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in archivio dal 16 gen 2009

Alberto Mazzoni

03 settembre 1935, Roma - Italia
Segni particolari: Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta, tromba!
Mi descrivo così: Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

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  • 29 novembre 2017 alle ore 15:08
    UN USIGNOLO ZOZZONE.

    La  luna in ciel ridente rischiara il panorama, sul salice piangente un usignolo chiava, chiava l'innamorata che, piena di languore con voce appassionata gli giura eterno amore.

     
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  • venerdì alle ore 8:02
    UN PALAZZO DI FEMMINE DI LUSSO

    Come comincia: Il destino è al di sopra degli dei. È il concetto che discende dalla credenza che esista un ordine naturale già fissato nell’universo,  teoria che trae origine del fatalismo dei greci, vedi vicenda di Edipo e delle Parche che regolavano la vita degli uomini.  Il fato non ha le stesse caratteristiche negative del destino perché, senza una voluta partecipazione del soggetto non produce effetti. Il credo cattolico, per giustificare i suoi principi parla di libero arbitrio ma i filosofi moderni hanno affermato  che tale pensiero è incompatibile con le nostre attuali conoscenze della natura. Il motivo per cui il seguente racconto è iniziato con questo ‘pistolotto’? Semplice perché sembrava impossibile che si fossero presentate delle situazioni un po’ complicate ed anche boccaccesche che come era accaduto a Roma, in via Duca d’Aosta, palazzina di cinque piani più garage e alloggio per il portiere,  edificio moderno e antisimico ma…c’era un ma: dinanzi passava un tram che più avanti incrociava altro tram in via Taranto, conclusione ad ogni passaggio un rumore infernale. Il costruttore era stato previdente ed aveva isolato con pannelli antirumore tutto l’edificio ma d’estate, a finestre aperte… un bel concerto. Viola quarantenne, divorziata, ricca e nullafacente abitava al primo piano;  stanca di stare sul letto in sottoveste ed aria condizionata accesa, sperando nel ‘ponentino’ romano si era affacciata al balcone quando sotto passò Riccardo figlio della portiera Amaranta: ”Un bellissimo spettacolo, se possibile vorrei ammirarlo da vicino!” Viola non si era accorta che era senza slip e quindi la ‘pelosa’ era in vetrina, doveva accadere proprio lei molto pudica come da suo nome. La dama sparì all’interno arrabbiata con se stessa. Amaranta aveva avuto una pessima sorpresa quando una mattina dei Carabinieri si erano presentati in casa sua ed avevano ammanettato Mattia, il marito portandolo a Regina Coeli per certe sue operazioni  ‘non pulite’ e combinate  in combutta con la mafia capitolina, ne avrebbe avuto per cinque anni. Dopo i primi attimi di smarrimento, Amaranta, come da suo nome ‘immortale’ si era rimboccate le maniche ed aveva preso il posto di portiere di suo marito, non c’era altra soluzioni anche se la paga non bastava alle esigenze famigliari ma un suo dio la prese sotto l’ala protettrice.  Federico, fratello di Mattia che aveva fatto fortuna in Australia, venuto a conoscenza della situazione ogni mese inviava alla cognata una consistente somma di denaro con cui il figlio Riccardo poteva pagarsi gli studi all’Università, era iscritto in medicina. Altra situazione al secondo piano: Frida nubile, trentenne figlia di agricoltori diretti con terreni vicino a Frascati era professoressa di francese al liceo scientifico di via Cavour. Dopo un lungo rapporto con un compagno d’Università il cotale l’aveva lasciata con un laconico messaggio sul cellulare: “Hi good luck’”, si era messo con una ventenne come ormai di moda. Dopo un primo momento di rabbia Frida si era ripresa ed aveva preso ‘confidenza’ con Tommaso un professore della sua stessa scuola quarantenne, sposato che la andava a trovare dopo bugie propinate alla legittima consorte che faceva finta di crederci, meglio, le corna che l’abbandono, l’attuale filosofia delle signore tradite è  diventata più pratica, niente sceneggiate, il consorte o prima o poi, per nostalgia per la casa coniugale avrebbe alzato bandiera bianca e sarebbe tornato all’ovile. Tommaso aveva un  pregio non indifferente: era molto ricco e non lesinava regali e denaro in contanti a Frida che lo spendeva in viaggi con amiche ed amici soprattutto in crociere durante le quali si prendeva più di una  licenza con maschietti giovani e di suo gusto. Oggigiorno i principi morali, tranne che per i poveri cattolici praticanti (talvolta anche per loro!) sono molto cambiati in meglio, a seconda dei punti di vista! Terzo piano dell’edificio occupato da Mimosa vedova ricca di suo ed anche per ‘merito’ del suo  defunto marito che le aveva lasciato inoltre due eredi gemelli diciassettenni Amos e Leo che la mamma prudentemente aveva ‘spedito’ in un collegio per ricchi ma lontani dalla genitrice che amava molto la libertà consistente soprattutto in colloqui intimi con signori di bell’aspetto e sessualmente dotati. Chi meglio di Riccardo non per nulla detto ‘er casanova’ per soddisfare le sue molteplici voglie sessuali, talvolta anche per tutta una notte, prestazioni  che lasciavano il giovane spossato ma con le tasche piene di bei soldini. Quarto piano occupato da Flora cordiale con tutti soprattutto con le femminucce che apprezzava come i maschietti, la sua professione di coach in una palestra di sua proprietà la portava ad incontrare giovani e giovanette cui insegnava  esercizi e metodi di allenamento per migliorare la loro  forma fisica. Al quinto piano Aurora dal fisico longilineo e splendente come il significato del suo nome.  Venticinquenne era modella e spesso sfilava anche all’estero, era l’amica intima del  noto stilista Diego, uno dei pochi non omosessuale che, innamoratissimo, la poteva incontrare solo in occasione di sfilate considerata la gelosia ossessiva della consorte che, essendo comproprietaria del marchio faceva pesare la sua volontà nelle scelte di lavoro e non era conveniente per Diego chiedere il divorzio. Viola in crisi di solitudine una mattina pensò di far qualcosa lontano dalla sua natura di donna riservata: dare una festa a casa sua invitando tutti le signore  residenti nel palazzo, ognuno avrebbe potuto farsi accompagnare da una persona di suo gradimento. Convocò la portiera Amaranta cui consegnò cinque inviti scritti di sua mano con riportato il disegno di una sala da ballo, inviti per il sabato successivo per una festa danzante nel suo alloggio. Le quattro invitate, anche se un po’ sorprese aderirono alla richiesta ringraziando per telefono Viola. La padrona di casa aveva unito due stanze per avere un salone grande, era sempre stata un suo desiderio e così le coinquiline all’ingresso nei locali apprezzarono e lodarono la padrona di casa che,  smessi i consueti vestiti modesti aveva acquistato un abito da sera di gran lusso e si era fatta truccare da una stilista, sembrava un’altra come poterono accertare le quattro signore. La signiora si recò personalmente in una famosa pasticceria in via Taranto per ordinare dolci e bevande per la festa. Ad un commesso chiese di parlare col padrone del locale, era un signore quarantenne molto elegante sia nel vestire che nei modi, Viola rimase affascinata, non era facile di gusti in fatto di maschietti ma questo… “Sono Ennio spero di poterle esserle utile.” Viola lo mise al corrente della prossima festa che avrebbe dato a casa sua e chiese al proprietario della pasticceria di farsi carico per quanto riguardava il rinfresco poi fu  audace: “Qualora lo desideri potrebbe venire personalmente a controllare…” “Con gran piacere madame,  sono stato a suo tempo barman a Parigi, lei mi ricorda una tale madame che mi è rimasta nel cuore, mi lasci un suo biglietto da visita, vorrei il giorno prima venire  a casa sua a controllare il locale.” “Bien sure monsieur, voici ma carte de visite.” Toh,  una dama poliglotta, quel giorno potremo fare anche della conversazione…” “Io preferisco il ballo.” “Senza modestia in quel campo sono ferrato, a presto mia gentile signora.” Un finto baciamano mise fine alla conversazione. Viola non riconosceva più se stessa, non vedeva l’ora che arrivasse quel sabato, mai in vita sua si era innamorata, che fosse la volta buona…La notte prima sembrava il film ‘la notte prima degli esami’. Viola aveva dormito poco e male, ce l’aveva con se stessa e che cavolo…Aveva chiesto alla parrucchiera di inviarle a casa l’estetista, ora si sentiva a suo agio, si fece i complimenti da sola. Pian piano giunsero gli ospiti compresi Amos e Leo i due giovani figli di Mimosa, dimostravano più dei loro diciassette anni, erano dei bei giovani. Per ultimo giunse Ennio al seguito di tre camerieri con tre vassoi e secchielli con delle bibite, il signore indossava uno smoking grigio molto elegante che metteva il risalto il suo fisico. Viola d’impulso gli si avvicinò e lo abbracciò presentandolo agli astanti un po’ sorpresi di tanta manifestazione di affetto, Viola era stata sempre considerata una donna riservata, ora…Furono loro due ad aprire i balli, al suono di uno stereo, musiche romantiche e pian piano si formarono delle coppie eterogenee, solo una coppia rimase sempre l stessa quella di Viola e di Ennio che alla fine della serata rimasero soli in casa, si guardarono negli occhi e come nelle favole…vissero a lungo felici e contenti.

     
  • venerdì alle ore 7:59
    CATTOLICI E FASCISTI

    Come comincia: Era una piovosa giornata ottobrina del 1940 XIII° dell’era fascista, il professor Eugenio Gatti stava uscendo di casa dalla sua villetta in viale della Vittoria a Jesi, in quel di Ancona per recarsi nella scuola ginnasio-liceo classico, il suo umore era paro paro con il tempo, ne aveva ben donde. C’era in giro aria di epurazione nel senso che il regime, tramite io suoi scagnozzi, stava togliendo di mezzo quelli che loro consideravano nemici pericolosi. I meno infidi venivano purgati con generose dosi di olio di ricino che costringeva gli interessati a non uscire di casa per vari giorni e sosta quasi permanente nella propria toilette. Nei casi un po’ più gravi, come l’esser ebrei, licenziamento dai posti di lavoro. Come venivano scoperte le famiglie ebree? A scuola ai bambini venivano fatti abbassare le mutande e la circoncisione del pene era la prova dell’appartenenza a quella religione tanto odiata anche dai nazisti. Un caso particolare quello degli atei. Dopo i vergognosi Patti lateranensi dell’11 febbraio 1929 tra lo Stato Italiano e la Santa sede i più integralisti dei cattolici consideravano un offesa la teoria atea e cominciarono e ‘stanare’ quelli che non frequentavano le chiese con all’inizio richiesta di chiarimenti che, se non sufficientemente provati provocavano agli interessati gli stessi provvedimenti ‘propinati’ agli ebrei. Il professor Gatti sin dai tempi dell’Università era uno studioso di lingue estere, conosceva perfettamente oltre al latino ed al greco, materie di insegnamento anche il tedesco e lo spagnolo oltre che l’aborrito inglese. I fascisti chiamavano l’Inghilterra la ‘Perfida Albione’. Per il professor Gatti quella era pure un mattina sfortunata, all’ingresso del plesso scolastico incontrò certo Settimio Famiglini da lui bocciato per la sua crassa ignoranza e soprattutto perché aveva poca voglia di impegnarsi nello studio. “Professore che piacere incontrarla, è un  bel po’ che non ci vedevamo, da quando lei mi ha bocciato senza motivo. Voglio essere generoso non denunziandolo al partito per il fatto che lei non frequenta la chiesa, in giro si dice che è angostico, perché stamattina non entra alla ‘Madonna delle Grazie’ è qua vicino.” Gatti pensò: “Piacere un cazzo, ho fatto bene a bocciarti non sai pronunziare la parola agnostico.” E poi: stamani, causa il tempo, mi si è acutizzata la lombaggine, anzi sto andando dal Preside per chiedergli di essere autorizzato andare dal dottor Massimo Pileri perché mi prescriva una cura.” “Professore per questa volta…ma stia attento io la curo…” “Maledetto, mille volte maledetto mò vuoi vedere che ogni mattina devo andare in chiesa e diventare un bacia pile, per fortuna conosco don Francesco. Il prete, in tempi non sospetti, era stato in Inghilterra ed aveva appreso le norme che regolano la democrazia, mal sopportava il regime fascista ma stava ben attento a non mostrare le sue idee. Don Francesco accolse con calore il professor Gatti, lo stimava molto e: “Fratello posso offriti la colazione, sto andando al bar Ciro qui vicino.” Il professor Gatti ne approfittò anche se di solito saltava la prima colazione, cornetto e cappuccino lo sollevarono di spirito. Finito di mangiare raccontò quello che gli era capitato attimi prima. “Non ti preoccupare, tu sai che da democratico convinto accetto tutte le teorie non violente, ogni mattina vieni in chiesa e poi facciamo colazione insieme.” Don Francesco aveva fatto un’altra opera buona, aveva assunto come chierichetto un non più giovane  Andrea, nome che può essere imposto sia ai maschietti che alle femminucce. In questo caso era azzeccato Andrea era omosessuale condizione inammissibile per i fascisti che si consideravano di razza ariana e quindi pura. Per gli omosessuali la punizione minima era il confino nelle isole Eolie, lì c’erano finiti vari intellettuali. Un esempio Carlo Levi autore del libro ‘Cristo si è fermato ad Eboli’ confinato in Lucania. A Jesi altro ateo convinto era il Commissario di P.S. Alfredo Minazzo che giustificava con i suoi impegni istituzionali la non frequenza continuativa della Chiese, nemmeno i più fanatici fascisti osavano contraddirlo, avevano molto rispetto per l’Autorità costituita. Altro seguace dell’ateismo era Armando Minazzo, figlio del commissario che aveva evitato di essere arruolato nell’Esercito e come suoi coetanei inviato in Russia da dove non erano più tornati. Con i loro scarponi di cartone ed il fucile 91 i soldati italiani erano patetici rispetto agli equipaggiamenti e agli armamenti dei tedeschi e dei russi. Un giorno un fanatico fascista aveva messo in dubbio che il figlio del Commissario avesse una gamba di legno in seguito ad incidente stradale, incontrandolo per il corso aveva battuto col suo bastone nella gamba incriminata e solo allora si era convinto. Armando era un benefattore nato, funzionario di una banca aveva acquistato una moto con sidecar per portare alle famiglie disagiate dei beni di prima necessità che riusciva ad avere senza tessera, come allora d’obbligo per acquistarli,  presso amici abbienti e generosi che si rifornivano al mercato nero. Il sidecar era usato da Armando anche per andare alla stazione e ‘approvvigionarsi’ a spese delle Ferrovie dello Stato, con la complicità di un amico ferroviere del carbone che usava per riscaldare la sua casa in cui abitava con sua moglie, due figli, suo padre, sua madre e tre sorelle nubili, un lusso che pochi avevano a Jesi. C’è da domandarsi che fosse l’allora capo dello Stato: c’era la monarchia ed un re a nome Vittorio Emanuele 3° detto ‘pippetto’ per la sua bassa statura. Per sopperire a questo ‘inconveniente’ l’interessato indossava, con pochi risultati un copricapo molto alto; migliore fu la sua scelta di impalmare un donnone, Elena del Montenegro che gli ‘sfornò’ un maschio e quattro figlie femmine, il successore era assicurato. Il cotale aveva avallato il colpo di Stato di Mussolini, era un pusillanime tanto che, quando i tedeschi divennero dei nemici pensò bene di fuggire dalla reggia di Roma e di recarsi a Brindisi creando, sulla carta, un’Italia formata dalle province di Brindisi, Bari, Lecce e Taranto,  i suoi colleghi del nord Europa, al suo contrario, si erano aggregati ai partigiani, un figura di…. Tale decisione  fu di intralcio per suo figlio Umberto, che gli era succeduto  nel Regno per l’abdicazione del padre allorché ci fu un referendum vinto dai repubblicani anche se con sospetto di brogli. Anche a Jesi con la fine della guerra la situazione politica cambiò: il sindaco Giuseppe Carotti prese  la via dell’esilio rifugiandosi in Argentina dove poteva contare su parenti colà stabilitisi, fu seguito anche dal capo dei Vigili Urbani Gino Scortichini mentre altri, compromessi col precedente regime, prima della fine della guerra cambiarono bandiera e  salvarono il…Un situazione curiosa per le ‘signorine’ che avevano avuto contatti sessuali con gli ex nemici: furono tutte rapate a zero! Tutti gli Jesini si diedero da fare per la ricostruzione della città, Armando ebbe una gratificazione da parte di coloro che aveva aiutato con cibarie durante quel periodo nero della guerra, gli fu intestata una piazza. E il professor Gatti? Sessantanovenne insegnava ancora alla quinta ginnasiale, era diventato un mito per tutti, gli studenti che seguivano in silenzio le sue lezioni. Quando andò in pensione fu organizzata una gran festa con la partecipazione di tutta la sua classe, manifestazione di affetto che portò alle lacrime il professore il quale visse ancora a lungo dando, gratis, ripetizioni agli alunni dei meno abbienti.

     
  • 03 aprile alle ore 9:25
    L'ALIANTE

    Come comincia: Gli aggettivi:  peculiare, inconsueto, originale, insolito, possono ben adattarsi ai personaggi del racconto che state per leggere, luogo principale degli avvenimenti la città di Messina lambita dal mare e circondata da magnifici monti, i Peloritani,  dove i possidenti avevano fatto costruire le loro ville. Zeno e Mia erano una coppia ‘peloritana’, lui famoso chirurgo, lei insegnate di religione in un istituto del capoluogo. I due non avevano nulla di che lamentarsi, ricchi con una figlia, Rossella, meravigliosa da sembrare una modella. Alcuni, i soliti maligni, si domandavano da chi avesse ‘preso’ la signorina diciottenne dato che i genitori non erano particolarmente avvenenti anzi, forse la natura oppure…Non esisteva l’oppure, Mia  oltre che religiosa era puritana sino all’eccesso quindi nessun problema in famiglia sino a che un pomeriggio… Mia, sentendosi poco bene, decise di ritornare in villa dove la figlia stava ricevendo una lezione privata da parte della professoressa d’inglese solo che l’insegnante aveva gusti particolari e stava baciando in bocca Rossella ed anche le sue mani non erano…al posto giusto. Una furia: “Se domani ti ritrovo a scuola ti denunzio ai Carabinieri, ti rovino per tutta la vita, fra l’altro mia figlia è minorenne…(bugia).”Perché Rossella aveva ‘ceduto’ alle profferte omo dell’insegnate? Forse per curiosità dato che il boy friend con cui aveva dei rapporti sessuali era poco ‘performante’. Mia si recò dal confessore raccontando quanto accaduto alla figlia, il vecchio prete non trovò altra soluzione se non quella di consigliarle di far avere un colloquio di Rossella con un esorcista al fine di ‘sradicare’ il male dal suo cervello. Alla proposta materna Rosella si mise a ridere prendendo in giro la madre che, a  parere della figlia i metodi dell’esorcista erano ‘bufale’ da  Medio Evo. Papà a mamma si consultarono e, per bene della figlia, presero la decisione di organizzare per lei  una crociera nel Mediterraneo al fine di farle dimenticare il triste episodio che per Rossella non aveva nulla di triste ma valli a capire i genitori rimasti indietro di anni. La nave ‘Royal’ attraccò a Messina una mattina di luglio, Mia e Zeno accompagnarono Rossella sino alla sua cabina esterna (la più lussuosa) con mille raccomandazioni relative alla frequenza di persone estranee. Rossella estroversa per natura, fece subito amicizia con due coniugi anziani che mangiavano al suo stesso tavolo; con le sue battute li fece tanto divertire che le loro risate attirarono l’attenzione dei vicini di tavolo. I vecchietti si ritirarono in cabina ma per Rossella niente sonno,  per finire la serata si recò al teatrino della nave dove si esibivano dei ballerini brasiliani. Sotto il palco tanti maschietti con applausi fragorosi e con la speranza di ‘conoscere’ da vicino una delle bellezze d’oltre oceano, Rossella preferì un tavolo vicino all’uscita, non amava la confusione. Musica a tutto volume, folla soprattutto di giovani impazziti e vocianti fino a quando i ballerini si presero un meritato riposo e scesero dal palco per andare nelle loro cabine passando nel corridoio vicino a Rossella. L’ultima ballerina nel passare vicino alla ragazza si fermò e: “Vôce é realmente linda, eu posso sentar na sua mesa?” “Non parlo la tua lingua sono italiana.” “Ti chiedo scusa, guardandoti pensavo fossi sud americana, in portoghese ti ho chiesto il permesso di sedermi al tuo tavolo, sono affaticata ed assetata.” Mi chiamo Melissa.” “Io sono Rossella, bevi pure da dove vieni?” “La mia ultima residenza era a Säo Paulo ossia San Paolo, mi piace girare il mondo e così faccio la ballerina, tu?” “Io sono studentessa, abito a Messina, in Sicilia e son qui a bordo per distrarmi, se ti va possiamo mangiare insieme, io sono nella cabina 132 con vista esterna.” “Io sono in una cabina multipla con tre colleghe che di notte non mi fanno dormire anche perché talvolta si portano appresso qualche maschietto, tu potresti…” “La mia cabina ha un letto matrimoniale, non c’è problema a meno che tu non russi” celiò Rossella. “Non russo ma ho un problema, se sei anticonformista…” “In vita mia ho avuto problemi solo con i miei professori perché vedo  le situazioni con ‘esprit  humoristique’ come dicono i francesi e non a tutti piace essere dileggiati…” “Il mio è un caso particolare, come ti dicevo i miei genitori, fattisi vecchi, si sono ammalati gravemente e sono deceduti. Io un giorno era in stazione a San Paolo, seduta su una banchina con la testa fra le mani sono stata interpellata da una bella signora di passaggio che: “Posso aiutarla, la vedo triste, alla sua età…” Le spiegai il motivo dei miei problemi e la tale a nome Azzurra mi accennò al fatto che poteva agevolarmi qualora io avessi accettato di far parte di un balletto e così fu. Ritornando all’oggi potremo fare il viaggio insieme anche se io la sera sarò costretta a venire a dormire tardi.” “Ti farò compagnia…” In quel momento si presentò un giovane ufficiale della nave: “La signorina Rossella?” “Sono io, mi dica.” “ Il Comandante della nave desidera parlarle, mi segua per favore.” Ovvia curiosità da parte di Rossella, che poteva volere da lei il Comandante, donne intorno ne aveva tante…” “Signorina mi scusi se inizio la conversazione con una domanda: i suoi genitori talvolta volano con un aliante?” “Si è la passione di mio padre ma non capisco…” “Questo è un telegramma del suo medico di famiglia, viene da Messina, purtroppo l’aliante dei suoi non è stato rintracciato nel Mediterraneo da due giorni, tutte le ricerche sono state vane, la speranza…” Rossella pian piano si rese conto della realtà, la speranza di rintracciare i suoi dopo due giorni era quasi inesistente, prese il telegramma dalle mani del Comandante e uscì dalla cabina seguita da Melissa. Mai in vita sua aveva provato un dolore tanto violento, stava tremando e fu costretta a sedersi su una panchina sin quando Melissa la condusse in cabina. Mancava un giorno per il rientro a Messina e Rossella non si mosse più dal suo alloggio, l’amica le portava il cibo e le bevande ma Rossella non riusciva ad inghiottire nulla se non dell’acqua, un choc tremendo. In banchina a Messina Rossella scorse il dottor Leonardo che, arrivata a terra l’abbracciò, non c’era nulla da dire. Il dottore aprì la portiera della sua Mercedes, Rossella stava per salire quando si accorse della presenza di Melissa, che fare? D’impulso: “Vieni con me, recupera i bagagli miei e tuoi, ti aspettiamo qui.” Durante il percorso il dottore comunicò le ultime notizie: un vento particolarmente violento aveva battuto il tratto di mare fra la Sicilia e la Sardegna, natanti della Marina Militare insieme a quelli della Capitaneria di Porto stavano cercando i resti dell’Aliante anche se la possibilità che i due coniugi si fossero salvati era minima se non inesistente. Leonardo si offrì di aiutare le due donne ma Rosella rifiutò con gentilezza, aveva bisogno di silenzio, la compagnia di Melissa le poteva alleviare il dolore. Dopo tre giorni la notizia:  i resti squarciati dell’Aliante  erano stati recuperati vicino alle coste sarde…La mattina successiva Rossella stava per mettere in moto la Golf di sua padre quando squillò il telefonino: “Sono il notaio Neri, signorina Rossella quando le viene comodo passi da me.” Dal notaio: “Ci sono delle novità, occorre innanzi tutto che venga dichiarata la morte presunta dei suoi genitori intanto, data l’amicizia che mi legava ai suoi le anticipo quali sono i beni oggetto del testamento: la villa,  due auto, il conto corrente presso la Banca Unicredit ed i vari investimenti sia in Italia che in Lussemburgo (notevoli), duecento monete d’oro Krugerrand e ciò che è depositato in una cassetta di sicurezza della suddetta banca, io,  col suo permesso mi tratterrò una moneta d’oro in ricordo dell’amico Zeno.” All’uscita dallo studio del notaio Rossella chiese a Melissa se sapesse guidare, all’affermazione  dell’amica la pregò di prendere il suo posto al volante, proprio non se la sentiva. Rossella prese contatto con la cameriera di casa, certa Virna la quale entrò subito in confidenza  con Melissa, ambedue sostituirono la padrona di casa in tutte le faccende domestiche. Rossella capì che doveva ‘darsi una mossa’ e si mise alla guida della sua Mini, insieme a Melissa si recò all’Unicredit per constatare il contenuto della cassetta di sicurezza. Anche qui il direttore, molto amico di suo padre, fece uno strappo alla regola e consegnò la seconda chiave della cassetta. La ragazza stordita dagli ultimi avvenimenti non era molto curiosa di vedere il contenuto dell’astuccio ma quando l’aprì restò di stucco: un contenitore pieno di grossi diamanti, un patrimonio! Come aveva fatto suo padre ad accumulare tante ricchezze? Domanda inutile, il problema era come gestirle, chiese aiuto a Melissa che, saggiamente, le consigliò di lasciare tutto come si trovava, la banca Unicredit era conosciuta anche in campo europeo e dava affidamento. Rossella aveva preso l’abitudine di dormire nel letto matrimoniale dei suoi genitori, era come sentirseli vicini ma una mattina ebbe una cattiva sorpresa: forse presa da un profondo sonno durante la notte non si era accorta che le erano venute le mestruazioni con la conseguenza di aver sporcato la camicia da notte, il  lenzuolo ed anche il materasso. Presa dal nervosismo chiamò Melissa e le chiese di chiamare una nota ditta per farsi consegnare un materasso nuovo poi le venne in mente che Melissa non aveva mai avuto le mestruazioni e, stranamente, le venne in mente una frase di Eraclito: ‘non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare ciò che non ti aspetti’, talvolta il cervello umano…Chiamò Melissa e le espose i suoi dubbi. L’amica si sedette sul letto e finalmente venne fuori la realtà: “Quando era a San Paolo quella signora di cui ti ho parlato mi offrì l’opportunità di far parte di un balletto ma dovevo anche diventare un trans, dopo varie cure lo sono diventata…se non mi vuoi più vicino me ne andrò.” Un pianto silenzioso, le lacrime scendevano copiose sulle gote di Melissa, il pianto, come in questo caso, può avere la funzione di chiedere l’aiuto e il supporto degli altri,  Rossella non li fece mancare all’amica. Ovviamente passata la ‘bufera’ grande era la curiosità di Rossella che finalmente una sera fu soddisfatta, Melissa era dotata di un membro niente affatto piccolo soprattutto in erezione, Rossella ridendo lo toccò  a lungo sino a quando uno spruzzo violento le arrivò in viso. Ormai le due amiche dormivano nello stesso letto e la sera successiva Rossella dopo aver massaggiato il ‘cosone’ di Melissa pian piano lo infilò nel suo ‘fiorellino’ riuscendo anche a far provare alla sua compagna un  orgasmo  che lo portò ad ’inondare’ la sua vagina sino al collo dell’utero, un matrimonio in piena regola. Ormai i rapporti fra Rossella e Melissa erano quasi quotidiani (dal latino cotidie che vuol dire giornaliero) conseguenza che stavolta le mestruazioni non vennero a Rossella, dopo un mese si capì che era in arrivo un bebè, situazione confermata dal dottor Leonardo  che si domandò chi potesse essere il padre ricordando il detto latino ‘mater certa est pater nunquam’ (la madre è certa il padre non è mai sicuro). Il medico quarantenne,  durante la lunga carriera aveva resistito agli assalti matrimoniali di numerose pulzelle (oltre che essere un fusto era anche ricco) e  l’esperienza professionale l’aveva portato ad esaminare a fondo le situazioni dei suoi pazienti, conclusione Rossella non risultava frequentasse alcun maschietto ed allora? Un bel busillis che col tempo non fu più tale. Il dottore esaminando a fondo il viso di Melissa si accorse che aveva qualcosa di particolare, fuori del comune, capì che la brasiliana non era una donna ‘normale’, ci azzeccò e rivolgendosi a Rossella: “Mia cara, ho sempre rifiutato di sposarmi, un legame perpetuo era per me un fardello troppo grosso da sopportare, se avessi deciso in tal senso avrei scelto te, dopo questa premessa permettimi di esternare il mio pensiero: Melissa ha tutte le caratteristiche di un trans,  da medico e da uomo posso dirti che non sono puritano e per me il segreto professionale è qualcosa di inviolabile , tanto premesso ti chiedo: Melissa è un trans ed il figlio che porti in grembo è suo?” Le due ragazze si guardarono in viso e dopo attimi di silenzio Rossella: “Leo ti ho sempre considerato una persona anticonformista…”  “A questo punto inaspettatamente è emerso in me un sentimento particolare che non so definire, mi siete diventate ambedue molto care e col vostro permesso vorrei frequentare questa casa, se non sarete di questo avviso potrò capirlo e ne trarrò le ovvie conclusioni, è una questione molto delicata.” Rossella e Melissa d’impulso lo abbracciarono, avevano trovato un amico sincero con cui dividere le loro emozioni. Leonardo smise la frequentazione di ‘amiche’ di passaggio e riversò le sue ‘attenzioni’sulle due ragazze che all’inizio ebbero qualche problema di ‘pudicizia’ ma poi si formò un trio ben affiatato,  unico rapporto non previsto quello fra Leonardo e Melissa in ‘funzione’ di maschietto. La nascita di Marina, una paffutella bimba bionda dagli occhi marroni fu una festa non solo per i tre ma anche per i comuni amici che furono invitati a solennizzare l’avvenimento. I presenti, ovviamente si domandavano che potesse essere il padre, il più ‘votato’ era Leonardo ma la neonata non assomigliava né al presunto padre e nemmeno alla mamma… Rossella si era un po’ ingrassata, si sentiva serena ed aveva cominciato ad apprezzare troppo il buon cibo ma mise su chili ulteriormente quando non le comparvero le mestruazioni, stavolta ‘merito’ di Leo che stava invecchiando ed aveva deciso di avere un discendente. E dopo i fatidici nove mesi venne  alla luce Amos un bellissimo bambino (assomigliante al padre Leonardo) dotato di un bell’uccello pronto a fare la pipì in faccia a chi osservava troppo da vicino il suo pisello. Rossella ingaggiò una baby sitter per accudire i due fratelli diventati ogni giorno più ‘casinisti’.  L’aliante sperduto in mare era diventato un lontano ricordo,  il trio funzionò  perfettamente per molti anni, d’altronde il numero tre ha un valore esoterico, cosmico, è celebrato dai Pitagorici, dai Taoisti e dai Cattolici ed anche le divinità indù sono tre: Brahma, Shiva e Vishnu. Salut à tout le monde..
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

     
  • 03 aprile alle ore 9:09
    IL COMMENDATORE

    Come comincia: Brando era il titolare di una negozio di abbigliamento di lusso in via Centonze a Messina. Sempre spaparazzato in una poltrona dell’esercizio si alzava solo quando arrivavano clienti di riguardo, la sua merce era molto costosa e unica nel suo genere: vestiti confezionati da sarti famosi come pure le camice, le scarpe  e le cravatte di produzione degli specialisti napoletani, maglieria di lana proveniente dall’Australia, i clienti erano solo persone facoltose. Il nome del negozio? ‘Lord Brummel’ Alberto maresciallo della Finanza una mattina insieme al brigadiere brigadiere Folco in divisa si fermarono dinanzi all’esercizio e si misero ad osservare le merci in vetrina, il commesso Giovanni avvisò il commendatore di quella presenza, Brando  ritenne opportuno alzarsi dalla fatidica poltrona, ad aprire la porta dell’esercizio e ad invitare i due all’interno del negozio.  “Posso esservi utile, sono a vostra disposizione.” “Commendatore sono Alberto e questo è Folco, stavamo solo curiosando, ha della merce veramente elegante ma fuori della nostra portata.” “Ho prezzi scontati per le forze dell’ordine, soprattutto per le Fiamme Gialle, entrate anche se non è vostra intenzione acquistare nulla. Giovanni ordina al bar un caffè per i signori o preferiscono qualcos’altro?” “Vanno bene il caffè.” Maresciallo approfitto della sua presenza per farle controllare la mia contabilità, non mi fido del miuo consulente tributario è diventato troppo vecchio.” “Commendatore sicuramente lei sa che ci è proibito controllare la contabilità dei contribuenti se non in visita ufficiale il che non è il caso in questione.” “Mi farebbe un grosso piacere, le do l’indirizzo dello studio del mio commercialista, può contare sulla mia assoluta riservatezza, questo è il mio bigliettino da visita, grazie comunque.” Alberto, di recente diviso dalla consorte Stella con cui aveva avuto continui dissapori era in crisi di denaro perché doveva ‘passare’ alla consorte, che era andata ad abitare a Milazzo una consistente somma per il mantenimento, conseguenza accettò la richiesta del commendatore e si recò, in borghese nell’ufficio del consulente tributario tale Giulio. Il cotale non fece buona impressione ad Alberto sia per l’aspetto di vecchio trasandato che per  il carteggio depositato in disordine sulle scrivanie. In ufficio c’era anche un giovane a nome Tommaso che si presentò come aiuto del titolare. Alberto si rese subito conto che la contabilità era, per dirla con un eufemismo piuttosto caotica cui il giovane  non poteva porre rimedio per la sua inesperienza. Prima di metter mano per sistemare il carteggio Alberto ritenne opportuno interpellare Brando andando al suo negozio. “Commendatore la prego di uscire, debbo parlarle.” Non intendo avere con lei un colloquio nel suo negozio, per esperienza personale, so di ‘cimici’ che noi installiamo in locali ai fii di conoscere le situazioni riservate dei contribuenti, al bar può andar bene.” “Allora caro Brando, mi permetto chiamarla per nome, dire che la sua contabilità è disastrata è un eufemismo, se un nostra pattuglia si recasse ora nello studio tributario di Giulio il suo portafoglio alzerebbe ‘alti lai’, in altre parole occorre risistemare a fondo l’ufficio acquistando anche materiali moderni per effettuare la contabilità.” Al commendatore era aumentata notevolmente la pressione: “Cosa mi consiglia?”  “Potrei sistemare tutto in quindici giorni sempre che lei mi dia il nulla osta per il mio operato anche se ancora non ho deciso, non vorrei avere guai col mio comando.” “Le do carta bianca e naturalmente saprò ben ricompensarla, da domani si metta all’opera, avviserò Giulio.” Alberto, per evitare guai chiese un mese di licenza e si mise subito all’opera dando a Tommaso una lista di macchinari da acquistare cominciando da un computer, non voleva esporsi facendolo in prima persona. Dopo una settimana pervenne tutta l’attrezzatura ma ci vollero altri sette giorni  per riuscire ad inquadrare la situazione tributaria. Soddisfatto del risultato una mattina Alberto posteggiò la sua Cinquecento dinanzi al negozio del commendatore e lo invitò a sedersi in auto. “Allora che mi dice?” “Tutto a posto, una bella faticata, sto istruendo al meglio il giovane Tommaso, l’apprendista, con la mia costante consulenza la contabilità sarà impeccabile.” Un abbraccio da parte di Brando ad Alberto. “Cummenda non è ce ci pigliano per due…” “Non c’è pericolo anzi voglio informarti dell’ultima novità, l’altro giorno si è presentata in negozio una ragazza, si chiama Desiré, è figlia di un mio affezionato cliente che in futuro non sarà più tanto affezionato: è finito in galera per un giro di fatture false, , falso in bilancio,  falsi incidenti stradali e di collusione con la mafia, gli hanno sequestrato tutti i beni. Inoltre ha la moglie  malata e deve assumere medicinali di prezzo elevato. Desirè era giustamente affranta, mi ha chiesto aiuto, l’ho assunta come commessa, mi fa pena.” Nel frattempo la situazione di era evoluta: Brando venuto a conoscenza della situazione familiare di Alberto lo invitò in via permanente a  casa sua a pranzo ed a cena con l’assenso della consorte Isabella che, col marito non aveva buoni rapporti personali; in considerazione che lui era il paperone di famiglia aveva preferito non chiedere la separazione. Della famiglia faceva anche parte Brunella la figlia dei due ragazza scialba, studiosissima al terzo liceo classico, per lei un sette era un voto basso! Lei aveva accolto Alberto con indifferenza, i maschietti per lei non erano un problema anche perché nessuno sinora si era fatto avanti con lei. Isabella era una donna intelligente, si vedeva dagli occhi, aveva personalità, di fisico di media statura, non male di corpo anche per la frequenza di una palestra. Già dalla prima volta aveva guardato Alberto con un certo interesse ma, data la sua riservatezza non lo aveva fatto a vedere. Ultima novità: il commendatore aveva deciso di recarsi in giugno a Firenze per visitare l’esposizione Pitti uomo, moda maschile di risonanza internazionale, volle portare con sé Desirè per…farsi consigliare nella scelta dei vestiti da acquistare. Isabella non fece commenti, era da tempo che i rapporti col marito erano praticamente assenti, insomma ognuno viveva la sua vita. Alberto seguitava ad usufruire della cucina di Isabella talvolta con la presenza a tavola della figlia Brunella che la maggior parte delle volte preferiva rimanere a scuola sino al pomeriggio. Ermes stavolta si mise di buzzo buono ed un giorno a tavola fece bere più del normale del buon Chianti ad Isabella che si avvicinò ad Alberto tanto da cominciare a baciarlo in bocca per poi passare sul letto matrimoniale con permanenza sino alle cinque al rientro della figlia da scuola. Alberto e Isabella digiuni ambedue di sesso da molto tempo avevano sfogliato quasi tutto il Kamasutra. Senza forze per non dimostrare quello che era accaduto fra di loro si erano seduti sul divano del salotto a vedere la tv.  Brunella era brutta ma non stupida, guardando in faccia i due si mise a ridere fragorosamente e si rifugiò in camera ma non gliene importò gran che, non era in buoni rapporti con suo padre. Poi un avvenimento impensato: Brunella un dopo pranzo si avvicinò ad Alberto mentre la madre era in cucina a rigovernare: “Già da quando ti ho visto per la prima volta ho capito che eri un furbacchione ma non un imbroglione, avresti potuto chiedere ed ottenere da mio padre somme notevoli, ti abbiamo adottato per le cibarie, hai avuto rapporti con mia madre per sopperire alle …chiamiamole mancanze paterne, ormai ti considero di famiglia, vorrei chiederti un favore, accompagnami in un istituto i bellezza, sono stufa di fare la secchione racchia, forse si stanno svegliando gli ormoni, cosa dici a Brunella?” “Io ho ammirato in te l’intelligenza ed ora anche la personalità, chiamerò la mia amica titolare del Centro Estetico di viale S.Martino.” Il giorno successivo Alberto accompagnò Brunella al Centro Estetico e la presentò come cara amica alla titolare  Arianna che: “Fatti vivo alle diciotto, ora sparisci.” Alle diciassette e trenta, la precisione era propria di Alberto vergine di oroscopo, il buon maresciallo in borghese entrò nell’istituto e si accomodò nel salottino all’ingresso, ad un certo punto vide entrare una ragazza con tanti pacchetti in mano,  non era Brunella allora andò a cercare Arianna: “Dov’è la mia amica?” Grande risata da parte della titolare del Centro: “Mi fa piacere che non hai riconosciuto la tua amica, è nel salottino e non ti ha chiamato per prenderti in giro.” A vis a vis con la ragazza si trovò con le labbra risucchiate da Brunella, era un suo ringraziamento, era diventata molto bella.” “Adesso ti debbo presentare un fidanzato che ne dici di un mio collega?” “Di Fiamme Gialle me ne basta una ed a quella fiamma donerò la parte mai usata di me, che ne dici?” “Dico che sei una meraviglia,, sediamoci restiamo fermi per un attimo mi debbo riprendere, troppe novità tutte insieme.” Anche mamma Isabella fece i complimenti alla figlia e ad Alberto:”Ora la smetterai di incurvarti sui libri, trovati subito un bel maschietto…” “Già trovato e presto l’userò…” Isabella capì al volo la situazione, non ne fu contenta ma cuore di mamma abbracciò la figlia e: “Ti auguro tanta felicità quella che non ho mai provato in vita mia.” Non tutti gli avvenimenti furono benigni per il commendatore. Ritornato da Firenze, in un momento di crisi profonda riferì ad Alberto che, malgrado pillole varie il suo ‘ciccio’ aveva fatto cilecca più volte con  Desirè anzi le famose pillole lo avevano portato ad un svenimento e la ragazza era stata costretta a chiamare un medico, peggio di così! Brando  era invecchiato di colpo, si vedeva dal suo viso mai sorridente, aveva lasciato il negozio in mano a Desirè ed a Giovanni. Finale col botto: Alberto e Brunella si sposarono e misero subito al mondo un maschietto cui fu imposto il nome del nonno, Brando, unica soddisfazione del vecchio proprietario di Lord Brummel.
     

