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in archivio dal 16 gen 2009

Alberto Mazzoni

03 settembre 1935, Roma - Italia
Segni particolari: Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta, tromba!
Mi descrivo così: Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

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  • 29 novembre 2017 alle ore 15:08
    UN USIGNOLO ZOZZONE.

    La  luna in ciel ridente rischiara il panorama, sul salice piangente un usignolo chiava, chiava l'innamorata che, piena di languore con voce appassionata gli giura eterno amore.

     
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  • giovedì alle ore 11:02
    NON SOLO FANCIULLE.

    Come comincia: Alberto M., fotografo professionista di Messina aveva ricevuto l’incarico da una casa editrice di una rivista erotica di Roma il compito di fotografare una modella, con e senza veli, una modella il cui nominativo ed indirizzo erano stati forniti dal titolare della casa stessa. Giuseppina M. si era presentata allo studio di Alberto situato a piazza Cairoli una mattina dal tempo uggioso. Il socio di Alberto era Gaetano F., un uomo piccolo scheletrico con gobba ma molto spiritoso malgrado i suoi difetti fisici; quando qualcuno gli era antipatico e faceva malevoli apprezzamenti su di lui,  si toccava la gobba avvertendo l’interessato di futuri suoi probabili guai. Quando Giuseppina entrò nello studio Gaetano alzò gli occhi dalle diapositive che stava controllando e: “Alberto è entrato in negozio un raggio di sole!” Alberto che si trovava nel piano sottostante adibito a studio fotografico: “Ma se sta piovendo, che cacchio dici!” “Sali e vedrai.” Alberto conosceva bene lo spirito goliardico di Gaetano ma alla vista di Giuseppina sgranò gli occhi, poi si riprese: “Signorina siamo a sua disposizione.” “Sono Giuseppina M., Pina per gli amici,  la modella con cui uno di voi deve eseguire un servizio fotografico, chiamo Adolfo F. il capo redattore della rivista a cui interessano le mie foto.” Col suo telefonino: “Adolfo sono nel negozio del fotografo che mi hai indicato, te lo passo.” “Signor M. mi occorrono delle foto di Pina sia con veli che senza veli, la signorina le darà tutte le spiegazioni, il compenso le  sarà da me inviato quando riceverò le foto, potrà essere molto alto, dipende dalla qualità delle foto stesse, a presto.” Alberto: “Sarò io ad eseguire il servizio fotografico, sediamoci in un tavolino del bar qui di fronte, così avrà modo di darmi direttive come eseguire il servizio fotografico, nel frattempo le va bene un Campari soda, è il mio preferito.” “Vada per il Campari, allora le foto saranno scattate in una spiaggia oltre Barcellona P.G., se lei è d’accordo domattina sarò qui, con la sua auto raggiungeremo il posto.” “Per me va bene, a domani.” “Che culo che hai, un pezzo di f…a così mai visto!” “A Gaetà è solo pé lavoro, con quella me sa tanto ‘non c’è ‘trippa pé gatti!’”, Alberto non aveva dimenticato le sue origini romane. Il giorno successivo alle nove Pina si presentò al negozio con un trolley, Gaetano era pronto  con una valigetta con biancheria e con uno zaino in cui aveva riposto il materiale fotografico. Fuori del locale. “Andremo con questa Panda?” “No la mia è la macchina posteggiata davanti.” “Una Jaguar? Complimenti per la scelta, un regalo del classico zio d’America?” “No, quello di una mia zia vedova di un marito mio omonimo.” Uscirono al casello di Barcellona, presero  uno stretto  viottolo che portava al mare. Percorso circa un chilometro sulla spiaggia si trovarono davanti una casetta prefabbricata di legno con pannelli solari sul tetto. Pina aveva la chiave: all’interno non mancava nulla per un comodo soggiorno, Alberto con lo sguardo enumerò i vari oggetti: cucina a gas con bombola, pentole, grande dispensa con cibi in scatola, pasta, biscotti integrali, zucchero macchina con cialde per il caffè ed ovviamente anche un letto che aveva un solo difetto: era di una piazza e mezza, in due ci si stava stretti…Una piccola stanza ricavata in  fondo era adibita a bagno: doccia, bidet lavandino con specchio, water; l’acqua era dentro un serbatoio interrato  nel sottosuolo della casetta. “Qui potremmo stare un bel po’!” esordì Alberto, “Il tempo necessario.” ribatté Pina, frase che non prometteva nulla di buono. Era maggio inoltrato, il sole stava scendendo sull’orizzonte, ormai era tardi per eseguire foto e così, dopo cena, i due seduti sulla spiaggia aspettavano che facesse completamente buio prima di andare a coricarsi. Nessuno dei due parlava, Pina al  cellulare: “Ciao cara, mi sono sistemata, domani cominciamo il servizio, era mia madre.” Il problema del letto si pose ma i due lo risolsero mettendosi ognuno il più vicino possibile alla sponda. Alberto e con lui ‘ciccio’ era  molto sensibile agli odori femminili, non quello dei profumi  commerciali ma quell’effluvio che emanano certe signore e signorine di proprio. Pina era una di quelle, ‘ciccio’ si alzò speranzoso ma, non avuta confidenza da parte di Alberto, ritornò sconsolato a cuccia. Pina si era accorta del problema di Alberto, dentro di sé se la rideva, il signor fotografo avrebbe sofferto molto durante i prossimi giorni. La mattina fu Alberto ad alzarsi per primo, Pina fece la furba, voleva sapere come se la sarebbe cavata l’Albertone che si presentò a letto con un vassoio contenente Buondì Motta, caffè e latte, zucchero, spremuta di arancia: “Se la signora gradisce…” Pina si stirò tutta, si mise seduta sul letto e, alla frase di Alberto scoppiò in una risata, “Che ne dice o meglio che ne dici di far ridere anche me?” “Mi è venuta in mente un famoso verbo pronunziato da Sandra Milo, nuda, dinanzi ad un gerarca fascista in un film di Fellini: ‘Gradisca’ e con tale appellativo venne poi chiamata da tutti.” “Per favore, fai colazione, lavati, truccati nel frattempo vado in spiaggia a sistemare i miei materiali.” Uscendo dalla casetta Alberto si domandò come fosse stato possibile istallare in spiaggia, peraltro sul suolo demaniale, quella casetta in legno, la spiegazione poteva venire dal fatto che, da quello che scrivevano i giornali che a Barcellona la mafia aveva il suo peso, ma in fondo a lui interessava poco. Pina si presentò ben truccata in viso e coperta da un velo trasparente azzurro, una visione, Alberto che cercò di non far trasparire quello che provava. ‘Ciccio’ al solito alzò prepotentemente la cresta, il suo ‘padrone’ per evitare brutte figure, andò in mare si fermò quando l’acqua arrivò alla vita.  Pina se la rideva allegramente, Alberto decisamente incazzato:  “C’è poco da ridere, m’è venuto un colpo di calore!” “Ci credo, mi è venuto in mente un verso della Divina Commedia riferito a Farinata degli Uberti: ‘dalla cintola in su tutto il vedrai.” “Invece di fare sfoggio di cultura appoggiati a quella roccia e cominciamo il servizio fotografico.” Pina teneva ben stretto addosso il velo trasparente ma Alberto: “Mi sembra che il signor Adolfo avesse ordinato foto con veli e senza veli!” “Ho capito non vedevi l’ora che mi mostri nuda, ora come va?” “Per me va bene, assumi vari atteggiamenti, scatterò foto a colori ed in bianco e nero.” “Vedi che ti trema la mano, che ti succede?” “La macchina fotografica ha un dispositivoo che impedisce di far venire le foto mosse, ma a te cosa importa il lato tecnico?” “Tu sei un parapaffio.” “Ti dispiacerebbe smettere di far sfoggio   di cultura e di usare termini aulici!” “Tradotto in termini volgari vuol dure paraculo!” “Ti ricordo che siamo qui per lavoro, che ne diresti di una tregua, io mi sento psicologicamente stanco.” “Il micione è stanco e la micetta gli viene incontro accettando un bacio in fronte.” Alberto scese più  giù e il bacio finì sulla bocca di Pina che non sollevò obiezioni. Il servizio fotografico riprese nel miglior dei modi sino all’ora di pranzo. Il fotografo e la modella mangiarono spaghetti in  salsa già pronta in barattolo e poi formaggi e verdura cotta e, sempre dai barattoli pesche sciroppate. Pina: “Che ne dici di un half?” “Se non erro vuol dire metà, io mi prendo anche l’altra metà e lavo tutti i piatti, contenta?” “Sei da sposare, a proposito sei maritato, fidanzato, convivente o che?” “Solo assolutamente libero, non amo i legami, tanti miei amici, sposati con figli si sono separati e si trovano in un mare di guai, il loro esempio mi basta! Non ti domando di te …non voglio essere invadente.” “Ho una relazione ma non ti dico i particolari.” “Ed io non te li chiedo ma voglio essere sincero, il tuo effluvio mi fa impazzire, forse il verbo è eccessivo ma sicuramente è vicino alla realtà, dormire nello stesso letto soprattutto per il mio ‘ciccio’.” “E tu prendilo a schiaffi!” “Non potrei mai farlo, è il mio fedele compagno di tante avventure, se litighiamo ci rimetto io.” “Allora che chiedi?” “Posso solo esprimere un mio modesto desidero che tu capisci senza essere io esplicito, insomma, come si diceva una volta da parte di chi chiedeva la carità:’Al tuo buon cuore!’” “Ed io ho un cuore sensibile e te la do! Non mi sembri molto soddisfatto.” “Non vorrei che mi prendessi in giro, te ne ritengo capace.” “Ed io…”Pina andò in bagno e ritornò in camera nuda e bella come una dea. Alberto la seguì precipitosamente o rientrò in camera col bidet fatto e ‘ciccio’ in posizione pronto alla pugna. Pina si pose sul letto allargando le deliziose cosce. L’Albertone si impossessò con la lingua del suo fiorellino che poco dopo diede segni di un orgasmo ripetuto poco dopo, la dama evidentemente aveva una fame sessuale arretrata. Alberto allora volle far provare a Pina qualcosa che  forse lei non conosceva, un orgasmo col punto G che lui aveva imparato da una gentile ‘signorina’. Immesso ‘ciccio’ sino a metà vagina lo strofinò in alto fin tanto che la giovane  diede segni di un orgasmo gigante, lunghissimo tanto che Alberto pensò che si sentisse male. Dopo circa dieci minuti:”Non ti preoccupare, non ho mai provato nulla di simile, sei un mago!” “Si mago del cazzo” pensò Alberto contento della piega che aveva preso la situazione. Una mattina mentre Pina era in bagno suonò il suo cellulare, Alberto lo aprì e prima che potesse dire ‘pronto’ una voce femminile: “Ciao amore mio, come vanno le cose?” “Da parte mia bene, per il resto devo domandare a Pina, tu chi sei?” Dopo molti secondi:”Sono Aurora’ una buona amica di Pina, appena puoi passamela per favore.” “Ha telefonato Aurora, ti ha chiamata amore mio ed ha chiesto di chiamarla da parte tua. Pina in francese: “Mon amour ne m’appelle pas comme ça avec des incunnu, je t’appellerai plus tard.” “Mon cher je connais la langue français, vous pouvez parler italien!” “Ecco mò mi capita pure il fotografo poliglotta!” “Il fotografo poliglotta è un anticonformista e non si permette di giudicare i suoi simili qualsiasi cosa facciano, tienilo a mente. Mi piacerebbe restare tuo amico ed eventualmente anche amico di Aurora senza secondi fini.” “A chi la dai da bere, tu sei tutto un ‘secondi fini’.” Finita la settimana e finito pure il servizio fotografico rientro a casa con un po’ di melanconia da parte di entrambi, anche se burrascoso il loro soggiorno in fondo era stato piacevole. “Per favore immetti nel navigatore satellitare il tuo indirizzo di casa così finalmente saprò dove abiti.”  “Ti accontento subito, abito in viale dei Tigli 15, contento? Più contenta sarà la signorina di cui  conosci la voce, si chiama Josephine ed è mia amica. Ti ritengo  un bugiardo matricolato, riesci a cambiare le carte in tavola con facilità ma con me vai in bianco!” “Non mi sembra che in passato sia andato tanto in bianco, ti ricordi il punto G?” “È stata una mia debolezza, l’ho dimenticata!” “Adesso sei tu la bugiarda, finiamola qui.” Pina abitava all’ultimo piano, Alberto prese il suo trolley, la porta fu aperta da una signora di una certa età: “Figlia mia che piacere vederti, ci sei mancata, finalmente un maschietto a casa nostra, si accomodi.” Alberto poggiò a terra il trolley di Pina e si esibì in un finto baciamano alla signora, Pina nel frattempo si stava sbaciucchiando con Aurora. “Finalmente un gentiluomo, ai miei tempi c’era un’altra educazione verso le signore, con lei ci farei un pensierino, peccato i tanti anni di differenza!” Mara, questo il suo nome aveva dimostrato un senso dello humour apprezzato da Alberto  “Tutti a tavola.” “Non so chi sia stata la cuoca, i miei complimenti, anch’io m’intendo un po’ di cucina, l’unica cosa che non va è il vino…se me lo permetterete vi farò dono di uno scatolone di Verdicchio dei Castelli di Jesi, un bianco dichiarato dai giudici di Vinitaly  il migliore d’Italia ed uno scatolone di un vino rosso, un Lambrusco che faccio venire direttamente dal luogo di produzione in provincia di Reggio Emilia. Pina è stata una modella fantastica, penso che il redattore capo della rivista che ha ordinato le foto mi invierà un assegno consistente, tutto merito della modella.” “Non dare tutti i meriti a me, tu sei un buon manico!” Risata generale, Pina senza accorgersene si era esibita in una battuta a doppio senso. Tornando a casa sua in via Cola Pesce Alberto, ragionando con se stesso, capì che non avrebbe mai più potuto avere ‘contatti’ né con Pina e tantomeno con Aurora.  Hermes dio pagano suo protettore ed amico stavolta prese una decisione un po’ particolare con spirito di ‘moquer’: far  ‘incontrare’ il buon Albertone con Mara che aveva dimostrato che avrebbe gradito…”Signora Mara sono Alberto, che ne dice di venire nel mio appartamento per insegnarmi qualcosa in cucina, non penso che le ragazze in quel campo…” “Sarà un piacere.” “La vengo a prendere a casa sua con la mia macchina.” “Caspita una Jaguar, un gentiluomo non si serve di una utilitaria per andare a prendere una signora!” Mara sembrava un’altra, ben truccata, ben vestita, tacchi alti, era diventata appetibile ed Alberto invece di interessarsi  dell’arte culinaria fece provare a madame l’ars amatoria di Ovidio, anche la signora aveva il punto G sensibile…Mara  fu molto esplicita: ”Sei stato un  mago; di c..i in vita mia ne ho provati tanti ma tu…”, Alberto era ormai diventato il re del punto G! Ripensando al suo desiderio di un contatto sessuale a tre e ritornando col pensiero agli studi classici si ricordò che il numero tre era citato da molte fonti: dalla scuola Pitagorica, nell’antico Egitto, dal punto di vista esoterico, nelle religioni sono perfette le triadi divine: le Parche, le Furie e le Grazie, tre come le Caravelle di Colombo ma erano concetti pleonastici, la perfezione del numero non avrebbe portato ad una triplice relazione con le due fanciulle. Con una certa tristezza Alberto talvolta pensava a Pina, al suo meraviglioso corpo ed al suo profumoo inebriante, lui avrebbe accettato qualsiasi compromesso ma le due ragazze avevano gusti particolari che non collimavano con i suoi!
     
     

     
  • giovedì alle ore 10:59
    COL SUDORE DELLA...FRONTE

    Come comincia: Adriana N. stava per giungere al capolinea dell’autobus n.28 di Messina, era in piedi attaccata al una maniglia,  lacrime silenziose le inondavano il viso, non riusciva a trattenerle, una signora che si trovava vicino a lei sul mezzo pubblico la guardò in viso, le si avvicinò e: ”Non voglio essere invadente ma, se me lo permette, vorrei darle una mano di aiuto, scendiamo, mi prenda sotto braccio, la vedo instabile sulle gambe.” Adriana non aveva più forze, si appoggiò alla dama che proseguì: “Io abito qui vicino  nel condominio ‘Villa Luce’, venga con me, quando si sarà rimessa potrò accompagnarla a casa sua.” Adriana ebbe un sorriso di ringraziamento. L’abitazione della signora era di grandi dimensioni, molto ben arredata con mobili moderni, massimi ordine e pulizia. “Si segga sul divano le preparo un caffè.” “Gliel’ho fatto molto concentrato, spero le dia una mano d’aiuto.” Dopo circa mezz’ora: “Sono Adriana N.., abito più avanti in via Consolare Pompea, non si disturbi andrò a piedi.” “Mi sono domandata quale avvenimento l’abbia potuta portare a piangere con a conseguenza che il trucco, con le lacrime,  ha fatto divenire il suo bel volto una maschera da clown, si rilassi e, se non  ha impegni resti a pranzo e nel frattempo se vuole confidarsi… credo potrò esserlo d’aiuto.” “Sono Adriana N. ho trentacinque anni, vedova da pochi mesi, con la morte di mio marito  sono cominciati i miei problemi, Vittorio R. era un ingegnere libero professionista. La sua morte è stata quasi improvvisa, dal medico di famiglia gli era stata diagnosticata una bronchite, non stava particolarmente male, seguitava a frequentare la palestra facendo anche notevoli sforzi fisici, tutto d’un colpo è svenuto, portato in ospedale, dopo vari accertamenti gli è stata diagnosticato un tumore ai polmoni all’ultimo grado, dopo tre giorni è deceduto. Vittorio era ateo ma anche senza il mio consenso (io ero fuori di testa) il cappellano del nosocomio  ha fatto trasportare il feretro in chiesa e qui avrei mandato a quel paese amici e parenti: erano una cinquantina tutti a farmi le condoglianze  abbracciando me e le mie figlie gemelle Giuliana e Simona. Riuscita finalmente a liberarmi di tanto ‘affetto’, seguendo il carro funebre siamo arrivati al cimitero per tumulare la bara nella cappella privata. Il giorno dopo mi si è presentata la situazione di famiglia in tutta la sua drammaticità, mio marito non aveva stipulato alcuna assicurazione sulla vita e non aveva diritto a pensione. Per sua volontà, benché laureata in lettere, mi sono ritrovata a fare la casalinga con la conseguenza di non avere alcun reddito. Ovviamente sono giorni che mi guardo in giro per cercare un posto di lavoro, ma oltre a quello di entrare in una ditta di pulizie (sinceramente non me la sentivo) ho trovato l’occupazione di commessa in vari negozi ma, oltre a guadagnare una paga minima assolutamente non adatta alle esigenze di famiglia, dovevo rimanere al lavoro praticamente dalla mattina alla sera e talvolta anche i festivi; stavo rientrando a casa dopo l’ultima delusione quando ho incontrato lei, a proposito non l’ho nemmeno ringraziata delle sue cortesie.” “Non ce n’è bisogno anzi diamoci del tu, penso che potremmo seguitare a frequentarci.” Nel frattempo Adriana cercò di inquadrare la persona di Violetta: altezza media, capelli castani corti, occhi un incrocio tra verde e grigio, tette non molto pronunziate al contrario del naso un po’ troppo sporgente, insomma dava l’idea di mascolinità. Anche la cameriera Elisa F. era un tipo particolare, quello che più colpì Adriana erano i suoi: ’callidi oculi ancillae ’ robusta tette da balia, divisa da cameriera con in testa la ‘cristina’ entrò sorridente nella sala da pranzo esibendosi anche con un inchino verso le due signore, una sceneggiata che mise in allarme Adriana, in futuro se ne sarebbe guardata! Bevuto il caffè Violetta chiese il permesso di accendere una sigaretta non facile da trovare in Italia, una ‘Roy d’Egypte’ molto profumata, ne offrì una ad Adriana che rifiutò. “Me le porta un buon amico comandante di una nave mercantile, penso che faccia anche del contrabbando.” “Le mie  figlie  dovrebbero essere rientrate a casa, hanno sedici anni e frequentano il secondo anno dell’istituto Tecnico Industriale, almeno con loro non ho preoccupazioni, i professori mi danno buone notizie circa i loro studi. Prima di uscire Adriana si ritrovò in mano un mucchietto di Euro da cinquanta. “È solo un prestito, me li ridarai non appena potrai.” A casa le due baby abbracciarono la madre sorridente: “Hai trovato un posto?” Adriana aveva avuto sempre un rapporto molto franco e sincero con le figlie e raccontò loro gli ultimi avvenimenti, Adriana e Giuliana erano dello stesso parere della madre, oggi difficilmente si incontrano persone che fanno qualcosa per pura liberalità: “Mammina sta attenta alle proposte che ti farà questa Violetta!” e infatti una mattina al telefono: “Adriana è un bel po’ che non si vediamo, m’è venuto a trovarmi un amico cui piacerebbe conoscerti, vieni appena puoi.” La bomba prevista era scoppiata, ovviamente si trattava di far ‘marchette’, Adriana decise di stare al gioco. A casa di Violetta gli fu presentato Carlo V. signore circa cinquantenne, piuttosto robusto, sorridente, vestito all’ultima moda, piuttosto alto, fisicamente niente male ma… Adriana, compresa la situazione,  prese da parte Violetta: “Cara ho le mestruazioni, sarà per un’altra volta.” Informato del fatto, Carlo ebbe una espressione di scontentezza, evidentemente era abituato a non sentirsi dir di no ma quella era una causa di forza maggiore. Rientrata a casa Adriana fu raggiunta da una telefonata di Violetta: “Non credo affatto che tu abbia le mestruazioni, hai rifiutato minimo cinquemila Euro!” “Hai ragione ne voglio diecimila.” “Va bene, sei molto piaciuta a Carlo che è un industriale di Biella, domattina ti aspetto alle nove.” Al rientro di Giuliana e Simona: “Ragazze debbo confessarvi qualcosa di molto intimo e delicato, voglio il vostro parere sincero, conoscete qual è la nostra situazione finanziaria, mi hanno offerto diecimila Euro.” “Se ci fai questa domanda pensiamo che tu abbia già deciso, è una questione delicata e personale, possiamo dirti che ti siamo vicine…” “La mattina dopo Carlo era già a casa di Violetta, sorridente aprì la porta della camera da letto e si dimostrò nel sesso un vero signore, con l’aggiunta di cinquemila Euro ebbe concesso anche il popò che prudentemente Adriana aveva lubrificato. Uscito Marco, dopo circa dieci minuti, mentre Adriana si stava rivestendo si presentò in camera Violetta: “Tutto bene?” “Si perfettamente, è stato un signore.” “Io di signori ne conosco tanti, a me va il dieci per cento.” Era da immaginarselo,  Adriana sborsò mille Euro invece di millecinquecento, ora era evidente che Violetta per mestiere faceva la prosseneta insomma la tenutaria di una casa chiusa. Al rientro a casa Adriana si mostrò sorridente alle due figlie, niente spiegazioni, le persone intelligenti si capiscono anche senza parlare. Adriana dopo varie ‘conoscenze’ di maschietti, era entrata in un giro di uomini facoltosi che, coniugati con mogli  vecchie o in menopausa davano libero sfogo ai loro piaceri sessuali ovviamente pagando profumatamente una Adriana sempre più pimpante ed anche, talvolta, sessualmente appagata. Ritenne troppo oneroso pagare il dieci per cento a Violetta e, dopo aver sistemato a fondo la casetta a due piani di via Consolare Pompea la inaugurò dando una festa da ballo con tutti i suoi clienti più affezionati. Un sabato a pomeriggio inoltrato giunsero circa venti uomini ‘amici’ di Adriana che però non aveva considerato che i maschietti erano in numero preponderante rispetto alle femminucce, praticamente solo lei e quindi chiese a Giuliana e Simona di far da ‘danseurs à louer’. Le bimbe accettarono con entusiasmo però, anche dietro consiglio della madre, si vestirono in maniera castigata per far capire ai signori che: ‘ Il n’y a pas de tripes pour le chats’ tradotto alla romana: “Non cé trippa pé gatti!’ Gonna nera sotto il ginocchio, ampia camicetta rosa chiusa sino al collo, niente tacchi. Simona si distingueva dalla sorella Giuliana per essersi fatta fare dal parrucchiere delle ‘mèches de cheveux biondes.’Come la mamma anche le due ragazze erano sempre impegnate a ballare, la musica venne interrotta solo allorché da un vicino bar apparvero due camerieri col ben di Dio di dolci e relative bevande non alcoliche. Ripresa la musica i signori compresero che la due ragazze erano off limits, si fece avanti un giovane, molto probabilmente figlio di uno degli invitati, che prese il monopolio di Simona alla quale il tale non dispiaceva affatto, anzi. Una settimana dopo si fece vivo Ernesto N. che riferì che il  figlio Lorenzo avrebbe avuto il piacere di poter conoscere Simona. “Niente da fare caro Ernesto, le mie figlie non si toccano mettitelo bene in testa.” “Evidentemente Lorenzo aveva avuto una folgorazione per l’aspetto fisico ed anche per la personalità di Simona. Lorenzo si diede da fare e riuscì a sapere quale fosse l’istituto in cui era iscritta ed a presentarsi alla fine dell’orario. “Ciao cara, ero di passaggio…” “Dato che eri di passaggio, passeggia altrove, ciao.” Nel frattempo  Giuliana se la rideva: “Hai fatto una conquista, è un bel ragazzo.” “Non c’è dubbio ma suo padre sicuramente l’avrà messo al correte dei suoi rapporti con nostra madre ed avrà tratto delle conclusioni sbagliate.” Lorenzo quasi tutti i giorni alla fine dell’orario scolastico si faceva vedere nei pressi della scuola delle due ragazze. Un giorno Simona: “Ma tu non vai a scuola, sei sempre tra i piedi!” “Io studio in Svizzera e lì c’è un mese di vacanze.” “Vai altrove a passare le tue vacanze!” “Lorenzo fece una faccia triste: “Non pensavo di esserti tanto antipatico, se cambi parere mi vedrai da queste parti.” “Simona mi pare che il ragazzo sia sincero, te lo dico da sorella maggiore, io sono nata dopo di te…” “Va bene la corona di regina a suo tempo sarà tua, sinceramente ho paura di dar confidenza a Lorenzo, non so che idea si sia fatta di me.” “Prova a chiederglielo altrimenti non lo saprai mai.” E così finalmente Simona un giorno interpellò  Lorenzo: “Dato che sei tanto insistente dimmi cosa vuoi da me.” “Solo starti vicino e passeggiare a piedi o, se preferisci in macchina.” “Immagino avrai una Porche o una Jaguar.” “Ti sbagli, mio padre ha, fra l’altro, una fabbrica di elettrodomestici a Como, ha preteso che cominciassi a lavorare in fabbrica dal primo gradino, l’anno passato sono stato impiegato come operaio , questa è la sua mentalità, mi ha comprato una Cinquecento di seconda mano.” “Ed io mi dovrei mettere con un morto di fame, giammai!” “Io ho il senso dello humour, prenderò questa frase con una battuta, se non accetti la mia amicizia sparirò per sempre dalla tua vita!” “E che sei un fantasma che sparisci, andiamo su stá Cinquecento, almeno cammina?” Camminava bene  la macchina ed anche la gioia di Lorenzo che però nei giorni seguenti ottenne ben poco da Simona, qualche bacio, una toccatina qua e là e tutto il resto off limits. Lorenzo un giorno che passeggiavano in viale S.Martino: “Vorrei domandarti se sei stata mai fidanzata e se…” “Mai fidanzata ed anche vergine, è il tesoro che porterò al mio futuro marito.” Lorenzo aveva fatto presente del suo legame al padre Ernesto che, pensando alla moralità della madre della ragazza era piuttosto perplesso. “Mio caro sei abbastanza grande da poter giudicare una persona, se dopo averla conosciuta a fondo sarai del parere di sposarla sarò al tuo fianco.” Incontrando Simona all’uscita da scuola Lorenzo quasi si gettò su di lei: “Papà è d’accordo, possiamo sposarci.” “Il fatto è che non sono d’accordo io, te lo devi meritare.” “Vuoi che mi cosparga i capelli di cenere o vada in pellegrinaggio a Compostela?” “Non ti farebbe male!” A tutto c’è un limite, Lorenzo s’era rotto le scatole e si rivolse al padre: “Quella non mi vuole e mi prende in giro, ti prego parla con la madre!” “Adesso faccio pure il ruffiano di mio figlio, vedrò quello che si può fare.” Una sera a cena: “Simona mi ha parlato di te il padre di Lorenzo, se proprio non ti piace diglielo chiaramente, non tenerlo sulle spine.” “Mamma, Lorenzo mi piace ma ho paura di una delusione.” “Fatti passare le paure, fra l’altro Ernesto mi ha promesso un posto di rilievo ben remunerato per voi due non appena avrete conseguito il diploma, io smetterò la mia professione e forse …con Ernesto…” “Mammina sarebbe bellissimo, tutto in famiglia…” “Brutto zozzone, ci sei riuscito, sarò costretta a sposarti ma…” “Niente ma, mi hai folgorato dalla prima volta che ti ho vista.” “Mò sò diventata pure un fulmine, speriamo bene!” Al comune di Messina le due coppie, padre e figlio con madre e figlia  fecero il loro ingresso nell’ufficio di un funzionario comunale che, sbrigate le pratiche burocratiche: “Non riesco a riconoscere quale è la madre e quale la figlia!” La differenza era che  la madre aveva chiuso ‘i battenti’ e la figlia  stava per aprirli… ma  solo per il marito!
     

     
  • mercoledì alle ore 17:29
    I SOGNI.

    Come comincia: I sogni ci aiutano a venir fuori da una realtà, spesso spiacevole, ma non certo a cambiarla. ‘Ama il tuo sogno se pur ti tormenta’ chiosava il buon D’Annunzio;  questo aforisma era riportato su una porcellana sita nello studio del padre di Alberto. Sicuramente il  papà di sogni ne doveva aver tanti, era il tempo della seconda guerra mondiale ed il ragazzo sentiva i grandi lamentarsi di un pazzo…lasciamo perdere, andiamo ai sogni di Alberto M. e alla sua vita piuttosto avventurosa. Insegnante di matematica e fisica in un liceo classico di Messina aveva divorziato dalla prima moglie, (donna impossibile da sopportare), e vedovo della seconda di cui aveva un eccellente ricordo (poverina deceduta per un tumore) ma che lo aveva lasciato nell’agiatezza: una villa nel Giardino dei Laghi, bellissima e con annesso giardino tropicale, campi da tennis e piscina in comune con gli altri condomini, insomma un paradiso terrestre. Era divenuto inoltre proprietario di vari  stabili e terreni oltre che di una notevole somma di denaro in titoli, insomma ripeto aveva un buon ricordo della consorte (ti credo!). L’unica cosa che mancava ad Alberto era la ‘materia prima’ che si procurava con delle professioniste ma che lo lasciavano insoddisfatto per motivi ben comprensibili. Doveva trovare una femminuccia tutta per sé.  Il destino, superiore agli dei come Alberto ben sapeva da buon pagano, gli diede una mano con la conoscenza di Corinna e delle due figlie gemelle, sue allieve a scuola: Grazia e Graziella. Lo so che vi vien da ridere perché i due nomi di solito vengono seguiti da un detto volgare. Corinna avrebbe fatto molto volentieri a meno a chiamar così le fanciulle ma quelli erano i nominativi delle nonne materna e paterna. Ma  perché il ‘passaggio’ di nomi? A parte la consuetudine di tramandarli alla discendenza le due vecchie erano ricche, non vi pare un buon motivo? Corinna, un giorno di ricevimento dei genitori alla scuola delle due figlie riconobbe in Alberto quale insegnante delle stesse il suo vicino di casa e, tenuto conto dei voti non buoni in matematica e fisica delle due Grazie, pregò il professore di dar loro delle ripetizioni private. Alberto in fatto di donne preferiva il tipo mediterraneo ma Corinna lo colpì in maniera positiva pur essendo bionda con occhi grigio-azzurri. Fisico da atleta, sorriso accattivante e soprattutto altre cose fisicamente apprezzabili accettò di buon grado con un ma: “Signora le comunico che le mie lezioni saranno un po’ costose nel senso che…” “Non si preoccupi, sono piuttosto abbiente e…” “Mi scusi la non apprezzabile battuta di spirito, io intendevo altro…” Corinna scoppiò in una gran risata che fece girare tutte le persone in quel momento nella stanza. “Io ho sempre amato la gente con la faccia tosta, ma lei…” “Le rispondo io con una detto tradotto dal francese: ‘Donna che ride è già nel tuo letto’ relata refero.” “ Un professore di matematica che conosce anche il latino ed il francese, quante altre lingue conosce?” “Questa volta fu Alberto a scoppiare in una gran risata, i presenti si domandarono che avessero quei due a rider tanto, beati loro! A questo punto Corinna arrossì e, per nascondere il suo imbarazzo cominciò a tossire…”Madame le chiedo scusa talvolta esagero, me lo diceva sempre la mia defunta moglie.” Così Alberto fece capire a Corinna che non c’erano problemi da quel lato, furbacchione! Le due gemelle si presentarono un pomeriggio nella villa di Alberto scortate dalla genitrice, due gocce d’acqua ovviamente fra di loro ma anche assomiglianti alla madre. “Professore sia severo con loro, sono due pesti!” “Non penso proprio dato che le assomigliano in maniera notevole.” Una Grazia esordì subito con :”Certo se assomigliavamo a papà…non ci voglio pensare!” “Professore ne ha avuto subito una prova di quello che ho pocanzi detto, due svergognate, me ne vado.” Accompagnata all’ingresso da Alberto Corinna: “Io sono per i rapporti di empatia, Alberto vorrei darle del tu e…”  “Con piacere Corinna ma tuo marito?” Risposta emblematica “Galeazzo dorme ai piedi del letto!” Intenda chi vuole intendere poi con quel nome! “Ragazze siete intelligenti ed anche furbette, datevi da fare altrimenti perderete l’anno e vi giocate le vacanze!” “Ci mancherebbe altro, con i nostri boy friends abbiamo programmato una gita a Cuba!” Alla faccia della libertà sessuale, d’altronde quelle due avevano diciotto anni e meritavano un premio, sempre se avessero superato gli esami di Stato. Una parentesi: Alberto aveva come ‘Perpetua’ una vedova quarantenne dimorante a Gesso, una frazione di Messina. La cotale, Emma, ogni mattina con l’autobus delle linee extra urbane raggiungeva la villa di Alberto. Purtroppo il servizio funzionava a singhiozzo ed Emma talvolta, all’andata, era costretta ad usufruire del passaggio in macchina di qualche paesano ma, al ritorno? Alberto da buon samaritano le dava un passaggio in Jaguar cosa che inorgogliva Emma che restava un po’ in auto dinanzi casa sua per far invidia ai paesani, Alberto ne era conscio e l’assecondava, quella della sua collaboratrice domestica, sola senza figli né parenti, era una vita agra. Nel frattempo non era accaduto nulla fra Alberto e Corinna; quest’ultima era andata a far compagnia alla madre ammalata e si faceva viva solo con qualche telefonata che lasciava a bocca asciutta un Alberto speranzoso. Una settimana prima degli esami di Stato Alberto scoraggiato dalla poca preparazione delle due gemelle: “Mia care, malgrado il miei sforzi non ritengo riuscirete a superare gli esami, senza il vostro impegno …non posso certo sostituirvi io, spiacente non so che fare per aiutarvi.” Una Grazia:“Volere  è potere.” Alberto: “ Si volare è potare!” “Professore un discorso serio: chi va al classico come noi è portato per le materie letterarie  ma non per quelle scientifiche, conclusione ci vuole un escamotage da parte sua, sapremo noi due come ricompensarla, pensiamo che abbia proprio bisogno di…” Un sorriso da parte delle due facce toste che mise in crisi Alberto che passò la notte insonne, ne aveva ben donde perché aveva pensato ad uno stratagemma particolare ma pericoloso ma aveva bisogno dell’aiuto del Preside Ardito P.(il padre era stato partigiano), suo buon amico. La mattina dopo: “Ar. vieni al bar ti offro un aperitivo.” “C’è puzza di bruciato che hai combinato?” “Dì invece che cosa dobbiamo combinare dietro una ricompensa molto piacevole.” Alberto chiuse gli occhi e tirò su col naso e così Ardito, vecchio puttaniere capì l’antifona. “Merce buona?” “Eccellente ma pericolosa!” Seduti ad un tavolo lontani da tutti Alberto spiegò all’amico Preside che l’unico modo per aiutare le due  licenziande era aprire la busta sigillata pervenuta dal Ministero, fotocopiare  i compiti e risigillarla. Ardito come da significato del suo nome era un tipo d’assalto così girando fra i negozi di ferramenta riuscirono a trovare lo stiletto molto affilato e si precipitarono nell’ ufficio di presidenza chiudendo la porta a chiave e misero in atto il piano programmato, che, malgrado fosse stato eseguito a regola d’arte, mise una certa qual inquietudine nei due ‘congiurati’. Le due Grazie furono convocate nella villa di Alberto, si misero di buzzo buono ad imparare a memoria gli esercizi e, soddisfatte, rientrarono in casa loro. Il giorno dell’esame in aula c’era un commissione composta da professori provenienti da altri istituti, alcuni anche di altre sedi.  Controllarono i sigilli della busta dell’elaborato, li trovarono intatti. Le ragazze uscirono quasi per ultime ma soddisfatte, la loro memoria si era dimostrata buona  con gran sospiro di sollievo dei nostri due amici., ora si trattava di ... passare all’incasso. Emma ebbe mezza giornata di vacanza  dopo aver preparato una pranzo sontuoso (Ma quanti amici avete invitato?). Grazia e Graziella in gran forma si recarono a casa di Alberto dove era già arrivato Ardito tutto profumato. “Mi sembri un magnaccia, vatti a lavare, stò profumo fa schifo.” Alberto anche se scherzando aveva detto la verità, le ragazze non lo avrebbero approvato, avevano troppo stile per accettare  un uomo con un profumo da quattro soldi. Le due G. erano vestite come se dovessero andare al mare, sotto un  bichini ridottissimo coperto da un pareo trasparente. Grandi effusioni giustificate da una promozione che si dovevano ancora meritare. Pranzo appena assaggiato dai quattro, ‘innaffiato’ da un elegante Marsala S.O.M. con cannoli siciliani di grandi dimensioni. Alberto prese in mano la situazione, istintivamente preferì agganciare Graziella indicando ad Ardito qual’era la stanza degli ospiti. “Per fortuna mi hai scelto, il tuo amico non mi piace, sei un uomo favoloso, mi sei piaciuto già dalla prima volta che ti ho incontrato!” “Parli come un libro che usavano gli innamorati timidi dell’ottocento per fare la corte alle ragazze, non è una presa in giro profumi di donna, ti trovo sensuale, vieni in bagno voglio vederti nuda, faremo una doccia insieme.” Graziella si dimostrò subito all’altezza della situazione, in campo sessuale era decisamente brava, provarono un po’ tutte le posizioni e dovettero aver impiegato molto tempo perché ad un certo punto sentirono bussare alla porta della stanza. “ “Siete ancora vivi?” La voce ironica di Grazia fece effetto su i due, erano passate tre ore. Ardito prese la via del ritorno infilandosi nella sua 500 Fiat, i tre si sedettero su un divano e Grazia: “Sorellina non so Alberto ma il mio amante è proprio un imbranato in campo sessuale!” “Cara Alberto è semplicemente favoloso ma non te lo presto! Lo voglio tutto per me.” “Se avete fini di mercanteggiare la mia persona…” Suonò il telefono: “Sono Corinna, non trovo a casa quelle due sciagurate di figlie, sono da te?” “Si stiamo festeggiando la promozione, a voce ti spiegherò tutto.”. “Nei prossimi giorni, dopo i funerali di mia madre, tornerò a casa.” “Corinna le mie condoglianze, a presto.” Le due ragazze si guardarono in viso, col ritorno della madre avrebbero dovuto accontentarsi dei loro boy friends. Dopo tre giorni una telefonata: “Sono ritornata, non mi sento di venire da te, vieni a casa mia.” Corinna era cambiata, i giorni passati vicino alla madre morente le avevano lascito i segni sul viso. La dama parve leggere nel pensiero di Alberto: “Mi vedi invecchiata, lo sono dentro e fuori ma, col tuo aiuto mi riprenderò, sempre che tu…” “Io sarò un buon  samaritano sempre qualora venga ben retribuito!” “Vedo che non hai perso il senso dello humour, intanto ti ringrazio per aver aiutato quelle due sciagurate; per non parlare al telefono mi hanno scritto una lettera raccontandomi come sono andate le cose, manco un padre…” “Si un padre zozzone” pensò Alberto domandandosi come sarebbe andate a finire la situazione, forse si sarebbe sbloccata con l’andata delle due Grazie a Cuba, la soluzione migliore per non aver guai. Il giorno successivo una novità: a casa di Alberto si presentò Galeazzo, padre delle due e titolare di una scuola guida che godeva fama di far promuovere anche i ciechi ah.”Signor Alberto anch’io voglio ringraziarla, se ha bisogno sono a disposizione.” “Alberto pensò ridendo dentro se stesso: “Mi basta tua moglie prossimo cocu!” Finiti i giorni della tristezza arrivarono quelli della felicità ed ancora una volta Emma fu invitata a preparare un pranzo questa volta per due, non disse nulla, si fece onore in culinaria ma dentro di sé…All’arrivo in casa di Alberto Corinna l’abbracciò a lungo, capì di essersi innamorata. Dopo gli aperitivi ed un pranzo che ottenne gli elogi di Corinna passarono sul divano. Siediti, vorrei rilassarmi con la testa sopra le tue gambe. Dopo un po’ Corinna: “Non pensavo che portassi la pistola a cosa ti serve?” “A scoparmi le belle signore!” “Brutto maiale, dopo una figlia anche la madre!” Coirinna non era una ingenua, capì che Alberto…ma poi lo abbracciò baciandolo a lungo. “Sei un angelo venuto dal cielo.” Più che altro dal monte Olimpo, sono pagano e devoto al dio Hermes, con lui sono piuttosto simile di carattere a parte che lui protegge i ladri ed io lo sono solo delle femminucce altrui!” “Va bene solo un piccolo assaggio, non sono in forma ma…accidenti dove l’hai preso quel cosone?” “Madre natura: tutti i maschietti di famiglia sono ben dotati da quello che mi ha detto mio padre, lasciamo perdere i miei familiari maschili, che ne dici di un assaggino…” Dopo un po’ Corinna si trovò la boccuccia piena di…che in parte ingoiò e poi si aiutò con un fazzoletto. “Sei una fontana!” “Lascia perdere i paragoni acquatici, appena ti sarai ripresa …cose di fuoco!” “Ho trovato un mandrillo della foresta africana, dovrò comprare un cesto di banane.”Vacanze per tutti: le due sorelle a Cuba, il papà in giro con la segretaria bonazza, Alberto e Corinna a Panarea nelle isole Eolie, c’era stato in passato ed era rimasto in buona amicizia con Lidia la proprietaria di un grande Albergo con piscina per coloro che non amavano andare in mare. Lidia: “Vedo che ti tratti bene, la signora ha stile e mi piace.” “Si ma ama solo i maschietti!” “Vedo che non hai perso il senso delle humour, posso risponderti: anche a me!” La prima notte di nozze fu favolosa, Corinna si era ripresa ed approfittò in pieno della esuberanza di Alberto anche se poi la cosina si era un po’ troppo arrossata, col quel ‘marruggio!’ A Panarea Alberto oltre che sessualmente si sfogò anche con la fotografia di cui era un appassionato. Fotografò ovviamente Corinna anche in pose discinte ed un po’ tutti i villeggianti che gli capitavano a tiro, specialmente femminucce’, talune in topless, da cui si faceva comunicare l’indirizzo e la città di residenza per inviar loro le foto ovvero, se possibile,  anche per consegnarle loro di persona ma non aveva fatto i conti con Corinna: “Caro io non dormo ai piedi del letto!” Il buon Albertone ancora non aveva compreso che aveva a che fare: con una femminuccia scafata e, come la maggior parte delle appartenenti a quella razza calzava in pieno il detto: “Amenonlasifa!’ e così fu costretto a diventare monogamo, che tristezza! Qualche lettore non avrà compreso il significato della parola ‘marruggio’ riportata nel racconto: nel dialetto siciliano si tratta di un grosso e nodoso legno che regge la zappa!

