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Autore

Alberto Mazzoni

in archivio dal 16 gen 2009

03 settembre 1935, Roma - Italia

segni particolari:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta, tromba!

mi descrivo così:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

10 marzo alle ore 9:53

FEDELE IL RICCIO

Il racconto

Cari lettori che ne pensate di un signore che si chiama Fedele? Se non lo sapete ve lo suggerisco io: molto probabilmente un suo antenato era figlio di N.N., uno di quei trovatelli abbandonati nella famosa ‘ruota’ dei conventi e poi allevati dai religiosi i quali, per un motivo non ben specificato o forse con un po’ di sadismo lo battezzavano con un cognome che facesse conoscere la sua provenienza (vedi Fedele, Diotallevi, Innocenti, Casadei, Angelici, Vacondio). Uno dei protagonisti della nostra storia si chiamava proprio  Fedele denominato il riccio e l’ammazzagatti, in seguito capirete il perché. Ci troviamo in provincia di Macerata a Colle S.Valentino una frazione di Cingoli in un raggruppamento di case: più lussuose quelle dei padroni, più modeste quelle occupate dai contadini. In questi edifici  interagivano vari personaggi tutti con caratteristiche particolari: lo zio Camillo un novantenne allampanato, un solo dente visibile proprietario di un isolato di cinque piani soprannominato dal popolino con un nome spregevole ‘il casino’ , in tempo di guerra era stato abitato da cittadini Anconetani. I cotali, sfollati per via dei bombardamenti della loro città,  essendo in gran parte pescatori non sapevano coltivare la terra ed allora la parte femminile della loro famiglia per mandare avanti la ‘baracca’si arrangiava nel senso che…si avete capito bene. Per motivi vari: chi deceduto in guerra chi per malattie, Alberto era rimasto l’unico nipote dello zio Camillo ed aveva ereditato sia l’edificio suddetto con relativa dépendence insieme ad  un terreno di venti ettari in cui aveva fatto costruire una piscina da venticinque metri per dodici riscaldata d’inverno, un orto per le esigenze giornaliere degli occupanti la villa , terreno coltivato con cura da Fedele. In fondo alla proprietà c’era un capanno con intorno degli alberi su cui riposavano gli uccelli di passaggio che vi trovavano il cibo per rifocillarsi ed il richiamo dei loro simili ma anche la loro fine uccisi dai cacciatori appostati dentro il casotto. Alberto, trentenne, aveva conseguito  la laurea in economia dei mercati finanziari e ben presto l’aveva messa a frutto ‘giocando’ in borsa. Con la sua specializzazione aveva stretto legami con persone cui dava consigli per guadagnare quattrini nel comprare e vendere azioni al momento opportuno; in questo campo oltre alle informazioni finanziarie seguiva molto il suo istinto che la maggiore parte dei casi era vincente, aveva inoltre sfruttato al meglio l’uscita sul mercato della moneta virtuale Bitcoin con cui si potevano guadagnare (e perdere) notevoli somme di denaro, Alberto ne aveva ricavato considerevoli utili. Alla morte dello zio Camillo  provvide a ristrutturare completamente in maniera moderna l’edificio diventato di sua proprietà: a pian terreno un garage ed un ripostiglio, al primo piano cucina, sala mensa e salotto con sedie,  divani e televisione, al secondo piano alloggi divisi in singole unità con due letti ognuno ed un bagno, per sé riservò un’ampia camera da letto con tutti gli accessori ed una toilette con vasca da bagno Jacuzzi . Alberto aveva confermato a Fedele il suo incarico di tuttofare,  quello di  autista della sua Volvo XC90 e custode di tutta la sua proprietà, gli aveva consentito anche di abitare nella dépendance con la moglie Concetta anch’essa facente parte dello staff addetta  alla pulizia dei locali ed il vitto. Fedele aveva un struttura fisica molto particolare, il segno geometrico del quadrato si addiceva al suo fisico cominciando dai piedi e finendo al capo che era talmente quadrato che più quadrato non di può! Compagnia inseparabile del nostro colono erano due alani che ubbidivano solo al loro padrone: Alec (protettore degli uomini) e Devil (demonio). Fedele, da buon contadino cervello fino, aveva insegnato ai due cani di mangiare solo il cibo da lui offerto e questo per evitare avvelenamenti da parte di qualche suo nemico. Fedele per il popolino aveva due soprannomi: ‘riccio’ per le sue qualità sessuali e ‘ammazza gatti’ per la sua assoluta antipatia per quei poveri animali per un fatto avvenuto durante un giro notturno. Un felino svegliato di botto dai suoi due cani, aveva graffiato profondamente il naso di Alec procurandogli una ferita dolorosa e sanguinante. Devil gli era corso appresso senza poterlo intercettare, da allora… guerra totale ai gatti. Alberto  vicino all’edificio principale, al posto di una fontanella con ‘L’enfant qui pisse’ fece costruire una piscina di dodici  metri per sei, riscaldata d’inverno,  con intorno ombrelloni e sdraie. L’acqua, bene prezioso da quelle parti proveniva da un pozzo esistente nell’orto coltivato da Fedele. L’estate stava prendendo il posto di una primavera che aveva portato un ottimismo generale dopo un inverno freddissimo che aveva  costretto i  contadini abitanti della zona ad un riposo forzato ed a  rifugiarsi in casa, spesso nelle stalle per giocare a ‘bestia’. Per Alberto la solitudine non era una buona compagnia, non gli bastavano la lettura di buoni libri né le trasmissioni televisive sempre più ripetitive dei programmi precedenti, si era giunti in estate e quindi pensò di invitare gli amici,  con cui aveva stretto un rapporto di