username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

in archivio dal 16 gen 2009

Alberto Mazzoni

03 settembre 1935, Roma - Italia
Segni particolari: Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta, tromba!
Mi descrivo così: Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

elementi per pagina
elementi per pagina
  • 29 novembre 2017 alle ore 15:08
    UN USIGNOLO ZOZZONE.

    La  luna in ciel ridente rischiara il panorama, sul salice piangente un usignolo chiava, chiava l'innamorata che, piena di languore con voce appassionata gli giura eterno amore.

     
elementi per pagina
  • giovedì alle ore 10:50
    SI VIS PACEM...

    Come comincia: Alberto M., anni sedici, frequentava a Jesi in quel di Ancona la quinta classe A) del locale ginnasio. Che ne combinava di tutti i colori era il meno che si potesse dire. Di intelligenza superiore alla media, per natura riusciva a dileggiare sia i compagni che i professori.  In un compito in classe ‘si vis pacem’aveva sostituito Il normale  ‘para bellum’ (per i non latinisti prepara la guerra) un ingiustificato:  ‘para culum.’ Frase che fece saltare sulla sedia il professore di materie letterarie Altero G. il quale non trovò altra soluzione che mandarlo fuori dall’aula. Male gliene incolse (al professore), di passaggio dinanzi all’alunno  il preside Gioele C. si informò dall’insegnante dell’accaduto e: “i professori debbono istruire gli alunni non punirli!” e così l’indisciplinato Alberto riprese con faccia serafica il suo posto in classe  con un risolino sulle labbra che fece ancor più incazzare il docente che, impotente dinanzi alla decisione del preside,  ritenne opportuno far scrivere dalla segretaria della scuola sul diario dell’alunno una nota altamente negativa sul comportamento di Alberto, nota da far firmare p.p.v. (per presa visione) al padre del colpevole o da chi ne fa le veci. Ti pare che l’Albertone  si sarebbe fermato, quando mai. Variò il p.p.v. in p.p.p.c.  e si presentò alle tredici al papà Armando, funzionario di banca, il quale: “Dì al tuo professore che non so che voglia dire quella sigla in ogni caso non firmo niente, ho altro da fare.” e sparì dalla sala da pranzo. Mecuccia S., la mamma, fu dello stesso parere, abbracciò il suo cucciolone preferito e fece ritorno al negozio di coloniali di cui era titolare. Il giorno successivo Alberto si presentò al professor di lettere con una firma falsa, la sua, sulla nota a suo carico e, col solito sorriso serafico la mise sotto il naso del prof. Altero il quale saltò sulla sedia della cattedra: “Cosa hai combinato piccolo imbroglione, che vuol dire p.p.p.c.?” “Penso che debba chiederlo alla signorina Isotta, la segretaria.” Già chiamarsi così era una disgrazia, il nome voleva dire’colei che protegge il ferro’ più che il ferro la cotale doveva proteggere se stessa dalla bruttezza totale, la classica zitella tipo quella descritta da un regista Frank Capra: legnosa, piatta, naso lungo, labbra inesistenti, capelli cinerei. Il professor Altero preferì chiamare il bidello per far accompagnare Alberto dal preside con la nota modificata dall’impertinente. Amos V. il bidello era una macchietta: gli alunni gli avevano appioppato il soprannome di ‘nasibù’ per il gran naso che quasi gli entrava in bocca inoltre mostrava una gobba tipo il campanaro di Notre Dame e due piedi taglia 46, una barzelletta ma tanto buono d’animo e benvoluto dagli alunni che gli donavano spesso delle sigarette che il bidello amava molto in mancanza di altri…divertimenti. “Arbè che minchia hai combinato? Stavolta so cazzi!” Il preside all’inizio si rabbuiò, era sempre vicino agli alunni ma quando è troppo è troppo! “Signorina Isotta per favore prenda la pagella di questo signorino, immagino…” “Immagina male signor preside, ho tutti otto ed anche qualche nove, solo un sei in matematica.” “Non ci capisco più nulla, Alberto andiamo al bar Ciro qui di fronte, voglio parlarti in privato.” Il titolare del bar: “Professore vedo che ha con sé il miglior alunno dell’istituto, conosco il padre un galantuomo, forse un po’ troppo scherzoso!” Pensiero del preside: “Ecco da chi ha preso stó figlio di cane.”  “Dammi il numero di telefono del genitore, voglio parlarci.” A tavola papà Armando era serio. “Alberto il preside mi ha dato pessime notizie sul tuo comportamento, meriti una punizione, una settimana senza tv né cinema, solo studio.” “A’papà che debbo prendere tutti dieci, non bastano gli otto ed i nove!” I due coniugi non riuscirono a trattenere una grassa risata poi Armando: “Allora studia matematica, lì sei scarso, io all’età tua…” “Avevi sei in latino e greco e così siamo pari.” “Mecuccia come lo abbiamo concepito stó figlio, quella notte dovevamo essere distratti!” Alberto pensò bene di mollare il prof. Altero e rivolgere i suoi lazzi alle ragazze alcune delle quali bonazze ma inavvicinabili, erano gli anni cinquanta ma questo non lo scoraggiò. Ad un banco vicino al suo c’era una certa Rossana bassotta, faccione,  niente di speciale  era destinata ad essere la prima vittima. Alberto scrisse, a stampatello, due biglietti: ‘ Ho comprato una maglia di lana, l’ho comprata Rossana per te ma ho saputo che fai la puttana la maglia di lana la tengo per me!’ ed un’altra: ‘Ho comprato due belle galoches, le ho comprate Rossana per te ma ho saputo che lo prendi fra le cosce e le belle galoches le tengo per me.’ Durante i dieci minuti di intervallo i due biglietti finirono fra le pagine del diario della predestinata la quale al rientro in classe, all’apertura del diario ne prese visione e, rossa in viso come un peperone  le portò all’attenzione del prof. Altero il quale, da vecchio puritano, divenne più rosso dell’alunna. Una calma surreale piombò nell’aula, il professore si recò dal preside con la conclusione che, anche se in mancanza di prove, Alberto fu trasferito nella quinta B), dove c’era‘merce’ fresca da poter sfruttare! Nei giorni successivi il buon Al. adocchiò una ragazza di una frazione di Jesi Polverigi, nome: ‘Fragolina’. Ovviamente c’era da domandarsi chi avesse avuto quella brutta idea di imporgli quel nome. Alberto non se lo domandò più di tanto perché la ragazza aveva un corpo atletico, tutto quasi perfetto, quasi perché sul viso alloggiava un naso alla Cyranau de Bergerac  quasi uguale a quello del bidello ‘Nasibù’ che in un uomo porta a pensare… in una donna…Allora non erano di moda gli interventi chirurgici di plastica nasale e dunque Fragolina dovette escogitare qualcosa per far passare in seconda linea quel difettuccio: affidarsi al seno prosperoso ossia esporlo il più possibile. Le ragazze indossavano un grembiule nero chiuso sino al collo e allora…Fragolina smise di indossare il reggiseno, niente canottiera con la conseguenza di un  seno ondeggiante che nei maschietti faceva un certo effetto soprattutto quando l’interessata, presa da sacro fuoco erotico, sbottonava  la parte superiore del grembiule. Il caso o il destino che, come tutti sanno, è al di sopra degli dei portò Fragolina e Odino F. professore di lingue a frequentare la stessa pensione in una strada laterale della piazza principale: la baby pensava così di essersi assicurata dei buoni voti, il professore amava la ‘merce’ fresca e vogliosa. La situazione non sfuggì ad Alberto a cui non parve vero di poter ‘mescolare le carte’. Fattosi amico della non più giovane padrona della pensione, pensò bene con una sceneggiata di farsi curare dalla stessa un ginocchio malconcio in seguito ad una ‘fasulla’ caduta accidentale dentro la pensione. Il vecchio truccò funzionò e ‘la vecchia’ riprovò dopo molto tempo le gioie del sesso in cambio ebbe il permesso di spiare professore e alunna che, talvolta, respiravano l’aria della stessa camera da letto. Odino era dotato di un po’ di gobba ed aveva anche l’aria di un gibbone, cosa che non interessava Fragolina  per i vantaggi sia scolastici che per quelli pecuniari (Odino era ricco). Alberto un pomeriggio entrò nella stanza dei due mentre la ragazza si ‘fumava’ il sigarone di Odino al quale il sigarone stesso prese ad ammosciarsi. “Scusate ho sbagliato stanza.” Scusa assolutamente non credibile ma Al. non ne aveva trovata una migliore. A scuola prese contatti con la baby rappresentandole la possibilità di farle visitare la sua bella casa a tre piani di via S. Martino in assenza dei genitori che andavano a passare il week end da parenti a Roma. Alberto si impossessò del lettone dei genitori in stile neo-classico con specchio ovale ed armadi con specchi che davano l’idea di un cinemascope. Era domenica, alla cameriera Lina aveva chiesto di preparare un pranzo alla ‘deus flavis capillis’, cosa che avvenne  con  un brodetto di pesce innaffiato col Verdicchio di Giorgio Brunori. Al buio il nasone di Fragolina non si vedeva proprio in compenso tette favolose, cosce da maratoneta e piedi lunghi e stretti che sarebbero stati apprezzati dai feticisti.  Punto G di Fragolino trovato, orgasmi sino allo sfinimento  e poi: “Cara sono un po’ sul distrutto, scusami se non ti accompagno.” Una svolta molto particolare avvenne nella vita di Alberto con l’arrivo in  classe proveniente da un istituto romano della professoressa di matematica tale Gabriella F. jesina puro sangue con villetta a due piani più giardino sul viale dei Colli e cagnetta ‘Perla’ oltre ad un bel gruzzolo di famiglia. Sola al mondo, d’estate girava un po’ tutti i paesi dei dintorni ma la solitudine le pesava, anche se lei affermava il contrario. Conosceva i suoi limiti fisici, non molto alta ma ben proporzionata, naso piccolino , bocca promettente, seno…insomma una bambolina che ‘l’on pourrait baiser’. Gabriella notò subito Alberto sia per il suo fisico che come spirito; aveva studiato anche  psicologia e aveva scoperto subito che tipo fosse. Un problema era però sorto, somigliava molto ad un suo collega romano che l’aveva lasciata per una modella e la ferita non si era ancora rimarginata. Un giorno si fece coraggio e, durante l’intervallo aveva chiamato in cattedra Alberto che non aspettava altro. “Giovanotto ti do del tu perché ho dieci anni più di te, mi meraviglio del tuo voto in matematica, nella altre materie tutti otto e qualche nove in matematica 6, sei allergico ai numeri? “Ai numeri si ma non alle professoresse di matematica.” “E non sei nemmeno allergico alla faccia tosta bel giovane con me…” “Più di una all’inizio mi ha detto di no poi si è squagliata come neve al sole!” “A’ neve al sole vedi d’annà a…” “Provvedo cara Gabri…à bientôt.” “Mó questo fa pure il poliglotta, buah…” Ovviamente finì che Alberto fu invitato nella villetta dei Colli di Gabri. All’ingresso, aperto il cancello, fu avvicinato dalla cagnetta ‘Perla’ che, alle sue carezze, prese a leccargli la mano. “Stà puttanella, quando incontra una persona che non conosce fa un casino del diavolo, con te…inspiegabile!” “La padrona farà la stessa fine!” “Io vado in palestra, yudo cintura nera primo dan, ti potrebbe finire che finisci in orizzontale a terra!” “In orizzontale si ma su un morbido letto, a proposito il tuo com’è, morbido oppure duro come la padrona?” Gabri. sconfitta si ritrasse in casa seguita da una Perla scodinzolante e dall’alunno Al. sicuro della vittoria. Nella parte posteriore della villetta Gabriella offrì all’ospite delle bevande colorate, niente alcol, una volta si era ubriacata e le era bastato. “Ho voglia di metterti le mani fra le cosce, a proposito sono morbide come sembrano, penso di si” ed, alle parole fece seguire l’azione alla quale Gabri. non si oppose, la sua era una sconfitta piacevole,  Alberto le era entrato in corpo in senso metaforico. Cena all’aperto, era luglio, Perla felice si arrampicava sulle gambe dei due ricevendo del cibo  ed Alberto , eccitato, senza profferire verbo fece capire a Gabri che l’ora fatale era giunta.  A letto  la padrona  di casa, si appropriò del cosone di Al.  preferendo la posizione cavalcante data la sua statura. Non fu solo una questione fisica, Gabri si ritrovò con le lacrime agli occhi, capì di essersi innamorata, non era sicura che fosse la cosa migliore, fare l’amore con un alunno di dieci anni più giovane, che futuro…”Non pensare troppo, ti si legge in viso, ho due genitori meravigliosi che ti apprezzeranno.” E così fu: Armando “Giovanotto sei fortunato a me è capitata una racchia come tua madre, a te…” “Tu sei la figlia che non ho avuto.” La notizia ovviamente venne a galla, pareri discordi ma dopo un po’ la gente si stancò dei pettegolezzi ed Alberto e Gabriella vissero… Dimenticavo Perla, mamma di tre volpini  che salivano sul letto anche in piena notte, che palle!
     

     
  • 03 ottobre alle ore 15:52
    CONTRO NATURA

    Come comincia: Quante volte abbiamo sentito questa frase soprattutto in bocca ai cattolici ad esempio: un rapporto anale lo è perché l’ano è preposto ad altre mansioni. Nei divieti religiosi c’è la costante volontà di mortificare, costringere, imbrigliare il piacere del corpo e quindi la sua libertà. In altre parole il cattolico praticante deve usare solo la vagina senza contraccettivi, tradotto figli a non finire non tenendo conto oggigiorno delle difficoltà, soprattutto economiche  di una famiglia numerosa. Il caso volle coinvolgere due famiglie di Roma residenti nello stesso palazzo a Piazza Indipendenza. Alberto psicologo, Anna sua moglie casalinga, Alceo  assicuratore, Clotilde moglie casalinga e Eberardo loro figlio, universitario. Quest’ultimo ventenne, un giovanottone da un metro e novanta era il problema della famiglia. Sin da giovane si vergognava a farsi vedere nudo anche dai genitori destando preoccupazioni soprattutto da parte del padre. Clotilde: “È solo vergogna, pudicizia non facciamone in dramma.” “La pudicizia l’hanno le femminucce…” Eberardo praticava atletica leggera con lanci del disco e del giavellotto e, data la possanza fisica,  otteneva risultati notevoli, era stato in prova anche nella squadra di rugby. Ma non entrava nello spogliatoio con i colleghi uno dei quali, un giorno per sfottò lo chiamò Ebe. Male gliene incolse, finì in ospedale giustificando le ferite con una caduta dalle scale. Malgrado i voti eccellenti negli esami, Eberardo era sempre triste e con poca compagnia, mai di femminucce che, peraltro, lo avrebbero volentieri ‘impalmato’  per il suo fisico magnifico ma…c’era un grosso ma che il padre ritenne di risolvere contattando Alberto per una visita psicologica al figlio. “Mandamelo venerdì, sono libero da visite.” Il venerdì il giovin signore ‘marcò visita’e non si presentò. Alberto una mattina lo aspettò sul pianerottolo e, presolo sotto braccio, lo accompagnò nel suo studio. “Con me niente vergogna, dopo quindici anni di professione ne ho viste di tutti e colori e d’altronde è la natura che ci vuole come siamo con tutti i pregi e difetti’. Permettimi una visita all’apparato sessuale…hai il pene un po’ piccolo ma questo non vorrebbe dire nulla, ti ordino delle pillole che dovrebbero fare al caso tuo, si tratta del ‘Levitra’ da prendere mezz’ora prima del rapporto sessuale, fammi sapere.” Eberardo una sera che i genitori erano a teatro invitò speranzoso a casa una prostituta che passeggiava alla Stazione Termini, era una ragazza piuttosto bella e fine. “Sono Samanta, cento in macchina, cinquecento a casa.” “Hai un bell’appartamento, se vuoi possiamo stare tutta la notte per duemila.” Ma quale duemila, nemmeno un milione avrebbe potuto aiutare Eberardo, ‘ciccio’ proprio non ne voleva sapere di crescere e così la baby, incassò il compenso e con accento bolognese: “Io sono sempre al solito posto, sono a tua disposizione.” La tale voleva far la furba, guadagnare molto senza far nulla. Eberardo si mise a letto arrabbiato con se stesso e col mondo, proprio a lui doveva capitare il guaio, nessuno dei colleghi pare avessero quel problema maledizione! I genitori rientrarono all’una, il giovane era ancora sveglio ed ancora più incazzato, si mise a piangere sempre più forte. Il padre nel letto già dormiva, la madre struccatasi ed in camicia da notte stava per coricarsi quando percepì il pianto del figlio. “Caro posso entrare?” Nessuna risposta, Clotilde aprì la porta e si portò vicino al letto del figlio: “Caro confida tutto a tua madre, qualsiasi cosa lo sai che sei tutta la mia vita.” Eberardo raccontò gli ultimi avvenimenti alla genitrice la quale con freddezza amorosa: “Ci scommetti che sistemo tutto io.” Tolse il lenzuolo, abbassò i pantaloni del pigiama al figlio e prese in mano e poi in bocca il ‘cosino’ del figlio che, inaspettatamente cominciò a crescere, a crescere, a crescere in  modo notevole, Clotilde pensò bene di completare l’opera e introdusse il non più piccolo pene in vagina sino a quando sentì che il figlio aveva avuto un orgasmo. “Ora dormi sereno figlio mio, quello che ho fatto è stato solo per amore materno, non accadrà più!” Eberardo la mattina successiva era di buon  umore,  la sua felicità sprizzava da tutti i pori. Ricco per il lascito del nonno suo omonimo, si recò in una gioielleria ed acquistò un collier di diamanti che orgogliosamente mise al collo della genitrice. Al rientro a casa Alceo: “Dove l’hai preso quel collier?” “Stanotte ho fatto delle marchette, non ci credi, pensi che io non valga un gioiello come questo?” Sentito presosi per i fondelli, il pater familias mangiò a e si rifugiò in ufficio, era di cattivo umore per la presa per il culo. Entusiasta per la prestazione, Eberardo invitò in casa Erminia una compagna di università la quale, anche perché aveva ricevuto in dono un braccialetto d’oro, era propensa a… ma, malgrado il Levitra, ‘ciccio’ non si mosse lasciando il proprietario in uno stato di prostrazione. Contattò Alberto e la mattina dopo si recò nel suo studio. Raccontò gli ultimi avvenimenti senza tralasciare alcun particolare e, speranzoso attese il responso del medico. “Mio caro il sesso dipende tutto dal cervello, la natura è capricciosa e commette degli errori in campo sessuale che nemmeno te li immagini. Ultimamente al computer sono apparse delle forme umane decisamente furori del comune: una donna con due peni e la vagina, un’altra con un membro che gli arrivava alla bocca entro cui eiaculava, due ermafroditi che facevano sesso una dentro l’altra e poi tanti trans con peni di una grandezza spropositata, non aggiungo altro, molto probabilmente tu hai bisogno di fare l’amore in maniera assolutamente fuori del comune, per ora non posso dirti altro.” Eberardo riportò alla madre il colloquio col medico anche il fatto che lo stesso non era voluto andare più avanti in quella che poteva essere una soluzione del problema. Clotilde era disperata, che fare per aiutare il figlio? Per ultimo  contattò l’amica Anna, con cui era in confidenza, riferendole paro paro tutti gli ultimi avvenimenti di Eberardo. Anna non sapeva che dire, era arrabbiata e in conflitto col marito perché non voleva comprarle una Mini Countryman omnia optionals molto bella e molto costosa e così ascoltava l’amica con poco interesse e poi una furbata di Clotilde: “Mio marito ti ha sempre guardata con occhio particolare, gliel’ho fatto notare ma non me l’ha mai negato, vedi se possiamo sistemare in qualche modo i nostri due problemi: pecunia non olet…ma risolve tante situazioni.” Quella sera Anna fu molto affettuosa col marito: “Clotilde mi ha fatto pena, suo figlio ha dei problemi che probabilmente tu conosci, se le diamo una mano probabilmente…” “Eberardo ha varie deviazioni sessuali, ho capito fra l’altro che è un cuckold ossia ama vedere sua moglie nel suo caso sua madre avere un rapporto sessuale con un altro uomo.” Forse era vero a metà, la verità era che Alberto si voleva ‘fare’ Clotilde da molto tempo e quella era l’occasione buona. Messo fuori gioco Alceo c’era la possibilità che Alberto  facesse sesso con  Clotilde e che Eberardo, eccitatosi dinanzi a quel rapporto, diventasse intimo di Anna alla quale tutto sommato non dispiaceva. Questa la teoria fu approvata  dalle due signore, unico problema la presenza di Alceo che, fortuna adiuvante, fu invitato a Rimini per dieci giorni ad un convegno della sua casa assicuratrice. Eberardo sentiva in giro aria di complicità, domandò notizie a sua madre senza ottenere una spiegazione poi ad Alberto che se la cavò con un: “Ci sto studiando.”  “Clotilde al figlio: ”Sabato sera una festa a casa nostra con io ed Anna, tutte e due in ghingheri, si festeggia l’onomastico di Alberto, non ti meravigliare dei nostri costumi brasiliani, sono stati scelti da Anna.” Eberardo era confuso, immaginava qualcosa di insolito ma non riusciva bene a capire di cosa si trattasse. La signore non avevano voluto usare i fornelli e pertanto la cena venne ordinata al sottostante ristorante, tutto pesce, c’erano pure le aragoste! Le signore misero un compact disk di musica brasiliana, un cha cha cha indiavolato,  ordinarono di spegnere le luci ed al comando ”Accendete!” un visione: delle loro tette coperte solo il capezzolo, davanti un francobollo e dietro un filo, uno spettacolo! I due maschietti sorpresi, Alberto immobile Eberardo cominciò a saltellare come un bambino e poi: “Guardate, guardate…” Il suo ‘ciccio’ stava diventando sempre più lungo e duro, abbracciò la madre e baciò Anna la quale fu forse la più felice, aveva in mente un certo progetto…Clotilde prese in mano la situazione: “Prima si mangia e poi…e poi…” Un Prosecco aveva contribuito a migliorare ancor più l’atmosfera godereccia. Alberto: ”Col vostro permesso io e Clotilde andiamo nell’altra stanza per un riposino, buon divertimento.” Eberardo che per tutto il tempo aveva il ‘ciccio’ in erezione era il più smanioso: “Cara posso…” “Aspetta, andiamo prima in bagno.” Alla fine delle abluzioni intime il giovanotto sentì il suo ‘ciccio’ preso in bocca da Anna che poco dopo: “Aspetta mi hai riempito la bocca ed andò nel bagno parlando con se stessa: “Cazzo questo aveva il ‘serbatoio’  pieno.” E al rientro in stanza Eberado: “Posso infilartelo, non resisto più.” “E la Madonna, hai appena avuto un orgasmo, aspetta un attimo, mi lubrifico la cosina.” Per lei fu solo una cosa meccanica che avrebbe portato a…” Eberardo era instancabile, voleva rimanere sempre dentro la ‘gatta’fin quando Anna: “Un po’ di riposo!” E si sfilò il ‘marruggio’ dalla sua cosina. Il giovane era abbastanza soddisfatto anche se avrebbe voluto…”Volevo chiederti un favore, mio marito non vuole  acquistarmi una utilitaria, se potessi tu darmi una mano…” “Non c’è problema, staccherò un assegno, domani ti accompagnerò dal concessionario, che marca desideri?” “Una Mini.” “Per ora pensiamo a divertirci.” E riprese ad entrare ed uscire dalla cosina di Anna che capì quanto per lei sarebbe stato duro ottenere quel regalo! Nell’altra stanza atmosfera del tutto diversa: “Clotilde devo confessarti tante cose sul tuo conto, ti vedevo di sfuggita e non ho avuto il coraggio di fermarti, sei la donna che ho sempre desiderato, hai lo stile della vera signora cosa che manca completamente a mia moglie che pensa solo al lusso, sono innamorato di te da sempre, starti vicino mi da un’emozione immensa, quando faremo sesso ci sarà molto amore, quell’amore di cui molti parlano senza sapere veramente il significato. Sei nel mio cervello, nel mio cuore e, al tuo pensiero, sento una sensazione bellissima nelle mie viscere. Il mio amore non è egoismo, godrei insieme a te anche se tu fossi con un altro purché di tuo gradimento, quello che ti ho detto è difficile da comprendere non so se…” “Posso dire solo che sei magnifico, in passato io pure ti avevo notato ma avevo paura della gelosia di tua moglie .” “Non ti preoccupare, lei pensa solo al denaro, ora se permetti un omaggio orale alla tua cosina.” Così si erano formate due coppie un po’ eterogenee ma, per motivi diversi, affiatate. Il giorno seguente Eberardo tirò fuori dal garage la Jaguar X type di sua proprietà, aspettò Anna la quale lo vide dalla finestra e si precipitò per la scale. “Quest’auto ha il tuo odore. Mi sei sempre piaciuto.” (Bugiardona ma credibile da parte del suo compagno di viaggio.) Al concessionario Eberardo staccò un assegno da diecimila €uro per una mini omnia accessoriata di color verde, la dama riempì un modulo con i suoi dati e rientrò a casa per una ‘sveltina’. Alberto e Clotilde avevano passato una notte indimenticabile non solo per il sesso, avevano scoperto l’amore con la a maiuscola. La fortuna diede loro una mano: Alceo sempre più spesso si recava fuori Roma per delle riunioni di lavoro, era evidente che aveva anche lui intrapreso una relazione extra coniugale. Eberardo ed Anna,  sempre più eccitati,  dovettero seguire i consigli medici di: ‘andarci piano’, lei aveva la ‘cosina’ arrossata, lui doveva star attento a non sforzare troppo la prostata.  Per completare il quadro ogni  notte si era consolidata l’abitudine di uno swapping di letto delle due coppie che  vissero per molto tempo una bellissima favola, anche se supportata da interessi molto diversi ma, pur sempre  con conseguenze  molto piacevoli!
     
     

     
  • 29 settembre alle ore 9:32
    LO SPECCHIO DELL'ANIMA

    Come comincia: Edismondo, sedicenne,  stava passando le vacanze estive presso gli zii a Villastrada, frazione di Cingoli, in quel di Macerata in quanto i genitori erano andati in Germania a visitare i parenti della madre Ingrid. 
    Non conoscendo che superficialmente alcuni abitanti, Edis si divertiva a sparare con una pistola ad aria compressa dello zio Tommaso, proprietario terriero. Una volta era riuscito a centrare un topone quello che volgarmente viene chiamato pantegana e, preselo per la coda, lo portò come trofeo alla zia Emma che per poco non svenne. Una domenica mattina avvenne un fatto piuttosto particolare: aveva detto agli zii che andava alla messa delle otto invece restò a casa, alla religione non era particolarmente attaccato anzi non ci credeva proprio. Nella vicina camera da letto degli zii sentì delle voci, vicino a lui il cane Starno (che cazzo di nome!) cercava di convincerlo a farlo uscire per i suoi bisogni, Edi lo accontentò e riprese ad origliare dietro la porta dei padroni di casa. Capì che quello zozzone dello zio Tom voleva sodomizzare la zia Emma la quale, religiosissima, cercava di opporsi facendo presente che era un peccato da mandare l’interessata direttamente all’inferno.
    “All’inferno ci vado io!” con questa promessa Tom riuscì nell’intento.
    Edi andò in bagno e si masturbò al pensiero degli zii ‘cavalcanti’ poi fece finta di rientrare a casa, chiuse il portone d’ingresso con una certa violenza, la zia sarebbe svenuta se avesse saputo che lui…
    Finalmente venne l’autunno, riaprirono le scuole e Edi si iscrisse alla seconda classe del liceo classico. A diciassette anni non poteva seguire i compagni di classe diciottenni nella locale casa di tolleranza ma ci riuscì facendo modificare dal padre di un suo compagno, tipografo, l’anno di nascita.
    Sicuro di sé si presentò a Elvira la maîtresse con in mano il documento di riconoscimento; la dama, vecchia del mestiere: “Giovanotto dove credi di andare, questa carta di identità…”
    “Signora, sia buona questa è la prima volta…”
    Con la faccetta da bravo ragazzo intenerì la vecchia che gli fece segno di entrare nella saletta dove aspettavano le ‘signorine’, in verità ce n’era una sola, le altre tutte impegnate e quindi Edi si dovette accontentare.
    In camera.
    “Sono Laura ma quanti anni hai sembri un bambino.”
    “Ho diciassette anni, la signora all’ingresso…”
    “Per me va bene, un c…o vale l’altro, vieni che te lo lavo.”
    Malgrado vari sforzi della volenterosa signorina, ‘ciccio’ non voleva proprio alzarsi.
    “Come ti chiami, ti senti male, hai dei problemi, che vogliamo fare?”
    Edismondo si mise a piangere, i suoi amici si vantavano delle loro prestazioni sessuali e lui…”
    Laura, trentacinquenne, ormai da anni sulla breccia, inquadrò la situazione (col tempo era diventata anche un po’ psicologa), prese a cuore il ragazzo e disse: ”Mettiti dietro questa tenda, ho capito il tuo problema, io vado  in sala, rimorchio un altro cliente e vedrai che, facendo il guardone forse…”
    E così fu, Laura si presentò in camera con un uomo e, dopo il lavaggio di rito, sistemò il cliente e: “Per favore paga alla cassa le marchette e di' alla signora che non mi sento bene e resto in camera.”
    Aperta la tenda, sorpresa: Edismondo aveva il ‘ciccio’ duro.
    “Laura aveva visto bene, vieni dentro di me e restaci quanto vuoi.”
    Da quel giorno, tutti i giorni il pomeriggio alle sedici quando praticamente non c’era nessuno, Edi si recava a trovare Laura, si accontentava della sua compagnia, ‘ciccio’ aveva più bisogno di certe situazioni particolari per eccitarsi e così i due stavano solo abbracciati e si baciavano, cosa che mai una ‘signorina’ concedeva ai clienti, Edismondo le faceva pena, un ragazzo a quell’età…
    Pian piano qualcosa era scattato fra i due, in fondo Edi poteva quasi essere suo figlio. Laura chiese ed ottenne di rimanere ancora in quella casa per coccolarsi quel micione sessualmente indifeso.  Avvenne quello che forse era prevedibile, i due non potevano fare più a meno l’uno dell’altro. Un pomeriggio una vera dichiarazione d’amore.
    Edi: “Mi rispecchio nei tuoi meravigliosi occhi nocciola che mi fanno provare un sentimento forte: desiderio di poter restare sempre insieme. Provo dolcezza mista a tristezza, quest’ultima mi fa soffrire pensando che mai sarà possibile estraniarci da tutti e vivere la nostra vita in comune. Sogno di stare in riva al mare, d’inverno, dinanzi a noi la burrasca, il vento che ti scompiglia i capelli e tu abbracciata alla mia vita, l’effluvio della tua pelle mi stordisce, chiudo gli occhi assaporando nella fantasia quello che non potremo avere mai, ma perché sprecare il poco tempo da stare insieme in malumori, finalmente sorridi, anch’io riesco a sorridere, sembriamo due giovani alla loro prima esperienza sentimentale. Incontriamo dei pescatori con le reti sulle spalle tristi, per oggi niente pesce, anche loro hanno i loro pensieri negativi, una famiglia da mantenere. D’impulso ti metti a correre, sei più veloce di me, poi mi aspetti, mi abbracci piangendo, il tuo pianto mi distrugge l’anima. Ancora una volta provo quel trasporto del cuore, non oso riflettere su quel sentimento…si penso sia proprio amore, quello che dal cervello arriva alle viscere facendomi provare un dolore acuto. Te ne accorgi e mi baci a lungo, riesci a darmi un po’ di serenità.” Chi disse cose belle non durano, maledetto, aveva ragione: un pomeriggio all’ingresso della casa, Elvira la maîtresse: “Laura è partita stamattina presto, non ha lasciato nulla per te.” La dama aveva anticipato la risposta ad una ovvia domanda che avrebbe formulata Edi il quale restò di ghiaccio, si meravigliò di se stesso, o prima o poi doveva giungere quel giorno, evidentemente il suo cervello, per autodifesa, aveva cancellato i recenti avvenimenti. Giunto a casa, Ingrid: “Figlio mio ti vedo sciupato, bianco in faccia, dì tutto a mammina tua.” “Si, ho bisogno di cambiare aria, mi voglio scrivere all’Università a Roma alla facoltà di medicina, quando vorrai potrai venirmi a trovare così visiterai la capitale.” La mamma malvolentieri acconsentì, il padre era contrario ma si sa, le femminucce hanno sempre ragione, specialmente quelle ricche di famiglia! Tramite agenzia, Edi trovò due stanze e servizi in via Aosta, i mezzi dell’Atac passavano sotto casa, tutto a posto…fino ad un certo punto! Per lo studio non c’era problema, era sempre in regola con gli esami, studiava molte ore al giorno e solo di sera qualche passeggiata. Durante una camminata incontrò un bella di notte che superava le altre sue colleghe per eleganza e bellezza, Edi aprì lo sportello della Cinquecento’e chiese alla ‘signorina’ di salire in macchina. La cotale prima di sedersi guardò bene in faccia l’interlocutore: “Non sei per caso…” “Sono un giovane educato e per bene e non sono per caso…” “Edi” “Adalgisa per tutti Ada, cosa vuoi di preciso io…” “Se sei d’accordo andiamo a casa mia.” “Ti costerà di più.” “Sino ad un certo punto me lo posso permettere, sono uno studente in medicina.” “Perfetto io soffro di…” “Non sono ancora laureato, ho bisogno di una prestazione particolare.” Edi le spiegò il suo problema e, da professionista del settore, Ada non si meravigliò più di tanto. “Se ho capito bene dobbiamo coinvolgere un altro maschietto, provo a dirlo a mio marito ti costerà duemila Euro.” “Spiacente, la mia cassa non mi permettere di spenderne più di millecinquecento, te l’ho detto sono uno studente.” “Mi sei simpatico, accompagnami al mio posto di ‘lavoro’, domani sera alle ventuno sarò a casa tua con Gigi mio marito.” Il cosiddetto marito, sicuramente il magnaccia, era molto elegante, ti credo con i soldi guadagnati dalla moglie! In compenso aveva modi gentili, andò in bagno con la consorte e si presentò in armi: “Vuoi scopare prima tu o prima io?” Edi si mise un preservativo, per la prima fu velocissimo, per la seconda ci volle un po’ più di tempo con grande soddisfazione da parte sua. Mise in mano alla ‘signorina’ tre cartoni da cinquecento Euro e, ottenuto il numero di telefono della coppia, rimase solo a meditare, si poteva permettere quello sfizio solo una volta al mese, sarebbe stato difficile giustificare con sua madre quella spesa in più. Passa un giorno passa l’altro, il prode Anselmo con l’elmo non c’entrava niente, (il cervello talvolta fa brutti scherzi), Edi si laureò a pieni voti, si iscrisse alla specializzazione di psicologia e, dopo due anni, finalmente poté mettere sul portone del suo studio, vicino all’abitazione, la sua targhetta:  ‘Dottor Edismondo I. psicologo.’ Pensò bene di accattivarsi le simpatie del portiere Nicola S. con una sostanziosa mancia, poteva essergli utile per farsi una clientela. Dopo una settimana in solitudine, finalmente un cliente: “Sono Alessio Z. assessore al Comune di Roma, di psicologi ne conosco tanti ma sono tutti amici e non voglio far loro conoscere il mio problema, vede io…per…ho bisogno di…” Edi scoppiò in una gran risata che lasciò interdetto Ale il quale stava per andarsene: “Resti pure, anzi diamoci del tu, abbiamo lo stesso problema!” Rassicurato, Alessandro domandò come lui, psicologo, riuscisse a superare la situazione, Edismondo lo mise al corrente ma domandò: “Scusa sei scapolo?” “No, sono sposato da due mesi, mia moglie Azzurra è  insegnante di materie letterarie al classico, è una donna intelligente oltre che bella, mi vuole molto bene ma capisci…” “Capisco, che ti posso dire, non è il caso di invitare quella prostituta che conosco, se tua moglie è d’accordo…” “Le farò presente la tua proposta.” Un pomeriggio una voce di donna: “Pronto il dottor Edismondo ?” “Son io con chi ho il piacere…” “Sono Azzurra…” Edi non la fece finire di parlare e sparò un complimento: “Dalla voce il nome di Azzurra le se addice perfettamente, immagino da quello che mi ha detto suo marito che…” “Lasciamo da parte i convenevoli, Alessio mi ha detto che lei è un tipo signorile, giovane, bella ed affidabile, una dea.  Quando vuole cena al ristorante sotto casa ‘da Mimmo’ che ha una cucina casalinga, nei ristoranti celebrati ti mettono nel piatto quattro cosine cucinate da uno chef famoso che ti fanno restare a stomaco vuoto!” “Lei anzi tu se me lo permetti, hai centrato il problema, a sabato sera.” Azzurra era uno schianto, minigonna corta, camicetta con scollatura abissale. Allo sguardo inebriato di Edi: ”Dottore non mi svenire…” “Scusa la figuraccia…” ”Nessuna figuraccia, posso dirti che anche tu non sei male, di solito gli psicologi sono più matti dei clienti, scherzavo ma questa è la vox populi.” Mimmo si presentò, si mise sull’attenti e:”I signori vogliono ordinare, questo è il menu.”Edi: “Dì la verità Mimmo eri un militare?” “Lo so, è il mio solito vizio di mettermi sull’attenti!” “Ma no sei un simpaticone, verremo spesso a mangiare da te.” Alla fine della cena Azzurra molto disinvoltamente: “Edi che ne dici di andare alla casetta nostra sulla via Appia?” Si fermarono dinanzi ad una villetta a due piani con  un giardino ed un prato molto ben tenuti. All’interno della casa di duecento metri quadri per piano:  “Complimenti caro Alessio, chiamala casetta!” “E cosa dirai alla vista della padrona di casa non eccessivamente vestita?” “Te lo dico in siciliano imparato all’università’ da alcuni colleghi: ‘Camaffare?’ Mi scuso se è un po’ volgare …” “Lo dirà la padrona di casa che vedo sta scendendo le scale in vestaglia trasparente. “Benvenuto Edi che ne dici di questa ‘merce’?” Sparita la vestaglia, gli occhi di Edi sembravano usciti dalle orbite, corpo favoloso dalla testa ai piedi lunghi e stretti e particolarmente curati come le mani. “Aho questo ci sviene, dagli due schiaffoni!” “Li accetto solo dalla padrona di casa!” Nel frattempo Alessio era rimasto in costume adamitico e con sua grande gioia il suo ‘ciccio’ cominciava ad alzarsi, anche Edi non era da meno. “Res cum ita sint direbbero i latini chi sarà il primo? Per dovere di ospitalità direi l’ospite, il divano ci aspetta.” Azzurra aveva anche la ‘natura’ avvenente, le grandi labbra piene  e non moltissimi peli, peraltro lisci, sul pube, signora anche nell’intimo. Edi prima di ‘entrare’ omaggiò la signora di un cunnilingus apprezzato dalla dama che aiutò molto ‘ciccio’ a lubrificare il ‘condotto’. In poco tempo Edi se la godette due volte alla grande ma poi: “Scusa io non ho pensato…” “Nessuna preoccupazione, Alessio da adolescente ha subito un intervento ai testicoli, forse è sterile ma un figlio lo vorremmo e quindi…” A turno i due maschietti sollazzarono la padrona di casa, Edi: “Per il futuro ho in serbo un doppio gusto, uno scialo!” Alessia: “Per me va bene ma per ora basta ragazzi, la cosina chiede una tregua, tutti sul divano a riposare.”  Edismomdo con Alessio ed Azzurra fecero coppia anzi tripla fissa, dopo un anno nacque Sofia, non sembrava assomigliare a nessuno dei due maschietti ma alla genitrice, meglio così avrebbe avuto due padri! Edismondo avrebbe voluto far partecipe sua mamma dell’avvenimento, ma sarebbe stato difficile spiegare la situazione piuttosto particolare…
     
     

     
  • 25 settembre alle ore 10:14
    ARLETTE UNA BRASILIANA.

