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Racconti di Alberto Mazzoni

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  • 29 maggio alle ore 9:22
    ALESSANDRO E ROSSELLA I PARAFILIACI

    Come comincia: Dal titolo di questo racconto qualche lettore può domandarsi se la sua cultura sia piuttosto limitata, nessuna paura: il termine di origine greca viene dalle parole parà che significa oltre e filia che vuol dire amore, siete al punto di prima? Seguitate a leggere il racconto, capirete. Alessandro e Rossella si erano conosciuti a scuola al liceo classico, all’università lui iscritto in Agraria e lei a Dietistica. Finiti gli studi universitari Alessandro aveva trovato subito un’occupazione nella sua materia in quanto c’era in Italia un ritorno alla terra, Rossella aveva aperto uno studio frequentato soprattutto da signore che volevano migliorare la loro silhouette.  Al loro matrimonio civile uno dei testimoni era stato  Alberto, un loro compagno di studi che aveva scelto la facoltà di medicina e poi di psicologia. Alessandro,  da sempre inveterato moquer prendeva per i fondelli Alberto affermando che gli psicologi, a forza di frequentare i matti, diventavano loro stessi dei dementi, nessuna offesa erano molto amici. Alessandro e Rossella erano stati fortunati, i relativi genitori, economicamente agiati, avevano acquistato a nome dei nubendi un’abitazione in viale Europa a Messina e l’avevano pure arredata con mobilia seguendo i gusti dei due giovani. Alberto volle vendicarsi delle continue prese in giro di Alessandro dando un suggerimento ai due sposi circa la località dove passare la luna di miele: in Francia a Cap-d’Agde in un campo di nudisti e scambisti! Mentre lo sposo accettò con entusiasmo, Rossella era titubante, non era una puritana ma farsi vedere nuda da estranei tuttavia accettò, se lo poteva permettere, aveva un bel viso come pure il corpo. Alessandro era più massiccio,  in passato  ‘aveva  donne a profusione e ne faceva collezione’ come nella filastrocca di Petrolini. Una bella giornata di sole  allietò il viaggio di Alessandro e Rossella con la loro Volkswagen Touran avevano fatto tappa a Firenze e poi, grazie alle indicazioni del navigatore satellitare il pomeriggio erano giunti a Cap-d’Agde accolti calorosamente da Pierre direttore della struttura, parlava italiano. “Gli italiani sono i nostri ospiti di maggioranza soprattutto le signore fanno sempre bella figura (una sviolinata per accattivarsi la simpatia dei turisti.) Accompagnati da un inserviente raggiunsero una dépendance ben arredata:  letto matrimoniale, divano,  due poltrone, un televisore ed un bagno personale. Alessandro e Rossella si misero a ridere, era l’ora del denudamento, Rossella indossò un paio di occhiali scuri e, presa di coraggio si mischiò col marito in mezzo alla ‘pazza folla’ come da romanzo di Thomas Hardy. Il nudo era obbligatorio in tutti i locali tranne al ristorante dove era facoltativo. I tavoli erano per quattro persone, mentre i due erano alla seconda portata furono raggiunti da una coppia un po’ particolare: lei piccolina ma ben fatta lui longilineo capelli tagliatI a zero dai lati come da moda corrente. “Pouvons-nous asseoir à votre table?” “Signore capisco poco il francese, siamo italiani.” “Che piacere incontrare dei connazionali a millecinquecento chilometri di distanza, siamo Giorgia e Marcello di Milazzo.” Risata da parte di Alessandro e di Rossella che si presentarono: “Abitiamo a quaranta chilometri di distanza, siamo di Messina. In viaggio di nozze, è la prima volta che andiamo in una resort di nudisti, mia moglie ancora non si è abituata.” “Noi siamo dei veterani, abbiamo conosciuto molte persone anche di altra nazionalità, ci sentiamo liberi di essere noi stessi sempre nei limiti del buon gusto.” Alessandro e Rossella si alzarono e: “Che ne dite di una passeggiata digestiva?” Marcello era titubante: “Andate avanti voi, vi raggiungerò.” Alessandro: “Se ti senti male chiamiamo un medico.” “Il mio è un altro problema…” “Dicci tutto, siamo connazionali, se non ci aiutiamo fra di noi…” “Spero che siate degli anticonformisti: il problema è che in atto ho una erezione dovuta al profumo che emana Rossella, non mi è mai accaduto ma…” Stupefazione generale da parte degli altri tre e poi Alessandro: “Pensavo ad un tuo malore, ‘res cum ita sint’ , stando così le cose noi  ci allontaniamo, ci rivedremo dinanzi all’ingresso della nostra abitazione che confina con la vostra. “Durante il tragitto Alessandro col solito spirito dissacrante: “Cara fatti annusare vediamo se riesco a migliorare le mie prestazioni.” Rossella e Giorgia si erano prese a braccetto, nel frattempo Marcello aveva ritrovato la sua normale posizione sessuale. “Ti chiedo scusa, non volevo mancare di rispetto a tua moglie.” “Chiamami Ale, non ti porre problemi, io e mia moglie non siamo dei parrucconi puritani cattolici anzi li abbiamo sempre derisi.” Le due signore ritornarono dalla passeggiata, inaspettatamente Rossella abbracciò Marcello: “Anche tu hai un profumo allettante, siamo pari. Andiamo all’interno del vostro alloggio,  accendete la TV, in un canale c’è sempre della musica.”  C’era della musica romantica  adatta all’atmosfera che si era creata, Marcello e Rossella si catapultarono sul lettone e diedero il via ad uno spettacolo degno del kamasutra, Giorgia in disparte, disse di avere le mestruazioni. Ale seduto su una poltrona seguiva le evoluzione dei due improvvisati amanti, questa volta era lui quello che provava un piacere intenso e dinanzi allo spettacolo di Rossella e Marcello, una emozione  mai provata prima di allora dovuta al vedere sua moglie fare sesso con un altro, insomma si trovò ad essere un ‘cocu satisfait’. Finito il lungo show ritorno di Giorgia e Marcello al loro alloggio, i quattro ognuno per proprio conto provavano sentimenti diversi. Dopo un sonno ristoratore e distensivo era giunta l’ora di cena. A tavola Ale riprese il suo spirito di dileggiatore: “Forse è meglio che Marcello si segga vicino a me…” A questo punto Giorgia volle dire la sua: “Mi hanno chiamato la ‘Venere tascabile’ per la mia statura come nell’omonimo  film con Françoise Arnould, ne sono orgogliosa anche perché …sono piuttosto brava in campo sessuale, dopo  cena ve ne darò una prova.” Ovviamente , dato il precedente di sua moglie Ale si sentì chiamato in causa ma Rossella propose di andare prima al negozio interno per fare degli acquisti. Volle comprare un  costume, qualcosa che lasciasse intravedere gran parte delle sue ‘grazie’, praticamente avvolta in veli molto trasparenti che lasciavano intravedere tutto il suo ‘ben di Dio’. “Penso che lo indosserò anche a Messina.” “In spiaggia ci sono pure i vecchietti, sarai colpevole di un loro infarto!”  Risata generale e poi rientro alla ‘tana’ di Giorgia e di Marcello. Senza por tempo in mezzo Giorgia si buttò su Alessandro e dette prova di ‘valentia’ posizionandosi sopra il suo corpo con movimenti verticali, orizzontali, circolari che portò alle stelle l’interessato ma anche Marcello che avvertì la stessa forte eccitazione provata a suo tempo da Alessandro. Le fatiche sessuali lasciarono piacevolmente senza forze gli interessati che i giorni seguenti seguitarono nei loro ‘giochetti’. “Domani partiamo, facciamo la strada insieme con  tappa a Firenze.” Dopo aver traghettato da Villa San Giovanni a Messina le due coppie si lasciarono con baci ed abbracci con la promessa di rivedersi in futuro. L’avventura aveva lasciato degli strascichi nella mente di Ale e di Rossella dietro consiglio della quale fu invitato a pranzo l’amico psicologo Alberto. Cibi leggeri per cercare di perdere i chili di peso acquisiti durante il soggiorno in Francia. Alberto fu messo al corrente delle esperienze sessuali di Alessandro e di Rossella e fu chiesto il suo parere di psicologo. “Voi avete provato quello che in gergo medico si definisce  Triolagnia o Parafilia dal greco parà oltre e filia amore. Nel vostro caso l’uomo viene chiamato bull, la moglie sweet ed il marito cocu cuckold. La situazione ha diverse interpretazioni a seconda della mentalità dei giudici. I benpensanti moralisti parlano di queste relazioni con disprezzo e vergogna da correggere con cure psicologiche, le persone di mentalità libera accettano questi rapporti anzi ne provano benefici psicologici, li considerano un antidoto alla noia sessuale che arriva col tempo fra due persone di sesso diverso sempre che ci sia accondiscendenza del proprio partner, se i due sono sulla stessa lunghezza d’onda  il loro rapporto si rinforza. Da psicologo laico sono di questo secondo parere, l’aiuto dello psicologo dovrebbero riguardare i casi gravi come i killer seriali ed altri reati rilevati che riguardano tutta la società. Potremo prendere in considerazione quei paesi mussulmani in cui gli omosessuali vengono curati da medici ignoranti o in mala fede, ovviamente senza risultati, occorre partire dal presupposto che non si può cambiare la natura degli esseri umani, non penso che nel vostro caso ci sia qualcosa da mutare. “ Alberto se ne stava andando ma i due si accorsero che qualcosa era cambiato in lui, si era troppo immedesimato nel caso e la conseguenza era di un ‘bozzo’ eccessivo nei suoi pantaloni. Rosella consultato con gli occhi il marito, dietro un suo cenno di assenso prese fra le mani il volto di Alberto e cominciò a baciarlo per poi spostarsi sul divano. Alberto era si uno psicologo ma anche un essere umano, anche se il fatto era contrario al modo di agire di un medico, si lasciò andare, in fondo si trattava di amici. Rossella dietro fondo alle sue esperienze di donna sessualmente evoluta, Alberto, a digiuno da tempo partecipò in maniera totale ed i due restarono uniti in amplessi vari per circa un’ora. Alessandro si masturbò varie volte ‘rifugiandosi’ nella bocca di Rossella. Finale prevedibile fra i tre che riuscirono a trovare un’intesa  assolutamente anticonformista ma estremamente piacevole.

  • 28 maggio alle ore 17:27
    IL MIO PAESE

    Come comincia: Tema da svolgere a casa agli alunni: ‘Il mio paese.’ Il professore di italiano non aveva dimostrato gran fantasia nello scegliere l’argomento del tema, in ogni caso era piuttosto facile parlare di luoghi comuni per uno studente che frequentava la quinta ragioneria dell’Istituto Leonardo da Vinci a Roma. Era il caso del nostro ‘ eroe’ che, diciannovenne era un bel ragazzo, alto un metro e ottanta, sempre ben vestito, simpatico a colleghi e colleghe di scuola, che guidava una Fiat Abarth 550, frequentava la pista di Go Kart di Ponte Galeria, era tifoso della Roma e la domenica si ‘mischiava’ fra i tifosi ultra? Uno dei tanti solo un po’ più scuro di pelle ma era un particolare non importante ma, qualora  si fosse chiamato, come effettivamente si chiamava Kamil proveniente da famiglia nigeriana? C’erano in giro alcuni  cog…ni di estrema destra del circolo Casa Pound che odiavano gli stranieri soprattutto quelli di lingua araba alcuni dei quali, una volta incontratolo in una via oscura di Roma avevano tentato di malmenarlo ma male gliene  incolse in quanto Kamil portava sempre con sé sempre un ‘nunchakun giapponese consistente in tre pezzi di legno collegati con una catena, molto efficace se maneggiato da uno pratico come Kamil. I cotali in futuro si sarebbero ben guardati di rinnovare le loro aggressioni se  avessero rincontrato il giovane. Perché il padre Jamal insieme alla consorte Alaba aveva lasciato la natia Nigeria per rifugiarsi venticinque anni prima in Italia?  Motivi politici che però, in quanto proprietario di pozzi petroliferi non gli avevano mutato lo stile di  vita da riccone. I tre abitavano in via del Foro Italico. Jamal si era assuefatto da subito al vivere all’occidentale, per le sue scappatelle erotiche si era affittato un bilocale in via Ruggero Fauro mentre la moglie, molto ligia  alla religione islamica seguitava ad indossare il Niqab quando usciva di casa, unica eccezione quando col marito si recava al teatro dell’Opera di Roma, Jamal era un patito dell’Opera. Kamil  nell’espletare il tema ‘Il mio paese’ tralasciò completamente il suo di origine che, fra l’altro conosceva solo come lingua e da quello che da piccolo gli era stato descritto dalla madre ma riferì la vita che conduceva a Roma da perfetto integrato nel sistema occidentale. Fra l’altro non amava molto le ragazze musulmane integraliste per un semplice motivo: per ‘combinarci’ qualcosa se le doveva sposare, situazione da lui aborrita in senso totale! Ma ci sono sempre le eccezioni anche se non volute. Vicino al suo istituto scolastico c’era in via Cavour una scuola di liceo scientifico  frequentato  anche da pulselle degne di approccio,  una in particolare aveva colpito Kamil che corrispondeva ai suoi canoni: era una giovane alta, longilinea,  abbigliata in nero, l’aveva notata allorché era andato a trovare un amico all’Istituto Cavour. Ciò che lo aveva molto colpito erano i suoi occhi che definì ‘magnetici’, certo nel suo modo di agire non dimostrava di essere molto socievole ma le cose difficili per il nostro simpaticone erano le più prelibate. Unica sorpresa, all’uscita dalla scuola la ragazza indossò lo Chador il velo neo islamico, c…o una musulmana! Ripresosi dallo stupore la seguì sul bus 708 standogli vicino ma non tanto da farsi notare, voleva conoscere dove abitasse. Il bus ad un certo punto frenò bruscamente per non colpire un pedone che gli aveva attraversato la strada, la ragazza col biglietto in mano ma non  ancorata ad alcuno appiglio cadde a terra, premurosamente Kamil l’aiutò a rialzarsi intascando nel contempo il suo biglietto del bus. Dopo frettolosi ringraziamenti la baby voltò le spalle a Kamil. Caso volle che due controllori entrassero uno dalla porta anteriore ed uno da quella posteriore. Ovviamente alla richiesta del ticket la ragazza non lo trovò malgrado le ricerche dentro lo zaino che portava in spalla, disperata per la brutta figura si disse pronta a pagare la multa ma in quel momento Kamil fece la sua bella figura presentando ad un controllore il biglietto della ragazza aspettandosi i ringraziamenti da parte della stessa, quando mai. “Lei si aspetta i miei ringraziamenti, se li può scordare…ho capito la sua manfrina!” Kamil non si arrese: “Per essere una nigeriana usa con molta proprietà i termini italiani!” “Ecco ora ho trovato un indovino, come fa a sostenere che sono  nigeriana’” “Dalla bandiera verde, bianca e verde che ha attaccato al suo zaino.” “Un appassionato di geografia, complimenti ma tutto finisce qui.” “Io speravo…” “Spero, promitto e iuro vogliono sempre l’infinito futuro!” “Vedo che conosce il latino, avrei bisogno di ripetizioni, in questa lingua sono un po’ scarso.” “Allora frequenta il liceo classico, non l’ho mai vista al mio istituto.“ “A dire la verità sono iscritto a  ragioneria…” Sorriso di scherno da parte della baby: “Da quando in qua a ragioneria si studia latino, lei ha modi penosi per attaccar bottone.” “Me ne suggerisca uno lei.” “Si, i ad patres! Non penso che capisca il ‘latinorum’ di manzoniana memoria.” “Invece ho compreso che mi ha mandato bellamente a …Vede non sono il solito moscone, preferisco essere paragonato ad un farfallone bestiolina più simpatica, seriamente quello che mi ha più colpito di lei sono i suoi occhi, specchio dell’anima, occhi che hanno uno sguardo intenso, sensuale, esprimono personalità e disponibilità verso le persone che gli sono simpatiche, totale respingimento per gli antipatici…” “La ragazza non rispose subito, era stata colpita dalle parole di Kamil e quando  scese ad una fermata vicino casa: “Va bene, mi arrendo sono Ade, come da lei affermato sono nigeriana. “ Io Kamil suo connazionale.” “Questa si che è una sorpresa, un premio: questo è il mio biglietto da visita con il numero del cellulare, ma non si faccia troppe illusioni.” “Grazie della sua…devo ritornare vicino al mio istituto per riprendere la mia Fiat Abarth 595, che spero in un futuro possa ospitare la sua figura deliziosa.” Dopo un saluto con un cenno della mano, la baby sparì in un portone, Kamil fu fortunato, di lì a poco passò un bus, lui era sempre munito di biglietti per evitare storie con i controllori, si mise a sedere sino all’arrivo vicino alla sua auto posteggiata bellamente in divieto di sosta, altre autovetture ‘mostravano’ sul parabrezza un biglietto di contravvenzione, la sua una busta con dentro cinquanta Euro con fuori una scritta: ‘alla attenzione dei signori controllori’, alcuni dei quali Kamil aveva conosciuto personalmente e quindi…La furbata finora era andata sempre a buon fine! Salito in auto Kamil si accorse di non aver chiesto il nome alla ragazza, lo rilevò dal biglietto da visita: ‘Ade’. Gli venne da ridere, quel nome nella religione pagana significava Inferno, sicuramente alcuni ragazzi l’avevano presa in giro, lui pensò di far finta di nulla, la baby poteva essere suscettibile. Un pomeriggio: “ It is Kamil who ask fora n audience with the Holy See to invite you to a trip to the sea.” Tradotto: “È Kamil che chiede udienza alla S.V. per invitarla ad una gita al mare.” Risposta: “You can forget about it!” “Te le puoi scordare!” “I’m ready to comply with any of your requests.” “Sono pronto ad accondiscendere a qualsiasi richiesta.” “Worse for you, okay Saturday at fifteen.”“Peggio per te, va bene sabato alle quindici.” Alle quattordici e trenta Kamil era sotto casa di Ade la quale, vistolo dalla finestra lo raggiunse. Era abbigliata con un Burkini azzurro che le lasciava intravedere solo il viso. Kamil fece buon viso a cattivo gioco ma dall’espressione del suo viso Ade: “Che ti aspettavi un bikini, sono sempre una musulmana.” Kamil mise in funzione il navigatore satellitare e senza fatica, seguendo le indicazioni di una voce femminile raggiunse S.Marinella percorrendo l’Aurelia. Uno stabilimento di lusso, nessuno fece commenti sul costume di Ade  la quale dopo una mezz’ora che era al sole: “Vado in cabina, ho portato dell’aranciata.” Altro che aranciata,  Ade  si presentò dinanzi  Kamil indossando un bikini alla brasiliana. Il giovane cercava di far finta di nulla ed allora la baby: “Mi aspettavo un assalto all’arma bianca, ti vedo indifferente!” “Ti sbagli di grosso, un mio ‘amico’ è sull’attenti, con te non so più come comportarmi.” “L’ho fatto apposta, volevo vedere la tua reazione, sei stato signorile e te ne ringrazio, ma non te ne approfittare del fatto che mi sto innamorando di te, sono sincera ma tutto a suo tempo.” Ovviamente l’amico’ di Kamil ritornò alla posizione di riposo, aveva capito che, per dirla alla romana: ‘non c’era trippa pè gatti!’ Improvvisamente il sole cominciò a calare, si era fatto tardi, Ade si rivestì col Burkini, Kamil parlò in arabo con la madre, spiegando la sua attuale posizione e chiedendo a lei di intercedere presso Yoruba, la mamma di Ade, affinché la ragazza potesse restare a dormire a casa loro. Le mamme erano sulla stessa ’lunghezza d’onda’ ed il permesso fu concesso. Alaba era particolarmente felice della scelta di suo figlio, prestò alcuni capi di vestiario ad Ade, compresa una camicia da notte ma impose che la ragazza dormisse con lei nel lettone e Kamil? Col padre! L’amicizia fra Kamil ed Ade portò ad una maggiore vicinanza fra i loro genitori che man mano si rafforzò tanto di decidere di comprare una abitazione insieme fuori dal centro abitato. Fu scelta una villetta a Casabianca, casa circondata dal verde, da aranceti e con accesso al mare, un vero Paradiso. Anche Hassan padre di Ade in Nigeria era proprietario di pozzi petroliferi e quindi la pecunia non era un problema per le due famiglie, la questione era quella della posizione dei due ragazzi che ogni giorno di più si frequentavano ed andavano a scuola con la Abarth di Kamil e talvolta rientravano a casa solo a pomeriggio inoltrato. Riunione fra le due signore (anche fra i musulmani le donne hanno il loro preponderante potere in famiglia) e decisione unanime: i due ragazzi dovevano contrarre matrimonio ma senza invitare nessuno della comunità nigeriana che era in numero eccessivo e troppo invadente e quindi…Idea di Ade: matrimonio sulla spiaggia antistante la loro villetta consistente per i due nubendi di saltare su un fuoco acceso sull’arena, quel salto voleva significare un passaggio importante della vita dei due giovani: il primo rapporto sessuale. Tutti d’accordo una sera al buio totale (si era nel mese di novembre) Jamal ed Ahhan muniti di legname e di una tanca di benzina accesero il fuocherello, Ade e Kamil con in testa una corona di fiori dovevano saltare il fuoco e così essere dichiarati marito e moglie. E qui venne fuori la ‘cattiveria’ di Kamil che: “Secondo la nostra legge la sposa deve essere vergine altrimenti sarà decapitata!” Ade al momento rimase senza fiato, se era una battuta era una battuta infelice, non accettabile e così Kamil si prese del: feroce, crudele,  torvo, truce ed altri azzeccati aggettivi che Ade gli ‘riversò contro. Il giovane non si fece impressionare e dichiarò la sua non sicurezza di volersi sposare. Jamal: “Ragazzi come inizio andiamo male, non  fate i bambini, se non volete sposarvi ognuno per conto vostro, lasciate perdere le sceneggiate ed ora tutti e due dinanzi al fuoco, per primo Kamil, sbrigati che fa freddo.” Il giovane voleva fare il duro ma saltò il fuoco, Ade: “Mi rifiuto di sposare uno che mi ha insultato, non so quale futuro mi aspetta!” “Le madri in coro: “Un futuro pieno di schiaffoni, siamo stanche di sentire le baggianate di due irresponsabili, se non andrete d’accordo avrete la possibilità del divorzio!” E il matrimonio fu,  seguito da una cena sobria e poi Alaba: “Ragazzi quella è la vostra camera da letto, buona notte…” Kamil dinanzi alla sposa si fregava le mani, “Eh eh, e mò come ti metti?” Ma ormai le schermaglie  erano finite, Kamil fu molto delicato, Ade gliene fu riconoscente baciandolo a lungo, erano fatti l’uno per l’altra anche se un po’ litigiosi. ‘Venne l’estate’ come da canzone di De Andrè, i due ragazzi notarono un notevole ‘avvicinamento’ fra i loro genitori,  per il weekend  il venerdì partivano con la Mercedes di Jamal o con la Lexus di Hassan  ritornando la domenica sera, c’era fra loro un clima di complicità notato da Ade: “I nostri genitori sono diventati troppo amici, l’ultima volta ho visto che mia madre era seduta al posto del passeggero  della Mercedes di tuo padre ed il contrario con la Lexus, mi sa…” “Non fare la maligna, i nostri genitori sono persone serie!”  Ade poco convinta una notte andò a sbirciare nella camera matrimoniale dei suoi genitori e, meraviglia delle meraviglie accanto a sua madre Joruba c’era…Jamal, nessun dubbio, alla faccia della serietà, come si diceva in inglese quello scambio? In ogni caso avevano scelto la libertà completamente negata da alcune religioni oscurantiste. Kamil accettò la verità minimizzando: “Forse un giorno anche noi…” “Provaci e mal ti finirebbe, io sono una tigre gelosa.” “Ed io un mandrillo arrapato…” “Un mandrillo che finirebbe senza attributi maschili…” Kamil comprese che in famiglia sarebbe stato sempre il numero due…

  • 28 maggio alle ore 17:01
    TUTTO È BENE QUELLO CHE...

    Come comincia: Alberto un pomeriggio stava passeggiando in via Risorgimento a Messina quando, passando dinanzi ad un negozio di biancheria intima ricordò di dover acquistare degli slip. All’interno c’erano due signore che stavano perdendo tempo nello scegliere delle magliette. Quando si decisero e ‘sloggiarono’ Alberto si trovò dinanzi alla ragazza longilinea, piuttosto alta vestita di nero, priva di trucco in viso e dall’aria triste, doveva esser molto giovane e quell’aria dimessa era inusuale ai tempi d’oggi quando le signorine si riempiono di piercing e di tatuaggi. Alberto nel ragionare doveva aver perso del tempo e fu richiamato da un: ”Posso esserle utile?” “Mi occorrono tre slip.” “Non preferisce dei box, sono più alla moda.” “Io sono ancora ‘ancorato’ai vecchi e simpatici slip, misura cinque.” “Mi sembra una misura eccessiva per lei.” “Vorrei provarli, col suo permesso vado in camerino.” Al rientro dinanzi al bancone: “Aveva ragione lei, la quattro va bene.” Alberto era stato colpito dall’aspetto della giovane, volle rivederla ed il pomeriggio successivo si presentò in negozio, era vuoto.” Signorina mi occorrono due paia di calzini rossi e due marroni, porto il quarantuno di piede.” “Non mi dica che vuole provarli come ha fatto con gli slip  ieri.” Un pallido sorriso era apparso sula volto della signorina. “Non penso…mi cambia cinquanta Euro? Grazie e arrivederci.” E l’arrivederci fu il pomeriggio successivo. “Oggi mi occorrono tre magliette misura quattro.” “Che ne dice di guardarsi intorno e vedere tutto quello che le occorre…” Al silenzio di Alberto proseguì: “Non capisca male, non volevo essere garbata, sono Leda, faccia con comodo.” “Io sono Alberto, non mi sono offeso ho il senso dello humour, le debbo confessare che più della merce mi interessa…io abito qui vicino in via Centonze, sono di passaggio.” “Io non sono in vendita ma se le fa piacere venga in negozio, , ci sono pochi clienti, la crisi si fa sentire.” Per Alberto passare a vedere Leda in negozio era diventata un’abitudine alla quale si era abituata anche la ragazza. “Che ne dice se stasera ceniamo insieme, qui vicino c’è un ristorante in cui hanno una cucina casalinga, io benché orfano ricordo ancora i sapori della cucina di mia madre.” “Vada per la cucina di sua madre, io chiudo il negozio alle diciannove, abito qui sopra al quinto piano, le do anche il numero del mio telefonino, a stasera.” Ad Alberto non parve vero aver ‘strappato’ un appuntamento a Leda che si presentò sempre vestita di nero e senza trucco ma era molto affascinante.  “Sono amico del padrone, Flavio…” “Amico mio benvenuto, è da tempo…vedo che sei in buona compagnia.” “Ottima direi è… (è una vecchia battuta di Carosello), ci affidiamo a te per il menu” Dopo un quarto d’ora si presentò al loro tavolo Omar un giovane marocchino che Flavio aveva assunto come cameriere, portava due piatti di un brodetto che alla sola vista faceva venire l’acquolina in bocca. In seguito Omar si presentò con pesce alla griglia spinato ed una frittura di gamberi poi un’insalatona e solito ananas con finale un caffè lungo, caldo aromatico, Flavio aveva fatto onore alla fama del suo ristorante. Omar da parte di Leda ricevette una mancia di cinquanta Euro, moneta che il marocchino girò fra le mani incredulo e poi un inchino di ringraziamento. “In giro fa freddo, preferisco rifugiarci a casa mia, come ti ho detto abito sopra il negozio ma…non sperare nulla!” “Io non spero…” “Dal tuo sguardo grifagno…” “Mai nessuna mi aveva detto che ho uno sguardo ….” “Questo bel calduccio invita a …rilassarsi, io sono rilassato e tu…” “Gutta cavat lapidem, ci stai riprovando…” “Dare da mangiare agli affamati, è un’opera di misericordia, non sei religiosa?” “A parte la religione, la tua è un'altra genere di fame, seriamente non me la sento, ti avvertirò io quando…” E così il buon Alberto andò in bianco! “Una sera di sabato Leda era particolarmente triste, Alberto: “Confessati con l’Albertone tuo, si fa per dire, dimmi quel che ti porta a tanta inquietudine.” “È un fatto accaduto mesi fa, mio padre era il padrone di una falegnameria in via don Blasco, un giorno mentre tagliava un pezzo di legno si è avvicinato troppo alla sega elettrica ed….è morto, una morte atroce, non mi hanno fatto vedere il suo cadavere, da allora le cose sono peggiorate, mia madre è risultata affetta da ‘sclerosi multipla’, non poteva essere ricoverata troppo a lungo in ospedale e quindi ora si trova in una casa di cura per lungo degenti, sono sola ma…” “Ho capito, è piovuto sul bagnato, volevo invitarti ad una gita a Parigi organizzata dal Comune di Messina dove sono impiegato, ho accettato per il prezzo particolarmente conveniente.” “Buon viaggio sono contenta che almeno tu possa svagarti.” Aereo da Catania fino all’aeroporto Charles De Gaulle’  di Parigi e poi in pullman sino all’albergo De La Paix, in serata riposo dopo la cena all’interno dell’hotel. La Torre Eiffel si trovava  a cinquecento metri dall’albergo, Alberto prima di salire sulla celebre torre, passando dinanzi ad una edicola: “Monsieur je voudrais un journal italien.” “Io parlo italiano, le posso dare il ‘Messaggero’ e poi una pubblicazione particolare dato che lei è italiano.” L’opuscolo  era una rivista di donne ‘scollacciate’, particolarmente una foto colpì Alberto, era in prima pagina ed assomigliava in modo notevole a Leda col titolo: ‘Une beautè de Messine (Sicile) solo che la ragazza era truccatissima e quindi Alberto scartò l’idea che fosse lei.  Alberto si mise un tasca la rivista, visitò in una settimana i luoghi più cari ai turisti e all’ottavo giorno fece il viaggio inverso rispetto all’andata ritrovandosi a casa in una serata uggiosa. Per prima cosa telefonò a Leda: “Novità?” “Ci possiamo vedere domani sera, stasera vado a trovare mia madre.” Era una scusa, Leda per mantenere se stessa e la genitrice si era messa in mano ad un prosseneta di nome Adelfo con abitazione a Musolino sui Peloritani che  ad ogni ‘incontro’ con un professionista del porno gli ‘mollava’ cinquemila Euro. Leda aveva avuto una motivazione importante per prendere quella decisione, era per soddisfare il bisogno  di sopravvivenza,  esigenza impellente quanto essenziale era stata la ragione  a spingerla a realizzarla, la mancanza di soldi. Ovviamente durante gli amplessi venivano girati sia un filmino che delle foto. Adelfo aveva preteso da Leda di firmare un contratto in cui lei,  qualora avesse rifiutato le sue ‘prestazioni’ doveva pagare una penale di cinquantamila Euro, la ragazza nel contratto aveva fatto aggiungere di voler  lei scegliere  le persone con cui avere rapporti sessuali. Leda non aveva messo al corrente Alberto di quella parte importante della sua vita, anche se poteva avere rapporti sessuali di suo gradimento non voleva più saperne, si era innamorata di Alberto ma quel contratto scritto… La situazione era a quel punto. Il pomeriggio successivo alla vista dell’amato Leda lo abbracciò e: “Devo raccontarti quanto mi è successo: il giorno dopo che tu sei partito si sono presentati in negozio tre brutti ceffi che mi hanno obbligato ad aprire la porta di casa mia, cercavano qualcosa che non hanno trovato, mi hanno lasciato la casa in subbuglio, non li ho denunziati, non sapevo nemmeno chi fossero o almeno…Quei tali hanno frugato particolarmente in questo armadio che abbiamo alle spalle, l’ha costruito mio padre che mi confidò che all’interno c’era una sorpresa, non mi sono mai interessata di scoprila ma il giorno stesso della perquisizione, nel togliere un cassetto e dopo aver fatto scorrere un piccolo pannello in basso ho scoperto una cavità, dentro tanti Euro ed un biglietto con una numero di cellulare, questa era la sorpresa di cui parlava mio padre.” “Che intenzione hai di fare?” “Non mi resta che comporre il numero del telefonino, lo farò dinanzi a te.” “Sono la figlia di…ho bisogno di parlare con qualcuno amico di mio padre.” “Domattina.” La conversazione fu interrotta. Come promesso dall’anonimo interlocutore per telefono, la mattina dopo una Jaguar si fermò dinanzi al negozio di Leda, ne scese uno dei due occupanti, sicuramente un mafioso,  che fece cenno alla ragazza di venire fuori dal negozio.  Senza presentarsi: “Dimmi quello che ti è accaduto.” Leda raccontò sia della perquisizione subita che del fatto che era costretta a …Il cotale, peraltro elegantissimo risalì in macchina. La sera sul telefonino di Leda apparvero due ‘OK’ bisognava interpretarli.  Leda capì tutto quando telefonò ad Adelfo per un incontro. “Da ora in poi sei libera, ho stracciato il tuo contratto.” Un evviva dentro di sé da parte di Leda. Il sabato sera successivo: “Domani gran giorno, pranzo leggero e poi e poi e poi…” Finalmente Leda si era sbloccata, ‘ciccio’ percepì che per lui c’era della ‘pappatoia’ in arrivo ed esultò come solo lui sapeva fare. “Calma amico mio, ancora siamo a casa nostra!” Alberto e Leda decisero di sposarsi, la neo sposa riprese a truccarsi, a vestirsi di abiti con colori vivaci e dopo nove mesi mise al mondo una piccola e bellissima ‘Ledina’ cui venne imposto il nome di Anna che vuol dire molto desiderata. Gran festa con tutti gli amici dei due genitori, ovviamente esclusi quelli ‘particolari’di Leda!

