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Racconti di Alberto Mazzoni

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  • martedì alle ore 8:55
    LE DUE TEDESCHE

    Come comincia: Arlette e Berta erano due tedesche di Berlino che avevano avuto la fortuna di vincere un concorso quali addette all’ambasciata tedesca a Roma. Da sempre amiche avevano qualcosa di particolare, qualcosa di più…insomma erano due trans. In Germania non c’è l’obbligo di trascrivere il sesso sulla carta di identità, nel loro caso c’era una X, erano sempre riuscite a passare per donne, questo le aveva evitato di avere problemi in una società che si proclama liberista ma che,in effetti, è piuttosto discriminante. Arlette era alta, longilinea, piacevole di viso, bionda, lunghe gambe affusolate e piedi da far felice un feticista, Berta stessa altezza ma massiccia di corpo, aveva uno sguardo e un portamento deciso, tette non molto pronunciate, insomma piuttosto mascolina. Amanti della libertà, dopo sei mesi di lavoro in cui avevano avuto modo di imparare l’italiano, decisero di passare un mese di vacanza in un villaggio naturista, insomma di nudisti, vicino Roma ce n’era uno a Capracotta ma lo scartarono per motivi pratici,  avevano timore di incontrare qualche persona di loro conoscenza. Girando nel web scovarono il villaggio ‘Le Betulle’ vicino Torino,  faceva al caso loro. Per l’occasione pensarono ad un più comodo viaggio in auto, non possedendone, si recarono  in una concessionaria Volkwagen ove scelsero la meno costosa una ‘up!’ rossa ‘parva sed apta nobis’ (Berta aveva studiato il latino). In mancanza della somma in contanti, Berta che era la ‘caposquadra’ firmò una serie di cambiali e poi, contentissime, presero l’autostrada che le portò con l’ausilio del navigatore satellitare al villaggio turistico ‘Le Betulle’. All’ingresso nessun problema, gli fu assegnato, a loro prudente richiesta, il bungalow più lontano dai luoghi frequentati da tutti. Il capo villaggio Sigismondo disponibile e sorridente le aveva accontentate e finalmente le due ragazze si poterono riposare. Ritornate alla realtà si posero il problema della loro nudità dinanzi a tutti,  nel villaggio c’era l’obbligo del  nudismo, nessuno, tranne gli addetti potevano girare vestiti e così Arlette e Berta uscirono dal bungalow in costume adamitico. Gli ospiti del villaggio erano tutti abituati alle altrui nudità ma nel vedere due trans rimasero meravigliati, mai successo in passato. Alcune madri si rivolsero a Sigismondo facendo presente che loro non avevano alcun problema nel vedere due trans nudi, il problema erano i bambini che facevano domande su due donne mezze uomini, cosa rispondere loro? Sigismondo era in difficoltà, quale decisione migliore? Avvicinò Arlette e Berta chiedendo loro di aiutarlo a risolvere il problema, le due accettarono di mostrarsi in pubblico con uno slip, in cambio ebbero un soggiorno gratis di un’altra settimana. Tutto bene allora? Quando mai: Arlette e Berta con uno slip, peraltro mini che metteva in mostra un ‘bozzo’  sospetto attiravano l’attenzione dei villeggianti più di prima, le due dame se ne fregarono come pure Sigismondo che aveva altri problemi da risolvere. Poi un avvenimento: nell’entrare nella sala del ristorante Arlette e Berta furono interpellate da un signore di mezza età che: “Signorine ci sono due posti nel tavolo dove siamo io e mia moglie Gemma, se voleste accomodarvi sarebbe per noi un piacere.” Le due acconsentirono anche perché il cotale con occhiali cerchiati in oro e per lo stile personale dava l’idea di una persona agiata. “Io sono il classico milanese, non per niente mi chiamo Ambrogio e siamo in questo villaggio per la prima volta, voi avete attirato l’attenzione mia e di mia moglie, siamo nudisti come tutti oltre che anticonformisti, non ci meravigliamo di vedere due trans anzi! Se volete ordinare, cameriere…Gemma era una bella signora di mezza età, capelli tinti in azzurro come gli occhi, bella figura sicuramente migliorata in qualche istituto di bellezza, era piacevole ma non distaccata come tante persone ricche, cercava lo sguardo soprattutto di Berta…”Signore a questo punto propongo una passeggiata digestiva, in vacanza si tende a magiare un pó troppo, alla mia età crescono il naso e, purtroppo anche la pancia!” Si era creata un’atmosfera distesa e amichevole, Gemma aveva preso sottobraccio Berta, il cummenda Arlette. Tutti erano in vena di confidenze e si raccontarono le loro rispettive esperienze: Ambroeus era figlio di gioielliere ed aveva seguito le orme del padre, Gemma era un’insegnate di disegno e talvolta metteva in mostra i suoi quadri in una galleria, le sue opere venivano bene accolte dal pubblico (soprattutto dagli amici). Strada facendo i quattro incontrarono Sigismondo particolarmente  ossequioso con Ambrogio. “Signor capo villaggio vorremmo stare vicino alle nostre amiche, qualora ci fosse un bungalow nei pressi del loro…” “Siete fortunati, proprio questa mattina si è liberato un bungalow vicino a quello delle signorine, farò trasferire subito i vostri bagagli in quell’alloggio.” Gemma: “Sapete il significato di Sigismondo? È colui che protegge, un nome che gli si addice!”  A quell’ora attorno alla piscina c’erano  poche persone, i quattro approfittarono delle sdraie libere per un riposino. Dopo due ore, di comune accordo si recarono nello ‘store’ per vedere quello che c’era di bello, gira che ti rigira arrivarono alla vetrina degli orologi, Ambrogio: “Vedo che la signorine non hanno l’orologio al polso, che ne dici Gemma se  facciamo loro un piccolo omaggio?” Chiamalo piccolo omaggio! Arlette e Berta misero al polso ognuna un Rolex d’acciaio, non era d’oro ma il loro prezzo era sicuramente alto. Un bacio di ringraziamento tra Berta e Gemma e tra Arlette e Ambrogio poi tutti a correre come adolescenti. Arrivarono ai bungalow e si sdraiarono sul letto scambiandosi i relativi partners, ripresero a baciarsi ma poi giunse l’ora della cena e rimandarono le coccole  a dopo cena. Arlette a Berta: che ne dici di deliziarci con un detto latino?” “Ut sis noctis levis cena brevis.” Applauso a Berta. “Abbiamo capito, ci aspetta una lunga notte di bagordi sessuali e dobbiamo restare leggeri di pancino!” Gemma aveva espresso il suo pensiero e soprattutto aveva preannunziato il loro futuro notturno. Niente passeggiata, tutti e quattro avevano il pensiero al sesso e così fu. Berta scoprì in Gemma una ‘gatta’ pelosissima e dalle labbra grandi, anche il popò si apriva e chiudeva ritmicamente, pian piano furono accontentati ambedue ‘magno cum gaudio’. Più problematico l’approccio di Ambrogio con Arlette: inizio manuale col cosone della ragazza, un po’ più difficile l’approccio orale ma giunto al popò proprio non se la sentiva. Arlette  pian piano lo convinse e Ambrogio dovette ammettere che gli era molto piaciuto, ebbe col suo ciccio un orgasmo lungo e piacevolissimo, era diventato bisessuale! Ormai le coppie si erano sparigliate, quasi tutte le notti erano da ‘Mille e una notte’, fu difficile rientrare nella realtà. Durante l’ultima  colazione, prima di ritornare alle rispettive sedi  Berta si esibì con un’altra frase latina: “Concordia magna dilabuntur.’ Un sigillo a quello che ormai era diventato fra di loro puro amore. Durante il viaggio di ritorno  fu Ambrogio che: “Sai cara cosa era durante la prima guerra mondiale la ‘Berta’? Te lo dico io. Un lungo cannone a grande gittata che i tedeschi usarono in guerra, la tua Berta come se la passava a ‘cannone? Ho capito aveva un grosso calibro ed una lunga gittata.” Ambrogio aveva conoscenze in alto loco nei Ministeri di Roma, talvolta aveva foraggiato qualche ministro e le loro amanti, ne approfittò per chiedere ed ottenere il trasferimento alla Delegazione tedesca a Milano di Arlette e di Berta. Conclusione della storia come da aforisma: ‘L’amore è un gioco a cui due persone possono giocare e entrambi vincere.’ Nel loro caso Arlette, Berta, Ambrogio e Gemma vinsero in quattro. La loro storia era ‘pour toute la vie.’  

  • martedì alle ore 8:49
    IL MIO PAESE

    Come comincia: Tema da svolgere a casa agli alunni: ‘Il mio paese.’ Il professore di italiano non aveva dimostrato gran fantasia nello scegliere l’argomento del tema, in ogni caso era piuttosto facile parlare di luoghi comuni per uno studente che frequentava la quinta ragioneria dell’Istituto Leonardo da Vinci a Roma. Era il caso del nostro ‘ eroe’ che, diciannovenne era un bel ragazzo, alto un metro e ottanta, sempre ben vestito, simpatico a colleghi e colleghe di scuola, che guidava una Fiat Abarth 550, frequentava la pista di Go Kart di Ponte Galeria, era tifoso della Roma e la domenica si ‘mischiava’ fra i tifosi ultra? Uno dei tanti solo un po’ più scuro di pelle ma era un particolare non importante ma, qualora  si fosse chiamato, come effettivamente si chiamava Kamil proveniente da famiglia nigeriana? C’erano in giro alcuni  cog…ni di estrema destra del circolo Casa Pound che odiavano gli stranieri soprattutto quelli di lingua araba alcuni dei quali, una volta incontratolo in una via oscura di Roma avevano tentato di malmenarlo ma male gliene  incolse in quanto Kamil portava sempre con sé sempre un ‘nunchakun giapponese consistente in tre pezzi di legno collegati con una catena, molto efficace se maneggiato da uno pratico come Kamil. I cotali in futuro si sarebbero ben guardati di rinnovare le loro aggressioni se  avessero rincontrato il giovane. Perché il padre Jamal insieme alla consorte Alaba aveva lasciato la natia Nigeria per rifugiarsi venticinque anni prima in Italia?  Motivi politici che però, in quanto proprietario di pozzi petroliferi non gli avevano mutato lo stile di  vita da riccone. I tre abitavano in via del Foro Italico. Jamal si era assuefatto da subito al vivere all’occidentale, per le sue scappatelle erotiche si era affittato un bilocale in via Ruggero Fauro mentre la moglie, molto ligia  alla religione islamica seguitava ad indossare il Niqab quando usciva di casa, unica eccezione quando col marito si recava al teatro dell’Opera di Roma, Jamal era un patito dell’Opera. Kamil  nell’espletare il tema ‘Il mio paese’ tralasciò completamente il suo di origine che, fra l’altro conosceva solo come lingua e da quello che da piccolo gli era stato descritto dalla madre ma riferì la vita che conduceva a Roma da perfetto integrato nel sistema occidentale. Fra l’altro non amava molto le ragazze musulmane integraliste per un semplice motivo: per ‘combinarci’ qualcosa se le doveva sposare, situazione da lui aborrita in senso totale! Ma ci sono sempre le eccezioni anche se non volute. Vicino al suo istituto scolastico c’era in via Cavour una scuola di liceo scientifico  frequentato  anche da pulselle degne di approccio,  una in particolare aveva colpito Kamil che corrispondeva ai suoi canoni: era una giovane alta, longilinea,  abbigliata in nero, l’aveva notata allorché era andato a trovare un amico all’Istituto Cavour. Ciò che lo aveva molto colpito erano i suoi occhi che definì ‘magnetici’, certo nel suo modo di agire non dimostrava di essere molto socievole ma le cose difficili per il nostro simpaticone erano le più prelibate. Unica sorpresa, all’uscita dalla scuola la ragazza indossò lo Chador il velo neo islamico, c…o una musulmana! Ripresosi dallo stupore la seguì sul bus 708 standogli vicino ma non tanto da farsi notare, voleva conoscere dove abitasse. Il bus ad un certo punto frenò bruscamente per non colpire un pedone che gli aveva attraversato la strada, la ragazza col biglietto in mano ma non  ancorata ad alcuno appiglio cadde a terra, premurosamente Kamil l’aiutò a rialzarsi intascando nel contempo il suo biglietto del bus. Dopo frettolosi ringraziamenti la baby voltò le spalle a Kamil. Caso volle che due controllori entrassero uno dalla porta anteriore ed uno da quella posteriore. Ovviamente alla richiesta del ticket la ragazza non lo trovò malgrado le ricerche dentro lo zaino che portava in spalla, disperata per la brutta figura si disse pronta a pagare la multa ma in quel momento Kamil fece la sua bella figura presentando ad un controllore il biglietto della ragazza aspettandosi i ringraziamenti da parte della stessa, quando mai. “Lei si aspetta i miei ringraziamenti, se li può scordare…ho capito la sua manfrina!” Kamil non si arrese: “Per essere una nigeriana usa con molta proprietà i termini italiani!” “Ecco ora ho trovato un indovino, come fa a sostenere che sono  nigeriana’” “Dalla bandiera verde, bianca e verde che ha attaccato al suo zaino.” “Un appassionato di geografia, complimenti ma tutto finisce qui.” “Io speravo…” “Spero, promitto e iuro vogliono sempre l’infinito futuro!” “Vedo che conosce il latino, avrei bisogno di ripetizioni, in questa lingua sono un po’ scarso.” “Allora frequenta il liceo classico, non l’ho mai vista al mio istituto. “ “A dire la verità sono iscritto a  ragioneria…” Sorriso di scherno da parte della baby: “Da quando in qua a ragioneria si studia latino, lei ha modi penosi per attaccar bottone.” “Me ne suggerisca uno lei.” “Si, i at patres! Non penso che capisca il ‘latinorum’ di manzoniana memoria.” “Invece ho compreso che mi ha mandato bellamente a …Vede non sono il solito moscone, preferisco essere paragonato ad un farfallone bestiolina più simpatica, seriamente quello che mi ha più colpito di lei sono i suoi occhi, specchio dell’anima, occhi che hanno uno sguardo intenso, sensuale, esprimono personalità e disponibilità verso le persone che gli sono simpatiche, totale respingimento per gli antipatici…” “La ragazza non rispose subito, era stata colpita dalle parole di Kamil e quando  scese ad una fermata vicino casa: “Va bene, mi arrendo sono Ade, come da lei affermato sono nigeriana. “ Io Kamil suo connazionale.” “Questa si che è una sorpresa, un premio: questo è il mio biglietto da visita con il numero del cellulare, ma non si faccia troppe illusioni.” “Grazie della sua…devo ritornare vicino al mio istituto per riprendere la mia Fiat Abarth 595, che spero in un futuro possa ospitare la sua figura deliziosa.” Dopo un saluto con un cenno della mano, la baby sparì in un portone, Kamil fu fortunato, di lì a poco passò un bus, lui era sempre munito di biglietti per evitare storie con i controllori, si mise a sedere sino all’arrivo vicino alla sua auto posteggiata bellamente in divieto di sosta, altre autovetture ‘mostravano’ sul parabrezza un biglietto di contravvenzione, la sua una busta con dentro cinquanta Euro con fuori una scritta: ‘alla attenzione dei signori controllori’, alcuni dei quali Kamil aveva conosciuto personalmente e quindi…La furbata finora era andata sempre a buon fine! Salito in auto Kamil si accorse di non aver chiesto il nome alla ragazza, lo rilevò dal biglietto da visita: ‘Ade’. Gli venne da ridere, quel nome nella religione pagana significava Inferno, sicuramente alcuni ragazzi l’avevano presa in giro, lui pensò di far finta di nulla, la baby poteva essere suscettibile. Un pomeriggio: “ It is Kamil who ask fora n audience with the Holy See to invite you to a trip to the sea.” Tradotto: “È Kamil che chiede udienza alla S.V. per invitarla ad una gita al mare.” Risposta: “You can forget about it!” “Te le puoi scordare!” “I’m ready to comply with any of your requests.” “Sono pronto ad accondiscendere a qualsiasi richiesta.” “Worse for you, okay Saturday at fifteen.”“Peggio per te, va bene sabato alle quindici.” Alle quattordici e trenta Kamil era sotto casa di Ade la quale, vistolo dalla finestra lo raggiunse. Era abbigliata con un Burkini azzurro che le lasciava intravedere solo il viso. Kamil fece buon viso a cattivo gioco ma dall’espressione del suo viso Ade: “Che ti aspettavi un bikini, sono sempre una musulmana.” Kamil mise in funzione il navigatore satellitare e senza fatica, seguendo le indicazioni di una voce femminile raggiunse S.Marinella percorrendo l’Aurelia. Uno stabilimento di lusso, nessuno fece commenti sul costume di Ade  la quale dopo una mezz’ora che era al sole: “Vado in cabina, ho portato dell’aranciata.” Altro che aranciata,  Ade  si presentò dinanzi  Kamil indossando un bikini alla brasiliana. Il giovane cercava di far finta di nulla ed allora la baby: “Mi aspettavo un assalto all’arma bianca, ti vedo indifferente!” “Ti sbagli di grosso, un mio ‘amico’ è sull’attenti, con te non so più come comportarmi.” “L’ho fatto apposta, volevo vedere la tua reazione, sei stato signorile e te ne ringrazio, ma non te ne approfittare del fatto che mi sto innamorando di te, sono sincera ma tutto a suo tempo.” Ovviamente l’amico’ di Kamil ritornò alla posizione di riposo, aveva capito che, per dirla alla romana: ‘non c’era trippa pè gatti!’ Improvvisamente il sole cominciò a calare, si era fatto tardi, Ade si rivestì col Burkini, Kamil parlò in arabo con la madre, spiegando la sua attuale posizione e chiedendo a lei di intercedere presso Yoruba, la mamma di Ade, affinché la ragazza potesse restare a dormire a casa loro. Le mamme erano sulla stessa ’lunghezza d’onda’ ed il permesso fu concesso. Alaba era particolarmente felice della scelta di suo figlio, prestò alcuni capi di vestiario ad Ade, compresa una camicia da notte ma impose che la ragazza dormisse con lei nel lettone e Kamil? Col padre! L’amicizia fra Kamil ed Ade portò ad una maggiore vicinanza fra i loro genitori che man mano si rafforzò tanto di decidere di comprare una abitazione insieme fuori dal centro abitato. Fu scelta una villetta a Casabianca, villetta circondata dal verde, da aranceti e con accesso al mare, un vero Paradiso. Anche Hassan padre di Ade in Nigeria era proprietario di pozzi petroliferi e quindi la pecunia non era un problema per le due famiglie, la questione era quella della posizione dei due ragazzi che ogni giorno di più si frequentavano ed andavano a scuola con la Abarth di Kamil e talvolta rientravano a casa solo a pomeriggio inoltrato. Riunione fra le due signore (anche fra i musulmani le donne hanno il loro preponderante potere in famiglia) e decisione unanime: i due ragazzi dovevano contrarre matrimonio ma senza invitare nessuno della comunità nigeriana che era in numero eccessivo e troppo invadente e quindi…Idea di Ade: matrimonio sulla spiaggia antistante la loro villetta consistente per i due nubendi di saltare su un fuoco acceso sull’arena, quel salto voleva significare un passaggio importante della vita dei due giovani: il primo rapporto sessuale. Tutti d’accordo una sera al buio totale (si era nel mese di novembre) Jamal ed Ahhan muniti di legname e di una tanca di benzina accesero il fuocherello, Ade e Kamil con in testa una corona di fiori dovevano saltare il fuoco e così essere dichiarati marito e moglie. E qui venne fuori la ‘cattiveria’ di Kamil che: “Secondo la nostra legge la sposa deve essere vergine altrimenti sarà decapitata!” Ade al momento rimase senza fiato, se era una battuta era una battuta infelice, non accettabile e così Kamil si prese del: feroce, crudele,  torvo, truce ed altri azzeccati aggettivi che Ade gli ‘riversò contro. Il giovane non si fece impressionare e dichiarò la sua non sicurezza di volersi sposare. Jamal: “Ragazzi come inizio andiamo male, non  fate i bambini, se non volete sposarvi ognuno per conto vostro, lasciate perdere le sceneggiate ed ora tutti e due dinanzi al fuoco, per primo Kamil, sbrigati che fa freddo.” Il giovane voleva fare il duro ma saltò il fuoco, Ade: “Mi rifiuto di sposare uno che mi ha insultato, non so quale futuro mi aspetta!” “Le madri in coro: “Un futuro pieno di schiaffoni, siamo stanche di sentire le baggianate di due irresponsabili, se non andrete d’accordo avrete la possibilità del divorzio!” E il matrimonio fu,  seguito da una cena sobria e poi Alaba: “Ragazzi quella è la vostra camera da letto, buona notte…” Kamil dinanzi alla sposa si fregava le mani, “Eh eh, e mò come ti metti?” Ma ormai le schermaglie  erano finite, Kamil fu molto delicato, Ade gliene fu riconoscente baciandolo a lungo, erano fatti l’uno per l’altra anche se un po’ litigiosi. ‘Venne l’estate’ come da canzone di De Andrè, i due ragazzi notarono un notevole ‘avvicinamento’ fra i loro genitori,  per il weekend  il venerdì partivano con la Mercedes di Jamal o con la Lexus di Hassan  ritornando la domenica sera, c’era fra loro un clima di complicità notato da Ade: “I nostri genitori sono diventati troppo amici, l’ultima volta ho visto che mia madre era seduta al posto del passeggero  della Mercedes di tuo padre ed il contrario con la Lexus, mi sa…” “Non fare la maligna, i nostri genitori sono persone serie!”  Ade poco convinta una notte andò a sbirciare nella camera matrimoniale dei suoi genitori e, meraviglia delle meraviglie accanto a sua madre Joruba c’era…Jamal, nessun dubbio, alla faccia della serietà, come si diceva in inglese quello scambio? In ogni caso avevano scelto la libertà completamente negata da alcune religioni oscurantiste. Kamil accettò la verità minimizzando: “Forse un giorno anche noi…” “Provaci e mal ti finirebbe, io sono una tigre gelosa.” “Ed io un mandrillo arrapato…” “Un mandrillo che finirebbe senza attributi maschili…” Kamil comprese che in famiglia sarebbe stato sempre il numero due…

  • 10 luglio alle ore 16:24
    STRACCETTO SPELACCHIATO

    Come comincia: Riconosco che il titolo di questo racconto può lasciare perlomeno perplesso il lettore ma c’è una ragione per cui il buon (mica tanto) Roberto aveva qualificato così il ‘fiorellino’ della consorte. Perché disprezzare così platealmente quello che era stato per molti anni il suo più gioioso divertimento? Un motivo c’era: Matilde, la ‘padrona’ si rifiutava di concederlo ulteriormente perché, giunta in menopausa di sesso non si interessava più al contrario del marito sessantenne che ancora…Nel suo sito Roberto, come sua presentazione aveva scritto: ‘Sono nonno bomba che mangia, beve e, talvolta tromba!’ Risposta  acida della consorte: “Vuoi trombare? Comprati uno strumento a fiato!” Pure la presa per i fondelli ma Roberto aveva le sue buone ragioni, da giovane aveva fatto atletica nel gruppo Fiamme Gialle ed il suo fisico anche se un po’ appesantito, con qualche capello in meno e con qualche ruga in più era ancora vigoroso (e voglioso). A chi rivolgersi per sfogare le sue ‘sane’ voglie, alla femminuccia a lui più vicino, una delle tre C cosiddette pericolose: cugina, compare e cognata, scelse quest’ultima, Elisabetta più giovane della consorte ancora pimpante ne valeva la pena. C’era   un problema, il marito siciliano puro sangue era gelosissimo della consorte ed anche pericoloso, era alto e massiccio. Roberto a titolo di sfottò gli aveva dedicato dei versi che vi riporto, li ritengo spiritosi (scusate l’autoincensamento). Titolo: ‘Salvo e la gelosia.’ “Ti vedo inquieto, stralunato, sospettoso verso la tua partner. La gelosia è un mostro dagli occhi verdi che schernisce la carne di cui si nutre, Shakespeare docet.  È un sentimento degli dei pagani verso gli uomini, gli dei non gradivano che i mortali si ‘facessero’ le loro femminucce. È una proiezione della propria insicurezza verso gli altri, è tipica di una mente debole, invidiosa, immatura. È  la profezia di futuri tradimenti, il tuo lato non tanto nascosto, dea velata ed oscura che arde dentro di te. Se ad un cocktail noti gli sguardi assatanati  degli invitati maschi attratti dalle grazie della tua amata, non accendere la sigaretta dalla parte del filtro, ti intossicheresti ancora di più! Se non possiedi te stesso non puoi possedere una donna, Il tuo simbolo? Le Erinni vendicatrici. Cerchi di vincolare la tua partner? Non puoi incatenare un raggio di sole! Una moglie laida non potrebbe sconfiggere la tua gelosia: ti farebbe becco per dimostrare che anche lei…Se osservi delle foto della tua signora fasciata in un succinto bikini la quale, sorridente offre agli astanti la visione di un rigoglioso, prosperoso  e lussureggiante belvedere non devi lamentarti affermando: non dovevi farlo non spiegando a chi ti riferisci: - alla consorte troppo…generosa, - al fotografo che ha guadagnato da quelle foto, - all’allupato, abbagliato spettatore che sbilucia le immagini. Il tuo persecutore più odiato? Andronico 1° imperatore di Bisanzio che codificò le corna facendo appendere quelle dei cervi da lui cacciati sulle mura dei palazzi appartenenti ai mariti cornificati. Per le protuberanze frontali di cui tanto ti adombri rivolgiti agli dei pagani Dionisio e Pan, loro ne sanno qualcosa. Prova a voltare pagina, sdraiati su un morbido giaciglio  con musica romantica in sottofondo, chiudi gli occhi ed immagina  la tua amata che, languidamente emette piccoli ululati di piacere nascosta sotto il corpo di un robusto maschione e che (la consorte) ti sussurra: sto con lui ma è come se  giacessi con te, la mia gioia è pure la tua…ammira la sua faccia tosta! Ecco come dovrebbero andare le cose, lei sarebbe più tranquilla e felice, tu ci guadagneresti perché una moglie allenata è come un’atleta, rende di più! Ed infine non pensi che i miei consigli andrebbero ricompensati? Ti prego metti una buona parola con la tua amata a mio favore, te ne sarei tanto grato!” V’è piaciuta penso di si al contrario del marito cocu. A questo punto vorrete sapere come è finito il corteggiamento a mia cognata? Prima vi trascrivo un’ode che ho dedicato al suo ‘fiorellino’ e con cui ho tentato di infrangere la sua resistenza, titolo: ‘A tata la magica’: “O magica Tata, regina di goduria, meravigliosa dolce compagna delle mie notti insonni appari a me timida, riservata, deliziosa seminascosta in un morbido cespuglio. Ondeggi deliziosamente quando la tua padrona passeggia, invisibile in quel momento, sicura del tuo fascino erotico. Ti immagino, ti vedo, ti sento. Il tuo silenzio è assordante, sei dispensatrice di felicità che stravolge i miei sensi. Parla alla tua signora, dille dei miei fremiti, del tremore che mi assale al pensiero della tua esistenza, dille di essere generosa, sarò il suo eterno schiavo. Mi basterebbero anche dei baci, dei piccoli morsi per inebriarmi della tua intensa fragranza, ti terrei fra le mie labbra succhiandoti dolcemente, lungamente sinché un interminabile fremito non verrà a svegliarti dal sonno con dolci sussulti riversando nella mia bocca un fiume morbido, inarrestabile, profumato. Così ti sogno ma il sogno diverrà mai realtà? Tutto il mio essere te lo chiede, al solo tuo pensiero sento le mie viscere stringersi, il cuore battere velocemente, il respiro diventare affannoso. Ti prego dà un segno positivo al tuo sconsolato e fiducioso innamorato, abbia pietà ed anche un po’ di comprensione, cazzo!” Alla lettura del sonetto Elisabetta ha riso di cuore ed io ho pensato, ricordando IL detto francese: ‘femme qui rit est déjà dans ton lit’, tradotto: ‘donna che ride è già nel tuo letto.’ Allora tutto bene? Ma quando mai: “Sei simpatico e spiritoso ma non sei il mio tipo, mi dispiace!” Affranto, a capo chino come un pinguino al polo Roberto si ritirò nella sua stanza ricordando la canzone: ‘Sono un uomo veramente sfortunato, sono nato disgraziato…’
     

  • 10 luglio alle ore 16:20
    I SIBARITI

    Come comincia: Non sapete chi erano i Sibariti? Quando ve lo svelerò sicuramente penso che vorreste (potendo) imitarli.  Sibari era una città della Magna Grecia che non aveva nulla in comune con l’omonimo mostro leggendario, i suoi abitanti sono ricordati per la loro raffinatezza, per la loro ricchezza, per la dolce vita che conducevano ed anche per i loro banchetti luculliani. Oggi sono conosciuti con altri nomi ma soprattutto la maggior parte tendono a nascondersi per non far conoscere il loro stile di vita e quindi  per non pagare le tasse. I personaggi di questo racconto possono essere considerati in un certo senso sibariti in quanto possedevano ricchezze e mentalità di gaudenti.  Henri era il figlio del titolare di una fabbrica di orologi, Jean erede di un produttore di cioccolato ed affini ambedue ventenni, dal fisico atletico e sempre di buon umore (avevano i loro buoni motivi). Ambedue iscritti all’Università di Ginevra in materie giuridiche di studio ne ‘mangiavano’ poco, sempre circondati da fanciulle disponibili che avrebbero voluto impalmarli ma da quel lato i due ‘ci sentivano poco’ sinché non incontrarono Astrid svedese di Uppsala e Agata italiana di Catania.  Che avevano in comune le due giovani? In primis la loro amicizia ed in secundis la loro furberia. Astrid era la classica ragazza nordica: alta, corpo atletico, occhi verdi, seno non eccessivo e piedi da mannequin, Agata non smentiva la sua sicilianità con capelli corvini, occhi nerissimi, seno prosperoso, vita stretta e un popò… pregevole. Henry aveva adocchiato Agata e Jean Astrid, formarono un quartetto;  con la Jaguar  del papà produttore di orologi invece di dedicarsi a codici e a pandette giravano in lungo ed in largo il territorio soprattutto di notte sperando… ma quando mai, i due ragazzi andavano in bianco nel senso che non potevano andare oltre ai baci, tutto il resto off limits. Asrid, la più furbacchiona citò Schopenhauer: ‘Di una persona si guarda la vetta non la base!’ Solo che ai ragazzi interessava la base… I quattro arrivarono ad un accordo: convogliare a giuste  nozze (mai capito il motivo di aggiungere alle nozze l’aggettivo giuste). I relativi genitori erano dello stesso avviso per motivi differenti: le mamme per diventare nonne, i papà per avere un erede a cui lasciare la fabbrica. Dopo una cerimonia festosa nel giardino di un noto albergo di Ginevra  le due coppie finalmente poterono ‘consumare’ anche se le due ragazze in passato avevano già ‘consumato’… ma oggi c’è più larghezza di vedute e nessuno o quasi  va a guardare il…pelo! Passarono sei mesi nessuna novità in fatto di gravidanza. Per Agata e per Astrid verdetto favorevole da parte dell’ostetrico, nessun problema, per Henri e Jean parere negativo dell’andrologo, quasi assoluta mancanza di spermatozoi e quelli presenti poco mobili, in altre parole i signori erano sterili. I maschietti sono più superficiali, non se la presero più di tanto del verdetto che non comunicarono ai rispettivi genitori.  Abituati ai laghi svizzeri, i quattro decisero a luglio di cambiare radicalmente il luogo della vacanza andando in Italia a Rimini ma non in un albergo snob a cinque stelle ma in una pensione raffinata con annesso lido  al limite della città, pensione gestita da Tommaso e Chiara, due coniugi trentacinquenni, particolari,   con tatuaggi e  piercing, sicuramente anticonformisti. Chiara aveva un fisico da modella: alta di statura, viso sempre sorridente, bocca invitante, seno prorompente ma non eccessivo, gambe chilometriche, insomma una gran pezzo di…Per volontà dei padri  per esperienze accadute in passato, i genitori dei quattro giovani consigliarono di non partire in aereo tutti insieme ma sdoppiare le coppie ed imbarcarsi su due aeroplani, in caso di incidente, facendo le corna….e così Henri si imbarcò con Astrid e Jean con Agata. Durante il viaggio forse per noia o per motivi di ’testosterone’ Jean ed Agata si rifugiarono dentro la toilette. Il giovane dopo molte insistenze e con la promessa del regalo di un gioiello riuscì ad ottenere il ‘gioiello’ posteriore di Agata, un goduria immensa. Il giorno dopo giunsero in volo a Rimini anche Henri ed Astrid…che li avevano imitati!  I quattro fecero presto amicizia con Tommaso e Chiara titolari del Lido Azzurro consumando insieme i pasti anche se la mensa non era prevista per gli ospiti.  Come aiutante del lido giunse un giovane romano, uno e novanta di altezza a nome Romolo che così d’estate si guadagnava il modo di  pagarsi l’università. Tutto funzionava perfettamente nel lido: Romolo si alzava presto e sistemava ombrelloni e sdraie, puliva la sabbia da cicche di sigarette ed accoglieva gli ospiti più mattinieri aprendo il bar per dispensare caffè, cappuccini e brioches fresche consegnate dal padrone di una vicina pasticceria. Romolo fungeva anche da bagnino e talvolta era stato costretto ad intervenire nei confronti di bagnanti in difficoltà. Tommaso e Chiara avevano escogitato un sistema per accontentare anche i villeggianti più particolari, i naturisti che ovviamente durante il giorno non potevano denudarsi dinanzi a tutti ma, dopo le ventidue, col lido chiuso, completamente ignudi passeggiavano, accendevano fuochi e facevano il bagno ben controllati da Romolo che vigilava che nessuno entrasse dal lato mare, in caso di pericolo da parte delle forze dell’ordine (c’è sempre chi non si fa i cazzarelli suoi) Romolo metteva mano ad un fischietto e tutti si rivestivano. Una combriccola  ben affiatata alle cui abitudini i nostri quattro amici si erano ben presto assuefatti con grande piacere. Particolarmente romantico era quando la luna illuminava il paesaggio, talvolta il bagno era foriero di particolari ‘approcci’ ai quali i nostri quattro amici non si sottraevano talvolta …sbagliando partner. Una sera Tom, chiuso il lido, invitò i quattro più Romolo aduna cena a base di pesce e di vino Verdicchio dei Castelli di Jesi, ottima bevanda peraltro premiata al Vinitaly ma che, in quantità eccessive poteva far sparlare…Così accadde che Romolo rivelò che il suo soprannome in romanesco era ‘batacchio’ per le dimensioni del suo pene. Grandi risate da parte dei presenti soprattutto delle signore che si erano incuriosite ed avrebbero volentieri osservare da vicino il ‘batacchio’ e magari…Più tardi Romolo, smaltita in parte la ‘ciucca’ si scusò con i presenti affermando che a Roma quasi tutti hanno un soprannome: i suoi genitori erano chiamati col gli epiteti di Canio e Cencia, nessuno conosceva il loro vero nome. Chiara un po’ per curiosità ma anche per bontà d’animo chiese a suo marito di essere da lui autorizzata per andare a consolare Romolo altrimenti che anticonformisti erano… Romolo giaceva sul suo letto di spalle, non si girò al rumore della porta richiusa, fu Chiara che: “Romolo oramai ti consideriamo uno ci casa, girati e parliamo un po’…ho saputo di uomini che ce l’avevano piccolino con evidenti problemi con le femmine ma uno grosso è la prima volta, che t’è successo in passato?” “L’ultima volta sono andato  in una casa di appuntamento, una napoletana alla vista del mio coso in erezione ha cominciato a gridare come una pazza: ‘stà vallera mettila into mandulino a mammeta.” Quando sono uscito dalla camera i proprietari della casa mi hanno guardato come se fossi stato un alieno, da allora…” “Ci sono tanti modi di fare l’amore, intanto dovresti trovare una ragazza semplice che ti accetterebbe come sei e poi dovresti essere tu a…ti darò io una mano…” Il ciccio di Romolo era veramente fuori del comune, anche  Chiara ne rimase impressionata ma non lo diede a vedere, lo prese in mano e dopo un po’ un ‘getto’ di sperma le arrivò addosso bloccato da un asciugamano che lei aveva portato con se; ‘ciccio’ rimaneva in erezione  e Chiara lo prese in bocca fin quando dovette ingoiare …In bagno madama si sciacquò la bocca e pensò a far entrare almeno la punta nella  vagina…ci volle tutta la sua buona volontà, ci riuscì in parte sino a metà e provò quell’orgasmo proveniente dal ‘punto G’ con goduria alle stelle, prolungata, favolosa, fiabesca mai provata con suo marito. Ci volle del tempo a riprendersi, baciò in bocca Romolo che finalmente soddisfatto ricambiò  dolcemente il bacio. Al rientro in camera da letto nessuna ‘confessione’ di Chiara al marito, considerava quell’esperienza una cosa sua personale. E con le amiche Agata e Astrid? Difficile evitare le domande delle due donne, le femminucce fra di loro hanno un diverso approccio e così Agata ed Astrid vennero a conoscenza dell’esperienza di Chiara e…si misero a ridere senza un perché o meglio pensarono di…Ormai a conoscenza dei ‘pericoli’ cui sarebbero andate incontro.  Agata ed Astrid con la curiosità alle stelle abbordarono il romano che rimase perplesso, in poco tempo stava raccogliendo sessualmente quello che in passato gli era stato quasi sempre negato. Appuntamento  mezzanotte in camera sua, per l’occasione il giovane si fece trovare preparato con doccia fatta e barba rasata ed anche …in posizione, il suo cervello riusciva ad eccitarsi al solo pensiero di quello che lo aspettava. Le due giovani si erano ben lubrificate, il loro fiorellino si lamentò meno del previsto all’ingresso alternato del ‘ciccio’ di Romolo il quale seguitava imperterrito ad entrare ed uscire, per ultimo Agata si girò di spalle e fece un omaggio anche al suo popò, fine della serata erotica. E i due maschietti? Presi dall’atmosfera che ormai circolava in quel lido, non diedero peso alla svicolata delle relative mogli ma pensarono bene di avvicinare  Chiara che, al loro approccio signorile, pensò bene di sfruttare la situazione dal punto di vista finanziario facendo comprendere la sua disponibilità in cambio di una visita ai negozi di lusso di Rimini. La penombra eccitò Henry e Jean che , armati …sino ai denti, si posizionarono: Henry supino con entrata nel ‘fiore’ della giovane, Jean nel popò lubrificato, insomma  un doppio gusto che portò all’Empireo la riminese che, prese talmente parte alla goduria di emanare qualche gridolino di troppo ascoltato da Tommaso che, pur a conoscenza della situazione rimase basito, mai sua moglie con lui… Venne l’autunno, non diciamo cose ovvie come ‘caddero le foglie’ ma che trovò i tre giovani più Chiara in perfetta armonia sessuale, unico escluso Tommaso che pensava più che altro a far cassa.  Chiara,  Tommaso e Romolo furono invitati a seguire Henry e Jean a Ginevra, ormai la loro amicizia era diventata sempre più forte, fuori del comune, fra di loro sentimenti profondi li univano. Per sistemare le cose dal punto di vista lavorativo ci pensarono i genitori di Henry e di Jean impiegandoli nelle loro fabbriche, Tommaso fece amicizia con  Yvette un capo reparto della fabbrica di cioccolato. Tutti dimenticarono le delizie del lido  Azzurro di Rimini  accontentandosi per le vacanze estive del  lago Maggiore, in parte svizzero, per respirare un po’ di aria italiana. Per finire Agata ed Astrid fecero felici nonne e nonni con la nascita di Denis e di  Guglielmo futuri eredi delle dinastie. I bimbi assomigliavano in maniera notevole a Romoletto…
     
     
     

  • 01 luglio alle ore 9:11
    PERCHÈ?

