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Autore

Alberto Mazzoni

in archivio dal 16 gen 2009

03 settembre 1935, Roma - Italia

segni particolari:
Fisico da anziano, spirito da ventenne.

mi descrivo così:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

07 febbraio alle ore 9:20

L'AVVOCATO

Il racconto

A Messina l’avvocato Giovanni era l’Avvocato con La A maiuscola, per un caso singolare aveva lo stesso nome dell’avvocato Agnelli anche lui denominato solamente ‘’l’Avvocato’. Altezza un metro e ottantacinque, robusto ma non grasso, sguardo perennemente accigliato sia nella vita privata che in Tribunale dove era tenuto in alta considerazione, soprattutto dai giudici che per i suoi assistiti avevano uno ‘sguardo’ particolare di riguardo avendo paura di fare una figuraccia in sede di appello. L’Avvocato conosceva tutte le sentenze in molti campi, inoltre era ricco sia di suo ed anche per i lasciti della consorte deceduta per un male assolutamente incurabile, aveva tentato di tutto ma anche i medici specialistici non erano riusciti a salvare Aurora dalla morte. Aveva l’abitazione  e lo studio a Messina in viale San Martino zona centrale della città. In garage la mitica ‘Lancia Flaminia’  molto apprezzata dai collezionisti, per i normali spostamenti in città e per raggiungere la villa a Mortelle una Fiat Abarth 595 ben conosciuta dalle forze dell’ordine che ‘evitavano’ di contravvenzionarla soprattutto quando percorreva la Strada Panoramica dello Stretto dove c’é il limiti di 50 km all’ora bellamente superato spesso e di molto dall’avvocato. Nel suo studio oltre che a due giovani apprendisti Claudia e Gregorio c’erano un vecchio avvocato dal nome professionale di Marco Tullio, ricordava Cicerone. Di recente era stato assunto anche un certo Giacinto ma male gliene incolse forse perché portava il vero nome di Marco Pannella. Iscritto ad un partito di estrema sinistra, preso dal sacro furore della verità aveva scritto sul computer un articolo che voleva far pubblicare sul giornale del suo partito in cui affermava che: ‘In parlamento gli avvocati lasciano ampi spazi di manovra per favorire i propri disonesti clienti.’ ‘Càssano o coartano le leggi ad essi sgradite’, ‘Si intromettono nell’economia del Paese per miliardi di Euro che prendono strade diverse da quelle che dovrebbero.’ ‘Che la Società  deve temere oltre che i malfattori anche gli avvocati che trovano un modus vivendi a danno degli onesti.’ E via di questo passo. Giacinto, di origini calabresi era stato assunto nello studio dell’Avvocato dietro segnalazione di un  suo collega che aveva magnificato le doti del giovane laureatosi con 110 e lode in una disciplina, la giurisprudenza, considerata a Messina molto ostica da superare per la ristrettezza nel dare i voti da parte dei docenti. Marco Tullio era il fact totum dell’Avvocato, gli riferì subito l’episodio che l’interessato non commentò ma la sera nel rientrare a casa Giacinto si trovò davanti un tizio con cappello ed occhiali scuri che in dialetto calabrese: “Ncul’a tiie e a  cu tè vivu” (Tradotto il significato era: accidenti a te e a chi ti è ancora vivo che non ti ha insegnato come comportarti!) Più che un’affermazioni era un’intimidazione, da buon calabrese Giacinto la prese sul serio e non si presentò più nello studio dell’Avvocato il quale non fece domande  sulla mancata presenza del suo apprendista. Non era tutto lavoro la vita dell’Avvocato, quando poteva, per distendersi si rifugiava nella villa di Mortelle, manufatto a prova di ladri, era stato costruito con la ‘consulenza’ di un vecchio scassinatore difeso e fatto assolvere in Tribunale dall’Avvocato con gratuito patrocinio. Di solito il pomeriggio del venerdì veniva usata la Lancia Flaminia con vetri posteriori oscurati (cosa proibita dal codice