  • 28 maggio alle ore 10:59
    IL CIRCOLO DEGLI ZOZZONI

    Come comincia: Facevano parte del ‘Circolo degli Zozzoni’ non delle persone ‘litigate’ con l’igiene ma degli anticonformisti in senso sessuale. Per lo più benestanti, la maggior parte abitavano a Borgo Pinti a Firenze. Fra di loro vi erano anche delle persone cosiddette normali per lo più impiegate in uffici pubblici e privati. Cosa poteva capitare di peggio ad una ragazza timorata di Dio? Dover frequentare il circolo suddetto non per sua scelta ma per decisione  del marito. Cristiana era una ventenne figlia di Lorenzo, direttore di un Ufficio Postale e di Laura casalinga che sino al diploma di ragioneria era stata in collegio in un istituto religioso. Era tanto devota alla fede cattolica da pensare di farsi monaca ma un episodio increscioso accadde nell’istituto dove la ragazza era interna. Un giovane prete nominato confessore delle suore aveva avuto una liaison con la madre superiora, scoperti sul fatto i due furono ‘consigliati’ dal Vescovo di tornare allo stato laicale, lo stesso alto prelato riuscì a non far trapelare la notizia al di fuori dell’istituto ma Cristiana ne fu turbata tanto da rinunziare ai voti. Un lutto tremendo colpì la ragazza,  i suoi genitori invitati a pranzo dal contadino che conduceva un loro terreno, malgrado le assicurazioni del fittavolo di loro innocuità mangiarono dei funghi velenosissimi, persero la vita dopo due giorni di ricovero in ospedale, solo un trapianto di fegato avrebbe potuto salvare la loro vita ma non c’erano donatori disponibili. Cristiana per rispetto dei suoi genitori fu assunta come impiegata all’Ufficio Postale del padre, il resto della giornata lo passava nella casa ereditata dal genitore, in solitudine, strettamente vestita di nero. In ufficio, aveva attirato l’attenzione di Giovanni (Vanni per gli amici) che aveva preso a farle una corte discreta. Intrisa della mentalità della sua famiglia che una ragazza non deve restare nubile ma essere affiancata un marito affidabile, accettò la corte di Vanni e dopo due mesi si sposarono in chiesa, la sposa rigorosamente in bianco e lo sposo con smoking affittato, non era ricco di famiglia come Cristiana ma era stato attirato dal denaro della consorte la quale come primo atto affettuoso pensò bene di regalargli una Alfa Romeo Giulia, auto tanto da lui magnificata. Prima notte di nozze a Roma in un albergo con garage per gli ospiti, posteggiare nella capitale era un’impresa. Dopo una cena sobria prima sorpresa per Vanni, Cristiana pretese prima di andare a letto di spegnere tutte le luci della stanza, il neo sposo avrebbe voluto per la prima volta vedere in costume adamitico e meglio evitico la consorte, mah… Previdente e immaginando la verginità di Cristiana , le pose sotto le natiche un asciugamano, mossa previdente perché dopo una bella fatica in quanto la ragazza si ritirava dinanzi ad un ovvio dolore riuscì a far diventare signora la signorina Cristiana. Quella fu la prima e ultima volta, Vanni comprese che per lui c’era poca ‘trippa pé gatti’come si dice nella capitale.  In seguito provò col cunnilingus, con la fellatio, con la masturbazione, niente da fare: tutte opere del diavolo. Un diavolo per capello ce l’aveva Vanni,  abituato a femminucce disponibili non riusciva a comprendere la riottosità della sposa. Tornati a Firenze lo sposo la sera tornò a frequentare il ‘Circolo degli Zozzoni’ come da sua inveterata abitudine, non ebbe il coraggio di invitare  la moglie, le disse di un circolo cui era iscritto ma non il nome e chi lo frequentava, avrebbe provocato in lei un collasso! Accolto con grandi feste dagli amici dovette confessare la sua situazione sessuale, gran stupore da parte di tutti maschi e femmine e poi il solito ‘aggiusta cose’ Cecco che: “Io una soluzione ce l’avrei, Vanni non so se sarai d’accordo perché è, diciamo così è una soluzione un po’ drastica.” “Fatti uscire il fiato, ormai sono disposto a tutto.” “Bene, si dovrebbe presentare uno di noi a casa tua, far finta di essere  il marito legale, dopo una ovvia risposta stupefatta di Cristiana, farsi fare due carte d’identità scambiandoti con …vediamo un po’, ci vedrei bene Fredo ha la faccia tosta, è scapolo, ricco, nulla facente ed è un bel tipo, certo ci potrebbero scappare le corna ma penso che ‘a mali estremi estremi rimedi’” Vanni accettò facendo presente all’interessato che non sarebbe stato facile recitare la sua parte ed infatti il giorno dopo Fredo  prima di pranzo suonò il campanello di casa Vanni. All’apertura della porta: “Cara ho dimenticato le chiavi a casa, un bacino come stai?” Cristiana si ritrasse confusa e inorridita, chi era costui, un Carneade di manzoniana memoria? Quando riuscì a riprendere fiato: “Guardi questa è la casa mia e di Vanni, mi dispiace per lei signore, buongiorno.” “Cara dimmi che è uno scherzo…” Come risposta ebbe una porta sbattuta di porta in faccia. Nel frattempo Vanni era entrato con Fredo in casa di quest’ultimo, sarebbe stata la sua residenza per chissà quanti giorni finché lo scherzo non avesse avuto una soluzione. Il giorno successivo sempre dopo pranzo Fredo si ripresentò in casa di Cristiana che era preoccupata sia per lo scambio di persona che per il non ritorno a casa del marito. “Cristina ieri ho dovuto dormire a casa di un amico, basta cò stò scherzo che non mi riconosci, guarda questa è la mia carta di identità.” Cristiana controllò il  documento e: “Sono confusa, torni domani….” Don Duccio confessore di Cristiana prima ascoltò tutta la storia, ma da un punto di vista religioso non c’era soluzione: “Figliola prova a contattare uno psicologo, non so che altro consigliarti.” Cristiana aveva imparato a non fidarti degli psicologi, nella religione cattolica non erano considerati dei buoni consiglieri, la maggior parte erano atei o agnostici, credevano solo nella scienza ed allora? Anche in considerazione della assenza dall’ufficio ufficio di Vanni (messosi in aspettativa), Cristiana cominciava a credere che effettivamente quello presentatosi in casa sua fosse suo marito, dopo tanti tentativi da parte di Fredo lo fece entrare anche se riluttante. “Senta ha mangiato?” “Cara darmi addirittura del lei, sei rimasta ai tempi del ‘Gattopardo’! Quante  buone qualità penso avrai ereditato da tua madre Laura compresa l’arte culinaria.” Questa frase fu il tocco finale a convincere Cristiana, era sicuramente suo marito altrimenti come avrebbe fatto a conoscere il nome di sua madre peraltro deceduta. Fredo era un ‘conquistatore di donne a getto continuo’ di Petrolinaria memoria. “Cara vorrei abbracciarti, hai un profumo meraviglioso di donna…” e fece seguire le parole al gesto. Anche Cristiana percepì la stessa sensazione mai provata prima, lasciò che ‘suo marito’ le mettesse le mani fra le cosce e la baciasse a lungo, aveva chiuso gli occhi ormai abbandonata alle deliziose sensazioni sessuali. Fredo era un furbacchione e al momento in cui Cristiana era al culmine del piacere: “Mia cara sinora mi hai respinto, se andassi avanti mi sembrerebbe di stuprarti…” La ‘cara’ ci rimase male ma dovette dare ragione al ‘marito’, si abbandonò sul divano ad occhi chiusi, per Fredo fine del primo round vinto per KO. Dopo cena dinanzi al televisore poi: “Vanni sono un po’ stanca che ne dici di andare a letto?” “Mi vedo un altro po’ di TV e poi vengo.” L’attesa fa aumentare il desiderio, e così fu, a Cristiana, inaspettatamente anche per lei, venne una voglia smodata di sesso, prese in bocca il membro eretto di Fredo ingoiando senza problemi lo sperma, non appagata da sola si mise nel fiorellino un pisellone che all’inizio le fece un po’ male ma poi…Dopo circa un’ora Cristiana riprese il ‘ben dell’intelletto’ nel senso che si rese conto del suo operato ma pensò che finalmente… Volle uscire di casa nell’auto Mini di Fredo, Vanni dalla finestra vide la scena e pensò che finalmente anche lui avrebbe potuto usufruire delle grazie della consorte, povero illuso. La sera Fredo e Cristiana fecero un ingresso trionfale nel ‘Circolo degli Zozzoni’ con ovvio tremendo casino: Cristiana riconobbe il suo vero marito in Vanni che speranzoso si avvicinò alla consorte rimediando uno schiaffone tremendo, tutti compreso Cesco batterono le mani senza un motivo preciso, i toscani sono famosi per essere degli apprezzatori di burle già dai tempi del Boccaccio. Vanni cercò di abbracciare  la consorte, non solo non ci riuscì ma Cristiana andò lei a prendere sotto braccio Fredo e lo trascinò in auto, destinazione casa sua, (era di sua proprietà).Vanni completamente instupidito pensò di ‘farla finita’ ma circondato dagli amici prese per buone le parole fi Gigi l’unico romano del circolo: “A’ coso, ricordete che pè ‘na fregna persa ne trovi cento, guardete ‘ntorno …” Nessuno si offese, erano tutti dei buontemponi! Vanni imparò la lezione, cambiò la sede di lavoro, ci guadagnò perché nel nuovo ufficio incontrò una signora Selvaggia, di nome e di fatto che lo apprezzò come uomo anche col beneplacito del marito Cosimo che, oltre che vecchio e malandato in salute era un filosofo: meglio un amante della moglie in casa che…’ boh il resto nella mente del cocu.

  • 28 maggio alle ore 10:36
    FIORELLINO

    Come comincia: FIORELLINO
    Intro: Che tristezza non voler accettare la vecchiaia!
    Il racconto
    Peccaminosa ambasciatrice di infernali voluttà o celestiale creatura paradisiaca apportatrice di eteree gioie? Alberghi in me con frementi,  contrastanti  e sconvolgenti sensazioni. I tuoi occhi nascondono un’animalesca, profonda e sconvolgente femminilità che fanno fremere il mio intimo insieme ad una visione contrastante di casti baci infantili.
    Sono confuso dal tuo sorriso promettente che muti talvolta in una bambinesca espressione corrucciata.
    Non sono io il motivo dei tuoi cambiamenti, il tuo sguardo non mi sfiora nemmeno, forse in passato mi hai notato giudicandomi non degno di attenzione, forse un tuo amore finito male ti ha reso refrattaria ad un nuovo legame.
    I miei sono desideri o forse sogni e, come tutti i sogni, irrealizzabili.
    Sei seduta sulla battigia, i tuoi due pezzi simili a  due microscopici fili lasciano aperta la visione delle tue rotondità prorompenti. Anche il colore del ‘costume’ è particolare, viola: non devi essere superstiziosa.
    Piccole onde bagnano i tuoi lunghi, affusolati e deliziosi piedi.
    Appoggi il capo fra le mani: forse un segno di tristezza, forse di desolazione, sentimenti che contrastano la tua favolosa figura di donna, forse stai piangendo…
    Dubbioso cerco di approfittare del momento. coraggio a due mani: “Signorina posso aiutarla? “(frase di una intelligenza…).
    Fiorellino alza il viso, niente pianto anzi un sorriso cristallino mostra denti perfetti e bianchissimi.
    Finale inaspettato: “Mò me ce voleva pure er vecchietto mandrillo mattutino! Là c’è mi nonna, vedi si ce stà.”
    Non c’è più rispetto da parte dei giovani...avevo dimenticato i miei ottant’anni!
     

  • 27 maggio alle ore 21:47
    I TRASGRESSORI

    Come comincia:                            
    ‘Facciamolo Papa.’ Questa espressione ai nostri tempi lascerebbe perplessi ciascuno di noi, letteralmente non ha un significato comprensibile ma molti anni addietro…Alberto l’aveva trovata in un vecchio racconto scritto da suo padre Armando: consisteva in un gruppo di giovani, in genere quattro che spogliavano nudo un loro coetaneo e gli sputavano sui genitali, spesso solo per scherzo, talvolta per punirlo di un suo sgarbo effettuato nei  loro confronti. Commento: beffa di cattivo gusto ma sempre meglio che pestare un povero disgraziato. Il padre di Alberto era nato nel primo novecento, era vissuto in epoca fascista in cui i valori comuni erano stati mutati da teorie puritane: le donne madri di famiglia che ‘sfornavano’ figli per consegnarli alla Patria, spesso per morire in guerra. Naturalmente c’era le puttane che vivevano chiuse in ‘case chiuse’ o casini volgarmente dette per non dare scandalo alle persone per bene. Naturalmente era una teoria puritana, la maggior parte della gente, soprattutto maschietti predicava bene ma…Un esempio nel poemetto goliardico ‘Ifigonia in Culide’ in cui delle ‘signorine’ recitavano: ‘Noi siamo le vergini dai candidi manti, rotte di dietro ma sane davanti!’ L’autore un certo De Benedetti si rifaceva alla tragedia di Euripide ‘Ifigenia in Aulide.’ Quella  ai tempi del Fascismo era la moralità corrente decisamente maschilista. La differenza con la situazione  attuale? Sono le ragazze che prendono l’iniziativa in campo sessuale,  i maschietti assediati dalle vogliose amiche, talvolta preferiscono  stare fra di loro per giocare a carte oppure facendo corse con le moto o le auto suscitando lo stupore dei maschietti non più di primo pelo che: “Ai miei tempi…” I cotali non riescono a comprendere come si fa a respingere una ragazza, da giovani erano sempre arrapati come ricci! Venendo ai tempi attuali il figlio di Alberto, Andria era nato in Sardegna. il padre, Fascismo imperante si era trasferito in quell’isola quando aveva sentito, per motivi politici ‘puzza di bruciato’ nei suoi confronti. Col suo charme era riuscito a conquistare ed a sposare una bella ragazza del luogo, Maria figlia di Anania un facoltoso proprietario terriero. Era nato un bambino che, in onore di un lontano parente aveva ereditato il suo  nome prettamente sardo: Efisio. Il bambino crescendo aveva dimostrato doti notevoli di affarista, niente università, dopo il diploma in ragioneria era stato chiamato a Roma da Raffaele un  parente di nonno Alberto  titolare di una piccola ditta  per l’importazione nella penisola di prodotti sardi. Nel frattempo una notizia ferale, Anania aveva acquistato una macchina fuoristrada, una Jeep col cambio automatico. Insieme alla figlia Maria stava percorrendo una strada tortuosa che portava ad un terreno di sua proprietà ma non essendo molto pratico del cambio automatico aveva sbagliato marcia e la macchina era precipitata in un burrone.  Dopo molti sforzi i Vigili del Fuoco erano riusciti a recuperare sia l’auto che i due cadaveri. La mente vulcanica di Efisio pian piano lo aveva portato ad ingrandire la società di cui aveva preso l redini  aggiungendo altre merci sarde come: salumi, vino, formaggi, olio, salami di cinghiale, bottarga ed altri prodotti molto graditi soprattutto ai sardi emigrati nel continente. Fisicamente Efisio aveva molto  del nonno Alberto: sempre elegante, aveva acquistato un attico a Roma a Piazza Ungheria da cui si poteva ammirare il panorama di tutta la città. L’aveva arredata all’orientale col metodo di Feng Shui che vuol  dire vento ed acqua, una dottrina taoita in armonia con le energie della terra. Talvolta l’abitazione veniva visitata da qualche amica di passaggio che avrebbe voluto abitarla in maniera permanente, immediata fine della liaison. Che la furbizia femminile sia superiore a quella maschile  ce n’erano degli esempi anche fra gli dei dell’Olimpo e così anche il bell’Efisio cadde nella rete di una francesina, Aurore, venuta a Roma con i genitori per ammirare le bellezze della città eterna. Efisio avrebbe volto ‘assaggiare la viande’ francese, in risposta tante risate da parte dell’interessata, ‘rien à faire!’.  Conclusione: fiori d’arancio dinanzi ad un sostituto del Sindaco di Roma, testimoni della sposa i genitori, dello sposo due impiegati della ditta. Piccolo rinfresco a casa di Efisio che verso mezzanotte rimase solo con la sposa, finalmente. La ritrosia di Aurore aveva fatto pensare ad Efisio che fosse vergine, pia illusione, la bella francesina non solo non lo era ma si dimostrò molto brava nell’ars amatoria! Efisio superò quella ‘piccolezza’, Aurore era veramente bella: con i tacchi era più alta di lui, occhi grandi e…promettenti, aveva lì abitudine di guardare troppo in viso i maschietti che incontrava per strada, il fisico da curvy insieme alle gambe chilometriche completavano il quadro della sua bellezza. Altra peculiarità: la giovane sposa  guidava come un pilota di formula uno, la Jaguar X Type di Efisio sotto le sue mani ‘mandava scintille’. Aurore riusciva a farla derapare con acceleratore premuto a fondo e freno a mano tirato, in tal modo si era ‘fatta’ piazza Esedra alla presenza di due vigili che per la sorpresa non riuscirono  a prendere la targa dell’auto. Ormai era chiaro che Efisio si era innamorato della moglie,  fece dei salti di gioia nel constatare l’aumentare di volume del suo pancino, all’ecografia un maschio, si sarebbe chiamato Alberto. Una signora con bambino piccolo aveva acquistato l’appartamento sottostante a quello di Efisio, Eva, una bionda atletica che sin dall’inizio  dimostrò la sua simpatia, spesso sorridente aveva un fisico da palestrata. Con se un bambino di pochi mesi che per fortuna dei genitori e dei vicini di casa aveva un buon carattere, non si sentiva quasi mai piangere. Eva  incontrando all’ingresso del portone Aurora ed il marito si presentò: era professoressa  di ginnastica presso  il vicino istituto classico, il figlio di chiamava Eros. Eva ed Aurora presero  a frequentarsi, il bambino non aveva le caratteristiche fisiche della madre, bruno di carnagione e di capelli. In seguito si seppe che la signora era separata dal marito, Efisio si domandò chi potesse essere quell’imbecille che aveva potuto abbandonare una tale gnocca. Alberto ed Eros  frequentarono le stesse classi  alle elementari. Dopo le scuole medie furono iscritti al primo anno di ragioneria  nell’istituto dove insegnava mamma Eva. Le signore si incontravano spesso, Efisio si era dedicato completamente al lavoro, forse in passato avrebbe fatto un ‘pensierino’ su Eva ma ora … che stesse invecchiando? Anche di salute secondo lui non se la passava molto bene, qualche aritmia cardiaca lo aveva portato a consultare il medico di famiglia il quale lo aveva rassicurato: nessuna malattia grave, due pasticche al giorno e: “Rilassati, non pensare a situazioni catastrofiche.” Efisio era diventato ipocondriaco. Una mattina percepì dei giramenti la testa, decise di rientrare a casa, talvolta la vicinanza della moglie era una buona cura. Aurore era fuori a far le spese, allora cercò suo  il figlio, aprì la porta della sua camera da letto ma rimase basito, si dovette attaccare alla maniglia per non cadere a terra, Alberto ed Eros erano sul letto esibendosi in un sessantanove…uscì di corsa sbattendo la porta. In seguito a  quel rumore comparve Letizia la cameriera che lo seguì sino al salone, Efisio giaceva immobile sul divano. Al rientro a casa Aurore fu messa al corrente della situazione da parte di Letizia, anche la mamma rimase sconcertata. Nel frattempo Alberto ed Eros si erano rifugiati a casa di quest’ultimo. Solo verso sera Efisio recuperò un po’ di calma: “Mio figlio un omosessuale, un maledetto frocio, io in vita mia li ho sempre considerati…non riesco più a restare in questa casa, tornerò in Sardegna, preparami una valigia con i miei vestiti, accompagnami all’aeroporto voglio partire col primo aereo…” Aurore era diventata una statua di gesso, seguì i desiderata del marito, “Cara tutta la situazione è nelle tue mani, forse la mia fuga è stata una azione da codardo ma sinceramente non me la sentivo di affrontare la situazione, m’è caduto addosso il mondo, non sarei riuscito a guardare in faccia Alberto ed il suo amico, penso che tu sia la persona adatta, le donne in alcuni casi particolari come questo hanno delle doti di avvedutezza superiori agli uomini, se ci saranno novità informami per telefono, sono stato fortunato ad incontrarti…” Per Aurore era finito il tempo della spensieratezza, pensò un piano come affrontare la situazione, per prima cosa informare  la madre di Eros. ”Eva devo parlarti, vieni a casa mia.” All’inizio l’amica non si era resa conto: "Ma è una ragazzata!” “No mia cara, non è quella che tu definisci un ragazzata, il loro agire può portare ad un’inversione definitiva della loro sessualità, oggi tutti si dicono  tolleranti della omosessualità, in pratica sentiamo di omo picchiati per strada per non parlare delle derisioni da parte anche di sconosciuti, una vita umiliante oltre alla non possibilità di avere una famiglia  con dei figli.” Dopo un lungo silenzio: “Cosa mi consigli, io non so come comportarmi.“ “Seguiamo il detto latino: ‘extremis malis, exstrema remedia’, dobbiamo essere noi due a indirizzare al sesso femminile i due ragazzi, tu con Alberto ed io con  Eros, non c’è altra via.” Eva era rimasta senza parole, rientrò a casa  trovò suo figlio in compagnia di Alberto, li abbracciò entrambi,  un moto di sorpresa da parte dei due. “Vi  metto al corrente di una decisione che abbiamo preso io ed Aurore.” Al telefono: “Cara ti ho spianato la strada, io non so andare oltre!” “Scendete  tutti e tre a casa mia, ho del cioccolato fondente  e delle praline che piacciono tanto ai boys.” “Mamma non ci hai chiamato per offrirci dei dolci!” “Intanto provate le gioie della gola, non vi offro del Caffè Sport Borghetti che a me piace tanto, siete ancora minorenni, cara cin cin.” Aurora la prese alla larga, si rifece anche alla mitologia greca in cui l’omosessualità anche femminile era tollerata ma oggigiorno in Italia ci sono tante situazioni che i genitori debbono far presente ai figli.” Aurore si dilungò sull’argomento sottolineando tutti i notevoli lati negativi di un rapporto fra uomini….finendo con: “Ci sarebbe una soluzione sicuramente molto anticonformista, io non ne conosco altre se non quella di ingaggiare delle prostitute per farvi conoscere il sesso femminile.” “Mamma andare con delle puttane mi vien da vomitare.” “Ci sarebbe un’altra maniera per sistemarla faccenda, un ‘mother swapping per dirla all’inglese, voi a scuola lo state studiando….” Eros si mise a ridere e: “Aurore guadandoti bene non sei niente male!” Alberto guardò in viso Eva che era la più perplessa poi: “La notte porta consiglio, domani è domenica….Solo Eros passò una notte dormendo profondamente, forse sognava la passera di Aurore, gli altri tre completamente in bianco. L’omonimo del dio greco dell’amore si alzò per primo, gli era scatenata una  fame da lupo, preparò  un cappuccino ed insieme a delle fette biscottate con marmellata le pose su un vassoio e si recò in camera della madre: “Mammina cara, ho pensato che avrai bisogno di energie, se ne vuoi ancora…” Eva non sapeva cosa pensare di suo figlio, aveva preso la situazione alla leggera, forse non era completamente omo e quella soluzione…Chiamata sul telefonino ad Alberto: “Mon ami, ti ho preparato un’amante piena di energie, vieni a casa mia appena puoi, io ho già fatto la doccia, avvisa mammina tua.” Ci volle un’ora prima che suonasse il campanello a casa di Eva, Alberto era in pigiama: “Questa è la chiave della porta del mio appartamento, sii molto delicato, mia madre è in piena crisi!” Aurore si era rifugiata nel bagno, non sapeva che fare, sentiva che Eros era lì fuori, forse sul letto. Attraverso la porta: “Se non te la senti dimmelo chiaramente, andrò nel salone, non posso rientrare a casa mia per motivi che puoi comprendere.” Ci volle del tempo prima che Aurore si presentasse nel salone, era coperta da un accappatoio nero. “Addirittura a lutto,  lo avrei visto meglio con fiorellini e pappagalli brasiliani, posso citarti una frase latina: ‘Ab odie nova incipit vita.’” Aurora faceva scena muta, Eros capì che la signora non aveva compreso il senso della frase latina, gliela tradusse, nessuna reazione. Forse la luce dava fastidio alla sua pudicizia, spense tutte le lampade e chiuse completamente la finestra, solo una lama di luce penetrava nella stanza. Eros fece tutto da solo, pian piano spogliò la signora che rimase immobile…Il giovane comprese che doveva sollecitare il lato sessuale di Aurora, cominciò a baciarla in bocca sino a finire sul fiorellino profumato di Aurore, le trovò il clitoride, madame rispose poco dopo con un orgasmo, Eros tornò ad interessarsi delle tette, inaspettatamente anch’esse risposero con un altro orgasmo. Dentro di sé Eros cantò vittoria, era riuscito a smuovere quel pezzo di ghiaccio che però chiese una tregua…tregua accordata. Dopo due ore di riposo nuovo assalto al clitoride, stavolta un orgasmo fortissimo e prolungato, Alberto si accorse che l’amante stava piangendo, scioccamente si esibì in una battuta spirito: “ Speravo qualcosa di meglio per la mia performance!” Aurore si girò di spalle, non aveva gradito…quello era stato un vero e proprio licenziamento. Tornare a casa propria, avrebbe dovuto fare il guardone di sua madre, un lato della sua sessualità che non aveva mai provato, non risponde a verità che la curiosità…. Piano piano, quatto quatto Eros aprì uno spiraglio della porta della camera da letto di sua madre, la quale  era nella posizione volgarmente detta ‘alla pecorina’, dietro  di lei un Alberto profanatore del suo popò, poco dopo il ‘giullare’ dell’amico cambiò posizione solo di pochi centimetri, entrò fino all’elsa nella topa, sua madre ululava come una lupa, Eva sessualmente era superiore ad Aurore. Nei giorni seguenti ognuno dei quattro dedito alle proprie incombenze, Letizia insieme alla figlia Paola provvedeva alle faccende domestiche delle due abitazioni, a loro si addiceva il detto (parafrasando Dante): ‘Quanto di sale sa  l’altrui silenzio!’ Assoluto afflato fra i quattro, un piacevole segreto li univa ma Eros desiderava qualche novità, una sera a tavola dopo cena: “Vi leggo una poesia della poetessa Saffo: ‘Prendi il mio cuore e portalo lontano dove nessuno ci conosce, dove il tempo non esiste, dove possiamo incontrarci senza età e ricordi, senza passato con una luce che nasce all’orizzonte ed un domani sereno e silenzioso. Prendi il mio sguardo e portalo lontano dove possa vederti ogni giorno e darti mille baci.’ Che ne dite?”  Aurora: “Ti conosco mascherina, ho compreso dove vuoi arrivare, io ed Eva abbiamo scoperto il vostro rapporto sessuale e vorreste che anche noi: “Tempo verrà presago il cor mel dice…” Eros si era esibito in un canto di Omero, ebbe un applauso. Il tempo venne: Alberto ed Aurora si misero d’accordo con  Eros per entrare una notte nella camera da letto della madre, farla avvicinare da Aurora per poi vedere la reazione di Eva. Ci volle del tempo prima che l’interessata si svegliasse o perlomeno finisse la sceneggiata del sonno profondo, corrispose subito alle carezze dell’amica scambiandosi un cunnilingus talmente sentito da portarle ambedue ad orgasmi profondi, i maschietti si buttarono nella mischia, viva la trasgressione! Al contrario della frase biblica, molto era cambiato sotto il sole, tranne Letizia e Paola spesso i quattro giravano per casa senza indossare i vestiti (era estate) e talvolta ci scappava una ‘sveltina’, i maschietti spinti dagli ormoni prendevano al volo la malcapitata (si fa per dire) di turno. Le signore erano un po’ stanche di offrire i loro buchini e talvolta dimostravano la loro non accondiscendenza mozzicando, lievemente i peni dei giovani compagni. Efisio che fine aveva fatto? Qualche rara e breve telefonata con le solite frasi stereotipate: “Come va?” “Ci sono novità?”, “Io mi sto riprendendo…”Una frase a suo tempo a lui cara era ‘mi raccomando la freschezza!” riferendosi alla merce che i corrispondenti sardi gli inviavano a Roma. Stavolta la freschezza l’aveva trovata lui in Viola  bella e soprattutto giovane (era ventenne) sarda figlia di un allevatore di pecore che aveva preferito non seguire il mestiere paterno. Efisio in campo sessuale aveva ‘il fiato corto’ ma la baby non glielo faceva pesare, era diventata ricca e rispettata. La nostalgia aveva preso il cuore di Efisio, il rimpianto del tempo e degli affetti passati, decise di far presente a tutti  parenti ed amici la sua decisione di rientrare a Roma. All’aeroporto dell’Urbe i quattro ad aspettarlo, subito il primo assaggio di umorismo da parte di Eros che aveva appreso il dialetto e lo spirito romanesco: ‘An vedi er nonnetto che razza di topa ha rimorchiato!” Viola non comprese la frase, abbracciò tutti sorridendo, la sua nuova famiglia. Efisio aveva preso a dormire della sua camera da letto con Viola,  aveva  ripreso le redini della ditta con grande sua gioia, si sentiva più giovane ma ti pareva che Eros non ne pensasse una delle sue: “Alberto abbiamo l’obbligo morale e non solo morale di dare il benvenuto a Viola, penso che tuo padre sarebbe d’accordo, che ne dici?” “Anche se dico di no so come andrebbe a finire però dobbiamo avvertire le nostre madri, non vorrei che accadesse un casino!” Silenzio assenso. Eros in compagnia di Alberto: “Cara Viola  c’è un’antica tradizione romana  che impone ad una nuova donna che entrata nella  casa del marito  che tutti i maschietti le devono dare il benvenuto sessualmente. Dipende da te se desideri avere  noi due contemporaneamente  o uno alla volta.” “Non conosco questa tradizione, da noi in  Sardegna non esiste ma se lo dite voi…” Viola o lo era o ci faceva fatto sta che l’appuntamento fu da lei fissato per la mattina successiva alle nove, Letizia e Paola avevano ottenuto un giorno di vacanza. I due giovani non avevano dormito la notte,  alle sette  erano già in piedi, doccia fatta, sbarbati con  dopobarba sexy, Eva e Aurora erano state pregate di non farsi vedere ma non di non fare le guardone infatti…Viola nella sua stanza da letto, indossava una vestaglia trasparente ed i capelli sciolti, niente trucco, un piacevole fisico da ‘curvy’ una favola…Le ciolle dei due arrivarono quasi al loro ombelico, Viola strabuzzò gli occhi: “Ragazzi io era vergine prima di conoscere Efisio, ho provato solo il suo uccello che è molto più piccolo del vostro…” I due si misero d’accordo, Eros dedito ad un cunnilibus, Alberto prima in bocca e, dopo un orgasmo da parte di Viola entrò nel suo fiorellino con schizzo finale, la dama aveva chiuso gli occhi, accettò anche l’entrata di Eros nel popò preventivamente lubrificato. La domenica era considerata dai tre una rottura di palle. Si intromisero le mamme: “Riposo assoluto con Viola per almeno una settimana che ne dite di dedicare un po’ di tempo anche alla nostro fiorellino? I fiori se non innaffiati appassiscono!

