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Racconti di Alberto Mazzoni

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  • venerdì alle ore 17:00
    Agnese e Lucia

    Come comincia: Alberto M. era dietro i vetri della finestra del salone in via Merulana a Roma aspettava uno studente o meglio una studentessa per una ripetizione. Professore di lettere al Cavour  poteva fare a meno di dare ripetizioni, finanziariamente non ne aveva bisogno, i suoi, con la loro morte per una malattia contratta in Africa, l’avevano lasciato finanziariamente abbiente e allora perché impegnarsi nel lavoro anziché…Un evento estremamente spiacevole aveva dato una svolta alla sua vita: una email sul suo telefonino con la quale la consorte Lydia, sic et simpliciter, gli aveva comunicato di averlo lasciato per il suo amico Alfredo di cui si fidava che era spesso a casa loro, evidentemente troppo spesso, chissà quante volte… (fiducia a nessuno chiosavano  i vecchi!). La solita  sottile pioggia romana, che dura anche giorni, non migliorava il suo umore; non si sentiva di aderire alle richieste  degli  amici per andare a folleggiare, si sentiva spento. Se n’erano accorti anche i suoi studenti del Cavour ai quali impartiva le lezioni in maniera stanca, senza entusiasmo, Lydia gli aveva lasciato un vuoto profondo e non solo in campo sentimentale: s’era portata via tutto il vestiario, la carta di credito con cui aveva svuotato il conto corrente e tutti i regali in oro che lui gli aveva fatto, ‘percutum et cornutum’ nella lingua degli avi faceva più effetto! Allo specchio: classica faccia del cane bastonato! Finalmente giunse Genoeffa, mai un nome era stato più appropriato ad un essere femminile: sedicenne, piatta, capelli spettinati, occhi piccoli in compenso piedi incredibilmente lunghi, madre natura si era sbizzarrita con lei e lei stessa ci metteva del suo, aggiungi che a scuola era pure bestiolina: eccovi Genoeffa. “Cara cerca di seguirmi altrimenti non supererai gli esami di terza media.” “Professore tutti mi prendono in giro, l’altro giorno leggevo in classe una poesia di Catullo: che fa: ‘Lugete o Veneres cupidinesque et quantum est hominum venustiorum, passer mortuus est meae puellae, passer delicia meae puellae quel illa amabat plus oculis suis..’ non sono riuscita a finire per le gran risate dei miei compagni.” ”Scusa ma i tuoi genitori non ti hanno detto nulla sul sesso?” “I miei sono molto religiosi e si vergognano…” “E tu fai la figura della…il passer di Catullo può essere confuso con l’organo maschile, ora l’hai capito?” Genoeffa divenne purpurea e non riuscì a finire la lezione, si vestì in fretta e sparì dalla circolazione, il passer gli aveva fatto un brutto effetto! Rimasto forzatamente vedovo bianco, Alberto aveva affidato le faccende domestiche alla portiera Agnese che un giorno: “Professore non ce la faccio più, io sostituisco nella portineria mio marito Attilio che è gravemente malato, chissà quanto tempo restarà in ospedale,  mi faccio aiutare da mia figlia Lucia, ha sedici anni ma è molto volenterosa, qualche volta verrà lei al posto mio.” Una domenica mattina una telefonata di Agnese: “Professore le mando Lucia, è sveglio?” Alberto sperò che la cotale non assomigliasse a Genoeffa: “Falla venire anche subito.” Andò in bagno, barba, doccia e in accappatoio in cucina per la colazione. Campanello: “Sono Lucia.” Una visione: bellissima, alta, castana, capelli lunghi, grandi occhi grigi, naso piccolo come pure le tette, vita snella piedi da far felice un feticista, un profumo di giovinezza. Alberto evidentemente doveva aver avuto una espressione tale da far ridere la baby: “Posso entrare professore?” (Pensiero dello sporcaccione: ci puoi restare tutta la vita!). Faccia ricomposta alla serietà: “Entra pure, cerca da sola quello che ti serve per pulire, che scuola frequenti?”  “La terza media.” “A voti come te la passi?” “Le monache dicono che sono brava.” Alberto ritornò sulla terra, che voleva da una sedicenne, roba da codice penale, ultimamente a Roma era accaduto uno scandalo di pedofilia con ragazze minorenni. “Io sono nel salone, se ti serve qualcosa…” Forse serviva qualcosa ad Alberto anzi senza forse…”Professore ho finito, dovrei andare dal commendatore Sanfilippo ma non se se ci andrò…” Lucia letteralmente sparì , Alberto era basito, che voleva dire quella battuta, doveva chiedere spiegazioni alla madre della ragazza. Un fatto contribuì a peggiorare l’umore di Alberto: guardando fuori dalla finestra vide due passerotti che volavano, uno dei due sbatté contro una vetrina, ovviamente trasparente, e rimase inanimato a terra, era una femmina, aveva le penne del collo chiare mentre il maschio dalle penne  più scure cercava in tutti i modi di aiutarla, le girava in torno e col becco cercava di farla rialzare. La storia durò un quarto d’ora, il maschio sparì dalla vista di Alberto il quale rimase alla finestra per vedere la fine della storia. Il passerotto ritornò più agguerrito che mai, non voleva mollare la sua compagna, era patetico ma i suoi sforzi non ebbero risultati ed allora il maschio si diede per vinto e, lemme lemme, si allontanò forse con il dolore nel cuore. I vecchi affermavano che gli animali hanno solo istinto, quanto mai falso, L ’Umanità delle Bestie’ Alberto l'aveva ritrovata in un libro omonimo scritto dal padre Armando il 22maggio 1945 e pubblicato dalla tipografia Flori di Jesi. L’autore fa parlare le bestie che dimostrano sentimenti superiori anche a quelli degli uomini; Alberto tiene l’ultima copia del libro  come una reliquia, talvolta lo rilegge e riesce ancora a commuoversi. Ritornando a data attuale, ormai d’abitudine in sostituzione di Agnese la domenica a casa di Alberto si recava Lucia ogni giorno più triste sino  quando: “Professore sento che mi posso aprire con lei, mio padre non si trova in ospedale ma in galera, si è a Regina Coeli, io mi reco da alcuni signori della scala per…guadagnare i soldi per andare avanti, il farmacista Rocchegiani ha offerto a mia madre un mucchio di €uro per avere la mia…, agli altri faccio una cosa con le mani o con la bocca, mi riempiono di quattrini ma io…io mi sono innamorata di lei, voglio avere…” Un pianto a dirotto, irrefrenabile , anche ad Alberto uscì dagli occhi qualche lacrima ma non riuscì a profferir parola, una tristezza immensa per una situazione a dir poco scabrosa, gli impedì di qualsiasi azione, Lucia silenziosamente era sparita. Al professore vennero in mente delle parole di una canzone di Tenco: ‘Mi sono innamorato di te perché non potevo più stare solo.’  Effettivamente passava i giorni della settimana come un fantasma in attesa della domenica. “Mia cara dobbiamo prendere una decisione, al tuo futuro ed a quello di tua madre penserò io se tu sei d’accordo, chiamami per nome…” “Io ho dato retta al dottor Rocchegiani, sto prendendo la pillola per non rimanere incinta, il dottore mi ha promesso centomila €uro per…la mia cosina…” “Il farmacista del cavolo non ti darà niente, tu seguita a prendere la pillola, se vorrai sarò io a…” Lucia abbracciò furiosamente Alberto: “È quello che volevo sentirti dire, sarò solo tua, tua, tua, non andrò con nessuna altro, vado a dare la notizia a mia madre.” Una domenica successiva: “Caro mi son finite le mestruazioni ed anche le pillole, sai che vuol dire…” “Sarai la mia sposa, mia moglie, la mia donna, la mia signora per sempre sino a quando… ricordati la differenza di età, nella vita avvengono tanti cambiamenti nel senso che…” “Marito mio,  sinchè avrò vita …” Alberto e Lucia di comune accordo decisero di…saltare le lezioni per una settimana, anche la notte dormivano insieme e pian piano cominciarono a conoscersi sessualmente sin quando non pensarono…all’assalto finale. “Sai ho un po’ di paura, tu ce l’hai più grosso degli altri, la mia piccolina…” “Farai tutto tu, tranquilla.” La mattina successiva Lucia: “Senti prima di…vorrei fare quello che ha fatto una mia compagna di scuola, rasarmi la gatta, ho tanti peli, li metteremo in una scatola per ricordo.” “Sei fantastica e fantasiosa.”In bagno si misero all’opera e dopo una mezzoretta apparve una gatta spelacchiata ma bellissima, Alberto ebbe a baciarla sin tanto  che la gatta…pianse nel senso che…in quel senso. Si rifugiarono nel letto che apparve come un amico su cui avere un’esperienza indimenticabile: Lucia spalmò il cosone di Alberto con della vasellina e  lo  puntò verso la gattina spingendolo dentro pian piano; qualche urletto…ci volle del tempo ma Lucia era determinata ed ‘alla fine della licenza io tocco’ pensò Alberto, Cyrano de Bergerac non c’entrava per niente, Al. era fuori di testa. Lo schizzo violento del suo pene raggiunse il collo dell’utero di Lucia che alzò alti gridolini di piacere. Si addormentarono. Furono svegliati dal suono del telefono: “Si mamma tutto a posto, torno a casa stasera.” Lucia ed Alberto tornarono a scuola con buon profitto per ambedue, Attilio uscì di prigione ma dopo tre mesi ci ritornò, non aveva perso la vecchia abitudine di rubare. Agnese smise di fare la portiera, i due novelli si sposarono ma di comune accordo non vollero aver figli, troppa la differenza di età. Alberto pensò: Attilio, Agnese e Lucia tre personaggi dei promessi sposi, lui s’era aggiunto.

  • 07 agosto alle ore 14:59
    Bull e Cleo

    Come comincia:  Alberto M. promosso da Brigadiere a Maresciallo della Polizia Tributaria, residenza:  Roma. Per anni aveva dovuto sopportare la vita di caserma  e quindi non gli era parso vero poter alloggiare in una casa privata, nel suo caso quella di sua cugina Silvana L. residente vicino al suo posto di lavoro in via Cavour 101. Aveva a disposizione una stanza con 'allegato' un piccolo bagno, si sentiva un re. Un giorno Silvana: "Alberto, a Matilde la portiera appassionata di animali, sono nati comtemporaneamente una cucciolata di cani ed una di gatti, ha pensato a me per collocarne alcuni, me ne ha dati quattro, due cani e due gatti deliziosi, un cane ed una gatta saranno ospiti nella tua camera, penso sarai felice avere giorno e dì notte due batuffoli...Nel cervello di Alberto era apparsa una frase piuttosto volgare nei confronti dei due batuffoli, ma non si può essere irriconoscenti nei confronti di chi ti ospita.I due, essendo neonati, non conoscevano la rivalità fra cani e gatti e crescevano serenamente in simbiosi scambiandoisi anche tante coccole. Bull era un dobermann e Cleo una Ragdoll bellissima. Impiegato per molte ore in servizio, ai due animali era addetto Dario un contadino urbanizzato che si guadagnava da vivere occupandosi degli altrui animali. A credito di trenta giorni di licenza, in arrivo il caldo di luglio, ik neo maresciallo si recò nella vicina officina per mettere a punto la Cinquecento (non si poteva mermettere una auto di cilindrata maggiore) e telefonè a Flora LDP., sua antica fiamma, che da Domodossola si era trasferita in una clinica vicino Losanna, in Svizzera, come infermiera. Flora sentendo la voce di Alberto, all'inizio non riuscì a rispondergli...Dovrei odiarti, mi hai fatto soffrire quando sei andato alla Scuola Sottufficiali, ma..."Ho trenta giorn i di licenza, vorrei passarli con te sempre che..." "Sei il primo uomo che è riuscito a farmi piangere, dovrei odiarti, invece..." "Mi ami da morire, fa molto 'Grand Hotel' fra due giorni sarò a Domo come chiamavamo la tua città, andrò in albergo..." "Niente albergo, avviserò mia madre, lo sai che le piacevi molto come genero." "Au revoir mon amour, mi pare che a Losanna parlino francese." "Andrò in direzione, se faranno obiezioni a concedermi la licenza, darò le dimissioni, sono brva nella mia professione, anzi volevo dirti..." "Che sei fidanzata con uno delle clinica dove lavori." "Questo è un altro motivo per cui dovrei odiarti, riesci sempre a precedermi nel pensiero." "Asciuga quel lago di lacrime che hai fatto in  terra e...a presto." La Cinquecento andava alla grande, quei settecento km. furono superati in dieci ore comprese le soste per il rifornimento carburante, un dubbio: presentarsi subito a casa di Flora o telefonare? Come per incanto Alberto si trovò a Domodossolas in via Roma 29 dinanzi l'abitazione della beneamata che si trovava alla finestra. e che si precipitò in strada stringendo forte Alberto. "Mi stai facendo male, invece che in sala operatoria mi sa che ti alleni in palestra!" Chiara, la mancata suocera, divorziata, titolare di una libreria, era sempre in forma e ben vestita. "Riconosco il mio errore, doveva sposare tua madre, è più bella di te!" Finita l'atmosfera di commozione, riposino sul divano. A cena Chira si era fatta onore con la selvaggina che sapeva pioacere al boy friend di sua figlia. "Vieni qua mancata suocera, mi pare strano che nesun ossolano di abbia..." "È stata una mia scelta,niente legami, non ho trovato nessuno di mio gusto, da vecchi si diventa pù selettivi nelle scelte." Dopo cena passeggiata per le vie illuminate, passaggio vicino alla caserma della Finanza e poi alla stazione ferroviaria dove Alberto aveva prestato serviizio doganale, quanti ricordi..."Adesso sei tu che ti commuovi, sei un tenerone, ti ucciderei, ormai sono fidanzata a Losanna, un medico ortopedico, ci siamo conosciuti in sala operatoria, si chiama Fredo, sarebbe Alfredo,è un gelosone, altro che freddo svizzerotto, sembra un siciliano, se sapesse..." "Ancora non abbiamo fatto nulla, potrei dormire con tua madre." "Quello che ho sempre apprezzato in te, oltre al tuo fisico, è stato il senso di umorismo che riesce a farti superare i momenti più difficili, a proposito comre stai a femminucce?" "Tutte di passaggio; dinanzi a te provo sentimenti strani e contrastanti: mi sento confuso, arrabbiato con me stesso e pieno di rimpianti, un disastro sono pure diventato piagnone!"" "Vieni qua o meglio andiamo  casa mia, la tua Flora ti rimetterà in sesto nel senso che..." "Se non ricordo male eri piuttosto brava.."
    "Ricordi bene!" Una nottata di fuoco non era solo sesso ma rimpianto per un futuro che non ci sarebbe stato, maledizione!" "Ragazzi sono le undici, va bene che è domenica ma..." Flora aprì la porta della camera da letto. "Figlia mia pare che hai combattuto una battaglia, spero non avrai distrutto quel povero Alberto." "Alberto non soltanto non è distrutto ma pronto a ..." "Bene, oggi non avevo voglia di cucinare, andremo al ristorante." Il 'Gambero Rosso aveva un nome non in sintonia con una località montana, Marsilio M., il proprietario, riusciva a far pervenirte al suo locale del pesce di mare fresco, ignoto il modo. Al tavolo si presentò un giovane per le ordinazioni: "Prego." "Sono un Maresciallo della Finanza, a suo tempo ho conosciuto Marsilio, il proprietario." "È mio padre, lo vado a chiamare. Marsilio era ovviamente invecchiato, osservando da vicino Alberto: "Tu eri un finanziere, mi ricordo di te, che piacere!" "Mio caro sono venuto a trovare il mio grande amore da giovane, Flora qui presente che vedi insieme alla madre." "Le conosco, spero che metterai le radici e ti avremo sempre qui." "Purtroppo è impossibile, appartengo al Nucleo di Polizia Tributaria di Roma, godrò della compagnia degli ossolani solo per pochi giorni." Chiara ritenne di interrompere la conversazione che aveva preso una piega pericolosa: "Marsilio vogliamo tutti i gamberi rossi che hai nel frigo, anche quel pane scuro che sa fare tua moglie e soprattutto lo Chardonnay ben fresco." La conversazioine proseguì in un binario meno periglioso: "Ti ricordi di M., ha avutoi due coppie di gemelli, E. purtroppo è deceduto in un incidente stradale, ma il guaio peggiore è capitato a F., i tuoi colleghi lo hanno messo in galera per contrabbando di sigarette." Marsilio ritenne opportuno fare l'anfitrione, fu ricompensato con abbracci da parte dei tre.Dopo la pantagruelica mangiata, Alberto ritenne opportuno andare con la Cinquecento a visitare i luoghi dove aveva prestato servizio: Montecrestese, Bannio, Andronapiana,Ponta Ribellasca, erano un pò tutti cambiati. A casa, dopo un pò di televisione, tutti a letto, i giorni di permanenza di Alberto a Domo non andavano sprecati. Una mattina venne ad Alberto in mente di andare alla stazione ferroviaria internazionale, molti i ricordi, qualcuno partiucolare. Ad un certo punto passò vicino a loro un ispettore di Dogana che Alberto ritenne di fermare. Dr. Antonio N. che piacere rivederla, dopo tanti anni non è cambiato (invece era invecchaito di brutto!). "Mi scusi ma in questo momento..." "Attiualmente sono Maresciallo delòa Polizia Triubutariua, a suo tempo prestatvo servizio da finanziere sulla linea Domodossola-Briga e talvolta capiutava di sequestrare delle sigarette di contrabbando. Non n so se lo ricorda mas accadeva che in Dogana avveniva, come dire, uno scambio fra sigarette di pregio Tipo Turmac, prezzo fr.1,20 con altre di minor prezzo tipo Boston e Fib da 0,50 fr. Dato che io stilavo un elenco dei T.L.E. sequestrati con l'indicazione delle marche ero diventato piuttosto antipatico a voi della Dogana, ma nulla di importante, vero?" "Non ricordo nulla di quanto da lei affermato, buon giorno." "Flora tu  non hai capito l'inghippo, i signori doganieri andavano a Briga, acquistavano sigarette di minor pregio e poi le scambiavano con quelle sequestrate che costavano almeno il doppio ovviamente poi rivendendole illegalmente, se avessi fatto rapporto al mio Comando sarebbe scoppiato uno scandalo di proporzioni notevoli, pensai bene di farmi i fattarelli miei ma ero guardato a vista dai doganieri che tirarono un sospiro di sollevo quando mi trasferirono." Mattino di uno degli ultimi giorni di permanenza. Alberto sveglio sul letto, gli occhi sulla beneamata in posizione fetale, un ritornello nelle sue orecchie: ' Il tempo passa e va, e va, e va portando via con sè l'amor.' forse una canzonetta e poi: 'La favola breve è finita, il vero immortale è l'amor (poesia del Carducci). Un aforisma: 'Il destino è al di sopra degli dei.' Sotto la doccia con tutto il pigiama, Alberto sembrava fuori di testa, a sbrogliare la situazione ci pensò Flora che si mise anche lei sotto il getto dell'acquai in camicia. "Ragazzi sembrate due pulcini, voglio vedervi nudi e crudi!" Non fu accontentata. Ci volle del tempo per ritornare alla normalità e per uscire per le vie di una Domodossola trafficata, si era in piena estate, molti vacanzieri. Penultimo giorno di permanenza, Alberto preferì preparare la valigia  la sera, la mattina dopo intendeva partire presto. A letto senza sonno; cinque di mattina, valigia nella Cinquecento, un bacio sulle guance delle due signore e partenza senza profferir parola. Prima di imboccare l'autostrada occorreva percorrere la strada del Sempione, ad un certo pounto la spia della benzina cominciò a lampeggiare in rosso, aveva dimenticato di fare il pieno; dopo pochi chilometri un distributore automatico. Inseriti venti €uro nell'erogatore di benzina nemmeno l'ombra, un inutile calcio alla colonnina, era bloccato. Giunse finalmente un extra comunitario che parlava malissimo l'italiano, Alberto a gesti gli fece capire che, malgrado l'inserimento di venti €uro niente  carburante. Giunse il proprietario della stazione di servizio. "Prego signore posso esserle utile?" "E me lo domanda, la sua pompa ha trattenuto venti €uro senza erogare carburante, che ne dice di una denunzia alle Fiamme Gialle, questa è la mia tessera, sono un maresciallo della Polizia Tributaria." Il cotale prese un 'cagazzo' terribile e cominciò ad inveire contro l'extra comunitario." "Egregio, niente sceneggiata, ho fretta altrimenti...metta nel serbatorio venti €uro di benzina e lasci stare bongo bongo che non c'entra nulla!" Questo sfogo servì ad Alberto a rilassarsi un pò, entrò in un autogrill, fece colazione poi in bagno ed infine riprese la strada per Roma ma ad una velocità talmente bassa che molti automobilisti gli suonavano dietro per incitarlo ad andare più forte. Arrivò in via Cavour a Roma e posteggiò nel vicino garage.Silvana:"Mi potevi avvisare!" "Andiamo a mangiare da Quartarone, cucina casalinga, ho voglia di cibi romani, che fanno i miei cuccioli?" "Crescono, speriamo che ti riconoscano, andiamo a trovarli." Aperta la porta della camera da letto il primo ad alzarsi fu Bull che si avvicinò ad Alberto indeciso poi, annusatolo lo riconobbe e cercò di saltargli addosso. Più riservata Cleo che, anche lei annusata una gmba del padrone gli si strofinò contro con tutto il corpo. I giorni seguentoi furono dedicati da Alberto al lavoro, molti suoi colleghi erano in vacanza e gli straordinari erano all'ordine del giorno. Col giungere del mese di ottobre la situzione si normalizzò in tutti i campi, Alberto recuperò molto del suo buon umore e qualche collega lo invitò al cinema, dove non pagavano il biglietto ed anche a feste private. In particolare Pier Luigi M. bolognese, suo vicino di letto alla Scuola Sottufficiali che un sabato lo condusse in un'abitazione ai Parioli, aveva conosciuto il padrone in occasione di una verifica fiscale. "Sono Fortunato D. ma solo di nome, questa è la mia, insomma quella gentile femminuccia che ha voluto impalmarmi per i miei soldi. " Pier Luigi all'orecchio di Alberto: "Si chiama Genoeffa ma chiamale Ge. altrimenti si incazza, e quando si incazza...sono cazzi!" "Mi accorgo che avete il senso dell'umorismo che apprezzo, intanto mi porto via Ge. per fare conoscenza, Pier Luigi la conosce e quindi tocca a me." "Vedo che lei è svelto a parole, forse ha pensato: io questa...ma male gfliene incoglierà, sa di essere un fusto come si dice a Roma ma a me non piacciono i fusti vuoti!" "Vedo che mi ha fotografato, fra l'altro ne capisco di foto perchè sono capo laboratorio fotografico nella Polizia Tributaria, vuol dire che mi metterò buono buono sotto il tavolo in attesa di un biscotto da parte della signora." Ma, contrariamente a quanto affermato, afferrò Ge. per le spalle, ls trascinò in una stanza vuota e prese a baciarla follemente. Quando si staccarono Ge. sembrava istupidita, mai le era successo, le girava la testa, dovette sedersi guardando negli occhi Alberto. Qest'ultimo. "Spero che tuo marito non abbia la stoffa di Gianciotto!" Ge. si era ripresa: "Con te se la passerebbe male, si vede che sei un atleta." " In passato sono stato nella squadra sportiva delle Fiamme Gialle, l'istruttore mi aveva messo fra i pugili, ma io non amo picchiare i miei simili, specialmente..." "Specialmente le femminucce ma non ti illudere io sono capricciosa." "Ed io le capricciose le sculaccio, come ti metti?" Una gran risata da parte dei due che fece girare il capo agli invitati compresi Fortunato e Pier Luigi. "Vedo che tua moglie ha trovato pane per i suoi denti!" "Più che pane..." La serata finì con balli veloci ai quali Alberto non volle partecipare: "Sono un orso nel campo del ballo, a Domodossola mi sono iscritto ad una scuola per imparare i passi più facili, il titolare, rssegnato, mi ha riconsegnato i soldi delle lezioni dicendomi: "Non sono un ladro, con lei lo sarei, non imparerà mai a ballare!" Ge. "Un bel modo per sottrarsi, d'altronde anche questi due beccafichi sono altrettanto imbranati, mi accontenterò di parlare con Alberto, fra l'altro mi ha detto che in Finanza è anche fotografo, prenderò lezioni da lui." Fortunato e Pier Luigi di misero a ridere, avevano capito che lezioni Ge. voleva da Alberto! La signora non era niente male: trentenne, media altezza, lunghi capelli castani,naso piccolo(Alberto riteneva le donne con lungo naso dei travestiti), bocca invitante, tette non eccessive (quelle con grosse tette sembravano delle balie), piedi stretti (Alberto li apprezzava, stava diventando feticista?) Nel tempo libero Alberto e Ge. facevano coppia fissa, dove andavano attiravano l'attenzione delle persone: Alberto col suo metro e ottanta, atletico e dal viso sorridente, Ge. vestita con molta fantasia, soprattutto poco vestita. In spiaggia poi uno spettacolo: davanti un francobollo, dietro un filo e, delle tette, coperte solo il capezzolo. Maschietti col torcicollo, femmine incavolate: "Che avrà quella più di me?" Pensieri dei maschietti: "Ce l'ha, ce l'ha!" A letto fuoco e fiamme! Un avvenimento cambiò completamente la vita di Alberto: la zia Armida, vedova dell'omonimo nipote era passata a miglior vita (si fa per dire) lasciando tutto il suo notevole patrimonio ad Alberto il quale ritenne opportuno far presente al Comando il lascito della zia. Nessuna osservazione da parte dei superiori, solo una malcelata invidia. Da quel momento Alberto cambiò la sua vita: acquistò una Jaguar senza rinunziare alla Cinquecento che gli serviva per la città, acquisto di un appartamento in via Cavour di duecento metri quadrati, rimpiazzo del guardaroba e soprattutto realizzazione di un suo vecchio sogno: uno yacht  mono albero con motore ausiliario da ottanta cavalli intestato a Flora da ormeggiare temporaneamente ad Ostia. Un grave evento gli permise di realizzare un suo sogno. Un pomeriggio di domenica Alberto stava spaparazzato sulla tolda dello yacht quando vide un bambino cadere in acqua e la madre gridare aiuto. Purtroppo in quel punto c'era la corrente del Tevere che portava al largo e così il giovane ben presto si trovò lontano dalla riva ed in difficoltà. Alberto non ci pensò due volte, si gettò in acqua seguito da Bull e, con molta fatica, riuscì a raggiungere il giovane che già aveva ingurgitato un bel pò di acqua. Giunto a terra, Alberto mise in atto quegli accorgimenti che aveva appreso alla Scuola Sottufficiali e così il bambino cominciò a sputare acqua e cominciare a respirare sia pure lentamente  Nel frattempo era stata allertata la Capitaneria di Porto che fece giungere sul posto un gommone ma ormai il ragazzo si era abbastanza ripreso. La madre abbracciò Alberto piangendo, Alberto che col petto gonfio del trionfatore la guardò un pò meglio...Il fatto fu riportato dal 'Messaggero', Alberto e Bull furono trattati da eroi tanto più che il bambino era figlio di un assessorebdel Comune di Roma, la conseguenza fu di un riconoscimento con tanto di pergamena e medaglia al valor civile. In ufficio qualcuno ci bagnava il pane: "Arbè devo da annà ar mare, me fai da bagnino?" Oppure "Me presti lo yacht devo da annà a pesca." Alberto se ne fregava dei loro lazzi e pensò bene di volgere a suo favore l'avvenimento. Contattò il padre del bambino chiedendo un favore: poter ormeggiare il suo yacht sulla riva del Tevere il più possibile vicino a via Cavour. L'assessore fece presente al Consiglio il desiderio di quel Maresciallo delle Fiamme Gialle che andava ricompensato per la sua abnegazione e sprezzo del pericolo dimostrati in occasione del salvataggio di suo figlio. La proposta fu accettata ed Alberto. Una mattina di domenica potè posteggiare la yacht 'Flora' come suo desiderio. Nel frattempo Bull e Cleo avevano traslocato sullo yacht ognuno con la propria cuccia sulla tolda e, in caso di cattivo tempo, all'interno della barca su un cestino. Dario si occupava sempre di loro con paga aumentata. Purtroppo per Cleo era accaduta una cosa poco piacevole: la prima volta che era andata in calore una moltitudine di gatti maschi si era presentati dinanzi alla porta d'ingresso dell'abitazione di Silvana facendo una cagnara incredibile. Soluzione drastica: castrazione! Alberto l'aveva saputo in ritardo e quindi non aveva potuto far nulla per evitarla, d'altronde Cleo non dimostrava di risentirne. Un giorno ad Alberto venne in mente di contattare la madre del figlio 'salvato dalle acque' Nome dell'assesore: Guglielmo A. residente in via ...tramite internet lo stato di famiglia: consorte Eloisa V. anni trenta. "Signora Eloisa mi riferisco a quell'episodio in cui ho salvato suo figlio, sono Alberto M." "Si figuri se posso dimenticare quel fatto, tutte le sere prima di andare a letto dico una preghiera per lei." Questo non ci voleva, le religiose sono le più difficili da... trattare. Alberto stava per rinunziare al suo progetto erotico quando la signora gli venne incontro:Se vuole può venire a prendermi, devo andare in Comune per parlare con mio marito, se lei..." "Tra quindici minuti sono sotto casa sua, ho una Jaguar (la Cinquecento lo faceva troppo morto di fame!) La dama era vestita da signora seria, tailleur lungo, camicetta incollata nel senso  che era chiusa sino al collo,  mostrava un viso sorridente, un bel faccino e capelli neri lunghi raccolti a crocchia. "Mai stata su una Jaguar, mio marito è iscritto ad un circolo cattolico e, secondo lui, non possiamo dimostrare troppa disponibilità finanziaria anche se la mia famiglia...Ad Alberto interessava poco dele faccende personali della famiglia A., accompagnò al Comune Eloisa che si sbrigò in fretta. Passando per via Merulana la signora indicò la chiesa di S.Maria Maggiore come la sua preferita. A questo punto Alberto, perso per perso,: "Eloisa, da giovane sono stato in un collegio cattolico, mi hanno cacciato perchè ho contestato in principi religiosi, sono ateo ed è un pò come dire..." "Inaspettatamente Eloisa: "Sono un pò zozzone, questa non se l'aspettava ma io non sono quella santarellina come  mio marito vuol farmi apparire, purtroppo..."Una buona notizia, Alberto fermò l'auto, si tolse la giacca, prese in mano il viso di Eloisa ed un lungo bacio cementò l'inizio della loro amicizia. "Ho sempre sostenuto che sotto le gonne delle santerelline..." "Ti prego niente volgarità, sono costretta a vivere in un certo ambiente ed in un certo modo ma quando, anche se raramente, incontro un Alberto...Oggi mio figlio esce dal collegio alle diciassette, facciamo un salto ad Ostia conosco un ristoratore che ha un pesce meraviglioso!" Alberto prese a ridere. "Si ma non in quel senso, sei un maialone!" "Di solito i maialoni finiscono in salami." Domattina prenderò un taxi, scaricherò mio figlio da mia madre ed andremo dove vuoi tu, mio marito è fuori sede." Quando arrivarono sotto lo yacth, Alberto aprìlo sportello dell'auto e: "Madame benvenuta a bordo, questa è Flora la mia amante!" "Sei una fonte di sorprese, oddio il cane!" "Bono Bull" Il cane conosceva il significato di quelle parole e si accoccolò a terra."Accarezzalo, capirà che sei nostra ospite." Bull si avvicinò ad Eloisa scodinzolando, aveva capito che quella era un'amica particolare del padrone.Anche Cleo fu presentata ma la signorina, oltre ad aprire gli occhi un paio di volte, si disinteressò ai due. "Dì la verità, la gatta è gelosa sennò che gatta sarebbe!" Eloisa fece sfoggio di un buon repertorio erotico, sicuramente non era la prima volta che cornificava il cattolico assessore che in campo del sesso doveva essere di una scarsezza, ma di una scarsezza...Non sempre Eloisa era disponibile e quindi Alberto accettò l'invito di Pier Luigi M. un collega, per andare ad una festa. "Alberto attenzione che questi sono snob, nessuna battuta, massima eleganza e riservatezza, navigano nel lusso, sono diventato loro amico..." "Ho capito durante una verifica fiscale." Una villa sull'Appia Antica, tre piani, piscina, grande giardino, alberi secolari. "Alberto M." "Sono Augusto F. e questa è la mia signora Eloisa U." Alberto non riuscì a trattenere una sonora risata, perplessi i tre si gaurdarono in viso pensando che il loro interlocutore fosse fuori testa. Alberto si inchinò e: "Chiedo umilmente scusa, non sono riuscito a trattenermi, in due giorni mi sono state presentate tre (ne aveva aggiunta una) Eloisa, di nuovo profonde scuse!" La signora prendendo sottobraccio Alberto: "Voglio delle scuse personali, voglio sentire de visu perchè il mio nome lo fa ridere." "Di solito so trattenermi, non faccio gaffes, lei si è dimostrata di spirito e la ringrazio, ero proprio in crisi." "Per così poco, mio marito ha la sua vita ed io la mia, piuttosto il suo collega?" "Non si preoccupi del mio collega, lui mangia in famiglia." "Adesso ci comprendiamo meglio, sua moglie..." "Non sono sposato,preferisco le altrui consorti!" "Hai capito il bel maresciallo delle Fiamme Gialle, un porcellone!" "Torniamo indietro voglio farti visitare la mia magione" e passando vicino ad Augusto ed a Pier Luigi: "Faccio vedere la casa al nostro simpatico ospite." Cena all'aperto, era luglio, camerieri che andavano e venivano con tante portate di carne, cacciagione compresa, pane nero proveniente da Tricarico in quel di Matera patria di Augusto, un vino rosso eccellente di cui il padrone di casa non volle svelarne il nome. Alla fine della cena passeggiata nel parco, Alberto  fu preso sottobraccio da Eloisa, sigarette Lucky Strik offerte da Auguto. Alberto si era portato una vecchia pipa dato che Pier Luigi gli aveva 'spiato'  che da Augusto erano ospiti persone snob. Pipa caricata  con tre tipi di tabacco molto profumati, apprezzati dalla dama. Infine accompagnamento dei padroni di casa sino al cancello. "Vedo che possiede una Jaguar x type, buon gusto, evidentemente lo Stato tratta bene i suoi dipendenti!" "Si sbaglia, questo è un lascito di una vecchia zia; mi farebbe piacere se veniste a trovarmi nel mio yacht che ho ormeggiato sulla sponda del Tevere, questo è il mio biglietto da visita con i numeri telefonici. Au revoir." Questa volta erano stati i signori F. a rimanere basiti. La settimana successiva, previo avviso telefonico, i cconiugi F. si presentarono un pomeriggio di domenica sulla banchina dinanzi allo yacht di Alberto unitamente alla figlia Maria Luce, ventenne, un pezzo di...Giunsero in Bentley evidentemente volevano far la figura dei signoroni tirando fuori l'argenteria di famiglia. Bull fu subito zittito da Alberto, Cleo aprì gli occhi rispondendo alle carezze della ragazza. "Signori, in sostituzione del solito pranzo in ristorante, ricordando il mio passato di finanziere che, a duemila metri di altezza cucinava per venti colleghi, ho preparato pasta alla carbonara,coniglio in fricassea,salsiccia marchigiana con patate, una insalatona ed ananas, come vedete niente di speciale." "Mio marito nemmeno un uovo sodo!" Dopo pranzato un giro con la yacht verso nord. "Lei sa fare un pò di tutto, strano che non sia sposato." È proprio per questo che sono celibe, d'altronde..." Auusto:In giro ci sono tante signore allupate, vero Alberto?" Ignorato l'interrogativo: "Voglio tornare indietro il mare si sta facendo troppo grosso. Agli addii Alberto si sentì stringere  forte la mano da parte di Maria Luce, la guardò in viso, l'espressione era quella di una furbacchiona.

