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Racconti di Alberto Mazzoni

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  • 17 gennaio alle ore 16:27
    AMORI E TRISTEZZE

    Come comincia: Lisa  (Elisabetta) si era finalmente liberata degli studi, aveva conseguito la laurea in lingue, per premio il padre Freddy (Ferdinando) le aveva pagato delle vacanze sulla neve a Cortina d’Ampezzo. A febbraio i prezzi erano abbordabili e così Lisa, amante della montagna ma, inesperta sciatrice, preferiva andare in quota in funivia e passare il tempo a camminare sulla neve o al bar. Quel giorno il tempo era sereno e con in mano una bevanda calda Lisa sedeva in una comoda sedia fuori dall’esercizio. Alta, slanciata, piacevole in viso sempre sorridente poteva dirsi seducente; fu agganciata da un giovane circa della sua età che: “Che fa una bella signorina sola sola?” “Aspetta che qualche maschietto la rimorchi dicendo: “Che fa una bella signorina sola sola?” Ambedue si misero a ridere: sono Alfonso, Fonzi per gli amici e mi godo una vacanza, a Roma sono il padrone di una fabbrica di elettrodomestici, inutile domandarle cosa fa qui.” “Aspetto l’ora di pranzo.” “Se permette mi aggrego a lei, il ristorante dove vado non è gran che.” Al rientro all’albergo Splendor: “Vado in camera a cambiarmi, poi potremo andare al ristorante e desinare insieme.” Il pomeriggio una passeggiata, rientro all’hotel, cena e poi in camera di Lisa. “Ci vediamo un po’ di televisione poi ci daremo la ‘buona notte’ ed ognuno nella sua cuccia. Non  le poso offrire nulla, solo acqua minerale che il mio medico mi ha prescritto di berne due litri al giorno, vado in  bagno. L’acqua aveva uno strano sapore ma forse di trattava di una caratteristica proprio di quella bevanda, non era la solita che Lisa  beveva. Un sonno improvviso e poi la ragazza non ricordò più nulla. Alle dieci una cameriera bussò alla porta della, camera: “Signorina sono le dieci, ha saltato la prima colazione.” Fonzi era sparito, era giustificato lei era in braccia a Morfeo…Lisa prese la borsa per dare la mancia alla cameriera ma, rigiratala tutta si accorse che erano spariti sia i contanti che la carta di credito a cui aveva attaccato la password, maledetta stupida! Accompagnata dal direttore dell’albergo Lisa si rivolse ai Carabinieri per la denunzia ma non aveva nessun elemento da fornire per rintracciare il maledetto. Lisa si rifugiò nel ristorante anche se era presto per il pranzo e, come affermava un vecchio detto una disgrazia tira l’altra. Una telefonata da parte della madre Mimma: “Cara una disgrazia tremenda, tuo padre in autostrada per aiutare due giovani che avevano avuto un incidente, mentre era a piedi è stato falciato da una auto ed è morto sul colpo, torna subito a  casa.” Lisa era impietrita, guardava nel vuoto e non si accorse che il ristorante si era riempito di villeggianti. Un signore: “Permette che io e mio figlio ci sediamo al suo tavolo, gli altri sono tutti occupati.” “Signorina si sente male, chiamo un medico?” “No grazie è che…” Lisa dopo un po’ si riprese e per sfogarsi raccontò al signore le sue ultime vicissitudini, poi si mise a piangere. “Sono il commendatore Bernardo, son qui con mio figlio Eros per ordine del medico di famiglia che ha ordinato di portare questo signorino in montagna…Eros vammi a comprare  un pacchetto di Marlboro. Se mi permette le posso darle una mano nel senso che  pagherò io il suo soggiorno in questo albergo e qualcosa di più qualora mi venisse incontro in una faccenda delicata.  Sono vedovo ed accudire oggi un giovane è quanto mai complicato. Il nostro medico ha constatato che stò zozzone è deperito e potrebbe ammalarsi, la sua malattia è….insomma si masturba in continuazione e potrebbe diventare tubercoloso, se lei potesse aiutarmi, le parlo da padre.” Lisa era pensosa, le avrebbero fatto molto comodo avere dei soldi ma doveva fare da nave scuola erotica ad un ragazzo peraltro minorenne. Il commendatore insisteva: “Le assicuro la massima serietà e segretezza, non so che altro dirle.” Eros tornò con le sigarette ma: “Papà non avevano da cambiare, ho pagato con i miei soldi.” Ovviamente il furbetto aveva messo in tasca i cinquecento Euro. “Eros, dietro richiesta di tuo padre ti autorizzo a venire questa sera a farmi compagnia in camera mia, ed ora una passeggiata che i latini consigliavano dopo pranzo.” Durante tutto il pomeriggio si vedeva che Eros fremeva, aveva capito tutto e: “Lisa vorrei prenderla a braccetto, potrebbe essere mia sorella, in fondo ci sono una decina anni di differenza, oggi son di moda i toyboy!” “Bene Eros vedo che sei informato, a braccetto di papà e figlio.” Nella hall dell’albergo in attesa della cena Bernardo si sedette in una comoda poltrona a leggere una rivista, Lisa e Eros a guardare le vetrine, il ragazzo voleva comprare un gioiello a Lisa ma questa rifiutò decisamente. Dopo cena: “Eros m’è venuto sonno, fai compagnia Lisa, io vado a dormire.” Eros era già in fibrillazione. In camera Lisa: “Stai calmo abbiamo tempo, intanto spogliamoci e andiamo in bagno.” Eros non aveva mai visto una donna nuda dal vero, strabuzzò gli occhi: “Penso che ti sposerò!” “Prima di arrivare ai confetti fai vedere come te la cavi…per un  sedicenne sei ben sviluppato forse più del normale ma non ti dare arie.” Lisa aveva minimizzato la situazione ma era certo che Eros ce l’aveva più grosso e più lungo del suo ultimo fidanzato. “Dato che ti sei indottrinato con i film porno che ne dici di un bel sessantanove?” Il problema che il ragazzo come si dice in gergo ce l’aveva in punta ed inondò la dolce boccuccia di Lisa la quale si alzò ed andò in bagno per ‘rinfrescare’ la bocca. “Quant’è che non ti sparavi una sega, mi hai inondato!” “Giusto ieri ma siamo solo all’inizio, il sapore della tua gatta era delizioso come te, sto provando delle sensazioni che vanno al di là del sesso, ci riprovo col fiorellino.” Questa volta Lisa ebbe due orgasmi di seguito, guardò in faccia Eros vedendolo sotto un altro aspetto, non era un sedicenne con pustole in viso ma un uomo. “Prendo la pillola e quindi riaffacciati nel mio ‘tempio’ delicatamente, non ce l’hai proprio piccolo.” Questa nuova esperienza fu piacevole per entrambi, Eros seguitava, seguitava…ed a Lisa la ‘gatta’ cominciò a far un pochino male. Fece ‘sgombrare’  il ‘tato’ di Eros dal suo fiorellino e lo lubrificò con una pomata comprata prudenzialmente in farmacia. Si era fatto tardi: “Eros torna in camera tua.” “Ma quando mai mi capiterà di incontrare una donna deliziosa come te, telefonerò a mio padre  che stanotte non rientrerò  all’ovile.” E così fece, con l’assenso paterno restò con Lisa ma: “Ti prego di metterti su di un fianco, io ti penetrerò da dietro e ci resterò fino a che ‘ciccio’ rimarrà sull’attenti! Solo che ‘il fratello minore’ non conosceva la posizione di riposo e così…A Lisa la situazione non dispiacque, sentiva dentro di sé un qualcosa di piacevole e caldo che arrivava sino al collo dell’utero, non protestò. Svegliatasi a notte fonda dovette constatare che il coso di Eros era ancora sull’attenti, manco John Holmes il celebre attore porno! A tavola Eros si sbafava porzioni doppie di tutte le portate, sulle guance era ricomparso il colorito roseo  al posto del precedente color biancazzo, lo notò il papà con notevole piacere, ma anche le cose belle hanno una fine come da canzone di Gionny Scandal. Alla fermata del pullman che avrebbe portato Lisa all’aeroporto, un velo di tristezza. Lisa questo è il mio bigliettino da visita con i numeri telefonici, noi abitiamo a Viterbo, nel caso…Anche Lisa scrisse su un foglietto il numero del suo telefonico e poi salì velocemente sull’autobus senza voltarsi, la tristezza si era impadronita di lei. Mettendo le mani in tasca, con sorpresa trovò tremila Euro, sicuramente un affettuoso regalo di Eros, quel ragazzo le era rimasto nel cuore. All’aeroporto Canova di Treviso c’era una gran folla, per fortuna Lisa aveva prenotato e pagato in anticipo il volo e così non ebbe problemi. A Fiumicino niente tassì, autobus sino a Roma doveva risparmiare denaro, la posizione finanziaria sua e di sua madre era molto cambiata. Gli avvenimenti che seguirono fecero in parte dimenticare Bernardo ed Eros.  Nel palazzo dove abitavano lei e sua madre si era istallata una famiglia composta da una vedova, Elena e dal figlio Checco (Francesco) e furono loro che risolsero in parte i problemi finanziari delle due donne. La mamma era titolare di una grande e famosa agenzia di navigazione, per colmare un vuoto di personale invitarono Lisa in ufficio per un provino che ebbe esito positivo, la ragazza fu assunta. Del personale, fra l’altro erano in forza Adamo persona seria e riservata ed un certo Naele. Dove i genitori avessero attinto quel nome non  si ebbe a sapere, forse un nonno… Naele era un ex pugile dei pesi massimi tutto barba e capelli neri che lo facevano assomigliare ad un orango ma parlava inglese e francese e pertanto era stato assunto per far da Cicerone ai turisti di passaggio a Roma. Come  quasi tutte le famiglie, in casa di Elena e di Francesco era sorto un problema, il ragazzo non dimostrava nei modi molta virilità e gli amici invece che Checco la interpellavano con ‘Checca’ . Cuore di mamma trovò una soluzione: far sposare il figlio con Lisa, senza problemi di denaro avrebbe provveduto a tutto lei in tutti i campi, non ultimo le spese per il viaggio di nozze programmato per la Thailandia. La cerimonia avvenne in Comune alla presenza di un delegato municipale, di due amiche di Lisa e di Adamo e Naele quest’ultimo stretto in uno smoking di una taglia inferiore alla sua. Viaggio di dieci ore sino all’aeroporto di Bankok dal nome impronunziabile per un italiano. Alla dogana nel bagaglio di Checco i doganieri notarono una cassetta di sicurezza,  dopo l’apertura della stessa da parte di Checco i doganieri gliela fecero richiudere con un sorriso generale, Lisa si era riservata la richiesta di spiegazioni all’arrivo in albergo sulla spiaggia di Hua Hin raggiunta in pullman. Albergo ben tenuto ed arieggiato, servizi impeccabili di camerieri in livrea, con inchini multipli (e conseguenti mance). “Cara ti debbo confessare una cosa importante: il motivo per cui i doganieri sorridevano erano che aveva scoperto un vibratore che io uso perché sono bisessuale,  il motivo per cui mia madre ha voluto che ti sposassi era per far cessare le chiacchiere sul mio conto, in ogni caso sappi che ti voglio bene e che ti rispetterò sempre, mi sei molto cara.” Dopo tante recenti peripezie Lisa  era corrazzata alle cattive notizie e rispose diplomaticamente al marito di non preoccuparsi avrebbero trovato una intesa fra di loro. La prima notte di nozze non fu per loro molto romantica, Checco per far resuscitare l’uccello’ usò il vibratore nel suo popò e alla meno peggio fece il suo dovere di sposo, piacere per Lisa: nullo. La giovane si vendicò acquistando nella boutique dell’albergo un costume alla brasiliana in cui a mala pena erano copertimi capezzoli,  dietro un filo, davanti un triangolino. Nessuno fece caso al suo abbigliamento, c’era un turismo internazionale di persone ricche ed abituate a qualsiasi situazione fuori del comune. Altra sorpresa: furono contattati dal direttore che in inglese: “Do you want a male or female company of any kind?” Traduzione da parte di Lisa: “Il muso brutto domanda se vogliamo una compagnia maschile o femminile per qualsiasi nostra esigenza, forse hanno avuto una soffiata da qualche amico in aeroporto che ha trovato il tuo vibratore.” Mandali a strafottere maledetti musi neri, per chi mi hanno preso?” “Per quello che sei.” “No tanks.” A tavola come camerieri si presentarono una bella e giovane ragazza in costume locale ed un bellissimo giovane con camicia bianca molto larga e pantaloni neri anch’essi molto larghi, Lisa parlando con se stessa pensò che se lo sarebbe ‘fatto’. Analogo pensiero di Checco a cui la pressione sanguigna si alzò notevolmente, Lisa se ne accorse e…”Ho capito che li vuoi ‘vedere’ in camera nostra, gli dirò che saranno ‘foraggiati’ con 10.000 Bath ognuno, valgono circa 273 Euro, puoi invitarli, i soldi sono di tua madre.” “Se a te non dispiace mi piacerebbe.” “My husband would like to see you in the afternoon in our room, he will give yiou 10.000 Bath per person.” Lisa si sistemò nel salottino della hall, non provava alcun sentimento, si sentiva vuota. Il pensiero corse a Eros, ormai era diventato un uomo, chissà cosa faceva, dove studiava, da Viterbo a Roma…I suoi pensieri furono interrotti dall’arrivo di un giovane in pantaloncini corti che si sedette vicino a lei. “Non voglio  invadere della sua privacy, se le do fastidio levo le tende.”  “Non vedo nessuna tenda, faccia quello che vuole.” Lisa era stata sgarbata,  il giovane preferì ritirarsi in buon ordine. Il cotale a cena era ad un tavolo vicino al suo, Lisa era sola, Checco ancora non si vedeva…boh.”Vorrei rimettere le tende che ho tolto vicino a lei…” “Va bene spiritosone, vieni a sederti al mio tavolo, mio marito ancora non si vede.” “Io occupo la stanza vicino alla vostra, oggi pomeriggio ho sentito del movimento, avevo visto un giovane ed una giovane del posto entrare in camera vostra, suo marito se la sta sollazzando alla grande, adesso devo levare nuovamente  le tende?” “Non togliere nulla, siediti  al mio tavolo per farmi compagnia, come ti chiami?” “Alain, sono francese di Nizza, ho vent’anni, sono in viaggio vacanza, i miei hanno una fabbrica di mobili e non hanno potuto lasciare il lavoro.” “Come te la passi a femminucce?” “Niente legami, l’esperienza di miei amici mi ha portato a diffidare di legami fissi  solo avventure, alla raagazze locali interessano solo i Bath,  noi con l’Euro siamo avvantaggiati ma perché parliamo di me, lei è più interessante.” “Ho capito mi dai del lei perché sono più attempata di te.” “Non è per questo, è che prima mi hai liquidato in modo brusco.” “Ero nervosa, scusami.” Il direttore del locale si era avvicinato ai due, Lisa pensò che era proprio un rompi… forse alcuni turisti, come d’altronde suo marito gradivano…” “I see that the lady has changed company, best wishes.” “I at patres! It is latin, is means good evening.” Il rompiballe sparì dalla vista dei due, Alain: “Io conosco sia l’inglese che il latino, l’hai mandato bellamente a fare in c..o!”Il direttore si presentò nuovamente ai due: “Her husband phoned the concierge who eats in the room.” “Bene madame, tuo marito cena in camera, siamo soli, ci diamo ai cibi afrodisiaci?” “Si ma non per quello che pensi tu, a me piacciono molto le aragoste che a Roma costano un occhio della testa.” Tra i due si era nato un certo feeling, andarono sulla spiaggia a passeggiare, un luna piena illuminava il mare calmo, un’atmosfera idilliaca. Alain fece un grosso respiro rilassante, prese per mano Lisa che non si oppose alla sua tattica di avvicinamento. “Dato che tuo marito occupa ancora la vostra room ed è in compagnia che ne dici di passar la notte in camera mia?” “Bel giovane sono costretta ma…” “D’accordo, non ti pare di fare troppo la ‘vergine dai candidi manti.” “Conosco la poesia se così si può dire e non mi offendo, userò un tuo pigiama.” E così fu. Alain ovviamente fu confinato su un divano con indosso una copertina, Lisa, bella larga sul lettone, augurò la buona notte ad Alain con tanti bacini con la mano sulla sua bocca. “Anche la presa per il culo, Alain era stanco delle schermaglie, sperava che la compagna di camera rientrasse nella sua tanto non ci usciva niente. Ma i dei dell’Olimpo decisero che la sorte andasse a favore del francese il quale, non riuscendo a prendere sonno si rifugiò in bagno. Seduto su uno sgabello aspettava il giorno conscio che gli avvenimenti non sarebbero stati a lui favorevoli. Si sbagliava, per un intervento di Hermes Lisa si svegliò nel mezzo della notte, vide la luce filtrare da sotto la porta del bagno, indossò una vestaglia di Alain ed andò a trovarlo. Il giovane era con la testa fra le mani, non sembrava più lui. Lisa in uno slancio di generosità: “Che fa l’amore mio  piange?” “Purtroppo non sono l’amore tuo…” “E se ti dimostrassi il contrario?” La frase fu seguita dallo spogliarello della signora che lasciò basito Alain, d’impulso la prese in braccio e la depositò sul lettone. Ora erano ambedue nudi e cominciò una battaglia erotica alla grande,  vogliosissimi sperimentarono tutte le tecniche erotiche che dopo circa un’ora li lasciò senza forza ma ancora abbracciati. Nel frattempo Alain cercava di capire quello che gli stava succedendo, lui sempre contrario a legami sentimentali di lunga durata si ritrovò a dover ammettere che si era innamorata di Lisa, conclusione: era in mezzo a casini senza uscita. Alle nove circa Lisa si svegliò, di Alain nemmeno l’ombra ed allora decise di bussare alla porta della stanza dove c’era suo marito che se la dormiva della grossa. Il signore stanco delle fatiche sessuali non dava segni di vita. Lisa fece la doccia, si imbellettò a scese al ristorante per la colazione. Il solito direttore c..a mi…a’ si avvicinò e con un sorriso e: “The gentleman who was with her last night at dinner left, did not leave any contact.” Lisa cercò di recepire bene la notizia ma non c’era dubbio, Alain era partito senza lasciare alcun recapito. Finalmente giunse nella hall  Checco che senza profferir verbo con Lisa si fece portare una sostanziosa colazione, evidentemente doveva recuperare le forze! Lisa era quella delle decisioni improvvise, anche questa volta: “Checco mi sono stancata di stare in questo posto, sistema i conti, fatti prenotare due posti in aereo, domani voglio ritornare a Roma.” Nel frattempo Alain di rientro nella sua Nizza faceva delle considerazioni sulla vicenda con Lisa: la donna le era rimasta nel cuore tanto da esserne innamorato ma il futuro era quello che lo preoccupava, sicuramente avrebbe cercato una ragazza con le sue caratteristiche senza trovarla, insomma si era rovinato la vita! Checco ormai sazio delle prestazioni delle bellezze locali aderì alla richiesta di rientrare a Roma. Il giorno dopo di pomeriggio arrivarono all’aeroporto ‘Leonardo da Vinci’, tassì e poi a casa festeggiati da Mimma e da Elena. La storia ebbe un finale non favorevole Lisa che rimase sola insieme alla madre mentre Checco se la spassava con Adamo che, per necessità pecuniarie era diventato il suo amante, Elena veniva piacevolmente brutalizzata, con suo piacere dal mostruoso Maele.  Lisa, con i soldi provenenti dalla donazione di quella signora deceduta volle allontanarsi dal suo appartamento, acquistò una villa al ‘Giardino sui Laghi’ con tanto di parco e di  piscina che frequentava solo d’estate in compagnia della madre,  di un cane e di un gatto  dal pedigrèe incerto che, stranamente andavano d’accordo fra di loro e si dividevano  la cuccia. Niente più maschietti, di loro solo il ricordo di Eros e di Alain, ricordo che pian piano svanì nel tempo. Non sempre le favole finiscono ‘e vissero tutti a lungo felici e contenti!’

  • 13 gennaio alle ore 16:58
    WIFE SWAPPING

    Come comincia: Era d’estate, nel suo ufficio della Camera di Commercio di Messina, il condizionatore al minimo,’ voja de lavorá sartame addosso, lavora tu pè me che io nun posso!’ Alberto che non aveva dimenticato il suo dialetto romanesco, sentì bussare alla porta. Dopo  il solito ‘Avanti’ si presentò un giovane di media statura, ben vestito con cravatta che, con un sorriso, gli porse la mano. “Sono Salvatore S. il nuovo capo sezione, sostituirò il povero Antonino A. deceduto dieci giorni addietro, resti pure seduto, non amo le formalità.” “Finalmente uno non pieno di sé e della sua carica”  pensò Alberto, sono  Alberto M. vicecapo ufficio ai suoi ordini.” “Forse lei era un militare, io do solo consigli e considero i dipendenti degli amici, venga le offro un caffè al bar.” Così era avvenuta la conoscenza fra i due, conoscenza che il fato, benigno in questo frangente, avrebbe fatto approfondire e quanto approfondire! “È l’ora di pranzo, la invito a casa, mia moglie è in vacanza e avrà preparato qualcosa di buono.” “Non voglio disturbare la signora, andiamo al ristorante.” “Niente complimenti signor capo sezione, ho la mia Panda qui vicino al posteggio ‘Cavallotti’, la sua?” Anch’io.” Durante il viaggio Alberto tramite il telefonino dell’auto informò Ninfa che avevano un ospite a pranzo. L’abitazione di Alberto situata lungo la Panoramica dello Stretto, dono della zia Giovanna da poco deceduta, era una villetta a due piani di vecchio stile recentemente ristrutturata con mobili moderni. Posteggiatala Panda nel garage, da una scala interna raggiunsero il primo piano: all’ingresso trovarono Ninfa: “Mi scusi sono impresentabile ma non aspettavo ospiti.” Salvatore posò il suo sguardo sulla padrona di casa un po’ più a lungo del dovuto (sicuramente aveva apprezzato…). “Come dicevo a suo marito sono un anticonformista quindi niente complimenti anzi diamoci del tu.” A tavola grande convivialità e scambio di informazioni: Salvatore di origini messinesi di stanza ad Udine, venuto a conoscenza di un posto libero alla Camera di Commercio di Messina, aveva inviato al Ministero la domanda di trasferimento anche se non ci sperava troppo data la moltitudine di siciliani che volevano  avvicinarsi alla loro terra ma, inaspettatamente, la sua istanza era andata a buon fine con mugugni da parte di suoi colleghi concorrenti. Alberto fece un risolino interno ma capì che sotto c’era qualcosa  di poco chiaro che a lui poco interessava, Salvatore si stava dimostrando una persona perbene. La storia di Alberto era piuttosto comune, diplomato ragioniere era riuscito, tramite raccomandazioni, a vincere il concorso alla Camera di Commercio, l’excursus di Ninfa era più, molto più complicato. Innanzi tutto il nome richiesto o meglio imposto dalla zia Giovanna vedova senza prole ma ricca di famiglia  e quindi…  degna di attenzione ad ogni sua desiderata; come compenso, alla sua morte aveva fatto diventare benestanti sua nipote Ninfa e, conseguentemente, il marito. Ma la baby, orgogliosa di natura e molto intraprendente si era prefissa di trovare un lavoro, tuttavia in periodo di crisi non era facile. Scovò una banca o piuttosto una bancarella non quella delle fiere ma una piccola banca appena aperta e situata in via Cannizzaro al posto di un’altra trasferitasi altrove. Il direttore era un signore di taglia elevata dimessosi da un istituto di credito importante per divergenze col suo superiore che era riuscito a farsi sovvenzionare dagli amici e di farsi seguire da alcuni clienti del vecchio istituto di credito nella nuova avventura: Banca di Credito Popolare di Messina. Tuttavia, come facile immaginare, i problemi finanziari erano molteplici, a lui si era rivolto Ninfa chiedendo di aprire una filiale sul torrente Trapani dove una cara amica gli avrebbe messo a disposizione i locali gratis per i primi sei mesi. Ninfa sostenuta dai piccioli della zia Giovanna fece adattare i locali a banca e inaugurò la filiale con avviso sulla stampa della città. Molte persone all’apertura, soprattutto amici e curiosi ma i giorni seguenti lei e gli altri due impiegati… guardavano le mosche. Il direttore la chiamò in sede e le disse che era costretto a chiudere la filiale. Ninfa ottenne quindici giorni di proroga ed escogitò un piano diabolico: fece stampare duecento bigliettini da visita con scritto ’Dott:ssa Ninfa M. responsabile filiale della Banca di Credito Popolare di Messina, via Torrente Trapani n.104 – tel.090-7918999  e con essi prese a frequentare la hall dei più importanti Istituti di Credito di Messina dove avvicinava i maschietti in attesa di effettuare operazioni, solo coloro che  riteneva di poter convincere a cambiare banca, persone di mezza età ben vestiti che davano l’idea di portafoglio gonfio e nello stesso tempo frustrati sessualmente per mogli in menopausa, racchie, indisponibili insomma complessati. Si presentava con generosa scollatura, grandi sorrisi, linguaggio confidenziale Ebbe successo, la sua filiale cominciò a riempirsi di nuovi clienti con meraviglia del suo direttore ed anche di Alberto che non era al corrente dello strattagemma della sua diabolica consorte. Qualche problema sorse quando i cotali signori cominciarono a sperare qualcosa di più dalla gentile dottoressa. Un tale nell’uscire dalla Banca lasciò sul bancone un astuccio con dentro un anello con brillanti, inseguito dalla bella Ninfa dovette riprendersi il suo regalo, così capitò altre volte con signori che facevano finta di dimenticare il loro denaro, talvolta con cifre anche notevoli. Ninfa intelligentemente capì che se si fosse sparsa la voce che lei accettava regali ci sarebbero state spiacevoli conseguenze e così prese a rifiutarli, d’altronde non aveva bisogno di soldi. A questo punto era giunto Salvatore che, dopo pranzo, aveva rivelato di essere ospite di sua madre ma cercava un appartamento ammobiliato dato che, sposatosi da poco, ad Udine non aveva acquistato i mobili per arredarlo. Alberto e Ninfa si guardarono in viso e all’unisono presero una decisione: “Sopra noi abbiamo un appartamento ammobiliato era di una mia parente deceduta, non avevamo voluto affittarlo per non aver vicini di casa  sgraditi ma penso che lei e sua moglie…” “Come ti ho detto niente lei, mia moglie Grazia sarà felice, è insegnante di educazione fisica, le darò subito la notizia e sabato mattina, col vostro permesso, porteremo la nostre cose nell’appartamento di sopra, Grazie di nuovo.” Il sabato mattina una Jaguar entrò nel loro giardino: erano giunti Salvatore e Grazia G. L’auto bellissima una XJ era più lunga di cinque metri e dal costo proporzionato. “Complimenti per la macchina anch’io sono un ammiratore della Jaguar un’auto che non passa mai di moda, ne vedo in giro alcune d’epoca ancora in funzione, di nuovo complimenti anche per la signora, spero che non t’offendi né che sia geloso.” “Ma quando mai, mio marito sa tutto di me ed io sono sempre sincera con lui, quando ci conosceremo meglio ti narrerò alcuni episodi boccacceschi, permettetemi un abbraccio ad ambedue, ci avete tolto un pensiero inoltre il posto è bellissimo., da buona polentona avevo dei pregiudizi nei confronti dei siciliani, tutto cancellato.” “Sistematevi e all’una tutti in tavola come da vecchio carosello.” Le signore sfoggiavano vestiti corti, eleganti, scollati davanti e di dietro, i maschietti erano rimasti basiti. “Non avete mai visto le vostre mogli in ghingheri?” Salvatore “Io la mia si ma la tua … non ho aggettivi.” Effettivamente Ninfa faceva onore al suo nome: capelli castani con sfumature di rossiccio, occhi tra un verde e il grigio, attiravano molto l’attenzione, erano magnetici, naso piccolino, bocca carnosa e denti bianchissimi tipo reclame di dentifricio, seno forza tre, gambe ben tornite e piedi lunghi e stretti, una dea! Alberto: “Per fortuna non sono geloso, me l’hai spogliata con gli occhi ed ora a far onore a Ninfa che anche in cucina  è bravissima. “ L’interessata: “ Che intendi dire che in altri campi…”La tavola era uno spettacolo: dagli antipasti ai cannoli tutte specialità siciliane innaffiate da un vino Neo D’Avola, delizioso. Salvatore “Qui ci mettiamo a vitto per sempre come si dice in gergo militare.” L’atmosfera era favorevole per un ballo con scambio di dame, i maschietti erano su giri non meno le femminucce ma Salvatore ritenne opportuno riportare tutti alla realtà. “Che ne dite di una giro in Jaguar sui monti Peloritani?” Approvato all’unanimità. Davanti Salvatore ed Alberto dietro le signore spaparazzate sul divano, si tenevano per mano affettuosamente. Alberto dallo specchietto di cortesia le seguiva incuriosito, non sapeva che pensare. Arrivati il cima furono accolti da  una gradita aria frizzante, erano a più di mille metri di altezza. Visitarono una minuscola chiesa con icone antiche sui muri e poi una mezz’oretta seduti su un muro a rimirare il bel panorama di Messina. Dopo un’ora tutti a casa, erano le diciannove. “Buona notte a tutti.” Alberto “ Che ne pensi dei due, avevi preso la mano di Grazia…” Mi piacciono ambedue, Grazia è andata in Provveditorato per avere un posto di insegnante di educazione fisica, nel frattempo si occuperà della casa, meglio di così, che ne dici di Lei?” “Preferisco te ovviamente ma non è male, ha una struttura atletica bel viso  seno e popò..” “Lo immaginavo che andavi a finire lì vecchio sporcaccione! Ma io ti amo anche se non so per qual motivo, la zia Giovanna all’inizio non ti apprezzava gran che ma siccome mi piacevi… e mi piaci ancora che ne dici di un bel…” “ E poi lo zozzone sono io, vada per un sixty nine.” (studiate l’inglese!). Grazia era stata assunta quale insegnante di educazione fisica presso l’istituto Tommaseo e la vita dei quattro era cambiata nel senso che a mezzogiorno per il pranzo ci si arrangiava ma la sera era un piacere rivedersi e cenare insieme come vecchi amici. Alberto aveva notato che Salvatore evitava di guardare in viso Ninfa segno di un suo interessamento alla signora ma evidentemente non voleva far un torto a suo marito ma il cotale (Alberto) da buon psicologo l’aveva ‘sgamato’ ma non così la diretta interessata che a letto: “Hai notato che Salvatore cerca di non guardarti mai…” “E allora?””Ingenua non hai capito che per te farebbe pazzie ma vuole evitare…” Ninfa era caduta dalle nuvole ma dopo il bacino della buona notte non riusciva a prendere sonno e pensava, pensava…gli sarebbe piaciuto…ma no mai avrebbe pensato ad un altro uomo non che Salvatore gli dispiacesse, i suoi modi, il suo fisico…pian piano Morfeo si impadronì di lei ma gli interrogativi si ripresentarono i giorni successivi, ora era lei che non guardava in viso Salvatore. Tutto questo sotto gli occhi ironici di Alberto che stava divertendosi un sacco per quella sceneggiata. Una sera un grande annuncio da parte di Grazia, “Amici miei fra otto mesi diventerete zii!” Congratulazioni e grandi abbracci. Un giorno successivo Grazia annunziò che aveva preso un appuntamento con un ginecologo per la mattina successiva ma Salvatore doveva andare fuori sede e Ninfa non era disponibile causa una febbre improvvisa. Fu Salvatore che chiese ad Alberto di accompagnare Grazia alla visita ginecologica, il buon Albertone alzò le orecchie come si dice in gergo, la storia gli sembrava strana ma accettò. Alle nove con la sua Panda accompagnò Grazia dal dr. Tinelli il quale, venuto a conoscenza che Alberto non era il marito ma un amico, lo pregò di restare nella sala di attesa ma a questo punto intervenne Grazia la quale si sbilanciò: “Preferisco che Alberto  resti con me, mi dà sicurezza.” Il ginecologo non fece una piega solamente alzò un sopracciglio, da anziano medico probabilmente ne avete viste di tutti i colori. Quando Grazia fu in posizione Alberto cominciò a ridere: “Lo sai che al momento del parto ti raseranno a zero il fiorellino a te i peli arrivano quasi all’ombelico, ci vorrebbe un taglia erba!” Grande risata di Grazia ed altra alzata del sopracciglio del ginecologo che confermò l’iniziale gravidanza. In Auto Grazia, per ringraziamento diede un fuggevole bacio sulle labbra di Alberto che rimase perplesso anche perché ‘Ciccio’ a quel contatto aveva assunto una posizione di attenti e tale rimase sin a casa quando Grazia, accortasi della situazione, credette bene di  sollazzarlo con un bel blowjob (solito inglese) sin quando l’Albertone le riversò in bocca…La situazione si era complicata, a questo punto come impedire a Salvatore di effettuare un classico wife swapping (a quest’ora sarete in confidenza con l’inglese!). A letto prese in mano il viso di Ninfa e le raccontò l’accaduto chiedendola cosa pensasse e soprattutto cosa desiderasse. Ninfa dentro di sé aveva deciso per il si, volete sapere come finì?” Con una scopata al dio biondo” questa la risposta della bella consorte. La sera a tavola Alberto capì subito che Salvatore era venuto a conoscenza  di qualcosa di ingombrante era spuntata sulla sua fronte ma ben portata dall’interessato il quale giustamente pensava di poter finalmente raggiungere il suo scopo. Alberto “Signori miei come si dice tutti sanno di tutto e quindi largo a Ninfa e Salvatore sempre che Ninfa sia d’accordo a mettere in palio la sua deliziosa…” Chi tace acconsente e quindi: “Il grande evento sabato sera” chiosò Alberto. Il venerdì giornata di pre-avvenimento a tavola il solito Alberto: “C’è un’atmosfera elettrica , io la sento, non so voi, propongo un avvenimento non previsto: la rasatura della cosina di Grazia lasciando il privilegio al legittimo consorte, che ne dici Salvatore?” L’interessato, col pensiero al giorno successivo, avrebbe accettato qualsiasi proposta e così fu: un avvenimento molto particolare perché si decise che avvenisse sul tavolo da pranzo: posizionate varie coperte Grazia non si fece pregare e immediatamente scoprì la foresta nera che fece uscire dalla bocca di Ninfa un oh oh prolungato, anche lei non si immaginava una cosina così pelosa. Salvatore munito di forbicine cominciò a sfoltire la massa e quando i peli raggiunsero un’altezza minima cominciò col rasoio elettrico. Si scoprì un fiorellino delizioso: le grandi labbra tutte intere ed un clitoride piuttosto pronunziato e Salvatore si sbilanciò: “Domani amico mio potrai divertiti a lungo, Grazia è una goderecciosa prolungata poi adesso…”Il sabato sera nessuno aveva fame, ognuno spiluccava qualcosa in attesa… Ninfa, per motivi personali, preferì usufruire del talamo di Salvatore conseguentemente Alberto e Grazia…Quest’ultima neo coppia si rifugiò sotto una doccia ristoratrice, era inverno e la casa tutta riscaldata ma un buon getto di acqua calda è sempre gradito. Alberto sempre dichiaratosi anticonformista e non geloso aveva il pensiero a Ninfa ma questo non gli impedì di mettersi in bocca due tette a forma di pera per poi passare sulla cosina rasata ma dal clitoride molto sensibile, goderecciata dentro la cosina senza problemi (era incinta) ma poi un po’ di tristezza, la mente umana…Alberto si appisolò sin quando  Salvatore si presentò in camera da letto, aveva perso la cognizione del tempo, un saluto affrettato e poi a ritrovare il suo amore nel loro talamo. Avvolta nel lenzuolo e con la schiena girata Ninfa piangeva silenziosamente, Alberto preferì non disturbarla, avrebbero parlato la mattina seguente. Ninfa fu la prima ad alzarsi, Alberto si svegliò col profumo di un cappuccino contornato da cornetti e prugne snocciolate, solita colazione. Si guardarono a lungo in silenzio sinché Alberto: “Vorrei che ti togliessi la tristezza di dosso, non ci complichiamoci la vita.” “Non so se essere sincera o stare zitta e tenere tutto per me.” “Massima sincerità more solito, nulla può cambiare il nostro amore.” Dopo la doccia Salvatore ha cercato di baciarmi in bocca, non l’ho permesso la bocca per il bacio è riservata al solo amore mio ma poi ha preso a baciarmi le tette sin quasi a portarmi all’orgasmo, d’improvviso ha smesso tralasciando la cosina per passare ai piedi, dita in bocca e poi leccata sotto le piante, sinceramente m’è piaciuto, il tale è un feticista ma quello che è successo dopo, indescrivibile. Ha un ciccio uguale al tuo ma molto più duro, ma non me l’ha infilato dentro la cosina sino in fondo ma a metà strofinando la parte superiore della vagina, dopo un po’ ho provato una sensazione unica: un orgasmo prolungato, profondo, indescrivibile mai provato con te, forse ha trovato il mio punto G, quando dopo un po’ mi sono ripresa ha usato di nuovo lo stesso modo facendomi provare uguale sensazione anche più forte, non finivo mai di godere. Quando ho ripreso la forze sono tornata in camera, ero confusa, lo sono ancora, dimmi qualcosa.” Alberto pensò: “Posso dire solo che sessualmente non valgo gran se viene uno sconosciuto che porta mia moglie alle stelle facendomi fare la figura dello sprovveduto e poi a viva voce: “Il mio grande amore mi porta a dirti che sono contento per te, non ti porre problemi, nulla è cambiato, vero?” “Sei sempre l’amore grande della mia vita, sempre di più, non voglio riprovare quelle sensazioni.”Un giorno dopo l’altro come la canzone, nessuno aveva accennato a quella serata del sabato, l’allegria, almeno apparente regnava in quella comunità, solo Alberto si sentiva come dire sminuito nella sua mascolinità anche perché provò varie volte a trovare il punto G di sua moglie senza riuscirvi. Un giorno Salvatore prese da parte Alberto e: “È un argomento delicato,  Grazia non ha il coraggio di chiedertelo e vorrebbe… le sei piaciuto molto, vedi tu.” Alberto non era uno sprovveduto, capì perfettamente che il buon Salvatore ciurlava nel manico, evidentemente voleva farsi di nuovo Ninfa, chissà se era vera la storia di Grazia. Un giorno rimasto solo con lei: “È vero quanto riportatomi da tuo marito vorresti di nuovo stare con me, non mi pare di essere un amante modello!” Grazia lo abbracciò, qualche lacrima e poi la confessione: “Mi sono innamorata di te, non intendo lasciare mio marito ma almeno ogni tanto…mi basta vederti, quando faccio sesso con mio marito lo faccio con te. Sembrava sincera, piccole lacrime scendevano dal suo viso insieme al trucco, Alberto era sensibile alle disgrazie umane e questa gli sembrava vera, la baciò a lungo, “Ogni tanto ci vedremo.”Ninfa sembrava spensierata ma Alberto capì che non lo era, quei due orgasmi col punto G avevano lasciato il segno, talvolta l’amore non basta, anche il lato sessuale… Ragionò a lungo con se stesso era sicuro dell’amore di Ninfa ma capì che ogni tanto doveva lasciarla andare. La moglie giurò che non sarebbe più andata con Salvatore ma le sue parole erano contraddette dai suoi occhi, Alberto la conosceva bene anche in questa nuova veste e capì che ogni tanto la baby avrebbe voluto provare quelle sensazioni meravigliose che lui non riusciva a darle. L’atmosfera non era più quella spensierata di una volta, che fare? Ultima trovata del buon Alberto: fare l’amore in quattro sullo stesso letto scambiandosi le dame e fu così che riuscirono a trovare un po’ di serenità anche se, pensò il padrone di casa che ci aveva guadagnato non era lui ma talvolta nella vita i compromessi sono necessari!

