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Autore

Alberto Mazzoni

in archivio dal 16 gen 2009

03 settembre 1935, Roma - Italia

segni particolari:
Fisico da anziano, spirito da ventenne.

mi descrivo così:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

10 giugno alle ore 21:22

LE SORPRESE NON FINISCONO MAI.

Il racconto

Si chiamava Solange Moreau una divina creatura venuta ad abitare a Roma all’ultimo piano di un palazzo di via Pinerolo all’angolo di via Tuscolana, lo stesso dove aveva l’appartamento Alberto Ferrari. Aveva attirato l’attenzione di tutti i maschi del palazzo e dei dintorni, una bellezza fuori del comune: oltre all’altezza superiore alla media ed al corpo longilineo da modella aveva un viso particolare: occhi grandi e verdi, naso piccolo bocca…invitante, sembrava una creatura uscita dalle mani dello scultore greco Fidia. In particolare il viso si poteva definire bellissimo ma era un diminutivo, unico lato negativo era che la signorina o signora, sempre sola, non sorrideva mai, a malapena rispondeva ai saluti di buon giorno che le rivolgevano i vicini. Alberto, più curioso di una bertuccia  aveva  seguito con la sua Cinquecento l’autobus che la conduceva all’Ambasciata francese nella capitale a piazza Farnese. Da maresciallo delle Fiamme Gialle girava per Roma in autobus senza pagare il biglietto, altre volte usava l’auto dell’amministrazione per seguire la baby, oltre che comandante di Sezione era Capo Laboratorio fotografico e così aveva modo di fotografare con speciali attrezzature le persone senza che le interessate se ne accorgessero, anche di notte usando macchine speciali. Aveva ripreso Solange  all’uscita da casa e dall’ambasciata ed al ritorno nell’abitazione, mai nessun incontro, molto strano che un tal pezzo di gnocca  non frequentasse nessuno, né maschi ne femmine nel caso avesse avuto gusti particolari. Alberto diede la stura ai tanti trucchi da lui conosciuti: una mattina all’uscita dall’ascensore della baby si fece trovare dolorante a terra toccandosi una gamba e lamentandosi per il dolore. Solange non si perse d’animo e: “Monsieur JiJi il y a un homme  blessés, venez bientôt.”nel frattempo era sparita. Gigi era il portiere che si precipitò: “Maresciallo s’è fatto molto male?” “Ma quando mai , sto benissimo, cercavo di far fermare la ragazza…manco un ferito la ferma!” Non è che in quel periodo ad Alberto mancasse la ‘materia prima’ ma quella Solange l’aveva stregato, era inavvicinabile, Al doveva dare la stura a tutte le astuzie, anche le più strane infatti, scoperto quale fosse la parete divisoria della camera da letto di Solange, pensando che la ragazza per la non frequenza alcuna fosse dovuta alla sua fede religiosa  una sera sintonizzò la stazione di ‘Radio Maria’ piena di lamentose gaiaculatorie ed alzò il volume facendo ascoltare le stesse alla vicina la quale dopo circa un quarto d’ora bussò alla parete, Alberto capì che aveva sbagliato, Solange non solo non le aveva apprezzate ma si era rotta le….Stavolta il detto ‘audaces fortuna iuvat’ non aveva funzionato, Alberto rimuginava il cervello per trovare un’altra soluzione quale: una setta satanica, un gusto particolare della ragazza in fatto di sesso, ma ormai aveva finito la scorta delle soluzioni. Hermes storico protettore di Alberto, smesso per un pó di correre dietro alle gonnelle sia divine che mortali volle dare un aiuto al suo protetto e un pomeriggio fece incontrare i due sul pianerottolo. Alberto si aspettava il solito saluto frettoloso ma: “Mi pare che lei sia un maresciallo, me l’ha detto il portiere Jiji, io amo molto le divise, che dice di conversare con me nella mia abitazione?” Alberto non credeva alle proprie orecchie, che si fosse sbagliato ma vedendo Solange con la porta del suo appartamento aperta ci si infilò. “Caro il bell’Alberto, mi permetto di darti del tu, come vedi parlo bene la tua lingua, mi sono fatte matte risate sui tuoi trucchi per avvicinarmi, hai molta fantasia e poi vedo che sei appassionato di foto, un uomo perfetto!” ”Sento una punta di ironia nella tua affermazione o mi sbaglio?” “Ti sbagli, non farci caso al nero con cui è arredato questo appartamento, ci abitava una vedova inconsolabile che ha raggiunto il marito, i nipoti me l’hanno affittata.” “Io