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Autore

Alberto Mazzoni

in archivio dal 16 gen 2009

03 settembre 1935, Roma - Italia

segni particolari:
Fisico da anziano, spirito da ventenne.

mi descrivo così:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

30 agosto 2018 alle ore 9:33

Luisa la finanziera

Intro: La differenza di età non conta quando c'è l'amore.

Il racconto

Il nome di Luisa non è tanto comune in Sicilia, tanto più se lo portava una ragazza nata nelle isole Eolie, in particolare a Filicudi. La baby non aveva solo il nome fuori del comune ma lei stessa non rispecchiava i caratteri somatici dei genitori ambedue di bassa statura mentre Luisa era alta un metro e settanta, occhi verdi, fisico da indossatrice, alcuni paesani pensavano malignamente che la ragazza assomigliasse più a qualche nordico di passaggio…forse ci avevano azzeccato. Figlia unica, già da piccolina seguiva i genitori mentre in barca mentre andavano a pesca per guadagnarsi da vivere sia di giorno che di notte. Luisa sorrideva raramente, di carattere chiuso non dava molta confidenza ai paesani, andava a scuola con profitto e conseguì il diploma di ragioniera a Lipari con molti sacrifici dato che spesso il mare era in burrasca ed i traghetti di linea non facevano scalo a Filicudi. La ragazza era in confidenza solo con Marianna la figlia di un appuntato di mare della Guardia di Finanza che comandava il locale distaccamento. Giuseppe M. le volle darle una mano e le fece presentare la domanda di arruolamento nel Corpo cui lui apparteneva e Luisa, inaspettatamente un po’ per tutti, vinse il concorso  e, con lacrime dei genitori, si recò a Gaeta in provincia di Latina e dopo nove mesi indossò le Fiamme Gialle da finanziera. Al ritorno a Filicudi in licenza apprese che i genitori avevano intenzione di trasferirsi per lavoro in Australia, presso dei parenti, dato che il mestiere di pescatori non era più rimunerativo, Luisa non volle seguirli e fu trasferita presso la Squadriglia Navale di Lipari in contrada Pignataro a bordo di una Vedetta della Classe ‘Zara’, nome di un defunto finanziere medaglia d’oro. Ovviamente la presenza a bordo di una ragazza, cosa mai accaduta in passato, scompaginò la vita dei componenti il mezzo navale soprattutto per l’avere in comune i servizi. Il Comandante, Maresciallo Capo Alberto M., non trovò altra soluzione se non quella di cedere la sua cabina singola alla ragazza e ‘mischiarsi’ con la truppa. Luisa, come suo carattere, essendo anche la sola donna a bordo,  non era in confidenza con gli altri membri dell’equipaggio, solo in sala mensa scambiava qualche parola dietro domande specifiche dei suoi colleghi. Era una lavoratrice indefessa, aveva anche una notevole forza  fisica che meravigliò soprattutto Alberto il quale, vedovo da due anni, la guardava con occhio più che benevolo, avendole ceduto la cabina…un pensierino ce l’aveva fatto ma invano. Di notte i componenti l’equipaggio si davano ad uno ‘sport’ particolare: quello di salpare le nasse messe in mare dai pescatori per catturare pesci grossi, in particolare le aragoste che ovviamente finivano sulla mensa dei finanzieri, i pescatori conoscevano questo ‘vizietto’ degli appartenenti alle Fiamme Gialle ma non creavano problemi. Un avvenimento particolare cambiò in parte la vita di Luisa: un gatto traversò il molo mentre passava un finanziere in bicicletta che lo prese in pieno. Luisa scese di corsa a terra, l’animale non dava segni di vita,  con l’auto del Comandante portarono la bestiola da un veterinario il quale constatò che, tutto sommato il gatto o meglio la gatta non aveva nessuna frattura ed aveva bisogno solo di un po’ di riposo. Fu rintracciato uno yacth dal quale era fuggita, Luisa teneva al seno la gatta, voleva tenersela ed in tal senso fece richiesta alla padrona da cui l’animale era fuggito. La dama, avendo altri simili animali, accondiscese alla richiesta che fu avallata anche dal Comandante del Guardacoste il quale sperava così di…Luisa si organizzò con cibi per gatti, ciotoline varie e due cestini  uno a prua del GC., ed un in cabina in caso di maltempo,  dove far riposare la gatta la quale non voleva staccarsi dalle braccia di Luisa che fu costretta a farla dormire sul suo letto. Alberto con la scusa di controllare lo stato di salute di Gaia,  come era stata chiamata la gatta, quando non erano in navigazione, si recava spesso nella sua cabina. Ovviamente