  • 10 gennaio alle ore 18:27
    ALBERTONE LO STALLONE

    Come comincia: Alberto era nato il 3 settembre di anni fa in  una clinica privata in quel di Roma, niente di particolare nella nascita di un bambino se non il fatto che il pargolo era particolarmente dotato in fatto di sesso: pene e testicoli di grandezza sproporzionata, simili a quella di un giovane di quindici anni! La notizia di queI fatto anomalo fu presto di pubblico dominio diramata da una infermiera che aveva scattato delle foto al bambino nudo; anche la stampa scandalistica si occupò di lui ma senza poter pubblicare foto dell’infante in quanto la stessa infermiera era stata diffidata da un avvocato per conto del padre Alessio. Usciti dalla clinica sorsero ovvii problemi per i genitori Alessio ed Aurora; i vicini di casa con sorrisetti avevano tentato senza successo di poter vedere Alberto subito ribattezzato Albertone. Tutta la faccenda fu in mano ad Aurora in quanto Alessio, titolare di una importante ditta di trasporti molto spesso era lontano da casa. Un primo problema molto particolare: Alberto era sempre tranquillo, grandi dormite, grandi risatine ai presenti, solo all’ora della poppata urli e strilli subito calmati dalla mamma con l’offerta di una tetta. Alberto era un gran mangione, svuotata di latte la prima tetta cercava subito l’altra, svuotata pure questa si metteva tranquillo a dormire. Un fatto strano per Aurora: durante l’allattamento aveva provato delle sensazioni erotiche che l’avevano lasciata interdetta, mai le aveva provate col marito, si trovò senza quasi accorgersene a masturbarsi! Aurora laureata in lettere, alla nascita del figlio aveva preferito lasciare l’impiego, se lo poteva permettere, era ricca di famiglia. Alberto cresceva bello robusto, anche quando aveva cominciato lo svezzamento seguitava a cercare la tetta materna. Ad Aurora venne in mente un versetto di Gioacchino Belli riguardante il sesso maschile: ‘Er padre de li santi, scopa, canocchiale, arma, bambino,  torzo, crescimanno, catenaccio, minnola, e mi’ – fratello – piccinino.’ L’ultimo aggettivo poco si adattava ad Alberto che ogni giorno aumentava di corporatura ed anche di ‘pisello’. I problemi sorsero quando Alberto dovette essere iscritto ad un asilo. Quello delle monache gli fu subito precluso; al sentire la storia la Madre Superiora si fece il segno della croce, forse pensava ad uno scherzo del diavolo. Trovato un asilo privato con parco e giochi per bambini, la direttrice, donna austera, non fece una piega però impose ad Aurora di pagare il doppio della retta in quanto il bambino doveva essere seguito sempre da una maestra dedicata solo a lui. Aurora voleva avere per lei anche dei momenti di libertà, ormai era ossessionata per dover dar retta sempre al pargolo senza poter andare a fare spese, incontrare le amiche, togliersi qualche capriccio ed allora pensò ad una baby sitter ma non italiana per motivi di riservatezza. Leggendo una rubrica di ‘cerca lavoro estero’ fu attratta da una richiesta di una russa certa Bella che contattò col telefono. La ragazza che parlava italiano e francese accettò con entusiasmo la venuta a Roma e, col biglietto pagato da Aurora giunse all’aeroporto della capitale una settimana dopo. Mamma Aurora andò in macchina a prenderla e fu subito colpita dalla bellezza della ragazza, non era bello solo il nome. Lungo il tragitto sino alla villa in via Nomentana le spiegò i suoi compiti e dovette illustrare le ‘qualità’ sessuali del pargolo. Bella ci pensò un attimo e poi accettò, a Mosca si trovava in una situazione familiare molto precaria: padre alcolizzato, seconda di cinque sorelle avrebbe fatto la fine della madre e della sorella maggiore che, oltre a rassettare le camere di un famoso albergo, per arrotondare il magro stipendio si  davano da fare con gli ospiti. Aveva lasciato malvolentieri il fidanzato,  capì che ormai le loro vite avevano preso strade diverse. Aurora sempre molto generosa la mattina seguente accompagnò Bella in negozi del centro per rinnovare vestiti e scarpe, quelli della ragazza erano in uno stato pietoso. Il pomeriggio prima di andare a prendere Alberto all’asilo, la chioma di Bella fu messa nelle mani di un famoso parrucchiere tanto bravo quanto ‘checca’. Alberto alla vista della baby sitter, ignorò la madre e si buttò fra le braccia di Bella un po’ meravigliata ma che in futuro avrebbe avuto ben altre sorprese. Compreso come sarebbe andata a finire la situazione fra Alberto e Bella, Aurora, marito sempre fuori d’Italia per lavoro, fece prima visitare la moscovita dal ginecologo Abramo, amico di famiglia, e poi si recò in farmacia di Nino, altro caro amico presso cui acquistò delle pillole anticoncezionali suggerite dal ginecologo, della vasellina e della pomata da mettere all’interno della vagina. In attesa delle analisi del sangue di Bella, preferì che la stessa dormisse con lei nel lettone coniugale con dispiacere di Alberto che non commentò l’accaduto ma dalla faccia scura si capì che non era assolutamente d’accordo, ormai aveva tredici anni e ‘ciccio’ sempre più grosso e soprattutto ‘arrapato’. Qualcosa di insolito accadde tra Aurora e Bella. Quest’ultima aveva l’abitudine di dormire nuda e talvolta durante il sonno si agitava e si trasferiva dalla parte di Aurora. Una notte baciò in bocca la padrona di casa che rimase basita anche se riconobbe che la cosa non le era dispiaciuta, Bella si scusò affermando che aveva sognato il fidanzato. Aurora era in crisi di sesso, mancando il marito, peraltro poco performante in quel campo la notte successiva fu lei a baciare la russa la quale non solo rispose al bacio ma si dedicò alle tette della padrona di casa ed in seguito anche al fiorellino; al risveglio nessuna delle due fece cenno a quanto accaduto. Alberto a scuola sino alle diciassette al ritorno trovò le due donne rilassate e sorridenti, data la sua età non era maligno e quindi fu contento della situazione. Consultate le analisi,  dopo due giorni Bella fu autorizzata a trasferirsi nella camera di Alberto dotata di due lettini  che il furbacchione unì col per maggior comodità.  Bella aveva avuto rapporti intimi col fidanzato ma alla vista del ‘cosone’ di Alberto si allarmò e capì il perché dell’acquisto delle pomate da parte di Aurora. Nell’immisio penis Alberto cercò di essere molto delicato ma…Bella capì la verità di quanto affermato da Dante  ‘quanto di sale sa lo pane altrui’. Dopo due notti Bella si sentiva la ‘cosina’ piuttosto dolorante malgrado la pomata rinfrescante,  si confidò con Aurora la quale: “Mi spiace mia cara,  ho acquistato per te anche della vasellina, puoi usare anche le mani e la boccuccia, sarai ricompensata col doppio dello stipendio, talvolta ti farò dormire nel mio letto così risposerai.” Aurora si era fatta furba, toglieva dalle grinfie di suo figlio la bella moscovita ma ne approfittava lei. Bella inviava alla madre ed alle sorelle un bel po’ di denaro tanto che Ludmilla diciottenne, ultima della schiatta chiese di venire a Roma per lavorare. Fu subito tacitata da Bella con una scusa pensando che Alberto poteva ‘farsi’ anche lei. Alberto col testosterone sempre alle stelle si guardava intorno ed la sua attenzione  si posò sulla professoressa di matematica di cui talvolta aveva notato lo sguardo su di lui, la matematica era la sola materia a lui ostica, le chiese di darle delle lezioni private. La cotale quarantenne, vedova, non molto avvenente lo ospitò in casa sua, spedì la figlia universitaria ventenne a casa di zii,  dentro di sé sentì una voglia erotica perduta da tempo che la portò a superare tutte le inibizioni, telefonò alla mamma di Alberto che il rampollo avrebbe mangiato con lei e, dato il freddo della notte sarebbe rimasto a casa sua, il giorno dopo era domenica. Aurora e Bella si guardarono in viso, ormai la loro era diventata una relazione più piacevole di quella con maschietti soprattutto con quelli con un ‘coso’ del calibro di quello di Alberto. Olga aveva sentito delle chiacchiere sul conto di Alberto ma non vi aveva dato molto peso; ambedue in bagno per il bidet di rito rimase ‘fulminata’ dal ‘gioiello’ dell’alunno. Alberto aveva imparato il dialetto e lo stile romanesco talvolta irriverente: “A nonnè nun te preoccupà, ce vado piano ma si tu nun voi arzo bandiera bianca e me ne vò, che me dichi?” Olga si era ripresa, preferì il sacrificio, quando mai gli sarebbe capitata altra occasione. Alberto fu di parola, ormai pratico nell’ars coeundi cominciò dalle tette ancora un buono stato e recettive per poi passare al cunnilingus che portò l’insegnate alle stelle, ovviamente l’’introduzione di’ciccio’ fu un po’ dolorosa ma Olga ci prese gusto e riuscì ad avere orgasmi multipli che per lei erano ormai un lontano ricordo. Alberto seguitò a frequentare casa di Olga, naturalmente fu promosso in matematica con voti eccellenti! La figlia bruttina come la madre, dietro input della portiera  era venuta a conoscenza delle ‘malefatte’ della genitrice; era incazzata nera perché un giovane che le piaceva l’aveva presa a pernacchie, maledetto lui e tutti i maschietti. Trovandosi tra i piedi Alberto  un’ispirazione: ”Mammina sono sfortunata con gli uomini, ora li odio ma se tu me lo permetti…” Cuore di mamma come dire di no ad una figlia tanto racchia: “Giuditta ma se tu sei vergine…”Mamma non lo sono da tempo, ricordi quel figlio di un contadino che ci portava le uova…” Alberto alle profferte di Giuditta rimase perplesso, non era assolutamente puritano ma farsi madre e figlia…Sempre di sabato avvenne il misfatto, la baby non era si più vergine ma non aveva fatto i conti con ‘ciccio’ più in forma che mai. All’inizio spaventata ci giocò con la mani e con la bocca ma infine decise il grande sacrificio: pensò: ‘ma questo non è un cazzo ma un torcolo, ahi ahi ahi. Alberto scaricò dentro la vagina di Giuditta tutto il suo potenziale che finalmente fece provare alla signorina un orgasmo violento, molto piacevole, debilitante… La cena a base di pesce e vino bianco dei Castelli Romani fu contornata da musica techno che gratificò tutti e tre. Finale: Alberto fece gli straordinari anche con la mammina…ma quella fu l’ultima volta,  Alberto amava ‘changer les femmes’. Il ritorno del guerriero stanco, Alessio aveva girato mezza Europa per la consegna di merci, ne era scaturito un buon guadagno ma fisicamente si sentiva stanco, era emaciato in viso. Aurora quella sera invitò a cena sia Alberto che Bella ma la tristezza dal capo famiglia contagiò un po’ tutti. Purtroppo non si trattava di qualcosa di passeggero, Alessio visitato in Ospedale risultò affetto da un tumore ai polmoni, brutto vizio il suo di fumare,  dopo due mesi lasciò una vedova ed un orfano. Alberto laureatosi in lettere moderne prese ad insegnare nel liceo scientifico Cavour, ovviamente ‘omaggiò’ la maggior parte delle colleghe finché una, la più bella e più ricca lo convinse a giuste (?) nozze alle quali parteciparono molte delle sue conquiste. Adelaide era ricca e di nobile casato come da significato del suo nome, una contessina innamoratissima, anche sessualmente di Alberto il quale, per non smentirsi si ‘fece’ pure la contessa madre!              

  • 08 gennaio alle ore 9:37
    È L'AMOR...

    Come comincia: È l’amor che mi rovina è uno  dei tanti filmetti  di poche pretese che ci deliziavano (parlo di noi meno giovani) nel 1951. Questo poteva essere in tempi attuali la situazione un po’ ingarbugliata di una coppia di professori del liceo romano Augusto. Leonardo e Aurora si erano conosciuti all’università e dopo la laurea lei in matematica lui in materie letterarie erano riusciti (con qualche spintarella dall’alto) a vincere un concorso per andare ad insegnare nello stesso istituto classico. Non religiosi, avevano preferito la convivenza al matrimonio.  Il loro stile di vita: pizza, cinema, locali da ballo, vacanze al mare d’estate, d’inverno a Roccaraso, un tran tran piacevole ma niente di straordinario.
    Ovviamente c’era qualcuno che doveva rompere i …., era il dio Hermes o Mercurio che dir si voglia protettore di Leonardo che ‘scompigliò’ le carte o meglio la vita dei due, l’arrivo a scuola come insegnante di lingue di un inglese o meglio di uno scozzese (l’interessato ci teneva molto a sottolineare la differenza). Quarantenne, discendente da una nobile famiglia aveva girato il mondo imparando altre lingue e, appassionato di antichità si era trasferito a Roma e, dietro sua richiesta appoggiata dal suo  ambasciatore fu destinato dal Ministero dell’Istruzione al liceo ‘Augusto’. Dire che la sua venuta aveva portato lo scompiglio nell’Istituto era un eufemismo non solo per la sua figura alta, slanciata e signorile ma anche perché si presentò  la prima volta a scuola con la sua Rolls Royce. In subbuglio erano le professoresse ed anche qualche alunna più ‘anziana’. Il Preside Alessandro se la riveda sotto i folti baffi. Romano dè Roma  sogghignava di quelle ‘gallinelle’ starnazzanti che sbavavano dinanzi al bello scozzese.  William, che non era inglese e quindi a lui non si poteva attribuire il detto ‘niente sesso siamo inglesi’  ritenne opportuno invitare i colleghi e colleghe ad una cena un sabato nella villa da lui affittata nella via Appia. Aurora volle condurre con loro anche Eloisa una cinquantenne vedova, ancora in forma per la frequenza dei saloni di bellezza che in quel momento era in crisi perché il suo toyboy era sparito e con lui soldi e gioielli. I professori giunti alla villa con le loro utilitarie (col loro stipendio…) notarono che il barone era in possesso anche di una Mini Countryman verde e di un cane Labrador (Argos di nome) molto espansivo. Dopo una cena fatta pervenire da un famoso ristorante della zona, dietro imput del maggiordomo Ralston l’aria fu ‘inondata’ da musica all’inizio di un jazz indiavolato poco gradito da tutti seguita poi da pezzi  lenti molto apprezzati dalle signore che facevano a gara a chi si accaparrava William. L’unica a non seguire le colleghe era stata Aurora con piacere di Leonardo,  era immune dal fascino del collega? Niente affatto, era stata una sua furbizia. Leonardo comprese che era una tattica della sua longilinea e bella convivente infatti Willam fu lui a chiedere alla signora di ballare. Durante la danza i due si guardavano in viso senza parlare. Ruppe il silenzio William: “Sei il tipo di donna che amo di più, niente grassone con tette da nutrice e gambe storte, mavita da vespa, piedi lunghi e stretti e, scusa la franchezza un bel popò…” “Grazie per la fotografia,  potrei dire altrettanto di te (Aurora ritenne opportuno passare al tu come il compagno di ballo) ma poi…” “Potremmo conoscerci più a fondo sempre che tuo marito non sia geloso.” “Il mio compagno è anticonformista.” “Bene allora vienimi a trovare in villa.” Abbiamo una sola auto, prenderò un tassì” “Prendi la mia Mini, sarà un piacere che sia ‘inondata’ dal tuo profumo inebriante, hai qualcosa che mi fa…mi fa…” “Mi fa…mi fa sei forse timido?” “No…non so spiegarmi…” Leonardo ed Aurora furono gli ultimi a lasciare la villa, ovviamente Leonardo restò perplesso per il prestito della Mini ad Aurora ma non fece commenti. Il giorno dopo una telefonata: “Sono William, avevo dimenticato di dirti che ho lasciato un telefonino nel cruscotto della mia auto, puoi usarlo, chiamami presto.” “Ora siamo a posto, col telefonino abbiamo chiuso il cerchio.” Nel frattempo che ti combina Aurora? Si reca a scuola non insieme a Leonardo con la loro Cinquecento ma con la Mini suscitando li immancabili pettegolezzi dei colleghi che a lei attribuivano l’epiteto di mignotta ed a lui di ‘cocu’; ambedue se ne fregavano bellamente come pure il Preside sempre contento di poter ‘bagnare il pane’ in vicende boccaccesche. Un sabato mattina Aurora: “Caro mi ha telefonato William, mi ha invitato a cena, che ne dici’” “Che ne dici tu, sei tu l’invitata” “Facciamo una cosa, per la prima volta è meglio che vieni anche tu ed anche Eloisa, è sempre giù…” “Mi piace il tuo specificare ‘per la prima volta’ , ho capito come va a finire!” Nessun commento da parte di Aurora, il silenzio è meglio di…” Alle diciotto il trio giunse in villa, ad aprire il portone un elegante Ralston che dopo un inchino li fece entrare. Poco dopo apparve in cima alla scala William il quale non parve infastidito dalla presenza di Leonardo, forse pensava che la giovin signora sarebbe giunta da sola ma non fece commenti, l’aplomb britannico! “Aurora col permesso di Leo vorrei farti visitare il parco.” E senza ulteriori indugi  prese sottobraccio una Aurora elettrizzata e forse qualcosa di più. Niente visita nel parco ma bacio lungo e appassionato con ovvie conseguenze per il ‘ciccio’ dello scozzese che fu presto in bocca di Aurora che apprezzò il sapore del….migliore di quello del suo compagno. Durante l’assenza dei due Leonardo ed Eolisa presero a conversare col maggiordomo  Ralston il quale raccontò dei viaggi in tutto il mondo del suo signore sottolineando la sua generosità verso tutti, soprattutto verso gli amici, un chiaro riferimento a quello che avrebbe ottenuto Aurora. A tavola Leonardo si accorse che Aurora era rimasta senza rossetto sulle labbra…capì che ormai il ‘dado era tratto!’ Nei giorni successivi nessun contatto fra lo scozzese ed  Aurora che preferì lasciare la Mini al proprietario che in compenso la omaggiò di un a Panda pluriaccessoriata. Aurora ottenne dal preside della scuola una aspettativa di trenta giorni senza stipendio, William la seguì su quella ’strada’ ormai capirono che si erano  innamorati. La signora si recava regolarmente nella sua villa portandosi appresso Eloisa che aveva stretto ‘amicizia’ col maggiordomo, data la passata esperienza pensò che era meglio un suo coetaneo, peraltro un po’ snob, che un giovane. Leonardo dapprima rimase intontolito (termine romanesco usato da G.G.Belli) dalla situazione ormai sfuggitagli di mano ma stavolta Hermes si ricordò di lui e a scuola alla fine di una lezione: ”Professore sono un po’ carente in latino e greco, che ne dice di darmi delle lezioni private?” “Cara Alice non so se conosci la proibizione di dare lezioni private ai propri alunni, se non lo sai te lo dico adesso: non posso darti lezioni private.” “Professore i miei sono poveri mi dia una mano, la prego…” Tutto si poteva dire di Leonardo ma non che non fosse caritatevole e quindi accettò di ‘lezionare’  Alice. “A proposito quanto anni hai?” “Diciassette, fra quindici giorni diciotto.” Alice non faceva nulla per dimostrare la sua età: capelli castani divisi in due trecce, viso da ragazza ingenua non truccato, scarpe senza tacco, calze sino a metà polpaccio, dimostrava cinque anni di meno. La ragazza si era impegnata a studiare tanto da meravigliare sia il suo insegnante che il padre Aurelio che un pomeriggio telefonò a Leonardo: “Professore sono Aurelio il direttore della Banca di S.Paolo padre di Eloisa, volevo ringraziarla per le lezioni date a mia figlia,  il suo compleanno  sarà domani ma lo festeggeremo domenica con tutta la famiglia. Alice  vorrebbe guidare la mia Volvo ma è troppo grande per una principiante, le donerò una Volkswagen Up, di nuovo grazie.” Brutta puttanella ‘ i mei sono poveri’, le avrebbe dato una lezione nel senso che… insomma non di latino e greco! Una visione: Alice si presentò a Leonardo completamente trasformata tanto che il professore  faticò a riconoscerla, evidentemente era stata in un istituto di bellezza: capelli lunghi divisi a metà da una riga, occhi truccati da vamp, rossetto rosso fuoco, vestito con scollatura abissale, minigonna a righe, scarpe con tacchi alti. “Brutta puttanella, mi ha telefonato tuo padre, mi hai preso in giro, dovrei sculacciarti!” Alice si voltò di spalle e si abbassò lo slip, ne venne fuori un deretano favoloso. “Che cavolo aspetti mon amour  te la stò sbattendo in faccia, oggi sono maggiorenne!” ‘Ciccio’ sentì un buon odore di femminuccia, odore che ormai non avvertiva da molto tempo e…dopo un bel po’: “Cara preferisci un maschietto o una femminuccia?” “Meglio una femminuccia, la chiameremo Stella con la speranza che assomigli a me!

