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in archivio dal 16 gen 2009

Alberto Mazzoni

03 settembre 1935, Roma - Italia
Segni particolari: Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta, tromba!
Mi descrivo così: Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

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  • 29 novembre 2017 alle ore 15:08
    UN USIGNOLO ZOZZONE.

    La  luna in ciel ridente rischiara il panorama, sul salice piangente un usignolo chiava, chiava l'innamorata che, piena di languore con voce appassionata gli giura eterno amore.

     
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  • Come comincia: POGGIO APRICO – UN CONDOMINIO SEX A GO GO (2ª PARTE)
     
    Una gita è sempre gradita.
    Partenza da Messina alle nove, arrivo a Paterno alle undici e poi nei campi insieme ai raccoglitori, tutti giovani, che cercavano di raggranellare qualche Euro.
    "Che bella l'aria di campagna, ci vorrei vivere per sempre."Aveva parlato Assunta che pareva aver preso colore inciso dopo...era proprio cambiata come pure la sorella, la cura Max stava funzionando.
    All'imbrunire furono apparecchiati due tavoli, mischiati padroni e lavoratori tutti allegri oltre che per un buon pasto anche per il vino di Paterno che $Fun po' forte di gradazione, aveva dato alla testa a qualcuno; un paio di coppie erano sparite dietro i filari.
    I tre dopo cena si misero in macchina.
    "Non rientriamo a Messina, siamo troppo stanche, troviamo un albergo."
    Era un tre stelle.
    "Vorremo due stanze, una matrimoniale ed una singola per mia sorella."
    Era chiaro che Giuliana si era ricavata la parte di moglie.
    "Ci facciamo una doccia, non è che sei stanco?" Tradotto dati da fare, voglio scopare.
    Giuliana visto Max nudo sul letto.
    "Sei il dio Apollo ed io il dio Apollo me lo lecco tutto." E cominciò dai piedi sino al viso.
    "Mi hai preso per un lecca lecca?"
    "No, mi piace il tuo sapore, mio marito pouzzava.l"
    Tanto premesso Giuliana andò al dunque, si mise a cavalcioni di Max e cominciò la cavalcata sino ai fuochi di artificio finali.
    "Bene cara, ora mi giro dall'altra parte, ho sonno, buona notte."
    Forse stava sognando o forse no, qualcuno a meglio qualcuna gli aveva preso in bocca l'uccello.
    "Giuliana non fé bastato, ancora?"
    "La succhiatrice non aveva risposto anzi aveva accelerato il ritmo. Max allungò una mano e toccò i capelli, non era Giuliana, aprì gli occhi: Assunta.
    "E tu che vi fai qui?" Domanda di una intelligenza...
    Assunta su di giri non gli rispose, gli montò a cavalcioni come sua sorella, era lo stile di famiglia, Max non aveva preservativi e si lasciò andare, se veniva fuori un pargolo non sarebbe morto di fame.
    Assunta, finalmente doma, restò nella stanza di Maz Max il quale la mattina seguente ebbe una sorpresa,: nel taschino della giacca un assegno di cinquantamila Euro...mih!
    Rientro a Messina, dietro i vetri al primo piano la signora Costa non sembrava apprezzare quello che vedeva, capì di non essere la sola amante di Max, pensò che non poteva competere con quelle due riccone, si sarebbe accontentata delle briciole.
    In seguito un fatto anomalo (capitavano tutte a lui!). Durante le lezioni di francese e di latino alle sorelle D'Arrigo, Grazia prese a piangere a dirotto sulle spalle della sorella che la imitò, Max era in crisi, cosa poteva essere successo di grave:
    "Un brutto voto a scuola, litigio con i genitori o con i compagni?"
    "Se lei è comprensivo glielo diremo ma deve essere comprensivo e non liquidarci come due sceme."
    "Non vi liquido, parlate."
    "Non dormiamo più la notte, non è un modo di dire, è la verità, desideriamo ardentemente stare un po' con lei, solo un pompino, niente fiorellino solo in bocca,non lo diremo a nessuno, siamo pazze di lei, si può fidare" e giù a piangere di nuovo.
    "Max ebbe paura che la storia finisse male, quelle due sembravano capaci di tutto. "Va bene ma solo per una volta."
    Le due misero mano ai pantaloni che furono sfilati, 'ciccio' dinanzi a tanta gioventù innalzò la cresta che venne ingoiata a turno da una bocca; cercò di resistere più a lungo possibile, erano molto brave maledette loro, chissà quanto allenamento con i compagni di scuola. In ultimo 'ciccio' si arrese e cominciò ad emettere lo sperma golosamente ingoiato a turno dalle due sorelle.
    "Grazie e...a presto!"
    Un par di balle, quale a presto! Le due sorelle erano sparite dietro la porta d'ingresso.
    Max non volle porsi domande, ormai aveva capito come sarebbero andate le cose in quel condominio.
    Unica speranza di salvezza i due coniugi settantenni pensionati e tristi nella cui casa Max si rifugiava quando era inseguito da qualche Erinni arrapata!
     

     
  • giovedì alle ore 12:40
    CUORI DI MAMME

    Come comincia: Roma, via Cavour 101, palazzina di cinque piani. Ultimo piano, cinque stanze a sinistra Luciano padre, Arianna consorte, Andrea figlio, a destra Simona, vedova, Federico figlio, i due ragazzi frequentavano l’ultimo anno del vicino liceo scientifico. I loro destini si sarebbero intrecciati in maniera notevevole: Luciano era il titolare di un’impresa di trasporti con  camion a quattro assi che potevano trasportare grandi quantità di merci. Essendo il proprietario della ditta poteva  stare a tavolino e far lavorare i dipendenti  ma di colpo, con la scusa dell’ invio in pensione di un dipendente aveva ripreso la sua vecchia professione di autista andando soprattutto in Polonia per attaccamento a quella terra? Attaccamento si ma non alla terra ma ad una cittadina di Varsavia a nome Berta, divorziata, quarantenne  di notevole bellezza. La cotale, di professione traduttrice simultanea di lingue era stata agganciata da Luciano che le aveva consegnato un pacco col suo camion. Era stato subito un coup de foudre da parte di entrambi e da quel momento la ‘rotta’ principale di Luciano era Roma – Varsavia. Con l’intuito tutto femminile la moglie Arianna aveva avuto sentore di una liaison di suo marito con qualche disponibile femminuccia dell’est ma, ragionando a mente fredda aveva preso la decisione di far finta di nulla, sposati da ventuno anni un po’ di stanchezza di rapporti poteva avvenire, meglio non  drammatizzare, o prima o poi i galli rientrano nel pollaio! Luciano ormai cominciava a sentire il peso degli anni, milletrecento chilometri di guida di un camion sono pesanti da sopportare ed allora pensò a suo figlio Andrea, purtroppo il ragazzo non aveva la stoffa del padre, era piuttosto mingherlino e soprattutto non amava guidare, figuriamoci un bestione da quattro assi, soluzione? Rivolgersi a Federico che, assai prestante di fisico accettò volentieri l’offerta. Dopo gli esami di Stato con promozione brillante il giovane, con un po’ di dispiacere da parte della madre Simona si mise in viaggio felice di poter conoscere  persone di un paese a lui sconosciuto, era un allegrone e soprattutto amava molto le femminucce, quelle dell’est godevano buona fama! Luciano fermò il camion in un motel austriaco e, dopo aver cenato restò a dormire nella cuccetta del camion per evitare qualche sorpresa da parte di eventuali ladri,  fece alloggiare Federico in una stanza del motel. La mattina partenza,  arrivo a Varsavia all’imbrunire con posteggio in uno spiazzo adibito a sosta dei ‘bestioni’. Berta avvisata via cellulare si fece trovare in ghingheri come pure la figlia sedicenne Daniela che fu sorpresa ed apprezzò la presenza di Federico. “Zio non sapevo che avessi in sì bel figlio, complimenti!” “Non è mio figlio in ogni caso è omosessuale!” “Peccato mi sarebbe piaciuto…” Berta si faceva delle matte risate, aveva capito che il suo amico aveva barato in merito a Federico per evitare che Daniela gli si buttasse addosso.  Cena a base di bigos (ravioli ripieni) zuppa di pesce, formaggi, funghi, frutta e poi tutti a riposare Luciano nel lettone con Berta, Federico nella stanza degli ospiti in un lettino singolo, in un altro giaciglio Daniela, delusa, ammirava il fisico scultoreo di un Federico in slip. “Ma sei sicuro che non ti piacciono le donne, io sono bravissima col sesso, vediamo se riesco a …” Ci riuscì immediatamente, dentro di sé mandò a quel paese Luciano e per la prima volta in vita sua provò un ‘coso’ italiano dalle alte prestazioni, evviva…I due si misero d’accordo sulla favola dell’omosessualità di Federico per far stare tranquilli Luciano e Berta. I due novelli ‘sposi’ furono svegliati da Berta che doveva andare ad un congresso per esercitare la sua professione di traduttrice di lingue, ne conosceva quattro fra cui l’italiano, come pure la figlia che si recò a scuola. Luciano e Federico andarono dove era posteggiato il camion e cominciarono a scaricare la merce per consegnarla agli acquirenti che l’avevano ordinata. Finirono nel tardo pomeriggio, un brunch  al posto della cena e poi dinanzi alla TV, furono fortunati perché trovarono un canale in lingua italiana. I quattro andarono presto a letto con una ‘buonanotte’ con sbadigli. I giorni successivi stesso impegno per le due polacche mentre Luciano e Federico facevano i turisti per la città. Rientro in Italia prevista per il giorno dopo, la sera, more solito tutti a letto abbastanza presto ma Berta sentì qualche rumore di troppo nella camera degli ospiti, aprì uno spiraglio della porta ed ebbe la conferma di quanto sospettato, altro che omosessuale, Federico si stava bellamente scopando sua figlia.  Decise di far marcia indietro ma svegliò Luciano il quale messo al corrente del fatto chiese di essere lasciato in pace, per lui tutto regolare come per i ragazzi che la mattina si alzarono per primi con facce sorridenti. Cuore di mamma ebbe il sopravvento ed abbracciò la figlia la quale rimase sorpresa poi capì che sua madre…A Roma la situazione era cambiata in maniera boccaccesca: una mattina nella cassetta delle lettera Simona trovò un busta in bianco, l’aprì e lesse il seguente scritto a macchina: “Guardandoti mi viene in mente il famoso detto latino che ti traduco: ‘cogli l’attimo confidando il meno possibile sul futuro.’ Sento che emani un profumo di donna difficilmente riscontrabile in altre signore. Standoti vicino sento una piccola rivoluzione dentro di me, sensazione che mi fa chiudere gli occhi per immaginare di stare insieme ‘nature’ con meravigliose sensazioni che vanno al di là del rapporto fisico. Naturale sorge in me la domanda: che hai più delle altre? Difficile esternarlo: hai seduzione, charme, sex appeal, attrattiva, grazia, carisma. Immagino la tua mano portare il mio viso sulla tua ‘gatta’ tremante dal desiderio con la conseguente inebriante lungo  orgasmo che mi fa provare un sapore di idromele, qualche lacrima irrora il tuo viso. Il mio ‘ciccio’ si introduce nella tua ‘deliziosa’entrando facilmente sino a metà della tua vagina facendoti provare la sensazione del punto G, sensazione forse da te mai percepita che ti porta all’empireo. Giaci sul letto con le tue deliziose cosce aperte, sei distesa. Il mio ‘collaboratore di gioie’ sembra impazzito, vuol provare a penetrare nel tuo favoloso ‘popò’, pian piano ci riesce senza tuoi lamenti anzi anche tu collabori toccandoti la ‘deliziosa’ e raggiungendo il doppio gusto sempre da te sognato ma mai provato. Anche se si tratta solo di fantasia mi sento privo di forze, una sensazione piacevole. Per provare nella realtà quanto immaginato farei qualsiasi cosa, vienimi incontro mon petit chou.” Arianna e  Simona rimasero in silenzio, la prima riconobbe i caratteri della sua macchina da scrivere e quindi anche il ‘colpevole’poi: ”Abbiamo capito entrambe chi è l’autore, Andrea è stata sempre la mia preoccupazione, psicologicamente è un debole, avrebbe bisogno di… diventare uomo, anche tu sei mamma e puoi capire.” Simona abbracciò Arianna, comprese il suo cruccio e inaspettatamente: “Manda domattina Andrea a casa mia, sono sola, ho compreso il tuo dramma.” “Te ne sarò per sempre riconoscente.” Andrea messo a corrente della situazione la notte prima…dell’esame dormì poco, la mattina  si alzò presto, si rase la barba e poi una doccia, erano le otto: “Mamma una colazione veloce…” Simona era per lo più curiosa di come si sarebbero svolti i fatti: si fece trovare coperta solo da una vestaglia trasparente, nessun dialogo da parte dei due. Simona rinverdì il suo passato sessuale fino allo sfinimento suo ma non del compagno che avrebbe voluto seguitare ancora, la prima volta non si scorda mai e Andrea non solo non lo scordò ma appena poteva si rifugiava nelle calde…braccia di Simona. Al rientro di Luciano e Federico tutti si accorsero che qualcosa era cambiato, Federico: “Vedo Andrea molto cambiato, mi sa che ha provato la ‘topa’ di qualche ragazzina, auguri fratello.” Nella sua battuta c’era qualcosa di vero, in un certo senso poteva considerarlo suo fratello!
     

     
  • 11 novembre alle ore 13:29
    UN AMORE ALTRUISTA

    Come comincia: Ad Alberto M. la mattina appena sveglio accadevano fatti alquanto strani, forse la sera aveva esagerato con il mangiare o con le bevande alcoliche? Quanto mai, era al limite del diabete e seguiva una stretta dieta e allora? Era in quel periodo della vita (cinquanta anni) in cui la memoria fa brutti scherzi nel senso che ha perfetti ricordi degli avvenimenti degli anni precedenti ma non riesce facilmente a memorizzare quelli recenti. Cercava di mascherare questa sua situazione ma la gentile consorte Anna M., di ventisei ani più giovane, lo ‘leggeva’ come un libro aperto e quindi…”Oggi è sabato e non vado in ufficio e quindi apriti con l’amore tuo grande, son tutta orecchie.” “Promesso che non mi prendi per il culo?””Giuricchio.”  “More solito fai la furba, ad ogni modo dato che mi hai classificato amore tuo grande…ti racconto quello che mi è accaduto. Da questa mattina  appena sveglio mi ronza in testa una poesia del Carducci che ho studiato al ginnasio, recita così: Contessa cos’è mai la vita? È l’ombra d’un sogno fuggente, la favola breve è finita, il vero immortale è l’amor, aprite le braccia al dolente, vi aspetto al nuovissimo bando ed or Melisenda accomando un bacio a lo spirto che muor.’ Siamo nel dodicesimo secolo, il principe di Blaia ‘Rudello’ (già dal nome…), sentiti i racconti di pellegrini che lodavano la bellezza della principessa Melisenda, si era imbarcato su un suo vascello per raggiungerla ma durante il viaggio si ammalò gravemente e, prima di morire, ottiene un  bacio da Melisenda. Un principe con tanti pezzi di f…. che gli girano attorno fa un lungo viaggio per conoscere una mai vista e ci rimette le penne, che ne dici cara, io mi sarei io messo in viaggio…” “Tu sei un pigrone, col cavolo…lasciamo perdere le sciocchezze e servimi a letto un vassoio con bioches, cappuccino e spremuta di arancia.” “Io che ci guadagno?” “Hai detto bene guadagno ma te la devi meritare!” “Ed io svicolo…” “Ed io pure, abbiamo finito di dire fregnacce, vai!” I coniugi M. se la passavano proprio bene da un paio di anni in seguito ad un’eredità (piovuta è il giusto termine) dall’Australia da un parente sconosciuto che aveva cercato i suoi affini in Italia per non lasciare i suoi beni ai parenti colà residenti e così Alberto ed Anna si erano trasferiti da un modesto appartamento di via Colapesce di Messina in un complesso di lusso ‘Il Parnaso’ dove dimoravano i più in di questa città. I più in non comprendevano solo professionisti e gente dalle ottime  possibilità finanziarie ma anche qualche coppia in cui la gentile consorte, decisamente bella (e costosa)  era gentile anche con qualche maschietto di passaggio. Alberto, vecchio mign….ro aveva subito scoperto Elena, bionda alta, bellissima e, a detta di chi la conosceva a fondo, molto cara, ma ne valeva la pena (potendo…). “Se ti avvicini a quella ti cavo gli occhi!” “Sei sempre esagerata, magari uno schiaffone…” “Hai capito benissimo.” E così l’Albertone, anche perché abituato a non pagare le prestazioni femminili, girava al largo. Anna non aveva voluto lasciare il suo impiego al Genio Civile (nella vita non si sa mai diceva lei) e così tutti i giorni, escluso il sabato si recava al lavoro con la nuova auto, un Twingo Renault munita di tutti gli accessori. Anna aveva fatto amicizia con una signora del loro stesso piano che purtroppo era costretta a letto paralizzata per un grave incidente stradale, bella donna bruna dai capelli lunghi. Laura F. questo il suo nome, gradiva la compagnia della dirimpettaia anche perché non riusciva ad aver confidenza con l’infermiera, donna tipo corazziere, rozza, che l’accudiva per qualche ora del giorno. Laura era una donna colta, ex insegnante al liceo classico delle materie letterarie parlava tre lingue per essere stata all’estero col padre ambasciatore. Purtroppo suo marito, con la scusa del lavoro (era il rappresentante di importanti ditte alimentari) dopo l’incidente si interessava ben poco della consorte e si era ‘fatta’ un’amichetta molto più giovane della quarantenne consorte. Non vi ho parlato di Alberto: ebbene il non più giovane signore (era  cinquantenne) ex impiegato dell’ufficio delle entrate, ex perché all’arrivo dell’eredità dall’Australia, aveva preferito stare in panciolle e girava con la Jaguar X type munito della fida macchina fotografica Nikon. Aveva fatto amicizia con un fotografo professionista con negozio a piazza Cairoli, il salotto della città, e talvolta seguiva nei suoi servizi Gaetano P. senza guadagnarci nulla, col solo piacere di presenziare a cerimonie varie, prime fra tutte i matrimoni, era diventato anche molto bravo a sviluppare e stampare in bianco e nero, foto apprezzate solo dagli intenditori. Naturalmente per un tipo ‘frizzante’ come Alberto la normalità non era di casa e così, dopo la sua presentazione da parte di Anna alla signora Laura, prese a frequentare la sua casa per farle compagnia. In totale assenza del legittimo consorte, era l’unico interlocutore della dama la quale cominciò ad apprezzarlo anche per il suo spirito romanesco (era romano dè Roma, quartiere S.Giovanni). Le raccontava i pettegolezzi sulla gente più in vista di Messina (corna, fallimenti, figli di importanti personaggi che avevano fatto outing  quali omosessuali) e Laura per qualche tempo dimenticava i suoi guai. Inoltre Alberto le leggeva un suo romanzo che era riuscito a farsi pubblicare da una casa editrice (dietro pagamento) in cui raccontava le sue avventure amorose (vere ed anche immaginate) durante il periodo di tre anni in cui era stato ‘Fiamma Gialla’ (finanziere).  Alcuni brani venivano sorvolati perché descrivevano qualche avventura erotica del protagonista, Laura se ne accorgeva e lo pregava di leggerle lo stesso. Una volta la signora diventò rossa in viso per il contenuto di un brano esplicitamente sessuale, Alberto si scusò e stava per andarsene quando: “Non andar via, son diventata rossa pensando al sesso, mio marito non mi…guarda più ed io…”Un pianto silenzioso portò Alberto ad abbracciarla, Laura era paralizzata dalla cintola in giù ma le braccia no, abbracciò il suo vicino di casa e lo baciò lungamente. La signora ci sapeva fare con la lingua ed Alberto, diciamo per compassione in verità perché si era eccitato, le mise in bocca un ‘ciccio’  ben dur col finale prevedibile. Madame si era vergognata ed aveva voltato le spalle al da poco amante, Alberto la rigirò prendendole il viso in mano: “Sei ancora bella e desiderabile.” “Non venire più a casa mia, avere rapporti con te sarebbe piacevole ma farei un grosso torto ad Anna, cerca di capirmi.” Era pomeriggio inoltrato, Anna stava stirando, suo marito al rientro in casa andò in bagno per lavarsi, cosa che non sfuggì alla consorte, le donne  hanno un sesto senso e capì quello che era successo, nessun commento da parte sua. La sera a cena silenzio totale, ambedue davanti al televisore sino alle ventidue quando Anna: “M’è venuto sonno, buona notte.” Da quel momento Alberto evitò le visite alla dirimpettaia, cosa ovviamente saltata agli occhi della consorte che invece seguitava a far visita a Laura. Una domenica mattina: “Vorrei ricordarti quello che ci siamo promessi prima di sposarci: massima sincerità anche se non sempre piacevole, lo ricordi?” “Vai al dunque.” “Laura mi ha raccontato quello che è successo fra voi ed ha giurato che non accadrà più ma…ma… ci sono molti ma. Siamo diventate amiche ed ho capito il suo dramma anche per l’allontanamento del marito hai capito in che campo. Per un attimo mi sono messa al suo posto ed ho provato un dolore profondo anche per la sua solitudine, sai quanto sono stata sempre gelosa di te ma…” “Ricominci con i ma?” “Vieni andiamo a casa di Laura.” Alberto molto sorpreso non disse nulla, non capiva dove sua moglie volesse andare a parare. “Cara amica mia, questo è mio marito, è sempre il mio amore, a me non spiacerebbe se …ti leggesse ancora qualche pagina di quel suo romanzo, sempre se tu sei d’accordo. Oggi ho cucinato qualcosa di buono a base di pesce, ti aiuto ad andare sulla tua carrozzella per portarti a casa mia.” I lucciconi erano spuntati sugli occhi di Laura, quel discorso era stata una chiara ed esplicita autorizzazione a…da donna capì che sacrificio che Anna si era imposta, lei così gelosa! Il lunedì mattina: “Good luck my husband.” Questo il saluto alquanto particolare della consorte di Alberto il quale, dopo un colloquio telefonico con Laura (lei si voleva far lavare dall’infermiera) si presentò all’amante ormai ufficiale la quale era cambiata completamente: ben truccata, capelli raccolti a chignon, profumatissima, sorridente a soprattutto nuda. Aveva ancora un bel corpo dovuto ai massaggi di una fisioterapista. Stavolta niente lacrime o meglio qualche dolorino alla cosina della signora dovuta al calibro di ‘ciccio’, dolorino ben sopportato perché seguito da goderecciate multiple. Laura era completamente cambiata, sempre sorridente con tutti tranne che col marito in via di separazione, anche gli handicappati… 
     
     
     

     
  • 06 novembre alle ore 13:14
    POGGIO APRICO UN CONDOMINIO SEX A GO GO

    Come comincia: Alberto M. maresciallo della Guardia di Finanza, in divisa, a bordo della sua Lancia Ypsilon stava per imboccare l’autostrada che lo avrebbe condotto a Roma, meta finale Messina.Stava andando via o forse meglio dire scappando da Domodossola che per lui era diventato luogo di dolore.La sua amata Flora era deceduta per un tumore al cervello, l’aveva assistita sino all’ultimo anche quando era in preda a dolori atroci che nemmeno i medicinali oppiacei riuscivano a lenire.Dopo quell’evento funesto era rimasto in città per un mese al fine di sistemare la sua posizione per un trasferimento fuori sede.Era rimasto in collegamento con Ignazio Romagnoli suo compagno di camerata alla Scuola Sottufficiali di Ostia, anche lui colpito da un grave lutto per il decesso in un incidente stradale dell’unico figlio.A mezzo di conoscenze comuni al Comando Generale del Corpo, rappresentando i loro rispettivi problemi, erano riusciti: Romagnoli ad essere trasferito a Lecce suo luogo d’origine e dove possedeva un’abitazione e Alberto al suo posto a Messina all’Ufficio Operazioni.Al ,come tutti lo chiamavano, si era fermato vicino Firenze per sgranchirsi le gambe, fare e colazione ed il pieno di benzina.Nel frattempo si era messo in collegamento telefonico con sua cugina Silvana che abitava in via Cavour in pieno centro a Roma.“Silvà (non aveva perso l’accento romanesco essendo nato nella capitale) fra un par d’ore sò da te.” (Gli piaceva, quando poteva, sfoggiare il suo dialetto tipo ‘civis romanus sum’ un po’ , come dire, sono superiore a voi.)“Quando arrivi citofonami, in via Cavour non riusciresti a posteggiare, ti ho riservato un posto in un garage vicino a casa mia.”Silvana era per Alberto più che cugina la sorella che non aveva avuto.Grandi baci e abbracci: “Ci voleva il tuo trasferimento per vederci, ora che stai qui ci resterai almeno quindici giorni.”“Silvana lo sai quando mi fa piacere stare con te ma dopodomani devo essere a Messina.”“Va bene, se non puoi,... non ho voglia di cucinare, stasera andremo al ristorante ‘Urbano ’ubicato sotto casa.Silvana era in confidenza col padrone Romolo: ti presento Alberto mio cugino, attento che è un maresciallo della Finanza, stasera mi devi fare la ricevuta fiscale.”“Io te l’ho sempre rilasciata…”“Ah Romolè lassa perde e facce magnà da re.”I due nella conversazione tralasciarono l’argomento Flora, era troppo doloroso.“Com’è che hai scelto Messina, se venivi a Roma saremmo stati insieme, avresti abitato a casa mia.”“È stata una combinazione particolare, un mio collega ed amico è stato trasferito da Messina a Lecce, io prenderò il suo posto.”
    La mattina successiva in viaggio: via Cavour, via Merulana, S:Giovanni, via Appia e infine l’autostrada. Fino a Salerno tutto liscio poi sulla Salerno Reggio Calabria una serie infinita di cambi di carreggiata, di rallentamenti, di file di auto (era luglio).Giunto sfinito a Villa S.Giovanni due ore di attesa per il traghettamento.“Ignazio sono a Messina all’uscita del serpentone che debbo fare?” “Non ti muovere vengo io.”Ignazio abitava in un casa a cinque elevazioni in una stradina interna della  ‘Panoramica dello Stretto’ con piscina e campo da tennis, al quinto piano abitava Ignazio.“Stasera andremo a mangiare alla ‘Sirena’, un ristorante di un caro amico, si mangia bene e per noi si paga poco, ti ho preparato un letto nel salone.Dopo la presentazione al padrone, Ignazio e Max si sedettero in un tavolo situato su una terrazza con vista sul lago, uno spettacolo.Nessuno dei due amici aveva gran voglia di parlare, ognuno sapeva dei rispettivi lutti che era meglio non ricordare.A casa: “Al io lascio il mio cuore a Messina, qualcosa dentro di me s’è rotto, ricordi la mia allegria, il mio carattere espansivo, tutto finito. Abbiamo portato a salma di mio figlio al cimitero di Lecce, mia moglie è rimasta lì dove abbiamo una grande casa, io la raggiungerò non appena ti avrò passato le consegne. Intano ti porto in garage raggiungile in ascensore. Questa moto era di mio figlio, non la voglio più vedere, ti lascerò un foglio in bianco firmato, andrai dal notaio Nascimbene, è un amico penserà lui al passaggio di proprietà.“Ignazio ho visto di sfuggita che ci sono una piscina ed un campo da tennis, come la mettiamo col condominio e poi devi dirmi quanto tu paghi per l’affitto.”“Per l’affitto e per il condominio niente, non fare quella faccia, poi ti spiegherò il perché.” Molto perplesso Al .Il pomeriggio successivo:“Ti presenterò i vari condomini: al primo piano due coniugi quarantenni senza figli cognome Costa: lui Salvatore lei Maria, Memi per gli amici, secondo piano due pensionati settantenni Di Stefano Vittorio e Francesca, due persone per bene, affettuose, terzo piano le sorelle Musmeci Giuliana vedova e Assunta zitella circa quarantenni. Attenzione a loro sono le padrone dell’isolato ed hanno tante proprietà immobiliari e terreni, devi tenertele buone. Hanno una paura tremenda di accertamenti tributari, hanno voluto che io controllassi i loro conti in compenso niente affitto e niente condominio, quarto piano D’Arrigo Calogero (Lillo) marito, Caterina moglie e due gemelle sedicenni Grazia e Graziella, due pesti.”Primo piano: “Questo è  Alberto  mio collega subentrerà nella mia abitazione, loro sono…”La scena si ripetè per quattro volte, a Max rimasero impresse le caratteristiche di tutte le persone abitanti nel palazzo, alcune molto interessanti…Ignazio partì il giorno dopo:“Per me questa casa è solo un ricordo doloroso, non porterò con me i mobili, te li regalo, a Lecce ho una casa ammobiliata e non saprei dove metterli.”“Fammeli pagare almeno in parte…”“No ho deciso così, voglimi bene.”Il giorno dopo si recarono in caserma.  Presentazione al Comandante Colonnello Andrea Speciale ed al suo Aiutante Maggiore t.colonnello Sebastiano Leotta, poi nel suo ufficio brigadiere Angelo Sferrazza e l’appuntato Franco Iannello. Ignazio partì il giorno stesso.Alberto si mise all’opera, la casa era molto bella: il salone e la camera da letto avevano vista sul mare, i due bagni e lo sgabuzzino su un terreno laterale tutto alberato, lo studio, il soggiorno e la cucina sul retro; dovevano essere circa centoventi metri quadrati.Amante della pulizia e dell’ordine Al si mise all’opera,  finita quest’incombenza aprì il baule e la valigia e sistemò lo sue cose negli armadi, in camera da letto e nel bagno.Accese il televisore ma lo spense quasi subito, a letto sfinito.Alberto andò in centro, per comprare un computer e relativa stampante, per fortuna in casa c’era un telefono fisso funzionante, Ignazio era stato molto generoso con lui.Il giorno successivo due tecnici vennero a casa sua e sistemarono i due apparati.Altra incombenza:  il  conto corrente, a Domodossola aveva come banca il Credito Emiliano che per sua fortuna aveva degli sportelli anche a Messina. Sorpresa, un funzionario di quell’istituto di credito era Salvatore Costa che abitava al primo piano del suo palazzo.“Signor Costa a Domodossola avevo il conto corrente con la vostra banca vorrei passarlo a Messina.” L’interessato si mise a disposizione poi:“Venga a casa mia di pomeriggio, la farò firmare del carteggio e le fornirò la password per entrare nel suo conto corrente e fare le operazioni che desidera.”Alberto aveva ancora dieci giorni di licenza di trasferimento da usufruire e, se anche frastornato dagli ultimi avvenimenti,  sentì che qualcosa di buono era mutato in lui forse dovuto al  cambiamento sia della città che delle persone che aveva conosciuto.  Il pomeriggio verso le diciassette suonò il campanello di casa Costa, venne ad aprire il marito.
    “Venga nel salone ho messo sul tavolo il carteggio da firmare, intanto si era presentata la moglie.”Noi eravamo molto amici dei signori Romagnoli, spesso mangiavamo insieme, giocavamo col figlio a tennis e facevano il bagno in piscina, la morte del povero Paolo  ha distrutto Ignazio, aveva vent’anni. Io vado un bagno un attimo, le farà compagnia mia moglie.”Alberto nel frattempo  studiava la signora: altezza 1,65 circa, seno misura tre piuttosto ben esposto da una camicetta rosa scollata, vita stretta, minigonna, gambe muscolose.“Lei sarebbe un’ottima modella, io ho per hobby la fotografia, quando vuole sono a sua disposizione e la vedrei pure come ballerina.”
    “Ho studiato danza fino a quindici anni, poi mi sono rotta una caviglia ed ho dovuto abbandonare. Amo essere fotografata, mio marito non è pratico e se vuole…domani mattina…”Un’invito esplicito, più di così, certo non voleva fare un passo falso, magari aveva male interpretato le parole della signora, intanto si sarebbe presentato con la fida Canon 450 poi…Alle nove Max suonò alla porta dei signori Costa, la signora Maria venne ad aprire in bichini nero con sopra una vestaglia aperta, buon inizio.“Il mio nome è Maria ma per gli amici sono Memi.”“Io sono Alberto, Al per gli amici.”“Vorrei io proporre io qualche posizione da prendere, andiamo nel salone, c’è una riproduzione della statua di Paolina Bonaparte scolpita dal Canova.”Ad Al cominciò ad aumentare la pressione sanguigna, Memi, sul divano, imitò la posizione della statua.“Ve bene così?”
    Max si fece più audace: “C’è una differenza, Paolina Bonaparte non aveva il reggiseno.”
    “Non c’è problema, Memi rimase in topless, un bel topless, le tette erano a forma di pera come piacevano a lui.”Al scattò le foto da tutte le posizioni poi.“Io vedrei una posa sul letto: seduta, la gamba destra piegata, le mani sul ginocchio.Anche qui nessun problema.“Va bene così, io a letto sono abituata a stare nuda.” Memi mise in atto la posa come suo desiderio.Alberto riprese la signora in costume adamitico da varie posizioni, poi si avvicinò sempre più, posò la Canon sul comodino e abbracciò Memi, prese a baciarla come un forsennato ben coadiuvato dalla signora. Venne fuori di tutto, connilungus, fellatio, sessantanove ed infine entrata trionfale dentro una gatta bagnatissima.“Non ti preoccupare, vai facile non posso avere figli.”Spossato, Al si mise a gambe aperte sul posto del letto che doveva essere del legittimo consorte con ‘ciccio’ ancora inalberato, Memi ne approfittò per montarci sopra per una ‘smorciacandela’.  La candela di Al era alla fine, riprese le sue cose, un bacio di ringraziamento e rientro in casa.Quell’abbuffata di sesso ebbe due effetti: fisicamente mise a terra Al ma psicologicamente lo allontanò dai fantasmi di Domodossola che gli sembrarono più sfumati, lontani…La moto Suzuki fu portata dal meccanico, lo sterzo era rotto. Al prese ad usarla quando c’era bel tempo per andare in caserma. Qui una novità: saputo che il Colonnello Comandante cercava uno pratico di fotografia per metter su un laboratorio per fotografare gli arrestati, prendere le impronte digitali ed in generale riprendere risultati di servizio e cerimonie varie, si presentò ed ebbe l’incarico.La ditta Randazzo era la più fornita a Messina, Alberto si presentò in divisa, conobbe il direttore ed i commessi, si fece fare dei preventivi che furono approvati dall’Ufficio Amministrazione. Il laboratorio fotografico diventò in gioiello: un marmo lungo un muro conteneva le vaschette degli acidi: rivelatore e fissaggio, un ingranditore Durst ed una smaltatrice rotativa, dall’altro lato un lavandino, una rotativa ad acqua per sciacquare le foto, un armadio dove mettere i materiali ed un essiccatore per le pellicole. Ben presto divenne pratico ed ebbe dei complimenti anche da parte di fotografici professionisti che riconobbero la sua bravura nello stampare il bianco e nero.Ora quello che interessava Al era presentarsi alle sorelle Musmeci per sistemare la sua situazione finanziaria. Al citofono concordò con una delle due di cui non riconobbe la voce, appuntamento a casa loro alle diciassette.Seguendo i suggerimenti datigli dal suo collega, si presentò in divisa e vide che aveva fatto l’effetto desiderato: le due sorelle furono molto cerimoniose: "Si accomodi questa è la poltrona più comoda, le possiamo offrire qualcosa, abbiamo dei dolcetti fatti con le nostra mani e del vino delle nostre terre…"
    Al rifiuto di Alberto andarono al dunque:“Il suo collega era così gentile da ricontrollare i conti del nostro consulente tributario,  noi lo ricompensavamo con non farli pagare l’affitto ed il condominio, se lei fosse così gentile…”Al fu gentile ma nello stesso  tempo rimase colpito da ‘le nostre terre’ quelle erano davvero ricche.Giuliana, la vedova circa quarantenne, non era una longilinea a nemmeno una chiattona, una via di mezzo, quel che colpiva era il suo viso triste, non brutto ma triste.“Signora siamo coetanei un po’ di allegria, anch’io ho avuto un lutto, la morte per tumore della mia fidanzata, ne sono rimasto scosso ma ora cerco di riprendermi.”“Anche mio marito aveva un tumore, è deceduto sei mesi fa. Era catanese e mi ha lasciato degli agrumeti che non sappiamo come gestire bene, non ci fidiamo del fattore, se ci potesse dare una mano.”“Signora se mi lascia il carteggio ci darò uno sguardo ma voleva dirvi un’altra cosa, non vi vedo mai in piscina, da militare vi do un ordine: domattina tutte e due in piscina, gli ordini non si discutono! Sto scherzando, mi farebbe piacere vedervi tutte due in costume da bagno alle nove, by by.”Cosa strana i suoi ‘ordini’ vennero eseguiti: le due sorelle,  alle nove erano in piscina ancora non c’era nessuno, era domenica. Quel che colpì Al era il corpo di Assunta, di faccia non era eccezionale ma di corpo sembrava una modella anche se tutte e due avevano un costume intero.“Mi sembrate due signore del primo novecento, oggi i costumi interi non li portano nemmeno le monache!”“Noi abbiamo solo questi…”
    “Alberto vi accompagna domani pomeriggio in centro ad acquistare due bei bichini anzi più di due, farete un figurone, ed ora tutti in vasca.”Il pomeriggio alle sedici Al stava aspettando in garage l’arrivo delle due madame che si presentarono puntuali.
    “Possiamo andare con la nostra Jaguar o meglio quella del mio defunto marito.”
    Alla faccia degli ottantamila euro! “Vede madame, al centro è difficile trovare posteggio, meglio la mia Ypsilon.”In viale S.Martino era proibito posteggiare, Max se ne fregò e tutti e tre entrarono in un negozio di costumi da bagno.Dapprima le signore provarono dei bichini castigati ma poi spinti da Al sempre più si infervorarono soprattutto dietro i suoi complimenti:“Volete coprire un si bel corpo, coraggio bichini mini.”Con sorpresa di Alberto acquistarono qualcosa di brasiliano, per intenderci costumi che lasciavano scoperta un bel pò di 'merce' nient’affatto male, Al era riuscito nel suoscopo!““Domattina li proveremo in piscina!”“Ma domani lei non va a lavorare?”“Sono in licenza.” Mentì Max e si diede malato.Il mattino seguente piscina vuota, le due sorelle apparvero coperte da uno accappatoio lungo sino ai piedi.“Ed ora lo spogliarello!” celiò Al.La sorelle ci misero un po’ di tempo ma obbedirono.“Evviva due sirene, sapete nuotare, no? Non fa niente andremo dove si tocca.”Al intendeva dove l’acqua era bassa ma anche toccare qualcosa di morbido. Nuotando sott’acqua  mise le mani fra le cosce di Giuliana che rimase impietrita ma non disse nulla, poi passò al popò,  quindi fu il turno della sorella, un bel movimento!Chissà che passava per le teste di Giuliana e di Assunta, Al sperava non una sgridata e così fu, con lo sguardo basso le due sorelle si misero l’accappatoio e si accomodarono sulle sdraie.“Lei è un monello, non si fanno certe cose!”La frase era stata detta ridendo, questo confortò Al che pensò ad un piano.“Il pomeriggio vorrei controllare la vostra contabilità, verso le cinque a casa mia, va bene?”Un cenno di assenso.Al si aspettava di vedere le due sorelle invece si presentò solo Giuliana che non fornì alcuna spiegazione del fatto di essere sola.“Queste carte mi danno alla testa, sono la mia disperazione, gliele metto sul tavolo e rientro a casa.”“No è meglio che rimanga, avrò bisogno di spiegazioni.”Al constatò che Giuliana era entrata in possesso di circa venti ettari di agrumeti più altrettanti di uliveti, più vari appartamenti, alla faccia!
    Giuliana venga più vicino, vede qui…le prese il viso e cominciò a baciarla in bocca, quella non solo non fece resistenza ma si abbandonò completamente, destinazione finale il letto.Al si dedicò al fiorellino, era lavato di fresco e profumato, l’interessata aveva messo in conto quello che stava accadendo, prima di entrarci dentro le procurò un paio di orgasmi anche per non farle troppo male, il suo era un ‘ciccio’ piuttosto grosso e Giuliana forse anzi sicuramente era stata a stecchetto per molto tempo.
    L’entrata fu lenta ma ben accetta, la baby dimostrò di gradire molto quello che stava accadendo muovendosi in continuazione sotto Al che ce la mise tutta finchè Giuliana gli fece cenno che ne aveva avuto abbastanza.L’uscita della signora fu silenziosa, forse si era meravigliata di se stessa, prese le carte e dopo un rapido bacio sulla bocca  scomparse nell’ascensore.Al si congratulò con se stesso, in mezzo al letto a gambe larghe si godette il  post ludio, aveva preso in mano la situazione e che situazione!
    Il bel maresciallo non era facile a meravigliarsi di qualcosa ma il bigliettino che trovò nella cassetta della posta era davvero singolare: “Max mia sorella Assunta vorrebbe una spiegazione su quelle carte che ha visto, se lei è d’accordo verrà a casa sua alle diciassette di oggi.”Assunta si presentò in punto ma senza carte e in vestaglia.Pareva proprio che si vergognasse:“È stata mia sorella io non volevo…”Al l’abbracciò, faceva tenerezza, sembrava più piccola della sua età.“Una volta sono stata fidanzata ma lui era un mascalzone ed i miei me l’hanno fatto lasciare, non sono più vergine.”La notizia fece piacere a Max, ci mancava pure che fosse vergine!
    Al iniziò con la solita tattica, prima lungo bacio il fiorellino e poi penetrata lenta e soggiorno prolungato, aveva usato un preservativo che si era dimenticato con la sorella che però non aveva detto nulla, doveva tornare su quell’argomento.Le due sorelle erano sistemate ma Al riflettendo pensò che forse si era messo nei guai, tre amanti!
    Il giorno dopo incontrò nel portone i coniugi Di Stefano:“Perché non ci viene a trovare, noi siamo sempre soli.”“Va bene a casa vostra oggi alle diciassette.”
    Li non c’era pericolo di avere avventure di sesso, un po’ di riposo gli avrebbe fatto bene.
    Alle diciassette suonò alla porta dei due anziani, venne ad aprire la signora che l’abbracciò, era commossa.“Noi abbiamo un figlio della sua età, lavora ad Udine ma non ci viene mai a trovare, a sua moglie... non so perché, non siamo simpatici.”
    Al si domandò il perché di quell’astio, sembravano due persone simpatiche , affabili, mah…”“Ci racconti un po’ di lei.”Al cominciò dal suo arruolamento in Finanza sino all’arrivo a Messina.“Anche lei ha avuto le sue sofferenze, ci farebbe piacere se ogni tanto ci facesse compagnia.”Alberto aveva preso ad ingranare in caserma, ogni tanto andava fuori sede per un servizio fotografico, aveva conosciuto tutti i colleghi con cui aveva stretto buoni rapporti, anche il Comandante di Legione lo stimava, tutto bene. Talvolta mangiava in caserma e si riposava nel primo letto che trovava libero per rientrare a casa la sera.Nel frattempo era accaduto un fatto piacevole ma che poteva portare conseguenze negative: aveva incontrato i coniugi Costa che lo avevano invitato a mangiare da loro alle quattordici quando rientrava dal servizio.“Io cucino per due, un terzo non mi pesa.” Il marito era d’accordo ma talvolta era assente e quindi finiva con una sveltina con Memi e questo,lo schiavizzava un po’.Un giorno dopo pranzo Memi non si accontentò di una sveltina, voglio stare tutto il pomeriggio con te, me lo devi!”
    Al si domandò perché glielo doveva ma non fece storie.Quello che lo meravigliò era che Memi parlava in continuazione:“Vieni leccami il fiorello, fammi godere tanto, mi metto alla pecorina, vieni dentro tanto tanto, anche culino vuole la sua parte, fai piano perché lo uso poco con mio marito, sbrodami in faccia.”Al bacino di rito sulla porta la confessione: “Mio marito ha visto tutto, è un guardone!”Ecco ci mancava pure il guardone, dove cazzo era capitato e non era finita per lui.All’ingresso un giorno incontrò la signora D’Arrigo, era arrabbiata nera.“Una bella signora come lei tutta triste, che le è successo?”“Dovrebbe vedere la pagella di quelle due, quattro in francese ed in latino!”
    Inconsapevolmente Max si mise nei guai:“A scuola ero bravo in queste due materie, potrei dar loro qualche lezione.”“Mi farebbe un favore grande grande, parliamoci chiaro, con lo stipendio di mio marito non posso pagare un insegnante di sostegno, gliele mando a casa sua oggi pomeriggio alle diciassette.”Al pensava a due ragazzine che giocavano con le bambole, pensava male, le due sedicenni gli avrebbero fatto passare la voglia di proporsi a far qualcosa.Grazia e Graziella si presentarono all’ora prevista, cominciarono subito a ridere.“Non vedo nulla da ridere, aprite i libri e vediamo a che punto siete.”“Lei non ci fa la battuta su Grazia e Graziella?”Al la conosceva bene, finiva grazie al cazzo, ma fece finta di nulla.La mise sul serio, prima il latino e poi il francese circa un’ora, le sorelline parevano interessate, meno male fino a che un piede fu insinuato fra le sue gambe toccandogli il  ciccio, all’iniziò pensò di far finta di niente ma reiterata la faccenda.“Ragazze posso essere vostro padre, andate con i vostri compagnia di scuola.”“Loro non ci piacciono, appena glielo prendiamo in bocca se ne vengono subito, lei ci mette più tempo vero?”“Fuori immediatamente se volete delle ripetizioni va bene ma non provateci un’altra volta.”Non aveva voluto tagliare i ponti altrimenti avrebbe dovuto dare delle spiegazioni alla madre.Un invito delle sorelle: “dobbiamo andare a Paternò per la raccolta degli agrumi, c’è una festa sull’aia, facci compagnia, andremo con la nostra Jaguar.”
     

