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Racconti di Alberto Mazzoni

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  • 02 dicembre alle ore 9:37
    ALBERTO E GENÉVIÈNNE (TERZA PARTE)

    Come comincia: Ge: "Non capisco un'acca, non
    conosco il latino." "Ti tradurrò tutto ma come ricompensa..." "Niente
    ricompense per ora, ho capito dove vuoi arrivare, l'uso dell'argenteria
    te la devi conquistare! Traduci." "Lollo deve baciare il buchino davanti
    di Dorella e Tindaro quello dietro." Dorella: "Nunc fellatio at ordo,
    membrum plus parvus esse secundus in ludis, Lollo super tabula femur
    manifesta: lingo tergas, lingopilas, lingofallum." "Vai con la
    traduzione e non fartelo ripetere." ""Dorella sta leccando il culo, le
    palle e il pisello di entrambi, a turno, beati loro!" "Non è il momento
    di farti venire le voglie, voglio partecipare alla loro orgia." Dorella:
    "Lollo fallum bene erectus. Tindaro fallum parvus erectus, experio
    secare... fallum semper parvus erectus, experio ex novo lingere.""Lollo
    ce l'ha ben duro, quello di Tindaro, malgrado l'impegno di Dorella con
    la lingua e con le mani resta moscio, Dorella prova di nuovo a
    leccarglielo."Dorella: "Tindaro experiore con manu te ipsum dum osculor
    in ore Lollo." "Tindaro deve provare con la sue mani a farselo diventare
    duro mentre Dorella bacia in bocca Lollo." Dorella: "Res sic stantibus,
    copulo cum Lollo, expero spectandum membrum ferreus fit." "Dato che
    Tindaro l'ha tuttora mezzo moscio, Dorella si mette a scopare con Lollo
    sperando che guardandoli a Tindaro diventi duro." Dorella: "Esperioremus
    cum Lollo qui debet sugare membrum Tindaro." "Dorella cerca in tutti i
    modi di far diventare duro il coso di Tindaro, ha dato ordine a Lollo di
    succhiarglielo." Ge:"Non ricordo che in passato Tindaro abbia avuto con
    me delle défaillances..." Dorella: "Medicina efficax fuit, Tindaro
    concitatus est et potest irrumpere in mea vulva dum capio status ovis."
    "A Tindaro è diventato duro e può scoparsi Dorella che si è messa alla
    pecorina." Dorella: "Tindaro emergi da mea vulva ut facere intromittere
    Lollo." "Ha ordinato a Tindaro di mettersi da parte per far entrare in
    fica Lollo." Dorella: "Nunc collocatio mea vulva super membrum Tindaro e
    membrum Lollo debet irrumpere in mea terga." "La cosa si fa più
    interessante e fantasiosa: Tindaro si deve infilare nella fica e Lollo
    in culo, doppio gusto, mai provato?" Ge: "No, oltre te dovrei trovare
    una persona speciale, sono di gusti difficili." Dorella: "Volo mutare,
    Tindaro cun suo penis in terga Lollo et Lollo in mea vulva." "Tindaro si
    deve inchiappettareb Lollo che dve entrare in fica." Tindaro: "Non so
    se ci riesco." Dorella: "Si vis gaudere intra mea vulva aut intra in mea
    terga obedi!" "Se Tindaro vuol godere in fica o in culo di Dorella deve
    ubbidire." Tindaro: "Se Lollo me lo lecca diventa duro." Dorella:
    "Lollo obedi." "Hai capito, a tuo marito, diventa duro solo se glielo
    lecca Lollo." Dorella: "Duratio perfetta, intromissionis in terga Lollo
    magna cum suavitate." "Cazzo di Tindaro perfettamente duro, deve
    metterlo in culo a Lollo con delicatezza." In sottofondo gemiti di
    piacere. Dorella: "Tindaro non debebat gaudere, ob pena sugas Lollo
    usque suum gaudium in tua ore." "Tindaro non doveva godere, per
    punizione deve far godere Lollo nella sua bocca, cattivella la fidanzata
    di tuo marito!" "Se piace a loro, ma sentiamo il finale." Dorella: Volo
    gaudere magnopere, at ordo volo antea gaudere cum cunnilingus et postea
    con fallum at ordo usque mea perfecta satisfatis." " Dorella vuol farsi
    una goderecciata planetaria, ha ordinato ai due di leccarla e di
    infilargliela a turno sino a completa sua soddisfazione, i risultati li
    senti..." Ge aveva spento il ricevitore e guardava Gi con aria
    interrogativa:"Stai pensando tu la stessa cosa?" "Si ma come trio mi
    andrebbero due femminucce." "Furbacchione niente da fare, ed ora a cena,
    cos'hai di buono?" "A Nadia ho detto che questa sera avevo compagnia,
    andiamo a scoprire la sua valitudine nell'arte culinaria." "Non è che te
    la sei fatta?" "Solo un pompino, una volta." "Cazzo ti dai pure agli
    amori ancillari!" "Senti vergine delle rocce a te non è mai capitato
    qualcosa di simile?" "Te lo racconto un'altra volta, andiamo ad aprire
    il forno... caspita coniglio con peperoni e olive greche, piccioni
    ripieni, contorni: rucola con scaglie di parmigiano, verdura amara di
    montagna, cetrioli, carote senza buccia ma interi, Nadia fa pure la
    spiritosa, forse pensa che sia come Lollo e Tindaro." "Va bene non sei
    un culattone, va a prendere del vino, se penso al mio Amarone..." "Ho la
    Lacrima di Morro d'Alba, ti piacerà." "Buonissima cena, devo fare i
    complimenti a Nadia, la frutta... cazzo sta ucraina m'ha preso di nuovo
    per il cuolo, ananas interi con un buco al centro." "Te lo faccio venire
    duro, vediamo se c'entra." Slam, slam, slam. "Prova ad infilarlo
    nell'ananas... non c'entra." "Dirò a Nadia, la prossima volta, di
    praticare un foro più largo, intanto succhiamelo ancora." "O si mangia o
    si scopa, si mangia!" Per ultimo una baretta di cioccolato amaro. Sul
    divano abbracciati: "Mai provato la sensazione piacevole di un bacio al
    cioccolato, ora voglio raccontarti una mia avventura particolare. Come
    ti dicevo mio padre era capo stazione a Basilea; una sera lo incontrai
    in compagnia di una ragazza circa della mia età. Quando mi vide si
    arrabbiò ingiungendomi di non dir nulla a mia madre; tornai a casa
    amareggiata e decisi di allontanarmi dalla mia abitazione. Quale figlia
    di appartenente alle ferrovie, avevo diritto di poter fruire di viaggi
    gratis sino a duemila chilometri all'anno e così decisi di imbarcarmi
    sul primo treno trovato in stazione. Era sera, in partenza sul primo
    binario c'era un treno con cuccette, il conduttore mi disse che ce n'era
    una libera, tutte le altre erano occupate dai componenti di una squadra
    di rugby, se mi andava bene... D'istinto decisi di accettare, non
    pensavo di correre alcun pericolo, i giocatori di rugby sono conosciuti
    per la loro serietà e per la loro lealtà sia in campo che fuori, certo
    la loro stazza... L'addetto al wagon lit aprì la porta delllo
    scopartimento immerso nel buio appena rischiarato da una debole luce di
    cortesia, mi arrampicai sulla scaletta posta al centro e mi issai sulla
    cuccetta superiore sinistra, restai vestita in minigonna e giubbino. Nel
    frattempo il treno si era messo in moto e non feci caso al rumore della
    scaletta che veniva spostata; poco dopo sentii il calore di una manona
    che lentamente guadagnava l'interno delle mie cosce. Decisi di starci,
    mai conosciuto un giovanotto muscoloso che speravo anche ben dotato. La
    mia passività indusse il giovane a farsi più intraprendente e poco dopo
    me lo trovai nella mia cuccetta, delicatamente mi sfilò le mutndine e
    cercò di infilarmelo ma benchè agisse delicatamente, mi fece male. Lo
    alliontanai con la mano, lui capì e prese a baciarmi la cosina e poco
    dopo godei a lungo. Il cotale, visti sparire i miei spasmi tornò alla
    carica e questa volta non ebbe difficoltà, la mia tata era pronta ad
    accoglierlo. Data la giovane età godè in breve tempo, restò un pò dentro
    di me, non mi dispiceva rimanere in quella posizione, dopo poco tempo
    si ritirò. In verità ero insoddisfatta, pensavo ad una notte di fuoco...
    ma presto la delusione fece posto a una piacevole sorpresa, un altro
    giocatore di rugby prese il posto del suo collega e, benchè anche lui
    ben dotato, entrò facilmente nella mia cosina scivolando nella
    visocosità lasciata dal suo collega. Anche lui fu piuttosto veloce e
    scese dalla mia cuccetta per lasciare il posto al terzo ed ultimo
    giocatore. Stessa scena ma alla fine mi sentivo frustrata, sti ragazzoni
    avevano poca resistenza in campo sessuale, mi era rimasta addosso il
    loro piacevole effluvio di mascolinità. Mi era girata su un fianco in
    attesa del buon Morfeo quando sentii la solita manona che mi rigirava ma
    da dove compariva il quarto? Capii che era il
    primo evidentemente insoddisfatto della antecedente prestazione. La cosa
    durò più a lungo dei precedenti con grande goduria della mia beneamata.
    Ci furono varie altre prestazioni da parte dei rugbisti che persi il
    conto. sinchè la mia gatta, indolenzita, rifiutò di farsi ulteriormente
    penetare. Chiesi in prestito un  asciugamano per pulire la mia cosina
    completamente allagata. Dopo la pugna un sonno ristoratore come gli
    antichi soldati greci dopo la battaglia. Quando mi svegliai lo
    scompartimento era vuoto, pensai che fossero scesi in una stazione, il
    treno era ancora in moto. Mi recai al vagone ristorante per far
    colazione e, sorpresa sorpresa, vidi tutta la squadra alle prese con
    caffellatte e pasticcini. Non so quale folletto mi spinse a cercare di
    riconoscere i miei trapanatori, pensai di averli individuati in tre che
    occupavano un tavolino in fondo al vagone, con notevole faccia tosta mi
    sedetti al loro tavolo. Espressione attonita da parte degli interessati
    che mi guardavano perplessi e intimiditi; erano tutti e tre biondi,
    mascelle larghe, occhi azzurri, capelli biondi tipici della razza
    ariana, sarennero piaciuti a Hitler, sicuramente parlavano tedesco e in
    questa lingua chiesi loro di procurarmi caffellatte e cornetti. Si
    alzarono all'unisono e sparirono dalla mia vista, pensavo che avessero
    preferito andarsene insalutato ospite invece si presentarono con un
    vassoio pieno di strudel, cornetti, diplomatici oltre che con un bricco
    di caffellatte. Erano notevolmente cambiati, sorridenti mi biaciarono a
    turno la mano e si sedettero mentre io davo l'assalto un pò a tutto, la
    notte godereccia mia aveva procurato un noteviole appetito, dovevo
    riprendere le forze. Restammo seduti sino a quando i tre mi dissero che
    stavano per giungere a destinazione, mi baciariono sulle guance seguiti
    dagli sguardi interrogativi e sicuramente invidiosi dei loro colleghi,
    indubbiamente in seguito li avrebbero messi al corrente della loro
    avventura. Alla fermata successiva scesi dal treno, andai in una
    farmacia e acquistai una pomata per lenire l'arrossamento della mia
    cosina, me l'avevano prorpio sconquassata! Ritornai in stazione ed
    aspettai un treno che mi riportasse a Basilea. Ai miei genitori dissi
    che ero andata a trovare un'amica, guardai negli occhi mio padre e gli
    feci capire che mi sarei fatta i fatti miei, in fondo era anche 'merito'
    suo se avevo potutto godere quell'avventura particolare e piacevole."
    "Sei una porcona matricolata ma spero che non farai paragoni di
    volatili, il mio deve essere decisamente più modesto." "Il tuo va
    benissimo, funziona perfettamente e poi... è il tuo." "Non sappiamo nel
    frattempo il finale del banchetto, hai chiuso il collegamento." "Vado a
    vedere se nel parcheggio c'è ancora la macchina di Dorella... è andata
    via, rientro a casa, bacione della buona notte." "Non è che tu sia molto
    generosa..." "Per stasera va bene così, 'Traduzione mi ha creato uno
    svuotamento mentale, buonanotte." "Notte". Quale buonanotte, se Ge si
    era svuotata mentalmente, Al si era caricato sessualmente e giaceva sul
    letto guardando imbambolato 'ciccio' anche lui perplesso e sull'attenti.
    Solo all'alba un pietoso Morfeo decise di prendere fra le sue braccia
    il povero affranto Al. Il risveglio fu causato dal rumore di una porta
    sbattuta. Nadia si era trovata Al fra i piedi ed in tale modo aveva
    dimostrato il suo disappunto e l'invito di levarsi dalle balle; niente
    da fare Al ce l'aveva col mondo ed anche con quella incolpevole 'pulisci
    cessi'. Questo pensiero ingiurioso fece tornare Al alla realtà,
    normalmente non avrebbe mai offeso Nadia anzi apprezzava molto i suoi
    sacrifici per far studiare i figli e l'essere lontana dalla sua terra.
    si diede ancora dello stronzo ed andò a trovare l'affaccendata ucraina
    alle prese con la lavastoviglie. Sorriso accarrivante che Nadia
    interpretò come resa incondizionata e conseguente uscita di casa. "Nadia
    scusami, non mi sento bene, preferisco non uscire, mi sposterò a una
    stanza all'altra mentre tu lavori." "Penso che il signorino avrà
    apprezzato le cena che ha condiviso con una gentile signora o signorina
    visto il rossetto che ho trovato su un bicchiere!" "Nadia hai meritato i
    nostri complimenti anche se non abbiamo compreso la curiosa
    preparazione dell'ananas." "È una consuetudine ucraina..." "Una
    consuetudine zozzona!" "Onni soi qui mal y pense." "Cazzo questa conosce
    pure il francese e mi prende bellamente per i fondelli, mi sta bene la
    battuta romana 'prendi e porta a casa!' Nadia sono nel salone, ti faccio
    sentire una musica allegra." Quale musica allegra, Al le aveva
    mollato la marcia funebre di Mozart. "La marcia funebre di Mozart non
    migliorerà il suo cattivo umore dovuto forse alla bufera che si sta
    avvicinando o a qualcosa che ieri sera è andato storto..." "Nadia ti
    offendi se ti dico di farti i cosi tuoi!"Al andò ad alzare la serranda
    del salone. Effettivamente un temporale era in arrivo, il forte vento
    piegava i rami degli alberi, dalla Calabria si stavano avvicinando
    grossi nuvoloni neri carichi di pioggia, qualche lampo lontano, non se
    ne parlava proprio di uscire. Nadia si presentò al cospetto di Al:
    "Signorino ho trovato questo biglietto sotto la porta d'ingresso, ce lo
    devono aver messo da poco, quando son venuta non c'era, non l'ho
    aperto." Figurarsi se quell'impicciona non l'aveva letto. "Caro sento il
    bisogno di allontanarmi un pò da Messina, stanotte ho avuto una crisi
    ma non so spiegarti di che si tratta o forse lo so... in ogni caso
    preferisco star sola." Inutile rifugiarsi nel luogo comune 'chi le
    capisce le donne'. Ge non era una donna banale e allora...Gi aprì la
    porta finestra, il posto macchina di Ge era vuoto. Gi allora decise di
    uscire di casa, niente barba, niente doccia, niente vestiti solo una
    tuta da ginnastica. Giunse frastornato a piazza Cairoli, poca gente in
    strada, rari pedoni alle prese con ombrelli diventati paracadute
    all'incontrario, quasi tutti rifugiati nei negozi o nei bar. Gi era
    vicino alla rivendita di giornali dell'amico Nino ma preferì andare in
    un'altra edicola, il suo aspetto non era dei migliori e non aveva voglia
    di sopportare le inevitabili battute salaci del suo amico giornalaio.
    'La Gazzetta del Sud' riportava le solite notizie spiacevoli: incidenti
    stradali con morti e feriti, arresti delle forze dell'ordine di
    spacciatori di droga, un latitante di grosso calibro arrestato dopo
    lunghi indagini, politici che se ne dicevano di tutti i colori per 'il
    bene della città'. L'unica pagina distentiva era un'allegato dedicato
    agli studenti delle elementari, bellissimi ed ingenui disegni e le
    letterine degli scolari. Queste immagini lo portarono a rivolgersi una
    domanda alla quale in passato non aveva saputo dare una risposta:
    sarebbe stato un buon padre o, preso da problemi personali, avrebbe
    lasciato alla madre l'incombenza della educazione dei figli? Doveva
    essere proprio a terra per riproporsi una simile domanda tanto
    impegnativa quanto senza risposta. Al rientro a casa non trovò Nadia che
    gli aveva preparato un risotto con sugo di pesce e, per secondo,
    salmone con contorni di verdure e, in bella mostra, un secchiello con
    ghiaccio con una bottiglia di 'Verdicchio', niente ananas con buco al
    centro. Messo a tacere l'appetito, Al si distese sull'amico divano con
    le braccia incrociate dietro la testa, la sua posizione preferita per
    cogitare: a mente serena non riusciva a trovare una motivazione
    dell'allontanamente di Ge, sicuramente non era un problema col marito,
    ognuno viveva la propria vita. Qui si fermava la diesamina, inutile
    spingersi oltre per trovare una motivazione plausibile. Cavolo non aveva
    pensato al telefonino: 'Risponde la segreteria telefonica del numero
    ... lasciate un messaggio dopo il segnale acustico.' Chiaramente Ge non
    voleva avere rapporti con lui, che fare? Dopo lunga meditazione Al
    ritenne che la cosa migliore fosse lasciare un messaggio nella
    segreteria telefonica non chiedendo spiegazioni ma effettuando una
    cronaca dell'andamento di casa sua: "Cara come stai, qui il tempo è
    maledetto e m'impone una prigionia forzata con grande irritazione di
    Nadia, 'ciccio' è molto affranto e riposa nella sua cuccia, non ci sono
    novità, ti chiamerò domani, un bacione." "Oggi mi sento meno triste
    forse anche per merito del tempo che è notevolmente migliorato. Per
    quanto riguarda casa tua devo comunicarti che il tuo allontanamento è
    stato ben accetto dalla banda che da tre è aumentata a quattro perchè,
    penso, si sia aggiunto Cocò quel tale titolare del ristorante che aveva
    fornito la mangiatoria a Tindaro, a Dorella ed a Lollo nel loro primo
    incontro-orgia. È in tipo magro, alto, molto elegante da quello che ho
    potutto vedere dallo spioncino della mia porta d'ingresso. Se avessi
    lasciato le microspie in funzione avrei potutto riferirti qualche
    passaggio interessante delle loro...conversazioni, solito bacione."
    "Oggi Nadia mi guarda in maniera strana, forse ha intuito qualcosa della
    nostra relazione e si domanda il perchè della tua lontananza (non è la
    sola). Io non  frequento più gli amici, ho cambiato giornalaio per non
    subire domande imbarazzanti sul mio aspetto fisico non proprio al top,
    che altro dirti, bacioni." "Amore non tengo più il conto dei giorni che
    son passati, la domanda è sempre la stessa: perchè? Se hai preso questa
    decisione avrai avuto i tuoi buoni motivi, vorrei che...che vorrei?
    Averti di nuovo fra le mie braccia!" Al aveva deciso di non inviare più
    sms a Ge, non era sicuro che li leggesse, forse suo marito sapeva
    qualcosa, avrebbe potutto chiedergli... la disperazione porta a pensare
    soluzioni inopportune e sciocche, ufficilamente non lo conosceva
    nemmeno. Dopo due giorni, di notte squillò il telefono di casa:
    "pronto": Dalla'ltro lato un suono di pianto, un pianto sempre più
    fporte.irrefrenabile, non poteva che essere Ge, infine la sua voce: "Ci
    sei?" Con la maggior indifferenza possibile Al: "Certo che son qui, mi
    hai svegliato, non potevi telefonarmi in un'ora meno antelucana!" Al
    cercava di sdrammatizzare. "Brutto maiale, io manco di casa venti giorni
    e tu fai il sostenuto, ho fatto male a chiamarti, sei un maledetto, ti
    odio!" "Pure io, non voglio farti domande ovvie, dimmi dove sei e se
    vuoi che ti raggiunga." "Non vorrei ma è più forte di me, sono al 'Bed
    and Breakfast 'La Stalla' di Salvatore di Fitalia, non ho voglio di
    spiegarti dove si trova, guarda su internet." "Dato che ti trovi in una
    stalla, mi domando se devo portare il sacco a pelo ed il lume a gas."
    "Se fai ancora l'imbecille sparisco di qui e non mi faccio più trovare."
    "Se non accetti le mie battute sei proprio a terra, più o meno ho
    capito dov'è il posto, a presto." "Non spingere troppo
    sull'acceleratore, ora che ho deciso di rivcederti vorrei trovarti tutto
    intero, io starò ad aspettarti all'inizio della salita che porta al
    casolare." Valigia preparata in fretta, vestito sportivo, autostrada
    Messina - Palermo, uscita a Patti prosieguo in strade malagevoli
    seguendo le indicazioni stradali, infine la scritta 'Bed and breakfast
    La Stalla Km.1' Ispirazione di Al, fare gli ultimi cinquecento metri a
    piedi, sbucare all'improvviso per vedere le reazioni di Ge. Detto fatto,
    Jaguar posteggiata sotto una curva, ultimo tratto in salita, e che
    salita!. Giunto nelle vicinanze del casolare Al aveva la classica lingua
    di fuori.Scorse la conosciuta figura di Ge seduta su un masso, il viso
    appoggiato su una mano ed il gomito su una gamba, non l'aveva ancora
    notato. Quando Al si avvicinò, alzò solo lo sguardo, un'immagine
    spiacevole, era dimagrita, lo sguardo spento, nemmeno un 'ciao'.Ge si
    alzò, prese per mano Al, s'incamminarono per raggiungere l'abitazione,
    una ex fattoria rimodernata che di stalla non aveva che il nome.
    Passarono vicino alla piscina ovviamente vuota (era novembre) e si
    diressero verso una sala dove c'era una radio accesa che inviava musica
    country. "Vieni, sediamoci sul divano, è qui che passo la maggior parte
    del tempo quando le condizioni atmoferiche non mi permettono di andare a
    cavallo nei boschi." Stranamente Ge non guardava in faccia Al, che
    poteva aver combinato per sentirsi tanto in colpa? Mah. Si avvicinarono
    una signora sulla trentina, bruna, piccolina, sorridente seguita dal
    marito alto, panciuto e dall'espressione di figlio di puttana e lo
    dimostrò subito partendo all'attacco: "È suo padre?" "Potrebbe esserlo
    ma è solo il mio amante!" Gino e Carmelo, dopo una stretta di mano si
    allontanarono, avevano compreso che non era il caso di esagerare viste
    le espressioni contrariate dei due. "Vieni in canera mia, in questo
    momento non vi sono altri ospiti." "Bene, finalmente soli, mi sembra la
    classica situazione  di due novelli sposi alla prima notte di nozze."
    "Non ho nemmeno la forza di darti un pugno in faccia, te lo
    meriteresti!" Ge era distesa sul letto prona, non voleva farsi vedere in
    viso, forse piangeva. Al gli si mise accanto, un braccio intorno alle
    spalle. Restarono in questa posizione sin quando non giunse la voce di
    Carmelo: "L'amore fa venire fame, mia moglie ha preparato cose
    buonissime." Menù letto da Carmelo: - antipasti: peperoni arrosto,
    funghi e melanzane fritti, provola cotta alla brace; - primi piatti:
    bucatini al ragù, risotto ai funghi; - secondi piatti tutti cotti su un
    coppo: carne di struzzo, salsicce, filetto di maialino; - contorni:
    verdure di campagna,fagioli lessi, fave e piselli, patate fritte; -
    frutta: melograni, mele di montagana, pere. Un piatto con ingredienti
    genuini in città ve lo potete sognare!" Al: "Modestia decet puellas."
    "Il signore conosce il latino? Bene ci intenderemo in tale lingua." Ge:
    "Niente latino, ne abbiamo fatto una scorpacciata in altra occasione..."
    Carmelo: "Vedo con piacere che la signora si è ripresa, nei giorni
    passati non  ha mangiato quasi nulla e ci ha sempre deliziato con
    un'espressione da funerale, signor Alberto tutto merito suo!" "Carmelo
    vorrei darti del tu per poterti mandare a f....lo senza che tu ti
    offenda!" ""Permesso accordato, vado subito dove mi ha mandato!" Quella
    era la donna che Al preferiva, battagliera. Ge aveva 'ripreso le penne'
    ed aveva preso d'assalto i piatti che man mano venivano serviti a
    tavola, Gi pensò che nei giorni passati doveva aver soffeto la fame.
    Riempito il delizioso pancino Ge, dopo aver ringraziato sia Gina che
    Carmelo, chiese loro di sellare due cavalli per un giro nel bosco.
    "Genéviènne come cavaliere sono maldestro, ho paura di cadere e di
    rompermi la testa." "È proprio quello che desidero e che ti meriti,
    monta e seguimi, ormai conosco bene la zona." Ge aveva messo il cavallo
    al trotto, Al invece frenava il suo, già andare al passo per lui era
    abbastanza viste le asperità del terreno. "Cagone del c...o, fai alzare
    le chiappe al cavallo!" "Te lo puoi dimenticare anzi lo giro a torno
    indietro." Ge raggiune il suo amante, scese da cavallo, tirò giù dalla
    sella Al che si ritrovò disteso a terra quasi senza accorgersene. "Vedo
    che sei migliorata, non sei più pazza ma solo def..." Al non riuscì a
    finire la frase, Ge si era appropriata della sua bocca e lo baciava
    freneticamente. Finita la furia distruttrice ripresero fiato guardandosi
    negli occhi. "È troppo chiederti e soprattutto ottenere qualche
    spiegazione, una piccola piccola solo per capirci qualcosa dell tua
    fuga, ero fuori di testa, stavo quasi per telefonare a tuo marito per
    avere tue notizie." "Lui non sa nulla dove sono nè penso che gli
    interessi gran che. La mia diserzione, chiamiamola così,è dovuta ad una
    violenta reazione contro me stessa, ho provato un sentimento che non
    volevo accettare e che ha portato ad odiarmi, sai quanto sia importante
    per me la libertà, la mia ragione di vita, non accetto costrizioni di
    alcun genere e così piuttosto puerilmente sono fuggita quando ho
    scoperto di essermi innamorata di un essere esecrabile, me lo sogno, di
    notte mi abbraccio al cuscino pensando a lui... a te maledetto
    abominevole uomo!" Tutto ad un tratto il silenzio era sceso fra di loro,
    il canto degli uccelli appollaiati sugli alberi erano l'unico suono del
    bosco, Ge dopo la sofferta confessione, aveva poggiato la testa sul
    ventre di Al. Se da un lato si sentiva sollevato dall'altro era
    perplesso, che c'è di meglio di un sentimento che ti coinvolge tutto, al
    diavolo la libertà e le fregnate del genere! L'umidfità ed il freddo
    consigliarono ai due amanti di riprendere la via di casa ma i cavalli...
    si erano dimenticati di legarli ad un albero e gli interessati avevano
    ritenuto opportuno andar per i fatti loro. Una corsa verso l'alto,
    niente cavalli 

  • 27 novembre alle ore 12:47
    ALBERTO E GENÉVIÈNNE (SECONDA PARTE)

    Come comincia: Tinto Brass. Era a metà pellicola quando percepì dietro di sè una presenza,  Monica era alle sue spalle..."Signora sono imbarazzato, io di solito...""Lei di solito vede film porno che, se ben fatti, come ho potutto vedere brevemente, sono piacevoli." "È la storia di una giovane che, spinta dal fidanzato macrò, aveva preso la via del casino pensando, ingenuamente, di risolvere i loro problemi finanziari (lui le aveva fatto intendere che aveva bisogno di soldi per aprire un'attività). Il film prosegue con la visita ginecologica da parte  di un dottore smaliziato dalla lunga carriera e dalla frequentazione professionale di tante 'signorine' e poi l'incontro col primo cliente, un bel marinaio, con cui si era fatto delle goderecciate superbe contrarie però alla filosofia di una casa chiusa. Non è solo una pellicola glamour ma anche una storia di costume che si svolge durante la seconda guerra mondiale con implicazioni anche politiche e col finale ottimistico della giovin signorina che, con l'eredità di un maturo cliente passato a miglior vita, aveva comprato una nave al bel marinaio suo grande amore." "Bella storia col finale ottimistico, la mia storia è solo tragica e col finale ancora da pronosticare. Genéviènne l'ha tratteggiata come un uomo speciale, affidabile, anticonformista molto simile a lei, anzi mi ha detto: 'Sono io vestita da uomo'. Detto da lei, che conosco bene, è un grosso complimento. Dovrò venire spesso a trovare Genéviènne, la mia e quella di mio figlio è una situazione delicata, complessa che mi coinvolge moltissimo come madre, le dico questo perchè penso che sarò costretta ad essere sua ospite per vari pomeriggi, sempre che non le crei problemi." "lo farò con piacere come con piacere le offrirò un the verde che tiene lontana la vetustas." Dopo mezzora una telefonata di Ge, Monica lasciò l'abitazione di Al .Dallo spioncino Al. vide accanto alla madre un ragazzo biondo che salutò affettuosamente Ge: "Ciao zia, a presto!" "Alberto preferisco parlare per telefono, attendo l'arrivo di mio marito e vorrei presentartelo ufficialmente prima di farti trovare in casa nostra. Penso ad una ovvia curiosità da parte tua, affermare che quella di Monica e una storia complessa è il minimo che si possa dire, lei mi ha pregato di non fartene cenno, se lo riterrà opportuno sarà lei a parlartene personalmente." Che la curiosità sia femmina è solo un luogo comune, quella di Al. era al parossismo, le ipotesi erano poche e poco consistenti, anche la fantasia ha un limite e Ge. era stata insolitamente abbottonata. "Cara ti prego, un breve accenno, ho il cervello in ebollizione, dammi una dritta!" "Ti posso dare dei cubetti di ghiaccio per abbassare la temperatura dell'encefalo, non insistere, l'ho promesso a Monica, la potrai rivedere domani pomeriggio." Mattinata successiva niente mare con grande irritazione da parte di Nadia nel vedersi Al. tra i piedi mentre ordinava l'appartamento. "Nadia oggi niente primo voglio restare leggero, solo secondo e frutta." Alle quindici arrivò dell'ascensore al piano, porta aperta dell'appartamento di Ge. e introduzione della madre e del figlio all'interno. "Ma che cacchio stanno facendo, Ge. doveva impertire lezioni di francese al pupo e allora che motivo c'era di perdere tanto tempo..." Suono del campanello nell'abitazione di Al, una attesa ingiustificata da parte del padrone di casa e poi apertura del portone d'ingresso. Lo sguardo fisso di Monica negli occhi di Al aveva un solo significato: "Stavi dietro la porta al mio arrivo, hai aspettato incollato allo spioncino e poi la sceneggiata per farmi aspettgare all'ingresso!" "Si accomodi signora, Genéviènne mi ha peannunziato il suo arrivo. L'ultima volta abbiamo effettuato un giro turistico della mia magione, ora la cosa migliore è quella di sedersi sul divano, dinanzi al televisore, e godersi la musica proveniente da canali satellitari aspettando la fine della lezione a suo figlio." "Da quello che mi ha accennato Genéviènne lei è una persona intelligente con molta esperienza della vita, non prendiamoci in giro, intanto penso che sia il caso darci del tu dato che passeremo molto tempo insieme. Ti toglierò la curiosità che appare evidente dal tuo viso e che Genéviènne non ha voluto dirimere, la mia non sarà una confessione ipocrita come quella cattolica, sarà solo un modo per sentirmi sollevata in una situazione complessa e dolorosa, sempre che ti vada di sentire le mie peripezie." "Sono tutt'orecchi, cerco una melodia del grande Amadeus come sottofondo, ti va?" "Anch'io apprezo Mozart. La mia storia inizia a Senigallia cittadina rivierasca delle Marche, sono laureata in Storia dell'Arte ma, per mancanza di lavoro, appena conseguito il dottorato presi ad aiutare i miei nella conduzione di una trattoria, lavoravamo soprattutto d'estate. I problemi sono sorti allorchè si è ammalato mio padre, una pielofrenite che lo ha portato alla dialisi, io e mia madre non eravano in grado di portare avanti da sole l'esercizio, tutte le incombenze della conduzione erano a carico di mio padre, mia madre in cucina, io alla cassa ed al servizio ai tavoli, eravamo in difficoltà. Una sera stavamo chiudendo il locale quando si sono presentati dei giovani di ambo i sessi, un pò brilli, che hanno chiesto di ritardare la chiusura del locale per una spaghettata, il bisogno di far cassa ci indusse ad accontentarli. Fra tutti il più caciarone era un biondo dagli occhi azzurri che sembrava il capo della banda. Quando gli passai vicino mi mise una mano fra le gambe, mi sentii morire, trattata come una prostituta, posai i piatti che avevo in mano e gli ingiunsi di uscire dal locale. Il mio atteggiamento raggelò la compagnia, una ragazza, forse la meno brilla,  cercò di sminuire l'episodio giustificandolo con lo stato di ebbrezza del giovin signore. La serata finì abbastanza tranquillamente con un buon miglioramento per le nostre finanze. L'episodio era stato da me dimenticato quando, due giorni dopo, all'ora di pranzo, si presentò il biondo con un gran mazzo di rose bianche. Senza pronunziare parola lo appoggiò sul banco della cassa e mi baciò la mano. Il fatto incuriosì i clienti del locale e mia madre. "Chiederle scusa è il minimo, non ricordo molto degli avvenimenti dell'altra sera ma Virginia, una mia amica, mi ha riferito del mio comportamento non da gentiluomo, le porgo di nuovo le mie scuse." "Scuse accettate con riserva, ero molto arrabbiata!" Tutti i giorni a pranzo ed a cena nel mio locale era presente Antonio F., la sua barca era ormeggiata al porto, un quindici metri nuovo e moderno, era di sua proprietà, lui girava tutti i porti d'Europa quale rappresentante del fratello, costruttore di barche con cantiere sito in una località vicino Messina, presto sarebbe ripartito per recarsi a Genova, al salone nautico dove erano esposti natanti di loro fabbricazione. Alla chiusura del locale, verso mezzanotte Antonio F. era dinanzi alla porta della trattoria. Chiesi consiglio a mia madre, unica risposta: sei maggiorenne, se tu dovessi sistemarti io andrei con tuo padre da sua sorella sulle colline marchigiane, è coltivatrice diretta e possiede una grande stalla, potrei lavorare lì. Non ero molto entusiasta di un eventuale matrimonio anche se Antonio ne l'aveva proposto più volte; una storia con un mio coetaneo aveva avuto un risvolto negativo per la gelosia di sua madre., accettai la proposta. Al ritorno di Antonio da Genova ci maritammo. Pochi amici e amiche, qualche parente compresa la zia Lella nella cui tenuta mia madre sarebbe andata a lavorare, il più accorato era mio padre che si riteneva colpevole della mia decisione di maritarmi. decisione che istintivamente non condivideva. Passammo la luna di miele in barca. Il viaggio Senigallia Messina fu intervallato da frequenti attracchi in porti abruzzesi, pugliesi e calabresi, finalmente a Messina. I nostri rapporti sessuali si rivelarono non molto gratificanti, Antonio non si dimostrava particolarmente conoscitore delle esigenze sessuali femminili e tutto finiva in un breve lasso di tempo. Dopo un anno la nascita di Antonella, una pupona bellissima, a detta di tutti la mia immagine precisa, una gioia indicibile. A Messina prendemmo alloggio in una casa vicino al mare nei pressi di un grande distributore di benzina, la stessa che occupo ora. Mi accorsi che c'era qualcosa di strano nel comportamento di mio marito: una volta invitò a casa un tale dal comportamento un pò femmineo, si giustificò affermando che era un probabile acquirente di una barca che aveva voluto conoscere la sua famiglia. Le sue amicizie avevano dato la stura a pettegolezzi che non giungevano alle mie orechie. Dopo quattro anni, in seguito ad un fugace rapporto sessuale, rimasi incinta, nacque Francesco ritratto preciso di suo padre, biondo con gli occhi azzurri. Il matrimonio aveva alti e bassi, il sesso non mi interessava più di tanto nè avevo intenzione di allacciare una relazione con un altro uomo, seguivo la crescita di Antonella e di Francesco con qualche apprensione considerata la totale assenza del padre nel menage familiare. Antonella cresceva ogni giorno più avvenente, era sempre allegra ed aveva molte amiche al contrario di Francesco che si dimostrava timido e chiuso di carattere. Antonella aveva superato brillantemente gli esami di maturità e si era iscritta all'università. Non avevamo problemi economici, Antonio si era dimostrato un buon venditore, guadagnava bene e faceva pervenire regolarmente alla famiglia del denaro anche quando era fuori sede per lavoro. Non ricordo di preciso quel che accadde tanto fu grande lo choc: mia figlia una sera non era rientrata a casa e solo la mattina seguente mi aveva telefonato dalla Calabria, era ospite di una sua amica, nessuna ulteriore spiegazione. Fu allora che conobbi Genéviènne che abitava nel mio stesso palazzo. Al supermercato mi era caduto a terra il sacchetto della spesa, mi sono messa a piangere e Genéviènne mi accompagnò a casa. Ogni giorno veniva a trovarmi e insieme decidemmo di rivolgerci ad un'agenzia privata di investigazioni per rintracciare Antonella. Dopo circa una settimana fui convocata dal direttore dell'agenzia; mi recai nel suo ufficio in compagnia della mia amica. Il titolare fu molto discreto e diplomatico, cercò di indiorare la pillola ma la realtà era che Antonella viveva in una villa vicino a Camigliatello, nella Sila, nell'abitazione di una facoltosa signora quarantenne, divorziata, che aveva propensione per le persone del suo stesso sesso. Svenni, mi trovai adagiata su un divano, Genéviènne mi massaggiava dolcemente il viso, fu un triste ritorno alla realtà. Pensai le cose più assurde, volevo acquistare una pistola per uccidere la maledetta lesbica che si era preso quel fiore di mia figlia, Genéviènne riuscì a farmi ragionare e a ripercorrere la vita passata di mia figlia. Effettivamente in casa non aveva mai invitato un coetaneo di sesso maschile, se aveva deciso di convivere con una lesbica voleva dire che pure lei... Riuscìì ad informare suo padre che era in Marocco, non avevo molte speranze che lui potesse sistemare la situazione ed infatti: "Cara se quella è la natura di nostra figlia non possiamo farci nulla, cercheremo di convincerla a venire a Messina per rivederla, chiaramente non è il caso di recarci in Calabria." Dopo circa sei mesi Antonella, dietro mie insistenze, venne a trovarmi. Forse sarebbe stato meglio non rivederla, era in ottima forma, sembrava più bella di quanto ricordassi, mi disse di essere felice di aver trovato una persona che amava, si amava una donna! Non la invitai più, mi dedicai tutta a Francesco che cresceva pieno di complessi, non dimostrava una mascolinità definita, era bello ma chiuso di carattere, non aveva molte amicizie e raramente qualche compagno di scuola frequentava la nostra casa. L'unica persona con cui confidarmi era Genéviènne per cercare di comprendere le problematiche di mio figlio. Circa venti giorni addietro Francesco è ritornato a casa piangendo, si era chiuso in camera sua e non aveva voluto aprire la porta per un giorno intero, solo l'intervento di Genéviènne aveva sbloccato la situazione così era venuta fuori la verità: Francesco aveva tentato di avere rapporti sessuali con una sua compagna ma non era riuscito a combinare nulla e la ragazza aveva sparso la voce che fosse impotente ovvero omosessuale. Per non fargli perdere l'anno scolastico l'ho iscritto in un istituto privato ma con poco successo negli studi, Francesco era rimasto molto turbato da quell'episodio, dovevo prendere energicamente in mano la situazione ma non era affatto facile trovare una soluzione. In questo frangente m'è venuto in aiuto l'amore materno, dopo una notte insonne decisi di chiedere a Genéviènne un favore che solo una madre può comprendere ma la mia amica non aveva avuto figli e non ero certa che potesse capire la situazione e venirmi incontro, la sapevo anticonformista e questo mi incoraggiò a chiederle di sacrificarsi per mio figlio. Quando le esposi il mio piano controllai le sue reazioni, considerava Francesco suo nipote tanto da essere chiamata zia. Mostrò sorpresa: avrebbe dovuto iniziare al sesso mio figlio per ridargli fiducia in se stesso! Temetti in suo diniego, ormai ero all'ultima spiaggia, non conoscevo nessuna altra donna che potesse aiutare Francesco e non intendevo ingaggiare una prostituta. Genéviènne non profferì parola, mi abbracciò e da questo capìì il suo assenso. Ci mettemmo d'accordo che l'avrebbe invitato a casa sua con la motivazione di dargli lezioni di francese e poi...Mio figlio non ha voluto la mia presenza, forse aveva compreso che in quella situazione c'era qualcosa di anomalo, sta di fatto che la mia amica ti ha pregato di ospitarmi durante le... lezioni, fine della storia." "Monica ti ritengo una persona fuori dal comune, penso che se Genéviènne non avesse accettato ti saresti sacrificata tu stessa." "Anche tu sei una persona straordinaria per essere entrato nei miei pensieri, sono contenta di averti conosciuto." La volta seguente Monica completò io quadro della sua famiglia:circa un anno addietro suo marito aveva deciso di andare in Brasile per aprire una succursale per la vendita delle barche di produzione della ditta di suo fratello, natanti di ultima geneazione molto richiesti da quel mercato. I loro contatti erano diventati rari; un messinese, al rientro dal Brasile, la mise al corrente che Antonio F. conviveva con un trans, mai come in questo caso 'nomem omen'. I giorni seguenti le lezioni pomeridiane Al. veniva messo al corrente dei progressi del pargolo: all'inizio solo ripetizioni di francese, nelle giornate successive una mano di Ge sulle adolescenti gambe, poi un pochino più al centro, sempre con la massima indifferenza, poi un ballo lento, un controllo sopra i pantaloni ed infine fuochi d'artificio sul divano. Ora il furbacchione voleva avere ogni pomeriggio lezioni dalla zia che gli fece chiaramente comprendere che lei era stato solo un mezzo per farlo ritornare nella giusta via per poter fare... amicizia con ragazze della sua età, finish! Monica appresa la notizia delle prestazioni sessuali di suo figlio volle abbracciare sia Ge. che Al. "Ge. ho riflettuto sulla vita sessuale di Monica, non pensi che anche lei abbia bisogno di una ripassatina?" "Brutto figlio di..." "Stavo scherzando, lo sai che ho l'animo di missionario! Torno subito all'esuberante, indipendente e deliziosa Genéviènne, che ne dici di farmi una sorpresa per movimentare un pò la vita?" "Ci sto pensando, non ti pentirai di quello che ti preparerò" "Che ne dici di un'anteprima?" "Niente anteprima altrimenti che sorpresa sarebbe?" Preso da un 'improvviso raptus, Al. fece letteralmente volare Ge. sul divano, sotto la vestaglia niente.Al. provò a girare di spalle l'amata la quale "Questo è riservato alle grandi occasioni, un pò come le posate d'argento, non si usano tutti i giorni." "Prendo nota e mi prenoto." "Prima di te nel mio carnet ci sono altri nominativi..." "Lallero!" Il martedi: sabato sera a casa mia verso le ventuno." La curiosità si era impadronita di Al, non era facile poter immaginare quale sorpresa potesse andare a scovare la immaginifica Ge, sicuro qualcosa in fatto di sesso ma cosa? L'interrogativo perseguitò Al per i restanti giorni sino al pomeriggio del sabato quando: "Mon ami alle ventuno troverai la porta di casa mia aperta." Per Al una scarica elettrica: una frenesia aveva invaso tutto il corpo, non riusciva a star seduto, doveva vestirsi adeguatamente per l'avvenimmento, qualcosa di inusuale, appariscente. Rispolverò un vecchio costume piuttosto vistoso: casacca con sfondo nero con dragone anteriore color rosso e oro, larghi pantaloni neri di seta, babbucce arabe color viola. L'ingresso qualcosa di inaspettato, a terra nel corridoio candele nere dentro bicchieri di cristallo poste sino all'ingresso del salone da cui proveniva la musica indiana di Ravi Shankar il cui tono aumerntava man mano che ci si addentrava nella stanza. Candele rosse con profumo di violetta poste nell'incavo del muro sovrastante il divano, al centro una pergamena con la scritta 'come inside!' Al. si diresse il suo interesse alla figura di donna tutta ricoperta da un velo azzurro trasparente che lasciava scoperti solo i piedi piccoli e delicati, il viso nascosto da una maschera dorata, la musica era la giusta completezza della scena. Al. non perse tempo, alzò il velo e si diresse con decisione verso il pube ricoperto di peli nerissimi ma una mano lo tirò per i capelli e l'altra gli indicò i piedini delicati, un'altra feticista! Al in ginocchio alla luce flebile delle candele vide due estremità da bambola, apprezzò il profumo della pelle e iniziò a mettere in bocca un alluce mordendolo delicatamente e succhiandolo con piacere. Dopo poco tempo da un tremito del corpo si accorse dell'effetto delle sue effusioni, la baby, emula di Ge, stava bellamente godendo. Benchè spinto da un'ciccio' decisamnente fuori di testa, Gi pensò bene di aspettare sino a che la deliziosa decidesse di poter riprendere le effusioni. L'attesa non fu lunga, la sconosciuta diresse il viso di Al. verso la sua lanugine allargando le cosce, assaporò una 'schiuma di venere' di un sapore mai provato in una donna, era simile al miele. Al. non rispose alle urgenti sollecitazioni di 'ciccio', preferì assaporare a lungo il prodotto di quella gatta deliziosa poi si avvicinò alla maschera che lasciava scoperta solo le labbra rosa corallo, privò a toglierla dal viso ma fu fermato, capì che non era padrone del gioco infatti le due manine lo avvicinarono alla sua bocca calda ed accogliente ma poi la scena si animò di colpo. Gi si ritrovò supino mentre la dolcissima iniziò a spegnere la 'candela' con lenti movimenti prima rotatori poi verticali, qualche colpo di pube su quello di Al. L'assatanata ansimava e, forse per le precedenti goderecciate, non dava segni di resa ma quando giunse l'orgasmo fu uno scoppiettare di fuochi d'artificio, il ritmo divenne veloce, un urletto finale ed unghie sul petto di Al che la seguì nella scala del piacere. Giacevano l'uno accanto all'altra ma Al. non potè soddisfare la sua curiosità, la bruna sparì dalla sua vista. Al. rimase supino sul divano coccolato dalla musica di Ravi Shankar. Forse si era appisolato, quel contatto fisico era stato favoloso, indimenticabile. Fu dolcemente risvegliato da una carezza di Ge, nessun commento, solo un  bacio sulla fronte. "Così mi baciava mia madre da piccolo quando facevo una marachella." "Niente marachella, sei stato favoloso!" "Preso atto della foga non ho più pensato a te, hai visto tutto?" "Sei l'uomo che ho sempre sognato anche in campo sessuale!" "C'è una spiegazione per cui hai voluto farmi 'assaggiare' da una tua amica?" "È difficile entrare nel pensiero delle persone soprattutto nel mio cervello, ho tanto parlato di te alla mia amica che mi ha chiesto di conoscerti a fondo, l'ho accontentata ma forse..." "Ci rifaremo in seguito!" "Mi va di stare solo con te, devo confessarti che quando godevi anch'io ho vissuto la tua gioia, in me non c'è gelosia ma la condivisione delle emozioni, è come se le avessi provate io." Non era solo il sesso a tenerli uniti ma la consapevolezza della loro unicità, si sentivano speciali, avevano condiviso sensazioni inconsuete, appassionate, piacevolmente sconvolgenti. "Fammi entrare nei tuoi pensiieri, cosa stai preparando, dal tuo sorriso..." "Stavolta saremo spettatori passivi, niente anteprima." "Va bene, appuntamento a?" "Sabato sera." "Sento qualcuno protestare, mi accontenterei anche di un piedino..." "Niente da fare per sabato ti voglio arrapatissimo!" Le giornate seguenti per Al. furono tumultuose: in macchina sino a Taormina, caffè al bar e ritorno, jogging sui Peloritani con ovvio indurimento dei muscoli non allenati, pasti consumati in fretta e controvoglia, film lasciati a metà, insonnia, addormentamento solo al mattino, risveglio dai rumori da parte di Nadia che rassettava la casa. Pensioro: "Mi faccio fare da Nadia un pompinio rilassante, meglio di no." Finalmente il sabato, la calma dopo la tempesta. Al. passò il pomeriggio in compagnia di un libro giallo di Mike Spillane. "Lascia la porta socchiusa, sta rientrando mio marito, passeremo la serata insieme." Bacino casto sulla fronte "Cosè quell'aggeggio che hai in mano?" "Ascolta..." "Aeroporto di Reggio Calabria, volo AZ Alitalia, pista libera potete atterrare." "È questa la goduria promessa, fare il controllore di volo?" "È un ricevitore, cambio frequenza, scolta adesso." "La voce di Dorella: "Amore mio una sorpresa che spero non ti dispiacerà, ho invitato a cena Lollo, uno studente calabrese mio paesano, ti ricordi quando fantasticavamo di farlo in tre..." "Sono eccitato e perplesso ci si può fidare?" "Garantito è un bisessuale  ma serissimo, lo chiamo al telefonino... Lollo: sesto piano, fai l'indifferente se incontri qualcuno." "Ge. non mi avevi detto che tuo marito è bisessuale." "È una novità anche per me. Ho sparso per casa varie microspie. Sono delle normali doppie prese di corrente elettrica con all'interno una cimice." "Organizzatissima, ora facciamo i guardoni o meglio, come si dice?" "Lascia perdere, godiamoci gli avvenimenti." "Tindaro, ti presento Lollo G., è uno studente universitario in medicina, se avrà dubbi in campo professionale potrà rivolgerti a te nel frattempo organizziamoci, la cena è già pronta, l'ho fatta preparare in una trattoria vicino al porto, il padrone è calabrese, omo, tanto simpatico. Lollo ed io andiamo in macchina a recuperala." Al. arrivò di corsa dinanzi allo spioncino e per poco non sbattè la testa sulla porta, voleva conoscere quei due. In attesa dell'arrivo dell'ascensore potè ammirare Dorella: un bambolotto con i capelli castani, ricci, divisi a metà da una riga verticale, occhi grandi ed espressivi, niente male a tette e anche a popò, benchè non molto alta calzava scarpe basse, una miniatura molto sensuale. Lollo: niente di speciale se non il fatto di essere completamente calvo, naso aquilino, pizzo ben curato. Questo particolare fece provare ad Al. un pò di nostalgia pensando quando amche lui ne faceva sfoggio prima che diventasse bianco.  Si spostò sul balcone e vide i due entrare in un a Wolkswagen Golf posteggiata nel cortile. Al. e Ge. poterono riprendere la loro 'guardonìa sonora. Dorella "Non so che abbia preparato il vecchio Cocò, in realtà si chiama Cosimo." "Lollo:"Dall'odore sembra pasta alla puttanesca, non ha certo lesinato il peperoncino..."Dorella: "Tindaro che vino abbineresti, che ne pensi di un rosso corposo?" "Non mi intendo di vini, ne prenderò uno di mia moglie... sull'etichetta c'è scritto 'Amarone', dovrebbe andar bene." Ge. incazzatissima: "Figlio di un cane quel vino ha dieci anni, l'avevo lasciato da parte per brindare con te." "Quando ti arrabbi sei favolosa, lo stesso atteggiamento di una Giunone cornuta, domani te ne comprerò una cassa, seguitiamo ad ascoltare ci sto prendendo gusto." Tindatro: "Quel tuo amico è un simpaticone: guarda pannocchie di granoturco con alla base la lanuggine della pianta, sembra un pene, finocchiona alla romana, wurstel giganti intagliati come la cappella di una cazzo, finocchi in gratin, due cose ovali arrosto, sembrano palle di toro." "Dorella: "Tutto buono, Cocò sarà un eccentrico ma è un buon cuoco, la pasta col peperoncino mi ha fatto accalorare, mi tolgo la maglietta... Tindaro non essere impaziante, intanto sappi che sono io la direttrice dei giochi, sarete ambedue miei schiavi e dovrete obbedire ad ogni mio capriccio, t'è capì? Guardate questi tre cannoli grossisimi, anche una bottiglia di champagne Veuve Cliquot e Ponsardin... mi strofino lo champagne sulle tette, una a testa come Romolo e Remo." Attimi di silenzio, le lingue sulle tette non fanno molto rumore... Dorella: "Ora basta, per rendere più particolare la serata vi darò gli ordini in latino, lingua che ambedue conoscete; mi metto in ginocchio sul tavolo, Lollo cunnilingus, Tindaro tergalinguus..