  • 30 dicembre 2018 alle ore 9:56
    AMADOR SILVA L'ARGENTINO

    Come comincia: Amador Silva apparteneva alla quarta generazione di italiani emigrati in Argentina. Si poteva annoverare fra i più fortunati perché gli avi, succedutisi in  famiglia, erano  riusciti  ad acquistare terreni e fazendas nella Pampa, la regione più fertile. Trentacinquenne era l’ultimo rampollo dei Silva, di bell’aspetto, corporatura atletica aveva le caratteristiche fisiche  dei bruni italiani, caratteristiche che gli permettevano di ‘rimorchiare’ le migliori femminucce sul mercato, ovviamente senza mai maritarsi. Sin da giovanissimo era stato impiegato dai suoi genitori nei lavori dei campi che producevano frumento, mais, canna da zucchero ed erba medica, quest’ultima importante per  cibare la schiera di  animali che, d’inverno, venivano ricoverati nelle stalle inoltre, massima fortuna da quelle parti, un fiume attraversava le sue terre tutte intorno un pò aride per non parlare della produzione di un vino locale, di eccellente qualità dal nome un po’ ‘ecclesiastico’ di AVE. Ultima situazione fortunata, coltivava la terra con trattori provenienti dall’Italia mentre i granjeros lavoravano i terreni ancora con buoi ed aratri. Dai nonni aveva sentito dire che in Italia c’erano donne sofisticate, bellissime, di attrici di film, di varietà ed anche di posti di villeggiatura al mare dove le stesse mettevano in mostra  i loro corpi in costumi ridottissimi, talvolta anche senza reggiseni.  Amador, come tutti coloro che hanno ‘la pancia piena’ era scontento della vita che conduceva e pensò bene di fare un ‘salto’ in  Italia, per le sue attività non c’era problema. Il proprietario di un fondo vicino a lui gli faceva da sempre la corte’ affinché gli vendesse i suoi poderi; ad ogni sua richiesta aumentava la cifra da versargli, quando fu molto consistente Amador decise che era la volta buona, organizzò una cena presenti tutti i suoi dipendenti e comunicò loro la notizia della vendita facendo presente che Ciro,  l’acquirente, non avrebbe licenziato nessuno degli addetti ai lavori. Grande fu il dolore dei suoi parenti ma ormai Amador aveva deciso,  prese l’aereo che da Buenos Aires lo condusse in Italia, dopo un trasbordo a Milano (non c’era una linea diretta) giunse a Catania dove gli risiedevano dei lontani parenti. Aveva Inviato loro un telegramma preannunziando il suo arrivo alle 15 del  giorno successivo che cadeva di domenica.  Dall’aeroporto di ‘Fontanarossa’ in tassì giunse in via Paternò  sede dei i coniugi Rossi “Al citofono: “Sono Amador vostro lontano parente proveniente dall’Argentina.” Ci volle del tempo prima che il portone si aprisse. Messa la valigia in ascensore si ricordò che non gli avevano comunicato a che piano dovesse fermarsi e così iniziò dal quinto, erano al primo. Dovette suonare il campanello, si era spettato di trovare il portone aperto anzi ci volle del tempo prima che una scarmigliata signora si decidesse di farlo entrare. “Sono Amalia, i miei ancora dormono.” Come prima impressione…”Sono Amador, non vorrei avervi disturbato.” “Il sabato sera facciamo bisboccia e il giorno dopo ci alziamo tardi, accomodati in salotto.” Pian piano si presentarono i vari componenti della famiglia: il padre Melo (Carmelo) ed i figli Sandro (Alessandro) e  Saro (Rosario). I due giovani non fecero buona impressione  ad Amador, innanzi tutto avevano un taglio di capelli tutti rasati da una sola parte e poi indossavano un pigiama rosa! Il buon italo- argentino pensò che si doveva abituare alla differenza fra gli usi ed i costumi fra i due paesi. Di cena non se ne parlava proprio e Amador vista l’aria che tirava: prese l’iniziativa. “Ho visto una trattoria all’angolo della strada, siete tutti invitati a cenare.” Amalia: “Io e mio marito la domenica pranziamo tardi, vai pure tu con i  ragazzi. “ I giovani ci misero del tempo a presentarsi ma…come erano vestiti, qui non si trattava più di usi e costumi locali, in Argentina li avrebbero chiamati ‘Maricones’ ovvero homosexuales! Nei particolari: ‘abbondante’ camicia rosa con pantaloni  fino alla caviglia strettissimi e neri, un foulard al collo color lilla e scarpe bicolori bianche e rosa! I due evidentemente conosciuti nel locale  furono accolti con baci ed abbracci da parte del padrone che: “Sono ‘Chicca’ diminutivo di Francesco, che bel giovane dove l’avete trovato?” “È un nostro lontano parente proveniente dall’Argentina.” “Speriamo che ci resti tanti giorni, accomodatevi, per voi una cena speciale a base di cibi afrodisiaci, non che voi ne abbiate bisogno!” Aragoste, granseole, gamberi, scampi sparirono in  breve tempo dentro il ‘pancino’ dei quattro. “Ma vi pare che vi faccio pagare, offro io in onore di Amador, ha bello anche il nome!” Il ‘bello, sistemato nella camera degli ospiti, camera, era una specie di sgabuzzini senza bagno, deprimente. Amador al ristorante aveva notato la pubblicità del ‘Rifugio Sapienza’ sull’Etna. Detto fatto il giorno seguente prese in affitto una Fiat 595 Abarth e dopo circa due ore giunse sul posto, non molta neve ma uno spettacolo spettacoloso. Amador non aveva considerato la differenza di temperatura fra Catania e l’Etna e così fu costretto a restare dietro i vetri del bar a  guardare le varie compagnie di ragazzi e ragazze che scherzavano tirandosi palle di neve. Ad un certo punto il gioco si fece pesante ed un giovane schiaffeggiò una ragazza che si rifugiò nel bar piangendo. La baby era veramente una bellezza, alta, capelli corvini e forme che dentro il completo da sci si immaginavano favolose e allora…Dopo un po’ di tempo la ragazza era sempre seduta su uno sgabello vicino al bancone del bar, Amador pensò bene di approfittare dell’occasione e: “Le ci vorrebbe più che un fazzolettino un  fazzolettone, ha allagato il locale!” La ragazza si tolse di bocca la cannuccia con la quale stava sorbendo una Coca Cola, guardò in viso Amador, accettò un fazzoletto del giovane che seguitò: “Forse non è ben informata ma quella che sta bevendo è un ‘Junk drink’ come diciamo noi in Argentina prendendo in prestito il detto dall’inglese, insomma una bevanda spazzatura!” La ragazza abbozzò un sorriso: “Mi vergogno per lo spettacolo che ho dato ma per me è intollerabile che...lasciamo perdere, se non ho capito male lei è argentino che ci fa da queste parti?” “Sono venuto a conoscere lontani parenti che abitano a Catania, ho affittato una 595 Abarth, al mio paese correvo in pista con una vecchia Ferrari ma non sono Fangio.” “Parlando di auto m’è venuto in mente che sono a piedi, il mio fidanzato e meglio ex fidanzato mi ha dato in passaggio in macchina all’andata ma al ritorno…” “Per il ritorno ci pensa il qui presente Amador sempre che lei sia d’accordo.” “Lei mi ispira fiducia, è una stupidaggine che tutti gli uomini sono uguali, mi chiamo Marina anche se non so nuotare!” “Io sono un pesce nelle acque fluviali, venga in auto le darò un passaggio.” Mentre i due si appropinquavano alla 595 si avvicinò l’ex fidanzato che la insultò con aggettivi…poco carini. Amador,  forte della sua stazza gli diede una spinta che lo fece rotolare a terra ,  gli altri componenti della comitiva si misero a ridere, l’ex non doveva godere delle simpatie dei conoscenti. Durante il tragitto Etna – Catania Amador diede prova della sua abilità di pilota, un  vero uomo, Marina guardava il suo profilo affascinata. “Ho passato l’esame?” Solo un sorriso della ragazza. Dietro indicazioni della stessa, Amador fermò la macchina in Corso Italia, c’erano solo appartamenti di lusso. Immaginando le sensazioni di Amador, Marina: “Qui abitano solo persone abbienti, i miei hanno fatto fortuna in Brasile come i tuoi antenati in Argentina, ora si godono meritati agi, hanno una casa con quattro stanze,  le abitazioni più grandi costano un occhio della testa!” “Marina come mi presenti ai tuoi, non mi conoscono…” “Una soluzione, farci ospitare da una signora del mio stesso palazzo, è vedova ed i figli lavorano a Milano, mi vuole bene come una madre, non dirà nulla anzi…ha conosciuto il mio ex e più volte mi ha fatto capire che non era una persona di suo gradimento. I desideri dei miei genitori sono altri: diventare nonni ma…”  Gaia, questo il nome della vicina di casa di Marina li accolse ambedue con entusiasmo, finalmente…” Finalmente voleva dire una persona raccomandabile, abbracciò anche Amador che si commosse, capì cosa angustiava la signora: la solitudine. “Vi dovete accontentare di una cena frugale, io e Marina andiamo in cucina, tu Amador accendi la televisione.” Marina mise al corrente Gaia degli ultimi avvenimenti, Gaia sorrise: “Hai scaricato un pelandrone, a proposito stanotte dormirai da sola oppure…” “Col tuo permesso…oppure.”Gaia era stata modesta nel qualificare il suo ‘banchetto’, aveva svuotato sia il frigo che la dispensa, Amador aveva apprezzato soprattutto i vari ‘sott’olio’ che in Argentina non esistevano,  il pane integrale ed il vino Nerello Mascalese. “Vai piano col vino può fare brutti effetti…” Gaia aveva pronunziato un battuta che aveva fatto arrossire Marina, in quelle parole c’era un evidente sottofondo. “Telefono ai miei  che non rientro a casa stanotte.” La mamma: “Se ho capito bene sarai ospite di Gaia” .  La camera destinata ai due novelli ‘sposi’ era quella matrimoniale di Gaia che voleva che i due fossero  proprio agio, un solo problema: “Non ho il pigiama.” “Ti presterò uno dei miei figli.” Poco dopo una telefonata: “È tuo padre.” “Papà dimmi tutto.” “Volevo augurarti la buona notte.” Bugiardone, l’avo voleva essere sicuro che fosse a casa di Gaia e non con quel…’ Sistemati’ con bidet i relativi ‘gioielli’ , Amador sdraiato supino sul matrimoniale di Gaia pensò che la ‘cattiva nuotatrice’ si dedicasse come preliminari a ‘ciccio’ inalberato ’in sua ore’ mentre la baby non fu dello stesso parere e di sua mano lo indirizzò dentro la ‘deliziosa’. “Di solito…” A gesti: “Non parlare, Gaia potrebbe sentirci ed io mi vergogno un po’.” Amador si mise a ridere vedendo le smorfie della compagna di letto.  Amador  comprese  che a Gaia non piaceva avere la bocca piena di…e quindi aveva indirizzato ‘ciccio’ dentro la ‘gatta’, vogliosa di stare per molto tempo ‘impegnata’. E così fu, la baby superò in numero gli orgasmi di Amador  ma poi piano nell’orecchio del compagno, “Ho paura che mi si sia abbassata la pressione!”  Sempre a voce bassa il giovane: “Ti credo quante te ne sei fatte?” “Non fare il ragioniere, dormirò per ventiquattro ore” , si girò di spalle e cadde fra braccia di Morfeo. Era stata troppo ottimista, alle dieci Gaia bussò alla porta e si presentò con un vassoio pieno di cose ‘corroboranti’. “Amador per te uno zabaione di due uova, penso che ne abbia bisogno!” “No ti prego Gaia, lo zabaione no! è stato il mio incubo sino all’età di diciotto anni poi son riuscito a ‘scansarlo’ con la scusa di aver il fegato ingrossato. Mammina amareggiata e poco convinta aveva ritirato per sempre la bevanda,  per lei  io ero sempre bianco in viso…forse aveva ragione!” Ormai Amador era un inquilino fisso a casa di Gaia, capì che  si stava innamorando e fu invaso da una paura che non sapeva giustificare, forse i racconti di suoi amici che ‘c’erano cascati’ ed erano diventati esseri fragili dinanzi alla loro bella, fatto sta che: ”Signore, sono stato contattato da alcuni miei parenti di Roma, ho promesso loro di andarli a trovare, partirò domani.” Delusione da parte delle due, a  Marina addirittura vennero dei lucciconi delle agli occhi,  si rifugiò in bagno, ci volle del tempo prima che ‘riemergesse’ in salotto.  Gaia una sola frase: “Non farla soffrire se ritorni è per sempre, ricordatelo.” Amador consumò la cena con i due fratelli e col padrone del locale, stavolta pagò lui il conto. La mattina fu accompagnato alla stazione ferroviaria da Melo: Hai capito come sono i miei figli, tutti i due… non riesco ad accettare…Scusa il mio sfogo ma per me è un dolore costante.” Sotto la pensilina della stazione Termini c’era ad attenderlo un giovane rintracciato tramite cellulare.” Sei Amador? Sarà per noi un piacere ospitarti a casa nostra, io sono Alcide che vuol dire ‘forza’ non farci  caso, nella mia famiglia ci sono nomi fuori del comune ereditati da nonni e zii abbienti per cui…seguitando mio padre è Acazio, non ridere, vuol dire ‘il signore tiene’, non si sa che cosa e poi mia madre Angelica, ti accorgerai subito che è un nome che non le si addice,  Daniele vuol dire ‘il mio giudice è Dio’, gli sta a pennello, è prete con le gonne ma lui ama quelle femminili e per ultimo Angelo il ‘piccolo di casa’  un errore di calcolo dei miei genitori, un rompiballe, se ne approfitta perché nessuno osa contraddirlo, ha dodici anni e poi le mie sorelle Bruna e Donata, la prima bionda e la seconda mora, finita la presentazione. Ti sto conducendo a casa nostra in via Ciamicin alla Tiburtina, una villa isolata ereditata dal nonno Alcide, io e le mie sorelle frequentiamo l’Università, siamo l’orgoglio di nostro padre che, da semplice muratore,è diventato un ‘palazzinaro’ conosciuto e ricco. Eccoci arrivati.” Amador fu colpito dalla ‘maestà della villa, sicuramente era stata la dimora di qualche nobile. Era domenica, tutti i componenti erano a casa, il pranzo domenicale era ‘sacro’. Amador fu accolto con affetto da tutti, Angelo dimostrò subito la sua natura: “Pensavo che gli argentini fossero più alti, tu…” Nessuno fece caso alle parole del ‘piccolo di casa’. Mamma Angelica, si presentò con un menù classico romano: ‘Bucatini alla Amatriciana, e poi tanti secondi: trippa alla romana, coda alla vaccinara, abbacchio e poi carciofi alla Giuda, broccoli verdi ed infine ananas per digerire quel popò di cibo oltre al caffè ed allo ammazza (poverino) caffè. La sera, era sabato,  tutti a divertirsi: Acazio, Angelica,  Angelo ed Alcide in un circolo privato, il papà per il pokerino con gli amici, la mamma ed il figlio più grande in sala da ballo, Angelo in un locale riservato ai più giovani. Musica romantica in sala  dove mammina ed il figlio più grande più che a ballare erano dediti a ‘rimorchiare.’ Amador , dietro suggerimento di Bruna e di Donata si recò in un locale trendy dove sovrana era la musica techno ad altissimo volume. Spesso maschietti e femminucce si ‘ritiravano’ in bagno per farsi delle canne che, assieme a fiumi di alcool  mandavano tutti fuori di testa. Amador vide ritornare in sala le due sorelle praticamente ‘groggy’ sorrette da due giovani anche loro su quella via. Amador turbato da quella scena che non  si aspettava, diede la mancia a due camerieri per accompagnare le ragazze nella loro macchina, una Volkswagen Up  a quattro sportelli per fortuna munita di navigatore satellitare che permise al giovane di trovare la via  di casa. Mettere a letto Bruna e Donata fu per l’argentino un’impresa, era nauseato di quello che aveva visto.  Acazio, Alcide, Angelo ed Angelica tornarono insieme on la Golf del padre, la madre aveva il trucco fuori posto e la mancanza di reggiseno metteva in parte in mostra due tette ben fornite. la ‘piccola peste’ si avvicinò ad Amador: “Non giudicare male mia madre, è la vittima in questa famiglia di debosciati, è quella che manda avanti la ‘baracca’, buona notte.” Quella frase commosse Amador, non si aspettava tanto amor filiale che  lo portò a fare un confronto con Marina ragazza in fondo pudica. Lo prese  una gran nostalgia…e, more solito prese una decisione immediata, ritornare a Catania. Fu accompagnato in stazione da un imperturbabile Acazio che doveva essere abituato quelle scene familiari. Un rapido saluto, finalmente lontano dai casini e…Durante il tragitto in treno prese contatti con Gaia comunicandole l’ora del suo arrivo in stazione. La signora lo andò a rilevare con la sua Cinquecento, dopo una cena con i fiocchi al telefono: Sono Gaia puoi dire a tua figlia Marina che è invitata a casa mia, grazie.” Amador ebbe l’idea di mettere all’ingresso la sua valigia, voleva far sospettare alla ragazza la sua presenza,non voleva che presentandosi di colpo dinanzi a lei Marina  potesse avere uno ‘sturbo’. Ci riuscì solo in parte, Marina vedendolo si mise a piangere e, non previsto, mollò un ceffone all’ormai fidanzato il quale: “Mi aspettavo un’accoglienza migliore, penso che sia meglio che ritorni in  Argentina con le solite ragazze che si contentano di poco e non fanno storie e soprattutto non mollano schiaffoni ai maschietti che frequentano.” “Provaci e tornerai al tuo paesello in barella con le gambe fratturate. “Fino a che morte non vi divida’ ti dice niente questa frase?” “Si vedo per me un futuro..radioso!”

  • 18 dicembre 2018 alle ore 7:50
    VIVA L'ISLANDA

    Come comincia: Ían era un funzionario dell’ambasciata islandese a Roma. Era giunto nella capitale italiana in seguito alla morte dei suoceri a Parigi allorché era addetto all’ambasciata Islandese in quella città. Aveva scelto la capitale italiana in seguito alle pressioni delle figlie sedicenni Agneta ed Alba che studiavano storia dell’arte. Aveva sposato Sophie vent’anni prima solo per il suo patrimonio, la dama non era particolarmente avvenente ma lui era abituato ad una vita dispendiosa e quindi si era ‘arreso’ alla ragione del dio denaro, fra l’altro amava le donne brune, tipo mediterraneo mentre Sophie era biondissima. Non voleva frequentare prostitute, per lui il sesso doveva essere accompagnato da qualcosa di più tipo simpatia, attrattiva, passione, insomma un’amante. Si era guardato intorno ma senza successo. L’occasione avvenne allorché ci fu un ballo organizzato nella sua ambasciata, invitò l’autista tale Carmelo di origine siciliana che pensava potesse presentargli qualche dama di sua conoscenza. All’arrivo di Carmelo con la consorte il colpo di fulmine, la moglie Lucia era brunissima, alta più media delle donne dell’isola era una bellezza tipo indossatrice. Paesana di Carmelo, nata e vissuta in un paesino in provincia di Enna non le era parso vero poter abbandonare il ‘natio borgo selvaggio’ per andare ad abitare nella capitale. Aveva conseguito il diploma di liceo classico presso un istituto del suo capoluogo ma, per motivi finanziari, non aveva potuto proseguire gli studi. “Carmelo non mi presenti la signora?” “Questa è Lucia mia moglie.” Ían abbagliato da tanta beltade si sbilanciò più del dovuto:“Sei un uomo fortunato se l’avessi saputo mi sarei sposato con una siciliana.” Poi avvedendosi che stava esagerando: “È solo un  complimento, io amo la qui presente moglie Alberta, siamo sposati da vent’anni…” Ebbe la buona idea di smettere di farfugliare baggianate, tutti i presenti avevano capito del suo entusiasmo per Lucia, comprese le due figlie che presero a ridere sonoramente. Ían però non si diede per vinto ed invitò a ballare la dama che aveva avuto l’assenso del marito con un cenno del capo. Ían prese a spostarsi in fondo alla sala lontano dai suoi invitati e poi: “Lucia la vedo un po’ spoglia nel senso che non indossa alcun gioiello, le vedrei bene degli orecchini di perle o una collana d’oro, se un giorno potessimo uscire insieme...io conosco un gioielliere in via del Corso.” Il cervello di Lucia entrò in ebollizione, aveva capito dove voleva arrivare il bell’islandese, guardandolo bene si accorse che come uomo non era male, forse un po’ troppo alto con il suo metro e novanta ma… Nel frattempo Carmelo aveva preso a ballare con Alberta, cercava un argomento di conversazione ma in fondo era un timido e soprattutto non sapeva come avrebbe reagito la  signora se avesse tentato un approccio. Fu lei a venirgli incontro: “Non stia tanto lontano dal mio corpo, prenda esempio da mio marito che con sua moglie…” Figurati se Carmelo non prese al volo  l’invito, il sangue siciliano lo portò a eccitarsi tanto che la signora: “Vedo che hai capito… , se non erro sento qualcosa di piuttosto prorompente dinanzi alla mia cosina che non è insensibile ai maschietti!” “Signora non so che dirle, non vorrei che suo marito…io sono un semplice autista dell’ambasciata e non vorrei perdere il lavoro.” “Il lavoro in senso lato se lo sta guadagnando sua moglie, lei è un siciliano anomalo, i suoi corregionali sono famosi per la loro gelosia…” “Io e Lucia siamo molto anticonformisti, ci vogliamo un gran bene ma questo non preclude a…” “Vedremo di poterci incontrare dopo che il mio beneamato sposo si sarà portato a letto la sua beneamata perché son sicura che finirà in tal modo, lei o meglio tu come uomo sei piacevole, non amo i biondi, in questo ho gli stessi gusti del mio non tanto amato sposo.” Carmelo prese a ballare anche con Alba e con Agneta, le due ragazze sembravano più sveglie della loro età, d’altronde con quei genitori avevano un bell’esempio in famiglia. Ne ebbe la conferma una mattina quando, seduto al posto di guida della Volvo 60…”Carmelo ho chiesto il permesso a mio padre, dovremmo andare sull’Appia Antica, io e mia sorella stiamo studiando storia dell’arte e vogliamo vedere de visu i resti dell’antica Roma.” “Alba quella è la tomba di Cecilia Metella.” Carmelo guardò il rudere e pensò: “Io l’avevo scambiata per un fortino militare dell’ultima guerra!” Ma il ‘meglio’ avvenne allorché si fermarono in uno spiazzo: “Carmelo siamo venute qui non per motivi di studio, se non ti dispiace vorremmo farti un ‘pipe’  come si dice in francese, in italiano non lo sappiamo. Intanto tiralo fuori, non ti offendere ma puliremo il tuo uccello con dei fazzolettini profumati. ‘Ciccio sempre più arrapato stava diventando più grande ‘strappando’  alle ragazze un ‘ohhh’. La prima fu Alba che in poco tempo si trovò la dolce boccuccia ripiena di…” “Ha un buon sapore, quello dei nostri compagni di scuola fa schifo.”  Della stessa opinione fu Agneta, insomma Carmelo nel giro di poco tempo si fece due ‘goderecciate.’ Forse era un po’ intontito quando Alba: “Se vuoi guidiamo una di noi, non ti vedo in forma.” Carmelo riprese in mano la situazione: “Non avete la patente, a cuccia!” Tornato a casa riferì  a Lucia l’accaduto.”Non farai tante storie per due pompini!” “Ho capito tu te la spasserai con Ían.” “Si ma niente gratis, ‘l’amico’ deve pagarmi, abbiamo l’appuntamento domani mattina, dovrai darmi un passaggio sino alla’ambasciata, non fare quella faccia ormai siamo in ballo. Ían: “Benvenuti, col tuo permesso Carmelo porterò Lucia a fare delle spese al centro.” Senza ottener risposta mise in moto una Mini verde targata 75 – Parigi – Lucia sorridendo prese posto lato passeggero e salutò con la mano il buon Carmelo che rimase imbambolato, doveva ben sapere che ci sarebbe stata quella l’avventura di sua moglie. Ían si fermò dinanzi ad una gioielleria: “Vorrei acquistare qualcosa di tuo gusto.” “Se proprio ci tieni preferisco i contanti, lo stipendio di mio marito…” “D’accordo, andiamo in un albergo qui vicino di cui conosco il direttore. Il cotale diede la mano a Ían ed un finto baciamano alla dama, non chiese loro di documenti, sapeva che sarebbe stato ben ricompensato. Il direttore era stato un buon padrone di casa: la camera era profumata e ben raffreddata, era luglio. “Cara andiamo in  bagno e poi…” Un problema sorse allorché l’islandese andò sul bidet per lavarsi ma ce l’aveva già tanto duro e lungo da impedirgli di lavarsi. Ci pensò Lucia che si mise a ridere e provvide alla bisogna. Ían si sdraiò sul letto e Lucia sopra di lui, il contrario sarebbe stato problematico per la stazza del signore il quale cominciò dalle tette per finire sul fiorellino. Lucia notò con piacere che il suo amante ci sapeva fare, il suo clitoride fu sollecitato in maniera eccellente tanto da riuscire ad avere due orgasmi in breve tempo. Dopo ‘l’immisio penis’ nella cosina tutta bagnata provò ancora del piacere particolare quando il ‘ciccio’ di Ían proiettò sul collo del suo utero una mitragliata di sperma, sensazione mai provata con suo marito. Il signore si fece più audace e chiese di ‘voltare pagina’. Lucia se l’aspettava ma preferì rimandare alla prossima volta, sarebbe costata più cara al suo amante rispetto al fiorellino. Finalmente soddisfatti i due si rivestirono, Lucia si trovò nella borsetta un mucchietto di  Euro in contanti, a casa li contò dinanzi a Carmelo, erano cinquemila. “La prossima volta saranno il doppio, il signore mi ha insistentemente chiesto il popò, mi porterò un bel po’ di vasellina!” Lucia era stata cattivella, aveva fatto capire al marito che il suo amante che l’aveva più grosso del suo. Nel frattempo si era fatta viva Alberta che impose a Carmelo di ‘vederlo’ in casa di lui, non voleva andare in albergo. Lucia informata della richiesta della dama fece un sorriso a suo marito ma era un sorriso amaro, non  le piaceva che il talamo coniugale fosse diviso con un’altra, in fondo era venuta fuori la sua sicilianità. Carmelo e Lucia abitavano in un isolato di otto piani in via Merulana. C’era il problema della portiera estremamente pettegola che domandò ad Alberta a quale abitazione era diretta, conclusione Lucia fu costretta a non uscire dall’isolato e si rifugiò in casa della sua dirimpettaia. Il tempo non passava mai per lei mentre  i due amanti si davano da fare. Carmelo aveva sempre avuto un debole per le bionde, Alberta era bionda naturale, Carmelo se ne accorse quanto si mise il bocca il clitoride di Alberta che doveva avere una fame sessuale arretrata, non sapeva neppure lei quanti orgasmi stava provando, fece omaggio a Carmelo anche di quello che Lucia non aveva concesso al suo amante. Carmelo all’uscita di Alberta da casa sbatté forte la porta di casa sua per far capire alla moglie che poteva rientrare e così fu senza che nessuno dei due accennasse a quello che era accaduto. La settimana successiva Lucia aveva appuntamento con Ían, prima di mettere in borsa il tubetto di vasellina, con un po’ di cattiveria lo mise bene in mostra dinanzi gli occhi del marito, il suo uso  avrebbe fruttato ben diecimila Euro ben guadagnati in quanto Ían volle rimanere a lungo nel popò di Lucia. Il finale della storia? Un wife swapping all’inglese che permise a Carmelo ed a Lucia di cambiare i mobili di casa e di acquistare una Mini verde come quella di Ían, col tempo forse avrebbero potuto acquistare un’abitazione…Le sorelle Alba ed Agneta impararono a tradurre dal francese in italiano la parola ‘pipe’ e lo misero in atto con alcuni giovani loro compagni di scuola i quali, incuriositi della nazionalità soprattutto dalla spregiudicatezza delle ragazze andarono sulla carta geografica a vedere dove si trovava l’Islanda, forse d’estate ci avrebbero fatto un viaggio per constatare di persona se le femminucce di quell’isola…

  • 03 dicembre 2018 alle ore 16:56
    INUSITATE ESPERIENZE SESSUALI

    Come comincia: Alberto, Gennaro e Giannino erano tre amici e compagni di classe all’Istituto di Ragioneria di Jesi in provincia di Ancona, al contrario di tanti colleghi erano degli anticonformisti tanto che i primi giorni di un agosto particolarmente afoso, circa la mezzanotte erano tutti e tre a casa dei cugini Gennaro e Giannino in via Mura Orientali invece di andare a divertirsi in qualche località esotiche, ne avevano la possibilità finanziaria in quanto il padre di Alberto era il direttore di una importante banca ed i due cugini figli di due imprenditori di una fabbrica di macchine agricole ed allora perché  non erano andati e divertirsi? Semplice: non amavano i luoghi affollati di turisti, sostavano sul terrazzo di casa con lo sguardo verso la strada dopo passavano poche auto. Gennaro il più  ‘scapocchione’ entro entrò in casa e ritornò con un fucile ad aria compressa con relativo munizionamento ed una fionda e si mise a sparare sulle auto di passaggio i cui conducenti non si rendevano conto di strani rumori provenenti dalla carrozzeria della loro macchina. Qualcuno allertò i Carabinieri che si presentarono sulla via Mura Orientali e cominciarono a suonare ai citofoni delle varie abitazioni. I tre compresero il pericolo per loro, rientrarono in casa ed indossarono un pigiama. Al Carabiniere che suonò al citofono: “Vengo ad aprire la porta.” Tutto scarmigliato si presentò alle forze dell’ordine e:”Cosa posso fare per voi?” “Ci hanno segnalato che qualcuno sta tirando dei sassi o qualcosa del genere sulle auto di passaggio, avete notato qualcosa di insolito?” “Io stavo dormendo, se dovessi notare qualcuno o qualcosa di insolito vi avviserò.”La storia finì in una risata ma i tre capirono che certe bravate andavano evitate. La mattina successiva arrivò in casa una telefonata da un amico di Ancona, Ferdinando che: “Ho una grossa sorpresa per voi, vi dico solo portate appresso un mucchio di soldi e vi spiegherò a voce a cosa servono.” I tre pensarono che si meritavano un po’ di svago extra in quanto nel mese di giugno Alberto aveva dovuto controllare la trebbiatura del grano  dei poderi di suo padre (dormendo di notte sui sacchi di grano), Gennaro e Giannino erano stati impiegati come semplici operai nella paterna fabbrica,  dovevano imparare il mestiere dal primo gradino. Ovviamente per racimolare un bel po’ di denaro si rivolsero ad Armando, padre di Alberto, il quale all’inizio fece un po’ di storie per via della legge antiriciclaggio ma poi, poiché i tre erano intestatari di un conto personale sostanzioso cedette e li accontentò. La mattina successiva incontrarono ad Ancona il loro amico Adolfo che: “Non vi meravigliate di quello che sto per dirvi, si tratta di una avventura molto particolare, in mare, al largo, fuori delle acque territoriali sosta una nave senza bandiera con a bordo delle belle ragazze musulmane disponibili sessualmente, chi c’è stato ha detto meraviglie delle stesse, con un motoscafo potrete raggiungere quella nave.” Finalmente un’avventura fuori del comune, i tre non si fecero pregare e, dopo mezz’ora di corsa in motoscafo raggiunsero la nave il cui capitano parlava italiano e indicò una scaletta bordo per salire a bordo. “Io sono Adamo se siete qui immagino che conoscerete la situazione a bordo. Ci sono sei ragazze disponibili, tutte per loro scelta indossano il burqa, parlano l’italiano, il compenso è per una settimana di  millecinquecento Euro al giorno compreso il vitto, venite che ve le presento: signorine questi sono Alberto, Gennaro e Giannino. Alberto notò una ragazza che, al contrario delle altre aveva gli occhi in basso, gli fece tenerezza e la scelse. “Mi chiamo Amina, ho venti anni, andiamo in camera mia.” Alberto posò la valigia su di un tavolino e restò a guardare Amina che seduta sul letto ancora non si era spogliata, guardò con aria interrogativa. La ragazza: “Scusa ma ancora mi vergogno e da poco che faccio questo….Ti prego vai in bagno, dopo io sarò pronta.” Alberto si recò nella toilette, lavò per bene i ‘gioielli’ di famiglia e si presentò dinanzi ad Amina ‘armato’ di tutto punto. La ragazza stava nel letto coperta dal lenzuolo e ci volle un po’ prima che si decidesse a restare in costume adamitico o meglio evitico. Uno spettacolo, Alberto non immaginava tanta beltade, rimase un attimo senza fiato sino a che la ragazza si mise a ridere. Era veramente favolosa dalla testa ai piedi, perfetti che avrebbe fatto felice un feticista. Non volle andare subito ‘al dunque’ e si mise a baciarle il fiorellino profumato e molto sensibile tanto che presto giunse all’orgasmo, Alberto seguitò sin quando Amina gli fece capire che ne aveva abbastanza. La stessa gli porse un preservativo ed anche lui giunse presto alla ‘soluzione’. Alberto si era incuriosito e chiese ad Amina come fosse finita in quella nave particolare. Amina si rattristò ma: “Ho avuto rapporti sessuali con un mio compagno di scuola, i miei genitori mi hanno detto che nessuno mi avrebbe più sposata e mi hanno cacciato di casa, conclusione sono qua molto malvolentieri, ho pensato anche di buttarmi a mare ma non ce l’ho fatta, ora sai tutto di me.” Bella storia alla Carolina Invernizio pensò Alberto sempre che fosse vera, suo nonno Alfredo gli aveva insegnato di non fidarsi di niente e di nessuno ma stavolta, forse obnubilato da tanta avvenenza pensava che Amina dicesse la verità si, ma il seguito? Una pazzia! Chiedere al capitano quanto volesse in denaro per lasciare libera la ragazza. Convocati Gennaro e Giannino: “Ragazzi sto per fare una cosa che nemmeno potete immaginare.”  Rispose Gennaro, Gianni sta in disparte bianco in viso, non stava bene: “Vuoi uccidere il capitano della nave e portarti a terra tutte le ragazze!” “Ci sei vicino, vorrei con me solo Amina è una ragazza splendida, è stata buttata fuori di casa dai genitori e si è trovata nel giro ma non ci vuole rimanere.” “E poi è arrivato il buon samaritano…” “Gennà a voi chiedo un favore che ricambierò quando torneremo a Jesi: datemi tutti i soldi che avete con voi, lasciamo solo il compenso per il motoscafista che ci porterà a terra, che ne dite?” “Dico di si anche a nome di Giannino forse perché siamo più pazzi di te.” Alberto si recò dal capitano e gli espose la sua proposta, il capitano non fece una piega: “Dovete darmi cinquantamila Euro.” “Ne abbiamo solo trentacinque, per lei non sarà difficile rimpiazzare la ragazza, è un favore personale che le chiedo.” “Io ho il cuore tenero e ti accontento, chiamerò il motoscafista per farlo venire di notte, auguri.” Le cose andarono lisce, Adolfo, avvisato del loro arrivo fece trovare la Mini di Gennaro nel porto di Ancona vicino alla scalinata dove doveva attraccare il motoscafo. Un rapido saluto e poi rientro a Jesi in casa di Gennaro e Giannino. La mattina: “Papà sono a Jesi a casa di Gennaro, ho una novità importante da dirti, ho con me una ragazza araba, un tipo molto in gamba, l’apprezzerai anche tu quando la conoscerai.” “A me vien da ridere pensando alla faccia di tua madre Mecuccia  che non ama  i musulmani!” “Sta a te dirglielo con diplomazia, io acconsentirò a quanto tu mi hai sempre chiesto in passato di impiegarmi nella tua banca.” “E se tua madre ci butta fuori di casa tutti e due?” “La mamma è buona d’animo e poi ci ama entrambi, fammi sapere.” “Te lo puoi dimenticare, padre e figlio siete due dissennati, non vi seguirò in questo…in questo casino.” Alberto prese il toro per le corna nel senso che prese in prestito dei vestiti dall’armadio delle madri di Gennaro e di Giannino che sarebbero rientrate con i mariti fra quindici giorni, vestiti che fece indossare ad Amina, una modella! La mamma ne sarebbe stata affascinata. Mecuccia (vezzeggiativo di Domenica) era molto  combattuta fra l’amor per suo figlio e la minchiata che lui  stava per fare, prevalse l’amore ed andò incontro alla futura nuora a braccia aperte e con un sorriso. Tutto bene? Non proprio, Giannino era ammalato di un brutto male, portato a Bologna morì nel giro di una settimana, funerali con centinaia di persone cui partecipò anche Amina vestita di nero ma non col Burqa. Vi sarete chiesti voi più giovani chi è Carolina Invernizio? È stata una scrittrice di romanzi mielosi ma tanto di moda nel primo novecento.

