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Autore

Alberto Mazzoni

in archivio dal 16 gen 2009

03 settembre 1935, Roma - Italia

segni particolari:
Fisico da anziano, spirito da ventenne.

mi descrivo così:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

27 novembre 2019 alle ore 12:47

ALBERTO E GENÉVIÈNNE (SECONDA PARTE)

Il racconto

Tinto Brass. Era a metà pellicola quando percepì dietro di sè una presenza,  Monica era alle sue spalle..."Signora sono imbarazzato, io di solito...""Lei di solito vede film porno che, se ben fatti, come ho potutto vedere brevemente, sono piacevoli." "È la storia di una giovane che, spinta dal fidanzato macrò, aveva preso la via del casino pensando, ingenuamente, di risolvere i loro problemi finanziari (lui le aveva fatto intendere che aveva bisogno di soldi per aprire un'attività). Il film prosegue con la visita ginecologica da parte  di un dottore smaliziato dalla lunga carriera e dalla frequentazione professionale di tante 'signorine' e poi l'incontro col primo cliente, un bel marinaio, con cui si era fatto delle goderecciate superbe contrarie però alla filosofia di una casa chiusa. Non è solo una pellicola glamour ma anche una storia di costume che si svolge durante la seconda guerra mondiale con implicazioni anche politiche e col finale ottimistico della giovin signorina che, con l'eredità di un maturo cliente passato a miglior vita, aveva comprato una nave al bel marinaio suo grande amore." "Bella storia col finale ottimistico, la mia storia è solo tragica e col finale ancora da pronosticare. Genéviènne l'ha tratteggiata come un uomo speciale, affidabile, anticonformista molto simile a lei, anzi mi ha detto: 'Sono io vestita da uomo'. Detto da lei, che conosco bene, è un grosso complimento. Dovrò venire spesso a trovare Genéviènne, la mia e quella di mio figlio è una situazione delicata, complessa che mi coinvolge moltissimo come madre, le dico questo perchè penso che sarò costretta ad essere sua ospite per vari pomeriggi, sempre che non le crei problemi." "lo farò con piacere come con piacere le offrirò un the verde che tiene lontana la vetustas." Dopo mezzora una telefonata di Ge, Monica lasciò l'abitazione di Al .Dallo spioncino Al. vide accanto alla madre un ragazzo biondo che salutò affettuosamente Ge: "Ciao zia, a presto!" "Alberto preferisco parlare per telefono, attendo l'arrivo di mio marito e vorrei presentartelo ufficialmente prima di farti trovare in casa nostra. Penso ad una ovvia curiosità da parte tua, affermare che quella di Monica e una storia complessa è il minimo che si possa dire, lei mi ha pregato di non fartene cenno, se lo riterrà opportuno sarà lei a parlartene personalmente." Che la curiosità sia femmina è solo un luogo comune, quella di Al. era al parossismo, le ipotesi erano poche e poco consistenti, anche la fantasia ha un limite e Ge. era stata insolitamente abbottonata. "Cara ti prego, un breve accenno, ho il cervello in ebollizione, dammi una dritta!" "Ti posso dare dei cubetti di ghiaccio per abbassare la temperatura dell'encefalo, non insistere, l'ho promesso a Monica, la potrai rivedere domani pomeriggio." Mattinata successiva niente mare con grande irritazione da parte di Nadia nel vedersi Al. tra i piedi mentre ordinava l'appartamento. "Nadia oggi niente primo voglio restare leggero, solo secondo e frutta." Alle quindici arrivò dell'ascensore al piano, porta aperta dell'appartamento di Ge. e introduzione della madre e del figlio all'interno. "Ma che cacchio stanno facendo, Ge. doveva impertire lezioni di francese al pupo e allora che motivo c'era di perdere tanto tempo..." Suono del campanello nell'abitazione di Al, una attesa ingiustificata da parte del padrone di casa e poi apertura del portone d'ingresso. Lo sguardo fisso di Monica negli occhi di Al aveva un solo significato: "Stavi dietro la porta al mio arrivo, hai aspettato incollato allo spioncino e poi la sceneggiata per farmi aspettgare all'ingresso!" "Si accomodi signora, Genéviènne mi ha peannunziato il suo arrivo. L'ultima volta abbiamo effettuato un giro turistico della mia magione, ora la cosa migliore è quella di sedersi sul divano, dinanzi al televisore, e godersi la musica proveniente da