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Autore

Alberto Mazzoni

in archivio dal 16 gen 2009

03 settembre 1935, Roma - Italia

segni particolari:
Fisico da anziano, spirito da ventenne.

mi descrivo così:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

19 ottobre 2020 alle ore 10:34

ALESSIO E IL SESSO.

Il racconto

Alessio quarantenne, insegnante di materie letterarie in un  liceo classico di Messina era a suo modo soddisfatto della  vita che conduceva. I suoi genitori, calabresi, contadini con molti sacrifici  avevano messo da parte un bel gruzzolo,  a sessant’anni si erano trasferiti a Castanea delle Furie in provincia di Messina, luogo di nascita del padre Calogero dove avevano acquistato un terreno che coltivavano personalmente. Erano riusciti a far studiare il figlio Alessio il quale si dimostrò a scuola intelligente ed anche furbo (aveva preso dalla madre Catena) riuscendo  a scuola a prendere sempre bei voti e superare gli esami anche per la  simpatia che suscitava soprattutto presso le professoresse ed anche per il suo fisico atletico, fisico che sicuramente non aveva ereditato dai genitori ambedue bassi e grassi. Ma mano che Alessio cresceva c’erano alcuni paesani che si domandavano da chi avesse preso il giovanotto, la solita solfa: ‘il paese è piccolo e la gente mormora’, Anche alle orecchie di Alessio erano giunte quelle voci ma lui, nato ‘moquer’ si faceva grosse risate. Anche se sua madre aveva piantato un cornicchio sulla spaziosa fronte paterna la giustificava anzi l’aveva apprezzato perché sicuramente aveva scelto un uomo prestante e quindi, lui per fortuna non aveva nulla del padre anagrafico. Era possessore di una Fiat Abarth 595 regalo meritato di una vedova cinquantenne per le sue prestazioni in fatto di sesso. Alessio era quello di: ‘una ne lascia ed un’altra ne prende.’ Dalle sue amiche la maggior parte non più giovani riceveva regali non richiesti ma sempre bene accetti, soprattutto in denaro. L’eleganza era anche la sua arma: i negozianti di viale San Martino lo conoscevano e lo ossequiavano per i suoi acquisti nei cambi di stagione. Era un allegrone, aveva i suoi buoni motivi: affascinante, dal soldo facile ed un appartamento acquistato con un mutuo al quarto piano di un palazzo in via dei Mille. Quando per la prima volta fece visitare l’abitazione ai suoi genitori sua madre si mise a piangere, forse ricordava il suo triste passato. Prima cosa stringere amicizia col portiere Rosario, Saro per tutti, aveva la faccia da parapaffio (scusate la parola complicata), insomma da paraculo per dirla alla volgare, infatti un giorno venne fuori con: “Lei ha un nome non siciliano e poi non rassomiglia…” “Caro Saro, mia madre è stata l’amante di un milanese che,  saputo della mia nascita ha chiesto impormi il suo nome e tu…” Saro capì di aver ‘trovato duro’ e  smise di far domande sciocche. La vita di Alessio ebbe una svolta quando giunse a scuola un suo collega che insegnava matematica, tale Luca, bolognese, che aveva vinto il concorso alla sede di Messina. Alessio fece presente a Luca che al suo stesso piano si era liberato un  appartamento, Luca telefonò alla consorte Adua che insieme alle figlie Jenny ed Aurora dopo due giorni giunse a Messina. Adua  era casalinga, le figlie Aurora e Jenny furono iscritte nella stessa scuola del padre. Il preside Manfredo faceva onore al suo nome ‘uomo di pace’. Era sempre sorridente, andava d’accordo con gli insegnati, con gli alunni e con il bidello, tutti lo amavano. Il cotale pensò di riunire le sere del sabato nella palestra dell’istituto, addobbata a dancing, i componenti della scuola e loro famiglie, proposta accettata da tutti con entusiasmo. Alessio