    Come comincia: Alberto pensionato ultrasettantenne, abitante a Messina in viale dei Tigli,  come tutti gli anziani non proprio in salute, per usare un eufemismo, passava molto tempo a leggere i giornali o dinanzi alla TV ma questo non migliorava il suo stato d’animo anzi…Cosa stava succedendo ai singoli  individui? Sembra, anzi è accaduto  che la parte peggiore delle persone è venuta  fuori estrinsecandosi in maltrattamenti di anziani nelle case di riposo o di bambini negli asili, di genitori che prendono di petto insegnanti che hanno dato cattivi voti ai loro figli e non ultimi ma, più gravi, gli omicidi per motivi talvolta incredibili come l’ultimo di un uomo che per strada ha ucciso un giovane a lui sconosciuto perché lo aveva notato allegro mentre lui non lo era! E che dire degli omicidi di ex mogli che si erano rifatte una vita con un nuovo compagno dopo aver sopportato per anni le angherie dei mariti senza mai denunziarli, senza tralasciare i reati di concussione e di corruzione dilaganti che erodono l’economia. Ultime ma non meno importanti la mafie nelle loro varie denominazioni che mettono a dura prova la vita dei cittadini onesti e la stabilità del paese. Da non dimenticare gli stupefacenti che, oltre a far arricchire i trafficanti mina la salute soprattutto dei più giovani; è storia recente di loro morti per nuove droghe letali. Altra tristezza vedere in televisione dei pensionati con le lacrime agli occhi che dichiarano di aver perso i risparmi di una vita per il fallimento delle loro banche. Forse ci dobbiamo rifare al pensiero di Socrate che sosteneva che gli uomini sono ignoranti e malvagi, si spera proprio di no, vi sono molti esempi di solidarietà. Gli unici argini a tanto disfacimento sono le forze dell’ordine. Alberto quale ex maresciallo della Guardia di Finanza, in quarantaquattro anni di servizio aveva contribuito a questa lotta ottenendo vari riconoscimenti fra cui la Medaglia Mauriziana privilegio di pochi. L’esiguità del numero di personale, sempre sotto pressione giorno e notte rendeva la lotta impari. Un paese florido si vede anche dal comportamento dei suoi amministratori. In campo nazionale c’è una coalizione con i capi sempre in lite fra di loro, in campo locale gli amministratori spesso vengono rimossi per corruzione o per mafia. Altra piaga i nostri migliori ‘cervelli’ espatriano in cerca di lavoro in quanto i signori politici hanno preso provvedimenti cervellotici come quello di mettere un numero chiuso nella facoltà di medicina. I medici andati in pensione vengono richiamati in servizio per sopperire a ‘buchi’ di organico. Alberto era amareggiato, ricordava con rammarico il dopo guerra quando tutti gli italiani si erano rimboccati le maniche e nel 1960 l’Italia aveva avuto un boom nella ricrescita del paese. Ed ora? Non si sa se ridere o piangere. È accaduto che per un posto di infermiere sin sono presentati duemila dicesi duemila concorrenti, questo è indice di disperazione e di povertà. Una volta ad un poveraccio si  diceva, con senso dello humour,  che dormiva sotto i ponti, oggi purtroppo questo è diventato realtà, l’abbiamo potuto constatare a Roma. In campo internazionale? Meglio nessun commento. Alberto, vedovo, accompagnato dai nipote Marco o Andrea passava regolarmente da un nosocomio a l’altro a seconda delle  patologie, in farmacia mettevano il ‘tappeto rosso’ quando lui entrava ad acquistare medicinali! A casa  cucinava come aveva fatto da finanziere  nei lontani anni cinquanta, alle pulizie di casa era addetta la portiera Gina quarantenne che, talvolta, lo …aiutava in altri campi. Nel suo curriculum aveva scritto: ‘Sono nonno bomba che beve, mangia e, talvolta, tromba’, l’esprit era stato sempre la sua ancora di salvezza. Altra peculiarità: Alberto si era scoperto scrittore e, forte della  sua maturità classica aveva scritto un romanzo sulla sua vita pubblicato da una casa editrice e ben duecento racconti dal ’sapore’piccante come sua abitudine inveterata, in passato le femminucce erano state i suoi svaghi preferiti ora… si arrangiava. Le sue narrazioni vengono pubblicate sul sito ‘Aphorism’ e pare siano apprezzate dai lettori in cerca di svago. Ultima novità: la portiera era andata a casa di sua madre ammalata, era stata sostituita da Gigliola sua figlia ventenne fisicamente niente male. Alberto si era domandato chi poteva aver ispirato i genitori, ex contadini inurbati, ad apporre alla figlia un nome fuori del comune forse per riconoscenza verso l’ex padrone del campo da loro coltivato. Gigliola era iscritta al secondo anno di università in medicina, dimostrava di essere portata verso quella branca di studi,  aveva conseguito con pieni voti il diploma di infermiera. La ragazza era molto affezionata al cavaliere (Alberto aveva ricevuto l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica) anche perché il cotale le mollava sotto banco  bei soldini con la segreta speranza di…Alberto se lo poteva permettere per l’eredità in titoli e denaro nel conto corrente ricevuti da una zia. Un giorno Gigliola: “Cavaliere posso chiederle un favore grosso, col mio fidanzato non posso avere molta intimità perché non possiamo stare insieme né a casa sua né in quella mia e non vogliamo andare in albergo,  che ne direbbe di ospitarci? Ho conosciuto da poco tempo Alessio figlio di persone abbienti,  è una categoria di persone che non amo perché si sentono padroni del mondo, ultima richiesta particolare, vorrei che lei, per mia sicurezza ci controllasse con una telecamera nascosta.” “Insomma dovrei fare il guardone e il cane da guardia, e se poi mi viene voglia di…” “Nessun problema, in viale S.Martino ci sono bei negozi…” Più chiaro di così! Alberto prese contatti con Sergio un venditore di materiale elettronico, gli spiegò la sua richiesta ed il giorno dopo una minuscola telecamera fu istallata in camera da letto con visore nello studio, si vedeva perfettamente tutto anche con poca luce. Dopo una settimana Gigliola ed Alessio, un ‘braciolettone’ come lo avrebbe definito  Alberto si presentarono in casa del cavaliere che aveva lasciato la porta socchiusa. “Mio zio non sta bene, abbiamo tutta la casa a disposizione, questa è la camera da letto con annesso bagno, prima mi faccio io il bidet e poi tu, nel frattempo mi stenderò sul letto.” Sul lettone Gigliola si prese il divertimento di allargare le cosce per mostrare la ‘cosina’, una favolosa foresta nera con le conseguenze che il  ‘ciccio’ di Alberto alzò la cresta  ma poi, sconsolato, capì che non era il momento. Alessio si dimostrò subito di essere imbranato in campo sessuale, Gigliola fece tutto lei: prima prese in bocca l’uccello del fidanzato non  troppo grande, ci volle del tempo prima di riuscire a…, ci volle altro tempo per rinverdire il ‘coso’ di Alessio che ci mise assai per eiaculare nella vagina. Il simpaticone si sentiva un mandrillo, non capiva di essere stato solo uno strumento in mano a Gigliola, forse non aveva mai conosciuto da vicino una donna. Alla fine, dopo il passaggio in bagno la ragazza: “Caro, lo zio se la passa male a soldi, è pensionato, che ne dici di lasciargli qualche Euro?” Alessio fu generoso, si sentiva un dio,  mollò una banconota da cinquecento Euro che, in seguito finì nella borsa di Gigliola. Chiusa la porta d’ingresso: “Che ne dici zio del mio fidanzato?” “Sposalo, quando mai ti capiterà uno come lui ed ora accomando un…allo spirto che non muor!” Alberto con Gigliola ritrovò in parte la gioventù, la situazione si ripeté varie volte sinché Alessio si decise al gran passo. Al matrimonio Alberto fu uno dei testimoni, elegantissimo si presentò zoppicando ed aiutandosi con un bastone, non voleva apparire troppo arzillo…

  • 01 luglio alle ore 9:07
    LA SCONOSCIUTA CHE VIEN DA LONTANO

    Come comincia: Una mattina gli abitanti di un isolato della Panoramica di Messina si trovarono dinanzi una bionda che più bionda non si può come direbbe un celebre comico. Da dove era sbucata? Un mistero. Di bionde al mondo ce ne sono a bizzeffe ma questa era molto particolare: innanzi tutto la statura: col suo metro e ottantacinque sovrastava in altezza quasi tutti gli uomini poi aggiungici i tacchi…Certo il suo numero di scarpe quarantatre non era facile da trovare per una donna ed allora? Scarpe su misura. Quel che colpiva di più nel viso, oltre all’armonia dei lineamenti erano gli occhi di un profondo blu assolutamente fuori dal comune. Altra caratteristica la vita molto stretta, ovviamente gambe  lunghe e piedi affilati, un tripudio per feticisti! A tale beltade non poteva corrispondere un nome qualsiasi infatti si chiamava Deepika provenienza: imprecisata. La signorina aveva acquistato un appartamento nello stesso piano di quello di Alberto, appartamento a lei venduto dal figlio di una signora deceduta per un carcinoma.  Le moglie sciocche fecero delle scenate ai mariti più cretini delle loro consorti, c’era poco di essere gelose, Deepika non dava confidenza a nessuno se non un saluto frettoloso. Anna vista la situazione disse al marito: “Se sei capace provaci, ma andrai in bianco da quello che ho capito.” La consorte di Alberto non era gelosa, ormai in menopausa il sesso per lei non aveva più attrattive, voleva solo avere il marito vicino per il resto…affari suoi. Alberto ebbe modo di avvicinare Deepika in palestra, la ragazza  trentenne lavorava più con i pesi, con i manubri ed i bilancieri che col corpo libero, era una forza della natura. Fu lei stessa ad avvicinare il nostro eroe che a cinquantacinque anni faceva ancora la sua porca figura. “Non faccia quella faccia, mai vista un’atleta donna?” “Non vorrei essere al posto del suo fidanzato o meglio vorrei…” “Deve decidersi vorrebbe si o no?” “Dipende in quale campo, ho detto una fesseria…” “La vedo confuso, io di solito non mordo, sono Deepika e, se non erro abitiamo allo stesso piano.” “C’è un bar qui all’interno che ne dice di una bevanda?” “Un caffè lungo, mi piacciono lo cose forti nel senso che…” “Adesso è lei che è confusa, sono Alberto potremo, se vuole, diventare amici, mia moglie è una donna intelligente e anticonformista, potreste andare d’accordo.” “Bene, tanto premesso riprendo la mia Mini e torno a casa.” “Io la seguirò con la mia Jaguar è una macchina più da signore anziano qual io sono.” “Non faccia il modesto sa benissimo ancora di piacere alle signore, per me i giovani sono tutto cazzo e niente cervello.” “Viva la sincerità, andremo d’accordo, ho sempre vissuto per servizio (ero maresciallo della Finanza) in ambiente tra il cattolico ed il convenzionale, ambiente sempre da me detestato finalmente…” Anna era dinanzi alla porta d’ingresso, visti la ragazza ed il marito uscire dall’ascensore si presentò: “Sono la moglie del qui presente, insegno lingue ad un liceo classico di Messina, lieta di conoscerla.” “Il mio nome difficile da pronunziare per un italiana è Deepika, sono iscritta all’università di Messina, specializzazione in urologia, siete delle persone simpatiche avremo modo di rivederci, a presto.” Alberto, incuriosito dal nome della giovane andò al computer e fu edotto del significato: era ‘buona’ e ‘una piccola luce’ aggettivi di origine araba ma parlando l’interessata un italiano fluente era molto difficile capirne la nazionalità d’altronde ad Alberto poco caleva. Anche dalla sua vettura non era possibile cavarne il nome della giovane era targata EE – Escursionisti Esteri - e quindi non iscritta al P.R.A. Da quel momento il non più giovane signore mise in atto una tattica di avvicinamento alla ‘piccola luce’ che piccola non era, si appostava dietro la porta d’ingresso della sua abitazione e non appena Deepika usciva da casa la invitava a prendere insieme l’ascensore. “Che combinazione, oggi mattina ci incontriamo, siamo sincronizzati, si dice così?” Alberto: “Melius est silere quam disputatio.” “Questa non me l’aspettavo, un poliglotta, anch’io ho studiato latino non capisco perché vuol tacere.” “È lei una sorpresa continua, mi son fatto tante domande tutte senza risposta, se me lo permette vorrei darle del tu.””Permesso accordato, in quanto alle domande meglio  evitarle, per una donna è meglio circondarsi di un po’ di mistero.” “Non ne hai bisogno sei una creatura affascinante, io posteggio al Cavallotti e tu?” “Anch’io, mi è venuta una curiosità dove vai per passare la mattinata?” “In caserma nel nostro circolo Anfi anzi m’è venuta un’idea, vieni con me, voglio far succedere un casino con la tua presenza, dammi un tuo documento. “ Deepika aveva un passaporto da apolide, documento che all’ingresso presentò al piantone, come d’obbligo, solo che il piantone rimase a bocca aperta senza reagire. Alberto gli mise in mano anche un documento suo e si diresse nella stanza dell’Anfi (Associazione Nazionale Finanzieri in congedo). Alcuni degli ex giocavano a carte, altri leggevano i giornali ma all’entrata dei due tutti si fermarono. Alberto: “Ragazzi vi presento mia cugina Deepika, il nome vuol dire piccola luce ma a veder i vostri visi pare che la sua luce sia molto forte!” Il generale presidente si esibì in un finto baciamano e poi invitò tutti al bar della caserma. Anche il barista, un civile, rimase ad occhi aperti a guardare la ragazza la quale: “ “Se chiuderà i suoi occhioni belli dovrebbe farmi un caffè lungo e poi chieda ai signori quello che desiderano.” Deepika ringraziò il generale e, preso sottobraccio Alberto si diresse al corpo di guardia per recuperare il passaporto, salutò il piantone e: “Andiamo  fra la pazza folla, è un romanzo in cui…” “Troy cerca di conquistare Batsceba, lo conosco anch’io.” Stavolta Alberto rimase completamente basito, chi era effettivamente Deepika, un esser venuto dall’altro mondo, era un’enciclopedia, sapeva tutto lo scibile conosciuto. “Non fare quell’espressione, sin da piccola ho letto molti libri, mi è venuta voglia di abbracciarti, non sono un tipo facile, approfitta dell’oggi…” “Quanto meno confidando nel domani, stavolta ti ho preceduto, anch’io nel mio piccolo...” “Ora che abbiamo fatto sfoggio di cultura ripariamoci nella tua macchina,è più comoda della mia.” Il bacio promesso avvenne puntualmente, un bacio profondo, la bocca della ragazza era profumata, il suo corpo emanava in odore profondamente femminile che fece risvegliare ‘ciccio’, Deepika non ci pensò due volte e se lo mise in bocca con ovvia conseguenza. I due rimasero un po’ in silenzio poi la ragazza scese dalla Jaguar e  si diresse verso la sua Mini, rientro a casa. Anna si accorse subito che tra Alberto e Deepika era successo qualcosa e cominciò a dileggiare il marito: “L’amorino mio è andato in manuale o in orale, ti vedo stralunato!” Alberto abbracciò Anna, le voleva bene ma in quel momento era totalmente confuso. Gli avvenimenti si evolsero in maniera repentina, Deepika invitò a cena Alberto che si beccò gli strali di Anna che gli augurò: “ Good luck’,  mi sembra l’ultima cena!” Deepika si fece trovare in vestaglia trasparente, la cena consisteva solo in frutta di tutte le varietà, la ragazza voleva mangiar leggero in attesa…L’attesa non fu lunga, la signorina apparve nel vano del bagno nuda, la sua figura era contornata dalla luce proveniente dalla toilette, una visione surreale e molto sensuale. Alberto anche lui in costume adamitico era seduto sul lettone sino a quando fu raggiunto da Deepika che si sdraiò ad occhi chiusi. Alberto iniziò dal viso che emanava un  odore sensuale, la saliva aveva il sapore di caramelle di miele, le tette, sensibilissime, fecero eccitare la giovane,  il passaggio della lingua di Alberto sul clitoride sprigionò un orgasmo  piuttosto silenzioso ma prolungato. Anche i piedi attirarono l’attenzione del non più giovane che, per la prima volta in vita sua si scoprì feticista con sensazioni mai provate. La delicata immissio penis fu accettata dalla ragazza con un profondo sospiro seguito da orgasmi sempre più violenti al momento dello sfioramento del punto G, il corpo di Deepika cominciò a vibrare sempre più forte, Alberto pensò di ritirare ‘ciccio’ pensava che la ragazza si sentisse male ma quando mai…la baby pensò bene di girarsi di spalle  sempre seguitando nell’orgasmo e volentieri offrì il suo ‘popò’ che aggiunse altre sensazioni erotiche. Alberto ormai anche lui eccitato all’estremo rientrò nella ‘topina’ e fece pervenire uno schizzo violento al collo dell’utero che fu la ciliegina sulla torta di un amplesso eccitante mai provato da entrambi. Il solito raggio di sole rompic…ni sul viso dei due li fece ritornare alla realtà, erano le undici di mattina.  Alberto senza pronunziar verbo rientrò a casa sua dove non trovò Anna. Si rimise a letto, era proprio spossato. Alle diciassette lo stomaco diede segni di languore ed Alberto fu costretto ad alzarsi ed in pantofole dirigersi in cucina dove trovò la consorte dinanzi alla TV. “Caro non voglio fare commenti sullo stato del tuo viso, penso che uno zabaione ti farebbe proprio bene oppure del Vov un liquore a base di uova.“ “Preferisco un buon piatto di lasagne con ragù come inizio poi pensaci tu.” A pancia piena l’Albertone tornò completamente alla realtà, Anna era stata signorile non prendendolo per i fondelli, la ringraziò con un bacio in fronte. Il giorno successivo restò in casa, dopo l’abbuffata di sesso la presenza della consorte gli servì come relax fisico e psichico, chissà cosa passava per la testa ad Anna, a parole non era gelosa ma… Il giorno succesivo: “Vado in caserma, ritorno per il pranzo.” In garage si accorse la l’auto di Deepika era sparita, forse la baby era andata a far delle spese ma il suo pensiero fu contraddetto dalla presenza di una signore che: “Per favore mi indica l’appartamento della signora Deepika, queste sono le chiavi, sono un agente immobiliare ed ho avuto dalla signora l’ordine di venderlo, se a lei interessa, mi pare abiti qui.” Alberto fu ‘preso dai turchi’, la ragazza era sparita definitivamente, accompagnò il venditore nell’alloggio che era stato di proprietà di Deepika e dovette constatare che negli armadi non c’era nessun capo di vestiario, fu la conferma che…Ad Alberto venne in mente la poesia di Jaufré Rudel: ‘La favola breve è finita…’ A lui  era rimasta una moglie innamorata e fedele, novella Penelope che l’avrebbe accompagnato devotamente per tutta la vita.
     

  • 26 giugno alle ore 11:01
    CUORI DI MAMME

    Come comincia: Roma, via Cavour 101, palazzina di cinque piani. Ultimo piano, cinque stanze a sinistra Luciano padre, Arianna consorte, Andrea figlio, a destra Simona, vedova, Federico figlio, i due ragazzi frequentavano l’ultimo anno del vicino liceo scientifico. I loro destini si sarebbero intrecciati in maniera considerevole: Luciano era il titolare di un’impresa di trasporti con vari camion a quattro assi che potevano portare grandi quantità di merci. Essendo il proprietario poteva  stare a tavolino e far lavorare i dipendenti  ma di colpo, con la scusa di un invio in pensione di un camionista aveva ripreso la sua vecchia professione di autista andando soprattutto in Polonia per attaccamento a quella terra? Attaccamento si ma non alla terra ma ad una cittadina di Varsavia a nome Berta, divorziata, quarantenne  di notevole bellezza. La cotale di professione traduttrice simultanea di lingue era stata agganciata da Luciano che le aveva consegnato un pacco col suo camion. Era stato subito un coup de foudre da parte di entrambi e da quel momento la ‘rotta’ principale di Luciano era Roma – Varsavia. Con l’intuito tutto femminile la moglie Arianna aveva avuto sentore di una liaison di suo marito con qualche disponibile femminuccia dell’est ma, ragionandosi a mente fredda aveva preso la decisione di far finta di nulla, sposati da ventuno anni un po’ di stanchezza di rapporti poteva avvenire, meglio non  drammatizzare, o prima o poi i galli rientrano nel pollaio! Luciano ormai cominciava a sentire il peso degli anni, milletrecento chilometri di guida di un camion sono pesanti da sopportare ed allora pensò a suo figlio Andrea, purtroppo il ragazzo non aveva la stoffa del padre, era piuttosto mingherlino e soprattutto non amava guidare, figuriamoci un bestione da quattro assi, soluzione? Rivolgersi a Federico che, assai prestante di fisico accettò volentieri l’offerta. Dopo gli esami di Stato con promozione brillante il giovane, con un po’ di dispiacere da parte della madre Simona si mise in viaggio felice di poter conoscere  persone di un paese a lui sconosciuto, era un allegrone e soprattutto amava molte le femminucce, quelle dell’est godevano buona fama! In un parcheggio di un motel austriaco lungo l’autostrada Luciano fermò il camion e, dopo aver cenato restò a dormire nella cuccetta del camion per evitare qualche sorpresa da parte di eventuali ladri,  fece alloggiare Federico in una stanza del motel. La mattina partenza,  arrivo a Varsavia all’imbrunire con posteggio in uno spiazzo adibito a sosta dei ‘bestioni’. Berta avvisata via cellulare si fece trovare in ghingheri come pure la figlia sedicenne Daniela che fu sorpresa ed apprezzò della presenza di Federico. “Zio non sapevo che avessi in sì bel figlio, complimenti!” “Non è mio figlio in ogni caso è omosessuale!” “Peccato mi sarebbe piaciuto…” Berta si faceva delle matte risate, aveva capito che il suo amico aveva barato in merito a Federico per evitare che Daniela gli si buttasse addosso.  Cena a base di bigos (ravioli ripieni) zuppa di pesce, formaggi, funghi, frutta e poi tutti a riposare Luciano nel lettone con Berta, Federico nella stanza degli ospiti in un lettino singolo, in un altro Daniela, delusa ammirava il fisico scultoreo di un Federico in slip. “Ma sei sicuro che non ti piacciono le donne, io sono bravissima col sesso, vediamo se riesco a …Ci riuscì immediatamente, dentro di sé mandò a quel paese Luciano e per la prima volta in vita sua provò un ‘coso’ italiano dalle alte prestazioni, evviva…I due Si misero d’accordo sulla favola dell’omosessualità di Federico per far stare tranquilli Luciano e Berta. I due novelli ‘sposi’ furono svegliati da Berta che doveva andare ad un congresso per esercitare la sua professione di traduttrice di lingue, ne conosceva quattro fra cui l’italiano, come pure la figlia che si recò a scuola. Luciano e Federico andarono dove era posteggiato il camion e cominciarono a scaricare la merce per consegnarla agli acquirenti che l’avevano ordinata. Finirono nel tardo pomeriggio, un brunch  al posto della cena e poi dinanzi alla TV, furono fortunati perché trovarono un canale in lingua italiana. I quattro andarono presto a letto con una ‘buonanotte’ con sbadigli. I giorni successivi stesso impegno per le due polacche mentre Luciano e Federico facevano i turisti per la città. Rientro in Italia prevista per il dopodomani, la sera, more solito tutti a letto abbastanza presto ma Berta sentì qualche rumore di troppo nella camera degli ospiti, aprì uno spiraglio della porta ed ebbe la conferma di quanto sospettato, altro che omosessuale, Federico si stava bellamente scopando sua figlia. Indecisa decise di far marcia indietro ma svegliò Luciano il quale messo al corrente del fatto chiese di essere lasciato in pace, per lui tutto regolare come per i ragazzi che la mattina si alzarono per primi con facce sorridenti. Cuore di mamma ebbe il sopravvento ed abbracciò la figlia la quale rimase sorpresa poi capì che sua madre…A Roma la situazione era cambiata in maniera boccaccesca: una mattina nella cassetta delle lettera Simona trovò un busta in bianco, l’aprì e lesse il seguente scritto a macchina: “Guardandoti mi viene in mente il famoso detto latino che ti traduco: ‘cogli l’attimo confidando il meno possibile sul futuro.’ Sento che emani un profumo di donna difficilmente riscontrabile in altre signore. Standoti vicino sento una piccola rivoluzione dentro di me, sensazione che mi fa chiudere gli occhi per immaginare di stare insieme ‘nature’ con meravigliose sensazioni che vanno al di la del rapporto fisico. Naturale sorge in me la domanda: che hai più delle altre? Difficile esternarlo: hai seduzione, charme, sex appeal, attrattiva, grazia, carisma. Immagino la tua mano portare il mio viso sulla tua ‘gatta’ tremante dal desiderio con la conseguente inebriante di un lungo tuo orgasmo che mi fa provare un sapore di idromele, qualche lacrima irrora il tuo viso. Il mio ‘ciccio’ si introduce nella tua ‘deliziosa’entrando facilmente sino a metà della tua vagina facendoti provare la sensazione del punto G, sensazione forse da te mai percepita che ti porta all’empireo. Giaci sul letto con le tue deliziose cosce aperte, sei distesa. Il mio ‘collaboratore di gioie’ sembra impazzito, vuol provare a penetrare nel tuo favoloso ‘popò’, pian piano ci riesce senza tuoi lamenti anzi anche tu collabori toccandoti la ‘deliziosa’ e raggiungendo il doppio gusto sempre da te sognato ma mai provato. Anche se si tratta solo di fantasia mi sento privo di forze, una sensazione piacevole. Per provare nella realtà quanto immaginato farei qualsiasi cosa, vienimi incontro mon petit chou chou.” Arianna e  Simona rimasero in silenzio, la prima riconobbe i caratteri della sua macchina da scrivere e quindi anche il ‘colpevole’poi:”Abbiamo capito entrambe chi è l’autore, Andrea è stata sempre la mia preoccupazione, psicologicamente è un debole, avrebbe bisogno di… diventare uomo, anche tu sei mamma e puoi capire.” Simona abbracciò Arianna, comprese il suo cruccio e inaspettatamente: “Manda domattina Andrea a casa mia, sono sola, ho compreso il tuo dramma.” “Te ne sarò per sempre riconoscente.” Andrea messo a corrente della situazione la notte prima…dell’esame dormì poco, la mattina  si alzò presto, si rase la barba e poi una doccia, erano le otto: “Mamma una colazione veloce…” Simona era per lo più curiosa di come si sarebbero svolti i fatti: si fece trovare coperta solo da una vestaglia trasparente, nessun dialogo da parte dei due. Simona rinverdì il suo passato sessuale fino allo sfinimento suo ma non del compagno che avrebbe voluto seguitare ancora, la prima volta non si scorda mai e Andrea non solo non lo scordò ma appena poteva si rifugiava nelle calde…braccia di Simona. Al rientro di Luciano e Federico tutti si accorsero che qualcosa era cambiato, Federico: “Vedo Andrea molto cambiato, mi sa che ha provato la ‘topa’ di qualche ragazzina, auguri fratello.” Nella sua battuta c’era qualcosa di vero, in un certo senso poteva considerarlo suo fratello!

  • 26 giugno alle ore 10:55
    AMORI SENZA FRONTIERE

    Come comincia: Nando e Ylenia abitavano nello stesso palazzo in via Cesare Battisti a Messina: Figli rispettivamente di Nanni e Mela il primo e di Saro e Mimma la seconda si conoscevano sin da giovanissimi e frequentavano il quinto anno di ragioneria all’Istituto Jaci in via Cesare Battisti, a pochi passi dalla loro abitazione. Inevitabilmente erano diventato ‘intimi’ a sedici anni; Mimma pensò bene di far visitare sua figlia da un ginecologo che le ordinò una pillola adatta alla sua età e così la vita sessuale dei due giovani era al sicuro da gravidanze inaspettate ed anche con la certezza dei genitori di non esperienze dei loro ragazzi con sconosciuti. Tutti sapevano tutto, come si dice in gergo ma facevano finta di niente. Nando e Ylenia si ‘incontravano’ il martedì o il giovedì quando i genitori maschi, impiegati al Comune erano in ufficio per il  rientro settimanale, le madri ‘sfollavano’ una in casa dell’altra. Anche se con due entrate, le finanze delle due famiglie non erano al massimo in quanto dovevano anche pagare l’affitto delle loro abitazioni e così i ragazzi giravano per la città sempre a piedi o in autobus al contrario di alcuni loro compagni di scuola che ‘sfoggiavano’ scooter ed anche auto. Ylenia era una giovane veramente bella  di corpo, alta 1,78 cm. ed anche di viso, aveva molti pretendenti che volentieri avrebbero fatto qualsiasi sacrificio anche finanziario per avere la sua ‘compagnia’ ma la ragazza, anche perché innamorata di Nando li respingeva con grosse risate. Tutto sino all’arrivo in classe proveniente da una scuola di Milano di Andrin (diminutivo di Andrea) che si presentò con una Jaguar X type posteggiandola dinanzi alla porta d’ingresso, naturalmente fu multato dai vigili ma era quello che il giovane voleva, essere notato per le sue possibilità finanziarie, non tutti si potevano fregiare di una auto da 39.000 Euro. Andrin sin dal primo giorno si dimostrò un simpaticone, amava la compagnia di maschi e di femmine e al bar era l’anfitrione di tutti. Naturalmente mise subito gli occhi su Ylenia la quale, al contrario del solito si dimostrò abbastanza disponibile alla sua corte. Da femminuccia furba accettò l’invito in macchina  di Andrin ma sempre accompagnata da Nando ‘appostato’ nel sedile posteriore. Andrin in ragioneria era piuttosto scarso al contrario di Ylenia per la quale un sette era una sconfitta e pertanto il giovane, ovviamente con la scusa di una ripetizione da parte della ragazza fu invitato  a casa sua sempre con Nando a fare da ‘chaperon’. La giovin donzella fu una sorpresa per i due giovani, si presentò in minigonna nera con camicetta scollatissima rosa e senza reggiseno, ovvio l’effetto sui due maschietti ma la ragazza smontò i due con: “Mai vista una ragazza in minigonna, ora passiamo alla ragioneria.” Andrin comprese ben poco degli insegnamenti ricevuti ma, nell’uscire di casa si fece dare il numero del cellulare di Ylenia dinanzi all’espressione  frastornata di Nando. Dopo circa un’ora drinn: “Buonasera, sono Ylenia, chi sei?” “Non lo so più nemmeno io, non so come dirtelo, mi hai incantato, devo trovare una soluzione. Io sono a Roma al seguito di mio padre Ambrogio che ha aperto un grande supermercato, ne ha in tutta Italia questo per dirti che non ho problemi finanziari, che ne dici se ti regalo una Mini, ti ci vedrei bene a bordo.” “Si ma di  color verde ed una  Cabrio Cooper.” La giovane aveva sparato in alto, più di Euro trentamila! “Cavalo te ne intendi di macchine, sarai accontentata ma con Nando…” “Me lo lavorerò, se non accetta il trio lo minaccio di lasciarlo e così mollerà, a presto, fammi sapere dove incontrarci.” “Mio padre ha acquistato una alloggio di duecento metri quadrati in via S.Cecilia, quando mi darai il via sarò sotto casa tua con la Mini, conosco il direttore della filiale, è un milanese, fammi sapere.” Ylenia con la l’espressione  triste in volto mise al corrente Nando della proposta avuta e della sua accettazione, sempre dichiarando il suo amore profondo per lui, gli disse chiaramente di non voler perdere quell’occasione, ‘lo sventurato rispose’ accettandola situazione. Il pomeriggio di un martedì una Mini verde parcheggiò in via Cesare Battisti, Ylenia alla finestra se ne accorse ed insieme a Nando scese ed ambedue vi presero posto nella macchina, la giovane era vestita in maniera castigata per non dare all’occhio. Posteggiata l’auto in garage, Andrin prese sotto braccio Ylenia e si diresse all’ascensore, ultimo piano attico con veduta su tutta Messina. “Ho dato un giorno di vacanza alla cameriera, mettetevi a vostro agio (tradotto, spogliatevi.) Ylenia mise in mostra tutto il suo ben di Dio, sempre che Dio si interessi alle femminucce, Nando in costume adamitico si sedette su un divano, piuttosto impacciato, non sapeva qual era il suo ruolo, lo capì subito quando entrò in salotto Andrin armato di un lungo ‘bastone’ e prese a baciare la sua fidanzata per poi portarla in camera da letto. Dopo circa una mezzora: “Che fai lì impalato, vieni a farci compagnia, non dimenticare che sono la tua fidanzata, che ne dici di imitare Andrin magari nel popò che so quanto lo ami.” “Era un modo per consolare il giovane che provvide alla richiesta fin quando tutti e tre rimasero sul letto stanchi delle fatiche erotiche ma pienamente soddisfatti. Il possesso da parte di Ylenia della Mini fu giustificato ai genitori come un prestito,  la ragazza la posteggiò in un vicino garage con canone a carico di Andrin. La situazione si sviluppò in un senso molto  particolare: il milanese confessò di essere molto ‘amico’ di Igor, un transessuale russo che aveva un passaporto falso in cui risultava donna col nome di Irina, Andrin lo aveva fatto alloggiare in un albergo vicino a  casa sua e lo invitava spesso nel suo attico col il consenso del padre che aveva accettato la scelta di suo figlio. Questa volta ad essere basiti furono sia Nando che Ylenia: seguitare a frequentare Andrin voleva dire volere anche la ‘compagnia’ di Igor- Irina con relative conseguenze. Andrin furbescamente disse ai due di accettare in ogni caso era loro la decisione di conoscere o meno il trans. Dopo qualche giorno di riflessione Nando e Ylenia decisero che avrebbero conosciuto Igor-Irina, non erano obbligati a ‘frequentarlo’ da vicino, avrebbero fatto al massimo i guardoni. Alla presentazione rimasero stupefatti: dinanzi a loro una donna bellissima bruna con capelli lunghi sino alla vita, occhi blu, tette in evidenza, vita stretta, gambe chilometriche. La cotale ricevette  le congratulazioni di Nando anche lui sorpreso del suo atteggiamento. Ylenia ebbe un altro comportamento, si avvicinò ad Andrin, lo abbracciò e lo baciò in bocca, era la sua risposta a Nando. La serata finì con una cena ‘innaffiata’ da un Pro Secco veneto che andò un po’ in testa a tutti senza conseguenze particolari, Nando ed Ylenia ritornarono a casa loro senza alcun commento sugli ultimi avvenimenti. Passa un giorno passa l’altro l’argomento venne fuori rispolverato da Nando che chiese alla fidanzata come avrebbero potuto comportarsi, avrebbero preso una decisione a seconda di come si sarebbero svolti gli eventi, tradotto…se ci farà comodo potremo adattarci! E così fu: durante una cena Irina prese l’iniziativa e mise un piede, non tanto piccolo fra le gambe di Nando il cui ‘coso’ rispose alla provocazione alzandosi dal posto ed andando a baciare Irina fra lo stupore degli altri due e poi tornò al suo posto come niente fosse successo. Ed invece era successo che aveva dato fuoco alle polveri perché anche Ylenia andò anche lei a baciare Irina in bocca ed a lungo. L’atmosfera erotica era al massimo ed anche Andrin  vi prese parte in maniera diversa  ma sempre con in mezzo Irina a cui ‘propinò’ il suo ‘sigarone’ in bocca sin a quando la baby ingoiò le sue vitamine. Ormai il ghiaccio era rotto e le coppie  mutarono andando sul lettone di casa con scambio di partner. Il finale: Andrin superò gli esami del diploma di ragioneria con l’aiuto di Ylenia, anche Nando fu ricompensato con il regalo da parte di Andrin di una Fiat 1400 spider. ‘La felicità non è di questo mondo ma dell’altro’ questo il cattolico pensiero ma per i quattro valeva il detto latino ‘carpe diem, approfitta dell’oggi’ perché ‘del doman non c’è certezza’, infatti i giovani se la spassavano alla grande alla faccia del domani dell’altro mondo!