canali satellitari aspettando la fine della lezione a suo figlio." "Da quello che mi ha accennato Genéviènne lei è una persona intelligente con molta esperienza della vita, non prendiamoci in giro, intanto penso che sia il caso darci del tu dato che passeremo molto tempo insieme. Ti toglierò la curiosità che appare evidente dal tuo viso e che Genéviènne non ha voluto dirimere, la mia non sarà una confessione ipocrita come quella cattolica, sarà solo un modo per sentirmi sollevata in una situazione complessa e dolorosa, sempre che ti vada di sentire le mie peripezie." "Sono tutt'orecchi, cerco una melodia del grande Amadeus come sottofondo, ti va?" "Anch'io apprezo Mozart. La mia storia inizia a Senigallia cittadina rivierasca delle Marche, sono laureata in Storia dell'Arte ma, per mancanza di lavoro, appena conseguito il dottorato presi ad aiutare i miei nella conduzione di una trattoria, lavoravamo soprattutto d'estate. I problemi sono sorti allorchè si è ammalato mio padre, una pielofrenite che lo ha portato alla dialisi, io e mia madre non eravano in grado di portare avanti da sole l'esercizio, tutte le incombenze della conduzione erano a carico di mio padre, mia madre in cucina, io alla cassa ed al servizio ai tavoli, eravamo in difficoltà. Una sera stavamo chiudendo il locale quando si sono presentati dei giovani di ambo i sessi, un pò brilli, che hanno chiesto di ritardare la chiusura del locale per una spaghettata, il bisogno di far cassa ci indusse ad accontentarli. Fra tutti il più caciarone era un biondo dagli occhi azzurri che sembrava il capo della banda. Quando gli passai vicino mi mise una mano fra le gambe, mi sentii morire, trattata come una prostituta, posai i piatti che avevo in mano e gli ingiunsi di uscire dal locale. Il mio atteggiamento raggelò la compagnia, una ragazza, forse la meno brilla,  cercò di sminuire l'episodio giustificandolo con lo stato di ebbrezza del giovin signore. La serata finì abbastanza tranquillamente con un buon miglioramento per le nostre finanze. L'episodio era stato da me dimenticato quando, due giorni dopo, all'ora di pranzo, si presentò il biondo con un gran mazzo di rose bianche. Senza pronunziare parola lo appoggiò sul banco della cassa e mi baciò la mano. Il fatto incuriosì i clienti del locale e mia madre. "Chiederle scusa è il minimo, non ricordo molto degli avvenimenti dell'altra sera ma Virginia, una mia amica, mi ha riferito del mio comportamento non da gentiluomo, le porgo di nuovo le mie scuse." "Scuse accettate con riserva, ero molto arrabbiata!" Tutti i giorni a pranzo ed a cena nel mio locale era presente Antonio F., la sua barca era ormeggiata al porto, un quindici metri nuovo e moderno, era di sua proprietà, lui girava tutti i porti d'Europa quale rappresentante del fratello, costruttore di barche con cantiere sito in una località vicino Messina, presto sarebbe ripartito per recarsi a Genova, al salone nautico dove erano esposti natanti di loro fabbricazione. Alla chiusura del locale, verso mezzanotte Antonio F. era dinanzi alla porta della trattoria. Chiesi consiglio a mia madre, unica risposta: sei maggiorenne, se tu dovessi sistemarti io andrei con tuo padre da sua sorella sulle colline marchigiane, è coltivatrice diretta e possiede una grande stalla, potrei lavorare lì. Non ero molto entusiasta di un eventuale matrimonio anche se Antonio ne l'aveva proposto più volte; una storia con un mio coetaneo aveva avuto un risvolto negativo per la gelosia di sua madre., accettai la proposta. Al ritorno di Antonio da Genova ci maritammo. Pochi amici e amiche, qualche parente compresa la zia Lella nella cui tenuta mia madre sarebbe andata a lavorare, il più accorato era mio padre che si riteneva colpevole della mia decisione di maritarmi. decisione che istintivamente non condivideva. Passammo la luna di miele in barca. Il viaggio Senigallia Messina fu intervallato da frequenti attracchi in porti abruzzesi, pugliesi e calabresi, finalmente a Messina. I nostri rapporti sessuali si rivelarono non molto gratificanti, Antonio non si dimostrava particolarmente conoscitore delle esigenze sessuali femminili e tutto finiva in un breve lasso di tempo. Dopo un anno la nascita di Antonella, una pupona