     

     
  • 05 novembre alle ore 8:58
    BIS IN IDEM

    Come comincia: La chiesa era piena di colleghi di banca e di amici, Jolanda F. aveva fatto il pieno di emozioni con la morte del padre Antonino dopo mesi di cure per il carcinoma che gli portava dolori che Jol. cercava di attenuare con iniezioni di morfina; ora era stanca e senza forze e sinceramente le davano fastidio le condoglianze, gli abbracci, le strette di mano, non vedeva l’ora che la messa finisse e finalmente il prete diede fine alla cerimonia col classico ‘dominus vobiscum, ite missa est’. Con la sua vecchia Fiat 500 seguì il carro funebre sino al cimitero di Pace di Messina dove il feretro fu tumulato nella tomba di famiglia. Il direttore della banca Unicredit di piazza Cairoli, dove era impiegata, le aveva concesso una settimana di ferie che Jol. passò nella maggiore parte del tempo rinchiusa in casa in viale dei Tigli  sinché una mattina la portiera Francesca che alcuni inquilini, per sfottò chiamavano Checca, le bussò alla porta. “Signorina mi scusi per l’intromissione ma ora basta, ha accudito per mesi suo padre ma lei deve riprendere a vivere. Per intanto vada dal parrucchiere, anche per svagarsi.” Il titolare Antonio, conoscendo da anni Jol., evitò di porgerle le condoglianze. Per rompere il ghiaccio: “È troppo tempo che non cura la capigliatura, i capelli son troppi lunghi e pieni di doppie punte, vorrei…” “Faccia lei, mi fido.” Uscì dal salone completamente ‘rinnovata’ anche nello spirito, incontrò un’amica che la prese sotto braccio e “Andiamo al bar, ti offro un aperitivo.” Maddalena, il nome della signora notoriamente loquace ed anche invadente, infatti: “È ora che ti trovi un bel maschione!” A casa, ultimo giorno di vacanza, Jol. rifletté, se voleva ricominciare a vivere doveva riprendere i contatti e dire che in banca non le erano mancate le occasioni. A piazza Cairoli posteggiò la 500 dietro una Citroen DS targata francese, le ultime due cifre dell’auto erano il numero 75, se non ricordava male era di Parigi. Jol. aveva ripreso il suo bel sorriso e si sentiva anche di spirito. Aveva visto scendere dalla Citroen il signore di bell’aspetto che si era presentato davanti al suo sportello. Ricordando un po’ di francese imparato a scuola: “Bonjour, monsieur, que puis-je faire pour vous?” “Enfin una signora molto bella che parla la mia lingua! Mi chiamo Albert M., sono qui a Messina dove ho  inaugurato a Tremestieri un mio magazzino di elettrodomestici, ne ho altri in Francia, in Spagna, in Inghilterra e in America quello che preferisco è questo italiano forse perché in Italia ci sono belle ragazze…” “Se ha finito di farmi i complimenti…” “Devo cambiare mille dollari americani in €uro.” Jolanda si recò in una stanza interna dove c’era una cassaforte e ritornò con il corrispettivo in €uro che posò sul bancone. “Io in Italie apprezzo anche la cucina che ne dice di desinare, si dice così, insieme?” “Rien à faire monsieur, je suis au regime.” Jolanda si stava divertendo a prendere in giro il francese parlando nella sua lingua. “Non mi sembra che lei abbia bisogno di una dieta, ha tutte le sue belle cosine al loro posto! Sera pour une autre fois, au revoir madame.” “Mademoiselle!” Jol. rincorse il bel francese che aveva ‘dimenticato’ il suo denaro sul bancone:”votre argent, monsieur!” Jol.aveva una fame indiavolata (ammesso che tale aggettivo sia consono alla fame) e si recò in un  ristorante in via Risorgimento. Alfredo, il capo cameriere: “Benvenuta non ti vedo da un secolo!” È deceduto mio padre, ora mi vedrai più spesso, sono rientrata al lavoro.” Sorpresa sorpresa, nel locale si era appalesato Albert il francese, evidentemente aveva seguito Jol., non si dava per vinto! “Scusi signore ma per ora non ho tavoli liberi, forse fra un’ora…” Albert con mossa repentina mise  nella tasca della giacca di Alfredo un centone. “Una cortesia, che ne dice di chiedere a quella gentile signorina se mi accetta nel suo tavolo?” Cento €uro non è una mancia di tutti i gironi, Alfredo si avvicinò al tavolo di Jol. e le rappresentò la situazione. Jol. voleva fare la dura ma non ci riuscì ed esplose in una forte risata che fece girare molti avventori. “Alfredo mollalo qui questo signore ma, se puoi, portagli cibi avvelenati così finisce di rompere.” Anche Albert aveva una fame da lupo e i due si fecero  concorrenza a chi mangiava di più. Il pranzo finì con un eccellente Ananas ed un amaro dell’Etna (Alfredo era catanese). Usciti dal locale con un inchino da parte di Alfredo (ti credo cento €uro di mancia quando mai li avrebbe più rivisti!) Albert girò intorno alla 500 di Jol. “Mi sembra un’auto da museo ma è ben tenuta, ‘parva sed apta mihi’ direbbero i latini. Non si meravigli, io oltre alla mia lingua e l’italiano ho studiato inglese, spagnolo ed anche latino che amo particolarmente: Catullo, Cicerone, Plinio il vecchio ed il giovane..”Mi scusi mi sono fatto trascinare, non vorrei sembrare presuntuoso le chiedo scusa. A proposito (a proposito di che pensò Jol.) vuol provare la mia Citroen DS, l’ho acquistata di recente, è una favola!” Jol. non si riconosceva più, in passato mai avrebbe accettato un invito di quel genere, ora si trovava seduta al posto di guida di una fiammante auto francese con tanti nuovi ritrovati meccanici. Col telefono incorporato nel cruscotto chiamò il direttore della sua banca chiedendo la concessione di mezza giornata libera, fu accontentata. Altra situazione per lei inspiegabile, si stava dirigendo verso casa sua, arrivò, posteggiò nel cortile al suo posto macchina, scese, aprì il portone e la porta di casa, sembrava ipnotizzata…”Bellissimo panorama, quella dovrebbe essere la costa calabrese, non sono pratico dei luoghi”. Appoggiati alla ringhiera del balcone anteriore di colpo Jol. si trovò le labbra di Albert incollate sulle sue, il bello fu che non reagì anzi partecipò attivamente…Bacio finito i due si sedettero sul divano, ogni frase sarebbe stata inadeguata e quindi prevalse il silenzio sin quando Albert si allungò sul divano e pose la sua testa sulle gambe della baby. Jol. recuperò la realtà: “È ora che vai, tua moglie ti starà cercando.” “Ma belle amie sono felicemente scapolo, non posso andarmene con la mia auto, domattina non potresti andare in ufficio, la tua carriola…” Jol: riprese il suo spirito: “Non parlare male della mia 500!”Allora mangiamo qualcosa qui a casa tua e domattina…non ti preoccupare dormirò sul sofà e…farò il buono.” Gli avvenimenti sembravano procedere come previsto da Alberto solo che Jol. non riusciva a dormire, si rigirava nel lettone sin quando scese dal letto e si catapultò sul divano vicino al fustone che, intontito dal sonno ma non tanto da rimanere impassibile, sfoderò un cosone di cui Jol. restò affascinata sin quando lo stesso cominciò una lenta ma sicura marcia all’interno della sua cosina che più tale non  era più. Albert rimase un bel po’ di tempo nel caldo ‘giaciglio’ e ci lasciò la sua impronta liquida. Jol. aveva goduto varie volte e solo in ultimo. “Mi hai goduto dentro!” “Nessuna preoccupazione mi son fatto chiudere le tube” e ricominciò il tran tran sin quando Jol::”Basta non ne posso più.” Svegli nel lettone della baby (ma come c’erano arrivati?) alle dieci. Doccia, colazione e poi l’ospite col suo telefonino prese a fotografare tutta l’abitazione. “Vuoi un ricordo di casa mia?” “No, col tuo permesso cambierò tutto il mobilio, qualcosa di più moderno, je me ne intendo, posseggo anche negozi di arredamento.” Vacanza obbligatoria dall’ufficio da parte di Jol. la quale due mattine dopo vide arrivare in cortile un camion da cui tre operai cominciarono a scaricare mobili di tutti i generi compresi quelli di cucina e del bagno, una vasca favolosa, una Jacuzzi! Jol. nei giorni seguenti visse in una nuvola come nei fumetti, anche le pareti furono pitturate, la sua abitazione era irriconoscibile ovviamente nel senso di miglioramento. La notte? La notte grandi battaglie dalle quali Jol. ne usciva con le ossa rotte o meglio talmente distrutta sessualmente da non ricordare nulla di simile, in passato aveva avuto qualche avventura ma mai di questa intensità. Albert per il suo lavoro cominciò a viaggiare un po’ in tutto il mondo, non le faceva mancare telefonate affettuose, si diceva innamorato e  Jolanda a sua volta lo sentiva dentro di sé,  non solo materialmente. ‘Les affaires sont les affaires’, un detto francese; Alberto non poté ritornare a  Messina per molto tempo. Francesca la portiera, come tutti i portieri non si faceva i fatti suoi: “Signorina, i giorni passano e le donne invecchiano, ricorda la canzone, non può aspettare per sempre il suo principe azzurro!” La famosa pulce nell’orecchio, anche i bei ricordi con tempo sfumano, Jol. ricordò quella famosa poesia imparata a scuola: “Passa un giorno, passa l’altro più non torna il prode Anselmo…la sua donna le diede un sacro pegno.” Jol. non aveva ricevuto nessun sacro pegno e pian piano la bella figura dal suo amante le tornava in mente, come naturale,  più sfumata. Quello che poteva avvenire, avvenne: l’ultimo dell’anno fu invitata dalla padrona dell’appartamento sopra il suo: “Non vogliamo essere invadenti ma dato che è sola a me ed a mio marito farebbe piacere la sua presenza.” Jolanda aveva ricevuto in dono da Albert una vestito da sera rosa favoloso che lasciava in parte scoperti sia il suo bel seno che la schiena sino …in basso. Naturalmente Jol. attirò l’attenzione dei maschietti ma solo gli scapoli si permisero di invitarla a ballare, le mogli a forza di occhiatacce, avevano messo la ‘museruola’ ai rispettivi mariti! Ormai più matura rispetto al passato, Jol. passò in rassegna i vari pretendenti e, come compagnia serale, scelse quello che ritenne  più adatto, bel giovane ma non ‘sun of the beach’ (avrete capito!). “Io sono Jolanda F., lei?” “Roberto M.” Una gran risata da parte della baby che si scusò affermando che si trattava di un fatto personale. Ci mancava poco che il nuovo arrivato avesse lo stesso nome del precedente! Roberto era il rampollo di una famiglia agiata e molto seria. Jol. volle rendersi conto dell’ambiente del suo ormai fidanzato per evitare gaffes, niente di peggio dei puritani e così alla prima presentazione si acconciò con un vestito che la copriva dal collo ai piedi. Fu ben giudicata dalla futura suocera Giuditta V. ed anche dal relativo marito Alonso R., forse di origine spagnola, che però la squadrò con ‘ojo astuto.’ I due fidanzati raramente si potevano vedere per i relativi impegni di lavoro; Roberto, notaio, era impiegato in uno studio. I loro rapporti erano sporadici, anche quelli fisici si limitavano a quelli manuali o, al massimo, orali. Un giorno rimasta sola col suocero, quel porcellone di origine spagnola provò a fare il ‘viejo cerdo’ ,e  minacciato da Jol., non ci provò mai più. Roberto era proprietario di una bellissima Alfa Romeo Giulia quadrifoglio verde di color rosso che talvolta Jol. guidava in autostrada in maniera troppo ‘disinvolta’con la ‘strizza’ da parte del fidanzato. Jol. ritenne opportuno parlare di rapporti intimi confessando di non essere più vergine per la relazione, da giovanissima, con un compagno di scuola. Roberto non la prese bene perché in famiglia gli avevano inculcato l’idea che la verginità della futura moglie era importante ma, innamorato, accettò la situazione e prese ad avere qualche rapporto col preservativo ma Jol. provava sessualmente ben poco per l’inesperienza di Roberto e lei non aveva alcuna voglia di ‘scafarlo’ per non essere mal giudicata. ‘Passa un giorno,passa l’altro…il ritorno del prode Anselmo’. Un giorno Albert si presentò in banca tutto baldanzoso ma, preso da parte da Jol., fu messo al corrente della sua situazione sentimentale. “Ti aspetto al ristorante.” La mancia di cento €uro fece sempre piacere ad Alfredo che procurò ai due un tavolo in una stanza riservata. Conversazione azzerata, ambedue facce scure, Albert sempre innamorato avrebbe voluto a questo punto portare con sé Jol. ma lei non intendeva girare il mondo, era di natura stanziale e quindi…per non parlare del fatto che la madre di Roberto, donna dura ed invadente, aveva già fissato la data delle nozze e relativo contorno di addobbi della chiesa, invitati  duecento  ospiti, bomboniere insomma tutto preparato senza chiedere il permesso ai due nubendi con gran piacere di Roberto ma non di Jolanda la quale, seguendo il detto latino ‘mulieres plus virorum callidae sunt’ pensò qualcosa di rivoluzionario: far conoscere fra di loro di due fidanzati! Per telefono ne parlò a Roberto che rimase totalmente ammutolito e poi di persona al ristorante ad Alberto che ovviamente rimase basito. La baby si prese una settimana di ferie, sdraiata sul letto con vicino il telefono in attesa…Dopo tre giorni: “Voglio incontrare questo…questa persona, mi sento distrutto,  cercheremo una soluzione.” Roberto stava piangendo. Alberto, invece,  dopo l’ovvio smarrimento iniziale, recuperato il suo senso dello humor,  decise di proporre un incontro a tre in campo neutro, ma dove? Taormina perla del Mediterraneo, locale: ‘Septimo’ scelta effettuata da Alberto che per primo giunse nel posteggio con la sua Citroen DS ed anche primo nel locale per prenotare una saletta riservata con la solita generosa mancia al cameriere. Roberto e Jolanda con la Giulia arrivarono mezz’ora dopo, nessuno dei due aveva parlato durante il tragitto, ne avrebbero avute di cose da dirsi più tardi. All’arrivo nel locale fredda stretta di mano fra i due pretendenti, ordine al cameriere di spumante millesimato (Roberto era un nazionalista, niente champagne) poi prese in mano la situazione Alberto. “Io non sono per le discussioni lunghe ed inutili, c’è evidentemente un problema fra di noi tre, soluzioni: Jolanda sposa Roberto, Jolanda sposa me, Jolanda sta con tutti e due.” Il viso dell’interessata era estremamente pensieroso, non  si pronunziò subito ma:”Ballerò singolarmente con voi due, dopo un colloquio vi comunicherò la mia decisione.” A mezzanotte il grande orologio della sala scandì le ore. “Era già l’ora che volge il desio e ai navicanti  ‘intenerisce il  core, anche in Francia conosciamo Dante.” Così esordì Alberto ed i due quasi omonimi guardarono in viso Jol. che: “Anche se può sembrare fuori dell’ordinario sono innamorata di ambedue e quindi la mia decisione è quella di sposare Roberto ma avere rapporti anche con Alberto, chi di voi due non ci sta è fuori gioco.” (Furbissima la baby, pensava  di prendere due piccioni…) Dopo un attimo di riflessione i due maschietti si strinsero la mano, patto concluso. Al fine di evitare spiacevoli pettegolezzi Alberto acquistò ad un prezzo folle (il proprietario non voleva mollarlo)l’appartamento vicino a quello di Jol. e poi fece abbattere una parete divideva ch le due abitazioni al fine di evitare pettegolezzi da parte dei vari proprietari e soprattutto della simpaticona ma  chiacchierona portiera Francesca. Figurati se la suocera Giuditta non si interessava del vestito della sposa! Dovette però ingoiare la scelta di Jol. che  lo pretese di color rosa anziché bianco! Era il 26 giugno, la casa del Signore intestata a San Gabriele sulla circonvallazione di Messina era addobbata  in maniera superba, sembrava un giardino, lo spiazzale dinanzi alla chiesa era quasi esaurito da macchine la maggior parte di grossa cilindrata, solo dinanzi al portale c’era lo spazio per due auto, quella della sposa la Giulia rossa e quella del testimone, Alberto che brillava per la sua assenza. In casi analoghi di solito era la sposa che si faceva attendere ma stavolta  era accaduto il contrario con ansia da parte soprattutto di Jol. la quale preferì rifugiarsi in sacrestia invano consolata dalla suocera: “Un testimone lo troviamo non ti preoccupare!” ma Jol. voleva quella scelto da lei. Passò ancora un quarto d’ora sin quando spuntò un Alberto trafelato: “Ho bucato una gomma…”  Grande applauso dei presenti all’ingresso di Jol. al braccio di un Alberto sorridente anche se con mani sporche di grasso. Alberto consegnò la futura sposa a Roberto in attesa dinanzi all’inginocchiatoio. Festeggiamenti con ballo al ’Giardino di Giano’ sul lago di Ganzirri con Alberto che faceva il farfallone con deliziose fanciulle invitate dalla sposa la quale: “Smettila di fare l’imbecille altrimenti al primo incontro ti chiudo le…gli occhi nel cassetto!” Strana la vita, La gelosia non ‘albergava’ fra i due mariti ma nella  bi-consorte!
     
     

     
  • 29 ottobre alle ore 17:46
    RITORNO AL PASSATO

    Come comincia:  Alberto M. con la sua Jaguar X type stava percorrendo l’autostrada Messina - Palermo destinazione Milazzo: via via le stazioni di Villafranca, di Spadafora ed infine, destinazione finale, uscita Milazzo Centro. Dire che era confuso era un eufemismo. La decisione di andare in quella località di mare era stata da lui presa

     
  • 24 ottobre alle ore 17:16
    CHI VUOL ESSER LIETO...

    Come comincia: In mancanza di moneta non  ancora coniata, i nostri antenati usavano lo scambio di merci ed anche di servizi (i più zozzoni si scambiavano anche le mogli) ma non è detto che questa abitudine non sia ancora ‘vigente’ nella nostra società. I motivi di tale ‘abitudine’ ritengo possono essere dovuti a variegate sensazioni provate dagli interessati. Forse un senso di voyerismo, ovviamente disgiunto dalla gelosia. Il seguito è la storia di Alberto M. e della moglie Anna M. ambedue quarantenni abitanti a Messina, via Panoramica 69. Dopo vent’anni di matrimonio senza figli per decisione di entrambi, sessualmente erano divenuti degli abitudinari. A cambiare la loro vita fu un collega d’ufficio di Alberto, tale Giorgio D. tipo dinamico, sempre allegro e compagnone, romano come Alberto trapiantato a Messina per lavoro (era, come Al. impiegato all’Agenzia delle Entrate) il quale un giorno: “Arbè te vedo depresso che ne dichi d’en cambiamento de vita, ciò un’idea che t’anderebbe proprio bene. Che ne pensi den wife swapping?” Al. aveva studiato l’inglese al classico e capì subito il significato dell’espressione: ‘scambio di mogli.’ “Famme capì le nostre o ‘n giro più largo.” “Se tratta den giro largo ma molto stretto nel senso che ce sò tutte persone serie e riservate, che ne dichi?” “Ne parlo a mi moje, te faccio sapè.” A tavola Alberto si dimostrava particolarmente allegro e spiritoso, Anna, da buona psicologa (la sua professione) capì che il marito era foriero di novità “Sbottonati, spero di tratti di novità piacevoli.” “Dipende, un mio collega mi ha proposto un ‘wife swapping’, gli ho risposto che ne avrei parlato con te.” “Lo sai che ho studiato francese e non l’inglese..” “Vuol dire scambio di mogli ma non fra le nostre ma in un giro più largo.” Non era facile sorprendere Anna ma stavolta…”Lo so che non sei geloso ma che effetto ti farebbe…” ”Tutto dipende da te, la prima volta potremmo mettere una maschera in viso…” “Sai che ti dico, ci sto sempre che il maschietto con cui dovessi andare fosse di mio gradimento.” Alberto riferì a Giorgio il quale un venerdì: “È per domani pomeriggio vi verrò a prendere in macchina con mia moglie Giovanna, ho una Jaguar.” Giorgio giunse sotto casa di Al. alle quindici, presentazione delle relative consorti che furono posizionate nel sedile posteriore e poi  via verso i monti Peloritani. Dinanzi ad una villa, Giorgio suonò il clacson due volte poi altre due, era il segnale per farsi aprire il cancello. Indossate le maschere Arlecchino per Alberto e Colombina per Anna il quartetto fu accolto da Sandra F. padrona di casa sessantenne ma ancora ben ‘tenuta’. “Siate i benvenuti, mettetevi a vostro agio come ritenete opportuno, appendete il soprabito ed eventualmente i vestiti nell’armadio in fondo alla sala e poi…buon divertimento.” Giorgio e Giovanna si confusero fra gli ospiti, Alberto ed Anna in cerca…”Vedi qualche maschietto che ti piace?” “Laggiù c’è una coppia che, come noi, indossa una maschera in viso, anche per loro deve essere la prima volta, avviciniamoci.” “Signori, sono Alberto e questa è Anna mia legittima consorte, vedo che anche voi siete novelli ospiti della casa.” “Io sono Nicolò con Arianna mia deliziosa consorte, non per vantarla ma posso dire che ci sa fare, anche se in campo sessuale è un  po’ prepotente.” “A me non piacciono le cose mosce che alla fine ti dicono, hai finito? quindi è la benvenuta. Posso provare ad abbracciare la prepotente senza che mi graffi tutto, sto scherzando.” Ari., non alta di statura, profumava di femmina, poteva paragonarsi a quell’attrice francese  Cecile Aubry detta ‘la venere tascabile’ e, da quello che si poteva intravedere sotto la maschera, doveva essere anche attraente in viso, labbra per prime. Arianna doveva essere stata colpita dal fisico statuario di Alberto, se lo prese sotto braccio e, senza invito, lo trascinò nella sala da dove proveniva una musica dolce che invitava a rilassarsi e ad eccitarsi sessualmente. Alberto constatò che immediatamente il suo ‘ciccio’ sotto i pantaloni  aveva preso una posizione eretta ben accetta da Ari. “Vedo che ti tratti bene, non so che fare, si dice che se la molli la prima volta sei una puttana ed io…” Intanto i due erano stati raggiunti da Nik. e da Anna  che ridevano da pazzi vedendo i relativi coniugi in crisi eccitatoria. Alberto volle sdrammatizzare la situazione: “Se fossi siciliano direi: “Camaffare,  ho indovinato?” Spezzata l’atmosfera le due signore si riappropriarono dei relativi mariti ed Arianna: “Vorrei fare un giro per fare i guardoni e vedere le varie coppie; cacchio laggiù ci sono due trans, forse brasiliani, uno o una che dir si voglia ha un coso spropositato, un maschietto che si arrischia ad andare con lei o lui che dir si voglia rischia di non potersi sedere per una settimana! Guarda c’è pure una piuttosto vecchiotta che se la rifà con un giovane, sicuramente lo pagherà profumatamente; ci sono pure due giovani maschio e femmina che forse non hanno nemmeno diciotto anni, ora sta uscendo da una camera una coppia nuda che sicuramente ha consumato, se non ci avessero sequestrato la macchina fotografica all’ingresso avremmo dei bei ricordi.” Alberto: Io ho consegnato la mia Canon ma, da fotografo dilettante ho con me una Minox piccolissima ma che fa foto molto belle, in questo bordellino nessuno se ne accorgerà.” E tenendo la Minox fra i due palmi delle mani riuscì ad immortalare molti soggetti interessanti. Arianna capricciosa e curiosissima: “Voglio vedere subito le foto!” Alberto: “Adesso domando alla padrona di casa se ha una camera oscura… vediamo dov’è Sandra.” “Alberto lascia stare le battute di mia moglie, piuttosto togliamoci dai piedi e, qualora decidessimo di…lo faremo a casa nostra. Alberto andò a salutare Giorgio e Giovanna che avevano trovato una compagnia ‘scompagnata. Nik: “Nel cortile ho la mia Giulia, salutiamo la padrona di casa e facciamoci aprire il,cancello destinazione…lo decideremo durante il viaggio.” Stavolta  femminucce vicini ai maschietti ma non ai propri, inizio di una scalata… “Nik. Lo sapevi che tua moglie ha cosce meravigliosamente lisce per non parlare delle tettine, poi le labbra…lo so sto dicendo cose pleonastiche, forse è l’entusiasmo…” “Anche tua moglie non scherza a pelame sulla cosina, mai visti tanti peli in una signora, ti resteranno fra i denti!” Dunque anche Anna veniva palpeggiata alla grande, d’altronde… Alberto avanzò la proposta di recarsi a casa sua, proposta accettata all’unanimità. In ascensore: “Facciamo piano, davanti al mio appartamento abita una zitella che, non avendo nulla da fare si interessa degli altrui fatti, appena esco dall’ascensore voi restate dentro io gli metto del nastro nell’occhiolino spia della sua porta d’ingresso.” Alberto ed Anna ebbero i complimenti dei neo amici per l’arredamento di casa: “Si vede che c’è la mano di una donna!” Ari. voleva farsi amica Anna dato che sicuramente non avrebbe avuto problemi con Alberto di cui in macchina aveva toccato, con piacere, un coso non indifferente. “Ho tre tipi di alcolici: un caffè Borghetti, un Chivas Regal 30 years old ed un cognac Bisquit, servitevi.” Ognuno con in mano il liquore preferito si sedette su un divano con accanto un compagno scompagnato baciandosi in bocca per assaporare il liquore ingerito dal partner provvisorio. La prima, come previsto, fu Arianna che fece ‘volare’ gli slip, stendere Alberto sul divano e cominciare a cavalcarlo da far invidia ad una Walchiria, era assatanata come affermato dal marito. Durante il coito, Alberto cercava di spiare il comportamento di Anna la quale, postasi sotto il corpo di Nik. ,guaiva dolcemente come sua abitudine, insomma anche lei se la godeva alla grande, forse un po’ di gelosia da parte di Alberto…Il mattino con la sua luce riportò gli amanti alla realtà, ancora assonnati i coniugi si recarono nei due bagni per una doccia, un bacio profondo per riappropriarsi del proprio consorte. Successivamente a casa di Nicolò Arianna ebbe i complimenti da parte di Anna per dimostrare che non risponde a realtà che non ci possa essere amicizia fra femminucce. Ormai giravano nudi sia nella propria abitazione che in quella degli amici, ogni tanto una palpeggiata che, talvolta, portava a piacevoli conseguenze; nessuna gelosia anzi un piacere non egoistico di veder i propri coniugi godere della sessualità con i partner provvisori, talvolta l’anticonformismo ripaga alla grande gli interessati!
     
     
     
     
     

     
  • 22 ottobre alle ore 10:01
    MA QUALE AMORE?