già in poco tempo mi sono depressa, stasera se sei d’accordo andiamo a mangiare dalla sora Lella che ha un trattoria  sotto casa a meno che non preferisci un ristorante di lusso.” “Mi piacciono le cose semplici ed il mangiare casereccio, la sora Lella va bene. “ Quando Alberto con sottobraccio Solange uscì dall’ascensore i presenti, per primo Gigi rimasero a bocca aperta: “Hai capito il maresciallo, stò gran fijo de nà…”il commento del portiere. La sora Lella si presentò di persona ai due, era ancora presto per la cena e si mise a sedere al loro tavolo: “Marescià solo lei poteva annà bene per stà bellezza, auguri e….figli maschi.” “Ah Lella, lasciamo perdere i figli, sono una rottura di palle, io spero di godermi la qui presente francesina ma non me la fare ingrassare, cibi leggeri.” La serata passò con grandi risate sino alla chiusura del locale e poi ritorno al quinto piano…a casa di Solange, il giorno dopo era domenica. “Figliola hai nulla da confessarmi?” celiò Alberto che rimpianse di aver detto quella frase, Solange era diventata seria. “Scusami cara, talvolta sono… ho sbagliato a pronunziare quella frase che ti ha ferito, siediti vicino a me, mi piace molto il tuo parfum naturel, si dice così in francese?” “Di te mi è piaciuto tutto sin dalla prima volta che ti ho visto ma c’è un problema che mi porto appresso. Ero impiegata all’Ambasciata francese di Danimarca, un danese tale Hans  molto ricco e della  famiglia molto conosciuta dei Larsen voleva a tutti costi sposarmi, aveva messo di mezzo anche l’ambasciatore e persone influenti, io non intendevo farlo ed a mezzo dei miei famigliari mi son fatta trasferire a Roma. Sin da piccola non ho frequentato le scuole pubbliche sino al conseguimento del diploma di liceo classico. I miei, abbienti mi hanno fatto studiare con insegnanti privati e poi ho vinto il concorso per attaché d’ambasciata a Roma.” “Quale era ed è la situazione?” “Te lo svelerò, non vorrei  crearti  problemi, solo sempre sola e la solitudine mi pesa molto, spero che tu non sia conformista, guarda… Abbassati gli slip Solange al posto del fiorellino mostrò un pene con tanto di testicoli, non grandi ma sempre organi maschili. Alberto cercò di fare l’indifferente poi: “Al giorno d’oggi non è più un problema tranne che per i paesi mussulmani che sono rimasti al medio evo, tu per me sarai sempre una persona adorabile.” Solange aveva trovato finalmente un uomo di suo gusto e soprattutto anticonformista, abbracciò Alberto e si sciolse in un fiume si lacrime liberatorie.  “Se hai finito  di  pleurer vorrei farti qualche domanda, se non ti dà fastidio aprirti con me, in campo sessuale come sei combinata?” “Mai conosciuto un uomo o una donna.” “Cara vorrei che mi baciassi il mio coso che confidenzialmente chiamo ‘ciccio’ ma devi sapere che è uno zozzone ed ha il vizio di…sputare, non vorrei che ti facesse schifo.” “Anche se non ho praticato il sesso sono bene informata, da te accetto tutto.” Ed infatti Solange ingoiò tante vitamine e: ”Sei un fiume, stasera salterò la cena, devo dirti che aveva un buon sapore, ho una sola paura…attaccarmi  a te, per me sarebbe una tragedia se tu mi abbandonassi…” “Non farai la fine di Didone, io non sono Ulisse che ha una moglie che lo aspetta, nei prossimi giorni  cercherò di assaggiare il tuo favoloso popò con molta delicatezza …” Alberto andò in farmacia dall’amico Nino e chiese la pomata lubrificante, non l’avesse mai fatto: “Hai incontrato una vergine ma ce ne sono ancora in giro?” “La tua è tutta invidia, tu ti devi contentare di mangiare in famiglia o delle solite baldracche!” la risposta di Alberto era stata acida, rientrò in casa con in mano un tubetto dal nome significativo SWITE LOVE, sembrava un tedoforo, Solange capì e baciò Alberto, il tutto rimandato a sabato sera giorno dell’onomastico dell’eletta (significato del suo nome). La ragazza sul letto si mise di fianco, il suo buchino fu abbondantemente lubrificato,  ci volle del tempo sino alla ‘vittoria finale’ seguita da un masturbazione con le dita di Alberto sul  membro di lei in erezione. Solange ebbe  un orgasmo fortissimo, profondo, inarrestabile sin quando si rilassò  sul letto priva di forze. Dormì sino a sera, uscita dal ‘letargo’ sembrava un’altra: più donna, più