affari, a recarsi nella sua magione per passare insieme ore spensierate, fra di loro c’erano anche delle fanciulle degne di nota. Fedele fece presente al suo padrone che l’arrivo di dieci persone avrebbe comportato un lavoro eccessivo per la moglie Concetta, propose allora per quel periodo di assumere un ragazzo gran lavoratore ma perseguitato dai soliti conformisti perché omosessuale. Alberto aveva come filosofia di vita  l’edonismo e quindi  la ‘compagnia’ di femminucce giovani, belle  e disponibili,  non sopportava gli appartenenti di estrema destra che si rifacevano delle loro frustrazioni picchiando i gay e così assunse Roberto che per ringraziamento gli baciò una mano. “Roberto, premesso che non ho nulla contro gli omo ma ti prego in questo periodo in cui sei alle mie dipendenze di evitare di truccarti e di  vestirti in modo eccentrico, magari una tuta, vedi tu….” I dieci invitati, cinque maschi e cinque femmine giunsero a Colle S.Valentino una mattina presto a bordo di tre Mercedes, sembrava un corteo presidenziale. Poiché il padrone di casa non si faceva vedere, molto probabilmente dormiva, organizzarono quindi un concerto di suoni di clacson che fece ben presto rinvenire Alberto dal mondo dei sogni, era finita la pace ma era previsto. Erano scesi dalle auto: Alessandro, Ernesto, Leonardo, Gabriele ed Andrea  gli uomini,  le donne: Miriam, Berta,  Sofia, Aurora inaspettatamente con un’amica quarantenne  Diamante, vedova ancora piacente e Rosanna, quest’ultima una longilinea alta, occhi marroni sorriso accattivante, carattere gioviale era la preferita di Alberto cui sorse il problema di come avvicinarla. I giovani arrivati erano in numero dispari fra maschietti e femminucce e quindi ad un maschio, Andrea,  fu assegnata  una stanza per dormire in solitudine. Hermes protettore di Alberto, stavolta non distratto da qualche amante, combinò la situazione in maniera tale che il padrone di casa poté avvicinare la sua preferita offrendole un mazzo di rose rosse bellissime provenienti dal suo giardino.  Andrea  di notte spariva dalla circolazione;  aveva stretto  amicizia con Roberto, preferendo un gay  aveva dimostrato le sue tendenze. L’imbrunire era per i dodici  propizia per passeggiare nei campi coltivati a grano in cui spiccavano le lucciole per la maggior parte di loro una novità assoluta. Il solito furbacchione, Alessandro ne catturò un buon numero mettendole in un fazzoletto e poi rilasciandole in casa. Conseguenza le lucciole girovagavano per le varie stanze e col loro accedere e spegnere il lumicino che avevano addosso impedirono  agli occupanti di dormire! Altro aiuto di Hermes ad Alberto:  gli consigliò di invitare  Rossana a fare un bagno nella sua Jacuzzi, invito accettato dall’interessata che gradì  le avances del padrone di casa che finalmente riuscì a conquistare il …cuore della fanciulla come tanto desiderato. Alberto volle movimentare le cose all’interno della comunità: appese un cartello in sala mensa in cui stabiliva che chi frequentava la piscina dovevano esibirsi: se donne in topless, se maschietti nessuna prescrizione, se gay con slip ridottissimi in  cui far apparire i glutei. Tutti accettarono ridendo le prescrizioni del padrone di casa, inaspettatamente anche Andrea che si presentò col prescritto costume suscitando l’ilarità dei compagni. Diamante per un bisogno fisico uscì dalla piscina ed andò in bagno. Al ritorno incontrò per strada Fedele che rimase abbagliato dalla signora tanto da impedirle il passaggio in una strettoia del sentiero che conduceva alla piscina. Rimasero un po’ a guardarsi finché Fedele chiese scusa e si scansò, non la signora che inaspettatamente ‘attaccò bottone’ con l’uomo, evidentemente preferiva le persone grezze e fu accontentata  con un appuntamento notturno nel garage. Fedele ritenne opportuno informare Alberto, di cui non conosceva eventuali reazioni di questa sua ‘scappatella’. Alberto fu d’accordo, si fece grandi risate, e la sera, in compagnia di Rosanna, si appostò dentro il garage per far da guardoni. Ben presto giunsero i due amanti che cominciarono a dar vita ad uno spettacolo sessuale degno di un  film porno.  Fedele si presentò con un ‘cosone’ che all’inizio fece emettere alla signora un oh oh di sorpresa  che evidentemente era abituata a ‘cosi’ di altro calibro. Ad Alberto venne in mente Dante col suo scritto: ‘Mutar lo canto in un ‘oh’ lungo e roco’, l’espressione non aveva nulla in comune con la condizione attuale ma la mente umana…Fedele e Diamante misero in atto tante posizioni previste dal Kamasutra;  chi l’avrebbe detto che un uomo grezzo come Fedele in campo sessuale fosse così ‘preparato’. La storia durò a lungo sin quando i due, ormai spossati, decisero di ritirarsi. Alberto e Rosanna presi  dall’atmosfera erotica li imitarono: Sodoma e Gomorra avrebbero esclamato i puritani benpensanti. Nelle altre stanze del caseggiato in campo sessuale la situazione era un po’ la stessa, tutti sfruttavano il presente nel modo migliore, Seneca, Schopenhauer e Nietzsche docent. Andrea (a proposito è un nome che si adatta a maschi ed a femmine) e Roberto si incontravano in casa di quest’ultimo, ormai la loro era diventata una relazione. Anche le cose belle finiscono e tutti decisero di rientrare al proprio domicilio con molto rimpianto per i giorni passati con la variante che Rosanna decise di rimanere a far compagnia ad Alberto a Colle S.Valentino e che Andrea condusse con sé Roberto a casa sua per loro fortuna ben accettati dai parenti anticonformisti.

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