bellissima, a detta di tutti la mia immagine precisa, una gioia indicibile. A Messina prendemmo alloggio in una casa vicino al mare nei pressi di un grande distributore di benzina, la stessa che occupo ora. Mi accorsi che c'era qualcosa di strano nel comportamento di mio marito: una volta invitò a casa un tale dal comportamento un pò femmineo, si giustificò affermando che era un probabile acquirente di una barca che aveva voluto conoscere la sua famiglia. Le sue amicizie avevano dato la stura a pettegolezzi che non giungevano alle mie orechie. Dopo quattro anni, in seguito ad un fugace rapporto sessuale, rimasi incinta, nacque Francesco ritratto preciso di suo padre, biondo con gli occhi azzurri. Il matrimonio aveva alti e bassi, il sesso non mi interessava più di tanto nè avevo intenzione di allacciare una relazione con un altro uomo, seguivo la crescita di Antonella e di Francesco con qualche apprensione considerata la totale assenza del padre nel menage familiare. Antonella cresceva ogni giorno più avvenente, era sempre allegra ed aveva molte amiche al contrario di Francesco che si dimostrava timido e chiuso di carattere. Antonella aveva superato brillantemente gli esami di maturità e si era iscritta all'università. Non avevamo problemi economici, Antonio si era dimostrato un buon venditore, guadagnava bene e faceva pervenire regolarmente alla famiglia del denaro anche quando era fuori sede per lavoro. Non ricordo di preciso quel che accadde tanto fu grande lo choc: mia figlia una sera non era rientrata a casa e solo la mattina seguente mi aveva telefonato dalla Calabria, era ospite di una sua amica, nessuna ulteriore spiegazione. Fu allora che conobbi Genéviènne che abitava nel mio stesso palazzo. Al supermercato mi era caduto a terra il sacchetto della spesa, mi sono messa a piangere e Genéviènne mi accompagnò a casa. Ogni giorno veniva a trovarmi e insieme decidemmo di rivolgerci ad un'agenzia privata di investigazioni per rintracciare Antonella. Dopo circa una settimana fui convocata dal direttore dell'agenzia; mi recai nel suo ufficio in compagnia della mia amica. Il titolare fu molto discreto e diplomatico, cercò di indiorare la pillola ma la realtà era che Antonella viveva in una villa vicino a Camigliatello, nella Sila, nell'abitazione di una facoltosa signora quarantenne, divorziata, che aveva propensione per le persone del suo stesso sesso. Svenni, mi trovai adagiata su un divano, Genéviènne mi massaggiava dolcemente il viso, fu un triste ritorno alla realtà. Pensai le cose più assurde, volevo acquistare una pistola per uccidere la maledetta lesbica che si era preso quel fiore di mia figlia, Genéviènne riuscì a farmi ragionare e a ripercorrere la vita passata di mia figlia. Effettivamente in casa non aveva mai invitato un coetaneo di sesso maschile, se aveva deciso di convivere con una lesbica voleva dire che pure lei... Riuscìì ad informare suo padre che era in Marocco, non avevo molte speranze che lui potesse sistemare la situazione ed infatti: "Cara se quella è la natura di nostra figlia non possiamo farci nulla, cercheremo di convincerla a venire a Messina per rivederla, chiaramente non è il caso di recarci in Calabria." Dopo circa sei mesi Antonella, dietro mie insistenze, venne a trovarmi. Forse sarebbe stato meglio non rivederla, era in ottima forma, sembrava più bella di quanto ricordassi, mi disse di essere felice di aver trovato una persona che amava, si amava una donna! Non la invitai più, mi dedicai tutta a Francesco che cresceva pieno di complessi, non dimostrava una mascolinità definita, era bello ma chiuso di carattere, non aveva molte amicizie e raramente qualche compagno di scuola frequentava la nostra casa. L'unica persona con cui confidarmi era Genéviènne per cercare di comprendere le problematiche di mio figlio. Circa venti giorni addietro Francesco è ritornato a casa piangendo, si era chiuso in camera sua e non aveva voluto aprire la porta per un giorno intero, solo l'intervento di Genéviènne aveva sbloccato la situazione così era venuta fuori la verità: Francesco aveva tentato di avere rapporti sessuali con una sua compagna ma non era riuscito a combinare nulla e la ragazza aveva sparso la voce che fosse impotente ovvero