti sei sposato.” “No, le ragazze che ho incontrato non volevano avere problemi con i miei.” “Mi piacerebbe rivederti, abito in via Amba Aradam , se ti va vieni a trovarmi di mattina, prima fammi una telefonata.” La telefonata della mamma era stata per caso intercettata da Valeria che ne pensò una delle sue, ‘beccare’ sua madre sul fatto. Nel frattempo seguitava a frequentare il professore: pian piano era diventata più intima e metteva in pratica gli atteggiamenti erotici visti alla TV di notte. Il professore era un po’ nel pallone, essere stato conquistato da una ragazzina che in campo sessuale ragazzina non era, ci volle del tempo ma giunsero anche a rapporti intimi, per Valeria una situazione normale, non tanto per Salvo che però si stava innamorando come uno scolaretto di una ragazzina che di testa dimostrava molto più della sua età. Gemma un pomeriggio alla figlia: “Mi sa che stai frequentando troppo quel professore, ormai sei alla fine dell’anno scolastico, vedi di smettere.” Mossa sbagliata con una come Valeria che pensò bene di fargliela pagare. Una mattina fece finta di andare a scuola, uscì di casa e vide l’auto dell’amico di sua madre posteggiata vicino al loro portone. A casa fece un’entrata trionfale nella camera da letto di Gemma che in quel momento dispensava le sue grazie all’amante. “Scusate ho sbagliato porta, seguitate pure, buon divertimento!” La sua era stata un’azione di una cattiveria, ma  di una cattiveria… insomma decisamente riprovevole che poteva portare a conseguenze inaspettate e sicuramente spiacevoli se venuta a conoscenza soprattutto dei nonni puritani all’eccesso. Gemma: ”Mia cara, non voglio cercare giustificazioni al mio operato, devi sapere che da tempo io e tuo padre siamo in crisi, sicuramente lui ha un’amante, io ho ritrovato un vecchio compagno di scuola col quale…” “Mamma non ti giustificare ma non chiedermi più nulla sulle mie visite a Salvo il professore, siamo, non so come dire, fidanzati va bene?” “Un giorno fallo venire a pranzo a casa nostra voglio conoscerlo di persona.” Salvo si presentò con un gran mazzo di rose rosse. “I fiori sono per me o per mammina, non ti basta la figlia vuoi farti anche la madre?” “Signora lei conosce sua figlia meglio di me quindi non faccia caso alle sue parole, forse le farebbero bene delle sculacciate!” “Con o senza mutande?” Valeria ancora una volta non si era smentita, in fondo però era una brava ragazza molto ma molto in fondo!

     
  • 17 gennaio alle ore 16:27
    AMORI E TRISTEZZE

    Come comincia: Lisa  (Elisabetta) si era finalmente liberata degli studi, aveva conseguito la laurea in lingue, per premio il padre Freddy (Ferdinando) le aveva pagato delle vacanze sulla neve a Cortina d’Ampezzo. A febbraio i prezzi erano abbordabili e così Lisa, amante della montagna ma, inesperta sciatrice, preferiva andare in quota in funivia e passare il tempo a camminare sulla neve o al bar. Quel giorno il tempo era sereno e con in mano una bevanda calda Lisa sedeva in una comoda sedia fuori dall’esercizio. Alta, slanciata, piacevole in viso sempre sorridente poteva dirsi seducente; fu agganciata da un giovane circa della sua età che: “Che fa una bella signorina sola sola?” “Aspetta che qualche maschietto la rimorchi dicendo: “Che fa una bella signorina sola sola?” Ambedue si misero a ridere: sono Alfonso, Fonzi per gli amici e mi godo una vacanza, a Roma sono il padrone di una fabbrica di elettrodomestici, inutile domandarle cosa fa qui.” “Aspetto l’ora di pranzo.” “Se permette mi aggrego a lei, il ristorante dove vado non è gran che.” Al rientro all’albergo Splendor: “Vado in camera a cambiarmi, poi potremo andare al ristorante e desinare insieme.” Il pomeriggio una passeggiata, rientro all’hotel, cena e poi in camera di Lisa. “Ci vediamo un po’ di televisione poi ci daremo la ‘buona notte’ ed ognuno nella sua cuccia. Non  le poso offrire nulla, solo acqua minerale che il mio medico mi ha prescritto di berne due litri al giorno, vado in  bagno. L’acqua aveva uno strano sapore ma forse di trattava di una caratteristica proprio di quella bevanda, non era la solita che Lisa  beveva. Un sonno improvviso e poi la ragazza non ricordò più nulla. Alle dieci una cameriera bussò alla porta della, camera: “Signorina sono le dieci, ha saltato la prima colazione.” Fonzi era sparito, era giustificato lei era in braccia a Morfeo…Lisa prese la borsa per dare la mancia alla cameriera ma, rigiratala tutta si accorse che erano spariti sia i contanti che la carta di credito a cui aveva attaccato la password, maledetta stupida! Accompagnata dal direttore dell’albergo Lisa si rivolse ai Carabinieri per la denunzia ma non aveva nessun elemento da fornire per rintracciare il maledetto. Lisa si rifugiò nel ristorante anche se era presto per il pranzo e, come affermava un vecchio detto una disgrazia tira l’altra. Una telefonata da parte della madre Mimma: “Cara una disgrazia tremenda, tuo padre in autostrada per aiutare due giovani che avevano avuto un incidente, mentre era a piedi è stato falciato da una auto ed è morto sul colpo, torna subito a  casa.” Lisa era impietrita, guardava nel vuoto e non si accorse che il ristorante si era riempito di villeggianti. Un signore: “Permette che io e mio figlio ci sediamo al suo tavolo, gli altri sono tutti occupati.” “Signorina si sente male, chiamo un medico?” “No grazie è che…” Lisa dopo un po’ si riprese e per sfogarsi raccontò al signore le sue ultime vicissitudini, poi si mise a piangere. “Sono il commendatore Bernardo, son qui con mio figlio Eros per ordine del medico di famiglia che ha ordinato di portare questo signorino in montagna…Eros vammi a comprare  un pacchetto di Marlboro. Se mi permette le posso darle una mano nel senso che  pagherò io il suo soggiorno in questo albergo e qualcosa di più qualora mi venisse incontro in una faccenda delicata.  Sono vedovo ed accudire oggi un giovane è quanto mai complicato. Il nostro medico ha constatato che stò zozzone è deperito e potrebbe ammalarsi, la sua malattia è….insomma si masturba in continuazione e potrebbe diventare tubercoloso, se lei potesse aiutarmi, le parlo da padre.” Lisa era pensosa, le avrebbero fatto molto comodo avere dei soldi ma doveva fare da nave scuola erotica ad un ragazzo peraltro minorenne. Il commendatore insisteva: “Le assicuro la massima serietà e segretezza, non so che altro dirle.” Eros tornò con le sigarette ma: “Papà non avevano da cambiare, ho pagato con i miei soldi.” Ovviamente il furbetto aveva messo in tasca i cinquecento Euro. “Eros, dietro richiesta di tuo padre ti autorizzo a venire questa sera a farmi compagnia in camera mia, ed ora una passeggiata che i latini consigliavano dopo pranzo.” Durante tutto il pomeriggio si vedeva che Eros fremeva, aveva capito tutto e: “Lisa vorrei prenderla a braccetto, potrebbe essere mia sorella, in fondo ci sono una decina anni di differenza, oggi son di moda i toyboy!” “Bene Eros vedo che sei informato, a braccetto di papà e figlio.” Nella hall dell’albergo in attesa della cena Bernardo si sedette in una comoda poltrona a leggere una rivista, Lisa e Eros a guardare le vetrine, il ragazzo voleva comprare un gioiello a Lisa ma questa rifiutò decisamente. Dopo cena: “Eros m’è venuto sonno, fai compagnia Lisa, io vado a dormire.” Eros era già in fibrillazione. In camera Lisa: “Stai calmo abbiamo tempo, intanto spogliamoci e andiamo in bagno.” Eros non aveva mai visto una donna nuda dal vero, strabuzzò gli occhi: “Penso che ti sposerò!” “Prima di arrivare ai confetti fai vedere come te la cavi…per un  sedicenne sei ben sviluppato forse più del normale ma non ti dare arie.” Lisa aveva minimizzato la situazione ma era certo che Eros ce l’aveva più grosso e più lungo del suo ultimo fidanzato. “Dato che ti sei indottrinato con i film porno che ne dici di un bel sessantanove?” Il problema che il ragazzo come si dice in gergo ce l’aveva in punta ed inondò la dolce boccuccia di Lisa la quale si alzò ed andò in bagno per ‘rinfrescare’ la bocca. “Quant’è che non ti sparavi una sega, mi hai inondato!” “Giusto ieri ma siamo solo all’inizio, il sapore della tua gatta era delizioso come te, sto provando delle sensazioni che vanno al di là del sesso, ci riprovo col fiorellino.” Questa volta Lisa ebbe due orgasmi di seguito, guardò in faccia Eros vedendolo sotto un altro aspetto, non era un sedicenne con pustole in viso ma un uomo. “Prendo la pillola e quindi riaffacciati nel mio ‘tempio’ delicatamente, non ce l’hai proprio piccolo.” Questa nuova esperienza fu piacevole per entrambi, Eros seguitava, seguitava…ed a Lisa la ‘gatta’ cominciò a far un pochino male. Fece ‘sgombrare’  il ‘tato’ di Eros dal suo fiorellino e lo lubrificò con una pomata comprata prudenzialmente in farmacia. Si era fatto tardi: “Eros torna in camera tua.” “Ma quando mai mi capiterà di incontrare una donna deliziosa come te, telefonerò a mio padre  che stanotte non rientrerò  all’ovile.” E così fece, con l’assenso paterno restò con Lisa ma: “Ti prego di metterti su di un fianco, io ti penetrerò da dietro e ci resterò fino a che ‘ciccio’ rimarrà sull’attenti! Solo che ‘il fratello minore’ non conosceva la posizione di riposo e così…A Lisa la situazione non dispiacque, sentiva dentro di sé un qualcosa di piacevole e caldo che arrivava sino al collo dell’utero, non protestò. Svegliatasi a notte fonda dovette constatare che il coso di Eros era ancora sull’attenti, manco John Holmes il celebre attore porno! A tavola Eros si sbafava porzioni doppie di tutte le portate, sulle guance era ricomparso il colorito roseo  al posto del precedente color biancazzo, lo notò il papà con notevole piacere, ma anche le cose belle hanno una fine come da canzone di Gionny Scandal. Alla fermata del pullman che avrebbe portato Lisa all’aeroporto, un velo di tristezza. Lisa questo è il mio bigliettino da visita con i numeri telefonici, noi abitiamo a Viterbo, nel caso…Anche Lisa scrisse su un foglietto il numero del suo telefonico e poi salì velocemente sull’autobus senza voltarsi, la tristezza si era impadronita di lei. Mettendo le mani in tasca, con sorpresa trovò tremila Euro, sicuramente un affettuoso regalo di Eros, quel ragazzo le era rimasto nel cuore. All’aeroporto Canova di Treviso c’era una gran folla, per fortuna Lisa aveva prenotato e pagato in anticipo il volo e così non ebbe problemi. A Fiumicino niente tassì, autobus sino a Roma doveva risparmiare denaro, la posizione finanziaria sua e di sua madre era molto cambiata. Gli avvenimenti che seguirono fecero in parte dimenticare Bernardo ed Eros.  Nel palazzo dove abitavano lei e sua madre si era istallata una famiglia composta da una vedova, Elena e dal figlio Checco (Francesco) e furono loro che risolsero in parte i problemi finanziari delle due donne. La mamma era titolare di una grande e famosa agenzia di navigazione, per colmare un vuoto di personale invitarono Lisa in ufficio per un provino che ebbe esito positivo, la ragazza fu assunta. Del personale, fra l’altro erano in forza Adamo persona seria e riservata ed un certo Naele. Dove i genitori avessero attinto quel nome non  si ebbe a sapere, forse un nonno… Naele era un ex pugile dei pesi massimi tutto barba e capelli neri che lo facevano assomigliare ad un orango ma parlava inglese e francese e pertanto era stato assunto per far da Cicerone ai turisti di passaggio a Roma. Come  quasi tutte le famiglie, in casa di Elena e di Francesco era sorto un problema, il ragazzo non dimostrava nei modi molta virilità e gli amici invece che Checco la interpellavano con ‘Checca’ . Cuore di mamma trovò una soluzione: far sposare il figlio con Lisa, senza problemi di denaro avrebbe provveduto a tutto lei in tutti i campi, non ultimo le spese per il viaggio di nozze programmato per la Thailandia. La cerimonia avvenne in Comune alla presenza di un delegato municipale, di due amiche di Lisa e di Adamo e Naele quest’ultimo stretto in uno smoking di una taglia inferiore alla sua. Viaggio di dieci ore sino all’aeroporto di Bankok dal nome impronunziabile per un italiano. Alla dogana nel bagaglio di Checco i doganieri notarono una cassetta di sicurezza,  dopo l’apertura della stessa da parte di Checco i doganieri gliela fecero richiudere con un sorriso generale, Lisa si era riservata la richiesta di spiegazioni all’arrivo in albergo sulla spiaggia di Hua Hin raggiunta in pullman. Albergo ben tenuto ed arieggiato, servizi impeccabili di camerieri in livrea, con inchini multipli (e conseguenti mance). “Cara ti debbo confessare una cosa importante: il motivo per cui i doganieri sorridevano erano che aveva scoperto un vibratore che io uso perché sono bisessuale,  il motivo per cui mia madre ha voluto che ti sposassi era per far cessare le chiacchiere sul mio conto, in ogni caso sappi che ti voglio bene e che ti rispetterò sempre, mi sei molto cara.” Dopo tante recenti peripezie Lisa  era corrazzata alle cattive notizie e rispose diplomaticamente al marito di non preoccuparsi avrebbero trovato una intesa fra di loro. La prima notte di nozze non fu per loro molto romantica, Checco per far resuscitare l’uccello’ usò il vibratore nel suo popò e alla meno peggio fece il suo dovere di sposo, piacere per Lisa: nullo. La giovane si vendicò acquistando nella boutique dell’albergo un costume alla brasiliana in cui a mala pena erano copertimi capezzoli,  dietro un filo, davanti un triangolino. Nessuno fece caso al suo abbigliamento, c’era un turismo internazionale di persone ricche ed abituate a qualsiasi situazione fuori del comune. Altra sorpresa: furono contattati dal direttore che in inglese: “Do you want a male or female company of any kind?” Traduzione da parte di Lisa: “Il muso brutto domanda se vogliamo una compagnia maschile o femminile per qualsiasi nostra esigenza, forse hanno avuto una soffiata da qualche amico in aeroporto che ha trovato il tuo vibratore.” Mandali a strafottere maledetti musi neri, per chi mi hanno preso?” “Per quello che sei.” “No tanks.” A tavola come camerieri si presentarono una bella e giovane ragazza in costume locale ed un bellissimo giovane con camicia bianca molto larga e pantaloni neri anch’essi molto larghi, Lisa parlando con se stessa pensò che se lo sarebbe ‘fatto’. Analogo pensiero di Checco a cui la pressione sanguigna si alzò notevolmente, Lisa se ne accorse e…”Ho capito che li vuoi ‘vedere’ in camera nostra, gli dirò che saranno ‘foraggiati’ con 10.000 Bath ognuno, valgono circa 273 Euro, puoi invitarli, i soldi sono di tua madre.” “Se a te non dispiace mi piacerebbe.” “My husband would like to see you in the afternoon in our room, he will give yiou 10.000 Bath per person.” Lisa si sistemò nel salottino della hall, non provava alcun sentimento, si sentiva vuota. Il pensiero corse a Eros, ormai era diventato un uomo, chissà cosa faceva, dove studiava, da Viterbo a Roma…I suoi pensieri furono interrotti dall’arrivo di un giovane in pantaloncini corti che si sedette vicino a lei. “Non voglio  invadere della sua privacy, se le do fastidio levo le tende.”  “Non vedo nessuna tenda, faccia quello che vuole.” Lisa era stata sgarbata,  il giovane preferì ritirarsi in buon ordine. Il cotale a cena era ad un tavolo vicino al suo, Lisa era sola, Checco ancora non si vedeva…boh.”Vorrei rimettere le tende che ho tolto vicino a lei…” “Va bene spiritosone, vieni a sederti al mio tavolo, mio marito ancora non si vede.” “Io occupo la stanza vicino alla vostra, oggi pomeriggio ho sentito del movimento, avevo visto un giovane ed una giovane del posto entrare in camera vostra, suo marito se la sta sollazzando alla grande, adesso devo levare nuovamente  le tende?” “Non togliere nulla, siediti  al mio tavolo per farmi compagnia, come ti chiami?” “Alain, sono francese di Nizza, ho vent’anni, sono in viaggio vacanza, i miei hanno una fabbrica di mobili e non hanno potuto lasciare il lavoro.” “Come te la passi a femminucce?” “Niente legami, l’esperienza di miei amici mi ha portato a diffidare di legami fissi  solo avventure, alla raagazze locali interessano solo i Bath,  noi con l’Euro siamo avvantaggiati ma perché parliamo di me, lei è più interessante.” “Ho capito mi dai del lei perché sono più attempata di te.” “Non è per questo, è che prima mi hai liquidato in modo brusco.” “Ero nervosa, scusami.” Il direttore del locale si era avvicinato ai due, Lisa pensò che era proprio un rompi… forse alcuni turisti, come d’altronde suo marito gradivano…” “I see that the lady has changed company, best wishes.” “I at patres! It is latin, is means good evening.” Il rompiballe sparì dalla vista dei due, Alain: “Io conosco sia l’inglese che il latino, l’hai mandato bellamente a fare in c..o!”Il direttore si presentò nuovamente ai due: “Her husband phoned the concierge who eats in the room.” “Bene madame, tuo marito cena in camera, siamo soli, ci diamo ai cibi afrodisiaci?” “Si ma non per quello che pensi tu, a me piacciono molto le aragoste che a Roma costano un occhio della testa.” Tra i due si era nato un certo feeling, andarono sulla spiaggia a passeggiare, un luna piena illuminava il mare calmo, un’atmosfera idilliaca. Alain fece un grosso respiro rilassante, prese per mano Lisa che non si oppose alla sua tattica di avvicinamento. “Dato che tuo marito occupa ancora la vostra room ed è in compagnia che ne dici di passar la notte in camera mia?” “Bel giovane sono costretta ma…” “D’accordo, non ti pare di fare troppo la ‘vergine dai candidi manti.” “Conosco la poesia se così si può dire e non mi offendo, userò un tuo pigiama.” E così fu. Alain ovviamente fu confinato su un divano con indosso una copertina, Lisa, bella larga sul lettone, augurò la buona notte ad Alain con tanti bacini con la mano sulla sua bocca. “Anche la presa per il culo, Alain era stanco delle schermaglie, sperava che la compagna di camera rientrasse nella sua tanto non ci usciva niente. Ma i dei dell’Olimpo decisero che la sorte andasse a favore del francese il quale, non riuscendo a prendere sonno si rifugiò in bagno. Seduto su uno sgabello aspettava il giorno conscio che gli avvenimenti non sarebbero stati a lui favorevoli. Si sbagliava, per un intervento di Hermes Lisa si svegliò nel mezzo della notte, vide la luce filtrare da sotto la porta del bagno, indossò una vestaglia di Alain ed andò a trovarlo. Il giovane era con la testa fra le mani, non sembrava più lui. Lisa in uno slancio di generosità: “Che fa l’amore mio  piange?” “Purtroppo non sono l’amore tuo…” “E se ti dimostrassi il contrario?” La frase fu seguita dallo spogliarello della signora che lasciò basito Alain, d’impulso la prese in braccio e la depositò sul lettone. Ora erano ambedue nudi e cominciò una battaglia erotica alla grande,  vogliosissimi sperimentarono tutte le tecniche erotiche che dopo circa un’ora li lasciò senza forza ma ancora abbracciati. Nel frattempo Alain cercava di capire quello che gli stava succedendo, lui sempre contrario a legami sentimentali di lunga durata si ritrovò a dover ammettere che si era innamorata di Lisa, conclusione: era in mezzo a casini senza uscita. Alle nove circa Lisa si svegliò, di Alain nemmeno l’ombra ed allora decise di bussare alla porta della stanza dove c’era suo marito che se la dormiva della grossa. Il signore stanco delle fatiche sessuali non dava segni di vita. Lisa fece la doccia, si imbellettò a scese al ristorante per la colazione. Il solito direttore c..a mi…a’ si avvicinò e con un sorriso e: “The gentleman who was with her last night at dinner left, did not leave any contact.” Lisa cercò di recepire bene la notizia ma non c’era dubbio, Alain era partito senza lasciare alcun recapito. Finalmente giunse nella hall  Checco che senza profferir verbo con Lisa si fece portare una sostanziosa colazione, evidentemente doveva recuperare le forze! Lisa era quella delle decisioni improvvise, anche questa volta: “Checco mi sono stancata di stare in questo posto, sistema i conti, fatti prenotare due posti in aereo, domani voglio ritornare a Roma.” Nel frattempo Alain di rientro nella sua Nizza faceva delle considerazioni sulla vicenda con Lisa: la donna le era rimasta nel cuore tanto da esserne innamorato ma il futuro era quello che lo preoccupava, sicuramente avrebbe cercato una ragazza con le sue caratteristiche senza trovarla, insomma si era rovinato la vita! Checco ormai sazio delle prestazioni delle bellezze locali aderì alla richiesta di rientrare a Roma. Il giorno dopo di pomeriggio arrivarono all’aeroporto ‘Leonardo da Vinci’, tassì e poi a casa festeggiati da Mimma e da Elena. La storia ebbe un finale non favorevole Lisa che rimase sola insieme alla madre mentre Checco se la spassava con Adamo che, per necessità pecuniarie era diventato il suo amante, Elena veniva piacevolmente brutalizzata, con suo piacere dal mostruoso Maele.  Lisa, con i soldi provenenti dalla donazione di quella signora deceduta volle allontanarsi dal suo appartamento, acquistò una villa al ‘Giardino sui Laghi’ con tanto di parco e di  piscina che frequentava solo d’estate in compagnia della madre,  di un cane e di un gatto  dal pedigrèe incerto che, stranamente andavano d’accordo fra di loro e si dividevano  la cuccia. Niente più maschietti, di loro solo il ricordo di Eros e di Alain, ricordo che pian piano svanì nel tempo. Non sempre le favole finiscono ‘e vissero tutti a lungo felici e contenti!’

