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Racconti di Alberto Mazzoni

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  • sabato alle ore 9:36
    L'AMANTE SPAGNOLA

    Come comincia: Calmette e Guérin erano due scienziati francesi che nell’ottocento avevano scoperto dei bacilli che poi portarono il loro nome. Cosa c’entrava Alberto, trentenne, maresciallo della Guardia di Finanza con questi due signori? Purtroppo c’entrava, dall’analisi delle sue urine era risultato un K, lettera eufemistica sostitutiva quella parola che fa paura: tumore, nel suo caso alla vescica. Ricoverato d’urgenza all’Ospedale Papardo di Messina Alberto aveva taciuto alla convivente Françoise la gravità della situazione, inutile allarmarla. Il maresciallo aveva conosciuto la francese alta, bionda molto fisicamente appariscente  mentre d’estate comandava il distaccamento di Panarea nelle isole Eolie, dal rapporto puramente sessuale il loro era diventato un rapporto affettivo tanto da andare ad abitare insieme a Messina in via Consolare Pompea. Françoise amava molto il mare, era nata a Marsiglia e già da piccola era una sirena sia fisicamente che come nuotatrice, di professione era insegnante di lingue: oltre al francese ed all’italiano conosceva anche il tedesco, Alberto era riuscito ad inserirla in una scuola privata. La baby in arte culinaria non era una particolarmente dotata, Alberto le aveva insegnato l’ABC della cucina italiana oltre a mettersi lui stesso ai fornelli. Nello stesso piano abitava una certa Barbara titolare di una palestra, alta, bruna, muscolosa e dallo sguardo penetrante. Alberto in passato aveva provato più volte ad ‘avvicinarla’ ma senza successo, dal suo corteggiamento aveva ricavato solo qualche sorriso che non aveva alcun significato pratico se non: ‘non te la do!’. Françoise era andato a trovare varie volte Alberto in ospedale guidando la sua auto A.R. Giulietta (era brava anche nella guida) ricevendo ogni volta assicurazione sulla sua salute. Finalmente il giorno della operazione chirurgica, andata a buon fine. Il dottore tale Salvatore Rotondo l’aveva rassicurato circa il suo futuro, doveva solo sottoporsi a delle fastidiose infiltrazioni alla vescica attraverso il pene, il germe che l’aveva colpito si chiamava Calmette Guérin  dal nome dei due scienziati francesi che l’avevano scoperto. Un pomeriggio Alberto fu autorizzato alla dimissione dal nosocomio, volle fare una sorpresa alla francese e si fece accompagnare a casa del chirurgo col quale aveva preso confidenza. Nell’aprire la porta di casa sentì una musica francese, la vie in rose, niente di particolare se non che la musica faceva da sottofondo alle prestazioni sessuali di Françoise e di Barbara sul letto matrimoniale, Alberto aveva scoperto il motivo del diniego alle sue proposte sessuali da parte di Barbara, non amava i ‘piselli’ ma i ‘fiorellini’.  Trambusto da parte delle due, Alberto mise in mostra ancora una volta il suo spirito romanesco: “Che ne dite di un trio, è il numero perfetto!” Barbara dimostrò di non essere d’accordo, si vestì alla meno peggio e rientrò di corsa a casa sua. A cena Françoise dichiarò di essere anche lei omosessuale, fine della storia con Alberto, il giorno dopo prese il treno e rientrò in Francia. Il bel maresciallo in licenza di convalescenza ogni settimana doveva sottoporsi al fastidioso lavaggio ella vescica, infermiere era un certo Calogero simpaticissimo che cercava di sminuire il fastidio di quelle operazioni con battute salaci.  Un giorno al posto di Calogero di presentò una ragazza decisamente piacevole, alta bruna, tipo  mediterraneo niente affatto sorridente, evidentemente aveva i suoi problemi. “Sto aspettando Calogero, è lui che dovrebbe…” “Sono Erica Galliego, sostituisco Calogero è stato trasferito al Pronto Soccorso, si metta sulla lettiga a pancia in su.” Alberto era rimasto interdetto, farsi prendere in mano ‘ciccio’ da una donna non per motivi erotici lo metteva in imbarazzo. “Signore dopo di lei ci sono altri pazienti…” Alberto chiuse gli occhi ma capì che ‘ciccio’,  sentendo odore di ‘topa’ si era eretto in tutta la sua altezza. “Signore faccia il bravo, in queste condizioni non posso operare, il suo pene deve essere a riposo.” Alberto celiò: “Ciccio’ a cuccia!” Naturalmente ‘ciccio’ non accettò il comando e restò altezzoso a godersi la scena. “Signore vada in bagno, se lo lavi con l’acqua fredda e poi ritorni.” Erica non si perse d’animo, andò al frigorifero, prese dei cubetti di ghiaccio, li mise in una scodella e: ”Provi con questo!” A questo punto ‘ciccio’ capì che non c’era ‘trippa pè gatti’ e si ritirò in buon ordine. Dopo l’operazione Alberto si rivestì e: “Chiedo scusa, ovviamente non l’ho fatto apposta, la prossima volta…” La volta successiva accadde la stessa storia, ‘ciccio’ non aveva imparato la lezione e finì nel ghiaccio, stavolta la lezione gli era bastata infatti alla successiva infiltrazione si presentò in ‘abiti dimessi’. “Vedo che il signorino ha imparato la lezione!” “Lui si ma il padrone no, che ne dice di pranzare insieme?” “E ti pareva che lei non ci provava, el caballero se quedará en blanco, penso non debba tradurre la frase.” “Lei non ha fatto i conti con la mia antica stirpe, i Romani conquistarono il mondo, io sono un loro discendente. La prenderò per la gola nel senso di invitarla al miglior locale di Ganzirri dove preparano piatti favolosi di pesce annaffiati col Verdicchio dei Castelli di Jesi da me fornito!” “Lei è fortunato, io mio stomaco sta gorgogliando e poi amo molto il pesce, nel menù dell’Ospedale si vede poco, mi faccia finire il mio lavoro e poi la seguirò al ristorante, ripeto al ristorante!” Tutte le storie hanno un inizio, Alberto sperò che avesse anche un seguito, la baby ne valeva la pena. Dopo circa un’ora si presentò Erica vestita in minigonna nera e in camicetta rosa era uno schianto, coi tacchi era più alta di Alberto.” “Lei bara, io sono senza tacchi!” “Non è per caso che lei…” “Ci mancherebbe altro e poi lei stessa ha potuto constatare…andiamo dentro, Rosario è stato avvisato. Erica si presentò con un sorriso e con: “Buenos días segñor Rosario.” “Alberto ti dai alle estere, l’ultima…” “Che ne dici di farti i famosi cazzarelli tuoi, ho tanto magnificato la tua cucina, datti da fare!” Rosario si era ritirato in buon ordine, capì che la sua battuta era fuori luogo. Si face perdonare con un brodetto in cui galleggiavano pesci di ogni specie, seguiti da altri pesci al cartoccio e, pistolotto finale da due aragoste già tagliate a metà. “Vedi cara il perché di quelle targhe Michelin all’ingresso del locale…un applauso al padrone.” Pranzo offerto da Rosario, Alberto sapeva come compensarlo in sede di verifica fiscale.“Col pancino pieno le cose sembrano diverse vero cara?” “Chi ti ha dato il permesso di darmi del tu?” “Noi romani siamo espansivi e non ci piacciono le distanze, c’è un detto romanesco che dice: “Tre palmi sotto il mento ce stá un bel monumento, nel caso mio due palmi!” Erica sorvolò su quella frase anche perché non l’aveva capita. “Adesso mi inviterai a casa tua come da prassi!” “Voglio essere originale, col tuo permesso andremo a digerire all’ombra di un cipresso (non quello confortato dal pianto)  nella pineta di Ostia. Anche questa citazione non era stata percepita da Erica che alla vista di Alberto che tirava fuori dal bagagliaio una coperta per metterla a terra…”Sei organizzatissimo, aveva ragione Rosario…” “È solo per evitare le formiche, da queste parti mordono come leoni!” “Che fantasia!” Erica dovette ricredersi quando delle formiche guerriere diedero ragione ad Alberto addentando un braccio di Erica. “Cacchio avevi ragione, forse è meglio andare a casa tua, dove abiti?” In via Fata Morgana.” Con la Giulietta di Alberto i due giunsero a destinazione, al quinto piano l’alloggio del signore, inaspettatamente Alberto prese in braccio Erica e così varcarono la soglia di casa. “Ti ringrazio del gesto ma ancora non hai capito che ‘non c’esce niente con me!” “Spero che tu non sia come la mia precedente compagna che ho  trovato nel mio letto con un’altra donna!” “Assolutamente no, se me la sento ti racconterò la mia storia, per ora godiamoci un po’ di musica, mi raccomando un lento…” “Posso approfittarne per abbracciarti con la scusa di ballare?” “Sono volgare se ti dico che hai la faccia come il culo?” “Con quella bocca puoi dire quello che vuoi, è una vecchia reclame di un dentifricio.” Musiche non più di attualità come quelle di Fred Bongusto, Frank Sinatra e simili si diffusero nell’aria creando una atmosfera romantica, mentre stavano ballando Alberto si accorse che Erica stava piangendo. Le lacrime femminili erano un punto debole di Alberto, strinse ancora più a sé la spagnola che gli chiese di sedersi sul divano. Ci volle del tempo prima che Erica ‘chiudesse le saracinesche’ degli occhi e cominciasse a sfogarti. “Io sono a Messina perché a Barcellona ho conosciuto un uomo affascinante, elegante, ricco. Mi ha detto di essere divorziato e dopo qualche giorno mi ha proposto di venire a Messina. Già da allora ero infermiera in una casa di cura privata, dietro molte insistenze del cotale lo seguii ed andai ad abitare sola in un’abitazione in via Cannizzaro, il signore che chiamerò Mario Rossi si scusò di non potermi  portare a casa sua perché la madre era molto possessiva e non voleva che suo figlio di sposasse di nuovo, niente figli. Io volli a tutti i costi essere finanziariamente indipendente e Mario mi procurò un posto di infermiera al ‘Papardo’ . Una collega dopo un po’ di tempo di disse la verità su  quel…, era sposato con due figli, la moglie era ricca e certamente lui non l’avrebbe lasciata, io dovevo fargli da amante a vita. Quando venne a casa in via Cannizzaro gli feci una scenata tremenda, molti si affacciarono alle finestre, Mario sparì di corsa dalla circolazione, era conosciuto nella Messina bene, unico suo  ricordo una cinquecento che nel frattempo mi aveva regalato, fine della storia.” “A questo punto penso che tu sia stata fortunata, la venuta in Italia ti ha portato alla conoscenza di un signore ‘povero ma bello’ come da titolo di un film, che ne dici?” “Per ora sono confusa,   mangio in mensa all’Ospedale, per la notte ho preso in affitto una stanza con servizi dove di solito soggiornano i parenti dei ricoverati.” “Se vuoi risparmiare l’affitto c’è una soluzione!” “Non ti offendere per ora non me la sento, la mia storia mi ha tanto colpito da portarmi ad odiare la classe maschile.” “Se per te va bene posso diventare gay…” “Non scherzare, non ti ci vedo proprio ma se e ripeto se diventassimo intimi ‘ciccio’ si alzerebbe di nuovo e non riuscirei a farti le infiltrazioni…

  • 18 maggio alle ore 9:44
    QUEM ILLA AMABAT...

    Come comincia: Iniziare un racconto con una citazione latina potrebbe sembrare  che l’autore voglia fare sfoggio di cultura e per  di più di una lingua morta ma che oggi è di nuovo in auge, viene apprezzata soprattutto all’estero. La citazione riguarda una poesia di Catullo in cui l’autore parla della figlia triste per la morte del suo passero che ella amava più dei suoi occhi. Omettendo una facile battuta un pó volgare la situazione poteva adattarsi ad Aurora quarantenne il cui marito era passato a miglior vita (da domandarsi chi ha creato questa espressione decisamente fuori posto quando si parla della morte). Il buon Lionello era un ricco proprietario di fabbricati e di terreni abitante a Messina al villaggio Aldisio  zona non certo chic della città ed allora come giustificare quella scelta data la notevole disponibilità di denaro del signore sopra citato? Era un ‘arpagone’ per dirla alla francese, tirchio, spilorcio, taccagno e pensare che il suo nome significa piccolo leone, ma quando mai, era piuttosto un pecorone! Dopo i funerali la bellissima sorpresa per la vedova Aurora che non immaginava mai che avrebbe ereditato un mucchio di proprietà, suo marito ufficialmente era un semplice impiegato al Comune. Anche nel vestire non era certo elegante, i suoi abiti erano datati e lavati molte volte, anche la moglie era stata costretta a seguire la stessa sorte ma ora…Prima cosa cambiare casa: una villa vicino al mare come sempre sognato,  aveva adocchiato un isolato vicino alla spiaggia di Torre Faro dall’altra parte della città, intorno un giardino ben tenuto con piante di alto fusto con una grande uccelliera ed un pollaio, le uova non sarebbero mancate ad Aurora. Il padrone, deceduto era un amante avicolo. Un solo intoppo se così si può dire, nel testamento Lionello, cattolico praticante (aveva pure questo difetto) aveva posto  una clausola per cui la consorte doveva insegnare gratis la sua lingua originaria, il tedesco in una scuola di monache ed aveva indicato pure quale: ‘Le Ancelle Riparatrici del SS. Cuore di Gesù’. Il solito iconoclasta avrebbe avuto da ridire sul fatto che il Cuore di Gesù aveva avuto bisogno di riparazioni ma per tale categoria è pronto un posto all’Inferno! Aurora al suo arrivo all’istituto ebbe il benvenuto dalla badessa certa Virginia Maria, incartapecorita e dall’aspetto decisamente acido che però salutò con entusiasmo la nuova venuta che le faceva risparmiare un bel po’ di  soldoni non avendo bisogno di ingaggiare una professoressa di lingue. Aurora tedesca, nata vicino al confine francese conosceva pure quella lingua oltre che il latino. I primi giorni di novembre non si trovò bene in quell’ambiente, le alunne erano distratte, poco interessate alle lezioni, l’insegnante capì che molto probabilmente era colpa dei professori che non riuscivano a far partecipi le allieve all’andamento scolastico, anche l’atmosfera era grigia…Una mattina pensò bene a qualcosa di diverso, dall’uccelliera prelevò un pappagallo bellissimo e querulo e lo portò in classe ma non aveva fatto i conti con un difetto del pennuto che, appena in aula sul suo trespolo esordì con ‘buongiorno puttane!” Stupore generale e poi una risata collettiva, nessuna si aspettava quell’esordio, ad Aurora non rimase altro che mettere il cappuccio a quel maleducato ma evidentemente non era colpa del volatile se ripeteva frasi apprese dal padrone. Il giorno dopo Anacleto, questo il nome del volatile scritto su una targhetta della sua gabbia rimase in villa, sostituito a un passerotto che era stato allevato a mano dal padrone e quindi aveva molta confidenza con l’uomo. Lasciato in libertà nell’aula  ‘ciccio’ volando da un banco al’altro aveva attirato l’attenzione delle ragazze e quel giorno non si fece più lezione. La presenza di ‘ciccio’ era diventata una partecipazione giornaliera, alcune volte era confinato in gabbia cosa non gradita al pennuto che una mattina trovata aperta la finestrella della sua ‘prigione’ pensò bene di provare finalmente la libertà e volò fuori dalla finestra senza più ritornare. Aurora stava facendo una lezione di latino e pensò bene di prendere lo spunto da quell’episodio per citare la poesia di Catullo che riportava un simile avvenimento: “Lugete  o Veneres cupidisesque et quantum est hominunm venustiorum passer mortus est meae puelle  quem plus illa oculis suis amabat…leggete e traducete il resto della poesia  da voi, nel nostro caso il passero non è morto anche se avrà vita difficile a procurarsi da mangiare, talvolta la libertà… Il concetto di libertà risuonò nei pensieri di Aurora, lei luminosa, splendente  come da significato del suo nome era tristemente sola soprattutto la notte…ma i maschietti che le giravano intorno non erano di suo gusto: infantili, presuntuosi, pieni di boria per il loro fisico ‘tartarugato’ finché un giorno fu chiamata in direzione, c’era il padre dell’alunna Mariella Sidoti che le voleva parlare. Aurora capì il motivo, sia figlia a scuola era disattenta e non studiava a casa. “ Sono Giovanni Sidoti, mi sono accorto che mia figlia Mariella di scuola ‘ne mangia poco’, forse c’è un motivo: sua madre…ha preso il volo con un toy boy, la ragazza è rimasta scioccata e non riesco ad aiutarla, vorrei qualche consiglio da parte sua, potrebbe darle delle ripetizioni o parlarci, gliene sarei grato.” Il signore  dimostrava un  profondo sconforto. Seguitò il discorso: “Sono impiegato al Comune, conoscevo suo marito, lo chiamavano ‘Pappagone’, era conosciuto per la sua spilorceria, quand’era al bar aspettava che qualcuno gli pagasse il caffè, girava con una vecchia moto inglese la B.S.A  sulla quale un bello spirito di collega aveva coniato un motto: ‘Bisogna Saperci Andare, Anche Senza Benzina, Batte i Sessanta All’ora’. Vedo che dopo la sua morte lei è rinata, in passato l’avevo intravista mal vestita e dall’espressione del viso affranta, anche senza essere religioso ricordo un motto della Bibbia riferendosi ai morti che recita: ‘Il loro odio, la loro gelosia il loro amore sono già periti,’ lei finalmente è una donna libera!” Aurora guardò meglio il signor Sidoti, un signore serio di circa quarant’anni dallo sguardo triste, gli fece pena e: “Faccia venire mia figlia a casa mia a Torre Faro, ormai ha sedici anni e può venire con l’autobus di linea, questo è l’indirizzo.” “La ringrazio, se non le dispiace l’aspetterò fuori alla fine delle lezioni.” Quando Aurora uscì vide che Giovanni Sidoti stava ammirando la sua Mini Cooper verde, un capriccio della dama acquistata dopo il lieto pardon il luttuoso evento. “Io sono amante dei motori, una Mini per di più Cooper è una bomba, la mia vecchia Cinquecento posteggiata lì vicino si starà vergognando!” Aurora sorrise. Finalmente aveva conosciuto una persona di suo gradimento. “Facciamo così: io con la mia Mini andrò avanti fino a Torre Faro, lei con sua figlia mi seguite, troveremo il pranzo pronto, a casa mia c’è una cameriera di nome Gina che provvede alle faccende domestiche. Causa il traffico ci volle mezz’ora per giungere alla villa che fece sberluccicare gli occhi a Giovanni che tenne per sé le sue impressioni. Anche Mariella sorrideva contenta, finalmente fuori dalla modesta casa in via Cola Pesce dove viveva col padre, casa che le era diventata malaccetta dopo la…partenza della madre. Finito il pranzo Aurora mostrò il giardino ai due ospiti che, passando dinanzi al trespolo del pappagallo si beccò dei: ‘cornuti’ con la erra arrotata, solo un sorriso da parte dei tre. “Mariella che ne dici di andare nel mio studio a fare i compiti, mi raccomando impegnati, quando avrai finito potrete andarvene.”  Mariella felice della nuova situazione corse dentro casa, i due sedettero su una panchina dinanzi ad una fontana con al centro il dio Nettuno col tridente in mano. Fu Giovanni a rompere il silenzio: “Penso che ambedue abbiamo gli stessi problemi la solitudine, inoltre io ho Mariella che mi dà preoccupazioni, vorrebbe un motorino che hanno le sue compagne di scuola, sinceramente non posso permettermi quella spesa, di natura sono uno spirito allegro ma le vicende della vita…” D’un tratto si trovarono abbracciati, ad Aurora spuntarono delle lacrime, che le stava succedendo, era da tempo che non avvicinava un uomo, perlomeno uno che le piacesse e Giovanni…Padre e figlia restarono in compagnia di Aurora sino al dopo cena poi rientro a casa senza parlare, dentro di loro era subentrato del benessere psicologico per loro inusitato. Era sabato, niente lezioni da parte di Aurora, il suo giorno libero che la signora impiegò per fare una spesa ma non per lei, un motorino ‘SCARABEO 6’ presso una concessionaria di motocicli, si fece rilasciare una ricevuta che mise dentro una busta  insieme alla foto del ciclomotore con destinataria Mariella Sidoti. Alla fine delle lezioni chiese alla ragazza di accompagnarla alla sua auto, le consegnò la busta in attesa delle reazioni che furono imprevedibili: Mariella letto il biglietto cominciò a baciare la professoressa dentro l’auto suscitando la curiosità delle altre alunne. Finito lo sbaciucchiamento, la ragazza chiese di essere accompagnata al Comune, attese l’uscita di suo padre, le raccontò l’accaduto, Giovanni non sapeva come comportarsi se ringraziare semplicemente o essere più espansivo, optò per una stretta di mano con finto baciamano. “Porto con me  Mariella in auto, tu Giovanni  seguici con la Cinquecento.” Il tu fra i due fece sperare alla signorina che fra di loro fossero iniziate le manovre di avvicinamento. Finito il pranzo Aurora volle brindare con lo spumante, un goccio anche per Mariella dal bicchiere di suo padre. Aurora prese ad accompagnare la sua alunna anche alla scuola guida, dopo venti giorni il sospirato patentino che fece ‘prendere il volo’ alla ragazza che orgogliosamente girava per la città con la faccia sorridente. Prima di cena in casa Sidoti arrivò una telefonata di Mariella: “Papà sono a casa di Angela Bonsignore mia compagna di classe, che ne dici, ti passo sua madre Virginia.” “Signor Sidoti può stare tranquillo, sua figlia resterà a dormire a casa mia.” Una ispirazione improvvisa: “Cara Aurora stanotte  mia figlia resterà a dormire a casa di  una sua compagna, una tristezza infinita mi ha pervaso, che ne dici di consolarmi!” “Dilla tutta, vieni…” La Cinquecento si era trasformata in una Ferrari, tutta a tavoletta fino all’arrivo alla villa di Aurora che aprì la porta, era dietro i vetri ad aspettarlo. “Sei volato, avrai distrutto il motore di quella povera macchina, mi sa che ne devi comprare una nuova.” “Per ora pensiamo a noi, m’è venuto un sonno improvviso…” “Io non lo chiamerei sonno ma piuttosto voglia di fare lo ‘zozzone’ con me. Sei fortunato perché la mia cosina è consenziente.” Un doccia in comune, i due si guardavano reciprocamente il corpo, era la prima volta che si vedevano nudi, Aurora restò perplessa nel vedere un coso piuttosto lungo e grosso di Giovanni , non assomigliava a quello che ricordava di suo marito. Giovanni capì la situazione e: “Sarò delicato, prima un cunnilingus e poi…” Il signore fu di parola, Aurora dopo tanto tempo di astinenza se la godette alla grande;  a notte inoltrata i due preso a dormire, il sonno non del giusto ma degli stanchi sessuali.  La mattina dopo la professoressa ‘marcò’ visita come pure l’impiegato comunale, erano le dieci ed ancora stavano a letto guardandosi negli occhi soddisfatti. “Io le ho contate, te ne sei fatta sei, ti ricordi…” “Mó mi metto a fare la ragioniera sessuale, penso che meriti una gratificazione per la tua prestazione, che ne dici di mandare in pensione la Cinquecento ed acquistare un’auto nuova.” “La mia passione è acquistare un’Alfa Romeo, possibilmente rossa.” “Vada per l’Alfa Rossa ma te la dovrai meritare a letto!” “Ho capito sono diventato un macró alla francese, uno stallone, spero di essere all’altezza!” “Stavo scherzando, mi sono innamorata di te ed anche di quella scimmietta di tua figlia che da furbacchiona ha pensato bene di andare a dormire da una compagna di scuola per lasciarci soli, ricordati che il mondo è delle donne che a furbizia superano di gran lunga i maschietti!” “Penso che avrò una vita agra.” “Toh, ha citato un romanzo di Luciano Bianciardi, sei diventato di colpo un intellettuale acculturato?” “Quando mai, a me interessa solo la topa!”

  • 13 maggio alle ore 9:45
    DAIANA BRASILIANA DEL NORD

    Come comincia: Daiana Ferreira da brasiliana poteva essere classificata con i  canoni con cui l’immaginario comune  distingue le ragazze di quel paese: alta di statura, tette prorompenti, vita stretta, gambe chilometriche e soprattutto un popò che muoveva in maniera  molto sensuale da far esaltare la fantasia dei maschietti, in particolare di quelli  italiani. Ma la ragazza aveva una particolarità: era bionda con gli occhi verdi segno tangibile che qualche nordico si era ‘intrufolato’  nella sua stirpe conoscendo da vicino qualche femminuccia della sua famiglia. La ragazza aveva vinto una borsa di studio all’Università di Bologna e stava percorrendo, in aereo i novemila chilometri di distanza dal suo paese. Durante il viaggio per sgranchirsi le gambe aveva preso a camminare lungo il corridoio e poi, supportata dal battimano dei maschietti presenti si esibì in un ballo in cui il popò aveva la sua parte preponderante. Il personale dell’aereo le chiese di smettere, secondo loro ci andava di mezzo la stabilità dell’aereo, forse una scusa delle assistenti di volo femmine un po’ invidiose,  fisicamente non erano alla sua altezza.  Daiana, ventenne era in compagnia della madre Denise quarantenne bruna. Guardandole bene era difficile distinguere la madre  dalla figlia anche se differente era il colore della loro pelle., un bel duo! A Madrid l’unico scalo aereo, prima di giungere a Bologna. In quell’occasione le due brasileire furono circondate da maschietti che facevano a gara a chi offrirle la colazione al bar dell’aeroporto. Denise era nata in un quartiere povero di Rio de Janeiro, da piccola era stata affidata ad una sarta per imparare il mestiere. Era subito diventata brava e tanto intelligente da imitare nei vestiti delle signore i capi più rinomati rinvenuti nelle riviste di moda europee. Andando avanti negli anni aveva aperto una sartoria sua che presto era diventata rinomata presso le signore ‘bene’ della città. Nel frattempo le era capitato un ‘incidente’ che aveva portato alla nascita di Daiana. La  ragazza nel tempo si era dimostrata brava negli studi ed aveva conseguito la maturità a pieni voti. In un giornale locale aveva notato un concorso in cui un benefattore italiano di Bologna metteva in palio una borsa di studio per una ragazza brasiliana, Daiana aveva superato la prova e questo il motivo della sua andata nella città felsinea. Aveva ricevuto il nome e l’indirizzo di una pensione in cui alloggiare, la mamma aveva ritenuto opportuno accompagnarla, cuore di mamma sempre in ansia per i figli, e così aveva venduto la sua attività ricavando un bella somma di denaro. A Bologna le due donne si erano  istallate alla pensione ‘Mazzoni’ la cui titolare, romana, era particolarmente  affabile. Armida, questo il suo nome sistemò Daiana e Denise in una camera matrimoniale con bagno. La mattina dopo la neo matricola si presentò alla segreteria dell’Università e così iniziò il suo corso di studi in medicina. Vedendo alcuni poveri dei bassifondi della sua città ammalati senza cure mediche aveva promesso a se stessa di aiutarli nel curarli gratis. Denise passava il tempo girando per Bologna e facendo qualche acquisto di scarpe e di vestiti, nei momenti liberi faceva compagnia ad Armida vedova, simpatica ed allegra. Avviati con successo gli studi Daiana pensò ad uno svago il sabato e, dietro consiglio della padrona della pensione scelse il Disco Club in cui si suonava musica rock dal vivo. Appena giunta in sala in compagnia della madre, la ragazza fu presa d’assalto dai ragazzi, per loro una brasiliana era una novità sperando soprattutto che fosse disponibile, pia illusione. C’erano anche alcuni giovani vestiti  all’ultima moda, azzimati e pieni di borie con fuori una Ferrari o una Bentley,  si consideravano quelli che non devono chiedere mai ma,  con un sorriso di Daiana li mandava in bianco e per ripicca andava ad invitare lei il più scalcinato della sala. Dopo due anni di permanenza nella città dotta, un pomeriggio in sala da ballo  si presentò a Daiana un giovane che con un inchino, educatamente le chiese il permesso di ballare con lei, non era il solito sciocco. La giovane acconsentì e rimase sorpresa quando il cotale, presentatosi col nome d Andrea le parlò in portoghese: “o que faz una mueher brasileira un Bolonha?” “Balla e parla italiano.” “Sono Andrea Ferrari, meglio così, il mio portoghese zoppica un po’.” “ Sono studentessa all’Università in Medicina, ho vinto una borsa di studio messa in palio in Brasile da un benefattore di Bologna, appena laureata ritornerò al mio paese, son qui con mia madre.” Cosa strana Daiana si era aperta col Andrea, gli aveva ispirato fiducia. “Una confessione, come ballerino sono un ‘pista piedi’ alle signore quindi  evito di chiederle di ballare, se non le dispiace mi piacerebbe parlare con lei, vorrei sapere qualcosa della sua terra.” A quel punto Daiana pensò: “Tu vorresti ben altro….Il Brasile è un grande paese ricco ma pieno di contraddizioni, ancora ci sono la favelas, in modo indegno di vivere per le persone civili, quando tornerò al mio paese mi darò da fare per aiutare i più poveri, torniamo al mio tavolo dove c’è mia madre.” Andrea rimase basito: “Questa è tua madre? L’avrei scambiata per tua sorella, penso di trasferirmi nella tua terra!” Denise accettò il complimento, diede la mano ad Andrea e lo invitò a sedersi.  Poco dopo furono raggiunti da un signore anziano che: “Andrea vedo che hai fatto amicizia, mi presenti le signore?” “Mio padre Bertoldo (Bartòld in bolognese), Daiana Ferreira, figlia e Denise Costa madre.” Anche Bertoldo ebbe la stessa impressione del figlio ma evitò di commentare le uguaglianze delle due donne.” Daiana e Andrea si recarono al bar: “Mi pare di aver visto nella  biblioteca dell’Università un libro dal titolo: Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno, chi ha dato questo nome strano a tuo padre?” “Evidentemente mio nonno per un motivo ben preciso, per far contento suo padre piuttosto ricco e che voleva che il suo nome si tramandasse, se avrò un figlio mi guarderò bene dall’appiopparglielo!” Alle due Andrea venne fuori con una proposta: “Che ne dite di passare la notte nella nostra villa vicino Bagnarola, non vi stupite del nome, è un bel posto domani vi riaccompagnerò dove vorrete.” Le due donne si consultarono con lo sguardo e: “Va bene, telefoniamo alla padrona di casa che non ci venga a prendere.” Daiana nel vedere la Stelvio Alfa Romeo rossa: “È la macchina che ho sempre  sognato, vorrei guidarla…ho la patente italiana.” ”Intervenne Denise: “Vorrei arrivare ala vecchiaia…” I due signori accondiscesero alla richiesta e l’improvvisata autista si mise al volante con vicino Andrea che mise in azione il satellitare che ben presto accompagnò i quattro sino a destinazione. Villa Sofia era a tre piani: sotto il garage e ripostigli, al primo piano cucina, salone e sala da gioco (Bertoldo era amante del poker), al terzo piano camera matrimoniale e stanze per gli ospiti con servizi, sopra una colombaia dove in vari ‘cassetti’ sostavano dei piccioni viaggiatori, un hobby di Bertoldo. Al’attivo dell’auto un abbaiare forsennato di un volpino che  aveva annusato degli estranei. Andrea  prese Pucci per la collottola ma quando le due donne scesero dall’auto l’animale prese a far le fusa ed a muovere la coda. “È strano stò cane, alcune volte è ‘camurriuso’ come dice Alfio il mio amico siciliano ora tutto miele.” Andrea aperto il portone  prese in braccio Daiana per farla entrare. Bertoldo: “C’è stato un matrimonio o mi sbaglio?” Tutti risero ma era evidente il gesto del giovane aveva per lui un significato ben preciso (anche per Daiana). Nel salotto gli accordi: la mattina Bertoldo sarebbe andato in  azienda con la Stelvio, Andrea avrebbe ceduto la sua Fiat 594 Abarth a Diana per recarsi all’Università e lui sarebbe andato con la vecchia 500 di suo padre nello studio dell’avvocato dove era apprendista. Denise come passava il tempo dato che alla conduzione della casa provvedevano due cameriere ed un uomo tuttofare? Aveva scovato in garage una bici e con questa girava per le vie della cittadina e di quelle vicine. Il prode Bertoldo occupato nel mandare avanti la sua ditta di import di caffè, piante e frutti tropicali oltre che di pappagalli, altro suo hobby oltre quello dei piccioni. Un giorno non si sentiva particolarmente bene, non aveva digerito e pensò bene di rientrare a casa e chiamare il suo medico. All’arrivo in villa incontrò Denise che stava uscendo con la bici per il suo giro mattutino, vedendo il biancore del suo viso Denise scese dalla bici e si precipitò a sorreggere Bertoldo accompagnandolo sino al salone. “Per favore chiama il dottor Gatti, il numero telefonico e nella rubrica sul tavolo. Dopo circa mezz’ora si presentò un giovane biondo, sorridente che: “Devo stilare un certificato di morte, chi è deceduto?” Bertoldo alzò una mano, si sentiva svenire. “Il dottore visitò sommariamente Bertoldo e: “Sono disturbi neuro-vegetativi, una pillola e rimettiamo in piedi questo signore, gli ho detto di sposarsi, sarebbe la cura migliore per lui.” “Grazie, sei sempre caro, prenditi una bottiglia qualsiasi nella vetrinetta, ti chiamerò come testimone alle mie nozze!” Bertoldo forse per effetto psicologico della visita del dottore si stava riprendendo rapidamente, tanto rapidamente che prendendo spunto dalle parole del medico: “I consigli dei dottori debbono essere seguiti, che ne dici se ci sposiamo?” Denise rimase sorpresa, non era cosa di tutti i giorni che le mancassero le parole…Cercò di cavarsela con una battuta: “Debbo chiedere il permesso a mia figlia!” Bertoldo si allontanò e ritornò con un astuccio, lo aprì, anche stavolta Denise rimase basita, un anello con un brillante veramente grosso, probabilmente della defunta moglie. Approfittando della confusione mentale di Denise Bertoldo si fece più audace: “Che ne dici di un assaggino della luna di miele?” Il disturbo neuro-vegetativo era scomparso come pronosticato dal dottor Gatti. Il pomeriggio al rientro in villa di al rientro di Andrea e di Daiana Denise, piuttosto timidamente mostrò il regalo del padrone di casa, i due giovani lì per lì con commentarono poi capirono che la cosa migliore erano le congratulazioni e così fecero. Sicuramente Bertoldo aveva più volte assaggiato la topa di Denise perchè dopo un mese, a tavola: “Non so se vi farà piacere ma avrete una fratellino o una sorellina, quali dei due preferite?” Ad Andrea venne in mente una vecchia barzelletta che ad analoga domanda, il nuovo nato già grande di età rispose: “Mio papà voleva un maschio, mia mamma una femmina, sono nato io….li ho accontentati entrambi.” Andrea si rifugiò sul classico: “Citando il Rigoletto di Verdi vi dico:’questo o quello per me pari sono, m’è venuta in mente un’idea, il pargolo potrà far imparare a Daiana come cambiare pannolini e delizie del genere.” “Se è una proposta di matrimonio te lo puoi scordare, ho promesso a me stessa di rientrare in Brasile per aiutare i poveri, se te la senti di seguirmi…” Andrea orami si era innamorato  di Daiana, quella affermazione fu un duro colpo per lui, lasciare Bologna era praticamente impossibile e quindi… Il giovane sembrava un cane bastonato, spesso quando era in casa passava il tempo con le cuffie all’orecchio per ascoltare musica, Daiana per conto suo studiava o leggeva un libro allora fine della storia? Il buon Mercurio protettore di Andrea fece commuovere Daiana che un pomeriggio che erano soli in casa lo invitò con gli occhi ad andare in camera da letto. Li per lì  Andrea non si rese conto dell’invito ma quando Daiana fu più esplicita: “Braciolettone vuoi o no venire a letto con me?” Immediatamente la prese in braccio e la depositò sul letto matrimoniale del padrone di casa. Nel rapporto intimo Daiana dimostrò di non essere più vergine, cosa che poco importò ad Andrea che malignamente, invece della classica marcia indietro restò a lungo nella topa della novella sposa. Anche Daiana ebbe come regalo di fidanzamento un  gioiello di un maestro orafo di Valenza, un collier bellissimo e costosissimo. Quando dopo un mese a Daiana non vennero le mestruazioni la ragazza si recò da un ginecologo ed ebbe la conferma, sarebbe diventata mamma. Rientrata a casa si chiuse nella sua stanza, ad Andrea che aveva bussato ala porta: “Sparisci maiale, hai infranto tutti i miei sogni!” Ovviamente la notizia venne a conoscenza di Denise e di Bertoldo che invece si fecero delle  matte risate, madre e figlia incinte, un bel quadretto! Daiana restava chiusa in casa, non frequentava più l’Università, era in profonda crisi, non sapeva che decisione pendere quando l’esperienza e  la saggezza materna… “Ti sei prefissata e aiutare i poveri del nostro paese, non  c’è bisogno che rientri in Brasile, ogni mese puoi fare una donazione ad un istituto  per anziani o ad una casa per bambini abbandonati e così avrai realizzato  la tua promessa. Daiana si convinse, riprese la vita di prima, si riappacificò con Andrea e a distanza di due mesi vennero alla luce Anna e Sofia, bellissime. Quella nascita fece affermare a Bertoldo: “Figlio mio noi maschietti siamo in minoranza, il mondo è delle donne come da un vecchio film di Lauren Bacall.

