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Racconti di Alberto Mazzoni

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  • 12 ottobre 2016 alle ore 16:46
    UN'OPERA BUONA

    Come comincia: La timidezza? Coi tempi che corrono sembra non alberghi (vi piace alberghi?) nè nei giovani e tantomeno negli anziani, ambedue le categorie hanno un bel da fare nel mantenersi a galla in una società spietata in cui i vecchi valori non hanno più senso, l’unica cosa importante (oltre alla salute) è il  lavoro, che spesso manca o si perde, o la ricchezza ereditata dai soliti culi… fortunati.
    Abitante a Messina Albertoo sin da piccolo aveva dovuto combattere con la insicurezza ereditata dalla madre, deceduta troppo presto, e malignamente sottolineata dal padre gran tombeur des femmes ma poco incline a capire la natura del figlio.
     Al a scuola, dalle elementari alle medie superiori, cercava di mascherare questo suo problema con delle battute di spirito non sempre apprezzate dai compagni, in parole povere era diventato un solitario. L’unica sua fortuna era stata l’aver vinto un concorso  alla Camera di Commercio ma, ottenuta la indipendenza economica, decise di prendere il volo dalla casa paterna a Messina e comprare un’abitazione in provincia, ad Alì Terme, anche se ogni mattina doveva sobbarcarsi il tragitto da casa all’ufficio, l’importante per lui era star lontano da suo padre anche se formalmente ma solo formalmente i loro rapporti erano buoni.
    In ufficio la situazione non era migliorata, era l’unico scapolo che non faceva la corte alle damigelle che volentieri di sarebbero accoppiate con lui tenuto anche conto che, tutto sommato, era un bell’uomo: altezza unoesettantacinque,  fisico longilineo, accuratamente vestito ma..ma..con difficoltà a relazionarsi col gentile sesso. Conseguenza che le dame come i compagni d’ufficio lo avevano dipinto come allergico al fascino femminile e quindi…
    L’unica persona che gli stava vicino moralmente era Anna  che spesso si rivolgeva a lui per pratiche d’ufficio per lei ostiche ma anche per alleviare i suoi stati d’animo.
    Anna era felicemente maritata con Armando più anziano di lei, anche la baby era oggetto di pettegolezzi soprattutto da parte delle colleghe invidiose sia per la sua eleganza che per il patrimonio immobiliare del consorte ammontante a vari milioni di Euro. (Cosa viene e a fare in ufficio a rubare il lavoro a chi ne ha bisogno!) una delle tante frasi caustiche che però si ritorcevano sulle pettegole dato che non ottenevano alcun risultato.
    Un giorno Anna: “Alberto perché non ti fai una crociera, a giorni attracca a Messina la Golden Star, fa il giro del Mediterraneo, è una nave modernissima, lì troverai di tutto dal teatrino alle piscine, alla casa da gioco, al vitto eccellente oltre che qualche bella in cerca di avventure…”
    Alberto nicchiò molto ma alle insistenze della piacevole collega di ufficio si convinse e prenotò una cabina singola con visione esterna, una delle migliori al primo ponte, quello più ambito.
    In sala mensa si trovò al tavolo di due anziani e simpatici signori con i quali legò sin quando la dama, cinquantenne, con un gran sorriso prese l’iniziativa e da sotto il tavolo gli mise un piede fra le gambe,  sicuro segno di gradimento della sua compagnia. Alberto ancora infantilmente considerava le signore al di sopra di trent’anni anziane e quindi si guardò bene di aderire alla richiesta e cambiò tavolo. Evidentemente le dame della nave avevano scoperto in lui un fascino particolare, in quest’altro tavolo erano sedute tre ragazze decisamente appetitose, Alberto fu invitato nel teatrino, fece amicizia con loro e, alla fine dello spettacolo, si trovò una delle cotali in cabina che, con un gran sorriso, si spogliò completamente ed andò a farsi una doccia. Davanti ad un nudo femminile mai visto, Alberto rimase imbambolato, da quel suo atteggiamento la signorina capì bene che non era il caso di continuare e se ne andò sbattendo la porta e pensando “Proprio a me doveva capitare un omo!”
    Dopo questa figuraccia Alberto non se la sentì più di continuare la crociera e sbarcò nel porto di Tangeri. Aereo per Catania e poi rientro ad Alì Terme quanto mai frustrato.
    Rintracciato al telefonino da Anna, quest’ultima capì che non era più sulla nave e si fece confessare, con lacrime amare,  la triste avventura che aveva profondamente colpito il suo collega e amico. Evidentemente Anna aveva l’anima del buon pastore, raccontò tutto al marito e poi una richiesta particolare: “Voglio andare a casa di Alberto, non vorrei che facesse una sciocchezza, troppo è stato il suo shock!”
    Alfredo la prese sull’umorismo: “Non vorrei che ti violentasse…” “Lo sai che quello è il suo grande problema, da quel punto di vista puoi stare sicuro, non è invece che tu approfittando della mia assenza…” “Mi hai dato un’idea, hai vista quella nuova inquilina del terzo piano, mi fa gli occhi dolci… “Ah occhi dolci non dire fregnacce!”
    Anna caricò qualcosa per la notte in un borsone, non sarebbe rientrata  in casa e domani era un sabato e quindi libertà anche dall’ufficio. Naturalmente chiamò al telefonino Alberto che non credeva alle sue orecchie, con un nodo in gola:“Ti aspetto…” La casa di Al era un unico isolato a due piani, un grande giardino ed un canile dove di giorno dimorava Ras un bel pastore tedesco.
    “Non sapevo che avessi un cane, bellissimo. “ “Vuoi andare fuori a cena o preferisci…” “Preferisco mangiare a casa, ho portato una bottiglia di Lambrusco.”.”
    “Non so descriverti quello che provo per questa tua venuta, non so quello che penserà tuo marito ma può stare sicuro"…” È questo è il punto pensò Anna, voleva aiutare il suo amico ma nello stesso tempo non creargli problemi se fosse stata esplicita in una sua richiesta sessuale e quindi, dopo cena, televisione come due buoni amici ma…
    “Alberto vorrei che tu provassi, insomma se non ti da fastidio che ne diresti di andare a letto insieme, fisicamente sei piacevole …”
    “Lo sai che per te farei qualsiasi cosa, lo sai che a letto sono un disastro ma…” Doccia insieme, Anna notò che in fondo Ferdy non ce l’aveva troppo piccolo anzi a riposo era più grande di quello di Alfredo.
    Luci attenuate, nudi, Anna prese l’iniziativa chiedendo di essere baciata prima in bocca, poi sulle tettine ed infine sul fiorellino. Alberto fece del suo meglio ed Anna si prese la sua dote di goderecciata con il cuinnilingus poi a sua volte  cercò una fellatio senza successo perché il ciccio di Alberto proprio non ne voleva sapere di alzarsi.
    “Non ti preoccupare, m’è venuta in mente una certa idea e mi domando perché non ci ho pensato prima, ora ninna e appuntamento sabato prossimo a casa mia.”
    Quella per Alberto sarebbe stata la settimana più lunga della sua vita, i giorni passavano lenti e il sabato alle diciotto posteggiò la sua Giulietta sulla strada per non dare adito ai vicini di Anna di malignare. Un mazzo di rose rosse precedette l’entrata in casa di Alberto che cercava di coprire la sua eccitazione in attesa della messa in atto di quell’idea di Anna che nel frattempo si dava da fare in cucina con piatti a base di pesce. “Ho un Verdicchio dei Castelli di Jesi, il mio amico Giorgio  me ne fa omaggio ogni anno ed io ricambio con dolci siciliani, è un po’ forte di gradazione.” E fu proprio l’eccesso di vino che portò Alfredo a salutare e: “Ragazzi non vi offendete ma casco dal sonno, buonanotte!” Nessuno dei due ragazzi si offese anzi: “Alberto prendi questa pillola, è un digestivo, ti farà bene.” I due uscirono  nel terrazzo anteriore, una vista mozzafiato del porto di Messina e della costa Calabra, Anna prese l’iniziativa e cominciò a baciare in bocca uno stralunato Alberto che dopo un po’ di tempo ebbe una sorpresa molto gradita: il suo ‘ciccio’ stava aumentando di volume in maniera mai vista, Anna gli abbassò i pantaloni e gli slip dai quali emerse un coso lungo, molto più lungo di quello di suo marito pensò Anna, una sorpresa che si concluse con la masturbazione e la conseguenza goderecciata da parte di Al che finì sulla  macchina di una zitella del primo piano che forse non avrebbe apprezzato…
    Alberto sembrava impazzito, trascinato in bagno da Anna, dietro suggerimento di quest’ultima, si lavò ben bene il coso rimasto sul ‘presentatarm’ con gioia della sua compagna che lo trascinò sul divano per un’entrata trionfale nella sua gatta vogliosissima . “Ce l’hai molto lungo, mi sei arrivato al collo dell’utero, mai provato un simile piacere, non ti fermare!” Nessuna fermata, Alberto era diventato una locomotiva che smise di viaggiare allorché la sua compagna: “Non ce la faccio più, non ho mai goduto così in vita mia...Quella che hai assunto era la ‘Spedra’, da ora in poi non avrai più problemi di erezione, riposati poi torna a casa tua, preferisco per ora che mio marito non immagini quello che è successo, un bacione finale.”
     Dire che la vita di Alberto era cambiata  era dir poco, il signorino si sentiva sicuro di sé e cominciò a mettere in atto in ufficio una strategia particolare, tenuto conto della sua fama di impotente, decise di seguire una sua collega nel bagno delle signore, collega nota per le sue conquiste amorose: “Scusa cara ma il gabinetto degli uomini è occupato, ti dispiace se, data l’urgenza, uso questo?” e nel frattempo tirò fuori un ‘ciccio’ in piena forma che fece strabuzzare gli occhi alla dama la quale pensò bene di approfittare dell’occasione e di abbassare gli slip con la conseguenza ‘immisio penis gigans’ nel suo fiorellino. Ormai la sua fama era passata di bocca in bocca alle signore della Camera di Commercio e alcune, insoddisfatte delle prestazioni dei relativi coniugi, pensarono bene di ricorrere alle ‘cure’ di Alberto il quale però non dimenticava la cara Anna che aveva cambiato la vita. Un fine settimana fu invitato a casa della cotale che, piuttosto impacciata : “Al stavolta sono io a chiederti un favore molto particolare, un po’ me ne vergogno ma puoi non accettare…mio marito vuol vedermi far l’amore con te ed anche partecipare ..”
    Un sabato sera, dopo cena, un trio era affacciato alla ringhiera del salone: in mezzo Anna nuda con una vestaglia trasparente ed i due maschietti di lato in slip che facevano gli indifferenti ma ambedue arrapatissimi dalla situazione. Passaggio sul lettone di casa con Alfredo supino, Anna sopra di lui con il ‘micio’ di suo marito in fica e Alberto immerso nel meraviglioso culetto. Le posizioni cambiarono molte volte fin quando Anna decise  di prendere in bocca il coso lungo di Al per una goderecciata finale e poi: i coniugi nel lettone e Alberto sul divano un po’ tutti distrutti ma felici di quella esperienza  particolare.