  • 24 giugno alle ore 9:11
    LA VILLETTA SUL MARE

    Come comincia: Alberto stanco di poltrire al sole nello stabilimento balneare di Mortelle a Messina disse alla moglie: “Vado a battere il ‘crawl’, a più tardi.” “Non capisco perché devi sempre battere qualcuno, fa come ti pare.” Meglio nessun commento, quello era l’ultimo giorno che stavano insieme. Alberto era un maresciallo delle Fiamme Gialle di quarant’anni, Maria  la poco gentile consorte di tre anni meno giovane, maestra elementare, era la conseguenza di una ‘minchiata’ di cinque anni prima, ma ormai il mariage era alla frutta, i due avevano deciso per una separazione consensuale, inutile stare ancora insieme. Niente figli, niente mantenimento il giudice aveva autorizzato Alberto ad uscire definitivamente dalla casa comune. Il giorno dopo  il maresciallo fece armi e bagagli per trasferirsi in un’abitazione presa in affitto già ammobiliata in via Consolare Pompea. La curiosità degli abitanti del suo palazzo li aveva spinti ad affacciarsi alle finestre per commentare il trasloco del coinquilino il quale  non aveva mai dato adito a pettegolezzi e quindi l’interesse era doppio. Cosa era successo ai due? “Cazzarelli mia” avrebbe risposto in romanesco il buon Alberto il quale finito di caricare le sue mercanzie su un camioncino con l’aiuto del collega ed amico Franco,  prima di partire fece il segno dell’ombrello col dito medio alzato, gesto non molto apprezzato dagli ex vicini. Alberto nella nuova abitazione si era volutamente presentato in divisa e fu subito ossequiato dal portiere Saro che si mise a disposizione aiutando i due a scaricare i bagagli ed a riporli  in ascensore, l’abitazione era al quinto piano. Saro presentò Alberto a Nando amministratore del condominio, un consulente tributario che, anche per tenere buoni rapporti con un sottufficiale della Guardia di Finanza, li invitò a pranzo. Furono accolti da Ginevra una signora piuttosto alta ed abbigliata da cucina che si lamentò: “Potevi avvisarmi che avevamo un ospite (Franco era andato via), sono impresentabile tanto più dinanzi ad un rappresentante delle forze dell’ordine!” “Ginevra questo è Alberto Maresciallo della Finanza, è venuto ad abitare al quinto piano, ci vedremo spesso ed adesso fai vedere quanto sei brava in arte culinaria.” Ad Alberto venne da ridere, la signora non grassa aveva un bel popò cui ‘lo zozzone’ ci fece subito un pensierino… Alberto aveva riprese a cucinare a casa sua come quando, da finanziere era in forza ad un reparto di montagna sopra Domodossola. Una mattina alle nove sentì  bussare alla sua porta d’ingresso, dal letto:“Franco stavo dormendo, che ci fai a quest’ora!” Aperta la porta: “Non è Franco ma Ginevra che ha pensato  di offrire al nuovo inquilino  una tazza di cappuccino e due brioches fatte con la sue mani.” “Mani di fata” esordì il giovin maresciallo mettendosi poi a ridere. “A me piacciono i ridanciani, che ne pensa di far ridere anche me.?” “È una storiella vera accadutami quando abitavo a Roma, preferisco non fargliela ascoltare, è un po’ come dire…” “Provi a raccontarmela, non sono una puritana.” “Bene, come dicevo abitavo a Roma in via Taranto, dinanzi casa mia c’era un’edicola in cui avevo spesso notato una bella ragazza. Abituato allo spirito romanesco piuttosto greve mi presentai e le dissi riferendomi ai giornali:’Hai Tempo, Grazia, Mani di Fata, che ne dici di farmi una sega?” Male me ne incolse, la baby riferì il fatto al padre, un omone alto e grosso e da allora fui costretto a fare un lungo giro per raggiungere la scuola, era pericoloso passare dinanzi a quella edicola di giornali.” “Tutto qui, chissà cosa mi aspettavo.” Alberto capì che in futuro ci sarebbe stata ‘trippa pè gatti’, bisognava solo trovare il momento giusto e quello non lo era, Ginevra sparì dalla casa del non tanto più giovin signore con un: “A presto.” Nel frattempo, avuti concessi trenta giorni di licenza, Alberto per meglio sopportare la calura agostea ritornò al Lido di Mortelle e decise di fare un bagno anche se il mare era piuttosto mosso, era un buon notatore e sapeva battere il ‘crawl’ ossia il nuoto libero, la sua ex si era dimostrata un’ignorante. Nuotava lentamente vicino alla battigia, nuotò a lungo rilassandosi come mai negli ultimi tempi e senza accorgersene si trovò molto lontano dal punto di partenza. Decise di spiaggiarsi anche perché gli era venuta una gran sete. A cinquanta metri circa c’era una villetta stile spagnolo, molto bella, da fuori tirò una cordicella che portava ad un campanella che risuonò a lungo prima che  si facesse viva una ragazza dalla faccia assonnata: “Si può sapere chi è lei?” Nel frattempo una cagnetta volpina si era diretta verso Alberto a coda bassa, con tono lamentoso e strofinandosi ad una sua gamba. Ad Alberto venne da ridere, gli era venuta in mente la storiella del: ’Cò stà pioggia e cò sto vento chi è che bussa a stò convento?’ La ragazza non era molto propensa a condividere l’allegria di Alberto, a muso duro: “Guarda stà puttanella di Belle, di solito fa un casino con gli estranei…mi dica quello che vuole.” “Intanto le chiedo scusa, penso di averla svegliata, se possibile vorrei dell’acqua, ho nuotato da Mortelle sino a qui senza accorgermene e sono assetato.” “Venga dentro, sono Caterina.” “Forse è meglio che resti fuori casa, ai tempi d’oggi…” “Si ma io sono campionessa di kick boxing, se la passerebbe male!” Alberto la guardò meglio, effettivamente aveva un fisico da atleta ma non mascolino, una gran pezzo di gnocca ma dall’aria non serena, sicuramente doveva avere dei problemi. Finita la bevuta: “Ora devo tornare a Mortelle, appena mi riprenderò mi ritufferò in acqua, resto ancora qualche minuto.” Nel frattempo era suonata la campanella. “Ho capito di chi si tratta e non ho alcuna voglia di vederlo, è il mio ex uno…lasciamo perdere, quando se ne sarà andato la seguirò in acqua.” Il cotale ci mise del tempo poi, compreso che non era gradita la sua presenza si levò dalle balle. Il due pezzi di Caterina non lasciava molto all’immaginazione, ad Alberto vennero gli occhi di fuori dalle orbite come si dice in gergo provocando una risata sonora della ragazza. “Dì la verità è molto tempo che stai a stecchetto!” “Oltre che atleta sei anche psicologa, sono appena separato, ci farò un pensierino, sto scherzando chissà quanti mosconi…” “Sono di gusti difficili, sinceramente tu sei diverso dagli altri ma non darti tante arie, vieni in acqua.” Come nuotatrice Caterina era una sirena, Alberto faticava a tenerne la scia sin quando la ragazza si fermò, c’era una barca ancorata al fondo, nome ‘Caterina’, Alberto capì che era di proprietà della baby la quale pur restando in acqua improvvisamente: “Ho desiderio di conoscere il sapore della tua bocca.” E prese a baciarlo forsennatamente. ‘Ciccio’ si risvegliò dal letargo ed alzò la testa, cosa notata dalla ragazza che inaspettatamente  scostò  parte  del costume, lo prese in mano e se lo infilò nella ‘gatta’. ‘Ciccio’ ci rimase a lungo anche dopo aver fatto il suo ‘dovere’, Caterina stava godendo alla grande fin quando ne ebbe  abbastanza, si mise a fare il morto. Alberto salito sul natante pian piano riuscì a ‘salparla’ per ritornare a riva a remi. Caterina sembrava assonnata, aprì la porta lato mare e si buttò sul letto ad occhi chiusi, con  il costume bagnato e la gatta ‘lubrificata’. Alberto andò in cucina, bevve a lungo, notò un telefonino, scrisse su un pezzo di carta il suo numero e riprese il mare. Franco al lido di mortelle era preoccupato: “Dove cavolo sei stato?” “A scoparmi una sirena.” “Le sirene non hanno sesso, inventane un’altra!” Con la Y 10 Alberto tornò a casa, il riposo del guerriero finì alla undici di mattina quando il telefono: “Si può sapere cosa ti sta succedendo, io ed Antonella siamo preoccupati per te.” “È una storia incredibile, te la racconterò appena ci vediamo.” “Vieni a cena stasera da noi, ciao.” Sia Franco che Antonella avevano la stessa mentalità di Alberto, assolutamente anticonformisti e ascoltarono con risata finale il racconto di Alberto. “Tutto a te capita, a me…” “Un fracco di bastonate, contentati della fregna legale!” Una mattina Ginevra si era appostata all’ingresso della scala, suo marito era a Gioiosa Marea dove aveva un altro studio di consulenza tributaria, lei niente affatto contenta della suo menage sessuale voleva provare le chances del nuovo arrivato, le dava l’idea che fosse un mandrillone, uno simile lo aveva conosciuto  da giovanissima col primo boy friend ma in quel campo il legittimo consorte non brillava di certo, troppo preso dal lavoro. “Maresciallo che piacere incontrarla, mio marito è fuori tutto il giorno, se non le va di cucinare il pranzo glielo offro io, vorrei conoscere solo i suoi gusti.” “Tutto a base di pesce, stavo andando al mare ma la sua richiesta mi ha fatto cambiare parere, che ne dice se nel frattempo mi fermo a casa sua?” “Con molto piacere…” Ginevra non si aspettava quella richiesta ma ne su felice, andava al di la dei suoi desiderata, mezza giornata disponibile per … Nell’abitazione la solita scusa: “Oggi fa un caldo infernale, se non le dispiace mi metto in libertà.” La libertà consisteva in una vestaglia trasparente con ‘sotto il vestito niente’, non ci volle molto per finire in camera da letto, l’Albertone puntò subito su quello che l’aveva colpito alla prima visione della signora, il ‘popò’ che gli fu subito concesso, Ginevra era disposta a tutto ed infatti i due stettero insieme oltre l’orario del pranzo ripassando tutto il Kamasutra, cosa che li lasciò senza forze ma con un gran appetito. Il prossimo avvento della sera fece capire ai due che: ‘la favola breve era finita’ ed Alberto si ritirò nel suo alloggio addormentandosi subito sino alla mattina successiva. Dinanzi allo specchio uno spettacolo non piacevole: barba lunga, occhiaie, sguardo imbambolato, Alberto capì che i vent’anni erano passati da un pezzo…In mezzo al costume trovò il bigliettino su cui aveva scritto il numero del cellulare di Caterina, se lo rigirò fra le mani e si domandò se era il caso proseguire la liaison con Ginevra o quella con Caterina, optò per quest’ultima che non aveva legami e compose il numero del telefonino. “Ancora tu, non hai capito che è finita, non rompere più le scatole.” “Così tratti i maschietti dopo una sola volta…” “Scusa pensavo fosse quello scemo del mio ex, a proposito non conosco nemmeno il tuo nome.” “Dammene uno tu, quale sceglieresti?” “Quello di una persona intelligente, fuori del comune, penso ad Einstein, che ne dici?” Alberto rimase basito, come aveva fatto Caterina ad indovinarlo, aveva lui lasciato qualche traccia, assolutamente no e quindi…Alberto non voleva darla vinta a Caterina e :”Son d’accordo con te ma non sono tanto intelligente.” “Vieni di nuovo domattina ma passa per la strada, troppa fatica in mare, troverai i miei genitori, anche se sono separati stanno spesso insieme, li ho avvisati che ho un nuovo amico a nome Einstein.” Leonardo e Giulia erano due cinquantenni simpaticoni e ridanciani, accolsero Alberto con stretta di mano lui, con un bacio sulle gote lei, un bell’inizio di amicizia.  A tavola Leonardo: “Alberto penso di averti visto altre volte ma non ricordo dove, mi puoi aiutare, io sono un ex ufficiale dell’Aviazione, attualmente esercito l’avvocatura da privato come pure Giulia.” Alberto: “In passato con la mia ex moglie ho frequentato il Circolo Ufficiali, forse ci siamo conosciuti lì.” “Hai ragione, ora mi ricordo, ci ha presentati un certo Musmeci  maresciallo della Finanza!” “Anch’io faccio parte delle Fiamme Gialle a tal proposito ho capito il perché della vostra separazione, è una furbata per evitare di pagare troppo imposte, te lo dice un Caino come volgarmente ci chiamiamo fra di noi.” “E bravo il nostro Einstein, ad ogni modo io ho fatto le cose per bene, io e mia moglie risultiamo residenti in due case diverse, ed ora brindiamo alla Guardia di Finanza.” Dopo cena: “Vi dispiace se vi rubo vostra figlia per questa notte, ve la riporterò sana e salva.” “Salva si ma sana ho qualche dubbio:” Leonardo aveva buttato là una spiritosaggine che rispondeva a verità. Nel sostare all’ingresso dell’abitazione in via Consolare Pompea Alberto vide  uscire dall’ascensore Nando e Ginevra che salutarono i nuovi venuti, Ginevra con faccia da funerale, aveva capito che aveva perduto per sempre il bell’Alberto. Con intuito tutto femminile Caterina: “Dì la verità ti sei ‘fatto’ quella signora, aveva uno sguardo…” “L’ho notato anch’io, ricordo che scopa benissimo, meglio di te…” Alberto scansò uno schiaffone che lo avrebbe tramortito. “Mo sei pure gelosa del mio passato!” “Non è questo ma il fatto che me la troverò sempre tra i piedi se venissi ad abitare qui, hai capito che sono una tigre, ti faccio mordere da Belle, pure lei è gelosissima! Ho trovato la soluzione, non te la dico, devo parlare con mio padre, stasera vai in bianco che più bianco non si può.” “Ora son diventato un bucato, ‘in casa c’è chi lo fa meglio di te’ è il detto di un antico Carosello della TV, io dormirò sul divano.” “Tu dormirai fra le cosce profumate di una gentil donzella che stanotte ti smonta tutto.”  La promessa fu mantenuta, Alberto si svegliò alle undici del giorno dopo, in garage non c’era più la Y 10 sicuramente presa da Caterina per raggiungere i suoi genitori. Squillo del cellulare: “Caro una bellissima notizia, ti trasferirai o meglio ci trasferiremo in viale dei Tigli, mia madre risulta residente lì, l’abitazione è ammobiliata, festeggeremo con gli amici di quel palazzo tutte persone allegre ed amiche della mia famiglia, a presto ma senza far nulla, la topa è troppo irritata, un po’ di riposo farà bene a tutti e due.” “Io non  ne sento il bisogno, debbo dare un ‘saluto’ di addio ad una certa persona del mio palazzo!” “Penso che resterò vedova molto presto!” Alberto non restò vedovo, al matrimonio celebrato presso il Comune ci fu pure Belle sempre scodinzolante, sempre felice di poter sostare sul letto matrimoniale ma solo quando i padroni non facevano esercizi…ginnici!

  • 24 giugno alle ore 9:05
    CONFIDENZE SESSUALI

    Come comincia: Il libertinismo è stato un movimento filosofico culturale del primo seicento che era distinto in libertinismo culturale e in libertinismo dei costumi, il primo riguardava una elaborazione filosofica il secondo riguardava la ricerca del piacere per soddisfare le proprie passioni e fuggire dal dolore. Oggigiorno la maggior parte delle persone propende per questa seconda interpretazione ovviamente avversata dai cattolici senz’altro complessati dal sesso, quelli che di solito hanno comportamenti ‘situazionali’ con la legittima consorte per  poi andare a rimorchiare qualche ‘signorina’ disponibile  con cui sollazzarsi con i ‘giochetti’ erotici vietati dalla morale religiosa. I personaggi di questo racconto facevano parte dei liberi sostenitori del piacere fine a se stesso, quello che  lascia appagati e gratificati senza sensi di colpa, sempre col limite del buon gusto. Residenti a Roma in un palazzo di quattro piani in via dei Santi Quattro. Ennio e Beatrice, ambedue trentacinquenni, si conoscevano sin dalla scuola media, stessi studi, laurea in lingue lei, laurea in matematica lui, stessa scuola il liceo scientifico Newton. Senza figli per decisione comune, agiati di famiglia, durante le vacanze la spassavano d’estate al mare a Fregene, d’inverno a Madonna di Campiglio località che raggiungevano con la loro Alfa Romeo Giulietta Quadrifoglio verde, Ennio era un patito della velocità. L’abitazione, un attico all’ultimo piano permetteva una visione di tutta Roma, quando il tempo lo permetteva mangiavano sul terrazzo. Dopo tanto tempo passato insieme il sesso era diventato più che altro una abitudine, peraltro rara come capita a tante coppie. L’arrivo di una famiglia al quarto piano aveva cambiato le carte in tavola nel senso che Ennio aveva adocchiato Leda la consorte di Alessandro che per lavoro viaggiava sui treni internazionali. I due avevano messo la mondo due gemelli, due bei ragazzi Flora ed Adriano particolarmente vivaci che propendevano più per il divertimento che per gli studi ragion per cui Alessandro li aveva ‘confinati’ in un collegio vicino a Roma che accettava sia maschi che femmine, ovviamente in locali separati. Ennio quando era libero dagli impegni scolastici frequentava un circolo di ex ufficiali dove  giocava a carte o vedeva la televisione. Un sabato sera Ennio non si sentiva bene, preferì la ‘compagnia’ di un’aspirina ed il riposo a letto. Beatrice aveva preso confidenza con Leda, quella sera era sola in quanto Alessandro era per servizio in viaggio da Roma a Berlino col treno ‘Italo’. In pieno agosto la serata era piuttosto afosa il che portò Beatrice a proporre all’amica  di togliersi i vestiti e restare in reggiseno e slip, richiesta accordata dall’interessata che eseguì la stessa manovra. Ambedue sedute sul  divano a dondolo del terrazzo  sentivano il rumore ovattato del traffico sottostante e quello degli aerei di linea. Ad un certo punto Beatrice muovendo il divano si trovò addosso a Leda ed istintivamente la baciò in bocca a lungo per poi abbracciarla scostandole il reggiseno e prendendo in bocca un suo capezzolo. La situazione si evolse perché anche Leda prese l’iniziativa,  si tolse le mutandine per poi finire sul letto matrimoniale dove  ci fu un rapporto lesbico, una novità per tutte e due peraltro piacevole e ripetuto con baci sulle ‘gatte’ divenute vogliose.  Beatrice ritornò al  talamo coniugale dove Ennio dormiva della grossa. Bea non riusciva a prendere sonno, per lei era stata un’esperienza che l’aveva lasciata intontita. L’arrivo giorno la trovò a letto vicino al marito che finalmente aprì gli occhi per poi richiuderli, era ancora assonnato, Beatrice ritenne opportuno svegliarlo del tutto. Ennio finalmente ritornò nel regno dei vivi e vedendo il viso sconvolto della moglie: “Che ti è successo, debbo chiamare un medico, sei pallida e tremante.” “Fisicamente non sto male, dammi un po’ di tempo, ti dirò tutto, vai in cucina e preparami un caffè.” Sorbita la bevanda Bea mise al corrente il marito dell’accaduto, in passato avevano fatto un patto di reciproca sincerità. Ennio ascoltava le parole di Bea senza interromperla, d’altronde c’era poco da dire. La consorte riportò fedelmente l’accaduto sessuale in cui Leda aveva fatto la parte principale iniziando dal bacio in bocca dal sapore di confetto, bacioni prolungati sulle tette con un inusitato orgasmo,  passaggio sui piedi ed infine sulla sua ‘gatta’ con ripetute ‘goderecciate’ da parte sua. Dopo questa confessione Bea si addormentò, lo sfogarsi col marito l’aveva portata a rilassarsi.  Si svegliò alle tredici, un profumino di ragù le giunse alle narici, suo marito era bravo in cucina e  comprensivo in altri campi. La doccia rimise in forma Beatrice che abbracciò e baciò Ennio e riuscì anche ad essere spiritosa: “Sono di nuovo vergine e tutta tua.” Si può essere anticonformisti ma quell’avvenimento inusitato aveva lasciato un segno. Al suo ritorno in famiglia anche Alessandro fu messo al corrente dell’accaduto e così ‘tutti sapevano di tutto.’ A prendere l’iniziativa fu il ‘ferroviere’  che capì che poteva trarre un suo vantaggio sessuale da quella esperienza della consorte ma fu quest’ultima che prese il telefono e: ”Cara sono Leda, oggi non ho voglia di cucinare, io e Alessandro andiamo a pranzare nel ristorante qua sotto ‘Da Sora Lella’, ci fate compagnia?” “Va bene alle tredici.” All’incontro i due maschietti si diedero la mano, le femminucce un casto bacio  sulle gote. Fu Sora Lella a servirli personalmente con i tipici piatti romani, dopo un caffè le due signore si ritirarono nel bagno per ‘rinfrescarsi’. “Cara Beatrice sappiamo come finirà la storia con un wife swapping per dirla all’inglese, voglio farti presente che Alessandro ha un pene molto lungo e stretto oltre a due testicoli grossi, Ennio come se la passa?” “Mio marito al contrario ha un pene non molto lungo ma grosso e lo sa usare bene!” Al rientro a casa i due mariti con l’accodo delle consorti ‘sbagliarono’ abitazione e affacciandosi da una finestra si salutarono facendosi matte risate, il gioco era cominciato. “Cara Bea penso che mia moglie ti abbia messo al corrente …” “Non ti preoccupare, oggi con  le famiglie arcobaleno, con omo maschi che hanno figli, transessuali che si sposano fra di loro non c’è nulla da meravigliarsi…” Però quando Alessandro sfoderò la sua ‘sciabola’ rimase perplessa che se non lo diede a vedere, il signore aveva un coso non molto grande di diametro ma di una lunghezza pazzesca, forse quaranta centimetri che, in erezione sembravano anche di più. Entrando nella ‘gatta’ di Bea ne rimase fuori circa la metà ma giunse sin al collo dell’utero e le fece provare un orgasmo pazzesco allorché proiettò il suo sperma a lungo e varie volte. I due ‘girarono’ pagina e questa volta il ‘cosone’ entrò tutto con un inusitato piacere da parte di Bea. Ennio e Leda non erano da meno, la signora approfittando del diametro del pene del professore lo fece giungere sino alla metà della vagina trovando il punto G cosa che non le riusciva col marito, una novità piacevolissima anche per lei. Alle diciannove riunione delle legali consorti con risolini  di soddisfazione, Hermes molto amico di Ennio era stato prezioso nel condurre in porto un giochetto che nell’Olimpio non era mai accaduto ma, malignamente volle ancor più complicare la situazione…Al rientro a casa per le vacanze estive Flora e Adriano presentarono la pagella ai genitori con ambedue una materia di riparare a settembre: Flora in matematica e Adriano in inglese…”Che ne dite di dare una mano a questi due sciagurati, ci hanno rovinato le vacanze, avevamo prenotato per Cuba ed ora…Fu Beatrice che: “Anche se non ho figli ho il cuore di mamma, lasciateli qui a Roma, daremo loro delle lezioni  ed anche da mangiare, se Flora non sa cucinare imparerà. E così fu…”Professore io non riesco proprio a mandar giù le equazioni ed i logaritmi, mi dia una mano anche se non so come ricompensarla.” “Primo io sono Ennio e non il professore e poi dammi del tu, per il compenso …ho sgamato la tua faccetta da ingenua, lo sai perfettamente!” “Io non sono più vergine e quindi non abbiamo problemi solo il popò non è stato mai usato, ci ha provato un mio amico ma mi ha fatto un male del diavolo.” “Certe cose si fanno ma non si dicono come da testo di una canzone del 1932, prima il dovere e poi il piacere come recita un vecchio proverbio, qualora non ti dovessi  impegnare…” “Ci andresti male anche tu.” “Si ma ti metterei col culo all’aria per sculacciarti di santa ragione!” Flora ci mise impegno e provò anche le delizie del punto G con orgasmi ripetuti che: “Professore sei un mago!” “Si del cazzo!” Adriano era più timido della sorella, seguiva le lezioni in inglese di Beatrice ma andando avanti nei giorni era sempre più eccitato sessualmente dal profumo personale di Bea la quale fece finta di non capire sino a quando: “Sei un ragazzo serio ma altamente voglioso, che ne dici di una…” “Qualsiasi cosa dolce professoressa, se potessi ti sposerei!” “Contentati di questa pelosona…cavolo ce l’hai grossissimo per la tua età, infilati stò condom e vai facile, sempre desiderato farmi un giovane, mi sono scoperta pedofila come quella insegnante milanese, vai piano abbiamo tutto il pomeriggio perché penso che anche tua sorella…

  • 20 giugno alle ore 9:50
    SUOR CANDIDA

    Come comincia: Vi siete mai domandati con quale criterio le ragazze che vogliono prendere il velo scelgono il loro nome da monaca? Non ve ne frega nulla?  Ve lo spiego io: le interessate seguono la loro natura unendo anche la ammirazione verso un determinato personaggio religioso. Viola, ventenne, aveva deciso di farsi monaca per un motivo grave, la morte per tumore del suo adorato padre conduttore di un fondo agricolo a  Frattocchie vicino Roma, la madre da sola non era in grado di sopportare  le fatiche di quel pesante lavoro ed era andata ad aiutare la sorella Enza contadina  anche lei e così Viola, molto timida di natura aveva abbandonato gli studi per rifugiarsi in un convento ed indossare gli abiti monacali per non affrontare le difficoltà della vita. In passato c’era stato Manlio, il figlio del padrone del fondo che le aveva fatto una corte assillante, lei era ancora troppo giovane e non l’apprezzò, il ragazzo malvolentieri non si fece più vivo ma Viola le era rimasta nel cuore. Nel primo anno di convento nessun problema, la vita monastica era rilassante anche se piena di sacrifici, per lei, neofita, erano destinati i lavori più pesanti ma li sopportava pensando a quelli ben più faticosi cui sarebbe andata incontro nel fare la contadina. Al suono del mattutino, alle quattro di mattina, un giorno provò un dolore acuto al ventre, quasi non riusciva a camminare, chiamò suor Benedetta la sostituta di suor Assunta madre superiora e le espose la situazione. In quel periodo la Badessa aveva altri problemi riguardanti l’interno della Chiesa Cattolica, lei faceva parte dell’ala tradizionalista che il Papa stava contestando anche per ‘cacciar fuori’ pedofili e omosessuali religiosi che in tutto il mondo stavano minando la fede dei credenti. Questi ‘classicisti’ venivano accusati dai progressisti di immobilismo eccessivo, venivano coinvolti anche personaggi di alto rango come un cardinale ed il Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, insomma questi alti prelati rifiutavano di metter in atto le teorie di Bergoglio perché consideravano le disposizioni papali contrari alla dottrina ed alla tradizione. Con questi pensieri in testa suor Assunta ritenne il problema di suor Candida assolutamente  secondario, invitò suor Benedetta di prendere contatti con una ginecologa dell’Ospedale S.Giovanni per esporle la situazione. La dottoressa Palma, quel giorno era di servizio al reparto di ginecologia,  prese sul serio la segnalazione e consigliò la suora di portare l’interessata in ospedale per gli esami del caso. Alla notizia del ricovero in nosocomio suor Candida si rifiutò decisamente di ubbidire, si vergognava profondamente di mostrare le sue ‘cose’ intime ad una estranea anche se donna. La madre superiora sempre arrabbiata per fatti personali con voce alterata le ordinò di ubbidire senza fare storie. Suor Candida con l’utilitaria del convento guidata da suor Benedetta giunse al reparto ginecologia dell’ospedale dove la dottoressa Palma l’aspettava col sorriso sulle labbra. “Sorella stia tranquilla, da quello che mi ha detto la sua collega può trattarsi di questione senza grandi conseguenze, in ogni caso dobbiamo eseguire delle analisi, alloggerà in una camera singola. Sparita suor Benedetta Viola si trovò sola, per passare il tempo accese la televisione ma male gliene incolse: un suo predecessore in quella camera quando aveva spento l’apparecchio si stava vedendo un film porno. Lì per lì Viola non capì bene di che cosa si trattasse, quando inquadrò la situazione cercò in tutti i modi di spegnere quell’infernale apparecchio che intanto seguitava ad inviare immagini lubriche, la giovane intanto aveva preso conoscenza di cosa fosse un membro maschile in erezione e provò un senso di paura, come facevano le donne ad infilarselo dentro la…”Mia cara domattina le faremo un prelievo di sangue e delle analisi strumentali come la ecografia transvaginale, non è dolorosa, solo un po’ fastidiosa.” “Che vuol dire che mi infilerete uno strumento dentro…” “Saremo presenti io e l’anestesista per evitare di farle provare alcun dolore, si tratta di pochi minuti poi avremo la diagnosi.” “Io non intendo che un uomo veda le mia parti intime!” “Parliamo chiaro suor Candida, potrebbe trattarsi anche di un tumore, volente o nolente quella è la procedura.” “Allora voglio essere addormentata tutta, mi coprirò il viso all’arrivo del dottore.” Il caso volle che anestesista di servizio fosse un amico ‘intimo’ di Palma tale Corrado un  simpaticone, alto e sempre di buon umore. Al bussare nella porta d’ingresso, Viola come promesso alzò il lenzuolo e coprì il viso, ormai si era convinta a far vedere, per motivi medici il suo ‘fiorellino’ e dintorni. Un’iniezione al braccio la inviò nel mondo dei sogni, le parti intime apparvero alla vista dei due medici e Corrado: “Cacchio questa sul pube ha una foresta vergine, mai visti  tanti peli,  le arrivano  all’ombelico, quasi quasi le faccio una foto col telefonino, non fare quella faccia, si vedrà solo  una parte, non sarà riconoscibile la monaca.” Mentre Palma preparava l’attrezzatura per l’esame: “Guarda un po’ che clitoride grande che ha, poi con i capelli corti…” Corrado d’impulso prese in bocca il clitoride della suora che, dopo un po’ di tempo si esibì in un orgasmo non previsto. I due dottori rimasero basiti, non era mai accaduto che un persona in anestesia provasse un orgasmo. “Sei un talent scout, il tuo nome sarà trascritto nei libri di medicina, il primo orgasmo sotto anestesia!” “Mi raccomando alla tua discrezione, immagina se la notizia fosse divulgata, finirei sui giornali di gossip e mi cancellerebbero dall’ordine dei medici!” “Il mio silenzio vale un regalo dal  gioielliere Bulgari!” “Ricattatrice, in compenso mi concederai quello che sinora…” “Lascia perdere, fai rinvenire stà disgraziata, per sua fortuna non ha niente di grave, guarda ha cambiato anche l’espressione del volto, sembra un’altra, è diventata pure più bella.” “A te non fa lo stesso effetto!” “Seguita a sparare spiritosaggini e vedi come ti finisce.” “Suor Candida tutto bene, le darò da ingerire delle pillole per curare il suo ovaio policistico, di solito le assumono le signore per non avere figli, per lei sono una cura.” Tutto sembrava cambiato nella mente per Viola, non aveva più alcun problema nel farsi vedere nuda, si sentiva diversa. “Dottore non riesco a capire questa mia trasformazione, che sia stata l’anestesia?” “Domandiamo alla dottoressa, è lei l’esperta.” ‘Brutto figlio di puttana (pensiero di  Palma). “Vede suor Candida, talvolta l’anestesia produce degli effetti imprevisti, nel suo caso positivi.” Viola si sentiva come da studentessa, non pensava più alla religione anzi dopo aver mangiato tutto il pranzo con gusto, chiuse la porta a chiave e riaccese la TV, trovò lo spettacolo eccitante, anche la sua ‘patatina’si faceva sentire come mai era successo in passato, provò a toccarsi ed ebbe un orgasmo piacevolmente prolungato. Venne il giorno della dimissione dall’ospedale, suor Benedetta, avvisata per telefono si presentò puntuale in auto per ricondurre ‘la pecora nell’ovile’. Anche lei si accorse del cambiamento totale della consorella, non ci fece caso, aveva ben altri problemi per la testa. Da quel momento però la situazione cambiò nel convento: al suonar della campanella del mattutino suor Candida non volle alzarsi, “Sono in convalescenza ordinata dai medici!” In mattinata: “Suor Benedetta non ritengo giusto addossar a me tutti i lavori più pesanti come lavare i pavimenti ed i piatti in cucina, mettere in ordine la cappella ed il giardino, diamoci da fare un po’ tutte!” “Lei è una novizia, è prescritto dalle regole del convento, non faccia storie.” “Voglio conferire con la madre superiora.” Avvisata della situazione la badessa, per evitare problemi invitò in ufficio suor Candida che più candida non si stava dimostrando. “Da quando è ritornata dall’ospedale non la riconosco più, sembra che il diavolo si sia impossessato della sua anima!” “Il diavolo non centra per nulla, sono stanca di lavorare e vedere delle colleghe in panciolle!” “Lo sa che questo suo atteggiamento la può portare alla dismissione della qualità di suora e farle togliere l’abito?” “Allora le dico che fra le sorelle circola la voce di una sua amicizia particolare con suor Benedetta… stando in ospedale ho visto in TV un servizio in cui due suore Federica ed Isabel che, toltesi l’abito si sono sposate fra di loro e sono andate a vivere in Africa, la vita di clausura per i nostri tempi è diventata un non senso, sono apprezzabili preti e monache che si sacrificano aiutando i poveri ed i malati  non a passare la vita pregando, una incongruenza, una assurdità, una sciocchezza  in  contrasto con i santi principi della chiesa. Gesù ha condannato l’ipocrisia non l’omosessualità. Ho finalmente capito che castità, povertà ed obbedienza sono contro natura, il Papa stesso ha detto ‘Chi sono io per giudicare!’  Dentro di me c’è tanta voglia di vivere e non essere seppellita fra quattro mura in compagnia di altre suore che, in attesa di una vita migliore sprecano quella terrena, forse anche lei dentro di sé …, il Padreterno ha tante spose, se ne sparisce una non se ne accorgerà nemmeno, ad ogni modo non intendo più restare in convento, la prego di darmi un elenco telefonico, voglio contattare un mio zio che verrà a trarmi fuori da quest’inferno!” La superiore era basita, non aveva argomenti validi da contrapporre e poi quella minaccia di rendere pubblici i suoi rapporti con suor Benedetta… passò l’agenda telefonica a suor Candida che rintracciò casa del vecchio datore di lavoro di suo padre: “Signor Francesco sono Viola, mio padre, purtroppo deceduto era il contadino che a Frattocchie coltivava un suo terreno, le chiedo un favore, venga a prendermi nel convento di suore vicino a S.Giovanni, vorrei parlare con suo figlio Manlio…” “Viola sto piangendo, non ti ho mai dimenticato, eri troppo giovane quando ci siamo incontrati, ora penso tutto potrà cambiare, verremo il prima possibile.” “Grazie Manlio pensa a  portarmi del vestiario, non mi va ancora di andare in giro  vestita da monaca.” Il pomeriggio padre e figlio posteggiarono la loro Golf dinanzi al convento, andarono in parlatorio dove li aspettava Viola, le diedero il vestiario che avevano portato con loro, uscirono dalla sala quando la ragazza iniziò a cambiarsi. Al “Venite pure” di Viola l’abbracciarono calorosamente e, senza salutare nessuno uscirono all’aperto. Ultima ‘chicca’: Manlio aveva acquistato degli abiti non proprio castigati: una minigonna a fiori ed una camicetta rosa molto scollata in cui sobbalzavano due tettine ‘impertinenti’, il giovane aveva dimenticato di acquistate anche un reggiseno!
     