  • 27 maggio alle ore 17:13
    SESSUALITÀ ORIENTALI

    Come comincia: Alessio barone Colucci era il classico figlio di nobili, nullafacente dedito solo ai piaceri della carne, quella femminile. Era adorato dalla nonna paterna, meno dal padre che aveva cercato invano di farlo studiare per avviarlo ad una professione. “Papà ci hanno pensato i nostri predecessori ad arricchirsi, noi siamo dediti a sperperare quello che loro hanno accumulato!” Questa filosofia di vita aveva mandato in bestia il padre Ettore, di professione notaio che aveva pensato anche di tagliare i viveri all’erede ma la nonna Adelaide Ugolini si era opposta, era lei la tesoriera di casa e quindi dettava legge. Una mattina Alessio si risvegliò con un mal di denti fortissimo, in venticinque anni non lo aveva mai provato, uscendo dalla camera da letto i suoi alti lai arrivarono alle orecchie della nonna che: “Povero nipote mio, vai subito da un bravo dentista, conosci Cristina Colonna, è pure principessa…”Alessio se ne stava fregando se la ragazza fosse superiore a lui come grado di nobiltà. Purtroppo la sala di attesa della villa Bosco Antico era pieno di pazienti da visitare, Cristina era famosa fra il popolino indigente in quanto  prestava la sua opera gratis, si faceva pagare solo da chi poteva permetterselo, le sue entrate andavano in beneficienza. Alessio approfittò dell’uscita di un cliente  per intrufolarsi nel gabinetto dentistico malgrado le proteste dei presenti. Quando Cristina lo vide capì che il dolore di Alessio non era una finta, calmò quelli della sala d’aspetto e: ”Caro è una vita che non ci vediamo, ci voleva un mal di denti per farti vivo!” “Per ora cerca di togliermi il dolore…” “C’è un brutto ascesso, devo toglierti un  molare, ma non se ne parla c’è troppa infiammazione, questa è una scatola di un antidolorifico, se vuoi puoi andare sopra a casa mia, aspettami così se se ci sono novità…” Alessio fu accolto da Sofia Cerveteri mamma principessa che: “Alessio, io sono stata molta amica di tuo padre che purtroppo non mi ha sposato, non vorrei che mia figlia avesse la stessa sorte con te, in passato mi ha confidato di essere innamorata di  un farfallone che non  la guardava proprio, per favore non farla soffrire!” “Contessa per ora  Cristina è il mio angelo salvatore, spero che il medicinale che mi ha dato funzioni e che il mal di denti pian piano  passi.” Alle tredici Cristina rientrò in casa e: “Come sta il nostro malatino?” “Un po’ meglio ma anche se tua madre mi ha invitato a pranzo non penso che riesca  a mangiare, potrò solo farvi compagnia.” Mentre mamma e figlia facevano onore al pasto, Alessio accese il televisore, poco dopo lo spense, di cattive notizie ne aveva sentite troppe,  gli bastava il suo mal di denti. Nel salone fu raggiunto da Cristina che si era truccata, di solito non lo faceva, sicuramente c’era un motivo che non sfuggì ad Alessio, la giovane principessa avrebbe volto ‘avvicinarsi’ a lui per avere un rapporto sessuale. Pian piano  si avvicinò ad Alessio,  lo abbracciò, ‘ciccio’ rimase indifferente al contatto, brutto segno. Alessio pensò che se avesse sposato la ragazza avrebbe accontentato nonna Adelaide che ci teneva ad avere in famiglia una ragazza di ceto nobile superiore al suo e che era anche molto abbiente. Al momento della cena i dolori erano passati, Alessio non aveva mangiato dalla sera precedente, fece onore al pasto della principessa Sofia che furbescamente sparì dalla circolazione lasciando i due soli. Stavolta Cristina si fece coraggio, aprì la cerniera dei pantaloni di Alessio, glielo prese in mano e poi: “Penso che staremmo più comodi nel mio letto. La camera di Cristina era arredata in maniera moderna ma non era quello che interessava Alessio il cui ‘ciccio’ aveva prese a funzionare e ad alzare la cresta in maniera notevole. Cristina rimase sorpresa ed un po’ preoccupata ma  tanta era la voglia che accettò di buon grado l’immisio penis da parte di Alessio il quale non si fece scrupolo di eiaculare nella vagina facendo provare all’interessata anche il piacere di uno spruzzo notevole nel collo dell’utero. Cristina non era ancora soddisfatta, seguitò a muoversi fino al secondo orgasmo da parte sua e di Alessio che poi si girò di spalle, ne aveva avuto abbastanza. Il barone era abituato alzarsi alle undici  fu svegliato alle nove da un bacio in bocca da parte di Cristina. Lì per lì non si rese conto di dove stesse, pian piano tornò alla realtà, si recò in bagno, solo doccia, niente barba, in casa  non c’erano maschietti, Cristina nel vederlo nudo uscire dalla stanza da bagno glielo prese in bocca con ovvio finale. In sala da pranzo prima colazione all’inglese presente la principessa madre che: “Vedo cha hai una buona cera, vuol dire che hai riposato bene (con accento sul riposato)!” “Sua figlia è una maga nel suo campo, non ho più il mal di denti.” Alessio non si era sbilanciato, dopo un  finto baciamano alla principessa madre un casto bacio sulla guancia di Cristina  poi fuga a casa sua con la Mini  Cooper. Era domenica, suo padre gli chiese dove avesse passato la notte, fu informato di tutto e: “Allora stò matrimonio…” “Papà non scherzare, una botta e via questo è il mio motto, ho deciso di sparire per un po’  dalla circolazione, andrò in oriente.” La notizia della sua prossima partenza fu comunicata a nonna Adelaide che quasi si mise a piangere: “Nipote mio, quelli sono posti pericolosi, c’è dappertutto la guerra…” “Nonnina cara ormai ho deciso, devo cambiare aria…” “Ho capito,  accetta questa mia carta di credito e…divertiti!” Il giorno dopo Alessio si recò nell’agenzia di viaggio di Lorenzo Di Marco suo amico ed acquistò un biglietto aereo Roma – Bangkok. Papà Ettore il giorno dopo l’accompagnò a Ciampino: volo di quindici ore con la compagnia tedesca Lufthansa sino alla capitale della Thailandia con scalo a Dola. Dalla partenza alle  cinque da Roma arrivo alle  venti corrispondenti all’una del giorno successivo ora locale. Intorno all’aereo atterrato c’era una moltitudine di tassisti  che volevano dare un passaggio ai viaggiatori. Alessio aveva solo una valigia, la diede ad un tassista più grande, grosso e più prepotente degli altri e: “Where do you have to go?” Il tassista gli aveva domandato dove voleva essere accompagnato. Alessio si ricordò che nella fretta non aveva prenotato tramite l’amico Lorenzo nessun albergo. Rispose in inglese: “Lead me to the best hotel.” Portami al migliore albergo. Dopo circa un quarto d’ora giunsero dinanzi all’hotel Royal un vecchio palazzo imperiale restaurato. Il tassametro segnava settecento bath, circa venti Euro,  al cambio  un Euro equivale e circa trentacinque bath, gliene lasciò mille, il bestione si inchinò quasi sino  a terra per la mancia sostanziosa. All’ingresso un portiere che sembrava un generale che prese la valigia di Alessio e lo accompagnò dal  concierge cui consegnò anche  il passaporto. “Sono Tony Nichkhun, sono stato alcuni anni a prestar servizio in alberghi italiani, sono a sua disposizione per qualsiasi suo desiderio, accettiamo carte di credito.” Nel frattempo era passata vicino a loro una ragazza non molto alta ma molto bella in viso, pure il corpo… Il concierge con lo sguardo gli fece capire che la baby poteva essere a sua disposizione. “Caro Tony, sono troppo stanco…” In albergo un silenzio assoluto dovuto anche alle spesse mura, Alessio si mise a letto, si svegliò alle sedici, ora della Thailandia. Si recò nel bagno di gran lusso costruito con materiali italiani, aveva ‘ripreso le penne’, si recò al bar, a quell’ora solo un cappuccino con brioches altrimenti avrebbe saltato la cena. Con sua meraviglia trovò nel menu cibi italiani, i compaesani dovevano essere spesso ospiti di quell’albergo. Alle venti trovò di nuovo Tony in servizio alla conciergerie. “Caro Tony diamoci del tu, ho visto passare dei ragazze molto belle.” “Non hai che da chiedere, se sei d’accordo vorrei proporti qualcosa di più sfizioso, domattina salperà dal porto una giunca che ospita uno spettacolo particolare in passato molto apprezzato dagli italiani, sono diecimila bah per una settimana. Alessio da ‘vecchio’ appassionato aveva portato con sé una Canon 506 ultima generazione con zoom 24/105, ogni scheda poteva contenere cinquecento foto, oltre ai bellissimi panorami a Roma avrebbe rivisto con gli amici anche le bellezze femminili locali. Salì a bordo della giunca,  incontrò quello che doveva essere il comandante, un uomo sorridente, parlava italiano: “Sono il capitano Phatoon,  il suo passaporto, prego.  Il nome di Alessio era sulla lista consegnatagli da Tony, tutto regolare. Un fatto particolare diede ragione a quanto affermato dal concierge. L’equipaggio, escluso il capitano era composto da sole donne peraltro di notevole bellezza ma anche di forza per dover maneggiare le cime e tutto quello che serviva per governare la giunca. Il bar aveva le stesse caratteristiche di quello dell’albergo, i pasti tutti a base di pesce freschissimo che veniva pescato durante il tragitto. Pomeriggio riposo ognuno nella propria cabina, dopo la cena il vero spettacolo e che spettacolo! Musica thailandese in sottofondo, un insieme di suoni e tonalità diverse eroticamente affascinanti. Le ballerine vestite con sgargianti costumi locali si muovevano in uno spazio scenico, gli spettatori intorno a semicerchio. Pian piano  spogliarello da parte delle danzatrici sino a rimanere nude e qui le prime sorprese. Alcune femminucce avevano qualcosa in più, un uccello che pian piano diventava uccellone, fra di loro c’erano dei trans. Uno spettatore evidentemente omosessuale salì sul palco, prese in bocca il ‘volatile’ di una ballerina e, dopo l’ingoio si girò piegandosi in  avanti ed offrendo il popò al trans, tutti batterono la mani ad esclusione di Alessio cui gli omo facevano solo pena, chi non amava la ‘deliziosa’ erano da lui considerati solo sfortunati. Un altro  trans si esibì con un suo simile su un lettino in un sessantanove ma la vera sorpresa fu l’entrata in scena di due giovanissime di circa tredici anni, avevano un accenno di tette, poco pelo sul pube,  capelli bellissimi che coprivano le spalle,un bel popò, un viso  da bambola. Le due dopo essersi baciate furono raggiunte da una ragazza nuda più alta di loro. Le due presero a baciale ognuna una tetta sinché la donna cominciò a dare segni di un orgasmo. Poi lei stessa prese in mano la situazione, cominciò a leccare il clitoride ad una ragazza per volta, le bimbe risposero con un orgasmo leggero ma lungo baciandosi fra di loro. Con variazioni varie lo spettacolo durò a lungo, vicino ad Alessio comparve il capitano che lo interpellò: “Le piacerebbe…” Alessio era ormai fuori di testa, comprese la situazione, domandò al capitano, quanto? Risposta secca “Diecimila bath ognuna per tutta la notte.” “D’accordo, domani quando scenderemo a terra andremo insieme  in banca e salderò il debito.” Poco dopo  Alessio fu seguito in cabina dalle tre thailandesi sorridenti, per loro un guadano inaspettato. Alessio fu preso ‘prigioniero’ dalle due giovanissime piacevolmente infantili, dal sorriso malizioso,  esprimevano gioia di vivere. Si trovò tutto il corpo sollazzato dalle loro  bocche calienti, avrebbero accontentato tutte le esigenze in fatto sessuale compresi i feticisti  ma quello che più colpì Alessio fu la thailandese più grande di età: aveva classe, personalità, sguardo aristocratico e soprattutto un corpo splendido come aveva potuto accertare con la sua vicinanza. La ragazza prese a baciarlo in bocca  in maniera molto sensuale,  amoreggiarono a lungo guardandosi negli occhi, ‘un coup de foudre’, le giovanissime compresero la situazione e ridendo sparirono dalla circolazione. Per Alessio una notte da ricordare per sempre. Fu svegliato la mattina dal capitano, ancora mezzo addormentato scese a terra con lui, si recarono  in banca, Alessio saldò il debito  col capitano Phatoon che si era accorto della sua predilezione per la Thailandese. Senza nessuna richiesta da parte di Alessio: “Si chiama Anong ha vent’anni, qui tutto ha un prezzo, quella ragazza vale un milione di Bath.” Alessio ci aveva fatto un ‘pensierino’, che successo avrebbe avuto  fra gli amici a Roma se avesse portato con sé quella bellezza orientale. Forse la  nonna Adelaide  avrebbe avuto qualcosa da ridire su quel ‘buco’ sul suo conto in banca.  Al rientro in albergo alla conciergerie non c’era  Toni. Lo incontrò solo dopo pranzato, il thailandese con lo sguardo gli fece capire che avrebbe gradito sapere notizie sulla sua permanenza sulla giunca, Alessio non tralasciò alcun  particolare e: “Mi piacerebbe conoscere il nome di quella favolosa tua paesana.” Si fa chiamare Shirivanna, dicono che sia una principessa, di più non ti so dire.” Alessio era ritornato con ‘i piedi per terra’, trecentocinqantamila Euro avrebbero potuto procurare un infarto alla pur affettuosa nonna, desistette dal suo progetto di portarla a casa sua. Si fece prenotare il viaggio di ritorno  col solito aereo della Lufthanza, una stretta di mano: “Se vieni a Roma fatti vivo, questo è il mio biglietto da visita.” Chi ti incontra per prima Alessio al suo arrivo a casa? “Nipotino mio ti vedo sciupato, sicuramente non hai mangiato quelle schifezze thailandesi, con  nonna tua ritornerai come prima!”
     

  • 25 maggio alle ore 19:16
    AMICI PARTICOLARI

    Come comincia: "Ti vuoi sbrigare maledetto mammalucco!"Al citofono  Eva aveva sfogato la sua rabbia per il ritardo cronico di Raffaele (Fefè per gli amici).La succitata stava aspettando il suo benamato col motore della macchina acceso, entro le 8,30 dovevano essere in ufficio presso la Camera di Commercio di Messina. Fefè si presentò con mezzo cornetto

  • 25 maggio alle ore 17:32
    LA SCONOSCIUTA CHE VIEN DA LONTANO

    Come comincia: Una mattina gli abitanti di un isolato della Panoramica di Messina si trovarono dinanzi una bionda che più bionda non si può come direbbe un celebre comico. Da dove era sbucata? Un mistero. Di bionde al mondo ce ne sono a bizzeffe ma questa era molto particolare: innanzi tutto la statura: col suo metro e ottantacinque sovrastava in altezza quasi tutti gli uomini poi aggiungici i tacchi…Certo il suo numero di scarpe quarantatre non era facile da trovare per una donna ed allora? Scarpe su misura. Quel che colpiva di più nel viso, oltre all’armonia dei lineamenti erano gli occhi di un profondo blu assolutamente fuori dal comune. Altra caratteristica la vita molto stretta, ovviamente gambe  lunghe e piedi affilati, un tripudio per feticisti! A tale beltade non poteva corrispondere un nome qualsiasi infatti si chiamava Deepika provenienza: imprecisata. La signorina aveva acquistato un appartamento nello stesso piano di quello di Alberto, appartamento a lei venduto dal figlio di una signora deceduta per un carcinoma.  Le moglie sciocche fecero delle scenate ai mariti più cretini delle loro consorti, c’era poco di essere gelose, Deepika non dava confidenza a nessuno se non un saluto frettoloso. Anna vista la situazione disse al marito: “Se sei capace provaci, ma andrai in bianco da quello che ho capito.” La consorte di Alberto non era gelosa, ormai in menopausa il sesso per lei non aveva più attrattive, voleva solo avere il marito vicino per il resto…affari suoi. Alberto ebbe modo di avvicinare Deepika in palestra, la ragazza  trentenne lavorava più con i pesi, con i manubri ed i bilancieri che col corpo libero, era una forza della natura. Fu lei stessa ad avvicinare il nostro eroe che a cinquantenne faceva ancora la sua porca figura. “Non faccia quella faccia, mai vista un’atleta donna?” “Non vorrei essere al posto del suo fidanzato o meglio vorrei…” “Deve decidersi vorrebbe si o no?” “Dipende in quale campo, ho detto una fesseria…” “La vedo confuso, io di solito non mordo, sono Deepika e, se non erro abitiamo allo stesso piano.” “C’è un bar qui all’interno che ne dice di una bevanda?” “Un caffè lungo, mi piacciono lo cose forti nel senso che…” “Adesso è lei che è confusa, sono Alberto potremo, se vuole, diventare amici, mia moglie è una donna intelligente e anticonformista, potreste andare d’accordo.” “Bene, tanto premesso riprendo la mia Mini e torno a casa.” “Io la seguirò con la mia Jaguar, è una macchina più da signore anziano qual io sono.” “Non faccia il modesto sa benissimo ancora di piacere alle signore, per me i giovani sono tutto cazzo e niente cervello.” “Viva la sincerità, andremo d’accordo, ho sempre vissuto per servizio (ero maresciallo della Finanza) in ambiente tra il cattolico ed il convenzionale, ambiente sempre da me detestato finalmente…” Anna era dinanzi alla porta d’ingresso, visti la ragazza ed il marito uscire dall’ascensore si presentò: “Sono la moglie del qui presente, insegno lingue ad un liceo classico di Messina, lieta di conoscerla.” “Il mio nome difficile da pronunziare per un italiana è Deepika, sono iscritta all’università di Messina, specializzazione in urologia, siete delle persone simpatiche avremo modo di rivederci, a presto.” Alberto, incuriosito dal nome della giovane andò al computer e fu edotto del significato: era ‘buona’ e ‘una piccola luce’ aggettivi di origine araba ma parlando l’interessata un italiano fluente era molto difficile capirne la nazionalità d’altronde ad Alberto poco caleva. Anche dalla sua vettura non era possibile cavarne il nome della giovane era targata EE – Escursionisti Esteri - e quindi non iscritta al P.R.A. Da quel momento il non più giovane signore mise in atto una tattica di avvicinamento alla ‘piccola luce’ che piccola non era, si appostava dietro la porta d’ingresso della sua abitazione e non appena Deepika usciva da casa la invitava a prendere insieme l’ascensore. “Che combinazione, oggi mattina ci incontriamo, siamo sincronizzati, si dice così?” Alberto: “Melius est silere quam disputatio.” “Questa non me l’aspettavo, un poliglotta, anch’io ho studiato latino non capisco perché vuol tacere.” “È lei una sorpresa continua, mi son fatto tante domande tutte senza risposta, se me lo permette vorrei darle del tu.””Permesso accordato, in quanto alle domande meglio  evitarle, per una donna è meglio circondarsi di un po’ di mistero.” “Non ne hai bisogno sei una creatura affascinante, io posteggio al Cavallotti e tu?” “Vengo anch’io, mi è venuta una curiosità dove vai per passare la mattinata?” “In caserma nel nostro circolo Anfi anzi m’è venuta un’idea, vieni con me, voglio far succedere un casino con la tua presenza, dammi un tuo documento. “ Deepika aveva un passaporto da apolide, documento che all’ingresso presentò al piantone, come d’obbligo, solo che il piantone rimase a bocca aperta senza reagire. Alberto gli mise in mano anche un documento suo e si diresse nella stanza dell’Anfi (Associazione Nazionale Finanzieri in congedo). Alcuni degli ex giocavano a carte, altri leggevano i giornali ma all’entrata dei due tutti si fermarono. Alberto: “Ragazzi vi presento mia cugina Deepika, il nome vuol dire piccola luce ma a veder i vostri visi pare che la sua luce sia molto forte!” Il generale presidente si esibì in un finto baciamano e poi invitò tutti al bar della caserma. Anche il barista, un civile, rimase ad occhi aperti a guardare la ragazza la quale: “ “Se chiuderà i suoi occhioni belli dovrebbe farmi un caffè lungo e poi chieda ai signori quello che desiderano.” Deepika ringraziò il generale e, preso sottobraccio Alberto si diresse al corpo di guardia per recuperare il passaporto, salutò il piantone e: “Andiamo  fra la pazza folla, è un romanzo in cui…” “Troy cerca di conquistare Batsceba, lo conosco anch’io.” Stavolta Alberto rimase completamente basito, chi era effettivamente Deepika, un esser venuto dall’altro mondo, era un’enciclopedia, sapeva tutto lo scibile conosciuto. “Non fare quell’espressione, sin da piccola ho letto molti libri, mi è venuta voglia di abbracciarti, non sono un tipo facile, approfitta dell’oggi…” “Quanto meno confidando nel domani, stavolta ti ho preceduto, anch’io nel mio piccolo...” “Ora che abbiamo fatto sfoggio di cultura ripariamoci nella tua macchina,è più comoda della mia.” Il bacio promesso avvenne puntualmente, un bacio profondo, la bocca della ragazza era profumata, il suo corpo emanava in odore profondamente femminile che fece risvegliare ‘ciccio’, Deepika non ci pensò due volte e se lo mise in bocca con ovvia conseguenza. I due rimasero un po’ in silenzio poi la ragazza scese dalla Jaguar e  si diresse verso la sua Mini, rientro a casa. Anna si accorse subito che tra Alberto e Deepika era successo qualcosa e cominciò a dileggiare il marito: “L’amorino mio è andato in manuale o in orale, ti vedo stralunato!” Alberto abbracciò Anna, le voleva bene ma in quel momento era totalmente confuso. Gli avvenimenti si evolsero in maniera repentina, Deepika invitò a cena Alberto che si beccò gli strali di Anna che gli augurò: “ Good luck’,  mi sembra l’ultima cena!” Deepika si fece trovare in vestaglia trasparente, la cena consisteva solo in frutta di tutte le varietà, la ragazza voleva mangiar leggero in attesa…L’attesa non fu lunga, la signorina apparve nel vano del bagno nuda, la sua figura era contornata dalla luce proveniente dalla toilette, una visione surreale e molto sensuale. Alberto anche lui in costume adamitico era seduto sul lettone sino a quando fu raggiunto da Deepika che si sdraiò ad occhi chiusi. Alberto iniziò dal viso che emanava un  odore sensuale, la saliva aveva il sapore di caramelle di miele, le tette, sensibilissime, fecero eccitare la giovane,  il passaggio della lingua di Alberto sul clitoride sprigionò un orgasmo  piuttosto silenzioso ma prolungato. Anche i piedi attirarono l’attenzione del non più giovane che, per la prima volta in vita sua si scoprì feticista con sensazioni mai provate. La delicata immissio penis fu accettata dalla ragazza con un profondo sospiro seguito da orgasmi sempre più violenti al momento dello sfioramento del punto G, il corpo di Deepika cominciò a vibrare sempre più forte, Alberto pensò di ritirare ‘ciccio’ pensava che la ragazza si sentisse male ma quando mai…la baby pensò bene di girarsi di spalle  sempre seguitando nell’orgasmo e volentieri offrì il suo ‘popò’ che aggiunse altre sensazioni erotiche. Alberto ormai anche lui eccitato all’estremo rientrò nella ‘topina’ e fece pervenire uno schizzo violento al collo dell’utero che fu la ciliegina sulla torta di un amplesso eccitante mai provato da entrambi. Il solito raggio di sole rompic…ni sul viso dei due li fece ritornare alla realtà, erano le undici di mattina.  Alberto senza pronunziar verbo rientrò a casa sua dove non trovò Anna. Si rimise a letto, era proprio spossato. Alle diciassette lo stomaco diede segni di languore ed Alberto fu costretto ad alzarsi ed in pantofole dirigersi in cucina dove trovò la consorte dinanzi alla TV. “Caro non voglio fare commenti sullo stato del tuo viso, penso che uno zabaione ti farebbe proprio bene oppure del Vov un liquore a base di uova.“ “Preferisco un buon piatto di lasagne con ragù come inizio poi pensaci tu.” A pancia piena l’Albertone tornò completamente alla realtà, Anna era stata signorile non prendendolo per i fondelli, la ringraziò con un bacio in fronte. Il giorno successivo restò in casa, dopo l’abbuffata di sesso la presenza della consorte gli servì come relax fisico e psichico, chissà cosa passava per la testa ad Anna, a parole non era gelosa ma… Il giorno successivo: “Vado in caserma, ritorno per il pranzo.” In garage si accorse la l’auto di Deepika era sparita, forse la baby era andata a far delle spese ma il suo pensiero fu contraddetto dalla presenza di un signore che: “Per favore mi indica l’appartamento della signora Deepika, queste sono le chiavi, sono un agente immobiliare ed ho avuto dalla signora l’ordine di venderlo, se a lei interessa, mi pare abiti qui.” Alberto fu ‘preso dai turchi’, la ragazza era sparita definitivamente, accompagnò il venditore nell’alloggio che era stato di proprietà di Deepika e dovette constatare che negli armadi non c’era nessun capo di vestiario, fu la conferma che…Ad Alberto venne in mente la poesia di Jaufré Rudel: ‘La favola breve è finita…’ A lui  era rimasta una moglie innamorata e fedele, novella Penelope che l’avrebbe accompagnato devotamente per tutta la vita.
     