    Come comincia: Era stato un modo strano da parte di Alberto M. per far conoscenza  ed  innamorarsi  di  Arlette  O.  infermiera dell’Ospedale Maggiore di Bologna. Una mattina in sella alla sua moto Ducati Monster, di cui andava fiero,  dirigendosi verso Zocca (Mo) sua località di origine, scivolò su del terriccio invisibile alla vista e cadde rovinosamente. Un immediato  dolore  al braccio ed alla gamba destra lo costrinsero a rimanere a terra; un automobilista di passaggio provvide a chiamare il 118, fu ricoverato all’Ospedale Maggiore di Bologna. Era domenica,  per fortuna pochi pazienti in attesa,  le radiografie confermarono le due fratture che Alberto aveva immaginato. Passata la notte con antidolorifici, la mattina successiva l’ortopedico dr. Zappelli, un omone sorridente ad uso dei pazienti, lo operò con diagnosi di trenta giorni. Alberto preferì non informare i genitori che, ricchi di famiglia, avrebbero fatto convergere in ospedale un nugolo di medici, meglio di no, era ben curato dagli infermieri, in maggior parte femmine garbate, soprattutto una particolarmente avvenente che lo colpì subito, in seguito seppe chiamarsi Arlette O., brasiliana, assomigliava molto a quelle ragazze che si vedono in televisione in occasione delle sfilate di carri al carnevale brasiliano. Arlette era gentile ed affettuosa con Alberto il quale non era nella posizione di far nulla, lui gran conquistatore di donne a getto continuo (Petrolini docet), cercava di allungare la mano col braccio non ingessato con grandi risate da parte dell’infermiera. Aveva ottenuto una stanza singola, da malati si ha più bisogno di privacy, per pagare, fu costretto a ricorrere ai genitori i quali arrivarono con tutti i parenti al seguito creando un gran trambusto ma lasciando ad Alberto un mucchio di soldi in contanti. “Se te ne servono altri telefona, mi raccomando (la madre la ricca di famiglia). Alberto, quarantenne scapolo,  insegnava lingue al liceo Marco Minciotti, molti alunni ed alunne vennero a trovarlo portano fiori, dolciumi, vino Sangiovese, un ben di Dio. Dell’unica femminuccia, Arianna che avrebbe voluto rivedere nemmeno l’ombra. Si era accorta della relazione di Alberto con una sua alunna ed era sparita sbattendo la porta dell’alloggio del ‘caro mico’. Arlette ormai era diventata una presenza quasi fissa nella camera di Alberto, una volta c’era scappato un bacio, anche una toccatina alle tette ma per il resto il tutto a guarigione finita. Alberto restò altri dieci giorni per la riabilitazione degli arti e poi finalmente a casa con gran festa della padrona  signora Lalla F. pure lei quarantenne che avrebbe voluto…ma Alberto era ormai indirizzato alle pulselle giovani… stava invecchiando! Arlette, quando libera dagli impegni all’Ospedale, si recava spesso a casa di Alberto che, finalmente libero dal gesso, cercò di andare al sodo ma poco raccolse: qualche rapporto manuale od orale, ‘ciccio’ fra le tette ma più giù su Arlette era zona off limits: spiegazione “Sono cattolica praticante, niente prima del matrimonio.” Proprio a lui doveva capitare una ragazza religiosa, lui ateo o meglio pagano ‘adoratore di Hermes’ che secondo lui lo proteggeva dai guai meglio di un santo cattolico, ognuno ha diritto alle proprie idee! Passa un giorno, passa l’altro Alberto sempre più innamorato si decise per il gran passo e, informati i genitori, ci fu un matrimonio solenne in chiesa con centinaia di invitati. La prima notte gli sposi decisero di passarla a Bologna nella casa in affitto di Alberto, erano troppo stanchi ma…stavolta Hermes era distratto o addormentato perché non aveva avvisato Alberto che la sposa aveva qualcosa in più: immaginate cosa? Un pene che aumentava sempre più di volume, insomma Arlette era un transessuale! Un silenzio  imbarazzato da parte di Alberto il cui cuore pareva essersi fermato. “Caro se mi ami mi vorrai anche così, dalle nostre parti può accadere…” Alberto pensò: “Qui non siamo dalle tue parti…” Per tutta la giornata successiva non uscirono dalla stanza, si fecero portare le vettovaglie in camera dalla signora Adalgisa, la padrona di casa, la quale ebbe un altro pensiero rispetto alla realtà: “Questi zozzoni non ce la fanno nemmeno a camminare!”invece…Alberto riprese ad insegnare e Artlette ad andare in ospedale, nessun contato fisico finché una sera Alberto mentre dormicchiava sul letto, sentì il suo ‘ciccio’ circondato da qualcosa di caldo e poco dopo ebbe un orgasmo nella bocca della consorte. Così finì la guerra, Alberto baciò in bocca Arlette con gran piacere, la ragazza ci sapeva fare e leccò il marito dalla testa ai piedi con gran goduria dell’amato che a quel punto…”Fammelo toccare, cazzo sembra più grosso del mio…” Arlette talvolta si masturbava, anche lei sentiva il bisogno di…ma Alberto si rifiutava di partecipare, non voleva diventare bisessuale, proprio no. Un sabato una proposta di Arlette. “Amore mio,  ti chiamo così  perché sento di amarti veramente, sei il primo uomo al quale manifesto i miei sentimenti, credimi per favore, vorrei andare in un locale particolare in cui ci sono gli scambisti e gli omo maschi e femmine, non sei obbligato a far nulla, puoi anche solo restare a guardare gli altri. ‘Fatto trenta facciamo trentuno’, Alberto non credeva molto ai proverbi ma…Il locale ‘Liberty Natural’ era dall’altra parte della città, Alberto, specie di notte, aveva messo la parte il suo ‘Monster’ e con la consorte salì sulla sua Mini Clubman di color verde. All’ingresso un buttafuori tipo ‘montagna’ che: “Signore questo è un club privato!” poi vide Arlette: “Scusi signorina non l’avevo notata, prego entrate.” Una signora di mezza età, elegante, vestita di nero, longilinea si presentò loro: “Cara Arlette è tanto tempo…Sono la contessa Alessia. V., con Arlette siamo molto amiche.” “Questo è Alberto il mio convivente, che ne dici?” Alessia girò intorno alla figura di Alberto e inaspettatamente: “Sinceramente me lo farei.” E giù una risata, come inizio… “Ascolta Arlette mi domando come si regge finanziariamente stà baracca, la cosiddetta contessa che interessi ha?” “Ogni persona ha una tessera per dimostrare che è un club privato, costo: Euro cinquemila l’anno, ogni socio può far entrare solo due amici.”Mentre Arlette si intratteneva con i conoscenti che non vedeva da tempo, Alberto notò una coppia particolare soprattutto lei attirava l’attenzione dei maschietti: altezza media, lunghi capelli corvini, bellissimi occhi verdi che illuminavano un viso sorridente, minigonna che svelava gambe bellissime. Lo sguardo imbambolato di Alberto fu interrotto da Arlette che, da dietro, gli diede un pizzicotto nel collo: “Così ritorni alla realtà, mai vista una bella ragazza, te li presento: Ginevra ed il fratello Cesare S.” Il giovane dall’espressione del viso e dai modi dimostrava chiaramente l’appartenenza all’altra ‘sponda’. Tutti al bar,  Arlette, per dargli importanza, conclamò l’appartenenza di Alberto alla professione di professore di lettere alle scuole superiori. Cesare forse orgoglioso della sua appartenenza al terzo sesso, ricordò una frase di Cicerone riguardante il suo nome: ‘Cesare il marito di tutte le mogli e moglie di tutti i mariti.’ Alberto gli fece i complimenti per la sua cultura ma poi rivolse le sue attenzioni a Ginevra: “Il suo nome o se me lo permetti il tuo nome è quanto mai indicato per la tua persona: vuol dire splendente, non voglio far la figura del campagnolo mai uscito dal suo paesello ma sinceramente mi hai colpito, immagino quanti calabroni ti ronzino intorno.” “Lo puoi ben dire ma io son di gusti molto difficili, non amo gli sbruffoni, i maschietti che per ottenere non devono chiedere mai nulla!”  “Forse allora io sono escluso perché io qualcosa da chiedere ce l’avrei… non vorrei però che mi arrivasse uno ‘smataflone’ lo dico in bolognese anche se io sono della provincia di Modena.” Una risata cementò l’amicizia fra i quattro, Alberto con qualche battuta riuscì a conquistarsi la simpatia di Ginevra, per Arlette e Cesare non c’erano problemi, molto probabilmente erano stati intimi in passato, così pensò malignamente Alberto. Il giorno successivo, domenica, Arlette appena alzata: “Senti penso che dovremmo cambiare casa, come si fa ad invitare gli amici dentro stò buco?” Alberto non ci pensò due volte, preso il telefono: “Mammina devo chiederti una cortesia grande, vorrei affittare una villetta così quando verrai a trovarmi (sun of a bitch)…” “Penso che sia meglio che te la compri così nessuno potrà mai mandarti via di casa.” “Grazie mammina, un bacione!” Con l’aiuto di un’agenzia Alberto scovò una villetta veramente graziosa a due piani, già arredata, in Zona Predosa, inviò puntualmente tutte le fatture con foto della villa a mammina la quale, entusiasta: “Figlio mio, ti farò benedire la casa così te la godrai più a lungo.” Mammina era molto religiosa ma per fortuna i reumatismi non gli permisero di mettere in atto la sua intenzione. Forse Alberto non ricordava il detto: mai le sorprese, infatti una mattina ritornando da  scuola trovò nel letto Arlette  che usava la sua parte maschile con Cesare, nessun imbarazzo da parte dei due ma non di Alberto si aveva  immaginato la situazione ma nel vederla realizzata…” Il più non giovin signore non riusciva ad ottenere più di qualche bacio da parte di Ginevra finché un giorno: “Mia cara che ne dici di dirmi la verità sulla tua ritrosia a …”. La ragazza si mise a piangere, con i suoi bellissimi occhi verdi fece tenerezza ad Alberto che la strinse al petto: “Non voglio sapere quello che non vuoi o non puoi dirmi, mi basta vederti per essere felice, ormai avrai capito che…” Ginevra a pezzi e bocconi raccontò di una sua avventura con uno che si era dimostrato un poco di buono, era finita ma quel disgraziato la tormentava con continue telefonate anche nel cuore della notte ed anche con la sua presenza dinanzi casa sua. “Mia cara, domattina andiamo a denunziarlo ai Carabinieri per stalking, vedrai che sparirà dalla circolazione. Sistemata la questione Ginevra dimostrò di meritare il suo nome ed una domenica fece una sorpresa, anzi una sorpresissima ad Alberto presentandosi nuda nella  camera da letto, una visione paradisiaca, una prima volta indimenticabile col popò e doppio gusto!
     

     
  • 20 settembre alle ore 16:57
    ALBERTO IL SOLITARIO.

    Come comincia: La vita di Alberto Minazzo, dopo le dimissioni da insegnante di scuola media G. Verga di Messina, era diventata decisamente monotona; aveva insegnato per anni in quella scuola sia le materie letterarie che le lingue, conosceva bene il francese e l’inglese ma gli avvenimenti degli ultimi tempi l’avevano disgustato: alunni sempre indisciplinati in classe, genitori che chiedevano conto e ragione della bocciatura dei loro pargoli, talvolta anche con maniere ‘forti, Alberto aveva detto basta con dispiacere del direttore dell’istituto e dei colleghi, anche se di carattere chiuso era molto stimato per la sua preparazione professionale e per l’impegno nel suo lavoro. L’unica consolazione era abitare in una villa a tre piani sulla circonvallazione ereditata dalla madre insieme ad un patrimonio notevole. La servitù era composta da due donne di mezza età, nubili, da un uomo adibito agli acquisti occorrenti per l’uso quotidiano e da un giardiniere. Alberto teneva molto a vedere il suo giardino in ordine: prato all’inglese perfettamente rasato, siepi tutte alla stessa altezza, alberi sfrondati e fontane sempre pulite, un vero paradiso terrestre.  Anche l’interno della casa era nel massimo ordine: mobili antichi misti a quelli moderni da lui acquistati, bagni con vasche con idromassaggi e docce ma quello che più inorgogliva Alberto era un impianto HI.FI. multiroom che, come dice la parola, diffondeva suoni  praticamente in tutte le stanze. Quando era depresso Alberto ‘metteva su’musica brasiliana pensando al carnevale di Rio ed alle belle ragazze sculettanti, quando era allegro musica classica strumentale, non amava i gorgheggi dei cantanti. Ogni mattina dopo colazione, faceva un giretto nel suo giardino salutato con riverenza da Dario Franceschini, il giardiniere,  padre di una ragazza a nome Stella che frequentava la seconda media e con  cui Alberto ripassava le nozioni da lei apprese a scuola. Alberto era per Stella lo zio Alberto, lui l’aveva vista nascere nella dependance dove abitava tutto il personale di servizio. Dario era sposato con Ida Fabbri una ex contadina ignorante e volgare che un giorno disse chiaramente al marito che non  vedeva bene quella frequenza della loro figlia col padrone di casa. “Sei una stupida, nostra figlia è ancora una bambina, il dottor Alberto una persona seria che mi ‘passa’ uno stipendio doppio di quello di miei colleghi, piuttosto tu trovati un lavoro così non mi rompi più le balle con le tue fisime.” La storia finì qui ma Ida, in fondo, non aveva tutti i torti: Stella stava diventando una donnina, aveva avuto le mestruazioni ed il suo seno cominciava a crescere. La ragazza aveva avuto in regalo da Alberto una bicicletta multiaccessoriata che convinse ancora  di più Ida che la sua idea fosse giusta. Alberto voleva molto bene a Stella, oltre allo stipendio mensile, dava a Dario del denaro per comprare alla figlia vestiti e scarpe per non farle brutta figura con le compagne di scuola tutte un po’ snob. Un giorno: “Stellina non pensi che all’età tua le trecce non vanno più bene, lascia i capelli liberi di fluttuare e vai da un parrucchiere, darò per questo dei soldi a tuo padre.” La ragazza tornò a casa completamente diversa, dal parrucchiere c’era anche una visagista che la truccò in modo leggero ma che cambiò completamente il viso della giovane. La madre stava per fare una scenata ma, alla vista del marito con la faccia di chi sta per incazzarsi di brutto ingoiò ancora una volta le sue paturnie. Era estate, il clima piacevole soprattutto di sera spinse Alberto ad invitare i suoi ex colleghi con relative famiglie, una cena fredda e poi ballo per tutti compresa Stella abbigliata in modo sobrio ma elegante che spinse i maschi giovani a contendersela per un ballo; da lontano la madre parve contenta, finalmente sua figlia a contatto con giovani della sua età. Alla fine della serata, era l’una di notte, spariti tutti gli invitati Alberto: “Ho notato che stasera hai fatto un bel po’ di conquiste, complimenti!” “I miei coetanei non mi interessano sono tutti ragazzini spocchiosi e viziati ed anche maleducati, un paio hanno cercato di…toccarmi, li ho fulminati, con me ‘non c’è trippa pè gatti’ come talvolta ho sentito dire da lei.” Alberto sorrise, quella frase gli ricordò la sua romanità di linguaggio per aver frequentato gli studi nella capitale e poi gli fece piacere anche perché…perché? La cosa peggiore è quella di indagare su se stessi, Alberto se lo ripeteva ogni qualvolta aveva un problema da risolvere. Che Stella fosse diventato un problema? Si mise a ridere, a quarantacinque anni poteva essere suo padre, forse suo nonno! La ragazza superò brillantemente gli esami di terza media con voti superiori a quelli della maggiore parte dei suoi colleghi che si rifacevano con delle malignità: “Certo è stata raccomandata dal professor Minazzo, chissà cosa combinano…” Regalo da parte di Alberto a Stella: il miglior motorino sul mercato; mamma Ida ancora una volta masticò amaro non così la figlia che, quando rincontrò Alberto nel suo studio, lo subissò di baci: “Zio sei stato munifico, vorrei…” “Non devi voler nulla, è stato una ricompensa per il tuo impegno nello studio. Mi pare che tu abbia intenzione di iscriverti al classico, ti seguirò ancora sempre se tu lo vorrai.” “E me lo domandi io…” ”Niente io, vatti a fare un giretto col motorio, mi raccomando prudenza non vorrei venirti a trovare in ospedale.” Venne l’autunno, Alberto la mattina si affacciava al balcone per vedere Stella sfrecciare col motorino anche quando il tempo non era favorevole ma la gioventù…Un giorno: “Stella ormai hai più di diciotto anni, non pensi ad un boy friend insomma ad una ragazzo della tua età…” Alberto non finì la frase, Stella si era messa a piangere ed era scappata via, che significato dare a questo suo atteggiamento? Alberto fece quello che aveva sempre affermato di non voler fare: indagare su se stesso. Non gli piacque quello che venne fuori, si stava affezionando troppo  alla ragazza! Da qui nacque la decisione di ‘cambiare aria’. Comunicò la decisione ai collaboratori domestici cui avrebbe continuato a pagare il salario sino alla loro pensione ed al giardiniere Dario  al quale donò un cellulare molto semplice da usare, praticamente solo per telefonare e per ricevere telefonate, voleva essere sempre aggiornato sulle novità di casa sua. Partì di notte con la sua Alfa Romeo Giulietta caricata di bagagli, tramite un’agenzia aveva affittato un appartamento a Roma in via Conegliano 8 vicino la basilica di San Giovanni. Raggiunse la città eterna dopo dodici ore, l’età cominciava a pesare e si fece aiutare dal portiere dello stabile, Vincenzo Caruso siciliano, in arte ‘Bicienzo’ del quale si accattivò subito le simpatie con una buona mancia. Dario riferì che Stella aveva preso male la sua partenza, si era chiusa in se stessa ed aveva litigato con la madre, si era iscritta all’università alla facoltà di medicina. Alberto aveva sistemato la sua auto in un garage davanti casa sua, una vera fortuna non dover impazzire a cercarne un posteggio. Cercava di fare amicizia con gli abitanti della strada, praticamente un piccolo quartiere comprando regalini e dolciumi ai ragazzi ed aiutando materialmente qualche abitante che Bicenzo gli segnalava essere in difficoltà finanziarie. Ormai lo conoscevano un po’ tutti ed era diventato il dottor Alberto, a Roma si fa presto ad essere classificati dottori! Talvolta sollazzava ‘ciccio’ con la compagnia di qualche gentile signorina che andava via da casa sua soddisfatta del compenso. La sua vita fu in parte sconvolta quando Dario gli comunicò che Stella si era fidanzata ed in seguito sposata con il figlio di un noto e ricco commerciante locale, giovane di bell’aspetto ma con poco cervello. Il cotale, di cui sconosceva il nome si limitava a seguire il padre negli affari, padre da tutti considerato imbroglione oltre che usuraio, una bella famiglia pensò Alberto. Cercò di consolarsi ragionando che in fondo Stella aveva fatto bene a sistemarsi, lui era scomparso dalla sua vita. Un giorno dopo l’altro…i versi della canzone di Tenco riproducevano quella che era la sua vita, unica grossa novità quella di aver acquistato oltre il suo appartamento quello dello stesso piano per avere un’abitazione più grande. In seguito ‘si passò il tempo’ cambiando un po’ tutto dalle pareti  al mobilio, finalmente una casa di suo gusto. Pensò all’inaugurazione invitando a casa sua gli abitanti della strada e facendo loro omaggio di una tavolata di cibi già preparati e di bottiglie di buon vino dei Castelli Romani. Fu un  successo, il dottor Alberto ormai era diventato un mito. Quando si rasava la barba notava dei cambiamenti non piacevoli sul suo viso: rughe più marcate, capelli diradati e di color incerto fra il bianco ed il grigio, qualche occhiaia, capì che ormai la vecchiaia stava prendendo il sopravvento sulla sua persona. Un solo fatto per lui piacevole: Dario gli aveva comunicato che Stella si era separata dal marito ed aveva conseguito la laurea in medicina a pieni voti la qual cosa gli fece pensare a…Non volle comunicare nemmeno a se stesso la sua idea ma poi…Chiamò Dario e lo pregò di comunicare a sua figlia che volentieri l’avrebbe ospitata a Roma a casa sua. La ragazza a quella notizia pianse di gioia, non aveva più nemmeno l’ostacolo di sua madre nel frattempo passata a miglior vita e fece comunicare da suo padre ad Alberto che sarebbe giunta alla stazione Termini dopo due giorni col treno in arrivo a Roma alle tredici, per scaramanzia non volle parlare direttamente con  lo zio. Alberto allergico agli arrivi ed alle partenze pregò Dario di comunicare alla figlia il suo indirizzo e di prendere in tassì per raggiungerlo. Alle tredici si appostò sul terrazzo che dava sulla via Taranto col binocolo per scrutare tutti i tassì in arrivo all’inizio della strada. Ci volle un’ora prima che finalmente vide un classico tassì romano imboccare la via Taranto. Si accorse di essere ancora in pantofole, si mise di corsa un paio di scarpe e si precipitò per le scale per non perdere tempo con l’ascensore. In strada riconobbe da dietro la ‘nipote’ di spalle che si guardava intorno cercando di rintracciare il numero 8 che però mancava per non essere stato sostituito quando la mattonella che lo riportava era caduta. “Stella!” La ragazza  abbandonò il trolley e volò nelle braccia di Alberto con le lacrime agli occhi, lo baciò a lungo in bocca con spettatori gli abitanti della via incuriositi della novità. “Stella amore mio stiamo dando spettacolo…” Recuperato il bagaglio, con  l’ascensore raggiunsero il piano ed entrarono nell’appartamento. “Mi hai fatto trovare una reggia!” “Una reggia per la mia regina! Fatti a fare una doccia poi il pranzo anche se un po’ in ritardo, l’ho fatto venire dal ristorante sottocasa.” Stella entrò in bagno ancora vestita e ne uscì con indosso un accappatoio. “Mio caro la visione del mio corpo a pancino pieno, sarà più bella e desiderabile…lo vuoi vedere subito? Accontentato.” Alberto rimase basito da tanta beltade, forse ebbe in viso un’espressione imbambolata che portò ad una risata sonora la ‘nipote’ ormai sua fidanzata. “Sono indecisa se raccontarti i miei problemi matrimoniali, sono state situazioni spiacevoli.” “Voglio condividere tutto con te anche le cose non gradevoli, dimmi.” “Non so come definire la prima notte passata in casa dei miei ex suoceri, non voglio pronunziare il loro nome. Il cotale, abituato con le mignotte, mi ha trattato come tale non pensando che ero vergine; immagine quello che è successo: un  dolore insopportabile con mie urla che fecero venire in camera nostra sua madre che cercò di sminuire la situazione: “Cara non sei né la prima né l’ultima è un problema di noi donne.” “No il problema è tuo figlio che si è comportato da animale, vado a dormire sul divano, le lenzuola sporche di sangue te le lavi tu!” Come inizio non è stato male! In seguito quell’imbecille ha assaggiato la mia gatta pochissime volte, io assumevo la pillola anticoncezionale, ci mancava solo che restassi incinta. Quello che ha fatto traboccare il vaso è stato un episodio successivo. Il cotale, ubriaco, si è presentato una sera nella stanzetta dove dormivo, ha tentato di entrare nel mio popò, non c’è riuscito ma mi ha fatto male lo stesso, in crisi d’ira mi ha schiaffeggiato in malo molo tanto da lasciarmi i segni sul viso. Dietro consiglio del mio avvocato, padre di un mio compagno di università, mi sono recata al pronto soccorso dell’ospedale ‘Papardo’, diagnosi dieci giorni con tanto di certificato per dimostrare le percosse di mio marito contro di me, nel frattempo armi e bagagli sono tornata casa di mio padre. Il mio avvocato si è accordato con i familiari del mio ex per una separazione per colpa di mio marito e con mio mantenimento a suo carico, evidentemente non volevano pubblicità negativa dato che la loro fama non era certo cristallina. Poi ti darò gli estremi della mia banca così riuniremo i nostri soldini, non voglio far la mantenuta…sto scherzando. È stato un pranzo favoloso, lo sarebbe stato anche se si trattava di pane e formaggio! Ed ora ci vorrebbe un riposino.” “Che genere di riposino?” “Non fare lo gnorri e filiamo a letto.” Alberto ancora non si era ripreso dagli ultimi avvenimenti e stava vicino a Stella senza far nulla, cosa non gradita alla pulsella che: “Che intenzioni hai di andare in bianco la prima notte anzi il primo pomeriggio di nozze, datti da fare, la mia gatta gradirebbe, come inizio, un bacino prolungato, molto prolungato…” Alberto si trovò dinanzi gli occhi una distesa di peli neri quasi sino all’ombelico:”Mi viene in mente la canzone: ‘ c’è un grande prato verde dove nascono speranze…”  “A me sembra che sul mio prato le speranze muoiono!” “Mi sta accadendo che i tuoi lunghi peli mi restano fra i denti e poi finiscono in gola…” “Uffà, vado in bagno.” Stella pensò bene di rasarsi la cosina così il suo prossimo ‘marito’ non si sarebbe più lamentato. Dopo circa venti minuti si presentò con le mani sulla gatta e: “Voilà contento?” Alberto si trovò davanti un fiorellino con bellissime grandi labbra rosee e tutte intere non come quelle che aveva visto in altre donne che erano di colore molto scuro e ‘slabbrate’,  lo disse a Stella. “La vuoi finire con i complimenti, datti da fare nonnetto!” Stella molto probabilmente aveva sognato tante volte quel momento di intimità con Alberto, ebbe subito un orgasmo al che Alberto si fermò. “Hai finito la benzina, vai facile sino a quando non te lo dico io.” La baby ebbe un bel po’ di goderecciate prima di arrendersi. “Avevo paura che ti sentissi male.” “Lascia stare le paure, te lo prendo in bocca e poi entrata trionfale nella gatta.” Quello fu non un ‘mezzogiorno di fuoco’ ma un ‘pomeriggio di fuoco’ che Alberto e Stella avrebbero ricordato per sempre. Matrimonio laico, testimoni il portiere Bicenzo e sua moglie Pina e poi grande mangiata al ristorante sotto casa, prenotato non solo per i neo coniugi ma anche per gli abitanti della via Conegliano con grandi risate, brindisi e baci alla sposa. “Scusate signore lo sposo vorrebbe qualche affettuosità da parte vostra!”  Quando anche l’ultima signora finì di baciare Alberto, Stella: “Non fare il mandrillo altrimenti fai la fine di quell’americano, Bobbit, a cui la cui fidanzata ha fatto un brutto scherzo!” “Gelosona io scoperò solo con te.” “Bene allora tieni la ‘ramazza’ a cuccia!” Stella prese servizio come medico al vicino ospedale San Giovanni come ginecologa; benché fosse proprietaria di una Mini Clubman, Alberto preferiva accompagnarla lui  al lavoro causa difficoltà di parcheggio. I giorni che passavano facevano sempre più bella Stella ma non Alberto che cominciava ad avere i guai fisici tipici della vecchiaia, veniva amorevolmente curato dalla consorte. Il loro era stato sicuramente puro amore, una parola spesso abusata ma che nel loro caso era proprio azzeccata. A novant’anni Alberto capì che la fine era vicina, il cuore stava facendo ‘capricci’ ed allora si mise a letto con Stella vicino, anche lei, da medico, capì…Quando esalò l’ultimo respiro Stella gli chiuse gli occhi, ultimo suo gesto affettuoso. 
     
     
     

     
  • 20 settembre alle ore 16:53
    Meditazioni di un innamorato

    Come comincia: Mi rispecchio nei tuoi meravigliosi occhi grigi che mi fanno provare un sentimento intenso: il desiderio di stare sempre abbracciato a te. Provo anche dolcezza mista a tristezza che mi fa immensamente soffrire pensando che mai sarà possibile estraniarci da tutti e vivere la nostra esistenza insieme. Sogno di stare in riva al mare, d’inverno, dinanzi a noi la burrasca, il vento che ti scompiglia i capelli e tu abbracciata alla mia vita. L’effluvio della tua pelle mi stordisce, chiudo gli occhi assaporando nella fantasia quello che non potremo avere mai, ma perché sprecare il tempo in malumori, finalmente sorridi, anch’io riesco a sorridere sembriamo due giovani alla loro prima esperienza amorosa. Incontriamo dei pescatori con le reti sulle spalle, tristi, per oggi niente pesca, anche loro hanno i loro pensieri, una famiglia da mantenere. D’impulso ti metti a correre, sei più veloce di me, poi mi aspetti, mi abbracci piangendo, il tuo pianto mi distrugge l’anima, ancora una volta trovo quel trasporto nel cuore, non oso pensare a quella passione…si invece penso sia proprio quello: l’amore, quel sentimento che dal cervello arriva sino alle viscere facendomi provare un dolore acuto; te ne accorgi e mi baci a lungo, riesci a darmi un pò di serenità. Il nostro contatto fisico è deliziosamente dolce!
     

     
  • 15 settembre alle ore 9:20
    CORINNA E NAOMI

    Come comincia: Non potevano essere più diverse Naomi Sposito e Corinna Weber, ambedue quattordicenni residenti a Messina in una villetta di due piani in via Marina sul lago di Ganzirri. La prima brunissima, classica mediterranea: lunghi capelli neri,  occhi furbetti di un verde profondo, naso piccolo all’insù, bocca sensuale , tette abbastanza sviluppate, gambe lunghe. La seconda, per chissà quale scherzo della natura molto simile all’amica con la sola differenza dei capelli biondi ed occhi azzurri ereditati del padre tedesco, Adam Weber, nessuna parentela fra le due ragazze. Già a quell’età riuscivano a far girare per strada i maschietti, la qual cosa provocava in loro grandi risate; avevano spiccato il senso dello humour che talvolta, con le loro battute, riusciva a metter in crisi gli adulti. All’istituto di Scuola Media ‘Emeri da Messina’ erano malviste dalle colleghe femmine ed a ragione: i professori maschi avevano sempre un ‘occhio di riguardo’ nei loro confronti, l’unica docente di sesso femminile era un’insegnante di lingua tedesca che le guardava con invidia mista a cattiveria (aveva ragione lei era proprio brutta!) ma non poteva nulla contro le due ragazze che conoscevano perfettamente la lingua appresa da Adam. Altra peculiarità: le due ogni mattina, tranne i festivi, inforcavano i loro motorini e percorrevano la strada del lago contro mano, gli abitanti, soprattutto donne, le minacciavano con le braccia. D’estate poi ce la mettevano tutta per essere notate: indossavano gonne molto larghe che col vento si alzavano e facevano intravedere gli slip. La solita storia: i maschietti ridevano compiaciuti, le femminucce le classificavano molto poco gentilmente ‘p..ne’. E le forze dell’ordine di cui una caserma era ubicata proprio su quella strada? La maggior parte degli agenti erano giovani e facevano finta di nulla, speravano che…non si sa mai! Dei genitori l’unico ad essere contento del comportamento delle due  ragazze era, da buon tedesco, papà Adam. Sua moglie Lisandra Rossi, messinese,  Gennaro Sposito e Clizia Ferrari ambedue napoletani, rispettivamente padre e madre di Naomi, mugugnavano ma senza risultati. Da figlie della nostra epoca, le due ragazze avevano conosciuto il sesso fra di loro: quando erano più piccole si baciavano in bocca imitando i personaggi visti in televisione e poi, crescendo, avevano provato gusto a toccarsi e poi a giocare con la lingua col fiorellino con conseguenti orgasmi, per loro era un divertimento. Di maschietti non ne sentivano il bisogno, almeno per ora,  mandavano in bianco i compagni di scuola che cercavano di ‘rimorchiarle’. Un giorno Corinna, in  crisi di soldi, andò a frugare in un cassetto della camera da letto  dei genitori, in quello del padre rinvenne un coso di plastica che riconobbe come un ‘vibratore’ di cui le aveva parlato una compagna di classe. Era un sabato pomeriggio, Corinna mise in curiosità l’amica: “Domattina ti faccio vedere una cosa!” “Di che si tratta.””Una sorpresa, fatti sentire presto.” Alle otto Naomi era in camera di Corinna che aveva lasciata aperta la porta d’ingresso. Alla vista del vibratore Naomi rimase perplessa,  come usarlo? “Ti sei rimbambita, sostituisce il ‘c…zo’, lo provo prima io.” “Chiusa la porta a chiave Corinna si distese sul letto senza slip e cominciò a strofinare il vibratore sul fiorellino e quasi subito giunse all’orgasmo. “Se non ti senti lascia stare, lo proverai un’altra volta.” “No mi va ora ma fammelo provare tu, io chiudo gli occhi.” Anche Naomi entrò nel mondo dei grandi ed in seguito  pian piano usarono il vibratore inserendolo in vagina sino in fondo, un orgasmo molto diverso da quello sin ora provato. Papà Adam cercò invano il vibratore, capì che era stato prelevato dalla figlia ma dirglielo non sarebbe servito a niente e poi non voleva che della cosa fosse messa al corrente la moglie, ne comprò un altro. Le due signore Clizia e Lisandra (ma dove avevano preso quei nomi i genitori?) gestivano un negozio di articoli sportivi a Messina in via Risorgimento per raggiungere il quale usavano la Cinquecento di Clizia sino al capolinea del tram all’Annunziata, posteggiavano e poi, col quel mezzo, arrivano vicino al negozio così nessun problema di posteggio. Erano imitate dal rispettivi mariti con la Giulietta di Adam che, col tram, si fermavano vicino all’edificio comunale,  Gennaro  era un funzionario del Comune, Adam  un  impiegato del consolato  tedesco. Le due famiglie potevano considerarsi, come dire, normali se non fosse stato per le due ‘sciagurate’ che trovavano sempre il modo di mettere sul chi va là i genitori ed esclusione di Adam che, da nordico, considerava il sesso un supplemento piacevole della vita senza porsi tanti problemi. Una domenica all’invito “Tutti al mare!” da parte di Adam; con due auto i sei si recarono  sul Tirreno in via Marina dove la spiaggia era più larga. Toltesi i vestiti le signore si presentarono con un costume intero provocando la risate ‘navigabili’ delle figlie: “Che razza di venditrici di articoli sportivi siete, avete indossato due corazze come all’inizio del novecento! Ammirate!” La due incoscienti, toltesi il copricostume, erano apparse in bichini stile brasiliano che coprivano ben poco delle loro ‘intimità’. Adam scoppiò in una risata, non altrettanto gli altri tre che però preferirono non fare commenti, sarebbe stato ‘improduttivo’. In acqua Adam, Corinna e Naomi nuotarono verso il largo mentre gli altri tre sguazzavano vicino alla battigia. Corinna: “Naomi che ne dici di mio padre, non è male vero?” “Ragazze lasciate perdere, quando voglio femminucce extra so dove andare.” “E così ho scoperto un padre ‘put…..re!” Corinna:”‘Nihil sub sole novum’” talvolta il latino riproduce meglio le situazioni. Al compimento del diciottesimo anno,  una gran festa nel locale ‘Il Giardino di Giano’ con i compagni di scuola e gran divertimento sino alle due di notte. Due giorni dopo  le ragazze si iscrissero all’università alla facoltà di medicina. Le mamme curiose: “E per la specializzazione penso che preferirete ginecologia, per una ragazza è meglio…” Così parlò non Zarathustra ma Clizia ma male gliene incolse. Corinna: “Gentili signore ci scriveremo ad andrologia, preferiamo…”  “Va bene, fate come vi pare!” Ancora una volta le mamme erano rimaste deluse. Una svolta nella vita delle due giovani avvenne in occasione di un ballo indetto da un collega di università: la conoscenza di Alessio Fazio figlio di un padrone di supermercati a livello nazionale. Il giovane era rimasto affascinato dalle due ragazze e ballava alternativamente solo con loro sino alla fine della festa. “Vorrei accompagnarvi a casa, la cosa è un pochino problematica con la mia Abarth 124 spider che ha solo due posti.” “Sei molto gentile ma abbiamo i nostri motorini, alla prossima.” Alessio venuto a conoscenza durante il ballo che le due erano iscritte ad andrologia, spesso si faceva trovare fuori dei locali di quella facoltà, una corte continua che fece dire a Corinna ridendo: “Non siamo nel Tibet dove regna la poliandria, devi decidere con chi vuoi stare.” “Dovendo scegliere preferirei Corinna, ho avuto sempre un debole per le nordiche, Naomi non penso ti sia offesa.” “Alessio sei un bravo giovane ma io preferisco gli uomini più maturi.” “Trovata la soluzione, mio padre Amos quarantenne, divorziato, da vario tempo si interessa solo del suo lavoro, è difficile di gusti in fatto di femminucce ma penso che sarebbe entusiasta di conoscere Naomi, se sei interessata…” “Perché no, anche se il connubio è abbastanza fuori del comune.” L’incontro avvenne ad un bar all’aperto a piazza Cairoli, papà Amos era giunto col figlio su una Volvo V60.  Anche se quarantenne non dimostrava la sua età; fisico atletico da frequentatore di palestra, anche col suo sorriso  aveva conquistato subito Naomi. “Vorrei condurvi a Catania per pranzare al ristorante ‘I Quattro Mari’, il padrone è un mio amico, si mangia bene.” Naomi: “I catanesi fanno le cose più in grande, noi a Messina abbiamo la ‘Risacca dei Due Mari.’” La battuta fece ridere gli altri tre, si era creata una bella atmosfera conviviale. Il proprietario del locale Alfio Motta dando la mano ad Amos sommessamente: “Complimenti mon ami, ti invidio.” Di ritorno a Messina, a piazza Cairoli” Amos:”Care Corinna e Naomi,  penso che i motorini non siano più adatte a delle signorine cresciute, se me lo permetterete provvederò io a motorizzarvi come si conviene.” Alessio una mattina: “Mio padre possiede una casetta sulla spiaggia fra Tremestieri e Giampilieri Marina, se siete d’accordo vorremmo passare insieme il prossimo  week end, verremo a prendervi in auto a casa vostra.” ”Siamo d’accordo ma posteggiate un po’ lontano, le nostre madri…” Le ragazze giustificarono la loro assenza con una gita in pullman con i colleghi dell’università. Nei due trolley avevano riposto l’occorrente per la spiaggia e per la notte. All’arrivo Corinna: “Chiamala casetta, qui potrebbe alloggiare un plotone di soldati.” Corinna e Naomi occuparono una delle due camere da letto matrimoniali, sembrava tutto predisposto per…Per le vettovaglie Amos aveva provveduto a contattare il padrone di una vicina trattoria tale Gino Fabbri un po’ ignorante ma bravo cuoco. “Dottore posso esservi utile?” “Siamo in quattro nella mia casa a mare, dovresti prepararci le vettovaglie per una settimana.” “Dottore nun canuscio le vettovaglie…” “Da mangiare per pranzo  carboidrati  e per cena proteine .” “Mi scusazze dottore ma io non canuscio né i carboidrati né le proteine.” A mezzogiorno pasta condita come vuoi, pasta integrale, quella scura, la sera carne, pesce o formaggi, pane pure integrale.” “Capito ma picchì la pasta dei poveri, voi non lo site.” “Gino lascia perdere, qui ci sono trecento €uro, se non saranno bastati al ritorno avrai il resto.” Alla vista delle due ragazze Gino rimase fermo, basito sulla porta d’ingresso con le vettovaglie in mano. “Gino entra, Corinna e Naomi non mordono!” Dopo cena nessuna novità se non una passeggiata al chiar di luna, le ragazze a braccetto dei cavalieri che non fecero avances, come si dice: la prima volta... La mattina furono Corinna e Naomi ad alzarsi presto ed a preparare la colazione anche per i due maschietti, c’era di tutto dalla macchinetta per caffè con cialde, marmellate varie e Buondì Motta. I due uomini poltrivano ed allora Corinna e Naomi, indossato il costume ‘brasiliano’ piantarono un ombrellone vicino alla battigia ma, siccome facevano uscire gli occhi dalle orbite dei maschietti di passaggio, spostarono l’ombrellone più vicino a casa. “Benvenuti dormiglioni, è quasi l’ora del pranzo.” Padre e figlio sotto la doccia e entrata trionfale, tutti e due ‘allicchittiati’ con un bacio non tanto casto alle donzelle. “Vedo che vi siete svegliati bene, che ne dite di una passeggiata sulla spiaggia in attesa di Gino?” Proposta accettata, i maschietti circondarono con le braccia i fianchi delle due belle. Fecero appena in tempo a rientrare in casa che si presentò Gino con una casseruola di pasta al forno e con tante verdure crude e cotte e frutta oltre che del vino Rosso dell’Etna. Alla fine del pasto Amos: “Che ne dite di farci sapere qualcosa di voi, per esempio: siete fidanzate?”Prese alla sprovvista Corinna e Naomi non risposero ed allora Amos: ”Facciamo così: io scrivo le domande che voglio farvi sul block notes e una vi voi rispondete nello stesso modo.” “Siete fidanzate?”“Corinna scrisse:”Non lo siamo e non lo siamo mai state.” “Allora siete vergini?” “No, abbiamo usato un vibratore ma mai siamo state con ragazzi o uomini.” Soddisfatti i due maschietti abbracciarono le ‘fidanzate’ e si rifugiarono nelle relative stanze e, dopo un passaggio obbligato in bagno, tutti nudi sul letto matrimoniale. “Cara che ne dici di un bacino bacione al mio coso che già è in posizione?” Amos si era sbilanciato e Naomi obbedì provando una sensazione mai provata, quasi si strozzò e poi quando il ‘ciccio’ di Amos cominciò ad eiaculare resistette sino a bocca piena e poi rigettò il tutto su un asciugamano che prudentemente aveva portato con sé. “Scusa cara…” Nel frattempo la ‘cara’ era andata in bagno e si era lavato i denti col dentifricio. Al ritorno capì che era la volta del ‘fiorellino’ ad essere sotto tiro, Amos prima baciò a lungo il clitoride e poi, indossato un preservativo, fece un’entrata trionfale in una ‘gatta’ ben lubrificata. Un finale ovvio e poi, tolto il profilattico,  lavaggio del ‘coso’ ormai a riposo e ritorno sul letto. “Col tempo diventerò più brava, per ora abbracciamoci, non so se sia un bene o un male ma penso che mi stia innamorando di te, non vorrei provare una delusione.” “Non la proverai, senza falsa modestia posso affermare di aver incontrato molte donne ma, anche se a letto più brave di te mai avevo provato una sensazione...non so come definirla: distensione, benessere e felicità, insomma penso che sarai la donna della mia vita.” L’affermazione  rese felice Naomi che non si aspettava altro.” La simpaticona ebbe un’idea malignetta: “Che ne dici se andiamo a vedere come si comportano Alessio e Corinna?” Detto fatto aprirono uno spiraglio della porta  videro i due intenti nella più classica ‘scopata’ detta del missionario, risero talmente forte che i due ‘scopatori’ si risentirono: ‘Guardoni ite at patres!” Corinna li aveva mandati a quel paese anche se in modo delicato col suo latino. Tutti ovviamente soddisfatti, fecero i complimenti ad un Gino che portava a stento due casseruole di pesce in brodetto, tanta frutta e verdura e del vino bianco dell’Etna. Le precedenti ‘manovre’ avevano svegliato la fame degli ‘atleti.’ Tutte le mattine i due maschietti al lavoro, rientro il pomeriggio e, ‘cotidie’, un riposino rilassante. Il venerdì Amos: “A casa troverete una sorpresa.” “Le ragazze gli si buttarono addosso baciandolo.” “Non vi dico nulla altrimenti che sorpresa sarebbe, domani pomeriggio vi accompagneremo a casa vostra.” E così fu, alle sedici le due figlie incontrarono i rispettivi genitori un po’ in ansia. “Tutto bene?” Alla domanda di Lisindra rispose Clizia: “Basta guardarle!” Ci hanno consegnato per voi questi due pacchetti, non li abbiamo aperti anche se siamo tutti curiosi.” Le chiavi di due auto! Corinna e Naomi uscirono di corsa da casa e notarono due Mini Countryman verdi posteggiate al lato della strada. Le chiavi aprivano le auto, erano di loro proprietà, evviva! Adam esperto di macchine: “Se non mi sbaglio dovrebbero costare sulle trentamila Euro ognuna, chi sono questi munifici donatori?” Corinna e Naomi in corso: i nostri fidanzati!” Piuttosto confusi per gli ultimi avvenimenti i genitori quella sera non cenarono, le rampolle in giro per Messina  circolavano piano per farsi notare da eventuali amici che incontravano infatti: “Ragazze complimenti, il regalone da parte di chi, dei genitori?” “No dei nostri fidanzati, vi inviteremo alle nozze!” I nubendi maschi si presentarono in famiglia, uno, Amos,  non ebbe il gradimento di Clizia per motivi di età ma  fu costretta ad ingoiare il boccone per lei amaro, era una tradizionalista! Le nozze, in grande, nella cattedrale addobbata come un giardino, il prete, ben unto non di olio santo ma di tanti Euro, fece un discorso bellissimo elogiando i quattro ed augurando loro un futuro felice con tanti figli. Fu vero amore? Ai posteri l’ardua sentenza come nella poesia del cinque maggio del Manzoni.