     
  • martedì alle ore 15:36
    MATER SEMPER CERTA...

    Come comincia: Un dopo cena triste, televisione spenta causa programmi pieni di cattive notizie, alcune orripilanti provenienti dai paesi arabi,  quelle italiane non migliori. Alberto settantenne, nel calduccio del suo letto immaginava quei poveracci senza tetto che si arrangiavano nelle stazioni ferroviarie o peggio sotto i ponti (aveva avuto modo di visionarli in un servizio di un giornalista che, in vena di sensazionalismo aveva ritenuto  far partecipe il pubblico di scene orripilanti). Il non più giovane signore  preferiva programmi più  distensivi: ballerine in piena forma, comici spiritosi insomma spettacoli di intrattenimento anche se un po’ datati, questi ultimi lo riportavano alla sua gioventù. Fuori una pioggerellina leggera ma insistente, non è sempre vero che a Roma ci sono sempre le ottobrate romane celebrate da Ottorino Respighi. Di lontano giunsero alle orecchie di Alberto gli inconfondibili miagolii bassi e profondi con picchi acuti di una gatta in calore, miagolii che divennero molto più insistenti e prolungati, evidentemente un gatto maschietto aveva preso possesso della sua ‘topa’. Il concerto felino seguitò anche quando nella stanza da letto Si appropinquò la gentile (si fa per dire) consorte Michela che: “Stasera abbiamo anche un concerto felino, non ci mancava altro!” “Almeno loro si divertono al contrario…” “Tu non pensi ad altro, la tua è una fissazione, son finiti quei tempi!” La signora, in menopausa, non apprezzava più il sesso e di conseguenza il marito ‘andava in bianco’, unico suo svago la fotografia. Ex maresciallo della Finanza aveva la qualifica di capo laboratorio fotografico e come tale ‘girava’ in elicottero per scovare  coltivazioni di cannibis indica impiantate nei posti più impervi fra i ‘tutoli’ di mais. Nello stampare le foto Alberto riportava gli estremi delle coordinate geografiche per mettere in condizione i militari del reparto operante di raggiungere il luogo, arestare i coltivatori abusivi e distruggere le piante.  Anche dopo il congedo Alberto veniva chiamato a effettuare quel servizio fotografico che aveva portato alcuni comandanti di far bella figura anche a livello nazionale. Il suo laboratorio o meglio quello della Guardia di Finanza da lui ‘messo su’ era ancora a sua disposizione, lo usava per stampare foto di manifestazioni  del Corpo oltre che quelle personali di amici e talvolta foto di amiche  ma senza conseguirne… risultati tangibili. Che ti capita al buon Albertone, (a lui non capitavano quasi mai situazioni cosiddette normali.) La signora Adalgisa di chiara provenienza romagnola residente al piano superiore al suo, un giorno gli chiese di ritrarla senza veli…La dama era conosciuta in quel palazzo di Roma in viale della Vittoria sia per la sua avvenenza che per la sua spregiudicatezza in fatto di maschietti. Divorziata, quarantenne, come di moda attuale si era ‘procurato’ un toy boy di vent’anni più giovane di lei con cui passava giorni piacevoli e notte favolose. Edoardo, l’amante finanziariamente non se la passava bene ma per Adalgisa non era un problema, lei era facoltosa di famiglia. Il signorino amava vantarsi della sua conquista con gli amici e per questo motivo aveva chiesto ad Adalgisa sue foto nude, chi meglio di Alberto…Con la Mini Cooper della signora i due si inoltrarono nella pineta di Ostia ed Alberto riprese la dama  con scatti artistici, lei sembrava più giovane della sua età e soprattutto più appetibile. Stampò quasi cinquanta foto col computer e di mattina, moglie assente perché insegnante di lettere in località fuori Roma si presentò ad Adalgisa che rimase stupefatta:”Sembro un’attrice, tutto merito tuo, come posso ripagarti, sono abbastanza ricca, chiedimi quanto vuoi.” Alberto sapeva cosa chiedere ma rimase inspiegabilmente  in silenzio e così…andò in bianco. In seguito qualcosa era cambiato in Adalgisa, quando incontrava Alberto lo salutava appena, sembrava dimagrita,  pallida in viso. Un giorno andò a trovare a casa il suo fotografo e: “Debbo dirti quello che mi sta succedendo, Edoardo è un cuckold come dicono gli inglesi, pretende che faccia sesso con suoi amici mentre lui si masturba, non mi piace stà storia ma non so cosa fare.” Alberto rimase senza parole, non era un puritano, in campo sessuale ammetteva un po’ di tutto ma con protagonisti  consenzienti in questo caso…Incontrando il giovane:”Sei Edoardo? Penso di si, sono un  ex maresciallo della Guardia di Finanza, sono in rapporti amichevoli con Adalgisa che si lamenta per un tuo comportamento in campo sessuale…per evitarti guai ti do un consiglio: dimenticala…non vorrei dover interessare qualche amico delle forze dell’ordine!” La lezione servì al giovane che sparì dalla circolazione. Adalgisa  una mattina si presentò a casa di Alberto con … sotto la vestaglia niente, situazione che fece rinverdire le prestazioni sessuali  del signore il quale mascherò con sua moglie la gioia di una nuova vita erotica; sapeva perfettamente che le donne hanno un sesto senso ma riuscì ad occultare la relazione. Una mattina Adalgisa: “Caro non so se ti farà piacere, una notizia per me bellissima…sono incinta!” Alberto cadde sul divano, Michela non poteva avere pargoli ed ora lui a settanta anni …”Non ti preoccupare, nessuno saprà nulla in primis tua moglie, sarà un nostro segreto.” Passano otto mesi ed una mattina Adalgisa dalla clinica S.Rita: “Caro sei diventato padre di una femminuccia, se sei d’accordo la chiamerò Stella, sarà la stella della mia, della nostra vita.” Passa un giorno, passa un mese, passano anni Stella cresceva in altezza ed in bellezza, era sempre circondata da amici, da amiche e da compagni di scuola, era anche brillante negli studi e sempre più assomigliante a suo padre. Alberto partecipava alle feste dei suoi compleanni con regali ben accetti dall’interessata, era lo zio Alberto. Ad ottantatre anni la salute di Alberto era peggiorata, i vari medici consultati prescrivevano sempre più esami e medicinali che gli complicavano la vita, doveva assumere la prima pillola alle cinque di mattina, l’ultima alle ventidue, si faceva seguire da uno neuro psicologo, si accorgeva che di giorno in giorno perdeva la memoria recente. Una domenica mattina mentre Michela si ritirava dal bagno profumatissima di doccia ebbe una crisi di pianto, aveva compreso che Atropo stava per recidere il filo della sua vita. “Caro non ti disperare, avrai altro tempo da vivere e soprattutto goderti la piccola Stella, quasi subito mi sono accorta che era tua figlia, ogni giorno ti assomiglia di più ma dato che tu non volevi farmi conoscere il tuo segreto mi sono messa d’accodo con Adalgisa…Ad Alberto venne in mente un aforisma di Victor Hugo: ‘Dio s’ è fatto uomo, il diavolo donna!’ Era più sereno, che Atropo facesse pure il suoi lavoro!
     

     
  • martedì alle ore 15:31
    LA PIÚ RICCA DEL REAME

    Come comincia:  
    LA PIÙ RICCA DEL REAME
    Chi vi ricorda il titolo di questo racconto? Aggiungetevi ‘Specchio delle mie brame’ il tutto vi ricondurrà alla favola di Biancaneve. Nella realtà odierna era solo nel finale in cui Alberto, maresciallo delle Fiamme Gialle si trasformò in principe e cambiò la vita di Biancaneve. Era stata per il cotale una nottata orribile per l’alta temperatura, aveva ‘litigato’ con il condizionatore, l’aveva spento ma sembrava che lo stesso, per dispetto, avesse fatto aumentare il caldo notturno, insomma tutti e due notevolmente arrabbiati per non usare un termine più volgare,  non era mai corso buon sangue fra i due. Doccia prima tiepida e poi fredda come consigliato dai ‘sacri testi’ e, consumata la colazione con yogurt e fette biscottate  destinazione lido di Mortelle in quel di Messina. La spiaggia praticamente deserta, Alberto piantò l’ombrellone con i colori dell’arcobaleno vicino alla battigia per usufruire di una leggera brezza, piedi che si ‘sciacquavano’ nell’acqua, il buonumore non faceva compagnia al maresciallo. Dopo la separazione dalla consorte sembrava che tutto gli andasse storto anche in ufficio con i colleghi, aveva ottenuto trenta giorni di licenza che non sapeva come impiegare. Ad occhi chiusi gli giunse una voce femminile: “Stó signore non sa che nel bagnasciuga non si può  piantare l’ombrellone!” Sicuramente si trattava di una vecchia zitella incartapecorita e scassa….Alberto fece finta di non aver sentito e seguitò ad essere cullato dalle piccole onde che si infrangevano sui suoi piedi. Giratosi si accorse che un trio di femminucce aveva sistemato un ombrellone simile al suo un po’ più indietro. Una signora non più giovanissima dal fisico scultoreo e dai capelli azzurrini e due ragazze more piuttosto alte niente male, anzi…’La faccia tosta spesso paga’ diceva nonno Alfredo vecchio donnaiolo, Alberto mise in atto il detto e: “Signore sono Alberto,  ho sbagliato nel mettere l’ombrellone sulla battigia, vi chiedo scusa, che ne dite di una fresca  granita al bar? “Sono Nicole, Colette per gli amici e queste due Beatrice, mia nipote e Ginevra una sua amica, lei ha pontificato sottolineando battigia al posto di bagnasciuga, dal suo dialetto mi accorgo è che romano, i suoi paesani non sono famosi per la loro signorilità…” “Le rispondo per scusarmi ‘m’arrunchio’, non sono sicuro di interpretare bene il siciliano, è sempre valido l’invito al bar.” Inaspettatamente Colette: “Ragazze andiamo ad assaggiare stà granita, sarà sicuramente buona, è siciliana!” “Io so leggere nel pensiero degli altri, vediamo se indovino: stà vecchia quanti anni avrà, sicuramente più di cinquanta ed è tutta rifatta, va in palestra e frequenta istituti di bellezza, deve essere anche ricca…” “Ed io penso: stà signora mi sta facendo fare la figura del ‘frescone’ come dicono a Roma, che ne dice  di  fare pace almeno una tregua!” Le due ragazze ridevano evidentemente conoscevano bene la dama la quale per sigillare la pax abbracciò Alberto il quale le mise una mano sul didietro lasciando  Colette senza fiato ed aggiungendo: “Devo fare come Muzio Scevola che bruciò la mano che…” Stavolta risero tutte e tre, Alberto capì che stava cavalcando l’onda giusta. “Gentili signora e signorine è stato un piacere avervi incontrato, al vostro arrivo ero di pessimo umore ma ora il mondo mi sembra più roseo, se uniamo gli ombrelloni avremo più ombra. E così fu: Alberto si piazzò al centro tra Colette e Beatrice e non poté fare a meno di esibirsi in due battuta: ‘Beatus inter feminas!’ e ‘ginecocrazia imperat!’ ”Ha fatto sfoggio di latino e di greco, ci vuole far partecipi di tutta la sua vasta cultura, quante lingue conosce?” “Ho studiato latino, greco, francese e conosco anche un po’ di inglese, me ne vergogno un po’ ma conosco anche frasi scurrili in altre lingue ma non vorrei scandalizzare le caste orecchie delle signorine. “ “Ed i miei padiglioni auricolari non potrebbero essere casti?””Con tutto il rispetto mi permetto di dubitarne…non è un’offesa, non ha mai amato le ‘vergini dai candidi manti’” “Conosce pure Stecchetti ma lei è un cochon!” “Anche lei è ferrata in lingue, non preferirebbe fare una ‘promenade’ digestiva e lasciar sole le signorine …” “Ragazze se non torno fra un’ora chiamate la Polizia, in giro potrebbe esserci un maniaco!” “Mi posso permettere….e, senza aver ottenuto l’assenso Alberto prese sottobraccio Colette che: “Sei un ‘son of a bitch’ me n’ero accorta subito!” Il braccio passò sulle spalle della signora che non protestò anzi parve stingersi più vicino al maresciallo poi la dama di sdraiò sulla sabbia col seguito di un ‘incollamento’ delle sue labbra su quelle di Alberto. ‘Ciccio’ aveva ben presto annusato l’odore di ‘topa’ in calore e si era eretto dentro il costume. “Torniamo indietro, potremmo scandalizzare qualche famiglia di benpensanti, tutto rimandato a… “Al rientro sotto l’ombrellone Beatrice: “Mamma ti sei perso per strada il rossetto delle labbra!” “Non me lo sono perso, è rimasto su quelle di questo signore che mi ha quasi violentato.” “Mamma raccontala ad un’altra, ti conosco!” “Che ne dici di passare quella famosa espressione inglese dalla mia persona a tua figlia che evidentemente ti conosce bene!” “Il fatto è che non c’è più rispetto per le persone anziane! Meglio andare sul romantico: è l’ora che volge al disio e ai navicanti ‘ntenerisce…” “Cara mamma non mi sembra che si sia intenerito qualcosa ad Alberto…” “Stavolta il maresciallo volle fare il duro anche per difendere l’onore di Colette. Di colpo rovesciò sulla sabbia Beatrice in posizione prona e le mollò un paio di sculaccioni con grande sorpresa dell’interessata.  “A stà zozzola è mancato un padre che ha preferito una sciacquetta ad una moglie come me, ben fatto, applaudo.” Alberto per migliorare l’atmosfera rovesciò  Beatrice in posizione supina e la baciò in fronte: “Pace mia dolce fanciulla!” “Tu cò stà pace mi prendi per il culo, niente pace.” “Si vis pacem para bellum, sono cintura nera terzo dan, ti troveresti un culetto come quello delle scimmie ed ora tutti a casa propria.” “Niente casa propria, tutti alla mia villa ad Orto Liuzzo, Concetta deve aver preparato una buona cena, le ho detto che non sarei tornata per il pranzo.” Davanti allo stabilimento balneare oltre alla Cinquecento Abarth di Alberto era posteggiata una Volvo V60. “Chi viene con me a farmi compagnia nella Cinquecento?” “Non so se fidarmi….” “Mamma fai bene a stare attenta, nella Fiat non c’è il cambio automatico, potresti sbagliarti con il cambio manuale!” Questo era troppo, Beatrice riuscì ad evitare l’ira materna chiudendosi nella Volvo con Ginevra e mettendola in moto. Alberto non riusciva a partire, se la rideva alla grande. “Che ne dici di controllare se tua figlia ha ragione?” Colette mise su un broncio “Hai ragione tu, le vecchie signore debbono essere rispettate e non trattate come delle p…ne!” “In un altro momento avrei apprezzato il tuo spirito romanesco ma è venuta fuori una storia che mi ha colpito profondamente, ne riparleremo in un’altra occasione, aspetta a partire, dammi un abbraccio.” Dopo circa un quarto d’ora Alberto fece ‘cantare’ la sua Abarth, era un bravo guidatore anche se un po’ spericolato per i gusti della passeggera. Beatrice e Ginevra erano già giunte a Orto Liuzzo, avevano spalancato le finestre della villa ed incontrato Concetta cui avevano comunicato la presenza a cena di un’altra persona. “Alberto che ne dici di una doccia, nella camera degli ospiti c’è un bagno personale, ci sono anche un accappatoio e tutto il resto. Alle venti tutti a tavola.” Beatrice lontana dalla madre, Alberto vicino a Colette, a dir il vero aveva sperato che sotto la doccia ci sarebbe stata anche la padrona di casa, ma era chiedere troppo. Concetta era una signora simpatica, moglie del contadino che conduceva il terreno vicino casa di Colette si fece apprezzare per i vari piatti a base di pesce, un ananas digestivo ed un caffè decaffeinato, la padrona di casa non avrebbe riposato la notte con un caffè normale. Alberto chiese il permesso a Colette ed iniziò ad accendere la pipa. A questo punto Beatrice: “A me fai tante storie per qualche sigaretta, il signore…” “Per un po’ di tempo gradirei che girassi alla larga, ai miei tempi i maschietti comandavano, oggi…”Alla fine della cena il campanello: “Deve essere Alfonso il mio fidanzato.” Era Alfonso che: “Chiedo scusa per il ritardo, mi hanno trattenuto in ospedale per un caso urgente.” “Il mio fidanzato è specializzando al Policlinico, specializzando in ostetricia e ginecologia, gli capita spesso di fare tardi.” “Alberto fece la faccia dell’indiano o gnorri che dir si voglia, il significato era chiaro, si era ‘fatta’ qualche paziente. “Il mio fidanzato è persona seria, non come te, mai si permetterebbe…Intervenne Alberto: “Mi presento dato che nessun a di queste signore e signorine l’hanno fatto, sono Alberto un maresciallo delle Fiamme Gialle, da buon romano talvolta mi lascio andare a delle battute salaci, la tua difesa da parte di Beatrice è buon segno, te lo dice chi ha di recente divorziato e conosce le ‘delizie’ di una moglie ‘camorria’.”Alfonso era una persona distinta, ben vestita, magro con occhiali da vista cerchiati d’oro. Profilo di persona  intelligente ma non furba a giudizio di Alberto, i fatti gli avrebbero dato ragione. In giardino ‘si respirava’, anche Alfonso era un patito della pipa e con Alberto si scambiarono notizie circa le miscele di tabacco. Verso mezzanotte tutti a nanna con finestre aperte, Alberto constatò con piacere l’assenza di un condizionatore. Dopo circa un’ora cigolio della porta della stanza degli ospiti, uno spiraglio di luce e poi di nuovo solo luce proveniente dal giardino, un’ombra in camera, sicuramente la signora o una signorina a meno che Alfonso non fosse omo. Prima versione giusta, era Colette in vestaglia, profumata di gelsomino e col classico ‘sotto la vestaglia…’ Accucciatasi vicino al corpo di Alberto cominciò silenziosamente a piangere…ahi, ahi, ahi era la classica situazione in cui il buon Albertone era disarmato. Ci volle del tempo prima che Colette si calmasse. “Non pensare che sono venuta qui per motivi sessuali, c’è ben altro, una situazione che non mi fa dormire la notte: giorni fa, un pomeriggio, ho scoperto Beatrice e Ginevra nude a letto che…io che speravo di diventare nonna di un paio di pargoli rompiscatole, una figlia lesbica! Oggi è di moda l’appartenenza alla LGBT o come diavolo si chiama ma non riesco ad accettare la situazione soprattutto dopo che quell’imbecille di mio marito…”Hai detto bene, tuo marito è stato uno scimunito, anche se hai cinquantasette anni…” Chi ti ha detto la mia età, sicuramente quella mentecatta di mia figlia!”  “L’ho indovinata, ne dimostri venti di meno…il qui presente in fatto di donne…” “Va bene ti do la patente di puttaniere, scusa il linguaggio ma sono arrabbiata e preoccupata. Alfonso è un bravo giovane ma non è in grado di gestire la situazione, tu che mi consigli?” “Pecunia non olet!” “Hai ragione ma c’è il problema che mia figlia potrebbe avvisare Ginevra, intascare i soldi e seguitare la loro tresca.” “Se ti fidi c’è un’altra soluzione, io cerco di portarmi a letto Ginevra poi le offro una grossa cifra in assegno ma il problema che nell’assegno non ci deve essere la tua firma, unica soluzione condividere con me il tuo conto corrente sempre che io non scappi col malloppo come tuo marito! Al posto tuo ci penserei bene, sai come ci chiamano a noi finanzieri: ‘caini’ ossia traditori dei fratelli, vedi tu!” Colette si era talmente fidata del ‘caino’ da passare il resto della notte in un rapporto sessuale come non ricordava da tempo, uno che scopa così bene…La mattina successiva in banca la firma di Alberto comparve  vicino a quella di Colette sotto lo sguardo indagatore da parte del direttore di banca che…non si faceva i fatti suoi. Alberto si recò dalla concessionaria Abarth e cambiò la sua Cinquecento con uno Spider 1400   con l’aggiunta di una somma considerevole di denaro. Ginevra era una maestra d’asilo, Alberto ebbe da Colette le coordinate della sua scuola  ed alla fine delle lezioni si presentò alla insegnante che meravigliata, come ovvio, sparò la classica battuta: “E tu che ci fai qua?” “Secondo te che fa un fanciullone come me dinanzi ad una beltade come te, se la vuole scopare!” ‘Sei il solito, oggi sono di cattivo umore, portami a mangiare in un bel ristorante.” Alberto era un abitudinario, condusse la nuova conquista a  Ganzirri da Salvatore che, imperturbabile fece finta di non conoscerlo. Alla fine del pranzo Ginevra era più serena anche se curiosa di quell’incontro. Il problema era di Alberto che doveva trovare il modo di mollare centomila Euro a Ginevra con una scusa valida…nel frattempo seduti fuori del locale aveva acceso la pipa per ispirarsi. “Sono stato contattato da Alfonso che è venuto a sapere della vostra relazione, al fine di evitare scandali a mio mezzo ti offre una somma notevole per non incontrare più Beatrice, di lesbiche ce ne sono in giro, di moneta poca.” “Sentiamo di quanto si tratterebbe.” “Che ne dici di diecimila Euro?” “Non mi bastano, oggi si spendono facilmente.” “Va bene, ultima offerta centomila Euro, prendere o lasciare.” “Dove sono stí centomila? “ “Ecco un assegno, manca solo la mia firma.” “Non è che l’assegno è scoperto?” “Va in banca e te ne potrai accertare, dimmi dove devo accompagnarti.” Ginevra abitava al Tufello in una casa popolare, centomila Euro le dovevano essere sembrati una cifra spropositata, era diventata una paperona e poteva far la figura della signorona con le sua amiche. Beatrice non si rendeva conto del mutamento del comportamento dell’amica ma non si pose altre domande. Alberto aveva vissuto un periodo particolarmente movimentato, ogni tanto ‘faceva visita’ con la sua Fiat 1400 Abarth a Colette (ed al suo conto corrente). Colette che si rese conto di aver ben investito i suoi soldi.
     

     
  • 18 agosto alle ore 15:06
    UNA NONNA Á LA PAGE

    Come comincia: Ci sono tanti nomi buffi in giro per il mondo ma chiamare un circolo di danza di Roma ‘Santa Fresca’ era stato eccessivo anche perché a Roma la fresca è un’altra cosa…Il circolo di ballo era stato rilevato da Ademar un simpatico brasiliano fuggito dal suo paese per motivi politici in quanto l’attuale regime di estrema destra non vedeva di buon occhio gli omo, Ademar lo era sicuramente sia dal portamento che dai vestiti indossati che potevano dirsi variopinti ma nella sua professione era un artista, bravissimo e ricercato soprattutto dalle signore anziane. Nonna Aurora sessantenne era una frequentatrice abituale del locale, solo ultimamente aveva diradato le presenze, a casa sua era accaduto un fatto spiacevole, al nipote Luca era stata diagnosticata una malattia rara e così il padre Riccardo insieme alla moglie Adele  dietro consiglio del medico di famiglia lo avevano accompagnato all’Istituto Gaslini di Genova dove c’erano degli specialisti per quella malattia. Adele, mamma del ragazzo insegnava lettere in un istituto lontano da casa dove risiedeva in via Labicana, la figlia Luisa iscritta alla quinta ginnasiale del liceo classico in via Cavour andava a scuola a piedi o in tram insieme a Leonardo figlio di Emma una vedova residente nello stesso isolato. La partenza di Riccardo e di Luca aveva un po’ sconvolto il menage delle due famiglie, Aurora aveva ritenuto opportuno prendere in mano le redini della situazione, colazione, pranzo e cena tutti a casa sua ed a sue spese, Leonardo ed Emma compresi. La circostanza aveva fatto comodo a quest’ultima che finanziariamente non se la passava bene al contrario  di Aurora che disponeva di un bel patrimonio lasciatole dal defunto consorte. Emma per quel che riguardava il vitto provvedeva tutto lei,  era diventata un po’ la cameriera di tutti. Leonardo si era fatto un giovanotto di bell’aspetto e aveva attirato l’attenzione di nonna Aurora che non sentiva sulle spalle i suoi sessant’anni: sempre ben curata, capelli di un azzurro piacevole, la frequentazione di un istituto di bellezza migliorava di molto il suo fisico, insomma si faceva ancora guardare e lei stessa si guardava intorno in cerca di qualche maschietto con cui…passare il tempo. Un giorno notò Leonardo dal viso triste che stava seduto sul divano con la testa fra le mani. “Giovanotto io alla tua età…mi pare che la gioventù di oggi …io sto andando in un locale di ballo, vestiti e ‘come with me’.  Aurora vestita con camicetta scollata e gonna sopra il ginocchio faceva ancora la sua bella figura, aveva stile ed aveva dimostrato buon gusto anche nell’acquistare un’auto non proprio comune come la DS 3 Crossback che attirava l’attenzione della gente. In garage: “Leo te la senti di guidare? Ho capito meglio di no, pare che t’è morto il gatto come si dice a Roma, in inglese: ‘Did you lose a your cat?, e sorridi cavolo, la gioventù passa in un fiato, goditela, a femminucce come te la passi?” “Qualche volta esco con Luisa ma...combino poco, talvolta me lo prende in mano ma sembra che gli faccia schifo come quella volta che le ho riempito la bocca, ha vomitato e mi ha imposto di non farlo più.” Aurora in silenzio ogni tanto sbirciava il suo giovane amico: “Fermiamoci in questo spiazzo, non c’è nessuno, apri la brachetta e tira fuori ‘ciccio’ vediamo se Luisa aveva ragione.”  Dopo un po’: “Quella è una scema totale, il tuo sperma ha un sapore dolce, piacevole, fra l’altro ce l’hai piuttosto grosso, appena possibile, se ti va, staremo insieme,” “Ma io ho ancora voglia!””Hai capito John Holmes, aspetta, abbasso  sedile e slip, vieni dentro piano, sono fuori allenamento.” Fuori allegamento forse va ultravogliosa sicuramente, Aurora se la stava godendo alla grande anche perché il desiderio  sessuale di Leo pareva non aver mai fine. “ “Risparmiati per un’altra volta, la ‘gatta’ è andata in tilt, quando ritorneremo a Messina usciremo insieme, penso che tu abbia bisogno di vestiario e scarpe nuove.” Entrati nel locale da ballo i due furono accolti da un Ademar sorridente: “Dove l’hai preso stó fustaccio, proprio favoloso, che dici di prestarmelo?” Intervenne Leo: “Non ti offendere ma io amo la carne di vacca e non quella di bovino!” “Peccato ti avrei coperto d’oro, almeno posso darti lezioni di ballo?” All’orecchio:“Leo fammi il favore accontentalo, in fondo è un poveraccio in giro c’è molta omofobia, giorni passati era al centro con un amico e li hanno  picchiati.” Nel ballare un lento Leo si accorse con grande sua sorpresa che ‘ciccio’ si era  armato, lui non amava gli omo, non sapeva spiegarsi quell’effetto. “Caro vieni nella mia cameretta, fammi felice, avvicinati, ti metto un condom ho paura delle malattie, finalmente un coso come Dio vuole!” Dio molto probabilmente si girò dall’altra parte nel vedere Leo impossessarsi del dietro di Ademar. la storia durò abbastanza a lungo, Aurora era preoccupata quando finalmente Leo uscì dalla cameretta. Sguardo interrogativo di Aurora: “Mi ha dato cinquemila Euro, è una esperienza che non vorrei avere più, mi sento un prostituto.” “Non fare il moralista, ricorda un aforismo di Seneca: ‘La vita è come una commedia non importa quanto è lunga ma com’è recitata’. Luisa comprese che Leonardo si era allontanato da lei ma non immaginava mai il rapporto di lui con sua nonna, la considerava fuori del campo sessuale. Non era dello stesso parere Emma che invece apprezzò la ‘liaison’ di suo figlio con Aurora, la ‘vecchia’ elargiva un po’ a tutti regali a piene mani, anche Euro in contanti. Adele si era presa un periodo di aspettativa ufficialmente per motivi di salute, la vera ragione era che per lei ogni mattina era una levataccia per andare a scuola e la sera tornava a casa tardi stanca e nervosa, da giovane anche lei amava molto il sesso ma con l’andar degli anni, in quel campo Riccardo aveva dimostrato  notevoli défaillances. Piuttosto ‘ferrata’ in quel terreno’,  si accorse del legame fra Leonardo e sua madre, non ne rimase basita  era anticonformista. Anche lei avrebbe voluto volentieri una relazione sessuale con un vero uomo ma nella sua scuola non ce n’erano proprio, un branco di studiosi, la maggior parte con la schiena curva e probabilmente col ‘pisello’ poco funzionante. Un giorno, finito di mangiare Leonardo e Adele rimasero soli in sala da pranzo, la signora per scherzare mise un piede fra le gambe di Leo che prima si mise a ridere pensando…poi vedendo l’insistenza di della dama aveva fatto effetto sul suo ‘ciccio’, lo tirò fuori e lo mise in bocca ad Adele, un eccellente digestivo. Adele finito il ‘pipe’ si dileguò in fretta, non voleva che qualcuno la potesse sorprendere in quella occasione. Leonardo ritenne opportuno informare sua madre della situazione creatasi, si considerava troppo giovane e senza esperienza per poterla gestire, non voleva aver problemi che avrebbero rotto un equilibrio di cui tutti erano soddisfatti. Un fatto nuovo, inaspettato avvenne in occasione di una serata danzante organizzata da Scarlett una compagna di scuola di Luisa e di Leonardo di nazionalità inglese. Il padre era un attaché dell’ambasciata inglese a Roma che  aveva affittato  villa Adriana per il suo soggiorno nella capitale italiana. Un sabato in quella residenza confluirono oltre ai compagni di scuola dei due giovani anche altri personaggi non italiani di varie nazionalità, alcuni con costumi tradizionali orientali delle colonie inglesi d’oltremare. Il locale al secondo piano era ampio, dalle grandi finestre, illuminato a giorno da lampadari veneziani ed in fondo alla sala un impianto stereo che trasmetteva musica ad alto volume, era quasi impossibile comprendere quello che un vicino diceva. Leonardo e Luisa preferirono ritirarsi in una vicina  saletta  poco illuminata in cui v’erano dei divani dove sostavano  giovani e meno giovani non molto vestiti, nell’aria un profumo dolciastro di droghe. I due preferirono passare nella stanza vicina e qui lo spettacolo era diverso: alcuni maschi e femmine stavano facendo sesso senza interessarsi di dare spettacolo. Una bellissima ragazza, molto probabilmente indocinese si avvicinò a Leonardo e lo abbracciò, bocca contro bocca e poi un ballo languido che portò il ragazzo ‘usque ad sidera’, Leo si ritrovò su un lettino con ‘ciccio’alle stelle ma la bellissima girl si girò di spalle, preferì un rapporto anale con grande sua satisfaction anche anteriore, era un trans! Anche Luisa, nolente, si trovò nel vortice del sesso, fu preda di un personaggio di colore dal membro smisurato che la penetrò a lungo, al contrario del solito ebbe degli orgasmi ripetuti, erano ormai lontani i tempi del puritanesimo. Dopo un meritato post ludio sessuale Leonardo e Luisa ritornarono nel salone dove la musica era stata molto ridotta di volume, solo brani romantici con coppie abbracciate romanticamente, anche loro dopo un po’ presero a ballare stretti l’uno all’altro come mai prima, qualcosa di importante era cambiato dentro di loro forse dovuto a quella recente inusitata esperienza sessuale. Dopo un mese circa Riccardo e Luca rientrarono a Roma, il ragazzo era in via di guarigione con grande gioia  di tutta la famiglia ormai allargata; Luisa mostrava i segni di una futura maternità, sarebbe nato o nata un erede, un leonardino!
     