     
  • 13 gennaio alle ore 16:58
    WIFE SWAPPING

    Come comincia: Era d’estate, nel suo ufficio della Camera di Commercio di Messina, il condizionatore al minimo,’ voja de lavorá sartame addosso, lavora tu pè me che io nun posso!’ Alberto che non aveva dimenticato il suo dialetto romanesco, sentì bussare alla porta. Dopo  il solito ‘Avanti’ si presentò un giovane di media statura, ben vestito con cravatta che, con un sorriso, gli porse la mano. “Sono Salvatore S. il nuovo capo sezione, sostituirò il povero Antonino A. deceduto dieci giorni addietro, resti pure seduto, non amo le formalità.” “Finalmente uno non pieno di sé e della sua carica”  pensò Alberto, sono  Alberto M. vicecapo ufficio ai suoi ordini.” “Forse lei era un militare, io do solo consigli e considero i dipendenti degli amici, venga le offro un caffè al bar.” Così era avvenuta la conoscenza fra i due, conoscenza che il fato, benigno in questo frangente, avrebbe fatto approfondire e quanto approfondire! “È l’ora di pranzo, la invito a casa, mia moglie è in vacanza e avrà preparato qualcosa di buono.” “Non voglio disturbare la signora, andiamo al ristorante.” “Niente complimenti signor capo sezione, ho la mia Panda qui vicino al posteggio ‘Cavallotti’, la sua?” Anch’io.” Durante il viaggio Alberto tramite il telefonino dell’auto informò Ninfa che avevano un ospite a pranzo. L’abitazione di Alberto situata lungo la Panoramica dello Stretto, dono della zia Giovanna da poco deceduta, era una villetta a due piani di vecchio stile recentemente ristrutturata con mobili moderni. Posteggiatala Panda nel garage, da una scala interna raggiunsero il primo piano: all’ingresso trovarono Ninfa: “Mi scusi sono impresentabile ma non aspettavo ospiti.” Salvatore posò il suo sguardo sulla padrona di casa un po’ più a lungo del dovuto (sicuramente aveva apprezzato…). “Come dicevo a suo marito sono un anticonformista quindi niente complimenti anzi diamoci del tu.” A tavola grande convivialità e scambio di informazioni: Salvatore di origini messinesi di stanza ad Udine, venuto a conoscenza di un posto libero alla Camera di Commercio di Messina, aveva inviato al Ministero la domanda di trasferimento anche se non ci sperava troppo data la moltitudine di siciliani che volevano  avvicinarsi alla loro terra ma, inaspettatamente, la sua istanza era andata a buon fine con mugugni da parte di suoi colleghi concorrenti. Alberto fece un risolino interno ma capì che sotto c’era qualcosa  di poco chiaro che a lui poco interessava, Salvatore si stava dimostrando una persona perbene. La storia di Alberto era piuttosto comune, diplomato ragioniere era riuscito, tramite raccomandazioni, a vincere il concorso alla Camera di Commercio, l’excursus di Ninfa era più, molto più complicato. Innanzi tutto il nome richiesto o meglio imposto dalla zia Giovanna vedova senza prole ma ricca di famiglia  e quindi…  degna di attenzione ad ogni sua desiderata; come compenso, alla sua morte aveva fatto diventare benestanti sua nipote Ninfa e, conseguentemente, il marito. Ma la baby, orgogliosa di natura e molto intraprendente si era prefissa di trovare un lavoro, tuttavia in periodo di crisi non era facile. Scovò una banca o piuttosto una bancarella non quella delle fiere ma una piccola banca appena aperta e situata in via Cannizzaro al posto di un’altra trasferitasi altrove. Il direttore era un signore di taglia elevata dimessosi da un istituto di credito importante per divergenze col suo superiore che era riuscito a farsi sovvenzionare dagli amici e di farsi seguire da alcuni clienti del vecchio istituto di credito nella nuova avventura: Banca di Credito Popolare di Messina. Tuttavia, come facile immaginare, i problemi finanziari erano molteplici, a lui si era rivolto Ninfa chiedendo di aprire una filiale sul torrente Trapani dove una cara amica gli avrebbe messo a disposizione i locali gratis per i primi sei mesi. Ninfa sostenuta dai piccioli della zia Giovanna fece adattare i locali a banca e inaugurò la filiale con avviso sulla stampa della città. Molte persone all’apertura, soprattutto amici e curiosi ma i giorni seguenti lei e gli altri due impiegati… guardavano le mosche. Il direttore la chiamò in sede e le disse che era costretto a chiudere la filiale. Ninfa ottenne quindici giorni di proroga ed escogitò un piano diabolico: fece stampare duecento bigliettini da visita con scritto ’Dott:ssa Ninfa M. responsabile filiale della Banca di Credito Popolare di Messina, via Torrente Trapani n.104 – tel.090-7918999  e con essi prese a frequentare la hall dei più importanti Istituti di Credito di Messina dove avvicinava i maschietti in attesa di effettuare operazioni, solo coloro che  riteneva di poter convincere a cambiare banca, persone di mezza età ben vestiti che davano l’idea di portafoglio gonfio e nello stesso tempo frustrati sessualmente per mogli in menopausa, racchie, indisponibili insomma complessati. Si presentava con generosa scollatura, grandi sorrisi, linguaggio confidenziale Ebbe successo, la sua filiale cominciò a riempirsi di nuovi clienti con meraviglia del suo direttore ed anche di Alberto che non era al corrente dello strattagemma della sua diabolica consorte. Qualche problema sorse quando i cotali signori cominciarono a sperare qualcosa di più dalla gentile dottoressa. Un tale nell’uscire dalla Banca lasciò sul bancone un astuccio con dentro un anello con brillanti, inseguito dalla bella Ninfa dovette riprendersi il suo regalo, così capitò altre volte con signori che facevano finta di dimenticare il loro denaro, talvolta con cifre anche notevoli. Ninfa intelligentemente capì che se si fosse sparsa la voce che lei accettava regali ci sarebbero state spiacevoli conseguenze e così prese a rifiutarli, d’altronde non aveva bisogno di soldi. A questo punto era giunto Salvatore che, dopo pranzo, aveva rivelato di essere ospite di sua madre ma cercava un appartamento ammobiliato dato che, sposatosi da poco, ad Udine non aveva acquistato i mobili per arredarlo. Alberto e Ninfa si guardarono in viso e all’unisono presero una decisione: “Sopra noi abbiamo un appartamento ammobiliato era di una mia parente deceduta, non avevamo voluto affittarlo per non aver vicini di casa  sgraditi ma penso che lei e sua moglie…” “Come ti ho detto niente lei, mia moglie Grazia sarà felice, è insegnante di educazione fisica, le darò subito la notizia e sabato mattina, col vostro permesso, porteremo la nostre cose nell’appartamento di sopra, Grazie di nuovo.” Il sabato mattina una Jaguar entrò nel loro giardino: erano giunti Salvatore e Grazia G. L’auto bellissima una XJ era più lunga di cinque metri e dal costo proporzionato. “Complimenti per la macchina anch’io sono un ammiratore della Jaguar un’auto che non passa mai di moda, ne vedo in giro alcune d’epoca ancora in funzione, di nuovo complimenti anche per la signora, spero che non t’offendi né che sia geloso.” “Ma quando mai, mio marito sa tutto di me ed io sono sempre sincera con lui, quando ci conosceremo meglio ti narrerò alcuni episodi boccacceschi, permettetemi un abbraccio ad ambedue, ci avete tolto un pensiero inoltre il posto è bellissimo., da buona polentona avevo dei pregiudizi nei confronti dei siciliani, tutto cancellato.” “Sistematevi e all’una tutti in tavola come da vecchio carosello.” Le signore sfoggiavano vestiti corti, eleganti, scollati davanti e di dietro, i maschietti erano rimasti basiti. “Non avete mai visto le vostre mogli in ghingheri?” Salvatore “Io la mia si ma la tua … non ho aggettivi.” Effettivamente Ninfa faceva onore al suo nome: capelli castani con sfumature di rossiccio, occhi tra un verde e il grigio, attiravano molto l’attenzione, erano magnetici, naso piccolino, bocca carnosa e denti bianchissimi tipo reclame di dentifricio, seno forza tre, gambe ben tornite e piedi lunghi e stretti, una dea! Alberto: “Per fortuna non sono geloso, me l’hai spogliata con gli occhi ed ora a far onore a Ninfa che anche in cucina  è bravissima. “ L’interessata: “ Che intendi dire che in altri campi…”La tavola era uno spettacolo: dagli antipasti ai cannoli tutte specialità siciliane innaffiate da un vino Neo D’Avola, delizioso. Salvatore “Qui ci mettiamo a vitto per sempre come si dice in gergo militare.” L’atmosfera era favorevole per un ballo con scambio di dame, i maschietti erano su giri non meno le femminucce ma Salvatore ritenne opportuno riportare tutti alla realtà. “Che ne dite di una giro in Jaguar sui monti Peloritani?” Approvato all’unanimità. Davanti Salvatore ed Alberto dietro le signore spaparazzate sul divano, si tenevano per mano affettuosamente. Alberto dallo specchietto di cortesia le seguiva incuriosito, non sapeva che pensare. Arrivati il cima furono accolti da  una gradita aria frizzante, erano a più di mille metri di altezza. Visitarono una minuscola chiesa con icone antiche sui muri e poi una mezz’oretta seduti su un muro a rimirare il bel panorama di Messina. Dopo un’ora tutti a casa, erano le diciannove. “Buona notte a tutti.” Alberto “ Che ne pensi dei due, avevi preso la mano di Grazia…” Mi piacciono ambedue, Grazia è andata in Provveditorato per avere un posto di insegnante di educazione fisica, nel frattempo si occuperà della casa, meglio di così, che ne dici di Lei?” “Preferisco te ovviamente ma non è male, ha una struttura atletica bel viso  seno e popò..” “Lo immaginavo che andavi a finire lì vecchio sporcaccione! Ma io ti amo anche se non so per qual motivo, la zia Giovanna all’inizio non ti apprezzava gran che ma siccome mi piacevi… e mi piaci ancora che ne dici di un bel…” “ E poi lo zozzone sono io, vada per un sixty nine.” (studiate l’inglese!). Grazia era stata assunta quale insegnante di educazione fisica presso l’istituto Tommaseo e la vita dei quattro era cambiata nel senso che a mezzogiorno per il pranzo ci si arrangiava ma la sera era un piacere rivedersi e cenare insieme come vecchi amici. Alberto aveva notato che Salvatore evitava di guardare in viso Ninfa segno di un suo interessamento alla signora ma evidentemente non voleva far un torto a suo marito ma il cotale (Alberto) da buon psicologo l’aveva ‘sgamato’ ma non così la diretta interessata che a letto: “Hai notato che Salvatore cerca di non guardarti mai…” “E allora?””Ingenua non hai capito che per te farebbe pazzie ma vuole evitare…” Ninfa era caduta dalle nuvole ma dopo il bacino della buona notte non riusciva a prendere sonno e pensava, pensava…gli sarebbe piaciuto…ma no mai avrebbe pensato ad un altro uomo non che Salvatore gli dispiacesse, i suoi modi, il suo fisico…pian piano Morfeo si impadronì di lei ma gli interrogativi si ripresentarono i giorni successivi, ora era lei che non guardava in viso Salvatore. Tutto questo sotto gli occhi ironici di Alberto che stava divertendosi un sacco per quella sceneggiata. Una sera un grande annuncio da parte di Grazia, “Amici miei fra otto mesi diventerete zii!” Congratulazioni e grandi abbracci. Un giorno successivo Grazia annunziò che aveva preso un appuntamento con un ginecologo per la mattina successiva ma Salvatore doveva andare fuori sede e Ninfa non era disponibile causa una febbre improvvisa. Fu Salvatore che chiese ad Alberto di accompagnare Grazia alla visita ginecologica, il buon Albertone alzò le orecchie come si dice in gergo, la storia gli sembrava strana ma accettò. Alle nove con la sua Panda accompagnò Grazia dal dr. Tinelli il quale, venuto a conoscenza che Alberto non era il marito ma un amico, lo pregò di restare nella sala di attesa ma a questo punto intervenne Grazia la quale si sbilanciò: “Preferisco che Alberto  resti con me, mi dà sicurezza.” Il ginecologo non fece una piega solamente alzò un sopracciglio, da anziano medico probabilmente ne avete viste di tutti i colori. Quando Grazia fu in posizione Alberto cominciò a ridere: “Lo sai che al momento del parto ti raseranno a zero il fiorellino a te i peli arrivano quasi all’ombelico, ci vorrebbe un taglia erba!” Grande risata di Grazia ed altra alzata del sopracciglio del ginecologo che confermò l’iniziale gravidanza. In Auto Grazia, per ringraziamento diede un fuggevole bacio sulle labbra di Alberto che rimase perplesso anche perché ‘Ciccio’ a quel contatto aveva assunto una posizione di attenti e tale rimase sin a casa quando Grazia, accortasi della situazione, credette bene di  sollazzarlo con un bel blowjob (solito inglese) sin quando l’Albertone le riversò in bocca…La situazione si era complicata, a questo punto come impedire a Salvatore di effettuare un classico wife swapping (a quest’ora sarete in confidenza con l’inglese!). A letto prese in mano il viso di Ninfa e le raccontò l’accaduto chiedendola cosa pensasse e soprattutto cosa desiderasse. Ninfa dentro di sé aveva deciso per il si, volete sapere come finì?” Con una scopata al dio biondo” questa la risposta della bella consorte. La sera a tavola Alberto capì subito che Salvatore era venuto a conoscenza  di qualcosa di ingombrante era spuntata sulla sua fronte ma ben portata dall’interessato il quale giustamente pensava di poter finalmente raggiungere il suo scopo. Alberto “Signori miei come si dice tutti sanno di tutto e quindi largo a Ninfa e Salvatore sempre che Ninfa sia d’accordo a mettere in palio la sua deliziosa…” Chi tace acconsente e quindi: “Il grande evento sabato sera” chiosò Alberto. Il venerdì giornata di pre-avvenimento a tavola il solito Alberto: “C’è un’atmosfera elettrica , io la sento, non so voi, propongo un avvenimento non previsto: la rasatura della cosina di Grazia lasciando il privilegio al legittimo consorte, che ne dici Salvatore?” L’interessato, col pensiero al giorno successivo, avrebbe accettato qualsiasi proposta e così fu: un avvenimento molto particolare perché si decise che avvenisse sul tavolo da pranzo: posizionate varie coperte Grazia non si fece pregare e immediatamente scoprì la foresta nera che fece uscire dalla bocca di Ninfa un oh oh prolungato, anche lei non si immaginava una cosina così pelosa. Salvatore munito di forbicine cominciò a sfoltire la massa e quando i peli raggiunsero un’altezza minima cominciò col rasoio elettrico. Si scoprì un fiorellino delizioso: le grandi labbra tutte intere ed un clitoride piuttosto pronunziato e Salvatore si sbilanciò: “Domani amico mio potrai divertiti a lungo, Grazia è una goderecciosa prolungata poi adesso…”Il sabato sera nessuno aveva fame, ognuno spiluccava qualcosa in attesa… Ninfa, per motivi personali, preferì usufruire del talamo di Salvatore conseguentemente Alberto e Grazia…Quest’ultima neo coppia si rifugiò sotto una doccia ristoratrice, era inverno e la casa tutta riscaldata ma un buon getto di acqua calda è sempre gradito. Alberto sempre dichiaratosi anticonformista e non geloso aveva il pensiero a Ninfa ma questo non gli impedì di mettersi in bocca due tette a forma di pera per poi passare sulla cosina rasata ma dal clitoride molto sensibile, goderecciata dentro la cosina senza problemi (era incinta) ma poi un po’ di tristezza, la mente umana…Alberto si appisolò sin quando  Salvatore si presentò in camera da letto, aveva perso la cognizione del tempo, un saluto affrettato e poi a ritrovare il suo amore nel loro talamo. Avvolta nel lenzuolo e con la schiena girata Ninfa piangeva silenziosamente, Alberto preferì non disturbarla, avrebbero parlato la mattina seguente. Ninfa fu la prima ad alzarsi, Alberto si svegliò col profumo di un cappuccino contornato da cornetti e prugne snocciolate, solita colazione. Si guardarono a lungo in silenzio sinché Alberto: “Vorrei che ti togliessi la tristezza di dosso, non ci complichiamoci la vita.” “Non so se essere sincera o stare zitta e tenere tutto per me.” “Massima sincerità more solito, nulla può cambiare il nostro amore.” Dopo la doccia Salvatore ha cercato di baciarmi in bocca, non l’ho permesso la bocca per il bacio è riservata al solo amore mio ma poi ha preso a baciarmi le tette sin quasi a portarmi all’orgasmo, d’improvviso ha smesso tralasciando la cosina per passare ai piedi, dita in bocca e poi leccata sotto le piante, sinceramente m’è piaciuto, il tale è un feticista ma quello che è successo dopo, indescrivibile. Ha un ciccio uguale al tuo ma molto più duro, ma non me l’ha infilato dentro la cosina sino in fondo ma a metà strofinando la parte superiore della vagina, dopo un po’ ho provato una sensazione unica: un orgasmo prolungato, profondo, indescrivibile mai provato con te, forse ha trovato il mio punto G, quando dopo un po’ mi sono ripresa ha usato di nuovo lo stesso modo facendomi provare uguale sensazione anche più forte, non finivo mai di godere. Quando ho ripreso la forze sono tornata in camera, ero confusa, lo sono ancora, dimmi qualcosa.” Alberto pensò: “Posso dire solo che sessualmente non valgo gran se viene uno sconosciuto che porta mia moglie alle stelle facendomi fare la figura dello sprovveduto e poi a viva voce: “Il mio grande amore mi porta a dirti che sono contento per te, non ti porre problemi, nulla è cambiato, vero?” “Sei sempre l’amore grande della mia vita, sempre di più, non voglio riprovare quelle sensazioni.”Un giorno dopo l’altro come la canzone, nessuno aveva accennato a quella serata del sabato, l’allegria, almeno apparente regnava in quella comunità, solo Alberto si sentiva come dire sminuito nella sua mascolinità anche perché provò varie volte a trovare il punto G di sua moglie senza riuscirvi. Un giorno Salvatore prese da parte Alberto e: “È un argomento delicato,  Grazia non ha il coraggio di chiedertelo e vorrebbe… le sei piaciuto molto, vedi tu.” Alberto non era uno sprovveduto, capì perfettamente che il buon Salvatore ciurlava nel manico, evidentemente voleva farsi di nuovo Ninfa, chissà se era vera la storia di Grazia. Un giorno rimasto solo con lei: “È vero quanto riportatomi da tuo marito vorresti di nuovo stare con me, non mi pare di essere un amante modello!” Grazia lo abbracciò, qualche lacrima e poi la confessione: “Mi sono innamorata di te, non intendo lasciare mio marito ma almeno ogni tanto…mi basta vederti, quando faccio sesso con mio marito lo faccio con te. Sembrava sincera, piccole lacrime scendevano dal suo viso insieme al trucco, Alberto era sensibile alle disgrazie umane e questa gli sembrava vera, la baciò a lungo, “Ogni tanto ci vedremo.”Ninfa sembrava spensierata ma Alberto capì che non lo era, quei due orgasmi col punto G avevano lasciato il segno, talvolta l’amore non basta, anche il lato sessuale… Ragionò a lungo con se stesso era sicuro dell’amore di Ninfa ma capì che ogni tanto doveva lasciarla andare. La moglie giurò che non sarebbe più andata con Salvatore ma le sue parole erano contraddette dai suoi occhi, Alberto la conosceva bene anche in questa nuova veste e capì che ogni tanto la baby avrebbe voluto provare quelle sensazioni meravigliose che lui non riusciva a darle. L’atmosfera non era più quella spensierata di una volta, che fare? Ultima trovata del buon Alberto: fare l’amore in quattro sullo stesso letto scambiandosi le dame e fu così che riuscirono a trovare un po’ di serenità anche se, pensò il padrone di casa che ci aveva guadagnato non era lui ma talvolta nella vita i compromessi sono necessari!