  • 06 maggio alle ore 13:18
    LA SOLITUDINE

    Come comincia: Alberto, sessantenne congedato col grado di maresciallo dalla Guardia di Finanza di colpo si accorse che qualcosa era cambiato nel suo cervello: da amante della compagnia, delle feste e soprattutto delle belle donne una mattina di colpo si scoprì scontento della vita sin lì vissuta e decise di colpo di cambiarla radicalmente. Uscì nel cortile della sua villa di Torre Faro in quel di Messina,  abitazione situata vicino al mare e si accorse che il mare, una volta per lui fonte di piacere gli era diventato estraneo, triste, quasi nemico. Salì sulla sua Panda  e si avviò verso la città. Da via Garibaldi imboccò la via Palermo che conduceva ai monti Peloritani. Giunto sin quasi alla vetta, a mille metri di altitudine scorse sulla destra un piccolo sentiero che conduceva all’interno, lo imboccò stando attento a non strusciare l’auto alla sinistra sulla montagna ed ad destra per non finire nel burrone, il sentiero era più che altro una trazzera. Ad un tratto scorse un cartello: ‘Vendo terreno di  cinquemila metri quadrati, telefonare al numero….’ Quella scritta, in quel posto era perlomeno inusuale, Alberto notò che vicino scorreva una specie di fiumiciattolo proveniente dalla montagna sovrastante, il posto gli piacque. Girò l’auto in una spiazzo e rientrò a casa soddisfatto…ma di che, dentro di sé aveva preso una decisione importante. A casa, acceso il telefonino che non aveva ancora messo in funzione, cosa strana perché era la prima operazione che faceva la mattina chiamò il numero trovato su quella scritta in montagna: “Sono Alberto Minazzo, mi interessa il terreno che ho visto sui Peloritani.” “Sono Salvatore Celi, non ho la macchina,  deve venire a casa mia a Galati San Anna.” Cacchio, quello abitava dall’altra parte della città, Alberto usò il navigatore satellitare e dopo mezz’ora si trovò dinanzi ad un’abitazione a tre piani. Suonò al citofono con la scritta Celi e gli rispose una voce di donna: “Sono Antonella, chi vuole.” “Alberto Minazzo, ho un appuntamento col signor Celi.”  “Terzo piano.” La ragazza non era niente male anzi era proprio una bellezza tipica  siciliana, capelli neri lunghi sin quasi alla vita,  occhi verdi, altezza media, sorridente, in un altro momento Alberto si sarebbe buttato. ”Forse vuole mio nonno, si accomodi in salotto glielo chiamo, nonno…” “Salvatore Celi dimostrava tutti gli ottant’anni di età che aveva, non sembrava in buona salute,  fu  cortese con l’ospite. “Mi scuso ma non mi sento molto bene, anzi per niente bene, maledetta la vecchiaia…se lei è interessato al mio terreno possiamo metterci d’accordo, tempo addietro volevo costruirvi una casetta ma ora…Mi fa piacere aver trovato qualcuno che lo apprezza, mi ci ero affezionato.”  “Anch’io vorrei andare a stabilirmi lassù, è un posto meraviglioso, aria pulita, paesaggio distensivo, gli uccellini di contorno, un fiumiciattolo…quanto ho sempre sognato.” “Dato che lo apprezza sarò più contento venderlo a lei, un mio amico notaio ha tutte le carte da me firmate, si chiama Santo Diotallevi, ha lo studio in via Ghibellina, gli telefonerò per avvisarlo, il prezzo per lei è ventimila Euro, buona fortuna.” Alberto si ritrovò dinanzi Antonella che: “Spero che quando avrà costruito una casetta mi inviterà a visitarla.” Alberto  rispose solo un sorriso, una volta non si sarebbe fatta sfuggire l’occasione ora…che gli stava succedendo?  Contattò Franco Tomasello geometra conosciuto durante una verifica fiscale ed a cui aveva fatto un grosso piacere, gli spiegò la situazione e gli chiese di elaborare un progetto per realizzare una casetta sui monti Peloritani, per l’energia elettrica pannelli fotovoltaici sopra l’abitazione, per l’acqua una vasca sotto il pavimento, acqua proveniente dal fiumicello, probabilmente non potabile, per bere avrebbe comprato la minerale. Dopo quindici giorni: “Caro Maresciallo, venga nel mio studio in via Garibaldi, le sottoporrò il mio progetto.” Alberto lo apprezzò subito: gli spazi era ben divisi e funzionali, al piano terra cucina, con annesso salottino, televisione e, a parte i servizi, sul soppalco raggiungibile con scala a chiocciola la camera da letto e gli armadi. “Questo è l’indirizzo di due operai, Gino ed Alfio di cui mi faccio garante, sono bravi professionalmente, sono pure muniti di auto, provvederanno anche all’ acquisto dei materiali occorrenti, verrò, col suo permesso all’inaugurazione.” Dopo un mese la casetta aveva preso forma, la mano d’opera con i materiali era costata altri trentamila Euro compreso un recinto in ferro e le sbarre alle finestre, Alberto ringraziò Gino ad Alfio e diede loro ulteriori mille Euro ciascuno, erano stati proprio bravi.  Per precauzione si era munito di licenza da caccia ed aveva acquistato un fucile e delle cartucce non per uccidere quei poveri uccellini ma per difesa personale, era un posto troppo isolato. Nel frattempo aveva venduta la villa di Torre Faro recuperando un bel po’ di denaro che, oltre alla liquidazione era diventato una somma notevole tale da consentirgli un futuro assicurato insieme alla pensione. La prima notte Alberto la passò in bianco, quel silenzio assoluto era per lui inusuale abituato com’era al rumore del mare, solo la mattina riuscì a prendere sonno. Un po’ di ginnastica per non perdere l’allenamento e poi colazione, in cucina c’erano tutti gli elettrodomestici trasportati dalla vecchia abitazione, una novità: dei cinghiali allo stato selvaggio giravano intorno al recinto. Alberto munito di scarponi girò per la sua proprietà, si sentiva felice, pensò agli anacoreti…ma lui non aveva nulla in comune con quei fanatici. Prima di lasciare l’abitazione a Torre Faro aveva incontrato il parroco con cui aveva rapporti di amico-antagonista. Il cotale dal nome religioso simile al suo, don Roberto spesso lo punzecchiava per la sua qualità di ateo, pronosticando un futuro di andata all’Inferno, Alberto gli opponeva la solita storiella che gli appartenenti all’Inferno che erano si peccatori ma che si divertivano da matti rispetto agli appartenenti al Paradiso che il sesso non lo praticavano. “Finalmente lassù nella nuova casa sarai più vicino alla Madonna, chissà che non ti possa convertire.” “Non sei ben informato, in passato tutti cercarono la tomba della Madonna, non trovandola misero in giro la favoletta che la Madonna era ‘salita’ in cielo, ci sarebbe molto da ridire anche perché avrebbe avuto  qualche problema a respirare dove non c’è ossigeno oltre al fatto che lassù fa molto freddo…” “Andrai all’Inferno con tutte le scarpe e non avrai modo di divertirti, all’Inferno c’è solo penitenza…” Passa un giorno, passa l’altro venne l’inverno, qualche spruzzata di neve ed un avvenimento inatteso: un passerotto, infreddolito si era posato all’esterno di  una finestra, Alberto la aprì ed il volatile entrò dentro casa, ne aveva apprezzato subito il calore ma non abituato alla compagnia dell’uomo si era rifugiato sul soppalco. Unico modo di avvicinarlo era offrirgli del cibo, sicuramente era affamato, Alberto sbriciolò del pane, lo mise sul tavolo con vicino una tazzina d’acqua. Ciccio, così lo nominò Alberto dopo un attimo di incertezza scese dal soppalco e si mise a beccare il pane ed a bere dalla tazzina. Alberto non si avvicinò, Ciccio guardava il padrone di casa con un  misto di diffidenza e  di gratitudine, Alberto sicuramente gli aveva salvato la vita, era un maschio, lo dimostrava il nero delle piume sotto la gola. Il padrone di casa prese una scodella, ci mise dentro del cotone idrofilo e la posizionò sopra il frigo, dopo un attimo di incertezza Ciccio ci si posizionò felice e contento, gli animali sono intelligenti forse quanto gli uomini. La mattina dopo Ciccio era vicino alla finestra, forse voleva andar fuori, Alberto gli aprì la finestra, il passerotto volò via, forse amante della sua libertà, il padrone di casa ci rimase male ma capì che era meglio non costringere il pennuto a restare dentro casa contro la sua volontà. Alberto si era recato in un supermercato per far il pieno di vettovaglie, c’era molta gente, in fila dinanzi a lui capitò una biondona poco vestita, la classica che si domanda ‘chi è la più bella del reame?’ e che ‘tutto concede’. Il suo carrello era pieno sino all’orlo, Alberto non poteva cambiare fila e quindi restò speranzoso che la cassiera, in verità molto veloce sbrigasse gli acquirenti prima di lui. Che ti fa la biondona? Lascia il carrello e sparisce, forse aveva dimenticato qualcosa  da acquistare. Rottosi i zebedei, dopo un  po’ di tempo Alberto spostò il carrello dinanzi a lui e si posizionò col suo dinanzi alla cassiera. Nel frattempo ritorno della signora che in tedesco cominciò ad inveire contro Alberto il quale, pur non conoscendo quella lingua capì che non erano complimenti. Arrabbiatosi, in perfetto romanesco: “ A’ kartofen vedi d’annà a fanciullo!” Nel frattempo era intervenuto il direttore che parlava tedesco e riuscì a calmare la Valchiria. Tornando in ‘villa’ Alberto notò che Ciccio era rientrato dalla finestra aperta, era l’ora del pasto pure per lui.  In un negozio per animali ed aveva acquistato del mangime adatto ad un passero, Ciccio lo apprezzò moltissimo e lo ‘fece fuori’ quasi tutto poi, posizionatosi sopra una spalla di Alberto prese a beccargli dolcemente un lobo dell’orecchio, forse era un modo per ringraziarlo. La primavera portò delle novità: una mattina Ciccio uscì more solito dalla finestra ma non fece più ritorno, Alberto capì che per lui era stato un richiamo della primavera per cercarsi una compagna. A quell’altezza l’estate non era fastidiosa per il caldo anzi di notte Alberto usava mettere sul letto una copertina leggera. Il signore passava il tempo passeggiando per il bosco, talvolta trovava dei frutti molto a lui graditi, la solitudine non gli pesava anche se avrebbe voluto avere con sé Ciccio ormai suo compagno fisso. Il suo desiderio fu accolto un pomeriggio di settembre quanto Ciccio si presentò in casa in compagnia di un suo simile, sicuramente una femminuccia, lo si rilevava dal grigio chiaro delle penne sotto il petto. Dapprima Ciccia si rifugiò sul soppalco poi, visto il comportamento del compagno si avvicinò anche lei al becchime, erano ambedue affamati. A rompere il tran tran giornaliero era stato l’improvviso arrivo di Antonella la nipote dell’ex proprietario del terreno che bussò alla porta piuttosto energicamente. Alberto un po’ meravigliato la riconobbe, la fece entrare stringendole la mano. Spettava alla ragazza dare spiegazioni: infatti poco dopo: “Mi ero rotta dei miei compagni di Università, su di loro ho un giudizio pessimo: superficiali, vanesi che pensano solo al sesso, non fanno altro che vantarsi delle loro imprese sessuali, pietosi…” “Allora sei venuta a cercare un vecchietto che nulla chiede in quel campo…” “No, molto probabilmente sento il bisogno di staccare la spina e, col suo permesso vivere qualche giorno in isolamento stile eremita…guarda guarda due passerotti…un novello San Francesco.” “Ti presento Ciccio e la consorte Ciccia, spero che si abitueranno alla tua presenza, hai portato una ventata di gioventù, benvenuta! Per il vitto nessun problema, per l’alloggio, se resti, ti devi accontentare di dormire sul letto matrimoniale vicino a stò vecchietto.” “Ma quale vecchietto! Sei più giovanile di tanti giovani, posso darti del tu?” “Vada per il tu ed ora che pensi di dimostrare le tue virtù nell’arte  culinaria?” “Non sono una chef ma ci metterò tanta buona volontà.” “Io nel’armadietto tengo dei medicinali contro il mal di stomaco” celiò Alberto, ormai si era creato u n clima di piacevole intesa. Al momento di coricasi grandi risate, Antonella aveva indossato il pigiama in bagno, lo stesso aveva fatto Alberto che: “Non sono un puritano e lo stesso penso di e, che ne dici di mettere da parte la pudicizia, d’altronde sai bene che sono fuori allenamento e quindi…” Inaspettatamente Antonella: io ho il brevetto di allenatrice che ne dici….” Antonella mise in atto la sua abilità con la ciolla di Alberto e, dopo vario tempo riuscì nel suo intento, il pisello aveva rialzato la testa con ovvie conseguenze piacevoli per il padrone. La ragazza rimase vari giorni sin quando suonò il suo telefonino: doveva rientrare in città per sostenere degli esami all’Università. Un arrivederci silenzioso, solo un abbraccio e poi la baby ripartì col suo motorino. Primavera, Ciccio e Ciccia avevano preso il volo, Alberto capì  il richiamo della natura, sperava solo di rivederli in autunno. Antonella si faceva viva a tratti, per lei quel posto era diventato un rifugio, riferiva a suo nonno della casa messa su da Alberto, quella casa che aveva imparato ad apprezzare come pure il suo padrone. Gli anni passano in fretta soprattutto quando non si è più giovani, Alberto pian paino dovette riconoscere ch le sue forze diminuivano di giorno in giorno, tutto intorno a lui era cambiato, Ciccio e Ciccia non si erano fatti più vivi, Antonella gli aveva comunicato che si sarebbe maritata, a questo punto provò il peso della solitudine. Non aveva paura della morte che ormai sentiva imminente che infatti lo raggiunse una sera di un giorno di novembre particolarmente uggioso conforme con l’avvenimento luttuoso. Antonella sentì di dover andare a trovare il vecchio Alberto e con la station wagon del marito Fabio si recarono all’eremo. Aperta la porta la ragazza si trovò di fronte la scena che non aveva immaginato: Alberto si trovava immobile sul divano al pian terreno, gli occhi aperti, sicuramente deceduto da qualche giorno. Sul tavolo documenti circa la proprietà dell’immobile, la carta di identità di Alberto ed un testamento olografo con cui lasciava tutti i suoi beni ad Antonella. Dopo un attimo di smarrimento la ragazza chiese a suo marito di caricare il cadavere sulla sua auto per consegnarla ad un’impresa di pompe funebri in viale della Libertà a Messina. Il titolare dell’esercizio chiese i documenti del morto ed assicurò che avrebbe provveduto lui alle numerose pratiche burocratiche, a mezzo di ‘amici’ avrebbe evitato l’autopsia del cadavere. Antonella scelse la più bella e costosa bara. “Mi sembra eccessivo spendere tutti quei soldi, nessuno la vedrà più una volta inumata.” Antonella non rispose a Fabio ma non gradì la sua osservazione, lasciò al titolare dell’impresa un assegno di cinquemila Euro. Fra le carte di Alberto c’era anche un fac simile di cosa scrivere sul marmo della tomba: ‘Una nuvola impalpabile mi ha dolcemente abbracciato. Saluti a tutti e….a presto!’ Spiritoso sino all’ultimo. Alberto fu inumato nella cappella della famiglia Celi sopra quella del nonno anche lui deceduto. Dopo quindici giorni Antonella al marito. “Andiamo a vedere se il marmista ha posto la lastra sulla tomba di Alberto.” “La tua è diventata una fissazione, sempre di mezzo stò Alberto, ormai è morto…” Antonella guardò in viso il marito, in un attimo prese una decisione: “ C’è un altro morto, sei tu perché te ne andrai via subito da casa mia, ha capito subito!” “Ma cara…” “Ti do il tempo di raccogliere le tue cose e poi chiamerò i Carabinieri denunziandoti per stalking…” Fabio sparì dalla vita di Antonella che, finiti gli studi e con seguita la laurea in lettere prese ad insegnare, non  ne volle più sapere di maschietti, le bastava il ricordo del suo vero amore per quel delizioso vecchietto di nome Alberto.

  • 01 maggio alle ore 7:34
    ALBERTO IL BENEFATTORE

    Come comincia: Alberto cinquantenne, dopo trenta anni di lavoro era in pensione con un bel po’ di denaro depositato in banca sia in azioni che obbligazioni. Non vorrei che a questo punto il solito lettore pierino saltasse su col dire ”Col lavoro onesto non si fanno soldi!” A parte caro signore (si fa per dire) che non sono fattarelli suoi se lei ha studiato latino ricorderà il detto ‘pecunia non olet’  e poiché ho qualche dubbio sulla sua cultura glielo traduco ‘il denaro non puzza’. Alberto un pó per il fiuto di guadagno che aveva innato, un  po’ per fortuna impiegò una bella somma su i ‘Bitcoin’ operazione che lo avevano reso milionario.  Da quel momento cambiò il suo tenore di vita comprando un’abitazione di lusso di trecento metri quadrati in viale San Martino a Messina ed acquistando, pur tenendo la vecchia Cinquecento per comodità di parcheggio, una Alfa Romeo Giulia omnia accessoriata apprezzando in particolare la gentile voce femminile che, una volta inserito il navigatore satellitare gli indicava come giungere a destinazione senza dover consultare carte topografiche. Poi gli era sorto il problema di come impiegare il tempo a parte qualche sporadica avventura con femminucce affascinate dalle sue tempie grigie e dal suo stile di uomo maturo ma ancora in forma. Gli venne in mente quando da suo padre, ateo, era stato iscritto a scuola in un istituto religioso. Il papà  giustificò al figlio questa sua scelta affermando che ognuno doveva avere una sua personalità scegliendo le proprie idee facendosi influenzare solo dalla lettura di testi di differenti opinioni in qualsiasi campo. Alberto si era dimostrato lettore accanito ed aveva dato filo da torcere ai poco illuminati preti che, nei compiti in classe, chiedevano agli allievi di manifestare le proprie idee sulla religione. Male gliene incolse ai ‘bacarozzi ‘ come volgarmente vengono chiamati dal popolino, Alberto una volta scrisse che nel mondo c’erano centotrentasette religioni e solo sette di ispirazione cristiana e quindi…, giustificò poi Giuda per il suo tradimento in quanto questo evento era stato previsto dal  Signore onnipotente e quindi non meritevole di punizione come pure il peccato di Adamo ed Eva con la stessa motivazione che per Giuda. Altro argomento scottante: perché gli ecclesiasti facevano i furbi appendendo alle pareti  degli esercizi commerciali  crocifissi  o icone di santi e di madonne al fine di evitare il pagamento di imposte allo stato italiano? Ai preti non restò altro che chiamare il padre di Alberto affinché ritirasse da scuola il suo figlio dichiaratamente ateo (e rompiballe). Durante le feste natalizie Alberto venne a sapere di banchetti organizzati dalla Curia in cui ai poveri venivano offerti pasti gratis, domanda ovvia: gli altri giorni dell’anno di cosa si cibavano i poveracci satolli solo a Natale ed a Capodanno? In seguito i signori sacerdoti per non essere sorpassati in beneficenza da istituti laici, obtorto collo approntarono  mense giornaliere. Idea di Alberto: aprire un locale per ‘dar da mangiare agli affamati’ come prescritto in una delle ‘sette opere di misericordia’ di cristiana prescrizione. Detto fatto: interpellato Giovanni suo amico e valente avvocato venne a sapere che l’edificio di un istituto di suore in  piazza Castronovo era in vendita motivazione: poche vocazioni. Considerato che nessun acquirente si era fatto avanti, le pretese delle suore si erano notevolmente ridimensionate così Alberto poté acquistarlo ad un prezzo conveniente.  Un architetto di fede atea progettò, gratis, l’interno dell’edificio per ospitare circa cinquanta persone, nome dell’istituto:  ‘Casa di accoglienza Giordano Bruno bruciato vivo per eresia’ come da targa posta sopra la porta d’ingresso.  All’inaugurazione ovviamente non fu invitato nessun appartenente all’Arcivescovado per la benedizione di rito come era avvenuto in altre analoghe occasioni. All’ingresso era stato posto il regolamento che prescriveva che nessuno potesse entrare con indosso distintivi di qualsiasi genere. Questa regola aveva messo in crisi varie categorie di persone: monache, preti, appartenenti a vari club, insomma chiunque portasse emblemi che identificasse un genere di individui. Di notte il solito fanatico religioso aveva scritto sul muri del convitto una epigrafe minacciosa nei confronti del proprietario. Alberto dopo aver fotografato la scritta, fece denunzia del fatto ai Carabinieri e fece porre delle telecamere di video sorveglianza al fine di poter rintracciare altri eventuali writers. Altra precauzione: installare delle ‘cimici’ in ogni locale per controllare eventuali infiltrati che potessero danneggiare in qualche modo il buon nome della casa di accoglienza. Alberto si riservò un locale per uso ufficio in cui c’erano oltre la scrivania: un lettino,  un computer e un monitor dove venivano riportate le immagini di tutte le stanze. Per il personale scelse solamente delle femminucce giovani impiegate in cucina, in sala mensa e per la sistemazione delle camere da letto. Unica eccezione Rosalia  (Lia), una signora anziana vestita di nero che aveva rappresentato la sua recente vedovanza con tre figli a carico, aveva il viso quadrato come pure il fisico più alto della media e piuttosto robusto. La stessa era l’unica autorizzata ad accedere nell’ufficio del padrone di casa, dava affidamento per serietà. Alberto non voleva essere ‘schiavizzato’ dalla casa di accoglienza ed allora convocò Lia, l’unica a cui dava del lei: “Signora per motivi personali non posso passare molto tempo qui dentro, lei sarà il mio alter ego, avrà, in mia assenza la responsabilità dell’andamento della ‘baracca’, il suo stipendio sarà raddoppiato.” “Grazie” Lia era di poche parole. Una mattina Alberto nel suo ufficio stava leggendo il giornale quando dando uno sguardo al monitor si accorse che in cucina Aida, rimasta sola, stava vuotando una bottiglietta di liquido dentro la pentola dove  sarebbe  stata cotta la pasta. Corse verso la cucina, durante il tragitto incontrò Lia: “Venga con me.” Aida fu subito immobilizzata da Alberto e trasportata a forza in ufficio. “Cosa hai messo in pentola?” Scena muta da parte della ragazza. Alberto chiamò il 112 spiegando brevemente la situazione, dopo circa un  quarto d’ora apparvero due Carabinieri che presero in consegna Aida, a lei riproposero la domanda sul contenuto della bottiglietta immesso in pentola, altra scena muta. I Carabinieri allora interessarono i Nas che si presentarono con il loro armamentario, prelevarono vari campioni di acqua dalla pentola e poi la sigillarono. Fu chiamato un avvocato d’ufficio al quale spiegarono la situazione, i Carabinieri volevano essere in regola con la procedura per evitare ‘furbizie’ da parte dell’interessata. Scoperta dai documenti dove si trovava l’abitazione di Aida, una pattuglia si recò in via Placida dove una donna con indosso lo hijab aprì la porta. “Parla italiano?” “Un poco.” “Abita qui Aida?” “Mia sorella.” “Questo è un mandato di perquisizione, entriamo in casa.” L’arredamento dell’abitazione era a dir poco povero ma in uno sgabuzzino i militari scoprirono un computer, uno di loro pratico del settore dopo molti tentativi riuscì a mettersi in contatto con un sito islamico in cui erano magnificati la lotta armata e come poter colpire i ‘miscredenti’. Dietro autorizzazione del sostituto di turno, i Carabinieri fra la curiosità dei vicini di casa portarono con loro la sorella di Aida che non fece resistenza. Ad Alberto fu richiesta una sua relazione sui fatti, la pentola incriminata fu la sola traccia dell’avvenimento, per il resto silenzio assoluto, dopo vario tempo sulla stampa nazionale apparve la notizia che, partendo da Messina i Carabinieri erano riusciti a smantellare varie cellule islamiche  sparse in tutta Italia, cellule che volevano colpire anche le chiese cattoliche. Passata la buriana, la serenità ritornò all’interno della casa di accoglienza, anzi il mancato pericolo rese più compatta l’amicizia fra i suoi componenti. Alberto una mattina di una domenica  stava poltrendo al caldo del letto (era inverno) quando suonò il citofono, quando gracchiò per la terza volta Alberto pensò che fosse cosa importante e: “ Chi rompe?” “Sono la signora Matilde, lei non mi conosce, son venuta a recapitarle la sua pubblicazione ‘L’Ateo’ a me pervenuta erroneamente.” Alberto  riuscì ad aprire completamente gli occhi, indossò una vestaglia sopra il pigiama. Uscita dall’ascensore gli apparve una bionda, una bionda che più bionda non si può (espressione copiata da un comico televisivo). “Chiedo scusa se sono poco presentabile.” “Mi è giunta, insieme alla mia una copia della pubblicazione ‘L’Ateo’ a lei indirizzata, eccola qua.” “La ringrazio, la prego di accomodarsi nel salone, mi rendo presentabile e poi, se lei è d’accordo potremmo andare a pranzare in un locale qui vicino.” “Accordato, posso visitare la reggia?” “Grazie per il complimento, faccia pure.” Alberto con  calma si rasò la barba, fece una doccia e poi indossò il ‘vestito della festa.’ “Adesso sono presentabile, posso offrile un aperitivo.” “Preferisco mangiare, un certo languorino…” All’ingresso i due furono accolti dal proprietario, Alberto era un cliente di riguardo. Dopo un finto baciamano alla signora: “Complimenti Alberto, ‘semper ad meliora’”, poi vedendo la faccia di disapprovazione di Alberto. “Se me lo permettete provvedo io per il menù.” Salvatore aveva compreso la gaffe. Matilde ci rise sopra: “Pare che questo sia il posto dove lei conduce le sue conquiste!” “Sempre di meno, ormai l’età…” “Non si sottovaluti, ha il fascino delle tempie grigie.” “E lei della gioventù.” “Non ha il coraggio di chiedermi gli anni? Non ho remore a dirglieli: ventisei e non mi dica che potrebbe essere mio padre!” La frase fu seguita da una risata da parte della signora che seguitò: “Non mi chiami signora, sono signorina e lo ribadisco con forza come dicevano in un film di Frank Capra due zitelle incartapecorite.” “Mi fa piacere esserci scoperti pieni di humour, penso potremo darci del tu e, se me lo permetti pago io il pranzo, sono un po’ superstiziosa e ritengo che porti fortuna quando al primo incontro è la femminuccia a saldare il conto.” La mancia di cinquanta Euro fece sbarrare gli occhi al vecchio cameriere Osvaldo che ringraziò con un inchino. “Facciamo un giro in auto, è posteggiata in garage.” “Complimenti una Giulia allora non sei tanto vecchio se ti sei comprato una macchina sportiva! Me la fai provare?” Alberto sorrise e pensò: “ E tu che mi fai provare?” “Non fare pensieri lascivi, non almeno al primo incontro!” Alberto capì che aveva trovato ‘duro’, scese dalla parte del guidatore dove si istallò Matilde che subito dimostrò di essere un buon ‘manico’ con  partenza con  sgommata. In autostrada verso Catania: “Se vai a questa velocità non solo perdi i punti della patente ma se superi i quaranta più del previsto te la ritirano .” “Ed allora tu mi farai da autista venendomi a prendere a casa, magari anche in orari inconsueti, sarò ad aspettarti.” “Mi fermo in questa piazzola, voglio rilassarmi spostando la spalliera del sedile indietro.” Detto, fatto Matilde afferrò Alberto per il collo e lo baciò a lungo. “Non sono un gallinaccio…” Matilde ripartì: “Direzione casa mia hai qualcosa in contrario?” “No visiterò la tua reggia e…” “Non ti aspettare niente , oggi hai avuto un assaggio, ti può bastare!” Tilde, il diminutivo di Matilde, era molto impegnata col lavoro, era capo sala in un Istituto ortopedico in via Ducezio, comunicò ad Alberto l’impossibilità di incontrarlo per motivi che gli avrebbe comunicato a voce. Alberto sopportò un  periodo di astinenza sessuale, che fosse la vecchiaia…Non se ne preoccupò più di tanto, per passare il tempo rispolverò un vecchio hobby, la fotografia. Acquistò una Canon con tutti gli accessori  di ultima generazione, ormai la pellicola era un lontano ricordo, c’era una scheda in cui si potevano immagazzinare anche cinquecento scatti. Non contento, pensò di metter su un laboratorio di sviluppo e di stampa in uno sgabuzzino di casa sua, gli costò un occhio della testa ma poi pensò a quanto fosse più gratificante stampare da solo le foto, magari qualcuna osé, forse pensava a Tilde immaginandola in costume adamitico o meglio evitico. La dama si faceva viva solo per telefono, solita giustificazione lavoro che la impegnava tutta la giornata, sembrava più una scusa che la verità ma…Una mattina di domenica alle undici insistente suono del telefono: “Sto riposando al calduccio del letto, non vengo fuori nemmeno se sei miss mondo!” “Ti deve bastare miss Matilde  che ti viene a trovare a casa e così potrai poltrire ancora a letto!” Alberto comprese che era l’ora del ‘la tromba la mattina è una rottura di coglion’ di  militare memoria e con un balzo lasciò il giaciglio e corse ad accendere i riscaldamenti. Dalla finestra vide una Abarth 124 spider entrare in cortile, che fosse lei? Era lei,  svelato l’arcano dell‘amore per la velocità di Tilde! “Mia cara dal viso mi sembri  piuttosto stanca…” “Non ho avuto tempo di fare colazione, per favore preparami un cappuccino con qualche dolcetto.” Nel frattempo Tilde si era introdotta nel bagno per una doccia e ne era uscita con indosso un accappatoio di Alberto. “Posso dire sotto il vestito niente!” “Ho capito, ecco quello che volevi vedere!” “Apparve un corpo longilineo, piccole tette, vita stretta, e, giratasi un bel popò poi un pube con ‘pelame’ nero. “Si, non sono bionda naturale, finito di mangiare  approfitterò del tuo letto penso ancora caldo, del tuo corpo e del tuo profumo.” Matilde chiuse gli occhi, si era addormentata. Alberto pensò che non era il caso di andare al ristorante, si mise al lavoro in cucina, era abbastanza bravo e mise su un pranzo con i fiocchi. Dopo due ore decise che la signora si era riposata abbastanza e con la bocca fece il suono della sveglia militare: “Tu tu tu tu tu tu tu tu tu, la sveglia la mattina è una rottura di coglion…” “Sei un sadico, nel più bello…” “Non mi va di andare al ristorante, mi accontenterò di un panino.” “Invece l’Albertone ha preparato un pranzo con i fiocchi!” “Mai mangiato un pranzo con i fiocchi, spero non sia avvelenato!” Tilde fece seguire la battuta con un bacio che fece svegliare un ‘ciccio’ ormai a riposo da tempo. “Ora no, voglio che sia una cosa dolce non mi interessa la sveltina, comunicala al tuo ‘socio’. Il ‘socio’ non la prese bene ma si ritirò in buon ordine, c’era odore di ‘cosina’ da gustare più tardi. Alla fine del pranzo riposo sul divano col televisore acceso. Solite notizie negative: omicidi soprattutto di donne, guerre in tutto il mondo ed altre schifezze varie che indussero Alberto di spegnere la TV. “Caro penso sia il caso di raccontarti le mie vicissitudini: sin da piccola sono vissuta in una casa per orfani, mia madre, mai conosciuta, mi aveva abbandonato alla mia nascita. Crescevo senza affetto come puoi immaginare, a sedici anni  un addetto all’istituto mi violentò, tanto dolore soprattutto fisico che mi portò a giurare a me stessa eterno odio per gli uomini. Questo mi portò a ‘frequentare’ da vicino una mia compagna più grande di me che amava  le femminucce più  dei maschietti.  Alla maggiore età l’ho persa di vista, con l’aiuto finanziario di una benefattrice nobildonna io ed altre mie colleghe siamo riuscite a studiare fino alla laurea. Ho vinto il concorso di capo sala e da allora la mia vita è cambiata soprattutto ultimamente quando è stata ricoverata una signora anziana con osteoporosi e con un femore rotto. Mi ha chiesto di starle sempre vicino e quindi, oltre al mio lavoro ho svolto le mansioni di infermiera di notte. Una mattina la signora ha fatto chiamare il direttore della clinica a cui ha chiesto l’intervento di un notaio, voleva far stilare un testamento valido a tutti gli effetti, niente ai nipoti. Alla sua morte ho appreso che mi aveva lasciato i suoi beni piuttosto sostanziosi poi sei apparso  tu, fine della storia.” Alberto e Tilde si guardarono a lungo senza profferir verbo, in seguito si abbracciarono ma nulla di sessuale, erano ambedue commossi. Morfeo li colse sino al mattino successivo. “Ho una fame indiavolata, presto amore mio, prepara una colazione coi fiocchi, sono in vacanza per un mese ma non ti illudere… Stavolta i due uscirono e presero la 124 di Tilde la quale stranamente aveva smesso  di fare gli slalom fra le macchine che la precedevano, andava così piano che gli automobilisti dietro di noi, inviperiti,  cominciarono a suonare i clacson. “Che ne dici di fermarti in uno spiazzo?” “Niente da fare, per ora mi sto rilassando tutto rimandato sul tuo giaciglio.” La situazione di evolse come desiderava Tilde: inizio con baci da parte di Alberto su tutto il corpo dell’amata, il fiorellino si dimostrò subito recettivo con orgasmi multipli che lubrificarono la vagina di Matilde tanto da farle percepire con poco dolore l’entrata trionfale di un ‘ciccio’ alla massima potenza. La mattina seguente Alberto trovò sul comodino un bigliettino che recitava: ‘ Un cinquantenne sarà un buon padre?’ Una festa alla grande organizzata da Lia aspettava i due che alla loro entrata alla casa di accoglienza furono gratificati da un forte e lungo applauso da parte dei presenti i quali in coro: ’Discorso, discorso, discorso!’ “Mie cari che dirvi, questa è Matilde  mia moglie con cui spero di avere un erede,  siete tutti nel mio cuore ed ora buon appetito!” L’istituzione voluta da Alberto, per sua volontà, seguitò a funzionare anche dopo la sua morte in seguito alla quale fu apposta, dalla vedova e dal figlio Adalberto una  targa  all’ingresso per ricordare chi era stato il suo promotore.

  • 30 aprile alle ore 9:57
    GLI ICONOCLASTI DEL SESSO

    Come comincia: Alberto non era più giovanissimo (per usare un eufemismo) e poi in quanto a malattie…Un suo amico medico romanogli aveva detto: “Arbé, famo prima a le malattie che nun c’ihai che quelle che c’ihai!”  informazione poco confortante oltre che presa per i fondelli, belle notizie per un vecchio tombeur des femmes settantenne purtroppo quasi a risposo! Sul suo sito aveva scritto. ‘Sono nonnobomba che mangia, beve e talvolta tromba!’ Con quel ‘talvolta’ aveva cercato si salvare la fama di ‘fucker’. Ricordava quante gaffes aveva volutamente commesso col suo spirito, la più rilevante quando, alla facoltà di architettura sulla lavagna aveva scritto: ‘Il  culo è architettura’ solo che l’insegnante femmina era brutta, antipatica, presuntuosa a soprattutto piatta! Richiamo orale da parte del Rettore dell’Università che lo aveva in simpatia che se si era fatto delle matte risate, ufficialmente non poteva tollerare quell’aforisma fuori posto. Ma non era la prima volta che il buon Alberto si faceva richiamare dagli insegnanti: allorché frequentava il terzo liceo classico in un istituto religioso di Roma si era esibito con: ‘Il culo? È la vagina dei cattolici!’ Inutile dire la buriana che aveva innescato, cacciato in malo molo dalla scuola, per evitare guai  agli esami di Stato aveva cambiato città beccandosi i rimproveri di mamma Adele ma con qualche sorriso di papà Armando fervente ateo. Alberto anche da anziano aveva mantenuto il suo studio di architetto in via Condotti a Roma, aveva pochi clienti perché non aveva molta voglia di impegnarsi in progetti importanti, il suo studio era frequentato da ragazzi e ragazze iscritti alla facoltà di architettura che andavano a prendere lezioni dal vecchio maestro apprezzato anche per il suo spirito romanesco. Aveva un po’ lo stile di Vittorio Gasmann che si era esibito con questo aforisma: ‘Il sesso, le cosce, due belle chiappe ecco la vera religione, la sola idea politica, la vera patria dell’uomo.’ Alberto enunciava con enfasi sacri principi dell’architettura prendendo in giro anche se stesso, per far scena nello studio vestiva come quei pittori impressionisti dell’ottocento francesi tipo Degas o Manet. Talvolta non rientrava a casa in via Merulana, dietro lo studio aveva fatto approntare un letto ed un bagnetto che in passato erano serviti per…ora quasi solo per riposare, Alberto non era nato per fare il vecchio! Per sua fortuna le testa ancora ‘gli reggeva’  ed i suoi insegnamenti erano apprezzati dagli allievi, lui invece avrebbe apprezzato le grazie di qualche allieva particolarmente procace! I genitori di Alberto  provenivano  da Jesi una cittadina in quel di Ancona. Era nato in quel centro marchigiano dove il padre era direttore di una banca, aveva studiato al liceo classico sino alla quinta ginnasiale poi si era trasferito a Roma con la famiglia. Un giorno, per festeggiare il 71° compleanno gli venne in mente di intraprendere  con la sua  Stelvio Alfa Romeo un viaggio superando le montagne dell’Umbria per approdare nella città del Verdicchio. Nell’albergo ristorante in viale della Vittoria dove aveva preso alloggio quotidianamente apprezzava saporiti piatti a base di pesce ‘innaffiati’ dall’eccellente vino locale, a Jesi non aveva più parenti dei suoi genitori. Una mattina entrando nel bar Bardi, il più grande e lussuoso del paese vide seduta ad un tavolo una ragazza che assomigliava moltissimo ad una sua compagna del liceo classico, certa Rosanna con cui aveva amoreggiato ai tempi della scuola. Con la faccia tosta di cui era  provvisto si avvicinò al tavolo e:”Mi presento, sono Alberto a suo tempo compagno di liceo di Rosanna, lei le assomiglia in maniera notevole, dovrebbe essere sua figlia.” “Si accomodi, Rosanna è mia nonna, io sono la nipote Matilde, mia madre si chiama Mirella.” Alberto rimase basito, aveva saltato una generazione, dimostrazione della sua sopraggiunta vecchiaia, rimase muto in  piedi sinché Matilde: “Si accomodi, mi faccia compagnia, aspetti faccio una telefonata e si allontanò: “Nonna sono da Bardi, per te una sorpresissima, vieni subito!” “Vedo cha lei ha già consumato, cameriere per me  un Campari Soda.”  Dopo un quarto d’ora: “Mirella vedo che sei in buona compagnia, mi presenti il signore?” “Alberto riconobbe Rosanna, anche se ovviamente invecchiata ancora portava i segni dell’antica beltade, era elegantissima in un vestito spezzato rosa e nero. Un po’ di imbarazzo da parte dei due poi Matilde: “Vi lascio soli avrete tanto da raccontarvi!” Alberto e Rosanna si guardarono a lungo negli occhi, era passato un lungo lasso di tempo, con la mente stavano passando in  rassegna i momenti passati insieme. A scuola erano compagni di banco, fuori, entrando nel portone di casa di Alberto si scambiavano qualche bacio appassionato ma tutto finiva lì, oggi…Alberto parlò per primo: “Mi sono sposato ed ho divorziato dieci anni addietro, assoluta incompatibilità di carattere, me la sono spassata con femminucce varie senza impegni sentimentali, ho svolto la mia professione di architetto, i miei progetti andavano quasi tutti bene, solo qualche ponte cadeva…” “Non hai perso il tuo spirito salace, ti ho pensato tante volte, la mia vita non è stata fortunata, mio marito Gennaro in associazione col cugino Gianni erano titolari di una fabbrica di macchine agricole e di strada. Purtroppo Gianni morì per un tumore e mio marito per un ictus, era grasso ed amava troppo il bere. Mi sono trovata sperduta con una fabbrica sulle spalle, non mi sono persa d’animo, ho radunato i capi reparto della fabbrica ed abbiamo deciso che avremmo diviso i guadagni a secondo delle entrate, tutti furono d’accordo altrimenti ci sarebbe stato un fallimento con conseguente licenziamento collettivo. Il bilancio sino ad ora è stato positivo. Nel frattempo era nata Mirella che già da piccolissima girava per la fabbrica coccolata da tutti specialmente dalle operaie. I figli saranno pure ‘pezzi ‘e core’ ma danno grandi preoccupazioni. Mirella a diciotto anni rimase incinta, l’interessato, tale Settimio non poté legalizzare la loro unione, era sposato, fra l’altro i componenti della sua famiglia e quella della consorte erano molto religiosi ed alcuni apparentati alla curia locale, conclusione la piccola Matilde ha il mio cognome. Ci sarebbero tante altre cose da raccontarti ma per ora…”Rosanna prese una mano di Alberto, dinanzi a quei ricordi si era commossa, una lacrima sul viso subito rimossa, Rosanna era stata ed era tuttora una dura. “Cara che ne dici se andiamo a pranzare al mio albergo in viale della Vittoria, prima passerò dal mio amico Giorgio produttore di Verdicchio.” Con Giorgio altra grande commozione, erano pari età ed anche lui aveva avuto problemi dalla vita, Giorgio non volle accettare l’invito a pranzo, capì che non era il caso. “Cara fa onore a stó piatto cappelletti ed anche al  brodetto, è favoloso, se non ricordo male sono afrodisiaci!” “Non sei cambiato, sei il solito…mi stavo domandando che tipo di vita avremmo condotto se ci fossimo sposati.” “Gros baise!” “Stai parlando con una signora!” “Con me saresti diventata una signora mignotta!” “Ho capito,  con la vecchiaia sei peggiorato ma mi piaci lo stesso, durante la mia vita ho avuto vicino solo uomini pedissequi, pedanti e niente affatto divertenti, tu riesci a farmi sorridere.” Allora ti recito il detto francese: ‘Femme qui rit est dejà dans ton lit!” “Io rido senza andare a letto…scusa sono una bugiarda, vorrei abbracciarti, il nostro incontro ha cambiato qualcosa in me, andiamo in camera tua, non voglio farmi vedere in casa da mia figlia e da mia nipote.” In bagno ognuno mostrò all’altro i segni della vecchiaia, ne risero abbracciandosi a lungo sul letto sin quando Alberto si appropriò della gatta di Rosanna e del suo clitoride portandola ad una orgasmo prolungato che lei aveva completamente dimenticato, stavolta la signora non riuscì a fermare le lacrime, erano di gioia. Passato il pomeriggio si fecero portare la cena in camera, una sostanziosa mancia fece dimenticare la loro presenza al  cameriere che si allontanò con tanto di inchino. “Cara Mirella sono ancora in compagnia di Alberto, voi due mangiate pure non so quando ritornerò.” “Mammina sei fuori allenamento, non svenire altrimenti dovremo portarti in ospedale!” Rosanna inaspettatamente rispose con una frase in inglese: ‘daughter of the bictch’ cosa che non era nel suo stile, fra l’altro aveva classificato se stessa in maniera volgare! La mattina Alberto fu svegliato da un fastidioso raggio di sole sul viso, guardò l’orologio erano le dieci. Sul comodino un biglietto da visita di Rosanna con tanto di numero del cellulare. Rimessosi in piedi, presentabile, mise sul satellitare dell’auto l’indirizzo della villa di Rosanna al Cavallotti, giunto dinanzi al cancello si appalesò un pastore tedesco particolarmente incazzato che latrava alla grande. Si era avvicinata Matilde che preso per la collottola il cane: “Tralla non fare casino il signore è un amico!” Pareva che la cagna avesse compreso le parole della ragazza. Aperto il cancello e sceso Alberto dalla macchina, Tralla prese ad annusarlo ed a scodinzolare. “ “Sta puttana, prima fa tanto di casino e poi…” “Nipotina non consideri il fascino profumato dello zio Alberto!” “Daremo il tuo nome ad un profumo per cani!” “Penso che dovrò spazzolarti il popò, con me non si scherza!” “Nemmeno con me so benissimo fare una cravatta!” Alberto ricordò,  la cravatta era una mossa di judo particolarmente pericolosa, in America aveva provocato la morte di uno judoca  ma non volle darsi per vinto. “Io indosso solo cravatte di classe, quelle disegnate da maestri napoletani, tu?” “Quelle insegnatemi da Nerina la mia maestra di fitness, quella che sta venendo verso di noi.“ Alberto la osservò: circa quarantenne, altezza nella media, robusta, capelli corti, faccia quadrata,  cipiglio duro, l’architetto capì subito di che ‘razza’ si trattasse, meglio averla amica. “Gentile signora, Matilde mi stava magnificando le sue doti ginniche, forse anch’io avrei bisogno di qualche lezione, dove si trova la sua palestra?” “Dopo un attimo di perplessità Nerina: “Non sono sposata, la mia palestra si trova all’Appannaggio’ tra via San Martino ed il Corso, quando vuole a disposizione.” Nel frattempo era giunta Rosanna: “Matilde sta attenta a Tralla, non vorrei…” “Ma quando mai, sta mignotta non fa altro che strofinarsi col tuo amico!” Tutti in giardino a godersi il fresco che pian piano stava scendendo dalle vicine montagne. Alberto era su di morale e si esibì in una battuta: “Sono in netta minoranza quattro a uno, chi passa dalla mia parte?” Rosanna: “Penso che resterai in minoranza, in tutto il mondo le donne sopraffanno in numero i maschietti in tutti i campi anche perché i signori uomini, sin dall’antichità si distruggevano la vita con le guerre invece di impegnarsi in pugne più piacevoli con le legittime o illegittime consorti!” ”Sei una scoperta, una femminista, solo che la situazione non è come tu la descrivi, ora i maschietti cucinano, lavano i piatti, cambiano i pannolini ai figli, talvolta anche lavano e stirano…” “Tutte fantasie, io non ne ho mai conosciuti di quella razza che tu descrivi e poi, sinceramente preferisco l’uomo che non deve mai chiedere!” Res cum ita sint, usando un termine siciliano ‘mi arrunchio’ ed alzo bandiera bianca,  sento un gorgoglio nel mio pancino che ne dite di…” Sistemato il pancino  di nuovo tutti in giardino col profumo del tabacco proveniente dalla pipa di Alberto. Nerina: “conosco questo tabacco è un Latakia siriano, lo fumava una mia amica.” Nessun commento, peraltro inutile, come si dice in gergo ‘tutti sapevano di tutto.’ Alberto capì che ‘il gatto sarebbe rimasto senza trippa’, salutò la compagnia e fece ritorno in albergo. Qui una sorpresa, incontrò un deliziosa ragazza vestita da cameriera: “Signore la vedo solo soletto, ha bisogno di un pó di compagnia?” Alberto maledisse la sua vecchiaia e: “La ringrazio ma sono stanco.” Pensiero della baby: Sei vecchio e non ce la fai più!’ Alberto si era accorto che Nerina, di sottocchio l’aveva osservato a lungo, si mise a ridere, era diventato il bersaglio di un omo donna, forse era stata solo un una sua impressione. La mattina dopo alle dieci bussò alla porta della palestra, dopo un po’ comparve la titolare, scapigliata e ancora sonnolente. “Cara apri gli occhi belli…” “Gli occhi belli avrebbero preferiti restare chiusi per un’altra oretta…dato che sei qui entra, vado a farmi un caffè, lo preparo pure per te.” La donna era sparita in fondo alla palestra dove c’era un mini appartamento. Alberto aspettò a lungo, la signorina si presentò  più rassettata e con i due caffè in verità deliziosi. “Sediamoci  sul divano, ieri mi hai incuriosito, di uomini non ne capisco gran che ma tu hai qualcosa che attira…chiudi gli occhi e, se ti va  accetta le mie avances. ‘Lo sventurato rispose’, Nerina prese possesso del suo corpo iniziando dal viso sino a i piedi, lunghi baci, piccoli morsi eccitanti, graffi forse questa era la sua tecnica con le femminucce? Fatto sta che ad Alberto ‘ciccio’ cominciò ad innalzarsi come non succedeva da tempo, destinazione finale una gatta dalle pareti robuste forse per  troppo allenamento! Poi avvenne l’imprevisto, l’imprevisto che si associa alla logica azione reazione che può cambiare il finale di ogni storia. Dinanzi ad Alberto ed a Nerina era comparsa Matilde che impallidì…senza pronunziare verbo sparì dalla circolazione, quelle erano corna anche se effettuate con un maschietto. Alberto restò ancora un po’ in ‘cocchia’ come si dice in dialetto marchigiano poi pian piano ‘ciccio’ si ritirò come pure il titolare. “Ciao cara, questo è il mio biglietto da visita, qualora dovessi venire a Roma…”un bacio come finale. Alberto preferì pagare il conto in  albergo, salire sulla Stelvio e prendere la via della capitale. Si fece guidare dal navigatore satellitare, la solita voce femminile gli suggeriva il percorso. Ad un certo punto dal telefonino uno squillo e dopo una scritta anonima: “Buon viaggio!’ L’autrice era evidentemente Rosanna che, ancora una volta aveva dimostrato la sua signorilità. L’arrivo di Alberto in via Margutta fu motivo di una festa fra tanti maschietti e femminucce affezionatissimi all’architetto il quale  commosso  abbracciò le ragazze, del sesso femminile ‘particolare’ aveva un ricordo …particolare.