     
  • 17 agosto alle ore 9:31
    IL RITORNO DI ALBERTO

    Come comincia: “Alberto sono Letizia, la zia Mecuccia è deceduta questa notte per infarto…quando ti sarai ripreso chiamami.” In fondo Alberto questa notizia o prima o poi le la aspettava, Mecuccia, diminutivo di Domenica era sua madre vedova, non aveva malattie particolari oltre ai normali patologie della vecchiaia, il suo problema più grande era l’obesità dovuta al troppo cibo ingerito, il medico di famiglia l’aveva predetto: “O prima o poi il cuore cederà.” L’evento era accaduto una notte di luglio. Letizia era la cugina di Alberto cinquantenne maresciallo della Guardia di Finanza in pensione da pochi mesi, risiedeva a Roma. “Letizia vorrei evitare di venire a Jesi subito, mi conosci, sono un anticonformista e non sopporto di andare in chiesa ed essere circondato da persone, di cui alcune sconosciute che mi abbracciano e mi fanno le condoglianze per non parlare della predica del  prete che ripete la solita storiella  che esalta virtù dei defunti che in vita non avevano, arriverò a funerali eseguiti, mamma potrà essere seppellita nella tomba di famiglia, per le spese provvederò al mio arrivo, ti ringrazio in anticipo.” Due giorni dopo Alberto avvisò il portiere della sua partenza consegnandogli un biglietto da visita con i suoi dati del cellulare oltre ad una consistente mancia, se la meritava sia per la sua devozione che per la presenza in casa sua di cinque figli, non sapeva proprio….” La Jaguar X type era l’acquisto fatto di recente con la somma ricavata dalla vendita di una villa a Jesi in occasione della morte della zia Giovanna. Era da tempo che non percorreva la strada Roma – Ancona, era un po’ migliorata per la presenza di nuove gallerie che evitavano di inerpicarsi sugli Appennini. Nel compact disc musiche rilassanti di Mozart che erano in sintonia col suo stato d’animo. Giunse a Jesi in via San Martino nel pomeriggio, posteggiò nel cortile e suonò a casa di Mariola, cameriera di sua madre che abitava nel piano terra sotto la sua abitazione. La cameriera era un ex contadina molto affezionata alla sua famiglia, non disse nulla ad Alberto, solo un abbraccio affettuoso e lo aiutò a trasportare i bagagli al  piano della  casa di sua madre. “Cavaliere le preparo qualcosa da mangiare?” “Solo un piatto di spaghetti all’olio e della frutta, mi cambio e scendo a casa sua.” L’abitazione materna era in perfetto ordine, Mariola era una donna pulita e precisa nel suo lavoro, una fortuna per Alberto che altrimenti avrebbe avuto problemi alla conduzione delle normali faccende domestiche. Anche Mariola era vedova, suo marito Dario era deceduto per un carcinoma allo stomaco, da quel momento era entrata a far parte della famiglia di Mecuccia, era anche la sua confidente. “Grazie di avermi fatto trovare la casa in ordine, le darò il doppio dello stipendio che le elargiva mia madre.” Mariola non era il tipo che gesti eclatanti, solo un grazie con gli occhi pieni di lacrime, era molto affezionata alla madre di Alberto. “Letizia sono a Jesi, sto venendo a casa tua. “La cugina abitava in via San Francesco, all’attico di un palazzo con vista su tutta Jesi, aveva sposato Guglielmo detto Guy un funzionario di banca, anche con lei nessuna smanceria. “Il giorno del funerale la casa di tua madre era affollata di amici che hanno accompagnato a piedi il feretro sino alla chiesa delle Grazie, alla fine della messa solo io e Guy abbiamo seguito l’auto funebre sino alla vostra cappella dove è seppellito anche tuo padre, nei giorni prossimi sarà apposta la lastra con la foto e indicazioni della zia Mecuccia. Questa è la fattura di tutte le spese ed esclusione di quelle della chiesa.” “Mi risulta che il Papa abbia stabilito che i parroci non possano pretendere dei compensi per la loro opera.” “In teoria, in pratica tutti in chiesa sono andarti in sacrestia ed hanno sottoscritto un ‘fiore che non marcisce’, tradotto hanno sborsato minimo cento Euro, io sono stata costretta a dare cinquecento Euro.” Alberto, notoriamente ateo si augurò che il parroco usasse quella somma tutta per spese in farmacia! “Caro cugino se vuoi puoi mangiare da noi.” “Ti ringrazio ma Mariola si è già proposta alla bisogna e si offenderebbe e poi voglio vivere a casa dei miei, è da tempo che manco.” L’abitazione dei genitori di Alberto era di due piani più la cantina e ‘la grotta’ un tunnel che si espandeva sino alla parte sotterranea di Jesi, al primo piano camere da letto, salotto e servizi, al secondo piano cucina, sala da pranzo e locali dove stipare le vettovaglie, Alberto con piacere riprese possesso  della casa, gli ricordava la sua gioventù. I primi giorni il ‘cavaliere’ (era stato nominato per i suoi ottimi precedenti di servizio) dedicò il suo tempo a controllare un po’ tutta l’abitazione, quello che più lo colpì era uno sgabuzzino a metà scala fra il primo ed il secondo piano: dentro tanti ‘chiaffi’ termine usato da mamma Mecuccia originaria di Grotte di Castro in quel di Viterbo. Una collezione di volumi contenenti cartoline pervenute allo zio Peppino, capo stazione superiore di Foggia marito della zia Maria morto sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale, poi  oggetti opera dello zio Alberto un capitano di Artiglieria deceduto in seguito a tifo, poi tanti suoi giocattoli ed infine una scatola di legno. Dentro qualcosa di particolare: una piccola sacca in pelle contenente tre cristalli di rocca ed un libricino dal titolo ‘Pietre magiche antistress’. Lunga spiegazione: ‘Secondo gli sciamani i quarzi, avendo struttura simile a quella dell’energia umana riescono ad entrare facilmente  in sintonia con essa ed a riportarla in equilibrio. La loro struttura chimica è a base di silicio un elemento che elimina le impurità dell’organismo ristabilendo l’equilibrio energetico. All’inizio tenerlo qualche ora a contatto con il corpo in modo che la sua energia si sincronizzi con la propria. Il quarzo deve imparare a conoscere la persona. Chiudere gli occhi e riaprili e guardare il cristallo come se fosse un amico al quale si può chiedere un favore. Si può comunicare con la pietra il motivo per cui si sta per chiedere un favore, ciò permette all’organismo di liberarsi delle tossine psicofisiche e poi declamare la formula: ‘Da oggi tu proteggi la mia tranquillità, aiutami a rilassarmi ed a combattere lo stress e le tensioni. È possibile anche dialogare con i cristalli, nel nostro cervello essi risponderanno alle nostre richieste.’ Alberto rimase molto perplesso, mai era venuto a conoscenza di questa pratica,  la mise in funzione. Dopo due giorni riuscì a mettersi in contatto con i quarzi chiedendo di poter liberarsi delle tensioni che negli ultimi tempi l’avevano colpito. Il cervello di Alberto percepì una risposta: “Stenditi su un divano, al buio, chiudi gli occhi e pensa ad un cielo stellato.’  Dopo un po’ percepì  un fluido che lo pervadeva in tutto il corpo ed una voce interna: “Ora sei rilassato.” Alberto aveva avvertito una distensione diffusa in tutto il corpo e la solita voce: “Ora stai meglio, se hai bisogno noi siamo a tua disposizione.” Alberto pensò di riprendere i contatti con i suoi ex compagni di scuola, forse dopo tanti anni erano cambiati di aspetto, i cristalli potevano aiutarlo e così una domenica mattina si vestì in modo elegante, prima di uscire chiese loro aiuto: “Che ne è di Raffaella una mia amica…” Risposta: “Abita ancora in un villa dietro casa tua, sta per uscire, affacciati e chiamala.’ Alberto aperta la finestra effettivamente vide una signora che stava uscendo di casa, sicuramente era lei, la chiamò: “Raffaella sono Alberto.” La dama alzò gli occhi, si ricordava bene di Alberto ma era perplessa, dopo tanti anni. “Raffaella se mi aspetti dinanzi al monumento a Pergolesi ci potremo incontrare.” E così fu. Si abbracciarono senza parlare, troppo grande era stata l’emozione per entrambi, si guardavano negli occhi: “Cara mi trovi molto invecchiato?” “In questo campo possiamo dire di essere alla pari anche io…” “Andiamo sul corso al bar Bardi, staremo più comodi.” All’entrata nel locale furono accolti da un vecchio cameriere, Alberto lo riconobbe: “Settimio è un piacere rivederla.” “Mi scusi signore ma in questo momento…” “Sono Alberto, da giovane venivo spesso in questo bar.” “Ora mi rammento di lei, è un gran piacere rivederla, sedetevi, vi offro io un Campari soda come ai vecchi tempi.” Alberto si meravigliò della prodigiosa memoria del cameriere poi d’impulso: “Cara vado in bagno.” Era una scusa per avere dai cristalli notizie su Raffaella:”Che mi dite di lei?” “Possiamo definirla un po’ farfallona, ha tre figli il primo è di suo marito da cui è separata,  le altre due, femmine ‘provenienti’ da un amante sposato che però non intende lasciare la legittima consorte.” Alberto non se l’aspettava ma in fondo era poco interessato alla moralità della signora. Ritornato a sedersi vicina all’amica: “Che mi dici della tua famiglia, io sono vedovo senza figli.” “Io ne ho tre, un maschio Antonio militare di carriera e due femminucce Patrizia e Violetta molto belle, sono la mia gioia.” Alberto pensò di approfittare dell’occasione per usufruire delle ‘grazie’ di Raffaella, era tempo che andava in ‘bianco’, la invitò a mangiare a casa sua avvisando  della novità Mariola che aveva già provveduto a preparare il pranzo. “Se sei d’accordo vorrei far venire anche le mie figlie.” Nuova telefonata a Mariola: “Gli ospiti sono diventati tre.” “Care siamo tutte a pranzo da Alberto.” “Quando venivo qui la tua casa era uguale ad ora, ad ogni modo è un bel ricordo anche se po’ triste…” Violetta e Patrizia suonarono il campanello, evidentemente sapevano dove abitava Alberto, la loro madre doveva aver comunicato loro passata amicizia che li aveva legati. Erano due ragazze alte, longilinee, molto simili fra di loro in quanto a viso e corpo, solo i capelli erano differenti, una bionda l’altra bruna. Violetta: “Cari mamma ed Alberto dev’essere stato triste per voi ritrovarvi imbruttiti ed invecchiati…” “Non essere impertinente more solito, il signore qui presente poteva  essere  vostro padre se…” “Io sono per i vecchi metodi ormai in disuso, care ragazze da padre vi avrei sculacciate alla grande, che mi dite?” “Violetta: “Abbiamo il senso dello humour, nostra madre ci ha parlato di te, saresti stato un padre eccellente vero Patrizia?” “Finita la diatriba vediamo quello che ci ha preparato Mariola, tutto a base di pesce come piace a me, il Verdicchio è del mio amico Giorgio.” Le due ragazze al termine del pranzo accesero una sigaretta Turmac. “A’ cose,  qui il fumo è off limits questo sarebbe stato un motivo per delle  sculacciate!” “Papino perdonaci non lo faremo mai più, se vuoi questo è il mio popò!” Violetta si era alzata la gonna mostrando un bel sedere provocando la risata della madre e della sorella.” “Siete troppo giovani per me, mi contenterò di quello di Raffaella si vi levate dalle balle!” “Mammina preparati ad un assalto all’arma bianca sempre che Alberto…” Le due sparino in un fiat dalla circolazione, la punizione era in vista! “Mettiamo in atto quello che hanno pronosticato le tue figlie o c’è qualcuno che potrebbe risentirsi di una tua performance sessuale.” “Che ne dici di pensare solo  a noi, ho sofferto quando una mattina di tanti anni fa ti ho visto in divisa alla stazione che stavi per partire, mi dicesti che andavi a frequentare il corso allievi sottufficiali, capii che ti avevo perduto per sempre!” In bagno, denudatisi i due si guardarono in viso ridendo, ognuno mostrava qualche pecca della vecchiaia. Raffaella era più piccola di statura delle figlie in compenso era molto brava a letto. Alberto supino, la signora  si gettò sopra di lui ed iniziò una danza rotatoria che la portò presto all’orgasmo ma non si fermò, stava recuperando il tempo perduto, anche qualche lacrima. “Non pensavo di far piangere una femminuccia!” “È stato il rimpianto di quello che poteva essere e non è stato, se sei d’accordo ceniamo e passiamo la notte insieme come se fossimo in viaggio di nozze.” Mariola avvisata di preparare la cena per due non fece commenti, solo un gelido saluto. La mattina appena alzati colazione alla grande, i due dovevano recuperare le forze Col passare del tempo qualcosa stava cambiando nella mente di Alberto, un po’ di noia per la routine di tutti i giorni uguali, lui non era innamorato di Raffaella, solo sesso. Chiese consiglio ai cristalli di come comportarsi in futuro. Risposta tagliente: “Taglia.” E così fu: “Cara devo rientrare a Roma, c’è bisogno della mia presenza per sistemare alcuni affari importanti che ho lasciato in sospeso, potrei perdere molti soldi.” Inutile cercare di imbrogliare una femminuccia, è risaputo che le donne ne sanno una più del diavolo. “Ho capito, ti sei stancato di me, torna a Roma dove sicuramente hai lasciato qualche conto in sospeso con delle giovani donne, auguri.” Raffaella sparì sbattendo la porta, capì che questo era un addio definitivo. Alberto liquidò finanziariamente Mariola, andò presso una agenzia di vendita lasciando  una delega per alienare la casa dei suoi e riprese la via del ritorno con la fida Jaguar. Quello che all’andata era stato un viaggio triste contrariamente, al ritorno fu in allegria, Alberto si ritrovò a cantare insieme ai  cristalli!
     

     
  • 17 agosto alle ore 9:27
    L'ASPIRANTE SUICIDA

    Come comincia: Mezzanotte, Roma, mese di luglio, l'aria ancora tiepida. Un sole forte aveva battuto per tutto il giorno l'asfalto delle strade ed il calore immagazzinato, pian piano risaliva l'atmosfera rilasciando un lieve tepore. Da via Cavour, dove era ospite della cugina Silvana, Alberto era giunto a ponte Milvio, camminava come un automa: sentiva appena il rumore del traffico, il chiacchierio della gente che gli passava vicino, l'abbaiare dei cani che litigavano furiosamente fra di loro cercando di trascinare gli incolpevoli padroni, un gruppo di ragazzi visibilmente sbronzi e forse pure 'fatti' che rompevano i maroni ai passanti, tutto gli era indifferente, che andassero tutti a fare in culo, Yvette era morta e con lei una parte di se stesso. Eppure la vedeva sempre dinanzi a sé, sorridente come suo solito come a volerlo consolare. Percepiva la gola secca, un dolore continuo ai muscoli, alla testa, alle ginocchia, alle spalle, alla schiena. Giudizio di un amico medico:'dolori da stress con passar del tempo spariranno.'Un forte frastuono in lontananza, una auto era andata a cozzare violentemente contro un autobus, gente che accorreva sul luogo dell'incidente, grida...Alberto era rimasto solo, appoggiato alla balaustra del ponte guardava l'acqua del Tevere scorrere sotto il ponte, inquinata, non invitante nemmeno per un aspirante suicida.
    Alla sua sinistra gli parve di vedere un'ombra, si girò dall'altro lato ma l'ombra lo sorpassò a passi incerti finendo a terra. Non si sentiva di essere il solito Alberto disponibile con tutti, cercava solo un po' di tranquillità ma l'ombra, ormai illuminata da un lampione, era rimasta a terra. Avvicinatosi: era una femmina rossa di capelli che coprivano il viso appoggiato sul selciato."E adesso che faccio, questa è svenuta...""Questa non è svenuta e non vuole rotte le palle!" Alberto si girò dall'altra parte, fine la signora e pure maleducata. Stava per riprendere il cammino quando la vide ancora a terra."Permesso, posso passare?" "Allora sei stronzo, il ponte è largo!" Alberto era contrario a farsi dare dello stronzo anche da una donna ma la curiosità prese il sopravvento: "Tra poco passa un cane e ti piscia sopra prendendoti per un cespuglio."La rossa cercò di recuperare la posizione eretta ma ricadde a terra, al secondo tentativo ci riuscì ma barcollava vistosamente. Alberto la prese per la vita per evitarle una seconda caduta."Che fai, ci marci?" "Senti ho i cavoli miei per la testa e puoi giurarci che non mi interessano i tuoi, cercavo solo di aiutarti.”La rossa si mise a piangere a singulti, era proprio quello che  Alberto non sopportava, riteneva le lacrime delle femminucce foriere di sventure. La prese sottobraccio e la accompagnò ad un a vicina panchina, la fece sedere."Me ne posso andare?'" "Ma chi t'ha chiesto niente." "Dì la verità volevi fare un bel tuffo senza ritorno, come ti chiami?" Di nuovo lacrime.”Sei un lacrimatoio, pensi che a questo mondo solo tu hai  dei problemi, oggi non  ho fatto la buona azione quotidiana, alzati, ho intravisto un bar aperto.” La cotale riprese in qualche modo l’equilibrio, dentro  il bar il padrone sonnecchiava su una sedia, all’arrivo dei due: “Fatemi compagnia,  sto morendo dal sonno, che ne dite d’un caffè?” Alberto immaginò che la ragazza fosse digiuna, infatti:”Per me un cappuccino e due anzi tre bioches. Sono Violetta.” “Un nome perfetto per te, hai la faccia proprio viola!” La ragazza fece sparire in un attimo cappuccino e brioches. “Quant’è che non mangiavi, un altro po’ addentavi pure il tavolo!” La spiritosaggine non fece presa su Violetta che ordinò un altro cappuccino con cornetti, era proprio affamata. Sistemato il pancino Violetta si distese su una poltrona del bar, occhi chiusi, in fondo non era male come donna… “Ragazzi devo chiudere.” “Quanto ti devo?” “Offro io, vado in centro, ho la macchina qui fuori.” Altro boy scout pensò Alberto: “Io devo andare in via Cavour.” “È di strada, a quest’ora niente autobus.” Violetta si era addormentata in auto, giunti dinanzi casa di Silvana: “Io sono arrivato, sei stato veramente gentile, non ti dico che ti ricorderò nelle mie preghiere perché sono ateo.” “Lascia perdere all’Inferno ci vado per i peccatacci miei, auguri, con quella penso che te la passerai male!” Alberto fece le corna, ormai era costretto a portare Violetta a casa di Silvana. “Dove siamo?” “Se non mi dici dove vuoi andare ti porto a casa di mia cugina.” Alberto aprì il portone, con l’ascensore al secondo piano poi entrò casa. “Fai piano, io sto nella camera in fondo, ci sono due letti, usane uno,  lascio un biglietto in sala da pranzo per mia cugina.” ‘Sono a letto con un’amica…”  Un suono di campane svegliò Alberto, ‘a Roma ci sono più chiese che mignotte’, la frase non era sua ma dava l’idea del problema. In bagno fu raggiunto da Silvana, per lui era come una sorella ma anche le sorelle…” “Lo sai che a me capitano sempre situazioni strane, anche stavolta…” “Fatti una doccia e dopo sveglia l’amica tua.”La ragazza dormiva ancora, Morfeo si era impadronita di lei, chissà da quanto tempo…” “Violetta, prova ad alzarti e poi vai in bagno, è in fondo a destra.” “Mi dici qualcosa di lei?” Alberto riportò alla cugina paro paro quello che era successo a Ponte Milvio, non era facile stupire Silvana ma stavolta…”Speriamo che non sia una sbandata, quando  avrà finito di lavarsi falle fare colazione e poi parliamo, oggi è sabato e l’ufficio è chiuso.” Silvana era consulente tributaria. Violetta si presentò con il vestito stropicciato, era proprio logoro, sembrava una pezzente. “Prima che mi racconti i fatti tuoi vieni in camera mia, ti do un mio vestito, abbiamo la stessa taglia e poi pettinati sembri la Strega di Benevento!” Pettinata e vestita con un abito corto e dalla scollatura abissale Violetta era completamente cambiata,  forse Alberto anzi senza forse Alberto aveva mostrato un viso tipo: ‘Io a questa me la farei subito!’ “Cugino sei il solito zozzone…non cambierai mai!” Il racconto della ragazza aveva qualcosa di inusitato come si poteva presagire ed anche una situazione particolare, Violetta era a Roma per motivi di studio, risiedeva a Messina come Alberto che si mise a ridere. “Sono venuta a Roma con il mio amico ora posso dire ex, Alfredo e ci siamo iscritti alla facoltà di giurisprudenza, a Messina  è molto difficile superare gli esami, Alfredo è ricco di famiglia ed abbiamo affittato una appartamento in via Volturno, ieri mattina dovevo andare all’Università, da sola, Alfredo m’aveva detto di non sentirsi bene, dopo mezz’ora ho pensato bene o meglio male di rientrare a casa per vedere come stesse Alfredo. In camera da letto una sorpresa ma altro che sorpresa una bomba: il mio fidanzato si stava ‘inchiappettando’ un giovane biondo, molto femmineo, sembrava una ragazza, forse l’aveva conosciuto all’Università, io non ne sapevo niente. Alla mia vista il ragazzo, che poi è risultato essere uno svedese è saltato dal letto, si è vestito in fretta ed è sparito, Alfredo è rimasto nel talamo con le braccia dietro il collo guardandomi senza  parlare, in verità c’era poco da dire se non che Alfredo era un bisessuale! Io sono piuttosto anticonformista ma odio la mancanza di sincerità, avrei voluto saperlo da lui o forse…diciamo che sono confusa, non mi resta altro che andare a prendere i miei vestiti e ritornare a Messina, me ne frego dell’Università qui non conosco nessuno a sono senza soldi, lui è il paperone che fa rima con….Intervenne Silvana: “Io al tuo posto non mi preoccuperei, mio cugino è…” “Non sparlare di me cuginastra, potrei arrivare a picchiarti!” “Non consci le mie unghie!” “Finiamola stà sceneggiata, Violetta se vuoi ti accompagno in via Volturno a prendere la tua roba, qui sotto in garage ho la mia macchina.” Dinanzi alla Jaguar Violetta: “Allora anche tu sei un paperone, spero che non avrai lo stesso vizietto di Alfredo…” “Sarebbe facile risponderti con una battuta, sappi solo che io ci tengo alle mie chiappe!” “Stavo scherzando, ti devo molto, l’altra notte ero come impazzita, Alfredo era il mio primo e grande amore, una delusione troppo cocente mi ha portato a ….” “Io sono un maresciallo delle Fiamme gialle, sono una persona onesta e le mie finanze oltre che dallo stipendio sono dipese dall’eredità di una mia zia, i miei superiori a Messina mi hanno  messo sotto inchiesta ma hanno fatto un buco nell’acqua, tutto regolare.” “L’abitazione di via Volturno era al secondo piano, fatta la valigia Alberto, da buon cavaliere la mise in ascensore ed al pian terreno sorpresa: Alfredo stava in attesa dell’ascensore e vista Violetta in compagnia di Alberto e con la valigia capì la situazione, forse voleva reagire ma vista la stazza superiore alla sua di Alberto, senza salutare prese l’ascensore: “Sparito per sempre dalla mia vita!” Violetta d’istinto aveva abbracciato Alberto, ‘ciccio’ sempre in agguato alzò la testa, Violetta se ne accorse, si staccò dal non più giovane amico ed entrò in macchina. “Silvana domattina partiremo, non voglio darti altro fastidio.” “Lo sai che a casa mia sei sempre il benvenuto anche se mi fai delle sorprese, niente prediche, voglio solo farti presente che i vent’anni di differenza…fanno la differenza!” “Io chiederò l’aiuto di Priapo, se vieni a trovarmi a Messina sarà per me un piacere inutile che te lo ribadisco, ciao sorellina!” Alberto prese con calma il viaggio, guidava a non più di centotrenta all’ora sia per non perdere punti dalla patente sia per gustarsi l’effluvio piacevole di donna di Violetta, la ragazza era ritornata in forma e sprizzava femminilità da tutti i pori. “Non mi prendere per una sprovveduta anche se ho solo vent’anni, mi accorgo che hai una voglia matta di…sinceramente mi piaci ma non sono in condizione di apprezzare il sesso, poi vedremo….”
    ‘Ciccio’ sconsolato ritornò a cuccia, aveva capito che ‘non c’era trippa pé gatti’ almeno per ora,la speme …”Violetta abitava in via Camiciotti a Messina, in una palazzina di cinque piani, il suo era l’ultimo. Scesa dalla Jaguar la ragazza suonò il campanello di casa, si affacciò una signora di mezza età che, vista la figlia si precipitò in strada, capì che era successo qualcosa a Roma. “Mamma questo è Alberto, mi ha dato un passaggio, poi ti spiegherò tutto, ciao caro, a proposito dove abiti?” In via Cola Pesce, questo è il numero del mio cellulare, a presto.” Alberto aveva acquistato con il soldi della defunta zia Giovanna l’appartamento nello stesso piano di quello della zia Iolanda, una fortuna così evitava di farsi da mangiare e di lavarsi la biancheria, ci pensava Gina la donna di servizio della zia la quale era piuttosto giù di morale, non fece le solite feste al nipote causa suo figlio Armando, diciassettenne, che era stato cacciato dal collegio dei Salesiani per una delle sue: “Poi ti faccio leggere quello che ha scritto sto fijo …proprio come suo padre buonanima, per ora cambiati e vieni a mangiare. “ Presente Alberto e il fijo di…Iolanda: “Stò bel tomo ogni giorno me ne combinava una, sono stata costretta a mandarlo in un collegio di preti, ti leggo quello che ha scritto in un tema riguardante la religione cattolica: ’Senza credere che l’amore di Dio è onnipotente come poter credere che il Padre abbia potuto crearci, il Figlio riscattarci e lo Spirito Santo santificarci?’ Praticamente con quello scritto ha minato tutta la teoria della religione cattolica, il direttore della scuola era tanto infuriato quasi da non riuscire a parlare: “Si venga a riprendere suo figlio, è un antidio ateo!” “Naturalmente ho capito che il signorino aveva trovato un escamotage per farsi cacciare, io lo mando dal falegname qui sotto ad imparare un mestiere, merita solo di andare a pulire i cessi!” “Mamma il preside non ti ha riferito altra frase da me riportata, è di Epicuro…” “Zia Iolanda anche se non ho figli voglio parlare cò stò fijo di…che poi saresti  tu,  giovanotto andiamo in macchina in giro per Roma.” “Armando l’anno prossimo sarai maggiorenne e penso  conseguirai la maturità poi ci sono due vie: la prima quella di iscriverti all’università cosa che non ti consiglio perché, dopo anni di studio ti troveresti a dover cercare un posto di lavoro ed in questi tempi non è facile, altra soluzione quella di arruolarti nel Corpo della Guardia di Finanza, nel frattempo potresti, se vuoi, continuare a studiare, per ora devi diventare pratico di quiz per il concorso, potrei darti una mano, ho delle conoscenze in alto loco, decidi tu.” “Finalmente qualcuno che mi fa delle proposte sensate, sinora solo rimproveri!”  A casa Armando riferì alla madre la conversazione avuta con il cugino Alberto, capì che forse finalmente aveva trovato una soluzione per i problemi di suo figlio. Violetta cambiò facoltà non più giurisprudenza ma lettere moderne e così era saltato l’ostacolo degli esami difficili.  Alberto aveva ripreso il suo lavoro di capo sezione nel Comando  Provinciale delle Fiamme Gialle inoltre era capo laboratorio fotografico e approfittò dei materiali della caserma per fotografare Violetta ogni giorno più desiderabile, foto in parte fatte vedere a mamma Arianna, non tutte ce n’erano alcune molto sexy in cui la ragazza si mostrava senza veli. Arianna venuta a conoscenza dell’esperienza di sua figlia a Roma ripensò il giudizio fatto su Alberto e lo invitò a pranzo. “Scusami se ti ho trattato piuttosto rudemente ma non conoscevo i fatti, per Violetta è stata un’esperienza negativa ma nella vita anche quelle servono.” Il pranzo con tutte le specialità messinesi in fatto di pesce stocco e baccalà in verità non molto apprezzate da Alberto più abituato alla cucina romana. “Mamma vado a vedere la casa di Alberto, vuoi venire anche tu?” Domanda pleonastica in quanto Arianna sarebbe stata d’impiccio qualora i due…”No cara, sarà per un’altra volta.” “Si vede che manca la mano di una donna, se stai bene a quattrini ti rivoluzionerò tutto l’appartamento, la ditta Fucile è molto ben attrezzata.” E ne dici di provare se il letto è comodo?” “Sei fortunato, mi sono appena finite le mestruazioni, il mio non è un sacrificio, frequentandoti ho imparato ad apprezzarti e forse ad amarti, doccia e poi fuochi d’artificio!” Violetta, che Alberto aveva scoperto non essere rossa naturale ma castana, aveva messo tutto il suo sapere sessuale, era scatenata, godeva alla grande e sorrideva in continuazione anche parlando: “Amore mio che ne dici di…” “Non dico nulla, posso solo affermare che sei meravigliosa anche a letto, di natura.” Alla fine della ‘seduta’ Alberto con calma cercò di fare il punto della situazione: i venti anni di differenza erano l’unico vero ostacolo, mentre lui sarebbe andato incontro a problemi di salute come ricoveri in ospedale, visite mediche, esami, acquisto di medicinali insomma tutto ‘l’armamentario’ di un signore di mezza età, Violetta nel fiore degli anni sarebbe potuta diventare la sua badante e forse anche l’infermiera, ci può essere tutto l’amore di questo mondo ma per lei potevano esistere anche maschietti della sua età…”Che ha l’amore mio, ti vedo triste più che triste, ti ricordi quello che scriveva  Lorenzo il Magnifico…” “Alziamoci, devo fare un salto in caserma.” Alberto nella sua casella di posta trovò un invito al ballo del circolo di Presidio, erano per il sabato prossimo, poteva portare con sé tre persone. “Questa è la volta buona che riuscirò a ballare con tua madre, abbiamo stilato un patto di pace penso duratura.” E così fu, posteggiata la Jaguar in caserma della Finanza (era vicino alla sede del circolo) Alberto con Armando, Violetta ed Arianna che, truccata assomigliava molto a sua figlia, fece ingresso al circolo accolto da un T.Col.di sua conoscenza. “Vedo che è in buona compagnia, le ho riservato un tavolo in fondo alla sala, buon divertimento.”  Musica non recente ma distensiva, la maggior parte dei presenti non era di primo pelo e non avrebbe apprezzato il rock scatenato. Armando prese la mano di Violetta ed entrò nel ‘vortice’del ballo, ad Alberto non rimase che invitare Arianna dapprima titubante, era molto tempo che non ballava e poi col…fidanzato di sua figlia. “Madame ti sento dura, rilassati non siamo in uno studio medico.” Alberto non aveva fatto i conti con l’inaspettato spirito di Arianna: “Vedo che duri siamo in due!” così dicendo era diventata rossa in viso. “Il mio ‘ciccio’ è di origine veneta, il suo detto: ‘Mi son Arlecchin quel che trovo mangio!” “Il mio detto invece è: ‘Se si ribella tagliategli d’un sol colpo la cappella!” I due si guardarono in viso e si misero a ridere fragorosamente. Armando: “Che hanno da ridere tua madre ed Alberto, sembrano molto affiatati…” “ È da tempo che mia madre non frequenta maschietti, forse la novità…” Quel che Alberto aveva pronosticato avvenne dopo un mese: Violetta si presentò in casa con un ragazzo: “Signori questo è Alessio mio compagno di Università, lui mi aiuta molto nello studio…” C’era poco da capire, il viso di Alberto divenne cereo:”Signori scusatemi, mi son ricordato di aver lasciato in caserma una pratica urgente, ciao a tutti.” Alberto in crisi profonda non si fece più vivo a casa di Arianna la quale dopo aver capito la situazione pensò di aiutare il bel maresciallo che aveva salvato la vita a sua figlia. “Alberto sentiamo tutti la tua mancanza, che ne dici di farti vivo?” “Sei sicura che tutti sentono la mia mancanza?” “Non giochiamo con le parole, vieni a casa mia, mi militarizzo come tuo superiore di grado e ti do quest’ordine: vieni subito altrimenti C.P.R. camera di punizione di rigore.!” Arianna era sola in casa, si era messa in ghingheri per chi? Alberto pur nella sua confusione mentale ebbe uno sprazzo di realtà: Arianna gli aveva fatto capire che il legame con sua figlia non avrebbe avuto un futuro, Violetta era troppo giovane per lui, la loro relazione non aveva  un avvenire, meglio la madre…
     

