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Autore

Alberto Mazzoni

in archivio dal 16 gen 2009

03 settembre 1935, Roma - Italia

segni particolari:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta, tromba!

mi descrivo così:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

02 dicembre alle ore 9:37

ALBERTO E GENÉVIÈNNE (TERZA PARTE)

Il racconto

Ge: "Non capisco un'acca, non
conosco il latino." "Ti tradurrò tutto ma come ricompensa..." "Niente
ricompense per ora, ho capito dove vuoi arrivare, l'uso dell'argenteria
te la devi conquistare! Traduci." "Lollo deve baciare il buchino davanti
di Dorella e Tindaro quello dietro." Dorella: "Nunc fellatio at ordo,
membrum plus parvus esse secundus in ludis, Lollo super tabula femur
manifesta: lingo tergas, lingopilas, lingofallum." "Vai con la
traduzione e non fartelo ripetere." ""Dorella sta leccando il culo, le
palle e il pisello di entrambi, a turno, beati loro!" "Non è il momento
di farti venire le voglie, voglio partecipare alla loro orgia." Dorella:
"Lollo fallum bene erectus. Tindaro fallum parvus erectus, experio
secare... fallum semper parvus erectus, experio ex novo lingere.""Lollo
ce l'ha ben duro, quello di Tindaro, malgrado l'impegno di Dorella con
la lingua e con le mani resta moscio, Dorella prova di nuovo a
leccarglielo."Dorella: "Tindaro experiore con manu te ipsum dum osculor
in ore Lollo." "Tindaro deve provare con la sue mani a farselo diventare
duro mentre Dorella bacia in bocca Lollo." Dorella: "Res sic stantibus,
copulo cum Lollo, expero spectandum membrum ferreus fit." "Dato che
Tindaro l'ha tuttora mezzo moscio, Dorella si mette a scopare con Lollo
sperando che guardandoli a Tindaro diventi duro." Dorella: "Esperioremus
cum Lollo qui debet sugare membrum Tindaro." "Dorella cerca in tutti i
modi di far diventare duro il coso di Tindaro, ha dato ordine a Lollo di
succhiarglielo." Ge:"Non ricordo che in passato Tindaro abbia avuto con
me delle défaillances..." Dorella: "Medicina efficax fuit, Tindaro
concitatus est et potest irrumpere in mea vulva dum capio status ovis."
"A Tindaro è diventato duro e può scoparsi Dorella che si è messa alla
pecorina." Dorella: "Tindaro emergi da mea vulva ut facere intromittere
Lollo." "Ha ordinato a Tindaro di mettersi da parte per far entrare in
fica Lollo." Dorella: "Nunc collocatio mea vulva super membrum Tindaro e
membrum Lollo debet irrumpere in mea terga." "La cosa si fa più
interessante e fantasiosa: Tindaro si deve infilare nella fica e Lollo
in culo, doppio gusto, mai provato?" Ge: "No, oltre te dovrei trovare
una persona speciale, sono di gusti difficili." Dorella: "Volo mutare,
Tindaro cun suo penis in terga Lollo et Lollo in mea vulva." "Tindaro si
deve inchiappettareb Lollo che dve entrare in fica." Tindaro: "Non so
se ci riesco." Dorella: "Si vis gaudere intra mea vulva aut intra in mea
terga obedi!" "Se Tindaro vuol godere in fica o in culo di Dorella deve
ubbidire." Tindaro: "Se Lollo me lo lecca diventa duro." Dorella:
"Lollo obedi." "Hai capito, a tuo marito, diventa duro solo se glielo
lecca Lollo." Dorella: "Duratio perfetta, intromissionis in terga Lollo
magna cum suavitate." "Cazzo di Tindaro perfettamente duro, deve
metterlo in culo a Lollo con delicatezza." In sottofondo gemiti di
piacere. Dorella: "Tindaro non debebat gaudere, ob pena sugas Lollo
usque suum gaudium in tua ore." "Tindaro non doveva godere, per
punizione deve far godere Lollo nella sua bocca, cattivella la fidanzata
di tuo marito!" "Se piace a loro, ma sentiamo il finale." Dorella: Volo
gaudere magnopere, at ordo volo antea gaudere cum cunnilingus et postea
con fallum at ordo usque mea perfecta satisfatis." " Dorella vuol farsi