  • 20 giugno alle ore 9:47
    ADOLESCENTE IN AMORE

    Come comincia: Adriana, undicenne, era l’orgoglio di mamma Sonia; poche giovani erano come lei: era assennata, attenta a scuola, obbediente. La mancanza di un padre, sparito dalla circolazione con una ragazza più giovane di lui sembrava non aver mutato l’equilibrio psichico della ragazza. Adriana fisicamente era ancora una bambina: nemmeno un filo di tette, pube privo di peli come pure le ascelle, solo il sedere era un po’ più prosperoso, come si dice a mandolino. La baby dimostrava meno anni della sua età ma in fondo non era un problema, ancora giocava con le bambole. Iscritta alla prima classe della scuola media Barberini vicino a casa sua situata in via Carlo Felice a Roma, veniva accompagnata a scuola dalla mamma, ma Adriana, ormai sicura di sé preferì recarsi all’istituto scolastico da sola, alcuni compagni le facevano compagnia. La sua vita e quella della mamma scorreva senza sussulti, il padre Federico non lesinava denaro ogni mese, era  ricco e risultava ancora  regolarmente sposato. Non poteva sollevare uno scandalo, era impiegato al Vaticano, avrebbe avuto guai nel caso fosse venuta fuori la sua storia con la giovane Karima, fra l’altro lei, bellezza notevole, era musulmana. Il primo impatto col sesso Adriana l’aveva avuto nella toilette della scuola, un suo compagno le aveva mostrato un pisello piccolo e Sonia si era messa a ridere, pensava che i maschietti l’avessero di ben altre dimensioni. Gli avvenimenti della vita: in un appartamento accanto al suo, era giunto un professore di matematica che insegnava in un istituto fuori Roma, Alessio, questo il suo nome era rimasto di recente vedovo, senza figli aveva preferito allontanarsi dalla natia Bologna dove insegnava in un istituto tecnico, era un uomo  colto e fisicamente piacevole. L’unico suo problema era la solitudine anche materiale, non era abituato alla normali faccende di casa ed andava in giro un po’ trasandato. Sonia attratta dal nuovo venuto, si mise a sua disposizione per quanto riguardava la spesa ed i pasti, per la pulizia di casa e per il bucato provvedeva la portinaia Vittoria. Anch’essa vedova, aveva messo gli occhi sul nuovo giunto ma senza risultati, Alessio era ancora frastornato dalla recente disgrazia e poi Vittoria non era al suo livello. L’unica materia in cui Adriana ‘zoppicava’ era la matematica, il professore per ricambiare la cortesia della madre si offrì di darle lezioni private a casa sua. Qualcosa scattò nella mente di Adriana: si accorse di guardare Alessio non con occhi di bambina (poteva essere suo padre) ma di donna, di colpo si sentì molto più grande della sua età e pensò di essersi innamorata, avrebbe voluto baciare in bocca il professore e toccargli il pisello o meglio il membro che sicuramente era molto più grande di quello del suo compagno di scuola. Un pomeriggio durante una lezione di ripetizione provò per la prima volta un desiderio sessuale, quello di essere baciata in bocca e nelle parti intime come aveva letto in alcuni romanzi, confessò al professore di provare un dolore (inventato) alla pancia e chiese di essere massaggiata. Alessio, anche se perplesso la accontentò ma poi rimase basito quando Adriana prese la sua mano e la portò sul fiorellino, situazione problematica, Adriana per la prima volta in vita sua provò un orgasmo, mise una mano fra le gambe di Alessio, anche lui rimase sorpreso di provare piacere, si trovò il membro in mano alla ragazza che poi lo prese in bocca con la logica conseguenza di dover ingoiare dello sperma, sessualmente era diventata di colpo una donna. Adriana ritornò a casa più allegra del solito, la madre non ci fece caso, sua figlia poteva aver cominciato ad avere ormoni in circolo e quindi questo giustificava il suo comportamento. Il fatto creò problemi psicologici ad Alessio, mai avuto rapporti con una bambina che forse non aveva nemmeno le mestruazioni. Non aveva giustificazioni per evitare che Adriana venisse a casa sua, la ragazza un pomeriggio: “Caro io ho preso in bocca il tuo coso, che ne dici di ricambiare e baciarmi il fiorellino, mi sono innamorata di te.” “Adriana torniamo con i piedi per terra, quello che è successo deve essere un episodio che non deve ripetersi, il perché lo puoi capire anche tu, fai la brava!” “Non ho alcuna intenzione di mollarti, non ci saranno problemi se tu mi accontenti, altrimenti…Quell’altrimenti mise sul che va la il professore, capì a cosa poteva andare incontro se Adriana  avesse divulgato quello che era successo, già si vedeva sulle pagine dei giornali: il mostro e la ragazzina, avrebbe sicuramente fatto visita al carcere di Regina Coeli, prudenza gli consigliò di seguitare ad accontentare i desiderata di Adriana che sembrava, malgrado la giovanissima età avere idee chiare in fatto di sesso. La furbacchiona pensò di mettere la madre con le spalle al muro nel senso di non intralciarla nei suoi desiderata col professore. Una mattina, invece di andare a scuola rientrò in casa e trovò mammina a letto con un amico intimo: “Mamma scusa, avevo dimenticato i libri, buon divertimento!” Anche mammina era sistemata e così la baby ebbe via libera per suoi progetti. Andò in una farmacia di via Cavour, al suo turno presentò un foglio  di carta da lettere con scritto: ‘Vasellina fl.’. Un vecchio farmacista era perplesso, una giovanissima che ci doveva farci con la vasellina ed espresse i suoi dubbio ad Adriana. “Dottore non so di cosa si tratti, il foglio me l’ha dato mia madre, fra l’altro non so cosa significhi fl.” Benché dubbioso il farmacista le consegnò la vasellina che Adriana con indifferenza mise nella borsa. Sonia ed Alessio parlarono della situazione che si era venuta a creare, cuore di mamma era fra lo stupore e la paura di uno scandalo, decisero che era meglio per tutti lasciar fare ad Adriana, o prima o poi si sarebbe stancata e così la ragazza ebbe campo libero. Un pomeriggio di sabato: “Amore mio oggi per me è il gran giorno, sarò tua come si dice nei romanzi, contento? Non mi sembri proprio convinto ma ormai ho deciso, non mi trattare da ragazzina provo un sentimento profondo nei tuoi confronti. Ti prego mettiti a letto supino, al resto penserò io, prima vai in bagno a lavarti ‘ciccio’ io sono già pulita e profumata, per l’ultima volta ho guardato con lo specchio il mio fiorellino che presto diventerà un fiorellone da donna grande, ti prego di essere delicato, per me sarà  un’esperienza che ricorderò per tutta la vita.” Alessio seguì le istruzioni ma ‘ciccio’ stavolta non ne voleva sapere di alzare la testa e così Adriana: “Non avere rimorsi di coscienza, sono io che ho predisposto tutto, non ti tradirei mai, anche mia madre ha capito…” Ad Alessio venne in mente la teoria che il destino è al di sopra degli dei, si arrese. Adriana si mise a cavalcioni sul corpo del professore, prese in mano il suo ‘ciccio’ e molto lentamente cominciò a farlo entrare nel suo buchino voglioso,  era lei che teneva in mano il ‘coso’ che pian piano ‘guadagnava terreno, dopo circa un quarto d’ora il finale, ‘ciccio’ aveva schizzato il suo sperma sulla testa del piccolo utero della neo sposa con gran goduria di ambedue, Adriana non aveva emesso nemmeno un lamento durante la ‘manovra’, si era dimostrata una dura, si rinchiuse in bagno, il non più fiorellino era insanguinato, con l’acqua fresca lo tamponò. Quella sera Sonia invitò a cena il suo amante Giulio, un ragazzone basso e palestrato insieme ad Adriana ed Alessio che dimostravano un’allegria insolita, la mamma capì quello che era accaduto ed abbracciò commossa la figlia, al professore una stretta di mano, era diventato suo genero! Un pomeriggio altra novità: “Caro ho pensato di donarti la parte migliore di me, che ne dici?” “Dipende, conoscendoti posso pensare solo…” “Hai pensato bene, come finale voglio farti suonare il mio mandolino, conosci la musica? Se non rispondi vuol dire che non hai capito o che non sei d’accordo.” Dopo il passaggio in bagno: “Vorrei che prima di…tu mi baciassi in tutto il corpo, vorrei avere degli orgasmi e poi sarò tua di spalle con la solita vasellina.” E così fu, Adriana accontentò il mandolino a lungo, nel frattempo si masturbò, provò il famoso doppio gusto, poi stanca e rilassata si abbandonò a gambe e braccia larghe sul lettone. Era l’ora di cena, mamma Sonia si fece sentire per telefono e i due amanti poterono ancora una volta gustare le delizie culinarie di una ‘suocera’ in fondo contenta di come si era messa la situazione sua e di sua figlia. Non aveva però fatto i conti col carattere irrequieto di sua Adriana. “Con questa coppa di spumante brindo alla esperienza favolosa che ho avuto col Alessio che resterà sempre nel mio cuore ma ora intendo  riprendermi la mia vita di giovin signorina o meglio signora con miei coetanei, di nuovo cin cin. e good luck a noi tutti.” Adriana era sparita dalla circolazione lasciando Sonia ed Alessio di sasso, questa proprio non se l’aspettavano anche se conoscendo la natura della ragazza…Dopo due giorni Alessio lasciò l’abitazione, destinazione sconosciuta, aveva chiesto ed ottenuto il trasferimento ad altra sede. La favola breve era finita…
     

  • 12 giugno alle ore 16:10
    GLI ETERODOSSI

    Come comincia: Saul di mattina presto sostava su una banchina esterna del porto di Ancona, il vento fortissimo aveva ingrossato  le onde sino a forza sette, una vera burrasca. La sera prima, anche con bollettino meteo marino non favorevole Matteo e Maddalena, suoi genitori, si erano imbarcati sul loro natante a vela per un giro di pesca, la mattina dopo ancora non erano tornati a riva. Un ufficiale della locale Capitaneria di Porto a cui Saul si era rivolto aveva alzato le braccia, nessun loro mezzo era autorizzato a prendere il mare alla ricerca del natante disperso, troppo pericoloso. Saul infreddolito  fece rientro a casa, tramite cellulare cercò ancora una volta di mettersi in contatto, senza esito, con i genitori.  Infagottato con una muta paterna impermeabile la mattina seguente fece ritorno al solito molo,  nessuna novità,  inutile la sua permanenza in banchina. Dopo due giorni la forza del vento e di conseguenza delle onde  erano diminuite, due vedette della Capitaneria di Porto partirono  alla ricerca dei dispersi, una verso nord e l’altra verso sud. La sera tardi Saul ricevette una telefonata, la barca dei suoi genitori o meglio quello che ne restava era stata localizzata nelle acque antistanti Pescara, nessuno a bordo. I due coniugi erano molto religiosi, dopo una settimana il parroco della loro parrocchia decise di celebrare una messa in loro suffragio, Saul vi partecipò malvolentieri, era ateo  e non sopportava i ‘bacarozzi’ come lui li appellava. Era stato cacciato da un collegio di preti per aver contestato con solide argomentazioni  le teorie cattoliche, il fatto che aveva suscitato scalpore fra i parrocchiani,  presa di posizione  che lo  aveva lasciato indifferente. Ora il giovane  diciassettenne, si trovò a dover affrontare difficoltà economiche non previste, suo padre era impiegato al Comune, sua madre casalinga, casa in affitto. In seguito alla ferale notizia di Matteo e Maddalena dispersi in mare si fece avanti la nonna paterna Maria residente a Roma disposta ad ospitare il nipote,  anche lei era molto religiosa. Anche per questo motivo  Saul avrebbe fatto volentieri a meno di dover accettare la sua ospitalità ma, giocoforza, dovette aderire alla richiesta. Si diede da fare per racimolare qualche Euro con la vendita dei mobili di casa, fu stoppato dal parroco che gli mostrò un testamento di suo padre in cui risultava che tutto quello che gli apparteneva andava alla parrocchia. Saul avrebbe potuto impugnare il testamento ma non volendo avere più a che fare con i ‘bacarozzi’ preferì togliere le tende ed andare a Roma in via Carlo Felice dove la nonna era proprietaria di una villetta a due piani, non avrebbe avuto problemi finanziari. Era settembre, il giovane per proseguire gli studi si iscrisse alla quarta classe dell’Istituto Tecnico Leonardo da Vinci, vicino al Colosseo. Avrebbe volentieri usato la Cinquecento del defunto nonno Sinesio ma l’auto era riservata solo alla nonna Maria, ci andava a fare la spesa con la cameriera Gina o per andare a ‘battersi il petto in chiesa.’“I giovani hanno buone gambe, al massimo possono usare i mezzi pubblici.” atteggiamento posto in essere dalla vecchia quando era venuta a conoscenza della poca religiosità del nipote. Saul aveva a disposizione pochi spicci per l’autobus e per andare al cinema la domenica, spesso si faceva a piedi il tragitto casa – scuola per risparmiare e comprare qualche sigaretta, il fumo era assolutamente off limits in casa dell’ava. Un sabato Saul scelse il cinema ‘Massimo’ quello con prezzi inferiori rispetto agli altri viciniori, ovviamente in platea. Non aveva nemmeno guardato i cartelloni esterni, all’ingresso in sala si accorse che era in programma un film western non di suo gradimento ma ormai…Nel posto vicino a lui una ragazza piuttosto giovane che ogni tanto parlottava con un uomo maturo, forse il padre, prudentemente Saul ritenne opportuno evitare qualsiasi approccio ma ad un certo punto sentì una mano della giovane posarsi su una sua gamba, la guardò in viso,  fu ricambiato con un sorriso, dubbio amletico aveva capito male oppure…Oppure. La baby si presentò: sono Adriana, io e mio padre stiamo per uscire dalla sala, se lei vuole un passaggio in auto…” “Volentieri, io abito in via Carlo Felice.” Fuori dal cinema: “Sono Alvaro, vedo che lei è solo, lo invitiamo a casa nostra, con la mia famiglia abito in un condominio in fondo a via Appia.” Adriana si installò sul sedile anteriore, lato passeggero, della Volvo V6 dimostrazione del proprietario di possibilità economiche superiori alla media, Saul prese posto nel sedile posteriore.  Dopo circa un quarto d’ora entrarono in un cortile, al pianterreno presero l’ascensore sino al quinto piano. All’ingresso in casa: “Matilde abbiamo un ospite.” L’interpellata si presentò in vestaglia: “Chiedo scusa per il mio deshabillet, come sta, venga nel salone mi rimetto in sesto e vi raggiungo.” Il salone era molto grande, sicuramente i padroni lo usavano per le feste con i loro amici, un televisore maxi in fondo alla sala.  Matilde doveva avere circa quarant’anni, li portava benissimo: corpo longilineo, sorriso affascinante, capelli ramati a chignon. Si presentò indossando una gonna sopra il ginocchio, molto sopra il ginocchio ed  attirò l’attenzione di Saul che fu colpito anche dalla camicetta decisamente scollata  molto probabilmente senza reggiseno. “A Roma anche a settembre fa molto caldo, oggi non fa eccezione.” La spiegazione di Matilde era diretta a Saul che cominciò a capire qualcosa in merito al ménage di quella famiglia allorché anche Adriana si presentò  vestita in maniera simile alla madre. Tonino, il gemello di Adriana, molto somigliante alla sorella rientrò in casa alle diciannove e, dopo le presentazioni: “Mamma perché non inviti il nostro ospite a cena, mi pare che avevi preparato delle pappardelle all’anatra ed altre buone cose.” “Dipende da lui se qualcuna l’aspetta…” “No, devo solo avvisare mia nonna con cui vivo.” “Nonna resto a cena con degli amici, farò tardi.”  “Dopo le ventidue il cancello è chiuso per tutti, regolati!”. La cena era veramente deliziosa, il vino Sangiovese aveva messo un po’ tutti in allegria, in sottofondo una musica nois per dirla all’inglese, ritmo indiavolato e coinvolgente, Matilde prese per una mano Saul e cominciò a ballare sempre più stringendosi al ragazzo il cui ‘ciccio’ si alzò in tutta la sua erezione. “Sento qualcosa di buono, vieni in bagno, sono curiosa…” Aperti i pantaloni: “Quanti anni hai, vedo un gran pisello, te lo lavo e poi…” In bocca per poco tempo, Saul aveva dimenticato da un pezzo un rapporto con femminucce ed inondò la cavità orale  di Matilde che ingoiò il tutto poi: “Posso fare a meno di prendere vitamine, le tue hanno un sapore dolcissimo, ci rivedremo stanotte.”Tornati in sala Saul: “Penso che dobbiate ospitarmi per la nottata, dopo le dieci non si entra a casa di mia nonna.” Alvaro: “Per favore Arianna prepara la stanza degli ospiti, vedo che a Saul è venuto un gran sonno.” Salutati gli astanti il giovane fu introdotto da Adriana in una stanza ammobiliata in stile moderno, vicino un bagnetto.”Buona notte caro, sarà per te una notte di battaglia, conosco mia madre.” Saul smise di porsi delle domande, sembravano delle persone per bene anche se molto ma molto eterodossi. La conferma delle parole di Adriana avvenne poco dopo quando Matilde si presentò in camicia da notte ben presto abbandonata, la signora con un corpo da statua greca  acquisì la posizione cavalcante sopra un arrapato Saul che sentì madame provare  orgasmi in continuazione, pronunziò una frase infelice: “Non è che ti senti male!” “Il mio record è undici, sono appena a cinque!”  Il giovane prese sonno sino alle undici della mattina successiva  quando: “Sta squillando il tuo telefonino.” “Era sua nonna: “Dove diavolo ti sei cacciato, io vado a messa, vedi se puoi seguirmi.” “Anch’io sono stato a messa con i miei amici che sono praticanti, mi farò accompagnare a casa da loro.” Bugiardone! Saul capì che era sulla strada giusta con  nonna Maria, le avrebbe presentato Alvaro e Matilde per stringere un’amicizia e soprattutto per evitare futuri problemi in famiglia. E così fu: Matilde comparve a casa di nonna Maria vestita di nero dalla testa ai piedi ricevendo un’accoglienza festosa: “Finalmente mio nipote ha incontrato delle persone per bene, un giorno vi inviterò tutti al ristorante.” Saul accompagnò i due coniugi alla Volvo e ricevette una confessione incredibile da parte del capo famiglia: “Noi siamo una famiglia molto chiusa, tu sei il primo che entra nel nostro cerchio, io ho rapporti con mia moglie e con mia figlia, Tonino con la sorella e con la madre, tu ci sei sembrato subito un anticonformista per questo ti abbiamo invitato, se non accetti il nostro ménage lo capiremo, siamo elle persone fuori dalla morale comune ma molto uniti, d’altronde i rapporti interfamiliari sono sempre esistiti vedi Cleopatra che come primo marito aveva scelto suo fratello Tolomeo, mi raccomando alla tua riservatezza, se la nostra storia divenisse di pubblico dominio saremmo costretti a cambiare città in compenso, dato che da quanto tu affermi  tua nonna è  spilorcia, provvederemo ai tuoi bisogni pecuniari, non ho problemi in quel campo.” Saul il 3 ottobre festeggiò il diciottesimo compleanno a casa dei nuovi amici e con la presenza di nonna Maria sempre più entusiasta del nipote cui avrebbe lasciato tutti i suoi beni ma il più tardi possibile! La mattina del sabato successivo una esibizione particolare  in casa: Alvaro sul suo lettone con la figlia Adriana, Tonino nella stanza degli ospiti con la madre Matilde, Saul a fare da guardone. Nel frattempo  erano molto migliorati sia il suo guardaroba che il suo portafoglio. Dopo pranzo Matilde ritenne opportuno prendere da parte Saul, sempre un pò frastornato per renderlo edotto del suo menage familiare in campo sessuale: “Il nostro è un legame‘che ‘ntender non lo può chi no lo prova’ di dantesca memoria. I miei rapporti con Tonino sono come quelli di una cagnolina che ha appena partorito il suo cucciolo, a letto ci abbracciamo poi io lo bacio in tutto il corpo, lui prende in bocca una mia tetta e quando sono al massimo dell’eccitazione entra nella mia ‘gatta‘ per avere un lungo orgasmo simultaneo, nessun rapporto anale, il mio ‘popò’ è riservato ad Alvaro, con te invece è come se fossi mio marito. Padre e figlia hanno un legame simile al mio, siamo una famiglia felice anche se, per scaramanzia non uso quasi mai questo aggettivo; ‘magno cum gaudio’ posso affermare che anche tu ti sei dimostrato fuori della morale corrente, ti consideriamo uno dei nostri, ti vogliamo bene. La mater familias disse al marito che volentieri sarebbe diventata nonna e a Saul: “Datti da fare con Adriana, se nascerà un maschietto lo chiameremo Leone, se  femminuccia Aurora,  i miei genitori ne sarebbero contenti.

  • 12 giugno alle ore 15:56
    GNÖTHI SAUTÓN

    Come comincia: Il cervello umano era e resta un incognita anche per gli scienziati odierni più preparati ed aggiornati, lo è allo stato attuale come  anche e di più lo era nel lontano passato, la scritta ‘Gnothi sautón’ campeggiava nel pronao del tempio del dio Apollo a Delfi. Era un invito a scoprire il potenziale che è in noi, nel nostro animo, nella nostra mente, insomma conoscere i propri limiti. Il dio Apollo non aveva molta stima degli uomini, li considerava ‘miseri mortali che come foglie ora in pieno splendore poi languiscono e muoiono.’ Oggi un uomo di successo è colui che non ha limiti, un dio moderno a cui tutto è permesso, attenti però perché ognuno di noi deve accettare le proprie ombre proiettandovi una luce, una black list da riconoscere e da superare. Per nostra fortuna oggi nei paese occidentali per i ‘diversi’ v’è molta più tolleranza che in passato, sola eccezione i musulmani: per  loro, secondo i principi stilati secoli addietro da un certo Maometto la vita umana ha un valore molto relativo se non addirittura nullo. Come è venuto fuori stó pistolotto? Ad Alberto appena sveglio talvolta tornavano in mente frasi o concetti acquisiti durante la vita di studente, in questo caso ‘Gnöthi sautón’. La cosa era preoccupante? In merito Alberto aveva consultato neurologo amico che come consiglio: “Pensa alla fica!” Ed a quella erano diretti e pensieri del buon Albertone maresciallo delle ‘Fiamme Gialle’, per il suo servizio aveva avuto modo di conoscere persone di ogni ceto sociale, dagli spacciatori di sostanze stupefacenti ai signori cui aveva sequestrato oggetti di antichità. In una occasione di tal genere una signora aveva proposto uno swapping fra lei e gli oggetti. A malincuore Alberto aveva rifiutato, la dama era un gran pezzo di ‘gnocca’ ma poteva essere pericoloso e quindi da scartare, la dama per vendetta aveva messo in giro la chiacchiera che il bell’Alberto non amasse molto la ‘patata’. Alberto era stato fortunato: due zie, una paterna ed una materna era decedute lasciandolo unico erede di un bel patrimonio: primo acquisto una Jaguar X Type suo vecchio amore ed una abitazione a Messina sud Contesse vicino al mare. ‘Invidia magna dilabuntur’ dicevano i latini, principio ancora valido che aveva portato un superiore di grado di Alberto a chiedergli conto e ragione di tanto sfoggio di ricchezza. Il cotale era piccolo, brutto e cattivo questo il vero motivo della sua invidia ma tutto era finito nella sconfitta del piccolo, brutto e cattivo che aveva dovuto ingoiare il rospo. L’essere rimasto scapolo era stato in generale un vantaggio per Alberto, aveva molto amici e raramente rimaneva solo la sera, ultimamente però era andato incontro ad una grossa delusione, l’amica del cuore, Stefania, l’aveva lasciato per uno più giovane di lui che, quarantacinquenne, l’aveva considerato vecchio! Per evitare di dover sostituire colleghi assenti Alberto, rispolverando un  suo antico hobby aveva sostenuto a Roma una esame ed aveva conseguito la qualifica di ‘capo laboratorio fotografico’ ed in tale qualità inamovibile con gran scorno del piccolo, brutto e cattivo. Altra pensata del nostro ‘eroe’ iscriversi all’Università alla facoltà di lettere, a scuola era piuttosto bravo nelle materie letterarie, psicologicamente si sentiva più giovane nell’essere ritornato agli studi. Un fatto nuovo cambiò in parte la vita di Alberto: un giorno nel giardino dell’Università vide una ragazza seduta su una panchina con la testa fra le mani, incuriosito si avvicinò e notò che la cotale aveva il viso inondato di lacrime situazione che metteva Alberto in crisi, si avvicinò e sedette vicino a lei senza parlare. Dopo un po’: “Hai un fazzolettino, il mascara mi si è appiccicato al viso.” Alberto era in possesso di un fazzolettino. Dopo un po’ di tempo: “Grazie, sono Sveva, non ti ho mai visto prima, io sono iscritta ad architettura.” “Io, Alberto, a lettere, non sono tanto intelligente da poter affrontare una facoltà così difficile come la tua, a scuola in matematica ero una frana.” Sveva era riuscita a sorridere, guardò meglio Alberto, ormai le lacrime erano finite ma evidentemente non il motivo. “Ciao, se ci dovessimo rincontrare…” “E chi ti lascia più, io sono il buon samaritano ed anche boy scout, oggi non ho ancora effettuato la mia buona azione giornaliera.” “Accompagnami sino all’ingresso della mia facoltà.” “Non vorrei suscitare la gelosia di qualche innamorato respinto, sei veramente piacevole, non mi prendere per un lumacone, sono sincero, amo le bionde naturali…” E che ne sai che sono bionda naturale, le signore…”Un modo c’è per constatarlo!” “E se ti dico che sei uno zozzone!” “Lo accetto e lo merito, facciamo una cosa: ho la mia macchina al posteggio del Cavallotti, prometto di non saltarti addosso parola di boy scout…” “Senti boy scout non penso proprio che ce la faresti, io vado in palestra e sono pratica di kickboxing,  male te ne incoglierebbe!” “È un modo per scaricarmi, vuoi che mi tolga dai piedi.” “Dammi stó passaggio io abito a Torre Faro.” “Io invece dall’altra parte della città a Messina sud, facciamo una cosa, tiriamo in alto una moneta, se esce testa andiamo a casa mia, croce da te.” Volata la moneta: “Cara hai perso, il Cavallotti ci aspetta.” Dinanzi alla Jaguar: “Che mestiere fai, non mi convinci tanto.” “Sono un Caino, così ci chiamano a noi Finanzieri, questa è la mia tessera di maresciallo, persuasa?” “Anche i marescialli possono essere degli zozzoni!” “Sto zozzone ti lascia a piedi …” Proposta inaspettata: “Me la fai guidare, io sono brava non andrò a sbattere.” “D’accordo, sei una fonte inesauribile di sorprese.” Sveva lungo i tornanti del parcheggio dimostrò di essere un buon ‘manico’, Alberto mise in funzione il satellitare e così Sveva, seguendo le indicazioni della voce femminile giunse sino alla villetta di Alberto a Contesse. “Manca solo che esca fuori un maggiordomo!” “Non ti offendere ma ti trovo un po’ acida.” “Ti chiedo scusa ma non sono così di natura, un ultimo avvenimento negativo mi ha cambiato la vita, mio padre era un autotrasportatore, col camion stava andando a Dusseldorf quando probabilmente per un colpo di sonno è andato fuori strada, il camion si è capovolto e lui è morto sul colpo, mia madre è casalinga ed io…” Sveva si era allontanata, aveva ripreso a piangere, Alberto la seguì, era di spalle, la girò e la baciò in bocca.”Sei un approfittatore, non ero in grado di respingerti.” “L’avresti fatto?” Un bacio da parte della baby fu la risposta piacevole per un Albertone il cui ‘ciccio’ alzò la testa, la ragazza se ne accorse, guardò in faccia il ‘padrone’ e: “Che ne dici di cucinare qualcosa, la tristezza mi fa venir fame.” Anche in campo culinario Sveva dimostrò la sua bravura, con quello che trovò in frigo e nella dispensa vennero fuori un piatto di spaghetti alle vongole, sgombri in scatola, carciofini e funghi sott’olio e due banane. “Toh anche una macchinetta del caffè con le cialde!” “È un regalo della mia ex, mia ha lasciato, per la rabbia volevo gettarla via, quando sono irritatato e deluso …” “Chiamo mia madre. Mamma sono a pranzo da un’amica, ti farò sapere quando rientro.” “Adesso ho cambiato pure sesso!” “Mia madre è molto all’antica, ora che è diventata vedova è ancora più apprensiva…” “Andiamo sulla spiaggia, non importa se non hai il costume, bastano gli slip ed il reggiseno.” “Ormai non mi freghi più, puoi far lo spiritoso quanto vuoi, se non la smetti vengo veramente come hai detto tu.” “Sono stato inopportuno, stando vicino a te ti sto apprezzando, che ne dici di sposarci? La tua predecessora (si dice così?) mi ha lasciato perché secondo lei ero troppo vecchio, tu come mi trovi?” “Ho capito, sei in attesa di qualche complimento: ti trovo affascinante, signorile, buono d’animo e…furbacchione…Che bello il piacere di camminare a piedi nudi sulla sabbia, mi ricorda quando da piccola mio padre mi portava a fare il bagno e mi insegnò a nuotare, un ricordo doloroso, non voglio intristire pure te.” Seduti a terra Sveva abbracciò Alberto il cui ‘ciccio’…”Non ti si può avvicinare che…” ”Ti chiedo scusa da parte dello zozzone, vuol dire che lo schiaffeggerò così impara a fare il serio!” Sveva si alzò di scatto e si mise a correre lungo la battigia, Alberto dietro a lei col fiatone, era veramente una sportiva. La ragazza si sedette di nuovo sulla sabbia in attesa dell’arrivo di Alberto. Il non più tanto giovane smesso il fiatone: “Mi ricordi la leggenda di Dafne che fuggiva per non farsi prendere da Apollo che non la raggiunse, fu trasformata in una pianta di alloro da parte della madre Gea.” Cena in una vicina trattoria in passato frequentata talvolta da Alberto. Il titolare Marco: “Maresciallo il solito?” “No stasera voglio essere leggero…” A casa Sveva in bagno, poi si ripresentò ad Alberto in sottoveste: “Che ne dici di riposarci a letto, niente TV, oggi troppi cambiamenti.” “Mamma dormo da Roberta…d’accordo, mi farò viva domani.” La ragazza chiuse in parte gli scuri, una lieve penombra nella camera da letto invogliava alle coccole che ovviamente non bastarono a ‘ciccio’ che, more solito alzò la testa, fu ignorato. Nel frattempo Sveva si era denudata al che Alberto ebbe una reazione a dir poco sciocca: “Sei una bugiarda, non sei bionda naturale!” La ragazza aveva mostrato un pube tipo foresta tropicale dal colore decisamente scuro. “Domani userò l’acqua ossigenata…” Alberto capì la cavolata e non insistette, cominciò a baciare la ragazza in bocca, a lungo, un sapore piacevole di caramella, quasi lo stesso della patatina, Alberto fra tanti peli trovò il clitoride che quasi subito rispose alle sollecitazioni ma la ‘padrona’ si scostò, non era il tipo egli orgasmi multipli. Dopo un piccolo post ludio Alberto ripartì all’assalto e Sveva ebbe un altro orgasmo più prolungato, volle avere  altro riposo. ‘Ciccio’ nel frattempo non si dava per vinto, la giovane ebbe ‘un’attenzione’ per lui e fu subito ricambiata con un flusso che le riempì completamente il cavo orale, Sveva si rifugiò in bagno, Alberto sentì che faceva gargarismi e poi si lavò i denti col dentifricio. Al rientro in camera da letto: “Non  sono abituata a…è stata la prima volta e sinceramente non m’è piaciuta, se lo fanno tutte le donne mi devo abituare. Dì al tuo ‘zozzone’ che per questa volta si deve accontentare, non mi sento di concederti di più, sono vergine.” “In senso astrologico?” “Non fare lo spiritoso fuori luogo, in senso astrologico sono un Ariete.” “Peggio che mai” pensò Alberto quel segno aveva le caratteristiche di persona dalla forte personalità che ha molte iniziative e non vuole essere contraddetta! ”Buona notte cara, girati di spalle, ti abbraccerò da dietro.” “Non penso sia una buona idea, ci tengo che il mio buchino posteriore resti…” “Va bene mi giro io di spalle, cuntent?” “Adesso fai il milanese, per un romano puro sangue è un’offesa!” Morfeo dirimé la questione prendendo fra le braccia i due ormai innamorati ma litigiosi. La mattina un odore di caffè stimolò l’olfatto di un Alberto ancora semi addormentato. “Buon giorno vecchietto mio, che vuoi prima il caffè o un bacio?” “Che non mi prenda per il culo!” “Che ne dici di una ‘cravatta’ con i tuoi arti superiori ed inferiori?” “Ne ho pensata una più carina, ti addormento col cloroformio e me la spasso alla grande col tuo favoloso corpo, prima di tutti la…” “Quella è rimasta vergine, l’ho destinata a mio marito.” “Ho pensato ad un nostro matrimonio morganatico…” “Se pensi di prendermi in castagna ti sbagli, non so che farmene dei tuoi beni, mi occorre solo il tuo aiuto per conseguire la laurea in architettura, ti concederò volentieri la mia ‘patatina’ solo per amore, purtroppo mi sei entrato nel cuore e nell’anima, sono indipendente di natura, il giorno della mia laurea sarà la fine del nostro rapporto.”Cazzo questa era una vera Ariete, Alberto sentì una tristezza immensa pervadere il suo cuore, non voleva assolutamente rinunziare a Sveva e: “La mia era solo una battuta, per dimostrati il contrario farò un testamento olografo dei miei beni a tuo favore, cuntent?” “Furbacchione, un giorno successivo lo potresti cambiare!” “Furbacchiona tu, io lo lascio senza data così potrai apporla tu e sarà sempre valido cuntent?” “Ti chiedo scusa, non volevo fare la parte di una prostituta, niente testamento, mi manterrò col mio lavoro, nello studio sono brava e così penso sarà nella professione.” Questa volta fu Alberto con le lacrime agli occhi, capì che Sveva sarebbe stata la persona che gli sarebbe potuta stare accanto per tutta la vita, almeno lo sperava. “Ho sempre sostenuto che gli uomini sono dei bamboccioni, tu non fai eccezione, forse un gradino al di sopra degli altri, forse.” “Vedo che non ti arrendi mai che ne dici…” “Y compris, stasera inaugureremo la mia ‘gattina’ cuntent?” In trattoria Sveva mangiava con molta compostezza, a rilento al contrario di Alberto che in breve tempo aveva fatto ‘piazza pulita’. Marco: “Maresciallo vuole un ammazza caffè, una vodka, un cognac?” “Tutto a posto, aspetto che la signorina si sbrighi a masticare stò pollo!” A casa: “Caro mi faccio una doccia calda, ho un bagno schiuma che fa risollevare i morti!” “Qui morti non ce ne sono, anzi c’è un tale che si sta incazzando nel senso che…” “Cucciolone mio, mi sbrigo e ritorno subito,  per favore nel frattempo accendi tutte le luci della camera.” Ad Alberto venne in mente un detto appreso da un suo collega siciliano di bello spirito: ‘Addrumate torce e lumere ca se cannuce o’ sticchio e ma mujere’ era proprio adatto alla situazione. Nuda e bellissima apparve sulla porta del bagno Sveva, ‘ciccio’ andò in solluchero, ormai si sentiva padrone della ‘cosina’ della ragazza che lui voleva far diventare cosona…Alberto si gettò col viso fra le cosce profumate della giovane: “Per trovare il clitoride ci vuole un cerca persone, tutto stó pelo.” “Ti accontento, vado a rasarmi.” “No scherzavo, talvolta il gusto della battuta…devo dimenticarmi il mio spirito romanesco, il sapore della tua ‘gatta’  è unico, mi fa impazzire, anche ‘ciccio’ è d’accordo, ora cercherò di essere il più delicato possibile, prendilo in mano tu,  ti farà meno male.” Ci volle del tempo, Sveva aveva un imene molto stretto, alla fine gran fiotto sul collo dell’utero, la signorina era diventata signora! “Grazie cara, sarà un ricordo indelebile della mia vita, sei stata la prima vergine che ho conosciuto.” Sveva non aveva alcuna voglia di parlare, la cosina le faceva ancora male, liquidò Alberto con un bacio, mise fra le gambe un assorbente e si girò di spalle, ‘la favola breve è finita, il vero immortale è l’amor’ e così fu. Alberto non ebbe il coraggio di chiedere altre prestazioni sessuali per un po’ di tempo. Per non chiedere al piccolo, brutto e cattivo della licenza ordinaria telefonò al dottore della caserma che gli prescrisse trenta giorni di convalescenza. Alberto e Sveva ripresero a frequentare l’Università, ormai la ragazza era l’autista della Jaguar, andarono anche a trovare la mamma di lei che abbracciò sia la figlia che Alberto, dalla sua espressione si poteva ricavare che non aveva molto apprezzato il futuro genero. Un giorno a tavola Sveva si dimostrava particolarmente allegra. “Fai partecipe anche me del tuo buon umore?” Stanotte ho sognato mio padre, sai come si chiamava, sicuramente no perché non te l’ho mai detto: Alessandro, ti piace? Mia madre si chiama Sofia.” “Vuoi citarmi i nomi di tutta la tua schiatta?” “Non usare termini astrusi inutile ripeterti il giudizio che ho degli uomini, dei bambinoni, tu non sei da meno. Quelli sono i nomi di nostro figlio o di nostra figlia, con la speranza che siano un po’ più furbi di te!” Alberto strabuzzò gli occhi, quella notizia proprio non se l’aspettava, diventare padre, non l’aveva mai messo in conto! In seguito Sveva dovette cambiare il giudizio su suo marito: un giorno trovò in casa la moneta che in passato Alberto aveva usato per decidere a casa di chi andare,  aveva due facce di ‘testa’ uguali!

