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Autore

Alberto Mazzoni

in archivio dal 16 gen 2009

03 settembre 1935, Roma - Italia

segni particolari:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta, tromba!

mi descrivo così:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

24 giugno alle ore 9:05

CONFIDENZE SESSUALI

Il racconto

Il libertinismo è stato un movimento filosofico culturale del primo seicento che era distinto in libertinismo culturale e in libertinismo dei costumi, il primo riguardava una elaborazione filosofica il secondo riguardava la ricerca del piacere per soddisfare le proprie passioni e fuggire dal dolore. Oggigiorno la maggior parte delle persone propende per questa seconda interpretazione ovviamente avversata dai cattolici senz’altro complessati dal sesso, quelli che di solito hanno comportamenti ‘situazionali’ con la legittima consorte per  poi andare a rimorchiare qualche ‘signorina’ disponibile  con cui sollazzarsi con i ‘giochetti’ erotici vietati dalla morale religiosa. I personaggi di questo racconto facevano parte dei liberi sostenitori del piacere fine a se stesso, quello che  lascia appagati e gratificati senza sensi di colpa, sempre col limite del buon gusto. Residenti a Roma in un palazzo di quattro piani in via dei Santi Quattro. Ennio e Beatrice, ambedue trentacinquenni, si conoscevano sin dalla scuola media, stessi studi, laurea in lingue lei, laurea in matematica lui, stessa scuola il liceo scientifico Newton. Senza figli per decisione comune, agiati di famiglia, durante le vacanze la spassavano d’estate al mare a Fregene, d’inverno a Madonna di Campiglio località che raggiungevano con la loro Alfa Romeo Giulietta Quadrifoglio verde, Ennio era un patito della velocità. L’abitazione, un attico all’ultimo piano permetteva una visione di tutta Roma, quando il tempo lo permetteva mangiavano sul terrazzo. Dopo tanto tempo passato insieme il sesso era diventato più che altro una abitudine, peraltro rara come capita a tante coppie. L’arrivo di una famiglia al quarto piano aveva cambiato le carte in tavola nel senso che Ennio aveva adocchiato Leda la consorte di Alessandro che per lavoro viaggiava sui treni internazionali. I due avevano messo la mondo due gemelli, due bei ragazzi Flora ed Adriano particolarmente vivaci che propendevano più per il divertimento che per gli studi ragion per cui Alessandro li aveva ‘confinati’ in un collegio vicino a Roma che accettava sia maschi che femmine, ovviamente in locali separati. Ennio quando era libero dagli impegni scolastici frequentava un circolo di ex ufficiali dove  giocava a carte o vedeva la televisione. Un sabato sera Ennio non si sentiva bene, preferì la ‘compagnia’ di un’aspirina ed il riposo a letto. Beatrice aveva preso confidenza con Leda, quella sera era sola in quanto Alessandro era per servizio in viaggio da Roma a Berlino col treno ‘Italo’. In pieno agosto la serata era piuttosto afosa il che portò Beatrice a proporre all’amica  di togliersi i vestiti e restare in reggiseno e slip, richiesta accordata dall’interessata che eseguì la stessa manovra. Ambedue sedute sul  divano a dondolo del terrazzo  sentivano il rumore ovattato del traffico sottostante e quello degli aerei di linea. Ad un certo punto Beatrice muovendo il divano si trovò addosso a Leda ed istintivamente la baciò in bocca a lungo per poi abbracciarla scostandole il reggiseno e prendendo in bocca un suo capezzolo. La situazione si evolse perché anche Leda prese l’iniziativa,  si tolse le mutandine per poi finire sul letto matrimoniale dove  ci fu un rapporto lesbico, una novità per tutte e due peraltro piacevole e ripetuto con baci sulle ‘gatte’ divenute vogliose.  Beatrice ritornò al  talamo coniugale dove Ennio dormiva della grossa. Bea non riusciva a prendere sonno, per lei era stata un’esperienza che l’aveva lasciata intontita. L’arrivo giorno la trovò a letto vicino al marito che finalmente aprì gli occhi per poi richiuderli, era ancora assonnato, Beatrice ritenne opportuno svegliarlo del tutto. Ennio finalmente ritornò nel regno dei vivi e vedendo il viso sconvolto della moglie: “Che ti è successo, debbo chiamare un medico, sei pallida e tremante.” “Fisicamente non sto male, dammi un po’ di tempo, ti dirò tutto, vai in cucina e preparami un caffè.” Sorbita la bevanda Bea mise al corrente il marito dell’accaduto, in passato avevano fatto un patto di reciproca sincerità. Ennio ascoltava le parole di Bea senza interromperla, d’altronde c’era poco da dire. La consorte riportò fedelmente l’accaduto sessuale in cui Leda aveva fatto la parte principale iniziando dal bacio in bocca dal sapore di confetto, bacioni prolungati sulle tette con un inusitato orgasmo,  passaggio sui piedi ed infine sulla sua ‘gatta’ con ripetute ‘goderecciate’ da parte sua. Dopo questa confessione Bea si addormentò, lo sfogarsi col marito l’aveva portata a rilassarsi.  