una goderecciata planetaria, ha ordinato ai due di leccarla e di
infilargliela a turno sino a completa sua soddisfazione, i risultati li
senti..." Ge aveva spento il ricevitore e guardava Gi con aria
interrogativa:"Stai pensando tu la stessa cosa?" "Si ma come trio mi
andrebbero due femminucce." "Furbacchione niente da fare, ed ora a cena,
cos'hai di buono?" "A Nadia ho detto che questa sera avevo compagnia,
andiamo a scoprire la sua valitudine nell'arte culinaria." "Non è che te
la sei fatta?" "Solo un pompino, una volta." "Cazzo ti dai pure agli
amori ancillari!" "Senti vergine delle rocce a te non è mai capitato
qualcosa di simile?" "Te lo racconto un'altra volta, andiamo ad aprire
il forno... caspita coniglio con peperoni e olive greche, piccioni
ripieni, contorni: rucola con scaglie di parmigiano, verdura amara di
montagna, cetrioli, carote senza buccia ma interi, Nadia fa pure la
spiritosa, forse pensa che sia come Lollo e Tindaro." "Va bene non sei
un culattone, va a prendere del vino, se penso al mio Amarone..." "Ho la
Lacrima di Morro d'Alba, ti piacerà." "Buonissima cena, devo fare i
complimenti a Nadia, la frutta... cazzo sta ucraina m'ha preso di nuovo
per il cuolo, ananas interi con un buco al centro." "Te lo faccio venire
duro, vediamo se c'entra." Slam, slam, slam. "Prova ad infilarlo
nell'ananas... non c'entra." "Dirò a Nadia, la prossima volta, di
praticare un foro più largo, intanto succhiamelo ancora." "O si mangia o
si scopa, si mangia!" Per ultimo una baretta di cioccolato amaro. Sul
divano abbracciati: "Mai provato la sensazione piacevole di un bacio al
cioccolato, ora voglio raccontarti una mia avventura particolare. Come
ti dicevo mio padre era capo stazione a Basilea; una sera lo incontrai
in compagnia di una ragazza circa della mia età. Quando mi vide si
arrabbiò ingiungendomi di non dir nulla a mia madre; tornai a casa
amareggiata e decisi di allontanarmi dalla mia abitazione. Quale figlia
di appartenente alle ferrovie, avevo diritto di poter fruire di viaggi
gratis sino a duemila chilometri all'anno e così decisi di imbarcarmi
sul primo treno trovato in stazione. Era sera, in partenza sul primo
binario c'era un treno con cuccette, il conduttore mi disse che ce n'era
una libera, tutte le altre erano occupate dai componenti di una squadra
di rugby, se mi andava bene... D'istinto decisi di accettare, non
pensavo di correre alcun pericolo, i giocatori di rugby sono conosciuti
per la loro serietà e per la loro lealtà sia in campo che fuori, certo
la loro stazza... L'addetto al wagon lit aprì la porta delllo
scopartimento immerso nel buio appena rischiarato da una debole luce di
cortesia, mi arrampicai sulla scaletta posta al centro e mi issai sulla
cuccetta superiore sinistra, restai vestita in minigonna e giubbino. Nel
frattempo il treno si era messo in moto e non feci caso al rumore della
scaletta che veniva spostata; poco dopo sentii il calore di una manona
che lentamente guadagnava l'interno delle mie cosce. Decisi di starci,
mai conosciuto un giovanotto muscoloso che speravo anche ben dotato. La
mia passività indusse il giovane a farsi più intraprendente e poco dopo
me lo trovai nella mia cuccetta, delicatamente mi sfilò le mutndine e
cercò di infilarmelo ma benchè agisse delicatamente, mi fece male. Lo
alliontanai con la mano, lui capì e prese a baciarmi la cosina e poco
dopo godei a lungo. Il cotale, visti sparire i miei spasmi tornò alla
carica e questa volta non ebbe difficoltà, la mia tata era pronta ad
accoglierlo. Data la giovane età godè in breve tempo, restò un pò dentro
di me, non mi dispiceva rimanere in quella posizione, dopo poco tempo
si ritirò. In verità ero insoddisfatta, pensavo ad una notte di fuoco...