     
  • 14 settembre alle ore 17:09
    GILDA LA NAVE SCUOLA

    Come comincia: Ludovico Famiglini ed Ermenegilda Zecca (nome e cognome impossibili) erano due coniugi residenti a Roma a Piazza Ragusa, era il 1941 in piena era fascista. Perché quella piazza fosse intestata ad un borgo siciliano, ben lontano dalla città eterna, era  un mistero cosa che non caleva ai due che avevano la fortuna di abitare in una palazzina singola che Alfredo il padre di Ludovico, Commissario di P.S., a quel tempo molto importante autorità, era riuscito a non far espropriare, come quelle dei vicini per costruire brutte e tristi case popolari di cinque piani. A piano terra una cantina, ben arieggiata, adibita a dispensa ed a garage per la Fiat Balilla a quattro marce, per allora un a rarità, intestata a Ludovico che riusciva a trovare la benzina, non si sa come, allora era un bene di difficile reperimento. Come Ludovico avesse potuto ottenere l’esonero dall’arruolamento nell’Esercito, al contrario di tutti i suoi colleghi di scuola (frequentava il terzo liceo classico) era un mistero per gli abitanti del quartiere che si guardavano bene dal manifestare i propri interrogativi, sui muri c’era la scritta ‘Il nemico ti ascolta’ ma non si sapeva di preciso chi fosse il nemico. Mistero  presto svelato: il commissario di Polizia Alfredo, suo padre, ufficialmente fervente fascista (ma dentro di sè niente affatto convinto anzi…) era ben ammanigliato con dei dottori dell’Ospedale Militare ‘Celio’ che, ad ogni visita medica, riscontravano a Ludovico malattie invalidanti tale da non permettergli di indossare le mostrine di soldato. La famiglia Famiglini (scusate l’assonanza) era benestante come si diceva allora, possedeva vari terreni e molte case da cui ricavavano bei soldoni di affitto inoltre il Commissario, prima dello scoppio della guerra, era stato lungimirante ed aveva acquistato lingotti d’oro e diamanti che aveva riposto a casa sua dentro una cassaforte nascosta dietro un armadio. Mentre i comuni cittadini acquistavano i beni indispensabili con la tessera, in casa Famiglini non mancavano mai cibi di prima necessità come pane, salumi, formaggi, olio  provenienti dalle loro campagne. Le signore contadine, anche per loro convenienza, sfornavano del buon pane e confezionavano pasta col grano integrale molto più salubre di quello bianco odierno. Un po’ per generosità ed un po’ per non essere denunziati ai Fascisti, Ludovico e Gilda (questo il nome con cui era conosciuta) foraggiavano gli abitanti della piazza più poveri e con molti figli con i loro beni personali di consumo e per questo erano molto ben voluti da tutti. I due coniugi non avevano figli da ‘dare alla Patria’, lei era stata operata per una  policisti ovarica, tutto sommato ne erano contenti pensando che i giovani non avrebbero avuto un buon avvenire. Gilda passava il suo tempo in casa perché, malgrado fosse laureata in lettere, Ludovico aveva preteso, per egoismo, una consorte casalinga mentre lui se la spassava bellamente con tante ‘donnine’ ma non quelle professioniste che disprezzava, preferiva cornificare tanti mariti: scelte erano le giovani contadine che avevano volentieri ‘contatti’ col figlio del padrone sempre generoso con loro che lasciava sul letto lire di carta che le giovani vedevano solo in quella occasione. Talvolta si era ‘fatto’ sia le madri giovani che le figlie giovanissime ed i mariti e padri? Non andavano tanto per il sottile, dentro le loro tasche di soldi ne giravano ben pochi…Ludovico pur conoscendo la storia di Andronico, re della Tessaglia che attaccava sulla porta dei mariti cornuti delle teste di cervo, si guardava ben dal farlo anzi talvolta portava dei pacchetti di sigarette per i più giovani e di sigari per gli anziani conquistandosi così la loro benevolenza. Gilda pur conoscendo il comportamento di suo marito se ne fece una ragione e passava il tempo dando lezioni gratis ai giovani  abitanti in piazza Ragusa. Un avvenimento importante cambiò la vita della signora: suo marito durante una partita di caccia si imbatté in un temporale con tanti lampi e tuoni,  essendo in pianura un fulmine fu attirato dalle canne del suo fucile ed il povero Ludovico finì carbonizzato. Ai funerali tutti gli abitanti della piazza, Gilda aveva dentro di sé sentimenti contrastanti: la morte di suo marito era un evento tragico ma anche la fine di una schiavitù. Finalmente era padrona della Balilla (per prima cosa prese la patente di guida) e si mise a scorrazzare per Roma facendo acquisti in negozi di lusso. I suoi armadi si riempirono di vestiti di ogni genere e  scarpe di ogni forma allora di patrimonio solo delle signore di alto livello, cambiò parrucchiere e si fece i capelli come allora di moda ‘all’Impero’. Naturalmente attirò l’attenzione dei maschi che conosceva e che in passato non si erano permessi di avvicinarla ma, causa la guerra non vi erano in giro dei giovani, i meno anziani avevano sessant’anni e Gilda non aveva nessuna voglia di far loro da badante. Accade qualcosa di imprevisto: un giorno a casa mentre dava lezione di latino ad un  ragazzo di nome Angelo di sedici anni, il ‘pischello’ le chiese di andare in bagno. Siccome il ragazzo tardava a ritornare andò a controllare cosa fosse successo e nell’aprire la porta del bagno…il ragazzo si stava masturbando. Angelo cercò di rimediare tirandosi su i pantaloni ma il coso non ne voleva di ‘ritirarsi’ e così venne fuori una comica che portò Gilda a ridere sonoramente. “Quando sarai riuscito a rivestirti torna nel salotto.” Il ragazzo rosso in faccia non accettò l’invito e stava per aprire la porta d’ingresso ma Gilda: “Aspetta, hai una faccia stralunata, siediti sul divano e, se ti va, raccontami qualcosa di te.” “Mia madre non vuole che io…mi dice che diventerò tubercoloso, i preti cieco ma io ho sempre voglia, non so che fare…” e si mise a piangere. A Gilda si appalesò l’istinto materno ed abbracciò Angelo ma quell’abbraccio fece un’effetto…ma un’effetto…insomma il  coso del ragazzo, peraltro piuttosto grosso per la sua età, uscì’ dai pantaloni corti. Gilda volle sdrammatizzare: “Non ti preoccupare, è la natura dell’uomo avere… vieni qui che ti faccio provare cosa voglia dire fare l’amore e, abbassandosi gli slip fece entrare con un po’ di resistenza il coso del ragazzo nella sua ‘gatta’ che, dato il lungo digiuno, si era ristretta. Angelo dopo aver eiaculato non si ritirò dalla ‘cuccia’, aveva provato una sensazione per lui nuova e meravigliosa ed il suo ‘ciccio’ seguitò ad essere duro a lungo portando Gilda ad un orgasmo. Passata la buriana sessuale, la signora si rese conto che quanto era successo poteva portarla a serie conseguenze penali e ad Angelo: “Caro promettimi di non dirlo a nessuno, dico nessuno nemmeno ai tuoi, quando vorrai sarò qui ma mi raccomando…” Gli avvenimenti seguenti furono per Gilda imprevisti e soprattutto imprevedibili, imprevedibili perché Angelo un giorno si presentò a casa sua insieme ad un compagno di classe tale Leonardo  Santoro. “Signora io e Leo siamo scarsi in latino e abbiamo bisogno di…una lezione!” I due si erano messi a ridere e contemporaneamente si erano abbassati i pantaloni mostrando due cosi ben messi in quanto a grandezza ed a erezione. Gilda si sentì gelare dentro, cercò di prendere tempo: “Non vi rendete conto della situazione, questa è una violenza nei miei confronti, a parte che potrei essere vostra madre ma…” “Non lo è stata con Angelo, la prego, staremo zitti, lo sappiamo solo noi due ma ci faccia…” e si avvicinarono a Gilda che nel frattempo si era seduta sul divano e si trovò all’altezza del viso e poi i  bocca un pisellone arrapato e… relativa conseguenza. Angelo fece posto a Leo il quale più furbamente fece capire alla signora che preferiva…e fu accontentato: entrò in vagina eiaculò subito, ci rimase sin quando Gilda ebbe un orgasmo. Con la faccia istupidita Gilda dalla finestra vide i due ragazzi entrare nel caseggiato popolare di fronte a casa sua e, in un momento di lucidità pensò che l’unica cosa per evitare guai e per non fare da nave scuola a tutti i giovani del quartiere era quella di cambiare città a meno che i due ragazzi evitassero di  spargere la notizia in giro, in fondo  l’orgasmo le era piaciuto,  un guaio! Un giorno in strada Gilda fu fermata da una signora di circa la sua età che: “Sono Barbara Santoro la madre di Angelo, la ammiro, la vedo passare dinanzi casa mia sempre elegante e sorridente e poi mi risulta che sia generosa con i poveri del quartiere, ha la mia ammirazione, posso offrile un caffè a casa mia?” “Ora ho da fare, può venire da me al mio ritorno.”  Salì in macchina, come interpretare il comportamento di quella tale circa della sua età? Sembrava una signora per bene ma perché si era presentata come mamma di Angelo, forse sapeva e voleva ricattarla, non ci mancava altro. Al ritorno trovò la Barbara dinanzi casa sua: “Da lontano ho riconosciuto la sua Balilla e son qua.” “Ormai è l’ora di pranzo, mi faccia compagnia a meno che non aspetti suo figlio.” “Mio figlio  va a scuola in un collegio di preti, la retta è pagata dallo Stato perché mio marito è morto in Russia, a me danno anche una pensione in quanto vedova di guerra ma sono sola, ho provato a fare amicizia con altre signore ma sono rimasta delusa, ha conosciuto gente volgare e sciocca, lei è tutt’altra cosa.” “Grazie del complimento, diamoci del tu ed ora a tavola. “Dimmi la verità tuo figlio…” “Si ma è un ragazzo serio ed ha un solo amico che mi sembra tu abbia…” “Non sono riuscita a capire quello che mi è successo psicologicamente, poi ho avuto paura delle conseguenze ed ho pensato addirittura di cambiare città, con mio marito praticamente non avevo rapporti, lui se la faceva perlopiù  con  giovani contadine, mi vergogno di dirlo ma la sua morte è stato per me un sollievo, è cambiata la mia vita ma pare che ora…” “Posso dirti che ti sarò vicino, non aver paura,  anch’io ho avuto un marito che mi trattava come una donna di strada, nessun piacere da parte mia nei nostri rari rapporti e questo mi ha portato a…” Barbara prese a baciare Gilda in bocca, un bacio prolungato, appassionato. “Scusa ma è stato più forte di me, se ti ha dato fastidio non mi vedrai più ma qualora…” Quel qualora voleva dire una sola cosa, vorrei avere con te una relazione omosessuale. Gilda  a braccia conserte guardava Barbara che sembrava trepidante in attesa di una risposta che ovviamente sperava positiva. Gilda  prese la situazione con humor: “Vuol dire che sarà una questione di famiglia, dovrei scrivere un romanzo: ‘Due ragazzi, una mamma ed una nave scuola!’” Barbara abbracciò Gilda che con le lacrime agli occhi pensava ad un suo futuro con una grande amica fidata, per aiutare i ragazzi avrebbe potuto fare sesso con ambedue, una situazione fuori del comune ma  sicuramente piacevole. Un pomeriggio di un sabato Barbara, Angelo e Leonardo si presentarono in casa di Gilda, All’inizio dell’imbarazzo soprattutto da parte delle signore che ben presto…”Angelo sai che tua madre scopa proprio bene!” “Stronzo non trattare mia madre da mignotta, pensa a madame Gilda che mi pare stia…
     

     
  • 12 settembre alle ore 9:06
    ALBERTO IL POLIGLOTTA

    Come comincia: Frequentava il terzo liceo classico Alberto M. diciottenne residente a Roma in via Cavour, frequentava il terzo liceo classico dell’Istituto Pilo Albertelli molto rinomato. Il giovane era famoso per le sue burle che metteva in atto nei confronti un po’ di tutti, aveva ereditato tale ‘qualità’ da suo padre Armando maggiore delle Fiamme Gialle. Una mattina che il buon Albertone si sentiva particolarmente in  forma ne combinò una delle sue. In un foglio di quaderno scrisse in latino: ‘ Terque quaterque palleggiatoque augello usque ad sanguinem, pilo admisso, omnia mala fugata sunt.’ Che poi tradusse in greco: ‘Treis kai tretrakeis, catalabonton sfairon kai tu ornizu, panta kaka feugusi’.  In italiano è uno scongiuro contro la mala sorte. Durante l’intervallo tra una lezione di matematica e quella di lettere, mentre la subentrante professoressa Piera F. parlava con Emiliano V. professore di matematica o meglio era il cotale insegnante che cercava di ‘attacar bottone’ con la dama nel corridoio, fra l’altro con poco successo, Alberto mise lo scritto dentro il cassetto della scrivania della cattedra e ritornò al suo posto sfoggiando la solita faccia angelica di chi in dialetto siculo si dice:’ ’cu non ci cuppa’. La professoressa Piera nell’aprire il cassetto notò e prese a leggere il ‘biglietto’ con una certa sorpresa e si domandò chi potesse essere quel simpaticone…”Mi rivolgo a chi ha vergato (talvolta la professoressa usava un linguaggio aulico) questo biglietto, sicuramente quel cotale non avrà il coraggio di farsi riconoscere, in questo caso tutta la classe subirà una punizione. Alberto “Non voglio che i miei compagni siano puniti in mia vece, sono stato io che ho ‘vergato’ lo scritto.” “Intanto un bravo per la tua sincerità e poi ti invito a venire vicino alla cattedra per essere interrogato e così mi renderò conto della tua preparazione. Parlami di Senofonte (la professoressa era in mala fede in  quanto quel personaggio non era stato motivo di spiegazione in una precedente lezione.) Inaspettatamente Alberto: “Senofonte, in greco Xenòphon,  storico greco di famiglia aristocratica, fu soprannominato ‘Suda’ (L’ape antica) per la chiarezza delle sue opere tutte giunte sino a noi. Scrisse l’operetta Agesilao per esaltare le virtù di quel suo amico e protettore. Scrisse anche le ‘Anabasi’ in cui ritroviamo  l’episodio dei diecimila soldati che, in vista del mare, abbracciandosi in lacrime esultarono dicendo ‘Thalatta, Thalatta’ detto rimasto famoso. Scrisse anche…” Alberto era un alunno fuori dell’ordinario, aveva studiato tutto il programma di quell’anno, questo giustificava la sua preparazione. “Basta così, per stavolta la considero  una ragazzata.” Alberto pensò bene si informarsi sulle vicende private della professoressa Piera, quale miglior fonte se non la segretaria della scuola. Sara R. bravissima nel suo lavoro ma come donna era un disastro: piuttosto alta, magrissima, un occhio storto come pure il naso per una testata ricevuta da giovane. La cotale era innamorata di Alberto il quale, interrogato ‘ciccio’ per fare un’opera buona nei confronti della cotale ebbe (giustamente)una risposta negativa, era troppo brutta!“Cara Sara mi occorrono delle informazioni sulla professoressa F., che puoi dirmi?” “Perché ti interessa tanto vuoi…” “Niente di quello che tu pensi, solo che mi ha preso di punta e non fa altro che interrogarmi, mó me só scocciato.” “Madame Piera ha trent’anni, è romana, dopo il divorzio del primo marito si è risposata con un inglese tale John W., non ha figli e, se ti interessa, abita in via Marsala 22.” “No questo non mi interessa, volevo solo un’immagine generale, grazie Sara, sei un tesoro.” Bugiardone, la notizia della residenza della professoressa era quella che più  interessava Alberto il quale un pomeriggio citofonò al numero 22 della via Cavour; rispose in inglese il capo famiglia: “Hello, who palys at the intercom?” “Sono Alberto M. un alunno di sua moglie.” “Open? Wue area one the Fifth floor.” Alla consorte, “C’è un tuo alunno.” Piera rimase sorpresa ma poi capì chi potesse essere quella faccia tosta di venire a rompere i.c… a casa sua. “Bravo, non so come hai fatto a trovare la mia abitazione, siediti così potrò conoscerti meglio di quanto possibile a scuola.” “La mia è una dote ereditata da mio padre maggiore della Finanza. Non vorrei essere indiscreto ma come fa a colloquiare con suo marito, in inglese?” “John capisce l’italiano ma non lo parla bene.” “Altre informazioni?” “Avrei tante domande ma non vorrei essere invadente, per alcune potrei arrossire.” Grande risata da parte di Piera che attirò l’attenzione di John il quale si presentò nel salotto: “Why are you laughing, is the boy witty?” “Mio marito vuol sapere se sei spiritoso, caro lo è anche troppo!” Rimasti soli Alberto e Piera si guardarono in viso sin quando: “Non mi capita spesso di prendere decisioni sbagliate, ho poche amiche per una cattiva esperienza con una che consideravo tale e che invece ha sparso nei confronti di mio marito dei pettegolezzi infamanti, mio marito non è gay anche se talvolta qualche suo atteggiamento lo può far credere, è dell’Irlanda del nord, di Londonderry, lui insegna inglese per beneficienza a ragazze in un collegio di monache, se lo può permettere, è agiato di famiglia perché suo padre è un bravo agente di borsa e in tanti anni si è arricchito. Ho sposato John dopo un matrimonio burrascoso col mio primo marito, ho cercato di non mollarlo sin quando sono venuta a conoscenza che si drogava, fra l’altro voleva dei figli che io non posso avere; John mi dà serenità anche se sessualmente non è gran che ma come si dice:’niente sesso siamo inglesi’. Ti ho fornito delle informazioni intime, non so di preciso perché l’ho fatto o meglio lo so e questo mi preoccupa.” “Se lo desidera me ne vado, non volevo metterla in crisi.” ”Niente crisi anzi ti invito a cena, devi avvisare i tuoi familiari?” “Mio padre, vedovo, è maggiore della Guardia di Finanza, lavora al Comando Generale e mangia alla loro mensa, ci  incontriamo poco. Io mi arrangio con l’aiuto della portiera che fa anche le pulizie di casa, abito in via Merulana.” Piera si esibì in una culinaria tipicamente romana: spaghetti alla carbonara, abbacchio al forno, carciofi alla giudìa supplì al telefono, verdure varie, vino rosso dei Castelli ed un favoloso caffè fatto con una macchinetta e la miscela Illy. John: “Come fatti supplì al telefòno” “John ti son piaciuti? non porti tante domande.” Ti pareva che Alberto non si intromettesse?  “Professoressa suo marito si è abituato al nostro caffè, i britannici ingurgitano dei beveroni spaventosi.” “Gli stranieri venendo in Italia pian piano apprezzano i nostri cibi, una volta a Londonderry i genitori di John in mio onore cucinarono degli spaghetti con l’aggiunta nel sugo della marmellata, marmalade in inglese,  dovetti mangiarli per non offenderli! John ricordando l’episodio sbottò in una risata, Alberto pensò: “Ridi ridi braciolettone ti sto preparando un piattino! Piera anche se con confusione in testa ma stanca del ‘niente sesso siamo inglesi’ si fece coraggio e quando John andò in balcone a fumare la pipa: “Vorrei vedere casa tua, com’è arredata, dove sporgono i balconi, hai i balconi?” Piera si era impappinata, Alberto prese al balzo la situazione: “Anche se la mia abitazione non è molto lontana prendiamo un tassì oppure usiamo la sua macchina, sotto casa mia c’è un garage. Una Mini verde targata inglese era posteggiata dinanzi l’abitazione, in pochi minuti entrarono nel garage, si avvicinò il garagista e: ”Signora può dirmi quanto resta? Poi vedendo scendere dalla macchina  Alberto:”Li mortacci… stavolta te sei buttato sull’estero, complimenti!”  Un’occhiataccia di Alberto fece sparire dalla circolazione lo sprovveduto garagista. “Hai una bella casa, chi l’ha arredata?” “Mia madre era un’arredatrice, è morta di cancro quando io avevo dieci anni, mio padre l’ha ereditata da suo padre.” “Ha due camere da letto con letti matrimoniali, sei sposato, fidanzato?” “No mi piace stare comodo, con un letto singolo una volta, nel girarmi, son caduto a terra!” “Dilla tutta è qui che porti le conquiste?” “Permettimi di darti del tu, in fondo non c’è molta differenza di età fra noi due…” “Sei giunto alla scalata finale, ebbene ti posso dire che sei in vetta, contento?” Il ‘ciccio’ di Alberto sempre attento quando c’erano in giro femminucce, alzò la cresta e fece un bozzo sui pantaloni. “Non sono per i complimenti ma devo dirti che tu alla bellezza di una statua greca aggiungi lo stile di una signora di classe, sei una persona da avere vicino per tutta la vita.” “È una proposta di matrimonio?” “Non celiare, sono stato sincero, tu che ne pensi dell’idea di visitare il mio bagno non per la vasca Jacuzzi, che potremo inaugurare un’altra volta ma per un volgare bidet, io ho già provveduto.” All’uscita del bagno senza veli, l’immagine di Piera fece un effetto dirompente sul cervello di Alberto, si precipitò a baciarla, un bacio lungo, profondo, appassionato deliziosamente dolce. Sul letto una battaglia navale, evidentemente Piera era da tempo a stecchetto e poi sicuramente il partner era di suo gradimento. “E mó come ci mettiamo?” “Cara Piera, non mi par vero quello che accaduto, posso ben dire di non aver mai provato sensazioni più profonde forse perché all’atto sessuale si è accompagnato…non ti porre troppi problemi, oggi son di moda i toy boy, ne hanno diritto tutte le donne non solo le attrici!” Un pianto, Piera non si sapeva spiegare la motivazione se di gioia o di paura per il futuro. Dopo essersi ricomposta Piera ed Alberto andarono a ritirare la Mini in garage, stavolta il proprietario non fece commenti anzi fu carino nel non far pagare la signora, aveva capito la lezione. Ritornati  a casa di Piera si misero d’accordo nell’andar a trovare John al collegio di monache dove insegnava. Era l’ora di uscita delle scolaresche e Piera posteggiò la Mini all’ingresso aspettando, l’auto del marito che passò loro dinanzi sgommando, era proprio la Rover targata Inghilterra ma alla guida c’era una donna con vicino John. “Presto seguiamoli.” Piera dimostrò di essere un buon manico e raggiunta da lontano la Rover restò ad un centinaio di metri per vedere dove venisse posteggiata. Quando i due scesero dall’auto e si inoltrarono in un portone Piera  li seguì lasciando in macchina Alberto ma come rintracciare l’appartamento in cui si erano rifugiati? Piera dimostrò una furbizia tipica delle donne; i piani erano quattro e lei cominciò dal primo: “I’m  sister of John, Id like to talk to him.” Fu fortunata, a citofono aperto sentì una voce maschile: “John c’è tua sorella.” Inutile e non compresa era stata una frase di John: “My sister is in Ireland not here!”  Nel frattempo era stata aperta la porta d’ingresso dell’appartamento dove un signore di una certa età: “Entri signora John è di là.” John era là ma avrebbe preferito esser molto lontano da quel posto. Bianco in viso, alla vista di Piera  stava per svenire, si sedette sul divano con le mani sulla faccia. Vicino a lui una bionda occhi azzurri niente male. Piera ormai sicura di aver fatto bingo rincarò la dose: “Se preferivi una nordica perché hai sposato me, una mediterranea? Ci rivedremo a casa, scusate il disturbo!” La mediterranea fermò l’auto dopo un chilometro, presa da un’allegria pazzesca baciò in bocca Alberto.”Vacci piano mi hai tolto il fiato.” “Non capisci che l’abbiamo in pugno, oltre alla bionda c’erano pure dei testimoni, domani contatterò il mio avvocato.” L’avvocato di Piera era un furbacchione ben ammanigliato in Procura (in passato era stato in intimità con la signora) ed ottenne il massimo possibile: l’abitazione dove abitavano i due coniugi passava di proprietà della moglie con un appannaggio alla stessa  di tremila €uro al mese e poi uscita immediata di casa del marito.  Per sua fortuna dell’inglese suo padre, con amicizie in alto loco riuscì a fargli trovare un posto di impiegato presso l’ambasciata britannica. Piera e Alberto cercarono di non  farsi vedere insieme fino alla proclamazione della sentenza; John andò a vivere con la nuova fiamma a nome Aurora, anche Piera dovette ammettere che la ragazza rispecchiava le doti del suo nome: bella e luminosa,  le aveva fatto un enorme favore nel mettersi con John. Alberto e Piera andarono a vivere insieme, il giovane iscritto alla facoltà di medicina e per la specializzazione  scelse ginecologia. Non aveva perso il vizio di correr dietro alle gonnelle femminili, situazione accettata da Piera che, a parte la differenza di età sapeva che il bamboccione ritornava sempre da lei ogni volta pentito… ma quale pentito!
     

     
  • 10 settembre alle ore 9:00
    TALVOLTA L'AMORE TRIONFA

    Come comincia: Che direste voi se vostra figlia venticinquenne vi annunziasse il suo desiderio di prendere il velo di monaca? Questo era accaduto ad Achille Rogolino proprietario terriero abitante ad Albano Laziale in provincia di Roma, lui fervente ateo e, come si diceva una volta, ‘mangiapreti’? Potete immaginarlo: ”Non capisci che faresti una vita da disgraziata, chiusa fra quattro mura per tutta la vita, non una famiglia, niente figli né amici con cui andare a ballare, sottoposta a leggi religiose aberranti, preferirei vederti morta, tutta colpa di quella baciapile di tua madre , maledizione a lei!” Effettivamente Alessia Vinci la moglie di Achille era molto attaccata alla religione e rea, secondo il marito, di aver fatto  frequentare troppo alla figlia Ambra la vicina chiesa di S.Paolo . La ragazza era cresciuta e diventata amica di Arianna Mugianesi, sua pari età, figlia del contadino conduttore di uno dei fondi di proprietà del signor Rogolino. Anche Arianna aveva esposto in famiglia il suo desiderio di prendere i voti. A casa Mugianesi la richiesta era stata recepita senza drammi per un semplice motivo:  la vita da contadina sarebbe stata molto più dura per la ragazza che però aveva il fratello Elio che poteva dare una mano ai genitori nella coltivazione della terra. Le due giovani seguirono l’iter previsto con la consegna dell’anello quali spose di Cristo e quindi ammesse al noviziato. Rabbia maggiore di Achille Rogolino era che la figlia Ambra si era laureata in lettere con ottimi voti, il ‘padrone’ aveva, a sue spese fatto studiare anche  Arianna poi laureatasi in scienze matematiche: “Due disgraziate rimuginava sempre un Achille ogni giorno più irato perché non era possibile, come sua abitudine riuscire a risolvere il problema. Ovviamente non si presentò alla cerimonia della vestizione delle due novizie, che andassero a fare in c…o loro due e sua moglie! Achille spesso la sera non ritornava a casa, frequentava un club di dubbia fama in cui le cameriere non erano molto vestite ma disponibili. Conobbe una certa Grace Dubois che, oltre al nome aveva una grazia innata. Bruna, altezza media occhi castani molto espressivi e fisico da modella; era molto differente dalle sue colleghe di lavoro, infatti non ‘andava ‘in camera’ con i clienti. Achille da subito affascinato dalla ragazza le fece una corte serrata ma con scarsi risultati anche offrendole oltre al denaro anche gioielli, Grace non era disponibile alle avventure amorose. Ormai innamorato Achille propose a Grace di andare a vivere insieme con la promessa di una separazione prossima dalla consorte. Grace dopo lunga riflessione accettò, capì che Achille che aveva vent’anni più di lei sarebbe stato affidabile come uomo e, non ultima, aveva la ‘qualità’ di essere danaroso. Achille affittò un appartamento a Roma in via Marsala, amava stare al centro ed un pomeriggio, rientrando ad Albano Laziale alla consorte: “Cara ho il piacere di dirti che mi sono trasferito a Roma, finanziariamente per te non cambierà nulla, in compenso io non avrò il dispiacere di avere fra le balle una baciapile che ha rovinato la vita di nostra figlia. Se diventerò di nuovo padre te lo comunicherò, ho incontrato una ragazza deliziosa e non religiosa, ti auguro tanta fortuna.” “Andrai all’inferno con tutte le scarpe!” “All’inferno ci si diverte di più perché ci sono i peccatori, in Paradiso no tutte anime pure come te, adieu.” Arianna ed Ambra seguirono la via della loro vestizione di ‘contemplative’ con cerimonia nella Chiesa di S.Paolo Apostolo alla presenza del Vescovo e di gran parte delle popolazione, un avvenimento eccezionale per i villici, la maggior parte molto religiosa. Le due giovani all’inizio ebbero qualche problema per abituarsi ad una vita dura fatta di sacrifici come quello di dar corso alla regola di Abelardo che prescrive di alzarsi per recitare il mattutino non appena appare la luce del giorno. La loro storia pregressa era stata un po’ particolare: superatigli esami di terza media erano state iscritte ad un liceo classico parificato del convitto S.Anna di Roma. Papà Achille provvedeva a pagare la retta piuttosto salata delle due le ragazze la qualcosa le metteva su un piano superiore rispetto ad altre allieve figlie di persone non abbienti la cui retta veniva erogata da benefattori o dal Comune. Mentre le altre alunne dormivano in cameroni grandi, Ambra ed Arianna avevano a disposizione una camera singola con bagno. Uscivano dal convitto solo allorché un parente veniva a trovarle. Quella solitudine a due le portava a star sempre più vicine soprattutto la notte quando dormivano in un  sol letto. Con l’andar del tempo presero prima a baciarsi per gioco e poi a toccarsi nelle parti intime con la scoperta della sessualità e dell’orgasmo. Ambra, la più intraprendente prese uno spazzolino da denti elettrico, lo rivestì con della tela  e divenne un vibratore artigianale ma efficace: avevano scoperto i piaceri omosessuali. Una volta indossato il velo di monache trovarono il modo di seguitare nei loro giochi omo ma ebbero dei problemi quando si presentò loro don Quintino confessore del convento. Riferire o meno quel loro ‘vizietto’? In caso negativo la loro confessione sarebbe stata nulla e, come scritto nei sacri libri il loro peccato era mortale perché contro il comandamento che prescrive di non commettere atti impuri. Per loro fortuna don Quintino era un giovane prete piuttosto anticonformista e nel constatare che le ragazze erano piuttosto reticenti durante la confessione disse loro: “Apritevi con me, ogni peccato può essere cancellato col pentimento e con la preghiera.” Anche se abituato a sentir tanti peccati, quello era il primo caso di omosessualità e prese tempo prima di concedere l’assoluzione. In crisi con se stesso Don Quintino passò parte della notte in chiesa per chiedere a Dio come comportarsi, verso l’alba andò a dormire, aveva preso una decisione, andare dal Padre Superiore ad esporre il caso ed a chiedere consiglio. Fu ricevuto con tante affettuosità, il padre Superiore era un espansivo di natura ed un ottimista ma quando venne a conoscenza del fatto rimase in silenzio sin quando: “Caro Don Quintino, la risposta dovrebbe essere una sola ma io ho molto meditato in passato sulla nostra religione, senza essere blasfemo penso che ci sia qualcosa da cambiare; nel caso che mi hai esposto ritengo che non si possa mutare la natura umana , non risulta a verità che con delle cure è possibile combattere e vincere l’omosessualità e quindi io e tu ci prendiamo la responsabilità di dare l’assoluzione alle due monache ma che la storia resti fra di noi, i vecchi parrucconi condannerebbero la nostra decisione!” Dopo un anno, un pomeriggio una novità: “Ambra c’è tuo padre in parlatorio.” Le due ragazze si precipitarono ma rimasero perplesse quando videro il buon Achille in compagnia di una donna che sorreggeva una bambina.” “Care ragazze vi presento la mia compagna francese Grace e nostra figlia Elisabetta.” Dopo il primo attimo di perplessità Ambra abbracciò suo padre e Grace e poi: “Mi fai tenere in braccio la bambina, è una bambola per sua fortuna assomiglia alla madre in caso contrario…” “Figlia sciagurata non parlare male di tuo padre..ti voglio tanto bene, potrai immaginare i motivi per cui son andato via di casa.” Intervenne Arianna: signor Rogolino io le debbo tutto” e si mise a piangere. Che brutto effetto faccio alle ragazze, vieni qua, dammi un bacio casto perché Grace è gelosa.” “Non è vero, amo Achille ma non penso che mi tradirà, lo spompo quasi tutti i giorni!” Grande risata da parte di tutti. “Ritornerò non appena possibile, ho impiantato una fabbrica di elettrodomestici che mi assorbe molto tempo, un bacione a tutte e due, qui c’è il mio numero di cellulare.” Don Quintino diede l’assoluzione dei loro peccati alle due monache e prese a frequentarle piuttosto spesso parlando di letteratura e dei loro scrittori preferiti. Stando molto vicini il sacerdote cominciò ad apprezzare l’effluvio sensuale delle due monache, in particolare quello di Ambra ed ‘un giorno dopo l’altro’ in un momento di assenza di Arianna baciò in bocca Ambra, ‘la sventurata rispose’ così pensarono i due ricordando l’episodio della monaca di Monza. Arianna fu messa al corrente dell’episodio e: “Mò che pensi di fare?” “Contatterò mio padre, lui è stato sempre contrario che prendessi i voti, capirà e mi darà una mano per uscire di qui, ormai io e don Quintino (il suo nome è Tommaso) abbiamo deciso di ‘spogliarci’ e andare a vivere
    insieme, lui è laureato in lettere e cercheremo per lui un lavoro con l’aiuto di mio padre, lascerò fuori mia madre per ovvi motivi, non solo non capirebbe ma mi condannerebbe al fuoco eterno!” Evidentemente il legame fisico ed anche sentimentale fra Ambra ed Arianna era ancora molto forte perché Ambra propose alla sua amica  di ritornare ad essere ‘intime’, Arianna ne fu felice, era sola e non intendeva maritarsi. Tommaso ne fu messo al corrente e, dopo un momento di perplessità accettò, non aveva previsto questa soluzione ma, una volta messala in atto ne fu talmente  soddisfatto da cercare di avere rapporti fisici con le due ‘mogli’ quasi giornalmente alla faccia del sesto comandamento!
     