  • 27 novembre alle ore 12:20
    ALBERTO E GENÉVIEVIÈNNE

    Come comincia: Più che monotona Alberto M. riteneva la sua vita uniforme. Da buon misoneista non amava le novità che gli creavano problemi di assuefazione a qualcosa di non conosciuto a cui doveva, suo malgrado, adattarsi. Entravano in gioco sia la pigrizia mentale sia quella fisica ma questo stato d'animo non gli impediva di amare tutto quello che proveniva da qualche  femminuccia di passaggio da cui traeva ispirazione per sensazioni intense che riuscivano a scuoterlo dal torpore quotidiano. Cinquanta anni ben portati ma sempre cinquanta anni, i suoi un metro e ottanta di altezza erano diventati un metro e settantotto (misurati in farmacia da suo amcco Nino) e questo per un normale invecchiamento delle cartilagini che sostengono lo scheletro (ma perchè Nino non si faceva i fatti suoi?). Aveva dovuto radersi il tanto ben amato pizzo che gli dava quell'aria di tombeur di femmes (i peli diventati bianchi gli facevano assumere l'aria di babbo Natale), le palpebre degli occhi erano in parte scese e, secondo il dermatologo, doveva farsi operare per non assomigliare in futuro a quella razza di cani tutti rugosi, i capelli diradati e quelli rimasti grigiastri. Unica consolazione i denti ancora tutti ben allineati e sani che gli procuravano il piacere nel sorridere di dimostrare che non era possessore della aborrita dentiera. La sua abitazione a Messina, in contrada Conca d'Oro, era ubicata in una palazzina di sei piani (il suo era l'ultimo), veduta sullo stretto che si spingeva sino alla Calabria in condizioni di buona visibilità; di notte uno spettacolo da baia di Rio de Janeiro. L'ordine e la pulizia erano propri del suo appartamento. Alberto, non particolarmente rassettato, dopo la dipartita della consorte Francesca, era supportata dalla beneamata Nadia, cinquantenne ucraina che, lasciati a casa marito e figli, era giunta in Italia per guadagnare quegli €uro indispensabili per far laureare i pargoli. Non particolarmente avvenente, un pò larga di fianchi ma dal seno lussureggiante, era un punto fermo nella vita di Al. Ogni mattina si esercitava nella solita pantomima quando doveva raccogliere stanza per stanza l'abbigliamento che il suo datore di lavoro dimenticava in giro un pò dappertutto. Al era venuto a conoscenza da una paesana ucraina che era laureata in ingegneria edile, una sorpresa da quel momento ebbe maggior rispetto nei suoi confronti. Nadia dimostrava attaccamento ad Al, in particolare una mattina quando, entrando in camera  sua, l'aveva visto 'inalberato' e aveva ritenuto opportuno toglierlo da quell'incomoda posizione abbattendo 'l'albero'  con una monovra orale ben gradita da Al che aveva visto, per suo merito, il suo albero diventare un alberello. Maresciallo della G. di F pensione (trenta anni di servizio) Al aveva ereditato da una zia, morta novantenne, un gruzzolo con cui acqusstare, dopo anni di possesso di auto utilitarie, una Jaguar S munita di telefono, televisione, navigatore satellitare ed aggeggi vari, auto con cui transitava per le via di Messina con assoluta noncuranza ma attento alle occhiate decisamente invidiose degli ex colleghi con cui talvolta si incontrava in caserma al circolo riservato ai pensionati. Le consuete partite a tre sette erano il passatempo della mattinata, i perdenti al bar per pagare l'aperitivo a tutti i soci presenti e poi il rientro a casa dove trovava in cucina tutto pronto per prepararsi un primo piatto, il secondo già cotto e la frutta lavata. Il caffè, talvolta assunto al vicino bar, completava il pranzo. La pennichella di rito (da buon romano) portava Al sin alla soglia della cena con l'aiuto di una programma televisivo o l'uso del computer, da poco acquistato, con cui era in lotta quotidiana per reciproche incomprensioni. Il dopo cena veniva superato da Al in maniera diversa a sconda delle stagioni: d'inverno al cinema ovvero a teatro, solo commedie non apprezzava le opere, o anche un programma televisivo; d'estate passeggiate sul lungomare della Fiera o sul viale San Martino, talvolta in compagnia di amici al bar. Per le necessità di 'ciccio' provvedeva con qualche passeggiatrice dell'est (non amava le negre di cui non apprezzava i capezzoli e la cosina troppo scuri). L'uso del preservativo e la non possibilità di far l'amore nel senso più lato del termine lo lasciavano insoddisfatto, il tutto era molto simile ad un bisogno corporale. Una volta pensava di aver conosciuto una dea:  capelli nerissimi e lunghi sino alle spalle, occhi grandi a mandorla, bocca invitante, seni prosperosi, un lieve accento sudamericano. "Caro devo confessarti un particolare, ho qualcosa in più..." Quel qualcosa in più consisteva in un 'marruggio' grosso e lungo che fece sgranare gli occhi ad Al timoroso di poterselo trovare nel posto sbagliato... la cotale o meglio il cotale fu cacciato in maniera gentile ma ferma senza alcuna remunerazione. Una svolta nella vita di Al: una vecchia signora proprietaria dell'abitazione sita nel suo stesso piano era passata a miglior vita (si fa per dire), i figli avevani alienato l'immobile e i nuovi proprietari avevano iniziato a far eseguire le opere di ammodernamento. Alla mattina alle sette iniziavamno i lavori: i martelli pneumatici erano gli incontrastati signori dei rumori che finivano, momentaneamente alle dodici per poi riprendere, più rinvigoriti, alle tredici sino alle diciotto. Un dato era certo: i nuovi proprietari stavano smantellando tutto l'immobile di cui erano rimasti solo i muri perimetrali. I signori, oltre che essere degli 'scassazebedei' dimostravano anche di essere abbienti. Gi aveva fatto amicizia con gli operai  (cui offriva caffè e bibite) più che altro per curiosità: voleva conoscere i gusti del signore e della signora che, man mano che procefevano i lavori, stavano dimostrando di aver buon gusto nello scegliere i pavimenti, gli accessori, i bagni, la cucina, gli infissi, insomma non erano i soliti ricconi privi di stile. Dopo ben tre mesi, con la messa in opera della porta blindata ad Al fu precluso il suo ficcanasare, restava la curiosità di conoscere de visu i  neo padroni. Una mattina incrociò un individuo appena uscito dall'ascensore del suo piano. Era inverno, il cotale, più alto di Al, era intabarrato in un mantello nero di gusto ottocentesco con cappello pure nero a larghe tese, appena accennato il cenno di saluto. Interdetto, Al non riuscì a classificarlo, anche la lunga esperienza personale e di servizio non gli erano d'aiuto. Il tale non gli aveva fatto buona impressione, decise che sarebbe stato un vicino - lontano. Sorpresa sorpresa: il giorno seguente incontro sul pianerottolo con la consorte: "Signore penso che lei sia il padrone dell'appartamento di fronte, sono Genéviènne R. in C.." Un forte stretta di mano, una deliziosa erre moscia, altezza appena inferiore a quella di Al, colpivano i suoi occhi color nocciola di forma molto allungata, espressione ironica, guardava Al con misto di sicurezza e di curiosità. "Non è la solita espressione che si usa in questi casi ma sono sincero nell'affermare che sono felice di averla incontrata, sono Alberto M." "Il piacere è reciproco, ci rivedremo nei prossimi giorni, ho in casa una filippina per mettere in ordine l'appartamento, by by." Al smise di frequentare locali e amici, se ne stava rintanato in casa affacciato al balcone anteriore o a quello posteriore con in mano la fida Canon per... riprendere il panorama, nel frattempo sperava di rivedere la signora C. Si sentiva ridicolo, che senso aveva quella spiata giornaliera, il suo era un comportamento infantile! Fu tolto dalle ambasce dalla signora C. la quale un giorno, inaspettatamente, sporgendosi al di là della vetrata divisoria della terrazza anteriore: "Mi rassetto un pò e poi le farò visitare casa mia, vorrei evitarle il mal di collo che potrebbe colpirla per il suo fare in continuazione la 'vedetta lombarda'." Figura di cazzo e presa in giro ma almeno aveva raggiunto lo scopo di intrufolarsi in casa di Ge per vedere la mobilia della magione (ma forse gli interessava più la padrona di casa). Ge aprì la porta con indosso una vestaglia color turchese che combinava bene col suo colorito leggermente ambrato, nessun trucco, poteva permettersi di mostrarsi 'nature'. "Forse conosceva la disposizione delle stanze prima che rivoluzionassimo tutto, a sinistra è rimasta la cucina, poi una camera matrimoniale, un bagno, altra camera matrimoniale, altro bagno, studio di mio marito e poi salone, tutto qui." Al osservava tutto con coriosità: la cucina bianca dava più luce all'ambiente, quel che colpiva era il lampadario in ceramica con steli e foglie colorate che normalmente si trova in altre realtà della casa. La prima stanza matrimoniale (ma perchè due?) stile arte povera ma che di povero non aveva nulla, dietro il letto un arazzo con figure femminili e, sullo sfondo, un paesaggio, lampadario veneziano a sei luci, grande armadio stile ottocento con piedi di leone, primo bagno con vasca idromassaggio e mobiletti laccati, lampadario simile a quello della cucina, seconda camera matrimoniale copia della prima come pure il bagno, studio del marito con pareti rivestite in legno, mobili scuri stile inglese, tavolo con computer, due vetrine piene di statuette, lampadario in ferro battuto. Il salone merveilleux (in francese fa più chic): home thèatre con maxi televisore e altoparlanti stereo sparsi un pò dappertutto, video registratore, divano in pelle, alcune poltrocine stile giapponese. Al: "M'è venuta la malattia di Sthendal..." "Che tra poco si acuirà, che ne dice?" Ge  aveva slacciato la vestaglia mostrando un  delozioso nudo corpo longiloneo, tette non troppo pronunciate, vita stretta, pancia piatta, gambe affusolate , lunghe come quelle di una modella. Al inghiottì un paio di volte, il suo sguardo andava dalla testa ai piedi e viceversa, i piedi lunghi e stretti, bellissimi. "Questo è un attentato alle mie coronarie, non sono più giovanissimo..." "Le darò qualcosa di forte, un bevanda che amo particolarmente, il caffè sport Borghetti, mai provato?" Si sedettero sul divano, Al, ancora imbambolato, spostava lo sguardo dal viso di madame ai mobili per ritornare al viso. "Qualche domanda?" "Sono tante e si spingono fra di loro nel mio cervello, preferisco guardarla in faccia spero di non  infastidirla..." La rimirò a lungo, Ge lo assecondava cambiando espressione intervallata da risolini.   "Io sono fotogfrafo e la guardo da un punto di vista professionale..." "Sei un fotografo bugiardo , ho visto qualcosa aumentare di volume!" "Genéviènne, pensavo di essere anticonformista ma tu mi hai battuto su tutta la linea!" "Penso di riconoscere la persone al primo impatto e ti ho classificato simile a me, non ho sbagliato, riprenderemo a parlare la prossima volta, mio marito sta venendo a pranzo, ciao." Al rientrò in casa piacevolmente stravolto, Nadia stava ancora sfaccendando, alzò lo sguardo senzare commenti, forse aveva intuito qualcosa. Al finì il pranzo senza quasi accorgersi del cibo che a, sentiva in tutto il corpo come una linfa nuova, eccitante. Al ricordo della nudità di Ge 'ciccio' si alzò speranzoso, dire che fosse una situazione anomala era il minimo. Quella nudità sfoggiata senza pudore e con semplicità l'aveva conquistato, era proprio vero, Ge e Al erano molto simili di mentalità, forse uguali. Nelle sue fantasie Al. aveva talvolta sognato una tale situazione molto eccitante con futuri risvolti sicuramente piacevoli. Qualche domada si poneva: la figura del marito molto distante, a prima vista, dalla deliziosa consorte. Perchè quelle due camere matrimoniali, uno dei due russava? Spiegazione non convincente, sicuramentte sotto c'era una situazizone più complicata. Al preferì uscire di casa, aveva bisogno di riordinare le idee, stava per entrare nella Jaguar, alzò lo sguardo e vide Ge sul balcone sorridente. Gli effetti di quella nuova conoscenza, contraria a tutte le regole, si facevano sentire. Alberto guidava automaticamente, accelerava, frenava, tutto come in ipnosi. Guardando in giro vedeva le persone muoversi al rallentatore, gli edifici dai colori più vivaci, il cielo piacevolmente terso.. Lasciò la macchina al posteggio 'Cavallotti' vicino alla stazione ferroviaria per proseguire a piedi. All'edicola porse i soldi per 'La Gazzetta' a Nino il giornalaio, vecchio amico, senza salutarlo. "Gianluca ti senti bene?" "Tanto bene quanto non mai." "Sarà ma ti vedo stralunato, vieni al bar Santoro ti offro un aperitivo, liberati dal segreto, femminuccia?" "Quale femminuccia, una divinità, non ti sto a dire..." "Ho capito, amore a prima vista, da quanto la conosci e cosa dice il marito?" "Nino sarai pure maligno ma ci hai azzeccato, l'ho conosciuta ieri, è sposata con un buzzurro." "Tutte le donne belle sono maritate con esseri inferiori, piccoli, sciocchi, meschini ed anche buzzurri..." ""Se parli così non ti dirò più niente." "Non ci credo, hai bisogno di esternare al mondo la tua felicità, ti sei incamminato su una strada sdrucciolevole." "Me ne fotto, mi piace da morire!" "Nel caso ti ficcassi in qualche guaio sono a tua disposizione: conosco avvocati, qualche giudice ed anche impresari di pompe..." "Non fare l'uccello del malaugurio, ritorniamo all'edicola devo prendere il giornale." "Te lo sei messo in tasca... sei sulla buona strada!" Rientrato fra le mura domestiche gli ambienti gli apparvero più luminosi, anche Nadia sembrava aver perso qualche chilo... "Signor Alberto vuole che gli cucino gli spaghetti?" "No faccio tutto io" la prese per la vita e cominciò a ballare. Nadia era l'espressione dell'incredulità e della sorpresa, non capiva se il padrone di casa volesse da lei qualche servizio particolare (che le sarebbe stato pagato extra) oppure... Oppure, Al se ne andò nella stanza da letto e si catpultò sul talamo ancora vestito, Nadia, ancora confusa, si ritirò in buon ordine. Al non resistette oltre, pur nella consapevolezza di poter incontrare il marito bussò alla porta di Ge. Stessa vestaglia e viso senza trucco, affascinante. "Prima che tu favelli presagisco una richiesta impellente, il viso e la parte mediana dei tuoi pantaloni sono la spia." Per Al. fu la conferma di aver incontrato la donna sempre desiderata oltre che piacevolissima, aveva molto intuito. "Imbambolato sono sola, fra mezzora in camera mia, la seconda, non ti sbagliare, lascio la porta aperta."Bidet di rito, niente profumo non li aveva mai amati, le femminucce avevano sempre apprezzato il suo odore naturale. La prima camera da letto era vuota come pure la seconda, girò per casa, Ge sembrava essersi volatilizzata. Pensò ad un rientro imprevisto del marito, fra l'altro era più grosso di lui, stava per andarsene in gran fretta quando... "Mi sono nascosta nell'armadio è il posto dove solitamente si celano gli amanti... dì la verità hai avuto paura che fosse rientrato mio marito." "Lo ammetto ma per questo scherzo pagherai pegno e sarai la mia schiava per tutto il pomeriggio, spero che mi permetterai qualcosa di inusuale." Al supino sul letto (ciccio in posizione verticale da tempo) chiese a Ge di posizionarsi su di lui e di farsi penetrare lentamente, senza preliminari, con la vagina asciutta per provare, nell'addentrasi nel delizioso tunnel, una sensazioni fisica più vigorosa. E così fu, 'ciccio' si ininuò un pò a fatica ma il piacere, per entrambi fu più intenso. "Ti prego di non muoverti, vorrei parlare con te in questa posizione, vorrei sapere qualcosa di te di molto intimo, possiamo parlare a lungo, 'ciccio' si trova a suo agio e non ha fretta di uscire dal tunnel." "Sono svizzera, mio padre era capo stazione a Basilea, purtroppo il ménage fra i miei genitori era piuttosto burrascoso, incomprensioni, liti. Ero iscritta all'universià e lì conobbi mio marito che frequentava un corso di aggiornamento. È medico all'ospedale 'Papardo' di Messina, non voleva più restare in Svizzera, avevo avuto una storia con un mio coetaneo finita male. Tindaro, il nome della mia metà o meglio del mio doppio, prese a corteggiarmi, freddamente considerai la possibilità di lasciare la mia famiglia. Gli dissi di si con l'impegno di sposarmi prima di partire per l'Italia, dopo trenta giorni eravamo maritati e arrivammo a Messina. All'inizio abbiamo abitato presso i suoi genitori ricchi, anziani e rompiballe sino a quando gli ho imposto di avere un alloggio tutto nostro e..." Al. si accorese che 'ciccio' era stato circondato da qualcosa di umido, capì che Ge se n'era bellamente venuta. "Come hai fatto, non mi sono mosso di un centimetro." "Cheri io godo col cervello oltre che col fisico, datti una smossa pure tu poi seguitiamo a parlare." 'Ciccio' sbrigò la pratica in fretta e Ge. si abbandonò sul corpo di Al. Forse di erano appisolati, Ge per prima si staccò 'chiudendo' con la mano la sua cosina 'piangente' e si rifugiò in bagno. Gi andò nell'altro bagno inseguito da un urlaccio "Torna indietro! Vieni nel mio, il menage con mio marito è molto particolare, nessuno dei due deve oltrepassare i propri confini. Pur vivendo sotto lo stesso tetto, viviamo separati ma i nostri rapporti sono buoni. Tindaro ha per amante una sua infermiera, Dorella, ragazza calabrese allegra, simpatica, sorridente tutto l'oppposto di mio marito, forse per questo vanno d'accordo. Talvolta l'invita a cena a casa nostra, io non ho nulla in contrario anzi possiamo dire che siamo amiche ma i nostri bagni e le camere da letto sono personali e nessuno dei due deve invadere il campo dell'altro. A me va bene così come pure a Tindaro, separarsi e poi divorziare è spiacevole e complicato, tutta una trafila di avvocati, giudici, carte da firmare, tempi lunghi. Ci siamo accordati, ho una domestica fissa, oggi è il suo giorno di riposo, si chiama Assunta brutta ma servizievole e brava nel suo lavoro.. Bene, torniamo in camera, ci scommetto che ami molto essere coccolato." "Indovinato, la vostra storia è inusuale ma, come l'on dit, civile poi vorrei conoscere il maschietto che visita la tua 'micia'". "Mmmmm" "Ge vorrei fare un patto con te, qualsiasi avvenimento accada vorrei contare sull'assoluta reciproca lealtà." "Volevo proportelo io, cambiando discorso hai osservato bene i miei piedi?" "Di sfuggita, sono lunghi, signorili, mi piacciono, sono unici." "Ti va di fare un attimo il feticista, amo le sensazioni che provo quando me li baciano." "Nuovo giro, nuovo numero mi pare di essere al circo, dove comincio dall'alluce o dal mignolo?" "Da dove di pare, talvolta riesco a godere anche così" Ciccio aveva assunto la posizione di attenti, Ge se lo mise in bocca e Al cominciò a poppare l'alluce del piede destro, un sessantanove fuori del comune! Come prevedibile 'cicco' dopo un pò le fece assaggiare il suo prodotto seguito da Ge. che, inaspettatamente si mise a mugulare, stava godendo! La quiete dopo la tempesta, Al. e Ge. in poco tempo si erano conosciuti, si erano apprezzati ed avevano assaporato le delizie di un amore a dir poco singolare ed eccentrico come d'altronde erano loro stessi. Una mattinata di sole, affacciati al balcone, i due specialissimi si ritrovarono ad ammirare un panorama pittoresco, sempre piecevole da osservare soprattutto dopo una intensa pioggia notturna che aveva spazzato via la caligine e la Calabria si appalesava nella vividezza dei suoi colori. "Mio marito mi ha chiesto se avevo conosciuto il nostro vicino di casa senza chiedere particolari. Gli ho risposto che sei una persona da poter frequentare ma nessuno dei due si è sbilanciato nel chiedere di fornire ulteriori informazioni. Tindaro è molto riservato, parla poco, solo in presenza della piccola Dorella diventa irriconoscibile: allegro, spiritoso ed anche simpatico ricambiato da quella scimmietta piccola di statura (gli arriva alle spalle) ma dal sorriso accattivante, se fossi un uomo me ne innamorerei." "Un giorno ti chiederò dei tuoi rapporti con le femminucce ma non ora, voglio scoprirti un poco alla volta, hai presente il gioco del poker quando si aprono lentamente le carte, spero tutti assi." "Non conosco bene il poker, c'è un super asso?" "Si e si chiama Genéviènne, ti lascio vado al lido di Mortelle, ho affittato una cabina che, ovviamente, è anche a tua disposizione." "Niente mi farebbe più piacere ma non dobbiamo dare nell'occhio, non parrebbe vero ai vicini 'bagnarci il pane' e con mio marito abbiamo fatto un patto di essere discreti per la sua posizione in ospedale." "Avrei voluto vederti in bikini, sicuramente sarai più sexy che nella nudità completa, per stare insieme al mare dovremmo andare in una spiaggia lontana, magari a Milazzo. Ora munito del mio accappatoio nero (è molto chic) andrò in spiaggia e butterò l'amo..." "A parte che un accappatoio come il tuo fa molto messe nere lascia stare la 'canna da pesca', hai già la tua preda da sgranocchiare, sei solo all'inizio ed il futuro sarà pieno di sorprese." "Mi farò baciare solo dal sole, ciao." Anche se l'avesse voluto Alberto aveva poco da scegliere come prede; complice la giornata feriale la spiaggia era frequentata da persone anziane, donne non appetibili con prole al seguito che fracassava gli zebedei ma d'altronde aveva ragione Ge, aveva già la sua pannocchia da sgranocchiare... Lungo bagno per rilassarsi, sfoggio dell'accappatoio nero seguito dagli sguardi stralunati dei vegliardi perplessi, bibita al bar, ritorno a casa. Molto apprezzato il pranzo preparato da Nadia, stava per mettersi a letto nell'accogliente camera con condizionatore acceso, quando il telefono: " Mi devi fare un favore, è accaduto un fatto particolare e spiacevole ad una mia amica di cui non ti ho parlato, fra poco viene a casa mia con suo figlio, preferisco rimanere sola col ragazzo, tu devi trattenere la madre per il pomeriggio." "D'accordo Genéviènne. la mia curiosità è accresciuta a dismisura, sono a tua disposizione o meglio a disposizione della tua amica, come si chiama?" "Monica C., ha quarantadue anni, accoglila bene." Dopo circa mezz'ora dallo spioncino della porta d'ingresso Al. vide Ge. con accanto una signora bruna con i capelli a caschetto in compagnia di un ragazzo dell'età di circa quindici anni. Gi attese che Ge. suonasse alla porta prima di aprire- "Gianluca ti prego fa compagnia a Monica, io devo dare lezioni di francese a suo figlio Francesco." "Signora inutile dirle che si deve considerare a casa sua, non voglio metterla in imbarazzo con la mia presenza, qualora volesse rimanere sola le accendo la tv e mi ritiro in altra stanza." Madame Monica cercava di mostrarsi naturale cosa non facile da attuare causa una presentazione affrettata e non facilmente giustificabile; espresse il desiderio di visitare l'abitazione di Al. forse per rompere il ghiaccio. Era bruna naturale, viso regolare con un'unica particolarità: un occhio leggermente strabico che le dava un'aria seducente, lo strabismo di Venere! Nello studio: "Vedo che ha dei quadri di Orfeo Tamburi, scuola romana, i più richiesti, quelli parigini sono perlopiù commerciali." "Li ho ereditati da mio padre anche lui pittore anche se della domenica come si dice in gergo, andato in pensione da funzionario di banca ha preso a scrivere libri e a dipingere, i suoi tableau sono nel salone." Monica osservava lentamente i quadri di papà Armando, varie volte. "Suo padre era un uomo straordinario, dai dipinti si evince che non ha frequentato scuole di pittura ma i quadri stessi sono genuini, ovviamewnte naif, esprimono diversi stati d'animo. In questo domina una tristezza violenta, totale: nubi scure incombono su un paesaggio desolato con alberi senza foglie, immensi che sovrastano persone e animali. Quest'altro è l'esatto opposto: il cielo dipinto di rosa con uccelli che volano verso l'alto, gli alberi di altezza normale hanno al posto delle foglie grossi frutti rossi, un ruscello attraversa il paesaggio e, ai lati, rane che saltano nell'acqua, una siepe che separa due terreni con fiori sgargianti, e, massimo dell'ottimismo, pecore e lupi che si guardano con amicizia, sicuramente suo padre era un utopista!" "Ho compreso la natura di mio padre con gli anni, siamo molto simili, l'ho scoperto anche quando sono venuto a conoscenza di sue avventure con amiche di mia madre. Le vorrei mostrare il panorama, sicuramente per lei sarà una novità, non l'ho mai vista in casa di Genéviènne." "La mia amica ha cambiato casa da poco tempo, mi ha invitato varie volte ma c'è stata un'occasione spiacevole per cui..." Monica si era girata di spalle, piangeva silenziosamente. "Madame, la prego, si sieda sul divano, la lascio sola." Al. dinanzi al pianto di una donna rimaneva oltre che perplesso anche allarmato che la cotale potesse chiedergli qualche favore ma stavolta ebbe l'impressione che fosse genuino e che Monica avesse subito un forte choc. Perchè aveva accompagnato suo figlio da Ge? La giustificazione della lezione di francese non reggeva. "Monica mi permetta di chiamarla per nome. resti quanto tempo crede, io sono nello studio."  Al accese il computer e si trovò a gustare il film Paprika.

  • 21 novembre alle ore 10:40
    STELLA E I DUE GEMELLI (2)

    Come comincia: Allo spumante, imitazione di eschimesi  (strofinio di nasi), inizio di ballo hawaiano da parte sua, rottura di balle da parte di Ivan, poi con la massima naturalezza Stella si slacciò il bikini e lo fece volare lontano e si sdraiò su una cuccetta. Ivan aveva sfoderato un'espressione da ebete. "Mai vista una donna nuda?" Ivan non aveva mai visto Stella nuda, ammirò il corpo flessuoso, i capelli sciolti, l'espressione del viso improntata a noncurnza...ancora una volta era riuscito a sorprenderlo, il bastone del comando era sempre in mano sua. "Se hai finito di fotografarmi vorrei esercitarmi in qualcosa di più consistente!" "In cosa consiste qualcosa di più consistente?" "Nell'avere scelto un fidanzato coglione!" Il 'ciccio' di Ivan aveva assunto una posizione di attenti, cosa subito apprezzata da Stella. "Ora va meglio." Ivan si era adagiato dolcemente su di lei che aveva provveduto ad allargare l'angolo di apertura delle gambe, il suo viso era rivolto alla sua sinistra, gli occhi chiusi per assaporare sino in fondo quel momento. Il giovin signore aveva timore di essere brutale e si avvicinava alla meta piuttosto lentamente, in ultimo si era ritirato per paura di provocarle dolore." "Ci vogliamo far notte oppure hai dei problemi?" Constatato che tutto era a posto, Stella si alzò sui gomiti con aria arrab- biata: "Niente anestesia, vai!" Ivan si meravigliò della relativa facilità con cui era riuscito a penetrarla, la baby era 'bagnata' solo all'inizio un pò di resistenza, poi... "Devo fare marcia indietro?" "Avanti tutto, scemo, ho preso la pillola." Ivan dette prova di valentia e riuscì a portar Stella al raggiungimento dell'orgasmo. "Basta mi fa un pò male."Tolto di mezzo Ivan, si controllò la 'gatta' era abbastanza soddisfatta, solo un pò di sangue bloccato da un assorbente previdentemente portato con sè. "Resto, in cuccetta a godermi il 'post ludium', riportami a casa sana o meglio mezza sana e salva, march!" Ivan capì che ormai era completamente in balia della dolce volpona: in posizione, caricare, puntare, fuoco, ritirata, tutto a comando. Rientrarono a Messina all'imbrunire; Stella dormiva avvolta in un lenzuolo, solo il viso fuori. Ci vollero tanti bacini per farla risvegliare, la baby si stiracchiò e chiese l'ora e prese a vestirsi lentamente .Sbadigliando scese dalla barca, aspettò che Ivan andase a prendere l'auto e poi a casa sua. "Ci sentiamo per telefono." Ivan aveva la testa nel pallone mentre per Stella era stata solo un'esperienza da effettuare. I due ripresero la solita routine: studio, fine settimana a svagarsi, qualche variazione nel loro rapporto c'era stata: per Stella tutto quanto accaduto rientrava nella normalità, Ivan invece era alle stelle. Passato il capodanno decisero di passare una settimana a Madonna di Campiglio; partenza da Messina in pulman, in aereo da Catania  a Verona, ancora in pulman sino a destinazione. Ambedue erano equipaggiati di tutto punto, approfittando dei saldi di fine stagione: Stella in salopette e giacca rossa con cappuccio bianco che faceva risultare l'avvenenza del viso, Ivan in tuta azzurra con cappellino rosso. Dimitri aveva espresso il desiderio di andare anche lui in vacanza, separatamente, a Madonna di Campiglio: "Faremo un sorpresa a Stella, vedrai che faccia quando ci vedrà insieme!" Ivan accettò malvolentieri la presenza del fratello nella stessa località. Anche in questa circostanza Stella dimostrò la sua voglia di indipendenza, pretese di avere una stanza tutta pe sè. "Scusa ma quale migliore occasione per stare insieme giorno e notte, ti assicurio che non russo e potrebbe capitare che 'ciccio', di mattina presto, si svegli pieno di buona volontà!" "Che mi hai preso per 'remedium concupiscentiae' di cattolico insegnamento, proprio per questi motivi voglio dormire da sola, da sola per modo di dire, ho visto un maestro di sci niente male..." "Il maestro di sci farebbe la fine di Giodano Bruno!" Ancora una volta Stella l'aveva spuntata e si era fatta assegnare una stanza in un altro piano, Ivan fu costretto ad ingoiare anche questo rospo. Dimitri si era fatto vedere da lontano, al loro passaggio fece finta di comprare un giornale ma li stava seguendo, pessima idea quella di soggiornare nella stessa località. La storia si era ripetuta più volte. Un giorno sulla pista di sci Dimitri era passato loro vicino indossando un casco per non farsi riconoscere. "È strano un adulto col casco, qui lo indossano solo i bambini, che ne dici Ivan?" "Avrà paura delle cadute, perchè ti interessa?" "Aveva un'aria familiare..." Ormai Dimitri era diventato l'ombra di Banco di shakespeariana memoria. Un pomeriggio Ivan lo incontrò per strada, Stella era rimasta in camera a schiacciare un pisolino. "Domani ti presento Stella, mi sento a disagio vedere che ci segui." "Fammi divertire ancora un poco,fratellino, ti vedo nervoso!" Dimitri aveva preso alloggio in un albergo alla periferia del paese, Ivan lo intravide nella hall dell'hotel dove alloggiava con Stella, non sapeva spiegarsi questo suo comportamento. A cena furono servite varie porzioni di 'mangiapreti' che, innaffiate con del buon Merlot locale, avevano appesantito lo stomaco di Ivan. "Stella mi ritiro in camera mia, se mi sentirò meglio ti verrò a trovare più tardi." I 'mangiapreti fecero una fine ingloriosa nella tazza del water rigettati da uno stralunato Ivan che, lavatisi di denti, preferì buttarsi sul letto a riposarsi. Stella in camera sua stava vedendo uno spettacolo televisivo quando sentì bussare alla porta, dallo spioncino riconobbe Ivan. "Ti sei ripreso subito, guardiamo un pò la televisione insieme." Ivan più che lo spettatore voleva recitare il ruolo di protagonista, si avvicinò a Stella e cominciò a baciarle il collo poi il seno ed infine le sfilò la vestaglia. Stella era accondiscendente. A un tratto: "Ma scusa ieri l'hai fatto due volte!" "Sei la mia droga, basta il tuo profumo per farmi..." "A proposito di profumo l'hai cambiato, è diverso da quello che usi abitualmente." "Sono entrato in un negozio per acquistare una schiuma da barba e mi son fatto convincere dalla commessa a provarne uno nuovo, la commessa era convincente!" "Perchè non sei andato con la commessa comvincente?" "Tu sei un'altra cosa." Stella aveva chiuso gli occhi e assecondava le manovre di Ivan. "Che ne dici di provare qualcosa di diverso, per esempio il doppio gusto?" La curiosità era stata sempre una peculiarità di Stella, non fece obiezioni anche perchè Ivan la stava portando di nuovo in cielo.Quasi non si accorse che Ivan l'aveva girata di spalle, sentì penetrare lentamente  'ciccio' nel suo buchino posteriore, avrebbe voluto protestare ma non ne aveva la forza o forse la voglia, Ivan tintinnando il clitoride fece provare ad una  Stella stupita il famoso 'doppio gusto'. Alla fine erano stanchi ma appagati, Stella baciò Ivan sulla bocca per ringraziarlo, avevano scoperto un nuovo piacevole amplesso.La mattina seguente fecero colazione insieme, si erano alzati di buonora per evitare la fila per conquistare un posto sull'ovovia. In giro tante facce assonnate, la sera molti villeggianti preferivano divertirsi sino a tarda ora. Sistemati gli sci negli appositi spazi entrarono in cabina, con loro altri due sciatori, si appisolarono, Stella aveva poggiato le testa su una spalla di Ivan. Uno scossone li destò, fine del percorso. Stella infreddolita volle entrare nel bar. Il locale era spazioso, tutto foderato in legno, fuori sullo stipite dell'ingresso le immancabili corna di cervo. In montagna, prima di iniziare la discesa, solo gli sprovveduti assumono bevande alcoliche insieme agli amanti di Bacco ed anche a coloro che cercano di affogare i loro guai senza ottenere i risultati sperati. Ivan e Stella, che sprovveduti non erano, ordinarono due cappuccini molto caldi che andarono a sorbire seduti ad un tavolo in fondo al locale. Ivan alzò lo sguardo ed il cappuccino gli andò per traverso, Dimitri si stava dirigendo verso di loro. "Non pensi che sia giunta l'ora di presentarmi a Stella?" Stella aveva seguito la scena, Ivan non le aveva mai presentato il suo fratello gemello, due gocce d'acqua. "Finalmente riesco a conoscere la famosa Stella, ero veramente curioso." Stella guardava prima l'uno poi l'altro, non riusciva a parlare. L'intuito femminile le suggeriva di non chiedere nulla per non scoprire qualcosa di increscioso. Decise di andare in bagno ma, passando dietro le spalle di Dimitri percepì il profumo della sera prima, capì tutto, si mise a correre piangendo. I due fratelli rimasero in silenzio senza guardarsi, erano diventati nemici. Dal comportamento di Stella Ivan aveva compreso, in ritardo, quello che poteva prevedere considerato lo strano comportamento del fratello nei giorni precedenti. Si sentiva svuotato di ogni energia, non riusciva ad alzarsi dalla sedia. Raccolse le ultime forze e si diresse verso il bagno delle signore, Stella era seduta su uno sgabello in fondo alla stanza. "Giovanotto questo è il bagno delle signore!" la voce gracchiante di una vecchia lo fece fermare. "Non è che sei come i giovani d'oggi, guardandoti bene mi sembri un pò finocchio!" una risata sgangherata seguì la frase. Ivan si avvicinò a Stella, si mise in ginocchio dinanzi a lei, qualcosa si era infranto nel suo cuore. Dopo un pò riuscì a farle alzare il viso, impressionante il suo pallore, gli occhi cerchiati, infossati nelle orbite, irriconoscibili. Ivan dolcemente la condusse fuori, in albergo si trasferì nella sua stanza. Decisero di non partire subito, meglio far passare del tempo per cercare di rasserenare le loro menti, a Messina, in quello stato, potevano essere oggetto di domande imbarazzanti. Non si recarono più a sciare, la notte aveva nevicato, il laghetto sottostante l'albergo era ghiacciato, due ragazzi approfittavano dell'evento per pattinare facendo un gran chiasso. Ivan e Stella passavano la maggior parte del tempo a passeggiare, prima l'uno vicino all'altro, poi tenendosi per mano ed infine abbracciati. Solo una volta trattarono l'argomento, fu Stella ad informare Ivan che suo fratello aveva ottenuto quello che a lui non aveva mai concesso.
    Il tempo lenisce i dolori, talvolta fa guarire ma le cicatrici restano per sempre.Stella e Ivan si guardavano negli occhi, solo qualche piccolo bacio affettuoso, il trauma era stato enorme anche per due anticonformisti come loro.
    Al rientro in famiglia Stella accusò una colica addominale, Ivan non trovò più in casa suo fratello trasferitosi a Milano presso loro cugini. I genitori compresero che fra di loro era accaduto qualcosa di grave ma non ritennero opportuno andare in fondo alla questione e, con gran dolore, accondiscesero alla loro richiesta di vivere lontani l'uno dall'altro. Stella non era più la pazzerellona di una volta, si impegnò nello studio tanto da conseguire la laurea sei mesi prima del previsto. Anche Ivan si dimostrò studente modello, riprese anche l'hobby della fotografia e scattò una serie interminabile di foto a Stella, molte in bianco e nero da lui stampate personalmente. Le foto, tutte bellisime, venivano mostrate orgogliosamente a parenti e ad amici. I fidanzati avevano ripreso ad avere rapporti sessuali, il detto che l'amore supera ogni ostacolo si era dimostrato veritiero. Molto era cambiato dentro di loro, era sopraggiunta un'improvvisa maturità; le mattane di Stella erano un lontano ricordo, in fondo Ivan le rimpiangeva. Ambedue vivevano alla giornata senza far programmi, avevano preso a lavorare: Ivan insieme al padre, Stella in una ditta di import - export. Le due famiglie, ben contente del loro legame, vivevano in amicizia, appassionatamente, come in quel vecchio film americano. Gli dei, in questo caso Giunone invidiosa dell'umana felicità, aveva mostrato tutta la sua perfidia cercando di rovinare l'esistenza di due giovani mortali, non c'era riuscita, almeno non completamente come da suo spregevole disegno.