  • 25 maggio alle ore 15:19
    FIORELLIN DEL PRATO

    Come comincia: Agapito Mazzarini si era recato a Porta Portese a Roma per cercare un vecchio giradischi con cui  poter ascoltare i settantotto giri rinvenuti a casa della zia Armida recentemente deceduta, deluso stava per abbandonare il mercatino quando proprio all’ultima bancarella un vecchio: “Dottò che te serve?” Rispondendo nel suo dialetto Aga: “Me serveria ‘n grammofono c’iò  vecchi dischi ma vedo che nun ce l’hai.” “Nonno Romolo c’iha tutto.” Il vecchio si recò in una Balilla da dove trasse un giradischi non tanto datato, non era  a manovella, si poteva attaccare all’energia elettrica. “ ‘A sor coso, questa è ‘na reliquia, la do via malvolentieri, trattamela bene, era dè mi padre, damme cento Euro.” Agapito tornò a casa in via Bobbio, con la cospicua eredità della zia si era permesso il lusso di acquistare una Jaguar X Type ma non liquidò la vecchia 500 Fiat, era troppo affezionato a quello che era stato il primo amore automobilistico. La sua era una vecchia casa a tre piani rimodernata, al piano terra un locale dove potevano essere posteggiate ambedue le auto, per Roma una rarità. Entrato dentro l’abitazione con  sottobraccio orgogliosamente il grammofono incontrò la moglie Consuelo che…lo smontò: “Dove vai con stò vecchiume, avrà più anni di te!” Forse era vero, Aga aveva passato la soglia degli sessanta, la consorte…ventisei di meno. Non replicò, andò nel salone, lo poggiò sopra una etagère, lo spolverò ed attaccò con una certo apprensione la spina ad una presa elettrica, il vecchio strumento si accese. Agapito lesse nelle singole etichette dei dischi:‘Voce del Padrone’  ed  i nomi dei cantanti tutti a lui sconosciuti: Amelia Galli, Beniamino Gigli, Sergio Bruni, Alberto Camerini, Umberto Balsamo sino a quando giunse a Luciano Tajoli, forse l’aveva sentito, la canzone: ‘Fiorellin del prato…’  il cantante seguitava: ‘messagger d’amore, bello è baciar la bocca che mi piace e donando un fiore quante ne ho baciate…’ Consuelo entrando nel salone sentì le parole della canzone: “Che è stà cosa melensa, oggi quanto a canzoni ci sono delle parole da veri maschi, anche se in giro ne vedo pochi. La poco gentile consorte si riferiva proprio a lui che, causa l’età  aveva ammainato  bandiera, pensando di accontentarla in altro modo. Un giorno era entrato nel sexy shop ‘Blu Moon’ in piazza Barberini, chiese al commesso molto gentile, diciamo troppo gentile, un vibratore. “Signore lo vuole in plastica o in caucciù che lunghezza, è per lei?” “Senti coso tu sicuramente lo usi…va bene questo che vedo, quanto ti devo?” “Signore per lei che è simpatico trentaquattro Euro.” “Se non ti fossi stato simpatico?” “Il doppio, se me lo permette un consiglio, qui  ce n’è uno più piccolo è per il popò… un mio omaggio.” Stavolta la simpatia aveva fatto risparmiare Agabito, sperava che fosse gradito a Consuelo, due sostituti del pisello che avrebbe accontentato la signora sia nel fiorello che nei buchino posteriore. Aga aveva  sistemati gli acquisti in una scatola rivestita con carta regalo e fiocchetti multicolori, si aspettava…”Cara un pensierino anzi due pensierini .” Consuelo chissà cosa immaginava, scartato il pacco si mise ridere fragorosamente: “Non mi conosci ancora dopo tanto tempo, a me piacciono quelli veri…un giorno penso di farti io una sorpresa!”Dopo una settimana sorpresa fu. Al telefonino: “Caro sto venendo a casa con due etiopi, sono stato in Chiesa da don Felice, a voce ti spiegherò.” Aga: “Due etiopi? Forse quelli che giungono in Italia a bordo di barconi, malandati e con tante malattie, Consuelo era impazzita! La consorte entrò per prima a casa, dietro di lei un uomo ed una donna mulatti che si inchinarono al suo cospetto, almeno erano educati ed anche bellocci, soprattutto l’uomo di statura superiore alla media, parlavano l’italiano, molto probabilmente l’idioma italico era stato da loro appreso da qualche italiano  distaccato  nella loro terra. Aga squadrò meglio la ragazza, grandi occhi neri, capelli ricci che incorniciavano il viso, denti bianchissimi, bel fisico, veramente piacevole, forse nelle loro vene scorreva anche del sangue italiano. Al tempo di fascismo gli italici guerrieri  erano sbarcati in quella terra per conquistare un impero come le altre potenze mondiali, le femminucce non erano male per dei guerrieri giovani ed eternamente arrapati, conclusione dopo qualche mese si videro in giro delle somale con sulle spalle tanti piccoli mezzo sangue. “Questi sono Nisba ed Ayscha, lui in Etiopia esercitava il mestiere di meccanico, potrai sistemarlo presso  l’officina che hai ceduto ad un tuo amico, lei mi aiuterà in casa. Consuelo aveva posto troppa attenzione sul maschietto, ad Agapito era piaciuta Ayscha ma con ciccio in pensione… i due furono sistemati nella camera degli ospiti. Consuelo aveva preso l’abitudine di accompagnare con la 500  Nisba  al lavoro in via Illiria. “Poverino non è pratico di Roma, gli faccio un favore.” Aga pose una domanda trabocchetto alla consorte: “Che ne dice Nisba della 500?” “Gli da fastidio il freno a mano…” Consuelo c’era caduta in pieno, l’etiope sicuramente durante il,viaggio aveva usufruito delle grazie della signora la quale aveva un viso sempre allegro come non mai prima, la cura di Nisba faceva effetto. Una mattina appena svegli: “Caro potresti…dovresti…” “Non ho capito se potrei o dovrei…” “Insomma ti chiedo in nome del nostro vecchio amore di permettermi di dormire la notte insieme a Nisba, sono stanca di pompini e di sveltine in macchina!” “Aggiudicata, allora io dormirò con Ayscha nel letto matrimoniale.” “A dir la verità pensavo…va bene accordato non so cosa combinerai con lei ma…fatti tuoi!” Aga pensò ai fatti suoi, come uscire dall’impasse? Cavolo non ci aveva pensato prima, il Viagra!” Si recò  dal farmacista Roberto a Piazza di Spagna. “Chi si rivede, se tutti fossero sani come te chiuderei bottega, dimmi tutto.” “Andiamo nel retro, una storia riservata. Ho trovato una mulatta favolosa ma ciccio non si vuole o meglio non può più alzarsi, mi occorre una scatola di Viagra.” Niente Viagra, ti darò lo Spedra, ha meno effetti collaterali, devi assumerlo mezz’ora prima del… possibilmente a stomaco vuoto, per funzionare devi essere eccitato, è un mio omaggio, fammi sapere.” A cena Aga era  nervoso, mangiò poco ed a fine pasto: “M’è venuto un sonno improvviso, vado a letto, voi seguitate a mangiare, Ayscha mi fai compagnia?” Nella camera matrimoniale il letto era addobbato con lenzuola ricamate ereditate dal corredo della zia Armida. “Cara andiamo in bagno, un bel bidet caldo…” Detto fatto i due si ritrovarono nel letto, la etiope: “ Mio marito mi ha riferito che hai problemi in campo sessuale…” “Sbagliato, prendilo in bocca e vedrai!” Ciccio si era ringalluzzito, con la Spedra dopo molto tempo diede il meglio di sé ma prima Aga si era  impadronito del clitoride di Ayscha portando l’interessata ad un doppia orgasmo, entrata trionfale nel fiorellino lubrificato, nessun problema, Aga rimase dentro quel caldo antro sino a che ciccio ammainò la bandiera poi un sonno ristoratore col sorriso sulle labbra, si svegliarono a mattino inoltrato. Passaggio in cucina per una robusta colazione, incontrarono Consuelo che con un sorrisetto beffardo sulle labbra: “Com’è andata?” Rispose Ayscha: “Meglio del previsto.” Non era la risposta che la padrona di casa si aspettava, pensò che la etiope avesse voluto coprire la defaillance di suo marito, se ne andò via ridendo. Man mano che passavano i giorni Aga e Ayscha si ritrovavano quotidianamente  nel letto matrimoniale, gli altri due pensarono ad un bluff sin quando Aga durante una cena facendo sfoggio della sua cultura poliglotta: ”It is pleasure that i announce to you will become uncles, i do not know whet her of a boy or girl.”  Nisba e Consuelo non  cedettero ad una gravidanza della etiope, seguitarono la loro relazione intima anche se la padrona di casa cominciava ad avere della stanchezza sessuale, dal niente assoluto era passata al troppo. Dopo un mese, a cena Aga toccò il pancino di Aysha che stava diventando un pancione: “Sarà una bambina bellissima, appena appena abbronzata!” Stavolta Consuelo dovette mandar giù la notizia, come cavolo aveva fatto suo marito…pensò ad un’ultima difesa: “Caro ricordi il detto latino: ‘mater certa est, pater nunquam’ sei sicuro che sia tuo?” “Manca poco tempo alla nascita, alla nascita farò fare alla bimba  l’esame del DNA. e così finalmente chiuderai quella boccaccia! Te lo puoi scordare che porterà il tuo nome! Da domani ingaggerò una cameriera per i servizi di casa.” Consuelo uscì di casa sbattendo la porta, prese la Jaguar ed uscì per Roma, con quel gesto voleva dimostrare che anche lei era la padrona di casa non ricordando che i cordoni della borsa li teneva suo marito. I suoi erano sentimenti diversi tra il dolore, la rabbia, la tristezza, aveva perso il marito e con lui tutto. Durante il peregrinare per la città riprese la calma, cercò di pensare quale fosse la migliore via per ricucire i rapporti col consorte e forse avere una famiglia allargata come era molto di moda ultimamente in Italia, prevalse quest’ultima soluzione. Entrò in casa sorridente: “Ragazzi chiedo scusa, non era preparata a quanto accaduto,da ora in poi saremo, se vorrete una sola famiglia, in quanto al nome alla piccola…fate voi!” Naque Consuelo.

  • 25 maggio alle ore 14:31
    ALBERTO SVEGLIATI

    Come comincia: ALBERTO SVEGLIATI

     Ti vedo camminare ondeggiando dolcemente, deliziosamente con un pizzico di erotica signorilità come fossi avvolta in una nuvola trasparente che ti appalesa alla gente ma ti distacca dai mortali non degni di te.
    Il corpo longilineo avvolto in un tailleur che mette in risalto le tue fattezze da dea: vita stretta, gonne sotto il ginocchio, trucco discreto, sguardo fisso davanti che sorvola la gente, imperscrutabile, inaccessibile, lontana da tutti.
    La borsa sotto il braccio, il cagnolino zappettante a lato, sguardi mascolini di ammirazione non ricompensati da sorrisi di compiacimento, algida.
    Talvolta volutamente non ti trucchi, una civetteria per dimostrare che, anche al naturale sei sempre splendida, basta un cappellino o un foulard per farti sembrare diversa.
    Conoscendo i tuoi orari ti seguo, una sofferenza.
    Mi arrovello la mente per inventare un appiglio plausibile per parlarti, mi vesto in maniera elegante ma sobria come penso sia di tuo gradimento, anche se mi hai notato non l'hai dato a vedere.
    Ti soffermi davanti alle vetrine dei negozi, naturalmente quelli di lusso, ma non trovo alcun pretesto per sostare dinanzi ad un emporio con abiti esclusivamente da donna e mi allontano sconsolato.
    Una cosa ho osservato: posteggi sempre in divieto di sosta, al ritorno togli dal parabrezza della Jaguar il foglietto della contravvenzione lasciandolo cadere a terra con noncuranza.
    Quando ti sogno non oso immaginarti in posizioni erotiche, mi accontento di lievi baci sul viso e sul collo, non penso nemmeno lontanamente a sfilarti la camicia da notte, sei troppo signorile per mettere in atto comportamenti disdicevoli.
    La fine di questa favola? Un giorno camminando dinanzi a me le cade una rivista dalle mani, la raccolgo e gliela porgo con un timido sorriso...
    "'A ‘mbecille, so dù mesi che me venghi appresso, che cazzo aspettavi?"
    Alberto sei stato proprio un imbecille, per due mesi...
     

  • 25 maggio alle ore 9:36
    IL IL RE DI VILLASTRADA

    Come comincia: Essere nato il 6 gennaio 1923 per il figlio di un ardente fascista voleva dire sicuramente portare i nomi del Duce: Benito, Amilcare Andrea. La rivoluzione armata fascista era avvenuta il 29 ottobre 1922, i genitori del bambino Fausto Maccioni e Piera Castelli erano possidenti terrieri, o come si diceva allora latifondisti in località Villastrada di Cingoli provincia  di Macerata. Era stata una gioia infinita per loro che l’erede fosse maschio così poteva sfoggiare il nome del Duce. Dopo la firma dei Patti Lateranensi fra il Regno Italiano e la Santa Sede avvenuto l’11 febbraio 1929 in casa Maccioni ci fu grande festa, la mamma era una fervente cattolica molto prodiga con gli appartenenti alla Chiesa. Altro avvenimento importante: 27 maggio 1940 entrata in guerra dell’Italia a fianco della Germania anche contro la Russia. i germanici avevano sottovalutato la potenza bellica dei Sovietici ma almeno avevano un equipaggiamento adatto al rigido clima della U.R.S.S., i soldati italiani avevano talvolta scarpe di cartone e fasce al posto delle calze di lana! Preso dall’entusiasmo dopo la benedizione da parte della moglie Fausto si presentò volontario al Distretto Militare di Macerata dove però non trovò nessun coetaneo di sua conoscenza…Il 10 giugno 1940 Benito Mussolini dal balcone di Piazza Venezia, sicuro di una vittoria facile, comunicò agli italiani l’entrata in guerra a fianco dei Nazisti. Fausto fu inviato in Russia ed ebbe la sfortuna di perdere la vita al primo scontro con i russi. La notizia fu comunicata dai Carabinieri di Cingoli alla moglie Piera che immediatamente corse in camera a vestirsi di nero.  Benito rimase basito, aveva diciassette anni per prima cosa non pensò alla morte del genitore ma al suo futuro, non si sarebbe certo presentato volontario ma la leva era obbligatoria e quindi occorreva trovare un escamotage per evitarla. Andò a Cingoli a trovare Italo Scortichini coetaneo ed amico di suo padre ma che con lui non aveva nulla in comune, era riuscito a farsi dichiarare N.I.S.M.I. (non idoneo servizio militare incondizionato) a mezzo di medici militari di Macerata molto sensibili al ‘dio denaro’. “Caro Benito non ti dico la solita frase ‘qual buon vento’ perché immagino il motivo di questa tua visita. Sta diventando ogni giorno più difficile farsi dichiarare non idoneo alla leva, tu che malattie hai?” “Sano come un pesce.” “Dobbiamo inventarne qualcuna tu fumi?” “Mai preso in mano una sigaretta.” “Bene o meglio male, hai in enfisema cronico e sordità al 70%m,, facciamo 80, per prima cosa devi acquistare un apparecchio per sordi, uno di quelli che si applicano ad un orecchio ed hanno un amplificatore di suoni con batteria a secco  da situare nel taschino della camicia. Quando andrai a visita medica farai finta di non sentire chi ti chiama e di presentarti dopo aver messo in funzione l’attrezzo scusandoti e facendo presente la tua infermità, ogni tanto tossici in modo violento e poi presentati al dottor Impallomeni a mio nome, non farti sentire dagli altri medici. Quel dottore ti farà entrare in una specie di campana di vetro, ti farà respirare e tossire, stilerà un certificato medico confermando il tuo enfisema, per il pagamento verrà lui a Villastrada, gli manderò io il tuo indirizzo, devi seguire alla lettera quanto ti ho suggerito, stiamo scherzando col fuoco.” Tutto avvenne come programmato da Italo Scortichini, Benito fu dichiarato N.I.S.M.I. Dopo due giorni, era domenica il dottor Impallomeni si presentò in casa Maccioni, dopo aver sorbito una bibita rinfrescante, era d’estate,  intascò con disinvoltura una busta con all’interno centomila Lire e con la sua motocarrozzetta riprese la via del ritorno a Macerata. Benito era diventato padrone di tutti i beni della famiglia oltre che della sua vita futura, la madre per il gran dolore della morte del marito si era ritirata nel convento di suore Domenicane, aveva rinunziato a tutte le proprietà del consorte. La gioia più grande per Benito fu quella di poter usare la ‘Balilla’ quattro marce del padre dopo aver conseguito la patente di guida. Anche in villa la situazione era per lui favorevole, d’inverno camino sempre acceso nel salone dove era situata anche la sala da pranzo, a letto il prete e la monaca: il primo era un quattro assi imbullonati con al centro un recipiente di coccio con all’interno della carbonella che riscaldava le lenzuola. Pulizia, ordine della casa e cucina in mano a due contadine Concetta e Speranza, madre e figlia che erano ben felici di abitare anche loro a casa del ‘padrone’. I tedeschi ed i giapponesi dall’altra parte del globo subirono sconfitte di tal portata da dover accettare una resa senza condizioni. I fascisti in Italia sparirono come nebbia al sole, in tutte le città non si vedevano più  gerarchi panciuti che sfilavano tronfi con al seguito il popolino entusiasta, gli americani integrati da truppe di varie nazionalità e soprattutto i partigiani circolavano acclamati dalla folla, Benito era un  nome mal visto e così il signor Maccioni pensò bene di cambiarlo sia sul portone di casa che nei bigliettini da visita in Andrea, dopo un po’ di tempo un  po’ tutti i conoscenti lo appellavano col nuovo nome.  Vecchia passione di Ben…pardon di Andrea era la caccia ma non quella peripatetica, troppo faticosa per il signorino ma quella stanziale con un capanno posizionato in un suo terreno vicino casa circondato da piante di varie altezza dove si posavano per poco tempo gli uccelli sia stanziali che migratori. Ovviamente la caccia non era stata possibile sia durante la guerra che durante la ritirata dei tedeschi che mettevano al muro chiunque fosse trovato in possesso di un fucile anche se da caccia. Andrea coadiuvato da Peppe, suo conduttore del fondo vicino casa aveva scavato sotto la strada, e non nel suo terreno una buca dove vennero  sotterrati i suoi quattro fucili da caccia e relativo munizionamento. Il capanno in legno dove in passato suo padre era solito rifugiarsi per sparare alla uccellagione era stato distrutto dai tedeschi e quindi fu giocoforza farne costruire uno nuovo. Andrea si rivolse a Luigi Colocci un falegname di Cingoli della vecchia ‘scuola’ che, alla fine di un suo lavoro ben fatto, per la soddisfazione brindava col datore del lavoro e talvolta non si faceva nemmeno pagare! Andrea andò a prendere il carpentiere con la Lancia Aprilia che aveva acquistato di recente al posto della vecchia Balilla. Luigi Colocci si mise subito all’opera, prima di ritornare al suo laboratorio a Cingoli diede disposizioni per far installare sul terreno piloni portanti dove potervi sistemare la base del capanno. Dopo una settimana Andrea si recò a Cingoli con  un camioncino, trasportò i vari pezzi della costruzione da comporre sul terreno, a fine giornata tutto sistemato. Andrea era felice come un bambino, riaccompagnò Luigi Colocci al suo paese e  faticò non poco per fargli accettare centomila lire per il suo compenso. Il capanno quadrato aveva dimensioni cinque metri per lato, due feritoie sia anteriori che posteriori, davanti, in terra c’erano la gabbie con dentro  uccelli per il richiamo dei loro simili. Andrea quella mattina si recò prestissimo sul posto anche se faceva un freddo cane. Per fortuna era stata installata la corrente elettrica, a  mezzo di una stufa era stato reso più gradevole il soggiorno, c’era anche un lettino per un eventuale ‘riposino’. La caccia fu proficua: Merli, Tordi, Fischioni, Alzavole, Storni, Pernici ed altri volativi che Andrea sconosceva. All’arrivo a casa, Concetta e Speranza si misero le mani nel capelli: “Ci vuole un giorno intero per spennarli e poi come conservarli?” “Non vi preoccupate, a Cingoli ho comprato una ghiacciaia, un mobile quadrato in cui da una parte si mette la merce da tenere al fresco dall’altra il ghiaccio che procureremo al bar.” I vari uccelli finirono in padella, cotti al girarrosto o al forno. Andrea decise di non ritornare tanto presto a caccia, di uccelli ne aveva fatto una scorpacciata pantagruelica! Venne giugno, il signorino durante l’inverno aveva preso ad avere ‘confidenza’ con Speranza malgrado quest’ultima fosse fidanzata con Nello Fabiani barbiere di Villa Strada, meglio così, la liaison avrebbe coperto un’eventuale non prevista gravidanza. Ai primi di giugno Concetta: “Padrone, mia sorella Gilda dove accompagnare suo marito gravemente ammalato all’Ospedale Torrette di Ancona, non sa a chi lasciare la figlia Rosina di tredici anni, se lei potesse darci una mano…“ “Cosa gli è successo?”È caduto sotto il trattore in campagna, ha riportato varie fratture, all’Ospedale di Ancona c’è un  reparto specializzato in chirurgia.” Concetta ben conosceva i ‘rapporti’ fra Andrea e sua figlia, il padrone non poteva dirle di no ed infatti: “Una di voi venga con me, andremo a Cingoli a prendere la ragazzina, a dir la verità avevo in programma una gita al mare, ci andremo insieme a…come si chiama?” “Rosina.” Speranza si sedette nel sedile del passeggero della Aprilia, gonna larga che alzata sino alla vita lasciava intravedere tante cose buone. “Copriti, potremmo finire fuori strada, lascia stare il mio pisello!” i due ben presto arrivarono  dinanzi l’abitazione di Gilda, Rosina era già pronta dinanzi alla porta di casa, salutò in fetta la madre e si accomodò nel sedile posteriore. Andrea non fece molto caso alla ‘bambina’ solo arrivati  Villa Strada la guardò meglio, aveva un bel viso e soprattutto uno sguardo furbetto, altro che bambina! Andrea si diresse verso la località di Porto Potenza Picena, una spiaggia sabbiosa, un’oasi naturalistica con laghetti, in passato allorché era molto giovane ci si era recato con i genitori.  Previdente aveva acquistato un ombrellone rosso a cui si potevano agganciare delle ‘bande’ verticali che avrebbero reso l’ombrellone stesso una tenda rotonda, in giro pochi bagnanti. Per primo entrò sotto l’ombrellone, Andrea aveva indossato un slip, erano finiti i tempi del puritanesimo fascista. Lo seguirono Concetta, Speranza  e la piccola Rosina, mentre le prime due sfoggiavano un bichini castigato la piccola aveva indosso solo le mutande, nessuno aveva pensato di acquistarle un costume adatto a lei, d’altronde di seno era completamente piatta. In acqua l’unico che sapeva nuotare era Andrea che si allontanò lasciando vicino alla battigia le tre femminucce. Spinti dalla fame acuita dall’aria marina  tornarono tutti a terra, la piccola Gilda aveva le mutandine trasparenti appiccicate al corpo, si poteva notare il suo fiorellino imberbe, Speranza l’aiutò a rivestirsi ma quella figura di giovane imberbe aveva suscitato in Andrea un desiderio sessuale mai provato prima, lui stesso se ne meravigliò, aveva scoperto il suo lato pedofilo? Il pranzo su un telone sulla sabbia,  panini imbottiti di salumi vari e di formaggio, bibite analcoliche,la piccola Rosina aveva dimostrato un  buon appetito.  Al ritorno in  auto la bimba non aveva potuto indossare le mutandine ancora bagnate, ad un  certo punto: “Zia Concetta fa molto caldo, che ne ci di aprire i vetri della macchina?” Nel frattempo si era alzata la gonna sino a mostrare l’implume fiorellino ben notato da Andrea dallo specchietto retrovisore, nessuno fece commenti, dinanzi a quella faccia tosta…Andrea aveva attrezzato il suo luogo di caccia con un ‘roccolo’, per i non cacciatori un quadrilatero di reti alte sei metri, a terra i soliti richiami che attiravano gli uccelli. Per la cattura dei volatili di passaggio erano stati posti in alto dei piccoli rami che un volta posti in azione spaventavano i pennuti che cercavano la salvezza volando verso le pareti e rimanendo impigliati nelle reti, facile per Andrea catturarli con la mani,  tornò in casa con tanta cacciagione, Concetta: “Non ho sentito alcun colpo di fucile, come ha fatto a prendere tanti volatili?” Il padrone di casa spiegò in cosa consistesse il ‘roccolo’ suscitando la curiosità della piccola  che: “Voglio vedere come funziona.” “Rosina, quando vado a caccia la mattina mi alzo molto presto, a quell’ora…” “Io mi sveglierò da sola, ti prego zio…” Andrea era diventato ‘zio’, nessuno aveva suggerito quel passaggio da signore a zio ma ancora una volta tutti tacquero. Rosina si stava dimostrando diabolica, la mattina alla cinque si presentò nella camera di Andrea che si era appena alzato dal letto, un iniziale stupore poi:”Vatti a vestire pesante, fuori fa freddo.” A piedi raggiunsero il ‘roccolo’, Andrea accese la stufa ma all’inizio la temperatura del capanno era bassa. “Zio ho freddo, posso abbracciarti?” “Tra poco sentirai il calore della stufa.” Nel frattempo Rosina si era abbarbicata allo  zio  ed aveva iniziato a baciarlo sul collo,poi sulla bocca, si era scatenata. Maggiorenne o minorenne ‘ciccio’ non fece distinzione, alzò in alto il pennone che la bimba si affrettò a prendere in mano e poi in bocca, il ‘tutto’  fu ingoiato senza profferir parola, Andrea aveva lo sguardo fisso nel vuoto, gli uccelli quella mattina evitarono di  finire in padella. “Padrone oggi niente uccelli?” “Purtroppo cara Speranza c’era in giro un falco che li ha fatti scappare.” Rosina era ormai scatenata, una notte entrò in camera di Andrea e prese a dettare legge per quanto riguardava il fiorellino: “Desidero caro zio che tu sarai il primo ma a modo mio, tu starai supino con il tuo bel coso in erezione, prima dovrai farmi avere un orgasmo così avrò meno dolore. Il progetto della giovane venne messo in atto ma non andò completamente a buon fine, aveva il fiorellino troppo stretto, il dolore la fece desistere. “Zio … sarà per una prossima volta, mi sono  fatta troppo male.” Rosina  di notte ‘dormiva’ con lo zio con gran dispiacere di Speranza che si vedeva preferita ad una piccola ‘zoccoletta’. Ne parlò a sua madre che: “Figlia mia cerca di ragionare, se la storia del nostro padrone venisse a galla lui andrebbe in galera ma noi non sapremo come vivere, i guadagni  del tuo fidanzato sono irrisori, lui passa in barbieria la maggior parte de tempo a leggere il giornale, la gente di qui è povera, i maschietti si fanno  la barba da soli, i capelli glieli tagliano le donne di casa…faremo finta di niente, o prima o poi quella puttanella tornerà a casa sua.” Una notte Rosina nel letto di Andrea si svegliò in forma, lo fece mettere in posizione e finalmente divenne una donna…Il lenzuolo si macchiò di sangue, la neo signora cercò di lavarlo, lo mise a stendere ma rimase un alone inconfondibile,  madre e figlia non fecero commenti. Dopo un mese, a mezzo di un paesano Gilda fece sapere che suo marito era in via di guarigione, chiese a sua sorella se il signor Andrea avrebbe potuto andarla a prendere ad Ancona e ad accompagnarla col marito e con Rosina a Cingoli. Fu accontentata con gran gioia un po’ di tutti, Andrea si era reso conto che poteva finire in un mare di guai, Speranza immaginava il ritorno all’ovile dell’amante, Rosina aveva raggiunto il suo scopo e contò il soldi che aveva ricevuto dentro una busta: cento biglietti da diecimila. A casa a Cingoli: “Mamma quanto fa diecimila per cento?” Non ci volle molto per Gilda comprendere il significato di quella domanda della figlia. “Una dote da principessa mia cara!”