     
  • 26 marzo alle ore 12:19
    GRANDI AMORI

    Come comincia: Talvolta il progresso crea molti problemi più di quelli che risolve, questo era il caso di Max Arbusi, fotografo messinese, che al momento del passaggio delle foto dalla pellicola al digitale  si trovò di non poter più far uso delle sue macchine fotografiche a pellicola peraltro pagate un occhio della testa. Con i telefonini  anche gli sprovveduti riescono a eseguire servizi fotografici tipo cresime, comunioni, anche matrimoni e così il buon Max si girava i pollici dentro il suo negozio di piazza Cairoli a Messina. E dire che la sua ditta era molto conosciuta anche in tutta la provincia, era anche fotografo ufficiale di un giornale locale, del tribunale e di altri organi cittadini. Inoltre aveva dovuto sostenere la spesa per l’acquisto di una pluriaccessoriata  Canon che veniva usata in ben poche occasioni. Questa era la situazione quando al buon Max giunse inaspettata una proposta di una società di navigazione svedese di imbarcarsi sulla loro nave ‘The Great Beauty’ per riprendere la vita di bordo. Vedovo con due figlie maggiorenni pensò bene di aderire alla richiesta. Spese gran parte dei suoi risparmi per acquistare un vestiario degno di una nave dei gran lusso i cui passeggeri avevano pagato una cifra enorme per fare la crociera. Altro valido motivo per accettare la proposta era il fatto che la recente morte della consorte lo aveva portato ad una profondo prostrazione con  l’allontanamento dalla vita e dagli amici e, dietro consiglio di uno psichiatra, l’assunzione di farmaci antidepressivi. Giunto a bordo, si presentò al primo ufficiale che gli assegnò una cabina ovviamente senza vista esterna ma a lui poco caléva: piccola ma con aria condizionata e bagno annesso, per lui una reggia. Prima incombenza importante: visita dei vari locali dove doveva operare. Il suo compito era quello di documentare la vita di bordo in tutti i suoi aspetti, non solo le solite ovvie cartoline ma soprattutto luoghi e personaggi particolari: sala macchine, cucina, sala giochi, piscine,sale convegno, ascensori che sembravano aerei, palestre,  i vari ristoranti per vegani, vegetariani, ebrei, mussulmani ed altri di cui non riusciva a capire la destinazione oltre ovviamente a quello italiano sempre molto frequentato per la bontà e varietà delle cibarie di cui approfittava appena libero dal servizio. Quello che più apprezzava erano cibi particolari come la cacciagione, stambecchi, carni di tutti i tipi, pesce e piatti romani (il capo cuoco era di Trastevere). Altra puntata al teatrino in cui ogni sera si esibivano varie compagnie di varietà in cui facevano bella mostra ballerine poco vestite e maschioni muscolosi per le signore o per quei signori dai gusti particolari, ce n’era per tutti! La mattina presto, al rientro in ‘cuccetta’ era sfinito, dopo le ultime foto scattate ai signori mangioni delle tre di mattino; ogni giorno macinava chilometri, la nave era immensa con cinque ponti, per fortuna non soffriva del mal di mare. Dopo qualche giorno ‘ciccio’ prese giustamente a lamentarsi, i suoi quarantacinque anni ebbero il sopravvento una mattina quando una cameriera venne a mettere in ordine la sua cabina, Max provvide a far mettere in ordine anche il suo coso ma gli costò una cifretta, la tipa non era là per divertirsi e così Max decise di guardarsi intorno per sollazzarsi si ma senza sborsare i soldini che si stava guadagnando con grande fatica . Sul primo ponte di buona mattina signore non più giovani, probabilmente vedove o nubili  certamente piene di grana, chiacchieravano per far trascorrere il tempo. Alla vista del fotografo, fecero segno di non voler essere riprese ma Max, vecchio del mestiere, aveva prevista la situazione ed aveva acquistato  un apparecchio, il circomirrotach, che fotografava a novanta gradi; semplificando puntava dritto l’obiettivo dinanzi a sé ma riprendeva le persone senza che queste se ne accorgessero. Dopo un bel po’ di scatti, mostrando,una notevole faccia tosta, recuperando quel po’ di francese che ricordava: “Mesdames, voici vos fotos, vous étes fabuleux!” Dopo un attimo di perplessità le signore si misero a ridere e una dama in italiano: “Lei è un simpaticone, apprezziamo la sua faccia tosta ma vorremmo sapere come ha fatto a riprenderci.” Max mostrò sorridendo il trucco e spiego che molti non volevano essere ripresi ma lui era a bordo con quel compito e quindi…”“Venga a colazione con noi, due di noi parliamo italiano, una il francese e le altre inglese ma non ha importanza, venga” e prese sotto braccio un Max sorpreso ma contento di aver fatto breccia…  in fondo quella signora  al suo braccio poteva avere cinquant’anni ma ben portati e soprattutto migliorati dalla frequenza di case di bellezza. “Sono Marisa, romana,  non le dispiace se l’ho presa sottobraccio?” “E’ un piacere, sono solo a bordo e per il mio lavoro frequento molte persone ma non parlo quasi mai con qualcuno e poi…” “Non mi dica che le piaccio! Una proposta, stasera c’è il ballo del capitano, si faccia vedere con o senza il suo attrezzo, parlo della macchina fotografica…” e gran risata, la signora aveva il senso dello humour. Max col nuovo smoking faceva la sua porca figura e fu apprezzato da Marisa e dalla sua amica  seduta al tavolo, ragazza trentenne, longilinea, ex modella, molto bella con la caratteristica di aver un viso molto più giovanile della sua età. “Questa è Chantal, francese di Parigi, ex modella è pittrice e ospite a casa mia ai Parioli.” Dopo un classico ‘enchanté’ Max si mise subito all’opera e riprese la baby sia da sola che abbracciata alla sua amica, le foto furono apprezzate. “Lei è molto bravo, anzi niente lei passiamo al tu: io sono sentimentalmente libera, non me la passo male finanziariamente e mi piace girare il mondo e conosce persone nuove, Chantal è venuta a Roma per una mostra dei suoi dipinti, si è innamorata…della città e da allora siamo buone amiche.” Ormai era diventata una consuetudine, Max tutte le sere si univa alle due nuove conoscenti e, dopo aver scattato delle foto al personale dell’orchestra, agli attori, ai locali del back stage e passava con loro il resto della serata ballando saltuariamente con le due dame, anche loro si  davano al ballo fra di loro con passione naso naso, guardandosi negli occhi, sembravano due innamorate…Marisa aveva notato che Max ogni sera assumeva una pillola, l’ultima volta andò a recuperare l’involucro della medicina e rimase basita: il  Valdoxan era il prodotto antidepressivo usato da suo fratello che era morto suicida un anno prima, non era riuscito a superare il dolore per la morte della sua amata consorte, si era gettato dal terrazzo di casa loro. Marisa preferì non fare domande, sarebbe stato inutile e spiacevole ma quando una sera Max non si presentò all’appuntamento alla solita ora, Marisa  lasciò Chantal e si recò nella cabina del fotografo il quale, dopo molte insistenze, aprì la porta. Non era lo stesso,  stravolto in viso, si era gettato di nuovo sul letto, non riusciva a stare in piedi, era senza forze. Marisa riuscì a scuoterlo e venne a sapere che Max aveva finito le pillole che assumeva ed era in crisi di astinenza. “Andiamo dal medico di bordo…” “Non posso, se si viene a sapere che sono un depresso c’è il pericolo che mi sbarchino al primo porto.” Marisa con piglio guerresco, ricordando la tragica fine di suo fratello, si recò dal medico di bordo il quale dopo molte resistenze e cedendo al fascino della sua interlocutrice, le diede una sola pillola del prodotto ma le prescrisse, in francese,  una sua confezione che Marisa stessa avrebbe potuto acquistare la mattina dopo in una farmacia di Tangeri dove la nave sarebbe attraccata. Presa dal sacro fuoco Marisa, sbarcata dalla nave, ebbe la fortuna di trovare lì vicino una farmacia e si presentò con la ricetta per la somministrazione di  10 e non di 1 confezione del prodotto dopo aver modificato così la richiesta. IL farmacista, ex legionario, si accorse subito del trucco e in un primo tempo si rifiutò di consegnare il Valdoxan ma alla vista di 500 Euro… E così la vita del trio riprese regolarmente anche se con qualche variazione: mentre ballavano Marisa si accorse che qualcosa al centro dei pantaloni di Max aumentava notevolmente, si mise a ridere e lo baciò in bocca con la conseguenza che ambedue, chiesta scusa a Chantal si recarono nella cabina del fotografo il quale, messo da parte il suo attrezzo di lavoro, ne sfoderò un altro decisamente allungato che fece dire a Marisa: “Mon ami mai visto un aggeggio così… così grande, sii delicato!” Come inizio un bacio prolungato, profondo sensuale e poi alle ancora deliziose tettine sensibilissime che portarono alla padrona ad un orgasmo per lei inusuale, anche l’ombelico prese parte al banchetto ma la chatte, baciata magistralmente, fece impazzire la padrona che godette alla grande varie volte, alla fine Marisa prese lei stessa ‘ciccio’ in mano e lo introdusse con un po’ di dolore ma molto piacere nella ‘gatta’ ormai inondata, resistette a lungo ma poi: “Mi hai distrutta”, ciao.Durante il consueto incontro serale Max notò che Chantal lo guardava in modo diverso dal solito, capì che Marisa le aveva parlato del loro rapporto ravvicinato e prese anche lui a guardarla negli occhi come per dirle alla volgare messinese: “Camaffare?” (tradotto che vogliamo fare?). Inaspettatamente la baby, di solito  molto riservata, lo abbracciò e in un italiano rabberciato: “ Tu stato molto bene con mia amica, pure io…ma non amo uomo con barba…”Il che voleva dire : se vuoi venire con me  tagliati il pizzo! Il giorno successivo ‘l’onor di barba’ sparì dal viso di Max il che fu il lasciapassare nella cabina di Chantal. “Io mai amato maschietto, tu molto gentile, prima fare foto a me nuda.” Chantal aveva dettato le sue condizioni e, dopo una rapida doccia, presentò il suo ‘merveilleux’ corpo agli occhi attoniti di Max il quale attinse alla sua professionalità per ottenere foto ad alto livello: le gambe lunghissime incrociate con le mani sul volto; mezza rovesciata col sedere in primo piano preso dal basso e poi il fiorellino sempre dal basso contornato da una foresta bionda; raggomitolata sul letto, gambe aperte, indice e pollici a forma di occhiali sugli occhi, viso truccatissimo  a mò di ragazza orientale, viso in primissimo piano con bocca ed occhi invitanti; le mani abbracciate al suo corpo girato di spalle e tante altre pose seducenti. Fu la baby a stabilire la fine del servizio fotografico, con le mani spinse Max nudo sul lettone che da supino mostrò subito la sua dote principale sorprendendo  la mademoiselle la quale:”Mais est une chêne! (quercia)”;  ma non si perse d’animo, forse ricordando i vibratori che usava con la sua amica cominciò a strofinare ‘la quercia’ sul suo clitoride e poi cercare di farsi penetrare ma… allora ricorse alla masturbazione per lubrificare la vagina senza alcun risultato… infine  prese con tutte e due le mani il ‘pirla’ del suo amante finché  lo stesso prese ad ‘eruttare’ ed allora raccolse lo sperma e si impiastricciò il clitoride e vagina facilitando, anche se con un po’ di dolore, l’ingresso  del non amato cazzo sino al fondo a toccare il collo dell’utero  finalmente provando un orgasmo al quale non era mai giunta in quelle condizioni. Felice prese a baciare in bocca un istupidito Max che rimase a lungo  nelle sapienti mani di Chantal finché la stessa: “Jamais entendu autant de plaisir que nous ferons ensemble.” Al telefonino di Chantal giunse da parte di Max il seguente messaggio: “Sono in libera uscita sino a quando…non mi riprenderò dalle fatiche erotiche!” e cominciò a disertare la compagnia serale, situazione non  passata inosservata  ad una cotale normalmente seduta ad un tavolo vicino al trio che prese al balzo la situazione: “Mi scusi se la disturbo, vorrei un ricordo di questa crociera e se lei ha tempo e voglia vorrei che mi scattasse delle foto nei vari locali della nave.” La cotale altezza media, bruna con lunghi capelli ricci che incorniciavano un  viso piacevole anche se un po’ triste, tette non eccessive, longilinea,  gambe affusolate, vestita elegantemente non era stata mai notata da Max che però l’apprezzò sin dal primo sguardo. “Sarà per me un piacere.” E la seguì sino alla sala da gioco. “Se ha finito di fotografarmi con gli occhi vorrei che …” “Mi scusi ma sinceramente mi ha incuriosito, di solito non vengo agganciato da…” “E invece stavolta le parti si sono capovolte ma se a lei non va.” “Ricominciamo da capo: sono Max Arbusi fotografo di Messina  a sua disposizione…” “Caro Max mi chiamo Calogera per tutti Lilla, non amo il mio nome ma l’ho ereditato da una nonna benestante a cui i miei genitori hanno voluto fare questo omaggio.” “Mi permetto di darle di tu, per me sarai Cherì alla francese, un aggettivo che penso ti si addica, di solito  ritengo sciocco fare dei complimenti ma nel tuo caso… sei una signora di gran classe anche se mi meraviglio che sia sola, non vorrei tornare al teatrino, meglio mangiare qualcosa in uno dei bar della nave.” Così iniziò la relazione fra i due che cominciarono a frequentarsi quasi tutti i giorni anche in considerazione di un fatto imprevedibile e particolare:  Marisa e Chantal decisero di sposarsi sulla nave, matrimonio non valido civilmente ma non perseguibile penalmente perché celebrato fuori delle acque territoriali, agganciarono con un ‘cadeau en argent’ il buon capitano, prossimo alla pensione, a cui quei soldini fecero  molto comodo e così, con testimoni due ufficiali di bordo divennero marito e moglie (marito Marisa ovviamente) e poi una gran festa  nel gran salone della nave alla presenza dei croceristi entusiasti di quell’avvenimento particolare. Ovviamente Max fotografò sia la scena del matrimonio che dei festeggiamenti ma ad un certo punto consegnò a Marisa la scheda delle foto, lei:“poi ti manderò un regalone.” Max sparì dalla scena in compagnia di una cheri ansiosa di abbracciare e baciare la sua nuova conquista. “Non vorrai seguire l’esempio delle mie amiche…” ”Più in là ti racconterò la mia complicata storia anche se mi ero prefissa di non farne partecipe nessuno, mi stai diventando molto caro anche se forse non vorrei…” una piccola lacrima sgorgò dai meravigliosi occhi di Lilla, Max capì di non era in caso di insistere a chiedere spiegazioni e l’accompagnò alla sua cabina senza chiederle di entrare. “A domani  sogni d’oro.“ Appuntamento la mattina successiva a bordo piscina a quell’ora quasi deserta e cheri: “È per me doloroso ripercorrere la mia vita passata ma…ero molto giovane, abitavo con i miei in provincia di Catania, conobbi un giovane del posto fascinoso, sicuro di sé, elegante, apparentemente agiato che mi convinse alla solita fuitina siciliana ma, al rientro, si dimostrò un errore imperdonabile; nel frattempo sposati, mio marito di dimostrò violento tanto di dover ricorrere alle cure al pronto soccorso, ai miei dissi di essere caduta dalle scale. Un giorno bussarono a casa nostra due carabinieri con un mandato di cattura, mio marito era un mafioso ma nella notte, avvisato da una talpa, era fuggito dandosi alla latitanza. Dopo un mese,in un incidente stradale, morirono i miei genitori che mi lasciarono una buona eredità in denaro, in abitazioni e in negozi ma i parenti di mio marito si fecero avanti e mi fecero capire che avrei dovuto dare a loro la maggior parte dei miei beni. Ricorsi allora ad un amico avvocato che si rivolse al Tribunale il quale con una sentenza  dispose che: potevo cambiare nome e documenti, vendere tutti i miei beni, avere la separazione per colpa del coniuge e scegliere una residenza, sconosciuta all’anagrafe. Per caso venni a sapere di questa crociera e così mi sono imbarcata sulla Great Beauty, decisione allora per me inspiegabile ma ora…Max ho paura, mi sto innamorando di te anche se mi piacevi di più col pizzo, che fine ha fatto? Ho capito, rasato a richiesta delle due signore di cui…non ti domando nulla, per te deve essere acqua passata altrimenti…” “Non uso mai la parola amore, per scaramanzia ma nel nostro caso…sei tutta la mia vita e vorrei anch’io festeggiare un nostro matrimonio virtuale, che ne dici stasera? Niente cena, panini alla piastra e poi…” La dolcezza fu alla base del rapporto sessuale fra Max e Lilla, una odorosa crema aiutò la baby a sostenere l’assalto di un ‘ciccio’ arrapatissimo e l’inizio di un amore con la A maiuscola che Venere, Giunone e Mercurio, amico di Max videro di buon occhio dando la loro benedizione.

     
  • 26 marzo alle ore 9:05
    MIMMA LA CALDA

    Come comincia: Alberto si ne stava disteso nella sdraia  vicino alla battigia del lido marino di Mortelle a Messina, leggeva malvolentieri il quotidiano locale che riportava le solite notizie spiacevoli di coniugi che si ammazzano fra di loro, di appartenenti all’ISIS che tagliano la testa agli avversari e non dando valore nemmeno alla loro vita con motivazioni assurde, una tristezza. Alberto era di cattivo umore malgrado non si potesse lamentare della sua vita di uomo seducente, trentacinquenne dal fisico palestrato; apparteneva alla Guardia di Finanza col grado di maresciallo. Era un luglio afoso ed il buon Albertone stava vicino al mare sia per la brezza che mitigava la calura che per l’effetto di aerosol che l’acqua  marina produceva. Con la braccia incrociate dietro la nuca e gli occhi semichiusi concepiva con la fantasia immagini piacevoli di giovani ragazze nude danzanti quando spalancò gli occhi nel vederne una dal vivo che, muovendo sensualmente le anche  passava dinanzi a lui. Tette non eccessive, capelli castani a chignon, vita stretta e gambe chilometriche, una dea! anche il ‘popò’ non era male, altezza: superiore alla media, bikini non eccessivo e con le foto del Carnevale di Rio, decisamente elegante. La cotale passando dinanzi ad Alberto si era girata con un sorriso, forse si riferiva alla molto probabile faccia di imbecille che il signore aveva messo in mostra. La mente del maresciallo si mise in moto per programmare un piano, era o no un militare! Nel frattempo la signora era sparita Alberto cominciò a girare per il lido per finire al bar dove ebbe fortuna, madame era lì, stava sorbendo un caffè. Fu lei ad attaccar bottone: “Dopo quella faccia che ha fatto nel vedermi me l’aspettavo che mi venisse appresso, non sono solita attaccar bottone con chi non conosco ma lei mi ispira fiducia, spero non mal riposta, sono Domenica, Mimma per tutti.” Io Alberto, non ho con me i documenti ma posso dirle che sono un maresciallo della Finanza in vacanza.” “Io ho sempre ammirato le Fiamme Gialle più degli altri corpi di Polizia, li trovo più preparati nel loro lavoro e poi lei…” “Grazie del complimento, io non gliene farò , chissà quanti mosconi che ci avranno provato!” “Si ma con me sono rimasti senza ali. Qui c’è un ristorante, siccome sento un languorino andrò a prendere posto ad un tavolo con mio marito Armando, se verrà potremo pranzare insieme, à  bientôt.” Alberto eccitato quanto non mai andò nel salone a cercare la consorte Anna che aveva finito di giocare a carte con delle amiche. “Lupus in fabula, stavo per venirti a cercare, ho un  languorino…” Alberto si mise a ridere, due signore con lo stesso problema di stomaco,  raccontò in sintesi alla moglie gli ultimi avvenimenti con grande curiosità da parte di Anna che non fece commenti. Da sempre anticonformisti, prima di sposarsi avevano promesso di essere sempre sinceri fra di loro e così Anna accettò con un risolino e con tanta curiosità di andare a pranzare insieme a Mimma ed al marito.  A tavola le presentazioni: Armando era meno alto di Alberto ma aveva molto stile, era un medico di famiglia, Mimma una psicologa, abitavano al primo piano di un isolato in via Garibaldi a Messina, al pian terreno gli studi dei due coniugi.  Si presentò il padrone del ristorante al posto di un cameriere, si capiva che i signori non erano la solita clientela: “Benvenuti a lor signori, sono Alfonso, se me lo permettete indovinerò i vostri gusti e penserò io al menù.” Alfonso ci aveva proprio azzeccato: primo: pappardelle con cozze, vongole e gamberetti, per secondo trancio di pesce spada e frittura di alici, contorno di insalatona mista, ananas ed un liquore particolare il Caffè Sport Borghetti al posto del caffè, Armando volle essere lui l’anfitrione.  Mimma invitò i due novelli amici a casa sua in via Garibaldi che raggiunsero: Armando e Mimma con la loro Volvo, Alberto ed Anna con una Giulietta. L’abitazione era arredata in maniera signorile, ovunque si intravvedeva il buon gusto dei padroni. C’era anche l’aria condizionata in tutte le stanze molto apprezzata nel mese di luglio. I quattro ne approfittarono per spogliarsi: i maschietti rimanendo con i box, le femminucce in reggiseno e mutandine tutto questo  spontaneamente, già da questo si capì che i quattro erano in sintonia in quanto ad anticonformismo, si sedettero su due divani scambiandosi i relativi coniugi. Mimma: “Alberto raccontaci qualcosa della tua vita, mi hai incuriosito sin dall’inizio.” “Da giovane mio padre, ateo,  mi ha iscritto a scuola in un convitto cattolico, diceva che la mia doveva essere una scelta personale. Intanto io mi acculturavo con i libri della biblioteca paterna, ero diventato così bravo in fatto di religione cattolica che nei vari temi riguardanti la religione la cointestavo in toto ragion per cui mio padre fu poco gentilmente invitato a farmi iscrivere in una scuola pubblica. Poi accadde un fatto singolare: aveva quindici anni e frequentavo l’abitazione di un compagno di scuola con cui studiavo; la mamma, quarantenne, separata dal marito pensò bene di portarmi in camera da letto con ovvie conclusioni. Abitavo allora a Jesi una città delle marche e fui spedito a studiare a Roma per evitare problemi dato che la storia,  non si sa come, era venuta a galla. Decisi di arruolami in Finanza e passai un bel po’ di guai per il mio spirito di moquer non apprezzato dai miei istruttori.  Dopo un periodo passato al confine  dove veniva esercitato il contrabbando di sigarette ed orologi dalla Svizzera. Anche qui ero malvisto dai funzionari di Dogana perché non coprivo i loro intrallazzi che non vi sto ad elencare, vinsi il concorso e fui ammesso alla scuola sottufficiali. Vi tralascio il resto, da vari anni sono a Messina ed ho avuto il piacere di impalmare la qui presente Anna, sono stato fortunato perché siamo molto simili in quanto ad idee antitradizionaliste, in parola povere siamo simili in tutti i campi.” “Io, in sostituzione del meritato applauso ti invito nel mio letto per esplorarti da vicino, a voi due: good luck. Nuda Mimma era uno spettacolo ma Alberto non ebbe il tempo di ammirarlo che l’interessata: “A me piace molto il sesso fatto a modo mio quindi ti prego di seguirmi: baciami il fiorellino che come vedi è depilato, prima che lo noti tu ti dico che ho un clitoride più grande del normale, amo uomini e donne sempre nei limiti del buon gusto e riesco ad avere degli orgasmi anche col popò, ed ora comincia col cunnilingus e poi entra dentro la vagina sino a metà.” Alberto da buon scolaretto eseguì alla perfezioni quanto ordinatogli, nel frattempo si accorse che Anna ed Armando li stavano osservando dallo spiraglio della porta per poi scomparire, anche loro…Mimma sapeva come avere degli orgasmi multipli e prolungati conoscendo il suo punto G, era instancabile e per evitare che Alberto uscisse dalla vagina usò un vibratore per accontentare anche il popò. Anche se molto resistente in ultimo Mimma si arrese e ringraziò Alberto con un lungo bacio in bocca. Alberto era molto curioso di quello che stava avvenendo tra sua moglie ed Armando, si mise a spiare dalla porta della loro camera da letto e vide Anna piegata in due con Armando che la penetrava dal didietro e lei alzava alti lai di piacere, forse stava avendo un orgasmo cosa che con lui non le riusciva. Infine si ritrovarono tutti e quattro nel salotto su due divani questa volta mariti e mogli senza scambi di persona. Dopo un lungo silenzio dovuto al post ludio Armando: “La prossima volta mi improvviserò barbiere e taglierò il delizioso e lungo pelame di Anna di cui ho qualche ricordo fra i miei denti, lo metteremo in un contenitore per ricordo. Erano scoccate le sette e le fatiche erotiche avevano stuzzicato la fame dei quattro ma Mimma dichiarò di essere una frana come cuoca, ci pensò Anna sempre seguita da Armando che ad un certo punto in cucina trovò il buchino anteriore di Anna e ci si intrufolò, era più in forma di Alberto!
     A tavola Anna domandò se il wife swapping Mimma ed Armando lo praticavano con altri. Mimma: “Lo abbiamo fatto con una coppia che credevamo persone per bene, poi stavano spargendo la voce dei nostri rapporti e li ho fatti ‘richiamare’ da qualcuno di cui si sono impauriti, non li ho più visti.” Alberto aveva come autista un brigadiere a nome Francesco, si davano del tu anche se c’era differenza di grado, erano diventati molto affiatati e così Alberto gli raccontò l’ultima sua avventura con grande meraviglia da parte di Francesco che: “Che ne dici se ci intrufoliamo fra di voi anche io e mia moglie Marisa, sono curioso.” “Ho qualche dubbio su tua moglie, è religiosa e non penso…” “Lei molto innamorata di me, è successo in passato che la stavo lasciando per una più giovane, farà qualsiasi cosa.” Marisa alle proposte di Francesco si fece il segno della croce, brutto inizio ma Francesco mise in atto la pratica di non parlare più con la consorte, di rimanere fuori casa tutto il giorno e la sera di coricarsi senza il bacino della buona notte. Marisa capì la situazione e cedette anche se a malincuore, si fece spiegare dal marito quello che poteva succedere ed ad un certo punto fu presa dalla curiosità e quindi acconsentì di recarsi una sabato pomeriggio in casa di Mimma e di Armando i quali furono molto accoglienti nel riceverli, lodando la bellezza di Marisa ed il suo stile, parole ben accette dall’interessata. Il suono di un compact disk romantico migliorò l’atmosfera, Mimma e Anna presero a spogliarsi in salotto rimanendo in reggiseno e mutandine. Ballo  con scambio di mogli e mariti, a Marisa per primo capitò Alberto verso il quale aveva una certa simpatia  poi la volta di Armando che non le dispiacque, ammirò il suo stile. Era giunto il momento fatidico, Mimma ed Anna si spogliarono nude, Marisa era incerta e non le seguì allora Alberto: “Armando l’altro giorno ha chiesto di far da barbiere ai peli pubici di Anna, facciamola sdraiare sul tavolo e poi via alla rasatura. Dopo una insaponatura col pennello da barba di Armando, questi cominciò il ‘lavoro’ con una battimani da parte degli altri, Marisa era entrata nello spirito giusto per…ed infatti fu lei stessa a prendere Alberto per mano e ad infilarsi nella prima stanza che si trovò davanti. Gli altri quattro curiosi come scimmie curiose da una spiraglio della porta d’ingresso della camera seguirono gli eventi. Marisa al culmine dell’eccitazione, di sua iniziativa mise il viso di Alberto fra le sue morbide cosce, dopo un po’ cominciò a guaire come una cagnetta, stava godendo alla grande ma il massimo suo godimento avvenne quando Alberto le trovò per la prima volta il punto G sembrava impazzita dal piacere, strinse forte il corpo di Alberto che rimase quasi senza fiato, il buon Albertone approfittando dell’eccitazione di Mariella la girò di spalle e delicatamente entrò nel suo popò che lei mai aveva voluto concedere al marito il quale, dentro di sé pensò: “Brutta mignotta con  me fai tante storie e poi…” ma capì che ormai la strada del godimento supremo da parte di sua moglie era aperta anche per lui. Marisa, da intelligente qual era capì che i principi religiosi che le avevano inculcati erano sbagliati, facendo del sesso non si offendevano né santi e né madonne ma era un piacere che migliorava sia il corpo che lo spirito.

     
  • 24 marzo alle ore 16:14
    LE BELLEZZE DELLA THAILANDIA

    Come comincia: Alberto M. ed  Anna M. ambedue insegnanti,  lui  di matematica lei di materie letterarie nella scuola media Giovanni Pascoli di Roma, stanchi delle bellezze monumentali della loro città, da tempo avevano deciso di effettuare un viaggio in un paese orientale al di fuori dei soliti giri turistici, Alberto in particolare, appassionato fotografo, aveva acquistato per l’occasione una Canon 516 , insomma voleva, al rientro in Italia, stupire gli amici mostrando le bellezze di una terra tanto lontana conosciuta soprattutto per i panorami meravigliosi. Con volo AirAsia erano atterrati a Bangkok all’aeroporto di Don Mueagan e poi, con un tassì, erano arrivati all’albergo Amara che, già da fuori, si dimostrava lussuoso con un portiere vestito da ‘generale’. Alberto sperava di cavarsela nei contatti con i nativi col suo francese che, per sua fortuna, era parlato e conosciuto specialmente nei luoghi turistici. Alla réception una…dea: bellissimi occhi grigi, grandi  che illuminavano un viso sorridente. Alberto era rimasto affascinato, senza parole. “Quando avrai rimesso nelle orbite i tuoi occhi chiederemo alla affascinante nostra dirimpettaia notizie…” Una gran risata della ragazza: “Io parlo italiano, ho studiato lingue all’università di Perugia, sono a vostra disposizione.” Lo sguardo di Anna diceva chiaramente: “Ti piacerebbe brutto maiale averla a disposizione.” il tutto coperto da un  sorriso di sfida. “Mi chiamo Radaa che nella mia lingua vuol dire persona felice, vorrei indirizzarvi prima al Lollipop, il bar, e poi alla mostra interna al nostro albergo dove l’artista Thomas Erber ha esposto le sue opere; potreste acquistare un orologio particolare, unico al mondo,  un orologio Terrascope in alluminio anodizzato blu poi, al vostro ritorno, potrò indirizzarvi verso mete esterne interessanti.” La colazione consisteva in dolcetti vari e latte e caffè all’occidentale che parve lenire la crisi di gelosia di Anna. L’orologio era magnifico, costava ventimila baht pari a cinquemila €uro. Alberto pensò che era inutile infoltire il numero di ‘cipolle’ che già aveva a casa e rinunziò all’acquisto. Al ritorno alla réception, Alberto: “Vorremmo visitare dei luoghi in cui scattare delle foto specialmente di panorami.” Vi accompagno ad un taxi che potrà portarvi al porto dove imbarcarvi su una giunca per turisti, vedrete bei panorami e potrete mangiare e dormire a bordo, per cinque giorni la spesa è seimila baht pari a circa millecinquecento €uro, buon divertimento.” A bordo della giunca di stazza notevole, il comandante vestito come ufficiale di bordo di una nave da crociera li accolse con un sorriso, parlava francese: “Je suis à votre disposition, je vais vous montrer la cantine et votre cabine.” Il comandante era di altezza superiore a quella di Alberto, fisico atletico, viso abbronzato dal sole, sicuramente piacevole così almeno apparve ad Anna che ne rimase affascinata.”Questo non capisce l’italiano, facciamo un patto: io mi scopazzo Radaa, sempre che sia disponibile, e tu…il comandante!” “Sei maligno, gli ho dato appena uno sguardo.” Anna era diventata rossa in viso con conseguente risata ‘navigabile’ (così avrebbe detto il buon Jacovitti) da parte di Alberto che attirò l’attenzione dei presenti turisti e dei tailandesi. Riposino in cabina sino alla cena, l’atmosfera fra i due coniugi era ritornata normale, almeno nelle apparenze. “Commandant nous aimerions manger du poison.” Il comandante rise della grossa attirando anche lui l’attenzione dei presenti che si domandarono che cacchio avessero quei tre da dirsi di tanto spiritoso, forse con un po’ d’invidia da parte loro. (Tradotto Alberto aveva chiesto del veleno e non del pesce). La mattina presto Alberto ed Anna, più Alberto che Anna si alzavano presto per ammirare panorami esotici bellissimi dai colori mai visti in occidente. Alberto scattava foto a ripetizione da tutte le posizioni, per fortuna il dischetto della macchina fotografica poteva contenere circa cinquecento fotogrammi. La vita non era monotona a bordo, la sera c’era un’orchestrina che in sottofondo rallegrava i naviganti, alcune coppie ballavano, Anna non propose alcun ballo ad Alberto, sapeva che in quel campo era un orso, in compenso fu invitata da alcuni passeggeri eleganti e fisicamente non disprezzabili. Il giorno seguente gettata l’ancora su un fondo ribollente di fiori di mare bellissimi e dai colori sgargianti e di pesci anch’essi coloratissimi., Anna fu invitata dal comandante ad esplorare il fondale con bombole, pinne ed occhiali. La consorte chiese ad Alberto il permesso, anche se non molto convinto il coniuge non negò l’assenso ed al comandante: “Controlli bene mia moglie, non è un esperta sott’acqua!” Per un po’ di tempo Alberto seguì le bolle d’aria lasciate in superficie dai due, poi non più nascosti dietro una roccia. Dopo circa mezz’ora i due riapparvero in superficie salutando, stavano rientrando. Anna: “L’acqua era un po’ freddina ma poi mi sono abituata, potevi venirci pure tu.” Il dialogo finì lì ma la dama aveva avuto una dimenticanza, quella di aver visto sott’acqua ed ‘assaggiato’  una specie di ‘remo’ che sporgeva dalla pancia del comandante, remo che ben presto si era messo a remare dentro la cosina della signora facendole provare un orgasmo particolare, il collo del suo utero era stato ‘mitragliato’ da potenti schizzi di sperma e poi in acqua Anna non l’aveva mai fatto, in seguito una sensazione di piacevole stanchezza. Al rientro in albergo Radaa chiese notizie sul viaggio dei due coniugi che risposero con un mugugno. Alberto domandò alla consorte se sapesse il nome del comandante. “Si chiama Chaivat.” “Nomen omen appropriato alla situazione!” “Ma di quale situazione parli, da quando in qua un anticonformista come te è diventato un gelosone!” La conversazione finì lì, d'altronde…quello che è fatto è fatto pensò l’Albertone il quale ricordando  alcune avventure riportategli da amici che erano stati in Thailandia chiese a Radaa di poterle indicare dei locali dove le giovani ragazze si prostituivano, voleva fotografare i visi delle prostitute ragazzine nel loro ambiente ed anche quello della maîtresse. Radaa si fece seria: “Può essere pericoloso, la Polizia è corrotta ma talvolta mette in galera tutte le persone che trova in quei locali per dare una dimostrazione di forza per poi rilasciare i detenuti dietro forte compenso, in ogni caso la signora non dovrebbe andarci.” Alberto, per ogni evenienza,  si mise in tasca cinquemila €uro e con un taxi fu condotto a Soi Cow Boy un quartiere a luci rosse. Dinanzi al locale una lanterna rossa ed un buttafuori da cui era meglio stare alla larga. All’ingresso un lungo corridoio conduceva ad una grande sala dove c’erano delle ragazze molto giovani, seminude che aspettavano i clienti. Alberto non provò alcuna sensazione erotica, come descritto da Radaa, quelle erano ragazze vendute ad alcuni cinesi dai loro genitori in miseria che così pagavano i loro debiti. Una ragazza in particolare attrasse l’attenzione di Alberto: era rannicchiata in fondo al locale con gli occhi pieni di lacrime, non era di razza tailandese: bionda, occhi azzurri, piuttosto alta, un tipo alla svedese. Colpo di testa di Alberto: si recò dalla padrona del locale la quale gli offrì le grazie delle presenti; la megera parlava un francese stentato ma capì le intenzioni di Alberto che voleva poter con sé la ragazza bionda. La donna sin esibì in una risata maligna: “Rien à faire mon ami, c’est ma esclave.” “Combien d’argent voules-vous pour me la vendre? ” “ Vingt mille baht!” “Bien je vous donne cinq mille €uros c’est la même chose,  bien?” La prosseneta dinanzi agli €uro non fece una grinza anzi…”Tout à toi, bonne chance!” Il buttafuori, dietro indicazione della maîtresse lasciò passare i due  i quali si infilarono nel primo taxi di passaggio. “All’hotel Amara,  nel salone dell’albergo seduti in comode poltrone “Anna tu che a scuola hai studiato l’inglese fatti raccontare da questa ragazza cosa le è successo.” “Amalie tel me your story.” “My father Thomas Larsen was the commander of a cargo ship from India carrying goods to Denmark. I Amelie and my mother Sofia were on board as  a passenger. One night the pirates got on board, they overwhelmed the sailors, put them together with my father on a raft and abandoned them at sea. My mother and I were brought ashore and then I shared in a chinese broche and my mother did not know.” “La ragazza più o meno ha detto che viaggiava  su un cargo, comandato da suo padre con a bordo anche sua madre, il cargo salpato dall’India era diretto verso la Danimarca. Dei pirati di notte erano saliti a bordo, hanno abbandonato in mare l’equipaggio e suo padre su una scialuppa, lei e sua madre portate a terra, lei in un bordello, sua madre non sa dove sia.” Alberto: “Storia tremenda, dobbiamo trovare una soluzione, mi hanno riferito che dietro il nostro albergo c’è una chiesa cattolica, chiederemo aiuto ai preti.” Un sacerdote non più giovane aprì la porta e dopo il saluto di rito: “Sia lodato Gesù Cristo, sono don Angelo” e la risposta di Alberto:”Sempre sia lodato.” tutti entrarono in sacrestia e si sedettero sulle panche. “Padre Angelo le racconto in breve la storia di questa ragazza, solo lei può darci una mano d’aiuto.” Venuto a conoscenza dei fatti Il prete rimase pensieroso per un bel po’: “Non sarà facile trovare una soluzione, innanzi tutto ci vogliono molti quattrini, qui si fa tutto per il dio denaro e poi dovremo falsificare un passaporto per la ragazza, dove siete alloggiati?” “Al qui vicino hotel Amara, spero che alla concierge ci sia una certa Radaa e così potremo far alloggiare  Amalie in camera nostra.” Radaa era al suo posto, all’arrivo dei tre all’inizio rimase senza parole, aveva intuito che c’era una problema con quella ragazza bionda non certo tailandese. “Cara abbiamo un problema che spero tu potrai risolvere.” Alberto a sommi tratti raccontò quello che era loro capitato, compreso il colloquio con padre Angelo e, dopo molte esitazioni da parte di Radaa furono autorizzati a far accedere alla loro stanza, una Amalie finalmente sorridente. La danese dopo una doccia, indossò dei vestiti di Anna, i suoi erano da buttare, e fu messa a dormire sul divano. Alberto telefonò a Roma all’amico fraterno Franco I.”Caro come stai, ho bisogno del tuo aiuto.” “A dir la verità stavo dormendo, dimmi tutto.” “Scusa ma non ricordavo del fuso orario differente, sono a Bangkok ed ho bisogno di un favore, trasferisci trentamila  €uro sul mio conto corrente, sono rimasto a secco di quattrini.” “Come cacchio li hai spesi, ti sei comprata una tailandese?” Gran risata di Alberto, quel figlio di buona donna…”Hai indovinato ma me la pappo solo io, quando saremo a casa te la farò conoscere.” “Va bene, provvederò domattina, salutami Anna, buonanotte.” Alle donne delle pulizie dissero di lasciar perdere il bagno dove si era rifugiata Amalie con Alberto. Si fecero portare i pasti in camera con laute mance ai camerieri sempre felici di servire gli occupanti di quella stanza. Alberto contattò don Angelo il quale riferì che aveva trovato l’aggancio giusto per un passaporto falso, occorrevano una foto della ragazza e quarantamila baht pari a circa diecimila €uro. Alberto scattò subito delle foto e portò la scheda ad un vicino fotografo che sembrava ben organizzato. In francese chiese di poter avere i positivi della ragazza fotografata il pomeriggio. Il fotografo si mise a ridere, non era possibile ma cambiò opinione allorché Alberto fece ‘brillare’ nella sue mani ventimila baht. Dopo due giorni, ottenuto il passaporto, invitata Radaa a visitare Roma, i tre riuscirono col batticuore ad imbarcarsi in aereo diretti a Fiumicino dove giunsero a sera inoltrata. Tassì e poi  a casa un sorriso di sollievo. Per quella sera si arrangiarono con scatolette, grissini e crackers, doccia per tutti, Anna insieme ad Amalie, e poi tutti a nanna, la danese sul divano abbracciata ad un cuscino, nel suo viso l’espressione della gioia intensa, era passata dall’inferno al paradiso. Naturalmente Franco si fece vivo con una faccia incuriosita e vedendo Amalie “Ma allora veramente si sei comprato una schiava!” Alberto raccontò a modo suo la storia, quella sua e di Anna era stata un’opera buona… Nell’orecchio:”Arbè, valla a raccontà a n’artro, gran figlio di…” Amalie, dopo lunghe e noiose pratiche burocratiche fu iscritta ad una scuola di suore che chiesero  un compenso più alto in quanto dovevano  dedicare una insegnante disponibile solo per la ragazza che parlava  l’inglese ed il danese;  problema risolvibile, i coniugi M. erano abbienti di famiglia. Ma la storia non finisce qui: Alberto talvolta andava con la sua Alfa Romeo Giulia a prendere Amalie alla fine delle lezioni. La ragazza si era impegnata negli studi e cominciava a parlare l’italiano. Alberto vicino ad Amalie provava sensazioni erotiche fortissime, il suo solo profumo di gioventù lo ammaliava, talvolta un bacio nel collo, poi in bocca, una mano fra le gambe, insomma una strategia di avvicinamento. Anna se n’era accorta ma, pensando alle conseguenze di una sua scenata, conseguenze che sarebbero state molto spiacevoli per tutti, (fra l’altro Amalie era ancora minorenne) fece finta di nulla, d’altronde anche lei aveva qualcosa da farsi perdonare, un ricordo bellissimo dell’incontro subacqueo col comandante Chaivat. Un giorno di domenica una telefonata da Bangkok: “Sono Radaa, come state? Io ed il mio fidanzato abbiamo in programma di venire a Roma, io sono molto appassionata dei monumenti antichi.” Anna: “Ben felici c’è un albergo il Metropolitan vicino alla stazione Termini, vi prenoteremo una stanza, quando contate di arrivare?” “Fra due giorni.” “Verremo a all’aeroporto a prendervi, buon viaggio.” Ad Alberto l’arrivo di Radaa, soprattutto in compagnia del fidanzato, non fece alcun effetto, la sua preda era una sola ma ancora non raggiunta. I due coniugi romani arrivarono a Fiumicino mezz’ora prima, in attesa dell’aereo sorbirono dei rinfrescanti intrugli di un barista allegrone e poi si recarono all’uscita dei passeggeri che nel contempo stavano recuperando i propri bagagli. Per prima si presentò Radaa luminosa nella sua bellezza; bacio di rito ai due coniugi e poi arrivo del fidanzato con i bagagli: Sorpresa, sorpresa:“Questo è Chaivat, lo avrete conosciuto perché comandava la giunca dove avete passato dei giorni in mare.” Strette di mano e poi Alberto: “Anna lo ha conosciuto meglio di me, insieme hanno esplorato i fondali con bombole, pinne ed occhiali, Anna ne ha un buon ricordo!” Solo i due interessati capirono la battuta ma fecero lo gnorri.  Cena casereccia al ristorante sotto casa di via Merulana molto apprezzata dai thailandesi e poi un arrivederci al giorno seguente, era di luglio e le scuole erano chiuse. Radaa aveva telefonato alla sua ambasciata dove lavorava una sua cugina Malee, le chiese di accompagnarla per un giro su Roma monumentale munita di guide per orientarsi e così la compagnia si ridusse a quattro. “Tutti al mare a mostrar le chiappe chiare!” Alberto si era esibito in una boutade per rallegrare l’atmosfera, ad eccezione di Amelie, tutti sapevano tutto di tutti come da celebre frase ma la cosa non pesò sulla compagnia. Si recarono allo stabilimento Kursaal con la Mini Clubman di Anna; le femminucce mostrarono il loro ben di Dio in costumi brasiliani, si fecero baciare dal sole per un quarto d’ora poi si ritirarono sotto l’ombrellone, come pure i signori che erano di ritorno dopo aver fatto il bagno. Sparita dalla circolazione Radaa, si erano formate due coppie come dire, eterogenee: Alberto quarantenne con una diciassettenne,  Anna trentacinquenne con un trentenne ma, guardandole bene l’età non aveva importanza: Amelie guardava con ogni sognanti Alberto, Anna nello stesso modo il fustaccio thailandese. I quattro avevano preso a girare per Roma centro per fare acquisti e regolarmente Amelie passava per figlia di Alberto ed Anna per la moglie di Chaivat, ormai i quattro avevano di fatto accettato la situazione. Anche se avevano svicolato in quanto a posizione amorosa, i due coniugi, dato il loro lungo legame, si capivano al volo e così a casa loro, la notte: Anna e Chaivat nel letto matrimoniale la bimba (si fa per dire) e l’Albertone nella stanza degli ospiti dove finalmente avvenne il matrimonio fra il padrone di casa e la danese che dichiarò di non essere più vergine da tempo e si dimostrò molto abile in quanto a sesso, Alberto era al settimo cielo. E vissero a lungo…no questo non fu il finale della storia. Hermes protettore del pagano Alberto  non poté far nulla per il suo assistito, il destino è al di sopra degli dei e così Amelie, piangendo, raccontò ad Alberto di essersi innamorata di uno studente romano, Chaivat ritornò in patria, Radaa rimase quale impiegata nell’ambasciata della Thailandia a Roma ed Alberto ed Anna, con tanto rimpianto, ritornarono ad essere marito e moglie, la loro era stata solo una bella avventura da ricordare per sempre.
     