  • 21 novembre alle ore 10:27
    STELLA E I DUE GEMELLI

    Come comincia:  La città di Messina lo stesso giorno, il 18 marzo 1967, aveva accolto i primi vagiti di Dimitri e di Ivan G., due gemelli. L'essere venuti al mondo in una città di mare aveva contribuito a far sì che fosse innata in loro l'attitudine per gli sport acquaitici nè poteva essere altrimenti dato che i loro geni provenivano dal papà ingegniere progettista di yatch e dalla mamma, una cavallona di un metro e ottanta, insegnante di educazione fisica.Ben presto i due gemelli erano diventati famosi: dopo pochi mesi dalla nascita erano stati ripresi dalle telecamere in una piscina mentre, con gli occhi aperti, il pannolino ai fianchi e il ciuccio in bocca notavano allegramente sott'acqua sotto lo sguardo vigile di mamma Leda.Le riprese erano state effettuate per conto di una nota ditta di prodotti per bambini e poi proiettate in televisione.Vari fattori avevano contribuito a far crescere i bambini spensierati ed allegri educati dai genitori in piena armonia in un'atmosfera distesa e gioiosa.Il papà Cateno non era complessato da un nome perlomeno singolare tipico soprattutto della Calabria; gli era stato imposto, malvolentieri, da suo padre per non scontentare il nonno legatissimo alle tradizioni di famiglia.Cateno era noto per le sue burle di cui erano vittime amici e parenti. Ammiratore del Boccaccio, aveva fatto delle canzonatura un'arte sopraffina, niente volgarità, solo puro divertimento (il suo).Famosa una beffa architettata nei confronti di 'signore per bene' amiche di sua sorella Esmeralda che di bello aveva solo il nome.Esmeralda maritatasi giovanissima (si diceva aver messo in atto la classica fuitina) era rimasta vedova 'bianca' perchè il di lei consorte, visto il suo attaccamento più all'acqua santa che al sesso, era sparito senza lasciar traccia.Esmeralda aveva considerato l'abbandono ingiustificato e letale per la sua reputazione, aveva perciò messo in giro la voce che suo marito era morto incornato da un bufalo, in Africa, durante una battuta di caccia grossa.Insoddisfatta della sua grigia esistenza e non in grado di rimorchiare altro straccio di uomo, aveva preso l'abitudine di mangiare con smodatezza e di sgranocchiare di continuo frutta secca, caramelle e cioccolatini. A chi le domandava perchè tenesse in casa tante leccornie, rispondeva che lo faceva per gli adorati nipotini. Le conseguenze per la linea del suo fisico si erano ben presto evidenziate e, pertanto, per mascherare la lardellosità, l'unico colore dei suoi vestiti era il nero fisso che, ufficialmente, indossava in segno di lutto per il mai dimenticato beneamato. Esmeralda era stata nominata presidentessa del circolo 'Pie signore della carità', congrega nata con lo scopo dichiarato di aiutare i bisognosi e quello effettivo di riunire signorine e signore tristi e scompagnate che avevano quale unica compagna la solitudine.I luoghi dove si svolgevano le riunioni erano stati inaugurati e benedetti dalle autorità ecclesiastiche sempre ben felici di poter contare su personaggi noti (e ricchi).Da buon moquer ateo, Cateno si compiaceva d'essere irriverente verso le istituzioni papaline di cui trovava ridicoli e grotteschi i dettami di comportamento.Abile nel disegno, aveva raffigurato in vari pannelli la famosa traslazione della casa di Maria da Nazareth a Loreto mentre la casa stessa perdeva, durante il tragitto, alcuni mattoni scatenando le ire della povera gente che veniva malamente bombardata. Le raffigurazioni in questione erano state esposte sulle pareti esterne del circolo ateo 'Uaar' (Unione atei e agnostici razionalisti) di cui Cateno era socio. Orrore, dispregio del sacro, le benpensanti signore e signorine si erano rivolte alle autorità ecclesistiche che, a loro volta, avevano interessato l'Autorità Giudiziria. Purtroppo per loro la costituzione italiana prevede la libertà di satira... La ferita lasciò un segno profondo in Esmeralda e nelle sue disperate amiche. Al confessore delle pie non rimase che invitarle a rivolgere le loro preghiere al buon Dio al fine di far rinsavire quell'iconoclasta di Cateno. Purtroppo le guiaculatorie non ebbero esito alcuno e i pannelli rimasero al loro posto. Dimitri e Ivan, seguendo le orme paterne, crescendo, avevano acquisito il suo spirito dileggiatore. All'età di tredici anni avevano messo in atto una beffa che costò loro l'alienazione della simpatia della zia Esmeralda e la fine dell'elergizione di regali da parte della stessa danarosa zia. Il 'petafono' era un aggeggio in gomma di forma ovale consistente in una camera d'aria che terminava in un buco con labbra frastagliate; una volta riempito d'aria e poi compresso emetteva un suono molto simile ad un rumoroso peto. Durante una riunione delle pie dame, i due simpaticoni avevano nascosto l'infernale aggeggio sotto il cuscino della poltrona della zia Esmeralda la quale, dopo un discorso sull'immoralità del mondo contemporaneo, molto applaudito dalle presenti, nel sedersi aveva fatto scattare la vile trappola con l'emissione di una risonanza talmente poderosa da far ammutolire la platea. Le presenti convinte della 'perdita' da parte di Esmeralda, cercarono di sminuire il nefasto avvenimento ma, una volta accertata la provenienza del cacofonico suono, da parte di Esmeralda fu dichiarata guerra totale alla famiglia Gurrieri: padre, madre e i due gemelli. A scuola le burlette predisposte dai due fratelli non erano, ovviamente, ben accette ai professori. Una volta Dimitri e Ivan ne avevano messo in atto una dalle conseguenze molto spiacevoli per l'odorato: avevano posizionato due fialette dal contenuto pestilenziale, acquistate nel negozio degli 'scherzi', sotto i piedi della sedia della professoressa di matematica molto preparata nella sua materia ma 'orribile visu'. Sedutasi l'insegnante vide provenire dal basso un fil di fumo che, giusto alle nari del suo lungo naso, l'aveva fatta scattare come una molla, destinazione: l'ufficio di presidenza. Subito individuati, i due gemelli erano stati sospesi dalle lezioni per tre giorni; Cateno era stato convocato dal Preside e, dinanzi ai professoti riuniti, aveva provveduto ad una lavata di capo ai due giovinastri. "Non so come comportarmi con loro, sarò costretto a spedirli in collegio!". Fuori dalla scuola: "Ragazzi non esagerate!" Anche se anticonformisti e decisamente rompiscatole i due, quando si impegnavano negli studi, ottenevano risultati brillanti con lo stupore degli stessi insegnanti che non si capacitavano di questa loro trasformazione. La conoscenza di Stella M. da parte di Ivan mutò radicalmente la vita di entrambi i fratelli.La signorina M., anche lei messinese, frequentava l'ultimo anno dell'istituto di ragioneria. Alta, bionda, occhi castani, viso armonico, longilinea, un seno prorompente a cui faceva da contraltare un lato 'b' che l'interessata faceva oscillare sensualmente. Il suo comportamente colpiva gli spettatori maschi; i loro occhi, incollati al suo corpo, erano solitamente improntati a espressioni di languida imbecillità. Le colleghe femminucce se la prendevano con loro: E chi sarà mai, pare che ce l'abbia solo lei!" Ivan l'aveva notata in ritardo perchè l'istituto per geometri, che lui frequentava, si trovava dall'altra parte dell'edificio. Non era facile avvicinare la pulsella sempre scortata da un nugolo di cicisbei speranzosi ed accondiscendenti a ogni suo desiderio. Regina incontrastata della scuola, non era ben vista nemmeno dalle professoresse che, però, non potevano muoverle alcun appunto sul profitto scolastico perchè Stella era una studentessa modello. Era disegno degli dei che Ivan e Stella dovessero incontrarsi ma la mano del destino doveva essere in pò forzata da parte del giovane. Rientrando a casa Ivan aveva informato Dimitri degli ultimi avvenimenti e gli chiese consiglio su come poter approdare su quella spiaggia che riteneva impervia. I due fratelli per volere dei genitori ed anche su suggerimentio del Preside, erano stati iscritti in due doversi istituti per geometri al fine di evitare che mettessero ancora in atto il vecchio trucco dello scambio di persona durante le interrogazioni. Il consiglio di guerra partorì un'idea: poichè la signorina in questione si recava a scuola in motorino, Ivan doveva far finta di venir da lei investito e di essersi infortunato. Talvolta la teoria non corrisponde alla pratica; Ivan aveva messo in atto la progettata sceneggiata ma non era stato tanto abile da ingannare Stella. "Come stuntman sei penoso, pratica dello Judo e impara a cader bene, la prossima volta potresti farti veramente male, sempre che ci sia una prossima volta!" "Ci sarà, ci sarà presago il cor mel dice." "Il cor può dire quel che vuole ma stavolta si sbaglia, prova a prendermi, vediamo se sei un velocista." Stella era partita col motorino di gran carriera, Ivan, ben allenato, era riuscito a seguirla per un buon tratto. La signorina M. era girata ed aveva apprezzato la velocità e lo stile del giovane, niente male, forse l'avrebbe rivisto ancora ma come cavolo si chiamava, aveva dimenticato di chiderglielo. Il giorno seguente, alla fine delle lezioni, Ivan aveva localizzato l'aula della bionda e, mentre lei guadagnava l'uscita, l'aveva sorpassata urtandola leggermente. "Spero che questa volta non cadi a terra, come attore sei un guitto!" "Grazie del complimento, io sono Ivan G." "Chi ti ha chiesto niente, lasciami in pace!"  Ivan capì che non era il caso di insistere. In sella al suo motorino la seguì da lontano e vide dove abitava: viale dei Tigli n.18. Doveva giocare d'anticipo; il giorno seguente marinò la scuola. Nel negozio degli 'scherzi' acquistò un vestito da carnevale, barba e baffi finti ed un cappellaccio da bandito. Verso le tredici e trenta si appostò sotto il portone dell'abitazione di Stella. All'arrivo della preda le si parò dinanzi e, cercando di camuffare la voce: "Signorina faccia la carità a un poveraccio!" "Il poveraccio si prende un calcio in culo se non se ne va via subito!" "Dai, con te non c'è gusto, a me piacciono le conquiste difficili ma tu esageri!" "Sono Stella M., abito al sesto piano ed ho un fratello con due spalle larghe così." "Senza offesa per tuo fratello ma io preferisco le femminucce, in particolare te." "Va bene rompiballe, domani all'uscita della scuola sempre che tu seguiti a frequentarla non come hai fatto oggi che hai saltato le lezioni." Ivan rimase piacevolmente interdetto, Stella si era mollata proprio quando lui non se l'aspettava. Il giorno seguente la baby, more solito, era circondata da maschietti appiccicosi ma con uno 'scusate' si era liberata e, avvicinatasi a Ivan, l'aveva preso sottobraccio. "Dì la verità non te l'aspettavi, io son fatta così e poi quelli m'avevano veramente rotto!" " Nooo, tutti i giorni sono abituato a ragazze che prima mi mandano a ... e poi, ammaliate dal mio fascino, ci ripensano e mi prendono sottobraccio, mi farai odiare dai tuoi corteggiatori." Forti della loro gioventù, Ivan e Stella avevano iniziato a percorrere il dolce sentiero dell'amore. Stella riusciva a mettere in crisi Ivan, talvolta si dimostrava gioviale ed espansiva ma in altre occasioni metteva in mostra tutte le caratteristiche negative del suo segno: l'ariete. Diventava aggressiva, impulsiva, testarda, irrequieta. Ivan riusciva a sopportarla con una buona dote di pazienza cosa per lui inusuale nei precedenti rapporti amorosi. Francamente gli piaceva ogni giorno di più, scopriva il lei particolari fisici che l'attraevano: le rughette vicino alla bocca, il movimento delle labbra, il sorriso canzonatorio. Talvolta gli capitava dei essere così preso a contemplarla da non sentir le sue parole. "Morto di sonno dove sei stato stanotte, dormi in piedi." "A letto a dormire, sognavo te." "Ma quando mai, chissà con quale donna di malaffare ti sei accoppiato..." "Ti giuro che non vado mai con prostitute, mai pagata una donna." "Ho capito, te la danno gratis, resta il fatto che non me ne frega niente di quello che fai." Ivan non riusciva a frenare quel fiume di irrazionalità, si sentiva depresso, non riusciva a trovare una soluzione valida per venir fuori da quel ginepraio. Il giorno seguente alla fine delle lezioni: "Stella pensi che abbia commesso qualcosa che ti ha offeso, credo che tu abbia qualche cruccio, ti scongiuro parlamene, risolveremo innsieme il problema... mi hai rivoluzionato a vita!" Stella si rese conto dello stato d'animo di Ivan, della sua situazione psicologica e dei problemi che gli stava creando, le aveva dimostrato quanto fosse diventata importante per lui, non voleva più ferirlo. "Un mio ex boy friend cerca di rimettersi con me, mi assilla ogni giorno tanto più che abita nello stesso mio palazzo... non pensare di fare lo sciocco, non voglio guai." "Ci voleva tanto a farti uscire il fiato, ti piace ancora?" No, il problema si può risolvere facilmente." Il giorno seguente Ivan accompagnò Stella sotto il portone di casa, stettero a parlare sino all'atrrivo del suo ex."Tonino ti presento il mio fidanzato, spero che diventiate amici." Preso alla sprovvista, Tonino non seppe replicare, di violenza non se ne parlava proprio, Ivan era un palmo più alto di lui ed anche più robusto. "Sono Tonino M., con Stella siamo amici sin dall'infanzia. "Ivan G., penso che ci rivedremo." Non si incontrarono più; Tonino capì di aver perso la partita e, per non incontrare più Stella di cui era ancora innamorato, chiese ed ottenne il trasferimento in altro ufficio postale, alla sede di Catania.I giorni seguenti furono per entrambi estremamente piacevoli, Stella era cambiata ed Ivan l'ammirava stupito e felice di quel gradevole mutamento. Stella non pensi che meriti una ricompensa, ti sono stato molto vicino..." "Ricominci a fare lo zozzone?" "A parte che pensavo di andare a festeggiare insieme in un pub ma non mi risulta che con te abbia tentato... non ne ho avuto la possibilità." "Allora santo e martire ti annuncio ufficialmente che sono vergine, si vergine ma non in senso zodiacale ma proprio vergine. Se fossi volgare ti direi, alla messinese, che nessuno me l'ha mai 'nfilata' ma siccome non sono grossière ti dico semplicemente che sono illibata." Stella era riuscita a sbalordire Ivan e l'aveva lasciato senza parole, la guardava con faccia da ebete. "Non penso che voglia un certificato di un ginecologo." "Anche se avessi fatto marchette in mezzo alla strada ti vorrei ugualmente, non hai capito che mi sono rimbecillito per te!" La situazione era diventata troppo patetica e Ivan, ripreso il senso dell'umorismo, esordì: "Penso che mi debba organizzare, debbo studiare la situazione perchè non sono mai andato con una vergine, non vorrei fare una cattiva figura..." "Non farai nessuna figura nè bella nè brutta, non intendo mollartela, almeno per ora." "Devo scovare un luogo romantico: un bosco incantato cosparso di fiorellini profumati con alti alberi che fanno filtrare i raggi del sole oppure una spiaggia solitaria con sabbia fine ed acqua trasparente ovverso una suite d'albergo immersi in una vasca con acqua profumata mentre sorseggiamo spumante ed io ti infilo in bocca fragole con panna, che ne dici?" "Che andiamo a casa." "Hai rovinato tutto, mi hai fatto scendere dall'empireo per ritrovarmi... maledizione ti amo come un imbecille!" "Non aspettarti ponti d'oro, te la devi conquistare facendomi la corte tutti i giorni, dimostrandoti servizievole, innamorato, disponibile, riflessivo tutto il contrario di quello che dice il tuo segno zodiacale." "A parte che purtroppo è anche il tuo, penso che tu abbia dimenticato il lavaggio dei piedi come da ceromina papale." Non trattarono più l'argomento, Stella non si sentiva ancora pronta per il grande passo, I genitori di entrambi gli innamorati erano stati messi al corrente del loro legame, Stella anticonformista e libera di natura aveva deciso; niente ufficialità. Ivan senza alcun motivo particolare non aveva presentato Stella a Dimitri. Dopo il diploma, in autunno l'iscrizione all'università: Stella in Economia e Commercio, Ivan, in ossequio alla tradizione paterna, in ingegneria navale. Causa lo studio, i due giovani si frequentavano solo il fine settimana; con la Fiat 850 regalata ad Ivan dai genitori, giravano nei dintorni di Messina ed in particolare sui monti Peloritani ove il distensivo silenzio e l'atmosfera romantica avevano avuto un  peso preponderante per conoscersi un pò più intimamente. Stella pian piano aveva ripreso le abitudini sessuali (manuali e orali) che aveva avuto nel precedente rapporto con Tonino, Ivan era soddisfatto del cambiamento. Un pomeriggio: "Stella mancherò una settimana, devo andare a Genova a ritirare da un cantiere navale lo yatch 'Lula' per conto dei baroni Filippeschi." Ivan insieme al fratello Dimitri, dietro insegnamenti paterni, avevano conseguito il brevetto di skipper per condurre barche sino a quindici metri di lunghezza.Stella non accompagnò Ivan alla stazione ferroviaria, odiava gli addii anche se il loro era un arrivederci, Ivan ne fu contento, la presenza di Dimitri, anche senza un motivo preciso, gli avrebbe dato fastidio. Ad ogni stazione ferroviaria Ivan scendeva dal treno per telefonare a Stella: "Sono a Sapri." "Sono a Salerno." "Sono a Napoli." "Sono a Roma." "Sono a Firenze." "Sono a Genova." "Sono un cretino." Dimitri aveva mollato una battuta sfottente. Ivan aveva sorriso, non gli importava nulla di quello che aveva detto suo fratello. "Quando me la fari conoscere?" "Più in là." Ivan era diventato geloso e questo lo faceva sentire un imbecille, mai lo era stato, forse era quello il motivo di non voler presentare Stella a Dimitri. Il viaggio di ritorno fu molto più movimentato del previsto. Il mare, forza quattro, aveva messo in difficoltà l'equipaggio, nessuno aveva voglia di parlare, ognuno effettuava il suo turno per poi andare a riposare un cuccetta. La radio era andata in avaria. Il vecchio Nettuno, impietositosi delle fatiche dei conduttori del 'Lula', dopo Salerno decise di far calmare i cavalloni ed i marinai giunsero finalmente a Messina col mare quasi calmo. Dimitri durante il viaggio era perplesso dal fatto di non essere stato presentato alla fiamma di suo fratello, un giorno aveva intravisto Stella al braccio di Ivan, una vera gnocca! A casa i genitori erano preoccupati del silenzio dei due gemelli, mamma Leda si mise a piangere al loro arrivo. "Mamma mi stai stritolando" Ivan rideva soddisfatto, avrebbe riabbracciato presto l'amore suo grande.Alla telefonata di Ivan a casa di Stella ripose la sorella Anna. "C'è Stella?" "Ha sbagliato numero." "Non è casa M?" "Si ha sbagliato numero." "Non ho sbagliato numero, sono sfortunato a dover sopportare una cognata rompi..." "A coso ne devi da magnà de pagnotte prima de diventà mi cognato." Anna era fidanzata con un romano e si divertiva a imitarne il dialetto. "Se me la passi ti compro un lecca lecca." "Se fossi volgare ti direi dove ficcatelo il lecca lecca, meglio che non ci incontriamo.Stellaaaa, c'è uno che mi vuole comprare un lecca lecca, parlaci tu." Stella prese il telefono indecisa a rispondere. "Ciao amore mio." "...sei tu? Che cavolo hai detto a mia sorella, quella ha le unghie lunghe e un pessimo carattere, sono c..i tuoi se t'incontra." "Lascio stare la scimmia." "Anna Ivan t'ha chiamata scimmia!" "Questo campa poco o more presto." Anna non amava essere presa in giro da un signor coso che nemmeno conosceva. "Stella ti prego parlami, fammi sentire la tua voce." "La mia voce ti dice che durante il viaggio di ritorno non mi hai telefonato, stavo in pensiero." "SI è rotta la radio di bordo." "Potevi scendere a terra." "Dovresti ripassarti la geografia, da Genova a Messina si passa lontano dalla costa, prendi in atlante, traccia una linea fra i due porti e te ne renderai conto." "Tu attraccavi in un porto e mi telefonavi." "Amo la tua irrazionalità totale. Non era in gita di piacere, il padrone della barca aveva fretta di entrare in possesso del suo yatch." "Sta di fatto che non mi hai chiamato." "Sta di fatto che da sposato passerò un mucchio di guai." "Sta di fatto che non passerai nessun guaio perchà sei un illuso che io possa rimanere con te per sempre, non mi sei mancato e, durante la tua assenza, ho trovato un rimpiazzo.Sai quel ragazzo dai capelli rossi mio compagno di classe, mi ha accompagnato a casa tutti i giorni e vuol conoscere i miei." Ivan si era impantanato nelle sabbie mobili dell'irrazionalità di Stella come mai avrebbe fatto in passato, maledizione alla gelosia!" "Bene cara, mi hai preso in giro abbastanza, ci sono cascato, per farti pedonare mi farai un lavoretto extra, che ne dici?" "Penso che ti farai da solo un lavoretto extra, che ne dici?" "Dico che mi sto precipitando a casa tua." "Sconsigliabile, Anna non è il tipo che dimentica le offese, fra mezz'ora a piazza Cairoli." Ivan la vide arrivare la lontano, solita andatura leggermente ondeggiante, sguardo sopra le testa dei comuni mortali, borsa a lato dondolante. Fece finta di non  accorgersi di Ivan passando vicino al tavolo dove lui era seduto poi decise di finire la sceneggiata e posò le leggiadre membra su una sedia vicino Ivan, nemmeno un  ciao. Si accese una sigaretta, tipica mossa provocatoria.Stella si aspettava la classica domada "Da quando hai preso a fumare?" ma Ivan aveva appreso la lezione, si limitò ad un romantico finto baciamano. "Ora non ti accorgi che la tua fidanzata, sino a quando non lo so, ha preso a fumare?" "Da quello che mi risulta il fumo è un vaso costrittore ed ha effetti negativi solo sui maschietti, le femminucce, per motivi fisiologici ne sono immuni." "Non  sono venuta qui a farmi prendere per i fondelli, in questi giorni sono stata irritabile, ho liticato con tutti e ti ho maledetto cento volte!" Allungato sulla sedia, Ivan seguitava ad ammirarla con gli occhi semichiusi. Immaginò di essere a quattro zampe con un collare al collo al guinzaglio di Stella. Istintivamente si rizzò sulla sedia, quell'immagine gli suggerì in senso figurato quanto si sentiva sottomesso a quell'arpia, stava diventando uno yes sir o meglio yes madam, cosa che lo faceva incazzare di brutto. "Non mi piace l'espressione del tuo volto, hai la faccia lasciva di quello che da tanto tempo..." "Dissotterriamo l'ascia di guerra, godiamoci questi momenti, sinceramente sono felice anche solo guardandoti in viso." "Va bene, dissotterriamo, ordina per me un gelato grossissimo, devo farti spendere un mucchio di soldi!" Stella andava accettata così com'era perchè nei momenti di bonaccia era splendida, i grandi occhi sprizzavano allegria, sulla bocca un sorriso accattivante: emanava gioia di vivere. Ivan voleva assaporare quei momenti, aveva paura di perderla, di non riuscire a trattenerla, era troppo instabile e capricciosa.S'incontravano nei week end, nessun membro della famiglia abbozzava domande indiscrete, una cosa era certa:i due rampolli passavano il fine settimana in buona compagnia. Ivan cominciò a pensare dove trascorrere la 'prima notte di nozze' (ammesso che potesse mai avvenire, co stì chiari di luna...). In albergo? Troppo squallido. A casa di amici? Si sarebbero sentiti a disagio. In una località dei monti Peloritani lontani da tutti? No, troppo pericoloso. Alla fine ebbe un'idea geniale, quella di farsi prestare un cabinato dall'amico Giorgio e recarsi alle isole di sabbia sotto il monte Tindari, ci sarebbero arrivai i due ore. A questo punto la parte più dificile: convincere Stella a seguirlo. Anche in questo caso la pulsella si comportò in modo imprevedibile ed accolse la proposta della gita in barca con entusiamo; l'istinto femminile l'aveva portata a pensare a secondi fini da parte dell'innamorato ma l'idea non le dispiacque... "Giorgio mi occorrerebbe il tuo motoscafo da mattina a sera.""Nessun problema, devo recarmi a Milano con mio padre, queste sono le chiavi, nel frigorifero c'è un pò di tutto dallo spumante per festeggiare a qualcosa di più sostanzioso per riprendere le forze..." Ivan era leggermente arrossito, Giorgio aveva sfoderato un sorriso di complicità. Il motoscafo, un cabinato di quattordici metri, era ormeggiato dinanzi alla Prefettura sotto la statua del Nettuno il quale, commosso dall'entusiamo e dall'allegria dei due giovani e belli, diede disposizioni acchè il mare rimanesse pacifico per tutto il giorno. Durante la traversata Stella si era abbarbicata a Ivan il quale aveva difficoltà a manovrare il mezzo navale. "Buon segno" pensò il furbacchione, il suo cuore andava più veloce dei giri del motore. All'avvicinarsi alle isole di sabbia, Stella: "Fa arenare il motoscafo sulla spiaggia, saremo più tranquilli." Affermare che Ivan era in subbuglio era sminuire le sue sensazioni, vederla scalza, in mini bichini che offriva il suo corpo al sole ed al vento... "Vado sotto coperta, ho una sete indiavolata."Prima di seguirla, Ivan sistemò gli aggeggi di bordo; sotto coperta non la vide immediatamente, la splendida apparve dinanzi il frigorifero con in mano due flùtes di spumante. Piccola sceneggiata di Stella, braccia incrociate prima di bere, bacio lLa città di Messina lo stesso giorno, il 18 marzo

  • Come comincia: POGGIO APRICO – UN CONDOMINIO SEX A GO GO (2ª PARTE)
     
    Una gita è sempre gradita.
    Partenza da Messina alle nove, arrivo a Paterno alle undici e poi nei campi insieme ai raccoglitori, tutti giovani, che cercavano di raggranellare qualche Euro.
    "Che bella l'aria di campagna, ci vorrei vivere per sempre."Aveva parlato Assunta che pareva aver preso colore inciso dopo...era proprio cambiata come pure la sorella, la cura Max stava funzionando.
    All'imbrunire furono apparecchiati due tavoli, mischiati padroni e lavoratori tutti allegri oltre che per un buon pasto anche per il vino di Paterno che $Fun po' forte di gradazione, aveva dato alla testa a qualcuno; un paio di coppie erano sparite dietro i filari.
    I tre dopo cena si misero in macchina.
    "Non rientriamo a Messina, siamo troppo stanche, troviamo un albergo."
    Era un tre stelle.
    "Vorremo due stanze, una matrimoniale ed una singola per mia sorella."
    Era chiaro che Giuliana si era ricavata la parte di moglie.
    "Ci facciamo una doccia, non è che sei stanco?" Tradotto dati da fare, voglio scopare.
    Giuliana visto Max nudo sul letto.
    "Sei il dio Apollo ed io il dio Apollo me lo lecco tutto." E cominciò dai piedi sino al viso.
    "Mi hai preso per un lecca lecca?"
    "No, mi piace il tuo sapore, mio marito pouzzava.l"
    Tanto premesso Giuliana andò al dunque, si mise a cavalcioni di Max e cominciò la cavalcata sino ai fuochi di artificio finali.
    "Bene cara, ora mi giro dall'altra parte, ho sonno, buona notte."
    Forse stava sognando o forse no, qualcuno a meglio qualcuna gli aveva preso in bocca l'uccello.
    "Giuliana non fé bastato, ancora?"
    "La succhiatrice non aveva risposto anzi aveva accelerato il ritmo. Max allungò una mano e toccò i capelli, non era Giuliana, aprì gli occhi: Assunta.
    "E tu che vi fai qui?" Domanda di una intelligenza...
    Assunta su di giri non gli rispose, gli montò a cavalcioni come sua sorella, era lo stile di famiglia, Max non aveva preservativi e si lasciò andare, se veniva fuori un pargolo non sarebbe morto di fame.
    Assunta, finalmente doma, restò nella stanza di Maz Max il quale la mattina seguente ebbe una sorpresa,: nel taschino della giacca un assegno di cinquantamila Euro...mih!
    Rientro a Messina, dietro i vetri al primo piano la signora Costa non sembrava apprezzare quello che vedeva, capì di non essere la sola amante di Max, pensò che non poteva competere con quelle due riccone, si sarebbe accontentata delle briciole.
    In seguito un fatto anomalo (capitavano tutte a lui!). Durante le lezioni di francese e di latino alle sorelle D'Arrigo, Grazia prese a piangere a dirotto sulle spalle della sorella che la imitò, Max era in crisi, cosa poteva essere successo di grave:
    "Un brutto voto a scuola, litigio con i genitori o con i compagni?"
    "Se lei è comprensivo glielo diremo ma deve essere comprensivo e non liquidarci come due sceme."
    "Non vi liquido, parlate."
    "Non dormiamo più la notte, non è un modo di dire, è la verità, desideriamo ardentemente stare un po' con lei, solo un pompino, niente fiorellino solo in bocca,non lo diremo a nessuno, siamo pazze di lei, si può fidare" e giù a piangere di nuovo.
    "Max ebbe paura che la storia finisse male, quelle due sembravano capaci di tutto. "Va bene ma solo per una volta."
    Le due misero mano ai pantaloni che furono sfilati, 'ciccio' dinanzi a tanta gioventù innalzò la cresta che venne ingoiata a turno da una bocca; cercò di resistere più a lungo possibile, erano molto brave maledette loro, chissà quanto allenamento con i compagni di scuola. In ultimo 'ciccio' si arrese e cominciò ad emettere lo sperma golosamente ingoiato a turno dalle due sorelle.
    "Grazie e...a presto!"
    Un par di balle, quale a presto! Le due sorelle erano sparite dietro la porta d'ingresso.
    Max non volle porsi domande, ormai aveva capito come sarebbero andate le cose in quel condominio.
    Unica speranza di salvezza i due coniugi settantenni pensionati e tristi nella cui casa Max si rifugiava quando era inseguito da qualche Erinni arrapata!
     

  • 14 novembre alle ore 12:40
    CUORI DI MAMME

    Come comincia: Roma, via Cavour 101, palazzina di cinque piani. Ultimo piano, cinque stanze a sinistra Luciano padre, Arianna consorte, Andrea figlio, a destra Simona, vedova, Federico figlio, i due ragazzi frequentavano l’ultimo anno del vicino liceo scientifico. I loro destini si sarebbero intrecciati in maniera notevevole: Luciano era il titolare di un’impresa di trasporti con  camion a quattro assi che potevano trasportare grandi quantità di merci. Essendo il proprietario della ditta poteva  stare a tavolino e far lavorare i dipendenti  ma di colpo, con la scusa dell’ invio in pensione di un dipendente aveva ripreso la sua vecchia professione di autista andando soprattutto in Polonia per attaccamento a quella terra? Attaccamento si ma non alla terra ma ad una cittadina di Varsavia a nome Berta, divorziata, quarantenne  di notevole bellezza. La cotale, di professione traduttrice simultanea di lingue era stata agganciata da Luciano che le aveva consegnato un pacco col suo camion. Era stato subito un coup de foudre da parte di entrambi e da quel momento la ‘rotta’ principale di Luciano era Roma – Varsavia. Con l’intuito tutto femminile la moglie Arianna aveva avuto sentore di una liaison di suo marito con qualche disponibile femminuccia dell’est ma, ragionando a mente fredda aveva preso la decisione di far finta di nulla, sposati da ventuno anni un po’ di stanchezza di rapporti poteva avvenire, meglio non  drammatizzare, o prima o poi i galli rientrano nel pollaio! Luciano ormai cominciava a sentire il peso degli anni, milletrecento chilometri di guida di un camion sono pesanti da sopportare ed allora pensò a suo figlio Andrea, purtroppo il ragazzo non aveva la stoffa del padre, era piuttosto mingherlino e soprattutto non amava guidare, figuriamoci un bestione da quattro assi, soluzione? Rivolgersi a Federico che, assai prestante di fisico accettò volentieri l’offerta. Dopo gli esami di Stato con promozione brillante il giovane, con un po’ di dispiacere da parte della madre Simona si mise in viaggio felice di poter conoscere  persone di un paese a lui sconosciuto, era un allegrone e soprattutto amava molto le femminucce, quelle dell’est godevano buona fama! Luciano fermò il camion in un motel austriaco e, dopo aver cenato restò a dormire nella cuccetta del camion per evitare qualche sorpresa da parte di eventuali ladri,  fece alloggiare Federico in una stanza del motel. La mattina partenza,  arrivo a Varsavia all’imbrunire con posteggio in uno spiazzo adibito a sosta dei ‘bestioni’. Berta avvisata via cellulare si fece trovare in ghingheri come pure la figlia sedicenne Daniela che fu sorpresa ed apprezzò la presenza di Federico. “Zio non sapevo che avessi in sì bel figlio, complimenti!” “Non è mio figlio in ogni caso è omosessuale!” “Peccato mi sarebbe piaciuto…” Berta si faceva delle matte risate, aveva capito che il suo amico aveva barato in merito a Federico per evitare che Daniela gli si buttasse addosso.  Cena a base di bigos (ravioli ripieni) zuppa di pesce, formaggi, funghi, frutta e poi tutti a riposare Luciano nel lettone con Berta, Federico nella stanza degli ospiti in un lettino singolo, in un altro giaciglio Daniela, delusa, ammirava il fisico scultoreo di un Federico in slip. “Ma sei sicuro che non ti piacciono le donne, io sono bravissima col sesso, vediamo se riesco a …” Ci riuscì immediatamente, dentro di sé mandò a quel paese Luciano e per la prima volta in vita sua provò un ‘coso’ italiano dalle alte prestazioni, evviva…I due si misero d’accordo sulla favola dell’omosessualità di Federico per far stare tranquilli Luciano e Berta. I due novelli ‘sposi’ furono svegliati da Berta che doveva andare ad un congresso per esercitare la sua professione di traduttrice di lingue, ne conosceva quattro fra cui l’italiano, come pure la figlia che si recò a scuola. Luciano e Federico andarono dove era posteggiato il camion e cominciarono a scaricare la merce per consegnarla agli acquirenti che l’avevano ordinata. Finirono nel tardo pomeriggio, un brunch  al posto della cena e poi dinanzi alla TV, furono fortunati perché trovarono un canale in lingua italiana. I quattro andarono presto a letto con una ‘buonanotte’ con sbadigli. I giorni successivi stesso impegno per le due polacche mentre Luciano e Federico facevano i turisti per la città. Rientro in Italia prevista per il giorno dopo, la sera, more solito tutti a letto abbastanza presto ma Berta sentì qualche rumore di troppo nella camera degli ospiti, aprì uno spiraglio della porta ed ebbe la conferma di quanto sospettato, altro che omosessuale, Federico si stava bellamente scopando sua figlia.  Decise di far marcia indietro ma svegliò Luciano il quale messo al corrente del fatto chiese di essere lasciato in pace, per lui tutto regolare come per i ragazzi che la mattina si alzarono per primi con facce sorridenti. Cuore di mamma ebbe il sopravvento ed abbracciò la figlia la quale rimase sorpresa poi capì che sua madre…A Roma la situazione era cambiata in maniera boccaccesca: una mattina nella cassetta delle lettera Simona trovò un busta in bianco, l’aprì e lesse il seguente scritto a macchina: “Guardandoti mi viene in mente il famoso detto latino che ti traduco: ‘cogli l’attimo confidando il meno possibile sul futuro.’ Sento che emani un profumo di donna difficilmente riscontrabile in altre signore. Standoti vicino sento una piccola rivoluzione dentro di me, sensazione che mi fa chiudere gli occhi per immaginare di stare insieme ‘nature’ con meravigliose sensazioni che vanno al di là del rapporto fisico. Naturale sorge in me la domanda: che hai più delle altre? Difficile esternarlo: hai seduzione, charme, sex appeal, attrattiva, grazia, carisma. Immagino la tua mano portare il mio viso sulla tua ‘gatta’ tremante dal desiderio con la conseguente inebriante lungo  orgasmo che mi fa provare un sapore di idromele, qualche lacrima irrora il tuo viso. Il mio ‘ciccio’ si introduce nella tua ‘deliziosa’entrando facilmente sino a metà della tua vagina facendoti provare la sensazione del punto G, sensazione forse da te mai percepita che ti porta all’empireo. Giaci sul letto con le tue deliziose cosce aperte, sei distesa. Il mio ‘collaboratore di gioie’ sembra impazzito, vuol provare a penetrare nel tuo favoloso ‘popò’, pian piano ci riesce senza tuoi lamenti anzi anche tu collabori toccandoti la ‘deliziosa’ e raggiungendo il doppio gusto sempre da te sognato ma mai provato. Anche se si tratta solo di fantasia mi sento privo di forze, una sensazione piacevole. Per provare nella realtà quanto immaginato farei qualsiasi cosa, vienimi incontro mon petit chou.” Arianna e  Simona rimasero in silenzio, la prima riconobbe i caratteri della sua macchina da scrivere e quindi anche il ‘colpevole’poi: ”Abbiamo capito entrambe chi è l’autore, Andrea è stata sempre la mia preoccupazione, psicologicamente è un debole, avrebbe bisogno di… diventare uomo, anche tu sei mamma e puoi capire.” Simona abbracciò Arianna, comprese il suo cruccio e inaspettatamente: “Manda domattina Andrea a casa mia, sono sola, ho compreso il tuo dramma.” “Te ne sarò per sempre riconoscente.” Andrea messo a corrente della situazione la notte prima…dell’esame dormì poco, la mattina  si alzò presto, si rase la barba e poi una doccia, erano le otto: “Mamma una colazione veloce…” Simona era per lo più curiosa di come si sarebbero svolti i fatti: si fece trovare coperta solo da una vestaglia trasparente, nessun dialogo da parte dei due. Simona rinverdì il suo passato sessuale fino allo sfinimento suo ma non del compagno che avrebbe voluto seguitare ancora, la prima volta non si scorda mai e Andrea non solo non lo scordò ma appena poteva si rifugiava nelle calde…braccia di Simona. Al rientro di Luciano e Federico tutti si accorsero che qualcosa era cambiato, Federico: “Vedo Andrea molto cambiato, mi sa che ha provato la ‘topa’ di qualche ragazzina, auguri fratello.” Nella sua battuta c’era qualcosa di vero, in un certo senso poteva considerarlo suo fratello!
     

