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Racconti di Alberto Mazzoni

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  • 22 marzo alle ore 17:52
    O TEMPORA O MORES

    Come comincia: Cicerone scandalizzato dei costumi della sua epoca, sarebbe rimasto basito da quelli attuali in Italia. Inizio della storia: Alberto M. ed Anna N. coniugati,  insegnanti rispettivamente di matematica e di lingue, dopo il concorso, per  la loro classifica nazionale partendo da Roma dovevano scegliere una destinazione fra il nord ed il sud. Prevalse la scelta di Anna che, di natura freddolosa, chiese ed ottenne di essere trasferita a Messina insieme a suo marito. All’inizio abitarono in una pensione ma poi una botta di c…. fortuna: i nonni di una alunna di Al., pervicaci  vegani e proprietari oltre che di immobili e supermercati di molti terreni, spesso gironzolavano per le loro terre in cerca di erbe principale fonte della loto dieta ma male gliene incolse. Scambiando verdure velenosissime per edibili, presi da dolori atroci, una notte furono condotti dal figlio Adelardo al pronto soccorso dell’Ospedale ‘Papardo’ ma i medici, non conoscendo che tipo di veleno i due avessero assunto, non ebbero modo di iniettare un antidoto ed i due passarono a miglior vita. Adelardo F. ed Adelaide G. erano stati i nomi imposti ad i due coniugi dai rispettivi genitori i quali, chissà per qual motivo per vendetta e per spiritosaggine chiamarono la loro figlia Messalina come la moglie dell’imperatore Claudio, nome che, per motivi ovvii, fu declassato in Lina ma ‘nomen omen’ come credevano gli antichi romani che nel nome pensavano che fosse descritto il destino di chi lo portava, in questo caso verosimilmente. Lina era giunta all’età di sedici anni ne aveva già fatte, in campo sessuale più di Carlo in Francia. A tredici anni, durante un soggiorno in  un campo estivo per maschietti e femminucce iniziò la vita sessuale con una compagno più grande di età ma, non soddisfatta, ‘si fece’ un professore e da lì…Appena conosciuto Alberto, fustaccio da un metro e ottanta e, a parere della baby ben ‘fornito’, alla morte dei nonni prospettò ai genitori che il loro appartamento sopra la loro villa al ‘Giardino sui laghi’ fosse affittato ai due professori che, ovviamente, accettarono anche per l’esiguo canone di affitto. La villa era dotata di piscina, di campi da tennis , di palla al volo e pallacanestro oltre campo di bocce per i più anziani. Quella notte di agosto Alberto stava patendo particolarmente il caldo al contrario della consorte che avrebbe accesso i riscaldamenti anche d’estate, si fa per dire. Il buon Al. si diresse in piscina dove trovò in acqua Lina con cuffia per i capelli ma la signorina aveva dimenticato di indossare il costume… Dubbio amletico: tornare indietro o far finta di nulla? Seconda opzione. “Professore egregio vedo che anche lei soffre il caldo…” “Si ma il mio è meno caldo del tuo da quanto vedo.” “Non faccia il puritano e mi dia una mano ad uscire dalla piscina.” Un corpo meraviglioso di un metro e settantacinque con tutto il resto…Al. restò affascinato.” “Professore mai vista una donna nuda?” “Una donna nuda si ma non una bambina…” “La bambina potrebbe mettere in atto una poesia di Stecchetti che lei sicuramente conosce “Noi siam le vergini…” “La conosco, anch’io da giovane…” “Non si butti giù, lei anzi tu vali molto più di tanti miei coetanei, inutile dirti che sono a tua disposizione per qualunque…” “Sono sincero, anch’io istintivamente lo sarei ma non voglio guai con i tuoi nè con la scuola…by by.” Al. eccitatissimo, rientrò nel letto coniugale, abbassò gli slip alla consorte girata di fianco e…”Ma che ti prende, pure di notte, stavo dormendo…” Non si sa mai quello che dispone il destino che, ricordiamo, è al disopra degli dei, Al. da buon pagano ci credeva. E infatti una mattina Anna accusò un improvviso dolor di testa e preferì non andare a scuola, Al. andò a lezione con Lina in macchina e poi ritornarono insieme a casa. Durante il viaggio Lina era particolarmente allegra, rideva in continuazione guardando in faccia Alberto che non sapeva spiegarsi questo suo comportamento ma ormai aveva smesso di comprendere una ragazza di sedici anni. Il tu era diventato abitudinario tra i due e Lina: “Lo sai che il giardiniere è un bravo fotografo?” “Allora penso che ti abbia ripreso in pose varie o sbaglio?” “Il fatto è che non ha ripreso solo me ma anche una certa signora…guarda qui!” Foto inequivocabili, Anna ripresa sotto le piante del giardino completamente nuda,  sopra il corpo del giardiniere e non per motivi ginnici, stava bellamente scopando lei quasi mai disponibile a rapporti sessuali col marito! “Queste le tengo io, il giardiniere si chiama Adolfo T., con tua moglie te la vedi tu!” Anna era sempre allegra al contrario del solito, la cura di Adolfo funzionava ma deprimeva Al.  che cercava di capire dove e se avesse sbagliato qualcosa con la consorte la quale ritenne opportuno prendersi un mese di aspettativa e quindi Al. e Lina andavano soli a scuola in auto. Un giorno al ritorno, Al. preso da un attimo di eccitazione, posteggiò in una stradina laterale e prese a baciare in bocca Lina la quale ritenne opportuno sentirsi in ‘ore’ il cosone di Al con relativo finale. A casa Anna era come al solito di ottimo umore,” Ti credo pensò Alberto qual maledetto doveva saperci fare sessualmente” ma che fare? Adelardo dormiva o faceva finta di niente? bah… Questa volta il dio Hermes, angelo custode di  Alberto, prese in mano la situazione per aiutare il suo protetto. Venuto a conoscenza che  Adelardo e Adelaide ogni sabato mattina si recavano all’aeroporto di Reggio Calabria perché appassionati di volo, Hermes fece in modo che il loro aereo avesse un guasto e precipitasse nelle acque del Tirreno con la morte degli occupanti. Funerali in grande stile, i due erano molto noti a Messina.  Messalina prese possesso dell’ingente patrimonio di famiglia perché nel frattempo era diventata maggiorenne. Non vi sembra che la storia ricopi quella rappresentata in due romanzi; ‘Lady Chatterley’ per Adolfo e Anna e ‘Lolita’ per Alberto e Lina che, ovviamente vissero a lungo ricchi, felici e contenti come nelle favole!

  • 21 marzo alle ore 8:47
    UNA VENDETTA CRUDELE

    Come comincia: ‘Amare se stessi è l’inizio di una storia d’amore che dura per tutta la vita.’ Oscar Wilde, malgrado le sue vicissitudini personali, non aveva mai perso di vista l’amore, l’amore che ti può innalzare alle stelle o distruggerti la vita. ‘Mai un genitore dovrebbe sopravvivere ad un figlio’, non ricordo l’autore della frase ma penso che questo aforisma racchiuda in sé il sentimento di un immenso dolore.  Neanche la fede in Dio può lenire la pena, un padre ed una madre riescono solo a sopravvivere. In questo ambito si colloca la storia di Alberto M. quarantenne padre di Massimo, Pericle ragazzo dotato di doti assolutamente superiori alla media in tutti i campi. Nessuno era riuscito a rispondere alla  domanda di Alberto che chiedeva di conoscere come due genitori nomali, lui insegnante di materie letterarie allo Scientifico in via Cavour, la moglie Isabella impiegata al Catasto avessero potuto generare un tal fenomeno che metteva in crisi anche i suoi insegnanti. All’età di tre anni già aveva imparato a leggere, a quattro a scrivere e andando avanti negli anni le cognizioni, appena apprese, rimanevano e si sviluppavano nel suo cervello. Letta una pagina la ripeteva tutta a memoria, anno per anno stava imparando il francese, l’inglese, lo spagnolo e voleva cimentarsi anche col tedesco. Avere un figlio ‘tontolone’ non è certamente l’aspirazione di ogni genitore ma un fenomeno tipo Massimo Pericle! Lo era anche in campo atletico, velocissimo nei cento metri, al calcio ‘scartava’ gli avversari come birilli; talvolta, entrava nella porta avversaria con tutto il pallone! Un avvenimento imprevedibile si stava per abbattere sulla famiglia M.: Massimo dentro un negozio  in compagnia della madre, vide un pallone che rimbalzava dinanzi all’esercizio e si precipitò in strada per raggiungerlo quando si trovò dinanzi un’automobile che lo prese in pieno rimanendo a terra inanimato. Il conducente della Bentley era sceso dall’auto con le mani nei capelli, Isabella uscì dal negozio urlando, fu chiamato il 118 che, a sirene spiegate portò il suo corpo al più vicino nosocomio. Isabelle si accomodò sull’auto dell’investitore  che seguiva l’ambulanza. Al pronto soccorso Massimo che non dava segni di vita, fu sottoposto a tutti gli accertamenti possibili che, però, avevano dato esito negativo: Massimo era morto! Nel frattempo Alberto era giunto in ospedale, i genitori e Federico F., l’investitore, erano seduti nel corridoio su una panchina con lo sguardo nel vuoto. Nel frattempo era apparso anche un ‘corvo nero’ come Alberto, ateo,  chiamava i preti. “Per favore reverendo…” “Non sono reverendo…” “Non so chi cacchio sia ma  si levi dalle balle.” Perché la sorte si era rivoltata contro Alberto seguace del dio Hermes, dov’era finito il suo protettore? Maledizione! Era stata una congiura di Giunone che, sempre in lite con Hermes, aveva convinto Palestra, fidanzata del predetto, ad invitarlo a cena dove il cotale si ubriacò rimanendo groggy sino alla mattina seguente. Hermes, al risveglio, fu assalito dalle ingiurie di Alberto, si informò dei fatti ma ormai… Alberto e Isabella  sembravano due fantasmi, , avevano chiesto le ferie in ufficio, stavano in casa senza parlarsi, l’investitore Federico Z. era andato a trovarli nella loro abitazione per mettersi a disposizione ma, oltre al risarcimento in denaro non aveva altro da offrire. Lasciò un assegno sul tavolo  e invitò i due coniugi ad uscire da casa, inaspettatamente Isabella accettò. Da dietro i vetri, Alberto vide la consorte salire lato passeggero sulla Bentley destinazione…”chi se ne frega”, ormai i rapporti coniugali si erano guastati né il mancato rientro in casa la sera da parte di Isa preoccupò il marito. Il problema era che Alberto si stava lasciando andare con ovvie conseguenze, si era rotto il suo feeling interno, non si amava più se stesso. La portiera dello stabile Giuseppa A., donna di buon cuore, si rese conto dello stato d’animo del professore e una mattina bussò alla sua porta. Aprì un Alberto assonnato, non era andato a scuola, barba lunga, casa in estremo disordine, tapparelle chiuse. “Professore col suo permesso vorrei mettere un può di ordine, per favore lei vada nel salotto. Dopo due ore l’abitazione aveva completamente cambiato aspetto. “Spero che sia contento, mio marito Augusto mi ha detto che vorrebbe controllare la sua Cinquecento, forse la batteria…”Alberto mise mano al portafoglio ma Giuseppa: “Professore non mi deve nulla, se proprio vuole sdebitarsi può dare qualche lezione privata ad Adele, frequenta il terzo liceo classico, il suo collega mi ha detto che ne ha bisogno, oggi e quando vuole è invitato a mangiare da noi vedrà che…” Vedere l’abitazione luminosa (tutte le tapparelle erano state alzate) ed in perfetto ordine diede una spinta psicologica ad Alberto che andò in bagno, si rasò, fece una doccia e alle tredici si presentò a casa della  portiera accolto con grandi sorrisi. “
    C’era tutta la famiglia,  il mangiare era buono, non ricordava da quanto tempo…Il pomeriggio alle sedici si presentò a casa di Alberto la diciottenne Adele con sotto braccio dei libri e quaderni. Il professore la fece accomodare nello studio: “Qual è il tuo problema?” Alberto aveva visto la ragazza da lontano, da vicino gli parve più bella, assomigliava molto alla madre, alta come lei, castana, viso da intelligente, niente trucco, tette ben visibili sotto la camicetta sbottonata, gonna a libro, gambe lunghe, niente tacchi. “La materia che ami di meno?” “Il greco professore specialmente gli accenti, non li azzecco mai!” “E noi te li faremo azzeccare come dici tu. Cominciamo con le ‘Anabasi’ di Senofonte. È la storia di due fratelli figli del re Artaserse e Ciro…” “Professore mi permetta di essere sincera, a scuola sono abbastanza brava, non penso di aver bisogno di lezioni private, di qualche… lezione invece è bisognosa mia madre, voglio e debbo essere sincera con lei. La mia genitrice è innamorata di lei, non ha più rapporti con mio padre ma non per sua volontà, mio padre ha sessanta anni e molti problemi in campo sessuale, ho finito la mia lezione. Lei è una persona intelligente pensò avrà capito, le sarei grata se lei… accogliesse in casa sua la mia genitrice!” “Le mie recenti sventure familiari mi hanno fatto perdere di vista la vita reale, tu mi hai riportato alla realtà, dì a tua madre che sono a sua disposizione, senza vergogna, mi telefoni prima di venire.” Dopo due giorni alle dieci di mattina: “Professore sono Pina la portiera, mia figlia mi ha riferito che lei avrebbe bisogno di una donna le rimetta a posto la casa, quando vuole sono a sua disposizione.” “Cara Pina io sono in aspettativa dalla scuola quindi sono sempre in casa, per qualsiasi evenienza sia mia ed eventualmente tua.” Un lungo silenzio poi: “Professore anche se ho quarant’anni sono stata e sono una donna timida, mi dia una mano lei…” “Cara, dopo la tragedia che mi ha colpito qualsiasi persona che chiede il mio aiuto è la benvenuta in qualsiasi campo, il mondo per me è totalmente cambiato anche perché mia moglie mi ha lasciato, vieni quando vuoi a casa mia, anche subito.” Dopo un’ora il campanello, apparve Giuseppa vestita dalla testa ai piedi. “Benvenuta ma non ti sembra eccessivo il tuo abbigliamento, siamo a luglio e fuori non c’è la neve!” Alberto prese l’iniziativa, baciò delicatamente l’ospite in bocca, l’interessata che chiuse gli occhi e abbracciò Alberto che cominciò a spogliarla; sotto il vestito solo la biancheria intima che il padrone di casa tolse pian piano fino a scoprire un corpo da ammirare, Pina, anche se un po’ più robusta, era la copia della figlia. Passaggio sul lettone matrimoniale e inizio del cunnilinguus che dopo poco portò la donna ad un lungo orgasmo . Alberto si accorse che Pina piangeva…”Ti sembrerà strano questo mio comportamento ma devi sapere che questa è la prima volta che provo questa sensazione. Le mia amiche sposate mi dicevano che i loro mariti usavano questo modo erotico ma a mio marito faceva schifo, non sono mai andata a letto con un altro uomo, tu sei il primo dopo tanto tempo, ho paura di affezionarmi a te…” “Appena ti rimetti in…sesto voglio farti provare un altro modo di…, per ora restiamo abbracciati.” Invece poco dopo Pina prese in bocca il pene di Alberto il quale poi entrò delicatamente in vagina, voleva far provare alla signora il lungo orgasmo del punto G. Ci volle del tempo, ad un certo punto il corpo di Pina cominciò a vibrare, la signora muoveva il bacino sia in verticale che in maniera circolare, lanciava urletti sempre più forti, durò a lungo fin quando, spossata,  si abbandonò incredula di aver provato una sensazione così forte. Dopo un riposino postludio:“ Devo scendere a casa, ho detto a mio marito che venivo da te a far pulizie, le gambe mi tremano, non so che dirti, ho paura per il mio futuro, meglio non pensarci, vivi l tua vita, non voglio crearti problemi.” Una telefonata il pomeriggio da parte di Adele: “Egregio professore complimenti, lei è un mago del…ha distrutto, in senso buono, mia madre,  guardandola in faccia non sembra più la stessa, dovrebbe dare lezioni al mio fidanzato Vittorio che, in questo campo, da quanto riferitomi da mammina, ha bisogno di essere ‘imparato’ scusi l’errore voluto, by by.” Perplessità da parte di Alberto, forse la figlia voleva provare le stesse sensazioni di sua madre? La mattina dopo Al. si recò sulla tomba di Massimo: “Mio caro avrai visto quello che combina quello zozzone di tuo padre, mi domando se da grande avresti seguito le mie orme in  quel campo…mi manchi da morire…” Alberto piangeva, la sua era una ferita sempre aperta. Gli venne in mente l’aforisma di Oscar Wilde ma capì che ancora non aveva fatto pace con se stesso. Due giorni dopo, il telefono: “Egregio professore lei è un birichino ed io una…” “Scusa se interrompo ma forse volevi dire mignotta, se è così sappi che io le amo profondamente, parlo di quelle intelligenti, ho scritto anche dei racconti su di loro, adesso esprimiti.” “Non ho più nulla da esprimere, lei ha inquadrato la situazione, me lo immagino seduto sul divano sorridente mentre sta pensando:’fornicata est mater filia amplius’ non so se il latino sia maccheronico ma riflette la mia situazione di questo momento.” “Ti rispondo anch’io in latino maccheronico: ‘professor copula cum matre et filia’, prima però dovrò domandare un consiglio al mio dio.” “Non la facevo religioso!” “Sono pagano, il mio dio protettore è Hermes ma una volta si è ubriacato e non mi ha difeso da Giunone che mi odia e mi ha combinato un grosso guaio.” Hermes, questa volta attento, diede il suo verdetto in romanesco: ‘Vade securus!’ e così fu per la gioia un po’ di tutti tranne che di un marito il quale, da giuggiolone nato, non si spiegava i cambiamenti della consorte e della figlia!
     
     
     
     

  • 16 marzo alle ore 11:25
    ODESSA PARADISO DI BELLEZZE FEMMINILI

    Come comincia: Arnaldo M., tecnico informatico viveva a Roma in via Cavour, era stato tradito dalla moglie Lucia, impiegata in uno studio legale, che aveva confessato bellamente di essersi innamorata di un suo collega ed era sparita da casa, situazione ormai usuale in una società profondamente cambiata nel senso dei costumi come avrebbero affermato i suoi antenati. Arnaldo non se l’era presa più di tanto, per il suo lavoro girava un po’ tutta l’Europa soprattutto nei paesi dell’Est, in Ucraina in particolare dove aveva conosciuto Nataliya meravigliosa quarantenne plurilingue. La cotale accettò la proposta di Arnaldo di trasferirsi a Roma insieme alla di lei figlia Alina diciottenne, anch’essa deliziosamente bionda studentessa universitaria in lingue (professione di famiglia). Le donne ucraine godono fama di femminucce libere (si in quel senso!) in cerca di polli da spennare, con preferenza per gli italiani per tal motivo Arnaldo da principio in ufficio fu sottilmente preso in giro dai colleghi che però non poterono far a meno di ammirare la beltade di madre e figlia le quali, furbamente, si mostravano molto riservate. La casa di Arnaldo, ereditata dai defunti genitori, era di antica struttura con molte stanze che ospitavano anche i di lui figli Andrea,(Andy) e Alessandro,  (Ale) due sedicenni,  gemelli, iscritti alla quinta ginnasiale. Con tali premesse non pensate che in campo erotico ne potevano succedere di tutti i colori? In verità si in quanto Arnaldo era spesso lontano da Roma per lavoro e le due femminucce, abituate a casa loro a…darsi da fare, sentivano la mancanza di rapporti intimi ma in giro c’erano solo i due fratelli che, ancora giovani, guardavano con interesse le due femminucce che invece cercavano di …farsi amici dei maschietti più esperti e grandi di età. Alina, come si dice in gergo, mandava avanti la casa, aveva ingaggiato Gina P. una cameriera ma il problema era diventato quello della disponibilità finanziaria, i soldi inviati da Arnaldo non bastavano e quindi la signora si ‘guardò intorno’ e, notata un’agenzia di navigazione vicino a casa in via Merulana, si presentò al titolare Giorgio A. al quale fece presente la sua conoscenza delle lingue ed ebbe un colloquio ‘a quattro occhi’ nell’ufficio di Giorgio, il quale  affascinato da Alina, le fece capire esplicitamente i suoi desiderata, in campo sessuale. La dama dopo matura riflessione, passati due giorni si ripresentò al titolare dell’agenzia accettando la sua proposta ma chiedendo in cambio uno stipendio ben superiore a quello dei futuri suoi colleghi. Tira più un pelo…Quello che non doveva succedere avvenne: I due ragazzi una mattina, andando a scuola si videro l’ingresso sbarrato per uno sciopero degli alunni, preferirono tornare a casa; era una uggiosa e fredda giornata romana che non invitava a restare all’aperto. Entrati a casa sentirono dei rumori provenire dalla camera da letto del genitore e, aperta la porta, uno spettacolo imprevedibile: Alina era a letto con un uomo. Sconcertati chiusero la porta e si rifugiarono nel salone senza parlare. Dopo un po’ di tempo videro passare frettolosamente l’uomo che aveva violato il letto matrimoniale del loro padre e quindi l’arrivo di Alina che si sedette dinanzi a loro. Dopo un po’ la signora ruppe il silenzio: “Per voi sarà stato un colpo quello che avete visto ma c’è una spiegazione. Vi siete mai domandati come riesco a mandare aventi questa casa nel senso del denaro che occorre per tutte le varie esigenze? Voi trovate la tavola apparecchiata, i vestiti ben lavati e stirati, una cameriera che mi aiuta nei lavori più pesanti, pensate che bastino i soldi inviati da vostro padre? Quell’uomo che avete visto è il titolare dell’agenzia di viaggio dove sono impiegata, mi dà un bel po’ di denaro ma vuole un compenso extra. Siete abbastanza grandi per non giudicarmi e per capire la situazione. Non servirebbe anzi sarebbe una inutile costernazione per vostro padre se gli riferireste il fatto, decidete voi.” Non c’erano segreti tra madre e figlia, così Natlija venne a conoscere l’episodio senza fare alcun commento, il solo problema era i due ragazzi, era imprevedibile il loro futuro comportamento che poteva provocare anche il rientro in patria di madre e figlia e quindi…Ovviamente a sedici anni Andrea ed Alessandro erano seguaci accaniti di….falegnameria anche se ovviamente avrebbero voluto avere rapporti con una femminuccia ma le compagne di scuola non erano disponibili e quelle che lo erano preferivano uomini maturi. Nat. Si rese conto della situazione generale e decise di sacrificarsi sessualmente per il bene suo e di sua madre. All’università si era ‘fatta’ un boy friend dell’ultimo anno, belloccio e soprattutto benestante di famiglia e quindi non le mancava il sesso ma doveva farsi ‘amici’  Andi e Ale. E così fu. Una sera dopo cena i due ragazzi, augurata la ‘buonanotte’,  si recarono nella loro stanza poco dopo seguiti da Natalji la quale aprendo la porta: “Amici miei, stasera non ho sonno e mi sento triste, se non vi dispiace vi farò un po’ di compagnia.” I due ragazzi dormivano in due letti singoli, la baby si sedette su quello di Andrea: “Lo sai il significato del tuo nome? Vuol dire forte, virile e penso che tu lo sia.” Guardandolo negli occhi  allungò una mano che raggiunse all’interno del pigiama un ‘coso’ già duro. “Vedo che ti piacciono le femminucce, bello come sei chissà quante compagne di scuola ti farai, io sono sola che ne dici se…” Nat. Prese in bocca il ‘coso’ che dopo poco tempo se ne ‘venne’ e lei ingurgitò un bel po’ di ... Andò in bagno, fece dei gargarismi e si ripresentò in camera. “Penso che anche Ale abbia voglia di…” Stesso servizio al fratello poi ritirata strategica da parte di Nat. Quella era stata una idea furba da parte di Alina per evitare che i due fratelli chiedessero a lei prestazioni sessuali. Al ritorno il ‘prode Anselmo’ trovò una famiglia serena e sorridente, Arnaldo, ingenuone, non si domandò da dove provenissero i soldi per il ménage familiare, spesso andavano tutti e quattro a mangiare al ristorante e soprattutto tutti erano sessualmente appagati!  