ma presto la delusione fece posto a una piacevole sorpresa, un altro
giocatore di rugby prese il posto del suo collega e, benchè anche lui
ben dotato, entrò facilmente nella mia cosina scivolando nella
visocosità lasciata dal suo collega. Anche lui fu piuttosto veloce e
scese dalla mia cuccetta per lasciare il posto al terzo ed ultimo
giocatore. Stessa scena ma alla fine mi sentivo frustrata, sti ragazzoni
avevano poca resistenza in campo sessuale, mi era rimasta addosso il
loro piacevole effluvio di mascolinità. Mi era girata su un fianco in
attesa del buon Morfeo quando sentii la solita manona che mi rigirava ma
da dove compariva il quarto? Capii che era il
primo evidentemente insoddisfatto della antecedente prestazione. La cosa
durò più a lungo dei precedenti con grande goduria della mia beneamata.
Ci furono varie altre prestazioni da parte dei rugbisti che persi il
conto. sinchè la mia gatta, indolenzita, rifiutò di farsi ulteriormente
penetare. Chiesi in prestito un  asciugamano per pulire la mia cosina
completamente allagata. Dopo la pugna un sonno ristoratore come gli
antichi soldati greci dopo la battaglia. Quando mi svegliai lo
scompartimento era vuoto, pensai che fossero scesi in una stazione, il
treno era ancora in moto. Mi recai al vagone ristorante per far
colazione e, sorpresa sorpresa, vidi tutta la squadra alle prese con
caffellatte e pasticcini. Non so quale folletto mi spinse a cercare di
riconoscere i miei trapanatori, pensai di averli individuati in tre che
occupavano un tavolino in fondo al vagone, con notevole faccia tosta mi
sedetti al loro tavolo. Espressione attonita da parte degli interessati
che mi guardavano perplessi e intimiditi; erano tutti e tre biondi,
mascelle larghe, occhi azzurri, capelli biondi tipici della razza
ariana, sarennero piaciuti a Hitler, sicuramente parlavano tedesco e in
questa lingua chiesi loro di procurarmi caffellatte e cornetti. Si
alzarono all'unisono e sparirono dalla mia vista, pensavo che avessero
preferito andarsene insalutato ospite invece si presentarono con un
vassoio pieno di strudel, cornetti, diplomatici oltre che con un bricco
di caffellatte. Erano notevolmente cambiati, sorridenti mi biaciarono a
turno la mano e si sedettero mentre io davo l'assalto un pò a tutto, la
notte godereccia mia aveva procurato un noteviole appetito, dovevo
riprendere le forze. Restammo seduti sino a quando i tre mi dissero che
stavano per giungere a destinazione, mi baciariono sulle guance seguiti
dagli sguardi interrogativi e sicuramente invidiosi dei loro colleghi,
indubbiamente in seguito li avrebbero messi al corrente della loro
avventura. Alla fermata successiva scesi dal treno, andai in una
farmacia e acquistai una pomata per lenire l'arrossamento della mia
cosina, me l'avevano prorpio sconquassata! Ritornai in stazione ed
aspettai un treno che mi riportasse a Basilea. Ai miei genitori dissi
che ero andata a trovare un'amica, guardai negli occhi mio padre e gli
feci capire che mi sarei fatta i fatti miei, in fondo era anche 'merito'
suo se avevo potutto godere quell'avventura particolare e piacevole."