  • 07 agosto alle ore 13:35
    Bull e Cleo 2

    Come comincia: La mattina successiva mentre si gustava il meritato riposo domenicale, il telefono: “Sono Eloisa, la seconda, permettimi di darti del tu, si tratta di mia figlia, tu non te ne sei accorto ma ti ha guardato con un certo interesse, siccome è spiccicata a me ed ha la testa dura, stai alla larga da lei almeno mezzo metro!” “Pensi che l’abbia tanto lungo! Non ci sono problemi, non è che la mammina voglia…” Telefono sbattuto in faccia. Alberto non pensava nemmeno lontanamente che questa storia avesse un seguito invece una mattina di domenica, “Cavolo non è possibile dormire almeno un giorno festivo, chi sei?” “Sono Luce, ami la luce?” Alberto si svegliò di colpo, sentiva puzza di guai e non sbagliava.”Carissima, hai una voce dolcissima ma sei una ventenne, peraltro fidanzata, io sono un vecchio trentacinquenne che ama solo le donne sposate, t’è capì.” “Sicuramente mia madre ti ha detto che quando voglio qualcosa la ottengo in tutti i modi, vengo al dunque: sono fidanzata con un compagno di università, è molto ricco e accetta tutti i miei desideri, chiamiamoli col loro nome, capricci ma non vorrei mai avere un figlio che gli assomigli, ho deciso per farti diventare padre di una bambina bellissima, che ne dici.” Gran risata di Alberto: “Forse non hai capito quello che ti ho detto precedentemente, ottengo sempre quello che voglio, che ne dici se affermassi che mi hai violentata, sarebbe la tua fine come maresciallo delle Fiamme Gialle e come uomo, au revoir mon amour, pensaci bene, ti richiamerò.” Alberto si guardò intorno, sicuramente un sogno, solo un sogno poteva essere ma…no si trovava sul suo yacht e la telefonata era vera. Un caffè peggiorò la situazione, decisione: farsi concedere un mese di convalescenza tramite un amico medico dell’Ospedale Militare Celio. “Ciao Antonio, sono Alberto, scusa la telefonata di domenica ma ho bisogno del tuo aiuto, posso venire lunedì in ospedale?” “A disposizione, stai male?”” Ti spiegherò a voce.” Il giorno successivo: “Se le cose stanno come mi dici sei nei guai,  sono psicologo, conosco quel tipo di femmina, la convalescenza te la faccio concedere ma per il resto…” Ritornato sullo yacht prese Cleo e se la portò sul letto, l’interessata incuriosita lo guardava, anche Bull ai piedi del letto, il loro padrone era in crisi. I giorni passavano lenti quando una mattina: “Carissimo ho consultato una mia amica ginecologa, stai a digiuno sessuale per una settimana, fra sette giorni alle nove di mattina sarò da te, ciao.” Alberto saltò pranzo e cena ma capì che non sarebbe valso a niente, doveva affrontare la situazione, in fondo ci poteva scappare qualcosa di piacevole, un figlio? Non era in programma ma tutti, o meglio quasi tutti li hanno e quindi… La mattina prestabilita una moto di fermò nei pressi della barca, una persona con casco ed in divisa di corridore motociclistico, Alberto ritornò dentro ma poi…Maria Luce si era tolta il casco ma era sempre a cavallo di una Ducati Monster rossa, sorrideva la baby…”Salita a bordo: “Un bacio al mio futuro sposo, sei stato a dieta? Lo vedremo subito dov’è il bagno?” Nuda Maria Luce era di una bellezza sfolgorante, corpo da modella, belle tette e sedere.” “Inutile che guardi il mio popò, è off limits, diamoci da fare col fiorellino che è vogliosissimo, fammi vedere... cavolo com’è grosso!” “Se vuoi rinunziamo.” “Niente rinunzia ma sii delicato,  mi doveva capitare  un superdotato!” L’immisio penis fu delicato fino ad un certo punto ma poi il viso di Luce si illuminò di una lunga goduria. “Non è che sai trovare…” Alberto capì che Maria Luce voleva godere col punto G., ritirò a metà il pene in vagina e poco dopo: “Sto godendo alla grande, che bello, bello oh mio dio…resta dentro finchè il tuo coso non si ammoscia ma mi pare che non ne abbia tanta voglia…” Dopo un mese su WatsApp un OK. anonimo, non ci voleva molto a capire. Il giorno successivo una telefonata, era quello di Eloisa due, Alberto  non rispose nemmeno nei giorni successivi. ‘Passa un giorno, passa l’altro più non torna il prode Anselmo.’ Non centra nulla nella storia ma così era passato in mente ad Alberto che, a quel punto forse era un po’ partito di testa. Finalmente un pomeriggio un messaggio: “È nata Flora, è bellissima!” il numero del telefono era quello di Maria Luce. Per un motivo difficile da comprendere Alberto volle far partecipe della notizia  Flora LDP. la quale in risposta: “È nato Alberto anche lui bellissimo!”Alberto aveva fatto il suo dovere di 'inseminatore!  Come ovvio cominciò ad invecchiare, a perdere i capelli ‘calvitia magna dilabuntur’ (un po’ di latino ci sta sempre bene), amante fissa Eloisa uno, Bull e Cleo deceduti erano stati sostituiti da altri due animali della stessa razza, Dario era in pensione sostituito da un certo Amleto. Alberto stanco della solitudine, vendette casa e yacht e si ritirò con cane e gatta in un residence di lusso cercando ogni tanto di accontentare ‘ciccio‘ con una cameriera ma con scarsi risultati, maledicta vetustas!
     

  • 30 luglio alle ore 13:57
    Un amore fuoco e fiamme

    Come comincia: “Mia cara sono a Cortina, è calata la notte, da dietro i vetri della mia stanza d’albergo vedo il nevischio scendere pian piano, è fuori stagione come il mio amore per te. Alla luce di un lampione vedo la tua immagine materializzarsi come per incanto .Sei sorridente, gioiosa, sensuale, amerei abbracciarti tanto grande è il mio desiderio di te. Ti seguo col pensiero durante tutto l’arco della giornata. Ora stai andando a riposare, resti per un attimo nuda, favolosa, per poi indossare un baby doll. Ti abbracci ad un cuscino, quel cuscino sono io, mi trasmetti il tuo intenso profumo sensuale ed io ne approfitto per inebriarmene. Dormiamo insieme sino al risveglio mattutino, sei in bagno, ti vesti, esci di casa, entri in ufficio, buon lavoro amore mio.” Questa mia mail è un lamento amoroso di un innamorato verso la propria amante, purtroppo maritata con un marito non degno della sua persona come capita a molte signore di classe, è un destino. Quella mail, infatti, se letta da chi non deve visionarla può portare ad ‘infiniti lutti’ come da omerica espressione dato che gli amanti, emuli di Andronico re bizantino, non appendono corna di cervo sul portone dei mariti ‘cocu’ ma sulla loro fronte. Questa la situazione di Joséphine R. signora quarantenne di origine francese che era rimasta in Sicilia, a Messina, per un ‘incidente’ che aveva portato, complice Alfio S.,alla nascita della deliziosa Rose, attualmente ventenne iscritta alla facoltà di medicina. Era stato per tal motivo che la bella Joséphine aveva deciso di rimanere nella Città dello Stretto dove aveva trovato impiego, essendo poliglotta, alla reception di un albergo vicino alla stazione ferroviaria. Rose era consapevole della infelicità materna, ogni giorno vedeva sfiorire la bellezza di sua madre, i suoi bellissimi occhi verde grigio mostravano tutta la sua infinita tristezza interna. Tramite amici universitari residenti in un malfamato rione di Messina, era venuta a conoscenza degli intrallazzi paterni in materia tributaria per regolarizzare la posizione di individui dalla fedina penale non proprio immacolata. Ultimamente Alfio aveva assunto come impiegate, due ventiquattrenni gemelle figlie di un famoso mafioso appartenente al clan Chiofalo (Calogera e Rosalia) che si trovava al 41 bis! L’ufficio di Alfio era al piano terra dell’edificio in cui era pure ubicata, al secondo piano, l’abitazione familiare degli S. Il capo famiglia, forse dietro consiglio di qualche ‘consiliori’, ritenne opportuno far installare una porta blindata all’ingresso del suo ufficio con tanto di serratura e di chiave di difficile apertura fabbricate in un paese dell’Est europeo. Rose, passando una mattina dinanzi all’ufficio paterno incui stava per essere  posizionata la suddetta porta blindata, inquadrò la situazione e pensò di volgerla a suo favore ma come? Un giovane operaio, da solo,  stava provvedendo ai lavori. La ragazza comprese che era il momento opportuno per tentare di farsi consegnare copia della chiave d’ingresso. Si aprì la camicetta, lasciò fuori un bel po’ di tettine e, rivolgendosi ai giovane gli disse la figlia del titolare dell’ufficio e che avrebbe voluto copia della chiave. Il cotale pensò bene di sfruttare la situazione e fece a Rose segno di seguirlo nel bagno…Rose diventò rossa anche per la rabbia, mise mano alla borsetta e, racimolati quattrocento €., li consegnò, guardandolo negli occhi al giovane il quale, capita l’antifona, si recò presso un vicino negozio di ferramenta comparendo dopo circa un quarto d’ora con una chiave in mano che la ragazza si portò via girandosi di spalle senza nemmeno salutare. Finito di pranzare, Alfio si ritirò nel suo ufficio e Rose spiegò a mammina il suo piano strategico per incastrare quel…di suo padre. Era probabile che le due ragazze, dai soprannomi di Lilla e di Lia, dopo aver desinato, si stessero 'rilassando' col loro capo. Madre e figlia entrarono nell’ufficio costatando che rispondeva al vero quanto intuito. Le gemelline, nude, stavano sollazzando il buon Alfio, poker! Il capo famiglia non fece onore alla cena e si ritirò nell’abitazione verso le ventidue rimanendo basito quando si accorse che tutti i vestiti e la biancheria della consorte erano spariti dagli armadi probabilmente traslocati in quelli della figlia: uno a zero e palla al centro avrebbe detto un commentatore di calcio. Alfio, avendo studiato legge, comprese che dinanzi ad un giudice la consorte avrebbe avuta concessa l’usufrutto della casa coniugale, la separazione per colpa del marito ed un assegno di mantenimento per la figlia studentessa universitaria. Preferì lasciar passare una settimana e poi decise che era giunto il momento di mettere in chiaro la situazione coniugale entrando nel sancta santorum di casa dove alloggiavano le femmine di famiglia. Male gliene incolse, in compagnia delle due dame c’era un giovanottone, un metro e ottantacinque, biondo, spalle quadrate, viso da pugile. Rose non si perse d’animo: “Papà questo è Franz il mio fidanzato, è di Belluno, studia medicina con me e, non appena saremo in grado di lavorare a tempo pieno, ci sposeremo, spero che ci darai il piacere di averti alla cerimonia in Comune, Franz non è religioso. Silenzio di tomba anche perché in un ‘conflitto’ fra un pugile da 1,85 ed un fringuelletto da m.1,65 non c’era lotta. Per cercare di rimediare alla situazione Alfio si esibì in un’altra gaffe: “Joséphine, quando tu vorrai potrai tornare al letto matrimoniale.” Sotterrato dalle risate delle femminucce, Alfio sempre più confuso per la cazzata che aveva detto sparì dalla circolazione. Rose baciò in bocca Franz che rimase perplesso ma poi si riprese: “Che ne direste di un trio mammina, sei d’accordo?” L’alto atesino cominciò a correre intorno al tavolo e poi, travolto dalle due furie si trovò sul divano sommerso da due corpi deliziosamente profumati ma per una (la figlia) off limits!
     

  • 25 luglio alle ore 16:28
    Meravigliose emozioni erotiche

    Come comincia: È noto: alla base delle vicende umane c’è la fortuna, ne erano convinti gli antichi che, a modo loro, cercavano di rivolgerla a proprio favore con riti magici che evidentemente Beniamino V. non conosceva in quanto la sfortuna fu per lui foriera di immensi problemi per esser passato a miglior vita (si fa per dire) nell’incendio della sua grande fabbrica di carta al Trullo alla estrema  periferia sud-ovest di Roma ma soprattutto per la sua famiglia di cui era l’unico sostegno. La ferale notizia giunse per telefono il mattino presto alla moglie Greta F. ed ai figli gemelli Alida ed Andrea con ovvie conseguenze. Tutti e tre si precipitarono in auto sul luogo dell’incendio ma non poterono avvicinarsi, le fiamme ancora bruciavano alte sul resto della fabbrica ed i pompieri erano impegnati a circoscriverlo. A loro di presentò, senza parole Alberto M. che era il direttore della fabbrica, c’era poco da dire. Si diedero appuntamento per il pomeriggio nell’abitazione di Alberto che si trovava ai Parioli nello stesso edificio di quello di Beniamino, appartamento di sole due stanze ben più piccolo di quello del suo datore di lavoro che era di duecento metri quadri. Presenti oltre che la famiglia V. anche Anna la moglie di Alberto che cercava di consolare le due donne mentre Alberto parlava con Andrea e lo metteva al corrente della situazione: probabilmente l’incendio era doloso perché il capo famiglia aveva ricevuto richieste di ‘pizzo’ per telefono da parte di un mafioso che però non si era presentato personalmente, Beniamino se n‘era fregato, il significato del suo nome era ‘figlio della fortuna’ e ad essa si era affidato con poco successo. Greta, con la scomparsa del marito, era diventata responsabile della famiglia ed in tale veste si mise a parlare con Alberto che la ragguagliò sulla loro non brillante posizione finanziaria: il loro appartamento doveva essere ancora pagato con due milioni di €uro al mese per altri  cinque anni, la fabbrica non era assicurata contro gli incendi,  Beniamino non aveva altri introiti. Greta pensò anche ai figli Alida ed Andrea iscritti all’università. Cadde pesantemente su una poltrona, con lei casalinga il quadro era allarmante con problemi irrisolvibili, un pianto dirotto fece accorrere Alida, Andrea e Anna che furono messi al corrente della situazione. Notte in bianco per tutti, la mattina alle nove il campanello: impossibile pensare chi fosse a venire in quella casa del dolore: era Louis Bergerac padrone di tutto l’isolato (anche di casa loro) che Greta aveva incontrato poche volte. In camicia da notte e senza trucco la padrona di casa cercò di far capire che non era il momento…Con accento francese: ”Madame innanzi tutto le mie più profonde condoglianze, in questo tristissimo momento penso di potere essere utile a lei ed ai suoi figli, purtroppo a chi rimane rimangono i problemi pratici che angustiano la vita, cercheremo di risolverli insieme questa sera a cena a casa mia, due piani più in alto.” Senza ottenere risposta, con un attenti tipo militare si congedò. Completamente nel pallone, Greta tornò a letto ed ai figli riportò quanto accaduto ricordando quanto a suo tempo riferitole da Beniamino dell’immensa fortuna del signor Bergerac In tutta Europa. Alida ed Andrea che già si vedevano all’angolo della strada a chiedere la carità, spinsero la madre ad accettare, ci voleva poco per capire le intenzioni del marpione. Alla cena si presentarono anche Alberto ed Anna che furono ben accettati dal padrone di casa, un compagnone! Louis era vestito impeccabile in un frac classico,  evidentemente voleva far impressione su chi? Evidentemente su Greta a cui in passato ebbe a fare i complimenti più sviscerati senza successo. La cena fu servita da un maggiordomo in divisa: classici aperitivi, antipasti, pappardelle al sugo d’anatra, coniglio all’agro dolce, insalatona, tutto ‘innaffiato da un ‘Brunello di Montalcino’ annata 1950, ananas e Caffè Sport  Borghetti che fu il sipario della cena.“Madame Greta sia più ottimista le faccio visitare il mio bagno di cui son fiero per la vasca ‘Nenuco’ unica nel suo genere.” Entrati in bagno: “Cara Greta, appena ti ho visto mi sei entrata nel cuore, sono a tua disposizione, ogni volta che verrai a casa mia ti abbonerò una rata del tuo debito più diecimila €uro, scusa la volgarità ma non so che altro dirti.” Un assenso col capo dall’interessata che in fondo pensò di essersela cavata abbastanza bene, ci son donne che si vendono per molto meno, la famiglia avrebbe ripreso il suo posto in società! Al rientro si mostrò  contenta di aver visto una vasca da bagno fuori del comune, ovviamente nessuno ci credette. Il primo appuntamento avvenne il pomeriggio del sabato successivo,  madame aveva acquistato un negligé rosa che aveva coperto, durante il tragitto in ascensore, con un cappotto estivo. Fu accolta con un baciamano che in fondo le fece piacere, nessuna volgarità, invito sotto la doccia ovviamente nudi, complimenti del padrone di casa per il suo fisico, un po’ meno da parte di lei per la ‘pancetta’ del prossimo amante ma in fondo… Louis prese subito a baciare la gatta, aveva stile apprezzato da Greta che si meravigliò per la grossezza del ‘ciccio’ del francese, non ricordava bene le dimensioni di quello del marito ma in fondo non le dispiacque non immaginando che ‘ciccio’ era stato ‘aiutato’ da una pillola di ‘Levitra’ molto di moda per i non più giovanissimi ma anche, talvolta, per i giovani. Greta capì che ormai il sabato pomeriggio era dedicato all’amante sempre ben disposto in fatto di quattrini, che anzi aveva aumentato la quota in contanti. E gli altri componenti della famiglia? Un caleidoscopio di persone: Alida (significato nobile) era lesbica, contemporaneamente Andrea (significato uomo virile) omosessuale!, evidentemente all’interno dell’utero materno si erano scambiati il sesso! Avevano confessato alla madre le loro tendenze, Greta il cui nome vuol dire preziosa, rara, da buona madre aveva accettato la sessualità dei figli e la loro iscrizione alla L.G.B.T. (lesbiche, gay, bisessuali, transgender), addirittura aveva partecipato con Louis alla manifestazione della lgpt a Roma, Beniamino non aveva certo fatto onore al suo nome che voleva dire figlio della fortuna, ma ormai era un lontano ricordo. Alberto ed Anna talvolta ridevano della loro normalità ma si rendevano conto giorno per giorno che la noia si era impossessati della loro monotona vita di impiegati alle poste. Avere a che fare con vecchietti che si lamentano della loro misera pensione, ritirare lettere e pacchi , caricare i postini  dei plichi da consegnare. La loro noia era mancanza di stimoli, un senso di vuoto, di impotenza, talvolta fantasticare con la mente era legata alla sensazione dello scorrere del tempo. Alberto ed Anna incontravano per le scale Louis con Greta e ed i due fratelli Alida ed Andrea che un giorno: “Che facce da funerale, se venite un giorno con noi  vi divertirete a veder tanta gente allegra e sorridente, anche un po’ di sesso…” I due rifletterono ma fu Anna a prendere l’iniziativa: “A noi che ci costa, nessuno ci obbliga…” E così un sabato pomeriggio seguirono in auto Alida ed Andrea che si recavano in una villa di Grottaferrata in cui furono accolti da una signora anziana, alta e magra, vestita di nero, molto signorile. “È la prima volta che vi vedo, benvenuti, tutti noi siamo degli anticonformisti ma sempre col buon gusto come regola, divertitevi!” Al bar un addetto (o un’addetta) truccatissimo, con voce femminile: “Vediamo se indovino i gusti dei signori: aranciata o limonata ma quella col limone!” “Come ti chiami, sei un simpaticone.” “Marco, guardate che vuol dire guerriero, sono pugnace ah ah ah.” Furono avvicinati da un tipo un metro e ottanta, bruno di capelli e di carnagione, vestito casual: “Sono Fosco, faccio onore al mio nome che vuol dire scuro, anch’io frequento questa villa da poco tempo, in fondo sono felice anche se uso raramente questo vocabolo. Fuori c’è misera, degrado, omicidi, delinquenza, tutto deprimente mentre qui…Col permesso del signore gli sottraggo, in senso buono, la consorte.” “Mia moglie non è sotto tutela e poi anch’io…” I due sparirono risucchiati dalla folla che andava aumentando come pure l’allegria generale. Alberto rimasto solo, si sedette vicino ad un tavolo col bicchiere di aranciata; fu subito avvicinato da un trans che: ”Ti vedo tristissimo, se vieni con me…” “Non ti offendere ma ho mal di testa.” Il tale si allontanò deluso e Alberto cominciò a pensare cosa stesse combinando Anna, lui,  il moquer dei gelosi stava provando per la prima volta quel sentimento, ne aveva ben donde, Fosco si dimostrò subito attivo in quanto a sesso anche se in modo particolare: denudata la consenziente Anna, dopo un cunnilinguus che portò la baby a lunghi orgasmi, prese un vibratore se lo infilò nel suo didietro ed il pene, dapprima a riposo, si risvegliò pian piano non molto in lunghezza quanto in una spropositata circonferenza che fece impressione ad Anna. “Non ti preoccupare, sarò delicato ma poi tu…” Anna ebbe conferma di quanto asserito da Fosco. All’inizio ebbe qualche fastidio ma poi quando il pene arrivò a metà vagina cominciò a provare una goduria piacevole talmente violenta da portarla ad emettere urletti di piacere sempre più forti, un piacere infinito che la lasciò senza forze, punto G attivato come non le era mai accaduto con Alberto. Ci volle del tempo prima che la dama riuscisse a riprendersi, non voleva presentarsi in quelle condizioni al marito ma Alberto si accorse subito che lei aveva provato qualche sensazione sessuale al di fuori dell’usuale. Nessun dialogo sino a casa, poi: “Se te la senti raccontami tutto ma solo la verità come da nostra vecchia abitudine.” Sono troppo sconvolta, se non ti dispiace preferisco dormire, a domani.” Anna dormì il sonno del giusto o meglio della giusta ma non Alberto che immaginò le cose più strane ed inverosimili. La mattina sveglia a mezzogiorno, ovviamente per Anna che, allegrissima abbracciò e baciò un Alberto. “Ti confesserò tutto come avvenuto ma ricordati che nulla sarà cambiato fra di noi, sarai sempre il mio grande amore, non sono solo parole, ti amo profondamente.” Senza tralasciare alcun particolare narrò tutta la vicenda sino alla fine. “Sono stata sincera, per ora non voglio sapere cosa pensi, a botta calda si possono dire anche cose che in un secondo tempo possono essere considerate sbagliate.” Nessun commento da parte di Alberto che con Anna riprese il tran tran quotidiano come se nulla fosse accaduto ma il destino, superiore anche agli Dei, aveva in riserva una sorpresa, un bella sorpresa per Alberto che un pomeriggio durante il quale Anna era dal parrucchiere, ricevette una telefonata: “Sono Greta, Anna mi ha accennato che avete avuto qualche diverbio, anch’io sono in crisi con Louis, vorrei confidarmi con te, lunedì mattina datti  malato, non andare in ufficio, se vuoi staremo insieme.” Il lunedì mattina Alberto andò in bagno, fece finta di vomitare  ed avvertì la consorte che non se la sentiva di andare a lavorare. Greta, vista uscire Anna,  per telefono disse ad Alberto di raggiungerla a casa sua, Louis era lontano ed i ragazzi fuori casa. Un bacio appassionato ed anche un po’ triste, che era accaduto? “Ho bisogno di confidarmi con te, non so come definire i rapporti con Louis, in un momento di mezza sbornia mi ha confessato che ama molto avere rapporti anali con le femminucce ma quelle che lui conosce non glielo permettono e così ogni volta che stiamo insieme lo pretende da me,  mi fa sdraiare sul letto di lato piegata a metà e si diverte a lungo. Molto probabilmente ha altre donne in Europa, forse mogli ed anche figli perché lo sento parlare al telefonino qualche lingua che non riesco a comprendere. Ovviamente non posso far a meno dei suoi soldi e quindi immagina quello che provo, essere usata come una volgare puttana, sento il bisogno di un po’ di romanticismo, tu mi sei sempre piaciuto enormemente, sei affascinante ma non volevo far un torto ad Anna ma sapendo che tra voi…” La dama , fatta volare la vestaglia, rimase nuda a disposizione di un Alberto affascinato da un corpo bellissimo e dalle appassionate parole di Greta con la conseguenza che ‘ciccio’ si trovò a lungo non in ‘una selva oscura’ ma dentro un accogliente e caldo orifizio, e non quello preferito da Louis. Il rientro a casa di Alberto  mostrò ad Anna un marito allegro e sorridente. “Mi ha telefonato Greta, dapprincipio sono rimasto perplesso per quello che mi ha chiesto e che poi è accaduto fra di noi ma poi...” Questa volta la favola (escluso che per quel volgarone di Louis) ebbe il solito bel finale di tutte le fiabe per i protagonisti che vissero... 
     

  • 17 luglio alle ore 9:11
    Co' 'sta pioggia e co' 'sto vento...

    Come comincia: Il conte Camillo Colocci, vedovo,  abitava nell’antico castello avito nel Comune di Matelica in quel di Macerata insieme al figlio Marcello cieco dalla nascita, alla figlia nubile Ena legnosa, accanita cacciatrice e dalla battuta satirica facile, al figlio Ettore un metro e novanta, maxime truncum familias, a cui assomigliavano alcuni ragazzi del circondario con gioia della madri e malcontento dei padri putativi ed infine la deliziosa Annabella di anni venti che, per motivi difficili da comprendere aveva  voluto vestire i panni di monaca chiedendo al genitore di risiedere in un convento confinante col loro castello sul Monte San Vicino, monastero che era stato costruito nell’ottocento e quindi non aveva le comodità cui era abituata la contessina. Con un po’ di moine ottenne dal padre, a cui non faceva difetto la moneta, di ristrutturalo restringendo le camerette disadorne delle suore da venti a dieci ma con tutti i confort moderni. Naturalmente era stata nominata badessa , insomma il monastero era diventato un simil albergo di prima categoria a cui avevano accesso solo le suore provenienti da famiglie nobili. Aveva scelto come nome da suora Susanna forse non sapendo che era certa suor Susanna Simonin, nel medioevo, era stata classificata pessima religiosa… Nel far risistemare le camerette suor Susanna se ne era riservata una che era in comunicazione con quella della foresteria dove venivano alloggiate le religiose di passaggio. L’arcivescovo di Macerata all’inaugurazione del complesso, aveva avuto parole di elogio per il conte Colocci per la sua magnanimità. Sin da piccolina Annabella aveva preferito giocare con giocattoli maschili non amando le bambole o meglio apprezzando quelle in carne ed ossa delle sue coetanee, con cui imbastiva giochi  erotici apprezzati dalle compagne, in mancanza di maschietti…Col tempo non perse l’abitudine e, guardandosi intorno, scelse come compagna di ‘giochi’ tale suor Angiola Viridiana che nel secolo passato non era ricordata per le sue doti di santità. La cotale alta, longilinea occhi grigi bocca carnosa, seno appariscente pur coperto dal vestito monacale e poi gambe chilometriche piedi lunghi e stretti, bellissimi. Tutte sapevano tutto di tutte ma era loro interesse non mettere il naso nelle altrui vicende. Suor Susanna quando vide per la prima volta Angiola spogliata, rimase senza fiato e ci fu un incrocio di gambe e braccia con baci appassionati, il tutto finì alle luci dell’alba e pertanto le due suore dovettero saltare il mattutino con grandi risolini delle altre monache. Il giorno di Natale suor Susanna invitò il fratellone Ettore alla cerimonia religiosa tenuta da fra Gaudenzio, un giovane prete di una parrocchia vicina, confessore delle monache e poi in giardino canti e balli non proprio religiosi. Suor Susanna ad un certo punto si accorse della mancanza del fratello e della suora Silvia; tutto intorno al giardino c’era un bosco da cui uscirono separatamente Ettore e suora Silvia un po’ accaldati in viso. Suor Susanna si preoccupò non per puritanesimo ma perché una eventuale gravidanza gli avrebbe fatto perdere quel Paradiso che si era costruito. Avvicinatasi al fratello con aria interrogativa…” Tutto a posto sorellina, non diventerai zia…” Quel figlio di cane la prendeva anche in giro, non l’avrebbe più invitato. Altro problema era il confessore; fra Gaudenzio all’inizio restò basito da quello che in confessione gli raccontavano le suore sui loro comportamenti sessuali ma poi filosoficamente pensò: “Se il buon Dio ha permesso alle suore di godere delle gioie terrene, chi era lui per giudicarle anzi pensò bene di approfittare della situazione e, osservando il viso delle sorelle, una volta riscontrò in suor Silvia un sorriso particolare di disponibilità. Chiese a suor Susanna, data l’ora tarda, di poter usufruire della stanza degli ospiti in compagnia di suor Silvia, ottenne il permesso con la raccomandazione di… stare molto attenti. Il giorno dopo suor Susanna vedendo il viso disteso e sorridente della collega Silvia pensò bene di imitarla e invitò fra Gaudenzio a passare la notte nella foresteria per poi raggiungerlo aprendo la porta di comunicazione delle due stanze. Il frate l’accolse con un baciamano atto non molto adatto in un convento ma il meglio doveva ancora accadere. Senza parlare, all’unisono il religioso e la religiosa si trovarono a ripulire il corpo sotto la doccia per poi asciugarsi  reciprocamente con teli profumati. La luce di due  abat jour rischiarava la scena per tanto che bastò a suor Susanna vedere il coso del frate aumentare notevolmente di volume e lunghezza e se ne preoccupò perché pensò che quel coso doveva penetrare…ed allora, ricordando il passo della Bibbia ripeté la famosa frase di Giosuè ‘fermati!’solo che il buon Giosuè si riferiva al sole mentre suor Susanna a quel ‘ciccio’ che stava diventando sempre più lungo e voluminoso suscitando le risa del frate il quale pensò bene di infilarne la punta nella deliziosa e vergine boccuccia della suora che, dopo un po’ di tempo apprezzò quella nuova sensazione anche perché fra Gaudenzio ritenne di evitare la sicura non buona accettazione del riempimento della bocca con una prevedibile sbrodatona dal parte del suo uccellone. Alla vista di tanto seme sgorgante dal ‘cosone’, suor Susanna allargò gli occhi stupita. Il frate volendo godersi anche la ‘gatta’ della suora, andò in bagno  per far pipì per evitare pericoli di ingravidamento. Il ‘ciccio’ non ne voleva sapere di ritirarsi in buon ordine e fra Gaudenzio pian piano cercò di infilarlo nella ‘gatta vogliosa non più vergine per i precedenti ‘giochetti’ della padrona ma pur sempre strettina. Ci volle del tempo a qualche gemito dell’interessata che alla fine del lungo entra ed esci, provò una sensazione paradisiaca per usare un termine religioso. Susanna divenne l’amante ufficiale del confessore il quale, per maggior gaudio di ambedue, si procurò delle confezioni di pillole anticoncezionali per aumentare il piacere di entrambi. Alla prima volta di una rapporto completo, suor Susanna ebbe la fortuna di provare una sensazione fortissima, forse fra Gaudenzio le aveva trovato il punto G portando la suora direttamente in Paradiso. La vita di paese è fatta così, non ci sono segreti custoditi, le notizie volano come coriandoli e vennero all’orecchio del Conte Colocci e lo misero in apprensione. Come si sarebbe comportato il vescovo qualora…trovò una soluzione: fargli riparare, a sue spese, parte della chiesa e del campanile che stavano andando in rovina. Inutile dire che la sua proposta fu accolta con entusiasmo dall’ecclesiastico anche perché il Conte Colocci: “Non mi faccia pervenire preventivi e titoli di spesa, la prego, sarebbe per me una noia, mi dica, a suo tempo solo la cifra da pagare!” La notizia fu accettata dal Vescovo con doppio entusiasmo anche perché ci poteva fare la cresta! Dopo tre mesi l’inaugurazione del manufatto; in  chiesa in prima fila il Conte con tutta la famiglia, ovviamente con esclusione di suor Susanna che avrebbe usufruito in seguito dei benefici di quell’elargizione. Nel frattempo i due amanti quasi giornalmente o meglio nottalmente usufruivano delle gioie del sesso; erano sempre allupati tanto che la più anziana ed esperta delle suore, presa da parte suor Susanna, le consigliò di darsi una calmata per evitare un eventuale altro dimagrimento piuttosto ben visibile! Un giorno il Conte ebbe l‘idea di riunire al castello tutti i componenti della famiglia, stava invecchiando di giorno in giorno e pensava che quella vecchia antipatica di Atropo si sarebbe presentata presto al suo cospetto munita di falce! Ettore con la sua B.M.W. nera, con vetri oscurati andò a prendere la sorella in convento, per strada diedero un passaggio a fra Gaudenzio, i due ‘fidanzati’ nel sedile posteriore presero a baciarsi ed Ettore “Boni ragazzi!”Al castello tutta la servitù aveva avuto concesso un giorno di libertà per evitare che incontrassero i due clandestini. Riuniti tutti nel gran salone Ena mise in mostra la sua volgarità: “Oggi in questo castello comando io, mi son fatta un culo così a cucinare, tutti mi seguiranno senza storie, t’è capì e lo dimostrò poco dopo quando suor Susanna chiese che uccello fosse quello più grande che era nel girarrosto, risposta di Ena: “È un uccello di Padulo cha va dritto al…” Fu interrotta da Ettore con un “Ena cazzo!” e tutti risero avendo ben capito il finale della battuta. Alla fine del pranzo la imprevedibile Ena prese la chiatarra e: “Ragazzi vi delizierò con una canzone popolare, rilassatevi: Cò stà pioggia e cò stò vento chi è che bussa a stò convento? È nà povera vecchierella che si vuole confessare: mannatela via, mannatela via è la disperazione dell’anima mia! E mò chi bussa a stò convento?” È una bella verginella che si vuole confessare.” “Fatela entrà, fatela entrà che la vojo confessà. E pè tutta conclusione tu te baci sto cordone.”  “Non so cieca, non so orba questa è ciccia non è corda!” Malgrado la volgarità Ena ebbe gli applausi di tutti anche per la sua esibizione nell’arte culinaria. Questa storia non ebbe la fine delle favole: morirono il Conte padre ed il cieco Marcello, Ettore si sposò con la marchesina Federici ed  andò ad abitare a Jesi, Ena rimasta sola segui la sorella in convento senza perdere l’abitudine di far strage di uccellini del vicino bosco. I due amanti pian piano, col passare dell’età, per motivi fisiologici si vedevano sempre di meno fino a cessare del tutto i loro rapporti. Col decesso per vecchiaia delle suore nel convento giunsero monache più giovani che seguitarono la consuetudine di quel luogo sacro di aver buoni rapporti fra di loro dato che il confessore fra Gaudenzio, ormai fuori uso, lasciò il posto ad un collega anziano ed anche non particolarmente appetibile.

