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Racconti di Alberto Mazzoni

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  • 08 maggio alle ore 15:31
    I PIACERI DELLA VITA

    Come comincia: Già da piccoli per molti di noi il sesso è stato oggetto di curiosità sopra ttutto per imitare i ‘grandi’ talvolta spiati nella loro intimità. Tempo della seconda guerra mondiale, località rurale vicino Roma, i protagonisti giovani iscritti alla seconda classe della scuola media. Paolo figlio del padrone di appezzamenti di terra coltivabili, Pietro figlio del fattore, un  sostituto per controllare e suggerire il comportamento ai contadini nella conduzione dell’agricoltura e Virginia sorella gemella di Pietro. Era il tempo del Fascismo regime   sorto in seguito ai troppi scioperi causati da una conflittuale situazione politica, da contrasti interni fra socialisti e  fra socialisti e cattolici .  I ‘benpensanti’ avevano visto calpestata la serenità della loro vita (questa la loro giustificazione) ed avevano apprezzato il salire al potere quel regime. La politica non interessava ai tre fanciulli che avevano solo i problemi relativi alla loro età. Pietro una notte si era alzato dal letto per un  bisogno corporale, durante il  rientro nella sua stanza aveva sentito dei gemiti provenire dalla camera da letto dei genitori, dal buco della serratura aveva scorto il papà sopra il corpo della genitrice, da lei provenivano i lamenti che poi lamenti non  erano. Ogni notte Pietro aveva preso l’abitudine di spiare i genitori così aveva potuto osservare altre posizioni assunte dai due: lei sopra lui, lei in ginocchio il marito dietro e per ultimo lei con in bocca il ‘coso’ del padre. Contento di aver appreso tutto sulla sessualità pensò di metterla in atto, esclusa la sorella Virginia non restava che contattare Paolo. Un pomeriggio invitò il suo amico in camera sua, motivazione: fare i compiti assieme. Finito lo studio riferì quanto visto fra il padre e la madre, Paolo rimase basito,  non si oppose quando Pietro lo denudò e rimase con la ‘ciolla’ di fuori. Stranamente il ‘cosino’ divenne ‘cosone’, fu preso in mano da Pietro che cominciò a fare su e giù con  piacere dell’interessato. La cosa finì lì, impossibile confidare i loro dubbi ai genitori, per loro fortuna avevano alla scuola media Giovanni Pascoli da loro frequentata una insegnante di materie letterarie anticonformista, nome Lidia, sui quaranta anni, alta, bruna, vedova bianca di un antifascista sparito nel nulla, dedicava tutte le sue energie all’insegnamento. Un sabato, in aula, terminate le lezioni fu lei la destinataria dei dubbi dei due ragazzi. La prof. non si meravigliò più i tanto, li condusse a casa sua nella vicina  via Cavour, pranzarono insieme e poi: “La vostra è un’età difficile soprattutto di questi tempi, oggi la donne secondo la teoria fascista sono le regine del focolare domestico, debbono accettare le discriminazioni a loro carico,  obbedire al marito il quale però è libero anzi orgoglioso di frequentare prostitute di professione delle case di tolleranza,  accettare i luoghi comuni e gli stereotipi, solo una minoranza di noi  può proseguire gli studi sino all’Università, io sono un’eccezione, con mio marito siamo di fede comunista, questo il motivo della sua sparizione.” La prof. si era accorta che nella foga del discorso era entrata nella sua vita privata. “Scusate, questi discorsi non possono essere nei pensieri di voi giovani in tutt’altre faccende affaccendati…scusate ancora, ho citato una poesia del Giusti che imparerete in seguito. Come vi ho accennato ho avuto un’educazione anticonformista, sin da piccola ho imitato i miei  che giravano in casa nudi, nessuna falsa pudicizia. Venendo ai vostri problemi penso di potervi esservi di aiuto attingendo ai miei trascorsi sessuali. La curiosità per il sesso è per i giovani  una normalità ma deve essere inquadrata da  chi ha esperienza in  questo campo. Al mondo esistono  rapporti etero sessuali fra persone di sesso opposto, la maggioranza, ma esistono anche gli omosessuali che prediligono persone del loro stesso sesso. In passato ci sono molti esempi in questo campo, persone che  sono state avversate dai concittadini oppure appena tollerate, solo le persone  istruite hanno compreso che la natura non si può modificare. Secondo alcune religioni, soprattutto islamiche è prevista la pena di morte per gli omosessuali. Ovviamente non è il vostro caso, la vostra è stata solo curiosità. Dovreste avere dei rapporti con una donna ma non avete l’età per frequentare le case di tolleranza.” Pietro se ne uscì con una richiesta che fece basire sia Paolo che la signora Lidia: “Professoressa che ne dice di farci lei da insegnante in quel campo?” Lidia si rifugiò nel bagno, era stata presa alla sprovvista, quella domanda del ragazzo l’aveva messa in crisi, poteva fare da ‘nave scuola’ ai due imberbi, con quali conseguenze?” Lacrime sgorgarono dai suoi occhi, il fard si sciolse impiastricciandole tutto il viso, sembrava un clown. Il pensiero corse a suo marito, come avrebbe inquadrato la situazione, fra di loro non c’era mai stata gelosia ma…Lidia si tolse tutto il trucco dal viso e rientrò nel salone. Paolo: “Professoressa è bellissima anche senza trucco.” “Anche se siete giovanissimi comprenderete il mio disagio, inutile dirvi che potrei essere vostra madre…per oggi fine delle lezioni, siete invitati sabato prossimo a pranzo qui a casa mia, informate i vostri genitori.” La presenza dei due giovani non interessò più di tanto i coinquilini di Lidia che pensarono a lezioni private ai due, solo il portiere Gigetto al suo passare dinanzi al suo gabbiotto si scappellava con un sorrisetto sulle labbra, fu tacitato con in cinquantino. Virginia come tutte le femminucce era più furba dei due maschietti che non toccavano mai il tasto professoressa, sabato mattino alla loro partenza da casa: “Buon divertimento!” Lidia si diede ammalata come pure i due alunni, si mise ai fornelli, all’arrivo dei due cercò di essere disinvolta: “Siete in anticipo, me lo immaginavo.” “Prof. siete uno schianto con quella minigonna e la camicetta scollata.” “Le ho acquistate in un negozio per giovanissimi in via Nazionale, state buoni sino al caffè!” Pietro e Paolo mangiarono molto velocemente al contrario di Lidia che era ancora al primo quando i due stavano sorseggiando la bevanda nera. “Entrate uno alla volta in camera mia.” Lidia condusse Pietro in bagno, gli lavò l’uccello già in piena erezione, a se stessa:”Cavolo non pensavo che un dodicenne…” Ti guiderò io, si chiama culliligus, (questo vocabolo non lo troverai nel dizionario latino) avrò un orgasmo quando mi bacerai il clitoride.” Anche se senza esperienza Pietro portò Lidia ad un orgasmo profondo e lunghissimo, si stava rifacendo della lunga astinenza. Il ‘ciccio’ di Pietro finì in bocca a Lidia che si trovò a dover ingoiare un fiume di sperma. Paolo da dietro la porta era impaziente, aveva seguito i vari ‘rumori’ effettuati dall’amico e dalla prof.”Caro vai nel salone, ti farò entrare nel fiorellino un’altra volta, fai entrare il tuo amico.” Dopo il consueto ‘lavacro’ dell’augello Paolo entrò nel fiorellino di Lidia, aveva un ‘ciccio’  più grande di quello di Pietro, Lidia provò due orgasmi consecutivi in seguito anche allo schizzo di Paolo sul collo dell’utero, nemmeno con suo marito… Post coitum il piacere di girare per casa completamente ignudi, Paolo e Pietro sempre inalberati e pronti a …”Ragazzi per oggi ne ho avuto abbastanza, tornate a cuccia, appuntamento a sabato prossimo.” La prof. si era fatto cambiare dal preside il giorno del riposo settimanale, il sabato era dedicato al sesso. Pietro e Paolo facevano sega (per i non romani marinavano le lezioni) “Lo sai che hai un  bel culo, sembra un mandolino!” Pietro era stato esplicito. Fu accontentato da Lidia anche perché il suo ‘ciccio’ era di calibro minore di quello del suo amico. Virginia era stata informata dai due delle loro prodezze erotiche, chiese ed ottenne di seguirli un sabato a casa di Lidia che l’accolse festosamente poi: “Come sei combinata sessualmente sei vergine?” “Si dai candidi manti, rotta di dietro e peggio davanti, ricordi in classe Ettore quel bestione a cui passavo i compiti, studiavamo in camera mia è  sessualmente infaticabile ma basta sesso, sono innamorata da tempo di Paolo, lui non lo sa, ci faresti da paraninfa o galeotta di dantesca memoria, Paolo  si scopa Lucrezia quella biondina fatiscente sua vicina di banco, è ricca, gli ha regalato la Fiat Abarth con cui si pavoneggia.” Il nudo era ormai di prassi a casa di Lidia la quale: “Paolo ci hai fatto caso che bella fica è Virginia?” L’interessata prese al volo l’incoraggiamento baciò in bocca Paolo, che si inalberò alla grande, il letto a baldacchino ospitò i due per molto tempo.

  • 08 maggio alle ore 9:09
    ALBERTO IL PENNONE

    Come comincia: Alberto Mazzei classe 1935 era un giovane magro , tanto magro che gli spuntavano le ossa sotto la pelle. Mamma Mecuccia (diminutivo di Domenica) era preoccupata ed cercava di ‘abboffare’ il figlio quanto più poteva anche con lo ‘schifoso’ al gusto olio di fegato di merluzzo allora molto di moda ma senza risultati. Il dottore di famiglia aveva rassicurato i genitori: “Alberto è un ragazzo sano, la magrezza è la sua natura che in futuro si estrinsecherà anche in atri modi che non so specificarvi. Alla prima media, alla toilette della scuola Alberto aveva visto il pene di un compagno di classe e si era preoccupato, il suo, al confronto era ben più piccolo, da quel momento evitò di farsi vedere nudo dai suoi amici. Anche papà Armando era in ambasce, vedeva suo figlio sempre triste e immusonito e dire che a scuola riportava bei voti. Mamma Domenica cercò di cavargli qualcosa di bocca, solo un abbraccio da parte del figlio. Alberto superati gli esami di licenza liceale fece domanda per essere arruolato nella Guardia di Finanza, era giugno e la visita medica era prevista per i primi di ottobre.  Una vacanza al mare o in collina dagli zii a Cingoli, preferì quest’ultima, lì non aveva bisogno di mettersi in costume. Passò delle belle giornate con la trebbiatura del grano e con varie altre manifestazioni contadine, talvolta col caldo preferiva uscire dalla villa degli zii e girovagare nei campi, una volta di notte ebbe la non buona idea di chiudere in un fazzoletto delle lucciole. Com’è noto, questi animaletti hanno la parte posteriore del corpo che si accende e si spegne. Liberate, girando per casa erano penetrate nelle stanze oltre che degli zii anche in quelle dei parenti tutti impedendo loro di  dormire, il suo gesto non fu molto apprezzato. Nel frattempo era accaduto un fatto imprevedibile: andando in bagno a fare la pipì tenne più a lungo il pene in mano per far cadere le ultime gocce di urina e, meraviglia delle meraviglie il suo pene cominciò a crescere a dismisura, finalmente era accaduto qualcosa che sicuramente gli avrebbe cambiato la sua vita. Cominciarono  cadere le foglie dagli alberi, Alberto ritornò a Jesi in provincia di Ancona a casa dei genitori, sembrava più sereno era sempre sorridente, si mise a leggere vari romanzi della biblioteca paterna. Il 2 ottobre si recò in pullman ad Ancona alla caserma della Guardia di Finanza. All’infermeria tutti gli aspiranti allievi finanzieri erano nudi per essere sottopoti a visita medica. Quando fu il turno di Alberto si sentirono dei risolini ovviamente dovuti al vedere il pisellino di Alberto. Il dottore, un signore di mezza età invitò Alberto dietro un separé: ”Vedi figliolo io vorrei aiutarti ma ti rendi conto tu stesso…” “Dottore mia dia un attimo di tempo: Alberto cominciò a masturbarsi a ciccio arrivò ai diciannove centimetri una volta misurati da Alberto. Al dottore caddero a terra gli occhiali: “Va bene vado a prenderti  le mutande, non voglio che gli altri ragazzi…” Dopo che Alberto fu dichiarato idoneo, due infermieri interrogarono il dottore il quale spiegò loro la situazione e la storia finì lì. Anche l’esame scritto andò bene: A casa: “Papà, mamma tutto a posto, a fine ottobre sarò alla Legione Allievi di Roma.” I genitori ebbero un sospiro di sollievo, finalmente il loro erede era cambiato, sempre magro ma di tutt’altro umore. Grandi baci ed abbracci con i genitori alla stazione ferroviaria, anche un incontro non previsto con una ragazza della classe di Alberto: “Cara Ella sto per essere arruolato nelle Fiamme Gialle.” “A proposito di fiamme, sei sempre stato il mio preferito ma tu non mi hai mai degnato di uno sguardo!” “A Natale avrò delle ferie, avremo modo di avere un incontro ravvicinato…” “È una  promessa, ricordala d’altronde la casa dei tuoi è vicino alla mia villa.” Sul treno che andava a Roma c’erano molti altri colleghi marchigiani che si recavano alla caserma XXI aprile. Brutta accoglienza da parte dei brigadieri istruttori, volevano fare la parte dei duri ma con Alberto si trovarono dinanzi un muro di totale di  serietà nello sguardo e obbedienza assoluta ai loro comandi,  aveva  compreso la loro pochezza, li avrebbe smontati con qualche battuta spiritosa nei loro confronti che sicuramente loro non avrebbero compreso ma che avrebbe fatto ridere i suoi colleghi. Dietro consiglio di nonno Alfredo, ex commissario di P.S., il giovane si guardò bene dall’aderire alle  richieste degli istruttori: “Chi sa suonare il pianoforte?” Si presentarono due allievi. “Bene prendete il pianoforte che si trova al circolo ufficiali e portatelo al terzo piano nell’alloggio del comandante.” “Chi ha fatto gli studi classici?” “Tre imbecilli che non avevano ancora ben compreso quello che era successo ai due precedenti colleghi: “Siamo tutti e tre di Ancona con la maturità scientifica.” “Bene andate a pulire i cessi delle tre Compagnie.”  “C’è nessun  ragioniere?” Stavolta i ragionieri rimasero al loro posto…” “Bene allora voi due che siete  robusti andate in cucina a pulire le patate, per gli altri adunata per l’addestramento in piazza d’armi.” Alberto aveva sempre lo sguardo serio, fu notato da un brigadiere dai piedi più larghi che lunghi! Il quale: “Tu di dove sei?” “Alberto disse la verità: “Sono nato a Roma.” “E allora come mai sei qui e non a Predazzo a fare l’allievo?” “Perché i miei risiedono in provincia di Ancona.”  Piedi larghi si girò scornato, aveva già preso in antipatia Alberto Mazzei. Accadde che Hermes protettore del giovane fosse ‘distratto’ con la solita ‘allegra’umana di turno ed Alberto fece una minchiata. Aveva incontrato sul tram una signora circa quarantenne che prese a guardarlo intensamente, Alberto prese la palla al balzo: “Madame sarebbe mio piacere conoscerla, stasera ho poco tempo ma domani…” “Io amo molto gli uomini in divisa, abito vicino alla basilica di Santa Maria Maggiore, che ne dici se domani alle 18…” “Dico di sì my Darling, io sarò in divisa non vorrei dare troppo all’occhio.” “Nessuna problema io sono separata,  abito all’ottavo  piano del n.243 di via Merulana…” “Sono allenato, a domani sera.” La signora Rosina P. si fece trovare sulla porta di casa in vestaglia, sotto la vestaglia, niente. Alla scoperta del pisellone di Alberto Rosina all’inizio rimase perplessa poi: “Mai assaggiato un cosone talmente grosso e dire che di cazzi ne ho provati tanti, sii delicato!”  Dopo un passaggio obbligato in bagno Alberto provò la perizia sessuale di una esperta ‘scopatrice’, era veramente brava anche col popò. Dopo la terza ‘visita’ alla signora Alberto diede forfait, Rosina lo stava spolpando e così chiuse la partita. Dopo circa una settimana si accorse delle secrezioni che uscivano dal pene con bruciori e prurito. Recatosi in infermeria il dottore: “Giovanotto ti sei beccato una gonorrea volgarmente detto scolo, subito al Celio.” All’ospedale Militare, dopo le solite procedure burocratiche ad Alberto fu assegnato un letto in una camerata di dieci posti, tutti soldati, nessun finanziere. Dopo un pranzo niente male Alberto si trovò dinanzi una suora longilinea di circa cinquant’anni. “Io sono suor Caterina,  figliolo come ti sei preso lo scolo?” “Sorella, una signora…” “Volevi dire una mignotta, tu pensavi di aver fatto una conquista ed invece ti sei imbattuto in  una gran puttana che se la fa con tanti coglioni come te! Tira fuori l’uccello!” “Ma sorella…” “Figliolo in vita mia ho visto e toccato tanti cazzi che manco te li immagini…siamo un po’ sullo scarso, come ti hanno arruolato in Finanza?” “Quando ciccio si alza misura diciannove centimetri!” “Chi l’avrebbe detto, hai ragione  ma intanto ti sei beccato uno scolo, una puntura di penicillina ogni sei ore, fai vedere le chiappe!” Alberto rimase ricoverato per sei giorni, nel frattempo aveva preso confidenza con suor Caterina. Un pomeriggio dopo l’iniezione: “Sorella posso farle una domanda?” “No perché già conosco quello che mi vuoi chiedere, la mia è una storia dolorosa che cerco di non ricordare.” “Mi piacerebbe abbracciala, lei sarebbe stata una moglie ideale con tanti marmocchi!” La suora si era allontanata, forse piangeva, Alberto capì di aver sbagliato a trattare quell’argomento. Finita la cura Alberto prima di rientrare in caserma cercò suor Caterina. “Vorrei mandarle delle cartoline illustrate per farle conoscere dove mi hanno trasferito, mi permetta un abbraccio.” Fu accontentato, Alberto piangeva, cazzo era diventato un piagnone, lui ateo da sempre si era invaghito di una suora…Dopo gli esami sulle materie tributarie studiate, Alberto risultò il terzo in graduatoria di tutto il battaglione con gran scorno di piedi larghi. In licenza di trasferimento a Jesi telefonò ad Ella: “Cara sono rientrato, i miei mi hanno dato il cambio a Roma, sono andati a trovare mia nonna Maria e mia zia Armida, io son qua da solo, mangio in casa della portiera Matilde che provvede anche alle pulizie di casa mia, ho una camera con  letto in ottone e il resto  in stile Chippendale, materassi accoglienti…” “Mia figlia domattina va a scuola, ti raggiungerò verso le nove.” E così fu, Ella vide Matilde all’estremità del giardino del palazzo, fece finta di non averla notata, non poteva certo essere giustificata per la sua andata nell’appartamento di Alberto. In casa di quest’ultimo si spogliò in fretta, se ne fregò dello stile della camera degli ospiti: “Caro sono pulita e profumatissima!” “Anch’io.” Alla vista di Alberto nudo solita manfrina. Ella rideva della grossa: “Dove vuoi andare col quel cosino…” Si ricredette, pian  piano che ciccio aumentava di volume sgranava gli occhi, Alberto le ripropose una vecchia canzone: “Chi l’avrebbe mai creduto che tu avessi avuto, valzer! Una nerchia per il tuo buco del cul!” Ella non era molto alta ma aveva un fisico aggraziato ed un viso infantile, altra caratteristica: il sesso gli piaceva  da morire ed infatti col solo cunnilingus ebbe due orgasmi consecutivi, non fece tante storie nell’immisione penis nel fiorellino anzi prese a cantare il peana nell’alto dei cieli con ripetuti ululati soprattutto nella posizione cavalcante, Alberto non riuscì a contare gli orgasmi, quando Ella spossata smise: “Sarà un ricordo indelebile per tutta la vita, non te l’avevo detto ma io di natura ho una vagina larga, nessuno era riuscito prima di te a farmi godere tanto, avevo avuto intuito a volerti agganciare quando eravamo studenti, resti molto a Jesi?” “Altri cinque giorni.” A casa sua una mattina  Alberto sentì la porta d’ingresso sbattere violentemente, non sapeva che Matilde avesse le chiavi, solo lei poteva essere. Attraverso la porta d’ingresso della camera: “Matilde oggi mi alzerò tardi, lasci stare la mia camera!” Un grugnito dietro la porta, voleva dire: a me non la si fa! Dopo due giorni Armando e Mecuccia ritornarono a Jesi da Roma, fu la salvezza del loro figlio ossessionato da Ella la quale comprese che ‘la storia breve era finita e che l’immortale…era solo il ricordo.” Da Jesi Alberto inviò una cartolina a Suor Caterina, riproduceva il monumento a Pergolesi; non sapeva se fosse meglio evitare ulteriori emozioni alla suora, se lei avesse avuto vent’anni di meno…

  • 03 maggio alle ore 9:31
    IL MONDO DELLE SIGNORE

    Come comincia: Gianaldolfo Gatti era deceduto all’età di cinquanta anni per infarto, era stato avvisato di questa possibilità dal suo amico e medico Alessio Tricarico: tanto cibo, poco moto,  grasso evidente in tutto il corpo e bevute a base di spumante Franciacorta. Gianadolfo aveva assorbito le idee politiche dei suoi avi fascisti e monarchici che avevano gridato allo scandalo quando il 2 giugno 1946 il re fu costretto all’esilio allorché al referendum vinsero i repubblicani (anche se con qualche dubbio). Quel che più pesava a Gianadolfo era  che in fatto di sesso  faceva cilecca né erano valse  le varie pillole tanto reclamizzate che avrebbero dovuto fargli superare le defaillances, niente da fare dopo la loro assunzione si sentiva malissimo e senza alcun risultato e dire che aveva la moglie  in quel campo era molto dotata. Elisabetta Cenci di umili origini ma di una bellezza fuori del comune in società era la consorte ideale che gli faceva fare bella figura, oltre che avvenente aveva buon gusto nell’abbigliamento (con i soldi del marito). Da quando Gianadolfo aveva preso a far cilecca la dama si prendeva qualche licenza ritornando a casa oltre la mezzanotte, ufficialmente per giocare a carte con le amiche. Il marito non le chiedeva più nulla di quelle uscite, il motivo era palese. Alle esequie celebrate in chiesa dall’amico prete don Giuliani grandi lodi per il defunto, il vero motivo era che Gianadolfo non faceva mancare la pecunia… ai poveri della chiesa. Elisabetta non si era smentita, dietro  il carro funebre era elegantissima tutta vestita di nero con pizzi, cappello, pantaloni e tacchi dodici, molto probabilmente si era preparata da tempo a quel  luttuoso evento. Tumulata la salma  nella cappella di famiglia al Verano Eli aveva salutato i presenti con un cenno della mano, non aveva alcuna voglia di sottoporsi a baci ed abbracci dei presenti oltre alle solite parole di circostanza, si sentiva liberata, era un’altra donna. Il dottor Tricarico con la sua Jaguar la accompagnò a casa e da buon medico, constatate le precarie condizioni della vedova (tutta una sceneggiata) le fece compagnia  all’interno della villa e poi, dietro incoraggiamento di uno sguardo invitante dell’interessata sin dentro la camera da letto. Elisa Capogrossi, la cameriera era anche lei rientrata a casa, fu accompagnata da un componente dello staff delle Onoranze Funebri, voleva sincerarsi delle reali condizioni della signora cui era affezionata. Passando dinanzi alla camera da letto sentì dei lamenti, preoccupata aprì uno spiraglio della porta ma dovette constatare  che non  erano lamenti di dolore ma di piacere, Elisabetta inginocchiata al centro del letto matrimoniale stava subendo una ‘ciullata posteriore’, quella il motivo dei suoi alti lai. Elisa da cattolica praticante non approvava il fatto che la signora, appena vedova si desse alla pazza gioia  soprattutto contro natura. Alda, sua figlia aveva preso i voti, come novizia  era stata trasferita in un convento vicino Roma. Il perché di quella sua decisione, tutto d’un colpo la ragazza era stata baciata dallo Spirito Santo? La realtà era diversa: Alda aveva  indossato l’abito di novizia seguito ad un delusione amorosa, dopo rapporti sessuali col suo fidanzato era stata da lui abbandonata per una giovane non bella ma ricca, non essendo più  vergine senza essere sposata, (secondo la religione cattolica un peccato mortale) quale decisione migliore per trovare il perdono del Signore ed anche la tranquillità spirituale?  Elisa aveva accolto la decisione della figlia con sentimenti contrastanti: da un lato contenta ma da un altro punto di vista la figlia, lei vedova,  doveva essere il suo bastone della vecchiaia. Il nome scelto da novizia dalla ragazza? Suor Letizia, nome che significa gioia, felicità, le era sembrato il più giusto. La signora Cenci ben presto aveva abbandonato gli abiti da vedova, aveva assunta una cuoca  per offrire agli invitati, soprattutto maschi pranzi luculliani, lei assaggiava a mala pena le vivande, ci teneva alla linea. Anna Fabrizi, la neo assunta chef era una cinquantenne romana sboccacciata e caciarona  motivo per cui era stata cacciata dal titolare di  un famoso ristorante della capitale ma poco gliene importava, era molto brava soprattutto nei piatti romani molto apprezzati in particolare dai turisti. All’inizio aveva procurato qualche problema alla padrona di casa soprattutto quando serviva a tavola e scopriva che un invitato maschio tanto maschio non era: “Te posso offrì ‘na mì specialità, finocchi in padella alla pecorina!” e giù una risata. Conosciuta dagli invitati nessuno se la prendeva più anzi era diventata un’attrazione, a fine pasto deliziava i presenti con storielle in romanesco a livello porno. Sfogliando una rivista automobilistica del defunto marito Elisabetta aveva acquistato  una Alfa Romeo ‘Stelvio’ con cui scorrazzava per Roma spesso oltre i limiti  di velocità consentiti incappando in fischi prolungati di qualche vigile. Talvolta riusciva a farla franca ubriacando la guardia municipale nel mostrare il ‘fiorellino’senza slip. Solo una volta aveva trovato un tutore dell’ordine che: “Si copra prima che la denunzi per atti osceni in luogo pubblico”, il cotale molto probabilmente era dell’altra sponda. Elisa sentiva sempre più la mancanza delle figlia Alda, fu autorizzata dalla Madre Superiora  del convento a farle visita un sabato pomeriggio. Quando suor Letizia si presentò in parlatorio Elisa si sconvolse, la figlia era molto dimagrita e mostrava un’aria afflitta, si sedettero su un divano senza parlare, c’era poco da commentare. Prima di andar via: “Tutto bene?” “Si mamma.” Quando mai, doveva essere accaduto qualcosa di spiacevole nella vita di Alda da cambiarla completamente, a casa era sempre allegra e piena di vita, in convento… Elisa prese a piangere, Elisabetta si compenetrò, da buona atea non apprezzava le suore che avevano rinunziato ad una vita di società e ad avere un marito e dei figli, le considerava delle povere disgraziate. “Vai a parlare col parroco della circoscrizione, vedi quello che può fare per lasciare momentaneamente il convento e farla venire qualche giorno a casa mia.” Don  Casimiro ben ammanigliato in Vaticano ottenne l’autorizzazione, suor Letizia per quindici giorni fu ospite dell’abitazione di Eli,  motivo ufficiale far compagnia alla madre ammalata. La suora  il mattino seguente non sembrava molto cambiata, dietro pressioni della genitrice aveva si indossato gli abiti da studentessa ma i capelli tagliati cortissimi stonavano col resto della figura, niente sorrisi, si era rifugiata nel salone della padrona di casa senza aver fatto colazione. La situazione non sfuggì a Elisabetta che interpellò Elisa: “Penso che tua figlia abbia bisogno dell’aiuto di un buon medico, è una larva di ragazza, se continua così …col tuo permesso vorrei farla visitare da Alessio, è una specialista in psicologia, potrà aiutarla. Alda non oppose resistenza,   l’appuntamento era stato fissato per il primo pomeriggio, la mattina il medico aveva molti pazienti da visitare. Il dr.Tricarico  solo al primo sguardo si rese conto che la ragazza aveva grossi problemi psicologici non facili da superare. “Ora io e suor Letizia resteremo soli così potrò rendermi conto della situazione. Mamma Elisa si recò  nella sala di attesa sperando che il dottore facesse lui il miracolo di far riapparire il sorriso sul viso della figlia. “Allora dimmi innanzi tutto il motivo per cui hai preso il velo.” “Ho avuto una visione della madonna che mi suggeriva di farmi monaca…” “Parliamoci chiaro, mentire al proprio medico è una grossa sciocchezza, così non potrò aiutarti, mi hai detto una bugia, andrò a chiamare tua madre…” “No, la prego non lo faccia, le dirò la verità.“Alda prese il coraggio a due mani e riferì il vero motivo della sua decisione di farsi monaca: la vergogna di aver perso la verginità senza essere maritata e di non poter ottenere l’assoluzione del suo peccato mortale. Riferì anche che la vita in convento era diventata un inferno causa due episodi spiacevoli: il primo quando la madre superiore una notte si era presentata nella sua cameretta a gonna alzata avvicinando il suo  ‘fiorellino’ bianco al viso di suor Letizia con l’intenzione di farselo baciare e poi un incontro ravvicinato con don Igino che una notte era entrato nella sua stanzetta e subitamente le aveva messo in bocca il suo pisellone riversandole  un liquido maleodorante con la conseguenza che suor Letizia vomitò pure l’anima. La storia non era finita lì, la badessa, per vedetta, le assegnò i lavori più onerosi e spiacevoli mentre don Igino costretto ope legis ad una confessione settimanale riferì si il fatto da lui procurato ma affermando che era stata la novizia a provocarlo, peggio che mai la calunnia si sparse fra le colleghe  che forse avrebbero voluto provare anche loro le gioie del sesso ma ufficialmente presero una posizione di assoluta condanna. In seguito a quella confessione al dottor Alessio scappò di bocca: “Cazzo…scusa la volgarità, non sono riuscito a trattenermi, mi erano giunte delle voci, peraltro incontrollate che riportavano dei fatti incresciosi che accadevano nei conventi, non vi avevo dato molto credito pensavo non fossero attendibili ma ora…Per oggi può bastare, nei giorni prossimi avremo altri colloqui. Cercherò di farti vedere la vita da altri punti di vista ben più piacevoli, per ora ti dico solo che col mio aiuto in futuro riacquisterai quella serenità che non hai, ora chiamo tua madre.” Il dottor Tricarico fu ringraziato con un abbraccio da parte del Alda che riuscì anche a sorridere, aveva compreso che quel medico avrebbe cambiato in meglio la sua vita. “Dottore lei è un mago, mia figlia non sorrideva da tempo, quanto le devo?” “Mi pagherà a suo tempo sua figlia...”Frase un po’ sibillina che nascondeva quello che il buon Alessio aveva in mente. Gli eventi si svolsero piuttosto velocemente, il dottor Tricarico provvide ad acquistare minigonne, camicette scollate e scarpe con tacchi a spillo che fece indossare ad Alda la quale all’inizio non riusciva quasi a camminare, una volta fu salvata da una caduta dalle provvidenziali braccia del dottore che si trovò le sue labbra incollate su quelle di Alda, scoperta di un mondo dimenticato da parte della ragazza che sentì dentro di sé un fuoco erotico che la trascinò sino all’empireo,  il buon dottore aveva preso a baciarle il fiorellino portandola ad un orgasmo mai provato dalla suora. Dato l’eccessivo tempo impiegato dal dottore nel visitare la figlia, Elisa bussò alla porta dello studio e solo dopo un po’: “Mamma tutto bene!” La voce era squillante niente a che fare col solito tono dimesso. Quel ‘tutto bene’ portò a far entrare Alda nel mondo delle signore, dopo nove mesi la nascita di una bellissima bimba dal nome di Irene simbolo di pace. La vendetta era d’uopo, Alda preso in braccio il suo ‘fagottino’ si presentò in convento ed alla sbalordita badessa: ”Reverenda madre questo è un dono che  ho fatto a Dio!”

  • 29 aprile alle ore 21:17
    TIRA PIÙ...