  • 29 aprile alle ore 9:09
    I TRE DIAVOLETTI

    Come comincia: Era un palazzo nuovo quello di cinque piani  inaugurato di recente in via Amercio Vespucci ad Ostia,  un palazzo di lusso  in cui giungeva la sempre piacevole brezza del  mare.  I proprietari degli appartamenti, tutti facoltosi erano un coacervo di razze e di nazionalità. Lewis, pilota della British Airwais aveva scelto quella località per allontanarsi dalle nebbie londinesi, la sua era una storia particolare: vedovo con tre figli aveva conosciuto in Giappone Ayana e l’aveva assunta come baby sitter o seconda madre come nel suo caso, la ragazza parlava varie lingue fra cui l’italiano e l’inglese. Aveva accettato con entusiasmo di trasferirsi in Italia, era molto amante della storia romana. I tre bimbi: Jason, Joe e Jerry rispettivamente di otto, sei e quattro anni  non erano degli angioletti, ci voleva tutta la forza e l’autorità di Ayana per tenerli a bada. Stranamente  a scuola  erano attenti, educati, disciplinati ma fuori si scatenavano, purtroppo avevano imparato molte parolacce, per fortuna in inglese e così si salvavano le orecchie di molti italiani. Al quinto piano del palazzo era  venuta ad abitare anche Ambra, trentacinquenne che poteva definirsi signorilmente bella. Insegnante di materie letterarie  aveva vinto il concorso in una scuola media al Lido di Roma ed aveva preferito non viaggiare da via Margutta  dove possedeva un bellissimo attico. C’era un motivo di quell’allontanamento dalla capitale: per anni Ambra aveva avuto una relazione con Fulvio squattrinato pittore. Dopo vari tradimenti, Fulvio aveva stretto  definitivamente ‘amicizia con Lucilla molto più giovane di lui con l’ovvia conseguenza che Ambra la prese  male  pronunziando, per la prima volta in vita sua una frase volgare “pittore del c…o, vai a farti f…re .” All’inizio tutti i proprietari di un nuovo stabile si sentivano un  po’ spaesati. Ambra conobbe  Ayana ed i tre fratelli inglesi sul pianerottolo, i giovani avevano salutato la nuova conoscente in maniera del tutto british dandole la mano con un  inchino e pronunziando la classica frase: ‘Nice to meet you’ seguita dal proprio nome, buona la prima impressione. Ayana: “Noi stiamo andando in spiaggia, abbiamo la fortuna di avere il mare vicino,  lei?” “Anch’io, ci faremo compagnia.” Nello stesso capanno Ayana, Arianna, Jason, Joe e Jerry indossarono a turno i costumi,i ragazzi tutti insieme imbastendo la solita buriana redarguiti da fuori da Ayana. Per far passare le fatidiche tre ore dopo l’abbondante colazione all’inglese, Jason, Joe e Jerry  mescolando la sabbia con acqua impiantarono la classica pista da spiaggia  molto ben fatta tanto da attirare l’attenzione degli altri bagnanti, erano stati proprio bravi. Cominciò la sfida fra i tre fratelli con le palline di vetro che correvano veloci spinti da un colpo del dito medio. I ragazzi presto si stancarono e lasciarono via libera agli altri bagnanti. “Ayana è l’ora.” Jason in un attimo superò i primi metri di acqua bassa per poi sparire più a largo. Ambra lo guardava affascinata, lei era una ‘gatta’ non amava particolarmente nuotare anzi non sapeva proprio nuotare;  dopo due minuti si mise in apprensione: “Ayana il ragazzo non è riemerso dall’acqua, che gli è successo…”  “Non ti preoccupare, sono dei pesciolini.” Ed infatti Jason ricomparve in superficie soffiando un grande sbuffo di aria come una piccola balena. Anche i due fratelli lo seguirono in mare sotto lo sguardo perplesso e preoccupato di Ambra.  Ad un certo punto Jason: “Can we call miss aunt?” Ayana si mise a ridere e comunicò la richiesta, traducendola in italiano:  “Sarà piacere nostro insegnarti a nuotare vero zia Ambra?” “E qui ti sbagli, sono come le gatte, aborrisco l’acqua.” Risposta di Jason: “Never say, never again!” La zia preferì non replicare, aveva compreso il senso della affermazione del giovane. Nei giorni seguenti i tre presero più confidenza con la zia tanto da indurla, pian piano ad avvicinarsi alla battigia fino ad entrare in acqua sino alla cintola. Ayana era in apprensione vedendo i quattro allontanarsi sempre più dalla spiaggia ma, miracolo miracolo Ambra aveva preso tanta confidenza col liquido marino da riuscire a nuotare in parte sorretta da Jason.  A tavola la situazione era cambiata,  Lucilla la cuoca preparava ottimi piatti romani, Ambra cercava di evitare gli eccessi, non voleva perdere la linea. Una novità: il piccolo Jerry una volta si installò sulle gambe della zia e chiese di essere imboccato. Ayana stava per intervenire ma Ambra: lascialo fare, forse gli manca la mamma. Forse non  era il concetto giusto perché il piccolo,  ridendo mise una mano dentro la scollatura di Ambra toccandole una tetta. Intervenne Ayana che prese Jerry per un orecchio e: “Little pig apologize to Ambra!” “Non fa niente.” Il piccolo rimediò un bacio in fronte della parte della zia. Qualcosa di inaspettato accadde un pomeriggio quando Ayana fruì della doccia di Ambra per mancanza di acqua del suo serbatoio. Ambra aveva urgente bisogno di usare il suo bagno, entrò e si trovò dinanzi Ayana nuda ma con qualcosa di non previsto…un pene lungo e duro, un trans. Nessuna delle due commentò la situazione erano imbarazzate, meglio il silenzio che non fa domande che può dare una risposta a tutto. La situazione cambiò col ritorno  di papà Lewis. Stile irreprensibile, atteggiamento ironicamente distaccato, ricercato nel vestire fece buona impressione ad Ambra che però dimostrò indifferenza, non aveva alcun a intenzione di allacciare una relazione sentimentale, aveva un pessimo ricordo dei maschietti. Anche Lewis non era grande amico dell’acqua e così si trovarono in mare in cinque con i tre a prendere in giro il papà e la zia. Ayana sotto l’ombrellone era di pessimo umore, non sapeva come avrebbe agito Ambra, la considerava troppo conformista. Il suo atteggiamento non cambiò a tavola, ormai mangiavano sempre insieme tutti e sei, anche ai ragazzi che stavano crescendo di giorno in giorno era permesso assaggiare il vino dei Castelli Romani annacquato in acqua minerale. Ambra, per migliorare l’atmosfera una sera andò nella camera di Ayana e: “Ti vedo preoccupata, non aver alcun timore, ti dico che gli ermafroditi sono sempre esistiti, i greci avevano addirittura una dea, Cibele non si cambia la natura delle persone anzi, sai che ti dico, sono incuriosita come possa essere il contatto con un transgender, se permetti te lo prendo in mano…” Che la mente umana sia imperscrutabile è cosa nota, Ambra contro tutti i suoi principi aveva cominciato a ‘massaggiare’ il ‘ciccio’ di Ayana che era diventato quanto mai ‘tosto’ e, cosa ancora più strana pian piano prese ad immetterlo nella sua cosina a digiuno da tempo, poco dopo se la trovò inondata ma non smise, aveva riprovato le gioie di un orgasmo prolungato. Ci volle del tempo per riprendersi e ritornare nella propria stanza,  La zia non si sentiva affatto  a disagio, anzi si sentiva euforica, era stato sbagliato il suo precedente rapporto col  pittore Fulvio. Quando incrociava Ayana sentiva una voglia sessuale crescere dentro di sé, ormai quasi tutte le sere aveva preso l’abitudine di passare nella stanza della giapponese che ricambiava le sue ‘affettuosità’ sessuali usando anche il popò di Ambra, altra novità per quest’ultima. Il movimento non passò inosservato  al pilot in  command che scoprì le due signore in piena ‘pugna’.Rispettando il suo aplomb:  “J can join you?” , senza porre tempo in mezzo si infilò nel primo buchino che si trovò dinanzi, era quello di Ayana che si stava ‘facendo’ Ambra, venne fuori un trenino...che correva nei binari quasi tutte le notti, c’era pure il ciú ciù di un’Ambra sempre più presa dal fascino  sessuale della situazione che però… dopo trenta giorni: “Lewis questo mese non mi son venute le mestruazioni!” Cosa fanno in questi frangenti i maschietti, gridano felici: “Sarò padre!” Quando mai: “Mi hanno richiamato in servizio, “good luck.” e sparì dalla circolazione. Ambra si recò a Roma da un ginecologo che le confermò la prossima maternità. Prendendo spunto dalla lingua che insegnava a scuola nella mente di Ambra: ‘summa confusion in animo segnavat’ Solo Ayana le stava vicino, chi era il padre del futuro erede, tralasciando il  classico ‘mater sempre certa…Ambra sperò vivamente che non nascesse un bambino con gli occhi a mandorla, come spiegarlo ai ragazzi? Ambra era tutto un interrogativo peggiorato quando il pancione divenne ben visibile ed i tre ‘sun of a bicht’ cominciarono a prendere in giro la zia:”The aunt is pregnant!” rimediando schiaffoni da parte di Ayana quando riusciva a raggiungerli!  Ylenia nacque in una clinica Romana, pareva assomigliasse molto alla madre, appena nati i lineamenti dei bambini sono difficili da decifrare, in ogni caso non aveva gli occhi a mandorla. Per i tre fratelli era un bambolotto da accarezzare e curare, sembravano dei piccoli papà, Ylenia apprezzava molto le coccole dei tre che ne frattempo erano diventati dei giovanotti, ora erano loro gli zii.  Lewis avuta la notizia per telefono si limitò al solito ‘good luck’ non chiedendo nemmeno se ci fossero delle somiglianze, le sue passioni erano il volo e le assistenti al volo!

  • 22 aprile alle ore 16:48
    INTRECCI SESSUALI.

    Come comincia: Adriana e Luisa, due piacevoli signore quarantenni avevano molte cose in comune: abitavano in una villa a schiera vicino Cinecittà a Roma, erano ambedue vedove, Adriana ‘nera’, il marito era morto in un incidente stradale, Luisa ‘bianca’, il poco gentil consorte era sparito dalla circolazione con la solita ventenne che profumava di giovinezza. Ambedue avevano un figlio dodicenne: Adriana Alessandro, Luisa Lorenzo. Altra situazione comune, decisamente fortunata l’esser ricche di famiglia. Era giugno, le scuole chiudevano i battenti, i due eredi erano rientrati in famiglia dal collegio con grandi baci ed abbracci da parte delle genitrici, un po’ più da parte di Adriana, per Luisa il problema era un altro: aveva conosciuto un ballerino cubano in tournée a Roma, era ben presto passata a…vie di fatto, se ne era innamorata, aveva deciso di andare con lui a Cuba: problema Lorenzo. Un pomeriggio Luisa: “Cara posso venire a prendere un te a casa tua?” “Son qua!” Quando mai Luisa aveva chiesto il permesso, c’era sotto qualche cosa di importante ed infatti: “Cara, Esteban ha finito la tournée e deve rientrare a Cuba, io senza di lui…vorrei seguirlo ma il dilemma è Lorenzo.” “ Problema risolvibile, i due ragazzi sono molto amici, stanno bene insieme, vai pure e…divertiti!” Lorenzo era un giovane di spirito: “Alessandro ora avremo una mamma in comune, solo che non è mia mamma…”Quella affermazione mise in allerta Adriana che poi si diede della sciocca, Lorenzo era ancora un bambino. I giovani stavano tutto il giorno assieme, avevano preso in prestito un cane pastore tedesco di un vicino e si divertivano un mondo, in giardino facevano finta di lottare, grandi colazioni, gite in bicicletta. Adriana li guardava con affetto e con una certa ‘invidia’ per lei tutto era precluso soprattutto la compagnia maschile. Una notte tutti a letto, Adriana sentì provenire dei rumori dalla camera di suo figlio, incuriosita aprì uno spiraglio della porta e rimase sconcertata: i due ragazzi nudi si toccavano vicendevolmente il pisello e talvolta se lo mettevano in bocca, una confusione totale nella sua mente,   ritornò in camera sua frastornata senza poter riprendere sonno. La mattina solita grossa colazione dei giovani che poi erano usciti per giocare in giardino con Ras, il cagnone, fra di loro sembrava non esserci problemi. Adriana prese il toro per le corna e chiese spiegazioni ai due ragazzi sul loro comportamento sessuale. Fu Lorenzo a rispondere: “Cara zia, i tempi sono molto cambiati da quando eri giovane tu, il sesso è piacevolezza e non crea problemi, ce l’ha insegnato don Adamo a cui siamo molto legati, tutti i pomeriggi dal lunedì al venerdì ci dava ripetizioni, la notte del sabato e della domenica ci dedicavamo a trastulli erotici con lui e fra di noi. Se il Signore ci ha creato con quei desideri possiamo soddisfarli, non facevano male a nessuno. Don Adamo per primo ci ha insegnato tanti giochetti senza esagerare perché lui ha un pisello molto grosso, glielo prendevamo in mano ed in bocca, come pure fra di noi due che però ce lo infilavano anche nel culetto perché ce l’abbiamo ancora piccolo, ora sai tutto.” Adriana, sempre più basita si ritirò in camera sua e si gettò prona sul letto. “Vai a parlare con tua madre, è rimasta sconvolta, stalle vicino, pian piano capirà.” Alessandro si recò in camera della mamma, si mise vicino a lei sul letto senza parlare, passò del tempo, ‘il tempo è grande consolatore, trova sempre un perfetto finale’ (frase di Charlie Chaplin) e così fu. Dopo un’ora Adriana abbracciò Alessandro e: “Sarai sempre il mio amore più grande, l’unica mia preoccupazione è che…” “Noi tre siamo persone intelligenti e leali, saremo sempre uniti ed amici, don Adamo ci ha informato che siamo dei bisessuali, per ora abbiamo avuto solo contatti omosessuali, in seguito…vedremo, ora andiamo a mangiare. Don Adamo, il cui vero nome era Leonardo apparteneva ad una famiglia di Santa Maria di Leuca in Puglia, ogni anno andava a trovare i suoi genitori ormai anziani ed anche quest’anno aveva lo stesso progetto. Venuto a conoscenza del colloquio di Alessandro con la madre, ritenne opportuno presentarsi in casa loro: “Signora ogni anno mi reco in Puglia dai miei, se lei è d’accordo vorrei che tutti e tre mi faceste compagnia: il mare è bellissimo, gi abitanti socievoli, il mangiare eccellente, la mia Mercedes confortevole, la distanza è di circa 650 km quasi tutta autostrada che percorreremmo con calma partendo la mattina presto.” “Adriana guardò a lungo negli occhi don Adamo, con quel’espressione gli fece capire che conosceva i loro intrallazzi sessuali, subito dopo lo abbracciò e si rifece alla celebra frase napoletana: “I figli sò pezzi ‘e core!” Partenza la mattina successiva, in una piazzola  don Adamo ritornò ad essere Leonardo, si era portato in valigia abiti borghesi, un prete in abito talare avrebbe dato troppo all’occhio,  fece presente alla signora il motivo per cui si era fatto prete, ne mise al corrente Adriana, i due ragazzi sapevano già tutto. Un suo zio Agapito era l’Abate di un Monastero, attaccatissimo alla religione aveva ‘consigliato’ suo nipote di indossare gli abiti talari, quel consiglio voleva dire: ‘se non ti fai prete non ti lascio una lira del mio patrimonio  e così il nipote prese la via del seminario. Secondo i non credenti, i religiosi in genere campano sino a cento anni per un motivi ovvi: non hanno preoccupazioni di nessun genere (figli, disoccupazione), mangiano alla grande (salvo qualche giorno di un salutare digiuno), per le varie cerimonie  incassano col ‘fiore che non marcisce’un bel po’ di soldi o meglio di Euro anche se il Papa è contrario a questa abitudine. Vivono talvolta in posti isolati dove non c’è smog ed hanno tante altre comodità comprese quelle di amicizie con femminucce ed anche con maschietti tanto che recentemente molti di loro sono finiti in galera per pedofilia. Arrivato a Santa Maria di Leuca don Adamo aveva appreso ufficialmente con dolore, ma dentro di sé con molta gioia il trasferimento in cielo del poco amato zio e così era libero di gettare alle ortiche l’abito talare. Michele ed Erica i genitori di Leonardo gli avevano fatto tante feste,  purtroppo erano malfermi di salute soprattutto la loro vista si era molto indebolita, non per questo avevano dimenticato le buone abitudini pugliesi per quanto riguardava l’ospitalità soprattutto il mangiare tanto che Leonardo dovette  mettere in guardia gli ospiti di non abbuffarsi di tante golosità indigene. Pomeriggio tutti sotto l’ombra gradevole degli alberi del giardino con nonno Michele che aveva cominciato a raccontare ai due ragazzi ed alla signora le storie popolari del paese, i tali facevano finta di interessarsi ma  a loro non ne fregava proprio un c…di quegli avvenimenti. La sera, dopo un ufficiale ‘buona notte’, il trio si ricompose in camera di Leonardo, evidentemente non volevano perdere l’allenamento, Adriana immaginò quello che stava accadendo ma restò ben chiusa nella sua  camera da letto. La mattina successiva Leonardo in auto la accompagnò a Gallipoli insieme a Lorenzo, la signora voleva acquistare degli abiti estivi  in un negozio di moda, lui aveva in mente di fare un  acquisto particolare, una microspia ambientale. Lorenzo dai commessi del negozio fu scambiato per il figlio di Adriana che, nello stanzino per provare una sottoveste si vide arrivare dentro il giovane che con gli occhi di fuori, arrapato come un riccio e prese a baciare la ‘zia’ che, impaurita delle possibili conseguenze: “Ne riparleremo a casa, è una promessa!” Solo così il giovane si calmò ma la promessa rimaneva… Lorenzo, pimpante quanto mai raccontò il fatto ai due complici e la sera, dopocena, si recò in camera di Adriana per dar seguito alla promessa. Durante la cena Leonardo aveva provveduto ad installare la cimice in camera di Adriana con riscontro in camera sua, erano diventati due guardoni. All’arrivo di Lorenzo Adriana capì che doveva concedere qualcosa al giovane ma cosa? “Andiamo a lavarci in bagno e poi qualche bacio sul letto.” I due uscirono dal bagno con Lorenzo armato di un bastoncino non molto grosso ma ‘allah ben dur’ “Cara zia, finalmente potrò baciarti tutta come ho sempre desiderato, voglio assaporare il tuo profumo.” E cominciò dal viso pian piano sino alla pancia dove si trovò dinanzi una gran foresta e cercò di penetrare con la lingua la cosina ma l’inesperienza…”Caro sali più su con la lingua, ancora più su, lì c’è il clitoride, è come il pene degli uomini, è molto sensibile, bacialo a lungo con la punta della lingua. I chiarimenti ebbero il loro effetto tanto che Adriana si esibì in un lungo orgasmo seguito quasi subito da un altro, il ‘nipote’ aveva imparato la lezione. Nel frattempo Leonardo ed Alessandro avevano seguito la scena al video e: ”Vedo che tua madre è in forma, domani sera…” E così fu, ormai Adriana capì che vento tirava, un vento leggero e profumato di sesso anche perché Leonardo aveva sfoderato il pisellone che fece strabuzzare gli occhi alla dama: “Vacci piano, prima un cunnilingus per lubrificarmi.”Alessandro e Lorenzo a far da spettatori, la signora, decisamente allupata decise di aprire la ‘porta posteriore’ al benvenuto intruso. “Vedo che tua madre era a stecchetto da molto tempo, io mi sono eccitato, per favore girati di spalle, madre e figlio accontentati. La sera successiva gran gala: tutti e quattro in una sola stanza con i letti avvicinati: iniziarono Lorenzo ed Adriana, durarono a lungo, il ragazzo non voleva staccarsi dal fiorellone della zia, poi entrò in scena o meglio in fica Leonardo che diede il meglio di sé anche nel popò, aveva capito che per Adriana quella era una porta preferita, fu la volta Alessandro che infilò Leonardo che nel frattempo veniva masturbato da Lorenzo, di nuovo Adriana con Leonardo in uno spettacolare spagnola che fece pervenire gli schizzi di sperma sin sul viso della signora. La vacanza breve era finita, il vero immortale era l’amor che riportò a Roma il quartetto sempre più unito. Leonardo, laureato in lettere, vinse un concorso ad una scuola media della capitale, i due ragazzi si iscrissero al ginnasio e, ultima novità rientro a Roma di una Luisa amareggiata per il comportamento del suo bel ballerino, le aveva ‘succhiato’ tutti i risparmi che e se la spassava con la sue paesane, stronzo! In fondo quella novità ebbe un fondo di piacevolezza, anche Luisa entrò nel giro des amants riassaporando i sesso italiano di Alessandro e di Leonardo, capì che era migliore di quel coso lungo e nero del cubano che ora, ripensandoci bene le faceva un po’ schifo!

  • 19 aprile alle ore 10:05
    LE ALLUPATE

    Come comincia: Dopo un divorzio alcuni vengono presi dalla sconforto, dalla tristezza, dalla delusione, dalla depressione insomma da sentimenti negativi per lo spirito, Alberto, al contrario si sentiva finalmente libero da un legame con una donna con cui non aveva più nulla in comune, anzi si domandava cosa l’avesse spinto ad impalmarla. ‘Libertà va cercando ch’è si cara’ già ai tempi degli antichi romani la libertà era un bene prezioso tant’è vero che Catone preferì suicidarsi piuttosto che perderla. Alberto aveva preferito il divorzio e già dal primo giorno era rinato: il mondo gli sembrava più accogliente, la gente più simpatica, la mattina veniva svegliato dal canto degli uccellini e si sentiva pieno di energie: doccia, rasatura di barba, colazione abbondante, abbigliamento per il mare e telefonata all’amico Franco: “Giovane (si fa per dire era quarantenne come lui) datti una smossa, fra dieci minuti sono sotto casa tua, destinazione Lido di Mortelle, vai!” Ovviamente Franco non era pronto, al citofono: “Maria che fa quel pelandrone di tuo marito, oggi è domenica e siamo liberi dal servizio.” “Sta facendo colazione, appena pronto te lo mando giù, anche a me fa piacere che te lo porti via….” Ci volle ancora un quarto d’ora poi finalmente Franco si appalesò con un boccone in bocca. “Cazzo nemmeno la domenica…” “Giovanotto non dimenticare che io sono maresciallo e tu brigadiere, è un ordine: “SVEGLIA!” La cinquecento di Alberto partì a razzo, “Mettiti la cintura, se incontriamo qualche pattuglia di ‘martelloni’ , loro se ne fregano che siamo della Finanza anzi se ci possono fare uno sgarbo…”Al lido furono accolti da una  signora dal nome impegnativo, Costanza che all’entrata faceva pagare il ticket d’ingresso e di soggiorno ai clienti, per loro due niente ticket anzi cabina gratis in prima fila. Franco si accomodò su una sdraia, aveva ancora sonno, Alberto lo lasciò in pace ed andò in cerca di ‘pollame femminile’ ma a quell’ora c’era poca ‘roba’ in giro anzi ne vide tre ‘horribiles visu’ che, chiamarle donne sarebbe stato offensivo per il genere femminile. Stavolta Hermes, di solito protettore di Alberto mise in atto una cattiveria, non aveva accettato quel giudizio su quelle  tre povere brutte, loro non ne avevano colpa e  così il dio degli imbroglioni fece uno sgarbo al suo protetto: fra la sabbia c’era una bottiglia rotta su cui Alberto mise un piede con la conseguenza di una grossa lacerazione dolorosa e sanguinante. “Franco vieni qui, maledizione mi sono ferito ad un piede!” Oltre a Franco si precipitarono anche le tre sgraziate che si dimostrarono premurose ed affettuose. “Signore forse possiamo aiutarla, abitiamo dall’altra parte della strada, a casa abbiano di che medicarla.” Con l’aiuto dell’amico, zoppicando Alberto raggiunse la villetta delle tre,  si sedette su un divano. “Io sono Catena, ho frequentato un corso da infermiera, qui ci vogliono dei punti, la ferita è troppo estesa o la portiamo in ospedale o si fida di me e le metto dell’anestetico così proverà meno dolore.” Alberto dimostrò di essere un duro, sopportò stoicamente la sofferenza ed alla fine del’operazione ringraziò Catena. Poverina era  tanto magra che in siciliano si poteva soprannominarsi ‘sdisiccata’. Intervenne la seconda delle sorelle: “Sono Crocifissa, non penso che sia il caso che lei cammini, la ferita potrebbe riaprirsi, lei ed il suo amico potreste essere nostri ospiti a tavola, Lorena, la nostra cameriera ha preparato un buon pranzo, basta solo riscaldarlo.” Crocifissa, poverina aveva un gran naso che le arrivava quasi sino in bocca, in siciliano l’avrebbero rinominata ‘nasca’. La terza, al contrario di Catena era obesa, pareva che la natura si fosse accanita contro tutte e tre, Crocifissa era proprio una ‘chiattona’. Il cibo è la panacea di tutti i mali, chi lo aveva affermato molto probabilmente era un crapulone in quanto non risulta proprio a verità, ma nel caso di Alberto aveva fatto un certo effetto benefico soprattutto perché ‘innaffiato’ dal vino rosso di Faro. Catena: “Non penso che possa ritornare a casa sua, abbiamo la camera dei nostri genitori Geremia e Priscilla deceduti, la teniamo sempre in ordine per rispetto loro, signor Alberto lei ha la stessa corporatura di nostro padre potrebbe passarci la notte ed eventualmente usufruire de suo vestiario. “Mi va bene, grazie della vostra ospitalità,  Franco prendi la mia Cinquecento e torna a casa non vorrei che Maria…” Dopo cena  Catena: “Noi guardiamo poco la televisione, sempre cattive notizie di morti, feriti e stragi in tutto il mondo per non parlare degli spettacoli di varietà, tante ragazze scollacciate….Dal suo accento ho compreso che lei è di origine romana, che ne dice di recitarci qualche poesia del Belli o di Trilussa?” Alberto capì che doveva in qualche modo ricompensare le tre ‘grazie’ e: “Ce n’è una molto spiritosa di Trilussa, si intitola l’uccello in chiesa: “Era d’agosto e un povero uccelletto, ferito dalla fionda d’un maschietto andò per riposare l’ala offesa a finire all’interno di una chiesa…” Intervenne Catena: “Vorremmo evitare di parlare di cose sacre, ne conosce qualche altra?” “La luna piena minchionò la lucciola: sarà l’effetto dè l’economia ma quel lume che porti è deboluccio…si ma la luce è la mia!” “Altra e poi finisco: C’è un’ape che se posa su un bottone de rosa, lo succhia e se ne va…tutto sommato la felicità è una piccola cosa! Ed ora vi propongo una cosa seria: io da finanziere allorché ero in forza ad un distaccamento a duemila metri ho imparato a cucinare, se me lo permettete vorrei stendere un menu per aiutare Addolorata a dimagrire ed a Catena a mettere su un po’ di muscoli, se siete d’accordo…” La proposta fu accolta anche se con qualche perplessità da parte delle signorine. “Allora: colazione la mattina con yogurt magro, due fette biscottate integrali e due prugne denocciolate, pranzo pasta integrale condita con: sugo di pomodoro o legumi di tutti i generi, un frutto di stagione, caffè senza zucchero, la sera insalatona mista e poi formaggio non stagionato, oppure  uova, carne magra ed il solito caffè decaffeinato amaro, la domenica due quadretti di cioccolato amaro al 90%. Per Addolorata le porzioni ridotte al 60%, per Catena aumentate del 20% che ne dite?” Un silenzio aveva accolto la proposta ma nessuna aveva avuto il coraggio di contestare e così il menù divenne operativo. Alberto da vecchio ‘sun a bitch’ capì che Addolorata non avrebbe resistito a quelle restrizioni culinarie; una notte si appostò un cucina e alla luce del corridoio vide apparire la chiattuna che furtivamente si stava avvicinando al frigo. “Eh, eh, eh, eh cara con me non si bara!” “Alberto ti prego, sto morendo di fame, almeno qualche mela ed un panino, chiedimi qualsiasi cosa ma accontentami….” Il vecchio Al figurati se non prendeva la palla al balzo: “Che ne dici di ‘fare amicizia’ col mio coso, basta solo che lo pendi in mano poi…”Il cibo per l signorina era diventato quasi una droga, malvolentieri prese in mano il ‘ciccio’ di Alberto che stava aumentando di volume con meraviglia dell’interessata che: “Come fanno le signore a farselo infilare dentro il loro buchino piccolino?” “Non ti porre tanti problemi, prendilo in mano e massaggialo e se ti va prendilo in bocca…”Lì per lì non era possibile, la bocca di Addolorata era piena di cibo ma finito di mangiare la chiattuna obbedì e si trovò ‘in ore’ altro alimento ma liquido che ingoiò senza quasi accorgersene. “Ha un sapore particolare, non  è spiacevole come pensavo, mi dai un’altra mela?” La mattina Alberto telefonò al Dirigente il Servizio Sanitario della caserma: “Dottore sulla spiaggia con un vetro mi sono tagliato un piede, mi dà trenta giorni di convalescenza?” “Esagerato, per un ferita, massimo una settimana.” “E se ci fosse una frattura da lei constatata?” “Ci vediamo fra trenta giorni sempre che la frattura guarisca gran...” Alberto seguitò a presidiare la cucina ma sorpresa… sorpresa una notte comparve Catena che giustificò la sua presenza con: “Hai fatto bene a mettere a stecchetto Addolorata che mi ha riferito quello che è successo la notte passata.” “Ti ha raccontato tutto?” “Si e mi sono meravigliata, di solito lei è molto riservata e mi ha incuriosita…” “Che ne dici di imitarla, alla fine della nostra vita scopriremo che cosa abbiamo seminato durante la nostra esistenza.” “Noi facciamo molto del bene ai poveri ed agli anziani, sovvenzioniamo una casa per emigranti con i loro figli, siamo ricche e ce lo possiamo permettere ma ci hanno insegnato che…” “Anche se la natura non è stata con voi benigna non dovete richiudervi in voi stesse, il sesso non serve solo per avere una discendenza ma dà anche salute fisica e mentale…” Catena aveva già imparato la lezione e accettò di buon grado non solo esibirsi in un  pompino ma per la prima volta in vita sua provò un orgasmo dietro bacio appassionato alla sua ‘tata’ da parte di Alberto. Crocifissa aveva un nome troppo impegnativo come pure il naso ma aveva appreso la lezione dalle due sorelle ormai scatenate, Alberto era al centro dell’attenzione, solo in una cosa era intransigente, il vitto ma per il resto  si era incamminato in una strada impervia per la verginità delle tre sorelle ma se la cavò alla grande. Più che altro il problema era di Addolorata, di Catena e di Crocifissa il cui ‘fiorellio’ a lungo a riposo, dava segni di dolore ben ricompensate da goderecciate alla grande, per loro un mondo nuovo! Alberto pensò che il problema di Crocifissa fosse facilmente risolvibile con una operazione di chirurgia estetica, contattò telefonicamente un collega amico di Milano che gli comunicò il nome di uno specialista che veniva a Messina ogni sei mesi il prof. Pappalardo. Interpellato da Alberto il professionista comunicò che sarebbe giunto in città fra quindici giorni ed avrebbe operato Crocifissa presso la casa di cura privata ‘S.Eugenio’, la signorina fu la prima ad essere iscritta nella lista degli operandi anche se con un certo timore da parte sua: “Cara, sarai completamente sedata, non sentirai alcun dolore mi meraviglio che tu non ci abbia pensato prima.” Alle sette di mattina Alberto si presentò in clinica ed entrò nella stanza dell’operanda che: “Non ho dormito tutta la notte, fammi compagnia.” Alberto ebbe l’autorizzazione ad accompagnarla sin dentro la sala operatoria ‘bardato’ come un infermiere ma non resistette quando il chirurgo mise mano ad attrezzi da ‘fabbro ferraio’, rivide Crocifissa dopo un’ora e mezza quando, ancora intontita uscì dalla sala operatoria, a tratti le fece compagnia nei giorni seguenti, Crocifissa ancora con una vistosa benda si lamentava per il dolore. Dopo quindici giorni finalmente la benda fu tolta e apparve un naso da attrice, l’interessata non finiva di guardarsi allo specchio, Alberto la prese sotto braccio e con un taxi la accompagnò a casa.  Dopo due giorni anche lui ebbe una sorpresa: una Jaguar X type era posteggiata dinanzi la villa,  le chiavi in mano a Crocifissa che baciò a lungo un Alberto frastornato, mai avrebbe pensato ad un sì generoso regalo. E Lorena la cameriera? La ragazza, mentre le tre sorelle e il suo fidanzato Gedeone erano a messa raccontò in breve la sua esistenza. Per motivi economici era andata a servizio dalle tre sorelle che pagavano bene le sue prestazioni, le signorine avevano accettato in casa il suo fidanzato anche lui religiosissimo ma che stava ben lontano dalla sua ‘gatta’, si limitava a qualche furtivo bacio in bocca ma…”Io amo molto il sesso, sono e rimarrò vergine, come preteso  dalle mie padrone, niente peccati in casa loro, uso però molto il mio ‘popò’ e me la godo alla grande se lei….” Alberto constatò personalmente le affermazioni di Lorena, mai gli era capitato in vita sua una donna che provava tanti orgasmi col sesso anale, ma lui nei giorni successivi le offrì anche tenerezza e coinvolgimento emotivo, Lorena ne  rimase affascinata non solo sessualmente, finalmente un vero uomo. “Maresciallo si è rimarginata la frattura al piede o desidera altri giorni per guarire?” “Dottore stavolta fra frattura m’è venuta al pisello, ho trovato quattro allupate che me l’hanno distrutto!

