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Autore

Alberto Mazzoni

in archivio dal 16 gen 2009

03 settembre 1935, Roma - Italia

segni particolari:
Fisico da anziano, spirito da ventenne.

mi descrivo così:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

08 giugno alle ore 17:20

GIOVANISSIME? MEGLIO ATTEMPATE.

Il racconto

Che i nomi possano cambiare la vita di una persona può accadere, era avvenuto durante il periodo scolastico ad Alberto Abbracciavento alcune volte dileggiato dai compagni di scuola per i suo cognome fuori del comune. Alla quinta ginnasiale un collega di classe aveva esagerato: "Abbracciavento abbraccia sto coso!" Alberto aveva fatto finta di non aver udito ma all'uscita dalle lezioni diede una lezione all'improvvido dileggiatore che per dieci giorni non poté ritornare a scuola tanto era combinato male. Da quel momento Abbracciavento ebbe il rispetto dei colleghi, il resto della sua vita non ebbe sussulti, mise a frutto i molti viaggi effettuati all'estero grazie alle sostanze del papà Ciro, si iscrisse alla facoltà di lingue all'Università 'La Sapienza' di Roma dove si laureò dopo cinque anni con  cento su centodieci, a lui bastava ed anche ai suoi genitori, suo padre era il titolare di una falegnameria molto rinomata soprattutto per i lavori di intarsio nel legno. Ciro ricevette una segnalazione da parte di un collega tunisino del desiderio di una bravo intagliatore di trasferirsi in Italia per motivi politici, prese al volo l'occasione anche perché alcuni suo lavoranti erano avanti con l'età e presto sarebbero stati collocati in pensione. Ciro si recò in una agenzia di viaggi, acquistò un biglietto aereo tragitto aeroporto Houari Boumediene - Fiumicino, lo fece recapitare all'interessato. Andò a prenderlo allo scalo romano con la sua Volvo V 60 in compagnia di Luigi Buonarroti suo operaio che parlava francese. All'aeroporto
Samir abbracciò Ciro, a richiesta dell'interessato lo sistemò in un vano dietro la falegnameria, il giorno dopo tutti al lavoro. Già da subito il tunisino dimostrò la sua valentìa, effettuava degli intagli sconosciuti in Italia retaggio degli insegnamenti degli antenati africani, Ciro avrebbe fatto una ottima figura con i suoi clienti più pretenziosi in fatto di lavoro. Allora tutto bene? 'lo non vi prometto la felicità in questo mondo ma nell'altro.' L'affermazione secondo i sacri testi fu fatta dalla Vergine a Bernadette, il destino l'applicò alla famiglia di Ciro, la moglie Grazia fu investita in pieno sulla strisce pedonali da un automobilista drogato ed ubriaco, morta su colpo. Una così terribile notizia  all'inizio lascia senza forze, imbambolati, increduli così accadde ad Alberto ed a Ciro sino alla tumulazione della morta al cimitero del Verano, solamente a casa per la assenza di Grazia si resero conto della situazione. Il lavoro attenuò il senso di dolore, Alberto partecipò al concorso per una cattedra in lingue, superò gli esami sia per sua bravura che per la compiacenza di un membro della commissione cliente di suo padre, fu assegnato alla scuola media Antonio Rosmini non molto lontano da casa sua, pian piano stava riprendendo la vita normale. Una domenica mattina Ciro andò nello studio di Alberto: "C'è un testamento di tua madre, era molto ricca di famiglia, ne ero a conoscenza, tutti i suoi beni sono destinati a te, una gran bella somma!" "Ci sarà un motivo per cui sei stato escluso dall'eredità..." "Grazia si era accorta di una mia scappatella con una sua amica, era stata quella a provocarmi." "Papà stÁ scopata t'è costata cara, ad ogni modo come per legge intendo dividere con te l'eredità." "No, intendo dare esecuzione alle ultime volontà di tua madre." A casa tutto in ordine grazie alle cure della cameriera Rita. Una richiesta di Samir cambiò la situazione, il