     
  • 12 agosto alle ore 9:19
    UN AMORE INDIMENTICABILE

    Come comincia: “Audentes fortuna iuvat’ recitava un antico detto latino, Alberto non era stato audace ma la fortuna l’aveva baciato ugualmente, una eredità inaspettata gli era giunta da una nobildonna inglese precedentemente conosciuta e deceduta per il solito brutto male. Alberto aveva conosciuto Victoria allorché da maresciallo della Guardia  di Finanza era il capo sezione della Dogana dell’aeroporto di Fontana Rossa di Catania. Era stato chiamato da un appuntato in servizio a quel aeroscalo per una questione sorta con una signora inglese che aveva ‘impiantato’ un casino causa i gioielli che aveva con sé. L’appuntato applicando il regolamento doganale le voleva far pagare i salati dazi doganali, la signora si opponeva fermamente ed anche chiassosamente. “Prego missis.” “Sono Victoria marquise di York, Il qui presente signore vuol farmi pagare tanti soldi per i miei gioielli, li porto sempre con me, ci mancherebbe altro, io amo molto l’Italia ma da ora…” “Missis tutto si può risolvere, penso di aver trovato la soluzione: fotograferò il gioielli, le darò una copia delle foto e durante il suo soggiorno in Italia resteranno nella cassaforte della Dogana, mi creda non c’è altro modo per sistemare la faccenda.” Nel vedere i gioielli ad Alberto scappò un ‘cacchio!’ erano veramente stupendi. Victoria squadrò Alberto e dal suo sguardo si capì che fisicamente non gli era dispiaciuto. “Faremo come dice lei ma questo le costerà un pranzo per me e per il mio maggiordomo Charles.” “Affare fatto, andremo ad un Bed & breakfast qui vicino, useremo un taxi altrimenti se andassimo con l’auto targata G. di F. sembrerebbe che la stiamo portando in prigione!” Arrivati al locale il maggiordomo, aiutato da un cameriere scaricò le valige della signora inglese, furono accolti da Alfio, il proprietario che conosceva bene Alberto. “Maresciallo la ricompenserò per avermi portato due clienti.” “Alfio sarebbe corruzione di pubblico ufficiale, noi mangeremo qui…” “Ho capito, prego accomodatevi, Rosario accompagna i signori nelle loro stanze.” Alberto nell’attesa mise al corrente Alfio di quanto era successo. La dama con al seguito il maggiordomo scesero in sala pranzo, lei si era rifatta il trucco e cambiati i vestiti, fisicamente era veramente appetibile. “Non mi guardi così mi sta spogliando nuda!” “Vedo che da buona inglese ha il senso dello humour, la stavo ammirando…” “Io amo molto l’Italia e conseguentemente gli italiani ma sinora..” “Missis posso ricambiarla affermando che anch’io ho ammirazione per le donne inglesi, in particolare lei mi ha colpito per la sua signorilità e stile oltre che la bellezza.” “Premesso che sono orgogliosamente scozzese e non inglese, per noi scozzesi c’è una bella differenza, io posseggo un castello vicino Edimburgo lasciatomi non volontariamente dal mio ex marito ma questa è una storia a parte, per ora vorrei soddisfare il mio stomaco che langue, per il resto….” Questa volta fu Alberto a sorridere, aveva capito come sarebbe andata a finire la storia, prese una mano della signora per un finto baciamano, il maggiordomo sedette a tavola con loro, la signora lo considerava uno di famiglia. Alfio si fece onore, tutto a base di pesce cominciando dagli spaghetti integrali con cozze, vongole e gamberetti poi pesce spada, aragoste, alici fritte, gran cofana di verdura mista, finale ananas e caffè. “Se resto in Italia a lungo diventerò una botte! La cosa migliore è una passeggiata digestiva, vedo qui vicino un giardino ombreggiato.” Alberto si fece audace e cinse le spalle signora inglese con un suo braccio, nessuna reazione anzi …un bacio profondo da parte della lady. “Io sono molto sensibile ai sapori, la sua bocca sa di caramella, le piacciono le caramelle?” “Le mangiavo da piccolo poi il dentista…” Si sedettero su una banchina, silenzio assoluto solo il cinguettio di uccellini.” Mi sembra di essere tornata al mio castello, forse l’odore del suo corpo…”Alberto capì che la dama inglese, pardon scozzese era su di giri forse anche il Bianco dell’Etna aveva fatto effetto fatto sta che mise le mani sulla patta di Alberto, inutile dire che ‘ciccio’ era già sul presentatarm, Victoria ne approfittò per baciarlo prima delicatamente e poi in bocca sino alla gola, fece anche scorta di vitamine a profusione elargite da ‘ciccio’. Parafrasando il Rigoletto Victoria: “Italiani vil razza dannata…mi hai fatto perdere la testa, non mi accadeva da molto tempo, restiamo abbracciati non vorrei prendermi una cotta per un ‘maccheroni’ come dicono i francesi.” L’imbrunire colse i due neo amanti: “Dear che ne dici di rientrare?” Victoria si era sdraiata sulla panchina poggiando il capo sulle gambe di Alberto. “Stavo sognando del mio recente passato, il mio ex marito…” “Ne riparleremo un’altra volta, vedo Charles che sta venendo verso di noi, forse si è preoccupato della tua lunga assenza.“ “Missis marquise è quasi l’ora di cena, si deve cambiare vestiti.” “Charles, sono in vacanza, niente etichetta.” Cena leggera, Victoria tirò fuori un bocchino metà oro e metà avorio, una sigaretta di piccole dimensioni ed un accendino d’oro.” Missis marquise mi scusi se mi permetto ma dietro di lei c’è un cartello con la proibizione del fumo.” “Rompicazzi italiani! Non meravigliarti del mio linguaggio, in Scozia  quando mi arrabbio uso parolacce italiane e così nessuno si offende perché non ne conoscono il significato.” “My dear sei una fonte inesauribile di sorprese ma te le fai perdonare perlomeno sai miei occhi, le dici con tanto stile che…” “Parli così perché sei arrapato, dì  la verità!” Charles si era prudentemente allontanato, conosceva bene la sua ‘padrona’! “Che ne dici invece di una sigaretta di un bel sigaro?” “Hai acquistato presto lo humour inglese!” Ad un segno della mano il maggiordomo si avvicinò: “Ho sonno preparami il letto.” “Già fatto, il matrimoniale vi aspetta, volevo dire il letto l’aspetta.” Charles aveva inavvertitamente detto quello che pensava, chiese scusa, non era suo abitudine interessarsi delle decisioni della sua signora.” Alfio aveva riservato la migliore stanza, ben arredata  e con un leggero profumo di violetta, Victoria con un grugnito espresse il suo assenso. “Il tuo amico è stato previdente, spogliati, vai in bagno, io ti seguirò.” Senza tante storie madame si era denudata, si era seduta sul bidet da lei apprezzato dato che al suo paese non esisteva. “La mia ‘topina’ è a digiuno da molto tempo, datti un regolata. Il tuo ‘coso è un bel cosone, complimenti, ora datti da fare.” Ad Alberto da come riceveva gli ordini sembrava di essere in caserma alla presenza di un superiore e gli venne spontaneo: “Signorsì.” Il sapore della ‘gatta’ di Victoria era piacevole, un po’ dolciastro, ci volle del tempo prima di un suo orgasmo, era fuori allenamento ma quando arrivò al primo successe un finimondo, Victoria ebbe orgasmi a ripetizione, un vulcano. “Non è che ti senti male…” “Tu pensa ad infilarmelo pian piano, ecco così…oh che bello sei un dio greco.” “Io sono romano,..” Alberto aveva sparato una cazzata, se ne accorse dall’espressione del viso dell’amante che però sembrava inarrestabile, ‘ciccio’ era in forma e la storia andò avanti sin quasi la mattina quando ambedue si arresero. Erano circa le undici allorché squillò il telefono: “Missis marquise mi permetto di farle presente che sono le undici, devo preparale il bagno?” “Ci penso io, dì piuttosto ad Alfio di preparare un pranzo con  molte proteine.” A tavola nessuno parlava, il maggiordomo, anche se imperturbabile aveva ovviamente compreso la notte brava della sua padrona.” Missis marquise se desidera fumare può uscire dal locale.” “ Non sono  d’accordo, odio il fumo ed il sapore in bocca…” “Charles niente fumo, il mio ‘attuale’ padrone non è d’accordo!” La storia andò avanti per venti giorni quando Alberto dovette rientrare in servizio, era spompato ma felice. “My dear il dovere mi chiama.” Verrò con te e ritornerò a casa mia, Charles fa le valige.” Victoria in Dogana recuperò il suoi diamanti, dall’espressione del suo viso Alberto comprese i sentimenti della signora, molto probabilmente si era innamorata di lui, cercava di nascondere la sua tristezza. “Questo il mio biglietto da visita, ci troverai il mio indirizzo ed il modo di arrivarci quando verrai a trovarmi, mi pare manchino due ore alla partenza dell’aereo, ti racconterò come sono entrata in possesso del castello. Ho conosciuto John a venti anni, ero iscritta all’università di Edimburgo, mio padre era un medico malgrado la sua professione non era riuscito a salvare la mia adorata madre, un carcinoma al seno. John era un mio professore, malgrado la notevole differenza di età accettai di sposarlo, era molto ricco ed io già da allora amavo il lusso. Non abbiamo avuto figli, io sono sterile ma questo non era stato importante per noi solo che mio marito aveva un vizietto, era bisessuale, l’ho scoperto un pomeriggio quando sono andata nella stalla, si stava facendo inculare da uno stalliere.” “Guarda che si possono usare altri verbi meno volgari.” “Il che non cambia quello che avevo visto. A cena gli chiesi il divorzio, non mi pareva vero poterlo scaricare, fisicamente non era il mio tipo, gli chiesi metà del suo patrimonio, non poté dirmi di no, lo scandalo lo avrebbe travolto e così mi sono ritrovata ricca e contenta, contenta sinchè…” Una lacrima scese nel viso di Victoria, ci voleva poco a capire che lasciare Alberto era per lei un dolore profondo, rimasero in silenzio sino all’arrivo dell’aereo. “Charles  è stato un piacere conoscerla, vigili sempre sulla sua padrona è una donna eccezionale.” Il maggiordomo rispose con un inchino, anche lui era commosso. Alberto e Victoria si sentivano spesso per telefono ma lei, anche per affari inerenti il suo patrimonio non rientrò in Italia sino a quando: “Dottore sono Charles, la prego venga subito ad Edimburgo, la signora sta molto male!” Alberto prese il primo aereo, Victoria era ricoverata nel locale ospedale, era irriconoscibile, molto dimagrita e cerea in viso; appena lo vide cercò di sorridere, un medico interpellato tramite il maggiordomo disse esplicitamente che la signora aveva poche ore di vita, un male uguale a quello della madre. Durante un funerale in forma privata Alberto fu avvicinato da un notary , tramite Charles venne a sapere di un testamento a suo favore, rimandò la partenza di due giorni. Venne così a conoscenza che era diventato il titolare di una fabbrica di metalli pregiati oltre che del castello e di una somma molto rilevante in titoli depositati in banca, era stato l’ultimo atto di amore di Victoria. Alberto firmò una dichiarazione con cui delegava il notary a vendere tutte le proprietà ed a accreditare il ricavato presso il Banco di Sicilia su un conto a lui intestato. “Charles è stato un piacere conoscerti, quando vorrai…” “Signore io sono solo al mondo, che ne dice se…ho con me il passaporto.” “D’accodo, ormai sono un mezzo lord inglese, mi ci vuole un maggiordomo, come with me.” Alberto si congedò, non aveva vincoli a Catania e così con una Alfa Romeo Giulia, sua antica passione rientrò al natio borgo di Roma, San Giovanni in Laterano dove acquistò un attico panoramico. Ormai il ricordo di Victoria era come sfocato, a fuzzy memory; sempre seguito dal fido Charles riprese a vivere intensamente. Le ragazze sempre più giovani che man mano conosceva non riuscivano però a riempire il vuoto lasciato dall’adorabile e generosa Victoria.
     

     
  • 12 agosto alle ore 9:12
    ALBERTO E LE BRASILIANE

    Come comincia: Avere un maggiordomo in Italia è un privilegio delle  famiglie altolocate e facoltose e, diciamo pure, un po’ snob. Malgrado non appartenesse a quella categoria Alberto era ‘munito’ di un tale personaggio ‘ereditato’ da una marchese inglese, pardon  scozzese, sua intima amica purtroppo deceduta. Una volta rientrato a Roma ‘rinquattrinato’, Alberto aveva acquistato un attico ristrutturato ed ammobiliato modernamente situato  in via S.Croce in Gerusalemme, si sentiva un pascià; rispetto alla abitazione natia di via Conegliano c’era un abisso. Charles, the butler, era stato  ribattezzato da Alberto Jeeves nome del classico maggiordomo inglese dei romanzi di Wodehouse, era più chic. Facevano parte dello staff di casa anche la cuoca Camilla ed il tuttofare Gaio nome assolutamente poco adatto all’individuo dalla espressione eternamente  triste, assomigliava in modo sorprendente a Sorretino un famoso attore dei tempi post bellici. La mattina solita sveglia , Charles pardon Jeeves: ”Signore sono le otto, il cielo è terzo, temperatura esterna 16 gradi, oggi è il 15 settembre, previsioni: giornata senza nuvole, ho preparato tutto per la doccia, la colazione è nel salone.” “Jeeves mi sembri il colonnello Bernacca dell’Aeronautica militare!” Ad Alberto venne in mente un aforisma del filosofo greco Seneca: ‘La vita è come una commedia non importa quanto è lunga ma come è recitata.” A dir la verità ad Alberto interessava pure che la vita non fosse breve, per recitarla…solite donnine preferibilmente giovani, belle e disponibili. “Signore sul Messaggero c’è un’inserzione su un balletto di ragazze brasiliane che si esibiscono al Volturno.” “Bravo Jeeves, le brasiliane mi mancavano,  organizziamoci, voglio andare all’ultimo spettacolo per vedere se posso rimorchiarne qualcuna.” Al volante della Jaguar XE, con al lato Alberto, Jeeves posteggiò in una via laterale del teatro Volturno, manifesto: “Corpo di ballo di Ipaema’ con foto in costume delle ballerine, gran pezzo di gnocche anche se fra di loro svettava una grassona più alta delle altre. “Che ne dici Jeeves la rimorchiamo non sono stato mai con un’obesa chissà….” “Come desidera signore.” Alla fine dello spettacolo Alberto nel camerino delle ballerine che si stavano struccando. “Io parlo solo italiano, voi portoghese spero che ci capiremo.” “Tutte le ragazze si misero a ridere fragorosamente, la più piccola di statura: “A coso noi semo più romane delle romane, i costumi sò pè attirà la gente, io sò de Torpignattara, se sei ricco e voi rimorchià scegli, non a me, io  ciò mi fijo che m’aspetta a casa.” Alberto partendo dal presupposto che la ‘topa’non ha nazionalità ne scelse tre: Isabeli, Gisele e Lauren la grassa, non erano certamente i loro nomi ma chi se ne fregava, erano gran pezzi di figa pure la grassona nel suo genere. In abiti normali le tre seguirono Alberto, Jeevs sistemò la loro valigetta nel bagagliaio dell’auto, le ragazze si sistemarono nel sedile posteriore della Jaguar posteggiata dinanzi al teatro. “Dove ci porti? Che ne dici di un ristorante siamo affamate.” Al ristorante ‘Cannavota’ stavano per chiudere: “Mi dispiace signore ma…” Dinanzi ai cinquecento Euro di Alberto il padrone del locale: “Sono Romolo a disposizione.” Anche i cuochi furono foraggiati e ripresero il loro lavoro con piacere, non capitava tutti i giorni di….Tutto a base di pesce. Alberto: Un applauso ai cuochi, bravissimi, ci torneremo altre volte.” Ragazze ora a casa mia, fate piano perché io abito al piano attico ma sotto ci sono tanti vecchietti ricchi e rompiballe, romperebbero i zebedei all’Amministratore il quale se la prenderebbe con me.” “Alberto siamo stanche e appesantite dal mangiare, che ne dici di rimandare tutto a domani?” Aveva parlato Lauren anche a nome delle colleghe, furono accontentate, le donne svogliate a letto sono una frana. Le tre false brasiliane erano state collocate ognuna in una camera singola con bagno annesso, si alzarono alle dieci, in poco tempo si truccarono e, dietro indicazione di Jeeves andarono nella sala da pranzo a far colazione, erano tutte in vestaglia che lasciava trasparire ‘cose buone’. “Gentili signore ora che vi vedo in piena forma possiamo fare un programma, che ne dite di restare in casa e mangiare nel giardinetto, c’è frescura anche col sole, a proposito quali sono i vostri impegni di lavoro?” “Ieri sera era l’ultima, poi ci aspettano in Puglia ma possiamo rimandare, sei bello, simpatico e…danaroso.” Alberto prese sottobraccio Lauren, voleva provare la cicciona, ‘ciccio’ era già in posizione di battaglia, avere sotto di sé un monumento,  ad Alberto sembrava di essere in acqua, galleggiava piacevolmente sopra di lei, Lauren era disponibile davanti e darré oltre che in ‘Spagna’ con i due seni grandi ma duri inoltre baciava anche molto bene, un sorpresa eccellente. A pomeriggio inoltrato i quattro scesero le scale senza prendere l’ascensore, una decisione di Alberto sia per fare un po’ di movimento e soprattutto per passare dinanzi alle abitazioni dei coinquilini incuriositi dalle voci delle ragazze che fecero del tutto per farsi notare. Dinanzi alla porta di un appartamento un vecchietto rimase a bocca aperta guardando le tre ragazze, fu rispedito malamente dentro casa dalla moglie: “Sei il solito sporcaccione!” Le tre babys erano piacevolmente distese, oltre che ricco Alberto era un bel signore di circa cinquant’anni, alle colleghe Lauren aveva dato buone notizie sul padrone di casa. Il ponentino romano non invitava i quattro a rientrare fra le mura e così restarono nei giardinetti di S.Giovanni sino alle ventidue, televisione sino mezzanotte e poi tutti a nanna. Alberto fu raggiunto da Jeeves: “Signore sono imbarazzato ma debbo avvisarla che Isabeli ha qualcosa in più…” “A me sembra come le altre.” “Io stavo usando un eufemismo per dirle che è un transgender, l’ho notato perché la ragazza aveva lasciato la porta della camera aperta.” Alberto non era un puritano ma prudente nei rapporti sessuali,  con un trans gender voleva andare sul sicuro e così si recò nella farmacia di un amico: “Ciccio mi occorrono dei condom, di quelli che non si rompono, ho trovato un transgender bellissimo, sembra proprio una donna ma non voglio correre rischi.” “Non c’è problema ma…che ne dici se ci vado anche io, l’ho sempre desiderato, son quelle cose delicate che si riferiscono solo agli amici, a mia moglie dirò che sono a casa tua e non ritorno per la notte.” Era una sorpresa, a tavola erano in cinque, Jeeves  aiutava Gaio nel servire a tavola, in sottofondo una musica rock punk molto forte che stordì i commensali. Ciccio fremeva, mangiò pochissimo seduto vicino a Isabeli poi non resistette più e: “Io e Isabeli andiamo a fare un riposino, buon proseguimento.” Alberto si sistemò con Gisele bionda ma dal pube con peli scurissimi e lisci, vita stretta, seno non molto pronunciato, gambe bellissime e disponibilità massima in tutte le posizioni, era nata per fare l’amore. La mattina presto Ciccio ritornò fra le casalinghe mura prima della levata di tutti gli altri, la cosa fece pensar male ad Alberto che la sera successiva invitò Isabeli nel suo talamo. “Cara ti prego di essere sincera, che genere di rapporti sessuali hai avuto col mio amico, non c’è pericolo che faccia cattivo uso di quello che mi dirai.” “Ciccio all’inizio era titubante, quando ha visto il mio uccellone è rimasto basito, non se l’aspettava così grosso poi ha preso coraggio, si è spalmato con della vasellina il sedere e pian piano son riuscita a penetrarlo con grande suo piacere, ha avuto vari orgasmi, era incontentabile.” “Va bene, ma io non sono Ciccio, tutto tranne il mio popò che è e voglio che resti vergine!” Alberto pensò che quella particolare avventura fosse finita lì ma non aveva fatto i conti con un amico di Ciccio, che lui non conosceva e che gli telefonò: “Sei Alberto? Io sono Raffaele detto Fefè, Ciccio mi ha parlato di una certa Isabeli, bellissima, vorrei conoscerla da vicino, son disposto a pagarla bene ed a fare un regalo a te, sono un antiquario, dimmi quello che desideri.” Alberto preso alla sprovvista non sapeva che rispondere: “Fai tu, sai dove abito?” “Me l’ha accennato Ciccio, a domani sera, se possibile a cena.” “D’accordo, mi raccomando la discrezione.” Isabeli fu informato o informata della nuova richiesta per lei, nessun problema solo questione di quattrini, sempre ben accettati. Fefé si presentò con il regalo per Alberto,  un grande quadro del pittore Tamburi, una natura morta della scuola romana, quella di più valore. Alberto parlando con Jeeves: “Mio caro mi pare di essere diventato un prosseneta, sai che vuol dire questa parola?” “Perfettamente signore ma non ritengo che lei faccia parte di quella categoria, un regalo non è moneta.” Il fatto di ospitare un altro aspirante di fruire delle ‘grazie’ di Isabeli avvenne il giorno dopo: un certo Paolino telefonò ad Alberto  presentandosi come amico di Fefè e chiedendo di essere ‘invitato a cena’, era stato prudente nel parlare, Alberto ne fu contento, sapeva che anche gli ex colleghi intercettavano le telefonate un po’ di tutti, ricordava il detto fascista: “Silenzio! Il nemico di ascolta!” Paolino faceva ‘onore’ al suo nome era piccolo e mingherlino, ridendo dentro se stesso Alberto pensò che a letto se la sarebbe passata male con Isabeli…ma non erano fatti suoi, il signorino si era presentato con una statuetta antica in terracotta di notevole valore probabilmente proveniente da scavi clandestini, era molto bella: una dea nuda abbracciata ad un mortale. ‘E venne il giorno’ non quello del film catastrofico ma della partenza delle tre false brasiliane, Gisele aveva fatto capire ad Alberto che volentieri avrebbe fatto la parte della castellana ma il nostro non più giovane, in base alla sua esperienza capì che c’erano troppi lati negativi in quella liaison, fece lo gnorri ed accompagnò le ragazze alla stazione Termini da dove erano stati spedite le casse con i loro costumi brasiliani, destinazione Brindisi. “Finalmente soli signore!” “Non ti piaceva avere compagnia?” “Un po’ si ma di recente c’era troppo traffico in casa!” “Jeeves posso farti una domanda personale?” “Signore non ho nulla da nascondere.” “Mi dici come te la passi a donne mai ti ho visto…” “Signore i veri butlers inglesi non hanno sesso!” “Pardon Jeeves non sciebam!”
     

     
  • 08 agosto alle ore 9:30
    SESSO ARDENTE

    Come comincia: Il sei gennaio era passato da qualche giorno, si sa che l’Epifania tutte le feste porta via e così la vita di Alberto, cinquantaquattrenne, aveva ripreso il suo tran tran niente affatto  piacevole: Anna, moglie, molto più giovane di lui in ufficio, lui pensionato, da solo in casa in via Taranto a Roma disteso sul divano. Prima pillola alle cinque di mattina, pillola pórta dalla gentile consorte molto mattiniera e poi dopo i ‘lavacri’ d’obbligo ginnastica sul divano, una rottura di palle ma importante a detta dei medici che, suo malgrado era costretto a frequentare. Ogni specialista ordinava l’ingerimento di pillole che Alberto trascriveva in ordine cronologico di assunzione, l’ultima la sera alle ventidue. L’unica auto di famiglia era in uso esclusivo della gentile consorte per andare al lavoro, Alberto, pur nolente era diventato il passeggero della macchina, erano finiti i tempi quando, da giovane finanziere, ai confini di terra guidava una Alfa Romeo 1900 per inseguire i contrabbandieri di sigarette, allora era giovane e forte…ma non era ancora morto come i trecento della spedizione di Pisacane. Né era la religione a migliorare l’umore di Alberto come accadeva d alcuni suoi amici: per lui il concetto di Dio era paradossale, non riusciva a credere che l’amore di Dio fosse onnipotente come credere che il Padre abbia potuto crearci, il Figlio riscattarci e lo Spirito Santo santificarci. Il suo pensiero era che siamo stati cresciuti inculcandoci il concetto che la vita è dolore ma che un giorno saremmo stati ricompensati nell’aldilà. Niente di più sbagliato, è meglio essere felici ora perché la sofferenza può essere uno stato passeggero. Occorre non perdere l’occasione di essere ottimista: celebrare la gioia, la vitalità e l’autenticità di ciò che stiamo vivendo regalandoci così un’esistenza piena. Più facciamo progetti più ci concediamo la possibilità di aprire la mente ed il cuore a nuovi incontri. La felicità non è il piacere: qualunque cosa accada sarà un’occasione di crescita , un profondo senso di pace e di completezza e non dipende da fenomeni esterni. Questa dottrina Alberto l’aveva appresa da un trattato sul Buddismo, eccellenti principi teorici ma difficili da mettere in pratica. Ritornando alla realtà,  Alberto era sempre in lotta con malattie varie ed ovvii conseguenti dolori in tutto il corpo. Del suo stato approfittavano i vari medici specialisti che, alla fine della visita: “Si accomodi dalla mia segretaria”, non avevano la faccia tosta di chiedergli  duecento Euro in contanti, peraltro senza fattura. Alberto ricordando il suo passato di maresciallo delle Fiamme Gialle ogni volta la pretendeva con gran scorno del dottore evasore tributario. Nello studio Anna aveva appeso al muro una sua fotografia scattata molti anni prima in cui Alberto appariva in gran forma in divisa con baffi e pizzo, allora gran ‘tombeur des femmes’, una tristezza! Qualcosa doveva accadere per cambiare la vita di Alberto ed era accaduto. Anna aveva stretto amicizia con Aurora una signora che abitava con la famiglia al piano di sopra, per una serie di motivi non si erano sentite da vario tempo ed una mattina di sabato Anna pensò bene di chiamarla al telefono: “Cara Aurora ci siamo perse, t’è successo qualcosa.” “Vieni a casa mia, non mi va di comunicartele per telefono.” Aurora era cambiata, era dimagrita e niente solito viso sorridente. “Ho problemi con mio marito e con mio figlio. Tommaso, come sai frequenta l’istituto musicale ‘Corelli’, ha sedici anni, gli hanno pronosticato una brillante carriera come pianista ma negli ultimi tempi non vuole più andare a scuola e non suona più nemmeno il pianoforte di casa, sta chiuso in camera sua, unica compagnia il computer. Non risponde alle mie domande né a quelle di mio marito Edoardo. Abbiamo consultato uno psicologo ma anche con lui non si vuole confidare, l’ultima speranza sei tu che l’hai visto crescere e ti chiama zia. Prova a bussare alla sua porta e vedi se ti risponde.” “Caro Tom ho voglia di vederti…ed anche si sentire quei notturni di Chopin che sono i miei preferiti, ti prego apri la porta.” “Inaspettatamente il giovane decise di farsi vedere da Anna: era inguardabile, capelli arruffati, barba non rasata, occhi affossati e sguardo nel vuoto. Anna provò a smuoverlo: “Sei inguardabile, va in bagno fatti una doccia, rasati la barba e …mettiti del rossetto sulle guance, sembri un morto! Sto scherzando, datti una ripulita e vieni in salotto.” Tommaso si presentò dopo circa mezz’ora, la lezione della ‘zia’ era servita a scuoterlo un po’ dalla sua apatia. “Ora sei almeno  guardabile, hai fatto colazione, presumo di no ed allora ti invito a mangiare a casa mia, tutti cibi a base di pesce che ricordo erano i tuoi preferiti, Alberto verrà a fare compagnia ai tuoi genitori, vedo che anche loro non se la passano bene, stà casa sembra un cimitero!” Tommaso ed Anna scesero di un piano, Anna passando dinanzi alla porta della sua vicina le mostrò il dito medio alzato, la padrona di casa Berta, (nome per lei appropriato perché assomigliava ad una bertuccia) era notoriamente sempre a caccia di pettegolezzi dietro la porta di casa o alla finestra. Alberto prima di uscire di casa sparò una battuta: “Oh non mi strapazzare la moglie, ormai sei grande!” Il detto napoletano che Pulcinella scherzando…proprio quello che Anna aveva in mente. Tommaso prima di pranzo, anche se riluttante raccontò la sua avventura che lo aveva portato a chiudersi in se stesso: una compagna di corso l’aveva raggiunto nel bagno dei ragazzi , si era spogliata in attesa che Tom…approfittasse di lei ma il suo ‘coso’ non ne voleva sapere di alzarsi, dopo un po’, visti gli inutili tentativi, la giovane si rivestì e sparì dalla circolazione. Era una sciocca, pensò bene di ‘sputtanare’ Tommaso facendolo passare per omosessuale, di qui la reazione del giovane. “Tommasino della zia, sai quanti uomini fanno cilecca, uh! dopo mangiato faremo una prova che ne dici, dico si io per te. Tutto buono? Non approfittare troppo del Verdicchio, ho i riscaldamenti al massimo e sto sudando, mi tolgo la camicetta, la gonna e la sottoveste,  poi andremo in bagno, un buon bidet…Tommaso si lasciava guidare dalla ‘zia’, sembrava imbambolato ma si risvegliò quanto Anna rimase nuda e prese a baciarlo in bocca: ”Zia sei bellissima, hai tette ancora da giovincella e poi quella foresta…” “Tutto a tua disposizione sul letto matrimoniale, aspetta, giro al contrario la foto di mio marito, non vorrei che si ingelosisse!” La battuta piacque a Tom che si mise a ridere e cominciò a baciare in bocca Anna per poi scendere sulle tette e sul fiorellino ma lì Anna dovette aiutarlo, il giovane non conosceva il clitoride, la zia glielo mise in bocca. Anna aveva notato che Tommaso era sessualmente diverso da suo marito: aveva un pisello più stretto e più lungo in compenso era dotato due testicoli molto grossi. Appena entrato nel fiorellino il ’ciccio’ di Tom ebbe un orgasmo ma non si fermò e proseguì sino al collo dell’utero che ‘mitragliò’ con uno schizzo violento, grande orgasmo anche da parte di Anna, questa volta era lei ad essere basita. Tommaso sembrava impazzito, seguitava a muoversi a lungo dentro la vagina di Anna che ad un certo punto: “la ‘gatta’ è stanca ed arrossata, suona la ritirata!” Suonò anche il telefono a casa di Anna: “Cara quando avrai finito il ‘pisolino’  vorrei tornare nella mia magione.” “Dammi un quarto d’ora, mi troverai distesa e sorridente, cuntent?” “Da quando in qua una romana parla milanese, qualcosa deve essere cambiata nel tuo cervello e non solo in quello!” Tommaso riprese la via del ritorno a casa sua, passando dinanzi alla porta di Berta imitò quel gesto che aveva fatto Anna in precedenza, incontrò Alberto: “Ciao zio.” Forse era una presa per i fondelli perché si sentiva superiore avendo…Ma  le cose non erano andate come Tom pensava nel senso che anche a casa sua…Un passo indietro come nei romanzi di Carolina Invernizzio: Aurora si sentiva più sollevata da quando suo figlio era ‘in mano’ all’amica, era convinta che il ragazzo sarebbe tornato a casa ‘sgrezzato’ in senso sessuale e questo pensiero la portò a pensare a suo marito che le aveva confidato un suo desidero mai prima a lei confessato: voleva essere un cuckold termine proveniente dal re di Lidia Candaule che fece vedere la moglie nuda alla guardia del corpo Gige. Nel suo caso fare avere un rapporto sessuale di Aurora con Alberto  mentre lui si masturbava. Sguardo d’intesa dei tre trasferitisi in camera da letto: Aurora faceva ancora la sua bella figura e fece eccitare Alberto a tal punto che ‘ciccio’ innalzò la cresta più del solito con gran gioia di Aurora abituata a qualcosa di più modesto. I due novelli amanti non si fecero mancare nulla, finita la prima ‘pagina’ Alberto girò Aurora che anche col popò mostrò di gradire molto il passaggio al posteriore con conseguenti orgasmi doppio gusto mentre Edoardo si limitava a fare il….falegname. E per tutta conclusione…lasciamo stare il cordone e facciamo il punto della situazione: quello più fortunato era stato indubbiamente Tommaso che, grazie ad i suoi testicoli superattivi aveva riacquistato la sua piena virilità ‘facendosi’ tutte le compagne di studio disponibili, ad esclusione della prima che lo aveva sputtanato e talvolta anche la ‘zia’ e poi Alberto che oltre alla consorte era intimo di Aurora, Edoardo aveva contatti con la legittima consorte solo in presenza attiva di Alberto con Aurora. La più scornacchiata era Berta che spargeva i suoi strali velenosi sui rapporti fra le due famiglie ma, pur dicendo la verità non veniva creduta, i condomini erano per la maggior parte conformisti e per loro quelle verità non erano credibili.
     

     
  • 08 agosto alle ore 9:28
    LA POLIANDRA

    Come comincia: Zio Maurizio avrei bisogno di un favore, un favore grande, non dirmi di no!” “Dimmi quanto ti serve.” “Non è questione di soldi, non riesco a superare un esame all’Università e così ho pensato di aiutare la sorte conquistando un professore, certo Daniele che ci ha sempre tentato con me e forse per questo mi boccia ogni volta, devi prestarmi casa tua per un breve incontro…”Esmeralda era la figlia di un amico di suo padre, Ignazio proprietario di una grande officina di auto a Messina in via Antonio Maria Jaci, Maurizio quarantenne, scapolo, titolare di un negozio di computer era perplesso, non aveva mai visto Esmeralda sotto l’aspetto sessuale, l’aveva vista crescere, un po’ una nipote tanto e vero che lei lo chiamava zio ma a questo punto…”Zio poi penserò pure a te…” Un momento di silenzio, non era facile sorprendere Maurizio ma  in seguito a questa seconda affermazione… Esmeralda faceva onore al suo nome, era veramente affascinante: longilinea, corpo da modella con gambe perfette, la sua caratteristica principale grandi occhi verdi. “Mi hai rivoluzionato il cervello, forse è una iperbole ma risponde a verità, ti vedo con altri occhi…va bene, conosci la mia abitazione in una villa in via Consolare Valeria, unica condizione voglio essere in casa quando incontrerai il tuo professore,  in un certo senso è per tua difesa, ai tempi d’oggi non si sa chi puoi incontrare.” “Grazissime zio.” Maurizio pensò bene di istallare una telecamera con tanto di sonoro nella camera da letto, visore nello studio, fece delle prove,  tutto funzionava.  “Zietto domani è sabato, che ne dici l’appuntamento per il pomeriggio, mi pare che non lavori, e che il tuo negozio sia chiuso.” “D’accordo vieni a casa mia alle sedici.” Maurizio si ricordò che Esmeralda non aveva le chiavi di casa sua e così lasciò accostata la porta d’ingresso. Poco dopo le sedici una Volvo fu posteggiata all’interno del giardino della villa di Maurizio, ne scesero Esmeralda sfavillante in minigonna e con camicetta senza reggiseno ed un ‘ elemento’ piuttosto grassone ed avanti nell’età, giudizio di Maurizio: uno schifo. I due si diressero in camera da letto, sparirono per un po’ dalla vista di Maurizio, erano andati in bagno e poi riapparvero, lei una statua greca novità piacevole per lo ‘zio’ che non l’aveva mai vista nuda. La ‘nipote’ si diede da fare per ‘rinvedire’ il coso del professore ed ‘incappucciarlo’ con un condom poi lei preferì la posizione dello ‘smorcia candela’ per evitare di sentirsi addosso il panzone. Il professore, forse digiuno da tempo, fece presto a farsi la prima, seguitò poi per molto tempo sin quando fece segno ad Esmeralda che ne aveva avuto abbastanza. Rivestitosi il buon Daniele levò le tende, Esmeralda si era guadagnata la promozione. “Zietto ho notato la telecamera e quindi hai visto tutto, ho imparato dalla vita che talvolta si debbono avere dei compromessi, i miei si aspettano molto da me per quanto riguarda lo studio, non voglio deluderli e per questo che…” “Non ti devi giustificare, dopo il primo momento di perplessità ho compreso la giustezza della tua decisione.” “ Zietto, ti è diventato duro, che fa lo accontentiamo?” Senza porre tempo in mezzo la ragazza prese in bocca il ‘coso’ di Maurizio che, ad occhi chiusi, poco dopo si accorse che la nipotina stava ingurgitando tante vitamine. “Maurizio il tuo è stato il più buono di sapore in senso assoluto, non sei più mio zio ma un mio marito, io sono poliandra come le donne del Tibet.” Ormai Maurizio si aspettava di tutto da Esmeralda e preso da curiosità domandò chi fosse stato il primo della sua vita. Risposta  assolutamente inaspettata: “Mio padre, avevo sedici anni ed è stata tutta colpa mia: quel pomeriggio mia madre non era in casa, sempre curiosa in fatto di sesso gli ho chiesto di farmi vedere il suo ‘coso’, non ne avevo mai visto nessuno, quando l’ho visto diventare grosso e duro prima l’ho preso in mano e poi ho deciso che papà sarebbe stato il primo uomo della mia vita, è stato un rapporto magico, denso di emotività, non meravigliarti, mi sono scoperta anticonformista.” “Mi hai aperto una visione del sesso a me sconosciuta, d’altronde anche nell’antichità esistevano rapporti fra consanguinei, Cleopatra si era sposata con suo fratello. Ti riaccompagno a casa, per oggi ho fatto il pieno di sensazioni fuori del comune, stranamente mi sento più vicino a te e, quando vorrai vorrei essere uno dei tuoi mariti.” Un bacio lungo, profondo profumato,m Maurizio non aveva mai provato tante belle sensazioni in un bacio, ormai anche lui era nel ‘giro’ di Esmeralda. Una festa da ballo in casa di Ignazio: a fare gli onori di casa mamma  Alice e naturalmente Esmeralda vestita contrariamente al solito in modo ‘castigato’. Altra sorpresa, la ragazza aveva invitato Carlo un suo compagno di università, uno spilungone niente affatto bello ma…chissà che ci aveva trovato in lui la ‘nipote’, mah. Maurizio chiese il permesso al padrone di casa per ballare con sua moglie, riposta: una risata da parte di Ignazio:”Sei rimasto ai primi dell’ottocento, in ogni caso con Alice non c’è nulla da fare, è puritana e pure religiosa!, vai facile!” “Maurizione bello, in passato mi avevi detto che ballavi come un orso, ora ti sei scoperto ballerino!” “È l’unico modo per stati vicino e parlare un po’ con te. Posso farti una domanda intima, ma tu a tuo marito l’hai tradito mai perché mi risulta che lui …ti ha fatto diventare come un cesto di lumache!” “È un paragone da Esopo o da La Fontaine, suggestivo ma in confidenza posso dirti che anche se talvolta…mai l’ho fatto becco anche se se lo merita, con lui ho rapporti sessuali fuori del normale, la mia religione mi impedisce di usare la pillola o il condom e così lo ‘zozzone’ entra nella mia cosina quando mi stanno per venire le mestruazioni o poco dopo, in altri periodi son costretta a concedergli il mio ‘popò’, stasera sono un poco brilla e voglio farti un confidenza: qualora decidessi di fare un peccato mortale, tradendo mio marito lo farei, indovina con chi?” “Con un giovane bello e palestrato.””Sbagliato con te, mi sei piaciuto sin dalla prima volta che ti ho conosciuto…forse mi sono spinta troppo nelle confìdenze, io non reggo gli alcolici e questa è la conclusione, fai finta che non ti abbia detto nulla, ti prego…” “No mia cara, il Maurizione come tu lo chiami ama le belle donne e tu sei una dea come tua figlia, sarò sempre in attesa di una tua chiamata, magari quando sei brilla, ed ora ritorniamo a sederci, mi hai aperto il cuore, anch’io la prima volta che ti ho visto…” Una telefonata: “Maurizio che ne dici se sabato sera vengo a trovarti nel tuo negozio, vorrei…comprare un computer nuovo.” “Lallero come dicono a Roma, sono a tua disposizione, non vedo l’ora che passino i giorni, troverai cannoli siciliani e spumante in fresco, grazie anticipate cara.” E così fu: Esmeralda non più vestita castigata si presentò in negozio, grandi baci ed abbracci e poi sollevata la gonna, una sorpresa, la ragazza aveva ‘dimenticato’ di indossare gli slip, una foresta nera come quella delle favole dei fratelli Grim. ‘Ciccio’ era già in posizione ma Esmeralda: “Dì all’amico tuo’ che prima voglio mangiare, oggi ero all’università e non ho pranzato.” Riempito il pancino di ambedue Esmeralda: “Sicuramente ti sarai domandato il perché mi sono fidanzata con Carlo, lo so che è brutto ma la sua ricchezza fa dimenticare la sua poca avvenenza,  ha ordinato per me una Mini verde, per il sesso niente di particolare, ce l’ha piccolo e fa fatica ad ‘alzarsi’ per questo c’è lo zio ossia il Maurizione come ti chiama mia madre, a proposito che avevate da dirvi, avete ballato, si fa per dire, a lungo.” “Alice mi ha confessato che gli son piaciuto sin dal primo momento che mi ha conosciuto ma per motivi religiosi non me la molla, la figlia mi compenserà…Il loro rapporto fisico fu lungamente piacevole, anche il popò della ragazza ebbe la sua parte col famoso doppio gusto.” Per ora ho fatto il pieno, niente maschietti per una settimana.” “Se riesco a convincere tua madre?” È come vincere al lotto, se ci riesci ma poi mia madre dovrà andare dal confessore e fare penitenza, mi vien da ridere, è brutto essere degli schiavi complessati dalla religione, viva il sesso!” Passa un mese poi una telefonata: “Sei tu zione?” “Adesso sono ritornato zione, dimmi le novità ed una tua sicura richiesta.” “Ho superato un gran numero di esami tutti insieme, ma ora ho trovato uno scoglio.” “Il solito maschietto arrapato?” “Quasi, stavolta si tratta di una femminuccia o meglio femminona, si chiama Isabella e sotto la sua ‘mannaia’ sono caduti molti studenti e soprattutto studentesse, non voglio fare la stessa fine, vorrei studiare un solo capitolo e farmi interrogare su quello, il compenso? Un rapporto lesbico mi ha fatto la richiesta a mezza bocca come si dice in gergo ma l’ho capita benissimo, mi ha dato il numero del suo telefonino e aspetta una mia chiamata.” “Bene appuntamento a casa mia con telecamera in funzione, non è che posso unirmi e fare un trio?” “Per me sarebbe la prima volta come il rapporto lesbico, dovrei domandarlo a Isabella che bella non è: alta, robusta, capelli corti, naso pronunciato, tette piccole, gambe due colonne, potrebbe schiacciarci le noci.” Isabella arrivò nel cortile della casa di Maurizio  con l’aiuto del navigatore satellitare, posteggio la Fiat Abarth 595 dietro casa e con passo marziale entrò nel portone attesa da Esmeralda. “Professoressa benvenuta, siamo fortunate è pure una bella giornata.” “Non tergiversiamo, della bella giornata non me ne frega nulla, andiamo in camera da letto!” Le due signore dopo un soggiorno nel bagno riapparvero nel monitor di Maurizio. Nuda Isabella sembrava ancora più massiccia, prese Isabella per una mano e la posizionò non molto gentilmente sul letto, era proprio arrapata. Seconda mossa si mise a cavalcioni sul corpo della ragazza e cominciò a baciarla in bocca poi scese sui capezzoli ed infine sulla gatta dove sostò a lungo portando Esmeralda ad orgasmi ripetuti. Poi fu la sua volta, pretese da Esmeralda lo stesso trattamento sessuale che aveva avuto con lei, ad ogni orgasmo vibrava tutta, uno spettacolo decisamente fuori del comune anche perché aveva ripetuti orgasmi senza mai stancarsi, forse un digiuno protratto. Fu Esmeralda che dichiarò forfait: “Cara Isabella sei stata bravissima ma mi hai distrutta, un po’ di tregua.” “Hai detto bene tregua che vuol dire sospensione temporanea.” Esmeralda giocò l’ultima carta, non aveva più nessuna voglia di sesso: “Isabella in casa c’è anche il mio fidanzato, é assolutamente affidabile e serio…” “E vediamolo stó fidanzato, non sarà per caso un racchio…” A voce alta: “Maurizio Isabella ti vuol conoscere, fatti vedere.” “Lui ha registrato le nostre performance, è un tecnico informatico,  se non sei d’accordo possiamo distruggere le immagini.” “Ormai siamo in ballo…” “Pensavo peggio, ti sei scelto proprio un fusto, vediamo quello che sa fare con me!” Punto sul vivo della sua sessualità Maurizio prese possesso del corpo di Isabella, dalla bocca sino al fiorellino che tanto fiorellino non era, un clitoride simile ad un piccolo pene molto recettivo con orgasmi multipli e anche rumorosi. Anche le lesbiche hanno  un punto di rottura dal piacere, Isabella si mise prona, voleva riposarsi. Maurizio ed Esmeralda ritennero opportuno lasciare sola l’insegnante che apparve loro nel salone dopo circa mezz’ora, aveva le occhiaie. “Ti ho portato il capitolo che devi imparare, studialo a fondo perché agli esami son presenti i tuoi colleghi ed io devo essere severa con te come con gli altri, buona fortuna ragazzi e…a rivederci!” Col cavolo pensò Esmeralda, passati gli esami…il segno dell’ombrello! Per Maurizio un fiume di novità, l’ultima telefonata da parte di Alice: “Maurizio che ne dici di venirmi a trovare, mi sento sola…” Alice aveva la voce ‘impastata’, Mauri non se lo fece ripetere un’altra volta e partì a razzo, qualsiasi fosse il vero motivo della telefonata voleva andare sino in fondo, in fondo erta stato lui a mettere una pulce nell’orecchio di Alice in fatto di sesso. Ebbe la conferma quando la signora aprì la porta di casa, barcollava leggermente ed odorava di alcool. “Oggi mi sento diversa, avevo bisogno di compagnia ma non di mio marito, volevo solo te, solo te…Aperta la vestaglia apparve un corpo ancora appetibile, Mauri prese in braccio Alice e la depositò sul letto matrimoniale, la signora sembrava immobile ma stava reagendo alle coccole prolungate di Mauri, dopo che lo stesso si impossessò del suo clitoride scintille da parte della padrona, un tremolio molto prolungato e poi una girata di spalle da parte della signora, significato esplicitò, anche il popò voleva la sua parte, un popò molto recettivo tanto la portare la padrona ad orgasmi inusitati per lei. Dopo un po’ Mauri pensò bene di sparire da casa di Ignazio, si può essere conformisti quanto si vuole ma allorché si tratta della propria moglie, boh. Giorni appresso una telefonata di Esmeralda: “Carissimo che ne dici di un colloquio tra di noi?” “Con o senza sesso?” “Poi si vedrà vengo al tuo negozio, se ci sono i commessi parleremo in macchina. E così fu: “Sentiamo il motivo della richiesta di colloquio, sento puzza di bruciato.” “Non brucia nulla se non l’anima di mia madre, mi ha raccontato del vostro rapporto ed il confessore non le vuole dare lì’assoluzione, lei è disperata, lo sai quant’è religiosa maledizione, potevi fare a meno…” “Ti sembro il tipo di offendere una signora non accettando un suo invito, non è da gentiluomini.” “Non fare il furbo con me, io voglio molto bene a mia madre, lei di mentalità è ancora una ragazzina e si crea problemi per una scopata extra, mio padre che non conosce la verità, è preoccupato per il comportamento di mia madre, non sappiamo che fare.” Allo zio Mauri venne un’idea brillante che tenne per sé, domandò a Esmeralda la chiesa dove sua madre andava a messa. Anche se incuriosita la ragazza senza chiedere spiegazioni riferì il nome della chiesa: Santa Maria dell’Arco. Mauri il pomeriggio si recò in quel luogo santo e chiese ad un chierichetto dove potesse trovare il parroco: si chiamava don Luigi, era in sacrestia. “Padre sia lodato Gesù Cristo.” “Sempre sia lodato che posso fare per lei, non mi sembra di averla mai incontrata.” “È una storia molto delicata decisamente importante e vitale per l’interessata, si tratta di Alice che lei certo conosce, è disperata, non vuole parlare nemmeno con i suoi familiari, secondo lei ha commesso un peccato mortale, lei parroco non vuole darle l’assoluzione per un peccato…della carne di cui si è subito pentita, io sono il colpevole, addossi a me la colpa del peccato.” “Giovanotto io  son ben più vecchio di lei, lei è un furbacchione che tuttavia apprezzo per il suo buon cuore, sicuramente non è religioso altrimenti saprebbe che quello che mi chiede è impossibile da mettere in atto, faccia sapere ad Alice che son pronto a riceverla di nuovo.” Dopo una settimana una telefonata di Esmeralda: “Carissimo zietto tutto è tornato come prima, mia madre è rinata, allegra ed affettuosa, ne sai niente?” “Non mi voglio allargare troppo ma posso riconoscermi il merito del cambiamento di tua madre, ho appreso molto da uno sciamani che ho conosciuto anni addietro, son contento per la mia cura abbia sortito l’effetto sperato.” “Lo conosci il detto ‘a me non la si fa’, sei un imbroglione simpatico, non so quello che sia effettivamente successo a mia madre in ogni caso  ricompenserò un tuo capriccio sessuale, hai qualche idea?” “Leggerò il kamasutra, ci deve essere una posizione con cui riesca a restare a lungo dentro la tua deliziosa.” “Domanda notizie a ‘ciccio’ non mi sembra più tanto giovane da mettere in atto il tuo desiderio, a presto!” Maurizio tristemente dovette convenire con la nipote, ormai ‘ciccio’, anche se volenteroso non era più quello di un a volta!