  • 24 maggio alle ore 14:42
    SEPARATI IN CASA

    Come comincia:  Sposati da due anni, Alberto ed Anna avevano stabilito di separarsi benevolmente senza avvocati né carte bollate, una separazione consensuale pur rimanendo ad abitare nello stesso domicilio a Messina in viale dei Tigli 69 al penultimo piano della scala A).  Al giorno d’oggi non è un fatto eclatante come in passato, oggi le famiglie arcobaleno, anche di razze diverse sono all’ordine del giorno, nessuno del palazzo si era meravigliato né ufficialmente aveva fatto commenti anche se c’era chi parteggiava per lei, chi per lui, soprattutto femminucce che avrebbero voluto…In teoria nessun problema per la divisione delle stanze o meglio uno solo: c’erano due entrate, due camere da letto, due bagni, due soggiorni, due saloni ma…come in tutte le situazioni c’è spesso un ma. C’era una sola cucina dove ambedue preparavano e si dividevano il cibo, locale raggiungibile da ambedue i lati della casa e qui sorgevano i dubbi. Alberto da buon romano amava la cucina della capitale, Anna da messinese pura prediligeva i primi e soprattutto i secondi tipicamente locali come baccalà e pesce stocco, pesci ambedue aborriti da Alberto, per il loro odore non erano di suo gradimento. Una volta ebbe a dire alla consorte: “Stò pesce mi fa pensare ad un attore russo che in um film faceva la parte di un investigatore privato, Mischa Auer.” “Sentiamo la sentenza di stò russo.” “Tutto questo puzza!” “Una volta mi facevi ridere oggi sei patetico!” “Panta rei.” “Lo sai che non ho studiato il russo!” “Non è russo, è greco, vuol dire tutto passa…Oggi mi accontenterò di una panino e della solita mela pur di allontanarmi da stò tanfo tipico dello Stretto. Il motivo della separazione dei due coniugi trentenni: il solito, uno dei due si era innamorato di altra persona, nel loro caso Anna aveva preferito la ‘compagnia’ di Lodovico non perché colpita da una freccia di Cupido ma, a detta di Alberto per i suoi soldi, era molto ricco di famiglia. Fisicamente era lardelloso e non aveva minimamente il senso dello humour ed infatti quando i due maschietti si incontravano  ad uscire perdente era Lodovico che non era ‘dolce come un fico’, come la famosa canzone cantata da Nicola Arigliano simpatico vocalist pugliese. Lodovico si incazzava ma non era mai passato a vie di fatto, avrebbe avuto la peggio, Alberto quando menava menava di brutto! Anna era raggiante da quando poteva ‘sfoggiare’ una nuova auto, una Volvo V 40 di colore azzurro dono del beneamato (si fa per dire) fidanzato. Naturalmente ad Alberto non pareva vero indirizzare verso di lei i suoi strali: “Ora ti dovrai tingere i capelli di biondo ed anche la cosina… così assomiglierai ad una svedese come la marca dell’auto!” Perché tanta contentezza da parte di Anna? Ambedue i coniugi insegnavano, materie letterarie lui e quelle scientifiche lei in due diverse classi dell’Istituto Jaci, quando erano ancora insieme si recavano in via Cesare Battisti con la Renault Twingo di Alberto da lui sempre guidata e così Anna: “La mia patente me la posso fare fritta!” Lodovico invece aveva preferito per sé una Porsche Cayman anche se per lui non molto comoda per entrarci in quanto molto bassa rispetto alla sua corporatura massiccia. Alberto con molta pazienza riuscì a condividere la cucina con la ex moglie, inutile stare a stuzzicarsi tutti i giorni ma una vendetta era d’uopo. Alberto conservava ancora la chiave di accesso alla porta che conduceva all’appartamento di Anna e pensò che il migliore o il peggiore scherzo era quello di colpire Lodovico su un punto di vista in cui i maschietti sono più sensibili, il sesso. Andò a trovare l’amico Saro titolare della Cinetecnica. “Toh chi si vede, eri sparito dalla circolazione, mi sembra che il computer l’hai già comprato…” “Mi occorre una telecamera ed uno schermo in cui possa visionare quello che succede in altra stanza.” “Non hai perso l’abitudine degli scherzi, stavolta chi colpisci?” “Te quando tua moglie ti rimprovera per le scarse  e cattive prestazioni sessuali, a proposito come va in quel campo?” “Ho capito, qui c’è una piccola telecamera, se me la riporti non te la faccio pagare, col tuo stipendio di insegnante…” “Grazie, te la riporterò quando…avrò finito di mettere in atto un pesce d’aprile, un’altra informazione, conosci un negozio dove vendono i giochetti  di carnevale’” “Ho capito quello che vuoi metter su…gira l’angolo, c’è la cartoleria ‘Ancora’ vai da Pietro a nome mio, sei sempre il solito!” “Signor Pietro, mi manda Saro, mi occorrerebbero delle fialette puzzolenti quelle che si usano a carnevalei…” “Vediamo se ce n’ho qualcuna in magazzino…..” Lei è fortunato, eccone due, attenzione perché mandano un puzzo tremendo, gliele regalo.” Contento come un bambino contento Alberto rientrò a casa era sabato, giorno della settimana in cui non  aveva lezioni al contrario della sua ex moglie. Furtivamente entrò nell’abitazione di Anna, andò in camera da letto, mise sotto i tappetini le due fialette puzzolenti e posizionò la telecamera nel lampadario, lo strumento era così piccolo che non si notava. A cena non andò in cucina, meglio non farsi vedere, Alberto si mise in visione dinanzi lo schermo in attesa dei due amanti. Ci volle del tempo, anche se lo stomaco di lamentava Alberto stette incollato allo schermo. Finalmente i due amanti si presentarono in camera da letto, quando misero i piedi sui rispettivi tappetini si ruppero le due fialette e pian piano si sparse quell’odore nauseabondo descritto da Pietro. I due rimasero basiti, aprirono la finestra della stanza ma dovettero sloggiare, il tanfo era tremendo, addio sogni di gloria in senso sessuale. I due furono costretti a riposare sul divano ma ‘de quien es la culpa?’ Il colpevole fu individuato in Eduardo il filippino che faceva le pulizie in casa di Anna, il cotale fu cacciato in malo modo senza potersi giustificare, non poteva che essere lui il colpevole.  Alberto, sempre buono d’animo, all’uscire di Edy dalla casa di Anna lo fermò, gli mise in mano cinquanta Euro. Edy era frastornato, la signora l’aveva cacciato in malo modo senza motivo, l’ex marito gli aveva regalato cinquanta Euro, forse c’era un po’ di pazzia in quel palazzo! Alberto ‘strinse amicizia’ con Caterina  insegnante di informatica del suo stesso istituto. Che si poteva dire della nuova conquista di Alberto? Come quanto descritto da Vitaliano Brancati ne ‘La governante’ non era né bella né brutta, intelligente si. I suoi rapporti sessuali con Alberto erano poco soddisfacenti per lui,  lei era una intellettuale poco incline a certa manovre soprattutto orali. Il signore volle fare un dispetto alla ex, incontratasi all’ingresso del palazzo gliela presentò, Anna fu molto diplomatica, non fece nessuna sceneggiata anzi si mostrò ufficialmente contenta della nuova conquista del marito che tornato in casa ebbe una doccia fredda: “Voi uomini siete gretti in quanto a psicologia, non ti sei accorto di come ti guarda tua moglie, è ancora innamorata di te!” Altro che sorpresa, Caterina il giorno stesso fece bagagli e bagaglini e con un: ‘Good Luck’ sparì dalla circolazione. Alberto era rimasto basito, stupito, sbalordito di non esserci arrivato da solo a capire la verità, in fondo la colpa della separazione da Anna poteva considerarsi sua ed ora era sorto il problema di come ‘recuperare’ l’amore della moglie, stavolta la fantasia non funzionava, era ancora sconvolto, Anna era la sola ad averci guadagnato dalla loro separazione, un’auto da circa quarantamila Euro, pensiero forse dettato da una incipiente gelosia. Alberto scrisse col  Whats App una frase che fece pervenire sul telefonino di Anna: “Sono stato da una cartomante che ha previsto una nostra riconciliazione perché siamo ancora innamorati l’uno dell’altra, aiutami!” Era pomeriggio dopo una mezz’ora circa un bussare forsennato alla sua porta d’ingresso, era la consorte in lacrime: “Avevo giurato di odiarti per tutta la vita, maledetto, non ci sono riuscita…” Whats App a Lodovico: “Addio per sempre sei stato n gentiluomo una brava persona ma è finita, sono ritornata da mio marito.” Lodovico apprese la notizia con filosofia, quell’avventura gli era costata qualche spicciolo (per lui)  in giro c’erano tante femminucce…Una notte di fuoco fra Alberto ed Anna che seguitava a piangere, il solito Alberto: “Cazzo la scopata con lacrimucce non l’avevo mai provata!”
     

  • 24 maggio alle ore 14:19
    GLI AMORALI

    Come comincia: GLI AMORALI
    “Prima di comprare assaggia!” era un aforisma di papà Carmine diretto al figlio Michele. Da emigrante dalla Sicilia al Brasile Carmine non aveva avuto ovviamente vita facile, erano i primi anni del novecento, l’America tutta era meta di profughi che scappavano dalla miseria ma talvolta loro stessi erano preda di lestofanti che con raggiri riuscivano a estorcere loro i pochi risparmi che avevano con sé. Michele aveva  imparato subito e bene la lezione diventando lui stesso un furfante nel campo in cui si guadagnava molto (disonestamente) con minori rischi: il contrabbando. In ricordo dell’Italia sempre magnificata da suo padre, nel comprare un’auto scelse una marca italiana piuttosto costosa, una ‘Lancia Aprilia’ super accessoriata. Quell’acquisto gli aveva portato come conseguenza il rispetto e la stima  dei colleghi emigrati che non riuscivano ad avere lo stesso successo. Il contrabbando era un via ‘impervia’. Prima di tutto corrompere i controllori, le pene previste erano pesanti, già da allora la droga era diventato il miglior affare, per sfuggire alla vigilanza veniva mischiata con cereali, carne, tabacco, alimenti per animali che in Brasile, anche per effetto del minor costo della manodopera avevano prezzi concorrenziali.  Come da sempre avvenuto la ricchezza porta rispetto e considerazione da parte di chi non è riuscito a migliorare la propria condizione. Michele era anche stato ‘baciato’ dalla fortuna, aveva un fisico elegante, simpatia innata, spiccata intelligenza e memoria, doti che gli avevano aperto le porte della migliore società di Rio de Janeiro. Fu invitato nella villa di Pedro Soares un ricco possidente, era  il compleanno della figlia diciottenne. Sempre dietro insegnamenti del padre, Michele in caso di invito da parte di qualche persona importante aveva preso l’abitudine di informarsi su tutto quello che poteva riguardare lui e la sua famiglia, in tal modo gli interessati si sentivano più importanti. Lo ‘spione’ di Michele era stato un cameriere italo siciliano Gregorio Bottàro. Le informazioni che interessavano Michele riguardavano soprattutto la signorina Manuela che oltre ad essere molto facoltosa era affascinante: bionda, altezza superiore alla media, occhi verdi oro, viso vellutato, la descrizione di Gregorio rispondeva alla realtà. All’ingresso della ragazza in sala un lungo applauso da parte dei presenti con gran orgoglio del padre Pedro a cui, per sua fortuna  non assomigliava, la defunta madre era stata un buon modello. Nel giardino  erano stati sistemati tavoli, poltrone, divani il tutto circondati da bambù e da un folto boschetto. In fondo un  tempietto con cupola, al centro un laghetto con ponticello, in acqua papere sguazzanti tutto in stile giapponese. Vecchia tattica imparata dal padre, il giovane, al contrario di altri corteggiatori goffi ignorò completamente la regina della festa anzi quando gli passava vicino la guardava con un sorrisetto strafottente cosa evidentemente non apprezzata da Manuela abituata ad essere assecondata in  tutti i suoi desideri. Si avvicinò a Michele con fare guerresco: “Non la conosco, vorrei sapere cosa vuol significare quel suo risolino di superiorità nel guardarmi.” “Mi domandavo se lei sarebbe in grado di guidare una auto con marce manuali.” Un silenzio prolungato, quella domanda era piuttosto strana, fuori del comune, senza senso.  ”Sono Michele Guerra, italiano, posso dirle la verità, stavo ammirando lei ed il suo vestito rosa pallido dello stilista mio paesano Evandro Slama, oltre naturalmente al contenuto, vorrei festeggiare con lei l’acquisto di una nuova auto ‘Lancia Aurelia’, mi è pervenuta ieri dall’Italia, ha le marce manuali al contrario delle altre macchine che vedo girare per Rio ma che  ho difficoltà a guidare, mi riferisco  a quelle con  le marce automatiche.” “Amo le persone con la faccia tosta, la sua scusa è piuttosto debole, ne ho sentito di migliori, andiamo fuori a vedere stà Lancia… pure di colore rosso come le Ferrari di Formula Uno!” “Abbiamo qualcosa in comune, forse  per la prima volta è preferibile che stia io alla guida,  da recente ho traslocato nel quartiere di Santa Cruz, non sono ancora pratico del posto, userò il navigatore satellitare, un voce femminile ci guiderà sin sotto casa.” Michele comprese che doveva abituarsi alle ‘stramberie’ della nuova conoscenza che subito le mise in mostra infatti appena  giunti nell’abitazione dopo un: “Stasera fa particolarmente caldo.” si era tolta  il vestito rimanendo in reggiseno e slip con cui si affacciò al balcone. “Vedo tutte cose buone…” “Si riferisce o meglio ti riferisci al panorama?” Al cellulare: “Papà stasera resto fuori a dormire…si lo so ci sono tanti invitati che mi aspettano… fagli compagnia tu, ciao.” Manuela aveva dimostrato di essere una tosta, Michele ne sparò un’altra delle sue: “Mi piacerebbe conoscere la marca del tuo reggiseno e del tuo slip…” “Non la conosco….anche stavolta…ho capito, vuoi vedere se sono bionda naturale… accontentato!” ‘Ciccio’ anche senza essere stato chiamato in causa sorse in tutto il suo splendore…” “Cacchio non ne ho mai visti (e provati) di tanta grandezza…non ho ancora deciso…”Manuela dimostrò che la timidezza non faceva parte del suo bagaglio. Andò in cucina, aprì il frigo, prese una bottiglietta di limonata: “È una San Pellegrino, ti sei portato l’Italia anche in Brasile!” “Si ma preferisco assaggiare la indigene.” “Anche se ho studiato dalle monache conosco bene la lingua italiana… guarda guarda un vasca da bagno Jacuzzi ma per quanto riguarda la mercanzia femminile …” “Il mio pisello va ad odore, quello brasiliano è di suo gradimento, che ne dici di un bagno insieme, per me sarebbe una piacevole novità!” Michele aprì il rubinetto, acqua tiepida, non amava quella troppo calda neppure quella gelida preferita dagli svedesi, ‘ciccio’ fu subito d’accordo  e si infilò nel voglioso fiorellino carioca ‘com muito prazer’ di entrambi i titolari. Ciccio esagerò,  chiese il permesso di visitare anche il popò. Dallo sguardo della brasileira capì: ‘proposta non gradita e non accettata’, il calibro di ‘ciccio’ era eccessivo…Finita la pugna pasticcini e liquori dolci per recuperare energie poi riposo post ludio. Squillo del telefonino di Manuela: “Chi…chi sei? …. Papà ti sembra l’ora di svegliarmi, a proposito che ora è?....le undici?...ti chiamo io fra un’ora.” In seguito Michele prese a frequentare l’abitazione dei  Soarez, anche dietro suggerimento di Manuela si recava in cucina e preparava piatti delle specialità romane: pasta alla carbonara, spaghetti cacio e pepe, lasagne al forno, parmigiana di melanzane,  saltimbocca, carciofi, trippa, gnocchi, involtini alla romana. Fra gli altri invitati c’era la moglie di un medico italiano ostetrico emigrato in brasile,  Giovanna Cerioni: “A me piace tutto ma soprattutto i saltimbocca  ed il tirami su!” In seguito al veto di Manuela Michele non si esibì più nella cucina di casa Soares, la signora Cerioni, se voleva, poteva andare altrove a gustare le ‘romanità!’ Papà Carmine se l’era proprio voluta, da fumatore incallito si era ammalato di un carcinoma ai polmoni, fino all’ultimo non ci credette, non volle curarsi, come finale ne sparò una delle sue. Al prete che qualche religioso di casa aveva chiamato per l’estrema unzione: “Leva stò cappello dal mio letto, dovresti saperlo ch’er cappello dei bacarozzi sul letto porta iella!” Un mese dopo a tavola Manuela: “Dê hoje aê amanh~” Michele era distratto, preferiva dirsi sempre d’accordo con Manuela: “Va bene come vuoi tu.” “Spero che tuo figlio o figlia non ti assomigli proprio!” Manuela aveva lo sguardo di fuoco di quando era particolarmente arrabbiata, un evento così importante e quell’imbecille…” Quando Michele si rese conto della situazione, abbracciò la futura mamma e si scusò: “Ero distratto, mi hai dato quella notizia che aspettavo da tempo, immagino che anche tuo padre…” “Voi uomini siete quelli a cui la maternità porta i complimenti dei parenti e degli amici, sono le donne…mia madre è morta alla mia nascita!” “Nessuno me l’aveva detto, da ora in poi niente rapporti sessuali, non vorrei che…” “E qui che ti volevo, per te non ci vorrebbe molto trovare qualche puttanella…” Michele preferì tacere, ogni sua frase veniva male interpretata, non gli rimase che avvisare suo suocero. “Dopo circa due ore giunse indirizzata a Manuela una busta metà azzurra e metà rosa indirizzata a: “Signora Manuela Soares Guerra, all’interno oltre ai complimenti per la prossima maternità anche la scritta: ‘La ditta LukiLi è a Sua completa disposizione per il corredo del prossimo nascituro.’ Papà Pedro aveva colpito ancora. Dopo due mesi,  al controllo  della ecografia si rivelò il sesso del piccolo, un maschio! Sia papà Michele che  nonno Pedro ebbero lo stesso pensiero, imporre il proprio nome al’erede. La situazione venne sbrogliata da Manuela che con la saggezza tipica femminile propose una via di mezzo fra i due nonni: ‘Pietro’ nome italiano traduzione del carioca Pedro. Michele non rimase con ‘le mani in mano’, ricordando quanto segnalato da Manuela circa i problemi occorsi a sua madre durante il parto prese di nuovo contatti con Giovanna Cerioni: “Sono…” “Ti ho riconosciuto dalla voce, aspettavo di essere di nuovo invitata a gustare le specialità romane… che ti è successo?” “Problemi col mio lavoro, mi occorre parlare con tuo marito, vorrei avere le sue generalità ed il nome della  clinica dove lavora.” “E tu come mi ricompensi, vorrei…” “Quando vorrai sono a tua disposizione, dimmi.” Dottor Augusto Pileri, clinica ostetrica ‘Reis’ quinta estrada, mio marito è di servizio dopodomani dalle otto elle diciotto, ti aspetto…” Michele non aveva mai tradito Manuela, non aveva particolare voglia di conoscere da vicino Giovanna ma era importante che la sua adorata avesse le migliori cure per non avere guai durante la venuta al mondo del piccolo Pietro. Giovanna si dimostrò particolarmente in forma, Michele evitò un altro incontro ravvicinato affermando che doveva recarsi in Italia per lavoro. Il dottor Pileri marchigiano fu contento di contattare un connazionale, promise di informarsi sugli ultimi dispositivi per rendere il parto più indolore possibile. Dopo dieci giorni Michele ebbe la risposta che riferì alla sua adorata la quale forse ‘mangiò la foglia’ ma evitò ogni commento. Il parto? Quasi una passeggiata, dopo poco tempo Manuela poté stringere a sé l’adorato Pietro il quale, dopo un previsto pianto iniziale dimostrò subito di apprezzare la tetta materna. L’arrivo di Pietro, da subito ribattezzato Piero aveva sconvolto l’entourage un po’ di tutti i parenti brasiliani, alcuni erano giunti anche da provincie lontane per conoscere l’ultimo maschio della famiglia e far le congratulazioni al nonno, Manuela non se la prendeva per essere stata scavalcata come mamma, aveva il suo piccolo che non dormiva nella spaziosa culla ma nel lettone con mammà. Michele si ‘avvicinava’ poco a  Manuela, si ritirava a casa molto tardi, Manuela lo fece seguire da un investigatore privato più per curiosità che altro, il non più giovane marito si era dato al gioco d’azzardo, evidentemente il ‘fiorello’ non l’attirava più di tanto. Non sempre la fortuna aiuta gli audaci, Michele talvolta tornava a casa sconsolato per la batosta finanziaria subita. Un giorno a mezzogiorno il signorino si era appena alzato, squillo del cellulare, telefonata dall’Italia: “Sono Bruno Bianchi fattore,  suo zio Fernando con la delega di suo padre Carmine sta vendendo terreni e fabbricati di vostra proprietà, io non ho alcuna possibilità di fermarlo,  occorre la sua presenza qui a Bagheria, porti con sé il testamento di suo padre non c’è altra soluzione per fermarlo.” Michele chiuse gli occhi, ricordò che l burocrazia in Italia era capace di fermare anche una pratica facile da sbrigare, si recò all’Ambasciata Italiana a Rio, con il testamento olografo di suo padre e in compagnia dell’amico notaio Michele Antonacci si fece vidimare il testamento ed una copia fotostatica e tornò più sereno a casa. “Manuela devo tornare a Palermo per sistemare i miei affari, il fratello di mio padre li sta mandando  scatafascio, mi farebbe piacere che tu e Piero veniste con me.” Manuela fu dello stesso parere anche se la presenza de o ‘paqueno’ Pedro sicuramente avrebbe procurato dei problemi, ogni giorno diventava sempre più ‘monello’ prendendo in giro in po’ tutto e tutti. Nonno Pedro apprese male la notizia, ormai era avanti negli anni ed aveva timore di non poter più rivedere l’adorato nipote. Prenotazione su un aereo della Air France da Rio de Janeiro all’aeroporto di Palermo Punta Raisi. Partenza puntuale alle ventitré con ‘l’angioletto di casa’ nel mondo dei sogni fino allo scalo di Parigi CDG. Il rumore dell’aereo all’atterraggio svegliò Piero il quale lentamente aprì gli occhi, li richiuse subito, fuori era buio. Durante il tragitto Parigi - Palermo la luce prese il sopravvento sull’oscurità infastidendo il sonno del piccolo che all’inizio di sfregò gli occhi poi, vista l’inutilità del gesto:”Mamma spegni la luce!”  vista l’inutilità anche di questa richiesta decise ad aprirli, era vicino al finestrino e vide la terra scorrere sotto i suoi occhi. Non era l’ora della colazione ma Manuela, da buona mamma previdente gli offrì dei biscotti prontamente afferrati dal piccolo ingordo bevendo  del latte con orzo contenuti in un termos. ‘Dura è la vita’ il pensiero di Piero appena completamente sveglio ma oltre che dura anche noiosa, pensò bene di rallegrarla montando con i piedi sul suo posto e iniziando a cantare la famosa: “Viva la pappa col pomodoro, viva la pelosa della mamma che è un capolavoro…” Non finì il canto che si beccò uno schiaffone da parte del padre che lo intontì. Il volo era francese ma c’erano anche vari italiani che presero a ridere alla grande. Il solito simpaticone romano: “Lo lassi cantá, se vede che ha visto la sorca d’a madre!” Michele alla moglie: “E tu che l’hai voluto mandare in collegio dai preti!

