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Autore

Alberto Mazzoni

in archivio dal 16 gen 2009

03 settembre 1935, Roma - Italia

segni particolari:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta, tromba!

mi descrivo così:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

22 luglio alle ore 15:13

ALBERTO SCIARRA IL TRASFORMISTA

Il racconto

Nato per rompere i co…ni questo  il verdetto di papà Armando dopo aver conosciuto a fondo il figlio Alberto nato per una sua ‘minchiata’ con una compagna di università. Armando era l’ultimo discendente di una famiglia nobile di Grotte di Castro in quel di Viterbo ma residente a Roma da molto tempo. Rimasto vedovo, aveva come  sorelle: Iolanda, Maria, Giovanna e Lidia di cui solo le prime due convogliate a nozze, le altre due, inguardabili, non avevano trovato un pollo che le sposasse e dire che  non erano indigenti, gli antenati avevano accumulato un bel patrimonio consistente soprattutto in terreni coltivabili che rendevano un bel po’ di quattrini. Alberto aveva vissuto la giovinezza in una casa di campagna a Cingoli (Mc),  sfollato con i suoi parenti in quell’abitazione per sfuggire ai bombardamenti degli allora non ancora alleati. Assomigliava moltissimo a suo padre sia nei lineamenti maschili che per la statura che aumentava di giorno in giorno. Il contadino Peppe: “Padrone stó figlio lo annaffiate troppo, tra poco sarà più alto di voi!” Papà Armando era orgogliosissimo di Alberto che però sin da piccolo cominciava a mostrare delle ‘stranezze’ nel suo comportamento, i francesi lo avrebbero classificato un ‘moquer’ per gli scherzi cui sottoponeva parenti ed amici. Il primo fu quando con una maschera dell’orrore in viso ed una candela in mano entrò nelle camere delle zie che si spaventarono a morte. Per quella volta fu graziato ma un’altra ‘bricconata’ Alberto aveva in serbo: era maggio ed nei campi c’erano molte lucciole, il giovane non aveva sonno, pian piano uscì di casa e in un vaso ne mise molte che poi lasciò libere dentro le varie stanze di casa con la conseguenza di far spaventare a morte le zie che non conoscevano quell’insetto. Questa volta non fu perdonato e papà Armando lo fece restare a casa un’intera settimana senza poter mettere il naso fuori. La punizione per il giovane era peggiore di quanto programmato dal padre in quanto gli era preclusa la vicinanza con le compagne di scuola che talvolta lo  trastullavano con ‘saws and blowjobs’ (Alberto studiava l’inglese) sempre ben accetti. Il giovane capì che era meglio smettere con gli scherzi, ci rimetteva lui e quindi con la faccia di chi ‘non ha colpa’ andava fuori casa con gran piacere delle zie, finalmente! Frequentava le medie e con gran orgoglio dei parenti tutti era il migliore della classe, si impegnava a fondo e sotto banco riceveva dai componenti della famiglia regali in denaro. Allora vigeva ancora la leva  e papà Armando, benché avesse amicizie in alto loco, preferì che il figliolo provasse la durezza della disciplina militare. Il suo un metro e novanta lo fece collocare fra i Granatieri di Sardegna di stanza ad Udine, trasferimento non di gusto del buon Albertone che non riusciva a capire la lingua di quei polentoni. Come rompere la monotonia delle giornate sempre uguali? Lampo di genio: ‘appiccicare’ sullo stemma dei reparto al posto delle quattro teste di moro una foto di Cicciolina con le tette di fuori! Il ‘misfatto’ avvenne di notte, veloce come un ladro Alberto portò a fine lo ‘scempio’ e si riaddormentò placido non  immaginando che ‘casino’ sarebbe successo. Alle cinque e trenta del mattino voce dell’Ufficiale di Picchetto: “All’arme, all’arme!” Tutti i militari si catapultarono fuori dal letto ad esclusione di Alberto che, sbadigliando restò fra le lenzuola. All’arrivo del sottufficiale d’ispezione fu costretto ad alzarsi. “Non senti che c’è l’allarme, pelandrone, veloce!” La ‘boutade’fu attribuita a pacifisti della zona ma nessuno poteva entrare in caserma di notte, ed allora?” Il Colonnello Comandante preferì che la storia rimanesse nell’ambito della caserma, aveva paura di sbeffeggiamenti da parte dei pacifisti e della stampa ma la cosa aveva irritato i vertici militari. Alcuni compagni di Alberto, visto il suo atteggiamento di non volersi alzare dal letto, pensarono che fosse stato lui ma…nessuna prova. Quello fu il primo assaggio da parte degli ‘sventurati’ che ancora dovevano vederle delle belle infatti il giorno dopo, cinque minuti prima della sveglia Alberto con voce da omo: “Sveglia ragazzotti, non siate pelandroni la Patria ha bisogno di voi!” suscitando naturalmente le ire dei commilitoni che volevano picchiarlo ma la sua stazza  gli scongiurò una giusta punizione ma a tutti i colleghi rimase in mente quella voce da…Un