  • 02 dicembre 2018 alle ore 9:39
    VOLEMOSE BENE

    Come comincia: Alberto  passati gli ottanta anni si era ritirato nella casa di Roma in via Conegliano dove era nato. L’abitazione gli era stata lasciata in eredità dalla defunta zia Armida assieme a negozi, terreni e ad un solido conto in banca. Alberto si era ben inserito con la gente di quella via sia per il suo carattere espansivo che per gli aiuti in denaro alle famiglie in difficoltà finanziarie,  per tutti era semplicemente Alberto. Non soddisfatto della casa per la sua parvità, dopo molte insistenze e soprattutto molti soldi convinse il proprietario della abitazione del suo stesso piano a vendergliela realizzando così un alloggio molto più ampio, alloggio che fece completamente ristrutturare insieme al suo e munire di mobilia molto più moderna. L’adorata moglie Anna era deceduta sette anni prima per un male inguaribile lasciandogli un vuoto incolmabile ed un dolore infinito. Da buon pagano aveva chiesto aiuto ad suo protettore Hermes che si rivolse a Giove ma il destino, che è sopra gli dei aveva deciso la morte di Anna. All’inaugurazione dell’abitazione, orchestrata dal portiere Claudio  un ex agricoltore inurbato, parteciparono un po’ tutti gli abitanti di via Conegliano, ci furono anche canti e balli, una festa ben riuscita, il padrone di casa fu ‘circuito’ da Angelica, figlia del  portiere che aveva i suoi buoni motivi per farlo. La ragazza, studentessa universitaria, era addetta alla pulizia della sua abitazione ma il suo intento era quello di portarsi a letto il buon Alberto che riuscì a far bella figura con l’aiuto della pillola blu, gli ottanta anni si facevano sentire! In compenso Angelica si ritrovava ogni volta nella borsetta duecento Euro che versava al padre, la paga di portiere  era inadeguata  alle esigenze di famiglia. Alberto cercava di superare la solitudine in qualche modo, una volta con uno scherzo goliardico. Venuto a sapere che un certo Leonardo  era gelosissimo della  fidanzata Sofia,  con l’aiuto di alcuni ragazzi mise in atto una sceneggiata in cui la damigella si faceva trovare a letto, in casa di Alberto, con Matteo  un giovane abitante nella stessa via. Un pomeriggio a Leonardo giunse nel telefonino una mail in cui si affermava che Sofia era in casa di Alberto a letto con un ragazzo. Leonardo senza por tempo in mezzo suonò alla porta d’ingresso e, una volta dentro casa si diresse direttamente nella camera da letto in cui effettivamente trovò Sofia e Leonardo sotto le coperte. “Puttana, sei una puttana, da oggi fra di noi è finita.” Stava per andarsene quando furono tolte le coperte sul letto e apparvero i due incriminati vestiti di tutto punto e da dietro una tenda cinque ragazzi  che: “Sei su scherzi a parte, ora chiedi scusa a Sofia!” L’episodio venne a conoscenza degli abitanti della via Conegliano e qualcuno, più spiritoso:”Leo come va oggi il mal di testa?” Alberto si fece perdonare regalando ai due fidanzati cinquecento Euro che i giovani usarono per una gita sulla neve. Un sabato pomeriggio al posto di Angelica si presentò per le pulizie di casa la mamma Arianna affermando che la figlia era dovuta andare al funerale della madre del suo fidanzato. Sbrigate le pulizie, Arianna stava per andarsene quando Alberto: “Che ne dici Arianna di farmi un po’ compagnia, oggi percepisco particolarmente la solitudine.” (Chiamala solitudine, era la pillola blu che faceva effetto!) Arianna non era una stupida, capì subito la situazione e, recatasi in bagno, ne uscì completamente nuda per la gioia degli occhi di Alberto che notarono come la dama aveva, malgrado i quaranta anni suonati tette ancora ‘in piedi’ed anche un bel popò, era un po’ più ‘pienotta’ della figlia ma per la bisogna era più che sufficiente. Molto probabilmente Arianna era a stecchetto sessuale da molto tempo, si impegnò a fondo cominciando a baciare Alberto in bocca per scendere giù giù sino ai piedi. Alberto ricambiò con un cunnilingus che portò subito la dama ad un orgasmo doppio e poi l’‘immissio penis’ che fece provare ad Alberto sensazioni piacevolmente forti, fra l’altro aveva scoperto, con meraviglia, una vagina piuttosto stretta, poi mandò in visibilio la padrona penetrando nel popò  insomma una scopata coi fiocchi, la madre aveva superato la figlia in quanto a sesso. Angelica rimase esclusa dai rapporti con lui, ma non se la prese più di tanto, preferiva il giovane fidanzato di cui era innamorata. Arianna ogni sabato andava a rassettare la casa ed il ‘coso’ di Alberto, ne erano a conoscenza sia Angelica che il padre Claudio cui la situazione non creava nessun problema, molto probabilmente in campo sessuale era un po’ claudicante come il significato del suo nome. Il compenso per le prestazioni del sabato di Arianna era passato da duecento e trecento Euro oltre alla tredicesima in occasione del Natale e la quattordicesima a Pasqua, era come se fosse un’impiegata statale! Claudio ebbe un colpo di genio: dare una grande festa per il compleanno di Alberto cui avrebbero partecipato tutti gli abitanti della via. Riuscì a farsi autorizzare dal Comune, tramite un suo amico assessore del Comune a far chiudere la strada per quel giorno, il 3 settembre, dalle sedici alle due di notte. La cosa fece piacere un po’ a tutti gli abitanti che non si chiesero come Claudio avesse fatto ad ottenerla (era stato un supporter politico dell’assessore). Il pomeriggio prestabilito si presentarono due vigili urbani in divisa che posero delle transenne all’ingresso di via Conegliano, Claudio spiegò loro il motivo di quella decisione dell’assessore alla viabilità e li invitò a venire anche loro a festeggiare. La mattina del 3 settembre accadde una cosa spiacevole: Alberto prese in mano un vecchio romanzo giallo di Mike Spillane e da esso cadde a terra una foto del suo matrimonio con Anna. Quella visione sconcertò Alberto che si sentì mancare, non riuscì ad arrivare sino al letto, si gettò su una poltrona dove lo rinvenne Arianna venuta per la solita pulizia. “Amore mio che t’è successo, andiamo sul letto, hai la faccia cadaverica.” Ad Alberto ci volle del tempo per riprendersi, nel frattempo nella via Conegliano erano iniziati i preparativi, maschietti e femminucce si stavano dando da fare a trasportare tavolini e tovaglie al centro della strada, Rosa la titolare di una rosticceria sita nella stessa strada, aiutata dalla figlia Giorgia aveva preparato un ben di Dio sia per quantità che per qualità, alcune ragazze avevano indossato dei costumi dell’antica Roma recuperati dalle cassapanche delle nonne, alcuni uomini si stavano dando da fare  con un impianto hi-fi, altri scattavano delle foto, insomma un’organizzazione funzionante. Una parentesi: Alberto consumava pranzo e  cena nella rosticceria di Rosa che mangiava insieme a lui in una saletta riservata. La signora era famosa per le sue battute salaci nei confronti dei clienti come quella volta che un tale, dopo aver consumato metà delle  cibarie ordinate stava per uscire dal locale quando: “Ahò allora che devo da fà, vor dì che non te sò piaciuti i supplì ar telefono, te li devi da mangià tutti sinnò m’offenno!” Il malcapitato dinanzi a quella furia obbedì e poi velocemente uscì dal locale da cui sicuramente in futuro sarebbe passato alla larga. L’arrivo in strada di Alberto sorretto da Arianna fu motivo di applausi da parte di tutti i presenti anche di coloro che erano affacciati alle finestre, un tripudio che lo rianimò facendogli riprendere in viso un po’ di colore. La ‘mangiata’ durò sino alle ventuno quando furono portati via i tavoli e messo in funzione l’impianto hi-fi dapprima con canzoni romantiche di Liza Minnelli e di Frank Sinatra  via via sostituiti con pezzi più ritmati ed infine con musica da discoteca a volume altissimo, per fortuna era sabato e l’indomani nessuno andava a lavorare. Alberto con un po’ di cattiveria ignorò Arianna come ballerina, dapprima invitò Angelica alla quale domandò: “Il tuo fidanzato conosce quelli che sono stati i nostri rapporti?” Ci mancherebbe altro, è gelosissimo,  lui ti considera per la tua età sessualmente inoffensivo.” Alberto cambiò le danzatrici  tutte molto giovani ridendo dentro di sé vedendo la lontano il viso corrucciato di Arianna,  quando fu stanco (l’età limita i desideri dei vecchietti) ritornò al tavolo dove era seduta la dama  che: “Quando non ce la fai più ritorni sempre da ‘mammina!” Un passo indietro: Claudio ancora una volta aveva dimostrato la sua furbizia contadina invitando alla festa anche don Agostino sacerdote delle vicina chiesa; il suo ragionamento: meglio sempre tenersi come amico un rappresentante di Dio…Il predetto prete si avvicinò al tavolino dove era seduto Alberto e: “Noi non ci conosciamo in quanto non mi risulta che lei frequenti la chiesa ma per me sarà sempre un piacere rivederla.” “Anche per me don Agostino, io divido le persone in per bene e non per bene al di fuori dell’abito che indossano. Iscritto sin da piccolo in un collegio cattolico sono stato letteralmente ‘buttato fuori’ perché contestavo le religioni tutte che ritenevo create dagli uomini, dico tutte le religioni di cui anche un romano illuminato come il poeta Ovidio Publio Nasone  affermava: ‘Lasciateci credere che esistono gli dei.’ Sono per la libertà assoluta di ognuno di noi in qualsiasi campo partendo dal presupposto che la mia libertà finisce dove inizia quella degli altri.” “In questo sono d’accordo con lei, anche se sacerdote per alcune idee non sono d’accorto con alcuni miei superiori ma lasciano stare i discorsi seri. Ho saputo che lei è molto benvoluto dagli abitanti di questa via anche per la sua generosità, i miei complimenti più sentiti, qualora volesse aiutare anche qualche mio parrocchiano…” Alberto tirò fuori il libretto degli assegni e: “Ci scriva lei la cifra, senza esagerare! Qualora esistesse vorrei guadagnarmi un posto almeno in purgatorio anche se una vecchia battuta afferma che si sta meglio all’inferno dove ci sono tanti peccatori anziché in paradiso dove si vive una vita  beata ma poco piacevole materialmente!” Ad Alberto l’età (e relativi acciacchi) cominciava a pesare. Aveva preso in antipatia alcuni medici che si riempivano la bocca con diagnosi roboanti: ad esempio invece di scrivere sulle ricette ‘mal di schiena’ usavano altri termini tipo:’Spondilodiscite’seguita da una lettera e da un numero che Alberto giocava al lotto con scarsi risultati! Purtroppo la salute del nostro eroe andava peggiorando, la mattina non aveva la voglia né la forza per alzarsi dal letto, veniva aiutato da Arianna che ormai si considerava sua infermiera o forse anche moglie. Per ricompensare lei e la sua famiglia fece venire in casa un notaio  e nel testamento fece scrivere che tutti i suoi beni venissero divisi equamente fra Claudio, Arianna ed Angelica, niente per i parrocchiani di don Mariano. Il Vaticano è ricchissimo,  evasore fiscale di imposte e tasse italiane,  molti suoi componenti sono gay ed altri accusati d pedofilia, una bella foto del clero! L’ordine di restare celibi era stato imposto nel 1085  dal Papa Gregorio VII che non aveva pensato a quanti guai avrebbe  procurato. Molto probabilmente non amava i ‘fiorellini’ come alcuni suoi colleghi nell’andar dei secoli, la questione lasciava indifferente l’ateo Alberto il quale cominciava ad avere problemi relativi alla vecchiaia che avanzava. La mattina non aveva né voglia né molte forze per alzarsi, preferiva il silenzio alla lettura ed alla visione dei programmi televisivi inoltre non aveva molta fame malgrado i succulenti cibi preparati da Rosa. Arianna gli stava vicino più del solito, talvolta la notte dormiva con lui, ormai il sesso era un lontano ricordo, una tristezza…Fu interpellata il medico di base dottoressa Concetta  la quale fece una diagnosi spiacevole. “Il signor Alberto si sta consumando pian piano come una candela, possiamo al massimo ritardare un pò…” Alberto aveva ascoltato da dietro la porta le infauste previsioni di Concetta, spalancò la porta e con uno scatto d’orgoglio: “Io non sono una candela ma un cero grande come una colonna!” Anche se un po’ con la mente annebbiata Alberto capì che la fine non era molto lontana, non provò nemmeno a chiedere aiuto a Hermes, ormai la Parca Atropo stava per tagliare con le sue lucide cesoie il filo della sua vita. Nel testamento fece aggiungere che, a discrezione degli eredi, il tre settembre, suo compleanno, poteva essere organizzata la solita festa in suo onore, festa pagata dai tre beneficiari citati nel testamento. Atropo aveva forse fretta ed una notte usò le sue forbici ed Alberto morì nel sonno con un sorriso sulle labbra, nemmeno la morte era riuscito a fargli perdere il senso dello humour. Per sua volontà non ci furono cerimonie in chiesa, la sua bara, esperiti gli adempimenti burocratici di rito fu trasportata nella cappella al cimitero del Verano da lui a suo tempo acquistata, aveva raggiunto la zia Armida. Gli abitanti della via Conegliano ritennero opportuno tassarsi per far erigere un mezzo busto di Alberto che, non potendo trovare accoglimento nella strada, fu messo all’ingresso del numero otto; col suo sorriso sembrava che salutasse tutti coloro che entravano in ascensore.

  • 12 novembre 2018 alle ore 17:10
    BUONGUSTAI DEL SESSO.

    Come comincia: Buongustai del sesso dovremmo essere un pò tutti noi di qualsiasi genere si tratti, tranne ovviamente gli asessuati, dunque i buongustai son quelli che riescono a trarre delle sensazioni piacevoli, spesso molto gradevoli tanto da condizionare la propria vita e così era avvenuto a due coppie. Alessio F. dottore dell’Ospedale Militare Celio di Roma, il suo collega Leonardo N. con relative consorti Patrizia V. ed Arianna L. Alla apparenza erano delle persone cosiddette normali con ognuna le proprie peculiarità. Patrizia era figlia avuta in tarda età da due nobili decaduti i Boccadifalco, che con lo sparviero non avevano nulla in comune. Abitavano in un antico castello, in parte non abitabile perché in rovina, si erano ‘rifugiati’ in tre stanze in cui erano ‘spariti’, perché esitati per motivi economici, tutti i quadri antichi e gli oggetti di valore. Il barone,  appassionato del tappeto verde ma non favorito dalla sorte al gioco, era stato preda di quegli individui che sostano dinanzi alle case ai casinò per ‘foraggiare’, a caro prezzo, i giocatori sfortunati. La consorte era deceduta di crepacuore ed Abelardo H., questo il suo nome, viveva in poche stanze, alcune con recipienti per ‘accogliere’ l’acqua proveniente dal soffitto, una desolazione alla quale, alla morte del padre,  si era sottratta  Patrizia sposandolo, pur senza esserne innamorata il dottor Alessio; i quattro abitavano in una palazzina in via Labicana a Roma. Data la comunanza di lavoro, si frequentavano nel tempo libero mentre le consorti, casalinghe e senza figli talvolta si riunivano per lavorare ai ferri, loro passione comune. In occasione della missione dei mariti inviati in una località in cui era avvenuto un terremoto, Arianna chiese a Patrizia di dormire a casa sua, non era abituata a star sola di notte. Al calduccio del letto le due signore si abbracciarono, per loro una novità che si tramutò in qualcosa di diverso dal normale in quanto Arianna, non molto consona al significato del suo nome (casta), baciò in bocca Patrizia ed andò oltre toccandole le tette ed infine baciandole il ‘fiorellino’. Patrizia, presa dal vortice della passione, ricambiò nello stesso modo. Finita la furia sessuale, le due signore si guardarono in viso ridendo, dalla letteratura risulta che già le antiche donne  greche amavano la promiscuità sessuale e quindi…Quella notte aveva lasciato il segno nelle due signore che, allorché erano sole, si baciavano in bocca con passione. Un pomeriggio che Alessio era di servizio all’Ospedale Militare, Patrizia pensò di fargli una sorpresa andandolo a trovare. L’ufficiale di picchetto fu estremamente gentile con la signora che accettò quella corte anche perché il Tenente era un fustaccio come si dice in gergo ed anche piuttosto spiritoso tanto da farla ridere più volte. Il buon Bruno R. si sbilanciò affermando che a Roma non conosceva nessuna ragazza e che si trovava a girar per la città in solitudine con la sua Volvo 60. Finalmente Patrizia si ricordò il motivo della venuta in quell’Ospedale Militare ed incontrò il marito piuttosto sorpreso della sua visita. L’incontro col bel Tenente fece venir in mente alla signora di sfruttare quella ‘simpatia’ dimostrata dall’ufficiale nei suoi confronti, il giovane era sicuramente benestante considerato il valore della sua auto. Da quel momento Patrizia cominciò a lavorare ‘ai fianchi’ il marito lamentandosi che altre signore si permettevano da far i loro acquisto di vestiti, scarpe e gioielli in vie di Roma in cui c’erano negozi con merci di lusso. Alessio, sempre innamoratissimo della moglie, non capì dove voleva andare a ‘parare’ la consorte, le fece solo presente che sol suo stipendio…Patrizia fece la faccia tosta e raccontò al marito le avances del Tenente R. che le aveva promesso di accompagnarla a far delle spese con la sua Volvo, ovviamente col parere favorevole di Alessio il quale, pur nella sua ingenuità capì il secondo fine di Bruno. In crisi con se stesso Alessio diede il consenso alla moglie il quale lo abbracciò e lo baciò: “Sei il miglior marito del mondo!” “E forse in futuro anche cornuto.” pensò Alessio. Patrizia era tornata a casa con pacchi e pacchetti pieni di vestiti, scarpe ed anche un anello con brillante. Non volendo andare in albergo, Patrizia pensò bene di invitare Bruno nel suo appartamento mentre in casa c’era il marito per evitare ovvii pettegolezzi dei coinquilini. la sua richiesta passò al vaglio di Alessio che, inaspettatamente anche con se stesso, acconsentì. Bruno si presentò un pomeriggio con un gran mazzo di rose rosse accolto da una Patrizia su di giri e da un Alessio rassegnato. “Prima andiamo nel salone, a Bruno ho detto di sapere suonare l piano e lui vuol appurare quanto sono brava. Dopo circa mezz’ora il piano cessò di suonare perché Patrizia e Bruno erano passati in camera da letto. Il Tenente in bagno, nel veder Patrizia nuda rimase estasiato, Patrizia era una longilinea provvista di belle tette e di un sedere delizioso ma il meglio venne allorché la dama si esibì in un repertorio sia orale che di movimento del bacino che portò alle stelle la goduria di Bruno, valeva tutti i soldi che lui aveva speso per i regali. La notte Patrizia, dopo aver cambiato le lenzuola e benché stanca sessualmente, ritenne opportuno far godere delle sue grazie anche il marito che  non pensò a chi era stato con sua moglie prima di lui, ricordò il detto che ‘una moglie allenata…rende di più!’ Arianna si accorse dei nuovi vestiti, delle scarpe e dell’anello di Patrizia la quale fu sincera con grande sorpresa dell’amica. “E così tu…” “E così io… tu che avresti fatto al posto mio? Sii sincera.” Arianna fu sincera: “Gli avrei mollato anche il popò…” “Cosa che ancora io non ho fatto, i negozi di Roma son pieni di belle cose, che ne dici se propongo a Bruno un incontro con te?” “Tuo marito è stato comprensivo, io non so se Leonardo potrebbe essere della stessa opinione.” Leonardo inaspettatamente fece una contro proposta: “Prima che tu te la spassi con quel Bruno vorrei spassarmela io un pomeriggio con Patrizia.” Arianna: “Res cum ita sint, tradotto: stando così le cose penso che potremmo dire:’tutti insieme appassionatamente!’” E così avvenne uno ‘wife swapping’ con grande soddisfazione di tutti.  Patrizia ed Arianna facevano la ‘spesa’ ambedue con Bruno il quale dimostrò ancora una volta che il denaro non era per lui un problema. Una domenica che i quattro pranzavano insieme Patrizia: “Alla fine del pasto una notizia sconvolgente!” “E che sarà mai, è morto il Papa?” “ Devo riferirvi una confessione di Bruno: ha dichiarato di essere bisessuale!” Silenzio generale poi Leonardo: “A noi che ce ne importa?” “E qui ti sbagli, prima ha ‘usufruito’ delle signore ed ora tocca a voi maschietti.” “Col cavolo, io nemmeno per diecimila €uro!” “Infatti non sono diecimila ma trentamila,” “A testa?” “Ognuno di voi percepirà questa somma in contanti alla fine della serata.” Alessio e Leonardo  insieme intonarono un canto goliardico: “Bruno, bum, Bruno bum chi l’avrebbe mai creduto che tu avessi avuto: valzer, un debole con il buco del cul,  bam bam bam bam, bam bam bam!” “Mi viene in mente una frase di Dante che affermava: ‘quanto sa di sale il pane altrui!’” “Lasciamo da parte la letteratura, anche se ipoteticamente noi fossimo d’accordo ho  seri dubbi che il mio ‘ciccio’ alzerebbe la ‘testa’, non mi piacciono i culattoni!” “Non sputar sul piatto in cui potresti mangiare, ci saremo noi femminucce di supporto a voi ed anche per soddisfare la parte maschile di Bruno.” “Altro che Sodoma e Gomorra: una pioggia di fuoco si abbatterà su questa palazzina coinvolgendo anche persone innocenti, vi prenderete questa responsabilità?” “Alessio, dopo che hai fatto sfoggio di cultura religiosa lasciamo da parte le battute di spirito e decidiamo come comportarci; I soldi piacciono a tutti, noi…” “Chi non ci sta alzi la mano.” Nessuno ebbe il coraggio di rifiutare quel fiume di denaro e la notizia fu comunicata per telefono al fornitore di…il quale “Oh che bello, che ne dite di domenica pomeriggio?” Un secco ”Ok, alla prossima domenica.” Il pranzo dei quattro fu più frugale del solito, dovevano essere in forma e non bolsi. Bruno si presentò col solito mazzo di rose rosse e con una maschera in viso, comprensibile era carnevale ma quando se la tolse…sorpresa sorpresa, Bruno aveva il viso  truccato da donna, e che donna, bellissima, un’atmosfera surreale! “Penso che i signori siano a posto con i lavacri, io appostissimo che ne dite se cominciamo subito, il mio popò scalpita!” Ci fu uno scambio: Patrizia si appropriò oralmente del ‘ciccio’ di Leonardo imitata da Arianna con Alessio. Bruno, in ginocchio, aveva già ben lubrificato il suo ‘popò’ ed i due maschietti, a turno, non ebbero difficoltà a penetrarvi, le signore provvedevano a prendere in bocca il ‘ciccio’ di Bruno ‘ben dur’ e che emetteva delle bordate di sperma. Bruno sembrava instancabile; ad un certo punto le signore, viste le facce dei mariti: “Bruno che ne dici di smetterere, potresti sentirti male!” “Io lo farei per giorni interi ma il mio popò talvolta non collabora e si rivolta, fine della goduria.” I cinque, spaparanzati chi sul lettone e chi sul divano pian piano ripresero le ‘penne’, andarono in bagno e si rivestirono, ‘la musica è finita, gli amici se ne vanno’. Bruno si rimise la maschera in viso prima del: by by, a presto!” Alessio e Leonardo con noncuranza misero mano a due buste della spesa contenenti…una bella spesa pensando a qual fine avrebbero  destinato tutti quei soldi. Avvennero altri due incontri fra i cinque poi Bruno fu trasferito, per sua volontà, ad Agrigento forse per andare a provare altre sensazioni con nuovi amici siciliani e siciliane di fama piuttosto focosi!

  • 06 novembre 2018 alle ore 10:09
    IL SESSO NON HA COLORE

    Come comincia: Era l’inizio di giugno, a Rimini il tempo non faceva i ‘capricci’ tanto temuti dagli albergatori anzi le giornate erano assolate e la temperatura gradevole. Paola Rossi, tramite agenzia,  aveva contatto una famiglia di profughi Tunisini per impiegarli nel suo stabilimento balneare ‘Intimità’. Inaspettatamente una mattina si trovò tutta la famiglia istallata sulla panchina dinanzi allo stabilimento. Il capo famiglia fece le presentazioni: “Sono Aban Madani, mia moglie Leyla Hamid, i miei figli gemelli Bashir e Hadi, mia figlia Amira, ci hanno dato il suo indirizzo dello stabilimento ma non quello di casa sua per questa ragione siamo qui. Paola passò in rassegna con gli occhi i Tunisini, tutti dalla pelle piuttosto chiara, soffermò la sua attenzione particolarmente sui due gemelli: due giovani un metro e ottanta circa dal fisico atletico e dal sorriso accattivante, anche la ragazza non era male, insomma una famiglia di belli. L’agenzia di collocamento aveva fornito per loro buone referenze, nessun procedimento né pendenze penali, insomma affidabili. I Tunisini avevano soggiornato in una località siciliana per cinque anni ma non era stato specificato il motivo del loro trasferimento, parlavano un italiano comprensibile. Paola: “Penso non abbiate un alloggio, a Rimini d’estate è un impresa trovarlo, sopra casa mia c’è un piccolo appartamento di tre stanze, potreste sistemarvi lì, non è lontano. Leyla abbracciò Paola per ringraziarla: “Siamo stati fortunati signora, sapremo ricompensarla col nostro lavoro.” Era domenica, a casa di Paola tutti i suoi congiunti: Andrea Fabbri pater familias e poi Silvia e Fabio ambedue studenti universitari a Bologna. “Appena vi sarete sistemati Bashir ed Hadi dovrebbero venire con me per sistemare lo stabilimento, E così fu, a bordo della Dacia di Paola arrivarono nel posteggio dello stabilimento e poi in cabina. Paola si era presentata con una costume intero di color nero provocando l’ilarità dei due giovani. “Cosa avete da ridere , mai vista una donna in costume?” “Madame ci scusi l’impertinenza (in Tunisia si parlava il francese) ma una giovane e bella donna dovrebbe indossare qualcosa di più sexy per far godere la vista dei maschi del lido.” Paola non rispose, sarebbe stato difficile dire qualcosa di spiritoso per ribattere quella osservazione piuttosto impertinente, guardò meglio i due giovani: due statue greche o meglio tunisine, si meravigliò lei stessa per il suo interesse per due ragazzi che potevano essere suoi figli. “Voi  sarete addetti al salvataggio, sul lido c’è una piattaforma sopraelevata per scorgere meglio eventuali bagnanti in difficoltà, ci sono due attrezzi di plastica per la bisogna e due binocoli, inoltre  avete il compito di mettere gli ombrelloni e le sdraie dove vi indicherò. Bashir ed Hadi avevano ben capito quale fosse il loro lavoro e dimostrarono sveltezza e precisione che fece piacere a Paola. “Io vado a casa, ogni nuovo cliente deve essere riportato nel registro delle presenze ed a lui dovrete rilasciare una tessera d’ingresso, ben capito?” “Madame, noi a scuola eravamo piuttosto bravi, lo saremo anche qui.” Paola era rimasta colpita dalla osservazione dei due ragazzi, forse avevano ragione, a quarant’anni molto ben portati un costume intero era eccessivo;  si recò nel negozio di una sua amica, anche se era domenica, d’estate tutti gli esercizi erano aperti. “Cara Paola è un  piacere vederti, cosa chiedi alla tua amica Isolde? (Era una tedesca che aveva sposato un riminese). Ho un costume intero, vorrei un due pezzi non molto scollato.” “Due pezzi da monache non ne ho, col tuo fisico ti puoi permettere tutto, eccone uno bellissimo, tipo brasiliano, farai girare la testa a tutti i maschietti, auguri.” E così fu, al rientro nello stabilimento i due Tunisini le fecero i complimenti: “Madame est fabuleuse, ha visto che la nostra osservazione era giusta.?” Paola non si voleva dar per vinta, “A casa ho tanti costumi…” Anche Andrea, Silvia e Fabio rimasero stupiti, la rispettiva moglie e madre si era modernizzata, un po’ troppo pensò il marito. Andrea era proprietario di una grande pasticceria ubicata nel Comune di Verucchio, non era riuscito ad ottenere una licenza per Rimini, troppa concorrenza e poche raccomandazioni e così aveva ripiegato per un Comune limitrofo  sempre affollato da turisti per le sue antichità. Giorni  prima alcuni vicini lo avevano informato che la sua dipendente,  Alma Crocetti,  in sua assenza, si dava ai bagordi con degli amici con i prodotti esistenti in pasticceria, la licenziò per giusta causa senza liquidazione ed era in cerca di una sostituta. Chi meglio della tunisina Amira, sembrava una ragazza assennata e poi fisicamente piacevole il che non guastava. Andrea spesso non rientrava a Rimini con la motivazione che il locale chiudeva alla due di notte e la mattina apriva molto presto; si era ricavata una stanza con due letti ed un bagno nel retro della pasticceria. Anche Amira fu costretta a seguire gli orari del datore di lavoro, Aban, il padre, non era contento di quella situazione ma capì di non poter intervenire. Ogni giorno Andrea ed Amira si ‘avvicinavano’ sempre di più specialmente quando rimanevano soli. Cosa strana per un’araba, fu Amira che fece il primo passo in campo sessuale, una notte si distese sul lettino di Andrea: “Scusami se ti disturbo, mi sento sola, ti dispiace se sto un po’ vicino a te?” Andrea non aspettava altro da vario tempo ma  aveva avuto paura della reazione della ragazza, sarebbe venuto fuori uno scandalo ed anche a casa sua non l’avrebbero presa bene. Amira dimostrò di non essere alla sua prima esperienza sessuale con gran gioia del suo amante che con la moglie, in questo campo, aveva tanti problemi per la ‘rigidità sessuale’ della consorte, insomma una puritana. All’inizio Paola non era contenta della lontananza costante del marito ma un episodio le fece cambiar idea. Una mattina Bashir, vedendo arrivare in spiaggia Paola particolarmente pimpante, pensò bene di prendere al volo l’occasione. “Madame Paola, visto il mare calmo che ne dice di una nuotata insieme, a controllare la situazione ci sarà Hadi.” “Purtroppo io non so nuotare.” “Non ci credo una signora che abita in una città di mare, va bene le insegnerò io, prendiamo la barca di salvataggio per ogni eventualità.” Con meraviglia di se stessa, Paola accettò senza parlare, remando remando Bashir portò la barca abbastanza al largo, le ‘fils de pute’ capì che la situazione volgeva a suo favore, fece scendere in acqua Paola e: “Le insegno a fare il morto, chiuda gli occhi, metta la testa in acqua, io la sorreggerò con la mano sulla schiena, si rilassi.” Paola si rilassò a tal punto quasi da non accorgersi che gli veniva sfilato lo slip, o meglio se ne accorse ma non ebbe il coraggio o meglio la forza di protestare. Fu difficile da capire come Bashir fosse riuscito a penetrare nel ‘fiorellino’ di Paola, per lei era  un’esperienza unica, mai provata; ebbe due orgasmi consecutivi sempre ad occhi chiusi, cosa che non aveva provato mai con suo marito, anche per sua colpa. Sembrava addormentata. Bashir: “Madame dobbiamo tornare a riva, Hadi potrebbe pensare che lei sia annegata e poi la gente che ci ha visto andare al largo…” Paola pian piano si rese conto della situazione, un cumulo di sensazioni da quella più bella a quella della colpa ma la prima ebbe il sopravvento. Baciò in bocca il suo amante senza parlare. A terra la dama si era ripresa ed ad Hadi:”Tuo fratello mi sta insegnando a nuotare.” (chiamalo nuotare!) Il giorno successivo Hadi: “Signora penso che lei abbia ancora qualche lezione per esser sicura nel nuoto, prendiamo la barca ed andiamo al largo.” Il giovane era stato  previdente, aveva portato con sé un materassino che, poggiato sul fondo della barca rendeva piacevole il distendersi dei due corpi. Questa volta fu Paola a spogliarsi di sua iniziativa, Hadi sembrava aver un pene più grande del fratello e Paola provò orgasmi multipli fino a rimanere senza forze. Hadi riportò la barca a terra, Bashir la ormeggiò senza far commenti e guardò in faccia i due, sembravano proprio spompati. Le ‘lezioni di nuoto’ erano quasi giornaliere, i due tunisini recuperavano le forze con cibi ‘ricostituenti’ forniti da Paola  sempre più in  forma fisica cosa notata da Silvia e Fabio che, recatisi una mattina in spiaggia notarono le manovre della madre con il bagnino di turno e si resero conto della situazione, non erano puritani. “Hai capito mammina, tanto per bene, ha scoperto il sesso a quarant’anni.” Aban, il padre, bravo meccanico, aveva trovato un impiego presso una officina automobilistica che includeva anche un concessionario di marche di auto estere, c’era molto da lavorare ed Aban tornava a casa la sera ‘distrutto’ fisicamente, cena a poi a letto. La moglie Leyla era la donna di casa, dalla cucina alle pulizie tutto sulle sue spalle e, vedendo gli altri divertirsi si cominciò a domandare se anche lei non aveva diritto ad un po’ di ‘rilassamento.’ L’occasione capitò un pomeriggio quando andò in camera di Fabio per spolverare e vide il giovane nudo sul letto, un membro morbido ma…promettente. Lo prese in mano sin quando il proprietario si svegliò  ed esordì con: “Grazie cara, che ne dici di farti vedere nuda, chiudi la porta a chiave.” Leyla era ancora appetibile, un bel fisico anche se un po’ robusto, tette dure e fiorello? Deliziose, piacevoli, paradisiache forse gli aggettivi erano eccessivi ma le sensazioni provate da Fabio erano  assolutamente maggiori di quelle saggiate con le sue coetanee. Unica rimasta a bocca asciutta? Silvia che sconsolatamente ricordò il poema satirico ‘Ifigonia in culide’ in cui la protagonista, al par suo, si lamentava. “Quanta fava quanta fava ma perché nessun mi chiava?”

  • 27 ottobre 2018 alle ore 9:05
    IL MAGO DISSE ALLA STREGA...