Stradale) con Claudia e Gregorio sistemati nei sedili posteriori che ogni tanto scherzando di azzuffavano, erano dei fanciulloni, l’Avvocato  sorrideva da buon papà di famiglia. Aperti cancelli, porte e finestre anch’essi blindati: “Sole entra e dà allegria a questa casa!” L’Avvocato intendeva un genere di allegria speciale, aveva avvertito in tempo Catia, una contadina vicina di casa che sarebbero giunti in tre per il Week End e quindi doveva preparare la ‘mangiatoia’ e far trovare in ordine tutta la abitazione,  ovviamente servizio ben remunerato. Regola della casa: chiusi gli scuri, tutti nudi come in un campo di naturisti indossando sulle spalle solo un asciugamano da mettere sotto le chiappe quando si sedevano un po’ come Linus dei fumetti. Catia more solito di era fatta onore, tutto a base di pesce cominciando dal brodetto cozze e vongole (sgusciate) e poi aragoste, alici fritte grande insalatona, ananas e caffè. Un po’ per snobismo un po’ perché l’Avvocato non amava i vini siciliani, si era portato appresso uno scatolone di Verdicchio dei Castelli di Jesi di cui il caro amico Giorgio lo omaggiava ogni anno. La bevanda aveva mandato su di giri l’Avvocato che fece segno a Claudia di andare sotto il tavolo. Mentre lui seguitava a parlare con Gregorio la ragazza era al lavoro orale sul suo uccello sino a quando riemergeva con la bocca piena… e tanta voglia di scherzare tanto da cercare di baciare in bocca L’Avvocato. Baruffa finita con grandi sculacciate all’eburneo popò di Claudia. Niente fumo da parte dei tre che si rifugiarono prima sotto la doccia e poi sul lettone per dar vita a qualcosa di particolare: Claudia di fianco, l’Avvocato dietro di lei nella gatta ed infine Gregorio nel popò dell’Avvocato (era bisessuale!) Il trenino andò avanti a lungo ‘magno cum gaudio’ dei tre che ritennero opportuno cambiare posizione: con Claudia sempre davanti, nel suo popò Gregorio a sua volta ‘inchiappettato’ dall’Avvocato. Finita la vacanza, niente più il tu fra i componenti, di nuovo compostezza in ufficio ma era sorto un problema in parte dimenticato: Marcello, il figlio dell’Avvocato alla morte della madre era stato ‘confinato’in un collegio religioso, ora a diciotto anni, conseguita la licenza liceale  era ritornato a casa senza grande gioia da parte del padre che vedeva cambiare in pejus il suo ménage. Per fortuna la dimora di trecento metri quadrati era tenuta in ordine da Giustino e da Geltrude che stranamente avevano il nome di due personaggi di un famoso cartone animato americano: ‘Leone cane fifone.’ Nella vita sociale l’Avvocato si accompagnava ad una signora tale Rossella professoressa di lingue al liceo scientifico Cavour a suo tempo amica della defunta consorte. La tale era innamorata dell’Avvocato che, malgrado le reiterate richieste della cotale si guardava bene dal avanzare nei suoi confronti proposte di matrimonio.  Rossella quarantenne, quando abitava a Roma (era di Viterbo)  dimorava nell’abitazione dell’Avvocato e quindi la mattina si incontrava con Marcello che si alzava abbastanza presto per studiare, si era iscritto a Giurisprudenza volendo seguire le orme paterne. Rossella soprattutto d’estate durante le vacanze estive non  era di buonumore, le amiche in villeggiatura con i mariti e lei…”Papà mi presti la Abarth vorrei andare al mare.” “Non ti presto un bel nulla, vai da Berto il mio amico concessionario di auto usate e fattene dare una di tuo gusto.” Marcello si fece accompagnare per la scelta dell’auto da Rossella. Berto un simpaticone alto e panciuto accolse con gran sorrisi Marcello: “È una vita che non sento quel furbacchione di tuo padre, è ancora in vita?” “Vivo e vegeto e pieno di donnine!” “Me lo immaginavo, non è cambiato da quando eravamo ragazzi, ho capito sei venuto da me per avere un’auto: sei fortunato