     
  • 10 gennaio alle ore 18:27
    ALBERTONE LO STALLONE

    Come comincia: Alberto era nato il 3 settembre di anni fa in  una clinica privata in quel di Roma, niente di particolare nella nascita di un bambino se non il fatto che il pargolo era particolarmente dotato in fatto di sesso: pene e testicoli di grandezza sproporzionata, simili a quella di un giovane di quindici anni! La notizia di queI fatto anomalo fu presto di pubblico dominio diramata da una infermiera che aveva scattato delle foto al bambino nudo; anche la stampa scandalistica si occupò di lui ma senza poter pubblicare foto dell’infante in quanto la stessa infermiera era stata diffidata da un avvocato per conto del padre Alessio. Usciti dalla clinica sorsero ovvii problemi per i genitori Alessio ed Aurora; i vicini di casa con sorrisetti avevano tentato senza successo di poter vedere Alberto subito ribattezzato Albertone. Tutta la faccenda fu in mano ad Aurora in quanto Alessio, titolare di una importante ditta di trasporti molto spesso era lontano da casa. Un primo problema molto particolare: Alberto era sempre tranquillo, grandi dormite, grandi risatine ai presenti, solo all’ora della poppata urli e strilli subito calmati dalla mamma con l’offerta di una tetta. Alberto era un gran mangione, svuotata di latte la prima tetta cercava subito l’altra, svuotata pure questa si metteva tranquillo a dormire. Un fatto strano per Aurora: durante l’allattamento aveva provato delle sensazioni erotiche che l’avevano lasciata interdetta, mai le aveva provate col marito, si trovò senza quasi accorgersene a masturbarsi! Aurora laureata in lettere, alla nascita del figlio aveva preferito lasciare l’impiego, se lo poteva permettere, era ricca di famiglia. Alberto cresceva bello robusto, anche quando aveva cominciato lo svezzamento seguitava a cercare la tetta materna. Ad Aurora venne in mente un versetto di Gioacchino Belli riguardante il sesso maschile: ‘Er padre de li santi, scopa, canocchiale, arma, bambino,  torzo, crescimanno, catenaccio, minnola, e mi’ – fratello – piccinino.’ L’ultimo aggettivo poco si adattava ad Alberto che ogni giorno aumentava di corporatura ed anche di ‘pisello’. I problemi sorsero quando Alberto dovette essere iscritto ad un asilo. Quello delle monache gli fu subito precluso; al sentire la storia la Madre Superiora si fece il segno della croce, forse pensava ad uno scherzo del diavolo. Trovato un asilo privato con parco e giochi per bambini, la direttrice, donna austera, non fece una piega però impose ad Aurora di pagare il doppio della retta in quanto il bambino doveva essere seguito sempre da una maestra dedicata solo a lui. Aurora voleva avere per lei anche dei momenti di libertà, ormai era ossessionata per dover dar retta sempre al pargolo senza poter andare a fare spese, incontrare le amiche, togliersi qualche capriccio ed allora pensò ad una baby sitter ma non italiana per motivi di riservatezza. Leggendo una rubrica di ‘cerca lavoro estero’ fu attratta da una richiesta di una russa certa Bella che contattò col telefono. La ragazza che parlava italiano e francese accettò con entusiasmo la venuta a Roma e, col biglietto pagato da Aurora giunse all’aeroporto della capitale una settimana dopo. Mamma Aurora andò in macchina a prenderla e fu subito colpita dalla bellezza della ragazza, non era bello solo il nome. Lungo il tragitto sino alla villa in via Nomentana le spiegò i suoi compiti e dovette illustrare le ‘qualità’ sessuali del pargolo. Bella ci pensò un attimo e poi accettò, a Mosca si trovava in una situazione familiare molto precaria: padre alcolizzato, seconda di cinque sorelle avrebbe fatto la fine della madre e della sorella maggiore che, oltre a rassettare le camere di un famoso albergo, per arrotondare il magro stipendio si  davano da fare con gli ospiti. Aveva lasciato malvolentieri il fidanzato,  capì che ormai le loro vite avevano preso strade diverse. Aurora sempre molto generosa la mattina seguente accompagnò Bella in negozi del centro per rinnovare vestiti e scarpe, quelli della ragazza erano in uno stato pietoso. Il pomeriggio prima di andare a prendere Alberto all’asilo, la chioma di Bella fu messa nelle mani di un famoso parrucchiere tanto bravo quanto ‘checca’. Alberto alla vista della baby sitter, ignorò la madre e si buttò fra le braccia di Bella un po’ meravigliata ma che in futuro avrebbe avuto ben altre sorprese. Compreso come sarebbe andata a finire la situazione fra Alberto e Bella, Aurora, marito sempre fuori d’Italia per lavoro, fece prima visitare la moscovita dal ginecologo Abramo, amico di famiglia, e poi si recò in farmacia di Nino, altro caro amico presso cui acquistò delle pillole anticoncezionali suggerite dal ginecologo, della vasellina e della pomata da mettere all’interno della vagina. In attesa delle analisi del sangue di Bella, preferì che la stessa dormisse con lei nel lettone coniugale con dispiacere di Alberto che non commentò l’accaduto ma dalla faccia scura si capì che non era assolutamente d’accordo, ormai aveva tredici anni e ‘ciccio’ sempre più grosso e soprattutto ‘arrapato’. Qualcosa di insolito accadde tra Aurora e Bella. Quest’ultima aveva l’abitudine di dormire nuda e talvolta durante il sonno si agitava e si trasferiva dalla parte di Aurora. Una notte baciò in bocca la padrona di casa che rimase basita anche se riconobbe che la cosa non le era dispiaciuta, Bella si scusò affermando che aveva sognato il fidanzato. Aurora era in crisi di sesso, mancando il marito, peraltro poco performante in quel campo la notte successiva fu lei a baciare la russa la quale non solo rispose al bacio ma si dedicò alle tette della padrona di casa ed in seguito anche al fiorellino; al risveglio nessuna delle due fece cenno a quanto accaduto. Alberto a scuola sino alle diciassette al ritorno trovò le due donne rilassate e sorridenti, data la sua età non era maligno e quindi fu contento della situazione. Consultate le analisi,  dopo due giorni Bella fu autorizzata a trasferirsi nella camera di Alberto dotata di due lettini  che il furbacchione unì col per maggior comodità.  Bella aveva avuto rapporti intimi col fidanzato ma alla vista del ‘cosone’ di Alberto si allarmò e capì il perché dell’acquisto delle pomate da parte di Aurora. Nell’immisio penis Alberto cercò di essere molto delicato ma…Bella capì la verità di quanto affermato da Dante  ‘quanto di sale sa lo pane altrui’. Dopo due notti Bella si sentiva la ‘cosina’ piuttosto dolorante malgrado la pomata rinfrescante,  si confidò con Aurora la quale: “Mi spiace mia cara,  ho acquistato per te anche della vasellina, puoi usare anche le mani e la boccuccia, sarai ricompensata col doppio dello stipendio, talvolta ti farò dormire nel mio letto così risposerai.” Aurora si era fatta furba, toglieva dalle grinfie di suo figlio la bella moscovita ma ne approfittava lei. Bella inviava alla madre ed alle sorelle un bel po’ di denaro tanto che Ludmilla diciottenne, ultima della schiatta chiese di venire a Roma per lavorare. Fu subito tacitata da Bella con una scusa pensando che Alberto poteva ‘farsi’ anche lei. Alberto col testosterone sempre alle stelle si guardava intorno ed la sua attenzione  si posò sulla professoressa di matematica di cui talvolta aveva notato lo sguardo su di lui, la matematica era la sola materia a lui ostica, le chiese di darle delle lezioni private. La cotale quarantenne, vedova, non molto avvenente lo ospitò in casa sua, spedì la figlia universitaria ventenne a casa di zii,  dentro di sé sentì una voglia erotica perduta da tempo che la portò a superare tutte le inibizioni, telefonò alla mamma di Alberto che il rampollo avrebbe mangiato con lei e, dato il freddo della notte sarebbe rimasto a casa sua, il giorno dopo era domenica. Aurora e Bella si guardarono in viso, ormai la loro era diventata una relazione più piacevole di quella con maschietti soprattutto con quelli con un ‘coso’ del calibro di quello di Alberto. Olga aveva sentito delle chiacchiere sul conto di Alberto ma non vi aveva dato molto peso; ambedue in bagno per il bidet di rito rimase ‘fulminata’ dal ‘gioiello’ dell’alunno. Alberto aveva imparato il dialetto e lo stile romanesco talvolta irriverente: “A nonnè nun te preoccupà, ce vado piano ma si tu nun voi arzo bandiera bianca e me ne vò, che me dichi?” Olga si era ripresa, preferì il sacrificio, quando mai gli sarebbe capitata altra occasione. Alberto fu di parola, ormai pratico nell’ars coeundi cominciò dalle tette ancora un buono stato e recettive per poi passare al cunnilingus che portò l’insegnate alle stelle, ovviamente l’’introduzione di’ciccio’ fu un po’ dolorosa ma Olga ci prese gusto e riuscì ad avere orgasmi multipli che per lei erano ormai un lontano ricordo. Alberto seguitò a frequentare casa di Olga, naturalmente fu promosso in matematica con voti eccellenti! La figlia bruttina come la madre, dietro input della portiera  era venuta a conoscenza delle ‘malefatte’ della genitrice; era incazzata nera perché un giovane che le piaceva l’aveva presa a pernacchie, maledetto lui e tutti i maschietti. Trovandosi tra i piedi Alberto  un’ispirazione: ”Mammina sono sfortunata con gli uomini, ora li odio ma se tu me lo permetti…” Cuore di mamma come dire di no ad una figlia tanto racchia: “Giuditta ma se tu sei vergine…”Mamma non lo sono da tempo, ricordi quel figlio di un contadino che ci portava le uova…” Alberto alle profferte di Giuditta rimase perplesso, non era assolutamente puritano ma farsi madre e figlia…Sempre di sabato avvenne il misfatto, la baby non era si più vergine ma non aveva fatto i conti con ‘ciccio’ più in forma che mai. All’inizio spaventata ci giocò con la mani e con la bocca ma infine decise il grande sacrificio: pensò: ‘ma questo non è un cazzo ma un torcolo, ahi ahi ahi. Alberto scaricò dentro la vagina di Giuditta tutto il suo potenziale che finalmente fece provare alla signorina un orgasmo violento, molto piacevole, debilitante… La cena a base di pesce e vino bianco dei Castelli Romani fu contornata da musica techno che gratificò tutti e tre. Finale: Alberto fece gli straordinari anche con la mammina…ma quella fu l’ultima volta,  Alberto amava ‘changer les femmes’. Il ritorno del guerriero stanco, Alessio aveva girato mezza Europa per la consegna di merci, ne era scaturito un buon guadagno ma fisicamente si sentiva stanco, era emaciato in viso. Aurora quella sera invitò a cena sia Alberto che Bella ma la tristezza dal capo famiglia contagiò un po’ tutti. Purtroppo non si trattava di qualcosa di passeggero, Alessio visitato in Ospedale risultò affetto da un tumore ai polmoni, brutto vizio il suo di fumare,  dopo due mesi lasciò una vedova ed un orfano. Alberto laureatosi in lettere moderne prese ad insegnare nel liceo scientifico Cavour, ovviamente ‘omaggiò’ la maggior parte delle colleghe finché una, la più bella e più ricca lo convinse a giuste (?) nozze alle quali parteciparono molte delle sue conquiste. Adelaide era ricca e di nobile casato come da significato del suo nome, una contessina innamoratissima, anche sessualmente di Alberto il quale, per non smentirsi si ‘fece’ pure la contessa madre!              

     
  • 08 gennaio alle ore 9:37
    È L'AMOR...

    Come comincia: È l’amor che mi rovina è uno  dei tanti filmetti  di poche pretese che ci deliziavano (parlo di noi meno giovani) nel 1951. Questo poteva essere in tempi attuali la situazione un po’ ingarbugliata di una coppia di professori del liceo romano Augusto. Leonardo e Aurora si erano conosciuti all’università e dopo la laurea lei in matematica lui in materie letterarie erano riusciti (con qualche spintarella dall’alto) a vincere un concorso per andare ad insegnare nello stesso istituto classico. Non religiosi, avevano preferito la convivenza al matrimonio.  Il loro stile di vita: pizza, cinema, locali da ballo, vacanze al mare d’estate, d’inverno a Roccaraso, un tran tran piacevole ma niente di straordinario.
    Ovviamente c’era qualcuno che doveva rompere i …., era il dio Hermes o Mercurio che dir si voglia protettore di Leonardo che ‘scompigliò’ le carte o meglio la vita dei due, l’arrivo a scuola come insegnante di lingue di un inglese o meglio di uno scozzese (l’interessato ci teneva molto a sottolineare la differenza). Quarantenne, discendente da una nobile famiglia aveva girato il mondo imparando altre lingue e, appassionato di antichità si era trasferito a Roma e, dietro sua richiesta appoggiata dal suo  ambasciatore fu destinato dal Ministero dell’Istruzione al liceo ‘Augusto’. Dire che la sua venuta aveva portato lo scompiglio nell’Istituto era un eufemismo non solo per la sua figura alta, slanciata e signorile ma anche perché si presentò  la prima volta a scuola con la sua Rolls Royce. In subbuglio erano le professoresse ed anche qualche alunna più ‘anziana’. Il Preside Alessandro se la riveda sotto i folti baffi. Romano dè Roma  sogghignava di quelle ‘gallinelle’ starnazzanti che sbavavano dinanzi al bello scozzese.  William, che non era inglese e quindi a lui non si poteva attribuire il detto ‘niente sesso siamo inglesi’  ritenne opportuno invitare i colleghi e colleghe ad una cena un sabato nella villa da lui affittata nella via Appia. Aurora volle condurre con loro anche Eloisa una cinquantenne vedova, ancora in forma per la frequenza dei saloni di bellezza che in quel momento era in crisi perché il suo toyboy era sparito e con lui soldi e gioielli. I professori giunti alla villa con le loro utilitarie (col loro stipendio…) notarono che il barone era in possesso anche di una Mini Countryman verde e di un cane Labrador (Argos di nome) molto espansivo. Dopo una cena fatta pervenire da un famoso ristorante della zona, dietro imput del maggiordomo Ralston l’aria fu ‘inondata’ da musica all’inizio di un jazz indiavolato poco gradito da tutti seguita poi da pezzi  lenti molto apprezzati dalle signore che facevano a gara a chi si accaparrava William. L’unica a non seguire le colleghe era stata Aurora con piacere di Leonardo,  era immune dal fascino del collega? Niente affatto, era stata una sua furbizia. Leonardo comprese che era una tattica della sua longilinea e bella convivente infatti Willam fu lui a chiedere alla signora di ballare. Durante la danza i due si guardavano in viso senza parlare. Ruppe il silenzio William: “Sei il tipo di donna che amo di più, niente grassone con tette da nutrice e gambe storte, mavita da vespa, piedi lunghi e stretti e, scusa la franchezza un bel popò…” “Grazie per la fotografia,  potrei dire altrettanto di te (Aurora ritenne opportuno passare al tu come il compagno di ballo) ma poi…” “Potremmo conoscerci più a fondo sempre che tuo marito non sia geloso.” “Il mio compagno è anticonformista.” “Bene allora vienimi a trovare in villa.” Abbiamo una sola auto, prenderò un tassì” “Prendi la mia Mini, sarà un piacere che sia ‘inondata’ dal tuo profumo inebriante, hai qualcosa che mi fa…mi fa…” “Mi fa…mi fa sei forse timido?” “No…non so spiegarmi…” Leonardo ed Aurora furono gli ultimi a lasciare la villa, ovviamente Leonardo restò perplesso per il prestito della Mini ad Aurora ma non fece commenti. Il giorno dopo una telefonata: “Sono William, avevo dimenticato di dirti che ho lasciato un telefonino nel cruscotto della mia auto, puoi usarlo, chiamami presto.” “Ora siamo a posto, col telefonino abbiamo chiuso il cerchio.” Nel frattempo che ti combina Aurora? Si reca a scuola non insieme a Leonardo con la loro Cinquecento ma con la Mini suscitando li immancabili pettegolezzi dei colleghi che a lei attribuivano l’epiteto di mignotta ed a lui di ‘cocu’; ambedue se ne fregavano bellamente come pure il Preside sempre contento di poter ‘bagnare il pane’ in vicende boccaccesche. Un sabato mattina Aurora: “Caro mi ha telefonato William, mi ha invitato a cena, che ne dici’” “Che ne dici tu, sei tu l’invitata” “Facciamo una cosa, per la prima volta è meglio che vieni anche tu ed anche Eloisa, è sempre giù…” “Mi piace il tuo specificare ‘per la prima volta’ , ho capito come va a finire!” Nessun commento da parte di Aurora, il silenzio è meglio di…” Alle diciotto il trio giunse in villa, ad aprire il portone un elegante Ralston che dopo un inchino li fece entrare. Poco dopo apparve in cima alla scala William il quale non parve infastidito dalla presenza di Leonardo, forse pensava che la giovin signora sarebbe giunta da sola ma non fece commenti, l’aplomb britannico! “Aurora col permesso di Leo vorrei farti visitare il parco.” E senza ulteriori indugi  prese sottobraccio una Aurora elettrizzata e forse qualcosa di più. Niente visita nel parco ma bacio lungo e appassionato con ovvie conseguenze per il ‘ciccio’ dello scozzese che fu presto in bocca di Aurora che apprezzò il sapore del….migliore di quello del suo compagno. Durante l’assenza dei due Leonardo ed Eolisa presero a conversare col maggiordomo  Ralston il quale raccontò dei viaggi in tutto il mondo del suo signore sottolineando la sua generosità verso tutti, soprattutto verso gli amici, un chiaro riferimento a quello che avrebbe ottenuto Aurora. A tavola Leonardo si accorse che Aurora era rimasta senza rossetto sulle labbra…capì che ormai il ‘dado era tratto!’ Nei giorni successivi nessun contatto fra lo scozzese ed  Aurora che preferì lasciare la Mini al proprietario che in compenso la omaggiò di un a Panda pluriaccessoriata. Aurora ottenne dal preside della scuola una aspettativa di trenta giorni senza stipendio, William la seguì su quella ’strada’ ormai capirono che si erano  innamorati. La signora si recava regolarmente nella sua villa portandosi appresso Eloisa che aveva stretto ‘amicizia’ col maggiordomo, data la passata esperienza pensò che era meglio un suo coetaneo, peraltro un po’ snob, che un giovane. Leonardo dapprima rimase intontolito (termine romanesco usato da G.G.Belli) dalla situazione ormai sfuggitagli di mano ma stavolta Hermes si ricordò di lui e a scuola alla fine di una lezione: ”Professore sono un po’ carente in latino e greco, che ne dice di darmi delle lezioni private?” “Cara Alice non so se conosci la proibizione di dare lezioni private ai propri alunni, se non lo sai te lo dico adesso: non posso darti lezioni private.” “Professore i miei sono poveri mi dia una mano, la prego…” Tutto si poteva dire di Leonardo ma non che non fosse caritatevole e quindi accettò di ‘lezionare’  Alice. “A proposito quanto anni hai?” “Diciassette, fra quindici giorni diciotto.” Alice non faceva nulla per dimostrare la sua età: capelli castani divisi in due trecce, viso da ragazza ingenua non truccato, scarpe senza tacco, calze sino a metà polpaccio, dimostrava cinque anni di meno. La ragazza si era impegnata a studiare tanto da meravigliare sia il suo insegnante che il padre Aurelio che un pomeriggio telefonò a Leonardo: “Professore sono Aurelio il direttore della Banca di S.Paolo padre di Eloisa, volevo ringraziarla per le lezioni date a mia figlia,  il suo compleanno  sarà domani ma lo festeggeremo domenica con tutta la famiglia. Alice  vorrebbe guidare la mia Volvo ma è troppo grande per una principiante, le donerò una Volkswagen Up, di nuovo grazie.” Brutta puttanella ‘ i mei sono poveri’, le avrebbe dato una lezione nel senso che… insomma non di latino e greco! Una visione: Alice si presentò a Leonardo completamente trasformata tanto che il professore  faticò a riconoscerla, evidentemente era stata in un istituto di bellezza: capelli lunghi divisi a metà da una riga, occhi truccati da vamp, rossetto rosso fuoco, vestito con scollatura abissale, minigonna a righe, scarpe con tacchi alti. “Brutta puttanella, mi ha telefonato tuo padre, mi hai preso in giro, dovrei sculacciarti!” Alice si voltò di spalle e si abbassò lo slip, ne venne fuori un deretano favoloso. “Che cavolo aspetti mon amour  te la stò sbattendo in faccia, oggi sono maggiorenne!” ‘Ciccio’ sentì un buon odore di femminuccia, odore che ormai non avvertiva da molto tempo e…dopo un bel po’: “Cara preferisci un maschietto o una femminuccia?” “Meglio una femminuccia, la chiameremo Stella con la speranza che assomigli a me!