omosessuale. Per non fargli perdere l'anno scolastico l'ho iscritto in un istituto privato ma con poco successo negli studi, Francesco era rimasto molto turbato da quell'episodio, dovevo prendere energicamente in mano la situazione ma non era affatto facile trovare una soluzione. In questo frangente m'è venuto in aiuto l'amore materno, dopo una notte insonne decisi di chiedere a Genéviènne un favore che solo una madre può comprendere ma la mia amica non aveva avuto figli e non ero certa che potesse capire la situazione e venirmi incontro, la sapevo anticonformista e questo mi incoraggiò a chiederle di sacrificarsi per mio figlio. Quando le esposi il mio piano controllai le sue reazioni, considerava Francesco suo nipote tanto da essere chiamata zia. Mostrò sorpresa: avrebbe dovuto iniziare al sesso mio figlio per ridargli fiducia in se stesso! Temetti in suo diniego, ormai ero all'ultima spiaggia, non conoscevo nessuna altra donna che potesse aiutare Francesco e non intendevo ingaggiare una prostituta. Genéviènne non profferì parola, mi abbracciò e da questo capìì il suo assenso. Ci mettemmo d'accordo che l'avrebbe invitato a casa sua con la motivazione di dargli lezioni di francese e poi...Mio figlio non ha voluto la mia presenza, forse aveva compreso che in quella situazione c'era qualcosa di anomalo, sta di fatto che la mia amica ti ha pregato di ospitarmi durante le... lezioni, fine della storia." "Monica ti ritengo una persona fuori dal comune, penso che se Genéviènne non avesse accettato ti saresti sacrificata tu stessa." "Anche tu sei una persona straordinaria per essere entrato nei miei pensieri, sono contenta di averti conosciuto." La volta seguente Monica completò io quadro della sua famiglia:circa un anno addietro suo marito aveva deciso di andare in Brasile per aprire una succursale per la vendita delle barche di produzione della ditta di suo fratello, natanti di ultima geneazione molto richiesti da quel mercato. I loro contatti erano diventati rari; un messinese, al rientro dal Brasile, la mise al corrente che Antonio F. conviveva con un trans, mai come in questo caso 'nomem omen'. I giorni seguenti le lezioni pomeridiane Al. veniva messo al corrente dei progressi del pargolo: all'inizio solo ripetizioni di francese, nelle giornate successive una mano di Ge sulle adolescenti gambe, poi un pochino più al centro, sempre con la massima indifferenza, poi un ballo lento, un controllo sopra i pantaloni ed infine fuochi d'artificio sul divano. Ora il furbacchione voleva avere ogni pomeriggio lezioni dalla zia che gli fece chiaramente comprendere che lei era stato solo un mezzo per farlo ritornare nella giusta via per poter fare... amicizia con ragazze della sua età, finish! Monica appresa la notizia delle prestazioni sessuali di suo figlio volle abbracciare sia Ge. che Al. "Ge. ho riflettuto sulla vita sessuale di Monica, non pensi che anche lei abbia bisogno di una ripassatina?" "Brutto figlio di..." "Stavo scherzando, lo sai che ho l'animo di missionario! Torno subito all'esuberante, indipendente e deliziosa Genéviènne, che ne dici di farmi una sorpresa per movimentare un pò la vita?" "Ci sto pensando, non ti pentirai di quello che ti preparerò" "Che ne dici di un'anteprima?" "Niente anteprima altrimenti che sorpresa sarebbe?" Preso da un 'improvviso raptus, Al. fece letteralmente volare Ge. sul divano, sotto la vestaglia niente.Al. provò a girare di spalle l'amata la quale "Questo è riservato alle grandi occasioni, un pò come le posate d'argento, non si usano tutti i giorni." "Prendo nota e mi prenoto." "Prima di te nel mio carnet ci sono altri nominativi..." "Lallero!" Il martedi: sabato sera a casa mia verso le ventuno." La curiosità si era impadronita di Al, non era facile poter immaginare quale sorpresa potesse andare a scovare la immaginifica Ge, sicuro qualcosa in fatto di sesso ma cosa? L'interrogativo perseguitò Al per i restanti giorni sino al pomeriggio del sabato quando: "Mon ami alle ventuno troverai la porta di casa mia aperta." Per Al una scarica elettrica: una frenesia aveva invaso tutto il corpo, non riusciva a star seduto, doveva vestirsi adeguatamente per l'avvenimmento, qualcosa di inusuale, appariscente. Rispolverò un