  • 12 marzo alle ore 18:03
    SASOGUARFI

    Come comincia: SASOGUARFI. Questa parola, cari amici non riguarda le province di Salerno, né quella di Sondrio e nemmeno quella di Firenze, è la sigla della Scuola Sottufficiali della Guardia di Finanza a cui, in passato, il nostro eroe Alberto M. aveva appartenuto al fine di raggiungere il grado di vicebrigadiere, niente a che fare con quella odierna situata a L’Aquila con tutte le comodità possibili. Nel 19… era situata ad Ostia fuori dal centro abitato e vicino ad una pineta. Alberto, quarantenne, sposato con Anna, niente figli per volere di entrambi rivestiva il grado di Capitano. Romano dé Roma aveva chiesto di essere trasferito in un reparto della capitale da Domodossola dove comandava la locale Compagnia ma, per mancanza di calcioni(raccomandazioni), aveva dovuto accettare il Comando della 1^ Compagnia di Allievi Sottufficiali. A quei tempi il ruolo di istruttore comportava automaticamente una certa durezza nel trattare gli allievi ma tale qualità, se qualità si poteva chiamare, non faceva parte del bagaglio del buon Albertone. Appena insediato, in una riunione con i suoi uomini aveva fatto presente che, a suo tempo prima di andare in Accademia, era stato allievo sottufficiale ed aveva dovuto sopportare le angherie dei brigadieri istruttori che sembravano essere stati scelti per la loro cattiveria d’animo il che non aiutava il ben vivere dei loro futuri colleghi. In particolare lo jum jum verso di protesta proveniente dal bocca  degli allievi in fila per il rancio, brutta parola diciamo per il pranzo; il lancio in sala mensa di pallottole di mollica di pane che finivano in testa al brigadiere di turno con la relativa richiesta, evidentemente rimasta non ascoltata “Venga fuori chi è stato!” ed altre amene situazioni che avevano fatto acquisire al capitano Alberto M. la simpatia dei suoi subordinati. Simpatia non condivisa dal Colonnello Comandante della Scuola, Principe Alessandro Barberini che un bel giorno, anzi brutto giorno per l’interessato che fu convocato dal suddetto ufficiale nel suo ufficio. Alla presentazione con tanto di battuta di tacchi da parte di Alberto, il colonnello dopo il previsto “Stia comodo” che voleva dire ‘riposo’, partì con una ‘sparata’ che lasciò interdetto l’Albertone: “Vuol andare trasferito in Sardegna?” “Veramente…” “Veramente un corno, non mi è piaciuto il discorso da lei pronunciato ai suoi uomini, per ora può andare!” Alberto con la coda fra le gambe ritornò nella sua abitazione ad Ostia, raccontò l’episodio ad Anna, mangiò a malapena qualcosa e si rifugiò a letto. Il mattino  successivo chiamò nel suo ufficio lo scrivano finanziere Nando M.(era il suo segretario anche lui romano e con lui in sintonia) e chiese notizie sul Colonnello Comandante. “Signor Capitano ne stia alla larga, è malvisto da molti di noi ma ben ‘ammanigliato’ al Comando Generale e si dice pure amico del Ministro delle Finanze. Ocio!” Un particolare: il nobile principe Barberini era sposato con una uruguaiana che parlava lo spagnolo e non il portoghese come le brasiliane ma aveva molto in comune con il classico modello di quest’ultime: alta bruna, occhi… promettenti, naso leggermente pronunciato, bocca invitante, seno da favola, gambe chilometriche. La cotale aveva la buona abitudine, anche quando il tempo non era molto clemente, di girare per i viali della Scuola Sottufficiali in bicicletta e in hot pants (pantaloncini molto corti) e camicetta particolarmente scollata con ovvia uscita dalle orbite degli occhi degli allievi arrapati. Alberto venne un giorno convocato dal Colonnello Comandante, si recò nel suo ufficio piuttosto preoccupato (pensava alla Sardegna) ma si rasserenò alla vista del sorriso e di una mano tesa del Principe. “Ho saputo dal mio collega di Torino che lei è molto bravo come fotografo, dai suoi atti matricolari risulta essere “capo laboratorio fotografico”, attualmente conduce il laboratorio un finanziere che come professionalità è un cane, lei lo sostituirà.” “Signor Colonnello, molto probabilmente avrò bisogno di acquistare materiali fotografici, lei lo sa quanto sono stitici al Comando Generale in fatto di assegnazione di fondi…” “Con me gli verrà la diarrea!” E così fu, Alberto prima si recò nel laboratorio fotografico , si rese conto della situazione e poi presso la ditta Randazzo ebbe un buono sconto sul preventivo dei materiali scelti. In una settimana fu cambiato il locale del laboratorio, Alberto ne scelse uno più grande con istallazione di una cassaforte (non si sa mai), di acqua corrente e poi: un piano lavoro, una macchina fotografica Topcon con tre obiettivi ed una Yashica Mat, un ingranditore Durst, vaschette, tanks, un essiccatore, una turbo lavatrice, pinze e tanti altri aggeggi, insomma quello della Scuola Sottufficiali era diventato un vero laboratorio fotografico professionale. Il Colonnello Comandante fece le congratulazioni ad Alberto e gli chiese se, nei momenti liberi, volesse insegnare a sua moglie tutto quanto riguardava la fotografia di cui era appassionata. Richiesta alla quale ovviamente Alberto aderì anche se con qualche ovvia perplessità; non ne fece cenno a sua moglie. Il laboratorio era situato nella palazzina dove abitava il Colonnello Comandante ed erano situati anche gli uffici amministrativi chiusi di pomeriggio e così la bella signora Dalida (madre francese, padre uruguaiano) poté recarsi ogni pomeriggio nel laboratorio fotografico senza dare all’occhio ed apprendere l’ottava arte senza incontrare i militari della scuola. Contrariamente al solito, forse per suggerimento del marito, madame in queste occasioni vestiva sobriamente; era una brava allieva nell’apprendere i vari principi fotografici quali la lunghezza focale degli obiettivi, la profondità di campo, i gradi Kelvin e tante altre nozioni che la sera ripeteva al marito contento che la consorte si dedicasse a qualcosa che escludeva sue inclinazioni un po’ pericolose. Un pomeriggio la bella Dalida si presentò  coperta da un lungo tabarrano ma sotto aveva solo un reggiseno che copriva appena i capezzoli e un normale slip.” Non ti preoccupare, mio marito ha acconsentito a che tu mi fotografassi in topless in bianco e nero così svilupperai tu le foto senza portarle in laboratorio esterno,  mi consegnerai anche i negativi.” Alberto si sedette e stette un  po’ a guardare la ‘modella’ per poi notare che ‘ciccio’…”Pensavo che tu fossi omosessuale invece vedo…” “Non cambia nulla, tuo marito è una potenza, potrei passare grossi guai. Ti scatterò le foto e te le consegnerò con i negativi ma voglio un’assicurazuione…” “”Io conosco il direttore delle Assicurazioni Generali, potrei presentartelo.” Pure preso per il culo! Dopo circa due ore le foto,  bellissime,  (Alberto era un artista) erano pronte e l’autore fu gratificato di un bacio non proprio fraterno che portò l’interessato, giunto a casa, a chiedere alla consorte una immediata prestazione sessuale con punto interrogativo da parte dell’interessata. Il seguito è ancora più fantasioso. Finito il corso e partiti gli allievi e, tranne pochi uomini, tutti gli altri in licenza per due mesi.  il Colonnello Comandante  inaspettatamente lo convocò nel suo ufficio: “Ho ammirato le foto di mia moglie, lei è riuscito a trarne fuori il lato migliore senza volgarità. D’estate vado in villeggiatura nella mia villa di Torvaianica ed invito tanti amici, vorrei che lei scattasse qualche foto, sa come sono le signore.” Alberto sbatté i tacchi per andarsene quando: “Lasci stare le formalità, fuori servizio ci daremo del tu.” La parola perplessità esprimeva solo in parte i sentimenti di Alberto che confidò tutto a sua moglie.”Amore mio abbiamo in passato stabilito di essere anticonformisti, mettiamo in pratica il principio e se, necessario, mi comprerò anch’io un bichini ridotto, non pensi che farò la mia figura?” Che dire? Alberto si sdraiò sul letto seguito dalla moglie che cominciò a baciarlo, che la signora avesse assaporato mentalmente quello che la aspettava in vacanza? Bah. Alberto prima di partire fu raggiunto da una telefonata del Colonnello Barberini che, oltre a spiegarli come raggiungere la sua villa, gli chiese di acquistare due maschere, una  per lui ed un’altra per Anna dato che intendeva dare un ballo mascherato. Un ballo mascherato in pieno agosto sembrò ad Alberto fuori luogo ma a questo punto…Allora non c’erano ancora i navigatori satellitari,  Alberto con la carta stradale riuscì a giungere a destinazione. Una villa a tre piani bellissima, un grande spiazzale anteriore, una piscina con ombrelloni,  sdraie e Interni moderni e di buon gusto. Un vicino terreno coltivato da una famiglia di contadini che, per compenso, tenevano in ordine la villa e provvedevano alle cibarie. Una pacchia per Dalida. Ad Alberto e ad Anna fu assegnata una stanza con bagno all’ultimo piano, erano i primi la mattina a recarsi nella vicina spiaggia a prendere il sole gli altri a mezzogiorno quando il sole non fa bene ma…’unicuique suum’, ogni tanto Alberto ricordava di aver frequentato il liceo classico.
    I giorni passavano piacevolmente uguali, la sera tutti distesi ad ascoltare musica o dinanzi alla TV poi un venerdì: Alessandro (in vacanza non più Colonnello): “Per domani ho invitato gli amici intimi per una festa, tirate fuori le maschere. Alberto ne aveva comprato una per sé che gli copriva tutto il viso ed un’altra per Anna che le nascondeva solo gli occhi. Pian piano lo spiazzale si riempì di macchine di lusso, il Colonnello aveva amici facoltosi, Alberto con la sua Jaguar X type non sfigurava davanti a Rolls Roice, Bentley, Borg Ward ed analoghe marche. La signore, scese dalle vetture, si erano recate in una stanza appositamente preparata per depositare gli abiti e restare in bichini ridottissimi, era una calda serata di agosto. “Caro non farti uscire fuori gli occhi, sei ridicolo!” “E tu gelosa!” “Ci scommetti che rimorchio un maschione e ‘men vo non così parlando non onesta!’” “Ora la ridicola sei tu, per questa sera ognuno per conto proprio.” Alberto trovò un tavolino vuoto e fu raggiungo da Dalida. “Mon ami solo soletto, vuoi un po’ di compagnia?” “Graditissima. “Che ne dici se andiamo a parlare dietro l’edificio.” Alberto si domandò che significato aveva in questo caso il verbo parlare. Dalida: “Mi sei sempre piaciuto sia in divisa che in borghese, ti ho anche sognato ma non ho avuto il coraggio di…” “Non ti preoccupare, io e mia moglie siamo anticonformisti.” “Non so sino a che punto potrai capire, guarda…” e Marisa si tolse il bichini appalesando un pene che, anche se non molto grosso, era sempre un pene, Dalida era un trans! Ripresosi dalla sorpresa Alberto: “Anche tu mi sei piaciuta molto e subito ma per paura di tuo marito…, adesso non so che fare, sono sincero, non ho mai avuto contatti con un…cazzo!” “Io mi sento solo donna, quello è un particolare.” “Un particolare che non vorrei sentirmi nel didietro” pensò Alberto ma abbracciato dalla signora prese a baciarla in bocca e sul seno, nel frattempo il coso di Dalida divenne duro e la padrona prese una mano di Alberto e lo circondò muovendolo. Non ci volle molto, il coso cominciò ad emettere sperma sulla mano di Al. ma poco dopo la signora si mise in ginocchio e preso il ‘ciccio’ di Alberto ben dur,  se lo infilò non senza fatica (era molto grosso) nel suo popò. Dalida godette altre volte sia davanti che didietro con piacere anche di Alberto che per la prima volta aveva provato sensazioni inusuali. Al rientro, fra la folla degli invitati incontrarono il Colonnello che li salutò con la mano, aveva capito tutto ma non aveva voglia di parlarne. Anna, sempre mascherata, ballava con un fustone strofinandosi notevolmente, Alberto, preso per mano da Dalida fu condotto nella camera da letto della stessa e sul lettone la baby prese di nuovo a baciarlo con relative conseguenze. Dopo un tempo indefinito Alberto salì nella sua camera, letto vuoto, chissà cosa stava combinando la sua bella! Al risveglio nessuno dei due raccontò la propria avventura, un pizzico di mistero pare faccia bene alla coppia. Finale: Il Colonnello fu molto gentile col Capitano AlbertoM., scrisse a suo carico eccellenti note caratteristiche e lo propose per una promozione. Dopo quindici giorni dalla nomina al grado di Maggiore e il trasferimento alla sede di Siracusa al Comando di quel Gruppo, ad Alberto pervenne un biglietto di congratulazioni da parte del Colonnello Comandante Sasoguarfi con una postilla: “Grazie di non aver pronunziato la classica battuta sul mio cognome ‘A Roma hanno fatto meno danni i barbari che i Barberini’ e per non…”  Diventati anziani i due coniugi M. finalmente si confidarono quello che era avvenuto quella famosa notte: anche Anna aveva provato un uccello ma non quello di un trans!                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               
     
     

  • 10 marzo alle ore 15:18
    UN'EREDITÀ FRUTTUOSA

    Come comincia: Essere svegliati alle 24 dagli squilli del telefono metterebbe in fibrillazioni un po’ tutti noi come era avvenuto ad Alberto M. con accanto la consorte Anna che sbuffò molto finemente “Che palle!” Alberto assonnato: “Spero che sia qualcosa di importante, cortesemente chi sei?” “Sono il notaio John Fulgenzi, la chiamo da Sydney, scusi l’orario, il fuso …ma  penso che la notizia valga la pena di una sveglia notturna, lei è il signor Alberto M?” “Son io, mi comunichi almeno che si tratta di un’eredità, scherzavo, mi dica.” “Appunto si tratta di un’eredità, lei aveva un nonno col suo cognome e dal nome Alfredo?” “Mio padre mi disse che suo padre era emigrato in Australia ma ne ho perso le tracce.” “Suo nonno è deceduto tre giorni addietro, non volendo privilegiare i suoi parenti australiani, con cui è in dissenso, ha nominato lei erede universale, si tratta di una bel anzi di un eccezionale patrimonio, ben dieci miliardi di dollari australiani, ancora non ho fatto il cambio in  €uro …” “Notaio  dire che sono incredulo è il minimo come lei può immaginare, me lo confermi con un telegramma, grazie.” “Anna sono miliardario!” “Ed io la regina d’Inghilterra, buonanotte.” Alberto pensò: “Se hanno scassato i cabasisi a me altrettanto posso fare ad altri e così chiamò telefonicamente Salvatore S. suo cognato, funzionario della banca presso cui effettuava le sue operazioni finanziarie. “Salvo quanto vale in €uro un dollaro australiano?” “Cazzo, oggi è il primo aprile? L'ho sempre detto che...lasciamo perdere, se non ricordo male €.1.580.” “Grazie sappi che da questo momento sono miliardario!” “Vaff…”Dopo due giorni arrivò dall’Australia un telegramma di conferma specificando che, ovviamente, non era un somma in contanti ma che, volendo, lui, il notaio, poteva convertire in denaro corrente le varie attività del nonno (furbacchione il notaio!). La notizia ufficiale fu portata a conoscenza di Salvatore e  di Pina, sua consorte e sorella di Anna con la promessa di non svelarla a nessuno. Alberto prese da Reggio Calabria un aereo per Milano e poi un altro per Sydney dove giunse alle dieci del mattina; in attesa (interessata) c’era il notaio Fulgenzi, tipo imponente che, con in mano un cartello col cognome di Alberto; lo cercò e lo rintracciò fra i passeggeri e chiamò un taxi “Penso che sarà stanco, le ho prenotato la suite dell’albergo Royal di proprietà di sui nonno Alfredo." “Come inizio niente male pensò il neo miliardario, passando nei corridoi dell'hotel vide tante belle cameriere, da tener presenti, ma il destino…”Sono in contatto con due sue parenti, abitano in un quartiere di periferia, se vuole  l’accompagnerò dopo che avrà pranzato.” Alle quattordici il portiere tramite telefono avvisò Alberto dell’arrivo del notaio. Dinanzi l’albergo c’era una Bentley con seduto alla guida il buon Fulgenzi. Alberto si sistemò al posto del passeggero: “Bella auto!” “Sono i risparmi di una vita di lavoro.” “Un cazzo, tu sei un furbo matricolato ma a me non mi freghi!” pensiero di Al seguito da un sorriso. L’appartamento era al pian terreno,  il cognome di Alberto alla porta. Venne ad aprire una signora alta, giunonica senza trucco dallo sguardo duro ma tutto sommato niente male. “Non abbiamo bisogno di niente!” Alberto e notaio erano stati confusi con venditori ambulanti. “Gentile signora, sono Alberto M. e questo è il notaio Fulgenzi, avrà saputo della morte di nonno Alfredo.” “Si, quel maledetto ricco e spilorcio non ci ha lasciato un dollaro, che sia…” “Signora non si agiti, se permette ci sediamo, sono l’erede del nonno Alfredo.”La dama si riprese quasi subito: “Sono Milena V. vedova di Augusto M., vivo qui con mia figlia Aurora che sta tornando dall’università, come vede siamo gente modesta, io sono il coak di una palestra, Aurora è iscritta all’università e si arrangia a far la cameriera in un pub per arrotondare le entrate.” Classico ragionamento : ‘Tu sei ricco, sborsa qualcosa.’ Poco dopo apparve Aurora, bella come una aurora boreale la classificò Alberto e si alzò per un finto baciamano. Avuta conoscenza dei due venuti, Aurora sfoggiò un sorriso deliziosamente infantile, occhi verdi (ereditati dalla madre) e capelli castani e lunghi,  bocca invitante e nasino impertinente, il fotografo dentro Alberto si era appalesato! Aurora: “Allora posso chiamarti zio Alberto, ho sempre avuto il desiderio di conoscere i parenti italiani, lo era mio padre Augusto e mi parlava spesso della patria di origine.” Alberto: “Cara Aurora, nei giorni seguenti avrò bisogno di un interprete perché parlo francese ma non l’inglese, se per qualche giorno puoi lasciare il lavoro…” “Certo che può lasciare il lavoro anzi penso che potrà alloggiare in una camera al Royal dato che dista molto da casa nostra. (la quarantenne mamma dimostrò di essere una furbacchiona!). Dopo la cena in albergo Al. e Au. si presentarono al portiere di notte che non era quello di prima. “Vorremmo la chiave della suite e di una camera prenotata.” “Prego i vostri nomi, nel registro non mi risulta una prenotazione.”ribatté Harry il portiere e si recò in un vicino sgabuzzino dal quale telefonicamente avvertì la polizia, in Australia sono molto rigorosi in fatto di turisti. Poco dopo apparvero due agenti che chiesero spiegazioni. Alberto s’era rotto, un imbecille di portiere del suo albergo gli stava rompendo i zebedei. “Chiami immediatamente il direttore, sono il padrone del Royal!” Un signore in smoking dalla figura imponente si presentò e, resosi conto della situazione, fece accomodare tutti nel suo ufficio. “Signor M. innanzi tutto le chiedo scusa per il comportamento del portiere che, prima della polizia doveva chiamare me, è licenziato, se mi date i vostri documenti li mostrerò agli agenti così la situazione sarà sanata. I due agenti si guardarono in viso non sapendo che fare ma quando ebbero in mano il passaporto d Alberto e la crta di identità di Aurora con dentro cinquecento dollari ognuno, sfoggiarono un gran sorriso:”Tutto a posto!” Il direttore capì con chi aveva a che fare e diede la mano ad Alberto il quale, buono d’animo raggiunse il portiere che, piangendo, stava uscendo dall’albergo; gli mollò cinquanta dollari e:”Sei riassunto!” Un abbraccio da parte di Harry che riprese subito il suo posto. Aurora guardò in faccia lo zio Al. e: ”In camera mi sentirei sola, che ne dici di…” “Dico di si nipotina mia!” Volete sapere il resto, guardoni che non siete altro, ve lo svelerò: “Zione non ho la camicia da notte, vado in bagno e ne indosso una tua.” Inutile dire che la mente erotica dello zione era andata in tilt, nel vedere la nipotina uscire dal bagno con  una specie di tuta da ginnastica, si misero a ridere ambedue. “Forse è meglio che me la tolga e mi metta sotto le lenzuola.” Fece le cosa con calma facendo intravvedere un corpo f a v o l o s o che fece ‘innalzare’ ‘ciccio’ ben visibile ad Aurora che si mise a ridere, non riusciva a smettere. “Scusami non volevo prenderti in giro ma…non lo so nemmeno io della risata, appena ti ho visto mi sei piaciuto subito…che altro dirti? Sono fidanzata con Camillo che talvolta chiamo ‘camomilla’ è un bravissimo giovane e abbiamo stabilito di avere rapporti intimi solo dopo il matrimonio…” “In parola povere sei vergine e tale…” “Sono sincera, ho in testa una gran confusione, rifugiamoci sotto le lenzuola e…non so nemmeno io quel che dico, di colpo sono confusa!” Lo zozzone dello zio ti propone invece di restare sopra le lenzuola senza vestiti, che ne dici?” Per la secondo volta Al. ebbe la visione di quel corpo meraviglioso e per la seconda volta ‘ciccio’ prese ad aumentare di volume. “ Ce l’hai molto più grande di quello di Camillo, mi fa un po’ paura non che…” “Ti bacerò tutta dalla fronte ai piedini deliziosi (forse sono un po’ feticista) e senza porre tempo in mezzo cominciò dagli occhi, soffermandosi a lungo sulle tette, tralasciando il pube e infine i piedini in bocca ma: “Vorrei farti godere col cunnilinguus, non mi dire di no…” Il no non venne e Al si avvicinò dolcemente al monte di Venere, prima le grandi labbra poi quelle piccoline, Aurora era veramente vergine doveva provare una soluzione per togliersi dall’impasse senza spaventare troppo la baby col suo ‘alberone’. “Zietto anch’io  vorrei che tu fossi il primo come ti è successo con tua moglie…” “Qui ti sbagli, Anna aveva avuto rapporti con il precedente fidanzato ma questo non c’entra nulla, m’è venuta un’idea per non farti troppo soffrire: vorrei baciarti la cosina sino a giungere quasi a farti godere e poi…immisio penis come dicevano i latini, tu sei studentessa di lingue antiche…” Aurora aveva compreso ma era ancora esitante fin quando Al. cominciò a baciarle il fiorellino e lei a provare un piacere intenso poi ‘ciccio’  pian piano e con un po’ di dolore da parte dell’interessata si fece strada all’interno della ‘delicia umani generis’ per poi ritirarsi per evitare un possibile venuta al mondo di un AL.AU. Così era iniziato il rapporto tra zio e nipote. La mattina seguente le due cameriere del piano ricevettero cento dollari di mancia ognuna per far lavare a parte un lenzuolo con tracce di sangue... Un giorno Aurora fu chiamata dalla madre al telefonino (che Al. aveva regalato singolarmente alle due) per comunicarle che, al fine di non perdere l’anno accademico Au., doveva recarsi giornalmente all’Università e cosi Al. pensò bene di ‘arruolare’ Milena al posto della figlia prenotando anche a lei una stanza singola nello stesso albergo per evitare inutili pettegolezzi. Durante le ore di non lavoro Milena mise al corrente Al. del matrimonio a suo tempo celebrato con  Augusto M. il quale, benché non dotato fisicamente, la faceva divertire col suo umorismo e, come dicono i francesi, ‘donna che ride è già nel tuo letto’. Il defunto era ingegnere edile e, prima di morire per una caduta dal quinto piano di un edificando grattacielo di dieci piani del quale era direttore dei lavori, aveva prenotato un appartamento di duecento metri quadri al penultimo piano con vista sulla città. La sua morte aveva rivoluzionato la vita di MIlena e della giovane figlia che erano state costrette a rinunziare all’appartamento di lusso ed a mantenersi con lavori precari e vivere in una casa di due stanze, quella attuale, in un rione non residenziale. “Data la tua presenza fisica penso che da vedova avrai ricevuto tante proposte di matrimonio…” “I ‘ronzoni’ non sono mancati ma li paragonavo ad Augusto, non sarei riuscita ad andare a letto con nessuno di loro, sono schizzinosa,  e così…son qua!” Nel frattempo Al. aveva regalato ad Aurora una Mini Minor ed a Milena, dietro sua richiesta, una moto Ducati Monster 600, si era anche messo d’accordo col notaio di prenotare per madre e figlia quell’appartamento descritto da Milena.  Durante gli intervalli di lavoro a Mi. e ad Al. capitava di guardarsi negli occhi, (bellissimi quelli verdi della donna) per poi farsi una bella risata, ambedue avevano capito di voler …ma nessuno prendeva l’iniziativa finché un pomeriggio: “Alberto sei forse timido, guardandoti non si direbbe!” Un attacco diretto che portò i due nella suite, poi nella toilette ed infine sul lettone in cui la spaparazzata Milena col suo fisico statuario faceva una eccellente figura. Ad Alberto, vedendo quel corpo atletico, venne in mente la famosa frase: ‘Potrebbe schiacciare le noi con le cosce, meglio le noci che la sua testa!’ La mattina seguente il notaio Fulgenzi fu pregato di non presentarsi perché Al. non si sentiva bene, vorrei vedere chi, dopo una battaglia su tutti i fronti con una guerriera arrapata da anni di digiuno avrebbe avuto la forza e la voglia di alzarsi dal dolce giaciglio. Milena aveva sfoderato tutta la sua ‘sapienza’ in fatto di sesso facendo penetrare in tutti i suoi pertugi Il ‘ciccio’ di Alberto, questa volta era lui il ‘decisamente distrutto’. Dopo un mese, sistemati gli affari, il buon ‘Ulisse’ decise di ritornare nella sua Itaca accolto da una emozionatissima Anna che gli aveva preparato una cena a base di pesce, piatto preferito da  Al. “Stasera sei stanco del viaggio ma domani…” Anche stavolta Alberto dovette soggiacere alle voglie di un’altra vedova, questa temporanea ma arrapatissima! Due giorni dopo, il quindici di agosto, Sant’Alfredo, onomastico del nonno, Alberto si recò nella vicina chiesa  per incontrare il parroco don Teodosio che conosceva bene e con cui si dava del tu. “Alberto sei una fonte di sorprese, tu da ateo in chiesa? Ti sei convertito?” “No mio caro, ti mollo mille €uro per far dire tante messe al mio defunto nonno di cui oggi ricorre l’onomastico, mi raccomando vorrei che il prode nonnino andasse dritto in Paradiso, se l’è guadagnato! Alberto aveva ricordato la celebre frase di Enrico IV di Navarra che disse “Parigi val bene una Messa” figurarsi 10 m…..di dollari australiani!”
    Storia finita? Ma quando mai. Forte del potere del suo denaro Al. cominciò a guardarsi intorno in campo femminile, prima fra tutte Pina sua vecchia passione molto sensibile al dio denaro, finché ‘ciccio’ reggerà…

  • 08 marzo alle ore 18:18
    ANTONELLA IS ENOUGH!

    Come comincia: Antonella is enough! I decided: enough with the vision of your smile that penetrates my brain and gives the stura to my fantasies; just savor your effluvium that radiates in my interior and explodes in a sea of exciting sensations; it is enough with your breath as hot as the sand of the desert and that envelops me in a whirlwind of pleasant sensations; it is enough with your very sweet vision that slowly moves away until it disappears; enough with the fantasy of your breasts covered with a transparent veil that rises and falls rhythmically; enough with the diaphanous hands that caress my face; enough with your thighs that hold the flooded myomviso of a sweet, fragrant and calkda foam; enough with your eyes half open that penetrate me and give me a daily suffering. I walk among the people and I see you at my side smiling but you're just an elusive ghost!

  • 08 marzo alle ore 17:54
    ALBERTO AND THE SEA

    Come comincia: Albert and the sea. Lying on a deck chair, on the sand, his eyes closed, Albert looked sulky on a moonless night. He felt the noise of the waves that ran after the beach slapping the shoreline and then retreat silently. A light, fresh breeze caressed his body to his face, a pleasant sensation that reminded him of the caresses of his very sweet consort who, with the ever diaphanous and wise men, gave him a thrill all over his body. The landscape was sugary even if it aroused a bit of fear. On the horizon Calabria; its headlights were flashing, sometimes piercing the darkness.As flickering light at sea, fishing boats that with their lights were trying to attract fish.Incielo a star peeked in the clouds that chased each other hiding it and then rediscover it again . Aklberto was ecstatic, drunk with pleasant sensations, he felt optimistic, relaxed. In the tarpaulin of the cikelo he saw dancing girls covered only by a tiny kilt. "You see a good looking sleepy, you look for half an hour, put up your ass!" Albert's mother-in-law was not an example of subtlety!