     
  • 06 settembre alle ore 8:09
    CACCIA ALL'INNAMORATO

    Come comincia: Nino V. aprendo le mail del computer trovò uno scritto   non identificabile perché mancante dei dati essenziali e per di più scritto in inglese lingua che lui, impiegato alle poste non conosceva. Chi meglio di sua moglie Fatima R., insegnante di lingue poteva dargli una mano? “Amore mio traduci stó scritto, non sarà qualche tuo innamorato?” “Non può essere perché con quel tale ci sentiamo solo per telefono.” Così eliò Fatima ma quando finì a mente di tradurre rimase basita, chi poteva essere che avesse scritto quel brano amoroso che prima rilesse forte in inglese per essere sicura di poterlo tradurre correttamente, il testo: ‘My Darling, i decided: enough with the vision of your smile that penetrates my brain and gives thee stura to my fantasies; enough to savor your effluvium that radiates in my interior and esplode in a sea of excitingsensations; it is enough with your breath as hot as the sand of the desert and that envelops me in a whirlwind of pleasant sensations; it is enough with your very seet vision that slowly moves away untilit disappears; it is enough with the fantasy of your breast covered by a transposing veil, which rises and falls rhythmically; enough with the diaphanous hands that caress my face; enough with yourthighs that hold my face inondate with sweet, fragrant and warm foam; enough with your eyes half open that penetrate my heart and give me a daily suffering. In the morning I see you leave the house. I walk among the people and I see you by my side smiling but you’re just an elusive ghost!’ “Che ne diresti di far capire qualcosa anche a me?” “Traduzione: ho deciso: basta con la visione del tuo sorriso che penetra nel mio cervello e dà la stura alle mie fantasie, basta assaporare il tuo effluvio che si irradia al mio interno ed esplode in una marea di sensazioni eccitanti, basta col tuo alito caldo come la sabbia del deserto e che mi avvolge in un turbine di sensazioni piacevoli, basta con la tua visione dolcissima che si allontana pian piano sino a dileguarsi; basta con la fantasia del tuo seno coperto di un trasparente velo che si alza e si abbassa ritmicamente, basta con le tue mani diafane che mi accarezzano il viso, basta con le tue cosce che trattengono il mio viso inondato di dolce, profumata e calda spuma, basta con i tuoi occhi socchiusi che mi penetrano nel cuore e mi danno una sofferenza quotidiana. La mattina di vedo uscire di casa, cammino fra la gente e ti immagino al mio fianco sorridente ma sei solo un fantasma inafferrabile!” “Un applauso al poeta. Sarà facile beccare questo signore, ho amici presso la Polizia Postale, domani saprò chi è.” “Non saprai un bel niente, il tale è un furbacchione che è riuscito a scrivere la mail senza mittente e senza dati di riferimento. Nino non replicò, a letto, sino a notte inoltrata cercò una soluzione al problema, trovata: avrebbe interessato tutti gli inquilini perché la mail sicuramente proveniva dal suo palazzo. Nino il lunedì telefonò al direttore dell’agenzia di poste dove era impiegato, chiese ed ottenne sei giorni di licenza e si mise subito all’opera. Il suo era un isolato di quattro piani più il seminterrato situato nella circonvallazione di Messina; cominciò da lì, una palestra grande quanto due appartamenti. La titolare Tecla N. era una signora o meglio signorina non molto alta ma molto muscolosa causa l’allenamento continuo, i capelli corti a spazzola davano più un’idea di mascolinità che di femminilità, anche la voce…”Signor?” “Sono Nino V. abito al quarto piano vorrei farle una domanda, lei possiede un computer?” “Non ce l’ho né mi interessa compralo,  lei è un venditore di computer?” “No signora è che hanno fatto uno scherzo a mia moglie e sto investigando chi può essere stato.” “Conosco sua moglie, bella donna ma non sono stata io, le avrei parlato, volentieri di persona ma la sua consorte va direttamente in macchina e non  si ferma da me, qualora avesse bisogno…” “Grazie madame, riferirò.” Nino comprese troppo tardi delle inclinazioni sessuali  di Tecla! Suonò il campanello dell’appartamento del primo piano a destra. Aprì una signora anziana che dimostrò subito di essere un’allegrona: “Si accomodi anche se non ci conosciamo, mi pare che lei e sua moglie siete venuti da poco ad abitare qui, io sono Eva S. andiamo in salotto, questo è mio marito.” “Sono Attilio R. non sto molto bene in salute, io e mia moglie siamo emigrati per trent’anni in Australia, io per guadagnare di più lavoravo in miniera e questo mi ha portato ad avere, fra l’altro, un enfisema polmonare, siamo ritornati nella nostra bella  Sicilia, voglio morire qui.” “Mio marito ha dieci anni più di me, è un pessimista, io non penso alla morte anzi ho sempre voglia di divertirmi, se potessi...” Eva non finì la frase ma non ci voleva molto a capire il suo pensiero. “Le offro un caffè ed anche dei pasticcini, io sono molto brava in culinaria!” Nino assumeva un solo caffè al giorno e per di più decaffeinato ma dinanzi a quel torrente di donna fu costretto a bere il caffè non decaffeinato ed anche qualche dolcetto in verità buono. Era evidente che i due coniugi non potevano possedere un computer in ogni caso non era certo Attilio a poter aver scritto quella dichiarazione d’amore. Nino si disse che per quel giorno ne aveva avuto abbastanza, a letto prese sonno più in ritardo del solito, la caffeina…La mattina dopo alle dieci suonò il campanello dell’inquilino del primo piano a sinistra. Dopo un po’ un ‘gorilla’ aprì la porta con aria assonnata. “Guardi io non compro nulla, fra l’altro stavo dormendo.” “Le mie scuse.” Si presentò e ripeté la storiellina della mail trovata nel suo computer. “Io sono Golia T. marò delle navi di traghetto private, non conosco né posseggo un computer, non posso esserle utile.” “Di nuovo le mie scuse.” A Nino rimase impresso il nome Golia che si addiceva perfettamente al personaggio. Non si scoraggiò e riprese le sue indagini suonando all’appartamento del secondo piano a sinistra. “Chi è che bussa a stò convento?” La frase era stata pronunziata da chi aveva aperto la porta, un giovane circa trentenne vestito con pantaloni sino alla caviglia neri e con un giubbotto rosa. “Venga signore anche se non ci conosciamo, penso di averla vista qualche volta, io sono Fosco L. complimenti per il suo fisico.“ Pure un omo gli doveva capitare. Volevo sapere se lei possiede un computer…” Si pentì subito della sua domanda, non era certo quell’individuo a poter aver scritto quella mail. “Si ne posseggo uno aggiornatissimo, ricevo molte proposte ma io non sono facile a fare amicizia ma se trovo… sono maestro di ballo, ho la scuola in via Cannizzaro, qualora lei volesse fruire dei miei insegnamenti…” “La ringrazio ma sono un vero orso, grazie comunque.” Appartamento di fronte, sulla porta una targhetta Ennio V. – Adelaide F., a  Nino sembrò strano che ci fossero pure i nomi oltre i cognomi, era inusuale. Aprì la porta una signora circa trentenne vestita, si fa per dire di un baby doll rosa che lasciava ben in vista gambe lunghissime e seno prorompente oltre ad un bel viso, insomma un gran pezzo di…”Cara chi è?” “Penso un signore che abita nel nostro stesso palazzo, si accomodi io sono Adelaide  e quello che sta per arrivare è mio marito Ennio, si accomodi, non si preoccupi di mio marito, siamo una coppia aperta, sono a sua disposizione, certo costo un bel po’ ma ne valgo la pena da quello che mi dicono.” Cazzo pure una mignotta con relativo magnaccia, che razza di scala! “Signora volevo sapere se possedete un computer?” “Ma le pare che io ne possa fare a meno, i miei clienti non usano il telefono, con tutte queste intercettazioni… ma lei ha un interesse particolare per chiedermelo?” Nino ripeté la storiella della mail il che portò i due coniugi a risate omeriche. “Le pare che mio marito…in ogni caso sono a sua disposizione qualora avesse bisogno di…” “Un sentito ringraziamento, lei una donna deliziosa!” Nino non aggiunse ed anche una gran puttana, lo pensò solamente e si domandò se nella sua scala ci fossero delle persone normali, ammesso che oggi esista la normalità. Riposo di mezza giornata dalle indagini ed a sua moglie che gli domandava notizie: “Finora niente ma sono solo al secondo piano.” Nuova giornata, nuova indagine, nel suonare il campanello della porta di un appartamento di destra del terzo piano Nino si domandò che ‘fauna’umana potesse incontrare e fu subito accontentato nelle previsioni negative, da dietro la porta una voce femminile con alto tono: “ ’Mbecille la voi aprì stà cazzo di porta?”  Voce di un uomo: “Ti fa schifo andarci tu?”  Finalmente ‘stà cazzo di porta’ fu aperta dalla  signora spettinata con indosso una vestaglia  ‘sdrucinata’: “Ci conosciamo? Prima di farla entrare voglio sapere cosa desidera.”  “Sono Nino V. dell’ultimo piano. Forse è meglio che torni un’altra volta.” “Oggi o domani a casa nostra c’è sempre buriana con quello stronzo di mio marito, entri pure, io sono Caterina F. quello di là è Carlo N.” Nino per l’ennesima volta ripeté la storia della mail, come conseguenza: “Le pare possibile che un coglione faccia delle proposte oscene ad una signora, a quello non gli funziona più da un pezzo, glielo posso assicurare quindi…” “Grazie signora sarà per un’altra volta.” “Anche un’altra volta troverà una signora incazzata ed un impotente stronzo!” Con questo ‘viatico’  Nino si rifugiò a casa sua senza rispondere alle domande della consorte, desiderava solo un po’ di silenzio rilassante. Ripresa delle indagini il giorno dopo, Nino bussò alla porta del terzo piano di sinistra. Aprì in signore molto particolare: non alto, tarchiato, barba non rasata, panciotto nero come pure giacca e pantaloni, la coppola finiva per far definire il cotale probabilmente un mafioso. “La canuscio, lei abita al piano de supra, io sugno Salvatore G., Maria veni, c’è il signor Nino V. del quarto piano.” Si presentò la signora molto più fine del marito: ”Sono Maria F. nordica per mio marito anche se sono napoletana, lui ha idee molto personali della geografia.” “È un  piacere conoscerla come pure vorremmo  che anche sua moglie ci facesse visita.” “Glielo dirò, a presto.” Nino capì che domandare se avessero un computer era inutile, anche se l’avessero avuto …” Era rimasta l’inquilina dello stesso piano di Nino, una signora divorziata a nome Giulia P. col figlio Matteo N., eh che fare? Fra l’altro la dama quarantenne era decisamente bella e soprattutto di classe, Nino ci aveva fatto un pensierino ma… c’erano troppi ma, Nino si disse che aveva un buon motivo per contattare la signora, suo figlio Matteo N. era ormai un uomo, diciassettenne e dal fisico atletico, che non fosse stato lui? Giulia gli aprì la porta e invitò Nino ad entrare, la signora aveva avuto una non buona esperienza in campo amoroso con un marito ‘mignottaro’ motivo per cui lo aveva lasciato, non aveva voluto nessun assegno di mantenimento da parte sua per non averci più a che fare, era ricca di famiglia. Matteo era un po’ la preoccupazione di sua madre, era in un’età di crescita e non frequentava delle ragazze come i suoi compagni, questo aveva messo in allarme la signora che però non era riuscita a cavar nulla dalla bocca del suo pargolo circa le sue inclinazioni sessuali, era un introverso. Nino riferì anche a lei la storiella della mail lasciando perplessa Giulia la quale fece un gran sorriso a Nino assicurandogli che avrebbe parlato con suo figlio. Stavolta Matteo uscì dal suo guscio e confessò alla madre la verità, era stato lui che, anche se in modo poetico e non volgare, aveva fatto capire alla signora Fatima che…Giulia pensò a lungo come comportarsi, decise di contattare Fatima: “ È stato mio figlio ad inviarti quel messaggio, Matteo mi ha sempre preoccupata perché non frequenta ragazze, non vorrei che…ti parla una madre, anche se tu non hai figli forse mi potrai capire…non so che altro dirti, sono nelle tue mani, sono disposta a  qualsiasi sacrificio anche finanziario purchè Matteo… Fatima rimase ovviamente perplessa, aveva ben capito le intenzioni del giovane ma passando all’atto pratico cosa poteva accadere, suo marito  come l’avrebbe presa? La sera riferì a  Nino quanto appurato e le parole di Giulia. “Dormiamoci sopra mia cara, domani avremo le idee più chiare.” Solo che lo ‘zozzone’ le idee chiare ce le aveva già, in cambio della moglie si voleva ‘fare’ Giulia. I due coniugi guardandosi in viso senza parlare inquadrarono la situazione, si abbracciarono contenti della nuova avventura, Fatima  aveva apprezzato le ‘fattezze’ del giovane, Giulia non aveva una particolare attrattiva per Nino sarebbe stato un sacrificio perché i figli ‘so pezzi e core’, uno swapping effettuato per beneficienza!

     
  • 06 settembre alle ore 8:04
    MORIRE? È MEGLIO VIVERE.

    Come comincia: Ognuno di noi dirà che è un pleonasmo ma dalla mia esperienza  di vita vissuta m’è venuto qualche dubbio. Recentemente alla televisione si è vista l’intervista ad una certa Amalia Rossi di trenta anni che stava per recarsi nel Nepal per scalare l’Himalaya.  La ragazza,  alla domanda del cronista circa i pericoli cui poteva andare incontro rispose che li aveva messi in conto, anche quello di morire sul posto. E così fu, i giornali riportarono la notizia della sua caduta in un crepaccio e relativo decesso. C’è da domandarsi: che razza di attrattiva poteva avere per lei la montagna per correre il pericolo di morte? Noi persone normali diremmo che è una follia, in democrazia bisogna rispettare le idee degli altri e quindi…Simile discorso vale per tanti giovani che vanno in coma e talvolta perdono la vita per aver assunto droghe sempre più potenti perché assuefatti a quelle leggere. Ai  tempi che furono(scusate la frase un po’ retriva) i giovani pensavano a ‘conquistare’ le ragazze anche perché c’era in giro tanto puritanesimo molto raccomandato dalla chiesa cattolica in osservanza del sesto comandamento ma spesso accadeva, i ‘pischelli’ andavano in bianco. Oggi i giovani maschi, poiché hanno alla loro portata il sesso facile, in qualche caso lo snobbano tanto che talvolta sono le ragazze a prendere l’iniziativa! La mancanza di voglia di vivere può talvolta dipendere da uno stato depressivo dovuto ad eventi spiacevoli cui gli interessati non sanno reagire. Un esempio? Roberto M. la cui bellissima moglie Miranda S. non aveva fatto onore al suo nome ed aveva ‘preso il volo’ con un giovane squattrinato molto atletico. Ora sono di moda i toy boy non solo fra le attrici ma anche per le comuni mortali come accaduto alla moglie di Roberto  che si era portata appresso tutti i quattrini che era riuscita a racimolare. Suo marito innamorato di lei, caduto in depressione era stato costretto a mettersi in aspettativa per motivi di salute dal suo impiego di ingegnere al Genio Civile.  Passava il tempo  a letto o sul divano, si lavava raramente e mangiava quello che la portiera Cesira F., addetta anche alle pulizie di casa le preparava con tanto affetto perché innamorata di lui ma era tanto bruttina che l’Albertone, pur accorgendosi dei suoi sentimenti  non la prendeva in considerazione.  Un giorno piovoso  e dal vento forte che scuoteva le cime degli alberi, Roberto particolarmente depresso pensò che la sua vita inutile non andava più vissuta e pensò di gettarsi dal balcone della sua abitazione di Messina in via Risorgimento ma un lampo nel suo cervello: gli venne in mente la storia di un funzionario di un istituto di credito che si era buttato da una finestra del suo ufficio restando però a terra per una mezzora fra lancinanti dolori prima di morire, questo il verdetto del medico legale che fece desistere Roberto dal compiere l’insano gesto. Dell’assenza dall’ufficio se n’era accorta la collega Raffaella V. che era infatuata dell’ingegnere il quale, prima della ‘disgrazia’ era sempre sorridente ed allegro.  Il marito della cotale si era trasferito in Germania non riuscendo a trovare a Messina un impiego di geometra. Roberto ricevette una telefonata a cui rispose con un ‘pronto’ stentato: “Sono Raffaella avrei bisogno di una spiegazione per una pratica d’ufficio che solo tu puoi darmi, che ne dici se vengo a trovarti?” “Meglio di no, sono impresentabile.” “A me piacciono gli impresentabili” chiosò Raffaella, “Oggi pomeriggio sarò a casa tua, ciao.” Raffa bruna, capelli ricci, media statura occhi sempre sorridenti, vita stretta, sculettante quando camminava (lo faceva apposta.) Si era messa in ghingheri la signora,  conoscendo la storia di Roberto e della sua depressione pensò che la miglior cosa quella di apparire sexy. Ricordò gli aforismi: ‘L’amore  fa girare il mondo, la solitudine si coniuga con le corna, una volta la monogamia voleva dire una persona per la vita, oggidì una persona per volta!’ Alle quindici  suonò il campanello a casa di Roby, come lei preferiva chiamarlo, l’abitazione era stata messa in ordine malvolentieri da Cesira che immaginava l’arrivo di una donna. Roberto si era rasato poi lavato con un bagno-doccia profumato, anche psicologicamente si sentiva meglio. “Pensavo peggio, ti vedo pimpante e deliziosamente profumato, quasi quasi.., “ Raffaella cercava di essere spiritosa, fece vedere del carteggio a Roby che le diede delle spiegazioni e poi:  ”Approfittiamo della giornata soleggiata, andiamo sul lungo mare sino a Torre Faro, sotto ho la mia Mini.” A quel punto Roberto ricordò di aver abbandonato in un garage la sua Alfa Romeo Giulia, telefonò al padrone chiedendogli di metterla qualche volta in moto, appena possibile sarebbe andato a ritirarla. Raffa:“Così mi piaci, ritorno alla vita, anch’io ho dei problemi ma cerco di superarli, io vorrei…” “Non so quello che vorresti ma se parli di sesso ‘ciccio’ non si alza nemmeno con una carrucola!” “Io sono più brava di una carrucola, per ora andiamo a fare un giretto.” Sulla circonvallazione del lago di Ganzirri Roberto fece fermare l’auto  dinanzi ad un ristorante il cui padrone era un vecchio amico. “Roberto è ancora presto per la cena, ti posso offrire un aperitivo, mi presenti la signora?” “Salvatore questa è Raffaella una collega d’ufficio, le ho tanto parlato bene del tuo ristorante che è venuta apposta per conoscerti.”Nel frattempo Raffaella era andata in bagno e Salvatore: “Scusa la domanda ma che fine ha fatto tua moglie?” “Ha preso il volo, si è innamorata di un giovane squattrinato che le succhierà sino all’ultimo centesimo ma ormai è storia passata.“ “La tua collega mi sembra una ragazza in gamba, è solare ed anche affettuosa nei tuoi confronti, l’ho notato quando sottobraccio ti guardava in viso sorridendo.” “Salvo mó ti metti a fare lo psicologo? Ci ripresenteremo allora di cena.” Raffa puntò ‘auto verso i monti Peloritani: “In questo silenzio  il respiro del vento solleva l’anima e intenerisce il cuore.” “Salvo è diventato psicologo, tu poetessa, io…” “Tu per me sei una favola, intanto baciami vediamo se ti ricordi ancora come si fa.” Roberto se lo ricordava e mandò in brodo di giuggiole Raffa. “Questo come aperitivo, andiamo al ristorante mi s’è svegliata una fame, ma una fame… insomma ho fame.” “Non copiare i detti altrui, intanto vorrei sapere a che fame ti riferisci, ti conosco mascherina!” “A tutte le fami del mondo, non fare lo gnorri sto pensando  quale carrucola usare.” Cena splendida, tutto a base di pesce che Salvo aveva acquistato da pescatori locali: tagliatelle ai quattro gusti, cozze galleggianti in un brodetto saporitissimo, seppie e canocchie al sugo, una montagna di insalata mista, ananas e poi vino Verdicchio dei Castelli di Jesi che Salvo offriva agli ospiti di riguardo. Una ananas finale poi: ”Pago io.” “No pago io.” Salvatore: ” Offro io così la finite!” Raffa per ringraziamento abbracciò il padrone del ristorante con la promessa di ritornare. “Si ma da sola senza  lo chaperon!” “Dove cacchio l’hai imparato il francese?” “Alla legione straniera in Algeria, con le donne aiuta molto come quel detto: ‘ Femme qui rit c’è déja dans ton lit.’” “Raffaella non ride e tu vai in  bianco, furbacchione! Di nuovo grazie.” “Vorrei restare a dormire da te, intanto mi faccio una doccia rinfrescante, fa un po’ caldo.” “È luglio cosa pensavi… “ “Pensavo di prendere a schiaffi ‘ciccio’ così si incazza e tira fuori la testa!” “Il mio ingegnere capo, Giuseppe R., ha contattato un suo amico psicologo che, al mio rifiuto recarmi nel suo studio, è venuto qui a casa con mia grande sorpresa. Referto: sono diventato impotente perché ancora innamorato di mia moglie! Il verdetto è deprimente sono condannato per sempre all’impotenza!” Raffaella pensò di aver trovato una soluzione al problema, andò in farmacia di proprietà di una sua amica e si fece dare un prodotto di quelli che sono indicati per chi ha problemi di erezione. “Caro stavolta freghiamo pure lo psicologo, guarda che ti ho comprato, serve…” “Non prendo sté porcherie!” “Ti chiedo un favore, assumi stà ‘Levitra’, così potremo dire di averle provate tutte.” Roberto si fece convincere ma male gliene incolse: dopo circa dieci minuti si sentì svenire e, tutto sudato si stese sul divano, ci volle mezz’ora prima di riprendersi. Dopo l’esperimento non riuscito non si parlò più di sesso fra i due. Raffaella cercava di sminuire la situazione: ”Va bene anche così, siamo come fratello e sorella!” Roberto e Raffaella presero a frequentarsi sempre più, andavano insieme al cinema, al ristorante, in giro per la città e qualche volta anche a Taormina. Il buon Hermes, protettore di Roberto da sempre  pagano pensò ad una soluzione per il suo adepto: far ritornare a casa Miranda e così fu. Una domenica mattina un bussare forte alla sua porta d’ingresso, ancora addormentato Roberto aprì l’uscio e si trovò dinanzi una Miranda irriconoscibile: un occhio nero e tutti i vestiti strappati, non c’era nulla della sua precedente bellezza; in un attimo Roberto dovette prendere una decisione…  fece entrare in casa la sua ex moglie o meglio la moglie perché non si erano mai separati ufficialmente. Miranda senza parlare andò in bagno, si lavò alla meno peggio si rifugiò nella stanza degli ospiti. Roberto, imbambolato ritornò a letto, chiuse gli occhi, non voleva pensare a nulla, la nuova situazione lo aveva trovato totalmente impreparato. Decise di mettere al corrente  Raffa del ritorno di Miranda e…”Tu naturalmente l’hai fatta entrare, dopo tutto quello che ti ha fatto passare, non so come definirti!” Pur nella confusione mentale, Roberto  non volle mandar via di casa la moglie, fra l’altro Miranda non aveva nemmeno un vestito decente ma i problemi erano ben altri: come conciliare la presenza di due donne in casa sua, come si sarebbe comportata Raffaella che ormai si considerava sua fidanzata?  Miranda alle tredici si presentò in cucina, era affamata, mangiò quello che era rimasto del pasto del marito a si mise a sedere sul divano. “Vorrei sapere come è andata a finire la tua storia anche se vedendoti non ci vuole molto a capirlo.” “Quel disgraziato era un magnaccia, alla mia richiesta di farmi conoscere come erano finiti i soldi mi ha preso a botte ed è sparito dall’appartamento che avevo preso in affitto, cercherò di non crearti problemi ti sarei grata se andassi a comprarmi  della biancheria, così conciata mi vergogno di uscire.” La fidanzata per un giorno non si fece viva, poi una sorpresa: Raffaella si presentò con un vestito e della biancheria intima da donna in mano: “Penso che starà bene a tua moglie, è una misura più grande della mia. Non fare quella faccia, mi ritengo una sciocca ma…” “ Sei una donna fuori dal comune, qualsiasi altra…” “Bene stabilito che sono una donna fuori dal comune penso che dovremmo organizzarci, io non ti mollo, t’è capì?” Dopo una doccia ed essersi truccata Miranda, malgrado l’occhio nero sembrava un ‘altra.” Hai visto come facciamo noi donne  a cambiare subito il nostro aspetto, basta un po’ di trucco e, pensandoci bene l’occhio nero le sta bene!” La battuta di spirito era una proposta di tregua fra le due signore, Roberto ne fu lieto, tutti i maschietti dinanzi a due femminucce litigiose non sanno mai che pesci prendere! Chi rimase basita fu Cesira che non riusciva a comprendere in nessun modo la situazione creatasi a casa di Roberto, finì per non recarvisi più, due donne bastavano al signorino! Una notte di un sabato Raffa restò a dormire nel letto matrimoniale di Roberto, Miranda, situata sempre nella stanza degli ospiti, si alzò di buonora e si mise a cucinare. Il profumo dei cibi andò alle nari di Raffa che recatasi in cucina fece i complimenti a Miranda: “Sei una scoperta, non ti faceva così brava come cuoca!” Era una dichiarazione di pace. “Roberto che ne dici di andare in pasticceria, per favore compra dei cannoli.” Quella si dimostrò una scusa perché Raffa voleva avere un  colloquio con Miranda senza testimoni. Al rientro Roberto trovò un’atmosfera completamente cambiata, molto più distesa di prima, chissà cosa si erano dette le due signore. La spiegazione avvenne la sera prima di andare a letto Roberto si trovò dinanzi due bellezze femminili coperte solo da una camicia da notte molto sexy. Alla prova dei fatti si capì che la diagnosi dello psicologo era  esatta, Roberto sempre innamorato di Miranda ebbe la prima erezione dopo molto tempo. Roberto era dubbioso sul funzionamento del trio ma andando indietro nella storia ricordò che quel numero era perfetto nel Taoismo, nell’Induismo, fra gli Egizi e fra i Cristiani e ricordò che i nati sotto quel numero avevano inclinazioni caratteriali come l’ottimismo, la creatività, ed un forte entusiasmo, lui era nato il 3 settembre ed allora via al ‘volemose bene’ alla romana!
     

     
  • 31 agosto alle ore 16:12
    I CICLISTI

    Come comincia: Mai si erano visti tanti appassionati di ciclismo a Messina, la maggior parte in completo abbigliamento con scritte delle maggiori marche nazionali, , con casco e soprattutto con bici leggerissime in fibra di carbonio che costavano ‘un occhio della testa’. Non tutti erano del paperoni anzi la maggior parte  faceva  sacrifici notevoli per non essere inferiori agli altri. Oltre a quelli che si allenavano da soli per le strade cittadine, molti altri in gruppo girovagano anche in montagna, sui monti Peloritani per saggiare le proprie qualità di arrampicatori o grimpeur come si dice al giro  di Francia. Specialmente d’estate era la loro festa, venivano organizzate a livelli cittadino delle corse che curiosamente prendevano il nome di santi e di sante, alcune un po’ particolari come quella della vergine e martire Santa Liberata che, agli occhi di qualche ateo come Alberto Minazzo erano le più sfortunate: oltre a non aver mai  provato le gioie del sesso erano state pure martirizzate! Recentemente erano accaduti dei gravi incidenti perché i ciclisti, anziché viaggiare in fila indiana si mettevano uno vicino all’altro e qualche automobilista distratto o ’fatto’ ne metteva qualcuno sotto le ruote. Famoso a Messina era il ciclista messinese Vincenzo Nibali vincitore di gare importanti sia in patria che in Europa. Paolo Vanoni, amico di Alberto Minazzo maresciallo delle Fiamme Gialle (lui era brigadiere) era diventato uno dei più accaniti ciclisti, aveva partecipato a corse quasi da professionista nel nord Italia scalando anche vette famose in compagnia di altri suoi appassionati colleghi. Alberto, dallo sfottò facile una volta gli mandò una mail con scritto: “Attento mon ami che qualche vostra consorte potrebbe andare a far le uova in un atro pollaio!” Forse la metafora era troppo sottile per essere compresa fatto sta che Paolo con  i suoi amici  ciclisti seguitò a scalare vette alpine anche di alta quota. Paolo aveva sposato una paesana di Molino, frazione di Messina, certa Elda Bergamini classica bruna siciliana da giovane longilinea ora un po’ appesantita ma sempre desiderabile. Madame Elda aveva ‘sfornato’ una figlia deliziosa, tutta sua madre. La ragazza col tempo aveva dimostrato anche di essere intelligente e studiosa, a Padova aveva conseguito ben due auree col massimo dei voti. Rientrando a Messina le due lauree le erano servite a ben poco, qualche incarico temporaneo all’Università o in qualche struttura di provincia, questo è il sud da cui scappano i migliori ‘cervelli’ che trovano rifugio ed apprezzamento all’estero. Per festeggiare  il suo ritorno in ‘patria’  e le lauree della figlia Violetta, Paolo organizzò una festa con cena in un locale ‘à la page’ di Giardini Naxos. Su suggerimento di Alberto chiese che la serata fosse allietata con un complesso di giovani con musiche sia di autori classici ma anche di autori abbastanza moderni come Buscaglione, Fred Buongusto, Peppino di Capri per poi finire con musiche rock indiavolate. Paolo era circondato da amici ciclisti, ognuno raccontava delle sue ultime imprese mentre le gentili consorti o languivano ai tavoli oppure erano ‘prede’ di qualche signore non interessato al ciclismo ma …a qualcosa di meno faticoso e di più piacevole. Alberto prese per mano Elda ed approfittando di un lento di Buongusto mise in atto il ballo della mattonella sia per motivi…sia anche perché come ballerino era molto simile ad un orso marsicano. “Cara ti trovo in forma, pare che la lontananza di tuo marito di faccia bene, ti ricordo quando eri ancora fidanzata con Paolo, una ragazzina. Voglio essere sincero, durante le lunghe assenze del capo di casa non hai mai pensato ad un piccolo cornetto, mi risulta che lui te ne abbia omaggiato di un numero notevole.” “La persona che mi interessava non se n’è accorto che io…” Nel frattempo Elda aveva abbassato gli occhi ed  era diventata rossa in viso… Alberto comprese al volo e si diede dell’imbecille, cento volte imbecille come non accorgersi… Elda volle ritornare al suo tavolo e questa volta fu Violetta ad invitare a ballare Alberto il quale: “Sono in vena di complimenti: sei bella, intelligente e fortunata…” “Capisco i primi due aggettivi, l’ultimo a che si riferisce?” Al fatto che non assomigli a tuo padre…” “Caro zio Alberto, in passato anche se giovane di età, mi sono accorta dei sentimenti di mia madre nei tuoi confronti, noi donne ci capiamo al volo, non sapevo che decisione prendere, ho fatto la cosa forse più sciocca, me ne sono lavata le mani ma con l’esperienza di vita ho capito che difficilmente è possibile trovare una persona di cui ci si innamora, io finora ho trovato solo sciocchi presuntuosi che pensavano solo al sesso, mi dispiace per mia madre, non so che altro dirti…Alberto rientrando a casa era di pessimo umore, divorziato da due anni aveva pensato solo ad avventure passeggere con ragazze di cui la maggior parte non ricordava nemmeno il nome, Elda sarebbe stata un’amante appassionata e soprattutto innamorata, forse avrebbe anche lasciato suo marito…troppi interrogativi senza risposta. Paolo con i compagni di avventura aveva programmato un'altra gita nel nord Italia da Pordenone sino alla valle d’Aosta, il medico della caserma, benevolmente, gli aveva concesso trenta giorni di licenza di convalescenza, quella ordinaria era stata consumata da tempo ed allora…campo libero ad Alberto che una mattina si presentò a casa di Elda con un bel mazzo di rose rosse (quel colore aveva un significato particolare) e fu accolto sia dalla padrona di casa che dalla figlia Violetta con entusiasmo. Oggi è domenica, non lavori e quindi poi rimanere a pranzo con noi, sto preparando cose buone e da quello che vedo hai bisogno di rinforzarti. La battuta di Elda aveva un secondo fine ben compreso dalla figlia che a fine pasto: “Ho un appuntamento con Mara mia amica dalle scuole medie, dobbiamo parlare di lavoro, stiamo prendendo la decisione di tornare a Padova.” “Non mi avevi detto niente!” “Mamma i figli devono prendere il volo, la nostra terra ci offre poco, a Padova abbiamo degli amici che potrebbero aiutarci, buon divertimento a tutti i due!” Alberto si mise a ridere, aveva capito il significato della frase, Elda era arrossita, pure lei aveva compreso il concetto dell’augurio. “Devo lavare i piatti, tu guarda la televisione.” “Proposta non valida, pensa invece a lavare una cosa più intima e di offrirmela profumata e vogliosa!” Elda si sedette sul divano, un cattolico avrebbe chiosato che dentro di sé la signora  stava combattendo una lotta fra il bene ed il male, Alberto al contrario pensò che la dama finalmente stava decidendo di mollargliela. Fu lui a prendere l’iniziativa ed a baciarla a lungo in bocca, a lungo finché Elda si rilassò ed ambedue si recarono prima in bagno per le abluzioni alle parti intime. Quando uscirono la signora sgranò gli occhi nell’osservare il ‘pino’ di Alberto che molto probabilmente era ben più grande di quello di suo marito ma all’inizio non volle partecipare in maniera attiva alla ‘pugna’. Alberto prese l’iniziativa di baciarle la ‘gatta’ nascosta in una foresta di peli nerissimi poi trovò un clitoride di dimensioni fuori del normale e prese a succhiarlo delicatamente sino ad un orgasmo da parte di Elda. Non si fermò e ci fu il bis da parte della signora che avrebbe forse voluto un po’ di riposo. Alberto però doveva accontentare ‘ciccio’ , penetrò facilmente nella gatta ben lubrificata cercò e trovò il punto G situazione che portò l’interessata ad un orgasmo ‘omerico’, lunghissimo, profondo mai provato. Dopo un bel po’ di tempo ripresasi, Elda mostrò un viso pieno di lacrime: di gioia o di rimpianto? Quando Violetta a serata inoltrata rientrò in casa si rese conto della situazione e baciò entrambi, la felicità della mamma era pure la sua. Dopo una settimana Alberto ed Elda accompagnarono Violetta a Mara al treno diretto a Padova, Elda all’orecchio di Alberto: “Se ti comporti male ti taglio il pisello, ciao zione!” Alberto ed Elda presero a vivere come fossero due coniugi, spesso dormivano nella  casa di Alberto che  con l’eredità di una zia aveva acquistato una spider 1400 Abarth con cui faceva prendere delle paure notevoli all’amante. Violetta e Mara, giunte a Padova andarono ad abitare nel piccolo appartamento affittato a suo tempo da Violetta e che era rimasto a sua disposizione. Il giorno dopo dell’arrivo contatto telefonico con due professori universitari Alessio Faccini e Francesco Rizzo:”Toh chi si sente, siete fortunate, all’Università ci sono liberati  due posti di assistenti, se venite subito ne potremo parlare.” Più che subito le due ragazze furono ‘immediate’ una fortuna notevole anche se pensarono che c’era da pagare pegno ma era ovvio che c’era di mezzo il cosiddetto contratto innominato del diritto romano’, il famoso ‘do ut des!’ I due docenti universitari cinquantenni, erano regolarmente sposati con donne con cui dividevano solo la casa, ognuno faceva vita a sé. “Ragazze, possiamo farci vedere qui al caffè Pedrocchi  perché risultiamo appartenere tutti all’università, ma in futuro nessun incontro, notizie via  cellulare, ne abbiamo tre non registrati, uno è per voi. Se vorrete potrete entrare in un giro particolare di persone ma  dovrete mettere in conto di conoscere individui dai gusti molto particolari, ricchissime, spesso con la maschera in volto per non farsi conoscere, avrete in cambio la proprietà dell’abitazione dove risiedete ed un’auto di media cilindrata di vostra scelta. Non potete rifiutare le avances degli interessati e delle interessate, potrete  solo usare il condom, a voi la scelta, a domani la risposta, good bye.” Notte in bianco delle due ragazze…la mattina: “Speriamo bene, ci sono di mezzo un mucchio di soldi oltre che una Mini Cooper che desidero da tanto tempo, tu potrai tenerti l’abitazione sei d’accordo?” Violetta era d’accordo. Tramite cellulare le due ragazze furono invitate a presentarsi il pomeriggio a Villa Taibah  alla periferia di  Padova, un’auto con autista sarebbe andata a prenderle alle quindici. A quell’ora non c’era nessuno in strada, meglio così in tal modo Mara e Violetta non dettero all’occhio. Una Bentley nera con autista aspettava in strada, le due ragazze si accomodarono nel sedile posteriore, dopo circa mezzora di tempo l’auto giunse dinanzi ad una villa, due colpi di clacson ripetuti fecero aprire un cancello in ferro, arrivate. All’ingresso c’erano Alessio e Francesco, un finto baciamano di benvenuto ed ingresso in un corridoio presidiato da due buttafuori di notevole stazza, il passpartout di Mara e di Violetta erano stati i due professori universitari, tutti e quattro si sedettero ad un tavolo. “Gentili signorine, come promesso avrete in regalo l’abitazione ed una Mini Cooper. Andate dal notaio Luigi Bucci per le pratiche burocratiche, ha lo studio in piazza, buon divertimento!” Mara e Violetta rimasero  basite, si aspettavano che i due professori chiedessero loro una prestazione…Si guardarono intorno, gente di tutte le nazionalità perlopiù arabe, uomini in pantaloni e camicia, come pure ragazzi giovani, donne col classico Abaya che lasciava scoperti solo gli occhi e poi uomini e donne vestiti all’occidentale. Per un pó di tempo non accadde nulla sino a quando un giovane si avvicinò al tavolo di Violetta e di Mara: “Chères jeunes filles, j’aimerais avoir le plaisir de connaître l’un de vous., je suis Hachim.” e indicò Violetta. Piuttosto imbarazzata Violetta seguì Hachim in una stanza con vicino un bagno, tutto organizzato. Ambedue dopo il bidet di rito sul letto matrimoniale, il giovane non era particolarmente dotato e quando entrò nella ‘topona’ di Violetta sembrava un po’ galleggiarvi ed allora: “Je voudrais entrer vostre fond, est plus étroit, je vais vous récompenser avec mille euros.” Come dir di no a due cartoni da cinquecento, vai Hachim, ed Hachim andò sino in fondo aggiungendo altri cinquecento euro per il doppio orgasmo. Rientrata in sala Violetta non trovò più al tavolo Mara che apparve dopo circa un’ora col sorriso sulle labbra. “Dato che sei tanto contenta raccontami prima tu.” “Si è presentata una donna forse brasiliana che mi ha guardato a lungo e poi mi ha preso per mano trascinandomi in una stanza con annesso bagno. Quando ci siamo spogliate per il bidet mi sono accorta che aveva un cosone lungo e duro, un trans brasiliano che palava portoghese, non la capivo, fece tutto lei. Cominciò a baciarmi in bocca, poi sulle tette ed infine prese in bocca il clitoride, era bravissima e mi ha fatto godere varie volte poi è entrata con un po’ di difficoltà nella mia  topina che dopo era diventata topona, schizzi prolungati sul collo dell’utero come un vero uomo, un orgasmo prolungato da parte mia, voleva anche entrare nel popò…mi ha offerto anche del denaro ma ce l’aveva troppo grosso, ho rifiutato e tu?” “Io ho accettato millecinquecento Euro ma il ragazzo ce l’aveva piccolo e mi ha fatto piacere averlo di dietro.” Nel frattempo si erano avvicinati al tavolo Alessio e Francesco: “Come vanno la cose, mi pare che vi stiate divertendo!” “È la novità, mai avremmo pensato di frequentare un posto così, lo stiamo apprezzando in fondo siamo delle anticonformiste e voi?”Francesco: “Ad essere sinceri noi siamo un po’ diversi da quello che voi possiate pensare, in passato eravamo bisessuali, ora solo omo, abbiamo dei figli che vivono con le madri, tutto qui.” “Se vi dico ‘unicuique suum’ non penso di far troppo sfoggio di cultura, noi siamo per la libertà assoluta.” Così si era espressa Violetta quando si avvicinò  una ragazza vestita all’occidentale ma dai chiari caratteri somatici arabi. “Se mi permettete seggo al vostro tavolo,  è la prima volta che vi vedo, io sono Eva anche se il mio nome arabo è un altro, sono la compagna di Demetrio quel signore che suona il piano, sono algerina ma son dovuta scappare dalla mia terra col suo aiuto, lo considero il mio benefattore, sono solo la sua governante ma gli voglio molto bene. I miei parenti erano poveri e già da piccola mi mandavano con gli uomini per sostenere finanziariamente la famiglia. Demetrio mi ha incontrata che piangevo per strada e con l’aiuto di amici altolocati mi ha portato con sé in Italia, come dicevo gli voglio un bene dell’anima, non sono religiosa e non voglio più a che fare con i maschi, ne ho avuti abbastanza…” Mara:“Qui ci sono due femminucce che preferiscono i maschietti ma nel tuo caso…” “Sei una ragazza di classe, io me ne intendo, qualora volessi potremmo…” Mara la  scrutò a fondo, pareva sincera,  da un lato le fece pena, andare da ragazzina con uomini grandi doveva essere stato traumatizzante, accettò l’invito.” In bagno: “Hai un corpo bellissimo, piuttosto infantile, poche tette, vita stretta, fiorellino con cespuglio molto fiorente e piedi piccoli da giapponese, sei piacevole.” “Anche tu lo sei, mi sei piaciuta vedendoti da lontano, guido io l’Alfa Romeo Giulietta del mio compagno, lui non se la sente più, se non avete una vostra auto potrei accompagnarvi a casa. Non importa se non abbiamo fatto nulla sul piano sessuale, talvolta vale più un colloquio …poi abbiamo tempo, noi abitiamo a Padova in via San Francesco.” “Noi abbastanza vicino a piazzale Antenore.” “Accettiamo il passaggio in auto, da domani ne avremo una nostra.” Violetta e Mara si era domandate, senza risposta, il motivo per cui Alessio e Francesco le avevano omaggiate di casa e di macchina, forse per averle portate in quel locale…fatto sta che loro si erano sistemate alla grande anche col lavoro in università. Mentre il prode Paolo seguitava a ‘biciclettare’ la gentile consorte, sempre più innamorata di Alberto aveva lasciato il tetto coniugale ed era andata a convivere con lui che aveva abbandonato la divisa per poi trasferirsi a Roma sua città natale. L’amicizia fra Violetta, Mara ed Eva si cementò sempre più, le due italiane provarono i piaceri dell’amore lesbico sino a quando non trovarono due professori universitari amanti dei ‘fiorellini’. Paolo non aveva compreso il senso dell’aforisma che: ‘talvolta le galline possono andare a deporre le uova in un altro pollaio!’