     
  • 24 marzo alle ore 16:06
    UN CONDOMINIO DI AMOROSI SENSI

    Come comincia: ‘A ciascuno il suo destino’ film del 1946 ma anche frase che poteva fotografare la situazione di un condominio di Roma in via Giolitti, situazione molto particolare in quanto a sesso. Vengono riportati solo i nomi senza cognomi degli interessati in quanto  si tratta di una storia vera e le persone citate potrebbero non gradire una pubblicità non voluta. Alessio e Mia ambedue quarantenni,coniugati da dieci anni erano una coppia felice, senza figli per volere di entrambi, insegnavano ambedue in un liceo cittadino, lui  lettere lei  lingue. Mia da tempo dava lezioni private a Tommaso figlio diciassettenne di Amos  e di Elettra che Mia aveva visto crescere. La signora non si era accorta che il ragazzo stava diventando un adulto con relative conseguenze sessuali. Un pomeriggio il ragazzo si presentò a Mia bianco in viso e quasi tremante: “Zia Mia ti devo confessare un mio pensiero  ma non ho il coraggio di farlo, non mi sento in forma, da giorni…” “Tommaso puoi confessarti con me come se fossi un prete e, anche se non sono religiosa ti darò l’assoluzione!” “Sono innamorato di te, non sorridere, ora ti considero una donna, io son cresciuto sessualmente e, pensandoti, faccio il…falegname.!” “Se ti spiegassi meglio…” “Pensando a te mi faccio tante seghe!” “Non vorrai che te le faccia io!” celiò Mia che nel contempo cercava di trovare una soluzione a quanto appreso dal ragazzo. “Sai che ho molta fantasia per far partecipare anche tuo marito Alessio ho pensato ad uno swapping tra di noi, io desidero ardentemente avere rapporti con te, tuo marito potrebbe andare con mia madre.” A Mia venne da ridere ma, dinanzi alla faccia seria di Tom cercò di vagliare il progetto fantasioso del ragazzo. “Ammesso che io sia d’accordo non penso che lo sia tua madre, lo sai quanto è  riservata, Alessio sarebbe d’accordo, lo conosco bene!” “Mia madre è una romantica e poi mi risulta che non abbia buoni rapporti sessuali con mio padre, origliando dietro la porta della loro camera da letto una sera ho sentito mia madre dire: “Sei un egoista il solito ‘vado l’ammazzo e torno’ ed io resto a bocca asciutta, va al diavolo!” Mio padre è molto religioso, la mattina prima di recarsi al suo lavoro alle poste dove è impiegato passa sempre in chiesa e per lui il rapporto sessuale ha come sola finalità il procreare; ho scoperto una scatola di pillole anticoncezionali che  assume mia madre che evidentemente non vuole darmi un fratello o una sorella ma se tuo marito si dimostrasse romantico con lei penso che ci riuscirebbe a...conquistarla.” Messo al corrente Alessio fece salti di gioia, Elettra non era niente male come donna, sua moglie le aprì la strada telefonando ad Elettra una mattina di domenica quando suo marito era in chiesa battersi il petto: “Mia cara scusa se ti disturbo, ti chiedo un favore: Alessio mi parla spesso di te, noi siamo una coppia aperta e vorrei che lo sentissi.” Dopo qualche secondo di silenzio:  “Fallo venire ora a casa mia, mio marito starà in chiesa sino a mezzogiorno.”  Seduti sul divano: “Anche se non sei truccata sei una donna molto piacevole. Come ti ha riferito  Mia noi siamo una coppia aperta e siamo sempre sinceri l’un l’altro, vedendoti passare ogni giorno di più mi sei entrata nel cuore, vorrei…” “Immagino quello che vorresti ma io sono una donna romantica, il sesso viene dopo …” “A parole non mi esprimo bene, ti comunicherò i miei sentimenti tramite mail, ti prego di credere alla mia sincerità.” Riferito il colloquio alla consorte Alessio, da buon letterato, dimostrò  nello scrivere la sua ‘valentia’. “Cara  Elettra, quando ti guardo mi rispecchio nei tuoi occhi che mi fanno provare un sentimento intenso: il desiderio di poter stare sempre insieme. Provo dolcezza mista a tenerezza che mi fa soffrire pensando che non sarà possibile estraniarci da tutti e vivere la nostra vita in comune. Sogno di stare con te in riva al mare, d’inverno, dinanzi a noi la burrasca, il vento che ti scompiglia i capelli e tu abbracciata alla mia vita, l’effluvio della tua pelle mi stordisce, chiudo gli occhi assaporando con la fantasia quello che desidero ardentemente. Finalmente sorridi, anch’io riesco a sorridere, sembriamo due giovani alla prima esperienza amorosa. D’impulso ti metti a correre, sei più veloce di me, mi aspetti, mi abbracci piangendo, il tuo pianto mi distrugge l’anima, ancora una volta provo del trasporto nel cuore, non oso pensare a quel sentimento…si proprio quello, l’amore che dal cervello arriva alle viscere facendomi provare un dolore acuto, te ne accorgi e mi baci a lungo, riesci a darmi un po’ di serenità.”Alessio, dopo aver inviato la mail, la fece leggere a Mia che si fece delle sonore risate. “Che hai da ridere, sono o non sono un professore di lettere?” Lo scritto provocò in Elettra uno sconvolgimento nel cervello, mai nessuna l’aveva corteggiata letteralmente in modo così piacevole, invitò Alessio in casa sua durante l’assenza di Amos e di  Tommaso, si presentò truccata e coperta solo di una vestaglia  trasparente, durante il rapporto sessuale grazie alla bravura di Alessio provò delle sensazioni mai provate in vita sua, si ripropose di invitare ancora Alessio. Venuto a conoscenza dei fatti, Tommaso chiese ed ottenne dalla ‘zia’ quel qualcosa che aveva desiderato da tempo, Mia capì che la relazione col ragazzo, non più ragazzo, si sarebbe prolungata nel tempo come pure quella di suo marito. Nell’isolato altra crisi di coppia fra Leonardo trentenne per lavoro imbarcato per mesi su una nave mercantile e la consorte Bianca di pari età del marito, donna piuttosto robusta, capelli corti, palestrata che non si lamentava tanto della lontananza del marito quanto… perché non era ancora riuscita a conquistare la sua vicina di casa Marina. Una sera d’estate allorché il marito di Marina Ennio, farmacista, era di turno di notte invitò Bianca a casa sua facendole trovare dei cannoli molto graditi dalla siciliana Bianca  e del caffè sport Borghetti anch’esso molto apprezzato. La bevanda conteneva anche dell’alcol che fece effetto alle due signore che sul divano si ritrovarono abbracciate sino al bacio e toccata (senza fuga) sui rispettivi seni. Passate sul lettone furono interessati anche i relativi fiorellini con goderecciata finale. Marina cercò di spiegare il perché del suo comportamento: “Per Ennio non  è questione di età, ha cinquant’anni ma è borzo, la pancia gli sciaborda, è costretto a farsi fare vestiti su misura, ha anche difficoltà a trovare le cinture ed usa le bretelle, uno sfascio totale. Una volta è venuto a casa con la novità di assumere la famosa pillola blu per avere un’erezione, ma quale erezione è caduto a terra tutto sudato e mezzo svenuto, ho dovuto chiamare il medico di famiglia, averlo vicino mi nausea ma io sono casalinga, lui è ricco e divorziando dovrei rinunziare a tante cose compreso la frequenza del circolo dei nobili cui lui appartiene perché i suoi nonni erano baroni. Non avrei mai pensato di fare un’esperienza come la nostra ma in fondo ci vogliamo bene ed è quello che conta, qualche volta verrò a trovarti a casa tua.” Non potevano mancare nel condominio gli omo, considerati dagli anticonformisti degli sfortunati sia perché non amano i ‘fiorellini’ ma soprattutto per l’ostracismo che dà loro la maggior parte delle persone. Alcuni sono finiti in ospedale picchiati dai sessuofobi, m’è venuto di pensare che in tale categoria ci sia qualche omosessuale che non  accetta la sua diversità. Al primo piano abitavano Riccardo e Nino il primo fisico massiccio altezza un metro ed ottanta centimetri, barba e baffi dava l’idea di grande mascolinità cosa che evidentemente aveva affascinato il compagno Nino biondo, occhi azzurri,  fisico minuto;  conducevano un grande negozio di scarpe da uomo e da donna in via primo settembre; non avendo problemi finanziari da parte di lei (Nino) avevano acquistato due appartamenti che avevano unito ristrutturandoli completamente con mobili moderni, una sciccheria. Nino dal dolce animo femminile voleva fare amicizia con  gli inquilini del palazzo, pensò che ci sarebbe riuscito organizzando una festa danzante; mise nella buca delle lettere un invito a tutti i coinquilini, giorno previsto domenica alle ore quindici. Ad eccezione di Ennio e di Leonardo pian piano si presentarono tutti: Alessio, Mia, Amos, Elettra, Tommaso, Bianca e Marina. Grandi complimenti da parte degli ospiti: Elettra: “Ben contenti di avevi conosciuto, oggi andiamo tutti di fretta e si sono perse la amicizie di una volta” e poi: “Dopo aver assaggiato tutto ben di Dio dovrò mettermi a dieta ferrea, per fortuna non ci saranno altre feste vicine altrimenti diventerei come…” stava per dire Ennio ma si cucì la bocca. Pian piano si formarono delle coppie eterogenee, il più ricercato soprattutto dalle signore fu inaspettatamente Nino il quale, per ripicca, fece le boccacce al convivente Riccardo che invece ballava solo con le signore, forse era bisessuale? Mia si ‘strofinava’ abbastanza con Tommaso ben ricambiato da Alessio con Elettra, Amos con Bianca e Marina. La musica rock ad alto livello incuriosì gli abitanti del palazzo di fronte ma la loro curiosità rimase tale perché erano state tirate le tende. Novità inaspettata: Nino chiese ad Elettra di poterla rincontrare da soli a casa sua. La signora che ovviamente non si aspettava tale richiesta da un omo, consultò il marito Amos che, dopo qualche minuto di perplessità diede, ridendo, il nulla osta alla richiesta della moglie, in fondo una paio o più di scarpe potevano far piacere alla signora. Il pomeriggio dell’incontro Riccardo era sparito da casa sua, Nino indossava un abbigliamento da donna, risultava molto bello o bella alla vista con vestito stile Belle Èpoque con calze e tacchi alti. Prima ballò da solo poi abbracciata Elettra prese a baciarla sul collo ed in bocca, volle toccarle e tette ed il fiorellino e poi: “Io non sono abituata ad andare con le donne, ma lei mi ha incuriosita,  ho provato uno slancio particolare per me sconosciuto sicuramente dovuto al suo profumo non quello di Armani che indossa ma il suo personale che è per me inebriante. Quando vorrà mi telefoni, sarà per me un piacere rincontrarla di nuovo e poi le dico che ho un amico che è il rappresentante in Italia delle auto Mini, qualora avesse bisogno...Se me lo consente mi spoglio nudo vorrei che lei usasse un vibratore nel mio sedere, è l’unico modo in cui riesco a godere ed anche se a lei non fa effetto prendere in bocca il mio uccello e assaporare …” Un po’ sconvolta dalle sensazioni provate Elettra tornò a casa e al marito curioso di farsi raccontare la sua avventura disse solo: “Presto sarà padrona di una Mini che sarà solo mia, me la sono proprio guadagnata!”
     

     
  • 23 marzo alle ore 9:52
    LA BELLEZZA DI LORY

    Come comincia: Alberto a bordo della sua Alfa Romeo Stelvio Quadrifoglio stava percorrendo l’autostrada che lungo la tirrenica conduce a Roma. L’acquisto dell’auto era recente, un suo desiderio finalmente appagato dopo la morte della moglie Donna per un male incurabile. Alberto  maresciallo della Guardia di Finanza  a Messina era a capo della Sezione Volante. L’acquisto di quell’auto costosa era stata oggetto di controlli da parte dei superiori di grado che, tuttavia, non avevano trovato nulla di irregolare, la moglie Donna era ricca di famiglia. Il suo era stato un matrimonio non felice  anche se il significato del nome della consorte voleva dire ‘signora’ la cotale non si era dimostrata tale, voleva un figlio ad ogni costo ed era diventata paranoica, maniaca, sgarbata con tutti, le cure ormonali per favorire la gravidanza forse erano state la causa del suo decesso. Alberto a metà viaggio si era fermato ad un autogrill quando gli si avvicinò una bionda alta e belloccia che: “Signore che bella auto!” Rispolverando il suo idioma d’origine Alberto: “Cocca nun riusciresti a fammelo rizzà nemmeno cò una gru…” La cotale si allontanò bofonchiando frasi non proprio gentili riferite  alla mascolinità di Alberto che riprese il viaggio fino ad arrivare a via Appia a Roma dove i parenti avevano una villa. Era arrivato in un momento in cui la nonna Maria e la zia Armida erano in crisi per la morte di Rosilde, sorella di Armida avvenuta giorni prima. Alberto fu ugualmente accolto con baci ed abbracci da parte delle due donne, era il nipote preferito anche perché portava il nome del defunto marito di zia Armida e fisicamente gli assomigliava molto. Nonna Maria: “Ci potevi avvisare, fra l’altro oggi non si è presentata Gina la cameriera, chissà cosa le è successo, di solito è puntuale.” Alberto stava aprendo i bagagli per sistemare i suoi abito nella camera degli ospiti quando la zia Armida: “Gina è all’Ospedale  S.Giovanni, l’hanno picchiata in strada, ce l’ha comunicato il poliziotto di servizio, facci un salto per vedere come sta.” Alberto, stanco del viaggio ne avrebbe volentieri fatto a meno. All’ingresso del nosocomio l’agente di servizio: “Signore non è orario di visite, si ripresenti alle diciotto.” Mostrando il tesserino:“Sono un collega della Finanza, dovrei andare a vedere una mia parente ricoverata per fratture al viso in seguito ad un tentativo di scippo.” “Va bene, cerchi di non farsi notare dal responsabile del reparto.” Gina era ricoverata in un camera a quattro letti, aveva la faccia tumefatta e un occhio semichiuso. “Gina come è stato?” “Dottore un delinquente mi voleva strappare la borsetta, ho resistito e quello mi ha riempito di botte.” “Che c’era nella borsetta?” “Venti Euro ma è per una questione di principio…” “Per principio ti sei fatta riempire di bastonate, se hai bisogno di qualcosa faccelo sapere.” Alberto stava per risalire sulla Stevio quando fu avvicinato da una tale piuttosto corpulente che con fare guardingo: “Dottore le propongo un affare unico, un Rolex d’oro a duemila Euro, è rubato ma se va in gioielleria le chiedono quindicimila Euro.” “Io in gioielleria non ci vado perché insieme a te mi recherò in piazza S.Maria Maggiore dove c’il Comando della Polizia Tributaria, non hai occhio a riconoscere un finanziere?” “Dottò sto ‘nvecchiando, le chiedo un grosso favore faccia finta di non avemme ‘ncontrato, sò in licenza premio di quindici giorni dar ‘gabbio’ di Regina Coeli, si me denunzia sò rovinato pè sempre, io sò Nando detto ‘er mariolo.’” Alberto ci pensò un attimo poi guardando in faccia ‘er mariolo’, decise di soprassedere, dall’espressione del viso non sembrava un delinquente incallito e allora: “Caro Nando ho il piacere di dirti che per questa volta sei libero, se al posto mio…” “Dottò è sicuro che lei è ‘n maresciallo della Finanza, me pare strano…” “Questo è il mio tesserino ed ora sloggia.” “Le chiedo  ‘nurtimo favore, potemo annà a pià mì fijia a scola, voglio famme vedè cò stà machina rossa, un figurone coll’amiche della mia Loredana, la scola Ascolani è più avanti in via Appia.”  Giunti sul posto Loredana con la sua cartella era seduta su un muretto ad aspettare, non fece caso alla Stelvio e seguitò a guardare lontano…” “Lory amore mio vieni in macchina, st’amico mio ce dà ‘n passaggio.”  Alberto d’un colpo era diventato amico di un carcerato ma finì presto le riflessioni guardando la ragazza messasi in piedi. Favolosa., alta, capelli lunghi castani, viso dallo sguardo intenso con occhi che esprimevano forza di volontà, determinazione, intelligenza a parte il corpo perfetto. ”Prima che Lory salisse in macchina: “Sei sicuro che quella è tua figlia?” “Dottò proprio sicuro no…” La ragazza non fece caso al guidatore dell’auto, si sedette nel sedile posteriore guardando fuori,  immaginava che tipo fosse un amico del padre.  Dinanzi casa, una ex abitazione di contadini a due piani Loredana scese di corsa e si infilò nel portone, Nando entrando in casa: “Cara ti ho portato un amico…” “’’mbecille, t’ho detto che ho le mestruazioni!” Alberto capì tutto, dentro di sé si mise a ridere, che razza di famiglia incasinata…”Signora mi scusi, io non volevo…sono un maresciallo della Finanza, stò per andarmene.”  “Ci mancherebbe altro, un amico di mio marito, resti al pian terreno in salotto, mi vesto e vengo. “ Dopo dieci minuti : “Sono Dalida, non aspettavo nessuno, cosa posso offrirle?” “Niente madame, forse un’altra volta…” Nel frattempo si era presentata Loredana che: “Maresciallo ci scusi se non siamo stati molto ospitali il fatto è che…” “Loredana  non ti scusare, le scuse possono essere indice di debolezza ma nel tuo caso propendo per considerarle un atto di forza, di ricerca di dialogo, una riflessione di come agire diversamente.” “Per essere un maresciallo della Finanza  trovo che ha un eloquio brillante, io frequento il terzo liceo classico…se avessi bisogno di ripetizioni saprei a chi rivolgermi!” Dalida e Nando erano rimasti ammutoliti dinanzi alla conversazione fra Alberto e  Lory, per loro quei concetti erano astrusi. Nando: “Dottò resti a cena con noi, mì moje quando ce se mette in arte culin. insomma in cucina è brava!” Alberto telefonò a casa: “Nonna Maria sono a cena a casa di amici, torno tardi a casa.” Verso le ventidue, tutti satolli Loredana accompagnò Alberto sino alla macchina: “Maresciallo è stato un piacere, conosco pochi uomini con la sua personalità, da me cercano solo prestazioni sessuali, il fatto è che mia madre… esercita il mestiere più antico del mondo, non abbiamo entrate perché mio padre è in galera, la rivedrei volentieri lei è…” “Io sono, tu sei egli è…ti ho ammirato dal primo momento che ti ho visto, non aggiungo altro, se non ti dà fastidio verrò a prenderti a scuola, mi sembra che esci alle diciassette.” “D’accordo, a domani.” Puntuale come un orologio svizzero alle sedici e trenta del giorno dopo Alberto volutamente posteggiò la Stelvio dinanzi alla porta d’ingresso dell’istituto. All’uscita degli studenti dal plesso fu la curiosità dei ragazzi e delle ragazze coetanei di Loredana che salutando gli amici: “C’è il mio fidanzato che mi dà un passaggio, a domani.” Commenti dei giovani: “Non vi sembra che sia troppo ‘maturo per Loredana?” “Si ma con quella macchina…” “Cara Lory dato che siamo fidanzati possiamo darci del tu, che ne dici?” “Volevo far morire d’invidia due mie compagne molto ricche che viaggiano in macchine di lusso, io sempre con l’autobus.” Mamma Dalida era stata avvisata dell’arrivo pomeridiano di Alberto e quindi aveva fissato i propri ‘appuntamenti’ al mattino; il pomeriggio Alberto e Lory furono accolti da una cane di razza Pit Bull che, ad un ordine di Lory si sedette a terra senza abbaiare . “Non ti preoccupare per Bolt, ubbidisce a tutti i miei comandi, certo se mi fai arrabbiare…” risata della ragazza che abbracciò Alberto il quale, ben felice, prolungò l’abbraccio sino alla comparsa sull’uscio di casa di Dalida. “Ragazzi se siete d’accordo cena ogni sera, se possibile vorrei che Alberto mi accompagnasse al supermercato, devo fare acquisiti.” Dalida fu accontentata ma in macchina: “Giovanotto anche se io faccio la mignotta mia figlia è di un’altra razza, falle qualche sgarbo e te le dovrai vedere con me, come tutte le mamme…” Lo sguardo intenso di Dalida fece  capire ad Alberto che non scherzava ma lui ancora non aveva fatto niente anche se…Dopo quindici giorni Gina si era rimessa in piedi più pimpante che mai, il suo assalitore era stato messo in galera dai Carabinieri e lei era soddisfatta di prestare di nuovo servizio. Alla notizia che Alberto portava a cena una sua amica si impegnò per fare bella figura e così fu. Loredana ovviamente sollevò la curiosità di nonna Maria e della zia Armida che considerava Alberto come suo figlio e presolo  da parte: ”Sei sicuro di quella ragazza, mi sembra troppo …sveglia.” “Cara zia, io le gatte morte non le sopporto, Loredana è una ragazza intelligente e molto seria, anche troppo per i miei gusti.” Ovviamente successe quello che doveva succedere: un pomeriggio Lory incollò le sue labbra su quelle di Alberto il cui ‘ciccio’ sentendo odore di ‘topa’ alzò la testa ma senza risultati per lui, era troppo presto e quindi si rassegnò. Alla fine dell’anno scolastico, superati gli esami di maturità, ritornato al gabbio papà Nando,  Alberto per festeggiare invitò al ristorante Lory e sua madre, Dalida era elegantissima come sua figlia sembrava che Alberto e Dalida fossero i genitori e Loredana la figlia. Entrati al  ‘Chattanooga’ ristorante in stile saloon  ebbero la conferma di quanto pensato da Alberto. Appena seduti al tavolo si presentò il padrone del locale che, dopo,un inchino: “Col vostro permesso vorrei provvedere io al vostro menù differente fra quello dei  genitori e quello della signorina figlia.” Nessun commento da parte dei tre, Alberto in quel momento si rese veramente conto della differenza di età fra lui e Loredana, circa vent’anni…ma non volle rovinarsi la serata, ‘sarà quel che sarà’ la sua riflessione come da canzone di Tiziana Rivale. Ovviamente un bacio tira l’altro come le ciliege ed Alberto e Lory divennero sempre più ‘intimi’ ma non sino al punto di…”Non ti offendere, devi capire che dopo l’esempio di mia madre per me il sesso è diventato un problema anche se non lo do a vedere, sarà un cadeau a mio marito.” “Tradotto volgarmente, quando mi sposi te la do altrimenti… fischi.” “La frase non è delle più felici, ho capito che ti amo, sei l’uomo della amia vita ma…” “A me mi fregano i ma…sto scherzando, per ora mi contento del sapore della ‘gatta’ piacevolissimo.” Pace fatta fra i due,  anche Bolt era ormai diventato amico di Alberto. Nonna Maria e la zia Armida anche senza parlare con gli sguardi cercavano di capire  a che punto fosse la relazione tra il nipote e la ragazza, ai loro tempi un fidanzamento lungo non era previsto ed infatti: “Cara nonna e cara zia io e Lory abbiamo deciso di sposarci, sarà un matrimonio molto particolare, speriamo di vostro gusto.” Alberto si era messo in aspettativa senza assegni, troppo tempo lontano dal servizio, vi era stato costretto dal proprio Comandante Provinciale. Nonna e zia si domandavano in cosa potesse consistere quel matrimonio particolare, forse al Comune anziché in chiesa, sarebbe stato un affronto alla loro religione ma furono smentite.” Care nonna e zia, per un piccolo ‘inconveniente’ il padre di Lory è temporaneamente ristretto a Regina Coeli e così ci sposeremo nella cappella di quel carcere.” Occhi sbarrati da parte delle due donne che rimasero senza fiato, mai sentito che…Anche i giornali parlarono di quel matrimonio particolare, la sposa bellissima con abito acquistato dalla madre fece impazzire i detenuti che volentieri avrebbero voluto essere al posto dello sposo, Nando e Dalida testimoni della sposa, nonna Maria e zia Armida dello sposo, ricevimento all’interno del carcere con la partecipazione ‘mangereccia’ di alcuni detenuti amici di Nando. Prima notte…tutto rimandato a Messina dove Alberto, con l’aiuto finanziario di nonna e zia avevano acquistato un appartamento ammobiliato  in via della Zecca. La promessa alle magnanime donatrici di portarle in auto a Messina per visitare il loro acquisto. La prima notte: “Mò so c…i tua , ti sdereno la cosina, me l’hai fatta troppo desiderare!” Al contrario della volgare battuta Alberto fu molto delicato, cosa apprezzata da Lory sempre più innamorata di Alberto invidiato dai suoi colleghi per il fascino della sua sposa. E vissero sempre felici e più ricchi con la scomparsa della nonna e della zia di Alberto.

     
  • 23 marzo alle ore 9:45
    MOTHERS SWAPPING

    Come comincia:  Se conoscete l’inglese dal titolo avrete capito subito di che si tratta, in caso contrario lo capirete nel prosieguo del racconto. Un gruppo di persone eterogenee, come spesso capita,  abitava nello stesso stabile a Messina in via Garibaldi. Primo piano: Fabio sposato con Rossella, lui ginecologo lei insegnate di lettere presso la scuola Media Mazzini. La loro prole ‘consisteva’ in due gemelle a nome Alice e Beatrice (significato del loro nome felicità) che già da piccole erano, più che vivaci, pestifere per quanto riuscivano a combinare nei confronti dei coetanei ed anche dei grandi. Esempio: durante una festa con tutti gli amici per il compleanno della mamma si erano presentate con due regali di una famosa ditta consistenti in una borsa ed in un paio di scarpe, ovviamente dal prezzo altissimo solo che le due baby le avevano acquistate da un rivenditore che smerciava merce contraffatta e quindi dal prezzo notevolmente più basso. Cuore di mamma aveva  restituito alle due fanciulle il prezzo pieno e ovviamente le due furbacchione ci avevano guadagnato di brutto. In aula facevano le gatte morte per non essere scoperte ma una volta uscite si scatenavano. L’ultima volta avevano preso di mira un coetaneo  Alessandro figlio di papà, tutto acchittato e gli avevano imbrattato il viso con il rossetto della mamma. Ale si era messo a piangere ed aveva commosso Alice e Beatrice che lo avevano ripulito per poi abbracciarlo e baciarlo, cosa peggiore dello scherzo in quanto il buon Alessandro fu sbeffeggiato dagli altri alunni. Un altro caso problematico era capitato ad Ada, casalinga moglie di Armando titolare di una scuola guida. I due erano genitori di Cesare un fustaccio da un metro e ottantacinque, palestrato che frequentava il primo anno della facoltà di legge all’Università di Messina. Il giovane era paragonabile alla statua di un dio greco, molto ricercato dalle colleghe si rifiutava di aver con loro dei rapporti sessuali affermando di essere innamorato e fidanzato con una ragazza siciliana gelosissima,  si era fatta l’immagine di un inavvicinabile e quindi le pulzelle giravano al largo. Ada si era accorta che suo figlio non invitava a casa nessuna ragazza, era perplessa ma  attribuiva il fatto ad una certa riservatezza di Cesare che  impegnava molto tempo nello studio. Una mattina nel rifare il letto del figlio si accorse che la federa del cuscino era bagnata, perplessa si domandò il motivo di quel pianto, siccome il giorno seguente accadde lo stesso evento, piuttosto preoccupata pensò a qualcosa di grave accaduto a Cesare, una malattia o qualcos’altro di spiacevole. A tavola, assente more solito il marito che viveva più al lavoro che a casa chiese spiegazioni a Cesare che abbracciò sua madre e confessò il suo problema: aveva un pene piccolo, lo aveva confrontato con quello degli uomini  che vedeva nei film porno, aveva usato dei rimedi consigliati in quei siti per farlo aumentare di volume senza risultati, questo il motivo per cui non avvicinava le ragazze e della sua tristezza. Ada rimase senza parole e pensò che l’apparenza inganna, suo figlio con quel fisico…Mamma e figlio rimasero abbracciati poi Ada: “Cesare ho appreso dalla vita che, tranne casi eccezionali c’è sempre un rimedio a tutto, lo troverò anzi ho in mente una certa idea…” L’idea era perlomeno un po’ folle, in ogni caso fuori dell’ordinario, cercare una femminuccia per suo figlio ma non una professionista e allora chi conosceva che potesse… “Mamma vado all’Università, non ti preoccupare per me…” Ada mise in atto il suo progetto, al telefono e compose il numero di Paola la vicina di casa: “Carissima è un po’ che non ci vediamo hai avuto problemi?” “Siamo alle solite, Alfredo mio marito che come sai è ingegnere al Genio Civile passa la maggior tempo in missione, dice lui, qualcuno mi ha invece fischiato alle orecchie che ‘frequenta da vicino’ una ragazza del suo ufficio, la cosa non mi interessa gran che, è finito il tempo dell’innamoramento ma lui è ricco di famiglia e non vorrei che mi abbandonasse per quella sciacquetta, inoltre di mio figlio Andrea non so cosa pensare, invita a casa solo amici maschi…” Cara Paola quasi mi vien da ridere, forse abbiamo un problema in comune, vieni a casa mia non voglio comunicarti per telefono notizie riservate su Cesare.”  Paola fu messa al corrente del problema del giovane, rimase perplessa e: “I  figli sono la cosa più importante che abbiamo tenuto conto che i nostri mariti… pensi che possa fare qualcosa per Cesare?” “Il cuore di mamma può superare tutti gli ostacoli  non credi che potresti sacrificarti  e…” Le due donne, anche se in crisi stavano cercando una via d’uscita  non convenzionale ma si capirono in fretta. ” Pensi che  Cesare si vergognerebbe di venire a letto con me, lo conosco da bambino…” “Ricordo il detto latino ‘Extremis malis, extrema remedia’ , è applicabile nel nostro caso. Cercherò di convincere Cesare che tu sei entusiasta e che non si deve vergognare, vieni domattina alle nove, spero bene.” “D’accordo ma se io avessi bisogno di te?” “Qualsiasi cosa, per ora pensiamo a Cesare. Il giovane la sera trovò a tavola una cena speciale con aragosta ed altri frutti di mare. “Mamma cosa festeggiamo?” Cesare messo al corrente delle ‘manovre’ della mamma all’inizio rimase senza parole poi abbracciò sua madre. “Passa una notte serena, Paola è una donna eccezionale da tutti i punti di vista, fra l’altro è ancora bella.” Cesare riuscì a dormire qualche ora ma quel pensiero…Alle otto mamma Ada:  “Devo rifare il letto con lenzuola pulite, vatti a fare una doccia.” Cesare pensò bene anche di sbarbarsi, nei film porno aveva visto che era in voga il cunnilingus, chissà se Paola avrebbe gradito…La signora pensò bene a mettere in piedi una sceneggiata, nell’entrare in camera da letto di Cesare: “Stanotte non ho dormito bene , che ne pensi se riposo nel tuo letto.” Nel frattempo, toltasi la vestaglia rimase nuda e sul giaciglio si coprì col lenzuolo. Quello che accadde dopo fu quasi un sogno per Cesare, il suo cosino divenne duro ma prima di farlo penetrare nel ‘fiorellino’il ragazzo imitò quel che aveva visto nei film porno, un cunnilingus che portò all’orgasmo una stralunata Paola che proprio non se l’aspettava poi l’entrata nella ‘topa’ ed orgasmo da parte del ragazzo il cui schizzo del suo ‘ciccio’arrivò sino al collo dell’utero di Paola. Cesare  fece pure il bis restando lui stesso meravigliato, come finale bacio in bocca per ringraziamento. Ada aveva seguito tutto da dietro la porta, quando Paola uscì la baciò in bocca, a lungo, piangendo, Paola aveva fatto una cosa che solo una madre può capire. A pranzo inaspettatamente c’era pure Armando che guardando in faccia il figlio: “Ti vedo diverso, più rilassato.” “Ho dato un esame importante ed ho avuto un trenta.” “Anch’io a suo tempo…” “Papà mi risulta il contrario, io avrò preso dalla mamma.” Cesare era diventato irrispettoso verso il padre, aveva un grosso debito con sua madre. Il pomeriggio una sonata alla porta di Ada, era Paola. “Carissima devo dare un gran voto a tuo figlio anche se ha il cosino non molto grande ed ora tocca a te ricambiare il favore. Andrea come ti dicevo ha più familiarità con i maschietti che con le femminucce, ho capito che molto probabilmente non è molto attratto dalle donne, spero che tu entrerai in scena a casa mia possibilmente domattina.” “Per fortuna mi sono finite le mestruazioni, ne hai parlato con Andrea?” “Si, inaspettatamente è entusiasta di avere rapporti con te, ti farò trovare un letto profumato, tratta bene il mio cucciolone!” Andrea era un giovane longilineo, fu lui stesso ad aprire la porta d’ingresso ed a prendere per la vita Ada che non si aspettava tanta irruenza. “Cara zia Ada è una vita che ti ammiro e sinceramente quando ieri mia madre mi ha detto del nostro incontro mi sono masturbato ma ancora sono in piena forma. Non mi aspettavo che avessi un bel corpo, sei magnifica, beato Armando che ti può avere tutta per sé, dimmi da dove devo cominciare.” Ada rimase perplessa, si aspettava un giovane timido ed a quella domanda rispose: “Comincia dalle tette e poi scendi giù sino alla cosina che mi hai fatto diventare vogliosa, sono tutta per te.” “Anche il popò?” “Non esagerare se ci sarà un’altra volta vedremo.” “Ci sarà di sicuro anche perché mi risulta che tuo figlio se la passa bene con mia madre!” Quello che non facevano i mariti era compensato dalle prestazioni dei due giovani sempre più arrapati. Finale inaspettato, Ada e Paola quasi contemporaneamente rimasero incinte con grande sorpresa dei relativi mariti, valeva il detto latino: ‘mater semper certa est, pater numquam’. Per quanto riguarda ‘l’approccio’ di Andrea con Ada, quest’ultima capì che l’amica aveva voluto far sollazzare il suo ‘bambino’, al ragazzo le femminucce  piacevano eccome! In conclusione era avvenuto quello che gli inglesi indicano come:  mothers swapping! La storia non è finita, Fabio, il ginecologo aveva la sua parte. Troppo ‘vicino’ spesso alle ‘cosine’ femminili non le apprezzava gran ché, soprattutto quelle  delle signore anziane, con le giovani qualche avventura che ripagava  con  la prestazione gratis. Un vizio però l’aveva: niente fumo né droghe ma qualcosa di più coinvolgente dal punto di vista finanziario: il gioco d’azzardo. Un giorno era giunta nello studio una signora alta, magra, distinta con grande cappello nero in testa, dello stesso colore il vestito attillato lungo sino a terra. Era in compagnia di un uomo cinquantino, di media statura, robusto e scuro di pelle che si presentò: “Io sono François cameriere della qui presente contessa Elena, la signora vuole essere visitata, io mi ritiro.” Fabio sin dall’inizio rimase perplesso, istintivamente pensò che quella coppia aveva qualcosa di fasullo ma a lui…”Signora un po’ di anamnesi, quali disturbi accusa?.” “Delle perdite gialle maleodoranti, sono preoccupata.” Dopo una visita accurata: “Gentile contessa, solo un po’ di infiammazione, le prescrivo qualcosa per bocca e degli ovuli, in una settimana dovrebbe guarire.” “Quanto le devo?” “Contessa la prima visita non si paga e, se mi permette sono affascinato dal suo stile.” “La invito nella mia villa sui Peloritani, svolti a  destra all’incrocio di Musolino  e dopo un chilometro sulla destra c’è una villa isolata, non può sbagliare, se viene questo sabato potrà partecipare ad un tavolo di chemin de fer o di poker sempre che sia interessato, au revoir.” Il cacio sui maccheroni, Fabio non cercava altro che un posto elegante dove giocare, la sua passione. Il sabato pomeriggio entrato nel cortile della villa intravide nel garage una Bentley grigio argento…Fabio all’ingresso fu accolto da François che, con inchino lo invitò nella saletta dove la signora era seduta su un divano fumando con un bocchino d’oro una sigaretta egiziana ‘Le Roy d’Egypte’ molto difficile da trovare sul mercato. In un salone vicino c’erano due tavoli pronti per accogliere  i giocatori che man mano stavano arrivando. Dietro lo sfarzo della villa e dell’auto inglese c’era una storia durata circa trenta anni in cui la signora Elena, autoproclamatasi  contessa, aveva esercitato la professione di croupier sulle navi da crociera. Aveva fatto un patto di collaborazione con un cameriere, appunto François,  per ‘spennare i polli’. Elena era un’eccellente baro e riuscì a mettere da parte un bel po’ di quattrini. Scelse Messina come località in cui passare la non meritata pensione sia per il clima ma soprattutto perché era riuscita a vincere ad un giocatore ‘sfortunato’ una villa sui Peloritani.. Il prode François era diventato oltre che collaboratore anche un amante  molto apprezzato dalla ‘contessa’. La situazione era a  questo punto quando nella routine di madame si era intrufolato l’ingenuo Fabio che a poker, in una serata aveva perduto i suoi risparmi, cinquemila Euro. Affranto e non sapendo che scusa inventare con la moglie Rossella, uscito dalla villa era rimasto dentro l cinquecento con la testa fra le braccia sul volante. Quando François andò a chiudere il cancello notò Fabio e riferì ad Elena di quella presenza inaspettata. In un attimo la contessa fece il punto della situazione, qualora il ginecologo avesse fatto una ‘sciocchezza’ sarebbero intervenute le forze dell’ordine e allora addio alla casa da gioco oltre alle conseguenze penali. Porta dentro quell’imbecille!” “Dottore carissimo  nella vita si può sistemare tutto, la invito a cena, dopo  le restituirò i  soldi che ha perduto al poker, faccia il numero di telefono di casa sua e mi passi sua moglie.” “Gentile signora suo marito è in villa con tutti i miei amici che festeggiano il mio compleanno, glielo passo.” “Cara, la contessa ha insistito tanto, non mi aspettare alzata.” Rasserenata l’atmosfera il trio andò in sala da pranzo dove François aveva aggiunto un coperto, era lui il cuoco di casa. Con l’aiuto di un Lambrusco d’annata l’atmosfera divenne cameratesca, Elena abbracciò il dottore, era passato il pericolo e per festeggiare alla grande madame andò nello spogliatoio e ritornò vestita, si fa per dire, con una minigonna dimenticando di  indossare gli slip e con un reggiseno che copriva a mala pena i capezzoli e, al suono di un lento cominciò a muoversi  sensualmente. La sua era voglia di sentirsi ammirata, il suo esibizionismo fece eccitare i due uomini. François circondò con le braccia il corpo di Elena  e cominciò a ballare baciandola sul collo. In piena atmosfera erotica  i due si stesero sul divano, il marocchino approfittò della mancanza di caleçon da parte di Elena per infilarle la sua ‘spada’ sino all’elsa. Fabio fu anche lui preso dall’atmosfera, si denudò e si avvicinò ‘in armi’alla coppia ‘. Elena scoppiò in una gran risata e si mise in bocca il ‘sigarone’ del dottore che pensò bene di passarle un bel po’ di vitamine bene accette dall’interessata. Poi i corpi si incrociarono  con  Elena sempre al centro sino a quando. “Ragazzi basta, la mia cosina si è arroventata, dottore domani mi devi visitare!” Finale: Fabio seguitò a frequentare la villa della contessa  ben tenendosi lontano dai tavoli da gioco ma usufruendo delle favolose prestazioni della padrona di casa, padrona anche dei due maschi.  

     
  • 17 marzo alle ore 9:34
    DONNE...DONNE...DONNE.