  • 04 giugno alle ore 7:36
    COSA NON SI FA...

    Come comincia: La famiglia di Edoardo era composta oltre che dal capo famiglia anche dalla consorte Adelaide e da Alfio unico erede maschio che, purtroppo troppo maschio non si era molto dimostrato. I tre abitanti in una cittadina in provincia di Catania finanziariamente erano al top in quanto a disponibilità finanziarie da parte sia del padre che della madre: case, terreni per lo più coltivati ad agrumeti, olivi e vigneti che producevano sia dell’uva da tavola che i famosi vini denominati Etna, Nerello e Frappato. Il problema era proprio Alfio sedicenne che frequentava il primo liceo classico, i compagni di classe scambiavano la parte finale del suo nome da o in a con ovvie conseguenze da parte del ragazzo che decise di non frequentare più la scuola ed anche di non uscire di casa. Soluzione drastica da parte del padre Edoardo: cambiare città non una piccola in cui tutti si conoscono ed allora quale migliore scelta se non la capitale. Quartiere Parioli, via Ruggero Fauro, abitazione: un attico di trecento metri quadri con visione di tutta Roma. Alfio era rinato soprattutto con l’aiuto della madre Adelaide, il padre Edoardo preferiva ignorare i problemi del figlio, lui sempre amante delle belle donne e della  vita agiata non riusciva ad accettare l’omosessualità dell’erede. Possessore di una Bentley Bentayga preferiva lasciarla in garage per non dare troppo all’occhio, con i tempi che corrono… Acquistò una Abarth 695 con cui si dilettava anche a correre nel circuito automobilistico Vallelunga. Stanco del dolce ‘rien faire’, decise di fare un viaggio a Parigi, da solo:  Prese contatti con una agenzia di viaggi denominata ‘Viaggi e Turismo’ e fu subito preso in simpatia dalla titolare signora Eleonora quando la interpellò in francese, in inglese e in spagnolo, lingue da lui imparate durante i viaggi per studio disposti a suo tempo da suo padre Alfredo che teneva molto alla cultura di suo figlio. Madame Elena scherzando propose ad Edoardo di diventare, al ritorno dalla Francia  il suo vice nella agenzia, risposta dell’interessato “Perché no”, sarebbe stato un modo di passare il tempo e conoscere molte persosne ed anche per disinteressarsi dei problemi di Alfio. Il giovane si  iscrisse alla prima classe del liceo classico ‘Lucrezio Caro’, fu la mamma Adelaide a cercare di far apparire suo figlio più mascolino consigliandolo di farsi crescere la barba, tagliandosi i capelli all’ultima moda e vestendosi elegante ma non troppo ricercato oltre che ad invitare a casa qualche femminuccia. Adelaide prese confidenza con Beatrice abitante nel suo stesso palazzo, una signora non particolarmente magra ma ridanciana come pure il marito Americo funzionario del Ministero degli Esteri, le due figlie Ginevra e Giorgia per loro fortuna avevano preso dal padre longilineo e dal portamento aitante e distinto. Beatrice si accorse subito  della vera natura di Alfio ed una volta ne accennò ad Adelaide che rimase sconcertata, sperava che almeno fuori dalla città di provenienza suo figlio riuscisse a non farsi riconoscere. Beatrice dal cuore di mamma, capì la tragedia di Adelaide, insieme cercarono una soluzione al problema del giovane e ne scaturì un compromesso molto particolare: cercare di far avere dei rapporti sessuali fra Alfio e Beatrice. In uno slancio di ringraziamento Adelaide abbracciò e poi baciò in bocca Beatrice, avevano scoperto il loro lato piacevole di omosessualità che si manifestò sino a far loro  raggiungere il letto con finale molto piacevole di orgasmi multipli, avevano sostituito i loro mariti che a rapporti sessuali i quali non erano il massimo. Il ragazzo messo al corrente del piano in cui era l’attore principale rimase perplesso, non sapeva come comportarsi, fu la stessa Beatrice a toglierlo dall’impaccio: “Non ti preoccupare, ci penso a tutto io, ti piacerà ne sono sicura.” Il sabato successivo Beatrice si presentò con i capelli raccolti a chignon, in vestaglia, prese per mano Alfio e dolcemente lo abbracciò invitandolo in bagno per una doccia. Il giovane non aveva mai visto una donna nuda, la signora, che cominciò a lavarlo con una spugna dal viso sino ai piedi poi dentro due accappatoi caldi. A letto Alfio imparò cosa era il cunnilingus poi fu preda di Bea che supino prese a baciarlo in tutto il corpo, dal viso scendendo pian piano sino al pisello che prese in bocca succiandolo a lungo. Pian piano l’uccellino divenne uccellone con meraviglia del proprietario che cominciò a sentire quello che in vita sua non aveva mai provato, un orgasmo prolungato che riempì la bocca di una Beatrice contenta di fare la nave scuola ma non era finita lì, Alfio restò ancora in posizione ‘eretta’ e penetrò nella ‘cosina’ bagnatissima della dama che provò un altro orgasmo, penso che in futuro avrebbe anche fatto a meno dei rapporti maritali, meglio quelli del giovane. Adelaide aveva seguito gli avvenimenti dalla porta socchiusa del bagno, gli vennero lacrime agli occhi, suo figlio era diventato uomo. Quell’approccio sessuale fu la manna per il ragazzo, si sentiva più sicuro di sé, anche il modo di esprimersi era cambiato come pure le movenze, se ne accorse pure il padre di ritorno da Parigi anche se non capì come poteva essere avvenuto quel cambiamento. Alfio avrebbe voluto provare la ‘gatta’ tutti i giorni, non era possibile perché la proprietaria, benché consenziente e felice se la sentiva troppo usata e arrossata, anche le cose piacevoli hanno un limite, si poteva dire che l’aria romana aveva fatto il miracolo, ma quale aria…

  • 04 giugno alle ore 7:34
    IL FERROVIERE

    Come comincia: Gregorio quella mattina di luglio non aveva alcuna voglia di andare in servizio, sui treni  controllava i biglietti dei viaggiatori, si doveva imbarcare a Messina per finire il suo servizio a Catania. Volente o nolente si ‘buttò’ giù dal letto e, dopo le solite abluzioni a mezzo della Cinquecento raggiunse la stazione dove posteggiò, attese l’arrivo del convoglio, salutò il capo stazione suo amico, si sedette su uno strapuntino di una carrozza e, alla partenza del treno iniziò il giro di controllo. Faccia da: ‘voja de lavorà sartame addosso, lavora tu pe mè che io non posso’, cappello sulle ventitré iniziò il giro: “Signori biglietto prego…” Quella mattina pareva che tutto il vecchiume si fosse imbarcato su quel convoglio, ovviamente Gregorio si riferiva a persone di  sesso femminile però all’ultimo scompartimento si appalesò una signora favolosa: gli occhi nocciola ed il viso della dama si dimostravano disponibili, accattivanti, seducenti, incantevoli, conturbanti e  fecero avvertire al controllore emozioni erotiche tanto piacevoli quanto mai provate prima di allora.  Doveva aver atteggiato il suo viso a stupore tanto che la signora si mise a ridere: “Se ha finito di fotografarmi le voglio dire che non ho il biglietto, mi sono imbarcata sul convoglio mentre partiva e non ho fatto a tempo ad acquistarlo, sono disponibile…” Alberto si era ripreso e col solito senso dello humour: “Finalmente una signora che si dichiara disponibile, anch’io per quel che  che posso…” I due si misero a ridere attirando l’attenzione degli altri viaggiatori incuriositi. “Gentile signora sono costretto a stilare il verbale altrimenti mi accusano di omissione di atti d’ufficio, non le farò pagare la sanzione pecuniaria che, se me lo permette sarà a mio carico, vorrei…” “Non si esprima su quello che vorrebbe, il suo viso parla da solo, sbaglio o  si sente un maschio alfa dominante, l’uomo che non deve chiedere…” “Peto, promitto e iuro vogliono sempre l’infinito futuro.” “Un ferroviere istruito anche se ha sbagliato il primo verbo, anch’io ho frequentato il classico, son d’accordo con lei, vuol dirmi qualche altra sua preferenza?” “Non mi prenda in giro per quello che sto per dirle: non amo le femminucce con i capezzoli e le grandi labbra scure, i piedi larghi, lei come…” Sicuramente sono di suo gradimento,  stiamo per arrivare, io scendo…” “Anch’io e…” “Le posso dare un passaggio.” “Io non saprei dove andare, dovrei tornare a Messina ma se lei…” “La posso accompagnare a casa mia così prima di ripartire potrà rinfrescarsi.” Una Mini verde Clubman era posteggiata nel piazzale della stazione di Catania con tanto di contravvenzione sul parabrezza. “Io sono Gregorio.” “Io  Greta, preferisco pagare la contravvenzione piuttosto che impazzire a trovare un posteggio. Andremo nella mia villa situata prima di Aci Castello, a parte l’aria condizionata, che non amo potrà stare al fresco sotto gli alberi del giardino.” Durante il viaggio la gonna corta e trasparente di Greta era risalita lasciando intravvedere un bel paio di cosce ed anche degli slip color rosso. “È consuetudine vestire di rosso  durante le feste di Natale, lei fa eccezione.” “Io e mio marito siamo un eccezione alla regola, mi sembra che anche lei…” “Vorrei darti del tu, mi sembra che abbiamo molto in comune, anche io e mia moglie Monia…” “Bene faremo un bel quartetto, prova a chiamarla col cellulare, se ti va potrai restare a pranzo da noi.” “Monia a Catania fa un caldo infernale, più che a Messina, ho conosciuto una signora che mi ha invitato a casa sua vicino ad Aci Castello, ha invitato anche te, se vuoi puoi raggiungerci in auto, quando sei fuori di Aci Castello chiamami, Greta ti darà spiegazioni per raggiungerci.” Dopo circa due ore: “Caro sono fuori di Aci Castello in direzione Catania.” “Monia sono io che ho invitato tuo marito, dopo un chilometro sulla sinistra c’è una villa, è la mia, fuori c’è scritto il mio nome Greta, non puoi sbagliare.” Monia non si sbagliò, con la sua Jaguar X Type si fermò dinanzi al cancello, suonò il campanello e subito le fu aperto il varco. “Caspita una Jaguar, mi sa che le ricche di famiglia siamo noi femminucce!” “È la verità cara Greta, in macchina mia moglie ha oltre al navigatore satellitare anche la televisione ed altri optional che solo lei sa far funzionare.” ”Vedo dal passo spedito che tua moglie ha lo stile della volitiva, un po’ mascolino ma piacevole, non mi piacciono le femminucce apatiche.” “Hai ragione, io evito di contraddirla ma ci vogliamo bene ed andiamo d’accordo.” Dopo  l’abbraccio di rito, Greta a Gregorio: “Caspita te la sei trovata proprio affascinante, un gran pezzo di…con l’augurio che tu non sia un  marito geloso, anzi…” Quell’anzi mise sul chi va là Gregorio, poteva voler dire tante cose ma si impose di non far tanti sofismi, era o non era un anticonformista! Damiano, marito della padrona di casa giunse  in bicicletta, era un impiegato dell’ufficio postale di Aci Trezza ma era un naturista convinto,  questa teoria d’estate non era molto favorevole al signore, era tutto sudato, un giovane alto un metro e ottantacinque dal viso piuttosto infantile.“Caro questi sono Gregorio e Monia gente simpatica che ho conosciuto da poco, vatti a fare una doccia e poi vai in cucina, Matilde ha lasciato il pranzo sul tavolo.”  “Tuo marito sa di avere una moglie ricca? Compragli almeno un motorino!” “Per lui potremo ritornare all’età della pietra, un po’ di allenamento non gli farà male, l’unico difetto è che un po’ troppo amico di Bacco.” “In questo campo posso accontentarlo, da una ditta vicino a Reggio Emilia mi faccio spedire un Lambrusco favoloso, la prossima volta ve ne porterò uno scatolone. Vorrei domandarvi come passate le serate, siete un po’ lontani dalla città, avete degli amici?” “Abbiamo degli amici un po’ particolari ed anticonformisti, spero che lo siate anche voi non vorrei…” “Cara Greta, io e mio marito siamo per la libertà assoluta, se qualcosa non la condividiamo ci asteniamo dal farla, voi seguitate ad agire come vostra abitudine.” “Domani sabato è prevista a casa nostra una festicciola, vi invito a rimanere in villa sin quando lo vorrete, siete i benvenuti.” Gregorio  telefonò al suo capo, ottenne venti giorni di licenza. Matilde come cuoca dimostrò di essere all’altezza come pure Gabriele il cameriere; Gregorio e Monia si consideravano in vacanza, il dolce far niente… Alle diciannove del sabato giunsero gli invitati Leonardo e Milena gli amici dei padroni di casa, lui di media statura sempre sorridente, lei altezza superiore alla media, sembrava una modella, signorile nello stile. Milena dopo aver preparato la cena depositata sul tavolo del salone augurò a tutti un buon week end e dopo un ‘buon divertimento’ sottolineato da un sorriso sparì dalla circolazione. Quel ‘buon divertimento’ e l‘anzi’ precedente furono ben interpretati da Gregorio cui pervenne una proposta da parte di Greta: “Come ti dicevo con i nostri amici facciamo dei giochini erotici: a tavola maschietti e femminucce nudi con un grembiale per coprire le pudende e poi, dopo pranzato ognuno segue i suoi desideri in campo erotico senza limitazioni di sorta.” E così fu solo che a Gregorio quella nudità femminile, anche se coperta, fece un effetto immediato, ‘ciccio’ sentendo odore di… alzò in tutta la sua altezza la testa lasciando imbambolato il padrone che fece una smorfia strana captata da Greta che: “Vedo che il signorino non ha delle pruderie, caro non aver problemi sia io che Milena siamo disponibili, Monia può arrangiarsi come vuole.” Le due signore si presero cura di ’ciccio’ nel senso che se lo contendevano in bocca e poi sia anteriormente che in posteriormente, Gregorio non aveva mai provato in vita sua tanto godimento. Leonardo e Damiano dimostrarono di essere dei ‘cuckold’ e cominciarono a masturbarsi, poi si avvicinarono a Monia che,  forse presa dall’atmosfera erotica imitò le due dame mettendo a disposizione dei due signori il buchino anteriore. Anche le cose piacevoli…Esaurita la ‘furia’  sessuale i sei presenti si abbandonarono sui divani esausti ma felici delle sensazioni provate, specialmente Gregorio e Monia, per loro era stata una novità particolarmente piacevole. Leonardo, gioielliere,  dimostrò la sua signorilità omaggiando Monia di una collana di perle con un profondo bacio finale, per lui era un arrivederci, la signora era stata molto di suo gradimento. I due messinesi erano in villeggiatura, insieme agli amici frequentavano la spiaggia vicino alla loro villa, il sabato sempre dedicato ai giochi erotici cui erano stati invitati anche altri conoscenti. Passati i venti giorni di licenza Gregorio: “Amici miei: la favola breve è finita come pure le mie vacanze, qualora veniste a Messina sarete nostri graditi ospiti anche se non abbiamo una villa a disposizione, casa nostra è ‘ parva sed apta nobis’, Greta capisce il latino. Nel viaggio di ritorno Monia chiese al marito di guidare lui la Jaguar, non c’era pericolo che sbagliasse strada, una gentile voce femminile dava indicazioni precise, c’era poco traffico,i due giunsero in breve tempo in via Cola Pesce.  A Gregorio venne in mente il vecchio adagio  ’casa mia casa mia, benché piccola tu sia tu mi sembri una badia’, apprezzò il silenzio delle mura amiche, un silenzio riposante dopo la vita tumultuosa degli ultimi giorni che aveva lasciato il segno nella loro mente. Il padrone di casa si gettò tutto vestito sul letto, occhi chiusi, braccia dietro la testa. “Almeno togliti le scarpe…” tuonò Monia, anche lei segui Gregorio sul talamo, nessuno dei due pensava al sesso, ne avevano fatto una scorpacciata ed in stile fuori delle loro abitudini. Il lunedì Gregorio tornò al lavoro, gli avevano cambiato servizio, era stato designato al servizio di controllo treni dentro la cabina delle segnalazioni, lavoro impegnativo che lo teneva lontano dai recenti ricordi. Per circa quindici giorni nessuna novità, casa lavoro, lavoro casa solo il sabato una pizza, i coniugi avevano perso il gusto del sesso quando. “Caro durante la tua assenza una novità, mi ha telefonato Leonardo, dovrebbe passare per lavoro a Messina e vorrebbe invitarci a pranzo al suo albergo, dovrebbe venire domani, non gli ho dato la conferma perché non conosco i tuoi turni di lavoro.” Gregorio ‘er guardiano del Pretorio’ di Carosello memoria malignò: come aveva fatto il catanese a conoscere il loro indirizzo ed il numero telefonico del cellulare di Monia? La consorte fu sincera come d’abitudine: “Prima di partire ho messo in tasca di Leonardo un mio biglietto da visita, mi aveva fatto capire che mi aveva apprezzato moltissimo e che avrebbe voluto rivedermi, ricordi la collana di perle? Come tutte le femminucce amo i gioielli e Leonardo in quel campo…” Il signore si presentò in via Cola Pesce con una Lexus che impressionò Gregorio che di auto se ne intendeva, costava un sacco di soldi. “Mes amis, per essere sincero mi siete rimasti nel cuore e non solo…Penso sinceramente che siate persone affidabili e serie per cui mi mostro per quello che sono: in inglese di dice cuckold, forse il nome proviene dal cuculo che come sapete è un uccello che depone le sue uova nei nidi degli altri uccelli, fatto sta che amo guardare mia moglie mentre fa sesso con un altro, questo per rompere la routine e per provare eccitazione in modo diverso ma noi rimaniamo uniti come coppia. A casa di Greta  ho provato sensazioni sessuali con Monia mai avvertite prima, madame mi sei entrata nel cuore e nell’anima forse il concetto è esagerato ma risponde alla verità, vorrei fare qualcosa di tangibile per voi, ad esempio che ne direste di avere un’abitazione di duecento metri quadri, c’è un gioielliere messinese che sta fallendo, è mio debitore, è proprietario di una casa in via XXVII luglio,  vuole trasferirsi al nord, che ne pensate di un trasloco con l’acquisto anche di nuovi mobili ovviamente tutto a mie spese? “Ho sempre considerato le donne più sagge dei maschietti, lascio a Monia la decisione.” L’interessata rispose con un lungo bacio sulla bocca di Leonardo che fu felice e frastornato, sicuramente si era innamorato della signora. Altra licenza per Gregorio che in una settimana si sistemò all’ultimo piano di un edificio in via XXVII luglio, si vedeva tutta Messina. L’inaugurazione avvenne in una giornata piovosa di novembre, Leonardo e Milena giunsero in auto, in po’ fradici entrarono in casa di Gregorio e Monia. “Non ci abbracciamo altrimenti vi bagnamo, ci andiamo a spogliare nella camera degli ospiti. I vestiti di ricambio erano rimasti in auto e pertanto Leonardo e Milena si presentarono nel salone in déshabillé, lei in slip e reggiseno, lui in slip. “Sono un po’ infreddolita, Gregorio avvicinati, andiamo sul divano e fammi da termosifone.” Il padrone di casa con ‘ciccio’ arrapatissimo non se lo fece ripetere due volte, preferì dedicarsi prima alla ‘gatta’, anche lei su di giri la cui padrona cominciò a miagolare lungamente, il cunnilingus di Gregorio stava facendo il suo effetto anche sul padrone di casa che si ritrovò in bocca un ‘nettare degli dei’ che servì anche a far scivolare facilmente ‘ciccio’ nella vagina di Milena sino al collo dell’utero,  uno spruzzo di sperma  portò Milena ad uno orgasmo pazzesco che fece risvegliare i sopiti spiriti sessuali di Leonardo che si infilò  nella’ gatta’ di Monia rimanendovi a lungo per finire nel favoloso ‘popò’ della padrona di casa. Dopo un lungo post ludio: Gregorio: “Amici miei ho una fame da lupo parlo di fame di cibo perché di ‘cocchia’ ne ho avuto abbastanza, non sapete che cos’è la cocchia? Con un po’ di fantasia ci arriverete! Monia attingeva a piene mani nella valigetta dei gioielli di Leonardo mostrando  a  tout le monde les bijoux conquistati col… sudore della fronte.

  • 29 maggio alle ore 10:00
    LE DUE CINESI

    Come comincia: Alberto, quarantenne,  in divisa di maresciallo della Guardia di Finanza aveva accompagnato all’aeroporto Fontanarossa di Catania una lontana parente statunitense che le aveva cambiato la vita. Grace Allison di più di ottanta anni di età aveva portato personalmente ad Alberto la notizia ed il carteggio di un lascito milionario da parte di suo marito Franco Diotallevi (cognome more solito appiccicato da preti a qualche suo avo trovatello). Frank, ormai così ribattezzato era emigrato negli States of America negli anni venti ed  aveva fatto fortuna, alcune volte anche illecitamente con l’aiuto di paesani mafiosi. Malvisto dai suoi parenti americani, aveva preferito far fruire delle sue ricchezze il figlio di un suo fratello Alfredo, appunto Alberto con l’obbligo di far celebrare ogni mese una messa in suo suffragio, anche in Italia oggidì i mafiosi godono fama di essere religiosi, valli a capire.  All’aeroporto di Catania Alberto, da una pensilina salutò festosamente Grace; difficile analizzare il suo stato d’animo, era  confuso, non si era ancora reso conto di quella che sarebbe stata la sua nuova condizione di vita. Stava per raggiungere la sua Panda quando fu interpellato in italiano, con accento cinese da una ragazza di bell’aspetto come si dice volgarmente: un gran pezzo di f…a. “Signore dovremo andare a Messina, prenderemo autobus, indica dove trovo?” La giovane era in compagnia di altra ragazza più giovane, anche lei belloccia. “Io sto andando a Messina, posso darvi un passaggio in macchina. “Wen siamo fortunate.” Caricate due valige in auto: “Io sono Huan, questa è mia amica Wen, andiamo a Messina all’Università per  imparare bene italiano all’Università, facoltà lettere, alloggeremo alla casa dello  studente. ”Alberto scapolo, recentemente abbandonato da un’amica intima, fruiva di un alloggio in caserma. Pensò bene di collocare le ragazze all’albergo Royal che  era vicino all’università ed al suo posto di lavoro. Sistemate le giovani  e posteggiata l’auto nella rimessa dell’Hotel, Alberto rientrò in caserma nella sua cameretta, provò a dormire ma con scarsi risultati. La mattina presto era già in piedi sbarbato ed in borghese, poteva chiedere la licenza ordinaria ma non era in buoni rapporti col suo superiore di grado, preferì recarsi in infermeria dove il Dirigente Il Servizio sanitario, vero amico, gli concesse trenta giorni di licenza di convalescenza. Poi, dietro richiesta via cellulare di un  notaio a lui sconosciuto, tale Riccardo, si recò nel suo studio. Il professionista era rimasto basito, non tutti i giorni capitava di incontrare un neo milionario. Il cervello di Alberto andava a cento all’ora, doveva sistemare molte caselle della sua vita. Prima di tutto, dietro imput del professionista  si fece accreditare sul suo conto corrente della Banca Credem centomila €uro con rilascio di carta di credito oro, di un bancomat e di un libretto di assegni. Raggiunse poi le due cinesi che, consumata la colazione al bar lo stavano attendendo nel salone. Prima tappa: negozio di rivendita di cellulari, le due sapevano usarlo ma non lo possedevano,  uno a testa poi visita alla Delegazione dell’Ambasciata Cinese a Messina per comunicare la loro presenza in città indi iscrizione all’Università. In considerazione che c’era troppo tempo da perdere Alberto si recò in un’agenzia immobiliare. La titolare, alla vista della carta di credito oro si mise subito a disposizione e trovò quello che Alberto desiderava: una villa vicino al mare a Torre Faro, villa completamente arredata, i proprietari si erano recentemente trasferiti al nord. Ultimo desiderio da esaudire: un’auto  da sempre desiderata da Alberto: un’Alfa Romeo Stelvio color rosso già pronta in concessionario, per un milionario cos’erano sessantamila €uro! Huan e Wen erano rientrate nella hall dell’albergo in attesa del loro benefattore, il loro vestiario non era di gusto di Alberto e così, dopo pranzato, all’apertura dei negozi le due furono condotte negli esercizi di piazza Cairoli e di viale S.Martino da dove uscirono elegantissime e felici tanto da mettersi sotto braccio di un Alberto in borghese che faceva la figura di  turista fortunato. Il pomeriggio  trasferimento dei tre in villa, le ragazze si diedero da fare per sistemare tutta casa in particolare il letto matrimoniale e la camera degli ospiti dove Alberto pensò bene di passare la notte, ancora non aveva preso confidenza con le due cinesi. Il giorno dopo, domenica, tutti in spiaggia. Huan e Wen avevano acquistato un costume decisamente succinto, I tre muniti di ombrellone e sdraie si erano sistemati lontani dalla battigia per farsi notare il meno possibile ma ugualmente i maschietti di passaggio, alla vista delle due ragazze palesavano un’espressione ebete e sicuramente d’invidia. Tutte le mattine dei giorni feriali Alberto accompagnava le due cinesi all’università e  le andava a riprendere il pomeriggio inoltrato alla fine delle lezioni poi ritorno in villa, non intendeva più pernottare in caserma. Il vecchio detto latino ‘Invidia maximae dilabuntur’ è sempre attuale: il solito ruf ruf riferì al Comandante di Legione che Alberto viaggiava in Alfa Romeo in compagnia di due ragazze orientali. il Colonnello lo fece rintracciare dal centralinista per  convocarlo nel suo ufficio. “Mi hanno riferito che lei se la passa bene con un’auto di grossa cilindrata ed in compagnia di due ragazze non italiane.” “Verissimo Comandante, ho ricevuto la classica eredità da un mio parente americano recentemente deceduto, maggiori informazioni in merito può fornirle il notaio Diotallevi, ancora non ho deciso se congedarmi o meno.” “Faccia come vuole, lasci il suo recapito al piantone.” Classico atteggiamento di chi, malgrado il suo grado è impotente a cambiare una realtà a lui sgradita. Tutto bene, si sino al un certo punto in quanto ‘ciccio’ pretendeva la sua parte di…felicità ma un avvenimento imprevisto cambiò la situazione: una mattina presto Alberto ebbe bisogno di andare in bagno, dalla porta semi aperta notò che Huan faceva la pipì in piedi come i maschietti ed infatti aveva ‘sfoderato’ un coso niente affatto femminile, un trans! Alberto aveva avuto in passato molte esperienze in campo  sessuale ma questa situazione era per lui nuova e soprattutto imprevista. Ritornò a letto, rimandando le spiegazioni a più tardi; si appisolò e fu svegliato da Wen. “Noi fare tardi all’Università!” “Questa mattina niente Università, dobbiamo parlare di Huan…” In salotto le spiegazioni: “Io sono un transessuale, al mio paese la mia situazione è accettata, è la mia natura, non posso cambiarla, se tu voi posso essere con te solo donna oppure vai con Wen, qualora tu dovessi cacciarci saremmo in un mare di guai, faremo qualsiasi cosa tu desideri.” Huan era stupenda, Alberto  non ricordava di aver mai incontrato una tal bellezza solo che aveva qualcosa in più  da lui non gradita. Quest’ultimo pensiero fece riemergere in lui il suo senso dello humour, ritrovò se stesso, non era stato mai un puritano anzi si era sempre dichiarato anticonformista. Di colpo: “Tutti in acqua, gara a chi è più veloce.” Huan sembrava una sirena, subito riuscì a staccare gli altri due, aveva imparato a nuotare sin da piccola, la città di Xiamen che è bagnata dal mare. Si fermò ad una boa, si avvicinò ad Alberto nel frattempo giunto con la lingua di fuori e lo baciò in bocca, un approccio piacevolissimo che fece dimenticare al non più giovin signore i problemi della cinesina. Alberto si mise a fare il morto, Huan lo spingeva dai piedi e così raggiunsero la battigia, tutto dimenticato? Ovviamente no ma per scacciare pensieri spiacevoli i tre, rivestitisi, si recarono nella trattoria di Alfio che aveva conosciuto Alberto in occasione di una verifica fiscale. “Maresciallo stavolta non è in servizio anzi…” “Amico mio ho bisogno di una mano, due per me sono eccessive…” “Ho capito la battuta, in ogni caso sono troppo vecchio, penso io al menù, per il vino Etna Bianco.” Finito di mangiare rientro in villa con un interrogativo nella mente di Alberto che fare? Il dubbio fu risolto da Wen che: “Huan è stanca, preferisce dormire sola nel tuo letto, tu sei invitato nel giaciglio matrimoniale, come vedi sto imparando bene l’italiano!” Alle luci soffuse di due abatjour Alberto ebbe il piacere di scoprire il corpo magnifico di Wen, era proprio di suo gusto: tette appena accennate (non amava le balie), vita stretta, pochi peli lisci sul pube, gambe da ballerina e piedi piccoli. Fu preda della cinese che lo abbracciò e poi prese a baciarlo in bocca facendogli provare sensazioni paradisiache (ammesso che San Pietro permetta tali approcci!) e poi scendendo prese in bocca ‘ciccio’ finalmente felice di regalare tutto il suo prodotto ben accettato dalla baby la quale inaspettatamente prese dal comodino un condom, precedentemente da lei preparato e lo infilò sull’uccellone di Alberto in erezione riuscendo a prodursi in orgasmi plurimi. Alberto notò che gli occhi di Wen erano pieni di lacrime: di gioia o di…, difficile capirlo. Sfinita, la ragazza fece segno di resa, ‘ciccio’ fu costretto a capitolare ed a ritirarsi nella sua ‘cuccia’, non poteva lamentarsi, era stata proprio un amplesso come non ricordava da tempo. Il lunedì mattina in auto Wen: “Se sei d’accordo vorremo prendere la patente di guida, a Xiamen l’avevamo non so se sia valida in Italia, passando in via Garibaldi ho notato una Scuola Guida, potremmo informarci.” Istintivamente ad Alberto non piacque quella proposta, pensò che avrebbe portato a dei cambiamenti non favorevoli per  il suo menage, fece buon viso a cattivo gioco. Entrati nei locali furono accolti dal figlio del titolare: “Sono Alessandro, a vostra disposizione.” Fu Huan a fare la richiesta di poter avere la patente italiana o meglio di convertire quella cinese in quella italica. Il giovane sempre guardando in viso le due cinesi, (si vedeva che ne era stato colpito), disse che si sarebbe informato e chiese di poter avere il numero del cellulare di Wen per far conoscere l’esito della ricerca. Ovviamente era stato un modo per poter agganciare la ragazza che provvide subito e con entusiasmo ad esaudire alla richiesta. Il viso scuro di Alberto consigliò Huan, più esperta della giovane amica ad abbracciare il ‘capo famiglia’ (tale si poteva ormai considerare) ed anche a fargli gli occhi dolci per ripagarlo di un eventuale ‘sgarbo’. Alberto decise per una breve vacanza a Reggio Calabria. Una domenica mattina i tre si imbarcarono su un traghetto della Caronte con gran entusiasmo di Huan e di Wen. Sbarcati con la Stelvio a Villa S.Giovanni presero l’autostrada e giunsero a Reggio Calabria dove posteggiarono in un garage. La via Garibaldi aveva i negozi più eleganti e forniti della città, le due ragazze se approfittarono lasciando però la merce acquistata nei vari esercizi per non portarsela appresso, l’avrebbero ritirata al ritorno. Dietro consiglio del titolare di un negozio, i tre entrarono nel ristorante ‘La Capanna’,  tutto a base di pesce ovviamente fresco. Alla fine del pasto Alberto: “Stavolta un ragionamento serio: come sapete ho ricevuto una grossa eredità, non ho parenti a cui lasciarla e quindi erede unico sarà un mio figlio maschio o femmina che sia, il mio pensiero è quello di aver un pargolo da Wen, sempre che lei sia d’accordo altrimenti dovrò trovarmi una ragazza italiana.” Il silenzio era caduto fra i tre, la proposta era inaspettata forse anche da parte di Alberto, gli era venuta spontanea. Mutismo, l’argomento era molto delicato ed impegnativo. Recuperata la merce nei vari negozi con un traghetto Tourist Alberto, Huan e Wen ritornarono a casa nella Città dello Stretto. Dopo un informale buonanotte tutti a nanna.  Le due cinesi avevano ottenuto la patente di guida italiana grazie ad Alessandro che subissava Wen di richieste per un appuntamento, richieste senza esito positivo. Sicuramente durante la notte Huan e Wen avevano discusso l’argomento figlio, avevano tutto da perdere in un eventuale allontanamento di Alberto e così decisero per una gravidanza di Wen. A cena la riposta positiva al capo famiglia che subito pensò ad un ginecologo per far avvenire la gravidanza durante l’ovulazione della ragazza. Tancredi era un anziano medico amico della famiglia di Alberto, nella sua vita aveva avuto tante esperienze nel suo campo che non fece una grinza alla richiesta di Alberto e di Wen, diede istruzioni alla coppia per accertare il momento dell’ovulazione; dopo un mese il verdetto positivo, nome scelto: Franco o Franca. Wen volutamente dopo tre mesi passò nei locali della scuola guida, Alessandro nel vedere il pancione della ragazza rimase muto, se ne era innamorato ma non gli rimase che ritirarsi in buon ordine. Nell’ospedale Papardo il 10 luglio nacque un bimbo maschio, in onore del benefattore fu battezzato col nome di Franco, era bellissimo. Qualcosa era rimasto nella mente di Wen, un giorno passò dinanzi alla Scuola Guida col  pupo nel passeggino ed incontrò Alessandro. Il giovane era dimagrito e sembrava invecchiato, Wen lo abbracciò festosamente e gli presentò il piccolo Franco che in quel momento era particolarmente allegro. I due, pupo appresso, si recarono in un vicino bar all’aperto, era luglio Wen era vestita con minigonna e camicetta leggera, sempre bellissima e Alessandro sentì le stesse sensazioni provate al primo loro incontro. Stessa cosa accadde a Wen, senza parlare e guardandosi negli occhi si abbracciarono e si baciarono coram populo. Al ritorno a casa Wen mise al corrente Alberto dell’accaduto, Alberto era un uomo intelligente e capì che aveva ragione Cicerone quando aveva affermato che: ‘Vitam regit fortuna, non sapientia’ ‘La vita è retta dal fato, non dalla saggezza.’ Chiese a Wen un ultimo incontro sessuale, voleva un suo buon ricordo e l’ottenne ma fu un triste addio. Il picolo Franco sarebbe restato a casa sua con Huan a fare da madre con l’autorizzazione a Wen di incontrarlo senza linitazioni. Il primo incontro ravvicinato fra Alberto e Huan avvenne per volere di ambedue. Huan mise in atto quello che aveva promesso, per Alberto lei fu solo donna anche se il buon Albertone, per curiosità prese in mano il cosone di Huan, preferì il suo popò molto ricettivo e godereccio! Alberto si stancò del dolce far niente, rindossò la divisa, fu promosso al grado di Maresciallo Maggiore Aiutante e Comandante di Sezione. Riprese anche la sua vecchia passione per la fotografia; in seguito ad  un esame sostenuto a Roma gli fu conferita la qualifica di ‘Capo Laboratorio Fotografico’. Mise su, a spese dell’Amministrazione un attrezzato laboratorio, fotografava gli arrestati, le varie cerimonie interne, si imbarcava su motovedette e su elicotteri per stanare coltivazioni di cannabis, poteva considerarsi felice. Il piccolo Franco cresceva bene e dimostrava di essere un furbacchione in tutti i campi: chiamava mamma Wen e zia Huan, aveva imparato a nuotare ed anche qualche parola di cinese, una gran soddisfazione per Alberto cui mancava però qualcosa…facile da immaginare. Wen veniva spesso a trovare suo figlio. Un giorno si accorse che Alberto la guardava con occhio lucido, chiese il permesso a Huan, prese per un braccio il non più giovane Alberto, lettone, niente condom: qualora fosse accaduto un ‘incidente’ il piccolo Franco non sarebbe più rimasto solo,  avrebbe avuto la compagnia di un fratellino o di una sorellina!