  • 11 novembre alle ore 13:29
    UN AMORE ALTRUISTA

    Come comincia: Ad Alberto M. la mattina appena sveglio accadevano fatti alquanto strani, forse la sera aveva esagerato con il mangiare o con le bevande alcoliche? Quanto mai, era al limite del diabete e seguiva una stretta dieta e allora? Era in quel periodo della vita (cinquanta anni) in cui la memoria fa brutti scherzi nel senso che ha perfetti ricordi degli avvenimenti degli anni precedenti ma non riesce facilmente a memorizzare quelli recenti. Cercava di mascherare questa sua situazione ma la gentile consorte Anna M., di ventisei ani più giovane, lo ‘leggeva’ come un libro aperto e quindi…”Oggi è sabato e non vado in ufficio e quindi apriti con l’amore tuo grande, son tutta orecchie.” “Promesso che non mi prendi per il culo?””Giuricchio.”  “More solito fai la furba, ad ogni modo dato che mi hai classificato amore tuo grande…ti racconto quello che mi è accaduto. Da questa mattina  appena sveglio mi ronza in testa una poesia del Carducci che ho studiato al ginnasio, recita così: Contessa cos’è mai la vita? È l’ombra d’un sogno fuggente, la favola breve è finita, il vero immortale è l’amor, aprite le braccia al dolente, vi aspetto al nuovissimo bando ed or Melisenda accomando un bacio a lo spirto che muor.’ Siamo nel dodicesimo secolo, il principe di Blaia ‘Rudello’ (già dal nome…), sentiti i racconti di pellegrini che lodavano la bellezza della principessa Melisenda, si era imbarcato su un suo vascello per raggiungerla ma durante il viaggio si ammalò gravemente e, prima di morire, ottiene un  bacio da Melisenda. Un principe con tanti pezzi di f…. che gli girano attorno fa un lungo viaggio per conoscere una mai vista e ci rimette le penne, che ne dici cara, io mi sarei io messo in viaggio…” “Tu sei un pigrone, col cavolo…lasciamo perdere le sciocchezze e servimi a letto un vassoio con bioches, cappuccino e spremuta di arancia.” “Io che ci guadagno?” “Hai detto bene guadagno ma te la devi meritare!” “Ed io svicolo…” “Ed io pure, abbiamo finito di dire fregnacce, vai!” I coniugi M. se la passavano proprio bene da un paio di anni in seguito ad un’eredità (piovuta è il giusto termine) dall’Australia da un parente sconosciuto che aveva cercato i suoi affini in Italia per non lasciare i suoi beni ai parenti colà residenti e così Alberto ed Anna si erano trasferiti da un modesto appartamento di via Colapesce di Messina in un complesso di lusso ‘Il Parnaso’ dove dimoravano i più in di questa città. I più in non comprendevano solo professionisti e gente dalle ottime  possibilità finanziarie ma anche qualche coppia in cui la gentile consorte, decisamente bella (e costosa)  era gentile anche con qualche maschietto di passaggio. Alberto, vecchio mign….ro aveva subito scoperto Elena, bionda alta, bellissima e, a detta di chi la conosceva a fondo, molto cara, ma ne valeva la pena (potendo…). “Se ti avvicini a quella ti cavo gli occhi!” “Sei sempre esagerata, magari uno schiaffone…” “Hai capito benissimo.” E così l’Albertone, anche perché abituato a non pagare le prestazioni femminili, girava al largo. Anna non aveva voluto lasciare il suo impiego al Genio Civile (nella vita non si sa mai diceva lei) e così tutti i giorni, escluso il sabato si recava al lavoro con la nuova auto, un Twingo Renault munita di tutti gli accessori. Anna aveva fatto amicizia con una signora del loro stesso piano che purtroppo era costretta a letto paralizzata per un grave incidente stradale, bella donna bruna dai capelli lunghi. Laura F. questo il suo nome, gradiva la compagnia della dirimpettaia anche perché non riusciva ad aver confidenza con l’infermiera, donna tipo corazziere, rozza, che l’accudiva per qualche ora del giorno. Laura era una donna colta, ex insegnante al liceo classico delle materie letterarie parlava tre lingue per essere stata all’estero col padre ambasciatore. Purtroppo suo marito, con la scusa del lavoro (era il rappresentante di importanti ditte alimentari) dopo l’incidente si interessava ben poco della consorte e si era ‘fatta’ un’amichetta molto più giovane della quarantenne consorte. Non vi ho parlato di Alberto: ebbene il non più giovane signore (era  cinquantenne) ex impiegato dell’ufficio delle entrate, ex perché all’arrivo dell’eredità dall’Australia, aveva preferito stare in panciolle e girava con la Jaguar X type munito della fida macchina fotografica Nikon. Aveva fatto amicizia con un fotografo professionista con negozio a piazza Cairoli, il salotto della città, e talvolta seguiva nei suoi servizi Gaetano P. senza guadagnarci nulla, col solo piacere di presenziare a cerimonie varie, prime fra tutte i matrimoni, era diventato anche molto bravo a sviluppare e stampare in bianco e nero, foto apprezzate solo dagli intenditori. Naturalmente per un tipo ‘frizzante’ come Alberto la normalità non era di casa e così, dopo la sua presentazione da parte di Anna alla signora Laura, prese a frequentare la sua casa per farle compagnia. In totale assenza del legittimo consorte, era l’unico interlocutore della dama la quale cominciò ad apprezzarlo anche per il suo spirito romanesco (era romano dè Roma, quartiere S.Giovanni). Le raccontava i pettegolezzi sulla gente più in vista di Messina (corna, fallimenti, figli di importanti personaggi che avevano fatto outing  quali omosessuali) e Laura per qualche tempo dimenticava i suoi guai. Inoltre Alberto le leggeva un suo romanzo che era riuscito a farsi pubblicare da una casa editrice (dietro pagamento) in cui raccontava le sue avventure amorose (vere ed anche immaginate) durante il periodo di tre anni in cui era stato ‘Fiamma Gialla’ (finanziere).  Alcuni brani venivano sorvolati perché descrivevano qualche avventura erotica del protagonista, Laura se ne accorgeva e lo pregava di leggerle lo stesso. Una volta la signora diventò rossa in viso per il contenuto di un brano esplicitamente sessuale, Alberto si scusò e stava per andarsene quando: “Non andar via, son diventata rossa pensando al sesso, mio marito non mi…guarda più ed io…”Un pianto silenzioso portò Alberto ad abbracciarla, Laura era paralizzata dalla cintola in giù ma le braccia no, abbracciò il suo vicino di casa e lo baciò lungamente. La signora ci sapeva fare con la lingua ed Alberto, diciamo per compassione in verità perché si era eccitato, le mise in bocca un ‘ciccio’  ben dur col finale prevedibile. Madame si era vergognata ed aveva voltato le spalle al da poco amante, Alberto la rigirò prendendole il viso in mano: “Sei ancora bella e desiderabile.” “Non venire più a casa mia, avere rapporti con te sarebbe piacevole ma farei un grosso torto ad Anna, cerca di capirmi.” Era pomeriggio inoltrato, Anna stava stirando, suo marito al rientro in casa andò in bagno per lavarsi, cosa che non sfuggì alla consorte, le donne  hanno un sesto senso e capì quello che era successo, nessun commento da parte sua. La sera a cena silenzio totale, ambedue davanti al televisore sino alle ventidue quando Anna: “M’è venuto sonno, buona notte.” Da quel momento Alberto evitò le visite alla dirimpettaia, cosa ovviamente saltata agli occhi della consorte che invece seguitava a far visita a Laura. Una domenica mattina: “Vorrei ricordarti quello che ci siamo promessi prima di sposarci: massima sincerità anche se non sempre piacevole, lo ricordi?” “Vai al dunque.” “Laura mi ha raccontato quello che è successo fra voi ed ha giurato che non accadrà più ma…ma… ci sono molti ma. Siamo diventate amiche ed ho capito il suo dramma anche per l’allontanamento del marito hai capito in che campo. Per un attimo mi sono messa al suo posto ed ho provato un dolore profondo anche per la sua solitudine, sai quanto sono stata sempre gelosa di te ma…” “Ricominci con i ma?” “Vieni andiamo a casa di Laura.” Alberto molto sorpreso non disse nulla, non capiva dove sua moglie volesse andare a parare. “Cara amica mia, questo è mio marito, è sempre il mio amore, a me non spiacerebbe se …ti leggesse ancora qualche pagina di quel suo romanzo, sempre se tu sei d’accordo. Oggi ho cucinato qualcosa di buono a base di pesce, ti aiuto ad andare sulla tua carrozzella per portarti a casa mia.” I lucciconi erano spuntati sugli occhi di Laura, quel discorso era stata una chiara ed esplicita autorizzazione a…da donna capì che sacrificio che Anna si era imposta, lei così gelosa! Il lunedì mattina: “Good luck my husband.” Questo il saluto alquanto particolare della consorte di Alberto il quale, dopo un colloquio telefonico con Laura (lei si voleva far lavare dall’infermiera) si presentò all’amante ormai ufficiale la quale era cambiata completamente: ben truccata, capelli raccolti a chignon, profumatissima, sorridente a soprattutto nuda. Aveva ancora un bel corpo dovuto ai massaggi di una fisioterapista. Stavolta niente lacrime o meglio qualche dolorino alla cosina della signora dovuta al calibro di ‘ciccio’, dolorino ben sopportato perché seguito da goderecciate multiple. Laura era completamente cambiata, sempre sorridente con tutti tranne che col marito in via di separazione, anche gli handicappati… 
     
     
     

  • 06 novembre alle ore 13:14
    POGGIO APRICO UN CONDOMINIO SEX A GO GO

    Come comincia: Alberto M. maresciallo della Guardia di Finanza, in divisa, a bordo della sua Lancia Ypsilon stava per imboccare l’autostrada che lo avrebbe condotto a Roma, meta finale Messina.Stava andando via o forse meglio dire scappando da Domodossola che per lui era diventato luogo di dolore.La sua amata Flora era deceduta per un tumore al cervello, l’aveva assistita sino all’ultimo anche quando era in preda a dolori atroci che nemmeno i medicinali oppiacei riuscivano a lenire.Dopo quell’evento funesto era rimasto in città per un mese al fine di sistemare la sua posizione per un trasferimento fuori sede.Era rimasto in collegamento con Ignazio Romagnoli suo compagno di camerata alla Scuola Sottufficiali di Ostia, anche lui colpito da un grave lutto per il decesso in un incidente stradale dell’unico figlio.A mezzo di conoscenze comuni al Comando Generale del Corpo, rappresentando i loro rispettivi problemi, erano riusciti: Romagnoli ad essere trasferito a Lecce suo luogo d’origine e dove possedeva un’abitazione e Alberto al suo posto a Messina all’Ufficio Operazioni.Al ,come tutti lo chiamavano, si era fermato vicino Firenze per sgranchirsi le gambe, fare e colazione ed il pieno di benzina.Nel frattempo si era messo in collegamento telefonico con sua cugina Silvana che abitava in via Cavour in pieno centro a Roma.“Silvà (non aveva perso l’accento romanesco essendo nato nella capitale) fra un par d’ore sò da te.” (Gli piaceva, quando poteva, sfoggiare il suo dialetto tipo ‘civis romanus sum’ un po’ , come dire, sono superiore a voi.)“Quando arrivi citofonami, in via Cavour non riusciresti a posteggiare, ti ho riservato un posto in un garage vicino a casa mia.”Silvana era per Alberto più che cugina la sorella che non aveva avuto.Grandi baci e abbracci: “Ci voleva il tuo trasferimento per vederci, ora che stai qui ci resterai almeno quindici giorni.”“Silvana lo sai quando mi fa piacere stare con te ma dopodomani devo essere a Messina.”“Va bene, se non puoi,... non ho voglia di cucinare, stasera andremo al ristorante ‘Urbano ’ubicato sotto casa.Silvana era in confidenza col padrone Romolo: ti presento Alberto mio cugino, attento che è un maresciallo della Finanza, stasera mi devi fare la ricevuta fiscale.”“Io te l’ho sempre rilasciata…”“Ah Romolè lassa perde e facce magnà da re.”I due nella conversazione tralasciarono l’argomento Flora, era troppo doloroso.“Com’è che hai scelto Messina, se venivi a Roma saremmo stati insieme, avresti abitato a casa mia.”“È stata una combinazione particolare, un mio collega ed amico è stato trasferito da Messina a Lecce, io prenderò il suo posto.”
    La mattina successiva in viaggio: via Cavour, via Merulana, S:Giovanni, via Appia e infine l’autostrada. Fino a Salerno tutto liscio poi sulla Salerno Reggio Calabria una serie infinita di cambi di carreggiata, di rallentamenti, di file di auto (era luglio).Giunto sfinito a Villa S.Giovanni due ore di attesa per il traghettamento.“Ignazio sono a Messina all’uscita del serpentone che debbo fare?” “Non ti muovere vengo io.”Ignazio abitava in un casa a cinque elevazioni in una stradina interna della  ‘Panoramica dello Stretto’ con piscina e campo da tennis, al quinto piano abitava Ignazio.“Stasera andremo a mangiare alla ‘Sirena’, un ristorante di un caro amico, si mangia bene e per noi si paga poco, ti ho preparato un letto nel salone.Dopo la presentazione al padrone, Ignazio e Max si sedettero in un tavolo situato su una terrazza con vista sul lago, uno spettacolo.Nessuno dei due amici aveva gran voglia di parlare, ognuno sapeva dei rispettivi lutti che era meglio non ricordare.A casa: “Al io lascio il mio cuore a Messina, qualcosa dentro di me s’è rotto, ricordi la mia allegria, il mio carattere espansivo, tutto finito. Abbiamo portato a salma di mio figlio al cimitero di Lecce, mia moglie è rimasta lì dove abbiamo una grande casa, io la raggiungerò non appena ti avrò passato le consegne. Intano ti porto in garage raggiungile in ascensore. Questa moto era di mio figlio, non la voglio più vedere, ti lascerò un foglio in bianco firmato, andrai dal notaio Nascimbene, è un amico penserà lui al passaggio di proprietà.“Ignazio ho visto di sfuggita che ci sono una piscina ed un campo da tennis, come la mettiamo col condominio e poi devi dirmi quanto tu paghi per l’affitto.”“Per l’affitto e per il condominio niente, non fare quella faccia, poi ti spiegherò il perché.” Molto perplesso Al .Il pomeriggio successivo:“Ti presenterò i vari condomini: al primo piano due coniugi quarantenni senza figli cognome Costa: lui Salvatore lei Maria, Memi per gli amici, secondo piano due pensionati settantenni Di Stefano Vittorio e Francesca, due persone per bene, affettuose, terzo piano le sorelle Musmeci Giuliana vedova e Assunta zitella circa quarantenni. Attenzione a loro sono le padrone dell’isolato ed hanno tante proprietà immobiliari e terreni, devi tenertele buone. Hanno una paura tremenda di accertamenti tributari, hanno voluto che io controllassi i loro conti in compenso niente affitto e niente condominio, quarto piano D’Arrigo Calogero (Lillo) marito, Caterina moglie e due gemelle sedicenni Grazia e Graziella, due pesti.”Primo piano: “Questo è  Alberto  mio collega subentrerà nella mia abitazione, loro sono…”La scena si ripetè per quattro volte, a Max rimasero impresse le caratteristiche di tutte le persone abitanti nel palazzo, alcune molto interessanti…Ignazio partì il giorno dopo:“Per me questa casa è solo un ricordo doloroso, non porterò con me i mobili, te li regalo, a Lecce ho una casa ammobiliata e non saprei dove metterli.”“Fammeli pagare almeno in parte…”“No ho deciso così, voglimi bene.”Il giorno dopo si recarono in caserma.  Presentazione al Comandante Colonnello Andrea Speciale ed al suo Aiutante Maggiore t.colonnello Sebastiano Leotta, poi nel suo ufficio brigadiere Angelo Sferrazza e l’appuntato Franco Iannello. Ignazio partì il giorno stesso.Alberto si mise all’opera, la casa era molto bella: il salone e la camera da letto avevano vista sul mare, i due bagni e lo sgabuzzino su un terreno laterale tutto alberato, lo studio, il soggiorno e la cucina sul retro; dovevano essere circa centoventi metri quadrati.Amante della pulizia e dell’ordine Al si mise all’opera,  finita quest’incombenza aprì il baule e la valigia e sistemò lo sue cose negli armadi, in camera da letto e nel bagno.Accese il televisore ma lo spense quasi subito, a letto sfinito.Alberto andò in centro, per comprare un computer e relativa stampante, per fortuna in casa c’era un telefono fisso funzionante, Ignazio era stato molto generoso con lui.Il giorno successivo due tecnici vennero a casa sua e sistemarono i due apparati.Altra incombenza:  il  conto corrente, a Domodossola aveva come banca il Credito Emiliano che per sua fortuna aveva degli sportelli anche a Messina. Sorpresa, un funzionario di quell’istituto di credito era Salvatore Costa che abitava al primo piano del suo palazzo.“Signor Costa a Domodossola avevo il conto corrente con la vostra banca vorrei passarlo a Messina.” L’interessato si mise a disposizione poi:“Venga a casa mia di pomeriggio, la farò firmare del carteggio e le fornirò la password per entrare nel suo conto corrente e fare le operazioni che desidera.”Alberto aveva ancora dieci giorni di licenza di trasferimento da usufruire e, se anche frastornato dagli ultimi avvenimenti,  sentì che qualcosa di buono era mutato in lui forse dovuto al  cambiamento sia della città che delle persone che aveva conosciuto.  Il pomeriggio verso le diciassette suonò il campanello di casa Costa, venne ad aprire il marito.
    “Venga nel salone ho messo sul tavolo il carteggio da firmare, intanto si era presentata la moglie.”Noi eravamo molto amici dei signori Romagnoli, spesso mangiavamo insieme, giocavamo col figlio a tennis e facevano il bagno in piscina, la morte del povero Paolo  ha distrutto Ignazio, aveva vent’anni. Io vado un bagno un attimo, le farà compagnia mia moglie.”Alberto nel frattempo  studiava la signora: altezza 1,65 circa, seno misura tre piuttosto ben esposto da una camicetta rosa scollata, vita stretta, minigonna, gambe muscolose.“Lei sarebbe un’ottima modella, io ho per hobby la fotografia, quando vuole sono a sua disposizione e la vedrei pure come ballerina.”
    “Ho studiato danza fino a quindici anni, poi mi sono rotta una caviglia ed ho dovuto abbandonare. Amo essere fotografata, mio marito non è pratico e se vuole…domani mattina…”Un’invito esplicito, più di così, certo non voleva fare un passo falso, magari aveva male interpretato le parole della signora, intanto si sarebbe presentato con la fida Canon 450 poi…Alle nove Max suonò alla porta dei signori Costa, la signora Maria venne ad aprire in bichini nero con sopra una vestaglia aperta, buon inizio.“Il mio nome è Maria ma per gli amici sono Memi.”“Io sono Alberto, Al per gli amici.”“Vorrei io proporre io qualche posizione da prendere, andiamo nel salone, c’è una riproduzione della statua di Paolina Bonaparte scolpita dal Canova.”Ad Al cominciò ad aumentare la pressione sanguigna, Memi, sul divano, imitò la posizione della statua.“Ve bene così?”
    Max si fece più audace: “C’è una differenza, Paolina Bonaparte non aveva il reggiseno.”
    “Non c’è problema, Memi rimase in topless, un bel topless, le tette erano a forma di pera come piacevano a lui.”Al scattò le foto da tutte le posizioni poi.“Io vedrei una posa sul letto: seduta, la gamba destra piegata, le mani sul ginocchio.Anche qui nessun problema.“Va bene così, io a letto sono abituata a stare nuda.” Memi mise in atto la posa come suo desiderio.Alberto riprese la signora in costume adamitico da varie posizioni, poi si avvicinò sempre più, posò la Canon sul comodino e abbracciò Memi, prese a baciarla come un forsennato ben coadiuvato dalla signora. Venne fuori di tutto, connilungus, fellatio, sessantanove ed infine entrata trionfale dentro una gatta bagnatissima.“Non ti preoccupare, vai facile non posso avere figli.”Spossato, Al si mise a gambe aperte sul posto del letto che doveva essere del legittimo consorte con ‘ciccio’ ancora inalberato, Memi ne approfittò per montarci sopra per una ‘smorciacandela’.  La candela di Al era alla fine, riprese le sue cose, un bacio di ringraziamento e rientro in casa.Quell’abbuffata di sesso ebbe due effetti: fisicamente mise a terra Al ma psicologicamente lo allontanò dai fantasmi di Domodossola che gli sembrarono più sfumati, lontani…La moto Suzuki fu portata dal meccanico, lo sterzo era rotto. Al prese ad usarla quando c’era bel tempo per andare in caserma. Qui una novità: saputo che il Colonnello Comandante cercava uno pratico di fotografia per metter su un laboratorio per fotografare gli arrestati, prendere le impronte digitali ed in generale riprendere risultati di servizio e cerimonie varie, si presentò ed ebbe l’incarico.La ditta Randazzo era la più fornita a Messina, Alberto si presentò in divisa, conobbe il direttore ed i commessi, si fece fare dei preventivi che furono approvati dall’Ufficio Amministrazione. Il laboratorio fotografico diventò in gioiello: un marmo lungo un muro conteneva le vaschette degli acidi: rivelatore e fissaggio, un ingranditore Durst ed una smaltatrice rotativa, dall’altro lato un lavandino, una rotativa ad acqua per sciacquare le foto, un armadio dove mettere i materiali ed un essiccatore per le pellicole. Ben presto divenne pratico ed ebbe dei complimenti anche da parte di fotografici professionisti che riconobbero la sua bravura nello stampare il bianco e nero.Ora quello che interessava Al era presentarsi alle sorelle Musmeci per sistemare la sua situazione finanziaria. Al citofono concordò con una delle due di cui non riconobbe la voce, appuntamento a casa loro alle diciassette.Seguendo i suggerimenti datigli dal suo collega, si presentò in divisa e vide che aveva fatto l’effetto desiderato: le due sorelle furono molto cerimoniose: "Si accomodi questa è la poltrona più comoda, le possiamo offrire qualcosa, abbiamo dei dolcetti fatti con le nostra mani e del vino delle nostre terre…"
    Al rifiuto di Alberto andarono al dunque:“Il suo collega era così gentile da ricontrollare i conti del nostro consulente tributario,  noi lo ricompensavamo con non farli pagare l’affitto ed il condominio, se lei fosse così gentile…”Al fu gentile ma nello stesso  tempo rimase colpito da ‘le nostre terre’ quelle erano davvero ricche.Giuliana, la vedova circa quarantenne, non era una longilinea a nemmeno una chiattona, una via di mezzo, quel che colpiva era il suo viso triste, non brutto ma triste.“Signora siamo coetanei un po’ di allegria, anch’io ho avuto un lutto, la morte per tumore della mia fidanzata, ne sono rimasto scosso ma ora cerco di riprendermi.”“Anche mio marito aveva un tumore, è deceduto sei mesi fa. Era catanese e mi ha lasciato degli agrumeti che non sappiamo come gestire bene, non ci fidiamo del fattore, se ci potesse dare una mano.”“Signora se mi lascia il carteggio ci darò uno sguardo ma voleva dirvi un’altra cosa, non vi vedo mai in piscina, da militare vi do un ordine: domattina tutte e due in piscina, gli ordini non si discutono! Sto scherzando, mi farebbe piacere vedervi tutte due in costume da bagno alle nove, by by.”Cosa strana i suoi ‘ordini’ vennero eseguiti: le due sorelle,  alle nove erano in piscina ancora non c’era nessuno, era domenica. Quel che colpì Al era il corpo di Assunta, di faccia non era eccezionale ma di corpo sembrava una modella anche se tutte e due avevano un costume intero.“Mi sembrate due signore del primo novecento, oggi i costumi interi non li portano nemmeno le monache!”“Noi abbiamo solo questi…”
    “Alberto vi accompagna domani pomeriggio in centro ad acquistare due bei bichini anzi più di due, farete un figurone, ed ora tutti in vasca.”Il pomeriggio alle sedici Al stava aspettando in garage l’arrivo delle due madame che si presentarono puntuali.
    “Possiamo andare con la nostra Jaguar o meglio quella del mio defunto marito.”
    Alla faccia degli ottantamila euro! “Vede madame, al centro è difficile trovare posteggio, meglio la mia Ypsilon.”In viale S.Martino era proibito posteggiare, Max se ne fregò e tutti e tre entrarono in un negozio di costumi da bagno.Dapprima le signore provarono dei bichini castigati ma poi spinti da Al sempre più si infervorarono soprattutto dietro i suoi complimenti:“Volete coprire un si bel corpo, coraggio bichini mini.”Con sorpresa di Alberto acquistarono qualcosa di brasiliano, per intenderci costumi che lasciavano scoperta un bel pò di 'merce' nient’affatto male, Al era riuscito nel suoscopo!““Domattina li proveremo in piscina!”“Ma domani lei non va a lavorare?”“Sono in licenza.” Mentì Max e si diede malato.Il mattino seguente piscina vuota, le due sorelle apparvero coperte da uno accappatoio lungo sino ai piedi.“Ed ora lo spogliarello!” celiò Al.La sorelle ci misero un po’ di tempo ma obbedirono.“Evviva due sirene, sapete nuotare, no? Non fa niente andremo dove si tocca.”Al intendeva dove l’acqua era bassa ma anche toccare qualcosa di morbido. Nuotando sott’acqua  mise le mani fra le cosce di Giuliana che rimase impietrita ma non disse nulla, poi passò al popò,  quindi fu il turno della sorella, un bel movimento!Chissà che passava per le teste di Giuliana e di Assunta, Al sperava non una sgridata e così fu, con lo sguardo basso le due sorelle si misero l’accappatoio e si accomodarono sulle sdraie.“Lei è un monello, non si fanno certe cose!”La frase era stata detta ridendo, questo confortò Al che pensò ad un piano.“Il pomeriggio vorrei controllare la vostra contabilità, verso le cinque a casa mia, va bene?”Un cenno di assenso.Al si aspettava di vedere le due sorelle invece si presentò solo Giuliana che non fornì alcuna spiegazione del fatto di essere sola.“Queste carte mi danno alla testa, sono la mia disperazione, gliele metto sul tavolo e rientro a casa.”“No è meglio che rimanga, avrò bisogno di spiegazioni.”Al constatò che Giuliana era entrata in possesso di circa venti ettari di agrumeti più altrettanti di uliveti, più vari appartamenti, alla faccia!
    Giuliana venga più vicino, vede qui…le prese il viso e cominciò a baciarla in bocca, quella non solo non fece resistenza ma si abbandonò completamente, destinazione finale il letto.Al si dedicò al fiorellino, era lavato di fresco e profumato, l’interessata aveva messo in conto quello che stava accadendo, prima di entrarci dentro le procurò un paio di orgasmi anche per non farle troppo male, il suo era un ‘ciccio’ piuttosto grosso e Giuliana forse anzi sicuramente era stata a stecchetto per molto tempo.
    L’entrata fu lenta ma ben accetta, la baby dimostrò di gradire molto quello che stava accadendo muovendosi in continuazione sotto Al che ce la mise tutta finchè Giuliana gli fece cenno che ne aveva avuto abbastanza.L’uscita della signora fu silenziosa, forse si era meravigliata di se stessa, prese le carte e dopo un rapido bacio sulla bocca  scomparse nell’ascensore.Al si congratulò con se stesso, in mezzo al letto a gambe larghe si godette il  post ludio, aveva preso in mano la situazione e che situazione!
    Il bel maresciallo non era facile a meravigliarsi di qualcosa ma il bigliettino che trovò nella cassetta della posta era davvero singolare: “Max mia sorella Assunta vorrebbe una spiegazione su quelle carte che ha visto, se lei è d’accordo verrà a casa sua alle diciassette di oggi.”Assunta si presentò in punto ma senza carte e in vestaglia.Pareva proprio che si vergognasse:“È stata mia sorella io non volevo…”Al l’abbracciò, faceva tenerezza, sembrava più piccola della sua età.“Una volta sono stata fidanzata ma lui era un mascalzone ed i miei me l’hanno fatto lasciare, non sono più vergine.”La notizia fece piacere a Max, ci mancava pure che fosse vergine!
    Al iniziò con la solita tattica, prima lungo bacio il fiorellino e poi penetrata lenta e soggiorno prolungato, aveva usato un preservativo che si era dimenticato con la sorella che però non aveva detto nulla, doveva tornare su quell’argomento.Le due sorelle erano sistemate ma Al riflettendo pensò che forse si era messo nei guai, tre amanti!
    Il giorno dopo incontrò nel portone i coniugi Di Stefano:“Perché non ci viene a trovare, noi siamo sempre soli.”“Va bene a casa vostra oggi alle diciassette.”
    Li non c’era pericolo di avere avventure di sesso, un po’ di riposo gli avrebbe fatto bene.
    Alle diciassette suonò alla porta dei due anziani, venne ad aprire la signora che l’abbracciò, era commossa.“Noi abbiamo un figlio della sua età, lavora ad Udine ma non ci viene mai a trovare, a sua moglie... non so perché, non siamo simpatici.”
    Al si domandò il perché di quell’astio, sembravano due persone simpatiche , affabili, mah…”“Ci racconti un po’ di lei.”Al cominciò dal suo arruolamento in Finanza sino all’arrivo a Messina.“Anche lei ha avuto le sue sofferenze, ci farebbe piacere se ogni tanto ci facesse compagnia.”Alberto aveva preso ad ingranare in caserma, ogni tanto andava fuori sede per un servizio fotografico, aveva conosciuto tutti i colleghi con cui aveva stretto buoni rapporti, anche il Comandante di Legione lo stimava, tutto bene. Talvolta mangiava in caserma e si riposava nel primo letto che trovava libero per rientrare a casa la sera.Nel frattempo era accaduto un fatto piacevole ma che poteva portare conseguenze negative: aveva incontrato i coniugi Costa che lo avevano invitato a mangiare da loro alle quattordici quando rientrava dal servizio.“Io cucino per due, un terzo non mi pesa.” Il marito era d’accordo ma talvolta era assente e quindi finiva con una sveltina con Memi e questo,lo schiavizzava un po’.Un giorno dopo pranzo Memi non si accontentò di una sveltina, voglio stare tutto il pomeriggio con te, me lo devi!”
    Al si domandò perché glielo doveva ma non fece storie.Quello che lo meravigliò era che Memi parlava in continuazione:“Vieni leccami il fiorello, fammi godere tanto, mi metto alla pecorina, vieni dentro tanto tanto, anche culino vuole la sua parte, fai piano perché lo uso poco con mio marito, sbrodami in faccia.”Al bacino di rito sulla porta la confessione: “Mio marito ha visto tutto, è un guardone!”Ecco ci mancava pure il guardone, dove cazzo era capitato e non era finita per lui.All’ingresso un giorno incontrò la signora D’Arrigo, era arrabbiata nera.“Una bella signora come lei tutta triste, che le è successo?”“Dovrebbe vedere la pagella di quelle due, quattro in francese ed in latino!”
    Inconsapevolmente Max si mise nei guai:“A scuola ero bravo in queste due materie, potrei dar loro qualche lezione.”“Mi farebbe un favore grande grande, parliamoci chiaro, con lo stipendio di mio marito non posso pagare un insegnante di sostegno, gliele mando a casa sua oggi pomeriggio alle diciassette.”Al pensava a due ragazzine che giocavano con le bambole, pensava male, le due sedicenni gli avrebbero fatto passare la voglia di proporsi a far qualcosa.Grazia e Graziella si presentarono all’ora prevista, cominciarono subito a ridere.“Non vedo nulla da ridere, aprite i libri e vediamo a che punto siete.”“Lei non ci fa la battuta su Grazia e Graziella?”Al la conosceva bene, finiva grazie al cazzo, ma fece finta di nulla.La mise sul serio, prima il latino e poi il francese circa un’ora, le sorelline parevano interessate, meno male fino a che un piede fu insinuato fra le sue gambe toccandogli il  ciccio, all’iniziò pensò di far finta di niente ma reiterata la faccenda.“Ragazze posso essere vostro padre, andate con i vostri compagnia di scuola.”“Loro non ci piacciono, appena glielo prendiamo in bocca se ne vengono subito, lei ci mette più tempo vero?”“Fuori immediatamente se volete delle ripetizioni va bene ma non provateci un’altra volta.”Non aveva voluto tagliare i ponti altrimenti avrebbe dovuto dare delle spiegazioni alla madre.Un invito delle sorelle: “dobbiamo andare a Paternò per la raccolta degli agrumi, c’è una festa sull’aia, facci compagnia, andremo con la nostra Jaguar.”
     

     