vecchio costume piuttosto vistoso: casacca con sfondo nero con dragone anteriore color rosso e oro, larghi pantaloni neri di seta, babbucce arabe color viola. L'ingresso qualcosa di inaspettato, a terra nel corridoio candele nere dentro bicchieri di cristallo poste sino all'ingresso del salone da cui proveniva la musica indiana di Ravi Shankar il cui tono aumerntava man mano che ci si addentrava nella stanza. Candele rosse con profumo di violetta poste nell'incavo del muro sovrastante il divano, al centro una pergamena con la scritta 'come inside!' Al. si diresse il suo interesse alla figura di donna tutta ricoperta da un velo azzurro trasparente che lasciava scoperti solo i piedi piccoli e delicati, il viso nascosto da una maschera dorata, la musica era la giusta completezza della scena. Al. non perse tempo, alzò il velo e si diresse con decisione verso il pube ricoperto di peli nerissimi ma una mano lo tirò per i capelli e l'altra gli indicò i piedini delicati, un'altra feticista! Al in ginocchio alla luce flebile delle candele vide due estremità da bambola, apprezzò il profumo della pelle e iniziò a mettere in bocca un alluce mordendolo delicatamente e succhiandolo con piacere. Dopo poco tempo da un tremito del corpo si accorse dell'effetto delle sue effusioni, la baby, emula di Ge, stava bellamente godendo. Benchè spinto da un'ciccio' decisamnente fuori di testa, Gi pensò bene di aspettare sino a che la deliziosa decidesse di poter riprendere le effusioni. L'attesa non fu lunga, la sconosciuta diresse il viso di Al. verso la sua lanugine allargando le cosce, assaporò una 'schiuma di venere' di un sapore mai provato in una donna, era simile al miele. Al. non rispose alle urgenti sollecitazioni di 'ciccio', preferì assaporare a lungo il prodotto di quella gatta deliziosa poi si avvicinò alla maschera che lasciava scoperta solo le labbra rosa corallo, privò a toglierla dal viso ma fu fermato, capì che non era padrone del gioco infatti le due manine lo avvicinarono alla sua bocca calda ed accogliente ma poi la scena si animò di colpo. Gi si ritrovò supino mentre la dolcissima iniziò a spegnere la 'candela' con lenti movimenti prima rotatori poi verticali, qualche colpo di pube su quello di Al. L'assatanata ansimava e, forse per le precedenti goderecciate, non dava segni di resa ma quando giunse l'orgasmo fu uno scoppiettare di fuochi d'artificio, il ritmo divenne veloce, un urletto finale ed unghie sul petto di Al che la seguì nella scala del piacere. Giacevano l'uno accanto all'altra ma Al. non potè soddisfare la sua curiosità, la bruna sparì dalla sua vista. Al. rimase supino sul divano coccolato dalla musica di Ravi Shankar. Forse si era appisolato, quel contatto fisico era stato favoloso, indimenticabile. Fu dolcemente risvegliato da una carezza di Ge, nessun commento, solo un  bacio sulla fronte. "Così mi baciava mia madre da piccolo quando facevo una marachella." "Niente marachella, sei stato favoloso!" "Preso atto della foga non ho più pensato a te, hai visto tutto?" "Sei l'uomo che ho sempre sognato anche in campo sessuale!" "C'è una spiegazione per cui hai voluto farmi 'assaggiare' da una tua amica?" "È difficile entrare nel pensiero delle persone soprattutto nel mio cervello, ho tanto parlato di te alla mia amica che mi ha chiesto di conoscerti a fondo, l'ho accontentata ma forse..." "Ci rifaremo in seguito!" "Mi va di stare solo con te, devo confessarti che quando godevi anch'io ho vissuto la tua gioia, in me non c'è gelosia ma la condivisione delle emozioni, è come se le avessi provate io." Non era solo il sesso a tenerli uniti ma la consapevolezza della loro unicità, si sentivano speciali, avevano condiviso sensazioni inconsuete, appassionate, piacevolmente sconvolgenti. "Fammi entrare nei tuoi pensiieri, cosa stai preparando, dal tuo sorriso..." "Stavolta saremo spettatori passivi, niente anteprima." "Va bene, appuntamento a?" "Sabato sera." "Sento qualcuno protestare, mi accontenterei anche di un piedino..." "Niente da fare per sabato ti voglio arrapatissimo!" Le giornate seguenti per Al. furono tumultuose: in macchina sino a Taormina, caffè al bar e ritorno, jogging sui Peloritani con ovvio indurimento dei muscoli non allenati, pasti