  • 10 luglio alle ore 19:22
    I sogni...

    Come comincia: I sogni ci aiutano a venir fuori da una realtà, spesso spiacevole, ma non certo a cambiarla. ‘Ama il tuo sogno se pur ti tormenta’ chiosava il buon D’Annunzio; ricordo questo aforisma riportato su una porcellana sita nello studio di mio padre. Sicuramente il mio papà di sogni ne doveva aver tanti, era il tempo della seconda guerra mondiale ed io, anche se in giovane età, sentivo i grandi lamentarsi di un pazzo…lasciamo perdere, andiamo ai sogni di Alberto M. e della sua vita piuttosto avventurosa. Insegnante di matematica e fisica in un liceo classico di Messina aveva divorziato dalla prima moglie, (donna impossibile da sopportare), e vedovo della seconda di cui aveva un eccellente ricordo (poverina deceduta per un tumore) ma che lo aveva lasciato nell’agiatezza: una villa nel Giardino dei Laghi, bellissima e con annesso giardino tropicale, campi da tennis e piscina in comune con gli altri condomini, insomma un paradiso terrestre. Era divenuto inoltre proprietario di vari  stabili e terreni oltre che di una notevole somma di denaro in titoli, insomma ripeto aveva un buon ricordo della consorte (te credo!). L’unica cosa che mancava ad Alberto era la ‘materia prima’ che si procurava con delle professioniste ma che lo lasciavano insoddisfatto per motivi che potete capire. Doveva trovare una femminuccia tutta per sé;  il destino, superiore agli dei come Al. ben sapeva da buon pagano, gli diede una mano con la conoscenza di Corinna e delle due figlie gemelle, sue allieve a scuola: Grazia e Graziella. Lo so che vi vien da ridere perché i due nomi di solito vengono seguiti da un detto volgare. Corinna avrebbe fatto molto volentieri a meno a chiamar così le fanciulle ma quelli erano i nominativi delle nonne materna e paterna. Vi domanderete il perché del ‘passaggio di nomi? A parte la consuetudine di tramandarli alla discendenza le due vecchie erano ricche, non vi pare un buon motivo? Corinna, un giorno di ricevimento dei genitori alla scuola delle due figli riconobbe in Alberto quale insegnante delle stesse il suo vicino di casa e, tenuto conto dei voti non buoni in matematica e fisica delle due Grazie, pregò il professore di dar loro delle ripetizioni private. Alberto in fatto di donne preferiva il tipo mediterraneo ma Corinna lo colpì in maniera positiva pur essendo bionda con occhi grigio-azzurri. Fisico da atleta, sorriso accattivante e soprattutto altre cose fisicamente apprezzabili accettò di buon grado con un ma: “Signora le comunico che le mie lezioni saranno un po’ costose nel senso che…” “Non si preoccupi, sono piuttosto abbiente e…” “Mi scusi la non apprezzabile battuta di spirito, io intendevo altro…” Corinna scoppiò in una gran risata che fece girare tutte le persone in quel momento nella stanza. “Io ho sempre amato la gente con la faccia tosta, ma lei…” “Le rispondo io con una detto tradotto dal francese: ‘Donna che ride è già nel tuo letto’ relata refero.” “ Un professore di matematica che conosce anche il latino ed il francese, quante altre lingue conosce?” “Questa volta fu Alberto a scoppiare in una gran risata, i presenti si domandarono che avessero quei due a rider tanto, beati loro! A questo punto Corinna arrossì e, per nascondere il suo imbarazzo cominciò a tossire…”Madame le chiedo scusa talvolta esagero, me lo diceva sempre la mia defunta moglie.” Così Alberto fece capire a Corinna che non c’erano problemi da quel lato, furbacchione! Le due gemelle si presentarono un pomeriggio nella villa di Alberto scortate dalla genitrice, due gocce d’acqua ovviamente fra di loro ma anche con la madre. “Professore sia severo con loro, sono due pesti!” “Non penso proprio dato che le assomigliano in maniera notevole.” Una Grazia esordì subito con :”Certo se assomigliavamo a papà…non ci voglio pensare!” “Professore ne ha avuto subito una prova di quello che ho pocanzi detto, due svergognate, me ne vado.” Accompagnata all’ingresso da Alberto Corinna: “Io sono per i rapporti di empatia, Alberto vorrei darle del tu e…”  “Con piacere Corinna ma tuo marito?” Risposta emblematica “Galeazzo dorme ai piedi del letto!” Intenda chi vuole intendere poi con quel nome! “Ragazze siete intelligenti ed anche furbette, datevi da fare altrimenti perderete l’anno e vi giocate le vacanze!” “Ci mancherebbe altro, con i nostri boy friends abbiamo programmato una gita a Cuba!” Alla faccia della libertà sessuale, d’altronde quelle due avevano diciotto anni e meritavano un premio, sempre se avessero superato gli esami di Stato. Una parentesi: Alberto aveva come ‘Perpetua’ una vedova quarantenne dimorante a Gesso, una frazione di Messina. La cotale, Emma, ogni mattina con l’autobus delle linee extra urbane raggiungeva la villa di Alberto. Purtroppo il servizio funzionava a singhiozzo ed Emma talvolta, all’andata, era costretta ad usufruire del passaggio in macchina di qualche paesano ma, al ritorno? Alberto da buon samaritano le dava un passaggio in Jaguar cosa che inorgogliva Emma che restava un po’ in auto dinanzi casa sua per far invidia ai paesani, Alberto ne era conscio e l’assecondava, quella della sua collaboratrice domestica, sola senza figli né parenti, era una vita agra. Nel frattempo non era accaduto nulla fra Alberto e Corinna; quest’ultima era andata a far compagnia alla madre ammalata e si faceva viva solo con qualche telefonata che lasciava a bocca asciutta un Alberto speranzoso.  Una settimana prima degli esami di Stato Alberto scoraggiato dalla poca preparazione delle due gemelle: “Mia care, malgrado il miei sforzi non ritengo riuscirete a superare gli esami, senza il vostro impegno …non posso certo sostituirvi io, spiacente non so che fare per aiutarvi.” Una Grazia:“Volere  è potere.” Alberto: “ Si volare è potare!” “Professore un discorso serio: chi va al classico come noi è portato per le materie letterarie  ma non per quelle scientifiche, conclusione ci vuole un escamotage da parte sua, sapremo noi due come ricompensarla, pensiamo che abbia proprio bisogno di…” Un sorriso da parte delle due facce toste che mise in crisi Alberto che passò la notte insonne, ne aveva ben donde perché aveva pensato ad uno stratagemma particolare ma pericoloso ma aveva bisogno dell’aiuto del Preside Ardito P.(il padre era stato partigiano), suo buon amico. La mattina dopo: “Ar. vieni al bar ti offro un aperitivo.” “C’è puzza di bruciato che hai combinato?” “Dì invece che cosa dobbiamo combinare dietro una ricompensa molto piacevole.” Alberto chiuse gli occhi e tirò su col naso e così Ardito, vecchio puttaniere capì l’antifona. “Merce buona?” “Eccellente ma pericolosa!” Seduti ad un tavolo lontani da tutti Alberto spiegò all’amico Preside che l’unico modo per aiutare le due  licenziande era aprire la busta sigillata pervenuta dal Ministero, fotocopiare  i compiti e risigillarla. Ardito come da significato del suo nome era un tipo d’assalto così girando fra i negozi di ferramenta riuscirono a trovare lo stiletto molto affilato e si precipitarono nell’ ufficio di presidenza chiudendo la porta a chiave e misero in atto il piano programmato, che, malgrado fosse stato eseguito a regola d’arte, mise una certa qual inquietudine nei due ‘congiurati’. Le due Grazie furono convocate nella villa di Alberto, si misero di buzzo buono ad imparare a memoria gli esercizi e, soddisfatte, rientrarono in casa loro. Il giorno dell’esame in aula c’era un commissione composta da professori provenienti da altri istituti, alcuni anche di altre sedi.  Controllarono i sigilli della busta dell’elaborato, li trovarono intatti. Le ragazze uscirono quasi per ultime ma soddisfatte, la loro memoria si era dimostrata buona  con gran sospiro di sollievo dei nostri due amici., ora si trattava di ... passare all’incasso. Emma ebbe mezza giornata di vacanza  dopo aver preparato una pranzo sontuoso (Ma quanti amici avete invitato?). Grazia e Graziella in gran forma si recarono a casa di Alberto dove era già arrivato Ardito tutto profumato. “Mi sembri un magnaccia, vatti a lavare, stò profumo fa schifo.” Alberto anche se scherzando aveva detto la verità, le ragazze non lo avrebbero approvato, avevano troppo stile per accettare  un uomo con un profumo da quattro soldi. Le due G. erano vestite come se dovessero andare al mare, sotto un  bichini ridottissimo coperto da un pareo trasparente. Grandi effusioni giustificate da una promozione che si dovevano ancora meritare… Pranzo appena assaggiato dai quattro, ‘innaffiato’ da un elegante Marsala S.O.M. con cannoli siciliani di grandi dimensioni. Alberto prese in mano la situazione, istintivamente preferì agganciare Graziella indicando ad Ardito qual’era la stanza degli ospiti. “Per fortuna mi hai scelto, il tuo amico non mi piace, tu sei un uomo favoloso, mi sei piaciuto già dalla prima volta che ti ho incontrato!” “Parli come un libro che usavano gli innamorati timidi dell’ottocento per fare la corte alle ragazze, non è una presa in giro profumi di donna, ti trovo sensuale, vieni in bagno voglio vederti nuda, faremo una doccia insieme.” Graziella si dimostrò subito all’altezza della situazione, in campo sessuale era decisamente brava, provarono un po’ tutte le posizioni e dovettero aver impiegato molto tempo perché ad un certo punto sentirono bussare alla porta della stanza. “ “Siete ancora vivi?” La voce ironica di Grazia fece effetto su i due, erano passate tre ore. Ardito prese la via del ritorno infilandosi nella sua 500 Fiat, i tre si sedettero su un divano e Grazia: “Sorellina non so Alberto ma il mio amante è proprio un imbranato in campo sessuale!” “Cara Alberto è semplicemente favoloso ma non te lo presto! Lo voglio tutto per me.” “Se avete fini di mercanteggiare la mia persona…” Suonò il telefono: “Sono Corinna, non trovo a casa quelle due sciagurate di figlie, sono da te?” “Si stiamo festeggiando la promozione, a voce ti spiegherò tutto.”. “Nei prossimi giorni, dopo i funerali di mia madre, tornerò a casa.” “Corinna le mie condoglianze, a presto.” Le due ragazze si guardarono in viso, col ritorno della madre avrebbero dovuto accontentarsi dei loro boy friends. Dopo tre giorni una telefonata: “Sono ritornata, non mi sento di venire da te, vieni a casa mia.” Corinna era cambiata, i giorni passati vicino alla madre morente le avevano lascito i segni sul viso. La dama parve leggere nel pensiero di Alberto: “Mi vedi invecchiata, lo sono dentro e fuori ma, col tuo aiuto mi riprenderò, sempre che tu…” “Io sarò un buon  samaritano sempre qualora venga ben retribuito!” “Vedo che non hai perso il senso dello humor, intanto ti ringrazio per aver aiutato quelle due sciagurate; per non parlare al telefono mi hanno scritto una lettera raccontandomi come sono andate le cose, manco un padre…” “Si un padre zozzone” pensò Alberto domandandosi come sarebbe andate a finire la situazione, forse si sarebbe sbloccata con l’andata delle due Grazie a Cuba, la soluzione migliore per non aver guai. Il giorno successivo una novità: a casa di Alberto si presentò Galeazzo, padre delle due e titolare di una scuola guida che godeva fama di far promuovere anche i ciechi ah.”Signor Alberto anch’io voglio ringraziarla, se ha bisogno sono a disposizione.” “Alberto pensò ridendo dentro se stesso: “Mi basta tua moglie prossimo cocu!” Finiti i giorni della tristezza arrivarono quelli della felicità ed ancora una volta Emma fu invitata a preparare un pranzo questa volta per due, non disse nulla, si fece onore in culinaria ma dentro si sé…All’arrivo in casa di Alberto Corinna l’abbracciò a lungo, capì di essersi innamorata. Dopo gli aperitivi ed un pranzo che ottenne gli elogi di Corinna passarono sul divano. Siediti, vorrei rilassarmi con la testa sopra le tue gambe. Dopo un po’ Corinna: “Non pensavo che portassi la pistola a cosa ti serve?” “A scoparmi le belle signore!” “Brutto maiale, dopo una figlia anche la madre!” Coirinna non era una ingenua, capì che Alberto…ma poi lo abbracciò baciandolo a lungo. “Sei un angelo venuto dal cielo.” Più che altro dal monte Olimpo, sono pagano e devoto al dio Hermes, con lui sono piuttosto simile di carattere a parte che lui protegge i ladri ed io lo sono solo delle femminucce altrui!” “Va bene solo un piccolo assaggio, non sono in forma ma…accidenti dove l’hai preso quel cosone?” “Madre natura: tutti i maschietti di famiglia sono ben dotati da quello che mi ha detto mio padre, lasciamo perdere i miei familiari maschili, che ne dici di un assaggino…” Dopo un po’ Corinna si trovò la boccuccia piena di…che in parte ingoiò e poi si aiutò con un fazzoletto. “Sei una fontana!” “Lascia perdere i paragoni acquatici, appena ti sarai ripresa …cose di fuoco!” “Ho trovato un mandrillo della foresta africana, dovrò comprare un cesto di banane.”Vacanze per tutti: le due sorelle a Cuba, il papà in giro con la segretaria bonazza, Alberto e Corinna a Panarea nelle isole Eolie, c’era stato in passato ed era rimasto in buona amicizia con Lidia la proprietaria di un grande Albergo con piscina per coloro che non amavano andare in mare. Lidia: “Vedo che ti tratti bene, la signora ha stile e mi piace.” “Si ma ama solo i maschietti!” “Vedo che non hai perso il senso delle humor, posso risponderti: anche a me!” La prima notte di nozze fu favolosa, Corinna si era ripresa ed approfittò in pieno della esuberanza di Alberto anche se poi la cosina si era un po’ troppo arrossata, col quel ‘marruggio!’ A Panarea Alberto oltre che sessualmente si sfogò anche con la fotografia di cui era un appassionato. Fotografò ovviamente Corinna anche in pose discinte ed un po’ tutti i villeggianti che gli capitavano a tiro, specialmente femminucce’, talune in topless, da cui si faceva comunicare l’indirizzo e la città di residenza per inviar loro le foto ovvero, se possibile,  anche per consegnarle loro di persona ma non aveva fatto i conti con Corinna: “Caro io non dormo ai piedi del letto!” Il buon Albertone ancora non aveva compreso che aveva a che fare con una femminuccia scafata e, come la maggior parte delle appartenenti a quella razza calzava in pieno il detto: “Amenonlasifa!’ e così fu costretto a diventare monogamo, che tristezza! Qualche lettore non avrà compreso il significato della parola ‘marruggio’ riportata nel racconto: nel dialetto siciliano si tratta di un grosso e nodoso legno che regge la zappa!

  • 04 luglio alle ore 15:37
    Ombretta sdegnosa del Mississippi...

    Come comincia: Era una domenica primaverile in cui, ovviamente, non  era prevista per i comuni mortali l’andata in ufficio ed in cui gli uccellini nei loro nidi, dentro fitti alberi, deliziavano col loro canto gli abitanti dell’isolato Poggio Aprico a Messina.  Situazione piacevolissima che faceva riconciliare il buon Alberto M. col mondo. Sotto le lenzuola  pensava di …avvicinarsi alla deliziosa consorte Ombretta quando la stessa, che faceva finta di dormire: “Te le puoi dimenticare!” “Adesso leggi pure nel pensiero peraltro sbagliando, sei diventata una maga.” “Sono una maga che sente troppo vicino a sé qualcosa che non le appartiene ma che vorrebbe… ma nun c’è trippa pè gatti! Un po’ di romanticismo non guasterebbe.” “Intanto non copiare le mie espressioni romanesche, sei ridicola e poi ‘ciccio’è indipendente da me, ogni tanto rialza la testa in cerca di selvaggina…” “Ed io sarei secondo quello zozzone ‘selvaggina’, mi sento offesa, io sono…” “…Una gran mignotta quando sei di buzzo buono!” Una cuscinata, peraltro prevista, venne scansata da Alberto che comprese che era partito col piede sbagliato. Per sua fortuna quel giorno era l’anniversario del loro matrimonio e un braccialetto d’oro molto fine avrebbe ben presto consolata la gatta arrabbiata. E così fu. “Il mio amore si è ricordato…” “Il tuo amore s’è ricordato dei casini tremendi che ha dovuto subire per ottenere il divorzio da sua moglie.  Ero sull’orlo del…” Un bacio profondo, un volar via di camicia da notte e di mutandine fu la logica, piacevole, conclusione di quell’ inizio di mattinata; fu un ‘risveglio’ molto lungo perché quando Ombretta era di buzzo buono ce la metteva tutta con gran piacere dello ‘zozzone’. La vicina di casa, Corinna,  dietro la porta d’ingresso: “Sto andando a messa, voi…” “Alberto ha già presenziato ad una funzione!” battutaccia che Corinna, molto religiosa ma non scema capì e non apprezzò: “Siete due miscredenti, brucerete nel fuoco eterno insieme ad Epicuro e a Farinata!” Alberto si era spesso domandato se Corinna fosse veramente religiosa o la sua fosse una finzione per coprire cosa? Bionda, alta, fisico da  modella, ricca di famiglia sposata con Athos, un greco che aveva conosciuto durante una vacanza a Rimini, niente figli. Suo marito era pilota di auto da corsa che, con la scusa del lavoro, girava il mondo. Una volta ritornò a casa dopo un mese di ospedale in Francia, un brutto incidente in gara che però non l’aveva convinto a lasciar le corse. Forse quello che aveva conquistato Corinna era il suo fisico atletico, il suo eterno sorriso e la piacevolezza del suo idioma, insomma un ‘conquistatore di donne a getto  continuo’ di petroliniana memoria. Tutto questo creava dei dubbi ad Alberto, i due coniugi non avevano niente in comune tenuto conto dell’attaccamento di Corinna alla religione cattolica ed ai suoi principi morali. La giornata fini con una cena intima nel ristorante di Ganzirri che i coniugi M. frequentavano con regolarità. Passata una settimana una novità: “Caro mi ha telefonato mia cognata da Bologna, la mamma sta male e vorrebbe rivedermi, è anziana e non vorrei…” “Ho capito viaggio nella città Felsinea” “Lo dici come se andassi a  divertirmi!” Accompagnata la consorte all’aeroporto di Catania, Alberto con la sua Jaguar X type lento pede anzi lenta auto ritornò a Messina. Si era preso un giorno di licenza dal suo ufficio della Camera di Commercio e doveva organizzarsi  per il suo ritorno temporaneo al celibato ma come? Ombretta gli aveva lasciato il frigorifero pieno ed altre scorte di cibarie sparpagliate in cucina ma non era quello il problema, la sera un cinema all’aperto ma poi…ci avrebbe pensato nei giorni successivi, aveva bisogno di una buona compagnia ma di chi? Da buon pagano Alberto ricordò che il destino è ad di sopra degli dei e quindi decise di lasciar fare al destino il quale si presentò la domenica pomeriggio successiva nella forma di Corinna. “Alberto, Athos è ad Imola per una corsa, dato che hai un televisore di ultima generazione se decidi di vedere il gran premio ti farò compagnia.” “Cara sarà per me un piacere, non amo la solitudine.” Sintonizzato sul canale 8, apparve il circuito prima inquadrato dall’alto e poi dall’interno della tribuna dove i concorrenti erano in attesa in attesa dell’inizio della corsa ma…ahimè la camera inquadrò una coppia in cui la donna passava il braccio sopra la spalla di un uomo: Ombretta e Athos!  Alberto col telecomando cambio subito inquadratura ma ormai… “Per favore, torna indietro, conosco questi nuovi televisori, hanno la possibilità di memoria e quindi ...” Ad Alberto non restò altro che accontentare la vicina di casa e la precedente scena apparve in tutta il suo romanticismo (si fa per dire). Malignamente Alberto la cosa non dispiacque anche se c’era di mezzo sua moglie, chissà se Corinna... In un attimo la signora sparì dalla circolazione rifugiandosi a casa sua. Ad Alberto la corsa non interessava anche per non rivedersi ‘cocu’ e così cambiò canale. Cena more solito in solitario e poi a letto senza riuscire a prender sonno, forse il peso delle corna… anche se abituato allo humor per Al. non era facile accettare la situazione. Stava per prender sono quando il telefono…Al buio la cornetta cadde per terra. “Pronto cara sei tu?” “Non sono la tua cara che penso abbia altro da fare in questo momento!” “Scusa Corinna ma non pensavo…” “E invece devi pensare, aprimi la porta ho la testa nel pallone, ed anche tu avrai i tuoi pensieri.” Corinna apparve in camicia da notte azzurra, i lunghi capelli fluenti sulle spalle ed un’aria bellicosa. “Deliziosa, non sono io il colpevole, niente muso duro, la notte è lunga, potrei leggerti una pagina dei Promessi Sposi!” “Da ieri pomeriggio il mio mondo è cambiato completamente, immaginavo che Athos si prendesse qualche…licenza ma non con Ombretta, è inaccettabile!” “Siediti sul divano, mettiamo al minimo un compact disk, non penso…” Invece Alberto pensò cose vastase (alla siciliana) quando vide uscire dalla vestaglia di Corinna una lunga gamba scoperta sino all’inguine. “Adesso voglio confessarmi con te, non so se sia il vocabolo adatto ma…io ti desidero da tanto tempo ma il comandamento ‘non desiderare la donna d’altri, nel mio caso l’uomo dal’altre, me lo impediva ma ora…”Un bacio prolungato svegliò ciccio che uscì speranzoso dalla patta del pigiama, Corinna lo prese in bocca sino all’ovvio risultato finale. La dama per nulla impressionata andò in bagno, dopo vari gargarismi riapparve nuda e si mise cavalcioni all’inalberato Alberto. Era forsennata, voleva ripagarsi da tanto tempo di desiderio inappagato, goderecciate multiple sino allo sfinimento. L’alba trovò i due abbracciati, pian piano aprirono gli occhi e, senza parlare Corinna prese la via del ritorno a casa ed Alberto riprese quella del sonno. Finale ovvio: i quattro facendo finta di nulla ripresero a frequentarsi incrociando i relativi partners, Corinna fu costretta a confessarsi in Chiesa ma trovò un prete intelligente che, conosciuti i fatti, l’assolse dai peccati. Volete sapere il seguito del titolo? Eccolo:‘Non far la ritrosa ma baciami qui.’ Mai si sappe unni dovia vasari Ombretta!
     

  • 28 giugno alle ore 8:54
    La bocca sollevò...

    Come comincia: Signori lettori, la frase riportata nel titolo non ha nulla in comune con l’Inferno di Dante né col conte Ugolino, è la descrizione di quel simpaticone di Alberto M. che una sera di freddo inverno, nella stanza da letto ben riscaldata,  adagiato sul  letto matrimoniale fra le cosce della deliziosa moglie Anna M., assaporava il dolce sapore della sua ‘cosina’ o meglio del ‘cosino’ dato che in italiano è, chissà perché, di genere maschile. More solito la consorte alle sue zozze profferte cercava di respingerle con le solite scuse muliebri: mal di testa, stanchezza per il lavoro di una giornata faticosa, la cucina da mettere in ordine dopo la cena ma Alberto, di cui Anna era pazzamente innamorata, riusciva a far breccia nella flebile resistenza della consorte. La signora  decisamente ‘caliente’ chiudeva la sue due stelline (gli occhi) e si abbandonava al sapiente cunnilingus del marito riuscendo a collezionare un numero notevole di ‘goderecciate’ sin quando alzava le braccia in segno di resa, (ne aveva collezionato undici!) conseguentemente niente penetrazione con gran dispiacere di ‘ciccio’ che era rimasto tutto teso a… guardare il soffitto. Alberto era titolare di una Scuola Guida in via Garibaldi, Anna era impiegata presso la Provincia di Messina e, nei momenti di pausa, si riuniva con le colleghe femminucce e spesso il discorso era,  indovinate un po’? Il sesso. Anna era di solito restia a parlarne ma, incalzata dalla solita amica faccia tosta riportava i particolari delle sue imprese o meglio di quelle del marito. In particolare aveva rappresentato l’immagine di Alberto che nel cunnilingus immetteva una variante consistente in fragole e ciliegie introdotte in vagina e poi golosamente ingoiate (Che fantasia!). Anna con le amiche Euridice, Frine e Nicla durante l’intervallo di un’ora si riuniva in una trattoria vicina all’ufficio per sgranocchiare qualcosa e raccontare le proprie vicende personali. In fondo erano coppie diciamo normali ad esclusione di Nicla vedova con figlio ventenne, Ettore, perennemente arrapato come un riccio arrapato che, quando la signore si riunivano in casa di sua madre,  attentava alle virtù delle tre signore con scarsi risultati. Anna:”Qui non c’è trippa pè gatti, cercati il ‘becchime’ tra le tue coetanee.” Nicla la madre oltremodo puritana, faceva le ‘occhiatacce al figliolo zozzone. Vedova da tre anni nel frattempo aveva sempre respinto le avances di qualche maschietto, non si truccava, vestiva in modo ‘sommesso’ finché la solita Anna durante una riunione a casa di Nicla prese in mano la situazione: “Non puoi andare avanti a fare la vedova a vita, anche Ettore è d’accordo con noi, non è geloso, preferirebbe che ti trovassi un compagno, stai invecchiando prima del tempo, ai nostri giorni una quarantenne è una ragazzina e quindi…ci penseremo noi.” Nicla, un sabato, fu accompagnata in un istituto di bellezza dalle tre amiche le quali, quando andarono a riprenderla restarono basite, completamente cambiata, una vamp che faceva girare i maschietti per strada. Anna telefonò ad Ettore il quale le raggiunse a casa sua. Il pargolo restò anche lui di sasso e tirò fuori una battutaccia: “Cazzo se non fossi mia madre!” e seguitò ”Sono andato a cercare  al computer il significato dei vostri nomi: per primo quello di mia madre. Nicla vuol dire vincitrice, ora risponde a verità, Euridice vuol significare molto giusta e per Frine…mi dispiace per lei ma oltre che molto colta vuol dire puttana, mignotta, troia.” Gran risate delle femminucce. Nei giorni seguenti  Nicla era confusa, in fondo non le era dispiaciuto quel cambiamento ma seguitava a tener lontano i maschietti malgrado gli incoraggiamenti delle amiche, nessun pretendente che le veniva presentato era di suo gradimento, forse i tre anni di vedovanza l’avevano cambiata psicologicamente e, in campo sessuale, non si sentiva pronta ad avere rapporti con rappresentanti dell’altro sesso. Solita riunione delle quattro amiche ormai molti simili a quelle della trasmissione americana “Sex and the city” e decisione: dare una festa da ballo in casa di Alberto che aveva un salone di grandi dimensioni ed invito a tutti i maschietti della Provincia e di un nuovo giunto in ufficio riminese di nascita ma trasferito a Messina, secondo le maldicenze, per aver avuto una relazione sentimentale con la consorte di un pezzo grosso di Bologna in vacanza a Rimini. Evidentemente i pezzi grossi non amano essere muniti di corna, ma solo farle come il sempre ricordato Andronico, re della Tessaglia, che usava far appendere simboliche e beffarde teste di cervo  sulla porta dei mariti che aveva bellamente cornificato. Il nuovo venuto certo Galeazzo non ebbe fortuna con Nicla e poi con quel nome! I tre del tavolo Guicciardo,  Bernardo e Aroldo, rispettivamente mariti di Arabella, di Euridice e di Frine  si dichiararono molto simili agli orsi in campo del ballo quindi ad Alberto, er mejo tacco avrebbero detto a Roma, toccò far gli onori di casa. All’inizio Nicla non riusciva a tener testa al bravo ballerino ma, cambiata la musica da veloce a lenta, si aggrappò al buon Alberto  che non sapeva più che pesci prendere dato che il suo ‘pesce’ si era notevolmente ingrandito ed allungato e si strofinava con la cosina di Nicla  che, cosa strana, si era illanguidita e seguiva la danza ad occhi chiusi aggrappandosi ad Alberto. La situazione non passò inosservata ad Arabella, ad Euridice ed a Frine che in coro: “Qui c’è aria di corna cara Anna!” La chiamata in causa: “Alberto qualche volta si prende qualche libertà in campo sentimentale, meglio con un’amica…” Dal tono di voce non sembrava molto convinta tanto più che la serata finì con Alberto e Nicla ancora abbracciati nel tango. Nei giorni seguenti nessun accenno al comportamento dei due ballerini, in ufficio si parlava del più e del meno, brutta cosa, il sesso era stato stranamente bandito, era diventato un argomento tabù. Una mattina Alberto si misurò la febbre, 38,5 e così decise di rimanere a letto. La cosa non piacque ad Anna tanto più non vedendo arrivare in ufficio la ormai vamp Nicla. Due più due non fanno quattro ma due (corna pensò Anna che stette un bel po’ prima di decidere di tornare a casa ma con quale risultato e quali conseguenze future? ‘Alea iacta est’ (ve lo traduco perché mi sembra che in quanto a latino…)”Il dado è tratto, Anna decise di rientrare a casa senza pensare ad eventuali conseguenze, agì d’istinto come talvolta le capitava di fare ma male non gliene incolse perché già immaginava quello che avrebbe sentito e visto. Si mise ad origliare dietro la porta della camera da letto da cui provenivano suoni gutturali di piacere, i due porcelloni ci davano sotto alla grande e quando aprì la porta ne ebbe la conferma. Nicla, nuda,  con un balzo scappò dal letto per rifugiarsi nella toilette, Alberto, con la solita faccia tosta: “Cara oggi non è giorno lavorativo?”In un attimo Anna dovette decidere il da farsi, capì che il suo comportamento avrebbe influito in maniera notevole sulla vita sua e su quella di suo marito. Hermes protettore di Alberto, pagano, la indirizzò verso un compromesso possibilmente spiritoso ed è quello che fece Anna: “Ragazzi mi dispiace avervi disturbato, Nicla esci dal bagno, non ti succederà nulla di spiacevole.” Alberto stava a gambe aperte e ‘ciccio’ rimase ‘lancia in resta’,  Nicla si presentò avvolta in un accappatoio, era sempre bella anche se un po’ arruffata. “Anna…” “Nessun commento mia cara, in fondo meglio te che un'altra, hai sofferto per anni e se ti prendi qualche licenza, vienimi vicino, abbracciami…” Nicla si trovò a baciare in bocca l’amica, non le era mai accaduto, Anna rispose al bacio e le due amiche rimasero in questa posizione un po’ di tempo sin quando: “Giovin signore che ne dite se anch’io partecipo…” Da quel momento il letto di Anna e di Alberto divenne il rifugio erotico dei tre. Anna e Nicla  cominciarono a frequentare meno le amiche che, malignamente immaginarono la verità forse invidiandoli  anzi senza forse invidiandoli di brutto dato che i loro mariti, in quel campo, erano di uno scarso…ma di uno scarso!