    Come comincia: Non c’è parola più abusata di: ‘amore’, spesso a sproposito. Cominciamo dalla prima infanzia: il pargolo appena nato dipende dalla tetta materna, questo è il primo amore che resterà o dovrebbe resistere per tutta la vita. Si potrebbe trattare l’argomento in modo infinito: alcuni molto piacevoli, altri meno, altri ancora tragici, ma iniziamo dall’antichità. I libri di storia che ci hanno propinato a scuola non riportano il rapporto incestuoso fra Cleopatra ed il marito, suo fratello Tolomeo. Forse il motivo di tali intrecci erano dovuti al fatto che non si voleva che si rovinasse la stirpe; allora le razze erano ancora pure e difficilmente poteva accadere che la prole fosse ammalata (così la pensavano gli antichi). Oggi la situazione non viene accettata, per la maggior parte delle persone non esiste ‘accoppiarsi’ con un parente stretto anche se molti esempi ci portano  sapere di tali unioni. Fra l’altro in alcuni paesi fra cui l’Olanda, la Spagna e la Francia  l’incesto consensuale non viene condannato. Ci sono stati casi famosi come quello di Nick Cameron e di Danielle Hearney fratellastri (padre diverso) che si erano dovuti allontanare dal loro paese per non essere incarcerati. Dare un giudizio negativo per i conformisti è piuttosto facile ma i ribelli  vanno in crisi, chi ha provato sentimenti molto forti e coinvolgenti per vari parenti e sa quello che si prova. È meraviglioso se siano corrisposti e  ma in caso contrario …Un fatto veramente avvenuto: un padre di famiglia G: aveva tre figlie; quella minore M. all’età di tredici anni gli  fece una proposta diretta: “Papà sono curiosa, mi fai toccare il tuo coso?” G. subito  prese la situazione con un sorriso e soprattutto con sorpresa, aveva sempre avuto molta confidenza con  moglie e figli, si facevano la doccia tutti insieme ma…G. seguitò: “Ho visto quello di un mio compagno di scuola è piccolo e brutto non mi è piaciuto, mi sono messa a ridere, lui ogni volta che mi vede diventa rosso a scappa.” “Mia cara questo lo usa la mamma ma se proprio ci tieni…” M. non se lo fece dire due volte, con una certa maestria cominciò a sollazzare il ‘ciccio’ di papà che poco dopo cominciò a schizzare sperma, una goccia arrivò sulle labbra di M. che: “Sai che ha un buon sapore!” M. era una ragazza particolarmente curiosa, alla biblioteca comunale aveva preso in prestito per la lettura romanzi di autori americani, russi, anche ungheresi oltre naturalmente quelli di scrittori italiani e non era il tipo che si impressionava facilmente, quello che era andato in crisi era G. ma fu rassicurato dalla figlia:  “Tu papà seguita a scopare con mamma, con me quando vorrai, io non sono più vergine, ricordi il mio amico A.?” Così venne a sapere che A: figlio di un suo amico si era ‘fatto’ per primo la sua adorata M., o prima o poi…In seguito venne a galla che mamma e figlia si dividevano le ‘carezze’ di G. senza porsi problemi contenti loro! Un argomento molto più complicato è quello degli amori omosessuali: tutti sanno di Saffo che Alceo definì divina la sua chioma viola, sorriso dolce come il miele.’ La gentil donna insegnava in un Tiaso, collegio in cui venivano istruite le fanciulle con cui aveva ‘confidenze’ sessuali che traduceva in meravigliosi versi appassionati. Non fu però fortunata, innamorata respinta da Faone si suicidò gettandosi dalla rupe Leucade. Questa storia mi portò a cambiare il mio modo di pensare sugli omo:  la loro non è solo una questione fisica, ci sono di mezzo anche i sentimenti che, come sanno quelli che li hanno provati, cambiano completamente la vita facendo superare anche ostacoli che  credevano insuperabili. Nella società attuale sono più tollerate le omo donne che i maschi, esempi ne abbiamo tutti i giorni in cui alcuni omo maschi sono finiti in ospedale perseguitati da quelli che si ritengono maschi puri e che invece sono puri imbecilli, se un omosessuale maschio è attirato da un altri uomo in fondo è uno sfortunato, la maggior parte della società lo emarginerà ma…Ci sono altri aspetti che fanno pensare: la prostituzione maschile tra omo riguarda me in prima persona. Ero stato invitato a passare il week end nella loro villa ad Ostia da un danaroso compagno di scuola tale F. Muniti dal giovane di fucili da caccia, in cinque, quanti eravamo, sparsi nella retrostante pineta  avevano preso a sparare a tutti gli uccelli che ci capitavano a tiro ed anche a conigli e lepri, cosa assolutamente vietata ma il mio amico F. mi disse di non preoccuparmi, era ben coperto! La mamma, vedova, ma ancora ben prestante, provvide con la cuoca a cucinare tutta la cacciagione innaffiata dal vino Merlot. A fine pasto, tutti un po’ brilli fummo accompagnati nelle rispettive camere da letto.  Notai che la signora aveva preso sottobraccio un ventenne alto e robusto tale S. per condurlo..boh ma poco me ne importò, anche le vedove hanno diritto a…Io capitai in una camera a tre letti: il padrone di casa si prese quello al centro, un certo H. tedesco quello vicino alla finestra ed io quello accanto alla porta. Oltre che un po’ ubriaco ero pure stanco e così mi addormentai alla grande. Più tardi mi svegliai ma ancora insonnolito mi misi il cuscino sopra la testa, sentivo il rumore di una rete di letto che faceva rumore. Ormai sveglio completamente mi girai e meraviglia delle meraviglie vidi il padrone di casa che andava su e giù nel deretano del deutsch il quale dimostrava di gradire la cosa. Che avreste fatto. Io rimasi imbambolato sinché F. “Non hai mai visto una inchiappettata, la stai vedendo. A me piacciono le femminucce ma quando capito uno come H. non mi tiro indietro. H: prendi in bocca quello del mio amico, fai vedere quanto vali!” Io mi trovai spompinato perché ‘ciccio’ aveva reagito fino all’orgasmo, H. fece il pieno di vitamine ed io andai in bagno. Doccia e, dopo colazione, rientro a casa completamente frastornato, anch’ io ero forse diventato…Pensai di raccontare la storia alla mia fidanzata S. anch’essa molto anticonformista ma anche di spirito, meglio di no, mi avrebbe preso per il culo a vita!
     
     

     
  • 17 ottobre alle ore 10:50
    SI VIS PACEM...

    Come comincia: Alberto M., anni sedici, frequentava a Jesi in quel di Ancona la quinta classe A) del locale ginnasio. Che ne combinava di tutti i colori era il meno che si potesse dire. Di intelligenza superiore alla media, per natura riusciva a dileggiare sia i compagni che i professori.  In un compito in classe ‘si vis pacem’aveva sostituito Il normale  ‘para bellum’ (per i non latinisti prepara la guerra) un ingiustificato:  ‘para culum.’ Frase che fece saltare sulla sedia il professore di materie letterarie Altero G. il quale non trovò altra soluzione che mandarlo fuori dall’aula. Male gliene incolse (al professore), di passaggio dinanzi all’alunno  il preside Gioele C. si informò dall’insegnante dell’accaduto e: “i professori debbono istruire gli alunni non punirli!” e così l’indisciplinato Alberto riprese con faccia serafica il suo posto in classe  con un risolino sulle labbra che fece ancor più incazzare il docente che, impotente dinanzi alla decisione del preside,  ritenne opportuno far scrivere dalla segretaria della scuola sul diario dell’alunno una nota altamente negativa sul comportamento di Alberto, nota da far firmare p.p.v. (per presa visione) al padre del colpevole o da chi ne fa le veci. Ti pare che l’Albertone  si sarebbe fermato, quando mai. Variò il p.p.v. in p.p.p.c.  e si presentò alle tredici al papà Armando, funzionario di banca, il quale: “Dì al tuo professore che non so che voglia dire quella sigla in ogni caso non firmo niente, ho altro da fare.” e sparì dalla sala da pranzo. Mecuccia S., la mamma, fu dello stesso parere, abbracciò il suo cucciolone preferito e fece ritorno al negozio di coloniali di cui era titolare. Il giorno successivo Alberto si presentò al professor di lettere con una firma falsa, la sua, sulla nota a suo carico e, col solito sorriso serafico la mise sotto il naso del prof. Altero il quale saltò sulla sedia della cattedra: “Cosa hai combinato piccolo imbroglione, che vuol dire p.p.p.c.?” “Penso che debba chiederlo alla signorina Isotta, la segretaria.” Già chiamarsi così era una disgrazia, il nome voleva dire’colei che protegge il ferro’ più che il ferro la cotale doveva proteggere se stessa dalla bruttezza totale, la classica zitella tipo quella descritta da un regista Frank Capra: legnosa, piatta, naso lungo, labbra inesistenti, capelli cinerei. Il professor Altero preferì chiamare il bidello per far accompagnare Alberto dal preside con la nota modificata dall’impertinente. Amos V. il bidello era una macchietta: gli alunni gli avevano appioppato il soprannome di ‘nasibù’ per il gran naso che quasi gli entrava in bocca inoltre mostrava una gobba tipo il campanaro di Notre Dame e due piedi taglia 46, una barzelletta ma tanto buono d’animo e benvoluto dagli alunni che gli donavano spesso delle sigarette che il bidello amava molto in mancanza di altri…divertimenti. “Arbè che minchia hai combinato? Stavolta so cazzi!” Il preside all’inizio si rabbuiò, era sempre vicino agli alunni ma quando è troppo è troppo! “Signorina Isotta per favore prenda la pagella di questo signorino, immagino…” “Immagina male signor preside, ho tutti otto ed anche qualche nove, solo un sei in matematica.” “Non ci capisco più nulla, Alberto andiamo al bar Ciro qui di fronte, voglio parlarti in privato.” Il titolare del bar: “Professore vedo che ha con sé il miglior alunno dell’istituto, conosco il padre un galantuomo, forse un po’ troppo scherzoso!” Pensiero del preside: “Ecco da chi ha preso stó figlio di cane.”  “Dammi il numero di telefono del genitore, voglio parlarci.” A tavola papà Armando era serio. “Alberto il preside mi ha dato pessime notizie sul tuo comportamento, meriti una punizione, una settimana senza tv né cinema, solo studio.” “A’papà che debbo prendere tutti dieci, non bastano gli otto ed i nove!” I due coniugi non riuscirono a trattenere una grassa risata poi Armando: “Allora studia matematica, lì sei scarso, io all’età tua…” “Avevi sei in latino e greco e così siamo pari.” “Mecuccia come lo abbiamo concepito stó figlio, quella notte dovevamo essere distratti!” Alberto pensò bene di mollare il prof. Altero e rivolgere i suoi lazzi alle ragazze alcune delle quali bonazze ma inavvicinabili, erano gli anni cinquanta ma questo non lo scoraggiò. Ad un banco vicino al suo c’era una certa Rossana bassotta, faccione,  niente di speciale  era destinata ad essere la prima vittima. Alberto scrisse, a stampatello, due biglietti: ‘ Ho comprato una maglia di lana, l’ho comprata Rossana per te ma ho saputo che fai la puttana la maglia di lana la tengo per me!’ ed un’altra: ‘Ho comprato due belle galoches, le ho comprate Rossana per te ma ho saputo che lo prendi fra le cosce e le belle galoches le tengo per me.’ Durante i dieci minuti di intervallo i due biglietti finirono fra le pagine del diario della predestinata la quale al rientro in classe, all’apertura del diario ne prese visione e, rossa in viso come un peperone  le portò all’attenzione del prof. Altero il quale, da vecchio puritano, divenne più rosso dell’alunna. Una calma surreale piombò nell’aula, il professore si recò dal preside con la conclusione che, anche se in mancanza di prove, Alberto fu trasferito nella quinta B), dove c’era‘merce’ fresca da poter sfruttare! Nei giorni successivi il buon Al. adocchiò una ragazza di una frazione di Jesi Polverigi, nome: ‘Fragolina’. Ovviamente c’era da domandarsi chi avesse avuto quella brutta idea di imporgli quel nome. Alberto non se lo domandò più di tanto perché la ragazza aveva un corpo atletico, tutto quasi perfetto, quasi perché sul viso alloggiava un naso alla Cyranau de Bergerac  quasi uguale a quello del bidello ‘Nasibù’ che in un uomo porta a pensare… in una donna…Allora non erano di moda gli interventi chirurgici di plastica nasale e dunque Fragolina dovette escogitare qualcosa per far passare in seconda linea quel difettuccio: affidarsi al seno prosperoso ossia esporlo il più possibile. Le ragazze indossavano un grembiule nero chiuso sino al collo e allora…Fragolina smise di indossare il reggiseno, niente canottiera con la conseguenza di un  seno ondeggiante che nei maschietti faceva un certo effetto soprattutto quando l’interessata, presa da sacro fuoco erotico, sbottonava  la parte superiore del grembiule. Il caso o il destino che, come tutti sanno, è al di sopra degli dei portò Fragolina e Odino F. professore di lingue a frequentare la stessa pensione in una strada laterale della piazza principale: la baby pensava così di essersi assicurata dei buoni voti, il professore amava la ‘merce’ fresca e vogliosa. La situazione non sfuggì ad Alberto a cui non parve vero di poter ‘mescolare le carte’. Fattosi amico della non più giovane padrona della pensione, pensò bene con una sceneggiata di farsi curare dalla stessa un ginocchio malconcio in seguito ad una ‘fasulla’ caduta accidentale dentro la pensione. Il vecchio truccò funzionò e ‘la vecchia’ riprovò dopo molto tempo le gioie del sesso in cambio ebbe il permesso di spiare professore e alunna che, talvolta, respiravano l’aria della stessa camera da letto. Odino era dotato di un po’ di gobba ed aveva anche l’aria di un gibbone, cosa che non interessava Fragolina  per i vantaggi sia scolastici che per quelli pecuniari (Odino era ricco). Alberto un pomeriggio entrò nella stanza dei due mentre la ragazza si ‘fumava’ il sigarone di Odino al quale il sigarone stesso prese ad ammosciarsi. “Scusate ho sbagliato stanza.” Scusa assolutamente non credibile ma Al. non ne aveva trovata una migliore. A scuola prese contatti con la baby rappresentandole la possibilità di farle visitare la sua bella casa a tre piani di via S. Martino in assenza dei genitori che andavano a passare il week end da parenti a Roma. Alberto si impossessò del lettone dei genitori in stile neo-classico con specchio ovale ed armadi con specchi che davano l’idea di un cinemascope. Era domenica, alla cameriera Lina aveva chiesto di preparare un pranzo alla ‘deus flavis capillis’, cosa che avvenne  con  un brodetto di pesce innaffiato col Verdicchio di Giorgio Brunori. Al buio il nasone di Fragolina non si vedeva proprio in compenso tette favolose, cosce da maratoneta e piedi lunghi e stretti che sarebbero stati apprezzati dai feticisti.  Punto G di Fragolino trovato, orgasmi sino allo sfinimento  e poi: “Cara sono un po’ sul distrutto, scusami se non ti accompagno.” Una svolta molto particolare avvenne nella vita di Alberto con l’arrivo in  classe proveniente da un istituto romano della professoressa di matematica tale Gabriella F. jesina puro sangue con villetta a due piani più giardino sul viale dei Colli e cagnetta ‘Perla’ oltre ad un bel gruzzolo di famiglia. Sola al mondo, d’estate girava un po’ tutti i paesi dei dintorni ma la solitudine le pesava, anche se lei affermava il contrario. Conosceva i suoi limiti fisici, non molto alta ma ben proporzionata, naso piccolino , bocca promettente, seno…insomma una bambolina che ‘l’on pourrait baiser’. Gabriella notò subito Alberto sia per il suo fisico che come spirito; aveva studiato anche  psicologia e aveva scoperto subito che tipo fosse. Un problema era però sorto, somigliava molto ad un suo collega romano che l’aveva lasciata per una modella e la ferita non si era ancora rimarginata. Un giorno si fece coraggio e, durante l’intervallo aveva chiamato in cattedra Alberto che non aspettava altro. “Giovanotto ti do del tu perché ho dieci anni più di te, mi meraviglio del tuo voto in matematica, nella altre materie tutti otto e qualche nove in matematica 6, sei allergico ai numeri? “Ai numeri si ma non alle professoresse di matematica.” “E non sei nemmeno allergico alla faccia tosta bel giovane con me…” “Più di una all’inizio mi ha detto di no poi si è squagliata come neve al sole!” “A’ neve al sole vedi d’annà a…” “Provvedo cara Gabri…à bientôt.” “Mó questo fa pure il poliglotta, buah…” Ovviamente finì che Alberto fu invitato nella villetta dei Colli di Gabri. All’ingresso, aperto il cancello, fu avvicinato dalla cagnetta ‘Perla’ che, alle sue carezze, prese a leccargli la mano. “Stà puttanella, quando incontra una persona che non conosce fa un casino del diavolo, con te…inspiegabile!” “La padrona farà la stessa fine!” “Io vado in palestra, yudo cintura nera primo dan, ti potrebbe finire che finisci in orizzontale a terra!” “In orizzontale si ma su un morbido letto, a proposito il tuo com’è, morbido oppure duro come la padrona?” Gabri. sconfitta si ritrasse in casa seguita da una Perla scodinzolante e dall’alunno Al. sicuro della vittoria. Nella parte posteriore della villetta Gabriella offrì all’ospite delle bevande colorate, niente alcol, una volta si era ubriacata e le era bastato. “Ho voglia di metterti le mani fra le cosce, a proposito sono morbide come sembrano, penso di si” ed, alle parole fece seguire l’azione alla quale Gabri. non si oppose, la sua era una sconfitta piacevole,  Alberto le era entrato in corpo in senso metaforico. Cena all’aperto, era luglio, Perla felice si arrampicava sulle gambe dei due ricevendo del cibo  ed Alberto , eccitato, senza profferire verbo fece capire a Gabri che l’ora fatale era giunta.  A letto  la padrona  di casa, si appropriò del cosone di Al.  preferendo la posizione cavalcante data la sua statura. Non fu solo una questione fisica, Gabri si ritrovò con le lacrime agli occhi, capì di essersi innamorata, non era sicura che fosse la cosa migliore, fare l’amore con un alunno di dieci anni più giovane, che futuro…”Non pensare troppo, ti si legge in viso, ho due genitori meravigliosi che ti apprezzeranno.” E così fu: Armando “Giovanotto sei fortunato a me è capitata una racchia come tua madre, a te…” “Tu sei la figlia che non ho avuto.” La notizia ovviamente venne a galla, pareri discordi ma dopo un po’ la gente si stancò dei pettegolezzi ed Alberto e Gabriella vissero… Dimenticavo Perla, mamma di tre volpini  che salivano sul letto anche in piena notte, che palle!
     

     
  • 03 ottobre alle ore 15:52
    CONTRO NATURA

    Come comincia: Quante volte abbiamo sentito questa frase soprattutto in bocca ai cattolici ad esempio: un rapporto anale lo è perché l’ano è preposto ad altre mansioni. Nei divieti religiosi c’è la costante volontà di mortificare, costringere, imbrigliare il piacere del corpo e quindi la sua libertà. In altre parole il cattolico praticante deve usare solo la vagina senza contraccettivi, tradotto figli a non finire non tenendo conto oggigiorno delle difficoltà, soprattutto economiche  di una famiglia numerosa. Il caso volle coinvolgere due famiglie di Roma residenti nello stesso palazzo a Piazza Indipendenza. Alberto psicologo, Anna sua moglie casalinga, Alceo  assicuratore, Clotilde moglie casalinga e Eberardo loro figlio, universitario. Quest’ultimo ventenne, un giovanottone da un metro e novanta era il problema della famiglia. Sin da giovane si vergognava a farsi vedere nudo anche dai genitori destando preoccupazioni soprattutto da parte del padre. Clotilde: “È solo vergogna, pudicizia non facciamone in dramma.” “La pudicizia l’hanno le femminucce…” Eberardo praticava atletica leggera con lanci del disco e del giavellotto e, data la possanza fisica,  otteneva risultati notevoli, era stato in prova anche nella squadra di rugby. Ma non entrava nello spogliatoio con i colleghi uno dei quali, un giorno per sfottò lo chiamò Ebe. Male gliene incolse, finì in ospedale giustificando le ferite con una caduta dalle scale. Malgrado i voti eccellenti negli esami, Eberardo era sempre triste e con poca compagnia, mai di femminucce che, peraltro, lo avrebbero volentieri ‘impalmato’  per il suo fisico magnifico ma…c’era un grosso ma che il padre ritenne di risolvere contattando Alberto per una visita psicologica al figlio. “Mandamelo venerdì, sono libero da visite.” Il venerdì il giovin signore ‘marcò visita’e non si presentò. Alberto una mattina lo aspettò sul pianerottolo e, presolo sotto braccio, lo accompagnò nel suo studio. “Con me niente vergogna, dopo quindici anni di professione ne ho viste di tutti e colori e d’altronde è la natura che ci vuole come siamo con tutti i pregi e difetti’. Permettimi una visita all’apparato sessuale…hai il pene un po’ piccolo ma questo non vorrebbe dire nulla, ti ordino delle pillole che dovrebbero fare al caso tuo, si tratta del ‘Levitra’ da prendere mezz’ora prima del rapporto sessuale, fammi sapere.” Eberardo una sera che i genitori erano a teatro invitò speranzoso a casa una prostituta che passeggiava alla Stazione Termini, era una ragazza piuttosto bella e fine. “Sono Samanta, cento in macchina, cinquecento a casa.” “Hai un bell’appartamento, se vuoi possiamo stare tutta la notte per duemila.” Ma quale duemila, nemmeno un milione avrebbe potuto aiutare Eberardo, ‘ciccio’ proprio non ne voleva sapere di crescere e così la baby, incassò il compenso e con accento bolognese: “Io sono sempre al solito posto, sono a tua disposizione.” La tale voleva far la furba, guadagnare molto senza far nulla. Eberardo si mise a letto arrabbiato con se stesso e col mondo, proprio a lui doveva capitare il guaio, nessuno dei colleghi pare avessero quel problema maledizione! I genitori rientrarono all’una, il giovane era ancora sveglio ed ancora più incazzato, si mise a piangere sempre più forte. Il padre nel letto già dormiva, la madre struccatasi ed in camicia da notte stava per coricarsi quando percepì il pianto del figlio. “Caro posso entrare?” Nessuna risposta, Clotilde aprì la porta e si portò vicino al letto del figlio: “Caro confida tutto a tua madre, qualsiasi cosa lo sai che sei tutta la mia vita.” Eberardo raccontò gli ultimi avvenimenti alla genitrice la quale con freddezza amorosa: “Ci scommetti che sistemo tutto io.” Tolse il lenzuolo, abbassò i pantaloni del pigiama al figlio e prese in mano e poi in bocca il ‘cosino’ del figlio che, inaspettatamente cominciò a crescere, a crescere, a crescere in  modo notevole, Clotilde pensò bene di completare l’opera e introdusse il non più piccolo pene in vagina sino a quando sentì che il figlio aveva avuto un orgasmo. “Ora dormi sereno figlio mio, quello che ho fatto è stato solo per amore materno, non accadrà più!” Eberardo la mattina successiva era di buon  umore,  la sua felicità sprizzava da tutti i pori. Ricco per il lascito del nonno suo omonimo, si recò in una gioielleria ed acquistò un collier di diamanti che orgogliosamente mise al collo della genitrice. Al rientro a casa Alceo: “Dove l’hai preso quel collier?” “Stanotte ho fatto delle marchette, non ci credi, pensi che io non valga un gioiello come questo?” Sentito presosi per i fondelli, il pater familias mangiò a e si rifugiò in ufficio, era di cattivo umore per la presa per il culo. Entusiasta per la prestazione, Eberardo invitò in casa Erminia una compagna di università la quale, anche perché aveva ricevuto in dono un braccialetto d’oro, era propensa a… ma, malgrado il Levitra, ‘ciccio’ non si mosse lasciando il proprietario in uno stato di prostrazione. Contattò Alberto e la mattina dopo si recò nel suo studio. Raccontò gli ultimi avvenimenti senza tralasciare alcun particolare e, speranzoso attese il responso del medico. “Mio caro il sesso dipende tutto dal cervello, la natura è capricciosa e commette degli errori in campo sessuale che nemmeno te li immagini. Ultimamente al computer sono apparse delle forme umane decisamente furori del comune: una donna con due peni e la vagina, un’altra con un membro che gli arrivava alla bocca entro cui eiaculava, due ermafroditi che facevano sesso una dentro l’altra e poi tanti trans con peni di una grandezza spropositata, non aggiungo altro, molto probabilmente tu hai bisogno di fare l’amore in maniera assolutamente fuori del comune, per ora non posso dirti altro.” Eberardo riportò alla madre il colloquio col medico anche il fatto che lo stesso non era voluto andare più avanti in quella che poteva essere una soluzione del problema. Clotilde era disperata, che fare per aiutare il figlio? Per ultimo  contattò l’amica Anna, con cui era in confidenza, riferendole paro paro tutti gli ultimi avvenimenti di Eberardo. Anna non sapeva che dire, era arrabbiata e in conflitto col marito perché non voleva comprarle una Mini Countryman omnia optionals molto bella e molto costosa e così ascoltava l’amica con poco interesse e poi una furbata di Clotilde: “Mio marito ti ha sempre guardata con occhio particolare, gliel’ho fatto notare ma non me l’ha mai negato, vedi se possiamo sistemare in qualche modo i nostri due problemi: pecunia non olet…ma risolve tante situazioni.” Quella sera Anna fu molto affettuosa col marito: “Clotilde mi ha fatto pena, suo figlio ha dei problemi che probabilmente tu conosci, se le diamo una mano probabilmente…” “Eberardo ha varie deviazioni sessuali, ho capito fra l’altro che è un cuckold ossia ama vedere sua moglie nel suo caso sua madre avere un rapporto sessuale con un altro uomo.” Forse era vero a metà, la verità era che Alberto si voleva ‘fare’ Clotilde da molto tempo e quella era l’occasione buona. Messo fuori gioco Alceo c’era la possibilità che Alberto  facesse sesso con  Clotilde e che Eberardo, eccitatosi dinanzi a quel rapporto, diventasse intimo di Anna alla quale tutto sommato non dispiaceva. Questa la teoria fu approvata  dalle due signore, unico problema la presenza di Alceo che, fortuna adiuvante, fu invitato a Rimini per dieci giorni ad un convegno della sua casa assicuratrice. Eberardo sentiva in giro aria di complicità, domandò notizie a sua madre senza ottenere una spiegazione poi ad Alberto che se la cavò con un: “Ci sto studiando.”  “Clotilde al figlio: ”Sabato sera una festa a casa nostra con io ed Anna, tutte e due in ghingheri, si festeggia l’onomastico di Alberto, non ti meravigliare dei nostri costumi brasiliani, sono stati scelti da Anna.” Eberardo era confuso, immaginava qualcosa di insolito ma non riusciva bene a capire di cosa si trattasse. La signore non avevano voluto usare i fornelli e pertanto la cena venne ordinata al sottostante ristorante, tutto pesce, c’erano pure le aragoste! Le signore misero un compact disk di musica brasiliana, un cha cha cha indiavolato,  ordinarono di spegnere le luci ed al comando ”Accendete!” un visione: delle loro tette coperte solo il capezzolo, davanti un francobollo e dietro un filo, uno spettacolo! I due maschietti sorpresi, Alberto immobile Eberardo cominciò a saltellare come un bambino e poi: “Guardate, guardate…” Il suo ‘ciccio’ stava diventando sempre più lungo e duro, abbracciò la madre e baciò Anna la quale fu forse la più felice, aveva in mente un certo progetto…Clotilde prese in mano la situazione: “Prima si mangia e poi…e poi…” Un Prosecco aveva contribuito a migliorare ancor più l’atmosfera godereccia. Alberto: ”Col vostro permesso io e Clotilde andiamo nell’altra stanza per un riposino, buon divertimento.” Eberardo che per tutto il tempo aveva il ‘ciccio’ in erezione era il più smanioso: “Cara posso…” “Aspetta, andiamo prima in bagno.” Alla fine delle abluzioni intime il giovanotto sentì il suo ‘ciccio’ preso in bocca da Anna che poco dopo: “Aspetta mi hai riempito la bocca ed andò nel bagno parlando con se stessa: “Cazzo questo aveva il ‘serbatoio’  pieno.” E al rientro in stanza Eberado: “Posso infilartelo, non resisto più.” “E la Madonna, hai appena avuto un orgasmo, aspetta un attimo, mi lubrifico la cosina.” Per lei fu solo una cosa meccanica che avrebbe portato a…” Eberardo era instancabile, voleva rimanere sempre dentro la ‘gatta’fin quando Anna: “Un po’ di riposo!” E si sfilò il ‘marruggio’ dalla sua cosina. Il giovane era abbastanza soddisfatto anche se avrebbe voluto…”Volevo chiederti un favore, mio marito non vuole  acquistarmi una utilitaria, se potessi tu darmi una mano…” “Non c’è problema, staccherò un assegno, domani ti accompagnerò dal concessionario, che marca desideri?” “Una Mini.” “Per ora pensiamo a divertirci.” E riprese ad entrare ed uscire dalla cosina di Anna che capì quanto per lei sarebbe stato duro ottenere quel regalo! Nell’altra stanza atmosfera del tutto diversa: “Clotilde devo confessarti tante cose sul tuo conto, ti vedevo di sfuggita e non ho avuto il coraggio di fermarti, sei la donna che ho sempre desiderato, hai lo stile della vera signora cosa che manca completamente a mia moglie che pensa solo al lusso, sono innamorato di te da sempre, starti vicino mi da un’emozione immensa, quando faremo sesso ci sarà molto amore, quell’amore di cui molti parlano senza sapere veramente il significato. Sei nel mio cervello, nel mio cuore e, al tuo pensiero, sento una sensazione bellissima nelle mie viscere. Il mio amore non è egoismo, godrei insieme a te anche se tu fossi con un altro purché di tuo gradimento, quello che ti ho detto è difficile da comprendere non so se…” “Posso dire solo che sei magnifico, in passato io pure ti avevo notato ma avevo paura della gelosia di tua moglie .” “Non ti preoccupare, lei pensa solo al denaro, ora se permetti un omaggio orale alla tua cosina.” Così si erano formate due coppie un po’ eterogenee ma, per motivi diversi, affiatate. Il giorno seguente Eberardo tirò fuori dal garage la Jaguar X type di sua proprietà, aspettò Anna la quale lo vide dalla finestra e si precipitò per la scale. “Quest’auto ha il tuo odore. Mi sei sempre piaciuto.” (Bugiardona ma credibile da parte del suo compagno di viaggio.) Al concessionario Eberardo staccò un assegno da diecimila €uro per una mini omnia accessoriata di color verde, la dama riempì un modulo con i suoi dati e rientrò a casa per una ‘sveltina’. Alberto e Clotilde avevano passato una notte indimenticabile non solo per il sesso, avevano scoperto l’amore con la a maiuscola. La fortuna diede loro una mano: Alceo sempre più spesso si recava fuori Roma per delle riunioni di lavoro, era evidente che aveva anche lui intrapreso una relazione extra coniugale. Eberardo ed Anna,  sempre più eccitati,  dovettero seguire i consigli medici di: ‘andarci piano’, lei aveva la ‘cosina’ arrossata, lui doveva star attento a non sforzare troppo la prostata.  Per completare il quadro ogni  notte si era consolidata l’abitudine di uno swapping di letto delle due coppie che  vissero per molto tempo una bellissima favola, anche se supportata da interessi molto diversi ma, pur sempre  con conseguenze  molto piacevoli!
     