    Come comincia: Il mago disse alla strega....
     Non vi sto a riferire quello che il mago disse alla strega per evitare volgarità, vi posso solo dire che il mago andò in bianco. Questo ‘cappello’ per introdurre un racconto un po’ particolare: personaggio Aurelio Mangano con studio in un paese in provincia di Catania con pochi abitanti, suo padre Gioacchino era stato il suo maestro nell’arte divinatoria e gli aveva consegnato un libriccino, il cui contenuto era conosciuto solo da loro due, col quale Aurelio riusciva a predire il futuro delle persone che si presentavano a lui. Col passa parola si era fatta una fama di persona seria e affidabile, moltissimi dei suoi clienti, provenienti anche da località lontane, avevano visto avverare le sue previsioni un po’ in tutti i campi, da quello medico e poi un po’ in tutti gli altri:  lavoro, studi,  affetti ecc. Come poteva essere classificato? Veggente, divinatore o che altro, Aurelio si presentava solo col suo nome e cognome senza alcuna qualifica,  riceveva i clienti solo per appuntamento, la sua sala d’aspetto era sempre piena di persone in attesa di conoscere il loro futuro. Scapolo, palestrato, molto sensibile al fascino femminile  nel suo studio evitava nel modo più assoluto di far la corte a qualche cliente femmina anche se di suo gradimento. Più di una volta gli era capitato che qualche signorina gli aveva fatto capire la sua disponibilità ma siccome c’era molta concorrenza in questo campo, preferiva far una cernita a seconda della beltade del soggetto e  dava loro appuntamento a Fiumefreddo dove aveva la sua abitazione  molto confortevole ed arredata con buon gusto. Alcune volte gli erano capitati casi ‘difficili’ come quando si era presentata una ragazza in compagnia di una signora anziana  a cui aveva ‘visto’ un tumore al fegato e la morte entro trenta giorni. Fece segno alla ragazza di seguirlo in altra stanza per rivelarle quanto da lui pronosticato. La ragazza si mise a piangere e ci volle del tempo prima che si ricomponesse. Al rientro nello studio la vecchia: “Sei la solita puttana, ti sei fatto anche il qui presente, paga e andiamo via.” La figlia fece cenno ad Aurelio di non farci caso, la vecchia doveva essere proprio una peste ma… ancora per poco! Altro caso particolare: un uomo di mezza età non particolarmente attraente volle sapere se sua moglie avesse un amante. Dal libriccino Aurelio dedusse che la signora non aveva un  amante ma ben tre suoi vicini di casa. Entrò in crisi, poteva accadere una tragedia se avesse detto la verità al marito. Col pretesto di conoscere i dati personali del richiedente, si fece consegnare la sua carta di identità da cui rilevò oltre al nome e cognome anche il luogo e la via di residenza, al ‘cocu’ disse una bugia: “Sua moglie non la tradisce, sia sereno.” Appena uscito il cotale, all’ufficio informazioni chiese il numero dell’utenza telefonica intestata a….Ottenuta l’informazione: “Signora noi non ci conosciamo, le dico solo di stare molto attenta, suo marito dubita della sua fedeltà e potrebbe fare una sciocchezza” “Chi parla? Non  credo ad una parola di quello che mi ha detto!” “Farebbe meglio a crederci!”  Ormai Aurelio si era incamminato oltre che nella strada del preveggente anche in quella di salvatore di situazioni pericolose ma talvolta non poteva riuscirci come nel caso di una signora: “Son venuta da lei per un motivo delicato, il mio consorte ha un amico… molto amico, spesso escono insieme ed io resto sola a casa, non abbiamo figli, anche in campo sessuale è un disastro, vorrei sapere se il mio poco adorato marito è omosessuale.” Era omosessuale. “Gentile signora mi ha messo in crisi, dirle la verità potrebbe essere spiacevole ma…” “Ho capito tutto, anche se omosessuale resterò con lui per il volgare denaro, è molto ricco e evidentemente il nostro matrimonio è stato per lui un paravento, questo è il mio biglietto da visita qualora…”Aurelio ricambiò fornendo il suo biglietto da visita. La signora Elda M. oltre ad essere bella aveva classe, Aurelio ne prese nota ed ebbe una gradita sorpresa quando un pomeriggio di un venerdì: ”Sono Elda M. fra mezz’ora circa sarò sotto casa sua, porti un costume da bagno, andremo… glielo dirò in macchina.”  Elda fermò la sua Giulia A.R. rossa sotto casa del futuro probabile amante e suonò due volte il clacson. Aurelio scese le scale e fu letteralmente abbagliato da Elda, era in costume da bagno che, dire non molto castigato era il minimo, sopra un copricostume trasparente, la dama era riuscito a far rimanere la bocca aperta Aurelio in segno di  meraviglia. “Chiuda la bocca, ci possono entrare delle mosche!” Pure preso per il c…o “Col suo permesso preferirei andare con la mia Jaguar X Type.” “Permesso accordato lei, anzi tu, hai avuto stile nell’acquisto di un’auto di classe.” “Per ora ho conquistato una donna di classe che mi vuol condurre dove?” “A Marina di Cottone mio marito, in una caletta, ha un bungalow ben attrezzato, ci passeremo il tempo che vogliamo, Guglielmo è col suo amico.” Era venuto a galla il nome dell’omo. Il bungalow era una bomboniera con tante comodità ma ci sarebbero potuti rimanere solo sino a domenica sera, il lunedì Aurelio aveva degli impegni di lavoro. La signora aveva un arretrato in fatto di sesso e lo dimostrò non appena chiusa la porta del bungalow, un bacio alla grande di quelli che fanno resuscitare i morti. “Vieni in bagno per un bidet ai tuoi gioielli…altro che gioielli hai…hai…A letto i due ripassarono tutto il Kamasutra, la dama era una buongustaia e gustò anche il sapore dello sperma di Aurelio: “Sembrava panna, mai assaggiato qualcosa di simile!” Per recuperare le forze un breve spuntino e poi il classico bagno a mezzanotte particolarmente romantico per la presenza della Luna piena poi sdraiati sull’arenile con Elda che aveva girato il viso dall’altra parte, delle lacrime scendevano sulle sue gote, lacrime di gioia e forse anche di rimpianto per qualcosa che sicuramente le sarebbe stato precluso per il futuro, Aurelio era stato chiaro: niente rapporti fissi. La domenica sera il rientro, Elda con solo una stretta di mano salutò il bell’amante che le aveva fatto provare non solo delle gioie del sesso, solo una stretta di mano perchè c’erano degli inquilini affacciati alle finestre. Il solito rompiballe spiritoso: “La prossima volta facciamo a metà?” “Zozzone a metà di che, è sola un’amica!” “Si un’amica del c…o!” “Vai a…” Va bene ci vado ma ricordati che se hai bisogno di un aiuto…” In studio la mattina seguente due sorelle un po’ avanti con gli anni e niente affatto appetibili: “Vorremmo sapere se riusciremo a sposarci, sinora…” Il sinora risultò che sarebbe stato definitivo ma come indorare la pillola? “Risulta che per voi è meglio rimanere sole tra di voi, vi farete compagnia.” Era il massimo della diplomazia. Altro cliente ‘difficile: una mattina si presentò un tale piuttosto tarchiato, baffi,  barba non rasata, coppola, gilet con catena d’oro,  aveva lo stile del mafioso. Era accompagnato da altro individuo più alto di statura, ma praticamente simile, munito di fucile calibro dodici e di cartucciera, il classico guarda spalle.“Mi dissero che vvossia insirta u futuru.” “Ci provo, cosa vuol sapere?” “Venni a sapiri chi mi vogghiunu  ammazzari, vogghiu  sapiri si ci arrinìscirannu.” Vagli a dire che ci sarebbero riusciti, solita risposta diplomatica.”Lei verrà ferito e sarà ricoverato in ospedale, di più non posso dirle.” “Dutturi quantu vi haju?” “È un  mio omaggio, tanti auguri.”  “Vvossia si fici n’amicu, riurdatillo Linu!” Avere una amicizia in un certo campo Aurelio non l’aveva messo in conto, non si sa mai, poteva servire. ‘Altro giro, altro numero’ Per chissà per quale motivo recondito ad Aurelio venne in mente questo vecchio detto all’apparire di altro cliente la cui mascolinità era in  forte dubbio: magro, occhi truccati, sciarpa al collo, maglietta ‘non baciatemi in bocca’ modi femminei: “Sono Gabriele, Gabri per gli amici vengo da lei per un fatto doloroso, mio marito o quello che pensavo fosse mio marito Marco mi ha lasciato per una donna,per una donna! Sono angosciata, vorrei sapere se ritornerà a me, le pagherò qualsiasi cifra!” “Lei vuol sapere la verità oppure…” “Come la canzone la verità mi fa male lo so, veda lei.” “Marco si sposerà con Antonella, lo sapeva il suo nome?” “Si lo sapevo, brutto vigliacco, tenga cento  €uro, ormai per me i soldi…” Ci mancava pure l’omo flerens! Per fortuna non c’erano altri clienti. Lunedì mattina, Aurelio non si sentiva particolarmente in forma fisica, raffreddato qualche linea di febbre, i primi freddi lo avevano colpito ma la sala d’aspetto era piena di clienti e così, imbacuccato: “Entri il primo.” Un uomo sui quaranta ben vestito, una persona normale che descrisse la sua situazione amorosa un po’ particolare: “Per prima cosa desidero che quanto le riferirò non esca da questa stanza, voglio la sua parola.” “Vada pure avanti, c‘è il segreto professionale.” “Sono un impiegato statale, da tempo sono l’amante della moglie del mio capo sezione, non è una avventura passeggera, anche lei è innamorata di me ma, se la storia divenisse di pubblico dominio passerei guai seri, penso di aver trovato una soluzione anche se difficile da mettere in atto: far diventare mia moglie l’amante del mio capo, non vorrei esagerare ma per me è una questione di vita o di morte, minimo potrei essere trasferito fuori sede oppure…non ci voglio pensare ci riuscirò?” Il signore cominciò a tremare. “Non si sente bene, vuole un bicchiere d’acqua?” “No solo una sua risposta.” Consultando il suo ‘breviario’ constatò che il cotale sarebbe riuscito nell’intento ma ritenne di non dover dare subito la risposta e consigliare il suo dirimpettaio: “Avrà difficoltà sia a convincere sua moglie sia il suo capo sezione, per prima cosa faccia un  po’ la corte alla sua signora, fiori, cena al ristorante, qualche gioiello se ne ha la possibilità finanziaria e le dica che il suo capo gli ha confidato di un suo interessamento amoroso per lei, agisca nello stesso modo col suo capo, gli riferisca che sua moglie, piangendo, gli ha confidato di essere innamorato di lui, ci vorrà del tempo ma la situazione si evolverà come lei spera.” “Qui ci sono duecento €uro, non ho problemi finanziari, qualora riuscissi nel mio disegno la verrò di nuovo a trovare, magari in compagnia della mia adorata…” Esaurito il numero di clienti, squillò il telefono, solo  un pianto. “Se è uno scherzo è di cattivo gusto.” “Sono Elda, ho bisogno di parlarti, posso venire allo studio?” Aurelio fu tentato di dirle di no, sentiva puzza di guai ma Elda aveva ripreso a piangere. “Ti aspetto.” Dopo una mezz’ora Aurelio vide dalla finestra l’arrivo di una Giulia rossa. Elda portava gli occhiali scuri ed era vestita trasandata. “Stiamo un po’ seduti sul divano, vorrei…” “Ed il vorrei che ti togliessi gli occhiali, qui dentro non  c’è il sole.” Frase che Aurelio riconobbe non molto intelligente ma rimase basito nel vedere che la signora aveva un occhio nero. Ripresasi, la signora raccontò che dopo aver fatto visita alla madre, ritornando a casa prima del previsto gli era accaduto di entrare in camera da letto e scoprire che il marito era ‘in compagnia’ del suo amico omo, il marito aveva preso male questa sua intrusione e l’aveva picchiata. Aveva pensato di denunziarlo alla Polizia ma, ragionando a mente fredda capì che aveva tutto da perdere e quindi rinunziò. Chissà per quale ‘marchingegno’ psicologico il ‘ciccio’ di Aurelio alzò la testa, Elda se ne accorse e provvide a farlo entrare dentro la cosina che si risvegliò e tutto finì ‘in gloria’. “Mangiamo qualcosa e poi decidi cosa fare.” “Purtroppo non ho altra scelta, tornerò a casa.” La storia finì come Aurelio non avrebbe voluto, si era innamorato di Elda da lei ricambiato e la loro divenne un legame fisso. Per quanto riguarda il titolo c’è da domandarsi perché un mago dall’aspetto piacevole e dai modi signorili dovesse chiedere un favore sessuale ad una strega dall’aspetto orrido e poco appetibile, solo una risposta possibile, il mago era un masochista!

  • 22 ottobre 2018 alle ore 17:00
    INSIEME IN ALLEGRIA

    Come comincia: Matteo De Luca e Alice Marconi si erano sposati nel castello  di Monterone vicino Perugia, dove abitavano, ampiamente ‘foraggiati’ da papà Riccardo e da mamma Maria Milazzo: invitati duecento persone, anche stranieri iscritti alla locale Università dove i due sposi erano impiegati. La maggior parte dei convitati  erano  giovani e crearono una gran caciara con grandi abbracci, anche un po’ troppo spinti, musica rock ad altissimo volume, pranzo preparato dal più stilè ristorante di Perugia: strangozzi al tartufo, ciaramicola, gallina ubriaca, agnello al forno, colombaccio selvatico, molte verdure, pane brustengolo, vino Montefalco rosso, torta al testo, liquore Nocerino, ce n’era per tutti i gusti ma dei giovani preferirono: alcuni ballare al ritmo indiavolato  dal suono del rock, altri si ‘infrattarono’ nelle stanze del castello. I due sposi furono molto festeggiati dagli invitati, grandi baci ed abbracci,  fine della serata alle due di notte. Il giorno seguente Matteo ed Alice partirono per il viaggio di nozze in Tunisia, paese arabo meno retrogrado degli altri in quanto a libertà personale delle donne, la sposa, in spiaggia, col suo mini bichini  era ovviamente meno ‘vestita’ delle ragazze locali che la invidiavano ma non potevano imitarla. Al ritorno una sorpresa: papà Riccardo aveva predisposto una porta tra i due appartamenti di sua proprietà nello stesso piano : “Quando leticherete potrete trovare rifugio nell’altro appartamento!” aveva sentenziato argutamente il papà non prevedendo che…Matteo ed Alice durante la permanenza in Tunisia si erano accorti che ambedue guardavano con insistenza gli appartenenti al sesso opposto, si domandarono il perché e, poiché avevano giurato di essere sempre sinceri l’un l’altro,  decisero di mettere in atto quello che in gergo si denomina ‘coppia aperta’ aiutati dal fatto di aver a disposizione due appartamenti. Matteo traslocò col suo  materiale di vestiario nei locali adiacenti,  sopra la porta divisoria furono poste due lampadine: una rossa ed una verde per capire quando era possibile andare a trovare il vicino coniuge senza procurargli problemi di intimità. Fra i due furono stabiliti patti chiari: nessuna gelosia, nessun impegno affettivo con altre persone di sesso opposto, cautela nello scegliere il partner temporaneo. Matteo era una giovane venticinquenne alto, bruno, fisico atletico, uno e ottanta di altezza, spesso allegro e sorridente al contrario di Alice  capelli lunghi, castani, alta quasi come il marito, occhi nerissimi, quasi sempre con sguardo corrusco e deciso per natura che, allorché arrabbiata, non faceva presagire nulla di buono da parte di chi l’aveva provocata; solo a letto, con un maschietto giusto per lei,  diventava uno ‘zuccherino’ lascivo.“Cara, stasera sono in compagnia di Aurora un allieva di legge, è una francese bionda, non ha nulla in comune con te, tu sei…” “Inutile che mi indori la pillola, ormai ognuno di noi, in quanto a sesso, ha la propria vita, auguri e non spremerti troppo!” La bionda si presentò poco dopo dicendo che da tempo aveva notato Matteo,  si mise subito in azione dimostrando che, in fatto di sesso,  le francesi non avevano nulla da invidiare alle italiane. Unico suo problema era stato quello che, durante l’orgasmo, urlacchiava e dall’altra parte Alice sentiva tutto rimanendo perplessa, a lei non era mai successo. Poi fu la sua volta: scelse Baldo un allievo di ingegneria bassino, moro: ”Cara ti chiedo scusa ama ho un problema!” “Non mi dire che sei impotente, ci mancherebbe altro!” “Non sono impotente anzi, guarda qua…e sfoderò un pene fuori della norma per grandezza e per lunghezza. Alice per la prima volta in vita sua rimase senza parole, stava pensando come comportarsi: accettare il rapporto sessuale con possibili conseguenze negative per la sua ‘gatta’ oppure…scelse ‘oppure’: “Mi raccomando vai leggero, mai provato…”  Leggerezza sino ad un certo punto, malgrado la vasellina con cui Baldo si era spalmato il pene e che ‘l’immisio penis’ avvenisse un centimetro per volta, Aurora emise qualche gridolino non di piacere come l’amica di suo marito, solo quando Baldo con il suo ‘marruggio’ arrivò sulla cervice del suo utero e dette il via ad una ‘mitragliata’ di sperma, Alice godette alla grande e così fu ricambiata del sacrificio. Baldo restò dentro per altre ‘mitragliate’ cosa ben accettata dalla signora sin quando: ”Basta mi hai distrutto!” Matteo ed Alice talvolta si riunivano a mangiare insieme raccontandosi senza vergogna le relative avventure con qualche benevolo sfottò quando erano accadute situazioni particolari come quando Alice incontrò un tale a nome Tommaso di Pistoia iscritto a medicina il quale: “Cara ho un problema…” “Non mi dire che hai un coso troppo grosso!” “No, io per avere un’erezione devo usare un vibratore nel mio popò poi tutto va bene.” Pensiero di Alice: “Ora mi capita pure un bisessuale, tutti a me gli incasinati!” Le cose andarono come previsto da Tommaso, tutto regolare sin quando ad Alice venne un’idea: “Fa provare anche a me il vibratore, non l’ho mai usato.”Alice ebbe due orgasmi consecutivi e poi rimase a gambe aperte sul letto piuttosto perplessa, che un coso di plastica fosse meglio di uno naturale, bah! A cena, dopo il racconto del fatto al marito, Alice fu bellamente presa per i fondelli fin quando: ”Vediamo se il mio è meglio di quello di plastica!” Era migliore! Alice rimorchiava più del marito: aveva conosciuto uno svedese spilungone, più di un metro e novanta, classico nordico biondo con occhi azzurri; la locale squadra di pallavolo lo aveva preso in squadra, era uno schiacciatore formidabile, molte vittorie erano dovute a lui e quindi era molto conosciuto e coccolato dai tifosi. Alice lo aveva conosciuto alla facoltà di agricoltura in cui era iscritto il tale, era curiosa di ‘assaggiarlo’ tanto era diverso dagli altri giovani dell’università, gli fece la corte, Dennis Bergman, questo il suo nome, non la recepiva ed Alice, come da suo carattere, si incaponì sin quando Dennis si fece convincere di andare a casa sua. Male gliene incolse quando vide uscire dal bagno Dennis che a fronte di due testicoli molto grossi presentava un pene piccolino, quasi da bambino, Alice represse una risata e si domandò se con quel coso avrebbe provato solo del solletico poi una decisione improvvisa: usare il popò che normalmente  ‘praticava’ raramente per evitare sensazioni spiacevoli ma con Dennis fu il contrario, il non sentire dolore le fece provare della goduria inaspettata, prolungata e piacevole, anche se non capì il motivo non avrebbe riferito il fatto al marito, forse ci avrebbe riprovato con Dennis. Matteo a medicina incontrò la negra Feiven Tewolde eritrea dal viso simpatico e dalle forme prorompenti, la scelse per variare le sue conquiste. Alla vista della dama nuda Matteo rimase perplesso e niente affatto arrapato, Feiven oltre ad una epa troppo pronunziata aveva tette grosse, pendenti  ed il nero dominava la punta del seno e le labbra della cosina, anzi della cosona. Ormai era troppo tardi e non poteva tirarsi indietro, avrebbe fatto una figuraccia che era probabile la ragazza avrebbe riferito alle compagne e lui avrebbe perso la faccia. Dopo un bel po’ di aiuto orale da parte della dama,  riuscì in qualche modo di far ‘riesumare’ciccio, ebbe anche il coraggio di mettersi in bocca la ‘cosona’ di Feiven e penetrare la vagina ma poi alzò bandiera bianca, cattiva esperienza che gli sarebbe servita in futuro per scegliere un partner. Meglio andò ad Alice con un mulatto etiope che probabilmente aveva del sangue italiano da parte di padre dopo la campagna della ‘terza’ sponda di Mussolini nel 1940. Senai Abraham  dimostrò subito la sua signorilità:  finto baciamano ad Alice, le diede la precedenza in bagno, non assistette al bidet della signora e si presentò in camera con un asciugamano sulle pudende. Alice rimase ben impressionata, baciò a lungo  il temporaneo compagno di letto e prese in bocca il pene che eiaculò un liquido piacevole al gusto e poi nella gatta dimostrò dimestichezza nell’arte amatoria riuscendo a trovarle il punto G ed a portarla nell’empireo del piacere, un vero signore sessuale, da rincontrare. Alice un pomeriggio di sabato si stava annoiando a casa, a Riccardo era venuto il pallino delle bocce e dedicava questo ‘amusement’ proprio il sabato pomeriggio con lo sfottò della consorte che considerava le bocce un passatempo per soli anziani. “ Ti vedo in discesa mon amour , attento che qualche boccia fuori tiro non ti arrivi sul tuo ‘ambaradam’.  Alice, benché fuori ci fosse un vento gelido, decise di uscire imbacuccandosi alla meglio, non aveva veri capi invernali e, passeggiando per il corso di fermò dinanzi ad una pellicceria ben fornita. D’impulso entrò dentro e fu accolta da un delizioso calore. All’avvicinarsi di un giovane elegantemente vestito di bell’aspetto e sorridente: “Sono entrata solo per riscaldarmi, scusi la sincerità.” “Sono Adalberto Mosca il proprietario del negozio, è un piacere avere nel mio esercizio sì deliziosa signora, anche se non è venuta per acquistare una pelliccia gliene farò provare qualcuna, in caso di sfilata potrei chiederle, dato il suo fisico longilineo, di fare da modella.  Alice ne provò alcune ma, indossatane una di color marrò-miele rimase affascinata: “Questa è favolosa, non le chiedo nemmeno quanto costa, immagino una cifra elevata.” “Lei ha buon gusto, questo è un visone demi buff a righe verticali  e poi all’orecchio di Alice: “La vedrei bene solo con questa pelliccia indosso!” “Anch’io ma…” “Non ci sono ma, le chiedo di fornirmi un  indirizzo dove recarmi con la pelliccia e fargliela provare ‘nude look’. Alice non ci pensò due volte e fornì ad un Adalberto, cui la pressione sanguigna era aumentata di molto, l’indirizzo di casa sua e l’orario: domenica mattina alle dieci. Il giovane si presentò un quarto d’ora prima, Alice accese la luce rossa della porta di comunicazione col marito e:”Se permette vado in bagno per indossare questa favola.” Apri la porta del bagno avvolta nel ‘demi buff’ e di colpo, restando nuda:  “Voila  sono a sua disposizione.” Finirono sul letto ed Alice mise in atto tutto il suo repertorio sessuale che mandò ‘in gloria’ Adalberto. “Sei stata favolosa, c’è un solo problema, ho un socio nel negozio e prima di poterti regalare la pelliccia devo parlare con lui e sperare che sia d’accordo.” Ed intanto si riportò indietro la pelliccia; Alice pensò di aver preso una fregatura e, all’uscita del giovane, per rabbia prese una spazzola e la getto contro il muro dandosi dell’ingenua. Ma il destino era diverso da quello da lei presagito, Adalberto si fece vivo per telefono e: ”Carissima, ho avuto il consenso del mio socio, un giovane per bene che però desidera conoscerti, se sei d’accordo…” Dopo un attimo di esitazione la futura proprietaria della pelliccia acconsentì e l’appuntamento fu per le nove della domenica, decise un’ora prima pensando che i signori da accontentare erano in due…Adalberto aveva avuto ragione, Giacinto questo il nome del socio, di brutto aveva solo il nome. Alice fece la solita pantomina dell’entrata con pelliccia addosso senza veli , invitò i due con testosterone alle stelle ad andare in bagno per un bidet e poi…Giac. ce l’aveva proprio lungo, impressionante, in erezione sembrava la lancia di un cavalier antico, sul letto Alice riuscì a mettere in bocca solo la punta ma il più doveva ancora venire quando si trovò la ‘gatta’ infilata sino in fondo con solo la metà del ‘coso’, Adalberto si fece anche lui sotto o meglio si infilò nel ‘popò’ della dama  facendo provare alle stessa il doppio gusto. I due erano instancabili fin quando: “Ragazzi ne potremo parlare un’altra volta, per oggi…”Ci vollero altre tre ‘sedute’ per conquistare finalmente la proprietà della ‘demi buff’ che Adalberto disse valere quindicimila  €uro, voleva dire che anche la sua ‘chatte’ valeva tanto! Riccardo non fece commenti solo pensò che la ‘gatta’ della consorte era più pregiata del suo ‘pisello’. Alice sentiva il bisogno di provare nuove sensazioni sessuali, era nel suo carattere prendere l’iniziativa, lo comunicò  al marito: “Mon amour che ne diresti di un’esperienza di noi due con una coppia così vedrò quello che combini con un’altra ed anche tu…” Ricevuto l’assenso si mise alla ricerca. La scelta ricadde su una coppia di siciliani di Taormina che non avevano nulla di quello si dice degli abitanti di quell’isola, avevano la fama di essere anticonformisti. Calogero (Lillo)  Caruso e Letizia Marino furono contenti dell’invito anche se  conoscevano Matteo ed Alice solo di vista. “Benvenuti a casa nostra, abbiamo ordinato in vostro onore una cena a base di pesce, cosa difficile da avere da queste parti,  aggiungeremo del Verdicchio dei Castelli di Jesi e del Pro Secco, vini che ci inviano degli amici.” Un po’ di musica ‘lenta’ per ballare e conoscerci, ci sappiamo anticonformisti e questo renderà più piacevole la serata. Letizia bionda di chiara provenienza normanna non aveva nulla dei caratteri siciliani, al contrario Lillo che era un classico dalla pelle scura ed occhi nerissimi. Due camerieri portarono la cena ed i quattro fecero onore alla libagione non trascurando i vini che resero i quattro ancora più allegri. Letizia andò in camera da letto e ritornò come mamma l’aveva fatta con gran piacere di Matteo che seguì il suo esempio, Calogero ed Alice si guardarono negli occhi e scoppiarono in una bella risata: “Stì zozzoni ci hanno preceduto, che ne dici mia cara di imitarli?” E così fu che tutti e quattro ballavano al suono di un lento con i maschietti che avevano sfoderato la loro ‘sciabola’ che le ragazze presero volentieri in bocca con la conseguenza di assaggiare un ‘digestivo’ da ambedue apprezzato poi il passaggio sul lettone che dovette sopportare il peso ed il movimento dei quattro. In una pausa Alice baciò in bocca Letizia che contraccambiò volentieri, le signore si erano scoperte bisessuali con gran piacere dei compagni  maschietti che le ‘infilarono’ mentre loro seguitavano a baciarsi, una situazione non prevista ma molto piacevole. I quattro si erano affezionati, Matteo ed Alice smisero di cambiare partner. I due siculi, dopo aver conseguito la laurea nelle rispettive discipline ritornarono nella loro terra. “Vi aspettiamo a Taormina, mio padre è proprietario dell’hotel ‘Le Rose Rosse’, è un posto bellissimo con panorama sul mare, un bacione ed a presto!” Ormai un sentimento profondo univa le due coppie, non era solo un ‘exchange of partners’, c’era qualcosa di molto più profondo che li legava, qualcosa di indefinibile, al di la del sesso, che li portava a voler stare insieme il più possibile provando sensazioni meravigliose, un qualcosa molto vicino all’ amore, anche se molto particolare.

  • 20 ottobre 2018 alle ore 9:24
    UNA FAMIGLIA PARTICOLARE

    Come comincia: “Siamo a Fiumicino, mia cara tra poco prenderemo un tassì per Roma.” Elettra Guerra aveva annunziato il loro arrivo nella capitale italiana alla sua compagna Grace Taylor ed alla di lei figlia Alison Taylor. “Prima di passare dalla Dogana recuperiamo i nostri bagagli.” “Niente da dichiarare?” Consueta domanda di un finanziere, tale Cristian Roncaccioli che controllò anche i passaporti, constatò che Grace ed Alison avevano lo stesso cognome, mancava quello del padre… All’interno del bagaglio di Elettra, Cristian rinvenne un tubo di plastica lungo un cinquantina di centimetri gonfiato  e con una circonferenza di tre centimetri, lo prese in mano e: “Signore di che si tratta?” “È un giocattolo di mia figlia.” “Penso che lo sia delle due signore…” Il finanziere si era sbilanciato ed aveva provocato l’ira di Elettra: ”Non abbiamo merce di contrabbando né droga e nemmeno armi, il suo intervento non è accettabile, farò rapporto ai suoi superiori.” Nel frattempo era intervenuto il capo posto della Finanza brigadiere Leonardo Sciarra: “Cristian che sta succedendo?” Gli rispose Elettra: “Questo signore, si fa per dire, sta facendo degli apprezzamenti poco simpatici su di me e sulla mia compagna, intervenga lei che penso sia superiore di grado.” All’orecchio di Leonardo: “Queste sono due lesbiche e quella è la figlia di una…” “A te che minchia interessa, ti possono far passare dei guai e potresti trovarti in una brigata sperduta della Sardegna, sparisci, sistemo tutto io.” “Signore le mie scuse, posso darvi una mano?” “Si, ci chiami in tassì.” Andando verso il posteggio Elettra guardò meglio in brigadiere, sorridente, belloccio ed anche disponibile, (aveva preso  il bagaglio di Alison.) Grace:”Voglio ricompensare la sua gentilezza, le scrivo il numero del mio telefonino e l’indirizzo di casa mia, quando sarà libero dal servizio  potrà venire per un pranzo, immodestamente le dico che sono una brava cuoca.” Leonardo ricambiò fornendo il numero del suo cellulare. Quell’episodio non fu più presente nella memoria del brigadiere preso da servizi sempre più fitti per mancanza di personale con la conseguenza che non telefonò a quella signora inglese la quale però, avendo un buon ricordo di quel Leo in divisa: “Sono Grace Taylor, brigadiere si è perso, non si è fatto più vivo…” “Mi crede se dico che sono stato molto impegnato in servizio sia perché, essendo luglio, molti colleghi sono in licenza ed anche per mancanza cronica di personale, domenica prossima sarò finalmente libero.” “Noi abitiamo in via Marsala 23, lo aspettiamo per le dieci.”  Leonardo era alloggiato in via dell’Olmata non molto lontano dalla casa delle signore, passando dinanzi ad un rivenditore di fiori suo conoscente: “Brigadié sti fiori per chi sono? Le dò delle rose rosse per la sua fidanzata?” “No, sono stato invitato a pranzo da due signore.” “Allora vanno bene le rose bianche, beato lei che è giovane!” Evidentemente il fioraio aveva malignato sul fatto che Leo andasse a trovare due signore…La due dame si erano messe in ghingheri compresa Alison e fecero molta festa al brigadiere che era stato tanto gentile. “Noi siamo abituate a desinare più presto dei romani, per le dodici e trenta va bene?” “Sinceramente ho fatto una prima colazione  col solo caffè…” Elettra: “Sediamoci in salotto, questa casa è di 140 metri quadrati come le costruivano una volta, l’ho ereditata da mia madre da poco deceduta, siamo state fortunate, a Roma, qui al centro, ci sono prezzi incredibili di affitto. Per conoscerci un po’ le dico che abitavamo a Londra dove io insegnavo italiano e Grace era impiegata al Ministero degli Esteri; per sua fortuna e con l’aiuto di un’amica è stata trasferita all’Ambasciata inglese qui a Roma, io ho agganci al Ministero dell’Istruzione, mi hanno promesso un posto di insegnante di lingue, oltre all’inglese conosco pure il tedesco per aver avuto sin da piccola una badante di tale lingua, la qui presente signorina Alison  sarà iscritta, come suo desiderio, alla quinta ginnasiale e di lei cosa ci dice?” “Ho conseguito il diploma di liceo classico, sono nato a Roma ma, per motivi di lavoro di mio padre, funzionario di banca, ho vissuto vari anni a Jesi in quel di Ancona. Mi sono arruolato sedici anni addietro nella Guardia di Finanza, dopo tre duri anni di confine sono andato alla Scuola Sottufficiali ad Ostia e poi alla Compagnia di Fiumicino, la piccola Alison che ci dice?” “Non sono la piccola Alison ho quattordici anni, quasi quindici.” La ragazza di era subito dimostrata dal carattere ‘pungente’. “Chiedo scusa signorina, potrei essere suo padre per questo…” “Io non ho padre ma due madri che mi vogliono e si vogliono bene, siamo una famiglia particolare.” La baby aveva idee ben chiare sul genere della sua famiglia, evidentemente in Inghilterra c’era minor conformismo il che fece piacere a Leonardo, aveva sempre combattuto contro i parrucconi del pensiero. “Mi sono espresso male, mi riferivo all’età, ho venti anni più di te.” “Io preferisco gli uomini maturi, i miei coetanei in Inghilterra erano molto infantili e viziati, almeno nell’ambiente che frequentavo io, con lei anzi con te potrei farci un pensierino!” Risata generale, Grace: “Non ci faccia caso, mia figlia è così, penso che potremo darci del tu, io ed Elettra andiamo in cucina, Alison non saltare addosso a Leonardo!” La mamma si beccò delle boccacce da parte dell’erede che lei non vide perché di spalle. “Vorrei accendere la TV ma, tranne qualche raro programma, ci sono solo cattive notizie che sicuramente anche tu avrai notato, solo la notte, mentre le signore dormono, mi vedo dei film piccanti nel senso che…”Ho capito, mi vien da dirte che forse non sono adatti a…” “Ecco un altro parruccone, ti avevo giudicato meglio.” “Facciamo un gioco, ci guardiamo negli occhi, il primo dei due che ride paga pegno.” Leonardo restò serio, Alison barò e rise, “Adesso voglio pagare il pegno, si alzò dalla poltrona e baciò Leonardo in bocca. “Ti rendi conto…” “Non mi fare pure tu il puritano, mia madre e mia zia sono lesbiche e si sono sposate a Londra, vuoi sapere altro?” “Per oggi ho fatto il pieno di tante novità, non so che altro dirti, in Italia le ragazze della tua età sono un po’ diverse.” “Va bene, mi comporterò meglio, un giorno quando avrai voglia… voglio vedere il tuo uccello duro, i miei compagnia di classe ce l’avevano troppo piccolo!” Leonardo pensò bene si allontanarsi da quella…furia scatenata e si rifugiò in cucina. “Che buon odore, cosa di buono cucinano la signore?”  “Pasta alla amatriciana, pollo alla cacciatora e tanti contorni, come vedi niente di speciale.” “Speciali sono le cuoche nel senso della culinaria!” La signore risero forte tanto da indurre Alison ad entrare in cucina. “Devi essere tanto spiritoso da far ridere loro due ma non illuderti per te non c’è ‘trippa pè gatti’ come dice in questo casi Elettra!” Alla fine del pranzo: “Dopo mangiato di solito fumo la pipa, non vorrei dar fastidio a voi tutte.” In ogni caso non alla signorina, talvolta mi è capitato di sentire odore di tabacco sui suoi vestiti anche se si mette in bocca delle mentine per non farsi accorgere che fuma.” Ultima provocazione da parte di Alison: “Leonardo mi fai provare la pipa?” “E tu mi fai provare a sculacciarti, penso che tu ne abbia bisogno.” “Allora posso abbassarmi gli slip o preferisci sculacciarmi con le mutandine?” Stavolta Alison capì di aver esagerato e sparì dalla circolazione. Grace: “Sei sposato, fidanzato, hai figli?” “Uh! la mia ragazza mi ha cornificato immaginate con chi? Col mio migliore amico, forse è stato meglio, meglio prima che dopo sposati.” Elettra cambiò discorso e: “Siamo impegnate fino a tardi per il nostro lavoro e quindi costrette ad iscrivere Alison ad una scuola che la trattenga sino alle sedici, c’è un collegio di suore abbastanza vicino.” E così fu, Alison fu costretta ad indossare il costume della scuola ed a moderare il suo linguaggio.  Una domenica in cui era stato invitato a pranzo Leonardo alla sua richiesta: “Raccontaci qualcosa del collegio dove vai.” “Niente di particolare, per me lo studio non è un problema, per quanto riguarda i pettegolezzi posso dirvi che ci sono due giovani monache lesbiche e che il padre confessore è l’amante della superiora alla quale ho chiesto di non farmi partecipare alle cerimonie religiose, non ha potuto dirmi di no altrimenti…” I tre erano distesi ad ascoltare il linguaggio illuminante della baby, la mamma si era spesso domandato se la presenza di un padre avrebbe cambiato sua figlia ma sui gusti sessuali non si discute. Una mattina di sabato Leo era libero dal servizio è telefonò: “Sono Leonardo, so che di sabato non lavorate, che ne direste di ospitarmi a mangiare?” “Sei sempre il benvenuto, fra l’altro potremo stare un po’ in pace per la mancanza della signorina rompi balle, vieni subito.” Era agosto, Leonardo si presentò in maniche di camicia ed in pantaloncini corti. “Scusate il mio vestiario ma dovendo stare tutto il giorno in divisa, quando son libero dal servizio…” Dopo pranzo: “Sai che è buono il profumo della tua pipa, è piacevolmente aromatico.” Elettra si era buttata sul corpo di Alberto per capire come si fumava la pipa, forse troppo vicino perché il ‘ciccio’ di Leonardo alzò la cresta ed uscì dai pantaloncini.  Leo: ”Scusate signore io non volevo ma…” “Non ti preoccupare, io ed Elettra abbiamo discusso sulla tua persona, ci piaci molto, sei differente dagli altri uomini sciocchi e brutali se sei d’accordo…” “Leonardo di colpo si trovò col suo ‘cosone’ in bocca ad Elettra ed a Grace che lo baciava in bocca con la conseguenza che, causa il lungo suo digiuno, Elettra si trovò la bocca ‘inondata’  e non poter far altro che ingoiare e:”Sai che ha un bel sapore, non lo immaginavo.” Fu poi la volta dei due fiorellini ed alla fine un abbraccio generale a tre. ”Sei stato il primo uomo che abbiamo conosciuto intimamente, sei di nostro gusto. Ti ricordi quell’episodio in cui sei intervenuto all’aeroporto di Fiumicino? Ebbene quel figlio di cane del tuo finanziere aveva capito che quel coso che aveva trovato nella mia valigia era un aggeggio che noi mettiamo in vagina per aver un orgasmo. Che ne dici di una doccia a tre?” “Si ma senza conseguenze sessuali, ho già dato!”  Leonardo aveva chiesto al Comandante della Compagnia, capitano Felice di Bella compagno di corso di suo fratello Alfredo,  se fosse possibile essere libero un giorno della settimana di sua scelta, sacrificandosi anche a fare servizio per più notti. “Va bene brigadiere darò ordini in tal senso al maresciallo scrivano, c’è qualche marito… Sto scherzando, le faccio tanti auguri ed attento che i ‘cocu’, hanno un sesto senso e potrebbero ritornare a casa senza avvisare!” Invece di un marito cornuto la sorpresa la fece Alison che, subodorato che ci fosse qualcosa fra i tre, un sabato fece finta di andare a scuola ma si nascose sotto il suo letto. Leonardo si presentò pimpante e vogliosissimo, le signore si erano già preparate e così iniziò una ‘pugna’ al dio biondo. Alison, appostata dietro la porta della camera da letto delle signore, ebbe la conferma di quanto immaginato percependo dei suoni gutturali di piacere. Decise di uscire di casa e di ripresentarsi  suonando il campanello. “Sono Alison, sono uscita prima, aprimi il portone.” Il trio si era ricomposto fisicamente e faceva finta di parlare del più e del meno. “Ho un forte mal di pancia, vado a letto.”Alison fece una delle sue solite diavolerie, telefonò a Leonardo:”Ti aspetto a casa venerdì mattina, vi ho sentito da dietro la porta quando vi sollazzavate alla grande, voglio la mia parte non puoi dirmi di no.” Leo,  freddamente, cercò di fare il punto della situazione: ogni settimana sarebbe stato impegnato alternativamente con le signore e con la signorina, sperava che non sorgessero problemi. La notte prima del primo venerdì, Leo dormì poco, che sarebbe successo se le due signore avessero scoperto e non accettato il suo ‘legame’ con Alison, in caso di uno scandalo addio carriera e trasferimento immediato. Solo la mattina si addormentò e fu svegliato dal suono del cellulare. “Dover sei ?” Leo sfoderò la prima scusa che gli passò per la testa: “Ho bucato ed ho avuto difficoltà a trovare un gommista, non ci so fare con gli attrezzi che i costruttori di auto danno in dotazione per gonfiare una gomma bucata, sto venendo.” Alison lo vide dalla finestra, aprì la porta e si nascose dietro, Leo dentro casa non riusciva a rintracciarla, finalmente la baby si presentò al cospetto di Leo:  “Ti prego cara, ti ho spiegato che…” Leo si era interrotto, la ‘cara’ si era presentata nuda, uno spettacolo che tolse la parola al giovane brigadiere. “Mai vista una donna nuda?” “Donne si ma ragazzine...” “La ragazzina ti farà vedere i famosi sorci verdi, ti aspetto sul mio lettino, non voglio lasciar segni né profumi vari sul lettone delle signore. Qui ci sono dei preservativi, me li ha dati il figlio del farmacista qui sotto casa, mi ha promesso anche delle pillole anticoncezionali, tu non ci avevi pensato, dì la verità, ho sempre sostenuto che i  maschietti sono tutti un  po’ ‘tontoloni!” Dopo il primo orgasmo orale da parte di entrambi, Leo, a richiesta della parte ‘avversa’ si mise supino e dopo un’entrata un po’ difficile nella cosina di Alison, che emise anche qualche gridolino, la ragazza ‘cavalcante’ faceva su e giù col bacino poi roteandolo che fece dire a Leonardo: “Dove hai imparato, sembri una professionista!” ”Dai filmini notturni, niente di meglio di un film porno che peraltro mi fa arrapare e sono costretta a…” Alison avrebbe seguitato ma ebbe l’alto di Leonardo: “Cara sono spompato!” “Mi doveva capitare anche un amante spompato, ti offro un ‘VOV’ , conosci quel liquore a base di uova che dicono molto indicato per gli spompati!” Leo chiese ‘pietà’ con gli occhi, Alison capì che ‘la festa è finita, gli amici se ne vanno…’, qui c’era solo un amico ormai inutile alla pugna. Lo baciò in bocca come ringraziamento, gli venne in mente che avrebbe dovuto aspettare altri quattordici giorni, nel frattempo le due signore avrebbero goduto delle gioie sessuali provenienti dal  ‘ciccio’ di Leo. Elettra captò in casa il profumo di Leo, andò nella camera di Alison ed odorando le lenzuola ebbe la conferma del sospetto, comunicò la situazione a Grace senza commenti, c’era solo da domandarsi come comportarsi. La due signore presero la via più intelligente quella di far finta di niente e finì che ‘tutte sapevano di tutto’ come si dice in gergo. Fine della storia? Alison crescendo conobbe altri maschietti non tanto ‘tontoloni, e, divenuta maggiorenne, andò a vivere da sola in un mini appartamento ‘foraggiata’ anche dal figlio del farmacista. Grande soddisfazione da parte di Grace e di Elettra,  al sabato riprese imperante il trio. Il finale: Leonardo si molto affezionato alle due signore, talvolta dormiva anche a casa loro, sembravano dei vecchi coniugi con famiglia allargata situazione attualmente molto di moda. Alison iscritta all’università in psicologia ogni tanto veniva a far visita a casa di sua madre  anche per riscuotere denaro  dalle due signore, non era ancora finanziariamente indipendente ma sempre pungente: “Come si comporta il nonnetto, ancora efficiente? Sto scherzando mi fa piacere che andiate d’accordo cosa ad giorno d’oggi molto difficile, ci sono in giro più famiglie separate che unite, in fondo il tre è il numero perfetto se non ricordo male!
     