  • 05 novembre alle ore 8:58
    BIS IN IDEM

    Come comincia: La chiesa era piena di colleghi di banca e di amici, Jolanda F. aveva fatto il pieno di emozioni con la morte del padre Antonino dopo mesi di cure per il carcinoma che gli portava dolori che Jol. cercava di attenuare con iniezioni di morfina; ora era stanca e senza forze e sinceramente le davano fastidio le condoglianze, gli abbracci, le strette di mano, non vedeva l’ora che la messa finisse e finalmente il prete diede fine alla cerimonia col classico ‘dominus vobiscum, ite missa est’. Con la sua vecchia Fiat 500 seguì il carro funebre sino al cimitero di Pace di Messina dove il feretro fu tumulato nella tomba di famiglia. Il direttore della banca Unicredit di piazza Cairoli, dove era impiegata, le aveva concesso una settimana di ferie che Jol. passò nella maggiore parte del tempo rinchiusa in casa in viale dei Tigli  sinché una mattina la portiera Francesca che alcuni inquilini, per sfottò chiamavano Checca, le bussò alla porta. “Signorina mi scusi per l’intromissione ma ora basta, ha accudito per mesi suo padre ma lei deve riprendere a vivere. Per intanto vada dal parrucchiere, anche per svagarsi.” Il titolare Antonio, conoscendo da anni Jol., evitò di porgerle le condoglianze. Per rompere il ghiaccio: “È troppo tempo che non cura la capigliatura, i capelli son troppi lunghi e pieni di doppie punte, vorrei…” “Faccia lei, mi fido.” Uscì dal salone completamente ‘rinnovata’ anche nello spirito, incontrò un’amica che la prese sotto braccio e “Andiamo al bar, ti offro un aperitivo.” Maddalena, il nome della signora notoriamente loquace ed anche invadente, infatti: “È ora che ti trovi un bel maschione!” A casa, ultimo giorno di vacanza, Jol. rifletté, se voleva ricominciare a vivere doveva riprendere i contatti e dire che in banca non le erano mancate le occasioni. A piazza Cairoli posteggiò la 500 dietro una Citroen DS targata francese, le ultime due cifre dell’auto erano il numero 75, se non ricordava male era di Parigi. Jol. aveva ripreso il suo bel sorriso e si sentiva anche di spirito. Aveva visto scendere dalla Citroen il signore di bell’aspetto che si era presentato davanti al suo sportello. Ricordando un po’ di francese imparato a scuola: “Bonjour, monsieur, que puis-je faire pour vous?” “Enfin una signora molto bella che parla la mia lingua! Mi chiamo Albert M., sono qui a Messina dove ho  inaugurato a Tremestieri un mio magazzino di elettrodomestici, ne ho altri in Francia, in Spagna, in Inghilterra e in America quello che preferisco è questo italiano forse perché in Italia ci sono belle ragazze…” “Se ha finito di farmi i complimenti…” “Devo cambiare mille dollari americani in €uro.” Jolanda si recò in una stanza interna dove c’era una cassaforte e ritornò con il corrispettivo in €uro che posò sul bancone. “Io in Italie apprezzo anche la cucina che ne dice di desinare, si dice così, insieme?” “Rien à faire monsieur, je suis au regime.” Jolanda si stava divertendo a prendere in giro il francese parlando nella sua lingua. “Non mi sembra che lei abbia bisogno di una dieta, ha tutte le sue belle cosine al loro posto! Sera pour une autre fois, au revoir madame.” “Mademoiselle!” Jol. rincorse il bel francese che aveva ‘dimenticato’ il suo denaro sul bancone:”votre argent, monsieur!” Jol.aveva una fame indiavolata (ammesso che tale aggettivo sia consono alla fame) e si recò in un  ristorante in via Risorgimento. Alfredo, il capo cameriere: “Benvenuta non ti vedo da un secolo!” È deceduto mio padre, ora mi vedrai più spesso, sono rientrata al lavoro.” Sorpresa sorpresa, nel locale si era appalesato Albert il francese, evidentemente aveva seguito Jol., non si dava per vinto! “Scusi signore ma per ora non ho tavoli liberi, forse fra un’ora…” Albert con mossa repentina mise  nella tasca della giacca di Alfredo un centone. “Una cortesia, che ne dice di chiedere a quella gentile signorina se mi accetta nel suo tavolo?” Cento €uro non è una mancia di tutti i gironi, Alfredo si avvicinò al tavolo di Jol. e le rappresentò la situazione. Jol. voleva fare la dura ma non ci riuscì ed esplose in una forte risata che fece girare molti avventori. “Alfredo mollalo qui questo signore ma, se puoi, portagli cibi avvelenati così finisce di rompere.” Anche Albert aveva una fame da lupo e i due si fecero  concorrenza a chi mangiava di più. Il pranzo finì con un eccellente Ananas ed un amaro dell’Etna (Alfredo era catanese). Usciti dal locale con un inchino da parte di Alfredo (ti credo cento €uro di mancia quando mai li avrebbe più rivisti!) Albert girò intorno alla 500 di Jol. “Mi sembra un’auto da museo ma è ben tenuta, ‘parva sed apta mihi’ direbbero i latini. Non si meravigli, io oltre alla mia lingua e l’italiano ho studiato inglese, spagnolo ed anche latino che amo particolarmente: Catullo, Cicerone, Plinio il vecchio ed il giovane..”Mi scusi mi sono fatto trascinare, non vorrei sembrare presuntuoso le chiedo scusa. A proposito (a proposito di che pensò Jol.) vuol provare la mia Citroen DS, l’ho acquistata di recente, è una favola!” Jol. non si riconosceva più, in passato mai avrebbe accettato un invito di quel genere, ora si trovava seduta al posto di guida di una fiammante auto francese con tanti nuovi ritrovati meccanici. Col telefono incorporato nel cruscotto chiamò il direttore della sua banca chiedendo la concessione di mezza giornata libera, fu accontentata. Altra situazione per lei inspiegabile, si stava dirigendo verso casa sua, arrivò, posteggiò nel cortile al suo posto macchina, scese, aprì il portone e la porta di casa, sembrava ipnotizzata…”Bellissimo panorama, quella dovrebbe essere la costa calabrese, non sono pratico dei luoghi”. Appoggiati alla ringhiera del balcone anteriore di colpo Jol. si trovò le labbra di Albert incollate sulle sue, il bello fu che non reagì anzi partecipò attivamente…Bacio finito i due si sedettero sul divano, ogni frase sarebbe stata inadeguata e quindi prevalse il silenzio sin quando Albert si allungò sul divano e pose la sua testa sulle gambe della baby. Jol. recuperò la realtà: “È ora che vai, tua moglie ti starà cercando.” “Ma belle amie sono felicemente scapolo, non posso andarmene con la mia auto, domattina non potresti andare in ufficio, la tua carriola…” Jol: riprese il suo spirito: “Non parlare male della mia 500!”Allora mangiamo qualcosa qui a casa tua e domattina…non ti preoccupare dormirò sul sofà e…farò il buono.” Gli avvenimenti sembravano procedere come previsto da Alberto solo che Jol. non riusciva a dormire, si rigirava nel lettone sin quando scese dal letto e si catapultò sul divano vicino al fustone che, intontito dal sonno ma non tanto da rimanere impassibile, sfoderò un cosone di cui Jol. restò affascinata sin quando lo stesso cominciò una lenta ma sicura marcia all’interno della sua cosina che più tale non  era più. Albert rimase un bel po’ di tempo nel caldo ‘giaciglio’ e ci lasciò la sua impronta liquida. Jol. aveva goduto varie volte e solo in ultimo. “Mi hai goduto dentro!” “Nessuna preoccupazione mi son fatto chiudere le tube” e ricominciò il tran tran sin quando Jol::”Basta non ne posso più.” Svegli nel lettone della baby (ma come c’erano arrivati?) alle dieci. Doccia, colazione e poi l’ospite col suo telefonino prese a fotografare tutta l’abitazione. “Vuoi un ricordo di casa mia?” “No, col tuo permesso cambierò tutto il mobilio, qualcosa di più moderno, je me ne intendo, posseggo anche negozi di arredamento.” Vacanza obbligatoria dall’ufficio da parte di Jol. la quale due mattine dopo vide arrivare in cortile un camion da cui tre operai cominciarono a scaricare mobili di tutti i generi compresi quelli di cucina e del bagno, una vasca favolosa, una Jacuzzi! Jol. nei giorni seguenti visse in una nuvola come nei fumetti, anche le pareti furono pitturate, la sua abitazione era irriconoscibile ovviamente nel senso di miglioramento. La notte? La notte grandi battaglie dalle quali Jol. ne usciva con le ossa rotte o meglio talmente distrutta sessualmente da non ricordare nulla di simile, in passato aveva avuto qualche avventura ma mai di questa intensità. Albert per il suo lavoro cominciò a viaggiare un po’ in tutto il mondo, non le faceva mancare telefonate affettuose, si diceva innamorato e  Jolanda a sua volta lo sentiva dentro di sé,  non solo materialmente. ‘Les affaires sont les affaires’, un detto francese; Alberto non poté ritornare a  Messina per molto tempo. Francesca la portiera, come tutti i portieri non si faceva i fatti suoi: “Signorina, i giorni passano e le donne invecchiano, ricorda la canzone, non può aspettare per sempre il suo principe azzurro!” La famosa pulce nell’orecchio, anche i bei ricordi con tempo sfumano, Jol. ricordò quella famosa poesia imparata a scuola: “Passa un giorno, passa l’altro più non torna il prode Anselmo…la sua donna le diede un sacro pegno.” Jol. non aveva ricevuto nessun sacro pegno e pian piano la bella figura dal suo amante le tornava in mente, come naturale,  più sfumata. Quello che poteva avvenire, avvenne: l’ultimo dell’anno fu invitata dalla padrona dell’appartamento sopra il suo: “Non vogliamo essere invadenti ma dato che è sola a me ed a mio marito farebbe piacere la sua presenza.” Jolanda aveva ricevuto in dono da Albert una vestito da sera rosa favoloso che lasciava in parte scoperti sia il suo bel seno che la schiena sino …in basso. Naturalmente Jol. attirò l’attenzione dei maschietti ma solo gli scapoli si permisero di invitarla a ballare, le mogli a forza di occhiatacce, avevano messo la ‘museruola’ ai rispettivi mariti! Ormai più matura rispetto al passato, Jol. passò in rassegna i vari pretendenti e, come compagnia serale, scelse quello che ritenne  più adatto, bel giovane ma non ‘sun of the beach’ (avrete capito!). “Io sono Jolanda F., lei?” “Roberto M.” Una gran risata da parte della baby che si scusò affermando che si trattava di un fatto personale. Ci mancava poco che il nuovo arrivato avesse lo stesso nome del precedente! Roberto era il rampollo di una famiglia agiata e molto seria. Jol. volle rendersi conto dell’ambiente del suo ormai fidanzato per evitare gaffes, niente di peggio dei puritani e così alla prima presentazione si acconciò con un vestito che la copriva dal collo ai piedi. Fu ben giudicata dalla futura suocera Giuditta V. ed anche dal relativo marito Alonso R., forse di origine spagnola, che però la squadrò con ‘ojo astuto.’ I due fidanzati raramente si potevano vedere per i relativi impegni di lavoro; Roberto, notaio, era impiegato in uno studio. I loro rapporti erano sporadici, anche quelli fisici si limitavano a quelli manuali o, al massimo, orali. Un giorno rimasta sola col suocero, quel porcellone di origine spagnola provò a fare il ‘viejo cerdo’ ,e  minacciato da Jol., non ci provò mai più. Roberto era proprietario di una bellissima Alfa Romeo Giulia quadrifoglio verde di color rosso che talvolta Jol. guidava in autostrada in maniera troppo ‘disinvolta’con la ‘strizza’ da parte del fidanzato. Jol. ritenne opportuno parlare di rapporti intimi confessando di non essere più vergine per la relazione, da giovanissima, con un compagno di scuola. Roberto non la prese bene perché in famiglia gli avevano inculcato l’idea che la verginità della futura moglie era importante ma, innamorato, accettò la situazione e prese ad avere qualche rapporto col preservativo ma Jol. provava sessualmente ben poco per l’inesperienza di Roberto e lei non aveva alcuna voglia di ‘scafarlo’ per non essere mal giudicata. ‘Passa un giorno,passa l’altro…il ritorno del prode Anselmo’. Un giorno Albert si presentò in banca tutto baldanzoso ma, preso da parte da Jol., fu messo al corrente della sua situazione sentimentale. “Ti aspetto al ristorante.” La mancia di cento €uro fece sempre piacere ad Alfredo che procurò ai due un tavolo in una stanza riservata. Conversazione azzerata, ambedue facce scure, Albert sempre innamorato avrebbe voluto a questo punto portare con sé Jol. ma lei non intendeva girare il mondo, era di natura stanziale e quindi…per non parlare del fatto che la madre di Roberto, donna dura ed invadente, aveva già fissato la data delle nozze e relativo contorno di addobbi della chiesa, invitati  duecento  ospiti, bomboniere insomma tutto preparato senza chiedere il permesso ai due nubendi con gran piacere di Roberto ma non di Jolanda la quale, seguendo il detto latino ‘mulieres plus virorum callidae sunt’ pensò qualcosa di rivoluzionario: far conoscere fra di loro di due fidanzati! Per telefono ne parlò a Roberto che rimase totalmente ammutolito e poi di persona al ristorante ad Alberto che ovviamente rimase basito. La baby si prese una settimana di ferie, sdraiata sul letto con vicino il telefono in attesa…Dopo tre giorni: “Voglio incontrare questo…questa persona, mi sento distrutto,  cercheremo una soluzione.” Roberto stava piangendo. Alberto, invece,  dopo l’ovvio smarrimento iniziale, recuperato il suo senso dello humor,  decise di proporre un incontro a tre in campo neutro, ma dove? Taormina perla del Mediterraneo, locale: ‘Septimo’ scelta effettuata da Alberto che per primo giunse nel posteggio con la sua Citroen DS ed anche primo nel locale per prenotare una saletta riservata con la solita generosa mancia al cameriere. Roberto e Jolanda con la Giulia arrivarono mezz’ora dopo, nessuno dei due aveva parlato durante il tragitto, ne avrebbero avute di cose da dirsi più tardi. All’arrivo nel locale fredda stretta di mano fra i due pretendenti, ordine al cameriere di spumante millesimato (Roberto era un nazionalista, niente champagne) poi prese in mano la situazione Alberto. “Io non sono per le discussioni lunghe ed inutili, c’è evidentemente un problema fra di noi tre, soluzioni: Jolanda sposa Roberto, Jolanda sposa me, Jolanda sta con tutti e due.” Il viso dell’interessata era estremamente pensieroso, non  si pronunziò subito ma:”Ballerò singolarmente con voi due, dopo un colloquio vi comunicherò la mia decisione.” A mezzanotte il grande orologio della sala scandì le ore. “Era già l’ora che volge il desio e ai navicanti  ‘intenerisce il  core, anche in Francia conosciamo Dante.” Così esordì Alberto ed i due quasi omonimi guardarono in viso Jol. che: “Anche se può sembrare fuori dell’ordinario sono innamorata di ambedue e quindi la mia decisione è quella di sposare Roberto ma avere rapporti anche con Alberto, chi di voi due non ci sta è fuori gioco.” (Furbissima la baby, pensava  di prendere due piccioni…) Dopo un attimo di riflessione i due maschietti si strinsero la mano, patto concluso. Al fine di evitare spiacevoli pettegolezzi Alberto acquistò ad un prezzo folle (il proprietario non voleva mollarlo)l’appartamento vicino a quello di Jol. e poi fece abbattere una parete divideva ch le due abitazioni al fine di evitare pettegolezzi da parte dei vari proprietari e soprattutto della simpaticona ma  chiacchierona portiera Francesca. Figurati se la suocera Giuditta non si interessava del vestito della sposa! Dovette però ingoiare la scelta di Jol. che  lo pretese di color rosa anziché bianco! Era il 26 giugno, la casa del Signore intestata a San Gabriele sulla circonvallazione di Messina era addobbata  in maniera superba, sembrava un giardino, lo spiazzale dinanzi alla chiesa era quasi esaurito da macchine la maggior parte di grossa cilindrata, solo dinanzi al portale c’era lo spazio per due auto, quella della sposa la Giulia rossa e quella del testimone, Alberto che brillava per la sua assenza. In casi analoghi di solito era la sposa che si faceva attendere ma stavolta  era accaduto il contrario con ansia da parte soprattutto di Jol. la quale preferì rifugiarsi in sacrestia invano consolata dalla suocera: “Un testimone lo troviamo non ti preoccupare!” ma Jol. voleva quella scelto da lei. Passò ancora un quarto d’ora sin quando spuntò un Alberto trafelato: “Ho bucato una gomma…”  Grande applauso dei presenti all’ingresso di Jol. al braccio di un Alberto sorridente anche se con mani sporche di grasso. Alberto consegnò la futura sposa a Roberto in attesa dinanzi all’inginocchiatoio. Festeggiamenti con ballo al ’Giardino di Giano’ sul lago di Ganzirri con Alberto che faceva il farfallone con deliziose fanciulle invitate dalla sposa la quale: “Smettila di fare l’imbecille altrimenti al primo incontro ti chiudo le…gli occhi nel cassetto!” Strana la vita, La gelosia non ‘albergava’ fra i due mariti ma nella  bi-consorte!
     
     

  • 29 ottobre alle ore 17:46
    RITORNO AL PASSATO

    Come comincia:  Alberto M. con la sua Jaguar X type stava percorrendo l’autostrada Messina - Palermo destinazione Milazzo: via via le stazioni di Villafranca, di Spadafora ed infine, destinazione finale, uscita Milazzo Centro. Dire che era confuso era un eufemismo. La decisione di andare in quella località di mare era stata da lui presa

  • 24 ottobre alle ore 17:16
    CHI VUOL ESSER LIETO...

    Come comincia: In mancanza di moneta non  ancora coniata, i nostri antenati usavano lo scambio di merci ed anche di servizi (i più zozzoni si scambiavano anche le mogli) ma non è detto che questa abitudine non sia ancora ‘vigente’ nella nostra società. I motivi di tale ‘abitudine’ ritengo possono essere dovuti a variegate sensazioni provate dagli interessati. Forse un senso di voyerismo, ovviamente disgiunto dalla gelosia. Il seguito è la storia di Alberto M. e della moglie Anna M. ambedue quarantenni abitanti a Messina, via Panoramica 69. Dopo vent’anni di matrimonio senza figli per decisione di entrambi, sessualmente erano divenuti degli abitudinari. A cambiare la loro vita fu un collega d’ufficio di Alberto, tale Giorgio D. tipo dinamico, sempre allegro e compagnone, romano come Alberto trapiantato a Messina per lavoro (era, come Al. impiegato all’Agenzia delle Entrate) il quale un giorno: “Arbè te vedo depresso che ne dichi d’en cambiamento de vita, ciò un’idea che t’anderebbe proprio bene. Che ne pensi den wife swapping?” Al. aveva studiato l’inglese al classico e capì subito il significato dell’espressione: ‘scambio di mogli.’ “Famme capì le nostre o ‘n giro più largo.” “Se tratta den giro largo ma molto stretto nel senso che ce sò tutte persone serie e riservate, che ne dichi?” “Ne parlo a mi moje, te faccio sapè.” A tavola Alberto si dimostrava particolarmente allegro e spiritoso, Anna, da buona psicologa (la sua professione) capì che il marito era foriero di novità “Sbottonati, spero di tratti di novità piacevoli.” “Dipende, un mio collega mi ha proposto un ‘wife swapping’, gli ho risposto che ne avrei parlato con te.” “Lo sai che ho studiato francese e non l’inglese..” “Vuol dire scambio di mogli ma non fra le nostre ma in un giro più largo.” Non era facile sorprendere Anna ma stavolta…”Lo so che non sei geloso ma che effetto ti farebbe…” ”Tutto dipende da te, la prima volta potremmo mettere una maschera in viso…” “Sai che ti dico, ci sto sempre che il maschietto con cui dovessi andare fosse di mio gradimento.” Alberto riferì a Giorgio il quale un venerdì: “È per domani pomeriggio vi verrò a prendere in macchina con mia moglie Giovanna, ho una Jaguar.” Giorgio giunse sotto casa di Al. alle quindici, presentazione delle relative consorti che furono posizionate nel sedile posteriore e poi  via verso i monti Peloritani. Dinanzi ad una villa, Giorgio suonò il clacson due volte poi altre due, era il segnale per farsi aprire il cancello. Indossate le maschere Arlecchino per Alberto e Colombina per Anna il quartetto fu accolto da Sandra F. padrona di casa sessantenne ma ancora ben ‘tenuta’. “Siate i benvenuti, mettetevi a vostro agio come ritenete opportuno, appendete il soprabito ed eventualmente i vestiti nell’armadio in fondo alla sala e poi…buon divertimento.” Giorgio e Giovanna si confusero fra gli ospiti, Alberto ed Anna in cerca…”Vedi qualche maschietto che ti piace?” “Laggiù c’è una coppia che, come noi, indossa una maschera in viso, anche per loro deve essere la prima volta, avviciniamoci.” “Signori, sono Alberto e questa è Anna mia legittima consorte, vedo che anche voi siete novelli ospiti della casa.” “Io sono Nicolò con Arianna mia deliziosa consorte, non per vantarla ma posso dire che ci sa fare, anche se in campo sessuale è un  po’ prepotente.” “A me non piacciono le cose mosce che alla fine ti dicono, hai finito? quindi è la benvenuta. Posso provare ad abbracciare la prepotente senza che mi graffi tutto, sto scherzando.” Ari., non alta di statura, profumava di femmina, poteva paragonarsi a quell’attrice francese  Cecile Aubry detta ‘la venere tascabile’ e, da quello che si poteva intravedere sotto la maschera, doveva essere anche attraente in viso, labbra per prime. Arianna doveva essere stata colpita dal fisico statuario di Alberto, se lo prese sotto braccio e, senza invito, lo trascinò nella sala da dove proveniva una musica dolce che invitava a rilassarsi e ad eccitarsi sessualmente. Alberto constatò che immediatamente il suo ‘ciccio’ sotto i pantaloni  aveva preso una posizione eretta ben accetta da Ari. “Vedo che ti tratti bene, non so che fare, si dice che se la molli la prima volta sei una puttana ed io…” Intanto i due erano stati raggiunti da Nik. e da Anna  che ridevano da pazzi vedendo i relativi coniugi in crisi eccitatoria. Alberto volle sdrammatizzare la situazione: “Se fossi siciliano direi: “Camaffare,  ho indovinato?” Spezzata l’atmosfera le due signore si riappropriarono dei relativi mariti ed Arianna: “Vorrei fare un giro per fare i guardoni e vedere le varie coppie; cacchio laggiù ci sono due trans, forse brasiliani, uno o una che dir si voglia ha un coso spropositato, un maschietto che si arrischia ad andare con lei o lui che dir si voglia rischia di non potersi sedere per una settimana! Guarda c’è pure una piuttosto vecchiotta che se la rifà con un giovane, sicuramente lo pagherà profumatamente; ci sono pure due giovani maschio e femmina che forse non hanno nemmeno diciotto anni, ora sta uscendo da una camera una coppia nuda che sicuramente ha consumato, se non ci avessero sequestrato la macchina fotografica all’ingresso avremmo dei bei ricordi.” Alberto: Io ho consegnato la mia Canon ma, da fotografo dilettante ho con me una Minox piccolissima ma che fa foto molto belle, in questo bordellino nessuno se ne accorgerà.” E tenendo la Minox fra i due palmi delle mani riuscì ad immortalare molti soggetti interessanti. Arianna capricciosa e curiosissima: “Voglio vedere subito le foto!” Alberto: “Adesso domando alla padrona di casa se ha una camera oscura… vediamo dov’è Sandra.” “Alberto lascia stare le battute di mia moglie, piuttosto togliamoci dai piedi e, qualora decidessimo di…lo faremo a casa nostra. Alberto andò a salutare Giorgio e Giovanna che avevano trovato una compagnia ‘scompagnata. Nik: “Nel cortile ho la mia Giulia, salutiamo la padrona di casa e facciamoci aprire il,cancello destinazione…lo decideremo durante il viaggio.” Stavolta  femminucce vicini ai maschietti ma non ai propri, inizio di una scalata… “Nik. Lo sapevi che tua moglie ha cosce meravigliosamente lisce per non parlare delle tettine, poi le labbra…lo so sto dicendo cose pleonastiche, forse è l’entusiasmo…” “Anche tua moglie non scherza a pelame sulla cosina, mai visti tanti peli in una signora, ti resteranno fra i denti!” Dunque anche Anna veniva palpeggiata alla grande, d’altronde… Alberto avanzò la proposta di recarsi a casa sua, proposta accettata all’unanimità. In ascensore: “Facciamo piano, davanti al mio appartamento abita una zitella che, non avendo nulla da fare si interessa degli altrui fatti, appena esco dall’ascensore voi restate dentro io gli metto del nastro nell’occhiolino spia della sua porta d’ingresso.” Alberto ed Anna ebbero i complimenti dei neo amici per l’arredamento di casa: “Si vede che c’è la mano di una donna!” Ari. voleva farsi amica Anna dato che sicuramente non avrebbe avuto problemi con Alberto di cui in macchina aveva toccato, con piacere, un coso non indifferente. “Ho tre tipi di alcolici: un caffè Borghetti, un Chivas Regal 30 years old ed un cognac Bisquit, servitevi.” Ognuno con in mano il liquore preferito si sedette su un divano con accanto un compagno scompagnato baciandosi in bocca per assaporare il liquore ingerito dal partner provvisorio. La prima, come previsto, fu Arianna che fece ‘volare’ gli slip, stendere Alberto sul divano e cominciare a cavalcarlo da far invidia ad una Walchiria, era assatanata come affermato dal marito. Durante il coito, Alberto cercava di spiare il comportamento di Anna la quale, postasi sotto il corpo di Nik. ,guaiva dolcemente come sua abitudine, insomma anche lei se la godeva alla grande, forse un po’ di gelosia da parte di Alberto…Il mattino con la sua luce riportò gli amanti alla realtà, ancora assonnati i coniugi si recarono nei due bagni per una doccia, un bacio profondo per riappropriarsi del proprio consorte. Successivamente a casa di Nicolò Arianna ebbe i complimenti da parte di Anna per dimostrare che non risponde a realtà che non ci possa essere amicizia fra femminucce. Ormai giravano nudi sia nella propria abitazione che in quella degli amici, ogni tanto una palpeggiata che, talvolta, portava a piacevoli conseguenze; nessuna gelosia anzi un piacere non egoistico di veder i propri coniugi godere della sessualità con i partner provvisori, talvolta l’anticonformismo ripaga alla grande gli interessati!
     
     
     
     
     

  • 22 ottobre alle ore 10:01
    MA QUALE AMORE?

    Come comincia: Non c’è parola più abusata di: ‘amore’, spesso a sproposito. Cominciamo dalla prima infanzia: il pargolo appena nato dipende dalla tetta materna, questo è il primo amore che resterà o dovrebbe resistere per tutta la vita. Si potrebbe trattare l’argomento in modo infinito: alcuni molto piacevoli, altri meno, altri ancora tragici, ma iniziamo dall’antichità. I libri di storia che ci hanno propinato a scuola non riportano il rapporto incestuoso fra Cleopatra ed il marito, suo fratello Tolomeo. Forse il motivo di tali intrecci erano dovuti al fatto che non si voleva che si rovinasse la stirpe; allora le razze erano ancora pure e difficilmente poteva accadere che la prole fosse ammalata (così la pensavano gli antichi). Oggi la situazione non viene accettata, per la maggior parte delle persone non esiste ‘accoppiarsi’ con un parente stretto anche se molti esempi ci portano  sapere di tali unioni. Fra l’altro in alcuni paesi fra cui l’Olanda, la Spagna e la Francia  l’incesto consensuale non viene condannato. Ci sono stati casi famosi come quello di Nick Cameron e di Danielle Hearney fratellastri (padre diverso) che si erano dovuti allontanare dal loro paese per non essere incarcerati. Dare un giudizio negativo per i conformisti è piuttosto facile ma i ribelli  vanno in crisi, chi ha provato sentimenti molto forti e coinvolgenti per vari parenti e sa quello che si prova. È meraviglioso se siano corrisposti e  ma in caso contrario …Un fatto veramente avvenuto: un padre di famiglia G: aveva tre figlie; quella minore M. all’età di tredici anni gli  fece una proposta diretta: “Papà sono curiosa, mi fai toccare il tuo coso?” G. subito  prese la situazione con un sorriso e soprattutto con sorpresa, aveva sempre avuto molta confidenza con  moglie e figli, si facevano la doccia tutti insieme ma…G. seguitò: “Ho visto quello di un mio compagno di scuola è piccolo e brutto non mi è piaciuto, mi sono messa a ridere, lui ogni volta che mi vede diventa rosso a scappa.” “Mia cara questo lo usa la mamma ma se proprio ci tieni…” M. non se lo fece dire due volte, con una certa maestria cominciò a sollazzare il ‘ciccio’ di papà che poco dopo cominciò a schizzare sperma, una goccia arrivò sulle labbra di M. che: “Sai che ha un buon sapore!” M. era una ragazza particolarmente curiosa, alla biblioteca comunale aveva preso in prestito per la lettura romanzi di autori americani, russi, anche ungheresi oltre naturalmente quelli di scrittori italiani e non era il tipo che si impressionava facilmente, quello che era andato in crisi era G. ma fu rassicurato dalla figlia:  “Tu papà seguita a scopare con mamma, con me quando vorrai, io non sono più vergine, ricordi il mio amico A.?” Così venne a sapere che A: figlio di un suo amico si era ‘fatto’ per primo la sua adorata M., o prima o poi…In seguito venne a galla che mamma e figlia si dividevano le ‘carezze’ di G. senza porsi problemi contenti loro! Un argomento molto più complicato è quello degli amori omosessuali: tutti sanno di Saffo che Alceo definì divina la sua chioma viola, sorriso dolce come il miele.’ La gentil donna insegnava in un Tiaso, collegio in cui venivano istruite le fanciulle con cui aveva ‘confidenze’ sessuali che traduceva in meravigliosi versi appassionati. Non fu però fortunata, innamorata respinta da Faone si suicidò gettandosi dalla rupe Leucade. Questa storia mi portò a cambiare il mio modo di pensare sugli omo:  la loro non è solo una questione fisica, ci sono di mezzo anche i sentimenti che, come sanno quelli che li hanno provati, cambiano completamente la vita facendo superare anche ostacoli che  credevano insuperabili. Nella società attuale sono più tollerate le omo donne che i maschi, esempi ne abbiamo tutti i giorni in cui alcuni omo maschi sono finiti in ospedale perseguitati da quelli che si ritengono maschi puri e che invece sono puri imbecilli, se un omosessuale maschio è attirato da un altri uomo in fondo è uno sfortunato, la maggior parte della società lo emarginerà ma…Ci sono altri aspetti che fanno pensare: la prostituzione maschile tra omo riguarda me in prima persona. Ero stato invitato a passare il week end nella loro villa ad Ostia da un danaroso compagno di scuola tale F. Muniti dal giovane di fucili da caccia, in cinque, quanti eravamo, sparsi nella retrostante pineta  avevano preso a sparare a tutti gli uccelli che ci capitavano a tiro ed anche a conigli e lepri, cosa assolutamente vietata ma il mio amico F. mi disse di non preoccuparmi, era ben coperto! La mamma, vedova, ma ancora ben prestante, provvide con la cuoca a cucinare tutta la cacciagione innaffiata dal vino Merlot. A fine pasto, tutti un po’ brilli fummo accompagnati nelle rispettive camere da letto.  Notai che la signora aveva preso sottobraccio un ventenne alto e robusto tale S. per condurlo..boh ma poco me ne importò, anche le vedove hanno diritto a…Io capitai in una camera a tre letti: il padrone di casa si prese quello al centro, un certo H. tedesco quello vicino alla finestra ed io quello accanto alla porta. Oltre che un po’ ubriaco ero pure stanco e così mi addormentai alla grande. Più tardi mi svegliai ma ancora insonnolito mi misi il cuscino sopra la testa, sentivo il rumore di una rete di letto che faceva rumore. Ormai sveglio completamente mi girai e meraviglia delle meraviglie vidi il padrone di casa che andava su e giù nel deretano del deutsch il quale dimostrava di gradire la cosa. Che avreste fatto. Io rimasi imbambolato sinché F. “Non hai mai visto una inchiappettata, la stai vedendo. A me piacciono le femminucce ma quando capito uno come H. non mi tiro indietro. H: prendi in bocca quello del mio amico, fai vedere quanto vali!” Io mi trovai spompinato perché ‘ciccio’ aveva reagito fino all’orgasmo, H. fece il pieno di vitamine ed io andai in bagno. Doccia e, dopo colazione, rientro a casa completamente frastornato, anch’ io ero forse diventato…Pensai di raccontare la storia alla mia fidanzata S. anch’essa molto anticonformista ma anche di spirito, meglio di no, mi avrebbe preso per il culo a vita!
     
     

  • 17 ottobre alle ore 10:50
    SI VIS PACEM...

    Come comincia: Alberto M., anni sedici, frequentava a Jesi in quel di Ancona la quinta classe A) del locale ginnasio. Che ne combinava di tutti i colori era il meno che si potesse dire. Di intelligenza superiore alla media, per natura riusciva a dileggiare sia i compagni che i professori.  In un compito in classe ‘si vis pacem’aveva sostituito Il normale  ‘para bellum’ (per i non latinisti prepara la guerra) un ingiustificato:  ‘para culum.’ Frase che fece saltare sulla sedia il professore di materie letterarie Altero G. il quale non trovò altra soluzione che mandarlo fuori dall’aula. Male gliene incolse (al professore), di passaggio dinanzi all’alunno  il preside Gioele C. si informò dall’insegnante dell’accaduto e: “i professori debbono istruire gli alunni non punirli!” e così l’indisciplinato Alberto riprese con faccia serafica il suo posto in classe  con un risolino sulle labbra che fece ancor più incazzare il docente che, impotente dinanzi alla decisione del preside,  ritenne opportuno far scrivere dalla segretaria della scuola sul diario dell’alunno una nota altamente negativa sul comportamento di Alberto, nota da far firmare p.p.v. (per presa visione) al padre del colpevole o da chi ne fa le veci. Ti pare che l’Albertone  si sarebbe fermato, quando mai. Variò il p.p.v. in p.p.p.c.  e si presentò alle tredici al papà Armando, funzionario di banca, il quale: “Dì al tuo professore che non so che voglia dire quella sigla in ogni caso non firmo niente, ho altro da fare.” e sparì dalla sala da pranzo. Mecuccia S., la mamma, fu dello stesso parere, abbracciò il suo cucciolone preferito e fece ritorno al negozio di coloniali di cui era titolare. Il giorno successivo Alberto si presentò al professor di lettere con una firma falsa, la sua, sulla nota a suo carico e, col solito sorriso serafico la mise sotto il naso del prof. Altero il quale saltò sulla sedia della cattedra: “Cosa hai combinato piccolo imbroglione, che vuol dire p.p.p.c.?” “Penso che debba chiederlo alla signorina Isotta, la segretaria.” Già chiamarsi così era una disgrazia, il nome voleva dire’colei che protegge il ferro’ più che il ferro la cotale doveva proteggere se stessa dalla bruttezza totale, la classica zitella tipo quella descritta da un regista Frank Capra: legnosa, piatta, naso lungo, labbra inesistenti, capelli cinerei. Il professor Altero preferì chiamare il bidello per far accompagnare Alberto dal preside con la nota modificata dall’impertinente. Amos V. il bidello era una macchietta: gli alunni gli avevano appioppato il soprannome di ‘nasibù’ per il gran naso che quasi gli entrava in bocca inoltre mostrava una gobba tipo il campanaro di Notre Dame e due piedi taglia 46, una barzelletta ma tanto buono d’animo e benvoluto dagli alunni che gli donavano spesso delle sigarette che il bidello amava molto in mancanza di altri…divertimenti. “Arbè che minchia hai combinato? Stavolta so cazzi!” Il preside all’inizio si rabbuiò, era sempre vicino agli alunni ma quando è troppo è troppo! “Signorina Isotta per favore prenda la pagella di questo signorino, immagino…” “Immagina male signor preside, ho tutti otto ed anche qualche nove, solo un sei in matematica.” “Non ci capisco più nulla, Alberto andiamo al bar Ciro qui di fronte, voglio parlarti in privato.” Il titolare del bar: “Professore vedo che ha con sé il miglior alunno dell’istituto, conosco il padre un galantuomo, forse un po’ troppo scherzoso!” Pensiero del preside: “Ecco da chi ha preso stó figlio di cane.”  “Dammi il numero di telefono del genitore, voglio parlarci.” A tavola papà Armando era serio. “Alberto il preside mi ha dato pessime notizie sul tuo comportamento, meriti una punizione, una settimana senza tv né cinema, solo studio.” “A’papà che debbo prendere tutti dieci, non bastano gli otto ed i nove!” I due coniugi non riuscirono a trattenere una grassa risata poi Armando: “Allora studia matematica, lì sei scarso, io all’età tua…” “Avevi sei in latino e greco e così siamo pari.” “Mecuccia come lo abbiamo concepito stó figlio, quella notte dovevamo essere distratti!” Alberto pensò bene di mollare il prof. Altero e rivolgere i suoi lazzi alle ragazze alcune delle quali bonazze ma inavvicinabili, erano gli anni cinquanta ma questo non lo scoraggiò. Ad un banco vicino al suo c’era una certa Rossana bassotta, faccione,  niente di speciale  era destinata ad essere la prima vittima. Alberto scrisse, a stampatello, due biglietti: ‘ Ho comprato una maglia di lana, l’ho comprata Rossana per te ma ho saputo che fai la puttana la maglia di lana la tengo per me!’ ed un’altra: ‘Ho comprato due belle galoches, le ho comprate Rossana per te ma ho saputo che lo prendi fra le cosce e le belle galoches le tengo per me.’ Durante i dieci minuti di intervallo i due biglietti finirono fra le pagine del diario della predestinata la quale al rientro in classe, all’apertura del diario ne prese visione e, rossa in viso come un peperone  le portò all’attenzione del prof. Altero il quale, da vecchio puritano, divenne più rosso dell’alunna. Una calma surreale piombò nell’aula, il professore si recò dal preside con la conclusione che, anche se in mancanza di prove, Alberto fu trasferito nella quinta B), dove c’era‘merce’ fresca da poter sfruttare! Nei giorni successivi il buon Al. adocchiò una ragazza di una frazione di Jesi Polverigi, nome: ‘Fragolina’. Ovviamente c’era da domandarsi chi avesse avuto quella brutta idea di imporgli quel nome. Alberto non se lo domandò più di tanto perché la ragazza aveva un corpo atletico, tutto quasi perfetto, quasi perché sul viso alloggiava un naso alla Cyranau de Bergerac  quasi uguale a quello del bidello ‘Nasibù’ che in un uomo porta a pensare… in una donna…Allora non erano di moda gli interventi chirurgici di plastica nasale e dunque Fragolina dovette escogitare qualcosa per far passare in seconda linea quel difettuccio: affidarsi al seno prosperoso ossia esporlo il più possibile. Le ragazze indossavano un grembiule nero chiuso sino al collo e allora…Fragolina smise di indossare il reggiseno, niente canottiera con la conseguenza di un  seno ondeggiante che nei maschietti faceva un certo effetto soprattutto quando l’interessata, presa da sacro fuoco erotico, sbottonava  la parte superiore del grembiule. Il caso o il destino che, come tutti sanno, è al di sopra degli dei portò Fragolina e Odino F. professore di lingue a frequentare la stessa pensione in una strada laterale della piazza principale: la baby pensava così di essersi assicurata dei buoni voti, il professore amava la ‘merce’ fresca e vogliosa. La situazione non sfuggì ad Alberto a cui non parve vero di poter ‘mescolare le carte’. Fattosi amico della non più giovane padrona della pensione, pensò bene con una sceneggiata di farsi curare dalla stessa un ginocchio malconcio in seguito ad una ‘fasulla’ caduta accidentale dentro la pensione. Il vecchio truccò funzionò e ‘la vecchia’ riprovò dopo molto tempo le gioie del sesso in cambio ebbe il permesso di spiare professore e alunna che, talvolta, respiravano l’aria della stessa camera da letto. Odino era dotato di un po’ di gobba ed aveva anche l’aria di un gibbone, cosa che non interessava Fragolina  per i vantaggi sia scolastici che per quelli pecuniari (Odino era ricco). Alberto un pomeriggio entrò nella stanza dei due mentre la ragazza si ‘fumava’ il sigarone di Odino al quale il sigarone stesso prese ad ammosciarsi. “Scusate ho sbagliato stanza.” Scusa assolutamente non credibile ma Al. non ne aveva trovata una migliore. A scuola prese contatti con la baby rappresentandole la possibilità di farle visitare la sua bella casa a tre piani di via S. Martino in assenza dei genitori che andavano a passare il week end da parenti a Roma. Alberto si impossessò del lettone dei genitori in stile neo-classico con specchio ovale ed armadi con specchi che davano l’idea di un cinemascope. Era domenica, alla cameriera Lina aveva chiesto di preparare un pranzo alla ‘deus flavis capillis’, cosa che avvenne  con  un brodetto di pesce innaffiato col Verdicchio di Giorgio Brunori. Al buio il nasone di Fragolina non si vedeva proprio in compenso tette favolose, cosce da maratoneta e piedi lunghi e stretti che sarebbero stati apprezzati dai feticisti.  Punto G di Fragolino trovato, orgasmi sino allo sfinimento  e poi: “Cara sono un po’ sul distrutto, scusami se non ti accompagno.” Una svolta molto particolare avvenne nella vita di Alberto con l’arrivo in  classe proveniente da un istituto romano della professoressa di matematica tale Gabriella F. jesina puro sangue con villetta a due piani più giardino sul viale dei Colli e cagnetta ‘Perla’ oltre ad un bel gruzzolo di famiglia. Sola al mondo, d’estate girava un po’ tutti i paesi dei dintorni ma la solitudine le pesava, anche se lei affermava il contrario. Conosceva i suoi limiti fisici, non molto alta ma ben proporzionata, naso piccolino , bocca promettente, seno…insomma una bambolina che ‘l’on pourrait baiser’. Gabriella notò subito Alberto sia per il suo fisico che come spirito; aveva studiato anche  psicologia e aveva scoperto subito che tipo fosse. Un problema era però sorto, somigliava molto ad un suo collega romano che l’aveva lasciata per una modella e la ferita non si era ancora rimarginata. Un giorno si fece coraggio e, durante l’intervallo aveva chiamato in cattedra Alberto che non aspettava altro. “Giovanotto ti do del tu perché ho dieci anni più di te, mi meraviglio del tuo voto in matematica, nella altre materie tutti otto e qualche nove in matematica 6, sei allergico ai numeri? “Ai numeri si ma non alle professoresse di matematica.” “E non sei nemmeno allergico alla faccia tosta bel giovane con me…” “Più di una all’inizio mi ha detto di no poi si è squagliata come neve al sole!” “A’ neve al sole vedi d’annà a…” “Provvedo cara Gabri…à bientôt.” “Mó questo fa pure il poliglotta, buah…” Ovviamente finì che Alberto fu invitato nella villetta dei Colli di Gabri. All’ingresso, aperto il cancello, fu avvicinato dalla cagnetta ‘Perla’ che, alle sue carezze, prese a leccargli la mano. “Stà puttanella, quando incontra una persona che non conosce fa un casino del diavolo, con te…inspiegabile!” “La padrona farà la stessa fine!” “Io vado in palestra, yudo cintura nera primo dan, ti potrebbe finire che finisci in orizzontale a terra!” “In orizzontale si ma su un morbido letto, a proposito il tuo com’è, morbido oppure duro come la padrona?” Gabri. sconfitta si ritrasse in casa seguita da una Perla scodinzolante e dall’alunno Al. sicuro della vittoria. Nella parte posteriore della villetta Gabriella offrì all’ospite delle bevande colorate, niente alcol, una volta si era ubriacata e le era bastato. “Ho voglia di metterti le mani fra le cosce, a proposito sono morbide come sembrano, penso di si” ed, alle parole fece seguire l’azione alla quale Gabri. non si oppose, la sua era una sconfitta piacevole,  Alberto le era entrato in corpo in senso metaforico. Cena all’aperto, era luglio, Perla felice si arrampicava sulle gambe dei due ricevendo del cibo  ed Alberto , eccitato, senza profferire verbo fece capire a Gabri che l’ora fatale era giunta.  A letto  la padrona  di casa, si appropriò del cosone di Al.  preferendo la posizione cavalcante data la sua statura. Non fu solo una questione fisica, Gabri si ritrovò con le lacrime agli occhi, capì di essersi innamorata, non era sicura che fosse la cosa migliore, fare l’amore con un alunno di dieci anni più giovane, che futuro…”Non pensare troppo, ti si legge in viso, ho due genitori meravigliosi che ti apprezzeranno.” E così fu: Armando “Giovanotto sei fortunato a me è capitata una racchia come tua madre, a te…” “Tu sei la figlia che non ho avuto.” La notizia ovviamente venne a galla, pareri discordi ma dopo un po’ la gente si stancò dei pettegolezzi ed Alberto e Gabriella vissero… Dimenticavo Perla, mamma di tre volpini  che salivano sul letto anche in piena notte, che palle!
     