ce n’ho una di seconda mano ma usata pochissimo dai padroni anziani, una Fiat spyder Abarth, attenzione a non spingere troppo il pedale dell’acceleratore, ha una ripresa formidabile, ossequi alla signora.” Quest’ultima frase aveva lasciato interdetti i due. Rossella: “Che voleva dire l’amico di tuo padre?” Non lo chiedere a me…” Ad Ostia occuparono una cabina, prima entrò Marcello poi Rossella che si presentò con una costume intero e per di più di color scuro. Grande risate da parte di Marcello:” Ti prenderanno per mia madre anzi per mia nonna, questi erano i costumi che si usavano durante la seconda guerra mondiale, dove lo hai scovato?” “Hai detto bene era di mia nonna, se parli ancora mi metto in topless!” “Non volevo offenderti, andiamo allo Store vediamo se c’è qualcosa di più…insomma più sexy.” Marcello e Rossella si divisero per cercare il costume, quando si rincontrarono ognuno di loro aveva uno in mano un bikini: quello di Rossella piuttosto ‘castigato’ quello di Marcello decisamente ‘brasiliano’. La signora rimase senza fiato, “E tu pensi…” “Io non penso vorrei solo vedertelo indosso, tutta la spiaggia, parlo dei maschietti si rivolterebbe per ammirarti!” “Dopo lunghe trattative Rossella si convinse, indossato il costume rimase sulla porta della cabina indecisa se uscire: la parte superiore copriva a malapena i capezzoli, quella inferiore un filo dietro il sedere ed un ‘francobollo’ davanti. “Addrumate torce e lumere cà se cannuce o’ sticchio e ma mujere! È un aforisma che ho sentito in collegio da un mio collega siciliano, ti si addice in maniera perfetta ed ora avanti march…” Rossella aveva indossato un paio di occhiali grandi e scuri ed un cappello da spigolatrice di Sapri ma malgrado questo tanti maschietti con gli occhi fuori dalle orbite. Al rientro in  cabina: “Vuoi la verità, hai fatto arrapare pure me, non dirmi che potresti essere mia madre, io amo l’incesto!” Rossella durante il viaggio non parlò affatto, posteggiata lo spider in garage fece scena muta sino all’interno del’appartamento. “Non  ho fame, andrò direttamente a letto!” “Ed io ti farò quello trattamento poco piacevole che i francesi fanno alle oche per far ingrassare il loro fegato, il famoso fegato d’oca!” Rossella si mise a piangere ed abbracciò Marcello che non capì bene la situazione: era a suo favore oppure…Non era oppure, Rossella lo baciò in bocca a lungo e piacevolmente tanto che ‘ciccio’, pur preso alla sprovvista prontamente si riprese, alzò la testona tanto in alto da uscire dalla parte superiore del pigiama. Rossella, a pane ed acqua a molto tempo ebbe qualche difficoltà ad accogliere nella sua ‘gatta’, peraltro con stupore, il cosone di Marcello che al momento opportuno fece marcia indietro, ci mancava pure di mettere incinta la fidanzata del padre! ‘Time goes by’ la famosa frase del film Casablanca valeva per Marcello ma soprattutto per Rossella. Facendo un  paragone il tempo passava per Marcello con tasso di incremento aritmetico, per Rossella con tasso geometrico. L’arrivo della menopausa fu altro motivo di tristezza, Rossella sentiva avvicinarsi sempre più la vecchiaia, Marcello era più ottimista: “Di cosa ti lamenti così non prenderai più pillole e potrò scoparti senza problemi!” Il fatto era che Marcello scopava tante altre baby più giovani senza problemi, nel campo del lavoro era diventato famoso come il padre. Nello studio non c’era più Marco Tullio andato in pensione, l’Avvocato seguitava ad andare nella sua villa di Mortelle con Claudia e Gregorio anch’essi non più giovanissimi. Un giorno Marcello a Rossella: “Che ne dici di diventare zia?” O prima o poi doveva accadere, Marcello aveva assunto nello studio Alice ventenne ed aveva pensato di allungare la stirpe degli avvocati…

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