  • 16 ottobre 2018 alle ore 11:18
    CONIUGI BELLA PRESENZA...

    Come comincia: Roberto M. una mattina si trovò sul tavolo di lavoro, lui ingegnere elettronico di una ditta che fabbricava materiali di precisione, con la quale gli veniva comunicato che l’attività sarebbe stata trasferita In Romania e che tutti gli impiegati erano invitati a far conoscere il loro gradimento al trasferimento nella nuova sede altrimenti: il licenziamento. Una bella mazzata, avrebbe chiesto alla consorte Maria S. cosa ne pensasse, lui era contrario a lasciare Roma per chissà quale località. Maria fu dello stesso avviso e da quel momento Alberto iniziò una affannosa ricerca di altro posto di lavoro ma si era in tempi di crisi e l’unica occupazione che trovò fu quella di lava scale…Era vicino alla disperazione, quando Maria, che come tutte le donne aveva più senso pratico del marito, dopo due giorni sventolò davanti al viso del Roberto ‘Il Messaggero’ che alla pagina degli avvisi economici riportava. ‘Coniugi bella presenza offronsi per compagnia a donne ed uomini anche handicappati. Telefonare al numero….’ “Ma quello è il numero del tuo telefonino!” A Roberto ci volle un po’ di tempo per rendersi conto delle intenzioni della consorte “Compagnia in senso lato vuol dire…Sei un mammalucco!” “Ma tu te le senti di…” “Se tu hai un’altra soluzione…piuttosto anche tu sei in  gioco.” “Per noi uomini è differente ma se questa è la tua decisione…” La prima telefonata dopo sei giorni: “Sono la contessa Ylenia F., ho letto il vostro annuncio fatemi sapere quando potreste venire a casa mia in via Salvini 53, sotto c’è un garage. La signora dovrebbe far ‘compagnia’ a mio figlio Filippo di venti anni, è handicappato ma buono d’animo, non creerà problemi.” Maria: “Va bene domattina alle nove?” “Alle nove di domani.” Posteggiata la Giulietta in garage, Roberto citofonò al nome della contessa a subito fu aperto il portone. Al portiere: “Stiamo andando dalla contessa Ylenia F. siamo attesi.” Il portiere fece una faccia strana, evidentemente in passato…” La contessa elegantissima e truccata dimostrava meno dei suoi cinquant’anni, le case di bellezza…” “Prego entrate mio figlio Filippo è già da stamattina presto che vi aspetta, ossia aspetta la signora, è sul letto nudo; una precisazione per Maria, mi pare si chiami così, mio figlio ‘sotto’ è piuttosto ‘dotato’, ho voluto avvisare la signora. Maria pensò: “Chi sarà mai, Polifemo!” Era Polifemo: due testicoli come due palle da biliardo ed un pene tipo ‘Salame Negroni’ già in posizione!  Preso in mano, il ‘cosone’, in breve tempo fece partire tre schizzi di sperma che, passati davanti la faccia di Maria approdarono sul letto. Filippo dimostrò evidente felicità e fece capire che voleva entrare nella cosisa. Maria pensò bene di lubrificare il ‘salame Negronetto’ e pian piano riuscì, centimetro dopo centimetro, di accontentare Filippo ma il ‘ciccio’ era tanto lungo da giungere sino al collo dell’utero, mai successo con suo marito. Fu lei a muoversi sopra il giovane, cominciò a provare belle sensazioni e dopo poco tempo sentì degli schizzi violenti sul collo dell’utero che in verità le piacquero, forse riuscì anche a provare un orgasmo, quella era la mattina delle novità. Filippo non era ancora contento e Maria prese di nuovo a muoversi, questa volta ci volle di più ma provò la stessa sensazione della prima volta. Ora ci voleva il meritato riposo per la sua ‘cosina’ troppo strapazzata. Nel frattempo la contessa e Roberto spiavano i due da una porta laterale, poiché la fessura era piccola Roberto di trovò a ridosso della contessa con ‘ciccio’ eccitato posizionato dietro la dama la quale gradì ed alzò la gonna: niente mutande, evidentemente tutto programmato anche mammina voleva la sua parte e l’ebbe! Filippo cercò di restare più a lungo possibile senza eiaculare anche perché la dama aveva cambiato obiettivo facendo entrare Roberto nel buchino del suo deretano. Finite le ‘manovre’ i tre come se niente fosse successo si sedettero in salotto e gustarono pasticcini e vermouth offerto dalla dama. “Talvolta ho fatto venire a casa per Filippo qualche professionista ma, la maggior parte erano di basso rango e volgari, invece la signora…ed anche suo marito.” Maria alzò le antenne e capì. Maria in garage aprì la busta contenente il denaro, sorpresa duemila €uro. “Si ma c’è la ricompensa anche per la mia prestazione!” I due coniugi festeggiarono con un pranzo al ristorante ‘Osteria Flaminio’ sotto casa loro in via Flaminia. Giunse a Maria un’altra chiamata, era la signora Emma D. che voleva contattare Roberto per sua figlia Elvira V. venticinquenne disabile down ma evidentemente non tanto da non gustare le gioie del sesso . La fortuna volle che abitasse nella stessa loro strada in via Flaminia, si diedero appuntamento nei giardinetti, al loro apparire furono avvicinati dalla signora che aveva telefonato a braccetto di una ragazza piuttosto rotondetta dai capelli biondi, non molto alta che alle parole della madre: ”Dà un bacino al signore è un amico.” Elvira lo abbracciò baciandolo in bocca. Era sempre Maria che teneva i contatti: “Signora non è che facciamo una fesseria io e mio marito, non mi sembra che la ragazza sia in grado di intendere e di volere.” “Anche se può sembrare strano, lo psicoterapeuta ha affermato che il sesso, peraltro amato da mia figlia, può aiutare a migliorare il suo handicap ma non voglio metterla in mano di qualche mascalzone, non avrete guai. Vi pagherò in contanti cinquecento €uro di più non posso. Andiamo a casa mia, è dietro l’angolo”. Elvira spogliati nuda, il signore ti darà tanti bacini e poi entrerà nel tuo buchino, a te piace tanto, vero?” Elvira aveva capito in ogni caso obbedì alla madre e poco dopo , nuda, si gettò sul letto matrimoniale della mamma a gambe aperte. Roberto insieme a Maria era ancora titubante: “Signora non ho con me i preservativi…” “Ad Elvira dò tutti i giorni la pillola anticoncezionale consigliata dal medico di famiglia anche lui favorevole a contatti sessuali di mia figlia.” “Signora io non penso di riuscire a…” “Si spogli e si posizioni vicino Elvira, lei è abituata a contatti con maschi, farà tutto lei.” E così fu, Roberto fu spompinato a dovere con ingoio da parte della ragazza che poi si infilò il ‘coso’ dentro il suo buchino dando inizio ad una danza sessuale fuori del comune. Elvira raggiunse l’orgasmo varie volte come pure Roberto, questa avventura sarebbe rimasta impressa a lui ed a Maria per tanto tempo, era stata così fuori del comune. I due coniugi non vollero il compenso, per loro era stata un’opera buona anche se particolare! Altra telefonata della contessa: “Miei cari ho ancora bisogno di voi.” “Per Filippo?” No, ho un altro figlio sedicenne che è iscritto alla quinta ginnasiale. Il nostro medico, causa il suo deperimento ha affermato che Giulio, questo il suo nome, si fa troppe seghe, sarebbe meglio un rapporto con una donna, ho pensato a Maria, se siete d’accordo Giulio verrebbe a casa vostra, compenso doppio per l’età di mio figlio, va bene domenica?” Maria d’accordo ma non vorrei…” “Mi assumo tutte le responsabilità, non voglio che mio figlio abbia contatti una professionista.” “Va bene, domenica alle dieci.” La contessa accompagnò il figlio in macchina, una Volvo 60, macchina di lusso che dimostrava la sua solvibilità finanziaria, stavolta avrebbe scucito un bel mucchio di quattrini. In casa M. “Giulio resterai a mangiare dai signori, io ho un appuntamento di lavoro.” “Conosco i tuoi appuntamenti di lavoro poi di domenica…” La contessa fece finta di non aver sentito le parole sfrontate di suo figlio che aveva dimostrato di essere mentalmente più grande della sua età. “Se possibile vorrei un paio di pantofole, i miei scarponi fanno troppo rumore ed il condomino sottostante si potrebbe porre delle domande imbarazzanti.” Roberto: “Sto figlio di puttana oltre a mettersi le mie pantofole nuove, mai usate, mi sembra troppo scaltro, mah.””Se possibile vorrei sapere cosa c’è di pranzo, io sono allergico alle cucurbitacee.” Roberto con un punto interrogativo in viso, intervenne Maria: “Niente zucchine né angurie, pasta al forno, coniglio in fricassea, contorno di patate al forno, insalata verde, ananas, caffè se sei abituato.” “Niente caffè, se possibile e se suo marito non si arrabbia posso metterle le mai fra le cosce.”Non chiedermi il permesso, devi scopare con mia moglie non con me!” Roberto incazzato usci dal salone e si rifugiò in cucina. Maria capì che l’atmosfera si era troppo surriscaldata: “Mio marito non è geloso quindi possiamo fare ciò che vogliamo.” “Se possibile me ne vorrei fare una prima ed una dopo pranzo.” “Se possibile non usare più la frase ‘se possibile’, andiamo in camera da letto, prima vai in bagno a farti un bidet e poi sul letto.” Nel vedere Maria nuda, Giulio cambiò completamente linguaggio: “Madame lei è deliziosamente sensuale, come vede la sua nudità mi ha fatto già effetto, prima però vorrei omaggiare il suo fiorellino con un cunnilingus per assaggiare il suo sapore che deve essere paradisiaco. Mi permetta inoltre di baciarle a lungo le tette che vedo scultoree, se fossi suo marito non permetterei a nessuno di…” Sorprendentemente il ragazzo ci sapeva fare e portò Maria ad un orgasmo prolungato come raramente le era successo. Inoltre aveva sfoderato un pene fuori del comune soprattutto per un ragazzo sedicenne. Il ragazzo aveva trovato chissà come il punto G di Maria con conseguente orgasmo fuori del comune e molto prolungato. Maria chiuse gli occhi, era spossata, non voleva farsi vedere così da suo marito ed aspettò dieci minuti prima di ripresentarsi in cucina. Per consolare Roberto: “Il ragazzo mi ha riferito che sua madre pagherà qualsiasi cifra da noi richiesta, si è dimostrato più educato ed ha chiesto scusa per il suo comportamento, adesso tutti a tavola!” Maria al termine del pranzo: “Sono curiosa di sapere come vai a scuola, che lingua studi?” “A scuola mi annoio, mi hanno dato un quoziente intellettivo molto alto, non è merito mio, ho già imparato tutto il programma della mia classe, da piccolo mi hanno insegnato il francese e l’inglese per questo mi considero fortunato, il mio problema è mio fratello handicappato sin dalla nascita per colpa di un ginecologo e mia madre che non si rassegna alla vecchiaia e fa collezione di amanti. Le ho consigliato di prendersene uno fisso anche se toy boy ma non mi ascolta; mi sento solo, ho pochissimi amici, anche per questo ho accettato il vostro invito, siete una coppia in gamba ed anche  anticonformista, non si offenda signor Roberto io…” “Lascia stare il signore e diamoci del tu, ti avevo giudicato male, pace e..goditi mia moglie, meglio te di tanti altri.” Maria concesse tutto al buon Giulio, anche il popò che raramente metteva in uso, che si stesse innamorando di un ragazzo… “Carissimi come si è comportato Giulio?” Roberto: “Contessa la trovo in forma, vorrei essere io a…” “Si può fare  Giulio è giovane ma capirebbe vero caro?” “Non penso di offenderti se affermo di aver come madre una mignotta, meglio mignotta che una bacia pile, un abbraccio ai signori e poi una proposta: che ne dite di un quartetto stabile fra di noi senza dimenticare mio fratello.  Roberto  mi sembra sia ingegnere elettronico, se possibile potrebbe amministrare i nostri beni invece di quel vecchio rimbecillito che abbiamo ora, mammina che ne dici? Signori scusate il ‘se possibile!’ 
     

  • 09 ottobre 2018 alle ore 10:03
    LUANA LA CORTIGIANA

    Come comincia: Un bussare insistente alla porta di casa, Anna ancora insonnolita scese lentamente dal letto e andò ad aprire, erano le otto del mattino. Gli comparve la vicina di casa Luana in lacrime che si buttò in una poltrona del salotto. Mai era capitato da quando abitavano a Messina, in viale S.Martino, doveva esserle capitato qualcosa di grave, mai Luana si era comportata così. Quando si calmò: “Americo è  fuggito in Argentina, mi ha lasciato un ‘ciao’ scritto col mio rossetto sullo specchio del bagno, oltre la beffa anche la presa per il c…o, maledetto!” Luana ed Americo erano sposati da diciotto anni,  lui italiano già residente in Argentina, proprietario terriero, non era mai stato un marito fedele, lei preferiva evitare scenate di gelosia, lui dopo una avventura era sempre ritornato sotto il tetto coniugale ma stavolta si era innamorato di una ventenne e sicuramente era ritornato in Argentina con la ragazza e a Luana, casalinga, oltre ad essere rimasta tristemente sola, si proponeva il problema del ‘conquibus’; c’era anche quello  della figlia Federica diciassettenne, studentessa al liceo classico. Luana recatasi in banca, ebbe la sgradita sorpresa di accorgersi che tutti i loro conti  erano stati azzerati. I risparmi in breve finirono e Luana una mattina, recatasi ad un supermercato,  dovette restituire alla cassa alcuni generi alimentari perché non aveva denaro sufficiente per pagarli, una brutta figura dinanzi alla cassiera, str…a, che la guardava con aria di sufficienza. Rifugiatasi nella Cinquecento crollò psicologicamente e si mise a piangere. Fu notata dal proprietario del supermercato, ‘dottor Carmelo’ come lo chiamavano tutti, il quale si avvicinò alla macchina, aprì lo sportello e: “Una così bella signora che piange, venga con me le offro un caffè.” Luana, calmatasi , dopo aver asciugato le lacrime, si sfogò raccontando la sua storia con lo sguardo perso nel vuoto. “Le faccio una proposta: lei può acquistare la merce che le occorre, per il pagamento ci penso io, lei potrà ricambiare la cortesia con una invito a casa sua a…prendere un caffè.” Luana pensò un triste detto: ‘o bere o affogare’, intascò il biglietto da visita del ‘dottor’ Carmelo e riprese la strada di casa stordita dagli ultimi avvenimenti. Luana aveva come sola amica Anna ed a lei riferì gli ultimi avvenimenti, compresa la proposta del direttore del supermercato di andare a ...‘prendere un caffè’ a casa sua. Le due donne, senza parlare, capirono le intenzioni di Carmelo, si guardarono in faccia senza commentare, la situazione, era ovvia. Al rientro a casa di Alberto dal suo lavoro di proprietario di una ‘Scuola Guida’, Anna gli riferì in breve gli ultimi avvenimenti accaduti a Luana, Alberto non fece commenti, accese la pipa dinanzi alla TV con aria pensosa. Aveva sempre avuto un debole per Luana, mai confessato alla consorte, e pensò che forse questa volta era quella buona, intanto c’era di mezzo per quel padrone del supermercato e pensò una furbata: “Anna che ne sappiamo noi di quel tale, potrebbe essere uno sballato, penso che dovremmo proteggerla in qualche modo, io un pensiero ce l’avrei ma tu devi essere d’accordo lo sai che…” “Va bene, ti conosco abbastanza, tira fuori st’idea.” “Ho un apparecchio che uso alla Scuola Guida che ti fa vedere e sentire quello che succede in una altra stanza, se vuoi lo proviamo insieme.” Il giorno seguente, posta la telecamera nel salone , i due passarono  nello studio dove l’apparecchio in questione fece sentire il suono della radio e l’immagine della stanza dove era situato, funzionava perfettamente. Anna avanzò la proposta dell’apparecchio a Luana la quale all’inizio era molto perplessa, farsi vedere mentre…anche se Alberto ed Anna erano amici…in ultimo capì che forse era giusto essere controllata, non conosceva che tipo fosse il ‘dottor Carmelo’. Nel frattempo era accaduto un altro fatto per cui ci volle l’intervento di Alberto: Federica gli riferì che un compagno di scuola la perseguitava ogni giorno all’uscita dalla scuola chiamandola ‘Fede – Rica – Fica’. Alberto:”Ci penso io.” Beccò il ragazzo in fragrante sfottò e, presolo per la collottola: “Se ci provi ancora ti rompo quella testa di c…zo che hai e fece seguire la minaccia con un pugno in testa che stordì il malcapitato. Federica baciò sulla guancia Alberto che, guardandola negli occhi: “Negli ultimi tempi ci siamo visti poco, sei molto cresciuta.” “Si zio Alberto ormai sono una donna.” E quello era un altro problema per Alberto , tante donne vicino a lui! Luana ad Anna ed ora Federica. “Domani mattina viene a casa mia il dottor Carmelo, dillo a tuo marito, spero di non vergognarmi troppo.” Alberto sistemò i suoi ‘aggeggi’ con aria contenta, se ne accorse Anna: “Sei il solito zozzone!” Il dottor Carmelo si presentò con un gran mazzo di rose rosse. “Alla più bella signora che abbia mai conosciuto.” I due sicuramente erano andati in bagno per un bidet e  apparvero nudi nella camera da letto di Luana, lui già col ‘coso’in posizione, lei dal corpo favoloso da modella. “Non eccitarti troppo, tu mangi in famiglia!” “Potrei dire la stessa cosa a te, hai visto il signore che razza di sciabola ha!” I due cominciarono con un sessantanove e poi in varie posizioni, un bel film porno che portò ad aumentare di volume del ‘ciccio’ di Alberto; Anna se ne accorse e, forse anche lei eccitata, offrì al marito una vogliosa e già lubrificata ‘cosina’. Il pomeriggio Luana fece visita ad Anna: “Un commento?” “Anche io e mio marito ci siamo eccitati e ti abbiamo imitato, non ti avevo visto mai nuda, se amassi le femminucce mi ti farei!” Gran risata da parte di ambedue, si erano ormai dimostrati  piacevolmente anticonformisti. Un pomeriggio Federica si presentò nei locali della Scuola Guida di Alberto. “Qual buon vento…” “Zio vorrei prendere la patente, tra poco compirò diciotto anni.” Alberto andò in crisi, Federica diventava ogni giorno più alta, più formosa, più bella e più donna. ”Ti affiderò per la guida ad un mio collaboratore.” “Zio preferirei che fossi tu.” E così fu senza che Luana ed Anna fossero messe al corrente. Alberto accusò dei forti mal di pancia, Anna: “Vai dal dottore non voglio restare vedova!” Sergio era il medico di famiglia oltre ad essere un amico: diagnosi: “Niente problemi fisici solo psicologici, il motivo lo sai tu, posso inviarti ad un mio collega psicologo.” Riferito l’esito ad Anna, Alberto si disse indisponibile ad andare da uno strizza cervelli, col tempo gli sarebbe passato tutto. Un rimedio c’era ma decisamente pericoloso e poi mettersi con una bambina! Bambina un c…o, Federica lo dimostrò durante una lezione di guida su una stradina della Panoramica quando inaspettatamente: “Zio tu offendi se te lo prendo in bocca?” Faccia stupita e da deficiente da parte di Alberto che lasciò fare alla ‘nipote’ quello che volgarmente viene detto ‘p….no’ con tanto di ingollo, altro che ragazzina, Federica aveva sicuramente avuto altre esperienze in campo sessuale. “Zio non hai fatto nulla di male sono stata io, fra l’altro mia madre mi ha messo al corrente della fonte del  denaro che spende, i tempi son cambiati da quando eri giovane, i puritani sono scomparsi, si guarda al sodo, non sentirti in colpa, fra l’altro io sono pure un po’ innamorata di te, sei un vero uomo anche fisicamente, i miei compagni di scuola non offrono gran che, sono tutti infantili, viziati in famiglia, non c’è nulla da prendere, meglio lo ‘zione’!” Alberto dopo l’ultimo avvenimento come per incanto aveva ripreso il suo buon umore che apparve ad Anna sospetto. “Non è che ti sei fatta una amante come Americo?” “Hai indovinato, ma non farò mancare il ‘mangime’ alla sposa ufficiale!” Anna prese la frase come una battuta e non le diede alcun peso anche perché…
    Un pomeriggio Luana facendo una visita ad Anna le riportò le ultime novità: “Carmelo mi ha proposto di far intervenire un suo amico, insomma lo faremmo in tre col compenso doppio, spero che la mia cosina resista, d’altronde non mi posso lamentare anche lei ha la sua parte. Il terzo non era ‘Harry Line’ come nel famoso film del dopo guerra che solo i più vecchi ricordano ma un giovane che Carmelo disse figlio di un amico, il tale aveva qualche problema col sesso. Ora Luana doveva fare anche da nave scuola ma con compenso doppio, la cosa più importante. Stavolta dinanzi alla apparecchiatura a casa dei due coniugi c’era solo Anna, Alberto aveva un impegno con i sindacati cui non poteva mancare. La situazione si presentò un po’ più ingarbugliata, il giovane Salvatore, questo il suo nome, era il classico bravo ragazzo, secchione a scuola con nessuna esperienza sessuale. Mentre Carmelo e Luana ritornavano dalla consueta visita in bagno, Salvatore stava seduto su una sedia in camera da letto ancora vestito ma vedendo i due nudi ebbe una reazione come se fosse stato colpito da un fulmine, si spogliò in fretta e rimase in piedi col ‘ciccio’ ‘ben dhur’ per dirla alla De Benedetti. Carmelo: “Fatti il bidet e raggiungici, vai.” Salvatore ritornò in camera da letto non sapendo che fare ma fu aiutato da Luana che lo invitò sul letto matrimoniale prendendoglielo in bocca. La conseguenza fu immediata e la signora ingoiò un bel po’ di ‘vitamine’ ma poi dovette subito dar retta a un Carmelo impaziente, insomma si trovò fra due…fuochi infilzata sia in bocca che nel fiorello che dopo un bel po’ di tempo cominciò a dar segni di stanchezza. “Ragazzi basta, la festa è finita, gli amici se ne vanno, non è stata un’inutile serata!” Luana aveva copiato i versi di una canzone; all’uscita dei due guardò con interesse un mucchietto di €uro depositati sul comodino facendo un segno ad Anna  con indice e pollice chiusi, il ‘colloquio’ era stato ben remunerato. La mente umana è qualcosa di imperscrutabile da un punto di vista delle sensazioni, Anna, senza la presenza del marito vicino, aveva provato una percezione per lei sconvolgente, la voglia di partecipare ad un ‘banchetto’ sessuale, lei che mai avrebbe pensato di tradire il marito nemmeno col pensiero e questo la turbò, quel dolore alle viscere provato in passato da Alberto ora lo percepiva lei ma,  non volendo andare da uno psicoterapeuta, non trovava altra soluzione se non …soddisfare i suoi nuovi desiderata, ma come? Alberto benché impegnato su due fronti: il lavoro e Federica, capì che la consorte aveva dei problemi. “Dimmi cos’hai, sei stata e sei il mio grande amore, ti aiuterò.” Ormai allo stremo, Anna rivelò il suo problema al marito il quale non solo la prese bene ma pensò…”Parla con Luana potremmo mettere su un quartetto io con lei e tu col giovane Salvatore o col più anziano Carmelo., a te la scelta.” Dopo questa proposta, Anna con un gran sospiro ‘riprese le penne’ baciò a lungo Alberto, i suoi problemi dovevano essere finiti infatti una mattina in casa di Luana si presentò un Salvatore rinnovato secondo la moda corrente, capelli con sfumatura alta, pantaloni con la vita bassa, scarpe da runner, insomma un altro Salvo che baciò Luana in bocca e su una mano Anna, ad Alberto una stretta di mano. “Che ne dite se dopo il lavaggio di rito stiamo un po’ seduti sul divano, voglio vedere che effetto ci fa vederci nudi.” Hai capito il giovane, da imbranato era diventato uno sfrontato. Ad un certo punto Anna esordì  con un “Caro posso?” rivolto al marito che fece ridere gli altri tre poi tutti sul lettone a sbizzarrirsi in pose varie. Anna percepì nel fiorellino un ‘ciccio’  più lungo di quello di suo marito, l’unico che conosceva, e provò forti sensazioni quanto gli fu sollecitato il collo dell’utero da uno schizzo fortissimo, mai provata una tale sensazione. Nel frattempo Alberto e Luana andavano alla grande, quello che desideravano ambedue da tempo si stava verificando. Invece Salvatore ottenne inizialmente un netto rifiuto quando tentò di girar le spalle ad Anna per penetrarla nel popò, quello era riservato al marito ma poi quando all’orecchio sentì: “Diecimila  €uro” ci ripensò, chissà quante belle cose poteva comprarsi con quella somma; anche Alberto e Luana presero quella strada, insomma un’inchiappettata generale. Dopo aver lasciato il suo ‘obolo’ sul comodino, Salvatore rivestitosi si dileguò con un inchino: “Grazie di tutto.” il saluto finale. Tornati a casa propria, Alberto ed Anna sembravano rientrati da un altro pianeta, quella specie di ‘wife swapping’ aveva avuto un effetto molto gradevole, forse fra di loro era cambiato qualcosa, sicuramente in  meglio. Per i lettori più giovani ribadisco l’espressione ‘Ben dhur’ è contenuta nel poema scritto con spirito goliardico nel primo novecento da tale Hetrz De Benedetti intitolato ‘Ifigonia in Culide’, se lo trovate leggetelo, è spassoso, sempre che non siate dei puritani!