  • Come comincia: Una gita è sempre gradita.
    Partenza da Messina alle nove, arrivo a Paterno alle undici e poi nei campi insieme ai raccoglitori, tutti giovani, che cercavano di raggranellare qualche Euro.
    "Che bella l'aria di campagna, ci vorrei vivere per sempre."Aveva parlato Assunta che pareva aver preso colore inciso dopo...era proprio cambiata come pure la sorella, la cura Max stava funzionando.
    All'imbrunire furono apparecchiati due tavoli, mischiati padroni e lavoratori tutti allegri oltre che per un buon pasto anche per il vino di Paterno che $Fun po' forte di gradazione, aveva dato alla testa a qualcuno; un paio di coppie erano sparite dietro i filari.
    I tre dopo cena si misero in macchina.
    "Non rientriamo a Messina, siamo troppo stanche, troviamo un albergo."
    Era un tre stelle.
    "Vorremo due stanze, una matrimoniale ed una singola per mia sorella."
    Era chiaro che Giuliana si era ricavata la parte di moglie.
    "Ci facciamo una doccia, non è che sei stanco?" Tradotto dati da fare, voglio scopare.
    Giuliana visto Max nudo sul letto.
    "Sei il dio Apollo ed io il dio Apollo me lo lecco tutto." E cominciò dai piedi sino al viso.
    "Mi hai preso per un lecca lecca?"
    "No, mi piace il tuo sapore, mio marito pouzzava.l"
    Tanto premesso Giuliana andò al dunque, si mise a cavalcioni di Max e cominciò la cavalcata sino ai fuochi di artificio finali.
    "Bene cara, ora mi giro dall'altra parte, ho sonno, buona notte."
    Forse stava sognando o forse no, qualcuno a meglio qualcuna gli aveva preso in bocca l'uccello.
    "Giuliana non fé bastato, ancora?"
    "La succhiatrice non aveva risposto anzi aveva accelerato il ritmo. Max allungò una mano e toccò i capelli, non era Giuliana, aprì gli occhi: Assunta.
    "E tu che vi fai qui?" Domanda di una intelligenza...
    Assunta su di giri non gli rispose, gli montò a cavalcioni come sua sorella, era lo stile di famiglia, Max non aveva preservativi e si lasciò andare, se veniva fuori un pargolo non sarebbe morto di fame.
    Assunta, finalmente doma, restò nella stanza di Maz Max il quale la mattina seguente ebbe una sorpresa,: nel taschino della giacca un assegno di cinquantamila Euro...mih!
    Rientro a Messina, dietro i vetri al primo piano la signora Costa non sembrava apprezzare quello che vedeva, capì di non essere la sola amante di Max, pensò che non poteva competere con quelle due riccone, si sarebbe accontentata delle briciole.
    In seguito un fatto anomalo (capitavano tutte a lui!). Durante le lezioni di francese e di latino alle sorelle D'Arrigo, Grazia prese a piangere a dirotto sulle spalle della sorella che la imitò, Max era in crisi, cosa poteva essere successo di grave:
    "Un brutto voto a scuola, litigio con i genitori o con i compagni?"
    "Se lei è comprensivo glielo diremo ma deve essere comprensivo e non liquidarci come due sceme."
    "Non vi liquido, parlate."
    "Non dormiamo più la notte, non è un modo di dire, è la verità, desideriamo ardentemente stare un po' con lei, solo un pompino, niente fiorellino solo in bocca,non lo diremo a nessuno, siamo pazze di lei, si può fidare" e giù a piangere di nuovo.
    "Max ebbe paura che la storia finisse male, quelle due sembravano capaci di tutto. "Va bene ma solo per una volta."
    Le due misero mano ai pantaloni che furono sfilati, 'ciccio' dinanzi a tanta gioventù innalzò la cresta che venne ingoiata a turno da una bocca; cercò di resistere più a lungo possibile, erano molto brave maledette loro, chissà quanto allenamento con i compagni di scuola. In ultimo 'ciccio' si arrese e cominciò ad emettere lo sperma golosamente ingoiato a turno dalle due sorelle.
    "Grazie e...a presto!"
    Un par di balle, quale a presto! Le due sorelle erano sparite dietro la porta d'ingresso.
    Max non volle porsi domande, ormai aveva capito come sarebbero andate le cose in quel condominio.
    Unica speranza di salvezza i due coniugi settantenni pensionati e tristi nella cui casa Max si rifugiava quando era inseguito da qualche Erinni arrapata!
     

  • Come comincia: Alberto M. maresciallo della Guardia di Finanza, in divisa, a bordo della sua Lancia Ypsilon stava per imboccare l’autostrada che lo avrebbe condotto a Roma, meta finale Messina.Stava andando via o forse meglio dire scappando da Domodossola che per lui era diventato luogo di dolore.La sua amata Flora era deceduta per un tumore al cervello, l’aveva assistita sino all’ultimo anche quando era in preda a dolori atroci che nemmeno i medicinali oppiacei riuscivano a lenire.Dopo quell’evento funesto era rimasto in città per un mese al fine di sistemare la sua posizione per un trasferimento fuori sede.Era rimasto in collegamento con Ignazio Romagnoli suo compagno di camerata alla Scuola Sottufficiali di Ostia, anche lui colpito da un grave lutto per il decesso in un incidente stradale dell’unico figlio.A mezzo di conoscenze comuni al Comando Generale del Corpo, rappresentando i loro rispettivi problemi, erano riusciti: Romagnoli ad essere trasferito a Lecce suo luogo d’origine e dove possedeva un’abitazione e Alberto al suo posto a Messina all’Ufficio Operazioni.Al ,come tutti lo chiamavano, si era fermato vicino Firenze per sgranchirsi le gambe, fare e colazione ed il pieno di benzina.Nel frattempo si era messo in collegamento telefonico con sua cugina Silvana che abitava in via Cavour in pieno centro a Roma.“Silvà (non aveva perso l’accento romanesco essendo nato nella capitale) fra un par d’ore sò da te.” (Gli piaceva, quando poteva, sfoggiare il suo dialetto tipo ‘civis romanus sum’ un po’ , come dire, sono superiore a voi.)“Quando arrivi citofonami, in via Cavour non riusciresti a posteggiare, ti ho riservato un posto in un garage vicino a casa mia.”Silvana era per Alberto più che cugina la sorella che non aveva avuto.Grandi baci e abbracci: “Ci voleva il tuo trasferimento per vederci, ora che stai qui ci resterai almeno quindici giorni.”“Silvana lo sai quando mi fa piacere stare con te ma dopodomani devo essere a Messina.”“Va bene, se non puoi,... non ho voglia di cucinare, stasera andremo al ristorante ‘Urbano ’ubicato sotto casa.Silvana era in confidenza col padrone Romolo: ti presento Alberto mio cugino, attento che è un maresciallo della Finanza, stasera mi devi fare la ricevuta fiscale.”“Io te l’ho sempre rilasciata…”“Ah Romolè lassa perde e facce magnà da re.”I due nella conversazione tralasciarono l’argomento Flora, era troppo doloroso.“Com’è che hai scelto Messina, se venivi a Roma saremmo stati insieme, avresti abitato a casa mia.”“È stata una combinazione particolare, un mio collega ed amico è stato trasferito da Messina a Lecce, io prenderò il suo posto.”
    La mattina successiva in viaggio: via Cavour, via Merulana, S:Giovanni, via Appia e infine l’autostrada. Fino a Salerno tutto liscio poi sulla Salerno Reggio Calabria una serie infinita di cambi di carreggiata, di rallentamenti, di file di auto (era luglio).Giunto sfinito a Villa S.Giovanni due ore di attesa per il traghettamento.“Ignazio sono a Messina all’uscita del serpentone che debbo fare?” “Non ti muovere vengo io.”Ignazio abitava in un casa a cinque elevazioni in una stradina interna della  ‘Panoramica dello Stretto’ con piscina e campo da tennis, al quinto piano abitava Ignazio.“Stasera andremo a mangiare alla ‘Sirena’, un ristorante di un caro amico, si mangia bene e per noi si paga poco, ti ho preparato un letto nel salone.Dopo la presentazione al padrone, Ignazio e Max si sedettero in un tavolo situato su una terrazza con vista sul lago, uno spettacolo.Nessuno dei due amici aveva gran voglia di parlare, ognuno sapeva dei rispettivi lutti che era meglio non ricordare.A casa: “Al io lascio il mio cuore a Messina, qualcosa dentro di me s’è rotto, ricordi la mia allegria, il mio carattere espansivo, tutto finito. Abbiamo portato a salma di mio figlio al cimitero di Lecce, mia moglie è rimasta lì dove abbiamo una grande casa, io la raggiungerò non appena ti avrò passato le consegne. Intano ti porto in garage raggiungile in ascensore. Questa moto era di mio figlio, non la voglio più vedere, ti lascerò un foglio in bianco firmato, andrai dal notaio Nascimbene, è un amico penserà lui al passaggio di proprietà.“Ignazio ho visto di sfuggita che ci sono una piscina ed un campo da tennis, come la mettiamo col condominio e poi devi dirmi quanto tu paghi per l’affitto.”“Per l’affitto e per il condominio niente, non fare quella faccia, poi ti spiegherò il perché.” Molto perplesso Al .Il pomeriggio successivo:“Ti presenterò i vari condomini: al primo piano due coniugi quarantenni senza figli cognome Costa: lui Salvatore lei Maria, Memi per gli amici, secondo piano due pensionati settantenni Di Stefano Vittorio e Francesca, due persone per bene, affettuose, terzo piano le sorelle Musmeci Giuliana vedova e Assunta zitella circa quarantenni. Attenzione a loro sono le padrone dell’isolato ed hanno tante proprietà immobiliari e terreni, devi tenertele buone. Hanno una paura tremenda di accertamenti tributari, hanno voluto che io controllassi i loro conti in compenso niente affitto e niente condominio, quarto piano D’Arrigo Calogero (Lillo) marito, Caterina moglie e due gemelle sedicenni Grazia e Graziella, due pesti.”Primo piano: “Questo è  Alberto  mio collega subentrerà nella mia abitazione, loro sono…”La scena si ripetè per quattro volte, a Max rimasero impresse le caratteristiche di tutte le persone abitanti nel palazzo, alcune molto interessanti…Ignazio partì il giorno dopo:“Per me questa casa è solo un ricordo doloroso, non porterò con me i mobili, te li regalo, a Lecce ho una casa ammobiliata e non saprei dove metterli.”“Fammeli pagare almeno in parte…”“No ho deciso così, voglimi bene.”Il giorno dopo si recarono in caserma.  Presentazione al Comandante Colonnello Andrea Speciale ed al suo Aiutante Maggiore t.colonnello Sebastiano Leotta, poi nel suo ufficio brigadiere Angelo Sferrazza e l’appuntato Franco Iannello. Ignazio partì il giorno stesso.Alberto si mise all’opera, la casa era molto bella: il salone e la camera da letto avevano vista sul mare, i due bagni e lo sgabuzzino su un terreno laterale tutto alberato, lo studio, il soggiorno e la cucina sul retro; dovevano essere circa centoventi metri quadrati.Amante della pulizia e dell’ordine Al si mise all’opera,  finita quest’incombenza aprì il baule e la valigia e sistemò lo sue cose negli armadi, in camera da letto e nel bagno.Accese il televisore ma lo spense quasi subito, a letto sfinito.Alberto andò in centro, per comprare un computer e relativa stampante, per fortuna in casa c’era un telefono fisso funzionante, Ignazio era stato molto generoso con lui.Il giorno successivo due tecnici vennero a casa sua e sistemarono i due apparati.Altra incombenza:  il  conto corrente, a Domodossola aveva come banca il Credito Emiliano che per sua fortuna aveva degli sportelli anche a Messina. Sorpresa, un funzionario di quell’istituto di credito era Salvatore Costa che abitava al primo piano del suo palazzo.“Signor Costa a Domodossola avevo il conto corrente con la vostra banca vorrei passarlo a Messina.” L’interessato si mise a disposizione poi:“Venga a casa mia di pomeriggio, la farò firmare del carteggio e le fornirò la password per entrare nel suo conto corrente e fare le operazioni che desidera.”Alberto aveva ancora dieci giorni di licenza di trasferimento da usufruire e, se anche frastornato dagli ultimi avvenimenti,  sentì che qualcosa di buono era mutato in lui forse dovuto al  cambiamento sia della città che delle persone che aveva conosciuto.  Il pomeriggio verso le diciassette suonò il campanello di casa Costa, venne ad aprire il marito.
    “Venga nel salone ho messo sul tavolo il carteggio da firmare, intanto si era presentata la moglie.”Noi eravamo molto amici dei signori Romagnoli, spesso mangiavamo insieme, giocavamo col figlio a tennis e facevano il bagno in piscina, la morte del povero Paolo  ha distrutto Ignazio, aveva vent’anni. Io vado un bagno un attimo, le farà compagnia mia moglie.”Alberto nel frattempo  studiava la signora: altezza 1,65 circa, seno misura tre piuttosto ben esposto da una camicetta rosa scollata, vita stretta, minigonna, gambe muscolose.“Lei sarebbe un’ottima modella, io ho per hobby la fotografia, quando vuole sono a sua disposizione e la vedrei pure come ballerina.”
    “Ho studiato danza fino a quindici anni, poi mi sono rotta una caviglia ed ho dovuto abbandonare. Amo essere fotografata, mio marito non è pratico e se vuole…domani mattina…”Un’invito esplicito, più di così, certo non voleva fare un passo falso, magari aveva male interpretato le parole della signora, intanto si sarebbe presentato con la fida Canon 450 poi…Alle nove Max suonò alla porta dei signori Costa, la signora Maria venne ad aprire in bichini nero con sopra una vestaglia aperta, buon inizio.“Il mio nome è Maria ma per gli amici sono Memi.”“Io sono Alberto, Al per gli amici.”“Vorrei io proporre io qualche posizione da prendere, andiamo nel salone, c’è una riproduzione della statua di Paolina Bonaparte scolpita dal Canova.”Ad Al cominciò ad aumentare la pressione sanguigna, Memi, sul divano, imitò la posizione della statua.“Ve bene così?”
    Max si fece più audace: “C’è una differenza, Paolina Bonaparte non aveva il reggiseno.”
    “Non c’è problema, Memi rimase in topless, un bel topless, le tette erano a forma di pera come piacevano a lui.”Al scattò le foto da tutte le posizioni poi.“Io vedrei una posa sul letto: seduta, la gamba destra piegata, le mani sul ginocchio.Anche qui nessun problema.“Va bene così, io a letto sono abituata a stare nuda.” Memi mise in atto la posa come suo desiderio.Alberto riprese la signora in costume adamitico da varie posizioni, poi si avvicinò sempre più, posò la Canon sul comodino e abbracciò Memi, prese a baciarla come un forsennato ben coadiuvato dalla signora. Venne fuori di tutto, connilungus, fellatio, sessantanove ed infine entrata trionfale dentro una gatta bagnatissima.“Non ti preoccupare, vai facile non posso avere figli.”Spossato, Al si mise a gambe aperte sul posto del letto che doveva essere del legittimo consorte con ‘ciccio’ ancora inalberato, Memi ne approfittò per montarci sopra per una ‘smorciacandela’.  La candela di Al era alla fine, riprese le sue cose, un bacio di ringraziamento e rientro in casa.Quell’abbuffata di sesso ebbe due effetti: fisicamente mise a terra Al ma psicologicamente lo allontanò dai fantasmi di Domodossola che gli sembrarono più sfumati, lontani…La moto Suzuki fu portata dal meccanico, lo sterzo era rotto. Al prese ad usarla quando c’era bel tempo per andare in caserma. Qui una novità: saputo che il Colonnello Comandante cercava uno pratico di fotografia per metter su un laboratorio per fotografare gli arrestati, prendere le impronte digitali ed in generale riprendere risultati di servizio e cerimonie varie, si presentò ed ebbe l’incarico.La ditta Randazzo era la più fornita a Messina, Alberto si presentò in divisa, conobbe il direttore ed i commessi, si fece fare dei preventivi che furono approvati dall’Ufficio Amministrazione. Il laboratorio fotografico diventò in gioiello: un marmo lungo un muro conteneva le vaschette degli acidi: rivelatore e fissaggio, un ingranditore Durst ed una smaltatrice rotativa, dall’altro lato un lavandino, una rotativa ad acqua per sciacquare le foto, un armadio dove mettere i materiali ed un essiccatore per le pellicole. Ben presto divenne pratico ed ebbe dei complimenti anche da parte di fotografici professionisti che riconobbero la sua bravura nello stampare il bianco e nero.Ora quello che interessava Al era presentarsi alle sorelle Musmeci per sistemare la sua situazione finanziaria. Al citofono concordò con una delle due di cui non riconobbe la voce, appuntamento a casa loro alle diciassette.Seguendo i suggerimenti datigli dal suo collega, si presentò in divisa e vide che aveva fatto l’effetto desiderato: le due sorelle furono molto cerimoniose: "Si accomodi questa è la poltrona più comoda, le possiamo offrire qualcosa, abbiamo dei dolcetti fatti con le nostra mani e del vino delle nostre terre…"
    Al rifiuto di Alberto andarono al dunque:“Il suo collega era così gentile da ricontrollare i conti del nostro consulente tributario,  noi lo ricompensavamo con non farli pagare l’affitto ed il condominio, se lei fosse così gentile…”Al fu gentile ma nello stesso  tempo rimase colpito da ‘le nostre terre’ quelle erano davvero ricche.Giuliana, la vedova circa quarantenne, non era una longilinea a nemmeno una chiattona, una via di mezzo, quel che colpiva era il suo viso triste, non brutto ma triste.“Signora siamo coetanei un po’ di allegria, anch’io ho avuto un lutto, la morte per tumore della mia fidanzata, ne sono rimasto scosso ma ora cerco di riprendermi.”“Anche mio marito aveva un tumore, è deceduto sei mesi fa. Era catanese e mi ha lasciato degli agrumeti che non sappiamo come gestire bene, non ci fidiamo del fattore, se ci potesse dare una mano.”“Signora se mi lascia il carteggio ci darò uno sguardo ma voleva dirvi un’altra cosa, non vi vedo mai in piscina, da militare vi do un ordine: domattina tutte e due in piscina, gli ordini non si discutono! Sto scherzando, mi farebbe piacere vedervi tutte due in costume da bagno alle nove, by by.”Cosa strana i suoi ‘ordini’ vennero eseguiti: le due sorelle,  alle nove erano in piscina ancora non c’era nessuno, era domenica. Quel che colpì Al era il corpo di Assunta, di faccia non era eccezionale ma di corpo sembrava una modella anche se tutte e due avevano un costume intero.“Mi sembrate due signore del primo novecento, oggi i costumi interi non li portano nemmeno le monache!”“Noi abbiamo solo questi…”
    “Alberto vi accompagna domani pomeriggio in centro ad acquistare due bei bichini anzi più di due, farete un figurone, ed ora tutti in vasca.”Il pomeriggio alle sedici Al stava aspettando in garage l’arrivo delle due madame che si presentarono puntuali.
    “Possiamo andare con la nostra Jaguar o meglio quella del mio defunto marito.”
    Alla faccia degli ottantamila euro! “Vede madame, al centro è difficile trovare posteggio, meglio la mia Ypsilon.”In viale S.Martino era proibito posteggiare, Max se ne fregò e tutti e tre entrarono in un negozio di costumi da bagno.Dapprima le signore provarono dei bichini castigati ma poi spinti da Al sempre più si infervorarono soprattutto dietro i suoi complimenti:“Volete coprire un si bel corpo, coraggio bichini mini.”Con sorpresa di Alberto acquistarono qualcosa di brasiliano, per intenderci costumi che lasciavano scoperta un bel pò di 'merce' nient’affatto male, Al era riuscito nel suoscopo!““Domattina li proveremo in piscina!”“Ma domani lei non va a lavorare?”“Sono in licenza.” Mentì Max e si diede malato.Il mattino seguente piscina vuota, le due sorelle apparvero coperte da uno accappatoio lungo sino ai piedi.“Ed ora lo spogliarello!” celiò Al.La sorelle ci misero un po’ di tempo ma obbedirono.“Evviva due sirene, sapete nuotare, no? Non fa niente andremo dove si tocca.”Al intendeva dove l’acqua era bassa ma anche toccare qualcosa di morbido. Nuotando sott’acqua  mise le mani fra le cosce di Giuliana che rimase impietrita ma non disse nulla, poi passò al popò,  quindi fu il turno della sorella, un bel movimento!Chissà che passava per le teste di Giuliana e di Assunta, Al sperava non una sgridata e così fu, con lo sguardo basso le due sorelle si misero l’accappatoio e si accomodarono sulle sdraie.“Lei è un monello, non si fanno certe cose!”La frase era stata detta ridendo, questo confortò Al che pensò ad un piano.“Il pomeriggio vorrei controllare la vostra contabilità, verso le cinque a casa mia, va bene?”Un cenno di assenso.Al si aspettava di vedere le due sorelle invece si presentò solo Giuliana che non fornì alcuna spiegazione del fatto di essere sola.“Queste carte mi danno alla testa, sono la mia disperazione, gliele metto sul tavolo e rientro a casa.”“No è meglio che rimanga, avrò bisogno di spiegazioni.”Al constatò che Giuliana era entrata in possesso di circa venti ettari di agrumeti più altrettanti di uliveti, più vari appartamenti, alla faccia!
    Giuliana venga più vicino, vede qui…le prese il viso e cominciò a baciarla in bocca, quella non solo non fece resistenza ma si abbandonò completamente, destinazione finale il letto.Al si dedicò al fiorellino, era lavato di fresco e profumato, l’interessata aveva messo in conto quello che stava accadendo, prima di entrarci dentro le procurò un paio di orgasmi anche per non farle troppo male, il suo era un ‘ciccio’ piuttosto grosso e Giuliana forse anzi sicuramente era stata a stecchetto per molto tempo.
    L’entrata fu lenta ma ben accetta, la baby dimostrò di gradire molto quello che stava accadendo muovendosi in continuazione sotto Al che ce la mise tutta finchè Giuliana gli fece cenno che ne aveva avuto abbastanza.L’uscita della signora fu silenziosa, forse si era meravigliata di se stessa, prese le carte e dopo un rapido bacio sulla bocca  scomparse nell’ascensore.Al si congratulò con se stesso, in mezzo al letto a gambe larghe si godette il  post ludio, aveva preso in mano la situazione e che situazione!
    Il bel maresciallo non era facile a meravigliarsi di qualcosa ma il bigliettino che trovò nella cassetta della posta era davvero singolare: “Max mia sorella Assunta vorrebbe una spiegazione su quelle carte che ha visto, se lei è d’accordo verrà a casa sua alle diciassette di oggi.”Assunta si presentò in punto ma senza carte e in vestaglia.Pareva proprio che si vergognasse:“È stata mia sorella io non volevo…”Al l’abbracciò, faceva tenerezza, sembrava più piccola della sua età.“Una volta sono stata fidanzata ma lui era un mascalzone ed i miei me l’hanno fatto lasciare, non sono più vergine.”La notizia fece piacere a Max, ci mancava pure che fosse vergine!
    Al iniziò con la solita tattica, prima lungo bacio il fiorellino e poi penetrata lenta e soggiorno prolungato, aveva usato un preservativo che si era dimenticato con la sorella che però non aveva detto nulla, doveva tornare su quell’argomento.Le due sorelle erano sistemate ma Al riflettendo pensò che forse si era messo nei guai, tre amanti!
    Il giorno dopo incontrò nel portone i coniugi Di Stefano:“Perché non ci viene a trovare, noi siamo sempre soli.”“Va bene a casa vostra oggi alle diciassette.”
    Li non c’era pericolo di avere avventure di sesso, un po’ di riposo gli avrebbe fatto bene.
    Alle diciassette suonò alla porta dei due anziani, venne ad aprire la signora che l’abbracciò, era commossa.“Noi abbiamo un figlio della sua età, lavora ad Udine ma non ci viene mai a trovare, a sua moglie... non so perché, non siamo simpatici.”
    Al si domandò il perché di quell’astio, sembravano due persone simpatiche , affabili, mah…”“Ci racconti un po’ di lei.”Al cominciò dal suo arruolamento in Finanza sino all’arrivo a Messina.“Anche lei ha avuto le sue sofferenze, ci farebbe piacere se ogni tanto ci facesse compagnia.”Alberto aveva preso ad ingranare in caserma, ogni tanto andava fuori sede per un servizio fotografico, aveva conosciuto tutti i colleghi con cui aveva stretto buoni rapporti, anche il Comandante di Legione lo stimava, tutto bene. Talvolta mangiava in caserma e si riposava nel primo letto che trovava libero per rientrare a casa la sera.Nel frattempo era accaduto un fatto piacevole ma che poteva portare conseguenze negative: aveva incontrato i coniugi Costa che lo avevano invitato a mangiare da loro alle quattordici quando rientrava dal servizio.“Io cucino per due, un terzo non mi pesa.” Il marito era d’accordo ma talvolta era assente e quindi finiva con una sveltina con Memi e questo,lo schiavizzava un po’.Un giorno dopo pranzo Memi non si accontentò di una sveltina, voglio stare tutto il pomeriggio con te, me lo devi!”
    Al si domandò perché glielo doveva ma non fece storie.Quello che lo meravigliò era che Memi parlava in continuazione:“Vieni leccami il fiorello, fammi godere tanto, mi metto alla pecorina, vieni dentro tanto tanto, anche culino vuole la sua parte, fai piano perché lo uso poco con mio marito, sbrodami in faccia.”Al bacino di rito sulla porta la confessione: “Mio marito ha visto tutto, è un guardone!”Ecco ci mancava pure il guardone, dove cazzo era capitato e non era finita per lui.All’ingresso un giorno incontrò la signora D’Arrigo, era arrabbiata nera.“Una bella signora come lei tutta triste, che le è successo?”“Dovrebbe vedere la pagella di quelle due, quattro in francese ed in latino!”
    Inconsapevolmente Max si mise nei guai:“A scuola ero bravo in queste due materie, potrei dar loro qualche lezione.”“Mi farebbe un favore grande grande, parliamoci chiaro, con lo stipendio di mio marito non posso pagare un insegnante di sostegno, gliele mando a casa sua oggi pomeriggio alle diciassette.”Al pensava a due ragazzine che giocavano con le bambole, pensava male, le due sedicenni gli avrebbero fatto passare la voglia di proporsi a far qualcosa.Grazia e Graziella si presentarono all’ora prevista, cominciarono subito a ridere.“Non vedo nulla da ridere, aprite i libri e vediamo a che punto siete.”“Lei non ci fa la battuta su Grazia e Graziella?”Al la conosceva bene, finiva grazie al cazzo, ma fece finta di nulla.La mise sul serio, prima il latino e poi il francese circa un’ora, le sorelline parevano interessate, meno male fino a che un piede fu insinuato fra le sue gambe toccandogli il  ciccio, all’iniziò pensò di far finta di niente ma reiterata la faccenda.“Ragazze posso essere vostro padre, andate con i vostri compagnia di scuola.”“Loro non ci piacciono, appena glielo prendiamo in bocca se ne vengono subito, lei ci mette più tempo vero?”“Fuori immediatamente se volete delle ripetizioni va bene ma non provateci un’altra volta.”Non aveva voluto tagliare i ponti altrimenti avrebbe dovuto dare delle spiegazioni alla madre. Un invito delle sorelle: “Dobbiamo andare a Paternò per la raccolta degli agrumi, c’è una festa sull’aia, facci compagnia, andremo con la nostra Jaguar.”
     
     

  • 11 aprile alle ore 10:43
    I VIVEURS DEL SESSO

    Come comincia: L’Estate alle spalle, un autunno portatore di piogge e di freddo, le scuole che riaprono, un sollievo per genitori, un po’ meno per i figli. Roberto Romani non era fra  questi ultimi, il passaggio dalla scuola media alla quarta ginnasiale era stato per lui un accesso nell’ età adulta. Anche la scuola era cambiata, suo padre Giovanni l’aveva iscritto all’Istituto Vivona in via della Fisica a Roma. Primo giorno gran confusione all’ingresso, tutti li studenti consultavano gli elenchi per vedere quale era l’aula  loro assegnata. Dopo circa una mezz’ora tutti in aula. Il collaboratore scolastico (ex bidello)  si recò nell’aula numero uno e: “Ragazzi sono Girolamo Massaccesi ma tutti mi chiamano Nasca, non  mi offendo, tra poco verrà a farvi lezione di lingue il professor Ulderico Bocchini, evitate di far commenti sul suo nome e sul fatto che lui è…del’altra sponda, è una brava persona oltre che un eccellente insegnante ed anche uno che ha il senso dello humour, io sono un grande fumatore…” Romani: “Possiamo sapere quale marca preferisce…così ci regoliamo.” “Io fumo anche la paglia, di preferenza le ‘Marlboro, buono studio.” Il professor Bocchini era proprio come descritto da Nasca. “Ragazzi immagino il fervorino ammannitovi dal bidello, è un simpaticone, chi di voi conosce un po’ il francese?” “ Sono  Roberto Romani: durante le tre classi della scuola media mia compagna di banco era una ragazza francese che mi ha insegnato la sua lingua, fra l’altro era carina…” “Bene, sarai il mio aiuto, come primo giorno non voglio farvi una lezione di lingue ma dirvi qualcosa della vita e dei problemi cui andrete incontro. Una cosa per primo: non date facilmente la vostra fiducia alle persone, mio nonno un giorno mi disse: vedi quella  è la tua ombra, non dare fiducia nemmeno di lei, non avrai  delusioni dalla vita. Aiutate nei limiti del possibile  le persone meno abbienti soprattutto quelle orgogliose che soffrono pur di non dimostrare il loro stato, per ultimo ma non meno importante la religione. Da giovane in un collegio cattolico  hanno cercato di inculcarmi dei principi che col tempo ho capito che erano molto discutibili, quando in un tema ho scritto che nel mondo ci sono centotrentasette religioni di cui solo sette cristiane il che faceva supporre che fossero state create tutte dall’uomo vedi Gesù Cristo, Maometto, Budda, hanno informato mio padre del mio comportamento secondo loro spudorato e mi avevano cacciato dall’istituto. Il principio di democrazia deve essere alla base del vostro comportamento, mio padre mi ha parlato del Fascismo, delle sue storture e dei migliaia di morti mandati a morire in guerra, soprattutto in Russia senza peraltro un equipaggiamento adeguato. Non proseguo oltre, non vorrei sembrare un fanatico predicatore ed ora Roberto dà un saluto ai tuoi compagni in francese.” “Mes camerades vous souhaite une bonne anné scolaire et surtout que vous êtes tous promus en juin. Vorrei aggiungere che mio padre mi ha messo a disposizione una villetta qui vicino in via dell’Elettronica 23, ci sono oltre la camera matrimoniale tre camere con servizi  con due letti singoli per gli ospiti, se alcuni colleghi hanno difficoltà di alloggio li ospiterò volentieri.” Si fecero avanti Ettore Fabiani, Vittorio Mazzarini,  Eulalia Fabretti. “Naturalmente ritengo opportuno dirvi di che i maschietti e le femminucce dovrebbero dormire in stanze diverse, non sono un puritano ma non vorrei avere problemi, dovrei comunicare la vostra presenza all’Autorità di Pubblica Sicurezza, ci sono delle leggi precise. A casa ho come tutto fare una cinquantenne Gina Alessi cui dovrete dare tutti una mano, maschietti compresi. Ed ora senza armi ma con bagagli in marcia. Professore la sua presenza a casa mia sarà sempre gradita, glielo dico col cuore, lei è una persona particolare nel senso di fuori del comune.” “Grazie del tuo invito, ci penserò.” Gina avvisata in tempo preparò un pranzo per tutti, era di natura allegra e tanta gioventù le fece piacere averla in casa anche se talvolta pensava con rimpianto alla sua età, cinquant’anni! Sistemati i bagagli in camera ed il pancino in sala da pranzo tutti a riposare sino al dopo cena ed alla relativa passeggiata digestiva. Vittorio prese sotto braccio Roberto e: ”Tuo padre deve passarsela bene, lo vedo dal buon gusto con cui è arredata l’abitazione.” “Mio padre Giovanni è titolare di un’impresa import export, ha rapporti specialmente col sud America dove invia per lo più trattori, e macchinari per l’agricoltura molto apprezzati specialmente in Argentina ed in Brasile, importa i  frutta locale ed anche animali da compagnia sconosciuti da noi, talvolta anche qualche femminuccia…naturalmente sto scherzando.” Vittorio e Roberto come un po’ tutti gli altri a cena avevano un po’ troppo abusato del vino dei Castelli Romani. Maschietti e femminucce a riposare nella propria stanza con Ettore che seguì nella camera matrimoniale il suo anfitrione. “Purtroppo io non riesco a prendere sonno che molto tardi, nel frattempo comincio a passeggiare per casa, non voglio disturbare gli altri ospiti, vediamo se Morfeo viene a farmi visita disteso nel tuo letto.” Imitato da Roberto Vittorio stava ad occhi aperti guardando il soffitto: “Mi hai contagiato l’insonnia…” “Me ne dispiace, hai un profumo personale molto buono, se permetti vengo più vicino a te.” “Sei inebriante non c’è altro aggettivo, mi fai provare una sensazione che mi ha fatto accelerare i battiti cardiaci, se permetti ti abbraccio…ed anche ti bacio…” Roberto non reagì, anche lui per la prima volta aveva sentito una sensazione di attrazione per un maschio, non l’aveva mai provata, anche lui prese a baciare Vittorio che: “Proviamo una posizione particolare, io supino con il coso anzi  il tuo cosone allungato, tu sopra di me…accetta quello che farò, mi piace…” “Vittorio cominciò a baciare il buco del culino di Roberto, poi i testicoli ed infine il suo membro eretto quanto non mai poi prese una boccettina contenente della vasellina,  ne fece penetrare parte del contenuto nel buco del suo culo ed anche penetrare il pistolotto del padrone di casa sempre più in auge. Successivamente Roberto si accorse che il buco del deretano del suo compagno si apriva e chiudeva ritmicamente col suo pistolone in orgasmo che riempì di sperma in un tovagliolino previdentemente portato con sé. Stava per fare marcia indietro quando Vittorio lo trattenne, aveva ancora voglia…dopo circa un quarto d’ora altro orgasmo stavolta bilaterale poi ambedue sfiniti a gambe aperte sul lettone sino alla mattina quando Gina bussò alla porta della loro stanza ed entrò per poi fare marcia indietro, quella scena la riportò alla sua gioventù quando anche lei…non che ora…Il restante della compagnia aveva già fatto colazione senza porsi domande ed era uscita a  visitare le botteghe delle strade vicine, grandi risate, viva la gioventù. I ‘magnifici’ cinque durante la settimana seguivano diligentemente le lezioni ed il pomeriggio era da loro destinato allo studio, il sabato pomeriggio e la domenica agli amusements sessuali. Eulalia zitta zitta, quatta quatta fece capire che anche lei, unica femminuccia voleva la sua parte.  Roberto invitò tutti in camera sua, per primo abbracciò la ragazza che si dedicò al suo uccello già in posizione e se lo infilò direttamente in fica, gli altri tre seduti sul divano a far da spettatori pronti alla pugna. La ragazza meravigliò tutti, se li fece uno alla volta usando per tutti il preservativo e poi ricominciando il giro, era instancabile, orgasmi uno dietro l’altro, Roberto in un intervallo le si avvicinò per domandarle con lo sguardo: “Tutto bene?” la ragazza sempre con lo sguardo lo rassicurò e riprese le goderecciate!  Ci volle del tempo prima che fosse soddisfatta. Usciti tutti gli altri dalla camera da letto Alberto domandò a Eulalia: “Prima di tutto il tuo nome, vuol dire ‘che parla bene’, io direi piuttosto che scopa bene anzi benissimo, mai conosciuta una donna che gode tante volte, una ninfomane.” “Ho preso da mia madre, ho fatto usare a tutti il preservativo per sicurezza, quando avrò accertato che nessuno ha malattie veneree…proverò anche più piacere. Amo sentir lo ‘zampillo’ sul collo dell’utero di un uccello che gode.” “Mi prenoto, che ne dici di voltare pagina?” “Al padrone di casa non posso dir di no, ma per oggi ho chiuso, ho paura di sentirmi male, il prossimo sabato procurati una boccetta di vasellina ,uso poco il popò preferisco…” “Allora un patto fra di noi, il tuo culo è riservato solo a me.” Roberto era fanciullescamente contento, era l’unico…Entrò in scena Rico Bocchini il professore che preannunziò via telefono la sua venuta. Guidava una Jaguar XJ , una dimostrazione di potenza economica. “Cari ragazzi, diamoci del tu alla romana anche se potrei essere vostro padre, un padre un po’ zozzone ma che vi vuole bene,  avverto  un po’ la solitudine, vorrei la compagnia di uno di voi, Vittorio che ne dici di venire a casa mia? Ho preparato una cena sfiziosa, sono un bravo cuoco.” “Professore a disposizione, si ricordi di me al momento degli scrutini.” Tu impegnati, ti verrò incontro.” Mario: ”Professore che ne dici se  vengo anch’io, un trio sarebbe per me una novità.” Il giovane non aveva capito che Rico si voleva fare solo uno di loro alla volta. “Ho preparato da mangiare solo per due, sei prenotato per la prossima vola, Vittorio vedo che ti sei preparato, buona serata a tutti.” Roberto tutto si aspettava tranne che Eulalia si offrisse: “Signori stavolta senza ‘cappuccetto’, andateci delicati, la patatina senza lubrificazione del condom è più sensibile.” Ormai i tre rimasti sapevano quello cui andavano incontro, a turno si infilarono nella gatta che sembrava impazzita dal piacere finché la padrona chiese una pausa. Il via vai di persone estranee fu notato da due vecchie zitelle dimorati nella vicina villetta, Roberto capì il pericolo che potesse arrivare ai Carabinieri una lettera anonima da parte delle due, bussò alla loro porta e:”Gentili signorine, ho pensato a voi mentre stavo per ordinare del vino Rosso  Lambrusco e Bianco  Verdicchio, mi vengono spediti via corriere, se voi lo gradite. “Mia sorella preferisce il bianco, io il rosso.” “Mi permetto di farvene pervenire due scatoloni direttamente a casa vostra da Reggio Emilia il rosso e da Jesi il bianco, talvolta non siamo in casa ma  a scuola.” Le vecchiette erano felici, finanziariamente non se la passavano bene e non potevano permettersi del buon vino. Gina aveva parlato con Roberto di quanto è brutta la vecchiaia, lei da giovane era bellina ma ora…” A Roberto, animo buono e caritatevole anche in campo sessuale venne un’idea: “Gina vai dal parrucchiere, comprati una baby doll, lavati e profumati tutta e sabato sera avrai la visita di tre di noi, sempre che tu lo gradisca.”A Gina vennero le lacrime agli occhi, mai avrebbe immaginato che quei giovani…Seguì i consigli di Roberto e la sera del successiva si presentò in forma smagliante dinanzi a Roberto, ad Ettore ed a Mario, stavolta a far da spettatrice Eulalia che se la rideva, chissà come se la sarebbero cavata tre diciottenne dinanzi ad una cinquantenne. Gina non solo era andata dal parrucchiere ma si era fatta fare dei massaggi sul viso migliorando il suo aspetto e profumandosi con una acqua di colonia giapponese, era più che passabile, furbescamente aveva provveduto anche a lubrificare la non usata da tempo patatina. Roberto con l’aiuto di Eulalia fece  resuscitare ‘ciccio’ non molto contento di questa nuova conquista ma Gina dimostrò di non aver dimenticato come far divertire un maschietto sollazzandosi lei stessa. Se li fece tutti e quattro poi si ritirò in camera sua sperando che anche in futuro…Nel frattempo i ragazzi tutti maggiorenni erano ‘passati’ al secondo liceo. Altra novità inaspettata, papà Giovanni dal Brasile comunicò al figlio che al suo ritorno a Roma gli avrebbe portato un ‘pensierino’, appuntamento all’aeroporto di Fiumicino alle venti del giorno dopo. Con la Cinquecento acquistata di recente Roberto era in attesa,  una delle prime a scendere dalla scaletta dell’aereo una signora vestita con un abito sgargiante,  la brasiliana era il pensierino d papà Giovanni il quale  fu l’ultimo a scendere dall’aereo. “Papà stó pensierino?” “T’è passata dinanzi agli occhi, non ti piacciono più le femminucce?”  “Papà ti conosco bene, tu ami gli scherzi.” “Se un figone ti sembra uno scherzo, fra l’altro ha parenti italiani, parla la nostra lingua, per il resto non so, non l’ho provata, portala a casa tua e fammi sapere, prendo un taxi.. Beatriz vieni qui, questo è mio figlio Roberto, trattalo bene.” Roberto si esibì in un finto baciamano in seguito al quale la ragazza, non abituata a quel rito italiano rise rumorosamente richiamando l’attenzione della gente, soprattutto i maschietti provarono dell’invidia nei confronti del il giovane. Posta la valigia nel sedile posteriore Bea: “Oh che bello un navigatore satellitare, da noi se ne vedono pochi, dammi l’indirizzo di casa tua.” Quella forma di infantilismo piacque a Roberto aveva un’idea diversa delle brasiliane viste in televisione. La brasileira fu presentata ai sette, fece una doccia nella toilette di Eulalia ,  affamata, fece onore alla cucina di Gina ed occupò il letto vicino  quello di Eulalia la quale  la mattina successiva bussò alla porta della camera di Roberto. “Mio caro un novità che non so come definire, Beatrix uscendo dalla doccia ha messo in mostra un uccello, cosa dico un uccello un batacchio che anche a riposo le giungeva sino a metà coscia, immagino quando…” “Quel figlio di….di mio padre, quella era la sorpresa, ormai è in casa mia, vediamo come si svolgeranno gli avvenimenti, per ora silenzio assoluto con gli altri.” Un messaggio al padre Giovanni: ‘Hai dimostrato ancora una volta di essere un son of the bitch mollandomi un transgender, spero di poterti ricambiare quanto prima.’ Risposta via mail: ‘Non conosci la legge del Menga che recita: ‘chi l’ha preso in culo se lo tenga! Buon divertimento!’  Il pettegolezzo pian piano, terra terra sottovoce sibilando va scorrendo, rozzolando nelle orecchie della gente s’introduce immantinente nei cervelli.’ Roberto non ricordava dove avesse letto questo aforisma fatto che  corrispondeva a verità, tutti in casa erano a conoscenza della novità anche se facevano lo sgorri, gli indiani o il nesci che dir si voglia. Solo Gina era al buio ma  aveva compreso che la sua avventura sessuale sarebbe stata la prima e l’ultima.  A toccare l’argomento era stato Roberto dopo cena, tutti erano riuniti nel salone: “Non vi mollo il detto latino ma stando così le cose dobbiamo prendere una decisione in merito a Beatriz, ovviamente ognuno di noi è libero di chiederle…qualche favore, alzi la mano chi è contrario.” Solo Eulalia si dichiarò non favorevole, evidentemente i maschietti erano pieni di curiosità anche se in fondo timorosi per il loro popò stante le misure del pisello della brasiliana che se la rideva. “Cari amici, col vostro permesso sarò io il primo, Bea ti va?” La ragazza non rispose ma prese sottobraccio Roberto, insieme si incamminarono ed entrarono nella stanza del padrone di casa. Già dopo il bidet Bea mostrò il suo mostro’, Roberto non dimostrò alcuna perplessità, apprezzo i corpo statuario  della ragazza che, tranne quel non piccolo particolare (chiamalo picolo!)era veramente bellissima. Bea dimostrò anche molta abilità in campo sessuale anche col sedere che la portò ad un orgasmo con l’uccellone tanto da riempire un tovagliolino col suo sperma, anche col sedere della compagna ebbe un analogo effetto sino a quando Roberto si dichiarò vinto, era spossato. Anche gli altri tre maschi di famiglia conobbero le gioie dell’amplesso con la brasiliana la quale un giorno successivo rivolgendosi ad Eulalia: “Forse hai paura che ti faccia troppo male alle tua patatina, sarò delicata, se vuoi stasera potremmo riunire i letti.” Riunirono i letti, Bea si ‘lavorò’ per bene tutto il corpo della compagna di stanza la quale provò degli orgasmi inusitati, solo al momento dell’immissio penis guardò in faccia Bea che dopo un lungo cunnilingus le aveva  ben  lubrificato il fiorellino e così non solo sopportò bene quella intromissione ma giunto il pisellone al collo dell’utero con lo schizzo dello sperma le fece provare un orgasmo molto intenso e assolutamente per lei inusitato, tanto piacevole che allorché Bea ritenne opportuno lasciare la ‘cuccia’  Eulalia la fermò, le piaceva ancora aver l’uccellone della brasiliana nel suo ‘antro’.  Col tempo, dati gli esami e conseguito il diploma  di maturità in casa di Roberto rimasero  Eulalia e Beatriz oltre naturalmente Gina affiancata da altra cameriera. Roberto era diventato il re di casa, aveva azzittito col vino le due vicine zitelle pettegole e più nessuno ebbe a turbare il loro menage. Dopo la morte per infarto del padre Giovanni  Roberto venne  in possesso di un notevole patrimonio; più per passare il tempo che altro si iscrisse all’Università alla facoltà di legge dove era oggetto di invidia da parte dei colleghi maschi: un uomo con  due donne per di più di notevole bellezza…