  • 29 maggio alle ore 9:57
    AIKO LA GIAPPONESE

    Come comincia: Alberto finanziere ventiduenne era riuscito tramite suo fratello Tenente del Corpo a farsi assegnare alla Compagnia di Domodossola, ne aveva abbastanza di appostamenti in alta montagna d’inverno con un freddo infernale e d’estate con il sole che rendeva i visi bruciati dai raggi solari. Il servizio più gradito era quello di scorta sui treni internazionali in cui si potevano incontrare persone di ogni genere anche di alto livello come sui Trans Europe Express. Quella era una mattina di luglio,  con la compiacenza del maresciallo comandante della Brigata Stanziale Alberto era riuscito a farsi assegnare in servizio sul treno con vagoni letto Francoforte – Milano. Era salito su un vagone in Svizzera a Briga; passando attraverso la galleria del Sempione si arrivava a Domodossola prima stazione italiana. Dato l’alto prezzo del biglietto i passeggeri erano perlopiù persone  non dedite al contrabbando, partendo da questo presupposto Alberto per prima cosa fece amicizia col capo treno, di solito un italiano e poi a ‘prendere visione’ delle giovani bellezze femminili in verità ben poche, l’età media delle signore era superiore ai cinquanta, anche se ben ‘conservate’ per la frequenza in istituti di bellezza ma non erano le preferite del giovane finanziere che però ebbe un colpo di fortuna: bussato alla porta di uno scompartimento singolo si era presentata una dama alta di statura e dagli occhi a mandorla, una bellezza esotica che colpì Alberto anche per il fatto che era sola in una cabina da due posti. Dopo la solita domanda in italiano ed in francese: “Ha nulla da dichiarare”, alla risposta negativa della signora Alberto richiuse la porta ed andò dal responsabile del vagone letto che sin dalla partenza del treno conservava i documenti personali dei viaggiatori. Ebbe la fortuna di incontrare un paesano: “Finanziere posso esserle utile?” l’accento era tipicamente romano. “Di che quartiere di Roma  sei, io mi chiamo Alberto e sò di S. Giovanni e tu?” “Io Nando  de la Garbatella, che te serve?” “Ho visto un gran pezzo di f..a in una cabina a due posti, era sola e con una cuccetta vuota, c’è una spiegazione?” “Si chiama Aiko, ha venticinque anni, di padre giapponese  e di madre italiana, deve essere molto ricca perché ha pagato tutti e due i posti della cabina pur di non aver compagnia. Se vuoi provaci ma mè sa che vai in bianco, auguri.”Alberto ribussò al vano della cabina in questione ed all’apertura della porta: “Signorina sono di servizio sino a Milano, dato che non ho trovato posto a sedere le chiedo di poter usufruire del posto libero.” “Je parle en francais et en peu italien.” “Al contrario io parlo italiano ed un po’ francese.” Disse ridendo il buon Albertone contento di aver rotto il ghiaccio, “Se vuole nel tragitto sino a Milano potrò darle ripetizioni nella mia lingua.” “Daprès ce que j’ai entendu vous voudriez me donner un autre type dei répétition!” “Le assicuro…” “Les yeux sont le miroir de l’âme et espriment ce qui j’ai dit!” “Dovrò rimproverare i miei occhi anche se devo ammettere che sono sinceri, lei ha il senso dello humor difficile da trovare fra le persone di sesso femminile.” “Elle est sexiste! “ “Potrei dire che lei è femminista, meglio trovare un altro argomento di conversazione, ad esempio tutti i suoi bagagli sono di coccodrillo, non pensa a quei poveri animali che sono morti?” “Mieux trouver un autre sujet de conversation, que faites-vous a Milan?” “Di solito vado alla stadio, sono tifoso della Roma oppure…” Aiko si mise a ridere: “Ou est-ce que ça en dit long, il ny a pas de belles filles de son côte?“ “Non della sua bellezza, sinceramente sono rimasto affascinato, non vorrei fare il lumacone, se le do fastidio vado via.””Ce qui signifie lumacone?” “Corteggiatore noioso.” “Elle n’est pas un lumacone, en effet je peux dire qu’elle est une personne agréable et phsiquement pas mal de tout.” “M’è venuta la voglia di abbracciarla, in fatto di donne sono piuttosto selettivo ma lei…” “Ce qui signifie selettivo?” “Difficile di gusti ma lei è favolosa…” “J’ai compris que c’etait fabuleux, je vous dis que j’aime les uniformes, elle va très bien, je l’autorise a m’embrasser.”  Alberto non se lo fece ripetere un altra volta, abbracciò Aiko e la baciò in bocca a lungo, quando si staccarono erano vicino alla stazione di Milano. Nando riconsegnò il passaporto ad Aiko poi: “Ahò sò scesi tutti che aspettate?” In panchina si era presentato nel frattempo un giovane non italiano che dinanzi ad Aiko  con deferenza si tolse il cappello e cominciò a caricare i bagagli su di un mezzo a due ruote. Aiko ad Alberto: “Ceci est Abasi un serviteur de ma mère, à l’exterieur il y a Ambrogio le conducter avec la voiture.” “Devo fare una telefonata a Domodossola.” Alberto raggiunse una cabina telefonica e: “Maresciallo sono a Milano per servizio, penso di restarci, col suo permesso vorrei quindici giorni di licenza ordinaria, lei mi aveva chiesto…” “Si un paio di pattini per mio figlio.” “Come li vuole italiani o americani?” “Tutti e due, non mi combinare casini.” Abasi il servitore aveva caricato i bagagli in auto, una Maserati Ghibli, e si era seduto vicino al conducente, Alberto e Aiko nel sedile posteriore molto vicini. Dopo un percorso di circa  ventun minuti il cancello in ferro fu aperto con un telecomando da Ambrogio che posteggiò l’auto nel cortile di una villa a tre piani. Aiko corse dentro, Alberto rimase all’esterno in attesa di eventi, non sapeva come comportarsi. Presto la italo giapponese uscì con sottobraccio una signora circa quarantenne alta come lei e molto assomigliante, sicuramente sua  madre. “Adesso ti dai alle forze dell’ordine, presentami il signore. “Questo è Alberto un finanziere di Domodossola.” L’interessato rimase a bocca aperta, Aiko parlava perfettamente italiano. “Come sta, sono un po’ sorpreso, Aiko…” “Ti ha fatto il solito scherzetto che non parla italiano, mia figlia conosce pure l’inglese, il tedesco, lo spagnolo ed anche il giapponese, di quest’ultima lingua mi sono fatta insegnare due parolacce da mio marito Tatsuno per mandare a quel paese stà figlia…” “Mamma non mi scandalizzare Alberto, è mio ospite e gli ospiti come dicevano i romani, suoi paesani, sono sacri.” “Pure romano te lo dovevi trovare, sempre meglio di quei quattro snob che di solito porti a casa e che parlano il birignao. A proposito che grado ha il tuo amico?” “Signora sono capitano ma durante il viaggio ho perduto le tre stelle.” “Pure spiritoso il signore, andate dentro a farvi una doccia, puzzate di treno, all’ex capitano dà dei vestiti di tuo padre, gli staranno corti,  domani, se resta ancora da noi, fagli comprare qualcosa che gli stia bene.” Ginevra aveva avuto ragione, i vestiti di suo marito su Alberto lo facevano assomigliare ad un clown, lei non esitò a farsi matte risate. “Stasera abbiamo il circo gratis!” Alberto capì quasi subito il perché Ginevra e Tatsuno abitavano in case differenti, questione tributarie per evitare di pagare troppe imposte! Cena all’aperto, menu classico milanese: “Dì la verità avresti preferito spaghetti alla carbonara,  coda alla vaccinara, abbacchio con cipolla, carciofi fritti…” Aiko ripreso il linguaggio italiano: “Mamma non ha particolare simpatia per i romani perché…” “Kusokurae!” fu l’eclamazione della padrona di casa non tradotta da Aiko che però: “Mammina mi ha bellamente mandata a …” Alberto a fine pasto rimaneva seduto, si vergognava ed aveva paura dello sfottò della ‘vecchia’ che vecchia non era anzi…gli venne da ridere. “Che ci ha stò romano da ridere?” “Pensavo invece ad una cosa seria, nel caso Aiko dovesse scaricarmi, cosa probabile, avrei come riserva una meravigliosa signora a nome Ginevra che vuol significare persona forte d’animo, coraggiosa e misteriosa, che non si lascia sopraffare dalle difficoltà e che la pronta intelligenza le è di aiuto nelle difficoltà della vita.” Stavolta la padrona casa rimase senza parole sino a quando: “Sinceramente pensavo che i finanzieri fossero degli ignoranti, giovanotto mi hai meravigliato, non mi andresti male come genero, ma con la testa matta di mia figlia hai poche chances, ora pensiamo alla notte: in villa abbiamo molte stanze da letto ma siccome sicuramente finireste ad occuparne una sola evito la manfrina di prepararne due, meglio una sola matrimoniale, fra l’altro diventare nonna sarebbe per me un piacere, sempre che il nipote non assomigliasse a mia figlia! Alberto poteva dire di aver avuto successo anche con Black un cane di razza dobermann notoriamente non avvezzo a fare facilmente amicizia con gli estranei. Ma fu proprio lui a causare una tragedia: la mattina seguente  il cancello d’ingresso della villa era aperto perché Ambrogio doveva uscire a far delle compere, Black aveva adocchiato un gatto che, alla vista del cane prese a correre verso l’uscita della villa seguita da un Black infuriato per la sua intrusione. Aiko per paura che Black uccidesse il gatto li inseguì ma in quel momento giunse sulla strada esterna un’auto a forte velocità che prese in pieno la ragazza. L’ambulanza del 118 arrivò in pochi minuti, sopra vi salì anche Ginevra ma non Alberto  che si era seduto su una banchina senza  riuscire a muoversi, era senza forze. Alberto venne a sapere da Ambrogio che il padre di Aiko era anche lui in ospedale. Tutti in villa si erano fermati, un silenzio assoluto foriero di cattive notizie che purtroppo giunsero la sera. Ginevra ritornò in auto col marito, dalla sua espressione si capì che Aiko era deceduta. Alberto si rivestì in divisa, pregò Ambrogio di accompagnarlo alla stazione ferroviaria. Giunto a Domodossola, in caserma incontrò il maresciallo che: “Allora sti pattini?” “Li comprerò qui, a Milano non ne ho trovati.” Questa è la triste istoria…  Ginevra non aveva voluto indossare abiti neri, per lei un’inutile manifestazione di lutto, quello vero era nella sua anima. Aveva fatto lasciare la camera dove avevano ‘dormito’ Alberto ed Aiko senza riordinarla, le lenzuola avevano ancora l’olezzo dei due corpi, uno ricordo straziante. La signora non era il tipo di lasciarsi andare, donna d’azione decise: “Ambrogio voglio andare in macchina a Domodossola, partenza domattina presto senza divisa, interessati dei i bagagli. Stavolta la signora prese posto vicino all’autista, il dolore l’aveva cambiata dal di dentro, Ambrogio in uno slancio di affetto le baciò la mano, aveva le lacrime agli occhi, la morte di Aiko l’aveva turbato profondamente. Arrivo all’albergo Corona scelto su l’elenco telefonico sistemazione in due camere e poi pranzo allo stesso tavolo. Mai Ginevra aveva dato tanta confidenza al suo autista, il suo era stato un ragionamento intelligente: se si fosse presentata con la Maserati e con un autista in divisa avrebbe dato troppo all’occhio e poi aveva stima di Ambrogio sempre servizievole. Dopo aver pranzato  i due si recarono in stazione dove c’era il Corpo di Guardia della Finanza, ad un finanziere Ginevra chiese notizie di Alberto, risposta “Monta di servizio alle diciotto, se vuole posso avvisarlo per telefono, la nostra caserma è situata qui vicino.” “Alberto c’è in Dogana un signore ed una signora che chiedono di te, vieni subito.” Alberto pensò ai suoi genitori, strano che non l’avessero informato del loro arrivo. Alla vista di Ambrogio e di Ginevra il cuore comimcò a battere all’impazzata, Aiko era rimasta nel suo cuore e la ferita della sua morte era ancora aperta. Un abbraccio e poi: “Andiamo nella saletta interna di questo bar, il padrone è mio amico.” Dopo un lungo silenzio: “Alberto m’è venuta voglia di rivederti, in casa mi sentivo sola, meglio venire io a trovarti poiuttosto che tu a Milano. Vorrei rimanere qualche giorno, se sei libero dal servizio potresti farmi visitare i dintorni della città, specie quelli di montagna.” “Sono di turno alle diciotto sino alle ventiquattro di stasera, spero di ottennere una licenza, essendo caldo non avrete bisogno di vestiario pesante, verrò io in albergo. “Maresciallo sono venuti a trovarmi due miei parenti, le chiedo quindici giorni di licenza.” “Ed io ti chiedo un abbigliamento sportivo per mio figlio che deve fare delle gare con i pattini.” “Mandi suo figlio a mio nome al negozio ‘Tutto Sport’ ottetterà tutto quello che gli serve.” Alberto il giorno successivo in borghese si presentò all’hotel ‘Corona’, i due erano al bar a fruire della prima colazione. Il rivedersi aveva cambiato in parte l’umore dei tre, Ginevrta prese sotto braccio Alberto e si ‘esibì’in qualche risata per la situzione creatasi, non rideva da molto tempo. Nella Maserati Ambrogio al volante, sedile posteriore occupato dalla ‘strana coppia’. “Ricordi quando mi dicesti che, qualora Aiko ti avesse scaricato io sarei stata la sua sostituta, triste profezia si è avverata!” Che voleva significare Ginevra con quella frase che era disposta a sostituire sua figlia in tutti i campi?” Erano giunti a Bognanco, sosta all’hotel ristorante  ‘Regina’, il padrone dal nome inusuale di Elvio: “Sono a vostra disposizione, qualora voleste fare un giro nei sentieri di montagna posso farvi avere degli scarponi adatti, vi farò preparare due stanze, una matrimoniale ed una singola, i numeri sono la cinque e la sei. Nessuno dei  tre lo contraddisse per quanto riguardava la sistemazione notturna, molto probabilmente Elvio aveva accoppiato Ambrogio con Ginevra lasciando la singola stanza ad Alberto il quale fu l’unico a scoppiare in una gran risata per poi uscire dal locale sempre ridendo. “Ambrogio spero che tu di notte non russi!” Madame lei mi mette inm crisi, non potrei mai dividere il letto con lei…” “In altre parole dovrei dormire nel lettone con Alberto.” Ambrogio ritenne opportuno uscire dal locale nel momento in cui Alberto vi faceva ritorno. “Facciamoci dare stì scarponi, andiamo a respirare l’aria pura del bosco, ho bisogno di ossigenarmi.” “C’è unmotivo di questo bisogno di ossigenazione?” “Prima di ogni fatica sportiva è d’uopo!” “Passeggiare nel bosco la consideri una fatica sportiva?” “Passeggiare no, baiser si!” Alberto aveva usato improvvidamente lo stesso linguaggio di Aiko, se ne accorse troppo tardi quando Ginevra si allontanò per sedersi in una panchina fuori dell’Hotel, anche Ambrogiuo era sparito dalla circolazzione. Andare in un posto di villeggiatura per vedere la televisione non è il massimo ma era quello accaduto ad Alberto che mostrava un’espressione da rincitrullito. Gioco forza i tre si trovarono nello stesso tavolo a cena. Elvio:”Ho fatto preparare del capriolo arrosto, è una specialità locale, potrò anche servirvi formaggi di ogni tipo e pure salumi oltre a dell’insalata particolarmente amara per chi la ama, vino un Prunent con base Nebbiolo.” ”Una cena silenziosa non riesco a digerirla, Ambrogio sai suonare il pianoforte, lì in fondo al locale ce n’è uno, domanda alla signora che musica preferisce.” Ambrogio sapeva strimpellare il piano e  finalmente riuscì a far sorridere i due. Alla fine dell’esibizione: “Signora sono veramente stanco, mi ritiro nella mia camera, buonanotte.” “A questo punto sembra rurro palesemente taumatoligico come direbbe La Palice, stesso lettone con finale scontato!” “Hai già dimostrato che i finanzieri non sono ignoiranti, adesso prova a dimostrare che sono validi in altri campi!” Alberto e Ginevra, a turno, avevano fruito dei servizi del bagno con ovvio finale. “È molto tempo che non ho rapporti sessuali, mio marito mi ignora, vorrei che tu fossi delicato.” “Prima devo domandare a ‘ciccio’ se sei di suo gradimento, non ama le persone anziane!” Alberto fu convinto a cambiare atteggiamento da una unghiata doppia sul suo sedere.” Va bene, ho finito di fare lo stupido, chiudi gli occhi ed apri le tue deliziose cosce.” Un cunnilingus  per evitare di far troppo male alla ‘gatta’ di Ginevra che impiegò molto tempo prima di raggiungere un orgasmo ma una volta partita… Alle dieci Ambrogio svegliò i due telefonicamente: “Signora mi dia degli ordini, sono nella hall.” “Resta lì.” “Mio caro, a mente serena debbo dirti qualcosa di importante: ho ancora le mestruazioni e quindi non so cosa succederà, in caso positivo non saprai mai nulla, siamo troppo lontani sia per età che mentalità. Anche se il concetto ti sembrerà strano è stato un omaggio a mia figlia Aiko, questa è una delega per il ‘Banco Ambrosiano’, vi ho depositato una bella somma sempre in ricordo di mia figlia, ti auguro tanta fortuna!” Un bacio finale come nei film rosa ma il loro non aveva proprio nulla di rosa! Finale col botto: “Alberto mio figlio vuole frequentare un corso di equitazione, avrebbe bisogno di…” “Maresciallo è risaputo che una caduta da cavallo può essere pericolosa, consigli a suo figlio la corsa, è più salutare per lui e per me!”

  • 24 maggio alle ore 16:34
    SEI PERSEO?

    Come comincia: Avere un nome fuori del comune può essere interessante ma chiamarsi Perseo per un ragazzo voleva dire che molto probabilmente i genitori avevano dovuto accontentare qualche avo benestante ma poi esporre il pargolo al ‘vituperio delle genti’ di dantesca memoria. Perseo studente di primo liceo classico, sempre polemico e soprattutto ‘moquer’, durante una lezione di storia domandò ad Oddo,  professore di materie letterarie cosa facessero così lontano da casa loro,  a Canne, i Cartaginesi con al comando Annibale  invece di godersi le soleggiate spiagge del nord Africa  popolate di belle donne o di robusti maschioni a seconda dei gusti personali; avevano traversato le Alpi con  poveri elefanti infreddoliti per poi venire in Italia a buscarne dai Romani. Perseo ritenne anche di omaggiare i compagni di classe ed il professore con un episodio riguardante quella battaglia in cui risultava il suo nome: “Alla fine dello  scontro, morti e feriti dappertutto, un soldato romano, uno dei pochi rimasto illeso cercava un suo compagno girando nel campo di battaglia: “Sei Perseo? Sei Perseo? Sei Perseo?” Nessuna risposta, gli interpellati erano tutti morti, solo uno dava segni di vita alla domanda: “Sei Perseo?” Una risposta inaspettata “Trentaseo!” Risate dei compagni di scuola ma non del professore: “Pensi di essere spiritoso? Ti farò passare la voglia, vieni  vicino alla cattedra, vediamo se sei preparato?” Alberto era il ‘frutto’ di un ginecologo, Rolando e di una ex modella, Cristiana che aveva aperto una boutique a Jesi in quel di Ancona. Di intelligenza e di memoria superiore alla media il giovane si limitava a seguire le lezioni dei professori per evitare di studiare a casa; nell’interrogazione fece un’ottima figura con lo scorno di Oddo che fu costretto ad ‘omaggiarlo’ di un otto. A proposito dell’insegnate, già col quel nome fuori del comune era abbastanza ridicolo se poi ci si aggiungeva la sua figura scheletrica, il naso lungo come pure i piedi era una macchietta. A detta del bidello Procolo, sempre informatissimo sui fatti di tutti i componenti la scuola, i genitori l’avevano fatto operare alle orecchie che il poveraccio aveva a sventola, insomma uno scherzo della natura che però l’aveva ricompensato con una intelligenza fuori del comune,  aveva  vinto tutti i concorsi in cui si era presentato. Ritornando al bidello, il significato del nome Procolo è: ‘nato quando il padre era lontano da casa’ il che poteva far malignare sul comportamento sessuale della genitrice…Oddo il cui significato di origine tedesca vuol dire ‘proprietario’, era veramente possidente di vari terreni a Cupramontana vicino a Jesi,  pure di quella località era la consorte Dalida che fisicamente non aveva nulla in comune col marito: alta, longilinea, bella di viso, genitrice di Serilda che per sua fortuna non assomigliava al padre. Dalida era il nome della gentile e disponibile consorte; come l’omonimo personaggio della Bibbia era piena di fascino, amante del denaro, anche un po’ diabolica, per lei valeva il detto marchigiano: ‘ Se te sposi ‘na donna vella te tocca a fa la sentinella.’ Hermes protettore di Perseo, dopo una notte passata in compagnia di Croco era di buon umore. Notato il suo protetto in giornata negativa pensò e mise in atto una delle sue: far conoscere a Perseo Serilda che era iscritta alla quinta ginnasiale nell’istituto dove insegnava suo padre il quale, spinto da chissà quale spirito maligno aveva ‘omaggiato’ la sua discendente di un nome perlomeno inusitato il cui significato è ‘fanciulla  battagliera.’ In fondo non aveva commesso un errore, la ragazza di altezza media aveva un corpo robusto, sembrava una palestrata anche se la baby non aveva mai frequentato una sala da ginnastica. Un incontro molto particolare, Perseo durante gli intervalli talvolta frequentava i locali di pertinenza del bidello per fumare in santa pax qualche sigaretta sottratta al  genitore, parimenti di Serilda che aveva lo stesso vizietto. Fecero amicizia, la giovane raccontò che sino alla terza media era stata in un collegio di suore di cui non aveva un buon ricordo. Oddo non vedeva di buon occhio quell’amicizia ma dovette arrendesi dinanzi alla risolutezza della figlia: “Non facciamo nulla di male, Perseo è un ragazzo intelligente e fisicamente non è male.” Proprio quella era la paterna paura, Serilda aveva solo sedici anni ed a qualche sua coetanea, a scuola, era accaduto qualcosa di …non adatto alla sua età! Perseo venne a conoscenza delle vicissitudini della ragazza: una volta per una forte infreddatura si era sentita male ed era stata ricoverata all’infermeria della scuola, verdetto del medico: ‘broncopolmonite basale sinistra’, cura: iniezioni di antibiotico ogni otto ore. Infermiera della scuola una ragazza svedese, Lucia classica bionda con occhi azzurri  eseguiva il suo compito con molta diligenza, dopol’iniezione massaggiava a lungo il sedere di Serilda talvolta andando fuori del…seminato ossia sul fiorellino, sulle tette ed infine baciandola in bocca, una lesbica a cui la studentessa non aveva avuto il coraggio di opporsi ma quell’esperienza non era stata di suo gradimento, lei era sicuramente etero anche se non aveva avuto esperienze con un …coso maschile. Un giorno Perseo capì che il ‘frutto’ era maturo  ed anche per l’assenza in classe del professore di materie letterarie condusse Serilda a casa sua, in via S.Martino dove la ragazza, un po’ spaventata prese visione per la prima volta di un ‘marruggio’, per dirla alla contadina, che la mise ‘in pensiero’ paragonando il calibro alla sua ‘piccolina’. Alberto fu intelligente glielo mise solo in mano con l’ovvio finale di uno zampillo latteo. Anche mammina Dalida aveva problemi in quel campo. Stanca dei volenterosi e robusti figli di contadini voleva provare qualcosa di ‘meno grezzo’ e chiese al marito di potersi fare visitare da un ginecologo, chi meglio di Rolando padre di Perseo? “Gentile signora lei ha la vagina molto infiammata, usi questi ovuli che le prescrivo e dica a suo marito di ‘andarci piano!” Ma quale marito, Oddo era quello di una al mese quando andava bene, anche quella era poco soddisfacente per la signora ma le qualità ‘argentee’ del consorte la inducevano ad accontentarsi in quel campo. Dopo quindici giorni Dalida si ripresentò dal professor Rolando che: “Finalmente signora tutto a posto!” “Che ne dice di provarmelo, non vorrei che…” Dalida  voleva la prova subito, Rolando chiuse la porta d’ingresso dello studio a chiave e provò, a lungo che la sua diagnosi era stata esatta. “Dopo circa mezz’ora: “Professore che ne dici di altra visita fra una settimana?” Rolando piuttosto esausto: “Facciamo quindici giorni, ho molto lavoro!” Cristiana aveva avuto molto successo con una sfilata di modelli maschili ad Ancona, successo per lei più piacevole perché aveva conosciuto un modello di nazionalità francese, molto raffinato che con quella sua erre moscia l’aveva conquistata. “Caro questa sera resto ad Ancona, devo prendere accordi con dei clienti stranieri che domani debbono ripartire.” “Va bene cara, divertiti!” Rolando era a conoscenza delle scappatelle della consorte, lui la ripagava di ugual moneta ed erano ambedue ben contenti di essere una coppia aperta. Niente di nuovo sotto il sole, nei secoli la storia si era ripetuta e così: ‘Passa un giorno, passa l’altro Alberto imitò il prode Anselmo ma al posto di mettersi l’elmo incappucciò il suo uccellone con un condom al fine di evitare non graditi imprevisti, Serilda al massimo dell’eccitazione non ebbe molti problemi e da quel momento…vai alla grande! Chi aveva problemi era invece suo padre Rolando ossessionato sempre più dalle richieste sessuali di Dalida, allo stremo delle forze e della pazienza pensò ad un escamotage: assunse una infermiera anziana che era presente ad ogni visita a Dalida la quale, capita l’antifona ritornò ai rapporti con giovani e gagliardi campagnoli. Dall’alto dell’Olimpo Hermes contemplava lo spettacolo dei cinque con compiacenza da guardone,  anche lui aveva partecipato in parte alla loro felicità.