     
  • 30 dicembre 2018 alle ore 9:56
    AMADOR SILVA L'ARGENTINO

    Come comincia: Amador Silva apparteneva alla quarta generazione di italiani emigrati in Argentina. Si poteva annoverare fra i più fortunati perché gli avi, succedutisi in  famiglia, erano  riusciti  ad acquistare terreni e fazendas nella Pampa, la regione più fertile. Trentacinquenne era l’ultimo rampollo dei Silva, di bell’aspetto, corporatura atletica aveva le caratteristiche fisiche  dei bruni italiani, caratteristiche che gli permettevano di ‘rimorchiare’ le migliori femminucce sul mercato, ovviamente senza mai maritarsi. Sin da giovanissimo era stato impiegato dai suoi genitori nei lavori dei campi che producevano frumento, mais, canna da zucchero ed erba medica, quest’ultima importante per  cibare la schiera di  animali che, d’inverno, venivano ricoverati nelle stalle inoltre, massima fortuna da quelle parti, un fiume attraversava le sue terre tutte intorno un pò aride per non parlare della produzione di un vino locale, di eccellente qualità dal nome un po’ ‘ecclesiastico’ di AVE. Ultima situazione fortunata, coltivava la terra con trattori provenienti dall’Italia mentre i granjeros lavoravano i terreni ancora con buoi ed aratri. Dai nonni aveva sentito dire che in Italia c’erano donne sofisticate, bellissime, di attrici di film, di varietà ed anche di posti di villeggiatura al mare dove le stesse mettevano in mostra  i loro corpi in costumi ridottissimi, talvolta anche senza reggiseni.  Amador, come tutti coloro che hanno ‘la pancia piena’ era scontento della vita che conduceva e pensò bene di fare un ‘salto’ in  Italia, per le sue attività non c’era problema. Il proprietario di un fondo vicino a lui gli faceva da sempre la corte’ affinché gli vendesse i suoi poderi; ad ogni sua richiesta aumentava la cifra da versargli, quando fu molto consistente Amador decise che era la volta buona, organizzò una cena presenti tutti i suoi dipendenti e comunicò loro la notizia della vendita facendo presente che Ciro,  l’acquirente, non avrebbe licenziato nessuno degli addetti ai lavori. Grande fu il dolore dei suoi parenti ma ormai Amador aveva deciso,  prese l’aereo che da Buenos Aires lo condusse in Italia, dopo un trasbordo a Milano (non c’era una linea diretta) giunse a Catania dove gli risiedevano dei lontani parenti. Aveva Inviato loro un telegramma preannunziando il suo arrivo alle 15 del  giorno successivo che cadeva di domenica.  Dall’aeroporto di ‘Fontanarossa’ in tassì giunse in via Paternò  sede dei i coniugi Rossi “Al citofono: “Sono Amador vostro lontano parente proveniente dall’Argentina.” Ci volle del tempo prima che il portone si aprisse. Messa la valigia in ascensore si ricordò che non gli avevano comunicato a che piano dovesse fermarsi e così iniziò dal quinto, erano al primo. Dovette suonare il campanello, si era spettato di trovare il portone aperto anzi ci volle del tempo prima che una scarmigliata signora si decidesse di farlo entrare. “Sono Amalia, i miei ancora dormono.” Come prima impressione…”Sono Amador, non vorrei avervi disturbato.” “Il sabato sera facciamo bisboccia e il giorno dopo ci alziamo tardi, accomodati in salotto.” Pian piano si presentarono i vari componenti della famiglia: il padre Melo (Carmelo) ed i figli Sandro (Alessandro) e  Saro (Rosario). I due giovani non fecero buona impressione  ad Amador, innanzi tutto avevano un taglio di capelli tutti rasati da una sola parte e poi indossavano un pigiama rosa! Il buon italo- argentino pensò che si doveva abituare alla differenza fra gli usi ed i costumi fra i due paesi. Di cena non se ne parlava proprio e Amador vista l’aria che tirava: prese l’iniziativa. “Ho visto una trattoria all’angolo della strada, siete tutti invitati a cenare.” Amalia: “Io e mio marito la domenica pranziamo tardi, vai pure tu con i  ragazzi. “ I giovani ci misero del tempo a presentarsi ma…come erano vestiti, qui non si trattava più di usi e costumi locali, in Argentina li avrebbero chiamati ‘Maricones’ ovvero homosexuales! Nei particolari: ‘abbondante’ camicia rosa con pantaloni  fino alla caviglia strettissimi e neri, un foulard al collo color lilla e scarpe bicolori bianche e rosa! I due evidentemente conosciuti nel locale  furono accolti con baci ed abbracci da parte del padrone che: “Sono ‘Chicca’ diminutivo di Francesco, che bel giovane dove l’avete trovato?” “È un nostro lontano parente proveniente dall’Argentina.” “Speriamo che ci resti tanti giorni, accomodatevi, per voi una cena speciale a base di cibi afrodisiaci, non che voi ne abbiate bisogno!” Aragoste, granseole, gamberi, scampi sparirono in  breve tempo dentro il ‘pancino’ dei quattro. “Ma vi pare che vi faccio pagare, offro io in onore di Amador, ha bello anche il nome!” Il ‘bello, sistemato nella camera degli ospiti, camera, era una specie di sgabuzzini senza bagno, deprimente. Amador al ristorante aveva notato la pubblicità del ‘Rifugio Sapienza’ sull’Etna. Detto fatto il giorno seguente prese in affitto una Fiat 595 Abarth e dopo circa due ore giunse sul posto, non molta neve ma uno spettacolo spettacoloso. Amador non aveva considerato la differenza di temperatura fra Catania e l’Etna e così fu costretto a restare dietro i vetri del bar a  guardare le varie compagnie di ragazzi e ragazze che scherzavano tirandosi palle di neve. Ad un certo punto il gioco si fece pesante ed un giovane schiaffeggiò una ragazza che si rifugiò nel bar piangendo. La baby era veramente una bellezza, alta, capelli corvini e forme che dentro il completo da sci si immaginavano favolose e allora…Dopo un po’ di tempo la ragazza era sempre seduta su uno sgabello vicino al bancone del bar, Amador pensò bene di approfittare dell’occasione e: “Le ci vorrebbe più che un fazzolettino un  fazzolettone, ha allagato il locale!” La ragazza si tolse di bocca la cannuccia con la quale stava sorbendo una Coca Cola, guardò in viso Amador, accettò un fazzoletto del giovane che seguitò: “Forse non è ben informata ma quella che sta bevendo è un ‘Junk drink’ come diciamo noi in Argentina prendendo in prestito il detto dall’inglese, insomma una bevanda spazzatura!” La ragazza abbozzò un sorriso: “Mi vergogno per lo spettacolo che ho dato ma per me è intollerabile che...lasciamo perdere, se non ho capito male lei è argentino che ci fa da queste parti?” “Sono venuto a conoscere lontani parenti che abitano a Catania, ho affittato una 595 Abarth, al mio paese correvo in pista con una vecchia Ferrari ma non sono Fangio.” “Parlando di auto m’è venuto in mente che sono a piedi, il mio fidanzato e meglio ex fidanzato mi ha dato in passaggio in macchina all’andata ma al ritorno…” “Per il ritorno ci pensa il qui presente Amador sempre che lei sia d’accordo.” “Lei mi ispira fiducia, è una stupidaggine che tutti gli uomini sono uguali, mi chiamo Marina anche se non so nuotare!” “Io sono un pesce nelle acque fluviali, venga in auto le darò un passaggio.” Mentre i due si appropinquavano alla 595 si avvicinò l’ex fidanzato che la insultò con aggettivi…poco carini. Amador,  forte della sua stazza gli diede una spinta che lo fece rotolare a terra ,  gli altri componenti della comitiva si misero a ridere, l’ex non doveva godere delle simpatie dei conoscenti. Durante il tragitto Etna – Catania Amador diede prova della sua abilità di pilota, un  vero uomo, Marina guardava il suo profilo affascinata. “Ho passato l’esame?” Solo un sorriso della ragazza. Dietro indicazioni della stessa, Amador fermò la macchina in Corso Italia, c’erano solo appartamenti di lusso. Immaginando le sensazioni di Amador, Marina: “Qui abitano solo persone abbienti, i miei hanno fatto fortuna in Brasile come i tuoi antenati in Argentina, ora si godono meritati agi, hanno una casa con quattro stanze,  le abitazioni più grandi costano un occhio della testa!” “Marina come mi presenti ai tuoi, non mi conoscono…” “Una soluzione, farci ospitare da una signora del mio stesso palazzo, è vedova ed i figli lavorano a Milano, mi vuole bene come una madre, non dirà nulla anzi…ha conosciuto il mio ex e più volte mi ha fatto capire che non era una persona di suo gradimento. I desideri dei miei genitori sono altri: diventare nonni ma…”  Gaia, questo il nome della vicina di casa di Marina li accolse ambedue con entusiasmo, finalmente…” Finalmente voleva dire una persona raccomandabile, abbracciò anche Amador che si commosse, capì cosa angustiava la signora: la solitudine. “Vi dovete accontentare di una cena frugale, io e Marina andiamo in cucina, tu Amador accendi la televisione.” Marina mise al corrente Gaia degli ultimi avvenimenti, Gaia sorrise: “Hai scaricato un pelandrone, a proposito stanotte dormirai da sola oppure…” “Col tuo permesso…oppure.”Gaia era stata modesta nel qualificare il suo ‘banchetto’, aveva svuotato sia il frigo che la dispensa, Amador aveva apprezzato soprattutto i vari ‘sott’olio’ che in Argentina non esistevano,  il pane integrale ed il vino Nerello Mascalese. “Vai piano col vino può fare brutti effetti…” Gaia aveva pronunziato un battuta che aveva fatto arrossire Marina, in quelle parole c’era un evidente sottofondo. “Telefono ai miei  che non rientro a casa stanotte.” La mamma: “Se ho capito bene sarai ospite di Gaia” .  La camera destinata ai due novelli ‘sposi’ era quella matrimoniale di Gaia che voleva che i due fossero  proprio agio, un solo problema: “Non ho il pigiama.” “Ti presterò uno dei miei figli.” Poco dopo una telefonata: “È tuo padre.” “Papà dimmi tutto.” “Volevo augurarti la buona notte.” Bugiardone, l’avo voleva essere sicuro che fosse a casa di Gaia e non con quel…’ Sistemati’ con bidet i relativi ‘gioielli’ , Amador sdraiato supino sul matrimoniale di Gaia pensò che la ‘cattiva nuotatrice’ si dedicasse come preliminari a ‘ciccio’ inalberato ’in sua ore’ mentre la baby non fu dello stesso parere e di sua mano lo indirizzò dentro la ‘deliziosa’. “Di solito…” A gesti: “Non parlare, Gaia potrebbe sentirci ed io mi vergogno un po’.” Amador si mise a ridere vedendo le smorfie della compagna di letto.  Amador  comprese  che a Gaia non piaceva avere la bocca piena di…e quindi aveva indirizzato ‘ciccio’ dentro la ‘gatta’, vogliosa di stare per molto tempo ‘impegnata’. E così fu, la baby superò in numero gli orgasmi di Amador  ma poi piano nell’orecchio del compagno, “Ho paura che mi si sia abbassata la pressione!”  Sempre a voce bassa il giovane: “Ti credo quante te ne sei fatte?” “Non fare il ragioniere, dormirò per ventiquattro ore” , si girò di spalle e cadde fra braccia di Morfeo. Era stata troppo ottimista, alle dieci Gaia bussò alla porta e si presentò con un vassoio pieno di cose ‘corroboranti’. “Amador per te uno zabaione di due uova, penso che ne abbia bisogno!” “No ti prego Gaia, lo zabaione no! è stato il mio incubo sino all’età di diciotto anni poi son riuscito a ‘scansarlo’ con la scusa di aver il fegato ingrossato. Mammina amareggiata e poco convinta aveva ritirato per sempre la bevanda,  per lei  io ero sempre bianco in viso…forse aveva ragione!” Ormai Amador era un inquilino fisso a casa di Gaia, capì che  si stava innamorando e fu invaso da una paura che non sapeva giustificare, forse i racconti di suoi amici che ‘c’erano cascati’ ed erano diventati esseri fragili dinanzi alla loro bella, fatto sta che: ”Signore, sono stato contattato da alcuni miei parenti di Roma, ho promesso loro di andarli a trovare, partirò domani.” Delusione da parte delle due, a  Marina addirittura vennero dei lucciconi delle agli occhi,  si rifugiò in bagno, ci volle del tempo prima che ‘riemergesse’ in salotto.  Gaia una sola frase: “Non farla soffrire se ritorni è per sempre, ricordatelo.” Amador consumò la cena con i due fratelli e col padrone del locale, stavolta pagò lui il conto. La mattina fu accompagnato alla stazione ferroviaria da Melo: Hai capito come sono i miei figli, tutti i due… non riesco ad accettare…Scusa il mio sfogo ma per me è un dolore costante.” Sotto la pensilina della stazione Termini c’era ad attenderlo un giovane rintracciato tramite cellulare.” Sei Amador? Sarà per noi un piacere ospitarti a casa nostra, io sono Alcide che vuol dire ‘forza’ non farci  caso, nella mia famiglia ci sono nomi fuori del comune ereditati da nonni e zii abbienti per cui…seguitando mio padre è Acazio, non ridere, vuol dire ‘il signore tiene’, non si sa che cosa e poi mia madre Angelica, ti accorgerai subito che è un nome che non le si addice,  Daniele vuol dire ‘il mio giudice è Dio’, gli sta a pennello, è prete con le gonne ma lui ama quelle femminili e per ultimo Angelo il ‘piccolo di casa’  un errore di calcolo dei miei genitori, un rompiballe, se ne approfitta perché nessuno osa contraddirlo, ha dodici anni e poi le mie sorelle Bruna e Donata, la prima bionda e la seconda mora, finita la presentazione. Ti sto conducendo a casa nostra in via Ciamicin alla Tiburtina, una villa isolata ereditata dal nonno Alcide, io e le mie sorelle frequentiamo l’Università, siamo l’orgoglio di nostro padre che, da semplice muratore,è diventato un ‘palazzinaro’ conosciuto e ricco. Eccoci arrivati.” Amador fu colpito dalla ‘maestà della villa, sicuramente era stata la dimora di qualche nobile. Era domenica, tutti i componenti erano a casa, il pranzo domenicale era ‘sacro’. Amador fu accolto con affetto da tutti, Angelo dimostrò subito la sua natura: “Pensavo che gli argentini fossero più alti, tu…” Nessuno fece caso alle parole del ‘piccolo di casa’. Mamma Angelica, si presentò con un menù classico romano: ‘Bucatini alla Amatriciana, e poi tanti secondi: trippa alla romana, coda alla vaccinara, abbacchio e poi carciofi alla Giuda, broccoli verdi ed infine ananas per digerire quel popò di cibo oltre al caffè ed allo ammazza (poverino) caffè. La sera, era sabato,  tutti a divertirsi: Acazio, Angelica,  Angelo ed Alcide in un circolo privato, il papà per il pokerino con gli amici, la mamma ed il figlio più grande in sala da ballo, Angelo in un locale riservato ai più giovani. Musica romantica in sala  dove mammina ed il figlio più grande più che a ballare erano dediti a ‘rimorchiare.’ Amador , dietro suggerimento di Bruna e di Donata si recò in un locale trendy dove sovrana era la musica techno ad altissimo volume. Spesso maschietti e femminucce si ‘ritiravano’ in bagno per farsi delle canne che, assieme a fiumi di alcool  mandavano tutti fuori di testa. Amador vide ritornare in sala le due sorelle praticamente ‘groggy’ sorrette da due giovani anche loro su quella via. Amador turbato da quella scena che non  si aspettava, diede la mancia a due camerieri per accompagnare le ragazze nella loro macchina, una Volkswagen Up  a quattro sportelli per fortuna munita di navigatore satellitare che permise al giovane di trovare la via  di casa. Mettere a letto Bruna e Donata fu per l’argentino un’impresa, era nauseato di quello che aveva visto.  Acazio, Alcide, Angelo ed Angelica tornarono insieme on la Golf del padre, la madre aveva il trucco fuori posto e la mancanza di reggiseno metteva in parte in mostra due tette ben fornite. la ‘piccola peste’ si avvicinò ad Amador: “Non giudicare male mia madre, è la vittima in questa famiglia di debosciati, è quella che manda avanti la ‘baracca’, buona notte.” Quella frase commosse Amador, non si aspettava tanto amor filiale che  lo portò a fare un confronto con Marina ragazza in fondo pudica. Lo prese  una gran nostalgia…e, more solito prese una decisione immediata, ritornare a Catania. Fu accompagnato in stazione da un imperturbabile Acazio che doveva essere abituato quelle scene familiari. Un rapido saluto, finalmente lontano dai casini e…Durante il tragitto in treno prese contatti con Gaia comunicandole l’ora del suo arrivo in stazione. La signora lo andò a rilevare con la sua Cinquecento, dopo una cena con i fiocchi al telefono: Sono Gaia puoi dire a tua figlia Marina che è invitata a casa mia, grazie.” Amador ebbe l’idea di mettere all’ingresso la sua valigia, voleva far sospettare alla ragazza la sua presenza,non voleva che presentandosi di colpo dinanzi a lei Marina  potesse avere uno ‘sturbo’. Ci riuscì solo in parte, Marina vedendolo si mise a piangere e, non previsto, mollò un ceffone all’ormai fidanzato il quale: “Mi aspettavo un’accoglienza migliore, penso che sia meglio che ritorni in  Argentina con le solite ragazze che si contentano di poco e non fanno storie e soprattutto non mollano schiaffoni ai maschietti che frequentano.” “Provaci e tornerai al tuo paesello in barella con le gambe fratturate. “Fino a che morte non vi divida’ ti dice niente questa frase?” “Si vedo per me un futuro..radioso!”