  • 10 aprile alle ore 10:44
    DOVE VANNO A FINIRE I PALLONCINI

    Come comincia: ‘L’amore è un uccello ribelle che non ha mai conosciuto legge.’ Può essere un’affermazione di un pessimista o di un individuo tradito. La storia del pensiero e dell’arte è piena di concezioni sbagliate, forse anche quella sopra citata nella Carmen di Bizet. Molto è cambiato di recente nei costumi degli uomini (e delle donne) di tutto il mondo, in particolare degli occidentali accusati dagli islamici di immoralità ma i cotali sono come quelli che non vedono una trave...Le menti più ‘eccelse’ sono indulgenti nei confronti della natura e dei comportamenti dei propri simili ‘diversi’ che sono una minoranza chiassosa, turbolenta ed appariscente come accaduto al  gay pride di Messina il 6 giugno. Tra questi c’era Geena un transgender venticinquenne di lontana origine italiana fuggita dalla natia Rio de Janeiro dopo la morte in un maledetto incidente stradale dei suoi genitori, per sua fortuna piuttosto benestanti. Fra l’altro non è affatto vero che i trans in Brasile abbiano vita facile e così quale nazione scegliere meglio dell’Italia che gli era stata descritta favorevolmente da alcuni amici messinesi. Nella Città dello Stretto Geena aveva acquistato un appartamento al quinto piano in un caseggiato sulla circonvallazione. Lo scenario era magnifico e soprattutto l’abitazione era un Eden oltre che per il panorama anche per la quiete. Naturalmente la sua venuta non era passata inosservata, i maschietti del palazzo avevano aguzzato la vista tenuti a bada dalle legittime consorti con sguardi penetranti e significativi e così Geena poteva star tranquilla. Come impiegare i suoi soldi ed il tempo a disposizione con un lavoro piacevole? Un classico: apertura di un night al posto di un vecchio cinema in disuso il ‘Peloro’. Una ditta specializzata aveva lavorato  un mese per rendere moderno ed elegante il vecchio stabile, l’architetto ingaggiato da Geena aveva dimostrato buon gusto sia per lo stile che per la disposizione delle luci molto importanti per rendere l’atmosfera ovattata ed intima. Inaugurazione in pompa magna con annunzio sui giornali e sulle TV locali. Alle ventidue ancora poca gente, in prevalenza di sesso maschile, pian piano il locale si riempì sin quando allo scoccare della mezzanotte: “Signori sono Geena brasiliana, ho avuto il piacere di essere venuta ad abitare nella vostra meravigliosa città, spero di vedervi in gran numero, potete chiedere all’orchestra musica di vostro gradimento, anche il bar è ben fornito, buon divertimento.” Affascinati dall’aspetto piuttosto provocante della brasiliana, i maschietti facevano a gara ad invitarla a ballare, quel che affascinava di più i ‘peloritani’ erano il seno ed il popò che Geena muoveva in modo provocante. Alle cinque di mattina: “Signori grazie per la vostra presenza, spero vi siate divertiti, la prossima volta portate anche le vostre signore.” Era un modo di far capire ai messinesi che erano stati dei provinciali a venire la maggior parte da soli senza le legittime o illegittime compagne. Naturalmente la presenza di Geena non era passata inosservata nello stabile dove abitava, una sola signora aveva creduto opportuno far amicizia con la brasiliana, si trattava di Diletta  che una mattina alle undici bussò alla porta di Geena: “Sono l’inquilina che abita al piano sottostante il suo, vedo che è ancora quasi addormentata, le chiedo scusa…” “Non si preoccupi, venga, la sua presenza sarà sempre gradita.” Diletta non aveva nulla in comune con Geena: era bionda, longilinea, magra, dal viso deliziosamente  infantile, gambe da modella,  sorridente, insomma piacevole. Insieme sorbirono il caffè e Diletta in vena di confidenze raccontò la sua storia: suo marito aveva ritenuto di rinverdire la sua non più verde età andandosene a vivere con una ragazza più giovane di vent’anni, lei casalinga viveva con quello che le passava il marito, l’unica figlia Maddalena, sedicenne, frequentava il terzo liceo scientifico, la sua vita era piatta…In vena di confidenze anche Geena fece partecipe Diletta delle sue vicissitudine culminate, per suo fortuna nell’arrivo a Messina e l’apertura del night che  le procurava un bel po’ di denaro. Le due signore si rividero il giorno dopo, Diletta era particolarmente giù di morale e ad un certo punto abbracciò Geena a cui spuntò una ‘ciolla’ di notevoli dimensioni che lasciò interdetta Diletta che ben presto si riprese: “Mia cara custodirò il tuo segreto, sinceramente da quando mio marito se n’è andato provo per gli uomini un senso di repulsione, se me lo permetti prenderò in mano il tuo coso.” Dalla mano Diletta passò in bocca e poi dentro il ‘fiorellino’da tempo a riposo, un vero rapporto sessuale completo. Il legame fra le due non passò inosservato a Maddalena figlia di Diletta che, da sedicenne, non riuscì però a capire di preciso di cosa si trattasse anche perché aveva i suoi problemi. Le sue colleghe si vantavano di aver rapporti sessuali completi con i loro boy friend, lei ancora vergine si sentiva sminuita e pensò bene di perdere la verginità con un compagno di scuola tale Roberto ma ovviamente aveva paura di restare incinta qualora il ragazzo fosse stato maldestro. Il problema era di procurarsi dei condom, Roberto era troppo timido per andare in farmacia, idea: chiederli al dottor Riccardo farmacista  che abitava al pian terreno. Una mattina aspettò il cotale all’ingresso e: “Dottore debbo chiederle un favore ma vorrei parlarle in macchina.” “Ho capito hai problemi ginecologici, le mestruazioni sono troppo abbondanti oppure…” “Dottore è fuori strada, mi occorrono dei preservativi…” Roberto rimase inebetito, non si aspettava quella richiesta. “A che ti servono?” Domanda oziosa cui Maddalena: “Ci faccio dei palloncini, ricorda la canzone: ‘Dove andranno a finire i palloncini quando sfuggono di mano ai bambini…’” “Non ti domando più nulla, vieni a casa mia oggi pomeriggio, mia moglie Olga, è pure lei farmacista, ci diamo il cambio al negozio.” Alle sedici Maddalena bussò alla porta di Riccardo che sembrava trasformato; elegante in giacca da camera, sbarbato, anche profumato fece entrare in casa Maddalena con un inchino. “Qui ci sono i  condom, sono venti non penso che te ne servano di più, con chi li vuoi usare?” “Voglio finalmente perdere la verginità che mi impedisce di divertirmi col sesso come le mie amiche, c’è un compagno di scuola che però mi sembra un po’ imbranato, mi ci vorrebbe qualcuno più esperto, che ne dice lei dottore di…” Forse era quello che si aspettava Riccardo il quale: “Se sei d’accordo sarò io il tuo Pigmalione. E così fu, Maddalena si spogliò e mise in mostra un meraviglioso corpo di adolescente che lasciò senza respiro Riccardo che: “Andiamo in bagno, ti laverò il fiorellino…” Sul letto la ragazza  si mise a ridere osservando la faccia stralunata del farmacista che si impossessò del fiore vergine di Maddalena portandola all’orgasmo una prima volta con un cunnilingus,  la ragazza apprezzò e volle provarne un secondo sin quando Riccardo, munito di condom cominciò una lenta penetrazione che la ragazza sopportò stoicamente, era diventata una donna!  Il farmacista aveva previdentemente portato con sé  degli assorbenti che fece indossare alla baby la quale, dopo circa un’ora rientrò in casa come se nulla di particolare fosse successo. Per Riccardo non era stato un episodio quell’incontro sessuale con Maddalena, non vedeva l’ora di rincontrarla. Un giorno l’aspettò mentre usciva dall’ascensore: “Che ne dici di venire a casa mia, ho un regalo per te.” Maddalena seguì il dottore, seduti sul divano: “Questo è un anello di oro bianco e brillanti, è il mio modo per confermare nei tuoi confronti simpatia ed affetto,  ti prego di accettarlo.” Maddalena baciò in bocca, a lungo, Riccardo,  capì il valore intrinseco del dono ma comprese anche che forse era nato nel farmacista un amore profondo che poteva portare a conseguenze inimmaginabili. Sembrava lei la più matura del due: “Mi sei tanto caro ma puoi comprendere che il nostro legame non ha sbocco, non tanto per la differenza di età quanto perché sei sposato, non sto ad elencarti le probabili conseguenze, qualora tu lo ritenga opportuno potremmo vederci di tanto in tanto…” Riccardo accettò il patto, ogni volta regalava a Maddalena un gioiello in oro piuttosto costoso. Ovviamente della cosa si accorse Maddalena che domandò spiegazioni alla figlia. “Ho un fidanzato benestante piuttosto dimmi tu da dove ti provengono il soldi dato che papà non mi risulta sia tanto ricco e generoso da poterti permettere un alto tenore di vita come il tuo.” “Ho capito, teniamoci per noi i nostri segreti ma da madre ti consiglio la prudenza, oggigiorno se ne sentono di tutti i colori.” Passati cinque anni Maddalena annunziò alla madre ed a Riccardo un suo prossimo matrimonio con Roberto, un matrimonio di convenienza dato che la baby non era affatto innamorata del giovane che aveva il solo pregio di essere figlio di persone molto facoltose ed in vista nella società. Testimoni della sposa un Riccardo non molto felice e Geena in compagnia di Diletta che aveva apprezzato le delizie del’amore particolare di un trans. Non si sa come sia finita la storia, forse il tran tran giornaliero aveva spento l’amore oppure erano vissuti tutti felici e contenti compreso Roberto che si contentava quello che ‘passava il convento!’

  • 08 aprile alle ore 11:07
    LE DELIZIE SEX DI PUERI E DI SENIORES

    Come comincia: Naomi e Katia due  sedicenni, Gabriele  pari età delle due gemelle abitavano nello stesso palazzo a Roma. Amici i loro genitori avevano vissuto la loro vita in simbiosi frequentando insieme l’asilo, poi  le elementari ed ora le medie al terzo anno. Superati gli esami di terza media con eccellenti voti (con sorpresa dei relativi mamma e papà) un pomeriggio si erano rifugiati nella camera del padre di lui accendendo il computer e cominciando a smanettare. Naomi: “Voglio telefonare a nostro padre in ufficio, chi ci resiste a Roma con  stò caldo.” La voce della centralinista: “Le passo suo padre.” “Che c’è di tanto importante che rompi pure in ufficio, se non è urgente ne parliamo stasera a cena. Cesira la mamma delle due furbacchione era stata messa al corrente del loro progetto.” Al rientro a casa del  ‘pater familias: “Mi faccio una doccia e vengo a cena.” A tavola le due gemelle avevano l’aspetto  delle alunne di un rigido college inglese. Il padre abituato alle ‘monellerie’ delle sue deliziose figliole: “Quanto mi costerà il desiderio che state per esprimermi?”  Naomi: “Il prezzo di una villeggiatura per le tue amorevoli figliole.”  Alessandro quasi parlando a se stesso: “Il bello che io volevo un solo figlio maschio, mi sono capitate due  femmine e per di più furbacchione che mi fanno fare tutto quello che vogliono!” Grandi abbracci e baci al papino ‘sfortunato’ che: ”Quale direttore di un ufficio import – export in questo momento per fortuna ho molto lavoro,  vi indirizzerò da mio fratello Alessio che con la moglie Aurora passeranno l’estate nella loro villa di Fregene.” Caro una rottura di palle per te, mi dovresti fare il favore di sobbarcarti la presenza nella tua villa al mare delle mie due figlie con annesso boy friend Gabriele non so di quale delle due.” “Sei un grande, quando importerò un pappagallo dal Brasile te lo regalerò, quegli animali sono addestrati a dare delle puttane alle signore ed ai maschietti dei cornuti, siccome però lo dicono in portoghese …” “Ragazzi, se vi comportate male vengo a Fregene e…” “Papino sei un  grande,  arrivederci  a settembre, spero che nel frattempo non diventerai nonno!”  Naomi ancora una volta non  si era smentita., il ‘grande’ non rispose. La mattina alle otto sotto casa ad aspettarli c’era un Volkswagen familiare dello zio Alessio con a fianco la moglie Aurora, i tre ragazzi, sistemati i bagagli si sedettero dietro, alla finestra i genitori, grandi saluti e via in vacanza! Gli zii ambedue quarantenni erano insegnanti lui di materie letterarie lei di lingue presso il vicino liceo classico, passando davanti dell’edificio Gabriele fece il segno dell’ombrello, solo lui poteva capire il perché. Gli zii erano persone allegre, Aurora ex modella con caschetto biondo e corpo longilineo si faceva ancora ‘guardare’, lo zio robusto ma non  grasso da giovane era stato un campione di lancio del peso. Arrivati a destinazione Aurora: “Naomi e Katia nella stanza degli ospiti, Gabri nel salone dove c’è una rete con materasso, qui ci sono le lenzuola, datevi da fare.” Dopo la cena preparata dalle femminucce di casa passeggiata digestiva nelle vie di Fregene. Alessio: “Un gelato per chi mi bacia per primo.” Vinse Katia ma tutti usufruirono del gelato. La mattina fila nei due bagni, uno riservato agli zii e l’atro ai tre fanciulli, le femminucce insieme. Al lido affittata un cabina tutti in costume, la zia aveva esagerato col bikini alla brasiliana , nessuno fece commenti ma a Gabri si alzò la pressione e non solo quella, si sdraiò prono sulla sabbia per nascondere il bozzo. Katia però se ne accorse ed all’orecchio di Gabri: “Quella è la moglie di tuo zio, che hai da…”  Per la sua mentalità i quarantenni erano persone vecchie che non pensavano più al sesso. Gabri fece un’espressione da ebete grandi risate da parte delle due gemelle non comprese dagli zii: “Stì giovani di oggi, mah…” Dopo pranzo gli Alessio ed Aurora andarono  riposarsi, i tre giovani scoprirono nello studio del padrone di casa un computer. “Zitti, non facciamoci sentire, guadiamo quello che lo zio Alessio stava vedendo.” Una sorpresa, quando lo zio lo aveva spento, forse per l’arrivo della consorte, stava ammirando le esibizioni porno di una giovane coppia lui ben dotato. Gabri spense il computer, anche se i tre erano amici da anni mai fra di loro c’era stato qualcosa di sessuale,  il giovane  qualche volta si masturbava senza confidare questa sua abitudine alle due gemelle. Tornato il silenzio Naomi: “Il sesso questo sconosciuto potremmo intitolare il film che abbiamo in parte visto a nostro uso e consumo, se siete d’accordo ne parliamo. Per quanto mi riguarda ho avuto una piccola esperienza con Giulio quel ragazzo della terza media. Eravamo a Villa Borghese dietro un monumento,  ci stavamo baciando quando lui si è sbottonato i pantaloni ed ha tirato fuori…glielo ho toccato sino a quando mi ha sporcato la mano uno schifo, sono scappata e non l’ho più voluto vedere.” “Se siamo in tema di confessioni anch’io ho da dire la mia: io mi masturbo così si dice in termini tecnici e mi succede quello che è accaduto a Giulio.” Katia: Quel coso l’ho visto poco fa nel film porno, non pensavo fosse così grosso!” Si guardarono tutti in faccia ed accesero di nuovo il computer: la scena era cambiata ora la protagonista aveva a che fare con due uomini, li accontentava ambedue mettendo i loro cosi uno in bocca e l’altro nel fiorellino. Gabri in bagno more solito a masturbarsi le due gemelle nel salone, all’arrivo di Gabriele: “Katia: “Abbiamo visto un uomo che ha messo in bocca il suo pisello alla donna e le ha spruzzato dentro, che schifo.” “Ragazze una lezione: quello che avete visto si chiama volgarmente pompino, in latino fellatio, le donne col tempo ci si abituano e le piace pure. La curiosità spinse i tre di nuovo nello studio dello zio per vedere le scene porno, il programma era cambiato, due uomini ed una donna che aveva ricevuto due siluri uno nel fiorellino e l’altro nel popò. Naomi: “Va bene ne fiorellino ma nel sedere dovrebbe fare male!” “Infatti si usa della vasellina, una specie di olio per lubrificare il buchino posteriore e così non  resta incinta, per evitare le gravidanze si usano i preservativi specie di guanti di gomma da applicare sul pene oppure la donna assume la pillola anticoncezionale.” Nei giorni successivi le domande delle due gemelle aumentarono di numero. Sempre Naomi: “Abbiamo letto che la poetessa greca Saffo faceva l’amore con le donne, non le piacevano i maschi, è vero?” “Si chiama amore omosessuale, lo fanno anche i maschi fra di loro.” Sempre più indottrinate le due gemelle si sentivano pronte a passare il guado, Gabri se ne accorse, la sera chiesero allo zio di poter fare un passeggiata in centro, cambiarono destinazione, tutti alla pineta. “Ce lo fai vedere senza toccarlo?” Gabri eccitato dall’atmosfera che si era creata tirò fuori dai pantaloni ciccio in erezione. “Ma ce l’hai come gli uomini grandi!” Noemi si avvicinò, lo prese in mano e: ”Non mi sporcare le mani!” “Ti avviserò quando sto per eiaculare.” Non ci volle molto tempo, Gabri sostituì la mano della ragazza con la sua, dopo poco tempo uno schizzo in alto. “Sembrava un fontanella!” Passata la fase di eccitazione Gabriele: “Ragazze non pensate che sia il momento che ricambiaste facendomi vedere i vostri gioielli, solo vedere.” La due gemelle si misero a ridere, forse si aspettavano la richiesta, alzarono le gonne e si sfilarono gli slip. Gabri ebbe il permesso di toccarle, erano umide anche se le interessate non  capirono il perché.  Altra lezione il giorno dopo Naomi in camera delle ragazze: Se la donna lo prende in bocca penso che anche l’uomo…”  l’interessata si sdraiò sul letto, si tolse gli slip in attesa…un’ attesa breve, Gabri prese a baciarle il clitoride, la risposta del ‘cicciolino’fu breve, un orgasmo piacevole anche se l’interessata non si rese ben conto di quello che le stava succedendo. Nel frattempo Katia aveva seguito la scena eccitandosi e Gabri le fece provare la stessa piacevole sensazione. Rimasero a lungo senza parlare, le due gemelle avevano superato la soglia dell’amore fisico anche se parziale. Gabri comprese che era giunto il momento di passare ‘al sodo’. Siccome le ragazze avevano avuto le mestruazioni andò in farmacia e comprò  due pacchetti di preservativi. Ormai durante il  fisso appuntamento, dopo cena mostrò  il nuovo acquisto. Presentazione: “Questo è un condom o preservativo come detto comunemente, vi faccio vedere come funziona, appena il mio ciccio…”Il coso chiamato in causa reagì prontamente, Gabri ci infilò il condom e…Naomi si era eccitata, aveva compreso la lezione, si tolse gli slip e: “Vorrei provarlo ma sii delicato, ho un po’ di paura.” Gabri nei limiti del possibile delicato lo fu ma ovviamente l’interessata qualche dolorino lo provò, alla fine, dopo un po’ di riposo: “Ora mi sento donna! siamo sposati, dammi un bacio!” Katia più paurosa di natura aveva osservato la scena in tutti i suoi particolari, era perplessa se seguire l’esempio di sua sorella, in ogni caso non quella sera. Un avvenimento cambiò la situazione sessuale di tutti e cinque, rientrati i tre da una passeggiata per le strade di Follonica, pensarono bene o meglio male di fare una sorpresa agli zii, aprirono la porta della loro camera da letto nel momento che i due, usciti dalla toilette stavano recandosi sul letto nudi, lo zio già ‘in armi’, la zia mostrava una bellissima foresta nera, anche il suo corpo era ancora da giovinetta. Chiusero immediatamente la porta, sparirono nelle loro stanze. La mattina i cinque si ritrovarono a colazione, Alessio: “Ragazzi la prossima volta bussate alla porta, quello che avete visto è una cosa normale fra due sposati.” Ma un tarlo era penetrato nel cervello di Gabriele, la zia o meglio il suo corpo. Fra l’altro fece caso al fatto che Aurora  girava per la casa con una minigonna appena sopra il pube, camicetta senza reggiseno, di dietro faceva ‘rimbalzare’ le natiche in maniera molto sensuale, evidentemente su marito era d’accordo sul modo di vestire e di muovesi della consorte. A Gabri venne in mente un aforisma di suo padre: ‘Quando desideri ottenere qualcosa provaci altrimenti andrai sempre in bianco!’ Una mattina mentre Aurora era rimasta in casa a fare il bucato a Gabri in spiaggia venne in fastidiosissimo mal di pancia (inventato), salutò la compagnia e rientrò in casa. Durante il tragitto il mal di pancia migliorò sensibilmente anzi sparì del tutto, il pensiero della zia nuda lo eccitò alla grande e così rientrò nella’bitazione. Aurora era di spalle dinanzi alla lavatrice, si girò, domandò  al nipote il motivo del suo rientro anticipato. Come risposta Gabri le mise una mano fra le gambe arrivando a toccare il fiorellino nudo, la zia aveva ‘dimenticato’ di indossare gli slip. Il pisellone di Gabri inaspettatamente si trovò in bocca della dama, vi lasciò il suo ‘contenuto’ poi penetrò nel voglioso e bagnato fiorellino sino al collo dell’utero, una immensa goduria per entrambi che però non soddisfece completamente Aurora che volle far provare al giovane amante  un omaggio del suo popò, lungo orgasmo da parte dei due, la zia aveva provveduto a toccarsi il clitoride con la mano destra. Il giovin amante, come ricordo aveva strappato due peli dalla fica della zia: “Allora non sei bionda!” Aurora tornò al suo bucato, Gabriele era disteso sul suo letto dove lo trovarono i tre al loro ritorno, stava proprio male.  La sceneggiata era stata digerita dagli interessati, Gabri, però dovette sopportare i crampi della fame, uno che ha un forte mal di pancia non può mangiare!  I giorni seguenti furono densi di avvenimenti. Gabri quando vedeva la zia sola si faceva una ‘sveltina’ con grande piacere di entrambi, Naomi diventata signora voleva ancora provare qualcosa di sessualmente forte, ricordava bene il grosso,pene dello zio Alessio, le venne una gran voglia di provarlo ma come? “Gabri voglio confidarti una cosa delicata, te la terrai per te?” “Sarò una tomba.” “M’è venuta la voglia di farmi lo zio, voglio provare il suo grosso pene, me lo devo portare fuori di qui, dovresti aiutarmi.”  ”Devo confessarti una cosa, mi son fatto la zia Aurora.” “Questo ci aiuta, Aurora non avrà nulla da ridire se io e Alessio andiamo fuori in paese, in questo momento è tutta presa a godere delle tue prestazioni, non penserà a suo marito.” E così avvenne, Alessio comunicò alla consorte che andava al centro con Naomi a  godersi il fresco ed a sorbire un gelato, avrebbero fatto tardi.  Aurora ‘annusò l’aria sessuale che girava dentro casa sua,  si accorse che Katia aveva gli occhi supplichevoli: “Che ha la mia bella nipotina,  vediamo se la zia riesce a  curare la tua tristezza.” Faceva caldo anche se notte,  Gabri rimase in slip, le due femminucce in reggiseno e mutandine, tutti sul terrazzino, erano all’ultimo pino, il panorama del mare calmo. Anche sul terrazzino l’aria era calda. “Andiamo in camera mia, Alessio ci ha fatto  installare l’aria condizionata.” “Questo si che è refrigerio, quasi quasi mi metto nuda sul letto matrimoniale.” Aurora si era tolti slip e reggiseno. “Zia ma sei ancora bellissima!” A parlare era stata inaspettatamente Katia che…”Se non ti vergogni di una vecchia quarantenne vorrei darti un bacino, tanti baci affettuosi, non vergognarti proverai del piacere!” solo che la zia non si fermò alla bocca ed arrivò  al pube della nipotina, le era venuta voglia di un piacere particolare che la bimba provò anche lei un orgasmo alla grande. Gabriele era rimasto a far da guardone, si era eccitato ma non sapeva cosa fare. Aurora si spinse oltre: “Che ne dici di provare le gioie del sesso? vedo Gabri che è pronto, io ho dei preservativi nel comodino…Katia rivide col pensiero la precedente esperienza di sua sorella, non riuscì a prendere nessuna decisione, era paralizzata. Gabri, incappucciato il cosone pian piano cercò di penetrare la cosina di Katia, ci mise molto tempo con piccoli gridolini dell’interessata  che sporcò un po’ di sangue il tovagliolino prudentemente sistematole sotto il sedere da parte di Aurora la quale, visto che Gabriele era ancora ‘inalberato’ ne approfittò e: “Togliti il preservativo, con me non serve!”  Nel frattempo Alessio e Naomi si erano presentati all’ingresso di un albergo, pagato in anticipo il conto della camera con sostanziosa mancia al portiere il quale non li registrò nel libro dei presenti. Naomi ed Alessio fecero ritorno in casa alle quattro, gli altri già erano in braccio di Morfeo sognando cose di sesso, ormai ci avevano preso gusto.  Ritorno a Roma, scaricati i bagagli Alessandro dal balcone: “Come si sono comportati?” “Tre angioletti!” non ricordando che gli angeli non hanno sesso!
     

  • 23 marzo alle ore 12:51
    LA BANDA DEI...

    Come comincia: Alberto Minazzo maresciallo della Guardia di Finanza stava vivendo una vicenda di cui avrebbe fatto volentieri a meno ma…Era una uggiosa giornata di novembre, nell’ufficio insieme ai suoi due collaboratori Alberto stava svogliatamente sbrigando delle pratiche noiose quando si presentò Scilio il piantone del Colonnello Comandante che all’orecchio: “I militari del  Servizio Informazioni hanno arrestato quattro dei nostri, prima di portarli in carcere lei deve fotografarli e  compilare la scheda segnaletica, per ora sono nella saletta di ricevimento del pubblico, prenda l’attrezzatura fotografica, le schede segnaletiche le ho portate io.”  Di colpo Alberto si svegliò dal torpore, maledizione una maledetta grana, di quell’avvenimento ne avrebbero parlato i giornali  e forse quelle foto sarebbero servite a documentare l’avvenimento. Munito della Canon 450 di sua proprietà (l’Amministrazione non gliela aveva fornita per la solita mancanza di fondi) entrò nella saletta e vi trovò due Appuntati, un Maresciallo ed un Tenente che nervosamente  passeggiavano avanti ed indietro. Per indorare la pillola:  “Colleghi ci sono momenti spiacevoli nella vita, per voi è uno di questi, vi debbo fotografare di faccia e di profilo…Cominciamo da lei.” Era l’appuntato Floris, sardo che del normale colorito in viso non aveva più nulla, un bianco totale che fece pensare ad Alberto ad un suo prossimo svenimento. Sfoggiando il suo spirito romanesco Alberto: “Signori può capitare a chiunque passare dei momenti non favorevoli, il Colonnello Pedara un giorno mi ha detto che ognuno di noi dovrebbe passare almeno un giorno in prigione…” La battuta non fece alcun effetto positivo sui carcerandi ed Alberto passò al secondo, appuntato  Gregoraci anche lui profondamente bianco in viso, il Maresciallo Ordinario Filippone al contrario dei due era molto rosso in viso, sembrava prossimo ad un colpo apoplettico, il Tenente Argento si rifiutò di farsi fotografare: “Io sono innocente e non intendo essere fotografato da un mio inferiore di grado (dimenticando che fino a nove mesi prima era parigrado di Alberto). Alberto prese il telefono interno e fece il numero del Colonnello Comandante: “Sono Minazzo, il Tenente Argento non vuole farsi fotografare.” “Cerchi di convincerlo, non voglio grane!” “Il Colonnello ha detto di mettere le manette al Tenente, Scilio provvedi, poi andremo  in cortile dove  un nostro furgoncino aspetta i carcerandi, a meno che il Tenente non venga a più miti consigli per farsi fotografare e prendere le impronte digitali, nel qual caso mi prendo la responsabilità di farvi passare tutti e quattro dai sotterranei per non farvi vedere dai colleghi e dai borghesi che si dovessero trovare nel cortile.” Vista la mala parata,  Argento divenne di ‘latta’ ed aderì alla richiesta di Alberto. Una telefonata del Colonnello Comandante: “ Comè andata?” “Tutto bene, tra poco stamperò le foto e le porterò le schede segnaletiche complete.” “Bravo Minazzo, sapevo di poter contare su di lei.” Alberto sperava che la ‘triste historia’ per la sua parte fosse finita lì ma una mattina: “Sono il sottufficiale d’ispezione, c’è una signora che vuole conferire con lei, la faccio passare?” Alberto pensò chi potesse essere, sua moglie Maria era a scuola…”Va bene accompagnala da me.” Una signora dall’aspetto dimesso entrò e quasi di buttò ai piedi di Alberto: “Sono la moglie dell’Appuntato Floris… “Ragazzi andate a prendere un caffè…signora mi dica.” “Mio marito ha rovinato tutta la famiglia, siamo senza una lira, non riesco nemmeno a pagare le bollette,  ho usato tutti i risparmi, non so a chi rivolgermi, tutti gli amici e parenti sanno che mio marito è in galera, io ed i miei due figli evitiamo di uscire di casa, mi hanno detto che lei è un buono d’animo…veda quello che può fare!” “Per far avere a suo marito la pensione ci sono dei passaggi burocratici, mi impegnerò personalmente perché gli atti siano redatti nel più breve tempo possibile.” “Ed io nel frattempo?” “Signora come si chiama?” “Sono Grazia, una volta ero una bella donna, ora sono diventata inguardabile, per …qualsiasi cosa sono a sua disposizione.” Alberto, anche se spesso svicolava dal legame matrimoniale non se la sentiva di avere  dei rapporti sessuali per…pietà.  “Davanti alla caserma c’è la filiale della mia banca, non le posso dare una grande cifra…” Stavolta Grazia baciò in bocca il maresciallo che rimase basito, alcuni passanti li guardarono soprattutto perché Alberto era in divisa, si prese dello ‘zozzone!’ Grazia non si era fatta i fatti suoi tanto che due mattine dopo Il piantone dell’ingresso: “Maresciallo c’è una signorina che desidera vederla.” Ai due collaboratori: “Ragazzi penso di aver capito di cosa si tratta, fatevi un giretto e accompagnate stá signorina in ufficio e non fate quella faccia, l’altra volta..bè lasciamo perdere!” Era un ‘fior’ di ragazza, alta, longilinea dai lineamenti signorili, ben vestita: “Sono Mariella la figlia dell’Appuntato Gregoraci, Grazia mi ha confidato che lei l’ha aiutata per far avere a suo padre la pensione e…” Quella e poteva voler dire che anche lei avrebbe voluto un ‘conquibus’ magari dietro una prestazione…rispetto alla consorte dell’Appuntato Floris Mariella era tutt’altra cosa. “È l’ora del pranzo, non l’invito nella nostra sala mensa per ovvii motivi, se se la sente abbastanza vicino c’è la trattoria dove talvolta vado.” “È li che porta le sue conquiste?” “Marella  te lo dico in inglese con la speranza che tu non lo capisca, sei una ‘daughter of a bitch’! “ “Io all’Università sono scritta in lingue…” “Ho capito, ho toppato, ti prenderei sotto braccio ma in divisa daremmo troppo all’occhio.” “Maresciallo è un po’ che non viene in…” “Calogero la qui presente Mariella è mia nipote, non fare ‘more solito’ il maligno!” “Maresciallo lei è fortunato, io di nipote femmine non ne ho nessuna!” “Potrebbe capitare che tua moglie diventi vedova!” “Ho capito,lasciamo perdere al menù ci penso io.” Mariella se la rideva: “Intanto ti do del tu, vieni spesso qui in compagnia delle nipoti, non sei sposato?” “Sposatissimo ma non ti dico prossimo alla separazione perché sarebbe la solita scusa meschina di chi ha avventure fuori del letto coniugale, volevo dire tetto.” “Ho che bello: linguine cozze e vongole le mia preferite Calogero ci sa fare.” ‘Spazzolato’ il primo Mariella fu entusiasta anche delle acciughe fritte: “Sono il miglior pesce, è quello che costa meno ma le azzurre fanno bene alla salute, specialmente andando avanti con l’età…” “Stavolta non userò l’inglese che tu conosci ma il tedesco per dirti…” “Conosco anche quello quindi puoi fare a meno di darmi della….Forse non ti è piaciuta l’espressione che sei avanti nell’età, io preferisco gli uomini maturi, i giovani sono magari tutto sesso ma niente personalità!” “Ti sei salvata in ‘corner”, finito di mangiare devo andare a prendere la mia macchina posteggiata vicino alla caserma, non voglio che i colleghi mi vedano in tua compagnia, seguimi ad una certa distanza, mi vedrai entrare dentro la mia amata Giulietta  color rosso fuoco.”  “Accessoriata di tutto punto, te la passi bene, non è che farai la fine di mio padre!” “I ‘talleri’, non di provenienza savoiarda, mi sono pervenuti da un’eredità non dal classico zio d’America ma da una mia zia italiana e quindi non seguirò tuo padre nelle patrie galere. Mio padre mi ha inculcato l’idea che la disonestà non paga quasi mai, io la notte dormo saporitamente sognando angioletti femmine che ti assomigliano…” “A parte che gli angeli non  hanno sesso questa è una vera e propria dichiarazione che io accetto volentieri mio bel maresciallo!” “Ancora una volta dimostri di essere una…posso dirtelo in latino?” “Conosco questa lingua.” “Allora in russo.” “Qui mi trovi impreparata… come si dice in russo ‘figlia di puttana?” “Suka doch’, la prima parola in siciliano è una volgarità, me l’ha insegnata un collega siculo.” “Lì ci arrivo anche io, che ne dici di venire a casa mia, mia madre Donatella sarebbe felice di conoscerti. Abito al quinto piano senza ascensore, ti farà bene alla linea, mi pare che stai mettendo su un po’ di epa…” “Talvolta mi scopro un pò sadico, che ne dici di deliziose sculacciate sul bel tuo sederino.” “La mia parte di masochista è d’accordo…Siamo arrivati…mamma questo è Alberto che come vedi dalla divisa è un maresciallo delle Fiamme Gialle, quello che ha messo in galera mio padre, tuo marito; è un simpaticone, non morde!” Mariella era la copia spiccicata di sua madre la quale, anche se con qualche ruga in più era decisamente ancora appetibile.” “Devo o non devo esternare quello che stai pensando della mia genitrice?” “Tutte cose buone, signora come fa a sopportare questa deliziosa furbacchiona scatenata, sono poche ore che la conosco e già mi ha messo K.O. varie volte!” “Ha preso da me…glisson, le offro un caffè o un liquore?” “Qualcosa di mezzo, il Caffè Sport Borghetti che…” “Che ho in casa perché è la mia passione. Domani è domenica che ne dice di pranzare con noi?” “Bien sur, finisco il liquore e men vo, a domani.” Giunto a casa Alberto si trovò dinanzi la moglie Maria, una furia scatenata: “Sento dall’odore che hai frequentato qualche sciacquetta!” “Non so che profumo tu possa sentire, forse di carcere, sono andato a fotografare quattro dei nostri finiti in galera, piuttosto vorrei domandarti ti dice niente la parola Chiesa?” “Che siamo agli indovinelli, è un luogo di culto.” “Non pensi che possa essere un cognome di un maschietto magari il tuo direttore didattico?” “Non  vedo…” “L’ha visto quella tua collega che mi ha inviato questo bigliettino.” “Tutte malignità ed invidia!” “Facciamo una tregua: tu non ti interessi dei fatti miei ed io dei tuoi, good luck my wife!” Anche in borghese Alberto faceva la sua ‘porca figura’, non rispondeva a verità che avesse messo su un po’ di pancia come affermato da Mariella tanto è vero che aveva fatto i cinque piani senza affanno. Suonato il campanello della porta dove era riportato il cognome Gregoraci dall’interno la voce di Mariella: “Caro vai ad aprire non sono ancora pronta.” Si appalesò un giovane castano, alto, sorridente che: “Lei dovrebbe essere Alberto, me ne ha parlato la mia fidanzata.” Altro scherzo da parte di Mariella, questa volta andava sculacciata di brutto! Si era presentata Donatella alla quale, con una giravolta di destinazione Alberto offrì il mazzo di rose rosse che era destinato alla figlia. Mariella si presentò vestita alla gran sexy con minigonna larga e camicetta trasparente, una vera provocazione per ‘vedere l’effetto che fa’ come da canzone di Jannacci. Alberto una mummia come pure Alessio che però doveva essere abituato ai capricci della fidanzata. Tavola da pranzo ben apparecchiata: “Tutto merito di Mariella” il commento del fidanzato il quale fece i complimenti alla futura suocera per le varie portate eccellenti. Tradotto Mariella aveva apparecchiato la madre si era data da fare in cucina, senza l’aiuto della figlia la quale: “Perché non ci traduci quella frase in un’altra lingua?” La domanda era diretta ad Alberto il quale si prese una rivincita: “Quando prestavo servizio a Domodossola sui treni internazionali ho conosciuto ‘da vicino’ una giapponese che durante il  tragitto sino a Milano mi ha insegnato qualche parola della sua lingua, la frase è questa : ‘ Meino no musuko’ traduci un pò se ci riesci!” “E tu vuoi far capire che in un tragitto di massimo due ore hai conosciuto ‘da vicino’una giapponese che ti ha insegnato anche qualche parola della sua lingua?” Intervenne Donatella: “Ragazzi il pranzo si fredda, almeno datemi la soddisfazione di affermare che è buono!” Tutti addosso a Donatella che: “Mi avete spettinata tutta devo andare alla toilette….” “Sei bellissima anche così!” Chi si era sbilanciato era stato Alberto che aveva suscitato la curiosità degli altri due commensali. La serata finì allegramente anche grazie al liquore-caffè, Alberto fu invitato dalla padrona di casa per un altro incontro conviviale. La storia degli arrestati per Alberto non era ancora finita. La mattina successiva: “Sono il sottufficiale d’ispezione, al Corpo di Guardia c’è un giovane che desidera parlare con lei.” La frase seguita da una risatina.“Accompagnalo da me.”  “Ragazzi qui c’è qualcosa di particolare, non ve ne andate. “ Il giovane era veramente particolare: capelli rasati per metà del capo, occhi bistrati, camicia rosa e pantaloni azzurri. Nessuno in ufficio fece commenti. “Sono Umberto il figlio del maresciallo Filippone, vengo a chiederle il favore di avviare le pratiche per far avere a mio padre la pensione.” “Farò del mio meglio, lasci il suo indirizzo di casa col numero del telefono, appena avrò notizie la contatterò.” Ringraziamenti con abbraccio da parte di Umberto ma la scena, avvenuta con porta aperta dell’ufficio fu notata da vari colleghi di Alberto,il più spiritoso: “Carissimo, sei favoloso che ne dici di…” “Vi dico molto volgarmente di andare a fare ….” Pure la presa in giro  ma la storia non era ancora finita, più tardi il piantone accompagnò nell’ufficio di Alberto un giovane che: “Sono Giovanni il figlio del Tenente Argento, mi occorre avere la certezza che al più presto mio padre possa fruire della pensione, le dico al più presto!” “Noi trattiamo tutti i nostri colleghi nello stesso modo, inizierò quanto prima a dedicarmi alla pratica di suo padre.” “Questo è un modo di scaricarmi, mio padre è un suo superiore di grado!” “Suo padre sino a nove mesi addietro era un mio collega ma, come le ripeto provvederò sbrigare la pensione di suo padre, se non ha altro da dirmi…” Il maleducato uscì dalla stanza sbattendo la porta e ad Alberto l’atto non piacque affatto e pensò di vendicarsi tenuto conto di certe notizie che ‘giravano’ intorno all’operato del Tenente Argento. Telefonò ad un suo amico e compagno alla Scuola Sottufficiali: “Caro Pier Luigi sono Alberto, anche se non ci sentiamo talvolta ti penso quando eravamo allievi insieme, ho da chiederti un favore ma non per telefono, ti invierò una lettera indirizzata alla tua persona, ti prego di rispondermi con lo stesso mezzo; qualora venissi dalle mie parti sarai mio ospite.” Nella lettera Alberto aveva chiesto al collega di far indagini ed accertamenti sugli acquisti a Napoli e dintorni di immobili a nome ‘ del Tenente Argento e dei suoi familiari, anche quelli acquisiti.” Alberto prese a frequentare la casa  di Mariella e di Donatella, quest’ultima gli faceva trovare a pranzo o a cena piatti sfiziosi, furbacchiona voleva prendere Alberto per  la gola, un pomeriggio, dopo mangiato, assenti Alessio e Mariella prese a baciarlo sinché il  bel maresciallo sfoderò la ‘sciabola’ alla vista della quale: “Accidenti quanto ce l’hai grosso,  mio marito ce l’ha molto più piccolo e lo usa poco e male, la mia ‘gatta’ potrebbe farsi male!” “La tua ‘gatta’ gradirà per primo un cunnilingus e poi il pisellone di Alberto entrerà dentro alla grande!” E così fu per tutto il pomeriggio. Alle diciotto al rientro di Mariella: “Vi vedo belli riposati, che ne dici Alessio, questi due di sono dati da fare o meno?” “Da fare? Avranno la pressione a zero dopo averla portata alle stelle, complimenti!” I due neo amanti se ne fotterono altamente e:”Tu piuttosto figlia mia cerca di farmi diventare nonna!” “Per me è ancora presto  in ogni caso non vorrei diventare zia!” Ormai tutti i tasselli della storia erano a posto, mancava solo le notizie da parte di Pier Luigi che giunsero dopo una settimana. “Caro Alberto riporto qui appresso tutte le proprietà immobiliari del Tenente Argento e dei suoi parenti, ufficialmente non deve risultare la mia indagine, appena possibile di verrò a trovare, saluti alla signora.” Ad Alberto risultava che il Tenente Argento non era molto simpatico al Colonnello e così una mattina: “Comandante ho notizie non ufficiali sulle proprietà del Tenente Argento, veda lei se vuole fare una richiesta ufficiale al reparto competente per territorio.” Ti pare che Mariella non ne combinasse una delle sue, era più forte di lei. Alle quattordici di un giorno feriale si appostò vicino alla Giulietta di Alberto ed alla sua vista: “Caro mi dai un passaggio?” “Tutto questo puzza, è una frase famosa di un attore russo, un certo Misha Hauer ma si addice al momento, che ti frulla per la testa? “Volevo solo farti una domanda: preferisci il fiorellino o il popò?” “Non hai specificato il nome della  titolare dei due beneamati.” “Se ti dicessi i miei?” “Se la finiamo di dire baggianate direi i tuoi.” “Bene, dove possiamo andare, a casa mia non è il caso.” “Mia moglie e in vacanza come in quel famoso film con Marilyn Monroe.” Alberto, poverino, si sacrificò, si ‘fece’ sia la figlia che la mamma!
     