consumati in fretta e controvoglia, film lasciati a metà, insonnia, addormentamento solo al mattino, risveglio dai rumori da parte di Nadia che rassettava la casa. Pensioro: "Mi faccio fare da Nadia un pompinio rilassante, meglio di no." Finalmente il sabato, la calma dopo la tempesta. Al. passò il pomeriggio in compagnia di un libro giallo di Mike Spillane. "Lascia la porta socchiusa, sta rientrando mio marito, passeremo la serata insieme." Bacino casto sulla fronte "Cosè quell'aggeggio che hai in mano?" "Ascolta..." "Aeroporto di Reggio Calabria, volo AZ Alitalia, pista libera potete atterrare." "È questa la goduria promessa, fare il controllore di volo?" "È un ricevitore, cambio frequenza, scolta adesso." "La voce di Dorella: "Amore mio una sorpresa che spero non ti dispiacerà, ho invitato a cena Lollo, uno studente calabrese mio paesano, ti ricordi quando fantasticavamo di farlo in tre..." "Sono eccitato e perplesso ci si può fidare?" "Garantito è un bisessuale  ma serissimo, lo chiamo al telefonino... Lollo: sesto piano, fai l'indifferente se incontri qualcuno." "Ge. non mi avevi detto che tuo marito è bisessuale." "È una novità anche per me. Ho sparso per casa varie microspie. Sono delle normali doppie prese di corrente elettrica con all'interno una cimice." "Organizzatissima, ora facciamo i guardoni o meglio, come si dice?" "Lascia perdere, godiamoci gli avvenimenti." "Tindaro, ti presento Lollo G., è uno studente universitario in medicina, se avrà dubbi in campo professionale potrà rivolgerti a te nel frattempo organizziamoci, la cena è già pronta, l'ho fatta preparare in una trattoria vicino al porto, il padrone è calabrese, omo, tanto simpatico. Lollo ed io andiamo in macchina a recuperala." Al. arrivò di corsa dinanzi allo spioncino e per poco non sbattè la testa sulla porta, voleva conoscere quei due. In attesa dell'arrivo dell'ascensore potè ammirare Dorella: un bambolotto con i capelli castani, ricci, divisi a metà da una riga verticale, occhi grandi ed espressivi, niente male a tette e anche a popò, benchè non molto alta calzava scarpe basse, una miniatura molto sensuale. Lollo: niente di speciale se non il fatto di essere completamente calvo, naso aquilino, pizzo ben curato. Questo particolare fece provare ad Al. un pò di nostalgia pensando quando amche lui ne faceva sfoggio prima che diventasse bianco.  Si spostò sul balcone e vide i due entrare in un a Wolkswagen Golf posteggiata nel cortile. Al. e Ge. poterono riprendere la loro 'guardonìa sonora. Dorella "Non so che abbia preparato il vecchio Cocò, in realtà si chiama Cosimo." "Lollo:"Dall'odore sembra pasta alla puttanesca, non ha certo lesinato il peperoncino..."Dorella: "Tindaro che vino abbineresti, che ne pensi di un rosso corposo?" "Non mi intendo di vini, ne prenderò uno di mia moglie... sull'etichetta c'è scritto 'Amarone', dovrebbe andar bene." Ge. incazzatissima: "Figlio di un cane quel vino ha dieci anni, l'avevo lasciato da parte per brindare con te." "Quando ti arrabbi sei favolosa, lo stesso atteggiamento di una Giunone cornuta, domani te ne comprerò una cassa, seguitiamo ad ascoltare ci sto prendendo gusto." Tindatro: "Quel tuo amico è un simpaticone: guarda pannocchie di granoturco con alla base la lanuggine della pianta, sembra un pene, finocchiona alla romana, wurstel giganti intagliati come la cappella di una cazzo, finocchi in gratin, due cose ovali arrosto, sembrano palle di toro." "Dorella: "Tutto buono, Cocò sarà un eccentrico ma è un buon cuoco, la pasta col peperoncino mi ha fatto accalorare, mi tolgo la maglietta... Tindaro non essere impaziante, intanto sappi che sono io la direttrice dei giochi, sarete ambedue miei schiavi e dovrete obbedire ad ogni mio capriccio, t'è capì? Guardate questi tre cannoli grossisimi, anche una bottiglia di champagne Veuve Cliquot e Ponsardin... mi strofino lo champagne sulle tette, una a testa come Romolo e Remo." Attimi di silenzio, le lingue sulle tette non fanno molto rumore... Dorella: "Ora basta, per rendere più particolare la serata vi darò gli ordini in latino, lingua che ambedue conoscete; mi metto in ginocchio sul tavolo, Lollo cunnilingus, Tindaro tergalinguus..

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