    Alberto trovò una compagna ideale ma non dimenticò mai la bella, dolce e straordinaria amica che le aveva cambiato la vita ed ogni tanto…
     
     

  • 09 settembre 2016 alle ore 13:58
    Stupende passioni

    Come comincia: Gentili e cari lettori  prima di iniziare a descrivervi le vicissitudini dei personaggi di questo racconto ve li voglio presentare come si faceva una volta per i libri gialli, e allora:
    Erasmo Minutoli - parrucchiere e titolare di un salone di bellezza
    Alberto  (Al) suo figlio – sommozzatore
    Caterina  - lavorante
    Tindara - massaggiatrice
    Ovviamente vi sarete domandati come ad un parrucchiere fosse stato imposto il nome di un filosofo olandese: presto detto il nostro eroe era figlio di lavoratori della terra, insomma mezzadro il cui padrone molto religioso ma a cui  la natura non aveva concesso di diventare padre, aveva chiesto (diciamo imposto) al genitore di Erasmo di affibbiargli quel nome, tanto impegnativo, dietro congruo compenso.
    La di lui consorte lo considerò come un figlio e quando il ragazzo compì quattordici anni pensò bene di farlo impiegare come apprendista presso il suo  parrucchiere e così il ragazzo passò dalla terra agli shampi.
    Quello che aveva lasciato perplessi la maggior parte dei paesani del padre di Erasmo era il fatto che il ragazzo non aveva alcuna caratteristica fisica dei genitori, abitanti nella frazione Giampilieri di Messina, in quanto crescendo era diventato un giovanottone di un metro e ottanta contro i sessanta centimetri dei genitori ma…la divina provvidenza!
    La nostra storia comincia quando Erasmo settantenne e reduce da un infarto decise di diminuire il lavoro lasciando praticamente in mano l’azienda alle due collaboratrici. Nel contempo gli giunse dal Brasile una comunicazione del figlio Alberto: “Sto rientrando, una sorpresissima per te!” Il rampollo, titolare di una società di sommozzatori, un mese prima era partito destinazione Rio De Janeiro per godersi il carnevale. Conoscendo  la scapigliatura dell’erede, Erasmo non gioì della notizia e si apprestò a ricevere con ansia l’arrivo del giovane che aveva preferito le profondità marine  alle forbici di parrucchiere.
    La nave da crociera “Golden Gate’ giunse nel porto di Messina alle prime luci dell’alba di una giornata estiva soleggiata. Alberto non era solo, in sua compagnia due bellezze brasiliane quelle che ti fanno perdere il sonno, alte quasi quanto lui, erano la copia esatta di quelle che si vedono in tv durante il carnevale, la prima cosa in evidenza il loro meraviglioso popò, al loro passaggio i maschietti ci rimettevano la vista!
    L’Aston Martin DB 9 a lui intestata era stata il cadeau di una signora maritata con un brasiliano titolare della concessionaria di quella marca; la dama romana di nascita aveva conosciuto il  marito al raduno europeo dei rappresentanti della Aston ed aveva preferito un’italiana a tante bellezze sue paesane, i gusti son gusti!
    Durante il carnevale Al si godeva in strada il passaggio delle varie scuole di samba, alzando gli occhi notò al piano rialzato una signora bionda appoggiata alla balaustra che sembrava non interessata anzi proprio annoiata dello spettacolo e con  una lunga sigaretta fra le labbra. Alzando la voce Alberto: “Che brutto vizio, ne conosco di migliori!” La dama per nulla impressionata di quella battuta piuttosto infelice: “Venga su a spiegarmeli di persona!” e così il nostro eroe si trovò in grande salone ben arredato ed illuminato. Finto baciamano e: “Talvolta mi capita di esprimermi in espressioni non felici, le chiedo scusa.” “Niente scuse, vedo questo spettacolo da anni, mi annoia e da buona romana di S.Giovanni preferirei una festa paesana ma son qua…” Così iniziò il legame fra Alberto ed Armida che si consolidò nei giorni successivi anche per la costante assenza del di lei marito che, alla consorte ed  al lavoro, preferiva la compagnia di giovanissime ragazze indigene.
    L’amicizia fra i due divenne ogni giorno come dire, più salda, insomma passavano molto tempo nel meraviglioso lettone coniugale (naturalmente in assenza del legittimo proprietario).
    “Armida è il nome di una maga musulmana…” “Mi ha battezzata una mia zia professoressa di lettere antiche, non mi dispiace.” Come non  le dispiaceva la compagnia quotidiana  del suo ‘toy boy’ di vent’anni più giovane e nel pieno delle doti di stallone, la dama si stava innamorando del giovane amico e talvolta piangeva sapendo che prima o poi sarebbe sparito dalla sua vita. Una volta Alberto accompagnò Armida in un salone di bellezza – barbieria dove prestavano servizio Lea e Karen. Il giovin siciliano prese confidenza con le due sotto lo sguardo inviperito di Armida e così quando comunicò loro il suo desiderio di ritornare in Sicilia gli chiesero di aggregarsi a lui per esercitare la loro professione in Italia. Ad Alberto l’idea piacque, già si immaginava la faccia di suo padre e dei vari suoi amici e conoscenti nel vedere due brasiliane da favola.
     La notte prima della partenza  Armida la passò fra lacrime e sesso, non volle accompagnare il suo amante al porto, niente addii,  vide l’Aston Martin sparire in direzione dell’imbarco, un suo  ricordo dolcissimo (e costoso).
    A Messina,  riempiti la sua auto ed un tassì di bagagli, Alberto si presentò al salone di bellezza in viale della Libertà a Messina e: “Paparino carissimo ti presento Lea e Karen parrucchiere per uomo e donna  e massaggiatrici, puoi pensare ad una pensione serena!”
    L’espressione del viso del povero Erasmo era da fotografare, il suo sguardo passava da una all’altra delle due  senza  riuscire ad esprimere verbo, furono le due ragazze a sbaciucchiarlo. Le signore sotto i caschi erano rimaste basite; così cominciò il nuovo corso del salone di bellezza di Erasmo che, nei giorni successivi, dovette subire tutti i cambiamenti all’interno del suo locale predisposti da Alberto. Dopo quindici giorni ci fu l’inaugurazione con tanto di articolo su un giornale di Messina in cui erano riportate le foto del locale rinnovato con la scritta: “Due brasiliane massaggiatrici e parrucchiere per uomo e donna.”
    Le cotali avevano preso alloggio nel piano superiore del salone abitazione di padre e figlio, insomma una rivoluzione nella vita di Erasmo che non sapeva di essere contento di quella variazione nella sua vita oppure…
    La novità di quel locale particolare fece  presto a passare di bocca in bocca, anche molti maschietti presero a frequentare la barbieria previo appuntamento data la notevole mole di lavoro.
    Un giorno Erasmo prese da parte il figlio: “AL dimmi qualcosa di più sul tuo soggiorno in Brasile e su Lea e Karen.” “Papà la mia sembra una favola: durante una sfilata di carri carnevaleschi mi sono trovato sotto l’abitazione di una signora che dal primo piano di godeva lo spettacolo, la cotale stava fumando ed io per fare lo spiritoso le dissi: ‘Conosco vizi migliori’ al che la dama invece di mandarmi a quel paese mi indicò  il portone di casa sua e mi fece entrare. Una cinquantenne che non dimostrava affatto la sua età anzi. Si presentò: era nata a Roma ed aveva conosciuto suo marito brasiliano durante un raduno di concessionari dell’auto Aston Martin. Le aveva chiesto di sposarlo e si trasferita a Rio de Janeiro. Ben presto divenimmo amanti e Armida mi fece intestare la Aston Martin che ho con me. Tramite lei ho conosciuto Lea a Karen che lavoravano in un istituto di bellezza da lei frequentato. Il mio imbarco con le due ragazze  è stato per lei una tragedia, si era innamorata di me. Una cosa particolare : sai chi sono i transessuali? No, loro lo sono,oltre le tette hanno anche il pene,  ho voluto constatarlo di persona ma non ho avuto con loro alcun rapporto, sono e resto etero. Molto probabilmente le due quando la sera escono incontreranno qualcuno che ama quel genere di sesso, ho imposto loro di non portare nessuno a casa nostra e la mattina di essere puntuali al lavoro, il resto non mi interessa d’altronde non ti puoi lamentare.”
    Erasmo, rimasto al concetto dei due sessi, guardò il figlio come istupidito, non fece commenti.
    Nel frattempo erano accaduti vari avvenimenti degni di nota: una mattina si era fermata dinanzi al negozio un fuori strada Range Rover il cui conducente chiese di poter usufruire delle prestazioni delle due brasiliane, si trattava di Arthur Donato, australiano, di lontane origine messinesi. All’uscita, dopo una mancia esagerata, invitò le ragazze nella sua villa sui Monti Peloritani. Le interessate dopo un colloquio con Alberto  accettarono ma a condizione che fossero accompagnate dal loro amico.
    All’imbrunire di una afosa giornata di agosto, Alberto prese la strada di via Palermo per poi proseguire  sino alla località  Musolino  e finalmente ‘approdarono’ alla villa dell’australiano. Locali arredati con molto stile e buon gusto segno di disponibilità finanziarie del padrone di casa. Nella ‘lunchroom’ (sala da pranzo) era apparecchiata un grande tavola ovale con ogni ben di dio. Ai tre ospiti fu fatto visitare l’immenso giardino ed alla fine: ‘ladies and gentleman enjoy your meal’ (buon appetito).  Anche i vini era all’altezza, poi i dessert e quindi un classico whisky per completare la serata.
    “Il signore non si offende se io mi ritiro in camera mia a conversare con le signore?” e senza ottener risposta prese sotto braccio Leda e Karen e sparirono in fondo ad un corridoio.  Alberto pensò bene di seguirli, d’altronde quello era il compito a lui assegnato, verificare che l’australiano non commettesse qualcosa di sbagliato. Il resto avvenne in breve tempo, tutti e tre sotto la doccia e poi fuochi pirotecnici: i due trans che si inchiappettavano fra di loro, poi la volta di Arthur ad ottenere quel trattamento e la storia durò a lungo. Alberto pensò bene di tornare alla sala da pranzo e si appisolò. Riprese conoscenza a causa degli strattoni procurati dalle due ‘signorine’. “Torniamo a casa.”  Durante il viaggio di ritorno le due babys erano euforiche: cinquemila euro a testa, mih!
    Lea e Karen avevano intrapreso la loro strada, Alberto aveva ripreso il suo lavoro di sommozzatore con la sua barca appoggiandosi al lido del compare Francesco. Il lavoro non mancava ed il suo tempo libero era occupato dalla signora Evelina, splendida consorte del sunnominato durante l’assenza del titolare; certo la situazione era un po’ stancante data la fame sessuale arretrata della cotale ma mai lamentarsi! 
    Una vera svolta nella vita c’è sempre: per Alberto avvenne allorché venne ad abitare nel palazzo di casa sua una ragazza, la nipote della signora Annibaldi, vedova, romana, residente a Messina dopo la morte del marito maresciallo della Marina Militare.