    Come comincia: “Tarricugghisti viecchju femminaru” con questa esclamazione Calogero Quattrone aveva dato il benvenuto a Roma all’aeroporto della capitale all’amico marchese Luciano Biancavilla di ritorno da un viaggio intorno al mondo. I due erano stati compagni di scuola sino al diploma di liceo classico a Roma poi le loro strade si erano divise, Calogero (Lillo per gli amici) aveva conseguito il titolo di dottore e la specializzazione in psicologia, Luciano era diventato un ricco signore in seguito alla morte del padre maggiore dell’Esercito. Durante una esercitazione di tiro al bersaglio uno sprovveduto soldato  aveva diretto la sua arma non verso la sagoma di un bersaglio ma sulla figura del suo comandante di battaglione che era stramazzato a terra colpito al cuore. Luciano per il triste evento non se l’era presa più di tanto anzi dentro di sé…Suo padre, vedovo da tempo gli aveva impartito un’educazione spartana: la mattina sveglia presto, non concessione della paghetta settimanale in caso di cattivi voti a scuola, vestiario non alla moda, considerava lo stile dei giovani coetanei del figlio  stravaganti e di cattivo gusto in tutte le loro manifestazioni, era quello di: ‘ai miei tempi…’ Aveva però un pregio il maggiore Biancavilla era molto ricco di famiglia, il figlio dopo il funerale durante il quale il colonnello comandate aveva tessuto le lodi del defunto (peraltro non amato dai suoi dipendenti per il modo in cui interpretava il regolamento di disciplina). Luciano con cravatta nera e fascia dello stesso colore al braccio aveva subito dopo la cerimonia della messa nella cappella del reggimento gli abbracci e le ritrite frasi di condoglianza dei presenti, con la vecchia Fiat 600 del padre, (un catorcio che il genitore per spilorceria non aveva voluto cambiare) rientrò nella  ormai sua villa ai Parioli a Roma. La frase ‘piove sul bagnato’ si adattava alla situazione del  marchese cui capitò un altro avvenimento a suo favore: la zia materna Lucia, appassionata cavallerizza una settimana dopo passò a miglior vita per l’imbizzarrimento della cavalla Lola  con conseguente caduta e morte per l’impatto del capo sul selciato, la dama, zitella, non aveva pensato che la sua cavalla preferita era in calore ed avrebbe piuttosto  desiderato la ‘compagnia’ di uno stallone! Luciano vide raddoppiato il suo patrimonio finanziario, era il nipote preferito.  All’arrivo a Fiumicino aveva presentato a Lillo una mora da sballo: “Caro, questa è Carmen da Silva, brasiliana, è appassionata di arte, vuol conoscere i monumenti antichi di Roma.” Recuperati i bagagli dal nastro trasportatore i tre si erano diretti all’uscita dove ad attenderli c’era John Delber maggiordomo gallese della famiglia Biancavilla il quale, toltosi il berretto aprì le portiere di un taxi per farli entrare in una Volvo familiare, all’orecchio dell’amico Lillo un avvertimento: “Carmen parla italiano.” Nel  giardino della villa furono accolti dalla servitù: Maddalena cuoca, Rossana cameriera e Adolfo giardiniere. Alla fine della cena Maddalena ricevette i complimenti dei commensali, tutta cucina romana  con vino ‘Castello Torre in Pietra’ una bevanda da intenditori. Calogero  alla fine della cena diede la buonanotte a tutti: “A domani, se ve la sentirete andremo tutti al mare.” Sotto quell’invito da parte di Lillo c’era il desiderio di vedere in bikini Carmen, chissà se l’amico Luciano avrebbe voluto dividere con lui le ‘grazie’ della brasiliana… Calogero non aveva ben riposato la notte, la visione della ‘ficona’ l’aveva accompagnato nei suoi sogni o meglio nei suoi desideri, fu lui che diede la sveglia ai residenti della villa i quali ‘ab torto collo’ aprirono gli occhi, si lavarono alla meno peggio e,  dopo colazione si ‘imbarcarono’  sulla Volvo  V 90 che in tutta fretta John Delber aveva ritirato al vicino concessionario dell’auto. Alla guida Luciano con vicino Carmen che aveva gli occhi semichiusi anche per la differenza  di fuso orario tra Rio de Janeiro e Roma. Parcheggio dinanzi al ‘Cristal’ lussuoso stabilimento balneare, un addetto dall’occhio lungo aveva dato ai tre ospiti una delle migliori cabine, fu ben ricompensato da Luciano. Carmen uscì dalla cabina con lo stile di una modella, sotto un mini bikini che copriva a malapena le pubenda: un seno rigoglioso, una vita stretta e soprattutto un popò alla brasiliana. Dopo un breve soggiorno sotto l’ombrellone i tre in acqua, Luciano mise in atto il vecchio scherzo tra studenti che era quello di togliere il costume da bagno ad un amico,  Calogero il prescelto da Luciano mostrò una pene al massimo dell’altezza e grossezza, Carmen scoppiò in una fragorosa risata e si mise ad applaudire, non Luciano che non si aspettava quella reazione di Calogero. Da quel momento qualcosa cambiò fra i rapporti dei due amici, Luciano si sentiva superiore a Calogero in virtù soprattutto del suo patrimonio, una prosopopea, pensò a una vendetta particolare, Carmen era un trans e tramite lei…”Cara il mio amico vuol farti visitare Roma di notte, se ti va ti accompagno a casa sua.” Carmen accettò di buon grado, Lillo era più simpatico e dalla battuta facile in romanesco, non subodorò un inganno in quella offerta.  I due dopo una fermata al Colosseo si sedettero ad un bar vicino a piazza di Spagna, le luci di una Roma notturna avevano reso allegra Carmen: “Che ne dici caro di andare a casa tua?” Lillo non aspettava altro, svegliò il portiere che dinanzi al dottore non accennò ad una protesta per l’orario, erano le tre, in casa: “Caro siamo sudati vedo che hai un bel bagno, ci facciamo la doccia?” Alla vista del pene di Carmen Lillo rimase imbambolato, quel figlio di…”Caro se non vuoi non usiamo meu pau, accetterò quello che piace a te.” Dopo un primo attimo di sbalordimento, Calogero pensò bene di approfittare di quell’occasione sessuale particolare, Carmen era molto attiva sessualmente, prese a baciare in bocca Lillo per giungere sino ai piedi, un pompino alla grande e poi entrata trionfale nel popò molto ricettivo, sfiniti si baciarono di nuovo e presero a dormire. La mattina dopo era domenica, Lillo accompagnò Carmen alla villa di Luciano ma non entrò, pensava ad un futuro lontano da Roma e soprattutto dal suo ormai ex amico Luciano ed alla sua prosopopea che aveva scoperto da poco. Avvenimenti inaspettati: il portiere gli consegnò una lettera scritta con mano tremolante, ci poteva essere il mittente? La zia Lucia residente a Roccappesa un paesino in quel di  Enna, era stata per anni la maestra del paese ben voluta da tutti anche per le sue opere di beneficienza in favore dei poveri, la ricordava benissimo. Nella missiva gli chiedeva se lui poteva trasferirsi al suo paese in sostituzione del medico condotto che era in procinto di  andare in pensione. “Se vuoi telefonami a questo numero.” Occasione presa subito in considerazione, Lillo non era quello delle decisioni importanti senza riflettere a lungo ma in questo caso si convinse che era per lui importante dare un taglio ai vecchi amici ed a Roma. Sfogliando le pagine gialle dell’elenco telefonico trovò l’agenzia ‘Domus’ che esercitava la vendita e l’acquisto di beni immobili. Il lunedì mattina i pazienti del dottor Quattrone trovarono sulla porta d’ingresso dell’ambulatorio la scritta: “Da oggi mi trasferisco fuori Roma, trovatevi un altro medico.” Alle nove Lillo posteggiò la sua nuova Jaguar dinanzi al portone della ditta del dottor Alfredo Cipriani come da scritta su un cartello il cui dipendente stava aprendo la porta. “Sta arrivando il principale.” “Sono a sua disposizione che posso fare per lei?” Dopo la presentazione Calogero riferì al titolare della azienda il suo desiderio di cambiare città di residenza e di voler vendere la sua abitazione in via Appia Nuova arredata con mobili antichi. Fra il dottor Cipriani e il dottor Quattrone ci fu un’immediata empatia con scambio di email e numero telefonico. Il giorno successivo caricata la Jaguar di tutti gli oggetti personali,  computer compreso Lillo di buon mattino iniziò il viaggio non prima di aver inviato l’ultima email al marchese Biancavilla: ‘Good luck to all and goodbye forever.’ Pensò che in lingua inglese la frase facesse più effetto. Dopo l’invio del messaggio Lillo cambiò tutti i dati del  telefonino e del computer, un taglio ad ogni vecchio legame. Alle sette di mattino inizio del viaggio di trasferimento; dopo due soste in autogrill ed il traghettamento da Villa San Giovanni a Messina  arrivo a Roccappesa  a mezzanotte, la zia Lucia era in attesa dietro i vetri, telefonicamente avvisata dal nipote dell’imminente suo arrivo. Calde lacrime da parte della anziana parente. “Zia mi sembri un uccellino non hai chi ti aiuta a casa e ti fa da mangiare?” “Non ti preoccupare ne parleremo domani, per ora dormirai nella stanza degli ospiti poi…” “Zia ho contatti con un’agenzia di Roma, venderanno la mia casa e ne acquisterò una qui.” “Ora vai a letto sarai stanco, un bacione.” Il giorno seguente Lillo era un po’ frastornato, dal caos della capitale al silenzio quasi assoluto di una località di altitudine di circa novecento metri. Catena era la ragazza che aiutava la zia nelle faccende domestiche: vent’enne, alta, bruna, capelli raccolti in una sola treccia, viso da ragazzina, vestita di nero, (da poco le era morta la madre),  sempre silenziosa, ascoltava  le direttive della zia e le faceva compagnia anche di notte. Il dottor Alfredo Cipriani da Roma dopo dieci giorni si fece vivo: “Dottore siamo stati fortunati, son riuscito a vendere la sua casa ad un prezzo elevato e fortuna su fortuna ho scoperto che a Roccappesa c’è una abitazione di due coniugi emigrati in Germania che è in vendita ovviamente a prezzo molto conveniente, è una ex abitazione contadina più mansarda a due piani, ristrutturata, lei può andare a vederla di persona, si trova  in via Roma, con la delega da lei rilasciatami posso effettuare tutte le operazioni bancarie, le resterà un bel mucchietto di soldi per acquistare il mobilio per la casa di Roccappesa, le accrediterò il denaro a lei spettante al suo Iban della Banca Agricola di Enna, buona permanenza.” L’abitazione di via Roma  era stata ben ristrutturata tutta rivestita con carta da parati di colore bianco tranne i bagni e la cucina. Calogero, la zia e  Catena con la Jaguar  si recarono ad Enna, entrarono nel negozio ‘Arredamenti Ennesi’, furono accolti dalla proprietaria un donnone sciabordante e sorridente: “Sono Maria Concetta Marino a vostra disposizione, come potete vedere c’è nel mio negozio uno show room, potrete scegliere fra mobili antichi e moderni, questi ultimi sono arrivati di recente, ultima moda.” Catena da quando era entrata nel negozio era cambiata completamente, sorridente scorrazzava all’interno del negozio, si sedeva sulle poltrone, si era anche sdraiata su un lettone a due piazze poi su uno di una piazza e mezza. “Penso che questo andrebbe bene nella mansarda sotto al tetto spiovente, di bagni ce n’é uno piccolino ma completo, anche l’armadio e la cucinetta non sono male, potrebbe andar bene per una persona.” La zia Lucia non  aveva fatto commenti Calogero al contrario si era  molto incuriosito per quel monologo di Catena, a cosa voleva mirare, bah! Scelta completa del mobilio, pagamento tramite carta di credito, arrivo delle suppellettili a Roccasecca dopo due giorni, tre operai in giornata  le avrebbero sistemate. Catena anche in macchina non aveva perso l’allegria, aveva anche abbracciato la zia, un punto interrogativo sul viso di Calogero che nel frattempo col telefono situato in macchina aveva contattato il pensionando medico condotto, tutto l’arredamento del suo studio il giorno successivo sarebbe stato trasferito al piano terra della villetta di Lillo adibito anche a studio professionale, l’interessato dottor Musumeci avrebbe provveduto lui per il trasferimento. Tutto filava per il verso giusto ma il dubbio di Calogero rimaneva,  Catena si era appropriata dell’attico di casa sua forse col consenso della zia Lucia. La sistemazione della villetta  era avvenuto in un giorno, la notte Lillo la passò nel letto matrimoniale, una sensazione nuova ma era irrequieto senza conoscerne le cause. Passa un giorno passa l’altro (il prode Anselmo non c’entrava per nulla) lo studio medico cominciò a riempirsi sempre più di pazienti a lui indirizzati dal dottor Quattrone suo ex collega. Il neo medico condotto di giorno in giorno veniva sempre più apprezzato per la sua bravura e per la pazienza che aveva soprattutto con i meno giovani un po’ ‘camurriosi’ causa l’età. Nel frattempo era accaduto un fatto importante nella vita di Calogero, la zia aveva chiesto a Catena di far le pulizie e cucinare in casa del nipote, aveva ingaggiato per casa sua una signora anziana di recente vedova che oltre che sbrigare le faccende domestiche ci dormiva di notte, morale della favola Catena seguiva il dottor Quattrone  nel suo studio come segretaria, pernottava la notte nell’attico con la conseguenza ovvia che una sera ‘sbagliò’ camera da letto e si rifugiò nel matrimoniale di Lillo, anche per la lunga astinenza di sesso il dottore non si fece sfuggire l’occasione, pensava che la ragazza fosse vergine ma quando mai, Catena in campo erotico ci sapeva proprio fare! La zia che molto probabilmente aveva previsto e programmato la situazione fece finta di nulla non il padre della ragazza che una mattina alla fine delle visite si presentò nell’ambulatorio. Un omone con tanto  di pancia, baffoni, tutto vestito di nero, coppola compresa. Sfoderando un coltello a serramanico: “Cannuci stò liccasapuni, te futtisti ma fija Catena aviti a maritari!”  Senza aggiungere altro il cotale era sparito dalla vista di Calogero ma non  dal suo cervello, quella non  era un sceneggiata ma una minaccia bella e buona! Dopo la chiusura dell’ambulatorio la baby si era rifugiata in casa di zia Lucia cui aveva riferito la minaccia di suo padre a Lillo, la zia corse in casa del nipote, lo abbracciò e: “Catena è una brava ragazza, non farai un cattivo affare, penserò io a sistemare tutte le camurrie della cerominia del matrimonio ed al pagamento dell’arredo della chiesa.” “Zia con la pensione di insegnante…” “Ho fatto  ripetizione ai meno preparati a scuola, nulla pretendevo dai poveracci ma ‘spellavo’i padri dei ricconi.” Don Luigi Cannavò nella sua omelia si fermò a lungo sulla santità del matrimonio e la conseguenza della nascita dei figli, aveva incassato molti ‘fiori che non marciscono’ insomma soldi in contanti. La sposa era stata condotta in chiesa dalla zia Lucia, il padre era impossibilitato ad uscire di casa, era…agli arresti domiciliari. Festa nel salone di casa di via Roma, Catena era molto corteggiata dai maschietti presenti, tutti volevano ballare con lei, a mezzanotte Calogero: “Siamo stanchi tutti a casa!” Il novello sposo aveva notato la troppa ‘confidenza che la neo moglie dava un po’ a tutti i maschi, insomma se li pomiciava alla grande, un lato di Catena che non conosceva e che non apprezzava. Uscita dalla doccia Catena profumava di un olezzo naturale: “Caro anche a scuola ad Enna avevo molti amici maschi, amo il sesso, di natura  non sono monogama, con questo non voglio dire che non ti amo, sono sincera ma…”Calogero in un attimo comprese quali sarebbe stato il comportamento sessuale della giovan consorte (vent’anni e più meno di lui), istintivamente: “Hai a disposizione la mansarda, niente letto matrimoniale.” Con questa affermazione aveva legalizzato il suo essere un ‘cukold’ per dirla all’inglese.  
     
     
     

  • 29 aprile alle ore 14:54
    FAVELADA

    Come comincia: Non poteva considerarsi baciato dalla fortuna Norberto Schiavone, a diciotto anni aveva conseguito il diploma di liceo classico, si era innamorato di una compagna di scuola Virginia De Rossi, l’aveva sposata, era nata una spendila bimba Aurora ma… dopo due anni la poco gentile consorte s’era involata con un altro uomo più vecchio di lei ma molto danaroso. Un destino crudele aveva colpito la figlia, un tumore al cervello incurabile l’aveva portata a morte.  Norberto non volle più proseguire gli studi all’università, seguì  la professione di suo padre Alfredo titolare di  uno studio  fotografico ben avviato situato sotto i portici di piazza Esedra a Roma, i clienti non mancavano.  Su richiesta di giornali d’informazione aveva preso a viaggiare in Italia, era diventato un apprezzato reporter e cronista. Fu invitato da un giornale di sinistra di effettuare un servizio fotografico sulla baraccopoli di Messina, una vergogna in piedi ancora dopo più di cento anni dal terremoto che aveva colpito la Città dello Stretto nell’anno 1908. Le varie autorità politiche, succedutosi nel frattempo vergognosamente non avevano provveduto a sistemare le centinaia di famiglie di baraccati che vivevano in  condizioni da terzo mondo. L’articolo  del giornalista  Schiavoni, corredato da foto significative fece molto rumore e fece vendere molte copie del giornale. Norberto parve riprendere le ‘penne’, via i cattivi pensieri, fu invitato dal direttore dello stesso periodico ad effettuare un reportage sulle Favelas brasiliane che risultavano essere molto peggiori di quelle messinesi. Norberto in aereo giunse a Rio de Janeiro. All’aeroporto ‘Galeâo’ una spianata di taxi gialli, fu letteralmente spinto dentro un taxi da un omone alto e grosso che aveva vinto la concorrenza. Benché tutto spesato non aveva voluto  prendere alloggio in uno dei tanti alberghi di lusso, un’agenzia di viaggi romana lo aveva prenotato presso la pensione ‘Trastevere’  condotta da tale  Giovanni Rocca un emigrato dalla capitale italiana. Il tassinaro si fermò dinanzi alla locanda, la conosceva,  ricevette duecento Rial in compenso, soldi ben graditi dal conducente che lasciò un suo biglietto da visita: Alexandre Barbosa tel. 55187. “I romani godono di fama di essere allegri e di caciaroni, Giovanni non più giovane faceva parte di questa categoria, accolse con grandi abbracci il nuovo venuto: “Finalmente un paesano, sono stanco  di vivere da anni fra stí burini, dimmi cosa sei venuto a fare a Rio.” “Sono un giornalista reporter, specialmente dopo la pandemia il Coronavirus è all’attenzione mondiale, in particolare la situazione delle favelas brasiliane, fotograferò la situazione e descriverò la vita dei ‘Favelados’ che, soprattutto dopo l’ascesa al potere del  dittatore Bolzonaro sta portando a morte i più poveri e derelitti, ho una buona scorta di mascherine, se te ne occorrono potrei farne venire altre da Roma.” “Hai toccato un punto dolente, approfitterò con i miei amici della tua proposta. Per fortuna mi ha seguito un cuoco di Ariccia, quando viene un turista che apprezza la cucina romana faccio un figurone. Vedo che hai un bella macchina fotografica.” “Si è una Nikon g 7500 – 18/140 – l’ho appena acquistata.” “Ti sconsiglio di portartela in una favela, non faresti cento metri, dopo una bastonata in testa ti troveresti a terra senza la Nikon.” “Non ci avevo pensato, userò un’altra macchina fotografica, è  molto più piccola, la Minox III, ho capito la solfa, porterò in tasca pochi Real,  altri dentro le scarpe.” La cena preparata da Angelo Marino fa accolta con applausi da Norberto, non gli avrebbe fatto rimpiangere l’aria di casa. La mattina seguente Giovanni accompagnò in taxi il romano sino al limite della favela Rocinha: “Buona fortuna…” Norberto furbescamente ai ragazzi che gli andarono incontro regalò un Real ciascuno poi, preoccupato della loro insistenza mostrò la fodera delle tasche vuote. Scattate con la Minox varie foto significative sulle pessime condizioni delle favelas e dei loro abitanti, dopo aver lasciato qualche Real ai favelados che incontrava prese la via del ritorno. Lo spettacolo che gli si era presentato era orripilante: baracche fatiscenti coperte la maggior parte da amianto, casupole senza finestre, abitanti che gettavano che in strada i loro ‘bisogni’, un puzzo notevole ammorbava l’aria, giovani giocavano con palle di pezza, vecchi che al suo passaggio lo ossequiavano levandosi dalla testa un cappello bucherellato per chiedere la carità, anziane che mostravano un sorriso sdentato, una pena.  Norberto si imbatté in una ragazza piangente che si trascinava a mala pena, la soccorse, aveva i vestiti stracciati e il volto tumefatto. “Abbracciati a me, ti porterò al mio albergo.“ Il giornalista pensò di  aver parlato a vuoto, molto probabilmente la giovane parlava solo portoghese. Un colpo di fortuna,  Norberto aveva ricordato la strada percorsa all’andata. Appena uscito da quel budello vide un taxi vuoto che girava  in cerca di clienti, fece segno all’autista che prontamente si fermò e aiutò Norberto a caricare la ragazza a bordo e: “Pensione Trastevere”, l’autista fece segno col capo che aveva compreso dove doveva condurre i due. Come d’incanto spuntò la pensione, il tassista aiutò Norberto ad accompagnare dentro l’hotel la ragazza, ricevette trecento Real, i suoi occhi quasi uscirono dalle orbite. Lasciò a Norberto un  biglietto da visita: Alexandre Barbosa, un chiaro invito in caso di bisogno. Giovanni dopo un primo attimo di smarrimento fece accomodare i due nel suo ufficio: “Mi chiamo Jasmine Pereira, ho diciassette anni,  mia madre morta da poco, era italiana, grazie al signore che mi ha soccorso. Il mio problema è che non so dove andare, mio padre vuole che sposi un suo vecchio cugino, al mio rifiuto mi ha presa a botte, rientrando a casa…” “Caro Norberto, facendo alloggiare Jasmine nella mia pensione dovrei trascriverla nel registro delle presenze, in caso contrartio una soluzione ci sarebbe…ti costerebbe però un bel po’ di soldi, conosco dei poliziotti che chiuderebbero un  occhio, anzi tutti e due ma come ti dicevo…” “Mi farò mandare altra ‘grana’ dal redattore del giornale di cui sono corrispondente, l’importante che fornisca delle notizie che fanno rumore.” “Di questo non ti devi preoccupare, le favelas con i loro sciagurati abitanti ti potranno fornire storie  raccapriccianti, con qualche Real…per ora devi sistemarti nella stessa stanza con Jasmine, vi farò risultare marito e moglie, ti manderò Amanda una mia cameriera che ha la medesima taglia della ragazza, le fornirà tutto il vestiario occorrente per questa sera, domani la potrà accompagnare in un negozio per signore sempre che la tua carta di credito…” “La mia carta di credito è a carico del direttore del giornale che farà salti di gioia nel vedere le foto, è un  comunista sfegatato.” Ogni mattina Norberto vestito in maniera adeguata ai luoghi che frequentava vagava fra le favelas riuscendo a cogliere lati sempre più spiacevoli di quei posti,  inviava gli articoli e le foto al giornale a mezzo computer, risposte di apprezzamento da parte del redattore che aderì alla richiesta del suo giornalista di non pubblicare nulla sino al suo ritorno a Roma, poteva essere pericoloso che venisse scoperto, con i regimi totalitari non si scherza. Giovanni era un dormiglione, la mattina si alzava alle dieci, tutto l’ambaradan sino a quell’ora era affidato ad Angelo. Rasatura, doccia, spezzato, cravatta napoletana, cappuccino con brioche il signor Rocca era in piena forma seduto in una poltrona dell’ingresso della locanda in  lettura di un giornale brasiliano che esaltava le gesta del capo dello Stato. Gettò il quotidiano nel cestino quando vide arrivare una signora vestita di un abito ricamato azzurro, chiuso al collo e lungo sino ai piedi, una longilinea, sembrava una modella, unica ‘stranezza’ un cappello con veletta che le copriva parte del  viso. “Ben-vinda senhora, estou à sua disposiçâo” La senhora sbottò in una risata argentina anzi brasiliana, era Jasmine che era ‘passata’ anche da un parrucchiere, ‘fiezze’ biondicce le scendevano sul viso, gli occhi ‘abbottati’ nascosti dietro grandi occhiali scuri. Al rientro da una favela Norberto apprese la novità, novità decisamente piacevole, ‘ciccio’ a riposo forzato da tempo annusò l’aria…” Giovanni: “Amico mio non fare quella faccia, ti si vede lontano un miglio che sei arrapato…” “Andrò in camera a ripulirmi e vorrei che Angelo mettesse in atto un delle sue magie culinarie, ti prego di non fare battute gratuite, Jasmine è sempre una signora!” Angelo si era superato, sorbito il caffè Norberto: “Mia cara basta con le foto delle favelas, debbo inviare un reportage scattato all’interno di qualche locale particolare, comprendi cosa mi serve?” “Conosco per sentito dire un night il ‘Gregtur Elite’ che dicono frequentato  un po’ da tutti i sessi, vestiario di alta moda, clienti selezionati in portineria, sono curiosa di andarci, potremo chiedere ad Alexandre Barbosa di accompagnarci in quel locale.” Proposta accolta, il tassista venuto a conoscenza della loro destinazione si presentò dopo una mezzora in smoking, con la sua mole ed il suo sguardo indagatore mise sul chi va la il portiere del locale che apprezzò la sua figura: “Cari quanto siete, bene staccherò tre tessere, tremila Real l’uno, per te omone un trattamento di favore, mille Euro in meno.” Dalla voce il tale si era presentato… Luci soffuse, musiche invitanti all’intimità, signori e signore tutti truccati alla grande, difficile stabilire il sesso degli interessati. Alexandre di recò al bar dove ebbe successo col barista che cercò subito di agganciarlo, Norberto si godeva la compagnia di Jasmine, già guardandola…l’idillio durò poco, un tipo vestito in giacca a righe, pantaloni grigi, camicia bianca e papillon si presentò: “ Benvenuti, mi sono accorto subito che siete italiani, sono Adail Braga il direttore del locale, vorrei, col permesso del signore rapire per un po’ la sua dama, mi sembra sia una cantante, vorrei che si esibisse sul palco.” Senza chiedere ulteriori permessi prese sotto braccio Jasmine che, con un sorriso diede l’addio temporaneo al suo compagno niente affatto contento della situazione sino a quando una voce femminile: “Caro, un così bell’uomo tutto solo soletto, sono Barbara Sorrenti, che ne dici di farmi un po’ compagnia…vedo un bozzo sospetto, andiamo alla toilette…” Non fecero in tempo ad entrare che ‘ciccio’ fu circondato dalle labbra calde e accoglienti della signora, l’interessato ricambiò con un ‘getto’ che fece esclamare all’interessata: “un fiume in piena”, che ne dici di far un po’ compagnia alla mia gatta vogliosa?” All’ultimo momento la’ padrona’ cambiò indirizzo forse per pura di una gravidanza, il popò accolse beatamente ‘ciccio’ fino in fondo godendosela alla grande. Meglio rientrare in sala, sul palco si stava esibendo in modo canoro Jasmine con accanto il direttore Braga che facendo da claque invitava i presenti a battere le mani alla cantante di canzoni brasiliane, un successo immenso, il popolo delle favelas era stato dimenticato. Jasmine si stava dimostrando una interprete di classe della saudade brasiliana che risvegliò nei presenti la melanconia nostalgica tipica dei cariocas, alcuni piangevano, alla fine dell’esibizione battimani scroscianti, nel frattempo Barbara aveva ritenuto opportuno ‘tagliare la corda’, era quella di una ‘botta e via’. Jasmine decise di ritornare ‘all’ovile’, accompagnata al tavolo da uno sconsolato Adail Braga che si congedò con un baciamano  dando uno sguardo d’invidia a Norberto. Il romano aveva un’aria imbambolata notata da Jasmine col tipico intuito femminile, forse da lontano aveva notato qualcosa dei suoi traccheggi fatto sta che: un imperioso “Andiamo a casa!” pose fine al loro soggiorno al ‘Gregtur Elite’, ritorno non gradito dal tassista che nel frattempo aveva rimorchiato una biondona. Nessun compenso per il viaggio in taxi, bastavano i duemila Real, Alaxandre con un saluto frettoloso si congedò, forse andava a riprendere il ‘discorso’ interrotto con la carioca al night. Nella stanza da letto mutismo fra  Norberto e Jasmine, quest’ultima uscita dal bagno in baby doll sul letto si girò dalla parte opposta di quella assunta dal ‘fidanzato’, brutto segno. La mattina seguente seguitò il mutismo fra i due, a piedi una passeggiata verso il mare sino a quando la ragazza: “Sono vergine!” “Una bomba non avrebbe fatto meno fragore, Norberto era impallidito non tanto per il significato di quelle due parole ma per il tono significativo. Al ritorno nella locanda, dopo pranzo il romano: “Caro amico, ormai non ho più nulla da inviare a Roma, debbo rientrare nella capitale, ho deciso di non usare l’aereo, ti prego di cercare una nave da crociera per tornare in Italia.” Il silenzio era ‘piombato fra i tre, una notizia inaspettata. Jasmine si era ‘ammorbidita’, si domandava che fine avrebbe fatto, fu rassicurata da Norberto: “Se ti va puoi venire con me!” Un abbraccio con tanto di lacrime, pace fatta. La nave era la ‘Costa Fascinosa’, diciannove giorni per giungere a Genova, partenza la sera successiva alle diciannove. Al molo abbracci silenziosi, era presente anche Marino il cuoco. Caricati i bagagli il suono prolungato della sirena di bordo annunciò il distacco dal molo della nave dal molo, Jasmine aveva abbracciato il suo fidanzato. ‘Il mondo è delle donne’ la celebre citazione  riportata anche in un film di Negulesco rispondeva alla realtà, lo dimostrò Jasmine che di botto: “Che ne dici di sposarci?” Non fare gli occhi da bambolone oggi lo fanno anche gli uomini fra di loro, e tu ti trovi davanti un gran pezzo…” “Non ci fare caso, sarà il mal di mare, ti dico di più, contattiamo il capitano della nave.” Ad un marinaio di passaggio: “Giovanotto sai dove sta il comandante? “ “L’hai vistu su ù cassero.” ”Che lingua parla….” “Deve essere siciliano, guarda lassù…” Il capo della ‘Costa Fascinosa’ era sul cassero a colloquio con i suoi ufficiali, fu raggiungo da Norberto e da Justine che si presentarono dichiarando il loro desiderio di sposarsi. “Mi sembrava strano che finora nessuna coppia si fosse presentata per unirsi in matrimonio, sono Riccardo Boscolo venezian, Caberlotto fai preparare la cerimonia nel salone per dopo cena (tipico accento veneto).” Norberto a Jasmine ospiti  la sera al tavolo del comandante, alla fine della cena apparve una torta a tre stadi con in cima un omino piccolo in smoking con vicino una sposa giunonica (il capitano aveva il senso dello humor). Grandi applausi quando Jasmine tagliò la torta e baciò sulle gote il veneto Boscolo. Un marinaio in romanesco:“Regà stateve attenti, er capitano è pericoloso!” “Una volta figliolo, una volta!” C’era del rimpianto nella voce del comandante, antichi fasti…Dopo gli applausi dei presenti i novelli sposi si ritirarono in cabina; Jasmine era stata previdente, prima di imbarcarsi aveva acquistato un baby doll rosa con cui, uscita dal bagno si era presentata ad un Norberto stranamente inquieto, non era certo la prima donna che incontrava ma Jasmine era l’amore perdipiù vergine. “Caro sono un po’ spaventata, in collegio una mia compagna di stanza mi ha raccontato della sua prima volta, sicuramente aveva incontrato un buzzurro che, lei vergine, l’aveva brutalizzata. Erano a casa di lui, la madre indignata l’aveva sputtanata con tutti gli amici per il sangue trovato sulle lenzuola, oltre al dolore la beffa, la mia amica aveva dovuto cambiare scuola oltre al dolore patito!” “Preoccupazione infondata, ho portato con me un anestetico…chiudi gli occhi e abbandonati a me.” Jasmine per la prima volta in vita sua sentì il clitoride baciato con delicatezza e provò subito un orgasmo, altro che Eden, Norberto aveva dimostrato una signorilità sessuale inimmaginabile, alla ragazza scesero delle lacrime…”Ho capito cosa intendevi per anestetico ma siamo al punto di partenza!” “Non disperare cara….” Il novello sposo prese di nuovo in bocca il clitoride della consorte quando si accorse che lei stava per provare un altro orgasmo delicatamente la penetrò in vagina, un dolore per lei piacevole. Pian piano passavano i giorni: i porti di Santa Cruz, di Casablanca, di Alicante, di Recife e, al diciannovesimo giorno quello di Genova con la sua Lanterna. Papà Alfredo, messo al corrente dell’arrivo del figlio aveva provveduto a far arrivare nel porto della città ligure il nuovo ‘ragazzo di bottega, in verità un po’ sboccacciato: “Mè sà che siete i sposi novelli, ve se vede dalla faccia, in machina ve riposerete!” Gigi Iacovacci si era presentato da quel ‘coatto’ che era. La Maserati ‘Levante’rossa spiccava in autostrada sia per il colore rosso fuoco che per i sorpassi spericolati che il bravo Gigi metteva in atto non appena si trovava davanti un  altro veicolo. “Á coso, me sa che te giochi la patente!” “La machina è intestata a tù padre…va bene, te lo dico in italiano: modero la velocità!” Alfredo era a piazza Esedra dinanzi la negozio, non era invecchiato molto, abbracciò figlio e nuora,  lacrime in abbondanza. Dopo un breve passaggio nell’abitazione sopra il negozio, i quattro si recarono nel ristorante ‘Tazio’ in piazza della Repubblica. Seduti ad un tavolo con la veduta di Roma  giunse una ‘puella’, tipica brunona romana per accettare gli ordini dei presenti. Ti pare che Gigi si faceva i fatti suoi: “Padrone non presenti Clelia ai tuoi figli, voi due che ne dite?” ”Mi sa che ti devi trovare un altro lavoro!” “Scherzavo cavaliere io non so niente!” “Per non saper niente parli troppo, per stavolta passi.” Norberto era felice, si era ritrovato nel classico ambiente romanesco che gli mancava da tempo. “Papà mi fa piacere che…in fondo Gigi proviene dall’Esquilino, dicono il peggior quartiere di Roma, che puoi pretendere!” Gigi:“Norberto ti ricorderò nelle mie preghiere.” “È la volta buona che andrò all’inferno!” Si era creato un  clima cameratesco. La seguente mattina Norberto tutto allicchittiato (aggettivo appreso da un amico catanese) stava per uscire di casa per raggiungere Gigi e recarsi alla sede del giornale quando al telefono: “Buongiorno direttore…” “Non una parola di più, qui siamo in subbuglio, mandami via mail l’impronta digitale del tuo pollice destro, ti servirà per entrare al giornale.” Perplesso Norberto obbedì poi scese in strada a mise al corrente Gigi della novità, nessun commento anche il giovane era preoccupato. All’ingresso due Carabinieri indicarono a Norberto una ‘cassetta’ dove inserire il suo pollice, dopo un OK verde via libera ad entrare nei locali del giornale. “Norberto siamo in mezzo ai casini ma nello stesso tempo abbiamo raggiunto il nostro scopo. In seguito alle tue notizie ed alle foto inviatemi due numeri fa il nostro giornale è uscito con in prima pagina un articolo a caratteri cubitali: BRASILE – JAIR BOLSONARO – ‘LO SFASCISMO DEL CAPITALISMO’. All’interno notizie e foto.  Proteste  violente da parte dell’ambasciatore brasiliano. La sera successiva dinanzi alla sede del nostro giornale  sono scesi da un’auto due individui muniti di torce accese  e di contenitori di benzina probabilmente per dar fuoco al nostro portone ed ai nostri locali.  Fortuna fu che passasse in quel momento una pattuglia di Carabinieri che, sparando in aria hanno messo in fuga i delinquenti ma da allora siamo in clima di guerra, sorvegliati giorno e notte.” Norberto provò a buttarla in barzelletta: ”Dottor Santoro se mi manda un Svezia ci dichiarano guerra anche i flemmatici nordici!” “Non lo penso proprio e poi noi scandinavi siamo fortemente democratici!” L’affermazione proveniva da una stangona bionda, longilinea,  occhi blu che era ‘spuntata’ dalla toilette. Ovvio imbarazzo di un Norberto rimasto senza parole. La nordica proseguì: “Immagino che la sua sia stata solo un battuta, sono Ellen Singmander impiegata del settimanale, complimenti per i suoi articoli e soprattutto per le foto delle favelas, ho inviato copia del giornale in Svezia, ha fatto molto scalpore.” Norberto cercò di recuperare: “Il suo cognome è particolare, ha un significato?” “Si molto preciso: ‘difensore della vittoria.’” “Lei ha avuto molto probabilmente qualche avo Vichingo.” “Va a sapere,  mia madre era siciliana di Palermo, forse lei…” “Ragazzi al giornale abbiamo grossi problemi e voi…” “Scusasse direttore, la mia metà sicula ha reagito in maniera eccessiva.” Anche Norberto si scusò e pensò…che Ellen era un gran pezzo di topa, in quel momento Jasmine non era nei suoi pensieri, per uno in luna di miele... “Collega svedese che ne diresti di andare a riempire il pancino con cose romane, parlo di cucina, conosco il ristorante ‘Tazio’.” “Sottoscrivo col permesso del direttore.” “Levatevi dalle balle, se possibile mandatemi qualcosa da mettere sotto i denti.”  Norberto nel vicino bar riempì un vassoio di cose fritte, fece la solita tiritera con l’impronta del pollice, rifornì il direttore e poi  scese insieme ad Ellen. Gigi in attesa con la Maserati aveva osservato tutta la scena: “E io che faccio?” “Prendi l’autobus 99 e ti levi dalle balle.” “Si mentre tu te la spassi…” “Esatto figliolo, ti propongo un’alternativa: al ritorno ti regalerò una ‘Trabant’ sai quella bella auto ella Germania Orientale…” “Quella te la guidi tu, non serve nemmeno a trasportare la monnezza…”Seduti ad un tavolo del ristorante ’Tazio’ ai due si presentò la solita brunona che inaspettatamente: “Alfredo dov’è?” “S’è trovato un altra fidanzata!” Immediata sostituzione della ragazza con un cameriere uomo, Norberto ci aveva azzeccato. Alla fine del pranzo: “Caro, mi sei stato subito simpatico, devo svelarti qualcosa di intimo di me stessa, non sono completamente donna o meglio ho qualcosa di più: ho il ‘Knulla’ nome svedese di cazzo e due Testiklar in svedese testicoli, il cazzo è ha la  dimensione di quello di un bambino ma quando mi eccito diventa grosso, tieni per te quello che ti ho detto, il direttore del giornale non sa nulla.” Norberto un po’ sconcertato cambiò discorso: “Sono a Roma con mia moglie Juliette che ho sposato di recente, te la voglio presentare.” All’ingresso del palazzo sul muro della portineria Ellen notò uno strano cartello che era sfuggito a Norberto: ‘Gaia – Gea – Gemma – Gina: ‘brutta la nonna – brutta la mamma – brutta la figlia e la sorella, si brutta anche quella, viva la libertà’  “Voi italiani siete un po’ strani, non ne capisco il significato dello scritto.” “Solo un romano lo può interpretare, le quattro sono le donne addette alle pulizie dei locali, un ‘bel esprit’ ha scritto quel cartello che è servito alle quattro per avere più mance da parte  dei proprietari e degli inquilini degli appartamenti.” Jiuliette era dinanzi alla porta d’ingresso, abbracciò la nuova arrivata: “Mio marito ha avuto sempre buon gusto in fatto i femminucce, tu ne sei la prova, dopo una latina si è buttato sul nordico.” “Aspetta a sapere tutta la verità, a stomaco pieno digerirai meglio la novità.” Dopo il caffè Juliette invitò i due a salire nell’attico sovrastante che Alfredo le aveva messo a disposizione per essere un po’ tutti più liberi…La brasiliana fu informata delle ‘qualità’ fisiche della svedese, al contrario di suo marito non si meravigliò, in Brasile ce n’erano tanti o tante: “Caro penso che sia proprio tu a provare di persona i ‘giocattoli’ della nostra ospite.” “Manco pè gnente, ci tengo al mio popò, tra l’altro ho compreso che da piccolo il ‘knulla’ diventa molto grande!” “Allora lo proverò io, forse hai paura di  fare  brutta figura!” La previsione si avverò, il ‘piccolo’ man mano che Elle si eccitava divenne di dimensione fuori del comune ‘magno cum gudio’ di Justine che se la godette alla grande sinché il knulla ritornò allo stato’infantile’. Senza nessun motivo Jiustine abbracciò il marito: “M’è piaciuto ma non ci proverò più, la mia cosina è tutta arrossata e per fortuna non ho provato col deretano… 