Luisa se ne accorse, in fondo Alberto non le dispiaceva, aveva avuto un solo rapporto sentimentale con un filicudiano che la ragazza aveva scaricato in malo modo per le sue richieste sessuali. Gaia col suo manto tigrato era diventata un personaggio a Lipari. Di indole pacifico e dolce, socievole,  camminava vicina alla padrona al guinzaglio e, cosa più sorprendente era un ottimo nuotatore. A bordo faceva da vedetta, stava sempre a prua a scrutare il mare,  aveva fatto amicizia con tutti i finanzieri entusiasti di poterci giocare. Dimostrava doti atletiche notevoli, effettuava non indifferenti salti ed acrobazie, un solo difetto: non sopportava di restare sola per molto tempo e così, lontana Luisa, passava di mano in mano dei componenti l’equipaggio.  Un avvenimento particolare creò qualche problema a bordo: la prima volta che Gaia andò in calore sul molo di appalesarono vari gatti attirati dall’odore della femmina, rimanevano sul molo e non andavano a bordo del GC. sulla scaletta per paura dell’acqua sottostante ma con i loro versi infastidivano anche i componenti degli yacht ormeggiati vicino alla vedetta della Finanza. Decisione drastica: far sterilizzare la gatta. Alberto si fece carico dell’ingrato compito e, lasciata Luisa in lacrime, con la sua auto portò la gatta dal veterinario e ritornò a bordo dopo due ore. Gaia era ancora mezza intontita per l’anestesia e dormì profondamente tutta la notte sul letto di Luisa. La mattina dopo si svegliò più pimpante che mai con gran gioia della padrona che le offrì una colazione super. Alberto era di giorno in giorno più in crisi, dichiararsi esplicitamente a Luisa poteva potare ad una decisione di rottura visto il carattere della ragazza ma d’altronde che fare? Una sera piovigginosa mentre il GC era ormeggiato al porto, si sedette a poppa incurante della pioggia, piangeva, un vecchio lupo di mare che piange…  Non vedendolo in giro, Luisa, seguita da Gaia, andò a poppa e rimase basita. “Vieni in cabina, una bronchite è in arrivo.” Non volendo gli aveva dato del tu cosa apprezzata dal Comandante a cui venne in mente la canzone ‘aspetta e spera che poi si avvera.’ Alberto strinse al petto Luisa che invece di ricambiare: “Va a farti una doccia, io vado a far mangiare Giada”  nemmeno un minimo di compassione! Alberto decise di  cambiare aria per trenta giorni recandosi a Roma dalla famiglia, ancora doveva fruire la licenza dell’anno passato, salutò in fretta l’equipaggio, il comando fu assunto dal brigadiere Francesco C.,toscano di Arezzo, che fu contento dell’incarico per poter conseguire i requisiti per diventare maresciallo. Giada girava per tutto il Guarda Coste in cerca di Alberto, talvolta guardava in viso la padrona come per interrogarla, Luisa aveva capito che quella di Alberto era una fuga ma ancora non si sentiva di avere un rapporto sentimentale con lui. Dentro di sé aveva ancora quel senso di libertà che non voleva perdere, non era molto razionale ma…Da Roma cominciarono a pervenirle delle buste con dentro foto particolari: Alberto dinanzi al Vittoriano che faceva il saluto fascista, Alberto abbracciato ad una turista di chissà quale nazionalità con cui leccava insieme un enorme gelato, Alberto a Colle Oppio con in braccio un gatto, Alberto con in braccio una ragazza, Alberto che al mare di Ostia era vicino ad una baby in topless. L’ultima foto aveva fatto arrabbiare Luisa che, preso il telefonino, per la prima volta gli inviò un messaggio: “Di te non m’importa nulla, smettila con le provocazioni!” Invece era tutto il contrario, Luisa cominciava a soffrire di gelosia, troppi ‘fiorellini’ intorno al quale rispose con altro messaggio: “Prendi il treno a Messina delle ventitré, sarai a Roma alle otto di mattina, ci sarò io a prenderti ma chère.” Quella notte per Alberto fu giorno, era a casa di sua cugina Silvana in via Cavour e girando lui per casa la cuginetta si svegliò: “All’anima della cotta, a quarant’anni! Chi sarà mai, miss mondo?” Alle sette Alberto era al binario otto della Stazione Termini, lo speaker aveva annunziato l’arrivo del treno dalla Sicilia in quel binario. Il nostro eroe si nascose dietro una colonna all’inizio del treno, scesero molti passeggeri e quando l’Albertone cominciava a disperare comparve una figura da favola. Luisa aveva indossato dei tacchi che la facevano sembrare ancora più alta, sorpassò Alberto guardandosi intorno delusa quando fu presa alle spalle. “Brutto stronzo