     

     
  • 29 settembre alle ore 9:32
    LO SPECCHIO DELL'ANIMA

    Come comincia: Edismondo, sedicenne,  stava passando le vacanze estive presso gli zii a Villastrada, frazione di Cingoli, in quel di Macerata in quanto i genitori erano andati in Germania a visitare i parenti della madre Ingrid. 
    Non conoscendo che superficialmente alcuni abitanti, Edis si divertiva a sparare con una pistola ad aria compressa dello zio Tommaso, proprietario terriero. Una volta era riuscito a centrare un topone quello che volgarmente viene chiamato pantegana e, preselo per la coda, lo portò come trofeo alla zia Emma che per poco non svenne. Una domenica mattina avvenne un fatto piuttosto particolare: aveva detto agli zii che andava alla messa delle otto invece restò a casa, alla religione non era particolarmente attaccato anzi non ci credeva proprio. Nella vicina camera da letto degli zii sentì delle voci, vicino a lui il cane Starno (che cazzo di nome!) cercava di convincerlo a farlo uscire per i suoi bisogni, Edi lo accontentò e riprese ad origliare dietro la porta dei padroni di casa. Capì che quello zozzone dello zio Tom voleva sodomizzare la zia Emma la quale, religiosissima, cercava di opporsi facendo presente che era un peccato da mandare l’interessata direttamente all’inferno.
    “All’inferno ci vado io!” con questa promessa Tom riuscì nell’intento.
    Edi andò in bagno e si masturbò al pensiero degli zii ‘cavalcanti’ poi fece finta di rientrare a casa, chiuse il portone d’ingresso con una certa violenza, la zia sarebbe svenuta se avesse saputo che lui…
    Finalmente venne l’autunno, riaprirono le scuole e Edi si iscrisse alla seconda classe del liceo classico. A diciassette anni non poteva seguire i compagni di classe diciottenni nella locale casa di tolleranza ma ci riuscì facendo modificare dal padre di un suo compagno, tipografo, l’anno di nascita.
    Sicuro di sé si presentò a Elvira la maîtresse con in mano il documento di riconoscimento; la dama, vecchia del mestiere: “Giovanotto dove credi di andare, questa carta di identità…”
    “Signora, sia buona questa è la prima volta…”
    Con la faccetta da bravo ragazzo intenerì la vecchia che gli fece segno di entrare nella saletta dove aspettavano le ‘signorine’, in verità ce n’era una sola, le altre tutte impegnate e quindi Edi si dovette accontentare.
    In camera.
    “Sono Laura ma quanti anni hai sembri un bambino.”
    “Ho diciassette anni, la signora all’ingresso…”
    “Per me va bene, un c…o vale l’altro, vieni che te lo lavo.”
    Malgrado vari sforzi della volenterosa signorina, ‘ciccio’ non voleva proprio alzarsi.
    “Come ti chiami, ti senti male, hai dei problemi, che vogliamo fare?”
    Edismondo si mise a piangere, i suoi amici si vantavano delle loro prestazioni sessuali e lui…”
    Laura, trentacinquenne, ormai da anni sulla breccia, inquadrò la situazione (col tempo era diventata anche un po’ psicologa), prese a cuore il ragazzo e disse: ”Mettiti dietro questa tenda, ho capito il tuo problema, io vado  in sala, rimorchio un altro cliente e vedrai che, facendo il guardone forse…”
    E così fu, Laura si presentò in camera con un uomo e, dopo il lavaggio di rito, sistemò il cliente e: “Per favore paga alla cassa le marchette e di' alla signora che non mi sento bene e resto in camera.”
    Aperta la tenda, sorpresa: Edismondo aveva il ‘ciccio’ duro.
    “Laura aveva visto bene, vieni dentro di me e restaci quanto vuoi.”
    Da quel giorno, tutti i giorni il pomeriggio alle sedici quando praticamente non c’era nessuno, Edi si recava a trovare Laura, si accontentava della sua compagnia, ‘ciccio’ aveva più bisogno di certe situazioni particolari per eccitarsi e così i due stavano solo abbracciati e si baciavano, cosa che mai una ‘signorina’ concedeva ai clienti, Edismondo le faceva pena, un ragazzo a quell’età…
    Pian piano qualcosa era scattato fra i due, in fondo Edi poteva quasi essere suo figlio. Laura chiese ed ottenne di rimanere ancora in quella casa per coccolarsi quel micione sessualmente indifeso.  Avvenne quello che forse era prevedibile, i due non potevano fare più a meno l’uno dell’altro. Un pomeriggio una vera dichiarazione d’amore.
    Edi: “Mi rispecchio nei tuoi meravigliosi occhi nocciola che mi fanno provare un sentimento forte: desiderio di poter restare sempre insieme. Provo dolcezza mista a tristezza, quest’ultima mi fa soffrire pensando che mai sarà possibile estraniarci da tutti e vivere la nostra vita in comune. Sogno di stare in riva al mare, d’inverno, dinanzi a noi la burrasca, il vento che ti scompiglia i capelli e tu abbracciata alla mia vita, l’effluvio della tua pelle mi stordisce, chiudo gli occhi assaporando nella fantasia quello che non potremo avere mai, ma perché sprecare il poco tempo da stare insieme in malumori, finalmente sorridi, anch’io riesco a sorridere, sembriamo due giovani alla loro prima esperienza sentimentale. Incontriamo dei pescatori con le reti sulle spalle tristi, per oggi niente pesce, anche loro hanno i loro pensieri negativi, una famiglia da mantenere. D’impulso ti metti a correre, sei più veloce di me, poi mi aspetti, mi abbracci piangendo, il tuo pianto mi distrugge l’anima. Ancora una volta provo quel trasporto del cuore, non oso riflettere su quel sentimento…si penso sia proprio amore, quello che dal cervello arriva alle viscere facendomi provare un dolore acuto. Te ne accorgi e mi baci a lungo, riesci a darmi un po’ di serenità.” Chi disse cose belle non durano, maledetto, aveva ragione: un pomeriggio all’ingresso della casa, Elvira la maîtresse: “Laura è partita stamattina presto, non ha lasciato nulla per te.” La dama aveva anticipato la risposta ad una ovvia domanda che avrebbe formulata Edi il quale restò di ghiaccio, si meravigliò di se stesso, o prima o poi doveva giungere quel giorno, evidentemente il suo cervello, per autodifesa, aveva cancellato i recenti avvenimenti. Giunto a casa, Ingrid: “Figlio mio ti vedo sciupato, bianco in faccia, dì tutto a mammina tua.” “Si, ho bisogno di cambiare aria, mi voglio scrivere all’Università a Roma alla facoltà di medicina, quando vorrai potrai venirmi a trovare così visiterai la capitale.” La mamma malvolentieri acconsentì, il padre era contrario ma si sa, le femminucce hanno sempre ragione, specialmente quelle ricche di famiglia! Tramite agenzia, Edi trovò due stanze e servizi in via Aosta, i mezzi dell’Atac passavano sotto casa, tutto a posto…fino ad un certo punto! Per lo studio non c’era problema, era sempre in regola con gli esami, studiava molte ore al giorno e solo di sera qualche passeggiata. Durante una camminata incontrò un bella di notte che superava le altre sue colleghe per eleganza e bellezza, Edi aprì lo sportello della Cinquecento’e chiese alla ‘signorina’ di salire in macchina. La cotale prima di sedersi guardò bene in faccia l’interlocutore: “Non sei per caso…” “Sono un giovane educato e per bene e non sono per caso…” “Edi” “Adalgisa per tutti Ada, cosa vuoi di preciso io…” “Se sei d’accordo andiamo a casa mia.” “Ti costerà di più.” “Sino ad un certo punto me lo posso permettere, sono uno studente in medicina.” “Perfetto io soffro di…” “Non sono ancora laureato, ho bisogno di una prestazione particolare.” Edi le spiegò il suo problema e, da professionista del settore, Ada non si meravigliò più di tanto. “Se ho capito bene dobbiamo coinvolgere un altro maschietto, provo a dirlo a mio marito ti costerà duemila Euro.” “Spiacente, la mia cassa non mi permettere di spenderne più di millecinquecento, te l’ho detto sono uno studente.” “Mi sei simpatico, accompagnami al mio posto di ‘lavoro’, domani sera alle ventuno sarò a casa tua con Gigi mio marito.” Il cosiddetto marito, sicuramente il magnaccia, era molto elegante, ti credo con i soldi guadagnati dalla moglie! In compenso aveva modi gentili, andò in bagno con la consorte e si presentò in armi: “Vuoi scopare prima tu o prima io?” Edi si mise un preservativo, per la prima fu velocissimo, per la seconda ci volle un po’ più di tempo con grande soddisfazione da parte sua. Mise in mano alla ‘signorina’ tre cartoni da cinquecento Euro e, ottenuto il numero di telefono della coppia, rimase solo a meditare, si poteva permettere quello sfizio solo una volta al mese, sarebbe stato difficile giustificare con sua madre quella spesa in più. Passa un giorno passa l’altro, il prode Anselmo con l’elmo non c’entrava niente, (il cervello talvolta fa brutti scherzi), Edi si laureò a pieni voti, si iscrisse alla specializzazione di psicologia e, dopo due anni, finalmente poté mettere sul portone del suo studio, vicino all’abitazione, la sua targhetta:  ‘Dottor Edismondo I. psicologo.’ Pensò bene di accattivarsi le simpatie del portiere Nicola S. con una sostanziosa mancia, poteva essergli utile per farsi una clientela. Dopo una settimana in solitudine, finalmente un cliente: “Sono Alessio Z. assessore al Comune di Roma, di psicologi ne conosco tanti ma sono tutti amici e non voglio far loro conoscere il mio problema, vede io…per…ho bisogno di…” Edi scoppiò in una gran risata che lasciò interdetto Ale il quale stava per andarsene: “Resti pure, anzi diamoci del tu, abbiamo lo stesso problema!” Rassicurato, Alessandro domandò come lui, psicologo, riuscisse a superare la situazione, Edismondo lo mise al corrente ma domandò: “Scusa sei scapolo?” “No, sono sposato da due mesi, mia moglie Azzurra è  insegnante di materie letterarie al classico, è una donna intelligente oltre che bella, mi vuole molto bene ma capisci…” “Capisco, che ti posso dire, non è il caso di invitare quella prostituta che conosco, se tua moglie è d’accordo…” “Le farò presente la tua proposta.” Un pomeriggio una voce di donna: “Pronto il dottor Edismondo ?” “Son io con chi ho il piacere…” “Sono Azzurra…” Edi non la fece finire di parlare e sparò un complimento: “Dalla voce il nome di Azzurra le se addice perfettamente, immagino da quello che mi ha detto suo marito che…” “Lasciamo da parte i convenevoli, Alessio mi ha detto che lei è un tipo signorile, giovane, bella ed affidabile, una dea.  Quando vuole cena al ristorante sotto casa ‘da Mimmo’ che ha una cucina casalinga, nei ristoranti celebrati ti mettono nel piatto quattro cosine cucinate da uno chef famoso che ti fanno restare a stomaco vuoto!” “Lei anzi tu se me lo permetti, hai centrato il problema, a sabato sera.” Azzurra era uno schianto, minigonna corta, camicetta con scollatura abissale. Allo sguardo inebriato di Edi: ”Dottore non mi svenire…” “Scusa la figuraccia…” ”Nessuna figuraccia, posso dirti che anche tu non sei male, di solito gli psicologi sono più matti dei clienti, scherzavo ma questa è la vox populi.” Mimmo si presentò, si mise sull’attenti e:”I signori vogliono ordinare, questo è il menu.”Edi: “Dì la verità Mimmo eri un militare?” “Lo so, è il mio solito vizio di mettermi sull’attenti!” “Ma no sei un simpaticone, verremo spesso a mangiare da te.” Alla fine della cena Azzurra molto disinvoltamente: “Edi che ne dici di andare alla casetta nostra sulla via Appia?” Si fermarono dinanzi ad una villetta a due piani con  un giardino ed un prato molto ben tenuti. All’interno della casa di duecento metri quadri per piano:  “Complimenti caro Alessio, chiamala casetta!” “E cosa dirai alla vista della padrona di casa non eccessivamente vestita?” “Te lo dico in siciliano imparato all’università’ da alcuni colleghi: ‘Camaffare?’ Mi scuso se è un po’ volgare …” “Lo dirà la padrona di casa che vedo sta scendendo le scale in vestaglia trasparente. “Benvenuto Edi che ne dici di questa ‘merce’?” Sparita la vestaglia, gli occhi di Edi sembravano usciti dalle orbite, corpo favoloso dalla testa ai piedi lunghi e stretti e particolarmente curati come le mani. “Aho questo ci sviene, dagli due schiaffoni!” “Li accetto solo dalla padrona di casa!” Nel frattempo Alessio era rimasto in costume adamitico e con sua grande gioia il suo ‘ciccio’ cominciava ad alzarsi, anche Edi non era da meno. “Res cum ita sint direbbero i latini chi sarà il primo? Per dovere di ospitalità direi l’ospite, il divano ci aspetta.” Azzurra aveva anche la ‘natura’ avvenente, le grandi labbra piene  e non moltissimi peli, peraltro lisci, sul pube, signora anche nell’intimo. Edi prima di ‘entrare’ omaggiò la signora di un cunnilingus apprezzato dalla dama che aiutò molto ‘ciccio’ a lubrificare il ‘condotto’. In poco tempo Edi se la godette due volte alla grande ma poi: “Scusa io non ho pensato…” “Nessuna preoccupazione, Alessio da adolescente ha subito un intervento ai testicoli, forse è sterile ma un figlio lo vorremmo e quindi…” A turno i due maschietti sollazzarono la padrona di casa, Edi: “Per il futuro ho in serbo un doppio gusto, uno scialo!” Alessia: “Per me va bene ma per ora basta ragazzi, la cosina chiede una tregua, tutti sul divano a riposare.”  Edismomdo con Alessio ed Azzurra fecero coppia anzi tripla fissa, dopo un anno nacque Sofia, non sembrava assomigliare a nessuno dei due maschietti ma alla genitrice, meglio così avrebbe avuto due padri! Edismondo avrebbe voluto far partecipe sua mamma dell’avvenimento, ma sarebbe stato difficile spiegare la situazione piuttosto particolare…
     
     

     
  • 25 settembre alle ore 10:14
    ARLETTE UNA BRASILIANA.

    Come comincia: Era stato un modo strano da parte di Alberto M. per far conoscenza  ed  innamorarsi  di  Arlette  O.  infermiera dell’Ospedale Maggiore di Bologna. Una mattina in sella alla sua moto Ducati Monster, di cui andava fiero,  dirigendosi verso Zocca (Mo) sua località di origine, scivolò su del terriccio invisibile alla vista e cadde rovinosamente. Un immediato  dolore  al braccio ed alla gamba destra lo costrinsero a rimanere a terra; un automobilista di passaggio provvide a chiamare il 118, fu ricoverato all’Ospedale Maggiore di Bologna. Era domenica,  per fortuna pochi pazienti in attesa,  le radiografie confermarono le due fratture che Alberto aveva immaginato. Passata la notte con antidolorifici, la mattina successiva l’ortopedico dr. Zappelli, un omone sorridente ad uso dei pazienti, lo operò con diagnosi di trenta giorni. Alberto preferì non informare i genitori che, ricchi di famiglia, avrebbero fatto convergere in ospedale un nugolo di medici, meglio di no, era ben curato dagli infermieri, in maggior parte femmine garbate, soprattutto una particolarmente avvenente che lo colpì subito, in seguito seppe chiamarsi Arlette O., brasiliana, assomigliava molto a quelle ragazze che si vedono in televisione in occasione delle sfilate di carri al carnevale brasiliano. Arlette era gentile ed affettuosa con Alberto il quale non era nella posizione di far nulla, lui gran conquistatore di donne a getto continuo (Petrolini docet), cercava di allungare la mano col braccio non ingessato con grandi risate da parte dell’infermiera. Aveva ottenuto una stanza singola, da malati si ha più bisogno di privacy, per pagare, fu costretto a ricorrere ai genitori i quali arrivarono con tutti i parenti al seguito creando un gran trambusto ma lasciando ad Alberto un mucchio di soldi in contanti. “Se te ne servono altri telefona, mi raccomando (la madre la ricca di famiglia). Alberto, quarantenne scapolo,  insegnava lingue al liceo Marco Minciotti, molti alunni ed alunne vennero a trovarlo portano fiori, dolciumi, vino Sangiovese, un ben di Dio. Dell’unica femminuccia, Arianna che avrebbe voluto rivedere nemmeno l’ombra. Si era accorta della relazione di Alberto con una sua alunna ed era sparita sbattendo la porta dell’alloggio del ‘caro mico’. Arlette ormai era diventata una presenza quasi fissa nella camera di Alberto, una volta c’era scappato un bacio, anche una toccatina alle tette ma per il resto il tutto a guarigione finita. Alberto restò altri dieci giorni per la riabilitazione degli arti e poi finalmente a casa con gran festa della padrona  signora Lalla F. pure lei quarantenne che avrebbe voluto…ma Alberto era ormai indirizzato alle pulselle giovani… stava invecchiando! Arlette, quando libera dagli impegni all’Ospedale, si recava spesso a casa di Alberto che, finalmente libero dal gesso, cercò di andare al sodo ma poco raccolse: qualche rapporto manuale od orale, ‘ciccio’ fra le tette ma più giù su Arlette era zona off limits: spiegazione “Sono cattolica praticante, niente prima del matrimonio.” Proprio a lui doveva capitare una ragazza religiosa, lui ateo o meglio pagano ‘adoratore di Hermes’ che secondo lui lo proteggeva dai guai meglio di un santo cattolico, ognuno ha diritto alle proprie idee! Passa un giorno, passa l’altro Alberto sempre più innamorato si decise per il gran passo e, informati i genitori, ci fu un matrimonio solenne in chiesa con centinaia di invitati. La prima notte gli sposi decisero di passarla a Bologna nella casa in affitto di Alberto, erano troppo stanchi ma…stavolta Hermes era distratto o addormentato perché non aveva avvisato Alberto che la sposa aveva qualcosa in più: immaginate cosa? Un pene che aumentava sempre più di volume, insomma Arlette era un transessuale! Un silenzio  imbarazzato da parte di Alberto il cui cuore pareva essersi fermato. “Caro se mi ami mi vorrai anche così, dalle nostre parti può accadere…” Alberto pensò: “Qui non siamo dalle tue parti…” Per tutta la giornata successiva non uscirono dalla stanza, si fecero portare le vettovaglie in camera dalla signora Adalgisa, la padrona di casa, la quale ebbe un altro pensiero rispetto alla realtà: “Questi zozzoni non ce la fanno nemmeno a camminare!”invece…Alberto riprese ad insegnare e Artlette ad andare in ospedale, nessun contato fisico finché una sera Alberto mentre dormicchiava sul letto, sentì il suo ‘ciccio’ circondato da qualcosa di caldo e poco dopo ebbe un orgasmo nella bocca della consorte. Così finì la guerra, Alberto baciò in bocca Arlette con gran piacere, la ragazza ci sapeva fare e leccò il marito dalla testa ai piedi con gran goduria dell’amato che a quel punto…”Fammelo toccare, cazzo sembra più grosso del mio…” Arlette talvolta si masturbava, anche lei sentiva il bisogno di…ma Alberto si rifiutava di partecipare, non voleva diventare bisessuale, proprio no. Un sabato una proposta di Arlette. “Amore mio,  ti chiamo così  perché sento di amarti veramente, sei il primo uomo al quale manifesto i miei sentimenti, credimi per favore, vorrei andare in un locale particolare in cui ci sono gli scambisti e gli omo maschi e femmine, non sei obbligato a far nulla, puoi anche solo restare a guardare gli altri. ‘Fatto trenta facciamo trentuno’, Alberto non credeva molto ai proverbi ma…Il locale ‘Liberty Natural’ era dall’altra parte della città, Alberto, specie di notte, aveva messo la parte il suo ‘Monster’ e con la consorte salì sulla sua Mini Clubman di color verde. All’ingresso un buttafuori tipo ‘montagna’ che: “Signore questo è un club privato!” poi vide Arlette: “Scusi signorina non l’avevo notata, prego entrate.” Una signora di mezza età, elegante, vestita di nero, longilinea si presentò loro: “Cara Arlette è tanto tempo…Sono la contessa Alessia. V., con Arlette siamo molto amiche.” “Questo è Alberto il mio convivente, che ne dici?” Alessia girò intorno alla figura di Alberto e inaspettatamente: “Sinceramente me lo farei.” E giù una risata, come inizio… “Ascolta Arlette mi domando come si regge finanziariamente stà baracca, la cosiddetta contessa che interessi ha?” “Ogni persona ha una tessera per dimostrare che è un club privato, costo: Euro cinquemila l’anno, ogni socio può far entrare solo due amici.”Mentre Arlette si intratteneva con i conoscenti che non vedeva da tempo, Alberto notò una coppia particolare soprattutto lei attirava l’attenzione dei maschietti: altezza media, lunghi capelli corvini, bellissimi occhi verdi che illuminavano un viso sorridente, minigonna che svelava gambe bellissime. Lo sguardo imbambolato di Alberto fu interrotto da Arlette che, da dietro, gli diede un pizzicotto nel collo: “Così ritorni alla realtà, mai vista una bella ragazza, te li presento: Ginevra ed il fratello Cesare S.” Il giovane dall’espressione del viso e dai modi dimostrava chiaramente l’appartenenza all’altra ‘sponda’. Tutti al bar,  Arlette, per dargli importanza, conclamò l’appartenenza di Alberto alla professione di professore di lettere alle scuole superiori. Cesare forse orgoglioso della sua appartenenza al terzo sesso, ricordò una frase di Cicerone riguardante il suo nome: ‘Cesare il marito di tutte le mogli e moglie di tutti i mariti.’ Alberto gli fece i complimenti per la sua cultura ma poi rivolse le sue attenzioni a Ginevra: “Il suo nome o se me lo permetti il tuo nome è quanto mai indicato per la tua persona: vuol dire splendente, non voglio far la figura del campagnolo mai uscito dal suo paesello ma sinceramente mi hai colpito, immagino quanti calabroni ti ronzino intorno.” “Lo puoi ben dire ma io son di gusti molto difficili, non amo gli sbruffoni, i maschietti che per ottenere non devono chiedere mai nulla!”  “Forse allora io sono escluso perché io qualcosa da chiedere ce l’avrei… non vorrei però che mi arrivasse uno ‘smataflone’ lo dico in bolognese anche se io sono della provincia di Modena.” Una risata cementò l’amicizia fra i quattro, Alberto con qualche battuta riuscì a conquistarsi la simpatia di Ginevra, per Arlette e Cesare non c’erano problemi, molto probabilmente erano stati intimi in passato, così pensò malignamente Alberto. Il giorno successivo, domenica, Arlette appena alzata: “Senti penso che dovremmo cambiare casa, come si fa ad invitare gli amici dentro stò buco?” Alberto non ci pensò due volte, preso il telefono: “Mammina devo chiederti una cortesia grande, vorrei affittare una villetta così quando verrai a trovarmi (sun of a bitch)…” “Penso che sia meglio che te la compri così nessuno potrà mai mandarti via di casa.” “Grazie mammina, un bacione!” Con l’aiuto di un’agenzia Alberto scovò una villetta veramente graziosa a due piani, già arredata, in Zona Predosa, inviò puntualmente tutte le fatture con foto della villa a mammina la quale, entusiasta: “Figlio mio, ti farò benedire la casa così te la godrai più a lungo.” Mammina era molto religiosa ma per fortuna i reumatismi non gli permisero di mettere in atto la sua intenzione. Forse Alberto non ricordava il detto: mai le sorprese, infatti una mattina ritornando da  scuola trovò nel letto Arlette  che usava la sua parte maschile con Cesare, nessun imbarazzo da parte dei due ma non di Alberto si aveva  immaginato la situazione ma nel vederla realizzata…” Il più non giovin signore non riusciva ad ottenere più di qualche bacio da parte di Ginevra finché un giorno: “Mia cara che ne dici di dirmi la verità sulla tua ritrosia a …”. La ragazza si mise a piangere, con i suoi bellissimi occhi verdi fece tenerezza ad Alberto che la strinse al petto: “Non voglio sapere quello che non vuoi o non puoi dirmi, mi basta vederti per essere felice, ormai avrai capito che…” Ginevra a pezzi e bocconi raccontò di una sua avventura con uno che si era dimostrato un poco di buono, era finita ma quel disgraziato la tormentava con continue telefonate anche nel cuore della notte ed anche con la sua presenza dinanzi casa sua. “Mia cara, domattina andiamo a denunziarlo ai Carabinieri per stalking, vedrai che sparirà dalla circolazione. Sistemata la questione Ginevra dimostrò di meritare il suo nome ed una domenica fece una sorpresa, anzi una sorpresissima ad Alberto presentandosi nuda nella  camera da letto, una visione paradisiaca, una prima volta indimenticabile col popò e doppio gusto!
     

     
  • 20 settembre alle ore 16:57
    ALBERTO IL SOLITARIO.

    Come comincia: La vita di Alberto Minazzo, dopo le dimissioni da insegnante di scuola media G. Verga di Messina, era diventata decisamente monotona; aveva insegnato per anni in quella scuola sia le materie letterarie che le lingue, conosceva bene il francese e l’inglese ma gli avvenimenti degli ultimi tempi l’avevano disgustato: alunni sempre indisciplinati in classe, genitori che chiedevano conto e ragione della bocciatura dei loro pargoli, talvolta anche con maniere ‘forti, Alberto aveva detto basta con dispiacere del direttore dell’istituto e dei colleghi, anche se di carattere chiuso era molto stimato per la sua preparazione professionale e per l’impegno nel suo lavoro. L’unica consolazione era abitare in una villa a tre piani sulla circonvallazione ereditata dalla madre insieme ad un patrimonio notevole. La servitù era composta da due donne di mezza età, nubili, da un uomo adibito agli acquisti occorrenti per l’uso quotidiano e da un giardiniere. Alberto teneva molto a vedere il suo giardino in ordine: prato all’inglese perfettamente rasato, siepi tutte alla stessa altezza, alberi sfrondati e fontane sempre pulite, un vero paradiso terrestre.  Anche l’interno della casa era nel massimo ordine: mobili antichi misti a quelli moderni da lui acquistati, bagni con vasche con idromassaggi e docce ma quello che più inorgogliva Alberto era un impianto HI.FI. multiroom che, come dice la parola, diffondeva suoni  praticamente in tutte le stanze. Quando era depresso Alberto ‘metteva su’musica brasiliana pensando al carnevale di Rio ed alle belle ragazze sculettanti, quando era allegro musica classica strumentale, non amava i gorgheggi dei cantanti. Ogni mattina dopo colazione, faceva un giretto nel suo giardino salutato con riverenza da Dario Franceschini, il giardiniere,  padre di una ragazza a nome Stella che frequentava la seconda media e con  cui Alberto ripassava le nozioni da lei apprese a scuola. Alberto era per Stella lo zio Alberto, lui l’aveva vista nascere nella dependance dove abitava tutto il personale di servizio. Dario era sposato con Ida Fabbri una ex contadina ignorante e volgare che un giorno disse chiaramente al marito che non  vedeva bene quella frequenza della loro figlia col padrone di casa. “Sei una stupida, nostra figlia è ancora una bambina, il dottor Alberto una persona seria che mi ‘passa’ uno stipendio doppio di quello di miei colleghi, piuttosto tu trovati un lavoro così non mi rompi più le balle con le tue fisime.” La storia finì qui ma Ida, in fondo, non aveva tutti i torti: Stella stava diventando una donnina, aveva avuto le mestruazioni ed il suo seno cominciava a crescere. La ragazza aveva avuto in regalo da Alberto una bicicletta multiaccessoriata che convinse ancora  di più Ida che la sua idea fosse giusta. Alberto voleva molto bene a Stella, oltre allo stipendio mensile, dava a Dario del denaro per comprare alla figlia vestiti e scarpe per non farle brutta figura con le compagne di scuola tutte un po’ snob. Un giorno: “Stellina non pensi che all’età tua le trecce non vanno più bene, lascia i capelli liberi di fluttuare e vai da un parrucchiere, darò per questo dei soldi a tuo padre.” La ragazza tornò a casa completamente diversa, dal parrucchiere c’era anche una visagista che la truccò in modo leggero ma che cambiò completamente il viso della giovane. La madre stava per fare una scenata ma, alla vista del marito con la faccia di chi sta per incazzarsi di brutto ingoiò ancora una volta le sue paturnie. Era estate, il clima piacevole soprattutto di sera spinse Alberto ad invitare i suoi ex colleghi con relative famiglie, una cena fredda e poi ballo per tutti compresa Stella abbigliata in modo sobrio ma elegante che spinse i maschi giovani a contendersela per un ballo; da lontano la madre parve contenta, finalmente sua figlia a contatto con giovani della sua età. Alla fine della serata, era l’una di notte, spariti tutti gli invitati Alberto: “Ho notato che stasera hai fatto un bel po’ di conquiste, complimenti!” “I miei coetanei non mi interessano sono tutti ragazzini spocchiosi e viziati ed anche maleducati, un paio hanno cercato di…toccarmi, li ho fulminati, con me ‘non c’è trippa pè gatti’ come talvolta ho sentito dire da lei.” Alberto sorrise, quella frase gli ricordò la sua romanità di linguaggio per aver frequentato gli studi nella capitale e poi gli fece piacere anche perché…perché? La cosa peggiore è quella di indagare su se stessi, Alberto se lo ripeteva ogni qualvolta aveva un problema da risolvere. Che Stella fosse diventato un problema? Si mise a ridere, a quarantacinque anni poteva essere suo padre, forse suo nonno! La ragazza superò brillantemente gli esami di terza media con voti superiori a quelli della maggiore parte dei suoi colleghi che si rifacevano con delle malignità: “Certo è stata raccomandata dal professor Minazzo, chissà cosa combinano…” Regalo da parte di Alberto a Stella: il miglior motorino sul mercato; mamma Ida ancora una volta masticò amaro non così la figlia che, quando rincontrò Alberto nel suo studio, lo subissò di baci: “Zio sei stato munifico, vorrei…” “Non devi voler nulla, è stato una ricompensa per il tuo impegno nello studio. Mi pare che tu abbia intenzione di iscriverti al classico, ti seguirò ancora sempre se tu lo vorrai.” “E me lo domandi io…” ”Niente io, vatti a fare un giretto col motorio, mi raccomando prudenza non vorrei venirti a trovare in ospedale.” Venne l’autunno, Alberto la mattina si affacciava al balcone per vedere Stella sfrecciare col motorino anche quando il tempo non era favorevole ma la gioventù…Un giorno: “Stella ormai hai più di diciotto anni, non pensi ad un boy friend insomma ad una ragazzo della tua età…” Alberto non finì la frase, Stella si era messa a piangere ed era scappata via, che significato dare a questo suo atteggiamento? Alberto fece quello che aveva sempre affermato di non voler fare: indagare su se stesso. Non gli piacque quello che venne fuori, si stava affezionando troppo  alla ragazza! Da qui nacque la decisione di ‘cambiare aria’. Comunicò la decisione ai collaboratori domestici cui avrebbe continuato a pagare il salario sino alla loro pensione ed al giardiniere Dario  al quale donò un cellulare molto semplice da usare, praticamente solo per telefonare e per ricevere telefonate, voleva essere sempre aggiornato sulle novità di casa sua. Partì di notte con la sua Alfa Romeo Giulietta caricata di bagagli, tramite un’agenzia aveva affittato un appartamento a Roma in via Conegliano 8 vicino la basilica di San Giovanni. Raggiunse la città eterna dopo dodici ore, l’età cominciava a pesare e si fece aiutare dal portiere dello stabile, Vincenzo Caruso siciliano, in arte ‘Bicienzo’ del quale si accattivò subito le simpatie con una buona mancia. Dario riferì che Stella aveva preso male la sua partenza, si era chiusa in se stessa ed aveva litigato con la madre, si era iscritta all’università alla facoltà di medicina. Alberto aveva sistemato la sua auto in un garage davanti casa sua, una vera fortuna non dover impazzire a cercarne un posteggio. Cercava di fare amicizia con gli abitanti della strada, praticamente un piccolo quartiere comprando regalini e dolciumi ai ragazzi ed aiutando materialmente qualche abitante che Bicenzo gli segnalava essere in difficoltà finanziarie. Ormai lo conoscevano un po’ tutti ed era diventato il dottor Alberto, a Roma si fa presto ad essere classificati dottori! Talvolta sollazzava ‘ciccio’ con la compagnia di qualche gentile signorina che andava via da casa sua soddisfatta del compenso. La sua vita fu in parte sconvolta quando Dario gli comunicò che Stella si era fidanzata ed in seguito sposata con il figlio di un noto e ricco commerciante locale, giovane di bell’aspetto ma con poco cervello. Il cotale, di cui sconosceva il nome si limitava a seguire il padre negli affari, padre da tutti considerato imbroglione oltre che usuraio, una bella famiglia pensò Alberto. Cercò di consolarsi ragionando che in fondo Stella aveva fatto bene a sistemarsi, lui era scomparso dalla sua vita. Un giorno dopo l’altro…i versi della canzone di Tenco riproducevano quella che era la sua vita, unica grossa novità quella di aver acquistato oltre il suo appartamento quello dello stesso piano per avere un’abitazione più grande. In seguito ‘si passò il tempo’ cambiando un po’ tutto dalle pareti  al mobilio, finalmente una casa di suo gusto. Pensò all’inaugurazione invitando a casa sua gli abitanti della strada e facendo loro omaggio di una tavolata di cibi già preparati e di bottiglie di buon vino dei Castelli Romani. Fu un  successo, il dottor Alberto ormai era diventato un mito. Quando si rasava la barba notava dei cambiamenti non piacevoli sul suo viso: rughe più marcate, capelli diradati e di color incerto fra il bianco ed il grigio, qualche occhiaia, capì che ormai la vecchiaia stava prendendo il sopravvento sulla sua persona. Un solo fatto per lui piacevole: Dario gli aveva comunicato che Stella si era separata dal marito ed aveva conseguito la laurea in medicina a pieni voti la qual cosa gli fece pensare a…Non volle comunicare nemmeno a se stesso la sua idea ma poi…Chiamò Dario e lo pregò di comunicare a sua figlia che volentieri l’avrebbe ospitata a Roma a casa sua. La ragazza a quella notizia pianse di gioia, non aveva più nemmeno l’ostacolo di sua madre nel frattempo passata a miglior vita e fece comunicare da suo padre ad Alberto che sarebbe giunta alla stazione Termini dopo due giorni col treno in arrivo a Roma alle tredici, per scaramanzia non volle parlare direttamente con  lo zio. Alberto allergico agli arrivi ed alle partenze pregò Dario di comunicare alla figlia il suo indirizzo e di prendere in tassì per raggiungerlo. Alle tredici si appostò sul terrazzo che dava sulla via Taranto col binocolo per scrutare tutti i tassì in arrivo all’inizio della strada. Ci volle un’ora prima che finalmente vide un classico tassì romano imboccare la via Taranto. Si accorse di essere ancora in pantofole, si mise di corsa un paio di scarpe e si precipitò per le scale per non perdere tempo con l’ascensore. In strada riconobbe da dietro la ‘nipote’ di spalle che si guardava intorno cercando di rintracciare il numero 8 che però mancava per non essere stato sostituito quando la mattonella che lo riportava era caduta. “Stella!” La ragazza  abbandonò il trolley e volò nelle braccia di Alberto con le lacrime agli occhi, lo baciò a lungo in bocca con spettatori gli abitanti della via incuriositi della novità. “Stella amore mio stiamo dando spettacolo…” Recuperato il bagaglio, con  l’ascensore raggiunsero il piano ed entrarono nell’appartamento. “Mi hai fatto trovare una reggia!” “Una reggia per la mia regina! Fatti a fare una doccia poi il pranzo anche se un po’ in ritardo, l’ho fatto venire dal ristorante sottocasa.” Stella entrò in bagno ancora vestita e ne uscì con indosso un accappatoio. “Mio caro la visione del mio corpo a pancino pieno, sarà più bella e desiderabile…lo vuoi vedere subito? Accontentato.” Alberto rimase basito da tanta beltade, forse ebbe in viso un’espressione imbambolata che portò ad una risata sonora la ‘nipote’ ormai sua fidanzata. “Sono indecisa se raccontarti i miei problemi matrimoniali, sono state situazioni spiacevoli.” “Voglio condividere tutto con te anche le cose non gradevoli, dimmi.” “Non so come definire la prima notte passata in casa dei miei ex suoceri, non voglio pronunziare il loro nome. Il cotale, abituato con le mignotte, mi ha trattato come tale non pensando che ero vergine; immagine quello che è successo: un  dolore insopportabile con mie urla che fecero venire in camera nostra sua madre che cercò di sminuire la situazione: “Cara non sei né la prima né l’ultima è un problema di noi donne.” “No il problema è tuo figlio che si è comportato da animale, vado a dormire sul divano, le lenzuola sporche di sangue te le lavi tu!” Come inizio non è stato male! In seguito quell’imbecille ha assaggiato la mia gatta pochissime volte, io assumevo la pillola anticoncezionale, ci mancava solo che restassi incinta. Quello che ha fatto traboccare il vaso è stato un episodio successivo. Il cotale, ubriaco, si è presentato una sera nella stanzetta dove dormivo, ha tentato di entrare nel mio popò, non c’è riuscito ma mi ha fatto male lo stesso, in crisi d’ira mi ha schiaffeggiato in malo molo tanto da lasciarmi i segni sul viso. Dietro consiglio del mio avvocato, padre di un mio compagno di università, mi sono recata al pronto soccorso dell’ospedale ‘Papardo’, diagnosi dieci giorni con tanto di certificato per dimostrare le percosse di mio marito contro di me, nel frattempo armi e bagagli sono tornata casa di mio padre. Il mio avvocato si è accordato con i familiari del mio ex per una separazione per colpa di mio marito e con mio mantenimento a suo carico, evidentemente non volevano pubblicità negativa dato che la loro fama non era certo cristallina. Poi ti darò gli estremi della mia banca così riuniremo i nostri soldini, non voglio far la mantenuta…sto scherzando. È stato un pranzo favoloso, lo sarebbe stato anche se si trattava di pane e formaggio! Ed ora ci vorrebbe un riposino.” “Che genere di riposino?” “Non fare lo gnorri e filiamo a letto.” Alberto ancora non si era ripreso dagli ultimi avvenimenti e stava vicino a Stella senza far nulla, cosa non gradita alla pulsella che: “Che intenzioni hai di andare in bianco la prima notte anzi il primo pomeriggio di nozze, datti da fare, la mia gatta gradirebbe, come inizio, un bacino prolungato, molto prolungato…” Alberto si trovò dinanzi gli occhi una distesa di peli neri quasi sino all’ombelico:”Mi viene in mente la canzone: ‘ c’è un grande prato verde dove nascono speranze…”  “A me sembra che sul mio prato le speranze muoiono!” “Mi sta accadendo che i tuoi lunghi peli mi restano fra i denti e poi finiscono in gola…” “Uffà, vado in bagno.” Stella pensò bene di rasarsi la cosina così il suo prossimo ‘marito’ non si sarebbe più lamentato. Dopo circa venti minuti si presentò con le mani sulla gatta e: “Voilà contento?” Alberto si trovò davanti un fiorellino con bellissime grandi labbra rosee e tutte intere non come quelle che aveva visto in altre donne che erano di colore molto scuro e ‘slabbrate’,  lo disse a Stella. “La vuoi finire con i complimenti, datti da fare nonnetto!” Stella molto probabilmente aveva sognato tante volte quel momento di intimità con Alberto, ebbe subito un orgasmo al che Alberto si fermò. “Hai finito la benzina, vai facile sino a quando non te lo dico io.” La baby ebbe un bel po’ di goderecciate prima di arrendersi. “Avevo paura che ti sentissi male.” “Lascia stare le paure, te lo prendo in bocca e poi entrata trionfale nella gatta.” Quello fu non un ‘mezzogiorno di fuoco’ ma un ‘pomeriggio di fuoco’ che Alberto e Stella avrebbero ricordato per sempre. Matrimonio laico, testimoni il portiere Bicenzo e sua moglie Pina e poi grande mangiata al ristorante sotto casa, prenotato non solo per i neo coniugi ma anche per gli abitanti della via Conegliano con grandi risate, brindisi e baci alla sposa. “Scusate signore lo sposo vorrebbe qualche affettuosità da parte vostra!”  Quando anche l’ultima signora finì di baciare Alberto, Stella: “Non fare il mandrillo altrimenti fai la fine di quell’americano, Bobbit, a cui la cui fidanzata ha fatto un brutto scherzo!” “Gelosona io scoperò solo con te.” “Bene allora tieni la ‘ramazza’ a cuccia!” Stella prese servizio come medico al vicino ospedale San Giovanni come ginecologa; benché fosse proprietaria di una Mini Clubman, Alberto preferiva accompagnarla lui  al lavoro causa difficoltà di parcheggio. I giorni che passavano facevano sempre più bella Stella ma non Alberto che cominciava ad avere i guai fisici tipici della vecchiaia, veniva amorevolmente curato dalla consorte. Il loro era stato sicuramente puro amore, una parola spesso abusata ma che nel loro caso era proprio azzeccata. A novant’anni Alberto capì che la fine era vicina, il cuore stava facendo ‘capricci’ ed allora si mise a letto con Stella vicino, anche lei, da medico, capì…Quando esalò l’ultimo respiro Stella gli chiuse gli occhi, ultimo suo gesto affettuoso. 
     