  • 28 aprile alle ore 16:35
    LA MEDAGLIA DI CARTONE

    Come comincia: Per chi vuol primeggiare la 'Medaglia di
    Cartone' (quarto posto) è la peggior disgrazia
    che gli possa capitare. Eugenio Principe aveva
    vinto il concorso per l'Ammissione al 73°
    Corso Allievi Sottufficiali della Guardia di
    Finanza dell'Aquila. Superati brillantemente
    gli esami del 1° e del 2° anno aveva indossato
    la striscia di Maresciallo. Era stato sempre il
    primo del corso ma, con sua grande
    sconforto, superati gli esami si trovò relegato
    al 4° posto della classifica finale del
    Battaglione. Per i suoi colleghi sarebbe stato
    un motivo di orgoglio ma non per Eugenio cui
    sin da piccolo era stata inculcata l'idea di
    essere sempre il primo in ogni campo. Papà
    Armando lo consolò 'equipaggiandolo' di una
    carta di credito. Altro cadeau: l'ultima Alfa Romeo Stelvio grigio argento metallizzato auto dallo 'sguardo corrusco'. "Figlio mio se fosse viva tua povera madre..." "Papà lasciamo da parte le
    tristezze, la mamma sta meglio dove sta, con
    tutte quelle corna che le hai piantato!" "Non
    essere cattivo col genitore, ecco il libretto di
    circolazione della macchina, dentro vi sono
    quarantasette cambiali per portare a
    termine l'acquisto." Eugenio si immaginava
    quella soluzione, suo padre era quello della
    filosofia: 'I soldi te li devi guadagnare
    altrimenti sono maledetti', con questa
    motivazione dimostrava tutta la sua spiccata
    spilorceria. Era stata mamma Mecuccia (vezzeggiativo di Domanica) prima di morire a
    'rifornire' l'amato figliolo di grana in banca e
    la proprietà di terreni di uve pregiate in quel
    di Grotte di Castro in provincia di Viterbo. Da
    Roma, casa del genitore a Rimini in vacanza
    di per ritemprare 'ciccio' e poi convocazione
    al Lido di Ostia per conoscere la destinazione
    definitiva: 'Nucleo di Polizia Economico-
    Finanziaria di Ancona', poteva andare peggio, anche se non amava essere trasferito al sud. Niente addii col padre: con camicetta, pantaloni corti e scarpe di corda (mese di
    agosto) Roma - Ancona erano quattro ore di
    auto con le gallerie recentemente in
    funzione. Con l'ausilio del GPS satellitare
    Eugenio si trovò dinanzi al portone della
    caserma in via Paolo Borsellino. Il piantone
    della caserma lo guardò dallo spioncino:"Ndò
    credi d'annà cò sto siluro?" I Romani sono
    peggio dei napoletani, li trovi dappertutto
    (pensiero di Eugenio). "A coso datte nà
    smossa a rapri sto portone." "Sei puro tu
    romano?" "Romano de San Giovanni e
    maresciallo puro." "Dù volte benvenuto. Sto
    smontando, t'accompagno in foresteria, c'è, 'n posto libero, te porto la valigia, er baule lo
    portamo dopo 'n due." "Mo che me so
    sistemato raccontarne 'n po' de pettegolezzi
    soprattutto de corna e cose der genere." "C'è
    solo da sceje" Giovanni Proietti cominciò dal
    comandante maggiore Salvatore Montuori:
    statura media, baffi folti, voce rauca dovuta
    agli anni di permanenza in istituti di istruzione, si scopava Liliana la moglie del
    brigadiere Ignazio Ferilli detto 'gnazio la
    sventola' per le dimensioni del suo 'idolo'. A
    sua volta il brigadiere si 'ripassava' Rosetta la
    consorte del maggiore piccola di statura
    brutta, ricchissima con una caratteristica
    particolare: data la dimensione del naso, in
    spiaggia, al Lido del Finanziere, sfoggiava una
    'nasca' protetta da carta stagnola per evitare
    spiacevoli bruciature, una macchietta! Data
    l'assenza sessuale del marito come detto la
    dama se la 'faceva 'nfilare' da 'gnazio la
    sventola' 'suo magno gusto'. In spiaggia le
    due signore ufficialmente ignoravano le loro
    reciproche corna e si cercavano a viva voce:
    "Liliana-Rosetta, Rosetta-Liliana, il duetto era
    diventato un mantra per i presenti.  Isabella Ferilli, la figlia di Ignazio, era venuta a conoscenza della liaison di Giovanni Proietti per essere lui fidanzato di un'amica di Isabella. La Isa riceveva istruzioni sessuali da suo padreper come comportarsi senza problemi col ricco spasimante erede di una nobile
    famiglia. Vincenzo Calabrò era osteggiato dai
    suoi genitori senza risultato, era innamorato
    cotto della fanciulla. Esempio di istruzione
    paterna: "Non fartelo mettere fra le cosce, è
    pericoloso, stai pure attenta se gli fai una
    sega, quando lo prendi in bocca attenzione
    dove sputi lo sperma. Se vuole ad ogni costo
    scoparti ricorda la poesia di Tommaso
    Marinetti: 'Noi siam le vergini dai candidi
    manti siam rotte di dietro ma sane davanti."
    Eugenio istallatosi nel suo ufficio volle come
    scrivano il paesano Giovanni Proietti ben
    contento di 'togliersi' dal servizio di piantone.
    Primo incarico: eseguire una verifica fiscale
    ad una ditta di frigoriferi la "Pieralisi' S.p.A.'
    corrente a Falconara Superiore. La titolare
    Amalia Furlan biondona veneta, vedova,
    messa al corrente della presenza in ditta
    della Guardia di Finanza quasi svenne,
    "Signora se vuole veniamo un'altra volta,
    venga al bar così potremo fare conoscenza." Eugenio ci aveva fatto già un pensierino. La
    dama conquistata anche dal fascino romano
    si riprese, Eugenio rimandò al pomeriggio
    l'inizio della verifica per mettere in grado il
    consulente della ditta di coprire eventuali
    'magagne' tributarie. In tre a pranzo nel
    vicino ristorante 'Berni', tutto a base di
    pesce, finale: gelato al caffè specialità della
    ditta, conto a carico del proprietario del
    ristorante. Ritornati nell'ufficio della ditta
    una sorpresa, il consulente della società
    Eugenio Dottori introvabile, era stato
    sostituito dal giovane dello studio che in
    materia tributaria ne 'mangiava' poco.
    "Signora, soluzione trovata, inizierò ora la
    verifica con l'impostare il 'verbale delle
    operazioni compiute', domani è domenica,
    per lunedì cerchi di rintracciare il consulente." "Maresciallo mi farebbe piacere se lei restasse a casa mia, si trova sopra la fabbrica..." Come rinunziare ad un chiaro invito? "Giovanni tu torna in caserma con l'autobus, lasciami la macchina della Amministrazione, ci vedremo lunedì mattina,
    vieni con la moto targata G. di F., buon week
    end." "Buon weekend un cazzo!" bofonchiò
    lo scontento finanziere, come dargli torto!
    Nel pomeriggio chiacchiere di circostanza ed
    ascolto di musica soft, cena al solito
    ristorante con conto (molto alleggerito dal
    proprietario) a carico del maresciallo. Finale
    previsto: Amalia, ormai su di giri in bagno per
    'sistemare' la cosina, rientro in camera nuda
    (era bionda naturale) e poi mentre il Principe
    Eugenio stava a sua volta entrando nella
    toilette un fracasso proveniente dai
    sottostanti locali della fabbrica. La padrona
    ed il maresciallo sul ballatoio per rendersi
    conto della situazione: uno spettacolo non
    previsto: il consulente tributario nell'ufficio
    della ditta sommerso dalle carte e tre
    dipendenti Valerio Cinti, Ugo Civerchia e
    Fabio Fazio (detto coccodè per le sue
    propensioni sessuali) a caricare merce su un grosso camion. "Non è un mezzo della ditta,
    stanno rubando la merce stì mascalzoni."
    "Sono solo e disarmato, fammi prendere in
    mano la situazione." Al telefonino Eugenio
    raggiunse Giovanni: "Finalmente ci vuole
    tanto a rispondere!" "Ero occupato." Una
    voce femminile vicino a lui: "Chi è sto
    rompicazzi?" "Il mio capo... che c'è di tanto
    urgente!" "Stanno rubando nella fabbrica di
    Amalia, sono disarmato, loro sono in quattro,
    vestiti in divisa, porta la pistola, la paletta e il
    Mab e raggiungimi, ti indicherò la strada col
    telefonino." "Il Mab non lo abbiamo da
    tempo in dotazione..." "Maledizione, sveglia
    l'armiere, fatti consegnare il primo fucile che
    ti potrà dare, uno qualsiasi anche una Berta."
    "Signor rompicazzi o come diavolo ti chiami
    perché non provi a...stavo facendo un
    blowjob al tuo collega..." "Senti inglesina, il
    pompino glielo farai un'altra volta." Amalia
    nel frattempo aveva indossato una vestaglia,
    uscito Eugenio si barricò in casa. Il
    maresciallo aveva preso posto sull'auto
    dell'Amministrazione e stava seguendo a
    debita distanza  per non farsi ‘sgamare’ il camion carico di frigoriferi.. Ci pensò il finanziere
    Proietti con la sirena della moto a tutto
    volume a cercare di fermare il camion, si fece affiancareda Giovanni e: "Sparagli alle gomme posteriori, sarà meno pericoloso per un eventuale
    sbandamento."L'ordine ebbe l'effetto voluto,
    l'autocarro si fermò al margine destro della
    strada, l'autista Valerio Cinti aprì lo sportello
    di destra e sparì nella campagna circostante
    insieme a 'coccodè' quanto mai impaurito,
    Ugo Civerchia non potè fare altrettanto
    bloccato dal maresciallo Principe. Due giorni
    dopo su un giornale locale apparve l'articolo:
    'Brillante Operazione della Guardia di Finanza.
     Bloccato un automezzo carico di frigoriferi
    rubati, indagato anche il consulente
    tributario della ditta." Il merito
    dell'operazione fu attribuito al maggiore
    Montuori che 'aveva pianificato l'intervento'
    ed al colonnello comandante che 'aveva dato
    le direttive per le operazioni.' (solita
    appropriazione indebita di onori.) Cos'è la
    'Berta'? Niente di attuale, era un cannone a
    lunga gittata con cui i tedeschi bersagliavano
    obiettivi francesi ed inglesi durante la prima
    guerra mondiale. Nel frattempo erano
    accaduti dei fatti che avevano cambiato I vita
    delle famiglie Ferilli e Calabro quella del
    fidanzato di Isabella. Il 'pater familias' di
    quest'ultima via telefono pregò Gnazio di
    raggiungerlo nel suo ufficio di import-export
    per un colloquio riservato. "Signor Ferilli,
    grazie per aver accettato il mio invito.
    Sicuramente conosce il legame fra mio figlio
    e sua figlia, nel frattempo si è creata una
    nuova situazione fra me ed un lontano
    parente da tempo residente a Vancouver in
    Canada dove ha fatto fortuna. Louis non
    vuole lasciare i suoi beni ai parenti della
    moglie canadese con cui non è in buoni
    rapporti, mi ha chiesto se sono favorevole al
    matrimonio di sua figlia Isabella con il suo
    Vincenzo, ci sono di mezzo molti soldi." "lo
    ce ci guadagno?" "Un sei zeri con davanti un
    uno che ne dice?" Gnazio si fece più audace:
    "E se davanti ci mettiamo un due?" "Non le
    pare di esagerare? Facciamo uno virgola
    cinque, se lei è d'accordo farò imbarcare mia
    moglie e mio figlio sul primo aereo per
    Vancouver, mia dia l'IBAN della sua banca,
    good luck agli sposi!" A casa: "Liliana ed
    Isabella novità, Sergio Calaabrò manderà il
    figlio Vincenzo in Canada per sposare una
    lontana parente molto ricca, a noi
    giungeranno nelle tasche un milione e mezzo
    di Curo, domani darò le dimissioni dalla
    Guardia di Finanza, brindiamo col pro-secco
    della signora veneta Amalia Furlan,
    acquisterò una DS rosso fuoco per far invidia
    a quei quattro morti di fame dei nostri
    parenti in Puglia." Commenti dei paesani:
    "Questo stronzo con la divisa della Finanza
    ha fatto i soldi sicuramente rubando..."
     

  • 28 aprile alle ore 16:00
    ALBERTO IL BALLERINO

    Come comincia: Era in una posizione come dire da parapaffio (volgarmente paraculo) quella di Alberto Manfredini figlio del direttore di una banca a Roma. Studente, più che altro perditempo all’ultimo anno di Ragioneria all’Istituto ‘Leonardo da Vinci’ , Il pomeriggio non si applicava a ‘fare i compiti’ con la ovvia conseguenza che il giorno seguente non era preparato, soluzione: non andare in classe e, con una collega anch’ella impreparata, frequentare il vicino Colle Oppio  luogo riparato con i suoi cespugli dagli sguardi dei guardoni. Che bello essere liberi dalla paura di essere interrogati con la conseguenza di ‘beccarsi’ al meglio in quattro o addirittura un due: uno per andare dal proprio posto alla cattedra ed uno per fare il percorso inverso (battuta poco felice della professoressa Freddi insegnante di lingue, zitella inacidita.) Venuto a conoscenza del fatto il paterno dottor Corrado prese una decisione drastica: far capire al figlio Alberto quanto fosse impegnativo guadagnarsi da vivere  e non fare il vitellone mostrando ad Ostia il bel fisico che madre natura gli aveva concesso. Pensa e ripensa… Una mattina venne in banca il direttore di una compagnia di avanspettacolo. Il signor Antonino Bonannella si era recato all’Istituto di Credito per un prestito che normalmente il dottor Manfredini non gli avrebbe concesso ma… ”Signor Bonannella, comprendendo le sue esigenze  dato che con la sua compagnia si deve recare a Londra ma quella che lei mi chiede è una somma troppo elevata, riuscirà a restituirla?” “Dottore è un’occasione unica, mi hanno offerto di far esibire la mia compagnia al teatro ‘Za Bum’, se sfondo io ed i miei dipendenti ci sistemeremo per sempre…” “Affare fatto ad una condizione, deve portare con la sua compagnia mio figlio Alberto un emerito perdi tempo, gli faccia anche pulire i cessi ma deve farlo in qualche modo lavorare e guadagnare, anche uno stipendio misero andrà bene.” “Dottore dica a suo figlio di farsi trovare all’aeroporto ‘Leonardo da Vinci’ dopodomani alle nove, bagaglio piccolo, grazie.” La notizia dell’incarico fu data ad Alberto ed alla mamma Violante durante la cena, un fulmine a ciel sereno anche perché il non buon papà ribadì che avrebbe consegnato ad Alberto solamente quaranta sterline per le piccole spese e la mamma non doveva assolutamente foraggiarlo! Trasferimento al ‘Leonardo da Vinci’ in taxi, nessuno dei due genitori accompagnò Alberto il quale si consolò in parte alla vista di sei ballerine niente male. All’aeroporto di Luton un fotografo ingaggiato dal signor Bonannella  scattò molte foto soprattutto alle deliziose ballerine che mostravano di essere munite di slip di colori vivaci. Un pulmino accolse la compagnia composta da undici persone fotografo, comico e cantante compresi, destinazione un’abitazione adibita all’accoglienza di turisti di passaggio. Alfio Todaro un baffuto signore corpulento   accolse gli ospiti,  si presentò, offrì pensione completa a settanta sterline al giorno, era siciliano, di Messina. L’abitazione si dimostrò di non essere in buone condizioni, sicuramente abbandonata da tempo ma a quel prezzo…” Il Bonannella prese in mano la situzione: “Signore e signori io andrò a munirmi di quanto occorrente per la pulizia, voi sistematevi con i suggerimenti del padrone di casa, tu in particolare signor Manfredini ricordati quanto disposto da tuo padre!” Così iniziò la triste historia di Alberto cui toccò di andare a ‘sistemare’ le toilettes. Cena al Pub ‘The Sanil’ (La Chiocciola) come da immagine sul cartellone esterno. Locale  pieno di gente, di fumo e di vecchi ‘gallinacei’ che tentarono inutilmente di ‘sedurre’ le ragazze. “Signorine sbrigatevi domani ci aspetta una giornata faticosa.” Alberto pensò alla sua giornata ed ebbe un lampo di genio: dato che in casa non c’erano nè lavatrice, né frigorifero, né lavastoviglie... “Mammina cara scusa se ti ho svegliato,  a Londra abbiamo un diverso fuso orario, ricordo  che non mi puoi mandare soldi ma potresti aiutarmi in altro modo.” “Come figlio mio?” “Va nel vicino negozio di elettrodomestici del signor Alvise, quello che ti fa la corte, ordinagli una lavatrice, una lavastoviglie e grande frigorifero a due sportelli e mandami il tutto qui a Londra a casa del signor Alfio Todaro in  Owl  Street n.68, dì ad Alvise che lo pagherai a rate… insomma vedi tu, qui faccio i lavori più pesanti, grazie mamma.” Dopo dieci giorni un camion della ditta LKW WALTER TRANSPORT si fermò dinanzi casa del signor Todaro, i due autisti scesero dal camion il materiale ordinato da Alberto, lo portarono dentro casa, dieci sterline di mancia ad ognuno da parte di uno stupito Alfio. Convocato Alberto questi con faccia da ingenuo: “Signor Todaro tutto a mie spese ma mi faccia fare lavori meno pesanti.” “Ti accontento, stasera ti farò debuttare, vediamo quello che saprai fare,  il signor Todaro tradurrà in inglese quello che dici, cerca di far ridere gli spettatori.” Alberto ricordò che a scuola,  alla festa di fine anno aveva imparato a ballare il tango, una sua dote naturale forse trasmessagli dalla madre che da giovane, dicevano, avesse partecipato a qualche avanspettacolo. Il futuro tanghista scovò un negozio di robi vecchi, proprio quello che faceva al suo caso. Rinvenne un cappello nero a larghe falde orizzontali e delle rose rosse di plastica a gambo lungo, il tutto quaranta sterline giuste giuste.  Alle ventuno si aprì il sipario, Alberto era titubante quando un calcione nel culo lo proiettò al centro dello scenario solo che si trovò con le spalle agli spettatori ed andò a sbattere la faccia contro il muro del palcoscenico, si girò con l’espressione del viso da ebete come quello che ‘non ci culpa’, alcuni spettatori risero. Signori inglesi vi chiedo scusa se non parlo la vostra lingua ma spero che in breve tempo  con l’aiuto di qualche brava ragazza…magari come quella signorina rossa in prima fila…miss come si chiama…forse è muta? Ho capto il signore vicino a lei è geloso e poi dicono degli italiani…Preso dal vortice dello spettacolo Alberto scese in platea, fece segno all’orchestra di ‘attaccare’ il tango ‘La Cumparsita’ gia precedentemente concordato, si trovò davanti una signora grassoccia tutta vestita di viola, dal seno sciabordante,  lunghi capelli neri  dietro le spalle, la prese fra le braccia e iniziò a tangare sempre più velocemente. La dama non aveva nulla delle figlie di Albione, sembrava piuttosto una sud america. Alberto si recò presso l’orchestra, chiese di suonare solo tanghi, tornò nel corridoio della sala  tutta illuminata dall’alto, si tolse la camicia mostrando la muscolatura da atleta, applausi a non finire soprattutto da parte delle miss che non più  recalcitranti, volevano ballare tutte con lui. Un successo riportato a grandi titoli il giorno seguente dal  giornale ‘Variety’  ‘A Londra un nuovo Rodolfo Valentino.’ Tutta la compagnia ne beneficiò, si trasferì ad esibirsi  in altri teatri  della capitale inglese, ad alloggiare  all’hotel ‘Vilenza’ed a fruire dei pasti  solo in ristoranti italiani (quelli inglesi offrivano…lasciamo perdere). Finale col botto per Alberto che aveva subodorato qualcosa. “Mamma ti invito a venire a Londra, lascia per un po’ da solo quel pelandrone di tuo marito.” “Avevo già pensato di venirti a trovare, mi porterò appresso una cara amica.” Sulla scaletta del Boeing mammina si presentò sola, giustificazione strana: ‘Papà mi ha accompagnato all’aeroporto, la mia amica verrà domani alla stessa ora.” Il giorno successivo sulla scaletta dell’aereo una sorpresa, l’amica aveva i pantaloni e si chiamava Alvise. “Mi sa che in giro a Roma c’è un cornuto in più!” “Facciamo due: ho fatto seguire tuo padre da un investigatore privato, se la fa con la segretaria, gli è costato una carta di credito platino ed altri  cosucce che stabilità il tribunale, abbraccia il nuovo papino!”