     
     
     

  • 20 marzo alle ore 20:43
    PUCCI IL VIZIATO

    Come comincia: Pucci era il cane volpino della zia Maria; voler bene ad un cane è cosa comune, farne un idolo è tutt’altra cosa. Il quadrupede era il ricordo del defunto marito della zia. Quando era un vita  Peppino, Pucci era considerato come il figlio che i due zii non avevano avuto. Viziatissimo, il cane riteneva che tutto gli fosse dovuto, concesso e permesso: d’inverno dormiva sul letto della padrona amorevolmente coperto da un plaid di pura lana, d’estate in una cuccia con rivestimento di fresca seta, non mangiava a terra come tutti i suoi simili ma a tavola con la zia Maria, aveva il suo spazio ed era molti schizzinoso in quanto a cibo, rifiutava ostinatamente quello non di suo gusto e veniva subito accontentato con altra cibaria a lui gradita sino a quando… La zia Maria era proprietaria di una villetta tra Ancona e Falconara acquistata con l’eredità del marito capo stazione ricco di famiglia. Si trattava di un’abitazione elegante provvista di parco con al piano terra uno spazio adibito a garage dove faceva bella figura una Alfa Romeo Giulietta  guidata non dalla proprietaria ma dal nipote Alberto, ventenne che aveva conseguita la maturità classica e frequentava l’Università di Ancona, in verità con poco profitto. Il giovane con papà Armando e mamma Domenica abitava in una villa vicina ma spesso andava a casa della zia che lo ricopriva di regali di ogni genere conseguentemente era molto elegante nel vestire e frequentava la società bene. Un fatto sconvolse il tranquillo menage del cane che di colpo si vide privato delle coccole della padrona. La zia Maria era andata in Sicilia a trovare la sorella del defunto marito, prima della partenza aveva subissato Alberto di  tante raccomandazioni  riguardanti Pucci : “Poverino è tanto fragile e bisognoso di attenzioni, mi raccomando trattalo bene!” Tra i due non c’era mai stata della simpatia, si tolleravano appena e questa era la volta buona che Alberto si prendesse un rivincita ma quale? Idea geniale: il cibo: niente posto a tavola, a terra vicino alla cuccia due ciotole una con l’acqua e l’altra con solo il pane! Giunta l’ora di pranzo Pucci si guardò in giro, vide la tavola non apparecchiata e scorse con orrore le due ciotole, spinto dalla sete bevve dell’acqua ma rifiutò sdegnosamente di cibarsi del solo pane e si rifugiò sotto il letto della padrona. Alberto il giorno successivo prese per la collottola il cane, gli infilò al collo il guinzaglio e lo portò in giro per i suoi bisogni. Il rifugio sotto il letto della padrona era chiaramente un gesto di protesta da parte di Pucci che ogni tanto, speranzoso si avvicinava alle due ciotole usufruendo solo di quella con l’acqua e tralasciando quella col pane. Alberto andava a trovare Pucci, aveva chiuso tutte le finestre e così il buio regnava sovrano, solo uno spiraglio nel soggiorno dove erano situate le due ciotole, more solito usata quella con l’acqua, intonsa quella con il pane ormai diventato duro. La mattina del terzo giorno Alberto andando nella casa della zia ebbe una sorpresa che lo fece sorridere: nella ciotola dell’acqua galleggiava il pane che duro non  era più e risultava sbocconcellato, la fame….Questo episodio fece ravvicinare i due, Pucci in fondo meritava del rispetto, non era colpa sua se era stato viziato e poi aveva dimostrato di essere intelligente col trasferimento del pane duro nella ciotola dell’acqua. Alberto prese il muso del cane, lo guardò negli occhi e gli parlò come fosse un essere umano: “Pace?” E pace fu con la conseguenza che Alberto messo il guinzaglio a Pucci lo portò a spasso sin quando passando vicino ad una villetta il quadrupede con uno strappo scappò di mano ad Alberto ed entrò nel cancello dell’abitazione cominciando ad abbaiare.  Apparve una ragazza, Alberto: “Signorina mi scusi ma il mio cane m’è scappato di mano, se me lo permette entro e me lo riprendo.” La ragazza sorridendo: “Sono Ella, le dico io il motivo per cui il suo cane è entrato a casa mia, anch’io posseggo un volpino ma è femmina ed in calore, il suo cane ha odorato l’aria e…” “Hai capito stò zozzone, mi fa fare pure delle brutte figure!” “Niente brutte figure, è la loro natura, entri così potrà recuperare il suo volpino sempre che….” I dubbi di Ella erano fondati, Pucci se ne stava beatamente ‘cavalcando la volpina che mostrava gradire.”Non ci resta che aspettare, Dora non ha mai avuto cuccioli.” “Siamo alla ‘prima nox’ non mi sembra che la sua cagnolina abbia avuto molti problemi…” “Glisson, le offro qualcosa di fresco, che ne dice di  una amarena con seltz e ghiaccio?” “D’accordo, abbiamo del tempo da aspettare dato che…non mi pare di averla mai vista da queste parti.” “Ho ventiquattro anni, sono qui da poco tempo, da quando mia madre Ena ha sposato Marcello ambedue vedovi, Bella è di proprietà di Marcello, mi dica qualcosa di lei.” “Intanto diamoci del tu, siamo più o meno coetanei, io frequento l’Università in Giurisprudenza ad Ancona, siamo in estate e preferisco il craul di cui sono stato campione regionale a sedici anni, ora dimmi qualcosa di te.” “Io e mi madre siamo di Filottrano un paese in provincia di Macerata, io sto studiando farmacia all’Università di Ancona, le nostre sono due storie comuni. Ora vado a vedere a che punto sono ‘gli sposi’.” Al ritorno: “Penso che dovremo aspettare ancora….sta arrivando mia madre… mamma questo è Alberto, il suo volpino si è infilato a casa nostra e sta facendo… amicizia con Dora, per ora meglio lasciarli soli, che hai comprato di buono.” “Al mercato ho trovato del pesce che mi hanno assicurato freschissimo, preparerò un brodetto con cozze, vongole e seppie e per secondo orate al forno, vado a preparare, invita il tuo amico, ci farà compagnia, Marcello non rientra per il pranzo. Alberto si era ben impresso nella mente le due donne: Ella non molto alta di statura indossava una camicetta leggera da cui si intravedevano due seni non ‘trattenuti’ da reggiseno ed una minigonna, una piccola Venere come quella attrice francese François Arnoul. “Quando hai finito di fotografarmi…” “Hai colpito nel segno, posseggo una Canon 450 e, col tuo permesso, possibilmente in posto isolato per evitare guardoni vorrei immortalarti, scusa l’immodestia ma sono piuttosto bravo, ho vinto un secondo premio ad una mostra fotografica.” I due cani non più ‘allacciati’ se ne stavano allungati godendosi il post ludio, apprezzarono moltissimo il cibo loro offerto da Ena, il sesso e la fame hanno molto in comune. Elogi  alla padrona di casa: “Penso che abbia conquistato suo marito prendendolo per la gola nel senso…” “Pur essendo tu giovane ti dimostri un bel furbacchione, penso soprattutto con le femminucce, Ella sta in guardia…lo dico come boutade.” Alberto a fine pasto, ringraziò le due dame, diede loro l’indirizzo di casa sua e quello della zia Maria e riportò indietro un Pucci un po’ recalcitrante, forse avrebbe voleva ancora…Quando la zia Maria ritornò dal viaggio in Sicilia rimase perplessa, Pucci nonle  fece le feste come al solito quando rientrava a casa, stava vicino ad Alberto come mai succedeva in passato, chiese spiegazioni al nipote: “Cosa è successo a Pucci, mi sembra molto diverso da prima.” “Zia Maria quali sono le cose che fanno girare il mondo?” “Siamo agli indovinelli, va bene: il denaro.” “E poi.” “Il potere.” “E poi.“ “Il sesso.” “Sei giunta la punto: Pucci ha ‘conosciuto’ da vicino una volpina, si sono ‘sposati’ e lui vorrebbe avere di nuovo rapporti con lei ma, come sai gli animali femmine hanno rapporti sessuali sono quando sono in calore, Pucci non lo può comprendere e spera sempre…” Finalmente dopo quattro mesi una telefonata di Ella: “Dora ha avuto tre cuccioli bellissimi, ora è di nuovo in calore…” “Pucci sarà al settimo cielo, che ne dici di chiedere a tua madre di preparare un pranzo a base di pesce come l’ultima volta…” “Va bene, ci sarà anche una sorpresa.” Forse Pucci aveva capito dove erano diretti, per strada tirava molto il guinzaglio facendo correre Alberto e, una volta aperta da Ella la porta di casa di buttò a capofitto nel corridoio con tutto il guinzaglio. Alberto lo seguì, gli tolse il guinzaglio mentre il cotale già era pronto alla pugna…”Mio caro, lavati le mani, e poi in sala mensa dove mamma ha posto tutte le cibarie, c’è pure in fresco il Verdicchio dei Castelli di Jesi, vacci piano ha tredici gradi e non vorrei…” Si era presentata una ragazza abbronzata, alta e robusta, bel viso, grandi occhi e seno piccolo, bel popò, sorridente. “Questa è Camila, l’ho conosciuta a Cuba durante un mio viaggio, siamo diventate molto amiche…” Alberto ci mise un po’ poi mise a fuoco la situazione: Ella e Camila era ‘intime’ tradotto lesbiche ed allora addio al progetto di Alberto di ‘farsi’ Ella, in comune con lei aveva  una inclinazione non compatibile, la preferenza per il ‘fiorellino’! Fare un buon viso a cattivo gioco è dei grandi uomini, Alberto dimostrò di essere un grande, abbracciò Camila ed augurò alle due ‘Good fun.’ Le sorprese non erano finite: in sala si era presentata Ena quasi irriconoscibile, bel truccata, camicetta rosa molto scollata, gonna azzurra, una collana stile hawaiano e braccialetti ai polsi molto appariscenti. “Madame è passata in uno istituto di bellezza? Lei non ne aveva bisogno ma così è irresistibile, quasi quasi rinunzio al cibo per…” Ella il tuo amico è più ‘cochon’ del suo cane ma devo riconoscere che ha il senso dello humour sconosciuto ai più, non dico buon appetito perché è buona norma di evitare questa frase ma io lo dico lo stesso: buon appetito!” L’atmosfera era diventata molto amichevole fra i quattro che avevano fatto ‘festa’ al Verdicchio con ovvie conseguenze di una allegria ‘navigabile’ come avrebbe detto il buon Jacovitti. Ella mise sul lettore compact disc musiche sud americane e le coppie si misero a ballare  Alberto con Ena ed Ella con Camila, queste due diedero il ‘cattivo esempio’ e cominciarono a baciarsi con la conseguenza di essere imitate da Alberto e da Ena poi finiti in camera da letto con ‘sesso selvaggio’, ambedue erano a stecchetto da vario tempo. Ad un certo punto Alberto sentì suonare il telefonino: “Dove ti sei cacciato, sono le venti!” “Scusa zia ma Pucci si è intrattenuto più del solito con Dora, non ho avuto il coraggio di farli smettere…ora ci riprovo!” Il verbo fu esatto nel senso che nei giorni successivi lo studente in giurisprudenza riprovò quasi ogni giorno a sollecitare il fiorellino ed il popò di una Ena sempre più allupata…
     

  • 15 marzo alle ore 9:25
    O BRASILEIRO

    Come comincia: Il motivo per cui Felipe con il suo yacht aveva preferito attraccare nel porto di  Messina era un mistero per gli abitanti di questa città, il natante era un favoloso RIVA da 50 metri, nome  in  portoghese ‘Sexo Louco’ tradotto: ‘Sesso Matto’. La Capitaneria di Porto di Messina in un primo tempo aveva autorizzato l’attracco del ‘Sexo Louco’ solo per due giorni poi, in seguito a ‘suggerimenti’ giunti da Roma i due giorni si mutarono in attracco permanente. Più di una persona si era domandata, senza risposta chi potesse essere quel brasiliano tanto ricco e potente,  il ‘ricco e potente’  acquistò una villa di tre piani sulla Circonvallazione con tanto di giardino, piscina, alberi di alto fusto e voliere dove aveva sistemato uccelli tropicali, insomma una persona che si faceva notare anche per la sua stazza di uomo da un metro e ottantacinque, palestrato e sempre ben vestito. Girava per Messina con una Bentley Mulsanne guidata da Pedro  autista della stessa statura del suo datore di lavoro che fungeva anche da guardaspalle. Non poteva mancare un segretario inglese poliglotta, tale Oliver che lo seguiva nei suoi spostamenti e che gli aveva insegnato varie lingue fra cui l’italiano. Per farsi conoscere dagli ‘indigeni’ importanti Felipe aveva organizzato una festa sul suo yacht invitando le persone più conosciute della città, molti vi aderirono se non altro per curiosità. Alle ventidue il padrone di casa si presentò in cima alla scaletta del ponte e: “Signori, grazie per essere intervenuti,  mia moglie Mariana, mio figlio Caio Cesar, vi auguro buon divertimento, spero apprezziate le musiche del mio paese. Gli altoparlanti diffondevano balli e canti  del carnevale di Rio de Janeiro che davano un senso di piacevole relax ai presenti. Tancredi era il direttore di una piccola ditta di import export che si diceva fosse stata acquistata da O Brasileiro. Cercò di approfittare dell’occasione per presentarsi ma male gliene incolse. La risposta piuttosto brusca di Felipe: “Le pare il momento di parlare di affari, si presenti domattina al suo posto di lavoro…”Tancredi impallidì, una cazziata così non l’aveva mai ricevuta, in ogni caso aveva compreso che rispondeva al vero che il magnate aveva acquistato quell’esercizio. Martina, la consorte il cui nome vuol dire dedicata a Marte e quindi combattiva fece onore al suo nome  agganciando Felipe: “Signore sono la moglie di quel signore che lei ha  rimproverato poco fa, le chiedo scusa a nome di mio marito, talvolta i maschietti non hanno il senso della misura.” Dinanzi ad una signora per di più molto attraente O Brasileiro si squagliò come neve al sole e: “Senhora sono io che  chiedo scusa, talvolta sono un po’ brusco, le chiedo un favore: faccia ballare mio figlio Caio Cesar è molto timido con le donne, vorrei che qualcuna lo svegliasse un po’…Caio Cesar vieni a ballare con Martina, attenta ai suoi piedi senhora!” Il ragazzo fisicamente non aveva nulla in comune col padre: biondo, longilineo, occhi azzurri qualità che sicuramente aveva ereditato dalla madre. Il ragazzo era stato educato in un collegio inglese e facendo sfoggio della sua educazione: “Missis talvolta mio padre è un po’ come dire ‘impetuous’ come dicono gli inglesi, mia madre era di Cardiff ed io ho preso da lei sia le sembianze che lo stile,  sono timido e questo mio comportamento non è molto apprezzato da mio padre, se me lo permette vorrei ballare con lei sempre che suo marito…” “Permesso accordato, ti do del tu, sei un giovane piacevole oltre che educato, di questi tempi…” Tancredi inquadrò  la situazione, apprezzò ancora una volta la consorte che lo aveva tolto da probabili problemi. “Missis le scatto delle foto, il mio hobby e poi le faccio visitare la mia cabina, non capisca male.” I due scomparvero dalla vista degli astanti a prua dello yacht, ogni tanto si vedeva il lampo del flash, il ragazzo stava effettuando delle riprese a Martina poi i flash non comparvero più…”Missis non so cosa mi sia successo questa sera, di solito sono un ‘wimp’ con le signore ma con lei…se me lo permette un bacio in fronte…” Il bacio passò sulle labbra sino a quando Martina ritenne opportuno tornare nella sala comune, non sapeva come comportasi con Caio Cesare. La festa finì poco dopo; in macchina Tancredi fu messo al corrente di  quanto accaduto alla consorte, tutti e due erano perplessi, Tancredi il giorno seguente doveva avere un colloquio importante col O Brasileiro. Notte passata quasi in bianco, c’era di mezzo il menage della famiglia. La mattina presto il titolare della ditta import export aprì insieme ai commessi la saracinesca del locale e si rimase in attesa del neo padrone che si fece vivo verso le dieci. Rivolgendosi a Tancredi: “Riunisca tutto il personale. “ “Signori, sono il nuovo proprietario di questa baracca, dico baracca perché intendo cambiarla in modo totale, farò rifare tutti gli interni, mettete fuori un cartello chiuso per restauri, intendo importare dal Brasile i prodotti tipici del mio paese  anche pappagalli brasiliani che sono i più belli del mondo, nessuno di voi sarà licenziato sempre che facciate bene il vostro lavoro.” Dopo un mese l’inaugurazione: all’ingresso due pappagalli che continuamente dicevano: ‘Bem-vindo prostitutas e cornetas’. All’inizio molti ridevano ma allorché se ne accorse Felipe diede l’ostracismo ai pennuti maleducati dentro uno stanzino chiedendo scusa agli intervenuti che ridendo ripetevano le frasi dei due pappagalli. Tancredi andava da un reparto all’altro per controllare che tutto fosse in ordine poi si presentò in maniera militare a O Brasileiro il quale: “ Lei mi ricorda il tempo di quando ero soldato, si rilassi, è tutto a posto. Mio figlio è cambiato da quando ha conosciuto sua moglie, non lo riconosco più, una volta era timido e riservato come sua madre inglese ora…facciamo una cosa, venite questa sera nel mio yacht a cena  troverete delle aragoste e del Pro Secco il mio vino italiano preferito.” A casa Tancredi riferì dell’invito a Martina la quale…”Io non so come comportarmi, Felipe è un uomo finanziariamente potente oltre ad essere il tuo datore di lavoro, suo figlio…” “Regolarti come meglio ritieni opportuno, non ti avevo detto che Felice mi ha raddoppiato lo stipendio…” A prendere Tancredi e Martina era venuto personalmente Felipe con la Bentley, giunti nel giardino di casa: “Devo farvi delle confessioni molto importanti per me, non scendiamo dalla macchina che è stata predisposta per non far funzionare alcuna cimice che qualcuno dovesse avervi istallato. Ovviamente come tutti vi sarete domandati da dove proviene la mia ricchezza. Quello che sto per dirvi è a conoscenza solo di mia moglie, ricordatevi che qualora doveste divulgarlo sarebbe la vostra fine, vi raggiungerei in qualsiasi parte del mondo. Quando deciderò di andar via da Messina l’abitazione e la ditta saranno vostri, lascerò un mio testamento in tal senso ad un notaio. Sono stato nella prigione di Cândido Mendes di Rio de Janeiro per una fatto di droga. In cella ho conosciuto il capo dei capi il quale mi ha preso a ben volere, benché ricchissimo non era riuscito a corrompere qualcuno molto in alto che ha voluto ad ogni costo la sua morte, era affetto da un tumore ai polmoni e prima di morire mi ha lasciato un bigliettino con scritto OK su cui ha impresso il sigillo di un suo anello. Era omosessuale, avendo contatti con lui sono diventato bisessuale, altra peculiarità: mia moglie Mariana è un trans, me ne sono innamorato alla sfilata del Carnevale di Rio, è bellissima come avete potuto constatare. Quando sono uscito di prigione ho contattato un notaio indicatomi dal mio benefattore che alla vista del bigliettino mi ha consegnato l’elenco e le password di alcuni conti sparsi in banche di tutto il mondo. Come sigillo del nostro patto vi dirò che mi comporterò seguendo le leggi del codice mafioso, ed ora allegria, ci aspetta Caio Cesar che si è innamorato di Martina, spero che non sarai geloso di lui, è ancora un ragazzo che deve trovare la sua via in campo sessuale e penso che Martina farà al caso suo.” Caio Cesar era si un ragazzo ma un ragazzo oltre che ben dotato ed anche  eccitato per la prima volta in vita sua,  fregandosene della presenza del marito di lei, di suo padre e della matrigna prese a baciarla finché: “Caro ci aspettano le aragoste, rimanda le tue effusioni a più tardi.” Le aragoste erano poco interessanti per Caio Cesare ma non poteva lasciare gli ospiti, mal volentieri prese a mangiare.A metà cena prese per mano Martina e con lei sparì dalla circolazione. Felipe: “Scusami se ti lascio con Mariana ma voglio vedere se il ragazzo finalmente…” Il ragazzo era uscito dal bagno con un membro inalberato che finì subito nella topa di Martina incredula di quello che stava avvenendo, mai aveva tradito suo marito anche se dovette ammettere che il ragazzo ce l’aveva ben più grosso di quello del suo consorte forse allenato da masturbazioni. Constatato il buon esisto della ‘prima volta’ di Caio Cesar, Felipe rientrò in sala da pranzo dove ebbe la sorpresa di trovare Tancredi che masturbava un cosone del transessuale con schizzo finale.  Felipe: “Mio caro come da patto di mafia ti bacerò in bocca è la prassi, vale più di un giuramento.” Tancredi per la prima volta baciò un uomo, non gli piacque ma per i soldi…. La vita era ripresa in modo abbastanza regolare quando, dopo quindici giorni Felipe molto probabilmente stanco del solito tran tran riunì tutti i conoscenti  e: “Signori ho deciso di partire, di natura non sono uno stanziale, prima darò una festa che voi tutti ricorderete per sempre, non dico altro, appuntamento nella mia villa il sabato pomeriggio. Tancredi interrogò con gli occhi Martina che fece spallucce, Felipe era capace di qualsiasi performance soprattutto anticonvenzionale e così fu. Pranzo in un ristorante del Porto pieno di clienti, per Felipe, ormai conosciutissimo c’era sempre posto. Menù semplicissimo con lasagne allo scoglio, frittura di sardine, niente frutta, caffè. Pagato il conto con grossa mancia, Felipe: “Conducici alla nostra villetta, Tancredi e Martina ci seguiranno con la loro Golf. Questi ultimi non erano mai stati in casa di Felipe, furono abbagliati dal buon gusto e dallo sfarzo dei locali e dell’arredamento. “Signori niente visita ai locali, vedo che  qualcuno già scalpita, allora  dinanzi ma voi un letto matrimoniale comodo, le lenzuola profumate al mughetto come mio gusto, il primo sarà Caio Cesare che potrà scegliere fra Marianna e Martina, son sicuro della sua scelta, Pedro andrà con Marianna ed io resterò con Tancredi, una coppia alla volta si esibirà sul letto matrimoniale i restanti a fare da guardoni, prima un passaggio in bagno per lavare i propri ‘gioielli.’  Caio Cesare prese per mano Martina, ritornati dal bidet si allungarono sul letto, quello che più si allungò fu il pisello di Caio Cesar che più che ad ortaggio assomigliava ad un salame, Tancredi dovette constare che il ragazzo ce l’aveva più grosso del suo, chissà se Martina avrebbe fatto dei paragoni. Dopo il primo orgasmo del ragazzo Martina stava per andarsene quando Caio Cesar: “Cara io sono un cultore dell’ass come dicono gli inglesi, se mi fai provare il tuo popò sono disposto a donarti un collana d’oro e diamanti di mia madre, dimmi di sì, hai un bellissimo culo, l’ho desiderato sin dalla prima volta che ti ho vista.” “Il colloquio era stato seguito da tutti i presenti compreso naturalmente Tancredi al quale la consorte rivolse lo sguardo per avere un suo parere, Tancredi si girò di spalle, voleva solo che tutto finisse presto il resto…Trascorso un bel po’ di tempo (il ragazzo non voleva uscire dal caldo popò della donna) fu la volta di Pedro che scelse  Marianna che molto probabilmente già conosceva, diedero spettacolo di orgasmi particolari ambedue col pene , oltre l’autista anche la moglie di Felipe era ben munita sessualmente. Finito il loro show: “Signori voglio restare solo con Tancredi, andate nel salone guardate la TV, sentite della musica in altre parole levatevi dai coglioni.” “Ho voluto restare soli perché non voglio farmi vedere nudo dal mio autista, ho un pene lungo ma piccolo di diametro, è un  mio segreto.” Tancredi costatò quanto affermato da Felipe, non aveva mai immaginato che esistessero di tale lunghezza, forse di venti centimetri, quel coso doveva finire nel suo culo. “Sei mai stato con un uomo?” “No ma capisco che non posso evitarlo.” Felipe cercò il popò di Tancredi, senza molte difficoltà ci entrò sino ‘all’elsa’, ci rimase a lungo, Tancredi provò una sensazione strana con quel coso che sembrava gli avesse fatto un clistere ma si accorse che inopinatamente aveva avuto un orgasmo col suo ‘ciccio’. Fu la volta di Tancredi sollecitato da o’ brasileiro che prima ispezionò il ‘siluro’ di Tancredi poi: “Cavolo ce l’hai corto ma grossissimo, mettimi nel popò tanta vasellina, so che mi farà male ma talvolta il dolore è sinonimo di piacere.”  Tancredi aveva ragione, Felipe si lamentò a lungo ma infine ebbe un orgasmo lunghissimo.”Complimenti mio caro, sei stato il primo che mi ha fatto provare un piacere tanto intenso!” Dopo il post ludum Felipe e Tancredi si riunirono agli amici nel salone: “Signori ho deciso, domani riprenderemo il mare, voglio approdare all’isola di Panarea nelle Eolie, Tancredi recati dal notaio Mario Piersanti in via dei Mille, ha il mio testamento a favore tuo e di tua moglie, vi ricorderò sempre, buona fortuna.” Tancredi  dormì pochissimo la notte, la mattina posteggiò la Golf dinanzi allo Yacht di Felipe ch non si decideva a salpare. Solo alle tredici il ‘Sexo Louco’ lasciò gli ormeggi, un sospiro di sollievo, era domenica. Il giorno successivo nello studio del notaio Tancredi ebbe la conferma del testamento a suo favore, rientrò a casa ed abbracciò  Martina. Molto era cambiato fra di loro, innanzi tutto erano diventati padroni di un supermercato e di una villa ma qualcosa era cambiato dentro di loro, si volevano sempre bene ma la passata esperienza aveva lasciato qualcosa di indefinito nel loro corpo e soprattutto nel loro spirito.

  • 12 marzo alle ore 11:47
    LA RIFFA

    Come comincia: La riffa è una parola non molto usata  comunemente, è sinonimo di lotteria. L’annuncio apparso su un giornale della capitale era molto particolare, pubblicato fra le inserzioni varie era piuttosto criptografico ma non come quello delle ‘manicure’ dietro cui si nascondono di solito delle prostitute. ‘Signora di alta classe indice concorso per  conoscere  vero uomo, si prega fare offerta che dovrà essere aggiornata ogni settimana.’ Anche i lettori più scafati erano rimasti perplessi nell’interpretare l’annuncio, certamente la dama chiedeva un compenso in denaro ma in modo molto ‘aristocratico’, ‘la alta classe’ faceva presupporre a una donna fuori del comune per bellezza e per stile e già la settimana successiva erano giunte al giornale delle offerte partendo da mille Euro che la settimana seguente arrivarono sino a cinquemila.  La curiosità non è precipua delle femminucce fatto sta che quando le proposte giunsero a ventimila Euro la dama, sempre tramite avviso sul giornale ritenne opportuno dare altre specificazioni: ‘la gara avverrà su un natante fuori delle acque territoriali.’ Alcuni indecisi che non si erano fatti avanti per paura di sanzioni da parte degli organi di Polizia inviarono la loro offerta: la cifra arrivò a cinquantamila Euro e diventò  un fatto all’attenzione un po’ di tutti, organi della chiesa in testa che stigmatizzarono l’episodio: ‘Con tanta povertà che c’è in giro!’ Le persone ricche ed allupate di solito non si interessano dei poveracci e così fu,  incredibilmente le offerte, dopo due mesi erano arrivate a quota centomila Euro. Piuttosto soddisfatta la signora offerente,  vista la piega che aveva preso la situazione portò lei stessa la cifra a cinquecentomila Euro sperando che … La speranza non fu vana, ben otto le profferte giunte ma come selezionarle per non far intrufolare i soliti furbastri che cinquecentomila Euro non sapevano nemmeno scriverli. Eleonora, questa il nome della bellissima, dietro consiglio del marito Leopoldo agente di borsa un po’ in crisi finanziaria, sempre tramite avviso sul giornale chiese agli otto di accreditare la somma sul suo  conto corrente di cui aveva comunicato solo l’IBAN. Aveva aspettato cinque giorni per evitare che il solito furbastro cancellasse l’accredito e comunicò all’indirizzo fornito dagli interessati una password ciascuno. Ebbe una sorpresa non prevista: un trans si fece avanti scoprendo la sua identità. Eleonora ed il marito restarono perplessi ma, in fondo una persona in più voleva dire che aumentava il ‘monte premi’ a quattro  milioni e cinquecentomila Euro! Ultima disposizione un po’ particolare: il vincitore sarebbe stato colui che avesse raccontato la barzelletta più divertente. Leopoldo era in rapporti amichevoli con una noleggiatore di motoscafi di Ostia, lo contattò per comunicargli che doveva trasportare undici persone su una nave russa fuori delle acque territoriali. Giammarco, detto ‘el trivella’ si presentò con un grosso motoscafo, ebbe le coordinate per raggiungere la nave  ed alle sette di mattina prese il largo con i passeggeri senza far domande, Leopoldo era un amico di vecchia data e spesso lo aiutava negli investimenti finanziari. Eleonora si era presentata con una maschera in viso, voleva l’anonimato e la sorpresa sino all’ultimo. La presenza di Kamilla, il trans, mise in po’ in subbuglio gli altri partecipanti alla riffa ma solo all’inizio, anche la loro ‘spedizione’ aveva qualcosa di anomalo. Dopo un’ora e mezza apparvero le luci della nave passeggeri russa ‘Neva’.  Per primo salì sul natante Leopoldo con in mano cinquecentomila Euro che il capitano Alisher contò prima di far salire a bordo gli altri dieci. Tutto ben organizzato, ad ognuno una cabina con bagno, sala mensa con bar e salone delle riunioni. Già dalla cena gli undici compresero che sarebbe stato un bel soggiorno, il cuoco era un italiano. La bellezza in viso di Eleonora colpito molto gli invitati, negli ultimi giorni la signora aveva frequentato un istituto di bellezza che aveva ancor più messo in risalto la sua aristocratica beltade. Anche Kamilla, brasiliana, spiccava per l’armoniosità delle forme e dei lineamenti accompagnati da disinvoltura e spontaneità di comportamento. Il pranzo era veramente eccellente, tutto a base di pesce, alla fine tutti al bar: caffè all’italiana con Leopoldo che aveva ottenuto il permesso dal comandate di  fare l’aiutante barista, nessun altro membro dell’equipaggio si era fatto vivo. Riposino post prandium e dopo la cena inizio delle operazioni. Leopoldo: “Come stabilito ognuno di voi dovrà raccontare una barzelletta.” Iniziò Epifanio: “Al mondo ci sono due tipi di donne: le troie e le pure, le troie sono troie, le pure…pure!” Gran battimani e poi Liborio: “Ieri ho visto tua moglie, sembrava un cane da caccia. ‘Ah si, puntava le pellicce? No aveva in bocca un uccello!” Anche questa barzelletta ebbe uno scroscio di battimani di apprezzamento come le seguenti. Felice: “Tra gay: pronto sono Dario, c’è Marco? No è a letto con gli orecchioni. Che stronzo poteva anche dirmelo che c’era una festa!” Gabriele: “Un turista cinese  in  vacanza sulla riviera romagnola chiede un’informazione: scusi signole qui Emilia Lomagna? No ma se va più avanti trova Luisa lo Succhia!” Tommaso: “La moglie trascurata dice al marito: Le vedi questa? Si chiama lumachina, se la tocchi fa la bava, se non la tocchi le corna!” Mattia: “Annullati i festeggiamenti per il Natale in Vaticano a causa dell’assenza del cardinal Martini. Il Papa: no Martini, no party!” Leonardo: “Un bambino di notte sbircia dalla serratura della camera da letto dei genitori e pensa: e loro si incazzano quando mi succhio il pollice!” Edoardo: “Differenza fra una Ferrari e una moglie: la Ferrari non se la fanno in molti!” Inaspettatamente Kamilla: ”Due contadini decidono di festeggiare andando a puttane. Il primo torna scontento: Sai è molto meglio mia moglie. Anche il secondo torna scontento: È vero, è meglio tua moglie!” Prima di nominare il vincitore Epifanio: “Cara Eleonora anche se i patti erano differenti ti chiedo di ‘dare audizione’ a noi tutti, la somma versata è stata veramente fuori della norma, insomma sicuramente la vali ma non vorrei che fossi io…” Anche gli altri sette si unirono alla richiesta e inaspettatamente Eleonora fece segno col viso che era d’accordo, solo Leopoldo capì il perché di quell’assenso: sua moglie era una ninfomane ed amava moltissimo il sesso! Il primo ad ‘assaggiare’ le performances sessuali  della signora fu proprio Epifanio, se l’era meritata quella notte con Eleonora anche se la mattina seguente si ritrovò con la pressione arteriosa molto bassa: mai era stato così ‘strapazzato’ da una dama! E Leopoldo? Si trovò vicino a Kamilla e fu lei a prendere l’iniziativa.  Non era stato mai con un trans: baci appassionati, uccello fra le tette, uccello in bocca, uccello nel popò di Kamilla che ebbe orgasmi ripetuti col suo uccellone. Gli otto giorni passarono in fretta. El trivella un pomeriggio successivo si fece trovare con il suo motoscafo sotto la nave russa, il comandante Alisher augurò a tutti ‘udachi vsem’ e mise in moto i motori della sua nave. All’imbrunire arrivo al porto di Ostia, c’erano delle auto in sosta che accolsero gli otto, era rimasta sola Kamilla che chiese ed ottenne un passaggio da parte di Leopoldo nella sua Golf. Eleonora aveva dato un suo biglietto da visita a tutti gli amanti occasionali, dove avrebbe mai trovato altri personaggi tanto ricchi e munifici!  Nei giorni seguenti  telefonata da parte di Edoardo. “Cara sento il desiderio di rivederti, se siete d’accordo tu e tuo marito vorrei  venire a casa vostra, dal tuo biglietto da visita risulta che abiti in via Magna Grecia.” “Nulla in contrario sappi però che abbiamo con noi Kamilla che ha litigato col suo amante e non  sapeva dove andare…” “Va bene anche la presenza di lei, di lui…  ma ricordati che mi interessi solo tu!” Il pomeriggio una Audi A 8 posteggiò sotto casa di Eleonora che dalla finestra si accorse della venuta di Edoardo e si precipitò all’ingresso: “Presto vieni dentro casa mia, siamo al primo piano, non voglio che gli altri inquilini…” Appena entrati, all’ingresso Edoardo baciò in bocca una Eleonora stupita e nello stesso tempo abbagliata da quell’auto che sicuramente valeva sui centomila Euro. “Non voglio usare frasi roboanti ma mi sei entrata nel cuore, nell’anima, dentro me stesso…voglio stare di nuovo con te…” “Va bene, Leopoldo  con Kamilla sono  andati a far delle spese, anche io ho un ricordo magnifico di te ma non solo per il sesso, ho notato subito la tua signorilità, non mi hai detto se sei sposato….” “Sono divorziato, abito con mio padre in un attico in viale Bruno Buozzi, ho pensato a te ed a tuo marito per…” “Ti prego non dirmi nulla, andiamo nel salone, sul divano voglio godermi la tua presenza, del resto parleremo più tardi.” Eleonora aveva compreso che il signore era cotto e soprattutto ricco, come poteva sfruttare la situazione? I suoi pensieri vennero interrotti dall’arrivo di Leopoldo e di Kamilla che rimasero basiti con in mano le borse della spesa poi fu Leopoldo a riprendersi: “Questa si che è una sorpresa, Eleonora l’altro giorno mi parlava di te…” Anche il signorino aveva capito come sfruttare la situazione. “Mi sono domandato di chi potesse essere quella Audi posteggiata sotto casa, complimenti!” Rotto il ghiaccio la situazione fu presa in mano da Eleonora: “Caro Edoardo  non sono molto portata per la cucina, mio marito ha imparato a cucinare da militare, vediamo quello che può prepararci insieme a Kamilla, noi restiamo sul divano.” Insomma si era disfatta dei due per far ancora più eccitare Edoardo che si era risvegliato sessualmente come da bozzo sul suo pantalone. I surgelati avevano fatto fare bella figura a Leopoldo ma aveva interessato poco Edoardo che chiaramente avrebbe voluto….”Cara c’è qualcosa che non va nella mia Golf, vado dal concessionario Volkswagen per vedere di che si tratta, porto con me Kamilla...” Appena chiusa la porta d’ingresso Eleonora: “Vieni in bagno, dopo il bidet voglio rinverdire quello che ho provato sulla nave con te, sei stato meraviglioso!” Leopoldo e Kamilla rientrarono in casa verso le venti: “Cara ho dovuto lasciare la macchina in officina, il guasto è più importante di quanto previsto, tornerò a riprendere la Golf domani.” Edoardo decise di non tornare a casa sua: “Papà dormirò a casa di un amico, ci vediamo domani, buona notte.” “Si ho capito, buon divertimento!” Con molta naturalezza Eleonora alle ventidue si recò nella sua camera da letto in compagnia di Edoardo dopo un ‘sogni d’oro’ ai presenti. La mattina l’ospite aveva bisogno di un paio di zabaioni accompagnati da cornetti, non quelli che Leopoldo aveva in fronte…Usciti di casa Leopoldo e Kamilla,  Edoardo: “Cara ho pensato a quello che posso fare per voi, non mi piace questo appartamento in cui siete solo inquilini, sotto il mio attico c’è un pentavani arredato lasciatomi da mia madre, farebbe al caso vostro.” Faceva al caso loro: “Papà questa è Eleonora, Leopoldo è suo marito e Kamilla è una brasiliana….” “Il padre Lorenzo da vecchio putt…re capì subito la situazione: “È un  piacere conoscere i tuoi nuovi amici, quelli vecchi erano decisamente noiosi, da questi mi aspetto tanta allegria specialmente da Kamilla che da brava brasiliana saprà ben muovere le chiappe!” Edoardo Leopoldo, Eleonora e Kamilla si trasferirono nel nuovo appartamento,  per festeggiare andarono nel vicino ristorante tipico ‘Vecchia Roma’ dove il cavalier Lorenzo era ben conosciuto. “Cavaliere è fortunato, mi hanno portato del pesce freschissimo, anche aragoste…penso io al menu.” Serata in allegria, il vecchio Lorenzo non era affatto vecchio nello spirito, ritornati tutti in viale Buozzi: “Signori che ne dite se parlo un po’ con Kamilla, una volta conoscevo un po’ di portoghese, vediamo se me lo ricordo ancora.” Nel frattempo aveva preso per mano il trans e se l’era portata in camera sua. Eleonora aveva fatto acquisti, nel suo guardaroba spiccava una camicia da notte che faceva trasparire le tette marmoree ed una selva oscura ma non quella di Dante Alighieri…
     