  • 08 marzo alle ore 9:02
    SIGNORA CON SORPRESA

    Come comincia: Quando viene ad abitare nello stesso tuo palazzo, al piano di sopra, una signora circa trentenne, bruna, capelli lunghi, occhi grandi, viso che esprime una forte sensualità, corpo all’altezza nel senso di: altezza un metro e settantacinque, seno prosperoso, gambe chilometriche, piedi lunghi e stretti,  che poteva  pensare quello zozzone di Alberto M? Esattamente quello che viene in mente anche a voi maschietti, vi si stringono gli intestini (secondo cervello) e vi domandate che razza di c…. volevo dire fortuna aveva avuto il marito neurochirurgo ortopedico, tale Silvio C., ovviamente ricco di famiglia perché, racchio com’era,  se la poteva scordare di rimorchiare una tal beltade. Il signor Silvio C.,(il nome l’aveva detto ad Alberto il portiere Melo) aveva acquistato sia l’appartamento sopra di lui che quello vicino facendolo diventare un tutt’uno; inoltre aveva fatto coibentare tutto pavimenti e soffitti compresi, difficile capire il perché, forse i coniugi erano troppo rumorosi? Tutti gli uomini  dei sei piani della scala di viale dei Tigli 69 a Messina erano in subbuglio. Ovviamente le femminucce minimizzavano: “Che sarà mai, non avete mai visto una bella donna, sicuramente metterà le corna la marito, non fate tanto gli svenevoli con lei, mal ve ne incoglierebbe.” Più di un maschietto, Alberto in testa, avrebbe corso il rischio, l’Albertone era il più dotato fisicamente, un metro e ottanta, divisa da maresciallo delle Fiamme Gialle, barba e pizzo, medagliato ma…La cotale sorrideva a tutti ma non dava confidenza a nessuno. Talvolta la mattina, vestita succintamente, con la sua Mini Minor verde usciva dal garage per rientrare la sera, destinazione…boh. Chi aveva cercato di seguirla in auto era rimasto deluso, la baby guidava come un pilota di formula uno fregandosene altamente del codice della strada, evidentemente c’era chi pagava le contravvenzioni o chi gliele faceva cancellare. Alberto con la sua Jaguar X type, acquistata con i soldi della defunta zia Giovanna, era troppo visibile ed aveva dovuto rinunziare al pedinamento. Idea. Si fece prestare la 695 Abarth del suo amico Franco, auto più veloce della Mini e così scoprì che madame Arlette G. si rifugiava in una villa dei Peloritani, villa a tre piani con ampio giardino dove vide posteggiata l’auto della bellissima. Alberto, quarantenne,  aveva dietro le spalle un matrimonio decennale con Anna M, erano ambedue molto simili e anticonformisti; anche la baby, talvolta, si prendeva qualche licenza ‘sentimentale’ mettendone al corrente il marito, che  così aveva mano libera per le sue scappatelle ma stavolta era dura nel senso che v’erano molte difficoltà che facevano ancora più accanire il bel maresciallo. Il portiere, Melo, informatissimo e foraggiato da Alberto, svelò il segreto del nome di madame: Arlette G. brasiliana. Anna se la rideva bellamente, il maritone sembrava sempre assorto nei suoi pensieri, in verità cercava di elaborare un piano per scoprire i segreti della bella Arlette, bella anche nel nome. Appartenendo al Servizio ‘I’, servizi segreti della Guardia di Finanza, aveva a disposizione tutti gli aggeggi che usano le forze di polizia per scoprire i latitanti: binocoli notturni, cimici da installare all’interno delle auto e sistemi per aprirle senza far scattare l’allarme, canocchiali a lunga portata ed altre aggeggi molto utili come quello che captava le conversazioni all’interno di un’abitazione a cento metri di distanza. Avuta con una certa difficoltà la concessione di un mese di licenza (era luglio), di prima mattina si appostò nelle vicinanze della villa sui Peloritani ma per due giorni la bella Arlette non si fece viva ma il terzo giorno…due colpi di clacson della Mini ed il cancello automatico si aprì. Nel frattempo erano giunte auto di lusso con a bordo uomini e donne eleganti. Alberto mise in funzione il microfono laser direzionale e nella cuffia sentì uomini e donne che, purtroppo, parlavano in portoghese, riusciva solo a capire qualche parola, troppo poco. Dopo circa un’ora pensò di aver sentito la parola ‘shemal’ era inglese,  voleva dire ‘transessuale’, ma chi di loro era il trans , forse Arlette, gli sarebbe dispiaciuto, non era suo desiderio sentirsi nel popò un ‘ciccio’ anche se di un trans. Evidentemente Arlette aveva documenti in cui risultava di sesso femminile. Alberto rimase in macchina un altro po’ di tempo e poi rientrò a casa deluso. “Non fare quella faccia, sei andato in bianco il mondo è pieno di belle donne, comincia con la scoparti la consorte vogliosa!” “Ma quali donne, lì ci sono gli shemal, i trans, cazzo!” Grande risata della consorte e presa in giro per giorni interi sinché un giorno Alberto incontrò Arlette per le scale e: ”Madame vorrei parlarle,  l’ho seguita sino alla villetta sui Peloritani…”Vuole parlarmi o…qualcos’altro, togliamoci dalle scale, andiamo a casa mia, mio marito è assente.” “Sono imbarazzato, vorrei dirle tante cose…” “Non mi sembri il tipo che si imbarazza facilmente, mi pare che sei un poliziotto…” “Sono un maresciallo della Finanza, mi chiamo Alberto.” “Bene Alberto, in passato ti ho notato, sei un bell’uomo ma immagino… Una proposta: mio marito torna all’ora di cena, io non me la passo bene con i fornelli, mi farò portare la cena dal ristorante del viale dei Tigli, ho deciso di fidarmi di te, Silvio è un ‘cukold’ non so se conosci il significato del termine, in altre parole  si eccita e si masturba quando mi vede che faccio l’amore con un altro uomo, ti va bene? Un altro particolare, molto particolare guarda qui, sono un trans, ora decidi tu.”  Troppe novità in un sol momento ma, dopo che Arlette si spogliò nuda (una visione celestiale) prese la decisione di…starci ma come? Si sarebbe arrangiato in qualche modo. Silvio fu informato al telefono dell’invito ad Alberto, Anna  ascoltava le conversazioni con un trasmettitore nascosto. Silvio si dimostrò di essere un simpaticone: “Se ha problemi ortopedici sono a disposizione dai piedi alla cervicale.” Una cena eccellente a base di pesce, solo il vino era mal abbinato, un rosso di Faro ma… figurati se Alberto pensava alla bevanda. Proposta di Silvio: “Tutti sotto la doccia!” ma la peggior figura la fece lui in quanto a pisello era un po’… misero ma la cosa non interessò nessuno. Alberto era già ‘in posizione’ con ‘ciccio’ più enorme che mai che fece scappare ai due coniugi un oh! oh! prolungato. Chi iniziò la pugna; fu Arlette che, con un po’ di fatica, si fece penetrare da Alberto, ovviamente nel sedere, con Silvio che, seduto in poltrona, si masturbava per poi godere in bocca alla consorte. Fine primo round. Alberto era rimasto nel tergo di Arlette che pian piano cominciò a godere alla grande con emissione di sperma dal suo uccello duro preso in bocca da Silvio, un pareggio calcistico! Arlette prese una mano di Alberto e la portò sul suo pene nient’affatto piccolo (era più grande di quello del marito), era la prima volta che l’Albertone provava la sensazione di toccare un membro maschile anche se di un trans,  non sapeva nemmeno lui che sensazione stava provando, qualcosa di inusitato…Un finale incandescente: Arlette si mise in ginocchio è pronunziò una frase significativa. “Distruggimi il culo!” E così fu sinché ambedue godettero alla grande. Ritirata di Alberto che, rientrando a casa: “Posso baciarti in bocca, a sentir voi m’è venuta voglia e mi sono masturbata.” anche Anna aveva partecipato alla orgia di sesso! Ovviamente la situazione si evolse coinvolgendo tutti e quattro perché  non dispiacevano a nessuno quei nuovi rapporti ravvicinati. Una settimana dopo i coniugi C. diedero una gran festa nel loro appartamento. Arrivarono macchine di lusso tutte sistemate da Melo anche nel campo da tennis esclusa una Roll Royce  che aveva il cambio automatico, ci pensò Silvio. Anna in occasione della festa si era vestita in modo eccitante: camicetta scollatissima che faceva intravvedere il seno sin quasi al capezzolo, minigonna che copriva a malapena le deliziose chiappe con indosso uno slip color carne. Ogni tanto si piegava in avanti per far vedere ai maschietti il suo po’ po’ …nudo. Ovviamente aveva attirato l’attenzione degli uomini in particolare un maschietto tipo Stewart Granger un attore americano che conoscono solo i più anziani. “Sono José dos Santos di passaggio a Messina presso miei amici, sono affascinato dalla sua bellezza, sono brasiliano di origine napoletana, non vorrei suscitare le ire si suo marito ma vorrei passare la serata con lei a ballare e poi, eventualmente…Durante un intervallo della musica Anna si rivolse  ad Arlette che le spiegò che il cotale era un miliardaria brasiliano che amava molto le donne e, se gli piacevano a letto, le pagava profumatamente. “Arrivederci a presto!” Così José apostrofò Anna alla fine della serata. Il giorno successivo Arlette scese con la scala a chiocciola interna nel frattempo installata e riferì ad Anna della proposta di José: un assegno con tanti zeri per una notte passata con lui. La proposta fu riferita ad Alberto il quale lì per lì si fece una risata poi: “Ma quanti zeri può riportare l’assegno?” “Da quello che mi ha detto Arlette dipende se sono brava a scopare, tu che ne dici?” “La cosina è tua ma mi sembra che non solo lei sarebbe interessata a…” “Chiamerò Arlette al telefono, tu prepara telecamera e microfono da mettere in camera da letto di sopra, il resto me la vedo io.” Il sabato successivo Anna si era alzata più presto del solito, Alberto la trovò seduta in cucina ancora  in pigiama. “Che pensa l’amore mio?” “Che stasera ti farà le corna anche se ben pagate. Ancora non sono sicura.” A tavola i due coniugi assaggiarono a mala pena un po’ di pasta e poi ambedue a riposarsi. Alle diciotto Anna in bagno per truccarsi, ne venne fuori una splendida donna coperta solo dalla parte superiore del baby doll che lasciava intravedere un pube pelosissimo, uno schianto che lasciò inebetito un Alberto assai confuso. La deliziosa sparì sulla scala a chiocciola interna, Alberto non la vide sinchè Anna andò in camera da letto. “Sono ancora sola, più tardi…” Il più tardi avvenne presto, evidentemente José non vedeva l’ora di…,”Sei magnifica, penso che mi costerai molti zeri!” e sparirono in bagno da cui uscirono dopo un quarto d’ora completamente nudi, Josè già ‘armato’ anche se in maniera minore di Alberto. Sul lettone prese a baciare in bocca Anna che fece segno ‘OK’ per tranquillizzare il marito ma c’era poco da tranquillizzare! José :”Dapprima ti godo in bocca, poi nel culo ed infine in figa, se sarai brava gli zeri saranno…quelli che vuoi tu.” Il tale mise subito in atto quanto promesso ed Anna si trovò ad ingoiare tanto sperma, evidentemente il signore era un bel po’ di tempo che non…Poi si rivolse al didietro: “Mettiti della pomata, ci andrò piano e poco dopo  si intrufolò nel culino. “Toccati la clitoride così proverai il doppio gusto.” Il signore non sapeva che la clitoride era in italiano maschile ma a chi importava. Intanto Anna aveva cominciato a godere, i buchino posteriore si apriva e richiudeva con gran piacere di José. “Sei veramente brava, voglio stare molto dentro di te.” Anna per farlo smettere: “Ho una sorpresa per te, io godo molto con le tette, prova a baciarmele. Appena in bocca i capezzoli divennero duri ed Anna cominciò a godere veramente (gliela aveva insegnato Alberto) facendo la felicità dell’amante che aveva imparato qualcosa di nuovo. “Ti prego vieni in fica, io godo molto col punto G.” Josè era andato in bagno, Anna mandò tanti bacini ad Alberto e fece un V con le dita in segno di…vittoria! Josè tornò in camera con ‘ciccio’ ammosciato, rispetto ad Alberto era un frana, toccò ad Anna rinvigorirlo prima con la bocca poi con le mani, giunto al punto giusto. “Mettilo dentro sino a metà della vagina, così godrò col punto G.” La previsione di Anna si avverò, ormai abituata col marito cominciò a godere alla grande, a lungo finché sfinita…”Basta, mi hai distrutto, sei un vero maschio.” Forse quella frase poteva valere un zero in più ma ancora la signora doveva guadagnarselo, Josè si mise supino con sopra Anna e riprese a baciarle le tette, la novità gli era piaciuta.. “Sono stanca, ti prego lasciami andare, non mi reggo più in piedi, mi hai fatto godere troppo, mai così in vita mia (la bugiarda). La frase inorgoglì il napoli-brasiliano che prese il blocchetto degli assegni e dopo l’uno fece scrivere ad Anna gli zeri. La puttanella ne mise sei in attesa…nessuna protesta, evviva un milione di €uro! Con l’assegno in mano, non trovando più il baby doll, scese nuda nel suo appartamento sventolando al marito, inebetito, l’assegno e poi nel letto in un sonno ristoratore meritatissimo. Il finale: Alberto con Anna e con Arlette, Silvio pure con Anna e con la consorte, Arlette ed Anna fra di loro e con i rispettivi mariti, evviva l’anticonformismo godereccio!

  • 06 marzo alle ore 17:02
    RITORNO AL PASSATO

    Come comincia: Alberto M. con la sua Jaguar X Type stava percorrendo l’autostrada Messina - Palermo destinazione Milazzo: via via le stazioni di Villafranca, di Spadafora ed infine, destinazione finale, uscita Milazzo Centro. Dire che era confuso era un eufemismo. La decisione di andare in quella località di mare era stata da lui presa d’accordo con la legittima consorte Anna M. in seguito ad avvenimenti ancora confusi nella sua mente: andava a trovare dopo dieci anni la sua prima moglie da cui aveva divorziato in maniera burrascosa, motivo: una telefonata di Mary S. intercettata da Anna con la quale la cotale, piangendo, chiedeva di poter rivedere quello che considerava ancora suo marito non avendo accettato la separazione. Alberto presa conoscenza della novità era sbottato in una bella risata: “Proprio tu, tanto gelosa, mi chiedi di…”
    Due sorelle della tua ex sono morte di cancro, anche lei è malata e vorrebbe rivederti prima di…”
    Ecco ora doveva fare il buon samaritano! Il loro divorzio era stato causato da una serie di motivi non ultimo il loro carattere aggressivo e la differenza di visione di molti lati della vita, insomma non si sopportavano più, al suo posto era subentrata una donnina intelligente, deliziosa, simpatica, accondiscendente specialmente in materia sessuale, qualità molto apprezzata da Alberto, Anna.
    Il navigatore satellitare lo aveva fatto arrivare sin sotto il portone; al citofono: “Sono io.” Evidentemente la sua voce non era cambiata, la ex aprì subito il portone e: "Quinto piano".
    ntrato in casa i due ex si squadrarono un po’ senza parlare. Alberto: “Se possibile evitiamo le frasi di circostanza, ‘in fondo non sei cambiato, hai la solita faccia di…, sei un po’ ingrassato e così via.” M
    ary era visibilmente invecchiata, non aveva voluto tingersi i capelli completamente bianchi e lo sguardo era spento, aveva detto la verità ad Anna, gli ultimi avvenimenti avevano lasciato visibili segni sul suo viso visibilmente triste.
    "Emilia e Giuseppina sono morte due mesi dopo una dall’altra, son rimaste solo le mie nipoti figlie di Pina, Manuela e Jole, quest’ultima è a Londra per uno stage, per fortuna Nino S.,  loro padre, anche lui deceduto, era un ricco proprietario terriero in S. Stefano di Camastra, la morte sembra incombere sulla nostra casa!"
    Era luglio, Alberto e Mary uscirono in balcone, il traffico pomeridiano era scarso, in lontananza il porto di Milazzo. “Rientriamo, finisco di preparare la cena.” Mary ricordava ancora i gusti del suo ex, brodetto di pesce alla marchigiana, una delizia innaffiato dal Verdicchio dei Castelli di Jesi, niente vini siciliani, evidentemente Mary era rimasta in contatto con Giorgio Brunori vecchio amico dell’allora suo marito. Anche il pane abbrustolito! Mary ricordava tutto della loro passata unione. Nel dare uno sguardo nello studio Alberto notò una  sua foto formato 50 x 60 in divisa da maresciallo delle Fiamme Gialle con tanto di pizzo e barba, allora neri: era ancora nel cuore della sua ex. Dopo cena passeggiata sul lungomare di Milazzo rimasto pressoché invariato rispetto al passato: ‘orde’ di giovani vocianti, mamme con carrozzine e pargoli, vecchietti seduti sulle panchine a godere il fresco. Ogni tanto Mary salutava qualche signora che guardava la coppia con curiosità, evidentemente erano in amicizia e le cotali si domandavano chi fosse il nuovo giunto. Da lontano una giovin signorina faceva segnali con le mani. “È Manuela non la ricordi?” Come poteva Alberto riconoscere un pezzo di gnocca alta quanto lui, in minigonna, tutta frizzante, sedicenne circondata da ragazze altrettanto vezzose. Una corsa e l’abbraccio affettuoso con Alberto. “Zione ci credi che mi sei mancato, sei un po’ imbruttito ma mi piaci sempre! Ho ancora tutte le foto che mi hai scattato.” Le ragazze in coro: “Alberto, Alberto, Alberto!” attirando l’attenzione e la curiosità dei passanti. “A regà, la finite cò stà manfrina, n’antro po’ me vergogno!” Una ragazza: “Tuo zio è romano, io ho un debole per i romani.” Manuela: “Tu hai un debole per i pantaloni, quelli da uomo!” Risata generale. “Zia vi raggiungerò a casa tua, per stanotte non tornerò nella mia magione!” Alle 22 si presentò silenziosamente Manuela, evidentemente aveva le chiavi di casa. Sorprese Al e Ma. molto vicini sul divano davanti alla TV, avevano la mani intrecciate. Rapido dietro front. Mary non era affatto malata, per sua fortuna nessun tumore ma voglia spasmodica di… rivedere Al.
    “Uno dei due dormirà sul divano, tu da cavaliere non permetterai che una dama…”
    “Alberto non permette niente perché dama a cavaliere divideranno lo stesso letto, ogni eccezione rimossa, ti piace la frase militare!”
    “Stavolta l’accetto non come il passato quando… a proposito quanti anni ha …”
    “Ventisei meno di me.” Mary acida.
    “Allora ancora ciuccia il ciuccio…”
    “Noi quando siamo insieme  facciamo ancora scintille, per smorzare i toni ti propongo di farci carezzare dai tiepidi spruzzi della doccia.”
    Mary era indecisa, forse per non mostrare il suo non più gradevole corpo ma,  in fondo, anche Alberto doveva avere i suoi problemi e quindi… doccia per entrambi. Alberto prese in braccio Ma: e la depositò dolcemente sul piatto, cercarono di guardarsi solo in viso solo che Mary col corpo vicino a quello di Al. sentì qualcosa di duro… Non sapeva che atteggiamento assumere, restò imbambolata, la voce di Alberto: “Non mi dire che in dieci anni non hai mai… “Di ronzoni ne ho avuti molti anche per motivi di interesse perché padrona di una bella abitazione e di una pensione da insegnante ma nessuno passava l’esame, li paragonavo a te e ne uscivano sconfitti!”
    Uscirono dalla doccia per rifugiarsi nel lettone, lenzuola di seta, che lusso! Ciccio, sempre in posizione, attese che la ex si lubrificasse dinanzi e darrière e poi…e poi: una battaglia che le ricordava il passato decennale. Mery piangeva sommessamente, non  era facile capire se per piacere o per disperazione. Un lungo riposo portò ambedue all’ora della colazione, abbondante per riprendersi le forze, nessuno dei due profferiva parola, c’era poco da dirsi se non pensare al futuro. Ad un tratto Mery: “Domani devo fare da madrina ad una bimba nata ad un mia amica a S. Lucia del Mela, resterai solo tutta la giornata.” Effettivamente la baby sparì dalla circolazione ma… ma fu sostituita dalla nipotina, nipotona che, penetrata in casa della zia: “Non vorrai restare solo tutto il giorno, prendiamo la tua auto e andiamo in giro sino a mezzogiorno poi mangeremo alla trattoria del Porto, proprietario è un parente del mio fidanzato Cateno, lo so è un nome ridicolo ma i suoi sono di origine calabrese e per di più cattolici. Io lo chiamo Ciccio, lui non se la prende, è il più bravo ragazzo che abbia mai conosciuto, molti altri erano figli di… e non mi davano affidamento, non è gran che in fatto di sesso ma… mi accontento, certo quello che mi ha raccontato la zia di te…"
    Nessun commento da parte di Alberto, gli era venuta una certa idea. Pranzo alla buona, il trattore chiese a Manuela chi fosse quel signore, gli andò bene la spiegazione del fidanzato di Ema. “La casa della madre della ragazza era veramente splendida, la padrona di casa aveva buon  gusto, addirittura il letto matrimoniale a baldacchino. Vedo che ti interessi al lettone…”
    “Sì è molto di buon gusto…”
    “Vecchio zozzone a me non mi freghi, so quello che ti frulla in testa! Digeriamo poi la doccia ed infine i fuochi di artificio!”
    Alberto ebbe modo di ammirare il corpo merveilleux della nipotina acquisita ma poi alluni sul lettone che non aveva lenzuola di seta ma in compenso era molto morbido. Alberto tirò fuori tutto l’armamentario della sua cultura sessigna, dal cunnilinguus, alla spagnola, all’imissio penis prima nel culino e poi in vagina col conseguente messa in azione del punto G che fece impazzire Manuela. Alla fine “Ecco perché la zia ti rimpiange tanto, mai provato un piacere tanto intenso, se fossi ancora sposato con mia zia, forse…ma meglio così  ci saremmo incasinati.”
    “Ma che ti prende, mi hai distrutto, che cavolo sognavi, sicuramente qualche tua amica mignotta, ne avrò per una settimana, forse un mese mi hai distrutta maialone mio.”
    La voce di Anna era inconfondibile, era proprio che lei protestava ma in fondo non molto convinta, per Alberto era stato tutto un sogno!

  • 27 febbraio alle ore 15:24
    EPITAPH BY ALBERTO

    Come comincia: Hermes, god of thieves and cheaters, makes my eternal sleep consoled by what I loved most in life: from images of graceful and available young girls, from desks laden with succulent foods and exquisite wines to taste in company of convivial carefree and festive and makes sure that it is not haunted by funereal images of prediucatoei, of piagnoni or, what is worse by fools. Let me remind you of the old loves: - the sweet Raffaella with skilled hands - the smiling Adriana with bursting tits - the little Tiziana, small but with a fiery mouth - the sweet Miriam always ready to turn her back - the passionate Violetta always moist. Finally let me forget my beautiful wife Anna: elegant, clsse, haughty, scented but so cold and unfriendly. 'Ciccio' does not have a memory of her but, on the other hand, has consoled herself with her friends. please, Hermes, do that me in the afterlife, I who have never been mischievous or trickster it becomes so as not to make me steal from saints, madonnas, devils and priests masters of the afterlife as they are on this side! 

  • 27 febbraio alle ore 11:04
    AT TATA THE MAGIC

    Come comincia: Or magical Tata, queen of pleasure, wonderful sweet companion of my sleepless nights appear to me timid, reserved, delicious half-hidden in a soft bush. Wave delightfully when your mistress walks, invisible at that moment sure of your erotic charm. I imagine you, I see you, I hear you. Your silence is deafening, you are a dispenser of happiness that upsets my senses. Talk to your lady, tell her of my shudders, of the tremor that attacks me at the thought of your existence, tell her to be generous, I will be her eternal slave. I also need kisses, small bites to inebriate me with your intense fragrance, I would hold you between my lips sucking sweetly, long until an endless thrill will not wake up from sleep with sweet whispers pouring into my mouth a soft river, unstoppable, fragrant . So I dream of you but the dream will come true? All of my being asks you, at your only thought I feel my bowels tighten, the heart baffles quickly, the breath becomes labored ... Please give a positive sign to your eternal, disconsolate, and confident in love, have mercy and also a bit of understanding, fuck!

  • 26 febbraio alle ore 18:37
    TALVOLTA UNA MIGNOTTA...

    Come comincia: Cari lettori, molto probabilmente troverete fuori del comune il titolo di questo racconto, in seguito capirete il perché. Alberto M. era ed è un insegnante di lettere in una scuola media alla periferia di Roma. Non poteva affermare che l’insegnamento gli apportasse molte soddisfazioni come da studente universitario pensava di poter avere. La scolaresca era composta da ragazzi provenienti da famiglie disagiate per usare un termine eufemistico, i padri nella maggiore parte dei sopravvivevano con lavori precari, alcuni erano ospiti delle patrie galere, altri spacciavano, i più furbacchioni erano riusciti a farsi dichiarare invalidi e godevano di piccola pensione ed infine i ladri: non era più facile questo mestiere o professione come affermavano gli interessati, quei fetentoni dei padroni di casa avevano messo porte blindate all’ingresso e talvolta anche alle finestre e poi c’erano i ricettatori che ‘prendevano per il collo’ i venditori di oggetti rubati, una vita difficile. E le madri? Immaginate un po’: le meno appetibili ‘andavano a serva’, quelle discrete si arrangiavano con i vecchietti, la meglio messe erano quelle bellocce,  che ben vestite e truccate accalappiavano i clienti in strada o, le più fortunate in case di signore tenutarie ex…signorine come venivano chiamate ai bei tempi prima che la famosa senatrice facesse chiudere..le case chiuse. Le giovani ed i giovani studenti, benché assolutamente impreparati, d’accordo tutti i professori, venivano annualmente promossi sia per evitare ‘grane’ con i padri sia perché non avrebbero frequentato le superiori. A questo punto ad Alberto venne proposto un lavoro differente che lo avrebbe gratificato: scrivere per un giornale. Armando M. vecchio compagno di scuola aveva ereditato dal padre, deceduto di recente, una villetta a due elevazioni alla periferia di Roma con al piano terra una tipografia. Il genitorere, vedovo da anni e molto parsimonioso, aveva messo da parte un bel gruzzoletto con il quale Armando potè affrontare le spese iniziali. “Caro Alberto voglio mettere in atto un mio sogno, pubblicare una rivista mensile anticonformista che possa affascinare i lettori anche con qualche foto, tu eri molto bravo in questo campo, dammi una risposta entro domani con il settore in cui vuoi operare.“ Dopo cena, spaparazzato sul divano e confortato da musiche brasiliane, il buon Albertone prese ad esaminare le varie possibilità senza riuscire a giungere ad una conclusione, Armando pretendeva qualcosa di diverso dal solito, di riviste in giro ce n’era un fottìo. Si addormentò ma a metà notte si svegliò perché  senza coperta si era preso di freddo; si infilò dentro il letto ma il sonno tardava a venire ed ancora non riusciva a riscaldarsi ma proprio quel disagio lo portò, per motivi ignoti, a pensare alle prostitute che di notte sulla strada accendevano dei fuochi per soffrire meno il gelo notturno. Trovato, avrebbe scritto dei racconti sulla vita delle ‘signorine’ e soprattutto per i motivi che le avevano portato a quella loro scelta. Armando fu entusiasta, ecco quello che desiderava, scioccare i lettori con argomenti fuori del comune, in quel campo sui giornali venivano riportate solo scarne notizie di ragazze condotte in caserma e con maìtresses incarcerate ma, dopo la descrizione del fatto, il vuoto. La notte successiva Alberto a bordo della sua Cinquecento  Fiat di quarantennale vetustà ma ben tenuta si mise a peregrinare sulla circonvallazione di Roma dove le baby ‘lavoravano’; una in particolare attrasse la sua attenzione: alta, castana, lineamenti del viso regolari, poco trucco,e vestita con abiti un po’ più eleganti e meno appariscenti delle sue colleghe. “Gentile signorina vorrei parlare con lei…” “A’ cocco, cò me se viene pè scopà la conversazione falla cò tu sorella!” “Mi sono espresso male, vorrei conoscere  più a fondo e invitarla a casa mia.” “Se vengo a casa tua la tariffa raddoppia, damme n’ documento, vojo sapè chi sei, una volta uno stronzo m’ha riempita di botte!” “Sono Alberto M. un insegnante di materie letterarie, questa è la mia carta di identità.” “M’hai convinto a montà su sta carriola, num me sembri così morto de fame da…” “Questa che tu chiami carriola è un pezzo da museo, la richiedono anche dal Giappone…” “Va bè monto sur pezzo de museo.” Arrivati nel suo appartamento in via Taranto a Roma: ”A proposito come ti chiami?” “Chiamame Letizia, te piace?” “Mi piaci tu, se la smettessi col dialetto romano te ne sarei grato, mi sa tanto che ti piace fare la volgarona ma in fondo non lo sei.” “Ti accontento, in fondo sei simpatico non come i soliti clienti: vado, l’ammazzo e  men vò così parlando onesto!” “Vedi che ho ragione, hai citato l’Inferno di Dante, sicuramente hai frequentato le superiori, dimmi la verità.” Letizia accusò il colpo, con la testa fra le braccia sul tavolo piangeva, situazione che mandava in tilt il sensibile Albertone il quale, dopo un ragionevole lasso di tempo la prese fra le braccia. “Sei un disastro, il mascara si è squagliato su tutta la tua faccia, sembri pulcinella, vai in bagno,  ti ci accompagno io.” La baby si insaponò più volte ed il viso apparve veramente bello senza quel trucco pesante che aveva prima, sembrava una modella, Al la guardava instupidito, non sapeva più che pensare, una tale bellezza a far marchette per strada! “Vieni sul divano, rilassiamoci con un po’ di musica romantica e, se me lo permetti vorrei baciarti…” Letizia non oppose resistenza anzi partecipò attivamente tanto da far svegliare ‘ciccio’. “Vedo una protuberanza che prima non c’era, in fondo mi fa piacere, voglio dirti tutto di me, mi chiamo Beatrice Annibaldi ma non mi piace quando mi chiamano Bea, sembro una pecora ma tu chi sei veramente a parte la tua professione, non ho mai incontrato nessuno che si prendesse interessasse di me, mi sei piaciuto appena ti ho incontrato, ci manca solo che mi innamori di un cliente!” “E se io cliente non volessi essere nel senso che…” “Non parlarmi di amore, mi sono messa nei guai per questo sentimento ma non voglio parlarne.” “Una proposta: bagno insieme e poi, saziati gli appetiti mangerecci saziamo quelli erotici.” Un sorriso di approvazione da parte di Beatrice. “Cavolo una vasca Jacuzzi ma allora sei ricco!” “Lo erano i miei genitori morti in un incidente aereo mentre andavano in Australia a trovare nostri parenti, è stato un colpo durissimo, mi ero appena laureato e, tranne che per l’insegnamento, non sono uscito di casa per molto tempo, non riuscivo a trovare un equilibrio, mi ha, come dire, svegliato il mio amico Armando proponendomi di collaborare con una sua rivista, per ora sono abbondantemente confuso, oltre che stupenda in viso hai un corpo meraviglioso che, se permetti, vorrei…Per Alberto fu il più bello rapporto sessuale della sua vita, Bea ci sapeva fare, dopo un lasso di tempo Al andò in bagno, testa sotto l’acqua fredda, ne aveva bisogno. Si svegliarono a mattina inoltrata abbracciati, Alberto telefonò a scuola, aveva un forte mal di testa e di stomaco, prognosi cinque giorni di riposo. Alberto avrebbe voluto ancora…ma capì che era meglio godersi una giornata di quel sole romano che gli parve quanto mai romantico. Colle Oppio, giardini da lui frequentati da piccolo con i genitori, una vena di tristezza ma la presenza di Beatrice..”Ti chiamerò Bea anche se non ti piace.””Da te accetto tutto ma, ti prego, non mi deludere per me sarebbe la fine!” In via del Corso a fare spese, la carta di credito di Alberto si arroventò ma il padrone ne fu felice, gli abiti e le scarpe che Bea aveva acquistato la rendevano ancora più deliziosa, il padrone del negozio fece i complimenti ad entrambi. “Siete una bella coppia!” L’ovvio problema prese corpo nella mente di Alberto: se qualche cliente l’avesse riconosciuta per strada o in un locale…lo espose a Beatrice che rimase ammutolita. “Mio nonno Alfredo ex commissario di P.S. affermava che tre erano le esse importanti nella vita: salute, soldi e serenità, troverò una soluzione. E la soluzione fu quella di farsi trasferire in una scuola in località lontano da Roma, quale posto migliore della Sicilia? Alberto scelse il liceo classico ‘La Farina’ di Messina dove fu trasferito con ‘l’aiuto’ di un funzionario del Ministero della Pubblica Istruzione che era stato amico dei suoi genitori. Il finale: Alberto non riportò la sua storia sulla rivista dell’amico Armando, la ‘carriola’ divenne di esclusivo uso di Bea, Alberto acquistò una Jaguar x type suo vecchio sogno con la quale visitarono i più bei posti della Trinacria, felici? Alberto faceva gli scongiuri e si promise di non volare mai su un aereo!