  • 28 aprile alle ore 16:00
    ALBERTO IL BALLERINO

    Come comincia: Era in una posizione come dire da parapaffio (volgarmente paraculo) quella di Alberto Manfredini figlio del direttore di una banca a Roma. Studente, più che altro perditempo all’ultimo anno di Ragioneria all’Istituto ‘Leonardo da Vinci’ , Il pomeriggio non si applicava a ‘fare i compiti’ con la ovvia conseguenza che il giorno seguente non era preparato, soluzione: non andare in classe e, con una collega anch’ella impreparata, frequentare il vicino Colle Oppio  luogo riparato con i suoi cespugli dagli sguardi dei guardoni. Che bello essere liberi dalla paura di essere interrogati con la conseguenza di ‘beccarsi’ al meglio in quattro o addirittura un due: uno per andare dal proprio posto alla cattedra ed uno per fare il percorso inverso (battuta poco felice della professoressa Freddi insegnante di lingue, zitella inacidita.) Venuto a conoscenza del fatto il paterno dottor Corrado prese una decisione drastica: far capire al figlio Alberto quanto fosse impegnativo guadagnarsi da vivere  e non fare il vitellone mostrando ad Ostia il bel fisico che madre natura gli aveva concesso. Pensa e ripensa… Una mattina venne in banca il direttore di una compagnia di avanspettacolo. Il signor Antonino Bonannella si era recato all’Istituto di Credito per un prestito che normalmente il dottor Manfredini non gli avrebbe concesso ma… ”Signor Bonannella, comprendendo le sue esigenze  dato che con la sua compagnia si deve recare a Londra ma quella che lei mi chiede è una somma troppo elevata, riuscirà a restituirla?” “Dottore è un’occasione unica, mi hanno offerto di far esibire la mia compagnia al teatro ‘Za Bum’, se sfondo io ed i miei dipendenti ci sistemeremo per sempre…” “Affare fatto ad una condizione, deve portare con la sua compagnia mio figlio Alberto un emerito perdi tempo, gli faccia anche pulire i cessi ma deve farlo in qualche modo lavorare e guadagnare, anche uno stipendio misero andrà bene.” “Dottore dica a suo figlio di farsi trovare all’aeroporto ‘Leonardo da Vinci’ dopodomani alle nove, bagaglio piccolo, grazie.” La notizia dell’incarico fu data ad Alberto ed alla mamma Violante durante la cena, un fulmine a ciel sereno anche perché il non buon papà ribadì che avrebbe consegnato ad Alberto solamente quaranta sterline per le piccole spese e la mamma non doveva assolutamente foraggiarlo! Trasferimento al ‘Leonardo da Vinci’ in taxi, nessuno dei due genitori accompagnò Alberto il quale si consolò in parte alla vista di sei ballerine niente male. All’aeroporto di Luton un fotografo ingaggiato dal signor Bonannella  scattò molte foto soprattutto alle deliziose ballerine che mostravano di essere munite di slip di colori vivaci. Un pulmino accolse la compagnia composta da undici persone fotografo, comico e cantante compresi, destinazione un’abitazione adibita all’accoglienza di turisti di passaggio. Alfio Todaro un baffuto signore corpulento   accolse gli ospiti,  si presentò, offrì pensione completa a settanta sterline al giorno, era siciliano, di Messina. L’abitazione si dimostrò di non essere in buone condizioni, sicuramente abbandonata da tempo ma a quel prezzo…” Il Bonannella prese in mano la situzione: “Signore e signori io andrò a munirmi di quanto occorrente per la pulizia, voi sistematevi con i suggerimenti del padrone di casa, tu in particolare signor Manfredini ricordati quanto disposto da tuo padre!” Così iniziò la triste historia di Alberto cui toccò di andare a ‘sistemare’ le toilettes. Cena al Pub ‘The Sanil’ (La Chiocciola) come da immagine sul cartellone esterno. Locale  pieno di gente, di fumo e di vecchi ‘gallinacei’ che tentarono inutilmente di ‘sedurre’ le ragazze. “Signorine sbrigatevi domani ci aspetta una giornata faticosa.” Alberto pensò alla sua giornata ed ebbe un lampo di genio: dato che in casa non c’erano nè lavatrice, né frigorifero, né lavastoviglie... “Mammina cara scusa se ti ho svegliato,  a Londra abbiamo un diverso fuso orario, ricordo  che non mi puoi mandare soldi ma potresti aiutarmi in altro modo.” “Come figlio mio?” “Va nel vicino negozio di elettrodomestici del signor Alvise, quello che ti fa la corte, ordinagli una lavatrice, una lavastoviglie e grande frigorifero a due sportelli e mandami il tutto qui a Londra a casa del signor Alfio Todaro in  Owl  Street n.68, dì ad Alvise che lo pagherai a rate… insomma vedi tu, qui faccio i lavori più pesanti, grazie mamma.” Dopo dieci giorni un camion della ditta LKW WALTER TRANSPORT si fermò dinanzi casa del signor Todaro, i due autisti scesero dal camion il materiale ordinato da Alberto, lo portarono dentro casa, dieci sterline di mancia ad ognuno da parte di uno stupito Alfio. Convocato Alberto questi con faccia da ingenuo: “Signor Todaro tutto a mie spese ma mi faccia fare lavori meno pesanti.” “Ti accontento, stasera ti farò debuttare, vediamo quello che saprai fare,  il signor Todaro tradurrà in inglese quello che dici, cerca di far ridere gli spettatori.” Alberto ricordò che a scuola,  alla festa di fine anno aveva imparato a ballare il tango, una sua dote naturale forse trasmessagli dalla madre che da giovane, dicevano, avesse partecipato a qualche avanspettacolo. Il futuro tanghista scovò un negozio di robi vecchi, proprio quello che faceva al suo caso. Rinvenne un cappello nero a larghe falde orizzontali e delle rose rosse di plastica a gambo lungo, il tutto quaranta sterline giuste giuste.  Alle ventuno si aprì il sipario, Alberto era titubante quando un calcione nel culo lo proiettò al centro dello scenario solo che si trovò con le spalle agli spettatori ed andò a sbattere la faccia contro il muro del palcoscenico, si girò con l’espressione del viso da ebete come quello che ‘non ci culpa’, alcuni spettatori risero. Signori inglesi vi chiedo scusa se non parlo la vostra lingua ma spero che in breve tempo  con l’aiuto di qualche brava ragazza…magari come quella signorina rossa in prima fila…miss come si chiama…forse è muta? Ho capto il signore vicino a lei è geloso e poi dicono degli italiani…Preso dal vortice dello spettacolo Alberto scese in platea, fece segno all’orchestra di ‘attaccare’ il tango ‘La Cumparsita’ gia precedentemente concordato, si trovò davanti una signora grassoccia tutta vestita di viola, dal seno sciabordante,  lunghi capelli neri  dietro le spalle, la prese fra le braccia e iniziò a tangare sempre più velocemente. La dama non aveva nulla delle figlie di Albione, sembrava piuttosto una sud america. Alberto si recò presso l’orchestra, chiese di suonare solo tanghi, tornò nel corridoio della sala  tutta illuminata dall’alto, si tolse la camicia mostrando la muscolatura da atleta, applausi a non finire soprattutto da parte delle miss che non più  recalcitranti, volevano ballare tutte con lui. Un successo riportato a grandi titoli il giorno seguente dal  giornale ‘Variety’  ‘A Londra un nuovo Rodolfo Valentino.’ Tutta la compagnia ne beneficiò, si trasferì ad esibirsi  in altri teatri  della capitale inglese, ad alloggiare  all’hotel ‘Vilenza’ed a fruire dei pasti  solo in ristoranti italiani (quelli inglesi offrivano…lasciamo perdere). Finale col botto per Alberto che aveva subodorato qualcosa. “Mamma ti invito a venire a Londra, lascia per un po’ da solo quel pelandrone di tuo marito.” “Avevo già pensato di venirti a trovare, mi porterò appresso una cara amica.” Sulla scaletta del Boeing mammina si presentò sola, giustificazione strana: ‘Papà mi ha accompagnato all’aeroporto, la mia amica verrà domani alla stessa ora.” Il giorno successivo sulla scaletta dell’aereo una sorpresa, l’amica aveva i pantaloni e si chiamava Alvise. “Mi sa che in giro a Roma c’è un cornuto in più!” “Facciamo due: ho fatto seguire tuo padre da un investigatore privato, se la fa con la segretaria, gli è costato una carta di credito platino ed altri  cosucce che stabilità il tribunale, abbraccia il nuovo papino!”

  • 28 aprile alle ore 10:15
    LA SEMIVERGINE

    Come comincia: Il giorno precedente il dottor Virginio Pillitteri, ginecologo con studio in via del Fante a Roma aveva ricevuto una telefonata da parte di una signora, nulla al di fuori dell’ordinario data la sua professione solo che la dama si era dimostrata reticente. “Signora io sono a disposizione delle clienti, se non vuole incontrare nessuno in sala d’aspetto venga domani alle tredici. Alle tredici in punto una signora bruna, alta, elegante era entrata nello studio, con fare disinvolto aveva allungato una mano per salutare ed iniziare a colloquiare col medico. “Dottore si tratta di questione delicata per questo…” “Signora le faccio presente che non eseguo aborti…” “Nulla di tutto questo, mia figlia ha bisogno di una ricucitina…” “Il buon Virginio la buttò sulla battuta umoristica. “Madame non sono un sarto…seguiti pure.” “Leonarda non è più vergine…” “Signora ai giorni d’oggi i ragazzi iniziano a fare sesso sin da giovanissimi….” “Vorrei che mia figlia tornasse vergine.” “È possibile sempre che sia maggiorenne.” “Ho qui la sua carta di identità ed una fotocopia, tutto  regolare, faccio entrare la ragazza,Leonarda… ” La mamma preferì ritornare nella sala d’aspetto. Il medico si aspettava una giovane disinibita invece si presentò una spilungona dal fisico atletico niente trucco, grandi occhi scuri, espressione del viso infantile.” Dottore io non volevo venire, mia madre…” “Lascia stare tua madre, dimmi se sei d’accordo con questo intervento, psicologicamente è impegnativo.” La ragazza aveva preso a piangere, quando si rassettò: “Per me è stata una tragedia, volevo riservare il mio fiorellino all’uomo che amerò invece sono stata venduta da mia madre ad un vecchio zozzone per tanti, tantissimi soldi …” “Sediamoci e cerchiamo di capire i tuoi desiderata, insomma cosa hai deciso.” “Mamma è una prostituta di alto bordo, vorrebbe che anchi’io…ma io voglio studiare lingue all’Università.” Lungo silenzio poi “Vuoi che convinca tua madre ad evitarti …” “No, ho deciso che lei dica a mia madre di aver effettuato l’intervento senza eseguirlo, in fondo la verginità era un mito anni addietro. Senza problemi seguiterò a giocare a pallacanestro in una squadra femminile  “Farò finta di praticarti una anestesia locale, chiudi gli occhi, per rendere più credibile la situazione ti raserò il pube, posso chiederti perché non vuoi essere ‘ricucita?” “Mi è stata inculcata a scuola l’importanza della lealtà, ricordo un aforisma: ‘La mancanza di lealtà è la causa del fallimento in ogni ambito della vita’, voglio essere sincera col mio futuro marito. Le faccio una richiesta cui lei può non aderire, non ho mai provato un orgasmo, ti sarei grata se mi baciassi il fiorellino ed anche  penetrarmi, sarai  il primo mio fidanzato.” “Professionalmente era una cosa scorretta ma Virginio preso dall’atmosfera erotica  assecondò il desiderata di Leo: “Vieni pure dentro, prendo la pillola.” Finita ‘l’operazione’ Virginio chiamò la signora D’Angelo che preoccupatissima: “Dottore problemi? Mia figlia ha passato molto tempo nello studio.” “Tutto a posto, faccia venire da me Leonarda fra una settimana per un controllo,, niente compenso.” Adriana: “Se lei ha bisogno…”Virginio fece segno con una mano di non accettare la proposta, bastava la figlia che dopo sette giorni si ripresentò alle tredici allo studio del medico, ci ’scappò un altro rapporto sessuale. Leonarda si iscrisse all’Università, seguitò a giocare nella formazione di pallacanestro ‘Ginnastica Bertuccelli’. il nome era quello di un signore che sovvenzionava la squadra in ricordo della consorte deceduta in un incidente stradale. Virginio era rimasto colpito dal  modo particolare della conoscenza di madre e  figlia, ‘fra le mani’ aveva tante donne ma quelle….. Adriana dopo una settimana si presentò alle tredici senza la ragazza: “Leonarda è fuori Roma con la squadra.” “Signora mi dica qualcosa della sua vita.”  “Il mio passato è stato tragico, mio marito impresario edile è caduto da un edificio in costruzione, morto sul colpo. Il socio era un imbroglione, fece risultare la società in perdita, io e mia figlia restammo senza una fonte di reddito. Abituata ad un vita lussuosa non accettai i vari impieghi propostimi, unica strada….non la ritengo una giustificazione ma ho preso questa decisione anche per mia figlia, che, come le dicevo attualmente è in tourné con la squadra sulla costa adriatica. Ieri mi ha telefonato da Pesaro è stata protagonista con le compagne di un avvenimento particolare, incontrare in campo la ‘Scavolini’ una squadra maschile di serie A). Grande curiosità del pubblico presente sugli spalti per quell’avvenimento particolare, i giocatori della Scavolini facevano molti falli sulle avversarie…Mia figlia mi ha riferito di aver conosciuto un veneto, tale Brenno Galli che l’ha fatta salire sulla sua Roll Roys e le sta insegnando come guidarla dato che l’auto ha le marce automatiche, ambedue sono alloggiati all’hotel Excelsior spiaggia privata e piscina tutto pagato dal giovin signore. Le do il numero di cellulare di mia figlia, Brenno mi dice Leonarda fa onore al suo nome è alto uno e novanta, biondo, occhi azzurri il classico tipico nordico, il padre è un costruttore di macchine agricole molto conosciuto nella zona, questo il numero del cellulare di mia figlia, non la chiami prima delle undici perché la notte si ritirano tardi.” La dama aveva seminato quella ‘malanova’ che poteva rovinare sia il rapporto Brenno-Leonarda sia suscitare la gelosia di Virginio. Dinanzi ad un fusto da uno e novanta perdipiù ricco un giovane medico non aveva molte chances ma Virginio non era il tipo di mollare. Con la Mini Verde, pochi bagagli ed anche portafoglio non molto gonfio per sostenere vitto e alloggio in quell’albergo. Il giovin signore arrivò all’ora di pranzo a Pesaro, si presentò  all’hotel chiedendo al concierge una stanza piccola e non molto costosa. Il cotale mostrò un’espressione meravigliata: “Signore si trova nel miglior albergo di Pesaro, data la sua richiesta posso farle uno sconto (praticamente gli aveva mollato del morto di fame.) Al telefonino una voce assonnata: “Brenno ho ancora gli occhi chiusi, mi avevi detto che andavi fuori Pesaro per affari…” “Invece sono il tuo vicino di camera, che ne dici di aprire gli occhi belli e venirmi a trovare.” Un lungo silenzio poi: “Quella mignotta di mia madre, lo dovevo immaginare…ora scoppia il casino!”  “Lascia stare i casini chiusi da anni, dimmi dove possiamo vederci fuori dell’hotel per mangiare insieme sempre che tu lo voglia altrimenti sparisco per sempre.” Altro silenzio, buon segno: ”Lasciami sistemare poi ti raggiungerò.” Leo si presentò con tutt’altro volto, ben truccata dalla estetista dell’albergo faceva un figurone, Virginio al suo apparire spalancò gli occhi poi si riprese: “Volevo comprare una Roll ma mi mancavano pochi centesimi.” “Non mi far sentire una puttana come mia madre, ho voluto provare per qualche giorno la vita da ricca, andremo al ristorante Uldergo che non ho mai frequentato, anche se non prevista la tua venuta mi ha fatto molto piacere, oh che bello delle aragoste.” “Lo sai che sono afrodisiache.” “Non ne ho bisogno ma le gradisco. A fine pasto durante la passeggiata digestiva ti metterò al corrente della mia storia con Brenno. Dopo il caffè niente ammazza caffè, perché ucciderlo è così buono!” Leonarda si lasciò andare alle confidenze: il nuovo amico godeva fama di conquistatore di donne con cui si accompagnava spesso, sotto questa notorietà si nascondeva un grosso problema, la natura lo aveva munito  di un fisico notevole- ma di un sesso piccolo quasi da bambino, paga le giovani che frequentava per non farle spettegolare.” In tal senso aveva anche intrapresa la relazione con Leonarda. Brenno al telefonino: “Domani aspettami in spiaggia son sicuro di finire i miei impegni.” Un bikini mini metteva ancor più in risalto le forme da statua greca della ragazza, molti maschietti ci lasciavano gli occhi, Virginio era fra l’orgoglioso e l’infastidito. A tarda mattinata arrivò Brenno che dopo le presentazioni si recò in cabina, ritornò in spiaggia con un bozzo zona pisello. (tutto cotone!) “Caro ho messo al corrente il mio amico ginecologo del tuo problema, mi ha detto che ci sarebbe una soluzione, ne parleremo più tardi.” “Quale più tardi, mi dica anzi dimmi tutto:” “Sono venuto a conoscenza di una clinica a Casablanca in Marocco dove eseguono operazioni chirurgiche sul sesso, nel tuo caso potrebbe giovarti trovare un maschio che desidera diventare donna, quella parte a lui tolta potrebbe esserti impiantata. L’operazione è illegale ma mi risulta che in passato….” “Cavolo non ci avevo pensato, i soldi non sono un problema per me, se volessi accompagnarmi potremo partire anche domani, faccio il pieno di dollari.” “Preferisco partire nei giorni seguenti, prima dobbiamo prenotare un posto in aereo Fiumicino-Casablanca poi contattare un medico della locale clinica facendogli capire la tua esigenza, non ultimo mi voglio godere stanotte le grazie di Leonarda, ci sentiamo domani, good night!” Che notte quella notte, ( Buscaglione docet) Virginio si ‘inoltro’ anche nel popò della ragazza, “Cara hai due palloni al posto delle chiappe, piatto ricco mi di rificco.” “Il piatto sarà ricco ma come prima volta basta, tu ce l’hai troppo grosso, non si tratta del pisellino di Brenno!” Dopo una settimana partenza dall’aeroporto di Roma per quello di Casablanca. Precedentemente era stato contattato un dottore della clinica Ghandi tale Efisio Antrodòco cui il centralinista marocchino aveva passato la telefonata. “Dottore sono un collega italiano, un mio amico ha bisogno della vostra opera in maniera particolare, a voce le spiegherò  tutto.” “Appena giunti in loco mi faccia avvisare.” L’edificio della clinica era modernissimo e spettacolare, si comprendeva subito che la clientela doveva essere facoltosa. Dal portone principale stava uscendo una signora sculettante, truccatissima che con voce acuta: “Signori belli e brutti vi saluto tutti.!” Il dottor Antrodòco fu informato delle esigenze sessuali di Brenno, lì per lì rimase muto poi: “Sapete che è illegale il trapianto di membro, conto sulla vostra discrezione, il prezzo lo farà il direttore della clinica, la ‘materia prima’ è stata fornita da quel signore o meglio signora che è uscita poco fa.” L’operazione su Brenno durò molte ore ma il dottor Antrodòco uscì soddisfatto dalla sala operatoria. Togliendosi la mascherina chirurgica: “Il suo amico è stato fortunato, il donante era ben dotato.” Ci vollero altri venti giorni di convalescenza prima che Brenno fosse rimesso ‘in libertà’. Ultimo saluto del dottor Antrodòco: “Mi faccia sapere…” La Roll Royis era al suo posto a Fiumicino, troppo vistosa per essere rubata, servì ai due per ritornare a Pesaro trionfanti. “Sono curioso di vedere come Leonarda reagirà nel provare il mio gingillo!” “Te la puoi scordare, noi due ci siamo fidanzati, voglio  farti una proposta,  un scambio di auto, che ne dici della mia Mini verde è molto alla moda, in compenso…” “ Furbacchione, la Roll è tua e da quello che ho compreso servirà a te ed a Leonarda per rientrare a Roma alla grande, ti costerà un pozzo di quattrini per la  tassa di possesso e di assicurazione, come ultimo ringraziamento farò detrarre per sempre i due importi dal  mio conto corrente, sei stato la dea bendata della mia vita, un abbraccio.”                         

  • 28 aprile alle ore 9:57
    GALLINA IVIT SUPRA GALLUM

    Come comincia: Non potevano essere più differenti  Rosetta Bisori e  Liliana Centofanti, la prima consorte del maggiore Andrea Speziale comandante del gruppo G. di F. di Ancona, la seconda  moglie di Ignazio Terlizzi (Gnazio la sventola) brigadiere del Corpo tutto fare di quel Comando. Rosetta poteva considerarsi un scherzo della natura: piccola di statura, pochi capelli, grosso naso, piccole tette con un unico pregio: ‘dobloni’ a non finire: azioni in banca, proprietà sia immobiliari che agricole.  L’amica Liliana la sovrastava in altezza, capelli biondi e lisci, occhi azzurri nulla in comune con i genitori ambedue ‘puoppedi’ (contadini con cervello fino) che con tanti sacrifici avevano messo su un agriturismo ‘bed and breakfast’, per dirla all’inglese abbandonando alle ortiche aratro, zappa e vanga. All’inizio  i paesani avevano (giustamente) malignato sul fisico di Liliana che non aveva nulla in comune con quello dei genitori ma col tempo e considerando i quattrini che erano entrati nelle tasche dei due ex villici… Primi di agosto: Rosetta era giunta ad Ancona dopo aver espletato le mansioni di babysitter con il nipote Pierino la cui madre Lidia,  causa del suo lavoro di insegnante di lettere veniva sbatacchiata da un paesino all’altro vicino Roma. Grandi abbracci alla stazione. Mano con mano sino a casa Terlizzi dove  ai quattro fu servito un pranzo tipico marchigiano a base di brodetto di pesce ‘innaffiato’ da vino Verdicchio. Alla fine della libagione preparata dalla cuoca Elisa. Andrea e Liliana si ritirarono a casa di quest’ultima lasciando Gnazio e Rosetta  prima sotto la doccia e successivamente sul letto matrimoniale a godere delle effusioni erotiche sino all’ora di cena quando si ritrovarono nel salone. La situazione era di gradimento solo di Rosetta, non altrettanto di Liliana cui mancavano le effusioni del consorte, che ti fece la dama? Un pomeriggio ebbe un incontro ravvicinato alla grande col consorte volutamente senza prendere precauzioni. Le conseguenze vennero a galLa dopo un mese quando la dama a tavola candidamente affermò di essere incinta. Levata di scudi da parte di Rosetta che si ritirò a casa sua seguita dal marito al quale furono scaricati addosso pesanti improperi: “Imbecille non sai più nemmeno scopare!” La situazione in casa Speziale divenne tanto spiacevole da far pensare al capo famiglia di cambiare aria. Una mattina fatte le valige prese una corriera che portava a Falconara Marittima località dove conosceva il titolare di un esercizio che gli era riconoscente per averlo ‘trattato bene’ durante una verifica fiscale. Settimio, questo il suo nome lo accolse a braccia aperte: “Puoi restare quanto vuoi, questa è casa tua.” Andrea si sentiva spaesato, si alzava tardi, dopo pranzo vedeva la televisione, dopo cena  sul lungomare, osservava con rabbia i giovani festanti rimuginando sulla sua situazione di cui peraltro non era colpevole. Di colpo decise di andare a Roma sua città natale anche se i suoi erano deceduti. Salutò e ringraziò Settimio,  prese il primo treno per la capitale dove giunse alle undici. La fame lo spinse a sedersi al bar della stazione, ordinò un cappuccino con cinque brioches. ‘Spazzolato’ il tutto’ il cameriere in romanesco “Dottò vole artro?” “Grazie, tutto a posto.” In quel momento si ricordò di due compagne di scuola con cui in passato era in confidenza, poteva farsi ospitare da una di loro: “Caro per favore portami un elenco telefonico.” Il nome delle due: Yvonne Rocchegiani e Marta Pennisi. Nessuna Rocchegiani positivo per Pennisi. Andrea riconobbe la voce: “Non potrai immaginare chi sono.” “Sbagliato sei Andrea Speziale, a scuola ero un po’ innamorata di te, che ci fai a Roma?” “Sono in cerca di un alloggio.” “Trovato vieni a casa mia e di Yvonne, abbiamo un esercizio di parrucchiere in via Borgogna, occupiamo in un appartamento vicino, prendi un taxi, ti aspettiamo.” Effusioni a non finire: “Sei un po’ invecchiato, guai?” “Purtroppo si ma vedendo voi…” “Puoi occupare la stanza degli ospiti, noi viviamo sole, ci farà piacere avere compagnia.” Andrea ricordò che la licenza stava per finire, decisioni improvvisa, congedarsi, ormai aveva raggiunto i requisiti per il minimo, inviò via computer la domanda al Comando Generale, si sentì rinfrancato, il futuro gli sembrò più roseo. Andando avanti con i giorni ‘ciccio’ faceva sentire degli stimoli, era tempo che non assaggiava più un ‘fiorellino’, le due amiche erano a portata i mano  ma Andrea si era accorto che avevano una relazione fra di loro, erano lesbiche. Chiese ed ottenne di portare talvolta in casa una professionista ma con poco gusto, era tutto così ‘meccanico’. Sorpresa: una notte era in dormiveglia sentì un corpo di donna entrare nel suo letto, dopo un po’ di tempo comprese che si trattava di una delle sue amiche ma non riuscì a capire chi delle due. La cotale ricevuto una abbondante razione di sperma nel fiorellino si ritirò in buon ordine. Ogni sera la scena si ripeté per una settimana. Il meritato riposo durò dieci giorni al termine del quale si riproposero altri rapporti intimi che si interruppero dopo una settimana. Andrea comprese che si era ‘fatto’ ambedue le amiche che evidentemente volevano diventare mamme. Il lieto avvenimento dopo nove mesi a trenta giorni a distanza l’uno dall’altro, due femminucce tutte le loro madri. Col tempo Andrea si trovò ad avere due amanti  ed essere padre di due bambine vivaci e divertenti, all’inizio le portava ai giardinetti in un passeggino doppio poi col tempo per mano in un vicino parco giochi in compagnia delle due madri, un quintetto singolare che dava la stura a commenti delle solite pettegole. Erano persone ‘speziali’ come dal cognome paterno.

  • 28 aprile alle ore 9:44
    SEMPLICITÀ

    Come comincia: Lucilla Buonarroti, a parte il cognome altisonante era la semplicità fatta donna. Altezza leggermente superiore ala media sfoggiava un sorriso accattivante in un viso con grandi occhi color oro, naso piccolo all’insù, labbra sensuali non truccate, abiti color da bianco a nero passando per il grigio chiusi al collo e lunghi sino  ai piedi. Impiegata presso l’ufficio postale di via Taranto a Roma dinanzi alla sua postazione di lavoro c’era sempre un fila più lunga delle altre soprattutto uomini affascinati dal suo charme. Non era da meno il direttore Vasco Lorenzini che più volte le aveva fatto delle avances senza successo ricambiato solo da  un gran sorriso da parte di lei. Figlia di due conduttori di una trattoria residenti nella frazione Grotta Castellana in provincia di Viterbo, appena ventenne era stata scoperta da Francesco Notari di passaggio in quella località,  sarebbe diventato suo marito. Il cotale  era un rinomato collezionista e venditore di francobolli e di monete con negozio in via Nazionale a Roma, a lui si rivolgevano  i  collezionisti di quei prodotti per i loro acquisti. L’incontro fra i signori Notari e Lorenzini mutò la vita dei tre: Vasco un pomeriggio si era recato nel negozio di Francesco per acquistare dei francobolli, nell’esercizio c’era anche Lucilla di grigio vestita e, more solito, non truccata, statua di sale da parte del direttore che si riprese: “Signor Notari m’è sfuggita l’ultima emissione del Vaticano, sicuramente lei l’avrà, me ne occorre una quartina come il resto della mia collezione.” “Lei non l’ha ricevuta per la gran richiesta, provvedo a mettergliela in una bustina… servito.” Il buon Vasco aveva intenzione di seguitare a rimirare la deliziosa Lula, attaccò bottone con: “Io sono in possesso di un ‘Gronchi Rosa’ mi sembra valga circa mille €uro.” “Anche di più, qualora lei desideri acquistare qualcosa di più prezioso, le propongo la ‘Siracusana’ da 10 lire, prezzo €.1.500,  oppure sempre una ‘Siracusana’ da 200 lire, prezzo €. 2.000 ovvero 1929 Italia 1,75 €. 22.000, che ne dice?” “Cifre eccessive per un direttore di agenzia delle poste, veda se ha qualcosa di più abbordabile.” Lucilla riceveva  uno sguardo di ammirazione da parte del signor Lorenzini, anche la signora sembrava interessata all’ospite, decisione improvvisa: “Chiudo baracca e burattini, vi invito a fare un giro per Roma caput mundi, destinazione finale casa mia, usiamo la mia DS 21.” La villetta in via Appia all’esterno mostrava fattezze antiche, all’interno tutto modernissimo si notava l’opera di un bravo architetto. “Rosina stasera cena speciale per il nostro ospite, fai valere la tua bravura spagnola.”  Nel salone musica soffusa, persiane chiuse, luce diffusa da due antichi lampadari in ferro battuto. Fu Lucilla a prendere l’iniziativa a ballare con suo marito il quale poco dopo passò la sposa all’ospite, si era creata un’atmosfera erotica. Cena a base di piatti spagnoli con vino rosso dei Castelli Romani. Sotto il tavolo del movimento, un piede nudo di Lula fra le gambe di Vasco che cercava di fare l’indifferente, indifferente un cavolo, ‘ciccio’ entro i pantaloni si era innalzato, sguardo indifferente della signora che sparì dalla circolazione, delusione del ‘pisello’ che, sconsolato torno a cuccia.” Tutto sembrava essere tornato alla normalità, Francesco era andato all’armadio a prelevare la macchina fotografica Canon ultimo modello: “Sin da ragazzo ero appassionato di foto, allora c’erano le macchine a pellicola oggi tutta tecnologia.” La ‘fantesca’ era sparita dalla circolazione, Lucilla riapparve…una bomba. Truccatissima in viso, camicetta trasparente niente reggiseno, minigonna oro con spacco abissale, gambe nude, tacchi dodici, girando su se stessa mostrava di aver dimenticato le culottes. Francesco l’abbracciò e cominciò a baciarla slacciandole la camicetta, seno favoloso, anche il popò faceva bella mostra di sé. Franco si staccò dalla moglie e l’avvicinò all’ospite che stupito tirò fuori dai pantaloni un ‘ciccio’ impazzito che finì dritto dritto nella potta della padrona di casa che aveva assunto la posizione di ‘pecorina’ appoggiandosi al divano. Il resto da ‘Mille e una Notte’ con Francesco che faceva da  cuckold e si masturbava, la scena si spostò sul letto matrimoniale sino alla mezzanotte, tutto finì per mancanza di ulteriori forze erotiche das parte dei contendenti maschi. Quel giorno si  era formato un terzetto che si consolidò nel tempo. A mutar la situazione il ritorno in casa di Francesco l’arrivo del figlio Henri sedicenne proveniente dal Collège Calvin di Ginevra. Il ragazzo frutto di una fugace relazione con una signorina di passaggio la quale lo aveva bellamente depositato il pupo appena venuto al mondo a casa del padre. Il giovane, sin da piccolo, aveva come compagnia le varie baby sitter che, diventate ‘amiche’ del genitore, col tempo sparivano dalla circolazione. Henri da piccolo aveva mostrato un carattere scontroso, chiuso in se stesso. Già dalle elementari si dimostrò un gran lettore dei libri della biblioteca paterna, libri che il suo avo aveva acquistato per ‘bellezza’ dello studio ma di cui  non ne aveva letto nemmeno una pagina. Per la frequenza della prima classe della scuola media fu ‘sbolognato’ nel collegio svizzero, il padre non aveva tempo per lui, Herni  veniva in villa a Roma solo per le vacanze estive, si era all’inizio di luglio. A cena il primo incontro fra Lucilla ed Henry il quale rimase ‘fulminato’ dalla beltade della donna , a tavola si sedette vicino a lei, si presentò con viso sorridente ed eloquio brillante, contrariamente al suo solito le fece una specie di interrogatorio parlando anche di sé. Fu ripreso dal padre: ”Ti  capisco che puoi non aver fame  ma almeno lascia mangiare Lucilla!” Quel richiamo riportò alla realtà Henri che in poco tempo fece ‘piazza pulita’. “Che ne dice signorina di un giro nel parco, ci sono i nidi degli uccelli che cantano e covano le uova, un vero Eden.” Senza porre tempo in mezzo prese sotto braccio la ‘signorina’ sparendo fra gli alberi. “Francesco capisco che non ci fai caso alle corna ma fatte dal proprio figlio…” “Tutto sommato sono contento, ai tempi d’oggi con i giovani ci sono tante sorprese…” Fece tutto Lula: seduti su una panchina Henri vide ‘sparire’ il proprio ‘pipinello’ dentro la bocca della improvvisata amante che ingoiò il tutto e poi lo abbracciò piangendo, si era scoperta pedofila? Non proprio, le era venuta in mente la sua ‘prima volta’ quando era stata sverginata da un amico di famiglia. Rimasero fuori  sino all’ora di cena. “Caro ti è piaciuto come ho fatto sistemare il giardino?” “Bellissimo, forse ci starebbero bene delle copie di statue greche come Dafne o Venere, le ho studiate nel libro di storia dell’Arte.” Lula aveva cambiato  abitudini notturne, dormiva (si fa per dire) nella stanza di Henri facendo provare al ragazzo tutte le posizioni erotiche ma venne il giorno del suo rientro in collegio, il padre fu inflessibile niente permanenza in una scuola romana, compromesso: ogni tanto Lucilla andava a… ‘rimirare’ il lago di Ginevra.