  • 24 maggio alle ore 16:30
    IL POLIANESIMO

    Come comincia: Sin dai tempi che furono i nostri antenati cercarono qualcuno al disopra di loro a cui credere, delle leggi a cui ubbidire, delle disposizioni da seguire per evitare dissidi e disaccordi e condividere le esperienze di vita, l’amore e le sofferenze. In seguito a ciò nei secoli sono nate circa centotrentasette religioni, quelle più seguite,  di cui sette cristiane. Ovviamente ciascun adepto afferma che la sua è quella giusta, facendo sorgere guerre infinite come nel Medio Evo quelle tra cristiani, ebrei e musulmani tuttora in atto. Il Polianesimo, invece, è condividere le esperienze di vita, l’amore e le sofferenze, educare i bambini alla felicità e non alla perfezione. Secondo questa teoria l’amore vero non è mai a due, c’è sempre un terzo e questa è la vita reale. Quando c’è l’more non c’è presunzione o egoismo, non c’è pigrizia né ignavia. Quando c’è l’amore non servono le parole, gli atti d’amore sono un inno alla vita. Il Polianesimo invita a rompere gli schemi a rinnovare l’amore con coraggio altrimenti si arriverà alla sconfitta. Occorre  aprire le confessioni con noi stessi e con chi crede in noi. Occorre guardarsi da vicino e vedere la nostra immagine negli occhi degli altri ed osservarli  senza possederli. Occorre amarsi tutti insieme anche solo analizzando la bellezza del silenzio ed amandosi donandosi a tutti. Ma ci sono dei distinguo: le masse saranno sempre al disotto della media, le barriere del sesso dovranno cadere e la democrazia arriverà all’assurdo rimettendo le decisioni circa le cose più importanti a molti incapaci. Sarà la punizione del principio di democrazia attratto dall’eguaglianza che dispensa l’ignorante di istruirsi, l’imbecille di giudicarsi, il bambino di diventare uomo ed il delinquente di correggersi. Il diritto pubblico fondato sull’eguaglianza andrà in pezzi perché non riconosce la disuguaglianza di valori, di merito, di esperienza, la fatica individuale, culminerà nel trionfo della feccia e dell’appiattimento. Questo ci ha insegnato Henri – Frédéric Amiel già nel 1871. Teoria saggia e suggestiva ma che era stata interpretata ‘pro domo sua’ da Alberto che a Messina aveva creato un circolo a nome ‘I Polianisti’. Secondo il fondatore del club gli associati dovevano avere le caratteristiche dei gaudenti, insomma essere edonisti, sibariti, viveurs e libertini. Altra caratteristica importante, ma non ultima, avere una buona disponibilità finanziaria. Ma chi era quel furbacchione di Alberto? Un ex maresciallo quarantacinquenne della Guardia di Finanza che, stanco dei ‘signorsì’ e delle regole della vita militare, con furbizia aveva dato la stura alla sua vera natura di gaudente ma non quella fondata nel 1260 in onore della B.V. Maria! Il locale scelto uno di quattrocento metri quadrati in viale Europa il cui proprietario e suo amico, Franco, aveva voluto condividere l’esperienza di Alberto per una sfida alla città molto dedita a riti cristiani, a processioni ed a festeggiamenti in onore di vari santi.  Con i soldi della liquidazione Alberto aveva sistemato in modo  moderno il locale dividendolo in varie salette, in fondo un bar ben fornito a cui erano addette due ragazze giovani abbigliate in modo sexy, all’ingresso lo stesso Alberto coadiuvato da Audrey, sua convivente vestita in modo inappuntabile ed elegante. Franco aveva provveduto a segnalare ad Alberto un buttafuori nella persona di un etiope Kamali, di un metro e novanta di altezza, centoventi chili di peso e di pelle non molto scura, sicuramente un incrocio tra una italiana ed un indigeno. L’apertura del locale era stato reclamizzato sia da un giornale che da una radio locale.  Alle diciotto del giorno prescelto già molte persone erano entrate nel locale spinti dalla curiosità, alcune conoscevano di persona Alberto ed avevano portato delle piante in omaggio. Audrey era la vera attrattiva del locale: francese di nazionalità, alta, longilinea, corpo da modella, espressione del viso accattivante. Di passaggio  a Messina era stata affascinata sia dalla divisa che dal ‘savoir faire’ di Alberto e gli era rimasta accanto. Uno stereo con altoparlanti in tutto il locale diffondeva musica di altri tempi a basso volume: Sinatra, Armstrong, Hallyday, Buongusto, Ellington, gli indiavolati ritmi moderni erano stati volutamente banditi, in giro c’erano pochi giovani che l’avrebbero apprezzata. Molti dei presenti si conoscevano, si formarono alcune coppie soprattutto di attempati signori con ragazze più giovani, le consorti per ripicca avevano preso la stessa via, gli ampi divani accoglievano molte persone che gustavano dolci e bevande, perlopiù champagne che alcuni camerieri distribuivano agli invitati. Da precisare che furbescamente Alberto aveva posto vicino ad Elvira, signora addetta al guardaroba un cartello in cui si invitavano i signori e le signore ad iscriversi al club ‘Il Polianista’ anche se la maggior parte dei presenti non aveva la minima idea di che si trattasse, prezzo dell’iscrizione: ‘Facoltativo.’ Questa ultima era stata una furbata dell’ex maresciallo che in tal modo faceva i conti alla rovescia nel senso che stabiliva in anticipo il guadagno del locale per poi detrarre tutte le spese. (caina docet!) Visto l’ambiente signorile alcuni dei presenti chiesero ed  ottennero la tessera di socio. Unica prescrizione essere maggiorenni; orario di apertura tutti i giorni dalle ventidue alle tre di notte escluso il lunedì. Qualcosa di particolare accadde: Kamali dopo un mese che era in servizio si presentò con un elegante vestito cucito su misura per la sua mole con scarpe di Varese e cravatta di un maestro napoletano, provenienza del denaro per l’acquisto? Sicuramente qualche signora un po’ attempata che aveva gradito le prestazioni del giovane africano. Il destino, non controllato, more solito da un Hermes distratto da avventure sessuali, mise in atto un principio del Polianesimo: ‘L’amore vero non è mai in due, c’è sempre un terzo ed è la vita reale.’ La differenza era che nel Polianesimo si parlava di amore spirituale, quello che avvenne ad Alberto invece riguardava il sesso. Durante una sua assenza da Messina per  la visita a Pesaro alla mamma  ammalata, era accaduto che al club si era presentato Andrè un signore francese in Citroen DS 21 che aveva intrapreso una conversazione in madre lingua con Audrey cui era venuta un po’ di nostalgia del suo paese. Col cellulare Audrey si sentiva ogni sera alle ventuno col convivente. La mancanza di collegamento telefonico all’inizio non fece pensare male ad Alberto ma dopo tre giorni… “Franco vedi di contattare Audrey, non riesco a collegarmi con lei, non vorrei che stesse male.” Ma quale male, la francesina, oltre alla nostalgia forse sentiva la mancanza di qualcosa di francese, passava la giornata in compagnia di Andrè. ”Alberto vuoi la verità oppure…” “Franco non la fare lunga, ormai mi conosci.” Alberto fu messo al corrente dei fatti accaduti, in fondo si immaginava qualcosa del genere ma averlo per sicuro…Con la A.R. Stelvio in nove ore, traghettamento compreso giunse a casa in viale dei Tigli dove non trovò Audrey ma un suo biglietto. ‘Sai qual è il numero perfetto?’ Pure spiritosa la francese. Le boutades erano il pane quotidiano di Alberto, stavolta le apprezzò un po’ meno ma fece buon viso…Squillo del telefonino: “Caro sono in compagnia di un mio paesano di Nizza, come te è appassionato di Formula Uno, quando puoi vieni al club, se nei giorni passati non mi hai raggiunto col cellulare era perché eravamo in luoghi dove non c’era campo.” Pensiero di Alberto: ‘scusatio non petita…’ Andrè era il titolare della Delegazione Francese dell’Ambasciata a Messina, aveva l’aria del classico gallico francese: media statura, baffetti alla Menjou, capelli impomatati con riga laterale, uno stemma sulla cravatta, vestito a righe verticali. “C’est un plaisir mon ami, spero imparare molto presto e bene italiano.” “Qualcun’altra cosa l’hai imparato grand fils de pute”, pensiero di Alberto che riuscì anche sorridere. “Hai un locale elegante con una stella che brilla al centro, la nostra cara Audrey mia vecchia compagna di scuola che il destino ha voluto farmi incontrare.” Aveva ragione il nizzardo, la ragazza brillava in tutta la sua bellezza, capelli castani sino alla vita, corpo favoloso, viso incantevole, tette e gambe invidiabili, avrebbe fasto arrapare anche un anacoreta! “Tout le monde à manger, anfitrione moi!” Almeno non era uno scroccone. Audrey scelse ‘La risacca Dei Due Mari’ a Torre Faro località che raggiunsero con la Citroen di Andrè, seduti davanti i due maschietti, dietro, al centro la giovin signora che aveva appoggiato le braccia sulle spalle dei due, un chiaro invito? Alberto: “Non parlare francese altrimenti ci prendono per turisti e ci spelano, io conosco il padrone: “Caro Cola i miei amici  hanno sentito parlar bene del tuo ristorante, siamo qui affamati.” Cola si  fece onore: gamberi impanati, alici marinate, linguine cozze e vongole, trancio di pesce spada. Andrè alzò le mani in segno di resa, solo un’ananas ed un caffè. Vedendo che chi pagava era il francese, Cola non perdonò e lo ‘spelò’ ma evidentemente l’anfitrione non aveva problemi finanziari, pagò senza una piega e lasciò pure una lauta mancia, la ‘cosina’ di Audrey cominciava a costargli un po’ troppo! Ad Alberto chissà per quale strano collegamento venne in mente e declamò una frase del poeta romanesco Trilussa di cui  era grande ammiratore: ‘Se insisti e resisti raggiungi e conquisti.’ “A chi è diretta la citazione?” “A voi due, andiamo a casa mia e approfondiremo il concetto.” “Mes félicitations, hai una dimora meublè avec gôut, le lit double est vraiment grand!” Alberto: “Doit contenir trois personnes!” Adrey prese in mano la situazione: “Alberto mi ha raccontato di una trasmissione televisiva in cui due uomini si contendevano ‘le grazie’ di una fanciulla la quale dichiarò di amarli entrambi e di non volerne fare a meno di uno. I due maschietti facendo riferimento alla loro mascolinità offesa dichiararono che mai avrebbero accettato il trio, la ragazza li guardò in viso e: “Siete due esseri piccoli e meschini, auf wiedersehen trottel!” “La ragazza era, oltre che tedesca anche anticonformista ma aveva incontrato due trottel, tradotto imbecilli, siete voi trottel?” Audrey aveva dimostrato una furbizia diabolica, aveva fatto capire  che era suo desiderio avere rapporti con ambedue sempre che non si fossero dimostrati dei conformisti. Situazione chiarita, Audrey non avrebbe avuto problemi di pudicizia anzi avrebbe gradito ‘la vicinanza’ di ambedue contemporaneamente ma Andrè: “Io mi vergogno di farmi vedere nudo da Alberto…” “Allora io ed Alberto andremo sul lettone e cominceremo a far l’amore senza di te che farai il guardone a meno che tu non accetti un compromesso: io al centro del lettone: uno dei due si interessa della mia parte superiore sino all’ombelico, l’altro della parte inferiore.” Andrè capì che per lui era l’ultima chance e poi avrebbe dovuto ‘togliere le tende’, scelse la parte superiore ed iniziò dalla bocca di Audrey per poi soffermarsi a lungo sulle tette. Alberto  rivelò per la prima volta la sua propensione al feticismo, i piedi di Audrey erano veramente bellissimi lunghi e stretti, le unghie laccate con uno smalto rosso. Finito il periodo feticista Alberto si rivolse alla ‘gatta’ pelosissima che stava avendo degli orgasmi multipli alla grande prima che Alberto prendesse in bocca il clitoride: “Audrey che sta succedendo?” “Sono molto sensibile ai baci sulle tette, Andrè è un mago.” Ci mancava pure il mago delle tette, Alberto pian piano prese possesso della ‘gatta’ che  cominciò a dar ‘segni di vita’, lui era diventato anche il mago del clitoride. Il francese ogni tanto rientrava a Nizza per far visita ai suoi ma fece sempre ritorno a Messina, si era innamorato profondamente di Audrey come pure Alberto che talvolta si interessava, come da accordi, alla parte superiore della ragazza e vissero…come gli altri esseri umani non innamorati. Finita la fase dei cuoricini, degli arcobaleni e dei coniglietti ci si ritrova ‘rari nantes in gurgite vasto’ invecchiati, infelici e scontenti con tutte le problematiche che hanno gli esseri umani,  il ‘claim’ ‘felici e contenti è una bugia che ci raccontano sin da piccoli!’

  • 07 maggio alle ore 17:54
    CHI LA FA...

    Come comincia: Fausto si considerava un uomo fortunato e lo era. Appena laureato in medicina e poi specializzato in ortopedia e traumatologia era stato preso sotto l’ala protettrice di Alessandro celebre chirurgo di quel settore che era il primario ed il padrone  della clinica privata San Francesco in viale Principe Umberto a Messina. Il motivo di tanta benevolenza? L’essere molto bravo nel lavoro in cui si impegnava anche partecipando a congressi nazionali e  internazionali,  di parlare correttamente il francese, l’inglese e lo spagnolo, quest’ultima lingua di famosi chirurghi ortopedici. Ambra, la figlia  di Alessandro, era impiegata  ufficialmente nel settore di amministrazione della clinica, in verità in ufficio ci si recava ben poche volte impegnata in ‘approcci ravvicinati’ col personale maschile della Casa di Cura. Quella ‘qualità’ era stata da lei ereditata dalla madre dal nome di origine greca di Artemide, per i romani Diana, dea dedita alla caccia, nel caso in esame alla caccia di maschietti. Artemide non era una gran bellezza, piccola di statura ma dal corpo armonioso aveva un passo deciso da militare e quando desiderava una cosa  l’otteneva, uno dei suoi maggiori desideri erano quelli relativi alle prestazioni di sesso di cui aveva fama di essere particolarmente dotata. Aveva ‘messo gli occhi’ su Fausto, dal fisico vigoroso che non la considerava perché impegnato nel lavoro e nello studio. Figlio di una coppia modesta, padre falegname, madre casalinga conosceva bene il significato della parola sacrificio che soprattutto i suoi avevano compiuto per farlo studiare sino alla laurea. Fausto era stato messo in cattiva luce col marito Alessandro da parte di Artemide per quel rifiuto ma il titolare della clinica, conoscendo bene la consorte non se n’era dato per inteso. Un mattina, cosa insolita, in ufficio era presente Ambra particolarmente allegra ed in piena forma, in quel momento stava mettendo in mostra  le qualità del suo nome che significava ‘avere capacità comunicative di chi sa imporre le proprie idee.’ Chi gli capita in ufficio? Fausto  che aveva bisogno di conferire con lei per organizzare un’operazione chirurgica di particolare difficoltà. “Tó che si vede, il secchione amico di papà e forse di mamma, che posso fare per te?” ”Dato che hai preso tu l’argomento vorrei diventare amico tuo ma vedo in giro troppa concorrenza!” “Dove sta il tuo spirito di iniziativa, come uomo sei pregevole, ti piace l’aggettivo pregevole, quando vuoi sono addisposizione come da dialetto messinese.” “Devo chiedere l’autorizzazione a tuo padre, abbiamo…” “Basta fare il cagnolino obbediente, ti porterò in un locale favoloso a Catania dove mi dicono si mangia benissimo, mi sembra che tu abbia bisogno un po’ di nutrimento, ci parlo io con mio padre.” E così fu, Fausto giunse a Galati Marina nel cortile della villa  della ragazza con la sua Cinquecento un po’ datata. Ambra: “Dove vai con stá carriola, entra nella mia Stelvio, guida tu almeno fai la figura del ricco  sportivo che dall’aspetto non mi sembri.” Fausto dimostrò il contrario partendo con una sgommata  e, presa l’autostrada seminò tutte le auto dinanzi a lui.” “Va bene, hai dimostrato che sei un nuovo Schumcher, entra nel casello di Taormina, ci rechiamo in un  ristorante che non conosco, me l’hanno magnificato, si chiama ‘Porta Catania.’ Il locale dava l’impressione di essere il proprietario persona dai gusti raffinati, si trattava invece di una signora che si presentò al tavolo dei due,  era una donna elegante, robusta, capelli corti, palestrata sguardo intenso insomma decisamente mascolina. “Sono Ellen, è un piacere accogliere una sí bella coppia, specialmente lei madame con quegli occhi verdi ed il fisico longilineo, se me lo permettete provvederò il al menù e vi farò compagnia al tavolo.” Fausto ed Ambra si guardarono in viso ridendo, una vera dichiarazione di ammirazione. La proprietaria aveva colto nel segno, Ambra era bellissima in un tubino nero, di altezza superiore alla media spiccava per beltà sulle altre signore del locale. Nel frattempo si era avvicinato al tavolo un giovane che: “Cara Ambra è un bel po’ che non riesco a rintracciarti né in casa né in ufficio…” “Ecco bravo non rintracciarmi mai più anzi fai una cosa: fai a farti fottere!” Il cotale guardando la stazza di Fausto, con la coda fra le gambe andò a ‘farsi fottere’. “Uno sciocco non ricordo nemmeno come si chiama in ogni caso non si infastidisce una signora che è in buona compagnia.” “Grazie per l’aggettivo buona allora ho qualche speranza?” “Sei spiritoso, ti rispondo che dipende da te, se troverai del tempo per coccolarmi senza andare in clinica…” “Ho molte ferie arretrate, tuo padre non mi dirà di no, spero di avere un mese libero, abito in via Santa Maria dell’Arco, mi vien da ridere dato che sono ateo ma da queste parti si pensa molto alle chiese, alle cerimonie religiose, alle feste che mobilitano l’intera città e villaggi, a processioni con grande partecipazione popolare senza pensare a migliorare la vita dei cittadini. Un mio amico, direttore di  banca mi ha confidato che ci sono a Messina perlomeno dieci persone molto ricche che preferiscono tenere i soldi in titoli piuttosto che rischiare creando posti di lavoro..scusa ma talvolta mi lascio prendere dalla foga, pensiamo a noi.” Un cameriere in divisa portò in tavola tante qualità di pesce, dalle aragoste, ai calamari, alle spigole alle sardine. I due fecero onore alla cena sino al classico ananas seguito da un caffè di qualità arabica veramente eccellente.  Nel frattempo era accaduto qualcosa di non previsto: Ellen, seduta al tavolo aveva messo un suo piede fra le gambe di Ambra che si mise a ridere fragorosamente attirando l’attenzione dei clienti del ristorante. “Cara Ellen non ti offendere ma io amo i piselli soprattutto quelli grandi ed in forma, i fiorellini non sono di mio gusto!” Ellen era sparita in fretta, per lei non c’era trippa pé gatti come si dice a Roma. Ambra stavolta prese lei il volante della Stelvio senza spingere troppo forte sull’acceleratore, allungava la mano destra verso la pattuella di Fausto. Il sottostante ‘ciccio’ alzò la testa facendo ridere Ambra: “Volevo vedere come reagivi…” “Insomma prima di acquistare assaggiare la merce!” “Non la mettere così, mi sei piaciuto appena ti ho visto ma tu eri ‘in tutt’altre faccende affaccendato…’” “’a questa roba morto e sotterrato’ conosco la poesia del Giusti. “Pace.” “Pace.”D’iniziativa di Ambra un bacio ricompose la controversia fra i due. “Andiamo nella mia villa, ci sono tre piani e nessuno ci disturberà, ti darò un pigiama di mio padre.” “Allora hai deciso di…” “Non penso che ti faccia schifo!” “Non credi che siamo un po’ troppo litigiosi, anch’io ti avevo notato ma avevo anche notato una moltitudine di giovani che…” “Esagerato, una moltitudine, manco fossi Messalina!” In camera la scoperta dei due corpi, ambedue bellissimi e soprattutto eccitati, dopo il bidet di rito:’allons enfants de la patrie le jour de la gloire est arrivé!’ Così iniziò la liaison fra i due che giravano per casa senza destare la curiosità dei genitori di lei né della servitù che doveva essere abituata a…Grandi passeggiate nel giardino con annessa uccelliera, amicizia di Fausto col pastore tedesco Full custode dell’abitazione, cene a Taormina in altro locale per evitare le avances di Ellen ma al ventesimo giorno Alessandro:”Giovanotto ti sei rilassato abbastanza, ti aspetta un congresso a Barcellona in Spagna, ci sono novità riguardanti ultime tecniche ortopediche, partirai fra due giorni, fammi sapere.” Era un ordine ed a Fausto non restò che ubbidire. Fu accompagnato all’aeroporto di Catania da un’Ambra rattristata, si era abituata alla compagnia ed alle prestazioni del giovane. Fausto trovò un alloggio già prenotato vicino alla sala delle conferenze, conobbe un luminare del settore tale Rodriguez con cui, dopo le lezioni, scambiava pareri clinici. Al primo week end Fausto fu agganciato da una collega di corso, spagnola, che: “Sono Belinda ti chiedo un favore, vorrei esercitarmi nella tua lingua, non ho tempo di andare a lezione.” Fausto sorrise, capì che la ragazza aveva sfornato una fandonia, parlava perfettamente l’italiano, forse voleva approfondire l’italiano in altri campi. Il suo nome corrispondeva alla sua persona: dolcemente luminosa, la sua conoscenza ne valeva la pena. Belinda fece da cicerone a Fausto che, non molto amante di monumenti, (ce n’erano tanti in Italia), preferì entrare in un  ristorante tipico dove furono accolti da un gruppo di chitarristi che stavano suonando musiche messicane e che s’inchinarono al loro ingresso. Si presentò il padrone del locale: “Bienvenido a mi modesto restaurante, el menú es fijo, solo puedes elergir vino o cerveza.” Belinda scelse la birra, evidentemente voleva avere il partner in piena forma. Andarono nell’alloggio di Fausto e passarono due giorni d’incanto, il lunedì di nuovo lezioni che terminarono il mercoledì; Belinda accompagnò Fausto a ‘El Prat’, l’aeroporto di Barcellona e lo congedò con un lungo bacio di ringraziamento, non avrebbe dimenticato il bell’italiano. Era un luglio afoso, Ambra non sopportava l’aria condizionata dell’ufficio: “Papà vado nell’isola di Panarea in compagnia di alcune amiche, ci rivedremo…non so quando, a te buon lavoro.” Ambra ricordò che Fausto le aveva raccontato quando da giovane studente era andato in gita con la scuola a Panarea ed aveva stretto amicizia con Marina la figlia di un possidente di quell’isola che aveva fatto fortuna acquistando, a poco prezzo le case lasciate libere da abitanti emigrati in Australia. L’isola era diventata famosa allorché il regista Antonioni vi aveva girato il film ‘L’Avventura’ con Monica Vitti e Gabriele Ferzetti. Fausto era rimasto in buoni rapporti con Marina, spesso si sentivano per telefono, era stato  il loro primo flirt e come tutti i primi amori…Durante la permanenza nell’isola Ambra non era stata con le mani in mano nel senso che partecipava a tutte le feste date sulle loro ‘barche’ dai proprietari di yacth ormeggiati in rada ‘conoscendo’ molto da vicino vari maschietti che apprezzavano le esibizioni della ragazza che si era presentata a Marina come ‘molto amica’ di Fausto. Il giovane era rimasto nel cuore della isolana che comprese  che c’era stato del tenero fra i due. Per gelosia, via telefono, fece partecipe  Fausto delle numerose avventure della sua conoscente comunicandogli anche che sarebbe giunta a Messina dove era proprietaria di una abitazione in via Ducezio. Quella telefonata aveva riportato Fausto ad anni addietro quando era ancora studente, una rimembranza gradevole, in passato avrebbe voluto incontrare di nuovo Marina ma causa il lavoro non c’era riuscito, ora… Appuntamento in via Ducezio alle diciassette di un sabato pomeriggio, grande sorpresa: Marina non era più la legnosa teen ager che Fausto aveva conosciuto da giovanissimo, era diventata una donna estremamente attraente oltre che elegantissima. Un abbraccio affettuoso senza parole, ambedue erano rimasti affascinati, seduti su un divano: “Mio caro mi sembra di essere ritornata ragazzina, ti ho sempre ricordato, avevo fatto anche un pensierino di su te ma la morte dei miei genitori per ictus e quella di mio fratello per un tumore oltre che il lavoro per mandare avanti il mio albergo mi hanno distolto, ora ti ho di nuovo catturato e se sei d’accordo…”Un lungo bacio, Fausto era d’accordo. Il giovane pensò bene di informare del suo  legame  Alessandro il suo primario, non voleva avere guai quando Ambra sarebbe venuta a conoscenza del suo nuovo idillio. Alessandro fu d’accordo col suo dipendente, di cornuto a casa sua ce n’era già uno…

  • 07 maggio alle ore 17:45
    LA PROFESSIONE DELLA SIGNORA...

    Come comincia: Tradotta dall’inglese la parola gloom, tristezza,  sembra meno triste ma tale resta! La gloom era la poco piacevole compagna giornaliera di Alberto ultrasettantenne, vedovo che abitava a Messina al quinto piano di una palazzina in viale dei Tigli, panorama anteriore lo stretto di Messina, posteriore un caseggiato piuttosto animato in quanto a femminucce. Alberto oltre che della pensione di ex maresciallo delle Fiamme Gialle disponeva di un notevole gruzzolo di denaro in contanti ed titoli presso una banca locale, soldi ereditati dai nonni. Amante dei motori, sin da finanziere quando guidava per servizio una Alfa Romeo 1900 per inseguire i contrabbandieri di sigarette (erano gli anni cinquanta); nell’acquisto di una nuova auto aveva deciso per una Jaguar X type non apprezzando l’Alfa Romeo 156; in seguito capì che aveva avuto ragione, quel tipo di macchina col tempo era sparita dalla circolazione. Il suo parcheggio era il Cavallotti vicino alla caserma dove incontrava gli ex colleghi che gli facevano i complimenti per la sua aria giovanile malgrado l’età. Alberto  non era d’accordo per un fatto accadutogli. Volendo rinverdire il suo ‘ciccio’ ,aveva acquistato una confezione di pillole blu da usare per l’incontro con una ‘signorina’, di professione mignotta ma male gliene era incolto, aveva cominciato a sudare ed a vomitare…argomento chiuso! Per trascorrere il tempo oltre alla TV ed alla lettura di libri e giornali Alberto usava un vecchio binocolo di notevole potenza ereditato da suo padre; poteva osservare la costa calabrese specie di notte era uno spettacolo che, per la sua illuminazione, poteva assomigliare in piccolo a Rio de Janeiro ma lo spettacolo più interessante era dato nel isolato del retro,  quello  dato dalle abitanti, tutte femmine, che sembravano dare delle feste danzanti o tali sembravano.  Alberto venne a sapere dal portiere del suo stabile, Saro, storpiatura di Rosario, che in quell’appartamento si esercitava il mestiere più antico del mondo. Malgrado le proteste degli abitanti viciniori le autorità nulla poterono in quanto l’abitazione era di proprietà di una signora, probabilmente la maîtresse e le ragazze risultavano residenti a quell’indirizzo come cameriere. D’estate, a finestre spalancate era possibile vedere le ‘signorine girare in casa in topless ed anche nude, Alberto si era scoperto guardone! “Saro col binocolo ho notato nell’appartamento di fronte al mio, oltre alle ragazze c’è una signora sempre vestita che mi sembra controlli il mestiere delle signorine, la conosci?” “Certo che la conosco e conosco anche tutta la sua storia: si chiama Naomi, dovrebbe avere circa quaranta anni, è vedova, suo marito si è suicidato quando, da giocatore incallito, ha perso tutti gli averi al tavolo verde. La signora era abituata ad una vita di lusso, per recuperare il suo stato e per non fare la prostituta ha preferito metter su una casa di appuntamento a cui però si accede solo se conosciuti dalla dama ed a prezzi altissimi, non penso le interessi.” “Pura curiosità Saro, mai pagato in vita mia le femminucce.” Hermes, protettore di Alberto si accorse della situazione e decise…Una mattina uscendo dal cortile per immettersi sulla circonvallazione Alberto toccò con la parte anteriore sinistra della Jaguar quella di una signora che anch’essa si stava dirigendo, piuttosto velocemente, verso la circonvallazione. Scesi dall’auto i due si guardarono e poi: “Signore le chiedo scusa, ritengo sia colpa mia dell’incidente, provvederò con la mia assicurazione.” “Se me lo permette sarò io a pagarle i danni, da vecchio gentiluomo…” “Questa è si una novità piacevole, oggi di gentiluomini in giro ce ne sono ben pochi, io vado al centro e lei?” “Anch’io, devo acquistare un cappello nuovo, posteggio al Cavallotti e poi pedibus calcantibus.” “Questa è la mattinata delle sorprese anche un cultore della lingua latina, anch’io ho frequentato il classico, posteggiamo al Cavallotti e poi, se lo gradisce andremo insieme al centro.” Come rifiutare un invito di una dama di classe, di bell’aspetto e che dimostrava una forte personalità, proprio il tipo di donna di gradimento del non più giovin signore. Entrati nel negozio di Barbisio, il commesso conoscendo Alberto chiamò Augusto, il titolare che si presentò sorridendo e prendendo la mano alla signora per un finto baciamano, evidentemente voleva far colpo sulla dama poi: “Maresciallo in cosa posso esserle utile?” “Mi sono congedato, ora sono Cavaliere della Repubblica con tanto di medaglie, vorrei acquistare un nuovo cappello di gradazione grigia,  come vede il vecchio ha fatto il suo tempo.” “Ne abbiamo di ultima collezione, se non erro lei ha la misura cinquantasei.” Mentre Albero allo specchio si provava i cappelli Augusto ‘mitragliò’ di domande Naomi che sorrise ben comprendendo dove il cotale voleva andare a parare, sapeva che Alberto era vedovo e quindi… Ma  male gliene incolse: ”Signor Augusto questa è la mia fidanzata, la inviterò alle nostre nozze dato che vedo che è di suo gradimento.” Il negoziante prese il denaro, staccò lo scontrino e sparì nel retro. “Credo che sarò costretto a fare il cane da guardia, lei attira i maschietti come il miele le api, un ape regina…” “Lei è una persona piacevole e divertente mi pare abitiamo vicino, oggi le mie ragazze sono di libertà e quindi io mangio al ristorante, se lei vuol farmi compagnia…” “Non ho molto appetito ma se lei insiste…” Gran risata di Naomi “Lei è un bel tipo, proprio uno di quelli che ammiro, odio i musoni, lei…” “Ho capito, vuol farmi arrossire ammesso che alla mia età…” Nel frattempo i due erano giunti ad un ristorante in via dei Mille. Naomi aprì la porta d’ingresso e si diresse verso una saletta interna: “Io qui sono di casa, il proprietario mi ha autorizzato ad usufruire di questo posto riservato, è nato in Francia da genitori di origini messinesi, è ritornato nella città di origine dei genitori alla loro morte, è un amico. Alain un uomo di mezza età, non alto, elegante si presentò subito: “Madame quel plaisir, non vedo le ragazze.” “Sono andate in gita sull’Etna ho con me Alberto un amico.” “ Gli amici di madame sono miei amici, provvedo subito à votre déjeuner.” “Penso sia frequentatore delle ragazze.” “No, ha gusti particolari.” Il pranzo era eccellente dalla pasta alle vongole all’aragosta il tutto ‘innaffiato’ con un Etna secco che rese più intima l’atmosfera fra i due. Naomi alla fine delle libagioni prese una mano di Alberto: “È la prima volta dopo  la morte del mio consorte…mi sembra di conoscerti da sempre, non socializzo facilmente con gli uomini e sto meravigliando me stessa. Sicuramente il custode Saro, da buon portiere ti avrà messo al corrente della mia situazione, dopo la morte di mio marito i creditori  hanno prelevato tutti i suoi beni, per mia fortuna avevo fatto mettere a mio nome la casa con i mobili e la macchina Lexus, quello che accade a casa mia lo sai, ed ora vorrei visitare la tua, in quella mia non invito nessuno se non i clienti delle ragazze.” Girando nei locali dell’abitazione di Alberto Naomi: “C’è molto buon gusto, nell’arredamento si vede la mano di un donna, hai anche la fortuna di un paesaggio meraviglioso, vorrei vederlo di notte…” Naomi si era sbilanciata con meraviglia di se stessa, era molto tempo che non ‘frequentava’ maschietti, forse troppo, andò in bagno e ritornò con indosso un accappatoio di Alberto che: ”Sento il profumo di donna come da celebre film, mi piacerebbe…” Il corpo della quarantenne Naomi era ancora in eccellenti condizioni, Alberto si ritrovò ‘ciccio’ armato che usciva dalla sua vestaglia, non sapeva che fare o meglio…Una risata da parte di Naomi che.”Vedo che ancora…prima di un incontro ravvicinato vorrei abbracciarti ballando, da giovane era la mia professione non quella della signora Warren.” Il ballo durò poco, fu interrotto da un passaggio sul lettone …Naomi: “Per favore sii delicato, è molto tempo che la mia ‘topina’ non ha ospiti.” In quell’incontro c’era molto più che del sesso: un sentimento complesso di attrazione, di piacere, di gioia, di emozioni che avevano portato Naomi alle lacrimucce. “Devo esser diventato patetico se riesco a far piangere una signora!” “Sciocco è felicità ritrovata dopo tanto tempo, ormai sai che non ti mollerò mai più!” Alberto aveva iniziato una nuova vita ma nell’animo era rimasto un vecchio ‘tombeur des fammes’, aveva chiesto di conoscere, solo conoscere, le ragazze della sua amante ottenendo un netto rifiuto iniziale poi insiti, insisti: “Va bene vieni domattina alle undici quando le ragazze sono presentabili, non ti faccio nessuna raccomandazione.” “Le raccomandazioni sono proibite dalla Costituzione!” “Fai lo spiritoso, guarda queste unghie!” “Sono bellissime di un rosso chiaro e…” “e molto appuntite!” Alberto la mattina dopo ebbe il piacere di conoscere Isabella, Monica, Manuela ed Ornella, quello che più lo colpì era il, colore dei loro capelli ognuna di tonalità diversa: da castano, a biondo da rosso ad azzurro, un caleidoscopio. Alberto aveva ripreso lo spirito di una volta, voleva vedere la reazione di Naomi ad una sua provocazione: “Ragazze sinceramente non saprei chi di voi scegliere, dipende dal vostro odore.” “Tutte e quattro gli si gettarono addosso quando si intromise la padrona di casa che preso Alberto per il collo gli fece  sentire le unghie sul pomo di Adamo, fine della sceneggiata. Alberto non partecipò al pranzo, dopo erano in arrivo dei clienti e quindi fu costretto ad abbandonare il campo. Nel rientrare a casa incocciò Saro:”Cavaliere com’è andata, spero bene!” “Caro Saro sono diventato monogamo, di proprietà dico proprietà della padrona di casa, niente svirgolate con le ragazze anche se ne varrebbe la pena…” ”Non si lamenti, ha a disposizione un gran pezzo di gnocca, pensi a me che debbo accontentarmi di una racchia perdipiù lamentosa, ringrazi Iddio!” “Saro sono pagano, ringrazierò Hermes che sicuramente in questa storia ci ha messo lo zampino!”

  • 02 maggio alle ore 23:38
    È L'AMOR...