  • 22 febbraio alle ore 11:03
    QUANT’È BELLA GIOVINEZZA…

    Come comincia: La Jaguar di Alberto M. viaggiava spedita lungo le strade che portavano in Svizzera sulla sponda sinistra del lago Maggiore. Anna M., vicino a lui, osservava con curiosità le espressioni del volto di suo marito, quei luoghi che stavano attraversando erano stati frequentati da Alberto da finanziere molti anni addietro ma, evidentemente, erano ancora ben saldi  nella sua memoria. Ogni tanto in coniuge rompeva il silenzio: “Qui ad Intra c’era una casa di tolleranza, non ti meravigliare, talvolta ‘ciccio’ era a secco e…” Fermata dinanzi ad una villa favolosa a Cannero: “Ho frequentato in questa casa: la padrona Emma, l’amante Elisa, una cantante di Ascona, la piccola Fru Fru una cagliolina anch’essa femmina e la bellissima figlia  Aurora  anche lei dai gusti particolari… Col mio aiuto voleva uscir fuori dalla sua condizione ma, né io né lei avevamo capito (eravamo molto giovani) che la natura delle persone non si cambia.” “Siamo  a Cannobio, qui sono riuscito a sequestrare ottanta chilogrammi di sigarette con l’aiuto di un tassista che le trasportava nella sua auto. C’eravamo messi d’accordo con segnali particolari  quando avrebbe trasportato sigarette  con a bordo relativo contrabbandiere. Per ricompensa io, di servizio al valico di Piaggio Valmara, gli permettevo di far il pieno di benzina al rientro in Italia, cosa allora assolutamente proibita. Alla mia vista il contrabbandiere, gambe in spalla, era sparito ed io trionfante avevo condotto tassì e tassinaro nella sede della Tenenza dove fui ricevuto dal tenente Sergio T. senza tanti complimenti perché, molto probabilmente, sarebbe stato ‘cazziato’ dal capitano perché il sequestro era stato effettuato da un finanziere, peraltro appartenente ad altro reparto e non dai suoi uomini. Ci scappò un elogio che mi aiutò ad accedere alla Scuola Sottufficiali .“  Dopo cinque chilometri: “A sinistra c’era una villetta dopo ho passato molte ore in compagnia di una gentile vedova e relativo cane ringhioso che mi odiava, lì è stato costruito quel palazzo che vedi. Più avanti a sinistra i locali delle caserme dei finanzieri di mare e di terra,  la Dogana, il Corpo di Guardia delle Fiamme Gialle e dei Martelloni (Carabinieri) e dell’ACI.” Entrarono nel bar. Dietro il bancone una giovane ragazza: ”Che vi posso servire?” “Sono Alberto M. e questa è mia moglie Anna, ho prestato servizio qui al valico negli anni cinquanta col grado di finanziere, ero amico di Ambrogio e di Anna proprietari di questo bar, che fine hanno fatto?” Un velo di tristezza negli occhi della ragazza: “Sono Alice cugina dei vecchi proprietari, Anna è deceduta per un tumore Ambrogio è stato pizzicato dai finanzieri con l’auto piena di orologi, non può risiedere a meno di dieci chilometri dal confine.”  Un silenzio profondo, la morte di Anna era un dolore ripercorso dalla cugina ma soprattutto da Alberto: “Anna era una giovane sempre allegra, simpatica, buona, disponibile, eravamo molto amici. Ho portato delle foto scattate insieme e che avrei voluto rivedere con lei.” Alice offrì loro la colazione ma non volle essere pagata, aveva compreso quali erano stati i rapporti tra sua cugina e l’allora finanziere. Alberto oltrepassò il ponte che divideva I’Italia dalla Svizzera, sotto un torrente impetuoso che proveniva dalle sovrastanti montagne e che si smorzava nelle acque placide del lago Maggiore. Si fermarono alla Dogana Svizzera, “Ai nostri tempi c’era molta armonia fra i finanzieri italiani ed i doganieri svizzeri con scambio di merci che costavano meno dall’una o dall’altra parte. Sicuramente non ci saranno più i vecchi doganieri.” Alberto si presentò ed ad una giovane guardia, descrisse un suo vecchio collega ed amico a nome Alessandro C. Il doganiere fece quasi un salto: “Io sono Marco suo figlio, mio padre abita qui vicino, posteggiate  e venite con me.”  Un vecchio signore era seduto in giardino e contemplava il lago, Marco presentò i nuovi venuti al padre, all’inizio Alessandro era confuso, si riprese subito ed abbracciò Alberto, lacrime da ambo le parti. “Non ci vedo più molto bene ma ti riconosco, sei sempre quel bell’uomo che faceva stragi…scusi signora…” “Non si preoccupi, conosco il mio pollo.” “Non restiamo qui, Alberto vorrà rivedere i luoghi in cui ogni tanto  faceva delle…puntate. Che bella macchina, un po’ costosa…” “Ale io sono stato sempre una persona onesta, è morta una mia zia che mi ha lasciato un gruzzoletto, mi sono tolto una soddisfazione.”  La strada del lungo lago portava a Locarno, al bivio di Ronco Sopra Alberto fermò l’auto: “Abita ancora in quella villa che si intravede una bella signora contornata da gatti, eravamo buoni amici.” “Alessandro so perfettamente che significato ha per mio marito la parola amica, ormai Alberto ha chiuso i battenti nes pas?”  Ad Ascona passarono dinanzi al Night Club dove la cantante Elisa si esibiva a suo tempo. Alberto chiese al portiere di entrare malgrado il locale fosse chiuso. “Grazie per la vostra cortesia, qui una volta cantava Elisa…” “È la padrona, la vado a chiamare.” Apparve una signora un po’ in carne vestita elegantemente e ben truccata, uno sguardo ai quattro poi: “Tu sei Alberto, ti riconosco malgrado gli anni passati, sediamoci, mi fa piacere vederti. Emma è deceduta e ha comprato questo locale a mio nome, Aurora è in Germania, si è sposata con una donna di Berlino, io son qua invecchiata.” Si avvicinò un cagnolino simile a Fru Fru di lontana memoria. “Questa è la quarta generazione di Fru Fru, non so che altro dirti, mi sono emozionata nel pensare al passato, permettimi un abbraccio.” La commozione aveva preso un po’ tutti. “Andiamo in terrazzo, troverai il lungo lago un po’ cambiato, a pranzo siete tutti invitati, penso questa sia tua moglie, non ti offendere se dico che potrebbe essere tua figlia, in ogni caso siete una bella coppia. Riconosco anche Alessandro vecchio doganiere svizzero.”A tavola un po’ di allegria, pranzo a base di pesce di lago e per il vino…Verdicchio dei Castelli di Jesi di Brunori. “Incredibile, il vino prodotto dal mio amico Giorgio.” “Una sera è passato di qui con un suo amico svizzero importatore di vini, è un simpaticone, siamo diventati amici e talvolta vado a Jesi sua ospite.” Il distacco fu fra abbracci e commozione. Erano le quattro del pomeriggio ed Alberto aveva in testa un’idea, rintracciare Nelly D. con cui aveva avuto un rapporto burrascoso.  Ricordava che abitava a Locarno in via Motta -  Al Portico. Giunto in quella località di fece indicare la via e…alzando gli occhi un tuffo al cuore: affacciata ad un balcone una bionda precisa spiccicata a Nelly, stava sbattendo un tovaglia da tavola. Un po’ stupidamente: “Ciao Nelly, mi riconosci?” La donna  circa quarant’anni ben portati guardò stupita Alberto, nel frattempo intervenne una donna anziana, a sua volta stupita, riconobbe l’ex fidandato di sua figlia, quella al balcone era Aurora la figlia di Nelly per ovvii motivi di età, le assomigliava moltissimo, Alberto se ne rese conto. “Sei Alberto…mi riconosci sono la nonna Marisa, questa è Chiara la figlia di Nelly, entrate.” Un po’ di imbarazzo: “Ti presento Alessandro ex doganiere, questa giovin signora è mia moglie.” Nonna Marisa prese in mano la situazione: “Quando Nelly ci ha presentato mi sei subito piaciuto, oltre che affascinante eri allegro sempre sorridente, saresti stato il tipo adatto a mia figlia sempre triste e scura in volto, il suo carattere (ereditato da suo padre tedesco) da quello che ho capito t’ha portato a lasciarla, ma è acqua passata. Il tran tran familiare in casa mia non va molto bene, quel…simpaticone di mio marito se n’è andato con una put…lla che potrebbe essere sua figlia, pare che ora sia di moda. Io e Chiara ci siamo rimboccate le maniche, lavoriamo ambedue e possiamo dire di essere felici. Parlami di te.” “Sono diventato maresciallo e questa è Anna mia moglie, non guardarla con occhi dolci, ha le unghie ben affilate! Ho portato con me delle foto scattate con tua figlia, te le lascio, per me non sono un bel ricordo.” Dopo altri convenevoli la carovana ripartì. Alessandro propose una cena in un locale di un amico vicino Brissago, amico cui aveva fatto molti piaceri quando era in servizio. All’ingresso si presentò un omone di stazza superiore alla media. “Anna e Alberto vi presento il padrone del locale Marco Antonio, ci conosciamo da molti anni e…” Alberto scoppiò in una risata seguito da Alessandro, poi capirete il perché.” Furono introdotti in un locale con un lettino, un divano, una tv ed al centro un tavolo imbandito (evidentemente Alessandro aveva avvisato il padrone.) Solita libagione a base di pesce di lago innaffiata da un ‘Carato doc.’ niente male a cui Alessandro fece molta festa tanto da essere decisamente brillo. “Marco Antonio ricordi quella coppia di palermitani Rosalia e Cateno…ne ho viste delle belle e poi dicono che i siciliani sono gelosi… pensi che i signori si potrebbero offendere se racconto…” “Non ti preoccupare,  siamo anticonformisti.”  “ In breve la storia: Cateno era un impiegato in un ufficio della parte italiana (non voglio dirvi quale) e prima di maritarsi lodava le virtù delle donne sue paesane che non uscivano di casa se non accompagnate come le ragazze arabe ma dopo qualche mese di permanenza al confine italiano la solfa cambiò. Cateno si presentò qui una sera con la consorte che sotto il cappotto indossava poca biancheria intima, riuscii a capire che si eccitava vedendo la moglie che scopava con altri uomini, feci la prova per primo io ed effettivamente Cateno durante il mio rapporto con Rosalia si masturbava bellamente. Questa stanza fu addobbata alla bisogna ed a turno invitai miei amici svizzeri, nessun italiano,  che ovviamente sborsavano bei quattrini (Rosalia era molto bella), soldi che dividevano in due. Una volta un inglese disse come veniva chiamato al suo paese quel genere si rapporto amoroso, forse ‘colding’.” Alberto lo corresse, “Si dice ‘cuckolding’  ma io non sono Cateno ed Anna non è Rosalia…” Risata generale poi rientro in Italia e pernottamento a Stresa in un albergo con stanza con vista sul lago Maggiore. Tappa intermedia a Salerno, rientro a Messina. Pensiero di Anna durante il viaggio:“Chissà cosa avrei provato nell’imitare Rosalia ovviamente con un ragazzo di mio gradimento.” “Non farti venire idee sconce!”Alberto aveva indovinato le fantasie della consorte!

  • 09 febbraio alle ore 16:34
    IL DIAVOLO

    Come comincia: Sicuramente saprete che il Diavolo Belzebù è il principe delle tenebre e degli spiriti malvagi, secondo solo a Lucifero e comandante di una schiera di 6666 demoni. In fondo non doveva essere così malvagio se, secondo il Nuovo Testamento si rivolge a lui Ocozia, re d’Israele, per una sua malattia. Perché questa premessa? Lo capirete in seguito.
    Correva l’anno 19.., il tenente della dei Carabinieri VA. umbro di Perugia
    era in servizio a Varese. Non poteva dirsi che ci fosse molto da fare in quanto a delinquenza ed il cotale passava la maggior parte del tempo fuori servizio al cinema o con qualche gentile signorina in una casa chiusa (allora la Merlin non aveva ancora rotto i zebedei con la sua legge). Un giorno gli capitò sotto mano un volantino in cui v’era un invito agli umbri della città di residenza per un ballo fra paesani. Era un sabato estivo, dopo la mattinata passato sul lago, sonnellino nel pomeriggio e, vestito elegantemente, si presentò nel locale da ballo dove era riconosciuto e non ebbe bisogno di presentare i documenti di riconoscimento. Ebbe una delusione, pensava di incontrare giovin fanciulle sorridenti ma la maggior parte delle femminucce era in là con gli anni e non particolarmente avvenenti. Al bancone del bar notò una donna piuttosto giovane che da sola beveva una bibita. In mancanza di meglio, si presentò: “sono VA. di Perugia tenente dei Carabinieri, non mi risulta di averla mai vista a Varese.” La cotale, anche lei annoiata: “Sono LU. professoressa di lettere, sono sola, mia madre è rimasta a casa, non sta bene.” A VA. la cosa non interessò gran che, chiese a LU. di ballare nel frattempo cercava di inquadrare la cotale: piuttosto alta, sguardo non accattivante anzi un po’ annoiato e allora le propose di uscire dal locale. Il lungo lago era incantevole  e l’atmosfera tra i due migliorò tanto che LU. prese sottobraccio la nuova conoscenza.; parlarono della città di origine di ambedue e riscontrarono che alcune persone erano amiche di famiglia. La serata finì con VA. che accompagnò a casa LU. Che con un bacio appena sfiorato sulla guancia congedò la nuova conoscenza. VA. prese a frequentare casa di LU. solo tre volte alla settimana perché i restanti quattro giorni le due donne si dedicavano all’ordine ed alla pulizia di casa, cosa che, purtroppo per lui,(si trattava di un disturbo ossessivo compulsivo) non gli fece drizzare le orecchie! Stanco della vita in caserma, VA. chiese a LU. di fidanzarti e poi decisero di ritornare alla città di provenienza e di sposarsi, cosa annunziata ai genitori per telefono. Caricati i bagagli sulla Fiat 110/103  di VA. i tre, suocera RO. (vedova) compresa, giunsero a Perugia nel tardo pomeriggio. Mentre ME. Madre di VA.  donna gioviale d un po’ ingenua fece delle feste ai nuovi conoscenti, AR. da vecchio conoscitore di donne capì che c’era qualcosa che non andava ma ormai era tardi di chiedere a suo figlio di fare marcia indietro. Si accollò tutte le spese non proprio lievi della cerimonia dal collocamento in albergo dei parenti venuti da lontano sino al loro vettovagliamento. Da vecchio funzionario di banca aveva qualche picciolo da parte ma avrebbe fatto volentieri a meno di sborsarli, ma i figli…Nel frattempo VA. era stato trasferito a Napoli col grado di capitano e ‘io, mammeta e tu’ si insediarono in una abitazione al Vomero. La prima notte VA. andò in bianco con la scusa della stanchezza del viaggio della sposa, come inizio…
    La seconda notte  VA fece il suo dovere di novello sposo ma rimase un po’ male quando si accorse che non aveva fatto molta fatica…la sposa si giustificò affermando che, secondo il suo ginecologo aveva un imene elastico…elastico un corno era stata fidanzata per anni con un lontano parente che, venendo a conoscere a fondo LU, si era ritirato in buon ordine. Come inizio…ma VA. evidentemente faceva parte della schiera dei Calandrino (ricordate il Decamerone del Boccaccio?), fece il suo dovere quasi tutte le sere sino a quando il grande annuncio da parte della novella sposa: “Sono incinta!” Da quel momento la situazione precipitò: “Non voglio che tu faccia male al bambino!” e così niente più sesso fra i due coniugi con la cacciata dal talamo coniugale di VA. e l’esilio in una stanzetta con letto singolo. Da quel momento lotta senza quartiere da parte dei due coniugi: dispetti a vicenda in tutti i campi e decisione da parte di  VA. anche lui cattolico praticante (aveva pure questo difetto!) che si  rivolse  alla Sacra Rota per avere l’annullamento del vincolo  matrimoniale. Spese un fottìo di denaro con la conclusione: matrimonio valido! Nacque una deliziosa bambina cui venne apposto il nome di FE. in onore di un nonno furbastro che durante la prima guerra mondiale, per non correre rischi, rischi, tramite raccomandazioni, riuscì a farsi assegnare ad un incarico amministrativo ma male gliene incolse lo stesso in quanto durante il tragitto caserma – ufficio postale fu centrato da una granata austriaca. Purtroppo per FE. Le liti coniugali si riversarono su di lei che fu ‘sballottolata’ fra la genitrice ed i genitori di VA. che nel frattempo, approvata la legge Gaslini-Fortuna potè divorziare ma ancora una volta male gliene incolse: complessato in campo femminile sposò TI. una napoletana grassa, anche volgare e fumatrice accanita. Passa un giorno, passa l’altro ( non centra il prode Anselmo)i due coniugi passarono a miglior vita VA. per un diabete ribelle e TI. per un ictus. Dal loro ‘incontro’ venne fuori RO. giovane che, purtroppo per lui, era poco dotato intellettualmente per cui fu costretto a fare l’operaio. In seguito per la crisi generale fu licenziato ed il povero RO. fu costretto a sopravvivere con una piccola pensione della Previdenza Sociale, ovviamente niente auto né moto solo una bicicletta con cui si recava nella mensa di una chiesa per fare pulizie ricevendo in cambio il vitto giornaliero. Un particolare: RO. Era diventato obeso e gran fumatore e niente femminucce, un disastrato. Un passo indietro di anni: unico rimasto della famiglia originaria AL. che non riuscendo a vincere concorsi per l’Accademia dei vari Corpi di Polizia, (non aveva nessuno che lo raccomandasse) si accontentò di fare l’allievo finanziere in quel di Roma nella caserma di via XXI aprile. Abituato da gran signore nella famiglia originaria (nel frattempo AR. e ME. erano deceduti), strinse i pugni ricordando le raccomandazioni di nonno AF.: mai dichiararsi volontario per qualsiasi incarico e non fidarsi nemmeno della propria ombra, consigli preziosi! Gli istruttori erano o giovani sottobrigadieri stronzi ovvero vecchi brigadieri silurati alla promozione di maresciallo, tutti acidi  pronti a prendere per i fondelli i poveri allievi. Esemplificando: “Chi di voi sa suonare il pianoforte?” A due sprovveduti che si presentarono: “Andate al circolo ufficiali al pian terreno e trasportate il pianoforte al terzo piano a casa del Colonnello Comandante.” Altra boutade: “Chi di voli ha un titolo di studio di media superiore?” Ai sei presentatisi: “Andate a pulire le latrine delle tre Compagnie, due per piano.” Al. fu notato che se ne stava sempre in disparte da un vecchio brigadiere. “Ah fai il furbo? Hai un bottone sbottonato, cinque giorni di consegna.” Togliere la libera uscita ad AL. era la peggiore punizione che potesse capitargli perché non poteva recarsi in a piazza di Spagna non per ammirare i monumenti ma, più prosaicamente,  per frequentare delle signorine dentro una casa chiusa. La sua salvezza fu un capitano di Perugia cui si presentò facendo presente la sua situazione, da quel momento libera uscita tutte le sere! Indossate le fiamme di finanziere, AL. fu costretto a farsi trasferire in ‘reparti situati ai confini di terra' conditio sine qua non poter accedere alla Scuola Sottufficiali. Vinto il concorso indossò nel 19..i gradi di vicebrigadiere ed assegnato alla sede di Messina. Qui trovò il solito stronzo superiore di grado, piccolo e brutto che lo prese in antipatia affidandogli i compiti più ingrati. AL. Studiò la situazione e la risolse in modo brillante congratulandosi con se stesso: fece domanda per ottenere la qualifica di ‘capo laboratorio fotografico’ (era stato sempre un appassionato di foto) e, una volta ottenutala, si presentò a quel superiore poco simpatico con in mano una circolare in cui si prescriveva che chi fosse in possesso della qualifica suddetta non potesse essere trasferito ad altri incarichi, tieh! La sua vita ovviamente cambiò in meglio, per eseguire servizi fotografici aveva a disposizione una un’auto targata G. di F. con cui percorreva le province di Messina, Catania, Siracusa e Ragusa imbarcandosi anche sulle  motovedette e sugli elicotteri, una pacchia. Ovviamente nel frattempo non si fece mancare …la materia prima, non aveva difficoltà di conquiste femminili, era alto un metro e ottanta e attirava il sesso femminile anche per la sua simpatia. AL. Si era scoperto anche scrittore, aveva pubblicato un romanzo sulla sua vita e quasi ogni settimana ‘sfornava’ un racconto, spesso di natura erotica, ormai era arrivato a cento. Fece pubblicare un trafiletto su una rivista nazionale ed ebbe un discreto successo. Troppo bello per durare, il suo dio protettore Hermes, in altre faccende affaccendato, si distrasse e un messaggio giunse sul computer di AL.: “Sono tua nipote FE. figlia di VA., ti ho rintracciato tramite I racconti che hai pubblicati su l’app.’APHORIM, mi piacerebbe allacciare un rapporto con te, siamo rimasti in pochi che portano il nostro cognome anche se francamente devo dirti che tuo fratello mi ha rovinato la vita.”Come premessa non era delle migliori. AL. Un po’ sorpreso rispose alla mail  e così cominciò un passaggio di notizie sulle proprie posizioni in vari campi, non ultimo quello religioso che era basilare per FE. decisamente meno per AL. Il quale nei suoi racconti aveva chiaramente dimostrato  la sua contrarietà ad incomprensioni, fanatismo e puritanesimo. Una frase di FE. lo colpì: “Non c’è sesso senza amore!” tuttavia ritenne opportuno non sottolineare i rispettivi punti ti di vista e si scambiarono notizie sulle loro vite passate forse però FE. non comprese quanto grandi fossero le differenze che li dividevano. AL. fece chiaramente capire i suoi punti di vista in fatto di sesso raccontando l’episodio di quando, davanti alle prorompenti tette della cognata  (sua moglie le aveva più piccole) gliene tirò fuori una dal reggiseno fra gli applausi  dei presenti. In seguito ad altra corrispondenza FE. scrisse ad Al.una mail di fuoco coinvolgendo anche la figlia CH., degna di sua madre, che fece altrettanto. Al. infine rispose facendo presente che non intendeva offendere nessuno e che voleva che la cosa finisse lì ma come risposta? Indovina, indovina: “Sei il diavolo!” Quella era l'espressione di una fanatica religiosa e quindi non degna di risposta. Non raccontò l’episodio alla dolce consorte An., erano una coppia talmente affiatata, anche se con una grande differenza di età, si poteva usare la parola amore. Cambiando argomento, la piccola AN. aveva un solo difetto, usava spesso per acquisti la carta di credito ma sicuramente era una delle donne più eleganti di Messina ed AL. ne andava orgoglioso. Avrete capito che Il diavolo è il concetto che si lega all’inizio del racconto, AL. Ricordava una barzelletta in cui un uomo interrogato se preferisse andare in Paradiso o all’Inferno rispose: “in Paradiso si gode di una bella aria ma all’inferno ci si diverte di più.” Sicuramente non avrà fatto ridire qualche fanatica religiosa ma poco me ne cale. Per finire una osservazione: in casa d FE: i maschietti contavano pochissimo, quelli presenti e forse anche quelli futuri, molto probabilmente potevano assimilarsi a Calandrino, senza offesa per nessuno!
     