"Sei una porcona matricolata ma spero che non farai paragoni di
volatili, il mio deve essere decisamente più modesto." "Il tuo va
benissimo, funziona perfettamente e poi... è il tuo." "Non sappiamo nel
frattempo il finale del banchetto, hai chiuso il collegamento." "Vado a
vedere se nel parcheggio c'è ancora la macchina di Dorella... è andata
via, rientro a casa, bacione della buona notte." "Non è che tu sia molto
generosa..." "Per stasera va bene così, 'Traduzione mi ha creato uno
svuotamento mentale, buonanotte." "Notte". Quale buonanotte, se Ge si
era svuotata mentalmente, Al si era caricato sessualmente e giaceva sul
letto guardando imbambolato 'ciccio' anche lui perplesso e sull'attenti.
Solo all'alba un pietoso Morfeo decise di prendere fra le sue braccia
il povero affranto Al. Il risveglio fu causato dal rumore di una porta
sbattuta. Nadia si era trovata Al fra i piedi ed in tale modo aveva
dimostrato il suo disappunto e l'invito di levarsi dalle balle; niente
da fare Al ce l'aveva col mondo ed anche con quella incolpevole 'pulisci
cessi'. Questo pensiero ingiurioso fece tornare Al alla realtà,
normalmente non avrebbe mai offeso Nadia anzi apprezzava molto i suoi
sacrifici per far studiare i figli e l'essere lontana dalla sua terra.
si diede ancora dello stronzo ed andò a trovare l'affaccendata ucraina
alle prese con la lavastoviglie. Sorriso accarrivante che Nadia
interpretò come resa incondizionata e conseguente uscita di casa. "Nadia
scusami, non mi sento bene, preferisco non uscire, mi sposterò a una
stanza all'altra mentre tu lavori." "Penso che il signorino avrà
apprezzato le cena che ha condiviso con una gentile signora o signorina
visto il rossetto che ho trovato su un bicchiere!" "Nadia hai meritato i
nostri complimenti anche se non abbiamo compreso la curiosa
preparazione dell'ananas." "È una consuetudine ucraina..." "Una
consuetudine zozzona!" "Onni soi qui mal y pense." "Cazzo questa conosce
pure il francese e mi prende bellamente per i fondelli, mi sta bene la
battuta romana 'prendi e porta a casa!' Nadia sono nel salone, ti faccio
sentire una musica allegra." Quale musica allegra, Al le aveva
mollato la marcia funebre di Mozart. "La marcia funebre di Mozart non
migliorerà il suo cattivo umore dovuto forse alla bufera che si sta
avvicinando o a qualcosa che ieri sera è andato storto..." "Nadia ti
offendi se ti dico di farti i cosi tuoi!"Al andò ad alzare la serranda
del salone. Effettivamente un temporale era in arrivo, il forte vento
piegava i rami degli alberi, dalla Calabria si stavano avvicinando
grossi nuvoloni neri carichi di pioggia, qualche lampo lontano, non se
ne parlava proprio di uscire. Nadia si presentò al cospetto di Al:
"Signorino ho trovato questo biglietto sotto la porta d'ingresso, ce lo
devono aver messo da poco, quando son venuta non c'era, non l'ho
aperto." Figurarsi se quell'impicciona non l'aveva letto. "Caro sento il
bisogno di allontanarmi un pò da Messina, stanotte ho avuto una crisi
ma non so spiegarti di che si tratta o forse lo so... in ogni caso
preferisco star sola." Inutile rifugiarsi nel luogo comune 'chi le
capisce le donne'. Ge non era una donna banale e allora...Gi aprì la
porta finestra, il posto macchina di Ge era vuoto. Gi allora decise di
uscire di casa, niente barba, niente doccia, niente vestiti solo una
tuta da ginnastica. Giunse frastornato a piazza Cairoli, poca gente in
strada, rari pedoni alle prese con ombrelli diventati paracadute
all'incontrario, quasi tutti rifugiati nei negozi o nei bar. Gi era
vicino alla rivendita di giornali dell'amico Nino ma preferì andare in
un'altra edicola, il suo aspetto non era dei migliori e non aveva voglia
di sopportare le inevitabili battute salaci del suo amico giornalaio.