    Come comincia: In via Placida a Messina, in una palazzina a due piani abitavano due famiglie di marocchini, ormai erano alla seconda generazione ed i maschi si erano integrati in quanto a lavoro. Ahmed da semplice muratore era diventato costruttore sia perché lavoratore indefesso sia perché riusciva  ad eseguire costruzioni a minor prezzo della concorrenza  perché si riforniva di materiali presso negozi arabi. Ultima furbata, disonesta, quella di pagare meno del previsto gli operai, tutti paesani, facendosi restituire in contanti parte dello stipendio ufficialmente erogato. Altra peculiarità, che non aveva nulla a che fare col lavoro era quella di ‘avvicinare’ donne  italiane che, sia per curiosità che per l’avvenenza del marocchino ben volentieri lo facevano usufruire delle loro ‘grazie’. Allora tutto bene? Non proprio:  Un dio non  della sua religione, Hermes, pensò bene di ostacolarlo facendolo cadere dal quinto piano di un palazzo in costruzione con ovvia conclusione. Le forze dell’ordine e l’Autorità Giudiziaria non ritennero opportuno far eseguire l’autopsia al cadavere, sembrava un  incidente di lavoro come purtroppo ne succedono tanti in Italia ma Malika, la moglie, per istinto pensò che qualcuno interessato alla sparizione del marito lo avesse spinto nel vuoto per motivi…ce ne potevano essere vari: da concorrenti nel campo del lavoro od anche da parte di mariti che non avevano apprezzato gran che le corna arabe. Ahmed oltre che con la moglie  conviveva con una concubina a nome Naima e con la figlia Amina diciassettenne di rara bellezza, sembrava un’indossatrice per altezza, comportamento e faceva la sua bella figura anche perché, vestiva all’occidentale e si era sempre rifiutata di indossare il burqa come le donne di casa sua. Amina frequentava la seconda classe di un liceo di via Cavour. Inutile dire che i compagni di classe erano come i mosconi sulla marmellata ma la ragazza se ne faceva beffe, i giovani non la interessavano anche perché non avevano le possibilità di far a lei raggiungere gli obiettivi che si era prefissa. Leggendo Platone aveva compreso il concetto che ‘chi più sa più vale’ ed allora, oltre ad impegnarsi sui  libri di testo si recava spesso in biblioteca per farsi prestare romanzi per migliorare la sua cultura. Il giovane bibliotecario, molto volentieri, le forniva i libri dei vari autori: gli italiani  Moravia, Svevo, Pirandello e Flaiano,i francesi Camus e Yourcenar, l’ungherese Szabó, gli americani Steinbeck e Cronin, il russo Dostoevskij.  Amina  così impegnata non usciva di casa se non per frequentare le lezioni.  La madre Malika, che nel suo paese non aveva frequentato la scuola era preoccupata: “Figlia mia non studiare troppo, a che ti serve, sei una donna!” “Mamma non voglio diventare una schiava come te e come Naima, in Italia le donne posso far carriera in qualsiasi campo, dovresti essere orgogliosa di avere una figlia come me.” Malika dopo la morte del marito era stata avvicinata da Said capo cantiere di Ahmed  che abitava al piano terreno del suo stabile e che le aveva proposto di firmare un atto per delegarlo a seguitare il lavoro del marito, le avrebbe dato metà degli intrioti. Malika accettò, non aveva altre forme di guadagno e  strinse amicizia con Said che aveva circa la sua età. Vedendo le donne italiane che si godevano la libertà di far quello di loro gradimento, prese anche lei a vestirsi all’occidentale seguita da Naima, erano rinate a nuova vita. Ovviamente in fatto di maschietti non se ne parlava proprio,  le due donne rimpiangevano  certe buone prestazioni  sessuali di Ahmed. Stavolta Hermes, ormai diventato, sua sponte, protettore delle due signore pensò come aiutarle in quel campo…il candidato più indicato era  Said  il quale, però’  non aveva mai avuto il coraggio di avanzare proposte alle due dame anche se dal suo sguardo di poteva capire che…Hermes ancora una volta si diede da fare: Malika una mattina si risvegliò con un febbrone da cavallo, Naima non sapeva a chi rivolgersi ed interpellò Said il quale fece venire in casa un medico amico che sentenziò un forte mal di gola e prescrisse delle medicine che Said andò a comprare in farmacia a sue spese. “Dimmi quanto ti debbo dare.” “È un mio omaggio anche se tu potresti sdebitarti…” Il ghiaccio era rotto, in due giorni la febbre di Malika diminuì sino a scomparire, madame si era ripresa in piena forma ed una sera: “Said mi son finite le pillole contro il mal di gola, che ne dici domattina per andare in farmacia?” Malika al ritorno di Said si fece trovare abbigliata con una vestaglia trasparente e… ‘sotto il vestito niente’ come da film di Carlo Vanzina, conclusione: un ‘approccio’ sessuale durato tutta la mattinata con Naima che controllava la situazione per accertare  che Amina non rientrasse in casa prima del tempo. L’eredità sessuale di Ahmed era stata doppia e quindi anche la concubina, alternativamente usufruiva delle ‘grazie’ del focoso Said. Anche se la situazione era gestita dagli interessati con la massima discrezione, le frequenti assenze dal lavoro di Said erano state notate dagli operai che sparsero la voce ed il pettegolezzo si diffuse fra gli abitanti della via fino a giungere alle orecchie di Amina la quale, benché non accettasse le severe leggi islamiche era preoccupata che qualche fanatico islamico  potesse fargli fare la fine di suo padre. Anche l’Imam intervenne e, con molta diplomazia ricordò ad Amina i principi indissolubili della religione musulmana. Amina ricordò all’Imam un pensiero filosofico di Nietzsche per cui ‘fra religione e scienza non esistono parentele né amicizia né inimicizia, essi vivono in sfere diverse’, lei con lo studio aveva compreso ed applicava questo principio. Aggiunse anche che era amica di una maresciallo dei Carabinieri a cui avrebbe fatto riferimento in caso che dovesse accadere qualcosa di spiacevole alla sua famiglia. L’Imam sicuramente non gradì la spiegazione della ragazza ma non lo fece comparire, ormai considerava quella famiglia ‘perduta’ per quanto riguardava la fede ma non trovandosi al paese di nascita…. Amina convocò la madre e Said e fece loro comprendere che la miglior soluzione era per loro quella di sposarsi in maniera laica al comune e così finalmente sarebbero cessate le chiacchiere anche se qualcuno si domandava che ruolo potesse avere Naima in quella famiglia…il maligno c’aveva azzeccato nel senso che la ragazza riprese il ruolo di concubina quando era vivo Ahmed. Amina malgrado i molti pretendenti alla sua mano si dedicava solo allo studio. Una mattina nella sua classe entrò il bidello: “La direttrice desidera parlare con la signorina Amina.” La ragazza si domandò quale potesse essere il motivo di quell’incontro, a scuola era brava in tutte le materie, non aveva problemi disciplinari…”Carla, la preside le andò incontro sorridendo: “Cara eccellenti notizie per te, il notaio Ruggero ti ha convocato perché tu prenda visione del  testamento di tuo zio  Nabil recentemente deceduto in Algeri. Il signore era un paperone in senso finanziario, récati appena possibile dal notaio, auguri.” Amina ricordava che da piccola il padre Ahmed le aveva parlato di un suo fratello ricco ma con cui però non aveva rapporti e allora…” La ragazza, eccitata dalla notizia preferì usare un taxi per raggiungere viale Europa, aprì al secondo piano una porta a vetri con la scritta ‘Matilde notaio’ e si trovò dinanzi ad un donnone. “Signor notaio io sono Amina, ha notizie per me.” Il donnone aveva poco di femminile, a parte l’altezza superiore alla media aveva una mascella quadrata, poco seno, capelli corti ed espressione piuttosto maschile. “Novità stupende per lei, Hassan un mio collega di Algeri mi ha trasmetto via fax il testamento di suo zio Nabil, ora è lei molto ricca, è divenuta proprietaria di raffinerie, centrali elettriche, stabilimenti balneari ed altro, legga lei stessa il fax e poi prepari un viaggio ad Algeri, le ci vorrà una guardia del corpo per allontanare i mosconi, lei è così bella…” Lo sguardo della professionista era diventato languido, probabilmente  avrebbe voluto tramutarsi lei in moscone… Amina rientrando in casa voleva dare lei  alle due signore la buona notizia ma fu preceduta dalla madre che abbracciandola: “Cara una novità bellissima, diventerai zia…” A dir la verità la novità della madre non era stata di suo gradimento, la vecchia (per lei una quarantenne era vecchia) poteva starci attenta, rimandò a più tardi fornire le sue novità, nel frattempo  compose il numero telefonico del notaio Nabil: “Dottor Nabil sono Amina, ho letto il suo fax.” “Carissima le faccio innanzi tutto le mie congratulazioni e poi le chiedo di venire appena possibile ad Algeri  per sistemate le pratiche burocratiche.” “Egregio dottore, non è mia intenzione ritornare in Marocco per dei fatti accaduti a ragazze tornate in patria, fatti di cui lei  è  sicuramente a conoscenza quindi la prego di contattarmi tramite  la notaia Matilde di Messina,.” “Mi dispiace avrei voluto conoscerla, mi risulta che lei è molto bella…” ‘Si ed anche molto ricca.’ pensò Amina. Malika ed Naima avevano  appreso  della fortuna capitata a Amina ma non fecero commenti. La ragazza incaricò Hassan di vendere i suoi beni, ci vollero due mesi prima che il suo conto corrente  si gonfiasse a dismisura con lo stupore del direttore e degli impiegati della sua banca con la conseguenza che quando Amina entrava nell’istituto di credito la ossequiavano con un inchino. Alberto,  il nome del dirigente era un classico impiegato di banca: elegante ma non pacchiano, cravatta in linea con il colore della giacca, camicia con risolti, scarpe in pelle e non come quelle di moda che sembravano scarpe da tennis, insomma un tipo piacevole anche fisicamente. Quello che più Amina apprezzò in lui era l’eloquio brillante ma non esagerato, lo sguardo serio e soprattutto il fatto che le aveva dato dei consigli come investire il denaro lasciandone poco nel conto corrente. “Signorina non vorrei essere considerato invadente, se lo desidera potrei invitarla a pranzo in un ristorante qui vicino ma qualora…”Amina lo scrutò a lungo, voleva rendersi conto di che tipo fosse il direttore poi: “Mi sembra che il nome Alberto voglia significare illustre e famoso, lei lo è?” “Non penso proprio, i miei genitori erano agricoltori, hanno fatto molti sacrifici per farmi studiare, li ho ricompensati con una laurea in economia e commercio con 110 e lode, purtroppo sono deceduti, il nome Alberto era quello del padrone del terreno coltivato dai miei.” Il proprietario del ristorante era un signore anziano, ex pescatore aveva messo i remi in barca, come si dice in gergo ed aveva aperto quel locale famoso per il pesce freschissimo, lui se ne intendeva. “Allora Salvatore che ci propina oggi?”  “Di propina non ne ho posso servirvi saraghi, gamberi, polipi, seppie, un brodetto misto o, se avete qualcosa da festeggiare ho un’aragosta viva che ancora sta  nuotando nel mio piccolo acquario.” Alberto guardava in faccia il padrone del locale senza ordinare, era in panne, venne in suo aiuto Amina: “Signor Salvatore vada per il brodetto come secondo, per  primo fettuccine al sugo di gamberi, poi un’insalatona mista mi raccomando senza cipolla!” Alberto era diventato rosso in viso, se ne accorse Amina che volle venirgli in aiuto ma mettendosi a ridere  peggiorò la situazione. “Io ho diciott’anni, sto frequentando il terzo liceo classico, in questo momento m’è venuto in mente un verso di Dante: ‘Un picciol fiumicello la cui rossore ancora mi raccapriccia’, mi scusi se l’ho messa in difficoltà, di solito non sono invadente, non so cosa mi sia successo.” “Io sono un vecchietto di trentadue anni, voglio stupirla con dirle il significato del suo nome appreso in passato da una sua conterranea: vuol dire ‘che dice la verità ed anche moglie fedele’.” “Io le rispondo citando Telemaco figlio di Ulisse: ‘l’onore degli uomini dipende dalla lor fedeltà verso le loro mogli.’”  “Ora che abbiamo fatto sfoggio di cultura caro il mio direttore che ne pensa se riempiamo il pancino che sta gorgogliando?” Consumato il primo piatto  Amina: “Vado in bagno.” Bugiarda, la signorina si era diretta in cucina ad ordinare l’aragosta che quando giunse in tavola, Alberto…”Salvatore non ti ho ordinato l’aragosta, non ho nulla da festeggiare.” “Dottore si metta d’accordo con la sua fidanzata!” “Allora sei stata  tu ad ordinare l’aragosta cara la mia fidanzata!” “Che ne dice se la innaffiamo con un buon Prosecco!” “Mi vuoi far ubriacare ma te lo puoi dimenticare…”Alberto non riuscì a finire la frase, la sua bocca era stata occupata dalle labbra di Amina. Quando il direttore era riuscito a riprendersi: “Dicono della riservatezza delle donne musulmane, a me sembra il contrario…” “Ti assicuro che è la prima volta che mi succede, non ti chiedo scusa, spero ti sia piaciuto.” “In passato ho avuto una triste esperienza con una ragazza e per questo sono…sono…”  “Ormai sei mio, mi sei piaciuto dal primo istante, non ti mollo, le donne marocchine hanno un carattere forte, lo proverai a tue spese, bello mio.” “Salvatore il conto…”Questa volta offro io per festeggiare dottore il suo fidanzamento, auguri.” “Ormai hai sparso la voce, cosa dirò alle mie amiche?” “Non fare il buffone, io sono possessiva con le persone che amo, attento a te, non ti illudere, la cosina te la dovrai conquistare!” Il direttore con la sua Golf accompagnò a casa Amina che trovò le due donne in apprensione:”Che t’è successo?” “Mi sono fidanzata ma non vi dico con chi, buona notte!” Gli esami di stato furono superati senza problemi, ora c’era l’università ma Amina non aveva ancora deciso in quale facoltà. Alberto ‘non stava più nella pelle’ ma pensò ad una tattica dilatoria per far arrabbiare la ormai fidanzata, dopo due giorni: “Stai facendo il furbastro, ti pagherò con ugual moneta anzi pensandoci bene ti farò fare un figura di c…o davanti ai tuoi dipendenti. E così fu, Amina una mattina di agosto si abbigliò in modo provocante: camicetta senza reggiseno scollatissima, minigonna abissale con slip dello stesso colore della pelle per far sembrare che…, tacchi vertiginosi, andatura ondeggiante, entrata trionfale in banca. Il direttore era nel suo ufficio nel retro, fu avvisato dell’entrata  della ragazza da un suo dipendente. Alla vista di Amina Alberto quasi svenne, la portò di corsa dentro il suo ufficio questa volta pallido in viso. Nessuno dei due profferiva verbo ma Alberto questa volta decise di reagire: prese Amina per mano e la condusse al centro della sala: “Signori impiegati questa è Amina che si dichiara mia fidanzata e addirittura vorrebbe sposarmi, giudicate voi se potrei mai convivere con un clown di tal genere, meglio farmi frate francescano…” La ragazza cercò di imitare il romanesco appreso leggendo i versi del Belli e di Trilussa ed in tale dialetto gli rispose: “A cocco nun te dimenticà la mia origine marocchina, se ce ripensi e nun me metti l’anello ar dito farai la fine di quell’americano… sui giornali apparirà  n’articolo così concepito: ‘anche in Italia abbiamo il nostro Bobbit per mano di una bellissima ragazza marocchina, si chiama Alberto ed è un direttore de banca o meglio era perché senza attributi nun potrà più esserlo’, che me dichi?” Il vicedirettore: “Alberto  mi sa che è meglio che te la sposi, se la lasci me la prendo io!” “Tu t’attachi  come il Taracchi, forse ci stò ripensando, siete tutti invitati alla cerimonia in Comune poi pranzo afrodisiaco da Salvatore.” Grande battuta di mani, dopo un mese la cerimonia:  Malika con in braccio il neonato Hassan seguita da Said e da Naima testimoni. Il ristorante era stato prenotato tutto per neo sposi e invitati che poterono dar la stura ad un casino indiavolato. La sera, a casa: “Anche se non ne abbiamo parlato ti debbo dire che sono vergine.” “Vergine in senso zodiacale o quella dai candidi manti?” “Dì un’altra spiritosaggine e…” L’amore fisico prevalse, Alberto fu molto delicato cosa  apprezzata da Anima che finalmente comprese che Alberto era ‘l’omo suo’. Nei giorni seguenti Alberto e consorte erano in salotto dinanzi alla TV quando passò dinanzi a loro Naima, Alberto: “Lo sai che quella ragazza non è male, ci sto facendo un pensierino.” “ Dicono che i marocchini ce l’abbiano più grosso degli italiani, vorrei provare se è vero, chissà com’è quello di Said…”Alberto finalmente comprese che per lui ‘non c’era trippa pè gatti!’

     
  • 14 marzo alle ore 9:38
    TUTTO BENE QUEL...

    Come comincia: Alberto un pomeriggio stava passeggiando in via Risorgimento a Messina quando, passando dinanzi ad un negozio di biancheria intima ricordò di dover acquistare degli slip. All’interno c’erano due signore che stavano perdendo tempo nello scegliere delle magliette. Quando si decisero e ‘sloggiarono’ Alberto si trovò dinanzi alla ragazza longilinea, piuttosto alta vestita di nero, priva di trucco in viso e dall’aria triste, doveva esser molto giovane e quell’aria dimessa era inusuale ai tempi d’oggi quando le signorine si riempiono di piercing e di tatuaggi. Alberto nel ragionare doveva aver perso del tempo e fu richiamato da un: ”Posso esserle utile?” “Mi occorrono tre slip.” “Non preferisce dei box, sono più alla moda.” “Io sono ancora ‘ancorato’ai vecchi e simpatici slip, misura cinque.” “Mi sembra una misura eccessiva per lei.” “Vorrei provarli, col suo permesso vado in camerino.” Al rientro dinanzi al bancone: “Aveva ragione lei, la quattro va bene per me.” Alberto era stato colpito dall’aspetto della giovane, volle rivederla ed il pomeriggio successivo si presentò in negozio, era vuoto.” Signorina mi occorrono due paia di calzini rossi e due marroni, porto il quarantuno di piede.” “Non mi dica che vuole provarli come ha fatto con gli slip  ieri.” Un pallido sorriso era apparso sula volto della signorina. “Non penso…mi cambia cinquanta Euro? Grazie e arrivederci.” E l’arrivederci fu il pomeriggio successivo. “Oggi mi occorrono tre magliette misura quattro.” “Che ne dice di guardarsi intorno e vedere tutto quello che le occorre…” Al silenzio di Alberto proseguì: “Non capisca male, non volevo essere garbata, sono Leda, faccia con comodo.” “Io sono Alberto, non mi sono offeso ho il senso dello humour, le debbo confessare che più della merce mi interessa…io abito qui vicino in via Centonze, sono di passaggio.” “Io non sono in vendita ma se le fa piacere venga in negozio, , ci sono pochi clienti, la crisi si fa sentire.” Per Alberto passare a vedere Leda in negozio era diventata un’abitudine alla quale si era abituata anche la ragazza. “Che ne dice se stasera ceniamo insieme, qui vicino c’è un ristorante in cui hanno una cucina casalinga, io benché orfano ricordo ancora i sapori della cucina di mia madre.” “Vada per la cucina di sua madre, io chiudo il negozio alle diciannove, abito qui sopra al quinto piano, le do anche il numero del mio telefonino, a stasera.” Ad Alberto non parve vero aver ‘strappato’ un appuntamento a Leda che si presentò sempre vestita di nero e senza trucco ma era molto affascinante.  “Sono amico del padrone, Flavio…” “Amico mio benvenuto, è da tempo…vedo che sei in buona compagnia.” “Ottima direi è… (è una vecchia battuta di Carosello), ci affidiamo a te per il menu” Dopo un quarto d’ora si presentò al loro tavolo Omar un giovane marocchino che Flavio aveva assunto come cameriere, portava due piatti di un brodetto che alla sola vista faceva venire l’acquolina in bocca. In seguito Omar si presentò con pesce alla griglia spinato ed una frittura di gamberi poi un’insalatona e solito ananas con finale un caffè lungo, caldo aromatico, Flavio aveva fatto onore alla fama del suo ristorante. Omar da parte di Leda ricevette una mancia di cinquanta Euro, moneta che il marocchino girò fra le mani incredulo e poi un inchino di ringraziamento. “In giro fa freddo, preferisco rifugiarci a casa mia, come ti ho detto abito sopra il negozio ma…non sperare nulla!” “Io non spero…” “Dal tuo sguardo grifagno…” “Mai nessuna mi aveva detto che ho uno sguardo ….” “Questo bel calduccio invita a …rilassarsi, io sono rilassato e tu…” “Gutta cavat lapidem, ci stai riprovando…” “Dare da mangiare agli affamati, è un’opera di misericordia, non sei religiosa?” “A parte la religione, la tua è un'altra genere di fame, seriamente non me la sento, ti avvertirò io quando…” E così il buon Alberto andò in bianco! “Una sera di sabato Leda era particolarmente triste, Alberto: “Confessati con l’Albertone tuo, si fa per dire, dimmi quel che ti porta a tanta inquietudine.” “È un fatto accaduto mesi fa, mio padre era il padrone di una falegnameria in via don Blasco, un giorno mentre tagliava un pezzo di legno si è avvicinato troppo alla sega elettrica ed….è morto, una morte atroce, non mi hanno fatto vedere il suo cadavere, da allora le cose sono peggiorate, mia madre è risultata affetta da ‘sclerosi multipla’, non poteva essere ricoverata troppo a lungo in ospedale e quindi ora si trova in una casa di cura per lungo degenti, sono sola ma…” “Ho capito, è piovuto sul bagnato, volevo invitarti ad una gita a Parigi organizzata dal Comune di Messina dove sono impiegato, ho accettato per il prezzo particolarmente conveniente.” “Buon viaggio sono contenta che almeno tu possa svagarti.” Aereo da Catania fino all’aeroporto Charles De Gaulle’  di Parigi e poi in pullman sino all’albergo De La Paix, in serata riposo dopo la cena all’interno dell’hotel. La Torre Eiffel si trovava  a cinquecento metri dall’albergo, Alberto prima di salire sulla celebre torre, passando dinanzi ad una edicola: “Monsieur je voudrais un journal italien.” “Io parlo italiano, le posso dare il ‘Messaggero’ e poi una pubblicazione particolare dato che lei è italiano.” L’opuscolo  era una rivista di donne ‘scollacciate’, particolarmente una foto colpì Alberto, era in prima pagina ed assomigliava in modo notevole a Leda col titolo: ‘Une beautè de Messine (Sicile) solo che la ragazza era truccatissima e quindi Alberto scartò l’idea che fosse lei.  Alberto si mise un tasca la rivista, visitò in una settimana i luoghi più cari ai turisti e all’ottavo giorno fece il viaggio inverso rispetto all’andata ritrovandosi a casa in una serata uggiosa. Per prima cosa telefonò a Leda: “Novità?” “Ci possiamo vedere domani sera, stasera vado a trovare mia madre.” Era una scusa, Leda per mantenere se stessa e la genitrice si era messa in mano ad un prosseneta di nome Adelfo con abitazione a Musolino sui Peloritani che  ad ogni ‘incontro’ con un professionista del porno gli ‘mollava’ cinquemila Euro. Leda aveva avuto una motivazione importante per prendere quella decisione, era per soddisfare il bisogno  di sopravvivenza,  esigenza impellente quanto essenziale era stata la ragione  a spingerla a realizzarla, la mancanza di soldi. Ovviamente durante gli amplessi venivano girati sia un filmino che delle foto. Adelfo aveva preteso da Leda di firmare un contratto in cui lei,  qualora avesse rifiutato le sue ‘prestazioni’ doveva pagare una penale di cinquantamila Euro, la ragazza nel contratto aveva fatto aggiungere di voler  lei scegliere  le persone con cui avere rapporti sessuali. Leda non aveva messo al corrente Alberto di quella parte importante della sua vita, anche se poteva avere rapporti sessuali di suo gradimento non voleva più saperne, si era innamorata di Alberto ma quel contratto scritto… La situazione era a quel punto. Il pomeriggio successivo alla vista dell’amato Leda lo abbracciò e: “Devo raccontarti quanto mi è successo: il giorno dopo che tu sei partito si sono presentati in negozio tre brutti ceffi che mi hanno obbligato ad aprire la porta di casa mia, cercavano qualcosa che non hanno trovato, mi hanno lasciato la casa in subbuglio, non li ho denunziati, non sapevo nemmeno chi fossero o almeno…Quei tali hanno frugato particolarmente in questo armadio che abbiamo alle spalle, l’ha costruito mio padre che mi confidò che all’interno c’era una sorpresa, non mi sono mai interessata di scoprila ma il giorno stesso della perquisizione, nel togliere un cassetto e dopo aver fatto scorrere un piccolo pannello in basso ho scoperto una cavità, dentro tanti Euro ed un biglietto con una numero di cellulare, questa era la sorpresa di cui parlava mio padre.” “Che intenzione hai di fare?” “Non mi resta che comporre il numero del telefonino, lo farò dinanzi a te.” “Sono la figlia di…ho bisogno di parlare con qualcuno amico di mio padre.” “Domattina.” La conversazione fu interrotta. Come promesso dall’anonimo interlocutore per telefono, la mattina dopo una Jaguar si fermò dinanzi al negozio di Leda, ne scese uno dei due occupanti, sicuramente un mafioso,  che fece cenno alla ragazza di venire fuori dal negozio.  Senza presentarsi: “Dimmi quello che ti è accaduto.” Leda raccontò sia della perquisizione subita che del fatto che era costretta a …Il cotale, peraltro elegantissimo risalì in macchina. La sera sul telefonino di Leda apparvero due ‘OK’ bisognava interpretarli.  Leda capì tutto quando telefonò ad Adelfo per un incontro. “Da ora in poi sei libera, ho stracciato il tuo contratto.” Un evviva dentro di sé da parte di Leda. Il sabato sera successivo: “Domani gran giorno, pranzo leggero e poi e poi e poi…” Finalmente Leda si era sbloccata, ‘ciccio’ percepì che per lui c’era della ‘pappatoia’ in arrivo ed esultò come solo lui sapeva fare. “Calma amico mio, ancora siamo a casa nostra!” Alberto e Leda decisero di sposarsi, la neo sposa riprese a truccarsi, a vestirsi di abiti con colori vivaci e dopo nove mesi mise al mondo una piccola e bellissima ‘Ledina’ cui venne imposto il nome di Anna che vuol dire molto desiderata. Gran festa con tutti gli amici dei due genitori, ovviamente esclusi quelli ‘particolari’di Leda!

     
  • 11 marzo alle ore 20:21
    E ADESSO...

    Come comincia: I rimpianti solo la peggior cosa per un anziano, Alberto ottantaquattrenne tornava indietro con la memoria quando ventenne, finanziere, guidava una Alfa Romeo 1900 che poteva paragonarsi ad un camion, senza servo sterzo e con volante durissimo, per non parlare della moto Guzzi Falcone  che non aveva alcuna ‘parentela’ con gli ammortizzatori, al contrario i contrabbandieri  erano dotati di Lancia Aurelia auto decisamente più performanti e signorili. D’accordo qualche soddisfazione gli veniva elargita quando una macchina dei contra forzavano un posto di blocco e duecento metri più avanti le gomme cominciavano a fare ‘slap slap’ per essere passate su una catena chiodata. Unica gratificazione, si fa per dire, era il fumare gratis eccellenti sigarette svizzere e talvolta anche ‘sgranocchiare’ cioccolato che venivano condivisi con i colleghi ed amici. Come ricambiava lo Stato i suoi dipendenti delle loro fatiche diurne e notturne? Con una misera paga, non stipendio, paga vuol dire remunerazione per ogni giorno di servizio, stipendio sempre uguale ogni mese. Altro compenso di altro genere la possibilità di avvicinare qualche pulsella indigena, magari parente di contrabbandieri sia per motivi …personali e talvolta per conoscere i segreti itinerari dei loro congiunti. Unico lato positivo ‘la giovinezza che si fugge tuttavia…’, come dice Lorenzo dei Medici tanto è vero che Alberto,  dopo anni di servizio si era ritrovato a Messina da maresciallo aiutante, grado guadagnato faticosamente durante gli anni con frequenza di corsi, di  campi invernali ed estivi, con l’appartenenza presso reparti disagiati e per finire, con un divorzio alle spalle, in questo caso la Guardia di Finanza non centrava nulla, era stato una ‘minchiata’ (termine siciliano) in quanto la ex consorte apparteneva alla Trinacria. Alberto aveva messo a frutto un suo hobby giovanile, quello della fotografia in quanto, oltre ad essere comandante di Sezione era anche capo laboratorio fotografico, qualifica che portava con sé qualche disagio come quello di essere chiamato di notte per fotografare gli arrestati ma anche qualche soddisfazione quando si trattava di riprendere i signori ufficiali che nel loro circolo tenevano feste con le autorità della città e con le relative consorti che talvolta apprezzavano la professionalità di Alberto ma più spesso la sua prestanza fisica in paragone di quella dei relativi mariti che talvolta lasciava a desiderare. Alberto per i suoi…bisogni personali aveva affittato una stanza in via Ghibellina dove teneva i suoi vestiti borghesi ed anche dove sollazzarsi con  ‘vogliose’signore. Il Comandante della Legione lo aveva nominato suo segretario, sapeva delle sue ‘scappatelle’ e lo seguiva in quel campo. Durante le feste anche presso altri circoli, ambedue col petto pieno di medaglie folleggiavano e rimorchiavano anche se una volta…”Alberto quella è la figlia del  Generale Comandante di Zona, è una ‘chiavica’ tu me la fotografi e domani mattina le sue foto sul mio tavolo!” “Comandante lei scherza, manco un miracolo, la cotale ha la bocca in dentro, il naso lungo, la ‘scucchia’ interminabile, i capelli alla negra, è piatta di petto…” “È un ordine!” Alberto fra di sé  ‘ordine un cazzo’ intanto si scervellava come trarsi d’impaccio. “Signorina il sono Alberto il fotografo della Legione, il mio comandante mi ha ordinato di fotografarla…” “Il Colonnello è il suo Comandante non il mio!” Alberto le prese le mani e guardandola in viso: ”Signorina io vorrei fumare la pipa, qui è proibito che ne dice di seguirmi nell’altra stanza del circolo?” “Non penso che voglia far fumare la pipa anche a me…” Alberto pensò: ‘non ti farei fumare nemmeno il mio ‘sigarone’ invece: “È un favore personale che le chiedo, io sono militare, lei da figlia del Generale sa come vanno le cose di chi indossa le stellette, vorrei…” Va bene, mi chiamo Sofia…” “Un nome che le si addice perfettamente, vuol dire saggia, lo sia con me, nell’altra stanza c’è un lettore di compact disc, io da anziano, amo i vecchi brani di Sinatra, Armstong, Bongusto…” Le musiche ammorbidirono la ragazza che prese a ballare con Alberto che la abbracciò sempre più stretta sino a che si accorse che ormai la ‘racchia’ era cotta. E qui venne fuori la maestria del fotografo: posizionò le luci in modo di  minimizzare i difetti di Sofia, le slacciò un fermaglio che tenevano alti i capelli, si accorse che l’espressione della ragazza si era addolcita, forse si era eccitata nel contatto col corpo di Alberto fatto sta che sembrava un’altra ovviamente entro certi limiti. Alberto scattò tre rullini in bianco e nero così aveva la possibilità di ritoccarli. Prese congedo dalla baby e, ricordando che la mattina dopo doveva consegnare le foto al Colonnello si ritirò nel laboratorio e si mise all’opera. I negativi erano perfetti, li  posizionò su un vetro trasparente e cominciò a ritoccarli con uno ’sgarzino’ (una specie di bisturi) riuscendo a eliminare i lati negativi del viso, e ottenendo anche di far ‘crescere’ il seno a Sofia. Ci volle del tempo, mise i negativi nell’ingranditore e stampò trentasei foto 18 x 24 e li asciugò col la smaltatrice poi  la stanchezza gli consigliò di andare in branda. Un furioso scuotimento del suo letto lo fece svegliare, era il piantone del Colonnello che: “Il Comandante lo cerca da stamattina, si alzi.” Alberto sapeva che il Colonnello ci teneva per quelle foto, per lui volevano dire la promozione la grado superiore e così senza guardarle si presentò dal Comandante e le posizionò sul suo tavolo. Il viso del Colonnello cambiò più volte espressione, Alberto non sapeva che pensare, più di quello che aveva fatto…”Il Comandante chiamò il suo aiutante maggiore: “Bastiano che ne dici di queste foto?” “Comandante di chi si tratta, non conosco questa ragazza.” “Imbranato, è la figlia del Comandante di Zona il nostro fotografo ha fatto un miracolo, dagli cinquantamila lire dagli utili dello spaccio.” Lo cosa non finì lì in quanto il Generale fece pervenire ad Alberto un biglietto significativo: “Bravo il nostro fotografo, anche il fidanzato non ha riconosciuto mia figlia!” L’episodio ebbe più di un seguito non apprezzato dall’interessato: era luglio e la moglie del Comandante che risiedeva a Roma con la figlia, decise di passare le vacanze a Messina in particolare al mare alla Colonia della Guardia di Finanza di Mortelle. La prima volta che Alberto la vide in costume rimase basito, come aveva fatto il Colonnello ad impalmarla, boh un mistero. La cotale piccola di statura aveva una naso lungo e bocca in dentro, seno eccessivo e pancetta che non mimetizzava con un costume intero, col due pezzi assomigliava ad un  clown. Dopo un doveroso saluto con finto baciamano Alberto si allontanò in fretta da quella bruttura e domandandosi il motivo per cui il Colonnello l’aveva sposata, in seguito  venne a sapere che la cotale era ricchissima ed aveva anche una villa splendida a Patti. Il Comandante al mare si avvicinò ad Alberto il quale prevenendolo: “Comandante non mi faccia lo scherzo dell’altra volta, niente foto per favore.” “Peggio devi accompagnare mia moglie in giro per i negozi di Messina, deve fare delle compere, io ho preso la scusa di motivi di servizio e sparirò per dieci giorni, andrò a Catania, Siracusa e Ragusa.” Una mattina Alberto era in ufficio a sbrigare delle pratiche quando si presentò il piantone del Colonnello. “Quando ti vedo sento puzza di guai, il Capo è fuori che cacchio debbo fare?” “Accompagnare la moglie, è in ufficio del marito e l’aspetta. Madame si era appropriata della poltrona del consorte  fumando una sigaretta con bocchino.”È un po’ che l’aspetto, mio marito m’ha detto che lei conosce vari negozi di Messina dove posso fare delle compere, che ne dice di accompagnarmi?” Quell’ ’a disposizione’ di Alberto era stato pronunziato a denti stretti, si andò a cambiare in borghese e si presentò alla signora già scalpitante. “Non amo aspettare ma lei è un così bel giovane…” “Cazzo, ci mancava pure che la vecchia facesse delle avances. Madame pure il nome aveva brutto  Adalgisa (vuol dire nobile ostaggio); a piazza Cairoli cominciò dal primo negozio di scarpe sempre seguito dal ‘prode’ Alberto per poi passare in tutti gli altri, nell’ultimo, una gioielleria, il padrone che conosceva bene Alberto lo prese bellamente per i fondelli: “Mi fa piacere maresciallo conoscere sua madre!” “Ma quale madre, sono la moglie del Comandante della Legione!” Alberto fu interpellato da Adalgisa: “Le piace questo Rolex d’oro?” “Gentile signora non posso dire altro che è favoloso.” Al padrone del negozio: “Lo metta in un astuccio con confezione di regalo, questa è la mia carta di credito.” Hemes, protettore di Alberto era more solito ‘a mignotte’ e così il buon maresciallo ebbe una cattiva sorpresa: un pomeriggio mentre usciva dal portone dove aveva affittato una stanza incrociò Adalgisa che: “Hai capito il signorino, non si fa mancare nulla nemmeno una stanza per portare le sue conquiste, mio marito lo sa?” Valle a rispondere. “Veramente…” “Veramente non lo sa, io sono curiosa, mi fa visitare il suo boudoir?” “Non è gran che ma per quello che le serve, a proposito com’è il letto, non male che ne dice…prima una sorpresa per lei, riconosce questo astuccio?” “Mi pare quello
     visto dal gioielliere, ma non ne sono sicuro.“ “Lo apra.” Era il Rolex.  Adalgisa cominciò a spogliarsi, aveva pagato il prezzo della prestazione e mise mani sul vestiario di Alberto che ben presto si ritrovò ignudo con ‘ciccio’ che non ne voleva sapere di alzare la testa, ti credo a quella visione! Adalgisa non si perse d’animo, sbatacchiò Alberto sul letto e si mise in bocca ‘ciccio’,che fu costretto a rizzarrsi sempre più in alto sino a quando la signora: “E tu volevi nascondere stò cosone!” La dama aveva una fame arretrata, ingoiò un bel po’ di vitamine, poi, in posizione cavalcante entrata nella cosina piuttosto stretta (forse non la usava da tempo) ed infine finale trionfante nel popò che la portò all’estasi, ormai era senza forze. “Cazzo mi hai distrutto!” Alberto pensò il contrario ma tenne per sé la riflessione. Il ritorno del Colonnello fu per Alberto una liberazione. “Giovane ti vedo sciupato, datti meno da fare!”  Alberto non capì se il Comandante lo prendeva per il culo essendo venuto a sapere delle ‘prodezze’ della moglie fatto sta che gli concesse quindici giorni di licenza, una liberazione! Alberto si ‘rifugiò’ presso i genitori a Roma, ripensando agli avvenimenti passati capì che in fondo Adalgisa erano una povera donna, disprezzata dal marito,  si era presa una ‘vacanza’ con lui, non era certo da condannare. Al ritorno a Messina Alberto pensò giustamente di disfarsi del Rolex, poteva esser accusato di essersi fatto corrompere ed andò dal gioielliere che l’aveva venduto per riportarglielo e farsi restituire la somma pagata. Il cotale fece il furbastro riconoscendo una cifra ben inferiore al valore dell’orologio. Per principio Alberto rinunzio e pensò ad una vendetta che ‘giunse sulle spalle’ dell’orefice una anno dopo con una verifica fiscale effettuata da un collega di Alberto che fece all’orafo pelo e contropelo in senso fiscale. E il Colonnello Comandante? Ritornata la moglie a Roma ‘prese amicizia’ con la formosa consorte di un brigadiere il quale ogni sabato accompagnava al cinema le due figlie dalle diciassette alle diciannove… il graduato, in compenso, divenne l’autista del Colonnello Comandante della Legione.