    Antonella, questo il suo nome, colpiva i maschietti sin dal primo momento: altezza superiore alla media, brunissima, viso delicato, triste, il resto del corpo da far invidia ad una modella professionista. Il problema era la sua riservatezza: solo per qualche minuto  lasciava in spiaggia la sua sedia a sdraio ed il libro che stava leggendo per un breve bagno in mare a poi ritorno sotto l’ombrellone.  Simile atteggiamento scoraggiava eventuali mosconi che ad ogni  approccio venivano allontanati con uno sguardo tipo: ‘vedi dannà a …’ per dirla alla romana. Alberto fu più fortunato, nel salire le scale di casa ad Antonella cadde di mano un libro che finì nella tromba delle scale, libro prontamente recuperato dal sommozzatore  e riconsegnato alla proprietaria con un sorriso. Ad un informale ‘grazie’ Al si fece più coraggioso:  “Sono Alberto Minutoli sommozzatore, l’ho vista in spiaggia, nel caso avesse bisogno di …” “Niente lezioni di  nuoto, amo la montagna!” “Perfetto ho un fuori strada e conosco bene le colline sovrastanti Messina…un spettacolo da non perdere!” ” E che io invece perderò, non mi piacciono  i bellimbusti!” “Grazie per il bello…l’invito è sempre valido.”
    ‘Fortuna audaces adiuvat’ il detto romano antico fu di aiuto ad Al. Antonella era nel salone di suo padre sotto le mani esperte di Karen. “Qui non ha via d’uscita,é a casa mia” “Allora sono sotto sequestro…” “O mon dieu no, solo un invito.” Cosa strana la baby sorrise: “Voglio premiare la sua faccia tosta, ci vediamo domattina in spiaggia.” Barba rasata alla perfezione,  doccia prolungata con bagnoschiuma profumato,  Alberto si presentò in spiaggia verso le otto ma la baby comparve solo alle nove. Finto baciamano. “Non è questo il modo di conquistarmi ammesso che io lo voglia, talvolta è meglio la lettura di un libro…” “Essere preferito ad un libro non mi é mai successo!”  “Senta non faccia il conquistatore a getto continuo di Petroliniana memoria, rien à faire!” “Ho esaurito il mio fascino, forse è meglio che…” ”Va bene, mi pare che sia figlio del parrucchiere anche se mi pare abbia scelto altra professione.” “Si amo le sirene!” Questa volta Antonella rise di gusto. “Femme qui rit…” “Conosco il francese, se lo può dimenticare di portarmi a letto, a me serve solo per dormire!” “Tante cose buone sprecate…” “Andiamo a fare il bagno, vediamo le sue qualità di sommozzatore, a  proposito perchè lo chiamano Al penso sia meglio Alberto. Al pensò: “Chiamami come cazzo ti pare basta che me la molli!” “So leggere nel pensiero delle persone, si vergogni!” Questa volta fu Alberto a ridere della grossa. “Questa poi, dovrei vergognarmi, è abbastanza normale che un maschietto…” “Maschietto normale ho notato un ristorante sul lago di Ganzirri,’ La Sirena’, appuntamento stasera alle venti ed adesso lasciami alla mia lettura, ciao.”
    Inutile dire che mezz’ora prima dell’appuntamento Alberto (così preferiva chiamarlo Antonella) si era installato a bordo della Aston con l’occhio rivolto al portone d’ingresso della sua abitazione, la baby lo faceva apposta a fargli tirare il collo…ad un tratto: una visione: Antonella fasciata in un tubino nero con la parte superiore in merletto rosa e generosa scollatura dietro la schiena, capelli raccolti a chignon, viso truccato in modo magistrale, tacco altissimo che la faceva superare il suo compagno in altezza.
    “Ti trovo bene…” “Bugiardo matricolato non mi vuoi dare soddisfazione dovevi dire: sei uno schianto!” “A quest’ora ho fame e forse i miei sensi di sono come dire affievoliti.” “Metti in moto ‘sensi affievoliti’ma soprattutto guida piano!”
    All’ingresso del ristorante furono ricevuti da Salvatore il capo cameriere il quale si presentò con una gaffe: “Nuova fidanzata, complimenti!” Sguardo inceneritore da parte di Antonella: “Vedo che porti qui le tue conquiste!” “Vorrei farti notare che il locale lo hai scelto tu, col tuo permesso vorrei scegliere io il menu: allora Salvo  antipasti di frutti di mare,  cozze in brodetto, tagliatelle alla marinara, franceschini e acciughe fritti, trancio di spada e soprattutto contorni di insalata mista, il solito Verdicchio dei Castelli di Jesi che ti ho fatto pervenire da un amico di Jesi. “ Nel frattempo Antonella non aveva proferito verbo ma: “Non pensi che ci vorrebbe una passeggiata chilometrica per smaltire tante calorie?” “I Monti  Peloritani ci aspettano.” La presenza di Antonella aveva suscitato la curiosità prima di tutti del padrone del locale che si era presentato col solito finto baciamano e poi degli avventori maschi con relative facce imbambolate. Sguardo di sfida di Alberto: “qui ci bagno il becco io” anche se non era vero.
    Finita la cena, pagato il conto con la carta di credito (il contanti è volgare) i due fecero passerella in uscita dal locale.
    “Ma douce amie devo predisporre il satellitare, suggeriscimi  il percorso.” “Non c’è bisogno del satellitare, viale della Libertà!”
    “Inutile dire ognuno a casa propria…” Alberto ci provò  e Hermes adiuvante: “Ti invito a casa di mia zia ma sappi che sono cintura mera…”
    “Mi capita talvolta che in testa mi vengano dei flash strani, in questo momento mi viene in mente un libro che era di mio nonno intitolato ‘Il segretario galante’ in cui erano predisposte lettera d’amore per gli innamorati timidi che non sapevano cosa scrivere per conquistare una ragazza. Una lettera cominciava così: ‘Signorina sin dal primo momento che l’ho vista ho provato un tuffo al cuore…” Risata navigabile avrebbe scritto il buon Jacovitti umorista del giornale per ragazzi ‘Il Vittorioso’; Antonella prese a ridere a singulti, non la smetteva più tanto che si trovò senza volerlo abbracciata ad Alberto. Finita la risata, asciugate le lacrime Antonella: “Donna che ride…ti piacerebbe mascherina! Sentiamo un po’ di musica, che genere ami?” “Il jazz, se tua zia ha un classico di Count Basie oppure un ballabile possibilmente lento.” “Certo lento…” Trovarono un disco di Mina e con un certo distacco fisico Alberto abbracciò Antonella che  guardandolo negli occhi si fece seria e dopo un po’ andò a sedersi sul divano rabbuiata in viso. Alberto la seguì, cominciava un po’ a scocciarsi, che cavolo poteva aver combinato, proprio non riusciva a rendersene conto, capì che non era serata e dopo un: “Buonanotte” si congedò dalla baby.
    Alle sette della mattina seguente  Minutoli junior stava imbarcandosi sul motoscafo  con cui lui ed il socio Franco dovevano andare in mare a recuperare oggetto su un relitto quando, guardando verso la spiaggia antistante il negozio di suo padre, notò sulla battigia una figura di donna:  binocolo,  Antonella. “Franco vai da solo devo sbrigare una faccenda urgente.”
    Era Antonella seduta sulla sabbia abbracciata alle gambe, testa bassa non in costume da bagno ma con gonna, maglietta e scarpe: “Antonella…” nessuna risposta, “Antonella guardami cosa…” niente da fare Antonella sembrava imbambolata. Alberto decise allora di prenderla in braccio , traversò la spiaggia, la strada e, entrato nel suo appartamento, depose il dolce fardello sul suo letto togliendole le scarpe e coprendola con una coperta, era gelida, chissà quanto tempo aveva passato sulla spiaggia ma soprattutto perché uscire di casa la mattina presto o forse la notte, interrogativi ai quali il buon Al si ripromise di porseli dopo aver telefonato alla zia della ragazza. Per fortuna nel cellulare c’era la segreteria telefonica, lasciò un messaggio assicurativo sull’assenza della nipote: “Abbiamo deciso di fare una gita, nessuna preoccupazione sulla nostra assenza.” Naturalmente dovette evitare di uscire per non farsi vedere in giro, si accovacciò vicino ad Antonella che era caduta in un sonno profondo che durò sino alle quindici del pomeriggio sin quando: “Da quanto tempo sono qua?” “Ho preparato un sugo delizioso, dovresti aver fame.” “Vado in bagno a farmi una doccia, posso usare il tuo accappatoio, non guardare dal buco della serratura.” La baby aveva ripreso le penne ma restava da scoprire il motivo di quella sua uscita notturna. “Dobbiamo restare nel mio appartamento, ho telefonato a tua zia comunicandole che siamo fuori Messina in gita e quindi…” “L’hai studiata bene ma non pensare che ci esca qualcosa, understand?” “Dobbiamo trovare un modo per passare il tempo, se ti va raccontami qualcosa del tuo passato, del mio c’è poco da dire, sono un edonista immagina tu!”
    Antonella si era rabbuiata, Al aveva toccato il tasto dolente, forse quello che aveva portato la baby ad uscire di notte da casa, inaspettatamente: “C’è qualcosa del mio passato che mi condiziona e mi fa soffrire: all’università ho conosciuto un mio compagno di studi, abbiamo preso a frequentarci tutti i giorni finché ci siamo innamorati, si il mio primo amore, non  ci dormivo la notte, non vedevo l’ora di incontrarci ma qualche dea dell’Olimpo invidiosa ha deciso di porre fine alla mia felicità: il mio ragazzo perse la vita in uno scontro fra la sua moto ed un camion, ho lasciato Roma, troppo dolore ed ho accettato l’ospitalità di mia zia a Messina, altra tragedia della mia vita: i miei genitori sono morti in un incidente stradale quando avevo quattro anni, sono stato cresciuta da mia zia Elvira, sorella di mio padre, fine della storia.” Inaspettatamente Alberto si trovò abbracciato ad Antonella , era stata lei a prendere l’iniziativa, al ragazzo non pareva vero…”Sei rimasto sorpreso dì la verità, sentivo di farlo, mi sei piaciuto appena ti ho conosciuto e da principio non voleva accettare una nuova avventura, sono ancora scossa dal mio passato, col mio ragazzo siano stati insieme circa un mese, non abbiamo avuto rapporti intimi…” “Quindi vuol dire…” frase sciocca e inopportuna di cui Alberto si pentì subito e di cui chiese scusa. Televisione, colazione, pranzo, cena e riposo a letto senza troppa vicinanza, dopo due giorni. “Alberto ritorniamo alla vita,  vado a casa di mia zia e poi in spiaggia col mio libro…” “Ed io  vicino a te con la faccia del cane bastonato in attesa dell’osso.” “Ho bisogno di tempo, per le decisioni importanti, appuntamento alla fine di agosto, ti va?” “Facciamo il 3 settembre mio compleanno.”
    E così fu: festeggiamento al ristorante ‘La Sirena’ ed appena seduti al tavolo Salvatore: “Vedo che non hai cambiato dama, stai invecchiando?” “Mi sa se c’è qualcuno che non invecchierà sarai tu perché…” “Va bene menù speciale, ci penso io.”