  • 03 ottobre alle ore 15:52
    CONTRO NATURA

    Come comincia: Quante volte abbiamo sentito questa frase soprattutto in bocca ai cattolici ad esempio: un rapporto anale lo è perché l’ano è preposto ad altre mansioni. Nei divieti religiosi c’è la costante volontà di mortificare, costringere, imbrigliare il piacere del corpo e quindi la sua libertà. In altre parole il cattolico praticante deve usare solo la vagina senza contraccettivi, tradotto figli a non finire non tenendo conto oggigiorno delle difficoltà, soprattutto economiche  di una famiglia numerosa. Il caso volle coinvolgere due famiglie di Roma residenti nello stesso palazzo a Piazza Indipendenza. Alberto psicologo, Anna sua moglie casalinga, Alceo  assicuratore, Clotilde moglie casalinga e Eberardo loro figlio, universitario. Quest’ultimo ventenne, un giovanottone da un metro e novanta era il problema della famiglia. Sin da giovane si vergognava a farsi vedere nudo anche dai genitori destando preoccupazioni soprattutto da parte del padre. Clotilde: “È solo vergogna, pudicizia non facciamone in dramma.” “La pudicizia l’hanno le femminucce…” Eberardo praticava atletica leggera con lanci del disco e del giavellotto e, data la possanza fisica,  otteneva risultati notevoli, era stato in prova anche nella squadra di rugby. Ma non entrava nello spogliatoio con i colleghi uno dei quali, un giorno per sfottò lo chiamò Ebe. Male gliene incolse, finì in ospedale giustificando le ferite con una caduta dalle scale. Malgrado i voti eccellenti negli esami, Eberardo era sempre triste e con poca compagnia, mai di femminucce che, peraltro, lo avrebbero volentieri ‘impalmato’  per il suo fisico magnifico ma…c’era un grosso ma che il padre ritenne di risolvere contattando Alberto per una visita psicologica al figlio. “Mandamelo venerdì, sono libero da visite.” Il venerdì il giovin signore ‘marcò visita’e non si presentò. Alberto una mattina lo aspettò sul pianerottolo e, presolo sotto braccio, lo accompagnò nel suo studio. “Con me niente vergogna, dopo quindici anni di professione ne ho viste di tutti e colori e d’altronde è la natura che ci vuole come siamo con tutti i pregi e difetti’. Permettimi una visita all’apparato sessuale…hai il pene un po’ piccolo ma questo non vorrebbe dire nulla, ti ordino delle pillole che dovrebbero fare al caso tuo, si tratta del ‘Levitra’ da prendere mezz’ora prima del rapporto sessuale, fammi sapere.” Eberardo una sera che i genitori erano a teatro invitò speranzoso a casa una prostituta che passeggiava alla Stazione Termini, era una ragazza piuttosto bella e fine. “Sono Samanta, cento in macchina, cinquecento a casa.” “Hai un bell’appartamento, se vuoi possiamo stare tutta la notte per duemila.” Ma quale duemila, nemmeno un milione avrebbe potuto aiutare Eberardo, ‘ciccio’ proprio non ne voleva sapere di crescere e così la baby, incassò il compenso e con accento bolognese: “Io sono sempre al solito posto, sono a tua disposizione.” La tale voleva far la furba, guadagnare molto senza far nulla. Eberardo si mise a letto arrabbiato con se stesso e col mondo, proprio a lui doveva capitare il guaio, nessuno dei colleghi pare avessero quel problema maledizione! I genitori rientrarono all’una, il giovane era ancora sveglio ed ancora più incazzato, si mise a piangere sempre più forte. Il padre nel letto già dormiva, la madre struccatasi ed in camicia da notte stava per coricarsi quando percepì il pianto del figlio. “Caro posso entrare?” Nessuna risposta, Clotilde aprì la porta e si portò vicino al letto del figlio: “Caro confida tutto a tua madre, qualsiasi cosa lo sai che sei tutta la mia vita.” Eberardo raccontò gli ultimi avvenimenti alla genitrice la quale con freddezza amorosa: “Ci scommetti che sistemo tutto io.” Tolse il lenzuolo, abbassò i pantaloni del pigiama al figlio e prese in mano e poi in bocca il ‘cosino’ del figlio che, inaspettatamente cominciò a crescere, a crescere, a crescere in  modo notevole, Clotilde pensò bene di completare l’opera e introdusse il non più piccolo pene in vagina sino a quando sentì che il figlio aveva avuto un orgasmo. “Ora dormi sereno figlio mio, quello che ho fatto è stato solo per amore materno, non accadrà più!” Eberardo la mattina successiva era di buon  umore,  la sua felicità sprizzava da tutti i pori. Ricco per il lascito del nonno suo omonimo, si recò in una gioielleria ed acquistò un collier di diamanti che orgogliosamente mise al collo della genitrice. Al rientro a casa Alceo: “Dove l’hai preso quel collier?” “Stanotte ho fatto delle marchette, non ci credi, pensi che io non valga un gioiello come questo?” Sentito presosi per i fondelli, il pater familias mangiò a e si rifugiò in ufficio, era di cattivo umore per la presa per il culo. Entusiasta per la prestazione, Eberardo invitò in casa Erminia una compagna di università la quale, anche perché aveva ricevuto in dono un braccialetto d’oro, era propensa a… ma, malgrado il Levitra, ‘ciccio’ non si mosse lasciando il proprietario in uno stato di prostrazione. Contattò Alberto e la mattina dopo si recò nel suo studio. Raccontò gli ultimi avvenimenti senza tralasciare alcun particolare e, speranzoso attese il responso del medico. “Mio caro il sesso dipende tutto dal cervello, la natura è capricciosa e commette degli errori in campo sessuale che nemmeno te li immagini. Ultimamente al computer sono apparse delle forme umane decisamente furori del comune: una donna con due peni e la vagina, un’altra con un membro che gli arrivava alla bocca entro cui eiaculava, due ermafroditi che facevano sesso una dentro l’altra e poi tanti trans con peni di una grandezza spropositata, non aggiungo altro, molto probabilmente tu hai bisogno di fare l’amore in maniera assolutamente fuori del comune, per ora non posso dirti altro.” Eberardo riportò alla madre il colloquio col medico anche il fatto che lo stesso non era voluto andare più avanti in quella che poteva essere una soluzione del problema. Clotilde era disperata, che fare per aiutare il figlio? Per ultimo  contattò l’amica Anna, con cui era in confidenza, riferendole paro paro tutti gli ultimi avvenimenti di Eberardo. Anna non sapeva che dire, era arrabbiata e in conflitto col marito perché non voleva comprarle una Mini Countryman omnia optionals molto bella e molto costosa e così ascoltava l’amica con poco interesse e poi una furbata di Clotilde: “Mio marito ti ha sempre guardata con occhio particolare, gliel’ho fatto notare ma non me l’ha mai negato, vedi se possiamo sistemare in qualche modo i nostri due problemi: pecunia non olet…ma risolve tante situazioni.” Quella sera Anna fu molto affettuosa col marito: “Clotilde mi ha fatto pena, suo figlio ha dei problemi che probabilmente tu conosci, se le diamo una mano probabilmente…” “Eberardo ha varie deviazioni sessuali, ho capito fra l’altro che è un cuckold ossia ama vedere sua moglie nel suo caso sua madre avere un rapporto sessuale con un altro uomo.” Forse era vero a metà, la verità era che Alberto si voleva ‘fare’ Clotilde da molto tempo e quella era l’occasione buona. Messo fuori gioco Alceo c’era la possibilità che Alberto  facesse sesso con  Clotilde e che Eberardo, eccitatosi dinanzi a quel rapporto, diventasse intimo di Anna alla quale tutto sommato non dispiaceva. Questa la teoria fu approvata  dalle due signore, unico problema la presenza di Alceo che, fortuna adiuvante, fu invitato a Rimini per dieci giorni ad un convegno della sua casa assicuratrice. Eberardo sentiva in giro aria di complicità, domandò notizie a sua madre senza ottenere una spiegazione poi ad Alberto che se la cavò con un: “Ci sto studiando.”  “Clotilde al figlio: ”Sabato sera una festa a casa nostra con io ed Anna, tutte e due in ghingheri, si festeggia l’onomastico di Alberto, non ti meravigliare dei nostri costumi brasiliani, sono stati scelti da Anna.” Eberardo era confuso, immaginava qualcosa di insolito ma non riusciva bene a capire di cosa si trattasse. La signore non avevano voluto usare i fornelli e pertanto la cena venne ordinata al sottostante ristorante, tutto pesce, c’erano pure le aragoste! Le signore misero un compact disk di musica brasiliana, un cha cha cha indiavolato,  ordinarono di spegnere le luci ed al comando ”Accendete!” un visione: delle loro tette coperte solo il capezzolo, davanti un francobollo e dietro un filo, uno spettacolo! I due maschietti sorpresi, Alberto immobile Eberardo cominciò a saltellare come un bambino e poi: “Guardate, guardate…” Il suo ‘ciccio’ stava diventando sempre più lungo e duro, abbracciò la madre e baciò Anna la quale fu forse la più felice, aveva in mente un certo progetto…Clotilde prese in mano la situazione: “Prima si mangia e poi…e poi…” Un Prosecco aveva contribuito a migliorare ancor più l’atmosfera godereccia. Alberto: ”Col vostro permesso io e Clotilde andiamo nell’altra stanza per un riposino, buon divertimento.” Eberardo che per tutto il tempo aveva il ‘ciccio’ in erezione era il più smanioso: “Cara posso…” “Aspetta, andiamo prima in bagno.” Alla fine delle abluzioni intime il giovanotto sentì il suo ‘ciccio’ preso in bocca da Anna che poco dopo: “Aspetta mi hai riempito la bocca ed andò nel bagno parlando con se stessa: “Cazzo questo aveva il ‘serbatoio’  pieno.” E al rientro in stanza Eberado: “Posso infilartelo, non resisto più.” “E la Madonna, hai appena avuto un orgasmo, aspetta un attimo, mi lubrifico la cosina.” Per lei fu solo una cosa meccanica che avrebbe portato a…” Eberardo era instancabile, voleva rimanere sempre dentro la ‘gatta’fin quando Anna: “Un po’ di riposo!” E si sfilò il ‘marruggio’ dalla sua cosina. Il giovane era abbastanza soddisfatto anche se avrebbe voluto…”Volevo chiederti un favore, mio marito non vuole  acquistarmi una utilitaria, se potessi tu darmi una mano…” “Non c’è problema, staccherò un assegno, domani ti accompagnerò dal concessionario, che marca desideri?” “Una Mini.” “Per ora pensiamo a divertirci.” E riprese ad entrare ed uscire dalla cosina di Anna che capì quanto per lei sarebbe stato duro ottenere quel regalo! Nell’altra stanza atmosfera del tutto diversa: “Clotilde devo confessarti tante cose sul tuo conto, ti vedevo di sfuggita e non ho avuto il coraggio di fermarti, sei la donna che ho sempre desiderato, hai lo stile della vera signora cosa che manca completamente a mia moglie che pensa solo al lusso, sono innamorato di te da sempre, starti vicino mi da un’emozione immensa, quando faremo sesso ci sarà molto amore, quell’amore di cui molti parlano senza sapere veramente il significato. Sei nel mio cervello, nel mio cuore e, al tuo pensiero, sento una sensazione bellissima nelle mie viscere. Il mio amore non è egoismo, godrei insieme a te anche se tu fossi con un altro purché di tuo gradimento, quello che ti ho detto è difficile da comprendere non so se…” “Posso dire solo che sei magnifico, in passato io pure ti avevo notato ma avevo paura della gelosia di tua moglie .” “Non ti preoccupare, lei pensa solo al denaro, ora se permetti un omaggio orale alla tua cosina.” Così si erano formate due coppie un po’ eterogenee ma, per motivi diversi, affiatate. Il giorno seguente Eberardo tirò fuori dal garage la Jaguar X type di sua proprietà, aspettò Anna la quale lo vide dalla finestra e si precipitò per la scale. “Quest’auto ha il tuo odore. Mi sei sempre piaciuto.” (Bugiardona ma credibile da parte del suo compagno di viaggio.) Al concessionario Eberardo staccò un assegno da diecimila €uro per una mini omnia accessoriata di color verde, la dama riempì un modulo con i suoi dati e rientrò a casa per una ‘sveltina’. Alberto e Clotilde avevano passato una notte indimenticabile non solo per il sesso, avevano scoperto l’amore con la a maiuscola. La fortuna diede loro una mano: Alceo sempre più spesso si recava fuori Roma per delle riunioni di lavoro, era evidente che aveva anche lui intrapreso una relazione extra coniugale. Eberardo ed Anna,  sempre più eccitati,  dovettero seguire i consigli medici di: ‘andarci piano’, lei aveva la ‘cosina’ arrossata, lui doveva star attento a non sforzare troppo la prostata.  Per completare il quadro ogni  notte si era consolidata l’abitudine di uno swapping di letto delle due coppie che  vissero per molto tempo una bellissima favola, anche se supportata da interessi molto diversi ma, pur sempre  con conseguenze  molto piacevoli!
     
     

  • 29 settembre alle ore 9:32
    LO SPECCHIO DELL'ANIMA

    Come comincia: Edismondo, sedicenne,  stava passando le vacanze estive presso gli zii a Villastrada, frazione di Cingoli, in quel di Macerata in quanto i genitori erano andati in Germania a visitare i parenti della madre Ingrid. 
    Non conoscendo che superficialmente alcuni abitanti, Edis si divertiva a sparare con una pistola ad aria compressa dello zio Tommaso, proprietario terriero. Una volta era riuscito a centrare un topone quello che volgarmente viene chiamato pantegana e, preselo per la coda, lo portò come trofeo alla zia Emma che per poco non svenne. Una domenica mattina avvenne un fatto piuttosto particolare: aveva detto agli zii che andava alla messa delle otto invece restò a casa, alla religione non era particolarmente attaccato anzi non ci credeva proprio. Nella vicina camera da letto degli zii sentì delle voci, vicino a lui il cane Starno (che cazzo di nome!) cercava di convincerlo a farlo uscire per i suoi bisogni, Edi lo accontentò e riprese ad origliare dietro la porta dei padroni di casa. Capì che quello zozzone dello zio Tom voleva sodomizzare la zia Emma la quale, religiosissima, cercava di opporsi facendo presente che era un peccato da mandare l’interessata direttamente all’inferno.
    “All’inferno ci vado io!” con questa promessa Tom riuscì nell’intento.
    Edi andò in bagno e si masturbò al pensiero degli zii ‘cavalcanti’ poi fece finta di rientrare a casa, chiuse il portone d’ingresso con una certa violenza, la zia sarebbe svenuta se avesse saputo che lui…
    Finalmente venne l’autunno, riaprirono le scuole e Edi si iscrisse alla seconda classe del liceo classico. A diciassette anni non poteva seguire i compagni di classe diciottenni nella locale casa di tolleranza ma ci riuscì facendo modificare dal padre di un suo compagno, tipografo, l’anno di nascita.
    Sicuro di sé si presentò a Elvira la maîtresse con in mano il documento di riconoscimento; la dama, vecchia del mestiere: “Giovanotto dove credi di andare, questa carta di identità…”
    “Signora, sia buona questa è la prima volta…”
    Con la faccetta da bravo ragazzo intenerì la vecchia che gli fece segno di entrare nella saletta dove aspettavano le ‘signorine’, in verità ce n’era una sola, le altre tutte impegnate e quindi Edi si dovette accontentare.
    In camera.
    “Sono Laura ma quanti anni hai sembri un bambino.”
    “Ho diciassette anni, la signora all’ingresso…”
    “Per me va bene, un c…o vale l’altro, vieni che te lo lavo.”
    Malgrado vari sforzi della volenterosa signorina, ‘ciccio’ non voleva proprio alzarsi.
    “Come ti chiami, ti senti male, hai dei problemi, che vogliamo fare?”
    Edismondo si mise a piangere, i suoi amici si vantavano delle loro prestazioni sessuali e lui…”
    Laura, trentacinquenne, ormai da anni sulla breccia, inquadrò la situazione (col tempo era diventata anche un po’ psicologa), prese a cuore il ragazzo e disse: ”Mettiti dietro questa tenda, ho capito il tuo problema, io vado  in sala, rimorchio un altro cliente e vedrai che, facendo il guardone forse…”
    E così fu, Laura si presentò in camera con un uomo e, dopo il lavaggio di rito, sistemò il cliente e: “Per favore paga alla cassa le marchette e di' alla signora che non mi sento bene e resto in camera.”
    Aperta la tenda, sorpresa: Edismondo aveva il ‘ciccio’ duro.
    “Laura aveva visto bene, vieni dentro di me e restaci quanto vuoi.”
    Da quel giorno, tutti i giorni il pomeriggio alle sedici quando praticamente non c’era nessuno, Edi si recava a trovare Laura, si accontentava della sua compagnia, ‘ciccio’ aveva più bisogno di certe situazioni particolari per eccitarsi e così i due stavano solo abbracciati e si baciavano, cosa che mai una ‘signorina’ concedeva ai clienti, Edismondo le faceva pena, un ragazzo a quell’età…
    Pian piano qualcosa era scattato fra i due, in fondo Edi poteva quasi essere suo figlio. Laura chiese ed ottenne di rimanere ancora in quella casa per coccolarsi quel micione sessualmente indifeso.  Avvenne quello che forse era prevedibile, i due non potevano fare più a meno l’uno dell’altro. Un pomeriggio una vera dichiarazione d’amore.
    Edi: “Mi rispecchio nei tuoi meravigliosi occhi nocciola che mi fanno provare un sentimento forte: desiderio di poter restare sempre insieme. Provo dolcezza mista a tristezza, quest’ultima mi fa soffrire pensando che mai sarà possibile estraniarci da tutti e vivere la nostra vita in comune. Sogno di stare in riva al mare, d’inverno, dinanzi a noi la burrasca, il vento che ti scompiglia i capelli e tu abbracciata alla mia vita, l’effluvio della tua pelle mi stordisce, chiudo gli occhi assaporando nella fantasia quello che non potremo avere mai, ma perché sprecare il poco tempo da stare insieme in malumori, finalmente sorridi, anch’io riesco a sorridere, sembriamo due giovani alla loro prima esperienza sentimentale. Incontriamo dei pescatori con le reti sulle spalle tristi, per oggi niente pesce, anche loro hanno i loro pensieri negativi, una famiglia da mantenere. D’impulso ti metti a correre, sei più veloce di me, poi mi aspetti, mi abbracci piangendo, il tuo pianto mi distrugge l’anima. Ancora una volta provo quel trasporto del cuore, non oso riflettere su quel sentimento…si penso sia proprio amore, quello che dal cervello arriva alle viscere facendomi provare un dolore acuto. Te ne accorgi e mi baci a lungo, riesci a darmi un po’ di serenità.” Chi disse cose belle non durano, maledetto, aveva ragione: un pomeriggio all’ingresso della casa, Elvira la maîtresse: “Laura è partita stamattina presto, non ha lasciato nulla per te.” La dama aveva anticipato la risposta ad una ovvia domanda che avrebbe formulata Edi il quale restò di ghiaccio, si meravigliò di se stesso, o prima o poi doveva giungere quel giorno, evidentemente il suo cervello, per autodifesa, aveva cancellato i recenti avvenimenti. Giunto a casa, Ingrid: “Figlio mio ti vedo sciupato, bianco in faccia, dì tutto a mammina tua.” “Si, ho bisogno di cambiare aria, mi voglio scrivere all’Università a Roma alla facoltà di medicina, quando vorrai potrai venirmi a trovare così visiterai la capitale.” La mamma malvolentieri acconsentì, il padre era contrario ma si sa, le femminucce hanno sempre ragione, specialmente quelle ricche di famiglia! Tramite agenzia, Edi trovò due stanze e servizi in via Aosta, i mezzi dell’Atac passavano sotto casa, tutto a posto…fino ad un certo punto! Per lo studio non c’era problema, era sempre in regola con gli esami, studiava molte ore al giorno e solo di sera qualche passeggiata. Durante una camminata incontrò un bella di notte che superava le altre sue colleghe per eleganza e bellezza, Edi aprì lo sportello della Cinquecento’e chiese alla ‘signorina’ di salire in macchina. La cotale prima di sedersi guardò bene in faccia l’interlocutore: “Non sei per caso…” “Sono un giovane educato e per bene e non sono per caso…” “Edi” “Adalgisa per tutti Ada, cosa vuoi di preciso io…” “Se sei d’accordo andiamo a casa mia.” “Ti costerà di più.” “Sino ad un certo punto me lo posso permettere, sono uno studente in medicina.” “Perfetto io soffro di…” “Non sono ancora laureato, ho bisogno di una prestazione particolare.” Edi le spiegò il suo problema e, da professionista del settore, Ada non si meravigliò più di tanto. “Se ho capito bene dobbiamo coinvolgere un altro maschietto, provo a dirlo a mio marito ti costerà duemila Euro.” “Spiacente, la mia cassa non mi permettere di spenderne più di millecinquecento, te l’ho detto sono uno studente.” “Mi sei simpatico, accompagnami al mio posto di ‘lavoro’, domani sera alle ventuno sarò a casa tua con Gigi mio marito.” Il cosiddetto marito, sicuramente il magnaccia, era molto elegante, ti credo con i soldi guadagnati dalla moglie! In compenso aveva modi gentili, andò in bagno con la consorte e si presentò in armi: “Vuoi scopare prima tu o prima io?” Edi si mise un preservativo, per la prima fu velocissimo, per la seconda ci volle un po’ più di tempo con grande soddisfazione da parte sua. Mise in mano alla ‘signorina’ tre cartoni da cinquecento Euro e, ottenuto il numero di telefono della coppia, rimase solo a meditare, si poteva permettere quello sfizio solo una volta al mese, sarebbe stato difficile giustificare con sua madre quella spesa in più. Passa un giorno passa l’altro, il prode Anselmo con l’elmo non c’entrava niente, (il cervello talvolta fa brutti scherzi), Edi si laureò a pieni voti, si iscrisse alla specializzazione di psicologia e, dopo due anni, finalmente poté mettere sul portone del suo studio, vicino all’abitazione, la sua targhetta:  ‘Dottor Edismondo I. psicologo.’ Pensò bene di accattivarsi le simpatie del portiere Nicola S. con una sostanziosa mancia, poteva essergli utile per farsi una clientela. Dopo una settimana in solitudine, finalmente un cliente: “Sono Alessio Z. assessore al Comune di Roma, di psicologi ne conosco tanti ma sono tutti amici e non voglio far loro conoscere il mio problema, vede io…per…ho bisogno di…” Edi scoppiò in una gran risata che lasciò interdetto Ale il quale stava per andarsene: “Resti pure, anzi diamoci del tu, abbiamo lo stesso problema!” Rassicurato, Alessandro domandò come lui, psicologo, riuscisse a superare la situazione, Edismondo lo mise al corrente ma domandò: “Scusa sei scapolo?” “No, sono sposato da due mesi, mia moglie Azzurra è  insegnante di materie letterarie al classico, è una donna intelligente oltre che bella, mi vuole molto bene ma capisci…” “Capisco, che ti posso dire, non è il caso di invitare quella prostituta che conosco, se tua moglie è d’accordo…” “Le farò presente la tua proposta.” Un pomeriggio una voce di donna: “Pronto il dottor Edismondo ?” “Son io con chi ho il piacere…” “Sono Azzurra…” Edi non la fece finire di parlare e sparò un complimento: “Dalla voce il nome di Azzurra le se addice perfettamente, immagino da quello che mi ha detto suo marito che…” “Lasciamo da parte i convenevoli, Alessio mi ha detto che lei è un tipo signorile, giovane, bella ed affidabile, una dea.  Quando vuole cena al ristorante sotto casa ‘da Mimmo’ che ha una cucina casalinga, nei ristoranti celebrati ti mettono nel piatto quattro cosine cucinate da uno chef famoso che ti fanno restare a stomaco vuoto!” “Lei anzi tu se me lo permetti, hai centrato il problema, a sabato sera.” Azzurra era uno schianto, minigonna corta, camicetta con scollatura abissale. Allo sguardo inebriato di Edi: ”Dottore non mi svenire…” “Scusa la figuraccia…” ”Nessuna figuraccia, posso dirti che anche tu non sei male, di solito gli psicologi sono più matti dei clienti, scherzavo ma questa è la vox populi.” Mimmo si presentò, si mise sull’attenti e:”I signori vogliono ordinare, questo è il menu.”Edi: “Dì la verità Mimmo eri un militare?” “Lo so, è il mio solito vizio di mettermi sull’attenti!” “Ma no sei un simpaticone, verremo spesso a mangiare da te.” Alla fine della cena Azzurra molto disinvoltamente: “Edi che ne dici di andare alla casetta nostra sulla via Appia?” Si fermarono dinanzi ad una villetta a due piani con  un giardino ed un prato molto ben tenuti. All’interno della casa di duecento metri quadri per piano:  “Complimenti caro Alessio, chiamala casetta!” “E cosa dirai alla vista della padrona di casa non eccessivamente vestita?” “Te lo dico in siciliano imparato all’università’ da alcuni colleghi: ‘Camaffare?’ Mi scuso se è un po’ volgare …” “Lo dirà la padrona di casa che vedo sta scendendo le scale in vestaglia trasparente. “Benvenuto Edi che ne dici di questa ‘merce’?” Sparita la vestaglia, gli occhi di Edi sembravano usciti dalle orbite, corpo favoloso dalla testa ai piedi lunghi e stretti e particolarmente curati come le mani. “Aho questo ci sviene, dagli due schiaffoni!” “Li accetto solo dalla padrona di casa!” Nel frattempo Alessio era rimasto in costume adamitico e con sua grande gioia il suo ‘ciccio’ cominciava ad alzarsi, anche Edi non era da meno. “Res cum ita sint direbbero i latini chi sarà il primo? Per dovere di ospitalità direi l’ospite, il divano ci aspetta.” Azzurra aveva anche la ‘natura’ avvenente, le grandi labbra piene  e non moltissimi peli, peraltro lisci, sul pube, signora anche nell’intimo. Edi prima di ‘entrare’ omaggiò la signora di un cunnilingus apprezzato dalla dama che aiutò molto ‘ciccio’ a lubrificare il ‘condotto’. In poco tempo Edi se la godette due volte alla grande ma poi: “Scusa io non ho pensato…” “Nessuna preoccupazione, Alessio da adolescente ha subito un intervento ai testicoli, forse è sterile ma un figlio lo vorremmo e quindi…” A turno i due maschietti sollazzarono la padrona di casa, Edi: “Per il futuro ho in serbo un doppio gusto, uno scialo!” Alessia: “Per me va bene ma per ora basta ragazzi, la cosina chiede una tregua, tutti sul divano a riposare.”  Edismomdo con Alessio ed Azzurra fecero coppia anzi tripla fissa, dopo un anno nacque Sofia, non sembrava assomigliare a nessuno dei due maschietti ma alla genitrice, meglio così avrebbe avuto due padri! Edismondo avrebbe voluto far partecipe sua mamma dell’avvenimento, ma sarebbe stato difficile spiegare la situazione piuttosto particolare…
     
     

  • 25 settembre alle ore 10:14
    ARLETTE UNA BRASILIANA.

    Come comincia: Era stato un modo strano da parte di Alberto M. per far conoscenza  ed  innamorarsi  di  Arlette  O.  infermiera dell’Ospedale Maggiore di Bologna. Una mattina in sella alla sua moto Ducati Monster, di cui andava fiero,  dirigendosi verso Zocca (Mo) sua località di origine, scivolò su del terriccio invisibile alla vista e cadde rovinosamente. Un immediato  dolore  al braccio ed alla gamba destra lo costrinsero a rimanere a terra; un automobilista di passaggio provvide a chiamare il 118, fu ricoverato all’Ospedale Maggiore di Bologna. Era domenica,  per fortuna pochi pazienti in attesa,  le radiografie confermarono le due fratture che Alberto aveva immaginato. Passata la notte con antidolorifici, la mattina successiva l’ortopedico dr. Zappelli, un omone sorridente ad uso dei pazienti, lo operò con diagnosi di trenta giorni. Alberto preferì non informare i genitori che, ricchi di famiglia, avrebbero fatto convergere in ospedale un nugolo di medici, meglio di no, era ben curato dagli infermieri, in maggior parte femmine garbate, soprattutto una particolarmente avvenente che lo colpì subito, in seguito seppe chiamarsi Arlette O., brasiliana, assomigliava molto a quelle ragazze che si vedono in televisione in occasione delle sfilate di carri al carnevale brasiliano. Arlette era gentile ed affettuosa con Alberto il quale non era nella posizione di far nulla, lui gran conquistatore di donne a getto continuo (Petrolini docet), cercava di allungare la mano col braccio non ingessato con grandi risate da parte dell’infermiera. Aveva ottenuto una stanza singola, da malati si ha più bisogno di privacy, per pagare, fu costretto a ricorrere ai genitori i quali arrivarono con tutti i parenti al seguito creando un gran trambusto ma lasciando ad Alberto un mucchio di soldi in contanti. “Se te ne servono altri telefona, mi raccomando (la madre la ricca di famiglia). Alberto, quarantenne scapolo,  insegnava lingue al liceo Marco Minciotti, molti alunni ed alunne vennero a trovarlo portano fiori, dolciumi, vino Sangiovese, un ben di Dio. Dell’unica femminuccia, Arianna che avrebbe voluto rivedere nemmeno l’ombra. Si era accorta della relazione di Alberto con una sua alunna ed era sparita sbattendo la porta dell’alloggio del ‘caro mico’. Arlette ormai era diventata una presenza quasi fissa nella camera di Alberto, una volta c’era scappato un bacio, anche una toccatina alle tette ma per il resto il tutto a guarigione finita. Alberto restò altri dieci giorni per la riabilitazione degli arti e poi finalmente a casa con gran festa della padrona  signora Lalla F. pure lei quarantenne che avrebbe voluto…ma Alberto era ormai indirizzato alle pulselle giovani… stava invecchiando! Arlette, quando libera dagli impegni all’Ospedale, si recava spesso a casa di Alberto che, finalmente libero dal gesso, cercò di andare al sodo ma poco raccolse: qualche rapporto manuale od orale, ‘ciccio’ fra le tette ma più giù su Arlette era zona off limits: spiegazione “Sono cattolica praticante, niente prima del matrimonio.” Proprio a lui doveva capitare una ragazza religiosa, lui ateo o meglio pagano ‘adoratore di Hermes’ che secondo lui lo proteggeva dai guai meglio di un santo cattolico, ognuno ha diritto alle proprie idee! Passa un giorno, passa l’altro Alberto sempre più innamorato si decise per il gran passo e, informati i genitori, ci fu un matrimonio solenne in chiesa con centinaia di invitati. La prima notte gli sposi decisero di passarla a Bologna nella casa in affitto di Alberto, erano troppo stanchi ma…stavolta Hermes era distratto o addormentato perché non aveva avvisato Alberto che la sposa aveva qualcosa in più: immaginate cosa? Un pene che aumentava sempre più di volume, insomma Arlette era un transessuale! Un silenzio  imbarazzato da parte di Alberto il cui cuore pareva essersi fermato. “Caro se mi ami mi vorrai anche così, dalle nostre parti può accadere…” Alberto pensò: “Qui non siamo dalle tue parti…” Per tutta la giornata successiva non uscirono dalla stanza, si fecero portare le vettovaglie in camera dalla signora Adalgisa, la padrona di casa, la quale ebbe un altro pensiero rispetto alla realtà: “Questi zozzoni non ce la fanno nemmeno a camminare!”invece…Alberto riprese ad insegnare e Artlette ad andare in ospedale, nessun contato fisico finché una sera Alberto mentre dormicchiava sul letto, sentì il suo ‘ciccio’ circondato da qualcosa di caldo e poco dopo ebbe un orgasmo nella bocca della consorte. Così finì la guerra, Alberto baciò in bocca Arlette con gran piacere, la ragazza ci sapeva fare e leccò il marito dalla testa ai piedi con gran goduria dell’amato che a quel punto…”Fammelo toccare, cazzo sembra più grosso del mio…” Arlette talvolta si masturbava, anche lei sentiva il bisogno di…ma Alberto si rifiutava di partecipare, non voleva diventare bisessuale, proprio no. Un sabato una proposta di Arlette. “Amore mio,  ti chiamo così  perché sento di amarti veramente, sei il primo uomo al quale manifesto i miei sentimenti, credimi per favore, vorrei andare in un locale particolare in cui ci sono gli scambisti e gli omo maschi e femmine, non sei obbligato a far nulla, puoi anche solo restare a guardare gli altri. ‘Fatto trenta facciamo trentuno’, Alberto non credeva molto ai proverbi ma…Il locale ‘Liberty Natural’ era dall’altra parte della città, Alberto, specie di notte, aveva messo la parte il suo ‘Monster’ e con la consorte salì sulla sua Mini Clubman di color verde. All’ingresso un buttafuori tipo ‘montagna’ che: “Signore questo è un club privato!” poi vide Arlette: “Scusi signorina non l’avevo notata, prego entrate.” Una signora di mezza età, elegante, vestita di nero, longilinea si presentò loro: “Cara Arlette è tanto tempo…Sono la contessa Alessia. V., con Arlette siamo molto amiche.” “Questo è Alberto il mio convivente, che ne dici?” Alessia girò intorno alla figura di Alberto e inaspettatamente: “Sinceramente me lo farei.” E giù una risata, come inizio… “Ascolta Arlette mi domando come si regge finanziariamente stà baracca, la cosiddetta contessa che interessi ha?” “Ogni persona ha una tessera per dimostrare che è un club privato, costo: Euro cinquemila l’anno, ogni socio può far entrare solo due amici.”Mentre Arlette si intratteneva con i conoscenti che non vedeva da tempo, Alberto notò una coppia particolare soprattutto lei attirava l’attenzione dei maschietti: altezza media, lunghi capelli corvini, bellissimi occhi verdi che illuminavano un viso sorridente, minigonna che svelava gambe bellissime. Lo sguardo imbambolato di Alberto fu interrotto da Arlette che, da dietro, gli diede un pizzicotto nel collo: “Così ritorni alla realtà, mai vista una bella ragazza, te li presento: Ginevra ed il fratello Cesare S.” Il giovane dall’espressione del viso e dai modi dimostrava chiaramente l’appartenenza all’altra ‘sponda’. Tutti al bar,  Arlette, per dargli importanza, conclamò l’appartenenza di Alberto alla professione di professore di lettere alle scuole superiori. Cesare forse orgoglioso della sua appartenenza al terzo sesso, ricordò una frase di Cicerone riguardante il suo nome: ‘Cesare il marito di tutte le mogli e moglie di tutti i mariti.’ Alberto gli fece i complimenti per la sua cultura ma poi rivolse le sue attenzioni a Ginevra: “Il suo nome o se me lo permetti il tuo nome è quanto mai indicato per la tua persona: vuol dire splendente, non voglio far la figura del campagnolo mai uscito dal suo paesello ma sinceramente mi hai colpito, immagino quanti calabroni ti ronzino intorno.” “Lo puoi ben dire ma io son di gusti molto difficili, non amo gli sbruffoni, i maschietti che per ottenere non devono chiedere mai nulla!”  “Forse allora io sono escluso perché io qualcosa da chiedere ce l’avrei… non vorrei però che mi arrivasse uno ‘smataflone’ lo dico in bolognese anche se io sono della provincia di Modena.” Una risata cementò l’amicizia fra i quattro, Alberto con qualche battuta riuscì a conquistarsi la simpatia di Ginevra, per Arlette e Cesare non c’erano problemi, molto probabilmente erano stati intimi in passato, così pensò malignamente Alberto. Il giorno successivo, domenica, Arlette appena alzata: “Senti penso che dovremmo cambiare casa, come si fa ad invitare gli amici dentro stò buco?” Alberto non ci pensò due volte, preso il telefono: “Mammina devo chiederti una cortesia grande, vorrei affittare una villetta così quando verrai a trovarmi (sun of a bitch)…” “Penso che sia meglio che te la compri così nessuno potrà mai mandarti via di casa.” “Grazie mammina, un bacione!” Con l’aiuto di un’agenzia Alberto scovò una villetta veramente graziosa a due piani, già arredata, in Zona Predosa, inviò puntualmente tutte le fatture con foto della villa a mammina la quale, entusiasta: “Figlio mio, ti farò benedire la casa così te la godrai più a lungo.” Mammina era molto religiosa ma per fortuna i reumatismi non gli permisero di mettere in atto la sua intenzione. Forse Alberto non ricordava il detto: mai le sorprese, infatti una mattina ritornando da  scuola trovò nel letto Arlette  che usava la sua parte maschile con Cesare, nessun imbarazzo da parte dei due ma non di Alberto si aveva  immaginato la situazione ma nel vederla realizzata…” Il più non giovin signore non riusciva ad ottenere più di qualche bacio da parte di Ginevra finché un giorno: “Mia cara che ne dici di dirmi la verità sulla tua ritrosia a …”. La ragazza si mise a piangere, con i suoi bellissimi occhi verdi fece tenerezza ad Alberto che la strinse al petto: “Non voglio sapere quello che non vuoi o non puoi dirmi, mi basta vederti per essere felice, ormai avrai capito che…” Ginevra a pezzi e bocconi raccontò di una sua avventura con uno che si era dimostrato un poco di buono, era finita ma quel disgraziato la tormentava con continue telefonate anche nel cuore della notte ed anche con la sua presenza dinanzi casa sua. “Mia cara, domattina andiamo a denunziarlo ai Carabinieri per stalking, vedrai che sparirà dalla circolazione. Sistemata la questione Ginevra dimostrò di meritare il suo nome ed una domenica fece una sorpresa, anzi una sorpresissima ad Alberto presentandosi nuda nella  camera da letto, una visione paradisiaca, una prima volta indimenticabile col popò e doppio gusto!
     

  • 20 settembre alle ore 16:57
    ALBERTO IL SOLITARIO.

    Come comincia: La vita di Alberto Minazzo, dopo le dimissioni da insegnante di scuola media G. Verga di Messina, era diventata decisamente monotona; aveva insegnato per anni in quella scuola sia le materie letterarie che le lingue, conosceva bene il francese e l’inglese ma gli avvenimenti degli ultimi tempi l’avevano disgustato: alunni sempre indisciplinati in classe, genitori che chiedevano conto e ragione della bocciatura dei loro pargoli, talvolta anche con maniere ‘forti, Alberto aveva detto basta con dispiacere del direttore dell’istituto e dei colleghi, anche se di carattere chiuso era molto stimato per la sua preparazione professionale e per l’impegno nel suo lavoro. L’unica consolazione era abitare in una villa a tre piani sulla circonvallazione ereditata dalla madre insieme ad un patrimonio notevole. La servitù era composta da due donne di mezza età, nubili, da un uomo adibito agli acquisti occorrenti per l’uso quotidiano e da un giardiniere. Alberto teneva molto a vedere il suo giardino in ordine: prato all’inglese perfettamente rasato, siepi tutte alla stessa altezza, alberi sfrondati e fontane sempre pulite, un vero paradiso terrestre.  Anche l’interno della casa era nel massimo ordine: mobili antichi misti a quelli moderni da lui acquistati, bagni con vasche con idromassaggi e docce ma quello che più inorgogliva Alberto era un impianto HI.FI. multiroom che, come dice la parola, diffondeva suoni  praticamente in tutte le stanze. Quando era depresso Alberto ‘metteva su’musica brasiliana pensando al carnevale di Rio ed alle belle ragazze sculettanti, quando era allegro musica classica strumentale, non amava i gorgheggi dei cantanti. Ogni mattina dopo colazione, faceva un giretto nel suo giardino salutato con riverenza da Dario Franceschini, il giardiniere,  padre di una ragazza a nome Stella che frequentava la seconda media e con  cui Alberto ripassava le nozioni da lei apprese a scuola. Alberto era per Stella lo zio Alberto, lui l’aveva vista nascere nella dependance dove abitava tutto il personale di servizio. Dario era sposato con Ida Fabbri una ex contadina ignorante e volgare che un giorno disse chiaramente al marito che non  vedeva bene quella frequenza della loro figlia col padrone di casa. “Sei una stupida, nostra figlia è ancora una bambina, il dottor Alberto una persona seria che mi ‘passa’ uno stipendio doppio di quello di miei colleghi, piuttosto tu trovati un lavoro così non mi rompi più le balle con le tue fisime.” La storia finì qui ma Ida, in fondo, non aveva tutti i torti: Stella stava diventando una donnina, aveva avuto le mestruazioni ed il suo seno cominciava a crescere. La ragazza aveva avuto in regalo da Alberto una bicicletta multiaccessoriata che convinse ancora  di più Ida che la sua idea fosse giusta. Alberto voleva molto bene a Stella, oltre allo stipendio mensile, dava a Dario del denaro per comprare alla figlia vestiti e scarpe per non farle brutta figura con le compagne di scuola tutte un po’ snob. Un giorno: “Stellina non pensi che all’età tua le trecce non vanno più bene, lascia i capelli liberi di fluttuare e vai da un parrucchiere, darò per questo dei soldi a tuo padre.” La ragazza tornò a casa completamente diversa, dal parrucchiere c’era anche una visagista che la truccò in modo leggero ma che cambiò completamente il viso della giovane. La madre stava per fare una scenata ma, alla vista del marito con la faccia di chi sta per incazzarsi di brutto ingoiò ancora una volta le sue paturnie. Era estate, il clima piacevole soprattutto di sera spinse Alberto ad invitare i suoi ex colleghi con relative famiglie, una cena fredda e poi ballo per tutti compresa Stella abbigliata in modo sobrio ma elegante che spinse i maschi giovani a contendersela per un ballo; da lontano la madre parve contenta, finalmente sua figlia a contatto con giovani della sua età. Alla fine della serata, era l’una di notte, spariti tutti gli invitati Alberto: “Ho notato che stasera hai fatto un bel po’ di conquiste, complimenti!” “I miei coetanei non mi interessano sono tutti ragazzini spocchiosi e viziati ed anche maleducati, un paio hanno cercato di…toccarmi, li ho fulminati, con me ‘non c’è trippa pè gatti’ come talvolta ho sentito dire da lei.” Alberto sorrise, quella frase gli ricordò la sua romanità di linguaggio per aver frequentato gli studi nella capitale e poi gli fece piacere anche perché…perché? La cosa peggiore è quella di indagare su se stessi, Alberto se lo ripeteva ogni qualvolta aveva un problema da risolvere. Che Stella fosse diventato un problema? Si mise a ridere, a quarantacinque anni poteva essere suo padre, forse suo nonno! La ragazza superò brillantemente gli esami di terza media con voti superiori a quelli della maggiore parte dei suoi colleghi che si rifacevano con delle malignità: “Certo è stata raccomandata dal professor Minazzo, chissà cosa combinano…” Regalo da parte di Alberto a Stella: il miglior motorino sul mercato; mamma Ida ancora una volta masticò amaro non così la figlia che, quando rincontrò Alberto nel suo studio, lo subissò di baci: “Zio sei stato munifico, vorrei…” “Non devi voler nulla, è stato una ricompensa per il tuo impegno nello studio. Mi pare che tu abbia intenzione di iscriverti al classico, ti seguirò ancora sempre se tu lo vorrai.” “E me lo domandi io…” ”Niente io, vatti a fare un giretto col motorio, mi raccomando prudenza non vorrei venirti a trovare in ospedale.” Venne l’autunno, Alberto la mattina si affacciava al balcone per vedere Stella sfrecciare col motorino anche quando il tempo non era favorevole ma la gioventù…Un giorno: “Stella ormai hai più di diciotto anni, non pensi ad un boy friend insomma ad una ragazzo della tua età…” Alberto non finì la frase, Stella si era messa a piangere ed era scappata via, che significato dare a questo suo atteggiamento? Alberto fece quello che aveva sempre affermato di non voler fare: indagare su se stesso. Non gli piacque quello che venne fuori, si stava affezionando troppo  alla ragazza! Da qui nacque la decisione di ‘cambiare aria’. Comunicò la decisione ai collaboratori domestici cui avrebbe continuato a pagare il salario sino alla loro pensione ed al giardiniere Dario  al quale donò un cellulare molto semplice da usare, praticamente solo per telefonare e per ricevere telefonate, voleva essere sempre aggiornato sulle novità di casa sua. Partì di notte con la sua Alfa Romeo Giulietta caricata di bagagli, tramite un’agenzia aveva affittato un appartamento a Roma in via Conegliano 8 vicino la basilica di San Giovanni. Raggiunse la città eterna dopo dodici ore, l’età cominciava a pesare e si fece aiutare dal portiere dello stabile, Vincenzo Caruso siciliano, in arte ‘Bicienzo’ del quale si accattivò subito le simpatie con una buona mancia. Dario riferì che Stella aveva preso male la sua partenza, si era chiusa in se stessa ed aveva litigato con la madre, si era iscritta all’università alla facoltà di medicina. Alberto aveva sistemato la sua auto in un garage davanti casa sua, una vera fortuna non dover impazzire a cercarne un posteggio. Cercava di fare amicizia con gli abitanti della strada, praticamente un piccolo quartiere comprando regalini e dolciumi ai ragazzi ed aiutando materialmente qualche abitante che Bicenzo gli segnalava essere in difficoltà finanziarie. Ormai lo conoscevano un po’ tutti ed era diventato il dottor Alberto, a Roma si fa presto ad essere classificati dottori! Talvolta sollazzava ‘ciccio’ con la compagnia di qualche gentile signorina che andava via da casa sua soddisfatta del compenso. La sua vita fu in parte sconvolta quando Dario gli comunicò che Stella si era fidanzata ed in seguito sposata con il figlio di un noto e ricco commerciante locale, giovane di bell’aspetto ma con poco cervello. Il cotale, di cui sconosceva il nome si limitava a seguire il padre negli affari, padre da tutti considerato imbroglione oltre che usuraio, una bella famiglia pensò Alberto. Cercò di consolarsi ragionando che in fondo Stella aveva fatto bene a sistemarsi, lui era scomparso dalla sua vita. Un giorno dopo l’altro…i versi della canzone di Tenco riproducevano quella che era la sua vita, unica grossa novità quella di aver acquistato oltre il suo appartamento quello dello stesso piano per avere un’abitazione più grande. In seguito ‘si passò il tempo’ cambiando un po’ tutto dalle pareti  al mobilio, finalmente una casa di suo gusto. Pensò all’inaugurazione invitando a casa sua gli abitanti della strada e facendo loro omaggio di una tavolata di cibi già preparati e di bottiglie di buon vino dei Castelli Romani. Fu un  successo, il dottor Alberto ormai era diventato un mito. Quando si rasava la barba notava dei cambiamenti non piacevoli sul suo viso: rughe più marcate, capelli diradati e di color incerto fra il bianco ed il grigio, qualche occhiaia, capì che ormai la vecchiaia stava prendendo il sopravvento sulla sua persona. Un solo fatto per lui piacevole: Dario gli aveva comunicato che Stella si era separata dal marito ed aveva conseguito la laurea in medicina a pieni voti la qual cosa gli fece pensare a…Non volle comunicare nemmeno a se stesso la sua idea ma poi…Chiamò Dario e lo pregò di comunicare a sua figlia che volentieri l’avrebbe ospitata a Roma a casa sua. La ragazza a quella notizia pianse di gioia, non aveva più nemmeno l’ostacolo di sua madre nel frattempo passata a miglior vita e fece comunicare da suo padre ad Alberto che sarebbe giunta alla stazione Termini dopo due giorni col treno in arrivo a Roma alle tredici, per scaramanzia non volle parlare direttamente con  lo zio. Alberto allergico agli arrivi ed alle partenze pregò Dario di comunicare alla figlia il suo indirizzo e di prendere in tassì per raggiungerlo. Alle tredici si appostò sul terrazzo che dava sulla via Taranto col binocolo per scrutare tutti i tassì in arrivo all’inizio della strada. Ci volle un’ora prima che finalmente vide un classico tassì romano imboccare la via Taranto. Si accorse di essere ancora in pantofole, si mise di corsa un paio di scarpe e si precipitò per le scale per non perdere tempo con l’ascensore. In strada riconobbe da dietro la ‘nipote’ di spalle che si guardava intorno cercando di rintracciare il numero 8 che però mancava per non essere stato sostituito quando la mattonella che lo riportava era caduta. “Stella!” La ragazza  abbandonò il trolley e volò nelle braccia di Alberto con le lacrime agli occhi, lo baciò a lungo in bocca con spettatori gli abitanti della via incuriositi della novità. “Stella amore mio stiamo dando spettacolo…” Recuperato il bagaglio, con  l’ascensore raggiunsero il piano ed entrarono nell’appartamento. “Mi hai fatto trovare una reggia!” “Una reggia per la mia regina! Fatti a fare una doccia poi il pranzo anche se un po’ in ritardo, l’ho fatto venire dal ristorante sottocasa.” Stella entrò in bagno ancora vestita e ne uscì con indosso un accappatoio. “Mio caro la visione del mio corpo a pancino pieno, sarà più bella e desiderabile…lo vuoi vedere subito? Accontentato.” Alberto rimase basito da tanta beltade, forse ebbe in viso un’espressione imbambolata che portò ad una risata sonora la ‘nipote’ ormai sua fidanzata. “Sono indecisa se raccontarti i miei problemi matrimoniali, sono state situazioni spiacevoli.” “Voglio condividere tutto con te anche le cose non gradevoli, dimmi.” “Non so come definire la prima notte passata in casa dei miei ex suoceri, non voglio pronunziare il loro nome. Il cotale, abituato con le mignotte, mi ha trattato come tale non pensando che ero vergine; immagine quello che è successo: un  dolore insopportabile con mie urla che fecero venire in camera nostra sua madre che cercò di sminuire la situazione: “Cara non sei né la prima né l’ultima è un problema di noi donne.” “No il problema è tuo figlio che si è comportato da animale, vado a dormire sul divano, le lenzuola sporche di sangue te le lavi tu!” Come inizio non è stato male! In seguito quell’imbecille ha assaggiato la mia gatta pochissime volte, io assumevo la pillola anticoncezionale, ci mancava solo che restassi incinta. Quello che ha fatto traboccare il vaso è stato un episodio successivo. Il cotale, ubriaco, si è presentato una sera nella stanzetta dove dormivo, ha tentato di entrare nel mio popò, non c’è riuscito ma mi ha fatto male lo stesso, in crisi d’ira mi ha schiaffeggiato in malo molo tanto da lasciarmi i segni sul viso. Dietro consiglio del mio avvocato, padre di un mio compagno di università, mi sono recata al pronto soccorso dell’ospedale ‘Papardo’, diagnosi dieci giorni con tanto di certificato per dimostrare le percosse di mio marito contro di me, nel frattempo armi e bagagli sono tornata casa di mio padre. Il mio avvocato si è accordato con i familiari del mio ex per una separazione per colpa di mio marito e con mio mantenimento a suo carico, evidentemente non volevano pubblicità negativa dato che la loro fama non era certo cristallina. Poi ti darò gli estremi della mia banca così riuniremo i nostri soldini, non voglio far la mantenuta…sto scherzando. È stato un pranzo favoloso, lo sarebbe stato anche se si trattava di pane e formaggio! Ed ora ci vorrebbe un riposino.” “Che genere di riposino?” “Non fare lo gnorri e filiamo a letto.” Alberto ancora non si era ripreso dagli ultimi avvenimenti e stava vicino a Stella senza far nulla, cosa non gradita alla pulsella che: “Che intenzioni hai di andare in bianco la prima notte anzi il primo pomeriggio di nozze, datti da fare, la mia gatta gradirebbe, come inizio, un bacino prolungato, molto prolungato…” Alberto si trovò dinanzi gli occhi una distesa di peli neri quasi sino all’ombelico:”Mi viene in mente la canzone: ‘ c’è un grande prato verde dove nascono speranze…”  “A me sembra che sul mio prato le speranze muoiono!” “Mi sta accadendo che i tuoi lunghi peli mi restano fra i denti e poi finiscono in gola…” “Uffà, vado in bagno.” Stella pensò bene di rasarsi la cosina così il suo prossimo ‘marito’ non si sarebbe più lamentato. Dopo circa venti minuti si presentò con le mani sulla gatta e: “Voilà contento?” Alberto si trovò davanti un fiorellino con bellissime grandi labbra rosee e tutte intere non come quelle che aveva visto in altre donne che erano di colore molto scuro e ‘slabbrate’,  lo disse a Stella. “La vuoi finire con i complimenti, datti da fare nonnetto!” Stella molto probabilmente aveva sognato tante volte quel momento di intimità con Alberto, ebbe subito un orgasmo al che Alberto si fermò. “Hai finito la benzina, vai facile sino a quando non te lo dico io.” La baby ebbe un bel po’ di goderecciate prima di arrendersi. “Avevo paura che ti sentissi male.” “Lascia stare le paure, te lo prendo in bocca e poi entrata trionfale nella gatta.” Quello fu non un ‘mezzogiorno di fuoco’ ma un ‘pomeriggio di fuoco’ che Alberto e Stella avrebbero ricordato per sempre. Matrimonio laico, testimoni il portiere Bicenzo e sua moglie Pina e poi grande mangiata al ristorante sotto casa, prenotato non solo per i neo coniugi ma anche per gli abitanti della via Conegliano con grandi risate, brindisi e baci alla sposa. “Scusate signore lo sposo vorrebbe qualche affettuosità da parte vostra!”  Quando anche l’ultima signora finì di baciare Alberto, Stella: “Non fare il mandrillo altrimenti fai la fine di quell’americano, Bobbit, a cui la cui fidanzata ha fatto un brutto scherzo!” “Gelosona io scoperò solo con te.” “Bene allora tieni la ‘ramazza’ a cuccia!” Stella prese servizio come medico al vicino ospedale San Giovanni come ginecologa; benché fosse proprietaria di una Mini Clubman, Alberto preferiva accompagnarla lui  al lavoro causa difficoltà di parcheggio. I giorni che passavano facevano sempre più bella Stella ma non Alberto che cominciava ad avere i guai fisici tipici della vecchiaia, veniva amorevolmente curato dalla consorte. Il loro era stato sicuramente puro amore, una parola spesso abusata ma che nel loro caso era proprio azzeccata. A novant’anni Alberto capì che la fine era vicina, il cuore stava facendo ‘capricci’ ed allora si mise a letto con Stella vicino, anche lei, da medico, capì…Quando esalò l’ultimo respiro Stella gli chiuse gli occhi, ultimo suo gesto affettuoso. 
     