  • 23 maggio alle ore 20:45
    LA PIÙ BELLA SEI TU

    Come comincia: “Come la immagini la donna più bella con cui potresti far conoscenza, hai un’idea precisa?” Alberto era rimasto sorpreso dalla domanda del suo amico e collega Franco, ambedue marescialli delle Fiamme Gialle, si trovavano ai piedi di una nave da crociera nel porto di Messina con una scaletta poggiata sul molo dalla quale dovevano scendere i passeggeri che andavano a visitare le locali bellezze artistiche o per imbarcarsi su di un pullman per andare a visitare Taormina. “Non so come ti è venuta in testa stá domanda, per puro esercizio di fantasia te la descrivo: altezza circa un metro e settantacinque, capelli castani lunghi sino alla vita, occhi grandi e di color verde chiaro, piccolo naso all’insù, bocca invitante con labbra non eccessivamente grosse, collo alla Modigliani, seno non più della misura tre, vita stretta, pancino piatto, gambe chilometriche, piedi da far impazzire un feticista, ti basta?” “E come personalità?” “Hai ragione, la cosa più  importante: sorridente, sicura di sé, con notevole spirito dello humour.” “Insomma una statua vivente descritta da Prassitele.” “Ecco, bravo ora torniamo con piedi a terra e controlliamo i passeggeri, c’è sempre qualcuno che vuole fare il furbo vendendo provviste di bordo soprattutto stecche di sigarette.” Nessuna faccia sospetta, visi da padri di famiglia con moglie e pargoli al seguito, giovin pulselle non particolarmente avvenenti, vecchie signore che spendevano i soldi della liquidazione sperando di trovare qualche giovane squattrinato a cui riempire le tasche per poi farsi ripagare sessualmente. Per ultimo  un ‘boom’: una ragazza favolosa seguita sulla scaletta da un gruppo di ragazzotti allupati che le facevano da scorta. Alberto non si fece sfuggire l’occasione e mostrando la tessera di appartenente alla G. di F: “Signorina la prego di seguirci in caserma.” Il reparto era abbastanza vicino al porto, i ragazzi non furono fatti entrare, il portone fu loro chiuso in faccia e: “Signorina per favore i suoi documenti.” “Je suis Marianne Montfort, sono francese ma parlo anche italiano come mia madre che era di Roma.” “Bene una mia paesana, andiamo al nostro bar non è eccezionale ma almeno eviteremo quella moltitudine di ragazzotti che la stavano importunando, io sono Alberto Sassoli e questo è il mio collega Franco Iannello, le consiglierei un Campari soda che io amo ma se lei preferisce un’altra bevanda…” “Va bien le Campari soda, anch’io l’amo.” A Paolo, l’appuntato barista gli occhi erano usciti dalle orbite, sbagliando aveva preso dal frigo tre Aperol.” “Paolo ti sei imbranato, vogliamo tre Campari soda.” “Qu’est il arrivé” “Le barman était confus par votre beauté.” “Maresciallo che  ha detto alla signorina?” “Che sei ricchione, il conto è spese tue bello di papà!” Finito l’aperitivo Albertone ne pensò una delle sue: rimorchiare la baby, farle interrompere la crociera e portarla…dove la ragazza preferiva. Ricevuta questa proposta  Marianne all’inizio rimase perplessa poi: “Mi fido perché so che sei della Polizia o cosa del genere, andiamo a prendere i miei bagagli. Alberto andò nell’autorimessa dove sostava la sua Jaguar X type acquistata con i quattrini avuti in eredità dalla defunta zia Giovanna, fece salire a bordo la ragazza e suonò il clacson per farsi aprire la porta carraia dove il piantone Nando, suo paesano romano s’era fatto uscire anche lui gli occhi dalle orbite: “Nando aribbutta dentro l’occhi sennò resti cecato, apri sta porta!” Marianne salì sulla scaletta della nave, chiese ad un addetto di portarle le due sue valige, lasciò ad un ufficiale di bordo il suo biglietto della nave e sorridendo riprese posto sulla Jaguar. “Dove siamo diretti a Taormina?” Alberto se la pensò, a Taormina avrebbe trovato la solita confusione di turisti che lui non amava, pensò ad un’altra soluzione: “C’è il padre di un mio amico defunto che ha una villetta a Scaletta Zanclea vicino al mare, sicuramente gli farebbe piacere avere la nostra compagnia.” “Vada per questa Sca…insomma dove vuoi tu.” Marianne curiosa stava giocando con i tasti del cruscotto, ad un certo punto apparve un programma televisivo: “Accidenti a bordo hai anche la TV, sei tutta una sorpresa!” La situazione si faceva interessante, Alberto imboccò la litoranea sino a giungere a Scaletta Zanclea, seconda strada  a sinistra  dove erano ubicate varie ville, quella del dottor Antonelli era la più vicina al mare. Due cani doberman erano fermi dinanzi al cancello, non abbaiavano sono il loro sguardo era poco rassicurante. Alberto suonò al video citofono, non aveva avvertito il dottore della sua venuta, ebbe un’accoglienza festosa: “Chi l’avrebbe mai immaginato, scendo subito.” Il dottor Antonelli richiamò l’attenzione dei due doberman: “Questi due sono amici miei, andate a cuccia!” I due cani sparirono dalla circolazione, Alberto posteggiò dinanzi all’ingresso della villa, abbracci col dottore: “Complimenti per la signorina, hai sempre avuto buon gusto in fatto di donne!” “Marianne è italo-francese, era a bordo di una nave di crociera, dietro mia richiesta ha preferito visitare la terra italica!” “Sei il solito furbacchione, entra, sistematevi nella camera degli ospiti.” Tutto di gran lusso e di buon gusto, si vedeva la mano di una donna. Marianne sistemò nei cassetti di un armoir parte della sua biancheria e in un armadio i suoi vestiti, si sentiva come a casa sua tanto è vero che uscì dalla doccia col solo accappatoio che aveva trovato, color nero, asciugatasi lo fece cadere a terra rimanendo nuda, per lei una situazione normale, per Alberto decisamente meno. “Per fortuna non ho problemi al cuore…” “Sei fidanzato?” “No intendevo in altro senso.” Marianne o faceva la tonta o veramente pensava che presentarsi nuda fosse una cosa naturale non pensando che effetti poteva suscitare su un uomo…”Mai vista una donna nuda?” “Dì la verità mi prendi per il culo?” “Non capisco questa frase in italiano, traducila in francese.” “Est-ce que tu me pisse,  moquer.” “Mais non, je te ne pisse pas, sono stanca di uomini che mi girano intorno li trovo infantili, sciocchi, sprovveduti. Il problema è un altro, mia madre Adrienne è fuggita da casa con un ragazzo portando con sé un bel po’ di denaro…Ora bando alle tristezze, andiamo a trovare il padrone di casa.” “Ragazzi ho chiesto ala cuoca Rosaria di prepararci una cena speciale per festeggiare il vostro arrivo, il marito, tutto fare ha portato a tavola i più bei fiori colti dal mio giardino, un pò di allegria, vi vedo col muso lungo…” La cena era deliziosa, tutto a base di pesce locale, freschissimo, la cuoca fu chiamata per ricevere i complimenti dei tre, si era commossa. Durante la cena Gaetano volle fare un esperimento: “Prendete una porzione di pesce e buttatela a terra vicino ai due cani, guardate quello che succede. Argo e Dingo non accettarono il dono, guardavano il padrone, dopo che Gaetano li autorizzò presero a mangiare. “Ho addestrato i miei cani a non abbaiare e soprattutto a non accettare cibo da estranei, nelle ville vicine ci sono stati molti furti ed i proprietari oltre a subire un danno economico sono stati pure picchiati, Argo e Dingo sono sempre di guardia.” Una passeggiata digestiva per le vie del paese, ad ogni piè sospinto il signor Antonelli riceveva i saluti rispettosi dei paesani. “Commendatore i nostri ossequi!” “Vedo che lei è benvoluto.” “Quando posso aiuto i più poveri ed anche gli ammalati, la vita dei pescatori è veramente dura. Proseguite voi la passeggiata, vi lascio soli…beata Juventus, non la squadra!” Alberto e Marianne andarono sulla spiaggia illuminata dalla luna, un paesaggio romantico che portò la ragazza ad abbracciare il suo pigmalione. “Che succede ti sei convertita ai maschietti?” “Quando me la sentirò ti dirò quello che mi è successo, per ora accontentati di un abbraccio.” Nella stanza degli ospiti i due unirono i due letti, ambedue in pigiama, di seta lei di cotone lui, vicini ma non tanto da….”Beaux rêves…” Sogni d’oro un par di balle…ciccio sentendo odore di…non voleva andare a ciuccia ovviamente impedendo ad Alberto di addormentarsi fin quando capì che ‘non c’era trippa pè gatti’. Alberto era ancora ad occhi chiusi quando un bacio delicato sulle labbra lo fece ritornare su questo mondo. “Ben sveglio amore mio.” Alberto annuì, la speme è l’ultima dea, il Foscolo non era stato ottimista…Colazione abbondante,  Gaetano pensava che i due avessero bisogno di rifocillarsi dopo una notte…quando mai bianca che più bianca non si può nemmeno col candeggio, vecchia battuta di Carosello. Dopo colazione il commendatore in giro per i fatti suoi, i due sulla spiaggia, Alberto supino, Marianne prona vicino a lui. “ “Avevo giurato eterno odio ai maschi, ho cambiato idea quando ti ho visto per la prima volta anche se non volevo…” “Va bene sono un conquistatore di donne a getto continuo come scriveva Trilussa un poeta romano.” “Voglio raccontarti quello che mi è accaduto, sono insegnante elementare a Parisi, ero diciamo in buoni rapporti con un mio collega che non ho voglia nemmeno di nominare. Una mattina ho voluto fare una sorpresa al mio fidanzato che si era dato ammalato per non andare a scuola; sono entrata a casa sua  non facendo rumore, aperta la porta della camera da letto…uno spettacolo degno di Sodoma e Gomorra, il mio…si faceva inculare da un altro uomo…Ho richiuso la porta, sul corridoio ho vomitato pure l’anima, sono scesa in strada, mi sono seduta su una panchina, non riuscivo a camminare. Una signora in macchina  mi ha notato, è scesa dall’auto mi ha chiesto l’indirizzo di casa mia e mi ha accompagnato sino al portone dove il portiere mi ha accolto portandomi sino al mio appartamento. I miei erano fuori. Ritornando a casa furono informati dal portiere del mio stato, fu chiamato un medico che mi diede un calmante, dormii sino al mattino successivo ma ancora ho negli occhi…da quello spettacolo…” “Mi sono scoperto consolatore di donne in crisi, metterò su un’agenzia…” Marianne sorrise, Alberto era riuscito nel suo intento. “Prendo la Jaguar ed andiamo a Taormina, ho bisogno di un bagno di folla…ed anche di qualcos’altro.” Quel qualcos’altro te lo devi guadagnare!” Eccellente granita al limone con brioches al bar sulla piazzetta, lunga passeggiata sino all’ora di pranzo. I due scovarono una ‘taverna’ modesta ma accogliente, il padrone: “Sono Alfio, catanese, vedo che siete affamati, aspettatevi qualcosa di molto sfizioso.” E così fu, a tavola Marianne si accorse dell’alzata di ‘ciccio’ e si fece una gran risata, buon segno! Ritornati a Scaletta Zanclea Alberto prese congedo da Gaetano per rientrare a casa sua a Messina, voleva che la prima notte…E così fu, Marianne si abbandonò completamente al suo novello amante il quale non si risparmiò tanto che la mattina dopo: “Cavolo ho la cosina tutta arrossata!” “Forse per la vergogna!” “Quale vergogna, me l’hai distrutta, bel maialone…” Marianne rimase per sempre a Messina, in un scuola privata ebbe l’incarico di insegnante di francese e dopo qualche mese sfornò un italo-francese con tanto di pisellone, tutto suo padre!

  • 23 maggio alle ore 20:22
    LA FELICITÀ

    Come comincia: Avevano bussato con i pugni alla porta d’ingresso, sicuramente si trattava di amici, solo loro non suonavano il campanello. Alberto Marcucci, santiando, scese dal letto, aveva abbandonato malvolentieri il suo calduccio, era una domenica di febbraio. Dallo spioncino riconobbe Lavinia De Scalzi la portiera del palazzo, tipo invadente.  “Caro Alberto ben alzato, ti chiedo un favore e poi puoi tornare al caldo del letto, pigrone!” Lavinia  si era arrogata il diritto di dargli del tu, aveva giustificato la sua invadenza col fatto che nelle Marche dove abitava prima di trasferirsi a Roma tutti si davano del tu, vecchi, giovani, poveri e ricchi. Ad Alberto poco importava quella abitudine marchigiana ma per togliersela di mezzo: “Dimmi che ti serve e poi levati dai…” “Il signore è nervoso, forse ti manca la ‘cocchia’, sono a disposizione.” Alberto ancora dormiva in piedi, Lavinia capì male: “Forse preferisci il culo?” “Ti ripeto dimmi quello che ti serve e poi…” “Trentamila Euro me li presti?” “Alberto riprese il suo spirito di moqueur: “Anch’io cerco chi mi faccia  un prestito, conosci qualcuno?” “Con me non attacca, sei ricco, tua moglie ti ha fatto becco ma ti ha  lasciato casa e tanti quattrini e pure una macchina giapponese, non fare lo spilorcio!” “Hai qualcosa di più appetitoso oltre te?” “Mia figlia Beatrice, ha sedici anni,  è ora che cominci ad aiutare la famiglia!” Alberto rimase basito, quella era capace di dire la verità, andò in camera, prese il libretto degli assegni, ne staccò uno, trascrisse  la cifra richiesta, lo porse alla sfacciata richiedente e chiuse la porta sbattendogliela in faccia, non c’era nessun aggettivo per classificarla o meglio si: ‘prosseneta!’ Il palazzo dove abitavano a Roma Alberto, Lavinia e Beatrice si trovava in via  Paolina, la scuola dove Alberto insegnava lingue alla scuola media Manin era in via dell’Olmata, non molto lontano. Alberto aveva qualche volta intravisto la piccola Beatrice, era ancora un pulcino, quella proposta della madre gli faceva ribollire il sangue, non era giustificata dal fatto che a mamma Lavinia si poteva attribuire il detto latino: ‘mater semper certa est pater nunquam’, insomma  era stata abbandonata da chi l’aveva messa incinta, questo il motivo del suo livore verso gli uomini. Il pomeriggio successivo il campanello della porta, Alberto non aspettava nessuno, non dava lezioni private. Dallo spioncino riconobbe Beatrice, aprì la porta. Prima che potesse aprire bocca la ragazza: “Mia madre mi ha detto di venire a casa sua per…giocare con lei, tutto quello che lei vuole.” Stà figlia d’introcchia, maledetta, che razza di madre! “Entra cara, potremo fare insieme i tuoi compiti.” Era ancora in casa a fare i servizi la cameriera Adele che non si meravigliò della venuta della ragazza, sicuramente per ottenere delle ripetizioni. Ormai d’abitudine il pomeriggio Bea andava a casa del professore dove spesso anche pranzava, la madre  era d’accodo con quella soluzione, a dir suo lei andava in giro a fare pulizie nei palazzi vicini. Venne la primavera e con essa  un clima più temperato, Beatrice vestiva in maniera più leggera, semplici camicette ed anche una minigonna, per lei una novità. Alberto praticamente le faceva da padre, la mattina a scuola, il pomeriggio impegnato con la  ragazza che stava crescendo, dava del tu ad Alberto il quale non aveva il tempo materiale per invitare qualche vecchia ‘amica’, insomma andava in bianco.  Lavinia domandava alla figlia se avesse rapporti intimi col professore, “Mamma può essere mio padre!” “Quel delinquente di mio marito chissà dov’è finito, spero all’Inferno.” Quella domanda materna spinse Beatrice a guardare in maniera diversa Alberto, potevasi essere si suo padre ma era ancora un bell’uomo, i suoi compagni di classe erano dei bamboccioni, nessuno di suo gusto. Un pomeriggio: “Alberto tu chiudi gli occhi, per te una sorpresa!” Alberto obbedì, pensava ad un regalo,  poco dopo si trovò le sue labbra incollate a quelle di Beatrice, una sensazione mai provata, aprì completamente la bocca e la lingua della signorina gli penetrò all’interno, baciava come un persona grande. Fu Alberto che si staccò per primo: “Ti rendi conto di quello che abbiamo fatto, roba da Codice Penale!”  “Sinché non troverò un fidanzato di mio gusto lo sarai tu!” Molto cambiò nel rapporto fra i due, appena entrata in casa di Alberto questi si beccava un bacio alla grande ma la situazione si modificò come volle la ragazza che un pomeriggio ‘dimenticò’ di indossare gli slip, si piegò dinanzi ad Alberto che si trovò di fronte…Reazione inaspettata di ‘ciccio’ che portò Beatrice a battere le mani: “Sei ancora un vero uomo, sarai il primo!” La buona cena preparata da Adele non attirò più di tanto Alberto, al contrario di Beatrice che ‘spazzolò’ tutti i piatti, ananas compreso. Si sedettero sul divano dinanzi la TV. “Non è possibile tutte sté cattive notizie, chiudi gli occhi, non fare storie, ormai sei mio.” Conclusione, un ‘ciccio’ inalberato fu tratto da Bea fuori dei pantaloni di Alberto che pensò:”Era destino, ormai Bea ha diciassette anni…” La ragazza dimostrò un’esperienza che stupì Alberto, ricevette in bocca lo sperma e lo ingoiò poi: “Pensavo peggio, ha un buon sapore!” Un avvenimento venne a modificare l’idillio, Lavinia un pomeriggio che la figlia era uscita per far delle compere bussò a casa di Alberto. “Ho dei problemi gravi da risolvere, ho bisogno di soldi, devo sparire da Roma,  subito cinquantamila Euro, devi prestarmeli, sarà un compenso per le prestazioni di mia figlia!” “A parte che tua figlia non mi ha effettuato nessuna prestazione, da quello che ho compreso devi andar via da Roma per sempre, ecco un assegno  di cinquantamila Euro ma intendo regolarizzare in qualche modo la mia posizione e quella di Bea, una scrittura privata in cui dichiari che hai da me ricevuto prima trenta poi cinquantamila Euro e che io sarò il tutore di tua figlia sino alla maggiore età.” Lavinia non se lo fece ripetere, su un foglio di carta protocollo mise nero su bianco quanto richiesto da Alberto, prese l’assegno  e sparì dalla  circolazione, un sollievo da parte di Alberto e di Beatrice che al rientro in casa seppe delle ultime novità. Dopo due giorni fu assunta una nuova portiera, Giovanna Samperi ribattezzata da Alberto Giovannona, nubile, era di stazza notevole e di buon carattere. Beatrice trasportò i suoi averi in casa di Alberto, c’erano armadi a sufficienza ed anche letti ma i due usavano solo quello matrimoniale. “Papi nella mia classe è giunto un siciliano, è simpaticissimo col suo dialetto anche se qualche parola non lo capisco, per esempio talvolta dice: ‘Cam’a fari’ per dire cosa dobbiamo fare, nel nostro caso ti dico: ‘Cam’a fari?” “Lo sento come un ultimatum, sono del vecchio stampo e non sono andato mai con una vergine…” “La vergine non vuole restare ancora   vergine a vita, non tirare fuori la storia che sono minorenne, mancano pochi mesi al fatidico giorno, la mia passerina sta scalpitando, datti da fare, son sicura che sarai delicato…” Quello di Beatrice era una specie di ultimatum, Alberto pensò a problemi pratici: usare un preservativo, sembrava volgare per la prima volta di una ragazza, acquistare pillole anticoncezionali? Ci voleva troppo tempo perché facessero effetto.”Caro ti leggo in viso quello che pensi, tu prova a fare marcia indietro, se accadesse che…vuol dire che era destino.” Il giorno scelto era un sabato pomeriggio, Beatrice era  lavata e profumata, fece tutto lei, si mise a cavalcioni del coso di Alberto inalberato e pian piano raggiunse l’obiettivo, nessun lamento da parte sua, era una dura. Giugno, la fine delle lezioni coincise con il compimento del diciottesimo anno di Beatrice, la ragazza avrebbe voluto festeggiare con i compagni di classe, Alberto gli propose un’alternativa: andare in villeggiatura nelle isole Eolie non ancora affollate come nei mesi estivi.  A Milazzo  posteggio dell’auto in garage, dopo due ore di aliscafo sbarco nell’isola di Panarea, sul molo un cartello indicava la strada per  l’albergo, ‘Ulisse’ c’erano ancora stanze disponibili. Cena nel vicino ristorante che dava su una scala in cemento in fondo alla quale c’era una caletta, piccola spiaggia di cui usufruivano principalmente gli ospiti dell’albergo-ristorante. Beatrice abbracciò Alberto,: “Mi hai portato in un Paradiso, stasera…razione doppia!” La ragazza aveva sfoggiato un bichini mini, dove l’aveva acquistato? Ovviamente a Roma, la baby mostrava un popò in bella vista, solo un filo dietro  ed un ‘francobollo’ davanti con pube rasato. Alberto non sapeva se essere orgoglioso della sua compagna o preoccupato, in giro c’erano molti giovani bellocci ed eternamente  a caccia di femminucce, Bea era un preda molto appetibile. I due baciati dal sole pomeridiano erano soli nella caletta quando sentirono il rombo di un motore, si stava avvicinando, uno yacht che però non raggiunse la riva causa il pescaggio.  Un gommone a remi fu messo in acqua dall’equipaggio, sopra un uomo e una signora non più giovane, il gommone si arenò vicino ad Alberto ed a Beatrice i quali si alzarono in piedi. Con accento napoletano il giovane “I signori sono il comitato di benvenuto, è la prima volta che approdiamo a Panarea.” “No, anche noi siamo dei turisti.” Dopo le presentazioni: “Alberto Marcucci, Beatrice De Scalzi la mia compagna.” “Sono Ciro Esposito, mia madre Eloise Dubois, è francese, non parla italiano., restate pure comodi.” Ad Alberto parve strano che la dama non conoscesse la lingua italica: ”Je suis Romanò, professeur de langues,  considerant que vous non connessez pas l’italien nous parleron avec votre langue.” Nessun riscontro da parte della dama, Alberto ebbe modo di comprendere il suo atteggiamento in seguito. “Ci siamo abbastanza abbrustoliti, noi rientriamo sullo yacht, appuntamento al ristorante per la cena.” Tutti e quattro con abbigliamento sportivo si presentarono al ristorante, furono accolti dal capo cameriere: “Sono Bartolo,  per voi questo tavolo a destra.” Ciro: “Se possibile ne vorremmo uno più grande.” “Non ci sono tavoli liberi..” Intascati cinquanta Euro: “Signori potrei sistemarvi in un tavolo rettangolare in fondo alla sala, è poco illuminato, dovrò farlo apparecchiare, ha un inconveniente solo due sedie, dall’altra parte una panchina.” “Aggiudicato io sono Alberto.” “Bene signor Alberto…””Niente signore, per il menù faccia lei, unica eccezione niente baccalà e stoccafisso, se possibile nel primo piatto capperi locali, mi piacciono molto.” Alberto fu accontentato: antipasto di polpo con capperi, pasta corta con melanzane fritte e capperi, secondo frittura mista di pesce azzurro e mezza aragosta a testa,  insalatona e vino Bianco di Salina I.G.T.” Ciro: “ Niente caffè non mi fa dormire.” “Perché tu hai voglia di dormire? In villeggiatura si va a letto alle cinque di mattina!” Così Bea si era espressa ridendo, che avesse qualche idea in testa?” Ciro prese la palla al balzo: “Se ti va potremmo andare nell’isola di Basiluzzo dove Antonioni nel 1959 ha  girato il film l’Avventura’ con Monica Vitti, mi hanno informato che c’è ancora una capanna da loro messa su per esigenze cinematografiche.” “Approvato, caro vuoi venire anche tu?” Ad Alberto si era stretto il cuore, immaginava come poteva andare a finire quella gita.” “No cara, ho sonno vado a dormire., messieurs bonne nuit!” “Che buona notte buona notte, non mi va di dormire da sola…” “La muta dei Portici ha ripeso la voce, grande sceneggiata, per qual motivo?” “Ce l’avevo col mondo, quel porco di mio marito mi ha lasciato per una compagna di università di mio figlio, odio gli uomini…” “Allora non posso esserle d’aiuto, di nuovo…” Alberto fu preso a braccetto da Eolise: “Dov’è la sua stanza?” “Più avanti due isolati.” “Vediamo com’è il letto, abbastanza morbido, io vado in bagno, seguimi.” Ad Alberto quelle parole sembrarono più degli ordini, era confuso che più confuso non si può ma allorché vide Eloisa nuda aprì bene gli occhi, aveva ancora il corpo da giovinetta, longilinea, tette piccole, aggraziate, vita stretta, pube  tipo foresta nera, si convinse che madame andava accontentata. E così fu. “Sii gentile, è da tempo che…” “Dovrò togliere le ragnatele, vieni sul letto porcona!” Così iniziò la liaison fra i due, Eloise aveva recuperato la voce, Alberto una ‘maialona’ che dopo due ore lo lascò senza forze. Alle sette di mattina Alberto aprì gli occhi, passata la tempesta sessuale la normalità riprese il sopravvento nel suo cervello, immaginava quello che poteva aver fatto Beatrice, si vestì, andò al bar. Dietro la macchina del caffè Bartolo che:”Buon giorno signor Alberto, ci sono i cornetti freschi, le preparo un buon cappuccino.” La parola ‘cornetti’ fece sorridere Alberto, richiamava il fatto di come doveva aver passato la notte Beatrice sullo yacht coccolata anche dalle onde che dovevano aver reso più piacevole il soggiorno. Poco dopo dalla scalinata spuntò la baby fresca come un rosa. “Buon giorno amore mio, ho una fame da lupo, buon giorno Bartolo pure a me un cappuccino con tre cornetti, devo recuperare le forze…nel senso che ho fatto la salita per arrivare sino a quassù!” “Alberto sono stata e voglio essere sincera con te, nella capanna dell’isola Basiluzzo non c’era nulla per poter riposare  siamo ritornati in rada, prima di venire quassù mi sono lavata i denti ed ho sciacquato la bocca con un disinfettante.” Tradotto gli ho fatto anche un pompino.  Alberto non era più nemmeno meravigliato, solo rassegnato, comprese che la gioventù di Bea avrebbe preso il sopravvento e che lui, pur essendo il ‘suo grande amore’ doveva accettare qualche capriccio giovanile. A pranzo l’atmosfera era cambiata, Eolisa aveva ripreso a parlare in italiano sfotticchiata dal figlio.”Vedo mammina che la cura di Alberto ha avuto successo meglio che se fossi andata a Lourdes!” Il pomeriggio tutti sbracati sulle comode poltrone della sala da pranzo nel frattempo sistemata a pista per il ballo della sera. Tutti ad occhi chiusi ad assaporare il ‘post prandium.’ Ad Alberto venne in mente la trama di un romanzo francese dell’ottocento in cui un uomo piuttosto attempato si era innamorato di una giovanissima, l’autore del libro aveva sottolineato la pateticità di quel povero vecchio, Alberto si rivide in lui, una tristezza! Una mattina durante la colazione: “Alberto e Beatrice, ‘la favola breve è finita’ come scriveva il Carducci, io sono proprietario fra l’atro di una fabbrica di pasta a Gragnano ‘ pasta ‘Mangione’ il nome gliel’ha data mio padre, voi siete invitati permanenti a casa mia, se volete potete venire anche adesso con noi con lo yacht. Anche madame Eloise si associò alla richiesta del figlio, evidentemente aveva un buon ricordo di Alberto che  rispose anche a  nome di Beatrice: “Vedremo in futuro quando saremo a Roma, bon voyage.” Il saluto di Beatrice nei confronti di Ciro fu un pó troppo affettuoso perlomeno così apparve ad Alberto. Il giorno successivo Beatrice appariva nervosa: “Non mi sento più di rimanere a Panarea…” Il suo desiderio di ritorno nella capitale fu esaudito da Alberto che  comprese che qualcosa di  importante era avvenuto nella mente della baby, si era innamorata del bel napoletano. Si era iscritta all’università nella facoltà di lingue, non si applicava molto nello studio, la frequenza le serviva soprattutto per uscire di casa, i rapporti con Alberto era diventati superficiali e di facciata, Alberto se ne accorse, inutile non guardare in faccia alla realtà. Il non più giovane se ne accorse e: “Cara penso che una gita in Campania ti farebbe bene, ho prenotato via web un biglietto del treno che parte domattina alle otto.” Era quello che lei desiderava. La mattina alle sette: “Ho chiamato un taxi non mi sento di guidare.” Il motivo era un altro, non sopportava i  saluti alla stazione che probabilmente sarebbero stati gli ultimi. Al citofono: ”Taxi”. “Caro ti darò mie notizie”, un abbraccio, non un accennò alla data di un suo ritorno. In seguito rare telefonate, una per comunicare ad Alberto che si era iscritta all’Università di Napoli e che si stava impegnando molto nello studio, voleva essere indipendente. Anche se in profonda crisi esistenziale una volta per telefono Alberto ritrovò il vecchio spirito umoristico: “Cara è buona la pasta Mangione?” “La ragazza colse la battuta. “Ne mangio poco e raramente, sono dimagrita.” Alberto non andava più ad insegnare, in aspettativa per motivi di salute, non usciva più di casa, si affidava a Giovannona cui aveva dato le chiavi di casa. La fune troppo tirata una notte si spezzò, infarto mortale, sul viso di Alberto erano rimasti i segni della sua tragedia, il volto riassume i problemi del corpo. Lontani parenti di Alberto si presentarono alla sua abitazione, sapevano che era scapolo e loro erano i soli consanguinei  conosciuti. Una sola persona oltre Bea conosceva la situazione personale di Alberto, il notaio Caio Baldi che appresa la notizia da Giovanna,  si precipitò in via Paolina, comunicò ai parenti allibiti le ultime volontà scritte di Alberto, tutti i suoi averi ad una certa Beatrice De Scalzi, specificato il numero del cellulare. La notizia giunse via telefono da parte di Giovanna a Bea che rimase sconvolta ma non se la sentiva di andare a Roma e sopportare la cerimonia del seppellimento della salma, inviò sul conto corrente della portiera la somma per pagare i funerali. Pian piano Beatrice si rese conto che causa della morte di Alberto poteva essere attribuita al  comportamento di lei, d’istinto abbandonò la Campania e la pasta ‘Mangione’,  rientrò a Roma. La lezione l’aveva cambiata profondamente, si laureò, prese ad insegnare e si iscrisse ad una associazione che assisteva i poveri, era ricca senza merito, elargendo il suo denaro ai derelitti le serviva per cercare di cancellare quel sentimento di angoscia che lo accompagnò per tutta la vita.
     