  • 12 giugno alle ore 15:42
    VOULEZ VOUS BAILER AVEC MOI?

    Come comincia: Ormai Alberto, funzionario delle poste, aveva provate tutte le cure nei migliori centri oncologici italiani, il verdetto dei medici nei confronti della consorte Viola erano stati unanimi: un mese di vita, un carcinoma ai polmoni, maledette le sigarette! Viola era stata sempre molto attaccata alla religione cattolica e così, dietro consiglio di Monsignor Angelo Davina della vicina cattedrale di S.Giovanni a Roma, suo confessore che veniva spesso a casa loro, (marito e moglie abitavano in via S.Croce in Gerusalemme) decisero, come ultimo tentativo di recarsi in Polonia al santuario di Czestochowa. Sbarcati all’aeroporto di Katowice si fecero condurre da un tassista ad un albergo di sua conoscenza: ’hotel Monopol’. Alberto informò il direttore delle condizioni di sua moglie, il direttore molto comprensivo gli fece portare i pasti in camera. Una mattina Roberto, uscito dalla doccia, cercò di svegliare Viola, inutilmente… era morta. Umanamente da un lato fu sollevato, non sopportava più i lamenti della consorte dovuti ai forti dolori ma da quel momento cominciò a combattere con la burocrazia polacca che non era migliore di quella italiana. Vari certificati delle autorità sanitarie, permesso di esportazione della salma, sigillo alla bara ecc. Poi si recò all’ambasciata italiana, si fece indicare un’impresa di pompe funebri, fu costretto a portare la salma in una chiesa (i polacchi sono molto religiosi) e, consigliato dal signor Novak titolare delle onoranze funebri, decise di ritornare in Italia con un carro funebre Mercedes molto bello e costoso (in aereo gli sarebbe costato di più). Prima di partire una sorpresa: lord (signore in polacco) Novak gli chiese un favore: in compenso di un sostanzioso sconto sulla parcella di spesa gli chiese di portare con sé a Roma la figlia Mikka che studiava lingue a Katovice e voleva perfezionarsi in italiano che in parte conosceva. Alberto si fece i conti, in quel momento non se la passava bene in quanto a moneta per le spese sostenute per curare Viola e così accettò. Mikka si presentò con una valigia e, dopo un inchino: ”buonciorno signore, grazie.” La ragazza sembrava il tipo da non creare grane, di statura leggermente superiore alla media, viso pulito di dodicenne non aveva nulla delle scatenate sue coetanee romane, meglio così. Prima tappa in un motel vicino Milano, camera a due letti  ed in serata arrivo a Roma, la  baby sistemata in una stanza singola dello appartamento. Naturalmente la novità fece il giro del palazzo notizia ‘sparsa’ da Iolanda la portiera. Mikka fu iscritta alla prima media di una scuola delle suore che la apprezzarono perché era ubbidiente e parlava varie lingue. Mikka ritornava il pomeriggio nell’appartamento, era brava anche nelle faccende di casa con gran sollievo di Alberto che in questo campo non se la passava bene. Per motivi sconosciuti nella mente di Alberto saltò una frase: “Niente è come sembra anche se talvolta il sembra è bellissimo (Orwell). Non mi domandate chi è l’autore, ho letto la frase nei cioccolatini Perugina.” Conclusione: una mattina Alberto non andò in ufficio, si mise a leggere il giornale in un bar e alle dieci rientrò a casa senza far rumore, cosa voleva scoprire non lo sapeva lui stesso ma dietro la porta del soggiorno sentì in funzione il suo proiettore. Perplesso aprì uno spiraglio della porta e ..si stropicciò gli occhi: “Cosa videro la mie pupille, una scena da far scintille!” non ricordava l’autore della frase ma era quello che provò nel vedere sul divano Nikka nuda ed altrettanto nudo monsignor Angelo Davino che in quel momento non faceva onore al suo nome. Alberto da buon vergine (astrologicamente parlando) non era il tipo di farsi prendere dalla rabbia con conseguenze poco piacevoli e così si recò in portineria dove Iolanda, quando lo vide, sbiancò in viso. “Iolà, non voglio far casini per poi diventare la barzelletta del palazzo ma raccontami tutto quello che sai senza tralasciare nulla in merito…” Iolanda riprese un po’ del colorito naturale, prese Alberto per mano e lo portò a casa sua. “Dottore non so da dove e come cominciare, vede…” “A Iolà. Lascia per il dottore e…” “La storia è iniziata anni fa quando sua moglie era viva, Viola era religiosa ma a modo suo, da tempo era l’amante di monsignore che la riempiva di regali, a lei diceva che erano di alcuni ricchi parenti americani ma erano soldi del diavolo perché tolti ai poveri. A dir la verità monsignore ‘ungeva’ pure me, lo sa che la paga è poca ed ho due figli all’università. Ha conosciuto Nikka a scuola nel far lezione di religione, belle lezioni! e poi un giorno si è presentato da me chiedendomi di aiutarlo a…far compagnia alla ragazza, è finita come ha visto.” “Non ti preoccupare, la vita è complicata ci mancherebbe …grazie, tutto deve rimanere come prima.” Alberto ritornò a casa alle diciotto, Nikka stava studiando e l’abbracciò more solito. “Papino’ (lo chiamava così) ti vedo strano, ti è accaduto qualcosa?” “Sono solo stanco per gli ultimi avvenimenti e per il lavoro, dopo cena vado a letto.” Ma oltre a quanto detto a Nikka ad Alberto bruciava il fatto di essere stato fatto ‘becco’ da sua moglie Viola, chi l’avrebbe mai detto con quella faccia angelica, forse le corna di un prete hanno un valore spirituale, in fondo, col suo senso dello humor riusciva in parte e riderci sopra. Predispose un piano, doveva trarre vantaggio dalla situazione. Prese da parte Iolanda e Nikka e concordò con loro di ‘prendere sul fatto’ il monsignore mandrillo e tranne benefici economici e così una mattina Angelo Davino, senza subodorare nulla, si presentò per il solito incontro con Nikka ma male glene incolse: nel più bello Alberto aprì la parta della camera di Nikka e con la Canon prese a scattare foto a raffica, foto decisamente compromettenti. Il prete, preso alla sprovvista, cercò di coprirsi col lenzuolo, troppo tardi. Alberto decise di usare il dialetto romano che ritenne in quel frangente più efficace: “Zi prè, ormai hai capito, sei nei guai, nun te la porto pè le lunghe, mollerai ogni mese €. 5.000 a NIkka pè la sù famija bisognosa ed altra somma a Iolanda per fà studiare i figli, farai un’opera di bene per andare in Paradiso sempre che S.Pietro sia d’accordo della qual cosa dubito. Mettiamola sul ridere: ti racconto una barzelletta: tre sorelle in macchina hanno un incidente stradale, muoiono contemporaneamente e si presentano a S.Pietro il quale chiede notizie sul loro comportamento sulla terra. la prima Mirella:  “Padre…l’ho data ai militari…” “In paradiso per amor di patria!” La seconda Giuditta: “Padre sono vergine.” S.Pietro perplesso: “E che hai preso il Paradiso per un pisciatoio? All’inferno!” La terza Melania:”Padre l’ho data ai sacerdoti.” S.Pietro senza esitazioni: “in Paradiso per amor di Dio.” T’è piaciuta? Ti faccio vedere nel video della macchina fotografica un solo fotogramma, ti piace? ora sai quello che ti aspetta.” Alberto e Kikka lasciarono la stanza mentre il prete si vestiva in gran fretta passando a testa bassa dinanzi alla portiera che, in seguito,fu messa al corrente della situazione. “Kikka non pensi di dovermi delle spiegazioni?” “Papino, in Polonia ufficialmente c’è molto puritanesimo ma poi la ragazze fanno vita libera la maggior parte per soldi, c’è ancora in giro della miseria e le femminucce aiutano la famiglia. La mia è composta oltre che dai miei genitori anche da una mia sorella gemella Irena, quella che ha girato il video, e da quattro fratelli maschi. Puoi immaginare che i soldi non bastano mai e così… L’unico lato positivo è che se una ragazza si innamora lascia tutto e si dedica anima e corpo al suo uomo ed io…” “Hai solo tredici anni anche se ne dimostri di più, ho capito quello che mi vuoi esternare. Tramite amici influenti e con il consenso di tuo padre cercherò di sistemare la tua situazione in Italia, tu seguiterai a studiare e a diciotto anni compiuti…” Nikka subissò di baci Alberto: “Sarai l’unico grande amore della mia vita” e gliene diede una prova tangibile…Anche la portiera Iolanda ebbe la sua fetta di felicità. Immaginate un po’: monsignor Angelo Davino prese a frequentare Iolanda molto da vicino…Anche se la dama aveva qualche pelo bianco sulla cosina era ancora stuzzicante e poi, in tempo di magra ogni porto è appetibile! A questo punto sento la condanna definitiva dei benpensanti cattolici: non sono d’accordo con loro. Se Salomone ha avuto settecento mogli e trecento concubine (e forse mille suocere) come condannare il sempre arrapato Angelo Davino, io sto dalla sua parte! Mi vien che ridere nello scrivere l’ovvio: e vissero… C’è da far un appunto al titolo di questo racconto: balaier in francese vuol dire scopare con la scopa, il verbo esatto è: baiser verbo che il nostro monsignore usa con la sue amiche e che risponde più a verità.

  • 03 giugno alle ore 18:43
    FIAT 1400 BERTONE

    Come comincia: La Fiat 1400 Bertone con i cinque occupanti a bordo andava  veloce per quanto lo permettevano la strada stretta, le curve, i camion che la incrociavano ed un po’ di bruma residuo della notte. Da Piaggio Valmara, confine italo-svizzero,  era diretta ad Intra sempre sul Lago Maggiore. Gli occupanti, giovani finanzieri, non avevano scelto quella località per motivi turistici ma perché d’inverno, era febbraio, scarseggiava la…fauna turistica. Alberto Minazzo, romano, era alla guida, vicino a lui Giovanni Roncaccioli (Giovannone) stazza cento chili, romagnolo bravissimo cuoco, dietro Nando Gallozzi pure romano, Roppi Armando di Genova e Marrix Alfio catanese puro sangue (Marrix si pronunziava con le erre arrotate). L’unico veramente sobrio era l’Albertone simpatico, sempre allegro che durante il pranzo aveva ritenuto opportuno non avvicinarsi troppo a Bacco. C’è da domandarsi come degli squattrinati finanzieri (correva l’anno 195..) potessero permettersi una auto di pregio dal prezzo decisamente fuori dalla loro portata: risposta non era di loro proprietà ma di Ambrogio (Ambroeus) Bianchi proprietario dell’unico bar situato al confine e che, aveva acconsentito a prestar loro l’auto molto malvolentieri ma…c’era un ma. Posteggiata l’auto in divieto di sosta applicando sul parabrezza: “Auto targata NO ……in servizio della Guardia di Finanza” i cinque entrarono in un portone che, dopo un lungo corridoio portava ad un salone,  riscaldato da una stufa a legna, popolato da signorine poco vestite e molto allegre, si avete capito era un ‘casino’ allora non ancora chiuso da quella simpaticona della senatrice Merlin. Alberto si mise a parlare con la maîtress che era alla cassa e così delle ‘signorine’, subito prenotate dai colleghi, ne rimase solo una poco appetibile. Il suo sguardo triste fece impressione ad Alberto, la cotale , non più giovane gli si avvicinò e: “Proprio non ti piaccio?” Quella frase commosse il giovane (Alberto era una ragazzo sensibile) e così decise di andare in camera con lei. “Scusa ma qui fa freddo…” “La padrona è una spilorcia, fa riscaldare solo la sala d’attesa, scusami un attimo, mi metto una maglia di lana a maniche lunghe. Lo spettacolo non fu dei migliori, la cotale aveva le tette che le arrivano sino…ma ormai Alberto era in ballo e si decise per una sveltina. Solito lavaggio del pene, stavolta con acqua calda, la tale si diede da fare con la bocca sino al finale previsto e poi, dopo essersi lavata la bocca si mise a piangere. Quella era la classica situazione in cui Alberto era senza difese, si allungò sul letto seguito dalla donna. “Mi chiamo Maria, sono siciliana di Raddusa, un paesino in provincia di Enna, i miei sono contadini ed io sono rimasta incinta dal figlio del padrone che non solo non ha voluto saperne nulla di quel bambino (poi è nata una bimba) ma ha minacciato i miei di cacciarli dal podere e così ho fatto questa fine. Son venuta al nord per evitare di incontrare qualche paesano, ho il cuore spezzato non potendo vedere se non molto raramente la mia bimba allevata dai miei. Io studiavo con sacrifici dei miei genitori ma ovviamente ho dovuto smettere…scusa se ti ho tediato con i miei problemi, ti chiedo solo un favore: stiamo un po’ insieme abbracciati, sei un bel ragazzo, per un po’ mi sembrerà di aver un marito, l’ho sempre desiderato, se vuoi staremo insieme una mezz’ora.” “Lo saprai che la paga di noi finanzieri…” “Tutto a mie spese, vorrei baciarti in bocca, se me lo permetti, vado a fare degli sciacqui col colluttorio…” Dopo circa mezz’ora suonò un campanello, era un segnale stabilito con la maîtress. Maria rifilò ad Alberto 2.500 lire che l’Albertone diede alla padrona. “È che cazzo, sei stato in camera un sacco di tempo!” “Era un po’ che non scopavo…” Quattro finanzieri erano allegri e raccontavano quello che era accaduto loro, solo Alberto stava in silenzio, la storia di quella povera siciliana l’aveva coinvolto emotivamente. Tutti in branda sino alle tre quando ci fu in caserma una svegli generale: c’era in giro il Tenente Marcello Dani comandante della Tenenza di Cannobio con tutto il nucleo mobile, sicuramente era successo un grosso casino. Venne subito fuori che i cinque avevano usufruito della Fiat 1400 Bertone di Ambrogio ed il Tenente ne voleva conto e ragione. L’unico a rispondere era Alberto il quale chiese il motivo dell’interrogatorio. “Te lo dico subito caro Minazzo, nella macchina che avete guidato abbiamo trovato mille, dico mille orologi di contrabbando, siete nei guai.” Visto che nessuno apriva bocca Alberto ritenne opportuno intervenire: “Mi scusi signor Tenente, noi siamo andati ad Intra in Italia non siamo sconfinati in Svizzera.” “E bravi così credete di potervi salvare?” Sempre Alberto “Vede signor Tenente nessun Pubblico Ministero potrebbe senza prove concrete rinviarci a giudizio da quello che mi risulta.” “E così sei pure avvocato!” “Non  ancora, sono iscritto al terzo anno di legge.” Il Tenente per un po’ rimase senza parole poi: “Non ti dare tante arie perché hai un fratello mio collega! “ “Non mi permetterei mai di vantare la parentela per scusarmi è come se lei ci ricordasse che è il figlio del Generale Dani.” “La normale faccia biancastra  del Tenente in un attimo divenne di un colore purpureo, non riusciva più a profferire parola e così intervenne il Brigadiere Boninsegna Comandante della Brigata di Piaggio Valmara che prese da parte di Tenente e lo portò in sala mensa. Dopo circa mezz’ora riapparvero il Brigadiere ed il Tenente: “Il vostro Brigadiere merita una medaglia, mi ha convinto solo a farvi trasferire, domattina chiamerò il Comandante della Legione di Torino e vi farò assegnare a Domodossola, lì avrete il piacere di pattugliare giorno e notte i binari ed ora tutti in branda marsh.” La mattina successiva venne fuori tutta la storia: uno spione, infiltratosi fra i contrabbandieri, aveva segnalato al Tenente i traccheggi di Ambrogio e quindi era stato facile prenderlo con le mani nella marmellata. L’Ambroeus finì in carcere, la merce sequestrata ed i ‘magnifici’ cinque trasferiti a Domodossola. L’unica solo loro consolazione era stata quella che, per evitare di trasportare bauli e valige da un pulmann all’altro, si erano fatti accompagnare da due tassisti di Cannobio ai quali in passato aveva elargito tanti piaceri. Ad Alberto era rimasto un peso nel cuore anche perché in passato, per un periodo, era stato molto ‘amico’ di Anna sorella di Ambrogio. Alberto era un ‘vergine’ nel senso dello zodiaco ossia un pignolo che doveva andare a fondo a tutte le situazioni e così pensa e ripensa si fece assegnare alla scorta dei treni del tratto Domodossola-Briga (Svizzera). Poiché parlava abbastanza bene il francese ed elargendo regali graditi ai dipendenti delle ferrovie Svizzere con merce in Italia era pecuniariamente accessibile mentre costava parecchio per gli svizzerotti, riuscì dopo vari tentativi riuscì a venire a conoscenza del nome dello spione che aveva inguaiato Ambrogio. Il cotale era un corpulento dipendente delle Ferrovie Svizzera di nome  Luca Bernasconi che talvolta veniva in Italia per fare il pieno di vino in una osteria vicino alla stazione. Male gliene incolse: Alberto riunì i magnifici cinque, spiegò loro la situazione ed una sera in cui la ‘carogna’ Luca uscendo dall’osteria era completamente brillo e barcollando cercava di raggiungere la stazione di Domodossola per far rientro a casa, ebbe un percorso diverso: preso a legnate di brutto si fece quaranta giorni in ospedale a Domodossola senza poter toccare un goccio di vino e guadagnandoci anche in salute dato che anche perse molti chili di peso!
     

  • 03 giugno alle ore 18:32
    CHE SÁ DA FÁ PÉ CAMPÁ!

    Come comincia: Non era facile sorprendere Alberto M. un fustaccio da un metro e ottanta “désiré par les femmes” sempre allegro, sorridente e disponibile ma la notizia era veramente ferale: la notifica di chiusura della filiale di materiale fotografico e di hy fy della ditta Ferlazzo, la maggiore di Messina. Quale direttore aveva uno stipendio decisamente consistente che gli permetteva di  condurre una vita agiata unitamente alla gentile consorte Anna M.. la quale aveva preferito fare la casalinga e la mamma alla  figlia Melania,  ormai diciassettenne anche lei alta, bruna come i genitori e molto attraente. La notizia era stata comunicata ai membri  della famiglia alle tredici e, ovviamente, aveva gettato in disperazione anche ambedue le femminucce. Era noto che trovare un posto se non  di prestigio ma almeno dignitoso era impresa quasi impossibile. Alcuni amici di Al., funzionari di ditte in altri campi avevano fatto la sua stessa fine e le mogli, in passato eleganti e che frequentavano l’alta società si erano viste costrette a far le badanti a persone anziane. Al. il pomeriggio era tornato in ufficio per dar le consegne all’incaricato della ditta con sede principale a Catania e poi si era messo a gironzolare per la città, non se la sentiva di rientrare a casa ma quella passeggiata lo depresse ancor più: alla stazione si accorse di mendicanti sia italiani che stranieri, mai la lui notati in passato, che allungavano una ciotola per chiedere la carità, capì che quale capo famiglia doveva prendere in mano la situazione. Sotto casa sua una villetta in affitto in via Maregrosso  c’era una falegnameria ed il titolare, come ogni volta, lo salutò con la solita deferenza: “Baciamo le mani dottore!” Di rientro a casa cercò di dimostrarsi ottimista con Anna e Melania:
    “Troveremo una soluzione.” Anna. anch’io cercherò di darmi da fare come commessa, ci so fare con la gente, non dovrebbe essere difficile.” Invece lo era, ogni negozio visitato era in crisi ed i titolari erano costretti a licenziare i dipendenti altro che assumere! Nei giorni successivi si spinse nel campo dei professionisti: era laureata in lettere e si arrangiava in ufficio e col computer. Il primo che contattò era un notaio, famoso in città piuttosto avanti negli anni che la fece accomodare ed esprimere i suoi problemi poi si alzò e da dietro le prese il collo in mano e tentò di baciarla. Anna gli mollò un ceffone e sparì dalla circolazione ma capì che la storia si poteva ripetere in simili occasioni, non era una puritana ma non se la sentiva di fare la prostituta. Non mise al corrente dell’episodio il resto della famiglia, non sarebbe servito a niente, disse solo che aveva incontrato dei dinieghi alla sua richiesta di posto di lavoro. Anche Alberto era andato in bianco, la famiglia andava avanti con i risparmi ma sino a quando? Un giorno a pranzo una sorpresa: Melania frequentava l’ultimo anno del liceo classico, aveva come compagni di scuola anche ragazzi di famiglia agiata e frequentava la casa di un collega tale Augusto P., dire  casa era un diminutivo, i genitori del ragazzo erano proprietari di vari immobili in città, a Torre Faro abitavano d’estate in un villa a pochi passi dal mare dove spesso Melania veniva invitata dal collega Augusto con l’assenso dei suoi genitori, specialmente del padre Arturo P. che aveva uno ‘sguardo’ particolare per Melania. Le peregrinazioni di Alberto e di Anna alla ricerca di un posto di lavoro erano giornaliere ma senza risultati, la disperazione di stava impossessando dei genitori di Melania che un giorno si presentò in casa con una busta: “Questa è da parte di Arturo e della moglie Doris M. Perplesso Alberto aprì la busta e sorpresa sorpresa comparvero €. 5.000 in contanti. Melania: “I genitori di Augusto. mi hanno detto che è un prestito in attesa che troviate un posto di lavoro inoltre mi hanno accennato al fatto che la loro villetta, che si trova lungo la Panoramica è composta di tre piani di cui due vuoti, qualora voleste potremmo occuparli, sempre che siate d’accordo.” La manna o il cacio sui maccheroni quella proposta, Alberto non pagava l’affitto da due mesi ed il padrone di casa, vecchio spilorcio, ne aveva chiesto lo sgombro. Il trasloco fu effettuato dalla ditta Minutoli il cui proprietario era amico di Arturo. Dopo i primi momenti di disagio per il trasloco Alberto, Anna e Melania poterono apprezzare sia l’abitazione che il bellissimo panorama della Calabria. C’era pure una piscina, un campo da tennis ed un vasto giardino. Il pranzo di inaugurazione fu stabilito dovesse essere effettuato al ristorante ‘La Sirena’ sul lago di Ganzirri: Melania vicino ad Augusto, le due mogli si scambiarono i posti vicino ai rispettivi mariti. Il padrone del locale alla fine del pasto offrì dello spumante ai sei che ne apprezzarono anche una seconda bottiglia con la conseguenza che, al rientro in villa, i signori erano  tutti un po’ brilli e si misero a ballare con dolci musiche di sottofondo e con scambio di consorti. Alberto si accorse che Anna si trovava a suo agio fra le braccia di Arturo. e così anche lui ne approfittò con Doris. Verso le sedici Arturo:”Tutti in branda!” Si ritrovarono verso le ventuno dinanzi alla TV ma non pensarono alla cena, ancora non avevano digerito il pranzo. Alberto e Anna ovviamente il giorno successivo ripresero a girovagare in cerca dell’agognato posto di lavoro, Melania ed Augusto all’università, ARrturo, il più fortunato in piscina e Doris con la cameriera a preparare il pranzo ma non si lamentava, di solito era sola in casa e quella compagnia rumorosa le risollevava lo spirito. More solito si ritrovavano tutti insieme per la cena, ormai era abitudine che le signore si scambiassero il posto vicino ai mariti i quali non solo non protestarono ma mostravano di gradire…Viste inutili le ricerche di un’occupazione di Alberto e di Anna, Arturo propose ad Alberto di aprire, a sue spese,  un negozio di  materiale fotografico e di di hy fy in un locale di viale S. Martino, locale di sua proprietà andato sfitto. Alberto  riprese contatti con la ditta Ferlazzo, sua precedente fornitrice che, con un deposito di €. 50.000 (ovviamente sborsati di Arturo), provvide ad inviare macchine fotografiche di ultima generazioni e tutte le novità in fatto di hy fy. Anna talvolta aiutava il marito in negozio, altre volte restava a casa ad aiutare Doris. Una volta Alberto non si sentì bene di stomaco e rientrò in villa lasciando Anna al suo posto ma… mal gliene incolse. Stava per entrare nella sua camera da letto al secondo piano quando sentì risate e schiamazzi al piano inferiore. Aperto uno spiraglio della camera da letto del padrone di casa ebbe un colpo allo stomaco. Melania, completamente nuda, saliva e scendeva dal letto e poi ci girava intorno inseguita non da Augusto ma dal padre anche lui nudo e con la… spada sfoderata! Delusione, rabbia tristezza e poi mancanza delle forze consigliarono Alberto di recarsi in camera sua buttandosi sul letto con tutte le scarpe. Forse un calo di pressione o le emozioni provate portarono Alberto in braccia a Morfeo. Mercurio, suo dio protettore era in tutt’altre faccende affaccendato (a corteggiare Erse) e così non era riuscito a proteggere lo sfortunato Alberto il quale  rientrò nella realtà dagli scossoni della moglie: “Sei a letto con tutte le scarpe!” Alberto si mise a piangere, era più forte di lui, forse era indice nella vicina vecchiaia ma forse era stato lo choc subito. Anna da donna intelligente capì la situazione, lei già sapeva della relazione fra Melania ed Arturo ma prudentemente, anche se con dolore nel cuore, aveva fatto finta di niente. Sarebbero successi troppi casini e la loro vita agiata…Alberto ed Anna accusarono un malore e non scesero a pranzo. Alberto si rese conto che tutti sapevano tutto tranne il giovane Augusto ancora troppo ingenuo per capire certi intrecci amorosi, spiegarglielo a parole? Meglio di no, non era possibile conoscere la sua reazione ed allora le due signore (ricordiamoci noi maschietti che le donne  sono sempre più furbe di noi!) gli tesero una trappola: una sera a cena riuscirono a farlo bere un bel pò di Caffè Sport Borghetti liquore a base di caffè e, un po’ brillo, lo portarono in camera sua dove Anna rimase a fargli compagnia mentre sua madre si ritirò in buon ordine. Augusto si ritrovò presto nudo massaggiato e spompinato dalla brava Anna che ce la mise tutta anche nel farsi penetrare nel deretano per evitare indesiderate gravidanze. Augusto decisamente distrutto sessualmente, prese la via del sonno profondo ma, al risveglio, ebbe la sorpresa di trovarsi sul cuscino uno slip da donna viola che non ricordava mai visto indossato da Melania. Pian piano riuscì a ricostruire i fatti della notte passata e cominciò a ragionare: sicuramente aveva avuto un rapporto sessuale con Anna che non poteva certo confessare alla fidanzata per evitare casini e poi quell’ingresso nel bel sedere di Anna lo ricordava bene e gli era piaciuto particolarmente, ‘turbamentum magnum dilabuntur’ insomma un casino generale! Le signore avevano ottenuto quanto si erano prefisse ed ora si poteva stilare una formazione come nel calcio: Arturo con Melania,  Augusto, scompagnato, con Anna ed infine Alberto con Doris. Non che mancassero le ‘invasioni di campo: Alberto talvolta ‘incontrava’ la legittima consorte, Arturo ’vedeva’ Doris ed infine Augusto la deliziosa Melania che non aveva mai dimenticato ed allora si poté ben dire : ‘concordia magna dilabuntur’ anche se il collante era stata la ‘pecunia non olet!’ Fatevi tradurre quello che non avete capito o meglio studiate il latino!

  • 22 maggio alle ore 16:06
    SETTE PERSONAGGI IN CERCA DI ...