     
     

  • 20 settembre alle ore 16:53
    Meditazioni di un innamorato

    Come comincia: Mi rispecchio nei tuoi meravigliosi occhi grigi che mi fanno provare un sentimento intenso: il desiderio di stare sempre abbracciato a te. Provo anche dolcezza mista a tristezza che mi fa immensamente soffrire pensando che mai sarà possibile estraniarci da tutti e vivere la nostra esistenza insieme. Sogno di stare in riva al mare, d’inverno, dinanzi a noi la burrasca, il vento che ti scompiglia i capelli e tu abbracciata alla mia vita. L’effluvio della tua pelle mi stordisce, chiudo gli occhi assaporando nella fantasia quello che non potremo avere mai, ma perché sprecare il tempo in malumori, finalmente sorridi, anch’io riesco a sorridere sembriamo due giovani alla loro prima esperienza amorosa. Incontriamo dei pescatori con le reti sulle spalle, tristi, per oggi niente pesca, anche loro hanno i loro pensieri, una famiglia da mantenere. D’impulso ti metti a correre, sei più veloce di me, poi mi aspetti, mi abbracci piangendo, il tuo pianto mi distrugge l’anima, ancora una volta trovo quel trasporto nel cuore, non oso pensare a quella passione…si invece penso sia proprio quello: l’amore, quel sentimento che dal cervello arriva sino alle viscere facendomi provare un dolore acuto; te ne accorgi e mi baci a lungo, riesci a darmi un pò di serenità. Il nostro contatto fisico è deliziosamente dolce!
     

  • 15 settembre alle ore 9:20
    CORINNA E NAOMI

    Come comincia: Non potevano essere più diverse Naomi Sposito e Corinna Weber, ambedue quattordicenni residenti a Messina in una villetta di due piani in via Marina sul lago di Ganzirri. La prima brunissima, classica mediterranea: lunghi capelli neri,  occhi furbetti di un verde profondo, naso piccolo all’insù, bocca sensuale , tette abbastanza sviluppate, gambe lunghe. La seconda, per chissà quale scherzo della natura molto simile all’amica con la sola differenza dei capelli biondi ed occhi azzurri ereditati del padre tedesco, Adam Weber, nessuna parentela fra le due ragazze. Già a quell’età riuscivano a far girare per strada i maschietti, la qual cosa provocava in loro grandi risate; avevano spiccato il senso dello humour che talvolta, con le loro battute, riusciva a metter in crisi gli adulti. All’istituto di Scuola Media ‘Emeri da Messina’ erano malviste dalle colleghe femmine ed a ragione: i professori maschi avevano sempre un ‘occhio di riguardo’ nei loro confronti, l’unica docente di sesso femminile era un’insegnante di lingua tedesca che le guardava con invidia mista a cattiveria (aveva ragione lei era proprio brutta!) ma non poteva nulla contro le due ragazze che conoscevano perfettamente la lingua appresa da Adam. Altra peculiarità: le due ogni mattina, tranne i festivi, inforcavano i loro motorini e percorrevano la strada del lago contro mano, gli abitanti, soprattutto donne, le minacciavano con le braccia. D’estate poi ce la mettevano tutta per essere notate: indossavano gonne molto larghe che col vento si alzavano e facevano intravedere gli slip. La solita storia: i maschietti ridevano compiaciuti, le femminucce le classificavano molto poco gentilmente ‘p..ne’. E le forze dell’ordine di cui una caserma era ubicata proprio su quella strada? La maggior parte degli agenti erano giovani e facevano finta di nulla, speravano che…non si sa mai! Dei genitori l’unico ad essere contento del comportamento delle due  ragazze era, da buon tedesco, papà Adam. Sua moglie Lisandra Rossi, messinese,  Gennaro Sposito e Clizia Ferrari ambedue napoletani, rispettivamente padre e madre di Naomi, mugugnavano ma senza risultati. Da figlie della nostra epoca, le due ragazze avevano conosciuto il sesso fra di loro: quando erano più piccole si baciavano in bocca imitando i personaggi visti in televisione e poi, crescendo, avevano provato gusto a toccarsi e poi a giocare con la lingua col fiorellino con conseguenti orgasmi, per loro era un divertimento. Di maschietti non ne sentivano il bisogno, almeno per ora,  mandavano in bianco i compagni di scuola che cercavano di ‘rimorchiarle’. Un giorno Corinna, in  crisi di soldi, andò a frugare in un cassetto della camera da letto  dei genitori, in quello del padre rinvenne un coso di plastica che riconobbe come un ‘vibratore’ di cui le aveva parlato una compagna di classe. Era un sabato pomeriggio, Corinna mise in curiosità l’amica: “Domattina ti faccio vedere una cosa!” “Di che si tratta.””Una sorpresa, fatti sentire presto.” Alle otto Naomi era in camera di Corinna che aveva lasciata aperta la porta d’ingresso. Alla vista del vibratore Naomi rimase perplessa,  come usarlo? “Ti sei rimbambita, sostituisce il ‘c…zo’, lo provo prima io.” “Chiusa la porta a chiave Corinna si distese sul letto senza slip e cominciò a strofinare il vibratore sul fiorellino e quasi subito giunse all’orgasmo. “Se non ti senti lascia stare, lo proverai un’altra volta.” “No mi va ora ma fammelo provare tu, io chiudo gli occhi.” Anche Naomi entrò nel mondo dei grandi ed in seguito  pian piano usarono il vibratore inserendolo in vagina sino in fondo, un orgasmo molto diverso da quello sin ora provato. Papà Adam cercò invano il vibratore, capì che era stato prelevato dalla figlia ma dirglielo non sarebbe servito a niente e poi non voleva che della cosa fosse messa al corrente la moglie, ne comprò un altro. Le due signore Clizia e Lisandra (ma dove avevano preso quei nomi i genitori?) gestivano un negozio di articoli sportivi a Messina in via Risorgimento per raggiungere il quale usavano la Cinquecento di Clizia sino al capolinea del tram all’Annunziata, posteggiavano e poi, col quel mezzo, arrivano vicino al negozio così nessun problema di posteggio. Erano imitate dal rispettivi mariti con la Giulietta di Adam che, col tram, si fermavano vicino all’edificio comunale,  Gennaro  era un funzionario del Comune, Adam  un  impiegato del consolato  tedesco. Le due famiglie potevano considerarsi, come dire, normali se non fosse stato per le due ‘sciagurate’ che trovavano sempre il modo di mettere sul chi va là i genitori ed esclusione di Adam che, da nordico, considerava il sesso un supplemento piacevole della vita senza porsi tanti problemi. Una domenica all’invito “Tutti al mare!” da parte di Adam; con due auto i sei si recarono  sul Tirreno in via Marina dove la spiaggia era più larga. Toltesi i vestiti le signore si presentarono con un costume intero provocando la risate ‘navigabili’ delle figlie: “Che razza di venditrici di articoli sportivi siete, avete indossato due corazze come all’inizio del novecento! Ammirate!” La due incoscienti, toltesi il copricostume, erano apparse in bichini stile brasiliano che coprivano ben poco delle loro ‘intimità’. Adam scoppiò in una risata, non altrettanto gli altri tre che però preferirono non fare commenti, sarebbe stato ‘improduttivo’. In acqua Adam, Corinna e Naomi nuotarono verso il largo mentre gli altri tre sguazzavano vicino alla battigia. Corinna: “Naomi che ne dici di mio padre, non è male vero?” “Ragazze lasciate perdere, quando voglio femminucce extra so dove andare.” “E così ho scoperto un padre ‘put…..re!” Corinna:”‘Nihil sub sole novum’” talvolta il latino riproduce meglio le situazioni. Al compimento del diciottesimo anno,  una gran festa nel locale ‘Il Giardino di Giano’ con i compagni di scuola e gran divertimento sino alle due di notte. Due giorni dopo  le ragazze si iscrissero all’università alla facoltà di medicina. Le mamme curiose: “E per la specializzazione penso che preferirete ginecologia, per una ragazza è meglio…” Così parlò non Zarathustra ma Clizia ma male gliene incolse. Corinna: “Gentili signore ci scriveremo ad andrologia, preferiamo…”  “Va bene, fate come vi pare!” Ancora una volta le mamme erano rimaste deluse. Una svolta nella vita delle due giovani avvenne in occasione di un ballo indetto da un collega di università: la conoscenza di Alessio Fazio figlio di un padrone di supermercati a livello nazionale. Il giovane era rimasto affascinato dalle due ragazze e ballava alternativamente solo con loro sino alla fine della festa. “Vorrei accompagnarvi a casa, la cosa è un pochino problematica con la mia Abarth 124 spider che ha solo due posti.” “Sei molto gentile ma abbiamo i nostri motorini, alla prossima.” Alessio venuto a conoscenza durante il ballo che le due erano iscritte ad andrologia, spesso si faceva trovare fuori dei locali di quella facoltà, una corte continua che fece dire a Corinna ridendo: “Non siamo nel Tibet dove regna la poliandria, devi decidere con chi vuoi stare.” “Dovendo scegliere preferirei Corinna, ho avuto sempre un debole per le nordiche, Naomi non penso ti sia offesa.” “Alessio sei un bravo giovane ma io preferisco gli uomini più maturi.” “Trovata la soluzione, mio padre Amos quarantenne, divorziato, da vario tempo si interessa solo del suo lavoro, è difficile di gusti in fatto di femminucce ma penso che sarebbe entusiasta di conoscere Naomi, se sei interessata…” “Perché no, anche se il connubio è abbastanza fuori del comune.” L’incontro avvenne ad un bar all’aperto a piazza Cairoli, papà Amos era giunto col figlio su una Volvo V60.  Anche se quarantenne non dimostrava la sua età; fisico atletico da frequentatore di palestra, anche col suo sorriso  aveva conquistato subito Naomi. “Vorrei condurvi a Catania per pranzare al ristorante ‘I Quattro Mari’, il padrone è un mio amico, si mangia bene.” Naomi: “I catanesi fanno le cose più in grande, noi a Messina abbiamo la ‘Risacca dei Due Mari.’” La battuta fece ridere gli altri tre, si era creata una bella atmosfera conviviale. Il proprietario del locale Alfio Motta dando la mano ad Amos sommessamente: “Complimenti mon ami, ti invidio.” Di ritorno a Messina, a piazza Cairoli” Amos:”Care Corinna e Naomi,  penso che i motorini non siano più adatte a delle signorine cresciute, se me lo permetterete provvederò io a motorizzarvi come si conviene.” Alessio una mattina: “Mio padre possiede una casetta sulla spiaggia fra Tremestieri e Giampilieri Marina, se siete d’accordo vorremmo passare insieme il prossimo  week end, verremo a prendervi in auto a casa vostra.” ”Siamo d’accordo ma posteggiate un po’ lontano, le nostre madri…” Le ragazze giustificarono la loro assenza con una gita in pullman con i colleghi dell’università. Nei due trolley avevano riposto l’occorrente per la spiaggia e per la notte. All’arrivo Corinna: “Chiamala casetta, qui potrebbe alloggiare un plotone di soldati.” Corinna e Naomi occuparono una delle due camere da letto matrimoniali, sembrava tutto predisposto per…Per le vettovaglie Amos aveva provveduto a contattare il padrone di una vicina trattoria tale Gino Fabbri un po’ ignorante ma bravo cuoco. “Dottore posso esservi utile?” “Siamo in quattro nella mia casa a mare, dovresti prepararci le vettovaglie per una settimana.” “Dottore nun canuscio le vettovaglie…” “Da mangiare per pranzo  carboidrati  e per cena proteine .” “Mi scusazze dottore ma io non canuscio né i carboidrati né le proteine.” A mezzogiorno pasta condita come vuoi, pasta integrale, quella scura, la sera carne, pesce o formaggi, pane pure integrale.” “Capito ma picchì la pasta dei poveri, voi non lo site.” “Gino lascia perdere, qui ci sono trecento €uro, se non saranno bastati al ritorno avrai il resto.” Alla vista delle due ragazze Gino rimase fermo, basito sulla porta d’ingresso con le vettovaglie in mano. “Gino entra, Corinna e Naomi non mordono!” Dopo cena nessuna novità se non una passeggiata al chiar di luna, le ragazze a braccetto dei cavalieri che non fecero avances, come si dice: la prima volta... La mattina furono Corinna e Naomi ad alzarsi presto ed a preparare la colazione anche per i due maschietti, c’era di tutto dalla macchinetta per caffè con cialde, marmellate varie e Buondì Motta. I due uomini poltrivano ed allora Corinna e Naomi, indossato il costume ‘brasiliano’ piantarono un ombrellone vicino alla battigia ma, siccome facevano uscire gli occhi dalle orbite dei maschietti di passaggio, spostarono l’ombrellone più vicino a casa. “Benvenuti dormiglioni, è quasi l’ora del pranzo.” Padre e figlio sotto la doccia e entrata trionfale, tutti e due ‘allicchittiati’ con un bacio non tanto casto alle donzelle. “Vedo che vi siete svegliati bene, che ne dite di una passeggiata sulla spiaggia in attesa di Gino?” Proposta accettata, i maschietti circondarono con le braccia i fianchi delle due belle. Fecero appena in tempo a rientrare in casa che si presentò Gino con una casseruola di pasta al forno e con tante verdure crude e cotte e frutta oltre che del vino Rosso dell’Etna. Alla fine del pasto Amos: “Che ne dite di farci sapere qualcosa di voi, per esempio: siete fidanzate?”Prese alla sprovvista Corinna e Naomi non risposero ed allora Amos: ”Facciamo così: io scrivo le domande che voglio farvi sul block notes e una vi voi rispondete nello stesso modo.” “Siete fidanzate?”“Corinna scrisse:”Non lo siamo e non lo siamo mai state.” “Allora siete vergini?” “No, abbiamo usato un vibratore ma mai siamo state con ragazzi o uomini.” Soddisfatti i due maschietti abbracciarono le ‘fidanzate’ e si rifugiarono nelle relative stanze e, dopo un passaggio obbligato in bagno, tutti nudi sul letto matrimoniale. “Cara che ne dici di un bacino bacione al mio coso che già è in posizione?” Amos si era sbilanciato e Naomi obbedì provando una sensazione mai provata, quasi si strozzò e poi quando il ‘ciccio’ di Amos cominciò ad eiaculare resistette sino a bocca piena e poi rigettò il tutto su un asciugamano che prudentemente aveva portato con sé. “Scusa cara…” Nel frattempo la ‘cara’ era andata in bagno e si era lavato i denti col dentifricio. Al ritorno capì che era la volta del ‘fiorellino’ ad essere sotto tiro, Amos prima baciò a lungo il clitoride e poi, indossato un preservativo, fece un’entrata trionfale in una ‘gatta’ ben lubrificata. Un finale ovvio e poi, tolto il profilattico,  lavaggio del ‘coso’ ormai a riposo e ritorno sul letto. “Col tempo diventerò più brava, per ora abbracciamoci, non so se sia un bene o un male ma penso che mi stia innamorando di te, non vorrei provare una delusione.” “Non la proverai, senza falsa modestia posso affermare di aver incontrato molte donne ma, anche se a letto più brave di te mai avevo provato una sensazione...non so come definirla: distensione, benessere e felicità, insomma penso che sarai la donna della mia vita.” L’affermazione  rese felice Naomi che non si aspettava altro.” La simpaticona ebbe un’idea malignetta: “Che ne dici se andiamo a vedere come si comportano Alessio e Corinna?” Detto fatto aprirono uno spiraglio della porta  videro i due intenti nella più classica ‘scopata’ detta del missionario, risero talmente forte che i due ‘scopatori’ si risentirono: ‘Guardoni ite at patres!” Corinna li aveva mandati a quel paese anche se in modo delicato col suo latino. Tutti ovviamente soddisfatti, fecero i complimenti ad un Gino che portava a stento due casseruole di pesce in brodetto, tanta frutta e verdura e del vino bianco dell’Etna. Le precedenti ‘manovre’ avevano svegliato la fame degli ‘atleti.’ Tutte le mattine i due maschietti al lavoro, rientro il pomeriggio e, ‘cotidie’, un riposino rilassante. Il venerdì Amos: “A casa troverete una sorpresa.” “Le ragazze gli si buttarono addosso baciandolo.” “Non vi dico nulla altrimenti che sorpresa sarebbe, domani pomeriggio vi accompagneremo a casa vostra.” E così fu, alle sedici le due figlie incontrarono i rispettivi genitori un po’ in ansia. “Tutto bene?” Alla domanda di Lisindra rispose Clizia: “Basta guardarle!” Ci hanno consegnato per voi questi due pacchetti, non li abbiamo aperti anche se siamo tutti curiosi.” Le chiavi di due auto! Corinna e Naomi uscirono di corsa da casa e notarono due Mini Countryman verdi posteggiate al lato della strada. Le chiavi aprivano le auto, erano di loro proprietà, evviva! Adam esperto di macchine: “Se non mi sbaglio dovrebbero costare sulle trentamila Euro ognuna, chi sono questi munifici donatori?” Corinna e Naomi in corso: i nostri fidanzati!” Piuttosto confusi per gli ultimi avvenimenti i genitori quella sera non cenarono, le rampolle in giro per Messina  circolavano piano per farsi notare da eventuali amici che incontravano infatti: “Ragazze complimenti, il regalone da parte di chi, dei genitori?” “No dei nostri fidanzati, vi inviteremo alle nozze!” I nubendi maschi si presentarono in famiglia, uno, Amos,  non ebbe il gradimento di Clizia per motivi di età ma  fu costretta ad ingoiare il boccone per lei amaro, era una tradizionalista! Le nozze, in grande, nella cattedrale addobbata come un giardino, il prete, ben unto non di olio santo ma di tanti Euro, fece un discorso bellissimo elogiando i quattro ed augurando loro un futuro felice con tanti figli. Fu vero amore? Ai posteri l’ardua sentenza come nella poesia del cinque maggio del Manzoni.

  • 14 settembre alle ore 17:09
    GILDA LA NAVE SCUOLA

    Come comincia: Ludovico Famiglini ed Ermenegilda Zecca (nome e cognome impossibili) erano due coniugi residenti a Roma a Piazza Ragusa, era il 1941 in piena era fascista. Perché quella piazza fosse intestata ad un borgo siciliano, ben lontano dalla città eterna, era  un mistero cosa che non caleva ai due che avevano la fortuna di abitare in una palazzina singola che Alfredo il padre di Ludovico, Commissario di P.S., a quel tempo molto importante autorità, era riuscito a non far espropriare, come quelle dei vicini per costruire brutte e tristi case popolari di cinque piani. A piano terra una cantina, ben arieggiata, adibita a dispensa ed a garage per la Fiat Balilla a quattro marce, per allora un a rarità, intestata a Ludovico che riusciva a trovare la benzina, non si sa come, allora era un bene di difficile reperimento. Come Ludovico avesse potuto ottenere l’esonero dall’arruolamento nell’Esercito, al contrario di tutti i suoi colleghi di scuola (frequentava il terzo liceo classico) era un mistero per gli abitanti del quartiere che si guardavano bene dal manifestare i propri interrogativi, sui muri c’era la scritta ‘Il nemico ti ascolta’ ma non si sapeva di preciso chi fosse il nemico. Mistero  presto svelato: il commissario di Polizia Alfredo, suo padre, ufficialmente fervente fascista (ma dentro di sè niente affatto convinto anzi…) era ben ammanigliato con dei dottori dell’Ospedale Militare ‘Celio’ che, ad ogni visita medica, riscontravano a Ludovico malattie invalidanti tale da non permettergli di indossare le mostrine di soldato. La famiglia Famiglini (scusate l’assonanza) era benestante come si diceva allora, possedeva vari terreni e molte case da cui ricavavano bei soldoni di affitto inoltre il Commissario, prima dello scoppio della guerra, era stato lungimirante ed aveva acquistato lingotti d’oro e diamanti che aveva riposto a casa sua dentro una cassaforte nascosta dietro un armadio. Mentre i comuni cittadini acquistavano i beni indispensabili con la tessera, in casa Famiglini non mancavano mai cibi di prima necessità come pane, salumi, formaggi, olio  provenienti dalle loro campagne. Le signore contadine, anche per loro convenienza, sfornavano del buon pane e confezionavano pasta col grano integrale molto più salubre di quello bianco odierno. Un po’ per generosità ed un po’ per non essere denunziati ai Fascisti, Ludovico e Gilda (questo il nome con cui era conosciuta) foraggiavano gli abitanti della piazza più poveri e con molti figli con i loro beni personali di consumo e per questo erano molto ben voluti da tutti. I due coniugi non avevano figli da ‘dare alla Patria’, lei era stata operata per una  policisti ovarica, tutto sommato ne erano contenti pensando che i giovani non avrebbero avuto un buon avvenire. Gilda passava il suo tempo in casa perché, malgrado fosse laureata in lettere, Ludovico aveva preteso, per egoismo, una consorte casalinga mentre lui se la spassava bellamente con tante ‘donnine’ ma non quelle professioniste che disprezzava, preferiva cornificare tanti mariti: scelte erano le giovani contadine che avevano volentieri ‘contatti’ col figlio del padrone sempre generoso con loro che lasciava sul letto lire di carta che le giovani vedevano solo in quella occasione. Talvolta si era ‘fatto’ sia le madri giovani che le figlie giovanissime ed i mariti e padri? Non andavano tanto per il sottile, dentro le loro tasche di soldi ne giravano ben pochi…Ludovico pur conoscendo la storia di Andronico, re della Tessaglia che attaccava sulla porta dei mariti cornuti delle teste di cervo, si guardava ben dal farlo anzi talvolta portava dei pacchetti di sigarette per i più giovani e di sigari per gli anziani conquistandosi così la loro benevolenza. Gilda pur conoscendo il comportamento di suo marito se ne fece una ragione e passava il tempo dando lezioni gratis ai giovani  abitanti in piazza Ragusa. Un avvenimento importante cambiò la vita della signora: suo marito durante una partita di caccia si imbatté in un temporale con tanti lampi e tuoni,  essendo in pianura un fulmine fu attirato dalle canne del suo fucile ed il povero Ludovico finì carbonizzato. Ai funerali tutti gli abitanti della piazza, Gilda aveva dentro di sé sentimenti contrastanti: la morte di suo marito era un evento tragico ma anche la fine di una schiavitù. Finalmente era padrona della Balilla (per prima cosa prese la patente di guida) e si mise a scorrazzare per Roma facendo acquisti in negozi di lusso. I suoi armadi si riempirono di vestiti di ogni genere e  scarpe di ogni forma allora di patrimonio solo delle signore di alto livello, cambiò parrucchiere e si fece i capelli come allora di moda ‘all’Impero’. Naturalmente attirò l’attenzione dei maschi che conosceva e che in passato non si erano permessi di avvicinarla ma, causa la guerra non vi erano in giro dei giovani, i meno anziani avevano sessant’anni e Gilda non aveva nessuna voglia di far loro da badante. Accade qualcosa di imprevisto: un giorno a casa mentre dava lezione di latino ad un  ragazzo di nome Angelo di sedici anni, il ‘pischello’ le chiese di andare in bagno. Siccome il ragazzo tardava a ritornare andò a controllare cosa fosse successo e nell’aprire la porta del bagno…il ragazzo si stava masturbando. Angelo cercò di rimediare tirandosi su i pantaloni ma il coso non ne voleva di ‘ritirarsi’ e così venne fuori una comica che portò Gilda a ridere sonoramente. “Quando sarai riuscito a rivestirti torna nel salotto.” Il ragazzo rosso in faccia non accettò l’invito e stava per aprire la porta d’ingresso ma Gilda: “Aspetta, hai una faccia stralunata, siediti sul divano e, se ti va, raccontami qualcosa di te.” “Mia madre non vuole che io…mi dice che diventerò tubercoloso, i preti cieco ma io ho sempre voglia, non so che fare…” e si mise a piangere. A Gilda si appalesò l’istinto materno ed abbracciò Angelo ma quell’abbraccio fece un’effetto…ma un’effetto…insomma il  coso del ragazzo, peraltro piuttosto grosso per la sua età, uscì’ dai pantaloni corti. Gilda volle sdrammatizzare: “Non ti preoccupare, è la natura dell’uomo avere… vieni qui che ti faccio provare cosa voglia dire fare l’amore e, abbassandosi gli slip fece entrare con un po’ di resistenza il coso del ragazzo nella sua ‘gatta’ che, dato il lungo digiuno, si era ristretta. Angelo dopo aver eiaculato non si ritirò dalla ‘cuccia’, aveva provato una sensazione per lui nuova e meravigliosa ed il suo ‘ciccio’ seguitò ad essere duro a lungo portando Gilda ad un orgasmo. Passata la buriana sessuale, la signora si rese conto che quanto era successo poteva portarla a serie conseguenze penali e ad Angelo: “Caro promettimi di non dirlo a nessuno, dico nessuno nemmeno ai tuoi, quando vorrai sarò qui ma mi raccomando…” Gli avvenimenti seguenti furono per Gilda imprevisti e soprattutto imprevedibili, imprevedibili perché Angelo un giorno si presentò a casa sua insieme ad un compagno di classe tale Leonardo  Santoro. “Signora io e Leo siamo scarsi in latino e abbiamo bisogno di…una lezione!” I due si erano messi a ridere e contemporaneamente si erano abbassati i pantaloni mostrando due cosi ben messi in quanto a grandezza ed a erezione. Gilda si sentì gelare dentro, cercò di prendere tempo: “Non vi rendete conto della situazione, questa è una violenza nei miei confronti, a parte che potrei essere vostra madre ma…” “Non lo è stata con Angelo, la prego, staremo zitti, lo sappiamo solo noi due ma ci faccia…” e si avvicinarono a Gilda che nel frattempo si era seduta sul divano e si trovò all’altezza del viso e poi i  bocca un pisellone arrapato e… relativa conseguenza. Angelo fece posto a Leo il quale più furbamente fece capire alla signora che preferiva…e fu accontentato: entrò in vagina eiaculò subito, ci rimase sin quando Gilda ebbe un orgasmo. Con la faccia istupidita Gilda dalla finestra vide i due ragazzi entrare nel caseggiato popolare di fronte a casa sua e, in un momento di lucidità pensò che l’unica cosa per evitare guai e per non fare da nave scuola a tutti i giovani del quartiere era quella di cambiare città a meno che i due ragazzi evitassero di  spargere la notizia in giro, in fondo  l’orgasmo le era piaciuto,  un guaio! Un giorno in strada Gilda fu fermata da una signora di circa la sua età che: “Sono Barbara Santoro la madre di Angelo, la ammiro, la vedo passare dinanzi casa mia sempre elegante e sorridente e poi mi risulta che sia generosa con i poveri del quartiere, ha la mia ammirazione, posso offrile un caffè a casa mia?” “Ora ho da fare, può venire da me al mio ritorno.”  Salì in macchina, come interpretare il comportamento di quella tale circa della sua età? Sembrava una signora per bene ma perché si era presentata come mamma di Angelo, forse sapeva e voleva ricattarla, non ci mancava altro. Al ritorno trovò la Barbara dinanzi casa sua: “Da lontano ho riconosciuto la sua Balilla e son qua.” “Ormai è l’ora di pranzo, mi faccia compagnia a meno che non aspetti suo figlio.” “Mio figlio  va a scuola in un collegio di preti, la retta è pagata dallo Stato perché mio marito è morto in Russia, a me danno anche una pensione in quanto vedova di guerra ma sono sola, ho provato a fare amicizia con altre signore ma sono rimasta delusa, ha conosciuto gente volgare e sciocca, lei è tutt’altra cosa.” “Grazie del complimento, diamoci del tu ed ora a tavola. “Dimmi la verità tuo figlio…” “Si ma è un ragazzo serio ed ha un solo amico che mi sembra tu abbia…” “Non sono riuscita a capire quello che mi è successo psicologicamente, poi ho avuto paura delle conseguenze ed ho pensato addirittura di cambiare città, con mio marito praticamente non avevo rapporti, lui se la faceva perlopiù  con  giovani contadine, mi vergogno di dirlo ma la sua morte è stato per me un sollievo, è cambiata la mia vita ma pare che ora…” “Posso dirti che ti sarò vicino, non aver paura,  anch’io ho avuto un marito che mi trattava come una donna di strada, nessun piacere da parte mia nei nostri rari rapporti e questo mi ha portato a…” Barbara prese a baciare Gilda in bocca, un bacio prolungato, appassionato. “Scusa ma è stato più forte di me, se ti ha dato fastidio non mi vedrai più ma qualora…” Quel qualora voleva dire una sola cosa, vorrei avere con te una relazione omosessuale. Gilda  a braccia conserte guardava Barbara che sembrava trepidante in attesa di una risposta che ovviamente sperava positiva. Gilda  prese la situazione con humor: “Vuol dire che sarà una questione di famiglia, dovrei scrivere un romanzo: ‘Due ragazzi, una mamma ed una nave scuola!’” Barbara abbracciò Gilda che con le lacrime agli occhi pensava ad un suo futuro con una grande amica fidata, per aiutare i ragazzi avrebbe potuto fare sesso con ambedue, una situazione fuori del comune ma  sicuramente piacevole. Un pomeriggio di un sabato Barbara, Angelo e Leonardo si presentarono in casa di Gilda, All’inizio dell’imbarazzo soprattutto da parte delle signore che ben presto…”Angelo sai che tua madre scopa proprio bene!” “Stronzo non trattare mia madre da mignotta, pensa a madame Gilda che mi pare stia…
     