'La Gazzetta del Sud' riportava le solite notizie spiacevoli: incidenti
stradali con morti e feriti, arresti delle forze dell'ordine di
spacciatori di droga, un latitante di grosso calibro arrestato dopo
lunghi indagini, politici che se ne dicevano di tutti i colori per 'il
bene della città'. L'unica pagina distentiva era un'allegato dedicato
agli studenti delle elementari, bellissimi ed ingenui disegni e le
letterine degli scolari. Queste immagini lo portarono a rivolgersi una
domanda alla quale in passato non aveva saputo dare una risposta:
sarebbe stato un buon padre o, preso da problemi personali, avrebbe
lasciato alla madre l'incombenza della educazione dei figli? Doveva
essere proprio a terra per riproporsi una simile domanda tanto
impegnativa quanto senza risposta. Al rientro a casa non trovò Nadia che
gli aveva preparato un risotto con sugo di pesce e, per secondo,
salmone con contorni di verdure e, in bella mostra, un secchiello con
ghiaccio con una bottiglia di 'Verdicchio', niente ananas con buco al
centro. Messo a tacere l'appetito, Al si distese sull'amico divano con
le braccia incrociate dietro la testa, la sua posizione preferita per
cogitare: a mente serena non riusciva a trovare una motivazione
dell'allontanamente di Ge, sicuramente non era un problema col marito,
ognuno viveva la propria vita. Qui si fermava la diesamina, inutile
spingersi oltre per trovare una motivazione plausibile. Cavolo non aveva
pensato al telefonino: 'Risponde la segreteria telefonica del numero
... lasciate un messaggio dopo il segnale acustico.' Chiaramente Ge non
voleva avere rapporti con lui, che fare? Dopo lunga meditazione Al
ritenne che la cosa migliore fosse lasciare un messaggio nella
segreteria telefonica non chiedendo spiegazioni ma effettuando una
cronaca dell'andamento di casa sua: "Cara come stai, qui il tempo è
maledetto e m'impone una prigionia forzata con grande irritazione di
Nadia, 'ciccio' è molto affranto e riposa nella sua cuccia, non ci sono
novità, ti chiamerò domani, un bacione." "Oggi mi sento meno triste
forse anche per merito del tempo che è notevolmente migliorato. Per
quanto riguarda casa tua devo comunicarti che il tuo allontanamento è
stato ben accetto dalla banda che da tre è aumentata a quattro perchè,
penso, si sia aggiunto Cocò quel tale titolare del ristorante che aveva
fornito la mangiatoria a Tindaro, a Dorella ed a Lollo nel loro primo
incontro-orgia. È in tipo magro, alto, molto elegante da quello che ho
potutto vedere dallo spioncino della mia porta d'ingresso. Se avessi
lasciato le microspie in funzione avrei potutto riferirti qualche
passaggio interessante delle loro...conversazioni, solito bacione."
"Oggi Nadia mi guarda in maniera strana, forse ha intuito qualcosa della
nostra relazione e si domanda il perchè della tua lontananza (non è la
sola). Io non  frequento più gli amici, ho cambiato giornalaio per non
subire domande imbarazzanti sul mio aspetto fisico non proprio al top,
che altro dirti, bacioni." "Amore non tengo più il conto dei giorni che
son passati, la domanda è sempre la stessa: perchè? Se hai preso questa
decisione avrai avuto i tuoi buoni motivi, vorrei che...che vorrei?