  • 27 aprile alle ore 16:19
    LE PRIORITÀ DELLA VITA

    Come comincia: Quali le cose più importanti della vita? Dipende dalle situazioni e soprattutto dai gusti personali. Leonardo Patrizi aveva come importanti nel vocabolario personale tre ‘esse’: salute, soldi, sesso, si considerava fortunato, le aveva tutte e tre. Il fisico possente lo aveva ereditato dal nonno Eugenio, i soldi dalla madre Maria, la propensione di ‘tombeur de femme ‘ dal padre Andrea. Una comodità in più il fatto che disponeva a piacimento della propria vita, era solo al mondo. nonno deceduto per vecchiaia, padre nel modo che ogni ‘zozzone’ al mondo preferirebbe mentre si ‘faceva’ la giovane figlia del conduttore di un suo fondo. La madre la più sfortunata: religiosissima ogni mattina si recava alle sei nella vicina chiesa di ‘Ognissanti’per ascoltare la messa. Il tempo si era messo al brutto come accade spesso d’inverno a Roma, la dama era in ritardo, si vestì alla meno peggio, contrasse una polmonite, le preghiere non funzionarono, passò a miglior vita. Cosa fa la mattina un giovin signore con nessun problema personale e che la sera prima si è coricato alle due di notte? Poltrisce a letto, questa la situazione di Leonardo al quale solo i morsi della fame consigliarono di ficcarsi sotto la doccia  e successivamente usufruire nella sala da pranzo del brunch preparato dalla vecchia e affezionata cameriera Giulia, Gina l’altra femme des chambres à coucher  era in giro nella villa a mettere tutto in ordine. Stanco di collezionare contravvenzioni stradali per eccesso di velocità  il giovane decise di sfogare la sua voglia di velocità recandosi all’autodromo di Vallelunga con la sua Jaguar X Type color oro, il suo orgoglio, poche se ne vedevano in giro. Giunto sul posto fu avvicinato da un uomo di mezza età: “Dottò se le serve quarcosa sò Romualdo.” “Vorrei farmi dei giri quanto debbo pagare.” “Duecento €uro a giro più la mancia per me.” “Affare fatto, qua ci sono mille €uro.” Leonardo stava per rimettersi in macchina quando giunse una rosso fiammante Ferrari il cui conducente munito di casco sorpassò la Jaguar e le si posteggiò davanti. “Romualdo controlla le gomme, l’olio, ll liquido del radiatore insomma un po’ tutto, svelto per favore.” La voce era quella di una donna. Preso dalla curiosità Leo si sedette su una panchina mentre il citato Romualdo provvedeva a quanto richiesto dalla dama la quale evidentemente infastidita dello sguardo di Leonardo: “Cosa ha da guardare,  mai vista una Ferrari?” “Una Ferrari autentica si ma questa è un fake, ‘246 Dino’ non è propriamente di quella marca originale, il nominativo Ferrari è stato aggiunto in secondo tempo.” “E bravo il sapientone…” La signora rimessasi al posto di guida partì sgommando. “Romualdo chi è quella poco simpatica donna?” “Non sarà simpatica ma è una gran figona, se veni la matina alle sette e mezza la ritrovi.” Al rientro in villa: “Sandro domattina sveglia alle sette.” “Signore sento puzza o meglio odore di sesso femminile.”  Il vecchio cameriere che ogni mattina veniva in casa di Leo a portare i quotidiani e per mettere un pò  di ordine al casino che il padrone di casa lasciava in giro, si beccò un  “Indovinato.” Malgrado l’alzataccia Leonardo trovò sotto la banchina di Vallelunga la Ferrari  posteggiata con all’interno al posto di guida la dama. “Ero sicura di trovarla qui…” “E’ un caso…” “Bugiardone…” La signora si tolse il casco, aveva ragione Romualdo. una gran…”Che ne dice di un passaggio sempre che lei non abbia paura della velocità!” “Nessun problema.” Stavolta niente sgommata, partenza dolce, un paio di chilometri sino ad uno spiazzo dove madame posteggiò il bolide, alcune lacrime le solcavano il viso. Imbarazzo da parte di Leonardo che prese fra le braccia la ragazza e, per rompere il ghiaccio: “Mi sono accorto che non conosco il tuo nome.” “Hai ragione, il nostro è stato un incontro burrascoso, sono Berenice Di Bella.” Un nome importante, vuol dire impeccabile, conosco il significato, l’ho appreso al classico, una proposta: pace fra noi due.” “Pace.” Berenice fece seguire un lungo e appassionato bacio, era proprio brava, ‘ciccio’ alzò la cresta ma in quel momento non c’era ‘trippa pè gatti.’ Tornarono sotto la banchina con lo sguardo sorridente di Romualdo che si beccò una bella mancia da parte di Leonardo. “Che ne dici si seguire la Jaguar sino alla mia villa, Giulia è una brava cuoca, spero che tu apprezzi i piatti romani.” Tutti e due a tavola.Finito il pranzo Gina: “Signore le ho accesso l’aria condizionata in camera da letto, oggi c’è un’afa….” “Ammaestrata la ‘fantesca’…” “Non voglio farti dei complimenti sulla tua bellezza, non sarebbero speciosi in  ogni caso preferisco evitarli, scegli tu fra camera con aria condizionata o senza…” “Aborro il corpo delle persone sudaticce che emanano cattivo odore…”Quell’aborro m’è proprio piaciuto, che ne dici di una volgarità tipo brutta troia allarga le cosce…” Leonardo non finì la frase, sentì il corpo di Berenice abbandonato fra le sue braccia, era si sudato ma l’olezzo era estremamente sensuale, mai provato prima. La doccia fu saltata, Leo scaricò il corpo della ragazza sul letto, le tolse le vesti e …sorpresa delle sorprese la baby non aveva il fiorellino ma un ‘marruggio’ più grosso del suo, un transessuale! Al momento Leo rimase basito, tutto poteva aspettarsi…’ciccio’, vecchio zozzone dopo un attimo di smarrimento partì all’assalto del popò dell’interessata, vi penetrò sino ‘all’elsa’ vi rimase sin  quando contemporaneamente a Berenice ebbe un orgasmo rumoroso, era la prima volta con un trans. Il giovane, spiazzato dalla situazione  rimase immobile, non sapeva che fare, rimediò la baby che, ancora insoddisfatta, si fece penetrare di nuovo, a lungo,  fino ad una orgasmo bilaterale, un’orgia che finì dopo che gli interessati, stralunati persero le forze sessuali, corpi buttati alla rinfusa sul letto matrimoniale, sembravano dei cadaveri. Leonardo e Berenice rimasero in villa tutto il giorno, la sera di nuovo grandi manovre stavolta con sorpresa: Berenice girò di di spalle il corpo del compagno e pian piano prese a penetrarlo senza che l’interessato si opponesse anzi…per la prima volta in vita sua Leo passò nell’altra sponda e assaggiò il significato della frase tedesca ‘la gatta nel carbone’ ‘magna cum voluptade’ per dirla alla latina.  Conclusione di questa storia: ‘mai dire mai’!
     

  • 27 aprile alle ore 16:07
    SESSO AFRENATO - IL TRENINO

    Come comincia: Il pullman procedeva lento sui numerosi tornanti che portavano dalla stazione ferroviaria alla località sciistica. Aurelio sonnecchiava mentre Gigliola ammirava il panorama. Altra coppia
    Vasco ed Eva dietro di loro sembrava proprio che dormissero, il viaggio da Roma li aveva stancati, solo Lea altra passeggera sprizzava allegria ridendo alle battute spiritose di un vicino. Finalmente giunsero dinanzi all’albergo, i passeggeri si prepararono a scendere, gli addetti dell’hotel si presero  cura dei bagagli dei viaggiatori che dinanzi al concierge venivano informati sulle stanze da occupare. Le due coppie più la signorina si trovarono vicine sia in ascensore che al tavolo della sala mensa, si presentarono, al bar caffè per tutti. Il pomeriggio ai bordi della piscina riscaldata, dopo cena nel salone a vedere la televisione, un programma in tedesco li  convinse a ritirarsi nelle relative stanze dopo un ‘buonanotte’. La mattina seguente con le ciappole ai piedi i cinque presero a girovagare ai bordi delle piste, niente sci, nessuno aveva confidenza con quello sport. Lea invitò i due maschi della comitiva nella sua stanza: “Da sola mi annoio.” Alle due femminucce non restò che farsi compagnia. Aurelio, Vasco e Lea si ritrovarono in una  matrimoniale, si guardarono in viso e scoppiarono a ridere senza un motivo apparente, forse imbarazzo che non colpì Lea molto disinibita. “Come avrete notato sono molto aperta di carattere, chiedete vi sarà dato come da biblica citazione. Debbo confidarvi un mio segreto, ho qualcosa in più rispetto alle donne, regardez…” Lea  sfoderò un marruggio che dimostrò la sua notevole grossessa. Aurelio e Vasco si guardarono in faccia, senza parlare con lo sguardo decisero di buttarsi, si denudarono, i loro membri automaticamente andarono in erezione, la voce di Lea: “Andiamo a farci il bidet.” Vasco: “Non riesco a lavarmi il coso…” “Vengo io così prenderete confidenza con me.”  Finite le abluzioni i tre dovettero prendere una decisione di come comportarsi sessualmente, sempre Lea: “Io ovviamente al centro, voi due uno da e l’altro riceve mettetevi d’accordo.” Nessuno dei due voleva ricevere, Lea spazientita: “Non fate le ‘vergini dai candidi manti’ sceglierò io, Vasco davanti, Aurelio dietro, provvederò  alla vasellina dato che penso nessuno avrà provato il sesso omo. Ci volle del tempo, Vasco non aveva molto voglia di farselo infilare, infine cedette, si fece lubrificare il popò dalla signorina che pian piano provvide a infilargli in culo la punta del suo coso, rimase sorpreso, nessun dolore anzi un piacere inaspettato, se lo fece scivolare tutto nell’ano. Nel frattempo Aurelio, il privilegiato, ‘sistemò’ il suo cosone nel culo del trans che si muoveva alla grande,  goderecciata a non finire, tutti rimasero nelle proprie posizioni, un trenino piacevolissimo. Il legame fra i cinque si consolidava ogni giorno, sempre insieme, il sesso ovviamente la faceva da padrone. Una novità da parte di Lea: “Che ne dite di un bagno notturno nella piscina riscaldata…chi tace acconsente approvato.” Il passaggio dinanzi al concierge non passò inosservato, il cotale stava per aprire bocca quando un biglietto da cento €uro lo fece ammutolire: “Un caffè per lei.” In acqua tutti nudi i cinque provarono delle sensazioni nuove con il liquido che penetrava dentro i buchini diventati buconi. Il ritorno in stanza e sveglia la mattina alle dieci quando il personale delle pulizie li fece sloggiare. Ancora insonnoliti si recarono al bar, furono raggiunti da un cameriere che consegnò a Lea un telegramma, nessun commento da parte dell’interessata solo un risolino. Interpellata da Gigliola rispose: “Non mi pronunzio”, evidentemente non voleva condividere con gli amici i suoi fatti personali. Furono Informati che era pronto un brunch consumato il quale gli ancora intontoliti si ritirarono nelle loro stanze. Dopo cena  un giretto per la cittadina con acquisto di ricordi locali, sarebbero serviti per il presepe natalizio. Un po’ stanchi di sesso una proposta di Lea, la solita piena di idee: “Che ne dite di un ‘wife swapping?” Facce con un punto interrogativo, nessuno conosceva l’inglese. “Tradotto scambio di mogli e di mariti.” Anche stavolta nessuno si oppose, i quattro presero posizione sul letto matrimoniale prima con baci in bocca molto voluttuosi, poi sulle tette delle dame ed infine un sessantanove dove ebbe molto successo il clitoride più grosso del normale di Gigliola  che fece ‘impazzire’ Vasco, era diventato quasi un pene che portò ad orgasmi ripetuti l’interessata ed anche il maschietto. Lea nel frattempo si masturbava, non voleva rompere l’accordo sessuale dei quattro. Gigliola ed Eva scoprirono  che tutti provenivano da Roma, le loro abitazioni non molto lontane. Partirono insieme per il ritorno nella capitale, alla compagnia si era aggiunta Lea che dimostrò di essere ben fornita a quattrini. Il trans: “Prendo un taxi e vado a casa di amici, ciao a tutti” e sparì. Altra scoperta dei quattro, tutti erano insegnanti anche se in scuole diverse. Dopo una settimana Vasco ricevette una telefonata di Lea: “Vengo a prendervi con la mia Bentley, mi seguirete sino nella mia villa in via Parioli 254.” “Cacchio una villa ai Parioli…”Al loro arrivo grandi affettuosità come se non si fossero visti da molto tempo. Anche in Labrador si presentò on Lea all’ingresso della villa, si rabbonì quando Lea: “Sono amici, cuccia!” Il quadrupede parve comprendere l’ordine della padrona, si stese a terra. Lea a pranzo: “Vi sarete richiesti il contenuto del telegramma che ho ricevuto, mi ha cambiato la vita, l’aereo con cui viaggiavano i miei 
    Genitori si è inabissato nell’Atlantico, lo stanno cercando ma con poche speranze. Sono diventato  padrona di un bel patrimonio, i miei non sopportavano la mia diversità, cosa strana soprattutto mia madre ma ora, pace all’anima sua…Stasera festeggeremo l’evento, ballo nel salone con champagne e poi Aurelio e Vasco decideranno quale gioco erotico praticare, io suggerisco un wife swapping, io mi aggregherò a qualcuno di voi col mio cazzo, oggi mi sento molto maschio e quindi attenti ai culi! A Vasco non dispiaceva ‘farsi’ la bella Gigliola anche per provare l’emozione di prendere in bocca un clitoride più grosso del normale, col consenso di Aurelio e di Eva si avvicinò trepidante  a Gigliola la quale anche lei eccitata, sul lettone a gambe aperte mostrò quel piccolo coso che si stava ingrandendo a vista d’occhio. Prima di prenderlo in bocca Vasco si domandò se in fondo  non fosse un bisessuale, poco importava, il suo ‘ciccio’ evidentemente apprezzava la situazione, si era elevato oltre il normale. Ciccio contro clitoride, dopo poco tempo portò gli interessati ad un lungo orgasmo diverso dal solito ma piacevole. Lea, anche lei eccitata si intromise preferendo il popò di Vasco che rimase basito, non si aspettava assolutamente di essere penetrato anche se da un trans, un cazzo è sempre un cazzo. Atmosfera calma dopo la tempesta, ormai il sesso aveva contagiato tutti e cinque che si ritrovarono uno dentro l’altro fino allo sfinimento. I giorni seguenti, servitù assente, presero a girare nudi per casa, una novità eccitante. Altra novità, Lea ricevette una telefonata da Ancona, una sua parente con cui non si sentiva da tempo le chiese un favore: “Cara sono Iolanda, mi è pervenuta da un mio parente americano la richiesta di andare da lui a New York, è anziano e malato, non vuole lasciare io suoi beni ai parenti americani della moglie, ha bisogno della presenza mia e di mio marito per far testamento a nostro favore. Non sappiamo a chi lasciare nostro figlio Carlo che ha paura di volare in aereo, che ne dici di ospitarlo durante la nostra assenza, è maggiorenne e sa come comportarsi, lo lasceremo a Roma alle dodici di domani e proseguiremo per Fiumicino.” Come dire di no: “Cara va bene, conosci i miei problemi.” “Carlo è maggiorenne e sa come comportarsi, grazie, al ritorno ci sarà un bel regalo per te, ormai siamo ricchi.”  Lea andò alla stazione Termini da sola con la sua Alfa 33, Carlo scese dal treno con una valigia, abbracciò i genitori e Lea che rimase basita, era un bellissimo ragazzo, forse anche troppo bello…”Caro sarai mio ospite gradito, non so se conosci la mia situazione.” “Nessun problema, a me piacciano sia le donne che gli uomini, da quello che mi risulta sei tutte e due.” Al suo arrivo in villa silenzio generale, solo da Aurelio un commento: “Ma è un Efebo.” Per Carlo un primo apprezzamento da un uomo. Cari amici, in onore del nostro ospite un brodetto alla marchigiana e del Verdicchio dei Castelli di Jesi, tutti a tavola. Aurelio di sedette vicino al nuovo venuto, occhi negli occhi, era chiaro che era nato un feeling fra loro due, tutti gli  ospiti se ne accorsero con stupore ma nessuno fece commenti. I quattro insegnanti, finite le ferie furono costretti a chiedere l’aspettativa senza assegni, a rifornirli di moneta era Lea che  desiderava che restassero. La coppia Aurelio - Gigliola nel frattempo era diventata un trio, il bell’Apollo era il terzo  gradito anche da Gigliola. Lea presa di curiosità chiese ai tre il permesso  di far loro ‘compagnia’. Permesso accordato, i compagni,  diventati quattro si posizionarono nella stanza dei due coniugi, si guardarono in viso e pian piano si spogliarono, la nudità portò ad una sorpresa inaspettata: Carlo aveva un pene piccolino come pure i testicoli senza peli intorno, fu Lea la prima a riprendersi: “Signori miei voglio provare io a baciare ed a prendere in bocca il coso di Carlo, detto fatto sentì in ore il cosino diventare duro, insistette mentre Aurelio provò a posizionarsi nel popò del giovane che non si oppose, un orgasmo simultaneo dei due seguito da quello di Lea, Gigliola sentì il clitoride ingrandirsi, anche lei in orgasmo. Era settembre, tutti accettarono in casa la nudità che piacque, aveva stimolato il senso di erotismo, ogni tanto si vedevano ‘uccelli’ in erezione con tante risate generali. Qualcuno si infilava nel primo buchino a portata di cazzo  cum gaudio di tutti. Dopo un mese telefonate dall’America: “ “Caro Carlo, non avremo in fatto di soldi problemi per il futuro, al rientro in Italia provvederemo ad acquistare un villa spaziosa, potrai invitare tutte le persone che vorrai, aspettiamo questo evento per rivederci.” L’invito venne dopo quindici giorni. Caro Carlo abbiamo provato  quanto conti il denaro, apre tutte le porte, abbiamo trovato una villa come da noi desiderata, venite tutti quando vorrete, siamo in via Flaminia 169. Tutta la comitiva, cane compreso raggiunse la località su una Bentley e sull’Alfa 33, grandi effusioni ed inizio di una vita da edonisti sino ad una vecchiaia dorata poi il decadimento fisico inevitabile accettato con rassegnazione dagli interessati: “Ci siamo goduti la vita, ora i guai della vetustas!”

  • 27 aprile alle ore 16:06
    SESSO AFRENATO - IL TRENINO

    Come comincia: Il pullman procedeva lento sui numerosi tornanti che portavano dalla stazione ferroviaria alla località sciistica. Aurelio sonnecchiava mentre Gigliola ammirava il panorama. Altra coppia
    Vasco ed Eva dietro di loro sembrava proprio che dormissero, il viaggio da Roma li aveva stancati, solo Lea altra passeggera sprizzava allegria ridendo alle battute spiritose di un vicino. Finalmente giunsero dinanzi all’albergo, i passeggeri si prepararono a scendere, gli addetti dell’hotel si presero  cura dei bagagli dei viaggiatori che dinanzi al concierge venivano informati sulle stanze da occupare. Le due coppie più la signorina si trovarono vicine sia in ascensore che al tavolo della sala mensa, si presentarono, al bar caffè per tutti. Il pomeriggio ai bordi della piscina riscaldata, dopo cena nel salone a vedere la televisione, un programma in tedesco li  convinse a ritirarsi nelle relative stanze dopo un ‘buonanotte’. La mattina seguente con le ciappole ai piedi i cinque presero a girovagare ai bordi delle piste, niente sci, nessuno aveva confidenza con quello sport. Lea invitò i due maschi della comitiva nella sua stanza: “Da sola mi annoio.” Alle due femminucce non restò che farsi compagnia. Aurelio, Vasco e Lea si ritrovarono in una  matrimoniale, si guardarono in viso e scoppiarono a ridere senza un motivo apparente, forse imbarazzo che non colpì Lea molto disinibita. “Come avrete notato sono molto aperta di carattere, chiedete vi sarà dato come da biblica citazione. Debbo confidarvi un mio segreto, ho qualcosa in più rispetto alle donne, regardez…” Lea  sfoderò un marruggio che dimostrò la sua notevole grossessa. Aurelio e Vasco si guardarono in faccia, senza parlare con lo sguardo decisero di buttarsi, si denudarono, i loro membri automaticamente andarono in erezione, la voce di Lea: “Andiamo a farci il bidet.” Vasco: “Non riesco a lavarmi il coso…” “Vengo io così prenderete confidenza con me.”  Finite le abluzioni i tre dovettero prendere una decisione di come comportarsi sessualmente, sempre Lea: “Io ovviamente al centro, voi due uno da e l’altro riceve mettetevi d’accordo.” Nessuno dei due voleva ricevere, Lea spazientita: “Non fate le ‘vergini dai candidi manti’ sceglierò io, Vasco davanti, Aurelio dietro, provvederò  alla vasellina dato che penso nessuno avrà provato il sesso omo. Ci volle del tempo, Vasco non aveva molto voglia di farselo infilare, infine cedette, si fece lubrificare il popò dalla signorina che pian piano provvide a infilargli in culo la punta del suo coso, rimase sorpreso, nessun dolore anzi un piacere inaspettato, se lo fece scivolare tutto nell’ano. Nel frattempo Aurelio, il privilegiato, ‘sistemò’ il suo cosone nel culo del trans che si muoveva alla grande,  goderecciata a non finire, tutti rimasero nelle proprie posizioni, un trenino piacevolissimo. Il legame fra i cinque si consolidava ogni giorno, sempre insieme, il sesso ovviamente la faceva da padrone. Una novità da parte di Lea: “Che ne dite di un bagno notturno nella piscina riscaldata…chi tace acconsente approvato.” Il passaggio dinanzi al concierge non passò inosservato, il cotale stava per aprire bocca quando un biglietto da cento €uro lo fece ammutolire: “Un caffè per lei.” In acqua tutti nudi i cinque provarono delle sensazioni nuove con il liquido che penetrava dentro i buchini diventati buconi. Il ritorno in stanza e sveglia la mattina alle dieci quando il personale delle pulizie li fece sloggiare. Ancora insonnoliti si recarono al bar, furono raggiunti da un cameriere che consegnò a Lea un telegramma, nessun commento da parte dell’interessata solo un risolino. Interpellata da Gigliola rispose: “Non mi pronunzio”, evidentemente non voleva condividere con gli amici i suoi fatti personali. Furono Informati che era pronto un brunch consumato il quale gli ancora intontoliti si ritirarono nelle loro stanze. Dopo cena  un giretto per la cittadina con acquisto di ricordi locali, sarebbero serviti per il presepe natalizio. Un po’ stanchi di sesso una proposta di Lea, la solita piena di idee: “Che ne dite di un ‘wife swapping?” Facce con un punto interrogativo, nessuno conosceva l’inglese. “Tradotto scambio di mogli e di mariti.” Anche stavolta nessuno si oppose, i quattro presero posizione sul letto matrimoniale prima con baci in bocca molto voluttuosi, poi sulle tette delle dame ed infine un sessantanove dove ebbe molto successo il clitoride più grosso del normale di Gigliola  che fece ‘impazzire’ Vasco, era diventato quasi un pene che portò ad orgasmi ripetuti l’interessata ed anche il maschietto. Lea nel frattempo si masturbava, non voleva rompere l’accordo sessuale dei quattro. Gigliola ed Eva scoprirono  che tutti provenivano da Roma, le loro abitazioni non molto lontane. Partirono insieme per il ritorno nella capitale, alla compagnia si era aggiunta Lea che dimostrò di essere ben fornita a quattrini. Il trans: “Prendo un taxi e vado a casa di amici, ciao a tutti” e sparì. Altra scoperta dei quattro, tutti erano insegnanti anche se in scuole diverse. Dopo una settimana Vasco ricevette una telefonata di Lea: “Vengo a prendervi con la mia Bentley, mi seguirete sino nella mia villa in via Parioli 254.” “Cacchio una villa ai Parioli…”Al loro arrivo grandi affettuosità come se non si fossero visti da molto tempo. Anche in Labrador si presentò on Lea all’ingresso della villa, si rabbonì quando Lea: “Sono amici, cuccia!” Il quadrupede parve comprendere l’ordine della padrona, si stese a terra. Lea a pranzo: “Vi sarete richiesti il contenuto del telegramma che ho ricevuto, mi ha cambiato la vita, l’aereo con cui viaggiavano i miei 
    Genitori si è inabissato nell’Atlantico, lo stanno cercando ma con poche speranze. Sono diventato  padrona di un bel patrimonio, i miei non sopportavano la mia diversità, cosa strana soprattutto mia madre ma ora, pace all’anima sua…Stasera festeggeremo l’evento, ballo nel salone con champagne e poi Aurelio e Vasco decideranno quale gioco erotico praticare, io suggerisco un wife swapping, io mi aggregherò a qualcuno di voi col mio cazzo, oggi mi sento molto maschio e quindi attenti ai culi! A Vasco non dispiaceva ‘farsi’ la bella Gigliola anche per provare l’emozione di prendere in bocca un clitoride più grosso del normale, col consenso di Aurelio e di Eva si avvicinò trepidante  a Gigliola la quale anche lei eccitata, sul lettone a gambe aperte mostrò quel piccolo coso che si stava ingrandendo a vista d’occhio. Prima di prenderlo in bocca Vasco si domandò se in fondo  non fosse un bisessuale, poco importava, il suo ‘ciccio’ evidentemente apprezzava la situazione, si era elevato oltre il normale. Ciccio contro clitoride, dopo poco tempo portò gli interessati ad un lungo orgasmo diverso dal solito ma piacevole. Lea, anche lei eccitata si intromise preferendo il popò di Vasco che rimase basito, non si aspettava assolutamente di essere penetrato anche se da un trans, un cazzo è sempre un cazzo. Atmosfera calma dopo la tempesta, ormai il sesso aveva contagiato tutti e cinque che si ritrovarono uno dentro l’altro fino allo sfinimento. I giorni seguenti, servitù assente, presero a girare nudi per casa, una novità eccitante. Altra novità, Lea ricevette una telefonata da Ancona, una sua parente con cui non si sentiva da tempo le chiese un favore: “Cara sono Iolanda, mi è pervenuta da un mio parente americano la richiesta di andare da lui a New York, è anziano e malato, non vuole lasciare io suoi beni ai parenti americani della moglie, ha bisogno della presenza mia e di mio marito per far testamento a nostro favore. Non sappiamo a chi lasciare nostro figlio Carlo che ha paura di volare in aereo, che ne dici di ospitarlo durante la nostra assenza, è maggiorenne e sa come comportarsi, lo lasceremo a Roma alle dodici di domani e proseguiremo per Fiumicino.” Come dire di no: “Cara va bene, conosci i miei problemi.” “Carlo è maggiorenne e sa come comportarsi, grazie, al ritorno ci sarà un bel regalo per te, ormai siamo ricchi.”  Lea andò alla stazione Termini da sola con la sua Alfa 33, Carlo scese dal treno con una valigia, abbracciò i genitori e Lea che rimase basita, era un bellissimo ragazzo, forse anche troppo bello…”Caro sarai mio ospite gradito, non so se conosci la mia situazione.” “Nessun problema, a me piacciano sia le donne che gli uomini, da quello che mi risulta sei tutte e due.” Al suo arrivo in villa silenzio generale, solo da Aurelio un commento: “Ma è un Efebo.” Per Carlo un primo apprezzamento da un uomo. Cari amici, in onore del nostro ospite un brodetto alla marchigiana e del Verdicchio dei Castelli di Jesi, tutti a tavola. Aurelio di sedette vicino al nuovo venuto, occhi negli occhi, era chiaro che era nato un feeling fra loro due, tutti gli  ospiti se ne accorsero con stupore ma nessuno fece commenti. I quattro insegnanti, finite le ferie furono costretti a chiedere l’aspettativa senza assegni, a rifornirli di moneta era Lea che  desiderava che restassero. La coppia Aurelio - Gigliola nel frattempo era diventata un trio, il bell’Apollo era il terzo  gradito anche da Gigliola. Lea presa di curiosità chiese ai tre il permesso  di far loro ‘compagnia’. Permesso accordato, i compagni,  diventati quattro si posizionarono nella stanza dei due coniugi, si guardarono in viso e pian piano si spogliarono, la nudità portò ad una sorpresa inaspettata: Carlo aveva un pene piccolino come pure i testicoli senza peli intorno, fu Lea la prima a riprendersi: “Signori miei voglio provare io a baciare ed a prendere in bocca il coso di Carlo, detto fatto sentì in ore il cosino diventare duro, insistette mentre Aurelio provò a posizionarsi nel popò del giovane che non si oppose, un orgasmo simultaneo dei due seguito da quello di Lea, Gigliola sentì il clitoride ingrandirsi, anche lei in orgasmo. Era settembre, tutti accettarono in casa la nudità che piacque, aveva stimolato il senso di erotismo, ogni tanto si vedevano ‘uccelli’ in erezione con tante risate generali. Qualcuno si infilava nel primo buchino a portata di cazzo  cum gaudio di tutti. Dopo un mese telefonate dall’America: “ “Caro Carlo, non avremo in fatto di soldi problemi per il futuro, al rientro in Italia provvederemo ad acquistare un villa spaziosa, potrai invitare tutte le persone che vorrai, aspettiamo questo evento per rivederci.” L’invito venne dopo quindici giorni. Caro Carlo abbiamo provato  quanto conti il denaro, apre tutte le porte, abbiamo trovato una villa come da noi desiderata, venite tutti quando vorrete, siamo in via Flaminia 169. Tutta la comitiva, cane compreso raggiunse la località su una Bentley e sull’Alfa 33, grandi effusioni ed inizio di una vita da edonisti sino ad una vecchiaia dorata poi il decadimento fisico inevitabile accettato con rassegnazione dagli interessati: “Ci siamo goduti la vita, ora i guai della vetustas!”

  • 27 aprile alle ore 14:23
    GLI AMANTI FRANCESI

    Come comincia: Erano una coppia cosiddetta normale Angelo Sciacca e Laura Valentini sposati in Comune perché  agnostici, niente figli per scelta di ambedue, lui titolare di una scuola guida, lei insegnate di materie letterarie presso il liceo classico ‘Visconti’ di Roma. Con l’aiuto finanziario dei genitori erano riusciti ad acquistare un appartamento in via Nazario Sauro vicino all’edificio scolastico. Col passar del tempo per i due una vita non molto movimentata, un po’ monocorde, lavoro, pasti perlopiù in casa, televisione, talvolta  cinema, quindici giorni di vacanza in montagna o al mare, poche amicizie  Uno scossone alla loro  tran tran quotidiano avvenne con l’arrivo nella scuola di Laura,  di un insegnante di lingue, un giovane francese di origine italiana  Henri Ferrero, i suoi parenti erano emigrati in Francia dopo il secondo conflitto mondiale.. Colpo di fulmine fra i due, il bell’Henri aveva conquistato da subito Laura,  alto, sempre elegante e sorridente era decisamente fascinoso. Durante l’intervallo delle lezioni, seduti vicino avevano preso l’abitudine di parlarsi nella saletta dei professori. L’avvicinamento fra i due causò pettegolezzI dei colleghi e l’allontanamento dal coniuge, Laura si stava innamorando del bel francese. La situazione inevitabilmente non sfuggì ad Angelo che si vide privato del sesso settimanale con scuse speciose: mal di testa, mestruazioni, stanchezza. Prese ad investigare e trovò una professoressa, falsa puritana che fece da gola profonda.  Preso atto della situazione non gli rimase che chiedere spiegazioni alla consorte la quale  mise in campo la verità. Dubbio amletico di Angelo come comportarsi? Scelse  la via soft, era ancora innamorato di Laura e non voleva perderla. “Cara nella vita accadono fatti imprevisti, ne dobbiamo prendere atto, vorrei conoscere di persona il tuo collega, invitalo domenica a pranzo.” Laura allontanati i dubbi circa la conoscenza dei due maschietti decise di accontentare il marito, dovette vincere la resistenza del bel francese che riteneva che quella mossa di Angelo nascondesse un  tranello. Una domenica mattina andò Angelo andò al citofono. “Sono Henri il collega di sua moglie.” Alla presentazione una anonima stretta di mano e consegna al padrone di casa di un cadeau, un accendino accettato senza entusiasmo, Angelo non fumava, alla signora un mazzo di rose bianchi per  evitare equivoci ma c’era poo da evitare l’evidenza. Apparve Laura in un vestito rosa lungo dal collo sino ai piedi, leggermente truccata, era uno schianto. “Andiamo in cucina, non mi va di trasportare i piatti sino al salone: primo cappelletti in brodo, secondo abbacchio al forno con patate, grande insalatona, gelato, frutta di stagione, caffè. “Mon cheri diamoci del tu, hai una moglie favolosa anche in culinaria, sinceramente ti invidio.” Dopo pranzo imbarazzo di cosa fare, Angelo scelse la televisione, il programma riportava solo disgrazie e cattive notizie, spenta la TV Laura mise nell’apparecchio un CD lento molto invitante ed infatti  madame invitò a ballare Henri il quale furbescamente: “Debbo avere il nulla osta del padrone di casa.” “Angelo non si fece pregare, fece  un cenno che non si opponeva. All’inizio i due ballavano distaccati, pian piano di avvicinarono tanto da sfiorarsi con la bocca. Il CD finì, Laura ne mise un altro e riprese a ballare. La situazione stranamente piacque ad Angelo che si eccitò sessualmente, in lui si era appalesato un cuckold per dirla all’inglese. “Caro col tuo permesso io ed Henri andiamo a fare un riposino in camera da letto.” Permesso accordato col solito cenno del capo da un Angelo  sorpreso del suo assenso. Superato l’imbarazzo si decise di controllare da uno spiraglio della porta il comportamento della consorte, stava accadendo quanto prevedibile, la signora toltosi il lungo abito rosa era in costume adamitico, corpo favoloso come pure il  prossimo amante che aveva messo in mostra un ‘marruggio’ di notevoli proporzioni. Inizio con un classico sessantanove seguito da un entrata nel fiorellino bagnato, gli urletti di gioia della signora convinsero Angelo a partecipare al banchetto, non voleva essere escluso. Per non incappare nello sperma dell’amante preferì il popò che lubrificato fece molto piacere a Laura che comprese come suo marito avesse accettato la situazione. La notte non portò nessun consiglio, non ce n’era bisogno, invece portò un’altra entrata nei due buchini della dama. Dopo quell’episodio Henri nel tempo libero andava in casa dei due coniugi ben accetto soprattutto da Laura che baciava a lungo anche suo marito, aveva raggiunto un equilibrio difficilmente rinvenibile in  una coppia: amore e piacere. A fine anno scolastico: “Ragazzi che ne dite di un viaggio nella mia natia Marsiglia?” Approvato. La DS viaggiava spedita lungo l’autostrada, alla guida Henri con vicina Laura, Angelo nel sedile posteriore ogni tanto baciava la moglie sul collo. Tappe: Firenze - Genova dove i tre si rifocillarono (non si vive di solo sesso) arrivo a Marsiglia dopo diciotto ore, Henri ed Angelo si erano alternati alla guida, madame a riposare nel sedile posteriore. Il papà e la mamma di Henri  li accolsero festosamente anche se perplessi, un trio così mai l’avevano visto ma…contenti loro! Dopo un settimana i genitori di Henri si videro recapitare un invito ad una festa danzante da parte del maggiordomo di un vicino tale Alain Dubois cinquantenne molto abbiente ed anche molto chiacchierato per la sua fama di avventuriero. Ad Alain venivano attribuiti molti affari sporchi tra cui quelli di essere un trafficante di droga, di prostitute, di uomini e donne ridotti in schiavitù, insomma di traffichi illeciti da cui aveva tratto la sua ricchezza che, sempre secondo vox populi era notevole. Dinanzi al suo castello sostavano sia un Rolls Royce Phantom che una Mini Countryman (per la città), un parco circondava la villa con riproduzione di statue greche, di fontane romane famose, il tutto dava l’idea del lusso. Monsieur Dubois era di estrazione umile (i suoi erano stati coltivatori diretti di terreni in seguito da lui  acquistati). Per la festa programmata per le ventuno di un sabato aveva fatto vestire la sua servitù con costumi tipici della Corte del Re Sole. Alla festa si aggregarono anche Henri, Angelo e Laura quest’ultima col solito modello che le metteva in risalto la parti ‘nobili’ del suo corpo, aveva solo cambiato il colore del vestito da rosa ad azzurro, il tutto riscosse, more solito, un successo presso i maschietti presenti. Il numero eccessivo di invitati impedirono all’inizio a Laura di farsi notare dal padrone di casa che però appena la scorse la squadrò e le fece un complimento tratto da una celebre canzone: ‘La più bella sei tu!’ poi prese a ballare con lei. dandole del tu: “Di chi sei moglie?” Laura: “Niente nozze, convivo a Roma con Henry Ferrero  figlio dei tuoi vicini.” “Che ne dici di farmi compagnia stanotte?” Laura si rifugiò nell’umorismo: “Soffri di insonnia? Prenditi un sonnifero” e si allontanò. Henry  da lontano aveva visto la scena, si avvicinò a Laura, non fece commenti, erano inutili. Si sedettero ad un tavolo defilati dagli altri. “Non fare il geloso, anche se Alain è un bell’uomo non mi interessa.” Alle due di notte fine della festa, tutti a casa un po’ brilli di champagne, spuntò Alain che senza parlare mise al collo di Laura una collana con incastonati quelli che sembravano diamanti: “Egregio signor Dubois quelli naturalmente sono zirconi.” “Ti sbagli cara sono autentici, tu li vali tutti, la proposta che ti ho fatto è sempre valida.” “Se è autentico quel gioiello varrà un patrimonio, non posso accettarla.” Laura si sfilò dal collo la costosa collana, la restituì al padrone di casa. Nel frattempo si era avvicinato Henri che aveva assistito alla scena. “Cara così offenderai il dottor Dubois!” La collana ritornò sul collo di Laura felice del parere favorevole del suo amante. Marilyn Monroe aveva affermato che i diamanti sono la miglior compagnia delle donne concetto in quel momento condiviso da Laura un po’ confusa per la situazione ma  soddisfatta. Altra sorpresa: la successiva domenica mattina alle dieci strombazzate di clacson sotto casa dei genitori di Henri il quale affacciatosi al balcone:”Cara c’è una Rolls sotto casa, non penso che il padrone cerchi me!” “Al balcone: “Signor Dubois non mi ha avvisata, ero ancora a letto, ho bisogno di almeno di un quarto d’ora.” Fu precisa ed a Henri: “Col tuo permesso vado con Alain, non penso tornerò per il pranzo, avvisa i tuoi, ciao.” I padroni di casa si guardarono in viso: “Cara c’è puzza di corna per tuo figlio.” Henri era diventato solo figlio di madre. Henri ricevette una telefonata: “Carissimo (caro era diventato superlativo) Alain è molto gentile con me, siamo sulla spiaggia del Profeta, c’è un ristorante tipico, penso che faremo tardi, tu va pure a letto, buona notte.” Henri e genitori non toccarono cibo, muti nel salone davanti al televisore. Nei cinque giorni  successivi il solito comunicato in cui erano riportate le località dove Alain aveva deciso di passare la notte con l’amante. Finalmente il sospirato “Domani torno a casa.” Alle undici l’arrivo della Rolls davanti al portone della abitazione dei genitori di Henri, Laura sprizzava felicità da tutti i pori,  mostrò i regali ricevuti da Alain: oltre alla citata collana anche un braccialetto, due orecchini, un anello, un orologio d’oro, uno al giorno segno che le prestazioni notturne erano state gradite dal signor Dubois. Henri il giorno dopo decise di rientrare a Roma,  quella vacanza aveva portato ad avvenimenti non previsti anche se in parte molto piacevoli, solo in parte ma una parte molto consistente. “Angelo mise i piedi a terra nel senso di rientrare nella realtà: “Mia cara pensi che indosserai quei gioielli costosissimi davanti le persone che conosciamo, non diranno di certo che te li sei guadagnati col sudore della fronte…”