     

     
  • 05 agosto alle ore 9:46
    I DUE SEMINARISTI

    Come comincia: Questa è la triste istoria (finita bene) non di Stefano Pelloni detto il Passatore bandito romagnolo ma di Pilo e Follì due figli di contadini. A parte i loro nomi non proprio comuni consigliati (diciamo imposti) dal padrone del terreno coltivato dai genitori vicino Tivoli, un certo Camillo da tutti conosciuto come lo zio Camillo. I due ragazzi avevano forzatamente seguito le orme familiari di contadini. Purtroppo lo zio Camillo zitello incallito e vecchio spilorcio, non aveva voluto modernizzare il modo di coltivare il terreno di cinquanta ettari e pertanto Dario, Concetta genitori ed i due figli erano costretti ad usare l’aratro tirati da buoi oltre che zappe, forconi e vanghe con notevole fatica fisica. Con la morte del padre per infarto, per la madre e per i due ragazzi la fatica era molto aumentata, il colpo finale alla decisione dei tre di cambiare vita venne dal cattivo tempo che mandò a monte i raccolti. Concetta andò ad aiutare la sorella anche lei contadina, i due ragazzi? Scelsero quella che nel medio evo era la via di fuga degli agricoltori: farsi prete partendo dal proverbio ‘contadino scarpe grosse e cervello fino.’ Si presentarono al parroco del paese don Sinesio rappresentando la loro  vocazione sacerdotale e chiesero di inoltrare una loro istanza in tal merito. Il vecchio parroco, ormai rotto a tutte le esperienza di vita era molto scettico anche perché i due avevano fama di andar troppo appresso alle gonnelle femminili ma partendo dalla esperienza di vita e dal presupposto volgare: ‘fatti i cazzi tuoi e ti troverai bene’inoltrò la domanda dei due giovani, istanza che fu accettata, in tempi di poche vocazioni… Pilo e Follì entrarono nel Pontificio Seminario ed iniziarono il loro percorso sacerdotale. Dopo sei anni Pilo e Follì stavano per diventare diaconi ma un evento imprevedibile cambiò la loro vita: zio Camillo per un cancro alla prostata stava per passare a miglior vita, il cotale in lite con tutti i siuoi parenti chiamò al suo capezzale i due giovani facendo loro presente che sarebbero stati gli unici eredi delle sue ricchezze purché ogni mese avessero fatto celebrare una messa in suo suffragio, forse la paura di andare all’Inferno! Pilo e Follì per prima cosa lasciarono l’abito talare, ecambiarono i loro nomi in Alessio ed in Antonello ed andarono al Banco di Roma dove ebbero modo di constatare la consistenza delle loro ricchezze, alle delucidazioni del direttore di filiale rimasero sbalorditi: il vecchio li aveva lasciati abbienti, agiati, facoltosi in altre parole: ricchi! Subito muniti di carta di credito oro si recarono prima in negozi di vestiti e di scarpe per cambiare il loro abbigliamento poi in una filiale di auto Alfa Romeo dove presero possesso di una ‘Stelvio’ di color rosso pluriaccessoriata già pronta con cui si recarono a Tivoli per pavoneggiarsi in paese. Presero alloggio al primo albergo che incontrarono sulla loro strada, alla presentazione della carta oro il  portiere sgranò tanto di occhi, si inchinò ai due signori ed offrì la miglior camera dell’albergo. “Ce ne occorrono due e, se possibile una compagnia di due ragazze disponibili.” È noto che in questo campo i portieri di albergo sono piuttosto aggiornati e così dopo mezz’ora comparvero una bruna ed una mora. “Siamo Simona e Sofia, che bei giovani, si avvicina l’ora di cena che ne dite prima di un buon pasto, per motivi di ‘lavoro’ abbiamo saltato i pranzo.” A tavola grande allegria, il cameriere, di stretta osservanza romanesca si chiamava Romoletto, ben foraggiato servì a tavola i migliori piatti del ristorante, finale un ananas digestivo. Sulle scale Antonello: “Cacchio non abbiamo i preservativi!” “Sofia fece onore al suo nome ‘saggezza’: “Tutto a posto ne abbiamo una riserva!” La mattina dopo aver riprovato le gioie terrene, liquidate le due squillo Alessio ed Antonello andarono in canonica per salutare il vecchio parroco, non c’era più nel senso che era passato a miglior vita, al suo posto un giovane tutto profumato e vestito in nero con collare bianco, niente tonaca in compenso poteva portare delle gonne era un omo! Brevi saluti e poi andata a Roma per affittare un alloggio possibilmente vicino alla stazione Termini. Lungo la strada incrociarono l’insegna di una società che vendeva abitazioni. Alla richiesta dei due un impiegato: “Signori sono fortunati, abbiamo un alloggio in vendita in via Marsala è un po’ costoso ma è stato di recente ristrutturato ed è pure ammobiliato.” “Lo prendiamo a scatola chiusa, telefoni al Banco di Roma per convalidare un nostro assegno.” “Scusate la confidenza, sono Eugenio il direttore, mi avete fatto simpatia e mi fido di voi. Un giorno se mi invitate verrò a trovarvi.” “Con piacere Eugenio se ha qualche cara amica…” “Capito tutto, a presto.” L’estate si stava avvicinando, c’era da scegliere una località dove allontanarsi dalla calura, un cartellone in via Marsala reclamizzava un percorso da Livorno verso la Corsica, esattamente a Porto Vecchio. Decisione immediata di Pilo e Follì, pardon di Alessio ed Antonello che, navigatore adjútor giunsero a Livorno e si imbarcarono su una nave dalla Corsica Sardinia Ferries, destinazione Porto Vecchio in Corsica. I due giovani presi dall’entusiasmo delle novità non avevano previsto dove andare, incontrando un giovane ufficiale di bordo: “Ci scusi, è la prima volta che andiamo in Corsica, ci potrebbe indicare una località di villeggiatura?” “Dipende se volete recarvi in un posto dove vanno le famiglie oppure siete anticonformisti e volete alloggiare un villaggio per naturisti.” Antonello: “Siamo per la natura.” Allora voi suggerisco il villaggio ‘la Chiappa’ dal nome significativo, buon soggiorno.” Alessio e Antonello rimasero perplessi, non avevano capito bene di cosa si trattasse ad ogni modo presero per buono il suggerimento. Sempre con l’aiuto del navigatore satellitare il pomeriggio arrivarono in località Porto Vecchio dove era ubicato quel villaggio dal nome particolare. All’ingresso: “Messieurs avez vous réservé?” I due avevano studiato francese al classico: “Siamo italiani ad ogni modo ho capito, no non abbiamo prenotato.” “Noi parliamo bene l’italiano, non c’è problema,ci sono dei bungalow liberi, Serge verrà con voi per indicarvi la strada.” Alessio ed Antonello rimasero basiti, tutti i villeggianti erano nudi, l’ufficiale di bordo che aveva fornito l’indicazione del villaggio parlando di naturisti intendeva nudisti, si misero a ridere. Si presentò un signore vestito: “Je suis Charles, à votre disposition.” “Siamo Alessio ed Antonello, siamo in vacanza non sappiamo per quanti giorni, a tavola vorremmo possibilmente avere la compagnia di ragazze.” Charles guardando i documenti: “Qui ci son scritti altri vostri nomi.” “In italiano si chiamano soprannomi.” “Bien, tavolo ventitré, cena dalle venti alle ventidue, buona permanenza. Alessio ed Antonio si spogliarono ed uscirono al di fuori del bungalow ma nel vedere tante giovani donne nude ebbero la sorpresa di vedere il loro ‘ciccio’innalzarsi, nel regolamento c’era scritto che era proibito avere rapporti sessuali in pubblico e così rientrarono nel bungalow, l’unica soluzione era indossare un costume, si avvicinarono di nuovo a Charles ed esposero il loro problema. Il direttore dimostrò molto sangue freddo: “Può capitare, potreste indossare un asciugamano e togliervelo quando…avete capito.” I ‘cosi’ dei due capirono la lezione e ritornarono alla cuccia. A tavola erano già seduti dei giovani di varie nazionalità, anche italiani, Alessio ed Antonello si presentarono ed ebbero una buona accoglienza, erano tutti allegri. Dinanzi a loro due francesine non molto alte ma belle in viso ed anche di corpo niente male. Alla fine della cena: “Nous sommes Aline e Ambra parliamo poco l’italien.” “Siamo pari, noi parliamo poco il francese, andiamo in riva al mare.” I due ‘cosi’ di ragazzi presero vigore ed alzarono la ‘testa’: “Chiediamo scusa, non lo abbiamo fatto apposta…” Gran risata delle due ragazze: “Hier nous sommes passé avec deux françois qui l’avaient piccolo et mou!” “Andiamo nel bungalow.” Aline con Alessio ed Antonello con Ambra dimostrarono subito si essere in sintonia in fatto di sesso, avevano affermato di usare la pillola, Alessio ed Antonello si consultarono se usare o meno il condom, forse le ragazze si sarebbero offese, corsero il rischio ma ne valeva la pena,  in posizione cavalcante erano fantastiche. I due ex seminaristi arrivarono in Paradiso, ma non quello predetto dalle sacre scritture e poi loro due erano dei peccatori! Le due francesi furono rimpiazzate da Aurora e da Martina residenti a  Pizzo Calabro, la specialità della loro città i coni gelati, le due napitane dimostrarono di apprezzare molto anche un altro genere di coni! Casa dolce casa: Pilo e Follì nell’attico di via Marsala a Roma ripresero le ‘penne’ come si dice in gergo, erano veramente spompati ma felici, l’anno prossimo avrebbero cambiato nazione forse la Croazia, anche li in un villaggio di naturisti o nudisti che dir si voglia.
     

     
  • 05 agosto alle ore 9:43
    LA ANDROMANE

    Come comincia: Talvolta i destini delle persone si incrociano, era quello che era  accaduto a Mattia direttore di una filiale del Banco di Roma la cui consorte, Martina, era deceduta per un carcinoma alle ovaie non diagnosticato in tempo dai medici. Nello stesso istituto di credito era impiegato Matteo, impiegato modello da poco maritato con Aida che una mattina era stato colpito da un infarto fulminante che nemmeno i medici del pronto soccorso del vicino ospedale San Giovanni erano riusciti a curare. In chiesa cerimonia funebre comune. Dopo i soliti abbracci di parenti ed amici e consueto discorso del sacerdote che esaltava le doti dei due deceduti, seppellimento al Verano. Da quel momento erano sorti problemi pratici per i due vedovi. Mattia era impegnato sino alla sera per il suo lavoro, Aida con la morte del marito Matteo si era trovata, da casalinga, a dover sbarcare il lunario, suo marito non aveva mai voluto che insegnasse malgrado la sua laurea in lettere, niente pensione del defunto che non aveva raggiunto gli anni utili per il pensionamento. Mattia si rese conto di non poter lasciare solo suo figlio a casa per tutta la giornata, a sedici anni non sarebbe stato in grado di gestirsi nel quotidiano, ci voleva una presenza femminile che Mattia individuò in Aida che fu costretta ad accettare l’ospitalità del direttore del suo defunto marito, non aveva altre soluzioni, si installò nella camera degli ospiti. Non aveva problemi col precedente alloggio, era in affitto, vendette a poco prezzo tutta la mobilia, d’altronde quell’abitazione le ricordava il caro Matteo di cui era stata innamorata. In poco tempo si era inserita nella nuova vita. Mattia era una persona per bene, le domandava sempre di cosa avesse bisogno senza avanzare pretese sessuali, il figlio Andrea iscritto alla quarta ginnasiale non dava problemi, studioso, era molto amico di Riccardo un suo compagno di classe che abitava al piano superiore nel suo  stesso palazzo. Aida aveva preso in mano il menage familiare, sostituiva Martina di cui era stata amica; solito tran tran: la mattina colazione per tre, successivamente spesa al mercato e nei negozi viciniori, cucina per due in quanto Mattia rientrava a casa la sera, Andrea e l’amico Riccardo andavano a scuola al liceo scientifico Cavour il pomeriggio, la mattina studiavano alternativamente a casa dell’uno o dell’altro. A parte la solitudine che le portava una tristezza infinita e la prospettiva di un futuro incerto, Aida non si poteva lamentare, di questi tempi è molto difficile trovare un lavoro se non quelli umili di pulizia. Eris, dea greca della discordia pensò bene di rompere l’equilibrio di quella famiglia, una mattina Aida andò more solito a far la spese, arrivata al mercato si rese conto di aver lasciato il borsellino con il denaro in cucina, rientrò nell’abitazione, uno strano silenzio, di solito i due ragazzi studiavano a voce alta, non erano nello studio, li scovò nella camera da letto di Andrea e quasi svenne: Andrea nudo era penetrato col suo pene nel sedere do Riccardo messo piegato un  avanti sul letto. Appena il suo cuore tornò quasi ai battiti normali,  riprese il suo sangue freddo, aprì la porta di casa, la richiuse con fragore e: “Ragazzi sono tornata, ho dimenticato il borsellino sul tavolo della cucina, dove siete? Entrò in camera da letto, i due ragazzi si erano rivestiti, meglio così, per il futuro avrebbe pensato ad una strategia come comportarsi e se avvisare Mattia della situazione da lei scoperta. Invece di andar a far la spesa si sedette al bar sotto casa ed ordinò ad Amleto il barista un caffè. Rimase seduta circa una mezz’ora poi si rese conto che doveva preparare il pranzo e rientrò in casa. Al rientro di Andrea da scuola nessun dialogo, Aida non sapeva come comportarsi, all’arrivo di Mattia dal lavoro, rimasta solo con lui in sala da pranzo lo mise al corrente  del fatto da lei scoperto la mattina. Il direttore di banca stanco del lavoro e triste per il recente suo lutto rimase annichilito, senza parole. Ci volle del tempo prima che riuscisse a riprendersi: “Aida che mi consigli, conosco vari psicoterapeuti posso concordare con loro una soluzione, non so che altro fare, forse tu da donna…”  “Debbo inquadrare la situazione, non ti offendere ma spesso le femminucce sono più concreti dei maschietti, ci penserò stanotte.” Il sonno tardava a venire come pure la soluzione del problema, la cosa migliore forse era quella di parlare ai due ragazzi della sessualità alla loro età e soprattutto di non dar peso ad eventuali deviazioni dal comune agire. Stabilito questo principio Aida riuscì a prendere sonno. La mattina dopo colazione Riccardo era rimasto a casa sua, un ostacolo imprevisto, Aida telefonò a casa dell’amico di Andrea, rispose la madre affermando che il figlio non si sentiva bene, ovviamente era una bugia ed allora Aida: Andrea non voglio rifilarti frasi inutili come quelle di: posso essere tua madre, non dare peso a certe situazioni e via dicendo, ti faccio sapere che l’altra mattina ho visto te e Riccardo in camera tua. La scienza dice che non esistono solo gli etero sessuali puri, soprattutto nelle prime fasi della sessualità sia maschile che femminile possono avvenire degli occasionali incontri omosessuali senza per questo intaccare proprie inclinazioni, ci sono molti esempi anche in campo animale, non dimentichiamo che discendiamo dalle scimmie con cui abbiamo molto in comune, il tuo rapporto con Riccardo era uno sfogo puramente sessuale, se aveste avuto vicino una femminuccia avreste avuto un rapporto con lei, quindi niente allarmismi, Andrea vieni vicino a me, dammi un bacione, sei un bel ragazzo e farai strage di tue coetanee.”L’abbraccio con  Aida fece effetto su Andrea che si accorse che il suo pisello dentro i pantaloni era diventato un pisellone, ora il problema si era spostato su Aida, le sue belle parole avevano fatto presa sul ragazzo ma ora doveva mettere in pratica la sua teoria. D’istinto abbassò i pantaloni di Andrea, prese in mano il pisellone che in breve tempo eiaculò sulle sue mani. “Questo è la riprova di  quello che ti ho detto poco fa, chiama Riccardo e digli come sono andate le cose. Mattia ogni sera domandava ad Aida se avesse fatto progressi con i due ragazzi, Aida svicolò nel rispondere, immaginava come sarebbe finita la situazione ed era fra la contentezza e la preoccupazione del futuro, cosa sarebbe accaduto? Riccardo evidentemente informato da Andrea di quanto dettogli da Aida riprese  a frequentare la casa dell’amico sperando che anche lui avrebbe avuto un trattamento simile se non migliore del suo amico, insomma ambedue volevano provare la ‘topa’ di Aida, ormai si sentivano grandi per provare finalmente le gioie di un rapporto sessuale con una femminuccia ma Aida si allontanava dai due con ogni scusa possibile, aveva intrapreso una strada che era stata fruttuosa per i giovani ma lei non si sentiva di fare la nave scuola come si dice i  gergo. Una mattina i due ormai eccitatissimi andarono in cucina, abbracciarono Aida e: “Ora metti in pratica quello che ci hai insegnato.”  Le abbassarono gli slip entrando a turno nella ‘topa’ un po’ fuori allenamento ma ancora recettiva. Finito il rapporto sessuale apprezzato dalla signora, ad Aida venne in mente che i ragazzi non avevano presa alcuna precauzione, ci mancava solo che fosse rimasta incinta, andò in bagno a lavarsi sperando nel meglio. Per fortuna stavolta Etis era distratta e così ad Aida vennero le mestruazioni con grande suo sollievo, i ragazzi incoscientemente ridevano, viva la gioventù, ormai si sentivano adulti. Aida pensò bene di recarsi in una farmacia lontano da casa per acquistare pillole anticoncezionali, ormai la via era tracciata ed i ragazzi non si sarebbero certo fermati, tutto sommato non le dispiaceva, due torelli in fase di crescita sono instancabili ed a lei in passato era mancato il sesso. Dato le insistenze di Mattia nel voler sapere come era finita la storia di suo figlio con Riccardo, Aida fu costretta un pomeriggio che Mattia era libero a raccontare la verità anche per tranquillizzarlo,  il padrone di casa che ebbe una reazione non prevista: “Cara che ne pensi se io… in fondo sono ancora giovane, se vuoi potremmo sposarci, intanto vorrei un assaggino!” Altro che assaggino il padre era più eccitato dei due ragazzi, meglio fornito sessualmente ed anche viziato perché pretese anche di assaggiare il ‘popò’ di Aida che, anche se sessualmente soddisfatta si sentiva sempre le gambe mosce, troppa goduria dopo tanto tempo di astinenza. Col tempo la situazione inaspettatamente cambiò: Aida divenne molto più ricettiva al sesso, riusciva ad avere orgasmi a ripetizione sia con i due amici che con Mattia, di colpo di era scoperta ninfomane. Anche la sua vita era cambiata: la mattina usciva di casa vestita di nero come per dimostrare che portava ancora il lutto per il defunto marito, niente trucco, confidenza a nessuno. Amleto il barista cercò di avvicinarla, un pomeriggio suonò alla porta di casa di Aida e: “Signora sono Amleto il barista, il signor Mattia ha ordinato dei cannoli, ne ho un vassoio con me, mi apra la porta per favore.” “Al momento non sono presentabile, lasci tutto sullo zerbino e così Amleto non solo non combinò nulla ma ci rimise pure i soldi dei cannoli. Aida rientrando dalla spesa a casa cambiava completamente aspetto: si truccava in modo magistrale bocca ed occhi, era veramente sexy, camicetta senza reggiseno minigonna senza slip pronta alla bisogna, talvolta anche con una sveltina coi ragazzi riusciva ad avere un orgasmo, niente più gambe molli, una nuova energia la pervadeva tutta. Andrea e Riccardo, finito di studiare  ne approfittavano a turno riacquistando energie con successive succulenti libagioni. La sera era il turno di  Mattia che talvolta riusciva ad uscire dall’ufficio il pomeriggio per godersi da solo la ‘topa’ di Aida senza la presenza dei due giovani. Sia la cosina che il popò di Aida reggevano alle continue intrusioni anzi talvolta era lei stessa a cercare un rapporto intimo, quasi riusciva ad imitare ‘Gola profonda’ nei rapporti orali. Il tempo passa e va come da nota canzone, Andrea e Riccardo si fidanzarono con due belle ragazze loro compagne di università non tralasciando però qualche saltuaria visita ad Aida sempre disponibile ad accogliere i loro ormai diventati ‘cosoni’. Mattia divenne nonno e sposò Aida che rimpiangeva i tempi passati e si doveva contentare delle prestazioni sempre meno performanti di Mattia, così va la vita, così va l’amore (Jovanotti).
     

     
  • 29 luglio alle ore 10:30
    PIERINO IL CHIACCHIERONE

    Come comincia: “Papà perché alla televisione hanno detto che si lamentano nove morti? I morti si lamentano?” Pierino F., figlio di Gaetano impiegato in un ufficio postale era solito far domande su qualsiasi argomento gli passasse per la testa. Il nome Piero gli era stato ‘appiccicato’ dalla madre Lorenza V. in onore della nonna materna che tutti ricordavano come incallita chiacchierona. “Vedi Pierino in questo caso il verbo lamentarsi indica un evento spiacevole.” “E perché non dicono evento spiacevole?” “Pierino ti deve bastare quanto ti ho detto!” ed a sua moglie. “Mi sa che gli dobbiamo cambiare nome, è preciso a sua nonna!” Il ragazzo tredici anni compiuti frequentava la seconda media, a scuola era molto bravo e talvolta metteva in difficoltà i suoi professori con domande cui era complicato rispondere. Appassionato lettore, prendeva ‘a piene mani’ i libri dalla fornita biblioteca paterna con conseguenze di far aumentare il numero delle sue domande. “Papà ho letto i libri di Pitigrilli,  di Guido da Verona, perché i critici dicevano che scrivevano libri a sfondo sessuale? Ti recito una poesia in romanesco del Belli che  ho imparato a memoria:‘Bbe’! Ssò pputtana, venno la mi’ pelle; fo la miggnotta, sì sto ar cancelletto; lo pijjo in cuello largo e in cuello stretto; c’è ggnient’antro da dì? Che ccose bbelle!’” “Complimenti per la memoria se a scuola…” “Papà a scuola ho tutti otto! Ho capito non mi sai rispondere!” La curiosità di Pierino non si fermava alla lettura, una sera percepì dei rumori provenienti dalla camera da letto dei genitori, dal buco della serratura vide papà e mamma che si muovevano sul letto in maniera strana con conseguente domanda il pomeriggio successivo. “Papà ieri ho visto te e mamma sul letto che facevate rumore, forse litigavate?” “No Pierino, la mamma aveva un dolore alla schiena ed io le ho fatto dei massaggi!” ed alla moglie: “Tappa il buco della serratura, maledizione!” Farla a Pierino era difficile e così preclusagli la vista dei genitori a letto dal buco della serratura mise in atto una delle sue. Comprò in un negozio di ferramenta dei tappa buchi in legno con vite, col trapano del padre fece quattro fori ai lati del quadrato della porta della camera da letto dei genitori e vi istallò quattro tappa buchi che, girandoli con la vite nel legno  diventavano inamovibili. Gaetano li notò, non ricordava di averli mai visti, cercò di toglierli, non ci riuscì e si convinse che la sua memoria cominciava a perdere colpi. Pierino una sera svitò un tappa buchi e vide chiaramente i genitori che si spogliavano nudi entrare nel bagno e poi tornare a letto per il solito massaggio del padre alla madre. Notò in particolare che Gaetano e Lorenza avevano dei peli sul pube. Giorno seguente: “Papà perché i grandi hanno dei peli tra le gambe?” “Veramente…penso per proteggere le parti intime come i peli sotto le ascelle.” “Lorenza questo lo ficco in collegio, è ossessionante, come le pensa tante domande strane, preciso sua nonna di cui porta il nome.” “Lascia stare la defunta, è un bambino che cresce e vuol sapere…” “Cresce e rompe i coglioni!” Per fortuna del padre, Pierino aveva fatto amicizia con una ragazza diciassettenne della stessa scala che frequentava il secondo anno liceo classico ed a lei si rivolgeva per avere delle spiegazioni in  lingua francese. In fondo era una scusa, a Pierino Ginevra N. piaceva molto e la ragazza gli dava corda, era diventato un bel giovane, intelligente, curioso non come i suoi compagni di scuola che lei considerava sciocchi e viziati. Pierino si era accorto che Ginevra aveva una agenda su cui scriveva le date e l’ora degli appuntamenti di sua madre Diletta F. Con la curiosità alle stelle chiese a Ginevra il perché di quegli appuntamenti della madre. Ginevra se la cavò con: “Mia madre è consulente tributaria e dà consigli ai suoi amici.” Pierino non si convinse della risposta, talvolta Ginevra si alzava dalla sedia e faceva entrare degli uomini nel soggiorno che poi sua madre accompagnava in camera da letto. Ginevra capì che era meglio essere sinceri, d’altronde era convinta della serietà di Pierino e gli comunicò che sua madre, vedova, alla morte del marito era casalinga e il marito stesso non gli aveva lasciato dei soldi né aveva diritto a pensione e così…si arrangiava. Pierino rimase pensieroso e naturalmente ‘partì’ con una domanda: “E tu hai conosciuto qualche signore che ti ha fatto delle proposte?” “Ora non mi va di parlartene.” La palazzina di quattro piani in via Garibaldi a Messina era abitata prevalentemente da persone anziane e malate che non si interessavano dei fatti altrui ma la ‘vita’ di Diletta era a conoscenza di Gaetano che un giorno alla moglie. “Non so che pensare della frequenza di nostro figlio a casa di una che fa ‘marchette’, tu che ne pensi?” “Il ragazzo è amico della figlia, a noi non interessa quello che fa la madre o tu ci hai fatto un pensierino?” “Con un consorte meravigliosa come te non mi passa per la testa e poi non pagherei per quello che mi consente deliziosamente mia moglie!” Un ‘mah’ di Lorenza inficiò le affermazioni di Gaetano. Un pomeriggio Pierino si accorse che Ginevra era giù di morale, aveva delle occhiaie, forse la notte non aveva dormito, l’abbracciò e furbescamente: “Tu sei come una sorella maggiore, anche se sono giovane non mi ritengo uno stupido, a me puoi dire tutto quello che ti accade.” Ginevra allora confidò che una mattina non era andata a scuola perché sua madre le aveva chiesto di ‘far compagnia’ ad un suo amico ammiratore fervente della figlia. L’ammiratore fervente voleva una sola cosa dalla ragazza, facilmente comprensibile sborsando un compenso enorme  intascato dalla madre,  diecimila Euro! La persona non più giovane con pancia prominente, forte di aver sborsato quella somma notevole non fu molto delicato con Ginevra che era vergine, il dolore, non solo fisico, le perdurava. Pierino impietosito chiese a sua madre se potesse invitare a cena Ginevra che aveva qualche problema in famiglia. Diletta acconsentì, inutile dire la curiosità di Gaetano che accolse con un sorriso la ragazza. Ginevra al termine della cena, sdraiata sul divano del salotto sembrava più distesa. “Potresti essere mia figlia, quando hai qualche problema vieni a trovarmi, d’altronde mi sembra che tu dia qualche lezione a Pierino.” Poi avvenne un fatto non previsto: talvolta Diletta veniva ‘retribuita’ per le sue prestazioni, da parte di proprietari  terrieri anche con beni in natura come frutta e verdura provenienti dai  loro appezzamenti  oltre che con polli,  conigli e costolette di maiale, un ben di Dio. Pierino notò il fatto ed elaborò una strategia: suggerì di far offrire a sua madre, da parte di Ginevra, parte dei prodotti che, data la notevole quantità sarebbe andata perduta. A quella proposta Lorenza rimase perplessa e chiese un parere al marito il quale con faccia indifferente:”Fai come vuoi.” ma si capiva che lo zozzone avrebbe volentieri…Lorenza, aiutata da Ginevra, una domenica mise su un pranzo coi fiocchi, pranzo abbondantemente ‘innaffiato’ con del Lambrusco DOC di Reggio Emilia cui fecero onore tutti gli invitati ad esclusione di Pierino cui toccò mezzo bicchiere di vino annacquato con acqua minerale. La mattina successiva  Diletta telefonò a Lorenza chiedendole il permesso da andarla a trovare. “Possiamo darci del tu Diletta, ti vedo giù di morale e, non ti offendere, un po’ invecchiata. Non voglio dire la solita frase trita e ritrita ma mettiti al posto mio, rimasta vedova senza un centesimo non son riuscita a trovare un lavoro decente, quello che mi proponevano aveva sempre da parte dei maschietti un sottofondo sessuale, alla fine di giornata di lavoro,stanca, avrei dovuto soddisfare il capo servizio o chi per lui allora ho pensato di farne una professione a casa mia, non giudicarmi, la mia vita è dura, gli uomini mi trattano come un oggetto, nessuna carezza, gentilezza o complimento, talvolta anche con disprezzo, son cose che tengo dentro di me ma che mi fanno male. Lei è fortunata, ha un marito…” “Cara Diletta, non è tutto oro…il signorino ogni tanto svicola con qualche ventenne o giù di lì e le fa dei regali togliendo ovviamente soldi alla famiglia, non ho il coraggio di confidarmi con mio figlio e…”Diamoci del tu, mi pare che siamo sulla stessa barca.” Le signore ogni mattina prendevano insieme il caffè poi una sigaretta e qualche affettuosità per ripagarsi delle mancate coccole dei maschietti, se ne fecero molte fra di loro sino a diventare tanto intime da finire sul lettone matrimoniale. Ambedue si guardavano un po’ stupite di quello che era loro successo ma, allorché erano lontane non vedevano l’ora di rincontrarsi, insomma una relazione! Ginevra decise che non avrebbe più aderito a richieste sessuali di qualche ‘maiale’, spesso  coccolava Pierino che cominciò ad …alzare la cresta. Una mattina che Diletta era andata a fare spese al centro invitò Pierino a non andare a scuola promettendogli una novità. E che novità: sotto la vestaglia si fece trovare completamente nuda. Alla vista di quel corpo delizioso Pierino si accorse che un certo ‘coso’ era aumentato di volume, si spogliò in fretta, Ginevra lo invitò in bagno, lavò il ‘ciccio’ di Pierino che diventava sempre più voluminoso e se lo mise in bocca. Ci volle poco che il cotal ‘sputazzò’ il suo liquido in ‘ore’ a Ginevra che: “Ha un buon sapore, se ti va baciami i ‘fiorellino’, t’insegno io come si fa.” Conclusione? Quella delle favole? No, non tutti vissero felici e contenti perché Gaetano restò fuori dai ‘giochi’ consolandosi con qualche giovin pulzella ma pagandola profumatamente mentre gli altri seguitarono col loro ménage in buona armonia.
     