    Come comincia: Via Gramsci 69 palazzina isolata di due piani a Messina, due famiglie, tanti casini: Marco e Gina al primo piano, Salvatore ed Anna al secondo. Otto di mattina, Anna si stava godendo il calduccio del letto, nessuna voglia di alzarsi per riprendere il tran tran giornaliero di casalinga e di sarta, un mucchio di stoffa l’aspettava… Un bussare furiosa alla porta, non poteva che essere Gina in crisi col marito, Gina spesso rompeva…come se l’amica potesse sistemarle le…corna. “Vieni amica mia, prima la doccia poi parliamo.” “Parliamo mentre ti lavi, lo sai che…” “Tuo marito non è rientrato questa notte, bella novità, prova a lasciarlo, ti dovrà mantenere e poi col tuo mestiere di parrucchiera…” “Ne sono innamorata, non resisterei senza di lui…sai che hai un bel corpo, malgrado i quarant’anni tette sode, culo prominente, cosina rasata e rosea come piace a me…Tu sola puoi consolarmi, ti prego…”  “Ti consolerò un’altra volta, ho un sacco di vestiti da cucire e poi sta rientrando Salvatore, il mestiere di guardia notturna è pesante e deve riposare, se proprio vuoi, stasera…” “Sei un amore, grazie.” Anna era molto affezionata all’amica, capiva le sue angosce e talvolta provavano insieme le gioie di Lesbo. Ora ci mancava anche Fru Fru a rompere, la cagnolina volpina che giustamente reclamava sia la colazione che l’uscita per i bisognini. Anna le mise la museruola e la spedì fuori casa. Che faceva nel frattempo Marco? Dormiva il sonno del giusto? Ma quando mai, quale rappresentante, diceva lui, di prodotti caseari, prosciutti e tutta la salumeria doveva essere in viaggio nei paesi siciliani per cercare di ‘appioppare’ la sua merce ai negozianti ma spesso con scarso successo, solo qualche padrona femmina di negozi si faceva convincere talvolta dietro prestazioni sessuali; effettivamente Marco faceva come uomo la sua porca figura ma i ricavi erano minimi sinché un giorno o meglio una sera, stanco morto e senza aver concluso alcun affare, si presentò all’albergo ‘Regina’ di Pozzalo in quel di Ragusa e chiese una stanza possibilmente non rumorosa. Alla sua vista la padrona, che curiosamente portava lo stesso nome dell’albergo, fece sloggiare dalla reception l’impiegata e si mise a servire personalmente il viandante, non che volesse far un piacere alla ragazza ma perché attratta da quel fustacchione il quale, anche se stanco, una volta ripresosi doveva avere ottime qualità amatorie. Regina anche se sessantenne, vedova’ proprio perché sola non si lasciava sfuggire le buone occasioni. Ritirati i documenti, condusse in una camera retrostante l’albergo il buon Marco che notò uno scintillio particolare negli occhi della signora e: “Stasera sono un po’ sul distrutto, che ne dice se ci vediamo domani?” Madame approvò con un cenno del capo e la mattina alle otto si presentò nella stanza dove era alloggiato Marco e: “Sveglia, c’è una colazione che l’aspetta!” Marco era ancora nelle braccia di Morfeo o meglio di una dea e prima di poter rendersi conto di dove fosse ci volle un po’ di tempo sempre sotto lo sguardo di Regina coperta da una vestaglia rosa; deliziosa sia la vestaglia che il contenuto. “Primo comandamento appena alzato: doccia!” e Marco si diresse nel bagno seguito dalla padrona di casa con un sorriso in bocca da trentadue denti bellissimi (forse una dentiera) ma poco caleva a Marco, doveva essere danarosa e generosa e la cosa divenne interessante in quanto la vestaglia di madame cadde a terra lasciando allo scoperto un corpo bellissimo per l’età, Regina doveva essere una cliente affezionata di qualche istituto di bellezza. Madame senza tante storie si diresse sul membro di Marco il quale ben presto mostrò tutta la sua ‘mostruosità’ che fece scappare dalla bocca alla dama “e che cazzo!” e fece in modo che entrasse quasi tutto nella sua dolce boccuccia, andando avanti ed indietro sino all’ingollo finale di vitamine. Non contenta Regina fece sdraiare sul letto Marco , gli saltò letteralmente addosso  in un gustoso ‘smorcia candela’  (quell’aggeggio che i preti usano in chiesa per spegnere le candele) solo che questa volta la candela non voleva proprio spegnersi con gran gusto di Regina che: “Cazzo mi stai distruggendo, il tuo è un ‘marruggio!” Dopo tre giorni di ‘lavoro’ Marco, dopo aver convinto la padrona dell’albergo ristorante di acquistare merce del suo listino, ben contento del soggiorno lasciò Pozzallo diretto a Noto in quel di Siracusa, se non dopo aver promesso a Regina che sarebbe ripassato a …ripassarla! Noto è famosa per i suoi monumenti che vengono visitati annualmente da molti appassionati anche provenienti dall’estero, l’arte intesa come tale lasciava profondamente indifferente Marco ma pensava di poter piazzare la sua merce data la presenza di tanti turisti. Guardandosi in giro non vide alcun negozio ed allora, con fare modesto, si avvicinò ad una signora con cagliolino zappettante al fianco: “Scusi il mio ardire (parola che fa molto effetto sulle femminucce) vorrei chiederle se mi potesse indicare dei negozi dove piazzare la mia merce, sono rappresentante di formaggi e di salumi.” La dama quasi settantenne, alta, longilinea con cappello in testa (era d’estate) dopo aver squadrato a lungo il bel giovane: “Dove vuole andare con questo caldo, io sono padrona di due negozi di alimentari, ce lo condurrò dopo pranzo, sempre che lei accetti il mio invito!” Marco fece un inchino (che è sempre una forma apprezzata di signorilità) ed ovviamente accettò di recarsi a casa! Quale casa, era un castello antico con tanto di maggiordomo che aprì il cancello. “Fidelio abbiamo un ospite, avvisi la cuoca!” La sua non era stata una richiesta ma un ordine militare! “Preferisco desinare (preferì questo verbo più signorile e non il volgare mangiare) al fresco sotto gli alberi, che ne dice?” “Bien sure madame!” “Vedo che conosce il francese la mia lingua preferita, se le va dopo pranzo mi leggerà qualche poesia di autore gallico. E così fu: “Le reciterò una poesia di de Vigny un po’ triste ma che si adatta a questo ambiente in ambito serale: J’aime le son du cor, le soir, au fond des bois, soit qu’il chente les pleures de la biche  aux bois ou l’adieu du chasseur que l’echo faible accueille e che le vent du nord porte di feuille in feuille…” “Basta è molto bella ma mi fa intristire, è l’ultima cosa che desidero, alle sette usciremo le farò vedere i miei due negozi.” Inutile affermare che il pranzo, a base di pesce era eccellente, il finale con Ananas e caffè proveniente da macchina da bar, tutto in quell’ambiente sprizzava perfezione, forse anche troppa. “Mi permetta di prenderla sotto braccio, può essere mio figlio, forse mio nipote, io non amo le persone anziane, parlano sempre di malattie, io preferisco quelle giovani ed atletiche come lei, tre volte la settimana vado in palestra, non amo la pelle pendente dei vecchi, io non ce l’ho.” “Madame lei ha classe, cosa molto difficile da reperire oggi, tutta la mia stima…” “Le interessa altro di me?” “Non mi faccia arrossire, non sono il tipo ma…” “Va bene ne riparleremo stasera nel mio giardino, al fresco.” Il primo negozio aveva il bancone a ferro di cavallo, le carni erano esposte dentro contenitori al freddo, i formaggi collocati sotto vetro, i prosciutti appesi come pure i salami, tutto perfetto. “Alfio questo è Marco S., ho ceduto a lui l’attività ma tu sarai sempre il fac totum, sicuramente andrete d’accordo.” Con un po’ di riluttanza Alfio diede la mano a Marco il quale lo rassicurò: “Non metterò mai bocca nel tuo operato,  dammi del tu, non amo le distanze con i collaboratori.” Il secondo negozio era simile al primo; col conduttore Basilio vi fu lo stesso colloquio. “Caro Marco non penso ci voglia molto a capire come finirà, ridi pure, anch’io ho il senso dello humor e soprattutto il senso del…sesso, son sicura che…” La cena fu servita tardi sotto gli alberi, c’erano un gran divano oltre naturalmente a sedie e tavolino. Tutto a base di carne e vino Cerasuolo di Vittoria, alla giusta temperatura, Al finale, prevedibile, Lina con molta naturalezza sbottonò i pantaloni di Marco, prese a giocare con le mani il suo ‘ciccio’ diventato una ‘arbre magic’ per poi baciarlo delicatamente sino alla normale conclusione che però non fermò la padrona di casa che, assunta la posizione di pecora, si fece infilare in ambedue i pertugi dimostrando gran piacere. “Era molto tempo che…” Finirono nella camera da letto di Lina senza incontrare nessun servitore, sicuramente addestrati a farsi i fatti loro. Il finale erotico fin in maniera selvaggia, Lina sapeva che l’indomani Marco sarebbe partito e voleva un suo ricordo profondo. “Mia cara, sei stata magnifica, intanto sei rimasta giovane nel cervello e poi mi piace anche il tuo corpo longilineo, non è uno sciocco complimento, lo penso ma debbo anche pensare che ho una moglie che non intendo abbandonare, mi farò vivo ogni tanto.” “Ho dei nipoti imbecilli, non intendo lasciare loro i negozi, alla mia morte saranno tuoi. Il ritorno a casa del guerriero fu un trionfo, Marco fece partecipe Gina di essere diventato proprietario di due negozi che una signora molto anziana gli aveva voluto lasciare in eredità alla sua morte. Un rapporto sessuale molto ‘leggero’ e poi una settimana di libertà insieme alla consorte, a Salvatore e ad Anna in gita sui monti Peloritani con viveri al sacco. Salvatore assente di notte per servizio, i tre si stavano annoiando dinanzi al televisore quando Anna (già d’accordo con Gina) cominciò a ‘scherzare’ da vicino con Marco, sempre più da vicino fino al finale previsto, il ‘ciccio’ di Marco inalberato passò fra le mani e poi nell’intimo delle due signore che si baciavano fra di loro, un piccola orgia apprezzata da tutti ma non evidentemente da Salvatore che era in compagnia della bruma notturna. La storia ebbe un bel finale, quello delle favole, tutti (maschi e femmine) ripresero con spensieratezza il loro lavoro, Marco naturalmente il più fortunato ed anche Fru Fru ebbe il piacere di trovare un volpino maschio arrapato che le diede tre bellissimi cuccioli adottati da Anna e Gina. Ritenete la storia improbabile, siete fuori strada, al giorno d’oggi in cui i matrimoni fra gay sono all’ordine del giorno una storia come quella riportata non fa impressione a nessuno anzi alcuni vorrebbero poterla vivere!
    SETTE  PERSONAGGI IN CERCA DI…
     
    Via Gramsci 69 palazzina isolata di due piani a Messina, due famiglie, tanti casini: Marco e Gina al primo piano, Salvatore ed Anna al secondo. Otto di mattina, Anna si stava godendo il calduccio del letto, nessuna voglia di alzarsi per riprendere il tran tran giornaliero di casalinga e di sarta, un mucchio di stoffa l’aspettava… Un bussare furiosa alla porta, non poteva che essere Gina in crisi col marito, Gina spesso rompeva…come se l’amica potesse sistemarle le…corna. “Vieni amica mia, prima la doccia poi parliamo.” “Parliamo mentre ti lavi, lo sai che…” “Tuo marito non è rientrato questa notte, bella novità, prova a lasciarlo, ti dovrà mantenere e poi col tuo mestiere di parrucchiera…” “Ne sono innamorata, non resisterei senza di lui…sai che hai un bel corpo, malgrado i quarant’anni tette sode, culo prominente, cosina rasata e rosea come piace a me…Tu sola puoi consolarmi, ti prego…”  “Ti consolerò un’altra volta, ho un sacco di vestiti da cucire e poi sta rientrando Salvatore, il mestiere di guardia notturna è pesante e deve riposare, se proprio vuoi, stasera…” “Sei un amore, grazie.” Anna era molto affezionata all’amica, capiva le sue angosce e talvolta provavano insieme le gioie di Lesbo. Ora ci mancava anche Fru Fru a rompere, la cagnolina volpina che giustamente reclamava sia la colazione che l’uscita per i bisognini. Anna le mise la museruola e la spedì fuori casa. Che faceva nel frattempo Marco? Dormiva il sonno del giusto? Ma quando mai, quale rappresentante, diceva lui, di prodotti caseari, prosciutti e tutta la salumeria doveva essere in viaggio nei paesi siciliani per cercare di ‘appioppare’ la sua merce ai negozianti ma spesso con scarso successo, solo qualche padrona femmina di negozi si faceva convincere talvolta dietro prestazioni sessuali; effettivamente Marco faceva come uomo la sua porca figura ma i ricavi erano minimi sinché un giorno o meglio una sera, stanco morto e senza aver concluso alcun affare, si presentò all’albergo ‘Regina’ di Pozzalo in quel di Ragusa e chiese una stanza possibilmente non rumorosa. Alla sua vista la padrona, che curiosamente portava lo stesso nome dell’albergo, fece sloggiare dalla reception l’impiegata e si mise a servire personalmente il viandante, non che volesse far un piacere alla ragazza ma perché attratta da quel fustacchione il quale, anche se stanco, una volta ripresosi doveva avere ottime qualità amatorie. Regina anche se sessantenne, vedova’ proprio perché sola non si lasciava sfuggire le buone occasioni. Ritirati i documenti, condusse in una camera retrostante l’albergo il buon Marco che notò uno scintillio particolare negli occhi della signora e: “Stasera sono un po’ sul distrutto, che ne dice se ci vediamo domani?” Madame approvò con un cenno del capo e la mattina alle otto si presentò nella stanza dove era alloggiato Marco e: “Sveglia, c’è una colazione che l’aspetta!” Marco era ancora nelle braccia di Morfeo o meglio di una dea e prima di poter rendersi conto di dove fosse ci volle un po’ di tempo sempre sotto lo sguardo di Regina coperta da una vestaglia rosa; deliziosa sia la vestaglia che il contenuto. “Primo comandamento appena alzato: doccia!” e Marco si diresse nel bagno seguito dalla padrona di casa con un sorriso in bocca da trentadue denti bellissimi (forse una dentiera) ma poco caleva a Marco, doveva essere danarosa e generosa e la cosa divenne interessante in quanto la vestaglia di madame cadde a terra lasciando allo scoperto un corpo bellissimo per l’età, Regina doveva essere una cliente affezionata di qualche istituto di bellezza. Madame senza tante storie si diresse sul membro di Marco il quale ben presto mostrò tutta la sua ‘mostruosità’ che fece scappare dalla bocca alla dama “e che cazzo!” e fece in modo che entrasse quasi tutto nella sua dolce boccuccia, andando avanti ed indietro sino all’ingollo finale di vitamine. Non contenta Regina fece sdraiare sul letto Marco , gli saltò letteralmente addosso  in un gustoso ‘smorcia candela’  (quell’aggeggio che i preti usano in chiesa per spegnere le candele) solo che questa volta la candela non voleva proprio spegnersi con gran gusto di Regina che: “Cazzo mi stai distruggendo, il tuo è un ‘marruggiu!” Dopo tre giorni di ‘lavoro’ Marco, dopo aver convinto la padrona dell’albergo ristorante di acquistare merce del suo listino, ben contento del soggiorno lasciò Pozzallo diretto a Noto in quel di Siracusa, se non dopo aver promesso a Regina che sarebbe ripassato a …ripassarla! Noto è famosa per i suoi monumenti che vengono visitati annualmente da molti appassionati anche provenienti dall’estero, l’arte intesa come tale lasciava profondamente indifferente Marco ma pensava di poter piazzare la sua merce data la presenza di tanti turisti. Guardandosi in giro non vide alcun negozio ed allora, con fare modesto, si avvicinò ad una signora con cagliolino zappettante al fianco: “Scusi il mio ardire (parola che fa molto effetto sulle femminucce) vorrei chiederle se mi potesse indicare dei negozi dove piazzare la mia merce, sono rappresentante di formaggi e di salumi.” La dama quasi settantenne, alta, longilinea con cappello in testa (era d’estate) dopo aver squadrato a lungo il bel giovane: “Dove vuole andare con questo caldo, io sono padrona di due negozi di alimentari, ce lo condurrò dopo pranzo, sempre che lei accetti il mio invito!” Marco fece un inchino (che è sempre una forma apprezzata di signorilità) ed ovviamente accettò di recarsi a casa. La casa… era un castello antico con tanto di maggiordomo che aprì il cancello. “Fidelio abbiamo un ospite, avvisi la cuoca!” La sua non era stata una richiesta ma un ordine militare! “Preferisco desinare (preferì questo verbo più signorile e non il volgare mangiare) al fresco sotto gli alberi, che ne dice?” “Bien sure madame!” “Vedo che conosce il francese la mia lingua preferita, se le va dopo pranzo mi leggerà qualche poesia di autore gallico. E così fu: “Le reciterò una poesia di de Vigny un po’ triste ma che si adatta a questo ambiente in ambito serale: J’aime le son du cor, le soir, au fond des bois, soit qu’il chante les pleures de la biche  aux bois ou l’adieu du chasseur que l’echo faible accueille et que le vent du nord porte di feuille in feuille…” “Basta è molto bella ma mi fa intristire, è l’ultima cosa che desidero, alle sette usciremo le farò vedere i miei due negozi.” Inutile affermare che il pranzo, a base di pesce era eccellente, il finale con Ananas e caffè proveniente da macchina da bar, tutto in quell’ambiente sprizzava perfezione, forse anche troppa. “Mi permetta di prenderla sotto braccio, può essere mio figlio, forse mio nipote, io non amo le persone anziane, parlano sempre di malattie, io preferisco quelle giovani ed atletiche come lei, tre volte la settimana vado in palestra, non amo la pelle pendente dei vecchi, io non l’ho.” “Madame lei ha classe, cosa molto difficile da reperire oggi, tutta la mia stima…” “Le interessa altro di me?” “Non mi faccia arrossire, non sono il tipo ma…” “Va bene ne riparleremo stasera nel mio giardino, al fresco.” Il primo negozio aveva il bancone a ferro di cavallo, le carni erano esposte dentro contenitori al freddo, i formaggi collocati sotto vetro, i prosciutti appesi come pure i salami, tutto perfetto. “Alfio questo è Marco S., ho ceduto a lui l’attività ma tu sarai sempre il fac totum, sicuramente andrete d’accordo.” Con un po’ di riluttanza Alfio diede la mano a Marco il quale lo rassicurò: “Non metterò mai bocca nel tuo operato,  dammi del tu, non amo le distanze con i collaboratori.” Il secondo negozio era simile al primo; col conduttore Basilio vi fu lo stesso colloquio. “Caro Marco non penso ci voglia molto a capire come finirà, ridi pure, anch’io ho il senso dello humor e soprattutto il senso del…sesso, son sicura che…” La cena fu servita tardi sotto gli alberi, c’erano un gran divano oltre naturalmente a sedie e tavolino. Tutto a base di carne e vino Cerasuolo di Vittoria, alla giusta temperatura, Al finale, prevedibile, Lina con molta naturalezza sbottonò i pantaloni di Marco, prese a giocare con le mani il suo ‘ciccio’ diventato una ‘arbre magic’ per poi baciarlo delicatamente sino alla normale conclusione che però non fermò la padrona di casa che, assunta la posizione di pecora, si fece infilare in ambedue i pertugi dimostrando gran piacere. “Era molto tempo che…” Finirono nella camera da letto di Lina senza incontrare nessun servitore, sicuramente addestrati a farsi i fatti loro. Il finale erotico finì a letto in maniera selvaggia, Lina sapeva che l’indomani Marco sarebbe partito e voleva un suo ricordo profondo. “Mia cara, sei stata magnifica, intanto sei rimasta giovane nel cervello e poi mi piace anche il tuo corpo longilineo, non è uno sciocco complimento, lo penso ma debbo anche pensare che ho una moglie che non intendo abbandonare, mi farò vivo ogni tanto.”Il ritorno a casa del guerriero fu un trionfo, Marco fece partecipe Gina di essere diventato comproprietario di due negozi che una signora molto anziana gli avrebbe lasciato in eredità alla sua morte. Un rapporto sessuale molto ‘leggero’ e poi una settimana di libertà insieme alla consorte, a Salvatore e ad Anna in gita sui monti Peloritani con viveri al sacco. Salvatore assente di notte per servizio, i tre si stavano annoiando dinanzi al televisore quando Anna (già d’accordo con Gina) cominciò a ‘scherzare’ da vicino con Marco, sempre più da vicino fino al finale previsto, il ‘ciccio’ di Marco inalberato passò fra le mani e poi nell’intimo delle due signore che si baciavano fra di loro, un piccola orgia apprezzata da tutti ma non evidentemente da Salvatore che era in compagnia… della bruma notturna. La storia ebbe un bel finale, quello delle favole, tutti (maschi e femmine) ripresero con spensieratezza il loro lavoro, Marco naturalmente il più fortunato ed anche Fru Fru non più 'vergine Cuccia delle Grazie alunna'ebbe il piacere di trovare un volpino maschio arrapato che le fece mettere al mondo tre bellissimi cuccioli adottati da Anna e Gina. Ritenete la storia improbabile, siete fuori strada, al giorno d’oggi in cui i matrimoni fra gay sono all’ordine del giorno una storia come quella riportata non fa impressione a nessuno anzi alcuni vorrebbero poterla vivere!
     

  • 02 maggio alle ore 10:45
    CROCIFISSA LA SQUAW.

    Come comincia: Le pessime abitudini non hanno mai fine. Mettere ad una bambina, in onore di una nonna, il nome di Crocifissa è proprio una crocifissione, in Calabria è nome comune anche se decisamente impegnativo. La neonata era figlia di Giuseppe M. e Maria G. ma anche‘Figlia dei Fiori’ quel movimento intellettuale degli anni 70 con cui venivano azzerati tutti quelli che erano in precedenza considerati valori  basilari. Gli ‘hippy’ avevano rifiutato le convenzioni e le istituzioni familiari ma indirizzato i loro interessi alle filosofie orientali. Vestiti con abiti a fiori avevano  assunto come detti ‘mettete dei fiori nei vostri cannoni’, oppure ‘fate l’amore non la guerra’ e amenità del genere. Questa premessa è per i più giovani che forse non hanno sentito parlare di quel movimento. La piccola Crocifissa, a cui non era stato risparmiato proprio nulla (aveva avuto un dote anche i nomi di Cloe, Senara, Ubalda) divenne presto orfana dei genitori che, ubriachi, morirono nell’incendio della loro tenda in località Calcata a 40 km. da Roma. Giocoforza la bimba venne affidata ai nonni  Cateno F. e appunto Crocifissa V. che, per motivi di lavoro del capo famiglia, abitavano a Messina, in via Colapesce. Cateno aveva acquistato una falegnameria sotto la sua abitazione al primo piano,  la bimba a due anni, venne iscritta all’asilo infantile delle monache che apprezzarono subito il suo carattere sempre allegro e gioioso e poi con quel nome…In particolare la superiora , suor Celestina,  le aveva comprato tanti giocattoli, era la sua prediletta e spesso la accarezzava, la baciava in continuazione,  insomma  una vera madre ma…Suor Celestina, ricca di famiglia,  in passato aveva avuto delle relazioni non proprio materne con alcune allieve che frequentavano le superiori al liceo classico Prati pur abitando ancora nel collegio. Certo quelli non erano insegnamenti divini ma reprimere la propria natura non è possibile, né era possibile abbandonare il velo monacale per lo scandalo che avrebbe creato nella famiglia originaria di Patti in provincia di Messina, famiglia conosciutissima in paese e molto religiosa. Suor Celestina aveva confidenza col proprio confessore, un giovane prete aperto di idee. Parlando a lungo della natura umana, erano venuti all’accordo che il suo non fosse un peccato perché  creazione di Dio e che è giusto muoversi in totale autonomia con la propria natura. Messosi l’animo in pace, suor Celestina si ‘coltivava’ Crocifissa che cresceva ogni giorno più bella e allegra. Bravissima a scuola, aveva superato brillantemente la terza media ed i nonni l’avevano iscritta al liceo classico Prati. Pian piano Crocifissa e suor Celestina erano divenute ‘intime’. Crocifissa non se ne meravigliò, di natura aperta di idee (aveva preso dai genitori) aveva accettato con piacere le carezze e gli orgasmi con la suora con la quale spesso passava la notte con la complicità delle altre suore ben foraggiate dalla madre superiora. Non  era più vergine causa un vibratore in possesso di suor Celestina avuto chissà come. La ragazza dimostrava un’intelligenza superiore alla media. A scuola si annoiava perché quanto veniva spiegato dagli insegnanti l’aveva già appreso di suo leggendo i libri di testo. Faceva finta di essere distratta ma, a richiesta degli insegnanti, ripeteva tutto quello da loro spiegato con meraviglia di tutta la classe. Una svolta nella sua vita avvenne con la nomina ad insegnante di lettere di un certo Ettore S., fusto di un metro e ottanta aperto di idee, simpatico anche lui sempre allegro, elegante che mandò in visibilio tutta la parte femminile della classe. Crocifissa attirò subito l’attenzione  del prof. facendo cose impensabili per gli altri alunni: traduceva versioni dal greco al latino,  ripeteva a memoria molte poesie ed anche tratti di prosa di scrittori celebri, per non parlare della storia tutta memorizzata e della geografia,  conosceva tutte le capitali degli stati esteri. Crocifissa comunicò la notizia a suor Celestina che, curiosa di natura, pensò bene di invitare il prof. a tenere una lezione all’interno del  collegio sul tema: ‘Le bellezze del mondo create da Dio.’ Il buon Ettore al ricevimento dell’invito si fece pazze risate, lui ateo ed anche un po’ pagano doveva magnificare qualcosa in cui non credeva ma la curiosità non è solo femmina ed accettò sicuro di portare un po’ di sconvolgimento fra le suore infatti…Ettore era maritato con Eleonora marchesa di S.Agata Militello donna esagerata in tutti i campi: ricchissima, alta, longilinea, sempre elegantissima al suo ingresso nell’edificio attirò subito l’attenzione di tutti i presenti: il suo metro e settantacinque era ‘coperto’ da un abito a fiori lungo fino ai piedi, uno spacco laterale abissale, scarpe con alto tacco di color rosa e cappello a larghe falde di color azzurro per non parlare…invece parliamone perché la scollatura posteriore arrivare sino all’incrocio delle due natiche. La prima a rimanere sbigottita fu suor Celestina la quale si riprese subito e andò incontro all’ospite con la mano tesa: “Benvenuta nel nostro istituto,intanto glielo faccio visitare e poi andremo nel nostro teatrino per la conferenza di suo marito.” Qualcosa era scattato fra le due femmine: seguitavano a guardarsi negli occhi senza parlare ma sorridendo. Crocifissa, ormai cresciuta, capì quasi subito la situazione: madame Eleonora preferiva i ‘fiorellini’ ai ‘cosoni’ maschili e dentro di sé grandi risate nel pensare all’evolversi  della situazione futura. Ettore la prese alla larga entrando nel tema e sottolineando le bellezze della natura create da Dio: oltre all’uomo gli animali, gli alberi, i paesaggi e tutto quello che ci circonda ma poi cominciò a svicolare pericolosamente trattando l’argomento femminucce: prima l’amor materno verso la figliolanza ma poi focalizzò il suo pensiero per l’amore fra uomo e donna  per eseguire il detto di Gesù ‘Crescete e moltiplicatevi’ e quindi l’amore fisico fra maschi e femmine che, oltre al piacere fisico, portava alla nascita di un nuovo essere. Suor Celestina pensò bene di interrompere la conferenza con: “Ora tutti al rinfresco nella sala riunioni.” Eleonora sempre scortata dalla madre superiora, assaggiò a malapena qualche delizioso dolcetto preparato dalle mani sapienti (in campo culinario) delle suore: “Sono a dieta ma mi lascerò un po’ tentare, buonissimo questo babà, le sue sorelle hanno le mani d’oro!” La serata non poteva finire diversamente che con l’invito da parte di Eleonora ad suor Celestina nella sua villa lungo la panoramica. La madre superiora, felicissima dell’invito, la subordinò al permesso che doveva essere concesso dalla Madre Generale. Eleonora la rassicurò, le sue conoscenze erano molto ampie e soprattutto importanti. Il giorno stabilito, un sabato, una Maserati si fermò dinanzi l’ingresso del collegio, ne scese un autista che, berretto in mano fece salire la suora e Crocifissa nel sedile posteriore. Il conducente se la prendeva calma e tutte le altre auto sorpassavano la loro.  A questo punto suor Celestina: “Le sarei grata se aumentasse l’andatura, amo la velocità.” Non l’avesse mai detto, un rombo potente seguito da un cambio di marcia molto veloce, da viale della Libertà alla rotonda dell’Annunziata e poi lungo la Panoramica sino all’ingresso di una villa dalle alte mura, un congegno elettrico messo in moto dall’autista aprì il grande cancello di ferro. Sempre col berretto in mano l’autiere aprì le due portiere posteriori dalle quali uscirono Crocifissa e suor Celestina un pò sbatacchiate.  All’ingresso erano in attesa Ettore in short ed Eleonora in due pezzi alla brasiliana ma coperta da un copricostume trasparente rosa. Grandi abbracci di benvenuto e poi Eleonora: “Potremo andare in spiaggia ma alla confusione preferisco rilassarmi nella mia piscina di cinquanta metri, ci si sono svolte anche gare regionali di nuoto.  Crocifissa rimase in un due pezzi abbastanza castigati, Ettore in un costume piuttosto ridotto ma Eleonora, toltasi la vestaglia,  esplose con il suo mini due pezzi che copriva a mala pena i capezzoli ed il pube , dietro un filo. Suor Celestina era in evidente imbarazzo. “Mia cara qui siamo fra di noi nessuno può vederci, la servitù sta lontana e quindi una volta tanto dà uno strappo alle regole,il mondo è pieno di regole, una noia!” e cominciò a toglierle la parte superiore del cappello poi pian piano il vestito sinché suor Celestina rimase in sottoveste che sparì insieme alle calze, solo reggiseno e mutandine. La suora, come ipnotizzata, non era riuscita ad opporsi. A questo punto quel furbacchione di Ettore prese sotto braccio Crocifissa e: “Faccio vedere la villa alla mia allieva” e, presela sotto braccio sparì fra gli alberi. “Senti Crocifissa non me la sento di chiamarti col tuo nome, scegliamone un altro.” “I mi chiamo anche Cloe, Senara e Ubalda.” “Di bene in meglio! Da ora in poi per me, nei nostri rapporti, sarai Aurora spendente come il sole che sorge. Se mi permetti una confidenza vorrei baciarti spero non ti opporrai e, senza ottenere risposta si impossesso della bocca di Aurora e ci rimase a lungo tanto che il suo ‘ciccio’ , inalberato, uscì dal mini slip e si presentò trionfante alla presenza dei due. Gran risata di Ettore, perplessità di Cro..pardon di Aurora per la quale era la prima visione di un membro maschile,. “Non  aver paura, prendilo in mano,  non ti obbligherò a fare quello che può darti fastidio, dalla tua impressione credo che sia il primo che vedi.” La ragazza si incoraggiò, tanto o prima o poi… e prese a giocarci  con le mani e poi a baciarlo. “Attenzione ‘Ciccio’ è uno zozzone ed ha l’abitudine di sputazzare …potrebbe darti fastidio.” Cosa che avvenne poco dopo ed Aurora si trovò tutta impiastricciata. “Per fortuna ho con me un asciugamano, più in là c’è una fontana.”  Ettore si sedette con la schiena appoggiata ad un muretto, Aurora sdraiata con la testa sulle gambe del suo insegnante, ambedue rilassati e felici, una nuova esperienza da riprovare pensò Aurora. Al ritorno Eleonora: “Avete fatto un giro lungo, avete visitato pure l’uccelliera?” A questo punto Crocifissa scoppiò in una fragorosa risata che non finiva mai. Dopo quell’accenno agli uccelli Aurora (ormai voleva chiamarsi così) notò che qualcosa era cambiata fra le due donne. Dalla loro espressione sembravano a disagio, suor Celestina aveva indossato il copricostume di Eleonora che era rimasta in due pezzi mah! “Prima tutti sotto la doccia e poi un pranzo delizioso a base di pesce preparato da Consolato, cuoco eccellente.” La villa aveva cinque bagni e quindi nessuna promiscuità. Dopo pranzo Eleonora prese un bocchino di avorio e d’oro, vi inserì una sigaretta che risultò profumatissima, era l’unica fumatrice. Una passeggiata distensiva postprandiale sino alla citata uccelliera che conteneva un numero notevole di uccelli grandi e piccoli molto rumorosi, erano bellissimi, di tutti i colori anche pappagalli parlanti, uno in particolare si mise in mostra con un ‘cornuto’, cosa non apprezzata dalla padrona di casa: “Devo dire a Cateno di metterlo in una gabbia a parte dentro casa!” Una particolarità notata da Crocifissa: vi erano in villa collaboratori solo di sesso maschile, forse la marchesa voleva evitare di prendersi qualche libertà di troppo con qualche femminuccia. Un arrivederci a presto sinceramente sentito da tutti e quattro per motivi differenti. A scuola Aurora ricevette dal prof. una confezione di pillole anticoncezionali ed un rinvio per un ‘colloquio’ al mese successivo. Nel frattempo la piccola Crocifissa non era più la piccola ‘Figlia dei Fiori’, superati gli esami di maturità si iscrisse a lettere moderne all’Università e si recò in un istituto di bellezza per imparare a truccarsi. ‘Di testa’ non si considerava una persona normale e questo pensiero la portò a scegliere un trucco fuori del comune: forte tonalità mono marrone dal collo sino alla fronte. Il suo viso era totalmente stravolto cosa fattole notare da tutti con menefreghismo da parte dell’interessata. I compagni di Università le appiopparono  il soprannome, perfettamente calzante  di ‘Squaw’, evidentemente i geni dei genitori si facevano sentire e soprattutto vedere! Altra sua nuova peculiarità: prese a poi a dipingere non con colori ad olio ma con acrilici  soprattutto soggetti strampalati di figure umane,  era diventata una bohémienne anche nel vestire, con abiti con foggia fuori del comune e con colori improbabili. I nonni non si permettevano di criticare, era la loro nipote adorata, solo suor Celestina era perplessa ma, come si dice, si faceva i fatti suoi anche perché aveva i suoi problemi. A mezzo raccomandazioni presso la Superiora Nazionale molto spesso il pomeriggio era autorizzata a  recarsi in villa a trovare la Marchesa e ne usciva felice e contenta, aveva trovato l’amore cosa sino ad allora mai provato, lei stessa non pensava che gli omo o meglio le omo potessero provare questo sentimento. Ormai la Maserati era di casa dinanzi al convitto, trasportava sia suor Celestina che Crocifissa che finalmente aveva provato l’amore fisico maschile scoprendosi molto reattiva al sesso tanto da preoccupare talvolta Ettore quando la cotale esagerava con gli orgasmi. Finale della storia: Crocifissa ormai Aurora per tutti affittò un locale in via Margutta (all’inizio con i soldi della marchesa) e la pittura divenne la sua professione. I suoi quadri, molto particolari, venivano venduti a buon prezzo, sicuramente avrebbero fatto la felicità dei genitori ‘Figli dei Fiori’. Ettore era ormai praticamente suo marito dato che la marchesa lo ‘usava’ molto raramente, in compenso con suor Celestina faceva faville. ‘Tout passe, tout lasse, tout casse.’ Il proverbio francese aveva fotografato quanto accadde ai quattro. Suor Celestina ormai non  più giovane, si ammalò, il prof. Ettore fu trasferito d’ufficio a Roma, la marchesa trovò un’altra amante ma nel cuore le era rimasta sempre suor Celestina, Aurora incontrò un pittore affascinante ma con poco talento e squattrinato ma, in mancanza di meglio…

  • 14 aprile alle ore 9:59
    GIANNA, L'ASINA.