tunisino stava imparando l'italiano, fece capire a Ciro che avrebbe gradito il trasferimento a Roma anche della sua famiglia: moglie e cinque figlie femmine. "Papà sto stronzo non sa proprio scopare, che decidi di fare?" "Samir mi è diventato indispensabile nel lavoro, non vorrei che qualche mio concorrente..." "Ho capito , viva la multinazionalità, dove li farai alloggiare sti sei anzi sette?" "Nella stessa nostra scala  c'è un  appartamento simile le al nostro, è di mia proprietà, volevo farne un regalo di nozze a te ed alla tua futura moglie..." "Papà previdente ed affettuoso, domani andremo a prendere all'aeroporto la tribù." Luigi aveva affittato un minibus a otto posti, Alberto e Ciro nella Volvo. Alla discesa dalla scaletta dell'aereo delle sei ad Alberto venne da ridere, sembravano un cartone animato, madre e figlie in camicetta bianca e gonna nera, la signora sembrava la sorella maggiore. Giunte sotto casa suscitarono la curiosità dei vicini che non sapevano cosa pensare di quell'arrivo. Rita aveva provveduto a sistemare l'appartamento che li avrebbe ospitati, si fece aiutare a scaricare i bagagli da Karima che entrò in sintonia con la cameriera. Tutti sistemati, Alberto la sera dopo cena prese ad impartire lezioni di italiano ai sette che dimostrarono intelligenza e voglia di apprendere. All'inizio dell'anno scolastico, dietro presentazione di certificati tunisini Alberto iscrisse Dalida e Yasmina rispettivamente alla quarta ginnasiale ed al primo liceo, Aziza, Fatma e Nadia alle elementari, per i nuovi giunti in Italia il Ministero aveva fatto un'eccezione per farli integrare nella società. Per motivi sconosciuti Samir seguitò a pernottare nel locale adiacente alla falegnameria, Ciro strinse 'amicizia' con Karima la quale un pomeriggio chiese di parlare con Alberto: "Non so se te ne sei accorto ma io e tuo padre... con lui niente fica solo didietro, non altri figli, suo amico farmacista darà pillola contro figli, Yasmina ha sei più dieci anni, Tunisia ragazze si fidanzano questa età, ha detto tu piacere lei, incontro sera casa tua." Un'offerta inaspettata, anche se di aspetto superiore alla sua età Yasmina aveva pur sedici anni, roba da codice penale, forse quella era la mentalità dei tunisini in fatto di sesso. Alberto si giustificò con se stesso adducendo della curiosità per quell'incontro, indossò un pigiama, sentì bussare alla porta, Yasmina in vestaglia decisamente trasparente. "Mamma detto di venirti a trovare e farti compagnia." "Che genere di compagnia?" "Quello vuoi tu. Piacerebbe baciarti, mai baciato uomo, credo nell'amore." "Fu un bacio fanciullesco, 'ciccio' non fece molto differenza ed alzò la cresta uscendo dai pantaloni del pigiama. "Non so che fare, chiudo occhi." Alberto prese a baciare il clitoride, Yasmina diede segni di un orgasmo forse mai provato prima in vita sua, si mise a piangere." 'Ciccio' dinanzi alle lacrime femminili si ritirò in buon ordine, forse era la prima volta che..."Yasmina si riprese: "Madre detto chiedere a te denaro..." Ecco venuto fuori l'inghippo, Alberto prese due biglietti da cinquecento, li mise nella tasca della vestaglia della ragazza, un bacio in fronte e rientro di Yasmina fra le ‘cure’ materne. Alberto si domandò il motivo per cui Karima aveva tanta sete di soldi, aveva tutto gratis, anche la spese dei vestiti erano a carico di Alberto e di Ciro. Altra sorpresa: "Alberto mia figlia non si è ben comportata con te, sua sorella Dalida è altro tipo, vuole conoscerti molto vicino, sta per venire casa tua." La comunicazione fu interrotta, poco dopo un bussare alla porta. "Caro zio Alberto, sono tua disposizione, fa caldo, mi spoglio." Alberto diventato zio si era trovato davanti una Dalida nuda simile a Yasmina in formato più ridotto ma più aggressiva. "Mi piacciono maschi, non sono