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Autore

Alberto Mazzoni

in archivio dal 16 gen 2009

03 settembre 1935, Roma - Italia

segni particolari:
Fisico da anziano, spirito da ventenne.

mi descrivo così:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

17 giugno alle ore 8:10

GLI ARCHITETTI

Il racconto

I coniugi Leonardo Martini e Beatrice Bellini erano considerati da coloro che li conoscevano come delle persone fortunate. Quarantenni con ampie disponibilità finanziarie, di bell’aspetto, simpatici e sempre allegri avevano casa e studio di architetto in via Labicana a Roma, vicino a Colle Oppio. Erano stati fortunati anche con la prole, due gemelli dizigoti, un maschio ed una femmina a cui erano stati apposti dei nomi di origine greca,(i genitori erano amanti della storia antica): Adone il maschio e Dafne la femminuccia. I due sin da piccoli avevano dimostrato un coefficiente di intelligenza superiore alla media, a quattro anni sapevano già leggere e scrivere, all’asilo avevano meravigliato le insegnanti che poi si erano assuefatte alle loro domande. I genitori  avevano spiegato ai figli la loro differenza rispetto agli altri bambini ma che non si dovevano considerare superiori a loro, solo diversi. Stessa storia alla Scuola Media i cui professori erano stati avvisati della peculiarità di Adone e di Dafne che già dalla prima classe conoscevano i programmi sino alla terza media. Analoga situazione  al liceo classico, i compagni di scuola li prendevano un po’ in giro per i loro nomi ma poi si rivolgevano  a loro per copiare i compiti svolti in casa. Altra peculiarità: Adone e Dafne come da nome greco erano di bell’aspetto e figuravano di più in quanto erano vestiti alla moda e già a sedici anni furono muniti di scooter Piaggio color rosso per Adone, bianco per Dafne, talvolta davano dei passaggi a compagni di scuola. In terza liceale Dafne era al primo banco con una maschietto di nome Marcantonio che contraddiceva al suo nome (era alto un  metro e sessanta), il cotale pensando a lei si dava spesso al mestiere di ’falegname’. Adone divideva l’ultimo banco con Gisella che una volta l’aveva convinto a recarsi nella toilette delle ragazze per un assaggio orale del suo  ‘cosone’, ci aveva provato altre volte ma Adone non voleva legami fissi, la ragazza era diventata ossessionante, si era innamorata del giovane. I due fratelli avevano ricevuto un’educazione molto ‘libera’ , i genitori non si facevano scrupolo di farsi vedere dai figli nudi in casa, anche i due gemelli avevano preso la stessa abitudine per loro diventata normale. Chi aveva il cervello più portato agli scherzi? Dafne che una sera  dopo la ‘buona notte’  aprì uno spiraglio della camera dei genitori  ed a loro apparve uno spettacolo porno: Beatrice   stava cavalcando beatamente Leonardo emettendo alti gemiti di soddisfazione sessuali che portarono i due gemelli a ridere e quindi a farsi scoprire. Leonardo ‘Brutti figli di puttana…” “A chi hai detto puttana, in caso figli di cornuto!” ‘In ira veritas’, quanto mai vero il detto latino, Beatrice in un momento di rabbia era stata sincera. Mammina lasciò il letto matrimoniale e di rifugiò nella camera dei figli, unirono due letti e lei si mise in mezzo senza poter riposare. Dafne: “Mamma è vero che…” “Verissimo, un estate quando tuo padre era in Germania per lavoro ho fatto ‘amicizia’ con un  suo collega scapolo che abita in via Cavour, un gran mandrillo, ancora me lo ricordo si chiamava…a voi non interessa! Presi dalla curiosità i due fratelli durante il tempo libero si improvvisarono Sherlock  Holmes. Partendo dal piazzale della Stazione Termini e scendendo per la via Cavour Dafne dal lato sinistro e Adone dal lato destro ‘rastrellarono’ tutte le targhe dei portoni, more solito la più fortunata fu Dafne che attirò l’attenzione del fratello con ampi gesti, aveva trovato uno studio di un architetto: tale Leone Vinciguerra, abitava al secondo piano del numero 69. Munita della consueta faccia di bronzo Dafne bussò alla vetrina della porta, venne ad aprire una ragazza mora circa della sua età che educatamente lì invitò ad entrare:”Sono Dafne figlia di Leonardo Martini un collega dell’architetto, ci ha dato il vostro indirizzo per portarvi i suoi saluti, questo è mio fratello Adone.” “Sono Edoardo  il figlio e la signorina che vi ha aperto la porta è Eliana Sanna una nostra impiegata, accomodatevi, chiamerò mio padre. Leone Vinciguerra faceva onore al suo nome, chioma leonina, collo taurino, fisico massiccio dava l’idea del maschio vincente, quello che probabilmente aveva fatto innamorare Beatrice.  “È un bel po’ che non  incontro il vecchio Leonardo, vecchio per modo di dire ha la mia stessa età, cosa combina?” Dafne: “Ha pensato bene di cambiare aria, è in Africa sul lago Vittoria, è entrato in associazione con una ditta francese per costruire un bacino elettrico.” “Buon per lui, lì troverà qualche bella negretta ma non parliamo di lui, voi due allora siete soli,  restate a pranzo, Gina la cuoca è una romana che conosce benissimo tutti i piatti tipici, la dovrò licenziare, mi sta facendo ingrassare, sto scherzando.” In bagno a lavarsi le mani Dafne: “Come tutti i maschietti sei un superficiale, non hai visto un cappello di mamma attaccato alla spalliera dell’ingresso, babbione!” Eliana aveva colpito Adone, piuttosto alta per una sarda, corpo longilineo, vestiva di nero sin quasi ai piedi, lunghi e neri capelli raccolti a crocchia, nessuna traccia di trucco; quello che più colpiva era la sua aria triste su un viso armonioso, aveva destato nel giovane molta curiosità. Dopo pranzo tutti a fumare sul terrazzino tranne Adone ed Eliana che non erano amanti del tabacco, si sedettero dinanzi alla tv. “Se me lo permetti ti do del tu, siamo quasi coetanei e vorrei chiederti, se sei d’accordo di spegnere la televisione, è deprimente ascoltare le stesse notizie drammatiche di guerre e soprattutto di donne uccise dai loro conviventi. La ragazza approvò con un cenno del capo e poi andò sul terrazzino per dire a Leone che stava andando a casa. Ad Adone non parve vero prendere la palla al balzo: “Ho qui fuori una Cinquecento Abarth appena regalatami da mio padre, è molto veloce, se vuoi te la faccio guidare.” Nessuna risposta ed allora Adone: “Signorina sono stato abbastanza invadente, le chiedo scusa, non si ripeterà più.” Lei  l’accompagnò sino in strada.  Cose inaspettate le più gradite, Adone rimase quasi paralizzato dalla sorpresa per un sorriso di Eliana per lei inusitato. “Non sono quella musona che sembro, andiamo con la tua Abarth, io amo molto guidare, se tu me lo permetti…” La ragazza sembrava un corridore professionista, usava anche il tacco punta per cambiare marcia, sorpassi a non finire…” “Ho paura che mi toglieranno tanti punti dalla patente!” “Va bene, diminuisco la velocità, siamo arrivati.” Erano in via Marsala, una via del centro in cui gli affitti erano alti. “Non ti meravigliare del posto dove abito, la padrona è una sarda paesana di mia madre, mi fa un prezzo speciale, di recente le è morta la figlia in un incidente stradale… Per questa volta è meglio che non ti faccia entrare in casa, avviserò Sara Melis  la padrona, è una puritana non vorrei…ciao.” Edoardo Vinciguerra non aveva nulla delle caratteristiche fisiche del padre, magro, vestiva molto casual anche se si poteva permettere abiti di lusso, niente motori, bicicletta con ausilio di un motorino per le salite romane, ovviamente aveva problemi quando voleva invitare qualche ragazza ma lui se ne infischiava, non era molto portato per le amicizie femminili al contrario del genitore, era molto studioso, faceva parte di un gruppo di teatranti dilettanti, questa la sua vita. Il suo comportamento aveva messo in curiosità Dafne che amava le conquiste difficili, con Edoardo era quasi impossibile e così la ragazza si incaponì di più. “Per telefono: “Ho appena acquistato una Mini Cooper rossa, tocca i duecento chilometri all’ora, una meraviglia, se vuoi te la posso far usare, hai la patente?” “No, guido solo una bicicletta!” “Che razza di uomo sei, sembri un frate francescano che chiede l’elemosina con la bisaccia, ti insegnerò io a guidare…ma di la verità ti piacciono le donne?” “Si ma con moderazione, ne posso anche fare a meno!” “Sei peggio di un anacoreta, sai almeno che vuol dire stò vocabolo?” “Si viene dal greco ‘anacoreo’ che vuol dire ritirarsi dal mondo per condurre una vita religiosa solo che io sono ateo.” “Tu sei una contraddizione continua ed io che ti sto