     
  • 11 marzo alle ore 18:06
    AMORI APPASSIONATI

    Come comincia: Cominciare un racconto con una sequela di nomi molto probabilmente vuol dire che l’autore è un pò ‘partito di testa e quindi vuole trascriverli per non dimenticare i personaggi che sono: Zeno, Isotta, Marbella, Rodolfo, Zaccaria,  Gioele . Vi sarete accorti che sono nomi non proprio comuni, i meno giovani ricorderanno che era  abitudine consolidata degli antenati, soprattutto di quelli più ricchi di pretendere che i loro nomi fossero ’appiccicati’ ai discendenti forse pensando che sarebbero stati meglio ricordati, bah! Cominciamo da Zeno, sapete il significato? Vita, solo che il cotale era deceduto per il solito  male incurabile che la consorte Isotta, che vuol dire colei che protegge, medico  presso l’ospedale S.Giovanni di Roma non lo aveva proprio protetto! Marbella proviene dall’arabo Marbil-la, dal significato oscuro, i genitori Zeno ed Isotta l’avevano cambiato in Mia più adatto alla beltade di cui la baby era dotata. Rodolfo (lupo glorioso) era il vice direttore di una nota banca, dotato di un  fisico non eccezionale (per usare un eufemismo) il cotale lo faceva dimenticare con la sua generosità pecuniaria soprattutto verso le femminucce. Zaccaria, che vuol dire memoria di Dio era istruttore di body building presso una palestra, il significato del suo nome non aveva nulla a che fare con la sua professione ed infine Gioele, (Dio è il mio signore) morto il padre, era diventato il padrone di una farmacia in via Cavour. Una strana sorte li aveva riuniti tutti nello stesso stabile in via Alessandro Manzoni a Roma la cui portiera  Alma longilinea, alta, sguardo fiero  il cui nome era appropriato al suo seno prosperoso, il significato di Alma è balia! Che ti combinano queste signore e signori? Tutti decisamente anticonformisti avevano elevato il sesso a loro divertimento precipuo cominciando dalla piccola, di età, Mia che a quattordici anni cominciava ad avere pruriti dovuti al cambiamento ormonale ma, alunna di terza media presso un istituto di suore veniva ammonita dalla incartapecorita madre superiora a non toccarsi le parti intime, avrebbe fatto piangere Gesù! Mia invece fece piangere Gesù, nel toccarsi il fiorellino provò un piacere inusitato tanto che ogni giorno il povero Gesù versava lacrime a più non posso! Mia talvolta incontrava Zaccaria dal sorriso invitante il quale le faceva  domande sui suoi studi talvolta addentrandosi sui suoi amori giovanili da teen. A Mia il giovane non dispiaceva affatto  e pensò che le sarebbe piaciuto un bacio appassionato ma dove? Un pomeriggio: “Mamma a scuola la professoressa di ginnastica mi ha detto che per evitare problemi alla colonna vertebrale debbo andare in palestra, forse il nostro vicino di casa Zaccaria potrebbe darmi qualche lezione.” “Sei sicura di quello che ti ha consigliato la professoressa di ginnastica?” “L’anno passato ad una mia collega hanno dovuto mettere il busto per la colonna vertebrale cresciuta  storta, dovrei fare esercizi di pilates per migliorare la postura e dello stretching per mettere in asse la colonna.” “Da come parli sembri il gobbo di Notre Dame!” Mia si era trascritti i termini dettati da Zaccaria, per lei ardui da comprendere. Il pomeriggio successivo  si presentò in palestra in tuta, fu accolta molto calorosamente dal titolare che affermò che, prima degli esercizi occorreva massaggiare il corpo per evitare strappi muscolari. Mia si stese su un lettino che si trovava in una stanza in fondo alla palestra, si tolse i pantaloni della tuta e, rimasta in slip e postasi in posizione supina cominciò a sentire le sapienti mani di Zaccaria prima sfiorarle le gambe, poi salire un po’ più in su per poi trovarsi sdraiata sul dorso con  Zaccaria che le baciava il fiorellino… ’lo sventurato rispose!’ Rimasta sola Mia un po’ confusa rientrò in palestra: “Cara per oggi basta, quando vorrai un pomeriggio sono a tua disposizione.” Subbuglio totale nella mente della ragazza, era entrata di colpo nel mondo dei grandi, doveva abituarsi all’idea di…oppure era troppo presto? Per fortuna la gioventù ebbe il sopravvento, la notte Mia fece un lungo sonno tanto da dover essere svegliata dalla madre. “Stai male?” “No mammina sto benissimo, ieri sera ho studiato sino a tardi ed ho dormito poco.” Mia pensò allora a ricorrere a quella ragazza che aveva avuto problemi alla spina dorsale, più grande di età molto probabilmente aveva avuto delle esperienze sessuali. “Amelia sono Mia, quando possibile vorrei incontrarti.” Quando vuoi anche subito, vengo a casa tua, abitiamo vicino.” Amelia il cui nome significava ‘vergine dei boschi’ era piuttosto addentrata nella materia sessuale: spiegò a Mia, piuttosto impressionata,  quali erano di solito gli ‘approcci’ fra uomo e donna. “Ma tu li hai provati tutti?” “Io sono fidanzata, se Amleto non viene con me va con altre femminucce, ne sono innamorata, prendo la pillola e tutto va bene.” A Mia si era aperto un mondo nuovo, sconosciuto, un po’ pauroso soprattutto pensando al coso dell’uomo così grosso ed al suo fiorellino sì piccino per non parlare del resto degli approcci, sentirsi in bocca quel liquido …mah se lo hanno fatto tutte le donne anche lei si sarebbe adattata, forse le sarebbe anche piaciuto ma…occorreva scegliere la persona giusta che le andasse a genio,  Zaccaria non era affidabile, aveva intorno troppe femminucce. Il destino che, a detta degli antichi greci era superiore agli dei e quindi anche agli uomini le diede una mano. Una mattina che Alma, la portiera, aveva lavato in terra l’ingresso del palazzo, Mia scivolò e batté il popò rimanendo a terra. Stava entrando Gioele che si precipitò ad aiutarla. “Ti sei fatta male?” “Un pochino ma penso di riuscire a camminare, preferisco rientrare a casa.” Gioele era un ragazzo di media statura, sempre sorridente, in passato aveva notato Mia ma la sua timidezza gli aveva impedito di contattarla, quella situazione gli fu provvidenziale. Aiutò Mia ad entrare in ascensore, ad andare a casa e a sdraiarsi sul letto, premurosamente la coprì con una copertina e rimase a guardarla. Mia aveva gli occhi chiusi, sperava di non essersi procurata una frattura,  il dolore era sempre persistente. “Cara resto sino a quando non rientra tua madre.” “Mia madre è di servizio all’Ospedale per ventiquattro ore, torna domattina, non ti preoccupare, mi arrangerò.” “Ora entra in funzione la mia qualità di boy scout, oggi ancora non ho effettuato un’opera buona, andrò a casa mia, spiegherò la situazione a mia madre e poi ritornerò.” Dopo un quarto d’ora mamma Emma (significa gentile) e Gioele si presentarono col ben di Dio da mangiare. “ “Siete due angeli custodi, grazie di tutto, potete andar via, mi spoglierò e, dopo mangiato mi metterò a dormire.” Il dolore era ancora forte ed Emma, cacciato dalla stanza il figlio, aiutò Mia a spogliarsi a mettersi il pigiama ed a rifugiarsi fra le coperte. La giovane fu anche imboccata da Emma, un bel quadretto di bontà. “Ora devi riposare, stasera verremo a vedere come stai.” Gioele voleva rimanere ma, guardando in viso la madre capì che non era il caso. Alle venti in punto una cena leggera, Mia disse di sentirsi un po’ meglio, fu ripulito tutto il cibo, non era la fame che le mancava, madre e figlio augurata la buona notte rientrarono in casa. Gioele  pensò intensamente a Mia, tutto di colpo era nato in lui in sentimento mai provato, la madre se ne accorse e lo baciò in fronte, suo figlio era ancora un  cucciolone! Nel teatrino del palazzo non mancava che la presenza di Alma (colei che nutre) figlia del portiere che faceva le veci del padre ricoverato in ospedale. Stava scopando l’ingresso del palazzo quando si presentò Rodolfo al solito sorridente. “Buon giorno signorina vedo che sta…facendo pulizie.” “Lei si vede poco in giro ma quando appare ha la battuta facile, si sto scopando ma con la scopa, lei ha l’espressione del grifagno ma con me non attacca!” “Non sono un attacchino, quale funzionario di banca…” “Anche i funzionari possono essere degli zozzoni, lei…” “Ha detto bene possono ma nel mio caso…stavo notando che le sue ballerine hanno…ballato per troppo tempo, andrebbero cambiate!” “E se la padrona delle ballerine non ha la pecunia per comprarle nuove?” “C’è il qui presente Rodolfo che conosce vari negozianti di scarpe, qualora volesse acquistarle delle nuove potrei darle dei consigli…” “Consigli pelosi bello mio le ho detto che non ho soldi, quelle che ho debbono bastare.” “Io sono addetto ai prestiti potrebbe approfittarne senza secondi fini…” Alma era perplessa, in fondo il giovane sorridente non sembrava il solito maiale: “E se io dicessi di si…nel senso che potrei acquistare scarpe nuove?” “Potremmo andare in un negozio in via Condotti, il padrone è un mio cliente ed amico, potrà scegliere quelle di suo gusto.” Rodolfo, da galantuomo, aprì la portiera di una vecchia Cinquecento Fiat per far salire Alma. “Tante arie e poi hai un rottame, ma almeno cammina?” “Uso il rottame come la definisci tu perché in città ho più facilità di parcheggio, la prossima volta verrò con una Alfa Romeo Giulia rossa fiammante!” Il locale, immenso, sembrava la hall di un albergo di lusso, si vendevano sia scarpe che vestiario di alta moda, i commessi e le commesse erano impeccabili,  alcuni  stranieri, ce se ne accorgeva dal loro accento.” Si era avvicinato un addetto alle vendite dallo stile non proprio mascolino per usare un eufemismo: “Madame in cosa posso esserle utile?” “Te che me proponi, me sa che non ciai niente pé me!” La situazione  stava per farsi pesante, fu risolta con l’arrivo del direttore del negozio, Venanzio (vuol dire cacciatore) che non aveva nulla in comune col suo commesso, alto massiccio, faccia quadrata, stretta di mano forte: “Rodolfo è una vita che non ti fai vedere, non mi dire che si tratta di lavoro, vedo che ti tratti bene…”disse lo ‘sciagurato’ riferendosi ad Alma. “A coso hai capito male, io so venuta qui pé comprà, non te fà idee sbajate!” “Signorina mi dispiace di essere stato male interpretato, vi invito a prendere un aperitivo nel nostro bar interno. “A te il solito Campari soda con buccia di limone ed alla signorina? Ancora non ne conosco il nome.” “Signore mi scusi, talvolta esagero ma mi capitano certi…sono Alma, prendo lo stesso del mio amico Rodolfo.” La ragazza aveva sottolineato con la voce il sostantivo amico. “ “Ora che bravo sono stato posso ….” “Venanzio ha riproposto una battuta di un vecchio ‘Carosello’, Alma ti affido al altro commesso non gay, scegli tutto quello che ti piace.” Venanzio e Rodolfo si allontanarono per parlare dei loro problemi. Dopo circa mezz’ora trovarono Alma con a terra cinque scatole di scarpe e due scatoloni contenenti  dei vestiti.  Rodolfo dentro di sé: ‘Alla faccia!’ “Cara preferisci che portiamo con noi la merce o ce la facciamo recapitare a casa?” “Intanto penso al prezzo totale, lo salderò a rate se il signore lo permette.” “Il signore lo permette perché garantisco io per te, ciao Venanzio, a presto.” “Non mi hai chiesto quanto vale tutta la merce, mi ci vorrà un anno per pagarla.” “Ho sistemato io il conto ma non ti porre problemi non mi devi nulla e soprattutto...” Istintivamente Alma baciò in bocca Rodolfo che rispose al bacio e conseguentemente ‘ciccio’ alzò le testa…”Non ti preoccupare, lo metto a cuccia.” “Sono confusa, portami a casa, questo è il mio numero del telefono, chiamami fra qualche giorno, per ora non me la sento di…” Alma era una forza della natura dovuta ad una infanzia travagliata, figlia di contadini appena adolescente aveva dovuto difendersi da assalti sessuali di giovani e meno giovani, non aveva ceduto, credeva al vero amore…Drin, drin: “Sono Rodolfo il banchiere, se hai bisogno di qualcosa sono a disposizione, qualcosa di lecito ovviamente.” ”Sono in crisi, non riesco a capire quello che mi è successo, qualcosa di mai provato, quando puoi vienimi a prendere, devo trovare chi mi sostituisca in portineria.” “Se a te va bene propongo sabato pomeriggio, Alfa Romeo Giulia perfettamente lucidata, destinazione una villetta che posseggo in riva al mare.” Alma si era presentata elegantissima indossando un vestito ‘comprato’in via Condotti; truccata faceva una bella anzi bellissima figura, Rodolfo la guardava estasiato. “Quando avrai finito  di ammirarmi che ne dici di mettere in moto?” Dove siamo diretti?” “Guarda il navigatore satellitare.” “Sperlonga! È tua la casa?” “Ereditata da mio nonno come il nome, rilassati, ti vedo sempre tesa.” La villetta era situata a dieci metri dalla battigia, la baby si mostrò in tutta la sua bellezza indossando un costume non proprio castigato, la pressione arteriosa del giovin signore era alle stelle...La cena consisteva in panini farciti di formaggio e di prosciutto’innaffiati’ da birra, cena che interessava poco ai due giovani che si recarono sulla spiaggia al chiaror lunare, tutto molto romantico ma….”Mio caro, penso proprio di poterti chiamare così, sei il primo uomo che… ho paura del sentimento che provo per te…vorrei dirti tante cose…sto pensando a come finirà questa mia gita… sono vergine…sarà il  dono all’uomo di cui mi sarò stata innamorata, l’idea mi è stata inculcata da mia madre.” Si baciarono a lungo e poi rientro in casa con la conseguenza che la mattina inoltrata li trovò diventati marito e moglie. Un po’ tutti gli abitanti dell’isolato di via Manzoni a Roma trovarono la giusta dimensione amorosa compresa Isotta che scoprì in un giovin collega un toy boy di suo gusto, ovviamente diventò oggetto degli strali di dileggio da parte della figlia Mia ma l’amor…
     
     

     
  • 10 marzo alle ore 9:53
    FEDELE IL RICCIO

    Come comincia: Cari lettori che ne pensate di un signore che si chiama Fedele? Se non lo sapete ve lo suggerisco io: molto probabilmente un suo antenato era figlio di N.N., uno di quei trovatelli abbandonati nella famosa ‘ruota’ dei conventi e poi allevati dai religiosi i quali, per un motivo non ben specificato o forse con un po’ di sadismo lo battezzavano con un cognome che facesse conoscere la sua provenienza (vedi Fedele, Diotallevi, Innocenti, Casadei, Angelici, Vacondio). Uno dei protagonisti della nostra storia si chiamava proprio  Fedele denominato il riccio e l’ammazzagatti, in seguito capirete il perché. Ci troviamo in provincia di Macerata a Colle S.Valentino una frazione di Cingoli in un raggruppamento di case: più lussuose quelle dei padroni, più modeste quelle occupate dai contadini. In questi edifici  interagivano vari personaggi tutti con caratteristiche particolari: lo zio Camillo un novantenne allampanato, un solo dente visibile proprietario di un isolato di cinque piani soprannominato dal popolino con un nome spregevole ‘il casino’ , in tempo di guerra era stato abitato da cittadini Anconetani. I cotali, sfollati per via dei bombardamenti della loro città,  essendo in gran parte pescatori non sapevano coltivare la terra ed allora la parte femminile della loro famiglia per mandare avanti la ‘baracca’si arrangiava nel senso che…si avete capito bene. Per motivi vari: chi deceduto in guerra chi per malattie, Alberto era rimasto l’unico nipote dello zio Camillo ed aveva ereditato sia l’edificio suddetto con relativa dépendence insieme ad  un terreno di venti ettari in cui aveva fatto costruire una piscina da venticinque metri per dodici riscaldata d’inverno, un orto per le esigenze giornaliere degli occupanti la villa , terreno coltivato con cura da Fedele. In fondo alla proprietà c’era un capanno con intorno degli alberi su cui riposavano gli uccelli di passaggio che vi trovavano il cibo per rifocillarsi ed il richiamo dei loro simili ma anche la loro fine uccisi dai cacciatori appostati dentro il casotto. Alberto, trentenne, aveva conseguito  la laurea in economia dei mercati finanziari e ben presto l’aveva messa a frutto ‘giocando’ in borsa. Con la sua specializzazione aveva stretto legami con persone cui dava consigli per guadagnare quattrini nel comprare e vendere azioni al momento opportuno; in questo campo oltre alle informazioni finanziarie seguiva molto il suo istinto che la maggiore parte dei casi era vincente, aveva inoltre sfruttato al meglio l’uscita sul mercato della moneta virtuale Bitcoin con cui si potevano guadagnare (e perdere) notevoli somme di denaro, Alberto ne aveva ricavato considerevoli utili. Alla morte dello zio Camillo  provvide a ristrutturare completamente in maniera moderna l’edificio diventato di sua proprietà: a pian terreno un garage ed un ripostiglio, al primo piano cucina, sala mensa e salotto con sedie,  divani e televisione, al secondo piano alloggi divisi in singole unità con due letti ognuno ed un bagno, per sé riservò un’ampia camera da letto con tutti gli accessori ed una toilette con vasca da bagno Jacuzzi . Alberto aveva confermato a Fedele il suo incarico di tuttofare,  quello di  autista della sua Volvo XC90 e custode di tutta la sua proprietà, gli aveva consentito anche di abitare nella dépendance con la moglie Concetta anch’essa facente parte dello staff addetta  alla pulizia dei locali ed il vitto. Fedele aveva un struttura fisica molto particolare, il segno geometrico del quadrato si addiceva al suo fisico cominciando dai piedi e finendo al capo che era talmente quadrato che più quadrato non di può! Compagnia inseparabile del nostro colono erano due alani che ubbidivano solo al loro padrone: Alec (protettore degli uomini) e Devil (demonio). Fedele, da buon contadino cervello fino, aveva insegnato ai due cani di mangiare solo il cibo da lui offerto e questo per evitare avvelenamenti da parte di qualche suo nemico. Fedele per il popolino aveva due soprannomi: ‘riccio’ per le sue qualità sessuali e ‘ammazza gatti’ per la sua assoluta antipatia per quei poveri animali per un fatto avvenuto durante un giro notturno. Un felino svegliato di botto dai suoi due cani, aveva graffiato profondamente il naso di Alec procurandogli una ferita dolorosa e sanguinante. Devil gli era corso appresso senza poterlo intercettare, da allora… guerra totale ai gatti. Alberto  vicino all’edificio principale, al posto di una fontanella con ‘L’enfant qui pisse’ fece costruire una piscina di dodici  metri per sei, riscaldata d’inverno,  con intorno ombrelloni e sdraie. L’acqua, bene prezioso da quelle parti proveniva da un pozzo esistente nell’orto coltivato da Fedele. L’estate stava prendendo il posto di una primavera che aveva portato un ottimismo generale dopo un inverno freddissimo che aveva  costretto i  contadini abitanti della zona ad un riposo forzato ed a  rifugiarsi in casa, spesso nelle stalle per giocare a ‘bestia’. Per Alberto la solitudine non era una buona compagnia, non gli bastavano la lettura di buoni libri né le trasmissioni televisive sempre più ripetitive dei programmi precedenti, si era giunti in estate e quindi pensò di invitare gli amici,  con cui aveva stretto un rapporto di affari, a recarsi nella sua magione per passare insieme ore spensierate, fra di loro c’erano anche delle fanciulle degne di nota. Fedele fece presente al suo padrone che l’arrivo di dieci persone avrebbe comportato un lavoro eccessivo per la moglie Concetta, propose allora per quel periodo di assumere un ragazzo gran lavoratore ma perseguitato dai soliti conformisti perché omosessuale. Alberto aveva come filosofia di vita  l’edonismo e quindi  la ‘compagnia’ di femminucce giovani, belle  e disponibili,  non sopportava gli appartenenti di estrema destra che si rifacevano delle loro frustrazioni picchiando i gay e così assunse Roberto che per ringraziamento gli baciò una mano. “Roberto, premesso che non ho nulla contro gli omo ma ti prego in questo periodo in cui sei alle mie dipendenze di evitare di truccarti e di  vestirti in modo eccentrico, magari una tuta, vedi tu….” I dieci invitati, cinque maschi e cinque femmine giunsero a Colle S.Valentino una mattina presto a bordo di tre Mercedes, sembrava un corteo presidenziale. Poiché il padrone di casa non si faceva vedere, molto probabilmente dormiva, organizzarono quindi un concerto di suoni di clacson che fece ben presto rinvenire Alberto dal mondo dei sogni, era finita la pace ma era previsto. Erano scesi dalle auto: Alessandro, Ernesto, Leonardo, Gabriele ed Andrea  gli uomini,  le donne: Miriam, Berta,  Sofia, Aurora inaspettatamente con un’amica quarantenne  Diamante, vedova ancora piacente e Rosanna, quest’ultima una longilinea alta, occhi marroni sorriso accattivante, carattere gioviale era la preferita di Alberto cui sorse il problema di come avvicinarla. I giovani arrivati erano in numero dispari fra maschietti e femminucce e quindi ad un maschio, Andrea,  fu assegnata  una stanza per dormire in solitudine. Hermes protettore di Alberto, stavolta non distratto da qualche amante, combinò la situazione in maniera tale che il padrone di casa poté avvicinare la sua preferita offrendole un mazzo di rose rosse bellissime provenienti dal suo giardino.  Andrea  di notte spariva dalla circolazione;  aveva stretto  amicizia con Roberto, preferendo un gay  aveva dimostrato le sue tendenze. L’imbrunire era per i dodici  propizia per passeggiare nei campi coltivati a grano in cui spiccavano le lucciole per la maggior parte di loro una novità assoluta. Il solito furbacchione, Alessandro ne catturò un buon numero mettendole in un fazzoletto e poi rilasciandole in casa. Conseguenza le lucciole girovagavano per le varie stanze e col loro accedere e spegnere il lumicino che avevano addosso impedirono  agli occupanti di dormire! Altro aiuto di Hermes ad Alberto:  gli consigliò di invitare  Rossana a fare un bagno nella sua Jacuzzi, invito accettato dall’interessata che gradì  le avances del padrone di casa che finalmente riuscì a conquistare il …cuore della fanciulla come tanto desiderato. Alberto volle movimentare le cose all’interno della comunità: appese un cartello in sala mensa in cui stabiliva che chi frequentava la piscina dovevano esibirsi: se donne in topless, se maschietti nessuna prescrizione, se gay con slip ridottissimi in  cui far apparire i glutei. Tutti accettarono ridendo le prescrizioni del padrone di casa, inaspettatamente anche Andrea che si presentò col prescritto costume suscitando l’ilarità dei compagni. Diamante per un bisogno fisico uscì dalla piscina ed andò in bagno. Al ritorno incontrò per strada Fedele che rimase abbagliato dalla signora tanto da impedirle il passaggio in una strettoia del sentiero che conduceva alla piscina. Rimasero un po’ a guardarsi finché Fedele chiese scusa e si scansò, non la signora che inaspettatamente ‘attaccò bottone’ con l’uomo, evidentemente preferiva le persone grezze e fu accontentata  con un appuntamento notturno nel garage. Fedele ritenne opportuno informare Alberto, di cui non conosceva eventuali reazioni di questa sua ‘scappatella’. Alberto fu d’accordo, si fece grandi risate, e la sera, in compagnia di Rosanna, si appostò dentro il garage per far da guardoni. Ben presto giunsero i due amanti che cominciarono a dar vita ad uno spettacolo sessuale degno di un  film porno.  Fedele si presentò con un ‘cosone’ che all’inizio fece emettere alla signora un oh oh di sorpresa  che evidentemente era abituata a ‘cosi’ di altro calibro. Ad Alberto venne in mente Dante col suo scritto: ‘Mutar lo canto in un ‘oh’ lungo e roco’, l’espressione non aveva nulla in comune con la condizione attuale ma la mente umana…Fedele e Diamante misero in atto tante posizioni previste dal Kamasutra;  chi l’avrebbe detto che un uomo grezzo come Fedele in campo sessuale fosse così ‘preparato’. La storia durò a lungo sin quando i due, ormai spossati, decisero di ritirarsi. Alberto e Rosanna presi  dall’atmosfera erotica li imitarono: Sodoma e Gomorra avrebbero esclamato i puritani benpensanti. Nelle altre stanze del caseggiato in campo sessuale la situazione era un po’ la stessa, tutti sfruttavano il presente nel modo migliore, Seneca, Schopenhauer e Nietzsche docent. Andrea (a proposito è un nome che si adatta a maschi ed a femmine) e Roberto si incontravano in casa di quest’ultimo, ormai la loro era diventata una relazione. Anche le cose belle finiscono e tutti decisero di rientrare al proprio domicilio con molto rimpianto per i giorni passati con la variante che Rosanna decise di rimanere a far compagnia ad Alberto a Colle S.Valentino e che Andrea condusse con sé Roberto a casa sua per loro fortuna ben accettati dai parenti anticonformisti.

     
  • 10 marzo alle ore 9:48
    UNA TOY GIRL

    Come comincia: Un compagno di vita per gli  umani può essere un uomo,  una donna o, in alternativa, un animale, i tali possono esplicare la loro funzione di alleviare  i problemi della esistenza in maniera piacevole e significativa. Alberto ….seienne era diventato lamentoso, spiacevolmente lamentoso per coloro che gli stavano accanto ma aveva le sue buone ragioni: soffriva di forti dolori cronici in tutto il corpo, vi grazio delle diagnosi ma le sofferenze erano vere torture che gli condizionavano  la vita. Alcuni politici, sotto le elezioni, avevano promesso di presentare disegni di legge ad hoc in favore dei sofferenti legalizzando la vendita di prodotti che leniscono i dolori (per lo più stupefacenti) ma, more solito,  ‘passata la festa, gabbato lo santo’. Ovviamente tra i contrari c’erano i soliti benpensanti che non solo non avevano idea cosa volesse dire il dolore acuto e cronico ma erano spinti nel loro giudizio da moralismi per lo più religiosi. Alberto era agnostico e seguace del paganesimo, in particolare ‘affezionato’ a Hermes  dio  anche degli imbroglioni, cosa che lui non era. Dal suo difensore ebbe il  suggerimento di frequentare il campo sentimentale femminile (tradotto scopa come un riccio!) Nel frattempo usufruiva dei massaggi da parte di un fisioterapista cieco venuto ad abitare nel suo palazzo o di apporre sui glutei dei cerotti antidolorifici ed antinfiammatori che lui volgarmente chiamava ‘pezze al culo!’. Non aveva come cespite la sola pensione ma fruiva di una sostanziosa somma di denaro ereditata da parte di una zia che gli era molto affezionata sia perché assomigliava molto al suo defunto marito e sia perché ne portava  il nome. La zia Armida, che vuol dire battagliera, aveva il senso dello humour e nel testamento aveva chiesto di non portare sulla sua tomba dei fiori perché…ne era allergica! In Italia l’auto è il primo segno di distinzione in fatto di ricchezza, Alberto, da sempre appassionato di motori, a mezzo di una rivista specializzata scelse una Alfa Romeo ‘Stelvio’ color rosso fiammante, pluriaccessoriata sul cui cruscotto spiccava un navigatore satellitare che, un pó puerilmente, metteva in funzione per arrivare anche in posti  di cui conosceva bene la strada. Dalla zia benefattrice Alberto aveva ereditato anche una casa a due piani situata nella pineta vicino ad Ostia col doppio vantaggio di aver un’abitazione in mezzo al verde ma anche di poter usufruire della brezza marina. Ed ora il problema di scegliere una femminuccia che gli alleviasse i suoi affanni ma sceglierla giovane e pimpante o più avanzata di età ma navigata e disponibile? Stavolta Hermes era distratto da una delle sue tante amanti e che ti capita ad Alberto? Incredibile ma vero, uscendo dalla casetta vicino ad Ostia incontra un tale a nome Paolo conosciuto quando era a Domodossola in servizio da finanziere, il cotale aveva una peculiarità preferiva i piselli ai fiorellini, capiamoci bene era un gay. “Alberto che ci fai da queste parti così lontano dalla mia città?” “La stessa domanda posso farla a te, io sono romano ma tu ossolano ed allora.” “Non mi far parlare, ho seguito uno sciagurato che mi ha illuso e poi abbandonato, si proprio abbandonato.” “E ti preoccupi, in giro ci sono tanti…” “Ti devo confessare che tu mi sei rimasto nel cuore, non mi hai dato mai confidenza, eri per me un tipo perfetto.” “Non ti offendere ma preferisco le femminucce.” “Va bene ma almeno andiamo a mangiare insieme, conosco un ristorante che ha del pesce ottimo, parlo del pesce di mare…” “Bon, andiamo ad assaggiare stó pesce di mare.” Il ristorante Bellavista era veramente raffinato, dal menù risultava anche molto costoso ma il denaro non era un problema per Paolo. A tavola si era presentata una gnocca che più gnocca non si può: “I signori hanno scelto nel menu cosa mangiare?” Paolo provvide ad ordinare mentre Alberto: “Mi scusi signorina ma dall’accento non mi sembra essere di queste parti. “Mi son veneta, son qui per lavoro.” “La veneta ha un nome?” “Mi son Giulietta ma non quella degli spiriti.” Alberto con la scusa di andare in bagno la seguì e: “Che ne dici di vederci dopo che hai finito il tuo lavoro?” “Mi ho pensato male vedendola in compagnia di…” “Ora pensa bene e aspettami nella mia macchina l’Alfa Romeo Stelvio rossa posteggiata qui fuori, l’ho lasciata aperta.” “Ostregheta una Stelvio, mi me ne intendo di macchine.” “A presto.” “Sei un vigliacco, appena rivisti mi fai le corna e per di più con una donna!” “Paolo non ti offendere, sono un anticonformista e non mi permetto di dare giudizi su chiunque anche diverso da me ma vorrei che una volta per tutte…” “Ho capito, ciao per sempre!” Alberto salì in macchina dove si era già ‘piazzata’ Giulietta, era proprio una bella ragazza, doveva avere circa venticinque anni, bionda  con occhi verdi, bellissimi, anche tutto il resto…”Quando hai finito da me fotografarmi che ne dici di partire’” “Dico di si ma chère, non mi sono ancora presentato sono Alberto, forse potrei essere tuo padre…” “Non mi piacciono i giovani, sempre con le mani addosso a me, io sono una romantica, sono scappata da Chioggia perché mia madre, vedova, si è messa con uno sporcaccione che mi dava fastidio, ora sono libera.” “Non tanto sei mia prigioniera.” “Tu mi sembri una persona per bene, non vorrei rimanere delusa.” “Sarai la mia regina.” “Mi son repubblicana, scherzavo mi pare di sognare, mi son confusa…” “Se non ti piace stare al mare possiamo andare a Roma, io abito in via Labicana, vicino alla stazione Termini.” “Che ne dici se  lascio il lavoro e vengo con ti…” “Vieni con mi,  andremo al tuo ristorante così potrai licenziarti poi vorrei passare il pomeriggio in spiaggia.” In costume Giulietta era una favola. “Mai vista una donna in costume?” “Non ci fare caso, ad una certa età si diventa patetici.” “Non so quel che vuol dire patetici ma tu mi piaci, appena ti ho visto…” “Bene, amore a prima vista, che ne dici di sposarci?” “Ora non mi prendere in giro, non sono alla tua altezza…” “Giulietta lasciamo stare i discorsi  insulsi.” “Vedi tu usi parole che non capisco…” “ Un favore, non parliamo sino a Roma, se poi mostri le gambe sino alle cosce io vado fuori strada.” “Non l’ho fatto apposta, fa caldo.” “Scherzavo per me ti puoi anche spogliare, meglio se a casa mia.” Posteggiata la macchina in cortile il portiere Romolo: “Dottore ieri notte son venuti dei ladri ma ho chiamato i Carabinieri e li hanno arrestati, tutto a posto, vedo…” “Alessio grazie, questa è Giulietta una mia amica.” “Piacere io son Romolo sempre a vostra disposizione…” “Dì la verità al portiere molli tanti soldi, è troppo ossequioso.” “Ha cinque figli di cui uno handicappato, un poveraccio.” “Giulietta girava per i locali di casa di Alberto con occhi estasiati: “Tutto moderno, pareti con colori distensivi, mobili di buon gusto ci potrei stare una vita!” Alberto guardava la ragazza con tristezza, la differenza di età era notevole, poteva avere con lei un’avventura ma ormai  desiderava  avere una relazione fissa, le avventure erano un desiderio passato e poi i suoi acciacchi… decise che la sera sarebbero andati al ristorante, dinanzi ad un buon cibo…” “Dottor Alberto benvenuto, è fortunato oggi pomeriggio mi hanno portato del pesce freschissimo, comincerei con un brodetto.” Cesare, il padrone del locale non aveva fatto alcun cenno alla compagna di Alberto, la discrezione era il suo motto, non da meno Ferdinando vecchio cameriere che nel portare a tavola i piatti e si limitava ad un inchino senza parlare.” “Quelli del ristorante non mi hanno nemmeno guardato, di solito…” “È per rispetto nei miei confronti, non sono invadenti soprattutto il cameriere che si aspetta una buona mancia, anche lui ha tanti problemi.” “Ho trovato San Francesco, scherzo, anch’io amo le persone riservate.” A casa Alberto mise in funzione il condizionatore nelle varie stanze, specialmente quello in camera da letto fu di gradimento di Giulietta che tutta vestita si ‘gettò’ supina sul letto matrimoniale, poi si girò bocconi e vi rimase a lungo, Alberto rimase male, voleva essere una ‘chiusura’nei suoi confronti?  Giulietta piangeva silenziosamente, sicuramente qualche brutto ricordo. Ci volle del tempo prima che la ragazza, asciugate le lacrime, si girasse e poi  spiegasse ad Alberto la ragione del suo atteggiamento: “Mettendomi sul letto mi è venuto in mente una mia tristissima esperienza: era un sabato, nei locali dove seguivo un corso di ‘operatore del turismo’ c’era una festa, maschi e femmine in allegria, il vino spumante  scorreva a fiumi, io non abituata a bere alcolici son partita di testa e non ha capito più nulla sino alla mattina successiva quando mi son trovata sola nella mia camera, distesa sul  letto, senza slip e con la…cosina che mi faceva male, arrossata e piena di sangue, un mascalzone mi aveva violentata! Ho ricordato il nome dell’ultimo ragazzo con cui avevo ballato e capii che era stato lui. Mi recai dalla direttrice del corso, gli esposi i fatti. Lei stupefatta  mi fece ragionare: se avessi denunziato ai Carabinieri il fatto, il ragazzo sarebbe andato in galera ma io sarei stata esposta alla derisione dei miei compagni di corso e la mia reputazione, anche se non colpevole, sarebbe stata rovinata, inoltre col tempo sarei dovuta andare in tribunale per testimoniare, un calvario, anche mia madre ed il suo amico sarebbero venuti a conoscenza del fatto, inoltre ci sarebbe andato di mezzo il buon nome dell’istituto. Proposta: un risarcimento in denaro da parte di quel delinquente, sua cacciata dal corso e, per ultima concessione il rilascio di un diploma come se avessi superato a pieni voti gli esami di ‘Operatore del turismo’. Ci pensai una notte intera, capii che la direttrice mi aveva dato dei consigli a me favorevoli, feci le valige e…son qua. Il diploma mi arriverà fra un anno quando finirà il corso triennale…mi sento meglio, come se mi fossi confessata con un prete anche se mi non sono religiosa.” Alberto abbracciò Giulietta, niente di sessuale, solo affetto che già sentiva per lei, una ragazza preda dalle cattiverie del mondo. La prima notte  passò in pieno romanticismo ma la mattina quello zozzone di ‘ciccio’ si alzò prima del’padrone’, Giulietta nel girarsi se ne accorse e, per fortuna dei due, (Alberto e ‘ciccio’) si mise a ridere. Alberto ricordò il detto francese che tradotto: “Donna che ride è già nel tuo letto!’ Giulietta si era svegliata allegra ma deluse i due: “Tutto rimandato a stasera,  vorrei fare la turista per  Roma, non la conosco.” E così fu, con la ‘Stelvio’ andarono a visitare i classici luoghi apprezzati dai turisti: Colosseo, Altare della Patria, via del Corso dove Giulietta fece degli acquisti, Villa Borghese ma…il tempo passava molto a rilento. Il pranzo e la cena furono poco apprezzati da Alberto anche se Giulietta aveva dimostrato che in culinaria, nel senso di cucina, era piuttosto brava. Alberto faceva l’indifferente dinanzi alla televisione quando fu richiamato…  Alberto con al seguito ‘ciccio’ si catapultarono sotto la doccia in cui erano stato preceduti dalla damigella che giaceva sul letto invitante a gambe nude, senza slip e col sorriso un po’ di sfottò. Alberto pensò bene di ricambiare Giulietta con: “Non so dove cominciare, che mi consigli?” “Ti consiglio di non fare lo sciocco, per me è come se fosse la prima volta, sii romantico!” Alberto a occhi chiusi cominciò a baciare in bocca Giulietta, poi le tette sensibili ed infine sul fiorellino ma: “Imbrogliona non sei bionda naturale!” “A coso, scusa l’espressione romana, vedi di datte da fà!” Il sapore della ‘grazia di Venere’ era semplicemente delizioso, non classificabile,  di una dolcezza infinita, Alberto ci rimase a lungo il che portò la baby ad orgasmi multipli sinché: “Dammi un po’ di tregua, non sono ancora abituata…” Alberto fece finta di non sentire e pian piano penetrò nella ‘gatta’ sino al fondo ‘sprizzando’ il suo liquido sul collo dell’utero, Giulietta provò sensazioni ancora più piacevoli, non immaginava che…Alberto per ultimo prese in bocca un piede di Giulietta e cominciò a succhiarlo, il piede era bellissimo, lungo e stretto, una meraviglia, roba da comparire come modella in una rivista di moda per sandali da donna “Come si chiama quello che stai facendo, mi fai il solletico, non pensi di essere un po’ sporcaccione?” “Si chiama feticismo, io non l’ho mai fatto perché mi capitavano donne con piedi bruttissimi ma tu…da questo momento sarai ‘pulcher pes!” “Mi devo offendere o è un complimento.” “Vuol dire bel piede in latino, io sono poliglotta.” “Che fa rima con…” “La signorina o meglio la signora è diventata spiritosa…ho sempre apprezzato le persone con un ‘bel esprit’.” “Questa l’ho capita, è francese durante il corso c’era un ora di lezione di questa lingua, mi piace stare con te, non ci si annoia, ormai sei l’amore mio, forse ho un po’ di paura che tu ti stanchi di me.” Ad Alberto venne da ridere, anche lui pensava la stessa cosa ma al contrario. Passa un giorno passa l’altro i due erano sempre più uniti. Alberto pensò bene di fare testamento lasciando tutti i suoi beni all’amata Giulietta, dovette scrivere la sua data di nascita e si accorse che la baby aveva ben trenta anni meno di lui, erano di moda i toy boy soprattutto fra le attrici ma nel suo caso era una toy girl. Alberto, spinto dal suo amico ‘zozzone’ a letto, una volta, chiese a Giulietta di ‘voltare pagina’…risposta stupefacente, “Sarà il mio regalo di nozze!” “ Io lo chiamo ricatto!” “Io lo chiamo desiderio di mettermi al dito anulare sinistro una bella fede con i nostri nomi.” C’era poco da scegliere, ad Alberto Giulietta era entrata nel cuore, si era innamorato come un ragazzino, per lei avrebbe fatto qualsiasi cosa e…la fece. Alla delegazione municipale testimoni di nozze per la sposa la madre con il compagno, per lo sposo il portiere e la consorte. Festeggiamenti nel ristorante messo a disposizione dal padrone Cesare che come regalo di nozze offrì il pranzo gratis. Allora tutto bene…sin ad un certo punto, Alberto soffriva sempre più di dolori ed i medicinali facevano sempre meno effetto, per sua fortuna Giulietta guidava con molta sportività la Stelvio, lui rimaneva sempre più in casa e passava le ore dinanzi alla TV, leggendo o lavorando al computer, tutti i problemi esterni (ed anche quelli interni di casa) erano compito di Giulietta che li espletava con molto entusiasmo, aveva capito che suo marito stava andando in discesa. Alberto da giovane aveva chiesto a suo padre in cosa consistesse la vecchiaia, il buon Armando era stato esplicito: “Pian piano capirai che ti saranno precluse alcune tue attività e ti chiuderai in te stesso, sarai fortunato se avrai vicino una persona che ti ama.” Del papà prima funzionario di banca e poi apprezzato pittore Alberto aveva ereditato lo spirito dello humour che lo aveva aiutato a superare gli ostacoli della vita, lo ricordava con rimpianto, aveva assistito da vicino alla sua morte per tumore, un ricordo molto doloroso. Un giorno Giulietta si presentò a casa con un cane, voleva che facesse compagnia ad Alberto durante le sue assenze da casa, un pastore tedesco a nome Rex ben addestrato che presto fece amicizia col padrone; fu una mossa azzeccata, i due giocavano insieme ed Alberto era costretto ad uscire di casa per i ‘bisogni’ di Rex, lo portava in uno spiazzo dedicato ai cani e così poteva togliergli la museruola mal accettata dall’animale. Talvolta Rex dormiva sul letto matrimoniale ma solo in assenza di Giulietta che non apprezzava la perdita dei suoi peli. Ogni giorno ad Alberto venivano a mancare la sue forze; la loro dottoressa medico di base fece capire a Giulietta che la fine poteva essere vicina e così fu. Una mattina presto Rex cominciò ad emettere lamentosi guaiti, Giulietta toccando il corpo del marito si accorse che era freddo, Alberto era deceduto nel sonno. Per suo volere  sulla sua lapide  fu posta una sua foto da giovanissimo con la frase “ ‘Hodie mihi  cras tibi’. Ignoranti studiate il latino!’”  Una scritta in stile col suo spirito che vuol dire ‘oggi a me domani a te.’

