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Autore

Alberto Mazzoni

in archivio dal 16 gen 2009

03 settembre 1935, Roma - Italia

segni particolari:
Fisico da anziano, spirito da ventenne.

mi descrivo così:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

31 gennaio alle ore 10:14

NIPOTE PREDILETTO

Il racconto

“Lucrezia sono Mirella…scusami ma mi manca il fiato, aspetta un momenton bevo dell’acqua…eccomi mi sono ripresa: una grande novità per me, alla Pirelli mi hanno promosso dirigente titolo ambito da molti uomini ma hanno scelto me, l’unico problema è che mi devo trasferire a Breuberg in Germania, io parlo correttamente il tedesco ed il francese, me li ha insegnarti da piccola mio padre questo è anche stato il motivo per la mia preferenza nella scelta ma ho un problema da risolvere, mio figlio Baldo ha diciassette anni, frequenta il terzo liceo classico non posso portarlo con me sia perché non parla la lingua e soprattutto perché alla scuola in Germania non lo accetterebbero.” “Finisci il discorso non so come potrei aiutarti.” “Non è facile chiederti questo favore ma solo tu me lo puoi fare…prenderlo a casa tua il tempo necessario sino a che non possa ritornare in Italia.” Lucrezia non sapeva cosa rispondere, da tempo vedova di Doriano si era organizzata la vita senza maschietti, col marito aveva avuto un’esperienza negativa per motivi religiosi, lei aveva solo amicizie femminili con le quali passava il tempo libero, era casalinga, andava in villeggiatura in montagna o al mare e talvolta in crociera nel Mediterraneo, non aveva problemi finanziari in quanto il defunto aveva avuto il ‘buon gusto’ di lasciarla agiata…”Cara non so che risponderti, Baldo mi è tanto caro ma avrà le sue esigenze che non combaciano con le mie…” Un lungo silenzio fra le due amiche poi Lucrezia: “D’accordo sarà un modo per movimentare la mia vita, accompagnalo quando vuoi, gli faccio sistemare da Gina la cameriera la stanza degli ospiti.” “Un bacione grande grande, solo tu mi potevi aiutare non ti dico che ti ringrazierei con delle preghiere altrimenti ti manderei all’Inferno, stavo scherzando, domattina verrò a casa tua con Baldo che provvederò a catechizzare, qualora si comportasse male fammelo sapere…” Roma d’estate non è la migliore città d’Italia e così madre e figlio arrivarono a casa di Lucrezia in Corso Francia tutti sudati con tre valige. “I figli vanno bene quando ci sono anche i padri a prendersene cura, come sai Ettore il genitore di questo signorino ha da tempo preso il volo con una sciacquetta molto più giovane di lui, ormai è di moda, se lo fanno le mogli vengono bollate come…lasciamo perdere. Baldo ha lasciato a casa il computer, andrà a riprenderlo i prossimi giorni.” “Lascia perdere, era mia intenzione rimodernarmi,  ne acquisterò un nuovo per casa mia, lo sai che c’è la possibilità di vedersi in tutto il mondo con un aggeggio chiamato ‘skype’? Così avrete modo di sentirvi.” “Allora scappo, il mio aereo parte alle sedici, non posso perderlo, a te non dico nulla ormai hai capito come comportarti, a te Lucrezia una abbraccio forte forte ed un bacione.” “Questa è la tua stanza, come vedi c’è anche una grande scrivania dove potrai anche sistemare il computer, vicino il bagno, se hai bisogno di qualcosa….” “Grazie zia, cercherò di darti fastidio il meno possibile.” Il giorno seguente Lucrezia si recò in via Merloni per acquistare un computer moderno, poi le venne un’idea: “Egregio direttore vorrei che impiantaste un cimice microspia non facilmente visibile in una  stanza di casa mia in modo che sul mio telefonino possa vedere ed ascoltare quello che succede l’interno della stanza stessa, mandi un suo tecnico domattina, quanto le devo? …. le lascio un assegno.” Vennero due ragazzoni simpatici e sorridenti, avevano capito qualcosa in quella richiesta un po’ inusuale di quella signora, una buona mancia è sempre gradita e fa dimenticare i cattivi pensieri. Lucrezia si accorse di aver guardato quei giovani in maniera diversa dal solito, li aveva trovati piacevolmente mascolini anche comparandoli con defunto marito che aveva ricevuto in dono un nome appropriato alla sua mentalità, Doriano che vuol dire ‘Dono di Dio’. Secondo lui i rapporti sessuali dovevano avere il solo scopo della procreazione con conseguenze immaginabili per la consorte che  era risultata sterile. Baldo stava mettendo in atto le raccomandazioni della madre, Lucrezia era contenta della sua compagnia, talvolta con una battuta romanesca riusciva a farla sorridere poi un  giorno: “Zia se me lo permetti vorrei invitare a studiare una mia amica molto brava