  • 27 aprile alle ore 9:32
    LA GIOVANE GINEVRA

    Come comincia: Come per tanti altri bambini la messa al mondo di Ginevra era stata un ‘errore’, la sua genitrice Gilda non aveva preso delle precauzioni nell’amoreggiare col suo boy friend. Sedicenne contava sull’esperienza del partner di dieci anni più anziano ma la famosa ‘marcia indietro’ non aveva funzionato, conclusione dopo quaranta giorni la sgradita novità: era incinta. Disperazione, come venirne fuori? Minorenne, per l’aborto avrebbe avuto bisogno dell’autorizzazione dei genitori che lei non aveva più, era orfana allevata dalla nonna materna. Elisabetta, la vegliarda, prese a cuore la situazione della nipote, per prima cosa fece impiegare la figlia Gilda quale cassiera in un bar cittadino, l’orario era scomodo (sino alle diciotto) ma la pensione della nonna non bastava più, c’era bisogno di un’altra entrata finanziaria. In una autunnale giornata romana nacque all’ospedale San Giovanni Ginevra, nome scelto dalla nonna per un buon augurio ma il destino era avverso, nonna Elisabetta in via Taranto stava attraversando la strada sulle strisce PEDINALI quando venne investita da un’auto, inutili i soccorsi era deceduta sul colpo. Gilda dopo un primo momento di sconforto scoprì che la mamma aveva in banca un bel gruzzolo, insieme al suo stipendio poteva tirare avanti, riuscì ad affittare la sua casa e si trasferì in quella della nonna più grande e confortevole. Il problema era la figlia: unica soluzione possibile ingaggiare una baby sitter. Un’agenzia di collocamento  segnalò una certa Dalia, fu ingaggiata pagata profumatamente, la signora doveva far compagnia a Ginevra sino e oltre le diciotto. Dalia si dimostrò poco paziente con la piccola che piangeva oltre la sua sopportazione, a nulla valeva cullarla, uno strazio. Pensata fuori del comune: accarezzarle il fiorellino, si dimostrò una buona soluzione, anche se molto anticonvenzionale, ottenne  l’effetto voluto.  La piccola si era abituata a quel rito, dopo dormiva alla grande. Passa un giorno, passa l’altro Ginevra cresceva mentre ovviamente Dalia invecchiava e si licenziò.  La baby a quindici anni si ritrovò in casa sola, si sentiva già grande e non accettò che sua madre ingaggiasse un’altra baby sitter, sapeva arrangiarsi da sola sia nelle faccende domestiche che nello studio dove  otteneva buoni risultati. Il vizietto di toccasi il fiorellino le era rimasto ma farlo da sola non l’appagava più. Soluzione: farsi fare compagnia da una compagna di scuola, Sveva, che non dimostrava molto impegno nello studio con relativi non buoni risultati. Con la motivazione di far insieme i compiti la invitò a casa sua, la compagna apprezzò  il buon cibo messo in tavola da Ginevra, lei non sapeva cucinare. Dopo pranzo si misero a studiare, l’argomento Saffo fu l’occasione per Ginevra di parlare degli amori omosessuali molto appaganti e pian piano convinse Sveva a farsi toccare e toccare ed a sua volta il fiorellino dell’amica, ci scappò anche un bacio in bocca. Sveva imparò presto i piaceri lesbici, migliorò anche nello studio. La professoressa Brenda  incuriosita dell’amicizia delle due ne volle sapere di più, le invitò a pranzo nella sua abitazione in via Merulana, in casa era sola, separata dal marito. Panini per tutte e tre innaffiati da abbondante birra che fece salire il buonumore sia delle  allieve che dell’insegnante. Brenda elogiò i loro compiti e chiese cosa pensassero di Saffo e della sua tragica fine. Ottenne la risposta da Ginevra: “Professoressa, la vita va goduta sino in fondo, è molto sciocco suicidarsi per amore, non esiste un motivo valido per togliersi la vita, del rapporto fra femminucce è appagante, che ne pensa?” Era un chiaro invito a svelare la propria sessualità. “Vorrei provarlo con voi due, io frequento un circolo per lesbiche.” Ginevra: “Viva la nostra professoressa, andiamo in camera da letto.” Anche la riluttante Sveva fu convinta a quell’incontro particolare a tre: all’inizio abbracci e poi pian piano sollecitazioni delle parti intime con relative conseguenze piacevoli. Alle diciotto Ginevra: “A quest’ora mia madre lascia il suo lavoro, torno a casa.” Anche Sveva rientrò nella sua abitazione. Le due amiche accettarono l’invito della insegnante a recarsi una sera al circolo gay  denominato Pantheon, era socia da tempo. All’ingresso  atmosfera soffusa con una piccola orchestra che suonava anche musica a richiesta dei presenti. Al loro tavolo si presentò una signora bionda, capelli corti, viso quadrato e fare deciso. “Sono Frida la gerente del locale, ho un problema: la cantante si è licenziata e debbo sostituirla, vorrei provare con voi due.” Si fece viva Sveva: “Non abbiamo mai cantato, penso che non siamo adatte.” “Venite con me dietro le quinte, io sono maestra di musica riesco a far cantare anche gli stonati.” Le due ragazze non erano affatto stonate anzi mostrarono una voce gradevolmente  sexy. “Ho fatto centro,  stasera vi farò cantare una canzone, qui c’è il testo, il brano completo lo sentirete da questo  CD è cantato da Massimo Ranieri, recita: ‘Io t’ho incontrato a Napoli bimba dagli occhi blu, t’ho promesso a Napoli di non lasciarti più…’” Dopo mezz’ora la canzone fu imparata a memoria da Sveva e da Ginevra. Con le spalle all’orchestrina Frida: “Signore in attimo di attenzione, vi presento due nuove cantanti, accoglietele con calore.” Un applauso di convenienza e poi il duo attaccò la canzone. Una voce all’unisono ma con toni differenti, Ginevra era un soprano,  Frida un contralto. Alla fine dell’esibizione grande applauso con richiesta di bis. Intromissione di Frida: “Signore questa è la prima esibizione in pubblico di Ginevra e di Sveva, nei prossimi giorni le ritroverete con tante altre canzoni.” Nuovo applauso, le due erano  piaciute al pubblico femminile. Di quel successo fu informata mamma Gilda che all’inizio storse il muso per il tipo di locale scelto da sua figlia e dall’amica ma poi: “Nella vita è importante aver successo e soldi che sono essenziali quasi quanto la salute, non dimenticartelo, verrò a vedervi alla vostra esibizione.” Gilda ben truccata in viso aveva indossato un abito molto sexy  scollato davanti e dietro; “Mammina sei uno schianto, farai innamorare tutto il pubblico.” Frida apprezzò la nuova venuta, era di suo gusto, l’abbracciò e la baciò in bocca, un segnale delle sue preferenze sessuali. La mamma di Ginevra dapprima rimase sorpresa, passato un attimo di riflessione si mise a ridere:”Dal tuo aspetto dovevo immaginare che ti piacessero  i fiorellini ma io preferisco i ‘bigoli’ non quelli di pasta ma…insomma ci siamo capite.” Una nuova presenza sparigliò le carte in tavola, un tale Manlio era stato incaricato dalla ditta di pulizie da cui dipendeva di effettuare il rassetto di locali, fu assegnato al Panteon. Il cotale siciliano di nascita aveva un aspetto che si poteva definire  truce, meno alto della media, robusto, scuro di carnagione, fronte bassa, sopracciglie folte, probabilmente un suo avo doveva essere stato un africano. Frida lo squadrò, pensò ad una vacanza sessuale con Manlio, il solito godemiché che usava con le amiche lesbiche non le bastava più, desiderava qualcosa di naturale. “Caro che ne dici se una volta finito il lavoro mi fai un po’ di compagnia, ho una stanza dietro il locale.” Un grugnito di assenso Manlio non doveva essere molto loquace. Il giovane dopo circa un quarto ‘ora si presentò nella stanzetta di Frida, senza preamboli sfoderò un pene in erezione che apparve alla donna mostruoso. “Cazzo devi andarci piano, mi sfonderai il fiorellino!” Manlio ci mise tanta buona volontà ma non poteva certo far diminuire il calibro del suo membro. Ebbe orgasmi uno di seguito all’altro, era instancabile. Frida ebbe a sua volta un orgasmo quando percepì sul collo dell’utero uno spruzzo violento, si distaccò e si girò sul letto, le faceva male il fiorellino, rimpianse i giochetti con le amiche molto più piacevoli e meno dolorose, riprese le sue vecchie abitudini sessuali.uel successoquel

  • 27 aprile alle ore 9:14
    L'OCCHIO MAGICO

    Come comincia: Professione di Alessandro Pilato: ginecologo, ambulatorio a Roma  a piazza Ragusa 26. L’appartamento sovrastante che condivideva con la consorte Brenda Perlic era più che dignitoso, ci aveva speso un bel po’ di €uro, si trattava di una casa costruita al tempo del Fascismo per i dipendenti statali. Gli occupanti di origine veneta, finita la guerra erano ritornati al borgo natio. Il dottor Pilato talvolta veniva preso in giro dagli amici con il cambio del nome da Alessandro a Ponzio, ma non avendo il  senso dello humour non ribatteva, faceva solo finta di non sentire la baggianata. Il suo studio era aperto al pubblico femminile con orario continuato nove-diciotto per ‘catturare’ più clienti possibili, in giro non c’era molta moneta e tante signore facevano a meno della visita del ginecologo. Brenda gli portava il pranzo in un vassoio alle quattordici quando c’era poca gente. Alessandro non apprezzava molto la sua professione, gli capitavano quasi sempre delle signore anziane che più di un ‘fiorellino’ mostravano un carciofo, la situazione cambiò all’arrivo in studio di Silvana Occhipinti il cui viso, ben truccato faceva risaltare il suo charme, anche il corpo le faceva fare una bella figura. Finita la visita Ale prese coraggio e: “Tutto bene signora, che ne dice se mangiamo insieme un boccone nella trattoria in via Taranto ‘Da Geggia’, soprannome della titolare del locale, la tale ci sa fare in cucina.” “Perché no, mia madre è al paese e sono sola.” Al telefonino: ”Cara non mi portare il pranzo, sono da Geggia con una cliente.”La proprietaria del locale all’arrivo dei due: “Dottò hai cambiato mojie, quell’arta non è male certo questa è mejio.” Un apprezzamento apprezzato da Silvana che fece una risata e ringraziò. Alla fine del pranzo: “Caro torniamo indietro, ho posteggiato la mia Mini sotto casa sua, si segni il numero del mio telefonino, qualora lo desideri…”Quei puntini di sospensione erano un chiaro invito. Alessandro aveva un vizietto particolare non quello del famoso film di Tognazzi ma la possibilità di spiare la consorte mentre amoreggiava col suo amante. Il tale Cosimo Diotallevi era un giovane impiegato alle poste di via Taranto, dal cognome risultava che qualche suo avo era un stato un trovatello. Ale sopportava questa situazione, non voleva perdere la moglie con cui non aveva più contatti sessuali, le serviva solo come casalinga,  il loro feeling era finito e ognuno viveva la propria vita. Il dottore per  controllare che la consorte non avesse problemi aveva  fatto installare al centro del lampadario della stanza matrimoniale e del salone una piccola telecamera che si confondeva coi pendagli, le immagini erano riprodotte da un video situato nello studio, Ale si era scoperto cukold per dirla all’inglese, alla moglie non interessava gran che essere spiata anzi si sentiva protetta. L’amante  non mollava molti €uro, era un modesto impiegato statale, Brenda  usava quella somma per rinfoltire il suo vestiario. Il sabato pomeriggio era dedicato dalla padrona di casa a far sollazzare  Cosimo Diotallevi o Coso  come lo chiamava Alessandro, Il cotale piccolo non solo di statura ma anche di pisello, una cosa ridicola che non dispiaceva ad Ale, lui  orgogliosamente mostrava un  apparato genitale di tutt’altre dimensioni. Un avvenimento luttuoso, Alessandro fu colto da ictus cerebrale e malgrado gli sforzi dei suoi colleghi dell’ospedale San Giovanni passò a miglior vita. Dopo il funerale seguito da pochi amici una constatazione molto spiacevole per Brenda, il defunto consorte era ancora troppo giovane per fruire della pensione, lei rimaneva senza alcun sostegno finanziario. Sfogliando le carte del defunto marito trovò un biglietto da visita che oltre a nome, cognome, Eros Leone, e numero di telefonino riportava una scritta a mano di Ale:  ‘Gli piace mia moglie’. Il bisogno finanziario fece pensare a Brenda di approfittare di quella scoperta,  contattò il cotale telefonicamente, lo invitò a casa sua per l’ora di pranzo. A Leone non parve vero, munito di mazzo di rose rosse si presentò nell’abitazione  di Brenda la quale per evidenziare la sua disponibilità sessuale indossò una minigonna ed una camicetta scollata senza reggiseno. Momento di stupore da parte di Eros che rimase con ‘ciccio’ in erezione. Brenda se se accorse e dopo una risata “Prima riempiamo il pancino…” Quella fu la prima di svicolate sessuali di Brenda con Eros, preso gusto della sua generosità finanziaria liquidò il precedente amante. Si impegnò  a trovare sempre più maschietti ad apprezzare le sue raffinate doti sessuali, era un continuo via vai. La sua fama di disponibilità sessuale varcò le soglie del condominio, anche con la complicità del portiere Gigetto invitava a casa sua anche individui con problemi sessuali, i cotali pagavano di più le sue prestazioni. Si era fatta anche la fama di ‘nave scuola’ non nel senso marinaresco ma in quello di addestrare i giovanissimi con problemi di vergogna ad avvicinarsi al sesso. Ovviamente il denaro in entrata era molto sino a quando si innamorò di Eros Leone un giovane prestante e dal sorriso accattivante. Da quel momento smise la sua ‘attività’ sessuale per dedicarsi al suo nuovo amore. Dopo i primi giorni di fuoco Eros le chiese di ospitare un suo amico Luciano con l’amante Noemi.  Le spiegò il desiderio dei due di non comparire col cognome e di indire una festa da ballo nel suo salone. Brenda si domandò perché spendere quel mucchio di quattrini quando c’erano tante sale da ballo, c’era puzza di bruciato ma accettò . Venne il giorno prestabilito, un sabato. Dalle ventidue in poi cominciò l’arrivo degli ospiti nel salone, tutti  maschera in viso. Sorpresa: a Brenda si presentò una donna piacente: “Sono Silvana ero amica di suo marito, solo amica, non sapevo che fosse deceduto, condoglianze anche se in ritardo.”Il buffet ed i liquori di etichette famose. Musica in sottofondo da una apparato di CD niente orchestrina, erano ammessi solo persone che si conoscevano fra loro. Il perché Brenda lo apprese in seguito quando cominciò a circolare la droga, tutti annusavano cocaina con immediati effetti anche eccessivi, alcune signore rimasero in topless, alcune addirittura nude. Il festino finì a schifiu per dirla alla siciliana, un pattuglia di finanzieri al comando di un tenente donna fece irruzione in casa di Brenda, furono prese le generalità di ognuno, la padrona di casa fu denunziata per spaccio di droga. Un avvocato amico della padrona di casa riuscì a farle avere gli arresti domiciliari ed in seguito anche il proscioglimento da ogni accusa, risultò che non era stata lei, inconsapevole di tutto a distribuire la droga, gli interessati non furono accertati, la padrona i casa poté riprendere la sua ‘attività’ lucrosa sino a tarda età sino a quando decise di ‘andare in pensione’ e godersi per il resto della vita i risparmi non ottenuti col sudore della fronte.

  • 27 aprile alle ore 9:14
    L'OCCHIO MAGICO

    Come comincia: Professione di Alessandro Pilato: ginecologo, ambulatorio a Roma  a piazza Ragusa 26. L’appartamento sovrastante che condivideva con la consorte Brenda Perlic era più che dignitoso, ci aveva speso un bel po’ di €uro, si trattava di una casa costruita al tempo del Fascismo per i dipendenti statali. Gli occupanti di origine veneta, finita la guerra erano ritornati al borgo natio. Il dottor Pilato talvolta veniva preso in giro dagli amici con il cambio del nome da Alessandro a Ponzio, ma non avendo il  senso dello humour non ribatteva, faceva solo finta di non sentire la baggianata. Il suo studio era aperto al pubblico femminile con orario continuato nove-diciotto per ‘catturare’ più clienti possibili, in giro non c’era molta moneta e tante signore facevano a meno della visita del ginecologo. Brenda gli portava il pranzo in un vassoio alle quattordici quando c’era poca gente. Alessandro non apprezzava molto la sua professione, gli capitavano quasi sempre delle signore anziane che più di un ‘fiorellino’ mostravano un carciofo, la situazione cambiò all’arrivo in studio di Silvana Occhipinti il cui viso, ben truccato faceva risaltare il suo charme, anche il corpo le faceva fare una bella figura. Finita la visita Ale prese coraggio e: “Tutto bene signora, che ne dice se mangiamo insieme un boccone nella trattoria in via Taranto ‘Da Geggia’, soprannome della titolare del locale, la tale ci sa fare in cucina.” “Perché no, mia madre è al paese e sono sola.” Al telefonino: ”Cara non mi portare il pranzo, sono da Geggia con una cliente.”La proprietaria del locale all’arrivo dei due: “Dottò hai cambiato mojie, quell’arta non è male certo questa è mejio.” Un apprezzamento apprezzato da Silvana che fece una risata e ringraziò. Alla fine del pranzo: “Caro torniamo indietro, ho posteggiato la mia Mini sotto casa sua, si segni il numero del mio telefonino, qualora lo desideri…”Quei puntini di sospensione erano un chiaro invito. Alessandro aveva un vizietto particolare non quello del famoso film di Tognazzi ma la possibilità di spiare la consorte mentre amoreggiava col suo amante. Il tale Cosimo Diotallevi era un giovane impiegato alle poste di via Taranto, dal cognome risultava che qualche suo avo era un stato un trovatello. Ale sopportava questa situazione, non voleva perdere la moglie con cui non aveva più contatti sessuali, le serviva solo come casalinga,  il loro feeling era finito e ognuno viveva la propria vita. Il dottore per  controllare che la consorte non avesse problemi aveva  fatto installare al centro del lampadario della stanza matrimoniale e del salone una piccola telecamera che si confondeva coi pendagli, le immagini erano riprodotte da un video situato nello studio, Ale si era scoperto cukold per dirla all’inglese, alla moglie non interessava gran che essere spiata anzi si sentiva protetta. L’amante  non mollava molti €uro, era un modesto impiegato statale, Brenda  usava quella somma per rinfoltire il suo vestiario. Il sabato pomeriggio era dedicato dalla padrona di casa a far sollazzare  Cosimo Diotallevi o Coso  come lo chiamava Alessandro, Il cotale piccolo non solo di statura ma anche di pisello, una cosa ridicola che non dispiaceva ad Ale, lui  orgogliosamente mostrava un  apparato genitale di tutt’altre dimensioni. Un avvenimento luttuoso, Alessandro fu colto da ictus cerebrale e malgrado gli sforzi dei suoi colleghi dell’ospedale San Giovanni passò a miglior vita. Dopo il funerale seguito da pochi amici una constatazione molto spiacevole per Brenda, il defunto consorte era ancora troppo giovane per fruire della pensione, lei rimaneva senza alcun sostegno finanziario. Sfogliando le carte del defunto marito trovò un biglietto da visita che oltre a nome, cognome, Eros Leone, e numero di telefonino riportava una scritta a mano di Ale:  ‘Gli piace mia moglie’. Il bisogno finanziario fece pensare a Brenda di approfittare di quella scoperta,  contattò il cotale telefonicamente, lo invitò a casa sua per l’ora di pranzo. A Leone non parve vero, munito di mazzo di rose rosse si presentò nell’abitazione  di Brenda la quale per evidenziare la sua disponibilità sessuale indossò una minigonna ed una camicetta scollata senza reggiseno. Momento di stupore da parte di Eros che rimase con ‘ciccio’ in erezione. Brenda se se accorse e dopo una risata “Prima riempiamo il pancino…” Quella fu la prima di svicolate sessuali di Brenda con Eros, preso gusto della sua generosità finanziaria liquidò il precedente amante. Si impegnò  a trovare sempre più maschietti ad apprezzare le sue raffinate doti sessuali, era un continuo via vai. La sua fama di disponibilità sessuale varcò le soglie del condominio, anche con la complicità del portiere Gigetto invitava a casa sua anche individui con problemi sessuali, i cotali pagavano di più le sue prestazioni. Si era fatta anche la fama di ‘nave scuola’ non nel senso marinaresco ma in quello di addestrare i giovanissimi con problemi di vergogna ad avvicinarsi al sesso. Ovviamente il denaro in entrata era molto sino a quando si innamorò di Eros Leone un giovane prestante e dal sorriso accattivante. Da quel momento smise la sua ‘attività’ sessuale per dedicarsi al suo nuovo amore. Dopo i primi giorni di fuoco Eros le chiese di ospitare un suo amico Luciano con l’amante Noemi.  Le spiegò il desiderio dei due di non comparire col cognome e di indire una festa da ballo nel suo salone. Brenda si domandò perché spendere quel mucchio di quattrini quando c’erano tante sale da ballo, c’era puzza di bruciato ma accettò . Venne il giorno prestabilito, un sabato. Dalle ventidue in poi cominciò l’arrivo degli ospiti nel salone, tutti  maschera in viso. Sorpresa: a Brenda si presentò una donna piacente: “Sono Silvana ero amica di suo marito, solo amica, non sapevo che fosse deceduto, condoglianze anche se in ritardo.”Il buffet ed i liquori di etichette famose. Musica in sottofondo da una apparato di CD niente orchestrina, erano ammessi solo persone che si conoscevano fra loro. Il perché Brenda lo apprese in seguito quando cominciò a circolare la droga, tutti annusavano cocaina con immediati effetti anche eccessivi, alcune signore rimasero in topless, alcune addirittura nude. Il festino finì a schifiu per dirla alla siciliana, un pattuglia di finanzieri al comando di un tenente donna fece irruzione in casa di Brenda, furono prese le generalità di ognuno, la padrona di casa fu denunziata per spaccio di droga. Un avvocato amico della padrona di casa riuscì a farle avere gli arresti domiciliari ed in seguito anche il proscioglimento da ogni accusa, risultò che non era stata lei, inconsapevole di tutto a distribuire la droga, gli interessati non furono accertati, la padrona i casa poté riprendere la sua ‘attività’ lucrosa sino a tarda età sino a quando decise di ‘andare in pensione’ e godersi per il resto della vita i risparmi non ottenuti col sudore della fronte.

  • 27 aprile alle ore 8:59
    CASSA DI RISPARMIO DI JEI

    Come comincia: Ferdinando Pugnoforte era un funzionario della Cassa di Risparmio di Jesi in quel di Ancona, in  pensione per limiti di età preferì ritornare a Roma, suo luogo di nascita dove i genitori, deceduti erano stati proprietari di un attico in via Delle Rimembranze. Fra lui ed i parenti della consorte, Rossella Cipriani non v’era molta simpatia anzi un’antipatia totale per motivi finanziari. La signora aveva ereditato da un ‘amico’ di sua madre un bel pò di soldi quantificabili in ottocento mila €uro ma si era ben guardata dal dividere la sua ricchezza, la causa? Alcune battute poco felici sulla moralità materna. Un escamotage in banca per fare intestare la somma al marito, niente ai parenti. Altro motivo di contrasto, Rossella da piccola era stata vessata da due cugini, oggi si direbbe stalking. A Roma Nando sembrava rinato, forse l’aria della capitale o quello spirito un po’ scanzonato dei suoi abitanti avevano risollevato il suo umore ma un evento tremendo lo aveva fatto precipitare nel più grande dolore: la improvvisa morte di Rossella, un tumore fulminante non le aveva dato scampo. Dopo i funerali ed il trasporto della bara al Verano Ferdinando si era chiuso in casa, non aveva più rapporti esterni, leggeva solo qualche giornale acquistato dalla cameriera tuttofare Rosilde Proietti. Dal ‘Sole 24 ore’ apprese che la Cassa di Risparmio di Jesi era stata inglobata dalla Banca delle Marche  i cui conti erano in rosso. Con un atto di liberalità regalò ai componenti del suo vecchio Istituto di Credito cinquantamila €uro ricevendo dagli interessati molti ringraziamenti. Malgrado gli incoraggiamenti di Rosilde Ferdinando si stava lasciando andare giorno per giorno, andava a letto non prima delle due di notte, si alzava  tardi, niente barba rasata, in giro per casa in pigiama, il buon vitto romano della cameriera appena assaggiato, i classici sintomi della depressione. Il dio Mercurio suo protettore (Ferdi si sentiva più vicino mentalmente al paganesimo che alla Chiesa Cattolica) provvide a scuoterlo psicologicamente con un avvenimento: Rosilde separata dal consorte residente a Palermo ben volentieri aveva accolto la richiesta della figlia  Isabella Pandolfi  di venire a Roma. La ragazza ventenne  faceva onore al suo nome, mora, piuttosto alta, occhi color oro, corpo da modella insomma un gran pezzo di gnocca per dirla alla emiliana.  Diplomata al liceo scientifico era venuta volentieri nella capitale per sfuggire alla gelosia paterna che le impediva di uscire la sera con i compagni di Università per passare con loro una serata in un discoteca. Una liberazione per lei che si adeguò alle abitudini romane ma con una sola limitazione: la poca disponibilità finanziaria, conseguenza non era ben vestita. Ferdinando affrontò l’argomento con Rosilde la quale comprese che era la buona occasione per  riempire il portafoglio di famiglia. “Dottore che ne pensa di scarrozzare mia figlia in via del Corso per fare acquisti per il suo guardaroba, se non se la sente di guidare Isabella ha la patente. Finalmente un sorriso da parte di Ferdinando. Insieme a Isa si recò in garage e le consegnò le chiavi della sua Maserati Ghibli. Isabella all’inizio posò un piede leggero sull’acceleratore poi prese confidenza e via a velocità sempre maggiore. “Cara che ne dici di andare più piano!” “Scusi dottore ma avere sottomano un gran turismo…mio padre ha una vecchia Cinquecento Fiat.” Posteggiata la Ghibli all’inizio di via del Corso insieme al dottore entrò in un negozio di abbigliamento.  Provò vari vestiti, camicette e biancheria intima, alla padrona: “Mio padre le pagherà la merce che ritireremo  più tardi, che ne dici papi?” Un suo pensiero: “Mò son diventato genitore, è una nuova esperienza, non ho mai avuto figli.” Il negozio successivo aveva in esposizione tante scarpe dallo stile diverso ma tutte bellissime. Stessa tiritera con il proprietario come per quella dei vestiti. “Dottore si offende se la chiamo papino?” “Vada per il papino mi puoi chiedere qualsiasi cosa.” Ferdinando si era sbilanciato, la baby era bellissima e lo sarebbe stata di più con i nuovi vestiti e scarpe. Dopo l’uscita dall’ultimo negozio Isa riprese posto insieme a Ferdi sulla Maserati sul cui parabrezza spiccava il foglietto di una contravvenzione per divieto di sosta, Nando se lo mise in tasca senza fare commenti, era prevedibile. All’arrivo sotto casa dell’auto apparve Rosilde cui uscirono gli occhi fuori dell’orbita. “Dottore chissà quanto avrà speso!” “Ho pagato con la carta di credito, non lo so.” Bugiardo, lo sapeva benissimo ma per in testa aveva maturato un certo disegno sessuale. All’ora di pranzo Rosilde superò se stessa, Ferdi al contrario del solito fece onore al cibo.  Era rimasto solo con Isabella, con una scusa Rosilde era sparita dalla circolazione. “Dottore vorrei visitare il suo appartamento.” Proposta accettata ma dammi del tu e chiamami Ferdinando, Ferdi o Nando come preferisci.” L’arredamento dell’attico fu  apprezzato dalla  ragazza: “I tuoi genitori avevano molto gusto anche se un po’ antico, mi piacerebbe dormire nel letto a baldacchino.” “Nessuna problema dopo cena sarai accontentata.” Il verbo dormire usato da Isabella aveva ben altro significato, la baby una volta nella camera da letto di Ferdy andò in bagno e tornò in camera in costume adamitico, uno spettacolo che in passato avrebbe fatto aumentare di volume ‘ciccio’, ora, purtroppo nessun effetto, il coso non ne voleva sentire di alzarsi. Isabella  comprese la situazione, non volle mettere in imbarazzo Ferdi: “Caro non ti preoccupare troveremo un rimedio, intanto che ne pensi di baciarmi il fiorellino?” L’interessato aderì alla richiesta e riuscì a portare all’orgasmo Isabella che lo baciò in bocca, dopo un sonno ristoratore il giorno dopo Ferdi per superare il suo problema andò in farmacia  ed acquistò  delle  pillole tipo Viagra, purtroppo nessun effetto. “Caro c’è sempre una soluzione per tutti i problemi esclusa la morte, lasciami pensare…” La mente di Isabella partorì l’idea di realizzare una festa nell’ampio salone del padrone di casa, avuto il suo assenso invitò un gruppo di amici anticonvenzionali conosciuti a scuola prima del trasferimento a Palermo.  Sabato alle diciannove pian piano giunsero giovani uomini e donne la maggior parte abbigliati in maniera anticonvenzionale (c’erano tutti i sessi). Un CD alla volta, tutta musica brasiliana scaldarono l’ambiente al punto tale che due invitati un uomo ed una donna prima presero a baciarsi in bocca poi la signorina si esibì in un pompino, in seguito   appoggiando le mani sul divano si mise alla pecorina con entrata del suo partner nella  chatte. Ben presto furono imitati da altre coppie, Ferdi provvide a chiudere gli scuri della finestra e con grande piacere si accorse dell’alzata suo ‘pennone’ come non gli accadeva da tempo,  aveva scoperto essere diventato un guardone, un cuckold per dirla all’inglese. Lì per lì non volle imitare i forsennati del sesso anche se Isabella sarebbe stata disponibile, procrastinò le sue performances ad un secondo tempo, non voleva dare spettacolo. Un futuro pieno di soddisfazioni sessuali per lui: guardare  Isabella che ogni volta provava nuovi partner mentre suo marito si masturbava, vissero a lungo