Si svegliò alle tredici, un profumino di ragù le giunse alle narici, suo marito era bravo in cucina e  comprensivo in altri campi. La doccia rimise in forma Beatrice che abbracciò e baciò Ennio e riuscì anche ad essere spiritosa: “Sono di nuovo vergine e tutta tua.” Si può essere anticonformisti ma quell’avvenimento inusitato aveva lasciato un segno. Al suo ritorno in famiglia anche Alessandro fu messo al corrente dell’accaduto e così ‘tutti sapevano di tutto.’ A prendere l’iniziativa fu il ‘ferroviere’  che capì che poteva trarre un suo vantaggio sessuale da quella esperienza della consorte ma fu quest’ultima che prese il telefono e: ”Cara sono Leda, oggi non ho voglia di cucinare, io e Alessandro andiamo a pranzare nel ristorante qua sotto ‘Da Sora Lella’, ci fate compagnia?” “Va bene alle tredici.” All’incontro i due maschietti si diedero la mano, le femminucce un casto bacio  sulle gote. Fu Sora Lella a servirli personalmente con i tipici piatti romani, dopo un caffè le due signore si ritirarono nel bagno per ‘rinfrescarsi’. “Cara Beatrice sappiamo come finirà la storia con un wife swapping per dirla all’inglese, voglio farti presente che Alessandro ha un pene molto lungo e stretto oltre a due testicoli grossi, Ennio come se la passa?” “Mio marito al contrario ha un pene non molto lungo ma grosso e lo sa usare bene!” Al rientro a casa i due mariti con l’accodo delle consorti ‘sbagliarono’ abitazione e affacciandosi da una finestra si salutarono facendosi matte risate, il gioco era cominciato. “Cara Bea penso che mia moglie ti abbia messo al corrente …” “Non ti preoccupare, oggi con  le famiglie arcobaleno, con omo maschi che hanno figli, transessuali che si sposano fra di loro non c’è nulla da meravigliarsi…” Però quando Alessandro sfoderò la sua ‘sciabola’ rimase perplessa che se non lo diede a vedere, il signore aveva un coso non molto grande di diametro ma di una lunghezza pazzesca, forse quaranta centimetri che, in erezione sembravano anche di più. Entrando nella ‘gatta’ di Bea ne rimase fuori circa la metà ma giunse sin al collo dell’utero e le fece provare un orgasmo pazzesco allorché proiettò il suo sperma a lungo e varie volte. I due ‘girarono’ pagina e questa volta il ‘cosone’ entrò tutto con un inusitato piacere da parte di Bea. Ennio e Leda non erano da meno, la signora approfittando del diametro del pene del professore lo fece giungere sino alla metà della vagina trovando il punto G cosa che non le riusciva col marito, una novità piacevolissima anche per lei. Alle diciannove riunione delle legali consorti con risolini  di soddisfazione, Hermes molto amico di Ennio era stato prezioso nel condurre in porto un giochetto che nell’Olimpio non era mai accaduto ma, malignamente volle ancor più complicare la situazione…Al rientro a casa per le vacanze estive Flora e Adriano presentarono la pagella ai genitori con ambedue una materia di riparare a settembre: Flora in matematica e Adriano in inglese…”Che ne dite di dare una mano a questi due sciagurati, ci hanno rovinato le vacanze, avevamo prenotato per Cuba ed ora…Fu Beatrice che: “Anche se non ho figli ho il cuore di mamma, lasciateli qui a Roma, daremo loro delle lezioni  ed anche da mangiare, se Flora non sa cucinare imparerà. E così fu…”Professore io non riesco proprio a mandar giù le equazioni ed i logaritmi, mi dia una mano anche se non so come ricompensarla.” “Primo io sono Ennio e non il professore e poi dammi del tu, per il compenso …ho sgamato la tua faccetta da ingenua, lo sai perfettamente!” “Io non sono più vergine e quindi non abbiamo problemi solo il popò non è stato mai usato, ci ha provato un mio amico ma mi ha fatto un male del diavolo.” “Certe cose si fanno ma non si dicono come da testo di una canzone del 1932, prima il dovere e poi il piacere come recita un vecchio proverbio, qualora non ti dovessi  impegnare…” “Ci andresti male anche tu.” “Si ma ti metterei col culo all’aria per sculacciarti di santa ragione!” Flora ci mise impegno e provò anche le delizie del punto G con orgasmi ripetuti che: “Professore sei un mago!” “Si del cazzo!” Adriano era più timido della sorella, seguiva le lezioni in inglese di Beatrice ma andando avanti nei giorni era sempre più eccitato sessualmente dal profumo personale di Bea la quale fece finta di non capire sino a quando: “Sei un ragazzo serio ma altamente voglioso, che ne dici di una…” “Qualsiasi cosa dolce professoressa, se potessi ti sposerei!” “Contentati di questa pelosona…cavolo ce l’hai grossissimo per la tua età, infilati stò condom e vai facile, sempre desiderato farmi un giovane, mi sono scoperta pedofila come quella insegnante milanese, vai piano abbiamo tutto il pomeriggio perché penso che anche tua sorella…

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