     
  • 22 agosto alle ore 11:02
    NON SOLO FANCIULLE.

    Come comincia: Alberto M., fotografo professionista di Messina aveva ricevuto l’incarico da una casa editrice di una rivista erotica di Roma il compito di fotografare una modella, con e senza veli, una modella il cui nominativo ed indirizzo erano stati forniti dal titolare della casa stessa. Giuseppina M. si era presentata allo studio di Alberto situato a piazza Cairoli una mattina dal tempo uggioso. Il socio di Alberto era Gaetano F., un uomo piccolo scheletrico con gobba ma molto spiritoso malgrado i suoi difetti fisici; quando qualcuno gli era antipatico e faceva malevoli apprezzamenti su di lui,  si toccava la gobba avvertendo l’interessato di futuri suoi probabili guai. Quando Giuseppina entrò nello studio Gaetano alzò gli occhi dalle diapositive che stava controllando e: “Alberto è entrato in negozio un raggio di sole!” Alberto che si trovava nel piano sottostante adibito a studio fotografico: “Ma se sta piovendo, che cacchio dici!” “Sali e vedrai.” Alberto conosceva bene lo spirito goliardico di Gaetano ma alla vista di Giuseppina sgranò gli occhi, poi si riprese: “Signorina siamo a sua disposizione.” “Sono Giuseppina M., Pina per gli amici,  la modella con cui uno di voi deve eseguire un servizio fotografico, chiamo Adolfo F. il capo redattore della rivista a cui interessano le mie foto.” Col suo telefonino: “Adolfo sono nel negozio del fotografo che mi hai indicato, te lo passo.” “Signor M. mi occorrono delle foto di Pina sia con veli che senza veli, la signorina le darà tutte le spiegazioni, il compenso le  sarà da me inviato quando riceverò le foto, potrà essere molto alto, dipende dalla qualità delle foto stesse, a presto.” Alberto: “Sarò io ad eseguire il servizio fotografico, sediamoci in un tavolino del bar qui di fronte, così avrà modo di darmi direttive come eseguire il servizio fotografico, nel frattempo le va bene un Campari soda, è il mio preferito.” “Vada per il Campari, allora le foto saranno scattate in una spiaggia oltre Barcellona P.G., se lei è d’accordo domattina sarò qui, con la sua auto raggiungeremo il posto.” “Per me va bene, a domani.” “Che culo che hai, un pezzo di f…a così mai visto!” “A Gaetà è solo pé lavoro, con quella me sa tanto ‘non c’è ‘trippa pé gatti!’”, Alberto non aveva dimenticato le sue origini romane. Il giorno successivo alle nove Pina si presentò al negozio con un trolley, Gaetano era pronto  con una valigetta con biancheria e con uno zaino in cui aveva riposto il materiale fotografico. Fuori del locale. “Andremo con questa Panda?” “No la mia è la macchina posteggiata davanti.” “Una Jaguar? Complimenti per la scelta, un regalo del classico zio d’America?” “No, quello di una mia zia vedova di un marito mio omonimo.” Uscirono al casello di Barcellona, presero  uno stretto  viottolo che portava al mare. Percorso circa un chilometro sulla spiaggia si trovarono davanti una casetta prefabbricata di legno con pannelli solari sul tetto. Pina aveva la chiave: all’interno non mancava nulla per un comodo soggiorno, Alberto con lo sguardo enumerò i vari oggetti: cucina a gas con bombola, pentole, grande dispensa con cibi in scatola, pasta, biscotti integrali, zucchero macchina con cialde per il caffè ed ovviamente anche un letto che aveva un solo difetto: era di una piazza e mezza, in due ci si stava stretti…Una piccola stanza ricavata in  fondo era adibita a bagno: doccia, bidet lavandino con specchio, water; l’acqua era dentro un serbatoio interrato  nel sottosuolo della casetta. “Qui potremmo stare un bel po’!” esordì Alberto, “Il tempo necessario.” ribatté Pina, frase che non prometteva nulla di buono. Era maggio inoltrato, il sole stava scendendo sull’orizzonte, ormai era tardi per eseguire foto e così, dopo cena, i due seduti sulla spiaggia aspettavano che facesse completamente buio prima di andare a coricarsi. Nessuno dei due parlava, Pina al  cellulare: “Ciao cara, mi sono sistemata, domani cominciamo il servizio, era mia madre.” Il problema del letto si pose ma i due lo risolsero mettendosi ognuno il più vicino possibile alla sponda. Alberto e con lui ‘ciccio’ era  molto sensibile agli odori femminili, non quello dei profumi  commerciali ma quell’effluvio che emanano certe signore e signorine di proprio. Pina era una di quelle, ‘ciccio’ si alzò speranzoso ma, non avuta confidenza da parte di Alberto, ritornò sconsolato a cuccia. Pina si era accorta del problema di Alberto, dentro di sé se la rideva, il signor fotografo avrebbe sofferto molto durante i prossimi giorni. La mattina fu Alberto ad alzarsi per primo, Pina fece la furba, voleva sapere come se la sarebbe cavata l’Albertone che si presentò a letto con un vassoio contenente Buondì Motta, caffè e latte, zucchero, spremuta di arancia: “Se la signora gradisce…” Pina si stirò tutta, si mise seduta sul letto e, alla frase di Alberto scoppiò in una risata, “Che ne dice o meglio che ne dici di far ridere anche me?” “Mi è venuta in mente un famoso verbo pronunziato da Sandra Milo, nuda, dinanzi ad un gerarca fascista in un film di Fellini: ‘Gradisca’ e con tale appellativo venne poi chiamata da tutti.” “Per favore, fai colazione, lavati, truccati nel frattempo vado in spiaggia a sistemare i miei materiali.” Uscendo dalla casetta Alberto si domandò come fosse stato possibile istallare in spiaggia, peraltro sul suolo demaniale, quella casetta in legno, la spiegazione poteva venire dal fatto che, da quello che scrivevano i giornali che a Barcellona la mafia aveva il suo peso, ma in fondo a lui interessava poco. Pina si presentò ben truccata in viso e coperta da un velo trasparente azzurro, una visione, Alberto che cercò di non far trasparire quello che provava. ‘Ciccio’ al solito alzò prepotentemente la cresta, il suo ‘padrone’ per evitare brutte figure, andò in mare si fermò quando l’acqua arrivò alla vita.  Pina se la rideva allegramente, Alberto decisamente incazzato:  “C’è poco da ridere, m’è venuto un colpo di calore!” “Ci credo, mi è venuto in mente un verso della Divina Commedia riferito a Farinata degli Uberti: ‘dalla cintola in su tutto il vedrai.” “Invece di fare sfoggio di cultura appoggiati a quella roccia e cominciamo il servizio fotografico.” Pina teneva ben stretto addosso il velo trasparente ma Alberto: “Mi sembra che il signor Adolfo avesse ordinato foto con veli e senza veli!” “Ho capito non vedevi l’ora che mi mostri nuda, ora come va?” “Per me va bene, assumi vari atteggiamenti, scatterò foto a colori ed in bianco e nero.” “Vedi che ti trema la mano, che ti succede?” “La macchina fotografica ha un dispositivoo che impedisce di far venire le foto mosse, ma a te cosa importa il lato tecnico?” “Tu sei un parapaffio.” “Ti dispiacerebbe smettere di far sfoggio   di cultura e di usare termini aulici!” “Tradotto in termini volgari vuol dure paraculo!” “Ti ricordo che siamo qui per lavoro, che ne diresti di una tregua, io mi sento psicologicamente stanco.” “Il micione è stanco e la micetta gli viene incontro accettando un bacio in fronte.” Alberto scese più  giù e il bacio finì sulla bocca di Pina che non sollevò obiezioni. Il servizio fotografico riprese nel miglior dei modi sino all’ora di pranzo. Il fotografo e la modella mangiarono spaghetti in  salsa già pronta in barattolo e poi formaggi e verdura cotta e, sempre dai barattoli pesche sciroppate. Pina: “Che ne dici di un half?” “Se non erro vuol dire metà, io mi prendo anche l’altra metà e lavo tutti i piatti, contenta?” “Sei da sposare, a proposito sei maritato, fidanzato, convivente o che?” “Solo assolutamente libero, non amo i legami, tanti miei amici, sposati con figli si sono separati e si trovano in un mare di guai, il loro esempio mi basta! Non ti domando di te …non voglio essere invadente.” “Ho una relazione ma non ti dico i particolari.” “Ed io non te li chiedo ma voglio essere sincero, il tuo effluvio mi fa impazzire, forse il verbo è eccessivo ma sicuramente è vicino alla realtà, dormire nello stesso letto soprattutto per il mio ‘ciccio’.” “E tu prendilo a schiaffi!” “Non potrei mai farlo, è il mio fedele compagno di tante avventure, se litighiamo ci rimetto io.” “Allora che chiedi?” “Posso solo esprimere un mio modesto desidero che tu capisci senza essere io esplicito, insomma, come si diceva una volta da parte di chi chiedeva la carità:’Al tuo buon cuore!’” “Ed io ho un cuore sensibile e te la do! Non mi sembri molto soddisfatto.” “Non vorrei che mi prendessi in giro, te ne ritengo capace.” “Ed io…”Pina andò in bagno e ritornò in camera nuda e bella come una dea. Alberto la seguì precipitosamente o rientrò in camera col bidet fatto e ‘ciccio’ in posizione pronto alla pugna. Pina si pose sul letto allargando le deliziose cosce. L’Albertone si impossessò con la lingua del suo fiorellino che poco dopo diede segni di un orgasmo ripetuto poco dopo, la dama evidentemente aveva una fame sessuale arretrata. Alberto allora volle far provare a Pina qualcosa che  forse lei non conosceva, un orgasmo col punto G che lui aveva imparato da una gentile ‘signorina’. Immesso ‘ciccio’ sino a metà vagina lo strofinò in alto fin tanto che la giovane  diede segni di un orgasmo gigante, lunghissimo tanto che Alberto pensò che si sentisse male. Dopo circa dieci minuti:”Non ti preoccupare, non ho mai provato nulla di simile, sei un mago!” “Si mago del cazzo” pensò Alberto contento della piega che aveva preso la situazione. Una mattina mentre Pina era in bagno suonò il suo cellulare, Alberto lo aprì e prima che potesse dire ‘pronto’ una voce femminile: “Ciao amore mio, come vanno le cose?” “Da parte mia bene, per il resto devo domandare a Pina, tu chi sei?” Dopo molti secondi:”Sono Aurora’ una buona amica di Pina, appena puoi passamela per favore.” “Ha telefonato Aurora, ti ha chiamata amore mio ed ha chiesto di chiamarla da parte tua. Pina in francese: “Mon amour ne m’appelle pas comme ça avec des incunnu, je t’appellerai plus tard.” “Mon cher je connais la langue français, vous pouvez parler italien!” “Ecco mò mi capita pure il fotografo poliglotta!” “Il fotografo poliglotta è un anticonformista e non si permette di giudicare i suoi simili qualsiasi cosa facciano, tienilo a mente. Mi piacerebbe restare tuo amico ed eventualmente anche amico di Aurora senza secondi fini.” “A chi la dai da bere, tu sei tutto un ‘secondi fini’.” Finita la settimana e finito pure il servizio fotografico rientro a casa con un po’ di melanconia da parte di entrambi, anche se burrascoso il loro soggiorno in fondo era stato piacevole. “Per favore immetti nel navigatore satellitare il tuo indirizzo di casa così finalmente saprò dove abiti.”  “Ti accontento subito, abito in viale dei Tigli 15, contento? Più contenta sarà la signorina di cui  conosci la voce, si chiama Josephine ed è mia amica. Ti ritengo  un bugiardo matricolato, riesci a cambiare le carte in tavola con facilità ma con me vai in bianco!” “Non mi sembra che in passato sia andato tanto in bianco, ti ricordi il punto G?” “È stata una mia debolezza, l’ho dimenticata!” “Adesso sei tu la bugiarda, finiamola qui.” Pina abitava all’ultimo piano, Alberto prese il suo trolley, la porta fu aperta da una signora di una certa età: “Figlia mia che piacere vederti, ci sei mancata, finalmente un maschietto a casa nostra, si accomodi.” Alberto poggiò a terra il trolley di Pina e si esibì in un finto baciamano alla signora, Pina nel frattempo si stava sbaciucchiando con Aurora. “Finalmente un gentiluomo, ai miei tempi c’era un’altra educazione verso le signore, con lei ci farei un pensierino, peccato i tanti anni di differenza!” Mara, questo il suo nome aveva dimostrato un senso dello humour apprezzato da Alberto  “Tutti a tavola.” “Non so chi sia stata la cuoca, i miei complimenti, anch’io m’intendo un po’ di cucina, l’unica cosa che non va è il vino…se me lo permetterete vi farò dono di uno scatolone di Verdicchio dei Castelli di Jesi, un bianco dichiarato dai giudici di Vinitaly  il migliore d’Italia ed uno scatolone di un vino rosso, un Lambrusco che faccio venire direttamente dal luogo di produzione in provincia di Reggio Emilia. Pina è stata una modella fantastica, penso che il redattore capo della rivista che ha ordinato le foto mi invierà un assegno consistente, tutto merito della modella.” “Non dare tutti i meriti a me, tu sei un buon manico!” Risata generale, Pina senza accorgersene si era esibita in una battuta a doppio senso. Tornando a casa sua in via Cola Pesce Alberto, ragionando con se stesso, capì che non avrebbe mai più potuto avere ‘contatti’ né con Pina e tantomeno con Aurora.  Hermes dio pagano suo protettore ed amico stavolta prese una decisione un po’ particolare con spirito di ‘moquer’: far  ‘incontrare’ il buon Albertone con Mara che aveva dimostrato che avrebbe gradito…”Signora Mara sono Alberto, che ne dice di venire nel mio appartamento per insegnarmi qualcosa in cucina, non penso che le ragazze in quel campo…” “Sarà un piacere.” “La vengo a prendere a casa sua con la mia macchina.” “Caspita una Jaguar, un gentiluomo non si serve di una utilitaria per andare a prendere una signora!” Mara sembrava un’altra, ben truccata, ben vestita, tacchi alti, era diventata appetibile ed Alberto invece di interessarsi  dell’arte culinaria fece provare a madame l’ars amatoria di Ovidio, anche la signora aveva il punto G sensibile…Mara  fu molto esplicita: ”Sei stato un  mago; di c..i in vita mia ne ho provati tanti ma tu…”, Alberto era ormai diventato il re del punto G! Ripensando al suo desiderio di un contatto sessuale a tre e ritornando col pensiero agli studi classici si ricordò che il numero tre era citato da molte fonti: dalla scuola Pitagorica, nell’antico Egitto, dal punto di vista esoterico, nelle religioni sono perfette le triadi divine: le Parche, le Furie e le Grazie, tre come le Caravelle di Colombo ma erano concetti pleonastici, la perfezione del numero non avrebbe portato ad una triplice relazione con le due fanciulle. Con una certa tristezza Alberto talvolta pensava a Pina, al suo meraviglioso corpo ed al suo profumoo inebriante, lui avrebbe accettato qualsiasi compromesso ma le due ragazze avevano gusti particolari che non collimavano con i suoi!
     
     

     
  • 22 agosto alle ore 10:59
    COL SUDORE DELLA...FRONTE

    Come comincia: Adriana N. stava per giungere al capolinea dell’autobus n.28 di Messina, era in piedi attaccata al una maniglia,  lacrime silenziose le inondavano il viso, non riusciva a trattenerle, una signora che si trovava vicino a lei sul mezzo pubblico la guardò in viso, le si avvicinò e: ”Non voglio essere invadente ma, se me lo permette, vorrei darle una mano di aiuto, scendiamo, mi prenda sotto braccio, la vedo instabile sulle gambe.” Adriana non aveva più forze, si appoggiò alla dama che proseguì: “Io abito qui vicino  nel condominio ‘Villa Luce’, venga con me, quando si sarà rimessa potrò accompagnarla a casa sua.” Adriana ebbe un sorriso di ringraziamento. L’abitazione della signora era di grandi dimensioni, molto ben arredata con mobili moderni, massimi ordine e pulizia. “Si segga sul divano le preparo un caffè.” “Gliel’ho fatto molto concentrato, spero le dia una mano d’aiuto.” Dopo circa mezz’ora: “Sono Adriana N.., abito più avanti in via Consolare Pompea, non si disturbi andrò a piedi.” “Mi sono domandata quale avvenimento l’abbia potuta portare a piangere con a conseguenza che il trucco, con le lacrime,  ha fatto divenire il suo bel volto una maschera da clown, si rilassi e, se non  ha impegni resti a pranzo e nel frattempo se vuole confidarsi… credo potrò esserlo d’aiuto.” “Sono Adriana N. ho trentacinque anni, vedova da pochi mesi, con la morte di mio marito  sono cominciati i miei problemi, Vittorio R. era un ingegnere libero professionista. La sua morte è stata quasi improvvisa, dal medico di famiglia gli era stata diagnosticata una bronchite, non stava particolarmente male, seguitava a frequentare la palestra facendo anche notevoli sforzi fisici, tutto d’un colpo è svenuto, portato in ospedale, dopo vari accertamenti gli è stata diagnosticato un tumore ai polmoni all’ultimo grado, dopo tre giorni è deceduto. Vittorio era ateo ma anche senza il mio consenso (io ero fuori di testa) il cappellano del nosocomio  ha fatto trasportare il feretro in chiesa e qui avrei mandato a quel paese amici e parenti: erano una cinquantina tutti a farmi le condoglianze  abbracciando me e le mie figlie gemelle Giuliana e Simona. Riuscita finalmente a liberarmi di tanto ‘affetto’, seguendo il carro funebre siamo arrivati al cimitero per tumulare la bara nella cappella privata. Il giorno dopo mi si è presentata la situazione di famiglia in tutta la sua drammaticità, mio marito non aveva stipulato alcuna assicurazione sulla vita e non aveva diritto a pensione. Per sua volontà, benché laureata in lettere, mi sono ritrovata a fare la casalinga con la conseguenza di non avere alcun reddito. Ovviamente sono giorni che mi guardo in giro per cercare un posto di lavoro, ma oltre a quello di entrare in una ditta di pulizie (sinceramente non me la sentivo) ho trovato l’occupazione di commessa in vari negozi ma, oltre a guadagnare una paga minima assolutamente non adatta alle esigenze di famiglia, dovevo rimanere al lavoro praticamente dalla mattina alla sera e talvolta anche i festivi; stavo rientrando a casa dopo l’ultima delusione quando ho incontrato lei, a proposito non l’ho nemmeno ringraziata delle sue cortesie.” “Non ce n’è bisogno anzi diamoci del tu, penso che potremmo seguitare a frequentarci.” Nel frattempo Adriana cercò di inquadrare la persona di Violetta: altezza media, capelli castani corti, occhi un incrocio tra verde e grigio, tette non molto pronunziate al contrario del naso un po’ troppo sporgente, insomma dava l’idea di mascolinità. Anche la cameriera Elisa F. era un tipo particolare, quello che più colpì Adriana erano i suoi: ’callidi oculi ancillae ’ robusta tette da balia, divisa da cameriera con in testa la ‘cristina’ entrò sorridente nella sala da pranzo esibendosi anche con un inchino verso le due signore, una sceneggiata che mise in allarme Adriana, in futuro se ne sarebbe guardata! Bevuto il caffè Violetta chiese il permesso di accendere una sigaretta non facile da trovare in Italia, una ‘Roy d’Egypte’ molto profumata, ne offrì una ad Adriana che rifiutò. “Me le porta un buon amico comandante di una nave mercantile, penso che faccia anche del contrabbando.” “Le mie  figlie  dovrebbero essere rientrate a casa, hanno sedici anni e frequentano il secondo anno dell’istituto Tecnico Industriale, almeno con loro non ho preoccupazioni, i professori mi danno buone notizie circa i loro studi. Prima di uscire Adriana si ritrovò in mano un mucchietto di Euro da cinquanta. “È solo un prestito, me li ridarai non appena potrai.” A casa le due baby abbracciarono la madre sorridente: “Hai trovato un posto?” Adriana aveva avuto sempre un rapporto molto franco e sincero con le figlie e raccontò loro gli ultimi avvenimenti, Adriana e Giuliana erano dello stesso parere della madre, oggi difficilmente si incontrano persone che fanno qualcosa per pura liberalità: “Mammina sta attenta alle proposte che ti farà questa Violetta!” e infatti una mattina al telefono: “Adriana è un bel po’ che non si vediamo, m’è venuto a trovarmi un amico cui piacerebbe conoscerti, vieni appena puoi.” La bomba prevista era scoppiata, ovviamente si trattava di far ‘marchette’, Adriana decise di stare al gioco. A casa di Violetta gli fu presentato Carlo V. signore circa cinquantenne, piuttosto robusto, sorridente, vestito all’ultima moda, piuttosto alto, fisicamente niente male ma… Adriana, compresa la situazione,  prese da parte Violetta: “Cara ho le mestruazioni, sarà per un’altra volta.” Informato del fatto, Carlo ebbe una espressione di scontentezza, evidentemente era abituato a non sentirsi dir di no ma quella era una causa di forza maggiore. Rientrata a casa Adriana fu raggiunta da una telefonata di Violetta: “Non credo affatto che tu abbia le mestruazioni, hai rifiutato minimo cinquemila Euro!” “Hai ragione ne voglio diecimila.” “Va bene, sei molto piaciuta a Carlo che è un industriale di Biella, domattina ti aspetto alle nove.” Al rientro di Giuliana e Simona: “Ragazze debbo confessarvi qualcosa di molto intimo e delicato, voglio il vostro parere sincero, conoscete qual è la nostra situazione finanziaria, mi hanno offerto diecimila Euro.” “Se ci fai questa domanda pensiamo che tu abbia già deciso, è una questione delicata e personale, possiamo dirti che ti siamo vicine…” “La mattina dopo Carlo era già a casa di Violetta, sorridente aprì la porta della camera da letto e si dimostrò nel sesso un vero signore, con l’aggiunta di cinquemila Euro ebbe concesso anche il popò che prudentemente Adriana aveva lubrificato. Uscito Marco, dopo circa dieci minuti, mentre Adriana si stava rivestendo si presentò in camera Violetta: “Tutto bene?” “Si perfettamente, è stato un signore.” “Io di signori ne conosco tanti, a me va il dieci per cento.” Era da immaginarselo,  Adriana sborsò mille Euro invece di millecinquecento, ora era evidente che Violetta per mestiere faceva la prosseneta insomma la tenutaria di una casa chiusa. Al rientro a casa Adriana si mostrò sorridente alle due figlie, niente spiegazioni, le persone intelligenti si capiscono anche senza parlare. Adriana dopo varie ‘conoscenze’ di maschietti, era entrata in un giro di uomini facoltosi che, coniugati con mogli  vecchie o in menopausa davano libero sfogo ai loro piaceri sessuali ovviamente pagando profumatamente una Adriana sempre più pimpante ed anche, talvolta, sessualmente appagata. Ritenne troppo oneroso pagare il dieci per cento a Violetta e, dopo aver sistemato a fondo la casetta a due piani di via Consolare Pompea la inaugurò dando una festa da ballo con tutti i suoi clienti più affezionati. Un sabato a pomeriggio inoltrato giunsero circa venti uomini ‘amici’ di Adriana che però non aveva considerato che i maschietti erano in numero preponderante rispetto alle femminucce, praticamente solo lei e quindi chiese a Giuliana e Simona di far da ‘danseurs à louer’. Le bimbe accettarono con entusiasmo però, anche dietro consiglio della madre, si vestirono in maniera castigata per far capire ai signori che: ‘ Il n’y a pas de tripes pour le chats’ tradotto alla romana: “Non cé trippa pé gatti!’ Gonna nera sotto il ginocchio, ampia camicetta rosa chiusa sino al collo, niente tacchi. Simona si distingueva dalla sorella Giuliana per essersi fatta fare dal parrucchiere delle ‘mèches de cheveux biondes.’Come la mamma anche le due ragazze erano sempre impegnate a ballare, la musica venne interrotta solo allorché da un vicino bar apparvero due camerieri col ben di Dio di dolci e relative bevande non alcoliche. Ripresa la musica i signori compresero che la due ragazze erano off limits, si fece avanti un giovane, molto probabilmente figlio di uno degli invitati, che prese il monopolio di Simona alla quale il tale non dispiaceva affatto, anzi. Una settimana dopo si fece vivo Ernesto N. che riferì che il  figlio Lorenzo avrebbe avuto il piacere di poter conoscere Simona. “Niente da fare caro Ernesto, le mie figlie non si toccano mettitelo bene in testa.” “Evidentemente Lorenzo aveva avuto una folgorazione per l’aspetto fisico ed anche per la personalità di Simona. Lorenzo si diede da fare e riuscì a sapere quale fosse l’istituto in cui era iscritta ed a presentarsi alla fine dell’orario. “Ciao cara, ero di passaggio…” “Dato che eri di passaggio, passeggia altrove, ciao.” Nel frattempo  Giuliana se la rideva: “Hai fatto una conquista, è un bel ragazzo.” “Non c’è dubbio ma suo padre sicuramente l’avrà messo al correte dei suoi rapporti con nostra madre ed avrà tratto delle conclusioni sbagliate.” Lorenzo quasi tutti i giorni alla fine dell’orario scolastico si faceva vedere nei pressi della scuola delle due ragazze. Un giorno Simona: “Ma tu non vai a scuola, sei sempre tra i piedi!” “Io studio in Svizzera e lì c’è un mese di vacanze.” “Vai altrove a passare le tue vacanze!” “Lorenzo fece una faccia triste: “Non pensavo di esserti tanto antipatico, se cambi parere mi vedrai da queste parti.” “Simona mi pare che il ragazzo sia sincero, te lo dico da sorella maggiore, io sono nata dopo di te…” “Va bene la corona di regina a suo tempo sarà tua, sinceramente ho paura di dar confidenza a Lorenzo, non so che idea si sia fatta di me.” “Prova a chiederglielo altrimenti non lo saprai mai.” E così finalmente Simona un giorno interpellò  Lorenzo: “Dato che sei tanto insistente dimmi cosa vuoi da me.” “Solo starti vicino e passeggiare a piedi o, se preferisci in macchina.” “Immagino avrai una Porche o una Jaguar.” “Ti sbagli, mio padre ha, fra l’altro, una fabbrica di elettrodomestici a Como, ha preteso che cominciassi a lavorare in fabbrica dal primo gradino, l’anno passato sono stato impiegato come operaio , questa è la sua mentalità, mi ha comprato una Cinquecento di seconda mano.” “Ed io mi dovrei mettere con un morto di fame, giammai!” “Io ho il senso dello humour, prenderò questa frase con una battuta, se non accetti la mia amicizia sparirò per sempre dalla tua vita!” “E che sei un fantasma che sparisci, andiamo su stá Cinquecento, almeno cammina?” Camminava bene  la macchina ed anche la gioia di Lorenzo che però nei giorni seguenti ottenne ben poco da Simona, qualche bacio, una toccatina qua e là e tutto il resto off limits. Lorenzo un giorno che passeggiavano in viale S.Martino: “Vorrei domandarti se sei stata mai fidanzata e se…” “Mai fidanzata ed anche vergine, è il tesoro che porterò al mio futuro marito.” Lorenzo aveva fatto presente del suo legame al padre Ernesto che, pensando alla moralità della madre della ragazza era piuttosto perplesso. “Mio caro sei abbastanza grande da poter giudicare una persona, se dopo averla conosciuta a fondo sarai del parere di sposarla sarò al tuo fianco.” Incontrando Simona all’uscita da scuola Lorenzo quasi si gettò su di lei: “Papà è d’accordo, possiamo sposarci.” “Il fatto è che non sono d’accordo io, te lo devi meritare.” “Vuoi che mi cosparga i capelli di cenere o vada in pellegrinaggio a Compostela?” “Non ti farebbe male!” A tutto c’è un limite, Lorenzo s’era rotto le scatole e si rivolse al padre: “Quella non mi vuole e mi prende in giro, ti prego parla con la madre!” “Adesso faccio pure il ruffiano di mio figlio, vedrò quello che si può fare.” Una sera a cena: “Simona mi ha parlato di te il padre di Lorenzo, se proprio non ti piace diglielo chiaramente, non tenerlo sulle spine.” “Mamma, Lorenzo mi piace ma ho paura di una delusione.” “Fatti passare le paure, fra l’altro Ernesto mi ha promesso un posto di rilievo ben remunerato per voi due non appena avrete conseguito il diploma, io smetterò la mia professione e forse …con Ernesto…” “Mammina sarebbe bellissimo, tutto in famiglia…” “Brutto zozzone, ci sei riuscito, sarò costretta a sposarti ma…” “Niente ma, mi hai folgorato dalla prima volta che ti ho vista.” “Mò sò diventata pure un fulmine, speriamo bene!” Al comune di Messina le due coppie, padre e figlio con madre e figlia  fecero il loro ingresso nell’ufficio di un funzionario comunale che, sbrigate le pratiche burocratiche: “Non riesco a riconoscere quale è la madre e quale la figlia!” La differenza era che  la madre aveva chiuso ‘i battenti’ e la figlia  stava per aprirli… ma  solo per il marito!
     

     
  • 21 agosto alle ore 17:29
    I SOGNI.

    Come comincia: I sogni ci aiutano a venir fuori da una realtà, spesso spiacevole, ma non certo a cambiarla. ‘Ama il tuo sogno se pur ti tormenta’ chiosava il buon D’Annunzio;  questo aforisma era riportato su una porcellana sita nello studio del padre di Alberto. Sicuramente il  papà di sogni ne doveva aver tanti, era il tempo della seconda guerra mondiale ed il ragazzo sentiva i grandi lamentarsi di un pazzo…lasciamo perdere, andiamo ai sogni di Alberto M. e alla sua vita piuttosto avventurosa. Insegnante di matematica e fisica in un liceo classico di Messina aveva divorziato dalla prima moglie, (donna impossibile da sopportare), e vedovo della seconda di cui aveva un eccellente ricordo (poverina deceduta per un tumore) ma che lo aveva lasciato nell’agiatezza: una villa nel Giardino dei Laghi, bellissima e con annesso giardino tropicale, campi da tennis e piscina in comune con gli altri condomini, insomma un paradiso terrestre. Era divenuto inoltre proprietario di vari  stabili e terreni oltre che di una notevole somma di denaro in titoli, insomma ripeto aveva un buon ricordo della consorte (ti credo!). L’unica cosa che mancava ad Alberto era la ‘materia prima’ che si procurava con delle professioniste ma che lo lasciavano insoddisfatto per motivi ben comprensibili. Doveva trovare una femminuccia tutta per sé.  Il destino, superiore agli dei come Alberto ben sapeva da buon pagano, gli diede una mano con la conoscenza di Corinna e delle due figlie gemelle, sue allieve a scuola: Grazia e Graziella. Lo so che vi vien da ridere perché i due nomi di solito vengono seguiti da un detto volgare. Corinna avrebbe fatto molto volentieri a meno a chiamar così le fanciulle ma quelli erano i nominativi delle nonne materna e paterna. Ma  perché il ‘passaggio’ di nomi? A parte la consuetudine di tramandarli alla discendenza le due vecchie erano ricche, non vi pare un buon motivo? Corinna, un giorno di ricevimento dei genitori alla scuola delle due figlie riconobbe in Alberto quale insegnante delle stesse il suo vicino di casa e, tenuto conto dei voti non buoni in matematica e fisica delle due Grazie, pregò il professore di dar loro delle ripetizioni private. Alberto in fatto di donne preferiva il tipo mediterraneo ma Corinna lo colpì in maniera positiva pur essendo bionda con occhi grigio-azzurri. Fisico da atleta, sorriso accattivante e soprattutto altre cose fisicamente apprezzabili accettò di buon grado con un ma: “Signora le comunico che le mie lezioni saranno un po’ costose nel senso che…” “Non si preoccupi, sono piuttosto abbiente e…” “Mi scusi la non apprezzabile battuta di spirito, io intendevo altro…” Corinna scoppiò in una gran risata che fece girare tutte le persone in quel momento nella stanza. “Io ho sempre amato la gente con la faccia tosta, ma lei…” “Le rispondo io con una detto tradotto dal francese: ‘Donna che ride è già nel tuo letto’ relata refero.” “ Un professore di matematica che conosce anche il latino ed il francese, quante altre lingue conosce?” “Questa volta fu Alberto a scoppiare in una gran risata, i presenti si domandarono che avessero quei due a rider tanto, beati loro! A questo punto Corinna arrossì e, per nascondere il suo imbarazzo cominciò a tossire…”Madame le chiedo scusa talvolta esagero, me lo diceva sempre la mia defunta moglie.” Così Alberto fece capire a Corinna che non c’erano problemi da quel lato, furbacchione! Le due gemelle si presentarono un pomeriggio nella villa di Alberto scortate dalla genitrice, due gocce d’acqua ovviamente fra di loro ma anche assomiglianti alla madre. “Professore sia severo con loro, sono due pesti!” “Non penso proprio dato che le assomigliano in maniera notevole.” Una Grazia esordì subito con :”Certo se assomigliavamo a papà…non ci voglio pensare!” “Professore ne ha avuto subito una prova di quello che ho pocanzi detto, due svergognate, me ne vado.” Accompagnata all’ingresso da Alberto Corinna: “Io sono per i rapporti di empatia, Alberto vorrei darle del tu e…”  “Con piacere Corinna ma tuo marito?” Risposta emblematica “Galeazzo dorme ai piedi del letto!” Intenda chi vuole intendere poi con quel nome! “Ragazze siete intelligenti ed anche furbette, datevi da fare altrimenti perderete l’anno e vi giocate le vacanze!” “Ci mancherebbe altro, con i nostri boy friends abbiamo programmato una gita a Cuba!” Alla faccia della libertà sessuale, d’altronde quelle due avevano diciotto anni e meritavano un premio, sempre se avessero superato gli esami di Stato. Una parentesi: Alberto aveva come ‘Perpetua’ una vedova quarantenne dimorante a Gesso, una frazione di Messina. La cotale, Emma, ogni mattina con l’autobus delle linee extra urbane raggiungeva la villa di Alberto. Purtroppo il servizio funzionava a singhiozzo ed Emma talvolta, all’andata, era costretta ad usufruire del passaggio in macchina di qualche paesano ma, al ritorno? Alberto da buon samaritano le dava un passaggio in Jaguar cosa che inorgogliva Emma che restava un po’ in auto dinanzi casa sua per far invidia ai paesani, Alberto ne era conscio e l’assecondava, quella della sua collaboratrice domestica, sola senza figli né parenti, era una vita agra. Nel frattempo non era accaduto nulla fra Alberto e Corinna; quest’ultima era andata a far compagnia alla madre ammalata e si faceva viva solo con qualche telefonata che lasciava a bocca asciutta un Alberto speranzoso. Una settimana prima degli esami di Stato Alberto scoraggiato dalla poca preparazione delle due gemelle: “Mia care, malgrado il miei sforzi non ritengo riuscirete a superare gli esami, senza il vostro impegno …non posso certo sostituirvi io, spiacente non so che fare per aiutarvi.” Una Grazia:“Volere  è potere.” Alberto: “ Si volare è potare!” “Professore un discorso serio: chi va al classico come noi è portato per le materie letterarie  ma non per quelle scientifiche, conclusione ci vuole un escamotage da parte sua, sapremo noi due come ricompensarla, pensiamo che abbia proprio bisogno di…” Un sorriso da parte delle due facce toste che mise in crisi Alberto che passò la notte insonne, ne aveva ben donde perché aveva pensato ad uno stratagemma particolare ma pericoloso ma aveva bisogno dell’aiuto del Preside Ardito P.(il padre era stato partigiano), suo buon amico. La mattina dopo: “Ar. vieni al bar ti offro un aperitivo.” “C’è puzza di bruciato che hai combinato?” “Dì invece che cosa dobbiamo combinare dietro una ricompensa molto piacevole.” Alberto chiuse gli occhi e tirò su col naso e così Ardito, vecchio puttaniere capì l’antifona. “Merce buona?” “Eccellente ma pericolosa!” Seduti ad un tavolo lontani da tutti Alberto spiegò all’amico Preside che l’unico modo per aiutare le due  licenziande era aprire la busta sigillata pervenuta dal Ministero, fotocopiare  i compiti e risigillarla. Ardito come da significato del suo nome era un tipo d’assalto così girando fra i negozi di ferramenta riuscirono a trovare lo stiletto molto affilato e si precipitarono nell’ ufficio di presidenza chiudendo la porta a chiave e misero in atto il piano programmato, che, malgrado fosse stato eseguito a regola d’arte, mise una certa qual inquietudine nei due ‘congiurati’. Le due Grazie furono convocate nella villa di Alberto, si misero di buzzo buono ad imparare a memoria gli esercizi e, soddisfatte, rientrarono in casa loro. Il giorno dell’esame in aula c’era un commissione composta da professori provenienti da altri istituti, alcuni anche di altre sedi.  Controllarono i sigilli della busta dell’elaborato, li trovarono intatti. Le ragazze uscirono quasi per ultime ma soddisfatte, la loro memoria si era dimostrata buona  con gran sospiro di sollievo dei nostri due amici., ora si trattava di ... passare all’incasso. Emma ebbe mezza giornata di vacanza  dopo aver preparato una pranzo sontuoso (Ma quanti amici avete invitato?). Grazia e Graziella in gran forma si recarono a casa di Alberto dove era già arrivato Ardito tutto profumato. “Mi sembri un magnaccia, vatti a lavare, stò profumo fa schifo.” Alberto anche se scherzando aveva detto la verità, le ragazze non lo avrebbero approvato, avevano troppo stile per accettare  un uomo con un profumo da quattro soldi. Le due G. erano vestite come se dovessero andare al mare, sotto un  bichini ridottissimo coperto da un pareo trasparente. Grandi effusioni giustificate da una promozione che si dovevano ancora meritare. Pranzo appena assaggiato dai quattro, ‘innaffiato’ da un elegante Marsala S.O.M. con cannoli siciliani di grandi dimensioni. Alberto prese in mano la situazione, istintivamente preferì agganciare Graziella indicando ad Ardito qual’era la stanza degli ospiti. “Per fortuna mi hai scelto, il tuo amico non mi piace, sei un uomo favoloso, mi sei piaciuto già dalla prima volta che ti ho incontrato!” “Parli come un libro che usavano gli innamorati timidi dell’ottocento per fare la corte alle ragazze, non è una presa in giro profumi di donna, ti trovo sensuale, vieni in bagno voglio vederti nuda, faremo una doccia insieme.” Graziella si dimostrò subito all’altezza della situazione, in campo sessuale era decisamente brava, provarono un po’ tutte le posizioni e dovettero aver impiegato molto tempo perché ad un certo punto sentirono bussare alla porta della stanza. “ “Siete ancora vivi?” La voce ironica di Grazia fece effetto su i due, erano passate tre ore. Ardito prese la via del ritorno infilandosi nella sua 500 Fiat, i tre si sedettero su un divano e Grazia: “Sorellina non so Alberto ma il mio amante è proprio un imbranato in campo sessuale!” “Cara Alberto è semplicemente favoloso ma non te lo presto! Lo voglio tutto per me.” “Se avete fini di mercanteggiare la mia persona…” Suonò il telefono: “Sono Corinna, non trovo a casa quelle due sciagurate di figlie, sono da te?” “Si stiamo festeggiando la promozione, a voce ti spiegherò tutto.”. “Nei prossimi giorni, dopo i funerali di mia madre, tornerò a casa.” “Corinna le mie condoglianze, a presto.” Le due ragazze si guardarono in viso, col ritorno della madre avrebbero dovuto accontentarsi dei loro boy friends. Dopo tre giorni una telefonata: “Sono ritornata, non mi sento di venire da te, vieni a casa mia.” Corinna era cambiata, i giorni passati vicino alla madre morente le avevano lascito i segni sul viso. La dama parve leggere nel pensiero di Alberto: “Mi vedi invecchiata, lo sono dentro e fuori ma, col tuo aiuto mi riprenderò, sempre che tu…” “Io sarò un buon  samaritano sempre qualora venga ben retribuito!” “Vedo che non hai perso il senso dello humour, intanto ti ringrazio per aver aiutato quelle due sciagurate; per non parlare al telefono mi hanno scritto una lettera raccontandomi come sono andate le cose, manco un padre…” “Si un padre zozzone” pensò Alberto domandandosi come sarebbe andate a finire la situazione, forse si sarebbe sbloccata con l’andata delle due Grazie a Cuba, la soluzione migliore per non aver guai. Il giorno successivo una novità: a casa di Alberto si presentò Galeazzo, padre delle due e titolare di una scuola guida che godeva fama di far promuovere anche i ciechi ah.”Signor Alberto anch’io voglio ringraziarla, se ha bisogno sono a disposizione.” “Alberto pensò ridendo dentro se stesso: “Mi basta tua moglie prossimo cocu!” Finiti i giorni della tristezza arrivarono quelli della felicità ed ancora una volta Emma fu invitata a preparare un pranzo questa volta per due, non disse nulla, si fece onore in culinaria ma dentro di sé…All’arrivo in casa di Alberto Corinna l’abbracciò a lungo, capì di essersi innamorata. Dopo gli aperitivi ed un pranzo che ottenne gli elogi di Corinna passarono sul divano. Siediti, vorrei rilassarmi con la testa sopra le tue gambe. Dopo un po’ Corinna: “Non pensavo che portassi la pistola a cosa ti serve?” “A scoparmi le belle signore!” “Brutto maiale, dopo una figlia anche la madre!” Coirinna non era una ingenua, capì che Alberto…ma poi lo abbracciò baciandolo a lungo. “Sei un angelo venuto dal cielo.” Più che altro dal monte Olimpo, sono pagano e devoto al dio Hermes, con lui sono piuttosto simile di carattere a parte che lui protegge i ladri ed io lo sono solo delle femminucce altrui!” “Va bene solo un piccolo assaggio, non sono in forma ma…accidenti dove l’hai preso quel cosone?” “Madre natura: tutti i maschietti di famiglia sono ben dotati da quello che mi ha detto mio padre, lasciamo perdere i miei familiari maschili, che ne dici di un assaggino…” Dopo un po’ Corinna si trovò la boccuccia piena di…che in parte ingoiò e poi si aiutò con un fazzoletto. “Sei una fontana!” “Lascia perdere i paragoni acquatici, appena ti sarai ripresa …cose di fuoco!” “Ho trovato un mandrillo della foresta africana, dovrò comprare un cesto di banane.”Vacanze per tutti: le due sorelle a Cuba, il papà in giro con la segretaria bonazza, Alberto e Corinna a Panarea nelle isole Eolie, c’era stato in passato ed era rimasto in buona amicizia con Lidia la proprietaria di un grande Albergo con piscina per coloro che non amavano andare in mare. Lidia: “Vedo che ti tratti bene, la signora ha stile e mi piace.” “Si ma ama solo i maschietti!” “Vedo che non hai perso il senso delle humour, posso risponderti: anche a me!” La prima notte di nozze fu favolosa, Corinna si era ripresa ed approfittò in pieno della esuberanza di Alberto anche se poi la cosina si era un po’ troppo arrossata, col quel ‘marruggio!’ A Panarea Alberto oltre che sessualmente si sfogò anche con la fotografia di cui era un appassionato. Fotografò ovviamente Corinna anche in pose discinte ed un po’ tutti i villeggianti che gli capitavano a tiro, specialmente femminucce’, talune in topless, da cui si faceva comunicare l’indirizzo e la città di residenza per inviar loro le foto ovvero, se possibile,  anche per consegnarle loro di persona ma non aveva fatto i conti con Corinna: “Caro io non dormo ai piedi del letto!” Il buon Albertone ancora non aveva compreso che aveva a che fare: con una femminuccia scafata e, come la maggior parte delle appartenenti a quella razza calzava in pieno il detto: “Amenonlasifa!’ e così fu costretto a diventare monogamo, che tristezza! Qualche lettore non avrà compreso il significato della parola ‘marruggio’ riportata nel racconto: nel dialetto siciliano si tratta di un grosso e nodoso legno che regge la zappa!

