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Autore

Alberto Mazzoni

in archivio dal 16 gen 2009

03 settembre 1935, Roma - Italia

segni particolari:
Fisico da anziano, spirito da ventenne.

mi descrivo così:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

30 giugno alle ore 10:12

COS'É MAI L'AMORE?

Il racconto

Alberto era stato invitato ad un festa  da un collega delle Poste cinquantenne che festeggiava il divorzio, istituzione che oggi si solennizza forse più dei matrimoni per motivi vari, nel caso di Alibrando per un motivo molto semplice, i quattrini. La sua ex si era innamorata di un giovane dotato sia fisicamente ma soprattutto sessualmente e  aveva lasciato il marito con un grosso sacrificio finanziario da parte sua, innanzi tutto la villa dove attualmente si svolgeva la festa, era sulla via Appia a Roma, il salone faceva parte di un complesso di stanze arredate da mobili antichi di pregio intervallate da servizi di ultimo grido. Alibrando anche lui cinquantenne durante il ricevimento passava da una signora o signorina all’altra, sembrava impazzito, finalmente poteva disporre di un bel patrimonio e soprattutto della libertà di poterlo gestire. Per il ricevimento  era stata ingaggiata una piccola orchestra che, a richiesta degli interessati suonava sia musiche degli anni passati  che rock ultramoderni. Alberto era seduto in fondo alla sala, col ballo era ‘litigato’, in quel campo aveva delle assomiglianze con un orso. Avrebbe voluto abbracciare qualche pulsella ma l’unico motivo era il ballo e allora…Fu lui ad essere ‘agganciato’ da una dama:”Un signore così distinto che fa da tappezzeria, ha qualche problema fisico?” “Spiacente madame, il mio solo problema è che di solito le dame che sono con me per un ballo si lamentano per i piedi dolenti da me pestati.” “Vediamo cosa sa fare, andiamo in mezzo alla pista dove ci si nota di meno, se non riesce a muoversi staremo solo abbracciati sempre che io sia di suo gradimento!” “Se fossi volgare le direi…” “Lei non sarà volgare con Isabella che sono io, restiamo abbracciati mentre le pongo delle domande: cosa la colpisce di più in un donna?” “Troppo facile: gli occhi, un vecchio detto  afferma che sono lo specchio del’anima, sono perfettamente d’accordo, difficilmente mentiscono.” “Altra domanda come preferisce che sia una donna di suo gusto?” “Alta, longilinea, capelli castani, naso assolutamente piccolo ed all’insù e…basta così.” “Non sia reticente, io sono una ribelle alle convenzioni, altre caratteristiche della dama di suo gradimento?” “Che non sia gelosa, non so chi glielo disse ma io concordo con chi affermò di amare  tutte le donne.” “A questo punto mi domando dove sta il suo gineceo di cui sicuramente non farei parte!” “Non si sottovaluti, nel mio gineceo includerei volentieri anche lei, deve ’essere piacevole avere sotto di me  la sua, come chiamarla ‘ciccioneria’ morbida e profumata!” Isabella non riuscì a rispondere perché si accorse che erano rimasti soli, abbracciati in mezzo alla sala gratificati da un fragoroso applauso. Alberto si inchinò non altrettanto Isabella forse non aveva apprezzato l’ultimo apprezzamento del suo…ballerino, lo dimostrò andando via dalla sala in gran fretta, Alberto a se stesso: “Da un addio al tuo fascino, non funziona più.” Aveva ripreso sia il lavoro che la sua vita da viveur, fanciulle giovani ed anche qualche milf che lo ringraziava delle prestazioni lasciando sul letto qualche Euro anche di pezzatura grande. Alberto ne approfittò per acquistare, a rate, una DS 3 Crossback, voleva fare la sua figura. La villa di Alibrando era divisa da quella del suo vicino da un muro con un cancello aprendo il quale apparve una signora con cagnolino Volpino abbaiante, sembrava proprio arrabbiato. I due si avvicinarono ad Alberto e la dama: “Stia attento che Anita la può mordere ed anche stracciarle i pantaloni.” “Non assomiglia molto alla moglie di Garibaldi… non vorrei essere preda delle