     
     

     
  • 20 settembre alle ore 16:53
    Meditazioni di un innamorato

    Come comincia: Mi rispecchio nei tuoi meravigliosi occhi grigi che mi fanno provare un sentimento intenso: il desiderio di stare sempre abbracciato a te. Provo anche dolcezza mista a tristezza che mi fa immensamente soffrire pensando che mai sarà possibile estraniarci da tutti e vivere la nostra esistenza insieme. Sogno di stare in riva al mare, d’inverno, dinanzi a noi la burrasca, il vento che ti scompiglia i capelli e tu abbracciata alla mia vita. L’effluvio della tua pelle mi stordisce, chiudo gli occhi assaporando nella fantasia quello che non potremo avere mai, ma perché sprecare il tempo in malumori, finalmente sorridi, anch’io riesco a sorridere sembriamo due giovani alla loro prima esperienza amorosa. Incontriamo dei pescatori con le reti sulle spalle, tristi, per oggi niente pesca, anche loro hanno i loro pensieri, una famiglia da mantenere. D’impulso ti metti a correre, sei più veloce di me, poi mi aspetti, mi abbracci piangendo, il tuo pianto mi distrugge l’anima, ancora una volta trovo quel trasporto nel cuore, non oso pensare a quella passione…si invece penso sia proprio quello: l’amore, quel sentimento che dal cervello arriva sino alle viscere facendomi provare un dolore acuto; te ne accorgi e mi baci a lungo, riesci a darmi un pò di serenità. Il nostro contatto fisico è deliziosamente dolce!
     

     
  • 15 settembre alle ore 9:20
    CORINNA E NAOMI

    Come comincia: Non potevano essere più diverse Naomi Sposito e Corinna Weber, ambedue quattordicenni residenti a Messina in una villetta di due piani in via Marina sul lago di Ganzirri. La prima brunissima, classica mediterranea: lunghi capelli neri,  occhi furbetti di un verde profondo, naso piccolo all’insù, bocca sensuale , tette abbastanza sviluppate, gambe lunghe. La seconda, per chissà quale scherzo della natura molto simile all’amica con la sola differenza dei capelli biondi ed occhi azzurri ereditati del padre tedesco, Adam Weber, nessuna parentela fra le due ragazze. Già a quell’età riuscivano a far girare per strada i maschietti, la qual cosa provocava in loro grandi risate; avevano spiccato il senso dello humour che talvolta, con le loro battute, riusciva a metter in crisi gli adulti. All’istituto di Scuola Media ‘Emeri da Messina’ erano malviste dalle colleghe femmine ed a ragione: i professori maschi avevano sempre un ‘occhio di riguardo’ nei loro confronti, l’unica docente di sesso femminile era un’insegnante di lingua tedesca che le guardava con invidia mista a cattiveria (aveva ragione lei era proprio brutta!) ma non poteva nulla contro le due ragazze che conoscevano perfettamente la lingua appresa da Adam. Altra peculiarità: le due ogni mattina, tranne i festivi, inforcavano i loro motorini e percorrevano la strada del lago contro mano, gli abitanti, soprattutto donne, le minacciavano con le braccia. D’estate poi ce la mettevano tutta per essere notate: indossavano gonne molto larghe che col vento si alzavano e facevano intravedere gli slip. La solita storia: i maschietti ridevano compiaciuti, le femminucce le classificavano molto poco gentilmente ‘p..ne’. E le forze dell’ordine di cui una caserma era ubicata proprio su quella strada? La maggior parte degli agenti erano giovani e facevano finta di nulla, speravano che…non si sa mai! Dei genitori l’unico ad essere contento del comportamento delle due  ragazze era, da buon tedesco, papà Adam. Sua moglie Lisandra Rossi, messinese,  Gennaro Sposito e Clizia Ferrari ambedue napoletani, rispettivamente padre e madre di Naomi, mugugnavano ma senza risultati. Da figlie della nostra epoca, le due ragazze avevano conosciuto il sesso fra di loro: quando erano più piccole si baciavano in bocca imitando i personaggi visti in televisione e poi, crescendo, avevano provato gusto a toccarsi e poi a giocare con la lingua col fiorellino con conseguenti orgasmi, per loro era un divertimento. Di maschietti non ne sentivano il bisogno, almeno per ora,  mandavano in bianco i compagni di scuola che cercavano di ‘rimorchiarle’. Un giorno Corinna, in  crisi di soldi, andò a frugare in un cassetto della camera da letto  dei genitori, in quello del padre rinvenne un coso di plastica che riconobbe come un ‘vibratore’ di cui le aveva parlato una compagna di classe. Era un sabato pomeriggio, Corinna mise in curiosità l’amica: “Domattina ti faccio vedere una cosa!” “Di che si tratta.””Una sorpresa, fatti sentire presto.” Alle otto Naomi era in camera di Corinna che aveva lasciata aperta la porta d’ingresso. Alla vista del vibratore Naomi rimase perplessa,  come usarlo? “Ti sei rimbambita, sostituisce il ‘c…zo’, lo provo prima io.” “Chiusa la porta a chiave Corinna si distese sul letto senza slip e cominciò a strofinare il vibratore sul fiorellino e quasi subito giunse all’orgasmo. “Se non ti senti lascia stare, lo proverai un’altra volta.” “No mi va ora ma fammelo provare tu, io chiudo gli occhi.” Anche Naomi entrò nel mondo dei grandi ed in seguito  pian piano usarono il vibratore inserendolo in vagina sino in fondo, un orgasmo molto diverso da quello sin ora provato. Papà Adam cercò invano il vibratore, capì che era stato prelevato dalla figlia ma dirglielo non sarebbe servito a niente e poi non voleva che della cosa fosse messa al corrente la moglie, ne comprò un altro. Le due signore Clizia e Lisandra (ma dove avevano preso quei nomi i genitori?) gestivano un negozio di articoli sportivi a Messina in via Risorgimento per raggiungere il quale usavano la Cinquecento di Clizia sino al capolinea del tram all’Annunziata, posteggiavano e poi, col quel mezzo, arrivano vicino al negozio così nessun problema di posteggio. Erano imitate dal rispettivi mariti con la Giulietta di Adam che, col tram, si fermavano vicino all’edificio comunale,  Gennaro  era un funzionario del Comune, Adam  un  impiegato del consolato  tedesco. Le due famiglie potevano considerarsi, come dire, normali se non fosse stato per le due ‘sciagurate’ che trovavano sempre il modo di mettere sul chi va là i genitori ed esclusione di Adam che, da nordico, considerava il sesso un supplemento piacevole della vita senza porsi tanti problemi. Una domenica all’invito “Tutti al mare!” da parte di Adam; con due auto i sei si recarono  sul Tirreno in via Marina dove la spiaggia era più larga. Toltesi i vestiti le signore si presentarono con un costume intero provocando la risate ‘navigabili’ delle figlie: “Che razza di venditrici di articoli sportivi siete, avete indossato due corazze come all’inizio del novecento! Ammirate!” La due incoscienti, toltesi il copricostume, erano apparse in bichini stile brasiliano che coprivano ben poco delle loro ‘intimità’. Adam scoppiò in una risata, non altrettanto gli altri tre che però preferirono non fare commenti, sarebbe stato ‘improduttivo’. In acqua Adam, Corinna e Naomi nuotarono verso il largo mentre gli altri tre sguazzavano vicino alla battigia. Corinna: “Naomi che ne dici di mio padre, non è male vero?” “Ragazze lasciate perdere, quando voglio femminucce extra so dove andare.” “E così ho scoperto un padre ‘put…..re!” Corinna:”‘Nihil sub sole novum’” talvolta il latino riproduce meglio le situazioni. Al compimento del diciottesimo anno,  una gran festa nel locale ‘Il Giardino di Giano’ con i compagni di scuola e gran divertimento sino alle due di notte. Due giorni dopo  le ragazze si iscrissero all’università alla facoltà di medicina. Le mamme curiose: “E per la specializzazione penso che preferirete ginecologia, per una ragazza è meglio…” Così parlò non Zarathustra ma Clizia ma male gliene incolse. Corinna: “Gentili signore ci scriveremo ad andrologia, preferiamo…”  “Va bene, fate come vi pare!” Ancora una volta le mamme erano rimaste deluse. Una svolta nella vita delle due giovani avvenne in occasione di un ballo indetto da un collega di università: la conoscenza di Alessio Fazio figlio di un padrone di supermercati a livello nazionale. Il giovane era rimasto affascinato dalle due ragazze e ballava alternativamente solo con loro sino alla fine della festa. “Vorrei accompagnarvi a casa, la cosa è un pochino problematica con la mia Abarth 124 spider che ha solo due posti.” “Sei molto gentile ma abbiamo i nostri motorini, alla prossima.” Alessio venuto a conoscenza durante il ballo che le due erano iscritte ad andrologia, spesso si faceva trovare fuori dei locali di quella facoltà, una corte continua che fece dire a Corinna ridendo: “Non siamo nel Tibet dove regna la poliandria, devi decidere con chi vuoi stare.” “Dovendo scegliere preferirei Corinna, ho avuto sempre un debole per le nordiche, Naomi non penso ti sia offesa.” “Alessio sei un bravo giovane ma io preferisco gli uomini più maturi.” “Trovata la soluzione, mio padre Amos quarantenne, divorziato, da vario tempo si interessa solo del suo lavoro, è difficile di gusti in fatto di femminucce ma penso che sarebbe entusiasta di conoscere Naomi, se sei interessata…” “Perché no, anche se il connubio è abbastanza fuori del comune.” L’incontro avvenne ad un bar all’aperto a piazza Cairoli, papà Amos era giunto col figlio su una Volvo V60.  Anche se quarantenne non dimostrava la sua età; fisico atletico da frequentatore di palestra, anche col suo sorriso  aveva conquistato subito Naomi. “Vorrei condurvi a Catania per pranzare al ristorante ‘I Quattro Mari’, il padrone è un mio amico, si mangia bene.” Naomi: “I catanesi fanno le cose più in grande, noi a Messina abbiamo la ‘Risacca dei Due Mari.’” La battuta fece ridere gli altri tre, si era creata una bella atmosfera conviviale. Il proprietario del locale Alfio Motta dando la mano ad Amos sommessamente: “Complimenti mon ami, ti invidio.” Di ritorno a Messina, a piazza Cairoli” Amos:”Care Corinna e Naomi,  penso che i motorini non siano più adatte a delle signorine cresciute, se me lo permetterete provvederò io a motorizzarvi come si conviene.” Alessio una mattina: “Mio padre possiede una casetta sulla spiaggia fra Tremestieri e Giampilieri Marina, se siete d’accordo vorremmo passare insieme il prossimo  week end, verremo a prendervi in auto a casa vostra.” ”Siamo d’accordo ma posteggiate un po’ lontano, le nostre madri…” Le ragazze giustificarono la loro assenza con una gita in pullman con i colleghi dell’università. Nei due trolley avevano riposto l’occorrente per la spiaggia e per la notte. All’arrivo Corinna: “Chiamala casetta, qui potrebbe alloggiare un plotone di soldati.” Corinna e Naomi occuparono una delle due camere da letto matrimoniali, sembrava tutto predisposto per…Per le vettovaglie Amos aveva provveduto a contattare il padrone di una vicina trattoria tale Gino Fabbri un po’ ignorante ma bravo cuoco. “Dottore posso esservi utile?” “Siamo in quattro nella mia casa a mare, dovresti prepararci le vettovaglie per una settimana.” “Dottore nun canuscio le vettovaglie…” “Da mangiare per pranzo  carboidrati  e per cena proteine .” “Mi scusazze dottore ma io non canuscio né i carboidrati né le proteine.” A mezzogiorno pasta condita come vuoi, pasta integrale, quella scura, la sera carne, pesce o formaggi, pane pure integrale.” “Capito ma picchì la pasta dei poveri, voi non lo site.” “Gino lascia perdere, qui ci sono trecento €uro, se non saranno bastati al ritorno avrai il resto.” Alla vista delle due ragazze Gino rimase fermo, basito sulla porta d’ingresso con le vettovaglie in mano. “Gino entra, Corinna e Naomi non mordono!” Dopo cena nessuna novità se non una passeggiata al chiar di luna, le ragazze a braccetto dei cavalieri che non fecero avances, come si dice: la prima volta... La mattina furono Corinna e Naomi ad alzarsi presto ed a preparare la colazione anche per i due maschietti, c’era di tutto dalla macchinetta per caffè con cialde, marmellate varie e Buondì Motta. I due uomini poltrivano ed allora Corinna e Naomi, indossato il costume ‘brasiliano’ piantarono un ombrellone vicino alla battigia ma, siccome facevano uscire gli occhi dalle orbite dei maschietti di passaggio, spostarono l’ombrellone più vicino a casa. “Benvenuti dormiglioni, è quasi l’ora del pranzo.” Padre e figlio sotto la doccia e entrata trionfale, tutti e due ‘allicchittiati’ con un bacio non tanto casto alle donzelle. “Vedo che vi siete svegliati bene, che ne dite di una passeggiata sulla spiaggia in attesa di Gino?” Proposta accettata, i maschietti circondarono con le braccia i fianchi delle due belle. Fecero appena in tempo a rientrare in casa che si presentò Gino con una casseruola di pasta al forno e con tante verdure crude e cotte e frutta oltre che del vino Rosso dell’Etna. Alla fine del pasto Amos: “Che ne dite di farci sapere qualcosa di voi, per esempio: siete fidanzate?”Prese alla sprovvista Corinna e Naomi non risposero ed allora Amos: ”Facciamo così: io scrivo le domande che voglio farvi sul block notes e una vi voi rispondete nello stesso modo.” “Siete fidanzate?”“Corinna scrisse:”Non lo siamo e non lo siamo mai state.” “Allora siete vergini?” “No, abbiamo usato un vibratore ma mai siamo state con ragazzi o uomini.” Soddisfatti i due maschietti abbracciarono le ‘fidanzate’ e si rifugiarono nelle relative stanze e, dopo un passaggio obbligato in bagno, tutti nudi sul letto matrimoniale. “Cara che ne dici di un bacino bacione al mio coso che già è in posizione?” Amos si era sbilanciato e Naomi obbedì provando una sensazione mai provata, quasi si strozzò e poi quando il ‘ciccio’ di Amos cominciò ad eiaculare resistette sino a bocca piena e poi rigettò il tutto su un asciugamano che prudentemente aveva portato con sé. “Scusa cara…” Nel frattempo la ‘cara’ era andata in bagno e si era lavato i denti col dentifricio. Al ritorno capì che era la volta del ‘fiorellino’ ad essere sotto tiro, Amos prima baciò a lungo il clitoride e poi, indossato un preservativo, fece un’entrata trionfale in una ‘gatta’ ben lubrificata. Un finale ovvio e poi, tolto il profilattico,  lavaggio del ‘coso’ ormai a riposo e ritorno sul letto. “Col tempo diventerò più brava, per ora abbracciamoci, non so se sia un bene o un male ma penso che mi stia innamorando di te, non vorrei provare una delusione.” “Non la proverai, senza falsa modestia posso affermare di aver incontrato molte donne ma, anche se a letto più brave di te mai avevo provato una sensazione...non so come definirla: distensione, benessere e felicità, insomma penso che sarai la donna della mia vita.” L’affermazione  rese felice Naomi che non si aspettava altro.” La simpaticona ebbe un’idea malignetta: “Che ne dici se andiamo a vedere come si comportano Alessio e Corinna?” Detto fatto aprirono uno spiraglio della porta  videro i due intenti nella più classica ‘scopata’ detta del missionario, risero talmente forte che i due ‘scopatori’ si risentirono: ‘Guardoni ite at patres!” Corinna li aveva mandati a quel paese anche se in modo delicato col suo latino. Tutti ovviamente soddisfatti, fecero i complimenti ad un Gino che portava a stento due casseruole di pesce in brodetto, tanta frutta e verdura e del vino bianco dell’Etna. Le precedenti ‘manovre’ avevano svegliato la fame degli ‘atleti.’ Tutte le mattine i due maschietti al lavoro, rientro il pomeriggio e, ‘cotidie’, un riposino rilassante. Il venerdì Amos: “A casa troverete una sorpresa.” “Le ragazze gli si buttarono addosso baciandolo.” “Non vi dico nulla altrimenti che sorpresa sarebbe, domani pomeriggio vi accompagneremo a casa vostra.” E così fu, alle sedici le due figlie incontrarono i rispettivi genitori un po’ in ansia. “Tutto bene?” Alla domanda di Lisindra rispose Clizia: “Basta guardarle!” Ci hanno consegnato per voi questi due pacchetti, non li abbiamo aperti anche se siamo tutti curiosi.” Le chiavi di due auto! Corinna e Naomi uscirono di corsa da casa e notarono due Mini Countryman verdi posteggiate al lato della strada. Le chiavi aprivano le auto, erano di loro proprietà, evviva! Adam esperto di macchine: “Se non mi sbaglio dovrebbero costare sulle trentamila Euro ognuna, chi sono questi munifici donatori?” Corinna e Naomi in corso: i nostri fidanzati!” Piuttosto confusi per gli ultimi avvenimenti i genitori quella sera non cenarono, le rampolle in giro per Messina  circolavano piano per farsi notare da eventuali amici che incontravano infatti: “Ragazze complimenti, il regalone da parte di chi, dei genitori?” “No dei nostri fidanzati, vi inviteremo alle nozze!” I nubendi maschi si presentarono in famiglia, uno, Amos,  non ebbe il gradimento di Clizia per motivi di età ma  fu costretta ad ingoiare il boccone per lei amaro, era una tradizionalista! Le nozze, in grande, nella cattedrale addobbata come un giardino, il prete, ben unto non di olio santo ma di tanti Euro, fece un discorso bellissimo elogiando i quattro ed augurando loro un futuro felice con tanti figli. Fu vero amore? Ai posteri l’ardua sentenza come nella poesia del cinque maggio del Manzoni.

     
  • 14 settembre alle ore 17:09
    GILDA LA NAVE SCUOLA

    Come comincia: Ludovico Famiglini ed Ermenegilda Zecca (nome e cognome impossibili) erano due coniugi residenti a Roma a Piazza Ragusa, era il 1941 in piena era fascista. Perché quella piazza fosse intestata ad un borgo siciliano, ben lontano dalla città eterna, era  un mistero cosa che non caleva ai due che avevano la fortuna di abitare in una palazzina singola che Alfredo il padre di Ludovico, Commissario di P.S., a quel tempo molto importante autorità, era riuscito a non far espropriare, come quelle dei vicini per costruire brutte e tristi case popolari di cinque piani. A piano terra una cantina, ben arieggiata, adibita a dispensa ed a garage per la Fiat Balilla a quattro marce, per allora un a rarità, intestata a Ludovico che riusciva a trovare la benzina, non si sa come, allora era un bene di difficile reperimento. Come Ludovico avesse potuto ottenere l’esonero dall’arruolamento nell’Esercito, al contrario di tutti i suoi colleghi di scuola (frequentava il terzo liceo classico) era un mistero per gli abitanti del quartiere che si guardavano bene dal manifestare i propri interrogativi, sui muri c’era la scritta ‘Il nemico ti ascolta’ ma non si sapeva di preciso chi fosse il nemico. Mistero  presto svelato: il commissario di Polizia Alfredo, suo padre, ufficialmente fervente fascista (ma dentro di sè niente affatto convinto anzi…) era ben ammanigliato con dei dottori dell’Ospedale Militare ‘Celio’ che, ad ogni visita medica, riscontravano a Ludovico malattie invalidanti tale da non permettergli di indossare le mostrine di soldato. La famiglia Famiglini (scusate l’assonanza) era benestante come si diceva allora, possedeva vari terreni e molte case da cui ricavavano bei soldoni di affitto inoltre il Commissario, prima dello scoppio della guerra, era stato lungimirante ed aveva acquistato lingotti d’oro e diamanti che aveva riposto a casa sua dentro una cassaforte nascosta dietro un armadio. Mentre i comuni cittadini acquistavano i beni indispensabili con la tessera, in casa Famiglini non mancavano mai cibi di prima necessità come pane, salumi, formaggi, olio  provenienti dalle loro campagne. Le signore contadine, anche per loro convenienza, sfornavano del buon pane e confezionavano pasta col grano integrale molto più salubre di quello bianco odierno. Un po’ per generosità ed un po’ per non essere denunziati ai Fascisti, Ludovico e Gilda (questo il nome con cui era conosciuta) foraggiavano gli abitanti della piazza più poveri e con molti figli con i loro beni personali di consumo e per questo erano molto ben voluti da tutti. I due coniugi non avevano figli da ‘dare alla Patria’, lei era stata operata per una  policisti ovarica, tutto sommato ne erano contenti pensando che i giovani non avrebbero avuto un buon avvenire. Gilda passava il suo tempo in casa perché, malgrado fosse laureata in lettere, Ludovico aveva preteso, per egoismo, una consorte casalinga mentre lui se la spassava bellamente con tante ‘donnine’ ma non quelle professioniste che disprezzava, preferiva cornificare tanti mariti: scelte erano le giovani contadine che avevano volentieri ‘contatti’ col figlio del padrone sempre generoso con loro che lasciava sul letto lire di carta che le giovani vedevano solo in quella occasione. Talvolta si era ‘fatto’ sia le madri giovani che le figlie giovanissime ed i mariti e padri? Non andavano tanto per il sottile, dentro le loro tasche di soldi ne giravano ben pochi…Ludovico pur conoscendo la storia di Andronico, re della Tessaglia che attaccava sulla porta dei mariti cornuti delle teste di cervo, si guardava ben dal farlo anzi talvolta portava dei pacchetti di sigarette per i più giovani e di sigari per gli anziani conquistandosi così la loro benevolenza. Gilda pur conoscendo il comportamento di suo marito se ne fece una ragione e passava il tempo dando lezioni gratis ai giovani  abitanti in piazza Ragusa. Un avvenimento importante cambiò la vita della signora: suo marito durante una partita di caccia si imbatté in un temporale con tanti lampi e tuoni,  essendo in pianura un fulmine fu attirato dalle canne del suo fucile ed il povero Ludovico finì carbonizzato. Ai funerali tutti gli abitanti della piazza, Gilda aveva dentro di sé sentimenti contrastanti: la morte di suo marito era un evento tragico ma anche la fine di una schiavitù. Finalmente era padrona della Balilla (per prima cosa prese la patente di guida) e si mise a scorrazzare per Roma facendo acquisti in negozi di lusso. I suoi armadi si riempirono di vestiti di ogni genere e  scarpe di ogni forma allora di patrimonio solo delle signore di alto livello, cambiò parrucchiere e si fece i capelli come allora di moda ‘all’Impero’. Naturalmente attirò l’attenzione dei maschi che conosceva e che in passato non si erano permessi di avvicinarla ma, causa la guerra non vi erano in giro dei giovani, i meno anziani avevano sessant’anni e Gilda non aveva nessuna voglia di far loro da badante. Accade qualcosa di imprevisto: un giorno a casa mentre dava lezione di latino ad un  ragazzo di nome Angelo di sedici anni, il ‘pischello’ le chiese di andare in bagno. Siccome il ragazzo tardava a ritornare andò a controllare cosa fosse successo e nell’aprire la porta del bagno…il ragazzo si stava masturbando. Angelo cercò di rimediare tirandosi su i pantaloni ma il coso non ne voleva di ‘ritirarsi’ e così venne fuori una comica che portò Gilda a ridere sonoramente. “Quando sarai riuscito a rivestirti torna nel salotto.” Il ragazzo rosso in faccia non accettò l’invito e stava per aprire la porta d’ingresso ma Gilda: “Aspetta, hai una faccia stralunata, siediti sul divano e, se ti va, raccontami qualcosa di te.” “Mia madre non vuole che io…mi dice che diventerò tubercoloso, i preti cieco ma io ho sempre voglia, non so che fare…” e si mise a piangere. A Gilda si appalesò l’istinto materno ed abbracciò Angelo ma quell’abbraccio fece un’effetto…ma un’effetto…insomma il  coso del ragazzo, peraltro piuttosto grosso per la sua età, uscì’ dai pantaloni corti. Gilda volle sdrammatizzare: “Non ti preoccupare, è la natura dell’uomo avere… vieni qui che ti faccio provare cosa voglia dire fare l’amore e, abbassandosi gli slip fece entrare con un po’ di resistenza il coso del ragazzo nella sua ‘gatta’ che, dato il lungo digiuno, si era ristretta. Angelo dopo aver eiaculato non si ritirò dalla ‘cuccia’, aveva provato una sensazione per lui nuova e meravigliosa ed il suo ‘ciccio’ seguitò ad essere duro a lungo portando Gilda ad un orgasmo. Passata la buriana sessuale, la signora si rese conto che quanto era successo poteva portarla a serie conseguenze penali e ad Angelo: “Caro promettimi di non dirlo a nessuno, dico nessuno nemmeno ai tuoi, quando vorrai sarò qui ma mi raccomando…” Gli avvenimenti seguenti furono per Gilda imprevisti e soprattutto imprevedibili, imprevedibili perché Angelo un giorno si presentò a casa sua insieme ad un compagno di classe tale Leonardo  Santoro. “Signora io e Leo siamo scarsi in latino e abbiamo bisogno di…una lezione!” I due si erano messi a ridere e contemporaneamente si erano abbassati i pantaloni mostrando due cosi ben messi in quanto a grandezza ed a erezione. Gilda si sentì gelare dentro, cercò di prendere tempo: “Non vi rendete conto della situazione, questa è una violenza nei miei confronti, a parte che potrei essere vostra madre ma…” “Non lo è stata con Angelo, la prego, staremo zitti, lo sappiamo solo noi due ma ci faccia…” e si avvicinarono a Gilda che nel frattempo si era seduta sul divano e si trovò all’altezza del viso e poi i  bocca un pisellone arrapato e… relativa conseguenza. Angelo fece posto a Leo il quale più furbamente fece capire alla signora che preferiva…e fu accontentato: entrò in vagina eiaculò subito, ci rimase sin quando Gilda ebbe un orgasmo. Con la faccia istupidita Gilda dalla finestra vide i due ragazzi entrare nel caseggiato popolare di fronte a casa sua e, in un momento di lucidità pensò che l’unica cosa per evitare guai e per non fare da nave scuola a tutti i giovani del quartiere era quella di cambiare città a meno che i due ragazzi evitassero di  spargere la notizia in giro, in fondo  l’orgasmo le era piaciuto,  un guaio! Un giorno in strada Gilda fu fermata da una signora di circa la sua età che: “Sono Barbara Santoro la madre di Angelo, la ammiro, la vedo passare dinanzi casa mia sempre elegante e sorridente e poi mi risulta che sia generosa con i poveri del quartiere, ha la mia ammirazione, posso offrile un caffè a casa mia?” “Ora ho da fare, può venire da me al mio ritorno.”  Salì in macchina, come interpretare il comportamento di quella tale circa della sua età? Sembrava una signora per bene ma perché si era presentata come mamma di Angelo, forse sapeva e voleva ricattarla, non ci mancava altro. Al ritorno trovò la Barbara dinanzi casa sua: “Da lontano ho riconosciuto la sua Balilla e son qua.” “Ormai è l’ora di pranzo, mi faccia compagnia a meno che non aspetti suo figlio.” “Mio figlio  va a scuola in un collegio di preti, la retta è pagata dallo Stato perché mio marito è morto in Russia, a me danno anche una pensione in quanto vedova di guerra ma sono sola, ho provato a fare amicizia con altre signore ma sono rimasta delusa, ha conosciuto gente volgare e sciocca, lei è tutt’altra cosa.” “Grazie del complimento, diamoci del tu ed ora a tavola. “Dimmi la verità tuo figlio…” “Si ma è un ragazzo serio ed ha un solo amico che mi sembra tu abbia…” “Non sono riuscita a capire quello che mi è successo psicologicamente, poi ho avuto paura delle conseguenze ed ho pensato addirittura di cambiare città, con mio marito praticamente non avevo rapporti, lui se la faceva perlopiù  con  giovani contadine, mi vergogno di dirlo ma la sua morte è stato per me un sollievo, è cambiata la mia vita ma pare che ora…” “Posso dirti che ti sarò vicino, non aver paura,  anch’io ho avuto un marito che mi trattava come una donna di strada, nessun piacere da parte mia nei nostri rari rapporti e questo mi ha portato a…” Barbara prese a baciare Gilda in bocca, un bacio prolungato, appassionato. “Scusa ma è stato più forte di me, se ti ha dato fastidio non mi vedrai più ma qualora…” Quel qualora voleva dire una sola cosa, vorrei avere con te una relazione omosessuale. Gilda  a braccia conserte guardava Barbara che sembrava trepidante in attesa di una risposta che ovviamente sperava positiva. Gilda  prese la situazione con humor: “Vuol dire che sarà una questione di famiglia, dovrei scrivere un romanzo: ‘Due ragazzi, una mamma ed una nave scuola!’” Barbara abbracciò Gilda che con le lacrime agli occhi pensava ad un suo futuro con una grande amica fidata, per aiutare i ragazzi avrebbe potuto fare sesso con ambedue, una situazione fuori del comune ma  sicuramente piacevole. Un pomeriggio di un sabato Barbara, Angelo e Leonardo si presentarono in casa di Gilda, All’inizio dell’imbarazzo soprattutto da parte delle signore che ben presto…”Angelo sai che tua madre scopa proprio bene!” “Stronzo non trattare mia madre da mignotta, pensa a madame Gilda che mi pare stia…
     

     
  • 12 settembre alle ore 9:06
    ALBERTO IL POLIGLOTTA

    Come comincia: Frequentava il terzo liceo classico Alberto M. diciottenne residente a Roma in via Cavour, frequentava il terzo liceo classico dell’Istituto Pilo Albertelli molto rinomato. Il giovane era famoso per le sue burle che metteva in atto nei confronti un po’ di tutti, aveva ereditato tale ‘qualità’ da suo padre Armando maggiore delle Fiamme Gialle. Una mattina che il buon Albertone si sentiva particolarmente in  forma ne combinò una delle sue. In un foglio di quaderno scrisse in latino: ‘ Terque quaterque palleggiatoque augello usque ad sanguinem, pilo admisso, omnia mala fugata sunt.’ Che poi tradusse in greco: ‘Treis kai tretrakeis, catalabonton sfairon kai tu ornizu, panta kaka feugusi’.  In italiano è uno scongiuro contro la mala sorte. Durante l’intervallo tra una lezione di matematica e quella di lettere, mentre la subentrante professoressa Piera F. parlava con Emiliano V. professore di matematica o meglio era il cotale insegnante che cercava di ‘attacar bottone’ con la dama nel corridoio, fra l’altro con poco successo, Alberto mise lo scritto dentro il cassetto della scrivania della cattedra e ritornò al suo posto sfoggiando la solita faccia angelica di chi in dialetto siculo si dice:’ ’cu non ci cuppa’. La professoressa Piera nell’aprire il cassetto notò e prese a leggere il ‘biglietto’ con una certa sorpresa e si domandò chi potesse essere quel simpaticone…”Mi rivolgo a chi ha vergato (talvolta la professoressa usava un linguaggio aulico) questo biglietto, sicuramente quel cotale non avrà il coraggio di farsi riconoscere, in questo caso tutta la classe subirà una punizione. Alberto “Non voglio che i miei compagni siano puniti in mia vece, sono stato io che ho ‘vergato’ lo scritto.” “Intanto un bravo per la tua sincerità e poi ti invito a venire vicino alla cattedra per essere interrogato e così mi renderò conto della tua preparazione. Parlami di Senofonte (la professoressa era in mala fede in  quanto quel personaggio non era stato motivo di spiegazione in una precedente lezione.) Inaspettatamente Alberto: “Senofonte, in greco Xenòphon,  storico greco di famiglia aristocratica, fu soprannominato ‘Suda’ (L’ape antica) per la chiarezza delle sue opere tutte giunte sino a noi. Scrisse l’operetta Agesilao per esaltare le virtù di quel suo amico e protettore. Scrisse anche le ‘Anabasi’ in cui ritroviamo  l’episodio dei diecimila soldati che, in vista del mare, abbracciandosi in lacrime esultarono dicendo ‘Thalatta, Thalatta’ detto rimasto famoso. Scrisse anche…” Alberto era un alunno fuori dell’ordinario, aveva studiato tutto il programma di quell’anno, questo giustificava la sua preparazione. “Basta così, per stavolta la considero  una ragazzata.” Alberto pensò bene si informarsi sulle vicende private della professoressa Piera, quale miglior fonte se non la segretaria della scuola. Sara R. bravissima nel suo lavoro ma come donna era un disastro: piuttosto alta, magrissima, un occhio storto come pure il naso per una testata ricevuta da giovane. La cotale era innamorata di Alberto il quale, interrogato ‘ciccio’ per fare un’opera buona nei confronti della cotale ebbe (giustamente)una risposta negativa, era troppo brutta!“Cara Sara mi occorrono delle informazioni sulla professoressa F., che puoi dirmi?” “Perché ti interessa tanto vuoi…” “Niente di quello che tu pensi, solo che mi ha preso di punta e non fa altro che interrogarmi, mó me só scocciato.” “Madame Piera ha trent’anni, è romana, dopo il divorzio del primo marito si è risposata con un inglese tale John W., non ha figli e, se ti interessa, abita in via Marsala 22.” “No questo non mi interessa, volevo solo un’immagine generale, grazie Sara, sei un tesoro.” Bugiardone, la notizia della residenza della professoressa era quella che più  interessava Alberto il quale un pomeriggio citofonò al numero 22 della via Cavour; rispose in inglese il capo famiglia: “Hello, who palys at the intercom?” “Sono Alberto M. un alunno di sua moglie.” “Open? Wue area one the Fifth floor.” Alla consorte, “C’è un tuo alunno.” Piera rimase sorpresa ma poi capì chi potesse essere quella faccia tosta di venire a rompere i.c… a casa sua. “Bravo, non so come hai fatto a trovare la mia abitazione, siediti così potrò conoscerti meglio di quanto possibile a scuola.” “La mia è una dote ereditata da mio padre maggiore della Finanza. Non vorrei essere indiscreto ma come fa a colloquiare con suo marito, in inglese?” “John capisce l’italiano ma non lo parla bene.” “Altre informazioni?” “Avrei tante domande ma non vorrei essere invadente, per alcune potrei arrossire.” Grande risata da parte di Piera che attirò l’attenzione di John il quale si presentò nel salotto: “Why are you laughing, is the boy witty?” “Mio marito vuol sapere se sei spiritoso, caro lo è anche troppo!” Rimasti soli Alberto e Piera si guardarono in viso sin quando: “Non mi capita spesso di prendere decisioni sbagliate, ho poche amiche per una cattiva esperienza con una che consideravo tale e che invece ha sparso nei confronti di mio marito dei pettegolezzi infamanti, mio marito non è gay anche se talvolta qualche suo atteggiamento lo può far credere, è dell’Irlanda del nord, di Londonderry, lui insegna inglese per beneficienza a ragazze in un collegio di monache, se lo può permettere, è agiato di famiglia perché suo padre è un bravo agente di borsa e in tanti anni si è arricchito. Ho sposato John dopo un matrimonio burrascoso col mio primo marito, ho cercato di non mollarlo sin quando sono venuta a conoscenza che si drogava, fra l’altro voleva dei figli che io non posso avere; John mi dà serenità anche se sessualmente non è gran che ma come si dice:’niente sesso siamo inglesi’. Ti ho fornito delle informazioni intime, non so di preciso perché l’ho fatto o meglio lo so e questo mi preoccupa.” “Se lo desidera me ne vado, non volevo metterla in crisi.” ”Niente crisi anzi ti invito a cena, devi avvisare i tuoi familiari?” “Mio padre, vedovo, è maggiore della Guardia di Finanza, lavora al Comando Generale e mangia alla loro mensa, ci  incontriamo poco. Io mi arrangio con l’aiuto della portiera che fa anche le pulizie di casa, abito in via Merulana.” Piera si esibì in una culinaria tipicamente romana: spaghetti alla carbonara, abbacchio al forno, carciofi alla giudìa supplì al telefono, verdure varie, vino rosso dei Castelli ed un favoloso caffè fatto con una macchinetta e la miscela Illy. John: “Come fatti supplì al telefòno” “John ti son piaciuti? non porti tante domande.” Ti pareva che Alberto non si intromettesse?  “Professoressa suo marito si è abituato al nostro caffè, i britannici ingurgitano dei beveroni spaventosi.” “Gli stranieri venendo in Italia pian piano apprezzano i nostri cibi, una volta a Londonderry i genitori di John in mio onore cucinarono degli spaghetti con l’aggiunta nel sugo della marmellata, marmalade in inglese,  dovetti mangiarli per non offenderli! John ricordando l’episodio sbottò in una risata, Alberto pensò: “Ridi ridi braciolettone ti sto preparando un piattino! Piera anche se con confusione in testa ma stanca del ‘niente sesso siamo inglesi’ si fece coraggio e quando John andò in balcone a fumare la pipa: “Vorrei vedere casa tua, com’è arredata, dove sporgono i balconi, hai i balconi?” Piera si era impappinata, Alberto prese al balzo la situazione: “Anche se la mia abitazione non è molto lontana prendiamo un tassì oppure usiamo la sua macchina, sotto casa mia c’è un garage. Una Mini verde targata inglese era posteggiata dinanzi l’abitazione, in pochi minuti entrarono nel garage, si avvicinò il garagista e: ”Signora può dirmi quanto resta? Poi vedendo scendere dalla macchina  Alberto:”Li mortacci… stavolta te sei buttato sull’estero, complimenti!”  Un’occhiataccia di Alberto fece sparire dalla circolazione lo sprovveduto garagista. “Hai una bella casa, chi l’ha arredata?” “Mia madre era un’arredatrice, è morta di cancro quando io avevo dieci anni, mio padre l’ha ereditata da suo padre.” “Ha due camere da letto con letti matrimoniali, sei sposato, fidanzato?” “No mi piace stare comodo, con un letto singolo una volta, nel girarmi, son caduto a terra!” “Dilla tutta è qui che porti le conquiste?” “Permettimi di darti del tu, in fondo non c’è molta differenza di età fra noi due…” “Sei giunto alla scalata finale, ebbene ti posso dire che sei in vetta, contento?” Il ‘ciccio’ di Alberto sempre attento quando c’erano in giro femminucce, alzò la cresta e fece un bozzo sui pantaloni. “Non sono per i complimenti ma devo dirti che tu alla bellezza di una statua greca aggiungi lo stile di una signora di classe, sei una persona da avere vicino per tutta la vita.” “È una proposta di matrimonio?” “Non celiare, sono stato sincero, tu che ne pensi dell’idea di visitare il mio bagno non per la vasca Jacuzzi, che potremo inaugurare un’altra volta ma per un volgare bidet, io ho già provveduto.” All’uscita del bagno senza veli, l’immagine di Piera fece un effetto dirompente sul cervello di Alberto, si precipitò a baciarla, un bacio lungo, profondo, appassionato deliziosamente dolce. Sul letto una battaglia navale, evidentemente Piera era da tempo a stecchetto e poi sicuramente il partner era di suo gradimento. “E mó come ci mettiamo?” “Cara Piera, non mi par vero quello che accaduto, posso ben dire di non aver mai provato sensazioni più profonde forse perché all’atto sessuale si è accompagnato…non ti porre troppi problemi, oggi son di moda i toy boy, ne hanno diritto tutte le donne non solo le attrici!” Un pianto, Piera non si sapeva spiegare la motivazione se di gioia o di paura per il futuro. Dopo essersi ricomposta Piera ed Alberto andarono a ritirare la Mini in garage, stavolta il proprietario non fece commenti anzi fu carino nel non far pagare la signora, aveva capito la lezione. Ritornati  a casa di Piera si misero d’accordo nell’andar a trovare John al collegio di monache dove insegnava. Era l’ora di uscita delle scolaresche e Piera posteggiò la Mini all’ingresso aspettando, l’auto del marito che passò loro dinanzi sgommando, era proprio la Rover targata Inghilterra ma alla guida c’era una donna con vicino John. “Presto seguiamoli.” Piera dimostrò di essere un buon manico e raggiunta da lontano la Rover restò ad un centinaio di metri per vedere dove venisse posteggiata. Quando i due scesero dall’auto e si inoltrarono in un portone Piera  li seguì lasciando in macchina Alberto ma come rintracciare l’appartamento in cui si erano rifugiati? Piera dimostrò una furbizia tipica delle donne; i piani erano quattro e lei cominciò dal primo: “I’m  sister of John, Id like to talk to him.” Fu fortunata, a citofono aperto sentì una voce maschile: “John c’è tua sorella.” Inutile e non compresa era stata una frase di John: “My sister is in Ireland not here!”  Nel frattempo era stata aperta la porta d’ingresso dell’appartamento dove un signore di una certa età: “Entri signora John è di là.” John era là ma avrebbe preferito esser molto lontano da quel posto. Bianco in viso, alla vista di Piera  stava per svenire, si sedette sul divano con le mani sulla faccia. Vicino a lui una bionda occhi azzurri niente male. Piera ormai sicura di aver fatto bingo rincarò la dose: “Se preferivi una nordica perché hai sposato me, una mediterranea? Ci rivedremo a casa, scusate il disturbo!” La mediterranea fermò l’auto dopo un chilometro, presa da un’allegria pazzesca baciò in bocca Alberto.”Vacci piano mi hai tolto il fiato.” “Non capisci che l’abbiamo in pugno, oltre alla bionda c’erano pure dei testimoni, domani contatterò il mio avvocato.” L’avvocato di Piera era un furbacchione ben ammanigliato in Procura (in passato era stato in intimità con la signora) ed ottenne il massimo possibile: l’abitazione dove abitavano i due coniugi passava di proprietà della moglie con un appannaggio alla stessa  di tremila €uro al mese e poi uscita immediata di casa del marito.  Per sua fortuna dell’inglese suo padre, con amicizie in alto loco riuscì a fargli trovare un posto di impiegato presso l’ambasciata britannica. Piera e Alberto cercarono di non  farsi vedere insieme fino alla proclamazione della sentenza; John andò a vivere con la nuova fiamma a nome Aurora, anche Piera dovette ammettere che la ragazza rispecchiava le doti del suo nome: bella e luminosa,  le aveva fatto un enorme favore nel mettersi con John. Alberto e Piera andarono a vivere insieme, il giovane iscritto alla facoltà di medicina e per la specializzazione  scelse ginecologia. Non aveva perso il vizio di correr dietro alle gonnelle femminili, situazione accettata da Piera che, a parte la differenza di età sapeva che il bamboccione ritornava sempre da lei ogni volta pentito… ma quale pentito!
     