  • 28 febbraio alle ore 9:47
    UNICUIQUE SUUM

    Come comincia: C’era una volta…Iniziare un racconto con questa espressione può sembrare troppo favolistico. Tempo addietro Alberto, superato brillantemente gli esami alla Scuola Sottufficiali della Guardia di Finanza di Ostia aveva indossato il grado di sottobrigadiere, denominazione  variata in vicebrigadiere da qualche ufficiale intelligente del Comando Generale forse domandandosi che ci dovesse fare un neo sottufficiale sotto un suo superiore di grado. A quei tempi, correva l’anno 19..c’erano ben altre assurdità nella vita militare, Alberto era in parte riuscito a ‘tamponarle’ con suo spirito romanesco, in altre parole prendendo poco benignamente in giro i suoi istruttori per lo più ignoranti. Esempio: un tale brigadiere, dai piedi più larghi che lunghi, invece dell’espressione  ‘adunata’ chiamava a raccolta gli allievi con ‘radunata’…tutto dire! Alberto neo promosso si era presentato al maresciallo della Legione di Messina addetto ai trasferimenti il quale lo assegnò a Lipari facendogli presente che nelle isole Eolie c’era una buona produzione di vino Malvasia, di capperi e soprattutto di pesce in primis le aragoste…Alberto capì subito l’antifona e si comportò ‘in maniera adeguata’. Ovviamente fu accontentato quando,  ‘onusto’ di prodotti eoliani chiese di essere trasferito alla sede di Messina. Non si poteva lamentare del soggiorno a Panarea, a Salina e a Filicudi  infatti durante l’estate c’era in giro molta ‘passera’, soprattutto straniera ma trascorrere l’inverno a Stromboli, ultima sua destinazione non se la sentiva proprio. Una sistemazione al Gruppo verifiche era quello che desiderava ed ottenne,  trascorreva le ore lavorando  nella sede delle ditte controllate poi era libero dalle diciassette in poi, festivi tutto il giorno. Stanco di dormire in caserma  con ovvi  rumori notturni dovuti al personale che montava e smontava dal servizio, arrivo di nuovi finanzieri in forza ai reparti alla sede, col pretesto di far posto a questi ultimi chiese di andare ad alloggiare fuori dalla caserma. Un colpo di fortuna: aveva conosciuto durante una verifica fiscale Riccardo Parisi commerciante di prodotti alimentari all’ingrosso che, in cambio di un ‘aiuto’ da parte di Alberto, gli aveva offerto un’abitazione in una villetta isolata di sua proprietà nella Strada Panoramica dello Stretto dove lui risiedeva con la moglie Olga Di Benedetto ed il figlio Valerio. Magnifico panorama specialmente di notte con la costa calabra illuminata e con il faro della Capitaneria di Porto che saettava nel buio rischiarando la costa siciliana, un silenzio rilassante e di primavera, la mattina, il canto degli uccellini, un Eden! Un sabato sera Alberto non aveva in programma di uscire, la giornata piovosa invitava a restare a casa e stava per andare in cucina per preparare la cena quando squillò il campanello di casa: era Riccardo: “Brigadiere che fa solo soletto, non penso che con questo tempo voglia uscire, che ne dice di mangiare da noi, mia moglie è brava in culinaria…nel senso che cucina bene.” Quella precisazione parve strana ad Alberto ma non volle essere maligno. “Olga, Alberto ha portato due bottiglie di vino bianco Verdicchio dei Castelli di Jesi, mettilo in frigo, penso che possiamo darci del tu, Alberto è un romano molto alla mano ed anche spiritoso come piace a noi.” L’Albertone era dello stesso parere anche perché aveva adocchiato Olga che vestita, in maniera piuttosto succinta gli aveva smosso l’appetito sessuale, era un po’ di tempo che andava in bianco… In camicetta senza reggiseno con conseguente movimento di tette e gonna mini. Olga era particolarmente allegra e portò in tavola un piattone di spaghetti cozze e vongole seguito da alici fritte e pesce spada alla griglia oltre che un’insalatona il tutto ben accetto da parte di Alberto. “Vedo che hai fatto onore al mio cibo, vorrei qualcosa da parte tua in compenso, che ne dici se ci sediamo sul divano e parliamo un pó…” Olga aveva scambiato il verbo parlare con quello più gradito di pomiciare, cominciò a baciare Alberto in bocca per poi aprire la camicetta ed alzare la gonna sotto cui aveva dimenticato’ di mettere gli slip… un invito palese che prese Alberto in contropiede per la presenza di Riccardo il quale: “Non ti preoccupare, a me piace accontentare mia moglie e tu le piaci…” Avuto un insperato nulla osta, Alberto lasciò libero di alzarsi il suo ‘uccello’ il quale fu imprigionato dalla bocca ardente della padrona di casa che, come digestivo ingoiò un bel po’ di prodotto del cotale ma non contenta si girò e mettendosi carponi da sola si infilò ‘ciccio’ in vagina. Allo ‘zozzone’ non parve vero poter fruire di un rifugio caldo ed accogliente e ci rimase a lungo con orgasmi multipli sia suoi che da parte di Olga. Nel frattempo Riccardo di stava masturbando guardando Alberto e la moglie, un cuckold! Nessun commento da parte dei due, c’era poco da dire se non che ‘contenti loro’. Alberto ad un certo punto della serata baciò in bocca Olga per ringraziamento, fece un inchino al ‘cocu’ e rientrò in casa felice e soddisfatto, aveva un futuro assicurato in quanto a sesso! Qualcosa cambiò nel loro ménage à trois: la notizia che l’otto giugno ci sarebbe stato a Messina un corteo del ‘gay pride’  peraltro patrocinato dal Comune. Partenza da Piazza Antonello arrivo a Piazza Unione Europea. Per questa occasione si fece vivo Valerio figlio di Riccardo e di Olga, notoriamente Gay che andò a trovare Alberto nel suo appartamento: “Caro anche se non vediamo quasi mai ti conosco per averti visto in compagnia di mia madre… a modo nostro tutti in famiglia amiamo il sesso. Ti invito al corteo del Gay Pride, c’è bisogno di far partecipare il più alto possibile di persone, qui a Messina si professano tutti religiosi per far piacere agli appartenenti alla Chiesa e preferiscono le processioni…” “Se potessi sarei felice di accontentarti ma conosci la mia posizione di appartenente alle Fiamme Gialle, i giornalisti potrebbero fotografarmi e passerei dei guai con i miei superiori.” Valerio, arrabbiatissimo, se ne andò sbattendo la porta d’ingresso ma per Alberto la storia non era finita, poco dopo si presentò Olga desiderosa di far felice il figlio, chi meglio di lei per convincere Alberto? “Caro ormai mi sono innamorata di te, per te farei qualsiasi cosa ma anche tu vienimi incontro, fai contento Valerio, ci penserò io a non farti riconoscere mentre marcerai in prima fila al corteo del Gay Pride. Primo: maschera da Carnevale in viso e poi indosserai i vestiti un po’ eccentrici di mio figlio, ricompensa da parte mia? Qualcosa di veramente speciale che ora non ti dico per non scoprire la sorpresa, intanto che ne dici di far suonare il tuo batacchio nella mia vogliosa bocca?” Il batacchio suonò ed Alberto la mattina del 6 giugno si trovò nel suo appartamento un Valerio travestito ed in gran forma, sembrava proprio una bella donna. Per forza di cose usarono l’autobus per raggiungere piazza Antonello dove sicuramente non avrebbero trovato posteggio. Durante il viaggio col mezzo pubblico ebbero un assaggio di quello che sarebbe  avvenuto più tardi, un dileggio da parte di alcuni passeggeri. Alberto sperava almeno che il ‘regalo’ da parte di Olga valesse la pena di questo sacrificio. Si trovò a sorreggere unitamente ad altri nove partecipanti alla manifestazione un lungo striscione con varie scritte tra cui ‘VIVA LA  L.G.B.T.’ di cui sconosceva il significato e poi finalmente il corteo si mise in marcia, c’erano pure dei gay calabresi. La Chiesa tramite un suo rappresentante aveva commentato: ‘Dissentiamo augurando un comportamento costruttivo’, non voleva dire niente ma ribadire che anche la Chiesa aveva i suoi bei problemi in fatto di sesso. Alberto ai lati dei marciapiedi riconobbe alcuni finanzieri che se la ridevano alla grande, se avessero saputo…Il cuore di Alberto diminuì dei battiti quando il corteo si sciolse dinanzi al Comune. Riccardo era stato previdente ed aveva posteggiato la sua Golf in via Argentieri, col cellulare aveva avvisato della sua presenza Alberto che non vedeva l’ora di poter ritornare a casa e tornare alla normalità. Un sabato sera il saldo della promessa: Olga in camicetta trasparente che lasciava intravedere le tette ancora in forma ed uno slip con dietro un filo e dinanzi un triangolo che lasciava trasparire una foresta nerissima. Con Alberto in camera da letto c’era l’onnipresente Riccardo più eccitato che mai, stavolta volle lui essere il primo ad entrare in bocca ad Olga che provò una sensazione nuova per lei, pareva avesse il clitoride in gola come Linda Lovelace. Rabbonito il marito, la padrona di casa di impossessò  del pisellone di Alberto e cominciò a strofinarlo fra le tette, poi tra i piedi ed infine direttamente nell’ano con qualche difficoltà ma con doppio gusto dato che aveva provveduto ad inserire un vibratore dentro la ‘tata’, orgasmo lunghissimo anche perché la signora era riuscita a farsi sollecitare il punto G da un Alberto in preda ad un delirio sessuale mai provato. Riccardo al solito faceva il ‘solitario’, scena da Kamasustra cui aveva partecipato visualmente, a mezzo di una telecamera anche Valerio dalla sua stanza insieme a Mirko, suo amico calabrese ben dotato di ‘batacchio’ su cui si era seduto andando su e giù magno cum gaudio…

  • 18 febbraio alle ore 10:12
    Il circolo degli zozzoni

    Come comincia: Facevano parte del ‘Circolo degli Zozzoni’ non delle persone ‘litigate’ con l’igiene ma degli anticonformisti in senso sessuale. Per lo più benestanti, la maggior parte abitavano a Borgo Pinti a Firenze. Fra di loro vi erano anche delle persone cosiddette normali per lo più impiegate in uffici pubblici e privati. Cosa poteva capitare di peggio ad una ragazza timorata di Dio? Dover frequentare il circolo suddetto non per sua scelta ma per decisione  del marito. Cristiana era una ventenne figlia di Lorenzo, direttore di un Ufficio Postale e di Laura casalinga che sino al diploma di ragioneria era stata in collegio in un istituto religioso. Era tanto devota alla fede cattolica da pensare di farsi monaca ma un episodio increscioso accadde nell’istituto dove la ragazza era interna. Un giovane prete nominato confessore delle suore aveva avuto una liaison con la madre superiora, scoperti sul fatto i due furono ‘consigliati’ dal Vescovo a tornare allo stato laicale, lo stesso alto prelato riuscì a non far trapelare la notizia al di fuori dell’istituto ma Cristiana ne fu turbata tanto da rinunziare ai voti. Un lutto tremendo colpì la ragazza,  i suoi genitori inviatati a pranzo dal contadino che conduceva un loro terreno, malgrado le assicurazioni del fittavolo di loro innocuità mangiarono dei funghi velenosissimi, persero la vita dopo due giorni di ricovero in ospedale, solo un trapianto di fegato avrebbe potuto salvare la loro vita ma non c’erano donatori disponibili. Cristiana per rispetto dei suoi genitori fu assunta come impiegata all’Ufficio Postale del padre, il resto della giornata lo passava nella casa ereditata dal gnutore, in solitudine, strettamente vestita di nero. In ufficio, aveva attirato l’attenzione di Giovanni (Vanni per gli amici) che aveva preso a farle una corte discreta. Intrisa della mentalità della sua famiglia che una ragazza non deve restare nubile ma essere affiancata un marito affidabile, accettò la corte di Vanni e dopo due mesi si sposarono in chiesa, la sposa rigorosamente in bianco e lo sposo con smoking affittato, non era ricco di famiglia come Cristiana ma era stato attirato dal denaro della consorte la quale come primo atto affettuoso pensò bene di regalargli una Alfa Romeo Giulia, auto tanto da lui magnificata. Prima notte di nozze a Roma in un albergo con garage per gli ospiti, posteggiare nella capitale era un’impresa. Dopo una cena sobria prima sorpresa per Vanni, Cristiana pretese prima di andare a letto di spegnere tutte le luci della stanza, il neo sposo avrebbe voluto per la prima volta vedere in costume adamitico e meglio evitico la consorte, mah… Previdente e immaginando la verginità di Cristiana , le pose sotto le natiche un asciugamano, mossa previdente perché dopo una bella fatica in quanto la ragazza si ritirava dinanzi ad un ovvio dolore riuscì a far diventare signora la signorina Cristiana. Quella fu la prima e ultima volta, Vanni comprese che per lui c’era poca ‘trippa pé gatti’come si dice nella capitale.  In seguito provò col cunnilingus, con la fellatio, con la masturbazione, niente da fare: tutte opere del diavolo. Un diavolo per capello ce l’aveva Vanni,  abituato a femminucce disponibili non riusciva a comprendere la riottosità della sposa. Tornati a Firenze lo sposo la sera tornò a frequentare il ‘Circolo degli Zozzoni’ come da sua inveterata abitudine, non ebbe il coraggio di invitare  la moglie, le disse di un circolo cui era iscritto ma non il nome e chi lo frequentava, avrebbe provocato in lei un collasso! Accolto con grandi feste dagli amici dovette confessare la sua situazione sessuale, gran stupore da parte di tutti maschi e femmine e poi il solito ‘aggiusta cose’ Cecco che: “Io una soluzione ce l’avrei, Vanni non so se sarai d’accordo perché è, diciamo così un po’ drastica.” “Fatti uscire il fiato, ormai sono disposto a tutto.” “Bene, si dovrebbe presentare uno di noi a casa tua, far finta di essere  il marito legale, dopo una ovvia risposta stupefatta di Cristiana, farsi fare due carte d’identità scambiandoti con …vediamo un po’, ci vedrei bene Fredo ha la faccia tosta, è scapolo, ricco, nulla facente ed è un bel tipo, certo ci potrebbero scappare le corna ma penso che ‘a mali estremi estremi rimedi’” Vanni accettò facendo presente all’interessato che non sarebbe stato facile recitare la sua parte ed infatti il giorno dopo Fredo  prima di pranzo suonò il campanello di casa Vanni. All’apertura della porta: “Cara ho dimenticato le chiavi a casa, un bacino come stai?” Cristiana si ritrasse confusa e inorridita, chi era costui, un Carneade di manzoniana memoria? Quando riuscì a riprendere fiato: “Guardi questa è la casa mia e di Vanni, mi dispiace per lei signore, buongiorno.” “Cara dimmi che è uno scherzo…” Come risposta ebbe una porta sbattuta di porta in faccia. Nel frattempo Vanni era entrato con Fredo in casa di quest’ultimo, sarebbe stata la sua residenza per chissà quanti giorni finché lo scherzo non avrebbe avuto una soluzione. Il giorno successivo sempre dopo pranzo Fredo si ripresentò in casa di Cristiana che era preoccupata sia per lo scambio di persona che per il non ritorno a casa del marito. “Cristina ieri ho dovuto dormire a casa di un amico, basta cò stò scherzo che non mi riconosci, guarda questa è la mia carta di identità.” Cristiana controllò il  documento e: “Sono confusa, torni domani….” Don Duccio confessore di Cristiana prima ascoltò tutta la storia, ma da un punto di vista religioso non c’era soluzione: “Figliola prova a contattare uno psicologo, non so che altro consigliarti.” Cristiana aveva imparato a non fidarti degli psicologi, finora nella religione cattolica  non erano considerati dei buoni consiglieri, la maggior parte erano atei o agnostici, credevano solo nella scienza ed allora? Anche in considerazione della assenza dall’ufficio ufficio di Vanni (messosi in aspettativa), Cristiana cominciava a credere che effettivamente quello presentatosi in casa sua fosse suo marito, dopo tanti tentativi da parte di Fredo lo fece entrare anche se riluttante. “Senta ha mangiato?” “Cara darmi addirittura del lei, sei rimasta ai tempi del ‘Gattopardo’! Quante  buone qualità penso avrai ereditato da tua madre Laura compresa l’arte culinaria.” Questa frase fu il tocco finale a convincere Cristiana, era sicuramente suo marito altrimenti come avrebbe fatto a conoscere il nome di sua madre peraltro deceduta. Fredo era un ‘conquistatore di donne a getto continuo’ di Petrolinaria memoria. “Cara vorrei abbracciarti, hai un profumo meraviglioso di donna…” e fece seguire le parole al gesto. Anche Cristiana percepì la stessa sensazione mai provata prima, lasciò che ‘suo marito’ le mettesse le mani fra le cosce e la baciasse a lungo, aveva chiuso gli occhi ormai abbandonata alle deliziose sensazioni sessuali. Fredo era un furbacchione e al momento in cui Cristiana era al culmine del piacere: “Mia cara sinora mi hai respinto, se andassi avanti mi sembrerebbe di stuprarti…” La ‘cara’ ci rimase male ma dovette dare ragione al marito, si abbandonò sul divano ad occhi chiusi. Per Fredo fine del primo round vinto per KO. Dopo cena dinanzi al televisore poi: “Vanni sono un po’ stanca che ne dici di andare a letto?” “Mi vedo un altro po’ di TV e poi vengo.” L’attesa fa aumentare il desiderio, e così fu, a Cristiana, inaspettatamente anche per lei, venne una voglia smodata di sesso, prese in bocca il membro eretto di Fredo ingoiando pure senza problemi lo sperma, non appagata da sola si mise nel fiorellino un pisellone che all’inizio le fece un po’ male ma poi…Dopo circa un’ora Cristiana riprese il ‘ben dell’intelletto’ nel senso che si rese conto del suo operato ma pensò che finalmente… Volle uscire di casa nell’auto Mini di Fredo, Vanni dalla finestra vide la scena e pensò che finalmente anche lui avrebbe potuto usufruire delle grazie della consorte, povero illuso. La sera Fredo e Cristiana fecero un ingresso trionfale nel ‘Circolo degli Zozzoni’ con ovvio tremendo casino: Cristiana riconobbe il suo vero marito in Vanni che speranzoso si avvicinò alla consorte rimediando uno schiaffone tremendo, tutti compreso Cesco batterono le mani senza un motivo preciso, i toscani sono famosi per essere degli apprezzatori delle burle già dai tempi del Boccaccio. Vanni cercò di abbracciare  la consorte, non solo non ci riuscì ma Cristiana andò lei a prendere sotto braccio Fredo e lo trascinò in auto, destinazione casa sua, (era di sua proprietà).Vanni completamente instupidito pensò di ‘farla finita’ ma circondato dagli amici prese per buone le parole fi Gigi l’unico romano del circolo: “A’ coso, ricordete che pè ‘na fregna persa ne trovi cento, guardete ‘ntorno …” Nessuno si offese, erano tutti dei buontemponi! Vanni imparò la lezione, cambiò la sede di lavoro, ci guadagnò perché nel nuovo ufficio incontrò una signora Selvaggia, di nome e di fatto che lo apprezzò come uomo anche col beneplacito del marito Cosimo che, oltre che vecchio e malandato in salute era un filosofo: meglio un amante della moglie in casa che…’ boh il resto nella mente del cocu.

  • 16 febbraio alle ore 9:51
    UNA STORIA ROMANTICA

    Come comincia: In pensione da qualche anno, moglie più giovane ancora a lavoro come passare il tempo? Questo era l’interrogativo di Alberto Proietti che ormai …enne ripercorreva la sua vita passata aggiungendovi un pizzico di fantasia che è come il peperoncino, sta bene dappertutto. A trent’anni, maresciallo delle Fiamme Gialle, in divisa faceva la sua ‘porca figura’ (scusate l’espressione) con le femminucce sia giovani che meno giovani, forse il fascino dell’uniforme con un ‘pizzico’ di charme personale, ed anche per qualche battuta di spirito romana. Era stato trasferito d’ufficio in quella terra meravigliosa che è la Sicilia soprattutto da un punto di vista paesaggistico:  mare e montagne compresi due vulcani attivi (Etna e Stromboli) che ogni tanto facevano sentire la loro presenza, lati negativi? Ovviamente la mafia, negli ultimi tempi combattuta con un certo successo ma purtroppo anche di una classe politica degna…di miglior causa. E dire che in passato alcuni politici si erano fatti onore a livello nazionale, ora purtroppo la corruzione ‘magna inundat’, detto in latino fa maggiore effetto ma il concetto è sempre quello: disonestà dei pubblici funzionari. Alberto era preparato nel suo lavoro di esperto in verifiche tributarie ed era riuscito a farsi apprezzare anche per un suo hobby, la fotografia. Aveva attrezzato in caserma un laboratorio fotografico in cui sviluppava sia le foto degli arrestati che le cerimonie e soprattutto foto scattate dall’elicottero per scoprire piantagioni di cannabis fra quelle di mais nascoste in terreni impervi. Aveva ottenuto risultati degni di rilievo molto apprezzati soprattutto dal suo Comandante di Legione che aveva avuto riconosciuti meriti a livello nazionale. Piccola dimenticanza: a Messina dove Alberto era di stanza ci sono due laghi vicino alla frazione di Ganzirri, laghi in passato adibiti all’allevamento di cozze molto apprezzate dai buongustai. I predetti laghi erano stati abbandonati, nessun commento altrimenti bisognerebbe stigmatizzare che le sopracitate cozze che si trovavano sul mercato messinese venivano importate dal nord Italia! Alberto aveva due ‘hobby: le femminucce e le auto.  Per quest’ultime era stato fortunato perché, in seguito al lascito in contanti da parte di una zia, aveva potuto soddisfare finalmente il desiderio di possedere una Alfa Romeo Stelvio. Anche per l’abitazione era stato fortunato: aveva acquistato una villa a schiera  vicino alla spiaggia di Mortelle, località balneare. L’altro condomino era un certo Alfio Marino proprietario di un grosso peschereccio che esercitava la professione in tutto il Mediterraneo. Per non rientrare ogni volta col pescato a Messina lo affidava alle navi di linea che da Lampedusa arrivavano nella Città dello Stretto. La consorte Fiorella Lombardo, da poco maritata con Alfio non sapeva come passare il tempo soprattutto d’inverno. Da subito aveva adocchiato Alberto  che all’inizio aveva pensato di ‘buttarsi’ ma, ragionandosi sopra capì che non era il caso per una serie di motivi e così faceva lo gnorri agli sguardi invitanti di Fiorella venendone ovviamente mal giudicato. Alberto spesso si accompagnava con femminucce non tanto silenziose facendo adirare ancor più Fiorella che pensava di essere (ed era)  un bel pezzo di mora molto appetibile. L’episodio più eclatante fu quando Alberto, di ritorno da Catania dove in un famoso night aveva fotografato un contrabbandiere internazionale di droga, era stato rimorchiato da una biondona da  togliere il fiato, tale Daiana Santos una miss che gli aveva chiesto un passaggio in auto sino a Messina prontamente accontentata da Alberto. Sistemata in villa la ragazza aveva dovuto lasciarla per recarsi in caserma al fine di sviluppare subito le foto del  contrabbandiere, foto richieste urgentemente dal Comando Generale della Guardia di Finanza. Passata tutta la notte, erano le sette di mattina quando finito di  stampare tutte le foto in bianco e nero e, consegnatele al Colonnello Comandante fece ritorno a casa speranzoso, anche se stanco, di godere delle grazie di Daiana ma…”Caro maresciallo una sorpresa per te, vuoi sapere qualcosa di speciale sulla tua amica?” Fiorella era dinanzi alla porta del garage in nuda coperta da  una vestaglia. “Non vorrei essere scortese ma…” “Non la faccio lunga, la tua amica ha qualcosa in più che tu non sai, è un trans, ha un uccello pronto per il tuo poco onorevole culo, buon divertimento!” Alberto rimase seduto in macchina, quelle poche forze che gli erano rimaste erano sparite, chissà come Fiorella aveva scoperto l’inghippo, in ogni caso decise di non dargliela vinta. Entrato in casa fu accolto con slancio da parte di Daiana che in baby doll era ancora più attraente. La ragazza per fortuna parlava italiano che aveva appreso Rio de Janeiro dai nonni siciliani. Dire che Alberto fosse confuso era un eufemismo, per prima cosa riempì d’acqua la vasca da bagno, la profumò con  dei sali alla violetta e fu raggiunto da Daiana che inaspettatamente era nuda o nudo con tanto di ‘ciccio’ in evidenza. “La tua vicina mi ha vista nuda dal buco della serratura, sicuramente ti avrà riferito che sono un trans e quindi nessuna novità per te, se non accetti la mia presenza accompagnami alla stazione, ritornerò a Catania:” Chi disse che le donne ne sanno una più del diavolo certamente si riferiva ad un episodio che circolava nel Medio Evo ma che, come in questo caso rispondeva a verità: la parte femminile di Daiana le aveva consigliato di dire subito ad Alberto la verità sulla sua vera natura. Alberto riguardò bene la brasiliana ed inaspettatamente: “Se sei d’accordo ‘userò’ solo la tua parte femminile…” Daiana era d’accordo e Fiorella per giorni masticò amaro dato che Alberto, tappato il buco della serratura di casa sua non usciva più volutamente dalla sua abitazione. In compenso  usando le peculiarità di Daiana conobbe in campo sessuale sensazioni mai provate prima. Dopo una settimana, di notte Alberto accompagnò Daiana alla stazione ferroviaria e rientrò a casa senza che Fiorella se ne accorgesse. Altra novità: Alfio il marito della vicina di casa col suo peschereccio fece ritorno a Messina per una verifica ai motori. Volle che la consorte gli presentasse Alberto e talvolta i due andavano insieme in auto sino a Messina centro. Alfio era il classico marinaio: non molto alto col viso e le braccia bruciati dal sole e dalla salsedine. Rimase a casa sua per quindici giorni ed alla partenza:”Penso che mia moglie possa essere rimasta incinta, per favore dagli una mano qualora avesse bisogno…” Come da previsione del marito  a Fiorella mese dopo mese aumentava il pancione finché una notte Alberto sentì bussare alla porta da casa sua: Fiorella aveva le doglie ed Alberto infilatesi un paio di scarpe, in pigiama (era luglio) la accompagnò al pronto soccorso dell’Ospedale Papardo, dopo un paio di giorni la notizia del lieto evento: era nata Rossella paffuta bambina di quasi quattro chili. La notizia fu comunicata al padre che seguitò la sua vita sul peschereccio senza far ritorno a Messina. La vita di Alberto e di Fiorella proseguiva su binari paralleli, Alberto in servizio e talvolta in buona compagnia, Fiorella si prendeva cura della figlia a tempo pieno. La bimba crescendo diventava sempre più bella, era una longilinea (al contrario della mamma) con gradi occhi verdi (quelli della mamma) e soprattutto intelligente che già a quattro anni all’asilo sapeva leggere e scrivere merito dello ‘zio’ Alberto presso la cui abitazione passava molto tempo. Fiorella ormai aveva rinunziato ad avere rapporti sessuali col bel maresciallo, aveva conseguito la patente di guida e con una Cinquecento, acquistata di seconda mano, andava a  Messina centro a…far le spese. Una volta fu notata da Alberto ad uscire da un palazzo di via Risorgimento, non ci volle molto per l’investigatore collegare l’episodio con un  suo amante che, probabilmente ricco  le permetteva di sfoggiare abbigliamenti all’ultima moda ma ad Alberto poco caleva. Il suo attaccamento  per la piccola, che cresceva a vista d’occhio, era ogni giorno più forte, era la figlia che non aveva mai avuto. Lavorando  al computer Alberto non si era accorto dell’entrata nello studio di Rossella che, messigli le mani da dietro sul viso: “Caro zio una grande novità…guardami in faccia, sono diventata una donna!” Alberto la abbracciò commosso, le mestruazioni per una ragazza sono un traguardo importante. La baby iscritta alla seconda media (era un anno avanti con gli studi) usufruiva sempre più dei suggerimenti dello ‘zio’ un po’ in tutti mi campi, Alberto aveva conseguito la licenza di liceo classico. Passarono tre anni:“Mia cara sei giunta a quindici anni, alla tua età non pensi al primo flirt, non c’è nella tua classe un ragazzo che ti piace…” “Non c’è nessuno che ti assomigli, i maschi sono tutti oltre che infantili anche brutti e antipatici, alcuni hanno provato a mettermi le mani addosso, ad uno ho fatto un occhio nero…” “Sei una amazzone sai chi sono le amazzoni?” “Si quelle che si tagliavano un seno per combattere meglio in battaglia, io ci tengo ai miei seni, guarda il mio ti sembra da tagliare?” Alberto aveva assunto una espressione sconcertata, non aveva mai visto Rossella sotto il profilo sessuale. “Sarebbe un incesto…ti considero mia figlia.” “Intanto sarei tua nipote essendo tu mio ‘zio’ e poi saresti uno zio morganatico! Ti prego non dire nulla a mia madre, a parte che lei pensa solo a Popo diminutivo di Liborio suo amante da anni, penserebbe che sei stato tu a….” ”Ma non sono stato io…” Alberto non si era accorto che quella sua frase era infantile ma si rese conto che poteva trovarsi in un mare di guai, Fiorella poteva ricattarlo per giustificare il suo legame con l’amante…Rossella capì che lo zio era in crisi, lo baciò per la prima volta in bocca e…peggiorò la situazione. Alberto ebbe ordine dal Colonnello Comandante di riprendere i voli in elicottero e le perlustrazioni via mare con le motovedette e così rimase lontano da casa per quindici giorni, quando ritornò gli venne incontro Fiorella: “Rossella è giorni che sta male, il dottore non capisce da cosa possa proviene la sua febbre alta, gli antibiotici non le hanno fatto effetto…” “Vediamo se lo zio stregone la guarisce!” Rossella era a letto con gli occhi chiusi, Alberto aprì gli scuri: “Fiat lux my Darling mischiando latino ed inglese fece il suo effetto sulla ‘nipote’ che balzò dal letto abbracciandolo a lungo e piangendo. “Ho sognato cose bruttissime, che il tuo elicottero era caduto e tu eri morto!” “Non faccio quel segno volgare di scaramanzia ma come vedi l’elicottero non è caduto ed io sono vivo e vegeto sempre che tu mi permetta di respirare!” Alla scena era stata presente Fiorella che capì la situazione  ma non ne rimase sconvolta, pensava che sua figlia avesse un male incurabile, Alberto era il male minore anche se inaspettato. Rossella ben presto ‘rifiorì’, il padre benché informato della malattia della figlia aveva fatto orecchie da mercante, era lontano molte miglia da Messina e così la situazione era in mano di Fiorella che disse una sola frase ma significativa: “Vogliale bene più di un padre e di uno zio” dando praticamente il via libera ai loro rapporti che avvennero in modo graduale e piacevole per entrambi. Intanto Rossella rientrò a scuola, per far contenti mamma e zio studiava molto e negli intervalli cominciò a prendere confidenza con…Primi approcci: ”Ti dispiace se…” “Oggi mi piacerebbe…” “Chissà se ci provassi piano piano…” e così fu che Rossella divenne una signora e poi moglie  di molti anni più giovane di un Alberto felicissimo ma preoccupato del futuro consolato dalla giovin consorte: “Non vedi quanti attori e persone comuni hanno mogli minori di età, i giovani di oggi sono viziati e mammoni…non saprei che farmene di uno di loro! Ecco perché: ‘In pensione da qualche anno, moglie più giovane…una toy girl!
     