sue fauci, mi allontanerò.” Anita lo seguì ma invece di azzannarlo gli girò intorno leccandogli i pantaloni. Alberto la prese in braccio con gran stupore della padrona, era quell’Isabella che Alberto non aveva riconosciuto perché vestita un maniera molto casual: minigonna a fiori e camicetta senza reggiseno. “Ma guarda stà puttanella non ho capito cosa le abbia preso, di solito…” “Di solito non incontra uomini fascinosi, penso che la porterò a casa mia, vediamo: Anita vieni con  me?” La cana forse comprese le parole di Alberto e cominciò a seguirlo non appena il signore si avviò per raggiungere la sua auto, addirittura si accomodò dentro dopo che Alberto aveva aperto la portiera posteriore. Grandi risate dei presenti, Alibrando: “Isabella siediti nel sedile anteriore così sarete in due ad apprezzare…” Isabella non fu dello stesso parere, andò in macchina, recuperò Anita e con passo militaresco si diresse verso la sua villa, fine della sceneggiata ma ci fu un seguito. Un giorno Alberto era di servizio allo sportello dell’ufficio postale in cui recentemente era stato trasferito, di colpo si trovò dinanzi Isabella con in braccio Anita che sicuramente lo aveva riconosciuto, scodinzolava alla grande. “Cara non dare confidenza a chi ha una macchina che sembra un siluro!” Anita  scappò dalle braccia di Isabella e prese a graffiare la porta che portava all’interno dell’ufficio. La canèa arrivò all’orecchio del direttore  che, con un punto interrogativo stampato in viso si presentò allo sportello. “Signor direttore niente di importante, una mia ammiratrice vuole salutarmi, parlo della cana naturalmente e non della padrona!” Isabella ancora una volta era uscita sconfitta, si allontanò dall’ufficio col solito passo marziale ma dentro di sé…Passó del tempo, un pomeriggio Alberto  era mezzo addormentato dinanzi al televisore quando giunse una telefonata. Un pronto strascicato contrapposto da un a voce squillante: “Mi accorgo ch stai peggiorando, anche la voce non è più quella di una volta!” Era Isabella con cui non aveva rapporti da tempo. “Insomma vuoi aprire gli occhietti belli? C’è una novità non piacevole da parte di Alibrando.” “Ho capito ha messo incinta una pulzella ed ora ha bisogno di aiuto.” “Indovinato, stasera a casa mia, una cena per ridargli un po’ di ossigeno, la cotale si chiama Elisa.” “Nome da cameriera, va bene alle venti?” “D’accodo a più tardi.”  Alberto si presentò a casa di Isabella col  CD  ‘per Elisa’ di Beethoven ed una confezione grossissima di cioccolatini, al suo arrivo un abbraccio casto da parte della padrona di casa. “Guarda che l’amore tuo non li gradisce, preferisce i biscotti.” Alberto a parte che non sapeva chi fosse delle due il suo amore non raccolse la provocazione, era rilassato e voleva rimanere in questo stato d’animo. Dopo circa una  mezz’ora si presentò Alibrando con vicino una ragazza bruna, non molto alta, niente affatto sorridente, forse non aveva gradito l’invito. Alberto provò col solito finto baciamano che non fu molto apprezzato, bell’inizio! Anita riposava nella sua calda cuccia, Isabella mise sull’apparecchio il CD di Elisa, la ragazza parve svegliarsi e: “Mi hanno detto di questa canzone, è di Chopin, molto bella.” A parte il cambio di autore Alberto fu contento di aver in qualche modo smosso la giovane che forse presa dall’entusiasmo procedette col una frase latina che nel contesto non c‘entrava gran che, forse voleva fare sfoggio…”Velle et nolle eadem ista est amicizia”, io e Alibrando talvolta litighiamo, lui non è al passo con le idee della gioventù, è puritano. Io amo le minigonne come pure Isabella, al mare la parte superiore del costume mi da fastidio e non la metto,  lui si ingelosisce dei maschi che mi guardano, non abbiamo le stesse idee in fatto di libertà!” Alberto pensò di venire in aiuto dell’amico: “Forse non ti rendi conto delle grosse tette che hai e quando cammini balzellano molto, Isabella se lo potrebbe permettere data