    Come comincia: Leggendo il titolo di questo racconto può venire di pensare ad una ragazza che di scuola ne mangia poco: niente di più sbagliato. Gianna era l’asina del contadino Dario F. residente con la moglie Domenica S. e la figlia Mariola a Jesi, in quel di Ancona, in periferia dopo la zona ‘Casette’. Dario non era il proprietario del fondo di due ettari coltivati ad ortaggi, frutta e viti, la terra apparteneva ad Armando M. vedovo di Domenica che, prima di morire, gli aveva regalato il figlio Alberto tredicenne che, pur assomigliando al padre dall’aspetto molto mascolino ma un po’ grezzo aveva dei tratti di finezza della madre. Armando quarantenne era proprietario di un’abitazione A TRE PIANI in via San Martino ma  possedeva anche, in viale della Vittoria,  un edificio con: al pian terreno un garage con officina auto e cucina, al piano superiore una grande sala funzionante da mensa in cui spesso si svolgevano cerimonie di rinfresco post matrimoni, di comunioni e di compleanni, al secondo piano camere da letto arredate in modo classico.  Alberto frequentava la terza media alla scuola Federico ll°. Ritornando a Gianna dobbiamo dire che era eternamente inc….ta e ne aveva ben donde: tutti i lavori pesanti erano affidati a lei: tirare il carretto sino la mercato per vendere i prodotti della terra. Il mercato ‘Delle Erbe’  era lontano dalla stalla ben cinque chilometri, che diventano dieci fra l’andata ed il ritorno. Inoltre far girare, bendata e legata ad una sbarra, la ‘noria’, un  macchinario in ferro sito dentro un pozzo; tutto questo per far riempiere una vasca d’acqua che serviva per innaffiare le piante del fondo. Una volta, più arrabbiata più del solito, morse violentemente un avambraccio di Dario che per sua fortuna aveva un fiasco in mano e glielo ruppe in testa all’asina per evitare di restare monco. Alberto, espletati i compiti, si recava spesso in campagna sia per rimpizarsi di mele, di pere e di uva  sia per stare vicino a Mariola di tre anni più ‘anziana’  e guardare la ‘cose buone’ della ragazza più alta di lui, bionda, slanciata, occhi verdi, insomma un gran pezzo di … che non assomigliava affatto a nessuno dei due genitori.  Una volta fu più fortunato: una mattina, marinata la scuola, andò nel  podere di suo padre e si accorse che la bicicletta di Mariola era posteggiata al suo posto, conclusione la baby era da quelle parti a far che? Guardando attraverso una finestrella della stalla vide la ragazza appoggiata ad una greppia, piagata in avanti, gonna abbassata, mutande sparite e, posizionato dietro di lei, un maschietto che…si muoveva avanti ed indietro. In posizione scomoda,  capitò ad Alberto di scivolare e fare un gran rumore che portò Mariola e lo sconosciuto a smettere di ‘far ginnastica’ . Lo stesso sconosciuto sparì di gran carriera. Alberto si era fatto male ad un gomito che sanguinava ed entrò dentro casa di Dario. Lì trovò Mariola che con una faccia sorridente : “Ecco che succede a chi non si fa i ‘cazzarelli’ suoi; vieni qua, ti medico prima che ti venga il tetano.“ Alberto cominciò a tremare, difficile capire il motivo se per il dolore alla ferita o più verosimilmente per la vicinanza della ragazza, vestita in maniera decisamente succinta, o per il suo odore di femmina. Il giovane si ripromise di visitare più spesso la casa di Mariola che, ogni volta che lo vedeva, si faceva matte risate. Accadde che una volta Alberto, vicinissimo al corpo della ragazza, diventò tutto rosso in viso. “Non  vorrei che ti scoppi una vena, avrai la pressione altissima, vieni qua, io da buona boy scout (si dice così anche per le ragazze) sono obbligata ogni giorno a fare un’opera buona ed io so quella che desideri. Mariola prese a sbottonare la pattuella (cerniera dei pantaloni) di Alberto il quale si aspettava di seguire le orme di quel tale che aveva visto insieme a Mariola usare una certa posizione ma la ragazza: “Sdraiati sul letto, chiudi gi occhi e…” Alberto sentì qualcosa di caldo intorno al suo ‘ciccio’, aprì un po’ un occhio e vide che la ragazza si era messa in bocca il suo ormai cosone che ben presto riversò nella sua bocca un fiume di…con gran piacere del suo padrone. Mariola sparì per un po’ per poi tornare e: ” Quello che ti ho fatto si chiama ‘pompino’, non volevo che mi entrassi in fica con pericolo di rimanere incinta. Il cotale che hai visto scappare usava il condom, tu procuratelo e poi lo faremo dentro di me.” Alberto capì che si trattava ma non aveva la faccia tosta di presentarsi ad un farmacista, tutti lo conoscevano e forse l’avrebbero preso in giro e potevano raccontarlo ai suoi. La necessità spinge l’uomo ad aguzzare l’ingegno ed il buon Al. ricordò che alla seconda classe del liceo classico c’era un giovane di nome Franco B. figlio di un farmacista. Anche se non aveva confidenza con lui fece la faccia tosta e: “Scusa se ti disturbo ma mi occorre il tuo aiuto, dovrei acquistare un condom perché la ragazza che conosco vuole che lo usi, io non saprei come procurarmelo.” Franco diciottenne guardò con curiosità il più giovane collega e: “Ti posso dare una mano ma io che ci guadagno?” “Te lo pago.” “Non hai capito se ne vale la pena vorrei metterci il ‘becco’ pure io, potremmo anche dargli qualcosa in soldi.” Alberto pur di portare in porto ‘l’affare’ acconsentì una mattina, scuola disertata, di raggiungere Mariola che stava facendo il bucato e che restò perplessa quando vide che Alberto era in compagnia. “Mariola questo è Franco, un caro amico che sa farsi i fatti suoi, lui, figlio di farmacista, mi ha procurato i…”Mariola si sedette su un muretto e cominciò a fissare alternativamente i due giovani per poi scoppiare in una risata. “Siete venuti qui per avere un pò di…compagnia, mi sembrate ragazzi simpatici e soprattutto riservati, seguitemi uno alla volta in camera mia.” Franco si francobollò dietro la baby e ad Alberto non restò che attendere il suo turno che in verità tardava…Dopo circa tre quarti d’ora Franco uscì dalla casa e andò a rifugiarsi nella Fiat Topolino di suo padre con la quale avevano raggiunto il podere. Alberto si catapultò dentro casa e sentì la voce di Mariola: “Spogliati e mettiti sul mio letto.” Presto si presentò e: “Quel tuo amico prima ha voluto che gli facessi un pompino e poi è entrato dentro la mia cosina col preservativo per questo motivo hai dovuto aspettare, ma tu mi piaci di più, vieni…” Anche Alberto se ne fece due ma ambedue col condom. Non era più un ‘segaiolo’, la ‘cosina’ era proprio stimolante; si ripromise di ritornare da Mariola però da solo. Durante la prima parte del viaggio di ritorno silenzio assoluto fra i due poi Franco: “Ho lasciato dei soldi dentro il comodino di Mariola, non volevo lasciarli in giro, poteva offendersi, in fondo è una brava ragazza anche se a soldi non mi sembra se la passi bene., mi piace molto.” I due giovani, divenuti amici per la ‘cosa’ di cui fruivano a turno ma due eventi cambiarono la loro vita: Armando aveva conosciuto un’insegnate di educazione fisica  fisicamente prestante e, dopo un corte serrata  a base  di regali  costosi, l’aveva convinta a convolare a giuste (?) nozze. Sofia C. molto probabilmente si era decisa al gran passo perché avrebbe risparmiato i soldi per: il posteggio della sua Mini in garage, per il prezzo del pranzo e delle cene oltre quello per la  camera da letto (chiamala fessa!). Nozze in grande stile al Duomo celebrate dal vescovo in persona a cui Armando aveva elargito una grossa somma per i ‘poveri’. Ovviamente pranzo nella sala mensa di viale della Vittoria con gli amici festanti e dalla pancia piena e poi partenza per il viaggio di nozze con la Mercedes di Armando: destinazione primo albergo dove infilarsi per…’copula primae noctis’, furbescamente Sofia non gliela aveva mai mollata prima. Sofia tradotto dal greco vuol dire sapiente ma più che sapiente la cotale poteva chiamarsi ‘callida’ che vuol dire furba. Il perché è presto detto: di natura muscolosa aveva lo sguardo fiero, più mascolino che femminile e, in quanto a muscoli, superava qualche collega maschio anche per l’allenamento dovuto alla sua professione. Conclusione: dopo i primi tempi di fuoco (molto da parte di Armando meno da parte di Sofia) le ‘acque’ si erano molto calmate. D’estate, scuole chiuse, Sofia con la sua Mini andava al mare a Falconara Marittima e, per compagnia, si portava appresso Alberto  che era stato costretto ad  abbandonare la calda Mariola rimasta di assoluta proprietà di Franco che, affascinato sempre più dalla baby, soprattutto per le sue prestazioni, se ne era innamorato con gioia dei genitori di lei ma non dei suoi estremamente snob (la figlia di un contadino!). Alberto si era fatto rimandare in latino e greco senza tanti commenti da parte del genitore che, a suo tempo, era stato uno studente mediocre. Sofia aveva ‘fatto’ il classico e così i pomeriggi, dopo la siesta pomeridiana, matrigna e figliastro si dedicavano alle lingue degli antenati ma la dama, si era accorta che Alberto seguiva poco le lezioni motivo? Eh! non ci voleva molto a capirlo, il giovane sessualmente a secco  se la passava male non riuscendo più a farsi accompagnare da Franco a casa di Mariola, ormai sua fidanzata ufficiale. “Sei un bamboccione, se non ti impegni lo riferirò a tuo padre, voi farti bocciare e ripetere l’anno!” Alberto si mise a piangere ed abbracciò Sofia che ormai stava rendendosi conto della situazione ma, nello stesso tempo, giustamente, pensava alle conseguenze! Un giorno Armando partì per Brema quale concessionario della Mercedes, doveva anche fare un giro in Germania per propagandare il suo hotel e così rimase a lungo lontano da casa., Male gliene incolse. Alberto con l’ormone alle stelle, una notte si presentò nella camera da letto della matrigna la quale, benché assonnata, ‘la sventurata rispose’ (Manzoni docet). Alberto viveva in un mondo surreale, di giorno aveva ripreso a studiare, di notte…Anche le cose belle, o meglio soprattutto le cose belle hanno una fine e così al rientro di Armando la tragedia: la gelosia di Alberto faceva il pari con la non accettazione da parte di Sofia del ruolo sessuale di moglie. I loro incontri erano fuggevoli e niente affatto appaganti. Ci pensò Zeus, vecchio putt…re a sistemare le cose: Alberto, diplomatosi, vinse il concorso all’Accademia della Marina Militare di Livorno, la vecchia asina Gianna passò a miglior vita, Sofia cominciò ad invecchiare precocemente, Franco sposò Mariola che gli ‘regalò’ un pupo maschio, indovinate il nome? Alberto. Non è vero che tutte le favole finiscono col classico: ‘e vissero…’ questa lasciò infelice e scontenta più di una persona!

  • 07 aprile alle ore 10:17
    LA RELIGIONE ED I MORALISTI.

    Come comincia: Veniamo abituati sin dall’infanzia a credere che dentro di noi esista il male e che sia nostro compito combatterlo, dominarlo, sconfiggerlo.
    Ci sono in giro troppi moralisti che "spargono" consigli e insegnano a noi tutti, bambini in primis, cosa sia giusto e cosa sia sbagliato; di conseguenza il piacere ci fa paura, non accettiamo di viverlo serenamente e ci convinciamo che il desiderio è un nemico da combattere quasi che le fonti del nostro piacere materiale, prime fra tutte i genitali, la bocca e il tatto siano state "costruite" da un dio infantile e capriccioso che vuole che le si domini e che le si reprima.
    Il piacere represso ci porta verso un'idea di purezza del tutto perversa e malata, verso la rabbia, la distruttività, verso i rancori.
    I desideri che abbiamo repressi sono il male!

  • 05 aprile alle ore 18:49
    FRENESIE TORMENTATE.

    Come comincia:  Qualora amaste  le storie  pubblicate da Carolina Invernizzio o da Liala (se siete troppo giovani sicuramente non le conoscete, in ogni caso sappiate che le cotali si dilettavano a riportare intrecci amorosi  mielosi) questo racconto non fa per voi ma se preferite narrazioni forti, appassionate  e complicate,  come la maggior parte quelle del nostro tempo, accomodatevi in poltrona. Adriana R. ventitreenne e Roberto suo fratello ventunenne erano iscritti al’Università di Messina rispettivamente al terzo ed al primo anno della facoltà di medicina. Abitavano  nella casa paterna, al piano attico di un edificio a cinque piani sulla circonvallazione, isolato Colleoni,  residenza di persone per bene (se quelle ricche possono essere così classificate). Anche i due giovani  erano agiati anche se un po’ tragicamente in quanto i due genitori erano deceduti in Polinesia per la caduta del loro aereo ed il fratello maggiore Davide, gran tombeur des femmes a ventotto anni era passato a miglior vita nel modo migliore  (morto d’infarto mentre si sollazzava con Maddalena F.,(nome di donna di facili costumi nella Bibbia).La signora , abitante al terzo piano, coniugata con  Fausto C. il cui nome significa: felice e benevolo, martire della cristianità ma nel suo caso si anche martire si ma…la religione c’entrava poco! Non c’era da annoiarsi nel passare in rassegna le storie dei vari dimoranti di quel palazzo, un beffardo destino pareva averli riuniti sotto questa egida. Cominciando da Adriana e Roberto. La prima biondona , dalle forme procaci che non passava inosservata, Roberto anche lui biondo ma, come dire, diafano, piccolo di statura, occhi azzurri, fisico magrolino, insomma non molto maschietto. La normalità non era di quel palazzo, ammesso che oggi questa parola abbia un significato; al secondo piano due insegnanti donne di  educazione fisica dal fisico potente, sguardo fiero e, in campo sessuale, amanti del fiorellino anziché del pisello, insomma due lesbiche.  Potevano mancare due omo maschietti? No di certo: Nino M. e Gianni F. due insegnanti di lingue (inglese e tedesco) presso il liceo classico Carducci non ne avevano il classico aspetto; loro caratteristica, voluta, un certo accento di fondo rispettivamente anglosassone e teutonico che faceva tanto snob. Eccezione alla regola al primo piano due coniugi molto anziani , Mario S. e Elda B., pensionati,  buoni d’animo e ossequiosi con gli altri inquilini la cui caratteristica, conosciuta dagli altri condomini, era la pochezza della loro pensione che spingeva gli altri abitanti del palazzo a far scivolare nella loro cassetta delle lettere qualche foglietto da 50 €uro con grande gioia e riconoscenza da parte degli interessati. La loro abitazione era il rifugio peccatorum dei vari condomini quando erano in crisi. Alla fine dell’anno Adriana e Roberto decisero per una festa in grande stile a casa loro con invito a tutti gli altri inquilini e con la raccomandazione dei vestirsi in maschera, cosa difficile per Mario ed Elda i quali, foraggiati più del solito, si presentarono con gli abiti di Arlecchino e Colombina, gli unici che potevano rispettare il proprio sesso, tutti gli altri erano stati invitati ad indossare maschere del  sesso opposto (perlomeno quello ufficiale!) e così Adriana era Meneghino, il fratello Roberto Colombina, Fausto, il cocu, Rosalinda, la consorte fedigrafa Maddalena, Buffalmacco, le insegnanti di educazione fisica Andrea e Fede rispettivamente Pierrot e Pantalone , Nino e Gianni gli insegnanti di lingue di provenienza marchigiana scelsero Burlandoto e Cagnera.  L’idea di Adriana era quella di sparigliare le coppie, la maggior parte omo , l’unico vero uomo Fausto,  anche se dolorante in fronte ma pur sempre vero maschietto, Rosalinda gli altri…e lì il bello. Dato l’ordine perentorio di non togliesi la maschera, capitò che lesbiche e omo maschi nel ballare si eccitavano sessualmente, anche per le abbondanti libagioni e per lo spumante ingurgitato,  non sapendo però con chi avevano a che fare, una goduria  della maligna padrona di casa che invece conosceva chi si celava sotto le maschere. Ad un suo perentorio ordine si formarono delle coppie che dovevano appartarsi nelle loro abitazioni svelandosi così la vera identità di ognuno. Questo giochetto portò a situazioni  inaspettate perché qualche maschio omo trovandosi fra le braccia una femminuccia pure omo dimenticò la sua natura e prese a fare il maschietto, situazione che cambiò la vita sessuale di vari componenti dell’isolato Colleoni (quel signorotto medievale dalle tre palle)e così fecero onore al nome del loro edificio.

  • 04 aprile alle ore 18:36
    OGGETTO SENSUALE DI DESIDERIO.

    Come comincia: Ci sono persone, soprattutto femmine, che ‘emanano’ una sensualità prorompente, sensualità percepita sia da uomini che da donne. Leone Mazzanti, trentenne proprietario terriero, era stato letteralmente ammaliato da Chiara Accetta, pari età e l’aveva sposata malgrado il parere non favorevole del padre, vecchio putt….re che aveva visto nella ragazza delle ‘doti’ che non riteneva idonee per una moglie e che non portasse ‘novità’ extra a casa ma Leone, affascinato, non aveva voluto sentir ragioni. In una bella giornata settembrina, classica romana, era convolato a giuste nozze in Comune, era ateo. Nel fastoso bar-ricevimenti di Colle Oppio aveva invitato le amiche e gli amici tra cui Sabrina Sollazzo massaggiatrice, Alessandro Leone ginecologo e Sabrina Faraone titolare di un lussuoso negozio per femminucce in via del Corso. Vi domanderete cosa avesse di tanto affascinante Chiara? Vi accontento subito:  altezza m.1,78, lunghi capelli castani senza frangetta (Leone non l’amava) occhi…che dire erano il fascino maggiore della baby: un verde particolare che ti penetravano sin dentro l’anima, sensualissimi e soprattutto promettenti di sessualità sfrenata. Pensate che solo lo scrivente sia stato affascinato? Sbagliato tutti i maschietti ed anche le femminucce dai gusti…particolari rimanevano senza fiato. Aggiungiamo un viso regolare sempre sorridente, seno forza tre, pancia piatta, gambe chilometriche, mani affusolate e, per ultimo, piedi lunghi e stretti, affascinanti per i trasgressori erotici (foot-fetish) insomma per i feticisti. La sposa si era sbarazzata del velo e, dopo il primo ballo d’obbligo col neo-marito, era diventata preda dei vari maschi col testosterone alle stelle! La festa finì a notte inoltrata con poco apprezzamento dei camerieri che si consolarono con mance adeguate al loro sacrificio. La casa degli sposi ubicata nella vicina via Merulana, arredata dal padre dello sposo con gusto e sfarzo, accolse Leone e Chiara che, ambedue stanchi ed un po’ ubriachi, rinunziarono alla ‘prima notte di nozze’; l’avevano già provata tempo addietro e quindi si rifugiarono nel morbido letto tutto azzurro, messaggero di felicità. Chiara era stata adottata dai coniugi Accetta residente in Australia e lei dopo una gita nella capitale italiana, ci era rimasta in seguito alle profferte matrimoniali di Leone. Il marito, proprietario terriero, passava la maggior parte del tempo a controllare i suoi interessi sulle sue terre lasciando la dinamica consorte a bighellonare in città. Per prima Sabrina che l’affascinava con i suoi prodotti per donna: scarpe bellissime, vestiti all’ultima moda, costumi da bagno ‘alla brasiliana’, cappelli, biancheria intima da sballo che Chiara provava e talvolta dimenticava di restituire alla proprietaria dimenticando anche di pagare ma…c’era un ma grosso come una casa. Sabrina aveva smesso di frequentare una sua vecchia amica lesbica perché innamoratasi perdutamente di Chiara la quale all’inizio rimase sorpresa delle avances ma poi ci prese gusto, Sabrina in fatto di sesso era bravissima e poi si era dotata di ‘aggeggi’ che la portavano ad una goduria mai provata e così, durante le ore di intervallo di chiusura del negozio via  alla Saffo più sfrenato. Leone era quello de ‘vado, l’ammazzo e torno’ come si dice in gergo e quel poco gli bastava non ponendosi problemi sulla sensualità della consorte. Un giorno Chiara ebbe qualche problema alla ‘cosina’ ed andò a consultare il ginecologo Alessandro Leone che aveva partecipato al ricevimento delle sue nozze. Ovviamente fu accolta con calore dal quarantenne dottore il quale ci mise più del tempo necessario alla visita sinché, con la pressione alle stelle, le chiese se poteva provare la sua ‘cosina’ col suo ‘cosone’ per essere sicuro della diagnosi. La prova durò a lungo con gran risate di Chiara che poi dovette andare in bagno per un ‘sostanzioso’ bidet. Alessandro era divorziato  ed invitò spesso Chiara nel suo studio fuori orario. Chiara, dallo spirito maligno, pensò bene di farsi accompagnare da Sabrina la quale all’inizio perplessa, pur di far contenta l’amica accettò e, dopo un attimo di esitazione, pensò bene di seguire i due, già nudi, nei loro ludii, una situazione talmente piacevole per i tre che seguitarono a frequentarsi con incroci di gambe, di fiorellini vogliosi, di tette baciate, con penetrazioni ‘contro natura’ delle due dame, insomma un repertorio degno di  un libro di Kamasutra. La storia fu interrotta quando Leone, dopo la trebbiatura del grano delle sue terre, pretese che sua moglie lo seguisse in una crociera Costa nel Mediterraneo. Ormai Chiara era scatenata in campo sessuale, fece facilmente innamorare il vicecomandante della nave e, marito sotto coperta a dormire, faceva impazzire Joseph il bel marinaio inglese che poco aveva con i suoi conterranei ‘niente sesso, siamo inglesi!’ Alla fine della crociera nel porto di Civitavecchia Joseph seguì il facchino che trasportava le valige ed invitò i due coniugi a New Castle dove abitava nel suo castello. Un si di cortesia da parte di Chiara e di Leone con lo scambio dei relativi numeri telefonici ed indirizzi ma la cosa finì lì, Chiara sapeva a Roma dove ‘far pascolare’ la sua ‘cicciolina’. Una brutta caduta per le scale la costrinse al riposo assoluto, l’ortopedico amico di Alessandro il ginecologo le prescrisse antinfiammatori e massaggi. Nel palazzo dei coniugi Mazzanti, al pianterreno una signora quarantenne nubile, tale Susanna Faraone aveva uno studio in cui si eseguivano massaggi medicali. La dama fu contattata e naturalmente fu contenta di far amicizia con Chiara che conosceva solo di vista. Susanna non aveva nulla in comune con Chiara: leggermente più bassa e muscolosa per la sua attività usava anche lei mezzi da palestra, a lei si sarebbe potuta adattare la vecchia battuta che ‘avrebbe potuto schiacciare delle noci con le cosce!’ ma nei massaggi era molto delicata e ben presto Chiara ne apprezzò le doti anche la  dama aveva l’abitudine di finire molto spesso molto vicino alla sua ‘cosina’, talvolta procurandole un orgasmo che a lei, in fondo, non dispiaceva. Susanna pian piano passò oltre cominciando a baciare Chiara in bocca, poi sulle tette ed infine sulla  ‘natura’ con un piacere fortissimo, mai provato, anche con l’aiuto di un vibratore, sicuramente aveva toccato il suo punto G. I giorni ed i mesi passavano in fretta, Chiara dividendosi fra suo marito (poco) e Susanna, Alessandro e Sabrina viveva praticamente di erotismo. Un suo amico psicologo le aveva detto che le sue endorfine erano alle stelle, quanto mai vero!

  • 01 aprile alle ore 12:55
    PRELIBATEZZE SESSUALI DI GIOVENTÙ

    Come comincia: Svegliarsi la mattina con una frase fissa nel cervello può far pensare all’interessato che sia ora di consultare un buon neurologo. Alberto M. ottantenne, rimirava con rinnovato piacere la dolce, giovane e deliziosa consorte che riposava vicino a lui. In passato si era domandato come la incantevole Anna M. ventunenne si era n’incaponita’ contro un ovvio parere contrario dei suoi genitori a farsi impalmare dal quarantasettenne
    Al., forse affascinata dalla sua divisa di maresciallo della Fiamme Gialle o meglio dal suo fascino di tombeur des femmes. Astrologicamente leoncino, aveva tenuto duro fino a quando la mattina del 20 giugno dell’anno 19..papino a mammina l’avevano malvolentieri accompagnata al Comune di Messina, non in chiesa perché Alberto era divorziato. Grandi festeggiamenti nel bellissimo locale Villa S.Andrea di Giardini Naxos,  un paio di femminucce sarebbero state volentieri al posto della sposa! Avevo dimenticato la frase in latino: “Adulta mulier semper voluptatem donat.” che calzava con l’inizio alla carriera amorosa del prode Al. Anche se non avete studiato la lingua dei nostri padri con un po’ di buona volontà potrete riuscire a capirne il significato. Alberto sedicenne abitava a Messina  Crispi, frequentava il primo liceo classico insieme all’amico Franco S. residente nello stesso suo palazzo e con cui ‘faceva i compiti’. La di lui madre Lucia F.,conduttrice della palestra al pianterreno dello stabile, era divorziata ma era ancora una quarantatreenne piacevole. Mentre ad Alberto madre natura aveva ‘concesso’ un fisico atletico, 1,82 di altezza,  muscoloso (eredità del padre), non altrettanto era stata benevola con  Franco magrolino e cagionevole di salute (anche per lui eredità del padre). Al. una mattina non trovò a scuola il compagno ed il pomeriggio si recò a casa sua: il suo amico era stato ricoverato in ospedale con una broncopolmonite. Insieme a Lucia Al. si recò al ‘Papardo’ con la Mini Cooper della signora; per fortuna le notizie erano incoraggianti, Franco doveva solo curarsi e riposarsi, nel giro di una settimana sarebbe ritornato a casa. “Alberto sali a casa mia, ti offrirò un tè con pasticcini fatti da me, spero di non intossicarti.” Niente intossicazione, tutto buono anche la padrona di casa che. “Anche se è solo giugno fa un gran caldo, vado a farmi una doccia.”La doccia durò poco e la dama  si presentò in soggiorno in accappatoio. “Io preferisco il caffè molto forte.”” Ma nel frattempo Lucia non si ‘accorse’ che l’accappatoio si era aperto sul davanti mostrando un ‘ben di Dio’ con buona pace dell’Onnipotente che, a parere dei preti, non si interessava a tale problematica. Al. anche dinanzi all’indifferenza di Lucia cercava di fare anche lui l’indifferente ma..nà parola! “Vieni qua cucciolone, ahi ahi ahi vedo qualcosa aumentare di volume, è normale alla tua età, però vedo che …non pensavo che tu…” Madame era rimasta molto sorpresa nel vedere il ‘ciccio’ di Alberto, “È il coso più grosso mai visto in vita mia, non ci pensò due volte a intrufolarselo in bocca con ovvia conseguenza…”Quello di mio marito aveva un cattivo sapore, quello tuo è una delizia. Che ne dici di far visita al fiorellino di zia Lucia?” Non pose tempo in mezzo e il ‘ciccio’ di Al., sempre inalberato, provò una sensazione, mai provata, quella di entrare in una ‘cuccia’ umida, recettiva e poco dopo eccitatissima tanto da far vibrare tutto il corpo della padrona. Alberto avrebbe seguitato ma Lu. “Caro per me basta, era un bel po’ che stavo a stecchetto, riprenderemo il ‘discorso’ un’altra volta, vai a casa, domani pomeriggio ti voglio in palestra, ho un certo progetto…” La palestra di Lucia era un circolo chiuso nel senso che accettava solo signore, occorreva iscriversi con tanto di tessera e foto ma soprattutto essere accettati dalla padrona con una rigida selezione o presentate da altri socie. In fondo alla palestra, del metraggio di quattro appartamenti sovrastanti, c’erano uno studio con scrivania, sedie e cassaforte, in mezzo un corridoio e più avanti una stanza con lettino con un piccolo bagno per… Il progetto che aveva in mente Lucia era molto chiaro: sostituire un  anziano maschietto nelle feste di addio celibato di femminucce nubende con Alberto di cui era sicura delle prestazioni e, soprattutto dal fisico sicuramente apprezzato dalle femminucce; ne parlò con l’interessato il quale, ovviamente, si dichiarò entusiasta. Alberto, però,  per mascherare le feste, doveva ufficialmente essere nominato coach della palestra. Il problema stava anche nel fatto che era minorenne e che non conosceva gli esercizi da insegnare alle signore. “Non ti preoccupare, ti sgrezzerò non in quel senso ah! ah! ma ti insegnerò quelli principali e poi ho le spalle coperte.” In seguito Alberto comprese il significato di quella frase (amicizie altolocate anche fra i giudici e le forze dell’ordine.) Durante la prima serata di presentazione, Alberto in canottiera e pantaloncini fu molto applaudito dalle signore che vollero abbracciarlo, erano una ventina e tutte al di sopra dei quaranta, qualcuna appetibile. Alberto i pomeriggi seguitò a studiare con Franco il quale non  si accorse di nulla in quanto la buon ‘gufo’ andava a letto ‘dopo Carosello’. La prova del fuoco per Alberto la sera di una giornata di luglio: festeggiata Laura una trentenne bionda non molto alta ma graziosa e soprattutto ‘caliente’. Alberto si presentò in giacca, pantaloni e camicia e cravatta ma, accompagnato da musica brasiliana, prese a togliersi lentamente i vestiti sino a rimanere in slip color rosso.  Durante lo spogliarello grandi applausi delle dame che apprezzarono il fisico da dio greco di Al per poi, a turno, abbracciandolo e baciandolo sino a quando, la più ‘sfacciata’ gli abbassò gli slip che misero in mostra un ‘mostro’ di pene con grandi oh oh oh delle damìne. Allora le meno timide presero a toccaglielo con la conseguenza che ‘ciccio’ volse la punta all’insù sembrando ancora più ‘mostruoso’, infine la promessa sposa, nella qualità di festeggiata, glielo prese in bocca tra gli applausi delle presenti ma con l’avvertimento di Al. :”Bella mia può accadere che ‘ciccio’ ti ‘innaffi’ la bocca!” “Chi se ne frega, il ‘latte’ del mio fidanzato puzza non penso che..” e infatti la pompinara smise di parlare e assunse una dose notevole di vitamine sempre accompagnata dagli urletti delle presenti. Malgrado ciò, ‘ciccio’ dimostrò la sua valenza erotica rimanendo ancora ‘inalberato’ fra lo stupore delle dame. “Lucia ci hai portato un mandrillo della foresta africana, brava.” Anche le cose piacevoli hanno un fine, Alberto tornò a casa sua, dopo una doccia calda-fredda rimase a letto sino a mezzogiorno della domenica. Alle 13 , seguendo i consigli di Lucia, Al. si rimpinsò ben bene al fine di recuperare…Né sua madre, donna modesta e silenziosa, né suo padre capitano di Carabinieri assai burbero chiesero notizie sulla serata al figlio. La vita di Al. era segnata: prima di tutto lo studio e poi saltuariamente un ‘contentino anzi un contentone’ a Lucia, ormai sessualmente quasi consorte e poi in palestra quale personal trainer e qualche addio al celibato di vogliose nubende. Con molta onestà Lucia aveva promesso ad Al. di sistemarlo finanziariamente al compimento del 18° anno di età e così il 3 settembre 19…  Scesero nell’ufficio della palestra e Lucia: “Ti farò un escursus della tua situazione: ufficialmente riscuoto da ogni socia cento €uro al mese ma le signore sborsano molto di più in contanti. Una guardia giuratamensilomente viene a ritirare il denaro, quello in assegni depositato sul mio conto corrente della banca, quello in nero su un conto cifrato in Svizzera, non chiedermi come, è illegale, i tuoi soldini sono anch’essi in Svizzera, su questo bigliettino il numero del tuo conto.” Alberto strabuzzò gli occhi, anche se talvolta aveva dovuto ‘accompagnare’ a letto qualche ‘carampana’ era stato munificamente remunerato; ringraziò sentitamente, anche sessualmente, la zia Lucia. Tutto cambiò quando il padre di Alberto, promosso al grado di maggiore fu trasferito in Piemonte. Era inverno, clima  freddo, nebbia, compagne di università non particolarmente simpatiche e disponibili…le notti Alberto sognava con tristezza la Sicilia con il suo sole e soprattutto con le sue…

  • 22 marzo alle ore 17:52
    O TEMPORA O MORES

    Come comincia: Cicerone scandalizzato dei costumi della sua epoca, sarebbe rimasto basito da quelli attuali in Italia. Inizio della storia: Alberto M. ed Anna N. coniugati,  insegnanti rispettivamente di matematica e di lingue, dopo il concorso, per  la loro classifica nazionale partendo da Roma dovevano scegliere una destinazione fra il nord ed il sud. Prevalse la scelta di Anna che, di natura freddolosa, chiese ed ottenne di essere trasferita a Messina insieme a suo marito. All’inizio abitarono in una pensione ma poi una botta di c…. fortuna: i nonni di una alunna di Al., pervicaci  vegani e proprietari oltre che di immobili e supermercati di molti terreni, spesso gironzolavano per le loro terre in cerca di erbe principale fonte della loto dieta ma male gliene incolse. Scambiando verdure velenosissime per edibili, presi da dolori atroci, una notte furono condotti dal figlio Adelardo al pronto soccorso dell’Ospedale ‘Papardo’ ma i medici, non conoscendo che tipo di veleno i due avessero assunto, non ebbero modo di iniettare un antidoto ed i due passarono a miglior vita. Adelardo F. ed Adelaide G. erano stati i nomi imposti ad i due coniugi dai rispettivi genitori i quali, chissà per qual motivo per vendetta e per spiritosaggine chiamarono la loro figlia Messalina come la moglie dell’imperatore Claudio, nome che, per motivi ovvii, fu declassato in Lina ma ‘nomen omen’ come credevano gli antichi romani che nel nome pensavano che fosse descritto il destino di chi lo portava, in questo caso verosimilmente. Lina era giunta all’età di sedici anni ne aveva già fatte, in campo sessuale più di Carlo in Francia. A tredici anni, durante un soggiorno in  un campo estivo per maschietti e femminucce iniziò la vita sessuale con una compagno più grande di età ma, non soddisfatta, ‘si fece’ un professore e da lì…Appena conosciuto Alberto, fustaccio da un metro e ottanta e, a parere della baby ben ‘fornito’, alla morte dei nonni prospettò ai genitori che il loro appartamento sopra la loro villa al ‘Giardino sui laghi’ fosse affittato ai due professori che, ovviamente, accettarono anche per l’esiguo canone di affitto. La villa era dotata di piscina, di campi da tennis , di palla al volo e pallacanestro oltre campo di bocce per i più anziani. Quella notte di agosto Alberto stava patendo particolarmente il caldo al contrario della consorte che avrebbe accesso i riscaldamenti anche d’estate, si fa per dire. Il buon Al. si diresse in piscina dove trovò in acqua Lina con cuffia per i capelli ma la signorina aveva dimenticato di indossare il costume… Dubbio amletico: tornare indietro o far finta di nulla? Seconda opzione. “Professore egregio vedo che anche lei soffre il caldo…” “Si ma il mio è meno caldo del tuo da quanto vedo.” “Non faccia il puritano e mi dia una mano ad uscire dalla piscina.” Un corpo meraviglioso di un metro e settantacinque con tutto il resto…Al. restò affascinato.” “Professore mai vista una donna nuda?” “Una donna nuda si ma non una bambina…” “La bambina potrebbe mettere in atto una poesia di Stecchetti che lei sicuramente conosce “Noi siam le vergini…” “La conosco, anch’io da giovane…” “Non si butti giù, lei anzi tu vali molto più di tanti miei coetanei, inutile dirti che sono a tua disposizione per qualunque…” “Sono sincero, anch’io istintivamente lo sarei ma non voglio guai con i tuoi nè con la scuola…by by.” Al. eccitatissimo, rientrò nel letto coniugale, abbassò gli slip alla consorte girata di fianco e…”Ma che ti prende, pure di notte, stavo dormendo…” Non si sa mai quello che dispone il destino che, ricordiamo, è al disopra degli dei, Al. da buon pagano ci credeva. E infatti una mattina Anna accusò un improvviso dolor di testa e preferì non andare a scuola, Al. andò a lezione con Lina in macchina e poi ritornarono insieme a casa. Durante il viaggio Lina era particolarmente allegra, rideva in continuazione guardando in faccia Alberto che non sapeva spiegarsi questo suo comportamento ma ormai aveva smesso di comprendere una ragazza di sedici anni. Il tu era diventato abitudinario tra i due e Lina: “Lo sai che il giardiniere è un bravo fotografo?” “Allora penso che ti abbia ripreso in pose varie o sbaglio?” “Il fatto è che non ha ripreso solo me ma anche una certa signora…guarda qui!” Foto inequivocabili, Anna ripresa sotto le piante del giardino completamente nuda,  sopra il corpo del giardiniere e non per motivi ginnici, stava bellamente scopando lei quasi mai disponibile a rapporti sessuali col marito! “Queste le tengo io, il giardiniere si chiama Adolfo T., con tua moglie te la vedi tu!” Anna era sempre allegra al contrario del solito, la cura di Adolfo funzionava ma deprimeva Al.  che cercava di capire dove e se avesse sbagliato qualcosa con la consorte la quale ritenne opportuno prendersi un mese di aspettativa e quindi Al. e Lina andavano soli a scuola in auto. Un giorno al ritorno, Al. preso da un attimo di eccitazione, posteggiò in una stradina laterale e prese a baciare in bocca Lina la quale ritenne opportuno sentirsi in ‘ore’ il cosone di Al con relativo finale. A casa Anna era come al solito di ottimo umore,” Ti credo pensò Alberto qual maledetto doveva saperci fare sessualmente” ma che fare? Adelardo dormiva o faceva finta di niente? bah… Questa volta il dio Hermes, angelo custode di  Alberto, prese in mano la situazione per aiutare il suo protetto. Venuto a conoscenza che  Adelardo e Adelaide ogni sabato mattina si recavano all’aeroporto di Reggio Calabria perché appassionati di volo, Hermes fece in modo che il loro aereo avesse un guasto e precipitasse nelle acque del Tirreno con la morte degli occupanti. Funerali in grande stile, i due erano molto noti a Messina.  Messalina prese possesso dell’ingente patrimonio di famiglia perché nel frattempo era diventata maggiorenne. Non vi sembra che la storia ricopi quella rappresentata in due romanzi; ‘Lady Chatterley’ per Adolfo e Anna e ‘Lolita’ per Alberto e Lina che, ovviamente vissero a lungo ricchi, felici e contenti come nelle favole!