    Il lago era calmo, Antonella pensò all’addio ai monti  di Lucia di manzoniana memoria e istintivamente abbracciò Alberto e lo baciò in bocca, in bacio fugace ma che …”Non ti illudere, ne devi mangiare ancora di pane!” Al furbescamente andò all’assalto per gradi: bacini in bocca, poi sul collo e sulle deliziose tette. La discesa fu più contrastata ma arrivato alla ‘chatte’ Antonella  perse il controllo della situazione e si lasciò andare ad una goderecciata alla grande. La baby timidamente aveva preso ad ‘esplorare’ i tesori del suo amante ma quando giunse a ‘due palmi sotto il mento dove c’è un gran bel monumento’ rimase basita: “È troppo grosso!” evidentemente stava facendo un confronto con quello del suo primo fidanzato e pensando evidentemente all’ingresso di quel coso nella sua beneamata. Ma non fu il letto testimone del ‘matrimonio’ ma la Aston Martin parcheggiata in una piazzola sui Monti Peloritani. La notte precedente Antonella non era riuscita a dormire, ormai aveva deciso: ‘alea iacta est’ ma non aveva previsto che nel prendere in mano ‘ciccio’ per farlo penetrare dolcemente nella ‘chatte’, lo zozzone gli riempisse le mani del suo prodotto che finì anche sui pantaloni del suo padrone. Alberto pensò bene di prendere in mano la situazione, aveva con sé un preservativo, lo fece indossare a ‘ciccio’ il quale  era sempre in posizione di arrembaggio e delicatamente, molto delicatamente divenne il marito di Antonella un po’ indolenzita ma felice, era diventata una donna completa.
    Questa volta le dee dell’Olimpo Venere e Giunone si fecero i fatti loro e la storia finì come nella favole in cui i protagonisti vissero a lungo felici e contenti: Erasmo ritiratosi dal lavoro badava al nipote Gioacchino un frugoletto tutto pepe che aveva preso il nome dal nonno materno. Il negozio andava alla grande con le due brasiliane ormai conosciute da tutti gli ‘zozzoni particolari’ della città dello Stretto, Antonella sempre splendida, si era laureata in lettere ed insegnava in una frazione di Messina, Alberto  faceva sempre il sommozzatore ma talvolta gli capitava di incontrare nelle isole Eolie qualche signora …in difficoltà e naturalmente, da quel generoso che era, le doveva accontentare per …incrementare il turismo nella zona!

  • 25 agosto 2016 alle ore 16:21
    GRANDI AMORI

    Come comincia: Talvolta il progresso crea molti problemi più di quelli che risolve, questo era il caso di Max Arbusi, fotografo messinese, che al momento del passaggio delle foto dalla pellicola al digitale  si trovò di non poter più far uso delle sue macchine fotografiche a pellicola peraltro pagate un occhio della testa. Con i telefonini  anche gli sprovveduti riescono a eseguire servizi fotografici tipo cresime, comunioni, anche matrimoni e così il buon Max si girava i pollici dentro il suo negozio di piazza Cairoli a Messina. E dire che la sua ditta era molto conosciuta anche in tutta la provincia, era anche fotografo ufficiale di un giornale locale, del tribunale e di altri organi cittadini. Inoltre aveva dovuto sostenere la spesa per l’acquisto di una pluriaccessoriata  Canon che veniva usata in ben poche occasioni. Questa era la situazione quando al buon Max giunse inaspettata una proposta di una società di navigazione svedese di imbarcarsi sulla loro nave ‘The Great Beauty’ per riprendere la vita di bordo. Vedovo con due figlie maggiorenni pensò bene di aderire alla richiesta. Spese gran parte dei suoi risparmi per acquistare un vestiario degno di una nave dei gran lusso i cui passeggeri avevano pagato una cifra enorme per fare la crociera. Altro valido motivo per accettare la proposta era il fatto che la recente morte della consorte lo aveva portato ad una profondo prostrazione con  l’allontanamento dalla vita e dagli amici e, dietro consiglio di uno psichiatra, l’assunzione di farmaci antidepressivi.Giunto a bordo, si presentò al primo ufficiale che gli assegnò una cabina ovviamente senza vista esterna ma a lui poco caléva: piccola ma con aria condizionata e bagno annesso, per lui una reggia.
    Prima incombenza importante: visita dei vari locali dove doveva operare. Il suo compito era quello di documentare la vita di bordo in tutti i suoi aspetti, non solo le solite ovvie cartoline ma soprattutto luoghi e personaggi particolari: sala macchine, cucina, sala giochi, piscine,sale convegno, ascensori che sembravano aerei, palestre,  i vari ristoranti per vegani, vegetariani, ebrei, mussulmani ed altri di cui non riusciva a capire la destinazione oltre ovviamente a quello italiano sempre molto frequentato per la bontà e varietà delle cibarie di cui approfittava appena libero dal servizio. Quello che più apprezzava erano cibi particolari come la cacciagione, stambecchi (?), carni di tutti i tipi, pesce e piatti romani (il capo cuoco era di Trastevere). Altra puntata al teatrino in cui ogni sera si esibivano varie compagnie di varietà in cui facevano bella mostra ballerine poco vestite e maschioni muscolosi per le signore o per quei signori dai gusti particolari, ce n’era per tutti! La mattina presto, al rientro in ‘cuccetta’ era sfinito, dopo le ultime foto scattate ai signori mangioni delle tre di mattino; ogni giorno macinava chilometri, la nave era immensa con cinque ponti, per fortuna non soffriva del mal di mare. Dopo qualche giorno ‘ciccio’ prese giustamente a lamentarsi, i suoi quarantacinque anni ebbero il sopravvento una mattina quando una cameriera venne a mettere in ordine la sua cabina, Max provvide a far mettere in ordine anche il suo coso ma gli costò una cifretta, la tipa non era là per divertirsi e così Max decise di guardarsi intorno per sollarsarsi si ma senza sborsare i soldini che si stava guadagnando con grande fatica . Sul primo ponte di buona mattina signore non più giovani, probabilmente vedove o nubili  certamente piene di grana, chiacchieravano per far trascorrere il tempo. Alla vista del fotografo, fecero segno di non voler essere riprese ma Max, vecchio del mestiere, aveva prevista la situazione ed aveva acquistato  un apparecchio, il circomirrotach, che fotografava a novanta gradi; semplificando puntava dritto l’obiettivo dinanzi a sé ma riprendeva le persone senza che queste se ne accorgessero.
    Dopo un bel po’ di scatti, mostrando,una notevole faccia tosta, recuperando quel po’ di francese che ricordava: “Mesdames, voici vos fotos, vous étes fabuleux!” Dopo un attimo di perplessità le signore si misero a ridere e una dama in italiano: “Lei è un simpaticone, apprezziamo la sua faccia tosta ma vorremmo sapere come ha fatto a riprenderci.” Max mostrò sorridendo il trucco e spiego che molti non volevano essere ripresi ma lui era a bordo con quel compito e quindi…”
    “Venga a colazione con noi, due di noi parliamo italiano, una il francese e le altre inglese ma non ha importanza, venga” e prese sotto braccio un Max sorpreso ma contento di aver fatto breccia…  in fondo quella signora  al suo braccio poteva avere cinquant’anni ma ben portati e soprattutto migliorati dalla frequenza di case di bellezza. “Sono Marisa, romana,  non le dispiace se l’ho presa sottobraccio?” “E’ un piacere, sono solo a bordo e per il mio lavoro frequento molte persone ma non parlo quasi mai con qualcuno e poi…” “Non mi dica che le piaccio! Una proposta, stasera c’è il ballo del capitano, si faccia vedere con o senza il suo attrezzo, parlo della macchina fotografica…” e gran risata, la signora aveva il senso dello humor. Max col nuovo smoking faceva la sua porca figura e fu apprezzato da Marisa e dalla sua amica  seduta al tavolo, ragazza trentenne, longilinea, ex modella, molto bella con la caratteristica di aver un viso molto più giovanile della sua età. “Questa è Chantal, francese di Parigi, ex modella è pittrice e ospite a casa mia ai Parioli.” Dopo un classico ‘enchanté’ Max si mise subito all’opera e riprese la baby sia da sola che abbracciata alla sua amica, le foto furono apprezzate. “Lei è molto bravo, anzi niente lei passiamo al tu: io sono sentimentalmente libera, non me la passo male finanziariamente e mi piace girare il mondo e conosce persone nuove, Chantal è venuta a Roma per una mostra dei suoi dipinti, si è innamorata…della città e da allora siamo buone amiche.”
    Ormai era diventata una consuetudine, Max tutte le sere si univa alle due nuove conoscenti e, dopo aver scattato delle foto al personale dell’orchestra, agli attori, ai locali del back stage e passava con loro il resto della serata ballando saltuariamente con le due dame, anche loro si  davano al ballo fra di loro con passione naso naso, guardandosi negli occhi, sembravano due innamorate…
    Marisa aveva notato che Max ogni sera assumeva una pillola, l’ultima volta andò a recuperare l’involucro della medicina e rimase basita: il  Maldoxan era il prodotto antidepressivo usato da suo fratello che era morto suicida un anno prima, non era riuscito a superare il dolore per la morte della sua amata consorte, si era gettato dal terrazzo di casa loro. Marisa preferì non fare domande, sarebbe stato inutile e spiacevole ma quando una sera Max non si presentò all’appuntamento alla solita ora,Marisa  lasciò Chantal e si recò nella cabina del fotografo il quale, dopo molte insistenze, aprì la porta. Non era lo stesso,  stravolto in viso, si era gettato di nuovo sul letto, non riusciva a stare in piedi, era senza forze. Marisa riuscì a scuoterlo e venne a sapere che Max aveva finito le pillole che assumeva ed era in crisi di astinenza. “Andiamo dal medico di bordo…” “Non posso, se si viene a sapere che sono un depresso c’è il pericolo che mi sbarchino al primo porto.” Marisa con piglio guerresco, ricordando la tragica fine di suo fratello, si recò dal medico di bordo il quale dopo molte resistenze e cedendo al fascino della sua interlocutrice, le diede una sola pillola del prodotto ma le prescrisse, in francese,  una sua confezione che Marisa stessa avrebbe potuto acquistare la mattina dopo in una farmacia di Tangeri dove la nave sarebbe attraccata. Presa dal sacro fuoco Marisa, sbarcata dalla nave, ebbe la fortuna di trovare lì vicino una farmacia e si presentò con la ricetta per la somministrazione di  10 e non di 1 confezione del prodotto dopo aver modificato così la richiesta. IL farmacista, ex legionario, si accorse subito del trucco e in un primo tempo si rifiutò di consegnare il Maldoxan ma alla vista di 500 Euro… E così la vita del trio riprese regolarmente anche se con qualche variazione: mentre ballavano Marisa si accorse che qualcosa al centro dei pantaloni di Max aumentava notevolmente, si mise a ridere e lo baciò in bocca con la conseguenza che ambedue, chiesta scusa a Chantal si recarono nella cabina del fotografo il quale, messo da parte il suo attrezzo di lavoro, ne sfoderò un altro decisamente allungato che fece dire a Marisa: “Mon ami mai visto un aggeggio così… così grande, sii delicato!” Come inizio un bacio prolungato, profondo sensuale e poi alle ancora deliziose tettine sensibilissime che portarono alla padrona ad un orgasmo per lei inusuale, anche l’ombelico prese parte al banchetto ma la chatte, baciata magistralmente, fece impazzire la padrona che godette alla grande varie volte, alla fine Marisa prese lei stessa ‘ciccio’ in mano e lo introdusse con un po’ di dolore ma molto piacere nella ‘gatta’ ormai inondata, resistette a lungo ma poi: “Mi hai distrutta”, ciao.