     
  • 21 dicembre 2018 alle ore 17:38
    ALBERTO MINAZZO INVESTIGATORE

    Come comincia: Alberto Minazzo era ad una svolta della sua vita. Quarantacinquenne ancora prestante e di bell’aspetto rivestiva il grado di maresciallo aiutante della Guardia di Finanza a Messina. Romano di nascita, al momento della conseguimento dei gradi da sottufficiale era stato trasferito, con sua poca  gioia, in Sicilia, prime sedi Isole Eolie in cui aveva anche la qualifica di Reggente Doganale e di Delegato di Spiaggia della Capitaneria di Porto, non si poteva lamentare sia dello stipendio che dei suoi poteri in quanto un po’ tutti gli eoliani dovevano rivolgersi a lui per le loro esigenze di trasporto via mare, in particolare i pescatori che facevano i ‘furbi’ nello scaricare il consumo del gasolio a prezzo agevolato. il buon Alberto nella maggior parte dei casi chiudeva un occhio anzi tutti e due conoscendo la dura vita di quella categoria per essersi lui stesso imbarcato una notte su  un peschereccio con tanto di lampara. Un discorso a parte per la conoscenza di femminucce soprattutto turiste, che ben volentieri si ‘accompagnavano’ con lui. Durante l’inverno, in mancanza di turiste si era buttato, ricambiato, su una maestra di bell’aspetto per poi sposarla una volta trasferito a Messina. Dopo il primo anno di buoni rapporti erano sorti dei dissidi dovuti al pessimo carattere della consorte con la conseguenza che la cotale, di cui Alberto non voleva ricordare nemmeno il nome, aveva preso il volo con un proprietario terriero lasciando in marito in confusione mentale. Non volendo più restare nell’abitazione condivisa con l’ex moglie, chiese aiuto ad una amica titolare della palestra che frequentava, tale Ambra Cialona la quale aveva per lui una simpatia, ma semplice simpatia in quanto ‘abitava’ nell’altra sponda come si poteva rilevare dalla sua immagine: capelli cortissimi, mascella volitiva, naso non proprio piccolino, bassa di statura ma molto muscolosa. Ambra, conosciuta la ‘fuitina’ della moglie di Alberto, gli aveva proposto di lasciare la precedente abitazione e trasferirsi in un appartamento sfitto sopra la sua palestra in piazza Castronovo. Passato il solito casino del trasferimento della mobilia ed altre rotture di scatole conseguenti, Alberto invitò a cena Ambra  insieme alla sua collaboratrice italo-inglese Alice Valle ragazza bionda, longilinea occhi azzurri, insomma con tutte le caratteristiche fisiche  materne. Alberto, che aveva imparato a cucinare quando, da finanziere, era in servizio ad un distaccamento delle Fiamme Gialle sopra Domodossola ricevette i complimenti delle due donne. Alla fine del pasto: “Albertone  di femminucce è pieno il mondo e mi risulta che tu non abbia problemi con loro, anche la tua Jaguar X Type è un’attrazione per le ragazze, insomma sei un tipo ‘papabile’, datti da fare!” Alberto in possesso di un computer personale, di due telefonini, ogni tanto andava in un negozio specializzato ad acquistare gadget moderni: dall’allarme per l’abitazione alle ’cimici’ ed un po’ tutti gli oggetti che potevano  ‘impicciarsi’ dei fatti altrui, era un suo hobby. Fornitore era tale Ciro Esposito, un napoletano trapiantato a Messina per una ‘minchiata’ come diceva lui: aveva messo incinta una deliziosa ventenne che apparteneva ad una famiglia di ‘facce tagliate’ il cui capo famiglia gli aveva ‘consigliato’ di sposare la nipote. Alberto lo aveva conosciuto in occasione di una verifica fiscale durante la quale aveva ‘dato una mano’ al titolare dell’esercizio che non dimenticò il favore. Munito di una ‘cimice’, un giorno si presentò in caserma con l’animo del ‘moquer’ per prendere in giro qualcuno. Quel qualcuno si materializzò nel brigadiere Carmelo Scilipoti con cui aveva un conto in sospeso o meglio lo Scilipoti lo aveva con lui. Il predetto sottufficiale, addetto alla contabilità della Colonia Marina delle Fiamme Gialle di Mortelle, un giorno di luglio era a Messina per disbrigo pratiche inerenti il suo lavoro. Il buon Alberto si era ritirato nella sua cabina lontana dalla sala mensa per sgranocchiare un panino col prosciutto non apprezzando il vitto della comunità. Ad un tratto si era presentata in cabina Anita Impallomeni, consorte del sopracitato brigadiere la quale, senza pronunziare parola,  si era denudata e preso a baciare Alberto il cui ‘ciccio’ prese ad ‘innalzarsi’ e quindi a posizionarsi dentro la dolce ‘gatta’ per un bel po’ sino a quando l’Anita decise di ritirarsi sempre senza pronunziare verbo. Forse qualcuno del lido si era accorto della manovra riferendola al marito della cotale, fatto sta che fra i due non correva buon sangue. Alberto incontrando lo Scilipoti gli pose una mano sulla spalla appiccicandogli una cimice della portata di duecento metri,  fece finta di andare in bagno per spiare quello che avrebbe detto il sottufficiale in sua assenza: “Stò gran cornuto, sapete che la moglie l’ha fatto becco e lui fa tanto lo spiritoso!” “Rientrato nella stanza Alberto aprì il suo telefonico e: “Signori volete sentire l’opinione che ha di me il qui presente brigadiere, ascoltate.” Risuonò la voce dello Scilipoti che, al fine di evitare guai, sparì dalla circolazione. Quello fu il debutto dei gadget acquistati da Alberto dall’amico Ciro dal quale si fece consegnare altri aggeggi come telecamere funzionanti o finte, video registratori, un binocolo di grande potenza, metal detector, occhiali con retrovisione, insomma un armamentario da investigatore privato. Alberto, andando in pattuglia con colleghi per effettuare verifiche tributarie si era accorto che alcuni si facevano corrompere, d’istinto decise di lasciare la divisa non voleva finire in un’inchiesta giudiziaria. Nessuna problema finanziario perché avrebbe percepito una pensione ed inoltre aveva ricevuto in eredità da suoi parenti, un bel gruzzolo. Presentata l’istanza di congedo fu chiamato dal Colonnello Comandante il quale: “Minazzo, premesso che nessuno è indispensabile ma tutti siamo utili vorrei che anche dopo la pensione lei ci desse la sua collaborazione in particolare come fotografo, non ho nessuno con cui sostituirla.” “Comandante sarò lieto di aderire alla sua richiesta.” Ambra venuta a conoscenza della notizia: “Mio caro dato che non sei più in servizio avanzo una proposta: iniziare la carriera di investigatore privato; in una traversa di via Garibaldi c’è lo studio di un investigatore ‘Occhio di Lince’ il cui titolare, ormai anziano, si reca in ufficio solo per passare il tempo, niente più clienti, gli telefonerò e, se sei d’accordo potrai affiancarti a lui.” Amedeo Guttuso, titolare della agenzia accolse calorosamente quell’ex maresciallo che voleva aiutarlo nel suo lavoro. Alberto messi insieme tutta una serie di documenti, ottenne dalla Prefettura, con l’aiuto di un amico lì impiegato la licenza di investigatore privato comunicando la sua nuova attività al Colonnello Comandante il quale: “Giusto a lei pensavo, venga a trovarmi in ufficio.” “Ho un problema che i miei collaboratori non riescono a risolvere: Dal Comando Generale mi hanno segnalato che a Messina c’è un mafioso che acquista  notevoli quantità di droga direttamente da fornitori colombiani, non riusciamo ad individuarlo, lei in passato ha avuto contatti per servizio con elementi della mala locale, veda se riesce a scoprire qualcosa, le sarei grato, si tratta anche della mia carriera.” Alberto pensò subito a Ciro il cui suocero era addentrato nel campo della malavita,  invitò a pranzo Salvatore Settineri, il suocero di Ciro e sua figlia Simone, di madre francese, oltre naturalmente Ciro e la consorte Carmela. In un secondo tempo Alberto venne a sapere che la madre di Simone, di nazionalità francese, aveva preferito al sole della Sicilia le brume di Parigi.  Alberto, al fine di far bella figura si fece preparare il cibo da una vicina trattoria facendolo passare per cucinato da lui e, ovviamente ricevendo i complimenti dei presenti. Alla fine del pasto. “Signor Salvatore vorrei parlare con lei di una questione delicata, andiamo nel mio studio.” “Vedo che ha la licenza di investigatore privato, che casi gli stanno capitando?” “Solo corna di mariti fedifraghi ma sto lavorando a qualcosa di più importante, il contrabbando di droga, vorrei il suo aiuto ovviamente con la promessa che il suo nome non verrà mai fuori da parte mia. Mi sono imbarcato in questa avventura quando, visitando un parente in ospedale ho visto dei giovani e meno giovani drogati che urlavano e si rotolavano a terra in attesa del metadone, uno spettacolo tremendo, da quel momento…” “Ci penserò, anch’io odio gli spacciatori di droga.” Dopo due giorni Ciro convocò Alberto e senza profferir parola gli porse un biglietto ( pizzino in termini mafiosi) con un nome e cognome: Riccardo Valenti, residenza Torre Faro – frazione di Messina senza alcuna altra indicazione. Quel che accadde il giorno dopo stupì oltremodo Alberto, in ufficio si era presentata Simone che: “Si ricorda di me?” “Non sei una bellezza che passa inosservata ma le femminucce degli amici per me non hanno sesso.” “Io invece ce l’ho ed ho bisogno di aiuto di un investigatore come te, anche se non più giovanissimo non sei male. Andiamo al dunque, sono fidanzata con Aurelio Prete che una mia amica lo ha visto a Villa Dante baciarsi con una ragazza, non intendo sopportare le corna.” “Ti faccio  risparmiare i soldi, se non ne sei innamorata lascialo senza problemi.” “Il consiglio si paga?” “Si venendo con me a Torre Faro, se non ricordo male sei di madre francese, io ho studiato il francese a scuola, ricordo a memoria alcune poesie, ho sempre amato questa lingua.” “Allora debutto di Alberto come attore, vai.”  “La poesia è di Jacques Prévert, titolo: Paris at night. ‘Trois allumettes une à une allunées dans la nuite, la première pour voir ton visage tout entier, la seconde pour voire tes yeux, la dernière pour voire ta bouche et l’obsurité tout entière pour me rappeler tout cela en te serrant dans mes bras.” Alberto aveva appena finito di recitare che si trovò le labbra di Simone ‘incollate’ sulle sue, due labbra e una lingua calde e profumate oltre che sapienti. “ Ti avevo detto che la femminucce degli amici per me non hanno sesso!” “Invece per me ne hanno quando mi piacciono, sono una romantica e mai un ragazzo lo è stato con me, i giovani di oggi…lasciamo perdere.” Alberto aveva ritenuto opportuno acquistare una Fiat Abarth 595 di seconda mano per non dare troppo all’occhio con la Jaguar. A Torre Faro, dopo il ristorante ‘La Risacca dei due Mari’ stavano sorpassando una villa isolata vicino al mare quando Simone: “Questa è la villa di zio Riccardo, torna indietro voglio salutarlo.” Era quello che Alberto voleva, conoscere di persona quel tale segnalato da Salvatore Settineri, quale migliore occasione? Al citofono “Chi sei?” “Zio sono Simone, vorrei salutarti.” Il cancello si aprì e Alberto posteggiò la sua Abarth vicino ad una fiammante Bentley Continental grigio argento. Alberto ci girò intorno due volte prima di entrare in casa dove un signore alto e panciuto li osservò da cima di una scalinata, capelli grigi, occhiali cerchiati d’oro dava l’idea di un Commendatore della Repubblica. C’era un motivo per cui Riccardo non si era avvicinato ai due entrati, diffidenza verso tutto e tutti, d’altronde chi poteva dargli torto! Mohammed il cameriere tunisino che aveva aperto la porta blindata si inchinò ai nuovi arrivati e richiuse dietro di loro il portone. “Qual buon vento…” “Zio Riccardo ti presento Alberto il mio nuovo fidanzato, stavamo facendo un giretto da queste parti…” Hai fatto bene, se posso essere sincero penso che il tuo ‘nuovo fidanzato’sia un po’ …passato di età!” “Zio io sono per metà francese, Alberto è il primo romanticone che ho conosciuto, piacerà anche a te.” Alberto pensò: “Ho i miei dubbi con quel piattino che gli sto preparando!” Riccardo si dimostrò un buon padrone di casa, fece visitare la villa ai due, Alberto  si mostrò sorpreso di tante opere d’arte alle pareti, di mobili antichi e di un impianto stereofonico con altoparlanti in quasi tutte le stanze. “Complimenti per il suo gusto ed anche per l’auto che ho visto fuori, io sono un appassionato di motori  ma ovviamente…” “Ho capito, prima di andarvene, in onore di Simone, vi presterò la Bentley per in giretto intorno al lago, queste sono le chiavi.” Per fortuna Alberto sapeva guidare anche le auto con cambio automatico, fermò l’automobile allorché si rese conto di essere fuori dalla vista di qualcuno della villa, scese e disse a Simone “Mettiti alla guida, io sistemo questo aggeggio.” E pose una cimice nella parte interna sotto il sotto tetto della carrozzeria. Simone partì in modo brusco, era poco pratica di cambi automatici ma c’era un perché Alberto aveva chiesto alla ragazza di mettersi alla guida. Infatti al rientro in villa Alberto ebbe la certezza  che quella decisione era stata presa con ragione. “Perché vi siete fermati, io riesco a controllare la mia auto anche da casa.” “Ho accontentata Simone che voleva guidare lei.” La spiegazione fu accettata da Riccardo che: “Fatti viva più spesso anche se cambierai fidanzato!” frase seguita da una risata, in fondo Riccardo era un simpaticone. “Simone non ti meravigliare di quanto hai visto, tuo padre è d’accordo.” Ottenuta la spiegazione Simone si rasserenò e chiese ad Alberto: “Mi traduci in italiano la poesia di Prévert?” “Si ma senza il finale di prima: ‘Tre fiammiferi di fila accesi nella notte, il primo per vedere tutto il tuo viso, il secondo per vedere i tuoi occhi, il terzo per vedere la tua bocca e l’oscurità intera per ricordare tutto questo mentre ti stringo fra le braccia.’” Simone abbracciò Alberto con le lacrime agli occhi, nessuna conversazione fino all’arrivo a casa della ragazza. Salvatore vide la scena dalla finestra del primo piano, nessun commento. Alberto nei giorni seguenti dentro l’agenzia dell’investigatore privato seguì tutte le conversazioni di Riccardo Valenti che non gli interessavano quando una sera: “Two hours by night of the twenty-five Venetico Marina beach two motorboats and two trucks available” Tradotto in italiano: “Ore due di notte del venticinque, spiaggia Venetico Marina, due motoscafi e due camion a disposizione .” Alberto si recò in caserma a riferì quanto da lui appreso al Colonnello Comandate che lo ringraziò caldamente. L’operazione ebbe una risonanza nazionale: cocaina e hashish per una tonnellata, due scafisti, due camionisti e Riccardo Valenti arrestati, nave madre fermata al largo di Acireale. In famiglia Esposito e Settineri nessuno commentò gli avvenimenti. La notizia che non fece molto felice papà Salvatore fu: “Papà mi sono fidanzata con Alberto, non fare quella faccia, ho preso la testa dura da te, in viaggio di nozze andremo a Parigi a trovare mammina, felice?” “Felice un c…zo!” fu il commento poco convinto di Salvatore. Felice invece  lo fu il Colonnello Comandante  che, in seguito a quel sequestro fece carriera e diventò Comandante in Seconda delle Fiamme Gialle.

     
  • 18 dicembre 2018 alle ore 7:50
    VIVA L'ISLANDA

    Come comincia: Ían era un funzionario dell’ambasciata islandese a Roma. Era giunto nella capitale italiana in seguito alla morte dei suoceri a Parigi allorché era addetto all’ambasciata Islandese in quella città. Aveva scelto la capitale italiana in seguito alle pressioni delle figlie sedicenni Agneta ed Alba che studiavano storia dell’arte. Aveva sposato Sophie vent’anni prima solo per il suo patrimonio, la dama non era particolarmente avvenente ma lui era abituato ad una vita dispendiosa e quindi si era ‘arreso’ alla ragione del dio denaro, fra l’altro amava le donne brune, tipo mediterraneo mentre Sophie era biondissima. Non voleva frequentare prostitute, per lui il sesso doveva essere accompagnato da qualcosa di più tipo simpatia, attrattiva, passione, insomma un’amante. Si era guardato intorno ma senza successo. L’occasione avvenne allorché ci fu un ballo organizzato nella sua ambasciata, invitò l’autista tale Carmelo di origine siciliana che pensava potesse presentargli qualche dama di sua conoscenza. All’arrivo di Carmelo con la consorte il colpo di fulmine, la moglie Lucia era brunissima, alta più media delle donne dell’isola era una bellezza tipo indossatrice. Paesana di Carmelo, nata e vissuta in un paesino in provincia di Enna non le era parso vero poter abbandonare il ‘natio borgo selvaggio’ per andare ad abitare nella capitale. Aveva conseguito il diploma di liceo classico presso un istituto del suo capoluogo ma, per motivi finanziari, non aveva potuto proseguire gli studi. “Carmelo non mi presenti la signora?” “Questa è Lucia mia moglie.” Ían abbagliato da tanta beltade si sbilanciò più del dovuto:“Sei un uomo fortunato se l’avessi saputo mi sarei sposato con una siciliana.” Poi avvedendosi che stava esagerando: “È solo un  complimento, io amo la qui presente moglie Alberta, siamo sposati da vent’anni…” Ebbe la buona idea di smettere di farfugliare baggianate, tutti i presenti avevano capito del suo entusiasmo per Lucia, comprese le due figlie che presero a ridere sonoramente. Ían però non si diede per vinto ed invitò a ballare la dama che aveva avuto l’assenso del marito con un cenno del capo. Ían prese a spostarsi in fondo alla sala lontano dai suoi invitati e poi: “Lucia la vedo un po’ spoglia nel senso che non indossa alcun gioiello, le vedrei bene degli orecchini di perle o una collana d’oro, se un giorno potessimo uscire insieme...io conosco un gioielliere in via del Corso.” Il cervello di Lucia entrò in ebollizione, aveva capito dove voleva arrivare il bell’islandese, guardandolo bene si accorse che come uomo non era male, forse un po’ troppo alto con il suo metro e novanta ma… Nel frattempo Carmelo aveva preso a ballare con Alberta, cercava un argomento di conversazione ma in fondo era un timido e soprattutto non sapeva come avrebbe reagito la  signora se avesse tentato un approccio. Fu lei a venirgli incontro: “Non stia tanto lontano dal mio corpo, prenda esempio da mio marito che con sua moglie…” Figurati se Carmelo non prese al volo  l’invito, il sangue siciliano lo portò a eccitarsi tanto che la signora: “Vedo che hai capito… , se non erro sento qualcosa di piuttosto prorompente dinanzi alla mia cosina che non è insensibile ai maschietti!” “Signora non so che dirle, non vorrei che suo marito…io sono un semplice autista dell’ambasciata e non vorrei perdere il lavoro.” “Il lavoro in senso lato se lo sta guadagnando sua moglie, lei è un siciliano anomalo, i suoi corregionali sono famosi per la loro gelosia…” “Io e Lucia siamo molto anticonformisti, ci vogliamo un gran bene ma questo non preclude a…” “Vedremo di poterci incontrare dopo che il mio beneamato sposo si sarà portato a letto la sua beneamata perché son sicura che finirà in tal modo, lei o meglio tu come uomo sei piacevole, non amo i biondi, in questo ho gli stessi gusti del mio non tanto amato sposo.” Carmelo prese a ballare anche con Alba e con Agneta, le due ragazze sembravano più sveglie della loro età, d’altronde con quei genitori avevano un bell’esempio in famiglia. Ne ebbe la conferma una mattina quando, seduto al posto di guida della Volvo 60…”Carmelo ho chiesto il permesso a mio padre, dovremmo andare sull’Appia Antica, io e mia sorella stiamo studiando storia dell’arte e vogliamo vedere de visu i resti dell’antica Roma.” “Alba quella è la tomba di Cecilia Metella.” Carmelo guardò il rudere e pensò: “Io l’avevo scambiata per un fortino militare dell’ultima guerra!” Ma il ‘meglio’ avvenne allorché si fermarono in uno spiazzo: “Carmelo siamo venute qui non per motivi di studio, se non ti dispiace vorremmo farti un ‘pipe’  come si dice in francese, in italiano non lo sappiamo. Intanto tiralo fuori, non ti offendere ma puliremo il tuo uccello con dei fazzolettini profumati. ‘Ciccio sempre più arrapato stava diventando più grande ‘strappando’  alle ragazze un ‘ohhh’. La prima fu Alba che in poco tempo si trovò la dolce boccuccia ripiena di…” “Ha un buon sapore, quello dei nostri compagni di scuola fa schifo.”  Della stessa opinione fu Agneta, insomma Carmelo nel giro di poco tempo si fece due ‘goderecciate.’ Forse era un po’ intontito quando Alba: “Se vuoi guidiamo una di noi, non ti vedo in forma.” Carmelo riprese in mano la situazione: “Non avete la patente, a cuccia!” Tornato a casa riferì  a Lucia l’accaduto.”Non farai tante storie per due pompini!” “Ho capito tu te la spasserai con Ían.” “Si ma niente gratis, ‘l’amico’ deve pagarmi, abbiamo l’appuntamento domani mattina, dovrai darmi un passaggio sino alla’ambasciata, non fare quella faccia ormai siamo in ballo. Ían: “Benvenuti, col tuo permesso Carmelo porterò Lucia a fare delle spese al centro.” Senza ottener risposta mise in moto una Mini verde targata 75 – Parigi – Lucia sorridendo prese posto lato passeggero e salutò con la mano il buon Carmelo che rimase imbambolato, doveva ben sapere che ci sarebbe stata quella l’avventura di sua moglie. Ían si fermò dinanzi ad una gioielleria: “Vorrei acquistare qualcosa di tuo gusto.” “Se proprio ci tieni preferisco i contanti, lo stipendio di mio marito…” “D’accordo, andiamo in un albergo qui vicino di cui conosco il direttore. Il cotale diede la mano a Ían ed un finto baciamano alla dama, non chiese loro di documenti, sapeva che sarebbe stato ben ricompensato. Il direttore era stato un buon padrone di casa: la camera era profumata e ben raffreddata, era luglio. “Cara andiamo in  bagno e poi…” Un problema sorse allorché l’islandese andò sul bidet per lavarsi ma ce l’aveva già tanto duro e lungo da impedirgli di lavarsi. Ci pensò Lucia che si mise a ridere e provvide alla bisogna. Ían si sdraiò sul letto e Lucia sopra di lui, il contrario sarebbe stato problematico per la stazza del signore il quale cominciò dalle tette per finire sul fiorellino. Lucia notò con piacere che il suo amante ci sapeva fare, il suo clitoride fu sollecitato in maniera eccellente tanto da riuscire ad avere due orgasmi in breve tempo. Dopo ‘l’immisio penis’ nella cosina tutta bagnata provò ancora del piacere particolare quando il ‘ciccio’ di Ían proiettò sul collo del suo utero una mitragliata di sperma, sensazione mai provata con suo marito. Il signore si fece più audace e chiese di ‘voltare pagina’. Lucia se l’aspettava ma preferì rimandare alla prossima volta, sarebbe costata più cara al suo amante rispetto al fiorellino. Finalmente soddisfatti i due si rivestirono, Lucia si trovò nella borsetta un mucchietto di  Euro in contanti, a casa li contò dinanzi a Carmelo, erano cinquemila. “La prossima volta saranno il doppio, il signore mi ha insistentemente chiesto il popò, mi porterò un bel po’ di vasellina!” Lucia era stata cattivella, aveva fatto capire al marito che il suo amante che l’aveva più grosso del suo. Nel frattempo si era fatta viva Alberta che impose a Carmelo di ‘vederlo’ in casa di lui, non voleva andare in albergo. Lucia informata della richiesta della dama fece un sorriso a suo marito ma era un sorriso amaro, non  le piaceva che il talamo coniugale fosse diviso con un’altra, in fondo era venuta fuori la sua sicilianità. Carmelo e Lucia abitavano in un isolato di otto piani in via Merulana. C’era il problema della portiera estremamente pettegola che domandò ad Alberta a quale abitazione era diretta, conclusione Lucia fu costretta a non uscire dall’isolato e si rifugiò in casa della sua dirimpettaia. Il tempo non passava mai per lei mentre  i due amanti si davano da fare. Carmelo aveva sempre avuto un debole per le bionde, Alberta era bionda naturale, Carmelo se ne accorse quanto si mise il bocca il clitoride di Alberta che doveva avere una fame sessuale arretrata, non sapeva neppure lei quanti orgasmi stava provando, fece omaggio a Carmelo anche di quello che Lucia non aveva concesso al suo amante. Carmelo all’uscita di Alberta da casa sbatté forte la porta di casa sua per far capire alla moglie che poteva rientrare e così fu senza che nessuno dei due accennasse a quello che era accaduto. La settimana successiva Lucia aveva appuntamento con Ían, prima di mettere in borsa il tubetto di vasellina, con un po’ di cattiveria lo mise bene in mostra dinanzi gli occhi del marito, il suo uso  avrebbe fruttato ben diecimila Euro ben guadagnati in quanto Ían volle rimanere a lungo nel popò di Lucia. Il finale della storia? Un wife swapping all’inglese che permise a Carmelo ed a Lucia di cambiare i mobili di casa e di acquistare una Mini verde come quella di Ían, col tempo forse avrebbero potuto acquistare un’abitazione…Le sorelle Alba ed Agneta impararono a tradurre dal francese in italiano la parola ‘pipe’ e lo misero in atto con alcuni giovani loro compagni di scuola i quali, incuriositi della nazionalità soprattutto dalla spregiudicatezza delle ragazze andarono sulla carta geografica a vedere dove si trovava l’Islanda, forse d’estate ci avrebbero fatto un viaggio per constatare di persona se le femminucce di quell’isola…