     
  • 05 marzo alle ore 10:08
    ANSELMO

    Come comincia: Chiamarsi Anselmo può essere una fortuna sempre che la persona corrisponda alle caratteristiche del suo nome. A parte il significato  che vuol dire ‘Elmo di Dio’ cosa che lascia perplessi  i  religiosi che si domandano cosa ci faccia Dio con un elmetto in testa… ma tralasciando il significato letterale Anselmo dovrebbe essere: persona spigliata, flessibile, disponibile,  organizzata, che fa più del dovuto, dalla compagnia piacevole e dai consigli sensati ed utili. Sinceramente penso che nessuno di noi penserà di incontrare un simile fenomeno invece esisteva: Anselmo, trentenne, abitava in viale Parioli a Roma che dal nome dava l’idea del lusso del suo attico di trecento metri quadrati con intorno piante di ogni genere ben curate dal un giardiniere per non parlare dell’interno tipo villa Hollywoodiana. Tutto merito suo? Quando mai, tutto ereditato dai genitori a loro volta beneficiari delle speculazioni dei loro antenati, insomma una razza di affaristi che con gli anni avevano ‘messo su’ un patrimonio notevole. Figlio unico di Mafalda e di Rodolfo che si erano trasferiti alla Seychelles per passare al meglio gli ultimi anni della loro vita e dove avevano acquistato una villa sul mare con relativo motoscafo per effettuare la pesca d’altura. Ovviamente Anselmo era invidiato da uomini e da donne, soprattutto queste ultime l’avrebbero molto volentieri ‘impalmato’ ma il giovane era decisamente allergico a questo vincolo e sinora era riuscito a svicolare. Il suo maggior impegno era nel seguire l’andamento di terreni, di supermercati, dei panifici, delle pasticcerie ed anche di una Scuola Guida. In fatto di auto era un nazionalista , nel suo garage sostavano una Fiat Abarth 695 da usare in città e poi un Alfa Romeo Stelvio, una Lamborghini Aventador e, come fuoristrada, una Jeep Renegate.  Usava la Lamborghini solo su circuiti , era facile con questa auto superare i limiti di velocità imposti nelle autostrade ed Anselmo ci teneva alla sua patente. Anche una Lancia Ypsilon era parcheggiata nel suo garage, la prestava (ed una volta l’aveva pure regalata) ad  amiche con cui  intrecciava qualche temporanea relazione. Anselmo era amato dai suoi dipendenti ai quali elargiva paghe e stipendi superiori a quelli previsti dai contratti di lavoro; per lui avrebbero fatto qualsiasi cosa soprattutto le commesse con cui aveva avuto anche degli incontri boccacceschi come quando  una addetta alle vendite al supermercato una mattina prima dell’apertura delle vendite, si era alzata la gonna per mostrare a tutti una ‘cosina’ pelosissima priva di mutande! Ovviamente tutto era finito in una risata generale. Un giorno Anselmo recatosi al supermercato incontrò il direttore Efisio che gli rappresentò una situazione che si era creata: due gemelle si erano presentate per cercare un posto di lavoro ma l’organico era al completo ma lui non riusciva a farle ‘sloggiare’ dal locale. Entrato in direzione Anselmo fece accomodare le due ragazze e: “Rappresentatemi i vostri problemi.” “Padrone (era il titolo con cui i dipendenti del Super lo appellavano) siamo Alida e Claudia, abbiamo bisogno assoluto i lavorare, nessuno ci vuole dare retta, abbiamo mamma ammalata grave con una rara malattia cronica, nostro padre…è a Regina Celi. Nostra madre è una lunga degente ed in ospedale ci hanno detto che non possono più tenerla, non abbiano i soldi per andare avanti né per acquistare medicine per lei indispensabili, se lei potesse…abbiamo raccontato la verità, abitiamo a Tor Bella Monaca…” “ Efisio trova un’occupazione a…ripetetemi come vi chiamate e quanti anni avete?” “siamo Alida e Claudia, abbiamo diciannove anni.” “Datemi un documento di riconoscimento, non vorrei che foste minorenni.” Le ragazze presentarono due carte d’identità di cui Efisio fece una fotocopia e le riconsegnò alle interessate.” “Lei è un signore, se fossimo religiose pregheremo per lei ma in ogni caso…siamo a disposizione.” Una stretta di mano, Anselmo, anche se non era un Boy Scout  aveva fatto la sua buona azione quotidiana. C’era un motivo per cui il giovane aveva chiesto alla due ragazze la loro carta di identità: in passato stava per avere guai seri con una francese a nome Josephine che si era presentata alla sua Scuola Guida per conseguire la patente. Aveva presentato una ‘carte d’identité’  da cui risultava avere vent’anni. Peppe, il direttore, si era rivolto ad Anselmo in quel momento presente in ufficio per avere un suo parere circa l’età della ragazza. Anselmo, abbagliato dalla beauté della demoiselle rassicurò Peppe ed invitò Josephine a casa sua. La ragazza con i capelli tinti di azzurro e dal fisico piacevole affermò di essere un’attrice di varietà di passaggio a Roma per recitare una commedia al teatro Brancaccio e fece capire che in quel momento aveva qualche difficoltà finanziaria per motivi di famiglia. La difficoltà fu presto superata dalla baby con  Anselmo che si rifece della ‘cortesia’ pecuniaria invitando la demoiselle a farle compagnia  in camera letto. Un pomeriggio di fuoco ma prima di uscire da casa Josephine, in francese ‘brandendo’ la carte d’identitè: “Imbecile, je suis mineur, j’ai dix-sept ans e te vais dènoncer pour viol.” Anselmo con uno scatto riuscì a strapparle di mano la carta d’identità, nel frattempo la ragazza aveva  aperta la porta d’ingresso ed era sparita ‘fra la pazza folla’. Anselmo preoccupato si recò alla più vicina Stazione dei carabinieri e denunziò i fatti accadutigli. Piantone era una Carabiniere a nome Attilio (Tillo) nativo della Valle d’Aosta che conosceva bene il francese, prese a cuore la situazione e telefonò al teatro Brancaccio per sapere se avessero fra gli attori francesi una certa Josephine. Risposta negativa, nessun attore francese. Anselmo , contrariamente al suo stile era proprio arrabbiato pensando ai guai che quella…avrebbe potuto  causargli,  chiese allora a Tillo o a chi per lui di rilevare le impronte digitali di Josephine sia sulla sua carta di identità che su quelle lasciate in casa sua. Fu accontentato. Nel frattempo le indagini andavano avanti; da Parigi giunse la notizia che la carta di identità era falsa, le impronte digitali della ragazza inviate alla Gendarmeria di Parigi rilevarono la vera identità della giovane: si chiamava Sophie ma non faceva onore al suo nome che vuol dire saggezza. La ragazza aveva effettivamente diciassette anni e tramite amici delinquenti si era procurata il documento di identificazione falso. Anselmo trasse un sospiro di sollievo, la storia gli aveva insegnato di cercare le sue conquiste femminili solo fra le italiche mura. Si ricordò allora di una vecchia amica (vecchia si fa per dire era una quarantenne) che aveva conosciuto anni prima e: “Cara Carlotta, un soldino se riconosci chi sono.” “Sei Anselmo uno zozzone  matricolato, ancora ricordo le tue imprese ed i tuoi gusti in fatto di sesso, immagino perché vieni a bussare a stó convento.” “Si ma senza pioggia e senza vento, che ne dici di fare una scappata a casa mia in via Parioli, dopo cena potremmo…” “Non ci sono problemi, appena mi restauro un po’ sarò da te.” Il ‘restauro’ durò poco, Carlotta faceva ancora la sua porca figura, a tavola fece onore soprattutto alle aragoste ed al Pro Secco: “Vedo che hai bisogno di cibi afrodisiaci, una volta…” “È tutto in tuo onore ed or  Melisenda accomando di aprire ad Anselmo il tuo popó!” “Non ricordavo male i tuoi gusti da sporcaccione, sarò la tua Melisenda per tutta la notte sempre che il mio popò resista…” La mattina dalle tapparelle semichiuse giunse agli occhi di Anselmo un fastidioso raggio di sole, erano le undici e Carlotta era sparita dalla circolazione portando con sé un braccialetto d’oro trovato sul comodino con un biglietto di ringraziamento per la sua prestazione. L’ottimismo aveva ripreso il sopravvento sull’umore di Anselmo che si ricordò delle due gemelle che aveva fatte assumere nel suo grande magazzino. “Efisio che fine hanno fatto quelle due ragazzine …” “Non sono ragazzine, da quando guadagnano hanno cambiato look, non le riconoscerai, sono laggiù alle casse, si impegnano nel loro lavoro a parte che…” Anselmo si diresse verso le casse ma non riuscì a riconoscere Alida e Claudia sino a che: “Padrone non ci riconosce, ancora la dobbiamo ringraziare…” Era incredibille loro trasformazione: lunghi capelli castani scuri con meches, occhi grandi truccati alla perfezione, labbra…invitanti, seno non eccessivo, minigonna… uno schianto. “Penso che qualche cliente maschio abbia avuto con voi dei problemi, forse si sarà dimenticato il resto sul bancone…”Alida: “È accaduto varie volte, ma non era una dimenticanza ma un invito palese che abbiamo respinto, non ci piace far la parte delle…ha capito, poi si sarebbe sparsa la voce…” “Belle ed intelligenti come piace a me, che ne dite di seguirmi con la vostra macchina ed andare al ristorante?” “ Niente auto solo tram e autobus ed il cavallo di S.Francesco!” Ed allora che ne dite di una Stelvio?” Le due ragazze si guardarono negli occhi: “Se tornassimo a Tor Bella Monaca con lei in quella macchina saremmo marchiate per sempre come…va bene per il ristorante ma poi ci dovrebbe lasciare un po’ lontano da casa nostra.” “Nessun problema.” Il ristorante scelto era ai Parioli, ‘Chez Mimì’ famoso per i  piatti di pesce’ Il maître fece accomodare il trio in un tavolo lontano dall’orchestra come chiesto da Anselmo e poi lasciò sul tavolo il menù ritirandosi senza parlare, solo un inchino e soprattutto nessun commento. Alida e Claudia leggendo il menù si facevano matte risate, Anselmo comprese che non riuscivano a capire di quali cibi si trattasse, le tolse d’impaccio, fece un cenno al maître che si avvicinò. “Mi scusi, posso sapere il suo nome.” “Alessandro signore.” “Bene Alessandro non scegliamo nulla nel menu, preferiamo affidarci a lei con la sola preferenza di vini italiani e di acqua non gassata.” “Grazie della fiducia, signore.” Mal gliene incolse a tutti e tre: un cameriere giunse con un carrello dove spiccavano tre piatti con al centro qualcosa che assomigliava a dei crostini con salsa verde, ma erano ben poca cosa rispetto alla fame dei tre. Altro cenno al maître: “Alessandro non si offenda ma abbiamo fame, veda di farci portare qualcosa di più  sostanzioso, magari meno sofisticato.” Alessandro aveva capito l’antifona, la successiva portata consisteva in un piatto cupo pieno di tortellini in brodo che fu presto ‘spazzolato’ dai tre. Il successivo fu di tagliatelle al sugo di pernice, un squisitezza innaffiate da un Amarone d’annata. Successivamente giunse sul tavolo della cacciagione con contorno di insalate cotte e crude, un ananas e poi il trionfo con uno spumante Asti De Miranda, favoloso, corredato da cannoli siciliani, evidentemente il pasticcere era  proveniente dalla Trinacria. Anselmo porse la carta di credito ad Alessandro con sotto cinquanta Euro, che l’interessato fece finta di non vedere ma che portò ad ossequi profondi all’uscita dei tre dal ristorante. “Ragazze che ne dite di passare il resto della serata da me, non è lontano, ma se avete problemi …” Alida e Claudia si consultarono poi: “Telefoneremo ad una vicina di casa per far compagnia a nostra madre ma non sappiamo come…” “Compris, nella  camera da letto rosa ci sono due armadi con abiti da donna per ogni occasione e di ogni taglia, a voi la scelta.” Le ragazze giravano per tutto l’appartamento con gridolini di meraviglia, per loro era una reggia, alla fine del ‘giro’ abbracciarono Anselmo senza parlare…”Che ne dici se indossiamo una camicia da notte?” La camicia da notte consisteva in  un baby doll di colore differente, azzurro quello di Alida e rosa quello di Claudia, sotto il baby doll…niente come nel film. Anselmo: “Mie care, abbiamo mangiato e bevuto un po’ troppo, che ne dite di rimandare a domani…” Erano le nove di mattina quanto Anselmo sentì solleticare piacevolmente il  petto da mani delicate, aprì gli occhi, si ricordò che dovevano venire a casa Emma la cameriera ed Eugenio il cuoco. “Ragazze vestitevi, stanno per arrivare i miei camerieri…sento dell’odore di caffè, una doccia, mi vesto e dopo colazione una sorpresa. Giunsero Emma ed Eugenio che salutarono le due ragazze senza scomporsi più di tanto, conoscevano il loro ‘padrone’ e gli volevano bene. “Voglio fare uno scherzo a Efisio: troverete una mascherina nei cassetti dell’ingresso ed in un armadio cappelli a falda larga, vi presente al magazzino  camuffate e vedremo.”Appena entrati il direttore: “Padrone le due ragazze stamattina non ci sono, ho telefonato a casa loro senza esito, non so che pensare.” “Non pensare nulla, te ne ho portate altre due per sostituirle, che ne dici?” “È proibito girare in città mascherate, non siano a carnevale, veda lei.” “Braciolettone non le riconosci, ragazze via maschera e cappello.” “Lei è il solito burlone ora non so che dire né che fare.” “Bravo non dire nulla, Alida e Claudia le ho… licenziate, trovane altre due al loro posto.” Efisio finalmente capì la situazione e, un pó puritano pensò che il suo padrone era tanto ma tanto ‘cochon’.  La storia cambiò la vita ad Anselmo che finalmente trovò un equilibrio sia spirituale che sessuale, il trio funzionava perfettamente, le ragazze ogni tanto ritornavano a Tor della Monaca con una delle auto di Anselmo beccandosi l’epiteto di ‘mantenute’ ma a loro poco importava. Avevano ripreso a studiare e si erano iscritte alla facoltà di medicina, la mamma era passata a miglior vita, il padre…sempre ospite delle patrie galere! La storia non finisce qui: Anselmo a mezzo di skype prese contatto con i genitori alle Seychelles, in particolare con la madre che sentiva molto la lontananza del figlio: “Mamma come state?” “Figlio mio mi manchi moltissimo ma non me la sento di fare un viaggio sino a Roma, gli anni si fanno sentire…io sono sempre in lotta con quello sporcaccione di tuo padre Vittorio che ha la faccia come il culo…sai cosa ha scovato per nascondere le scappatelle con le bellezze femminili locali? Che è colpa del suo nome che vuol dire conquistatore!” “Si mamma ma se non ricordo male il tuo nome Malfalda significa possente in battaglia, sicuramente gli renderai la vita dura.  Voglio darti le ultime novità che riguardano me: gli affari vanno bene come pure la mia vita sentimentale, convivo con due ragazze Alida e Claudia favolose sotto ogni punto di vista,  come ultima meravigliosa novità…tu e papà diventerete nonni di Rodolfo e di Mafalda che fra sei mesi verranno ad allietare la mia vita, che mi dici? “Che sei un maialone come tuo padre ma che ti voglio un bene dell’anima e faccio tanti auguri ai nascituri, ciao mi hai fatto commuovere…”

     
  • 05 marzo alle ore 10:05
    EVVIVA LA...

    Come comincia:  La locuzione  nel greco moderno per significare una cosa piacevole per maschietti è: ‘biastikò mouvi’  ma per il professor Tiziano, docente di materie letterarie all’Istituto D’Azeglio  di Roma non aveva  più  un significato.   Insegnante in una classe mista al terzo liceo classico il professore era mancato per un lungo periodo dalla scuola per una sua tragedia personale, moglie e figlia decedute in un incidente stradale, l’auto guidata dalla consorte si era conficcata nel retro di un TIR. Rientrato in classe gli alunni maschi e femmine si erano alzati in piedi e lo avevano accolto con un lungo applauso, il professore si era commosso di tanto affetto. Aveva ripreso le lezioni col solito eloquio brillante  ma il suo viso  esprimeva sempre una tristezza profonda, era di colpo invecchiato e si era chiuso in se stesso, non usciva di casa se non per andare a scuola, aveva rapporti solo con una alunna di nome Asia che, di sua iniziativa, andava nell’abitazione del  professore per sbrigare le faccende domestiche. Asia era una ragazza dal tono deciso, dal fisico robusto e dai capelli cortissimi che la rendevano piuttosto mascolina, cosa indifferente al professore che non era più interessato al sesso femminile, passava il tempo a leggere ovvero a guardare la televisione. Tiziano si distingueva dai suoi colleghi per essere aitante e distinto e di una eleganza raffinata, si serviva solo da sarti napoletani. Stranamente per i nostri tempi in cui gli alunni insultano i professori ed i genitori addirittura arrivano a picchiarli per una bocciatura ai loro pargoli, in quella classe regnava la più assoluta correttezza, tutti gli alunni attenti alle spiegazioni degli insegnanti per  imparare il più possibile e quindi superare gli esami di stato. In un afosa giornata di luglio vennero esposti i ‘quadri’ con l’esito delle prove, tutti gli alunni della terza A erano stati dichiarati maturi a pieni voti. Alberto figlio del proprietario di una villa sulla via Appia, col consenso paterno decise di organizzare una festa con i colleghi e con la partecipazione del professor Tiziano il quale aderì malvolentieri e solo  dopo l’insistenza di tutti i suoi alunni.  Pian piano giunsero in villa  i neo promossi,  c’erano tutti, il professore in auto con Asia. Un gran salone, in sottofondo una musica dolce che invitava ad un ballo sensuale il kizomba, le luci attenuate aiutavano rendere l’atmosfera più sexy,  alcune coppie sparirono dalla circolazione rifugiandosi in una delle stanze della villa. Alberto era il solito simpaticone sempre pronto agli scherzi più impensati ed anche questa volta… Dopo la mangiatoria di pasticcini ‘innaffiati’ col suo liquore preferito il Caffè Sport Borghetti, il padrone di casa: “Signori dobbiamo festeggiare al meglio la promozione ed il passaggio all’Università, propongo una cosa inusuale ma avverto prima di tutto che chi non è d’accordo alzi la mano e sloggi, non sopporto i puritani. Professor Tiziano che ne direbbe di aver lei un rapporto sessuale con Asia?” Tiziano si sentì ‘preso dai turchi’,  anche Asia che considerava il professore un fratello, fra l’altro i gusti della ragazza in fatto di sesso erano…particolari. Gli alunni insistettero a lungo  sottolineando la richiesta con ‘bacio, bacio, bacio…’ sembrava di essere ad un matrimonio. I due ‘sposi’ guardarono in viso, si misero a ridere e inaspettatamente accettarono, un solo studente alzò la mano, Silvano fervente cattolico e il meno simpatico degli studenti. “Silvano da questo momento non fai più parte della nostra ‘combriccola’ ma non provare a divulgare quello che ho proposto, per te sarebbe estremamente spiacevole e sai che mantengo le promesse, sparisci dalla circolazione.” Silvano obbedì rimpiangendo di essere costretto a subire le indicazioni puritane della sua religione. Tiziano ed Asia si abbracciarono e si appartarono in una stanza con letto matrimoniale. All’inizio molto imbarazzo, furono socchiusi gli ‘scuri’, ci volle del tempo prima che il ‘ciccio’ del professore ‘alzasse la testa’. Asia abituata ai vibratori ed ai rapporti omo provò per la prima volta il piacere di un amplesso ‘in carne’, le piacque e in quel momento pensò di diventare almeno bisessuale! Nel frattempo in sala erano riprese le musiche ma tutti erano in attesa del responso dell’incontro fra Tiziano ed Asia, responso che giunse dopo circa un’ora con Asia che  fece una V con le dita per annunziare che l’incontro aveva avuto esito positivo. La festa si ravviò ancora di più con musiche tecno fortissime che arrivarono sino alle ville vicine. Tutti iscritti all’Università  seguivano le lezioni ed iniziarono a dare degli esami con profitto quando Alberto un giorno li convocò per telefono ad una riunione in villa: sabato alle venti con cena per festeggiare…”Per ultimi giunsero Tiziano ed Asia decisamente ingrassata, una pancia prominente annunciava una prossima maternità. Applausi ed abbracci a non finire e poi una votazione per il nome da dare alla piccola, era una femminuccia. Prevalse Giada votata dalla maggior parte dei presenti. A scuola la situazione era mutata, anche gli alunni erano cambiati,  il professor Tiziano aveva riacquistato la serenità, era sempre insieme alla convivente ed alla bimba di una bellezza favolosa. Ad un anno ne dimostrava molti di più con i suoi capelli biondi, gli occhi verdi e la risatina sempre pronta, era diventata la mascotte dell’istituto e, insieme ai genitori, veniva spesso invitata alle feste indette dal Preside. Troppo bello per durare,  Giunone, sempre in lite con Minerva (questa ultima protettrice dei due) per vendetta  minò la felicità della coppia con l’arrivo nella classe di Tiziano di una ragazza molto bella  che attirava l’attenzione dei presenti per la peculiarità del suo sguardo e dal corpo di statua greca per non parlare dell’altezza superiore alla media. Tiziano aveva ripreso ad essere molto sensibile alle bellezze femminili e Lucrezia, questo il suo nome della baby, divenne la sua preferita.  Avrebbe voluto incontrarla fuori dalla scuola ma la missione sembrava impossibile in quanto la ragazza, di nobili origini, veniva accompagnata all’inizio ed alla fine delle lezioni da un autista in divisa con una BMV serie 8, auto di gran lusso, in giro se ne vedevano poche. D’altronde Lucrezia era molto riservata anche con i colleghi, vestiva in maniera non appariscente, pareva avere la famosa ‘puzza sotto il naso’. Ogni giorno l’autista, sceso dalla vettura, si ‘impossessava’ della cartella di Lucrezia, una grossa borsa di pelle nera con dentro i libri, borsa   con inciso in oro lo stemma  baronale della nobile famiglia, la ragazza si accomodava nel sedile posteriore e poi la partenza. Come superare l’ostacolo? Tiziano ricordò un proverbio latino che recitava: ‘Mater artium necessitas.’ Tradotto in maniera maccheronica:  ‘la necessità aguzza l’ingegno’. Questa volta l’ingegno di Tiziano fu ‘cattivello’, avvicinò un alunno con cui era in confidenza e lo pregò di  mettere dei chiodi triangolari da lui forniti sotto le ruote posteriori della BMV di Lucrezia mentre l’autista l’aspettava dinanzi alla scuola. L’effetto fu quello voluto: quando l’autista stava per partire si accorse che le gomme posteriori erano sgonfie, cercò allora un taxi ma in giro non ce n’erano a quel punto  si presentò Tiziano: “Signorina posso esserle utile, ho qui la mia Alfa Romeo Giulietta.” Lucrezia fece un cenno di assenso col capo e l’autista andò ad aprire la portiera posteriore della Giulietta ma male gliene incolse. “Lei mi ha scambiato per un autista di taxi, io sono il suo professore, la signorina si accomoderà nel posto vicino al guidatore, lei…si cerchi un gommista!” Dentro di sé Tiziano se la rideva alla grande, tutto era andato come previsto  era solo dispiaciuto per aver  umiliato quel povero autista che faceva il suo dovere. Lucrezia inaspettatamente ‘si aprì: “Vedo che ha il navigatore satellitare, se me lo permette inserirò i dati di casa mia e così eviterò di segnalarle di volta in volta la strada.” Giunsero a destinazione in fondo alla via Appia. La ‘casa’ consisteva in un castello di quattro piani con intorno un giardino all’inglese ed alberi di alto fusto, alla faccia della casa! La porta d’ingresso fu aperta da Battista un classico maggiordomo che sfoggiava  lunghe basette, sembrava un inglese. Il barone Ruggero e la baronessa Isabella erano nel salone in attesa di andare a desinare (si dice così, mangiare è volgare). I due entrarono  nella sala degli scudi così chiamata per gli scudi e le spade appese alle pareti, Il barone fu piuttosto freddo con Tiziano solo una formale stretta di mano, la contessa invece fu più espansiva: “Finalmente un professore di mia figlia elegante, i suoi colleghi che ho conosciuto erano piuttosto mal messi e rivolgendosi alla figlia: “Cara siediti vicino a Tiziano, vi vedo bene insieme (un inaspettato nulla osta all’avvicinamento dei due). Il pranzo consisteva in ‘brodaglie’ con pezzi di pane integrale fritto e di palline di carne, poi gamberi arrosto, uova strapazzate con pancetta e tanta verdura sia cotta che cruda, un ananas e per finirei caffè. Tiziano uscito con Lucrezia in giardino si era fatto più audace: “Cara posso darti del tu…” “Te lo volevo proporre io, come vedi qui si vive in un’atmosfera molto fredda e formale, avrai notato a tavola oltre a mia madre anche quella ragazza bionda con occhi azzurri, è Lucia, svedese, l’amante ufficiale di mio padre, dormono insieme; tra i miei genitori sono intervenuti accordi in tal senso per evitare di divorziare e conseguenti liti e spese legali. Ti descrivo il mio ‘casermone’: a piano terra garage ed officina per riparazione auto, ti sembrerà strano avere un officina attrezzata ma mio padre  ha per hobby di fare il meccanico, spesso combina guai con le auto e deve chiamare un tecnico di professione, oltre alla BMW abbiamo due Mini, di colore verde la mia e nera quella di mia madre  ed un fuori strada Jeep. Al primo piano a sinistra camera da letto di mio padre con bagno e ripostiglio, a destra idem di mia madre che la divide con me,  al piano superiore gli alloggi per gli ospiti, al terzo quello dei dipendenti, in soffitta con tetto spiovente le gabbie dei piccioni viaggiatori, altro hobby del barone mio padre, ora andiamo in giardino a rilassarci.” Il cinguettio degli uccelli sugli alberi rallegrava un’atmosfera silenziosa che invitava a…ed infatti Lucrezia senza preavviso incollò le sue labbra su quelle di Tiziano, subito ricambiata; anche ‘ciccio’ ebbro dell’atmosfera romantica, uscito dai pantaloni fu preso in ‘ostaggio’ dalle labbra di Lucrezia… Tiziano ed Asia avevano stretto un accordo di estrema reciproca sincerità e così il professore, al rientro a casa, informò la compagna delle  novità in fatto di sesso. Asia si mise a ridere perché anche lei aveva ‘trovato un’amica’ come lei  laureata in scienze motorie ed insegnante nella scuola media vicino casa. Tiziano mise al corrente sia Lucrezia che la madre Isabella della sua posizione familiare, nessun commento, ormai si stava sempre più consolidando la loro posizione sentimentale  tanto che erano stati autorizzati a ‘dormire’ nel ‘castello’ in una stanza riservata agli ospiti. Conclusione: “Mamma diventerai nonna!” “Non ci credevo più, speriamo in un maschietto così quell’orso  di tuo padre non protesterà più di non avere un discendente alla corona di barone. Il barone Ruggero ebbe notizia della novità: “Caro sarai  nonno dato che non riesci proprio a diventare padre, contento?” “Contento un cazzo!” fu la risposta volgare del non tanto nobile barone. Stavolta Mercurio si impegnò e nacque il piccolo barone Ferdinando che conquistò anche il nonno Ruggero, era bellissimo e soprattutto era dotato di un  magnifico  uccellino…Poiché ben pochi conosceranno il greco traduco l’espressione iniziale, vuol dire: ‘evviva la…si proprio quella!

     
  • 04 marzo alle ore 9:41
    ADDIO MONDO

    Come comincia: Alberto …quattrenne, in un momento di crisi stava ripercorrendo la sua lunga vita. Come inizio era tornato agli anni cinquanta quando leggeva il ‘Travaso’,  giornale  scomunicato dalla Chiesa Cattolica. Ricordava una vignetta  in cui un poveraccio malandato, con metà del corpo dentro un water closet stava per tirare la catena dicendo la frase: “Addio mondo crudele!”Il giovane stava ripercorrendo la sua lunga vita non sempre piacevole come d’altronde per ognuno di noi, ricordava il detto ‘tirato’ fuori non si sa da chi che recitava: ‘anche i ricchi piangono’, detto che faceva incazzare notevolmente i poveri! Alberto non essendo riuscito a vincere il concorso per frequentare l’Accademia della Guardia di Finanza aveva fatto domanda per il più modesto corso di allievo finanziere, fu accettato anche perché col suo titolo di studio di liceo classico non era uno sprovveduto. Il nostro buon amico pensava di dover studiare su libri che riportavano materie giuridiche, tributarie e penali, fu subito smentito quando,  dopo aver indossato una tuta da combattimento fu portato in piazza d’armi per imparare a marciare insieme ad altri ottantanove colleghi. Ovviamente talvolta c’era da ridere quando qualche allievo non riusciva a sincronizzare i movimenti delle braccia con quelli delle gambe e li muoveva contemporaneamente o qualche allievo che scambiava la destra con la sinistra, non tutti anzi quasi nessuno era figlio di papà, alcuni erano ‘braccia rubate alla terra’ ed erano motivo di derisione da parte dei brigadieri istruttori molto probabilmente perché a loro volta, da allievi,  erano stati oggetto di scherno. Un esempio: “Chi sa suonare il pianoforte?” Ai due fattisi avanti una cocente delusione: “Andate in sala mensa e portate il pianoforte che troverete lì in casa del comandante di battaglione all’ultimo piano.” Oppure: “Chi conosce il latino?” ai tre presente tisi: “Andate ai  piani per pulire le latrine.”  Chiamarle gabinetti sarebbe stato eufemistico, per rendere l’idea della pulizia sulla porta d’entrata il solito ‘plein d’esprit’ aveva affisso un cartello con scritto: ‘Non dico nel centro ma almeno, figli di puttana, cacate dentro!’ Alberto, prima di arruolarsi, ben istruito dal nonno ex commissario di P.S. si guardava bene dall’offrirsi volontario ma fu notato dal brigadiere Luca che: “Mi sembra che fai il furbetto, tu non sai fare niente?” “Mi comandi e farò tutto, vorrei solo dirle una cosa, anch’io  dovevo essere chiamato Luca ma poi il mio nonno paterno si è opposto in quanto diceva che poteva capitare che io fossi chiamato’Lu… cacaro’ oppure ‘Lu..cazzito’. “Tu mi stai offendendo!” “Brigadiere non mi permetterei mai, ho il massimo rispetto dei superiori di grado anche se sono dei ‘son of the bithc’.” “Che cavolo vuole dire, io non conosco il tedesco.” “Buono di cuore.” Il brigadiere Luca si allontanò poco convinto. Era il 1954 anno di inizio dei programmi televisivi in bianco e nero, il cappellano del battaglione dal nome greco di Sospiros era riuscito ad ottenere dal comando della Legione allievi di Roma una TV e con questa riusciva a ‘catturare’ tanti allievi finanzieri soprattutto perché di libera uscita non se ne parlava proprio. Alberto aveva ‘annusato’ il cappellano e lo aveva classificato come ‘ortaggio’…e come tale da tenere lontano. Dopo venticinque giorni finalmente la libera uscita dalle diciotto alle ventidue solo per coloro che non erano ‘consegnati’ ossia non potevano uscire per punizioni riportate ma in quattro ore non c’era modo di andare a Roma e ritornare per soddisfare le ovvie ‘pulsioni’ di giovani ventenni ed allora cosa pensarono i superiori? Autorizzare la libera uscita dalle dodici e trenta alle ventidue solo a coloro che avevano riportato bei voti nelle prove scritte riguardanti le  materie insegnate. Alberto non aveva problemi sia per il suoi titolo di studio che gli permetteva di superare le prove ed anche perché conosceva bene la capitale in quanto era stato lungamente ospite di una zia a lui molto affezionata. Era stato fortunato  perché iscritto nel Distretto Militare di Ancona (i suoi abitavano a Jesi) in quanto gli arruolati nel Distretto di Roma venivano inviati a seguire il corso a Predazzo località freddissima in mezzo alle montagne trentine.  Un detto di quella scuola: “Predazzo riposo del c…o’ in quanto di femminucce disponibili in giro non ce n’erano proprio. Vicino di banco di Alberto c’era Dario un ex agricoltore un po’ ‘leticato’ con l’italiano e quindi per lui la libera uscita era un miraggio, Alberto dal cuore d’oro lo aiutava nel senso che gli faceva copiare il suo scritto e così il buon Dario poteva recarsi a Roma in qualche ‘casa accogliente’in via della Scrofa o in via Cimarra ovvero a Piazza di Spagna per conoscere da vicino qualche ‘signorina’ disponibile. Un altro genere di libera uscita veniva usufruita per le vie di Sora dal comandante del battaglione tenente colonnello Oronzo  Il cotale non era stato baciato dalla fortuna nel senso che, alto appena un metro e sessantacinque, siciliano di Gela, durante la vita era diventato leggermente ‘immurutu’ come si direbbe dalle sue parti, aveva sposato, per la legge dell’opposto, un donnone a cui lui arrivava alle spalle che gli aveva ‘donato’ tre discendenti ma non un maschio tanto desiderato per  fargli seguire la carriera paterna ma tre femminone alte come la madre dai nomi: Grazia, la seconda per  fortuna della successiva non a nome Graziella (per un detto volgare che le sarebbe stato appioppato) ma Giuditta e la terza Giuseppina, insomma le tre  Grazie che non nulla avevano a che fare con quelle del Canova. Fra l’altro il nome Oronzo ha una certa rima …Alberto alla fine del corso durato sei mesi venne sottoposto ad esami per modo dire, tutti promossi con la consegna delle Fiamme Gialle ma una novità spiacevole venne a turbare la felicità dei neo-finanzieri: una campo nelle campagne romane, campo consistente nel dormire sotto una tenda messa su dai finanzieri che quando pioveva lasciava passare più di qualche goccia d’acqua ed inoltre esercitazioni portando in spalla zaini pesanti e strisciando per terra per fare il passo del leopardo, il passo del gatto ed altre ‘amenità’ inventate chissà da chi;  per ultimo esercitazioni con armi da fuoco. Il solito imbranato stava per fare accadere una tragedia perché nello sparare si era girato verso i compagni e non verso l’obiettivo. Ritornato a Roma con i colleghi Alberto fu destinato alla Compagnia Ausiliaria che comprendeva anche il distaccamento della Zecca di Stato ma, con un ‘aiutino’, riuscì ad evitare le ronde esterne ed a diventare scrivano del reparto. Finalmente una vita ben vissuta, la sera Alberto usciva in abiti civili, mentre l’amico Dario, fucile in spalla, vegliava sull’integrità delle monete dello Stato. Una sera, arrivato a piazza Barberini ricordò  che nella vicina via degli Avignonesi c’era una casa di tolleranza famosa per la bellezza delle sue ‘signorine’ e tanto ma tanto costosa, pensò che una volta tanto se lo poteva permettere. Entrato nella sala comune dove sostavano anche tante giovani straniere fu attratto dalla bellezza fuori dal comune di una donna che dimostrava una personalità aristocratica e sofisticata. Stranamente le diede del lei: “Signorina le sarei grato…” Una risata accolse la sua richiesta: “Dato che molto probabilmente andremo in camera non pensi che potremo darci del tu, dimostri di essere un gentiluomo e questo mi fa piacere.” Rivolta alla maîtresse seduta alla cassa: “Federica penso che ci rivedremo piuttosto tardi…” “Il mio vero nome è Ginevra, non lo uso con i clienti ma tu mi sei piaciuto subito, non penso sia…” ‘Ciccio’ fu subito soddisfatto oralmente ma non ne voleva sapere di tornare a ‘cuccia’ e così entrò in un tunnel caldo e ben lubrificato, la signorina aveva avuto un orgasmo! “Questo non deve succedere, non mi posso permettere di godere con i clienti, non so cosa mi sia successo…” I due restarono vicino in silenzio  sinché Alberto: “Sai il significato del tuo nome? Dal latino ‘nomen omen’ che, tradotto, significa che il destino di una persona è nell’appellativo.’Ginevra era la moglie del Re Artù,  il nome ha per significato ‘risplendente fra gli elfi’ che sono esseri soprannaturali, i latini affermavano che dal nome si poteva intuire la personalità degli individui…quanto mai vero nel tuo caso.” Ginevra dopo essersi lavata si era rivestita pronta a ritornare in sala ma indugiava seduta sul letto poi: “Mi va di restare in camera, ti prego va da Federica per pagare.” La cifra era piuttosto alta, un quarto dello stipendio mensile di Alberto il quale fregandosene dei soldi si ripresentò una settimana dopo in via degli Avignonesi mentre dalla sala Ginevra stava uscendo in compagnia di una persona anziana per andare in camera, solo uno sguardo fuggente. Alberto rimase nella sala comune in attesa…”Qui si viene per chiavare egregio signore, ci sono tante belle signorine…” Quel richiamo non piacque ad Alberto che mostrando alla maîtresse  il tesserino di finanziere le fece capire di non rompere…Dopo circa un quarto d’ora Ginevra scese in compagnia del vecchietto e rivolgendosi a Federica: “Non lo far pagare, non ha combinato nulla…” e poi sedendosi vicino ad Alberto: “Che ci fai da queste parti?” “Vengo illustrarti il Vangelo di S.Matteo che è il protettore delle Fiamme Gialle!” Risate da parte della maîtress e delle altre ‘signorine’, Ginevra si alzò dalla sedia seguita da Alberto.” “Non comprendi che non voglio più vederti, non ci vuole molto a capirlo, io non ti guardo solo con gli occhi ma anche col…cuore, maledizione mi sto innamorando di te, mi è successo anche in passato ed è il motivo per cui sono finita qui!” Tutti bei discorsi ma fra i due il legame diventava sempre più forte sino a quando un giorno Alberto: “Mi hanno trasferito alla Legione di Torino, partirò domani alle quattordici dalla stazione Termini, decidi tu cosa fare.” Alle tredici in compagnia dell’amico Dario, Alberto era sul marciapiede in attesa…Alle quattordici il capo stazione fece vedere la paletta verde al conduttore ed il treno partì con tutti i finanzieri diretti a Torino. Quel che successe dopo fu per Alberto un mistero, evidentemente era svenuto, si trovò supino su un sedile di uno scompartimento del treno, i finanzieri intorno silenziosi, avevano capito che qualcosa aveva turbato profondamente il loro collega. Ci volle del tempo per riprendersi, Dario aiutò Alberto  a camminare nel corridoio, niente cibo solo acqua. Arrivo a Torino alle ventitré, il Comando della Legione aveva inviato delle pattuglie con un foglio di viaggio per ogni finanziere. Alberto e Dario erano stati assegnati con altri colleghi ad una Brigata sopra Domodossola, località che raggiunsero alla cinque di mattina,  nome della Brigata:   Montecrestese. Dopo una colazione frugale a letto sino alle dieci di mattina. Il reparto era comandato da un brigadiere anziano che, per acquisire i requisiti per diventare maresciallo era stato trasferito in quel reparto di confine, lo stesso requisito era previsto per i finanzieri che volevano accedere alla Scuola Sottufficiali, insomma lo Stato Italiano contro i contrabbandieri! Alberto all’inizio della permanenza a Montecrestese fu in un certo senso soddisfatto, il reparto era situato a trecento metri di altezza ma presto l’illusione svanì, la brigata aveva alle dipendenze un distaccamento vicino al Lago Matogno a duemila metri d’altezza raggiungibile dopo ventinove chilometri di viottoli dirupati. Non assistito da Hermes, more solito dietro a gonnelle, Alberto seguito da Dario, (ormai erano come don Chisciotte e Sancio Panza) fu il primo ad essere assegnato al  distaccamento con al comando un vicebrigadiere a nome Annibale, grasso e sempre triste che non faceva onore al nome del condottiere cartaginese. Il sabato  era dedicato dai componenti il distaccamento all’amusement’ consistente all’approccio con giovani baitane che si rifacevano delle fatiche quotidiane con le loro bestie ‘frequentando’ i giovani finanzieri al suono di una radio a batteria di proprietà di Alberto. L’unico che non ‘frequentava’ era Annibale che, per vendetta talvolta comandava di pattuglia metà dell’organico dei finanzieri ma male gliene incolse in quanto un Alberto, arrabbiato, mise nel minestrone del vicebrigadiere un potente lassativo con ovvie spiacevoli conseguenze per l’interessato. Alberto aveva conoscenze ‘in alto loco’ e, stanco, della vita alpestre, si fece trasferire alla brigata di Piaggio Valmara sul Lago Maggiore al confine con la Svizzera Ticinese. Tutta un’altra vita: di giorno e di notte passavano centinaia di macchine in entrata ed in uscita dall’Italia, la maggior parte auto di gran lusso i cui proprietari per liberalità offrivano ai finanzieri dolciumi di ogni genere e pacchetti di sigarette che non potevano importare in Italia perché in numero superiore al consentito. Alberto spesso vedeva passare  una giovane circa venticinquenne  classica ragazza del nord, corpo stupendo, bionda, occhi azzuri che dimostravano una  grande personalità. Un giorno la cotale era entrata negli spazi doganali con la sua lussuosa ‘Borg Word Isabella’ quando Alberto le chiese un passaggio. La signorina: “Non amo far salire a bordo della mia auto degli sconosciuti ma la sua divisa mi da una certa sicurezza, si accomodi dove deve andare?” “Mi chiamo Alberto, sono diretto ad Intra…” “ Io Ingrid.” La signorina dimostrò di essere una furbacchiona e si mise a ridere.  “Vorrei ridere anch’io se lei mi dicesse la causa della sua allegria.” “Non si offenda di quello che le sto per dirle, io sono uno spirito libero e talvolta commetto delle gaffes…penso che lei sia diretto in via Castelletto dove c’è una casa…accogliente.” Alberto restò in silenzio, in via Castelletto c’era veramente una casa chiusa e lui era diretto lì, come cacchio faceva…”Io leggo nel pensiero delle persone, in ogni caso le chiedo scusa della mia invadenza.” Alberto si fece più audace: ”Potrei rinunziare ad andare in quel posto qualora riuscissi a rimpiazzare…lei che ne dice?” “Che dal viso sembrava un timido mi accorgo invece che ha una bella faccia tosta!” “Avevo un nonno favoloso, mi ha dato tanti buoni consigli, fra l’altro mi ha suggerito di chiedere anche cose impossibili da ottenere ma che talvolta…” Fra i due si era creato un  clima amichevole, Ingrid: “Non si offenda ma penso che lei avrebbe bisogno di migliorare il suo vestiario, col suo consenso l’accompagnerò ad Intra in un negozio di moda maschile di un mio conoscente.”Appena entrati furono avvicinati dal proprietario dell’esercizio:”Mia cara quanto tempo, dove l’hai trovato tal bel giovane?” “Alberto questo signore è Andrea, se tu volessi…” “Alberto non vuole perché ama i fiorellini…” risata dei due poi Alberto cominciò a provare vestiti, camice, calzini, cravatte e scarpe, ne mise da parte un bel po’ poi: “ Andrea col suo permesso potrò pagarle la merce a rate mensili.” Ingrid con tono di comando: “Alberto non ha alcun permesso perché provvederà la qui presente con la sua carta di credito, intanto Alberto tu ti cambi indossando uno dei nuovi abiti, tutto il resto, compresa la divisa, Andrea li farà depositare nel bagagliaio della mia auto, ciao caro.” Ingrid volle fermarsi ad un bar all’aperto per sorseggiare un amaro, vicino a loro passarono tre colleghi di Alberto che sgranarono gli occhi e…”Ciao collega, buon divertimento!” Frase di cattivo gusto che mostrò dell’invidia da parte dell’improvvido interlocutore. “Meglio essere invidiato che compatito, non è un proverbio svizzero ma io sono d’accordo, che ne dici?” “Mi sento strano, vicino a te sto provando sensazioni piacevoli come non mi succedeva da molto tempo, sei la mia fatina…” “La tua fatina dice che è ora ti tornare a casa.” “Ho un problema, in caserma non saprei dove mettere il vestiario, passerò nell’abitazione di Anna proprietaria del bar sito al confine e li depositerò nel suo appartamento.” “Prima che me lo chieda tu …vorrei rivederti ed anche…passare una notte con te, mio marito mi vuole un gran bene e non avrà problemi a concedermi il permesso, a sabato prossimo.” Alberto, un po’ sbalordito,  chiese ed ottenne tre giorni di licenza, sarebbe stato libero da sabato sino al lunedì successivo, poteva uscire senza permesso in abiti civili. Una settimana è lunga quando si è in attesa di un evento desiderato. Alberto il pomeriggio di venerdì andò a Cannobio a radersi i capelli, la mattina del sabato barba e doccia e, ovviamente, vestito alla grande. Ingrid arrivò alle otto anche lei in gran forma, elegantissima e…desiderabilissima. Mentre andava in Dogana a timbrare il trittico di entrata in Italia, la sua auto, dove Alberto aveva già preso posto,  fu circondata da finanzieri sorridenti e ben auguranti nei confronti del collega (in fondo solo invidiosi). Fu la dama a dettare l’iter della giornata. Arrivo a Stresa all’albergo ‘Eden’ a cinque stelle, camera con vista sul lago e…aperitivo sessuale ben gradito da entrambi. Il denaro non avrà odore ma fece piegare in due i dipendenti dell’hotel. Abbracciati, passeggiata sino ai traghetti che toccavano varie località del Lago Maggiore. Stavolta Hemes si accorse del suo protetto e dell’amica e fece apparire una giornata di sole splendida, Ingrid era di buon umore e ne fece una delle sue: un signore, non più giovane, si mise a guardare insistentemente Alberto ed Ingrid che, per celia, si alzò l’ampia gonna sino a mostrare gli slip…A tavola camerieri premurosi e pronti ad accondiscendere ad ogni desiderio dei due i quali  preferirono ‘stare leggeri’: cappelletti in brodo seguiti da un pesce di lago e da verdure, ananas e caffè, carta di credito con sotto un cinquantino di mancia.  “Ingrid sei meravigliosa, attraente, sensuale, incantevole, stupenda, splendida mi dispiace solo di non aver portato la macchina fotografica…” “Si così il mio fiorellino ed il popò sarebbero finiti nell’album dei ricordi di un giovane ‘séducteur de femmes’ da far vedere, da anziano ai propri nipotini.” Alberto ed Ingrid furono la meraviglia degli impiegati dell’albergo in quanto non uscirono dalla stanza sino al lunedì mattina consumando tutti i pasti in camera. “Mio marito è stata la mia salvezza, ero iscritta all’università quando in un incidente stradale i miei genitori morirono contemporaneamente, mio padre era il titolare di una fabbrica di mobili ma dopo la sua morte io non ero in grado di proseguire il suo lavoro;  mi sono impiegata nella fabbrica di orologi del mio attuale marito. Lui si è innamorato di me e, malgrado la notevole differenza di età ha voluto sposarmi, naturalmente sono diventata la moglie del padrone ma ho giurato a me stessa di essere leale con lui e non darmi a facili avventure, questa è la prima volta e …sarà pure l’ultima, non ci rivedremo più, eviterò per il futuro di passare in Dogana dove tu presti servizio.” Dopo due giorni di felicità sessuale e non solo, quella doccia fredda fece intristire Alberto che già si stava innamorando di Ingrid e forse anche lei…”Sei una donna speciale, tuo marito è un uomo fortunato, io non voglio condizionarti, mi farò trasferire a Domodossola così saprai dove trovarmi qualora…” Non ci fu ‘qualora’, Ingrid era di carattere nordico, anche se desiderava ardentemente rivedere il suo amore mai si recò a Domodossola. Alberto dopo un anno vinse il concorso e fu ammesso alla Scuola Sottufficiali del Lido di Ostia, non comunicò il suo nuovo indirizzo ad Ingrid, sarebbe solo stata una sofferenza rivederla. Alberto, ottantaquattrenne, abitava a Roma in via Conegliano con la consorte Anna, molto più giovane di età che lo accudiva amorevolmente anche se ambedue avevano compreso che Átropo stava per tagliare il filo della vita di Alberto. La morte lasciò un Alberto sorridente, aveva vissuto una vita intensa lasciando dietro di sé un bel  ricordo alle donne che aveva amato. Una precisazione: ‘immurutu’,  parola un po’ onomatopeica, in siciliano vuol dire persona con gobba.