  • 06 ottobre 2018 alle ore 9:09
    LA SIRENA DI ALICUDI

    Come comincia: Alberto M. appena promosso vicebrigadiere della Guardia di Finanza, con i gradi ancora attaccati con lo spillo, come dicevano i più vecchi sottufficiali, fu trasferito a Lipari nelle isole Eolie. Dopo nove mesi di corso ed in parte di ‘astinenza, al prode Al. non pareva vero poter ‘assaggiare’ le abitanti delle isole e soprattutto, essendo luglio, qualche piccioncella non indigena anche se non di primo pelo, talvolta guadagnandosi qualche regalo in oro quando la signora aveva apprezzato particolarmente le sue ‘prestazioni. Hermes, protettore del giovane sottufficiale pagano di religione, talvolta, come questa volta, era distratto da qualche fanciulla e si era dimenticato del suo protetto: conclusione Alberto fu trasferito a Filicudi isola non molto frequentata dai turisti perché priva di comodità, solo qualche naturista ma, se femmina, poco appetibile. Perché quel trasferimento in sostituzione dell’appuntato Mattia S. che, definire deficiente era un offesa per il deficienti: il cotale si era accompagnato a Filicudi con Addolorata V. una vecchia brutta e diciamo la verità anche un po’ stronza ma proprietaria di qualche appezzamento di terreno e di una casa, per quell’isola, abbastanza confortevole. Niente di male se non che il cotale era stato ‘ fidanzato’ in Puglia con altra brutta ‘dè core’ Oronza G. che, conosciuto il suo nuovo recapito dell’amato, con il traghetto di linea si era catapultata a Filicudi con conseguenze di una sceneggiata fra le due donne seguita dagli abitanti dell’isola ma che, pervenuta anche all’orecchio del maresciallo Gabriele F., Comandante della Tenenza di Lipari, fu oggetto di trasferimento in quest’ultima sede di Mattia e la sostituzione al comando del distaccamento dell’arrabbiatissimo Alberto che aveva assunto anche le funzioni di Reggente doganale e di Delegato di Spiaggia (Dogana e Capitaneria di Porto) con conseguente aumento di lavoro dato che allora, qualche burocrate fanatico aveva disposto che per la merce da trasportare occorreva compilare una bolla di accompagnamento. Stavolta Hermes un po’ più sveglio del solito fu di aiuto all’Albertone con la presenza al distaccamento del  Finanziere scelto di mare Fulvio M.che, per conseguire il grado superiore di appuntato, si dava da fare in ufficio alleviando anzi sostituendo del tutto il vicebrigadiere che se la spassava quanto poteva nell’isola, abbandonando la divisa  ed indossando solo calzoncini e scarpe di corda od anche in costume da bagno con fucile, pinne ed occhiali ritornando in caserma con polipi, saraghi, cozze, ricci e patelle:  insomma poteva metter su una pescheria invece li faceva cucinare in caserma dal finanziere Romolo G., suo paesano romano invitando a mangiare anche il collega dei Carabinieri Totonno F. che non aveva nulla delle caratteristiche degli appartenenti all’Arma: napoletano, con addosso un elenco di punizioni lungo un chilometro, una anche per aver avuto un rapporto ‘ravvicinato’ con la consorte di un capitano! Insomma un simpaticone che fece subito amicizia con Alberto, due scapocchioni avrebbero detto in gergo i campani! La sera, riempiti i pancini, grandi giocate a carte  al lume di lampade a petrolio o di faretti, qualche passeggiata al chiar di luna per smaltire la sbornia. Ogni tanto Totonno ne combinava una delle sue che poi riportava ad Alberto: “Sai chi mi sono scopata? Non lo sai, mi sono fatta Addolorata la fidanzata del tuo appuntato ah ah ah ma non è finita mi sono inchiappettata pure l’altra fidanzata, Oronza…” Totonno raccontando la sue gesta si sbellicava dalle risate, Alberto: “Sei stato coraggioso, per le tue opere buone meriti una medaglia al merito della fica vecchia!” Ad Alberto però mancava il ‘mangime’, non era il tipo di andar ‘a vecchie’, per sua fortuna stavolta Hermes, scaricata l’ultima dea, vide il giovane intristito e pensò bene…Una ragazza era giunta da Alicudi a Filicudi per delle compere, in attesa del traghetto del giorno dopo che la avrebbe riportata nella sua isola, prima di andare a dormire da alcuni parenti,  passeggiava sulla banchina del porto. Alberto avrebbe voluto agganciarla ma la ragazza alla sua vista in divisa si era allontanata, brutto segno, carattere scontroso. Al. non era il tipo di abbandonare la preda, si avvicinò di nuovo alla baby e: “Signorina mi permetta di aiutarla, domani per portare la merce ad Alicudi, ha bisogno di una bolla di accompagnamento, posso darle una mano sempre che lei..” “Sono Luce H., la ringrazio dell’offerta, i miei parenti sono quasi tutti emigrati in Australia, io sono ad Alicudi con mio padre e mia madre, non intendo lasciarli, faccio la pescatrice da quando avevo sette anni, domani mattina verrò in caserma, buonanotte.” “Se non disturbo vorrei qualche notizia sul suo conto e sull’Isola di Alicudi, sono il corrispondente locale di un giornale romano, se lei mi desse qualche notizia particolare…”Stasera sono stanca, venga domani, se vuole può fare un salto ad Alicudi, potrei darle una stanza a casa mia per poi ritornare il giorno dopo a Filicudi, se accetta si porti  della biancheria di ricambio.” “Fulvio domani vado ad Alicudi, non so quanto starò fuori.” “Brigadiere se lo cercano da Lipari cosa debbo dire?” “Sono andato alla ricerca di una piantagione di cannabis, porto con me una radio rice-trasmittente per un eventuale collegamento, io sono ‘Mica 16’.” La mattina dopo alle undici all’arrivo del traghetto, Alberto in borghese munito di valigia salì sulla nave ed andò dal Comandante Pellizzeri che aveva conosciuto a Lipari: “Comandante ho dimenticato di acquistare il biglietto, può farmelo lei a bordo?” “Niente biglietto anzi le offrirò il liquore Strega.” Questa si che era una brutta notizia, Alberto non sopportava i liquori dolci, si salvò riuscendo a buttare il contenuto del bicchiere dentro un vaso di salvia che troneggiava in una parete della cabina del Comandante vicino ad una di rosmarino. “Comandante un venditore di piante a Lipari mi ha detto che rosmarino e salvia non debbono stare vicini, la salvia morirebbe.” “E noi la salviamo spostandola.” Alberto scese per ultimo dalla m/n ‘Eolo’, Luce lo stava aspettando. “Mi segua, c’è un pezzo di strada da fare, le porto la valigia.” “Mia cara non so da queste parti ma dalle mie sono i signori ad essere galanti ed aiutare la signore.” “Io sono signorina ed abituata a portare pesi, se  vorrà stanotte potremo andare insieme e pesca e vedrà!” Entrati in casa abbracci alla figlia da parte dei genitori Matteo e Rosina e, dietro presentazione di Luce, un caro saluto anche ad Alberto. “La nostra è una mensa povera, solo pesce ma sicuramente fresco.” Quegli anziani ricordarono ad Alberto un episodio delle metamorfosi di Ovidio che riferì a Luce: “A due vecchietti agricoltori,  Filemone e Bauci, una sera si presentò un mendicante chiedendo ospitalità. I padroni di casa  non solo lo sfamarono ma gli offrirono anche un giaciglio per la notte. La mattina dopo il mendicante si presentò con la vera identità: “Sono Giove, siete stati molto gentili, chiedetemi qualsiasi cosa:” Filemone e Bauci si guardarono negli occhi e, all’unisono: “Vorremmo solo morire nello stesso momento, siamo stati insieme tutta la vita.” Alberto nel raccontare l’episodio si era commosso con la curiosità della ragazza, non si aspettava da un militare simile atteggiamento, sicuramente lo apprezzò  guardandolo negli occhi, forse era scoppiata una scintilla fra di loro. “Io ho studiato conseguendo il diploma di ragioniera a Lipari, la scuola mi piaceva ma per motivi ovvi sono stata costretta ad abbandonarla, non potevo lasciare i miei vecchi soli, gli voglio molto bene. Ed ora se se la sente in barca con la lampara, mio padre non sta molto bene, che ne dice di rimpiazzarlo?” “Farò del mio meglio.” Luce dimostro molta abilità in tutte le manovre ed anche una forza notevole per una donna. Dopo aver salpato le reti con un buon numero di pesci, Luce mise la prua a riva, ci voleva circa mezz’ora prima di arrivare al porto. “Posso farti qualche domanda, se è troppo personale dimmelo, non voglio essere invadente.” “C’è poco da dire sulla mia persona, come avrai appurato la maggior parte degli abitanti delle isole sono emigrati in Australia, quasi tutti pescatori ma con la pesca non si mantiene una famiglia, troppi pescherecci palermitani  usano reti a strascico e distruggono i fondali. Io ero in buoni rapporti con un mio coetaneo, mi voleva portare in Australia, io non volli lasciare i miei e poi non mi piaceva di carattere, voleva fare il maschio ma con me…” Luce non aveva usato la parola fidanzamento e dimostrò una notevole personalità. “Vedi, io abituato alle ragazze di città che se si rompono un’unghia strillano come oche, nel vedere il tuo comportamento resto estasiato, finalmente una vera donna!”  “Grazie del complimento ma la tua ragazza che tipo è?” “Per essere sincero sinora sono andato un po’ qua un po’ là, in parole povere nessuna legame, troppi miei amici si sono lasciati con le consorti dopo il matrimonio, e sono nei guai per dover mantenere moglie e figli lasciando la casa coniugale, una vita rovinata per aver scelto una moglie sbagliata. Vorrei chiederti una cosa ma se non sei d’accordo…” “Dimmi non ho idea di quello che vorresti sapere.” “Più che sapere vederti, vederti in costume da bagno, mi contenterei anche di uno tutto intero, niente costume alla brasiliana.” Luce scoppiò in una risata squillante che si propagò in mare. “Che ne dici qualcosa in più della brasiliana?” Alberto ci pensò su e capì, oltre la brasiliana c’era solo un’altra possibilità: il nudo integrale! Alberto abbracciò Luce, un profumo di mare l’avvolse, era l’odore dei vestiti della ragazza, piuttosto piacevole anche il bacio che ci ‘scappò’ fu meraviglioso, una vera donna. A casa ambedue a letto a riposare, si rividero a mezzogiorno Luce fresca come una rosa, Alberto abbacchiato sia in senso materiale, in mare si era stancato, che morale, che si stesse innamorando? Luce esordì con i genitori con una boutade: “Alberto è un bravo pescatore, che ne dite se me lo sposo?” Un silenzio assordante da parte dei tre, che si ripresero subito. Alberto: “Io soffro il mare ma non le marinaie e poi dobbiamo domandare il permesso ai genitori come da prassi consolidata:”Il vecchio: “Bridadiere tu sei di un’altra razza, noi siamo poveri ignoranti, spòsati una di città, Luce…è la luce dei nostri occhi.” La vecchia: “Sei il solito egoista, noi potremo andare in una casa di riposo e ogni tanti questi due ci porterebbero a vedere i nipotini.” Luce: “Il vecchio detto ‘ i sogni son desideri’ intanto debbo accontentare una richiesta di Alberto, poi vedremo.” Dire che l’Albertone era frastornato era il minimo, già lo facevano sposato con figli, lui che i pargoli  li amava poco…” Luna chiusi gli scuri della camera da letto, un buio profondo che di colpo sparì con la riapertura da parte della ragazza della finestra: nuda era uno spettacolo: oltre al viso piacevole tette da statua greca, braccia da palestrata,  pancino piatto, pube con pochi peli lisci, gambe robuste, lunghe e dritte, piedi da far impazzire un feticista. “Che ne pensi, ‘merce’ da isolana ma tosta, andiamo sul letto, ma non sperare…” “Alberto era ‘groggy’, non poteva dire di non aver conosciuto ragazze ma Luce aveva qualcosa di speciale, non solo sperò ma ottenne… una dea che gli aveva preso il cuore oltre che il cervello, insomma era fottuto!
     

  • 05 ottobre 2018 alle ore 9:26
    UN AMORE DOLOROSO

    Come comincia: La vita di Gilberto e di Rosanna scorreva normalmente come quella di tante coppie, pur non avendo figli i due si volevano bene, lui capo ufficio di una istituzione regionale con sede a Messina, lei insegnante di lingue in un liceo cittadino. Un avvenimento però sconvolse la vita dei due coniugi: una mattina, a scuola, Rosanna ebbe dei capogiri e mal di stomaco, chiese ed ottenne di andare a casa ma…male gliene incolse! Aperta la porta, sentì dei rumori provenire dalla camera da letto, immaginò che suo marito si fosse portata qualche ‘sciacquetta’ e fu in dubbio come comportarsi. Nel palazzo in via XX settembre a Messina dove abitavano erano conosciuti ed una scenata avrebbe suscitato i pettegolezzi a non finire, decise in ogni caso di accertarsi della situazione, aprì uno  spiraglio della porta della camera da letto e…male gliene incolse: suo marito ed il suo capo si stavano bellamente…si quella cosa che di solito due maschi non fanno tranne che se omo. Sconcertata Rosanna si buttò sul divano, ci vollero dieci minuti per riprendersi e decidere di uscire di casa, suonare il citofono e…Dopo un po’ di tempo rispose la voce del marito: “Chi è” “Caro sono io, mi sono sentita male sono tornata a casa ma ho dimenticato le chiavi del portone…” “Un attimo, ero in bagno, c’è con me Matteo il mio ingegnere capo.” Rosanna dovette aspettare un po’, evidentemente di due dovevano in qualche modo sistemare…”Gentile signora qual buon vento?” “È quello che mi domando anch’io…” “Ho preferito venire con suo marito a casa vostra per discutere di una faccenda importante, da Palermo mi hanno chiesto di comunicare il nome di un capo ufficio da trasferire a Caltanisetta, non volevo che la mia segretaria ascoltasse il colloquio con suo marito, devo segnalare lui o un suo collega e…” Rosanna si meravigliò lei stessa di aver mantenuto una calma glaciale, solo una battuta che poteva essere di humor, ma di humor nero: “Ritornate a discutere come facevate prima, io mi metto a sistemate la camera da letto, stamattina non mi andava di farlo.” I due dovevano aver fatto una battaglia, il letto tutto sottosopra, un cuscino ai piedi del letto, una coperta per terra come pure un lenzuolo…Rosanna si sentì mancare le forze, si sedette su una poltrona a occhi chiusi. Dietro la porta: “Cara noi ritorniamo in ufficio, ciao.” “Arrivederci signora:” La risposta pensata dalla padrona di casa: “Arrivederci un c…o!” Alle tredici una telefonata di Gilberto: “Cara resto in ufficio tutto il pomeriggio, tu mangia pure.” Pian piano la rabbia di Rosanna  sbollì, lei cercò di ragionare quale posizione prendere con il minor danno possibile: far finta di nulla o scatenare un putiferio? Capì che quest’ultima soluzione non era la migliore, ci sarebbe stato uno scandalo in cui ci avrebbero ‘bagnato il pane’ un po’ tutti e, sia lei che suo marito anche per strada sarebbero stati indicati con tanto di sorrisetti, forse avrebbero dovuto cambiare città, in fondo a Messina tutte le persone di un certo livello si conoscono fra loro.. Rosanna disfece il letto, mise tutta la biancheria dentro la lavatrice a ottanta gradi, rifece il letto con biancheria pulita e provò a mangiare qualcosa con scarsi risultati. Alle diciannove si presentò in casa un allegro Gilberto: “Cara ti senti male, hai una faccia…” “Come il culo puoi dirlo, ho visto te e Matteo non immaginavo…” “Ti dico la verità, l’ingegnere capo è omosessuale, se non l’avessi accontentato mi avrebbe segnalato per essere trasferito a Caltanisetta, non ho altro da dirti se non chiedere la tua comprensione.” Rosanna per la notte si sistemò sul divano del soggiorno, per il futuro? Il tempo forse avrebbe attenuato il ricordo spiacevole ma non cancellarlo, e così fu. Nel palazzo abitavano due coniugi Leonardo S. concessionario di varie marche di auto e Giorgia C., casalinga, che avevano adottato un figlio di nazionalità francese Alain G. In occasione di una gita a Parigi. Leo aveva stretto amicizia col direttore dell’albergo dove alloggiavano facendo presente le difficoltà burocratiche che aveva incontrato in Italia per adottare un figlio. Charles S. era un signore alto, distinto, dal parlare forbito, anche in italiano, pensò di aiutare i due coniugi, aveva delle conoscenze in alto e riuscì a superare le difficoltà che, anche se minori, anche in Francia esistevano. Finalmente scovarono in un orfanotrofio un bambino biondo, simpatico, allegro di nome Alain G. di dieci anni che comprese la fortuna di essere adottato e quindi lasciare quel posto squallido. Educato, si presentò ai futuri genitori adottivi, parlava anche in italiano: “Spero di essere un figlio modello, cercherò di non creare problemi.” Intelligente ed anche furbo, la vita in orfanotrofio l’aveva scaltrito e così Leonardo e Giorgia, partiti da Messina in due tornarono in tre. Fu organizzata una festa di presentazione ai ragazzi del palazzo, Alain fu festeggiato dai coetanei soprattutto femminucce che apprezzarono il bel francesino. Alain fu iscritto in  un collegio di preti misto, fanciulli e fanciulle erano però separate in classe e fuori, era difficile incontrarle perché le venivano a prendere i vari parenti. Conclusione, Alain a sedici anni si trovò a far parte dei…falegnami ma la fortuna volle aiutarlo: Rosanna la vicina di casa con la quale si ricordava della sua patria di origine parlando con lei in francese, lo pregò di portare un regalo alla madre Gloria D., vedova di Ambrogio F. capitano di lungo corso sulle navi mercantili. La signora quarantacinquenne teneva molto al suo aspetto: ricca, si poteva permettere di frequentare istituti di bellezza ed anche la natura era stata benigna con lei, capelli biondi tirati all’indietro, viso volitivo, altezza media, longilinea dimostrava, con grande suo orgoglio almeno dieci anni in meno. Proposte di matrimonio a non finire solo che i soggetti erano spesso più anziani di lei mentre la vedova, senza vergognarsi, preferiva ‘merce’ fresca, talvolta anche troppo fresca! Alain si presentò a casa sua dopo essere stato preannunziato da una telefonata di Rosanna: “Auguri mammina mia, non ti domando l’età sia perché la conosco e sia perché non la dimostri assolutamente, ti manderò un regalino tramite il figlio di nostri amici, di nuovo auguri.” Alain era diventato un giovanottone alto, dal fisico palestrato, contento del suo  stato, insomma poteva essere appetibile per una ‘cougar’  amante dei toy boys. Gloria prima ammirò poi abbracciò Alain: “Sei un bel giovane, quanti anni hai?” “Alle signore ed ai giovani puledri non si domandano gli anni, nes pas? “ “Sei francese? Amo quelle vostre erre ‘arrotate,!” “Signora questo è il regalo di sua figlia, se non ha nulla da darmi per lei…” “Quanta fretta, hai la ragazza che ti aspetta?” “No, pensavo che in Italia le cose fossero più facili, avvicinare ragazze che mi piacciono è difficile, mi capitano delle ‘sgallettate,!” “Per stasera ti sequestro io, informo Rosanna, ti porterò a mangiare in un ristorante sul lago di Ganzirri, menù da favola, ti farà bene ti vedo un po’ magrolino.” “Si sbaglia madame, è il vestito, io vado in palestra.” e mostrò l sua muscolatura che fu apprezzata dalla dama che già aveva la pressione piuttosto alta. Si presentò il capo cameriere: “Gentile signora un altro nipote?” Gloria fece finta di non aver sentito, Alain invece ‘mangiò la foglia’, madame si accompagnava spesso con dei giovani, in fondo gli faceva comodo, ci sarebbe stato da divertirsi ed anche magari di qualche regalino, l’animo del ‘macrò’ si appalesò; cena all’insegna dell’allegria pregustando…Infatti, pagato il conto al titolare dell’esercizio Massimo M. che omaggiò la signora con tanto di finto baciamano, i due risalirono sulla Mini Countyman ed arrivarono soto il portone di casa di Rosanna.”caro son quasi le ventitré, è tardi per ritornare a casa tua, chiamo mia figlia, ti farò dormire sul divano del salotto.  Alain dentro di sé si fece un risolino, chissà quanti toy boy erano passati nel letto di madame anzi che sul divano. Previsione accertata: “Forse per te è più comodo nel mio lettone, l’ho fatto fare su misura, pure il materasso è confortevole!” “Madame capiamoci bene, anche se sono giovane non sono uno stupido, lasciamo perdere il lei e…” “Sei pure intelligente,va bene facciamoci una doccia e poi via alle grandi manovre, va bien?” “Très bien madame!” Gloria rimase quasi senza fiato vedendo il ‘ciccio’ in erezione di Alain. “Jamais vu un queue?” "Si ma non di queste dimensioni, aspetto  che lubrifico la cosina.” “Niente lubrificazione artificiale ci penso io.” Alain affondò la bocca sulla deliziosa chatte di madame la quale dopo poco cominciò a mugulare e dopo il primo orgasmo:”Ancora, ancora!” Arrivata a tre chiese l’alt. “Se seguito così domattina sarò uno straccio, un po’ di tregua.” “Niente tregua, andiamo al dunque, ti allargo la cosina  e poi pian piano… ma non devi lamentarti.” “Io invece mi lamento ma è un lamento piacevole, sei arrivato in fondo, al collo dell’utero, il tuo schizzo mi ha fatto provare una sensazione mai provata, sei un Dio.” “Sono pagano e seguace di Hermes a cui domattina debbo sacrificare qualcosa di importante, che mi consigli?” “Un bracciale, una collana, un orologio d’oro?” “Vada per l’orologio d’oro.” “Col tempo mi piacerebbe assaggiare anche il tuo culetto bellissimo, dovrebbe essere anche sensibile.” “Te lo puoi dimenticare con quel…con quel..insomma no!” “La scuola è terminata, quando vuoi puoi chiamarmi, mi piace quel ristorante sul lago di Ganzirri.” “Prima mi devo riprendere, ci vorrà del tempo sono distrutta anche se non vorrei lasciarti andare ma penso che Rosanna sarà in pensiero.” Rosanna non era affatto in pensiero anzi con il marito Gilberto si stavano facendo tante risate all’attivo in casa di Alain. “Cacchio, guadagni più di me al concessionario, in una notte un orologio Rolex d’oro!” “Se vuoi te lo regalo, posso averne altri.” Intervenne Rosanna: “Alain non esagerare, voglio bene a mia madre anche se conosco i suoi vizietti, vacci calmo!” “Dopo una settimana una telefonata di sera a csa di Gilberto: “Come sta Alain, sono preoccupata, è sette giorni che non lo vedo.” “Mammina anche non lo senti vero?” “Ti prego Rosanna passamelo, ho voglia…” “Di sentirlo, è qua:” “Bonjour madame, c’est un plaisir d’entendre vostre charmante voix, parlo in francese per non far capire quello che dico a questi due curiosoni che sono dinanzi a me, mi farò prestare una macchina da Gilberto per raggiungere casa tua.” “Te la compro io, scegli il modello.” “Non so che dire…” “Fatti consegnare l’auto e non dire nulla.”Alain dopo un’ora si presentò dinanzi casa di Gloria a bordo di una fiammante Alfa Romeo Giulietta rossa suonando il clacson. “Non fare stò casino, va bene che ormai i miei coinquilini ti avranno conosciuto, non che a me importi qualcosa ma…” Gloria aveva la faccia più bianca del solito,qualche ruga mai vista prima, Alain capì che qualcosa aveva turbato la sua amante. “Se ti va dimmi qualcosa.” “Preferisco stare in silenzio sul divano, stammi vicino, purtroppo …”Quel purtroppo voleva dire tante cose che Alain immaginò ma seguì l’indicazione di Gloria e rimase muto. Restarono sul divano sino a quando fuori si fece buio, Gloria accese il lampadario e: ”La verità è che è successo quello che non doveva avvenire, mi sono innamorata di te, mai accaduto in passato con nessuno, ho considerato la libertà in tutti i campi un bene assoluto, tu me l’hai tolta…” “Posso ridartela, me ne vado.” “Non fare il tonto, ormai sei nel mio cuore, dovrebbe essere piacevole ma ci sono tanti problemi in primis i trenta anni di differenza, oggi di parla molto  di toy boy, forse se li possono permettere le dive ma io non lo sono, mi conosco, non riuscirei a lasciarti, se tu riesci a trovare una via d’uscita…” “Già trovata, restiamo insieme per sempre, nessuno di noi due ha legami sentimentali con altre persone, avviseremo parenti ed amici e poi vivremo la nostra vita, io mi scriverò a medicina e poi in ginecologia, tu non hai problemi finanziari, certo devi pagarmi un pegno.” “Amore mio qualsiasi cosa, domani riprenderò la mia vita di prima, ritornerò giovane o meglio giovanile così non potranno dire che sono tua madre!” ”E per tutta conclusione…” “Conosco quel volgare sonetto, quella cosa te la farò lo stesso anzi ti voglio distruggere, è solo una brutta battuta farò quello che più ti piace.” “Bene, quinti sei fregata, una volta ti ho chiesto…” Gloria ricordò quell’episodio e: “Non ci pensare proprio mi faresti un male cane!” “Le promesse si mantengono…” “Ne riparleremo, ora pensiamo a cose serie.” Gloria ed Alain presero a convivere il giovane si era scritto all’Università con profitto riuscendo a dare tutti gi esami. Un episodio spiacevole accadde all’Università: dei giovani, la maggior parte figli di delinquenti lo presero a sfottere in quanto Alain non se la faceva con le ragazze come gli altri colleghi. Un mattina fu circondato da un gruppo di colleghi la maggior parte abitanti a Villa Lina, zona dove notoriamente risiedono le ‘facce tagliate’. “Collega niente femmine se voi ti presento qualche maschione!” e giù risate da parte di tutti. Alain, per istinto, si appoggiò ad un muro così non avrebbero potuto prenderlo alle spalle e poi:”Se tua sorella ha problemi mandamela!” Offesa insostenibile per un delinquente che partì con un pugno vero il viso di Alain il quale lo schivò ma piazzò un fortissimo diretto al viso dell’aggressore il quale si toccò la faccia, era tutto insanguinato ed aveva perso gli incisivi. “ Un silenzio generale. Alain: “Avete tutti visto che non sono stato io ad attaccare, mi dispiace.” E sparì dalla circolazione per evitare guai. Due giorni dopo un certo Annibale G., collega di Alain, gli si avvicinò e: “Senti voglio farti un favore, vai dal padre di quello che hai picchiato, raccontagli la verità, io testimonierò a tuo favore, quel tale è un boss di quelli importanti, spero che ti creda, si chiama….. ed abita in via….., buona fortuna!” Hermes stavolta aveva funzionato. Alain la mattina successiva si recò a quell’indirizzo, bussò alla porta: “Chi cazzo rompe i coglioni?” Come inizio non c’era male. “Sono Alain G. collega di Università di suo figlio, mi dispiace per quello che è successo ma lui ed i suoi amici per molto tempo mi hanno deriso dandomi del frodio, suo figlio ha cercato di darmi un pugno ma io sono pugile e l’ho preceduto, chiedo di nuovo scusa, non so che altro dirle.” “Giovanotto se hai detto la verità non avrai nulla da temere ma se…” Ad Alain fu sbattuta la porta in faccia ma il giovane era contento, forse aveva salvato la situazione, i delinquenti di solito si definiscono  uomini d’onore. Passando alle cose frivole, Alain ricordò a Gloria quella promessa…” “Non ricordo bene, non doveva essere una cosa importante.” “Io frequentando uomini d’onore lo sono diventato anch’io, quindi…” “Non essere cattivo, ci pensi a quel cosone nel mio popò?” “Ci penso e ci entrerò.” Più che altro era una battuta che Alain credeva finisse lì ma l’amore di Gloria era talmente forte che un pomeriggio: “Ho comprato un vibratore, prima entrerai con quello e poi tu…” “Non essere ridicola, non c’è piacere farti male.” “Per me è una prova d’amore, quello che purtroppo provo sempre più per te.” Per sottolineare il concetto Alain si beccò una cuscinata in testa. La signora si era munita di lubrificanti in farmacia e pian piano…”Mi pare di essere un chirurgo in sala operatoria!” Finita l’operazione con qualche urletto da parte di Gloria: “Ora mi sento tua moglie, sono tutta tua!” Minerva, da sempre nemica di Hermes, volle fargli  un dispetto: fece ammalare Gloria. Il malanno cominciò con una tosse insistente che i medici cercarono di curare come bronchite ma le cure non ebbero effetto finché un oncologo diede il suo verdetto: “Tumore di ultimo grado ai polmoni.” Naturalmente Gloria non fu informata, Alain sembrava impazzito: “Dottore mia moglie non ha mai fumato!” “La scienza non riesce in alcuni casi come questo come vengono delle infermità, l’unica cosa che possiamo fare è sedare la signora per non farla soffrire.” Dopo quindici giorni il decesso. Alain per il dolore non riuscì di andare al funerale, il tutto fu gestito dal suo amico Franco I. In seguito si scusò con gli amici ma il dolore era stato troppo grande. Alain si mise al collo l’immagine dell’amata attaccata ad una catenina e scrisse nel testamento che gliela  avrebbero dovuto lasciarla al collo anche da morto, un omaggio all’amore per la sua Gloria.
     

  • 27 settembre 2018 alle ore 14:20
    PROFESSORI ED ALUNNI PARTICOLARI

    Come comincia: Filiberto Castelli e Oriana Barale erano due insegnanti rispettivamente di lettere e di lingue nativi di Torino ed ivi residenti come si dice in gergo burocratico. I due rispettivamente: trentacinquenne il marito, trentenne la moglie senza figli per loro scelta, non amavano molto la loro città innanzi tutto per il clima che d’inverno portava alla malinconia e per l’apprezzamento del mare che dalla loro città potevano raggiungere dopo ore di auto. Di comune accordo avevano inoltrato domanda di trasferimento al Ministero della P.I. chiedendo di essere inviati in una città di mare. Con l’indispensabile spintarella, furono assegnati alla città ci Ancona dove, con l’aiuto di una agenzia di collocamento affittarono una villetta sul mare in via Fratelli Zuccari, dalla pigione un po’ costosa ma, per fortuna, i soldi non erano un loro problema. Era un luglio afoso ed i due insegnanti passavano la maggior parte del tempo in spiaggia con alle spalle il monte Conero, un posto suggestivo. Oriana aveva attirato l’attenzione soprattutto dei maschietti per le ridotte misure del suo due pezzi ma se lo poteva permettere considerato il suo fisico da modella, anche Filiberto non se la passava male col suo fisico di ‘uomo che non deve chiedere’, insomma una bella coppia. Il 15 settembre furono convocati dal preside del Liceo Scientifico Galileo Galilei, Arrigo Monaci, che dimostrò subito di essere un burbero dando a malapena la mano ai due nuovi insegnanti e: “Vi ho assegnati alla 2^ A, è una classe particolare nel senso che…insomma sono stati tutti promossi perché  figli di…non ho altro da dirvi, ve ne accorgerete di persona!” Filiberto e Oriana non avevano inquadrato bene la situazione: gli alunni erano raccomandati perché figli di papà o figli di persone poco per bene, in seguito l’avrebbero capito. Il primo giorno di scuola fatto l’appello, Filiberto ritenne opportuno iniziare con un ‘pistolotto’: “Voi certamente saprete che oltre all’istruzione ed alla educazione degli alunni, la scuola è impiegata in una costante valutazione dei giovani come incentivo del proseguimento del massimo sviluppo della personalità finalizzata all’orientamento verso una futura scelta di vita.”  Un alunno del primo banco alzò la mano: “Professore lei è nuovo e viene da un ambiente diverso dal nostro, perlomeno di questa classe, il conformismo non è per noi e quindi…” “In parole povere non credete a quello che ho detto, capiamoci subito io e mia moglie Oriana siamo di mentalità piuttosto libera ma dobbiamo conoscere con chi abbiamo a che fare, cominciamo subito, tu che hai parlato come ti chiami?” “Leonardo Famiglini.” “Bene Leonardo, siedi in cattedra al mio posto e parla del programma dell’anno passato per quanto riguarda le lettere, mia materia.” “Professore in tutta sincerità non ricordo gran che…” “Ho capito, per questa volta lo farò io e ho pensato a qualcosa di anticonformista: quello che mi ripeterà bene la lezione che io ho spiegato il giorno prima riceverà un premio!” Una generale battuta di mani, sempre il solito Leonardo: “Professore penso che ci intenderemo, l’insegnante dell’anno passato non riusciva a farci diventare piacevole la sua materia, con lei…” Gli alunni mantennero la promessa, si applicarono completamente allo studio tanto da meravigliare gli stessi genitori un po’ snob che vollero conoscere i due nuovi insegnanti. Il padre e la madre  di Leonardo diedero una festa un sabato sera nella loro villa in zona Barcaglione a picco sul mare, fantastica, a tre piani con annesso giardino e piscina, uno sfarzo di ricchezza ma anche di buon gusto. Era una serata dal clima temperato, gli invitati sciamarono nel giardino e presero a ballare: erano presenti venti alunni maschi ed altrettante alunne femminucce oltre ai padroni di casa e ai due professori. Ti pareva che Leonardo stesse da parte buono buono? Quando mai: “Professore le chiedo il permesso di ballare con sua moglie, ovviamente rispettando le distanze!” “Non mi sembri uno tanto rispettoso delle distanze, in ogni caso mi rifarò con la tua deliziosa mamma mi pare si chiami Gaia.” “È lei, buon ballo.” “Madame, ho ricevuto il permesso di ballare con lei da suo figlio, devo chiedere pure quello di suo marito?” “Non ce n’è bisogno siamo una coppia aperta.” Filiberto passando vicino a sua moglie si accorse che se la rideva a crepapelle, non volle domandarle il perché, solo la signora poteva spiegare quel riso, in fatto era che sul suo pancino si strofinava bellamente un ‘coso’ anzi doveva essere il ‘cosone’ di Leonardo arrapato più di un riccio arrapato. La festa fu un successo, alla fine, tutti i ragazzi e ragazze, un po’ brilli, lasciarono la villa contenti di aver trascorso una bella serata che ebbe le sue piacevoli conseguenze. Un giorno alla fine delle lezioni Leonardo con un sorriso a trentadue denti chiese di due professori di poter parlare con loro liberamente; aveva prenotato un tavolo in un ristorante vicino alla scuola. Finito il pranzo, abbondantemente ‘innaffiato’ da un eccellente Verdicchio dei Castelli di Jesi, Leonardo: “Signori professori, ormai abbiamo acquistato abbastanza confidenza da potermi permettermi di essere franco su un argomento piuttosto delicato. Ho riunito a casa mia tutti i miei colleghi chiedendo loro di impegnarsi nello studio ovviamente nei limiti delle loro possibilità, saremo la miglior classe dell’istituto quando invece prima…la novità sarà portata a conoscenza del preside che, in passato, non aveva nessuna considerazione di noi, ci considerava degli snob che era costretto a promuoverci senza meritarcelo per motivi che non sto a spiegarvi. Se riusciremo nell’intento diremo che è stato vostro merito e voi sarete considerati degli insegnanti modello e segnalati al Ministero della P.I., ci aspettiamo però un premio come da voi promesso. Preferisco non dirlo a voce i desiderata degli alunni, è una questione molto delicata, ho affidato la richiesta a questa lettera che potrete leggere a casa, nel caso non intendiate accettare la desiderata dei miei colleghi basterà che non ne facciate cenno, capirò  la vostra decisione e la comunicherò ai miei compagni.“ Un finto baciamano alla professoressa, una stretta di mano al professore ed ognuno a casa propria. Filiberto e Oriana non riuscirono ad aspettare l’arrivo nella propria abitazione per visionare lo scritto ed in auto Filiberto cominciò a leggere: ‘Egregi professori, abbiamo capito che siete delle persone magnifiche ed anticonformiste non come tutti i vostri colleghi chiusi nella loro mentalità retriva, la nostra richiesta è questa: ogni fine settimana un alunno maschio, il primo sarò io, contatterò sessualmente la professoressa ed una alunna femmina il professore, saranno scelti a sorte fra i richiedenti; tutti hanno giurato sulla cosa più cara che nessuno ne parlerà con altri non facenti parte della scolaresca, credete nella nostra lealtà, spero che…’ Filiberto e Oriana si guardarono in viso senza profferir parola, era in ballo la loro carriera ed anche di mezzo c’era l’aspetto penale per il fatto che alcuni alunni erano minorenni ma, nello stesso tempo, la proposta era eccitante, avevano la domenica per riflettere e decidere. Durante la notte Filiberto e Oriana ebbero un contatto fisico molto eccitante con tanti orgasmi come non succedeva loro da tempo, la situazione prospettata da Leonardo li aveva eccitati al massimo. Il lunedì mattina in aula Filiberto: “Ragazzi vi vedo sotto un altro aspetto, siete abbastanza maturi per capire che, accettando la vostra proposta io e mia moglie ci mettiamo nelle vostre mani o meglio…” Una risata generale siglò l’accordo. Il sabato mattina alla fine delle lezioni in aula c’era come, prevedibile, un clima particolare. Leonardo. “Come d’accordo, quale promotore dell’iniziativa avrò il piacere di essere il primo a …far compagnia ad Oriana, fra le ragazze è stata sorteggiata Elettra, tutti e due a casa dei professori oggi pomeriggio alle sedici, agli occhi degli estranei sembrerà che noi alunni siamo andati a ricevere lezioni private, in un certo senso…”risata generale. Pranzo frugale in casa Castelli e poi preparativi per…Per fortuna oltre alla matrimoniale c’era pure una camera per gli ospiti, ambedue le stanze furono sistemate come pure i due bagni, tutto a posto in attesa… Leonardo ed Elettra alle sedici precise si presentarono con i libri sottobraccio, nessuna curiosità da parte dei vicini, normali alunni per le ripetizioni. Elettra chiese: “Che ne dite di un po’ di musica, possibilmente un lento.” Fu accontentata e poco dopo le femminucce in reggiseno e mutandine i maschietti in slip dove già si notava un bozzo significativo. Il ballo durò poco, i quattro si ritirarono nelle relative stanze. Elettra bruna, altezza media, longilinea ben presto si presentò in costume adamitico con un ‘olè’ e cominciò a baciare il professore ma vista che il partner era già ‘armato’, scese in basso e dimostrò  la fama della provenienza dalla natia Bologna. “Non ti preoccupare prendo la pillola e se ti va andrei anche volentieri contro natura, la mia specialità!” “Si ma non lo dire al prete, non ti darebbe l’assoluzione!” ”Don Bellagamba è il primo ad andare a femminucce e poi io sono atea, niente più discorsi e… all’opera!” La ragazza era scatenata Filiberto si domandò se nella sua classe ci fossero delle vergini ma poi ricordò lo scrittore Stecchetti: ‘Noi siam le vergini dai candidi manti, siam rotte di dietro ma peggio davanti.’ Dopo un’ora: “Elettra, il tuo professore alza bandiera bianca e si riposa.” “Cucciolone mio sei stato un grande, ti farò pubblicità presso la mia colleghe! Andiamo a spiare tua moglie e Leonardo.” Aperto un spiraglio della porta della camera matrimoniale uno spettacolo da Kamasutra: madame a pecoroni riceveva un bell’uccello nel suo popò con gridolini non si sa se di gioia o di…Chiusero la porta, non sta bene spiare le signore. I due riapparvero dopo mezzora con la faccia imbambolata, ce l’avevano messa tutta nel senso che…Gli addii sono sempre tristi ma questo era un arrivederci anche se con altri partner. Ovviamente la notizia era trapelata fra tutti gli altri studenti della classe che accolsero con un applauso i due professori. Dopo Leonardo, per Oriana fu la volta di Samuele, di Tommaso, di Andrea e via via di tutti i maschietti, per Filiberto fu la volta di Aurora, di Isotta, di Selene ed anche per lui della maggior parte delle femminucce. Dopo che gli studenti ebbero ottenuto la maturità scientifica con voti eccellenti, i due professori pensarono che in fondo la loro permanenza ad Ancona aveva giovato a quei ragazzi e quindi la loro missione di educatori era andata a buon fine… Chiesero ed ottennero di ritornare ad insegnare nella loro Torino, un po’ di nebbia non aveva mai ammazzato nessuno!