  • 12 settembre alle ore 9:06
    ALBERTO IL POLIGLOTTA

    Come comincia: Frequentava il terzo liceo classico Alberto M. diciottenne residente a Roma in via Cavour, frequentava il terzo liceo classico dell’Istituto Pilo Albertelli molto rinomato. Il giovane era famoso per le sue burle che metteva in atto nei confronti un po’ di tutti, aveva ereditato tale ‘qualità’ da suo padre Armando maggiore delle Fiamme Gialle. Una mattina che il buon Albertone si sentiva particolarmente in  forma ne combinò una delle sue. In un foglio di quaderno scrisse in latino: ‘ Terque quaterque palleggiatoque augello usque ad sanguinem, pilo admisso, omnia mala fugata sunt.’ Che poi tradusse in greco: ‘Treis kai tretrakeis, catalabonton sfairon kai tu ornizu, panta kaka feugusi’.  In italiano è uno scongiuro contro la mala sorte. Durante l’intervallo tra una lezione di matematica e quella di lettere, mentre la subentrante professoressa Piera F. parlava con Emiliano V. professore di matematica o meglio era il cotale insegnante che cercava di ‘attacar bottone’ con la dama nel corridoio, fra l’altro con poco successo, Alberto mise lo scritto dentro il cassetto della scrivania della cattedra e ritornò al suo posto sfoggiando la solita faccia angelica di chi in dialetto siculo si dice:’ ’cu non ci cuppa’. La professoressa Piera nell’aprire il cassetto notò e prese a leggere il ‘biglietto’ con una certa sorpresa e si domandò chi potesse essere quel simpaticone…”Mi rivolgo a chi ha vergato (talvolta la professoressa usava un linguaggio aulico) questo biglietto, sicuramente quel cotale non avrà il coraggio di farsi riconoscere, in questo caso tutta la classe subirà una punizione. Alberto “Non voglio che i miei compagni siano puniti in mia vece, sono stato io che ho ‘vergato’ lo scritto.” “Intanto un bravo per la tua sincerità e poi ti invito a venire vicino alla cattedra per essere interrogato e così mi renderò conto della tua preparazione. Parlami di Senofonte (la professoressa era in mala fede in  quanto quel personaggio non era stato motivo di spiegazione in una precedente lezione.) Inaspettatamente Alberto: “Senofonte, in greco Xenòphon,  storico greco di famiglia aristocratica, fu soprannominato ‘Suda’ (L’ape antica) per la chiarezza delle sue opere tutte giunte sino a noi. Scrisse l’operetta Agesilao per esaltare le virtù di quel suo amico e protettore. Scrisse anche le ‘Anabasi’ in cui ritroviamo  l’episodio dei diecimila soldati che, in vista del mare, abbracciandosi in lacrime esultarono dicendo ‘Thalatta, Thalatta’ detto rimasto famoso. Scrisse anche…” Alberto era un alunno fuori dell’ordinario, aveva studiato tutto il programma di quell’anno, questo giustificava la sua preparazione. “Basta così, per stavolta la considero  una ragazzata.” Alberto pensò bene si informarsi sulle vicende private della professoressa Piera, quale miglior fonte se non la segretaria della scuola. Sara R. bravissima nel suo lavoro ma come donna era un disastro: piuttosto alta, magrissima, un occhio storto come pure il naso per una testata ricevuta da giovane. La cotale era innamorata di Alberto il quale, interrogato ‘ciccio’ per fare un’opera buona nei confronti della cotale ebbe (giustamente)una risposta negativa, era troppo brutta!“Cara Sara mi occorrono delle informazioni sulla professoressa F., che puoi dirmi?” “Perché ti interessa tanto vuoi…” “Niente di quello che tu pensi, solo che mi ha preso di punta e non fa altro che interrogarmi, mó me só scocciato.” “Madame Piera ha trent’anni, è romana, dopo il divorzio del primo marito si è risposata con un inglese tale John W., non ha figli e, se ti interessa, abita in via Marsala 22.” “No questo non mi interessa, volevo solo un’immagine generale, grazie Sara, sei un tesoro.” Bugiardone, la notizia della residenza della professoressa era quella che più  interessava Alberto il quale un pomeriggio citofonò al numero 22 della via Cavour; rispose in inglese il capo famiglia: “Hello, who palys at the intercom?” “Sono Alberto M. un alunno di sua moglie.” “Open? Wue area one the Fifth floor.” Alla consorte, “C’è un tuo alunno.” Piera rimase sorpresa ma poi capì chi potesse essere quella faccia tosta di venire a rompere i.c… a casa sua. “Bravo, non so come hai fatto a trovare la mia abitazione, siediti così potrò conoscerti meglio di quanto possibile a scuola.” “La mia è una dote ereditata da mio padre maggiore della Finanza. Non vorrei essere indiscreto ma come fa a colloquiare con suo marito, in inglese?” “John capisce l’italiano ma non lo parla bene.” “Altre informazioni?” “Avrei tante domande ma non vorrei essere invadente, per alcune potrei arrossire.” Grande risata da parte di Piera che attirò l’attenzione di John il quale si presentò nel salotto: “Why are you laughing, is the boy witty?” “Mio marito vuol sapere se sei spiritoso, caro lo è anche troppo!” Rimasti soli Alberto e Piera si guardarono in viso sin quando: “Non mi capita spesso di prendere decisioni sbagliate, ho poche amiche per una cattiva esperienza con una che consideravo tale e che invece ha sparso nei confronti di mio marito dei pettegolezzi infamanti, mio marito non è gay anche se talvolta qualche suo atteggiamento lo può far credere, è dell’Irlanda del nord, di Londonderry, lui insegna inglese per beneficienza a ragazze in un collegio di monache, se lo può permettere, è agiato di famiglia perché suo padre è un bravo agente di borsa e in tanti anni si è arricchito. Ho sposato John dopo un matrimonio burrascoso col mio primo marito, ho cercato di non mollarlo sin quando sono venuta a conoscenza che si drogava, fra l’altro voleva dei figli che io non posso avere; John mi dà serenità anche se sessualmente non è gran che ma come si dice:’niente sesso siamo inglesi’. Ti ho fornito delle informazioni intime, non so di preciso perché l’ho fatto o meglio lo so e questo mi preoccupa.” “Se lo desidera me ne vado, non volevo metterla in crisi.” ”Niente crisi anzi ti invito a cena, devi avvisare i tuoi familiari?” “Mio padre, vedovo, è maggiore della Guardia di Finanza, lavora al Comando Generale e mangia alla loro mensa, ci  incontriamo poco. Io mi arrangio con l’aiuto della portiera che fa anche le pulizie di casa, abito in via Merulana.” Piera si esibì in una culinaria tipicamente romana: spaghetti alla carbonara, abbacchio al forno, carciofi alla giudìa supplì al telefono, verdure varie, vino rosso dei Castelli ed un favoloso caffè fatto con una macchinetta e la miscela Illy. John: “Come fatti supplì al telefòno” “John ti son piaciuti? non porti tante domande.” Ti pareva che Alberto non si intromettesse?  “Professoressa suo marito si è abituato al nostro caffè, i britannici ingurgitano dei beveroni spaventosi.” “Gli stranieri venendo in Italia pian piano apprezzano i nostri cibi, una volta a Londonderry i genitori di John in mio onore cucinarono degli spaghetti con l’aggiunta nel sugo della marmellata, marmalade in inglese,  dovetti mangiarli per non offenderli! John ricordando l’episodio sbottò in una risata, Alberto pensò: “Ridi ridi braciolettone ti sto preparando un piattino! Piera anche se con confusione in testa ma stanca del ‘niente sesso siamo inglesi’ si fece coraggio e quando John andò in balcone a fumare la pipa: “Vorrei vedere casa tua, com’è arredata, dove sporgono i balconi, hai i balconi?” Piera si era impappinata, Alberto prese al balzo la situazione: “Anche se la mia abitazione non è molto lontana prendiamo un tassì oppure usiamo la sua macchina, sotto casa mia c’è un garage. Una Mini verde targata inglese era posteggiata dinanzi l’abitazione, in pochi minuti entrarono nel garage, si avvicinò il garagista e: ”Signora può dirmi quanto resta? Poi vedendo scendere dalla macchina  Alberto:”Li mortacci… stavolta te sei buttato sull’estero, complimenti!”  Un’occhiataccia di Alberto fece sparire dalla circolazione lo sprovveduto garagista. “Hai una bella casa, chi l’ha arredata?” “Mia madre era un’arredatrice, è morta di cancro quando io avevo dieci anni, mio padre l’ha ereditata da suo padre.” “Ha due camere da letto con letti matrimoniali, sei sposato, fidanzato?” “No mi piace stare comodo, con un letto singolo una volta, nel girarmi, son caduto a terra!” “Dilla tutta è qui che porti le conquiste?” “Permettimi di darti del tu, in fondo non c’è molta differenza di età fra noi due…” “Sei giunto alla scalata finale, ebbene ti posso dire che sei in vetta, contento?” Il ‘ciccio’ di Alberto sempre attento quando c’erano in giro femminucce, alzò la cresta e fece un bozzo sui pantaloni. “Non sono per i complimenti ma devo dirti che tu alla bellezza di una statua greca aggiungi lo stile di una signora di classe, sei una persona da avere vicino per tutta la vita.” “È una proposta di matrimonio?” “Non celiare, sono stato sincero, tu che ne pensi dell’idea di visitare il mio bagno non per la vasca Jacuzzi, che potremo inaugurare un’altra volta ma per un volgare bidet, io ho già provveduto.” All’uscita del bagno senza veli, l’immagine di Piera fece un effetto dirompente sul cervello di Alberto, si precipitò a baciarla, un bacio lungo, profondo, appassionato deliziosamente dolce. Sul letto una battaglia navale, evidentemente Piera era da tempo a stecchetto e poi sicuramente il partner era di suo gradimento. “E mó come ci mettiamo?” “Cara Piera, non mi par vero quello che accaduto, posso ben dire di non aver mai provato sensazioni più profonde forse perché all’atto sessuale si è accompagnato…non ti porre troppi problemi, oggi son di moda i toy boy, ne hanno diritto tutte le donne non solo le attrici!” Un pianto, Piera non si sapeva spiegare la motivazione se di gioia o di paura per il futuro. Dopo essersi ricomposta Piera ed Alberto andarono a ritirare la Mini in garage, stavolta il proprietario non fece commenti anzi fu carino nel non far pagare la signora, aveva capito la lezione. Ritornati  a casa di Piera si misero d’accordo nell’andar a trovare John al collegio di monache dove insegnava. Era l’ora di uscita delle scolaresche e Piera posteggiò la Mini all’ingresso aspettando, l’auto del marito che passò loro dinanzi sgommando, era proprio la Rover targata Inghilterra ma alla guida c’era una donna con vicino John. “Presto seguiamoli.” Piera dimostrò di essere un buon manico e raggiunta da lontano la Rover restò ad un centinaio di metri per vedere dove venisse posteggiata. Quando i due scesero dall’auto e si inoltrarono in un portone Piera  li seguì lasciando in macchina Alberto ma come rintracciare l’appartamento in cui si erano rifugiati? Piera dimostrò una furbizia tipica delle donne; i piani erano quattro e lei cominciò dal primo: “I’m  sister of John, Id like to talk to him.” Fu fortunata, a citofono aperto sentì una voce maschile: “John c’è tua sorella.” Inutile e non compresa era stata una frase di John: “My sister is in Ireland not here!”  Nel frattempo era stata aperta la porta d’ingresso dell’appartamento dove un signore di una certa età: “Entri signora John è di là.” John era là ma avrebbe preferito esser molto lontano da quel posto. Bianco in viso, alla vista di Piera  stava per svenire, si sedette sul divano con le mani sulla faccia. Vicino a lui una bionda occhi azzurri niente male. Piera ormai sicura di aver fatto bingo rincarò la dose: “Se preferivi una nordica perché hai sposato me, una mediterranea? Ci rivedremo a casa, scusate il disturbo!” La mediterranea fermò l’auto dopo un chilometro, presa da un’allegria pazzesca baciò in bocca Alberto.”Vacci piano mi hai tolto il fiato.” “Non capisci che l’abbiamo in pugno, oltre alla bionda c’erano pure dei testimoni, domani contatterò il mio avvocato.” L’avvocato di Piera era un furbacchione ben ammanigliato in Procura (in passato era stato in intimità con la signora) ed ottenne il massimo possibile: l’abitazione dove abitavano i due coniugi passava di proprietà della moglie con un appannaggio alla stessa  di tremila €uro al mese e poi uscita immediata di casa del marito.  Per sua fortuna dell’inglese suo padre, con amicizie in alto loco riuscì a fargli trovare un posto di impiegato presso l’ambasciata britannica. Piera e Alberto cercarono di non  farsi vedere insieme fino alla proclamazione della sentenza; John andò a vivere con la nuova fiamma a nome Aurora, anche Piera dovette ammettere che la ragazza rispecchiava le doti del suo nome: bella e luminosa,  le aveva fatto un enorme favore nel mettersi con John. Alberto e Piera andarono a vivere insieme, il giovane iscritto alla facoltà di medicina e per la specializzazione  scelse ginecologia. Non aveva perso il vizio di correr dietro alle gonnelle femminili, situazione accettata da Piera che, a parte la differenza di età sapeva che il bamboccione ritornava sempre da lei ogni volta pentito… ma quale pentito!
     

  • 10 settembre alle ore 9:00
    TALVOLTA L'AMORE TRIONFA

    Come comincia: Che direste voi se vostra figlia venticinquenne vi annunziasse il suo desiderio di prendere il velo di monaca? Questo era accaduto ad Achille Rogolino proprietario terriero abitante ad Albano Laziale in provincia di Roma, lui fervente ateo e, come si diceva una volta, ‘mangiapreti’? Potete immaginarlo: ”Non capisci che faresti una vita da disgraziata, chiusa fra quattro mura per tutta la vita, non una famiglia, niente figli né amici con cui andare a ballare, sottoposta a leggi religiose aberranti, preferirei vederti morta, tutta colpa di quella baciapile di tua madre , maledizione a lei!” Effettivamente Alessia Vinci la moglie di Achille era molto attaccata alla religione e rea, secondo il marito, di aver fatto  frequentare troppo alla figlia Ambra la vicina chiesa di S.Paolo . La ragazza era cresciuta e diventata amica di Arianna Mugianesi, sua pari età, figlia del contadino conduttore di uno dei fondi di proprietà del signor Rogolino. Anche Arianna aveva esposto in famiglia il suo desiderio di prendere i voti. A casa Mugianesi la richiesta era stata recepita senza drammi per un semplice motivo:  la vita da contadina sarebbe stata molto più dura per la ragazza che però aveva il fratello Elio che poteva dare una mano ai genitori nella coltivazione della terra. Le due giovani seguirono l’iter previsto con la consegna dell’anello quali spose di Cristo e quindi ammesse al noviziato. Rabbia maggiore di Achille Rogolino era che la figlia Ambra si era laureata in lettere con ottimi voti, il ‘padrone’ aveva, a sue spese fatto studiare anche  Arianna poi laureatasi in scienze matematiche: “Due disgraziate rimuginava sempre un Achille ogni giorno più irato perché non era possibile, come sua abitudine riuscire a risolvere il problema. Ovviamente non si presentò alla cerimonia della vestizione delle due novizie, che andassero a fare in c…o loro due e sua moglie! Achille spesso la sera non ritornava a casa, frequentava un club di dubbia fama in cui le cameriere non erano molto vestite ma disponibili. Conobbe una certa Grace Dubois che, oltre al nome aveva una grazia innata. Bruna, altezza media occhi castani molto espressivi e fisico da modella; era molto differente dalle sue colleghe di lavoro, infatti non ‘andava ‘in camera’ con i clienti. Achille da subito affascinato dalla ragazza le fece una corte serrata ma con scarsi risultati anche offrendole oltre al denaro anche gioielli, Grace non era disponibile alle avventure amorose. Ormai innamorato Achille propose a Grace di andare a vivere insieme con la promessa di una separazione prossima dalla consorte. Grace dopo lunga riflessione accettò, capì che Achille che aveva vent’anni più di lei sarebbe stato affidabile come uomo e, non ultima, aveva la ‘qualità’ di essere danaroso. Achille affittò un appartamento a Roma in via Marsala, amava stare al centro ed un pomeriggio, rientrando ad Albano Laziale alla consorte: “Cara ho il piacere di dirti che mi sono trasferito a Roma, finanziariamente per te non cambierà nulla, in compenso io non avrò il dispiacere di avere fra le balle una baciapile che ha rovinato la vita di nostra figlia. Se diventerò di nuovo padre te lo comunicherò, ho incontrato una ragazza deliziosa e non religiosa, ti auguro tanta fortuna.” “Andrai all’inferno con tutte le scarpe!” “All’inferno ci si diverte di più perché ci sono i peccatori, in Paradiso no tutte anime pure come te, adieu.” Arianna ed Ambra seguirono la via della loro vestizione di ‘contemplative’ con cerimonia nella Chiesa di S.Paolo Apostolo alla presenza del Vescovo e di gran parte delle popolazione, un avvenimento eccezionale per i villici, la maggior parte molto religiosa. Le due giovani all’inizio ebbero qualche problema per abituarsi ad una vita dura fatta di sacrifici come quello di dar corso alla regola di Abelardo che prescrive di alzarsi per recitare il mattutino non appena appare la luce del giorno. La loro storia pregressa era stata un po’ particolare: superatigli esami di terza media erano state iscritte ad un liceo classico parificato del convitto S.Anna di Roma. Papà Achille provvedeva a pagare la retta piuttosto salata delle due le ragazze la qualcosa le metteva su un piano superiore rispetto ad altre allieve figlie di persone non abbienti la cui retta veniva erogata da benefattori o dal Comune. Mentre le altre alunne dormivano in cameroni grandi, Ambra ed Arianna avevano a disposizione una camera singola con bagno. Uscivano dal convitto solo allorché un parente veniva a trovarle. Quella solitudine a due le portava a star sempre più vicine soprattutto la notte quando dormivano in un  sol letto. Con l’andar del tempo presero prima a baciarsi per gioco e poi a toccarsi nelle parti intime con la scoperta della sessualità e dell’orgasmo. Ambra, la più intraprendente prese uno spazzolino da denti elettrico, lo rivestì con della tela  e divenne un vibratore artigianale ma efficace: avevano scoperto i piaceri omosessuali. Una volta indossato il velo di monache trovarono il modo di seguitare nei loro giochi omo ma ebbero dei problemi quando si presentò loro don Quintino confessore del convento. Riferire o meno quel loro ‘vizietto’? In caso negativo la loro confessione sarebbe stata nulla e, come scritto nei sacri libri il loro peccato era mortale perché contro il comandamento che prescrive di non commettere atti impuri. Per loro fortuna don Quintino era un giovane prete piuttosto anticonformista e nel constatare che le ragazze erano piuttosto reticenti durante la confessione disse loro: “Apritevi con me, ogni peccato può essere cancellato col pentimento e con la preghiera.” Anche se abituato a sentir tanti peccati, quello era il primo caso di omosessualità e prese tempo prima di concedere l’assoluzione. In crisi con se stesso Don Quintino passò parte della notte in chiesa per chiedere a Dio come comportarsi, verso l’alba andò a dormire, aveva preso una decisione, andare dal Padre Superiore ad esporre il caso ed a chiedere consiglio. Fu ricevuto con tante affettuosità, il padre Superiore era un espansivo di natura ed un ottimista ma quando venne a conoscenza del fatto rimase in silenzio sin quando: “Caro Don Quintino, la risposta dovrebbe essere una sola ma io ho molto meditato in passato sulla nostra religione, senza essere blasfemo penso che ci sia qualcosa da cambiare; nel caso che mi hai esposto ritengo che non si possa mutare la natura umana , non risulta a verità che con delle cure è possibile combattere e vincere l’omosessualità e quindi io e tu ci prendiamo la responsabilità di dare l’assoluzione alle due monache ma che la storia resti fra di noi, i vecchi parrucconi condannerebbero la nostra decisione!” Dopo un anno, un pomeriggio una novità: “Ambra c’è tuo padre in parlatorio.” Le due ragazze si precipitarono ma rimasero perplesse quando videro il buon Achille in compagnia di una donna che sorreggeva una bambina.” “Care ragazze vi presento la mia compagna francese Grace e nostra figlia Elisabetta.” Dopo il primo attimo di perplessità Ambra abbracciò suo padre e Grace e poi: “Mi fai tenere in braccio la bambina, è una bambola per sua fortuna assomiglia alla madre in caso contrario…” “Figlia sciagurata non parlare male di tuo padre..ti voglio tanto bene, potrai immaginare i motivi per cui son andato via di casa.” Intervenne Arianna: signor Rogolino io le debbo tutto” e si mise a piangere. Che brutto effetto faccio alle ragazze, vieni qua, dammi un bacio casto perché Grace è gelosa.” “Non è vero, amo Achille ma non penso che mi tradirà, lo spompo quasi tutti i giorni!” Grande risata da parte di tutti. “Ritornerò non appena possibile, ho impiantato una fabbrica di elettrodomestici che mi assorbe molto tempo, un bacione a tutte e due, qui c’è il mio numero di cellulare.” Don Quintino diede l’assoluzione dei loro peccati alle due monache e prese a frequentarle piuttosto spesso parlando di letteratura e dei loro scrittori preferiti. Stando molto vicini il sacerdote cominciò ad apprezzare l’effluvio sensuale delle due monache, in particolare quello di Ambra ed ‘un giorno dopo l’altro’ in un momento di assenza di Arianna baciò in bocca Ambra, ‘la sventurata rispose’ così pensarono i due ricordando l’episodio della monaca di Monza. Arianna fu messa al corrente dell’episodio e: “Mò che pensi di fare?” “Contatterò mio padre, lui è stato sempre contrario che prendessi i voti, capirà e mi darà una mano per uscire di qui, ormai io e don Quintino (il suo nome è Tommaso) abbiamo deciso di ‘spogliarci’ e andare a vivere
    insieme, lui è laureato in lettere e cercheremo per lui un lavoro con l’aiuto di mio padre, lascerò fuori mia madre per ovvi motivi, non solo non capirebbe ma mi condannerebbe al fuoco eterno!” Evidentemente il legame fisico ed anche sentimentale fra Ambra ed Arianna era ancora molto forte perché Ambra propose alla sua amica  di ritornare ad essere ‘intime’, Arianna ne fu felice, era sola e non intendeva maritarsi. Tommaso ne fu messo al corrente e, dopo un momento di perplessità accettò, non aveva previsto questa soluzione ma, una volta messala in atto ne fu talmente  soddisfatto da cercare di avere rapporti fisici con le due ‘mogli’ quasi giornalmente alla faccia del sesto comandamento!
     

  • 06 settembre alle ore 8:09
    CACCIA ALL'INNAMORATO

    Come comincia: Nino V. aprendo le mail del computer trovò uno scritto   non identificabile perché mancante dei dati essenziali e per di più scritto in inglese lingua che lui, impiegato alle poste non conosceva. Chi meglio di sua moglie Fatima R., insegnante di lingue poteva dargli una mano? “Amore mio traduci stó scritto, non sarà qualche tuo innamorato?” “Non può essere perché con quel tale ci sentiamo solo per telefono.” Così eliò Fatima ma quando finì a mente di tradurre rimase basita, chi poteva essere che avesse scritto quel brano amoroso che prima rilesse forte in inglese per essere sicura di poterlo tradurre correttamente, il testo: ‘My Darling, i decided: enough with the vision of your smile that penetrates my brain and gives thee stura to my fantasies; enough to savor your effluvium that radiates in my interior and esplode in a sea of excitingsensations; it is enough with your breath as hot as the sand of the desert and that envelops me in a whirlwind of pleasant sensations; it is enough with your very seet vision that slowly moves away untilit disappears; it is enough with the fantasy of your breast covered by a transposing veil, which rises and falls rhythmically; enough with the diaphanous hands that caress my face; enough with yourthighs that hold my face inondate with sweet, fragrant and warm foam; enough with your eyes half open that penetrate my heart and give me a daily suffering. In the morning I see you leave the house. I walk among the people and I see you by my side smiling but you’re just an elusive ghost!’ “Che ne diresti di far capire qualcosa anche a me?” “Traduzione: ho deciso: basta con la visione del tuo sorriso che penetra nel mio cervello e dà la stura alle mie fantasie, basta assaporare il tuo effluvio che si irradia al mio interno ed esplode in una marea di sensazioni eccitanti, basta col tuo alito caldo come la sabbia del deserto e che mi avvolge in un turbine di sensazioni piacevoli, basta con la tua visione dolcissima che si allontana pian piano sino a dileguarsi; basta con la fantasia del tuo seno coperto di un trasparente velo che si alza e si abbassa ritmicamente, basta con le tue mani diafane che mi accarezzano il viso, basta con le tue cosce che trattengono il mio viso inondato di dolce, profumata e calda spuma, basta con i tuoi occhi socchiusi che mi penetrano nel cuore e mi danno una sofferenza quotidiana. La mattina di vedo uscire di casa, cammino fra la gente e ti immagino al mio fianco sorridente ma sei solo un fantasma inafferrabile!” “Un applauso al poeta. Sarà facile beccare questo signore, ho amici presso la Polizia Postale, domani saprò chi è.” “Non saprai un bel niente, il tale è un furbacchione che è riuscito a scrivere la mail senza mittente e senza dati di riferimento. Nino non replicò, a letto, sino a notte inoltrata cercò una soluzione al problema, trovata: avrebbe interessato tutti gli inquilini perché la mail sicuramente proveniva dal suo palazzo. Nino il lunedì telefonò al direttore dell’agenzia di poste dove era impiegato, chiese ed ottenne sei giorni di licenza e si mise subito all’opera. Il suo era un isolato di quattro piani più il seminterrato situato nella circonvallazione di Messina; cominciò da lì, una palestra grande quanto due appartamenti. La titolare Tecla N. era una signora o meglio signorina non molto alta ma molto muscolosa causa l’allenamento continuo, i capelli corti a spazzola davano più un’idea di mascolinità che di femminilità, anche la voce…”Signor?” “Sono Nino V. abito al quarto piano vorrei farle una domanda, lei possiede un computer?” “Non ce l’ho né mi interessa compralo,  lei è un venditore di computer?” “No signora è che hanno fatto uno scherzo a mia moglie e sto investigando chi può essere stato.” “Conosco sua moglie, bella donna ma non sono stata io, le avrei parlato, volentieri di persona ma la sua consorte va direttamente in macchina e non  si ferma da me, qualora avesse bisogno…” “Grazie madame, riferirò.” Nino comprese troppo tardi delle inclinazioni sessuali  di Tecla! Suonò il campanello dell’appartamento del primo piano a destra. Aprì una signora anziana che dimostrò subito di essere un’allegrona: “Si accomodi anche se non ci conosciamo, mi pare che lei e sua moglie siete venuti da poco ad abitare qui, io sono Eva S. andiamo in salotto, questo è mio marito.” “Sono Attilio R. non sto molto bene in salute, io e mia moglie siamo emigrati per trent’anni in Australia, io per guadagnare di più lavoravo in miniera e questo mi ha portato ad avere, fra l’altro, un enfisema polmonare, siamo ritornati nella nostra bella  Sicilia, voglio morire qui.” “Mio marito ha dieci anni più di me, è un pessimista, io non penso alla morte anzi ho sempre voglia di divertirmi, se potessi...” Eva non finì la frase ma non ci voleva molto a capire il suo pensiero. “Le offro un caffè ed anche dei pasticcini, io sono molto brava in culinaria!” Nino assumeva un solo caffè al giorno e per di più decaffeinato ma dinanzi a quel torrente di donna fu costretto a bere il caffè non decaffeinato ed anche qualche dolcetto in verità buono. Era evidente che i due coniugi non potevano possedere un computer in ogni caso non era certo Attilio a poter aver scritto quella dichiarazione d’amore. Nino si disse che per quel giorno ne aveva avuto abbastanza, a letto prese sonno più in ritardo del solito, la caffeina…La mattina dopo alle dieci suonò il campanello dell’inquilino del primo piano a sinistra. Dopo un po’ un ‘gorilla’ aprì la porta con aria assonnata. “Guardi io non compro nulla, fra l’altro stavo dormendo.” “Le mie scuse.” Si presentò e ripeté la storiellina della mail trovata nel suo computer. “Io sono Golia T. marò delle navi di traghetto private, non conosco né posseggo un computer, non posso esserle utile.” “Di nuovo le mie scuse.” A Nino rimase impresso il nome Golia che si addiceva perfettamente al personaggio. Non si scoraggiò e riprese le sue indagini suonando all’appartamento del secondo piano a sinistra. “Chi è che bussa a stò convento?” La frase era stata pronunziata da chi aveva aperto la porta, un giovane circa trentenne vestito con pantaloni sino alla caviglia neri e con un giubbotto rosa. “Venga signore anche se non ci conosciamo, penso di averla vista qualche volta, io sono Fosco L. complimenti per il suo fisico.“ Pure un omo gli doveva capitare. Volevo sapere se lei possiede un computer…” Si pentì subito della sua domanda, non era certo quell’individuo a poter aver scritto quella mail. “Si ne posseggo uno aggiornatissimo, ricevo molte proposte ma io non sono facile a fare amicizia ma se trovo… sono maestro di ballo, ho la scuola in via Cannizzaro, qualora lei volesse fruire dei miei insegnamenti…” “La ringrazio ma sono un vero orso, grazie comunque.” Appartamento di fronte, sulla porta una targhetta Ennio V. – Adelaide F., a  Nino sembrò strano che ci fossero pure i nomi oltre i cognomi, era inusuale. Aprì la porta una signora circa trentenne vestita, si fa per dire di un baby doll rosa che lasciava ben in vista gambe lunghissime e seno prorompente oltre ad un bel viso, insomma un gran pezzo di…”Cara chi è?” “Penso un signore che abita nel nostro stesso palazzo, si accomodi io sono Adelaide  e quello che sta per arrivare è mio marito Ennio, si accomodi, non si preoccupi di mio marito, siamo una coppia aperta, sono a sua disposizione, certo costo un bel po’ ma ne valgo la pena da quello che mi dicono.” Cazzo pure una mignotta con relativo magnaccia, che razza di scala! “Signora volevo sapere se possedete un computer?” “Ma le pare che io ne possa fare a meno, i miei clienti non usano il telefono, con tutte queste intercettazioni… ma lei ha un interesse particolare per chiedermelo?” Nino ripeté la storiella della mail il che portò i due coniugi a risate omeriche. “Le pare che mio marito…in ogni caso sono a sua disposizione qualora avesse bisogno di…” “Un sentito ringraziamento, lei una donna deliziosa!” Nino non aggiunse ed anche una gran puttana, lo pensò solamente e si domandò se nella sua scala ci fossero delle persone normali, ammesso che oggi esista la normalità. Riposo di mezza giornata dalle indagini ed a sua moglie che gli domandava notizie: “Finora niente ma sono solo al secondo piano.” Nuova giornata, nuova indagine, nel suonare il campanello della porta di un appartamento di destra del terzo piano Nino si domandò che ‘fauna’umana potesse incontrare e fu subito accontentato nelle previsioni negative, da dietro la porta una voce femminile con alto tono: “ ’Mbecille la voi aprì stà cazzo di porta?”  Voce di un uomo: “Ti fa schifo andarci tu?”  Finalmente ‘stà cazzo di porta’ fu aperta dalla  signora spettinata con indosso una vestaglia  ‘sdrucinata’: “Ci conosciamo? Prima di farla entrare voglio sapere cosa desidera.”  “Sono Nino V. dell’ultimo piano. Forse è meglio che torni un’altra volta.” “Oggi o domani a casa nostra c’è sempre buriana con quello stronzo di mio marito, entri pure, io sono Caterina F. quello di là è Carlo N.” Nino per l’ennesima volta ripeté la storia della mail, come conseguenza: “Le pare possibile che un coglione faccia delle proposte oscene ad una signora, a quello non gli funziona più da un pezzo, glielo posso assicurare quindi…” “Grazie signora sarà per un’altra volta.” “Anche un’altra volta troverà una signora incazzata ed un impotente stronzo!” Con questo ‘viatico’  Nino si rifugiò a casa sua senza rispondere alle domande della consorte, desiderava solo un po’ di silenzio rilassante. Ripresa delle indagini il giorno dopo, Nino bussò alla porta del terzo piano di sinistra. Aprì in signore molto particolare: non alto, tarchiato, barba non rasata, panciotto nero come pure giacca e pantaloni, la coppola finiva per far definire il cotale probabilmente un mafioso. “La canuscio, lei abita al piano de supra, io sugno Salvatore G., Maria veni, c’è il signor Nino V. del quarto piano.” Si presentò la signora molto più fine del marito: ”Sono Maria F. nordica per mio marito anche se sono napoletana, lui ha idee molto personali della geografia.” “È un  piacere conoscerla come pure vorremmo  che anche sua moglie ci facesse visita.” “Glielo dirò, a presto.” Nino capì che domandare se avessero un computer era inutile, anche se l’avessero avuto …” Era rimasta l’inquilina dello stesso piano di Nino, una signora divorziata a nome Giulia P. col figlio Matteo N., eh che fare? Fra l’altro la dama quarantenne era decisamente bella e soprattutto di classe, Nino ci aveva fatto un pensierino ma… c’erano troppi ma, Nino si disse che aveva un buon motivo per contattare la signora, suo figlio Matteo N. era ormai un uomo, diciassettenne e dal fisico atletico, che non fosse stato lui? Giulia gli aprì la porta e invitò Nino ad entrare, la signora aveva avuto una non buona esperienza in campo amoroso con un marito ‘mignottaro’ motivo per cui lo aveva lasciato, non aveva voluto nessun assegno di mantenimento da parte sua per non averci più a che fare, era ricca di famiglia. Matteo era un po’ la preoccupazione di sua madre, era in un’età di crescita e non frequentava delle ragazze come i suoi compagni, questo aveva messo in allarme la signora che però non era riuscita a cavar nulla dalla bocca del suo pargolo circa le sue inclinazioni sessuali, era un introverso. Nino riferì anche a lei la storiella della mail lasciando perplessa Giulia la quale fece un gran sorriso a Nino assicurandogli che avrebbe parlato con suo figlio. Stavolta Matteo uscì dal suo guscio e confessò alla madre la verità, era stato lui che, anche se in modo poetico e non volgare, aveva fatto capire alla signora Fatima che…Giulia pensò a lungo come comportarsi, decise di contattare Fatima: “ È stato mio figlio ad inviarti quel messaggio, Matteo mi ha sempre preoccupata perché non frequenta ragazze, non vorrei che…ti parla una madre, anche se tu non hai figli forse mi potrai capire…non so che altro dirti, sono nelle tue mani, sono disposta a  qualsiasi sacrificio anche finanziario purchè Matteo… Fatima rimase ovviamente perplessa, aveva ben capito le intenzioni del giovane ma passando all’atto pratico cosa poteva accadere, suo marito  come l’avrebbe presa? La sera riferì a  Nino quanto appurato e le parole di Giulia. “Dormiamoci sopra mia cara, domani avremo le idee più chiare.” Solo che lo ‘zozzone’ le idee chiare ce le aveva già, in cambio della moglie si voleva ‘fare’ Giulia. I due coniugi guardandosi in viso senza parlare inquadrarono la situazione, si abbracciarono contenti della nuova avventura, Fatima  aveva apprezzato le ‘fattezze’ del giovane, Giulia non aveva una particolare attrattiva per Nino sarebbe stato un sacrificio perché i figli ‘so pezzi e core’, uno swapping effettuato per beneficienza!

  • 06 settembre alle ore 8:04
    MORIRE? È MEGLIO VIVERE.

    Come comincia: Ognuno di noi dirà che è un pleonasmo ma dalla mia esperienza  di vita vissuta m’è venuto qualche dubbio. Recentemente alla televisione si è vista l’intervista ad una certa Amalia Rossi di trenta anni che stava per recarsi nel Nepal per scalare l’Himalaya.  La ragazza,  alla domanda del cronista circa i pericoli cui poteva andare incontro rispose che li aveva messi in conto, anche quello di morire sul posto. E così fu, i giornali riportarono la notizia della sua caduta in un crepaccio e relativo decesso. C’è da domandarsi: che razza di attrattiva poteva avere per lei la montagna per correre il pericolo di morte? Noi persone normali diremmo che è una follia, in democrazia bisogna rispettare le idee degli altri e quindi…Simile discorso vale per tanti giovani che vanno in coma e talvolta perdono la vita per aver assunto droghe sempre più potenti perché assuefatti a quelle leggere. Ai  tempi che furono(scusate la frase un po’ retriva) i giovani pensavano a ‘conquistare’ le ragazze anche perché c’era in giro tanto puritanesimo molto raccomandato dalla chiesa cattolica in osservanza del sesto comandamento ma spesso accadeva, i ‘pischelli’ andavano in bianco. Oggi i giovani maschi, poiché hanno alla loro portata il sesso facile, in qualche caso lo snobbano tanto che talvolta sono le ragazze a prendere l’iniziativa! La mancanza di voglia di vivere può talvolta dipendere da uno stato depressivo dovuto ad eventi spiacevoli cui gli interessati non sanno reagire. Un esempio? Roberto M. la cui bellissima moglie Miranda S. non aveva fatto onore al suo nome ed aveva ‘preso il volo’ con un giovane squattrinato molto atletico. Ora sono di moda i toy boy non solo fra le attrici ma anche per le comuni mortali come accaduto alla moglie di Roberto  che si era portata appresso tutti i quattrini che era riuscita a racimolare. Suo marito innamorato di lei, caduto in depressione era stato costretto a mettersi in aspettativa per motivi di salute dal suo impiego di ingegnere al Genio Civile.  Passava il tempo  a letto o sul divano, si lavava raramente e mangiava quello che la portiera Cesira F., addetta anche alle pulizie di casa le preparava con tanto affetto perché innamorata di lui ma era tanto bruttina che l’Albertone, pur accorgendosi dei suoi sentimenti  non la prendeva in considerazione.  Un giorno piovoso  e dal vento forte che scuoteva le cime degli alberi, Roberto particolarmente depresso pensò che la sua vita inutile non andava più vissuta e pensò di gettarsi dal balcone della sua abitazione di Messina in via Risorgimento ma un lampo nel suo cervello: gli venne in mente la storia di un funzionario di un istituto di credito che si era buttato da una finestra del suo ufficio restando però a terra per una mezzora fra lancinanti dolori prima di morire, questo il verdetto del medico legale che fece desistere Roberto dal compiere l’insano gesto. Dell’assenza dall’ufficio se n’era accorta la collega Raffaella V. che era infatuata dell’ingegnere il quale, prima della ‘disgrazia’ era sempre sorridente ed allegro.  Il marito della cotale si era trasferito in Germania non riuscendo a trovare a Messina un impiego di geometra. Roberto ricevette una telefonata a cui rispose con un ‘pronto’ stentato: “Sono Raffaella avrei bisogno di una spiegazione per una pratica d’ufficio che solo tu puoi darmi, che ne dici se vengo a trovarti?” “Meglio di no, sono impresentabile.” “A me piacciono gli impresentabili” chiosò Raffaella, “Oggi pomeriggio sarò a casa tua, ciao.” Raffa bruna, capelli ricci, media statura occhi sempre sorridenti, vita stretta, sculettante quando camminava (lo faceva apposta.) Si era messa in ghingheri la signora,  conoscendo la storia di Roberto e della sua depressione pensò che la miglior cosa quella di apparire sexy. Ricordò gli aforismi: ‘L’amore  fa girare il mondo, la solitudine si coniuga con le corna, una volta la monogamia voleva dire una persona per la vita, oggidì una persona per volta!’ Alle quindici  suonò il campanello a casa di Roby, come lei preferiva chiamarlo, l’abitazione era stata messa in ordine malvolentieri da Cesira che immaginava l’arrivo di una donna. Roberto si era rasato poi lavato con un bagno-doccia profumato, anche psicologicamente si sentiva meglio. “Pensavo peggio, ti vedo pimpante e deliziosamente profumato, quasi quasi.., “ Raffaella cercava di essere spiritosa, fece vedere del carteggio a Roby che le diede delle spiegazioni e poi:  ”Approfittiamo della giornata soleggiata, andiamo sul lungo mare sino a Torre Faro, sotto ho la mia Mini.” A quel punto Roberto ricordò di aver abbandonato in un garage la sua Alfa Romeo Giulia, telefonò al padrone chiedendogli di metterla qualche volta in moto, appena possibile sarebbe andato a ritirarla. Raffa:“Così mi piaci, ritorno alla vita, anch’io ho dei problemi ma cerco di superarli, io vorrei…” “Non so quello che vorresti ma se parli di sesso ‘ciccio’ non si alza nemmeno con una carrucola!” “Io sono più brava di una carrucola, per ora andiamo a fare un giretto.” Sulla circonvallazione del lago di Ganzirri Roberto fece fermare l’auto  dinanzi ad un ristorante il cui padrone era un vecchio amico. “Roberto è ancora presto per la cena, ti posso offrire un aperitivo, mi presenti la signora?” “Salvatore questa è Raffaella una collega d’ufficio, le ho tanto parlato bene del tuo ristorante che è venuta apposta per conoscerti.”Nel frattempo Raffaella era andata in bagno e Salvatore: “Scusa la domanda ma che fine ha fatto tua moglie?” “Ha preso il volo, si è innamorata di un giovane squattrinato che le succhierà sino all’ultimo centesimo ma ormai è storia passata.“ “La tua collega mi sembra una ragazza in gamba, è solare ed anche affettuosa nei tuoi confronti, l’ho notato quando sottobraccio ti guardava in viso sorridendo.” “Salvo mó ti metti a fare lo psicologo? Ci ripresenteremo allora di cena.” Raffa puntò ‘auto verso i monti Peloritani: “In questo silenzio  il respiro del vento solleva l’anima e intenerisce il cuore.” “Salvo è diventato psicologo, tu poetessa, io…” “Tu per me sei una favola, intanto baciami vediamo se ti ricordi ancora come si fa.” Roberto se lo ricordava e mandò in brodo di giuggiole Raffa. “Questo come aperitivo, andiamo al ristorante mi s’è svegliata una fame, ma una fame… insomma ho fame.” “Non copiare i detti altrui, intanto vorrei sapere a che fame ti riferisci, ti conosco mascherina!” “A tutte le fami del mondo, non fare lo gnorri sto pensando  quale carrucola usare.” Cena splendida, tutto a base di pesce che Salvo aveva acquistato da pescatori locali: tagliatelle ai quattro gusti, cozze galleggianti in un brodetto saporitissimo, seppie e canocchie al sugo, una montagna di insalata mista, ananas e poi vino Verdicchio dei Castelli di Jesi che Salvo offriva agli ospiti di riguardo. Una ananas finale poi: ”Pago io.” “No pago io.” Salvatore: ” Offro io così la finite!” Raffa per ringraziamento abbracciò il padrone del ristorante con la promessa di ritornare. “Si ma da sola senza  lo chaperon!” “Dove cacchio l’hai imparato il francese?” “Alla legione straniera in Algeria, con le donne aiuta molto come quel detto: ‘ Femme qui rit c’è déja dans ton lit.’” “Raffaella non ride e tu vai in  bianco, furbacchione! Di nuovo grazie.” “Vorrei restare a dormire da te, intanto mi faccio una doccia rinfrescante, fa un po’ caldo.” “È luglio cosa pensavi… “ “Pensavo di prendere a schiaffi ‘ciccio’ così si incazza e tira fuori la testa!” “Il mio ingegnere capo, Giuseppe R., ha contattato un suo amico psicologo che, al mio rifiuto recarmi nel suo studio, è venuto qui a casa con mia grande sorpresa. Referto: sono diventato impotente perché ancora innamorato di mia moglie! Il verdetto è deprimente sono condannato per sempre all’impotenza!” Raffaella pensò di aver trovato una soluzione al problema, andò in farmacia di proprietà di una sua amica e si fece dare un prodotto di quelli che sono indicati per chi ha problemi di erezione. “Caro stavolta freghiamo pure lo psicologo, guarda che ti ho comprato, serve…” “Non prendo sté porcherie!” “Ti chiedo un favore, assumi stà ‘Levitra’, così potremo dire di averle provate tutte.” Roberto si fece convincere ma male gliene incolse: dopo circa dieci minuti si sentì svenire e, tutto sudato si stese sul divano, ci volle mezz’ora prima di riprendersi. Dopo l’esperimento non riuscito non si parlò più di sesso fra i due. Raffaella cercava di sminuire la situazione: ”Va bene anche così, siamo come fratello e sorella!” Roberto e Raffaella presero a frequentarsi sempre più, andavano insieme al cinema, al ristorante, in giro per la città e qualche volta anche a Taormina. Il buon Hermes, protettore di Roberto da sempre  pagano pensò ad una soluzione per il suo adepto: far ritornare a casa Miranda e così fu. Una domenica mattina un bussare forte alla sua porta d’ingresso, ancora addormentato Roberto aprì l’uscio e si trovò dinanzi una Miranda irriconoscibile: un occhio nero e tutti i vestiti strappati, non c’era nulla della sua precedente bellezza; in un attimo Roberto dovette prendere una decisione…  fece entrare in casa la sua ex moglie o meglio la moglie perché non si erano mai separati ufficialmente. Miranda senza parlare andò in bagno, si lavò alla meno peggio si rifugiò nella stanza degli ospiti. Roberto, imbambolato ritornò a letto, chiuse gli occhi, non voleva pensare a nulla, la nuova situazione lo aveva trovato totalmente impreparato. Decise di mettere al corrente  Raffa del ritorno di Miranda e…”Tu naturalmente l’hai fatta entrare, dopo tutto quello che ti ha fatto passare, non so come definirti!” Pur nella confusione mentale, Roberto  non volle mandar via di casa la moglie, fra l’altro Miranda non aveva nemmeno un vestito decente ma i problemi erano ben altri: come conciliare la presenza di due donne in casa sua, come si sarebbe comportata Raffaella che ormai si considerava sua fidanzata?  Miranda alle tredici si presentò in cucina, era affamata, mangiò quello che era rimasto del pasto del marito a si mise a sedere sul divano. “Vorrei sapere come è andata a finire la tua storia anche se vedendoti non ci vuole molto a capirlo.” “Quel disgraziato era un magnaccia, alla mia richiesta di farmi conoscere come erano finiti i soldi mi ha preso a botte ed è sparito dall’appartamento che avevo preso in affitto, cercherò di non crearti problemi ti sarei grata se andassi a comprarmi  della biancheria, così conciata mi vergogno di uscire.” La fidanzata per un giorno non si fece viva, poi una sorpresa: Raffaella si presentò con un vestito e della biancheria intima da donna in mano: “Penso che starà bene a tua moglie, è una misura più grande della mia. Non fare quella faccia, mi ritengo una sciocca ma…” “ Sei una donna fuori dal comune, qualsiasi altra…” “Bene stabilito che sono una donna fuori dal comune penso che dovremmo organizzarci, io non ti mollo, t’è capì?” Dopo una doccia ed essersi truccata Miranda, malgrado l’occhio nero sembrava un ‘altra.” Hai visto come facciamo noi donne  a cambiare subito il nostro aspetto, basta un po’ di trucco e, pensandoci bene l’occhio nero le sta bene!” La battuta di spirito era una proposta di tregua fra le due signore, Roberto ne fu lieto, tutti i maschietti dinanzi a due femminucce litigiose non sanno mai che pesci prendere! Chi rimase basita fu Cesira che non riusciva a comprendere in nessun modo la situazione creatasi a casa di Roberto, finì per non recarvisi più, due donne bastavano al signorino! Una notte di un sabato Raffa restò a dormire nel letto matrimoniale di Roberto, Miranda, situata sempre nella stanza degli ospiti, si alzò di buonora e si mise a cucinare. Il profumo dei cibi andò alle nari di Raffa che recatasi in cucina fece i complimenti a Miranda: “Sei una scoperta, non ti faceva così brava come cuoca!” Era una dichiarazione di pace. “Roberto che ne dici di andare in pasticceria, per favore compra dei cannoli.” Quella si dimostrò una scusa perché Raffa voleva avere un  colloquio con Miranda senza testimoni. Al rientro Roberto trovò un’atmosfera completamente cambiata, molto più distesa di prima, chissà cosa si erano dette le due signore. La spiegazione avvenne la sera prima di andare a letto Roberto si trovò dinanzi due bellezze femminili coperte solo da una camicia da notte molto sexy. Alla prova dei fatti si capì che la diagnosi dello psicologo era  esatta, Roberto sempre innamorato di Miranda ebbe la prima erezione dopo molto tempo. Roberto era dubbioso sul funzionamento del trio ma andando indietro nella storia ricordò che quel numero era perfetto nel Taoismo, nell’Induismo, fra gli Egizi e fra i Cristiani e ricordò che i nati sotto quel numero avevano inclinazioni caratteriali come l’ottimismo, la creatività, ed un forte entusiasmo, lui era nato il 3 settembre ed allora via al ‘volemose bene’ alla romana!