     
  • 27 febbraio alle ore 9:35
    BEATA SOLITUDO

    Come comincia: Alberto M. era  febbricitante  a letto in via Colapesce a Messina. Rimpiangeva il fatto di non essersi vaccinato per pura dimenticanza, lui un ‘Vergine’ di oroscopo sempre preciso e puntuale stavolta aveva ‘toppato’. Oltre alla malattia era particolarmente giù di morale per la ‘fuitina’ della consorte Laura che gli aveva comunicato la notizia a mezzo mail dicendo che si era trasferita a Milano, ormai il loro rapporto era logoro. Niente di più falso pensò Alberto, la baby si era scoperta omosessuale e si era innamorata di Alma sua compagna di lavoro in banca secondo quanto a lui riferito dalle di lei colleghe. Alberto si domandò se le corna con una donna potessero essere meno dolorose di quella ‘confezionate’ con un uomo, domanda oziosa che non risolveva il problema.  Mezzogiorno, Alberto si rese conto che, qualora non avesse cucinato qualcosa sarebbe rimasto a pancia vuota e si recò in cucina per la bisogna. Citofono: “Pronto?” “Il postino, salgo al suo piano.” Strano, di solito la posta veniva messa nella sua buca delle lettere…”C’è un raccomandata A.R., una firma prego.” Vedendo il mittente ad Alberto si ghiacciò il sangue nelle vene, proveniva dal supermercato ove lavorava, poteva trattarsi di una sola cosa: il licenziamento, ne  aveva parlato con la segretaria Sofia che  nei giorni passati l’aveva informato del provvedimento in atto infatti: ‘Le comunico che, causa la diminuzione delle vendite e quindi l’eccedenza di personale, da domani Lei è licenziato.” Pure la presa per il culo con la elle maiuscola. Ad Alberto era passata la fame, un dolore profondo pensando al futuro, tutte le aziende stavano mandando ‘a spasso’ parte dei dipendenti e lui, essendo uno dei più giovani era stato il prescelto. La notte in bianco e poi la mattina Alberto si fece forza, si vestì e a bordo della sua Cinquecento cominciò a fare il giro della città in cerca di lavoro. Alcuni titolari si limitavano a dare una risposta negativa altri si erano messi a ridere: “Io sto licenziando quasi tutto il personale, si figuri.” Il pomeriggio Alberto si recò nel suo ex posto di lavoro, Sofia lo salutò con tristezza: “Mi sei stato sempre particolarmente caro, ho tentato di salvarti dal licenziamento ma il direttore è stato inflessibile.” Alberto in silenzio guardò Sofia: quanti anni poteva avere? Ne dimostrava quaranta-cinquanta difficile da stabilire, la signorina curava molto il suo aspetto: capelli che davano sul turchino come la famosa fata, piuttosto alta aveva un corpo che Alberto definì armonioso, forse frequentava una palestra, era simpatica. “Stavo pensando a lei, immagino che avrà avuto ‘negativa’ (dialetto siciliano) nel cercare un altro posto di lavoro, forse potrò darle una mano, non le prometto nulla, devo parlare con delle mie amiche, mi farò viva io.” Alberto aveva smesso di cercare una occupazione, inutile fatica avrebbe accettato qualsiasi incarico ma nemmeno delle ditte di pulizia avevano bisogno di personale. Dopo una settimana: “Sono Sofia, devo parlarle, se lei è d’accordo potremmo incontrarci al bar situato a piazza Cairoli.” Cosa era accaduto nel frattempo? Sofia aveva convocato le sue amiche, facenti parte di un circolo privato in un locale in via Garibaldi : “Mie care buona sera, prima di  prospettarvi le località dove fare tappa della programmata gita nei più bei posti italiani, come suggerito da Barbara, vorrei avanzare una proposta un po’ particolare: invece di affittare un pullman con autista vorrei fare guidare il mezzo da un mio amico licenziato dal posto di lavoro, garantisco per la sua preparazione come autista e per la sua serietà. Dalle vostre facce mi accorgo che la proposta ha lasciato perplesse  alcune di voi , sinora nessun maschietto era entrato a far parte del nostro circolo, siamo state un po’ tutte toccate in senso negativo nel rapporto con gli uomini ma questo non vuol dire…” Lavinia: “Allora facciamo così, mettiamo la proposta ai voti come in passato quando c’era da prendere una decisione importante, il voto di Sofia, quale presidente del consesso, more solito,  varrà il doppio chi è contraria alzi la mano, allora sono contrarie: Cristina, Aurora, Grazia, Elisabetta e Clarissa, favorevoli: io, Barbara, Alice e Vittoria, Sofia?” “Favorevole.”  “Proposta approvata per sei a cinque, vorremmo conoscere l’autista prescelto da Sofia che mi sembra piuttosto interessata a lui…” Sofia fece la gnorri ed indisse la prossima riunione il sabato successivo alle diciassette sempre nello stesso locale per la presentazione di Alberto. Qualcosa era accaduto nel cervello della dama: stanca di vivere sola come tutte le sue amiche, finita la riunione,  col pretesto di fargli vedere la sua casa,  si fece accompagnare in auto da Alberto nella sua abitazione Ora che siamo a casa mia puoi metterti comodo, voglio darti del tu potresti essere mio…” “Lasci stare le nostre età, ho sempre avuto un debole per te, la tua classe e la tua signorilità sono difficili da trovare nelle signore che vedo in giro, vado in bagno ad indossare il tuo accappatoio.” Alberto si presentò con un capo di color nero, difficilmente riscontrabile nei negozi infatti Sofia l’aveva acquistato online. “Sembri Marte il dio della guerra!” “Da buon pagano preferirei essere paragonato a Hermes mio protettore.” “Io non sono religiosa e quindi chiudiamo l’argomento.” Sofia si presentò indossando una vestaglia di seta color oro,  sfoderò un corpo da modella; senza parlare si sdraiò sul letto seguito da Alberto dal cui accappatoio faceva ‘capolino’ un ‘ciccio’ alla massima potenza, capì che doveva aver dei ‘riguardi’ nel confronti della signora, non  sapeva da quanto tempo lei non avesse avuto dei rapporti sessuali e quindi dopo un bacio in bocca ed una altro sulle tette  si dedicò alla ‘chatte’. Il clitoride di Sofia era piccolino e sicuramente poco allenato e ci volle del tempo prima che la dama mostrasse segni di orgasmo, un orgasmo silenzioso. Alberto comprese che Sofia stava  pensando ad un suo antecedente amante che le era rimasto nel cuore infatti si accorse che stava piangendo. Niente di più problematico per Alberto le lacrime femminili, ‘ciccio’ si ritirò in buon ordine anche lui era sensibile alle lacrime! “Ti chiedo scusa, stavo pensando a mio marito che è morto in un incidente stradale andandosi ad infilarsi nella parte posteriore di un camion con la spider che gli avevo regalato, non ho voluto vedere la salma per ricordarlo sempre da vivo e vivo è ancora in me il suo ricordo, scusami.” Sofia si riprese e prese lei l’iniziativa  e ‘per tutta conclusione tu te baci stò cordone’ pensò Alberto ricordando una vecchia freddura che non c’entrava nulla con la situazione attuale ma il cervello del giovane talvolta andava per conto suo. Il ‘beneamato’ riversò alla grande il suo ‘latte’ nella bocca di Sofia che inaspettatamente  ingoiò tutto. ‘Ciccio’ non era ancora contento e avviò ‘le pratiche’ per entrare nella gatta di Sofia che dimostrò di non essere stata usata da molto , Alberto fu molto delicato e ci mise del tempo fino ad arrivare in fondo, lo schizzo finale fece un effetto prodigioso sulla  dama che ebbe un orgasmo che  fece tremare tutto il suo corpo. Un po’ di riposo guardandosi negli occhi e poi inaspettatamente Sofia si girò di spalle…Quello fu il primo rapporto fra i due, ormai innamorati l’uno dell’altra, un sentimento sorto inaspettato, fra di loro c’era più che del sesso. In seguito vollero conoscersi più a fondo, si confidarono sulle loro preferenze un po’ in tutti i campi ma, giunti alla gelosia mentre Alberto dichiarò di esserne immune, Sofia non si pronunziò, rispose con un sorriso che era tutto un programma! Sofia, sempre a richiesta del ‘fidanzato’ gli illustrò le caratteristiche delle varie componenti il circolo, tutte avevano in comune ampie possibilità finanziarie. Elisabetta e Aurora erano molto ‘affezionate’ l’una dell’altra, la prima più mascolina con capelli neri cortissimi e fisico atletico (era il maschietto della famiglia), la seconda bionda alta longilinea la femminuccia. Altro giro altro numero (come al solito la mente di Alberto…); anche Aurora e Cristina facevano parte della stessa sponda ambedue rosse di pelle si distinguevano per la lunghezza dei loro capelli, la prima li portava cortissimi (era il maschietto di casa) la seconda sino alla vita. Alberto pensò che le femminucce non erano niente male, forse il suo pensiero fu letto da Sofia che gli indirizzò uno sguardo inceneritore. Alberto fece la faccia di chi ‘non have colpa’, capì che in futuro non si poteva permettere di folleggiare. Per ultima Clarissa ragazza piuttosto alta ma anche piuttosto magra, niente di particolare. Era corsa voce che aveva avuto un lungo flirt con un compagno di scuola che l’aveva scaricata per una amica (la solita storia). Raramente dava confidenza alle colleghe che cercavano di farla partecipare ai loro festini, un po’ tutte cercavano di coccolarla ma con  risultati scarsi, per lei valeva la canzone di Toquinho: ‘Tristezza per favore va via’ solo che con lei non funzionava. Sofia confessò ad Alberto che Lavinia era la sua amica preferita, solo amica precisò non voleva equivoci, Barbara, Alice e Vittoria erano  le eterne allegrone non interessate al sesso, probabilmente facevano parte delle asessuate.  Sofia ritenne opportuno presentare Alberto alle amiche nel solito locale di via Garibaldi.Il giovane si presentò vestito in maniera elegante ma sobria: giacca in ‘pied di poule’, pantaloni scuri, camicia azzurrina, cravatta di fantasia disegnata da maestri napoletani, scarpe di cuoio nere molto differenti da quelle che si vedevano in giro che sembravano scarpe da tennis. Al barbiere aveva chiesto il taglio che andava tanto di moda. Al suo ingresso un po’ tutte le signore e signorine rimasero basite, prima fra tutte Sofia. “Signore buona sera, sono a vostra completa disposizione per le vostre esigenze tranne una…il ballo. Ho cercato di migliorare le mie doti di ballerino ma il maestro cui mi ero rivolto,  dopo una settimana mi ha restituito il soldi del corso e: ”Non voglio rubarle i suoi quattrini, peggio di lei ci sono solo gli orsi…” Una battuta di mani di parte delle presenti fece capire ad Alberto che era stato accettato nel loro circolo. Sofia chiese al suo ‘fidanzato’ di organizzare un viaggio di piacere ad Amalfi interessandosi al noleggio di un pullmino ed a prenotare cinque camere con letto matrimoniali ed un singola per lui, ormai l’Albertone era diventato il loro manager. Era primavera, la stagione migliore per visitare la costa amalfitana per evitare la folla di turisti estivi. Il viaggio fu piacevole anche per il bel tempo. La troupe si fermò in vari autogrill per le solite incombenze e per fare  acquisti di prodotti locali, il pomeriggio arrivo ad Amalfi all’albergo a quattro stelle ‘Splendor’. Sistemazione nelle camere assegnate a ciascuna coppia, Sofia con Lavinia, Alberto, solitario, sperava di non esserlo per tutte le notti! La mensa dell’hotel era ad alto livello, il servizio anche, si capiva che l’albergatore di teneva a fare bella figura. Ogni  mattina partenza in aliscafo o col pulmino per visitare le varie località: Capri, Positano, Sorrento, rientro in albergo un po’ tutti più abbronzati e felici di aver visto tanti bei posti. La dame mostrarono la loro gratitudine all’organizzatore Alberto il quale  non tirava fuori dalla tasca nemmeno un centesimo anzi  gli era assegnato un ottimo stipendio. Un fatto inaspettato: una sera Sofia disse ad Alberto che non avrebbe dormito con Lavinia che russava per tutta la notte, avrebbe preso il suo posto nella stanza singola. “ Gatta ci cova’, ti pareva che Alberto non avrebbe preso al volo la possibile occasione di…Con indifferenza, preso il  pigiama, bacino di rito a Sofia e passaggio nella camera accanto dove però non c’era traccia di Lavinia, che  stava succedendo? Ad ogni buon fine Alberto si mise a letto,  poco dopo si addormentò finché sentì qualcosa di caldo vicino al suo corpo, finalmente…Il profumo non era quello di Sofia ma qualcosa di molto più forte, quello della pelle di Lavinia era molto eccitante,’Scent of a woman’ (tradotto ‘profumo di donna’ del celebre film. Figurarsi se ‘ciccio’…La dama era di spalle chissà se volutamente o per sbaglio fatto sta che il sozzone si infilò agevolmente al primo buchino che si trovò davanti ci stette a lungo, la dama ebbe vari orgasmi e poi: “Vatti a lavare vorrei contentare anche la ‘cosina’.” Anche la ‘gatta’ fu accontentata con ottimi risultati. Alberto si addormentò, fu svegliato da Sofia che evidentemente aveva voluto far un piacere all’amica: “Torna al posto tuo!” era un ordine imperioso più che una richiesta. La mattina dopo era previsto un giro di Amalfi a piedi, Alberto diede forfait, preferì  rilassarsi a letto, se l’era meritato, ne aveva proprio bisogno. Al rientro della troupe per il pranzo Alberto era ancora in camera sua, Sofia entrò lo baciò in bocca,  ‘il principe si svegliò’, si rase la barba e dopo una doccia raggiunse la mensa dove la dame stavano iniziando a mangiare. Aurora la rossa, il maschietto: “Alberto vuoi che ti misuri la pressione, ti vedo biancazzo in faccia!” “È l’aria di mare!” “Chiamala aria di mare!” Aurora non si faceva i fattarelli suoi, forse avrebbe voluto…Rientro a Messina, le signore che per hobby avevano un impiego ritornarono al lavoro, Alberto riprese l’attività di ‘galoppino’ che gli fruttò la possibilità di acquistare, con mutuo decennale, l’abitazione in via Colapesce che fece ristrutturare, cambiò anche tutta la mobilia. Sofia, spinta dalla sua bontà d’animo,  chiese ad Alberto di ‘far qualcosa’ per Clarissa. La signorina, nemmeno quarantenne, era sempre ‘disastrata’ malgrado il sostanzioso conto in banca. Alberto contattò Ambra  titolare di una casa di bellezza in viale S.Martino: “Mia cara buongiorno sono Alberto, ti porterò una mia amica che ha bisogno di una ‘sgrezzata’, sistemala come meglio puoi, comprale anche vestiti e scarpe, non ha problemi finanziari, si chiama Clarissa.” Alle nove Alberto si presentò ad Ambra con un finto baciamano, la signora non più giovanissima aveva classe. “Tornerò verso le diciassette, grazie in anticipo per quello che farai, ciao Clarissa, affidati alle sapienti mani della signora.” Alle diciassette in punto Alberto suonò alla casa di bellezza, venne ad aprire un’impiegata che lo fece accomodare in sala d’aspetto dove c’era una signora. Dopo un po’ la dama gli sorrise, aveva vicino a lei a terra delle buste con i nomi di celebri case di moda e di scarpe. Sempre sorridente la dama si avvicinò ad Alberto, era una donna piacevole, ben vestita con tacchi dodici. “Alberto che ne dici di riportarmi a casa?” Non era facile stupire Alberto ma questa volta…”Non mi dire che sei Clarississa, o meglio…” Alberto si ‘caricò’ dei pacchi e raggiunse la sua Cinquecento poi una pensata: “Vorrei farti visitare la mia abitazione, l’ho fatta ristrutturare ed ho cambiato tutta la mobilia, ne sono fiero. Clarissa: “Bene andiamo a visitare il museo, guarda che ho fame, a pranzo solo un panino e della frutta.” Alberto riscoprì la sua vena di cuciniere e riuscì a soddisfare il pancino di Clarissa che apprezzò anche del buon Lambrusco che le fece effetto nel senso che…”Sento caldo ma non è solo il tempo esterno, è qualcosa all’interno del mio corpo  che non riesco a capire.” L’aveva capito Alberto che prese a baciarla sino a che la signorina chiuse gli occhi e si abbandonò fra sue braccia. Alberto la spogliò, la condusse in bagno, le fece lavare la ‘cosina’ , anche lui fece delle ‘abluzioni’ a ‘ciccio’ e poi sul lettone. In fondo Clarissa non aveva un brutto corpo, era una longilinea, Alberto si proiettò direttamente sul clitoride e poi…Erano le ventuno quando una telefonata: “Caro come è andata con Clarissa?” Era Sofia. “È qui con me, non aveva mangiato a mezzogiorno, ho provveduto io ma lei ha ‘tracannato’ troppo del mio Lambrusco e si è addormentata.” Non era facile ‘farla’ a Sofia che fece finta di crederci. “Quando si risveglia portala a casa sua, a presto.” Alberto si ricordò che era ‘andato facile’ dentro la ‘gatta’ di Clarissa, molto probabilmente la signorina aveva ancora le mestruazioni e quindi… bah!, se fosse nato un Albertino e una Albertina non sarebbe morto o morta di fame. La beata solitudine non era più tale per alcune delle componenti il circolo, merito di Alberto che aveva risvegliato in loro la voglia…di vivere!

     
  • 27 febbraio alle ore 9:31
    ALBERTO IL BENEFATTORE

    Come comincia: Alberto cinquantenne, dopo trenta anni di lavoro era in pensione con un bel po’ di denaro depositato in banca sia in azioni che obbligazioni. Non vorrei che a questo punto il solito lettore pierino saltasse su col dire ”Col lavoro onesto non si fanno soldi!” A parte caro signore (si fa per dire) che non sono fattarelli suoi se lei ha studiato latino ricorderà il detto ‘pecunia non olet’  e poiché ho qualche dubbio sulla sua cultura glielo traduco ‘il denaro non puzza’. Alberto un pó per il fiuto di guadagno che aveva innato, un  po’ per fortuna impiegò una bella somma su i ‘Bitcoin’ operazione che lo avevano reso milionario.  Da quel momento cambiò il suo tenore di vita comprando un’abitazione di lusso di trecento metri quadrati in viale S.Martino a Messina ed acquistando, pur tenendo la vecchia Cinquecento per comodità di parcheggio, una Alfa Romeo Giulia omnia accessoriata apprezzando in particolare la gentile voce femminile che, una volta inserito il navigatore satellitare gli indicava come giungere a destinazione senza dover consultare carte topografiche. Poi gli era sorto il problema di come impiegare il tempo a parte qualche sporadica avventura con femminucce affascinate dalle sue tempie grigie e dal suo stile di uomo maturo ma ancora in forma. Gli venne in mente quando da suo padre, ateo, era stato iscritto a scuola in un istituto religioso. Il papà  giustificò al figlio questa sua scelta affermando che ognuno doveva avere una sua personalità scegliendo le proprie idee facendosi influenzare solo dalla lettura di testi di differenti opinioni in qualsiasi campo. Alberto si era dimostrato lettore accanito ed aveva dato filo da torcere ai poco illuminati preti che, nei compiti in classe, chiedevano agli allievi di manifestare le proprie idee sulla religione. Male gliene incolse ai ‘bagarozzi ‘ come volgarmente venivano chiamati dal popolino, Alberto una volta scrisse che nel mondo c’erano centotrentasette religioni e solo sette di ispirazione cristiana e quindi…, giustificò poi Giuda per il suo tradimento in quanto questo evento era stato previsto dal  Signore onnipotente e quindi non meritevole di punizione come pure il peccato di Adamo ed Eva con la stessa motivazione di Giuda. Altro argomento scottante: perché i preti facevano i furbi appendendo alle pareti  degli esercizi commerciali  crocifissi  o icone di santi e di madonne al fine di evitare il pagamento di imposte allo stato italiano? Ai preti non restò altro che chiamare il padre di Alberto affinché ritirasse da scuola il suo figlio dichiaratamente ateo. Durante le feste natalizie Alberto venne a sapere di banchetti organizzati dalla Curia in cui ai poveri venivano offerti pasti gratis, domanda ovvia: gli altri giorni dell’anno di cosa si cibavano i poveracci satolli solo a Natale ed a Capodanno? Idea: aprire un locale per ‘dar da mangiare agli affamati’ come prescritto in una delle ‘sette opere di misericordia’ di cristiana prescrizione. Detto fatto: interpellato Franco suo amico e valente avvocato venne a sapere che l’edificio di un istituto di suore in  piazza Castronovo era in vendita motivazione: poche vocazioni. Considerato che nessun acquirente si era fatto avanti, le pretese delle suore si erano notevolmente ridimensionate così Alberto poté acquistarlo ad un prezzo conveniente.  Un architetto di fede atea progettò, gratis, l’interno dell’edificio per ospitare circa cinquanta persone, nome dell’istituto:  ‘Casa di accoglienza Giordano Bruno bruciato vivo per eresia’ come da targa posta sopra la porta d’ingresso.  All’inaugurazione ovviamente non fu invitato nessun appartenente all’Arcivescovado per la benedizione di rito come era avvenuto per altre analoghe occasioni. All’ingresso era stato posto il regolamento che prescriveva che nessuno poteva entrare con indosso distintivi di qualsiasi genere. Questa regola aveva messo in crisi varie categorie di persone: monache, preti in divisa, appartenenti a vari club, insomma chiunque portasse emblemi che identificasse una categoria di persone. Di notte il solito fanatico religioso aveva scritto sul muri del convitto una epigrafe minacciosa nei confronti del proprietario. Alberto dopo aver fotografato la scritta, fece denunzia del fatto ai Carabinieri e fece porre delle telecamere di video sorveglianza al fine di poter rintracciare altri eventuali writers. Altra precauzione: installare delle ‘cimici’ in ogni locale per controllare eventuali infiltrati che potessero danneggiare in qualche modo il buon nome della casa di accoglienza. Alberto si riservò un locale per uso suo ufficio in cui c’erano oltre la scrivania: un lettino,  un computer e un monitor dove venivano riportate le immagini di tutte le stanze. Per il personale scelse solamente delle femminucce giovani impiegate: in cucina, in sala mensa e per la sistemazione delle camere da letto. Unica eccezione Rosalia  (Lia), una signora anziana vestita di nero che aveva rappresentato la sua recente vedovanza con tre figli a carico, aveva il viso quadrato come pure il fisico più alto della media e piuttosto robusto. La stessa era l’unica autorizzata ad accedere nell’ufficio di Alberto, dava maggior affidamento per serietà. Alberto non voleva essere ‘schiavizzato’ dalla casa di accoglienza ed allora convocò Lia, l’unica a cui dava del lei: “Signora per motivi personali non posso passare molto tempo qui dentro, lei sarà il mio alter ego, avrà, in mia assenza la responsabilità dell’andamento della casa, il suo stipendio sarà raddoppiato.” “Grazie” Lia era di poche parole ma dava affidamento. Una mattina Alberto nel suo ufficio leggeva il giornale, dando uno sguardo al monitor si accorse che in cucina Aida, rimasta sola, stava vuotando una bottiglietta di liquido dentro la pentola dove si sarebbe cotta la pasta. Corse verso la cucina, durante il tragitto incontrò Lia: “Venga con me.” Aida fu subito immobilizzata da Alberto e trasportata a forza in ufficio. “Cosa hai messo in pentola?” Scena muta da parte della ragazza. Alberto chiamò il 112 spiegando brevemente la situazione, dopo circa un  quarto d’ora apparvero due Carabinieri che presero in consegna Aida, a lei riproposero la domanda sul contenuto della bottiglietta immesso in pentola, altra scena muta. I Carabinieri allora interessarono i Nas che si presentarono con il loro armamentario, prelevarono vari campioni di acqua della pentola e poi la sigillarono. Fu chiamato un avvocato d’ufficio al quale spiegarono la situazione, i Carabinieri volevano essere in regola con la procedura per evitare ‘furbizie’ da parte dell’interessata. Scoperta dai documenti dove si trovava l’abitazione di Aida, una pattuglia si recò in via Placida dove una donna con indosso lo hijab aprì la porta. “Parla italiano?” “Un poco.” “Abita qui Aida?” “Mia sorella.” “Questo è un mandato di perquisizione, entriamo in casa.” L’arredamento dell’abitazione era a dir poco povero ma in uno sgabuzzino i militari scoprirono un computer, uno di loro pratico del settore dopo molti tentativi riuscì a mettersi in contatto con un sito islamico in cui erano magnificati la lotta armata e come poter colpire i ‘miscredenti’. Dietro autorizzazione del sostituto di turno, i Carabinieri fra la curiosità dei vicini di casa portarono con loro la sorella di Aida che non fece resistenza. Ad Alberto fu richiesta una sua relazione sui fatti, la pentola incriminata fu la sola traccia dell’avvenimento, per il resto silenzio assoluto, dopo vario tempo sulla stampa nazionale apparve la notizia che, partendo da Messina i Carabinieri erano riusciti a smantellare varie cellule islamiche  sparse in tutta Italia, cellule che volevano colpire anche le chiese cattoliche. Passata la buriana, la serenità ritornò all’interno della casa di accoglienza, anzi il mancato pericolo rese più compatta l’amicizia fra i suoi componenti. Alberto una mattina di una domenica  stava poltrendo al caldo del letto (era inverno) quando suonò il citofono, quando il citofono suonò per la terza volta Alberto pensò che fosse cosa importante e: “ Chi rompe?” “Sono la signora Matilde, lei non mi conosce, son venuta a recapitarle la sua pubblicazione ‘L’Ateo’ a me pervenuta erroneamente.” Alberto  riuscì ad aprire completamente gli occhi, indossò una vestaglia sopra il pigiama. Uscita dall’ascensore gli apparve una bionda, una bionda che più bionda non si può (Espressione copiata da un comico televisivo). “Chiedo scusa se sono poco presentabile.” “Mi è pervenuta, insieme alla mia copia della pubblicazione ‘L’Ateo’ a lei indirizzata, eccola qua.” “La ringrazio, la prego di accomodarsi nel salone, mi rendo presentabile e poi, se lei è d’accordo potremmo andare a pranzare in un locale qui vicino dove si mangia bene.” “Accordato, posso visitare la reggia?” “Grazie per il complimento, faccia pure.” Alberto con  calma si rasò la barba, fece una doccia e poi indossò il ‘vestito della festa.’ “Adesso sono presentabile, posso offrile un aperitivo.” “Preferisco mangiare, un certo languorino…” All’ingresso i due furono accolti dal proprietario, Alberto era un cliente di riguardo che, dopo un finto baciamano alla signora: “Complimenti Alberto, ‘semper ad meliora’”, poi vedendo la faccia di disapprovazione di Alberto. “Se me lo permettete provvedo io al menù.” Salvatore aveva compreso la gaffe. Matilde ci rise sopra: “Pare che questo è il posto dove lei conduce le sue conquiste!” “Sempre di meno, ormai l’età…” “Non si sottovaluti, ha il fascino delle tempie grigie.” “E lei della gioventù.” “Non ha il coraggio di chiedermi gli anni? Non ho remore a dirglieli: ventisei e non mi dica che potrebbe essere mio padre!” La frase fu seguita da una risata da parte della signora che seguitò: “Non mi chiami signora, sono signorina e lo ribadisco con forza come dicevano in un film di Frank Capra due zitelle incartapecorite.” “Mi fa piacere esserci scoperti pieni di humour, penso potremo darci del tu e, se me lo permetti pago io il pranzo, sono un po’ superstiziosa e ritengo che porti fortuna quando al primo incontro è la femminuccia a saldare il conto.” La mancia di cinquanta Euro fece sbarrare gli occhi al vecchio cameriere Osvaldo che ringraziò con un inchino. “Facciamo un giro in auto, è posteggiata in garage.” “Complimenti una Giulia allora non sei tanto vecchio se ti sei comprato una macchina sportiva! Me la fai provare?” Alberto sorrise e pensò: “ E tu che mi fai provare?” “Non fare pensieri lascivi, non almeno al primo incontro!” Alberto capì che ‘aveva trovato duro’, scese dalla parte del guidatore dove si istallò Matilde che subito dimostrò di essere un buon ‘manico’ con  partenza con  sgommata. In autostrada verso Catania: “Se vai a questa velocità non solo perdi i punti della patente ma se superi i quaranta più del previsto te la ritirano .” “Ed allora tu mi farai da autista venendomi a prendere a casa, magari anche in orari inconsueti, sarò ad aspettarti.” “Mi fermo in questa piazzola, voglio rilassarmi spostando la spalliera del sedile indietro.” Detto, fatto Matilde afferrò Alberto per il collo e lo baciò a lungo. “Non sono un gallinaccio…” Matilde ripartì “Direzione casa mia hai qualcosa in contrario?” “No visiterò la tua reggia e…” “Non ti aspettare niente , oggi hai avuto un assaggio, ti può bastare!” Tilde, il diminutivo di Matilde, era molto impegnata col lavoro, era capo sala in un Istituto ortopedico in via Ducezio, comunicò ad Alberto l’impossibilità di incontrarlo per motivi che gli avrebbe comunicato a voce. Alberto sopportò un  periodo di astinenza sessuale, che fosse la vecchiaia…Non se ne preoccupò più di tanto, per passare il tempo rispolverò un vecchio hobby, la fotografia. Acquistò una Canon con tutti gli accessori  di ultima generazione, ormai la pellicola era un lontano ricordo, c’era una scheda in cui si potevano immagazzinare anche cinquecento scatti. Non contento, pensò di metter su un laboratorio di sviluppo e di stampa in uno sgabuzzino di casa sua, gli costò un occhio della testa ma poi pensò a quanto fosse più gratificante stampare da solo le foto, magari qualcuna osé, forse pensava a Tilde immaginandola in costume adamitico o meglio evitico. La dama si faceva viva solo per telefono, solita giustificazione lavoro che la impegnava tutta la giornata, sembrava più una scusa che la verità ma…Una mattina di domenica alle undici insistente suono del telefono: “Sto riposando al calduccio del letto, non vengo fuori nemmeno se sei miss mondo!” “Ti deve bastare miss Matilde  che ti viene a trovare a casa e così potrai poltrire ancora a letto!” Alberto comprese che era l’ora del ‘la tromba la mattina è una rottura di coglion’ di  militare memoria e con un balzo lasciò il giaciglio e corse ad accendere il riscaldamento. Dalla finestra vide una Abarth 124 spider entrare in cortile, che fosse lei? Era lei,  svelato l’arcano dell‘amore per la velocità di Tilde! “Mia cara dal viso mi sembri  piuttosto stanca…” “Non ho avuto tempo di fare colazione, per favore preparami un cappuccino con qualche dolcetto.” Nek frattempo Tilde si era introdotta nel bagno per una doccia e ne era uscita con indosso un accappatoio di Alberto. “Posso dire sotto il vestito niente!” “Ho capito, ecco quello che volevi vedere!” “Apparve un corpo longilineo, piccole tette, vita stretta, e, giratasi un bel popò poi un pube con ‘pelame’ nero. “Si, non sono bionda naturale, finito di mangiare  approfitterò del tuo letto penso ancora caldo del tuo corpo e del tuo profumo.” Matilde chiuse gli occhi, si era addormentata. Alberto pensò che non era il caso di andare al ristorante, si mise al lavoro in cucina, era abbastanza bravo e mise su un pranzo con i fiocchi. Dopo due ore decise che la signora si era riposata abbastanza e con la bocca fece il suono della sveglia militare: “Tu tu tu tu tu tu tu tu tu la sveglia la mattina è una rottura di coglion…” “Sei un sadico, nel più bello…” “Non mi va di andare al ristorante, mi accontenterò di un panino.” “Invece l’Albertone ha preparato un pranzo con i fiocchi!” “Mai mangiato un pranzo con i fiocchi, spero non sia avvelenato!” Tilde fece seguire la battuta con un bacio che fece svegliare un ‘ciccio’ ormai a riposo da tempo. “Ora no, voglio che sia una cosa dolce non mi interessa la sveltina, comunicala al tuo ‘socio’. Il ‘socio’ non la prese bene ma si ritirò in buon ordine, c’era odore di ‘cosina’ da gustare più tardi. Alla fine del pranzo riposo sul divano col televisore acceso. Solite notizie negative: omicidi soprattutto di donne, guerre in tutto il mondo ed altre schifezze varie che indussero Alberto di spegnere la TV. “Caro penso sia il caso di raccontarti le mie vicissitudini: sin da piccola sono vissuta in una casa per orfani, mia madre, mai conosciuta, mi aveva abbandonato alla mia nascita. Crescevo senza affetto come puoi immaginare, a sedici anni  un addetto all’istituto mi violentò, tanto dolore soprattutto fisico che mi portò a giurare a me stessa eterno odio per gli uomini. Questo mi portò a ‘frequentare’ da vicino una mia compagna più grande di me che amava  le femminucce più  dei maschietti.  Alla maggiore età l’ho persa di vista, con l’aiuto finanziario di una benefattrice nobildonna io ed altre mie colleghe siamo riuscite a studiare fino alla laurea. Ho vinto il concorso di capo sala e da allora la mia vita è cambiata soprattutto ultimamente quando è stata ricoverata una signora anziana con osteoporosi e con un femore rotto. Mi ha chiesto di starle sempre vicino e quindi, oltre al mio lavoro ho svolto le mansioni di infermiera soprattutto di notte. Una mattina la signora fece chiamare il direttore della clinica a cui chiese l’intervento di un notaio, voleva far stilare un testamento valido a tutti gli effetti, niente ai nipoti. Alla sua morte ho appreso che mi aveva lasciato tutti i suoi beni piuttosto sostanziosi poi sei apparso in qualche tu, fine della storia.” Alberto e Tilde si guardarono a lungo senza profferir verbo, in seguito si abbracciarono ma nulla di sessuale, erano ambedue commossi. Morfeo li colse sino al mattino successivo. “Ho una fame indiavolata, presto amore mio, prepara una colazione coi fiocchi, sono in vacanza per un mese ma non ti illudere… Stavolta i due uscirono e presero la 124 di Tilde la quale stranamente aveva smesso  di fare gli slalom fra le macchine che la precedevano, andava così piano che gli automobilisti dietro di noi, inviperiti,  cominciarono a suonare il clacson. “Che ne dici di fermarti in uno spiazzo?” “Niente da fare, per ora mi sto rilassando tutto rimandato sul tuo giaciglio.” La situazione di evolse come desiderava Tilde: inizio con baci da parte di Alberto su tutto il corpo dell’amata, il fiorellino si dimostrò subito recettivo con orgasmi multipli che lubrificarono la vagina di Matilde tanto da farle percepire con poco dolore l’entrata trionfale di un ‘ciccio’ alla massima potenza. La mattina seguente Tilde trovò sul comodino un bigliettino che recitava: ‘ Un cinquantenne sarà un buon padre?’ Una festa alla grande organizzata da Lia (ma pagata da Alberto) aspettava i due che alla loro entrata alla casa di accoglienza furono gratificati da un forte e lungo applauso da parte dei presenti i quali in coro: ’Discorso, discorso, discorso!’ “Mie cari che dirvi, questa è Matilde  mia moglie con cui spero di avere un erede,  siete tutti nel mio cuore ed ora buon appetito!” L’istituzione voluta da Alberto, per sua volontà, seguitò a funzionare anche dopo la sua morte in seguito alla quale fu apposta, dalla vedova e dal figlio Adalberto, una  targa  all’ingresso per ricordare chi era stato il suo promotore.

     
  • 25 febbraio alle ore 12:38
    UN'OPERA BUONA

    Come comincia: La timidezza? Coi tempi che corrono sembra non alberghi (vi piace alberghi?) né nei giovani e tantomeno negli anziani, ambedue le categorie hanno un bel da fare nel mantenersi a galla in una società spietata in cui i vecchi valori non hanno più senso, l’unica cosa importante è il guadagno conseguenza del lavoro, che spesso manca o si perde, o la ricchezza ereditata dai soliti culi… fortunati.Ebbene Ferdinando sin da piccolo aveva dovuto combattere con la insicurezza ereditata dalla madre, deceduta troppo presto, e malignamente sottolineata dal padre gran tombeur des femmes ma poco incline a capire la natura del figlio. Ferdy a scuola, dalle elementari alle medie superiori, cercava di mascherare questo suo problema con delle battute di spirito non sempre apprezzate dai compagni, in parole povere era diventato un solitario. L’unica sua fortuna era stata l’aver vinto un concorso  alla Camera di Commercio ma, ottenuta la indipendenza economica, decise di prendere il volo dalla casa paterna a Messina e comprare un’abitazione in provincia, ad Alì Terme, anche se ogni mattina doveva sobbarcarsi il tragitto da casa all’ufficio, l’importante per lui era star lontano da suo padre anche se formalmente i loro rapporti erano buoni.
    In ufficio la situazione non era migliorata, era l’unico scapolo che non faceva la corte alle damigelle dell’ufficio che volentieri di sarebbero accoppiate con lui tenuto anche conto che, tutto sommato, era un bell’uomo  altezza unoesettantacinque,  fisico longilineo, accuratamente vestito ma..ma..con difficoltà a relazionarsi col gentile sesso. Conseguenza che le dame come i compagni d’ufficio lo avevano dipinto come allergico al fascino femminile e quindi…
    L’unica persona che gli stava vicino moralmente era Anna  che spesso si rivolgeva a lui per pratiche d’ufficio per lei ostiche ma anche per alleviare i suoi stati d’animo. Anna era felicemente maritata con Alberto più anziano di lei, anche la baby era oggetto di pettegolezzi soprattutto da parte delle colleghe invidiose sia per la sua eleganza che per il patrimonio immobiliare del consorte ammontante a vari milioni di Euro. (Cosa viene e a fare in ufficio a rubare il lavoro a chi ne ha bisogno!) una delle tante frasi caustiche che però si ritorcevano sulle pettegole dato che non ottenevano alcun risultato.Un giorno Anna: “Ferdy perché non ti fai una crociera, a giorni attracca a Messina la Golden Star, fa il giro del Mediterraneo, è una nave modernissima, lì troverai di tutto dal teatrino alle piscine, alla casa da gioco, al vitto eccellente oltre che qualche bella in cerca di avventure…”Ferdinando nicchiò molto ma alle insistenze della piacevole collega di ufficio si convinse e prenotò una cabina singola con visione esterna, una delle migliori al primo ponte, quello più ambito.
    In sala mensa si trovò al tavolo di due anziani e simpatici signori con i quali legò sin quando la dama, cinquantenne, con un gran sorriso prese l’iniziativa e da sotto il tavolo gli mise un piede fra le gambe,  sicuro segno di gradimento della sua compagnia. Ferdy ancora infantilmente considerava le signore al di sopra di trent’anni anziane e quindi si guardò bene di aderire alla richiesta e cambiò tavolo. Evidentemente le dame della nave avevano scoperto in lui un fascino particolare, in quest’altro tavolo erano sedute tre ragazze decisamente appetitose, Freddy fu invitato mal teatrino, fece amicizia con loro e, alla fine dello spettacolo, si trovò una delle cotali in cabina che, con un gran sorriso, si spogliò completamente ed andò a farsi una doccia. Davanti ad un nudo femminile mai visto, Freddy rimase imbambolato, da quel suo atteggiamento la signorina capì bene che non era il caso di continuare e se ne andò sbattendo la porta e pensando “Proprio a me doveva capitare un omo!”
    Dopo questa figuraccia Ferdy non se la sentì più di continuare la crociera e sbarcò nel porto di Tangeri. Aereo per Catania e poi rientro ad Alì Terme quanto mai frustrato.Rintracciato al telefonino da Anna, quest’ultima capì che non era più sulla nave e si fece confessare, con lacrime amare,  la triste avventura che aveva profondamente colpito il suo collega e amico. Evidentemente Anna aveva l’anima del buon pastore, raccontò tutto al marito e poi una richiesta particolare: “Voglio andare a casa di Ferdy, non vorrei che facesse una sciocchezza, troppo è stato il suo shock!” Alberto la prese sull’umorismo: “Non vorrei che ti violentasse…” “Lo sai che quello è il suo grande problema, da quel punto di vista puoi stare sicuro, non è invece che tu approfittando della mia assenza…” “Mi hai dato un’idea, hai vista quella nuova inquilina del terzo piano, mi fa gli occhi dolci… “Ah occhi dolci non dire fregnacce!”Anna caricò qualcosa per la notte in un borsone, non sarebbe rientrata  in casa e domani era un sabato e quindi libertà anche dall’ufficio. Naturalmente chiamò al telefonino Ferdy che non credeva alle sue orecchie,  con un nodo in gola:“Ti aspetto…” La casa di Ferdinando era un unico isolato ad un piano, un grande giardino ed un canile dove di giorno dimorava Ras un bel pastore tedesco.“Non sapevo che avessi un cane, bellissimo. “ “Vuoi andare fuori a cena o preferisci…” “Preferisco mangiare a casa, ho portato una bottiglia di Lambrusco.”.”“Non so descriverti quello che provo per questa tua venuta, non so quello che penserà tuo marito ma può stare sicuro…” E questo è il punto pensò Anna, voleva aiutare il suo amico ma nello stesso tempo non creargli problemi se fosse stata esplicita in una sua richiesta sessuale e quindi, dopo cena, televisione come due buoni amici ma… “Ferdinando vorrei che tu provassi, insomma se non ti da fastidio che ne diresti di andare a letto insieme, fisicamente sei piacevole …” “Lo sai che per te farei qualsiasi cosa, lo sai che a letto sono un disastro ma…” Doccia insieme, Anna notò che in fondo Ferdy non ce l’aveva troppo piccolo anzi a riposo era più grande di quello di Alberto.Luci attenuate, nudi, Anna prese l’iniziativa chiedendo di essere baciata prima in bocca, poi sulle tettine ed infine sul fiorellino. Ferdy fece del suo meglio ed Anna si prese la sua dote di goderecciata con il cuinnilingus poi a sua volte  cercò una fellatio senza successo perché il ciccio di Ferdy proprio non ne voleva sapere di alzarsi. “Non ti preoccupare, m’è venuta in mente una certa idea e mi domando perché non ci ho pensato prima, ora ninna e appuntamento sabato prossimo a casa mia.”Quella per Ferdy sarebbe stata la settimana più lunga della sua vita, i giorni passavano lenti e il sabato alle diciotto posteggiò la sua Giulietta sulla strada per non dare adito ai vicini di Anna di malignare. Un mazzo di rose rosse precedette l’entrata in casa di Ferdinando che cercava di coprire la sua eccitazione in attesa della messa in atto di quell’idea di Anna che nel frattempo si dava da fare in cucina con piatti a base di pesce. “Ho un Verdicchio dei Castelli di Jesi, il mio amico Giorgio  me ne fa omaggio ogni anno ed io ricambio con dolci siciliani, è un po’ forte di gradazione.” E fu proprio l’eccesso di vino che portò Alberto a salutare e: “Ragazzi non vi offendete ma casco dal sonno, buonanotte!” Nessuno dei due ragazzi si offese anzi: “Ferdy prendi questa pillola, è un digestivo, ti farà bene.” I due uscirono  nel terrazzo anteriore, una vista mozzafiato del porto di Messina e della costa Calabra, Anna prese l’iniziativa e cominciò a baciare in bocca uno stralunato Ferdy che dopo un po’ di tempo ebbe una sorpresa molto gradita: il suo ‘ciccio’ stava aumentando di volume in maniera mai vista, Anna gli abbassò i pantaloni e gli slip dai quali emerse un coso lungo, molto più lungo di quello di Alberto pensò Anna, una sorpresa che si concluse con la masturbazione e la conseguenza goderecciata da parte di Ferdy che finì sulla  macchina di una zitella del primo piano che forse non avrebbe apprezzato…Ferdy sembrava impazzito, trascinato in bagno da Anna, dietro suggerimento di quest’ultima, si lavò ben bene il coso rimasto sul ‘presentatarm’ con gioia della sua compagna che lo trascinò sul divano per un’entrata trionfale nella sua gatta vogliosissima . “Ce l’hai molto lungo, mi sei arrivato al collo dell’utero, mai provato un simile piacere, non ti fermare!”” Nessuna fermata, Ferdy era diventato una locomotiva che smise di viaggiare allorché la sua compagna: “Mi hai distrutto, non ho mai goduto così in vita mia...Quella che hai assunto era la ‘Spedra’, da ora in poi non avrai più problemi di erezione, riposati poi torna a casa tua, preferisco per ora che mio marito non immagini quello che è successo, un bacione finale.” Dire che la vita di Ferdinando era cambiata  era dir poco, il signorino si sentiva sicuro di sé e cominciò a mettere in atto in ufficio una strategia particolare, tenuto conto della sua fama di impotente, decise di seguire una sua collega nel bagno delle signore, collega nota per le sue conquiste amorose: “Scusa cara ma il gabinetto degli uomini è occupato, ti dispiace se, data l’urgenza, uso questo?” e nel frattempo tirò fuori un ‘ciccio’ in piena forma che fece strabuzzare gli occhi alla dama la quale pensò bene di approfittare dell’occasione e di abbassare gli slip con la conseguenza ‘immisio penis gigans’ nel suo fiorellino. Ormai la sua fama era passata di bocca in bocca alle signore della Camera di Commercio e alcune, insoddisfatte delle prestazioni dei relativi coniugi, pensarono bene di ricorrere alle ‘cure’ di Ferdinando il quale però non dimenticava la cara Anna che aveva cambiato la vita. Un fine settimana fu invitato a casa da una Anna piuttosto impacciata : “Ferdy stavolta sono io a chiederti un favore molto particolare, un po’ me ne vergogno ma puoi non accettare…mio marito vuol vedermi far l’amore con te ed anche partecipare io…”Un sabato sera, dopo cena, un trio era affacciato alla ringhiera del salone: in mezzo Anna nuda con una vestaglia trasparente ed i due maschietti di lato in slip che facevano gli indifferenti ma ambedue arrapatissimi dalla situazione. Passaggio sul lettone di casa con Alberto supino, Anna sopra di lui con il ‘micio’ di Alberto in fica e Ferdy immerso nel meraviglioso culetto. Le posizioni cambiarono molte volte fin quando Anna decise  di prendere in bocca il coso lungo di Ferdy per una goderecciata finale e poi: i coniugi nel lettone e Ferdy sul divano un po’ tutti distrutti ma felici di quella esperienza  particolare.Ferdinando trovò una compagna ideale ma non dimenticò mai la bella, dolce e straordinaria amica che le aveva cambiato la vita ed ogni tanto…
     