giorno mentre la Compagnia era schierata in attesa di entrare in sala mensa Alberto uscì dai ranghi e impostando la voce da omosessuale: “Signor Capitano sto morendo di fame, mi si è abbassata la pressione vado in sala mensa…” Tutti, in primis il capitano restarono basiti, naturalmente Alberto fu costretto a saltare il pasto ‘beccandosi’ cinque giorni di C.P.R. (Camera di punizione di rigore) da passare in prigione. La cosa non fece né caldo né freddo al giovane che ne pensò un’altra: finita di scontare la punizione il bel ‘tomo’ una sera si aggregò ai colleghi che andavano al ‘casino’. Tutti a ridere, “che gli racconti alle mignotte che sei frocio?” “Pederasta sari tu, brutto sozzone!” Grande fu la meraviglia di tutti quando Alberto, a braccetto di una ‘signorina’ si recò in camera per ritornare in sala dopo mezzora per prendere a braccetto altra ‘signorina’. Tutti addosso alla prima ‘signorina’, “Cosa ha combinato il nostro compagno?” “Ha un cazzo più grosso del normale e se n’è fatte due, m’ha dato una bella mancia!” Tutti a guardarsi in viso sbalorditi. Ritorno di Alberto nella sala d’aspetto e: “Ragazzi mi sa che non avete scopato non è che siete per caso un po’ ‘checche’?” Intanto però il giovin signore seguitava a parlare con un linguaggio non da maschio ed il Capitano  della sua Compagnia andò dal Colonnello Comandante e suggerì di congedare Alberto Sciarra per ‘poca attitudine alla vita militare.’ Valigia in mano Alberto prima di uscire dalla caserma fece il ‘segno dell’ombrello’ ai colleghi anzi ex colleghi che lo guardavano stupiti, finalmente libero! Papà Armando fu informato delle malefatte del figlio ma invece di arrabbiarsi si fece tante risate, quel figlio di…era riuscito a farsi congedare! Sul treno diretto a Roma, prima classe di uno scompartimento in cui c’era solo una ragazza bionda decisamente piacevole la quale, dopo un suo saluto con inchino si mise a ridere. “È un buon segno se faccio ridere le femminucce o mi devo preoccupare?” ”Lei ha messo la bustina del berretto all’incontrario davanti didietro!” Fu l’inizio di una conversazione sino alla stazione Termini ma non finì qui. “Che mi dice se le propongo di rivederci?” “Perché no, io sono Flora, abito in via Cola di Rienzo e tu?” (un  buon segno era passata al tu.) “È una combinazione io in via Tacito, siamo vicini, scambiamoci i cellulari.” Ad Alberto fu affidato il compito di seguire le faccende ‘georgiche’ dei terreni familiari: trebbiatura, vendemmia ed altre incombenze del genere che naturalmente il giovane apprezzava solo per un lato: talvolta una ‘sveltina’ con qualche giovane contadinella bella ma il suo pensiero era a Flora che riteneva oltre che bella anche intelligente e con personalità. Solita pantomina (si diede per malato), rientrato a  Roma fu fortunato perché gli passarono tutti i mali e così poté riagganciare la ragazza: “Cara come va?” “Io non ho problemi a te che è successo non ti sei fatto più vivo.” “Per un periodo ho fatto il ‘paysan’ nei terreni familiari poi mi sono scocciato e soprattutto avevo voglia di vederti.” “Com’erano le giovani contadine?” Stà figlia di…era molto più scaltra di quello che sembrava. “Niente di speciale, “Glisson”,  (Flora conosceva il francese) se vuoi puoi venire a prendermi a casa mia, devo andare nel mio  negozio di parrucchiere in viale della Libertà.” Per la prima volta Alberto entrò in un salone di bellezza, scritta ‘Hayr Stylist’, trecento metri quadrati ordinati e con molti macchinari.” “Ti sei piazzata bene!” “Tutto merito di mia madre: divorziata, si è sposata con un riccone più anziano di lei che, dopo un infarto letale le ha lasciato un bel patrimonio.” “È stato sempre un mio desiderio entrare nel mondo femminile, questo è il momento buono, imparerò il mestiere  cominciando dal primo gradino.” Flora era perplessa, aveva paura che il bel tomo gli combinasse casini con le clienti. “Dipende da te, ho una clientela scelta ed un po’ snob….”“Ma io sono snob, tantissimo mia cara.” Era iniziata la sceneggiata dell’omosessuale che fece ridere le due  impiegate Gemma e Selene,  un bionda e l‘altra mora (ambedue appetibili) di cui subito si accattivò le simpatie.  Vedendo l’atteggiamento delle ragazze: “Quelle due sono off limits per te!” “Meravigliosa la mia gelosona sarò solo tuo ma ancora…” “Sabato sera  ti invito a cena a casa mia, mia madre è una brava cuoca.” Alberto vestito sportivo faceva la sua bella figura apprezzata da mamma Leda: “Finalmente un bel maschio, gli altri…dove cacchio li trovavi, pensiamo a mangiare, ho preparato tutti cibi afrodisiaci non che  il qui presente Albertone penso ne abbia bisogno, ma un aiutino…” Anche mamma Leda, cinquantenne ancora piacente aveva subito il fascino di Alberto cosa non molto apprezzata da Flora che fece finta di nulla ma capì che con  Alberto avrebbe dovuto combattere per tenerselo ben stretto.  