  • 23 settembre 2018 alle ore 17:29
    ALBERTO E IL POPOLO

    Come comincia: Popol beota,
    dalla mia nuvola ti vedo, ti sento, ti disprezzo
    Vedo:
    Idioti che ascoltano di sotto al balcone oratori tronfi, ignoranti ed in malafede; creduloni che seguono un feticcio di gesso chiedendo miracoli che solo la loro mente può dispensare;
    religiosi che condizionano pesantemente i politici ben sapendo che, senza il loro consenso, avrebbero ben poche possibilità di venir eletti dal popol ignorante;
    sciocchi che seguono gli insegnamenti di scribi e farisei disonesti;
    uomini e donne senza personalità che militano sotto la bandiera di capi popolo;
    invasati che, per punirsi di ipotetici peccati,si flagellano ed usano il cilicio e mostrano le loro piaghe;
    mafiosi, camorristi e ricercati dalla legge vivono in rifugi circondati da statue di santi, di madonne e di crocifissi convinti che per loro si apriranno le porte del Paradiso;
    falsi benefattori che, in cambio di aiuti umanitari, cercano di convertire alla propria religione poveri malati affidati alle loro cure (vedi madre Teresa di Calcutta);
    prelati che applicano il metodo spiccio di un famoso santo: ‘prevenire punendo’ per mettere a tacere i recalcitranti onesti che non  accettano ingiustizie;
    capi religiosi che ‘somministrano’ ovvii ammonimenti ma nello stesso tempo non permettono di fare indagini su delitti rimasti impuniti perché commessi all’interno del loro territorio;
    preti che, non potendo sfogare i loro istinti sessuali con donne, distruggono la vita di poveri bambini e bambine affidati alle loro cure;
    lo I.O.R, banca del diavolo che ha maneggiato denaro di mafiosi, di venditori di morte e di massoni cattolici (Marcinkus docet);
    la chiesa cattolica, non democratica che non accetta suggerimenti di adepti che sono solo libero solo di approvare le sue decisioni: è ‘statolatria’;
    il rancore ecclesiastico  è come la mula del Papa che ha aspettato sette anni per assestare il suo calcio di vendetta;
    padre Pio che fu dichiarato dal sant’uffizio’mistificatore pericoloso e corruttore dei costumi’. Ora, in suo nome, la Chiesa incassa miliari di €uro offerti da creduloni cattolici;
    la moralità del Vaticano infestata di intrighi e corruttele. Per le promozioni impera l’indecenza della clientela e della raccomandazione. Due sono le categorie che hanno bisogno di un protettore: le ‘belle di notte’ed i monsignori  ansiosi di fare carriera;
    l’interrogativo che tutti gli onesti si pongono: “Fu vero morbo che li stecchì” riferendosi a Papa Luciani ed al cardinale Villot;
    i poveri di spirito che credono a fatti inspiegabili che, invece, sono spiegabili dalla scienza (madonne che piangono o sanguinano) e che versano oboli a furbacchioni in mala fede;
    che in tempi men leggiadri e più feroci i ladri si impiccavano alle croci; ora in tempi men feroci e più leggiadri le croci al collo se le appendono i ladri;
    che avviandosi al tramonto il sole, coprendosi dietro ai monti all’orizzonte, arrossirà per tutto ciò che di cui l’han fatto spettatore i credenti di tutte le religioni.
    Popol beota svegliati, se sei capace!
     

  • 22 settembre 2018 alle ore 9:27
    TACCI TU SONO TRE FRATELLI INDÚ

    Come comincia: È arcinoto che i romani, per smitizzare anche le situazioni più scabrose, usino un spirito popolaresco, talvolta anche un po’ greve. Invece di usare la brutta imprecazione ‘Li mortacci tua’ si inventarono una canzonetta: ‘Tacci tu sono tre fratelli Indù’ in cui quella popolazione non centrava un fico secco. Talvolta quello spirito può portare a situazioni spiacevoli come quando Alberto M., studente di ragioneria abitante in via Conegliano, una traversa di via Taranto a Roma, ne combinò una delle sue. Gli piaceva da matti Rosina ragazza dal volto raffaellesco  figlia di un giornalaio con edicola vicino casa. La ragazza, educata in un collegio di suore, anche dinanzi ad un semplice complimento diventava rossa in faccia con evidente suo imbarazzo, ormai a diciotto anni poteva e doveva considerarsi donna ma… Alberto, la cui mente era sempre in evoluzione per inventare storielle e canzonette  non proprio castigate, una mattina pensò di cercare di smuovere la ragazza dal suo torpore sessuale con questa, come chiamarla, storiella: “Cara hai Tempo?” “Si” della giovane, “Grazia?” “Anche quella” e “Mani di Fata?” “Eccole tutte e tre.” “Che ne dici di farmi una sega?” Stavolta Rosina invece di cambiar colore in viso in rosso diventò pallida come un morto, Alberto capì che aveva esagerato e, per non combinare altre gaffes sparì dalla circolazione. Una mattina  vide da lontano il padre della cotale che gli faceva dei gestì, capì che Rosina si era sbottonata col genitore e prese il largo, ogni volta invece di passare dinanzi all’edicola, faceva il giro del palazzo, il cotale era un signore non tanto signore, assomigliava più ad un carro armato…Alberto, diciottenne,  trasferito, diciamo d’ufficio, da Jesi in quel di Ancona a Roma presso la zia Armida professoressa di lettere con sede fuori Roma e presso la nonna Maria proprietaria di terreni nell’alto Lazio, frequentava il quarto ragioneria presso l’Istituto Tecnico ‘Leonardo da Vinci’ vicino al Colosseo; sogni tanti, soldi pochini perché la nonna Maria, la paperona della casa, tramite la portiera-spia aveva saputo che l’amato nipote aveva preso a fumare e quindi: taglio dei ‘viveri’! Alberto per mettere da parte venti lire, allora non c’era ancora l’€uro, si faceva a piedi circa due chilometri per arrivare a scuola passando per ‘lo stradone’, altrettanti soldi per il ritorno. Ovviamente doveva farsi riparare le suole delle scarpe con grandi interrogativi da parte dell’ava Maria. La domenica il guadagno maggiore: duecento lire incassate senza andare al cinema Golden o meglio il film lo vedeva lo stesso ‘aiutato’ da una ‘maschera’ che abitava nella sua scala. Un giorno il nostro prode si domandò se era il caso di far tanti sacrifici per fumare le sigarette ‘Sport’, da ragazzo intelligente si rispose che era una ‘str…ta’ e dopo l’ultima fumata decise di farla finita, almeno gli rimanevano dei quattrini in tasca per altri scopi, primo fra tutti la frequentazione di una ‘casa’ in via Cimara; per i non pratichi di Roma si trattava di una ‘casa chiusa’ ma popolata di ‘signorine’ disponibili, insomma un ‘casino!’ Poteva considerarsi un bel giovane, alto oltre la media, robusto ma non grasso, spesso sorridente, non molto elegante per motivi finanziari si fece apprezzare dalla maÎtresse che non gli faceva pagare l’ingresso e da qualche signorina che, avendo ‘contatti’ con un bel giovane invece di qualche vecchio bavoso e gli faceva pagare solo la ‘marchetta’ semplice, insomma sfruttava in qualche modo il suo fisico. Ma nella mente del giovane c’era sempre Rosina che per una stupida battuta si era inimicata. Alberto era un fantasioso; pensa e ripensa che gli viene in testa? Per ‘recuperare’ e far sorridere la ragazza, ricordando il detto francese: ‘donna che ride è già nel tuo letto’ si inventò di presentarsi alla baby con sul capo un piccolo cestino pieno di cenere. Scrutato dal balcone che la ragazza era sola in edicola, con calma si presentò a lei in lacrime, si mise in ginocchio e, piegando la testa, fece cadere la cenere in terra. “La mia anima è profondamente triste, chiedo perdono oltre che a te anche a Dio (la ragazza era religiosa) sono stato un imbecille con una sciocca battuta, vorrei…” “Vorresti prendere un sacco di botte, da lontano vedo mio padre, ficcati sotto il balcone furbacchione!” “L’omone: “S’è visto quello sciagurato?” “No papà, ti avviserei.” Quella situazione fu favorevole ad Alberto per due motivi: il primo perché aveva evitato di far visita al vicino Ospedale S.Giovanni e la seconda che Rosina, avendolo coperto, aveva dimostrato che in fondo il giovane non gli dispiaceva. “Non lo fare ancora perché la prossima volta non ti aiuto e vedi come ti finisce!” “Io spero finisca bene, ti aspetto domani pomeriggio,  quando di solito c’è tuo padre in edicola, nei giardinetti di via Aosta, ciao.” Alberto sparì in fretta per non dar modo alla ragazza di replicare.” Le quindici, le sedici, le diciassette ormai Alberto comprese che gli era andata buca, stava per ritornare a casa quando spuntò Rosina: “Son qui dalle quindici, volevo constatare quanto ci tenevi a me, non m’è dispiaciuto farti aspettare.” “Io sono contro la violenza ma un paio di sculacciate te le meriteresti.” “Lo faresti per toccarmi il sedere, con me avrai capito niente da fare, tutto dopo il matrimonio!” “Ma io non ti ho chiesto…a me basterebbe passeggiare con te, mi piacerebbe andare a Colle Oppio, sapere qualcosa della tua vita e raccontarti qualcosa della mia.” “Vedrò, dammi il numero di telefono di casa tua.” Passa un giorno passa l’altro il telefono non squilla o meglio le telefonate non erano dirette a lui, stà figlia…L’imprevedibilità era propria di Rosina, Alberto se ne accorse quanto suonò il citofono a casa sua, pensava ad un suo compagno di scuola invece, sorpresa: “Sono Rosina, sbrigati a scendere, ho poco tempo!” Maledetta, l’aveva tenuto sulla corda per una settimana, gliela avrebbe fatta pagare…ma quando mai, ogni giorno la desiderava di più. Sceso in strada, frettolosamente girarono il vicolo per appartarsi in una strada laterale. “Ti diverti non è vero? Adesso basta, ho la testa confusa e non combino quasi nulla a scuola “Io non voglio frequentare un ripetente, ciao.” Alberto la prese per le braccia e gli mollò un bacio, pensò o la va o la…la andò, Rosina partecipò attivamente al bacio che, come conseguenza portò all’aumento del volume dei pantaloni del signorino il quale paventò che la ragazza l’avrebbe presa male. Ma quale male, Rosina si fece una risatona: “Ti vergogni perché ti sei eccitato, io non saprei che farci con una m…ia moscia.” A questo punto Alberto si sbilanciò: Altre che studio presso le monache tu…” preferì fermarsi, voleva dirle che lei aveva appreso i rudimenti del sesso presso una maîtresse! Come prima volta non era andata male, Alberto voleva presentare la ragazza alla nonna Maria vero deus ex machina di quella casa, venne alla conclusione che, siccome la vecchia era una gran lettrice di Liala sin da quando era giovane, si procurò due libri di quella autrice ed alla nonna Maria: “Ho detto all’edicolante qui sotto che sei una  lettrice di Liala, ha procurato tre suoi romanzi inediti e vorrebbe portarteli.” Nonna Maria era al settimo cielo: “Falla venire domani pomeriggio, le offriremo the e pasticcini.” Questa volta puntuale alle quindici Rosina si presentò con i libri incartati con carta  regalo. “Gentile signora un omaggio per lei.” “Ti ringrazio figliola, non pensavo che questo sciagurato di mio nipote avesse come amica una così deliziosa ragazza, fra l’altro fuma pure!” “No signora ha smesso per amor mio.” La nonna si tolse gli occhiali da vicino per squadrare meglio la giovane, non era una sciocca, capì che fra i due c’era già del tenero. “Mi piacerebbe avere dei nipotini ma pare che stò signore non abbia la testa a posto.” “Ci penserò io a metterlo in riga, intanto è stato promosso con la media del sette agli esami di ragioneria!” “Nonna non ti avevo detto nulla per farti una sorpresa…” “Forse mi sono sbagliata o è questa ragazza che ti ha cambiato, come ti chiami?” ”Rosina come mia nonna.” “Prenoto il nome di Maria se sarà una femminuccia!” Rosina amava le sceneggiate anche se talvolta potevano finir male, si fece trovare dal padre dentro l’edicola in compagnia di Alberto e prima che ‘la montagna’ passasse a vie di fatto: “Papà mi sono fidanzata, questo è tuo genero Alberto.” Stupore è una parola inadeguata al viso del futuro suocero, si guardava intorno frastornato, “Figlia mia, ho una certa età, mi hai scioccato, vuoi diventare orfana?” “No papà io e Alberto faremo felice la nonna di Alberto Maria dandole il suo nome se verrà una femminuccia e te se sarà un maschietto, si chiamerà come te Ferdinando, diminutivo Nando, contento?” “Sono diventato troppo vecchio, io sti giovani…”
     

  • 21 settembre 2018 alle ore 16:56
    ALBERTO THINKS...

    Come comincia: What happens when I have nothing to do or better, I do not want to do anything? It's summer, I lie on the sofa, belly in the air, pillow under the head I admire the landscape looking out of the balcony, a landscape that is familiar to me but that I always find pleasant and relaxing. Nude, I look 'ciccio' at rest (rest sometimes interrupted by some ... resurrection, (With the passing of the years you become philosophers!) I stretch like a cat just aroused, I hear the Apatheia (memory of the classic) and I understand not be satisfied with the life that I lead.In truth reasons of contentment I do not have many: my wife, in menopause, says to love me madly but as soon as I try to put in his mouth a little tits, makes the cat unavailable in front of a horny cat. Tata, neighbor, my secret dream, he replied that 'nun is tripe pè cats' even with the offer of ten thousand € uro thinking that I do not have them, in fact I do not have them! It's just my optimism that helps me overcome daily breakdowns, while I'm alive, some of my colleagues have moved from vertical to final, horizontal, others sadly dragging on talking about diseases, others say they have reached the peace of mind, a pro that's what I do not want to think about, how do you live without the sweet 'chatte'? But my constant fantasy is the delicious Tata, I see her smile, little lines around her mouth, eyes ... with the usual expression 'Try to leave' I told her the story of a disavitant fan who, during a cruise, with remarkable face tough, manages to make a princess while the other fustacci go in white well. I did the end of the others: total white! Mò mè I know broken, that you'll never have more of the other girls? Golden fluff, lapis lazuli on the lips of the 'cat'? But see you go back to ...

  • 21 settembre 2018 alle ore 16:42
    ALBERTO SVEGLIATI!

    Come comincia: Ti vedo camminare ondeggiando dolcemente, deliziosamente con un pizzico di erotica signorilità come fossi avvolta in una nuvola trasparente che ti appalesa alla gente ma ti distacca dai mortali non degni di te.
    Il corpo longilineo avvolto in un tailleur che mette in risalto le tue fattezze da dea: vita stretta, gonne sotto il ginocchio, trucco discreto, sguardo fisso davanti che sorvola la gente, imperscrutabile, inaccessibile, lontana da tutti.
    La borsa sotto il braccio, il mini cagnolino zappettante a lato, sguardi mascolini di ammirazione non ricompensati da sorrisi di compiacimento, algida.
    Talvolta volutamente non ti trucchi, una civetteria per dimostrare che, anche al naturale, sei sempre splendida, basta un cappellino o un foulard per farti sembrare diversa.
    Conoscendo i tuoi orari ti seguo, una sofferenza.
    Mi arrovello la mente per inventare un appiglio plausibile per parlarti, mi vesto in maniera elegante ma sobria come penso sia di tuo gradimento, anche se mi hai notato non l'hai dato a vedere.
    Ti soffermi davanti alle vetrine dei negozi, naturalmente quelli di lusso, ma non trovo alcun pretesto per sostare dinanzi ad un emporio con abiti esclusivamente da donna e mi allontano sconsolato.
    Una cosa ho osservato: posteggi sempre in divieto di sosta, al ritorno togli dal parabrezza della Jaguar il foglietto della contravvenzione lasciandolo cadere a terra con noncuranza.
    Quando ti sogno non oso immaginarti in posizioni erotiche, mi accontento di lievi baci sul viso e sul collo, non penso nemmeno lontanamente a sfilarti la camicia da notte, sei troppo signorile per mettere in atto comportamenti disdicevoli.
    La fine di questa favola? Un giorno camminando dinanzi a me le cade una rivista dalle mani, la raccolgo e gliela porgo con un timido sorriso...
    "'A 'mbecille, so dù mesi che me venghi appresso, che cazzo aspettavi?"
    Alberto sei stato proprio un imbecille, per due mesi...
     

  • 21 settembre 2018 alle ore 16:40
    ALBERTO, WAKE UP!

    Come comincia: I see you walking, swaying sweetly, delightfully with a pinch of erotic gentility as if you were shrouded in a transparent cloud that appalesa people but detaches you from mortals unworthy of you.
    The long-limbed body wrapped in a suit that emphasizes your goddess features: narrow waist, knee-length skirts, discreet make-up, staring gaze that flies over people, inscrutable, inaccessible, far from everyone.
    The bag under the arm, the little dog hoeing to the side, looks masculine admiration not rewarded with smiles of complacency, icy.
    Sometimes deliberately you do not tricks, coquetry to show that, even in the natural, you're always beautiful, just a cap or a scarf to make you look different.
    Knowing your schedules I follow you, a suffering.
    I brave my mind to invent a plausible foothold to talk to you, I dress elegantly but soberly as I think it is to your liking, even if you noticed me you did not give it to see.
    You stop in front of the shop windows, of course the luxury ones, but I do not find any excuse to stand before an emporium with clothes exclusively for women and I turn away disconsolate.
    One thing I have observed: parking always in a no parking, on the return remove from the windshield of Jaguar the leaflet of the contravention letting it fall to the ground carelessly.
    When I dream of you I dare not imagine you in erotic positions, I settle for light kisses on the face and neck, I do not even remotely slip out the nightgown, you are too elegant to implement unbecoming behavior.
    The end of this story? One day walking in front of me a magazine falls from his hands, I pick it up and hand it to him with a shy smile ...
    "'Dummy, I know for months that I come along, what the fuck were you waiting for?"
    Alberto you've been a dummy, for two months ...

  • 19 settembre 2018 alle ore 9:14
    IN HOC SIGNO VINCES

    Come comincia: Alberto ed Angelo erano due professori del liceo scientifico Cavour sito nella omonima strada di Roma: Alberto insegnante di educazione fisica, Angelo, prete (nomen omen), di religione. Erano amici oltre che coetanei, venticinque anni, ma in fatto di cose sacre cene e gatto, questo in privato perché in pubblico non trattavano mai cose sacre anche perché la maggior parte degli studenti (e studentesse) erano ben poco interessati. Alberto abitava preso la cugina Silvana proprio dinanzi alla scuola, Angelo ogni sera doveva rientrare in seminario dove fruiva di una cameretta ma, data la distanza dall’edificio scolastico, spesso era ospite di Alberto. Silvana, consulente tributaria, aveva il classico spirito ‘moquer’ dei romani e spesso faceva delle allusioni sull’eventuale omosessualità dei due. Mentre Alberto si faceva della matte risate, Angelo non sapeva cosa rispondere, in fatto di sesso era in difficoltà dopo le lezioni sessuofobe acquisite durante gli studi in Seminario. Alberto non si faceva mancare il ‘foraggio’ in campo delle femminucce anche perché, dall’alto del suo un metro e ottanta le attirava come le api sui fiori e il ‘fiorellino’ era Matilde, portiera dello stabile il cui marito, peraltro piuttosto anziano,  proprietario terriero, spesso si recava a trovare i suoi contadini per controllare i propri interessi. In quell’occasione Angelo veniva gentilmente pregato di tornare al suo ‘pagliericcio’ dato che il suo posto veniva occupato per tutta la notte dalla bella, piacevole, deliziosa, sensuale, ridanciana…insomma da Matilde che col suo effluvio, sia personale che di profumo francese, ‘inondava’ tutta casa. Silvana ci scherzava: “Se non mi hanno raccontato male così profumati sono i casini e tu sei…” “Una migotta ma solo con tuo cugino. Non è che tu…” “Non voglio essere volgare, te lo dico in italiano: va a morire ammazzata!” La sera successiva Angelo riprendeva il suo posto letto ma l’olezzo lasciato da Matilde restava nelle lenzuola ed Angelo lo inalava con piacere ma gli faceva un certo effetto…”Silvana è possibile cambiare le lenzuola e la federa del cuscino si sente che…” “Lo sapevo che anche tu…” “Non dire fesserie, è una questione igienica!” Poco convinta Silvana lo accontentava ma pensava a ben altro. Durante le feste di Natale a casa di Silvana si presentò il figlio quindicenne Cesare avuto da uno sfortunato incontro con un tale che si era dimostrato poco affidabile e Silvana non ci aveva pensato due volte a sbatterlo fuori di casa. Per motivi di spazio madre e figlio dormivano nella stessa camera, Cesare studiava in un istituto religioso fuori Roma, aveva preso dalla genitrice lo spirito combattivo e cominciò a far domande sulla presenza di don Angelo in casa. “A Cè non fare il maligno, quando Alberto ‘dorme’  con Matilde il prete ritorna al Seminario, in fondo è una brava persona ed anche come uomo…, non so cosa lo abbia spinto ad indossare la tonaca, ora basta con questo argomento, buona notte!” Una mattina nel cortile della scuola, prima dell’inizio delle lezioni, Alberto fu fermato da Arianna, deliziosa bionda sedicenne,, che, sfacciatamente, chiese ad Alberto se per caso facesse lezioni private di ginnastica alle alunne, lei ne aveva proprio bisogno per la scoliosi…” “Dolce amica mia, ho trentacinque anni, l’esperienza mi porta ad evitare guai, tu saresti un bellissimo guaio, forse non hai letto i giornali: due minorenni con le loro ‘grazie’ hanno inguaiato molto signori non giovanissimi i quali, oltre ad essere denunziati per corruzione di minorenni, sono stati sospesi dal servizio, sai che ti dico: cresci e ripassa, un bacino affettuoso è il massimo, ciao.” Certo era stato difficile rinunziare a quella ragazza deliziosa, ora le sedicenni non sono più quelle di una volta tutto rossore in viso, te la sbattano in faccia e se, non le accontenti, son capaci di dire che sei omo! Un giorno don Angelo si presentò da Silvana chiedendole un favore: “Il nostro consulente tributario ha combinato un sacco di guai con i registri, la Finanza, per agevolarci, ha chiuso un occhio ma pretende che tutto sia rimesso a posto, gentilmente ci dia una mano.” Silvana aveva un bel po’ di lavoro arretrato:”Siccome sicuramente non vi farò pagare che ci guadagno, che ne dice di un posticino in Paradiso?” “Madame, io sono un povero prete anche se volessi ed io vorrei…” “Mon ami finisci il pensiero, tu vorresti…” “Aiutarla ma…” Silvana chiuse la porta dell’ufficio, nessuno sarebbe entrato senza bussare e allora: “Mi ricordo il titolo di un film: sotto la gonna niente!” “Non riesco a capire, io…” “Tu da quando mi hai conosciuta, ogni volta che mi passavi vicino giravi lo sguardo da un’altra parte, non ti vedo come prete ma come uomo e sinceramente mi piaci, vedi se ti piace questo.” E lo prese a baciare in bocca. Don Angelo, siccome il suo Angelo custode in quel momento era distratto, accettò il lungo bacio che portò alla conclusione di una protuberanza notevole sotto la tonaca. Silvana riusciva a ridere su tutto, anche questa volta: “Dimentica un attimo chi sei, poi ti confesserai ma per ora…Silvana si trovò fra le mani un ‘arbusto’ che, preso in ‘ore’ gettò schizzi riempendole la bocca,  Silvana scappò in bagno. Al ritorno don Angelo era sparito. Assaggiato il ‘dolce’, il povero prete era in profonda crisi, non volle contattare il confessore, già sapeva quello che gli avrebbe detto. “Marcò visita e per quindici giorni, rimase al Seminario pregando in continuazione ma l’immagine di quel fatto era costantemente nella sua mente, difficile cancellarlo anzi andando avanti…Silvana ad Alberto: “Che fine ha fatto il tuo collega, è sparito da quindici giorni, ne sai niente?” “No, l’ultima volta parlava con te…” Quando si ripresentò a scuola don Angelo era dimagrito e pallido in viso, Alberto lo accolse con un abbraccio: “Dimmi tutto senza raccontar balle, non ci crederei.” “Andiamo in trattoria a mangiare, forse, a stomaco pieno…”  “E che è un’aspirina, fa come vuoi.” In Cinquecento di Alberto girarono un po’ per Roma, niente cena, finalmente don Angelo a mezze parole raccontò la verità e si beccò: “Per un cazzo di pompino tutta stà storia, finiscila, anche se prete, sei sempre un uomo.” Incontrando a casa Silvana, Alberto: “Brutta zozzona, hai messo in crisi il povero sacerdote, ora come va a finire?” “Io non sono religiosa, per me è solo un uomo, se la vede lui, a me non dispiace.” Alberto si assunse la parte di intermediario, in fondo voleva bene a tutti e due ma capì che senza il suo intervento la situazione non sarebbe cambiata: “Ragazzi, (si fa per dire) adesso vi sedete l’uno dinanzi l’altro e parlate, parlate, parlate sinceramente, non dico confessatevi sarebbe una battuta ma…avete capito.” Silvana prese in mano la situazione: “Per prima cosa parliamo di noi due: tu, come uomo, mi piaci, penso la stessa cosa di te nei miei confronti, ho notato che quando ti guardavo abbassavi gli occhi. In seminario ti hanno inculcato idee che non rispondono alla realtà: un esempio la famosa frase ‘In hoc signo vinces’ che secondo quanto riportato da alcuni scrittori Costantino avrebbe visto in cielo prima della battaglia di ponte Milvio è una bufala, Costantino vinse la battaglia sono perché Massenzio, suo avversario era un perfetto idiota come generale, aveva mal disposto le sue truppe che erano rimaste imbottigliate. Andiamo alla Bibbia: quella del serpente e della mela è una storiella da ridere, se Dio è onnipossente e quindi sa tutto, come si può pensare che cacciasse dall’Eden Adamo ed Eva per un fatto da lui certamente previsto, ancor prima perché creò Eva da una costola di Adamo, poteva usare lo stesso metodo che aveva adottato per l’uomo. Tu sei cattolico perché nato in Italia, in India saresti potuto essere Indù, mussulmano o buddista e poi quanti Dii ci sono al mondo che sono venerati dagli uomini? Da una statistica circa trentasette di cui sette cristiani, ultima cosa che riguarda noi: all’inizio del cristianesimo i sacerdoti si sposavano poi il Papa Gregorio settimo introdusse il celibato dei preti e quindi non è cosa proveniente da Dio ma di un imbecille di Pontefice che per motivi molto discutibili soppresse il matrimonio dei sacerdoti. Ci sarebbero molte altre considerazioni da fare ma pensiamo a noi stessi: io penso di essere innamorata di te uomo, sei la persona che ho sempre desiderato di incontrare molto diverso dal mio ex marito, anch’io penso di non esserti indifferente ed allora? Se deciderai di metterti con me come marito potrai lavorare nel mio studio; a te la decisione.” Un abbraccio senza parole, Massimo, si chiamava così, si dileguò (espressione adatta) e comparve tre giorni dopo vestito in borghese, un abbraccio ad Alberto ed a Silvana e per ultimo anche a Matilde, in fondo anche lei poteva considerarsi componente della famiglia. All’arrivo Cesare: “Adesso non posso più chiamarti ‘zì prete’, tratta bene mia madre nel senso…in tutti i sensi!” Ovviamente ci fu una prima notte:  fu Silvana che prese l’iniziativa. Lungo bacio in bocca e poi sulle tette. “Sono  ritornato lattante…” “Se è possibile evita di…” Al bacio sul fiorellino: “Mi restano i peli fra i denti!” “Mi sembra di essere ad una scuola guida, mi raso i peli va bene?” Finita l’operazione: “Questo di chiama il clitoride, è come un piccolo pene, se lo solleciti riesco a provare un orgasmo.” “Scusa se è una cosa femminile perché si chiama al maschile?” Silvana non sapeva più se ridere o…”Facciamo una cosa: faccio tutto io senza parlare!” Massimo si dimostrò di essere un buon allievo anzi superò la maestra con gran gioia di quest’ultima che, dopo tanto tempo, aveva riprovato le gioie del sesso. “Quant’è bella giovinezza…” “Non toccare questo tasto, ho dieci anni più di te, maledizione!”

  • 18 settembre 2018 alle ore 15:38
    ALBERTO PENSA

    Come comincia: Cosa accade quando non ho nulla da fare o meglio, non ho voglia di far niente? È estate, mi stendo sul divano, pancia all’aria, cuscino sotto la testa ammiro il paesaggio guardando fuori del balcone, un paesaggio che mi è familiare ma che trovo sempre piacevole e rilassante. Nudo, guardo ‘ciccio’ a riposo (riposo talvolta interrotto da qualche …resurrezione, (Con l’andar degli anni si diventa filosofi!) Mi stiracchio come un gatto appena desto, sento l’Apatheia (ricordo del classico) e capisco di non essere soddisfatto della vita che conduco. In verità motivi di contentezza non ne ho molti: mia moglie, in menopausa, dice di amarmi alla follia ma non appena cerco di mettermi in bocca una sua tettina, fa la gatta indisponibile dinanzi ad un felino arrapato. Tata, vicina di casa, il mio sogno segreto, mi ha risposto che ‘nun c’è trippa pè gatti’ pur con l’offerta di diecimila  €uro pensando che non ce li ho, infatti non ce li ho! È solo il mio ottimismo che mi aiuta a superare le rotture quotidiane, intanto sono in vita, alcuni miei colleghi sono passati dalla posizione verticale a quella, definitiva, orizzontale, altri si trascinano  tristemente parlando sempre di malattie, altri dichiarano di aver raggiunto la pace dei sensi, una prospettiva alla quale non voglio pensare, come si fa a vivere senza la dolce ‘chatte’? Ma la mia fantasia costante  è la deliziosa Tata, la vedo sorridere, rughette intorno alla bocca, occhi…con la solita espressione ‘vedi d’annattene!’ Le ho riferito la storia di un fan disavvenente che, durante una crociera, con notevole faccia tosta, riesce a farsi una principessa mentre gli altri fustacci vanno in bianco beh. Ho fatto la fine degli altri: bianco totale! Mò mè so rotto, che c’javrai mai più delle artre femminucce? Lanugine d’oro, lapislazzuli sulle labbra della ‘gatta’? Ma vedi d’annattene a …