     

     
  • 25 febbraio alle ore 9:18
    UNA DAMA DI CLASSE

    Come comincia: “Sto venendo a casa, novità poco piacevoli.” Anna posteggiata la Twingo nel cortile vide Alberto che la osservava dal balcone piuttosto preoccupato. A casa: “Mangia un boccone e raccontami tutto.” Anna dopo due forchettate di spaghetti rinunziò al resto del pranzo e: “Mi butto in braccia a Morfeo.” La situazione in casa M. era di recente peggiorata dal punto di vista finanziario, Alberto direttore di una di quelle piccole banche che in Sicilia sorgono come funghi era rimasto disoccupato per la chiusura del suo Istituto di Credito e attualmente svolgeva le mansioni di…casalingo. Anna, risvegliatasi dopo poco tempo, passò dal letto al divano e si posizionò con il busto sulle gambe di Alberto. “È venuto a Messina il direttore generale della mia banca, da quello che son riuscita a capire è previsto il licenziamento di un cassiere (oggi siamo in quattro) per mancanza di lavoro, oggi con i computer si eseguono operazioni che in passato venivano fatte solo allo sportello e quindi…esubero di personale.” “Perché dovresti essere proprio tu?” “Per un motivo molto semplice: Mauro il direttore della filiale da una vita mi fa una corte ossessionante e questa sarebbe la volta buona per un ricatto sessuale, perso il posto con i tempi che corrono  è inimmaginabile trovarne un altro, conclusione …” Questa la novità spiacevole  preannunziata da Anna. Alberto era rimasto basito: insieme alla consorte abitava a Messina in viale dei Tigli in un appartamento di loro proprietà ma …tutto il resto. Un pesante silenzio era sceso fra i due coniugi, la sera, il buio.La prima a riprendersi era stata Anna, era andata in cucina a preparare la cena seguito da un Alberto con la coda fra le gambe. “Maritino mio, nella vita c’è sempre una soluzione ai problemi ma… fra l’altro il direttore generale, un certo Freddy, mi ha fatto anche lui un sacco di complimenti espliciti e così mi trovo addosso due allupati, ti rendi conto della situazione?” Come dare torto ai due zozzoni?  Anna m.175, longilinea, viso sbarazzino  sempre sorridente, tettine volte in alto forza tre, vita stretta, gambe chilometriche, era un gran pezzo di gnocca che Alberto aveva conosciuto all’Università e da allora era stati sempre insieme. “Ultime novità: alla chiusura della banca siamo rimasti in tre, i due si guardavano e ridevano facendo esplicito riferimento al mio sedere, mi hanno abbracciato, abbassato le mutandine e toccato a lungo il mio popò  tirando fuori il loro uccello duro e chiedendomi di far loro un pompino. Li ho accontentati con una sega ma ho dovuto promettere di invitarli domani a cena a casa nostra anziché seguire i loro desiderata di andare nell’albergo di Freddy, mangiare lì e poi tutti e tre in camera. Mi sarei sputtanata e quindi ho scelto il male minore, molto freddamente ho fatto da sindacalista col mio sesso: rimanere al mio posto di lavoro e aumento di 500 Euro al mese, arrapati come erano hanno acconsentito, ci dobbiamo organizzare per domani sera, spero tu sia d’accordo…Ricordo un aforisma di Omero: ‘A chi è nel bisogno non si addice il pudore.’” Alberto guardava nel vuoto, d’accordo che i tempi erano cambiati e non certo in meglio ma: “Se non c’è altra soluzione…”  Per far venire i due ospiti a casa, Anna decise di usare la sua auto anzichè fruire della Maserati di Freddy, avrebbe dato troppo all’occhio nel cortile. La mattina seguente la padrona di casa si alzò tardi, gli ultimi avvenimenti l’avevano svuotata di energie ma la sua determinazione era rimasta intatta: “Non ho alcuna intenzione di cucinare, ci faremo portare la cena pronta dal ristorante di Salvatore.” E così fu: pappardelle al sugo di pesce, sardine fritte, gamberi panati, trancio di spada, involtini di aguglia e tanta insalata. Ananas e caffè forniti dalla casa. I due compari si presentarono alle sette e trenta prima dell’orario previsto, ovviamente arrapati, il classico mazzo di rosse che Alberto avrebbe volentieri buttato nella spazzatura.  Anna elegantissima fece gli onori di casa, fece visitare ai due tutto l’appartamento indicando loro all’orecchio il bagno che avrebbero usato per…per,  poi si erano affacciati dal balcone anteriore dove si godeva di una vista mozzafiato del porto di Messina e della costa calabra.  Freddy a questo punto si ricordò di aver ‘posteggiato’ sua moglie Gloria all’hotel San Domenico di Taormina, col telefonino le augurò buona notte come pure fece Mauro la cui moglie Ada ben poco gli credette quando le disse che era con il suo capo. La cena ebbe un successo relativo, i due compari avevano ben altro per la testa ma nel frattempo Freddy aveva scoperto un mucchio di CD con musica sud americana e, messo il moto il giradischi, cominciò un ballo strettissimo con la padrona di casa sin quando Mauro: “Freddy guarda che foto magnifiche di Anna al mare.” In verità la baby indossa un bikini molto ridotto. La parte superiore copriva a malapena i capezzoli, il piccolo triangolino anteriore lasciava intravedere davanti qualche capello castano per non parlare del sedere coperto solo da un filo nero. Le foto aveva dato il via alla pugna, Alberto seguì all’inizio le gesta dei due che a turno entrarono nel bagno loro assegnato per poi posizionarsi nel suo lettone  poi  gelidamente rientrò nel soggiorno e si mise una cuffia per sentire l’audio del televisore escludendo ogni altro suono. Anna nuda era stupenda e senza accorgersene si trovò subito un coso duro in fica quasi subito allagata. ”Piano ragazzi abbiamo tutta la sera.” Il primo zozzone era stato Mauro, Freddy si era poi disteso supino sul letto e abbracciando la bella padrone di casa cominciò a baciarla in tutto il corpo. Alberto voleva tenere sotto controllo la situazione, una volta vide la sua beneamata a quattro zampe che succhiava il membro di uno dei due mentre l’altro si era impossessato del buchino posteriore, la seconda volta Freddy era disteso supino con Anna sopra il suo uccello e Mauro anche lui alle prese col culino che stava facendo gli straordinari. Alberto decise di non fare più il guardone, quei tre stavano ripassando tutto il kamasutra. Si era appisolato quando Anna: “Sto riportando a casa i miei amici, vai a riposarti.” Al suo rientro solo un bacino in fronte al marito che non avrebbe di certo gradito un bacio in bocca. Freddy aveva consegnato ad Anna un suo biglietto da visita col nome della moglie e col numero del telefonino pregando Alberto di andarla a trovare a Taormina per farle da Cicerone in considerazione dei molti suoi impegni in Sicilia. Ma quali impegni, il direttore generale aveva chiesto ad Anna di seguirlo nel suo giro turistico dell’isola con la sua Maserati, Alberto non si era opposto ben sapendo che, anche col nuovo stipendio di Anna, di viaggi non se ne sarebbe proprio parlato e voleva anche dire che la sua dama aveva apprezzato quell’invito e poi prevalse la curiosità di conoscere la signora in questione che aveva intuito che doveva essere più anziana di età del marito ma molto ricca. “Signora sono Alberto M., abito a Messina, mia moglie è impiegata presso il vostro istituto, suo marito mi ha chiesto di contattarla a Taormina, se lei è d’accordo…” Perplessità dall’altro capo del telefonino…”Va bene, l’aspetto.” Alberto era tutto eccitato mentre sua moglie si era fatta e tuttora si faceva strombazzare da Freddy chissa che non ci uscisse qualcosa per lui, si vestì in fretta a di volata giunse a Taormina, stanza 223 toc toc. Uno spiraglio della porta aperto, sguardo interrogativo di una signora in vestaglia. “Signora sono Alberto M. vedo che forse sono in anticipo, l’aspetto nella hall.” Il tempo passava ma della signora nemmeno l’ombra, Alberto controllava i vari personaggi che uscivano dall’ascensore finché si stancò e si mise a leggere il quotidianolocale. Ad un certo punto si sentì toccare su una spalla,”Scusi il ritardo, sono Gloria.” Alberto si era trovato dinanzi una signora piuttosto alta di statura, ben truccata, vestita elegantemente perfino con un cappello  cosa inusuale per quelle parti, si alzò in piedi e dopo un finto baciamano. “Dove vuole andare?” “È lei il Virgilio della situazione!” “Andiamo sul classico, il corso principale dove vi sono tanti negozi che credo le interesseranno.” “Senta sono due giorni che sono chiusa in una camera d’albergo, ho bisogno d’aria e sai che ti dico diamoci del tu.” E lo prese a braccetto ridendo “Ci prenderanno per madre e figlio, quanti anni hai?” “Trentadue.” “Quant’é bella giovinezza…” “Gloria penso che ti interesseranno i negozi di abbigliamento, non hai che l’imbarazzo della scelta, se vuoi, io starò a guardarti ed ad approvare o meno le tue scelte.” Ho fatto inviare i miei acquisti in albergo, vorrei bere qualcosa di locale, che mi consigli?” “Ovviamente una granita alla fragola, è deliziosa.” Sulla via del ritorno una gioielleria: “Vorrei acquistare qualcosa , entriamo.” Si era presentata una commessa ma il padrone del locale, visto lo stile della signora: “Teresa ci penso io, madame in cosa possiamo esserle utile?” “Mi consigli qualcosa per mio nipote, qualcosa di classe.” “Andiamo sul classico un orologio marca Rolex sono quelli più di moda, questo in vetrina è un esempio, certo è un po’ caro €.7.500.” “Mi pare che ne esistano di più belli.” “Allora le mostro un pezzo unico, favoloso, certo il prezzo sale  a €. 15.000.” Alberto girava per il locale seguito dalla commessa. “Alberto vieni a vedere se ti piace.” “Molto bello e di classe.” “Allora lo prendo, ovviamente ho la carta di credito quindi le propongo di metterlo da parte, le do un mio biglietto da visita con il numero telefonico del direttore della mia banca, lunedì potrà contattarlo e lei cortesemente me lo farà pervenire all’hotel S.Domenico.” “Madame farò per lei una cosa per me inusuale, le darò fiducia, potrà portare con sé il Rolex.” “Gloria sai che ti dico, invece si infilarci in quei ristoranti di lusso pieni di gente dove ti fanno aspettare molto tempo prima di servirti, cerchiamo una trattoria, una di quelle a conduzione familiare dove si mangia bene e si spende poco.” Scesero vari gradini sinché non incontrarono una scritta ‘Trattoria da Gino, pesce freschissimo.’ Venne loro incontro il titolare con tanto di parannanza: “Signori è ancora presto per il pranzo ma se restate avrete: risotto sai frutti di mare, triglie di scoglio, acciughe e merluzzi, ho una barca, li ho pescati stanotte.” “Bene Gino aspetteremo nel frattempo andremo a rinfrescarci, vero caro.” Il bagno, more solito in fondo a sinistra era grande e ben pulito. Non appena chiusa la porta Gloria francobollò le labbra di Alberto con le sue, sembrava invasata, abbracci prolungati, lingua in bocca, anche un seno venne fuori ed ebbe la sua parte di bacini bacioni, in un abbraccio più prolungato Alberto ebbe la sensazione che la signora aveva goduto alla grande ma ebbe il buon gusto di non fare domande oziose,  era chiaro che la dama aveva una fame arretrata in fatto di sesso, suo marito viaggiava per altri lidi. Gloria si ricompose, più sorridente, distesa e anche più bella. Il pranzo buonissimo, anche per i motivi suesposti, ebbe molto successo.  Alberto aveva portato a conoscenza di Gloria la sua posizione patrimonial finanziaria. “Apri la borsa, cento Euro dovrebbero bastare.” bastarono, i due diedero appuntamento a Gino per i prossimi giorni il che voleva dire che la presenza di Alberto a Taormina si sarebbe prolungata anche perché nel frattempo gli giungevano telefonate da parte di Anna: “Sono a Cefalù, un posto meraviglioso.” “A Trapani abbiamo visitato le saline.”Ad Agrigento nella valle dei Templi.” “A Siracusa nei siti archeologici. “A Noto…” Nella strada del ritorno in albergo Gloria si fermò in farmacia e Alberto in profumeria  per acquistare attrezzi per la barba, il prolungamento della sua visita a Taormina non era stato previsto. Gloria di chiuse in bagno, Alberto nudo come un verme, disteso sul letto ascoltava musica proveniente da un filodiffusore, si era addormentato quando…”Non si viene in posti di villeggiatura per poltrire, alza la bandiera!” e aveva preso in bocca il nobile di Alberto che ben presto rispose all’appello. Un sessantanove è il classico inizio di un rapporto prolungato, dopo le ripetute e rumorose  goderecciate da parte del clitoride di Gloria, il ‘ciccio’ cominciò a penetrare lentamente ma inesorabilmente dentro la bagnata  natura della compagna che: “Accidenti quanto ce l’hai grosso, non mi dispiace anzi, a me piace godere molte volte di seguito anche se avevo perso da tempo questa abitudine.” Un filosofo greco aveva lapalissianamente affermato che anche le cose belle finiscono, e così fu, i due si ritrovarono abbracciati immobili viso contro viso quando: “Caro sono a Catania, andremo a teatro, Freddy mi ha comprato un vestito da sera.” La ditta Freddy Gloria stava foraggiando il duo Alberto Anna i quale preferì restare a impigrirsi nella stanza facendosi portare una cena fredda con del vino bianco dell’Etna. “Amore mio (posso chiamarti così?) avrai notato che i miei peli del pube sono bianchi, nell’istituto di bellezza che frequento volevano colorarli in nero, ho preferito solo cambiare il colore dei capelli, sono di un grigio azzurro molto di moda, ti piacciono?” Ad Alberto aveva cominciato a piacere troppo la signora: il suo sorriso, la sua affabilità, la signorilità e qui cominciarono i suoi problemi psicologici che scacciò subito dal cervello, non voleva complicazioni.  I giorni seguenti visita alle località viciniore e poi scorpacciate presso la trattoria di Gino e di sesso il più frenato in albergo, due sposini in viaggio di nozze. Ultima richiesta da parte di Gloria: “Mi posiziono prona con la gambe aperte e tu approfitta del mio buchino posteriore, con delicatezza dato il calibro del tuo coso. Gloria toccandosi anche il clitoride ebbe orgasmi ripetuti sinché: “Sento che la pressione si abbassa, non vorrei…” Alberto vide i titoli sui giornali: “Signora a Taormina muore di sesso.”
    “Freddy ha deciso di rientrare a Messina domani, fatti trovare a casa.”  La telefonata di Anna ghiacciò Alberto, era un ordine:”Ce la siamo spassati ambedue è ora di tornare alla normalità.” “Mio caro vorrei da te un ricordo, qualcosa di fattivo come per esempio il tuo orologio Seiko, magari uno scambio col Rolex. Alberto c’era arrivato in ritardo, la visita in gioielleria era stata organizzata per lui. “Cosa dico a mia moglie?” “Quello che ti dirà lei quando dovrà mostrarti il regalo di mio marito.” Una famiglia di generosi! Un velo di tristezza calò sui due, Anna aveva ottenuto quello che desiderava (oltre che diciamolo francamente divertirsi sessualmente), Freddy aveva concluso un’altra delle sue tante relazioni extra coniugali l’era spassata alla grande, Gloria era tornata indietro di vent’anni provando sensazioni bellissime non solo dal punto di vista sessuale, capì che si era innamorata di Alberto, un bel guaio! Alberto…Alberto era confuso: aveva immaginato cose irrealizzabili: di lasciare la moglie e mettersi con Gloria, col tempo però avrebbero preso la sua compagna per sua madre e poi non era innamorato di Anna? Non seppe rispondersi, si erano conosciuti da studenti e da allora erano stati sempre insieme ma in fondo non  aveva provato quelle sensazioni che Gloria gli aveva dato, un bel pasticcio.Incontro piuttosto formale fra i due coniugi, la solita frase insulsa: “Tutto bene?” “Tutto bene cosa…” Ambedue compresero che qualcosa era cambiato fra di loro e non solo in fatto  di sesso. Alberto decise di non voler seguitare a fare il casalingo sarebbe stato per lui degradante, chiamò Gloria chiedendogli un grosso favore: un posto nella loro banca. L’ottenne a Catania, a Messina l’organico era in soprappiù. Alberto ed Anna presero ognuno la propria strada, fra loro non c’era più feeling, Gloria di tanto in tanto raggiungeva in aereo Alberto a Catania ma non c’era più lo slancio iniziale non avevano più nulla da dirsi tanto che dopo pochi mesi si lasciarono, una bella storia finita tristemente, così va il mondo!

     
  • 24 febbraio alle ore 18:03
    ALBERTO MINAZZO INVESTIGATORE PRIVATO

    Come comincia: Alberto Minazzo era ad una svolta della sua vita. Quarantacinquenne ancora prestante e di bell’aspetto rivestiva il grado di maresciallo aiutante della Guardia di Finanza a Messina. Romano di nascita, al momento della conseguimento dei gradi da sottufficiale era stato trasferito, con sua poca  gioia, in Sicilia, prime sedi Isole Eolie in cui aveva anche la qualifica di Reggente Doganale e di Delegato di Spiaggia della Capitaneria di Porto, non si poteva lamentare sia dello stipendio che dei suoi poteri in quanto un po’ tutti gli eoliani dovevano rivolgersi a lui per le loro esigenze di trasporto via mare, in particolare i pescatori che facevano i ‘furbi’ nello scaricare il consumo del gasolio a prezzo agevolato. il buon Alberto nella maggior parte dei casi chiudeva un occhio anzi tutti e due conoscendo la dura vita di quella categoria per essersi lui stesso imbarcato una notte su  un peschereccio con tanto di lampara. Un discorso a parte per la conoscenza di femminucce soprattutto turiste, che ben volentieri si ‘accompagnavano’ con lui. Durante l’inverno, in mancanza di turiste si era buttato, ricambiato, su una maestra di bell’aspetto per poi sposarla una volta trasferito a Messina. Dopo il primo anno di buoni rapporti erano sorti dei dissidi dovuti al pessimo carattere della consorte con la conseguenza che la cotale, di cui Alberto non voleva ricordare nemmeno il nome, aveva preso il volo con un proprietario terriero lasciando in marito in confusione mentale. Non volendo più restare nell’abitazione condivisa con l’ex moglie, chiese aiuto ad una amica titolare della palestra che frequentava, tale Ambra Cialona la quale aveva per lui una simpatia, ma semplice simpatia in quanto ‘abitava’ nell’altra sponda come si poteva rilevare dalla sua immagine: capelli cortissimi, mascella volitiva, naso non proprio piccolino, bassa di statura ma molto muscolosa. Ambra, conosciuta la ‘fuitina’ della moglie di Alberto, gli aveva proposto di lasciare la precedente abitazione e trasferirsi in un appartamento sfitto sopra la sua palestra in piazza Castronovo. Passato il solito casino del trasferimento della mobilia ed altre rotture di scatole conseguenti, Alberto invitò a cena Ambra  insieme alla sua collaboratrice italo-inglese Alice Valle. Ragazza bionda, longilinea occhi azzurri, insomma con tutte le caratteristiche fisiche  materne. Alberto, che aveva imparato a cucinare quando, da finanziere, era in servizio ad un distaccamento delle Fiamme Gialle sopra Domodossola ricevette i complimenti delle due donne. Alla fine del pasto: “Albertone  di femminucce è pieno il mondo e mi risulta che tu non abbia problemi con loro, anche la tua Jaguar X Type è un’attrazione per le ragazze, insomma sei un tipo ‘papabile’, datti da fare!” Alberto in possesso di un computer personale, di due telefonini, ogni tanto andava in un negozio specializzato ad acquistare gadget moderni: dall’allarme per l’abitazione alle ’cimici’ ed un po’ tutti gli oggetti che potevano  ‘impicciarsi’ dei fatti altrui, era un suo hobby. Fornitore era tale Ciro Esposito, un napoletano trapiantato a Messina per una ‘minchiata’ come diceva lui: aveva messo incinta una deliziosa ventenne che apparteneva ad una famiglia di ‘facce tagliate’ il cui capo famiglia gli aveva ‘consigliato’ di sposare la nipote. Alberto lo aveva conosciuto in occasione di una verifica fiscale durante la quale aveva ‘dato una mano’ al titolare dell’esercizio che non dimenticò il favore. Munito di una ‘cimice’, un giorno si presentò in caserma con l’animo del ‘moquer’ per prendere in giro qualcuno. Quel qualcuno si materializzò nel brigadiere Carmelo Scilipoti con cui aveva un conto in sospeso o meglio lo Scilipoti lo aveva con lui. Il predetto sottufficiale, addetto alla contabilità della Colonia Marina delle Fiamme Gialle di Mortelle, un giorno di luglio era a Messina per disbrigo pratiche inerenti il suo lavoro. Il buon Alberto si era ritirato nella sua cabina lontana dalla sala mensa per sgranocchiare un panino col prosciutto non apprezzando il vitto della comunità. Ad un tratto si era presentata in cabina Anita Impallomeni, consorte del sopracitato brigadiere la quale, senza pronunziare parola,  si era denudata e preso a baciare Alberto il cui ‘ciccio’ prese ad ‘innalzarsi’ e quindi a posizionarsi dentro la dolce ‘gatta’ per un bel po’ sino a quando l’Anita decise di ritirarsi sempre senza pronunziare verbo. Forse qualcuno del lido si era accorto della manovra riferendola al marito della cotale, fatto sta che fra i due non correva buon sangue. Alberto incontrando lo Scilipoti gli pose una mano sulla spalla appiccicandogli una cimice della portata di duecento metri,  fece finta di andare in bagno per spiare quello che avrebbe detto il sottufficiale in sua assenza: “Stò gran cornuto, sapete che la moglie l’ha fatto becco e lui fa tanto lo spiritoso!” “Rientrato nella stanza Alberto aprì il suo telefonico e: “Signori volete sentire l’opinione che ha di me il qui presente brigadiere, ascoltate.” Risuonò la voce dello Scilipoti che, al fine di evitare guai, sparì dalla circolazione. Quello fu il debutto dei gadget acquistati da Alberto dall’amico Ciro dal quale si fece consegnare altri aggeggi come telecamere funzionanti o finte, video registratori, un binocolo di grande potenza, metal detector, occhiali con retrovisione, insomma un armamentario da investigatore privato. Alberto, andando in pattuglia con colleghi per effettuare verifiche tributarie si era accorto che alcuni si facevano corrompere, d’istinto decise di lasciare la divisa non voleva finire in un’inchiesta giudiziaria. Nessuna problema finanziario perché avrebbe percepito una pensione ed inoltre aveva ricevuto in eredità da suoi parenti, un bel gruzzolo. Presentata l’istanza di congedo fu chiamato dal Colonnello Comandante il quale: “Minazzo, premesso che nessuno è indispensabile ma tutti siamo utili vorrei che anche dopo la pensione lei ci desse la sua collaborazione in particolare come fotografo, non ho nessuno con cui sostituirla.” “Comandante sarò lieto di aderire alla sua richiesta.” Ambra venuta a conoscenza della notizia: “Mio caro dato che non sei più in servizio avanzo una proposta: iniziare la carriera di investigatore privato; in una traversa di via Garibaldi c’è lo studio di un investigatore ‘Occhio di Lince’ il cui titolare, ormai anziano, si reca in ufficio solo per passare il tempo, niente più clienti, gli telefonerò e, se sei d’accordo potrai affiancarti a lui.” Amedeo Guttuso, titolare della agenzia accolse calorosamente quell’ex maresciallo che voleva aiutarlo nel suo lavoro. Alberto messi insieme tutta una serie di documenti, ottenne dalla Prefettura, con l’aiuto di un amico lì impiegato la licenza di investigatore privato comunicando la sua nuova attività al Colonnello Comandante il quale: “Giusto a lei pensavo, venga a trovarmi in ufficio.” “Ho un problema che i miei collaboratori non riescono a risolvere: dal Comando Generale mi hanno segnalato che a Messina c’è un mafioso che tratta lo spaccio di notevoli quantità di droga direttamente con fornitori colombiani, non riusciamo ad individuarlo, lei in passato ha avuto contatti per servizio con elementi della mala locale, veda se riesce a scoprire qualcosa, le sarei grato, si tratta anche della mia carriera.” Alberto pensò subito a Ciro il cui suocero era addentrato nel campo della malavita,  invitò a pranzo Salvatore Settineri, il suocero di Ciro e sua figlia Simone, di madre francese, oltre naturalmente Ciro e la consorte Carmela. In un secondo tempo Alberto venne a sapere che la madre di Simone, di nazionalità francese, aveva preferito al sole della Sicilia le brume di Parigi.  Alberto, al fine di far bella figura si fece preparare il cibo da una vicina trattoria facendolo passare per cucinato da lui e, ovviamente ricevendo i complimenti dei presenti. Alla fine del pasto. “Signor Salvatore vorrei parlare con lei di una questione delicata, andiamo nel mio studio.” “Vedo che ha la licenza di investigatore privato, che casi gli stanno capitando?” “Solo corna di mariti fedifraghi ma sto lavorando a qualcosa di più importante, il contrabbando di droga, vorrei il suo aiuto ovviamente con la promessa che il suo nome non verrà mai fuori da parte mia. Mi sono imbarcato in questa avventura quando, visitando un parente in ospedale ho visto dei giovani e meno giovani drogati che urlavano e si rotolavano a terra in attesa del metadone, uno spettacolo tremendo, da quel momento…” “Ci penserò, anch’io odio gli spacciatori di droga.” Dopo due giorni Ciro convocò Alberto e senza profferir parola gli porse un biglietto ( pizzino in termini mafiosi) con un nome e cognome: Riccardo Valenti, residenza Torre Faro – frazione di Messina senza alcuna altra indicazione. Quel che accadde il giorno dopo stupì oltremodo Alberto, in ufficio si era presentata Simone che: “Si ricorda di me?” “Non sei una bellezza che passa inosservata ma le femminucce degli amici per me non hanno sesso.” “Io invece ce l’ho ed ho bisogno di aiuto di un investigatore come te, anche se non più giovanissimo non sei male. Andiamo al dunque, sono fidanzata con Aurelio Prete che una mia amica lo ha visto a Villa Dante baciarsi con una ragazza, non intendo sopportare le corna.” “Ti faccio  risparmiare i soldi, se non ne sei innamorata lascialo senza problemi.” “Il consiglio si paga?” “Si venendo con me a Torre Faro, se non ricordo male sei di madre francese, io ho studiato il francese a scuola, ricordo a memoria alcune poesie, ho sempre amato questa lingua.” “Allora debutto di Alberto come attore, vai.”  “La poesia è di Jacques Prévert, titolo: Paris at night. ‘Trois allumettes une à une allunées dans la nuite, la première pour voir ton visage tout entier, la seconde pour voire tes yeux, la dernière pour voire ta bouche et l’obsurité tout entière pour me rappeler tout cela en te serrant dans mes bras.” Alberto aveva appena finito di recitare che si trovò le labbra di Simone ‘incollate’ sulle sue, due labbra e una lingua calde e profumate oltre che sapienti. “ Ti avevo detto che la femminucce degli amici per me non hanno sesso!” “Invece per me ne hanno quando mi piacciono, sono una romantica e mai un ragazzo lo è stato con me, i giovani di oggi…lasciamo perdere.” Alberto aveva ritenuto opportuno acquistare una Fiat Abarth 595 di seconda mano per non dare troppo all’occhio con la Jaguar. A Torre Faro, dopo il ristorante ‘La Risacca dei due Mari’ stavano sorpassando una villa isolata vicino al mare quando Simone: “Questa è la villa di zio Riccardo, torna indietro voglio salutarlo.” Era quello che Alberto voleva, conoscere di persona quel tale segnalato da Salvatore Settineri, quale migliore occasione? Al citofono “Chi sei?” “Zio sono Simone, vorrei salutarti.” Il cancello si aprì e Alberto posteggiò la sua Abarth vicino ad una fiammante Bentley Continental grigio argento. Alberto ci girò intorno due volte prima di entrare in casa dove un signore alto e panciuto li osservò da cima di una scalinata, capelli grigi, occhiali cerchiati d’oro dava l’idea di un commendatore della Repubblica. C’era un motivo per cui Riccardo non si era avvicinato ai due entrati, diffidenza verso tutto e tutti, d’altronde chi poteva dargli torto! Mohammed il cameriere tunisino che aveva aperto la porta blindata si inchinò ai nuovi arrivati e richiuse dietro di loro il portone. “Qual buon vento…” “Zio Riccardo ti presento Alberto il mio nuovo fidanzato, stavamo facendo un giretto da queste parti…” Hai fatto bene, se posso essere sincero penso che il tuo ‘nuovo fidanzato’sia un po’ …passato di età!” “Zio io sono per metà francese, Alberto è il primo romanticone che ho conosciuto, piacerà anche a te.” Alberto pensò: “Ho i miei dubbi con quel piattino che gli sto preparando!” Riccardo si dimostrò un buon padrone di casa, fece visitare la villa ai due, Alberto  si mostrò sorpreso di tante opere d’arte alle pareti, di mobili antichi e di un impianto stereofonico con altoparlanti in quasi tutte le stanze. “Complimenti per il suo gusto ed anche per l’auto che ho visto fuori, io sono un appassionato di motori  ma ovviamente…” “Ho capito, prima di andarvene, in onore di Simone, vi presterò la Bentley per in giretto intorno al lago, queste sono le chiavi.” Per fortuna Alberto sapeva guidare anche le auto con cambio automatico, fermò l’automobile allorché si rese conto di essere fuori dalla vista di qualcuno della villa, scese e disse a Simone “Mettiti alla guida, io sistemo questo aggeggio.” E pose una cimice nella parte interna sotto il sotto tetto della carrozzeria. Simone partì in modo brusco, era poco pratica di cambi automatici ma c’era un perché Alberto aveva chiesto alla ragazza di mettersi alla guida. Infatti al rientro in villa Alberto ebbe la certezza  che quella decisione era stata presa con ragione. “Perché vi siete fermati, io riesco a controllare la mia auto anche da casa.” “Ho accontentata Simone che voleva guidare lei.” La spiegazione fu accettata da Riccardo che: “Fatti viva più spesso anche se cambierai fidanzato!” frase seguita da una risata, in fondo Riccardo era un simpaticone. “Simone non ti meravigliare di quanto hai visto, tuo padre è d’accordo.” Ottenuta la spiegazione Simone si rasserenò e chiese ad Alberto: “Mi traduci in italiano la poesia di Prévert?” “Si ma senza il finale di prima: ‘Tre fiammiferi di fila accesi nella notte, il primo per vedere tutto il tuo viso, il secondo per vedere i tuoi occhi, il terzo per vedere la tua bocca e l’oscurità intera per ricordare tutto questo mentre ti stringo fra le braccia.’” Simone abbracciò Alberto con le lacrime agli occhi, nessuna conversazione fino all’arrivo a casa della ragazza. Salvatore vide la scena dalla finestra del primo piano, nessun commento. Alberto nei giorni seguenti dentro l’agenzia dell’investigatore privato seguì tutte le conversazioni di Riccardo Valenti che non gli interessavano quando una sera: “Two hours by night of the twenty-five Venetico Marina beach two motorboats and two trucks available” Tradotto in italiano: “Ore due di notte del venticinque, spiaggia Venetico Marina, due motoscafi e due camion a disposizione .” Alberto si recò in caserma a riferì quanto da lui appreso al Colonnello Comandate che lo ringraziò caldamente. L’operazione ebbe una risonanza nazionale: cocaina e hashish per una tonnellata, due scafisti, due camionisti e Riccardo Valenti arrestati, nave madre fermata al largo di Acireale. In famiglia Esposito e Settineri nessuno commentò gli avvenimenti. La notizia che non fece molto felice papà Salvatore fu: “Papà mi sono fidanzata con Alberto, non fare quella faccia, ho preso la testa dura da te, in viaggio di nozze andremo a Parigi a trovare mammina, felice?” “Felice un c…zo!” fu il commento poco convinto di Salvatore. Felice invece fu il Colonnello Comandante  che, in seguito a quel sequestro fece carriera e diventò Comandante in Seconda delle Fiamme Gialle.

     
  • 24 febbraio alle ore 17:51
    VALERIA LA RIBELLE

    Come comincia: Quando deve nascere un figlio un po’ per tutti c’è il problema del nome. Valeria, Rossi di cognome, era quello della madre di Maurizio Magliarditi la quale, da tradizionalista, partiva dal presupposto, senza eccezione, che il suo dovesse essere imposto alla nascitura se fosse nata una femmina, peggio sarebbe stata la sorte di un maschietto: Asdrubale come il nonno Magliarditi ma la sorte fu benigna col nascituro: femmina e quindi Valeria che vuol dire forte, robusto. Maurizio con gli anni aveva dimostrato che di scuola ne ‘mangiava’ poco e così il padre preferì rilevare per lui  un negozio di ricambi di auto ben avviato sotto casa in via Amba Aradam a Roma. Mauri (per i parenti ed amici) aveva incontrato ad un ballo una certa Gemma Colucci molto corteggiata, alla fine della serata riuscì a ‘strapparle’  un appuntamento e, dopo un po’ di tempo che si vedevano: “Caro sono incinta di te, festeggiamo?” Mauri non fu particolarmente felice in quanto giravano voci che la damina si ‘intrattenesse’ con altri baldi giovani ma, per evitare liti giudiziarie  e riconoscimento di paternità a mezzo del D.N.A., il buon Mauri fece finta di crederci e riportò la notizia, peraltro aspettata con ansia dai nonni, che stabilirono la data delle nozze e comprarono,  facendolo anche arredare, un appartamento nell’isolato da loro abitato per star più vicino al nascituro. Da precisare che il nonno era il ‘paperone’ di famiglia, oltre a terreni, fabbricati ed un sostanzioso conto in banca, teneva in cassaforte molte Sterline e monete Krugerrand affermando: “In tempo di guerra serve l’oro, il denaro è carta straccia. (Il vecchio già prevedeva una guerra!). Valeria faceva onore al suo nome in quanto a forza morale ma non era robusta anzi cresceva con un fisico longilineo, capelli lunghi castani e grandi occhi neri che esprimevano sfida! Fin da piccola era una lettrice formidabile, si riforniva dei libri della fornita biblioteca del nonno. A scuola per bravura superava tutte le colleghe cui era ovviamente antipatica soprattutto quando le insegnanti, in sede di consegna delle pagelle: “Ti diamo nove in tutte le materie, il dieci sarebbe la prima volta in questa scuola e non è il caso.” I professori non avevano citato il fatto che, alla prova del quoziente di intelligenza la baby aveva riportato un numero  alto, chissà da chi aveva preso in famiglia, non certo dal padre! Valeria leggeva di tutto anche libri considerati osé e, a tredici anni cominciò a rendersi conto di cosa volesse dire sessualità. Una volta, sotto la doccia, toccandosi il fiorellino le capitò di provare molto piacere, primo incontro col sesso. Talvolta per le scale le capitava di incontrare un signore circa trentenne di bell’aspetto ma sempre solitario. Notizie da parte della portiera Clotilde: “il professore si chiama Consalvo Freddi, insegna materie letterarie al liceo classico, è vedovo da sei mesi, niente figli.” Quando Valeria si metteva un’idea in testa… l’idea era quella di conoscere meglio Consalvo, solo il nome non le piaceva, lo avrebbe chiamato Salvo ma come agganciarlo? “Mamma ho problemi col latino, mi occorrono delle lezioni private.” Gemma cadde dalla nuvole, sua figlia così brava a scuola…ma l’accontentò a che se, malignamente, pensò, azzeccandoci, che c’era qualcosa di strano sotto quella richiesta. Fu la stessa Valeria a prendere contatti col professore a mezzo telefono il cui numero le era stato fornito dalla portiera. Per un improvviso suo capriccio anticipò il giorno di appuntamento  col professore il quale da dietro la porta:”Ennio ti apro.” E si presentò con i soli slip e rimase senza parole. “Aspettavo un mio amico, l’appuntamento era per domani…” “Non mi sono sbagliata, l’ho fatto apposta volevo vederla ‘nature’.” “Alla faccia della faccia tosta, vado a vestirmi.” “Quanti anni hai?”“L’età non conta ho un quoziente di intelligenza di 130 ed a scuola ho tutti nove, son venuta qui per lei, non è facile che un uomo mi piaccia, lei è speciale per i miei gusti.” “Non mi far dire cose ovvie ma ti rendi conto che potresti essere mia figlia!” “Non lo sono, l’unica cosa che non piace di lei è il nome, la chiamerò solo Salvo, mi dice qualcosa della sua vita o meglio mi dici…” “Ti dico che è meglio che ritorni a casa tua, tua madre…” “No, voglio conoscerla a fondo,  anzi conoscerti mi capisci?” “Io capisco che sei  da codice penale, ti prego torna a casa tua!” “Se insisti comincio a gridare forte dicendo mi stai violentando, mi crederebbero e passeresti un sacco di guai, mò come ti metti?” “Mi metto a sedere sul divano…” “Voglio baciarti in bocca per sentire che sapore ha.” Valeria fece seguire le parole con la ‘messa in opera’ delle stesse. “Il tuo giudizio?” “Non male, per ora non ti faccio vedere niente di me, fra l’altro ho poche tette, ci vediamo domani per…la lezione di latino.” La frase di Valeria fu seguita da una risata, ormai la baby sentiva di aver in mano la situazione ma voleva iniziare gradatamente a provare delle sensazioni sessuali. La sua andata dal professore non sfuggì a Clotilde: “Sei una ragazza intelligente non c’è bisogno dei miei consigli.” Quella più in crisi era  Gemma, si era accorta delle visita di sua figlia al professore sicuramente non per motivi di studio, era il caso di avvertire Maurizio ma non sapeva come l’avrebbe presa, d’altronde anche lei sera in crisi con suo marito il quale non la ‘guardava più’, forse aveva conosciuto qualcuna di cui si era innamorato con la conseguenza che lei aveva ripreso contatti con un suo vecchio amore di gioventù: certo Mario Salimbeni suo coetaneo. Mario era ancora scapolo per una serie di motivi, soprattutto per le malattie gravi dei genitori che seguiva personalmente ma il suo comportamento aveva allontanato un paio di ragazze che gli piacevano ma che non volevano aver problemi con i futuri suoceri. Mario era impiegato quale ingegnere al Genio Civile, talvolta allungava le trasferte per stare di più con i genitori affetti dal mordo di Alzheimer seguiti, talvolta,  da un vicino di casa caritatevole. “Mario sono Gemma, come stai?” “Mia cara ho il problema dei miei genitori, per il resto…” “Ti sei sposato.” “No, le ragazze che ho incontrato non volevano avere problemi con i miei.” “Mi piacerebbe rivederti, abito in via Amba Aradam , se ti va vieni a trovarmi di mattina, prima fammi una telefonata.” La telefonata della mamma era stata per caso intercettata da Valeria che ne pensò una delle sue, ‘beccare’ sua madre sul fatto. Nel frattempo seguitava a frequentare il professore: pian piano era diventata più intima e metteva in pratica gli atteggiamenti erotici visti alla TV di notte. Il professore era un po’ nel pallone, essere stato conquistato da una ragazzina che in campo sessuale ragazzina non era, ci volle del tempo ma giunsero anche a rapporti intimi, per Valeria una situazione normale, non tanto per Salvo che però si stava innamorando come uno scolaretto di una ragazzina che di testa dimostrava molto più della sua età. Gemma un pomeriggio alla figlia: “Mi sa che stai frequentando troppo quel professore, ormai sei alla fine dell’anno scolastico, vedi di smettere.” Mossa sbagliata con una come Valeria che pensò bene di fargliela pagare. Una mattina fece finta di andare a scuola, uscì di casa e vide l’auto dell’amico di sua madre posteggiata vicino al loro portone. A casa fece un’entrata trionfale nella camera da letto di Gemma che in quel momento dispensava le sue grazie all’amante. “Scusate ho sbagliato porta, seguitate pure, buon divertimento!” La sua era stata un’azione di una cattiveria, ma  di una cattiveria… insomma decisamente riprovevole che poteva portare a conseguenze inaspettate e sicuramente spiacevoli se venuta a conoscenza soprattutto dei nonni puritani all’eccesso. Gemma: ”Mia cara, non voglio cercare giustificazioni al mio operato, devi sapere che da tempo io e tuo padre siamo in crisi, sicuramente lui ha un’amante, io ho ritrovato un vecchio compagno di scuola col quale…” “Mamma non ti giustificare ma non chiedermi più nulla sulle mie visite a Salvo il professore, siamo, non so come dire, fidanzati va bene?” “Un giorno fallo venire a pranzo a casa nostra voglio conoscerlo di persona.” Salvo si presentò con un gran mazzo di rose rosse. “I fiori sono per me o per mammina, non ti basta la figlia vuoi farti anche la madre?” “Signora lei conosce sua figlia meglio di me quindi non faccia caso alle sue parole, forse le farebbero bene delle sculacciate!” “Con o senza mutande?” Valeria ancora una volta non si era smentita, in fondo però era una brava ragazza molto ma molto in fondo!

     
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