Averti di nuovo fra le mie braccia!" Al aveva deciso di non inviare più
sms a Ge, non era sicuro che li leggesse, forse suo marito sapeva
qualcosa, avrebbe potutto chiedergli... la disperazione porta a pensare
soluzioni inopportune e sciocche, ufficilamente non lo conosceva
nemmeno. Dopo due giorni, di notte squillò il telefono di casa:
"pronto": Dalla'ltro lato un suono di pianto, un pianto sempre più
fporte.irrefrenabile, non poteva che essere Ge, infine la sua voce: "Ci
sei?" Con la maggior indifferenza possibile Al: "Certo che son qui, mi
hai svegliato, non potevi telefonarmi in un'ora meno antelucana!" Al
cercava di sdrammatizzare. "Brutto maiale, io manco di casa venti giorni
e tu fai il sostenuto, ho fatto male a chiamarti, sei un maledetto, ti
odio!" "Pure io, non voglio farti domande ovvie, dimmi dove sei e se
vuoi che ti raggiunga." "Non vorrei ma è più forte di me, sono al 'Bed
and Breakfast 'La Stalla' di Salvatore di Fitalia, non ho voglio di
spiegarti dove si trova, guarda su internet." "Dato che ti trovi in una
stalla, mi domando se devo portare il sacco a pelo ed il lume a gas."
"Se fai ancora l'imbecille sparisco di qui e non mi faccio più trovare."
"Se non accetti le mie battute sei proprio a terra, più o meno ho
capito dov'è il posto, a presto." "Non spingere troppo
sull'acceleratore, ora che ho deciso di rivcederti vorrei trovarti tutto
intero, io starò ad aspettarti all'inizio della salita che porta al
casolare." Valigia preparata in fretta, vestito sportivo, autostrada
Messina - Palermo, uscita a Patti prosieguo in strade malagevoli
seguendo le indicazioni stradali, infine la scritta 'Bed and breakfast
La Stalla Km.1' Ispirazione di Al, fare gli ultimi cinquecento metri a
piedi, sbucare all'improvviso per vedere le reazioni di Ge. Detto fatto,
Jaguar posteggiata sotto una curva, ultimo tratto in salita, e che
salita!. Giunto nelle vicinanze del casolare Al aveva la classica lingua
di fuori.Scorse la conosciuta figura di Ge seduta su un masso, il viso
appoggiato su una mano ed il gomito su una gamba, non l'aveva ancora
notato. Quando Al si avvicinò, alzò solo lo sguardo, un'immagine
spiacevole, era dimagrita, lo sguardo spento, nemmeno un 'ciao'.Ge si
alzò, prese per mano Al, s'incamminarono per raggiungere l'abitazione,
una ex fattoria rimodernata che di stalla non aveva che il nome.
Passarono vicino alla piscina ovviamente vuota (era novembre) e si
diressero verso una sala dove c'era una radio accesa che inviava musica
country. "Vieni, sediamoci sul divano, è qui che passo la maggior parte
del tempo quando le condizioni atmoferiche non mi permettono di andare a
cavallo nei boschi." Stranamente Ge non guardava in faccia Al, che
poteva aver combinato per sentirsi tanto in colpa? Mah. Si avvicinarono
una signora sulla trentina, bruna, piccolina, sorridente seguita dal
marito alto, panciuto e dall'espressione di figlio di puttana e lo
dimostrò subito partendo all'attacco: "È suo padre?" "Potrebbe esserlo
ma è solo il mio amante!" Gino e Carmelo, dopo una stretta di mano si
allontanarono, avevano compreso che non era il caso di esagerare viste
le espressioni contrariate dei due. "Vieni in canera mia, in questo
momento non vi sono altri ospiti." "Bene, finalmente soli, mi sembra la
classica situazione  di due novelli sposi alla prima notte di nozze."