  • 11 febbraio alle ore 10:15
    BEATITUDO MAGNA EFFENDITUR

    Come comincia: La beatitudine o felicità che dir si voglia è ‘merce’ rara al giorno d’oggi. Basta leggere un giornale o guardare la televisione per rendersi conto dei gravi problemi che affliggono parte di  noi italiani. Certo tale affermazione non si addice ad uno sceicco arabo ma anche per alcuni di loro, che stanno sperperando il denaro proveniente dal petrolio è stato coniato il detto: “Dal cammello alla Rolls Royce e poi ritorno al cammello!” Alessandro Caffarelli, romano d’origine ma messinese per lavoro era il direttore dell’Ufficio Postale dell’Annunziata, Lea Minazzo la consorte anch’essa nativa della capitale aveva seguito il marito nel capoluogo dello Stretto tutto sommato contenta del clima di Messina. Tale giudizio positivo non poteva  estendersi ai locali politici che avevano malamente amministrato la cosa pubblica di  questa bella città protesa sul mare e con i Monti Peloritani che le fanno da cornice. Ennio aveva eseguito un percorso di lavoro inverso di quello di Alessandro; patria Messanae aveva vinto un concorso alle poste di via Taranto a Roma e non riusciva a rientrare nella città natia dato che la Trinacria, per mancanza di industrie era la più grande ‘fonte’ di impiegati e di insegnanti di tutta Italia. Alessia Donato , la madre, faceva onore al suo nome che significa ‘colei che protegge’ ed in  tutti i modi cercava di far rientrare in ‘patria’ il figlio diletto. L’occasione venne allorché un giorno, stanca di fare la fila all’Ufficio Postale dell’Annunziata fermò un signore che stava per rientrare nel ‘sancta santorum’ del bureau: “Signore penso che lei sia il direttore, le sarei grata se potesse farmi stà raccomandata diretta all’ufficio Entrate di Torino…è la storia del pagamento del Canone TV…verrei a ritirare la ricevuta prima delle tredici.” Alessia, una quarantacinquenne che ‘si faceva ancora ammirare’, Alessandro che dinanzi alle femminucce… prese la raccomandata ed entrò nel ‘bussolotto’. Precisa, all’orario di chiusura dell’ufficio Alessia si presentò ad Alessandro che stava osservando un impiegato intento ad abbassare la saracinesca. “Le sono grata della sua cortesia, anch’io ho un figlio impiegato alle Poste, purtroppo si trova a Roma e non riesco a farlo rientrare a Messina non è che lei…” “Gentile signora, io a stomaco vuoto …perché non viene a trovarmi domattina, alle otto, potremo parlare con più calma.” Qualche minuto prima dell’orario stabilito Alessia aveva posteggiato la sua Mini Cooper dinanzi all’ingresso dell’ufficio postale. Alessandro senza chiedere il permesso si infilò in macchina e si sedette al posto del passeggero e: “Che buon odore!” “È l’arbre magic…” “No signora è ‘madame magic’…” “I due si misero a ridere, senza palare si erano capiti al volo. “Avviso il mio vice che oggi non  sono in servizio sempre che lei…” “Mon ami, niente lei, se sei d’accordo andiamo alla mia villa a Musolino.” La villa a due piani era circondata da piante verdi che si arrampicavano anche sulle sue pareti dell’isolato, una vasca con al centro ’l’enfante qui pisse’ di belgica memoria e alberi di alto fusto. Dentro un arredamento molto campagnolo; la camera da letto ‘ospitava’ un lettone in ferro molto antico uno di quelli che hanno immagini sacre  al capezzale. “Ci manca solo un santo che benedice gli zozzoni che…” “Che ne dici di una doccia…” Non c’era bisogno di un santo, Alessandro ed Alessia subito dopo si ‘diedero da fare’ e non si accorsero del tempo che passava. “Alessia è tardi devo rientrare in ufficio….” Quello fu il loro primo incontro ma altri avvenimenti erano stati programmati da Hermes protettore di Alessandro. Alessia aveva prenotato con la nave Costa Crociere una viaggio  nel Mediterraneo, due cabine singole una per lei ed una per suo figlio  Ennio Caruso che stava per giungere a Messina in vacanza. “Vedi se tua moglie è d’accordo,  potreste venire ambedue  in crociera con noi.” “Se la nave passa per Messina fra un giorno avrà tutte le cabine prenotate.” “Non ti intendi di crociere, noi abbiamo chiesto due cabine con visuale esterna al primo ponte, quelle che costano il triplo di quelle situate più in alto, sicuramente troverò una matrimoniale per te e per Lea.” E così fu: Ennio  si presentò con la madre all’imbarco: era un giovane biondo con riga dei capelli a sinistra, occhi azzurri, fisico magrolino. “Assomiglia tutto a suo padre, per fortuna non ha il suo cervello, mio marito soffriva di pressione alta ma non voleva assumere medicinali, e così un ictus…” Il pranzo fu servito alle tredici, camerieri inappuntabili in divisa passavano fra i commensali  trascrivendo le ordinazioni. Tutto a base di pesce dal primo, un brodetto sino all’ananas finale ed al caffè da sorbire al bar. Il tavolo dove erano seduti i quattro era per sei persone, due ragazze giovanissime e ‘rumorose’ chiesero di potersi sedere, erano francesi. “Chiudi la bocca, caro ci potrebbero entrare delle mosche!” Lea era stata tagliente ma effettivamente le ragazze erano una meraviglia: alte, una bionda l’altra mora ambedue con  pants very hot, gambe bellissime, occhi promettenti, naso picolino… Le signorine si misero a ridere contagiando il resto della compagnia. La fame non mancava alle due francesine, anche il vino era di loro gradimento. In sala era ‘sconsigliato’ fumare quindi Aimée la bionda ed Aline la bruna rimasero con la sigarette spente in bocca e poi: “Monsieur blonde voulez vous venir avec nous sur le pont?” Ennio era indeciso, Alessia: “Caro come puoi rifiutare un invito così esplicito di due bellezze francesi, saresti poco patriottico!” Il giovane le seguì. “Caro dì la verità vorresti essere al posto di Ennio?.” “No cara, le femminucce mi fanno schifo, sono diventato gay!” L’unica che non rise era Lea…Dopo circa mezz’ora riapparve Ennio: “Le ragazze fumano in continuazione, io non amo il tabacco…” I tre all’unisono pensarono ‘tu non ami le ragazze non il fumo…’ Per il divertimento la sera non c’era che scegliere: sala da gioco, palestra, locale dove si suonava musica classica e una sala da ballo, la più affollata. La scelta di Alessia cadde su quest’ultima, si sedettero in un tavolo lontano dall’orchestra piuttosto rumorosa, un angolo semi buio che invitava alle confidenze. Lea: “Mio figlio nell’arte di Tersicore è veramente un disastro Alessandro come te la cavi?” Risposta della moglie: “Rispetto a lui un orso è Fred Astaire!” Alessia: “Allora ci guardiamo negli occhi? Lea balla con me, non mi importa se ci prendono per due lesbiche!” Alessandro domandò ad Ennio da quanto tempo era a Roma al fine di poter interessare un amico del Ministero delle Poste per un eventuale suo trasferimento a Messina. “Ormai sono cinque anni, l’aria di Roma non mi si confà, non esco molto di casa…” Alessandro aveva inquadrato la situazione del giovane che ritenne avesse maturato i requisiti per un eventuale trasferimento nella città dello Stretto ma occorreva…oliare la macchina burocratica! “Caro Giorgio è un bel pezzo che non ci sentiamo, c’è un mio amico impiegato alle Poste di Roma in via Taranto che a Messina che ha la mamma ammalata, vorrebbe rientrare in sede., è a Roma da cinque anni.” “Digli di  presentare domanda di trasferimento, non so se basteranno cinque anni di permanenza a Roma, devo informarmi, forse ce ne vogliono dieci, ti farò sapere.” Alla conversazione, avvenuta tramite cellulare con viva voce era presente anche Alessia che, da furbacchiona capì l’inghippo. “Il tuo amico vuole diecimila Euro, dì la verità! Res sic stantibus prenderò un libro della grandezza superiore ad una banconota di cinquecento Euro, lo scaverò, nell’incavo vi inserirò venti biglietti da cinquecento Euro e lo manderò all’indirizzo indicatoci dal tuo amico.” Dopo un mese i ‘diecimila’ fecero l’effetto desiderato con gran gioia di Alessia cui ora si riproponevano altri problemi anzi un altro problema. Ennio era sempre immusonito, dopo il lavoro si rinchiudeva in casa, niente amici e soprattutto niente amiche. Alessia era ogni giorno più depressa si confidò con Lea, ormai erano diventate intime tanto che Alessia le propose di traslocare e di andare ad abitare con Alessandro nel suo isolato, vicino al suo appartamento di trecento metri quadrati ce n’era uno più piccolo di centocinquanta.”Il proprietario era un capostazione trasferito da Messina a Melegnano dove avrebbe avuto  in uso un alloggio di servizio. “Questo di Messina è una bomboniera, la moglie del titolare è un architetto veramente di buon gusto: la camera da letto ha le pareti color cipria, il letto matrimoniale è provvisto di una testata in tessuto di color argento con al centro un rigonfiamento ovale in ceramica con l’immagine di ‘Amore e Psiche’, le tende di un azzurrino pallido. Il bagno con mobili di ultima generazione e rubinetteria color oro, cucina ultra moderna con due congelatori, lavastoviglie tutto incassato. Soggiorno con televisione da 120 pollici nascosta  nel muro che si appalesa a comando. Studio con computer e stampante sia in bianco e nero che a colori… non di descrivo il resto della casa d’altronde io l’ho acquistata e non intendo rivenderla. Giustamente ti starai domandando perché sto magnificando questo alloggio, penso l’avrai capito vorrei avere te ed Alessandro in questo appartamento…” Un imbarazzato silenzio. “Cara, anche se non ho figli posso immaginare il tuo ‘cuore di mamma’, vorrei aiutarti in tutti i modi ma, a parte quello che potrebbe pensare mio marito non so immaginarmi Ennio…in mia compagnia. Stasera parlerò con Alessandro…tu datti da fare con tuo figlio… Lea al rientro del marito dal lavoro si fece trovare fresca di doccia e profumata: “Caro che te paro?” “Se non ti offendi ti risponderò con la celebre frase  romana: ‘parame ‘n po’ er culo…” “Oggi accetto anche le volgarità, ho…abbiamo  un problema: Alessia ha acquistato un appartamento in viale San Martino vicino al suo che mi ha descritto essere una meraviglia, non vuole farci abitare suo figlio ma vorrebbe avere noi come vicini di casa così potremo allontanarci da questo alloggio in via del Fante che ci ha procurato tanti problemi. Tu lo sai che quasi tutte le sere un piccolo delinquente a mezzanotte si piazza sotto casa nostra e mette a tutto volume lo stereo con sei altoparlanti che ha in macchina. Tu parlando col tuo amico farmacista hai espresso l’idea di denunziarlo ai Carabinieri, se ricordi bene sei stato consigliato di non farlo …” “Mi dici cose ovvie ma il compenso di un nostro trasferimento in quell’abitazione di Alessia quale sarebbe, non credo ci chiederebbe l’affitto… non so che altro pensare.” “Anch’io sono confusa anche se ho un’idea in merito, il problema di Alessia è suo figlio e dovrei essere io a …” “Ho capito corna contro casa….” “Praticamente si ma chi deve guadagnarsela sono io non tu!” “Va bene Giovanna d’Arco, sto entrando nell’ordine di idee di…” Alessandro fu compensato con una notte di follie amorose, se era la moglie a fornire la ‘materia prima’ almeno voleva usufruirne anche lui.” La mattina successiva Lea andò a trovare Alessia che, dopo averle aperta la porta si infilò dentro la doccia. “Cara possiamo parlare anche così, che ti ha detto tuo marito?” “Che ha la fronte alta…” Uscita dalla doccia nuda Alessia faceva ancora  la sua bella figura. “Se fossi un uomo ti salterei addosso, sei un gran pezzo di…” Le due donne inaspettatamente si trovarono abbracciate e si baciarono a lungo.” “Questo è un anticipo per tuo figlio, spero che mi apprezzi come te.” “Ieri non ti ho detto che ho intestata la casa a voi due, volevo accertare che non era solo l’interesse che vi ha spinto a prendere la decisione di venire ad abitare qui, vi considero due fratelli, ora il problema è Ennio, gli ho fatto capire alla lontana che sei interessata a lui, è rimasto sorpreso ma non ha commentato. Dopo il vostro trasloco darò una festa con i miei amici per non rimanere soli in quattro e vediamo quello che ne viene fuori.” Un pomeriggio di sabato pian piano il salone si riempì di persone festanti: due camerieri della sottostante pasticceria - pizzeria servivano in continuazione dolci,  pizze, birre e  liquori dolci come lo Strega o il caffè sport Borghetti o secchi tipo cognac Peyrot o Wisky Johnnie Walker. Musica di un trio di giovani che suonavano una pianola, una chitarra ed un sax baritono, i lenti erano i preferiti. Secondo il piano concordato Alessia prese a ballare con Alessandro, Lea con Ennio  in gran spolvero. Il giovane la mattina, accompagnato dalla madre aveva fatto il giro dei migliori negozi di Messina per acquistare vestiti e scarpe in stile inglese, camice, cravatte e calzini prodotti da maestri napoletani, sembrava un indossatore. Verso mezzanotte, poiché gli invitati non accennavano a levar le tende Alessia pensò bene di licenziare sia i camerieri che l’orchestrina e finalmente: “Grazie cara per la bella serata!”, “A presto, ci siamo molto divertiti.” “Il buffet era favoloso!” Alessia prese Alessandro per una mano: “Tu non hai ancora visitato casa mia, non è come la vostra, ha uno stile completamente differente, mobili antichi tranne la cucina dove ho sostituito la cucina a legna…” Rimasti soli Lea prese in mano il viso di Ennio: “Caro sembri un lord inglese, hai stile quello che manca ai giovani d’oggi, mi sei piaciuto sin dalla prima volta che ti ho visto, non mi prendere per sfacciata se ti faccio delle avances…” “Ma tuo marito?” “Noi siamo una coppia aperta, se ci piace qualcuno o qualcuna non ne facciamo un  mistero anzi siamo contenti che l’altro o l’altra, come in questo caso si prendono una….vacanza, vorrei spogliarti io e poi andare insieme sotto la doccia.” E così fu anche se Lea rimase impressionata dalla magrezza del giovane ma in quel momento aveva altri problemi da affrontare. Alessandro si era procurato da un amico farmacista, anche se con presa in giro da parte di quest’ultimo, una confezione di chewing-gum contro la disfunzione erettile che consegnò alla moglie la quale a Ennio: “Caro ti vedo teso, prendi questo farmaco è per combattere la tristezza e recuperare il buon umore…hai problemi? Allora me lo metto in bocca io e poi lo passo  a te.” E così fu.  Lea cercò di eccitare Ennio in tutti i modi, baciandolo a lungo, gli mise il seno in bocca ma il ‘coso’ che era ancora ‘cosino’ sin quando Lea si accorse di un certo movimento in verticale dell’uccello che stava diventando uccellone…finalmente! Ci volle del tempo ma finalmente un’eiaculazione in bocca a Lea, una sensazione mai provata dall’interessato che ci prese tanto gusto da voler entrare nella ‘topa’ della signora. Sembrava impazzito, finalmente il suo ’ciccio’ rispondeva alle sollecitazioni anzi ci aveva provato un godimento tanto  intenso da non voler più uscire dalla ‘gatta’. “Caro sei stato magnifico ma che ne dici di un riposino, la cosina non è abituata a tanto godimento (bugiarda!) se voi riprenderemo più tardi. Il più tardi per Ennio era un quarto d’ora e poi ancora nella ‘gatta’ a lungo con godimento particolare da parte di Lea. Inconsapevolmente Ennio le aveva sollecitato il punto G con grandissima di lei goduria stavolta veritiera. Hermes aveva fatto il guardone ma poi decise di dare una tregua alla signora, capì che il troppo, quando è troppo…. Alessandro ed Alessia  erano rimasti casti e puri, il solo pensiero erano Lea da parte di Alessandro ed Ennio da parte della madre. Quanto alle dieci i due comparvero in pigiama in cucina si ‘gettarono’ sul ben di Dio a loro disposizione, dovevano recuperare…Ennio, ormai innamoratissimo di Lea aveva prese a cibarsi giornalmente in maniera notevole, era ingrassato e, dietro consiglio della madre andava regolarmente in palestra. Il giovane era completamente cambiato sia nell’aspetto che nella mentalità tanto da avanzare ad Alessandro un proposta: “Ormai sappiamo come stanno le cose, che ne dici: tu di far contenta mia madre, io tua moglie!“ Riunione dei quattro con risultato finale soddisfacente per tutti: lo ‘swapping of women’ sarebbe avvenuto a settimane alterne. Alessandro era il più soddisfatto, finalmente avrebbe coronato il suo sogno di possedere una Alfa Romeo Giulia pluriaccessoriata!

  • 07 febbraio alle ore 9:20
    L'AVVOCATO

    Come comincia: A Messina l’avvocato Giovanni era l’Avvocato con La A maiuscola, per un caso singolare aveva lo stesso nome dell’avvocato Agnelli anche lui denominato solamente ‘’l’Avvocato’. Altezza un metro e ottantacinque, robusto ma non grasso, sguardo perennemente accigliato sia nella vita privata che in Tribunale dove era tenuto in alta considerazione, soprattutto dai giudici che per i suoi assistiti avevano uno ‘sguardo’ particolare di riguardo avendo paura di fare una figuraccia in sede di appello. L’Avvocato conosceva tutte le sentenze in molti campi, inoltre era ricco sia di suo ed anche per i lasciti della consorte deceduta per un male assolutamente incurabile, aveva tentato di tutto ma anche i medici specialistici non erano riusciti a salvare Aurora dalla morte. Aveva l’abitazione  e lo studio a Messina in viale San Martino zona centrale della città. In garage la mitica ‘Lancia Flaminia’  molto apprezzata dai collezionisti, per i normali spostamenti in città e per raggiungere la villa a Mortelle una Fiat Abarth 595 ben conosciuta dalle forze dell’ordine che ‘evitavano’ di contravvenzionarla soprattutto quando percorreva la Strada Panoramica dello Stretto dove c’é il limiti di 50 km all’ora bellamente superato spesso e di molto dall’avvocato. Nel suo studio oltre che a due giovani apprendisti Claudia e Gregorio c’erano un vecchio avvocato dal nome professionale di Marco Tullio, ricordava Cicerone. Di recente era stato assunto anche un certo Giacinto ma male gliene incolse forse perché portava il vero nome di Marco Pannella. Iscritto ad un partito di estrema sinistra, preso dal sacro furore della verità aveva scritto sul computer un articolo che voleva far pubblicare sul giornale del suo partito in cui affermava che: ‘In parlamento gli avvocati lasciano ampi spazi di manovra per favorire i propri disonesti clienti.’ ‘Càssano o coartano le leggi ad essi sgradite’, ‘Si intromettono nell’economia del Paese per miliardi di Euro che prendono strade diverse da quelle che dovrebbero.’ ‘Che la Società  deve temere oltre che i malfattori anche gli avvocati che trovano un modus vivendi a danno degli onesti.’ E via di questo passo. Giacinto, di origini calabresi era stato assunto nello studio dell’Avvocato dietro segnalazione di un  suo collega che aveva magnificato le doti del giovane laureatosi con 110 e lode in una disciplina, la giurisprudenza, considerata a Messina molto ostica da superare per la ristrettezza nel dare i voti da parte dei docenti. Marco Tullio era il fact totum dell’Avvocato, gli riferì subito l’episodio che l’interessato non commentò ma la sera nel rientrare a casa Giacinto si trovò davanti un tizio con cappello ed occhiali scuri che in dialetto calabrese: “Ncul’a tiie e a  cu tè vivu” (Tradotto il significato era: accidenti a te e a chi ti è ancora vivo che non ti ha insegnato come comportarti!) Più che un’affermazioni era un’intimidazione, da buon calabrese Giacinto la prese sul serio e non si presentò più nello studio dell’Avvocato il quale non fece domande  sulla mancata presenza del suo apprendista. Non era tutto lavoro la vita dell’Avvocato, quando poteva, per distendersi si rifugiava nella villa di Mortelle, manufatto a prova di ladri, era stato costruito con la ‘consulenza’ di un vecchio scassinatore difeso e fatto assolvere in Tribunale dall’Avvocato con gratuito patrocinio. Di solito il pomeriggio del venerdì veniva usata la Lancia Flaminia con vetri posteriori oscurati (cosa proibita dal codice Stradale) con Claudia e Gregorio sistemati nei sedili posteriori che ogni tanto scherzando di azzuffavano, erano dei fanciulloni, l’Avvocato  sorrideva da buon papà di famiglia. Aperti cancelli, porte e finestre anch’essi blindati: “Sole entra e dà allegria a questa casa!” L’Avvocato intendeva un genere di allegria speciale, aveva avvertito in tempo Catia, una contadina vicina di casa che sarebbero giunti in tre per il Week End e quindi doveva preparare la ‘mangiatoia’ e far trovare in ordine tutta la abitazione,  ovviamente servizio ben remunerato. Regola della casa: chiusi gli scuri, tutti nudi come in un campo di naturisti indossando sulle spalle solo un asciugamano da mettere sotto le chiappe quando si sedevano un po’ come Linus dei fumetti. Catia more solito di era fatta onore, tutto a base di pesce cominciando dal brodetto cozze e vongole (sgusciate) e poi aragoste, alici fritte grande insalatona, ananas e caffè. Un po’ per snobismo un po’ perché l’Avvocato non amava i vini siciliani, si era portato appresso uno scatolone di Verdicchio dei Castelli di Jesi di cui il caro amico Giorgio lo omaggiava ogni anno. La bevanda aveva mandato su di giri l’Avvocato che fece segno a Claudia di andare sotto il tavolo. Mentre lui seguitava a parlare con Gregorio la ragazza era al lavoro orale sul suo uccello sino a quando riemergeva con la bocca piena… e tanta voglia di scherzare tanto da cercare di baciare in bocca L’Avvocato. Baruffa finita con grandi sculacciate all’eburneo popò di Claudia. Niente fumo da parte dei tre che si rifugiarono prima sotto la doccia e poi sul lettone per dar vita a qualcosa di particolare: Claudia di fianco, l’Avvocato dietro di lei nella gatta ed infine Gregorio nel popò dell’Avvocato (era bisessuale!) Il trenino andò avanti a lungo ‘magno cum gaudio’ dei tre che ritennero opportuno cambiare posizione: con Claudia sempre davanti, nel suo popò Gregorio a sua volta ‘inchiappettato’ dall’Avvocato. Finita la vacanza, niente più il tu fra i componenti, di nuovo compostezza in ufficio ma era sorto un problema in parte dimenticato: Marcello, il figlio dell’Avvocato alla morte della madre era stato ‘confinato’in un collegio religioso, ora a diciotto anni, conseguita la licenza liceale  era ritornato a casa senza grande gioia da parte del padre che vedeva cambiare in pejus il suo ménage. Per fortuna la dimora di trecento metri quadrati era tenuta in ordine da Giustino e da Geltrude che stranamente avevano il nome di due personaggi di un famoso cartone animato americano: ‘Leone cane fifone.’ Nella vita sociale l’Avvocato si accompagnava ad una signora tale Rossella professoressa di lingue al liceo scientifico Cavour a suo tempo amica della defunta consorte. La tale era innamorata dell’Avvocato che, malgrado le reiterate richieste della cotale si guardava bene dal avanzare nei suoi confronti proposte di matrimonio.  Rossella quarantenne, quando abitava a Roma (era di Viterbo)  dimorava nell’abitazione dell’Avvocato e quindi la mattina si incontrava con Marcello che si alzava abbastanza presto per studiare, si era iscritto a Giurisprudenza volendo seguire le orme paterne. Rossella soprattutto d’estate durante le vacanze estive non  era di buonumore, le amiche in villeggiatura con i mariti e lei…”Papà mi presti la Abarth vorrei andare al mare.” “Non ti presto un bel nulla, vai da Berto il mio amico concessionario di auto usate e fattene dare una di tuo gusto.” Marcello si fece accompagnare per la scelta dell’auto da Rossella. Berto un simpaticone alto e panciuto accolse con gran sorrisi Marcello: “È una vita che non sento quel furbacchione di tuo padre, è ancora in vita?” “Vivo e vegeto e pieno di donnine!” “Me lo immaginavo, non è cambiato da quando eravamo ragazzi, ho capito sei venuto da me per avere un’auto: sei fortunato ce n’ho una di seconda mano ma usata pochissimo dai padroni anziani, una Fiat spyder Abarth, attenzione a non spingere troppo il pedale dell’acceleratore, ha una ripresa formidabile, ossequi alla signora.” Quest’ultima frase aveva lasciato interdetti i due. Rossella: “Che voleva dire l’amico di tuo padre?” Non lo chiedere a me…” Ad Ostia occuparono una cabina, prima entrò Marcello poi Rossella che si presentò con una costume intero e per di più di color scuro. Grande risate da parte di Marcello:” Ti prenderanno per mia madre anzi per mia nonna, questi erano i costumi che si usavano durante la seconda guerra mondiale, dove lo hai scovato?” “Hai detto bene era di mia nonna, se parli ancora mi metto in topless!” “Non volevo offenderti, andiamo allo Store vediamo se c’è qualcosa di più…insomma più sexy.” Marcello e Rossella si divisero per cercare il costume, quando si rincontrarono ognuno di loro aveva uno in mano un bikini: quello di Rossella piuttosto ‘castigato’ quello di Marcello decisamente ‘brasiliano’. La signora rimase senza fiato, “E tu pensi…” “Io non penso vorrei solo vedertelo indosso, tutta la spiaggia, parlo dei maschietti si rivolterebbe per ammirarti!” “Dopo lunghe trattative Rossella si convinse, indossato il costume rimase sulla porta della cabina indecisa se uscire: la parte superiore copriva a malapena i capezzoli, quella inferiore un filo dietro il sedere ed un ‘francobollo’ davanti. “Addrumate torce e lumere cà se cannuce o’ sticchio e ma mujere! È un aforisma che ho sentito in collegio da un mio collega siciliano, ti si addice in maniera perfetta ed ora avanti march…” Rossella aveva indossato un paio di occhiali grandi e scuri ed un cappello da spigolatrice di Sapri ma malgrado questo tanti maschietti con gli occhi fuori dalle orbite. Al rientro in  cabina: “Vuoi la verità, hai fatto arrapare pure me, non dirmi che potresti essere mia madre, io amo l’incesto!” Rossella durante il viaggio non parlò affatto, posteggiata lo spider in garage fece scena muta sino all’interno del’appartamento. “Non  ho fame, andrò direttamente a letto!” “Ed io ti farò quello trattamento poco piacevole che i francesi fanno alle oche per far ingrassare il loro fegato, il famoso fegato d’oca!” Rossella si mise a piangere ed abbracciò Marcello che non capì bene la situazione: era a suo favore oppure…Non era oppure, Rossella lo baciò in bocca a lungo e piacevolmente tanto che ‘ciccio’, pur preso alla sprovvista prontamente si riprese, alzò la testona tanto in alto da uscire dalla parte superiore del pigiama. Rossella, a pane ed acqua a molto tempo ebbe qualche difficoltà ad accogliere nella sua ‘gatta’, peraltro con stupore, il cosone di Marcello che al momento opportuno fece marcia indietro, ci mancava pure di mettere incinta la fidanzata del padre! ‘Time goes by’ la famosa frase del film Casablanca valeva per Marcello ma soprattutto per Rossella. Facendo un  paragone il tempo passava per Marcello con tasso di incremento aritmetico, per Rossella con tasso geometrico. L’arrivo della menopausa fu altro motivo di tristezza, Rossella sentiva avvicinarsi sempre più la vecchiaia, Marcello era più ottimista: “Di cosa ti lamenti così non prenderai più pillole e potrò scoparti senza problemi!” Il fatto era che Marcello scopava tante altre baby più giovani senza problemi, nel campo del lavoro era diventato famoso come il padre. Nello studio non c’era più Marco Tullio andato in pensione, l’Avvocato seguitava ad andare nella sua villa di Mortelle con Claudia e Gregorio anch’essi non più giovanissimi. Un giorno Marcello a Rossella: “Che ne dici di diventare zia?” O prima o poi doveva accadere, Marcello aveva assunto nello studio Alice ventenne ed aveva pensato di allungare la stirpe degli avvocati…

  • 04 febbraio alle ore 9:53
    Gli eccentrici

    Come comincia: Paolo e Greta erano nati fortunati, avevano ereditato dai loro genitori in quel di Messina vari terreni agricoli  ed anche aree edificabili conseguenza…se ne stavano tutto il giorno in ‘panciolle’ e al massimo andavano a trovare i loro coloni per recuperare il prodotto delle loro terre soprattutto frutta e verdure, erano dei vegetariani anche se talvolta ‘sgarravano’con polli, conigli e paperelle che sguazzavano nel pantano di un loro terreno a Faro Superiore abbastanza vicino alla loro villa situata sulla circonvallazione. Il terreno era condotto da Fabio, dalla moglie Giorgia i quali, finalmente, dopo due femmine Alice e Ginevra avevano avuto il piacere di avere un maschio, Ennio. Sin da giovanissimo il piccolo erede di Paolo e di Greta,  Amos, era cresciuto insieme ai figli dei fittavoli anche perché il suoi genitori non avevano ‘la puzza sotto il naso’ e consideravano i contadini dei lavoratori da rispettare. Un quadretto  georgico che era di gradimento di tutti i componenti, i ragazzi andavano a scuola in autobus ma quando quei mezzi , spesso, non arrivavano Paolo accompagnava a scuola tutti i rampolli e li andava a riprendere alla fine delle lezioni. Anno dopo anno i bambini stavano diventando adulti con ovvii cambiamenti sia fisici che mentali. Paolo laureato in materie letterarie e filosofia spesso dava ripetizioni ai quattro fanciulli. Un giorno Ginevra, la più tosta della combriccola: “Zio (così  veniva chiamato Paolo) m’è venuta una curiosità: mi fai vedere il tuo uccello, ho visto quello di papà ma mi sembra piccolo…  Allo ‘zio’ vennero in mente le nozioni filosofiche secondo cui un uomo trasmette alle ragazzine immagini ed insegnamenti cruciali per il suo futuro e per le sue relazioni, le prime attrazioni per il maschio. Visto che lo ‘zio’ tentennava Alice incrociò le dita, le passò sulle labbra e: “Giuro che non dirò niente a nessuno!” e mise mano ai pantaloni di Paolo mettendo a nudo un pene che si stava alzando visibilmente, poi lo prese in mano sinché non lo portò all’eiaculazione…”L’ho fatto ad un mio compagno di scuola ma ce l’aveva piccolo e non si alzava, bravo zio!” I sentimenti di Paolo era contrastanti, al piacere fisico si era associata la paura che la storia potesse venire fuori malgrado il giuramento di Alice ma oramai…Altra situazione particolare: Giorgia talvolta andava a casa dei padroni a sbrigare le faccende più pesanti. Una mattina che la padrona di casa era andata a trovare sua madre Paolo si trovò davanti  Giorgia che, piegata in avanti  lavava il bagno, belle cosce che si muovevano ritmicamente rivelando uno slip rosso. “Cara pensavo che il rosso andasse bene solo a Natale…” “Padrone vedo che…le sono piaciuta, ho un problema che forse lei mi può risolvere, io e Fabio abbiamo delle cambiali in scadenza e non sappiamo come pagarle,  se lei…” “Non hai che da chiedere quanto?” “Cinquemila Euro.” sparò Giorgia, si era inventata tutto,  voleva avere dei soldi in contanti per la famiglia. Incassata la somma Giorgia prese per mano il ‘padrone’ e lo condusse sul  letto matrimoniale, doveva guadagnarsi il malloppo! E se lo guadagnò veramente bene, Paolo era da tempo che non aveva un rapporto sessuale tanto piacevole, anche il popò di Giorgia diede il suo ‘contributo’, finale un bacio in bocca. Naturalmente Giorgia dovette raccontare la storia a suo marito per giustificare il possesso dei cinquemila Euro, Fabio non fece una grinza anzi pensò che… Alice non fu di parola, raccontò tutto alla sorella Ginevra e si ‘beccò’ della cretina: “La prossima volta gli devi fare un lavoro ‘orale’ ma fatti dare dei soldi, sei una sciocca.” “Ma a me fa schifo avere in bocca…” “Ho capito, quando hai il prossimo appuntamento?” “Domani vicino al pagliaio.” “Ci andrò io.” E così fu ma Paolo non si presentò. Qualcosa di diverso stava avvenendo in lui, aveva di nuovo incontrato Giorgia, si erano guardati in viso, abbracciati e baciati a lungo con il finale scontato ma capirono che si erano innamorati…Greta cominciò a sentire la mancanza di sesso da parte del marito il quale fu costretto a confessarle la sua infatuazione per la conduttrice del terreno.  Conclusione, anche Fabio fu messo al corrente della ingarbugliata storia ma, cervello fino, pensò bene di ribaltarla a suo favore andando a trovare, bello e profumato, Greta che all’inizio si mise a ridere poi pensò bene di sfruttare la situazione, Fabio aveva una bella resistenza erotica…Come finale qualcosa di imprevedibile: Ennio crescendo non mostrava segni evidenti di mascolinità, dinanzi alla TV cercava di imitare i ballerini Bolle o Nureyev, la sua voce non era particolarmente virile per non parlare del modo di camminare  e gesticolare, aveva tutte le sembianze di un omosessuale. “Padrone dovremmo parlare di avvenimenti importanti.” “Lascia stare il padrone, io sono solo Paolo, ormai sappiamo ambedue quello che è successo tra te e mia moglie…non c‘è molto da dire, io voglio molto bene a Greta, viviamo insieme da molti anni ma ci sono situazioni che non si risolvono con modi sbagliati come farebbero alcuni. Pare che tra di voi sia sorto un sentimento profondo, ho un sincero rispetto della altrui sfera affettiva, non altro da dirvi se non, prendendo la situazione con senso dello humour che mi rifarò con Giorgia!” “ Il problema maggiore è quello di tuo figlio Ennio, non ci vuole molto a capire che è omosessuale, la natura non si cambia, per affetto possiamo solo indicargli una via da seguire in questi tempi di omofobia, sono in buoni rapporti con Alessandro il direttore di una scuola di ballo classico.” I due si diedero la mano, non avevano altro da dirsi, avevano dato prova di ‘civiltà’ che ai tempi attuali non è cosa da poco. Finale  favorevole per tutti: le ragazze Alice e Ginevra all’Università iscritte nella facoltà di lettere moderne, Amos anche lui all’Università in medicina e i quattro, dopo il wife swapping, felici e soddisfatti andavano insieme in villeggiatura tutto a spese di Paolo. Talvolta le coppie si riformavano come da sposati. Paolo  per imitare il suo  fittavolo si mise anche lui a coltivare un piccolo orto vicino casa, hobby molto di moda al giorno d’oggi per le persone facoltose.
    CAST:
    Paolo - padrone terreno - vuol dire piccolo ma…ben dotato
    Greta - moglie Paolo - preziosa
    Amos - figlio del padrone del terreno - forte
    Fabio - contadino - coltivatore di fave
    Giorgia - moglie di Fabio - colei che lavora la terra
    Alice - figlia Fabio - di nobile aspetto
    Ginevra - figlia di Fabio -  splendente
    Ennio - figlio di Fabio - destinato
    Alessandro - insegnante di ballo - colui che protegge gli uomini.
     

  • 03 febbraio alle ore 9:54
    ALBERTO IL SEDUTTORE

    Come comincia: Era l’inizio di luglio, dopo aver tagliato il grano maturo, formati sul campo i ‘covoni’ e poi la ‘barca’,  sull’aia era giunto il Zanetti, un factotum della frazione S.Valentino di Cingoli in quel di Macerata padrone dell’attrezzatura per la trebbiatura. Un trattore piazzato nel cortile della casa colonica che, con una lunga puleggia dava la forza motrice alla trebbiatrice la quale dalla parte posteriore faceva uscire il grano poi messo nei sacchi, da quella anteriore la ‘pula’ (involucro che conteneva il cereale) che veniva raccolta in un cesto ed anche la paglia che finiva  sulla ‘scala’ che a sua volta alimentava un pagliaio. Questo era il ciclo della trebbiatura del grano che veniva effettuata sia dal contadino conduttore del terreno che da altri suo colleghi venuti in suo aiuto. Nel frattempo la ‘vergara’ (contadina più anziana) girava fra i lavoratori con un fiasco di vino ed un solo bicchiere per togliere loro la sete…Per rendere meno pesante la fatica dei lavoratori c’era un menestrello che, accompagnandosi con una chitarra improvvisava degli stornelli: “Se ce t’arrivo cò stà mazza a becco tè scarpo tutta l’erba attorno al pozzo!” (decisamente erotico) e poi rivolgendosi al prete che immancabilmente era presente: ‘Se stà tonnaca dé pezza fosse dé bronzo, o che bellezza, o bella mora a st’ora sentiresti batté l’ora!” Altro stornello: “Stava la bella Irene sotto la cerqua (quercia) antica toccandosi la fi…toccandosi la fi…la fibbia del grembiul,  ed io d’in sul balcone e per maggior sollazzo davo dei colpi al ca…davo dei colpi al ca…al caro mandolin!” Finita la trebbiatura un pranzo ristoratore che sicuramente non teneva conto del colesterolo né dei trigliceridi…a farne le spese alcune anatre non  emettevano più il loro  qua qua nel pantano di casa. Tutti i contadini satolli e anche un po’ ‘mbriachi erano sparsi a riposare un po’ ovunque Alberto, il nipote del padrone del terreno, ‘stanco’ di veder i ‘paysannes’ affaticarsi (poverino) si era rifugiato nella stalla e si era sistemato sul fieno. Nel frattempo era entrata Concetta la contadina conduttrice del terreno col marito Peppe che nel vederlo: “Signorino sta rovinando tutto il fieno…” “Scusa Concetta…” La signora nell’abbassarsi aveva scoperto le cosce e mostrato una fica pelosa, non indossava le mutande forse per il troppo caldo fatto sta che il ‘ciccio’ di Alberto ebbe un’erezione non sfuggita a Concetta. “Hai capito il signorino, quanti anni hai?” (da quelle parti tutti si davano del tu). “Quindici ma non volevo mancarti di rispetto…” “Ma quale rispetto, voglio provarne uno  più giovane di quello di mio marito che entra, gode e si gira dall’altra parte, io mi appoggio alla greppia, mi abbasso e tu entra dentro.” “Hai scambiato il culo per la fica, quella è più in basso in ogni caso entra pure lì così non c’è pericolo che resti incinta come una volta è successo con tuo zio, il mio ultimo figlio di chiama Fefè come lui.” Alberto restò a lungo nel popò di Concetta, per lui era la prima volta che aveva un contatto con una donna, prima faceva solo il ‘falegname!’. La storia tra i due durò a lungo, troppo a lungo tanto che Fefè (lo zio) telefonò ad Armando padre di Alberto. “Ti rispedisco tuo figlio con la corriera, l’aria di queste parti non gli confà, è dimagrito troppo!” Alberto il pomeriggio rientrò nella casa paterna a Jesi (An) e mamma Mecuccia. “Figlio mio da domani doppia razione di zabaione e tutto il resto, sei pelle ed ossa!” Alberto fu iscritto alla quinta ginnasiale, tutte le mattine volente o nolente ingurgitava lo zabaione con latte e biscotti fatti dalla nonna Vincenza, in poco tempo riprese le ‘penne’ con gran gioia di mamma Mecuccia che considerava i magri degli ammalati (lei era grassa). Andata in pensione la vecchia cameriera, fu ingaggiata in casa di Alberto una ragazza di una frazione di Jesi ‘Le moie’ di chiara origine contadina. Mariella, questo il suo nome era più alta di statura di Alberto ma dimostrava meno dei suoi diciotto anni, capelli biondi a treccia, occhi azzurri, faccia da ingenua (la domenica andava sempre a messa) aveva convinto anche papà Armando che suo figlio con quella sarebbe andato in bianco e così fu sin quando un pomeriggio una furbata di Alberto: “Cara Mariella cosa c’è che desideri di più al mondo?” “Ho visto in un oreficeria  degli orecchini molto belli, si chiamano ‘a goccia’ ma costano duemila lire, nemmeno in un anno guadagno tanto!” Idea: il nonno Alfredo aveva un debole particolare per il nipote che portava lo stesso nome del figlio deceduto, Alberto: “Caro nonno vorrei chiederti un favore, mi occorrerebbero duemila lire per fare un regalo ad un’amica che altrimenti…” Nonno  Alfredo, vecchio putt…re e ricco di suo si fece una gran risata: “Ho capito da chi hai preso furfantello.” “Da chi nonno?” “Da me sennò da chi!” Alberto passò la somma a Mariella che un pomeriggio,  assenti da casa per lavoro sia mamma Mecuccia che papà Armando ritornò a casa con un paio di orecchini veramente chic, abbracciò Alberto e…”Andiamo in camera mia, meriti un premio!” “Scusa la domanda ma sei vergine?” “Con tanti ragazzi che mi giravano intorno…” La prima volta Alberto preferì andare nel popò come era successo con Concetta, in futuro si organizzò con Aldo, figlio di un farmacista, suo compagno di scuola che gli procurò un bel po’ di preservativi. Anche Aldo ebbe la sua parte di goduria da parte di Mariella che malgrado il viso di ‘madonnuzza‘ amava molto, anzi moltissimo il sesso ma anche i gioielli tanto che un giorno: “Sai, nella stessa oreficeria ho visto un braccialetto…costa un po’ troppo ma è veramente stupendo.” “E quanto costa stò braccialetto stupendo?” “Quattromila lire ma se tu non puoi arrivare alla somma potremo chiedere la metà ad Aldo.” “Nonno mi occorrerebbero altre duemila lire…” Romano di nascita nonno Alfredo non aveva dimenticato il natio dialetto. “A coso, stà fregna te stà costando un patrimonio, che ce l’ha d’oro?” “Nonno sarà l’ultima volta che ti chiedo soldi.” “Tiè piccolo furfante, almeno scopa bene?” “È bravissima!” “E mignotta!” (nonno l’aveva fotografata.) Aldo contribuì volentieri, ormai aveva capito l’ingranaggio: paga e scopa! Mariella indossava gli orecchini ed il braccialetto nell’abitazione  quando non c’erano i genitori di Alberto ed a casa sua a ‘Le Moie’ per far crepare d’invidia le amiche. Il padre di Aldo farmcista in qualche modo venne a sapere della situazione fra i tre ed informò papà Armando il quale non fece una piega, telefonò alla cognata Armida a Roma: “Cara, Alberto ha bisogno di cambiare aria, te lo spedisco accompagnato da mia moglie, l’anno prossimo devi iscriverlo alla quinta ginnasiale.”Non ci fu niente da fare, papà Armando fu irremovibile e così Alberto il 3 settembre, giorno del suo compleanno giunse a Roma in via Taranto atteso dalla zia Armida e dalla nonna Maria. Mamma Mecuccia dopo molte raccomandazioni prese il treno Roma-Ancona e rientrò a Jesi amareggiata. Dietro disposizione del padre, Alberto riceveva dalla zia e dalla nonna pochissimi soldi, quelli occorrenti la domenica per andare al cinema Golden vicino casa, a scuola doveva andare a piedi, l’istituto non era lontano ma Alberto si rompeva le scatole quando il tempo era cattivo o quando c’era troppo sole, a Roma il tempo cambia spesso come a Londra. La fortuna diede una mano al ‘prode Anselmo’, nello stesso piano di casa della zia abitava una signora circa quarantenne ancora appetibile il cui marito, proprietario terriero passava la maggior parte del tempo a controllare i suoi interessi e quindi lontano da casa. Maria, questo il  nome della dama non era affatto dispiaciuta di quella lontananza sia per la poca attitudine sessuale del marito sia perché il vecchietto (aveva sessanta anni) in compenso le mollava soldi a non finire. Alberto conobbe Maria in ascensore, il caso volle che l’aggeggio, ormai vetusto si fermasse fra due piani e ci volle del tempo prima che arrivasse un addetto per sbloccare la situazione. Nel frattempo Alberto e Maria avevano preso confidenza raccontandosi i relativi problemi, prima di lasciarsi un bacio sulle gote da parte della dama che lo passò poi sulle  labbra, ormai era fatta. La zia Armida era docente di materie letterarie, insegnava in una scuola fuori Roma, ritornava a casa a pomeriggio inoltrato, la nonna Maria leggeva di continuo romanzi o andava nella chiesa vicino casa e così Alberto ebbe via libera con Maria. Stavolta in seguito alla passata esperienza non volle dare adito a critiche di nessun genere, a scuola stava molto attento alle lezioni ed il pomeriggio fino alle quindici studiava poi…a casa di Maria. La prima volta la signora si fece trovare in baby doll senza mutande ed Alberto diede prova della sua valenza erotica suscitando l’ammirazione dell’amante ormai quasi dimentica delle gioie sessuali, presto si innamorò del giovane e prese a foraggiarlo. Alberto si comprò vestiti e scarpe nuovi, provenienza ufficiale i soldi del nonno Alfredo. Aveva anche preso a fumare le sigarette ‘Sport’ condividendo il vizio con Maria. Un giorno dopo l’altro Alberto arrivò a diciotto anni e la Leva Militare si interessò di lui. Papà Armando gli fece pervenire la ‘cartolina’ del Distretto Militare di Ancona ma Alberto non aveva alcuna voglia di far i militare. Fu aiutato dal padre di un suo compagno di scuola, ufficiale della Finanza che gli suggerì di far domanda per essere ammesso al corso di allievi finanzieri al posto della Leva Militare. Altra fortuna, Alberto risultava ancora residente a Jesi e quindi al momento dell’arruolamento nelle Fiamme Gialle fu assegnato  al battaglione di Roma in via XXI Aprile insieme ai colleghi marchigiani ed abruzzesi invece che a Predazzo località freddissima d’inverno e sulle cui mura un bello spirito aveva scritto: ‘Predazzo riposo del cazzo!’ Evidentemente da quelle parti mancavano femminucce disponibili almeno per gli allievi finanzieri. Nel frattempo Rosina, figlia della portiera di via Taranto, innamorata di Alberto senza speranza perché il giovane era ‘impegnato’ con la signora Maria, fece la spia alla signora Armida che tagliò i ponti con la vicina di casa chiamandola ‘vecchia mignotta’. Grandissima fu lo stesso la gioia di Maria che, non potendo ospitare più Alberto in casa sua andava a prendere l’amante in via XXI Aprile con la  Lancia Flavia di suo marito. Per i ‘convegni amorosi’ aveva affittato  una stanza in un isolato vicino alla caserma e,  con la complicità del portiere Romoletto abbondantemente ‘foraggiato’ passava qualche ora piacevole con  l’allievo finanziere. Ancora una volta la fortuna aiutò i due amanti: Alberto indossate le mostrine,  le famose ‘Fiamme Gialle’ e quindi la promozione a finanziere fu assegnato a Roma al distaccamento della ‘Zecca’. Il reparto era  comandato da un brigadiere napoletano padre di cinque figli sempre alla ricerca del ‘pane e del companatico’ per la numerosa famiglia. Vedendo l’auto di lusso dell’amica di Alberto pensò di offrire a quest’ultimo un posto in ufficio invece dei servizi di ronda esterna alla caserma, in compenso ottenne un credito illimitato in un supermercato della zona ovviamente a carico di Maria che anche stavolta affittò una stanza per i suoi convegni amorosi vicino alla ‘Zecca’. Purtroppo Hermes, protettore di Alberto era distratto da una nuova conquista amorosa e così il giovane finanziere fu trasferito alla Legione di Torino con effetto immediato. Maria prese molto male la notizia, capì che la ‘favola breve era finita e che l’amor non era affatto immortale’. Malgrado informata da Alberto dell’ora di partenza del treno per Torino non andò alla stazione Termini, una tristezza immensa l’aveva pervasa, capì che ormai la vecchiaia sarebbe stata la  sola sua compagnia di vita, per rabbia strappò tutte le foto di un incolpevole Alberto.