    Durante il consueto incontro serale Max notò che Chantal lo guardava in modo diverso dal solito, capì che Marisa le aveva parlato del loro rapporto ravvicinato e prese anche lui a guardarla negli occhi come per dirle alla volgare messinese: “Camaffare?” (tradotto che vogliamo fare?). Inaspettatamente la baby, di solito  molto riservata, lo abbracciò e in un italiano rabberciato: “ Tu stato molto bene con mia amica, pure io…ma non amo uomo con barba…”Il che voleva dire : se vuoi venire con me  tagliati il pizzo! Il giorno successivo ‘l’onor di barba’ sparì dal viso di Max il che fu il lasciapassare nella cabina di Chantal. “Io mai amato maschietto, tu molto gentile, prima fare foto a me nuda.” Chantal aveva dettato le sue condizioni e, dopo una rapida doccia, presentò il suo ‘merveilleux’ corpo agli occhi attoniti di Max il quale attinse alla sua professionalità per ottenere foto ad alto livello: le gambe lunghissime incrociate con le mani sul volto; mezza rovesciata col sedere in primo piano preso dal basso e poi il fiorellino sempre dal basso contornato da una foresta bionda; raggomitolata sul letto, gambe aperte, indice e pollici a forma di occhiali sugli occhi, viso truccatissimo  a mò di ragazza orientale, viso in primissimo piano con bocca ed occhi invitanti; le mani abbracciate al suo corpo girato di spalle e tante altre pose seducenti.
    Fu la baby a stabilire la fine del servizio fotografico, con le mani spinse Max nudo sul lettone che da supino mostrò subito la sua dote principale sorprendendo  la demoiselle la quale:”Mais est une chêne! (quercia)”;  ma non si perse d’animo, forse ricordando i vibratori che usava con la sua amica cominciò a strofinare ‘la quercia’ sul suo clitoride e poi cercare di farsi penetrare ma… allora ricorse alla masturbazione per lubrificare la vagina senza alcun risultato… infine  prese con tutte e due le mani il ‘pirla’ del suo amante finché  lo stesso prese ad ‘eruttare’ ed allora raccolse lo sperma e si impiastricciò il clitoride e vagina facilitando, anche se con un po’ di dolore, l’ingresso  del non amato cazzo sino al fondo a toccare il collo dell’utero  finalmente provando un orgasmo al quale non era mai giunta in quelle condizioni. Felice prese a baciare in bocca un istupidito Max che rimase a lungo  nelle sapienti mani di Chantal finché la stessa: “Jamais entendu autant de plaisir que nous ferons ensemble.” Al telefonino di Chantal giunse da parte di Max il seguente messaggio: “Sono in libera uscita sino a quando…non mi riprenderò dalle fatiche erotiche!” e cominciò a disertare la compagnia serale, situazione non  passata inosservata  ad una cotale normalmente seduta ad un tavolo vicino al trio che prese al balzo la situazione: “Mi scusi se la disturbo, vorrei un ricordo di questa crociera e se lei ha tempo e voglia vorrei che mi scattasse delle foto nei vari locali della nave.” La cotale altezza media, bruna con lunghi capelli ricci che incorniciavano un  viso piacevole anche se un po’ triste, tette non eccessive, longilinea,  gambe affusolate, vestita elegantemente non era stata mai notata da Max che però l’apprezzò sin dal primo sguardo. “Sarà per me un piacere.” E la seguì sino alla sala da gioco. “Se ha finito di fotografarmi con gli occhi vorrei che …” “Mi scusi ma sinceramente mi ha incuriosito, di solito non vengo agganciato da…” “E invece stavolta le parti si sono capovolte ma se a lei non va.” “Ricominciamo da capo: sono Max Arbusi fotografo di Messina  a sua disposizione…” “Caro Max mi chiamo Calogera per tutti Lilla, non amo il mio nome ma l’ho ereditato da una nonna benestante a cui i miei genitori hanno voluto fare questo omaggio.” “Mi permetto di darle di tu, per me sarai Cherì alla francese, un aggettivo che penso ti si addica, di solito  ritengo sciocco fare dei complimenti ma nel tuo caso… sei una signora di gran classe anche se mi meraviglio che sia sola, non vorrei tornare al teatrino, meglio mangiare qualcosa in uno dei bar della nave.” Così iniziò la relazione fra i due che cominciarono a frequentarsi quasi tutti i giorni anche in considerazione di un fatto imprevedibile e particolare:  Marisa e Chantal decisero di sposarsi sulla nave, matrimonio non valido civilmente ma non perseguibile penalmente perché celebrato fuori delle acque territoriali, agganciarono con un ‘cadeau en argent’ il buon capitano, prossimo alla pensione, a cui quei soldini fecero  molto comodo e così, con testimoni due ufficiali di bordo divennero marito e moglie (marito Marisa ovviamente) e poi una gran festa  nel gran salone della nave alla presenza dei croceristi entusiasti di quell’avvenimento particolare. Ovviamente Max fotografò sia la scena del matrimonio che dei festeggiamenti ma ad un certo punto consegnò a Marisa la scheda delle foto, lei:“poi ti manderò un regalone.” Max sparì dalla scena in compagnia di una cherì ansiosa di abbracciare e baciare la sua nuova conquista. “Non vorrai seguire l’esempio delle mie amiche…” ”Più in là ti racconterò la mia complicata storia anche se mi ero prefissa di non farne partecipe nessuno, mi stai diventando molto caro anche se forse non vorrei…” una piccola lacrima sgorgò dai meravigliosi occhi di Lilla, Max capì di non era in caso di insistere a chiedere spiegazioni e l’accompagnò alla sua cabina senza chiederle di entrare.
    “A domani  sogni d’oro.“ Appuntamento la mattina successiva a bordo piscina a quell’ora quasi deserta e chery: “È per me doloroso ripercorrere la mia vita passata ma…ero molto giovane, abitavo con i miei in provincia di Catania, conobbi un giovane del posto fascinoso, sicuro di sé, elegante, apparentemente agiato che mi convinse alla solita fuitina siciliana ma, al rientro, si dimostrò un errore imperdonabile; nel frattempo sposati, mio marito di dimostrò violento tanto di dover ricorrere alle cure al pronto soccorso, ai miei dissi di essere caduta dalle scale. Un giorno bussarono a casa nostra due carabinieri con un mandato di cattura, mio marito era un mafioso ma nella notte, avvisato da una talpa, era fuggito dandosi alla latitanza. Dopo un mese,in un incidente stradale, morirono i miei genitori che mi lasciarono una buona eredità in denaro, in abitazioni e in negozi ma i parenti di mio marito si fecero avanti e mi fecero capire che avrei dovuto dare a loro la maggior parte dei miei beni. Ricorsi allora ad un amico avvocato il quale si rivolese al Tribunale il quale con una sentenza  dispose che: potevo cambiare nome e documenti, vendere tutti i miei beni, avere la separazione per colpa del coniuge e scegliere una residenza, sconosciuta all’anagrafe. Per caso venni a sapere di questa crociera e così mi sono imbarcata sulla Great Beauty, decisione allora per me inspiegabile ma ora…Max ho paura, mi sto innamorando di te anche se mi piacevi di più col pizzo, che fine ha fatto? Ho capito, rasato a richiesta delle due signore di cui…non ti domando nulla, per te dev’essere acqua passata altrimenti…” “Non uso mai la parola amore, per scaramanzia ma nel nostro caso…sei tutta la mia vita e vorrei anch’io festeggiare un nostro matrimonio virtuale, che ne dici stasera? Niente cena, panini alla piastra e poi…” La dolcezza fu alla base del rapporto sessuale fra Max e Lilla, una odorosa crema aiutò la baby a sostenere l’assalto di un ‘ciccio’ arrapatissimo e l’inizio di un amore con la A maiuscola che Venere, Giunone e Mercurio, amico di Max, videro di buon occhio dando la loro benedizione.