     
  • 29 luglio alle ore 10:27
    GLI ANTICONFORMISTI DEL SESSO

    Come comincia: Facile da spiegare chi sono gli anticonformisti del sesso sia maschi che femmine. Ai miei tempi (scusate la citazione  priva di originalità) erano sicuramente i maschietti sempre alla ricerca della ‘pelosa’ le cui proprietarie, nella maggioranza dei casi se la tenevano ben stretta, usando talvolta il ‘secondo canale’ per paura di non potersi più maritare data la mentalità allora corrente, oggi…tutto il contrario: sono le femminucce che, allupate corrono appresso ai maschietti i quali, avendo la…pancia piena non sempre le apprezzano. Parlando con i suoi coetanei di…tanta anni di età, Alberto si accorse che anche loro erano  della stessa opinione chiaramente col rimpianto di essere nati troppi anni addietro. Conclusione: alcune giovani donzelle si rivolgevano agli ‘attempati ma non troppo’ per provare le gioie del sesso. Anche l’esperienza degli ‘anziani’ era un punto a loro favore, i giovani talvolta erano troppo sbrigativi e per loro valeva l’allocuzione: ‘Vado, l’ammazzo e torno.’ E così Arianna diciottenne alunna del terzo liceo classico a Messina, guardandosi attorno ’approdò’ su  Alberto che era stato il suo compare di battesimo, lui, ateo era stato costretto a quel ‘sacrificio’ perché amico di  Edoardo e di Greta genitori della ragazza. Abitavano  in una villetta bifamiliare nella frazione di Torre Faro. L’essere rimasti soli  era stata per la baby la possibilità ‘sconcicare’  il padrino il quale, pur anticonformista: considerava Arianna un po’ sua figlia, una figlia ormai crescita e diventata donna ma…”Zio ti prego, la mentalità delle persone è molto cambiata da quando eri giovane, sono le ragazze che danno la caccia ai maschietti e tu sei più che un maschietto un maschione appetibile!” “Mi risulta che tu sei fidanzata con un compagno di scuola.” “Si chiama Paolo, sto con lui perché è di famiglia molto abbiente ma, come dice il suo nome, è piccolo non solo di statura ma anche di…Io ho visto il tuo ‘uccellone’ quando un giorno ti lavavi sotto la doccia esterna, tutta un’altra cosa.” “Mia cara, dire che non sei piacevole sarebbe una falsità ma venendo con te mi sembrerebbe di fare un affronto ai tuoi genitori.” “I miei non sono puritani ho scoperto che…” “Mi hai messo in crisi, fammici pensare…” Le avances di Arianna avevano mandato in depressione il povero Alberto che combattuto se approfittare o meno della ‘ghiotta’ occasione. Cinquantenne maresciallo delle Fiamme Gialle in pensione ancora aveva idee personali sull’onore, quello vero non quello dei mafiosi che talvolta, quando era in servizio aveva combattuto. Se ne accorse Anna: conosceva suo marito da molto tempo, gli voleva bene come quando lo aveva conosciuto, tanto bene da averlo seguito nelle sue idee di anticonformismo un po’ in tutti i campi. Un giorno finalmente: “Caro dimmi quello che ti sta succedendo, ti starò sempre vicino qualsiasi situazione tu debba affrontare.” Alberto mise al corrente la consorte di quello che era successo soprattutto del fatto che non sapeva come comportarsi. Anna scoppiò in una risata: “Pensavo a qualche malattia o altro guaio, tanto casino per una puttanella che te la sbatte in faccia, ha ragione Arianna sei rimasto a trent’anni addietro, tu che hai studiato latino ‘carpe diem’ in questo caso ‘carpe statum’ e poi se fosse capitato a me…” “Invece di aiutarmi mi metti in crisi, non ti ho mai pensato fra …le braccia di un altro.” “E invece ci devi pensare, un po’ di variazioni sul tema aiuta la coppia. Edoardo e Greta stanno fuori casa tutto il giorno per mandare avanti la loro libreria, io sparisco dalla circolazione e così avrai campo libero, attenzione a non…” Era chiaro quello a cui aveva accennato Anna, Alberto ed Anna non avevano voluto diventare genitori, genitori si nasce e loro non erano nati per quell’impegno. Al telefono: “Arianna che ne dici se vengo a trovarti a casa tua.” “Preferisco il contrario, i miei se ne potrebbero accorgere, ho visto tua moglie uscire in auto, tra poco sarò da te.” Arianna si era presentata in vestaglia ‘sotto il vestito niente’ come il celebre film di Carlo Vanzina o meglio un corpo meraviglioso da adolescente, una fitta peluria scura sul pube, tette marmoree gambe bellissime. Alberto si accorse che il suo ‘priapo’ era già in erezione, Arianna se ne appropriò con la bocca e, ‘per tutta conclusione’ ad occhi chiusi ingoiò piacevolmente il … di Alberto, era buono di sapore al contrario di quello di Paolo. “Io prendo la pillola e quindi…”e quindi Alberto si appropriò della ‘gatta’ di Arianna, la strapazzò per bene sinché la giovin signorina disse: “ Basta, mai goduto tanto in vita mia.” Alberto fu orgoglioso della sua prestazione in considerazione anche della sua età non più verde, ora sorgeva il problema di rispondere alle domande che sicuramente Anna gli avrebbe posto, decise di essere sincero come al solito. Nessun problema anche perché la consorte aveva fatto un pensierino…” Greta era venuta a conoscenza da parte della figlia Arianna delle sue ‘gesta’, pensò di approfittarne per… “Anna che ne dici se ti vengo a trovare?” “È da tempo che non ci vediamo pur abitando tanto vicine, ti lascio la porta interna aperta.” “Amica mia sei uno schianto, ti ho sempre ammirata sin da quando sei venuta ad abitare qui…” Una frase palese alla quale Anna rispose con un sorriso, forse, chissà se…Greta si lanciò e prese a baciare Anna in bocca, l’amica ne apprezzò il sapore  e ci mise del suo per andare più a fondo. Finirono sul lettone e misero a nudo le loro nudità facendosi dei complimenti vicendevolmente per i loro corpi,  Arianna ricominciò a baciare Anna dal viso a tutto il corpo finendo al clitoride con goduria molto maggiore di quando lo faceva suo marito. ‘La storia durò a lungo sin quando le due pulselle ne ebbero abbastanza, ovviamente era una via aperta per il futuro. Alberto nel frattempo era stato in caserma nella stanza dell’A.N.F.I. dove gli ex appartenenti al Corpo talvolta si riunivano per passare il tempo giocando a carte. All’ora di pranzo si recavano in sala mensa dove consumavano il vitto insieme ai colleghi in servizio. Talvolta fra di loro c’era un certo sfottò: “Cari ex colleghi chi di voi prende la pillola blu, penso un po’ tutti….ah ah ah.” Alberto punto nell’orgoglio guardò in viso quel tale spiritoso e: “Guardandoti bene ti vedo pallido, troppo pallido, non credo che arriverai alla pensione come noi, inutile che ti tocchi i ‘gioielli’, farai la fine che ti ho predetto.” Una risata generale seguita da un applauso. Tornando a casa Alberto istintivamente capì che c’erano delle novità. “Cara che mi dici, qualcosa di nuovo?” “Anna si mise a ridere e riferì al marito quanto accaduto, Alberto ne prese nota chissà se in futuro…Passa un giorno, passa l’altro …il prode Anselmo non c’entrava nulla ma c’entravano Anna, Edoardo e Greta nel senso che…Un giorno Arianna era a scuola, Alberto in caserma Edoardo e Greta a casa perché la libreria era chiusa per riposo settimanale ed allora quale migliore occasione…”Caro che ne dici se andiamo a trovare Anna?” “Non so se gradirà la mia presenza, prova a telefonare.” “Carissima Anna mi ospiti per stamattina a casa tua?” “Vieni pure, ho finito di farmi la doccia, sono profumatissima! Ho lasciato la porta aperta.” I due coniugi erano appena entrati che Anna uscì dalla toilette nuda ma quando si accorse della presenza di Edoardo rimase senza parole. “Anna se la presenza di mio marito ti disturba non c’è problema lo rispedisco a casa nostra.” La mancata  risposta di Anna incoraggiò Greta che prese in mano la situazione. “Se sei d’accordo ti lubrifico il buchino posteriore.” E mise in atto quanto dichiarato facendo piegare sul letto una Anna ancora silente. “Guarda c’è Edoardo in posizione, ti entrerà nel popò molto delicatamente, mettiti di spalle su di lui.” E così fu che Annina pian piano si trovò un ‘ben dur’ di Ifigonia memoria fino in fondo senza alcun dolore anzi quando prese a muoversi cominciò a provare un qualcosa di molto piacevole anche perché Greta si era impadronita del suo clitoride portandola all’orgasmo. Finalmente Anna provò il doppio gusto di cui tanto aveva sentito parlare senza mai provarlo, provò tanto piacere da seguitare a muoversi col bacino con conseguenti orgasmi multipli. Dopo un bel po’ di tempo Greta ritenne di fare una pausa, l’espressione del viso di Anna era paradisiaco ammesso che in Paradiso avvengano certe situazioni. Tutti e tre sul lettone spaparanzati e soddisfatti, siccome il sesso porta ad acuire la fame: ”Anna che hai di buono in frigo, ho un languorino…Fu proprio Greta che ritornò con panini con prosciutto e con formaggio. Finite le mangiurie  Anna finalmente fece sentire la sua voce con una richiesta che fece sorridere i due coniugi: “Che ne dite se riprendiamo la posizione di prima, m’è rimasta un po’ di fame!” Detto, fatto i tre ripresero le rispettive posizioni e ricominciò il carosello. Greta pensava: “Stà porcellona ci ha preso gusto, va a finire che mi spompa il marito.” Così non fu perché Edoardo reggeva bene gli assalti di una ancora allupata Anna. Fu Greta a dichiarare la fine dei giochi e: ”Noi ritorniamo a casa, quando vorrai…” ma dentro si sé pensò che l’amica ci aveva preso troppo gusto, forse un po’ di gelosia. Stavolta i due coniugi non informarono la figlia delle loro ‘acrobazie’sapevano di Alberto e di Arianna che seguitavano a ‘divertirsi’ sul loro letto, se ne accorgevano al rientro a casa, i due parevano aver fatto una lotta e non  del sesso, forse per la giovane età la ragazza strapazzava più del dovuto il non più giovane Alberto in sostituzione di Paolo ricco ma povero in campo sessuale. In seguito i due si maritarono, Alberto con l’andar degli anni ebbe veramente bisogno della pillola blu fin quando il medico di famiglia, visitato il suo cuore, gli intimò di stare molto calmo in campo sessuale. Arianna il cui significato del nome ‘sacra e pura’ si contraddiceva con chi lo portava, si trovò un altro vecchietto non più tanto vecchio con la complicità di Paolo  che la amava alla follia e quindi tollerava le sue ‘svicolate’. Edoardo, rimasto vedovo per un brutto male che aveva colpito Greta si era sempre più attaccato ad Anna tanto che la stessa spesso dormiva e desinava a casa sua ma la tristezza era calata un po’ su tutti tranne ovviamente Arianna che se la spassava alla grande. Alberto? Colpito in parte da dementia senilis passava dal letto al divano; ricordando la sua origine romana si fece acquistare dei libri con le poesie  di Trilussa. Per passare il tempo ne lesse alcune fra cui : ‘Er chierichetto d’una sacrestia sfasciò n’ombrello su la grotta a un gatto pé castigallo d’una porcheria. – Che fai – je strillò er prete ner vedello – Ce vò coraccio come er tuo pè menaje in quer modo…poverello! – Che fece er chierichetto – er gatto è suo? – Er prete disse: - No…ma è mio l’ombrello!’ Piacevole lo scritto  ma Alberto non riusciva più a sorridere, anche  i fasti del sesso erano per lui uno  sbiadito ricordo. La figura di Arianna raramente si presentava nella sua fantasia in ogni caso sempre più sfumata come un fantasma che pian piano si allontana  per poi sparire definitivamente. Alberto si rese conto che ormai la Parca Atropo con le sue cesoie stava  per tagliare il filo della sua vita. L’ineluttabilità dell’evento non lo spaventava, c’era in lui solo la curiosità di sapere il destino che lo aspettava  ‘post vitam’ non certo il premio o il castigo dei Cattolici né le famose quarantatre vergini promesse dai musulmani… con loro avrebbe fatto una figuraccia!
     
     

     
  • 28 luglio alle ore 17:00
    LE DUE GEMELLE

    Come comincia: “Signori studenti oggi un tema impegnativo: ‘Dio nostro salvatore’, avete tempo sino alle tredici, impegnatevi!” Chi aveva parlato era il direttore del Collegio dei Padri Misericordiosi di Jesi in provincia di Ancona a nome Quinto Moscati; l’abitudine di chiamare i propri figli con un numero era proprio di quel tratto delle Marche, certo i genitori non avevano molta fantasia oppure non volevano che i nomi dei loro antenati fossero riportati ai  figli fatto sta che si potevano contare i nomi da: primo sino a settimo, non risulta ci fosse in giro un ‘ottavo forse… per mancanza di ‘materia prima’! In aula al primo banco della terza media c’era Alberto, un alunno particolare in quanto suo padre Armando, ateo aveva preferito iscrivere suo figlio ad una scuola cattolica per dare la possibilità al ragazzo di fare scelte autonome per quanto riguardava l’indirizzo religioso, non aveva voluto influenzarlo. Alberto durante le vacanze estive si era aggiornato sulle varie religioni del mondo con libri provenienti dalla fornita libreria paterna: Ne aveva rinvenute centotrentasette di cui sette di ispirazione cristiana. In una pubblicazione di uno scrittore olandese, Van Loon aveva trovato una teoria che calzava sul tema che il direttore aveva dato da svolgere in classe e lo trascrisse pari pari sul suo quaderno: ‘Dio o vuole togliere i mali dal mondo ma non può, oppure può ma non vuole, oppure non vuole e non può, oppure vuole e può. Se vuole ma non può è impotente il che inammissibile in Dio. Se può ma non vuole è invidioso il che è alieno da Dio. Se non vuole e non può allora è invidioso e impotente ed anche questo non può attribuirsi a Dio. Se vuole e può il che soltanto conviene a Dio da dove vengono i mali? Perché non li toglie?’ Preso in mano il quaderno di Alberto il buon Quinto allibì, li per li non riuscì a profferir verbo, quando si riprese: “Vieni con me in direzione, telefonerò a tuo padre, fedifrago!” “Cavaliere sono il direttore del collegio di suo figlio, venga a ritirare Alberto dal mio collegio, a voce le spiegherò la motivazione...tu vai in camerata e prepara la valigia.” “Direttore cosa ha combinato mio figlio, ha picchiato qualche suo collega?” Quinto aveva un certo rispetto per Armando direttore di una banca locale e quindi lo trattò un po’ con i guanti come si dice in gergo: “Mi dispiace dover cacciare Alberto dal collegio ma ha scritto qualcosa inammissibile per un cattolico, ha smontato le teorie su cui poggia la nostra religione, legga lei stesso.” “Conosco lo scritto di mio figlio, è un pensiero di Epicuro che affermava anche che: ’Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità…” non proseguo perché lei sicuramente ha studiato al liceo classico e quindi conosce bene gli scritti di quel filosofo, mi accorgo che da cattolico non condivide il suo pensiero, non per questo cambieranno i nostri buoni rapporti, quando ha bisogno di me sono a sua disposizione, figliolo saluta il direttore, a casa faremo i conti!” In macchina: “Papà che conti dobbiamo fare, quello che ho scritto mi sembra anche il tuo pensiero sulla religione.” “Te l’ho detto per far contento il direttore, i preti sono come…lasciamo perdere, domani ti iscriverò alla scuola pubblica.” Passando dinanzi a dei cassonetti di spazzatura Armando vide una ragazza che frugava fra i rifiuti e ogni tanto si metteva qualcosa in bocca, stralunato Armando uscì dall’auto e: “Che stai facendo, se mangi quelle porcherie ti verrà il tifo…” La ragazza era mal vestita ed era bianca in faccia, non poteva dirsi brutta ma piuttosto malandata. “Son due giorni che non mangio, ho una fame da lupo!” “Vieni con noi, qui vicino c’è un bar di cui conosco il proprietario.” “Gino pota un cappuccino e qualche brioches per questa ragazza.” “Come ti chiami?” “Sono Mafalda, poi le racconterò la mia storia se lei ha voglia di ascoltarmi.” “Per ora mangia, ne riparleremo a casa mia.” Alberto abitava in una villa in viale dei colli a Jesi, in macchina Mafalda, seduta del divano posteriore stava per addormentarsi. “Siamo arrivati, Alberto accompagna Mafalda in bagno, io le troverò dei vestiti di tua madre, ormai lei…Armando era rimasto vedovo di recente, un automobilista ubriaco una sera, in viale della Vittoria l’aveva investita ed uccisa sul colpo. Mafalda ci mise del tempo ma quando uscì dal bagno era un’altra, i capelli erano in ordine, aveva indossato un vestito nero molto elegante della defunta Marianna. “Debbo informarla della storia mia e di mia sorella Milena, io per punizione da parte del mio patrigno Michele sono stata rinchiusa per due giorni in una stanza senza poter uscire,  con mia madre Fulvia e mia sorella Milena abitiamo in via Gallodoro, nostra madre dopo la morte di mio padre si è messa con un delinquente, Michele che ha cercato di violentarmi, l’ho preso ad unghiate e lui per punizione mi ha chiuso a chiave in una piccola stanza della casa dove abitiamo, per fortuna abitiamo al secondo piano e con un lenzuolo annodato sono scappata dalla finestra…temo per mia sorella, mia madre è una debole…Armando non pose tempo in mezzo e telefonò al capitano dei Carabinieri Maurizio, suo amico ragguagliandolo sul  fatto riferitogli da Mafalda: “È un reato grave, andrò personalmente con una pattuglia in via Gallodoro, se vuoi venire pure tu con la ragazza ti aspetto sul corso. Al numero cento Maurizio bussò violentemente: “Aprite Carabinieri!” Nessuna risposta allora entrò in funzione il Carabiniere Mirko che con un ‘ariete’ buttò giù la porta. Il ‘signor’ Michele era impietrito, aveva tentato di scappare dalla finestra ma aveva avuto paura e si era chiuso in bagno. “Apra, non ci faccia spaccare pure la porta del bagno!” Michele si arrese e si trovò subito con un bel paio di manette ai polsi, Mirko era stato velocissimo ad infilargli i ‘braccialetti’. Michele e Fulvia in due auto dei Carabinieri, Milena e Mafalda nella Lancia Aprilia di Armando con Alberto  nel sedile anteriore il che cominciò a sbirciare le due ragazze. “Non fare il coglione!” “Non ho fatto niente!” “Apposta non devi fare niente!” Alberto capì che per lui non ci sarebbe stata ‘trippa pé gatti’! Michele e Fulvia in galera, Mafalda e Milena in casa di Armando e di Alberto, le ragazze col consenso del padrone di casa si erano impadronite del vestiario della defunta Marianna, dormivano nella stanza degli ospiti e, in attesa di trovare un lavoro aiutavano Camilla, la cameriera nelle faccende domestiche. Le due ragazze, anche in seguito ad un articolo su un giornale locale erano diventate famose ed ammirate, erano proprio belle e desiderabili, Alberto a scuola veniva invidiato: “Beato te che hai la possibilità di ‘lavorarti’ due gran pezzi di f..a, il signorino non rispondeva ai compagni di scuola facendo intendere che…invece andava in bianco o ‘in white’ per dirla all’inglese, papà Armando vigilava e non voleva grane ma anche lui…un pensierino ce l’aveva fatto. Mafalda con l’aiuto di Armando si occupò come cassiera al bar della stazione, spesso veniva accompagnata sul posto di lavoro da Armando con la sua Lancia Aprilia. Milena trovò posto pure come cassiera in un negozio di vestiti eleganti vicino alla scuola di Alberto che talvolta l’accompagnava pavoneggiandosi con gli amici ma andando sempre ‘in white’. Dopo due mesi una notizia bomba, il direttore di una nota banca di Jesi aveva annunziato di sposarsi con una ragazza più giovane di lui di vent’anni, Mafalda. Cerimonia in chiesa per non inimicarsi le autorità ecclesiastiche, testimoni Maurizio e Mirko per lui e i padroni dei locali dove le ragazze facevano le commesse per lei. Viaggio di nozze con la fidata Lancia Aprilia sino a Parigi, Armando poté durante il viaggio in Francia poté far sfoggio del francese che conosceva bene. Al ritorno tutti gli amici domandavano come era andato il viaggio di nozze, Armando con un sorriso a trentadue denti (alcuni finti) non rispondeva ma faceva intendere che…Nel frattempo che era successo in casa di Armando, lui assente. Alberto a seconda degli orari mangiava in compagnia di Milena ogni giorno più bella e lui ogni giorno più ‘ingrifato’. Milena e pure la cameriera se ne erano accorte, Camilla cinquantenne benevolente lo sfotticchiava, non altrettanto Milena che, anche se attratta da Alberto non sapeva che decisione prendere, aveva timore di una reazione di Armando che era stato il loro salvatore e così pur passeggiando talvolta con Alberto, la sera si chiudeva a chiave in camera sua anche se avrebbe voluto… La situazione fu sbloccata da Camilla: ragazzi vi dico una cosa ovvia, la gioventù passa presto ve lo dico per esperienza personale, ricordate i versi di Lorenzo il Magnifico: “Quant’è bella giovinezza…’ Una sera Alberto e Milena erano seduti sul divano in salotto a vedere la TV, Alberto era ‘ubriacato’ dal profumo personale della ragazza, era in crisi, non sapeva cosa fare ed allora ebbe un’idea poco geniale: “La sai quella barzelletta in cui tre sorelle in auto hanno un  incidente stradale, muoiono e si presentano  dinanzi a San Pietro che domanda loro: come vi siete comportate in vita? La prima, arrossendo, io l’ho data ai preti. Brava in Paradiso per amor di Dio e tu: io l’ho data ai militari. Brava in Paradiso per amor di Patria e tu: Io sono vergine. Vergine? Cosa pensi che il Paradiso sia in pisciatoio? All’inferno!” All’inizio nessun a reazione da parte di Milena poi: ”Allora io dovrei andare all’Inferno?” Domanda sciocca di Alberto: “Vuol dire che sei vergine?” “Si e lo resterò finché troverò dei ‘babbasoni’ come te, è da tempo che vorrei…Alberto capì la lezione, smise di fare il ‘babbasone e fece felice sia ‘ciccio’ che la ‘gatta’ di Milena.
     
     

     
  • 28 luglio alle ore 16:57
    CESCO E COMPAGNIA BELLA

    Come comincia: Gli affari del supermercato ‘ALIAS’non andavano affatto bene, in giro c’era aria di licenziamento, i dipendenti erano tutti in ansia, altri supermercati a Roma erano falliti, la concorrenza anche sul web portava a non  essere competitivi. Arrivò una notizia che tutti speravano buona e che potesse risolvere i problemi di concorrenza, il supermercato era stato acquistato da un signore veneto tale Francesco F. sconosciuto a tutti i dipendenti. Una mattina si era presentato un giovane raffinato nello stile e nel vestire: “Sono Augusto F., mio padre è il nuovo padrone di questo supermercato, da oggi in poi sarò io il responsabile, ed ora tutti al lavoro.” La prima cosa che Augusto fece fu quello di cambiare nome all’esercizio in ‘AURORA’, tutti sperarono che potesse portare fortuna, furono cambiate pure le strutture interne, tutte di nuovo stile, le casse, l’abbigliamento dei dipendenti: divisa  azzurra per la donne, nera per gli uomini ed inaugurazione in grande stile con annuncio su un giornale locale. Una sera di sabato festa di apertura, molti si presentarono più per curiosità che altro tanto che nei giorni successivi gli affari ritornarono al livello precedente. Il termine licenziamento serpeggiava di nuovo fra i dipendenti sempre più preoccupati. Edoardo G. e Leda R coniugi erano ambedue dipendenti del supermercato, in caso di chiusura era per loro un guaio doppio, avevano pure il mutuo da pagare oltre le normali spese, insomma erano preoccupatissimi. Una sera a casa loro: “Caro bisogna escogitare qualcosa di  funzionante nel senso di …farsi amico il proprietario, che ne dici Edoardo?” “Chi è il miglior amico dell’uomo?” “Il cane!” “Non fare lo sciocco, sono le donne io modestamente faccio la mia porca figura, sai quanti mi vengono appresso, spero che il signor Augusto mi apprezzi., che ne dici?” “Ricevuto, a mali estremi…e poi saresti tu a sacrificarti ammesso che per te sia un sacrificio…” “Domattina provo a parlarci nel senso che…” Leda quella mattina ‘dimenticò’ di indossare il reggiseno e gli slip, bussò alla porta dell’ufficio di Augusto e: ”Signor direttore vorrei conoscerla, lei è nuovo di Roma, potrei aiutarla nel trovare un alloggio ed eventualmente far da guida ai monumenti se è interessato.” “Io alloggio all’hotel Jolly, per il resto…” “Mi scusi se l’interrompo, potrei usufruire del suo bagno?” “Si accomodi.” Leda volutamente lasciò la porta del bagno semiaperta in modo che il direttore potesse vedere lE sue nudità sia anteriore che posteriore. Soddisfatta della esibizione si ripresentò ad Augusto e: “Io e mio marito Edoardo, anche lui suo dipendente, siamo molti amici del proprietario della trattoria ’da Cencio’ qui vicino, se ce lo permette vorremmo invitarla per festeggiare il suo arrivo.” Cencio era un simpatico ‘gay cinquantenne, si avvicinò ai tre, finto baciamano a Leda e poi: “Che bel signore che avete portato, proprio bello…” “Cencio abbiamo magnificato le tue doti in culinaria nel senso di cucina, fatti onore!” E così fu, Augusto ebbe modo di apprezzare la cucina romana che non conosceva, all’uscita: “Verremo spesso mio caro.” Il tono di Augusto era parso inusuale a Edoardo ed a Leda, ma… C’erano stati i primi licenziamenti, Edoardo e Leda sempre più allarmati pensarono di invitare a casa loro il direttore: “Egregio dottor Augusto (a Roma le persone importanti diventano dottori) vorrei invitarla a cena a casa nostra, si tratta di pochi passi a piedi, abitiamo in fondo a via Cavour, sarebbe per me e per mia moglie un piacere.” Stranamente Augusto strinse la mano ad Edoardo guardandolo negli occhi: “Apprezzo l’invito, a stasera.” Mazzo di fiori bianchi per la padrona di casa che apprezzò il gesto abbracciando il direttore il quale rivolse  un suo lungo abbraccio al padrone di casa, poi: “A Roma parlano del ponentino ma stasera fa proprio caldo, agosto si fa sentire, col vostro permesso mi tolgo la camicia ed i pantaloni, anche voi potrete mettervi a vostro agio.” Alla fine della cena grandi complimenti alla padrona di casa che  per migliorare l’ambiente mise dei compact disk con brani lenti e romantici. Augusto forse anche per l’effetto del vino dei Castelli Romani prese a ballare prima con la padrona di casa e poi con Edoardo piuttosto sorpreso ma che comprese la vera natura del signor direttore. Nel ballare Edoardo si accorse che qualcosa di duro aveva gonfiato gli slip di Augusto, fece finta di niente, non sapeva che atteggiamento prendere, in ogni caso non voleva fargli uno sgarbo. Dopo un paio d’ore il ‘’dottor’ Augusto ritenne opportuno togliere le tende facendo emettere un sospiro di sollievo ad Edoardo che: “Hai capito come stanno le cose, chi si deve sacrificare sono io e non tu, stá storia non mi piace.” “E invece te la fai piacere, preferisci essere in mezzo ad una strada o…”Nel frattempo era accaduto che Edoardo avesse letto in una rivista le doti quasi magiche di pietre particolari: i cristalli di Rocca, andò in un negozio specializzato e ne acquistò tre bianchi. Dopo averli depurati in acqua corrente ebbe modo di iniziare con loro un colloquio: “Siamo tre cristalli diventati tuoi amici, saremo al tuo fianco sempre a disposizione per consigli e aiuto, come inizio ti faremo diventare più disteso ed ottimista, ti aiuteremo nel lavoro.” La parole dei cristalli pervenivano ad Edoardo nel suo cervello. In effetti quello pronosticato dai tre si avverò in poco tempo, Edoardo si sentiva più sollevato e la mattina dopo ebbe una sorpresa, fu chiamato in ufficio dal direttore: “Dietro consiglio di mio padre, per evitare di chiudere il supermercato abbasserò i prezzi di tutti i prodotti, il guadagno sarà minimo ma per mio padre non è un problema , è molto ricco inoltre ho deciso di raddoppiare lo stipendio a te ed a Leda inoltre per te un posto di sorvegliante, per tua moglie uno in amministrazione.” “Io per contraccambiare ti invito a cena sabato a casa nostra.” A casa Leda: “Un bacione a te marito mio, il piccolo sacrificio che tu farai sarà per la famiglia.” Stavolta il mazzo di rose era di color rosso, senza chiedere il consenso Augusto restò in canottiera e slip, mangiò poco, bevve il solito vino del Castelli che gli fece effetto e, preso per mano Edoardo: “Che ne dici di un riposino in camera da letto?” Leda: Ho messo delle lenzuola del corredo, sanno di mughetto.”Prima in bagno per un bidet e poi sul lettone dove  ‘ciccio’ diede prova della sua valenza anche in presenza di un maschietto. Il direttore aveva il popò molto voglioso, accettò volentieri un lungo rapporto anale che lo portò ad un orgasmo prolungato col suo pisello che imbrattò le lenzuola dal profumo di mughetto. Poi fece capire che voleva entrare nel popò di Edoardo che non ci pensò due volte ad essere accondiscendente dato il piccolo ‘calibro’ del pisello di Augusto, sembrava quello di un bambino. Al  rientro in salotto: “Cara penso che dovrai cambiare le lenzuola che penso non odoreranno più di mughetto.” Edoardo interpellò i tre cristalli in merito ai rapporti con Augusto, ebbe una risposta stupefacente cui non aveva pensato: “Scaricalo a Cencio il padrone della trattoria.” Edoardo si diede un colpo sulla fronte, non ci aveva pensato. Il  sabato invece che a casa loro i due coniugi invitarono il direttore da Cencio che fu ben felice di rivederli, soprattutto di rivedere Augusto, ormai era fatta. Gli affari del supermercato erano molto migliorati, gli acquirenti paragonavano i prezzi e si recavano in massa in quello di Augusto. Un giorno una telefonata interurbana a cui rispose Leda: “Sono Francesco il padre di Augusto, avvisatelo che giungerò alle quindici all’aeroporto di Fiumicino, che mi venga a prendere.”  Augusto fu particolarmente felice di questo arrivo, aveva in mente un suo piano, preferì simulare un malore e restare in albergo, con la sua Volvo mandò invece all’aeroporto Edoardo e Leda, la presenza di quest’ultima aveva un motivo nel pensiero di Augusto. Il dottor Francesco riconobbe la Volvo del figlio, si presentò ai due con un lungo sguardo alla signora, il padre in fatto di sesso non aveva nulla in comune col figlio infatti: “Se suo marito me lo permette vorrei stare nel sedile posteriore con lei così potrà ragguagliarmi sui monumenti romani. Il vecchio che vecchio non era, conosciuto lo stato lavorativo dei due non ci pensò due volte a mettere una mano fra le cosce di Leda che fece l’indifferente, Edoardo nello specchietto retrovisore se ne accorse e rise dentro di sé, la dama era sistemata così non lo avrebbe più preso per i fondelli quando lui doveva accontentare il figlio. In albergo Francesco da vecchio sun of a bitch si accorse subito che la malattia del figlio era una fandonia, ormai lo conosceva a fondo anche se era stato costretto ad accettare la sua propensione in fatto di sesso, lui vecchio mandrillo! A cena da Cencio che fu felice del  nuovo arrivato, sicuramente abbiente e che sarebbe venuto spesso nel suo locale spinto dal figlio. A tavola: “Mia moglie Elena è una stilista, non è potuta venire con me per una sfilata di moda, verrà nei giorni prossimi.”Edoardo portava sempre con sé i cristalli in una piccola sacchetta, in merito alla venuta del signore e di quella prossima della signora furono ermetici: “Avrai delle belle sorprese!” E così fu: “Edoardo vorrei che sua moglie mi ragguagliasse su alcuni punti della contabilità, non mi va di farmi vedere al supermercato, dica per favore a Leda, così mi pare che si chiami di venire nel mio albergo con i libri contabili.” Francesco in fatto di sesso era scatenato, Leda provò nuove sensazioni mai provate col marito, col dottor Cesco, (questo il suo diminutivo in veneto) Leda percepì un orgasmo piacevolissimo e prolungato  col punto G. Priva di forze disse per telefono al marito che sarebbe rimasta in albergo con Francesco, nessuna spiegazione, sarebbe stata inutile. Altra novità: la venuta a Roma di Elena (Nena in veneto) moglie di Cesco e madre di Gusto (in veneto da Augusto). La signora era abituata alle scappatelle sentimentali del marito ed accettò le spiegazioni di Edoardo che la era andato a prenderla a Fiumicino, erano una coppia aperta. “Gentile signora, mia moglie  sta temporaneamente in albergo con suo marito pare a controllare la contabilità del supermercato, mi ha detto di ospitarla a casa mia sempre che lei sia d’accordo.” “Giovanotto come ti chiami?” “Edoardo.” “Nome importante, mi piaci fisicamente, staremo bene insieme.” Un’affermazione che non dava adito a dubbi. A casa di Edoardo: “Non ti offendere ma la tua casa potrebbe essere rimodernata, a Roma sicuramente ci saranno negozi con mobilia moderna, se vorrai andremo insieme a sceglierla domani, stasera sono stanca ma non tanto da non…” Dimostrazione dell’affermazione: un diavolo o meglio una diavolessa scatenata, ‘ciccio’ era in gran forma e portò Nena all’Empireo, si fa per dire in quanto in Paradiso secondo il pensiero dantesco ci sono gli angeli notoriamente asessuati ed il sesso non ha accoglimento fra gli uomini e le donne che ne ’usufruiscono’ per il loro buon comportamento sulla terra. Leda ogni tanto telefonava al marito: “Non mi riconosceresti più, sono diventata molto elegante, biancheria e scarpe firmate, Cesco è molto generoso, ciao.” Nena pensò bene di imitare il marito e ‘ripulì’ Edoardo il quale non aveva più nulla in comune col ‘vecchio’ Edoardo in fatto di stile ed eleganza, certo non era molto in forze per le lunghe notti di fuoco, la signora era molto disponibile e gli insegnò anche qualche giochetto erotico di sua non conoscenza. L’incontro a cinque avvenne nella trattoria di Cencio il quale era diventato l’amante di Gusto, anche il padrone del locale si sedette a tavola con gli ospiti. Dopo circa un mese Cesco e Nena pensarono bene di togliere le tende, la favola breve era finita, le vere immortali erano le avventura sessuali dei coniugi veneti che ripresero l’aereo per la loro città con un ottimo ricordo del soggiorno romano. Edoardo e Leda ripresero il loro lavoro con la differenza che il look della loro casa era cambiato come tutto il loro guardaroba, Gusto e Cencio sempre amanti, erano fatti l’uno per l’altro anche se talvolta Gusto ‘svicolava’ con Edoardo…
     
     
     