  • 21 marzo alle ore 8:47
    UNA VENDETTA CRUDELE

    Come comincia: ‘Amare se stessi è l’inizio di una storia d’amore che dura per tutta la vita.’ Oscar Wilde, malgrado le sue vicissitudini personali, non aveva mai perso di vista l’amore, l’amore che ti può innalzare alle stelle o distruggerti la vita. ‘Mai un genitore dovrebbe sopravvivere ad un figlio’, non ricordo l’autore della frase ma penso che questo aforisma racchiuda in sé il sentimento di un immenso dolore.  Neanche la fede in Dio può lenire la pena, un padre ed una madre riescono solo a sopravvivere. In questo ambito si colloca la storia di Alberto M. quarantenne padre di Massimo, Pericle ragazzo dotato di doti assolutamente superiori alla media in tutti i campi. Nessuno era riuscito a rispondere alla  domanda di Alberto che chiedeva di conoscere come due genitori nomali, lui insegnante di materie letterarie allo Scientifico in via Cavour, la moglie Isabella impiegata al Catasto avessero potuto generare un tal fenomeno che metteva in crisi anche i suoi insegnanti. All’età di tre anni già aveva imparato a leggere, a quattro a scrivere e andando avanti negli anni le cognizioni, appena apprese, rimanevano e si sviluppavano nel suo cervello. Letta una pagina la ripeteva tutta a memoria, anno per anno stava imparando il francese, l’inglese, lo spagnolo e voleva cimentarsi anche col tedesco. Avere un figlio ‘tontolone’ non è certamente l’aspirazione di ogni genitore ma un fenomeno tipo Massimo Pericle! Lo era anche in campo atletico, velocissimo nei cento metri, al calcio ‘scartava’ gli avversari come birilli; talvolta, entrava nella porta avversaria con tutto il pallone! Un avvenimento imprevedibile si stava per abbattere sulla famiglia M.: Massimo dentro un negozio  in compagnia della madre, vide un pallone che rimbalzava dinanzi all’esercizio e si precipitò in strada per raggiungerlo quando si trovò dinanzi un’automobile che lo prese in pieno rimanendo a terra inanimato. Il conducente della Bentley era sceso dall’auto con le mani nei capelli, Isabella uscì dal negozio urlando, fu chiamato il 118 che, a sirene spiegate portò il suo corpo al più vicino nosocomio. Isabelle si accomodò sull’auto dell’investitore  che seguiva l’ambulanza. Al pronto soccorso Massimo che non dava segni di vita, fu sottoposto a tutti gli accertamenti possibili che, però, avevano dato esito negativo: Massimo era morto! Nel frattempo Alberto era giunto in ospedale, i genitori e Federico F., l’investitore, erano seduti nel corridoio su una panchina con lo sguardo nel vuoto. Nel frattempo era apparso anche un ‘corvo nero’ come Alberto, ateo,  chiamava i preti. “Per favore reverendo…” “Non sono reverendo…” “Non so chi cacchio sia ma  si levi dalle balle.” Perché la sorte si era rivoltata contro Alberto seguace del dio Hermes, dov’era finito il suo protettore? Maledizione! Era stata una congiura di Giunone che, sempre in lite con Hermes, aveva convinto Palestra, fidanzata del predetto, ad invitarlo a cena dove il cotale si ubriacò rimanendo groggy sino alla mattina seguente. Hermes, al risveglio, fu assalito dalle ingiurie di Alberto, si informò dei fatti ma ormai… Alberto e Isabella  sembravano due fantasmi, , avevano chiesto le ferie in ufficio, stavano in casa senza parlarsi, l’investitore Federico Z. era andato a trovarli nella loro abitazione per mettersi a disposizione ma, oltre al risarcimento in denaro non aveva altro da offrire. Lasciò un assegno sul tavolo  e invitò i due coniugi ad uscire da casa, inaspettatamente Isabella accettò. Da dietro i vetri, Alberto vide la consorte salire lato passeggero sulla Bentley destinazione…”chi se ne frega”, ormai i rapporti coniugali si erano guastati né il mancato rientro in casa la sera da parte di Isa preoccupò il marito. Il problema era che Alberto si stava lasciando andare con ovvie conseguenze, si era rotto il suo feeling interno, non si amava più se stesso. La portiera dello stabile Giuseppa A., donna di buon cuore, si rese conto dello stato d’animo del professore e una mattina bussò alla sua porta. Aprì un Alberto assonnato, non era andato a scuola, barba lunga, casa in estremo disordine, tapparelle chiuse. “Professore col suo permesso vorrei mettere un può di ordine, per favore lei vada nel salotto. Dopo due ore l’abitazione aveva completamente cambiato aspetto. “Spero che sia contento, mio marito Augusto mi ha detto che vorrebbe controllare la sua Cinquecento, forse la batteria…”Alberto mise mano al portafoglio ma Giuseppa: “Professore non mi deve nulla, se proprio vuole sdebitarsi può dare qualche lezione privata ad Adele, frequenta il terzo liceo classico, il suo collega mi ha detto che ne ha bisogno, oggi e quando vuole è invitato a mangiare da noi vedrà che…” Vedere l’abitazione luminosa (tutte le tapparelle erano state alzate) ed in perfetto ordine diede una spinta psicologica ad Alberto che andò in bagno, si rasò, fece una doccia e alle tredici si presentò a casa della  portiera accolto con grandi sorrisi. “
    C’era tutta la famiglia,  il mangiare era buono, non ricordava da quanto tempo…Il pomeriggio alle sedici si presentò a casa di Alberto la diciottenne Adele con sotto braccio dei libri e quaderni. Il professore la fece accomodare nello studio: “Qual è il tuo problema?” Alberto aveva visto la ragazza da lontano, da vicino gli parve più bella, assomigliava molto alla madre, alta come lei, castana, viso da intelligente, niente trucco, tette ben visibili sotto la camicetta sbottonata, gonna a libro, gambe lunghe, niente tacchi. “La materia che ami di meno?” “Il greco professore specialmente gli accenti, non li azzecco mai!” “E noi te li faremo azzeccare come dici tu. Cominciamo con le ‘Anabasi’ di Senofonte. È la storia di due fratelli figli del re Artaserse e Ciro…” “Professore mi permetta di essere sincera, a scuola sono abbastanza brava, non penso di aver bisogno di lezioni private, di qualche… lezione invece è bisognosa mia madre, voglio e debbo essere sincera con lei. La mia genitrice è innamorata di lei, non ha più rapporti con mio padre ma non per sua volontà, mio padre ha sessanta anni e molti problemi in campo sessuale, ho finito la mia lezione. Lei è una persona intelligente pensò avrà capito, le sarei grata se lei… accogliesse in casa sua la mia genitrice!” “Le mie recenti sventure familiari mi hanno fatto perdere di vista la vita reale, tu mi hai riportato alla realtà, dì a tua madre che sono a sua disposizione, senza vergogna, mi telefoni prima di venire.” Dopo due giorni alle dieci di mattina: “Professore sono Pina la portiera, mia figlia mi ha riferito che lei avrebbe bisogno di una donna le rimetta a posto la casa, quando vuole sono a sua disposizione.” “Cara Pina io sono in aspettativa dalla scuola quindi sono sempre in casa, per qualsiasi evenienza sia mia ed eventualmente tua.” Un lungo silenzio poi: “Professore anche se ho quarant’anni sono stata e sono una donna timida, mi dia una mano lei…” “Cara, dopo la tragedia che mi ha colpito qualsiasi persona che chiede il mio aiuto è la benvenuta in qualsiasi campo, il mondo per me è totalmente cambiato anche perché mia moglie mi ha lasciato, vieni quando vuoi a casa mia, anche subito.” Dopo un’ora il campanello, apparve Giuseppa vestita dalla testa ai piedi. “Benvenuta ma non ti sembra eccessivo il tuo abbigliamento, siamo a luglio e fuori non c’è la neve!” Alberto prese l’iniziativa, baciò delicatamente l’ospite in bocca, l’interessata che chiuse gli occhi e abbracciò Alberto che cominciò a spogliarla; sotto il vestito solo la biancheria intima che il padrone di casa tolse pian piano fino a scoprire un corpo da ammirare, Pina, anche se un po’ più robusta, era la copia della figlia. Passaggio sul lettone matrimoniale e inizio del cunnilinguus che dopo poco portò la donna ad un lungo orgasmo . Alberto si accorse che Pina piangeva…”Ti sembrerà strano questo mio comportamento ma devi sapere che questa è la prima volta che provo questa sensazione. Le mia amiche sposate mi dicevano che i loro mariti usavano questo modo erotico ma a mio marito faceva schifo, non sono mai andata a letto con un altro uomo, tu sei il primo dopo tanto tempo, ho paura di affezionarmi a te…” “Appena ti rimetti in…sesto voglio farti provare un altro modo di…, per ora restiamo abbracciati.” Invece poco dopo Pina prese in bocca il pene di Alberto il quale poi entrò delicatamente in vagina, voleva far provare alla signora il lungo orgasmo del punto G. Ci volle del tempo, ad un certo punto il corpo di Pina cominciò a vibrare, la signora muoveva il bacino sia in verticale che in maniera circolare, lanciava urletti sempre più forti, durò a lungo fin quando, spossata,  si abbandonò incredula di aver provato una sensazione così forte. Dopo un riposino postludio:“ Devo scendere a casa, ho detto a mio marito che venivo da te a far pulizie, le gambe mi tremano, non so che dirti, ho paura per il mio futuro, meglio non pensarci, vivi l tua vita, non voglio crearti problemi.” Una telefonata il pomeriggio da parte di Adele: “Egregio professore complimenti, lei è un mago del…ha distrutto, in senso buono, mia madre,  guardandola in faccia non sembra più la stessa, dovrebbe dare lezioni al mio fidanzato Vittorio che, in questo campo, da quanto riferitomi da mammina, ha bisogno di essere ‘imparato’ scusi l’errore voluto, by by.” Perplessità da parte di Alberto, forse la figlia voleva provare le stesse sensazioni di sua madre? La mattina dopo Al. si recò sulla tomba di Massimo: “Mio caro avrai visto quello che combina quello zozzone di tuo padre, mi domando se da grande avresti seguito le mie orme in  quel campo…mi manchi da morire…” Alberto piangeva, la sua era una ferita sempre aperta. Gli venne in mente l’aforisma di Oscar Wilde ma capì che ancora non aveva fatto pace con se stesso. Due giorni dopo, il telefono: “Egregio professore lei è un birichino ed io una…” “Scusa se interrompo ma forse volevi dire mignotta, se è così sappi che io le amo profondamente, parlo di quelle intelligenti, ho scritto anche dei racconti su di loro, adesso esprimiti.” “Non ho più nulla da esprimere, lei ha inquadrato la situazione, me lo immagino seduto sul divano sorridente mentre sta pensando:’fornicata est mater filia amplius’ non so se il latino sia maccheronico ma riflette la mia situazione di questo momento.” “Ti rispondo anch’io in latino maccheronico: ‘professor copula cum matre et filia’, prima però dovrò domandare un consiglio al mio dio.” “Non la facevo religioso!” “Sono pagano, il mio dio protettore è Hermes ma una volta si è ubriacato e non mi ha difeso da Giunone che mi odia e mi ha combinato un grosso guaio.” Hermes, questa volta attento, diede il suo verdetto in romanesco: ‘Vade securus!’ e così fu per la gioia un po’ di tutti tranne che di un marito il quale, da giuggiolone nato, non si spiegava i cambiamenti della consorte e della figlia!
     
     
     
     

  • 16 marzo alle ore 11:25
    ODESSA PARADISO DI BELLEZZE FEMMINILI

    Come comincia: Arnaldo M., tecnico informatico viveva a Roma in via Cavour, era stato tradito dalla moglie Lucia, impiegata in uno studio legale, che aveva confessato bellamente di essersi innamorata di un suo collega ed era sparita da casa, situazione ormai usuale in una società profondamente cambiata nel senso dei costumi come avrebbero affermato i suoi antenati. Arnaldo non se l’era presa più di tanto, per il suo lavoro girava un po’ tutta l’Europa soprattutto nei paesi dell’Est, in Ucraina in particolare dove aveva conosciuto Nataliya meravigliosa quarantenne plurilingue. La cotale accettò la proposta di Arnaldo di trasferirsi a Roma insieme alla di lei figlia Alina diciottenne, anch’essa deliziosamente bionda studentessa universitaria in lingue (professione di famiglia). Le donne ucraine godono fama di femminucce libere (si in quel senso!) in cerca di polli da spennare, con preferenza per gli italiani per tal motivo Arnaldo da principio in ufficio fu sottilmente preso in giro dai colleghi che però non poterono far a meno di ammirare la beltade di madre e figlia le quali, furbamente, si mostravano molto riservate. La casa di Arnaldo, ereditata dai defunti genitori, era di antica struttura con molte stanze che ospitavano anche i di lui figli Andrea,(Andy) e Alessandro,  (Ale) due sedicenni,  gemelli, iscritti alla quinta ginnasiale. Con tali premesse non pensate che in campo erotico ne potevano succedere di tutti i colori? In verità si in quanto Arnaldo era spesso lontano da Roma per lavoro e le due femminucce, abituate a casa loro a…darsi da fare, sentivano la mancanza di rapporti intimi ma in giro c’erano solo i due fratelli che, ancora giovani, guardavano con interesse le due femminucce che invece cercavano di …farsi amici dei maschietti più esperti e grandi di età. Alina, come si dice in gergo, mandava avanti la casa, aveva ingaggiato Gina P. una cameriera ma il problema era diventato quello della disponibilità finanziaria, i soldi inviati da Arnaldo non bastavano e quindi la signora si ‘guardò intorno’ e, notata un’agenzia di navigazione vicino a casa in via Merulana, si presentò al titolare Giorgio A. al quale fece presente la sua conoscenza delle lingue ed ebbe un colloquio ‘a quattro occhi’ nell’ufficio di Giorgio, il quale  affascinato da Alina, le fece capire esplicitamente i suoi desiderata, in campo sessuale. La dama dopo matura riflessione, passati due giorni si ripresentò al titolare dell’agenzia accettando la sua proposta ma chiedendo in cambio uno stipendio ben superiore a quello dei futuri suoi colleghi. Tira più un pelo…Quello che non doveva succedere avvenne: I due ragazzi una mattina, andando a scuola si videro l’ingresso sbarrato per uno sciopero degli alunni, preferirono tornare a casa; era una uggiosa e fredda giornata romana che non invitava a restare all’aperto. Entrati a casa sentirono dei rumori provenire dalla camera da letto del genitore e, aperta la porta, uno spettacolo imprevedibile: Alina era a letto con un uomo. Sconcertati chiusero la porta e si rifugiarono nel salone senza parlare. Dopo un po’ di tempo videro passare frettolosamente l’uomo che aveva violato il letto matrimoniale del loro padre e quindi l’arrivo di Alina che si sedette dinanzi a loro. Dopo un po’ la signora ruppe il silenzio: “Per voi sarà stato un colpo quello che avete visto ma c’è una spiegazione. Vi siete mai domandati come riesco a mandare aventi questa casa nel senso del denaro che occorre per tutte le varie esigenze? Voi trovate la tavola apparecchiata, i vestiti ben lavati e stirati, una cameriera che mi aiuta nei lavori più pesanti, pensate che bastino i soldi inviati da vostro padre? Quell’uomo che avete visto è il titolare dell’agenzia di viaggio dove sono impiegata, mi dà un bel po’ di denaro ma vuole un compenso extra. Siete abbastanza grandi per non giudicarmi e per capire la situazione. Non servirebbe anzi sarebbe una inutile costernazione per vostro padre se gli riferireste il fatto, decidete voi.” Non c’erano segreti tra madre e figlia, così Natlija venne a conoscere l’episodio senza fare alcun commento, il solo problema era i due ragazzi, era imprevedibile il loro futuro comportamento che poteva provocare anche il rientro in patria di madre e figlia e quindi…Ovviamente a sedici anni Andrea ed Alessandro erano seguaci accaniti di….falegnameria anche se ovviamente avrebbero voluto avere rapporti con una femminuccia ma le compagne di scuola non erano disponibili e quelle che lo erano preferivano uomini maturi. Nat. Si rese conto della situazione generale e decise di sacrificarsi sessualmente per il bene suo e di sua madre. All’università si era ‘fatta’ un boy friend dell’ultimo anno, belloccio e soprattutto benestante di famiglia e quindi non le mancava il sesso ma doveva farsi ‘amici’  Andi e Ale. E così fu. Una sera dopo cena i due ragazzi, augurata la ‘buonanotte’,  si recarono nella loro stanza poco dopo seguiti da Natalji la quale aprendo la porta: “Amici miei, stasera non ho sonno e mi sento triste, se non vi dispiace vi farò un po’ di compagnia.” I due ragazzi dormivano in due letti singoli, la baby si sedette su quello di Andrea: “Lo sai il significato del tuo nome? Vuol dire forte, virile e penso che tu lo sia.” Guardandolo negli occhi  allungò una mano che raggiunse all’interno del pigiama un ‘coso’ già duro. “Vedo che ti piacciono le femminucce, bello come sei chissà quante compagne di scuola ti farai, io sono sola che ne dici se…” Nat. Prese in bocca il ‘coso’ che dopo poco tempo se ne ‘venne’ e lei ingurgitò un bel po’ di ... Andò in bagno, fece dei gargarismi e si ripresentò in camera. “Penso che anche Ale abbia voglia di…” Stesso servizio al fratello poi ritirata strategica da parte di Nat. Quella era stata una idea furba da parte di Alina per evitare che i due fratelli chiedessero a lei prestazioni sessuali. Al ritorno il ‘prode Anselmo’ trovò una famiglia serena e sorridente, Arnaldo, ingenuone, non si domandò da dove provenissero i soldi per il ménage familiare, spesso andavano tutti e quattro a mangiare al ristorante e soprattutto tutti erano sessualmente appagati!  

  • 15 marzo alle ore 8:41
    BIS IN IDEM

    Come comincia: La chiesa era piena di colleghi di banca e di amici, Jolanda F. aveva fatto il pieno di emozioni con la morte del padre Antonino dopo mesi di cure per il carcinoma che gli portava dolori che Jol. cercava di attenuare con iniezioni di morfina; ora era stanca e senza forze e sinceramente le davano fastidio le condoglianze, gli abbracci, le strette di mano, non vedeva l’ora che la messa finisse e finalmente il prete diede fine alla cerimonia col classico ‘dominus vobiscum, ite missa est’. Con la sua vecchia Fiat 500 seguì il carro funebre sino al cimitero di Pace di Messina dove il feretro fu tumulato nella tomba di famiglia. Il direttore della banca Unicredit di piazza Cairoli, dove era impiegata, le aveva concesso una settimana di ferie che Jol. passò nella maggiore parte del tempo rinchiusa in casa in viale dei Tigli 15 sinché una mattina la portiera Francesca che alcuni inquilini, per sfottò chiamavano Checca, le bussò alla porta. “Signorina mi scusi per l’intromissione ma ora basta, ha accudito per mesi suo padre ma lei deve riprendere a vivere. Per intanto vada dal parrucchiere, anche per svagarsi.” Il titolare Antonio, conoscendo da anni Jol., evitò di porgerle le condoglianze. Per rompere il ghiaccio: “È troppo tempo che non cura la capigliatura, i capelli son troppi lunghi e pieni di doppie punte, vorrei…” “Faccia lei, mi fido.” Uscì dal salone completamente ‘rinnovata’ anche nello spirito, incontrò un’amica che la prese sotto braccio e “Andiamo al bar, ti offro un aperitivo.” Maddalena, il nome della signora notoriamente loquace ed anche invadente, infatti: “È ora che ti trovi un bel maschione!” A casa, ultimo giorno di vacanza, Jol. rifletté, se voleva ricominciare a vivere doveva riprendere i contatti e dire che in banca non le erano mancate le occasioni. A piazza Cairoli posteggiò la 500 dietro una Citroen DS targata francese, le ultime due cifre dell’auto erano il numero 75, se non ricordava male era di Parigi. Jol. aveva ripreso il suo bel sorriso e si sentiva anche di spirito. Aveva visto scendere dalla Citroen il signore di bell’aspetto che attualmente stava davanti al suo sportello. Ricordando un po’ di francese imparato a scuola: “Bonjour, monsieur, que puis-je faire pour vous?” “Enfin una signora molto bella che parla la mia lingua! Mi chiamo Albert M., sono qui a Messina dove ho  inaugurato a Tremestieri un mio magazzino di elettrodomestici, ne ho altri in Francia, in Spagna, in Inghilterra e in America quello che preferisco è questo italiano forse perché in Italia ci sono belle ragazze…” “Se ha finito di farmi i complimenti…” “Devo cambiare mille dollari americani in €uro.” Jolanda si recò in una stanza interna dove c’era una cassaforte e ritornò con il corrispettivo in €uro che posò sul bancone. “Io in Italie apprezzo anche la cucina che ne dice di desinare, si dice così, insieme?” “Rien à faire monsieur, je suis au regime.” Jolanda si stava divertendo a prendere in giro il francese parlando nella sua lingua. “Non mi sembra che lei abbia bisogno di una dieta, ha tutte le sue belle cosine al loro posto! Sera pour une autre fois, au revoir madame.” “Mademoiselle!” Jol. rincorse il bel francese che aveva ‘dimenticato’ il suo denaro sul bancone:”votre argent, monsieur!” Jol.aveva una fame indiavolata (ammesso che tale aggettivo sia consono alla fame) e si recò in un  ristorante in via Risorgimento. Alfredo, il capo cameriere: “Benvenuta non ti vedo da un secolo!” È deceduto mio padre, ora mi vedrai più spesso, sono rientrata al lavoro.” Sorpresa sorpresa, nel locale si era appalesato Albert il francese, evidentemente aveva seguito Jol., non si dava per vinto! “Scusi signore ma per ora non ho tavoli liberi, forse fra un’ora…” Albert con mossa repentina mise  nella tasca della giacca di Alfredo un centone. “Una cortesia, che ne dice di chiedere a quella gentile signorina se mi accetta nel suo tavolo?” Cento €uro non è una mancia di tutti i gironi, Alfredo si avvicinò al tavolo di Jol. e le rappresentò la situazione. Jol. voleva fare la dura ma non ci riuscì ed esplose in una forte risata che fece girare molti avventori. “Alfredo mollalo qui questo signore ma, se puoi, portagli cibi avvelenati così finisce di rompere.” Anche Albert aveva una fame da lupo e i due si fecero  concorrenza a chi mangiava di più. Il pranzo finì con un eccellente Ananas ed un amaro dell’Etna (Alfredo era catanese). Usciti dal locale con un inchino da parte di Alfredo (ti credo cento €uro di mancia quando mai li avrebbe più rivisti!) Albert girò intorno alla 500 di Jol. “Mi sembra un’auto da museo ma è ben tenuta, ‘parva sed apta mihi’ direbbero i latini. Non si meravigli, io oltre alla mia lingua e l’italiano ho studiato inglese, spagnolo ed anche latino che amo particolarmente: Catullo, Cicerone, Plinio il vecchio ed il giovane..”Mi scusi mi sono fatto trascinare, non vorrei sembrare presuntuoso le chiedo scusa. A proposito (a proposito di che pensò Jol.) vuol provare la mia Citroen DS, l’ho acquistata di recente, è una favola!” Jol. non si riconosceva più, in passato mai avrebbe accettato un invito di quel genere, ora si trovava seduta al posto di guida di una fiammante auto francese con tanti nuovi ritrovati meccanici. Col telefono incorporato nel cruscotto chiamò il direttore della sua banca chiedendo la concessione di mezza giornata libera, fu accontentata. Altra situazione per lei inspiegabile, si stava dirigendo verso casa sua, arrivò, posteggiò nel cortile al suo posto macchina, scese, aprì il portone e la porta di casa, sembrava ipnotizzata…”Bellissimo panorama, quella dovrebbe essere la costa calabrese, non sono pratico dei luoghi”. Appoggiati alla ringhiera del balcone anteriore di colpo Jol. si trovò le labbra di Albert incollate sulle sue, il bello fu che non reagì anzi partecipò attivamente…Bacio finito i due si sedettero sul divano, ogni frase sarebbe stata inadeguata e quindi prevalse il silenzio sin quando Albert si allungò sul divano e pose la sua testa sulle gambe della baby. Jol. recuperò la realtà: “È ora che vai, tua moglie ti starà cercando.” “Ma belle amie sono felicemente scapolo, non posso andarmene con la mia auto, domattina non potresti andare in ufficio, la tua carriola…” Jol: riprese il suo spirito: “Non parlare male della mia 500!”Allora mangiamo qualcosa qui a casa tua e domattina…non ti preoccupare dormirò sul sofà e…farò il buono.” Gli avvenimenti sembravano procedere come previsto da Alberto solo che Jol. non riusciva a dormire, si rigirava nel lettone sin quando scese dal letto e si catapultò sul divano vicino al fustone che, intontito dal sonno ma non tanto da rimanere impassibile, sfoderò un cosone di cui Jol. restò affascinata sin quando lo stesso cominciò una lenta ma sicura marcia all’interno della sua cosina che più tale non  era più. Albert rimase un bel po’ di tempo nel caldo ‘giaciglio’ e ci lasciò la sua impronta liquida. Jol. aveva goduto varie volte e solo in ultimo. “Mi hai goduto dentro!” “Nessuna preoccupazione mi son fatto chiudere le tube” e ricominciò il tran tran sin quando Jol::”Basta non ne posso più.” Svegli nel lettone della baby (ma come c’erano arrivati?) alle dieci. Doccia, colazione e poi l’ospite col suo telefonino prese a fotografare tutta l’abitazione. “Vuoi un ricordo di casa mia?” “No, col tuo permesso cambierò tutto il mobilio, qualcosa di più moderno, je me ne intendo, posseggo anche negozi di arredamento.” Vacanza obbligatoria dall’ufficio da parte di Jol. la quale due mattine dopo vide arrivare in cortile un camion da cui tre operai cominciarono a scaricare mobili di tutti i generi compresi quelli di cucina e del bagno, una vasca favolosa, una Jacuzzi! Jol. nei giorni seguenti visse in una nuvola come nei fumetti, anche le pareti furono pitturate, la sua abitazione era irriconoscibile ovviamente nel senso di miglioramento. La notte? La notte grandi battaglie dalle quali Jol. ne usciva con le ossa rotte o meglio talmente distrutta sessualmente da non ricordare nulla di simile, in passato aveva avuto qualche avventura ma mai di questa intensità. Albert per il suo lavoro cominciò a viaggiare un po’ in tutto il mondo, non le faceva mancare telefonate affettuose, si diceva innamorato e  Jolanda a sua volta lo sentiva dentro di sé,  non solo materialmente. ‘Les affaires sont les affaires’, un detto francese; Alberto non poté ritornare a  Messina per molto tempo. Francesca la portiera, come tutti i portieri non si faceva i fatti suoi: “Signorina, i giorni passano e le donne invecchiano, ricorda la canzone, non può aspettare per sempre il suo principe azzurro!” La famosa pulce nell’orecchio, anche i bei ricordi con tempo sfumano, Jol. ricordò quella famosa poesia imparata a scuola: “Passa un giorno, passa l’altro più non torna il prode Anselmo…la sua donna le diede un sacro pegno.” Jol. non aveva ricevuto nessun sacro pegno e pian piano la bella figura dal suo amante le tornava in mente, come naturale,  più sfumata. Quello che poteva avvenire, avvenne: l’ultimo dell’anno fu invitata dalla padrona dell’appartamento sopra il suo: “Non vogliamo essere invadenti ma dato che è sola a me ed a mio marito farebbe piacere la sua presenza.” Jolanda aveva ricevuto in dono da Albert una vestito da sera rosa favoloso che lasciava in parte scoperti sia il suo bel seno che la schiena sino …in basso. Naturalmente Jol. attirò l’attenzione dei maschietti ma solo gli scapoli si permisero di invitarla a ballare, le mogli a forza di occhiatacce, avevano messo la ‘museruola’ ai rispettivi mariti! Ormai più matura rispetto al passato, Jol. passò in rassegna i vari pretendenti e, come compagnia serale, scelse quello che ritenne  più adatto, bel giovane ma non ‘sun of the beach’ (avrete capito!). “Io sono Jolanda F., lei?” “Roberto M.” Una gran risata da parte della baby che si scusò affermando che si trattava di un fatto personale. Ci mancava poco che il nuovo arrivato avesse lo stesso nome del precedente! Roberto era il rampollo di una famiglia agiata e molto seria. Jol. volle rendersi conto dell’ambiente del suo ormai fidanzato per evitare gaffes, niente di peggio dei puritani e così alla prima presentazione si acconciò con un vestito che la copriva dal collo ai piedi. Fu ben giudicata dalla futura suocera Giuditta V. ed anche dal relativo marito Alonso R., forse di origine spagnola, che però la squadrò con ‘ojo astuto.’ I due fidanzati raramente si potevano vedere per i relativi impegni di lavoro; Roberto, notaio, era impiegato in uno studio. I loro rapporti erano sporadici, anche quelli fisici si limitavano a quelli manuali o, al massimo, orali. Un giorno rimasta sola col suocero, quel porcellone di origine spagnola provò a fare il ‘viejo cerdo’ ,e  minacciato da Jol., non ci provò mai più. Roberto era proprietario di una bellissima Alfa Romeo Giulia quadrifoglio verde di color rosso che talvolta Jol. guidava in autostrada in maniera troppo ‘disinvolta’con la ‘strizza’ da parte del fidanzato. Jol. ritenne opportuno parlare di rapporti intimi confessando di non essere più vergine per la relazione, da giovanissima, con un compagno di scuola. Roberto non la prese bene perché in famiglia gli avevano inculcato l’idea che la verginità della futura moglie era importante ma, innamorato, accettò la situazione e prese ad avere qualche rapporto col preservativo ma Jol. provava sessualmente ben poco per l’inesperienza di Roberto e lei non aveva alcuna voglia di ‘scafarlo’ per non essere mal giudicata. ‘Passa un giorno,passa l’altro…il ritorno del prode Anselmo’. Un giorno Albert si presentò in banca tutto baldanzoso ma, preso da parte da Jol., fu messo al corrente della sua situazione sentimentale. “Ti aspetto al ristorante.” La mancia di cento €uro fece sempre piacere ad Alfredo che procurò ai due un tavolo in una stanza riservata. Conversazione azzerata, ambedue facce scure, Albert sempre innamorato avrebbe voluto a questo punto portare con sé Jol. ma lei non intendeva girare il mondo, era di natura stanziale e quindi…per non parlare del fatto che la madre di Roberto, donna dura ed invadente, aveva già fissato la data delle nozze e relativo contorno di addobbi della chiesa, invito a duecento  ospiti, bomboniere insomma tutto preparato senza chiedere il permesso ai due nubendi con gran piacere di Roberto ma non di Jolanda la quale, seguendo il detto latino ‘mulieres plus virorum callidae sunt’ pensò qualcosa di rivoluzionario: far conoscere fra di loro di due fidanzati! Per telefono ne parlò a Roberto che rimase totalmente ammutolito e poi di persona al ristorante ad Alberto che ovviamente rimase basito. La baby si prese una settimana di ferie, sdraiata sul letto con vicino il telefono in attesa…Dopo tre giorni: “Voglio incontrare questo…questa persona, mi sento distrutto,  cercheremo una soluzione.” Roberto stava piangendo. Alberto, invece,  dopo l’ovvio smarrimento iniziale, recuperato il suo senso dello humor,  decise di proporre un incontro a tre in campo neutro, ma dove? Taormina perla del Mediterraneo, locale: ‘Septimo’ scelta effettuata da Alberto che per primo giunse nel posteggio con la sua Citroen DS ed anche primo nel locale per prenotare una saletta riservata con la solita generosa mancia al cameriere. Roberto e Jolanda con la Giulia arrivarono mezz’ora dopo, nessuno dei due aveva parlato durante il tragitto, ne avrebbero avute di cose da dirsi più tardi. All’arrivo nel locale fredda stretta di mano fra i due pretendenti, ordine al cameriere di spumante millesimato (Roberto era un nazionalista, niente champagne) poi prese in mano la situazione Alberto. “Io non sono per le discussioni lunghe ed inutili, c’è evidentemente un problema fra di noi tre, soluzioni: Jolanda sposa Roberto, Jolanda sposa me, Jolanda sta con tutti e due.” Il viso dell’interessata era estremamente pensieroso, non  si pronunziò subito ma:”Ballerò singolarmente con voi due, dopo un colloquio vi comunicherò la mia decisione.” A mezzanotte il grande orologio della sala scandì le ore. “Era già l’ora che volge il desio e ai navicanti  ‘intenerisce il  core, anche in Francia conosciamo Dante.” Così esordì Alberto ed i due quasi omonimi guardarono in viso Jol. che: “Anche se può sembrare fuori dell’ordinario sono innamorata di ambedue e quindi la mia decisione è quella di sposare Roberto ma avere rapporti anche con Alberto, chi di voi due non ci sta è fuori gioco.” (Furbissima la baby, pensava  di prendere due piccioni…) Dopo un attimo di riflessione i due maschietti si strinsero la mano, patto concluso. Al fine di evitare spiacevoli pettegolezzi Alberto acquistò ad un prezzo folle (il proprietario non voleva mollarlo)l’appartamento vicino a quello di Jol. e poi fece abbattere una parete divideva ch le due abitazioni al fine di evitare pettegolezzi da parte dei vari proprietari e soprattutto della simpaticona ma  chiacchierona portiera Francesca. Figurati se la suocera Giuditta non si interessava del vestito della sposa! Dovette però ingoiare la scelta di Jol. che  lo pretese di color rosa anziché bianco! Era il 26 giugno, la casa del Signore intestata a San Gabriele sulla circonvallazione di Messina era addobbata  in maniera superba, sembrava un giardino, lo spiazzale dinanzi alla chiesa era quasi esaurito da macchine la maggior parte di grossa cilindrata, solo dinanzi al portale c’era lo spazio per due auto, quella della sposa la Giulia rossa e quella del testimonio, Alberto M., che brillava per la sua assenza. In casi analoghi di solito era la sposa che si faceva attendere ma stavolta  era accaduto il contrario con ansia da parte soprattutto di Jol. la quale preferì rifugiarsi in sacrestia invano consolata dalla suocera: “Un testimone lo troviamo non ti preoccupare!” ma Jol. voleva quella scelto da lei. Passò ancora un quarto d’ora sin quando spuntò un Alberto trafelato: “Ho bucato una gomma…”  Grande applauso dei presenti all’ingresso di Jol. al braccio di un Alberto sorridente anche se con mani sporche di grasso. Alberto consegnò la futura sposa a Roberto in attesa dinanzi all’inginocchiatoio. Festeggiamenti con ballo al ’Giardino di Giano’ sul lago di Ganzirri con Alberto che faceva il farfallone con deliziose fanciulle invitate dalla sposa la quale: “Smettila di fare l’imbecille altrimenti al primo incontro ti chiudo le…gli occhi nel cassetto!” Strana la vita, La gelosia non ‘albergava’ fra i due mariti ma nella  bi-consorte!
     