la misura mini delle tette!” Alberto aveva tappato una falla ma ne aveva aperta un’altra…”Sei un volgare, ora sono di moda…ma tu abituato alle baldracche non puoi capire!” Alberto chiese aiuto ad…Anita. “A n i t a, A n i t a! La cana, svegliata forse da un sogno piacevole mal volentieri aprì’ gli occhi e si diresse verso i tre ma giunta nei pressi si accovacciò muso a terra e riprese a dormire. “Nemmeno lei ti dà più retta, sei al capolinea!” Solo Elisa apprezzò la battuta e prese a ridire, Alberto istintivo per natura prese alla vita Isabella e la baciò in bocca. L’interessata all’inizio non seppe che atteggiamento assumere, forse le era piaciuto m non volle dargli sazio: “Potrei denunziarti per violenza sessuale, come ti sei permesso?”Alberto stavolta prese in braccio Isabella e, dopo averla di nuovo baciata in bocca: “Ed io ti denunzio per adescamento, non ti rendi conto che faresti eccitare anche un eremita in penitenza nel deserto?” Elisa e Alibrando mi smascellavano nel ridire, Anita era perplessa, guardava con aria interrogativa i due…la padrona di casa per togliere tutti dall’imbarazzo: “Ho cucinato  quattro  aragoste che, come sapete sono afrodisiache oltre a  un brodetto di pesce misto con ricetta suggeritami da uno chef amico mio il tutto ‘innaffiato’ dal Verdicchio dei Castelli di Jesi il miglior vino bianco d’Italia, esclusa la bevanda tutto è anche di gradimento dell’amore mio…non guardarmi con quella faccia non sei tu, figurati per due baci… I cinque, Anita compresa fecero  onore alla grande immergendo nel brodetto delle fette di pane abbrustolito, una delizia gastronomica. “Che ne dici di un matrimonio, non penso che nessuno sino ad oggi ti abbia fatto questa proposta.” Affermazione provocatoria di Alberto nei riguardi di Isabella che, imbarazzata: “Ho rifiutato io, mi piacciono i fiorellini!” Alibrando, “Ragazzi così non si va avanti, che ne dite di fare un salto al mare, conosco una caletta poco conosciuta  potremmo usare il ‘siluro’ di Alberto, parlo della macchina…Proviamo a lasciare a terra Anita…” “No, quella è capace di grattarmi tutta la carrozzeria, Anita dietro con voi due così sarete tre femminucce. Alberto voleva arrivare a San Felice Circeo ma era troppo lontano, posteggiarono nella pineta di Ostia. Sorpresa: fermata la macchina in un boschetto scesero Alberto ed Alibrando in slip, le due signore, motivo: si stavano spogliando di tutti i vestiti rimanendo nude, rischiarata le loro figure dal chiaro di luna sembravano due state greche che fecero andare su di giri i due maschietti. Isabella ed Anita si misero a correre inseguite da Alberto e da Alibrando e da una Anita forse perplessa, molto probabilmente non le aveva mai viste nude ma più perplessi i due uomini preoccupati di incontrare qualcuno. Le dame furono ‘placcate’ e solo così finì la loro scorribanda ma ormai l’atmosfera si era surriscaldata, tutti e quattro ritorno  in macchina, quel furbacchione di Alberto con Isabella nel sedile posteriore prese in bocca per la prima volta le tette deliziose di Isabella fino a portarla all’orgasmo per poi scendere più in basso ed intrufolarsi nel voglioso  fiorellino. Alibrando ed Elisa non ebbero bisogno di esibirsi, ormai erano dei veterani del sesso. Alberto ed Isabella ancora abbracciati si trovarono in mezzo a loro Anita, forse voleva partecipare anche lei…ma i due stavano assaporando il post ludio tanto desiderato e finalmente raggiunto alla grande. “Alibrando guida…”Ne te preocupes yo me enecargaré de eso” Ali aveva sfoggiato lo spagnolo imparato a Barcellona anni addietro. Isabella cercava di nascondere qualche lacrimuccia: “Ti ho odiato, cosa aspettavi, dì la verità lo facevi apposta, lo sapevi che ero innamorata pazza di te, ora che ci penso, maledetto, non ci sei stato attento ci mancherebbe pure che…” Alibrando: “Cara Elisa penso che quei due ci imiteranno ‘sfornando’anche loro un bel pupo!”

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