appresso!” “Apposta mi domando…” Dafne aveva chiuso la comunicazione telefonica, ce l’aveva con se stessa, che cacchio stava combinando con tutti i giovani che la circuivano, era andata fuori di testa? Per Adone la situazione era diversa, autorizzato ad entrare in casa di Eliana si trovò ad affrontare una situazione inaspettata, appena entrato nell’ingresso fu aggredito da un gatto che fortunatamente Eliana prese in braccio e cominciò a parlargli come se fosse stata una persona: “Cara Mimma, questo è Adone il nuovo mio amico, tu lo devi rispettare e volergli bene come gliene voglio io, guardami negli occhi…” Stranamente la gatta capì la situazione ed andò a strofinarsi contro i pantaloni di Adone per poi rifugiarsi sul collo della padrona a mó di sciarpa, altra cosa strana: aveva un occhio azzurro e l’altro rosso. Quello che aveva fatto più piacere ad Adone l’affermazione di Eliana che gli voleva bene, forse poteva paragonarsi al detto ‘voce dal sen fuggita’ concetto del Metastasio. Sedettero sul divano con la gatta in mezzo il che non  impedì loro di darsi il primo bacio, profondo appassionato, dolcissimo. Furono invitati a cena da Sara che apprezzò i modi del giovane, quello che avrebbe voluto per sua figlia se fosse stata in vita! Dopo cena Adone fece cenno di andarsene ma la padrona di casa in uno slancio di cortesia: “Rimanga pure a far compagnia a Eliana, domani niente lavoro è sabato.” I due sul letto a baciarsi, la gatta pensò bene di ritirarsi sulla sua cuccia pelosa e calda, Eliana fu presa da una crisi di pianto immotivata per Adone che chiese spiegazioni: “Ho bisogno di sfogarmi, da troppo tempo mi porto appresso un fatto per me spiacevolissimo: mia madre infermiera, separata ha preso in casa un nuovo compagno, un poco di buono che già dall’inizio aveva preso circuirmi. Una notte che mia madre era di servizio, ubriacatosi venne nella mia stanza, mi riempì di botte e mi stuprò, da quel momento la mia vita è completamente cambiata. Con mia madre decidemmo di non denunziarlo, la questione sarebbe finita sui giornali e saremmo state costrette a cambiare città e così, licenziato quel delinquente mia madre ricorse a suo cugino Sindaco del paese per trovarmi un posto di lavoro nel continente, sono diplomata  geometra, a Roma sono stata  assunta da signor Vinciguerra ma la ferita m’è rimasta nel cuore e da allora ho odiato tutti gli uomini, per fortuna ho incontrato te, spero che non mi deluderai, per ora non mi sento di avere rapporti fisici.” I due quasi tutta la notte rimasero svegli abbracciati, un nuovo amore era nato, gatta consenziente! Anche per Beatrice la situazione andava alla grande,  Leone mangiava e dormiva a casa dell’amante, i figli erano d’accordo insomma tutti felici e contenti? Mica tanto: Dafne si era incasinata con Edoardo, le situazioni difficili erano per lei quelle più congeniali, sembrava ci prendesse gusto; cercò di insegnare al giovane di guidare la Mini ma spesso il cotale grattava le marce e l’auto si lamentava con stridii prolungati. “Cacchio, abbassa la frizione quando cambi marcia, non ha le marce automatiche.” “Che sono le marce automatiche?” “Lallero,  sei un brocco maledizione a me.” Dafne non chiamò più Edoardo, ne aveva piene le tasche anche se ancora in fondo al cuore…, capiva che era lei che aveva creato una situazione perlomeno strana, ne era forse innamorata? Bah. Dopo quindici  giorni una telefonata: “Sono un giovane con i capelli pieni di cenere in senso di pentimento, ci vorrebbe…” “Ci vorrebbe un buono shampoo, vai dal barbiere!” “Solo tu lo puoi togliere, sono cambiato, in  questi giorni ho capito che mi sei diventata insostituibile, sei una donna fuori del comune, ho un carattere difficile, tu  riesci a capirmi ed a sopportarmi, con te vivrei serenamente,  ho deciso: cambierò in toto, non gratterò più le marce!” “Puoi grattare tutte le marce che vuoi, mi sono scimunita, ho capito che anche tu mi sei diventato indispensabile!” ‘Mitte mihi bonum Deus’ fu il commento scaramantico di Dafne. E Leonardo ‘l’africano’? Andava alla grande, ottimo stipendio, clima sopportabile, massime comodità, femminucce anche giovanissime sempre disponibili, un Eden, Roma un lontano ricordo!
 
 

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