  • 23 maggio alle ore 16:30
    ABBASSO I MASCHI

    Come comincia: Luca e Monica ormai anziani decisero di adottare un ‘bravo’ giovane cui lasciare il loro consistente  patrimonio, avevano cambiato idea di fare il testamento in favore della Chiesa Cattolica causa i recenti scandali che l’avevano colpita un po’ in tutto il mondo. Chiesero consiglio a Guglielmo direttore di un  collegio per trovatelli il ‘Colosium’ di Roma il quale segnalò loro un giovane di nome Amilcare che in quell’anno avrebbe compiuto diciotto anni e conseguito il diploma di ragioniere.  I due coniugi abitanti in via Ardeatina a Roma pensarono ad una festa di arrivo ma il ragazzo era di carattere riservato e non fece salti di gioia alla loro offerta anzi non rispose proprio, gli anni di collegio avevano influito  sulla  formazione ella sua personalità riservata. Iscrizione all’Università nella facoltà di Economia e Commercio e dopo l’acquisizione della patente di guida acquisto a suo nome  di una Fiat 500 L con cui talvolta portava a spasso per Roma i genitori acquisti. Finalmente un giorno a tavola un Amilcare sorridente: “Miei cari,  all’Università ho conosciuto una collega simpatica, sempre allegra tutto l’opposto di me, mi piacerebbe che la conosceste.”  Una domenica mattina Eliana fu invitata a casa di  Luca e di Monica, era una ragazza piuttosto bella e soprattutto espansiva, i padroni di casa si trovarono abbracciati e baciati dalla nuova venuta che emanava da tutti i pori gioventù e gaiezza. Era residente a Viterbo, abitava a Roma per ragioni di studio. Luca aveva prenotato il pranzo presso il ristorante ‘Conte Cavour’ che talvolta frequentavano, il capo cameriere Eusebio:”Benvenuti anche alla signorina che non conosco, penso una conquista di Amilcare, complimenti, ecco il menù.” Il pranzo finì a risate sia  per le battute di Eliana che del vino Frascati poi tutti a casa. Eliana prese alloggio presso i genitori adottivi di Amilcare,  i giovani si sentirono autorizzati a condividere un letto matrimoniale, Luca e Monica sperarono di diventare nonni. Il giovane finalmente provò le gioie del sesso: Eliana sicuramente aveva avuto delle precedenti esperienze in quel campo, prendeva sempre lei l’iniziativa, Amilcare non pensava che ci fossero tante  posizioni sessuali. Ma una nuvola cattiva incombeva su tutti loro, Eliana prese a guidare l’auto di famiglia, una sera di pioggia sul raccordo anulare un camion contromano prese in pieno l’auto guidata da Eliana in cui erano presenti anche Luca e Monica, un incidente terribile, tutti deceduti all’istante. Amilcare distrutto psicologicamente dovette sobbarcarsi tutte le penose pratiche del seppellimento dei genitori adottivi e del trasferimento della salma di Eliana a Viterbo. Irato a’ patri numi diede in beneficienza i centomila Euro liquidati dalla assicurazione, per lui erano soldi maledetti. Restò chiuso in casa per molti giorni, Gina la cameriera cercava di consolarlo, avrebbe fatto anche un sacrifico sessualmente per aiutare il padrone, era ancora appetibile ma Amilcare era fuori di testa ed il sesso non lo interessava più. Gina avvertì Alberto il medico di famiglia che il pomeriggio si presentò a casa del giovane, i due non si conoscevano. Il dottore si presentò e chiese ad Amilcare cosa pensasse fare in futuro. “Non avrò un futuro, la mia vita è finita.” “Potrei consigliarle la visita presso uno psichiatra ma sarebbe una storia lunga e non sempre costruttiva, meglio una crociera, la prenoterò io stesso, partenza da Civitavecchia, le presterò la mia Jaguar per raggiungere quella città, si comprerà una auto nuova al ritorno.” Amilcare aveva bisogno di qualcuno che lo scuotesse, il dottor Alberto era riuscito  nell’intento, il giovane anche se invecchiato tornò a vivere, con la Jaguar raggiunse Civitavecchia e si imbarcò sulla motonave da crociera ‘Diadema’ un vero gioiello. Il medico gli aveva prenotato una cabina di prima classe con due letti e con vista esterna, costava un ‘pozzo’ di quattrini ma non era questo il problema di Amilcare. La sera a cena si trovò nello stesso tavolo di una biondona circa trentenne, favolosa, la salutò appena, fu lei che attaccò bottone: “Un così bel giovane da solo, le farò compagnia.” Amilcare ancora sotto shock assaggiò a malapena i piatti portati da un cameriere: “Signore non gradisce il nostro vitto?” “No, è che non mi sento molto bene.”Intervenne la ragazza:”Sono Beatrice, già dal nome può capire la mia natura, il nome vuol dire che porta gioia e felicità, andiamo a ballare?” Amilcare non disse di no, sottobraccio a Bea entrò nella sala da ballo molto grande, era già affollata di persone festanti e casiniste. Amilcare :”Stiamo lontani dalla musica, è fastidiosa.” “Andiamo nella sua cabina, lì di musica non ce ne dovrebbe essere!” “Il giovane  sempre a braccetto della nuova amica si diresse verso il primo ponte, giunti dinanzi al suo alloggio: “Cavolo le sarà costata una montagna di soldi, buon per lei.” La signorina all’interno della cabina si diresse nel bagno e ne uscì nuda e: ”Che ne dici?”  La riposta più logica sarebbe dovuta essere: “Sei una mignotta che mi ha incastrato!” I fatti gli diedero ragione, le mani di Bea di diressero nei suoi pantaloni ma trovarono un coso piccolo e moscio. “Cazzo non ti piacciono le donne, mi doveva pure capitare un frocio impotente!” Rivestitasi Bea sparì dalla vista di Amilcare, che figura di merda! Il giovane pensò bene di non uscire più dalla cabina per non trovarsi in mezzo agli altri gitanti e per paura di rincontrare la sfacciata, si faceva servire i pasti nella sua cabina da un cameriere che foraggiava profumatamente. Una volta si presentò una cameriera niente affatto male, pure giovane ma il ‘ciccio’ di Amilcare dormiva della grossa, erano finiti i tempi delle grandi imprese con Eliana! Giunti alla fine della crociera Amilcare chiamò da parte un inserviente, cinquanta Euro convinsero il cotale a portagli i bagagli sino alla Jaguar, durante il tragitto:  Amilcare quasi investì una ragazza che vagava sulla banchina, scese dall’auto: “Si è spaventata?” “No è colpa mia, ho un grosso problema forse lei potrebbe darmi una mano, scusi la sfacciataggine!” Una schiva, non assomigliava in nessun modo a Beatrice. La giovane proseguì. “Mi chiamo Noemi, vengo da Losanna, mi è capitato un grosso guaio, mi hanno rubato il portafoglio con tutti i miei soldi ed i miei documenti, non so più come rientrare a casa.” La ragazza era diventata rossa in viso, una timida. “Oggi mi sento un buon samaritano, le posso dare un passaggio sino a Roma dove abito,  la mattina potrà prendere un treno che la riporterà a casa sua, potrà pernottare in un albergo a spese mie ovvero  nella mia abitazione, scelga.” Noemi lì per lì non scelse, montò in macchina, non si accorse che Amilcare aveva attivato il navigatore satellitare, quando una voce femminile cominciò a segnalare la strada su cui proseguire rimase sconcertata, non era mai venuta a conoscenza di quel congegno. A metà strada si fermarono in  un autogrill, Amilcare ordinò un brunch, termine inglese indicante un pasto  tra  colazione e  pranzo. Di nuovo in viaggio, passati Ladispoli e Santa Marinella dopo circa quattro ore giunsero a Roma in via Ardeatina.  Aperta la porta di casa una novità: Gina era in una camera degli ospiti in dolce colloquio con un giovane. Alla vista di Amilcare e di Noemi i due schizzarono fuori dal letto, Amilcare signorilmente “Scusate.” e richiuse la porta. “Quella ragazza è la mia cameriera, molto efficiente nei servizi di casa …non guardarmi così non ci sono mai andato a letto!” I due senza aiuto di Gina sistemarono i bagagli, entrarono nella camera matrimoniale, aprirono le finestre, , persero tempo per dare modo alla cameriera di ricomporsi ed all’amante di levarsi dai zebedei. L’avvenimento fu presto dimenticato.“Se mi avesse avvisato le avrei fatto trovare la casa in ordine ed un pranzo preparato.” “Cara questa è Naomi mia nuova amica, è svizzera, del Canton Vaud, parla francese oltre che italiano, se avessi bisogno di qualche lezione…” Amilcare era stato pungente, buon segno, stava riprendendo le penne. Alle venti  Gina aveva già messo in  ordine la casa e preparato la cena con classici piatti romani. Noemi aveva sgranato gli occhi: “Brava Gina è stata  bravissima ma non penso di restare molto a Roma, diventerei una bomba, caro  ti piacciono le bombe?” “Dipende in che campo!”  Gina opportunamente preferì andare a dormire a casa di sua sorella. Finalmente soli, Noemi dopo un passaggio in bagno si era mostrata come Venere che esce dalle acque. “Per favore girati…anche il popò non è male ma io ho un problema, con me ci vorrebbe una carrucola!  Da quando è morta Eliana, la mia convivente, sono miseramente andato in bianco con le femminucce, ecco il riferimento alla carrucola.” “Hai trovato la persona giusta, sono laureata in medicina, per specializzarmi sono andata a Londra all’ospedale Saint Thomas, mi hanno assegnato  nel reparto di andrologia, dalla mia esperienza mi sembra che i britannici in fatto di sesso se la passino piuttosto male. “ Amilcare aveva apprezzato le prestazioni della Jaguar del dottore, ne acquistò una simile di color rosso, l’auto veniva guidata anche da Noemi. I giorni passavano senza che la baby facesse cenno al suo rientro in Svizzera, accompagnava Amilcare all’università e, in attesa di andarlo a riprendere alle fine delle lezioni faceva la turista per Roma, di sesso non se ne parlava proprio. Un pomeriggio squillò il telefonino di Noemi:”…Mamma sono a Roma ospite di un amico, non so quando tornerò a casa, sto apprezzando le bellezze della capitale italiana, parlo in italiano per farmi comprendere anche da Amilcare che sta vicino a me…conosco la tua avversione per gli italiani, poco me ne cale…cale vuol dire importare, ciao, statti bene!” Una mattina di domenica il miracolo, chissà per quale recondito motivo ‘ciccio’ si era inalberato, Naomi se ne accorse, finalmente la tanto agognata ‘immissio penis’ allietò i due. “L’amore fa miracoli, non userò alcuna precauzione, non mi dispiacerebbe un puffo italo svizzero!” Dopo due giorni nuovo squillo del telefonino di Noemi: “Mamma che c’è di nuovo….va bene ho capito, torneò appena possibile.” Noemi si sbottonò dopo  pranzo: “Mi hanno assunto all’ospedale  di Chailly Rovéréaz vicino Losanna, devo prendere servizio prima possibile.” “Non pensare che io ti lasci andar via, ti accompagnerò con la mia macchina, forse è meglio che io faccia il passeggero e tu l’autista.” “Caricati  bagagli autostrada Roma Milano e poi Milano, Domodossola, Iselle, Sion, Montreux, Lausanne. “Vediamo se il satellitare funziona anche in Svizzera, metti  Losanna via Romiro 3… che bello funziona.” “Mamma stiamo arrivando, abbiamo messo la Jaguar di Amilcare nel parcheggio sotterraneo, a tra poco.” La signora Danielle dimostrò di non  essere molto ospitale, la porta di casa sua al terzo piano di un palazzo di dieci era ancora chiusa. Noemi aveva ancora le chiavi di casa, entrarono portando dentro i bagagli,  mammina si trovava in camera sua. Noemi e Amilcare nella camera gli ospiti riunirono due letti singoli, usufruirono della toilette adiacente, rivestitisi si recarono in cucina dove  incontrarono la padrona di casa:  che finalmente si dimostrò un po’ più espansiva anche se bugiarda. “Non mi sento bene, preparate voi qualcosa da mangiare.” Nulla a che fare con le leccornie romane, da quello che trovarono nel frigo venne fuori una cucina mista francese – tedesca (nazionalità della padrona di casa) non molto appetibile, era quello che offriva ‘la ditta’.  Riposo notturno e la mattina seguente autiere Noemi si recarono  al nosocomio suo nuovo posto di lavoro. Durante il tragitto Amilcare: “Non conosco nemmeno il nome di tua madre, non che la cosa mi interessi gran che ma penso che nei giorni prossimi dovrò dormire e mangiare a casa sua.” “Si chiama Adina. In ospedale Noemi incontrò Chanel una sua compagna di scuola che espletava le mansioni di pediatra. “Ti hanno assegnata al reparto di andrologia, nessuno voleva quel ruolo…” “È destino, a Londra avevo lo stesso incarico, questo è Amilcare, stiamo insieme da circa un mese, una conquista in crociera.” “Non ti sembra troppo anziano per te, può essere tuo padre!” “Mi è mancata la figura paterna, è per questo che l’ho scelto.” La pettegola era stata sistemata, era piuttosto racchia ed anche acida, in quanto a savoir faire non aveva esibito i modi del galateo prescritti da monsignor Della Casa. Rientro à la maison, fortunato posteggio della Jaguar sotto casa, mamma Danielle era affacciata al balcone, vide i due uscire dalla Jaguar, rimase al balcone.. “Dimmi il nome di un ristorante famoso e costoso.” “Ce ne sono vari, ricordo il ‘Le Mirabeau’  lì ci pelano.” “È quello che voglio, un posto di lusso e costoso, vediamo che dice quella simpaticona di tua madre.” “Mammina stiamo andando al ‘Le Mirabeau’, vestiti elegante  ed aspettaci in macchina, è aperta, ci cambiamo e veniamo subito.” Quella dimostrazione di ricchezza aveva colpito la dama. “Non mi hai spiegato il perché tua madre non ama gli uomini, soprattutto gli italiani.” “Mio padre era italiano, si chiamava Alberto ma se l’è filata con la puttanella di turno, da quel momento…”  Il ristorante aveva dei posti macchina riservati ai clienti, i tre scesero, l’auto fu presa in consegna da un boy in divisa, Danielle in quanto ad eleganza lasciava molto a desiderare. Si era avvicinato al tavolo un cameriere anche lui in divisa che con accento romanesco: “Signori questo è il menu, a vostra disposizzione.” “A coso disposizione di pronunzia con una zeta soltanto…” “Signore, sono Luigi, Gigetto per gli amici,  non immaginavo di trovare un romano fra stì burini, se me lo  permette al menu ci penso io, conosco le magagne del locale…” “Mamma sono proprio sfortunata, sto con un italiano e per di più romano, più sfortunata di così.” Una presa per i fondelli bella e buona, la vecchia recepì il messaggio, capì che il suo atteggiamento era infantile e sciocco.  I tre restarono sino alla chiusura, Gigetto si sedette al loro tavolo: “Finalmente sento parlà la lingua mia, so rimasto a Losanna per una minchiata …hai capito ho messo incinta la fia der proprietario.” “A’paraculo chiamala minchiata, hai avuto un bucio de…” Recuperata la Jaguar Amilcare: “Mammina voglio che ti sieda vicino a me nel sedile posteriore, , lascia guidare tua figlia finché può e quando il pancione non sarà troppo visibile…” Il colpo finale da maestro, Amilcare ne aveva sparata una delle sue, Eliana non era affatto incinta, seguitò: “Il giorno delle nozze ti voglio elegantissima, ecco un  assegno in bianco, da domani ‘nova incipit vita’ nonnina cara.” Adina scese qualche lacrima sul viso ma non volle dare sazio ai due: “Chiudi quel vetro, la corrente mi fa venire le lacrime.” Pistolotto finale: Un delegato del sindaco di Losanna unì in matrimonio Noemi ed Amilcare,  ricevimento nella  pasticceria ‘El Gato’. Nei mesi seguenti a Noemi cominciò veramente ad aumentare il volume della pancia con gran gioia dei tre. “Mammina come vuoi che lo chiamiamo, è un maschio.” “Tutti i nomi mi vanno bene, escluso uno…”

  • 23 maggio alle ore 13:38
    ROSSANA BASTA!

    Come comincia: ROSSANA  BASTA
    Ho deciso:
    basta con la visione del tuo sorriso che penetra nel mio cervello e dà la stura alle mie fantasie;
    basta assaporare il tuo effluvio che si irradia al mio interno ed esplode in un mare di sensazioni eccitanti;
    basta col tuo alito caldo come la sabbia del deserto che mi avvolge in un turbinio di sensazioni piacevoli;
    basta con la visione tua dolcissima che si allontana pian piano sino a dileguarsi;
    basta con la fantasia del tuo seno che si alza e si abbassa ritmicamente;
    basta con le tue mani diafane che mi accarezzano il viso;
    basta con le tue cosce che  trattengono la mia faccia inondata di dolce, profumata e calda spuma;
    basta con i tuoi occhi socchiusi che mi penetrano e mi danno una sofferenza quotidiana;
    basta di sentirmi dentro di me!
    Cammino fra la gente e ti vedo al mio fianco sorridente ma sei solo un fantasma inafferrabile.
    Resterà solo un sogno?
     
     
     
     

  • 23 maggio alle ore 13:23
    ALBERTO ...PENSA

    Come comincia: Cosa accade quando non ho nulla da fare o meglio, non ho voglia di far niente? È estate, mi stendo sul divano, pancia all’aria, cuscino sotto la testa ammiro il paesaggio guardando fuori del balcone, un paesaggio che mi è familiare ma che trovo sempre piacevole e rilassante. Nudo, guardo ‘ciccio’ a riposo (riposo talvolta interrotto da qualche …resurrezione. (Con l’andar degli anni si diventa filosofi!) Mi stiracchio come un gatto appena desto, sento l’Apatheia (ricordo del classico) e capisco di non essere soddisfatto della vita che conduco. In verità motivi di contentezza non ne ho molti: mia moglie, in menopausa, dice di amarmi alla follia ma non appena cerco di mettermi in bocca una sua tetta, fa la gatta indisponibile dinanzi ad un felino arrapato. Tata, vicina di casa, il mio sogno segreto, mi ha risposto che ‘nun c’è trippa pè gatti’ pur con l’offerta di diecimila  €uro pensando che non ce li ho, infatti non ce li ho! È solo il mio ottimismo che mi aiuta a superare le rotture quotidiane, intanto sono in vita, alcuni miei colleghi sono passati dalla posizione verticale a quella, definitiva, orizzontale, altri si trascinano  tristemente parlando sempre di malattie, altri dichiarano di aver raggiunto la pace dei sensi, una prospettiva alla quale non voglio pensare, come si fa a vivere senza la dolce ‘chatte’? Ma la mia fantasia costante  è la deliziosa Tata, la vedo sorridere, rughette intorno alla bocca, occhi…con la solita espressione ‘Non rompere i…!’ Le ho riferito la storia di un fan disavvenente che, durante una crociera, con notevole faccia tosta, riesce a farsi una principessa mentre gli altri fustacci vanno in bianco. Beh ho fatto la fine degli altri: bianco totale! Mò mè so rotto, che c’javrai mai più delle artre femminucce? Lanugine d’oro, lapislazzuli sulle labbra della ‘gatta’? Ma vedi d’annattene a …
     

  • 23 maggio alle ore 13:16
    NON È MAI TROPPO TARDI.

    Come comincia: Addrumate torce e lumere cà se cannuce ù sticchio e ma muière.’ Detta da un siciliano nel suo dialetto fa una certa impressione anche perché non mi risulta che i ‘trinacri’ abbiano una mentalità propriamente ‘svedese!’ ma tant’è! Questa frase, non comune, era venuta in mente ad Alberto, maritato con Anna,una mattina appena alzato dal letto, forse era ancora un po’ assonnato, fatto sta che la cosa non piacque all’interessato il quale, dall’alto dei suoi 81 anni,  talvolta si domandava se il suo cervello semplicemente andasse a sprazzi o se il temuto Alzheimer avesse fatto passi da gigante nella sua materia cerebrale come era accaduto ad un suo amico peraltro più giovane di età. Una storia simile gli era accaduta anche la mattina precedente  mentre si recava in bagno per una necessità impellente propria della sua età: due vocaboli nella sua mente: ‘carbossile e ossidrile’ si ‘carbossile e ossidrile’ che, se non ricordava male, erano due composti chimici e quindi una reminiscenza scolastica che non avevano nulla a che fare con la realtà bah…preoccupante anche se il suo medico di famiglia,  la dottoressa Concetta , peraltro bravissima e sempre disponibile lo aveva rassicurato: “non sei ancora nella via del rinc..to.” Ma anche se, in altra maniera, le ‘reminiscenze’ seguitavano a perseguitarlo con il ricordo di sprazzi della sua vita giovanile e meno come , per esempio, il suo primo approccio con l’altro sesso: agosto 1944, in piena guerra, a Cingoli (Macerata) fraz.S.Anastasia dove era sfollato in casa di uno zio acquisito insieme ad alcuni suoi familiari. La sua famiglia, peraltro benestante, non era la sola della categoria degli sfollati: nel vicino casermone  di quattro piani di proprietà  dello zio Camillo (che abitava in una villa a Cingoli) avevano preso alloggio stabilmente varie nuclei di anconetani i cui capi famiglia erano tutti pescatori ma in quel maceratese, non potendo esercitare la loro professione, bighellonavano da mattina a sera in assenza delle legittime consorti in giro nella varie frazioni a guadagnarsi il pane (e il companatico) con il mestiere più antico del mondo. La piccola Alda, 12 anni, non potendo seguire, per ovvi motivi, le orme della madre, giocava spesso con Alberto. Un giorno gli chiese di vedere il suo ‘uccello’ in cambio della veduta della sua’gatta’. Imbarazzatissimo il piccolo Alberto aderì alla per lui inconsueta richiesta contraccambiato da Alda. Alla visione di quel buchino circondato da peli il ‘pisello’ di Alberto diventò molto duro con sorpresa dell’interessato che non seppe spiegarsi il fenomeno (erano altri tempi). Parlando con Follì, il figlio del contadino Peppe, Alberto ebbe svelato il segreto…qualcosa del genere lo aveva immaginato ma solo,in linea teorica. Un giorno pensò bene di mettere in pratica quanto appreso, si recò al quarto piano dove alloggiava la famiglia di Alda che ritenendo che la baby fosse sola ma invece, aprendo la porta della camera da letto ebbe la visione di due maschietti nudi col coso molto più grande del suo che a turno lo infilavano nella gatta di Alda con grandi risate da parte di quest’ultima. La sua intrusione non fu gradita dai due maschietti  che lo cacciarono in malo modo. A pranzo Alberto accusò un ipotetico malore e, a stomaco vuoto, si rifugiò nella sua stanza da letto. Nei giorni seguenti, dopo aver frequentato la scuola elementare, la solitudine fu la sua sola triste compagna sinché un pomeriggio, affacciandosi alla finestra…una visione: una ragazza alta, di circa diciotto anni stava zappando l’orticello dello zio Fefè (il padrone di casa). Scese le scale di corsa, si presentò e venne a sapere che la cotale si chiamava Fulvia ed era figlia del contadino che conduceva il terreno di suo zio. Certo all’inizio era perplesso. Fulvia non aveva nulla in comune con la ragazze del luogo: alta, bionda, occhi azzurri in contrasto con la caratteristiche fisiche delle sue pari età basse, grasse, e more ma in fondo la preferiva così. Fece amicizia nel senso che la guardava mentre lei lavorava ed un giorno le propose di farle delle foto, una sua passione, aveva scovato una vecchia ‘Kodak’ quadrata, la pellicola se la fece comprare dalla zio Fefè a Cingoli ed un giorno si presentò baldanzoso dinanzi a Fulvia che fu ben felice di farsi fotografare in pose varie anche con le gambe scoperte. Non volendo far conoscere quel suo segreto ad altri, una mattina , col permesso della zia Lilli sorella di suo padre e moglie di Fefè si recò a Cingoli con Concetta, la madre di Fulvia, che doveva effettuare delle spese. Al fotografo perplesso per la sua giovane età mostrò il denaro necessario per lo sviluppo e la stampa delle foto. “Vieni fra due ore.” Ripresentatosi puntuale in negozio: “Chi è questa bella ragazza?” chiosò il curiosone, “mia cugina…”. La mattina seguente pigiò la scuola e si presentò all’interessata con le foto. Fulvia al principio rimase basita, mai era stata fotografata e poi abbracciò e baciò Alberto con molto slancio tanto che il suo pisello… “Non so come ringraziarti, dimmi quanto hai speso, il mio fidanzato sarà felice nel vederle, si chiama Oreste e lavora a Troviggiano.” Il mondo cadde addosso al povero Albertone che decise di chiudere col sesso, era troppo sfortunato! Da quel momento (misteri del cervello umano) le reminiscenze mattutine presero a ripresentarsi ogni giorno al risveglio, in fondo erano divertenti,  La mattina seguente nella mente gli ronzava una frase: “Scotti e non Scotti…” Si mise a ridere fragorosamente ricordando a che si riferivano quelle parole. In breve: domenica mattina chiesa delle Grazie a Jesi (Ancona) al gabbiotto (non so il nome esatto) si presentò una signora elegantissima che chiese al vecchio parroco di confessarsi: “Don Paolino mi vergogno a dirle un peccato…” “Dio è grande e misericordioso, dimmi pure.” “Ho avuto rapporti contro natura col figlio del mio contadino, un bel ragazzo…” “Ah c’è pure la corruzione di minorenne…per questa volta ti assolvo ma reciterai 10 Ave Maria, 10 Pater Nostro e 10 Credo, va a sederti su quella panchina vicino all’altare.” Sistematosi il velo nero, la signora si appropinquò alla panchina ma notò con disprezzò che mi erano donnette tutte in male arnese e non tanto profumate, sicuramente contadine. Ritornò indietro dal parroco: “La prego mi indichi un’altra panchina, dove mi ha indicato lei ci sono delle donnette, io sono la contessa Scotti.!” Don Paolino: “Contessa Scotti o non Scotti quello è il banco dei culi rotti!” Non è spassosa? Ad Alberto piacque, forse quelli passati erano altri tempi e si rideva con più semplicità. Alberto  la mattina si svegliava ripetendo una frase, un nome o rivivendo situazioni pregresse, talvolta piacevoli altre volte decisamente meno. L’ultima: ‘bacia nicchio’. Penso sia inutile spiegarvi, anche se non siete siciliani, cosa voglia alludere quella parola: per gli omo nulla di interessante ma per etero…Ebbene  L’epiteto  era stato affibbiato all’Albertone successivamente, allora brigadiere della Guardia di Finanza a Lipari dal maresciallo comandante della locale Tenenza, il motivo? Una forte invidia per il suo successo in campo femminile ma, in senso traslato, voleva dire: imbecille!  Altra mattina, nuovo giro nuovo numero come si diceva al circo equestre ai tempi che furono. Bambino ancora nella pancia della genitrice: “Mammina  stanotte  mi si è avvicinato un coso brutto che prima  mi ha spinto e poi mi ha pure sputato in faccia! Chi era?” E chi era? Vallo a spiegare ad uno che ancora deve nascere. “Non ti preoccupare , era mammina che faceva pulizie dentro la vagina.” (Pulizie un cazzo, si era proprio il coso di papà.) Tutto sommato erano pensieri fantasiosi che esprimevano la mentalità non  certo puritana del padrone dei sogni. ‘Novità internazionale’ avrebbe chiosato un presentatore al circo. “Vedi quella, è la tua ombra, non fidarmi mai di nessuno, nemmeno di lei” Chi l’aveva pronunziata era stato nonno Alfredo vecchio Commissario di P.S. data le sua non  coincidenza con gli ‘ideali’ fascisti e dei gesti dei gerarchi che, anche senza particolari motivi, alzavano il braccio destro facendo seguire il gesto con: Viva il Duce!” Decisamente patetici ma guai a contraddirli, erano proprio guai! Il nonno Alfredo era ‘un arbiter elegantiarum’, altezza 1,80, capelli bianchi,  bombetta, cappotto di castorino con collo di astrakan,  un ex ‘tombeur de femmes’.  Nonno Alfredo aveva messo in guardia il nipote Alberto prossimo ad arruolarsi nella Guardia di Finanza. L’applicazione di quel principio nella vita militare era stata per il nipote motivo per scansare un bel po’ di guai per guardarsi da colleghi disonesti i quali spesso riuscivano a salvarsi dalle proprie malefatte addossando la colpa a più ingenui compagni di pattuglia. Ultimo  episodio, ambientato a Roma,  stavolta vero : Nuova vicina di casa una parrucchiera col marito meccanico, i due erano stati presentati ad Alberto da Mimmo il padrone del vicino appartamento suo amico. “Alberto questi sono Rossana e Giacomo, provvederanno loro a ritirare la mia posta, dà loro una mano qualora abbiano bisogno di contattare l’Amministratore.” Alberto era stato folgorato (forse il verbo è eccessivo ma era proprio quello che gli era accaduto.) Rossana era una signora circa trentenne, bionda, capelli a caschetto, naso all’insù,bocca invitante ma quello che colpirono il suo vicino di casa erano gli occhi, mai visti di così belli: grigio verdi, luminosi, sempre sorridenti decisamente sensuali. Un sabato mattina che la consorte di Alberto era in giro per spese e Giacomo in officina, il non più giovin signore bussò alla porta della vicina e fattosi riconoscere  fu invitato ad entrare. “Ah giusto lei, Mimmo mi ha detto che era un maresciallo della Guardia di Finanza, io e mio marito abbiamo un consulente tributario che ci ha  creato un sacco di problemi con l’Agenzia delle Entrate, che ne dice di controllare la nostra contabilità, le sarei tanto grata!” “D’accordo mi porti la contabilità a casa mia.” “No resti qui, le mostro i libri contabili. Madama era in vestaglia, senza reggiseno e senza trucco appariva ancor più bella per non parlare della vestaglia che si era aperta mostrando due gambe favolose. ‘Ciccio’ si era risvegliato di colpo dimenticandosi dei suoi ottantun anni. Alberto era confuso altro che controllare i libri contabili, guardò Rossana negli occhi con faccia ‘chiedente’ comprensione e la tale d’impulso prese in mano poi in bocca ‘ciccio’ che dopo poco …Ritiratosi a casa Alberto si rifugiò nel divano piuttosto stravolto: non era più giovane, ormai la vecchia beltade era andata a quel paese, cosa aveva spinto una giovane e bella signora a…Ritornata a casa Anna: “Ti vedo strano.” “Mi son ripresi i dolori alla schiena, prendo una pillola.” La mattina al risveglio Alberto non ricordava più situazioni e frasi strane, unico suo pensiero la bellissima e deliziosa Rossana che…Cosa poteva aver lei trovato in un vecchio rudere? “Stronzo non ti porre tante domande e divertiti finché…dura!”
     

  • 23 maggio alle ore 10:54
    MADAME SUSANNA

    Come comincia: Vista la prima volta: una signora raffinata, gii abiti scelti con cura indossati con eleganza, abbinamenti particolari: una femmina di lusso. Alberto la incontrò l'ultimo giorno dell'anno in un raffinato locale alla moda seduta ad un tavolo circondata da amici.Un coup de foudre! La esaminò a lungo con compiacenza, non sentiva più il brusio delle voci dei presenti né il suono dell'orchestra. Ne osservò la bocca mossa con maestria, quando sorrideva scopriva denti perfetti. Sulle labbra un rossetto un po' appariscente ma non volgare, adatto al suo stile con il contorno di matita più scuro che ne evidenziava ancor più la finezza e l'unicità. Sorrideva con distacco signorile che creava una barriera con gli interlocutori sciocchi o vanesi.Alberto seguitò ad osservarla e notò altri particolari: zigomi alti, occhi grandi ed espressivi, il trucco magistrale ne sottolineava la luminosità, orecchie piccole, la scollatura decisamente profonda metteva generosamente in mostra seni perfetti, emergeva fra le signore presenti.Alberto con la fida Canon le si avvicinò e, con falsa indifferenza ma col cuore In subbuglio le propose un servizio fotografico in ricordo della serata. Zeus adiumentum, inaspettatamente raggiunse lo scopo.Si rifugiarono in un angolo appartato della sala in mezzo a rocce e piante un po' distante dagli sguardi curiosi ed invidiosi delle signore. La musica giungeva da lontano un po' ovattata. La magia delle luci soffuse ed il caldo ambiente lavorarono in favore di Alberto. Una Susanna diversa, cordiale, disponibile: una sorpresa. Alberto assunse le vesti di regista: "Pensi a situazioni piacevoli :  un viaggio in compagnia di una persona briosa, una serata In un locale accogliente, un'incontro ravvicinato.»"Le pose di Susanna erano mutevolì ed espressive, seguiva i consigli alla lettera. L'emozione creò qualche problema ad Alberto, talvolta il calore del suo viso faceva appannare il mirino della macchina fotografica con conseguente sfocatura delle immagini, fu costretto a ripetere le inquadrature ma il risultato finale fu inappuntabile.Esaminò le foto nel monitor, espressioni delle singole foto: 1)leggermente ironica 2)- misteriosa 3}- sorridente 4)- soddisfatta 5)- furbetta 6)-pensierosa 7)- carinissima 8)- ti piacerebbe...9}- forse 10)- allegrissima 11)- curiosa 12}- sospettosa 13)-non mi manca nulla 14)- un po' triste 15)-ho i miei problemi 16}- aperta 17)- ti entro nel cuore 18)- simpatica 19)- non c'è niente da fare! Quest’ultima espressione fece rattristare Alberto, non che ci sperasse troppo, era un sogno che lo tormentava ma la speme è l’ultima a morire. A Venere, dea della speranza: "Accogli o mia signora la mia istanza un po' lasciva ma giustificata da cotante bellezza, fa che mi guardi con benevolenza. Lo sai, sono un vecchio pagano amico di Hermes, se riuscirò nel mio intento ti sacrificherò il montone più grasso, anzi un vitello, meglio ancora un bue... Speme ti offrirò tutto quanto possiedo ma ti prego aiutami, dammi una mano sì che possa sperare altrimenti non solo non ti sacrifico nulla ma ti ma

  • 23 maggio alle ore 10:44
    LA RELIGIONE E I MORALISTI

    Come comincia: LA  RELIGIONE  E  I  MORALISTI
    Veniamo abituati sin dall’infanzia a credere che dentro di noi esista il male e che sia nostro compito combatterlo, dominarlo, sconfiggerlo. Ci sono in giro troppi moralisti che ‘spargono’ consigli e insegnano a noi tutti, bambini in primis, cosa sia giusto e cosa sia sbagliato di conseguenza il piacere ci fa paura, non accettiamo di viverlo serenamente e ci convinciamo che il desiderio è un nemico da combattere quasi che le fonti del nostro piacere materiale, prime fra tutte i genitali, la bocca e il tatto siano state ‘costruite’ da un dio infantile e capriccioso che vuole che le si domini e che le si reprima. Il piacere represso ci porta verso un’idea di purezza del tutto perversa e malata, verso la rabbia, la distruttività, verso i rancori. I desideri che abbiamo repressi sono il male!