vergine, un mio amico di scuola... piace anche dare culo come ho visto fare mamma mia e tuo padre, ho con me pomata." Come aperitivo un pompino con igoio, girata di spalle un ingresso un po' forzato nel popò “Cazzo c'e l'hai proprio grosso', masturbazione con mano sul clitoride, orgasmo davanti e dietro, Dalida sembrava una professionista peraltro molto piacevole. Dopo un po' di tempo: "Che altro ti piace, posso baciarti tutto corpo, mamma detto che uomini piace anche baciare piedi donne, no mettere dentro fica tuo coso grosso coso, io vergine." Ecco da dove erano venuti gli insegnamenti sessuali, Karima docet, stavolta il compenso fu di duemila Euro. Mammina si fece viva di persona: "Ho parenti in Tunisia con tanti debiti, devo mandare loro soldi, Dalida potrebbe farti entrare davanti se mi dai diecimila Euro." Alberto era entrato nel giro sessuale senza accorgersene, andò in banca ed all'amico cassiere Rosario, siciliano doc: "Caro mi occorrono ventimila Euro in contanti." "Cazzo, stavolta hai trovato una gran sugaminchia, auguri!" Mai Alberto aveva avuto rapporti con una vergine, un sabato Dalida ed il suo professore marinarono la scuola, ambedue nella camera da letto del padrone di casa, la ragazza con viso preoccupato: "Ho paura di farmi male!" "Sarò delicato, tua madre non ti ha detto nulla?" "Solo di non farmi sbrodolare dentro." "Dopo un cunnilingus lubrificante Alberto si trovò dinanzi una fica che penetrò abbastanza facilmente...ma quale vergine! Venne fuori dal piacevole e caldo 'rifugio' e: "Te li puoi scordare diecimila Euro, dì la verità a tua madre!" "Non posso, me far pagare cara, è amante di un delinquente, vuole scappare con lui, motivo per cercare soldi." Stavolta il pianto fu veritiero, la ragazza era spaventata, Alberto si compenetrò e sborsò la somma richiesta. Dalida baciò in bocca il suo salvatore e: "Ti porterò mie sorelle piccole, per loro sarà un gioco da bambine, ho insegnato loro come si usa il coso in bocca e fra le gambe, prime volte baciale con lingua su fichette." Alberto giurò a se stesso che dopo quell'esperienza avrebbe mollato le sorelle ma intanto...Entrarono in camera sua in quattro, mancava solo Yasmina; Aziza, Fatma e Nadia pian piano appresero l'ars amatoria, ridevano in continuazione, si divertivano, avrebbero raccontato tutto alle loro compagne di classe! Alberto riprese il controllo della situazione, già si vedeva dietro le sbarre rovinato per tutti i suoi giorni, prese una decisione: abbandonare Roma ma dove andare? Gli fu di aiuto Rosario al quale non spiegò però il motivo di quella sua fuga. "A Catania ho ancora un amico fidato, Lillo Boncompagni, questo il suo indirizzo ed il numero di cellulare, è ben ammanigliato con le autorità locali,lo avviserò della tua venuta." Alberto si sentì finalmente libero, trasse un sospiro di sollievo, prenotò per la notte successiva una cuccetta sul treno Roma - Catania, valigia con stretto indispensabile, la notte non riuscì a prendere sonno, compagni di cuccetta tre uomini rozzi e dal russamento facile. Lillo si fece trovare e riconoscere alla Stazione di Catania: dopo un abbraccio classica battuta in dialetto siculo: "Gli amici dei miei amici sono miei amici, per i primi giorni dormirai a casa mia, vivo solo." Lillo si dimostrò provvidenziale, Alberto riuscì ad occupare un posto di insegnante alla scuola media 'Quirino Majorana', affittò un trivani ammobiliato, acquistò una A.R. Stelvio rossa fiammante, trasferì il suo sempre consistente gruzzolo nella locale ‘Banca Sicula', si rifece tutto il guardaroba. Nell'istituto scolastico era diventato oggetto di conversazione delle colleghe donne di cui alcune 'apprezzabili', comprese di aver imparato la lezione: 'Niente giovanissime, meglio le attempate!

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