  • 16 agosto 2016 alle ore 16:20
    Un dolce ritorno

    Come comincia: Dopo trent’anni Alberto stava rientrando al natio borgo selvaggio. A bordo della nave da crociera ‘Costa Magnifica’ si era imbarcato nel porto di Buenos Aires con destinazione Italia, scalo a New York. Gli veniva amaramente da ridere nel paragonare il viaggio di andata con quello attuale di ritorno. Attualmente occupava una cabina singola di prima classe con tutti i confort compresi musica in sottofondo e l’aria condizionata che mandava i suoi dolci e freschi effluvi senza alcun rumore. Scendeva la sera, orario di cena, per motivi anche per lui non ben definiti, aveva preferito avere un tavolo in perfetta solitudine mentre tutti gli altri commensali parevano divertirsi alla grande abbuffandosi e bevendo oltre il normale con la solita scusa: è tutto pagato. Alberto aveva disertato il classico pranzo col comandante molto ambìto da molti per motivi che a lui sfuggivano, insomma si stava comportando da romito (giusto aggettivo anche se inusuale) per non parlare delle avances di varie pulselle le quali evidentemente avevano apprezzato il suo stile: altezza 1,80, anni quarantacinque, abbronzato, capelli castani con striature di grigio, viso mascolino,  occhi grigi un po’ tristi, fisico atletico, vestito elegante. Il motivo del distacco dal sesso femminile era dovuto alle recenti vicende che lo avevano portare alla decisione di rientrare in Italia dopo ventisette anni di emigrazione forzata in Argentina. Correva il suo diciottesimo compleanno, festa sull’aia del terreno che coltivava in aiuto ai suoi genitori in villaggio Strada Nuova di Cingoli (Mc), erano presenti alcuni parenti siciliani che erano venuti ad accomiatarsi in quanto stavano partendo per l’Argentina, il suolo che coltivavano non dava più loro da mangiare a sufficienza e quindi l’emigrazione era l’unica via di uscita. Ispirazione immediata: “Papà e mamma ho deciso, andrò con gli zii in Argentina, il tempo di fare un po’ di soldi e poi ritornerò.”  Il gelo era sceso sui commensali, Alberto era l’unico figlio maschio della  famiglia Mugianesi, oltre a lui altre tre sorelle tutte dedite al lavoro dei campi. Classica valigia da emigrante di cartone pressato e spago, imbarco nel porto di Catania in una nave che aveva visto tempi migliori ma il basso prezzo del biglietto non permetteva altro agli emigranti. Cabina da quattro posti che ospitava otto persone, due per cuccetta, servizi igienici carenti, sala mensa per modo di dire, tutti stretti gli uni agli altri, cibo scarso e mal cucinato. I trenta giorni di imbarco un pessimo ricordo sino allo sbarco a Buenos Aires dove erano ad attenderli dei carri tirati da buoi, il loro mezzo di locomozione per arrivare alla fazenda dove erano destinati. Stanchissimi, un letto sgangherato con materasso riempito di foglie di mais anziché di lana gli era sembrato il giaciglio della ‘principessa del pisello’ di antica favola. Mattina sveglia alle cinque: mungitura delle vacche, trasporto del latte nel locale dove si producevano formaggi, pulizia delle stalle e tutto quanto riguardava l’andamento della fattoria. Il sole cocente non migliorava la fatica dei trabajadores, alcuni dei quali italiani soprattutto del profondo sud i quali, abituati a lavori duri, non si lamentavano al contrario di Alberto che stringeva i denti rimpiangendo la dolce sua casa sgangherata ma… Il lavoro con intervallo per il pranzo, finiva la sera dopo cena tutto a base di carne e poi alle 22  tutti a letto. Alberto aveva preso l’abitudine di spendere pochissimo, i soldi guadagnati li ripartiva in parti uguali fra risparmio ed invio ai suoi in Italia. Unico svago il sabato sera: in un locale della fattoria si ballava il tango, Alberto si appassionò nell’arte di Tersicore ed ebbe i complimenti da parte di qualche pulsella molto brava in quel campo ed anche in altri…   era diventato un bellissimo uomo conteso dalle signorine ed anche da alcune signore non proprio soddisfatte delle prestazioni amorose dei rispettivi compagni.  La svolta nella sua vita avvenne quando nella fattoria venne in visita la padrona,  tale Maria Dolores Catena Crocifissa che dal nome faceva presagire, come sicuramente era,una donna dai costumi rigidissimi e poco incline alle cose di questo mondo. Fisicamente da quel che si poteva intuire dai larghi e lunghi vestiti, doveva avere un corpo longilineo, alta circa un metro e settanta, occhi nerissimi, viso serio poco incline alle facili battute. La dama era accompagnata dal consorte, un signore insignificante,magro, più piccolo di lei in quanto a statura ma maggiore di età che si appoggiava ad un bastone. I padroni vollero conoscere i nuovi arrivati e quando a Maria Catena Dolores Crocifissa si presentò il bell’Alberto la stessa ebbe una reazione che lei stessa non riuscì bene a comprendere: era rimasta affascinata dal bel giovane tanto da non trovare nemmeno parole di convenienza. Questo non le impedì di farlo invitare dal suo segretario alla cena dei padroni.  “Mi raccomando si lavi bene e metta il miglior vestito che ha.” il consiglio del segretario dei signori. La dama mangiava poco ed ancor meno apprezzava le battute degli altri invitati che volevano avere la sua benevolenza, tutti conoscevano la potenza economica dei due coniugi: immensa! Madama decise di prendere il  caffè in un vicino salottino dove, sempre a mezzo del suo segretario, invitò l’Albertone in verità un po’ frastornato. Un finto baciamano da parte sua fu molto apprezzato da Maria. “Mi parli di lei, quando è arrivato in Argentina.” Alberto sinteticamente raccontò la sua vita in Italia anche quella parte in cui, oltre a lavorare nei campi, si recava a scuola ed aveva studiato il latino ed il greco. Madame era in subbuglio: educata dalle suore Carmelitane era pregna di puritanesimo e non ammetteva alcun peccato di natura sessuale, aveva sposato il marito dietro spinta dei rispettivi genitori che volevano riunire i loro patrimoni. A letto il buon Ferdinando si era dimostrato un disastro, qualche volta a malapena riusciva a fare il suo dovere di coniuge con poco piacere da parte della consorte la quale si era convinta che il sesso fosse una cosa sporca da non praticare ma dopo l’incontro con Alberto Mugianesi qualcosa scattò nel suo cervello puritano: di notte lo sognava in pose lascive con la conseguenza di pianti di pentimento. A tal proposito chi ci andava di mezzo era il povero curato della chiesa vicina il quale talvolta veniva svegliato nel pieno della notte dalla dama la quale voleva confessarsi subito per aver avuto ‘cattivi pensieri’. Don Basilio vecchio e malato non aveva alcuna voglia di aprire la chiesa per confessare Maria ma le generose elargizioni in denaro lo convincevano a dar retta a quella pazza puritana. La svolta alla vicenda avvenne in modo naturale: don Ferdinando, in seguito ad un caduta da cavallo, si ruppe l’osso del collo e così Maria Catena Dolores Crocifissa, divenuta vedova, ebbe strada libera alle sue mire di poter godere legalmente delle ‘grazie’ di quell’Alberto che l’aveva fatta innamorare.
    Ovviamente il parroco pretese tre mesi di indottrinamento prematrimoniale al quale  Maria si sottoponeva con grande entusiasmo, un po’ meno Alberto che, da buon ateo, riteneva ridicole e inutili  quelle pratiche ma il gioco valeva la candela anzi un bel candelotto!
     Il matrimonio, in forma solenne, avvenne la sera di una calda giornata estiva: tutta l’élite della zona fece da contorno festante agli sposi senza tener in alcun conto la differenza di venti anni di età fra i due, un piccolo dettaglio quando si tratta di gente benestante! Maria ecc. ecc., dopo vari anni di convivenza con Alberto, ebbe la sfortuna per lei (ma non per il consorte) di cadere sui scalini della chiesta e di rimanerci stecchita da qui il ritorno di Alberto nei luoghi di nascita. Il  marito di Maria si era nel frattempo preparato il terreno per far rientro al natio borgo selvaggio acquistando due fattorie, una a villa Strada e l’altra a Troviggiano dove erano impiegati circa cinquanta contadini,  l’Albergo ‘ Il balcone  delle Marche’ che aveva fatto ristrutturare con il disegno di un architetto di grido e poi, vendute tutte le proprietà, si era trovato in banca un gruzzolo davvero consistente. Suo corrispondente in affari era il notaio Nascinbene di Macerata che aveva ben curato tutti i suoi lucrosi affari. La nuova vita di Alberto Mugianesi, anni quarantacinque, iniziava in quel momento. Il motivo dell’uso della nave anziché dell’aereo per rientrare in patria era stato un capriccio: portare con sé la Alfa Romeo Giulietta spider color bianco che era stata la sua più fida compagna di scorribande… Sbarcato nel porto di Ancona, strada per Jesi, svincolo per Cingoli e ‘approdo’ all’albergo ‘Il Balcone delle Marche’.
    IL suo arrivo non era passato inosservato, il direttore gli era andato incontro con inchino profondo e sorriso a trentadue denti, il personale riunito, insomma una presentazione ufficiale.
    Cingoli è un paese di circa tremila abitanti, altezza 500 metri sul livello del mare, boschi a vallate alberati, numerosa fauna locale ambita preda di cacciatori venuti anche da altre contrade, inverno rigidissimo ma estate deliziosamente fresca, clima che attirava molti turisti non entusiasti del mare. Passati gli attimi iniziali, Alberto prese contatti con i notabili del paese, ritornò a visitare la vecchia casa di campagna (ormai in sfacelo) dove era nato e vissuto, i genitori erano deceduti, le sorelle emigrate in Germania. Si sentiva come un corpo estraneo  in ambiente non suo e quindi decise di prendere contatti sia con le autorità che con i comuni cittadini. Con il Sindaco ed il Parroco fu facile: ambedue erano in eterna ricerca di denaro per sistemare gli edifici pericolanti del Comune e della Chiesa,col portiere dell’albergo ancora più facile. Dario, padre di quattro figli, in eterna lotta con i debiti, ebbe un sostanzioso aumento di stipendio. “Signor Alberto come posso ricambiarla’” “Tienimi al corrente di tutti i pettegolezzi del paese, fammi sistemare la Alfa Giulietta e dammi del tu.”  Anche ‘ciccio’ aveva i suoi problemi presto risolti da Rosina, donna delle pulizie il cui marito, falegname, si interessava poco del legno e più del vetro (amava il vino) e così la consorte era costretta a straordinari per mandar avanti la famiglia e i due figli. Quando Alberto velatamente gli fece la proposta di riempire con la sua presenza le sue notti insonni fu talmente entusiasta che abbracciando il futuro amante caddero ambedue a terra con grandi risate. La signora, di schiatta contadina, si faceva apprezzare per aver tutte le sue cosine intime dure come il marmo, era disponibile a tutti i giochini di Alberto che in piena notte era capace di svegliarla per una sveltina.  Ultima cosa importante il collegamento con la cittadinanza che lo conosceva solo per le varie storie che circolavano sul suo conto.  Alberto decise di programmare una festa nel grande salone dell’albergo invitando tutti i cittadini a partecipare al banchetto. Cibarie a volontà, vivi e liquori, striscioni di benvenuto all’ex emigrante che aveva fatto fortuna all’estero, discorsi da parte delle autorità: Prete, Sindaco, farmacista, comandante stazione dei Carabinieri e di alcuni proprietari terrieri, un successo sottolineato da musica argentina,il tango naturalmente, ballo al quale Alberto era ovviamente il ballerino principale ma, alla fine della serata, l’anfitrione, stanco, decise di ritirarsi in una saletta riservata dichiarando il suo ko.
    La cosa non era passata inosservata a due damigelle in villeggiatura da Roma Aurora e Greta che si avvicinarono all’anfitrione, si sedettero al suo tavolo e: “A coso che ne dici di farci assaporare le tue doti di ballerino?” Aurora aveva dimostrato una bella faccia tosta ma non era stata ricambiata:”Ragazze sono sincero, se me la sbatteste in faccia in questo momento andrei in bianco, che ne dite di rimandare a giorni futuri quando…”
    Alberto si era disteso su un divano, occhi chiusi, percepì le labbra delle due damigelle che a turno se lo baciavano ma restò immobile e si addormentò. Si ritrovò la mattina successiva con una coperta addosso,  sicuramente Dario aveva provveduto a non fargli percepire il freddo della notte e non appena aperti gli occhi il fido portiere: “Alberto ti accompagno in camera tua, fatti una doccia e se te la senti vieni a pranzo, è l’una.” Recuperato il suo vigore, l’Albertone pensò bene di riagganciare le due pulselle che, da quello che ricordava, dovevano essere di notevole bellezza oltre che di faccia tosta. Il solito Dario fornì le notizie richieste, chi meglio di lui, aveva il registro delle presenze! Aurora Rocchegiani anni 23, Greta Bellinvia anni 24 ambedue residenti a Roma in via Merulana 123. Alberto pensò bene che fosse buona norma aggiornarsi del significato dei nomi e così venne fuori che Aurora raffigurava una rosseggiante, luminosa, splendente d’oro mentre Greta era persona preziosa e rara. Munito delle informazioni non fu difficile agganciare le due amiche nell’atrio dell’albergo mentre stavano per uscire. “Che ne dite di una passeggiata in spider in luoghi rupestri intorno a Cingoli?” Le due baby non se lo fecero dire due volte  e con un salto entrarono in macchina. “Atletiche le signorine immagino palestrate e poi dai nomi importanti.” E qui Alberto fece sfoggio del suo sapere sull’araldica lasciando un po’ stupite le damigelle. Aurora altezza 1,65, capelli corvini crespi che  incorniciavano un viso dalla pelle bianchissima, occhi sorridenti, bocca da…, seno forza quattro, gambe muscolose, un’atleta mentre Greta era all’opposto: capelli lisci, lunghi, biondi, occhi da militare ossia grigio verdi, naso all’insù, bocca dalla labbra più sottili dell’amica, seno minuto, gambe chilometriche, altezza 1,75. Quel che colpiva in lei erano gli occhi che cambiavano in continuazione espressione dalla più divertita alla burbera e a quella triste. “Dato che vedo che hai una Canon perché non ci fotografi anche con essa oltre che con gli occhi bello zozzone, tale ti ritengo ed è un complimento!”