pensavo non ci fossi!” Stavolta un bacio profondo a prolungato fu accettato da Luisa che aveva abbandonato a terra la valigetta. Il solito romanaccio: “A cosi intanto te rubbo la valigia e poi sai che te dico signorina, ar nonnetto lo sotterri!” Il volgarone non rubò la valigia ma fece sorridere gli ormai fidanzati. Silvana era curiosamente trepidante in attesa della bellezza siciliana e quando apparvero i due gli scappò: “Cazzo avevi ragione!” “Vedi, di solito mia cugina è castigata nel parlare ma tu le hai fatto un grand’effetto.” Dopo un abbraccio: “Ti ho preparato la colazione, c’è un po’ di tutto, non conoscevo i tuoi gusti.” “Vedi quanto sono generosi i romani, guardando te penso che tu siciliana lo sia un po’ meno.” Stavolta Luisa meravigliò i due cugini: “Vedi cara, questo signore parla per enigmi, voleva solo dire che ancora non gliela ho mollata e posso dire che non ho intenzione di dargliela.” A Silvana il caffè che stava bevendo le uscì dal naso, Alberto invece capì che quella era, forse, la volta buona. A casa c’era pure Cesare il figlio di Silvana di quindici anni più giovane di Alberto il quale anche lui ritenne di far lo spiritoso: “Zietto per te è troppo giovane, vedi se puoi mollarmela. “Io ti mollo un calcio in culo!” Tutti e quattro andarono a pranzo nel ristorante sotto casa, il padrone Ferdinando G. detto Nando riconobbe Alberto e gli fece i complimenti per la sposa. “Non siamo ancora sposati ma ci manca poco.” “Lallero” il commento romanesco di Silvana la quale a casa sua, nell’introdurre i due nella camera degli ospiti, si ripeté con una spiritosaggine: “Le lenzuola sono nuove, mi raccomando!” Rimasti soli un attimo di imbarazzo: “In bagno ci vado prima io o tu?” “Da buon cavaliere ti cedo il bidet.” Luisa non se la sentiva ancora di entrare in totale ‘confidenza’ con Alberto, uscita dal bagno in accappatoio si infilò nel letto e si coprì con il lenzuolo. Alberto bello pimpante e con ‘ciccio’ in erezione si presentò alla novella sposa la quale rimase basita. “Oddio, quello è un manganello!” “Cara sarò delicato, intanto vedo di lubrificare la tua cosina.” “Hai della vasellina?” “No tu chiudi gli occhi e lascia fare a me.” Alberto scoprì il corpo di Luisa che chiuse gli occhi, si vergognava, oggigiorno era molto difficile trovare una ragazza che a ventiquattro anni è vergine e soprattutto si vergogna di farsi vedere nuda. Alberto cominciò con un cunnilingus che sortì l’effetto desiderato, dopo un po’ Luisa ebbe un orgasmo alla grande, Alberto seguitò nella manovra ed ebbe un secondo effetto sulla ragazza la quale: “Per ora basta, in passato qualche volta mi sono toccata da sola ma non avevo mai provato una goduria simile.” Dopo un po’: “Adesso  provaci con ‘juicio’.” “Sei forte, hai citato il Manzoni.” Luisa dimostrò ancora una volta di essere una dura e non si lamentò malgrado un dolore attenuato dalla lubrificazione del cunnilingus, ad Alberto non dispiaceva avere in figlio e quindi andò alla grande fin quando: “Ti prego, ritirati, la cosina mi fa male.” Erano le undici quando Silvana dietro la porta: “Ci siete? Tutto a posto?” “Entra cara, io non ho problemi, domanda alla neo-signora.” “Vi ho portato la colazione, data l’ora sarebbe meglio un pranzo.” Dopo una settimana di permanenza a Roma, i novelli sposi rientrarono a Lipari, affittarono un alloggio dove si  trasferì Luisa che nel frattempo, dietro raccomandazione di un generale amico di Alberto,  fu trasferita a terra negli uffici della Squadriglia Navale. Naturalmente anche Gaia, col permesso del Comandante, seguiva la padrona al lavoro creando qualche problema in quanto ogni tanto si esibiva in salti ed acrobazie andandosi a posizionarsi sopra i fascicoli che cadevano a terra. “Gaia se ci provi ancora ti lascio a casa, stai sotto il mio tavolo senza muoverti.” I colleghi, affascinata dalla gatta, si meravigliavano che un animale potesse capire e ubbidire alla padrona. Matrimonio celebrato dal Sindaco di Lipari a bordo del Guarda Coste, grande festa con tutto l’equipaggio ed alcune autorità e, dopo due anni la nascita di Armando junior nome del padre di Alberto il quale, giunto ai limiti di età, si congedò e fece da insegnante all’erede, Luisa seguitò nel suo lavoro alla Squadriglia Navale contenta di rientrare a casa con pranzo e cena già pronti, insomma una famiglia felice anche se quella differenza di età…
 
 

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