  • 12 marzo alle ore 18:03
    SASOGUARFI

    Come comincia: SASOGUARFI. Questa parola, cari amici non riguarda le province di Salerno, né quella di Sondrio e nemmeno quella di Firenze, è la sigla della Scuola Sottufficiali della Guardia di Finanza a cui, in passato, il nostro eroe Alberto M. aveva appartenuto al fine di raggiungere il grado di vicebrigadiere, niente a che fare con quella odierna situata a L’Aquila con tutte le comodità possibili. Nel 19… era situata ad Ostia fuori dal centro abitato e vicino ad una pineta. Alberto, quarantenne, sposato con Anna, niente figli per volere di entrambi rivestiva il grado di Capitano. Romano dé Roma aveva chiesto di essere trasferito in un reparto della capitale da Domodossola dove comandava la locale Compagnia ma, per mancanza di calcioni(raccomandazioni), aveva dovuto accettare il Comando della 1^ Compagnia di Allievi Sottufficiali. A quei tempi il ruolo di istruttore comportava automaticamente una certa durezza nel trattare gli allievi ma tale qualità, se qualità si poteva chiamare, non faceva parte del bagaglio del buon Albertone. Appena insediato, in una riunione con i suoi uomini aveva fatto presente che, a suo tempo prima di andare in Accademia, era stato allievo sottufficiale ed aveva dovuto sopportare le angherie dei brigadieri istruttori che sembravano essere stati scelti per la loro cattiveria d’animo il che non aiutava il ben vivere dei loro futuri colleghi. In particolare lo jum jum verso di protesta proveniente dal bocca  degli allievi in fila per il rancio, brutta parola diciamo per il pranzo; il lancio in sala mensa di pallottole di mollica di pane che finivano in testa al brigadiere di turno con la relativa richiesta, evidentemente rimasta non ascoltata “Venga fuori chi è stato!” ed altre amene situazioni che avevano fatto acquisire al capitano Alberto M. la simpatia dei suoi subordinati. Simpatia non condivisa dal Colonnello Comandante della Scuola, Principe Alessandro Barberini che un bel giorno, anzi brutto giorno per l’interessato che fu convocato dal suddetto ufficiale nel suo ufficio. Alla presentazione con tanto di battuta di tacchi da parte di Alberto, il colonnello dopo il previsto “Stia comodo” che voleva dire ‘riposo’, partì con una ‘sparata’ che lasciò interdetto l’Albertone: “Vuol andare trasferito in Sardegna?” “Veramente…” “Veramente un corno, non mi è piaciuto il discorso da lei pronunciato ai suoi uomini, per ora può andare!” Alberto con la coda fra le gambe ritornò nella sua abitazione ad Ostia, raccontò l’episodio ad Anna, mangiò a malapena qualcosa e si rifugiò a letto. Il mattino  successivo chiamò nel suo ufficio lo scrivano finanziere Nando M.(era il suo segretario anche lui romano e con lui in sintonia) e chiese notizie sul Colonnello Comandante. “Signor Capitano ne stia alla larga, è malvisto da molti di noi ma ben ‘ammanigliato’ al Comando Generale e si dice pure amico del Ministro delle Finanze. Ocio!” Un particolare: il nobile principe Barberini era sposato con una uruguaiana che parlava lo spagnolo e non il portoghese come le brasiliane ma aveva molto in comune con il classico modello di quest’ultime: alta bruna, occhi… promettenti, naso leggermente pronunciato, bocca invitante, seno da favola, gambe chilometriche. La cotale aveva la buona abitudine, anche quando il tempo non era molto clemente, di girare per i viali della Scuola Sottufficiali in bicicletta e in hot pants (pantaloncini molto corti) e camicetta particolarmente scollata con ovvia uscita dalle orbite degli occhi degli allievi arrapati. Alberto venne un giorno convocato dal Colonnello Comandante, si recò nel suo ufficio piuttosto preoccupato (pensava alla Sardegna) ma si rasserenò alla vista del sorriso e di una mano tesa del Principe. “Ho saputo dal mio collega di Torino che lei è molto bravo come fotografo, dai suoi atti matricolari risulta essere “capo laboratorio fotografico”, attualmente conduce il laboratorio un finanziere che come professionalità è un cane, lei lo sostituirà.” “Signor Colonnello, molto probabilmente avrò bisogno di acquistare materiali fotografici, lei lo sa quanto sono stitici al Comando Generale in fatto di assegnazione di fondi…” “Con me gli verrà la diarrea!” E così fu, Alberto prima si recò nel laboratorio fotografico , si rese conto della situazione e poi presso la ditta Randazzo ebbe un buono sconto sul preventivo dei materiali scelti. In una settimana fu cambiato il locale del laboratorio, Alberto ne scelse uno più grande con istallazione di una cassaforte (non si sa mai), di acqua corrente e poi: un piano lavoro, una macchina fotografica Topcon con tre obiettivi ed una Yashica Mat, un ingranditore Durst, vaschette, tanks, un essiccatore, una turbo lavatrice, pinze e tanti altri aggeggi, insomma quello della Scuola Sottufficiali era diventato un vero laboratorio fotografico professionale. Il Colonnello Comandante fece le congratulazioni ad Alberto e gli chiese se, nei momenti liberi, volesse insegnare a sua moglie tutto quanto riguardava la fotografia di cui era appassionata. Richiesta alla quale ovviamente Alberto aderì anche se con qualche ovvia perplessità; non ne fece cenno a sua moglie. Il laboratorio era situato nella palazzina dove abitava il Colonnello Comandante ed erano situati anche gli uffici amministrativi chiusi di pomeriggio e così la bella signora Dalida (madre francese, padre uruguaiano) poté recarsi ogni pomeriggio nel laboratorio fotografico senza dare all’occhio ed apprendere l’ottava arte senza incontrare i militari della scuola. Contrariamente al solito, forse per suggerimento del marito, madame in queste occasioni vestiva sobriamente; era una brava allieva nell’apprendere i vari principi fotografici quali la lunghezza focale degli obiettivi, la profondità di campo, i gradi Kelvin e tante altre nozioni che la sera ripeteva al marito contento che la consorte si dedicasse a qualcosa che escludeva sue inclinazioni un po’ pericolose. Un pomeriggio la bella Dalida si presentò  coperta da un lungo tabarrano ma sotto aveva solo un reggiseno che copriva appena i capezzoli e un normale slip.” Non ti preoccupare, mio marito ha acconsentito a che tu mi fotografassi in topless in bianco e nero così svilupperai tu le foto senza portarle in laboratorio esterno,  mi consegnerai anche i negativi.” Alberto si sedette e stette un  po’ a guardare la ‘modella’ per poi notare che ‘ciccio’…”Pensavo che tu fossi omosessuale invece vedo…” “Non cambia nulla, tuo marito è una potenza, potrei passare grossi guai. Ti scatterò le foto e te le consegnerò con i negativi ma voglio un’assicurazuione…” “”Io conosco il direttore delle Assicurazioni Generali, potrei presentartelo.” Pure preso per il culo! Dopo circa due ore le foto,  bellissime,  (Alberto era un artista) erano pronte e l’autore fu gratificato di un bacio non proprio fraterno che portò l’interessato, giunto a casa, a chiedere alla consorte una immediata prestazione sessuale con punto interrogativo da parte dell’interessata. Il seguito è ancora più fantasioso. Finito il corso e partiti gli allievi e, tranne pochi uomini, tutti gli altri in licenza per due mesi.  il Colonnello Comandante  inaspettatamente lo convocò nel suo ufficio: “Ho ammirato le foto di mia moglie, lei è riuscito a trarne fuori il lato migliore senza volgarità. D’estate vado in villeggiatura nella mia villa di Torvaianica ed invito tanti amici, vorrei che lei scattasse qualche foto, sa come sono le signore.” Alberto sbatté i tacchi per andarsene quando: “Lasci stare le formalità, fuori servizio ci daremo del tu.” La parola perplessità esprimeva solo in parte i sentimenti di Alberto che confidò tutto a sua moglie.”Amore mio abbiamo in passato stabilito di essere anticonformisti, mettiamo in pratica il principio e se, necessario, mi comprerò anch’io un bichini ridotto, non pensi che farò la mia figura?” Che dire? Alberto si sdraiò sul letto seguito dalla moglie che cominciò a baciarlo, che la signora avesse assaporato mentalmente quello che la aspettava in vacanza? Bah. Alberto prima di partire fu raggiunto da una telefonata del Colonnello Barberini che, oltre a spiegarli come raggiungere la sua villa, gli chiese di acquistare due maschere, una  per lui ed un’altra per Anna dato che intendeva dare un ballo mascherato. Un ballo mascherato in pieno agosto sembrò ad Alberto fuori luogo ma a questo punto…Allora non c’erano ancora i navigatori satellitari,  Alberto con la carta stradale riuscì a giungere a destinazione. Una villa a tre piani bellissima, un grande spiazzale anteriore, una piscina con ombrelloni,  sdraie e Interni moderni e di buon gusto. Un vicino terreno coltivato da una famiglia di contadini che, per compenso, tenevano in ordine la villa e provvedevano alle cibarie. Una pacchia per Dalida. Ad Alberto e ad Anna fu assegnata una stanza con bagno all’ultimo piano, erano i primi la mattina a recarsi nella vicina spiaggia a prendere il sole gli altri a mezzogiorno quando il sole non fa bene ma…’unicuique suum’, ogni tanto Alberto ricordava di aver frequentato il liceo classico.
    I giorni passavano piacevolmente uguali, la sera tutti distesi ad ascoltare musica o dinanzi alla TV poi un venerdì: Alessandro (in vacanza non più Colonnello): “Per domani ho invitato gli amici intimi per una festa, tirate fuori le maschere. Alberto ne aveva comprato una per sé che gli copriva tutto il viso ed un’altra per Anna che le nascondeva solo gli occhi. Pian piano lo spiazzale si riempì di macchine di lusso, il Colonnello aveva amici facoltosi, Alberto con la sua Jaguar X type non sfigurava davanti a Rolls Roice, Bentley, Borg Ward ed analoghe marche. La signore, scese dalle vetture, si erano recate in una stanza appositamente preparata per depositare gli abiti e restare in bichini ridottissimi, era una calda serata di agosto. “Caro non farti uscire fuori gli occhi, sei ridicolo!” “E tu gelosa!” “Ci scommetti che rimorchio un maschione e ‘men vo non così parlando non onesta!’” “Ora la ridicola sei tu, per questa sera ognuno per conto proprio.” Alberto trovò un tavolino vuoto e fu raggiungo da Dalida. “Mon ami solo soletto, vuoi un po’ di compagnia?” “Graditissima. “Che ne dici se andiamo a parlare dietro l’edificio.” Alberto si domandò che significato aveva in questo caso il verbo parlare. Dalida: “Mi sei sempre piaciuto sia in divisa che in borghese, ti ho anche sognato ma non ho avuto il coraggio di…” “Non ti preoccupare, io e mia moglie siamo anticonformisti.” “Non so sino a che punto potrai capire, guarda…” e Marisa si tolse il bichini appalesando un pene che, anche se non molto grosso, era sempre un pene, Dalida era un trans! Ripresosi dalla sorpresa Alberto: “Anche tu mi sei piaciuta molto e subito ma per paura di tuo marito…, adesso non so che fare, sono sincero, non ho mai avuto contatti con un…cazzo!” “Io mi sento solo donna, quello è un particolare.” “Un particolare che non vorrei sentirmi nel didietro” pensò Alberto ma abbracciato dalla signora prese a baciarla in bocca e sul seno, nel frattempo il coso di Dalida divenne duro e la padrona prese una mano di Alberto e lo circondò muovendolo. Non ci volle molto, il coso cominciò ad emettere sperma sulla mano di Al. ma poco dopo la signora si mise in ginocchio e preso il ‘ciccio’ di Alberto ben dur,  se lo infilò non senza fatica (era molto grosso) nel suo popò. Dalida godette altre volte sia davanti che didietro con piacere anche di Alberto che per la prima volta aveva provato sensazioni inusuali. Al rientro, fra la folla degli invitati incontrarono il Colonnello che li salutò con la mano, aveva capito tutto ma non aveva voglia di parlarne. Anna, sempre mascherata, ballava con un fustone strofinandosi notevolmente, Alberto, preso per mano da Dalida fu condotto nella camera da letto della stessa e sul lettone la baby prese di nuovo a baciarlo con relative conseguenze. Dopo un tempo indefinito Alberto salì nella sua camera, letto vuoto, chissà cosa stava combinando la sua bella! Al risveglio nessuno dei due raccontò la propria avventura, un pizzico di mistero pare faccia bene alla coppia. Finale: Il Colonnello fu molto gentile col Capitano AlbertoM., scrisse a suo carico eccellenti note caratteristiche e lo propose per una promozione. Dopo quindici giorni dalla nomina al grado di Maggiore e il trasferimento alla sede di Siracusa al Comando di quel Gruppo, ad Alberto pervenne un biglietto di congratulazioni da parte del Colonnello Comandante Sasoguarfi con una postilla: “Grazie di non aver pronunziato la classica battuta sul mio cognome ‘A Roma hanno fatto meno danni i barbari che i Barberini’ e per non…”  Diventati anziani i due coniugi M. finalmente si confidarono quello che era avvenuto quella famosa notte: anche Anna aveva provato un uccello ma non quello di un trans!                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               
     
     

  • 10 marzo alle ore 15:18
    UN'EREDITÀ FRUTTUOSA

    Come comincia: Essere svegliati alle 24 dagli squilli del telefono metterebbe in fibrillazioni un po’ tutti noi come era avvenuto ad Alberto M. con accanto la consorte Anna che sbuffò molto finemente “Che palle!” Alberto assonnato: “Spero che sia qualcosa di importante, cortesemente chi sei?” “Sono il notaio John Fulgenzi, la chiamo da Sydney, scusi l’orario, il fuso …ma  penso che la notizia valga la pena di una sveglia notturna, lei è il signor Alberto M?” “Son io, mi comunichi almeno che si tratta di un’eredità, scherzavo, mi dica.” “Appunto si tratta di un’eredità, lei aveva un nonno col suo cognome e dal nome Alfredo?” “Mio padre mi disse che suo padre era emigrato in Australia ma ne ho perso le tracce.” “Suo nonno è deceduto tre giorni addietro, non volendo privilegiare i suoi parenti australiani, con cui è in dissenso, ha nominato lei erede universale, si tratta di una bel anzi di un eccezionale patrimonio, ben dieci miliardi di dollari australiani, ancora non ho fatto il cambio in  €uro …” “Notaio  dire che sono incredulo è il minimo come lei può immaginare, me lo confermi con un telegramma, grazie.” “Anna sono miliardario!” “Ed io la regina d’Inghilterra, buonanotte.” Alberto pensò: “Se hanno scassato i cabasisi a me altrettanto posso fare ad altri e così chiamò telefonicamente Salvatore S. suo cognato, funzionario della banca presso cui effettuava le sue operazioni finanziarie. “Salvo quanto vale in €uro un dollaro australiano?” “Cazzo, oggi è il primo aprile? L'ho sempre detto che...lasciamo perdere, se non ricordo male €.1.580.” “Grazie sappi che da questo momento sono miliardario!” “Vaff…”Dopo due giorni arrivò dall’Australia un telegramma di conferma specificando che, ovviamente, non era un somma in contanti ma che, volendo, lui, il notaio, poteva convertire in denaro corrente le varie attività del nonno (furbacchione il notaio!). La notizia ufficiale fu portata a conoscenza di Salvatore e  di Pina, sua consorte e sorella di Anna con la promessa di non svelarla a nessuno. Alberto prese da Reggio Calabria un aereo per Milano e poi un altro per Sydney dove giunse alle dieci del mattina; in attesa (interessata) c’era il notaio Fulgenzi, tipo imponente che, con in mano un cartello col cognome di Alberto; lo cercò e lo rintracciò fra i passeggeri e chiamò un taxi “Penso che sarà stanco, le ho prenotato la suite dell’albergo Royal di proprietà di sui nonno Alfredo." “Come inizio niente male pensò il neo miliardario, passando nei corridoi dell'hotel vide tante belle cameriere, da tener presenti, ma il destino…”Sono in contatto con due sue parenti, abitano in un quartiere di periferia, se vuole  l’accompagnerò dopo che avrà pranzato.” Alle quattordici il portiere tramite telefono avvisò Alberto dell’arrivo del notaio. Dinanzi l’albergo c’era una Bentley con seduto alla guida il buon Fulgenzi. Alberto si sistemò al posto del passeggero: “Bella auto!” “Sono i risparmi di una vita di lavoro.” “Un cazzo, tu sei un furbo matricolato ma a me non mi freghi!” pensiero di Al seguito da un sorriso. L’appartamento era al pian terreno,  il cognome di Alberto alla porta. Venne ad aprire una signora alta, giunonica senza trucco dallo sguardo duro ma tutto sommato niente male. “Non abbiamo bisogno di niente!” Alberto e notaio erano stati confusi con venditori ambulanti. “Gentile signora, sono Alberto M. e questo è il notaio Fulgenzi, avrà saputo della morte di nonno Alfredo.” “Si, quel maledetto ricco e spilorcio non ci ha lasciato un dollaro, che sia…” “Signora non si agiti, se permette ci sediamo, sono l’erede del nonno Alfredo.”La dama si riprese quasi subito: “Sono Milena V. vedova di Augusto M., vivo qui con mia figlia Aurora che sta tornando dall’università, come vede siamo gente modesta, io sono il coak di una palestra, Aurora è iscritta all’università e si arrangia a far la cameriera in un pub per arrotondare le entrate.” Classico ragionamento : ‘Tu sei ricco, sborsa qualcosa.’ Poco dopo apparve Aurora, bella come una aurora boreale la classificò Alberto e si alzò per un finto baciamano. Avuta conoscenza dei due venuti, Aurora sfoggiò un sorriso deliziosamente infantile, occhi verdi (ereditati dalla madre) e capelli castani e lunghi,  bocca invitante e nasino impertinente, il fotografo dentro Alberto si era appalesato! Aurora: “Allora posso chiamarti zio Alberto, ho sempre avuto il desiderio di conoscere i parenti italiani, lo era mio padre Augusto e mi parlava spesso della patria di origine.” Alberto: “Cara Aurora, nei giorni seguenti avrò bisogno di un interprete perché parlo francese ma non l’inglese, se per qualche giorno puoi lasciare il lavoro…” “Certo che può lasciare il lavoro anzi penso che potrà alloggiare in una camera al Royal dato che dista molto da casa nostra. (la quarantenne mamma dimostrò di essere una furbacchiona!). Dopo la cena in albergo Al. e Au. si presentarono al portiere di notte che non era quello di prima. “Vorremmo la chiave della suite e di una camera prenotata.” “Prego i vostri nomi, nel registro non mi risulta una prenotazione.”ribatté Harry il portiere e si recò in un vicino sgabuzzino dal quale telefonicamente avvertì la polizia, in Australia sono molto rigorosi in fatto di turisti. Poco dopo apparvero due agenti che chiesero spiegazioni. Alberto s’era rotto, un imbecille di portiere del suo albergo gli stava rompendo i zebedei. “Chiami immediatamente il direttore, sono il padrone del Royal!” Un signore in smoking dalla figura imponente si presentò e, resosi conto della situazione, fece accomodare tutti nel suo ufficio. “Signor M. innanzi tutto le chiedo scusa per il comportamento del portiere che, prima della polizia doveva chiamare me, è licenziato, se mi date i vostri documenti li mostrerò agli agenti così la situazione sarà sanata. I due agenti si guardarono in viso non sapendo che fare ma quando ebbero in mano il passaporto d Alberto e la crta di identità di Aurora con dentro cinquecento dollari ognuno, sfoggiarono un gran sorriso:”Tutto a posto!” Il direttore capì con chi aveva a che fare e diede la mano ad Alberto il quale, buono d’animo raggiunse il portiere che, piangendo, stava uscendo dall’albergo; gli mollò cinquanta dollari e:”Sei riassunto!” Un abbraccio da parte di Harry che riprese subito il suo posto. Aurora guardò in faccia lo zio Al. e: ”In camera mi sentirei sola, che ne dici di…” “Dico di si nipotina mia!” Volete sapere il resto, guardoni che non siete altro, ve lo svelerò: “Zione non ho la camicia da notte, vado in bagno e ne indosso una tua.” Inutile dire che la mente erotica dello zione era andata in tilt, nel vedere la nipotina uscire dal bagno con  una specie di tuta da ginnastica, si misero a ridere ambedue. “Forse è meglio che me la tolga e mi metta sotto le lenzuola.” Fece le cosa con calma facendo intravvedere un corpo f a v o l o s o che fece ‘innalzare’ ‘ciccio’ ben visibile ad Aurora che si mise a ridere, non riusciva a smettere. “Scusami non volevo prenderti in giro ma…non lo so nemmeno io della risata, appena ti ho visto mi sei piaciuto subito…che altro dirti? Sono fidanzata con Camillo che talvolta chiamo ‘camomilla’ è un bravissimo giovane e abbiamo stabilito di avere rapporti intimi solo dopo il matrimonio…” “In parola povere sei vergine e tale…” “Sono sincera, ho in testa una gran confusione, rifugiamoci sotto le lenzuola e…non so nemmeno io quel che dico, di colpo sono confusa!” Lo zozzone dello zio ti propone invece di restare sopra le lenzuola senza vestiti, che ne dici?” Per la secondo volta Al. ebbe la visione di quel corpo meraviglioso e per la seconda volta ‘ciccio’ prese ad aumentare di volume. “ Ce l’hai molto più grande di quello di Camillo, mi fa un po’ paura non che…” “Ti bacerò tutta dalla fronte ai piedini deliziosi (forse sono un po’ feticista) e senza porre tempo in mezzo cominciò dagli occhi, soffermandosi a lungo sulle tette, tralasciando il pube e infine i piedini in bocca ma: “Vorrei farti godere col cunnilinguus, non mi dire di no…” Il no non venne e Al si avvicinò dolcemente al monte di Venere, prima le grandi labbra poi quelle piccoline, Aurora era veramente vergine doveva provare una soluzione per togliersi dall’impasse senza spaventare troppo la baby col suo ‘alberone’. “Zietto anch’io  vorrei che tu fossi il primo come ti è successo con tua moglie…” “Qui ti sbagli, Anna aveva avuto rapporti con il precedente fidanzato ma questo non c’entra nulla, m’è venuta un’idea per non farti troppo soffrire: vorrei baciarti la cosina sino a giungere quasi a farti godere e poi…immisio penis come dicevano i latini, tu sei studentessa di lingue antiche…” Aurora aveva compreso ma era ancora esitante fin quando Al. cominciò a baciarle il fiorellino e lei a provare un piacere intenso poi ‘ciccio’  pian piano e con un po’ di dolore da parte dell’interessata si fece strada all’interno della ‘delicia umani generis’ per poi ritirarsi per evitare un possibile venuta al mondo di un AL.AU. Così era iniziato il rapporto tra zio e nipote. La mattina seguente le due cameriere del piano ricevettero cento dollari di mancia ognuna per far lavare a parte un lenzuolo con tracce di sangue... Un giorno Aurora fu chiamata dalla madre al telefonino (che Al. aveva regalato singolarmente alle due) per comunicarle che, al fine di non perdere l’anno accademico Au., doveva recarsi giornalmente all’Università e cosi Al. pensò bene di ‘arruolare’ Milena al posto della figlia prenotando anche a lei una stanza singola nello stesso albergo per evitare inutili pettegolezzi. Durante le ore di non lavoro Milena mise al corrente Al. del matrimonio a suo tempo celebrato con  Augusto M. il quale, benché non dotato fisicamente, la faceva divertire col suo umorismo e, come dicono i francesi, ‘donna che ride è già nel tuo letto’. Il defunto era ingegnere edile e, prima di morire per una caduta dal quinto piano di un edificando grattacielo di dieci piani del quale era direttore dei lavori, aveva prenotato un appartamento di duecento metri quadri al penultimo piano con vista sulla città. La sua morte aveva rivoluzionato la vita di MIlena e della giovane figlia che erano state costrette a rinunziare all’appartamento di lusso ed a mantenersi con lavori precari e vivere in una casa di due stanze, quella attuale, in un rione non residenziale. “Data la tua presenza fisica penso che da vedova avrai ricevuto tante proposte di matrimonio…” “I ‘ronzoni’ non sono mancati ma li paragonavo ad Augusto, non sarei riuscita ad andare a letto con nessuno di loro, sono schizzinosa,  e così…son qua!” Nel frattempo Al. aveva regalato ad Aurora una Mini Minor ed a Milena, dietro sua richiesta, una moto Ducati Monster 600, si era anche messo d’accordo col notaio di prenotare per madre e figlia quell’appartamento descritto da Milena.  Durante gli intervalli di lavoro a Mi. e ad Al. capitava di guardarsi negli occhi, (bellissimi quelli verdi della donna) per poi farsi una bella risata, ambedue avevano capito di voler …ma nessuno prendeva l’iniziativa finché un pomeriggio: “Alberto sei forse timido, guardandoti non si direbbe!” Un attacco diretto che portò i due nella suite, poi nella toilette ed infine sul lettone in cui la spaparazzata Milena col suo fisico statuario faceva una eccellente figura. Ad Alberto, vedendo quel corpo atletico, venne in mente la famosa frase: ‘Potrebbe schiacciare le noi con le cosce, meglio le noci che la sua testa!’ La mattina seguente il notaio Fulgenzi fu pregato di non presentarsi perché Al. non si sentiva bene, vorrei vedere chi, dopo una battaglia su tutti i fronti con una guerriera arrapata da anni di digiuno avrebbe avuto la forza e la voglia di alzarsi dal dolce giaciglio. Milena aveva sfoderato tutta la sua ‘sapienza’ in fatto di sesso facendo penetrare in tutti i suoi pertugi Il ‘ciccio’ di Alberto, questa volta era lui il ‘decisamente distrutto’. Dopo un mese, sistemati gli affari, il buon ‘Ulisse’ decise di ritornare nella sua Itaca accolto da una emozionatissima Anna che gli aveva preparato una cena a base di pesce, piatto preferito da  Al. “Stasera sei stanco del viaggio ma domani…” Anche stavolta Alberto dovette soggiacere alle voglie di un’altra vedova, questa temporanea ma arrapatissima! Due giorni dopo, il quindici di agosto, Sant’Alfredo, onomastico del nonno, Alberto si recò nella vicina chiesa  per incontrare il parroco don Teodosio che conosceva bene e con cui si dava del tu. “Alberto sei una fonte di sorprese, tu da ateo in chiesa? Ti sei convertito?” “No mio caro, ti mollo mille €uro per far dire tante messe al mio defunto nonno di cui oggi ricorre l’onomastico, mi raccomando vorrei che il prode nonnino andasse dritto in Paradiso, se l’è guadagnato! Alberto aveva ricordato la celebre frase di Enrico IV di Navarra che disse “Parigi val bene una Messa” figurarsi 10 m…..di dollari australiani!”
    Storia finita? Ma quando mai. Forte del potere del suo denaro Al. cominciò a guardarsi intorno in campo femminile, prima fra tutte Pina sua vecchia passione molto sensibile al dio denaro, finché ‘ciccio’ reggerà…