more solito farfalleggiava con le varie signore, stavolta…era stato abbagliato dalla figlia di Luca, Jenny: alta, longilinea, capelli lunghi sulle spalle, vita stretta, grandi occhi nocciola, gambe ancora da scoprire, la ragazza indossava un lungo tubino azzurro. Fu lei ad attaccar bottone: “Lei non è il solito professore noioso, la vedo fuori posto fra tanti parrucconi.” “Innanzi tutto dammi del tu anche se hai diciannove  anni, me l’ha detto tuo padre, mi sembri un po’ fuori razza, tua madre Adua ha un nome particolare che ricorda la battaglia persa dagli italiani in Etiopia, tua sorella Aurora è spiccicata a tua madre,  è  il tipo della bonazza, ha un certo fascino, tu sei magnificamente fuori razza rispetto al papino.” “Io non mi pongo problemi anzi sono estremamente sincera,  mi sei piaciuto sin dal primo istante, immagino quante femminucce…” “Per ora ho vicino a me una femminuccia come dici tu che è… lasciamo perdere i complimenti, potrei essere tuo padre.” “Che noia con la storia del padre, io ce ne ho già uno che è ben fornito, proviamo a ballare?” “My darling se ti accontenti di un  orso…” I due si impadronirono di una mattonella e ci rimasero, era un modo per stare abbracciati, Alessio aveva colpito ancora ma gli era rimasto impresso il giudizio di Jenny su suo padre, che voleva dire con quel ‘ben fornito’, boh... Un lunedì mattina Alessio rimase in casa con la giustificazione, non vera, di essere ammalato, cinque giorni senza scuola, una vacanza, come trascorrerla? “Adua sono ammalato ma non troppo che ne dici di farmi compagnia?” “Dipende dalla malattia, se è quella che penso…vengo da te.” “È quella che pensi tu!” Adua si presentò in vestaglia lunga, Alessio gli offrì dei cioccolatini fondenti con dentro del whisky, Adua ne fece una scorpacciata con la conseguenza che il liquore fece il suo effetto e l’interessata fece cadere a terra la vestaglia, la signora che aveva dimenticato di vestirsi, un gran pezzo di gnocca per dirla alla emiliana. Alessio aveva previsto quell’incontro e si era fatta una doccia, Adua preso in bocca il ‘ciccio’ già con ‘in alto i cuori’ ed ingoiò, ingoiò fin  quando finì la ’materia prima’. “Che bel sapore e quanto…che ne dici di far visita al ‘’fiorello’ ma vacci piano…” Alessio non ci andò piano e Adua emise quanto lamento poi finito in  un gemito per orgasmo prolungato. “Mai avuto dentro un cazzo così grosso!” Adua si era data al linguaggio volgare ma sincero! A riposo ambedue Alessio: “Cara dimmi la verità su Jenny, non assomiglia né a te né a tuo marito.” “Lui sa tutto, è figlia di un suo conoscente industriale, ricchissimo che sovvenziona nostra figlia ogni mese, la voleva con sé ma è sposato. Ora sai il mio segreto, mi raccomando discrezione!” Il sabato pomeriggio durante il ballo Jenny notò o meglio sentì la durezza di quel bozzo nei pantaloni di Alessio, aprì le braccia come per dire ‘purtroppo qui non possiamo fare nulla.’ La ragazza lo volle rincontrare a casa di lui con la giustificazione di ripetizioni da parte del professore, Adua non era molto d’accordo sulla loro frequenza perché pensava che Alessio fosse diventato il suo amante esclusivo ma non aveva argomenti per contrastare il volere di sua figlia. “Volevo dirti che non assomigli per niente a tua sorella.” “Hai ragione, Aurora ha diciotto anni ed è ancora vergine, uno spasso, la prendo sempre in giro, lei dice che sinora non ha trovato nessuno che le piace. Io amo il sesso sempre con maschietti di mio gusto e tu sei uno di quelli, dopo la lezione che ne dici di…” “Alessio disse dico di…” e provò sessualmente delle sensazioni mai provate in vita sua, Jenny si era scatenata ed  aveva messo a dura prova il buon ‘ciccio’ mai tanto strapazzato in vita sua, Messalina le poteva ‘fare un baffo!’ In compenso ebbe le congratulazioni della ragazza: “Ci sai fare a letto, ti metterò in cima alle mie preferenze!” Jenny diede, a richiesta di Alessio  una spiegazione delle parole ‘ben fornito’ riferite al padre. Una volta era entrata in bagno mentre Luca era sotto la doccia, per scherzare glielo aveva preso in mano e lui non ci aveva pensato due volte a infilarglielo nel fiorello, non essendo sua figlia non aveva avuto remore. Si può essere anticonformisti quanto vi pare ma quando è troppo è troppo, Alessio era rimasto sconcertato, la ragazza aveva esagerato con tanti uomini in giro…che si fosse scoperto puritano? Qualcosa cambiò nella sua vita, un pomeriggio che Jenny era andata a folleggiare chissà dove  si presentò in casa sua Aurora che inaspettatamente: “Ho visto che lei ha una Fiat Abarth 695, io sono appassionata di motori, ho anche la patente ma i miei non vogliono comprarmi un’auto, dicono che mi basta il motorino, che ne dice di farmi provare la sua auto?”  Proposta inaspettata per Alessio che notò che la ragazza era vestita elegante, si era truccata più del solito, aveva indossato tacchi alti ed emanava un piacevole profumo personale di cui non aveva mai fatto caso. “Aurora, aderisco alla tua richiesta ma quei tacchi non vanno bene, torna con scarpe adeguate alla guida e dammi del tu.” Adua al rientro della figlia a casa, venuta a conoscenza della richiesta di Alessio rimase basita, quello zozzone si sarebbe ‘fatta’ anche la sua seconda figlia! Lasciato il centro Aurora  diresse l’auto verso i monti Peloritani, era veramente brava nella guida. Arrivati a Musolino  trovò uno spazio e posteggiò l’auto. “Senti che profumo di alberi in fiore e che panorama!“ Aurora si stava ‘sciogliendo’ Alessio ne approfittò per baciarla a lungo, comprese che la ragazza, forse per la prima volta in vita sua aveva avuto un orgasmo, aveva chiuso gli occhi e si era abbandonata nel sedile. “Al ritorno è meglio che guida io, che ne dici baby?” La ragazza non rispose ma fece il cambio del posto di guida, ancora non si era ripresa, avrebbe per sempre ricordato quella prima volta anche se dentro di sé aveva pensato ad un’altra prima volta…” Jenny si fece viva per telefono: “Caro zietto zozzone ho saputo della tua ‘passeggiata’ in macchina con Aurora, mi raccomando trattala bene lo sai che è ancora vergine!” Fu la stessa Jenny che programmò ‘la prima notte di nozze’, lei era un’esperta in quel campo. Un pomeriggio disse alla madre che usciva con sua sorella per andare al cinema, solo che il programma era diverso: le due erano molto diverse: Jenny solare e sorridente, Aurora rossa in viso e preoccupata. “Alessio è un gentiluomo…good luck!” Jenny era uscita ed Aurora non sapeva come comportarsi. Le venne in aiuto Alessio: “Cara rilassati, pensa solo a qualcosa di piacevole, se sentirai dolore la smetterò subito, sotto di te metti questo asciugamano.” Aurora si era preparata mentalmente all’avvenimento che avrebbe cambiato la sua vita, fu stoica dinanzi all’ovvio dolore, non disse nulla quando Alessio riversò nell’interno del suo fiorello il ‘contenuto’ di ciccio. Alle diciannove ritornò Jenny che non fece nessuna domanda, Aurora dietro consiglio della sorella si era portato appresso un assorbente che aveva indossato, il dolore le stava passando. “Caro cognato mi sa che va a finire che diventerò io zia…” Previsione azzeccata, Alberto a quarantun anni divenne padre di un bambina bellissima che  sembrava assomigliare, a detta di tutti alla zia Jenny. La speranza dei due ‘coniugi’ era che non le assomigliasse in un certo campo…

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