     
  • 03 dicembre 2018 alle ore 16:56
    INUSITATE ESPERIENZE SESSUALI

    Come comincia: Alberto, Gennaro e Giannino erano tre amici e compagni di classe all’Istituto di Ragioneria di Jesi in provincia di Ancona, al contrario di tanti colleghi erano degli anticonformisti tanto che i primi giorni di un agosto particolarmente afoso, circa la mezzanotte erano tutti e tre a casa dei cugini Gennaro e Giannino in via Mura Orientali invece di andare a divertirsi in qualche località esotiche, ne avevano la possibilità finanziaria in quanto il padre di Alberto era il direttore di una importante banca ed i due cugini figli di due imprenditori di una fabbrica di macchine agricole ed allora perché  non erano andati e divertirsi? Semplice: non amavano i luoghi affollati di turisti, sostavano sul terrazzo di casa con lo sguardo verso la strada dopo passavano poche auto. Gennaro il più  ‘scapocchione’ entro entrò in casa e ritornò con un fucile ad aria compressa con relativo munizionamento ed una fionda e si mise a sparare sulle auto di passaggio i cui conducenti non si rendevano conto di strani rumori provenenti dalla carrozzeria della loro macchina. Qualcuno allertò i Carabinieri che si presentarono sulla via Mura Orientali e cominciarono a suonare ai citofoni delle varie abitazioni. I tre compresero il pericolo per loro, rientrarono in casa ed indossarono un pigiama. Al Carabiniere che suonò al citofono: “Vengo ad aprire la porta.” Tutto scarmigliato si presentò alle forze dell’ordine e:”Cosa posso fare per voi?” “Ci hanno segnalato che qualcuno sta tirando dei sassi o qualcosa del genere sulle auto di passaggio, avete notato qualcosa di insolito?” “Io stavo dormendo, se dovessi notare qualcuno o qualcosa di insolito vi avviserò.”La storia finì in una risata ma i tre capirono che certe bravate andavano evitate. La mattina successiva arrivò in casa una telefonata da un amico di Ancona, Ferdinando che: “Ho una grossa sorpresa per voi, vi dico solo portate appresso un mucchio di soldi e vi spiegherò a voce a cosa servono.” I tre pensarono che si meritavano un po’ di svago extra in quanto nel mese di giugno Alberto aveva dovuto controllare la trebbiatura del grano  dei poderi di suo padre (dormendo di notte sui sacchi di grano), Gennaro e Giannino erano stati impiegati come semplici operai nella paterna fabbrica,  dovevano imparare il mestiere dal primo gradino. Ovviamente per racimolare un bel po’ di denaro si rivolsero ad Armando, padre di Alberto, il quale all’inizio fece un po’ di storie per via della legge antiriciclaggio ma poi, poiché i tre erano intestatari di un conto personale sostanzioso cedette e li accontentò. La mattina successiva incontrarono ad Ancona il loro amico Adolfo che: “Non vi meravigliate di quello che sto per dirvi, si tratta di una avventura molto particolare, in mare, al largo, fuori delle acque territoriali sosta una nave senza bandiera con a bordo delle belle ragazze musulmane disponibili sessualmente, chi c’è stato ha detto meraviglie delle stesse, con un motoscafo potrete raggiungere quella nave.” Finalmente un’avventura fuori del comune, i tre non si fecero pregare e, dopo mezz’ora di corsa in motoscafo raggiunsero la nave il cui capitano parlava italiano e indicò una scaletta bordo per salire a bordo. “Io sono Adamo se siete qui immagino che conoscerete la situazione a bordo. Ci sono sei ragazze disponibili, tutte per loro scelta indossano il burqa, parlano l’italiano, il compenso è per una settimana di  millecinquecento Euro al giorno compreso il vitto, venite che ve le presento: signorine questi sono Alberto, Gennaro e Giannino. Alberto notò una ragazza che, al contrario delle altre aveva gli occhi in basso, gli fece tenerezza e la scelse. “Mi chiamo Amina, ho venti anni, andiamo in camera mia.” Alberto posò la valigia su di un tavolino e restò a guardare Amina che seduta sul letto ancora non si era spogliata, guardò con aria interrogativa. La ragazza: “Scusa ma ancora mi vergogno e da poco che faccio questo….Ti prego vai in bagno, dopo io sarò pronta.” Alberto si recò nella toilette, lavò per bene i ‘gioielli’ di famiglia e si presentò dinanzi ad Amina ‘armato’ di tutto punto. La ragazza stava nel letto coperta dal lenzuolo e ci volle un po’ prima che si decidesse a restare in costume adamitico o meglio evitico. Uno spettacolo, Alberto non immaginava tanta beltade, rimase un attimo senza fiato sino a che la ragazza si mise a ridere. Era veramente favolosa dalla testa ai piedi, perfetti che avrebbe fatto felice un feticista. Non volle andare subito ‘al dunque’ e si mise a baciarle il fiorellino profumato e molto sensibile tanto che presto giunse all’orgasmo, Alberto seguitò sin quando Amina gli fece capire che ne aveva abbastanza. La stessa gli porse un preservativo ed anche lui giunse presto alla ‘soluzione’. Alberto si era incuriosito e chiese ad Amina come fosse finita in quella nave particolare. Amina si rattristò ma: “Ho avuto rapporti sessuali con un mio compagno di scuola, i miei genitori mi hanno detto che nessuno mi avrebbe più sposata e mi hanno cacciato di casa, conclusione sono qua molto malvolentieri, ho pensato anche di buttarmi a mare ma non ce l’ho fatta, ora sai tutto di me.” Bella storia alla Carolina Invernizio pensò Alberto sempre che fosse vera, suo nonno Alfredo gli aveva insegnato di non fidarsi di niente e di nessuno ma stavolta, forse obnubilato da tanta avvenenza pensava che Amina dicesse la verità si, ma il seguito? Una pazzia! Chiedere al capitano quanto volesse in denaro per lasciare libera la ragazza. Convocati Gennaro e Giannino: “Ragazzi sto per fare una cosa che nemmeno potete immaginare.”  Rispose Gennaro, Gianni sta in disparte bianco in viso, non stava bene: “Vuoi uccidere il capitano della nave e portarti a terra tutte le ragazze!” “Ci sei vicino, vorrei con me solo Amina è una ragazza splendida, è stata buttata fuori di casa dai genitori e si è trovata nel giro ma non ci vuole rimanere.” “E poi è arrivato il buon samaritano…” “Gennà a voi chiedo un favore che ricambierò quando torneremo a Jesi: datemi tutti i soldi che avete con voi, lasciamo solo il compenso per il motoscafista che ci porterà a terra, che ne dite?” “Dico di si anche a nome di Giannino forse perché siamo più pazzi di te.” Alberto si recò dal capitano e gli espose la sua proposta, il capitano non fece una piega: “Dovete darmi cinquantamila Euro.” “Ne abbiamo solo trentacinque, per lei non sarà difficile rimpiazzare la ragazza, è un favore personale che le chiedo.” “Io ho il cuore tenero e ti accontento, chiamerò il motoscafista per farlo venire di notte, auguri.” Le cose andarono lisce, Adolfo, avvisato del loro arrivo fece trovare la Mini di Gennaro nel porto di Ancona vicino alla scalinata dove doveva attraccare il motoscafo. Un rapido saluto e poi rientro a Jesi in casa di Gennaro e Giannino. La mattina: “Papà sono a Jesi a casa di Gennaro, ho una novità importante da dirti, ho con me una ragazza araba, un tipo molto in gamba, l’apprezzerai anche tu quando la conoscerai.” “A me vien da ridere pensando alla faccia di tua madre Mecuccia  che non ama  i musulmani!” “Sta a te dirglielo con diplomazia, io acconsentirò a quanto tu mi hai sempre chiesto in passato di impiegarmi nella tua banca.” “E se tua madre ci butta fuori di casa tutti e due?” “La mamma è buona d’animo e poi ci ama entrambi, fammi sapere.” “Te lo puoi dimenticare, padre e figlio siete due dissennati, non vi seguirò in questo…in questo casino.” Alberto prese il toro per le corna nel senso che prese in prestito dei vestiti dall’armadio delle madri di Gennaro e di Giannino che sarebbero rientrate con i mariti fra quindici giorni, vestiti che fece indossare ad Amina, una modella! La mamma ne sarebbe stata affascinata. Mecuccia (vezzeggiativo di Domenica) era molto  combattuta fra l’amor per suo figlio e la minchiata che lui  stava per fare, prevalse l’amore ed andò incontro alla futura nuora a braccia aperte e con un sorriso. Tutto bene? Non proprio, Giannino era ammalato di un brutto male, portato a Bologna morì nel giro di una settimana, funerali con centinaia di persone cui partecipò anche Amina vestita di nero ma non col Burqa. Vi sarete chiesti voi più giovani chi è Carolina Invernizio? È stata una scrittrice di romanzi mielosi ma tanto di moda nel primo novecento.

     
  • 02 dicembre 2018 alle ore 9:39
    VOLEMOSE BENE

    Come comincia: Alberto  passati gli ottanta anni si era ritirato nella casa di Roma in via Conegliano dove era nato. L’abitazione gli era stata lasciata in eredità dalla defunta zia Armida assieme a negozi, terreni e ad un solido conto in banca. Alberto si era ben inserito con la gente di quella via sia per il suo carattere espansivo che per gli aiuti in denaro alle famiglie in difficoltà finanziarie,  per tutti era semplicemente Alberto. Non soddisfatto della casa per la sua parvità, dopo molte insistenze e soprattutto molti soldi convinse il proprietario della abitazione del suo stesso piano a vendergliela realizzando così un alloggio molto più ampio, alloggio che fece completamente ristrutturare insieme al suo e munire di mobilia molto più moderna. L’adorata moglie Anna era deceduta sette anni prima per un male inguaribile lasciandogli un vuoto incolmabile ed un dolore infinito. Da buon pagano aveva chiesto aiuto ad suo protettore Hermes che si rivolse a Giove ma il destino, che è sopra gli dei aveva deciso la morte di Anna. All’inaugurazione dell’abitazione, orchestrata dal portiere Claudio  un ex agricoltore inurbato, parteciparono un po’ tutti gli abitanti di via Conegliano, ci furono anche canti e balli, una festa ben riuscita, il padrone di casa fu ‘circuito’ da Angelica, figlia del  portiere che aveva i suoi buoni motivi per farlo. La ragazza, studentessa universitaria, era addetta alla pulizia della sua abitazione ma il suo intento era quello di portarsi a letto il buon Alberto che riuscì a far bella figura con l’aiuto della pillola blu, gli ottanta anni si facevano sentire! In compenso Angelica si ritrovava ogni volta nella borsetta duecento Euro che versava al padre, la paga di portiere  era inadeguata  alle esigenze di famiglia. Alberto cercava di superare la solitudine in qualche modo, una volta con uno scherzo goliardico. Venuto a sapere che un certo Leonardo  era gelosissimo della  fidanzata Sofia,  con l’aiuto di alcuni ragazzi mise in atto una sceneggiata in cui la damigella si faceva trovare a letto, in casa di Alberto, con Matteo  un giovane abitante nella stessa via. Un pomeriggio a Leonardo giunse nel telefonino una mail in cui si affermava che Sofia era in casa di Alberto a letto con un ragazzo. Leonardo senza por tempo in mezzo suonò alla porta d’ingresso e, una volta dentro casa si diresse direttamente nella camera da letto in cui effettivamente trovò Sofia e Leonardo sotto le coperte. “Puttana, sei una puttana, da oggi fra di noi è finita.” Stava per andarsene quando furono tolte le coperte sul letto e apparvero i due incriminati vestiti di tutto punto e da dietro una tenda cinque ragazzi  che: “Sei su scherzi a parte, ora chiedi scusa a Sofia!” L’episodio venne a conoscenza degli abitanti della via Conegliano e qualcuno, più spiritoso:”Leo come va oggi il mal di testa?” Alberto si fece perdonare regalando ai due fidanzati cinquecento Euro che i giovani usarono per una gita sulla neve. Un sabato pomeriggio al posto di Angelica si presentò per le pulizie di casa la mamma Arianna affermando che la figlia era dovuta andare al funerale della madre del suo fidanzato. Sbrigate le pulizie, Arianna stava per andarsene quando Alberto: “Che ne dici Arianna di farmi un po’ compagnia, oggi percepisco particolarmente la solitudine.” (Chiamala solitudine, era la pillola blu che faceva effetto!) Arianna non era una stupida, capì subito la situazione e, recatasi in bagno, ne uscì completamente nuda per la gioia degli occhi di Alberto che notarono come la dama aveva, malgrado i quaranta anni suonati tette ancora ‘in piedi’ed anche un bel popò, era un po’ più ‘pienotta’ della figlia ma per la bisogna era più che sufficiente. Molto probabilmente Arianna era a stecchetto sessuale da molto tempo, si impegnò a fondo cominciando a baciare Alberto in bocca per scendere giù giù sino ai piedi. Alberto ricambiò con un cunnilingus che portò subito la dama ad un orgasmo doppio e poi l’‘immissio penis’ che fece provare ad Alberto sensazioni piacevolmente forti, fra l’altro aveva scoperto, con meraviglia, una vagina piuttosto stretta, poi mandò in visibilio la padrona penetrando nel popò  insomma una scopata coi fiocchi, la madre aveva superato la figlia in quanto a sesso. Angelica rimase esclusa dai rapporti con lui, ma non se la prese più di tanto, preferiva il giovane fidanzato di cui era innamorata. Arianna ogni sabato andava a rassettare la casa ed il ‘coso’ di Alberto, ne erano a conoscenza sia Angelica che il padre Claudio cui la situazione non creava nessun problema, molto probabilmente in campo sessuale era un po’ claudicante come il significato del suo nome. Il compenso per le prestazioni del sabato di Arianna era passato da duecento e trecento Euro oltre alla tredicesima in occasione del Natale e la quattordicesima a Pasqua, era come se fosse un’impiegata statale! Claudio ebbe un colpo di genio: dare una grande festa per il compleanno di Alberto cui avrebbero partecipato tutti gli abitanti della via. Riuscì a farsi autorizzare dal Comune, tramite un suo amico assessore del Comune a far chiudere la strada per quel giorno, il 3 settembre, dalle sedici alle due di notte. La cosa fece piacere un po’ a tutti gli abitanti che non si chiesero come Claudio avesse fatto ad ottenerla (era stato un supporter politico dell’assessore). Il pomeriggio prestabilito si presentarono due vigili urbani in divisa che posero delle transenne all’ingresso di via Conegliano, Claudio spiegò loro il motivo di quella decisione dell’assessore alla viabilità e li invitò a venire anche loro a festeggiare. La mattina del 3 settembre accadde una cosa spiacevole: Alberto prese in mano un vecchio romanzo giallo di Mike Spillane e da esso cadde a terra una foto del suo matrimonio con Anna. Quella visione sconcertò Alberto che si sentì mancare, non riuscì ad arrivare sino al letto, si gettò su una poltrona dove lo rinvenne Arianna venuta per la solita pulizia. “Amore mio che t’è successo, andiamo sul letto, hai la faccia cadaverica.” Ad Alberto ci volle del tempo per riprendersi, nel frattempo nella via Conegliano erano iniziati i preparativi, maschietti e femminucce si stavano dando da fare a trasportare tavolini e tovaglie al centro della strada, Rosa la titolare di una rosticceria sita nella stessa strada, aiutata dalla figlia Giorgia aveva preparato un ben di Dio sia per quantità che per qualità, alcune ragazze avevano indossato dei costumi dell’antica Roma recuperati dalle cassapanche delle nonne, alcuni uomini si stavano dando da fare  con un impianto hi-fi, altri scattavano delle foto, insomma un’organizzazione funzionante. Una parentesi: Alberto consumava pranzo e  cena nella rosticceria di Rosa che mangiava insieme a lui in una saletta riservata. La signora era famosa per le sue battute salaci nei confronti dei clienti come quella volta che un tale, dopo aver consumato metà delle  cibarie ordinate stava per uscire dal locale quando: “Ahò allora che devo da fà, vor dì che non te sò piaciuti i supplì ar telefono, te li devi da mangià tutti sinnò m’offenno!” Il malcapitato dinanzi a quella furia obbedì e poi velocemente uscì dal locale da cui sicuramente in futuro sarebbe passato alla larga. L’arrivo in strada di Alberto sorretto da Arianna fu motivo di applausi da parte di tutti i presenti anche di coloro che erano affacciati alle finestre, un tripudio che lo rianimò facendogli riprendere in viso un po’ di colore. La ‘mangiata’ durò sino alle ventuno quando furono portati via i tavoli e messo in funzione l’impianto hi-fi dapprima con canzoni romantiche di Liza Minnelli e di Frank Sinatra  via via sostituiti con pezzi più ritmati ed infine con musica da discoteca a volume altissimo, per fortuna era sabato e l’indomani nessuno andava a lavorare. Alberto con un po’ di cattiveria ignorò Arianna come ballerina, dapprima invitò Angelica alla quale domandò: “Il tuo fidanzato conosce quelli che sono stati i nostri rapporti?” Ci mancherebbe altro, è gelosissimo,  lui ti considera per la tua età sessualmente inoffensivo.” Alberto cambiò le danzatrici  tutte molto giovani ridendo dentro di sé vedendo la lontano il viso corrucciato di Arianna,  quando fu stanco (l’età limita i desideri dei vecchietti) ritornò al tavolo dove era seduta la dama  che: “Quando non ce la fai più ritorni sempre da ‘mammina!” Un passo indietro: Claudio ancora una volta aveva dimostrato la sua furbizia contadina invitando alla festa anche don Agostino sacerdote delle vicina chiesa; il suo ragionamento: meglio sempre tenersi come amico un rappresentante di Dio…Il predetto prete si avvicinò al tavolino dove era seduto Alberto e: “Noi non ci conosciamo in quanto non mi risulta che lei frequenti la chiesa ma per me sarà sempre un piacere rivederla.” “Anche per me don Agostino, io divido le persone in per bene e non per bene al di fuori dell’abito che indossano. Iscritto sin da piccolo in un collegio cattolico sono stato letteralmente ‘buttato fuori’ perché contestavo le religioni tutte che ritenevo create dagli uomini, dico tutte le religioni di cui anche un romano illuminato come il poeta Ovidio Publio Nasone  affermava: ‘Lasciateci credere che esistono gli dei.’ Sono per la libertà assoluta di ognuno di noi in qualsiasi campo partendo dal presupposto che la mia libertà finisce dove inizia quella degli altri.” “In questo sono d’accordo con lei, anche se sacerdote per alcune idee non sono d’accorto con alcuni miei superiori ma lasciano stare i discorsi seri. Ho saputo che lei è molto benvoluto dagli abitanti di questa via anche per la sua generosità, i miei complimenti più sentiti, qualora volesse aiutare anche qualche mio parrocchiano…” Alberto tirò fuori il libretto degli assegni e: “Ci scriva lei la cifra, senza esagerare! Qualora esistesse vorrei guadagnarmi un posto almeno in purgatorio anche se una vecchia battuta afferma che si sta meglio all’inferno dove ci sono tanti peccatori anziché in paradiso dove si vive una vita  beata ma poco piacevole materialmente!” Ad Alberto l’età (e relativi acciacchi) cominciava a pesare. Aveva preso in antipatia alcuni medici che si riempivano la bocca con diagnosi roboanti: ad esempio invece di scrivere sulle ricette ‘mal di schiena’ usavano altri termini tipo:’Spondilodiscite’seguita da una lettera e da un numero che Alberto giocava al lotto con scarsi risultati! Purtroppo la salute del nostro eroe andava peggiorando, la mattina non aveva la voglia né la forza per alzarsi dal letto, veniva aiutato da Arianna che ormai si considerava sua infermiera o forse anche moglie. Per ricompensare lei e la sua famiglia fece venire in casa un notaio  e nel testamento fece scrivere che tutti i suoi beni venissero divisi equamente fra Claudio, Arianna ed Angelica, niente per i parrocchiani di don Mariano. Il Vaticano è ricchissimo,  evasore fiscale di imposte e tasse italiane,  molti suoi componenti sono gay ed altri accusati d pedofilia, una bella foto del clero! L’ordine di restare celibi era stato imposto nel 1085  dal Papa Gregorio VII che non aveva pensato a quanti guai avrebbe  procurato. Molto probabilmente non amava i ‘fiorellini’ come alcuni suoi colleghi nell’andar dei secoli, la questione lasciava indifferente l’ateo Alberto il quale cominciava ad avere problemi relativi alla vecchiaia che avanzava. La mattina non aveva né voglia né molte forze per alzarsi, preferiva il silenzio alla lettura ed alla visione dei programmi televisivi inoltre non aveva molta fame malgrado i succulenti cibi preparati da Rosa. Arianna gli stava vicino più del solito, talvolta la notte dormiva con lui, ormai il sesso era un lontano ricordo, una tristezza…Fu interpellata il medico di base dottoressa Concetta  la quale fece una diagnosi spiacevole. “Il signor Alberto si sta consumando pian piano come una candela, possiamo al massimo ritardare un pò…” Alberto aveva ascoltato da dietro la porta le infauste previsioni di Concetta, spalancò la porta e con uno scatto d’orgoglio: “Io non sono una candela ma un cero grande come una colonna!” Anche se un po’ con la mente annebbiata Alberto capì che la fine non era molto lontana, non provò nemmeno a chiedere aiuto a Hermes, ormai la Parca Atropo stava per tagliare con le sue lucide cesoie il filo della sua vita. Nel testamento fece aggiungere che, a discrezione degli eredi, il tre settembre, suo compleanno, poteva essere organizzata la solita festa in suo onore, festa pagata dai tre beneficiari citati nel testamento. Atropo aveva forse fretta ed una notte usò le sue forbici ed Alberto morì nel sonno con un sorriso sulle labbra, nemmeno la morte era riuscito a fargli perdere il senso dello humour. Per sua volontà non ci furono cerimonie in chiesa, la sua bara, esperiti gli adempimenti burocratici di rito fu trasportata nella cappella al cimitero del Verano da lui a suo tempo acquistata, aveva raggiunto la zia Armida. Gli abitanti della via Conegliano ritennero opportuno tassarsi per far erigere un mezzo busto di Alberto che, non potendo trovare accoglimento nella strada, fu messo all’ingresso del numero otto; col suo sorriso sembrava che salutasse tutti coloro che entravano in ascensore.