  • 26 aprile alle ore 21:21
    PIZZA DI TUTTE LE MISURE

    Come comincia: Loredana Giuffrida non era particolarmente allegra anzi non lo era proprio per niente, d'estate il caldo a Roma era fastidioso anche per una catanese come lei studentessa universitaria al primo anno della Facoltà di Medicina presso l'Università UniCamillus. Suo padre Alfio, vedovo, proprietario di supermercati a Catania, le aveva prenotato in affitto un appartamento in via Nomentana 391 vicino all'Università al fine di evitare che la vivace figlia usasse l'auto come in un circuito automobilistico, a Catania con la sua Mini Cooper non faceva altro che collezionare contravvenzioni stradali. La baby aveva appena licenziato il boy friend romano studente della sua stessa facoltà. Gigi Mancini detto 'er cédola', (aveva la non buona abitudine di essere uno scroccone), mostrava anche un altro difetto, era il tipo che voleva andare subito al 'dunque' senza il minimo romanticismo. "Brutto stronzo mi hai preso per un mignotta, vai a fare in culo!" E così una sera d'estate Lory, irata a' patri numi giunse dinanzi al locale di una grande pizzeria, sopra l'ingresso un cartellone particolare: 'Pizza di tutte le misure', scritta che ovviamente aveva portato molte persone a fare del facile umorismo ma che  aveva convinto Settimio Severo, il titolare a non cambiare denominazione, quella intestazione aveva attirato l'attenzione dei buontemponi che per il suo nome lo avevano soprannominato 'imperatore', l'interessato non aveva compreso il perché, a suo tempo aveva conseguito solamente la licenza elementare prima di emigrare a Roma dal natio paese Montecarotto in quel di Ancona. Michele Baldoni, suo nipote da parte di madre era ad un bivio, conseguito a Jesi il diploma liceale aveva due vie: iscriversi all'università oppure accettare la proposta dello zio di andare a Roma a fare il pizzaiolo. Non particolarmente attratto dallo studio e soprattutto per lasciare il paese di nascita accettò l'offerta e, imbarcatosi due giorni dopo a Jesi sul treno Ancona - Roma si presentò in via dei Parioli 81 dove lo aspettava lo zio. "È un piacere averti qui, sono stanco di questo lavoro, non ti dico tutte le mie patologie, da subito ti metterai all'opera, ti conosco come un giovane in gamba, imparerai presto il mestiere. Queste sono le chiavi, vai nel mio appartamento sopra la pizzeria, ci sono due camere per gli ospiti, ognuna con bagno, sistemati, domattina alle nove presentati al lavoro." Michele era entusiasta di abitare nella capitale, nella pizzeria aveva un sorriso per tutti i clienti, soprattutto per le clienti che con gli sguardi apprezzavano il fisico del giovane. Loredana una sera, incuriosita dal cartello della pizzeria entrò nel locale e trovò tutti i posti occupati, si guardò intorno, incontrò lo sguardo di Michele: "Signorina aspetti un attimo, un cliente ha appena pagato il conto e sta per uscire." "Poco dopo: "Che genere di pizza preferisce?" Intanto cercava di far girare la pasta in alto come un vero pizzaiolo napoletano. "Sono Michele Baldoni, lo consiglio una Capricciosa, non è un'allusione a lei, cercherò di non bruciare la pizza, sono ancora agli inizi come pizzaiolo, come bevande le sconsiglio quelle a base di Cola, preferibili le spremute." Sono d'accordo, gradirei un succo di melograni." "Vorrei aspettarla sin quando avrà finito il suo lavoro, si è fatto tardi e non vorrei fare brutti incontri." La giustificazione poteva essere accettabile, la verità era un'altra, Lory voleva una compagnia maschile di suo gusto, l'aveva trovata. A mezzanotte, abbassata la serranda Michele prese sottobraccio Loredana che non reagì, anche nella penombra era attratta dal viso mascolino del giovane ed anche dal suo profumo personale, "lo abito con mio zio Settimio in un appartamento sopra la pizzeria, dove ti debbo accompagnare, Ho qui fuori la Panda dello zio." "Via Nomentana 391". Giunti dinanzi al portone: "Ciao cara, quando vorrai sono a tua disposizione." Loredana era interessata al giovane ma per non apparire troppo 'facile' la prima volta lo salutò: "Quando avrò di nuovo voglia di pizza so dove trovarti." La ragazza, stanca di studiare la sera seguente ebbe voglia di pizza. "Caro sono Loredana, ho lasciato la mia auto davanti alla pizzeria, vienimi a prendere." Dopo mezz'ora Michele giunse davanti al portone dell'abitazione della ragazza, un inaspettato bacio in bocca l'accolse: "Ci speravo..."Dentro la pizzeria: "Zio stasera sono di libera uscita te la dovrai cavare da solo." Roma illuminata era agli occhi di Loredana veramente splendida, nella macchina di Michele stava abbracciato a lui quando squillò il telefonino: "Lory dove sei?" "In una Panda in giro per Roma." "Finalmente ti sei convertita ad un'auto normale." "Quando mai, ti sto rispondendo col mio telefonino tramite il bleutooth installato nell'auto del mio fidanzato." "Quale fida...fidanzato?" "Caro paparino non ti vuoi render conto che tua figlia sta crescendo, se lo desideri vieni nella Capitale, puoi portare con te la tua fidanzata." Quale fidanzata abbiamo lit...non ho fidanzate!" "Sei il solito, sai come raggiungermi, la Maserati ha il navigatore satellitare, non avrai problemi, a presto." Nel frattempo i due giovani erano diventati intimi, Michele la prima volta era stato molto delicato, aveva portato Loredana ad assaporare orgasmi deliziosi mai provati in vita sua, si stavano innamorando. Alfio aveva imbarcato la Maserati a Messina su un traghetto per sbarcare a Villa San Giovanni poi autostrada verso Roma. A metà strada chiamò la figlia col telefonino: "Cara questa autostrada è un disastro, doppi sensi di marcia, traffico a rilento, gabinetti degli autogrill sporchi..." "Papà non fare il lamentoso, non siamo in Svizzera, c'è qualche altro motivo per il tuo malumore?" "No o meglio si, ho una figlia che adoro ma che mi dà tante preoccupazioni." "Anch'io ti adoro specialmente quando metto mano alla carta di credito!" "Non fare la cinica, m'è venuta una preoccupazione non è che..." "Dilla tutta, ti piacerebbe diventare nonno?" "Che male ho fatto? La tua povera madre prima di morire mi ha raccomandato di..." "Non andiamo sul patetico, a Roma ti farò divertire, ho tante belle e disponibili compagne di università, spingi sull'acceleratore, stasera per festeggiare il tuo arrivo ti offrirò una pizza fatta dalle magiche mani di Michele." Alfio non fece più domande sino all'arrivo in via Nomentana dove dinanzi al portone l'attendeva la beneamata figlia. "Papà ti vedo stanco ed invecchiato!" "Mi sei mancata molto, che ne dici se mi trasferisco anch'io definitivamente a Roma?" "Che domande, sei e sarai sempre il mio paparino adorabile!" Entrando nell'appartamento della ragazza in camera da letto sul matrimoniale c'era un baby doli rosa molto corto. "Non è che avrai freddo con quella camicia da notte!" "Quando ho freddo mi strofino con Michele, contento...la camera degli ospiti è in ordine, Gaia la fantesca è brutta ma ordinata ed in cucina se la cava bene, diventerai un porcellino!" La conoscenza fra suocero e genero avvenne la sera successiva in pizzeria, solo una stretta di mano, i due conoscevano i rispettivi nomi. "Papà niente Coca Cola, equivale a tredici cucchiaini di zucchero, il diabete è dietro l'angolo!" "Una figlia rompi è davanti a me!" "Signor Alfio mi fa piacere la sua venuta a Roma così avrò qualcuno con cui dividere le paturnie di Loredana." Un tran tran si era stabilito fra i tre sino alle vacanze estive quando chiusa l'Università Loredana: "Papà è intenzione di Michele di tornare a Montecarotto dove il clima estivo è più fresco, ti aggreghi a noi?" "Mi sono informato, nelle Marche si mangia da Dio soprattutto salumi, cappelletti e formaggi." Il 'treno' delle due auto si mise in moto alle nove del due luglio, Entrata in autostrada al casello Flaminia est, prosecuzione sino all'uscita di Ancona nord poi Jesi, Pianello, Moje, Montecarotto. Arrivo in via Angeli, l'abitazione a tre piani era una ex casa colonica rimodernata. Al posto della stalla il pian terreno adibito a garage ed a deposito attrezzi, al primo piano tutti i servizi, al secondo camere da letto con annessi bagni. Nella mansarda una piccionaia dove tubavano tanti piccioni sia stanziali che di passaggio, era un albergo per volatili. I tre furono accolti con grandi feste dalla nonna Vincenza unica della famiglia rimasta in vita, nell'abitazione soggiornavano anche Beppina Ballarin una cameriera veneta arrivata non si sa come a Montecarotto, c'era anche la figlia Simonetta belloccia, ventenne che studiava all'Università di Ancona. Dopo le presentazioni ed i complimenti di rito pranzo per i sei preparato da Beppina informata via telefono dell'arrivo dei tre. C'erano armadi e letti per tutti, la notte un cielo stellato, lungo i campi tante lucciole (quelle vere) ormai quasi introvabili in campagna. Non mancava nemmeno la compagnia dei grilli col loro cri cri, le galline già da tempo riposavano nel pollaio. La serenità del luogo colpì soprattutto Alfio non abituato a vivere in campagna, il signore prese ad interessarsi a Simonetta chiedendole notizie sui suoi studi non omettendo di informarsi sui suoi fatti personali tipo: sei fidanzata, ti senti più veneta o marchigiana? Michele e Loredana 'ammiravano' da lontano la strategia del rispettivo padre e suocero. I polli la sera andavano 'a letto' molto presto come da detto popolare, la mattina avevano la non buona abitudine di dar la sveglia a tutti al sorgere del sole soprattutto i galli, con i loro ripetuti chicchirichì non prevedendo che presto sarebbero finiti in pentola! Simonetta ricordò ad Alfio un verso di Dante: 'Temp'era dal principio del mattino.' Beppina e Simonetta avevano preso a confezionare i famosi cappelletti che più tardi finirono in pentola cotti nel brodo del povero gallo. Venne l'autunno, il clima di Montecarotto divenne più frizzante, un gran caminetto riscaldava la sala da pranzo, serviva anche a cuocere la cacciagione che un paesano vicino di casa gentilmente regalava loro, sul fuoco c'era anche una pentola con della polenta (memento della veneta Beppina) e al girarrosto tanta carne di pollo, per i galli quell'abitazione era proprio funesta! La sera a letto? Problema risolto con il prete e con la monaca, niente di quanto dicono i due termini: il prete era una costruzione in legno con quattro assi uniti da due quadrati pure in legno, su quello inferiore veniva posta la 'monaca', un contenitore in argilla con dentro della brace per riscaldare le lenzuola. Molto era mutato nel menage della famiglia 'allargata', Simonetta e Loredana frequentavano l'università di Ancona accompagnate a turno da Michele o da Alfio con la Maserati. Un giorno Alfio comunicò via telefono a Peppina che aveva avuto un guasto all'auto e doveva gioco forza rimanere ad Ancona con Simonetta. Così iniziò la 'storia' fra i due, ormai nessuno faceva più tanto caso alla differenza di età fra i due conviventi, Alfio fece di più, A Montecarotto aprì un supermercato approvvigionandosi sia con merce locale che con prodotti famosi. Ebbe un gran successo anche in campo personale, durante il pranzo natalizio annunziò la sua prossima paternità con grandi battimani da parte dei presenti. Mancava solo nonna Vincenza che, secondo il sacerdote che in chiesa aveva celebrato il funerale aveva reso l'anima a Dio. Michele da buon ateo si domandò cosa ci facesse il Signore di tante anime bah...A Settimio venne il magone pensando alla sua Roma, d'impulso prese la decisione di ritornare nella capitale con Simonetta e col figlio Romolo. Cedette la sua pizzeria alla quale il nuovo proprietario di guardò bene dal cambiare nome, era diventata un'attrazione. I tre talvolta si recavano in pizzeria ma il sapore della pizza non era lo stesso di quello di una volta di 'quando c'era lui', questo pensiero gli ricordò un detto nostalgico fascista.

  • 26 aprile alle ore 18:35
    IL PORNO ATTORE

    Come comincia: La professione o mestiere che dir si voglia del porno attore non viene esercitata in Italia per motivi vari, non ultimi il divieto non scritto ma sottinteso politicamente da parte dei ‘bacarozzi’ vaticani sempre pronti a parlare di moralità  dimenticando gli scandali di pedofilia dei suoi componenti. Alberto Minazzo trentacinquenne era un porno attore, il suo ‘teatro di posa’ si trovava in Cecoslovacchia, a Praga ma quando era libero dagli impegni di ‘lavoro’ ritornava nella città natale. A Roma si sentiva euforico, il soggiorno romano era per lui la panacea delle scocciature giornaliere. Proprietario di un trivani in via SS.Apostoli ereditato dai genitori faceva la vita di Michelaccio: mangiare, bere ed andare a spasso, pensava a risolvere tutti i suoi problemi di casa Elvira la portiera peraltro ben remunerata. Una mattina in via Anagnina: “È lei il signor Alberto Minazzo?” “A sua disposizione signorina, in cosa posso esserle utile?” “Signora, sono Alessia Buonavolontà, una inviata della rivista ‘SETTE’ stampata qui a Roma, dovrei farle un’intervista, lo so è una noia, anche per noi giornalisti, solite domande retrive a cui avrà risposto tante volte per non parlare delle foto tutte uguali come stile: sorriso degli interessati a trentadue denti, altre di profilo tranne che per i possessori di nasi lunghi, in  questo caso inquadrature prese dal basso, per le orecchie a sventola uno scotch per farle avvicinare alla testa, per la bocca in dentro del cotone posto sotto le labbra.”  ” Proviamo allora a cambiare, le domande le faccio io, quante volte alla settimana scopa con suo marito?” “Che sta dicendo, sono in diretta col giornale non posso cambiare la conversazione!” “I lettori potrebbero essere curiosi di sapere da chi provengono le notizie ed avere anche delle  foto ‘significative’ dei corrispondenti soprattutto se si tratta di femminucce alle prime armi come lei, la vedo in crisi.” Staccata la diretta: “Mi sto riprendendo, d’altronde devo farmi le ossa! Penso che lei sia la persona giusta in quanto a faccia tosta!” “Andiamo in una trattoria tipica romana situata qui vicino, “Da ‘Sugamelo’ è un soprannome del padrone del locale,  il vero nome è Gigetto Nuvolari, nulla a che fare col campione automobilistico, poi si renderà conto del perché quell’eccentrico nome del locale.” All’entrata: “Carissimo, ancora una volta hai colpito, stavolta proprio nel centro, beato te cui piacciono le donne! Il solito menù afrodisiaco ma a te non occorre!” “Perché viene a mangiare qui, ci sono tanti  altri bei posti…”Mi piace essere sincero, Gigetto non mi fa pagare e il locale è frequentato da tanti suoi ‘colleghi’ spassosi, si prendono per il culo fra di loro, nel senso che si prendono in giro, hanno il senso dello humour e poi guardali come sono vestiti, puoi scattare delle foto da inviare al giornale, sono uniche, farai un figurone.” Alessia fece il figurone previsto da Alberto, il giornale quella settimana andò a ruba soprattutto per le foto spassose e particolari, Alessia telefonò ad Alberto  per ringraziarlo dei suoi suggerimenti, mio marito Oronzo Cassano è pugliese, è impiegato alla Agenzia delle Entrate, se lei è d’accordo una domenica sera possiamo andare a cena insieme, stavolta il locale lo scelgo io, il mio direttore dopo il successo dell’ultimo numero vuole servizi particolari, fuori del comune, soprattutto di sesso, andremo al ‘Vello d’Oro’. Oronzo Cassano, pugliese, fu presentato dalla consorte ad Alberto, il locale prescelto era situato in una stradina laterale del Lungotevere della Vittoria, un’entrata a vetri colorati illuminata da tre  lampioncini ‘patriottici’ colori bianco, rosso e verde, di lato una scritta eloquente.‘È severamente vietato l’ingresso ai minori di diciotto anni.’ A far rispettare il divieto una specie di gorilla fatto uomo dalla folta barba e con alla cintura un manganello, controllava i documenti dei clienti che volevano entrare nel locale. Al guardaroba si depositavano sia i cappotti che mille Euro per la cena spettacolo compreso, ricevuta fiscale? Sconosciuta. Rivolta al marito:“Caro lunedì c’è lavoro per te.” “Io mi limito a fare una segnalazione alla Finanza, il resto del lavoro lo fanno loro.” Cena di buon livello servita a tavola da una cameriera in topless, la macchina fotografica fu da subito sequestrata ad Alessia che però si era scaltrita, aveva acquistato una piccolissima fotocamera una ‘Minox’ con zoom con cui riuscì a riprendere un po’ tutto il locale e soprattutto lo spettacolo. Alla fine del pasto musica brasiliana in sottofondo, entrata di bellissime donne sempre in topless che iniziarono a ballare  fra di loro, finale inaspettato, due delle danzatrici avevano qualcosa in più, un ‘batacchio’ peraltro di notevoli proporzioni, visione breve, le ballerine, trans compresi si ritirarono coperti di applausi. “Caro oltre la Finanza bisogna avvertire la Polizia!” “I finanzieri sono anche agenti di Polizia Giudiziaria, penseranno a tutto loro.” Ormai la strada giornalistica intrapresa da Alessia non poteva essere abbandonata,la signora pensò bene di mettere a frutto un ‘vizietto’ di suo marito, non quello del film ma l’abitudine di Oronzo al voyerismo, far masturbare la consorte e poi seguirla nello stesso campo. Alessia propose una triologia, tradotto lei ed Alberto a sollazzarsi sessualmente, Oronzo a far da spettatore masturbandosi e scattando anche delle foto significative alla  consorte ed amante, lui ogni tanto entrava in scena con una maschera in viso. Considerata la sua professione era d’obbligo non farsi riconoscere soprattutto dai coinquilini di via XX settembre. Alberto, a digiuno da vario tempo alla nudità di Alessia rispose con un’alzata non di scudi ma di un ‘ciccio’ mostruoso agli occhi della signora che si limitò a dare direttive sessuali: “Prima il clitoride, solo dopo un mio orgasmo la penetrazione, sii delicato col quel cosone…” Alberto trovò un clitoride piuttosto grosso, fuori del normale e dire che lui in quel campo ne aveva di esperienza, Alessia lo meravigliò ancora con orgasmi ripetuti e lunghissimi, molto probabilmente il marito  la lasciava insoddisfatta. All’ennesimo orgasmo: “Cara non è che poi ti senti male!” “Ma quando mai, ho un record di undici, siamo solo a cinque!”Nel frattempo Oronzo aveva ripreso il vizietto preferito, si stava bellamente masturbando, la macchina fotografica con congegno di autoscatto intervallato  stava riprendendo tutti e tre. Alberto pensò ad una foto particolare al clitoride di Alessia ‘immerso’ in un mare di pelame, una foto fuori del comune che ancora una volta piacque sia al direttore che agli acquirenti della rivista. Alberto aveva l’arte fotografica nel sangue, propose  un servizio notturno sulla spiaggia di Torre Astura vicino Nettuno, spiaggia con  sabbia dorata nei pressi di  una pineta. Alessia protagonista senza vestiti  ma non il solito nudo, doveva Oronzo doveva riprendere con varie pose la signora impaurita che sfuggiva alle voglie di un sadico  ben ‘armato’, Alberto. “Caro la volta passata ho visto le stelle nel senso che non avevo mai provato un ‘batacchio’tanto grosso, non si lamentano la ‘attrici’ con cui lavori?” “Figurati, per guadagnare di più si girano anche di spalle.” “Vuoi dire nel popò?” “Esattamente tu che ne diresti?” “Pensiamo al servizio fotografico. Primo scatto: Alessia passeggia lungo la battigia vestita, secondo scatto le si avvicina un uomo che cerca di convincerla ad un rapporto sessuale, terzo scatto la donna cerca di scappare inseguita dal sadico, quarto scatto, il sadico la raggiunge e le strappa i vestiti, quinto scatto la donna nuda  mostra le sue nudità dotate di forte carica erotica, sesto scatto particolari del viso piangente con in risalto la fica ed il culo, settimo scatto arriva un cavaliere e la salva mettendo in fuga il sadico, ottavo scatto: finale sessuale fra i due. Il direttore ancora una volta apprezzò quelle foto che avevano maggior impatto sui lettori meglio di una ripresa cinefotografica. Il soggiorno a Roma di Alberto volgeva al termine, la notizia sconvolse Alessia che si era innamorata di lui. “Cara hai sempre saputo qual era la mia professione, in Italia non posso lavorare.” “Io non posso stare lontano  da te, vorrei seguirti a Praga.”  “In Cecoslovacchia la vita è difficile, non conosci la lingua, non potresti lavorare, io guadagno bene ma devo pensare anche alla mia vecchiaia, nessuno è più patetico di un ex attore porno!” “Nascerà una nuova coppia del porno internazionale, posso truccarmi alla grande, so scopare pure alla grande…” “Dovresti talvolta cambiare uccello…” “Non sono ancora così aperta di idee, a proposito di idee che ne diresti  di andare in Puglia, acquisire la residenza in una villa di mio marito, all’inizio potremmo portare con noi un uomo ed una ragazza giovani per girare pellicole porno, come copertura farli risultare  camerieri, accontenteremo anche Oronzo, lui da me accetta tutto, ha amici in alto grado e potrebbe farsi trasferire in un ufficio vicino casa sua a Lecce, gli farò tante coccole da convincerlo.” Le coccole funzionarono. Silvia e  Valerio due ventenni borgatari romani, invitati  ben remunerati a girare film porno,  pur di uscire dal loro ambiente  accettarono entusiasti la proposta: vivere agiatamente in una villa sul mare facendo quello che erano abituati a fare gratis.
    Alessia conobbe  altri ‘volatili’ di giovani meno grossi ma  molto performanti: ‘Juventus semper vincit’, non si trattava della squadra di calcio…

  • 26 aprile alle ore 18:12
    UN SOGNO REALIZZATO

    Come comincia: Rosina aveva aperto gli scuri in camera da letto con la conseguenza  svegliare Amos in pieno sonno, il signore senza aprire gli occhi si ricordò che era domenica, poi guardò la sveglia, erano le sette, ancora imbambolato santiò alla grande, guardando la moglie colpevole del ‘misfatto’: “Vorrei sapere che c’è di tanto importante, nemmeno di domenica…”  “Se si realizzerà il  sogno che ho fatto cambierà la nostra vita completamente!” “Sarà il solito tuo castello in aria, mó che mi hai svegliato…” “Mi è apparsa Ilena la tua ex moglie sorridendente… “ “Ma è morta tre anni fa, lo sai quali erano i nostri rapporti.” “Mi è apparsa su una nuvola e meraviglia delle meraviglie mi ha dettato  sei numeri dell’Enalotto, saremo ricchi!.”  “Amos mise la testa sotto il cuscino: “Ne riparleremo a tavola.” poi di nuovo in compagnia di Morfeo. Rosina aveva in casa degli stampati dell’Enalotto, ne riempì uno con i numeri secondo lei dettati dalla defunta  e la consegnò al marito come un  sacra reliquia. “Mi raccomando non la perdere, domattina, prima di andare in banca giocalo dal nostro tabacchino, dammi notizie per telefono!” Amos della  storia dell’Enalotto ne aveva piene le scatole, entrò direttamente nel suo ufficio al Capital Credem di Roma e si mise a sfogliare le carte che erano sul suo tavolo. Prendendo in mano il portafoglio  si accorse della giocata non effettuata, era passata l’una e mezza, esercizi chiusi e sicura rottura di scatole della poco gentile consorte. Imboccò la moto in cerca di un tabacchino aperto, girando per la città né trovò uno che stava per chiudere, fu accontentato malvolentieri dal titolare che nemmeno lo guardò in viso…evitata una rottura dei cosiddetti. Giunto a casa in ritardo: “Ero in pensiero, pensavo ti fossi dimenticato, hai sempre la testa fra le nuvole!” La cedola venne conservata da Rosina dentro una cassetta metallica che Amos non aveva mai visto, alla sua faccia meravigliata: “Caro bisogna pensarle tutte, se la casa prendesse fuoco…” “Cara mi tocco le palle e finiamola con stá giocata all’Enalotto, domani controllo il Messaggero e poi la storia finirà!”  Era Amos che ogni giorno acquistava il giornale, in ufficio fu  invitato da un collega prendere il caffè e poi uno sguardo alle vincite. ‘Enalotto €.36.24.82.10.23.68,un solo sei. Amos ricontrollò i numeri, alcuni sembravano quelli da lui giocati ma non ne era sicuro, mise da parte lo scontrino e telefonò a Rosina: “Cara ti dètto i numeri sorteggiati ieri per l’Enalotto sono:‘------‘. Un urlo dalla’altra parte del telefono, Rosina sembrava impazzita: ”Sono quelli che abbiamo giocato noi, quanti sei sono usciti?” “Uno solo…” Forse la cornetta telefonica era caduta di mano alla signora, la conversazione fu interrotta. “Direttore mia moglie non si sente bene, col suo permesso torno a casa.” Amos notò la porta del suo appartamento aperta, dentro casa trovò i due amici Morgana e Orazio che abitavano nel suo stesso palazzo, Rosina sdraiata sul letto ad occhi chiusi. “Cara sono  Morgana, apri gli occhi, debbo chiamare un dottore?” Rosina fece segno di no e pian piano riprese i sensi poi rivolta al marito:”Fammi vedere il giornale.” Soddisfatta del riscontro effettuato: “Riporrò la schedina in una cassetta di metallo.” Amos era in quella circostanza l’unico rimasto freddo, non che quel mucchio di soldi non lo interessasse ma non era il tipo da sceneggiata, andò a chiudere la porta d’ingresso e: “Amici miei a questo punto ci vuole tanta calma, innanzi tutto speriamo di non essere assaliti dal solito nugolo di cronisti in cerca di notizie e di foto e secondo potremmo  avere addosso tanti amici e parenti bisognosi di quattrini, la nostra vita diverrebbe un inferno!” “Si fece vivo Orazio: ”Il ricevitore dell’Enalotto potrebbe riconoscerti e in qualche modo ricattarci per non diffondere i tuoi dati somatici.” “Non penso, sono andato da uno mai visto, penso che non mi riconoscerebbe nemmeno vedendomi, ad ogni modo mi metterò in ferie e resterò a casa.” Orazio era titolare di uno studio legale, in verità aveva pochi clienti in quanto,  non era tanto grintoso in tribunale da impressionare i giudici e spesso perdeva le cause e conseguentemente i clienti. Stavolta l’avvocato si mise di buzzo buono e risolse tutti i problemi burocratici. Fece passare i prescritti sessanta giorni dalla pubblicazione delle vincite in ricevitoria poi in compagnia della moglie e dei due amici decise  di recarsi presso l’ufficio convenzionato della Banca Intesa San Paolo ma non in quello di Roma, preferì per motivi di riservatezza quello di Torino sede principale.  Una mattina i quattro presero il treno Freccia Rossa per Torino, Rosina stringeva a se la preziosa cassetta, partenza ore sette, arrivo ore undici alla stazione di Porta Nuova. Mezz’ora di taxi e poi entrata nell’ufficio del direttore che, ascoltata la richiesta di Rosina e visionata la cedola della vincita si mise a disposizione chiedendo alla signora di riempire un mucchio di moduli. Alle quattordici, orario di chiusura dell’ufficio l’ingente vincita era già stata accreditata a Roma sul conto corrente di Rosina e di Amos presso il Capital Credem. Stretta di mano finale e poi entrata presso il vicino albergo ‘Le tre Madame’, dinanzi all’ingresso ‘troneggiava’ il solito portiere in livrea, sembrava un generale. Entrata nel vicino ristorante ‘La Pergola Rosa’, Amos finalmente sfoderò un sorriso sottolineato da Rosina: “Finalmente ti vedo rilassato, forse non ti sei ancora reso conto che siamo ricchi, anche Morgana ed Orazio avranno la loro parte.” Tutti di buon umore pensarono bene ad appagare i richiami dello stomaco con un buon pranzo presso il vicino ristorante ‘La Pergola Rosa.’ Orazio ebbe una reminiscenza dei suoi studi classici: ‘Post prandium stabis, post cenam ambulabis’. Riposa dopo pranzo, passeggia dopo cena, decisero di restare a Torino anche la notte, la mattina dopo avrebbero visitato il Museo Egizio antico desiderio di Orazio sin dai tempi della scuola.  facendo sforzo sulla sua timidezza Amos :“Forse è la vincita all’Enalotto ma… vi comunico un mio vecchio desiderio mai appagato…o forse è meglio evitare…” “Rosina: “Fatti uscire il fiato, in questo momento ci possiamo permettere la qualunque.” “Vorrei passare la notte con Morgana…” Silenzio dei tre, dopo un po’ d’imbarazzo Orazio: “Se le due signore sono d’accordo io non mi oppongo.” L’aforismo: ‘Chi tace…’ Nessuno dei tre aprì bocca, Amos abbracciò moglie e Rosina, prese sottobraccio una stupefatta Morgana per infilarsi in una delle due camere matrimoniali loro assegnate.  Amos prese fra le mani il viso della futura amante e: ”Cara se non ti va dimmelo chiaramente.”  L’interessata pensando alla prossima donazione di denaro pensò bene di accondiscendere al desiderio di Amos, si recò in bagno insieme al futuro amante, dopo lavaggi alle parti intime i  due salirono sul letto matrimoniale.  Era ormai notte, spenta la luce la stanza era stata rischiarata  dal chiarore emesso di un sottostante lampione vicino al quale si erano stabilite delle giovin ed anche meno giovin dame che ‘vociavano’ perché ognuna pretendeva di essere la titolare di quel posto. Morgana aprì la finestra del balcone e: “Signorine buon lavoro ma noi vorremo dormire…” La  risposta non fu molto signorile, un ‘vaffanculo’ in coro delle ‘madamine’ che ripresero la ‘gazzara. Bocca di Orazio sul suo fiorello eccitato sin quando raggiunse un orgasmo.  sollevò la bocca non dal ‘fiero pasto’ ma dalle labbra ‘piangenti’ della amica gnocca  ma l’interessata: “Ti prego entra in fica e restaci a lungo, potremmo dormire in questa posizione!” Dormirono poco in compenso scoparono alla grande sin quasi la mattina quando bussarono alla porta della loro stanza. “Signori dovremmo fare pulizia!” Al bar si accontentarono di cappuccino con brioche, il pranzo era vicino. I quattro  si recarono in un vicino parco con fare indifferente. Orazio confessò  a Rosina  i suoi insuccessi sul lavoro causati dal suo carattere chiuso, Rosina col la praticità proprio delle femminucce si fece un’idea della situazione e: ”Torniamo a Roma, vediamo di sistemare la cosa.” I quattro di buon accordo decisero di dividere in ugual misura la vincita. Rosina: “Da domani ‘incipit nova vita’. Effettivamente la vita  di Orazio fu rivoluzionata: nuovo guardaroba con vestiti a scarpe alla moda, taglio di capelli rasati ai lati, al pian terreno sistemazione dello studio,  fuori una targa che riportava la scritta: Studio Legale dell’avvocato dottor Orazio, patrocinio gratuito per i non abbienti.”  I poveracci romani erano (e sono) tanti, ben presto lo studio si riempì di clienti, Rosina fungeva da segretaria. Orazio aveva acquisito un nuovo stile personale, più aggressivo e grintoso, in Tribunale fece fare una cattiva figura a due giudici. La situazione personale dei quattro cambiò nel senso inglese del ‘wife swapping’ senza nessun accordo verbale da parte loro, la ricchezza fa sorvolare su certe piccolezze. Dopo qualche tempo un rimpianto da parte delle consorti portò  al ritorno alle origini, insomma un husband  swapping intervallato dal wife swapping, in conclusione ….un gran casino.