  • 26 gennaio alle ore 17:38
    UN SENSUALE EFFLUVIO

    Come comincia: “Abbracciami forte” le parole di Anna erano rivolte ad Alberto i cui pensieri erano rivolti altrove. Una nebbia, a tratti intensa, stava invadendo i monti Peloritani che sovrastano Messina facendo sparire dalla vista il paesaggio. La vista dei fusti degli alti pini si dissolveva pian piano, in lontananza si intravvedeva appena il viottolo inghiottito dalle brume e una casa diroccata nelle cui vicinanze Alberto aveva posteggiato l‘auto. Il paesaggio surreale veniva talvolta illuminato dai fari di qualche automobile di coppiette in cerca di solitudine. All’interno della Opel i vetri si stavano appannando impedendo viepiù la visuale. Alberto abbassò il vetro dello sportello dalla sua parte per contemplare, affascinato, il panorama.  Era abbastanza inusitato che in Sicilia, nel mese di aprile, si appalesasse un tempo così invernale, sembrava che la natura volesse ovattare la sua particolare storia d’amore.
    Non era nuovo ad avventure ’galanti’ per dirla in stile ottocentesco ma andando avanti negli anni gli capitavano storie sempre più particolari.
    Si girò verso Anna ventenne dal seno impertinente e dal ventre piatto dalla bocca deliziosamente infantile e dai verdi occhi ora sorridenti ora tristi ma che in ogni caso gli facevano provare sensazioni di tenerezza, di rimpianto dei suoi quarantotto anni di età, molto ben portati ma che cominciavano a dare i primi segni di futuri ‘acciacchi’.
    “Sei signorile, elegante, hai personalità, ti sposerei subito, dove lo trovo un ragazzo che mi soddisfi: i miei coetanei sono insulsi, pensano solo al sesso ma ad un sesso vuoto. Tu mi dai calore, sicurezza e gioia di vivere, quando ti abbraccio mi si riempiono gli occhi di lacrime e quando mi distacco da te sento un vuoto profondo, vorrei tornare indietro…
    Siamo venuti qua a guardare il panorama? Ti prego toccami il seno, mi fa tanto male, sai le pillole…, in fondo il sacrificio lo faccio per te…” “Per noi” corresse Alberto.” “Va bene per noi ma toccalo delicatamente anzi bacialo mi piace di più.” Il piccolo seno di Anna si muoveva delicatamente su e giù per il respiro affannoso, Alberto cominciò ad accarezzarlo ed a baciarlo dolcemente tutto intorno come piaceva a lei provocando mugolii di soddisfazione. “Toccami per vedere se sono bagnata sotto.” Anna era sempre bagnata ‘sotto’ quando era con Alberto. “Mi basta sentire la tua voce per telefono ed anche quando siamo fra la gente, se mi guardi in un certo modo, anche senza toccarmi…” aveva confessato la baby, un tipo unico. “La mia amica Cettina ci mette molto tempo, a suo marito lo fa ‘lavorare’ tanto e poi si fa male, me lo dice lei, io invece…” La natura è strana pensava Alberto la genitrice di tanta delizia, Mara, donna dura non apprezzata di certo da un marito grasso e piccolo non solo di statura, conformista e con i santini sparsi per casa non poteva di certo averle trasmesso quella natura sessuale che già a dodici anni la scuoteva tutta. “Coma fa una donna a non amare il sesso? È meraviglioso, mi distende, mi rende allegra, mi bagna le parti intime,  mi piace tanto!” “Non fare la razzista all’incontrario” diceva convinto Alberto “Non pensi a quello che dicono le frigide, perlomeno di prenderesti della puttana.” “Mi piace essere mignottella” gorgogliava Anna. Non era facile fare un ragionamento razionale con lei. “Va bene se preferisci la nebbia a me scendo dalla macchina.” Una ventata gelida le fece cambiare opinione, ora sedeva buona buona al suo posto, Alberto non era il solito fidanzato, c’era qualcosa in lui che la attirava in modo notevole. “Tua moglie, hai avuto da dire con tua moglie?” “Non è in città, è da sua madre a Milazzo altrimenti non saremmo qui.” “Ma allora che d’acchiappa, non mi vuoi più bene, dimmelo, ti prego, lo sai che non potrei vivere senza vederti, quando sei andato a Roma da tua cugina…non voglio pensarci, un giorno stavo per prendere l’aereo, lo sai quanto sei importante per me.” I due amanti si erano incontrati circa un anno prima in un circolo di nobili frequentata da gente un po’ snob: i mariti annoiati parlavano fra di loro, talvolta venivano interrotti dalle legittime consorti per un giro di danza, qualche vecchio pensionato, in vena di follie, si buttava con le ultime energie rimaste su qualche giovin pulsella che non riusciva a dir di no a quel brutto satiro. Alberto lontano dalla legittima consorte, annoiato,  girava per i locali. Alle pareti quadri di cattivo gusto, forse dipinti da qualche frequentatore del circolo che lo facevano sorridere. Stava accendendo la pipa quando si trovò fra le braccia una fanciulla uscita di corsa  dalla toilette delle signore; I fili incandescenti  del tabacco si erano sparsi sul vestito dalla signorina ed anche sul suo smoking. Dopo aver spento i vari ‘focolai’ Alberto guardò in faccia Anna, serafico lui, arrabbiatissima lei che aveva preso fiato per aggredire il suo astante ma, guardando la sua espressione, aveva desistito. Il silenzio ed il modo di guardarla  tra l’incuriosito ed il divertito le avevano impedito di dare la stura ad una delle sue solite sceneggiate aggressive. Nel frattempo Alberto aveva preso fra le sue le deliziose diafane mani di Anna e, guardandola negli occhi: “Ma così corrono solo le gatte, qualche parente fra i felini?” Fare ammutolire la ragazza non era impresa facile, ma lei non sapeva che dire, ogni frase che le passava nella la mente le sembrava inadeguata alla situazione e poi si sentiva imbarazzata. Ritirò le sue mani da quelle di Alberto e, senza guardarlo in viso, rientrò in sala. “Ehi gatta non ti sarai offesa!” Maledizione le dava pure del tu, mi ha chiamato gatta, ora gli faccio sentire le unghie del felino. Si girò di scatto con lo sguardo fiammeggiante della vendicatrice sospinta da una giusta ira ma la risata di Alberto la colpì bloccandola. “Mi scusi signorina sia per la bruciatura che per l’appellativo di gatta, vede io sono un istintivo e dico sempre quello che mi passa per la mente, non la chiamerò più così, lo giuro, l’appellerò alla francese ‘chatte’” “Questo seguita a prendermi per i fondelli, chi crede di essere, maledetto sfrontato, borioso e impertinente!” Ma la frase era rimasta nel suo pensiero, non aveva ancora pronunziato verbo, cercava qualcosa d’effetto che potesse trarla d’impaccio ma non trovava nulla, meglio il silenzio. “Signorina è la tecnica migliore, lo faccio anch’io quando sono impacciato. “Accidentaccio questo mi legge pure nel pensiero, lo odio…” Stava di nuovo allontanandosi quando si sentì afferrare per la vita, “Anna questa volta era molto infuriata, questa non gliela perdono” Stava per reagire quando si trovò stretta al petto di Alberto, gli occhi di lui la scrutavano dall’alto del suo metro e ottanta, occhi seri, tristi, anche questa volta non reagì. Alberto la lasciò andare, uno accanto all’altro rientrarono in sala accolti da una musica sud-americana, Alberto la prese fra le braccia e cominciò a ballare.  “Lei è l’uomo che non deve chiedere mai, non mi piacciono i presuntuosi.” Si sciolse dall’abbraccio e si allontanò sculettando deliziosamente.
    “Alberto dimmi cos’hai, te lo chiede la tua chatte, ti sento lontano.” Il più non giovin signore rientrò nella realtà, la nebbia si era fatta ancora più fitta ed il buio della notte avanzava. “Ho un po’ di paura ti prego di stringerti a me, ne sento il bisogno, lo sai che ti voglio un bene dell’anima.”  Alberto invece aveva voglia, una voglia sessuale violenta che gli stringeva lo stomaco come una morsa, tolse le scarpe ad Anna, poi i collant e lo slip, intravide nella penombra le morbide deliziose cosce e affondò la bocca nella deliziosa ‘chatte’ già bagnatissima. La baciò a lungo. Sentì qualcosa di vischioso sulle labbra e sulla barba. Anna si era lasciata andare completamente e respirava forte, ogni tanto si lamentava sommessa e si mise sopra di lei penetrandola facilmente. Sentì che i loro umori si univano, lei si muoveva freneticamente. Alberto sentì che ‘ciccio’ si ritirava lentamente. “Una volta duravo più a lungo, ora…” “Non ti cambierei con un giovane, hai tutte le qualità che desidero, sono molto  innamorata di te, talvolta ho paura che tu sparisca dalla mia vita. Ricordo quando ci siamo rincontrati per la prima volta dopo la festa da ballo, era un anno addietro, siamo andati al mare, era aprile, il tempo nuvoloso. Avevo accettato l’invito senza convinzione mi hai fatto delle foto in bianco e nero ed a colori, mi dicevi: guarda verso il mare, meno pensierosa, sorridi meno forzatamente soprattutto con gli occhi, va bene, mi piaci anche seria, imbronciata sei deliziosa; era venuta gente. In macchina al ritorno sentii il desiderio di raccontarti qualcosa di importante della mia vita, non ero più vergine, mia madre mi ucciderebbe, mi ha inculcato l’idea che la verginità è un bene supremo. Ero impiegata presso lo studio di un ingegnere, io geometra  lavoravo anche fuori orario. Un pomeriggio, assente la moglie, mi invito a mangiare in casa sua, forse per il troppo spumante ingurgitato non mi sono quasi accorta che quel maledetto mi aveva spinto sul divano e mi aveva violentato. Giunta a casa mi sono rifugiata a letto con la scusa che mi sentivo male. Dopo una settimana mi sono recata da un ginecologo che mi ha confermato che c’erano delle lesioni sulla mia…” Anna rammentando il triste episodio sembrava riviverlo nella realtà, Alberto l’abbracciò e la baciò a lungo cosa che parve calmare la poverina che rispose ai baci e riuscì anche a sorridere poi “Ho capito da tempo che vuoi una giornata completa per noi, organizza tu la…spedizione!”
    Alberto ricordò che in passato aveva favorito la direttrice di un albergo in sede di verifica, andò a trovarla. Era una bolognese simpatica: ”Maresciallo a disposizione, la Cesira non dimentica gli amici.”  “Dovrei passare qualche ora con una mia conoscente, mi occorre una stanza dalla mattina alla sera.” “Ben bada ben mi indichi la data, sarà servito.” Anna disse a sua madre che voleva passare un giorno a casa di una sua amica, la vecchia per fortuna ci credette e così la baby ebbe via libera un sabato. Alberto la stava aspettando all’interno dell’albergo in compagnia di Cesira che volle la carta di identità di ambedue: “Non vi registrerò ma se viene la polizia…” Quando apparve, la deliziosa era vestita molto elegantemente e dimostrava tutta la sua giovane età. Cesira: “La differenza tra uomini e donne è che se un maschietto si prende un’avventura è un conquistatore, una femminuccia come me una…lasciamo perdere.” La direttrice era stata di parola, la stanza era la migliore dell’albergo e c’era anche un mazzo di fiori. Alberto mise in frigo la ‘mangereccia’ che aveva portato e rimase sbalordito quando Anna apparve nuda dal bagno. “Sei una visione!”  la prese in braccio e la depositò sul letto, ovviamente Ciccio era già in posizione, la Gatta istintivamente lo prese in bocca e poco pochi minuti rimase quasi affogata da un mare di sperma; si rifugiò in bagno e riapparve…”Scusami  ma non ho mai avuto un’esperienza simile, voglio solo abbracciarci prima di…” La stanza era dotata pure di filodiffusione e Cesira pensò bene di immettere musica romantica, un’atmosfera rilassante e romantica. Alle dodici Alberto aprì i pacchetti contenenti cose buonissime da mangiare. “Basterebbero per un battaglione…” “Mi piace il tuo paragone militare…mia cara mi sto innamorando di te e non so…” “Io lo sono da un bel po’ quindi siamo pari.” Celiò la baby. Dopo un riposino Alberto partì all’attacco, Ciccio sembrava più grosso del solito ed ebbe qualche difficoltà a penetrare la gatta la cui padrona si guardò bene dal protestare anche se aveva provato un po’ di dolore. Dopo un po’ Anna cominciò a respirare sempre più affannosamente sino ad emettere dei prolungati ulularti di piacere, Alberto capì che forse aveva trovato il punto G della deliziosa la quale seguitava imperterrita sino a quando, esausta, pian piano smise e girò di spalle a…suo marito. Ci volle circa un’ora ad Anna per riprendersi, si stirò da vera gatta e si posizionò sopra l’Albertone: “Sembriamo un panino imbottito.” La baby aveva anche il senso dello humor. Dopo un pranzo innaffiato, poco, da un Lambrusco doc restarono in camera sino alla sera. Erano le diciannove quando i due si rivestirono e nella hall ritirarono le relative carte di identità. Un velo di tristezza li avvolgeva , la favola breve è finita, il vero immortale è l’amor (Jaufré Rudel). Per fortuna di ambedue questa volta Hermes, protettore di Alberto, si impegnò al fine che la ‘favola breve’ non fosse più tale e, dopo molte peripezie i due felicemente maritati vissero…vi risparmio il resto. Amici lettori auguro anche a voi tanta fortuna in tutti i campi, specialmente in quello amoroso.

  • 31 dicembre 2017 alle ore 9:59
    LA SUPPOSTA E IL RAZZO

    Come comincia: Cosa accade nel cervello di una persona, nel caso il mio, svegliarsi la mattina e, ancora insonnolito, ripetere stancamente col pensiero un mantra tipo: ‘che differenza c’è tra una supposta ed un razzo?’ Che non sono una persona normale ed io a questo punto tale non mi ritengo ammesso che al tempo d’oggi tale parola abbia un significato, con quello che si vede e si sente in giro…In ogni caso non vi tedierò col raccontarvi la barzelletta, che tra l’altro non è nemmeno tanto spiritosa ma anche un po’ volgare. Mi giro nel letto e m’inebrio del profilo della mia consorte, inondato da un bel sole messinese. La cotale un po’ più giovane di me, diciamo molto più giovane che  ha voluto sposarmi ad ogni costo ventiquattro anni addietro quando ancora non ero ancora disastrato come ora per aver compiuto il…simo anno di età (sono coetaneo della mia suocera) e bisognevole talvolta di una aiutino, si quello che avete immaginato, oggi, per fortuna,  la farmacopea  dà una mano ai non più giovani. Talvolta non ne avrei bisogno come questa mattina ma mai svegliare la dolcissima nel pieno del sonno, mal me ne incoglierebbe; mi limito a bearmi del suo profilo dolcissimo perchè quando si incazza… (è un leone ascendente leone!) Mi ficco sotto la doccia ma il rumore dell’acqua sveglia la non più dolce Anna che: “Non potevi aspettare… manco la domenica…” Per farmi perdonare vado in cucina e preparo una sostanziosa colazione con la quale spero di addolcire Keeta (leggi Cita, non ditele che la chiamo così, era la scimmia di Tarzan). Suo stiramento degli arti superiori ed inferiori, stropiccio degli occhi per riprendere la realtà: “Talvolta sei meno… del solito” Ho volutamente tralasciato l’aggettivo che, detto da lei,  considero normale non offensivo. “Quante belle cose madama Dorè, o hai qualcosa da farti perdonare o vorresti…hai presente il colore bianco, è quello in cui andrai incontro per avermi svegliato.” La miglior risposta è il silenzio, non so chi l’abbia detto ma faceva al caso mio, cercai di cavarmela con una battuta: “Allora mi vesto a vado a Messa.” “Ma se ti hanno buttato fuori dal collegio dei preti per le vignette e le battute anticlericali che hanno trovato nel tuo diario, non ci credo nemmeno se ci fosse una giovane monaca arrapata, dì piuttosto che vai al circolo ufficiali a farti una partita a carte!” Io Alberto M. sono un ex colonnello dell’Artiglieria ma l’appartenenza a quest’arma non era a mio favore. “Come artigliere sei un po’, dico un po’ per aiutarti,  fuori allenamento…” Era tutta una sceneggiata, Anna M. mi voleva un bene da pazzi ed era anche gelosa; quando durante una festa danzante al Circolo Ufficiali qualche vecchia signora si strofinava troppo con lo scrivente, la fulminava con lo sguardo e riprendeva possesso della mia persona! Ma non finiva lì: per mortificarmi agganciava qualche giovane Tenente e faceva finta di divertirsi un sacco alle battute, magari insulse del bamboccio, pensava di vendicarsi e farmi ingelosire ma io, da vecchio anticonformista  non me la prendevo proprio a mi recavo al bar a parlare col barista giovane romano dè Roma come me. “A’ Romolè so quasi tutte nonne incartapecorite, esclusa ovviamente mia moglie ma tu…” “Quarcuna c’ià provato con me, magari se sganciano qualche migliaia di Euro…” “A lì mortè te metti a fa er macrò…” “Non so si ce la farei, con tutta quella pellancica che c’ianno, bah!” Un giorno una novità:  mia cugina Silvana va in palestra che ne dici se ci vado anch’io?” Non c’era nessuna scusa per negare il consenso anche se istintivamente…”D’accordo fai come vuoi.” L’istinto non aveva sbagliato: dopo circa dieci giorni qualcosa era cambiato nel comportamento di Anna: non era più allegra come prima, parlava e sorrideva poco, talvolta la trovavo a letto, quando mai la mattina restava in casa, andava sempre in giro negozio negozio ma ora… e poi anche sessualmente…Pensai che non era il caso di fare domande dirette dato che aveva poca voglia di parlare e per non metterla a disagio ma fu Silvana che scoprì l’arcano. “Alberto sai quanto voglio bene a te e ad Anna ma ti devo dire che tua moglie..non te la prendere con me che l’ho portata in palestra ma…”Ho capito con chi se la fa?” “Col coach, è un giovane fusto affascinante che piace un po’ a tutte le ragazze.” Dopo mangiato, pipa in bocca: “Che ne dici se mettiamo in atto quello che abbiamo sempre sostenuto, rapporti di sincerità fra di noi, mi puoi dire la verità, non sono il tipo che crea casini.” Dopo un lungo silenzio:”Hai parlato con Silvana? Penso proprio di si, è difficile spiegarti l situazione, tu mi sei molto caro…” “Lascia perdere lo zucchero e vieni al dunque.” “Ho avuto rapporti con Massimo il mio istruttore, non pensavo mai che sarebbe accaduto una cosa del genere ma…è accaduto, qualsiasi decisione prenderai per me va bene.” “Non ho alcuna intenzione di perderti, cerchiamo una soluzione anticonformista, niente pannicelli caldi come dicono i politici, invita il tuo…amico a casa nostra, lo sorprenderai, digli che ho spiccato il senso dello humor, anche se ho qualche dubbio in questo caso e che non sono un tipo violento. Evidentemente Anna aveva molto faticato a convincere l’amante a venire a casa mia dato che erano passati quindici giorni dal nostro ultimo colloquio. “Che ne dici se domenica faccio venire Massimiliano, vorrei mangiare a casa nostra e non al ristorante, potrebbero esserci delle chiacchiere, che ne dici?” “La fatica sarà tutta tua perché dovrai cucinare e non ordinare cibi già pronti.” Almeno volevo risparmiare sulla spesa ed infatti la baby, dopo essersi recata in giro ad acquistare cibare da cucinare per il pranzo, la domenica mattina si alzò molto presto e si mise ai fornelli. In verità fece una bella figura ma di questo ve ne parlerò dopo. Il giovan signore si presentò tutto azzimato a mezzogiorno, posteggiò la sua Mini verde classica, auto inglese anche nel colore e bussò alla porta di casa mia. “Per favore vai tu, sto cucinando.” Una scusa per vedere come si metteva la situazione tra i due maschietti. Il cotale era vestito in modo sportivo, all’ultima moda e qui, pensò Alberto, lo stipendio della palestra doveva essere consistente, a meno che il giovane non avesse un altro genere di entrate…“Signor Alberto buon giorno, io sono Massimiliano…” “La conosco di fama, si accomodi in salotto Anna sta cucinando e la cucina è off limits. Caro Max io da buon romano sono per  l’empatia, possiamo darci del tu, dimmi come sei giunto a Messina dato il tuo accento bolognese, mi sbaglio?” “No son proprio di Bologna, a Messina è stato trasferito a suo tempo mio padre impiegato di banca e ci sono rimasto.” Poco dopo apparve la mia consorte reggendo una cofana fumante (non sapete cos’è una cofana? gnurants) con dentro delle lasagne al sugo forse in onore del suo amico(è un piatto tipico di Bologna). Riempì i nostri piatti del succulento cibo e, sorpresa sorpresa, toltosi il grembiule di cucina apparve vestita con corta minigonna in rosso con una scollatura abissale , capelli a chignon, un colpo d’occhio al quale il bolognese rimase per un attimo come imbambolato. “Cara se ti presenti così invece di mangiare ci fai pensare al altre piacevoli cose, che ne dici Max?” “Sua moglie è affascinante, non so che altro dire.” Meglio così pensai brutto maiale che ti trombi la qui presente consorte, come se non l’avessi mai vista nuda!  Seguirono portate di gamberi arrosto, alici marinate, sgombri già spinati, insalata di vari colori e, dulcis in fundo cannoli alla siciliana che penso che baby abbia acquistato in pasticceria. Il Verdicchio dei Castelli di Jesi del mio amico Giorgio Brunori non poteva mancare e, insieme, con i dolci, lo spumante veneto Merlot.  “Mes amies dopo pranzo sono abituato a fumare la pipa, siccome Anna non sopporta il fumo me ne vado in strada, con permesso.” I due amanti sicuramente erano rimasti sorpresi di tanta, come dire, generosità da parte mia, ma faceva parte della strategia, volevo metterli in difficoltà nel constatare tanta benevolenza da parte di un marito cocu. Portai fuori Pucci, a proposito non vi avevo detto di possedere un cane pastore tedesco e tornai dopo circa un’ora facendo entrare in casa prima il mio cagnolone per avvisare i due del mio ritorno. Li trovai un po’ rossi in viso mentre ballavano al suono di una musica brasiliana. “Vedo che avete i miei stessi gusti, per me il Brasile e soprattutto le sue femminucce mi fanno impazzire, anche a voi?” Massimiliano decise di averne avuto abbastanza e, con una scusa, si levò dalle balle. Anna si sedette sul divano, apparvero le sue mutandine rosse come il vestito. “Cara ma non siamo a Natale che ci si veste di rosso ad ogni modo stai molto bene e soprattutto sei molto sexy.” Anna andò in cucina ed apparve dopo circa mezz’ora. “Non ho capito cosa volevi concludere con questa sceneggiata, Max era molto sorpreso ed anch’io.” “Non ricordo chi disse ‘semper satisfare uxorem tuam’, ho messo in atto il detto latino…” Anna scappò in camera da letto e quando la raggiunsi la trovai piena di lacrime. “Ho fatto il classico ed ho capito il tuo messaggio ed ho pensato che…era il tuo amore che ti spingeva a comportarti in modo almeno inusuale per un marito tradito, io ti voglio ancora molto bene e ormai ritengo che la mia sia stata solo una sbandata sessuale che deve finire qui, sempre che tu lo voglia.” “Amore mio questa volta te lo dico in italiano: talvolta le corna servono per  migliorare un legame affettivo, penso che sia così o mi sbaglio?” Un lungo bacio, la storia di Anna  e Massimiliano  era finita, l’amore aveva trionfato, forse la frase è troppo pomposa ma rispondeva alla realtà. A proposito del razzo e della supposta: il primo va in cielo mentre la seconda…ciao a tutti.
     

  • 30 dicembre 2017 alle ore 10:51
    ALBERTO IL MAGNIFICO

    Come comincia: “Intitolare un insieme di racconti con un titolo esageratamente altisonante…  lascia perdere!” Chi parlava era il mio alter ego; io, da buon ateo, non ho un angelo custode come i cristiani ma un rompi c…i .che non si fa mai i cazzarelli suoi. Lo so che ‘il magnifico’ era detto il sultano turco Solimano ma stavolta lasciatemi esagerare. Giunto all’….mo anno di età, qualche licenza penso di potermela permettere anche per incoraggiarmi un po’: uno che da giovane era considerato per il suo fisico il ‘bell’Apollo’ (viva la modestia!) e ‘conquistatore di donne a getto continuo'(Petrolini)’ all’apparire di rughe sul viso, perdita della muscolatura, colonna vertebrale tipo slalom, dolori sparsi un po’ in tutto il corpo, perdita della memoria e qualche… defaillance permettete che sia almeno un pò giù di morale. Anche passare il tempo in caserma fra ex colleghi (sono un ex maresciallo delle Fiamme Gialle) non migliora la situazione, il discorso va spesso a finire sulle malattie o peggio sul decesso di qualcuno dei nostri, una tristezza… L’unica consolazione una frase di mia moglie (molto più giovane di me) che mi ripete: “Sei sempre l’amore mio!” “Sarai sempre l’amore suo ma è un amore tutto sfasciato” il pensiero di Alberto. Ti pareva che l’alter ego non si immischiasse peggiorando la situazione, str…o! Col mio senso dello humor riesco in parte a sollevarmi lo spirito. Talvolta mi capita di accompagnare Anna (il suo nome) a fare delle compere e vengo interpellato da qualche commesso: “Le piace quello che ha scelto sua figlia…” oppure qualche vecchia signora amica che, per darmi un po’ di corda: “Alberto non dimostri assolutamente la tua età! “ (pietosa bugia). Il peggio è avvenuto quando ho preso a sfogliare il mio album di foto, lì è stato il crollo finale. Ora basta con i piagnistei (peraltro inutili) e, se volete, leggetevi i miei racconti ed anche il mio romanzo ‘Tato il libertino ed il sapore di Venere’, edizione Albatros. Qualche critico (bontà sua) l’ha definito: ‘originale,piacevole, pregno di emozioni, a tratti erotico. C’è nostalgia miscelata a dolce ricordo di un’esistenza che viene gustata di nuovo attraverso la memoria.’ Buona lettura.
     