     
  • 30 novembre 2018 alle ore 9:37
    TALVOLTA UNA MIGNOTTA...

    Come comincia: Cari lettori, molto probabilmente troverete fuori del comune il titolo di questo racconto, in seguito capirete il perché. Alberto M. era ed è un insegnante di lettere in una scuola media alla periferia di Roma. Non poteva affermare che l’insegnamento gli apportasse molte soddisfazioni come da studente universitario pensava di poter avere. La scolaresca era composta da ragazzi provenienti da famiglie disagiate per usare un termine eufemistico, i padri nella maggiore parte dei sopravvivevano con lavori precari, alcuni erano ospiti delle patrie galere, altri spacciavano, i più furbacchioni erano riusciti a farsi dichiarare invalidi e godevano di piccola pensione ed infine i ladri: non era più facile questo mestiere o professione come affermavano gli interessati, quei fetentoni dei padroni di casa avevano messo porte blindate all’ingresso e talvolta anche alle finestre e poi c’erano i ricettatori che ‘prendevano per il collo’ i venditori di oggetti rubati, una vita difficile. E le madri? Immaginate un po’: le meno appetibili ‘andavano a serva’, quelle discrete si arrangiavano con i vecchietti, la meglio messe erano quelle bellocce,  che ben vestite e truccate accalappiavano i clienti in strada o, le più fortunate in case di signore tenutarie ex…signorine come venivano chiamate ai bei tempi prima che la famosa senatrice facesse chiudere..le case chiuse. Le giovani ed i giovani studenti, benché assolutamente impreparati, d’accordo tutti i professori, venivano annualmente promossi sia per evitare ‘grane’ con i padri sia perché non avrebbero frequentato le superiori. A questo punto ad Alberto venne proposto un lavoro differente che lo avrebbe gratificato: scrivere per un giornale. Armando M. vecchio compagno di scuola aveva ereditato dal padre, deceduto di recente, una villetta a due elevazioni alla periferia di Roma con al piano terra una tipografia. Il genitore, vedovo da anni e molto parsimonioso, aveva messo da parte un bel gruzzoletto con il quale Armando poté affrontare le spese iniziali. “Caro Alberto voglio mettere in atto un mio sogno, pubblicare una rivista mensile anticonformista che possa affascinare i lettori anche con qualche foto: ” Tu eri molto bravo in questo campo, dammi una risposta entro domani con il settore in cui vuoi operare.“ Dopo cena, spaparazzato sul divano e confortato da musiche brasiliane, il buon Albertone prese ad esaminare le varie possibilità senza riuscire a giungere ad una conclusione, Armando pretendeva qualcosa di diverso dal solito, di riviste in giro ce n’era un fottìo. Si addormentò ma a metà notte si svegliò perché,  senza coperta, si era preso di freddo; si infilò dentro il letto ma il sonno tardava a venire ed ancora non riusciva a riscaldarsi ma proprio quel disagio lo portò, per motivi ignoti, a pensare alle prostitute che di notte sulla strada accendevano dei fuochi per soffrire meno il gelo notturno. Trovato! Avrebbe scritto dei racconti sulla vita delle ‘signorine’ e soprattutto per i motivi che le avevano portato a quella loro scelta. Armando fu entusiasta, ecco quello che desiderava, scioccare i lettori con argomenti fuori del comune, in quel campo sui giornali venivano riportate solo scarne notizie di ragazze condotte in caserma e con maîtresses incarcerate. La notte successiva Alberto a bordo della sua Cinquecento  Fiat di quarantennale vetustà, ma ben tenuta, si mise a peregrinare sulla circonvallazione di Roma dove le baby ‘lavoravano’; una in particolare attrasse la sua attenzione: alta, castana, lineamenti del viso regolari, poco trucco,e vestita con abiti un po’ più eleganti e meno appariscenti delle sue colleghe. “Gentile signorina vorrei parlare con lei…” “A’ cocco, cò me se viene pè scopà la conversazione falla cò tu sorella!” “Mi sono espresso male, vorrei conoscere  più a fondo e invitarla a casa mia.” “Se vengo a casa tua la tariffa raddoppia, damme n’ documento, vojo sapè chi sei, una volta uno stronzo m’ha riempita di botte!” “Sono Alberto M. un insegnante di materie letterarie, questa è la mia carta di identità.” “M’hai convinto a montà su sta carriola, num me sembri così morto de fame da…” “Questa che tu chiami carriola è un pezzo da museo, la richiedono anche dal Giappone…” “Va bè monto sur pezzo de museo.” Arrivati nel suo appartamento in via Taranto a Roma: ”A proposito come ti chiami?” “Chiamame Letizia, te piace?” “Mi piaci tu, se la smettessi col dialetto romano te ne sarei grato, mi sa tanto che ti piace fare la volgarona ma in fondo non lo sei.” “Ti accontento, in fondo sei simpatico non come i soliti clienti: vado, l’ammazzo e  ‘men vò così parlando onesto!” “Vedi che ho ragione, hai citato l’Inferno di Dante, sicuramente hai frequentato le superiori, dimmi la verità.” Letizia accusò il colpo, con la testa fra le braccia sul tavolo piangeva, situazione che mandava in tilt il sensibile Albertone il quale, dopo un ragionevole lasso di tempo la prese fra le braccia. “Sei un disastro, il mascara si è squagliato su tutta la tua faccia, sembri pulcinella, vai in bagno,  ti ci accompagno io.” La baby si insaponò più volte ed il viso apparve veramente bello senza quel trucco pesante che aveva prima, sembrava una modella, Al la guardava instupidito, non sapeva più che pensare, una tale bellezza a far marchette per strada! “Vieni sul divano, rilassiamoci con un po’ di musica romantica e, se me lo permetti vorrei baciarti…” Letizia non oppose resistenza anzi partecipò attivamente tanto da far svegliare ‘ciccio’. “Vedo una protuberanza che prima non c’era, in fondo mi fa piacere, voglio dirti tutto di me, mi chiamo Beatrice Annibaldi ma non mi piace quando mi chiamano Bea, sembro una pecora ma tu chi sei veramente a parte la tua professione, non ho mai incontrato nessuno che si prendesse interessasse di me, mi sei piaciuto appena ti ho incontrato, ci manca solo che mi innamori di un cliente!” “E se io cliente non volessi essere nel senso che…” “Non parlarmi di amore, mi sono messa nei guai per questo sentimento ma non voglio parlarne.” “Una proposta: bagno insieme e poi, saziati gli appetiti di mangerecci saziamo quelli erotici.” Un sorriso di approvazione da parte di Beatrice. “Cavolo una vasca Jacuzzi ma allora sei ricco!” “Lo erano i miei genitori morti in un incidente aereo mentre andavano in Australia a trovare nostri parenti, è stato un colpo durissimo, mi ero appena laureato e, tranne che per l’insegnamento, non sono uscito di casa per molto tempo, non riuscivo a trovare un equilibrio, mi ha, come dire, svegliato il mio amico Armando proponendomi di collaborare con una sua rivista, per ora sono abbondantemente confuso, oltre che stupenda in viso hai un corpo meraviglioso che, se permetti, vorrei…Per Alberto fu il più bello rapporto sessuale della sua vita, Bea ci sapeva fare, dopo un lasso di tempo Al andò in bagno, testa sotto l’acqua fredda, ne aveva bisogno. Si svegliarono a mattina inoltrata abbracciati, Alberto telefonò a scuola, aveva un forte mal di testa e di stomaco, prognosi cinque giorni di riposo. Alberto avrebbe voluto ancora…ma capì che era meglio godersi una giornata di quel sole romano che gli parve quanto mai romantico. Colle Oppio, giardini da lui frequentati da piccolo con i genitori, una vena di tristezza ma la presenza di Beatrice..”Ti chiamerò Bea anche se non ti piace.””Da te accetto tutto ma, ti prego, non mi deludere per me sarebbe la fine!” In via del Corso a fare spese, la carta di credito di Alberto si arroventò ma il padrone ne fu felice, gli abiti e le scarpe che Bea aveva acquistato la rendevano ancora più deliziosa, il padrone del negozio fece i complimenti ad entrambi. “Siete una bella coppia!” L’ovvio problema prese corpo nella mente di Alberto: se qualche cliente l’avesse riconosciuta per strada o in un locale…lo espose a Beatrice che rimase ammutolita. “Mio nonno Alfredo ex commissario di P.S. affermava che tre erano le esse importanti nella vita: salute, soldi e serenità, troverò una soluzione.” E la soluzione fu quella di farsi trasferire in una scuola in località lontano da Roma, quale posto migliore della Sicilia? Alberto scelse il liceo classico ‘La Farina’ di Messina dove fu trasferito con l’aiuto di un funzionario del Ministero della Pubblica Istruzione che era stato amico dei suoi genitori. Il finale: Alberto non riportò la sua storia sulla rivista dell’amico Armando, la ‘carriola’ divenne di esclusivo uso di Bea, Alberto acquistò una Jaguar X Type suo vecchio sogno con la quale visitarono i più bei posti della Trinacria, felici? Alberto faceva gli scongiuri e si promise di non volare mai su un aereo!

     
  • 12 novembre 2018 alle ore 17:10
    BUONGUSTAI DEL SESSO.

    Come comincia: Buongustai del sesso dovremmo essere un pò tutti noi di qualsiasi genere si tratti, tranne ovviamente gli asessuati, dunque i buongustai son quelli che riescono a trarre delle sensazioni piacevoli, spesso molto gradevoli tanto da condizionare la propria vita e così era avvenuto a due coppie. Alessio F. dottore dell’Ospedale Militare Celio di Roma, il suo collega Leonardo N. con relative consorti Patrizia V. ed Arianna L. Alla apparenza erano delle persone cosiddette normali con ognuna le proprie peculiarità. Patrizia era figlia avuta in tarda età da due nobili decaduti i Boccadifalco, che con lo sparviero non avevano nulla in comune. Abitavano in un antico castello, in parte non abitabile perché in rovina, si erano ‘rifugiati’ in tre stanze in cui erano ‘spariti’, perché esitati per motivi economici, tutti i quadri antichi e gli oggetti di valore. Il barone,  appassionato del tappeto verde ma non favorito dalla sorte al gioco, era stato preda di quegli individui che sostano dinanzi alle case ai casinò per ‘foraggiare’, a caro prezzo, i giocatori sfortunati. La consorte era deceduta di crepacuore ed Abelardo H., questo il suo nome, viveva in poche stanze, alcune con recipienti per ‘accogliere’ l’acqua proveniente dal soffitto, una desolazione alla quale, alla morte del padre,  si era sottratta  Patrizia sposandolo, pur senza esserne innamorata il dottor Alessio; i quattro abitavano in una palazzina in via Labicana a Roma. Data la comunanza di lavoro, si frequentavano nel tempo libero mentre le consorti, casalinghe e senza figli talvolta si riunivano per lavorare ai ferri, loro passione comune. In occasione della missione dei mariti inviati in una località in cui era avvenuto un terremoto, Arianna chiese a Patrizia di dormire a casa sua, non era abituata a star sola di notte. Al calduccio del letto le due signore si abbracciarono, per loro una novità che si tramutò in qualcosa di diverso dal normale in quanto Arianna, non molto consona al significato del suo nome (casta), baciò in bocca Patrizia ed andò oltre toccandole le tette ed infine baciandole il ‘fiorellino’. Patrizia, presa dal vortice della passione, ricambiò nello stesso modo. Finita la furia sessuale, le due signore si guardarono in viso ridendo, dalla letteratura risulta che già le antiche donne  greche amavano la promiscuità sessuale e quindi…Quella notte aveva lasciato il segno nelle due signore che, allorché erano sole, si baciavano in bocca con passione. Un pomeriggio che Alessio era di servizio all’Ospedale Militare, Patrizia pensò di fargli una sorpresa andandolo a trovare. L’ufficiale di picchetto fu estremamente gentile con la signora che accettò quella corte anche perché il Tenente era un fustaccio come si dice in gergo ed anche piuttosto spiritoso tanto da farla ridere più volte. Il buon Bruno R. si sbilanciò affermando che a Roma non conosceva nessuna ragazza e che si trovava a girar per la città in solitudine con la sua Volvo 60. Finalmente Patrizia si ricordò il motivo della venuta in quell’Ospedale Militare ed incontrò il marito piuttosto sorpreso della sua visita. L’incontro col bel Tenente fece venir in mente alla signora di sfruttare quella ‘simpatia’ dimostrata dall’ufficiale nei suoi confronti, il giovane era sicuramente benestante considerato il valore della sua auto. Da quel momento Patrizia cominciò a lavorare ‘ai fianchi’ il marito lamentandosi che altre signore si permettevano da far i loro acquisto di vestiti, scarpe e gioielli in vie di Roma in cui c’erano negozi con merci di lusso. Alessio, sempre innamoratissimo della moglie, non capì dove voleva andare a ‘parare’ la consorte, le fece solo presente che sol suo stipendio…Patrizia fece la faccia tosta e raccontò al marito le avances del Tenente R. che le aveva promesso di accompagnarla a far delle spese con la sua Volvo, ovviamente col parere favorevole di Alessio il quale, pur nella sua ingenuità capì il secondo fine di Bruno. In crisi con se stesso Alessio diede il consenso alla moglie il quale lo abbracciò e lo baciò: “Sei il miglior marito del mondo!” “E forse in futuro anche cornuto.” pensò Alessio. Patrizia era tornata a casa con pacchi e pacchetti pieni di vestiti, scarpe ed anche un anello con brillante. Non volendo andare in albergo, Patrizia pensò bene di invitare Bruno nel suo appartamento mentre in casa c’era il marito per evitare ovvii pettegolezzi dei coinquilini. la sua richiesta passò al vaglio di Alessio che, inaspettatamente anche con se stesso, acconsentì. Bruno si presentò un pomeriggio con un gran mazzo di rose rosse accolto da una Patrizia su di giri e da un Alessio rassegnato. “Prima andiamo nel salone, a Bruno ho detto di sapere suonare l piano e lui vuol appurare quanto sono brava. Dopo circa mezz’ora il piano cessò di suonare perché Patrizia e Bruno erano passati in camera da letto. Il Tenente in bagno, nel veder Patrizia nuda rimase estasiato, Patrizia era una longilinea provvista di belle tette e di un sedere delizioso ma il meglio venne allorché la dama si esibì in un repertorio sia orale che di movimento del bacino che portò alle stelle la goduria di Bruno, valeva tutti i soldi che lui aveva speso per i regali. La notte Patrizia, dopo aver cambiato le lenzuola e benché stanca sessualmente, ritenne opportuno far godere delle sue grazie anche il marito che  non pensò a chi era stato con sua moglie prima di lui, ricordò il detto che ‘una moglie allenata…rende di più!’ Arianna si accorse dei nuovi vestiti, delle scarpe e dell’anello di Patrizia la quale fu sincera con grande sorpresa dell’amica. “E così tu…” “E così io… tu che avresti fatto al posto mio? Sii sincera.” Arianna fu sincera: “Gli avrei mollato anche il popò…” “Cosa che ancora io non ho fatto, i negozi di Roma son pieni di belle cose, che ne dici se propongo a Bruno un incontro con te?” “Tuo marito è stato comprensivo, io non so se Leonardo potrebbe essere della stessa opinione.” Leonardo inaspettatamente fece una contro proposta: “Prima che tu te la spassi con quel Bruno vorrei spassarmela io un pomeriggio con Patrizia.” Arianna: “Res cum ita sint, tradotto: stando così le cose penso che potremmo dire:’tutti insieme appassionatamente!’” E così avvenne uno ‘wife swapping’ con grande soddisfazione di tutti.  Patrizia ed Arianna facevano la ‘spesa’ ambedue con Bruno il quale dimostrò ancora una volta che il denaro non era per lui un problema. Una domenica che i quattro pranzavano insieme Patrizia: “Alla fine del pasto una notizia sconvolgente!” “E che sarà mai, è morto il Papa?” “ Devo riferirvi una confessione di Bruno: ha dichiarato di essere bisessuale!” Silenzio generale poi Leonardo: “A noi che ce ne importa?” “E qui ti sbagli, prima ha ‘usufruito’ delle signore ed ora tocca a voi maschietti.” “Col cavolo, io nemmeno per diecimila €uro!” “Infatti non sono diecimila ma trentamila,” “A testa?” “Ognuno di voi percepirà questa somma in contanti alla fine della serata.” Alessio e Leonardo  insieme intonarono un canto goliardico: “Bruno, bum, Bruno bum chi l’avrebbe mai creduto che tu avessi avuto: valzer, un debole con il buco del cul,  bam bam bam bam, bam bam bam!” “Mi viene in mente una frase di Dante che affermava: ‘quanto sa di sale il pane altrui!’” “Lasciamo da parte la letteratura, anche se ipoteticamente noi fossimo d’accordo ho  seri dubbi che il mio ‘ciccio’ alzerebbe la ‘testa’, non mi piacciono i culattoni!” “Non sputar sul piatto in cui potresti mangiare, ci saremo noi femminucce di supporto a voi ed anche per soddisfare la parte maschile di Bruno.” “Altro che Sodoma e Gomorra: una pioggia di fuoco si abbatterà su questa palazzina coinvolgendo anche persone innocenti, vi prenderete questa responsabilità?” “Alessio, dopo che hai fatto sfoggio di cultura religiosa lasciamo da parte le battute di spirito e decidiamo come comportarci; I soldi piacciono a tutti, noi…” “Chi non ci sta alzi la mano.” Nessuno ebbe il coraggio di rifiutare quel fiume di denaro e la notizia fu comunicata per telefono al fornitore di…il quale “Oh che bello, che ne dite di domenica pomeriggio?” Un secco ”Ok, alla prossima domenica.” Il pranzo dei quattro fu più frugale del solito, dovevano essere in forma e non bolsi. Bruno si presentò col solito mazzo di rose rosse e con una maschera in viso, comprensibile era carnevale ma quando se la tolse…sorpresa sorpresa, Bruno aveva il viso  truccato da donna, e che donna, bellissima, un’atmosfera surreale! “Penso che i signori siano a posto con i lavacri, io appostissimo che ne dite se cominciamo subito, il mio popò scalpita!” Ci fu uno scambio: Patrizia si appropriò oralmente del ‘ciccio’ di Leonardo imitata da Arianna con Alessio. Bruno, in ginocchio, aveva già ben lubrificato il suo ‘popò’ ed i due maschietti, a turno, non ebbero difficoltà a penetrarvi, le signore provvedevano a prendere in bocca il ‘ciccio’ di Bruno ‘ben dur’ e che emetteva delle bordate di sperma. Bruno sembrava instancabile; ad un certo punto le signore, viste le facce dei mariti: “Bruno che ne dici di smetterere, potresti sentirti male!” “Io lo farei per giorni interi ma il mio popò talvolta non collabora e si rivolta, fine della goduria.” I cinque, spaparanzati chi sul lettone e chi sul divano pian piano ripresero le ‘penne’, andarono in bagno e si rivestirono, ‘la musica è finita, gli amici se ne vanno’. Bruno si rimise la maschera in viso prima del: by by, a presto!” Alessio e Leonardo con noncuranza misero mano a due buste della spesa contenenti…una bella spesa pensando a qual fine avrebbero  destinato tutti quei soldi. Avvennero altri due incontri fra i cinque poi Bruno fu trasferito, per sua volontà, ad Agrigento forse per andare a provare altre sensazioni con nuovi amici siciliani e siciliane di fama piuttosto focosi!