     
  • 20 agosto alle ore 15:36
    MATER SEMPER CERTA...

    Come comincia: Un dopo cena triste, televisione spenta causa programmi pieni di cattive notizie, alcune orripilanti provenienti dai paesi arabi,  quelle italiane non migliori. Alberto settantenne, nel calduccio del suo letto immaginava quei poveracci senza tetto che si arrangiavano nelle stazioni ferroviarie o peggio sotto i ponti (aveva avuto modo di visionarli in un servizio di un giornalista che, in vena di sensazionalismo aveva ritenuto  far partecipe il pubblico di scene orripilanti). Il non più giovane signore  preferiva programmi più  distensivi: ballerine in piena forma, comici spiritosi insomma spettacoli di intrattenimento anche se un po’ datati, questi ultimi lo riportavano alla sua gioventù. Fuori una pioggerellina leggera ma insistente, non è sempre vero che a Roma ci sono sempre le ottobrate romane celebrate da Ottorino Respighi. Di lontano giunsero alle orecchie di Alberto gli inconfondibili miagolii bassi e profondi con picchi acuti di una gatta in calore, miagolii che divennero molto più insistenti e prolungati, evidentemente un gatto maschietto aveva preso possesso della sua ‘topa’. Il concerto felino seguitò anche quando nella stanza da letto Si appropinquò la gentile (si fa per dire) consorte Michela che: “Stasera abbiamo anche un concerto felino, non ci mancava altro!” “Almeno loro si divertono al contrario…” “Tu non pensi ad altro, la tua è una fissazione, son finiti quei tempi!” La signora, in menopausa, non apprezzava più il sesso e di conseguenza il marito ‘andava in bianco’, unico suo svago la fotografia. Ex maresciallo della Finanza aveva la qualifica di capo laboratorio fotografico e come tale ‘girava’ in elicottero per scovare  coltivazioni di cannibis indica impiantate nei posti più impervi fra i ‘tutoli’ di mais. Nello stampare le foto Alberto riportava gli estremi delle coordinate geografiche per mettere in condizione i militari del reparto operante di raggiungere il luogo, arestare i coltivatori abusivi e distruggere le piante.  Anche dopo il congedo Alberto veniva chiamato a effettuare quel servizio fotografico che aveva portato alcuni comandanti di far bella figura anche a livello nazionale. Il suo laboratorio o meglio quello della Guardia di Finanza da lui ‘messo su’ era ancora a sua disposizione, lo usava per stampare foto di manifestazioni  del Corpo oltre che quelle personali di amici e talvolta foto di amiche  ma senza conseguirne… risultati tangibili. Che ti capita al buon Albertone, (a lui non capitavano quasi mai situazioni cosiddette normali.) La signora Adalgisa di chiara provenienza romagnola residente al piano superiore al suo, un giorno gli chiese di ritrarla senza veli…La dama era conosciuta in quel palazzo di Roma in viale della Vittoria sia per la sua avvenenza che per la sua spregiudicatezza in fatto di maschietti. Divorziata, quarantenne, come di moda attuale si era ‘procurato’ un toy boy di vent’anni più giovane di lei con cui passava giorni piacevoli e notte favolose. Edoardo, l’amante finanziariamente non se la passava bene ma per Adalgisa non era un problema, lei era facoltosa di famiglia. Il signorino amava vantarsi della sua conquista con gli amici e per questo motivo aveva chiesto ad Adalgisa sue foto nude, chi meglio di Alberto…Con la Mini Cooper della signora i due si inoltrarono nella pineta di Ostia ed Alberto riprese la dama  con scatti artistici, lei sembrava più giovane della sua età e soprattutto più appetibile. Stampò quasi cinquanta foto col computer e di mattina, moglie assente perché insegnante di lettere in località fuori Roma si presentò ad Adalgisa che rimase stupefatta:”Sembro un’attrice, tutto merito tuo, come posso ripagarti, sono abbastanza ricca, chiedimi quanto vuoi.” Alberto sapeva cosa chiedere ma rimase inspiegabilmente  in silenzio e così…andò in bianco. In seguito qualcosa era cambiato in Adalgisa, quando incontrava Alberto lo salutava appena, sembrava dimagrita,  pallida in viso. Un giorno andò a trovare a casa il suo fotografo e: “Debbo dirti quello che mi sta succedendo, Edoardo è un cuckold come dicono gli inglesi, pretende che faccia sesso con suoi amici mentre lui si masturba, non mi piace stà storia ma non so cosa fare.” Alberto rimase senza parole, non era un puritano, in campo sessuale ammetteva un po’ di tutto ma con protagonisti  consenzienti in questo caso…Incontrando il giovane:”Sei Edoardo? Penso di si, sono un  ex maresciallo della Guardia di Finanza, sono in rapporti amichevoli con Adalgisa che si lamenta per un tuo comportamento in campo sessuale…per evitarti guai ti do un consiglio: dimenticala…non vorrei dover interessare qualche amico delle forze dell’ordine!” La lezione servì al giovane che sparì dalla circolazione. Adalgisa  una mattina si presentò a casa di Alberto con … sotto la vestaglia niente, situazione che fece rinverdire le prestazioni sessuali  del signore il quale mascherò con sua moglie la gioia di una nuova vita erotica; sapeva perfettamente che le donne hanno un sesto senso ma riuscì ad occultare la relazione. Una mattina Adalgisa: “Caro non so se ti farà piacere, una notizia per me bellissima…sono incinta!” Alberto cadde sul divano, Michela non poteva avere pargoli ed ora lui a settanta anni …”Non ti preoccupare, nessuno saprà nulla in primis tua moglie, sarà un nostro segreto.” Passano otto mesi ed una mattina Adalgisa dalla clinica S.Rita: “Caro sei diventato padre di una femminuccia, se sei d’accordo la chiamerò Stella, sarà la stella della mia, della nostra vita.” Passa un giorno, passa un mese, passano anni Stella cresceva in altezza ed in bellezza, era sempre circondata da amici, da amiche e da compagni di scuola, era anche brillante negli studi e sempre più assomigliante a suo padre. Alberto partecipava alle feste dei suoi compleanni con regali ben accetti dall’interessata, era lo zio Alberto. Ad ottantatre anni la salute di Alberto era peggiorata, i vari medici consultati prescrivevano sempre più esami e medicinali che gli complicavano la vita, doveva assumere la prima pillola alle cinque di mattina, l’ultima alle ventidue, si faceva seguire da uno neuro psicologo, si accorgeva che di giorno in giorno perdeva la memoria recente. Una domenica mattina mentre Michela si ritirava dal bagno profumatissima di doccia ebbe una crisi di pianto, aveva compreso che Atropo stava per recidere il filo della sua vita. “Caro non ti disperare, avrai altro tempo da vivere e soprattutto goderti la piccola Stella, quasi subito mi sono accorta che era tua figlia, ogni giorno ti assomiglia di più ma dato che tu non volevi farmi conoscere il tuo segreto mi sono messa d’accodo con Adalgisa…Ad Alberto venne in mente un aforisma di Victor Hugo: ‘Dio s’ è fatto uomo, il diavolo donna!’ Era più sereno, che Atropo facesse pure il suoi lavoro!
     

     
  • 20 agosto alle ore 15:31
    LA PIÚ RICCA DEL REAME

    Come comincia:  
    LA PIÙ RICCA DEL REAME
    Chi vi ricorda il titolo di questo racconto? Aggiungetevi ‘Specchio delle mie brame’ il tutto vi ricondurrà alla favola di Biancaneve. Nella realtà odierna era solo nel finale in cui Alberto, maresciallo delle Fiamme Gialle si trasformò in principe e cambiò la vita di Biancaneve. Era stata per il cotale una nottata orribile per l’alta temperatura, aveva ‘litigato’ con il condizionatore, l’aveva spento ma sembrava che lo stesso, per dispetto, avesse fatto aumentare il caldo notturno, insomma tutti e due notevolmente arrabbiati per non usare un termine più volgare,  non era mai corso buon sangue fra i due. Doccia prima tiepida e poi fredda come consigliato dai ‘sacri testi’ e, consumata la colazione con yogurt e fette biscottate  destinazione lido di Mortelle in quel di Messina. La spiaggia praticamente deserta, Alberto piantò l’ombrellone con i colori dell’arcobaleno vicino alla battigia per usufruire di una leggera brezza, piedi che si ‘sciacquavano’ nell’acqua, il buonumore non faceva compagnia al maresciallo. Dopo la separazione dalla consorte sembrava che tutto gli andasse storto anche in ufficio con i colleghi, aveva ottenuto trenta giorni di licenza che non sapeva come impiegare. Ad occhi chiusi gli giunse una voce femminile: “Stó signore non sa che nel bagnasciuga non si può  piantare l’ombrellone!” Sicuramente si trattava di una vecchia zitella incartapecorita e scassa….Alberto fece finta di non aver sentito e seguitò ad essere cullato dalle piccole onde che si infrangevano sui suoi piedi. Giratosi si accorse che un trio di femminucce aveva sistemato un ombrellone simile al suo un po’ più indietro. Una signora non più giovanissima dal fisico scultoreo e dai capelli azzurrini e due ragazze more piuttosto alte niente male, anzi…’La faccia tosta spesso paga’ diceva nonno Alfredo vecchio donnaiolo, Alberto mise in atto il detto e: “Signore sono Alberto,  ho sbagliato nel mettere l’ombrellone sulla battigia, vi chiedo scusa, che ne dite di una fresca  granita al bar? “Sono Nicole, Colette per gli amici e queste due Beatrice, mia nipote e Ginevra una sua amica, lei ha pontificato sottolineando battigia al posto di bagnasciuga, dal suo dialetto mi accorgo è che romano, i suoi paesani non sono famosi per la loro signorilità…” “Le rispondo per scusarmi ‘m’arrunchio’, non sono sicuro di interpretare bene il siciliano, è sempre valido l’invito al bar.” Inaspettatamente Colette: “Ragazze andiamo ad assaggiare stà granita, sarà sicuramente buona, è siciliana!” “Io so leggere nel pensiero degli altri, vediamo se indovino: stà vecchia quanti anni avrà, sicuramente più di cinquanta ed è tutta rifatta, va in palestra e frequenta istituti di bellezza, deve essere anche ricca…” “Ed io penso: stà signora mi sta facendo fare la figura del ‘frescone’ come dicono a Roma, che ne dice  di  fare pace almeno una tregua!” Le due ragazze ridevano evidentemente conoscevano bene la dama la quale per sigillare la pax abbracciò Alberto il quale le mise una mano sul didietro lasciando  Colette senza fiato ed aggiungendo: “Devo fare come Muzio Scevola che bruciò la mano che…” Stavolta risero tutte e tre, Alberto capì che stava cavalcando l’onda giusta. “Gentili signora e signorine è stato un piacere avervi incontrato, al vostro arrivo ero di pessimo umore ma ora il mondo mi sembra più roseo, se uniamo gli ombrelloni avremo più ombra. E così fu: Alberto si piazzò al centro tra Colette e Beatrice e non poté fare a meno di esibirsi in due battuta: ‘Beatus inter feminas!’ e ‘ginecocrazia imperat!’ ”Ha fatto sfoggio di latino e di greco, ci vuole far partecipi di tutta la sua vasta cultura, quante lingue conosce?” “Ho studiato latino, greco, francese e conosco anche un po’ di inglese, me ne vergogno un po’ ma conosco anche frasi scurrili in altre lingue ma non vorrei scandalizzare le caste orecchie delle signorine. “ “Ed i miei padiglioni auricolari non potrebbero essere casti?””Con tutto il rispetto mi permetto di dubitarne…non è un’offesa, non ha mai amato le ‘vergini dai candidi manti’” “Conosce pure Stecchetti ma lei è un cochon!” “Anche lei è ferrata in lingue, non preferirebbe fare una ‘promenade’ digestiva e lasciar sole le signorine …” “Ragazze se non torno fra un’ora chiamate la Polizia, in giro potrebbe esserci un maniaco!” “Mi posso permettere….e, senza aver ottenuto l’assenso Alberto prese sottobraccio Colette che: “Sei un ‘son of a bitch’ me n’ero accorta subito!” Il braccio passò sulle spalle della signora che non protestò anzi parve stingersi più vicino al maresciallo poi la dama di sdraiò sulla sabbia col seguito di un ‘incollamento’ delle sue labbra su quelle di Alberto. ‘Ciccio’ aveva ben presto annusato l’odore di ‘topa’ in calore e si era eretto dentro il costume. “Torniamo indietro, potremmo scandalizzare qualche famiglia di benpensanti, tutto rimandato a… “Al rientro sotto l’ombrellone Beatrice: “Mamma ti sei perso per strada il rossetto delle labbra!” “Non me lo sono perso, è rimasto su quelle di questo signore che mi ha quasi violentato.” “Mamma raccontala ad un’altra, ti conosco!” “Che ne dici di passare quella famosa espressione inglese dalla mia persona a tua figlia che evidentemente ti conosce bene!” “Il fatto è che non c’è più rispetto per le persone anziane! Meglio andare sul romantico: è l’ora che volge al disio e ai navicanti ‘ntenerisce…” “Cara mamma non mi sembra che si sia intenerito qualcosa ad Alberto…” “Stavolta il maresciallo volle fare il duro anche per difendere l’onore di Colette. Di colpo rovesciò sulla sabbia Beatrice in posizione prona e le mollò un paio di sculaccioni con grande sorpresa dell’interessata.  “A stà zozzola è mancato un padre che ha preferito una sciacquetta ad una moglie come me, ben fatto, applaudo.” Alberto per migliorare l’atmosfera rovesciò  Beatrice in posizione supina e la baciò in fronte: “Pace mia dolce fanciulla!” “Tu cò stà pace mi prendi per il culo, niente pace.” “Si vis pacem para bellum, sono cintura nera terzo dan, ti troveresti un culetto come quello delle scimmie ed ora tutti a casa propria.” “Niente casa propria, tutti alla mia villa ad Orto Liuzzo, Concetta deve aver preparato una buona cena, le ho detto che non sarei tornata per il pranzo.” Davanti allo stabilimento balneare oltre alla Cinquecento Abarth di Alberto era posteggiata una Volvo V60. “Chi viene con me a farmi compagnia nella Cinquecento?” “Non so se fidarmi….” “Mamma fai bene a stare attenta, nella Fiat non c’è il cambio automatico, potresti sbagliarti con il cambio manuale!” Questo era troppo, Beatrice riuscì ad evitare l’ira materna chiudendosi nella Volvo con Ginevra e mettendola in moto. Alberto non riusciva a partire, se la rideva alla grande. “Che ne dici di controllare se tua figlia ha ragione?” Colette mise su un broncio “Hai ragione tu, le vecchie signore debbono essere rispettate e non trattate come delle p…ne!” “In un altro momento avrei apprezzato il tuo spirito romanesco ma è venuta fuori una storia che mi ha colpito profondamente, ne riparleremo in un’altra occasione, aspetta a partire, dammi un abbraccio.” Dopo circa un quarto d’ora Alberto fece ‘cantare’ la sua Abarth, era un bravo guidatore anche se un po’ spericolato per i gusti della passeggera. Beatrice e Ginevra erano già giunte a Orto Liuzzo, avevano spalancato le finestre della villa ed incontrato Concetta cui avevano comunicato la presenza a cena di un’altra persona. “Alberto che ne dici di una doccia, nella camera degli ospiti c’è un bagno personale, ci sono anche un accappatoio e tutto il resto. Alle venti tutti a tavola.” Beatrice lontana dalla madre, Alberto vicino a Colette, a dir il vero aveva sperato che sotto la doccia ci sarebbe stata anche la padrona di casa, ma era chiedere troppo. Concetta era una signora simpatica, moglie del contadino che conduceva il terreno vicino casa di Colette si fece apprezzare per i vari piatti a base di pesce, un ananas digestivo ed un caffè decaffeinato, la padrona di casa non avrebbe riposato la notte con un caffè normale. Alberto chiese il permesso a Colette ed iniziò ad accendere la pipa. A questo punto Beatrice: “A me fai tante storie per qualche sigaretta, il signore…” “Per un po’ di tempo gradirei che girassi alla larga, ai miei tempi i maschietti comandavano, oggi…”Alla fine della cena il campanello: “Deve essere Alfonso il mio fidanzato.” Era Alfonso che: “Chiedo scusa per il ritardo, mi hanno trattenuto in ospedale per un caso urgente.” “Il mio fidanzato è specializzando al Policlinico, specializzando in ostetricia e ginecologia, gli capita spesso di fare tardi.” “Alberto fece la faccia dell’indiano o gnorri che dir si voglia, il significato era chiaro, si era ‘fatta’ qualche paziente. “Il mio fidanzato è persona seria, non come te, mai si permetterebbe…Intervenne Alberto: “Mi presento dato che nessun a di queste signore e signorine l’hanno fatto, sono Alberto un maresciallo delle Fiamme Gialle, da buon romano talvolta mi lascio andare a delle battute salaci, la tua difesa da parte di Beatrice è buon segno, te lo dice chi ha di recente divorziato e conosce le ‘delizie’ di una moglie ‘camorria’.”Alfonso era una persona distinta, ben vestita, magro con occhiali da vista cerchiati d’oro. Profilo di persona  intelligente ma non furba a giudizio di Alberto, i fatti gli avrebbero dato ragione. In giardino ‘si respirava’, anche Alfonso era un patito della pipa e con Alberto si scambiarono notizie circa le miscele di tabacco. Verso mezzanotte tutti a nanna con finestre aperte, Alberto constatò con piacere l’assenza di un condizionatore. Dopo circa un’ora cigolio della porta della stanza degli ospiti, uno spiraglio di luce e poi di nuovo solo luce proveniente dal giardino, un’ombra in camera, sicuramente la signora o una signorina a meno che Alfonso non fosse omo. Prima versione giusta, era Colette in vestaglia, profumata di gelsomino e col classico ‘sotto la vestaglia…’ Accucciatasi vicino al corpo di Alberto cominciò silenziosamente a piangere…ahi, ahi, ahi era la classica situazione in cui il buon Albertone era disarmato. Ci volle del tempo prima che Colette si calmasse. “Non pensare che sono venuta qui per motivi sessuali, c’è ben altro, una situazione che non mi fa dormire la notte: giorni fa, un pomeriggio, ho scoperto Beatrice e Ginevra nude a letto che…io che speravo di diventare nonna di un paio di pargoli rompiscatole, una figlia lesbica! Oggi è di moda l’appartenenza alla LGBT o come diavolo si chiama ma non riesco ad accettare la situazione soprattutto dopo che quell’imbecille di mio marito…”Hai detto bene, tuo marito è stato uno scimunito, anche se hai cinquantasette anni…” Chi ti ha detto la mia età, sicuramente quella mentecatta di mia figlia!”  “L’ho indovinata, ne dimostri venti di meno…il qui presente in fatto di donne…” “Va bene ti do la patente di puttaniere, scusa il linguaggio ma sono arrabbiata e preoccupata. Alfonso è un bravo giovane ma non è in grado di gestire la situazione, tu che mi consigli?” “Pecunia non olet!” “Hai ragione ma c’è il problema che mia figlia potrebbe avvisare Ginevra, intascare i soldi e seguitare la loro tresca.” “Se ti fidi c’è un’altra soluzione, io cerco di portarmi a letto Ginevra poi le offro una grossa cifra in assegno ma il problema che nell’assegno non ci deve essere la tua firma, unica soluzione condividere con me il tuo conto corrente sempre che io non scappi col malloppo come tuo marito! Al posto tuo ci penserei bene, sai come ci chiamano a noi finanzieri: ‘caini’ ossia traditori dei fratelli, vedi tu!” Colette si era talmente fidata del ‘caino’ da passare il resto della notte in un rapporto sessuale come non ricordava da tempo, uno che scopa così bene…La mattina successiva in banca la firma di Alberto comparve  vicino a quella di Colette sotto lo sguardo indagatore da parte del direttore di banca che…non si faceva i fatti suoi. Alberto si recò dalla concessionaria Abarth e cambiò la sua Cinquecento con uno Spider 1400   con l’aggiunta di una somma considerevole di denaro. Ginevra era una maestra d’asilo, Alberto ebbe da Colette le coordinate della sua scuola  ed alla fine delle lezioni si presentò alla insegnante che meravigliata, come ovvio, sparò la classica battuta: “E tu che ci fai qua?” “Secondo te che fa un fanciullone come me dinanzi ad una beltade come te, se la vuole scopare!” ‘Sei il solito, oggi sono di cattivo umore, portami a mangiare in un bel ristorante.” Alberto era un abitudinario, condusse la nuova conquista a  Ganzirri da Salvatore che, imperturbabile fece finta di non conoscerlo. Alla fine del pranzo Ginevra era più serena anche se curiosa di quell’incontro. Il problema era di Alberto che doveva trovare il modo di mollare centomila Euro a Ginevra con una scusa valida…nel frattempo seduti fuori del locale aveva acceso la pipa per ispirarsi. “Sono stato contattato da Alfonso che è venuto a sapere della vostra relazione, al fine di evitare scandali a mio mezzo ti offre una somma notevole per non incontrare più Beatrice, di lesbiche ce ne sono in giro, di moneta poca.” “Sentiamo di quanto si tratterebbe.” “Che ne dici di diecimila Euro?” “Non mi bastano, oggi si spendono facilmente.” “Va bene, ultima offerta centomila Euro, prendere o lasciare.” “Dove sono stí centomila? “ “Ecco un assegno, manca solo la mia firma.” “Non è che l’assegno è scoperto?” “Va in banca e te ne potrai accertare, dimmi dove devo accompagnarti.” Ginevra abitava al Tufello in una casa popolare, centomila Euro le dovevano essere sembrati una cifra spropositata, era diventata una paperona e poteva far la figura della signorona con le sua amiche. Beatrice non si rendeva conto del mutamento del comportamento dell’amica ma non si pose altre domande. Alberto aveva vissuto un periodo particolarmente movimentato, ogni tanto ‘faceva visita’ con la sua Fiat 1400 Abarth a Colette (ed al suo conto corrente). Colette che si rese conto di aver ben investito i suoi soldi.
     

     
  • 18 agosto alle ore 15:06
    UNA NONNA Á LA PAGE

    Come comincia: Ci sono tanti nomi buffi in giro per il mondo ma chiamare un circolo di danza di Roma ‘Santa Fresca’ era stato eccessivo anche perché a Roma la fresca è un’altra cosa…Il circolo di ballo era stato rilevato da Ademar un simpatico brasiliano fuggito dal suo paese per motivi politici in quanto l’attuale regime di estrema destra non vedeva di buon occhio gli omo, Ademar lo era sicuramente sia dal portamento che dai vestiti indossati che potevano dirsi variopinti ma nella sua professione era un artista, bravissimo e ricercato soprattutto dalle signore anziane. Nonna Aurora sessantenne era una frequentatrice abituale del locale, solo ultimamente aveva diradato le presenze, a casa sua era accaduto un fatto spiacevole, al nipote Luca era stata diagnosticata una malattia rara e così il padre Riccardo insieme alla moglie Adele  dietro consiglio del medico di famiglia lo avevano accompagnato all’Istituto Gaslini di Genova dove c’erano degli specialisti per quella malattia. Adele, mamma del ragazzo insegnava lettere in un istituto lontano da casa dove risiedeva in via Labicana, la figlia Luisa iscritta alla quinta ginnasiale del liceo classico in via Cavour andava a scuola a piedi o in tram insieme a Leonardo figlio di Emma una vedova residente nello stesso isolato. La partenza di Riccardo e di Luca aveva un po’ sconvolto il menage delle due famiglie, Aurora aveva ritenuto opportuno prendere in mano le redini della situazione, colazione, pranzo e cena tutti a casa sua ed a sue spese, Leonardo ed Emma compresi. La circostanza aveva fatto comodo a quest’ultima che finanziariamente non se la passava bene al contrario  di Aurora che disponeva di un bel patrimonio lasciatole dal defunto consorte. Emma per quel che riguardava il vitto provvedeva tutto lei,  era diventata un po’ la cameriera di tutti. Leonardo si era fatto un giovanotto di bell’aspetto e aveva attirato l’attenzione di nonna Aurora che non sentiva sulle spalle i suoi sessant’anni: sempre ben curata, capelli di un azzurro piacevole, la frequentazione di un istituto di bellezza migliorava di molto il suo fisico, insomma si faceva ancora guardare e lei stessa si guardava intorno in cerca di qualche maschietto con cui…passare il tempo. Un giorno notò Leonardo dal viso triste che stava seduto sul divano con la testa fra le mani. “Giovanotto io alla tua età…mi pare che la gioventù di oggi …io sto andando in un locale di ballo, vestiti e ‘come with me’.  Aurora vestita con camicetta scollata e gonna sopra il ginocchio faceva ancora la sua bella figura, aveva stile ed aveva dimostrato buon gusto anche nell’acquistare un’auto non proprio comune come la DS 3 Crossback che attirava l’attenzione della gente. In garage: “Leo te la senti di guidare? Ho capito meglio di no, pare che t’è morto il gatto come si dice a Roma, in inglese: ‘Did you lose a your cat?, e sorridi cavolo, la gioventù passa in un fiato, goditela, a femminucce come te la passi?” “Qualche volta esco con Luisa ma...combino poco, talvolta me lo prende in mano ma sembra che gli faccia schifo come quella volta che le ho riempito la bocca, ha vomitato e mi ha imposto di non farlo più.” Aurora in silenzio ogni tanto sbirciava il suo giovane amico: “Fermiamoci in questo spiazzo, non c’è nessuno, apri la brachetta e tira fuori ‘ciccio’ vediamo se Luisa aveva ragione.”  Dopo un po’: “Quella è una scema totale, il tuo sperma ha un sapore dolce, piacevole, fra l’altro ce l’hai piuttosto grosso, appena possibile, se ti va, staremo insieme,” “Ma io ho ancora voglia!””Hai capito John Holmes, aspetta, abbasso  sedile e slip, vieni dentro piano, sono fuori allenamento.” Fuori allegamento forse va ultravogliosa sicuramente, Aurora se la stava godendo alla grande anche perché il desiderio  sessuale di Leo pareva non aver mai fine. “ “Risparmiati per un’altra volta, la ‘gatta’ è andata in tilt, quando ritorneremo a Messina usciremo insieme, penso che tu abbia bisogno di vestiario e scarpe nuove.” Entrati nel locale da ballo i due furono accolti da un Ademar sorridente: “Dove l’hai preso stó fustaccio, proprio favoloso, che dici di prestarmelo?” Intervenne Leo: “Non ti offendere ma io amo la carne di vacca e non quella di bovino!” “Peccato ti avrei coperto d’oro, almeno posso darti lezioni di ballo?” All’orecchio:“Leo fammi il favore accontentalo, in fondo è un poveraccio in giro c’è molta omofobia, giorni passati era al centro con un amico e li hanno  picchiati.” Nel ballare un lento Leo si accorse con grande sua sorpresa che ‘ciccio’ si era  armato, lui non amava gli omo, non sapeva spiegarsi quell’effetto. “Caro vieni nella mia cameretta, fammi felice, avvicinati, ti metto un condom ho paura delle malattie, finalmente un coso come Dio vuole!” Dio molto probabilmente si girò dall’altra parte nel vedere Leo impossessarsi del dietro di Ademar. la storia durò abbastanza a lungo, Aurora era preoccupata quando finalmente Leo uscì dalla cameretta. Sguardo interrogativo di Aurora: “Mi ha dato cinquemila Euro, è una esperienza che non vorrei avere più, mi sento un prostituto.” “Non fare il moralista, ricorda un aforismo di Seneca: ‘La vita è come una commedia non importa quanto è lunga ma com’è recitata’. Luisa comprese che Leonardo si era allontanato da lei ma non immaginava mai il rapporto di lui con sua nonna, la considerava fuori del campo sessuale. Non era dello stesso parere Emma che invece apprezzò la ‘liaison’ di suo figlio con Aurora, la ‘vecchia’ elargiva un po’ a tutti regali a piene mani, anche Euro in contanti. Adele si era presa un periodo di aspettativa ufficialmente per motivi di salute, la vera ragione era che per lei ogni mattina era una levataccia per andare a scuola e la sera tornava a casa tardi stanca e nervosa, da giovane anche lei amava molto il sesso ma con l’andar degli anni, in quel campo Riccardo aveva dimostrato  notevoli défaillances. Piuttosto ‘ferrata’ in quel terreno’,  si accorse del legame fra Leonardo e sua madre, non ne rimase basita  era anticonformista. Anche lei avrebbe voluto volentieri una relazione sessuale con un vero uomo ma nella sua scuola non ce n’erano proprio, un branco di studiosi, la maggior parte con la schiena curva e probabilmente col ‘pisello’ poco funzionante. Un giorno, finito di mangiare Leonardo e Adele rimasero soli in sala da pranzo, la signora per scherzare mise un piede fra le gambe di Leo che prima si mise a ridere pensando…poi vedendo l’insistenza di della dama aveva fatto effetto sul suo ‘ciccio’, lo tirò fuori e lo mise in bocca ad Adele, un eccellente digestivo. Adele finito il ‘pipe’ si dileguò in fretta, non voleva che qualcuno la potesse sorprendere in quella occasione. Leonardo ritenne opportuno informare sua madre della situazione creatasi, si considerava troppo giovane e senza esperienza per poterla gestire, non voleva aver problemi che avrebbero rotto un equilibrio di cui tutti erano soddisfatti. Un fatto nuovo, inaspettato avvenne in occasione di una serata danzante organizzata da Scarlett una compagna di scuola di Luisa e di Leonardo di nazionalità inglese. Il padre era un attaché dell’ambasciata inglese a Roma che  aveva affittato  villa Adriana per il suo soggiorno nella capitale italiana. Un sabato in quella residenza confluirono oltre ai compagni di scuola dei due giovani anche altri personaggi non italiani di varie nazionalità, alcuni con costumi tradizionali orientali delle colonie inglesi d’oltremare. Il locale al secondo piano era ampio, dalle grandi finestre, illuminato a giorno da lampadari veneziani ed in fondo alla sala un impianto stereo che trasmetteva musica ad alto volume, era quasi impossibile comprendere quello che un vicino diceva. Leonardo e Luisa preferirono ritirarsi in una vicina  saletta  poco illuminata in cui v’erano dei divani dove sostavano  giovani e meno giovani non molto vestiti, nell’aria un profumo dolciastro di droghe. I due preferirono passare nella stanza vicina e qui lo spettacolo era diverso: alcuni maschi e femmine stavano facendo sesso senza interessarsi di dare spettacolo. Una bellissima ragazza, molto probabilmente indocinese si avvicinò a Leonardo e lo abbracciò, bocca contro bocca e poi un ballo languido che portò il ragazzo ‘usque ad sidera’, Leo si ritrovò su un lettino con ‘ciccio’alle stelle ma la bellissima girl si girò di spalle, preferì un rapporto anale con grande sua satisfaction anche anteriore, era un trans! Anche Luisa, nolente, si trovò nel vortice del sesso, fu preda di un personaggio di colore dal membro smisurato che la penetrò a lungo, al contrario del solito ebbe degli orgasmi ripetuti, erano ormai lontani i tempi del puritanesimo. Dopo un meritato post ludio sessuale Leonardo e Luisa ritornarono nel salone dove la musica era stata molto ridotta di volume, solo brani romantici con coppie abbracciate romanticamente, anche loro dopo un po’ presero a ballare stretti l’uno all’altro come mai prima, qualcosa di importante era cambiato dentro di loro forse dovuto a quella recente inusitata esperienza sessuale. Dopo un mese circa Riccardo e Luca rientrarono a Roma, il ragazzo era in via di guarigione con grande gioia  di tutta la famiglia ormai allargata; Luisa mostrava i segni di una futura maternità, sarebbe nato o nata un erede, un leonardino!
     