     
  • 10 settembre alle ore 9:00
    TALVOLTA L'AMORE TRIONFA

    Come comincia: Che direste voi se vostra figlia venticinquenne vi annunziasse il suo desiderio di prendere il velo di monaca? Questo era accaduto ad Achille Rogolino proprietario terriero abitante ad Albano Laziale in provincia di Roma, lui fervente ateo e, come si diceva una volta, ‘mangiapreti’? Potete immaginarlo: ”Non capisci che faresti una vita da disgraziata, chiusa fra quattro mura per tutta la vita, non una famiglia, niente figli né amici con cui andare a ballare, sottoposta a leggi religiose aberranti, preferirei vederti morta, tutta colpa di quella baciapile di tua madre , maledizione a lei!” Effettivamente Alessia Vinci la moglie di Achille era molto attaccata alla religione e rea, secondo il marito, di aver fatto  frequentare troppo alla figlia Ambra la vicina chiesa di S.Paolo . La ragazza era cresciuta e diventata amica di Arianna Mugianesi, sua pari età, figlia del contadino conduttore di uno dei fondi di proprietà del signor Rogolino. Anche Arianna aveva esposto in famiglia il suo desiderio di prendere i voti. A casa Mugianesi la richiesta era stata recepita senza drammi per un semplice motivo:  la vita da contadina sarebbe stata molto più dura per la ragazza che però aveva il fratello Elio che poteva dare una mano ai genitori nella coltivazione della terra. Le due giovani seguirono l’iter previsto con la consegna dell’anello quali spose di Cristo e quindi ammesse al noviziato. Rabbia maggiore di Achille Rogolino era che la figlia Ambra si era laureata in lettere con ottimi voti, il ‘padrone’ aveva, a sue spese fatto studiare anche  Arianna poi laureatasi in scienze matematiche: “Due disgraziate rimuginava sempre un Achille ogni giorno più irato perché non era possibile, come sua abitudine riuscire a risolvere il problema. Ovviamente non si presentò alla cerimonia della vestizione delle due novizie, che andassero a fare in c…o loro due e sua moglie! Achille spesso la sera non ritornava a casa, frequentava un club di dubbia fama in cui le cameriere non erano molto vestite ma disponibili. Conobbe una certa Grace Dubois che, oltre al nome aveva una grazia innata. Bruna, altezza media occhi castani molto espressivi e fisico da modella; era molto differente dalle sue colleghe di lavoro, infatti non ‘andava ‘in camera’ con i clienti. Achille da subito affascinato dalla ragazza le fece una corte serrata ma con scarsi risultati anche offrendole oltre al denaro anche gioielli, Grace non era disponibile alle avventure amorose. Ormai innamorato Achille propose a Grace di andare a vivere insieme con la promessa di una separazione prossima dalla consorte. Grace dopo lunga riflessione accettò, capì che Achille che aveva vent’anni più di lei sarebbe stato affidabile come uomo e, non ultima, aveva la ‘qualità’ di essere danaroso. Achille affittò un appartamento a Roma in via Marsala, amava stare al centro ed un pomeriggio, rientrando ad Albano Laziale alla consorte: “Cara ho il piacere di dirti che mi sono trasferito a Roma, finanziariamente per te non cambierà nulla, in compenso io non avrò il dispiacere di avere fra le balle una baciapile che ha rovinato la vita di nostra figlia. Se diventerò di nuovo padre te lo comunicherò, ho incontrato una ragazza deliziosa e non religiosa, ti auguro tanta fortuna.” “Andrai all’inferno con tutte le scarpe!” “All’inferno ci si diverte di più perché ci sono i peccatori, in Paradiso no tutte anime pure come te, adieu.” Arianna ed Ambra seguirono la via della loro vestizione di ‘contemplative’ con cerimonia nella Chiesa di S.Paolo Apostolo alla presenza del Vescovo e di gran parte delle popolazione, un avvenimento eccezionale per i villici, la maggior parte molto religiosa. Le due giovani all’inizio ebbero qualche problema per abituarsi ad una vita dura fatta di sacrifici come quello di dar corso alla regola di Abelardo che prescrive di alzarsi per recitare il mattutino non appena appare la luce del giorno. La loro storia pregressa era stata un po’ particolare: superatigli esami di terza media erano state iscritte ad un liceo classico parificato del convitto S.Anna di Roma. Papà Achille provvedeva a pagare la retta piuttosto salata delle due le ragazze la qualcosa le metteva su un piano superiore rispetto ad altre allieve figlie di persone non abbienti la cui retta veniva erogata da benefattori o dal Comune. Mentre le altre alunne dormivano in cameroni grandi, Ambra ed Arianna avevano a disposizione una camera singola con bagno. Uscivano dal convitto solo allorché un parente veniva a trovarle. Quella solitudine a due le portava a star sempre più vicine soprattutto la notte quando dormivano in un  sol letto. Con l’andar del tempo presero prima a baciarsi per gioco e poi a toccarsi nelle parti intime con la scoperta della sessualità e dell’orgasmo. Ambra, la più intraprendente prese uno spazzolino da denti elettrico, lo rivestì con della tela  e divenne un vibratore artigianale ma efficace: avevano scoperto i piaceri omosessuali. Una volta indossato il velo di monache trovarono il modo di seguitare nei loro giochi omo ma ebbero dei problemi quando si presentò loro don Quintino confessore del convento. Riferire o meno quel loro ‘vizietto’? In caso negativo la loro confessione sarebbe stata nulla e, come scritto nei sacri libri il loro peccato era mortale perché contro il comandamento che prescrive di non commettere atti impuri. Per loro fortuna don Quintino era un giovane prete piuttosto anticonformista e nel constatare che le ragazze erano piuttosto reticenti durante la confessione disse loro: “Apritevi con me, ogni peccato può essere cancellato col pentimento e con la preghiera.” Anche se abituato a sentir tanti peccati, quello era il primo caso di omosessualità e prese tempo prima di concedere l’assoluzione. In crisi con se stesso Don Quintino passò parte della notte in chiesa per chiedere a Dio come comportarsi, verso l’alba andò a dormire, aveva preso una decisione, andare dal Padre Superiore ad esporre il caso ed a chiedere consiglio. Fu ricevuto con tante affettuosità, il padre Superiore era un espansivo di natura ed un ottimista ma quando venne a conoscenza del fatto rimase in silenzio sin quando: “Caro Don Quintino, la risposta dovrebbe essere una sola ma io ho molto meditato in passato sulla nostra religione, senza essere blasfemo penso che ci sia qualcosa da cambiare; nel caso che mi hai esposto ritengo che non si possa mutare la natura umana , non risulta a verità che con delle cure è possibile combattere e vincere l’omosessualità e quindi io e tu ci prendiamo la responsabilità di dare l’assoluzione alle due monache ma che la storia resti fra di noi, i vecchi parrucconi condannerebbero la nostra decisione!” Dopo un anno, un pomeriggio una novità: “Ambra c’è tuo padre in parlatorio.” Le due ragazze si precipitarono ma rimasero perplesse quando videro il buon Achille in compagnia di una donna che sorreggeva una bambina.” “Care ragazze vi presento la mia compagna francese Grace e nostra figlia Elisabetta.” Dopo il primo attimo di perplessità Ambra abbracciò suo padre e Grace e poi: “Mi fai tenere in braccio la bambina, è una bambola per sua fortuna assomiglia alla madre in caso contrario…” “Figlia sciagurata non parlare male di tuo padre..ti voglio tanto bene, potrai immaginare i motivi per cui son andato via di casa.” Intervenne Arianna: signor Rogolino io le debbo tutto” e si mise a piangere. Che brutto effetto faccio alle ragazze, vieni qua, dammi un bacio casto perché Grace è gelosa.” “Non è vero, amo Achille ma non penso che mi tradirà, lo spompo quasi tutti i giorni!” Grande risata da parte di tutti. “Ritornerò non appena possibile, ho impiantato una fabbrica di elettrodomestici che mi assorbe molto tempo, un bacione a tutte e due, qui c’è il mio numero di cellulare.” Don Quintino diede l’assoluzione dei loro peccati alle due monache e prese a frequentarle piuttosto spesso parlando di letteratura e dei loro scrittori preferiti. Stando molto vicini il sacerdote cominciò ad apprezzare l’effluvio sensuale delle due monache, in particolare quello di Ambra ed ‘un giorno dopo l’altro’ in un momento di assenza di Arianna baciò in bocca Ambra, ‘la sventurata rispose’ così pensarono i due ricordando l’episodio della monaca di Monza. Arianna fu messa al corrente dell’episodio e: “Mò che pensi di fare?” “Contatterò mio padre, lui è stato sempre contrario che prendessi i voti, capirà e mi darà una mano per uscire di qui, ormai io e don Quintino (il suo nome è Tommaso) abbiamo deciso di ‘spogliarci’ e andare a vivere
    insieme, lui è laureato in lettere e cercheremo per lui un lavoro con l’aiuto di mio padre, lascerò fuori mia madre per ovvi motivi, non solo non capirebbe ma mi condannerebbe al fuoco eterno!” Evidentemente il legame fisico ed anche sentimentale fra Ambra ed Arianna era ancora molto forte perché Ambra propose alla sua amica  di ritornare ad essere ‘intime’, Arianna ne fu felice, era sola e non intendeva maritarsi. Tommaso ne fu messo al corrente e, dopo un momento di perplessità accettò, non aveva previsto questa soluzione ma, una volta messala in atto ne fu talmente  soddisfatto da cercare di avere rapporti fisici con le due ‘mogli’ quasi giornalmente alla faccia del sesto comandamento!
     

     
  • 06 settembre alle ore 8:09
    CACCIA ALL'INNAMORATO

    Come comincia: Nino V. aprendo le mail del computer trovò uno scritto   non identificabile perché mancante dei dati essenziali e per di più scritto in inglese lingua che lui, impiegato alle poste non conosceva. Chi meglio di sua moglie Fatima R., insegnante di lingue poteva dargli una mano? “Amore mio traduci stó scritto, non sarà qualche tuo innamorato?” “Non può essere perché con quel tale ci sentiamo solo per telefono.” Così eliò Fatima ma quando finì a mente di tradurre rimase basita, chi poteva essere che avesse scritto quel brano amoroso che prima rilesse forte in inglese per essere sicura di poterlo tradurre correttamente, il testo: ‘My Darling, i decided: enough with the vision of your smile that penetrates my brain and gives thee stura to my fantasies; enough to savor your effluvium that radiates in my interior and esplode in a sea of excitingsensations; it is enough with your breath as hot as the sand of the desert and that envelops me in a whirlwind of pleasant sensations; it is enough with your very seet vision that slowly moves away untilit disappears; it is enough with the fantasy of your breast covered by a transposing veil, which rises and falls rhythmically; enough with the diaphanous hands that caress my face; enough with yourthighs that hold my face inondate with sweet, fragrant and warm foam; enough with your eyes half open that penetrate my heart and give me a daily suffering. In the morning I see you leave the house. I walk among the people and I see you by my side smiling but you’re just an elusive ghost!’ “Che ne diresti di far capire qualcosa anche a me?” “Traduzione: ho deciso: basta con la visione del tuo sorriso che penetra nel mio cervello e dà la stura alle mie fantasie, basta assaporare il tuo effluvio che si irradia al mio interno ed esplode in una marea di sensazioni eccitanti, basta col tuo alito caldo come la sabbia del deserto e che mi avvolge in un turbine di sensazioni piacevoli, basta con la tua visione dolcissima che si allontana pian piano sino a dileguarsi; basta con la fantasia del tuo seno coperto di un trasparente velo che si alza e si abbassa ritmicamente, basta con le tue mani diafane che mi accarezzano il viso, basta con le tue cosce che trattengono il mio viso inondato di dolce, profumata e calda spuma, basta con i tuoi occhi socchiusi che mi penetrano nel cuore e mi danno una sofferenza quotidiana. La mattina di vedo uscire di casa, cammino fra la gente e ti immagino al mio fianco sorridente ma sei solo un fantasma inafferrabile!” “Un applauso al poeta. Sarà facile beccare questo signore, ho amici presso la Polizia Postale, domani saprò chi è.” “Non saprai un bel niente, il tale è un furbacchione che è riuscito a scrivere la mail senza mittente e senza dati di riferimento. Nino non replicò, a letto, sino a notte inoltrata cercò una soluzione al problema, trovata: avrebbe interessato tutti gli inquilini perché la mail sicuramente proveniva dal suo palazzo. Nino il lunedì telefonò al direttore dell’agenzia di poste dove era impiegato, chiese ed ottenne sei giorni di licenza e si mise subito all’opera. Il suo era un isolato di quattro piani più il seminterrato situato nella circonvallazione di Messina; cominciò da lì, una palestra grande quanto due appartamenti. La titolare Tecla N. era una signora o meglio signorina non molto alta ma molto muscolosa causa l’allenamento continuo, i capelli corti a spazzola davano più un’idea di mascolinità che di femminilità, anche la voce…”Signor?” “Sono Nino V. abito al quarto piano vorrei farle una domanda, lei possiede un computer?” “Non ce l’ho né mi interessa compralo,  lei è un venditore di computer?” “No signora è che hanno fatto uno scherzo a mia moglie e sto investigando chi può essere stato.” “Conosco sua moglie, bella donna ma non sono stata io, le avrei parlato, volentieri di persona ma la sua consorte va direttamente in macchina e non  si ferma da me, qualora avesse bisogno…” “Grazie madame, riferirò.” Nino comprese troppo tardi delle inclinazioni sessuali  di Tecla! Suonò il campanello dell’appartamento del primo piano a destra. Aprì una signora anziana che dimostrò subito di essere un’allegrona: “Si accomodi anche se non ci conosciamo, mi pare che lei e sua moglie siete venuti da poco ad abitare qui, io sono Eva S. andiamo in salotto, questo è mio marito.” “Sono Attilio R. non sto molto bene in salute, io e mia moglie siamo emigrati per trent’anni in Australia, io per guadagnare di più lavoravo in miniera e questo mi ha portato ad avere, fra l’altro, un enfisema polmonare, siamo ritornati nella nostra bella  Sicilia, voglio morire qui.” “Mio marito ha dieci anni più di me, è un pessimista, io non penso alla morte anzi ho sempre voglia di divertirmi, se potessi...” Eva non finì la frase ma non ci voleva molto a capire il suo pensiero. “Le offro un caffè ed anche dei pasticcini, io sono molto brava in culinaria!” Nino assumeva un solo caffè al giorno e per di più decaffeinato ma dinanzi a quel torrente di donna fu costretto a bere il caffè non decaffeinato ed anche qualche dolcetto in verità buono. Era evidente che i due coniugi non potevano possedere un computer in ogni caso non era certo Attilio a poter aver scritto quella dichiarazione d’amore. Nino si disse che per quel giorno ne aveva avuto abbastanza, a letto prese sonno più in ritardo del solito, la caffeina…La mattina dopo alle dieci suonò il campanello dell’inquilino del primo piano a sinistra. Dopo un po’ un ‘gorilla’ aprì la porta con aria assonnata. “Guardi io non compro nulla, fra l’altro stavo dormendo.” “Le mie scuse.” Si presentò e ripeté la storiellina della mail trovata nel suo computer. “Io sono Golia T. marò delle navi di traghetto private, non conosco né posseggo un computer, non posso esserle utile.” “Di nuovo le mie scuse.” A Nino rimase impresso il nome Golia che si addiceva perfettamente al personaggio. Non si scoraggiò e riprese le sue indagini suonando all’appartamento del secondo piano a sinistra. “Chi è che bussa a stò convento?” La frase era stata pronunziata da chi aveva aperto la porta, un giovane circa trentenne vestito con pantaloni sino alla caviglia neri e con un giubbotto rosa. “Venga signore anche se non ci conosciamo, penso di averla vista qualche volta, io sono Fosco L. complimenti per il suo fisico.“ Pure un omo gli doveva capitare. Volevo sapere se lei possiede un computer…” Si pentì subito della sua domanda, non era certo quell’individuo a poter aver scritto quella mail. “Si ne posseggo uno aggiornatissimo, ricevo molte proposte ma io non sono facile a fare amicizia ma se trovo… sono maestro di ballo, ho la scuola in via Cannizzaro, qualora lei volesse fruire dei miei insegnamenti…” “La ringrazio ma sono un vero orso, grazie comunque.” Appartamento di fronte, sulla porta una targhetta Ennio V. – Adelaide F., a  Nino sembrò strano che ci fossero pure i nomi oltre i cognomi, era inusuale. Aprì la porta una signora circa trentenne vestita, si fa per dire di un baby doll rosa che lasciava ben in vista gambe lunghissime e seno prorompente oltre ad un bel viso, insomma un gran pezzo di…”Cara chi è?” “Penso un signore che abita nel nostro stesso palazzo, si accomodi io sono Adelaide  e quello che sta per arrivare è mio marito Ennio, si accomodi, non si preoccupi di mio marito, siamo una coppia aperta, sono a sua disposizione, certo costo un bel po’ ma ne valgo la pena da quello che mi dicono.” Cazzo pure una mignotta con relativo magnaccia, che razza di scala! “Signora volevo sapere se possedete un computer?” “Ma le pare che io ne possa fare a meno, i miei clienti non usano il telefono, con tutte queste intercettazioni… ma lei ha un interesse particolare per chiedermelo?” Nino ripeté la storiella della mail il che portò i due coniugi a risate omeriche. “Le pare che mio marito…in ogni caso sono a sua disposizione qualora avesse bisogno di…” “Un sentito ringraziamento, lei una donna deliziosa!” Nino non aggiunse ed anche una gran puttana, lo pensò solamente e si domandò se nella sua scala ci fossero delle persone normali, ammesso che oggi esista la normalità. Riposo di mezza giornata dalle indagini ed a sua moglie che gli domandava notizie: “Finora niente ma sono solo al secondo piano.” Nuova giornata, nuova indagine, nel suonare il campanello della porta di un appartamento di destra del terzo piano Nino si domandò che ‘fauna’umana potesse incontrare e fu subito accontentato nelle previsioni negative, da dietro la porta una voce femminile con alto tono: “ ’Mbecille la voi aprì stà cazzo di porta?”  Voce di un uomo: “Ti fa schifo andarci tu?”  Finalmente ‘stà cazzo di porta’ fu aperta dalla  signora spettinata con indosso una vestaglia  ‘sdrucinata’: “Ci conosciamo? Prima di farla entrare voglio sapere cosa desidera.”  “Sono Nino V. dell’ultimo piano. Forse è meglio che torni un’altra volta.” “Oggi o domani a casa nostra c’è sempre buriana con quello stronzo di mio marito, entri pure, io sono Caterina F. quello di là è Carlo N.” Nino per l’ennesima volta ripeté la storia della mail, come conseguenza: “Le pare possibile che un coglione faccia delle proposte oscene ad una signora, a quello non gli funziona più da un pezzo, glielo posso assicurare quindi…” “Grazie signora sarà per un’altra volta.” “Anche un’altra volta troverà una signora incazzata ed un impotente stronzo!” Con questo ‘viatico’  Nino si rifugiò a casa sua senza rispondere alle domande della consorte, desiderava solo un po’ di silenzio rilassante. Ripresa delle indagini il giorno dopo, Nino bussò alla porta del terzo piano di sinistra. Aprì in signore molto particolare: non alto, tarchiato, barba non rasata, panciotto nero come pure giacca e pantaloni, la coppola finiva per far definire il cotale probabilmente un mafioso. “La canuscio, lei abita al piano de supra, io sugno Salvatore G., Maria veni, c’è il signor Nino V. del quarto piano.” Si presentò la signora molto più fine del marito: ”Sono Maria F. nordica per mio marito anche se sono napoletana, lui ha idee molto personali della geografia.” “È un  piacere conoscerla come pure vorremmo  che anche sua moglie ci facesse visita.” “Glielo dirò, a presto.” Nino capì che domandare se avessero un computer era inutile, anche se l’avessero avuto …” Era rimasta l’inquilina dello stesso piano di Nino, una signora divorziata a nome Giulia P. col figlio Matteo N., eh che fare? Fra l’altro la dama quarantenne era decisamente bella e soprattutto di classe, Nino ci aveva fatto un pensierino ma… c’erano troppi ma, Nino si disse che aveva un buon motivo per contattare la signora, suo figlio Matteo N. era ormai un uomo, diciassettenne e dal fisico atletico, che non fosse stato lui? Giulia gli aprì la porta e invitò Nino ad entrare, la signora aveva avuto una non buona esperienza in campo amoroso con un marito ‘mignottaro’ motivo per cui lo aveva lasciato, non aveva voluto nessun assegno di mantenimento da parte sua per non averci più a che fare, era ricca di famiglia. Matteo era un po’ la preoccupazione di sua madre, era in un’età di crescita e non frequentava delle ragazze come i suoi compagni, questo aveva messo in allarme la signora che però non era riuscita a cavar nulla dalla bocca del suo pargolo circa le sue inclinazioni sessuali, era un introverso. Nino riferì anche a lei la storiella della mail lasciando perplessa Giulia la quale fece un gran sorriso a Nino assicurandogli che avrebbe parlato con suo figlio. Stavolta Matteo uscì dal suo guscio e confessò alla madre la verità, era stato lui che, anche se in modo poetico e non volgare, aveva fatto capire alla signora Fatima che…Giulia pensò a lungo come comportarsi, decise di contattare Fatima: “ È stato mio figlio ad inviarti quel messaggio, Matteo mi ha sempre preoccupata perché non frequenta ragazze, non vorrei che…ti parla una madre, anche se tu non hai figli forse mi potrai capire…non so che altro dirti, sono nelle tue mani, sono disposta a  qualsiasi sacrificio anche finanziario purchè Matteo… Fatima rimase ovviamente perplessa, aveva ben capito le intenzioni del giovane ma passando all’atto pratico cosa poteva accadere, suo marito  come l’avrebbe presa? La sera riferì a  Nino quanto appurato e le parole di Giulia. “Dormiamoci sopra mia cara, domani avremo le idee più chiare.” Solo che lo ‘zozzone’ le idee chiare ce le aveva già, in cambio della moglie si voleva ‘fare’ Giulia. I due coniugi guardandosi in viso senza parlare inquadrarono la situazione, si abbracciarono contenti della nuova avventura, Fatima  aveva apprezzato le ‘fattezze’ del giovane, Giulia non aveva una particolare attrattiva per Nino sarebbe stato un sacrificio perché i figli ‘so pezzi e core’, uno swapping effettuato per beneficienza!

     
  • 06 settembre alle ore 8:04
    MORIRE? È MEGLIO VIVERE.

    Come comincia: Ognuno di noi dirà che è un pleonasmo ma dalla mia esperienza  di vita vissuta m’è venuto qualche dubbio. Recentemente alla televisione si è vista l’intervista ad una certa Amalia Rossi di trenta anni che stava per recarsi nel Nepal per scalare l’Himalaya.  La ragazza,  alla domanda del cronista circa i pericoli cui poteva andare incontro rispose che li aveva messi in conto, anche quello di morire sul posto. E così fu, i giornali riportarono la notizia della sua caduta in un crepaccio e relativo decesso. C’è da domandarsi: che razza di attrattiva poteva avere per lei la montagna per correre il pericolo di morte? Noi persone normali diremmo che è una follia, in democrazia bisogna rispettare le idee degli altri e quindi…Simile discorso vale per tanti giovani che vanno in coma e talvolta perdono la vita per aver assunto droghe sempre più potenti perché assuefatti a quelle leggere. Ai  tempi che furono(scusate la frase un po’ retriva) i giovani pensavano a ‘conquistare’ le ragazze anche perché c’era in giro tanto puritanesimo molto raccomandato dalla chiesa cattolica in osservanza del sesto comandamento ma spesso accadeva, i ‘pischelli’ andavano in bianco. Oggi i giovani maschi, poiché hanno alla loro portata il sesso facile, in qualche caso lo snobbano tanto che talvolta sono le ragazze a prendere l’iniziativa! La mancanza di voglia di vivere può talvolta dipendere da uno stato depressivo dovuto ad eventi spiacevoli cui gli interessati non sanno reagire. Un esempio? Roberto M. la cui bellissima moglie Miranda S. non aveva fatto onore al suo nome ed aveva ‘preso il volo’ con un giovane squattrinato molto atletico. Ora sono di moda i toy boy non solo fra le attrici ma anche per le comuni mortali come accaduto alla moglie di Roberto  che si era portata appresso tutti i quattrini che era riuscita a racimolare. Suo marito innamorato di lei, caduto in depressione era stato costretto a mettersi in aspettativa per motivi di salute dal suo impiego di ingegnere al Genio Civile.  Passava il tempo  a letto o sul divano, si lavava raramente e mangiava quello che la portiera Cesira F., addetta anche alle pulizie di casa le preparava con tanto affetto perché innamorata di lui ma era tanto bruttina che l’Albertone, pur accorgendosi dei suoi sentimenti  non la prendeva in considerazione.  Un giorno piovoso  e dal vento forte che scuoteva le cime degli alberi, Roberto particolarmente depresso pensò che la sua vita inutile non andava più vissuta e pensò di gettarsi dal balcone della sua abitazione di Messina in via Risorgimento ma un lampo nel suo cervello: gli venne in mente la storia di un funzionario di un istituto di credito che si era buttato da una finestra del suo ufficio restando però a terra per una mezzora fra lancinanti dolori prima di morire, questo il verdetto del medico legale che fece desistere Roberto dal compiere l’insano gesto. Dell’assenza dall’ufficio se n’era accorta la collega Raffaella V. che era infatuata dell’ingegnere il quale, prima della ‘disgrazia’ era sempre sorridente ed allegro.  Il marito della cotale si era trasferito in Germania non riuscendo a trovare a Messina un impiego di geometra. Roberto ricevette una telefonata a cui rispose con un ‘pronto’ stentato: “Sono Raffaella avrei bisogno di una spiegazione per una pratica d’ufficio che solo tu puoi darmi, che ne dici se vengo a trovarti?” “Meglio di no, sono impresentabile.” “A me piacciono gli impresentabili” chiosò Raffaella, “Oggi pomeriggio sarò a casa tua, ciao.” Raffa bruna, capelli ricci, media statura occhi sempre sorridenti, vita stretta, sculettante quando camminava (lo faceva apposta.) Si era messa in ghingheri la signora,  conoscendo la storia di Roberto e della sua depressione pensò che la miglior cosa quella di apparire sexy. Ricordò gli aforismi: ‘L’amore  fa girare il mondo, la solitudine si coniuga con le corna, una volta la monogamia voleva dire una persona per la vita, oggidì una persona per volta!’ Alle quindici  suonò il campanello a casa di Roby, come lei preferiva chiamarlo, l’abitazione era stata messa in ordine malvolentieri da Cesira che immaginava l’arrivo di una donna. Roberto si era rasato poi lavato con un bagno-doccia profumato, anche psicologicamente si sentiva meglio. “Pensavo peggio, ti vedo pimpante e deliziosamente profumato, quasi quasi.., “ Raffaella cercava di essere spiritosa, fece vedere del carteggio a Roby che le diede delle spiegazioni e poi:  ”Approfittiamo della giornata soleggiata, andiamo sul lungo mare sino a Torre Faro, sotto ho la mia Mini.” A quel punto Roberto ricordò di aver abbandonato in un garage la sua Alfa Romeo Giulia, telefonò al padrone chiedendogli di metterla qualche volta in moto, appena possibile sarebbe andato a ritirarla. Raffa:“Così mi piaci, ritorno alla vita, anch’io ho dei problemi ma cerco di superarli, io vorrei…” “Non so quello che vorresti ma se parli di sesso ‘ciccio’ non si alza nemmeno con una carrucola!” “Io sono più brava di una carrucola, per ora andiamo a fare un giretto.” Sulla circonvallazione del lago di Ganzirri Roberto fece fermare l’auto  dinanzi ad un ristorante il cui padrone era un vecchio amico. “Roberto è ancora presto per la cena, ti posso offrire un aperitivo, mi presenti la signora?” “Salvatore questa è Raffaella una collega d’ufficio, le ho tanto parlato bene del tuo ristorante che è venuta apposta per conoscerti.”Nel frattempo Raffaella era andata in bagno e Salvatore: “Scusa la domanda ma che fine ha fatto tua moglie?” “Ha preso il volo, si è innamorata di un giovane squattrinato che le succhierà sino all’ultimo centesimo ma ormai è storia passata.“ “La tua collega mi sembra una ragazza in gamba, è solare ed anche affettuosa nei tuoi confronti, l’ho notato quando sottobraccio ti guardava in viso sorridendo.” “Salvo mó ti metti a fare lo psicologo? Ci ripresenteremo allora di cena.” Raffa puntò ‘auto verso i monti Peloritani: “In questo silenzio  il respiro del vento solleva l’anima e intenerisce il cuore.” “Salvo è diventato psicologo, tu poetessa, io…” “Tu per me sei una favola, intanto baciami vediamo se ti ricordi ancora come si fa.” Roberto se lo ricordava e mandò in brodo di giuggiole Raffa. “Questo come aperitivo, andiamo al ristorante mi s’è svegliata una fame, ma una fame… insomma ho fame.” “Non copiare i detti altrui, intanto vorrei sapere a che fame ti riferisci, ti conosco mascherina!” “A tutte le fami del mondo, non fare lo gnorri sto pensando  quale carrucola usare.” Cena splendida, tutto a base di pesce che Salvo aveva acquistato da pescatori locali: tagliatelle ai quattro gusti, cozze galleggianti in un brodetto saporitissimo, seppie e canocchie al sugo, una montagna di insalata mista, ananas e poi vino Verdicchio dei Castelli di Jesi che Salvo offriva agli ospiti di riguardo. Una ananas finale poi: ”Pago io.” “No pago io.” Salvatore: ” Offro io così la finite!” Raffa per ringraziamento abbracciò il padrone del ristorante con la promessa di ritornare. “Si ma da sola senza  lo chaperon!” “Dove cacchio l’hai imparato il francese?” “Alla legione straniera in Algeria, con le donne aiuta molto come quel detto: ‘ Femme qui rit c’è déja dans ton lit.’” “Raffaella non ride e tu vai in  bianco, furbacchione! Di nuovo grazie.” “Vorrei restare a dormire da te, intanto mi faccio una doccia rinfrescante, fa un po’ caldo.” “È luglio cosa pensavi… “ “Pensavo di prendere a schiaffi ‘ciccio’ così si incazza e tira fuori la testa!” “Il mio ingegnere capo, Giuseppe R., ha contattato un suo amico psicologo che, al mio rifiuto recarmi nel suo studio, è venuto qui a casa con mia grande sorpresa. Referto: sono diventato impotente perché ancora innamorato di mia moglie! Il verdetto è deprimente sono condannato per sempre all’impotenza!” Raffaella pensò di aver trovato una soluzione al problema, andò in farmacia di proprietà di una sua amica e si fece dare un prodotto di quelli che sono indicati per chi ha problemi di erezione. “Caro stavolta freghiamo pure lo psicologo, guarda che ti ho comprato, serve…” “Non prendo sté porcherie!” “Ti chiedo un favore, assumi stà ‘Levitra’, così potremo dire di averle provate tutte.” Roberto si fece convincere ma male gliene incolse: dopo circa dieci minuti si sentì svenire e, tutto sudato si stese sul divano, ci volle mezz’ora prima di riprendersi. Dopo l’esperimento non riuscito non si parlò più di sesso fra i due. Raffaella cercava di sminuire la situazione: ”Va bene anche così, siamo come fratello e sorella!” Roberto e Raffaella presero a frequentarsi sempre più, andavano insieme al cinema, al ristorante, in giro per la città e qualche volta anche a Taormina. Il buon Hermes, protettore di Roberto da sempre  pagano pensò ad una soluzione per il suo adepto: far ritornare a casa Miranda e così fu. Una domenica mattina un bussare forte alla sua porta d’ingresso, ancora addormentato Roberto aprì l’uscio e si trovò dinanzi una Miranda irriconoscibile: un occhio nero e tutti i vestiti strappati, non c’era nulla della sua precedente bellezza; in un attimo Roberto dovette prendere una decisione…  fece entrare in casa la sua ex moglie o meglio la moglie perché non si erano mai separati ufficialmente. Miranda senza parlare andò in bagno, si lavò alla meno peggio si rifugiò nella stanza degli ospiti. Roberto, imbambolato ritornò a letto, chiuse gli occhi, non voleva pensare a nulla, la nuova situazione lo aveva trovato totalmente impreparato. Decise di mettere al corrente  Raffa del ritorno di Miranda e…”Tu naturalmente l’hai fatta entrare, dopo tutto quello che ti ha fatto passare, non so come definirti!” Pur nella confusione mentale, Roberto  non volle mandar via di casa la moglie, fra l’altro Miranda non aveva nemmeno un vestito decente ma i problemi erano ben altri: come conciliare la presenza di due donne in casa sua, come si sarebbe comportata Raffaella che ormai si considerava sua fidanzata?  Miranda alle tredici si presentò in cucina, era affamata, mangiò quello che era rimasto del pasto del marito a si mise a sedere sul divano. “Vorrei sapere come è andata a finire la tua storia anche se vedendoti non ci vuole molto a capirlo.” “Quel disgraziato era un magnaccia, alla mia richiesta di farmi conoscere come erano finiti i soldi mi ha preso a botte ed è sparito dall’appartamento che avevo preso in affitto, cercherò di non crearti problemi ti sarei grata se andassi a comprarmi  della biancheria, così conciata mi vergogno di uscire.” La fidanzata per un giorno non si fece viva, poi una sorpresa: Raffaella si presentò con un vestito e della biancheria intima da donna in mano: “Penso che starà bene a tua moglie, è una misura più grande della mia. Non fare quella faccia, mi ritengo una sciocca ma…” “ Sei una donna fuori dal comune, qualsiasi altra…” “Bene stabilito che sono una donna fuori dal comune penso che dovremmo organizzarci, io non ti mollo, t’è capì?” Dopo una doccia ed essersi truccata Miranda, malgrado l’occhio nero sembrava un ‘altra.” Hai visto come facciamo noi donne  a cambiare subito il nostro aspetto, basta un po’ di trucco e, pensandoci bene l’occhio nero le sta bene!” La battuta di spirito era una proposta di tregua fra le due signore, Roberto ne fu lieto, tutti i maschietti dinanzi a due femminucce litigiose non sanno mai che pesci prendere! Chi rimase basita fu Cesira che non riusciva a comprendere in nessun modo la situazione creatasi a casa di Roberto, finì per non recarvisi più, due donne bastavano al signorino! Una notte di un sabato Raffa restò a dormire nel letto matrimoniale di Roberto, Miranda, situata sempre nella stanza degli ospiti, si alzò di buonora e si mise a cucinare. Il profumo dei cibi andò alle nari di Raffa che recatasi in cucina fece i complimenti a Miranda: “Sei una scoperta, non ti faceva così brava come cuoca!” Era una dichiarazione di pace. “Roberto che ne dici di andare in pasticceria, per favore compra dei cannoli.” Quella si dimostrò una scusa perché Raffa voleva avere un  colloquio con Miranda senza testimoni. Al rientro Roberto trovò un’atmosfera completamente cambiata, molto più distesa di prima, chissà cosa si erano dette le due signore. La spiegazione avvenne la sera prima di andare a letto Roberto si trovò dinanzi due bellezze femminili coperte solo da una camicia da notte molto sexy. Alla prova dei fatti si capì che la diagnosi dello psicologo era  esatta, Roberto sempre innamorato di Miranda ebbe la prima erezione dopo molto tempo. Roberto era dubbioso sul funzionamento del trio ma andando indietro nella storia ricordò che quel numero era perfetto nel Taoismo, nell’Induismo, fra gli Egizi e fra i Cristiani e ricordò che i nati sotto quel numero avevano inclinazioni caratteriali come l’ottimismo, la creatività, ed un forte entusiasmo, lui era nato il 3 settembre ed allora via al ‘volemose bene’ alla romana!
     