  • 05 dicembre 2017 alle ore 11:25
    FACCETTA NERA

    Come comincia: Che strano, nel telefonino c’era un messaggio di Anna, sua seconda e deliziosa consorte. Alberto M.  ex maresciallo della Guardia di Finanza si trovava in caserma a Messina per stampare delle foto (in servizio era capo laboratorio fotografico) e per intrattenersi con gli ex colleghi giocando a carte. “Non mi troverai a casa, sono partita con un mio amico che è diventato il mio nuovo amore, cose che succedono, è successa a me, fattene una ragione, gli anni passati insieme sono stati magnifici ma tout passe, tout lasse, tout casse, ho portato con me i miei vestiti e La Twingo, non dovresti avere molti problemi sei agiato e di fiche nel mondo… ti lascio, per ricordo, solo il mio profumo preferito. “Alberto era sbiancato in volto, i colleghi: “Ti portiamo in infermeria, cosa t’è successo?” “Non vi preoccupate, mi sto riprendendo.” Quella che Alberto andò invece a riprendersi fu la sua Jaguar x Type al posteggio ‘Cavallotti’. Arrivò quasi senza accorgersene alla  sua villetta lungo la panoramica, Anna aveva detto la verità, Alberto aveva ereditato da parenti senza figli un sostanzioso gruzzoletto in contanti, in abitazioni ed in terreni ed in quanto a fiche…perché aveva voluto usare una vocabolo volgare e poi chi poteva essere il cotale con cui…Quella notte fu la più lunga notte della sua vita, mille pensieri: “Anna si era stancata di aver vicino un marito più vecchio di trenta anni con… ovvie conseguenze sessuali ed aveva preferito un ’toy boy’ tanto di moda ma chi poteva essere, sicuramente uno della loro cerchia di amici ma chi? Alle otto telefonò a Pippo M., carissimo amico abitante in una villa vicina di professione ortopedico che l’aveva operato già tre volte. “Pronto chi cazzo rompe a quest’ora? Chi sei?” “Alberto, Anna mi ha lasciato…” “…Vengo subito, Loredana mi vesto, oggi non vado all’Ortopedico, mi prendo un giorno di vacanza, non avevo interventi.” Anche Pippo aveva avuto la stessa sorte, la prima consorte si era ‘involata’ con un tale più giovane di lui ma aveva avuto la fortuna di trovare in Loredana una catanese ex modella, piacevole e molto elegante. Alberto aveva lasciato la porta d’ingresso aperta e andò a farsi una doccia ed a sbarbarsi, aveva stretto i pugni, stava mettendo in atto il suo motto ‘mai lasciarsi andare’. “Pippo sono in bagno, fatti un caffè e mangia quello che vuoi.” “Cavolo sembri invecchiato di un secolo, sto pensando come risolvere i tuoi problemi; fra qualche giorno, i primi di agosto, vado in vacanza, verrai con noi in barca.” “Dimmi la verità sapevi che Anna aveva una relazione extra?” “Io e Loredana abbiamo quasi litigato per metterci d’accordo se renderti edotto che Paolo S. era l’amante di tua moglie, abbiamo deciso di no sperando che…ma vedo che …” “Mon ami troppi che, sai che mi ha scritto Anna nel  messaggio telefonico con cui mi ha comunicato la sua partenza che il mondo è pieno di fiche, in fondo ha ragione: ‘vita non est nisi unus ita vixit ut optimus’ quando sono in crisi mi rifugio nel latino magari maccheronico, grazie di essere qui, vai a sbrigare le tue cose a fammi sapere quando ritieni di partire con la barca.“ Più che una barca quella di Pippo era uno yacht: due vele e con motore ausiliario, destinazione Malta. “Da medico previdente ho portato con me pillole per il mal di testa, non si sa mai…”battuta spiritosa di Pippo. Loredana si era ‘infilata’in un costume brasiliano: tette col solo  capezzolo coperto, più in basso una specie di francobollo sulla cosina depilata e dietro un filo…Guardando la moglie Pippo: “Vedi che ho fatto bene a portare le pillole contro il mal di testa…” “Mom ami, per me le mogli degli amici sono come gli angeli di cristiana memoria, non hanno sesso.” Purtroppo Nettuno non fu loro favorevole, a bordo tutti e tre si davano da fare ma un forte vento spinse lo yacht sulla costa tunisina verso l’isola di Djerba. Avvicinatisi alla banchina col motore ausiliario i tre furono ‘agganciati’ da un indigeno che aveva vinto la concorrenza di suoi colleghi. “Je suis Mohammed-Al Mokki, vingt Euro au jour.” Affare fatto, i tre non ingoiarono quasi nulla, il mare forte aveva rivoluzionato lo stomaco, restarono a riposare: Pippo e Loredana in un cabina con letto matrimoniale e Alberto un una con due letti singoli, quella degli ospiti. La sera tutti e tre ‘ripresero le penne’ come si dice a Roma, città natale di Alberto e,  messisi sull’elegante si fecero indicare da Mohamed dove trovare un locale notturno. Furono indirizzati all’hotel Green Palm al cui interno v’era ‘Le Cyclone’.  Musica orientale con tanto di ballerine dedite alla danza del ventre. Ad un certo punto Alberto si mise a ridere. “Finalmente ! Cos’hai trovato di tanto divertente?” “Ritornando agli studi classici ha ricordato che quest’isola era nell’Eneide quella dei lotofagi, mangiatori di loto pianta che fece loro dimenticare il passato tanto si non voler più ritornare ad Itaca, spero mi faccia lo stesso effetto!” L’orchestra passò alla musica occidentale e alcune coppie di stranieri presero a ballare. Alberto adocchiò un tavolo con un arabo bassotto, panzone e faccia da crapulone circondato da due ballerine e vicino a lui, seduta a terra, una ragazza vestita di nero col solo viso scoperto. I suoi occhi erano molto belli ma tristi, il resto del viso piacevole, molto giovane. Si avvicinò e le chiese di ballare in italiano. Palla di lardo in francese: "Si vous  voulez vous  pouvez l’acheter, est mon esclave, donne moi trois mille Euro.”
    Alberto dal francese che aveva studiato a scuola capì la richiesta e, ritornando al tavolo si fece dare da Pippo duemila €uro, li aggiunse a mille dei suoi li diede al panzone e, presa per mano la schiava, la portò con se al tavolo; i  suoi amici avevano gli occhi di fuori (in senso traslato.) “Torniamo alla barca, ti spiegherò.” Vicino allo yacht trovarono il guardiano che a gesti fece capire che la ragazza non poteva salire a bordo, bastarono cento Euro…Poi la spiegazione di Alberto senza alcun commento da parte di Pippo e di Loredana la quale prestò una camicia ed una vestaglia da notte alla ragazza che si era presentata. “Mon nome est Amina Sawsan, je suis soudanaise.” L’atmosfera era diventata surreale, tutti a letto sino alle sette di mattina quando Pippo: “Albè ci siamo incasinati, che ne facciamo della ragazza, non puoi portarla in Italia senza documenti. Anche se è abbastanza chiara di carnagione si vede subito che non è italiana.” “Pippo tu fammi sbarcare a Messina, per il resto me la vedo io.” Venti favorevoli, giunsero nella città dello Stretto nel tardo pomeriggio del giorno seguente. Alberto telefonò al guardiano delle villette: “Salvatore sono Alberto (si davano del tu), vai a casa mia, prendi le chiavi della Jaguar e raggiungici al molo dinanzi alla Prefettura. All'andata aveva usato un tassì. Caricati sulla auto sia i bagagli che i passeggeri, presto arrivarono alle rispettive abitazioni. Salvatore era tutto un punto interrogativo che rimase senza risposta sino al giorno dopo. “Amico mio, quella ragazza è sudanese, non ha documenti ma è bellissima e la voglio… regolarizzare in Italia, qui ci sono duecento €uro, per favore non farne cenno a nessuno a vacci a comprare qualcosa per mangiare.” La convivenza con Amina era diventata una commedia in primis per via della lingua: Alberto cercava di parlare il miglior francese di sua conoscenza traducendo poi le parole in italiano per insegnarlo ad Amina con la quale divideva il letto matrimoniale ma..ognuno dalla sua parte. La ragazza fu fornita di qualche vestito e scarpe da parte di Loredana ma in seguito fu accompagnata da Alberto nel miglior negozio di Messina  dove una commessa: “Signor M. chi è la ragazza?” “È una mia cugina di Parigi, parla solo francese.” La balla non fu creduta dai vari appartenenti del negozio che nel frattempo si davano da fare per accontentare la nuova acquirente che, prima di acquistare un vestito o un paio di scarpe chiedeva, con gli occhi, l’approvazione del suo anfitrione. I giorni passavano scanditi solo dalle lezioni di italiano che Alberto impartiva ad Amina la quale, da ragazza intelligente, in poco tempo migliorò il suo idioma italico. Dietro consiglio dell’avvocato  Nino A. Alberto con lo sborso di 10.000 Euro fece avere alla ragazza un falso passaporto sudanese col quale si recò all’Inps dall’amico Ferdinando F. per una pratica di badante. Il cotale, malgrado i buoni rapporti, era piuttosto perplesso: “Alberto sei sicuro di questo passaporto, la ragazza ha venticinque anni, nella foto ne dimostra molti di meno non vorrei…” “Vorrai, vorrai mon ami, ti ricordi quella statuetta che hai visto nella gioielleria Strano di viale S.Martino? È ancora là in attesa di un acquirente…” Le cose in un certo senso erano state sistemate solo un punto mancava, si proprio quello, il sesso. I settanta anni si facevano sentire in quel campo e allora? Alberto decise di andare in una farmacia dove non era conosciuto, recentemente ne aveva notato una nuova lungo la circonvallazione, si presentò al titolare un giovane medico coadiuvato da un aiutante: “Dottore sono Alberto M., settanta anni, ho bisogno di un aiutino…riservato.” “Sono Alfio T. e questo è Turi S., le prescrivo la Spedra da 100 mg. da assumere mezz’ora prima di…sempre che abbia a disposizione la materia prima!” “A proposito di materia prima mi dia anche degli assorbenti igienici per donna ed una confezione di pillole anticoncezionali.” “Età della signora: cinquanta?... Quaranta?... Trenta?...Venti?” “Venti.” “Questa è Azalia, auguri e…ci vada piano.” Era un consiglio o l’espressione di una punta di invidia? Chissene… A casa Amina era intenta a guardare una trasmissione della tv, riguardava Roma ed i suoi monumenti. “Molto bella Roma, mi sembra tua città.” Ci sono nato e l’ho lasciata a 19 anni, ci tornerò volentieri con te, intanto cerco un albergo a Roma, non voglio disturbare il figlio di mia cugina unico parente rimasto in vita.” A dir la verità Alberto aveva in mente ben altra situazione…voleva ‘assaggiare’ la cosina di ‘Faccetta Nera’, che nel frattempo assumeva la pillola Azalia, ma preferì accontentarla. Al computer cercò  l’albergo ‘Hotel Relais dei Papi’ vicino al ristorante ‘Cencio la Parolaccia’ dove voleva cenare e poi, sistemato il navigatore satellitare partenza  prima sul traghetto a poi sull’autostrada per Roma. Lungo il tragitto  grande euforia di Amina che durante le soste l’abbracciava con grande entusiasmo e curiosità da parte di persone vicino a loro (un vecchietto vicino ad una giovane e bella perdipiù negretta!) Arrivarono nel pomeriggio, sistemazione in albergo, piccolo riposino, trucco della baby e rasatura per lui e poi ingresso al ristorante ‘La parolaccia’ subito circondati da camerieri con gli occhi di fuori felici di poter sfottere una coppia fuori del comune. Alberto: “Je voudrais
    une table pour deu.” Voleva vedere sino a che punto si sarebbero spinti i camerieri con gli insulti, gli improperi e le parolacce. “ ’n vedi , ‘n vecchio rincoglionito cò ‘na mignotta negra, je portamo spaghetti al viagra!” Alberto “Mè sa che er Viagra serve a te, eppoi me sembri pure ‘n po’ frocio, nun sei dè Roma ma burino lavoratore strappato a la tera” “Er nonnetto è romano damoje solo seconni che viso pallido non conosce, che ne dichi de: osso buco, coda alla vaccinara, scaloppine al limone, saltimbocca alla romana e abbacchio al forno. Poi portamo n’ananàs pè fa digerì er vejardo nun vorrei che ce resta secco.” Alberto fece buon viso a cattivo gioco, diede una sostanziosa mancia ai tre camerieri che, capita l’antifona, non ruppero più le scatole. Amina mangiò un po’ di tutto sporcandosi le mani, ogni tanto abbracciava con trasporto ‘er vejardo’ con ovvia curiosità degli altri commensali. Alberto assaggiò appena il vino  Trebbiano di Soave cui invece fece un po’ troppo festa Amina con la conseguenza che, una volta rientrati in albergo, la baby stecchita su buttò sul letto ed finì nelle braccia di Morfeo e non in quelle ‘der vecchietto’ il quale si rassegnò sperando nel domani ricordando con tristezza il: ‘Carpe diem quam minimum credulus postero’ e facendo un pensiero sugli ultimi avvenimenti: ‘acquisto’ di una schiava, rientro al proprio focolare e per l’agognato desidero nulla più che qualche bacio, un po’ poco! Amina la mattina si svegliò per prima, prese possesso del bagno ed uscita bella e profumata (aveva usato il profumo di Anna il Mit Ciu Quo baciò Alberto con una novità: “A Khartoum ero a scuola d'’arte, e vorrei visitare i monumenti di Roma.” Porca vacca, questa proprio non ci voleva ma, more solito, il buon Albertone si piegò ai desiderata della futura ‘consorte’ e, dietro consiglio del portiere dell’albergo, chiamò un tassì, sarebbe stato difficile girare per Roma e posteggiare con la Jaguar. Gli capitò il classico romano: “Dottò 'ndò annamo?” “Come te chiami?” “Romoletto.” “A’ Romolè io sono Alberto, mia moglie vuole visitare i monumenti, facce girà pè Roma.” E così fu sino all’ora di pranzo che Alberto preferì consumare nel ristorante dell’albergo, non aveva nessuna voglia di essere investito da parolacce varie. Dopo pranzo Amina guardò Alberto negli occhi e inaspettatamente: “So quello che tu volere, dopo riposo sono tutta per te.” Essere al settimo cielo era l’espressione adatta per il settantenne prossimo amante della baby. E così fu: finalmente sotto la doccia Alberto poté rimirare il flessuoso corpo di Amina, una bellezza da modella, a letto un cunnilingus con relativo finale  e, passata la mezz’ora preconizzata dal farmacista tutto come quando aveva quaranta anni. Tralascio e vissero a lungo felici anche se così fu con invidia di tutti tranne che di Pippo e di Loredana con cui spesso  pranzavano ed andavano in gita. ‘Viva l’Italia’ espressione che non c’entra gran che con la storia ma fa tanto patriottico!

  • 23 novembre 2017 alle ore 8:04
    UN UOMO FELICE

    Come comincia: Alberto M. si poteva dire (ed era) un uomo felice. Non è vero che la felicità non è di questo mondo, (da buon ateo non credeva nell’aldilà) ma un essere umano che è in buona salute, ha quaranta anni, non ha problemi finanziari né sessuali come dobbiamo classificarlo? Il succitato abitava a Villa Torre una frazione di Cingoli (Mc) in un’abitazione singola di due piani più una bigattiera (soffitta), con una sorella nubile ed un nipote (figlio della stessa), un’amante alta, bella bionda ventenne, una casa fresca d’estate e riscaldata d’inverno. La sorella Agata, anni addietro,  a sedici anni era in collegio dalle monache ma frequentava la quinta ginnasiale in una scuola pubblica. Durante un intervallo in una toilette aveva avuto uno (o più) rapporti con ragazzi ed era rimasta incinta;  forse nemmeno lei sapeva chi era il padre, in ogni caso non l’aveva confidato a nessuno. Sua madre era morta d’infarto dalla vergogna, suo padre in un incidente stradale, era finito in un burrone con la sua Balilla (un’auto della Fiat) e così in casa erano rimasti in tre, anzi in due dato che il giovane Francesco (figlio  di Agata) era stato inviato in collegio a Jesi (An). Alberto non si poteva lamentare anche in campo sessuale, Spera, la figlia del contadino Miglianesi che coltivava il vicino terreno di venti ettari, aiutava Agata nelle faccende più pesanti della casa ed anche sollazzava il ‘ciccio’ di Alberto. Era innamoratissima del cotale il quale era stato il suoi primo amante. Il padrone di casa non si faceva mancare altre …distrazioni con qualche femminuccia appartenente ai contadini Bellagamba e Diotallevi conduttori di appezzamenti di terreno rispettivamente di quaranta e sessanta ettari di sua proprietà. Era anche proprietario di un albergo di Cingoli. Alberto era laureato in veterinaria ma esercitava la professione solo con animali appartenenti ad amici o a conoscenti. Cher altro dire? Spera era diventata un’amante favolosa, di natura caliente soddisfaceva tutti i desiderata sessuali dell’Albertone il quale se la spassava anche con i motori quale proprietario di una Guzzi Falcone un’auto Lancia Aprilia. Un solo problema gli si era presentato: il nipote Franco sedicenne durante le vacanze natalizie si dimostrava chiuso e scontroso, non ci volle molto a capire la natura del suo problema ed Alberto lo risolse. “Cara (alla sorella) accompagnami a Jesi, devo fare delle compere.”  Istruì Spera affinché facesse provare le gioie del sesso anche al ragazzo.  A Jesi andò a trovare anche l’amico Giorgio B. produttore del famoso Verdicchio il quale, dopo molte feste, prima di andar via gli regalò varie confezioni di vino. Al ritorno Francesco era in cortile sorridente che giocava col cane Ras, abbracciò sia la madre (sorpresa) che lo zio (non sorpreso) che capì com’era finita la storia con Spera la quale non si fece viva per due giorni poi, al primo rientro, prendendo da parte Alberto: “Non chiedermi più di fare…io ti amo ma voglio far l’amore solo con te. Come mi avevi suggerito mi sono presentata da Francesco con un vestito senza reggiseno né mutande, quando mi sono spogliata Francesco mi è parso smarrito poi…quando glielo l’ho preso in bocca me l’ha riempita e poi ha voluto entrarmi in vagina a lungo fino a quando…ricordati mai più!” Sistemate le cose in famiglia Alberto andò a trebbiare o meglio a guardare la trebbiatura sull’aia dei Bellagamba la cui figlia maggiore lo invitò, in assenza dei parenti, in casa per assaggiare la sua cosina e pure il popò, una diavolessa scatenata che lasciò senza forze Alberto il quale si rifece vivo dopo un paio d’ore senza controllare i sacchi di grano. Analoga scena durante la molitura delle olive nel terreno dei Diotallevi, stavolta la cosa fu ancora più incredibile: due sorelle se lo misero in mezzo…forse non c’erano abbastanza maschi efficienti in quella zona! Alberto decise di averne abbastanza di amori ‘georgici’ e d’estate si recò nel suo albergo ‘Bellavista’ di Cingoli dove decise di rimanere per tutta la stagione con grande dolore di Spera ma sentiva il bisogno di stare in mezzo alla gente, c’erano soprattutto romani, e romane. E fu una signora a colpirlo: alta, longilinea, lunghi capelli castani talvolta raccolti a chignon ma dallo sguardo triste, non dava confidenza a nessuno ed Alberto si trovò in difficoltà per ‘rimorchiarla’. Una volta si fece coraggio: “Gentile signora sono Alberto M. proprietario dell’albergo, qualora avesse bisogno di qualcosa sono a sua disposizione…” La dama Luisa D. (nome rilevato dal registro delle presenze) lo guardò con aria distaccata e se ne andò senza pronunciare verbo. Ahi ahi ahi, doveva escogitare qualcosa di particolare per avvicinare la dama, ma qualcosa di fuori del comune, fantasioso, pensa e ripensa…Andò a trovare il direttore dell’albergo Gino M. e gli spiegò la situazione. “Dottor Alberto io sono per i metodi antichi: fiori e champagne meglio se anonimi. “ Non solo l’idea non ebbe effetto ma addirittura la signora chiamò il direttore e , senza chiedergli chi potesse aver inviato quell’omaggio: “Sono allergica ai fiori e sono astemia!” Soldi sprecati ci voleva qualcosa di inaspettato e così..a mali estremi estremi rimedi. Alberto pensò:”Vediamo se la signora è sensibile alle disgrazie umane e una mattina si appostò all’ingresso e nel vedere la signora scendere dalle scale fece finta di cadere e cominciò a lamentarsi per il dolore alla schiena. Fortuna volle che la scena facesse il suo effetto, Luisa chiamò a gran voce il personale, due inservienti presero di peso Alberto e lo adagiarono nel suo letto, Luisa :”Come sta?” “La ringrazio per il suo aiuto, penso che ci voglia del riposo, grazie di nuovo.” Il pomeriggio la dama bussò alla porta della camera di Alberto il quale  di corsa si rimise a letto: “Avanti…oh è lei, grazie per l’interessamento, spero che il riposo mi aiuti a rimettermi in piedi, il dottore afferma che si tratta solo di una contusione.” Il giorno seguente Luisa si presentò di nuovo in camera di Alberto il quale l’accolse con un sorriso: “Signora la sua presenza mi fa star meglio…” “Egregio signore non pensi che abbia bevuto la sua sceneggiata ma dato che si trattava di una cosa più inusuale che l’omaggio di fiori e di champagne l’ho apprezzata, scenda dal letto e mi accompagni per una passeggiata lungo il corso.” Alberto si mise a ridere, aveva a che fare con una figlia di…”Leggo nel suo pensiero, non sono una figlia di…solo che alla mia età…non si sforzi la mente, ho quaranta anni, sono vedova senza figli sono venuta a Cingoli per stare lontano da parenti ed amici.” “Io non sono  parente ma vorrei essere suo amico.” “Lei vorrebbe molto di più mon cheri.” “Toh madame parla il francese, io l’ho studiato a scuola.” ”Si sbrighi, andiamo al bar per un aperitivo e per festeggiare la sua guarigione…” Al passaggio di Alberto il direttore si inchinò come pure i vari inservienti che incontravano. “Lei è un piccolo dio, tutti si inchinano.” “No sono semplicemente il padrone dell’albergo e tutti mi rispettano anche per la mia empatia.” “E per la sua modestia, dopo l’aperitivo e la passeggiata la invito al mio tavolo ma non si metta idee strane in testa come vedo che ha.” “Mi scusi  l’immodestia ma io ritenevo di essere abbastanza ‘scafato’ in fatto di femminucce ma lei..” “Dammi del tu, mi hai fatto ritornare il buon umore.” A tavola vennero serviti dal direttore in persona: “Vedo con piacere che la signora è in buona compagnia!” “Buona non so…” All’uscita dalla sala da pranzo Luisa prese sotto braccio Alberto e senza parlare percorsero tutto il viale della città per poi ritornare nella hall dell’albergo. “Caro Alberto per oggi ho fatto anche troppo, ci vediamo a cena.” E così iniziò la bella storia tra Luisa ed Alberto che, per prima cosa, contattò il suo amico Brunetto P., suo fattore, affinché prendesse in mano la situazione dei suoi terreni preferendo rimanere in albergo. Chiese a sua sorella di rendere edotta della situazione Spera che,... volendo, poteva consolarsi col virgulto della famiglia M. Alberto si sentì un po’ cinico ma …c’est la vie!

  • 05 novembre 2017 alle ore 11:23
    DESIRÈ UNA RAGAZZA PARTICOLARE

    Come comincia: “Alberto…Alberto.” Mara S. con in mano un foglio di carta voleva attirare l’attenzione del marito Alberto M. che si trovava al piano superiore del loro appartamento di via Merulana a Roma. “Che è successo, che hai da gridare.” “Sono incinta amore mio.” In verità era una notizia che i coniugi M. aspettavano da vari anni, finalmente! Alberto abbracciò Mara e da quel momento l’atmosfera in casa M.  cambiò, i coniugi tutti baci ed abbracci e Mara, cattolica praticante, aveva riportato la notizia anche al suo vecchio confessore don. Roberto. Allora tutto bene? Sino ad un certo punto. Dopo tre mesi all’esame ecografico la operatrice: “Signor M: sono perplessa, sul feto vedo sia i caratteri maschili che quelli femminili, probabilmente di tratta di un ermafrodita.” Alberto ebbe bisogno di sedersi e dopo qualche minuto: “Tenga assolutamente la notizia segreta, qui ci sono cinquecento €uro, mi raccomando.” Arrivato a casa in stato confusionale, dopo qualche boccone a pranzo mise al corrente la consorte la quale prese a piangere copiosamente e si rifugiò in camera da letto, bell’aiuto al marito. Il ginecologo dr. Trifiletti era in organico alla clinica ‘S.Rita’, Alberto non era in buoni rapporto con i santi ma se ne fregò e andò a conoscere l’ostetrico il quale, venuto a conoscenza dei fatti,  molto professionalmente rassicurò Alberto della riservatezza sua e dei suoi collaboratori, il parto sarebbe avvenuto in quella struttura sanitaria: “Mi chiami anche di notte quando sua moglie avrà le doglie.” E così fu: Desirée nacque alla presenza oltre che del dr.Trifiletti anche di una anziana infermiera. I due più la operatrice ecografica furono omaggiati per la loro riservatezza di 10.000 €uro. La bimba nata il 12 marzo sotto il segno dell’Ariete (Alberto in parte credeva alle caratteristiche dei nati nei vari segni) fu battezzata dal parroco della chiesa di S. Maria Maggiore. A far da madrine due amiche di Mara all’oscuro di tutto. Desirée era bellissima, la natura era stata in questo caso benigna con lei, sorrideva sempre a chi le stava vicino e questo consolava in parte Alberto ma non Mara che, confidatasi col suo vecchio confessore, era stata impaurita dalle parole del prete che in quell’essere ci vedeva la mano del diavolo. La bimba non ebbe baby-sitters, era accudita notte e giorno dalla madre e questo andazzo fino all’iscrizione alla prima elementare. Nel frattempo Mara, insegnante diplomata, l’aveva ben istruita,  la piccola, peraltro molto intelligente, già a cinque anni era avanti nei programmi delle elementari. Era stato Alberto che non aveva voluto che la moglie insegnasse sia per il suo lavoro di ingegnere al Genio Civile ben retribuito e sia perché ricco di famiglia. Alberto, all’età di Desirée di quattro anni, con parole semplici le fece capire che il suo stato di femminuccia era particolare ma di non prendersela, avrebbe avuto sempre vicino ai genitori. Ovviamente i problemi sorsero quando Desirée fu iscritta alla prima elementare. Fu scelta una scuola privata non religiosa in cui le maestre erano ben poco remunerate ma questo favorì Alberto il quale largheggiava con le mance e le maestre e la bidella erano tutte dalla sua parte, silenzio assoluto. Nella stessa scuola c’erano le classi medie e così tutto andò liscio fino alla iscrizione di Desirée alla quarta ginnasiale in un altro istituto privato. Stessa manfrina con le mance e dopo il diploma della terza liceale l’iscrizione all’Università alla facoltà di lettere moderne. Qui le cose erano ovviamente più complicate, Alberto allora suggerì alla figlia di chiudere la porta quando andava nel bagno delle femminucce le quali cominciarono a spettegolare ma Desirée, diventata nel frattempo una bellissima donna, se la cavava con sorrisi e qualche battuta di spirito sinché fu lasciata in pace. Nel frattempo una tragedia in casa M.: Mara già debole di cuore e dopo tanto anni di amarezze passò a miglior vita per un infarto fulminante. Il vecchio confessore di Mara, don Roberto, fra le altre belle parole pronosticò alla stessa un sicuro posto in Paradiso. Tutto sommato la situazione in casa M. migliorò, fu assunta a tempo pieno una cameriera di provincia grezza ma lavoratrice indefessa  che, ben pagata, mandava avanti da sola tutta la ‘baracca’. Era un piacere vedere padre e figlia uscire insieme; la baby conseguito il diploma di licenza liceale ebbe come regalo  una Fiat 500 Abarth da lei testardamente voluta, Alberto non si oppose ma subissò la figlia di mille raccomandazioni. Talvolta Alberto si trovava la figlia rannicchiata nel letto matrimoniale al posto della madre, era per lui un piacere infinito in fondo aveva la figlia tutta per sé senza mosconi che gli giravano attorno ma, ripensandoci bene, capì che il suo era egoismo puro, la baby come le altre ragazze forse avrebbe voluto una vita normale. Un avvenimento importante accadde a Desirée. La conoscenza di Aurora G. brasiliana di ventitré  anni di età, iscritta alla sua stessa facoltà di lettere, discendente da nonni italiani che, oltre al portoghese, parlava correttamente l’italiano; abitava in una stanza che le era stata affittata da una vedova in via Cavour. Che aveva di particolare la brasiliana? Desirée aveva notato che prendeva i suoi stessi accorgimenti nell’andare in bagno, si chiudeva a chiave; un giorno si guardarono in viso e si misero a ridere tanto da fare girare tutti i presenti. Avevano scoperto di aver qualcosa in comune! Aurora era la classica brasiliana di quelle che si vedono al carnevale di Rio. Grandi occhi, seno prosperoso, popò favoloso e gambe lunghissime, roba da far girare la testa ad ogni maschietto ma aveva qualcosa in più non previsto in una femminuccia…La loro amicizia fu subito bollata dagli altri studenti come lesbica, le due se ne ‘fottevano’ bellamente;  spesso giravano con l’Abarth per Roma a velocità non consentita ma,  una volta fermate da qualche vigile maschio, mostrando le loro apprezzabili beltitudini (termine preso da Dante e Boccaccio), spesso se la passavano con un rimbrotto. Richieste di spiegazioni da parte di Alberto alla figlia che ogni giorno dimostrava la sua felicità. “Papà sarà una grossa sorpresa per te quando conoscerai una persona.” A dir la verità Alberto non aveva proprio bisogno di ulteriori sorprese, ne aveva avute già tante in passato ma la curiosità non è solo femmina. “Invita questa persona sabato sera, nel ristorante qui sotto di Aurelio si mangia bene e poi c’è pure un’orchestrina. Alle 20,30 papà e figlia erano nell’ultimo tavolo del ristorante (per non essere disturbati) quando si presentò loro un pezzo di… peraltro vestita in maniera succinta. Alberto guardava alternativamente prima la figlia e poi la nuova venuta, varie volte senza profferir parola. “Papà ti verrà il torcicollo se non la smetti, questa è Aurora.”
    Alberto istintivamente si alzò in piedi ed abbassò il capo dopo un finto baciamano, risate delle due impertinenti. “Papà Aurora non è il Papa…” “Andrò da Aurelio ad ordinare, voi due intanto vedete se riuscite a non prendermi più per il…” Aurelio conosceva Desirée ma non Aurora ed anche lui rimase abbagliato da tanta…”Aurelio non imbranarti, mai visto una brasiliana? Portaci quello che voi ma fai in fretta, le signorine hanno fame. Tra una portata e l’altra: “Aurelio niente orchestrina?” “Stasera piano bar con sax baritono, ti piacerà.” Effettivamente era in duo ben affiatato che all’allegria del pianoforte contrapponeva la tristezza del suono del sax. Alberto apprezzò e chiuse gli occhi per gustare meglio la musica quando ad un certo punto fu sollevato dalla sedia come una piuma e trascinato a ballare, naturalmente era Aurora spinta dal suo spirito brasiliano solo che dopo un po’  Alberto  si inalberò non nel senso di arrabbiarsi ma di sentir aumentare di volume un certo coso richiamato anche dal profumo di donna dell’amica di sua figlia. Aprì gli occhi, Aurora lo guardava con sguardo ironico, anche Desirée aveva capito tutto e sorrideva. “Ragazze vado in bagno…” situazione imbarazzante, ‘ciccio’ non ne voleva sapere di ritornare alla ‘cuccia’, nemmeno sotto l’acqua fredda poi si decise ed il suo padrone, con aria indifferente ritornò al tavolo. Indifferenza da parte di tutti e fine della cena con un bell’ananas. A casa: “Papà Aurora ha bevuto troppo, telefonerà alla padrona di casa e, se lo permetti, dormirà con me sul letto matrimoniale, tu sul divano letto. Nessun commento. La mattina, domenica, Alberto cadde dal letto divano, era basso e non si fece nulla ma si svegliò di colpo, andò in cucina a preparare la colazione anche per le due amiche. Desirée ed Aurora si presentarono scarmigliate ed ancora piene di sonno, Alberto cercò di immaginare quello che era successo fra le due durante la notte…”Papino…Alberto permetti che ti chiami così è più confidenziale e poi mi piaci come uomo.” Alberto fece finta di non capire e la sera riprese il suo posto nel letto matrimoniale questa volta in compagnia della figlia che prese a fargli le fusa. “Papà non hai capito che Aurora…” “Papà ha capito ma ha le idee confuse, lasciami del tempo, per tre giorni sono fuori sede per lavoro.” Ma il tempo non riuscì a fargli apparire la situazione più chiara, com’era combinata Aurora, l’essere ermafrodita comportava l’aver un pene piccolo o grosso e poi nel baciare il fiorellino se lo poteva trovare in bocca.  Ritorno a casa, Desirée l’aspettava ansiosa, “Mi sei mancato tanto, mi pareva di essere diventata orfana, ti prego, se possibile, di non lasciarmi sola.” La ragazza dimostrava una profonda tristezza che fece commuovere Alberto, l’abbracciò: “Sarai sempre il mio più grande amore, non sono solo parole, ti voglio molto bene.” Cosa strana Aurora era sparita dalla circolazione in casa M. “Papà Aurora vuole avere con te un rapporto ravvicinato, se hai dei dubbi la pregherò di non insistere, voglio prima di tutto la tua serenità.” ‘Time brings advice’ Alberto non ricordava in quale romanzo inglese l’aveva letto ma così fu. Una sera si era appena appisolato che sentì qualcosa muoversi nel letto matrimoniale, acceso l’abat jour si trovò accanto una Aurora completamente nuda e sorridente, ‘ciccio’ si inalberò subito facendo esclamare alla ragazza degli ohi ohi riguardo alla sua grossezza. “Ho poca esperienza di membri maschili ma il tuo mi sembra esagerato per la mia piccolina…” Alberto chissà perché (lo sapeva perfettamente) aveva acquistato un tubo di vasellina riposta nel cassetto del comodino ma prima di usarla andò ad esplorare le parti basse di Aurora la quale, al posto del clitoride, aveva un pene molto piccolo ma sempre un pene. “Prendilo in bocca, ti piacerà.” Alberto aveva i suoi seri dubbi di quanto asserito da Aurora infatti gli fece un certo effetto, mai aveva avuto un rapporto omo anche se in questo caso fu ripagato da un’entrata del suo ‘ciccio’ nella calda bocca della ragazza la quale ingoiò tutto e poi prese ‘ciccio’ e se lo infilò, con fatica, nella sua cosina di donna. Durarono a lungo sia Alberto sia Aurora che esplose in una goderecciata gigante che mai Alberto aveva notato in una donna normale. La nottata proseguì sulla stessa linea sin quando l’aurora, quella del cielo, raggiunse la camera di Alberto, la baby sparì com’era venuta. Né Alberto né Desirée si mossero da casa. La cameriera: “Con voi non posso lavorare.” “Prenditi giorno di vacanza.” “Papà non sono una sciocca, dipende da noi se il rapporto a tre può funzionare senza problemi.” Alberto abbracciò teneramente la figlia, un chiaro segno di assenso.
    Questa volta sarò gentile, per i non anglofoni vi svelerò il significato della frase ‘time brings advice’: ‘il tempo porta consigli’. In seguito vi delizierò con un prossimo racconto un po’ erotico che delizierà sia i maschietti che le femminucce (ed anche gli altri…)
     