  • 26 aprile alle ore 16:49
    LA MADONNA DELLA LETTERA

    Come comincia: Tutto si può dire dei messinesi ma non che non siano religiosi, perlomeno formalmente. La manifestazione   della loro devozione si esprime soprattutto il quindici  agosto di ogni anno durante la processione della Madonna della Lettera. Già nei tre giorni precedenti in piazza Castronovo degli operai innalzano un baldacchino, i cotali si sentono  dei novelli Michelangelo e, senza successo avevano chiesto al Comune un’indennità speciale per il loro lavoro. Intorno alla cerimonia della ‘Vara’(nome modificato di bara) c’erano molti interessi anche ‘pelosi’. Sino a pochi anni addietro era gestita da mafiosi che  ‘consigliavano’ chi dovesse tirare i lunghi canapi cui era agganciata quell’enorme macchina piramidale appoggiata a terra con scivoli in legno. È l’illustrazione dell’assunzione in cielo della vergine Maria, circondata da angeli, in procinto di raggiungere l’Empireo. Non manca  l’immagine di Gesù Cristo che tiene nella mano destra l’Alma Mater materna. Alla base la scritta: ‘Vos et ipsam civitatem benedicimus’, frase il cui significato è ignoto a molti messinesi. All’interno della macchina degli ingranaggi che fanno muovere i vari personaggi. Per rendere le cerimonia più significativa erano presenti le autorità cittadine con  il corteo  preceduto da quattro Vigili Urbani con  tanto di gonfalone comunale. Quello che più colpiva della processione era i ‘tiratori’ della Vara, tutti in camicia bianca ed a piedi scalzi e l’immensa folla che stazionava da piazza Castronovo sino alla Cattedrale. Non tutti erano interessati solo alla cerimonia religiosa, la sera abbuffata generale con piatti tipici: stoccafisso, baccalà  e  pesce spada molto apprezzati dai messinesi. Alberto Parisi era in mezzo alla folla, non che gli interessasse la cerimonia, appassionato di foto con la sua Canon riprendeva i personaggi più strani: quelli che si flagellavano (o facevano finta), altri in ginocchio che pregavano, alcune donne piangevano con alti lai. Un risolino ai lati della bocca di Alberto che, da buon ateo  anni prima era stato espulso da un collegio dei ‘Fratelli della Misericordia’ che miserdicordiosi non erano stati quando Alberto mise in dubbio che la vergine potesse vivere in cielo dove non c’era ossigeno. Altra ipotesi formulata da sempre da Alberto quella che fosse trasmigrata in cielo solo l’anima  ed allora dov’era il corpo? Queste ipotesi, confutate dai sacerdoti con giustificazioni speciose erano costate ad Alberto l’espulsione dal collegio.  Stanco della folla vociante, Alberto preferì trasferirsi in una strada laterale buia dove non c’erano persone, un po’ di quiete per le orecchie. Si accorse che fra due angoli di una chiesa due ombre si muovevano in maniera strana. Avvicinatosi, due ragazzi o meglio un ragazzo ed una ragazza si stavano dando da fare, lei piegata in avanti lui dietro a usufruire delle sue grazie. Al suo avvicinarsi il ragazzo scappò  più velocemente di uno scoiattolo, la baby rimase un attimo in posizione poi, visto che era rimasta sola e accortasi della presenza di Alberto, abbassò la gonna e prese a fare l’indifferente. Sono un maresciallo della Finanza, le tue generalità.” “Io non pago le tasse, ci pensa mio padre.” “Io sono oltre che ufficiale di Polizia Tributaria anche di Polizia Giudiziaria, ti contesto il reato di atti osceni in luogo pubblico e la devo portare in caserma.” “Quante storie, ti faccio un pompino e la finiamo lì.” “Brava, così sono io che finisco in galera per ‘omissioni di atti d’ufficio!’ “Tu non ci guadagni niente, io sarei nei guai, i miei genitori sono cattolici, si trovano  davanti alla Cattedrale, se venisse fuori questa storia immagina tu, se sei religioso faresti un’opera di bene…” Alberto alla luce dei fari di una macchina di passaggio vide bene  la ragazza, era veramente piacente, alta, longilinea, un faccino infantile, naso piccolino, tette anch’esse piccoline,   pensò ad un futuro erotico e: ”Va bene dammi le generalità.” “Sono Sofia Boccadifuoco.” “Sarebbe facile fare della facile ironia sul tuo cognome, lasciamo perdere, ti accompagno a casa, dove abiti?” “Non molto lontano, in via Colapesce, forse è meglio che raggiunga i miei, ci diamo appuntamento per un’altra volta, prendi nota del mio telefonino,  dammi il tuo.” Un bacio alla grande pose fine al dialogo. “Se questa scopa come bacia…” Alberto, preso dal lavoro scordò l’episodio, mentre era in verifica ad una ditta squillò il suo cellulare: “Maresciallo Parisi.” “Lo sai che non conosco il tuo nome.” “Adesso sai il cognome, nome Alberto, In questo momento sono al lavoro, oggi pomeriggio sono libero, chiamami alle tre.” “Bel maresciallo mi piacerebbe vederti in uniforme,  che ne dici di venire a prendermi sotto casa, con la divisa faresti un bell’effetto soprattutto su mio padre vecchio militare.” “Ho una Abarth 595 grigio argento, all’ora prestabilita sarò sotto casa tua.” Sofia era in strada che aspettava, fece un cenno di saluto ai genitori affacciati al balcone, ci teneva a far vedere con chi usciva, avrebbe evitato il solito interrogatorio sui suoi amici maschi. “Siamo quasi ad un fidanzamento ufficiale, ora voglio fare lo spaccone con i miei colleghi, andiamo in caserma in via Cannizzaro, voglio far morire di invidia un brigadiere in servizio alla porta.” Alberto partì alla grande ed alla grande si fermò dinanzi al portone della caserma con stridio di gomme. Si  avvicinò il sottufficiale non simpatico ad Alberto il quale quando lo vide in compagnia di una ‘sorcona’ rimase basito poi: “Lo sa che non può posteggiare qua.” “Un attimo, vado nel mio ufficio, faccio presto.” Il bar era aperto, entrarono, Alberto: “Paolo una acqua tonica, questa è Sofia.” Al barista gli occhi vennero fuori dalle orbite, non fece pagare la consumazione con tanti ringraziamenti da parte della ragazza. “Non ho capito che siamo venuti a fare all’interno della caserma?” “Per mostrare ai ‘derelitti’ le mie capacità rimorchiatorie.” Tutti i finanzieri di  guardia erano  vicino al portone d’uscita a rimirare la conquista del maresciallo Parisi: “Buon pomeriggio ragazzi.” Sofia furbescamente diede la mano a tutti sorridendo,  Alberto era al settimo cielo. “Cara vorrei portarti a casa mia in viale dei Tigli, sono celibe, nessun problema.” Prenotata per un’altra volta, devo raggiungere i miei, teniamoci in contatto.” Due giorni dopo: “Indovina chi sono?” “’’Na mignotta!” “Non pensare di potermi offendere, diciamo che sono libera di costumi, se sei a casa vengo con la mia Mini.” “T’aspetto.” Sofia era un buon ‘manico’, raggiunse il cortile dove c’era l’abitazione di Alberto  sceso in strada per farla posteggiare. C’erano in giro gli addetti alle pulizie. “Gigi sta arrivando una mia amica, per favore togli la tua auto dal numero dodici.” “Maresciallo non è il tuo posto!” “È quello del mio amico Gaetano che dopo la morte della moglie abita a Patti, raus!” Gigi malvolentieri spostò il camioncino appena in tempo per l’arrivo di Sofia con la Mini. “Maresciallo me lo potevi dire…” “Si ti dico: fatti i cazzarelli tuoi, sto scherzando sei sempre un amico.” Sofia in minigonna mini mini e blusa scollatissima fece restare a bocca aperta gli addetti alla pulizia. “Fra loro ci sono dei padri di famiglia, se a qualcuno viene un infarto…” “Esagerato, per un paio di tette e di cosce…” “Abito al penultimo piano entra in ascensore.” Sofia girò per tutta l’abitazione: “Complimenti per il buon gusto e la grandezza, quanti metri quadrati?” “Duecento, mi è venuta un’idea, dare una festa il pomeriggio di un sabato, vorrei che oltre ai  compagni di scuola ci fossero anche i tuoi genitori che ne dici?” “Sono d’accordo ma devi sapere che mia madre è molto religiosa, mio padre  si chiama Asdrubale ma tutti lo chiamano col secondo nome Vittorio, ha ottenuto la commenda e ci tiene a farlo sapere a tutti. Ha uno studio  di notaio a piazza Cairoli, ha gli occhiali spessi come un  fondo di bottiglia,  una segretaria che si può definire’La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte’ al contrario di tanti suoi colleghi pari età, insomma hai capito il tipo, regolati tu.” Il salone della casa di Alberto pian piano si stava riempiendo di giovani , per ultimo i due futuri ‘suoceri’ di Alberto. Vittorio una veloce stretta di mano al padrone di casa, Maria Luisa uno sguardo scrutatore. “Gentile signora spero di aver passato il suo esame, la vedrei bene come scrutatrice!” “Io sono prima di tutto una mamma, mi piace conoscere chi frequenta mia figlia, lei potrebbe essere il padre…” “Quindi nessun pericolo?”  “Non ho detto questo, da Sofia me ne aspetto di tutti i colori, spero nella sua buona stella.” Fra gli altri partecipanti c’era Lucio, quel cotale che la sera del quindici agosto era fuggito all’arrivo di Alberto. Sofia malignamente glielo presentò spiegando al padrone di casa chi fosse. Dopo un attimo di perplessità il maresciallo gli diede un buffetto sulla guancia: “Gira al largo da Sofia, è roba mia, fa pure rima.” Lucio vedendo la stazza di Alberto ben superiore alla sua fece un risolino e si rifugiò fra i suoi colleghi di classe. C’era un buffet alla grande, ognuno poteva servirsi a piacimento, solo bevande non alcoliche. Alberto si ritirò in cucina, la musica  rock era troppo alta per le sue orecchie. Fu raggiunto da Maria Luisa: ”Vorrei chiamarla solo Luisa, il nome Maria mi ricorda mia madre deceduta con mio padre durante un disastro aereo.” “Condoglianze anche se in ritardo, cambiando discorso cosa Sofia le ha raccontato di me?” “Tutto quello che è successo, le ho chiesto da sempre di essere sincera, di dirmi tutta la verità riguardo alla sua vita anche se tanti episodi…lasciamo perdere, posso chiederle che intenzioni ha?” “Rifacendomi ad un vecchio libro di dichiarazioni d’amore dell’ottocento: ‘Dal primo momento che l’ho vista’…è una frase un po’ di maniera e ridicola ma in questo momento non mi viene altro da dire…forse non ha capito, mi riferisco alla sua persona…” “Se ho compreso bene si riferisce a me?” “Esattamente, vedendo suo marito mi son fatto un’idea della sua vita sessuale, forse ci vorrebbe una scossa!” “Non sia ridicolo, non ho mai  cornificato Vittorio!” “There is alwais a first time!” Alberto preso da entusiasmo sessuale prese a baciare Luisa in bocca con gran meraviglia dell’interessata che non reagì…Nel frattempo il destino fece in modo di spingere Sofia a cercare Alberto e la madre, li trovò in cucina al culmine del loro approccio. “Mammina non sai quanto sia contenta in questo momento, Alberto ha la tua stessa età, io  cercherò non più l’avventura ma un mio coetaneo in gamba, finalmente potrò dar corso ad un tuo desiderio: diventare nonna ma sinora…” Un abbraccio ai due poi Alberto: “Ora che abbiamo il benefit di tua figlia andremo alla grande, quando potrai ci vedremo a casa mia, diventerà anche la tua e di Sofia, dimentica la teorie che ti hanno inculcato le ‘Ancelle Riparatrici’ nel cui collegio dove hai studiato. Nel mondo la responsabilità delle cattive azioni è dei singoli, le religioni sono state create dall’uomo per una sua necessità psicologica, rifugiarsi in esse nei momenti di difficoltà, fine del sermone.”Luisa rimase in cucina imbambolata con gli occhi fissi nel vuoto, in pochi attimi era stata rivoluzionata la sua vita. “Mammina capisco perfettamente il tuo stato d’animo, conosco Alberto sarà un eccellente compagno e soprattutto amante, torniamo a casa, stanotte dormirai male ma…dopo la cura di Alberto ‘nova  vita  tibi incipiam.”
     

  • 26 aprile alle ore 16:24
    I DUE GEMELLI

    Come comincia: Filiberto Palatino, pensionato,  aveva insegnato per trent’anni Lettere e Filosofia presso l’Università Tor Vegata di Roma. Una mattina presto si era vestito ed aveva preso l’autobus che normalmente usava quando era in servizio per raggiungere l’Università, forse un ritorno al passato. Una pioggia improvvisa l’aveva costretto a rifugiarsi nell’ingresso dell’istituto per poi recarsi nella sala convegno degli insegnanti in quel momento vuota. Quanti ricordi, appese al muro  foto che ritraevano a fine anno accademico docenti ed alunni frequentatori dei corsi. Si appalesò Luisella la segretaria. “Professore che piacere, l’hanno forse richiamata in servizio dopo tante assenze per il Covid?” “No, mi son trovato qui quasi senza accorgermene.” Mi dica com’è la vita da pensionato?” “Bugia o verità?” “La prima.” “Benissimo, non vedevo l’ora… Ho sentito alcuni alunni che si sono lamentati per il comportamento di un nuovo insegnante…” Filiberto si era commosso, un abbraccio a Luisella e via a riprendere l’autobus per rientrare a casa dove inaspettatamente trovò la moglie Aurore insegnante di lingue presso l’Istituto Cavour. “Non mi domandare perché son qua a quest’ora, una  alunna  ha la madre in quarantena per Covid, la deficiente genitrice aveva tenuta nascosta la notizia perché ‘si vergognava’, il preside l’è venuto a sapere ed ora anch’io sono in quarantena!” “Cara, come dicevano gli antichi il destino è superiore agli dei, consolati, metterò la mascherina anche in casa, farò da cuoco con la speranza di non avvelenarci, sursum corda!”  Aurore Arnaud era diventata la signora Palatino per una di lei scelta personale, aveva conosciuto il professor Palatino in occasione di un meeting della scuola parigina, dove insegnava, all’Università di Tor Vergata, praticamente era stata lei a corteggiare il docente che a sua volta era rimasto affascinato dalla bellezza della transalpina. Aurore in passato aveva preso a frequentare un certo Didier Morel che dalle indagini effettuate dal di lei padre risultò essere un macrò ‘amico’ di tante ‘signorine’ che lo sostenevano finanziariamente per far bella vita. Louis Russellì di lontana origine italiana, padre di Aurore, si fece trasferire dal Ministero degli Esteri francese quale attaché dell’ambasciata di Roma, e così finì fine la liaison di sua figlia. Filiberto dopo un iniziale entusiasmo sessuale aveva quasi smesso le sue prestazioni, la focosa consorte si era allora rivolta a giovani prestanti che sfacciatamente invitava a casa presentandoli al marito come ‘cugini’ anche se tali ovviamente non erano, Filiberto cercò di essere obiettivo, i venticinque anni di differenza erano troppi per sopportare i ritmi sessuali della consorte, fece finta di nulla anche se le solite gole profonde lo avvertivano regolarmente dei suoi problemi ‘frontali’. Accadde un fatto imprevisto, Aurore si innamorò di un amante occasionale, fece presente al coniuge la situazione, decise di lasciare il tetto coniugale e, insalutato ospite sparì dalla circolazione. Filiberto si meravigliò della sua reazione o meglio della sua non reazione, la moglie gli era diventata indifferente. Il suo vuoto fu ‘tappato’ in un certo senso dall’assunzione di Mariola Cicognani in qualità di cameriera tutto fare. La cotale, braccia strappate all’agricoltura, non più giovanissima, era pulita ed ordinata quello che serviva a Filiberto per avere una vita serena. Un avvenimento mutò l’esistenza di Filiberto: in passato aveva avuto modo di far amicizia con un  barbiere di origine siciliana tale Domenico Cantalamessa (sicuramente cognome imposto ad un suo antenato trovatello da parte di un ‘bacarozzo’ cattolico). Una mattina Filippo non era ‘in vena’, preferì recasi nel salone di Mimmo per farsi radere la barba. Invece del solito aiutante maschio si era presentata una ragazza mora, grandi occhi tristi vestita in maniera poco elegante, trasandata. “Sono Lisa Cucinotta” e prese ad insaponare il viso di Filiberto ma si notava subito che non era il suo mestiere, Mimmo se ne accorse, invitò un’altra ragazza a passar il pennello sul viso di Filiberto. Finita la rasatura Mimmo prese sotto braccio sia Lisa che Filiberto e li condusse nello sgabuzzino sul retro. “Amicu mio caru ista est ma nipote, vene da Palermu, l’ho dichiarata mia lavorante per evitare di avere camurrie con quelli dell’Ispettorato del Lavoro, dopo pranzo ti racconto tutto, annamo a magnà nella trattoria ‘da Checco’.” Lillo aveva un eloquio particolare, aveva l’abitudine di mescolare il dialetto siciliano con quello romano e con la lingua italiana. Al posto di Checco si era presentato un giovane distinto, ben vestito: “Sono Rambaldo, mio zio è ammalato, sono a vostra disposizione.” “Er coco sarà lo stesso, portace da magnà alla romana, ma nipote…insomma fà tu.” Rambaldo aveva guardato insistentemente Lisa che aveva abbassato gli occhi. La ragazza aveva molta iniziativa, si era iscritta all’ultimo anno del liceo classico Albertelli, a Palermo frequentava la stessa classe, aveva poi, sovvenzionata dallo zio, provveduto ad  abbigliarsi in modo elegante, frequentava un istituto di bellezza insomma era completamente cambiata. Talvolta andava a casa di Filiberto per qualche ripetizione rimanendo a dormire nella stanza degli ospiti. Un certo allarme mise sul chi va la il dottor Paladino che un pomeriggio: “Cara ti ricordi quel giovane che ci ha servito a tavola nel ristorante da Checco, aveva un nome strano mi pare Rambaldo…” “Se è per quello anche il cognome è particolare ‘Nolasco’.” Lisa aveva abboccato all’amo. “Si lo frequento, è iscritto all’Università in psicologia, appena diplomata penso che frequenterò anch’io nella stessa facoltà. Rirengo che sarà l’uomo della mia vita ma è ancora presto per capirlo, in passato avevo deciso di aver chiuso col sesso forte dopo la triste esperienza che ho avuto con il convivente di mia madre che una notte è venuto nella mia camera per avere un rapporto sessuale, alle mie grida è scappato. Vuoi sapere il parere di mia madre sulla vicenda? ‘La colpa è tua che indossi la minigonna, gli uomini sono fatti così!’ Non ti dico altro, sto cercando di cancellare l’episodio dalla mia mente.” Lisa a quel ricordo si era commossa, qualche lacrima subito asciugata. La storia ebbe un lieto fine, i due giovani si frequentarono sempre più da vicino tanto che Lisa un giorno mise al corrente parenti ed amici della sua prossima maternità, solo la madre fu indifferente alla notizia. Ciliegina sulla torta nacquero due gemelli cui fu imposto i nomi dei due padrini Filiberto e Calogero.  Col tempo i due bimbi accuditi amorevolmente un po’ da tutti dimostrarono carattere, e personalità particolari: dopo la poppata di rito, prima di addormentasi si facevano gran risate inscenando una specie di lotta dentro la culla, la notte niente pianti, due angioletti!

  • 26 aprile alle ore 16:00
    ALBERTO L'ATEO

    Come comincia: Solo di recente è scoppiato il ‘bubbone’dei preti pedofili che ha coinvolto un pò tutta la chiesa cattolica. Non che in passato non accadessero certi ‘fatti’ solo che venivano coperti per evitare scandali. A capo della chiesa di Roma oggi c’è un Papa che ha impostato il suo apostolato sull’anticonformismo in contrapposizione con i tradizionalismi che cercano ancora di far valere il loro pensiero. Papa Francesco un po’ fisicamente ‘acciaccato’ tiene duro, preferisce condannare apertamente la pedofilia che tanti guai ha portato alla Chiesa Cattolica, guai anche finanziari. Alcuni di noi si domandano perché ai preti cattolici sia proibito sposarsi  come permesso agli anglicani. Bisogna risalire sino all’anno 1022 quando Benedetto VIII al Concilio di Pavia ottenne l’obbligo del celibato per i sacerdoti, (forse il cotale personalmente non amava il genere femminile) errore umanamente grossolano in quanto non teneva conto del testosterone che circola nel corpo dei giovani maschi, anche cattolici che porta  alla pedofilia, fatto molto grave per il futuro delle  malcapitate vittime, al contrario,  come dicevo i preti anglicani e di altre religioni mettono su famiglia. Ho un ricordo quando  studente abitavo in una traversa di via Taranto a Roma. Tramite un mio compagno di classe,  figlio del portiere, venni a conoscenza che due sacerdoti, il lunedì mattina si presentavano in portineria e con la compiacenza del padre (ben sovvenzionato) uscivano in strada abbigliati  in borghese con in testa un cappello per nascondere la tonsura sorta di marchio sulla testa che allora attestava il loro stato clericale. Dove si recavano i due preti? Al più vicino casino dove delle disponibili ‘signorine’ distribuivano le loro grazie. La famosa legge Merlin per alcuni tratti era giusta perché antecedentemente le dame erano obbligate ad ‘andare a letto’ anche con uomini di non loro gradimento ma dal punto di vista pratico era sbagliata tanto è vero che dopo la sua entrata in vigore le ‘signorine’, non più controllate da un ginecologo distribuivano malattie veneree ai maschietti sprovveduti. Una gran disgrazia colpì la mia famiglia, mia madre passò a miglior vita per un male incurabile, mio padre, sempre in giro per l’Italia e per il mondo sud americano quale rappresentante di una importante ditta tedesca di medicinali, pensò bene di ‘mettermi in collegio’ ma quale collegio, una specie di prigione dove la disciplina era la prima materia di insegnamento. Al  ‘Citarelli’, nome fuori del comune di cui non sono mai riuscito a capire la provenienza, c’era come insegnante di religione e di assistenza spirituale il sacerdote don Agapito fanatico  che quando parlava della sua materia si infervorava a tal punto da diventare rosso in  viso, un fanatico integralista. Ciò  che soprattutto mandava in bestia il prete era  il risolino stampato sul mio viso che considerava un affronto alla religione ed alla sua persona. Una mattina don Agapito ebbe la non buona idea di imporre un compito in classe dal titolo: ‘I pregi della religione cattolica’. Iniziai lo svolgimento in maniera soft ricordando che nel mondo esistono centotrentasette religioni di cui sette cristiane tutte inventate dagli uomini in relazione alle loro esigenze spirituali e di razza. Poi inserii degli aforismi tipo: ‘La religione è un’illusione e deriva la sua forza dal fatto che corrisponde ai nostri desideri istintuali. – Freud’. ‘Non è necessario avere una fede religiosa, è sufficiente essere uomini – Dalai Lama’ – ‘Teologia:una collezione di risposte incomprensibili a domande senza senso’ – Voltaire - ‘Credo che  ci sia qualcosa di peccaminoso in qualsiasi fede. Gli essere umani non vogliono conoscere vogliono solo credere per abbandonare la loro individualità  e unirsi al branco.’ Martin Aramis scrittore. ‘Dio non esiste, esiste una ragione universale, c’è un nesso fra la ragione che governa il mondo e quella che governa la nostra mente’ – Eraclito. I seguenti aforismi sono in toto frutto della mia mente: ‘La religione è una patetica illusione a cui si aggrappano gli umani spaventati.’ ‘Dio è l’essere al quale rivolgersi quando si è tristi ed in cui rifugiarsi  nei momenti di difficoltà. L’idolo più grande mai creato dagli uomini.’ ‘Le religioni hanno la pretesa di imporre la loro dottrina all’umanità, sono solo tirannia ed imperialismo.’ ‘La religione è come l’omeopatia, funziona perché gli ingenui, i paurosi ed i complessati ci credono.’  Fui l’ultimo a consegnare il mio elaborato. “Vediamo il capolavoro che hai messo su.” Man mano che don Agapito leggeva il mio tema il suo viso cambiava colore, per ultimo mi prese per un braccio: “Dal direttore.” Per mia fortuna Fulgenzio Romano era il classico misoneista, non amava le novità spiacevoli, accettò con rassegnazione gli alti lai del prete, lesse il mio tema e: ”Don Agapito l’alunno ha citato degli aforismi anche di personaggi famosi, un suo diritto, lasci perdere.” Scornato al prete non restò che vendicarsi ordinandomi di uscire dall’aula ad ogni sua lezione di religione, io ben contento. Finalmente una buona notizia, il rientro di mio padre a Roma, ultima sua tappa Rio de Janeiro.  Andai all’aeroporto con il Maggiolino auto cui mio padre era molto affezionato malgrado avesse percorso tanti chilometri. Una novità non prevista: il genitore era in compagnia di due ragazze a me sconosciute, una bionda ed una mora, sembravano sorelle. “Ti presento Ninive e Melissa due farmaciste le ho portato con me dal Brasile per farle lavorare in Italia, hanno dovuto abbandonare il loro paese per motivi politici. “Papà dove mettiamo i bagagli?” “Arrangiarsi figliolo, arrangiarsi.” Io al volante della Volkswagen, il genitore e l due ragazze con un valigione ciascuno sulle gambe, nel picciolo bagagliaio anteriore due  valige di formato inferiore. Nel condominio di via Appia,  dietro il cinema Massimo l’attico di famiglia. Mio padre, non si sa come era riuscito ad acquistare un locale a piano terra che aveva adibito a garage, per Roma una fortuna. Al nostro arrivo una scappellata da parte di Gigi il portiere incuriosito dalla presenza delle due donne. La casa non  abitata da lungo tempo aveva bisogno di una pulizia generale, volevo interpellare il mio genitore per ingaggiare una ditta di pulizie quando, sorpresa, le due baby misero mano agli attrezzi che trovarono nel ripostiglio e cominciarono di buona lena a darsi da fare all’inizio in cucina per poi passare alle altre stanze senza proferir parola, erano veloci senza lasciar tracce di sporco. Alla fine del loro lavoro intervenne mio padre: “Ragazze siete una sorpresa piacevole, datevi una pulita poi andremo a cena da ‘Sora Lella’ una trattoria qua vicino.” La Sora Lella era la classica conduttrice di trattoria, larga di fianchi e dalle gran tette, non molto alta, sempre sorridente: ‘Chi viene da me ritorna sempre’ era il suo motto ma stavolta aveva qualcosa in più da dire:  ‘Hai fatto er colpo grosso, due al posto di una, per fortuna c’è tu fijio che te da ná mano!” La spontaneità aveva spinto le due brasiliane a parlare di loro: “Come sapete sono Ninive, il nome è un po’ fuori del comune, era di una mia nonna di origine italiana, siamo state coinvolte nella politica del nostro datore di lavoro contrarie al governo totalitario e repressivo di ogni forma di contestazione, il qui presente signor Armando ci ha aiutato e fuggire dal Brasile, gli saremo eternamente grate e cercheremo di ricompensarlo in tutti i modi.” Le due baby misero in atto la promessa, una mattina ritornarono a casa a bordo di una rossa fiammante Alfa Romeo Stelvio acquistata in un vicino concessionario di quella marca, era addirittura un modello ‘Quadrifoglio’ la più ‘spinta’ della casa. Melissa: “Anche se il signor Armando non intende mandare in pensione il suo ‘Maggiolino’ pensiamo che sia l’ora di affiancarle questo bolide italiano.” Lo stupore prese il posto della commozione, grandi abbraccia fra i quattro. Ti pareva che Gigi si facesse i fatti suoi: “Dottò sté due o sò milionarie o marchettare d’alto bordo.” “Ci hai azzeccato, metti da parte un bel gruzzolo di Euro e te le presento.” Messe al corrente delle ipotesi di Gigi, il portiere da quel momento divenne bersaglio di frizzi e lazzi delle due cariocas,  al loro apparire il cotale di rifugiava di corsa in casa. Restava il mistero da dove provenissero le ricchezze di Melissa e di Ninive, la Stelvio ad occhio e croce doveva essere costata sui sessantamila €uro. Compresi qualcosa sulle due brasiliane allorquando il pomeriggio del giorno dopo stavano guardando un programma  televisivo allorché  apparve un annuncio in cui si discuteva sulla cittadinanza onoraria conferita dall’Anpi di Padova al presidente brasiliano Jair Bolsonaro, molti avevano dimostrato la loro contrarietà alla consegna di quella onorificenza compreso il clero cattolico, le due ragazze discutevano sottovoce  e non riuscii a comprendere il loro discorso, quando mi videro smisero di parlare e spensero il televisore, un mio guizzo di intuito: erano delle patriote contro il regime di quel dittatore. Riuscii a piazzarle in una farmacia alla periferia di Roma, per spostarsi usavano la Stelvio. Melissa a cena espresse il desiderio di andare a Padova per andare al santuario di San Antonio venerato anche in Brasile. Per l’impaccio della ragazza nell’esposizione  compresi  il loro piano, far fuori il presidente brasiliano. Allontanatosi di casa mio padre le convocai nel salone, feci loro prendere posto sul divano, io su una sedia dinanzi a loro. “Gentili signorine sono venuto a conoscenza del fatto da parte di un giornale di destra brasiliano nel confronti del presidente in cui si ipotizzava l’impeachment di Bolsonaro, il giorno successivo il giornale chiuse i battenti ma i loro redattori ed impiegati giurarono di ucciderei il maledetto. “Ragazze a questo punto ho compreso il perché della vostra venuta in Italia, mi trovo in crisi, secondo la legge italiana dovrei denunziarvi all’Autorità Giudiziaria ed in primis alla Polizia altrimenti passerei per vostro complice nello stesso tempo non vorrei rovinarvi l’esistenza. Se doveste rendervi latitanti dalla targa della vostra auto sareste facilmente rintracciabili, stessa sorte se usate mezzi convenzionali, sareste segnalate all’Interpol e diventereste delle latitanti , l’unica soluzione ritengo sia quella di tagliare ogni rapporto con le persone che vi hanno chiesto di venire in Italia e…” Gelo da parte delle due, ” Ninive: “Sanno che siamo in Italia ma non in quale città, seguiremo il tuo consiglio.” L4 due ragazze misero in atto  la mia dritta e la ricambiarono con una rapporto sessuale notturno a tre, indimenticabile, rapporto che dura tuttora, mio padre ‘si arrangia’ con una teutonica venuta in Italia per dargli un mano nel lavoro nel lavoro.