     
  • 31 agosto alle ore 16:12
    I CICLISTI

    Come comincia: Mai si erano visti tanti appassionati di ciclismo a Messina, la maggior parte in completo abbigliamento con scritte delle maggiori marche nazionali, , con casco e soprattutto con bici leggerissime in fibra di carbonio che costavano ‘un occhio della testa’. Non tutti erano del paperoni anzi la maggior parte  faceva  sacrifici notevoli per non essere inferiori agli altri. Oltre a quelli che si allenavano da soli per le strade cittadine, molti altri in gruppo girovagano anche in montagna, sui monti Peloritani per saggiare le proprie qualità di arrampicatori o grimpeur come si dice al giro  di Francia. Specialmente d’estate era la loro festa, venivano organizzate a livelli cittadino delle corse che curiosamente prendevano il nome di santi e di sante, alcune un po’ particolari come quella della vergine e martire Santa Liberata che, agli occhi di qualche ateo come Alberto Minazzo erano le più sfortunate: oltre a non aver mai  provato le gioie del sesso erano state pure martirizzate! Recentemente erano accaduti dei gravi incidenti perché i ciclisti, anziché viaggiare in fila indiana si mettevano uno vicino all’altro e qualche automobilista distratto o ’fatto’ ne metteva qualcuno sotto le ruote. Famoso a Messina era il ciclista messinese Vincenzo Nibali vincitore di gare importanti sia in patria che in Europa. Paolo Vanoni, amico di Alberto Minazzo maresciallo delle Fiamme Gialle (lui era brigadiere) era diventato uno dei più accaniti ciclisti, aveva partecipato a corse quasi da professionista nel nord Italia scalando anche vette famose in compagnia di altri suoi appassionati colleghi. Alberto, dallo sfottò facile una volta gli mandò una mail con scritto: “Attento mon ami che qualche vostra consorte potrebbe andare a far le uova in un atro pollaio!” Forse la metafora era troppo sottile per essere compresa fatto sta che Paolo con  i suoi amici  ciclisti seguitò a scalare vette alpine anche di alta quota. Paolo aveva sposato una paesana di Molino, frazione di Messina, certa Elda Bergamini classica bruna siciliana da giovane longilinea ora un po’ appesantita ma sempre desiderabile. Madame Elda aveva ‘sfornato’ una figlia deliziosa, tutta sua madre. La ragazza col tempo aveva dimostrato anche di essere intelligente e studiosa, a Padova aveva conseguito ben due auree col massimo dei voti. Rientrando a Messina le due lauree le erano servite a ben poco, qualche incarico temporaneo all’Università o in qualche struttura di provincia, questo è il sud da cui scappano i migliori ‘cervelli’ che trovano rifugio ed apprezzamento all’estero. Per festeggiare  il suo ritorno in ‘patria’  e le lauree della figlia Violetta, Paolo organizzò una festa con cena in un locale ‘à la page’ di Giardini Naxos. Su suggerimento di Alberto chiese che la serata fosse allietata con un complesso di giovani con musiche sia di autori classici ma anche di autori abbastanza moderni come Buscaglione, Fred Buongusto, Peppino di Capri per poi finire con musiche rock indiavolate. Paolo era circondato da amici ciclisti, ognuno raccontava delle sue ultime imprese mentre le gentili consorti o languivano ai tavoli oppure erano ‘prede’ di qualche signore non interessato al ciclismo ma …a qualcosa di meno faticoso e di più piacevole. Alberto prese per mano Elda ed approfittando di un lento di Buongusto mise in atto il ballo della mattonella sia per motivi…sia anche perché come ballerino era molto simile ad un orso marsicano. “Cara ti trovo in forma, pare che la lontananza di tuo marito di faccia bene, ti ricordo quando eri ancora fidanzata con Paolo, una ragazzina. Voglio essere sincero, durante le lunghe assenze del capo di casa non hai mai pensato ad un piccolo cornetto, mi risulta che lui te ne abbia omaggiato di un numero notevole.” “La persona che mi interessava non se n’è accorto che io…” Nel frattempo Elda aveva abbassato gli occhi ed  era diventata rossa in viso… Alberto comprese al volo e si diede dell’imbecille, cento volte imbecille come non accorgersi… Elda volle ritornare al suo tavolo e questa volta fu Violetta ad invitare a ballare Alberto il quale: “Sono in vena di complimenti: sei bella, intelligente e fortunata…” “Capisco i primi due aggettivi, l’ultimo a che si riferisce?” Al fatto che non assomigli a tuo padre…” “Caro zio Alberto, in passato anche se giovane di età, mi sono accorta dei sentimenti di mia madre nei tuoi confronti, noi donne ci capiamo al volo, non sapevo che decisione prendere, ho fatto la cosa forse più sciocca, me ne sono lavata le mani ma con l’esperienza di vita ho capito che difficilmente è possibile trovare una persona di cui ci si innamora, io finora ho trovato solo sciocchi presuntuosi che pensavano solo al sesso, mi dispiace per mia madre, non so che altro dirti…Alberto rientrando a casa era di pessimo umore, divorziato da due anni aveva pensato solo ad avventure passeggere con ragazze di cui la maggior parte non ricordava nemmeno il nome, Elda sarebbe stata un’amante appassionata e soprattutto innamorata, forse avrebbe anche lasciato suo marito…troppi interrogativi senza risposta. Paolo con i compagni di avventura aveva programmato un'altra gita nel nord Italia da Pordenone sino alla valle d’Aosta, il medico della caserma, benevolmente, gli aveva concesso trenta giorni di licenza di convalescenza, quella ordinaria era stata consumata da tempo ed allora…campo libero ad Alberto che una mattina si presentò a casa di Elda con un bel mazzo di rose rosse (quel colore aveva un significato particolare) e fu accolto sia dalla padrona di casa che dalla figlia Violetta con entusiasmo. Oggi è domenica, non lavori e quindi poi rimanere a pranzo con noi, sto preparando cose buone e da quello che vedo hai bisogno di rinforzarti. La battuta di Elda aveva un secondo fine ben compreso dalla figlia che a fine pasto: “Ho un appuntamento con Mara mia amica dalle scuole medie, dobbiamo parlare di lavoro, stiamo prendendo la decisione di tornare a Padova.” “Non mi avevi detto niente!” “Mamma i figli devono prendere il volo, la nostra terra ci offre poco, a Padova abbiamo degli amici che potrebbero aiutarci, buon divertimento a tutti i due!” Alberto si mise a ridere, aveva capito il significato della frase, Elda era arrossita, pure lei aveva compreso il concetto dell’augurio. “Devo lavare i piatti, tu guarda la televisione.” “Proposta non valida, pensa invece a lavare una cosa più intima e di offrirmela profumata e vogliosa!” Elda si sedette sul divano, un cattolico avrebbe chiosato che dentro di sé la signora  stava combattendo una lotta fra il bene ed il male, Alberto al contrario pensò che la dama finalmente stava decidendo di mollargliela. Fu lui a prendere l’iniziativa ed a baciarla a lungo in bocca, a lungo finché Elda si rilassò ed ambedue si recarono prima in bagno per le abluzioni alle parti intime. Quando uscirono la signora sgranò gli occhi nell’osservare il ‘pino’ di Alberto che molto probabilmente era ben più grande di quello di suo marito ma all’inizio non volle partecipare in maniera attiva alla ‘pugna’. Alberto prese l’iniziativa di baciarle la ‘gatta’ nascosta in una foresta di peli nerissimi poi trovò un clitoride di dimensioni fuori del normale e prese a succhiarlo delicatamente sino ad un orgasmo da parte di Elda. Non si fermò e ci fu il bis da parte della signora che avrebbe forse voluto un po’ di riposo. Alberto però doveva accontentare ‘ciccio’ , penetrò facilmente nella gatta ben lubrificata cercò e trovò il punto G situazione che portò l’interessata ad un orgasmo ‘omerico’, lunghissimo, profondo mai provato. Dopo un bel po’ di tempo ripresasi, Elda mostrò un viso pieno di lacrime: di gioia o di rimpianto? Quando Violetta a serata inoltrata rientrò in casa si rese conto della situazione e baciò entrambi, la felicità della mamma era pure la sua. Dopo una settimana Alberto ed Elda accompagnarono Violetta a Mara al treno diretto a Padova, Elda all’orecchio di Alberto: “Se ti comporti male ti taglio il pisello, ciao zione!” Alberto ed Elda presero a vivere come fossero due coniugi, spesso dormivano nella  casa di Alberto che  con l’eredità di una zia aveva acquistato una spider 1400 Abarth con cui faceva prendere delle paure notevoli all’amante. Violetta e Mara, giunte a Padova andarono ad abitare nel piccolo appartamento affittato a suo tempo da Violetta e che era rimasto a sua disposizione. Il giorno dopo dell’arrivo contatto telefonico con due professori universitari Alessio Faccini e Francesco Rizzo:”Toh chi si sente, siete fortunate, all’Università ci sono liberati  due posti di assistenti, se venite subito ne potremo parlare.” Più che subito le due ragazze furono ‘immediate’ una fortuna notevole anche se pensarono che c’era da pagare pegno ma era ovvio che c’era di mezzo il cosiddetto contratto innominato del diritto romano’, il famoso ‘do ut des!’ I due docenti universitari cinquantenni, erano regolarmente sposati con donne con cui dividevano solo la casa, ognuno faceva vita a sé. “Ragazze, possiamo farci vedere qui al caffè Pedrocchi  perché risultiamo appartenere tutti all’università, ma in futuro nessun incontro, notizie via  cellulare, ne abbiamo tre non registrati, uno è per voi. Se vorrete potrete entrare in un giro particolare di persone ma  dovrete mettere in conto di conoscere individui dai gusti molto particolari, ricchissime, spesso con la maschera in volto per non farsi conoscere, avrete in cambio la proprietà dell’abitazione dove risiedete ed un’auto di media cilindrata di vostra scelta. Non potete rifiutare le avances degli interessati e delle interessate, potrete  solo usare il condom, a voi la scelta, a domani la risposta, good bye.” Notte in bianco delle due ragazze…la mattina: “Speriamo bene, ci sono di mezzo un mucchio di soldi oltre che una Mini Cooper che desidero da tanto tempo, tu potrai tenerti l’abitazione sei d’accordo?” Violetta era d’accordo. Tramite cellulare le due ragazze furono invitate a presentarsi il pomeriggio a Villa Taibah  alla periferia di  Padova, un’auto con autista sarebbe andata a prenderle alle quindici. A quell’ora non c’era nessuno in strada, meglio così in tal modo Mara e Violetta non dettero all’occhio. Una Bentley nera con autista aspettava in strada, le due ragazze si accomodarono nel sedile posteriore, dopo circa mezzora di tempo l’auto giunse dinanzi ad una villa, due colpi di clacson ripetuti fecero aprire un cancello in ferro, arrivate. All’ingresso c’erano Alessio e Francesco, un finto baciamano di benvenuto ed ingresso in un corridoio presidiato da due buttafuori di notevole stazza, il passpartout di Mara e di Violetta erano stati i due professori universitari, tutti e quattro si sedettero ad un tavolo. “Gentili signorine, come promesso avrete in regalo l’abitazione ed una Mini Cooper. Andate dal notaio Luigi Bucci per le pratiche burocratiche, ha lo studio in piazza, buon divertimento!” Mara e Violetta rimasero  basite, si aspettavano che i due professori chiedessero loro una prestazione…Si guardarono intorno, gente di tutte le nazionalità perlopiù arabe, uomini in pantaloni e camicia, come pure ragazzi giovani, donne col classico Abaya che lasciava scoperti solo gli occhi e poi uomini e donne vestiti all’occidentale. Per un pó di tempo non accadde nulla sino a quando un giovane si avvicinò al tavolo di Violetta e di Mara: “Chères jeunes filles, j’aimerais avoir le plaisir de connaître l’un de vous., je suis Hachim.” e indicò Violetta. Piuttosto imbarazzata Violetta seguì Hachim in una stanza con vicino un bagno, tutto organizzato. Ambedue dopo il bidet di rito sul letto matrimoniale, il giovane non era particolarmente dotato e quando entrò nella ‘topona’ di Violetta sembrava un po’ galleggiarvi ed allora: “Je voudrais entrer vostre fond, est plus étroit, je vais vous récompenser avec mille euros.” Come dir di no a due cartoni da cinquecento, vai Hachim, ed Hachim andò sino in fondo aggiungendo altri cinquecento euro per il doppio orgasmo. Rientrata in sala Violetta non trovò più al tavolo Mara che apparve dopo circa un’ora col sorriso sulle labbra. “Dato che sei tanto contenta raccontami prima tu.” “Si è presentata una donna forse brasiliana che mi ha guardato a lungo e poi mi ha preso per mano trascinandomi in una stanza con annesso bagno. Quando ci siamo spogliate per il bidet mi sono accorta che aveva un cosone lungo e duro, un trans brasiliano che palava portoghese, non la capivo, fece tutto lei. Cominciò a baciarmi in bocca, poi sulle tette ed infine prese in bocca il clitoride, era bravissima e mi ha fatto godere varie volte poi è entrata con un po’ di difficoltà nella mia  topina che dopo era diventata topona, schizzi prolungati sul collo dell’utero come un vero uomo, un orgasmo prolungato da parte mia, voleva anche entrare nel popò…mi ha offerto anche del denaro ma ce l’aveva troppo grosso, ho rifiutato e tu?” “Io ho accettato millecinquecento Euro ma il ragazzo ce l’aveva piccolo e mi ha fatto piacere averlo di dietro.” Nel frattempo si erano avvicinati al tavolo Alessio e Francesco: “Come vanno la cose, mi pare che vi stiate divertendo!” “È la novità, mai avremmo pensato di frequentare un posto così, lo stiamo apprezzando in fondo siamo delle anticonformiste e voi?”Francesco: “Ad essere sinceri noi siamo un po’ diversi da quello che voi possiate pensare, in passato eravamo bisessuali, ora solo omo, abbiamo dei figli che vivono con le madri, tutto qui.” “Se vi dico ‘unicuique suum’ non penso di far troppo sfoggio di cultura, noi siamo per la libertà assoluta.” Così si era espressa Violetta quando si avvicinò  una ragazza vestita all’occidentale ma dai chiari caratteri somatici arabi. “Se mi permettete seggo al vostro tavolo,  è la prima volta che vi vedo, io sono Eva anche se il mio nome arabo è un altro, sono la compagna di Demetrio quel signore che suona il piano, sono algerina ma son dovuta scappare dalla mia terra col suo aiuto, lo considero il mio benefattore, sono solo la sua governante ma gli voglio molto bene. I miei parenti erano poveri e già da piccola mi mandavano con gli uomini per sostenere finanziariamente la famiglia. Demetrio mi ha incontrata che piangevo per strada e con l’aiuto di amici altolocati mi ha portato con sé in Italia, come dicevo gli voglio un bene dell’anima, non sono religiosa e non voglio più a che fare con i maschi, ne ho avuti abbastanza…” Mara:“Qui ci sono due femminucce che preferiscono i maschietti ma nel tuo caso…” “Sei una ragazza di classe, io me ne intendo, qualora volessi potremmo…” Mara la  scrutò a fondo, pareva sincera,  da un lato le fece pena, andare da ragazzina con uomini grandi doveva essere stato traumatizzante, accettò l’invito.” In bagno: “Hai un corpo bellissimo, piuttosto infantile, poche tette, vita stretta, fiorellino con cespuglio molto fiorente e piedi piccoli da giapponese, sei piacevole.” “Anche tu lo sei, mi sei piaciuta vedendoti da lontano, guido io l’Alfa Romeo Giulietta del mio compagno, lui non se la sente più, se non avete una vostra auto potrei accompagnarvi a casa. Non importa se non abbiamo fatto nulla sul piano sessuale, talvolta vale più un colloquio …poi abbiamo tempo, noi abitiamo a Padova in via San Francesco.” “Noi abbastanza vicino a piazzale Antenore.” “Accettiamo il passaggio in auto, da domani ne avremo una nostra.” Violetta e Mara si era domandate, senza risposta, il motivo per cui Alessio e Francesco le avevano omaggiate di casa e di macchina, forse per averle portate in quel locale…fatto sta che loro si erano sistemate alla grande anche col lavoro in università. Mentre il prode Paolo seguitava a ‘biciclettare’ la gentile consorte, sempre più innamorata di Alberto aveva lasciato il tetto coniugale ed era andata a convivere con lui che aveva abbandonato la divisa per poi trasferirsi a Roma sua città natale. L’amicizia fra Violetta, Mara ed Eva si cementò sempre più, le due italiane provarono i piaceri dell’amore lesbico sino a quando non trovarono due professori universitari amanti dei ‘fiorellini’. Paolo non aveva compreso il senso dell’aforisma che: ‘talvolta le galline possono andare a deporre le uova in un altro pollaio!’

     
  • 22 agosto alle ore 11:02
    NON SOLO FANCIULLE.

    Come comincia: Alberto M., fotografo professionista di Messina aveva ricevuto l’incarico da una casa editrice di una rivista erotica di Roma il compito di fotografare una modella, con e senza veli, una modella il cui nominativo ed indirizzo erano stati forniti dal titolare della casa stessa. Giuseppina M. si era presentata allo studio di Alberto situato a piazza Cairoli una mattina dal tempo uggioso. Il socio di Alberto era Gaetano F., un uomo piccolo scheletrico con gobba ma molto spiritoso malgrado i suoi difetti fisici; quando qualcuno gli era antipatico e faceva malevoli apprezzamenti su di lui,  si toccava la gobba avvertendo l’interessato di futuri suoi probabili guai. Quando Giuseppina entrò nello studio Gaetano alzò gli occhi dalle diapositive che stava controllando e: “Alberto è entrato in negozio un raggio di sole!” Alberto che si trovava nel piano sottostante adibito a studio fotografico: “Ma se sta piovendo, che cacchio dici!” “Sali e vedrai.” Alberto conosceva bene lo spirito goliardico di Gaetano ma alla vista di Giuseppina sgranò gli occhi, poi si riprese: “Signorina siamo a sua disposizione.” “Sono Giuseppina M., Pina per gli amici,  la modella con cui uno di voi deve eseguire un servizio fotografico, chiamo Adolfo F. il capo redattore della rivista a cui interessano le mie foto.” Col suo telefonino: “Adolfo sono nel negozio del fotografo che mi hai indicato, te lo passo.” “Signor M. mi occorrono delle foto di Pina sia con veli che senza veli, la signorina le darà tutte le spiegazioni, il compenso le  sarà da me inviato quando riceverò le foto, potrà essere molto alto, dipende dalla qualità delle foto stesse, a presto.” Alberto: “Sarò io ad eseguire il servizio fotografico, sediamoci in un tavolino del bar qui di fronte, così avrà modo di darmi direttive come eseguire il servizio fotografico, nel frattempo le va bene un Campari soda, è il mio preferito.” “Vada per il Campari, allora le foto saranno scattate in una spiaggia oltre Barcellona P.G., se lei è d’accordo domattina sarò qui, con la sua auto raggiungeremo il posto.” “Per me va bene, a domani.” “Che culo che hai, un pezzo di f…a così mai visto!” “A Gaetà è solo pé lavoro, con quella me sa tanto ‘non c’è ‘trippa pé gatti!’”, Alberto non aveva dimenticato le sue origini romane. Il giorno successivo alle nove Pina si presentò al negozio con un trolley, Gaetano era pronto  con una valigetta con biancheria e con uno zaino in cui aveva riposto il materiale fotografico. Fuori del locale. “Andremo con questa Panda?” “No la mia è la macchina posteggiata davanti.” “Una Jaguar? Complimenti per la scelta, un regalo del classico zio d’America?” “No, quello di una mia zia vedova di un marito mio omonimo.” Uscirono al casello di Barcellona, presero  uno stretto  viottolo che portava al mare. Percorso circa un chilometro sulla spiaggia si trovarono davanti una casetta prefabbricata di legno con pannelli solari sul tetto. Pina aveva la chiave: all’interno non mancava nulla per un comodo soggiorno, Alberto con lo sguardo enumerò i vari oggetti: cucina a gas con bombola, pentole, grande dispensa con cibi in scatola, pasta, biscotti integrali, zucchero macchina con cialde per il caffè ed ovviamente anche un letto che aveva un solo difetto: era di una piazza e mezza, in due ci si stava stretti…Una piccola stanza ricavata in  fondo era adibita a bagno: doccia, bidet lavandino con specchio, water; l’acqua era dentro un serbatoio interrato  nel sottosuolo della casetta. “Qui potremmo stare un bel po’!” esordì Alberto, “Il tempo necessario.” ribatté Pina, frase che non prometteva nulla di buono. Era maggio inoltrato, il sole stava scendendo sull’orizzonte, ormai era tardi per eseguire foto e così, dopo cena, i due seduti sulla spiaggia aspettavano che facesse completamente buio prima di andare a coricarsi. Nessuno dei due parlava, Pina al  cellulare: “Ciao cara, mi sono sistemata, domani cominciamo il servizio, era mia madre.” Il problema del letto si pose ma i due lo risolsero mettendosi ognuno il più vicino possibile alla sponda. Alberto e con lui ‘ciccio’ era  molto sensibile agli odori femminili, non quello dei profumi  commerciali ma quell’effluvio che emanano certe signore e signorine di proprio. Pina era una di quelle, ‘ciccio’ si alzò speranzoso ma, non avuta confidenza da parte di Alberto, ritornò sconsolato a cuccia. Pina si era accorta del problema di Alberto, dentro di sé se la rideva, il signor fotografo avrebbe sofferto molto durante i prossimi giorni. La mattina fu Alberto ad alzarsi per primo, Pina fece la furba, voleva sapere come se la sarebbe cavata l’Albertone che si presentò a letto con un vassoio contenente Buondì Motta, caffè e latte, zucchero, spremuta di arancia: “Se la signora gradisce…” Pina si stirò tutta, si mise seduta sul letto e, alla frase di Alberto scoppiò in una risata, “Che ne dice o meglio che ne dici di far ridere anche me?” “Mi è venuta in mente un famoso verbo pronunziato da Sandra Milo, nuda, dinanzi ad un gerarca fascista in un film di Fellini: ‘Gradisca’ e con tale appellativo venne poi chiamata da tutti.” “Per favore, fai colazione, lavati, truccati nel frattempo vado in spiaggia a sistemare i miei materiali.” Uscendo dalla casetta Alberto si domandò come fosse stato possibile istallare in spiaggia, peraltro sul suolo demaniale, quella casetta in legno, la spiegazione poteva venire dal fatto che, da quello che scrivevano i giornali che a Barcellona la mafia aveva il suo peso, ma in fondo a lui interessava poco. Pina si presentò ben truccata in viso e coperta da un velo trasparente azzurro, una visione, Alberto che cercò di non far trasparire quello che provava. ‘Ciccio’ al solito alzò prepotentemente la cresta, il suo ‘padrone’ per evitare brutte figure, andò in mare si fermò quando l’acqua arrivò alla vita.  Pina se la rideva allegramente, Alberto decisamente incazzato:  “C’è poco da ridere, m’è venuto un colpo di calore!” “Ci credo, mi è venuto in mente un verso della Divina Commedia riferito a Farinata degli Uberti: ‘dalla cintola in su tutto il vedrai.” “Invece di fare sfoggio di cultura appoggiati a quella roccia e cominciamo il servizio fotografico.” Pina teneva ben stretto addosso il velo trasparente ma Alberto: “Mi sembra che il signor Adolfo avesse ordinato foto con veli e senza veli!” “Ho capito non vedevi l’ora che mi mostri nuda, ora come va?” “Per me va bene, assumi vari atteggiamenti, scatterò foto a colori ed in bianco e nero.” “Vedi che ti trema la mano, che ti succede?” “La macchina fotografica ha un dispositivoo che impedisce di far venire le foto mosse, ma a te cosa importa il lato tecnico?” “Tu sei un parapaffio.” “Ti dispiacerebbe smettere di far sfoggio   di cultura e di usare termini aulici!” “Tradotto in termini volgari vuol dure paraculo!” “Ti ricordo che siamo qui per lavoro, che ne diresti di una tregua, io mi sento psicologicamente stanco.” “Il micione è stanco e la micetta gli viene incontro accettando un bacio in fronte.” Alberto scese più  giù e il bacio finì sulla bocca di Pina che non sollevò obiezioni. Il servizio fotografico riprese nel miglior dei modi sino all’ora di pranzo. Il fotografo e la modella mangiarono spaghetti in  salsa già pronta in barattolo e poi formaggi e verdura cotta e, sempre dai barattoli pesche sciroppate. Pina: “Che ne dici di un half?” “Se non erro vuol dire metà, io mi prendo anche l’altra metà e lavo tutti i piatti, contenta?” “Sei da sposare, a proposito sei maritato, fidanzato, convivente o che?” “Solo assolutamente libero, non amo i legami, tanti miei amici, sposati con figli si sono separati e si trovano in un mare di guai, il loro esempio mi basta! Non ti domando di te …non voglio essere invadente.” “Ho una relazione ma non ti dico i particolari.” “Ed io non te li chiedo ma voglio essere sincero, il tuo effluvio mi fa impazzire, forse il verbo è eccessivo ma sicuramente è vicino alla realtà, dormire nello stesso letto soprattutto per il mio ‘ciccio’.” “E tu prendilo a schiaffi!” “Non potrei mai farlo, è il mio fedele compagno di tante avventure, se litighiamo ci rimetto io.” “Allora che chiedi?” “Posso solo esprimere un mio modesto desidero che tu capisci senza essere io esplicito, insomma, come si diceva una volta da parte di chi chiedeva la carità:’Al tuo buon cuore!’” “Ed io ho un cuore sensibile e te la do! Non mi sembri molto soddisfatto.” “Non vorrei che mi prendessi in giro, te ne ritengo capace.” “Ed io…”Pina andò in bagno e ritornò in camera nuda e bella come una dea. Alberto la seguì precipitosamente o rientrò in camera col bidet fatto e ‘ciccio’ in posizione pronto alla pugna. Pina si pose sul letto allargando le deliziose cosce. L’Albertone si impossessò con la lingua del suo fiorellino che poco dopo diede segni di un orgasmo ripetuto poco dopo, la dama evidentemente aveva una fame sessuale arretrata. Alberto allora volle far provare a Pina qualcosa che  forse lei non conosceva, un orgasmo col punto G che lui aveva imparato da una gentile ‘signorina’. Immesso ‘ciccio’ sino a metà vagina lo strofinò in alto fin tanto che la giovane  diede segni di un orgasmo gigante, lunghissimo tanto che Alberto pensò che si sentisse male. Dopo circa dieci minuti:”Non ti preoccupare, non ho mai provato nulla di simile, sei un mago!” “Si mago del cazzo” pensò Alberto contento della piega che aveva preso la situazione. Una mattina mentre Pina era in bagno suonò il suo cellulare, Alberto lo aprì e prima che potesse dire ‘pronto’ una voce femminile: “Ciao amore mio, come vanno le cose?” “Da parte mia bene, per il resto devo domandare a Pina, tu chi sei?” Dopo molti secondi:”Sono Aurora’ una buona amica di Pina, appena puoi passamela per favore.” “Ha telefonato Aurora, ti ha chiamata amore mio ed ha chiesto di chiamarla da parte tua. Pina in francese: “Mon amour ne m’appelle pas comme ça avec des incunnu, je t’appellerai plus tard.” “Mon cher je connais la langue français, vous pouvez parler italien!” “Ecco mò mi capita pure il fotografo poliglotta!” “Il fotografo poliglotta è un anticonformista e non si permette di giudicare i suoi simili qualsiasi cosa facciano, tienilo a mente. Mi piacerebbe restare tuo amico ed eventualmente anche amico di Aurora senza secondi fini.” “A chi la dai da bere, tu sei tutto un ‘secondi fini’.” Finita la settimana e finito pure il servizio fotografico rientro a casa con un po’ di melanconia da parte di entrambi, anche se burrascoso il loro soggiorno in fondo era stato piacevole. “Per favore immetti nel navigatore satellitare il tuo indirizzo di casa così finalmente saprò dove abiti.”  “Ti accontento subito, abito in viale dei Tigli 15, contento? Più contenta sarà la signorina di cui  conosci la voce, si chiama Josephine ed è mia amica. Ti ritengo  un bugiardo matricolato, riesci a cambiare le carte in tavola con facilità ma con me vai in bianco!” “Non mi sembra che in passato sia andato tanto in bianco, ti ricordi il punto G?” “È stata una mia debolezza, l’ho dimenticata!” “Adesso sei tu la bugiarda, finiamola qui.” Pina abitava all’ultimo piano, Alberto prese il suo trolley, la porta fu aperta da una signora di una certa età: “Figlia mia che piacere vederti, ci sei mancata, finalmente un maschietto a casa nostra, si accomodi.” Alberto poggiò a terra il trolley di Pina e si esibì in un finto baciamano alla signora, Pina nel frattempo si stava sbaciucchiando con Aurora. “Finalmente un gentiluomo, ai miei tempi c’era un’altra educazione verso le signore, con lei ci farei un pensierino, peccato i tanti anni di differenza!” Mara, questo il suo nome aveva dimostrato un senso dello humour apprezzato da Alberto  “Tutti a tavola.” “Non so chi sia stata la cuoca, i miei complimenti, anch’io m’intendo un po’ di cucina, l’unica cosa che non va è il vino…se me lo permetterete vi farò dono di uno scatolone di Verdicchio dei Castelli di Jesi, un bianco dichiarato dai giudici di Vinitaly  il migliore d’Italia ed uno scatolone di un vino rosso, un Lambrusco che faccio venire direttamente dal luogo di produzione in provincia di Reggio Emilia. Pina è stata una modella fantastica, penso che il redattore capo della rivista che ha ordinato le foto mi invierà un assegno consistente, tutto merito della modella.” “Non dare tutti i meriti a me, tu sei un buon manico!” Risata generale, Pina senza accorgersene si era esibita in una battuta a doppio senso. Tornando a casa sua in via Cola Pesce Alberto, ragionando con se stesso, capì che non avrebbe mai più potuto avere ‘contatti’ né con Pina e tantomeno con Aurora.  Hermes dio pagano suo protettore ed amico stavolta prese una decisione un po’ particolare con spirito di ‘moquer’: far  ‘incontrare’ il buon Albertone con Mara che aveva dimostrato che avrebbe gradito…”Signora Mara sono Alberto, che ne dice di venire nel mio appartamento per insegnarmi qualcosa in cucina, non penso che le ragazze in quel campo…” “Sarà un piacere.” “La vengo a prendere a casa sua con la mia macchina.” “Caspita una Jaguar, un gentiluomo non si serve di una utilitaria per andare a prendere una signora!” Mara sembrava un’altra, ben truccata, ben vestita, tacchi alti, era diventata appetibile ed Alberto invece di interessarsi  dell’arte culinaria fece provare a madame l’ars amatoria di Ovidio, anche la signora aveva il punto G sensibile…Mara  fu molto esplicita: ”Sei stato un  mago; di c..i in vita mia ne ho provati tanti ma tu…”, Alberto era ormai diventato il re del punto G! Ripensando al suo desiderio di un contatto sessuale a tre e ritornando col pensiero agli studi classici si ricordò che il numero tre era citato da molte fonti: dalla scuola Pitagorica, nell’antico Egitto, dal punto di vista esoterico, nelle religioni sono perfette le triadi divine: le Parche, le Furie e le Grazie, tre come le Caravelle di Colombo ma erano concetti pleonastici, la perfezione del numero non avrebbe portato ad una triplice relazione con le due fanciulle. Con una certa tristezza Alberto talvolta pensava a Pina, al suo meraviglioso corpo ed al suo profumoo inebriante, lui avrebbe accettato qualsiasi compromesso ma le due ragazze avevano gusti particolari che non collimavano con i suoi!
     