  • 03 novembre 2017 alle ore 10:58
    UN AMORE STRANIERO

    Come comincia: Una tragedia può colpire quando meno te lo aspetti. Alberto M. in pensione dopo un onorato servizio di trenta anni nella Guardia di Finanza (poteva ben dire onorato, era stato un onesto servitore della Patria senza acquistare ville in posti di villeggiatura come alcuni colleghi, alcuni finiti in galera), si stava godendo un casa acquistata a Messina in cooperativa in viale dei Tigli quando al telefono: “Alberto una triste notizia per te, tua moglie ha un carcinoma alle ovaie allo stato finale… non le ho detto nulla, ciao.”
    Il suo amico dr. Antonio P., ginecologo, gli aveva riferito la ferale notizia, Alberto per non svenire si sedette su una poltrona, Anna stava per rientrare e doveva far buon viso a… “Caro purtroppo mi devo operare, me la caverò in pochi giorni, non ti preoccupare.” I giorni erano stati pochi, dopo una settimana infatti il suo grande amore, Anna, era passata a miglior vita. Benché ateo, Alberto si era dovuto sorbire i vari riti in chiesa frequentata dalla moglie, i vari discorsi del prete e degli amici e poi la sistemazione della salma nella cappella familiare.
    Era tornato a casa accompagnato in auto da Franco I. un collega e caro amico: “Vuoi venire a casa mia?”
    “No Franco, lasciami nel cortile di casa mia.”
    Così era iniziata la vita da vedovo di Alberto, non abituato alle normali esigenze familiari era in crisi malgrado l’aiuto bisettimanale del filippino Edy non poteva andare avanti quando improvvisamente una telefonata: “Sono Cesare M., ti ticordi di me? Ti telefono da Bucarest dove mi sono trasferito, ho saputo di tua moglie…se lo ritieni opportuno lasciare l’Italia ti posso far sistemare in Romania come ho fatto io, qui la vita costa molto meno che a Messina perché paghi le tasse locali molto inferiori di quelle italiane, pensaci e fammi sapere, questo è il mio numero telefonico: 0114021340665, ciao.”
    Cesare era stato con Alberto a Roma quando erano allievi finanzieri, un caro amico con cui ogni tanto si sentiva, che fare? Ci pensò tutta la notte e poi due giorni dopo: “Cesare ho deciso mi sono informato: prendo il traghetto Bari-Dubrovnik poi col navigatore (ho una Jaguar X type) arriverò a Bucarest passando per Craiova, se non ricordo male l’indirizzo di casa tua che mi hai comunicato a suo tempo è: via Lipscani 23.”
    “Ricordi bene, come ricordati di portare con te un bidet nuovo, qui non lo conoscono, a presto.”
    Alberto informò Franco della sua decisione ed un lunedì mattina si imbarcò in quella avventura, lasciando le chiavi dell’appartamento a Gianni M., un vicino di casa e caricando in macchina, oltre agli effetti personali e tutto quello che gli poteva servire, anche il computer di cui non poteva più fare a meno. Tutto bene sino alla Dogana di Bucarest, il computer doveva pagare una imposta, 400 €uro non la prese bene ma tant’è.
    Prima di arrivare a casa di Cesare gli telefonò,  lo trovò fuori della porta. Un abbraccio affettuoso.
    “Non sai che piacere per me, ci sono pochi italiani che peraltro non frequento, staremo insieme, io abito al secondo piano, al primo c’è un appartamento vuoto ammobiliato che ho prenotato per te, non è grande ma ti piacerà. 200 €uro al mese.”
    Conoscenza con Angela M. quarantenne vedova e la figlia Annabela di venti anni, il nome simile a quello di sua defunta moglie. Dopo due giorni di lavori bagno nuovo con doccia e bidet e registrazione della sua venuta al Comune.
    “Tutto a posto, sei un residente in regola, per le tasse ci penso io basta che mi dai una busta paga.”
    Dopo un ovvio spaesamento iniziale Alberto, che mangiava a pranzo ed a cena a casa dell’amico Cesare, in compagnia della consorte bionda, simpatica, alla mano e belloccia oltre che alla figlia bruna capelli a caschetto, magra tipo modella occhi di un profondo blu molto piacevole visu.
    Madre e figlia parlicchiavano un po’ l’italiano. “Signor Alberto…” “Anabella e Angela, a parte che sono ateo e quindi non conosco il signore io sono romano di origine e noi tutti ci diamo tutti del tu.” “Alberto io studentessa universitaria, posso fare vedere musei, teatri, biblioteche, monumenti, monasteri, librerie…” “ Anabela di quelli che hai elencato non  me ne frega niente, voglio vedere giardini, vie con negozi per distrarmi, ho lasciato l’Italia per non avere cattivi ricordi, mia moglie è deceduta…” “Quando libera io conduce in posti che piace a te.”  La ragazza frequentava l’università e Cesare usciva insieme ad Alberto, quando era solo la compagnia era di una tv a noleggio programmata per canali italiani ma qualcosa cambiò la sua vita. Una notte sentì un colpo alla porta, l’aprì e gli cadde fra le braccia Anabela completamente ubriaca, la depositò si una poltrona, dal piano di sopra nessun rumore, non si erano accorti di nulla. Ritenne opportuno depositare la ragazza sul letto matrimoniale, le tolse le scarpe e la ricoprì con una coperta. La mattina seguente alle otto rumori di sopra, Cesare e Angela erano preoccupati per il non rientro a casa di Anabela, Alberto raccontò quanto accaduto ed ebbe sentiti ringraziamenti da parte dei due. La ragazza si svegliò alle tredici, come se nulla fosse successo, guardò in faccia Alberto senza parlare, si mise le scarpe e sparì su per le scale. Nel pomeriggio scese Cesare che mise al corrente Alberto di quello che era accaduto la notte precedente: Anabela era fidanzata con un coetaneo poco raccomandabile, erano insieme in un locale della movida di Bucarest quando il giovane cominciò a ballare con altre ragazze, Anabela gli fece una scenata e bevve sino ad ubriacarsi. A cena Anabella ormai ripresasi: “Chiedo scuse, grazie, tu uomo meraviglioso…non volere più vedere mio fidanzato, tu fare compagnia quando non studio.” L’idea non dispiacque ad Alberto anche se venticinque anni di differenza… A passeggio per le vie del centro, Anabella aveva lasciato gli occhi su un paio di scarpe un po’ costose, Alberto la spinse a provarle e gliele comprò. “Io poi dare a te soldi.” “È un mio regalo, my darling.”
    “Tu parlare inglese? Io parlare inglese e tedesco.” Io solo francese…” Le passeggiate insieme si moltiplicavano, Anabela aveva lasciato il fidanzato e ogni giorno usciva di più con Alberto, ormai lo prendeva sottobraccio e gli ‘depositiva’ qualche bacino sul viso. “Tu bell’uomo…” Alberto imitandola: “Io uomo vecchio potrei essere tuo padre…” “Tu mio amante, io amare te…” Che un pezzo di gnocca, di venticinque anni più giovane ti dice di amarti… “Cesare sono in crisi, esco troppo spesso con Anabela penso…” “Non pensare, io e Angela ce ne siamo accorti, lascia fare al destino, sei una brava persona, non porti tanti problemi.” Anabela aveva la patente ed aveva imparato a guidare la Jaguar, passava dinanzi all’università per far morire d’invidia le sue colleghe, cattivella l’amica! La ciliegina finale: una notte Alberto dinanzi alla tv si stava godendo un film porno quando si aprì la porta d’ingresso. “Tu sozzone …” “Io forse zozzone, sozzone vuol dire sporco tu che ci fai qui? “Dormire con te.” “Dormire?” “Tu capito non fare stupido.” La baby non era alle prime armi, dopo un lungo bacio prese in bocca ciccio che, data la lunga astinenza, riversò nella dolce boccuccia di Anabela …la quale per pulirsi usò un piccolo asciugamano che aveva portato con sé (organizzata la baby!). Dopo un cunnilingus gustoso, l’entrata di ciccio nella cosina della ragazza fu trionfale nel senso che la stessa cominciò a godere alla grande e poi: “Niente paura prendo pillola” e così lo zozzone schizzò sul collo dell’utero di Anabela che proseguì la goderecciata sino…”Basta io stanca.” Dopo un riposino ad Alberto venne nostalgia di casa propria: Che ne dici di andare in Italia?” La furbacchiona: “Pensavo da molto tempo ma tu prima sposarmi…” Al matrimonio al Comune pochi parenti di lei e tanti compagni di università soprattutto ragazze che avrebbero volentieri avere avuto analoga sorte. Alberto via telefono avvisò Gianni del suo ritorno con relativa consorte. Viaggio di ritorno ovviamente al contrario di quello di andata, arrivo a Messina il pomeriggio. Gianni, grande festa con la consorte e all’apertura della sua porta d’ingresso. Alberto: “Cara sarà tutto impolverato, penso sia il caso di dare una pulita almeno alla camera da letto. Anabela non se lo fece dire due volte, alla fine l’apertura  degli armadi…Alberto sbiancò alla vista dei vestiti di Anna, si dette sul letto come imbambolato, la consorte ancora una volta dimostrò di essere intelligente e sensibile, capì la situazione: “Se d’accordo buttiamo vestiti e scarpe tua moglie, io avere miei, stanotte dormire in albergo.” E così fecero, riempirono vari sacchi di spazzatura e li scaricarono in quei contenitori messi apposta per strada per contenere il vestiario e le scarpe usate poi, dietro suggerimento di Alberto andarono all’albergo ‘Continental’ di via Garibaldi. Al portiere chiesero di vedere il direttore suo vecchio amico. “Che posso fare per te?” “Qualcosa da mettere sotto i denti ed una stanza per stanotte.” Dopo mangiato trasferimento in una stanza che dava sul porto di Messina,  il bacio della buona notte. La mattina ambedue rinfrancati ripresero possesso dell’abitazione di Alberto. Pulizie con l’aiuto di Edy il filippino e poi ritorno alla normalità. Grande festa con gli undici componenti della scala, Alberto ed Anabela scollata ed in minigonna fecero gli onori di casa con mangiata di dolci alla siciliana, tutti allegri tranne Palmira T. dell’ultimo piano che stava in disparte. Alberto se ne accorse e: “’A Palmì che t’è successo?” “E me lo domandi, sono anni che sono innamorata di te, quando è morta tua moglie eri inavvicinabile e poi ti ritrovo sposato con una che potrebbe essere tua figlia…” “Ti assicuro che non me n’ero accorto,io sono sempre l’Alberto che hai conosciuto…” Il buon Albertone non aveva perso il vecchio vizio di… “Ho capito dove vuoi arrivare, io voglio in uomo tutto per me.” “Sei ricca, trovati un toy boy e sorridi alla vita.” “Non so chi sia il boi boi…” Palmira sparì e Anabela capì la situazione, l’intuito femminile…”Caro vieini dalla tua mogliettina, ti sarò sempre vicina. ‘Finita la festa gabbato lu santo’ nel caso dei coniugi M. voleva dire trovarsi dinanzi alla realtà per quanto riguardava il ‘conquibus’. La vita in Italia era ovviamente più cara di quella dell’Ungheria tanto più che Alberto aveva acquistato, a rate, un ‘UP’ della Volkwagen con cui la consorte girava per Messina alla ricerca di un posto di lavoro presso qualche agenzia di navigazione, niente da fare, Anabela rientrava sempre a casa con l’aiuto del satellitare ma col muso a terra, tutti aveva l’organico pieno. ‘Audaces fortuna adiuvat’ in questo caso non fu l’audacia ma un colpo di c., Ovidio  O. suo collega in servizio, avuto notizia del matrimonio di Alberto con una straniera lo contattò per dirgli:”Mi sto congedando ed apro una import-export, ho bisogno di una che parli lingue straniere, tua moglie…” “Anabela l’inglese ed il tedesco.” Bene vediamoci domani al bar di piazza Cairoli.“ Ovviamente Ovidio sgranò gli occhi alla vista della consorte di Alberto in mini e ampia scollatura poi: “Ho già affittato un locale in via Garibaldi al n.203, lunedì mattina l’inaugurazione e poi al lavoro.” Anabela ogni giorno riferiva ad Alberto gli avvenimenti: “Per fortuna abbiamo già degli ordini, tutto bene tranne che il tuo collega ci ha provato con me, ha capito che non c’era nulla da fare e insidiato (si dice così) su seconda impiegata che parla francese, anche stavolta  andato male, la terza parlare solo italiano e,paura licenziamento, detto si.” Stavolta Minerva, Mercurio amico di Alberto distratto, ne combinò una delle sue per vendicarsi delle corna di suo marito, fece conoscere ad Anabela un cliente ricchissimo ed affascinante. Riferì ad Alberto la cosa: “Si chiama Paul e mangiamo insieme durante l’intevallo, mi insegna il francese, è padrone di fabbriche in Francia, vuole farmi dei regali ma ho rifiutato.” Anabela stava imparando bene l’italiano e pare pure il francese… Alberto non osò fare domande alla consorte sinché un giorno: “Sai Paul vorrebbe venire a casa nostra anche per conoscerti.” Che a Paul interessasse conoscere il marito di Anabela sembrava ovviamente un controsenso, se gli piaceva la ragazza che motivo aveva di conoscere il marito? Alberto capì che non era il caso di dire cose ovvie, ritenne opportuno far venire a pranzo il francese, tutto preparato da un vicino ristorante per fa fare bella figura alla baby che se ne assunse la paternità. Il cotale, circa quarantenne, alto, elegante, fascinoso…”È un piacere conoscerla, Anabela mi ha parlato molto di lei.” E intanto sbirciava la scollatura della signora. Alla fin e del pranzo l’ospite capì che era inutile rimanere: “Ho un impegno, arrivederci ad un pranzo nella villa a Torre Faro che ho preso in affitto.” Il suo italiano era eccellente, che fare? Anabela sembrava sempre di buon umore ed abbracciava in continuazione il marito, cosa che all’interessato parve sospetta. La mattina di un sabato l’invito:”Portate i costumi da bagno”, era una assolata giornata di luglio. Grazie al solito satellitare con la UP di Anabela giunsero ad una villetta isolata della frazione di Messina. “Cambiatevi ho già messo sulla spiaggia un ombrellone e tre sedie a sdraio.” Alla vista di Anabel in costume a Paul gli occhi parvero uscire dalle orbite, poi si ricompose, capì che Alberto si stava rompendo…I due andarono in acqua, Alberto preferì restare sotto l’ombrellone. Paul ed Anabel andarono sempre più al largo, chissà dove aveva imparato a nuotare sua moglie, a Bucarest non c’è il mare, forse in piscina pensiero totalmente inutile. Ormai la situazione era cambiata, i due sembravano innamorati e se ne fregavano della presenza di Alberto il quale rivolse una bestemmia al suo dio Mercurio che non l’aveva aiutato, ma ormai era tardi. A pranzo Alberto toccava appena il cibo, i due lo ignoravano. Gli eventi precipitarono Anabel: “Caro ormai avrai capito che sono innamorata di Paul, è il destino, faccio le valige e me ne andrò, pagherò le rate rimanenti della Up, ciao, sarai sempre nel mio cuore, addio.” I giorni seguenti Alberto si chiuse in se stesso, mangiava solo qualcosa che gli portava Gianni sinché una mattina sentì suonare alla porta: una visione celestiale, Palmira in mini e scollatissima si insinuò in casa “Tintolone ormai sei mio, fatti la barba la doccia e poi…e poi avvenne quello che la pulsella bramava da mesi era stato il Fato e non Mercurio a portare a quella soluzione,  Alberto decise di cambiare dio…
     

  • 22 ottobre 2017 alle ore 9:09
    ALBERTO IL MAGNIFICO

    Come comincia: “Intitolare un insieme di racconti da me scirtti (ben 88) con un titolo esageratamente altisonante…  lascia perdere!” Chi parla è il mio alter ego; io, da buon ateo, non ho un angelo custode come i cristiani ma un rompi c….che non si fa mai i cazzarelli suoi. Lo so che ‘il magnifico’ era detto il sultano turco Solimano ma stavolta lasciatemi esagerare. Giunto all’….mo anno di età, qualche licenza penso di potermela permettere anche per incoraggiarmi un po’: uno che da giovane era considerato per il suo fisico il ‘bell’Apollo’ (viva la modestia!) e ‘conquistatore di donne a getto continuo (Petrolini)’ all’apparire di rughe sul viso, perdita della muscolatura, colonna vertebrale tipo slalom, dolori sparsi un po’ in tutto il corpo, perdita della memoria e qualche… defaillance permettete che sia almeno un pò giù di morale. Anche passare il tempo in caserma fra ex colleghi (sono un ex maresciallo delle Fiamme Gialle) non migliora la situazione, il discorso va spesso a finire sulle malattie o peggio sul decesso di qualcuno dei nostri, una tristezza… L’unica consolazione una frase di mia moglie (molto più giovane di me) che mi ripete: “Sei sempre l’amore mio!” “Sarai sempre l’amore suo ma è un amore tutto sfasciato” Ti pareva che l’alter ego non si immischiasse peggiorando la situazione, str…o! Col mio senso dello humor riesco in parte a sollevarmi lo spirito. Talvolta mi capita di accompagnare Anna (il suo nome) a fare delle compere e vengo interpellato da qualche commesso: “Le piace quello che ha scelto sua figlia…” oppure qualche vecchia signora amica che, per darmi un po’ di corda: “Alberto non dimostri assolutamente la tua età! (pietosa bugia). Il peggio è avvenuto quando ho preso a sfogliare il mio album di foto, lì è stato il crollo finale. Ora basta con i piagnistei (peraltro inutili) e, se volete, leggetevi i miei racconti ed anche il mio romanzo ‘Tato il libertino ed il sapore di Venere’, edizione Albatros. Qualche critico (bontà sua) l’ha definito originale, 'piacevole, pregno di emozioni, a tratti erotico. C’è nostalgia miscelata a dolce ricordo di un’esistenza che viene gustata di nuovo attraverso la memoria.' Buona lettura.
     

  • 16 ottobre 2017 alle ore 10:57
    ONESTÀ, BELLEZZA, SESSO E SOLDI

    Come comincia: Che connessione possono avere l’onestà,la bellezza,  il sesso ed i soldi?  Ve ne renderete  conto leggendo il prosieguo di questo racconto. Alberto M.  maresciallo della Polizia Tributaria di Catania aveva molto da raccontare in merito, era considerato ed era in servizio un elemento assolutamente icorruttibile e, diciamo la verità, incorruttibile anche perché era ricco di famiglia da parte della madre Mecuccia S. (diminutivo di Domenica) proprietaria di numerosi terreni e fabbricati in provincia di Viterbo (era nata a Grotte di Castro), suo marito Armando, e padre di Alberto, aveva avuto l’occhio lungo: impiegato nella locale Banca di Credito di Viterbo nello scorrere i conti dei vari  clienti aveva constatato che la famiglia S. era decisamente ricca e la signorina Mecuccia era l’ unica erede. Anche se non molto alta tutto sommato era simpatica e carina. Armando faceva al suo caso perché la signorina Mecuccia desiderava una discendenza, soprattutto maschile, di alta statura e Armando era un bel fusto e così…Ritorniamo ad Alberto: il suo ufficio era all’interno della caserma ‘Angelo Maiorana’. Nato e vissuto a Roma per motivi di servizio del padre, era il classico caciarone e amicone di tutti, il suo ufficio la mattina era il ritrovo dei più simpatici e casinisti colleghi fra tutti l’appuntato Bonannella detto ‘lingua veloce’ per le frecciate che inviava ai colleghi ed ai superiori poveri di spirito e soprattutto a quelli considerati poco onesti (è un eufemismo per non chiamarli ladri). Era una mattina di luglio dell’anno 19… nell’ufficio di Alberto prima che le pattuglie uscissero per il loro servizio, si faceva bisboccia a base di granite, cornetti, bomboloni e cannoli tutto a spese del titolare dell’ufficio. Quella mattina caso volle che per sbaglio entrasse un vecchio maresciallo, Alfio M., non considerato cristallino in quanto ad onestà che aveva una borsa di coccodrillo. “Scusate ho sbagliato…” .Bonannella  “Venga cavaliere le offriamo qualcosa!” “Accetto volentieri ho dimenticato di far colazione.” Il cotale, gran spilorcio, ogni mattina cercava qualcuno che gliela pagasse. Finito  Alfio M. di sgranocchiare  un bel po’ di dolci entrò in azione il Bonannella: “Cavaliere ha una borsa favolosa di coccodrillo, costerà un  bel  po’ di  quattrini.” “Giovane  non  fare  insinuazioni,  io l’ho pagata i n c o n t a n t i!”  Tutti in coro: “Si con tanti ringraziamenti!” Risata generale e ritirata strategica del povero Alfio M. Quella mattina la pattuglia di Alberto composta dall’immancabile Bonannella e da altri due finanzieri era in verifica,  unitamente ad altre pattuglie, ad alcuni grandi magazzini sparsi per la città  del commendatore  Giuffrida che godeva fama di benestante: macchine di lusso, moto per i due figli, un entrobordo di dodici metri e villa favolosa alla foce del fiume Simeto oltre ad grande appartamento in via Etnea situato all’ultimo piano  con vista panoramica sulla città. Venuto a conoscenza della verifica in corso, il commendatore Giuffrida si catapultò in uno dei suoi negozi dove incontrò il maresciallo Alberto M: ed i suoi accoliti. A questo punto è d’obbligo una descrizione del cummenda: cinquantenne, non molto alto, faccia sempre sorridente (in quella occasione un po’ meno) epa da commendatore con gilet e catena d’oro con orologio antico pure d’oro. Divorziato dalla moglie, aveva sposato una ragazza dell’est europeo, ungherese, che tutti descrivevano favolosamente bella; era stata una modella, bruna, occhi invitanti ed il resto  immaginate voi.“Che piacere incontrarla qua, avrei voluto conoscerla prima ma non c’è stata occasione, venga nel mio ufficio.” Discorsetto indirizzato ad Alberto M. il quale capì subito l’antifona. Il commendatore la prese alla larga prima di arrivare al punto. ”Mi dicono i miei consulenti che la mia contabilità è regolarissima ma voi dovete pur trovare qualcosa, fate voi. Penso che dopo una settimana di lavoro con questo caldo avrete un po’ bisogno di riposare, non pensi che la voglia corrompere ma vorrei invitarla nella mia modesta villa alla foce del Simeto, dietro c’è una oasi naturale che potrebbe visitare, è molto rilassante.” Alberto accettò, voleva rendersi conto dove il commendatore andasse a parare. Si presentò in villa una domenica alle nove del mattino vestito sportivo come richiedeva il posto. Il  commendatore gli venne incontro sorridendo. “È un vero piacere averla qui, non le domando nulla della verifica vorrei che lei passasse una giornata distensiva, alle tredici un pranzetto a base di pesce, ho una cuoca molto brava per il vino ovviamente un bianco dell’Etna, poi vedrà, per ora, se si vuole spogliare andremo sulla spiaggia. Capanno enorme e con tutti i confort. I due sotto l’ombrellone guardavano il mare, avevano poco da dirsi. Alberto era ad occhi chiusi per ripararsi dal sole quando ad un  certo punto il sole sparì lasciando allo stupefatto spettatore una visione difficile da definire, forse angelica: capelli castani lunghi sino alla vita, costume alla brasiliana, immaginate voi, seno non molto pronunciato da modella, viso non c’è altro aggettivo che bellissimo insieme alla vita stretta ed alle gambe chilometriche. Forse Alberto aveva in viso un’espressione forse un pò ebete tanto che il commendatore si mise a ridere riportando il suo ospite alla realtà. “Vedo che mia moglie l’ha impressionata, anche se è un po’ più giovane di me (alla faccia dell’eufemismo) mi vuole molto bene, vero cara?” L’interpellata annuì, prese una sdraia e si posizionò vicino ad Alberto. “Sono Brigitta, ho imparato un po’ l’italiano, mi piace la vostra lingua, è armoniosa. Lei è sposato, fidanzato o che…” “Niente di tutto ciò in quel campo vivo alla giornata, quando avrò l’età del commendatore andrò in Ungheria…” La conversazione prese un’altra piega, Alberto aveva la licenza del liceo classico e si mise a parlare di scrittori italiani, francesi e russi, di magiari non ne conosceva, Brigitta lo seguiva affascinata, anche lei aveva seguito studi classici e così la conversazione, escluso il commendatore, seguitò sin quando un cameriere annunziò  che il pranzo era servito.  Arredamento moderno e di gusto sicuramente affidato ad un bravo architetto. “Commendatore complimenti per la sua magione, veramente favolosa!” “La ringrazio ma ora diamoci ai piaceri della tavola, il finale come immaginerà sarà a base di dolci catanesi innaffiati con un Dom Perignon del 1954, difficile da reperire. Dopo una siesta sotto un albero vicino alla villa, Alberto decise di rientrare alla base. Stava per salire sulla sua vecchia ed amata Cinquecento quando ricordò di aver lasciato il suo borsello all’ingresso, lo recuperò, salutò di nuovo i suoi ospiti e poi in caserma nella sua camera. Classico sonnellino alla romana e poi al risveglio la sorpresa; rovistando dentro il borsello trovò un biglietto esplicito: ‘Mi sei piaciuto subito, chiamami a questo numero di cellulare per stabilire quando potrai venire in villa a …farmi compagnia.B’
     Alberto pensò a lungo alla situazione: il commendatore aveva le polveri bagnate e sperava con l’aiuto della consorte di mettergli la museruola. Questo gli fece ancora di più drizzare le orecchie che pensò quali potessero essere le magagne, sicuramente di grossa portata per convincere il marito di quella gnocca a farsi…Evidentemente non si doveva trattare della solita evasione fiscale, in quel periodo era molto di moda far girare i propri capitali fra vari paradisi fiscali per la loro non tracciabilità, ovviamente si doveva trattare di ingenti somme di denaro ed in questo senso indirizzò le sue indagini. Col passar dei giorni capì che aveva fatto centro, informò dell’accaduto il maggiore Trifirò comandante del Nucleo di pt che lo incoraggiò a seguitare nell’accertamento col massimo segreto. Alberto però voleva dare un colpo oltre che al cerchio anche alla botte…A questo punto ricordò gli insegnamenti del vecchio nonno Sinesio, padre di sua madre, vecchio  furbo mignottaro (alcuni dei figli delle contadine gli assomigliavano un po’ troppo!) il quale prima che lui si arruolasse in Finanza lo chiamò da parte e, indicando l’ombra sul terreno che faceva la sua figura gli disse una frase che rimase impressa nella mente del giovane Alberto: “Vedi quell’ombra? Nella vita non devi fidarti nemmeno di lei specialmente quando sarai in servizio della Guardia di Finanza.” Era stato esplicito ed Alberto tenne questo consiglio sempre presente. Applicandolo nel suo caso pensò malignamente, ma forse giustamente, che Brigitte lo volesse far andare nella villa dove potevano essere stati posizionati telecamere e microfoni per registrare le sue mosse e le conversazioni con conseguente ricatto. Contattò il direttore dell’hotel ‘La Ville’ Ferdinando G. un romano che aveva modo di conoscere (ed… aiutare un po’) in occasione di una verifica e: “Hello how are you my friend?” Arbè t’ho riconosciuto subbito, inutile che cambi lingua, noi romani tra de noi…” “Vecchio zozzone mi occorre una stanza nel tuo albergo dove entrare senza essere visti da altri, si tratta di una signora molto conosciuta…” “Famme sapè  giorno e ora, sarò addisposione.” Alberto chiamò il numero del cellulare indicato da Brigitta. “Aspettavo la tua telefonata, quando puoi venire in villa?” “Ho dovuto cambiare programma per motivi che ti dirò a voce,  domani sera va con la tua auto nella piazzetta del Consolato del Mare e aspettami.” Il motivo della scelta di quella piazzetta era  perché poi si diramava in quattro strade e sarebbe stato difficile indovinare dove sarebbe andato Alberto. “Avevamo concordato che venivi in villa…” “Ne parleremo a voce, a domani.” I sospetti di Alberto divennero certezze, il commendatore doveva aver fatto piazzare telecamere e microfoni in ogni punto della villa ma… gli era andata male.”  Come riuscire a seminare qualcuno che sicuramente avrebbe seguito la signora? Con l’aiuto di Bonannella che, messo al corrente  della situazione, non parve vero entrare nello spirito dello spionaggio. ‘Lingua veloce’ per fortuna aveva una cinquecento dello stesso colore di quella di Alberto cosa che aiutò molto nell’esecuzione del piano per sfuggire a qualche investigatore privato messo alle calcagna della moglie dal commendatore. Dietro richiesta di Alberto Bonannella aveva portato in macchina la consorte posteggiando dietro la Cinquecento del suo capo sezione; giunse una BMV guidata da Brigitta che, dietro invito del suo prossimo amante si infilò nella sua Cinquecento che partì a tutto vapore. Il resto lo raccontò Bonannella: “ Un po’ lontano, dietro la sua macchina era giunta una Mercedes  dal quale erano scesi due individui che a gesti indicarono la sua auto,  a questo punto ‘lingua veloce partì in direzione diversa da quella presa da Alberto e vide che la Mercedes lo seguiva: tutto a posto il commendatore era stato servito!“ Alberto chiamò al telefonino Ferdinando il quale gli disse di posteggiare dietro l’albergo, lì c’era un’uscita di servizio ed un ascensore che portava ai piani superiori. Tutto filò liscio, Ferdi accompagnò i due amanti in pectore che entrarono in una stanza grande e ben arredata anche con fiori freschi, il direttore si era fatto onore. All’inizio un po’ d’imbarazzo, Alberto spiegò a Brigitta il perché di tutto quel traffico, la cotale si fece matte risate e poi: ”Hai indovinato quel panzone  voleva incastrarti, ben gli sta anche per le corna che prossime venture gli compariranno sulla fronte. E così fu: dopo la doccia simultanea Alberto ebbe modo di scialarsi alla vista di un corpo magnifico e soprattutto molto disponibile. Dopo il primo…assalto Alberto: “Scusa ma da quanto tempo…” “Ho capito dove vuoi arrivare, mio marito è quello di: vado, l’ammazzo e torno, dopo un minuto tutto finito e poi mi fa anche un po’ schifo.” Al mattino alle nove il telefono: “Sono Ferdinando vi porto la colazione, penso abbiate fame…” La storia ebbe un lieto fine per Alberto che ebbe un encomio da parte del Comandante della Zona di Palermo per il brillante risultato ottenuto, il commendatore era finito all’hotel ‘Piazza Lanza’  (carcere di Catania) ma a Brigitta la cosa era del tutto indifferente in quanto nel suo conto in banca il marito le aveva accreditato una notevole somma di denaro, inoltre si godeva la villa al mare e l’appartamento in città oltre che di una BMV; del dodici metri non gliene fregava nulla, l’avevano preso i figli del cummenda. Vi domanderete come finisce la storia: i due amanti si erano innamorati e poi, dopo il divorzio di Brigitta, sposati. Alberto si era fatto trasferire alla sede di Messina dove trovò colleghi e superiori cordiali e amichevoli per la sua simpatia e per i suoi risultati di servizio conosciuti da tutti.
     