distesa, consapevole della propria sessualità prorompente, innamoratissima di Alberto che baciò a lungo ma poi gli stimoli della fame ebbero il sopravvento. La mattina successiva: “Caro che ne dici di andare a conoscere i miei genitori in Francia, ho parlato loro di te, sarebbero felici di averti come loro ospite.” Un viaggio è sempre gradito, Alberto era arretrato in quanto a ferie e gli furono concessi trenta giorni di libertà. Aeroporto di Roma Fiumicino,  aeroporto di Parigi Orly, poco più di due ore. Taxi velocissimo, l’autista sembrava un corridore di Formula Uno, in  poco tempo giunsero in Avenue Montaigne,  zona bene della città, la mancia fu adeguata. Suonato il campanello apparvero Michel padre e Monique madre sui quali si avventò si avventò Solange con un forte abbraccio, Alberto diede la mano a Michele ma, impressionato dalla bellezza materna l’abbracciò calorosamente ed a lungo, Monique, era ‘spiccicata’ alla figlia con qualche piccola ruga, bellissima. “L’immaginavo che facevi il porco con mia madre, stalle alla larga.” I due genitori non capirono il suo atteggiamento ma in quel momento di felicità non ci fecero caso. A tavola al brindisi con champagne Don Perignon Alberto volle incrociare le braccia col la suocera e ci scappò anche un abbraccio non apprezzato dalla figlia la quale con faccia scura: “Penso che presto assaggerai le mi unghie lunghe e appuntite.” Alla richiesta di spiegazioni dei due coniugi Solange: “Mon fiancè est un cochon!” Michel e Monique la presero a ridere, sua figlia era stata sempre una impulsiva. La notte successiva Alberto fece un altro scherzo alla fidanzata, verso le due si rifugiò nel bagno, Solange allungando la mano e non trovandolo nel letto partì lancia in resta nella camera degli ospiti che trovò vuota, i suoi genitori stavano dormendo tranquillamente nella camera matrimoniale, Alberto in bagno. “Cara non sto bene di stomaco, deve essere stato quel ‘fois gras’!” “Tu mi prendi per il culo!” “Magari domani sera, stanotte proprio non me la sento!” Il round era stato a favore di Alberto. Un fatto nuovo: Gabrielle la vecchia duchessa di Polignac,  madre di Monique tramite la governante Anne aveva fatto sapere che avrebbe voluto rivedere la nipote prediletta  prima di chiudere gli occhi per sempre. Non aveva mai accettato il matrimonio di sua figlia con una semplice impiegato dello Stato ma aveva un amore sviscerato per  la nipote Solange. Quando la ragazza giunse al castello in compagnia di Alberto con la DS 21 del padre, la vecchia duchessa ebbe una crisi ma si riebbe ben presto, era di una fibra ed una volontà fortissime. Abbracciò la ragazza, non le chiese nulla della sua vita, le bastava la sua presenza poi pregò la governante di andare a prendere un braccialetto d’oro con brillanti nel porta gioie, lo donò alla nipote, oltre all’affettuosità quel braccialetto aveva un valore notevole, alla morte della vecchia Solange sarebbe diventata una ricca ereditiera ma questo non la consolava,  qualcosa  le rodeva dentro, un disagio che non sapeva definire. Dopo quindici giorni i funerali della duchessa in gran pompa; passaggio da un notaio per recuperare il testamento, ci vollero molti giorni prima del rientro di Solange a Parigi. Durante quel lasso di tempo molti avvenimenti in casa Moreau. Michel di venticinque anni più anziano della moglie, ormai abbassata la bandiera sessuale, accettava che Monique ‘frequentasse’ un certo Alain  Rossi di chiara origine italiana per motivi sessuali, il cotale era un torello senza personalità, quello che voleva Monique era solo divertirsi sessualmente col pieno consenso del marito. In quel periodo però la signora era attratta da un altro maschietto, Alberto subito dopo il funerale della duchessa era rientrato da solo a Parigi, non gli  parve vero passare tutte le notti con la padrona di casa, fuochi d’artificio che però portarono il maresciallo ad un dimagrimento evidente, due giorni prima del ritorno della fidanzata pensò bene di rimettersi almeno in parte in forma, era molto  deperito. Anche Solange non era in forma, malgrado la notevole eredità era scontenta di se stessa, chiese ad Alberto di ritornare subito a Roma, viaggio di ritorno Parigi Orly – Roma Fiumicino. Coro di benvenuto  da parte di Gigi e degli altri inquilini