    Come comincia: È l’amor che mi rovina è uno  dei tanti filmetti  di poche pretese che ci deliziavano (parlo di noi meno giovani) nel 1951. Questo poteva essere in tempi attuali la situazione un po’ ingarbugliata di una coppia di professori del liceo romano Augusto. Leonardo e Aurora si erano conosciuti all’università e dopo la laurea lei in matematica lui in materie letterarie erano riusciti (con qualche spintarella dall’alto) a vincere un concorso per andare ad insegnare nello stesso istituto classico ‘Augusto’ di Roma. Non religiosi, avevano preferito la convivenza al matrimonio.  Il loro stile di vita: pizza, cinema, locali da ballo, vacanze al mare d’estate, d’inverno a Roccaraso, un tran tran piacevole ma niente di straordinario.
    Ovviamente c’era qualcuno che doveva rompere i …., era il dio Hermes o Mercurio che dir si voglia protettore di Leonardo che ‘scompigliò’ le carte o meglio la vita dei due, l’arrivo a scuola come insegnante di lingue di un inglese o meglio di uno scozzese (l’interessato ci teneva molto a sottolineare la differenza). Quarantenne, discendente da una nobile famiglia aveva girato il mondo imparando altre lingue e, appassionato di antichità si era trasferito a Roma e, dietro sua richiesta appoggiata dal suo  ambasciatore fu destinato dal Ministero dell’Istruzione al liceo ‘Augusto’. Dire che la sua venuta aveva portato lo scompiglio nell’Istituto era un eufemismo non solo per la sua figura alta, slanciata e signorile ma anche perché si presentò  la prima volta a scuola con la sua Rolls Royce. In subbuglio erano le professoresse ed anche qualche alunna più ‘anziana’. Il Preside Alessandro se la riveda sotto i folti baffi. Romano dé Roma  sogghignava di quelle ‘gallinelle’ starnazzanti che sbavavano dinanzi al bello scozzese.  William non era inglese e quindi a lui non si poteva attribuire il detto ‘niente sesso siamo inglesi’  ritenne opportuno invitare i colleghi e colleghe ad una cena un sabato nella villa da lui affittata nella via Appia. Aurora volle condurre con loro anche Eloisa una cinquantenne vedova, ancora in forma per la frequenza dei saloni di bellezza che in quel momento era in crisi perché il suo toyboy era sparito e con lui soldi e gioielli. I professori giunti alla villa con le loro utilitarie (col loro stipendio…) notarono che il barone era in possesso anche di una Mini Countryman verde e di un cane Labrador (Argos di nome) molto espansivo. Dopo una cena fatta pervenire da un famoso ristorante della zona, dietro input del maggiordomo Ralston l’aria fu ‘inondata’ da musica all’inizio di un jazz indiavolato poco gradito da tutti seguita poi da pezzi  lenti molto apprezzati dalle signore che facevano a gara a chi si accaparrava William. L’unica a non seguire le colleghe era stata Aurora con piacere di Leonardo,  era immune dal fascino del collega? Niente affatto, era stata una sua furbizia. Leonardo comprese che era una tattica della sua longilinea e bella convivente infatti Willam fu lui a chiedere alla signora di ballare. Durante la danza i due si guardavano in viso senza parlare. Ruppe il silenzio William: “Sei il tipo di donna che amo di più, niente grassone con tette da nutrice e gambe storte, vita stretta, piedi lunghi e stretti e, scusa la franchezza un bel popò…” “Grazie per la fotografia,  potrei dire altrettanto di te (Aurora ritenne opportuno passare al tu come il compagno di ballo) ma poi…” “Potremmo conoscerci più a fondo sempre che tuo marito non sia geloso.” “Il mio compagno è anticonformista.” “Bene allora vienimi a trovare in villa.” Abbiamo una sola auto, prenderò un tassì” “Prendi la mia Mini, sarà un piacere che sia ‘inondata’ dal tuo profumo inebriante, hai qualcosa che mi fa…mi fa…” “Mi fa…mi fa sei forse timido?” “No…non so che dirti…” Leonardo ed Aurora furono gli ultimi a lasciare la villa, ovviamente Leonardo restò perplesso per il prestito della Mini ad Aurora ma non fece commenti. Il giorno dopo un a telefonata: “Sono William, avevo dimenticato di dirti che ho lasciato un telefonino nel cruscotto della mia auto, puoi usarlo, chiamami presto.” “Ora siamo a posto, col telefonino abbiamo chiuso il cerchio.” Commento di Leonardo. Nel frattempo che ti combina Aurora? Si reca a scuola non insieme a Leonardo con la loro Cinquecento ma con la Mini suscitando li immancabili pettegolezzi dei colleghi che a lei attribuivano l’epiteto di mignotta ed a lui di ‘cocu’; ambedue se ne fregavano bellamente come pure il Preside sempre contento di poter ‘bagnare il pane’ in vicende boccaccesche. Un sabato mattina Aurora: “Caro mi ha telefonato William, mi ha invitato a cena, che ne dici’” “Che ne dici tu, sei tu l’invitata” “Facciamo una cosa, per la prima volta è meglio che vieni anche tu ed anche Eloisa, è sempre giù…” “Mi piace il tuo specificare ‘per la prima volta’ , ho capito come va a finire!” Nessun commento da parte di Aurora, il silenzio è meglio di…” Alle diciotto il trio giunse in villa, ad aprire il portone un elegante Ralston che dopo un inchino li fece entrare. Poco dopo apparve in cima alla scala William il quale non parve infastidito dalla presenza di Leonardo, forse pensava che la giovin signora sarebbe giunta da sola ma non fece commenti, l’aplomb britannico! “Aurora col permesso di Leo vorrei farti visitare il parco.” E senza ulteriori indugi  prese sottobraccio una Aurora elettrizzata e forse qualcosa di più. Niente visita nel parco ma bacio lungo e appassionato con ovvie conseguenze per il ‘ciccio’ dello scozzese che fu presto in bocca di Aurora che apprezzò il sapore del….migliore di quello del suo compagno. Durante l’assenza dei due Leonardo ed Eolisa presero a conversare col maggiordomo  Ralston il quale raccontò dei viaggi in tutto il mondo del suo signore sottolineando la sua generosità verso tutti, soprattutto verso gli amici, un chiaro riferimento a quello che avrebbe ottenuto Aurora. A tavola Leonardo si accorse che Aurora era rimasta senza rossetto sulle labbra…capì che ormai il ‘dado era tratto!’ Nei giorni successivi nessun contatto fra lo scozzese ed  Aurora che preferì lasciare la Mini al proprietario che, in compenso, la omaggiò di un a Panda pluriaccessoriata. Aurora ottenne dalla scuola una aspettativa di trenta giorni senza stipendio, William la seguì su quella ’strada’ ormai capirono che si erano  innamorati. La signora si recava regolarmente nella  villa portandosi appresso Eloisa che aveva stretto ‘amicizia’ col maggiordomo, data la passata esperienza pensò che era meglio un suo coetaneo, peraltro un po’ snob, che un giovane. Leonardo dapprima rimase intontolito (termine romanesco usato da G.G.Belli) dalla situazione ormai sfuggitagli di mano ma stavolta Hermes si ricordò di lui e a scuola alla fine di una lezione: ”Professore sono un po’ carente in latino e greco, che ne dice di darmi delle lezioni private?” “Cara Alice non so se conosci la proibizione di dare lezioni private ai propri alunni, se non lo sai te lo dico io  adesso: non posso darti lezioni private.” “Professore i miei sono poveri mi dia una mano, la prego…” Tutto si poteva dire di Leonardo ma non che non fosse caritatevole e quindi accettò di ‘lezionare’ la piccola Alice. “A proposito quanto anni hai?” “Diciassette, fra quindici giorni diciotto.” Alice non faceva nulla per dimostrare la sua età: capelli castani divisi in due trecce, viso da ragazza ingenua non truccato, scarpe senza tacco, calze sino a metà polpaccio, dimostrava cinque anni di meno. La ragazza si era impegnata a studiare tanto da meravigliare sia il suo insegnante che il padre Aurelio che un pomeriggio telefonò a Leonardo: “Professore sono Aurelio il direttore della Banca di S.Paolo padre di Eloisa, volevo ringraziarla per le lezioni date a mia figlia,  il suo compleanno  sarà domani ma lo festeggeremo domenica con tutta la famiglia. Alice  vorrebbe guidare la mia Volvo ma è troppo grande per una principiante, le donerò una Volkswagen Up, di nuovo grazie.” Brutta puttanella ‘ i mei sono poveri’, le avrebbe dato una lezione nel senso che… insomma non di latino e greco! Una visione: Alice si presentò a Leonardo completamente trasformata tanto che il professore  faticò a riconoscerla, evidentemente era stata in un istituto di bellezza: capelli lunghi divisi a metà da una riga, occhi truccati da vamp, rossetto rosso fuoco, vestito con scollatura abissale, mini gonna a righe, scarpe con tacchi alti. “Brutta puttanella, mi ha telefonato tuo padre, mi hai preso in giro, dovrei sculacciarti!” Alice si voltò di spalle e si abbassò lo slip, ne venne fuori un deretano favoloso. “Che cavolo aspetti mon amour  te la stò sbattendo in faccia, oggi sono maggiorenne!” ‘Ciccio’ sentì un buon odore di femminuccia, odore che ormai non avvertiva da molto tempo e…dopo un bel po’: “Cara preferisci un maschietto o una femminuccia?” “Meglio una femminuccia, la chiameremo Stella con la speranza che assomigli a me!

  • 02 maggio alle ore 23:35
    TRIANTA EMERON

    Come comincia: Il mese di luglio faceva sentire tutto il suo potenziale in fatto di caldo. Un famoso detto marchigiano recitava: ‘Se voi patì le pene dell’inferno vai a Jesi d’estate e a Cingoli d’inverno’. Era luglio ed Alberto si trovava a Jesi, per evitare ‘le pene dell’estate’ di notte aveva accesso al minimo il condizionatore e si era ‘rifugiato’ sotto il lenzuolo per evitare problemi respiratori. Non aveva alcuna voglia di spostarsi da quella posizione ma sentendo la campana di una chiesa che comunicava che erano le nove si decise,  un balzo, via dal letto e poi sotto la doccia. Il buon Albertone non era di buon umore, trentenne, scapolo, proprietario terriero di recente era stato abbandonato dall’ultima conquista, Ada piccola nel nome ed anche nella statura ma grande a letto. La sua posizione preferita? Lo ‘smorcia candela’. Il detto è copiato da un aggeggio che si usa in chiesa per spegnere le candele, tradotto la ragazza si posizionava sopra l’amante e si moveva in verticale, in orizzontale in circolare finché raggiungeva insieme ad Alberto orgasmi multipli: una professionista della ‘goderecciata’. La tecnologia era stata usata dalla baby per comunicare ad Alberto il suo ‘ritiro dalla scena’, insomma lo aveva abbandonato scrivendo sul telefonino un laconico ‘Ciao’. Alberto rimpiangeva le sue prestazioni ma, guardandosi in giro capì che era facile rimpiazzarla. In pantaloncini corti, infradito e canottiera uscì di casa per andare da Giorgio l’amico giornalaio. “Alberto non mi dire che fa caldo!” “Caro Giorgio, da finanziere sopra Domodossola ho provato d’inverno i dieci gradi sotto zero, giurai a me stesso che non  mi sarei mai lamentato del caldo, dammi la Gazzetta dell’Adriatico e buona sauna!” La sua villa in viale dei Colli era un  Paradiso, circondata di prati verdi  e di alberi di alto fusto con al centro una vasca con pesci tropicali ed una fontana con ‘l’enfant qui pisse’. Era  stata ereditata da Alberto dai genitori di recente deceduti,  tra poco sarebbe giunta Mariola, la donna di servizio, Dario ormai sessantenne, era al suo posto di giardiniere. Sbracato sul divano del salotto Alberto prese a sfogliare svogliatamente il giornale: solite notizie spiacevoli di morti, guerre, uffa  le apprendeva già in televisione. Gli annunci economici erano più attraenti soprattutto quelli di donnine disponibili. Stavolta però c’era qualcosa di differente: ‘Villaggio per naturisti ‘Cap Mervelleux’ in Francia, se interessati richiedere dépliant.’ Alberto ricavò dal computer il dépliant che prescriveva: ‘Soggiorno tutto compreso da €.2.000 al giorno per trenta giorni, €.60.000 anticipati rimborsabili in caso di soggiorno interrotto o di decisione del capo villaggio.’ Alberto voleva provare qualcosa di differente rispetto alle affollate spiagge di Falconara o di Palombina,  aderì alla richiesta inviando €.60.000 all’Iban indicato. La fedele Jaguar X type lo condusse in due tappe al villaggio francese. Al suo arrivo fu accolto calorosamente dal capo villaggio monsieur Laurent che in italiano (ma parlava anche francese, tedesco, inglese e spagnolo) disse ad Alberto che, al loro arrivo ad ognuno sarebbe stato consegnato un depliant con le regole del villaggio e successivamente,  sistemati tutti  nelle relative stanze secondo i propri desiderata, alle venti ci sarebbe stata una riunione nel salone con gli ospiti senza vestiti, gli unici che dovevano indossarli erano gli impiegati del villaggio. Ad Alberto,essendo single,  era stata assegnata una camera con due letti ed una toilette, alcuni potevano usufruire di un letto matrimoniale se già in coppia, in futuro qualora si fossero formate nuove coppie si potevano mutare le sistemazioni, per ogni spiegazione occorreva rivolgersi sempre al capo villaggio che volle precisare che era un solo un consigliere e non un ‘despota’. I vecchi clienti non ebbero problemi nel mostrarsi senza veli non altrettanto i nuovi, soprattutto le signore che all’inizio camminavano con la mano sul pube suscitando l’ilarità dei naturisti puri. Laurent: “Signori il pranzo è alla carte, ognuno può scegliere il cibo preferito come pure il vino che, non me ne vogliate, ma vi consiglio di consumare con moderazione.” Un applauso e poi i camerieri cominciarono a girare fra i tavoli per raccogliere le ordinazioni. In tutto gli ospiti erano trentuno, quel numero fece pensare ad Alberto che qualcuno fosse ‘scompagnato’, che fosse proprio lui? Fu l’ultimo ad arrivare ad un  tavolo  dove era stato aggregato  con tre coppie francesi che si presentarono: Daniel con Andrèa, Louis con Sylvie, Lucas con Angèle. “Je suis  Alberto,  je connnais quelques mots de français ma je préfère ma langue,  l’italien.” Rispose Daniel: “Sono anni che veniamo in questo villaggio, siamo diventati un pó  tutti poliglotti, va bene l’italiano.” Il cibo era raffinato: caviale con champagne freddo al punto giusto, ostriche ed altri frutti di mare come patelle, telline e aragoste, evidentemente lo chef pensava di dovere dare un ‘aiutino’ ai maschietti di difficoltà sessuali. A proposito di sesso era rigorosamente vietato farlo in pubblico. Alberto notò subito la beltade di Andréa: grandi occhi verdi, bocca carnosa, seni non molto grandi come di suo gusto,  capelli castani con mèches ramate a chignon poi sparsi sulle spalle. Il suo interessamento fu notato dagli altri commensali che presero a ridere, Alberto si scusò pensando di essere stato troppo invadente ma fu lo stesso Andréa che alzandosi in piedi: “Mon ami che ne dici di questo coso?” Andréa era un travestito, transessuale o shemale che dir si voglia. Sconcerto di Alberto che:  “Sono di mentalità ampia, anche i trans sono persone piacevoli.” “Si ma tu ci verresti con me?” “ In quel posto sono ancora vergine e ci voglio restare!” ” Risate da parte dei commensali che, finita la cena presero a ballare dopo che le luci erano diventate soffuse. Alberto preferì lasciare i compagni di cena, guardando le coppie notò due ragazze dai capelli cortissimi che ballavano fra di loro. Ambedue brune avevano la pelle bianchissima, strano che non avessero preso il sole, si era in estate. Quando si sedettero Alberto, incuriosito, si avvicinò e: “Si je suis de plaisir  j’amairais danser avec l’une de vous.” “Spiacente signore noi siamo italiane, al massimo conosciamo il latino.” “L’ho studiato al classico ma è meglio la nostra lingua, io sono Alberto.” “Noi…Rossana e Sabina.” Alberto rimase un attimo interdetto, perché quella pausa nel dire il proprio nome ma poi si mandò a quel paese da solo. Poi: “Sinceramente devo confessare che il ballo per me è solo una scusa, da un insegnante di ballo sono stato paragonato ad un orso quindi voglio evitarvi qualche pestata di piedi e se mi permettete mi seggo al vostro tavolo.” Un assenso col capo da parte delle due. “Su un giornale alle note di psicologia ho letto dei consigli por rompere il ghiaccio ma penso che la cosa migliore sia quella di essere sinceri: ho trenta anni, nessun legame fisso, le mie incombenze consistono solo nel controllare il lavoro effettuato dai contadini sui miei terreni…a proposito scusate un attimo.” Al telefonino chiamò il suo fattore: “Franco sono in Francia pensa tu a tutto.” “Come al solito, com’è la fauna locale?” “È internazionale, buon lavoro.” “Il suo amico le ha domandato che ragazze ci sono in giro, vero?” Chi aveva parlato era Rossana. “Congratulazioni per la sua perspicacia, è il mio alter ego negli affari ma pensiamo a noi, che ne direste, sempre che ve la sentiate, qualcosa di voi?” La prossima volta, preferiamo conoscere le sue avventure che pensiamo…” “Non esageriamo non sono un tombeur des femmes; conseguita la licenza classica mi sono arruolato nella Guardia di Finanza che, per premio, mi ha trasferito in alta montagna sopra Domodossola. Passati e tre anni di ferma, che mi era servita per evitare la leva militare, mi sono congedato e, dopo la morte dei miei genitori son diventato ricco e fannullone, ho trenta anni di età” Sabina: “Un apprezzamento per la sua sincerità, la nostra storia è complicata, come detto da Rossana ne parleremo un’altra volta, anche se il ballo non è il suo forte proviamoci, mi servirà per abbracciarlo cosa che sinceramente gradirei.” “Vorrei darti del tu per dirti sinceramente che la tua pelle ha un profumo particolarmente piacevole, un po’ fuori dell’ordinario, in parole povere un profumo di donna come dal celebre omonimo film.” “Non ho visto il film ma ti ringrazio per il complimento.” Nel frattempo ‘ciccio’ profumo o non profumo aveva alzato la testa, Sabina se ne era accorta e prese a ridere. “Se ti dico che sei il primo uomo che…”  “Credo alla tua sincerità anche se la cosa mi sembra fuori del comune, ‘ col tuo permesso ‘ciccio’ lo sollazzeremo un’altra volta.” “Un ballo anche con Rossana che senza parlare gli fece gli occhi dolci, le due demoiselles erano da coltivare.” Alle due di notte: “Ragazze ho percorso millecinquecento chilometri con la mia Jaguar, col vostro permesso mi ritiro.” “Ho capito, ci hai fatto conoscere che hai una macchina di lusso, congratulazioni, noi non abbiano la patente ma…” “Ben lieto di farvi i prossimi giorni l’istruttore di guida, bonne nuite.” Alberto amava risolvere i misteri ma questo era di difficile soluzione: due ragazze capelli quasi rasati a zero, pelle bianchissima che non ha mai visto il sole, dove erano vissute sino ad ora e soprattutto perché avevano scelto il campo dei nudisti, non sembravano tanto ‘evolute’ in fatto di sesso. Finito di porsi domande senza risposte Alberto sprofondò in un sonno profondo sino alle undici di mattina, aveva saltato la prima colazione e lo stomaco aveva dei borborigmi. Un panino col prosciutto crudo italiano e poi alla ricerca delle due che non erano in  giro in quanto le stesse avevano voluto immergersi in acqua non profonda in quanto digiune di nuoto. Fecero una gran festa ad Alberto che le seguì e si ‘beccò’ addosso una gran quantità di acqua, si rifece alla grande abbracciandole prima singolarmente e poi in coppia, intorno a loro ognuno si ‘faceva i fatti suoi’ ma chi si non faceva i fatti suoi era ‘ciccio’ che stavolta non  voleva sentire scuse ed uscì dal costume prontamente rimesso a cuccia. “Non abbiamo mai visto un membro maschile e quindi capisci la nostra perplessità, dopo pranzato potremo ‘confessarci’ ma non in senso religioso, abbiamo capito che sei un tipo affidabile ed…anche piacente.” Alberto mangiò poco spinto da ‘ciccio’ invece affamatissimo, situazione ben compresa dalle due signorine che si facevano matte risate. ‘Ciccio’ pensò di punirle per la loro presa in giro ma come? Rossana: “Alberto nella mattinata i vicini della tua camera se ne sono andati e noi abbiamo ottenuto di occuparla, c’è un letto matrimoniale.” “Mie care amo le due piazze in questo caso tre… vado a farmi una doccia ed al ritorno…” Al ritorno Rossana e Sabina erano sdraiate di schiena sulle sponde del letto, al centro lo spazio per Alberto che, occupatolo non sapeva come comportarsi. Per non saper né leggere né scrivere come si diceva una volta, prese a massaggiare loro la schiena sino ai piedi sin quando alle ragazze aumentò la pressione erotica, giratesi, presero a baciare Alberto piacevolmente schiavizzato ma quando giunsero allo ‘zozzone’. Alberto le avvisò della sua abitudine brutta o buona a seconda dei punti di vista  di ‘spargere’ il suo seme. La prima ad essere ‘attenzionata’ fu Rossana che dopo chiuse la bocca non sapendo che fare, Alberto le porse un asciugamano, dopo stessa situazione per Sabina.  Dopo il post ludio Alberto: “Ritengo che sia il momento opportuno di svelare la vostra storia che credo un po’ particolare.” “Rossana: le nostre famiglie abitano a Cupramontana in quel di Ancona. I nostri genitori, soprattutto le mamme sono molto religiosi ed hanno cercato sin da piccole di inculcarci le loro idee. I bambini sono come la carta assorbente e noi ci siamo convinte di essere sulla strada giusta, tanto convinte da farci condizionare da un predicatore di passaggio che la vita monacale era il massimo per una donna. Abbiamo preso i voti con gran festa di tutti i parenti ed amici ed abbiamo iniziato a far parte delle suore di un monastero di clausura. Ben presto però ci siamo accorte che, con la scusa delle preghiere venivamo schiavizzate.  Ad ognuna di noi veniva assegnata una stanza spoglia per dormire sino alle quattro del mattino quando dovevamo andare in chiesa a cantare il mattutino poi lavori manuali più impegnativi per noi in quanto eravamo novizie, la superiora aveva il vizietto di amare oltre che Dio anche le femminucce, il confessore, anziano ma maligno voleva sapere tutto sulla nostra vita intima, per non parlare del cibo piuttosto scarso soprattutto nei giorni di digiuno. A mezzo del vecchio giardiniere, unico maschio che poteva entrare in convento, facemmo pervenire alle nostre madri due lettere affermando che la vita monacale non era in sintonia con la nostra natura e che avevamo scoperto di non  aver alcuna vocazione. Grande disperazione delle nostre genitrici che, anche dietro suggerimento del loro confessore decisero il nostro ritorno in famiglia. Da immaginare  il disagio che regnava in casa ed allora abbiamo deciso di allontanarci per un po’ di tempo, abbiamo un buon gruzzolo ereditato dalle nostre nonne e così, dopo aver letto gli annunzi economici abbiamo deciso di adottare uno stile di vita lontanissimo dai principi che ci avevano inculcati ed eccoci qua. Un particolare: in convento di notte avevamo paura del buio e ci rifugiavano a turno nella stanzetta l’una dell’altra e, a letto  capitava di baciarci e talvolta anche…” “Io non solo vi assolvo dai vostri peccatacci ma vi invito a farne di maggiori e più…consistenti!” Alberto, da buon astrologicamente vergine  pensò bene di prendere precauzioni e prima di…”Signor Laurent vorrei chiederle un favore.” “Sono a sua disposizione.” “Mi occorrono trenta condom.” Il capo villaggio non fece una grinza, alzò solo un sopracciglio dell’occhio sinistro e il giorno seguente si presentò ad Alberto con un pacchetto con l’intestazione di una farmacia. “Ecco a lei, lo consideri un mio regalo personale e…auguri!” Rossana e Sabina ne avevano sentito parlare ma non li avevano mai visti, se li rigiravano nelle mani.” “Sei sicuro che funzionano, non siamo ancora pronte a …” “Permettetemi di essere volgare, voi pensate solo ad allargare le cosce, al resto…” Rossana  volle essere la prima. Alberto aveva messo un CD particolarmente romantico, mise in atto tutta l’esperienza erotica cominciando dal cunnilingus e dolcemente all’immissio penis; la prossima signora strinse i pugni, un dolore sopportabile ed in fondo anche del piacere che la lasciò senza forze, Sabina volle essere presente anche per conoscere quello che la aspettava. Il giorno dopo fu la sua volta, in seguito alle due ragazze sembrava di vivere in un altro mondo, si sentivano vere donne, più consapevoli, più…I rimanenti giorni passarono molto veloci, alla loro partenza in Jaguar furono salutati dal capo villaggio sorridente che aveva compreso la situazione. La prima notte furono tutti a casa di Alberto con curiosità da parte dei vicini. II giorno seguente Rossana e Sabina telefonarono alle genitrici dicendo di essere a Jesi ospiti di un amico. Le due signore si consultarono con gli occhi e: “Care ragazze che ne direste di rientrare al natio borgo selvaggio, vi aspettano  due mamme ansiose di rivedervi, ci mancate da morire.” Il giorno seguente la Jaguar condotta da Alberto entrò nel cortile della abitazione delle mamme in trepidazione. Grandi baci e abbracci e poi Rossana: “Mamma questo è Alberto, l’abbiamo conosciuto in Francia e ci ha dato un passaggio sino a casa sua, che ne dici di pranzare insieme  poi Alberto tornerà a Jesi dove abita.” Le due signore andarono in un’altra stanza e confabularono a lungo poi inaspettatamente: “Care Rossana e Sabina siamo anziane ma non ancora rimbecillite, che ne dite se dopo mangiato andiamo tutti e cinque ospite del vostro, sottolineiamo vostro Alberto, sempre che ci si possa entrare tutti in auto.” Le due signore avevano dimostrato sia una notevole perspicacia e, per amore materno nei confronti delle figlie anche una mentalità molto aperta che meravigliò sia Rossana che Sabina che abbracciarono le loro madri, un bel quadretto familiare anticonformista. Dopo circa un anno di poliginia da parte di Alberto, in una clinica di Ancona nacquero due bellissime bambine alle quali furono imposti i nomi delle due nonne: Sara ed Anna, nomi che avevano qualcosa di biblico, la religione era stata in parte salvata! Il significato della statua sita sulla fontana del giardino di Alberto, ’l’enfant qui pisse’ è una favola belga che racconta di un bambino che salvò Bruxelles facendola pipì sulla miccia di una bomba che stava per scoppiare, talvolta anche una pisciata…
     

  • 25 aprile alle ore 10:49
    ALBERTO PSICOLOGO EROTICO

    Come comincia: La targa fuori dello studio in contrada Torre Faro di Messina ‘Alberto Psicologo Sessuale’ aveva stupito e incuriosito gli abitanti della frazione, chi poteva aver bisogno di uno ‘Psicologo Sessuale’? Alberto nato in frazione Giampilieri di Messina era riuscito a laurearsi in psicologia alla locale università; i genitori, agricoltori, avevano sopportato notevoli sacrifici per quel figliolo tanto amato che li aveva ricompensati con molta applicazione negli studi e conseguente conseguimento di  una laurea, era l’orgoglio di famiglia. Alberto era di bell’aspetto, alto di statura, dai modi signorili non passava inosservato, i compaesani si erano domandati, senza risposta, perché assomigliasse così poco ai genitori bassi e robusti. Era dotato di una sottile intelligenza e di furbizia propria dei contadini da secoli abituati a sopportare le angherie dei padroni. Ad Alberto occorrevano due collaboratori con la qualifica di infermieri: un giovane maschio ed una giovane femmina. In seguito ad inserzione sul locale giornale si presentarono una decina di aspiranti. Alberto guardandoli in viso ne scelse due a naso come si diceva una volta: Mariella ed Edoardo sorridenti e dallo sguardo intelligente, lui judoka cintura nera secondo dan, lei frequentatrice di palestra. I due furono eruditi sul loro compito di ausiliari, sicuramente i pazienti maschi o femmine avevano dei problemi psicologici che potevano portare a cure non convenzionali, in altre parole i due dovevano essere pronti ad esibirsi anche sessualmente. Per una settimana nessun cliente e di conseguenza nessun incasso, Alberto non aveva voluto chiedere un aiuto finanziario ai genitori, avevano già fatto molto per lui e quindi doveva aspettare gli introiti provenienti dall’esercizio della professione. Un lunedì mattina del mese di luglio, una giornata soleggiata che invitava a recarsi in spiaggia, così fecero Mariella ed Edoardo portando con sé un telefonino che dopo un’ora suonò: “Venite c’è una cliente donna.” La dama era vestita con un abito lungo e camicetta sino al collo poco adatti al clima torrido e già questo aspetto mise in guardia Alberto, capì che la dama doveva avere problemi sessuali. “Signora per discrezione non le domando le generalità, mi dia un nome qualsiasi. “Sono la con…Amalia, ho pensato molto prima di venire da lei, non so se potrà aiutarmi a superare…” “Al fine di chiarirle le idee su di me le assicuro la massima segretezza su quanto mi dirà, con me potrà scaricare pressioni sociali e morali, abbassare le inibizioni per conseguire un benessere psico sessuale, potrà riferirmi le proprie fantasie e trasgressioni, ovviamente non darò alcun giudizio morale su quello che lei desidera, i miei due collaboratori sono della massima serietà ed anche disponibilità.” “Per il pagamento?” “Non ho tariffe, sta a lei darmi, in contanti,  una somma  congrua se sarà soddisfatta di quanto otterrà.” “Posso svestirmi, ho caldo.” Madame rimase in reggiseno e slip, un corpo da modella che fece effetto soprattutto sui due maschietti presenti. “Ho un amico d’infanzia a cui sono molto affezionata, ambedue ci siamo sposati e ci siamo persi di vista, ora è rimasto vedovo ed è tornato a Messina, abita un villino vicino al mio ma è restio ad ‘avvicinarsi’ sessualmente a me, cosa che desidero.” “Signora  Amalia in psicologia inglese questo di chiama ‘friends with benefits’ mi dica dove vuole che avvenga l’incontro.” “Nel mio villino lungo la statale 113,  mio marito, più anziano di me è consenziente ma vuole assistere alla scena, insomma si è scoperto voyer e così la situazione si è semplificata ma Luciano, il mio amico non deve essere al corrente della situazione, non so come la prenderebbe. C’è uno specchio nella mia camera da letto che è trasparente, la scena può esser vista e sentita dal vicino salone, voi tre vi ci posizionerete lì con mio marito Salvatore, appuntamento sabato alle ore 17, in questa busta c’è un anticipo per le spese.” Amalia si rivestì e prese posto sulla sua Mercedes e partì sgommando. “Ragazzi come inizio cinquemila Euro, a voi mille a testa.” Alberto alle quindici del sabato si fece trovare nello studio, Mariella ed Edoardo si presentarono poco dopo e tutti presero posto sulla Fiat Tipo di recente acquistata da Alberto a rate, auto capiente ma poco costosa perché costruita in Turchia. Con l’ausilio del navigatore satellitare in mezz’ora arrivarono a destinazione, Amalia si fece trovare all’ingresso della villa e fece posteggiare l’auto dietro casa, i tre la seguirono nel salotto dove uno scontroso Salvatore a mala pena rispose al loro saluto. Dopo quindici minuti apparvero in camera da letto Amalia con Luciano che: “E tuo marito?” “È andato in città a trovare alcuni amici.” “Mia cara, hai avuto una buona idea per l’aria condizionata, anche la musica in sottofondo è speciale come te, spero di poterci vedere spesso sempre che…” “Luciano guarda quello che non hai mai visto.” E si spogliò mostrando un corpo da quarantenne  estremamente piacevole. Solito repertorio: un sessantanove con ingoio da parte della padrona di casa che poi prese a cavalcare l’amante molto a lungo, dai ‘guaiti’ si poteva immaginare da parte dei due orgasmi multipli che fecero effetto su Alberto, su Edoardo ma soprattutto su Salvatore che, ormai fuori di testa per l’eccitazione chiese a Mariella di poter…All’assenso col capo di Alberto la ragazza si trovò a fronteggiare o meglio a posteggiare nel suo popò un coso piccolo del padrone di casa che volle fare il bis. Passata la buriana, Salvatore da un cassetto prese una manciata di Euro, li diede a Mariella e poi sparì dalla circolazione. Amalia e Luciano stavano recuperando il tempo passato e, dopo mezz’ora si lasciarono baciandosi in bocca. Amalia si presentò ai tre e mise in mano ad Alberto una busta simile a quella consegnatagli in passato. Rientro a Torre Faro senza conversazione, ormai i tre compresero quello che sarebbe stato il loro lavoro futuro. Mariella ebbe tremila Euro (se li era ben guadagnati!) due mila a Edoardo ed il resto ad Alberto, come prima esperienza era stata positiva. Due giorni dopo  Alberto trovò posteggiata vicino all’ingresso del suo studio una Jeep. Aperto lo studio il signore dell’auto lo seguì. “È lei lo psicologo?” “Si accomodi, sono io.” “Ho da segnalarle una mia questione piuttosto delicata, si tratta di mia figlia Carlotta, ha diciassette anni, il problema è che talvolta frequenta una discoteca ‘La Luna’ locale piuttosto equivoco, mi hanno riferito che non si comporta bene nel senso che…insomma lei dovrebbe andare in quel locale, controllarla e farmi conoscere cosa combina, sono vedovo e mia figlia,  come può immaginare  è la cosa che mi sta più a cuore al mondo.” Nel frattempo erano giunti anche Mariella e Leonardo, Alberto li presentò ad Aurelio assicurandolo sulla loro segretezza e competenza. “ Io  ho una villa sui monti Peloritani, si entra da Musolino e dopo due chilometri si può scorgerla sulla sinistra, non può sbagliare. il locale ‘La Luna’ si trova in viale Europa, apre alle ventidue e chiude alle tre di notte, in questa busta ci sono cinquemila  Euro, questo il mio biglietto da visita con indicato il mio telefono fisso a cui potrà inviarmi delle mail ed il mio telefonino, mi faccia sapere qualcosa al più presto.” “Ragazzi stasera alle ventidue saremo in discoteca, andremo con la mia Tipo, passerò a prendervi a casa vostra.” Entrati nel locale Edoardo incontrò un suo amico, Scanio, anche lui cintura nera, buttafuori del locale. “Son qui con i miei due collaboratori per controllare per desiderio del padre una ragazza, Carlotta.” “La conosco, viene qui spesso, talvolta sono costretto ad intervenire perché alcuni giovani se la  contendono, non posso proibirle l’entrata nel locale, la sorveglio ma quando va nella toilette delle signore non posso entrare ma immagino…” “È con me Mariella che servirà allo scopo.” Carlotta posteggiò dinanzi al locale una vetturetta cinquanta di cilindrata che i sedicenni possono guidare con il patentino delle moto. In minigonna abissale e camicetta trasparente, fra l’altro molto scollata che talvolta lasciava ‘andare in libertà’ una tetta. Prese la scala che conduceva al gabbiotto del disc Jokey, lo baciò in bocca e lasciò la sua borsetta, dove aveva nascosto lo slip e la ripose nell’armadietto dell’amico. Scendendo la scalinata Alberto poté ammirare sotto la svolazzante minigonna un bel cespuglio biondo che aveva attirato l’attenzione di alcuni giovani, come inizio…Musica techno a tutto volume che ti penetra nel cervello mandandoti in tilt; Carlotta passava da le braccia di un giovane a quelle di un altro fino a quando due pretendenti si presero a pugni. Per primo intervenne Edoardo che cercò con le buone a pacificarli ma uno sfrontato: “Tu chi cazzo si.” E partì con un pugno che Edoardo schivò ma nello stesso tempo prese un braccio del facinoroso, girò tutto il suo corpo e lo sbatté a terra. Gli altri due amici intervennero in suo favore ma fecero la stessa fine con applausi degli astanti. Era intervenuto anche Scanio che, da buon buttafuori li buttò fuori del locale. Ristabilito l’ordine Alberto, Mariella ed Edoardo convinsero con le ‘buone’ Carlotta a seguirli dopo aver recuperato i suoi slip. “Mariella tu prendi quella schifezza di macchina della ragazza e seguici, noi portiamo a casa stà disgraziata che mi pare si sia ‘fatta’, io guido, tu Edoardo nel sedile posteriore con lei, controlla che non faccia minchiate come aprire lo sportello quando l’auto è in moto, mi raccomando.” “Alberto devo accontentare Carlotta, mi pare stia esagerando.” “Fa quello che vuole, fin quando non  la scaricheremo a casa sua.” Carlotta aveva preso prima  a baciare in bocca Edoardo e poi, aperti pantaloni a prender in bocca il ‘ciccio’ del compagno di viaggio fino a quando lo stesso fece il suo dovere ‘inondandole’ la boccuccia. Conclusione inaspettata di Carlotta: “È buonissimo, mai provato uno così dolce!” Finalmente la voce della femminuccia del satellitare dichiarò l’arrivo a destinazione. “Signor Aurelio, le abbiamo recuperato la figlia, non è il momento di parlare degli avvenimenti, se vuole ci potremo vederci domani al mio studio, buona notte.” Mariella abbandonata la mini auto entrò nella Tipo, riposo meritato sino alla mattina seguente quando puntualmente il signor Aurelio si presentò ansioso di sapere del’esito degli accertamenti dei tre. Alberto riportò gli avvenimenti e poi: “Signor Aurelio quale psicologo ho cercato di inquadrare la posizione mentale di sua figlia ed ho compreso che lei vuol accedere ad una gamma di sensazioni, di stimolazioni, di fantasie e di esperienze che la portano all’estasi come la ‘Petit mort’. Il piacere interiore e le esperienze interne cambiano la percezione di voluttà e stabiliscono una connessione più profonda conseguentemente Carlotta vorrebbe stabilisce una legame cerebrale verso un nuovo mondo sensoriale ed erotico. Questo le dà la possibilità di vivere fantasie e desideri, sensazioni ed emozioni che altrimenti rimarrebbero inespresse creandole problemi psicologici.” “Dottore sono confuso, io sono il direttore di una banca, in campo della medicina sono a zero, mi dia dei consigli, fra l’altro Carlotta, che per ora non faccio uscire di casa non parla altro che di un certo Edoardo che è molto dolce, forse si riferisce al suo collaboratore?” “Credo proprio di si ma non mi spiego…” “Penso che ci sia poco da spiegare, Carlotta è stata viziata ed è capricciosa, quando vuole una cosa…Un altro particolare, la nonna di Carlotta era tedesca e faceva parte di una famiglia di possessori di fabbriche di acciaio che sia durante il nazismo che in epoca attuale lavorano per il governo con profitti altissimi. Carlotta cui è stato imposto il nome della nonna Charlotte,  al diciottesimo anno di età erediterà una grossa somma di Euro e qui è la mia preoccupazione, trovarle un giovane di cui innamorarsi che la tenga a freno, non conosco altra soluzione. Posso domandare ad Edoardo che intenzioni ha, potrebbe essere la mia salvezza.” Intervenne Alberto: “Grazie per il compenso che le vedo in mano, avrò un colloquio con Edoardo e le faremo sapere.” Ragazzi ci sono diecimila Euro, tre a testa  a voi e quattro a me. Ed ora Edoardo permettimi di  farmi i fatti tuoi: prima di prendere una decisione vorrei esaminare la tua posizione, per motivi di età e di lavoro ho più  esperienza di te della vita. Potresti avere una vita lussuosa e senza pensieri di soldi ma a che prezzo? Saresti lo ‘zerbino’ sia di Carlotta che tu sai capricciosa che del padre, la parola libertà sarebbe per te un’utopia, non ho altro da dirti.” La mattina seguente Edoardo con a bordo Mariella si presentò in  studio con una Fiat 500 Abarth.” “Ti dai alle corse?” “Non potendo acquistare un’auto di grossa cilindrata mi accontento di questa acquistata a rate in attesa di clienti danarosi che abbiano problemi psicologici!” “E Carlotta?” “Non mi ricordo di nessuna Carlotta!”