    Così parlò Greta sfoggiando uno sguardo di sfida. Alberto aveva fermato lo spider in uno spiazzo, dinanzi un bel panorama: “Amo gli spazi aperti che mi danno sensazioni di benessere in cui lo sguardo non è imbrigliato ma è libero di allargarsi all’infinito, non ricordo dove ho letto questo pensiero ma è la sensazione che provo in questo momento.” “Greta abbiamo scoperto un filosofo, di solito sono brutti e vecchi mentre lui mi fa arrapare!” e lo prese a baciare forsennatamente in bocca, Alberto non si sottrasse dinanzi agli occhi divertiti di Greta la quale: “Vorrei che ci raccontassi qualcosa della tua vita, sei piaciuto ad ambedue la prima volta che ti abbiamo visto e mò, e mò siamo in crisi!” Alberto si mise in mezzo e le abbracciò entrambe così si  incamminarono lungo un sentiero, un quadro da dei pagani, un mortale fra due dee. Il giorno successivo fu quello delle rispettive confidenze: le due ragazze non avevano molto da raccontare, amiche sin da piccole ora frequentavano l’università in scienze moderne. Più difficile per Alberto che fu sincero sino al fatto della conoscenza della futura moglie che tralasciò, non voleva far la parte del macrò e così si inventò la storia del padrone che lo aveva preso a benvolere e lo aveva istruito nel mestiere di giocatore in borsa; era divenuto tanto bravo da superare il suo insegnante e diventare ricco.
    Anche se non era stato convincente le due baby non fecero obiezioni. I rapporti fra i tre divennero ogni giorno più stretti, licenziata con una sostanziosa buonuscita la brava Rosina i tre cominciarono la manovre di avvicinamento sessuale: prima bacini bacini poi bacioni bacioni e poi finirono tutti e tre nel lettone. Alberto divenne sempre più pretenzioso: chiese alle amiche che avessero anche rapporti fra di loro, Aurora e Greta, sempre più innamorate non si tirarono indietro e così giunse la metà di settembre quando le ragazze dovettero rientrare a Roma.
    Dilemma: lasciarsi oppure…Prima ipotesi scartata dal trio che giunse alla conclusione, poi messa in atto, che Alberto comprasse casa a Roma, magari nello stesso loro isolato e così fu.
    Questa volte le invidiose dee Venere e Giunone ebbero pietà e non interferirono nel trio, un trio formidabile nel quale erano  sorti, anche se inusuali, due sentimenti: passione e amore!

  • 16 agosto 2016 alle ore 11:27
    Issigonis (chi era costui?)

    Come comincia: Che i romani avevano ed hanno la consuetudine di dare soprannomi ai loro concittadini è cosa risaputa ma che ad Alberto M. avessero appiccicato quello di ‘Issigonis’ era un mistero per tutti ma non per Nando, il portiere dello stabile in via Conegliano dove il cotale dimorava. Alberto era da circa vent’anni il proprietario di una Mini verde decisamente scalcinata e bisognevole di riparazioni ma a cui l’interessato non poteva provvedere col suo stipendio di impiegato delle poste tenuto conto delle spese di affitto, di condominio, di luce, di gas ecc. insomma quelle che tutti noi hanno e che ci  condizionano la vita finanziaria. Nando era un appassionato di auto, acquistava regolarmente la rivista ‘Quattroruote’ e quindi era venuto a conoscenza che padre delle Mini di Alberto era un certo ‘Issigonis’ingegnere britannico di origine greca progettista di quella auto che, a suo tempo, aveva un po’ rivoluzionato i gusti degli automobilisti. Alberto era spesso triste, conduceva una esistenza grama con poche soddisfazioni: niente donne se non raramente qualche prostituta e talvolta un qualcosa che assomigliava a quel monte citato nei promessi sposi, (!) un  tran tran quotidiano casa ufficio, serate dinanzi alla TV, insomma uno schifo di vita. Suo nonno aveva sentenziato: ‘ Tre sono le cose che ti rompono i coglioni: la cattiva salute, la povertà e la solitudine!’ Proprio vero, a parte la salute abbastanza buona per il resto…  solo un colpo di fortuna avrebbe potuto cambiare la sua vita e quel colpo avvenne la mattina di un sabato. Telefonata:“È lei il signor Alberto M?” Ancora intontolito dal sonno e credendo ad uno scherzo: “Ma lei che cacchio vuole a quest’ora  da me, chi è?” “Mi scusi se non mi sono presentato , sono il notaio Luigi Camberra, ho lo studio in via Cavour qui a Roma, sono il corrispondente di uno studio notarile di New York il cui titolare mi ha incaricato di farle conoscere la notizia che, in seguito alla morte di un suo parente, tale Sinesio S., lei è l’unico erede avendo l’interessato diseredato tutti i suoi figli, mi sente?” “Per favore mi dia il suo numero di telefonico, lo richiamerò fra poco.”  E così fece il prode Alberto, avuta conferma della veridicità della notizia, vestitosi alla svelta, senza nemmeno lavarsi si precipitò in quello studio. “Mi scusi la diffidenza ma in giro ci sono stante persone che non hanno nulla da fare e che …” “Comprensibile signor Alberto, i beni di suo zio sono molti e molto sostanziosi: abitazioni, terre coltivate, ristoranti ed altro,  fra poco le leggerò l’elenco…” “Lasci stare l’elenco, per ora desidero solo una cosa che lei interessi la Banca Popolare S.Eustochia di via Taranto affinché metta a mia disposizione somme di Euro in contanti ed una carta oro con credito illimitato.” “Signor Alberto lunedì verso mezzogiorno potrà recarsi in quell’Istituto di Credito e, mostrando un suo documento, avrà tutto quello che desidera, di nuovo complimenti.” Il perché Alberto ce l’aveva con quella banca era dovuto al fatto che il suo direttore gli aveva negato per ben due volte la concessione di un mutuo per l’acquisto di un’abitazione.  L’entrata in banca da parte di Alberto fu trionfale, non più tronfio distacco da parte del direttore ma un inchino a novanta gradi: “Signor M. abbiamo ricevuto la  bella notizia da parte del notaio Gamberra, inutile dire che siamo a sua disposizione.” “Se non ricordo male…” “Signor M. lasciamo stare il passato, le ho preparato una carta oro con credito illimitato e cinquantamila Euro in contanti.” Alberto volle fare il grande salutando personalmente tutti gli impiegati e, impettito, lasciò l’istituto di credito. Il nostro protagonista per organizzare la nuova vita prese un quaderno per gli appunti.  Primo: trenta giorni di aspettativa non retribuiti, acquisto,di una nuova Mini e di vestiario, una donna di servizio e qualche femminuccia, per ora poteva bastare.” “Taxi S.Giovanni? Per favore un  vostro taxi venga a prendermi in via Conegliano 8, grazie.” “Dottò dove annamo?” “Dove ci so i negozi più eleganti.” “Ho capito via del Corso.” “Preferisco venire davanti con te, ti dispiace?” “Dottò è un piacere, sa quanti maleducati trasporto!” All’arrivo in via del Corso:  lauta ricompensa e poi: “Dammi un tuo biglietto da visita, se ho bisogno ti chiamo.” “Grazie tante dottò.” Al suo ingresso nel negozio si avvicinò un giovane efebo che, guardandolo come un appestato: “Non vorrei che lei avesse sbagliato negozio…” “A coso io me compro te e tutto il negozio!” Nel frattempo si era avvicinato il direttore:”Lo scusi ma Joe è americano e non…” “Lasciamo perdere, questa è la mia carta di credito oro,  mi devi vestire dalla testa ai piedi. Dopo circa un’ora e mezza sul pavimento del negozio erano accatastati un bel numero di pacchi e pacchetti… “Vorrei portarmi via tutto con me…” “Abbiamo un furgoncino per queste occasioni.” “Dottò dove annamo?” (A Roma darti il titolo di dottò è segno di rispetto) “Dimme un po’ ma quel commesso…” “Il direttore è ambidestro, insomma gli piacciono sia le femminucce che i maschietti effeminati.” L’arrivo  a casa ovviamente non passò inosservato, ormai si era sparsa la voce chissà come dell’eredità di Issigonis o meglio del signor Alberto, nessuno più avrebbe avuto il coraggio di chiamarlo per soprannome. Altre modifiche alla vita del nostro eroe: posto fisso per l’auto nel garage sotto casa, acquisto dell’altro appartamento del suo piano dopo la morte del proprietario, contatti con l’architetto del terzo piano per un progetto di risistemazione dei due appartamenti in uno, ingaggio di una cameriera a tutto servizio, acquisto di un bilocale ad Ostia vicino alla spiaggia.  Il portiere Nando al quale si era rivolto: “Ma quale cameriera, mia moglie Rosa è bravissima, è subito a sua disposizione, Rosa!!!” La dama quarantenne era la classica figlia di contadini, robusta ma non obesa, altezza media, tette notevoli, bel sedere insomma ci poteva venire fuori qualcosa. E così fu. “Issigonis o scusa signor Alberto qualche ordine particolare per la casa e..per lei personalmente.” “Rosa lascia stare il lei, è un po’ che vado in bianco che ne diresti se ci facciamo una doccia insieme?” Il dopo doccia fu entusiasmante, per farlo contento Rosa accettò il meglio di un rapporto sessuale senza escludere nulla, Alberto fu soddisfatto e mise mano al portafoglio. Nel frattempo acquistò una Jaguar cabriolet, una passione quella sua per le macchine inglesi. In seguito sesso a go go quando non era di turno la cameriera ufficiale. “Alberto ma non pensi ad altro che alla pelosa?” “No mi piace pure il tuo culino, la tua bocca, le tue tette e quando mi lecchi tutto troiona mia!” Un giorno entrando nella portineria vide una ragazza al posto di Nando. “Scusi signorina il portiere?” “Mio padre è uscito, può dire a me.” Quel pezzo di gnocca la figlia di Nando e di Rosa? Non assomigliava a nessuno dei due! Alta, bionda con capelli a chignon, sguardo affascinante, tette piccole ma sensuali, gambe chilometriche , qui c’era qualcosa che non andava.  Alberto decise di indagare: venne fuori che Nando e Rosa in passato gestivano una locanda ma, venuto a conoscenza di quel posto di portiere, tenuto conto che gli affari non andavano nel modo migliore, lasciò la locanda per avere un alloggio gratis ed un buon stipendio. Dopo accurate indagini, Alberto pensò di aver scoperto l’arcano: un cliente di passaggio, non certo di natura mediterranea, aveva lasciato il segno dato che Rosa talvolta arrotondava gli introiti con qualche incontro occasionale, il riscontro di questa conclusione era che ogni anno, prima del compleanno di Miriam, questo il nome della figlia, perveniva dalla Svezia una raccomandata con dentro… Passato un mese, finiti i lavori dei due appartamenti riuniti, l’Albertone pensò bene di organizzare un sabato sera una festa alla quale furono stati invitati tutti gli inquilini della sua scala. Un successone: il buffet era stato affidato al bar Berni della stessa via,  il padrone aveva chiesto una cifra esorbitante, era stato accontentato, il salone di Alberto sembrava il bar della stazione Termini.  