in tutte le materie, si chiama Perla è figlia di buona famiglia.” Lucrezia non si aspettava una tal richiesta ma non si oppose, se si trattava di una brava ragazza… La tale era un tipo piacevole: alta di statura, bionda, grandi occhi azzurri sembrava una nordica, frequentava una palestra e si notava dal suo fisico statuario. Lucrezia la accolse con un sorriso e: “Buono studio.” La padrona di casa il pomeriggio si rifugiava in camera da letto per non farsi scoprire dalla cameriera mentre stava spiando il ‘nipote’ e l’amica. I primi due pomeriggi non accade nulla ma il terzo…Perla prese in mano il ‘ciccio’ di Baldo e poi addirittura in bocca dove sicuramente fece provvista di vitamine, bella porca un pompino in piena regola! Finiti gli esami di Stato con esito positivo Perla non veniva più a casa di Lucrezia ma era Baldo che il pomeriggio spariva dalla circolazione per rientrare la sera visibilmente spompato, una immotivata gelosia da parte di Lucrezia nei confronti del ‘nipote’. “Ti vedo deperito, vorrei condurti da un dottore, anzi lo faccio venire a casa, è un vecchio amico.” “Ascanio quando puoi vieni a casa mia, dovresti controllare mio nipote, lo vedo dimagrito e bianco in viso, va bene domai pomeriggio?” “D’accordo.” Ascanio era un anziano medico, misurò la pressione arteriosa di Baldo, gli auscultò il torace e la schiena ed alla fine: “Cara Lucrezia, tuo nipote non sta particolarmente male, forse ha bisogno di cambiare aria, possibilmente in montagna, auguri.” Nel frattempo Baldo si era recato in una scuola guida ed aveva conseguito la patente ma neo patentato non poteva guidare la Volvo della ‘zia’ che per lui acquistò una Cinquecento Fiat con l’obbligo di guidarla con la zia accanto, ‘sun of a bitch’ e così la dama gli precludeva gli incontri con Perla. Ultima trovata: “Caro ho prenotato un soggiorno a Madonna di Campiglio, un hotel a millecinquecento metri di altezza, quello che ci vuole per te, ho parlato con tua madre che è d’accordo. Roma – Fiumicino – aeroporto di Bolzano circa cinquanta chilometri da Madonna di Campiglio raggiunta con una Fiat Panda a noleggio. L’hotel Spinale era di gran lusso con relativa rilevante spesa, non era un problema per Lucrezia che, lontana da Roma, sentiva più vicino il nipote, forse voleva averlo ancora più vicino… Lucrezia chiese due stanze allo stesso piano. Andarono in boutique per rifornirsi di materiale adatto alla montagna e la sera cena insieme. Il maître del ristorante: “Benvenuta a lei madame ed a suo figlio, sono a vostra disposizione, a voi il menu, scegliete con calma.” “Ho sempre desiderato una mammina come te, sicuramente più affettuosa di quella deutschland della mia!” Cena a base di specialità locali mai assaggiate prima, il tutto ‘innaffiato’con l’Amarone della Valpolicella. Passeggiata digestiva, qualche minuto dinanzi alla TV in lingua tedesca, sguardo reciproco e poi: “Tutti a nanna!” “Sogni d’oro mammina!” Invece il sonno tardava a venire, s’erano fatte le ventitré Baldo accese l’abatjour, niente da fare, provò allora a telefonare alla stanza 232 quella della zia ma per risposta un lungo tu tu tu. “Centralinista cerco di mettermi in contatto telefonico con mia zia, non ci riesco, mi da una mano?” “Signore per motivi di privacy non c’è collegamento interno, provo a chiamare io sua zia, se la signora è ‘accordo  le passerò la linea.” “Stavo per addormentarmi…(Non era vero)” “Io invece stavo ripassando la poesia del Pascoli: ‘Fratello non posso prender sonno’ e poi sento dentro di me una tristezza infinita…vorrei parlare con te.” “Son qua, dimmi tutto.” “Lo sai che la telefonata passa dal centralino…vorrei invece venire in camera tua.” “Figurati, questa me l’aspettavo, ti apro la porta.” Lucrezia indossava un baby doll rosa, sotto un corpo ancora desiderabile. “Non fare quella faccia, mai vista una donna?” “Quando siamo soli vorrei chiamarti per nome, un mio capriccio, mi gratti la schiena?” “Sei ancora un cucciolone ma vedo….” Per ‘ciccio’ zia o Lucrezia non faceva  differenza, si era alzato in tutta la sua altezza, Baldo per evitare un diniego si mise prono sul letto, la zia lo rivoltò: “Non ti vergognare, è naturale che…” “Lucrezia che ne dici di una fellatio o di un cunnilingus?” “E tu che ne dici di non parlarmi latino?” Baldo ringalluzzito pose delicatamente ‘ciccio’ in bocca alla zia che rimase perplessa ma non protestò. “Questa è la fellatio…”Lucrezia in poco tempo si trovò con la bocca piena, una sensazione mai provata in vita sua, ingoiò il tutto, non era una sensazione spiacevole. Baldo allora pensò bene di passare al cunnilingus e appoggiò la sua