Mammina dichiarò di aver un appuntamento con sue amiche e lasciò campo libero ai due.  Alberto non poté fare a meno di metter su una sceneggiata: “Cara non ci crederai ma m’è venuto un  gran sonno!” Flora ormai aveva conosciuto i trucchi del compagno e: “Pure a me, io vado in camera di mia madre e tu in quella degli ospiti, buon riposo.” Alberto capì che con Flora aveva ‘toppato’ sarebbe stata una lotta dura con la baby ma ne valeva la pena infatti, dopo essersi installato nella stanza degli ospiti vide arrivare Flora coperta da una vestaglia trasparente che l’interessata fece cadere a terra scoprendo un corpo meraviglioso che fece allargare le pupille del giovane. “ Vediamo quello che sai fare!” Alberto passò la prova con pieni voti e poi fu preso sotto l’ala protettrice del dio Morfeo come pure Flora che mamma Leda trovò addormentati nel suo letto. “Viva la gioventù!” pensò  la genitrice.  Alberto chiese ed ottenne di imparare la professione di parrucchiere per donna anche se con un  po’ di scetticismo da parte di Flora. Il giovane cominciò dal primo gradino: lo shampista (lavava i capelli alle signore)  poi imparò a fare il manicure, il trucco al viso, la cosmetica, i massaggi al corpo i più graditi dalla signore, un pensierino a…che restava tale, Flora era sempre in guardia. Un avvenimento venne a scombussolare la vita della comunità di parrucchieria: due arabi entrarono nel locale e: “Io sono Kamil sono interprete per conto del qui presente mio signore sceicco Muhammad che ha posteggiato il suo yacht Hazzem  al porto di Messina. Il mio signore desidera che alcune sue spose e concubine vadano in un istituto di bellezza, passando ha scelto il vostro ma pretende che in presenza delle sue donne non mi siano maschi nel locale.” Flora non sapeva che rispondere e stava tergiversando pensando al ‘mare’  di soldi che sicuramente lo sceicco avrebbe mollato e stava per parlare quando apparve Alberto completamente trasformato: rimmel sugli occhi, rossetto sulle labbra, minigonna…”Sono Alberto  io sono sempre a disposizione delle signore ma non  le apprezzo.” Kamil tradusse la frase al suo comandante aggiungendo un risolino nel commentare l’aspetto del nuovo  venuto. Lo sceicco parve soddisfatto e, sempre tramite interprete fece sapere che la mattina seguente avrebbe condotto due sue spose. Spariti i due arabi risate a non finire da parte di Gemma e di Selene ma non di Flora che sentiva nella storia puzza di bruciato ma ormai tutti erano in ballo…La mattina seguente due Mercedes si fermarono dinanzi all’istituto di bellezza, ne scesero l’interprete e due donne arabe che Kamil presentò come Halima e Aisha ambedue abbigliate in stile arabo con un Krere che lasciava scoperto solo il volto. L’interprete prima di ritirarsi fece presente che fuori del negozio c’era posteggiata altra Mercedes guidata da Baraka, un eunuco, la notizia per un po’ di tempo lasciò perplessi i presenti compreso Alberto addirittura inorridito! Chiusa la porta d’ingresso a chiave, Aisha e Halima rimasero in reggiseno e slip, la prima dai capelli corti fu la prima ad andare nel retro da Alberto, sempre truccatissimo, la seconda dalla capigliatura lunga ci mise più tempo chiedendo un’acconciatura particolare,  forse per lasciare più tempo all’amica in compagnia di Alberto. Quando Aisha si ripresentò nella sala comune Halima entrò nella stanza dei massaggi e ne riuscì dopo circa una mezz’ora con…gli occhi lucidi come prima la compagna, troppo lucidi solo per un massaggio, nei loro occhi Flora da donna lesse qualcosa che la mise in subbuglio, Alberto se l’era fatte  tutte e due! Baraka fu chiamato nel locale e si presentò con una valigetta che depositò su un tavolo poi prese le due donne a braccetto e, senza salutare, le condusse nella Mercedes. Facile da capire, la valigetta conteneva un mucchio di dollari! Il giorno dopo stessa ‘manfrina’ con altre due spose dello sceicco, Flora era  tra il preoccupato e l’arrabbiato ma…non poteva intervenire, quando mai sarebbe capitata una tale fortuna? Alberto sempre fresco come una rosa aveva preferito dormire a casa sua… aveva i suoi buoni motivi. Analoga situazione si presentò altre due volte ma alla terza il buon Alberto diede forfait con gioia di Flora, era completamente ‘spompato’ le arabe erano affamate di sesso, voleva dire che lo sceicco era scarso in quel campo e poi con tante mogli e concubine! Dopo una settimana Alberto riprese a frequentare la casa di Flora, si era ripreso alla grande con gioia della fidanzata, innamoratissima  che aveva capito che doveva concedere ogni tanto al bell’Alberto di ‘correre la cavallina’!

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