     
  • 17 agosto alle ore 9:31
    IL RITORNO DI ALBERTO

    Come comincia: “Alberto sono Letizia, la zia Mecuccia è deceduta questa notte per infarto…quando ti sarai ripreso chiamami.” In fondo Alberto questa notizia o prima o poi le la aspettava, Mecuccia, diminutivo di Domenica era sua madre vedova, non aveva malattie particolari oltre ai normali patologie della vecchiaia, il suo problema più grande era l’obesità dovuta al troppo cibo ingerito, il medico di famiglia l’aveva predetto: “O prima o poi il cuore cederà.” L’evento era accaduto una notte di luglio. Letizia era la cugina di Alberto cinquantenne maresciallo della Guardia di Finanza in pensione da pochi mesi, risiedeva a Roma. “Letizia vorrei evitare di venire a Jesi subito, mi conosci, sono un anticonformista e non sopporto di andare in chiesa ed essere circondato da persone, di cui alcune sconosciute che mi abbracciano e mi fanno le condoglianze per non parlare della predica del  prete che ripete la solita storiella  che esalta virtù dei defunti che in vita non avevano, arriverò a funerali eseguiti, mamma potrà essere seppellita nella tomba di famiglia, per le spese provvederò al mio arrivo, ti ringrazio in anticipo.” Due giorni dopo Alberto avvisò il portiere della sua partenza consegnandogli un biglietto da visita con i suoi dati del cellulare oltre ad una consistente mancia, se la meritava sia per la sua devozione che per la presenza in casa sua di cinque figli, non sapeva proprio….” La Jaguar X type era l’acquisto fatto di recente con la somma ricavata dalla vendita di una villa a Jesi in occasione della morte della zia Giovanna. Era da tempo che non percorreva la strada Roma – Ancona, era un po’ migliorata per la presenza di nuove gallerie che evitavano di inerpicarsi sugli Appennini. Nel compact disc musiche rilassanti di Mozart che erano in sintonia col suo stato d’animo. Giunse a Jesi in via San Martino nel pomeriggio, posteggiò nel cortile e suonò a casa di Mariola, cameriera di sua madre che abitava nel piano terra sotto la sua abitazione. La cameriera era un ex contadina molto affezionata alla sua famiglia, non disse nulla ad Alberto, solo un abbraccio affettuoso e lo aiutò a trasportare i bagagli al  piano della  casa di sua madre. “Cavaliere le preparo qualcosa da mangiare?” “Solo un piatto di spaghetti all’olio e della frutta, mi cambio e scendo a casa sua.” L’abitazione materna era in perfetto ordine, Mariola era una donna pulita e precisa nel suo lavoro, una fortuna per Alberto che altrimenti avrebbe avuto problemi alla conduzione delle normali faccende domestiche. Anche Mariola era vedova, suo marito Dario era deceduto per un carcinoma allo stomaco, da quel momento era entrata a far parte della famiglia di Mecuccia, era anche la sua confidente. “Grazie di avermi fatto trovare la casa in ordine, le darò il doppio dello stipendio che le elargiva mia madre.” Mariola non era il tipo che gesti eclatanti, solo un grazie con gli occhi pieni di lacrime, era molto affezionata alla madre di Alberto. “Letizia sono a Jesi, sto venendo a casa tua. “La cugina abitava in via San Francesco, all’attico di un palazzo con vista su tutta Jesi, aveva sposato Guglielmo detto Guy un funzionario di banca, anche con lei nessuna smanceria. “Il giorno del funerale la casa di tua madre era affollata di amici che hanno accompagnato a piedi il feretro sino alla chiesa delle Grazie, alla fine della messa solo io e Guy abbiamo seguito l’auto funebre sino alla vostra cappella dove è seppellito anche tuo padre, nei giorni prossimi sarà apposta la lastra con la foto e indicazioni della zia Mecuccia. Questa è la fattura di tutte le spese ed esclusione di quelle della chiesa.” “Mi risulta che il Papa abbia stabilito che i parroci non possano pretendere dei compensi per la loro opera.” “In teoria, in pratica tutti in chiesa sono andarti in sacrestia ed hanno sottoscritto un ‘fiore che non marcisce’, tradotto hanno sborsato minimo cento Euro, io sono stata costretta a dare cinquecento Euro.” Alberto, notoriamente ateo si augurò che il parroco usasse quella somma tutta per spese in farmacia! “Caro cugino se vuoi puoi mangiare da noi.” “Ti ringrazio ma Mariola si è già proposta alla bisogna e si offenderebbe e poi voglio vivere a casa dei miei, è da tempo che manco.” L’abitazione dei genitori di Alberto era di due piani più la cantina e ‘la grotta’ un tunnel che si espandeva sino alla parte sotterranea di Jesi, al primo piano camere da letto, salotto e servizi, al secondo piano cucina, sala da pranzo e locali dove stipare le vettovaglie, Alberto con piacere riprese possesso  della casa, gli ricordava la sua gioventù. I primi giorni il ‘cavaliere’ (era stato nominato per i suoi ottimi precedenti di servizio) dedicò il suo tempo a controllare un po’ tutta l’abitazione, quello che più lo colpì era uno sgabuzzino a metà scala fra il primo ed il secondo piano: dentro tanti ‘chiaffi’ termine usato da mamma Mecuccia originaria di Grotte di Castro in quel di Viterbo. Una collezione di volumi contenenti cartoline pervenute allo zio Peppino, capo stazione superiore di Foggia marito della zia Maria morto sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale, poi  oggetti opera dello zio Alberto un capitano di Artiglieria deceduto in seguito a tifo, poi tanti suoi giocattoli ed infine una scatola di legno. Dentro qualcosa di particolare: una piccola sacca in pelle contenente tre cristalli di rocca ed un libricino dal titolo ‘Pietre magiche antistress’. Lunga spiegazione: ‘Secondo gli sciamani i quarzi, avendo struttura simile a quella dell’energia umana riescono ad entrare facilmente  in sintonia con essa ed a riportarla in equilibrio. La loro struttura chimica è a base di silicio un elemento che elimina le impurità dell’organismo ristabilendo l’equilibrio energetico. All’inizio tenerlo qualche ora a contatto con il corpo in modo che la sua energia si sincronizzi con la propria. Il quarzo deve imparare a conoscere la persona. Chiudere gli occhi e riaprili e guardare il cristallo come se fosse un amico al quale si può chiedere un favore. Si può comunicare con la pietra il motivo per cui si sta per chiedere un favore, ciò permette all’organismo di liberarsi delle tossine psicofisiche e poi declamare la formula: ‘Da oggi tu proteggi la mia tranquillità, aiutami a rilassarmi ed a combattere lo stress e le tensioni. È possibile anche dialogare con i cristalli, nel nostro cervello essi risponderanno alle nostre richieste.’ Alberto rimase molto perplesso, mai era venuto a conoscenza di questa pratica,  la mise in funzione. Dopo due giorni riuscì a mettersi in contatto con i quarzi chiedendo di poter liberarsi delle tensioni che negli ultimi tempi l’avevano colpito. Il cervello di Alberto percepì una risposta: “Stenditi su un divano, al buio, chiudi gli occhi e pensa ad un cielo stellato.’  Dopo un po’ percepì  un fluido che lo pervadeva in tutto il corpo ed una voce interna: “Ora sei rilassato.” Alberto aveva avvertito una distensione diffusa in tutto il corpo e la solita voce: “Ora stai meglio, se hai bisogno noi siamo a tua disposizione.” Alberto pensò di riprendere i contatti con i suoi ex compagni di scuola, forse dopo tanti anni erano cambiati di aspetto, i cristalli potevano aiutarlo e così una domenica mattina si vestì in modo elegante, prima di uscire chiese loro aiuto: “Che ne è di Raffaella una mia amica…” Risposta: “Abita ancora in un villa dietro casa tua, sta per uscire, affacciati e chiamala.’ Alberto aperta la finestra effettivamente vide una signora che stava uscendo di casa, sicuramente era lei, la chiamò: “Raffaella sono Alberto.” La dama alzò gli occhi, si ricordava bene di Alberto ma era perplessa, dopo tanti anni. “Raffaella se mi aspetti dinanzi al monumento a Pergolesi ci potremo incontrare.” E così fu. Si abbracciarono senza parlare, troppo grande era stata l’emozione per entrambi, si guardavano negli occhi: “Cara mi trovi molto invecchiato?” “In questo campo possiamo dire di essere alla pari anche io…” “Andiamo sul corso al bar Bardi, staremo più comodi.” All’entrata nel locale furono accolti da un vecchio cameriere, Alberto lo riconobbe: “Settimio è un piacere rivederla.” “Mi scusi signore ma in questo momento…” “Sono Alberto, da giovane venivo spesso in questo bar.” “Ora mi rammento di lei, è un gran piacere rivederla, sedetevi, vi offro io un Campari soda come ai vecchi tempi.” Alberto si meravigliò della prodigiosa memoria del cameriere poi d’impulso: “Cara vado in bagno.” Era una scusa per avere dai cristalli notizie su Raffaella:”Che mi dite di lei?” “Possiamo definirla un po’ farfallona, ha tre figli il primo è di suo marito da cui è separata,  le altre due, femmine ‘provenienti’ da un amante sposato che però non intende lasciare la legittima consorte.” Alberto non se l’aspettava ma in fondo era poco interessato alla moralità della signora. Ritornato a sedersi vicina all’amica: “Che mi dici della tua famiglia, io sono vedovo senza figli.” “Io ne ho tre, un maschio Antonio militare di carriera e due femminucce Patrizia e Violetta molto belle, sono la mia gioia.” Alberto pensò di approfittare dell’occasione per usufruire delle ‘grazie’ di Raffaella, era tempo che andava in ‘bianco’, la invitò a mangiare a casa sua avvisando  della novità Mariola che aveva già provveduto a preparare il pranzo. “Se sei d’accordo vorrei far venire anche le mie figlie.” Nuova telefonata a Mariola: “Gli ospiti sono diventati tre.” “Care siamo tutte a pranzo da Alberto.” “Quando venivo qui la tua casa era uguale ad ora, ad ogni modo è un bel ricordo anche se po’ triste…” Violetta e Patrizia suonarono il campanello, evidentemente sapevano dove abitava Alberto, la loro madre doveva aver comunicato loro passata amicizia che li aveva legati. Erano due ragazze alte, longilinee, molto simili fra di loro in quanto a viso e corpo, solo i capelli erano differenti, una bionda l’altra bruna. Violetta: “Cari mamma ed Alberto dev’essere stato triste per voi ritrovarvi imbruttiti ed invecchiati…” “Non essere impertinente more solito, il signore qui presente poteva  essere  vostro padre se…” “Io sono per i vecchi metodi ormai in disuso, care ragazze da padre vi avrei sculacciate alla grande, che mi dite?” “Violetta: “Abbiamo il senso dello humour, nostra madre ci ha parlato di te, saresti stato un padre eccellente vero Patrizia?” “Finita la diatriba vediamo quello che ci ha preparato Mariola, tutto a base di pesce come piace a me, il Verdicchio è del mio amico Giorgio.” Le due ragazze al termine del pranzo accesero una sigaretta Turmac. “A’ cose,  qui il fumo è off limits questo sarebbe stato un motivo per delle  sculacciate!” “Papino perdonaci non lo faremo mai più, se vuoi questo è il mio popò!” Violetta si era alzata la gonna mostrando un bel sedere provocando la risata della madre e della sorella.” “Siete troppo giovani per me, mi contenterò di quello di Raffaella si vi levate dalle balle!” “Mammina preparati ad un assalto all’arma bianca sempre che Alberto…” Le due sparino in un fiat dalla circolazione, la punizione era in vista! “Mettiamo in atto quello che hanno pronosticato le tue figlie o c’è qualcuno che potrebbe risentirsi di una tua performance sessuale.” “Che ne dici di pensare solo  a noi, ho sofferto quando una mattina di tanti anni fa ti ho visto in divisa alla stazione che stavi per partire, mi dicesti che andavi a frequentare il corso allievi sottufficiali, capii che ti avevo perduto per sempre!” In bagno, denudatisi i due si guardarono in viso ridendo, ognuno mostrava qualche pecca della vecchiaia. Raffaella era più piccola di statura delle figlie in compenso era molto brava a letto. Alberto supino, la signora  si gettò sopra di lui ed iniziò una danza rotatoria che la portò presto all’orgasmo ma non si fermò, stava recuperando il tempo perduto, anche qualche lacrima. “Non pensavo di far piangere una femminuccia!” “È stato il rimpianto di quello che poteva essere e non è stato, se sei d’accordo ceniamo e passiamo la notte insieme come se fossimo in viaggio di nozze.” Mariola avvisata di preparare la cena per due non fece commenti, solo un gelido saluto. La mattina appena alzati colazione alla grande, i due dovevano recuperare le forze Col passare del tempo qualcosa stava cambiando nella mente di Alberto, un po’ di noia per la routine di tutti i giorni uguali, lui non era innamorato di Raffaella, solo sesso. Chiese consiglio ai cristalli di come comportarsi in futuro. Risposta tagliente: “Taglia.” E così fu: “Cara devo rientrare a Roma, c’è bisogno della mia presenza per sistemare alcuni affari importanti che ho lasciato in sospeso, potrei perdere molti soldi.” Inutile cercare di imbrogliare una femminuccia, è risaputo che le donne ne sanno una più del diavolo. “Ho capito, ti sei stancato di me, torna a Roma dove sicuramente hai lasciato qualche conto in sospeso con delle giovani donne, auguri.” Raffaella sparì sbattendo la porta, capì che questo era un addio definitivo. Alberto liquidò finanziariamente Mariola, andò presso una agenzia di vendita lasciando  una delega per alienare la casa dei suoi e riprese la via del ritorno con la fida Jaguar. Quello che all’andata era stato un viaggio triste contrariamente, al ritorno fu in allegria, Alberto si ritrovò a cantare insieme ai  cristalli!
     

     
  • 17 agosto alle ore 9:27
    L'ASPIRANTE SUICIDA

    Come comincia: Mezzanotte, Roma, mese di luglio, l'aria ancora tiepida. Un sole forte aveva battuto per tutto il giorno l'asfalto delle strade ed il calore immagazzinato, pian piano risaliva l'atmosfera rilasciando un lieve tepore. Da via Cavour, dove era ospite della cugina Silvana, Alberto era giunto a ponte Milvio, camminava come un automa: sentiva appena il rumore del traffico, il chiacchierio della gente che gli passava vicino, l'abbaiare dei cani che litigavano furiosamente fra di loro cercando di trascinare gli incolpevoli padroni, un gruppo di ragazzi visibilmente sbronzi e forse pure 'fatti' che rompevano i maroni ai passanti, tutto gli era indifferente, che andassero tutti a fare in culo, Yvette era morta e con lei una parte di se stesso. Eppure la vedeva sempre dinanzi a sé, sorridente come suo solito come a volerlo consolare. Percepiva la gola secca, un dolore continuo ai muscoli, alla testa, alle ginocchia, alle spalle, alla schiena. Giudizio di un amico medico:'dolori da stress con passar del tempo spariranno.'Un forte frastuono in lontananza, una auto era andata a cozzare violentemente contro un autobus, gente che accorreva sul luogo dell'incidente, grida...Alberto era rimasto solo, appoggiato alla balaustra del ponte guardava l'acqua del Tevere scorrere sotto il ponte, inquinata, non invitante nemmeno per un aspirante suicida.
    Alla sua sinistra gli parve di vedere un'ombra, si girò dall'altro lato ma l'ombra lo sorpassò a passi incerti finendo a terra. Non si sentiva di essere il solito Alberto disponibile con tutti, cercava solo un po' di tranquillità ma l'ombra, ormai illuminata da un lampione, era rimasta a terra. Avvicinatosi: era una femmina rossa di capelli che coprivano il viso appoggiato sul selciato."E adesso che faccio, questa è svenuta...""Questa non è svenuta e non vuole rotte le palle!" Alberto si girò dall'altra parte, fine la signora e pure maleducata. Stava per riprendere il cammino quando la vide ancora a terra."Permesso, posso passare?" "Allora sei stronzo, il ponte è largo!" Alberto era contrario a farsi dare dello stronzo anche da una donna ma la curiosità prese il sopravvento: "Tra poco passa un cane e ti piscia sopra prendendoti per un cespuglio."La rossa cercò di recuperare la posizione eretta ma ricadde a terra, al secondo tentativo ci riuscì ma barcollava vistosamente. Alberto la prese per la vita per evitarle una seconda caduta."Che fai, ci marci?" "Senti ho i cavoli miei per la testa e puoi giurarci che non mi interessano i tuoi, cercavo solo di aiutarti.”La rossa si mise a piangere a singulti, era proprio quello che  Alberto non sopportava, riteneva le lacrime delle femminucce foriere di sventure. La prese sottobraccio e la accompagnò ad un a vicina panchina, la fece sedere."Me ne posso andare?'" "Ma chi t'ha chiesto niente." "Dì la verità volevi fare un bel tuffo senza ritorno, come ti chiami?" Di nuovo lacrime.”Sei un lacrimatoio, pensi che a questo mondo solo tu hai  dei problemi, oggi non  ho fatto la buona azione quotidiana, alzati, ho intravisto un bar aperto.” La cotale riprese in qualche modo l’equilibrio, dentro  il bar il padrone sonnecchiava su una sedia, all’arrivo dei due: “Fatemi compagnia,  sto morendo dal sonno, che ne dite d’un caffè?” Alberto immaginò che la ragazza fosse digiuna, infatti:”Per me un cappuccino e due anzi tre bioches. Sono Violetta.” “Un nome perfetto per te, hai la faccia proprio viola!” La ragazza fece sparire in un attimo cappuccino e brioches. “Quant’è che non mangiavi, un altro po’ addentavi pure il tavolo!” La spiritosaggine non fece presa su Violetta che ordinò un altro cappuccino con cornetti, era proprio affamata. Sistemato il pancino Violetta si distese su una poltrona del bar, occhi chiusi, in fondo non era male come donna… “Ragazzi devo chiudere.” “Quanto ti devo?” “Offro io, vado in centro, ho la macchina qui fuori.” Altro boy scout pensò Alberto: “Io devo andare in via Cavour.” “È di strada, a quest’ora niente autobus.” Violetta si era addormentata in auto, giunti dinanzi casa di Silvana: “Io sono arrivato, sei stato veramente gentile, non ti dico che ti ricorderò nelle mie preghiere perché sono ateo.” “Lascia perdere all’Inferno ci vado per i peccatacci miei, auguri, con quella penso che te la passerai male!” Alberto fece le corna, ormai era costretto a portare Violetta a casa di Silvana. “Dove siamo?” “Se non mi dici dove vuoi andare ti porto a casa di mia cugina.” Alberto aprì il portone, con l’ascensore al secondo piano poi entrò casa. “Fai piano, io sto nella camera in fondo, ci sono due letti, usane uno,  lascio un biglietto in sala da pranzo per mia cugina.” ‘Sono a letto con un’amica…”  Un suono di campane svegliò Alberto, ‘a Roma ci sono più chiese che mignotte’, la frase non era sua ma dava l’idea del problema. In bagno fu raggiunto da Silvana, per lui era come una sorella ma anche le sorelle…” “Lo sai che a me capitano sempre situazioni strane, anche stavolta…” “Fatti una doccia e dopo sveglia l’amica tua.”La ragazza dormiva ancora, Morfeo si era impadronita di lei, chissà da quanto tempo…” “Violetta, prova ad alzarti e poi vai in bagno, è in fondo a destra.” “Mi dici qualcosa di lei?” Alberto riportò alla cugina paro paro quello che era successo a Ponte Milvio, non era facile stupire Silvana ma stavolta…”Speriamo che non sia una sbandata, quando  avrà finito di lavarsi falle fare colazione e poi parliamo, oggi è sabato e l’ufficio è chiuso.” Silvana era consulente tributaria. Violetta si presentò con il vestito stropicciato, era proprio logoro, sembrava una pezzente. “Prima che mi racconti i fatti tuoi vieni in camera mia, ti do un mio vestito, abbiamo la stessa taglia e poi pettinati sembri la Strega di Benevento!” Pettinata e vestita con un abito corto e dalla scollatura abissale Violetta era completamente cambiata,  forse Alberto anzi senza forse Alberto aveva mostrato un viso tipo: ‘Io a questa me la farei subito!’ “Cugino sei il solito zozzone…non cambierai mai!” Il racconto della ragazza aveva qualcosa di inusitato come si poteva presagire ed anche una situazione particolare, Violetta era a Roma per motivi di studio, risiedeva a Messina come Alberto che si mise a ridere. “Sono venuta a Roma con il mio amico ora posso dire ex, Alfredo e ci siamo iscritti alla facoltà di giurisprudenza, a Messina  è molto difficile superare gli esami, Alfredo è ricco di famiglia ed abbiamo affittato una appartamento in via Volturno, ieri mattina dovevo andare all’Università, da sola, Alfredo m’aveva detto di non sentirsi bene, dopo mezz’ora ho pensato bene o meglio male di rientrare a casa per vedere come stesse Alfredo. In camera da letto una sorpresa ma altro che sorpresa una bomba: il mio fidanzato si stava ‘inchiappettando’ un giovane biondo, molto femmineo, sembrava una ragazza, forse l’aveva conosciuto all’Università, io non ne sapevo niente. Alla mia vista il ragazzo, che poi è risultato essere uno svedese è saltato dal letto, si è vestito in fretta ed è sparito, Alfredo è rimasto nel talamo con le braccia dietro il collo guardandomi senza  parlare, in verità c’era poco da dire se non che Alfredo era un bisessuale! Io sono piuttosto anticonformista ma odio la mancanza di sincerità, avrei voluto saperlo da lui o forse…diciamo che sono confusa, non mi resta altro che andare a prendere i miei vestiti e ritornare a Messina, me ne frego dell’Università qui non conosco nessuno a sono senza soldi, lui è il paperone che fa rima con….Intervenne Silvana: “Io al tuo posto non mi preoccuperei, mio cugino è…” “Non sparlare di me cuginastra, potrei arrivare a picchiarti!” “Non consci le mie unghie!” “Finiamola stà sceneggiata, Violetta se vuoi ti accompagno in via Volturno a prendere la tua roba, qui sotto in garage ho la mia macchina.” Dinanzi alla Jaguar Violetta: “Allora anche tu sei un paperone, spero che non avrai lo stesso vizietto di Alfredo…” “Sarebbe facile risponderti con una battuta, sappi solo che io ci tengo alle mie chiappe!” “Stavo scherzando, ti devo molto, l’altra notte ero come impazzita, Alfredo era il mio primo e grande amore, una delusione troppo cocente mi ha portato a ….” “Io sono un maresciallo delle Fiamme gialle, sono una persona onesta e le mie finanze oltre che dallo stipendio sono dipese dall’eredità di una mia zia, i miei superiori a Messina mi hanno  messo sotto inchiesta ma hanno fatto un buco nell’acqua, tutto regolare.” “L’abitazione di via Volturno era al secondo piano, fatta la valigia Alberto, da buon cavaliere la mise in ascensore ed al pian terreno sorpresa: Alfredo stava in attesa dell’ascensore e vista Violetta in compagnia di Alberto e con la valigia capì la situazione, forse voleva reagire ma vista la stazza superiore alla sua di Alberto, senza salutare prese l’ascensore: “Sparito per sempre dalla mia vita!” Violetta d’istinto aveva abbracciato Alberto, ‘ciccio’ sempre in agguato alzò la testa, Violetta se ne accorse, si staccò dal non più giovane amico ed entrò in macchina. “Silvana domattina partiremo, non voglio darti altro fastidio.” “Lo sai che a casa mia sei sempre il benvenuto anche se mi fai delle sorprese, niente prediche, voglio solo farti presente che i vent’anni di differenza…fanno la differenza!” “Io chiederò l’aiuto di Priapo, se vieni a trovarmi a Messina sarà per me un piacere inutile che te lo ribadisco, ciao sorellina!” Alberto prese con calma il viaggio, guidava a non più di centotrenta all’ora sia per non perdere punti dalla patente sia per gustarsi l’effluvio piacevole di donna di Violetta, la ragazza era ritornata in forma e sprizzava femminilità da tutti i pori. “Non mi prendere per una sprovveduta anche se ho solo vent’anni, mi accorgo che hai una voglia matta di…sinceramente mi piaci ma non sono in condizione di apprezzare il sesso, poi vedremo….”
    ‘Ciccio’ sconsolato ritornò a cuccia, aveva capito che ‘non c’era trippa pé gatti’ almeno per ora,la speme …”Violetta abitava in via Camiciotti a Messina, in una palazzina di cinque piani, il suo era l’ultimo. Scesa dalla Jaguar la ragazza suonò il campanello di casa, si affacciò una signora di mezza età che, vista la figlia si precipitò in strada, capì che era successo qualcosa a Roma. “Mamma questo è Alberto, mi ha dato un passaggio, poi ti spiegherò tutto, ciao caro, a proposito dove abiti?” In via Cola Pesce, questo è il numero del mio cellulare, a presto.” Alberto aveva acquistato con il soldi della defunta zia Giovanna l’appartamento nello stesso piano di quello della zia Iolanda, una fortuna così evitava di farsi da mangiare e di lavarsi la biancheria, ci pensava Gina la donna di servizio della zia la quale era piuttosto giù di morale, non fece le solite feste al nipote causa suo figlio Armando, diciassettenne, che era stato cacciato dal collegio dei Salesiani per una delle sue: “Poi ti faccio leggere quello che ha scritto sto fijo …proprio come suo padre buonanima, per ora cambiati e vieni a mangiare. “ Presente Alberto e il fijo di…Iolanda: “Stò bel tomo ogni giorno me ne combinava una, sono stata costretta a mandarlo in un collegio di preti, ti leggo quello che ha scritto in un tema riguardante la religione cattolica: ’Senza credere che l’amore di Dio è onnipotente come poter credere che il Padre abbia potuto crearci, il Figlio riscattarci e lo Spirito Santo santificarci?’ Praticamente con quello scritto ha minato tutta la teoria della religione cattolica, il direttore della scuola era tanto infuriato quasi da non riuscire a parlare: “Si venga a riprendere suo figlio, è un antidio ateo!” “Naturalmente ho capito che il signorino aveva trovato un escamotage per farsi cacciare, io lo mando dal falegname qui sotto ad imparare un mestiere, merita solo di andare a pulire i cessi!” “Mamma il preside non ti ha riferito altra frase da me riportata, è di Epicuro…” “Zia Iolanda anche se non ho figli voglio parlare cò stò fijo di…che poi saresti  tu,  giovanotto andiamo in macchina in giro per Roma.” “Armando l’anno prossimo sarai maggiorenne e penso  conseguirai la maturità poi ci sono due vie: la prima quella di iscriverti all’università cosa che non ti consiglio perché, dopo anni di studio ti troveresti a dover cercare un posto di lavoro ed in questi tempi non è facile, altra soluzione quella di arruolarti nel Corpo della Guardia di Finanza, nel frattempo potresti, se vuoi, continuare a studiare, per ora devi diventare pratico di quiz per il concorso, potrei darti una mano, ho delle conoscenze in alto loco, decidi tu.” “Finalmente qualcuno che mi fa delle proposte sensate, sinora solo rimproveri!”  A casa Armando riferì alla madre la conversazione avuta con il cugino Alberto, capì che forse finalmente aveva trovato una soluzione per i problemi di suo figlio. Violetta cambiò facoltà non più giurisprudenza ma lettere moderne e così era saltato l’ostacolo degli esami difficili.  Alberto aveva ripreso il suo lavoro di capo sezione nel Comando  Provinciale delle Fiamme Gialle inoltre era capo laboratorio fotografico e approfittò dei materiali della caserma per fotografare Violetta ogni giorno più desiderabile, foto in parte fatte vedere a mamma Arianna, non tutte ce n’erano alcune molto sexy in cui la ragazza si mostrava senza veli. Arianna venuta a conoscenza dell’esperienza di sua figlia a Roma ripensò il giudizio fatto su Alberto e lo invitò a pranzo. “Scusami se ti ho trattato piuttosto rudemente ma non conoscevo i fatti, per Violetta è stata un’esperienza negativa ma nella vita anche quelle servono.” Il pranzo con tutte le specialità messinesi in fatto di pesce stocco e baccalà in verità non molto apprezzate da Alberto più abituato alla cucina romana. “Mamma vado a vedere la casa di Alberto, vuoi venire anche tu?” Domanda pleonastica in quanto Arianna sarebbe stata d’impiccio qualora i due…”No cara, sarà per un’altra volta.” “Si vede che manca la mano di una donna, se stai bene a quattrini ti rivoluzionerò tutto l’appartamento, la ditta Fucile è molto ben attrezzata.” E ne dici di provare se il letto è comodo?” “Sei fortunato, mi sono appena finite le mestruazioni, il mio non è un sacrificio, frequentandoti ho imparato ad apprezzarti e forse ad amarti, doccia e poi fuochi d’artificio!” Violetta, che Alberto aveva scoperto non essere rossa naturale ma castana, aveva messo tutto il suo sapere sessuale, era scatenata, godeva alla grande e sorrideva in continuazione anche parlando: “Amore mio che ne dici di…” “Non dico nulla, posso solo affermare che sei meravigliosa anche a letto, di natura.” Alla fine della ‘seduta’ Alberto con calma cercò di fare il punto della situazione: i venti anni di differenza erano l’unico vero ostacolo, mentre lui sarebbe andato incontro a problemi di salute come ricoveri in ospedale, visite mediche, esami, acquisto di medicinali insomma tutto ‘l’armamentario’ di un signore di mezza età, Violetta nel fiore degli anni sarebbe potuta diventare la sua badante e forse anche l’infermiera, ci può essere tutto l’amore di questo mondo ma per lei potevano esistere anche maschietti della sua età…”Che ha l’amore mio, ti vedo triste più che triste, ti ricordi quello che scriveva  Lorenzo il Magnifico…” “Alziamoci, devo fare un salto in caserma.” Alberto nella sua casella di posta trovò un invito al ballo del circolo di Presidio, erano per il sabato prossimo, poteva portare con sé tre persone. “Questa è la volta buona che riuscirò a ballare con tua madre, abbiamo stilato un patto di pace penso duratura.” E così fu, posteggiata la Jaguar in caserma della Finanza (era vicino alla sede del circolo) Alberto con Armando, Violetta ed Arianna che, truccata assomigliava molto a sua figlia, fece ingresso al circolo accolto da un T.Col.di sua conoscenza. “Vedo che è in buona compagnia, le ho riservato un tavolo in fondo alla sala, buon divertimento.”  Musica non recente ma distensiva, la maggior parte dei presenti non era di primo pelo e non avrebbe apprezzato il rock scatenato. Armando prese la mano di Violetta ed entrò nel ‘vortice’del ballo, ad Alberto non rimase che invitare Arianna dapprima titubante, era molto tempo che non ballava e poi col…fidanzato di sua figlia. “Madame ti sento dura, rilassati non siamo in uno studio medico.” Alberto non aveva fatto i conti con l’inaspettato spirito di Arianna: “Vedo che duri siamo in due!” così dicendo era diventata rossa in viso. “Il mio ‘ciccio’ è di origine veneta, il suo detto: ‘Mi son Arlecchin quel che trovo mangio!” “Il mio detto invece è: ‘Se si ribella tagliategli d’un sol colpo la cappella!” I due si guardarono in viso e si misero a ridere fragorosamente. Armando: “Che hanno da ridere tua madre ed Alberto, sembrano molto affiatati…” “ È da tempo che mia madre non frequenta maschietti, forse la novità…” Quel che Alberto aveva pronosticato avvenne dopo un mese: Violetta si presentò in casa con un ragazzo: “Signori questo è Alessio mio compagno di Università, lui mi aiuta molto nello studio…” C’era poco da capire, il viso di Alberto divenne cereo:”Signori scusatemi, mi son ricordato di aver lasciato in caserma una pratica urgente, ciao a tutti.” Alberto in crisi profonda non si fece più vivo a casa di Arianna la quale dopo aver capito la situazione pensò di aiutare il bel maresciallo che aveva salvato la vita a sua figlia. “Alberto sentiamo tutti la tua mancanza, che ne dici di farti vivo?” “Sei sicura che tutti sentono la mia mancanza?” “Non giochiamo con le parole, vieni a casa mia, mi militarizzo come tuo superiore di grado e ti do quest’ordine: vieni subito altrimenti C.P.R. camera di punizione di rigore.!” Arianna era sola in casa, si era messa in ghingheri per chi? Alberto pur nella sua confusione mentale ebbe uno sprazzo di realtà: Arianna gli aveva fatto capire che il legame con sua figlia non avrebbe avuto un futuro, Violetta era troppo giovane per lui, la loro relazione non aveva  un avvenire, meglio la madre…
     

     
  • 12 agosto alle ore 9:19
    UN AMORE INDIMENTICABILE

    Come comincia: “Audentes fortuna iuvat’ recitava un antico detto latino, Alberto non era stato audace ma la fortuna l’aveva baciato ugualmente, una eredità inaspettata gli era giunta da una nobildonna inglese precedentemente conosciuta e deceduta per il solito brutto male. Alberto aveva conosciuto Victoria allorché da maresciallo della Guardia  di Finanza era il capo sezione della Dogana dell’aeroporto di Fontana Rossa di Catania. Era stato chiamato da un appuntato in servizio a quel aeroscalo per una questione sorta con una signora inglese che aveva ‘impiantato’ un casino causa i gioielli che aveva con sé. L’appuntato applicando il regolamento doganale le voleva far pagare i salati dazi doganali, la signora si opponeva fermamente ed anche chiassosamente. “Prego missis.” “Sono Victoria marquise di York, Il qui presente signore vuol farmi pagare tanti soldi per i miei gioielli, li porto sempre con me, ci mancherebbe altro, io amo molto l’Italia ma da ora…” “Missis tutto si può risolvere, penso di aver trovato la soluzione: fotograferò il gioielli, le darò una copia delle foto e durante il suo soggiorno in Italia resteranno nella cassaforte della Dogana, mi creda non c’è altro modo per sistemare la faccenda.” Nel vedere i gioielli ad Alberto scappò un ‘cacchio!’ erano veramente stupendi. Victoria squadrò Alberto e dal suo sguardo si capì che fisicamente non gli era dispiaciuto. “Faremo come dice lei ma questo le costerà un pranzo per me e per il mio maggiordomo Charles.” “Affare fatto, andremo ad un Bed & breakfast qui vicino, useremo un taxi altrimenti se andassimo con l’auto targata G. di F. sembrerebbe che la stiamo portando in prigione!” Arrivati al locale il maggiordomo, aiutato da un cameriere scaricò le valige della signora inglese, furono accolti da Alfio, il proprietario che conosceva bene Alberto. “Maresciallo la ricompenserò per avermi portato due clienti.” “Alfio sarebbe corruzione di pubblico ufficiale, noi mangeremo qui…” “Ho capito, prego accomodatevi, Rosario accompagna i signori nelle loro stanze.” Alberto nell’attesa mise al corrente Alfio di quanto era successo. La dama con al seguito il maggiordomo scesero in sala pranzo, lei si era rifatta il trucco e cambiati i vestiti, fisicamente era veramente appetibile. “Non mi guardi così mi sta spogliando nuda!” “Vedo che da buona inglese ha il senso dello humour, la stavo ammirando…” “Io amo molto l’Italia e conseguentemente gli italiani ma sinora..” “Missis posso ricambiarla affermando che anch’io ho ammirazione per le donne inglesi, in particolare lei mi ha colpito per la sua signorilità e stile oltre che la bellezza.” “Premesso che sono orgogliosamente scozzese e non inglese, per noi scozzesi c’è una bella differenza, io posseggo un castello vicino Edimburgo lasciatomi non volontariamente dal mio ex marito ma questa è una storia a parte, per ora vorrei soddisfare il mio stomaco che langue, per il resto….” Questa volta fu Alberto a sorridere, aveva capito come sarebbe andata a finire la storia, prese una mano della signora per un finto baciamano, il maggiordomo sedette a tavola con loro, la signora lo considerava uno di famiglia. Alfio si fece onore, tutto a base di pesce cominciando dagli spaghetti integrali con cozze, vongole e gamberetti poi pesce spada, aragoste, alici fritte, gran cofana di verdura mista, finale ananas e caffè. “Se resto in Italia a lungo diventerò una botte! La cosa migliore è una passeggiata digestiva, vedo qui vicino un giardino ombreggiato.” Alberto si fece audace e cinse le spalle signora inglese con un suo braccio, nessuna reazione anzi …un bacio profondo da parte della lady. “Io sono molto sensibile ai sapori, la sua bocca sa di caramella, le piacciono le caramelle?” “Le mangiavo da piccolo poi il dentista…” Si sedettero su una banchina, silenzio assoluto solo il cinguettio di uccellini.” Mi sembra di essere tornata al mio castello, forse l’odore del suo corpo…”Alberto capì che la dama inglese, pardon scozzese era su di giri forse anche il Bianco dell’Etna aveva fatto effetto fatto sta che mise le mani sulla patta di Alberto, inutile dire che ‘ciccio’ era già sul presentatarm, Victoria ne approfittò per baciarlo prima delicatamente e poi in bocca sino alla gola, fece anche scorta di vitamine a profusione elargite da ‘ciccio’. Parafrasando il Rigoletto Victoria: “Italiani vil razza dannata…mi hai fatto perdere la testa, non mi accadeva da molto tempo, restiamo abbracciati non vorrei prendermi una cotta per un ‘maccheroni’ come dicono i francesi.” L’imbrunire colse i due neo amanti: “Dear che ne dici di rientrare?” Victoria si era sdraiata sulla panchina poggiando il capo sulle gambe di Alberto. “Stavo sognando del mio recente passato, il mio ex marito…” “Ne riparleremo un’altra volta, vedo Charles che sta venendo verso di noi, forse si è preoccupato della tua lunga assenza.“ “Missis marquise è quasi l’ora di cena, si deve cambiare vestiti.” “Charles, sono in vacanza, niente etichetta.” Cena leggera, Victoria tirò fuori un bocchino metà oro e metà avorio, una sigaretta di piccole dimensioni ed un accendino d’oro.” Missis marquise mi scusi se mi permetto ma dietro di lei c’è un cartello con la proibizione del fumo.” “Rompicazzi italiani! Non meravigliarti del mio linguaggio, in Scozia  quando mi arrabbio uso parolacce italiane e così nessuno si offende perché non ne conoscono il significato.” “My dear sei una fonte inesauribile di sorprese ma te le fai perdonare perlomeno sai miei occhi, le dici con tanto stile che…” “Parli così perché sei arrapato, dì  la verità!” Charles si era prudentemente allontanato, conosceva bene la sua ‘padrona’! “Che ne dici invece di una sigaretta di un bel sigaro?” “Hai acquistato presto lo humour inglese!” Ad un segno della mano il maggiordomo si avvicinò: “Ho sonno preparami il letto.” “Già fatto, il matrimoniale vi aspetta, volevo dire il letto l’aspetta.” Charles aveva inavvertitamente detto quello che pensava, chiese scusa, non era suo abitudine interessarsi delle decisioni della sua signora.” Alfio aveva riservato la migliore stanza, ben arredata  e con un leggero profumo di violetta, Victoria con un grugnito espresse il suo assenso. “Il tuo amico è stato previdente, spogliati, vai in bagno, io ti seguirò.” Senza tante storie madame si era denudata, si era seduta sul bidet da lei apprezzato dato che al suo paese non esisteva. “La mia ‘topina’ è a digiuno da molto tempo, datti un regolata. Il tuo ‘coso è un bel cosone, complimenti, ora datti da fare.” Ad Alberto da come riceveva gli ordini sembrava di essere in caserma alla presenza di un superiore e gli venne spontaneo: “Signorsì.” Il sapore della ‘gatta’ di Victoria era piacevole, un po’ dolciastro, ci volle del tempo prima di un suo orgasmo, era fuori allenamento ma quando arrivò al primo successe un finimondo, Victoria ebbe orgasmi a ripetizione, un vulcano. “Non è che ti senti male…” “Tu pensa ad infilarmelo pian piano, ecco così…oh che bello sei un dio greco.” “Io sono romano,..” Alberto aveva sparato una cazzata, se ne accorse dall’espressione del viso dell’amante che però sembrava inarrestabile, ‘ciccio’ era in forma e la storia andò avanti sin quasi la mattina quando ambedue si arresero. Erano circa le undici allorché squillò il telefono: “Missis marquise mi permetto di farle presente che sono le undici, devo preparale il bagno?” “Ci penso io, dì piuttosto ad Alfio di preparare un pranzo con  molte proteine.” A tavola nessuno parlava, il maggiordomo, anche se imperturbabile aveva ovviamente compreso la notte brava della sua padrona.” Missis marquise se desidera fumare può uscire dal locale.” “ Non sono  d’accordo, odio il fumo ed il sapore in bocca…” “Charles niente fumo, il mio ‘attuale’ padrone non è d’accordo!” La storia andò avanti per venti giorni quando Alberto dovette rientrare in servizio, era spompato ma felice. “My dear il dovere mi chiama.” Verrò con te e ritornerò a casa mia, Charles fa le valige.” Victoria in Dogana recuperò il suoi diamanti, dall’espressione del suo viso Alberto comprese i sentimenti della signora, molto probabilmente si era innamorata di lui, cercava di nascondere la sua tristezza. “Questo il mio biglietto da visita, ci troverai il mio indirizzo ed il modo di arrivarci quando verrai a trovarmi, mi pare manchino due ore alla partenza dell’aereo, ti racconterò come sono entrata in possesso del castello. Ho conosciuto John a venti anni, ero iscritta all’università di Edimburgo, mio padre era un medico malgrado la sua professione non era riuscito a salvare la mia adorata madre, un carcinoma al seno. John era un mio professore, malgrado la notevole differenza di età accettai di sposarlo, era molto ricco ed io già da allora amavo il lusso. Non abbiamo avuto figli, io sono sterile ma questo non era stato importante per noi solo che mio marito aveva un vizietto, era bisessuale, l’ho scoperto un pomeriggio quando sono andata nella stalla, si stava facendo inculare da uno stalliere.” “Guarda che si possono usare altri verbi meno volgari.” “Il che non cambia quello che avevo visto. A cena gli chiesi il divorzio, non mi pareva vero poterlo scaricare, fisicamente non era il mio tipo, gli chiesi metà del suo patrimonio, non poté dirmi di no, lo scandalo lo avrebbe travolto e così mi sono ritrovata ricca e contenta, contenta sinchè…” Una lacrima scese nel viso di Victoria, ci voleva poco a capire che lasciare Alberto era per lei un dolore profondo, rimasero in silenzio sino all’arrivo dell’aereo. “Charles  è stato un piacere conoscerla, vigili sempre sulla sua padrona è una donna eccezionale.” Il maggiordomo rispose con un inchino, anche lui era commosso. Alberto e Victoria si sentivano spesso per telefono ma lei, anche per affari inerenti il suo patrimonio non rientrò in Italia sino a quando: “Dottore sono Charles, la prego venga subito ad Edimburgo, la signora sta molto male!” Alberto prese il primo aereo, Victoria era ricoverata nel locale ospedale, era irriconoscibile, molto dimagrita e cerea in viso; appena lo vide cercò di sorridere, un medico interpellato tramite il maggiordomo disse esplicitamente che la signora aveva poche ore di vita, un male uguale a quello della madre. Durante un funerale in forma privata Alberto fu avvicinato da un notary , tramite Charles venne a sapere di un testamento a suo favore, rimandò la partenza di due giorni. Venne così a conoscenza che era diventato il titolare di una fabbrica di metalli pregiati oltre che del castello e di una somma molto rilevante in titoli depositati in banca, era stato l’ultimo atto di amore di Victoria. Alberto firmò una dichiarazione con cui delegava il notary a vendere tutte le proprietà ed a accreditare il ricavato presso il Banco di Sicilia su un conto a lui intestato. “Charles è stato un piacere conoscerti, quando vorrai…” “Signore io sono solo al mondo, che ne dice se…ho con me il passaporto.” “D’accodo, ormai sono un mezzo lord inglese, mi ci vuole un maggiordomo, come with me.” Alberto si congedò, non aveva vincoli a Catania e così con una Alfa Romeo Giulia, sua antica passione rientrò al natio borgo di Roma, San Giovanni in Laterano dove acquistò un attico panoramico. Ormai il ricordo di Victoria era come sfocato, a fuzzy memory; sempre seguito dal fido Charles riprese a vivere intensamente. Le ragazze sempre più giovani che man mano conosceva non riuscivano però a riempire il vuoto lasciato dall’adorabile e generosa Victoria.
     