bocca sul pube della zia che, accortasi dell’intenzione del nipote saltò giù dal letto, andò in bagno e ritornò  con la ‘topa’ ben pulita e odorosa. Baldo si mise all’opera e dopo poco tempo Lucrezia per la prima volta in vita sua provò un orgasmo, un orgasmo prolungato che la lasciò basita senza forze, capì cosa le era sempre mancato in vita sua. Qualche lacrima da parte sua, Baldo per sdrammatizzare passò al dialetto romanesco: “A’ zì se ‘na goderecciata te fa st’effetto se te l’infilo dentro me mori!” Ripresasi, Lucrezia: “In quel momento oltre a provare una sensazione meravigliosa ho capito quanto la religione aveva suggestionato quel fesso di mio marito, ora mi sento una donna e per merito di…” “Lascia stare i meriti, dentro sei un lago, ‘ciccio’ non ti farà male.” E così fu, Lucrezia ebbe un altro orgasmo più  prolungato, con la mano fece cenno al nipote che voleva godersi il post ludio, rimase immobile ad occhi chiusi per un bel pezzo. I due si addormentarono sino a che la mattina alle dieci, entrando col pass partout apparvero due ragazze  addette alla sistemazione della stanza che rimasero perplesse nel vedere i due dormienti: “Ragazze dateci dieci minuti e poi la stanza sarà tutta vostra, per favore telefonate al barista, fateci portare due colazioni ‘robuste’.” I due amanti in breve si rivestirono e fecero festa alle leccornie locali poi passarono nella stanza di Baldo lasciando sul comodino due biglietti da venti Euro. Dopo circa un mese di permanenza  a Madonna di Campiglio Lucrezia capì che ‘la favola breve era finita’ e che il ritorno a Roma era d’uopo. Si fecero prenotare due biglietti aerei Trento – Roma Fiumicino e prima della partenza ebbero il saluto corale (ed interessato) del personale nel frattempo ben foraggiato. Gina aveva fatto trovare l’abitazione in ordine e una cena alla romana, finiti gli intrugli alto atesini!  Da quel momento Baldo fu militarizzato dalla zia: iscrizione al primo anno di medicina, studio senza soluzione di continuità sino a venerdì, sabato ‘grandi manovre’, domenica a pranzo in un ristorante. Baldo aderì alle disposizioni di Lucrezia, era per motivi di affetto che la zia aveva imposto quel regime che portò i suoi frutti dopo quattro anni la laurea in medicina ed iscrizione alla specializzazione di ginecologia. “Non pensare che ti darai alla pazza gioia con le femminucce che visiterai, la maggior parte saranno poco appetibili ed in ogni caso per deontologia professionale…””Per gelosia è il termine più adatto, fa pure rima!” “Voglio dirti una cosa seria, ho pensato a lungo alla nostra situazione, o prima o poi troverai, come successo in passato una tua coetanea, forse ti sposerai ed avrai figli che io non ti ho potuto dare ma una cosa ti chiedo: ogni tanto…ricordati dell vecchia zia!” Tu sei una zia che non invecchia, sei giovane dentro e sempre lo sarai! Al conseguimento della specializzazione in ostetricia grande festa con gli amici, Lucrezia apparse completamente diversa, capelli raccolti in un chignon, trucco agli occhi che li facevano sembrare più grandi e luminosi, la bocca ben truccata portava a pensieri lascivi soprattutto del nipote che all’orecchio: “Hai lo stile della pompinara!” Male gliene incolse si trovò con le mani della zia sul collo tipo strangolamento e poi un lungo bacio  dinanzi ad una platea applaudente. Stavolta Hermes, protettore di Baldo non riuscì a salvare la bella Lucrezia, spiegò a Baldo che il fato era superiore anche agli dei e che Atropo con lucide cesoie stava per recidere inesorabile le stame di Lucrezia. Ricovero immediato in una clinica privata, accertamenti a non finire, diagnosi infausta: carcinoma allo stato finale all’utero. Incredibile Baldo specialista in ginecologia non si era accorto… si maledì cento volte ma ogni volta che incontrava Lucrezia le dava buone notizie sul decorso delle malattia. Quando i dolori divennero insopportabili, tutti i medici curanti d’accordo, Lucrezia fu sottoposta a una terapia a base di antidolorifici che la lasciarono incosciente sino alla morte avvenuta dopo quindici giorni. Mirella la madre di Baldo era sparita dal video, forse si era trovata un altro uomo, Baldo fece trasportare la salma direttamente nella tomba di famiglia ed inumata vicino a quella di suo marito. Baldo, dietro consiglio di uno psichiatra amico seguitò nel suo lavoro per evitare di pensare troppo e crearsi problemi psicologici. Ogni tanto accontentava ‘ciccio’ ma era solo una questione meccanica, Lucrezia era rimasta nel suo cervello e soprattutto nel suo cuore, non si sposò mai.

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