ma restava il problema di Solange ogni giorno più rabbuiata. Alberto durante una verifica fiscale aveva conosciuto uno psicoterapeuta, Andrea Fiumicello  con quale aveva stretto amicizia. “Andrea sono Alberto, ho un caso da sottoporre alla tua attenzione, quando posso venire nel tuo studio?” “Facciamo sabato mattina, non ho appuntamenti.” “Mio caro, quello che sto per rivelarti riguarda me ed una persona con cui convivo…” Alberto non omise nulla sui suoi rapporti con Solange, Andrea rimase un po’ in silenzio e poi: “Non penso di sbagliarmi, è una questione complessa e delicata a cui tu forse non hai pensato, Solange non è solo donna ma ha anche una ha una parte di sesso maschile, è quella che lei vuole esercitare, non so se preferisca una donna, un transessuale o un uomo con cui fare sesso, quello lo devi scoprire tu, fammi sapere, anche per me è un caso nuovo.” Dopo il pranzo Alberto invitò Solange a sedere sul divano e la mise al corrente di quanto appreso dallo psicoterapeuta. La ragazza rimase pensierosa e perplessa, non si aspettava neppure lei quella diagnosi poi, pensandoci bene ed analizzando i suoi desideri capì la verità di quella teoria, il problema era come metterla in pratica. Alberto non se la sentiva di fare da partner e si dichiarò subito indisponibile all’esperimento ed allora…far amicizia con un trans ma dove incontralo?  Alberto si informò da un amico della Polizia Municipale e seppe che al IX Municipio c’era una zona dove molto raramente la Polizia si recava per far retate di prostitute e di trans, sarebbe stato spiacevole  incappare in una retata e dover dichiarare l’appartenenza alla Guardia di Finanza. Una sera in compagnia di una Solange eccitata, con la sua Jaguar X Type (nuovo acquisto) si recò sul posto e dopo un po’ di girare trovò una signorina che sembrava un trans, anche dalla, voce: “Caro io costo moltissimo…” “E a me piace spendere molto, come anticipo ti vanno bene duecento Euro.” La ragazza non se lo fece ripetere due volte, intascato il denaro si accomodò nel sedile posteriore. “Premesso che siamo persone serie e che da noi non devi aspettarti problemi di nessun genere ti propongo di venire a casa nostra, io sono Alberto questa è la mia fidanzata Solange.” ”Sono Sonia Cherubini, il mio vero nome, mi ispirate fiducia, spero che sia vero quello che avete affermato, c’è sempre la paura di incontrare dei pazzoidi o peggio dei sadici.” “Che bella casa, ci starei tutta la vita.” “Andiamo ai patti: Solange è un trans come te, vuole avere  dei rapporti sessuali ma prima vogliamo avere la certezza che tu non abbia malattie, dove abiti?” “Al Tufello ma se potessi cambiare casa…” “Affare fatto, se vuoi puoi farti a una doccia e poi  andare nella camera degli ospiti dove passerai la notte.” Sonia uscì dalla doccia nuda, un bellissimo corpo in quanto a tette e popò  come pure un uccellone ‘ben dur’, Solange apprezzò, le due si baciarono in bocca.  Alberto  aveva conosciuto un medico generico anche direttore di un Laboratorio di Analisi Cliniche il cui titolare Umberto Alibrandi aveva avuto molti problemi in quanto a contabilità, problemi in parte risolti da Alberto. “Dottore Sono Alberto Ferrari, le invio un trans che vorrei lei controllasse dal punto di vista medico nel senso di eventuali malattie…” “Maresciallo a disposizione, fra tre giorni avrà l’esito.” Nel frattempo Sonia e Solange uscivano insieme prima dal parrucchiere e poi a fare spese, erano come due parenti che si erano ritrovate, nessuno del palazzo aveva commentato quella amicizia. Alberto, da cavaliere, cedette il letto matrimoniale alle due signore per la prima notte di nozze, in seguito si formò un terzetto ben affiatato, viva l’anticonformismo! In ogni storia c’è sempre una sorpresa: a  Parigi Monique dopo trenta giorni dall’ultima mestruazione andò dl ginecologo per un controllo: era incinta! Grande gioia da parte del marito e dei suoi colleghi: “Vedi il  vecchio Michel si dà ancora da fare!” La notizia non fu comunicata subito né ad Alberto nè a Solange, avrebbe cambiato in pejus i loro rapporti. Nacque   Robert, questo il nome del bambino per ricordare in parte suo padre di cui era la copia perfetta, rimase un segreto tra Michel e Monique.

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