     
  • 22 luglio alle ore 15:16
    I CUGINI DI ANDREA

    Come comincia: Ubaldo M., geometra, era dipendente dell’Ufficio della Protezione Civile di Messina. Trentenne, scapolo, amava la vita e soprattutto le belle donne. Adorato figlio di Elisa V. vedova abbiente, era stato ’dotato’ dalla madre di un appartamento di lusso ubicato su una traversa del viale S.Martino, appartamento visitato spesso da ex compagne di scuola, da amiche e spesso anche da signore che, oltre al fisico del giovane ne apprezzavano la  prodigalità. Tutte avevano in comune la bellezza, per Ubaldo le bruttine erano deprimenti. Voglioso di novità chiese una licenza per visitare la Fiera di Milano. Giunto nel capoluogo della Lombardia si sistemò in un albergo vicino alla Fiera, per questo più costoso, per evitare di far lunghi tratti di strada a piedi o con mezzi pubblici, era decisamente un pigrone, l’unica ginnastica che praticava era quella sul letto. Girando svogliatamente fra i vari padiglioni, dinanzi a quello  argentino, ‘Argentina Detergo’, fu attratto dalla ragazza che dava delle spiegazioni a coloro che si interessavano di quel ramo ed anche a non interessati al prodotto ma a lei. Ubaldo, come altri maschietti rimase basito, incantato, trasognato, stralunato tutti aggettivi  che  si addicevano perfettamente all’espressione del suo viso che fu notato dalla signorina la quale ‘esplose’ in una risata argentina. Solita frase di addetta ai lavori: “Posso esserle utile?” Ubaldo ripresosi: “Dipende, io non mi intendo di prodotti di pulizia ma potrei invitarla a cena all’Albergo Reale dove alloggio.” “Sono Andrea, accetto l’invito ma qui si chiude alle ventiquattro.” “L’aspetterò nella mia suite, alla concierge chieda di Ubaldo M.” Cosa può aver fatto ‘sballare’ Ubaldo lui che di donne ne aveva conosciute in quantità? Una dea greca scolpita da Fidia o da Prassitele: di altezza superiore alla media aveva un volto molto particolare con grandi occhi verdi, bocca favolosa e naso piccolino, le tette da quel che si poteva intravedere si potevano definire ‘favolose’ per non parlare delle gambe da miss mondo,  piedi da far felice un feticista. Ubaldo si fece portare in camera del pesce, dell’insalata ed un ananas. Assopitosi fu svegliato dal cicalino del telefono: “C’è una signora che chiede di lei.” “Per favore l’accompagni al mio alloggio.” In pigiama e con vestaglia di seta blu Ubaldo faceva la sua porca figura che fu apprezzata da Andrea che apprezzò anche il finto baciamano. “Ho mangiato solo un panino e…” “Portiere la signora che si trova nella mia stanza desidera mangiare qualcosa.” “Veramente la mensa è chiusa,  dovrei…” ”Le chiedo questo favore, scelga lei il cibo, sarà ben ricompensato.” Andrea aveva portato con sé un trolley da cui prelevò una camicia da notte ed una vestaglia stile giapponese. Il portiere bussò poco dopo alla suite: “Signore ho fatto quello che ho potuto, mi chiamo Ambrogio.” “Grazie Ambrogio per lei un caffè.” Il caffè doveva essere piuttosto costoso perché Ubaldo aveva messo in mano al portiere un centone. Mercurio dio protettore di Ubaldo, da sempre pagano, doveva essere distratto perché non aiutò il suo adepto in quanto Andrea, usato il bagno: “Sono stanca morta è da stamattina…” , si sdraiò sul lettone, poco dopo dormiva. ‘Ciccio’ la prese male, già pensava a…  decise di vendicarsi e al primo approccio del suo ‘padrone’ con una femminuccia avrebbe scioperato. In seguito ci ripensò, ci avrebbe rimesso anche lui! Andrea si svegliò alle dieci. “Cara non pensi che il tuo datore di lavoro…” Andrea rispose in spagnolo: “El proprietario de la empresa se llama Apolo es mi novio.” Ubaldo ricambiò in latino: “Res sic stantibus…” Si misero a ridere ambedue, avevano il senso dello humour. Andrea accompagnò Ubaldo dentro la fiera sin al suo padiglione, la ragazza lo  presentò al’novio’ il quale non fece una grinza né alcuna domanda sulla notte passata dalla ‘novia’ lontana da lui e: ”Domani chiude la Fiera, io sarò impegnato a rispedire tutto in Argentina, Ubaldo ti prego di occuparti tu di Andrea, ci rivedremo al tuo albergo.” Evviva, Ubaldo aveva avuto via libera dal ‘novio’, senza mostrare alcun segno di contentezza prese sottobraccio la ragazza. Passando dinanzi a tanti maschietti sentì su di sé sguardi di invidia. Lo stessa cosa nella sala mensa dell’albergo, Andrea ordinò il pranzo a base di aragoste, calamari in brodetto, gamberi arrosto ed una ‘cofana’ di insalata mista,  vino Riesling, Ubaldo si aggregò alla mangiata. In camera: “Caro ho le mestruazioni, devi accontentarti di un ‘mamada’ in  italiano pompino.” E così fu, solo che furono due con gran gioia di ‘ciccio’.Si fece vivo per telefono Apolo. “Ho concluso un buon affare con una ditta romana, Andrea fatti accompagnare da Ubaldo a casa sua a Messina, mi farò vivo io al tuo telefonino.” A quel punto per Ubaldo sorsero i problemi: la cosa migliore era quella di far alloggiare Andrea a casa sua ma c’era un ma, un grosso ma. Sua madre Elisa, religiosa e puritana, accettava che fra uomo e donna ci fosse solo il fidanzamento o il matrimonio, una convivenza l’avrebbe presa molto male siccome lei teneva i cordoni della borsa…Altro problema, la vecchia abitava in una villa di sua proprietà a Rometta Marea  ma talvolta veniva a trovare il figlio a Messina senza preavviso ed aveva le chiavi della abitazione, peggio di così. Ubaldo si rivolse ad Alberto M. suo collega di ufficio ed amico per sbrogliare la faccenda. Alberto: “Sei fortunato, nel mio palazzo c’è un appartamento in affitto, la padrona è in ospedale con un tumore, i nipoti hanno messo un cartello ’affittasi’ però vogliono millecinquecento Euro al mese e due mensilità di anticipo.” “Alberto mi interessa l’appartamento per una mia amica argentina, paga tu tutte le spese, al mio arrivo ti rimborserò.” All’aeroporto di  Reggio Calabria ‘.0.Tito Minniti’ c’era in attesa Alberto con la sua Fiat Tipo piuttosto spaziosa e nient’affatto costosa. Inutile dire che anche il buon Albertone rimase folgorato dalla bellezza di Andrea. “Non mi avevi detto che la ragazza era una gran gnocca!” “Che vuol dire gnocca?” “Ragazza molto procace.” Passato lo stretto di Messina col traghetto, sotto casa Ubaldo ed Alberto scaricarono le valige e le trasportarono nell’appartamento affittato in verità bello ed accogliente. Alberto si ritirò in buon ordine, Ubaldo speranzoso…”Caro ho fame, c’è qui vicino un ristorante?” “Certo che c’è, si chiama Panyllo ed è all’incrocio con viale Europa, è abbastanza vicino.” All’entrata del locale, ai maschietti tutti uscirono gli occhi fuori dalle orbite, Ubaldo conosceva il capo cameriere: “Salvatore questa è Andrea la mia fidanzata, fatti onore.” “Provvedo subito dottore.” Per i gusti o meglio per le speranze di Ubaldo la cena era più lunga dei suoi desiderata, finalmente…” “Dottore questo è il conto, vuole la ricevuta fiscale?” “Salvatò lascia perdere la parte tributaria, abbiamo mangiato bene, qui ci sono duecento Euro, a presto.” Salvatore fece un inchino sino a terra, cento Euro di mancia! In casa Andrea disfece le valige, dopo una doccia, in camicia da notte ridottissima raggiunse Ubaldo a letto: “Caro ho le mestruazioni, ti devi accontentare di un pompino” E il pompino fu  ma restava il desiderio di altre prestazioni ben più consistenti. Dopo una settimana, azzerata la scusa delle  mestruazioni: “Caro devo dirti, ho qualcosa in più rispetto alle femmine, sono un trans.” e mise in mostra un uccello niente affatto piccolo. Ubaldo ebbe un’espressione tra lo sbalordito e lo stupefatto, mai si sarebbe immaginato!” Se hai problemi aspetterò Apolo per rimborsarti i soldi dell’affitto di casa, non ti preoccupare, esta es la vida.” Ubaldo non riuscì a dire altro: “A presto” senza specificare quando ma non riusciva a tenere il segreto per sé e bussò alla porta di casa di Alberto. “Cos’hai, mi sembri stravolto.” Ubaldo riferì all’amico ed alla moglie Anna la situazione, p due coniugi si misero a ridere: “Scusa ma a te cosa importa.” “Ci avevo fatto un pensierino, Andrea mi piace moltissimo ma che succederà se ci troviamo insieme…” Alberto cattivello, “Ti troverai ‘la gatta nel carbone’ di tedesca memoria, va a casa tua e chiarisciti le idee, inutile dirti che la notte…” La notte non portò alcun consiglio ad Ubaldo che preferì farsi prescrivere dal medico cinque giorni di malattia per un mal di pancia tra l’altro effettivo. Alberto ed Anna aveva basato il loro rapporto alla massima sincerità ed anche questa volta: “Dì la verità ti piacerebbe…sono sincera anche io…” I due coniugi si guardarono in viso senza parlare, avevano deciso di effettuare l’esperienza con Andrea che, nel frattempo, non stava a guardare nel senso che riceveva varie telefonate da Milano per un appuntamento. Pensò bene di accattivarsi le simpatie del portiere che, come tutti i portieri che si rispettano sapeva i fatti di tutti gli inquilini delle tre scale. “Signor … le devo chiedere un favore, devono venire a trovarmi dei miei cugini di Milano, le sarei grata che indicasse loro il mio appartamento, questi per un caffè.” Cento Euro! La signora se la doveva passare bene. “Mi chiami Nando, sono di origine romana, sono a sua disposizione.” Il primo ‘cugino’ era un avvocato del foro di Milano, tipo smilzo, sguardo penetrante, viso da furbacchione; sicuramente aveva ‘assaggiato’ le prestazioni di Andrea e le aveva  apprezzate tanto da intraprendere un viaggio in aereo sino all’aeroporto di Reggio Calabria, traghetto e poi da Messina un taxi. In portineria c’era, more solito, Nando che teneva sotto controllo la situazione. “Devo andare dalla signora Andrea.” “Quinto piano, io stavo per andare a prendere un caffè…” “Il caffè glielo pago io.” L’avvocato tirò fuori un centone ma Nando: “Il caffè lo prendo molto dolce…” Altro centone passò nelle sue mani, l’avvocato mormorò a se stesso: “A Messina lo zucchero costa troppo!” Uguale sorte di un cummenda milanese che, avendo paura di volare usò il treno. Stessa scena con Nando che sperò che ci fossero tanti cugini che andavano a trovare la signora Andrea. L’ultimo cugino era una cugina: donna tracagnotta, capelli corti, espressione del viso ‘corrusca’, vestita con tailleur pantaloni, non abboccò alle richieste di Nando: “L’appartamento me lo trovo da sola!” Nando rimase perplesso,  la signora aveva lo stile della lesbica, cosa andava a fare a casa di Andrea? Un interrogativo senza risposta. Si fece vivo Apolo: “Sto  stipulando dei contratti un po’ in tutta Italia, verrò a prenderti appena possibile; immagino che riceverai tante richieste degli ‘amici’ milanesi, se ne hai abbastanza cambia telefonino,  a presto.” Andrea seguì il consiglio del ‘novio’ e così non ricevette più nessun a richiesta da parte dei cugini milanesi con gran scorno di Nando che si era abituato a ricevere sostanziose mance. Andrea si annoiava, un pomeriggio andò a trovare Alberto e Anna che le fecero una gran festa: “Io e mio marito…” “Ho capito, mi siete stati simpatici sin da quando vi ho conosciuto che vuol essere il primo?” Alberto guardò in viso la moglie, prese sotto braccio Andrea e si diresse in camera da letto. Dopo un passaggio nel bagno tutti e due sul letto matrimoniale. Andrea aveva già in posizione il suo ‘ciccio’ cosa che spaventò un po’ Alberto. “Non ti preoccupare se non ti va per te sarò solo donna.” E si mise in bocca il ‘coso’ di Alberto e dopo il suo orgasmo se lo passò nel sedere. Alberto, per curiosità, prese in mano il ‘cosone’ di Andrea, era la prima volta che toccava un membro che non fosse il suo, nessuna sensazione particolare, non era portato per l’omosessualità. Anna aveva seguito dallo spiraglio della porta tutta la scena; uscito il marito si ‘fiondò’ in camera da letto e sul lettone prese a baciare in bocca Andrea, voleva godersi a fondo quell’avventura particolare. Andrea ricambiò con piacere, non le capitava spesso di avere a che fare con femminucce, dalle labbra passò alle tette di Anna per poi approdare su un fiorellino vogliosissimo e ben lubrificato, l’immissio penis fu piacevolissimo per ambedue, Andrea sfoderò la sua arma segreta, la sollecitazione  del punto G di Anna che fu molto sorpresa da un piacere  intenso, profondo mai provato con suo marito, rimase a gambe aperte piacevolmente senza forze. Andrea fu ricambiata delle prestazioni con una cena preparata da Anna che evitava di guardare Alberto in viso, non sapeva come classificare quel suo approcciò con un trans, gli sembrava di aver  cornificato il congiunto. La situazione ebbe uno svolgimento imprevisto: Ubaldo in profonda crisi personale, innamorato pazzo di Andrea andò a trovarla e le propose di sposarla. Andrea nell’atto di nascita risultava di sesso femminile e così c’era pure scritto nel suo passaporto. Dopo un po’ di complicate pratiche burocratiche presso l’Ambasciata argentina, Andrea ben felice della situazione, convolò a giuste nozze con Ubaldo con ricevimento nella villa della madre a Frascati. Tutti gli amici invitati compreso Nando che non si sa per qual motivo era commosso, forse gli mancavano i cugini di Andrea! Apolo aveva appreso la notizia da Andrea per telefono, come al solito non fece una grinza, in Argentina ed anche in Brasile di trans ne avrebbe trovati a non finire, fece gli auguri ad Andrea e riprese la via del ritorno. Finale solita frase: tutti sapevano di tutto ma ovviamente si facevano i fattarelli loro, Alberto ed Anna talvolta usufruivano delle prestazioni particolari di Andrea, servivano a rinsaldare  il loro matrimonio diceva lei…

     
  • 22 luglio alle ore 15:13
    ALBERTO SCIARRA IL TRASFORMISTA

    Come comincia: Nato per rompere i co…ni questo  il verdetto di papà Armando dopo aver conosciuto a fondo il figlio Alberto nato per una sua ‘minchiata’ con una compagna di università. Armando era l’ultimo discendente di una famiglia nobile di Grotte di Castro in quel di Viterbo ma residente a Roma da molto tempo. Rimasto vedovo, aveva come  sorelle: Iolanda, Maria, Giovanna e Lidia di cui solo le prime due convogliate a nozze, le altre due, inguardabili, non avevano trovato un pollo che le sposasse e dire che  non erano indigenti, gli antenati avevano accumulato un bel patrimonio consistente soprattutto in terreni coltivabili che rendevano un bel po’ di quattrini. Alberto aveva vissuto la giovinezza in una casa di campagna a Cingoli (Mc),  sfollato con i suoi parenti in quell’abitazione per sfuggire ai bombardamenti degli allora non ancora alleati. Assomigliava moltissimo a suo padre sia nei lineamenti maschili che per la statura che aumentava di giorno in giorno. Il contadino Peppe: “Padrone stó figlio lo annaffiate troppo, tra poco sarà più alto di voi!” Papà Armando era orgogliosissimo di Alberto che però sin da piccolo cominciava a mostrare delle ‘stranezze’ nel suo comportamento, i francesi lo avrebbero classificato un ‘moquer’ per gli scherzi cui sottoponeva parenti ed amici. Il primo fu quando con una maschera dell’orrore in viso ed una candela in mano entrò nelle camere delle zie che si spaventarono a morte. Per quella volta fu graziato ma un’altra ‘bricconata’ Alberto aveva in serbo: era maggio ed nei campi c’erano molte lucciole, il giovane non aveva sonno, pian piano uscì di casa e in un vaso ne mise molte che poi lasciò libere dentro le varie stanze di casa con la conseguenza di far spaventare a morte le zie che non conoscevano quell’insetto. Questa volta non fu perdonato e papà Armando lo fece restare a casa un’intera settimana senza poter mettere il naso fuori. La punizione per il giovane era peggiore di quanto programmato dal padre in quanto gli era preclusa la vicinanza con le compagne di scuola che talvolta lo  trastullavano con ‘saws and blowjobs’ (Alberto studiava l’inglese) sempre ben accetti. Il giovane capì che era meglio smettere con gli scherzi, ci rimetteva lui e quindi con la faccia di chi ‘non ha colpa’ andava fuori casa con gran piacere delle zie, finalmente! Frequentava le medie e con gran orgoglio dei parenti tutti era il migliore della classe, si impegnava a fondo e sotto banco riceveva dai componenti della famiglia regali in denaro. Allora vigeva ancora la leva  e papà Armando, benché avesse amicizie in alto loco, preferì che il figliolo provasse la durezza della disciplina militare. Il suo un metro e novanta lo fece collocare fra i Granatieri di Sardegna di stanza ad Udine, trasferimento non di gusto del buon Albertone che non riusciva a capire la lingua di quei polentoni. Come rompere la monotonia delle giornate sempre uguali? Lampo di genio: ‘appiccicare’ sullo stemma dei reparto al posto delle quattro teste di moro una foto di Cicciolina con le tette di fuori! Il ‘misfatto’ avvenne di notte, veloce come un ladro Alberto portò a fine lo ‘scempio’ e si riaddormentò placido non  immaginando che ‘casino’ sarebbe successo. Alle cinque e trenta del mattino voce dell’Ufficiale di Picchetto: “All’arme, all’arme!” Tutti i militari si catapultarono fuori dal letto ad esclusione di Alberto che, sbadigliando restò fra le lenzuola. All’arrivo del sottufficiale d’ispezione fu costretto ad alzarsi. “Non senti che c’è l’allarme, pelandrone, veloce!” La ‘boutade’fu attribuita a pacifisti della zona ma nessuno poteva entrare in caserma di notte, ed allora?” Il Colonnello Comandante preferì che la storia rimanesse nell’ambito della caserma, aveva paura di sbeffeggiamenti da parte dei pacifisti e della stampa ma la cosa aveva irritato i vertici militari. Alcuni compagni di Alberto, visto il suo atteggiamento di non volersi alzare dal letto, pensarono che fosse stato lui ma…nessuna prova. Quello fu il primo assaggio da parte degli ‘sventurati’ che ancora dovevano vederle delle belle infatti il giorno dopo, cinque minuti prima della sveglia Alberto con voce da omo: “Sveglia ragazzotti, non siate pelandroni la Patria ha bisogno di voi!” suscitando naturalmente le ire dei commilitoni che volevano picchiarlo ma la sua stazza  gli scongiurò una giusta punizione ma a tutti i colleghi rimase in mente quella voce da…Un giorno mentre la Compagnia era schierata in attesa di entrare in sala mensa Alberto uscì dai ranghi e impostando la voce da omosessuale: “Signor Capitano sto morendo di fame, mi si è abbassata la pressione vado in sala mensa…” Tutti, in primis il capitano restarono basiti, naturalmente Alberto fu costretto a saltare il pasto ‘beccandosi’ cinque giorni di C.P.R. (Camera di punizione di rigore) da passare in prigione. La cosa non fece né caldo né freddo al giovane che ne pensò un’altra: finita di scontare la punizione il bel ‘tomo’ una sera si aggregò ai colleghi che andavano al ‘casino’. Tutti a ridere, “che gli racconti alle mignotte che sei frocio?” “Pederasta sari tu, brutto sozzone!” Grande fu la meraviglia di tutti quando Alberto, a braccetto di una ‘signorina’ si recò in camera per ritornare in sala dopo mezzora per prendere a braccetto altra ‘signorina’. Tutti addosso alla prima ‘signorina’, “Cosa ha combinato il nostro compagno?” “Ha un cazzo più grosso del normale e se n’è fatte due, m’ha dato una bella mancia!” Tutti a guardarsi in viso sbalorditi. Ritorno di Alberto nella sala d’aspetto e: “Ragazzi mi sa che non avete scopato non è che siete per caso un po’ ‘checche’?” Intanto però il giovin signore seguitava a parlare con un linguaggio non da maschio ed il Capitano  della sua Compagnia andò dal Colonnello Comandante e suggerì di congedare Alberto Sciarra per ‘poca attitudine alla vita militare.’ Valigia in mano Alberto prima di uscire dalla caserma fece il ‘segno dell’ombrello’ ai colleghi anzi ex colleghi che lo guardavano stupiti, finalmente libero! Papà Armando fu informato delle malefatte del figlio ma invece di arrabbiarsi si fece tante risate, quel figlio di…era riuscito a farsi congedare! Sul treno diretto a Roma, prima classe di uno scompartimento in cui c’era solo una ragazza bionda decisamente piacevole la quale, dopo un suo saluto con inchino si mise a ridere. “È un buon segno se faccio ridere le femminucce o mi devo preoccupare?” ”Lei ha messo la bustina del berretto all’incontrario davanti didietro!” Fu l’inizio di una conversazione sino alla stazione Termini ma non finì qui. “Che mi dice se le propongo di rivederci?” “Perché no, io sono Flora, abito in via Cola di Rienzo e tu?” (un  buon segno era passata al tu.) “È una combinazione io in via Tacito, siamo vicini, scambiamoci i cellulari.” Ad Alberto fu affidato il compito di seguire le faccende ‘georgiche’ dei terreni familiari: trebbiatura, vendemmia ed altre incombenze del genere che naturalmente il giovane apprezzava solo per un lato: talvolta una ‘sveltina’ con qualche giovane contadinella bella ma il suo pensiero era a Flora che riteneva oltre che bella anche intelligente e con personalità. Solita pantomina (si diede per malato), rientrato a  Roma fu fortunato perché gli passarono tutti i mali e così poté riagganciare la ragazza: “Cara come va?” “Io non ho problemi a te che è successo non ti sei fatto più vivo.” “Per un periodo ho fatto il ‘paysan’ nei terreni familiari poi mi sono scocciato e soprattutto avevo voglia di vederti.” “Com’erano le giovani contadine?” Stà figlia di…era molto più scaltra di quello che sembrava. “Niente di speciale, “Glisson”,  (Flora conosceva il francese) se vuoi puoi venire a prendermi a casa mia, devo andare nel mio  negozio di parrucchiere in viale della Libertà.” Per la prima volta Alberto entrò in un salone di bellezza, scritta ‘Hayr Stylist’, trecento metri quadrati ordinati e con molti macchinari.” “Ti sei piazzata bene!” “Tutto merito di mia madre: divorziata, si è sposata con un riccone più anziano di lei che, dopo un infarto letale le ha lasciato un bel patrimonio.” “È stato sempre un mio desiderio entrare nel mondo femminile, questo è il momento buono, imparerò il mestiere  cominciando dal primo gradino.” Flora era perplessa, aveva paura che il bel tomo gli combinasse casini con le clienti. “Dipende da te, ho una clientela scelta ed un po’ snob….”“Ma io sono snob, tantissimo mia cara.” Era iniziata la sceneggiata dell’omosessuale che fece ridere le due  impiegate Gemma e Selene,  un bionda e l‘altra mora (ambedue appetibili) di cui subito si accattivò le simpatie.  Vedendo l’atteggiamento delle ragazze: “Quelle due sono off limits per te!” “Meravigliosa la mia gelosona sarò solo tuo ma ancora…” “Sabato sera  ti invito a cena a casa mia, mia madre è una brava cuoca.” Alberto vestito sportivo faceva la sua bella figura apprezzata da mamma Leda: “Finalmente un bel maschio, gli altri…dove cacchio li trovavi, pensiamo a mangiare, ho preparato tutti cibi afrodisiaci non che  il qui presente Albertone penso ne abbia bisogno, ma un aiutino…” Anche mamma Leda, cinquantenne ancora piacente aveva subito il fascino di Alberto cosa non molto apprezzata da Flora che fece finta di nulla ma capì che con  Alberto avrebbe dovuto combattere per tenerselo ben stretto.  Mammina dichiarò di aver un appuntamento con sue amiche e lasciò campo libero ai due.  Alberto non poté fare a meno di metter su una sceneggiata: “Cara non ci crederai ma m’è venuto un  gran sonno!” Flora ormai aveva conosciuto i trucchi del compagno e: “Pure a me, io vado in camera di mia madre e tu in quella degli ospiti, buon riposo.” Alberto capì che con Flora aveva ‘toppato’ sarebbe stata una lotta dura con la baby ma ne valeva la pena infatti, dopo essersi installato nella stanza degli ospiti vide arrivare Flora coperta da una vestaglia trasparente che l’interessata fece cadere a terra scoprendo un corpo meraviglioso che fece allargare le pupille del giovane. “ Vediamo quello che sai fare!” Alberto passò la prova con pieni voti e poi fu preso sotto l’ala protettrice del dio Morfeo come pure Flora che mamma Leda trovò addormentati nel suo letto. “Viva la gioventù!” pensò  la genitrice.  Alberto chiese ed ottenne di imparare la professione di parrucchiere per donna anche se con un  po’ di scetticismo da parte di Flora. Il giovane cominciò dal primo gradino: lo shampista (lavava i capelli alle signore)  poi imparò a fare il manicure, il trucco al viso, la cosmetica, i massaggi al corpo i più graditi dalla signore, un pensierino a…che restava tale, Flora era sempre in guardia. Un avvenimento venne a scombussolare la vita della comunità di parrucchieria: due arabi entrarono nel locale e: “Io sono Kamil sono interprete per conto del qui presente mio signore sceicco Muhammad che ha posteggiato il suo yacht Hazzem  al porto di Messina. Il mio signore desidera che alcune sue spose e concubine vadano in un istituto di bellezza, passando ha scelto il vostro ma pretende che in presenza delle sue donne non mi siano maschi nel locale.” Flora non sapeva che rispondere e stava tergiversando pensando al ‘mare’  di soldi che sicuramente lo sceicco avrebbe mollato e stava per parlare quando apparve Alberto completamente trasformato: rimmel sugli occhi, rossetto sulle labbra, minigonna…”Sono Alberto  io sono sempre a disposizione delle signore ma non  le apprezzo.” Kamil tradusse la frase al suo comandante aggiungendo un risolino nel commentare l’aspetto del nuovo  venuto. Lo sceicco parve soddisfatto e, sempre tramite interprete fece sapere che la mattina seguente avrebbe condotto due sue spose. Spariti i due arabi risate a non finire da parte di Gemma e di Selene ma non di Flora che sentiva nella storia puzza di bruciato ma ormai tutti erano in ballo…La mattina seguente due Mercedes si fermarono dinanzi all’istituto di bellezza, ne scesero l’interprete e due donne arabe che Kamil presentò come Halima e Aisha ambedue abbigliate in stile arabo con un Krere che lasciava scoperto solo il volto. L’interprete prima di ritirarsi fece presente che fuori del negozio c’era posteggiata altra Mercedes guidata da Baraka, un eunuco, la notizia per un po’ di tempo lasciò perplessi i presenti compreso Alberto addirittura inorridito! Chiusa la porta d’ingresso a chiave, Aisha e Halima rimasero in reggiseno e slip, la prima dai capelli corti fu la prima ad andare nel retro da Alberto, sempre truccatissimo, la seconda dalla capigliatura lunga ci mise più tempo chiedendo un’acconciatura particolare,  forse per lasciare più tempo all’amica in compagnia di Alberto. Quando Aisha si ripresentò nella sala comune Halima entrò nella stanza dei massaggi e ne riuscì dopo circa una mezz’ora con…gli occhi lucidi come prima la compagna, troppo lucidi solo per un massaggio, nei loro occhi Flora da donna lesse qualcosa che la mise in subbuglio, Alberto se l’era fatte  tutte e due! Baraka fu chiamato nel locale e si presentò con una valigetta che depositò su un tavolo poi prese le due donne a braccetto e, senza salutare, le condusse nella Mercedes. Facile da capire, la valigetta conteneva un mucchio di dollari! Il giorno dopo stessa ‘manfrina’ con altre due spose dello sceicco, Flora era  tra il preoccupato e l’arrabbiato ma…non poteva intervenire, quando mai sarebbe capitata una tale fortuna? Alberto sempre fresco come una rosa aveva preferito dormire a casa sua… aveva i suoi buoni motivi. Analoga situazione si presentò altre due volte ma alla terza il buon Alberto diede forfait con gioia di Flora, era completamente ‘spompato’ le arabe erano affamate di sesso, voleva dire che lo sceicco era scarso in quel campo e poi con tante mogli e concubine! Dopo una settimana Alberto riprese a frequentare la casa di Flora, si era ripreso alla grande con gioia della fidanzata, innamoratissima  che aveva capito che doveva concedere ogni tanto al bell’Alberto di ‘correre la cavallina’!

     
  • 19 luglio alle ore 9:41
    L'ALTRA SPONDA

    Come comincia: Erano nati in una cittadina in provincia di Agrigento, per Salvatore e Grazia la cicogna aveva scelto la culla giusta nel senso che i genitori erano ricchi e rispettati in paese. Salvatore in passato era stato eletto Sindaco quasi all’unanimità per la sua  simpatia e soprattutto perché aveva aiutato, specialmente durante la guerra le persone meno abbienti. Salvo godeva la fama di donnaiolo e talvolta era stato ‘graziato’ da qualche marito ‘cocu’, cosa che per un meridionale era il massimo dell’indulgenza. La nascita di un loro figlio maschio era stata una notizia presto appresa in tutto il paese, gli sarebbe stato imposto il nome di Stefano come il defunto nonno paterno che era stato il principale ‘artifex’ della ricchezza, i maligni affermavano anche con metodi non proprio corretti ma per le persone abbienti la memoria storica ben presto di affievolisce. Stefano cresceva coccolato da tutti, aveva la sua stanza dove invitava gli amici, i migliori vestiti erano per lui. Purtroppo andando avanti nel tempo le sue preferenze in fatto di giocattoli erano divenute particolari nel senso che preferiva le bambole ai carri armati al pallone e ad altri trastulli non propriamente maschili. Anche l’aspetto era piuttosto femmineo situazione fatta presente da Roberto,  medico di famiglia ai genitori che all’inizio non diedero molto importanza alla situazione ma passando il tempo si allarmarono e chiesero aiuto a Roberto che, anche se giovane era ferrato in fatto di psicologia. Il suo responso:”Miei cari non posso darvi buone notizie, non ci sono cure che possano modificare la natura di Stefano, lui è nato con un corpo di maschio ma col cervello di femmina.” Disperazione totale soprattutto da parte di Salvo, proprio a lui, gran conquistatore di donne doveva capitare un figlio…non voleva nemmeno pronunziare quella parola. Per evitare scandali Stefano, per gli studi, fu inviato in un collegio di una città del nord dove nessuno lo conosceva, i paesani non commentarono la cosa,  pensavano che al nord ci fossero i migliori insegnanti non sapendo che gli insegnanti più preparati erano siciliani emigrati per mancanza di posti di lavoro nella loro  terra. Stefano non tornò più al suo paese, i genitori andavano loro a trovarlo. Grazia cuore di mamma aveva accettato la diversità di suo figlio, non altrettanto Slavo che decise, dopo gli esami di maturità classica di Stefano di farlo entrare in seminario. Nessuna ----da parte del figlio che sapeva che anche fra nella ‘famiglia’ dei sacerdoti c’erano anche omosessuali e ela sua natura sarebbe stata tollerata. Stefano era eccelso negli studi, ben presto fece carriera e diventò prima vicedirettore poi direttore di una collegio di frati dove c’erano scuole per studenti sino alla maturità. Domenico, uno studente  era bravo sia negli studi che nello sport, aveva un bel fisico e due volte la settimana si allenava in palestra. Stefano lo adocchiò, talvolta lo invitata nel suo studio privato, all’inizio qualche carezza poco paterna, pian piano rapporti sempre più ravvicinati sino a quelli sessuali. Domenico era bisessuale, aveva accettato la ‘corte’ del direttore per motivi economici, la sua famiglia non era benestante come quella di Stefano il quale provvedeva a pagare la retta del collegio e tutte le spese del giovane amante. I superiori erano venuti a conoscenza della liaison dei due,  come per altri analoghi casi evitarono lo scandalo, nessuna pubblicità. Mimmo, conseguita la maturità classica si scrisse all’Università in lettere, tutte le spese sempre a carico di Stefano che si era innamorato dell’allievo, lo andava a trovare nella stanza che aveva preso in affitto, purtroppo perlui raramente, non voleva suscitare pettegolezzi, in quel periodo a carico dei sacerdoti ce n’erano moltissimi un po’ in tutto il mondo cattolico. Una novità per telefono: “Caro don Gaetano mi sono fidanzato con una collega di studio, si chiama Angela ed è un Angelo di nome e di fatto, piacerà anche a te.” “L’altro sesso per un omosessuale non è il massimo della felicità, Stefano non era da meno ma ingoiò il rospo, immaginava che prima o poi. Quando  riprese il sangue freddo ebbe una pensata, se Mimmo si fosse sposato avrebbe avuto una casa sua dove poterlo ‘contattare’,  il problema era la ragazza ma forse dinanzi al dio denaro…” Mimmo accettò con entusiasmo la proposta di don Gaetano, more solito per le spese avrebbe pensato tutto lui. Dopo due mesi, sistemate tutte le pratiche burocratiche Mimmo e Angela fissarono la data delle nozze alle quali furono invitati anche i genitori di Stefano che giunsero a Roma in aereo. Le nozze furono celebrate in chiesa presenti oltre che don Gaetano rigorosamente vestito da prete e Salvatore e Grazia con le lacrime agli occhi, avrebbero preferito che al posto dello sposo ci fosse stato il loro figlio. “Caro don Gaetano siamo a Parigi ma qui il tempo è piovoso e torneremo presto.” “Non ti affaticare troppo…” fu la risposta di Stefano in crisi di gelosia. L’abitazione scelta dai neo sposi era in via Merulana, quando l’avevano lasciata era senza mobili ma al ritorno sorpresa sorpresa la trovarono ammobilita modernamente, un bijou. “Caro don Gaetano, siamo ritornati, grazie per aver sistemato casa nostra, oggi è venerdì, se ti va passerai il week end da noi. “ Stefano prese tanto alla lettera l’invito che alle otto di sabato suonò alla porta dei due neo sposi. Aprì Angela scarmigliata e sbadigliando: “Scusa se sembro la strega di Benevento, siamo due pigroni, Mimmo ti raggiungerà, accomodati nel salone.” “Passò più di una mezz’ora quando il buon Mimmo sbarbato e profumato di doccia entrò nel salone: “Benvenuto, oggi mangeremo a casa, Angela si è dimostrata brava in arte culinaria.” Non volendo Mimmo si era esibito in una battuta rilevata da Stefano che per prendersi un anticipo di quanta già  progettato baciò in bocca il padrone di casa. Mimma da lontano vide la scena, anche se preparata a quello che sarebbe successo fra di loro rimase sconcertata, non aveva pensato ai particolari. “Cara questo è un contratto di acquisto di questa abitazione, è a nome di Mimmo, il mio regalo di nozze.” Mimma istintivamente baciò in bocca Stefano che rimase perplesso, non aveva mai avuto un rapporto con una donna ma in fondo non gli era dispiaciuto. “Appena giro le spalle mi fai becco, bell’amico…sto scherzando, anche Angela ti vuole bene, staremo bene insieme per molti anni, spero.” Alla fine del pranzo altra novità: “Come forse saprete a Roma il servizio pubblico dei trasporti è perlomeno carente, ho pensato di regalarvi una Mini, a me piace, ed a voi?” Questa volta fu Mimmo che abbracciò e baciò Stefano, anche Angela lo seguì, Stefano andò in confusione sessuale. Angela: “Ho preparato il letto matrimoniale, le lenzuola profumano di violetta, me l’ha insegnato mia madre, io vorrei stare al centro…” Nudismo totale dei tre, Angela notò che don Gaetano in fatto di sesso era piuttosto ben fornito, meglio di suo marito e fece i complimenti all’interessato che però preferì il popò di Mimmo per lubrificato dall’interessato, Passaggio in bagno e poi fu la volta di Stefano di porgere le terga per poi eiaculare in bocca di Angela, una prima volta da sogno. La mattina presto mentre i due maschietti ancora dormivano Angela andò in cucina a preparare la colazione,  fu seguita da Stefano con ‘ciccio’ in erezione, senza parlate le abbassò gli slip e piegatala in avanti  entrò nella sua topa  eiaculando a lungo sino al collo dell’utero, una goduria anche per lei. Senza profferir parola Stefano si sedette a tavola e recuperò le forze con una robusta colazione a base di cornetti…siimili a quelli che aveva posizionato sulla fronte di Mimmo! Stefano ritornò a letto e riprese a dormire, qualcosa era cambiata nel suo cervello. Quando Mimmo andò in cucina a far colazione trovò Angela seduta con lo sguardo perduto nel vuoto, capì che era successo qualcosa di inusitato.“ “Alla faccia del frocio, l’amico tuo me l’ha infilato senza preservativo e mi ha goduto pure dentro, ci manca solo…” Mimmo la prese sul ridere: “Lo sai che i figli dei preti sono i più fortunati nella vita, così si dice a Roma.” Miracolo avrebbero detto i credenti, don Gaetano anzi Stefano si era scoperto bisessuale, ritornato al collegio scrisse una lettera di dimissioni al Vescovo adducendo motivi personali non specificati, la previsione di Mimmo si avverò, Angela restò incinta probabilmente di Stefano che, lasciati gli abiti talari si iscrisse all’Università anche lui in lettere, trovò un’altra Angela., mise incinta pure lei pur rimanendo affezionato a Mimmo nel senso di…La ‘resurrezione’ sessuale di Stefano non era stata  festeggiata da Salvo e da Grazia, passati nel frattempo a miglior vita (si fa per dire) senza aver avuto la soddisfazione di poter conoscere i nipotini.