"Non ho nemmeno la forza di darti un pugno in faccia, te lo
meriteresti!" Ge era distesa sul letto prona, non voleva farsi vedere in
viso, forse piangeva. Al gli si mise accanto, un braccio intorno alle
spalle. Restarono in questa posizione sin quando non giunse la voce di
Carmelo: "L'amore fa venire fame, mia moglie ha preparato cose
buonissime." Menù letto da Carmelo: - antipasti: peperoni arrosto,
funghi e melanzane fritti, provola cotta alla brace; - primi piatti:
bucatini al ragù, risotto ai funghi; - secondi piatti tutti cotti su un
coppo: carne di struzzo, salsicce, filetto di maialino; - contorni:
verdure di campagna,fagioli lessi, fave e piselli, patate fritte; -
frutta: melograni, mele di montagana, pere. Un piatto con ingredienti
genuini in città ve lo potete sognare!" Al: "Modestia decet puellas."
"Il signore conosce il latino? Bene ci intenderemo in tale lingua." Ge:
"Niente latino, ne abbiamo fatto una scorpacciata in altra occasione..."
Carmelo: "Vedo con piacere che la signora si è ripresa, nei giorni
passati non  ha mangiato quasi nulla e ci ha sempre deliziato con
un'espressione da funerale, signor Alberto tutto merito suo!" "Carmelo
vorrei darti del tu per poterti mandare a f....lo senza che tu ti
offenda!" ""Permesso accordato, vado subito dove mi ha mandato!" Quella
era la donna che Al preferiva, battagliera. Ge aveva 'ripreso le penne'
ed aveva preso d'assalto i piatti che man mano venivano serviti a
tavola, Gi pensò che nei giorni passati doveva aver soffeto la fame.
Riempito il delizioso pancino Ge, dopo aver ringraziato sia Gina che
Carmelo, chiese loro di sellare due cavalli per un giro nel bosco.
"Genéviènne come cavaliere sono maldestro, ho paura di cadere e di
rompermi la testa." "È proprio quello che desidero e che ti meriti,
monta e seguimi, ormai conosco bene la zona." Ge aveva messo il cavallo
al trotto, Al invece frenava il suo, già andare al passo per lui era
abbastanza viste le asperità del terreno. "Cagone del c...o, fai alzare
le chiappe al cavallo!" "Te lo puoi dimenticare anzi lo giro a torno
indietro." Ge raggiune il suo amante, scese da cavallo, tirò giù dalla
sella Al che si ritrovò disteso a terra quasi senza accorgersene. "Vedo
che sei migliorata, non sei più pazza ma solo def..." Al non riuscì a
finire la frase, Ge si era appropriata della sua bocca e lo baciava
freneticamente. Finita la furia distruttrice ripresero fiato guardandosi
negli occhi. "È troppo chiederti e soprattutto ottenere qualche
spiegazione, una piccola piccola solo per capirci qualcosa dell tua
fuga, ero fuori di testa, stavo quasi per telefonare a tuo marito per
avere tue notizie." "Lui non sa nulla dove sono nè penso che gli
interessi gran che. La mia diserzione, chiamiamola così,è dovuta ad una
violenta reazione contro me stessa, ho provato un sentimento che non
volevo accettare e che ha portato ad odiarmi, sai quanto sia importante
per me la libertà, la mia ragione di vita, non accetto costrizioni di
alcun genere e così piuttosto puerilmente sono fuggita quando ho
scoperto di essermi innamorata di un essere esecrabile, me lo sogno, di
notte mi abbraccio al cuscino pensando a lui... a te maledetto
abominevole uomo!" Tutto ad un tratto il silenzio era sceso fra di loro,
il canto degli uccelli appollaiati sugli alberi erano l'unico suono del
bosco, Ge dopo la sofferta confessione, aveva poggiato la testa sul
ventre di Al. Se da un lato si sentiva sollevato dall'altro era
perplesso, che c'è di meglio di un sentimento che ti coinvolge tutto, al
diavolo la libertà e le fregnate del genere! L'umidfità ed il freddo
consigliarono ai due amanti di riprendere la via di casa ma i cavalli...
si erano dimenticati di legarli ad un albero e gli interessati avevano
ritenuto opportuno andar per i fatti loro. Una corsa verso l'alto,
niente cavalli 

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