     
  • 12 agosto alle ore 9:12
    ALBERTO E LE BRASILIANE

    Come comincia: Avere un maggiordomo in Italia è un privilegio delle  famiglie altolocate e facoltose e, diciamo pure, un po’ snob. Malgrado non appartenesse a quella categoria Alberto era ‘munito’ di un tale personaggio ‘ereditato’ da una marchese inglese, pardon  scozzese, sua intima amica purtroppo deceduta. Una volta rientrato a Roma ‘rinquattrinato’, Alberto aveva acquistato un attico ristrutturato ed ammobiliato modernamente situato  in via S.Croce in Gerusalemme, si sentiva un pascià; rispetto alla abitazione natia di via Conegliano c’era un abisso. Charles, the butler, era stato  ribattezzato da Alberto Jeeves nome del classico maggiordomo inglese dei romanzi di Wodehouse, era più chic. Facevano parte dello staff di casa anche la cuoca Camilla ed il tuttofare Gaio nome assolutamente poco adatto all’individuo dalla espressione eternamente  triste, assomigliava in modo sorprendente a Sorretino un famoso attore dei tempi post bellici. La mattina solita sveglia , Charles pardon Jeeves: ”Signore sono le otto, il cielo è terzo, temperatura esterna 16 gradi, oggi è il 15 settembre, previsioni: giornata senza nuvole, ho preparato tutto per la doccia, la colazione è nel salone.” “Jeeves mi sembri il colonnello Bernacca dell’Aeronautica militare!” Ad Alberto venne in mente un aforisma del filosofo greco Seneca: ‘La vita è come una commedia non importa quanto è lunga ma come è recitata.” A dir la verità ad Alberto interessava pure che la vita non fosse breve, per recitarla…solite donnine preferibilmente giovani, belle e disponibili. “Signore sul Messaggero c’è un’inserzione su un balletto di ragazze brasiliane che si esibiscono al Volturno.” “Bravo Jeeves, le brasiliane mi mancavano,  organizziamoci, voglio andare all’ultimo spettacolo per vedere se posso rimorchiarne qualcuna.” Al volante della Jaguar XE, con al lato Alberto, Jeeves posteggiò in una via laterale del teatro Volturno, manifesto: “Corpo di ballo di Ipaema’ con foto in costume delle ballerine, gran pezzo di gnocche anche se fra di loro svettava una grassona più alta delle altre. “Che ne dici Jeeves la rimorchiamo non sono stato mai con un’obesa chissà….” “Come desidera signore.” Alla fine dello spettacolo Alberto nel camerino delle ballerine che si stavano struccando. “Io parlo solo italiano, voi portoghese spero che ci capiremo.” “Tutte le ragazze si misero a ridere fragorosamente, la più piccola di statura: “A coso noi semo più romane delle romane, i costumi sò pè attirà la gente, io sò de Torpignattara, se sei ricco e voi rimorchià scegli, non a me, io  ciò mi fijo che m’aspetta a casa.” Alberto partendo dal presupposto che la ‘topa’non ha nazionalità ne scelse tre: Isabeli, Gisele e Lauren la grassa, non erano certamente i loro nomi ma chi se ne fregava, erano gran pezzi di figa pure la grassona nel suo genere. In abiti normali le tre seguirono Alberto, Jeevs sistemò la loro valigetta nel bagagliaio dell’auto, le ragazze si sistemarono nel sedile posteriore della Jaguar posteggiata dinanzi al teatro. “Dove ci porti? Che ne dici di un ristorante siamo affamate.” Al ristorante ‘Cannavota’ stavano per chiudere: “Mi dispiace signore ma…” Dinanzi ai cinquecento Euro di Alberto il padrone del locale: “Sono Romolo a disposizione.” Anche i cuochi furono foraggiati e ripresero il loro lavoro con piacere, non capitava tutti i giorni di….Tutto a base di pesce. Alberto: Un applauso ai cuochi, bravissimi, ci torneremo altre volte.” Ragazze ora a casa mia, fate piano perché io abito al piano attico ma sotto ci sono tanti vecchietti ricchi e rompiballe, romperebbero i zebedei all’Amministratore il quale se la prenderebbe con me.” “Alberto siamo stanche e appesantite dal mangiare, che ne dici di rimandare tutto a domani?” Aveva parlato Lauren anche a nome delle colleghe, furono accontentate, le donne svogliate a letto sono una frana. Le tre false brasiliane erano state collocate ognuna in una camera singola con bagno annesso, si alzarono alle dieci, in poco tempo si truccarono e, dietro indicazione di Jeeves andarono nella sala da pranzo a far colazione, erano tutte in vestaglia che lasciava trasparire ‘cose buone’. “Gentili signore ora che vi vedo in piena forma possiamo fare un programma, che ne dite di restare in casa e mangiare nel giardinetto, c’è frescura anche col sole, a proposito quali sono i vostri impegni di lavoro?” “Ieri sera era l’ultima, poi ci aspettano in Puglia ma possiamo rimandare, sei bello, simpatico e…danaroso.” Alberto prese sottobraccio Lauren, voleva provare la cicciona, ‘ciccio’ era già in posizione di battaglia, avere sotto di sé un monumento,  ad Alberto sembrava di essere in acqua, galleggiava piacevolmente sopra di lei, Lauren era disponibile davanti e darré oltre che in ‘Spagna’ con i due seni grandi ma duri inoltre baciava anche molto bene, un sorpresa eccellente. A pomeriggio inoltrato i quattro scesero le scale senza prendere l’ascensore, una decisione di Alberto sia per fare un po’ di movimento e soprattutto per passare dinanzi alle abitazioni dei coinquilini incuriositi dalle voci delle ragazze che fecero del tutto per farsi notare. Dinanzi alla porta di un appartamento un vecchietto rimase a bocca aperta guardando le tre ragazze, fu rispedito malamente dentro casa dalla moglie: “Sei il solito sporcaccione!” Le tre babys erano piacevolmente distese, oltre che ricco Alberto era un bel signore di circa cinquant’anni, alle colleghe Lauren aveva dato buone notizie sul padrone di casa. Il ponentino romano non invitava i quattro a rientrare fra le mura e così restarono nei giardinetti di S.Giovanni sino alle ventidue, televisione sino mezzanotte e poi tutti a nanna. Alberto fu raggiunto da Jeeves: “Signore sono imbarazzato ma debbo avvisarla che Isabeli ha qualcosa in più…” “A me sembra come le altre.” “Io stavo usando un eufemismo per dirle che è un transgender, l’ho notato perché la ragazza aveva lasciato la porta della camera aperta.” Alberto non era un puritano ma prudente nei rapporti sessuali,  con un trans gender voleva andare sul sicuro e così si recò nella farmacia di un amico: “Ciccio mi occorrono dei condom, di quelli che non si rompono, ho trovato un transgender bellissimo, sembra proprio una donna ma non voglio correre rischi.” “Non c’è problema ma…che ne dici se ci vado anche io, l’ho sempre desiderato, son quelle cose delicate che si riferiscono solo agli amici, a mia moglie dirò che sono a casa tua e non ritorno per la notte.” Era una sorpresa, a tavola erano in cinque, Jeeves  aiutava Gaio nel servire a tavola, in sottofondo una musica rock punk molto forte che stordì i commensali. Ciccio fremeva, mangiò pochissimo seduto vicino a Isabeli poi non resistette più e: “Io e Isabeli andiamo a fare un riposino, buon proseguimento.” Alberto si sistemò con Gisele bionda ma dal pube con peli scurissimi e lisci, vita stretta, seno non molto pronunciato, gambe bellissime e disponibilità massima in tutte le posizioni, era nata per fare l’amore. La mattina presto Ciccio ritornò fra le casalinghe mura prima della levata di tutti gli altri, la cosa fece pensar male ad Alberto che la sera successiva invitò Isabeli nel suo talamo. “Cara ti prego di essere sincera, che genere di rapporti sessuali hai avuto col mio amico, non c’è pericolo che faccia cattivo uso di quello che mi dirai.” “Ciccio all’inizio era titubante, quando ha visto il mio uccellone è rimasto basito, non se l’aspettava così grosso poi ha preso coraggio, si è spalmato con della vasellina il sedere e pian piano son riuscita a penetrarlo con grande suo piacere, ha avuto vari orgasmi, era incontentabile.” “Va bene, ma io non sono Ciccio, tutto tranne il mio popò che è e voglio che resti vergine!” Alberto pensò che quella particolare avventura fosse finita lì ma non aveva fatto i conti con un amico di Ciccio, che lui non conosceva e che gli telefonò: “Sei Alberto? Io sono Raffaele detto Fefè, Ciccio mi ha parlato di una certa Isabeli, bellissima, vorrei conoscerla da vicino, son disposto a pagarla bene ed a fare un regalo a te, sono un antiquario, dimmi quello che desideri.” Alberto preso alla sprovvista non sapeva che rispondere: “Fai tu, sai dove abito?” “Me l’ha accennato Ciccio, a domani sera, se possibile a cena.” “D’accordo, mi raccomando la discrezione.” Isabeli fu informato o informata della nuova richiesta per lei, nessun problema solo questione di quattrini, sempre ben accettati. Fefé si presentò con il regalo per Alberto,  un grande quadro del pittore Tamburi, una natura morta della scuola romana, quella di più valore. Alberto parlando con Jeeves: “Mio caro mi pare di essere diventato un prosseneta, sai che vuol dire questa parola?” “Perfettamente signore ma non ritengo che lei faccia parte di quella categoria, un regalo non è moneta.” Il fatto di ospitare un altro aspirante di fruire delle ‘grazie’ di Isabeli avvenne il giorno dopo: un certo Paolino telefonò ad Alberto  presentandosi come amico di Fefè e chiedendo di essere ‘invitato a cena’, era stato prudente nel parlare, Alberto ne fu contento, sapeva che anche gli ex colleghi intercettavano le telefonate un po’ di tutti, ricordava il detto fascista: “Silenzio! Il nemico di ascolta!” Paolino faceva ‘onore’ al suo nome era piccolo e mingherlino, ridendo dentro se stesso Alberto pensò che a letto se la sarebbe passata male con Isabeli…ma non erano fatti suoi, il signorino si era presentato con una statuetta antica in terracotta di notevole valore probabilmente proveniente da scavi clandestini, era molto bella: una dea nuda abbracciata ad un mortale. ‘E venne il giorno’ non quello del film catastrofico ma della partenza delle tre false brasiliane, Gisele aveva fatto capire ad Alberto che volentieri avrebbe fatto la parte della castellana ma il nostro non più giovane, in base alla sua esperienza capì che c’erano troppi lati negativi in quella liaison, fece lo gnorri ed accompagnò le ragazze alla stazione Termini da dove erano stati spedite le casse con i loro costumi brasiliani, destinazione Brindisi. “Finalmente soli signore!” “Non ti piaceva avere compagnia?” “Un po’ si ma di recente c’era troppo traffico in casa!” “Jeeves posso farti una domanda personale?” “Signore non ho nulla da nascondere.” “Mi dici come te la passi a donne mai ti ho visto…” “Signore i veri butlers inglesi non hanno sesso!” “Pardon Jeeves non sciebam!”
     

     
  • 08 agosto alle ore 9:30
    SESSO ARDENTE

    Come comincia: Il sei gennaio era passato da qualche giorno, si sa che l’Epifania tutte le feste porta via e così la vita di Alberto, cinquantaquattrenne, aveva ripreso il suo tran tran niente affatto  piacevole: Anna, moglie, molto più giovane di lui in ufficio, lui pensionato, da solo in casa in via Taranto a Roma disteso sul divano. Prima pillola alle cinque di mattina, pillola pórta dalla gentile consorte molto mattiniera e poi dopo i ‘lavacri’ d’obbligo ginnastica sul divano, una rottura di palle ma importante a detta dei medici che, suo malgrado era costretto a frequentare. Ogni specialista ordinava l’ingerimento di pillole che Alberto trascriveva in ordine cronologico di assunzione, l’ultima la sera alle ventidue. L’unica auto di famiglia era in uso esclusivo della gentile consorte per andare al lavoro, Alberto, pur nolente era diventato il passeggero della macchina, erano finiti i tempi quando, da giovane finanziere, ai confini di terra guidava una Alfa Romeo 1900 per inseguire i contrabbandieri di sigarette, allora era giovane e forte…ma non era ancora morto come i trecento della spedizione di Pisacane. Né era la religione a migliorare l’umore di Alberto come accadeva d alcuni suoi amici: per lui il concetto di Dio era paradossale, non riusciva a credere che l’amore di Dio fosse onnipotente come credere che il Padre abbia potuto crearci, il Figlio riscattarci e lo Spirito Santo santificarci. Il suo pensiero era che siamo stati cresciuti inculcandoci il concetto che la vita è dolore ma che un giorno saremmo stati ricompensati nell’aldilà. Niente di più sbagliato, è meglio essere felici ora perché la sofferenza può essere uno stato passeggero. Occorre non perdere l’occasione di essere ottimista: celebrare la gioia, la vitalità e l’autenticità di ciò che stiamo vivendo regalandoci così un’esistenza piena. Più facciamo progetti più ci concediamo la possibilità di aprire la mente ed il cuore a nuovi incontri. La felicità non è il piacere: qualunque cosa accada sarà un’occasione di crescita , un profondo senso di pace e di completezza e non dipende da fenomeni esterni. Questa dottrina Alberto l’aveva appresa da un trattato sul Buddismo, eccellenti principi teorici ma difficili da mettere in pratica. Ritornando alla realtà,  Alberto era sempre in lotta con malattie varie ed ovvii conseguenti dolori in tutto il corpo. Del suo stato approfittavano i vari medici specialisti che, alla fine della visita: “Si accomodi dalla mia segretaria”, non avevano la faccia tosta di chiedergli  duecento Euro in contanti, peraltro senza fattura. Alberto ricordando il suo passato di maresciallo delle Fiamme Gialle ogni volta la pretendeva con gran scorno del dottore evasore tributario. Nello studio Anna aveva appeso al muro una sua fotografia scattata molti anni prima in cui Alberto appariva in gran forma in divisa con baffi e pizzo, allora gran ‘tombeur des femmes’, una tristezza! Qualcosa doveva accadere per cambiare la vita di Alberto ed era accaduto. Anna aveva stretto amicizia con Aurora una signora che abitava con la famiglia al piano di sopra, per una serie di motivi non si erano sentite da vario tempo ed una mattina di sabato Anna pensò bene di chiamarla al telefono: “Cara Aurora ci siamo perse, t’è successo qualcosa.” “Vieni a casa mia, non mi va di comunicartele per telefono.” Aurora era cambiata, era dimagrita e niente solito viso sorridente. “Ho problemi con mio marito e con mio figlio. Tommaso, come sai frequenta l’istituto musicale ‘Corelli’, ha sedici anni, gli hanno pronosticato una brillante carriera come pianista ma negli ultimi tempi non vuole più andare a scuola e non suona più nemmeno il pianoforte di casa, sta chiuso in camera sua, unica compagnia il computer. Non risponde alle mie domande né a quelle di mio marito Edoardo. Abbiamo consultato uno psicologo ma anche con lui non si vuole confidare, l’ultima speranza sei tu che l’hai visto crescere e ti chiama zia. Prova a bussare alla sua porta e vedi se ti risponde.” “Caro Tom ho voglia di vederti…ed anche si sentire quei notturni di Chopin che sono i miei preferiti, ti prego apri la porta.” “Inaspettatamente il giovane decise di farsi vedere da Anna: era inguardabile, capelli arruffati, barba non rasata, occhi affossati e sguardo nel vuoto. Anna provò a smuoverlo: “Sei inguardabile, va in bagno fatti una doccia, rasati la barba e …mettiti del rossetto sulle guance, sembri un morto! Sto scherzando, datti una ripulita e vieni in salotto.” Tommaso si presentò dopo circa mezz’ora, la lezione della ‘zia’ era servita a scuoterlo un po’ dalla sua apatia. “Ora sei almeno  guardabile, hai fatto colazione, presumo di no ed allora ti invito a mangiare a casa mia, tutti cibi a base di pesce che ricordo erano i tuoi preferiti, Alberto verrà a fare compagnia ai tuoi genitori, vedo che anche loro non se la passano bene, stà casa sembra un cimitero!” Tommaso ed Anna scesero di un piano, Anna passando dinanzi alla porta della sua vicina le mostrò il dito medio alzato, la padrona di casa Berta, (nome per lei appropriato perché assomigliava ad una bertuccia) era notoriamente sempre a caccia di pettegolezzi dietro la porta di casa o alla finestra. Alberto prima di uscire di casa sparò una battuta: “Oh non mi strapazzare la moglie, ormai sei grande!” Il detto napoletano che Pulcinella scherzando…proprio quello che Anna aveva in mente. Tommaso prima di pranzo, anche se riluttante raccontò la sua avventura che lo aveva portato a chiudersi in se stesso: una compagna di corso l’aveva raggiunto nel bagno dei ragazzi , si era spogliata in attesa che Tom…approfittasse di lei ma il suo ‘coso’ non ne voleva sapere di alzarsi, dopo un po’, visti gli inutili tentativi, la giovane si rivestì e sparì dalla circolazione. Era una sciocca, pensò bene di ‘sputtanare’ Tommaso facendolo passare per omosessuale, di qui la reazione del giovane. “Tommasino della zia, sai quanti uomini fanno cilecca, uh! dopo mangiato faremo una prova che ne dici, dico si io per te. Tutto buono? Non approfittare troppo del Verdicchio, ho i riscaldamenti al massimo e sto sudando, mi tolgo la camicetta, la gonna e la sottoveste,  poi andremo in bagno, un buon bidet…Tommaso si lasciava guidare dalla ‘zia’, sembrava imbambolato ma si risvegliò quanto Anna rimase nuda e prese a baciarlo in bocca: ”Zia sei bellissima, hai tette ancora da giovincella e poi quella foresta…” “Tutto a tua disposizione sul letto matrimoniale, aspetta, giro al contrario la foto di mio marito, non vorrei che si ingelosisse!” La battuta piacque a Tom che si mise a ridere e cominciò a baciare in bocca Anna per poi scendere sulle tette e sul fiorellino ma lì Anna dovette aiutarlo, il giovane non conosceva il clitoride, la zia glielo mise in bocca. Anna aveva notato che Tommaso era sessualmente diverso da suo marito: aveva un pisello più stretto e più lungo in compenso era dotato due testicoli molto grossi. Appena entrato nel fiorellino il ’ciccio’ di Tom ebbe un orgasmo ma non si fermò e proseguì sino al collo dell’utero che ‘mitragliò’ con uno schizzo violento, grande orgasmo anche da parte di Anna, questa volta era lei ad essere basita. Tommaso sembrava impazzito, seguitava a muoversi a lungo dentro la vagina di Anna che ad un certo punto: “la ‘gatta’ è stanca ed arrossata, suona la ritirata!” Suonò anche il telefono a casa di Anna: “Cara quando avrai finito il ‘pisolino’  vorrei tornare nella mia magione.” “Dammi un quarto d’ora, mi troverai distesa e sorridente, cuntent?” “Da quando in qua una romana parla milanese, qualcosa deve essere cambiata nel tuo cervello e non solo in quello!” Tommaso riprese la via del ritorno a casa sua, passando dinanzi alla porta di Berta imitò quel gesto che aveva fatto Anna in precedenza, incontrò Alberto: “Ciao zio.” Forse era una presa per i fondelli perché si sentiva superiore avendo…Ma  le cose non erano andate come Tom pensava nel senso che anche a casa sua…Un passo indietro come nei romanzi di Carolina Invernizzio: Aurora si sentiva più sollevata da quando suo figlio era ‘in mano’ all’amica, era convinta che il ragazzo sarebbe tornato a casa ‘sgrezzato’ in senso sessuale e questo pensiero la portò a pensare a suo marito che le aveva confidato un suo desidero mai prima a lei confessato: voleva essere un cuckold termine proveniente dal re di Lidia Candaule che fece vedere la moglie nuda alla guardia del corpo Gige. Nel suo caso fare avere un rapporto sessuale di Aurora con Alberto  mentre lui si masturbava. Sguardo d’intesa dei tre trasferitisi in camera da letto: Aurora faceva ancora la sua bella figura e fece eccitare Alberto a tal punto che ‘ciccio’ innalzò la cresta più del solito con gran gioia di Aurora abituata a qualcosa di più modesto. I due novelli amanti non si fecero mancare nulla, finita la prima ‘pagina’ Alberto girò Aurora che anche col popò mostrò di gradire molto il passaggio al posteriore con conseguenti orgasmi doppio gusto mentre Edoardo si limitava a fare il….falegname. E per tutta conclusione…lasciamo stare il cordone e facciamo il punto della situazione: quello più fortunato era stato indubbiamente Tommaso che, grazie ad i suoi testicoli superattivi aveva riacquistato la sua piena virilità ‘facendosi’ tutte le compagne di studio disponibili, ad esclusione della prima che lo aveva sputtanato e talvolta anche la ‘zia’ e poi Alberto che oltre alla consorte era intimo di Aurora, Edoardo aveva contatti con la legittima consorte solo in presenza attiva di Alberto con Aurora. La più scornacchiata era Berta che spargeva i suoi strali velenosi sui rapporti fra le due famiglie ma, pur dicendo la verità non veniva creduta, i condomini erano per la maggior parte conformisti e per loro quelle verità non erano credibili.
     

     
  • 08 agosto alle ore 9:28
    LA POLIANDRA

    Come comincia: Zio Maurizio avrei bisogno di un favore, un favore grande, non dirmi di no!” “Dimmi quanto ti serve.” “Non è questione di soldi, non riesco a superare un esame all’Università e così ho pensato di aiutare la sorte conquistando un professore, certo Daniele che ci ha sempre tentato con me e forse per questo mi boccia ogni volta, devi prestarmi casa tua per un breve incontro…”Esmeralda era la figlia di un amico di suo padre, Ignazio proprietario di una grande officina di auto a Messina in via Antonio Maria Jaci, Maurizio quarantenne, scapolo, titolare di un negozio di computer era perplesso, non aveva mai visto Esmeralda sotto l’aspetto sessuale, l’aveva vista crescere, un po’ una nipote tanto e vero che lei lo chiamava zio ma a questo punto…”Zio poi penserò pure a te…” Un momento di silenzio, non era facile sorprendere Maurizio ma  in seguito a questa seconda affermazione… Esmeralda faceva onore al suo nome, era veramente affascinante: longilinea, corpo da modella con gambe perfette, la sua caratteristica principale grandi occhi verdi. “Mi hai rivoluzionato il cervello, forse è una iperbole ma risponde a verità, ti vedo con altri occhi…va bene, conosci la mia abitazione in una villa in via Consolare Valeria, unica condizione voglio essere in casa quando incontrerai il tuo professore,  in un certo senso è per tua difesa, ai tempi d’oggi non si sa chi puoi incontrare.” “Grazissime zio.” Maurizio pensò bene di istallare una telecamera con tanto di sonoro nella camera da letto, visore nello studio, fece delle prove,  tutto funzionava.  “Zietto domani è sabato, che ne dici l’appuntamento per il pomeriggio, mi pare che non lavori, e che il tuo negozio sia chiuso.” “D’accordo vieni a casa mia alle sedici.” Maurizio si ricordò che Esmeralda non aveva le chiavi di casa sua e così lasciò accostata la porta d’ingresso. Poco dopo le sedici una Volvo fu posteggiata all’interno del giardino della villa di Maurizio, ne scesero Esmeralda sfavillante in minigonna e con camicetta senza reggiseno ed un ‘ elemento’ piuttosto grassone ed avanti nell’età, giudizio di Maurizio: uno schifo. I due si diressero in camera da letto, sparirono per un po’ dalla vista di Maurizio, erano andati in bagno e poi riapparvero, lei una statua greca novità piacevole per lo ‘zio’ che non l’aveva mai vista nuda. La ‘nipote’ si diede da fare per ‘rinvedire’ il coso del professore ed ‘incappucciarlo’ con un condom poi lei preferì la posizione dello ‘smorcia candela’ per evitare di sentirsi addosso il panzone. Il professore, forse digiuno da tempo, fece presto a farsi la prima, seguitò poi per molto tempo sin quando fece segno ad Esmeralda che ne aveva avuto abbastanza. Rivestitosi il buon Daniele levò le tende, Esmeralda si era guadagnata la promozione. “Zietto ho notato la telecamera e quindi hai visto tutto, ho imparato dalla vita che talvolta si debbono avere dei compromessi, i miei si aspettano molto da me per quanto riguarda lo studio, non voglio deluderli e per questo che…” “Non ti devi giustificare, dopo il primo momento di perplessità ho compreso la giustezza della tua decisione.” “ Zietto, ti è diventato duro, che fa lo accontentiamo?” Senza porre tempo in mezzo la ragazza prese in bocca il ‘coso’ di Maurizio che, ad occhi chiusi, poco dopo si accorse che la nipotina stava ingurgitando tante vitamine. “Maurizio il tuo è stato il più buono di sapore in senso assoluto, non sei più mio zio ma un mio marito, io sono poliandra come le donne del Tibet.” Ormai Maurizio si aspettava di tutto da Esmeralda e preso da curiosità domandò chi fosse stato il primo della sua vita. Risposta  assolutamente inaspettata: “Mio padre, avevo sedici anni ed è stata tutta colpa mia: quel pomeriggio mia madre non era in casa, sempre curiosa in fatto di sesso gli ho chiesto di farmi vedere il suo ‘coso’, non ne avevo mai visto nessuno, quando l’ho visto diventare grosso e duro prima l’ho preso in mano e poi ho deciso che papà sarebbe stato il primo uomo della mia vita, è stato un rapporto magico, denso di emotività, non meravigliarti, mi sono scoperta anticonformista.” “Mi hai aperto una visione del sesso a me sconosciuta, d’altronde anche nell’antichità esistevano rapporti fra consanguinei, Cleopatra si era sposata con suo fratello. Ti riaccompagno a casa, per oggi ho fatto il pieno di sensazioni fuori del comune, stranamente mi sento più vicino a te e, quando vorrai vorrei essere uno dei tuoi mariti.” Un bacio lungo, profondo profumato,m Maurizio non aveva mai provato tante belle sensazioni in un bacio, ormai anche lui era nel ‘giro’ di Esmeralda. Una festa da ballo in casa di Ignazio: a fare gli onori di casa mamma  Alice e naturalmente Esmeralda vestita contrariamente al solito in modo ‘castigato’. Altra sorpresa, la ragazza aveva invitato Carlo un suo compagno di università, uno spilungone niente affatto bello ma…chissà che ci aveva trovato in lui la ‘nipote’, mah. Maurizio chiese il permesso al padrone di casa per ballare con sua moglie, riposta: una risata da parte di Ignazio:”Sei rimasto ai primi dell’ottocento, in ogni caso con Alice non c’è nulla da fare, è puritana e pure religiosa!, vai facile!” “Maurizione bello, in passato mi avevi detto che ballavi come un orso, ora ti sei scoperto ballerino!” “È l’unico modo per stati vicino e parlare un po’ con te. Posso farti una domanda intima, ma tu a tuo marito l’hai tradito mai perché mi risulta che lui …ti ha fatto diventare come un cesto di lumache!” “È un paragone da Esopo o da La Fontaine, suggestivo ma in confidenza posso dirti che anche se talvolta…mai l’ho fatto becco anche se se lo merita, con lui ho rapporti sessuali fuori del normale, la mia religione mi impedisce di usare la pillola o il condom e così lo ‘zozzone’ entra nella mia cosina quando mi stanno per venire le mestruazioni o poco dopo, in altri periodi son costretta a concedergli il mio ‘popò’, stasera sono un poco brilla e voglio farti un confidenza: qualora decidessi di fare un peccato mortale, tradendo mio marito lo farei, indovina con chi?” “Con un giovane bello e palestrato.””Sbagliato con te, mi sei piaciuto sin dalla prima volta che ti ho conosciuto…forse mi sono spinta troppo nelle confìdenze, io non reggo gli alcolici e questa è la conclusione, fai finta che non ti abbia detto nulla, ti prego…” “No mia cara, il Maurizione come tu lo chiami ama le belle donne e tu sei una dea come tua figlia, sarò sempre in attesa di una tua chiamata, magari quando sei brilla, ed ora ritorniamo a sederci, mi hai aperto il cuore, anch’io la prima volta che ti ho visto…” Una telefonata: “Maurizio che ne dici se sabato sera vengo a trovarti nel tuo negozio, vorrei…comprare un computer nuovo.” “Lallero come dicono a Roma, sono a tua disposizione, non vedo l’ora che passino i giorni, troverai cannoli siciliani e spumante in fresco, grazie anticipate cara.” E così fu: Esmeralda non più vestita castigata si presentò in negozio, grandi baci ed abbracci e poi sollevata la gonna, una sorpresa, la ragazza aveva ‘dimenticato’ di indossare gli slip, una foresta nera come quella delle favole dei fratelli Grim. ‘Ciccio’ era già in posizione ma Esmeralda: “Dì all’amico tuo’ che prima voglio mangiare, oggi ero all’università e non ho pranzato.” Riempito il pancino di ambedue Esmeralda: “Sicuramente ti sarai domandato il perché mi sono fidanzata con Carlo, lo so che è brutto ma la sua ricchezza fa dimenticare la sua poca avvenenza,  ha ordinato per me una Mini verde, per il sesso niente di particolare, ce l’ha piccolo e fa fatica ad ‘alzarsi’ per questo c’è lo zio ossia il Maurizione come ti chiama mia madre, a proposito che avevate da dirvi, avete ballato, si fa per dire, a lungo.” “Alice mi ha confessato che gli son piaciuto sin dal primo momento che mi ha conosciuto ma per motivi religiosi non me la molla, la figlia mi compenserà…Il loro rapporto fisico fu lungamente piacevole, anche il popò della ragazza ebbe la sua parte col famoso doppio gusto.” Per ora ho fatto il pieno, niente maschietti per una settimana.” “Se riesco a convincere tua madre?” È come vincere al lotto, se ci riesci ma poi mia madre dovrà andare dal confessore e fare penitenza, mi vien da ridere, è brutto essere degli schiavi complessati dalla religione, viva il sesso!” Passa un mese poi una telefonata: “Sei tu zione?” “Adesso sono ritornato zione, dimmi le novità ed una tua sicura richiesta.” “Ho superato un gran numero di esami tutti insieme, ma ora ho trovato uno scoglio.” “Il solito maschietto arrapato?” “Quasi, stavolta si tratta di una femminuccia o meglio femminona, si chiama Isabella e sotto la sua ‘mannaia’ sono caduti molti studenti e soprattutto studentesse, non voglio fare la stessa fine, vorrei studiare un solo capitolo e farmi interrogare su quello, il compenso? Un rapporto lesbico mi ha fatto la richiesta a mezza bocca come si dice in gergo ma l’ho capita benissimo, mi ha dato il numero del suo telefonino e aspetta una mia chiamata.” “Bene appuntamento a casa mia con telecamera in funzione, non è che posso unirmi e fare un trio?” “Per me sarebbe la prima volta come il rapporto lesbico, dovrei domandarlo a Isabella che bella non è: alta, robusta, capelli corti, naso pronunciato, tette piccole, gambe due colonne, potrebbe schiacciarci le noci.” Isabella arrivò nel cortile della casa di Maurizio  con l’aiuto del navigatore satellitare, posteggio la Fiat Abarth 595 dietro casa e con passo marziale entrò nel portone attesa da Esmeralda. “Professoressa benvenuta, siamo fortunate è pure una bella giornata.” “Non tergiversiamo, della bella giornata non me ne frega nulla, andiamo in camera da letto!” Le due signore dopo un soggiorno nel bagno riapparvero nel monitor di Maurizio. Nuda Isabella sembrava ancora più massiccia, prese Isabella per una mano e la posizionò non molto gentilmente sul letto, era proprio arrapata. Seconda mossa si mise a cavalcioni sul corpo della ragazza e cominciò a baciarla in bocca poi scese sui capezzoli ed infine sulla gatta dove sostò a lungo portando Esmeralda ad orgasmi ripetuti. Poi fu la sua volta, pretese da Esmeralda lo stesso trattamento sessuale che aveva avuto con lei, ad ogni orgasmo vibrava tutta, uno spettacolo decisamente fuori del comune anche perché aveva ripetuti orgasmi senza mai stancarsi, forse un digiuno protratto. Fu Esmeralda che dichiarò forfait: “Cara Isabella sei stata bravissima ma mi hai distrutta, un po’ di tregua.” “Hai detto bene tregua che vuol dire sospensione temporanea.” Esmeralda giocò l’ultima carta, non aveva più nessuna voglia di sesso: “Isabella in casa c’è anche il mio fidanzato, é assolutamente affidabile e serio…” “E vediamolo stó fidanzato, non sarà per caso un racchio…” A voce alta: “Maurizio Isabella ti vuol conoscere, fatti vedere.” “Lui ha registrato le nostre performance, è un tecnico informatico,  se non sei d’accordo possiamo distruggere le immagini.” “Ormai siamo in ballo…” “Pensavo peggio, ti sei scelto proprio un fusto, vediamo quello che sa fare con me!” Punto sul vivo della sua sessualità Maurizio prese possesso del corpo di Isabella, dalla bocca sino al fiorellino che tanto fiorellino non era, un clitoride simile ad un piccolo pene molto recettivo con orgasmi multipli e anche rumorosi. Anche le lesbiche hanno  un punto di rottura dal piacere, Isabella si mise prona, voleva riposarsi. Maurizio ed Esmeralda ritennero opportuno lasciare sola l’insegnante che apparve loro nel salone dopo circa mezz’ora, aveva le occhiaie. “Ti ho portato il capitolo che devi imparare, studialo a fondo perché agli esami son presenti i tuoi colleghi ed io devo essere severa con te come con gli altri, buona fortuna ragazzi e…a rivederci!” Col cavolo pensò Esmeralda, passati gli esami…il segno dell’ombrello! Per Maurizio un fiume di novità, l’ultima telefonata da parte di Alice: “Maurizio che ne dici di venirmi a trovare, mi sento sola…” Alice aveva la voce ‘impastata’, Mauri non se lo fece ripetere un’altra volta e partì a razzo, qualsiasi fosse il vero motivo della telefonata voleva andare sino in fondo, in fondo erta stato lui a mettere una pulce nell’orecchio di Alice in fatto di sesso. Ebbe la conferma quando la signora aprì la porta di casa, barcollava leggermente ed odorava di alcool. “Oggi mi sento diversa, avevo bisogno di compagnia ma non di mio marito, volevo solo te, solo te…Aperta la vestaglia apparve un corpo ancora appetibile, Mauri prese in braccio Alice e la depositò sul letto matrimoniale, la signora sembrava immobile ma stava reagendo alle coccole prolungate di Mauri, dopo che lo stesso si impossessò del suo clitoride scintille da parte della padrona, un tremolio molto prolungato e poi una girata di spalle da parte della signora, significato esplicitò, anche il popò voleva la sua parte, un popò molto recettivo tanto la portare la padrona ad orgasmi inusitati per lei. Dopo un po’ Mauri pensò bene di sparire da casa di Ignazio, si può essere conformisti quanto si vuole ma allorché si tratta della propria moglie, boh. Giorni appresso una telefonata di Esmeralda: “Carissimo che ne dici di un colloquio tra di noi?” “Con o senza sesso?” “Poi si vedrà vengo al tuo negozio, se ci sono i commessi parleremo in macchina. E così fu: “Sentiamo il motivo della richiesta di colloquio, sento puzza di bruciato.” “Non brucia nulla se non l’anima di mia madre, mi ha raccontato del vostro rapporto ed il confessore non le vuole dare lì’assoluzione, lei è disperata, lo sai quant’è religiosa maledizione, potevi fare a meno…” “Ti sembro il tipo di offendere una signora non accettando un suo invito, non è da gentiluomini.” “Non fare il furbo con me, io voglio molto bene a mia madre, lei di mentalità è ancora una ragazzina e si crea problemi per una scopata extra, mio padre che non conosce la verità, è preoccupato per il comportamento di mia madre, non sappiamo che fare.” Allo zio Mauri venne un’idea brillante che tenne per sé, domandò a Esmeralda la chiesa dove sua madre andava a messa. Anche se incuriosita la ragazza senza chiedere spiegazioni riferì il nome della chiesa: Santa Maria dell’Arco. Mauri il pomeriggio si recò in quel luogo santo e chiese ad un chierichetto dove potesse trovare il parroco: si chiamava don Luigi, era in sacrestia. “Padre sia lodato Gesù Cristo.” “Sempre sia lodato che posso fare per lei, non mi sembra di averla mai incontrata.” “È una storia molto delicata decisamente importante e vitale per l’interessata, si tratta di Alice che lei certo conosce, è disperata, non vuole parlare nemmeno con i suoi familiari, secondo lei ha commesso un peccato mortale, lei parroco non vuole darle l’assoluzione per un peccato…della carne di cui si è subito pentita, io sono il colpevole, addossi a me la colpa del peccato.” “Giovanotto io  son ben più vecchio di lei, lei è un furbacchione che tuttavia apprezzo per il suo buon cuore, sicuramente non è religioso altrimenti saprebbe che quello che mi chiede è impossibile da mettere in atto, faccia sapere ad Alice che son pronto a riceverla di nuovo.” Dopo una settimana una telefonata di Esmeralda: “Carissimo zietto tutto è tornato come prima, mia madre è rinata, allegra ed affettuosa, ne sai niente?” “Non mi voglio allargare troppo ma posso riconoscermi il merito del cambiamento di tua madre, ho appreso molto da uno sciamani che ho conosciuto anni addietro, son contento per la mia cura abbia sortito l’effetto sperato.” “Lo conosci il detto ‘a me non la si fa’, sei un imbroglione simpatico, non so quello che sia effettivamente successo a mia madre in ogni caso  ricompenserò un tuo capriccio sessuale, hai qualche idea?” “Leggerò il kamasutra, ci deve essere una posizione con cui riesca a restare a lungo dentro la tua deliziosa.” “Domanda notizie a ‘ciccio’ non mi sembra più tanto giovane da mettere in atto il tuo desiderio, a presto!” Maurizio tristemente dovette convenire con la nipote, ormai ‘ciccio’, anche se volenteroso non era più quello di un a volta!

     

     
elementi per pagina