     
     
     
     
     
     

  • 13 ottobre 2017 alle ore 13:11
    UN AMORE TRAVAGLIATO

    Come comincia: Alberto M. abitava temporaneamente a Roma in via Marsala, frequentava l’università, era iscritto alla facoltà di lettere moderne in quanto ne ‘mangiava’ poco di materie scientifiche. Sradicato dalla natia Cingoli (Mc) o meglio dalla frazione di Troviggiano, aveva presto fatto amicizia con i colleghi anche se aveva dovuto sborsare un bel po’ di quattrini per evitare che, in qualità di matricola, fosse sottoposto a pesanti scherzi di cattivo gusto. Lo differenza di ambiente non lo aveva sconcertato anzi stava fuori con gli amici sino a notte inoltrata passeggiando per le vie della movida e talvolta frequentando qualche bella e costosa passeggiatrice. Ovviamente gli studi andavano a rilento ma non c’era nessuno che lo rincorreva, i suoi genitori erano anziani: per il padre proprietario di case e terreni e per la madre insegnante elementare era stato il figlio maschio tanto desiderato e passavano sopra alle sue marachelle che, anche da giovanissimo, erano la sua specialità. La sua vita cambiò radicalmente alla morte dei suoi genitori, una morte assurda: i due spesso andavano in giro per le campagne per portare a casa delle erbe che consideravano curative e ringiovanenti ma l’ultima volta avevano scambiato una molto velenosa con una innocua con la conseguenza di un ricovero all’Ospedale di Cingoli e poi a quello di Ancona. Per loro nulla da fare, solo un trapianto di fegato li avrebbe salvati ma in giro non ce n’erano compatibili con il loro. Alberto con la sua Lancia Appia giunse ad Ancona bruciando semafori facendo sorpassi irregolari ma arrivò troppo tardi. Non gli rimase altro che contattare un’impresa di pompe funebri per far trasportare le salme al cimitero di Cingoli dove c’era una cappella per tutta la famiglia. Passata la buriana della messa, dei discorsi, degli abbracci e delle rotture di p…, Alberto cercò di fare il punto della situazione. Ormai non se la sentiva di rimanere nel natio borgo selvaggio e quindi accettò la proposta del vecchio zio Camillo il quale, ricchissimo, comprò in blocco tutte le proprietà del coniugi M. rendendo Alberto il giovane più che benestante, ricco. Rientrato ma Roma pensò per prima cosa di comprare un’abitazione nei pressi della stazione Termini, contattò un’agenzia  e gli fu proposto l’acquisto di un appartamento in via Cavour di 150 metri quadri; il padrone anziano era deceduto ed i nipoti, abitanti a Milano, avevano preferito vendere l'abitazione ad Alberto proponendogli anche di acquistare anche un altro loro appartamento nello stesso piano facendogli uno sconto sul prezzo. Alberto non ci pensò due volte, ormai se lo poteva permettere ed aveva in testa di riunirli in uno unico. Contattò uno studio di architetti in via Cavour e,  dopo una settimana, gli fu presentata una pianta che prevedeva l’abbattimento di vari muri, l’apposizione di vetri doppi e delle coibentazioni alle pareti interne per evitare che i rumori della strada lo disturbassero e mobili moderni che valorizzavano di molto quella ‘reggia’ di 300 metri quadri. Per l’inaugurazione invitò un sabato i colleghi e le colleghe dell’università appoggiandosi per il buffet ad un esercizio della vicina piazza di S.Maria Maggiore. Tutte le luci accese, stereo a tutto volume, fiumi di spumante (Alberto era un nazionalista, niente champagne) che ben presto resero allegra tutta la compagnia, due coppie si erano ‘ritirate’in due camere da letto, Alberto fece finta di nulla, lui non poteva permetterselo quale padrone di casa. Circa alle tre di notte tutti a casa con i taxi per evitare guai con la polizia, erano la maggior parte ubriachi. Il  giorno successivo il portiere Nando  Proietti: “Dottore scusi ma stanotte tutti gli inquilini…” “Nando intanto non chiamarmi dottore ma Alberto e poi era l’inaugurazione della mia nuova casa, se mi permetti un caffè…e mollò al cotale due cinquantini e, forse perché inaspettati, resero subito servizievole Nando. “Mi capisca io…” “Non ti scusare quando hai bisogno io son qua.” “Pure io dottore pardon, Alberto.” Nando era stato in Francia a lavorare ed ogni tanto si esprimeva in quella lingua.
    Alberto studiava anche per rispetto dei defunti genitori e poi voleva diventare insegnante, fare il nulla facente per tutta la vita non gli andava e poi…non si sa mai come diceva sua madre. Le feste in casa sua si diradarono, non voleva inimicarsi gli altri abitanti del palazzo, tutti liberi professionisti, tranne un trio di donne o meglio due signore ed una ragazza piuttosto giovane. “Nando vorrei notizie su quelle tre donne…”
    “Chiamo mio figlio per sostituirmi nella guardiola e poi ti raggiungo nel tuo appartamento, voglio raccontarti tutto lontano da orecchie indiscrete.”“Allora Nando…”
    “Si chiamano Anna e Lucia le due signore, Rossana la loro figlia, non ti meravigliare di quello che ti ho detto le due donne sono lesbiche, si sono sposate in Danimarca e Rossana è figlia di Anna, ovviamente con l’inseminazione artificiale tutto li.Tutte e due le signore avvocate, lavorano in uno studio in via Volturno, la cosa è risaputa da tutti gli inquilini ma nessuno se ne meraviglia, son tutte persone di ceto elevato anticonformiste.” “La ragazza è molto bella e bionda tipo nordico, sicuramente deve assomigliare a suo padre, le due signore sono brune.” “È probabile  in ogni caso sono piuttosto inavvicinabili, hanno i loro amici ed amiche fuori da questo palazzo e nessuno le viene a trovare.” “Mi ha colpito la ragazza che mi pare tu abbia detto si chiama Rossana, vorrei conoscerla.” “Non sarà facile, la ragazza frequenta l’ultimo anno di liceo scientifico in via Cavour e non dà confidenza a nessuno, a me mi saluta appena, è una ragazza molto sensibile, fa la volontaria in un’associazione che fa beneficienza, non ti posso aiutare.” Le difficoltà non avevano mai fermato Alberto anzi erano state uno sprone a trovare soluzioni a problemi difficili e la soluzione venne fuori, una soluzione un po’ ingarbugliata. Una mattina Alberto vide da lontano Rossana che stava per rientrare a casa e, nel momento in cui la ragazza entrava nel portone,  fece finta di cadere a terra e cominciò a lamentarsi toccandosi le testa e le costole sempre rimanendo sdraiato sul primo gradino della scala. Rossana cercò il portiere che, avvisato in tempo di quanto Alberto aveva escogitato, era sparito dalla circolazione, allora Rossana citofonò alle ‘madri’ le quali accorsero con l’ascensore. “Dobbiamo chiamare il 118,, come sta signor…” Alberto aprì gli occhi non smettendo di lamentarsi. “Non penso sia nulla, se mi date una mano vorrei rientrare a casa mia.” Con l’aiuto delle tre, ad una delle quali aveva dato la chiave di casa, rientrò e fu adagiato sul suo letto. “Andate pure, vi siete sacrificate anche troppo, grazie.” “Resterà con lei Anna fin quando si rimetterà, chiamerò Nando, non so dove sia finito, quando c’è bisogno sparisce!” Alberto lasciò passare una settimana per ‘guarire’ e poi si presentò alle 17 di un pomeriggio con un gran mazzo di rose bianche alla porta delle tre dame che abitavano sopra di lui e: “Vorrei che accettaste questo modesto dono per ringraziarvi della vostra cortesia.” Aveva aperto la porta Anna la quale, un po’ meravigliata, gli fece cenno di entrare. “Lucia c’è qui quel signore che una settimana fa si era fatto male.” “Lucia anche lei in vestaglia come sua moglie (o suo marito) gli porse la mano, in fondo non erano così scostanti. “Me ne vado subito, non vorrei disturbare.” Nel frattempo si era presentata Rossana in minigonna e maglietta scollata, Alberto posò lo sguardo su di lei un po’ più troppo a lungo del dovuto e se ne accorse dalle facce della due signore. “Sicuramente l’avranno reso edotto della nostra situazione…” “Signore mie sono un anticonformista per natura, quando ero in collegio dai preti hanno espulso perché contestavo in toto la religione cattolica e quindi…” “Ci fa piacere anche perché ci sembra lei sia una brava persona, noi stiamo molte attente a chi frequentiamo per ovvi motivi. Per lei faremo un’eccezione (aveva parlato Lucia) la inviteremo a mangiare al ristorante ‘Urbana’ dietro casa, il prossimo sabato, sempre che lei sia d’accordo. Ad Alberto non pareva vero riuscire ad avvicinare Rossana. La serata fu piena di allegria, Alberto descriveva la vita agreste dove era nato coni vari personaggi particolari, ognuno di loro aveva un soprannome e fece molto ridere le tre dame. Ovviamente Alberto aveva preso da parte il padrone ed aveva pagato in anticipo il conto. Quando Anna: “Aurelio il conto.” “Signora tutto pagato dal signore.” “Ma l’avevamo invitato noi…” “Mio padre, vecchio signore di campagna, mi ha insegnato ad essere cavaliere col gentil sesso. Perché sorride?” “M’è venuto in mente un vecchio detto: un signore con tre dame fa la figura del salame!” “E lei chi sceglierebbe?” Aveva parlato Lucia (poi ve le  descrivo tutte e tre) e Alberto, bugiardamente, "Ovviamente lei anche se non vorrei che si scatenasse una guerra, ai tempi che furono per una mela d’oro ci fu la guerra dei dieci anni fra greci e troiani!” “Debbo ammettere che lei è una buona compagnia, ha il senso dello humor non casereccio come quello romano. A questo punto mi spingo oltre anche se in contrasto col mio modo di pensare: vorrei che lei desse una festa a casa sua che mi risulta grande con noi ed i nostri amici(diciamo un po’ particolari), il nostro appartamento è troppo piccolo e noi siamo in tanti, andrebbe bene sabato prossimo?. “Accordato.” Aveva avuto ragione Lucia: la maggior parte degli uomini e delle donne erano omo, tutti vestiti in maniera particolare e talvolta bizzarro come loro natura ma in fondo divertenti e sicuramente agiati dato il tanto oro e gioielli che indossavano. La loro musica preferita? Sicuramente i lenti che imperarono per tutta la sera. Un maschietto (si fa per dire) in compagnia di Anna si avvicinò ad Alberto: “Ma che bel giovane dove l’hai pescato, forse lui non…io sono Francesca” “Francesca hai detto bene io non…”e l’abbracciò perché non si offendesse. Vi avevo promesso di descrivere le due coniugi: Anna era più bassa di sua.., fisico robusto, lineamenti piuttosto maschili e gambe muscolose, (forse lei era il  marito) , Lucia più alta, longilinea, viso delicato, seno piccolino vita stretta, gambe magroline e piedi lunghi e stretti, bellissimi per un podofilo (amante dei piedi), forse era la moglie ma la più interessante, ovviamente era Rossana: biondissima, capelli lisci e lunghi, viso delicato, naso piccolino e all’insù (Alberto non amava nelle donne i nasi grandi, sembravano dei travestiti) vita stretta, gambe chilometriche, ragazzi miei un gran pezzo di … ed anche furba e lo dimostrò subito. Ballando con Alberto: “Senti giovan di belle speranze, non penserai che abbia creduto a quella tua caduta, non sono un’ingenua, ne ho conosciuti di ‘sun of the bitch’ ma tu li superi tutti, hai molta fantasia!” ”Spero sia un complimento, dirti che mi sei piaciuta subito sarebbe una affermazione ovvia ma mi sei piaciuta non solo per la tua bellezza ma soprattutto per il tuo sorriso, per il modo di camminare e naturalmente per il tuo fisico, ho giurato di non guardare più altre ragazze.” “Ed allora andrai in bianco per molto tempo…” “Non pensavo però che fossi cattiva d’animo…io povero naufrago fra tante procellose onde…” “ Ma quali onde, sei arrapato come un riccio arrapato!” “Alla faccia della sincerità, così peggiorerai la situazione perché mi piaci ancor di più, ti giuro sarò casto e puro sino a quando…” “…Andrai in pensione ed ora un po’ di musica allegra, stò branco di fin…i la smetteranno di strofinarsi!”Musica brasiliana indiavolata inondò il salone con le  proteste degli astanti andate a vuoto, Rossana era irremovibile e cominciò a ballare con Alberto in verità un po’ ammosciato, da quello che aveva ascoltato…Alberto si sedette su un divano seguito dalla sua, per modo di dire, bella. “Hai un bel nome, chi te l’ha imposto?” “ È  una storia strana, Lucia la mia vera madre aveva una nonna che si chiamava Rosanna, questo è il mio vero nome ma siccome non mi piaceva l’ha cambiato in Rossana.” Nel frattempo Alberto aveva cambiato macchina, una Maserati Gran Cabrio pluri accessoriata al posto della vetusta Appia. Con la nuova macchina si appostava nei pressi dell’uscita della scuola di Rossana la quale la prima volta prima di ‘imbancarsi’ guardò a lungo in faccia Alberto il quale: “Non è di tuo gusto?” “Inutile che sfoggi tanta ricchezza, con me non c’è nulla da fare”. Ovviamente le compagne di Rossana le facevano i complimenti sia per il fisico di Alberto che per la meravigliosa auto ma lei: “Non mi interessa!” “Allora sei proprio scema”  la risposta unanime delle ragazze.” Come capire l’atteggiamento di Rossana? Solo lei sapeva la storia, si era innamorata pazzamente di un compagno di scuola che  lei aveva scoperto a scuola, nel gabinetto delle donne a baciarsi con una sua collega. Rossana era di carattere violento e quella storia l’aveva profondamente colpita ed aveva giurato a se stessa… ma questo Alberto non lo sapeva e quindi non ci si raccapezzava. Un fatto particolare avvenne nel frattempo : una mattina  Anna, non andata a lavorare, si presentò in vestaglia da Alberto che aprì la porta ancora insonnolito. “Ciao, quale buon vento…” Ma quale vento , Anna vogliosissima aveva cominciato a baciare in bocca Alberto il quale, a digiuno da molto tempo, non resistette e trascinò la dama nel suo letto. Dopo un paio di ore Anna: “Mi hai distrutto brutto zozzone!” Lo zozzone sarei io, ora cosa dico a Rossana” Anna non rispose e sparì dalla circolazione. Quel giorno Alberto non andò a scuola a prendere Rossana la quale ormai si era abituata alla sua compagnia e ci rimase male. Le compagne: ”Hai visto che fine hai fatto a dirgli sempre di no, ci sono un bel paio di corna in vista, ben ti sta!” Anche se non lo voleva ammettere nemmeno a se stessa, Rossana si stava innamorando del bell’Alberto. Rossana col suo intuito femminile capì che era successo qualcosa, forse Alberto aveva trovato una.. compagnia femminile e così la loro storia era finita, maledì se stessa, non bisogna tirare troppo la corda ed a lei era finita male! Tornò a casa sconvolta, Lucia:”Ti senti male, hai una faccia…” “Non ho fame, vado a letto.” Anna fece finta di nulla ma nel suo intimo sentimenti contrapposti, si era lasciata andare per un fuggevole contatto sessuale che l’aveva lasciata si soddisfatta ma a scapito di Rossana, un bel casino! Il giorno dopo la mattina con una scusa uscì dall’ufficio e da un telefono pubblico chiamò Alberto: “Sentimi bene, il mio è stato un capriccio ma non voglio rovinare la vostra storia, ne soffrirei per  tutta la vita, ti prego di riappacificarti con Rossana, non deve sapere nulla di quello che è successo fra di noi, tutta la mia famiglia ne risentirebbe, sarebbe un disastro, pensaci prima di prendere una decisione.” Alberto in verità stava anche lui soffrendo, Rossana era entrata profondamente nel suo cuore e la loro lontananza era per lui oggetto di forte disagio ed amarezza, decise di far finta di nulla e di andare a prendere Rossana a scuola. Immaginate la scena: la ragazza scioccata prese a correre e, senza aprire la portiera dell’auto, ci si tuffò dentro prendendo in contropiede il buon Alberto che fu meravigliato ma contentissimo, dunque anche lei l’amava profondamente! Rossana quel giorno non tornò a casa sua, disse che sarebbe stata un paio di giorni a casa di una compagna di scuola, solo Anna capì la verità e ne fu contenta, l’armonia della famiglia prima di tutto. Un paio di giorni di fuoco in casa di Alberto: i due mangiarono pochissimo e passavano la maggior parte del tempo a letto. Dopo due giorni Rossana, che nel frattempo non era andata a scuola, si ripresentò candida candida in famiglia. Lucia: “Ti vedo bene, vuol dire che eri in buona compagnia!” Frase criptata che voleva dire tutto!
     

  • 10 ottobre 2017 alle ore 8:40
    UN AMORE ALTRUISTA

    Come comincia:  Ad Alberto M. la mattina appena sveglio accadevano fatti alquanto strani, forse la sera aveva esagerato con il mangiare o con le bevande alcoliche? Quanto mai, era al limite del diabete e seguiva una stretta dieta e allora? Era in quel periodo della vita (cinquanta anni) in cui la memoria fa brutti scherzi nel senso che ha perfetti ricordi degli avvenimenti degli anni precedenti ma non riesce facilmente a memorizzare quelli recenti. Cercava di mascherare questa sua situazione ma la gentile consorte Anna M., di ventisei anni più giovane, lo ‘leggeva’ come un libro aperto e quindi…”Oggi è sabato e non vado in ufficio e quindi apriti con l’amore tuo grande, son tutta orecchie.” “Promesso che non mi prendi per il culo?” ”Giuricchio.”
    “ More solito fai la furba, ad ogni modo dato che mi hai classificato amore tuo grande…ti racconto quello che mi è accaduto. Da questa mattina  appena sveglio mi ronza in testa una poesia del Carducci che ho studiato al ginnasio, recita così: Contessa cos’è mai la vita? È l’ombra d’un sogno fuggente, la favola breve è finita, il vero immortale è l’amor, aprite le braccia al dolente, vi aspetto al nuovissimo bando ed or Melisenda accomando un bacio a lo spirto che muor.’ Siamo nel dodicesimo secolo, il principe di Blaia ‘Rudello’ (già dal nome…), sentiti i racconti di pellegrini che lodavano la bellezza della principessa Melisenda, si era imbarcato su un suo vascello per raggiungerla ma durante il viaggio si ammalò gravemente e, prima di morire, ottiene un  bacio da Melisenda. Un principe con tanti pezzi di f…. che gli girano attorno fa un lungo viaggio per conoscere una mai vista e ci rimette le penne, che ne dici cara, io mi sarei io messo in viaggio…” “Tu sei un pigrone, col cavolo…lasciamo perdere le sciocchezze e servimi a letto un vassoio con bioches, cappuccino e spremuta di arancia.” “Io che ci guadagno?” “Hai detto bene guadagno ma te la devi meritare!” “Ed io svicolo…” “Ed io pure, abbiamo finito di dire fregnacce, vai!” I coniugi M. se la passavano proprio bene da un paio di anni in seguito ad un’eredità (piovuta è il giusto termine) dall’Australia da un parente sconosciuto che aveva cercato i suoi affini in Italia per non lasciare i suoi beni ai parenti colà residenti e così Alberto ed Anna si erano trasferiti da un modesto appartamento di via Colapesce di Messina in un complesso di lusso ‘Il Parnaso’ dove dimoravano i più in di questa città. I più in non comprendevano solo professionisti e gente dalle ottime  possibilità finanziarie ma anche qualche coppia in cui la gentile consorte, decisamente bella (e costosa)  era gentile anche con qualche maschietto di passaggio. Alberto, vecchio mign….ro aveva subito scoperto Elena, bionda alta, bellissima e, a detta di chi la conosceva a fondo, molto cara, ma ne valeva la pena (potendo…). “Se ti avvicini a quella ti cavo gli occhi!” “Sei sempre esagerata, magari uno schiaffone…” “Hai capito benissimo.” E così l’Albertone, anche perché abituato a non pagare le prestazioni femminili, girava al largo. Anna non aveva voluto lasciare il suo impiego al Genio Civile (nella vita non si sa mai diceva lei) e così tutti i giorni, escluso il sabato si recava al lavoro con la nuova auto, un Twingo Renault munita di tutti gli accessori. Anna aveva fatto amicizia con una signora del loro stesso piano che purtroppo era costretta a letto paralizzata per un grave incidente stradale, bella donna bruna dai capelli lunghi. Laura F. questo il suo nome, gradiva la compagnia della dirimpettaia anche perché non riusciva ad aver confidenza con l’infermiera, donna tipo corazziere, rozza, che l’accudiva per qualche ora del giorno. Laura era una donna colta, ex insegnante al liceo classico di materie letterarie parlava tre lingue per essere stata all’estero col padre ambasciatore. Purtroppo suo marito, con la scusa del lavoro (era il rappresentante di importanti ditte alimentari) dopo l’incidente si interessava ben poco della consorte e si era ‘fatta’ un’amichetta molto più giovane della quarantenne consorte. Non vi ho parlato di Alberto: ebbene il non più giovane signore (era  cinquantenne) ex impiegato dell’ufficio delle entrate, ex perché all’arrivo dell’eredità dall’Australia, aveva preferito stare in panciolle e girava con la Jaguar X type munito della fida macchina fotografica Nikon. Aveva fatto amicizia con un fotografo professionista con negozio a piazza Cairoli, il salotto della città, e talvolta seguiva nei suoi servizi Gaetano P. senza guadagnarci nulla, col solo piacere di presenziare a cerimonie varie, prime fra tutte i matrimoni, era diventato anche molto bravo a sviluppare e stampare in bianco e nero, foto apprezzate  dagli intenditori. Naturalmente per un tipo ‘frizzante’ come Alberto la normalità non era di casa e così, dopo la sua presentazione da parte di Anna alla signora Laura, prese a frequentare la sua casa per farle compagnia. In totale assenza del legittimo consorte, era l’unico interlocutore della dama la quale cominciò ad apprezzarlo anche per il suo spirito romanesco (era romano dè Roma, quartiere S.Giovanni). Le raccontava i pettegolezzi sulla gente più in vista di Messina (corna, fallimenti, figli di importanti personaggi che avevano fatto outing  quali omosessuali) e Laura per qualche tempo dimenticava i suoi guai. Inoltre Alberto le leggeva un suo romanzo che era riuscito a farsi pubblicare da una casa editrice in cui raccontava le sue avventure amorose (vere ed anche immaginate) durante il periodo di tre anni in cui era stato ‘Fiamma Gialla’ (finanziere).  Alcuni brani venivano sorvolati perché descrivevano qualche avventura erotica del protagonista, Laura se ne accorgeva e lo pregava di leggerle lo stesso. Una volta la signora diventò rossa in viso per il contenuto di un brano esplicitamente sessuale, Alberto si scusò e stava per andarsene quando: “Non andar via, son diventata rossa pensando al sesso, mio marito non mi…guarda più ed io…”Un pianto silenzioso portò Alberto ad abbracciarla, Laura era paralizzata dalla cintola in giù ma le braccia no, abbracciò il suo vicino di casa e lo baciò lungamente. La signora ci sapeva fare con la lingua ed Alberto, diciamo per compassione in verità perché si era eccitato, le mise in bocca un ‘ciccio’  ben dur col finale prevedibile. Madame si era vergognata ed aveva voltato le spalle al da poco amante, Alberto la rigirò prendendole il viso in mano: “Sei ancora bella e desiderabile.” “Non venire più a casa mia, avere rapporti con te sarebbe piacevole ma farei un grosso torto ad Anna, cerca di capirmi.” Era pomeriggio inoltrato, Anna stava stirando, suo marito al rientro in casa andò in bagno per lavarsi, cosa che non sfuggì alla consorte, le donne  hanno un sesto senso e capì quello che era successo, nessun commento da parte sua. La sera a cena silenzio totale, ambedue davanti al televisore sino alle ventidue quando Anna: “M’è venuto sonno, buona notte.” Da quel momento Alberto evitò le visite alla dirimpettaia, cosa ovviamente saltata agli occhi della consorte che invece seguitava a far visita a Laura. Una domenica mattina: “Vorrei ricordarti quello che ci siamo promessi prima di sposarci: massima sincerità anche se non sempre piacevole, lo ricordi?” “Vai al dunque.” “Laura mi ha raccontato quello che è successo fra voi ed ha giurato che non accadrà più ma…ma… ci sono molti ma. Siamo diventate amiche ed ho capito il suo dramma anche per l’allontanamento del marito hai capito in che campo. Per un attimo mi sono messa al suo posto ed ho provato un dolore profondo anche per la sua solitudine, sai quanto sono stata sempre gelosa di te ma…” “Ricominci con i ma?” “Vieni andiamo a casa di Laura.” Alberto molto sorpreso non disse nulla, non capiva dove sua moglie volesse andare a parare. “Cara amica mia, questo è mio marito, è sempre il mio amore, a me non spiacerebbe se …ti leggesse ancora qualche pagina di quel suo romanzo, sempre se tu sei d’accordo. Oggi ho cucinato qualcosa di buono a base di pesce, ti aiuto ad andare sulla tua carrozzella per portarti a casa mia.” I lucciconi erano spuntati sugli occhi di Laura, quel discorso era stata una chiara ed esplicita autorizzazione a…da donna capì che sacrificio che Anna si era imposta, lei così gelosa! Il lunedì mattina: “Good luck my husband.” Questo il saluto alquanto particolare della consorte di Alberto il quale, dopo un colloquio telefonico con Laura (lei si voleva far lavare dall’infermiera) si presentò all’amante ormai ufficiale la quale era cambiata completamente: ben truccata, capelli raccolti a chignon, profumatissima, sorridente a soprattutto nuda. Aveva ancora un bel corpo dovuto ai massaggi di una fisioterapista. Stavolta niente lacrime o meglio qualche dolorino alla cosina della signora dovuta al calibro di ‘ciccio’, dolorino ben sopportato perché seguito da goderecciate multiple. Laura era completamente cambiata, sempre sorridente con tutti tranne che col marito in via di separazione, anche gli handicappati…