     
  • 19 luglio alle ore 9:37
    AATA LA THAILANDESE

    Come comincia: “Michele sono Corrado come stai?”  “Finalmente ti ricugghisti, sono due mesi che manchi da Roma, ce n’avrai di cose da raccontarmi.” “Intanto cerca di dimenticare il siciliano che qui ti prendono per burino, son qua, mi sono innamorato dell’estremo oriente…” “O di qualche bella thailandese, stasera vieni a casa mia con Altea, Barbara vi farà trovare una cena alla siciliana con tanto di vino  bianco dell’Etna, non vedo l’ora di ascoltare le tue avventure, a stasera.” “Siete abbronzatissimi come la canzone,  Altea oltre le lingue che insegni a scuola hai imparato quella locale?” “Mangiamo con calma poi ti riferiremo.” “Allora mes amis comincio io poi mia moglie, anche lei s’è presa una parte di divertimento particolare, inutile dire che quanto vi racconterò dovrà restare fra di noi, anche voi siete anticonformisti e quindi penso non vi meraviglierete troppo delle vicende che ci sono capitate. Eravamo alloggiati all’hotel Equatorial,  tutto perfetto dai locali al personale, il direttore Arthit che ho saputo vuol dire uomo del sole, era sempre disponibile anche quando gli ho chiesto di indicarmi un locale dove potessi trovare ragazze giovani e disponibili, mi ha consigliato lo ‘Smalls’ che ho raggiunto in taxi. Il portone d’ingresso mi  è stato aperto da uno scimmione, sicuramente il buttafuori che col suo aspetto sconsigliava chiunque a non rispettare le regole del locale. Nella sala successiva sono stato accolto con un inchino da una donna di mezza età  Maeva che vuol dire benvenuta, parlava anche italiano il che significava che i nostri compaesani erano di casa in quel locale. Mi ha accompagnato in un salone vicino dove sostavano varie ragazze giovanissime che indossavano solo una minigonna a fiori, niente slip, tutte sorridenti ed ovviamente disponibili. Stavo per sceglierne una quando da dietro una tenda ne è sbucata un’altra che mi ha preso per mano e mi ha portato in una stanza poco illuminata, niente tette come le ‘consorelle’ ma un viso signorile ed accattivante. ‘Ciccio’ more solito subito in armi, mi sono sdraiato su un letto supino, la ragazzina si è posizionata sopra di me ma con mio stupore ha preferito farselo infilare nel ‘popò’ anziché nel fiorellino. Sessualmente era piuttosto brava ed ebbi due orgasmi di seguito, mi accorsi che anche lei mi aveva seguito su quella strada ma meraviglia delle meraviglie la ragazza aveva un pisello in erezione piccolo ma lungo. Rimasi nel popò della ragazza pardon del ragazzo sino a quando lui decise di cambiare posizione, non parlando io la sua lingua e lui la mia con le mani giunte ed un inchino mi fece capire che avrebbe voluto entrare nel mio, capite nel mio popò e fece segno con le dita che mi avrebbe dato del denaro. Dentro di me mi venne da ridere, accettai curioso di quello che avrei provato: come del solletico, il ragazzo aveva un pene da bambino anche se lungo più del normale. Eiaculò a lungo nel mio popò muovendo nel contempo il mio‘ciccio’ che ebbe un orgasmo provando però una  sensazione nel mio didietro mai avuta. La storia ebbe una fine inaspettata: il ragazzo mi fece attraversare dei corridoi ed infine giungemmo all’aperto dove una Rolls Roys era posteggiata con tanto di autista che ci aprì la portiera posteriore per farci entrare. Durante il viaggio toccai un spalla all’autista dicendogli: hotel Equatorial, nel frattempo il ragazzo aveva preso a baciarmi deliziosamente in bocca, ci sapeva fare ed aveva una saliva profumata. Fermata l’auto dinanzi all’albergo, ultimo abbraccio e bacio, tornai nella nostra camera dove Altea mi aspettava ansiosa. ‘Aspetta che riprenda fiato, poi ti racconterò la mia avventura. Invece così non fu perché mi addormentai. La mattina fui i primo a risvegliarmi, dopo la doccia andai al bar, avevo bisogno di ricaricarmi, c’erano dolci per tutti i gusti oltre che caffè e cappuccini. Stavo finendo di mangiare quando fui raggiunto da Altea in piena forma. “Riempio il pancino e poi sarò tutt’orecchie.” La misi al corrente dell’accaduto senza tralasciare nulla, ed ora un vostro giudizio.” “Chi siamo noi per giudicare, l’ha detto anche Papa Francesco figurati noi che siamo atei, penso che la storia non sia finita lì dato che siete mancati per due mesi.” “Infatti usciti  dall’albergo siamo stati affiancati dalla solita Rolls Roys da cui è sceso un uomo  che: ‘Sono Irima segretario del mio signore Chakrii che desidera ospitarvi nella sua villa qualora voi siate accondiscendenti. Il mio signore è il padre di Aata che lei ha conosciuto ieri sera, l’auto è a vostra disposizione.” Stretta di mano fra i tre e dopo circa mezz’ora arrivo in una spianata dove al centro sorgeva una villa stupenda circondata da un boschetto  con piscina, roba da Mille e una Notte. Era venuto  incontro  un signore circa quarant’enne vestito in modo tradizionale thailandese, strette di mano ed una frase all’interprete in lingua locale, l’interprete Irima tradusse le parole del padrone di casa: “Benvenuti, sarete miei ospiti sin quando vorrete, sono il padre di Aata che sta ancora dormendo, non vi annoierò facendovi visitare il mio castello, andiamo sotto il fresco degli alberi, vi prego di telefonare al vostro albergo per autorizzare il direttore a far ritirare il vostro bagaglio ad un mio autista.” Corrado ed Altea alloggiati in un camera grande e ben arredata sistemarono il loro vestiario  negli armadi poi discesero on costume da bagno in piscina, quello di Altea riecheggiava quelli brasiliani con gran sorriso di Chakrii che evidentemente aveva gusti diversi da quelli del figlio. Sempre tramite interprete: “Il signore avrà conosciuto da vicino Aata, non intendo che frequenti uomini locali e quindi l’ho indirizzato nella casa di Maeva dove entrano solo stranieri. Apprezzo la vostra bellezza e signorilità, se il signore permette andrò a fare una passeggiata nel mio boschetto con sua moglie.” Corrado  ad Irima: “Dove hai imparato così bene l’italiano?” “Ho frequentati l’università a Perugia,mi sono laureato in lettere, avrei potuto rimanere in Italia ma il richiamo della mia terra… Non interpreti male le azioni del mio signore, vuole molto bene a suo figlio perché sa che non può cambiare la sua natura e cerca di aiutarlo senza fargli correre pericoli di incontri con persone sbagliate. Inutile dirvi che sono sempre a vostra disposizione per qualsiasi vostra esigenza.” (Per Corrado frase sibillina). In giro non si vedevano personaggi di sesso femminile, anche a tavola servivano degli uomini in costume tradizionale. Finito il pranzo Chakrii venuto a conoscenza che Altea era insegnante di lingue, le parlò in inglese con sorpresa di Corrado che di lingue conosceva solo l’italiano e il…romanesco. Aata prese per mano Corrado che capì l’antifona ed alzando ambedue le braccia fece capire al ragazzo che ne aveva avuto abbastanza la sera prima, restarono abbracciati, Corrado pregò ‘ciccio’ di stare alla cuccia. Il padrone di casa e Altea ritornarono sin quasi all’ora di cena, madama era senza rossetto alle labbra che evidentemente erano state usate per usi ‘impropri’. In camera prima di cambiarsi per la cena e per sistemarsi il trucco Altea si sbottonò: Ciari o come si chiama voleva entrare nella ‘gatta’ ma mal gliene è incolto, ho le mestruazioni e quindi si è accontentato di due pompini.” “Uno non gli bastava?” “Che fai il geloso, il signore ha promesso di fare un bel regalo a me ed a te, sono curiosa.” La mattina Chakrii sparì dalla circolazione con la macchina e l’autista, ritorno alle dodici con due pacchetti in mano. Alla fine del pranzo sempre tramite Irima: “Miei ospiti vi prego di accettare questi modesti regali per omaggiare la vostra presenza nella mia modesta abitazione, questo è per te Corrado.” L’interessato aprì il pacchetto e rimase basito: un Rollex di grandissimo valore anche perché d’oro. Il regalo per Altea non era da meno anzi, aprendolo l’interessata rimase senza fiato, una prezziosa collana di perle e di smeraldi. “Cara con questo ti giochi pure il popò!” L’interprete non tradusse, solo un contenuto risolino. Madame ebbe l’onore di farsi inaugurare il popò dal padrone di casa che si era organizzato anche con un vibratore per il doppio gusto, un uomo raffinato in fatto di sesso. I vibratori in casa Chakrii erano di casa,  Aata ne possedeva addirittura due: uno più grande e l’altro più piccolino che usava nel popò di Corrado quando lo stesso penetrava nel culino del giovane. Insomma quasi ogni notte lo spettacolo era sempre lo stesso o variava di poco. I bei giorni passarono in fretta, Corrado aveva affari in sospeso con i supermercati anche se in sua assenza prendeva le redini degli affari  Spartaco un suo dipendente fidato. Saluti di arrivederci e non di addio fuori della villa, niente scene in aeroporto Chakrii era molto conosciuto. Casa mia, casa mia non si poteva dire che pur piccola tu sia perché era molto grande. Altea con piacere si accorse che era in ordine e pulita, Gina la cameriera era al loro servizio da molto tempo ed affezionatissima ai due coniugi. Sistemati i suoi affari Corrado ricevette una telefonata da parte di Irima: “Ci sono delle novità: Aata si è innamorato di te e vuole venire a Roma, suo padre è titubante ma lui insiste, ieri è stato accontentato ma Chakrii vuol sapere se sei d’accordo.” “Rassicura il tuo padrone, suo figlio sarà ben accolto da me e da Altea, facci sapere quando arriverete all’aeroporto di Fiumicino. Era una calda giornata di agosto, Corrado era nella sala di aspetto dell’aeroporto, l’aereo portava un’ora di ritardo, l’aria condizionata funzionava a pieno ritmo, troppo per Corrado che preferì stare sotto l’ombra della pensilina. Irima e Aata furono gli ultimi ad uscire dall’aereo, Irima si diede da fare per rintracciare i bagagli, la Jaguar di Corrado era per fortuna all’ombra. Un bacio in bocca di Aata a Corrado che invitò Irima a fargli capire che non erano a Bangkok e che lui era conosciuto. I due thailandesi erano in abiti occidentali, i loro costumi nazionali erano stati spediti in bauli via aereo, sarebbe giunti nei giorni successivi. Dopo  cena sempre tramite Irina costantamente presente, Corrado fece capire che quella notte tutti avrebbero solo dormito, Aata si mise a piangere come un femminuccia e fu gioco forza accontentarlo, andò in camera di Corrado con relative conseguenze. Altea scacciata dal talamo coniugale scelse una stanza degli ospiti e quando stava poer mettersi a letto sentì bussare alla sua porta. Incuriosita non immaginava chi potesse essere, si trovò dinanzi Irima che con notevole faccia tosta: “Signora non riesco a prender sonno, forse mi ci vorrebbe una camomilla, mi può lei aiutare?” “Furbacchione dei furbacchioni mi prendi per il culo…ossia vorresti ma Altea sai che ti dice?”  “Ho capito, no, buona notte!” “An’ becille, entra e datti da fare, sono stanca di mio marito che si inchiappetta e si fa inchiappettare da un ragazzino!” La mattina successiva tutti si alzarono tardi, era domenica e Gina non andava a casa dei due coniugi che erano stanchi ma felici, Irima disse una frase in tailandese a Aata che si fece una lunga risata. Nessuno dei due coniugi chiese il motivo, si poteva intuire. Un giorno Irima chiese di poter andare a Perugia, dove aveva studiato per incontrare qualche vecchio amico disse lui. Corrado lo accompagnò, non voleva prestargli la Jaguar, presero alloggio all’hotel San Gallo, ognuno in una camera singola. Irima era riuscito a riagganciare un suo antico amore, Silvana che non si era sposata, non aveva dimenticato il bel thailandese. Ambedue nella camera d’albergo di Irima sino alla mattina seguente quando al bar incontrarono Corrado. “Cara questo è Corrado un amico che ho conosciuto nella mia terra, qualora avessi bisogno di qualcosa puoi rivolgerti a lui, è una persona per bene.” Corrado nel viaggio di ritorno si domandò cosa potesse essere successo in casa sua durante la sua assenza, mai poteva immaginare che Altea ‘sconcicasse’ per dirla alla Michele il giovane Aata che invece,  per curiosità si era trasferito  nel letto della signora sua ospite e aveva  preso a baciarla in bocca, sulle tette e sul fiorellino non tralasciando il vibratore, insomma era diventato un bisessuale. Tornando a casa Corrado trovò la moglie estremamente allegra e sorridente solo che non voleva direi motivo ma infine capitolò, raccontò al marito il rapporto sessuale avuto col piccolo Aata ovviamente con  gran meraviglia di Corrado che non pensava di dover portare le corna oltre che dal padre anche quelle del figlio omo. Conclusione in parte inaspettata: Irima rimase a Perugia, Corrado con Altea ed il piccolo Aata rientrarono a Bangkok con gran piacere di Chakrii che non aveva dimenticato le ‘grazie’ della bella signora romana ed anche perché il figlio poteva ancora fruire delle prestazioni di Corrado che talvolta si rivolgeva anche alla legittima consorte per…Corrado era preoccupato per l’andamento dei suoi supermercati, risposta rassicurante: “Dottore dove c’è Spartaco non se move foja che Spartaco non voja!”

     
  • 16 luglio alle ore 8:55
    LE DUE TEDESCHE

    Come comincia: Arlette e Berta erano due tedesche di Berlino che avevano avuto la fortuna di vincere un concorso quali addette all’ambasciata tedesca a Roma. Da sempre amiche avevano qualcosa di particolare, qualcosa di più…insomma erano due trans. In Germania non c’è l’obbligo di trascrivere il sesso sulla carta di identità, nel loro caso c’era una X, erano sempre riuscite a passare per donne, questo le aveva evitato di avere problemi in una società che si proclama liberista ma che,in effetti, è piuttosto discriminante. Arlette era alta, longilinea, piacevole di viso, bionda, lunghe gambe affusolate e piedi da far felice un feticista, Berta stessa altezza ma massiccia di corpo, aveva uno sguardo e un portamento deciso, tette non molto pronunciate, insomma piuttosto mascolina. Amanti della libertà, dopo sei mesi di lavoro in cui avevano avuto modo di imparare l’italiano, decisero di passare un mese di vacanza in un villaggio naturista, insomma di nudisti, vicino Roma ce n’era uno a Capracotta ma lo scartarono per motivi pratici,  avevano timore di incontrare qualche persona di loro conoscenza. Girando nel web scovarono il villaggio ‘Le Betulle’ vicino Torino,  faceva al caso loro. Per l’occasione pensarono ad un più comodo viaggio in auto, non possedendone, si recarono  in una concessionaria Volkwagen ove scelsero la meno costosa una ‘up!’ rossa ‘parva sed apta nobis’ (Berta aveva studiato il latino). In mancanza della somma in contanti, Berta che era la ‘caposquadra’ firmò una serie di cambiali e poi, contentissime, presero l’autostrada che le portò con l’ausilio del navigatore satellitare al villaggio turistico ‘Le Betulle’. All’ingresso nessun problema, gli fu assegnato, a loro prudente richiesta, il bungalow più lontano dai luoghi frequentati da tutti. Il capo villaggio Sigismondo disponibile e sorridente le aveva accontentate e finalmente le due ragazze si poterono riposare. Ritornate alla realtà si posero il problema della loro nudità dinanzi a tutti,  nel villaggio c’era l’obbligo del  nudismo, nessuno, tranne gli addetti potevano girare vestiti e così Arlette e Berta uscirono dal bungalow in costume adamitico. Gli ospiti del villaggio erano tutti abituati alle altrui nudità ma nel vedere due trans rimasero meravigliati, mai successo in passato. Alcune madri si rivolsero a Sigismondo facendo presente che loro non avevano alcun problema nel vedere due trans nudi, il problema erano i bambini che facevano domande su due donne mezze uomini, cosa rispondere loro? Sigismondo era in difficoltà, quale decisione migliore? Avvicinò Arlette e Berta chiedendo loro di aiutarlo a risolvere il problema, le due accettarono di mostrarsi in pubblico con uno slip, in cambio ebbero un soggiorno gratis di un’altra settimana. Tutto bene allora? Quando mai: Arlette e Berta con uno slip, peraltro mini che metteva in mostra un ‘bozzo’  sospetto attiravano l’attenzione dei villeggianti più di prima, le due dame se ne fregarono come pure Sigismondo che aveva altri problemi da risolvere. Poi un avvenimento: nell’entrare nella sala del ristorante Arlette e Berta furono interpellate da un signore di mezza età che: “Signorine ci sono due posti nel tavolo dove siamo io e mia moglie Gemma, se voleste accomodarvi sarebbe per noi un piacere.” Le due acconsentirono anche perché il cotale con occhiali cerchiati in oro e per lo stile personale dava l’idea di una persona agiata. “Io sono il classico milanese, non per niente mi chiamo Ambrogio e siamo in questo villaggio per la prima volta, voi avete attirato l’attenzione mia e di mia moglie, siamo nudisti come tutti oltre che anticonformisti, non ci meravigliamo di vedere due trans anzi! Se volete ordinare, cameriere…Gemma era una bella signora di mezza età, capelli tinti in azzurro come gli occhi, bella figura sicuramente migliorata in qualche istituto di bellezza, era piacevole ma non distaccata come tante persone ricche, cercava lo sguardo soprattutto di Berta…”Signore a questo punto propongo una passeggiata digestiva, in vacanza si tende a magiare un pó troppo, alla mia età crescono il naso e, purtroppo anche la pancia!” Si era creata un’atmosfera distesa e amichevole, Gemma aveva preso sottobraccio Berta, il cummenda Arlette. Tutti erano in vena di confidenze e si raccontarono le loro rispettive esperienze: Ambroeus era figlio di gioielliere ed aveva seguito le orme del padre, Gemma era un’insegnate di disegno e talvolta metteva in mostra i suoi quadri in una galleria, le sue opere venivano bene accolte dal pubblico (soprattutto dagli amici). Strada facendo i quattro incontrarono Sigismondo particolarmente  ossequioso con Ambrogio. “Signor capo villaggio vorremmo stare vicino alle nostre amiche, qualora ci fosse un bungalow nei pressi del loro…” “Siete fortunati, proprio questa mattina si è liberato un bungalow vicino a quello delle signorine, farò trasferire subito i vostri bagagli in quell’alloggio.” Gemma: “Sapete il significato di Sigismondo? È colui che protegge, un nome che gli si addice!”  A quell’ora attorno alla piscina c’erano  poche persone, i quattro approfittarono delle sdraie libere per un riposino. Dopo due ore, di comune accordo si recarono nello ‘store’ per vedere quello che c’era di bello, gira che ti rigira arrivarono alla vetrina degli orologi, Ambrogio: “Vedo che la signorine non hanno l’orologio al polso, che ne dici Gemma se  facciamo loro un piccolo omaggio?” Chiamalo piccolo omaggio! Arlette e Berta misero al polso ognuna un Rolex d’acciaio, non era d’oro ma il loro prezzo era sicuramente alto. Un bacio di ringraziamento tra Berta e Gemma e tra Arlette e Ambrogio poi tutti a correre come adolescenti. Arrivarono ai bungalow e si sdraiarono sul letto scambiandosi i relativi partners, ripresero a baciarsi ma poi giunse l’ora della cena e rimandarono le coccole  a dopo cena. Arlette a Berta: che ne dici di deliziarci con un detto latino?” “Ut sis noctis levis cena brevis.” Applauso a Berta. “Abbiamo capito, ci aspetta una lunga notte di bagordi sessuali e dobbiamo restare leggeri di pancino!” Gemma aveva espresso il suo pensiero e soprattutto aveva preannunziato il loro futuro notturno. Niente passeggiata, tutti e quattro avevano il pensiero al sesso e così fu. Berta scoprì in Gemma una ‘gatta’ pelosissima e dalle labbra grandi, anche il popò si apriva e chiudeva ritmicamente, pian piano furono accontentati ambedue ‘magno cum gaudio’. Più problematico l’approccio di Ambrogio con Arlette: inizio manuale col cosone della ragazza, un po’ più difficile l’approccio orale ma giunto al popò proprio non se la sentiva. Arlette  pian piano lo convinse e Ambrogio dovette ammettere che gli era molto piaciuto, ebbe col suo ciccio un orgasmo lungo e piacevolissimo, era diventato bisessuale! Ormai le coppie si erano sparigliate, quasi tutte le notti erano da ‘Mille e una notte’, fu difficile rientrare nella realtà. Durante l’ultima  colazione, prima di ritornare alle rispettive sedi  Berta si esibì con un’altra frase latina: “Concordia magna dilabuntur.’ Un sigillo a quello che ormai era diventato fra di loro puro amore. Durante il viaggio di ritorno  fu Ambrogio che: “Sai cara cosa era durante la prima guerra mondiale la ‘Berta’? Te lo dico io. Un lungo cannone a grande gittata che i tedeschi usarono in guerra, la tua Berta come se la passava a ‘cannone? Ho capito aveva un grosso calibro ed una lunga gittata.” Ambrogio aveva conoscenze in alto loco nei Ministeri di Roma, talvolta aveva foraggiato qualche ministro e le loro amanti, ne approfittò per chiedere ed ottenere il trasferimento alla Delegazione tedesca a Milano di Arlette e di Berta. Conclusione della storia come da aforisma: ‘L’amore è un gioco a cui due persone possono giocare e entrambi vincere.’ Nel loro caso Arlette, Berta, Ambrogio e Gemma vinsero in quattro. La loro storia era ‘pour toute la vie.’  

     
  • 16 luglio alle ore 8:49
    IL MIO PAESE

    Come comincia: Tema da svolgere a casa agli alunni: ‘Il mio paese.’ Il professore di italiano non aveva dimostrato gran fantasia nello scegliere l’argomento del tema, in ogni caso era piuttosto facile parlare di luoghi comuni per uno studente che frequentava la quinta ragioneria dell’Istituto Leonardo da Vinci a Roma. Era il caso del nostro ‘ eroe’ che, diciannovenne era un bel ragazzo, alto un metro e ottanta, sempre ben vestito, simpatico a colleghi e colleghe di scuola, che guidava una Fiat Abarth 550, frequentava la pista di Go Kart di Ponte Galeria, era tifoso della Roma e la domenica si ‘mischiava’ fra i tifosi ultra? Uno dei tanti solo un po’ più scuro di pelle ma era un particolare non importante ma, qualora  si fosse chiamato, come effettivamente si chiamava Kamil proveniente da famiglia nigeriana? C’erano in giro alcuni  cog…ni di estrema destra del circolo Casa Pound che odiavano gli stranieri soprattutto quelli di lingua araba alcuni dei quali, una volta incontratolo in una via oscura di Roma avevano tentato di malmenarlo ma male gliene  incolse in quanto Kamil portava sempre con sé sempre un ‘nunchakun giapponese consistente in tre pezzi di legno collegati con una catena, molto efficace se maneggiato da uno pratico come Kamil. I cotali in futuro si sarebbero ben guardati di rinnovare le loro aggressioni se  avessero rincontrato il giovane. Perché il padre Jamal insieme alla consorte Alaba aveva lasciato la natia Nigeria per rifugiarsi venticinque anni prima in Italia?  Motivi politici che però, in quanto proprietario di pozzi petroliferi non gli avevano mutato lo stile di  vita da riccone. I tre abitavano in via del Foro Italico. Jamal si era assuefatto da subito al vivere all’occidentale, per le sue scappatelle erotiche si era affittato un bilocale in via Ruggero Fauro mentre la moglie, molto ligia  alla religione islamica seguitava ad indossare il Niqab quando usciva di casa, unica eccezione quando col marito si recava al teatro dell’Opera di Roma, Jamal era un patito dell’Opera. Kamil  nell’espletare il tema ‘Il mio paese’ tralasciò completamente il suo di origine che, fra l’altro conosceva solo come lingua e da quello che da piccolo gli era stato descritto dalla madre ma riferì la vita che conduceva a Roma da perfetto integrato nel sistema occidentale. Fra l’altro non amava molto le ragazze musulmane integraliste per un semplice motivo: per ‘combinarci’ qualcosa se le doveva sposare, situazione da lui aborrita in senso totale! Ma ci sono sempre le eccezioni anche se non volute. Vicino al suo istituto scolastico c’era in via Cavour una scuola di liceo scientifico  frequentato  anche da pulselle degne di approccio,  una in particolare aveva colpito Kamil che corrispondeva ai suoi canoni: era una giovane alta, longilinea,  abbigliata in nero, l’aveva notata allorché era andato a trovare un amico all’Istituto Cavour. Ciò che lo aveva molto colpito erano i suoi occhi che definì ‘magnetici’, certo nel suo modo di agire non dimostrava di essere molto socievole ma le cose difficili per il nostro simpaticone erano le più prelibate. Unica sorpresa, all’uscita dalla scuola la ragazza indossò lo Chador il velo neo islamico, c…o una musulmana! Ripresosi dallo stupore la seguì sul bus 708 standogli vicino ma non tanto da farsi notare, voleva conoscere dove abitasse. Il bus ad un certo punto frenò bruscamente per non colpire un pedone che gli aveva attraversato la strada, la ragazza col biglietto in mano ma non  ancorata ad alcuno appiglio cadde a terra, premurosamente Kamil l’aiutò a rialzarsi intascando nel contempo il suo biglietto del bus. Dopo frettolosi ringraziamenti la baby voltò le spalle a Kamil. Caso volle che due controllori entrassero uno dalla porta anteriore ed uno da quella posteriore. Ovviamente alla richiesta del ticket la ragazza non lo trovò malgrado le ricerche dentro lo zaino che portava in spalla, disperata per la brutta figura si disse pronta a pagare la multa ma in quel momento Kamil fece la sua bella figura presentando ad un controllore il biglietto della ragazza aspettandosi i ringraziamenti da parte della stessa, quando mai. “Lei si aspetta i miei ringraziamenti, se li può scordare…ho capito la sua manfrina!” Kamil non si arrese: “Per essere una nigeriana usa con molta proprietà i termini italiani!” “Ecco ora ho trovato un indovino, come fa a sostenere che sono  nigeriana’” “Dalla bandiera verde, bianca e verde che ha attaccato al suo zaino.” “Un appassionato di geografia, complimenti ma tutto finisce qui.” “Io speravo…” “Spero, promitto e iuro vogliono sempre l’infinito futuro!” “Vedo che conosce il latino, avrei bisogno di ripetizioni, in questa lingua sono un po’ scarso.” “Allora frequenta il liceo classico, non l’ho mai vista al mio istituto. “ “A dire la verità sono iscritto a  ragioneria…” Sorriso di scherno da parte della baby: “Da quando in qua a ragioneria si studia latino, lei ha modi penosi per attaccar bottone.” “Me ne suggerisca uno lei.” “Si, i at patres! Non penso che capisca il ‘latinorum’ di manzoniana memoria.” “Invece ho compreso che mi ha mandato bellamente a …Vede non sono il solito moscone, preferisco essere paragonato ad un farfallone bestiolina più simpatica, seriamente quello che mi ha più colpito di lei sono i suoi occhi, specchio dell’anima, occhi che hanno uno sguardo intenso, sensuale, esprimono personalità e disponibilità verso le persone che gli sono simpatiche, totale respingimento per gli antipatici…” “La ragazza non rispose subito, era stata colpita dalle parole di Kamil e quando  scese ad una fermata vicino casa: “Va bene, mi arrendo sono Ade, come da lei affermato sono nigeriana. “ Io Kamil suo connazionale.” “Questa si che è una sorpresa, un premio: questo è il mio biglietto da visita con il numero del cellulare, ma non si faccia troppe illusioni.” “Grazie della sua…devo ritornare vicino al mio istituto per riprendere la mia Fiat Abarth 595, che spero in un futuro possa ospitare la sua figura deliziosa.” Dopo un saluto con un cenno della mano, la baby sparì in un portone, Kamil fu fortunato, di lì a poco passò un bus, lui era sempre munito di biglietti per evitare storie con i controllori, si mise a sedere sino all’arrivo vicino alla sua auto posteggiata bellamente in divieto di sosta, altre autovetture ‘mostravano’ sul parabrezza un biglietto di contravvenzione, la sua una busta con dentro cinquanta Euro con fuori una scritta: ‘alla attenzione dei signori controllori’, alcuni dei quali Kamil aveva conosciuto personalmente e quindi…La furbata finora era andata sempre a buon fine! Salito in auto Kamil si accorse di non aver chiesto il nome alla ragazza, lo rilevò dal biglietto da visita: ‘Ade’. Gli venne da ridere, quel nome nella religione pagana significava Inferno, sicuramente alcuni ragazzi l’avevano presa in giro, lui pensò di far finta di nulla, la baby poteva essere suscettibile. Un pomeriggio: “ It is Kamil who ask fora n audience with the Holy See to invite you to a trip to the sea.” Tradotto: “È Kamil che chiede udienza alla S.V. per invitarla ad una gita al mare.” Risposta: “You can forget about it!” “Te le puoi scordare!” “I’m ready to comply with any of your requests.” “Sono pronto ad accondiscendere a qualsiasi richiesta.” “Worse for you, okay Saturday at fifteen.”“Peggio per te, va bene sabato alle quindici.” Alle quattordici e trenta Kamil era sotto casa di Ade la quale, vistolo dalla finestra lo raggiunse. Era abbigliata con un Burkini azzurro che le lasciava intravedere solo il viso. Kamil fece buon viso a cattivo gioco ma dall’espressione del suo viso Ade: “Che ti aspettavi un bikini, sono sempre una musulmana.” Kamil mise in funzione il navigatore satellitare e senza fatica, seguendo le indicazioni di una voce femminile raggiunse S.Marinella percorrendo l’Aurelia. Uno stabilimento di lusso, nessuno fece commenti sul costume di Ade  la quale dopo una mezz’ora che era al sole: “Vado in cabina, ho portato dell’aranciata.” Altro che aranciata,  Ade  si presentò dinanzi  Kamil indossando un bikini alla brasiliana. Il giovane cercava di far finta di nulla ed allora la baby: “Mi aspettavo un assalto all’arma bianca, ti vedo indifferente!” “Ti sbagli di grosso, un mio ‘amico’ è sull’attenti, con te non so più come comportarmi.” “L’ho fatto apposta, volevo vedere la tua reazione, sei stato signorile e te ne ringrazio, ma non te ne approfittare del fatto che mi sto innamorando di te, sono sincera ma tutto a suo tempo.” Ovviamente l’amico’ di Kamil ritornò alla posizione di riposo, aveva capito che, per dirla alla romana: ‘non c’era trippa pè gatti!’ Improvvisamente il sole cominciò a calare, si era fatto tardi, Ade si rivestì col Burkini, Kamil parlò in arabo con la madre, spiegando la sua attuale posizione e chiedendo a lei di intercedere presso Yoruba, la mamma di Ade, affinché la ragazza potesse restare a dormire a casa loro. Le mamme erano sulla stessa ’lunghezza d’onda’ ed il permesso fu concesso. Alaba era particolarmente felice della scelta di suo figlio, prestò alcuni capi di vestiario ad Ade, compresa una camicia da notte ma impose che la ragazza dormisse con lei nel lettone e Kamil? Col padre! L’amicizia fra Kamil ed Ade portò ad una maggiore vicinanza fra i loro genitori che man mano si rafforzò tanto di decidere di comprare una abitazione insieme fuori dal centro abitato. Fu scelta una villetta a Casabianca, villetta circondata dal verde, da aranceti e con accesso al mare, un vero Paradiso. Anche Hassan padre di Ade in Nigeria era proprietario di pozzi petroliferi e quindi la pecunia non era un problema per le due famiglie, la questione era quella della posizione dei due ragazzi che ogni giorno di più si frequentavano ed andavano a scuola con la Abarth di Kamil e talvolta rientravano a casa solo a pomeriggio inoltrato. Riunione fra le due signore (anche fra i musulmani le donne hanno il loro preponderante potere in famiglia) e decisione unanime: i due ragazzi dovevano contrarre matrimonio ma senza invitare nessuno della comunità nigeriana che era in numero eccessivo e troppo invadente e quindi…Idea di Ade: matrimonio sulla spiaggia antistante la loro villetta consistente per i due nubendi di saltare su un fuoco acceso sull’arena, quel salto voleva significare un passaggio importante della vita dei due giovani: il primo rapporto sessuale. Tutti d’accordo una sera al buio totale (si era nel mese di novembre) Jamal ed Ahhan muniti di legname e di una tanca di benzina accesero il fuocherello, Ade e Kamil con in testa una corona di fiori dovevano saltare il fuoco e così essere dichiarati marito e moglie. E qui venne fuori la ‘cattiveria’ di Kamil che: “Secondo la nostra legge la sposa deve essere vergine altrimenti sarà decapitata!” Ade al momento rimase senza fiato, se era una battuta era una battuta infelice, non accettabile e così Kamil si prese del: feroce, crudele,  torvo, truce ed altri azzeccati aggettivi che Ade gli ‘riversò contro. Il giovane non si fece impressionare e dichiarò la sua non sicurezza di volersi sposare. Jamal: “Ragazzi come inizio andiamo male, non  fate i bambini, se non volete sposarvi ognuno per conto vostro, lasciate perdere le sceneggiate ed ora tutti e due dinanzi al fuoco, per primo Kamil, sbrigati che fa freddo.” Il giovane voleva fare il duro ma saltò il fuoco, Ade: “Mi rifiuto di sposare uno che mi ha insultato, non so quale futuro mi aspetta!” “Le madri in coro: “Un futuro pieno di schiaffoni, siamo stanche di sentire le baggianate di due irresponsabili, se non andrete d’accordo avrete la possibilità del divorzio!” E il matrimonio fu,  seguito da una cena sobria e poi Alaba: “Ragazzi quella è la vostra camera da letto, buona notte…” Kamil dinanzi alla sposa si fregava le mani, “Eh eh, e mò come ti metti?” Ma ormai le schermaglie  erano finite, Kamil fu molto delicato, Ade gliene fu riconoscente baciandolo a lungo, erano fatti l’uno per l’altra anche se un po’ litigiosi. ‘Venne l’estate’ come da canzone di De Andrè, i due ragazzi notarono un notevole ‘avvicinamento’ fra i loro genitori,  per il weekend  il venerdì partivano con la Mercedes di Jamal o con la Lexus di Hassan  ritornando la domenica sera, c’era fra loro un clima di complicità notato da Ade: “I nostri genitori sono diventati troppo amici, l’ultima volta ho visto che mia madre era seduta al posto del passeggero  della Mercedes di tuo padre ed il contrario con la Lexus, mi sa…” “Non fare la maligna, i nostri genitori sono persone serie!”  Ade poco convinta una notte andò a sbirciare nella camera matrimoniale dei suoi genitori e, meraviglia delle meraviglie accanto a sua madre Joruba c’era…Jamal, nessun dubbio, alla faccia della serietà, come si diceva in inglese quello scambio? In ogni caso avevano scelto la libertà completamente negata da alcune religioni oscurantiste. Kamil accettò la verità minimizzando: “Forse un giorno anche noi…” “Provaci e mal ti finirebbe, io sono una tigre gelosa.” “Ed io un mandrillo arrapato…” “Un mandrillo che finirebbe senza attributi maschili…” Kamil comprese che in famiglia sarebbe stato sempre il numero due…

     
  • 10 luglio alle ore 16:24
    STRACCETTO SPELACCHIATO

    Come comincia: Riconosco che il titolo di questo racconto può lasciare perlomeno perplesso il lettore ma c’è una ragione per cui il buon (mica tanto) Roberto aveva qualificato così il ‘fiorellino’ della consorte. Perché disprezzare così platealmente quello che era stato per molti anni il suo più gioioso divertimento? Un motivo c’era: Matilde, la ‘padrona’ si rifiutava di concederlo ulteriormente perché, giunta in menopausa di sesso non si interessava più al contrario del marito sessantenne che ancora…Nel suo sito Roberto, come sua presentazione aveva scritto: ‘Sono nonno bomba che mangia, beve e, talvolta tromba!’ Risposta  acida della consorte: “Vuoi trombare? Comprati uno strumento a fiato!” Pure la presa per i fondelli ma Roberto aveva le sue buone ragioni, da giovane aveva fatto atletica nel gruppo Fiamme Gialle ed il suo fisico anche se un po’ appesantito, con qualche capello in meno e con qualche ruga in più era ancora vigoroso (e voglioso). A chi rivolgersi per sfogare le sue ‘sane’ voglie, alla femminuccia a lui più vicino, una delle tre C cosiddette pericolose: cugina, compare e cognata, scelse quest’ultima, Elisabetta più giovane della consorte ancora pimpante ne valeva la pena. C’era   un problema, il marito siciliano puro sangue era gelosissimo della consorte ed anche pericoloso, era alto e massiccio. Roberto a titolo di sfottò gli aveva dedicato dei versi che vi riporto, li ritengo spiritosi (scusate l’autoincensamento). Titolo: ‘Salvo e la gelosia.’ “Ti vedo inquieto, stralunato, sospettoso verso la tua partner. La gelosia è un mostro dagli occhi verdi che schernisce la carne di cui si nutre, Shakespeare docet.  È un sentimento degli dei pagani verso gli uomini, gli dei non gradivano che i mortali si ‘facessero’ le loro femminucce. È una proiezione della propria insicurezza verso gli altri, è tipica di una mente debole, invidiosa, immatura. È  la profezia di futuri tradimenti, il tuo lato non tanto nascosto, dea velata ed oscura che arde dentro di te. Se ad un cocktail noti gli sguardi assatanati  degli invitati maschi attratti dalle grazie della tua amata, non accendere la sigaretta dalla parte del filtro, ti intossicheresti ancora di più! Se non possiedi te stesso non puoi possedere una donna, Il tuo simbolo? Le Erinni vendicatrici. Cerchi di vincolare la tua partner? Non puoi incatenare un raggio di sole! Una moglie laida non potrebbe sconfiggere la tua gelosia: ti farebbe becco per dimostrare che anche lei…Se osservi delle foto della tua signora fasciata in un succinto bikini la quale, sorridente offre agli astanti la visione di un rigoglioso, prosperoso  e lussureggiante belvedere non devi lamentarti affermando: non dovevi farlo non spiegando a chi ti riferisci: - alla consorte troppo…generosa, - al fotografo che ha guadagnato da quelle foto, - all’allupato, abbagliato spettatore che sbilucia le immagini. Il tuo persecutore più odiato? Andronico 1° imperatore di Bisanzio che codificò le corna facendo appendere quelle dei cervi da lui cacciati sulle mura dei palazzi appartenenti ai mariti cornificati. Per le protuberanze frontali di cui tanto ti adombri rivolgiti agli dei pagani Dionisio e Pan, loro ne sanno qualcosa. Prova a voltare pagina, sdraiati su un morbido giaciglio  con musica romantica in sottofondo, chiudi gli occhi ed immagina  la tua amata che, languidamente emette piccoli ululati di piacere nascosta sotto il corpo di un robusto maschione e che (la consorte) ti sussurra: sto con lui ma è come se  giacessi con te, la mia gioia è pure la tua…ammira la sua faccia tosta! Ecco come dovrebbero andare le cose, lei sarebbe più tranquilla e felice, tu ci guadagneresti perché una moglie allenata è come un’atleta, rende di più! Ed infine non pensi che i miei consigli andrebbero ricompensati? Ti prego metti una buona parola con la tua amata a mio favore, te ne sarei tanto grato!” V’è piaciuta penso di si al contrario del marito cocu. A questo punto vorrete sapere come è finito il corteggiamento a mia cognata? Prima vi trascrivo un’ode che ho dedicato al suo ‘fiorellino’ e con cui ho tentato di infrangere la sua resistenza, titolo: ‘A tata la magica’: “O magica Tata, regina di goduria, meravigliosa dolce compagna delle mie notti insonni appari a me timida, riservata, deliziosa seminascosta in un morbido cespuglio. Ondeggi deliziosamente quando la tua padrona passeggia, invisibile in quel momento, sicura del tuo fascino erotico. Ti immagino, ti vedo, ti sento. Il tuo silenzio è assordante, sei dispensatrice di felicità che stravolge i miei sensi. Parla alla tua signora, dille dei miei fremiti, del tremore che mi assale al pensiero della tua esistenza, dille di essere generosa, sarò il suo eterno schiavo. Mi basterebbero anche dei baci, dei piccoli morsi per inebriarmi della tua intensa fragranza, ti terrei fra le mie labbra succhiandoti dolcemente, lungamente sinché un interminabile fremito non verrà a svegliarti dal sonno con dolci sussulti riversando nella mia bocca un fiume morbido, inarrestabile, profumato. Così ti sogno ma il sogno diverrà mai realtà? Tutto il mio essere te lo chiede, al solo tuo pensiero sento le mie viscere stringersi, il cuore battere velocemente, il respiro diventare affannoso. Ti prego dà un segno positivo al tuo sconsolato e fiducioso innamorato, abbia pietà ed anche un po’ di comprensione, cazzo!” Alla lettura del sonetto Elisabetta ha riso di cuore ed io ho pensato, ricordando IL detto francese: ‘femme qui rit est déjà dans ton lit’, tradotto: ‘donna che ride è già nel tuo letto.’ Allora tutto bene? Ma quando mai: “Sei simpatico e spiritoso ma non sei il mio tipo, mi dispiace!” Affranto, a capo chino come un pinguino al polo Roberto si ritirò nella sua stanza ricordando la canzone: ‘Sono un uomo veramente sfortunato, sono nato disgraziato…’
     

     
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