     

     
  • 22 agosto alle ore 10:59
    COL SUDORE DELLA...FRONTE

    Come comincia: Adriana N. stava per giungere al capolinea dell’autobus n.28 di Messina, era in piedi attaccata al una maniglia,  lacrime silenziose le inondavano il viso, non riusciva a trattenerle, una signora che si trovava vicino a lei sul mezzo pubblico la guardò in viso, le si avvicinò e: ”Non voglio essere invadente ma, se me lo permette, vorrei darle una mano di aiuto, scendiamo, mi prenda sotto braccio, la vedo instabile sulle gambe.” Adriana non aveva più forze, si appoggiò alla dama che proseguì: “Io abito qui vicino  nel condominio ‘Villa Luce’, venga con me, quando si sarà rimessa potrò accompagnarla a casa sua.” Adriana ebbe un sorriso di ringraziamento. L’abitazione della signora era di grandi dimensioni, molto ben arredata con mobili moderni, massimi ordine e pulizia. “Si segga sul divano le preparo un caffè.” “Gliel’ho fatto molto concentrato, spero le dia una mano d’aiuto.” Dopo circa mezz’ora: “Sono Adriana N.., abito più avanti in via Consolare Pompea, non si disturbi andrò a piedi.” “Mi sono domandata quale avvenimento l’abbia potuta portare a piangere con a conseguenza che il trucco, con le lacrime,  ha fatto divenire il suo bel volto una maschera da clown, si rilassi e, se non  ha impegni resti a pranzo e nel frattempo se vuole confidarsi… credo potrò esserlo d’aiuto.” “Sono Adriana N. ho trentacinque anni, vedova da pochi mesi, con la morte di mio marito  sono cominciati i miei problemi, Vittorio R. era un ingegnere libero professionista. La sua morte è stata quasi improvvisa, dal medico di famiglia gli era stata diagnosticata una bronchite, non stava particolarmente male, seguitava a frequentare la palestra facendo anche notevoli sforzi fisici, tutto d’un colpo è svenuto, portato in ospedale, dopo vari accertamenti gli è stata diagnosticato un tumore ai polmoni all’ultimo grado, dopo tre giorni è deceduto. Vittorio era ateo ma anche senza il mio consenso (io ero fuori di testa) il cappellano del nosocomio  ha fatto trasportare il feretro in chiesa e qui avrei mandato a quel paese amici e parenti: erano una cinquantina tutti a farmi le condoglianze  abbracciando me e le mie figlie gemelle Giuliana e Simona. Riuscita finalmente a liberarmi di tanto ‘affetto’, seguendo il carro funebre siamo arrivati al cimitero per tumulare la bara nella cappella privata. Il giorno dopo mi si è presentata la situazione di famiglia in tutta la sua drammaticità, mio marito non aveva stipulato alcuna assicurazione sulla vita e non aveva diritto a pensione. Per sua volontà, benché laureata in lettere, mi sono ritrovata a fare la casalinga con la conseguenza di non avere alcun reddito. Ovviamente sono giorni che mi guardo in giro per cercare un posto di lavoro, ma oltre a quello di entrare in una ditta di pulizie (sinceramente non me la sentivo) ho trovato l’occupazione di commessa in vari negozi ma, oltre a guadagnare una paga minima assolutamente non adatta alle esigenze di famiglia, dovevo rimanere al lavoro praticamente dalla mattina alla sera e talvolta anche i festivi; stavo rientrando a casa dopo l’ultima delusione quando ho incontrato lei, a proposito non l’ho nemmeno ringraziata delle sue cortesie.” “Non ce n’è bisogno anzi diamoci del tu, penso che potremmo seguitare a frequentarci.” Nel frattempo Adriana cercò di inquadrare la persona di Violetta: altezza media, capelli castani corti, occhi un incrocio tra verde e grigio, tette non molto pronunziate al contrario del naso un po’ troppo sporgente, insomma dava l’idea di mascolinità. Anche la cameriera Elisa F. era un tipo particolare, quello che più colpì Adriana erano i suoi: ’callidi oculi ancillae ’ robusta tette da balia, divisa da cameriera con in testa la ‘cristina’ entrò sorridente nella sala da pranzo esibendosi anche con un inchino verso le due signore, una sceneggiata che mise in allarme Adriana, in futuro se ne sarebbe guardata! Bevuto il caffè Violetta chiese il permesso di accendere una sigaretta non facile da trovare in Italia, una ‘Roy d’Egypte’ molto profumata, ne offrì una ad Adriana che rifiutò. “Me le porta un buon amico comandante di una nave mercantile, penso che faccia anche del contrabbando.” “Le mie  figlie  dovrebbero essere rientrate a casa, hanno sedici anni e frequentano il secondo anno dell’istituto Tecnico Industriale, almeno con loro non ho preoccupazioni, i professori mi danno buone notizie circa i loro studi. Prima di uscire Adriana si ritrovò in mano un mucchietto di Euro da cinquanta. “È solo un prestito, me li ridarai non appena potrai.” A casa le due baby abbracciarono la madre sorridente: “Hai trovato un posto?” Adriana aveva avuto sempre un rapporto molto franco e sincero con le figlie e raccontò loro gli ultimi avvenimenti, Adriana e Giuliana erano dello stesso parere della madre, oggi difficilmente si incontrano persone che fanno qualcosa per pura liberalità: “Mammina sta attenta alle proposte che ti farà questa Violetta!” e infatti una mattina al telefono: “Adriana è un bel po’ che non si vediamo, m’è venuto a trovarmi un amico cui piacerebbe conoscerti, vieni appena puoi.” La bomba prevista era scoppiata, ovviamente si trattava di far ‘marchette’, Adriana decise di stare al gioco. A casa di Violetta gli fu presentato Carlo V. signore circa cinquantenne, piuttosto robusto, sorridente, vestito all’ultima moda, piuttosto alto, fisicamente niente male ma… Adriana, compresa la situazione,  prese da parte Violetta: “Cara ho le mestruazioni, sarà per un’altra volta.” Informato del fatto, Carlo ebbe una espressione di scontentezza, evidentemente era abituato a non sentirsi dir di no ma quella era una causa di forza maggiore. Rientrata a casa Adriana fu raggiunta da una telefonata di Violetta: “Non credo affatto che tu abbia le mestruazioni, hai rifiutato minimo cinquemila Euro!” “Hai ragione ne voglio diecimila.” “Va bene, sei molto piaciuta a Carlo che è un industriale di Biella, domattina ti aspetto alle nove.” Al rientro di Giuliana e Simona: “Ragazze debbo confessarvi qualcosa di molto intimo e delicato, voglio il vostro parere sincero, conoscete qual è la nostra situazione finanziaria, mi hanno offerto diecimila Euro.” “Se ci fai questa domanda pensiamo che tu abbia già deciso, è una questione delicata e personale, possiamo dirti che ti siamo vicine…” “La mattina dopo Carlo era già a casa di Violetta, sorridente aprì la porta della camera da letto e si dimostrò nel sesso un vero signore, con l’aggiunta di cinquemila Euro ebbe concesso anche il popò che prudentemente Adriana aveva lubrificato. Uscito Marco, dopo circa dieci minuti, mentre Adriana si stava rivestendo si presentò in camera Violetta: “Tutto bene?” “Si perfettamente, è stato un signore.” “Io di signori ne conosco tanti, a me va il dieci per cento.” Era da immaginarselo,  Adriana sborsò mille Euro invece di millecinquecento, ora era evidente che Violetta per mestiere faceva la prosseneta insomma la tenutaria di una casa chiusa. Al rientro a casa Adriana si mostrò sorridente alle due figlie, niente spiegazioni, le persone intelligenti si capiscono anche senza parlare. Adriana dopo varie ‘conoscenze’ di maschietti, era entrata in un giro di uomini facoltosi che, coniugati con mogli  vecchie o in menopausa davano libero sfogo ai loro piaceri sessuali ovviamente pagando profumatamente una Adriana sempre più pimpante ed anche, talvolta, sessualmente appagata. Ritenne troppo oneroso pagare il dieci per cento a Violetta e, dopo aver sistemato a fondo la casetta a due piani di via Consolare Pompea la inaugurò dando una festa da ballo con tutti i suoi clienti più affezionati. Un sabato a pomeriggio inoltrato giunsero circa venti uomini ‘amici’ di Adriana che però non aveva considerato che i maschietti erano in numero preponderante rispetto alle femminucce, praticamente solo lei e quindi chiese a Giuliana e Simona di far da ‘danseurs à louer’. Le bimbe accettarono con entusiasmo però, anche dietro consiglio della madre, si vestirono in maniera castigata per far capire ai signori che: ‘ Il n’y a pas de tripes pour le chats’ tradotto alla romana: “Non cé trippa pé gatti!’ Gonna nera sotto il ginocchio, ampia camicetta rosa chiusa sino al collo, niente tacchi. Simona si distingueva dalla sorella Giuliana per essersi fatta fare dal parrucchiere delle ‘mèches de cheveux biondes.’Come la mamma anche le due ragazze erano sempre impegnate a ballare, la musica venne interrotta solo allorché da un vicino bar apparvero due camerieri col ben di Dio di dolci e relative bevande non alcoliche. Ripresa la musica i signori compresero che la due ragazze erano off limits, si fece avanti un giovane, molto probabilmente figlio di uno degli invitati, che prese il monopolio di Simona alla quale il tale non dispiaceva affatto, anzi. Una settimana dopo si fece vivo Ernesto N. che riferì che il  figlio Lorenzo avrebbe avuto il piacere di poter conoscere Simona. “Niente da fare caro Ernesto, le mie figlie non si toccano mettitelo bene in testa.” “Evidentemente Lorenzo aveva avuto una folgorazione per l’aspetto fisico ed anche per la personalità di Simona. Lorenzo si diede da fare e riuscì a sapere quale fosse l’istituto in cui era iscritta ed a presentarsi alla fine dell’orario. “Ciao cara, ero di passaggio…” “Dato che eri di passaggio, passeggia altrove, ciao.” Nel frattempo  Giuliana se la rideva: “Hai fatto una conquista, è un bel ragazzo.” “Non c’è dubbio ma suo padre sicuramente l’avrà messo al correte dei suoi rapporti con nostra madre ed avrà tratto delle conclusioni sbagliate.” Lorenzo quasi tutti i giorni alla fine dell’orario scolastico si faceva vedere nei pressi della scuola delle due ragazze. Un giorno Simona: “Ma tu non vai a scuola, sei sempre tra i piedi!” “Io studio in Svizzera e lì c’è un mese di vacanze.” “Vai altrove a passare le tue vacanze!” “Lorenzo fece una faccia triste: “Non pensavo di esserti tanto antipatico, se cambi parere mi vedrai da queste parti.” “Simona mi pare che il ragazzo sia sincero, te lo dico da sorella maggiore, io sono nata dopo di te…” “Va bene la corona di regina a suo tempo sarà tua, sinceramente ho paura di dar confidenza a Lorenzo, non so che idea si sia fatta di me.” “Prova a chiederglielo altrimenti non lo saprai mai.” E così finalmente Simona un giorno interpellò  Lorenzo: “Dato che sei tanto insistente dimmi cosa vuoi da me.” “Solo starti vicino e passeggiare a piedi o, se preferisci in macchina.” “Immagino avrai una Porche o una Jaguar.” “Ti sbagli, mio padre ha, fra l’altro, una fabbrica di elettrodomestici a Como, ha preteso che cominciassi a lavorare in fabbrica dal primo gradino, l’anno passato sono stato impiegato come operaio , questa è la sua mentalità, mi ha comprato una Cinquecento di seconda mano.” “Ed io mi dovrei mettere con un morto di fame, giammai!” “Io ho il senso dello humour, prenderò questa frase con una battuta, se non accetti la mia amicizia sparirò per sempre dalla tua vita!” “E che sei un fantasma che sparisci, andiamo su stá Cinquecento, almeno cammina?” Camminava bene  la macchina ed anche la gioia di Lorenzo che però nei giorni seguenti ottenne ben poco da Simona, qualche bacio, una toccatina qua e là e tutto il resto off limits. Lorenzo un giorno che passeggiavano in viale S.Martino: “Vorrei domandarti se sei stata mai fidanzata e se…” “Mai fidanzata ed anche vergine, è il tesoro che porterò al mio futuro marito.” Lorenzo aveva fatto presente del suo legame al padre Ernesto che, pensando alla moralità della madre della ragazza era piuttosto perplesso. “Mio caro sei abbastanza grande da poter giudicare una persona, se dopo averla conosciuta a fondo sarai del parere di sposarla sarò al tuo fianco.” Incontrando Simona all’uscita da scuola Lorenzo quasi si gettò su di lei: “Papà è d’accordo, possiamo sposarci.” “Il fatto è che non sono d’accordo io, te lo devi meritare.” “Vuoi che mi cosparga i capelli di cenere o vada in pellegrinaggio a Compostela?” “Non ti farebbe male!” A tutto c’è un limite, Lorenzo s’era rotto le scatole e si rivolse al padre: “Quella non mi vuole e mi prende in giro, ti prego parla con la madre!” “Adesso faccio pure il ruffiano di mio figlio, vedrò quello che si può fare.” Una sera a cena: “Simona mi ha parlato di te il padre di Lorenzo, se proprio non ti piace diglielo chiaramente, non tenerlo sulle spine.” “Mamma, Lorenzo mi piace ma ho paura di una delusione.” “Fatti passare le paure, fra l’altro Ernesto mi ha promesso un posto di rilievo ben remunerato per voi due non appena avrete conseguito il diploma, io smetterò la mia professione e forse …con Ernesto…” “Mammina sarebbe bellissimo, tutto in famiglia…” “Brutto zozzone, ci sei riuscito, sarò costretta a sposarti ma…” “Niente ma, mi hai folgorato dalla prima volta che ti ho vista.” “Mò sò diventata pure un fulmine, speriamo bene!” Al comune di Messina le due coppie, padre e figlio con madre e figlia  fecero il loro ingresso nell’ufficio di un funzionario comunale che, sbrigate le pratiche burocratiche: “Non riesco a riconoscere quale è la madre e quale la figlia!” La differenza era che  la madre aveva chiuso ‘i battenti’ e la figlia  stava per aprirli… ma  solo per il marito!
     

     
  • 21 agosto alle ore 17:29
    I SOGNI.

    Come comincia: I sogni ci aiutano a venir fuori da una realtà, spesso spiacevole, ma non certo a cambiarla. ‘Ama il tuo sogno se pur ti tormenta’ chiosava il buon D’Annunzio;  questo aforisma era riportato su una porcellana sita nello studio del padre di Alberto. Sicuramente il  papà di sogni ne doveva aver tanti, era il tempo della seconda guerra mondiale ed il ragazzo sentiva i grandi lamentarsi di un pazzo…lasciamo perdere, andiamo ai sogni di Alberto M. e alla sua vita piuttosto avventurosa. Insegnante di matematica e fisica in un liceo classico di Messina aveva divorziato dalla prima moglie, (donna impossibile da sopportare), e vedovo della seconda di cui aveva un eccellente ricordo (poverina deceduta per un tumore) ma che lo aveva lasciato nell’agiatezza: una villa nel Giardino dei Laghi, bellissima e con annesso giardino tropicale, campi da tennis e piscina in comune con gli altri condomini, insomma un paradiso terrestre. Era divenuto inoltre proprietario di vari  stabili e terreni oltre che di una notevole somma di denaro in titoli, insomma ripeto aveva un buon ricordo della consorte (ti credo!). L’unica cosa che mancava ad Alberto era la ‘materia prima’ che si procurava con delle professioniste ma che lo lasciavano insoddisfatto per motivi ben comprensibili. Doveva trovare una femminuccia tutta per sé.  Il destino, superiore agli dei come Alberto ben sapeva da buon pagano, gli diede una mano con la conoscenza di Corinna e delle due figlie gemelle, sue allieve a scuola: Grazia e Graziella. Lo so che vi vien da ridere perché i due nomi di solito vengono seguiti da un detto volgare. Corinna avrebbe fatto molto volentieri a meno a chiamar così le fanciulle ma quelli erano i nominativi delle nonne materna e paterna. Ma  perché il ‘passaggio’ di nomi? A parte la consuetudine di tramandarli alla discendenza le due vecchie erano ricche, non vi pare un buon motivo? Corinna, un giorno di ricevimento dei genitori alla scuola delle due figlie riconobbe in Alberto quale insegnante delle stesse il suo vicino di casa e, tenuto conto dei voti non buoni in matematica e fisica delle due Grazie, pregò il professore di dar loro delle ripetizioni private. Alberto in fatto di donne preferiva il tipo mediterraneo ma Corinna lo colpì in maniera positiva pur essendo bionda con occhi grigio-azzurri. Fisico da atleta, sorriso accattivante e soprattutto altre cose fisicamente apprezzabili accettò di buon grado con un ma: “Signora le comunico che le mie lezioni saranno un po’ costose nel senso che…” “Non si preoccupi, sono piuttosto abbiente e…” “Mi scusi la non apprezzabile battuta di spirito, io intendevo altro…” Corinna scoppiò in una gran risata che fece girare tutte le persone in quel momento nella stanza. “Io ho sempre amato la gente con la faccia tosta, ma lei…” “Le rispondo io con una detto tradotto dal francese: ‘Donna che ride è già nel tuo letto’ relata refero.” “ Un professore di matematica che conosce anche il latino ed il francese, quante altre lingue conosce?” “Questa volta fu Alberto a scoppiare in una gran risata, i presenti si domandarono che avessero quei due a rider tanto, beati loro! A questo punto Corinna arrossì e, per nascondere il suo imbarazzo cominciò a tossire…”Madame le chiedo scusa talvolta esagero, me lo diceva sempre la mia defunta moglie.” Così Alberto fece capire a Corinna che non c’erano problemi da quel lato, furbacchione! Le due gemelle si presentarono un pomeriggio nella villa di Alberto scortate dalla genitrice, due gocce d’acqua ovviamente fra di loro ma anche assomiglianti alla madre. “Professore sia severo con loro, sono due pesti!” “Non penso proprio dato che le assomigliano in maniera notevole.” Una Grazia esordì subito con :”Certo se assomigliavamo a papà…non ci voglio pensare!” “Professore ne ha avuto subito una prova di quello che ho pocanzi detto, due svergognate, me ne vado.” Accompagnata all’ingresso da Alberto Corinna: “Io sono per i rapporti di empatia, Alberto vorrei darle del tu e…”  “Con piacere Corinna ma tuo marito?” Risposta emblematica “Galeazzo dorme ai piedi del letto!” Intenda chi vuole intendere poi con quel nome! “Ragazze siete intelligenti ed anche furbette, datevi da fare altrimenti perderete l’anno e vi giocate le vacanze!” “Ci mancherebbe altro, con i nostri boy friends abbiamo programmato una gita a Cuba!” Alla faccia della libertà sessuale, d’altronde quelle due avevano diciotto anni e meritavano un premio, sempre se avessero superato gli esami di Stato. Una parentesi: Alberto aveva come ‘Perpetua’ una vedova quarantenne dimorante a Gesso, una frazione di Messina. La cotale, Emma, ogni mattina con l’autobus delle linee extra urbane raggiungeva la villa di Alberto. Purtroppo il servizio funzionava a singhiozzo ed Emma talvolta, all’andata, era costretta ad usufruire del passaggio in macchina di qualche paesano ma, al ritorno? Alberto da buon samaritano le dava un passaggio in Jaguar cosa che inorgogliva Emma che restava un po’ in auto dinanzi casa sua per far invidia ai paesani, Alberto ne era conscio e l’assecondava, quella della sua collaboratrice domestica, sola senza figli né parenti, era una vita agra. Nel frattempo non era accaduto nulla fra Alberto e Corinna; quest’ultima era andata a far compagnia alla madre ammalata e si faceva viva solo con qualche telefonata che lasciava a bocca asciutta un Alberto speranzoso. Una settimana prima degli esami di Stato Alberto scoraggiato dalla poca preparazione delle due gemelle: “Mia care, malgrado il miei sforzi non ritengo riuscirete a superare gli esami, senza il vostro impegno …non posso certo sostituirvi io, spiacente non so che fare per aiutarvi.” Una Grazia:“Volere  è potere.” Alberto: “ Si volare è potare!” “Professore un discorso serio: chi va al classico come noi è portato per le materie letterarie  ma non per quelle scientifiche, conclusione ci vuole un escamotage da parte sua, sapremo noi due come ricompensarla, pensiamo che abbia proprio bisogno di…” Un sorriso da parte delle due facce toste che mise in crisi Alberto che passò la notte insonne, ne aveva ben donde perché aveva pensato ad uno stratagemma particolare ma pericoloso ma aveva bisogno dell’aiuto del Preside Ardito P.(il padre era stato partigiano), suo buon amico. La mattina dopo: “Ar. vieni al bar ti offro un aperitivo.” “C’è puzza di bruciato che hai combinato?” “Dì invece che cosa dobbiamo combinare dietro una ricompensa molto piacevole.” Alberto chiuse gli occhi e tirò su col naso e così Ardito, vecchio puttaniere capì l’antifona. “Merce buona?” “Eccellente ma pericolosa!” Seduti ad un tavolo lontani da tutti Alberto spiegò all’amico Preside che l’unico modo per aiutare le due  licenziande era aprire la busta sigillata pervenuta dal Ministero, fotocopiare  i compiti e risigillarla. Ardito come da significato del suo nome era un tipo d’assalto così girando fra i negozi di ferramenta riuscirono a trovare lo stiletto molto affilato e si precipitarono nell’ ufficio di presidenza chiudendo la porta a chiave e misero in atto il piano programmato, che, malgrado fosse stato eseguito a regola d’arte, mise una certa qual inquietudine nei due ‘congiurati’. Le due Grazie furono convocate nella villa di Alberto, si misero di buzzo buono ad imparare a memoria gli esercizi e, soddisfatte, rientrarono in casa loro. Il giorno dell’esame in aula c’era un commissione composta da professori provenienti da altri istituti, alcuni anche di altre sedi.  Controllarono i sigilli della busta dell’elaborato, li trovarono intatti. Le ragazze uscirono quasi per ultime ma soddisfatte, la loro memoria si era dimostrata buona  con gran sospiro di sollievo dei nostri due amici., ora si trattava di ... passare all’incasso. Emma ebbe mezza giornata di vacanza  dopo aver preparato una pranzo sontuoso (Ma quanti amici avete invitato?). Grazia e Graziella in gran forma si recarono a casa di Alberto dove era già arrivato Ardito tutto profumato. “Mi sembri un magnaccia, vatti a lavare, stò profumo fa schifo.” Alberto anche se scherzando aveva detto la verità, le ragazze non lo avrebbero approvato, avevano troppo stile per accettare  un uomo con un profumo da quattro soldi. Le due G. erano vestite come se dovessero andare al mare, sotto un  bichini ridottissimo coperto da un pareo trasparente. Grandi effusioni giustificate da una promozione che si dovevano ancora meritare. Pranzo appena assaggiato dai quattro, ‘innaffiato’ da un elegante Marsala S.O.M. con cannoli siciliani di grandi dimensioni. Alberto prese in mano la situazione, istintivamente preferì agganciare Graziella indicando ad Ardito qual’era la stanza degli ospiti. “Per fortuna mi hai scelto, il tuo amico non mi piace, sei un uomo favoloso, mi sei piaciuto già dalla prima volta che ti ho incontrato!” “Parli come un libro che usavano gli innamorati timidi dell’ottocento per fare la corte alle ragazze, non è una presa in giro profumi di donna, ti trovo sensuale, vieni in bagno voglio vederti nuda, faremo una doccia insieme.” Graziella si dimostrò subito all’altezza della situazione, in campo sessuale era decisamente brava, provarono un po’ tutte le posizioni e dovettero aver impiegato molto tempo perché ad un certo punto sentirono bussare alla porta della stanza. “ “Siete ancora vivi?” La voce ironica di Grazia fece effetto su i due, erano passate tre ore. Ardito prese la via del ritorno infilandosi nella sua 500 Fiat, i tre si sedettero su un divano e Grazia: “Sorellina non so Alberto ma il mio amante è proprio un imbranato in campo sessuale!” “Cara Alberto è semplicemente favoloso ma non te lo presto! Lo voglio tutto per me.” “Se avete fini di mercanteggiare la mia persona…” Suonò il telefono: “Sono Corinna, non trovo a casa quelle due sciagurate di figlie, sono da te?” “Si stiamo festeggiando la promozione, a voce ti spiegherò tutto.”. “Nei prossimi giorni, dopo i funerali di mia madre, tornerò a casa.” “Corinna le mie condoglianze, a presto.” Le due ragazze si guardarono in viso, col ritorno della madre avrebbero dovuto accontentarsi dei loro boy friends. Dopo tre giorni una telefonata: “Sono ritornata, non mi sento di venire da te, vieni a casa mia.” Corinna era cambiata, i giorni passati vicino alla madre morente le avevano lascito i segni sul viso. La dama parve leggere nel pensiero di Alberto: “Mi vedi invecchiata, lo sono dentro e fuori ma, col tuo aiuto mi riprenderò, sempre che tu…” “Io sarò un buon  samaritano sempre qualora venga ben retribuito!” “Vedo che non hai perso il senso dello humour, intanto ti ringrazio per aver aiutato quelle due sciagurate; per non parlare al telefono mi hanno scritto una lettera raccontandomi come sono andate le cose, manco un padre…” “Si un padre zozzone” pensò Alberto domandandosi come sarebbe andate a finire la situazione, forse si sarebbe sbloccata con l’andata delle due Grazie a Cuba, la soluzione migliore per non aver guai. Il giorno successivo una novità: a casa di Alberto si presentò Galeazzo, padre delle due e titolare di una scuola guida che godeva fama di far promuovere anche i ciechi ah.”Signor Alberto anch’io voglio ringraziarla, se ha bisogno sono a disposizione.” “Alberto pensò ridendo dentro se stesso: “Mi basta tua moglie prossimo cocu!” Finiti i giorni della tristezza arrivarono quelli della felicità ed ancora una volta Emma fu invitata a preparare un pranzo questa volta per due, non disse nulla, si fece onore in culinaria ma dentro di sé…All’arrivo in casa di Alberto Corinna l’abbracciò a lungo, capì di essersi innamorata. Dopo gli aperitivi ed un pranzo che ottenne gli elogi di Corinna passarono sul divano. Siediti, vorrei rilassarmi con la testa sopra le tue gambe. Dopo un po’ Corinna: “Non pensavo che portassi la pistola a cosa ti serve?” “A scoparmi le belle signore!” “Brutto maiale, dopo una figlia anche la madre!” Coirinna non era una ingenua, capì che Alberto…ma poi lo abbracciò baciandolo a lungo. “Sei un angelo venuto dal cielo.” Più che altro dal monte Olimpo, sono pagano e devoto al dio Hermes, con lui sono piuttosto simile di carattere a parte che lui protegge i ladri ed io lo sono solo delle femminucce altrui!” “Va bene solo un piccolo assaggio, non sono in forma ma…accidenti dove l’hai preso quel cosone?” “Madre natura: tutti i maschietti di famiglia sono ben dotati da quello che mi ha detto mio padre, lasciamo perdere i miei familiari maschili, che ne dici di un assaggino…” Dopo un po’ Corinna si trovò la boccuccia piena di…che in parte ingoiò e poi si aiutò con un fazzoletto. “Sei una fontana!” “Lascia perdere i paragoni acquatici, appena ti sarai ripresa …cose di fuoco!” “Ho trovato un mandrillo della foresta africana, dovrò comprare un cesto di banane.”Vacanze per tutti: le due sorelle a Cuba, il papà in giro con la segretaria bonazza, Alberto e Corinna a Panarea nelle isole Eolie, c’era stato in passato ed era rimasto in buona amicizia con Lidia la proprietaria di un grande Albergo con piscina per coloro che non amavano andare in mare. Lidia: “Vedo che ti tratti bene, la signora ha stile e mi piace.” “Si ma ama solo i maschietti!” “Vedo che non hai perso il senso delle humour, posso risponderti: anche a me!” La prima notte di nozze fu favolosa, Corinna si era ripresa ed approfittò in pieno della esuberanza di Alberto anche se poi la cosina si era un po’ troppo arrossata, col quel ‘marruggio!’ A Panarea Alberto oltre che sessualmente si sfogò anche con la fotografia di cui era un appassionato. Fotografò ovviamente Corinna anche in pose discinte ed un po’ tutti i villeggianti che gli capitavano a tiro, specialmente femminucce’, talune in topless, da cui si faceva comunicare l’indirizzo e la città di residenza per inviar loro le foto ovvero, se possibile,  anche per consegnarle loro di persona ma non aveva fatto i conti con Corinna: “Caro io non dormo ai piedi del letto!” Il buon Albertone ancora non aveva compreso che aveva a che fare: con una femminuccia scafata e, come la maggior parte delle appartenenti a quella razza calzava in pieno il detto: “Amenonlasifa!’ e così fu costretto a diventare monogamo, che tristezza! Qualche lettore non avrà compreso il significato della parola ‘marruggio’ riportata nel racconto: nel dialetto siciliano si tratta di un grosso e nodoso legno che regge la zappa!

     
  • 20 agosto alle ore 15:36
    MATER SEMPER CERTA...

    Come comincia: Un dopo cena triste, televisione spenta causa programmi pieni di cattive notizie, alcune orripilanti provenienti dai paesi arabi,  quelle italiane non migliori. Alberto settantenne, nel calduccio del suo letto immaginava quei poveracci senza tetto che si arrangiavano nelle stazioni ferroviarie o peggio sotto i ponti (aveva avuto modo di visionarli in un servizio di un giornalista che, in vena di sensazionalismo aveva ritenuto  far partecipe il pubblico di scene orripilanti). Il non più giovane signore  preferiva programmi più  distensivi: ballerine in piena forma, comici spiritosi insomma spettacoli di intrattenimento anche se un po’ datati, questi ultimi lo riportavano alla sua gioventù. Fuori una pioggerellina leggera ma insistente, non è sempre vero che a Roma ci sono sempre le ottobrate romane celebrate da Ottorino Respighi. Di lontano giunsero alle orecchie di Alberto gli inconfondibili miagolii bassi e profondi con picchi acuti di una gatta in calore, miagolii che divennero molto più insistenti e prolungati, evidentemente un gatto maschietto aveva preso possesso della sua ‘topa’. Il concerto felino seguitò anche quando nella stanza da letto Si appropinquò la gentile (si fa per dire) consorte Michela che: “Stasera abbiamo anche un concerto felino, non ci mancava altro!” “Almeno loro si divertono al contrario…” “Tu non pensi ad altro, la tua è una fissazione, son finiti quei tempi!” La signora, in menopausa, non apprezzava più il sesso e di conseguenza il marito ‘andava in bianco’, unico suo svago la fotografia. Ex maresciallo della Finanza aveva la qualifica di capo laboratorio fotografico e come tale ‘girava’ in elicottero per scovare  coltivazioni di cannibis indica impiantate nei posti più impervi fra i ‘tutoli’ di mais. Nello stampare le foto Alberto riportava gli estremi delle coordinate geografiche per mettere in condizione i militari del reparto operante di raggiungere il luogo, arestare i coltivatori abusivi e distruggere le piante.  Anche dopo il congedo Alberto veniva chiamato a effettuare quel servizio fotografico che aveva portato alcuni comandanti di far bella figura anche a livello nazionale. Il suo laboratorio o meglio quello della Guardia di Finanza da lui ‘messo su’ era ancora a sua disposizione, lo usava per stampare foto di manifestazioni  del Corpo oltre che quelle personali di amici e talvolta foto di amiche  ma senza conseguirne… risultati tangibili. Che ti capita al buon Albertone, (a lui non capitavano quasi mai situazioni cosiddette normali.) La signora Adalgisa di chiara provenienza romagnola residente al piano superiore al suo, un giorno gli chiese di ritrarla senza veli…La dama era conosciuta in quel palazzo di Roma in viale della Vittoria sia per la sua avvenenza che per la sua spregiudicatezza in fatto di maschietti. Divorziata, quarantenne, come di moda attuale si era ‘procurato’ un toy boy di vent’anni più giovane di lei con cui passava giorni piacevoli e notte favolose. Edoardo, l’amante finanziariamente non se la passava bene ma per Adalgisa non era un problema, lei era facoltosa di famiglia. Il signorino amava vantarsi della sua conquista con gli amici e per questo motivo aveva chiesto ad Adalgisa sue foto nude, chi meglio di Alberto…Con la Mini Cooper della signora i due si inoltrarono nella pineta di Ostia ed Alberto riprese la dama  con scatti artistici, lei sembrava più giovane della sua età e soprattutto più appetibile. Stampò quasi cinquanta foto col computer e di mattina, moglie assente perché insegnante di lettere in località fuori Roma si presentò ad Adalgisa che rimase stupefatta:”Sembro un’attrice, tutto merito tuo, come posso ripagarti, sono abbastanza ricca, chiedimi quanto vuoi.” Alberto sapeva cosa chiedere ma rimase inspiegabilmente  in silenzio e così…andò in bianco. In seguito qualcosa era cambiato in Adalgisa, quando incontrava Alberto lo salutava appena, sembrava dimagrita,  pallida in viso. Un giorno andò a trovare a casa il suo fotografo e: “Debbo dirti quello che mi sta succedendo, Edoardo è un cuckold come dicono gli inglesi, pretende che faccia sesso con suoi amici mentre lui si masturba, non mi piace stà storia ma non so cosa fare.” Alberto rimase senza parole, non era un puritano, in campo sessuale ammetteva un po’ di tutto ma con protagonisti  consenzienti in questo caso…Incontrando il giovane:”Sei Edoardo? Penso di si, sono un  ex maresciallo della Guardia di Finanza, sono in rapporti amichevoli con Adalgisa che si lamenta per un tuo comportamento in campo sessuale…per evitarti guai ti do un consiglio: dimenticala…non vorrei dover interessare qualche amico delle forze dell’ordine!” La lezione servì al giovane che sparì dalla circolazione. Adalgisa  una mattina si presentò a casa di Alberto con … sotto la vestaglia niente, situazione che fece rinverdire le prestazioni sessuali  del signore il quale mascherò con sua moglie la gioia di una nuova vita erotica; sapeva perfettamente che le donne hanno un sesto senso ma riuscì ad occultare la relazione. Una mattina Adalgisa: “Caro non so se ti farà piacere, una notizia per me bellissima…sono incinta!” Alberto cadde sul divano, Michela non poteva avere pargoli ed ora lui a settanta anni …”Non ti preoccupare, nessuno saprà nulla in primis tua moglie, sarà un nostro segreto.” Passano otto mesi ed una mattina Adalgisa dalla clinica S.Rita: “Caro sei diventato padre di una femminuccia, se sei d’accordo la chiamerò Stella, sarà la stella della mia, della nostra vita.” Passa un giorno, passa un mese, passano anni Stella cresceva in altezza ed in bellezza, era sempre circondata da amici, da amiche e da compagni di scuola, era anche brillante negli studi e sempre più assomigliante a suo padre. Alberto partecipava alle feste dei suoi compleanni con regali ben accetti dall’interessata, era lo zio Alberto. Ad ottantatre anni la salute di Alberto era peggiorata, i vari medici consultati prescrivevano sempre più esami e medicinali che gli complicavano la vita, doveva assumere la prima pillola alle cinque di mattina, l’ultima alle ventidue, si faceva seguire da uno neuro psicologo, si accorgeva che di giorno in giorno perdeva la memoria recente. Una domenica mattina mentre Michela si ritirava dal bagno profumatissima di doccia ebbe una crisi di pianto, aveva compreso che Atropo stava per recidere il filo della sua vita. “Caro non ti disperare, avrai altro tempo da vivere e soprattutto goderti la piccola Stella, quasi subito mi sono accorta che era tua figlia, ogni giorno ti assomiglia di più ma dato che tu non volevi farmi conoscere il tuo segreto mi sono messa d’accodo con Adalgisa…Ad Alberto venne in mente un aforisma di Victor Hugo: ‘Dio s’ è fatto uomo, il diavolo donna!’ Era più sereno, che Atropo facesse pure il suoi lavoro!
     

     
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