  • 23 maggio alle ore 9:54
    GIOVANI DONNE? MEGLIO AVANTI DI ETÀ

    Come comincia: GIOVANI DONNE? MEGLIO AVANTI IN ETÀ
    Dal titolo di questo  racconto si può pensare ad un signore che preferisce una ‘navigata’ rispetto ad una giovanetta cui insegnare l’ars amatoria. Le ipotesi potrebbero essere molteplici ma quella che prevale è il lato penale, se per giovanissime s’intendono delle minorenni è ovvio che si potrebbe andare incontro a guai seri sotto tutti i punti di vista. Recentemente è scoppiato uno scandalo, soggetto il marito di una parlamentare che, dietro compenso ad una ‘maitresse’ si era ‘intrattenuto’ sessualmente con una giovanetta minorenne. Il seguito di questo racconto riguarda all’inizio qualcosa di estremamente spiacevole: Aurelio Freddi, quarantacinquenne,  insegnante di lettere e di lingue al Torquato Tasso di Roma stava per uscire di casa per andare a scuola quando sentì suonare il citofono: “Chi è?” “Sono il maresciallo dei Carabinieri Molfetta, è lei il marito della signora Pulvirenti?” “Si mi dica.” “Finalmente l’ho trovata, dovrei palarle a quattrocchi.” “Veramente io dovrei andare a scuola ma che c’entra mia moglie, sta dormendo nella sua stanza.” “Salgo  a casa sua.” “Quinto piano.” “Questo è il Carabiniere Iovinelli, vengo al dunque. Sua moglie ha avuto un incidente stradale…” “Mia moglie non ha nemmeno la patente!” “Non era lei che guidava ma un certo Eros Pintimalli.” “Mai conosciuto.” “Signor Freddi sua moglie…è deceduta.” “Come deceduta…si spieghi meglio.” L’auto dove si trovava è andata a sbattere contro un camion.” Aurelio si rese finalmente conto della situazione, andò nel salone e si sedette nel divano, i due Carabinieri in piedi. Dopo un po’ di tempo: “Questa è la carta di identità della signora, dal documento  abbiamo ricavato il suo domicilio.” Nel frattempo suonò il telefono, rispose il maresciallo: “Casa del signor Freddi.” “Che fine ha fatto Aurelio?” “È deceduta la moglie.” “…Sono il preside della scuola dove Aurelio insegna, gli presenti le mie condoglianze.” Nel frattempo era entrata in casa Lorella la cameriera che, compresa la situazione, pensò bene di non disturbare il padrone di casa. Usciti i Carabinieri l’appartamento si era riempito di vicini curiosi pronti a dare una mano ad Aurelio, il professore era stimato e benvoluto dagli altri condomini e inquilini. Aurelio aveva provveduto ad avvisare i parenti siciliani della moglie che se ne fregarono della notizia, erano in rotta con Ausilia che aveva voluto maritarsi con un romano. Dopo il funerale ed il trasporto della bara al Verano solite scene di condoglianze cui Aurelio di sottopose malvolentieri. Confuso Aurelio si rinchiuse in casa, aspettativa dalla scuola, unico contatto col mondo la fida Lorella che provvedeva a tutte le sue esigenze. Il preside  Gioacchino Ginesi dopo qualche tempo si preoccupò per il comportamento di Aurelio, ne andava di mezzo la sua salute fisica e mentale, pensò di aiutare l’amico professore proponendogli almeno di dare delle lezioni private per svagarsi,  malvolentieri Aurelio accettò. Il giorno dopo una citofonata: “Sono Greta Mariani, il preside Ginesi mi ha indirizzato a lei per delle lezioni private, sono in compagnia di mia figlia e di una sua amica.” “Quinto piano.” “Come le dicevo sono Greta Mariani, in compagnia di mia figlia Sharon (non le dico il cognome che è quello del mio ex marito) e della sua amica Amaranta D’Angelo. ”Accomodatevi nello studio.” “Sharon ed Amaranta frequentano la terza classe del liceo scientifico  ‘Righi’, al contrario della vox populi che dice che a scuola nelle materie scientifiche sono più bravi i maschi per mia figlia e l’amica è tutto il contrario, ‘zoppicano’ nelle materie letterarie.” Aurelio fu attratto dalla signora, una bruna, piacevole che dimostrava personalità. “Vediamo a che punto siete con gli studi.” Amaranta: “Ci è capitata una poesia in francese che parla di corna…non ci abbiamo capito gran che!” “Ma quali corna, si tratta di un elaborato del poeta francese Alfred de Vigny,  un corno da caccia, ‘Le Cor’: J’aime le son du cor, le soir, au fond des bois, soit que chante les pleurs de la biche aux abois, ou l’adieu du chasser que lécho faible  et que le vent du nord porte de feuille ed feuille.” Ve lo traduco: ’Amo il suono del corno, la sera, in fondo al bosco, sia che canti il pianto della cerva ai boschi o l’addio del cacciatore che  un eco flebile accoglie e che il vento del nord porta di foglia in foglia.’ È triste ma romantico, con l’aiuto del vocabolario o tramite internet…” Amaranta: “Professore recitata da lei è una poesia bellissima, purtroppo Sharon conosce solo l’inglese… ma lei quanti anni ha, se si facesse la barba e si tagliasse i capelli…” Aurelio era rimasto basito, quell’attacco diretto era inspiegabile,  andò in bagno, vi rimase il tempo per riprendersi, con le ciabatte ai piedi non fece rumore per rientrare nello studio, uno spettacolo inaspettato, le due ragazze si stavano baciando. Tornò indietro prima di rientrare nello studio fece del rumore, le due si erano ricomposte. Tutta la faccenda non era sfuggita a Lorena ormai diventata la ‘Serva padrona’ di casa Freddi come da opera del Pergolesi. “Professore forse quella ragazza ha ragione, se lei si riassettasse e cambiasse vestiario…Un nuovo spirito aveva invaso la mente del professore soprattutto dal punto di vista sessuale. All’ora di pranzo si presentò sistemato sia per barba e capelli che nel vestito, un figurino. “Complimenti professore, dimostra dieci anni in meno.” Ma quel rapporto intimo fra le due ragazze l’aveva lasciato perplesso, decise di parlarne a Greta. “Gentile signora che ne dice di farmi visita, vorrei farle presente una situazione che mi lascia perplesso.”  “ Vengo domattina quando le ragazze sono a scuola.” “D’accordo.” Il giorno successivo:“Professore non la riconoscevo più, un cambiamento epocale!” “Grazie, quello che le volevo dire riguarda Amaranta e Sharon, sono rimasto sorpreso…” “Le chiedo scusa, molto probabilmente riguarda il comportamento delle due ragazze, so che hanno una relazione omo, me l’hanno confessato, è la loro reazione a rapporti spiacevoli avuti con ragazzi, pian piano e con l’esperienza penso che cambieranno atteggiamento, vorrei confidarmi con lei circa il mio passato. Come avrà notato ho un astio profondo nei confronti del mio ex marito, non mi va di pronunziare nemmeno il suo nome…va bene è Philip. La storia risale ad anni addietro. Sono venuta al mondo  quando i miei genitori erano aventi con l’età. Ero iscritta alla facoltà di medicina quando ad una festa presso l’Ambasciata inglese a Roma conobbi quello che sarebbe divenuto mio marito. Corte asfissiante da parte sua, mia madre mi consigliò di accettare di sposarmi, ‘noi siamo vecchi e malati’, aderii alla richiesta, cerimonia in Campidoglio con i più intimi poi partenza per Londra. Rimasi incinta anche se le prestazioni sessuali di mio marito lasciavano a desiderare, dopo dieci mesi nacque Sharon, assomigliava molto a suo padre, i miei nel frattempo erano deceduti. Mio marito si recava saltuariamente a lavorare in ufficio al Foreign Office. Baby sitter sino a notte inoltrata, destinazione asl locale ‘The Glory’ di cui Philip era socio. Gente simpatica, caciarona e vestita con abiti sgargianti. Philip mia spiegò le varie categorie di personaggi: wife swapping quelli che praticavano lo scambio di mogli, husband swapping  scambio di mariti, drag  queen omo o trans vestiti da donna, cross dresser coloro che vestivano in maniera opposta al loro sesso. Obiettivamente all’inizio mi sentivo confusa, non  immaginavo vher esistesse quella ‘fauna ma tant’è, in fondo la situazione non mi interessava sino a quando mio marito mi chiese di mettere in atto il wife swapping e lo husband swapping…lasciai il locale in taxi e mi rifugiai nell’ albergo ‘Luna & Simone’. La mattina successiva interpellai l’avvocato italo-inglese John Giambrone per assistermi in tribunale nella causa di separazione e poi di divorzio. All’inizio mio marito fece opposizione ma alla minaccia di uno scandalo relativo ai suoi gusti sessuali (in fondo gli inglesi sono puritani), cedette in toto. Ritornai in Italia con Sharon ed il portafoglio ben fornito.” “Madam, potremmo scrivere un  romanzo a quattro mani…” “Io con le mani farei qualcun altra cosa…”
     
     

  • 19 maggio alle ore 15:38
    UNA CUCKQEAN

    Come comincia: L’Apollo, a Messina, era uno dei pochi cinematografi ancora in funzione, molti altri per cause varie, non ultimo il Coronavirus avevano chiuso battenti, la loro apertura non era più remunerativa. Goffredo era seduto in galleria in un posto vicino alla balaustra, stava più comodo poggiando piedi sul muretto, si era stravaccato. Entrando nella hall del cinema non aveva nemmeno guardato che film ci fosse in programmazione. Quella  decisione era scaturita dal fatto di aver ancora una volta litigato con Gloria sua compagna sia di classe (terzo liceo classico) che nella vita, avevano rapporti intimi già dalla quinta ginnasiale. Un futile motivo alla base della lite, il problema di fondo era che ambedue avevano un  carattere volitivo o, per meglio dire intransigente e non cedevano mai dai propri punti di vista. Avevano provato a lasciarsi varie volte ma poi, con le solite promesse di amore eterno si erano riappacificati ma in seguito tutto era finito in ‘gloria’, forse questa era la volta buona per andare ognuno per la propria strada. Goffredo era nato monello nel senso che spesso riusciva a dileggiare i più grandi, professori compresi e, benché preparato nelle materie scolastiche in condotta aveva spesso riportato un  sei con la conseguenza di dover ripetere tutte le materie ad ottobre. Il giovane viveva a Messina con la madre Mecuccia (vezzeggiativo di Domenica) figlia di un proprietario di edifici in città e di terre coltivabili  a Cesarò. Del padre Alfredo conosceva solo il nome, il cotale era sparito da casa quando Goffredo era giovanissimo, nessuno in famiglia parlava di lui. Quel suo carattere spigoloso  forse era dovuto alla mancanza della figura paterna o forse l’aveva ereditato proprio dallo sconosciuto padre. Il giovane con madre e nonna Maria abitavano in una casa vicino al mare in frazione Torre Faro. Gof. frequentava il liceo ‘Maurolico’ in corso Cavour. Raggiungeva l’istituto con lo scooter Aprilia Dorsoduro  in caso di bel tempo, con la vetturetta Casalini M 14 allorché pioveva. Mentre era al cinema Apollo gli venne in mente una sua ‘monelleria’ effettuata al cinema ‘Savoia’ due anni prima. Fatto il biglietto per la galleria non aveva trovato posto a sedere, non la prese bene, si vendicò (che c’era poi da vendicarsi…) svuotando una bottiglietta di birra sugli spettatori della platea per poi scappare dal locale a gambe levate. Il fatto fu riportato da un giornale locale il cui un redattore, bell’esprit intitolò: “Birra gratis al Savoia’. Alla fine del primo tempo si accesero le luci, Goffredo vide nella poltrona accanto alla sua una signora piacente di viso e dal corpo da modella, vicino a lei altra dama piuttosto mascolina anche per i capelli a spazzola ed un viso che sembrava  scolpito nella roccia. Dopo metà del secondo tempo le due dame uscirono dal locale, Goffredo non trovò alcuna scusa per seguirle, rimase al suo posto ma la curiosità gli era rimasta. Fine del film, Goffredo prese l’impermeabile che aveva riposto fra la sua sedia e quella della vicina signora, lo indossò e nel mettere le mani in tasca si accorse che c’era un biglietto da visita con scritto ‘Centro Estetico Sole e Luna  -  via Consolare Pompea 69’. Un chiaro invito della signora viciniora al cine, si ripropose di andarci. Preso dallo studio il giovane non pensò più a quell’episodio sino a quando un giorno la nonna Maria, religiosissima gli si presentò col biglietto da visita in mano: “Adesso frequenti pure istituti di bellezza, lo sai che sono solo una copertura, ci troverai solo ragazze poco perbene, per me sei stato solo una delusione, il tuo nome vuol dire protetto da Dio, mi sa che Dio si sia scordato di te, hai sempre violato la morale, hai calpestato tutte le norme di madre Chiesa, hai sbeffeggiato i suoi sani principi, alla fine della vita ti troverai in una landa desolata!” “Cara nonna sei rimasta indietro di anni, le sacre scritture che tu ami tanto sono state oggetto di revisione, è risultato che Mosè quando andò sul Sinai per ricevere i dieci comandamenti era completamente drogato…” Nonna Maria si allontanò sconsolata, proprio a lei doveva capitare un nipote senza Dio! Mamma Mecuccia non si intrometteva mai nella vita del figlio, non era religiosa, aveva qualche peccatuccio sulla coscienza, si era fatta un amante toy boy. Era estate, Goffredo una mattina con la vetturetta si recò in via Consolare Pompea, si fermò dinanzi al numero 69, suonò una campanella esterna, aprì il portone una ragazza in camice bianco: “Signore buongiorno, penso che si sia sbagliato, questo è un istituto di bellezza per sole donne.” “Una signora m’ha consegnato questo biglietto da visita…” Si accomodi.” “La baby si allontanò e poco dopo: “Sono Hedone, la ricordo, ci siamo incontrati al cinema Apollo, la prego di ritornare dopo le tredici.” “Ho un’idea migliore, che ne dice di incontrarci al ristorante Kaleidos’ che ho visto lungo la strada.” “Accettato, io e Nerina verremo appena finito il lavoro.” Alle dodici e trenta Goffredo entrò nel ristorante che si stava riempiendo di clienti. Si avvicinò un signore distinto ed elegante dal forte accento straniero: “Sono Zeno il titolare del locale, è solo?” “Aspetto due signore. “Dopo mezz’ora entrata di Hedone e di Nerina, salutarono affettuosamente il padrone del locale che già conoscevano, Goffredo si era alzato e le aspettò al tavolo. Nerina: “Lei sembra molto giovane…” “Ho trent’anni, ne dimostro dieci di meno.” “Lei è un bugiardo matricolato, meglio così, i timidi non ci piacciono! Zeno conosce i nostri gusti.” Infatti dopo un quarto d’ora comparve un cameriere con un carrello, un ben di Dio.  Nerina: “Non le dico buon appetito che non è più di moda ma vedrà che apprezzerà il cibo greco.” Previsione avverata tutto buonissimo, Goff fece onore alle cibarie elleniche, solo il caffè era un espresso italiano.  Nerina era la più chiacchierona: “Ti do del tu, non far caso al cattivo umore di Zeno, è omosessuale, è scappato da Atene perché il suo amante gli ha rubato quasi tutto il suo patrimonio, si è confidato con noi, lo abbiamo conosciuto a fondo, è un gentiluomo.” Alla fine del pasto Zeno si presentò al tavolo dei tre: “Permettetemi di offrirvi il pranzo  in onore del signore che vedo per la prima volta e che spero di rivedere quanto prima.” Appena usciti Nerina: “ Caro Goffredo piaci anche agli omo, vedo che rimiri Hedone, se lei non parla vuol dire che…” “Che ne dici di farti i fattarelli tuoi…” “Mi accorgo che ci ho azzeccato, io vengo con te in quella scatoletta di auto, Hedone verrà a casa nostra con la nostra mini.” Il piano superiore dell’istituto di bellezza era la magione delle due dame, arredata con gusto con mobili moderni, il salone poi era un bijou. Hedone mise sull’apparecchio un CD brasiliano indiavolato, invitò a ballare Goffredo che si dimostrò all’altezza, maestra era stata per lui Gloria che era portata sia nella danza che a letto. Dopo un  po’ Goff rivolto ad Hedone: “Mi sono stancato, vorrei riposarmi su di un morbido letto.” Solita Nerina: “Dillo chiaro che ti vuoi scopare Hedone!” Un’ira funesta si stava abbattendo sulla malcapitata che prese una fuga rifugiandosi dentro una toilette e chiudendosi dentro. La chiacchierona ci aveva azzeccato, Hedone condusse Goffredo in camera sua, passaggio in bagno e poi su di un  letto matrimoniale con lenzuola che profumavano di violetta. Goffredo partì all’attacco, prima in bocca un bacio lungo, passaggio sulle tette ed infine sul clitoride piccolino fra pochi peli biondi. Hedone ebbe un orgasmo quasi silenzioso come sua natura, solo al secondo orgasmo si lasciò andare alla grande, all’immissione penis cominciò a tremare tutta, il giovane amante si era dimostrato più che all’altezza. Era quasi sera quando: “Belli di zia, ho visto tutto mi sa che dovrò farmi anch’io il bel Goff anche se preferisco le femminucce, caro amico sono una cuckquean!
     

  • 18 maggio alle ore 17:18
    WOLF DER KÖNIG DES HAUSES

    Come comincia: Pier Luigi Cipriani quarantacinquenne poteva dichiararsi soddisfatto della vita che conduceva. Ex Fiamma Gialla con la qualifica di cinofilo aveva avuto la possibilità, dopo il congedo, di portare con sé Wolf un pastore tedesco addestrato per 'acciuffare' i contrabbandieri al confine Italo Svizzero dove, tempi addietro 'fioriva' il contrabbando di sigarette. Poteva dirsi anche fortunato, suo padre Egidio dopo una vita passata in Brasile aveva fatto fortuna ed era ritornato in Italia carico di Reai. Alla soglia della vecchiaia aveva preferito lasciare al figlio la villa di Roma in via della Magliana per ritirarsi in una casa di riposo alle porte della Capitale ma non in una casa di riposo qualsiasi ma in una di lusso. La A.R. Stelvio in garage aveva a disposizione all'ultimo piano del palazzo una ampia stanza dove alloggiava da solo: computer, scrivania, armadio, televisore, piccolo bagno, insomma un mini appartamento, solo la mensa era in comune con altri alloggiati che dimostravano le loro possibilità economiche sfoggiando vestiario elegante ed oro in gran quantità. Pier Luigi era lo spirito contraddittorio fatto uomo, dopo il primo giorno in cui si era presentato in sala mensa col vestito 'della festa', la sera indossò un paio di pantaloni jeans sdrucinati con scarpe che dimostravano un logorio notevole, camicia con i bottoni abbottonati non in riga, aveva molto del clown. Compagna di tavolo una sua pari età che aveva molto in comune con la signora anziana inglese miss Marple dei romanzi di Agata Christie. La dama aveva anche la non buona abitudine di sputazzare quando parlava, un soggetto perfetto per essere dileggiato. Cosa faceva Pier Luigi? Si arrotolava il tovagliolo sul viso lasciando fuori solo gli occhi mostrando un sogghigno che mandavano in bestia madame Willy che chiese ed ottenne di cambiare tavolo. Da solo Pier Luigi non se la passava, si guardò intorno, scorse una damina giovane che mangiava in solitario. La sera si vestì elegantissimo, si presentò con un finto baciamano chiedendo alla pulsella di poter accomodarsi al suo tavolo. Come risposta ebbe un cenno positivo della testa, aveva le lacrime agli occhi malgrado questo la sua bellezza da biondona era notevole. Pier Luigi non approfondì la situazione con domande inopportune, solo a fine pasto: "Non vorrei essere invadente ma se le posso essere utile..." "Sono Rosanna, oggi è morta mia madre, per domattina aspetto l'addetto alle pompe funebri, ho il problema di seguirlo sino al Verano, non ha una macchina personale." "Ho la mia Stelvio, se ne vuole approfittare..." "Dovrò dormire nel letto vicino alla salma di mia madre ma mi fa impressione vedere il suo viso da morta !" "A questo punto non so che dirle, io ho una ampia stanza ma c'è un solo letto, potrei arrangiarmi sul divano..."Il solito cenno del capo, Rosanna accettò. Dopo il passaggio di ambedue in bagno, spenta la luce Pier Luigi maledisse se stesso per quell'offerta, il divano era scomodissimo ma ormai...Alla luce del suo orologio subacqueo vide l'ora, erano le ventitré e di sonno non se ne parlava, si rifugiò in bagno. Forse per la luce che filtrava sotto la porta fatto sta che Rosanna aprì la porta del bagno, comprese le situazione e: "Venga nel letto, è abbastanza grande per starci in due." Grande il letto
    era ma la vicinanza del corpo di Rosanna che mandava un effluvio piacevole fece alzare 'ciccio'... La baby se ne accorse , prima lo prese in mano e poi in bocca, ci volle del tempo prima che... maledetta la vecchiaia! Sistemata la ciolla il sonno prese il sopravvento su i due sino alle sette quando Rosanna svegliò Egidio. Niente prima colazione erano giunti gli addetti alle pompe funebri. Caricata la cassa in strada
    carro funebre non andava a passo d'uomo ma molto celermente sino all'ingresso del cimitero. Dinanzi ad una tomba vuota i necrofori si diedero da fare per infilarci la cassa, Pier luigi seduto in macchina stava aspettando quando vicino a lui si accomodò Rosanna che, con viso d'angelo: "Sono rimasta un po' a corto di quattrini..." Da gentiluomo Pier Luigi tirò fuori il portafoglio da cui con mossa fulminea Rosanna sfilò due carte da cinquecento Euro che consegnò ai becchini. Solo allora Pier Luigi si rese conto della situazione, pensò di aver incontrato una mignotta di professione e si era fatto fregare come un pollo, unica vendetta possibile partire sgommando con la Stelvio lasciando a piedi la baby.Giunse sotto casa di Pier Luigi che stava uscendo con Wolf e la nuova compagna. "Nuova conquista?" "Sono Aurora, lei dovrebbe essere Egidio, mi ha parlato di lei suo figlio, vedo che Wolf lo ha riconosciuto. Pier Luigi: "sitzung" seduto, il cane conosceva solo il tedesco, obbedì. Egidio si sentiva fuoriposto, non accettò l'invito di far loro compagnia, ritenne opportuno rientrare nel suo alloggio anche se ancora gli bruciava quella presa per i fondelli, mille Euro per un pompino, Rosanna chi era bocca d'oro? Si ritirò nella sua stanza, quella presa in giro lo fece sentire più vecchio oltre che deluso di se stesso, pensò che il mondo è dei giovani. Lo stavano dimostrando Pier Luigi e Aurora che erano entrati in un giro di scambisti ad alto livello. La ragazza una affascinante brunona era stata lei a coinvolgere Pier Luigi che accettò volentieri il women swapping anche per variare la solita routine. Appena entrati Aurora era stata 'rapita' da un paio di giovani, Pier Luigi rimasto solo si avvicinò al banco del bar, occupato a servire i clienti una biondona niente male, sorridente, forse disponibile. "Un Mojito prego." "Sono Rosanna, lei assomiglia qualcuno che ho conosciuto..." "Non ho fratelli forse mio padre...ma non penso." Nei giorni seguenti Pier Luigi non stava più bene, tossiva in continuazione, respirava con fatica, la notte non riusciva a dormire, fu chiamato Simone Alleruzzo medico amico di famiglia che dopo l'anamnesi si mostrò preoccupato: "Occorrono delle analisi in primis una radiografia del torace." Con la sua auto accompagnò Pier Luigi in una clinica dove effettuavano radiografie, ebbe poco dopo il referto, tremendo: 'carcinoma bilaterale ai polmoni all'ultimo stadio'. L'interessato fu rassicurato, una bronchite ma ad Egidio fu descritta la verità che lo sconvolse. Prese da parte il medico: "Faremo qualsiasi cura anche andando all'estero, mio figlio non deve morire!" Simone cercò di tergiversare ma alla fine: "La situazione è molto grave, se tu fossi religioso ti direi di portarlo a Lourdes, l'unica soluzione è quella di alleviargli le sofferenze con degli analgesici, alimentazione via flebo. Cercherò un bravo o una brava infermiera, dimenticavo i dirti che ho consultato degli specialisti, giudizio unanime, nessuna possibilità di guarigione." Wolf era cambiato, veniva fatto uscire solo per i suoi bisogni, il resto della giornata la passava vicino al letto del padrone. La mattina seguente il citofono: "Sono l'infermiera inviata dal dottor Alleruzzo." Wolf si precipitò verso la porta d'ingresso, Egidio rivolto a lui: "Freund" gli aveva segnalato che si trattava di un'amica. L'infermiera indossava la divisa, aveva degli occhiali scuri, quando se li tolse Egidio ebbe un colpo al cuore: "Rosanna!'' Anche l'interessata rimase basita poi si riprese: "È la mia vera professione, se la mia presenza non è gradita me ne andrò.'' Egidio, anche se perplesso col capo le fece cenno di accomodarsi. Rosanna e dimostrò subito la sua professionalità, fece un elenco delle medicine, su un tavolino le mise in ordine di somministrazione, annusò l'ammalato: "Suo figlio deve essere lavato, ci penserò io.'' Tolse coperte e le lenzuola, con un panno intriso di sapone liquido lo lavò prima davanti poi il dorso, nello stesso modo lo risciacquò cambiandogli il pigiama, dimostrò tanta professionalità, Egidio ne prese atto, non c'era altro modo di dare un po' di sollievo a suo figlio. Rosanna mangiava in cucina in compagnia della cameriera Gina, Wolf dimostrò affezione nei confronti della nuova venuta, spesso le girava intorno e la guardava negli occhi, aveva molto dell'essere umano, sembrava riconoscente a Rosanna per le dimostrazioni di affetto che dava al suo padrone. L'infermiera dormiva in un lettino nella stessa stanza di Pier Luigi attenta ad ogni suo bisogno. La mattina seguente si presentò il dottor Alleruzzo per controllare la situazione, fu testimone dell'annusamento con seguito di guaiti di Wolf, non sapeva spiegarsi la cosa. Fu Rosanna che: "I cani sentono l'odore o meglio la puzza del tumore!" ecco spiegata la situazione. Dopo venti giorni si compì il destino di Pier Luigi, una morte serena, sembrava dormisse, non aveva avuto sofferenze per la sua morte. Il trasporto della salma al Verano in forma strettamente privata, dietro il feretro in auto Egidio, Rosanna, il medico Alleruzzo e Gina. Ci volle del bello e del buono per non far uscire di casa Wolf. Un finale sereno un po' per tutti: Egidio abbandonò la casa di riposo per rientrare in quella dove abitava suo figlio, Gina rimase al servizio, Rosanna seguitò ad esercitare la sua professione, su richiesta di Egidio si trasferì anch'ella nella stessa abitazione, aveva una camera tutta sua, non si fidanzò né sposò, viveva nel ricordo di quel signore che aveva conosciuto. Nessuna foto di Pier Luigi per casa, tutti vivevano del suo ricordo nei loro cuori. Egidio ricordò il detto che i padri non dovrebbero sopravvivere ai figli ma il destino...E Wolf? Il cane stazionava sempre sopra il tappeto vicino al letto del padrone con la vana speranza di * poterlo rivedere.Wolf il re di casa.