     
  • 06 novembre 2018 alle ore 10:09
    IL SESSO NON HA COLORE

    Come comincia: Era l’inizio di giugno, a Rimini il tempo non faceva i ‘capricci’ tanto temuti dagli albergatori anzi le giornate erano assolate e la temperatura gradevole. Paola Rossi, tramite agenzia,  aveva contatto una famiglia di profughi Tunisini per impiegarli nel suo stabilimento balneare ‘Intimità’. Inaspettatamente una mattina si trovò tutta la famiglia istallata sulla panchina dinanzi allo stabilimento. Il capo famiglia fece le presentazioni: “Sono Aban Madani, mia moglie Leyla Hamid, i miei figli gemelli Bashir e Hadi, mia figlia Amira, ci hanno dato il suo indirizzo dello stabilimento ma non quello di casa sua per questa ragione siamo qui. Paola passò in rassegna con gli occhi i Tunisini, tutti dalla pelle piuttosto chiara, soffermò la sua attenzione particolarmente sui due gemelli: due giovani un metro e ottanta circa dal fisico atletico e dal sorriso accattivante, anche la ragazza non era male, insomma una famiglia di belli. L’agenzia di collocamento aveva fornito per loro buone referenze, nessun procedimento né pendenze penali, insomma affidabili. I Tunisini avevano soggiornato in una località siciliana per cinque anni ma non era stato specificato il motivo del loro trasferimento, parlavano un italiano comprensibile. Paola: “Penso non abbiate un alloggio, a Rimini d’estate è un impresa trovarlo, sopra casa mia c’è un piccolo appartamento di tre stanze, potreste sistemarvi lì, non è lontano. Leyla abbracciò Paola per ringraziarla: “Siamo stati fortunati signora, sapremo ricompensarla col nostro lavoro.” Era domenica, a casa di Paola tutti i suoi congiunti: Andrea Fabbri pater familias e poi Silvia e Fabio ambedue studenti universitari a Bologna. “Appena vi sarete sistemati Bashir ed Hadi dovrebbero venire con me per sistemare lo stabilimento, E così fu, a bordo della Dacia di Paola arrivarono nel posteggio dello stabilimento e poi in cabina. Paola si era presentata con una costume intero di color nero provocando l’ilarità dei due giovani. “Cosa avete da ridere , mai vista una donna in costume?” “Madame ci scusi l’impertinenza (in Tunisia si parlava il francese) ma una giovane e bella donna dovrebbe indossare qualcosa di più sexy per far godere la vista dei maschi del lido.” Paola non rispose, sarebbe stato difficile dire qualcosa di spiritoso per ribattere quella osservazione piuttosto impertinente, guardò meglio i due giovani: due statue greche o meglio tunisine, si meravigliò lei stessa per il suo interesse per due ragazzi che potevano essere suoi figli. “Voi  sarete addetti al salvataggio, sul lido c’è una piattaforma sopraelevata per scorgere meglio eventuali bagnanti in difficoltà, ci sono due attrezzi di plastica per la bisogna e due binocoli, inoltre  avete il compito di mettere gli ombrelloni e le sdraie dove vi indicherò. Bashir ed Hadi avevano ben capito quale fosse il loro lavoro e dimostrarono sveltezza e precisione che fece piacere a Paola. “Io vado a casa, ogni nuovo cliente deve essere riportato nel registro delle presenze ed a lui dovrete rilasciare una tessera d’ingresso, ben capito?” “Madame, noi a scuola eravamo piuttosto bravi, lo saremo anche qui.” Paola era rimasta colpita dalla osservazione dei due ragazzi, forse avevano ragione, a quarant’anni molto ben portati un costume intero era eccessivo;  si recò nel negozio di una sua amica, anche se era domenica, d’estate tutti gli esercizi erano aperti. “Cara Paola è un  piacere vederti, cosa chiedi alla tua amica Isolde? (Era una tedesca che aveva sposato un riminese). Ho un costume intero, vorrei un due pezzi non molto scollato.” “Due pezzi da monache non ne ho, col tuo fisico ti puoi permettere tutto, eccone uno bellissimo, tipo brasiliano, farai girare la testa a tutti i maschietti, auguri.” E così fu, al rientro nello stabilimento i due Tunisini le fecero i complimenti: “Madame est fabuleuse, ha visto che la nostra osservazione era giusta.?” Paola non si voleva dar per vinta, “A casa ho tanti costumi…” Anche Andrea, Silvia e Fabio rimasero stupiti, la rispettiva moglie e madre si era modernizzata, un po’ troppo pensò il marito. Andrea era proprietario di una grande pasticceria ubicata nel Comune di Verucchio, non era riuscito ad ottenere una licenza per Rimini, troppa concorrenza e poche raccomandazioni e così aveva ripiegato per un Comune limitrofo  sempre affollato da turisti per le sue antichità. Giorni  prima alcuni vicini lo avevano informato che la sua dipendente,  Alma Crocetti,  in sua assenza, si dava ai bagordi con degli amici con i prodotti esistenti in pasticceria, la licenziò per giusta causa senza liquidazione ed era in cerca di una sostituta. Chi meglio della tunisina Amira, sembrava una ragazza assennata e poi fisicamente piacevole il che non guastava. Andrea spesso non rientrava a Rimini con la motivazione che il locale chiudeva alla due di notte e la mattina apriva molto presto; si era ricavata una stanza con due letti ed un bagno nel retro della pasticceria. Anche Amira fu costretta a seguire gli orari del datore di lavoro, Aban, il padre, non era contento di quella situazione ma capì di non poter intervenire. Ogni giorno Andrea ed Amira si ‘avvicinavano’ sempre di più specialmente quando rimanevano soli. Cosa strana per un’araba, fu Amira che fece il primo passo in campo sessuale, una notte si distese sul lettino di Andrea: “Scusami se ti disturbo, mi sento sola, ti dispiace se sto un po’ vicino a te?” Andrea non aspettava altro da vario tempo ma  aveva avuto paura della reazione della ragazza, sarebbe venuto fuori uno scandalo ed anche a casa sua non l’avrebbero presa bene. Amira dimostrò di non essere alla sua prima esperienza sessuale con gran gioia del suo amante che con la moglie, in questo campo, aveva tanti problemi per la ‘rigidità sessuale’ della consorte, insomma una puritana. All’inizio Paola non era contenta della lontananza costante del marito ma un episodio le fece cambiar idea. Una mattina Bashir, vedendo arrivare in spiaggia Paola particolarmente pimpante, pensò bene di prendere al volo l’occasione. “Madame Paola, visto il mare calmo che ne dice di una nuotata insieme, a controllare la situazione ci sarà Hadi.” “Purtroppo io non so nuotare.” “Non ci credo una signora che abita in una città di mare, va bene le insegnerò io, prendiamo la barca di salvataggio per ogni eventualità.” Con meraviglia di se stessa, Paola accettò senza parlare, remando remando Bashir portò la barca abbastanza al largo, le ‘fils de pute’ capì che la situazione volgeva a suo favore, fece scendere in acqua Paola e: “Le insegno a fare il morto, chiuda gli occhi, metta la testa in acqua, io la sorreggerò con la mano sulla schiena, si rilassi.” Paola si rilassò a tal punto quasi da non accorgersi che gli veniva sfilato lo slip, o meglio se ne accorse ma non ebbe il coraggio o meglio la forza di protestare. Fu difficile da capire come Bashir fosse riuscito a penetrare nel ‘fiorellino’ di Paola, per lei era  un’esperienza unica, mai provata; ebbe due orgasmi consecutivi sempre ad occhi chiusi, cosa che non aveva provato mai con suo marito, anche per sua colpa. Sembrava addormentata. Bashir: “Madame dobbiamo tornare a riva, Hadi potrebbe pensare che lei sia annegata e poi la gente che ci ha visto andare al largo…” Paola pian piano si rese conto della situazione, un cumulo di sensazioni da quella più bella a quella della colpa ma la prima ebbe il sopravvento. Baciò in bocca il suo amante senza parlare. A terra la dama si era ripresa ed ad Hadi:”Tuo fratello mi sta insegnando a nuotare.” (chiamalo nuotare!) Il giorno successivo Hadi: “Signora penso che lei abbia ancora qualche lezione per esser sicura nel nuoto, prendiamo la barca ed andiamo al largo.” Il giovane era stato  previdente, aveva portato con sé un materassino che, poggiato sul fondo della barca rendeva piacevole il distendersi dei due corpi. Questa volta fu Paola a spogliarsi di sua iniziativa, Hadi sembrava aver un pene più grande del fratello e Paola provò orgasmi multipli fino a rimanere senza forze. Hadi riportò la barca a terra, Bashir la ormeggiò senza far commenti e guardò in faccia i due, sembravano proprio spompati. Le ‘lezioni di nuoto’ erano quasi giornaliere, i due tunisini recuperavano le forze con cibi ‘ricostituenti’ forniti da Paola  sempre più in  forma fisica cosa notata da Silvia e Fabio che, recatisi una mattina in spiaggia notarono le manovre della madre con il bagnino di turno e si resero conto della situazione, non erano puritani. “Hai capito mammina, tanto per bene, ha scoperto il sesso a quarant’anni.” Aban, il padre, bravo meccanico, aveva trovato un impiego presso una officina automobilistica che includeva anche un concessionario di marche di auto estere, c’era molto da lavorare ed Aban tornava a casa la sera ‘distrutto’ fisicamente, cena a poi a letto. La moglie Leyla era la donna di casa, dalla cucina alle pulizie tutto sulle sue spalle e, vedendo gli altri divertirsi si cominciò a domandare se anche lei non aveva diritto ad un po’ di ‘rilassamento.’ L’occasione capitò un pomeriggio quando andò in camera di Fabio per spolverare e vide il giovane nudo sul letto, un membro morbido ma…promettente. Lo prese in mano sin quando il proprietario si svegliò  ed esordì con: “Grazie cara, che ne dici di farti vedere nuda, chiudi la porta a chiave.” Leyla era ancora appetibile, un bel fisico anche se un po’ robusto, tette dure e fiorello? Deliziose, piacevoli, paradisiache forse gli aggettivi erano eccessivi ma le sensazioni provate da Fabio erano  assolutamente maggiori di quelle saggiate con le sue coetanee. Unica rimasta a bocca asciutta? Silvia che sconsolatamente ricordò il poema satirico ‘Ifigonia in culide’ in cui la protagonista, al par suo, si lamentava. “Quanta fava quanta fava ma perché nessun mi chiava?”

     
  • 27 ottobre 2018 alle ore 9:05
    IL MAGO DISSE ALLA STREGA...

    Come comincia: Il mago disse alla strega....
     Non vi sto a riferire quello che il mago disse alla strega per evitare volgarità, vi posso solo dire che il mago andò in bianco. Questo ‘cappello’ per introdurre un racconto un po’ particolare: personaggio Aurelio Mangano con studio in un paese in provincia di Catania con pochi abitanti, suo padre Gioacchino era stato il suo maestro nell’arte divinatoria e gli aveva consegnato un libriccino, il cui contenuto era conosciuto solo da loro due, col quale Aurelio riusciva a predire il futuro delle persone che si presentavano a lui. Col passa parola si era fatta una fama di persona seria e affidabile, moltissimi dei suoi clienti, provenienti anche da località lontane, avevano visto avverare le sue previsioni un po’ in tutti i campi, da quello medico e poi un po’ in tutti gli altri:  lavoro, studi,  affetti ecc. Come poteva essere classificato? Veggente, divinatore o che altro, Aurelio si presentava solo col suo nome e cognome senza alcuna qualifica,  riceveva i clienti solo per appuntamento, la sua sala d’aspetto era sempre piena di persone in attesa di conoscere il loro futuro. Scapolo, palestrato, molto sensibile al fascino femminile  nel suo studio evitava nel modo più assoluto di far la corte a qualche cliente femmina anche se di suo gradimento. Più di una volta gli era capitato che qualche signorina gli aveva fatto capire la sua disponibilità ma siccome c’era molta concorrenza in questo campo, preferiva far una cernita a seconda della beltade del soggetto e  dava loro appuntamento a Fiumefreddo dove aveva la sua abitazione  molto confortevole ed arredata con buon gusto. Alcune volte gli erano capitati casi ‘difficili’ come quando si era presentata una ragazza in compagnia di una signora anziana  a cui aveva ‘visto’ un tumore al fegato e la morte entro trenta giorni. Fece segno alla ragazza di seguirlo in altra stanza per rivelarle quanto da lui pronosticato. La ragazza si mise a piangere e ci volle del tempo prima che si ricomponesse. Al rientro nello studio la vecchia: “Sei la solita puttana, ti sei fatto anche il qui presente, paga e andiamo via.” La figlia fece cenno ad Aurelio di non farci caso, la vecchia doveva essere proprio una peste ma… ancora per poco! Altro caso particolare: un uomo di mezza età non particolarmente attraente volle sapere se sua moglie avesse un amante. Dal libriccino Aurelio dedusse che la signora non aveva un  amante ma ben tre suoi vicini di casa. Entrò in crisi, poteva accadere una tragedia se avesse detto la verità al marito. Col pretesto di conoscere i dati personali del richiedente, si fece consegnare la sua carta di identità da cui rilevò oltre al nome e cognome anche il luogo e la via di residenza, al ‘cocu’ disse una bugia: “Sua moglie non la tradisce, sia sereno.” Appena uscito il cotale, all’ufficio informazioni chiese il numero dell’utenza telefonica intestata a….Ottenuta l’informazione: “Signora noi non ci conosciamo, le dico solo di stare molto attenta, suo marito dubita della sua fedeltà e potrebbe fare una sciocchezza” “Chi parla? Non  credo ad una parola di quello che mi ha detto!” “Farebbe meglio a crederci!”  Ormai Aurelio si era incamminato oltre che nella strada del preveggente anche in quella di salvatore di situazioni pericolose ma talvolta non poteva riuscirci come nel caso di una signora: “Son venuta da lei per un motivo delicato, il mio consorte ha un amico… molto amico, spesso escono insieme ed io resto sola a casa, non abbiamo figli, anche in campo sessuale è un disastro, vorrei sapere se il mio poco adorato marito è omosessuale.” Era omosessuale. “Gentile signora mi ha messo in crisi, dirle la verità potrebbe essere spiacevole ma…” “Ho capito tutto, anche se omosessuale resterò con lui per il volgare denaro, è molto ricco e evidentemente il nostro matrimonio è stato per lui un paravento, questo è il mio biglietto da visita qualora…”Aurelio ricambiò fornendo il suo biglietto da visita. La signora Elda M. oltre ad essere bella aveva classe, Aurelio ne prese nota ed ebbe una gradita sorpresa quando un pomeriggio di un venerdì: ”Sono Elda M. fra mezz’ora circa sarò sotto casa sua, porti un costume da bagno, andremo… glielo dirò in macchina.”  Elda fermò la sua Giulia A.R. rossa sotto casa del futuro probabile amante e suonò due volte il clacson. Aurelio scese le scale e fu letteralmente abbagliato da Elda, era in costume da bagno che, dire non molto castigato era il minimo, sopra un copricostume trasparente, la dama era riuscito a far rimanere la bocca aperta Aurelio in segno di  meraviglia. “Chiuda la bocca, ci possono entrare delle mosche!” Pure preso per il c…o “Col suo permesso preferirei andare con la mia Jaguar X Type.” “Permesso accordato lei, anzi tu, hai avuto stile nell’acquisto di un’auto di classe.” “Per ora ho conquistato una donna di classe che mi vuol condurre dove?” “A Marina di Cottone mio marito, in una caletta, ha un bungalow ben attrezzato, ci passeremo il tempo che vogliamo, Guglielmo è col suo amico.” Era venuto a galla il nome dell’omo. Il bungalow era una bomboniera con tante comodità ma ci sarebbero potuti rimanere solo sino a domenica sera, il lunedì Aurelio aveva degli impegni di lavoro. La signora aveva un arretrato in fatto di sesso e lo dimostrò non appena chiusa la porta del bungalow, un bacio alla grande di quelli che fanno resuscitare i morti. “Vieni in bagno per un bidet ai tuoi gioielli…altro che gioielli hai…hai…A letto i due ripassarono tutto il Kamasutra, la dama era una buongustaia e gustò anche il sapore dello sperma di Aurelio: “Sembrava panna, mai assaggiato qualcosa di simile!” Per recuperare le forze un breve spuntino e poi il classico bagno a mezzanotte particolarmente romantico per la presenza della Luna piena poi sdraiati sull’arenile con Elda che aveva girato il viso dall’altra parte, delle lacrime scendevano sulle sue gote, lacrime di gioia e forse anche di rimpianto per qualcosa che sicuramente le sarebbe stato precluso per il futuro, Aurelio era stato chiaro: niente rapporti fissi. La domenica sera il rientro, Elda con solo una stretta di mano salutò il bell’amante che le aveva fatto provare non solo delle gioie del sesso, solo una stretta di mano perchè c’erano degli inquilini affacciati alle finestre. Il solito rompiballe spiritoso: “La prossima volta facciamo a metà?” “Zozzone a metà di che, è sola un’amica!” “Si un’amica del c…o!” “Vai a…” Va bene ci vado ma ricordati che se hai bisogno di un aiuto…” In studio la mattina seguente due sorelle un po’ avanti con gli anni e niente affatto appetibili: “Vorremmo sapere se riusciremo a sposarci, sinora…” Il sinora risultò che sarebbe stato definitivo ma come indorare la pillola? “Risulta che per voi è meglio rimanere sole tra di voi, vi farete compagnia.” Era il massimo della diplomazia. Altro cliente ‘difficile: una mattina si presentò un tale piuttosto tarchiato, baffi,  barba non rasata, coppola, gilet con catena d’oro,  aveva lo stile del mafioso. Era accompagnato da altro individuo più alto di statura, ma praticamente simile, munito di fucile calibro dodici e di cartucciera, il classico guarda spalle.“Mi dissero che vvossia insirta u futuru.” “Ci provo, cosa vuol sapere?” “Venni a sapiri chi mi vogghiunu  ammazzari, vogghiu  sapiri si ci arrinìscirannu.” Vagli a dire che ci sarebbero riusciti, solita risposta diplomatica.”Lei verrà ferito e sarà ricoverato in ospedale, di più non posso dirle.” “Dutturi quantu vi haju?” “È un  mio omaggio, tanti auguri.”  “Vvossia si fici n’amicu, riurdatillo Linu!” Avere una amicizia in un certo campo Aurelio non l’aveva messo in conto, non si sa mai, poteva servire. ‘Altro giro, altro numero’ Per chissà per quale motivo recondito ad Aurelio venne in mente questo vecchio detto all’apparire di altro cliente la cui mascolinità era in  forte dubbio: magro, occhi truccati, sciarpa al collo, maglietta ‘non baciatemi in bocca’ modi femminei: “Sono Gabriele, Gabri per gli amici vengo da lei per un fatto doloroso, mio marito o quello che pensavo fosse mio marito Marco mi ha lasciato per una donna,per una donna! Sono angosciata, vorrei sapere se ritornerà a me, le pagherò qualsiasi cifra!” “Lei vuol sapere la verità oppure…” “Come la canzone la verità mi fa male lo so, veda lei.” “Marco si sposerà con Antonella, lo sapeva il suo nome?” “Si lo sapevo, brutto vigliacco, tenga cento  €uro, ormai per me i soldi…” Ci mancava pure l’omo flerens! Per fortuna non c’erano altri clienti. Lunedì mattina, Aurelio non si sentiva particolarmente in forma fisica, raffreddato qualche linea di febbre, i primi freddi lo avevano colpito ma la sala d’aspetto era piena di clienti e così, imbacuccato: “Entri il primo.” Un uomo sui quaranta ben vestito, una persona normale che descrisse la sua situazione amorosa un po’ particolare: “Per prima cosa desidero che quanto le riferirò non esca da questa stanza, voglio la sua parola.” “Vada pure avanti, c‘è il segreto professionale.” “Sono un impiegato statale, da tempo sono l’amante della moglie del mio capo sezione, non è una avventura passeggera, anche lei è innamorata di me ma, se la storia divenisse di pubblico dominio passerei guai seri, penso di aver trovato una soluzione anche se difficile da mettere in atto: far diventare mia moglie l’amante del mio capo, non vorrei esagerare ma per me è una questione di vita o di morte, minimo potrei essere trasferito fuori sede oppure…non ci voglio pensare ci riuscirò?” Il signore cominciò a tremare. “Non si sente bene, vuole un bicchiere d’acqua?” “No solo una sua risposta.” Consultando il suo ‘breviario’ constatò che il cotale sarebbe riuscito nell’intento ma ritenne di non dover dare subito la risposta e consigliare il suo dirimpettaio: “Avrà difficoltà sia a convincere sua moglie sia il suo capo sezione, per prima cosa faccia un  po’ la corte alla sua signora, fiori, cena al ristorante, qualche gioiello se ne ha la possibilità finanziaria e le dica che il suo capo gli ha confidato di un suo interessamento amoroso per lei, agisca nello stesso modo col suo capo, gli riferisca che sua moglie, piangendo, gli ha confidato di essere innamorato di lui, ci vorrà del tempo ma la situazione si evolverà come lei spera.” “Qui ci sono duecento €uro, non ho problemi finanziari, qualora riuscissi nel mio disegno la verrò di nuovo a trovare, magari in compagnia della mia adorata…” Esaurito il numero di clienti, squillò il telefono, solo  un pianto. “Se è uno scherzo è di cattivo gusto.” “Sono Elda, ho bisogno di parlarti, posso venire allo studio?” Aurelio fu tentato di dirle di no, sentiva puzza di guai ma Elda aveva ripreso a piangere. “Ti aspetto.” Dopo una mezz’ora Aurelio vide dalla finestra l’arrivo di una Giulia rossa. Elda portava gli occhiali scuri ed era vestita trasandata. “Stiamo un po’ seduti sul divano, vorrei…” “Ed il vorrei che ti togliessi gli occhiali, qui dentro non  c’è il sole.” Frase che Aurelio riconobbe non molto intelligente ma rimase basito nel vedere che la signora aveva un occhio nero. Ripresasi, la signora raccontò che dopo aver fatto visita alla madre, ritornando a casa prima del previsto gli era accaduto di entrare in camera da letto e scoprire che il marito era ‘in compagnia’ del suo amico omo, il marito aveva preso male questa sua intrusione e l’aveva picchiata. Aveva pensato di denunziarlo alla Polizia ma, ragionando a mente fredda capì che aveva tutto da perdere e quindi rinunziò. Chissà per quale ‘marchingegno’ psicologico il ‘ciccio’ di Aurelio alzò la testa, Elda se ne accorse e provvide a farlo entrare dentro la cosina che si risvegliò e tutto finì ‘in gloria’. “Mangiamo qualcosa e poi decidi cosa fare.” “Purtroppo non ho altra scelta, tornerò a casa.” La storia finì come Aurelio non avrebbe voluto, si era innamorato di Elda da lei ricambiato e la loro divenne un legame fisso. Per quanto riguarda il titolo c’è da domandarsi perché un mago dall’aspetto piacevole e dai modi signorili dovesse chiedere un favore sessuale ad una strega dall’aspetto orrido e poco appetibile, solo una risposta possibile, il mago era un masochista!

     
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