Il padrone di casa era stato invitato a ballare da Rosa: “Ti prego abbracciami e balliamo, lo desidero senza che ci sia di mezzo il sesso.”  “Mia cara caschi male, una volta mi sono rivolto ad una scuola di danza, dopo due lezioni il proprietario mi ha restituito il canone dicendo. “Non le voglio rubare i soldi, ballare non è cosa sua!” Quel che cambiò l’atmosfera della festa fu l’ingresso nell’appartamento di Miram: truccatissima, soliti capelli a chignon con striature di grigio, camicetta rosa scollata che lasciava intravedere due meravigliosi seni,  minigonna fucsia  e scarpe con tacco altissimo che la faceva sovrastare alla maggior parte dei presenti, una bomba che non lasciò indifferente il padrone di casa. “Quella è mia figlia per te off limits! Miriam esce di casa solo per andare all’università ed in palestra, non metterti idee sbagliate in testa, é sicuramente ancora vergine!” Rosa aveva assunto il ruolo di  madre ultraprotettiva ma ne aveva ben donde perché Issigonis  era rimasto completamente abbagliato, mai vista nemmeno al cinema cotal bellezza ma come avvicinarla? Non certo all’università ma in palestra? Un pomeriggio seguì la baby e dopo un po’ entrò anche lui nel locale iscrivendosi come frequentatore giornaliero, sabato compreso.  Dopo qualche giorno Miriam si accorse della presenza di Alberto, gli fece un cenno della mano ma nessun contatto diretto. L’amante di sua madre però non demordeva, voleva sapere di più sulla baby e così si accorse che la cotale era troppo in confidenza col suo palestrato istruttore americano, una volta li vide uscire dal bagno delle femminucce, altro che vergine, Miriam scopava della grossa e allora anche lo zio Alberto poteva provarci, ma come? Ricordò che durante la festa Miriam gli aveva accennato di un certo profumo giapponese molto di moda ma costosissimo. La mattina seguente visita ad una profumeria del centro certamente molto fornita. “Signore sono a sua disposizione.” una commessa brunetta niente male. “Mi hanno parlato bene di una profumo giapponese che va per la maggiore.” “ Molto probabilmente si riferisce al ’My Tsu Quo’, vado a prenderne una confezione.  Già dalla scatola esterna si capiva che doveva essere qualcosa di speciale, figura di una giapponesina col costume nazionale circondata da fiori. “Non le ho detto il prezzo.” “Non è un problema questa la mia carta di credito.”E poi sguardo della commessa dritto negli occhi del buon Alberto per come per dirgli: “Anche a me piacerebbe averlo, se tu vuoi…” Altrettanto diretto sguardo di Alberto alla commessa: “Ho già dove foraggiare il mio cavalluccio, niente da fare.” Allora sorse il problema come agganciare Miriam per regalarle il profumo. Un giorno vide portiere e consorte uscire dal portone, sicuramente Miriam li stava sostituendo. Alberto scese in portineria: “Che ti dice ‘My Tsu Quo’?”  “Da quando signor Alberto lei si interessa ai profumi?” “Lascia perdere il signore, per chi ci crede sta in cielo, e ti rispondo: da quando ha conosciuto una strafica ragazza che non lo fa più dormire la notte!” “Ho capito, tu do del tu: mi hai vista con Frank in palestra, a me piace godermi la vita, non sono puritana come mia madre, dimmi la verità hai già  comprato quel profumo, me lo vuoi regalare ma in cambio di…”  “Una gita in Jaguar sino al due vani che ho ad Ostia vicino alla spiaggia.”  “Penso che nel due vani sia compreso un bel letto matrimoniale!”  “Oddio messa così…” “Appuntamento fra due giorni alle nove di mattina a piazza Ragusa, dirò ai miei che sono impegnata all’Università, vieni in macchina, mi troverai ad aspettarti” La situazione si era favorevolmente evoluta a suo favore forse con troppa facilità ma chi se ne fregava l’importante era che..si sarebbe fatto una gnocca che più gnocca non si può.  Miriam era con camicetta trasparente e gonna ampia e non reagì quando Alberto le mise una mano fra le cosce. “Abbia pazienza, aspettiamo di essere a casina tua, mi son portata anche il costume, avremo tutto il giorno per noi.”  Alberto avrebbe preferito andare subito al dunque ma la baby  si presentò con un mini costume ispirato alla spiaggia di Paema in Brasile. “Andiamo in acqua perché vedo che il mio ciccio si sta…” Fammi vedere il micione.” E abbassò il costume ad Alberto il cui coso prese a crescere a vista d’occhio. “Chi l’avrebbe detto un super dotato, ce l’hai più grosso di quello di Frank, complimenti!” “Lascia stare i complimenti, si sta avvicinando l’ora di pranzo, andiamo nella trattoria qui vicino poi riposino…”  Riposino un par di balle, alla vista del corpo nudo di Miriam Alberto si buttò come aperitivo sul classico sessantanove e poi entrata trionfale nella vagina in verità piuttosto stretta. “Prendo la pillola e quindi…ma vacci piano…piano…piano. Miriam stava godendo alla grande, varie volte, faceva concorrenza alla genitrice. Dopo un lungo post ludio venne fuori il profumo e, come ringraziamento,  Miriam lo baciò in bocca. Al rientro Nando. “Ti vedo abbronzato.” Alberto ripensò a quanto dettogli dal nonno, ora poteva ben dire di avere scacciato due cose in passato negative per lui, viva la vita!

  • 10 agosto 2016 alle ore 17:07
    Una dama di classe

    Come comincia: “Sto venendo a casa, novità poco piacevoli.” Anna posteggiata la Twingo nel cortile vide Alberto che la osservava dal balcone piuttosto preoccupato. A casa: “Mangia un boccone e raccontami tutto.” Anna dopo due forchettate di spaghetti rinunziò al resto del pranzo e: “Mi butto in braccia a Morfeo.” La situazione in casa M. era di recente peggiorata dal punto di vista finanziario, Alberto direttore di una di quelle piccole banche che in Sicilia sorgono come funghi era rimasto disoccupato per la chiusura del suo Istituto di Credito e attualmente svolgeva le mansioni di…casalingo. Anna, risvegliatasi dopo poco tempo, passò dal letto al divano e si posizionò con la testa sulle gambe di Alberto. “È venuto a Messina il direttore generale della mia banca, da quello che son riuscita a capire è previsto il licenziamento di un cassiere (oggi siamo in quattro) per mancanza di lavoro, oggi con i computer si eseguono operazioni che in passato venivano fatte solo allo sportello e quindi…esubero di personale.” “Perché dovresti essere proprio tu?” “Per un motivo molto semplice: Mauro il direttore della filiale da una vita mi fa una corte ossessionante e questa sarebbe la volta buona per un ricatto sessuale, perso il posto con i tempi che corrono è inimmaginabile trovarne un altro, conclusione …” Questa la novità spiacevole  preannunziata da Anna. Alberto era rimasto basito: insieme alla consorte abitava a Messina in viale dei Tigli in un appartamento di loro proprietà ma …tutto il resto. Un pesante silenzio era sceso fra i due coniugi, la sera, il buio.
    La prima a riprendersi era stata Anna, era andata in cucina a preparare la cena seguito da un Alberto con la coda fra le gambe. “Maritino mio, nella vita c’è sempre una soluzione ai problemi ma… fra l’altro il direttore generale, un certo Freddy, mi ha fatto anche lui un sacco di complimenti espliciti e così mi trovo addosso due allupati, ti rendi conto della situazione?” Come dare torto ai due zozzoni?  Anna m.175, longilinea, viso sbarazzino  sempre sorridente, tettine volte in alto forza tre, vita stretta, gambe chilometriche, era un gran pezzo di gnocca che Alberto aveva conosciuto all’Università e da allora era stati sempre insieme. “Ultime novità: alla chiusura della banca siamo rimasti in tre, i due si guardavano e ridevano facendo esplicito riferimento al mio sedere, mi hanno abbracciato, abbassato le mutandine e toccato a lungo il mio popò  tirando fuori il loro uccello duro e chiedendomi di far loro un pompino. Li ho accontentati con una sega ma ho dovuto promettere di invitarli domani a cena a casa nostra anziché seguire i loro desiderata di andare nell’albergo di Freddy, mangiare lì e poi tutti e tre in camera. Mi sarei sputtanata e quindi ho scelto il male minore, molto freddamente ho fatto da sindacalista col mio sesso: rimanere al mio posto di lavoro e aumento di 500 Euro al mese, arrapati come erano hanno acconsentito, ci dobbiamo organizzare per domani sera, spero tu sia d’accordo…” Ricordo un aforisma di Omero 'A chi é nel bisogno non si addice il pudore.'" Alberto guardava nel vuoto, d’accordo che i tempi erano cambiati e non certo in meglio ma: “Se non c’è altra soluzione…” 
    Per far venire i due ospiti a casa, Anna decise di usare la sua auto anizichè fruire della Maserati di Freddy, avrebbe dato troppo all’occhio nel cortile. La mattina seguente la padrona di casa si alzò tardi, gli ultimi avvenimenti l’avevano svuotata di energie ma la sua determinazione era rimasta intatta: “Non ho alcuna intenzione di cucinare, ci faremo portare la cena pronta dal ristorante di Salvatore.” E così fu: pappardelle al sugo di pesce, sardine fritte, gamberi panati, trancio di spada, involtini di aguglia e tanta insalata. Ananas e caffè forniti dalla casa. I due compari si presentarono alle sette e trenta prima dell’orario previsto, ovviamente arrapati, il classico mazzo di rosse che Alberto avrebbe volentieri buttato nella spazzatura.  Anna elegantissima fece gli onori di casa, fece visitare ai due tutto l’appartamento indicando loro all’orecchio il bagno che avrebbero usato per…,  poi si erano affacciati dal balcone anteriore dove si godeva di una vista mozzafiato del porto di Messina e della costa calabra.  Freddy a questo punto si ricordò di aver ‘posteggiato’ sua moglie Gloria all’hotel San Domenico di Taormina, col telefonino le augurò buona notte come pure fece Mauro la cui moglie Ada ben poco gli credette quando le disse che era con il suo capo. La cena ebbe un successo relativo, i due compari avevano ben altro per la testa ma nel frattempo Freddy aveva scoperto un mucchio di CD con musica sud americana e, messo il moto il giradischi, cominciò un ballo strettissimo con la padrona di casa sin quando Mauro: “Freddy guarda che foto magnifiche di Anna al mare.” In verità la baby indossava  un bikini molto ridotto. La parte superiore copriva a malapena i capezzoli, il piccolo triangolino anteriore lasciava intravedere davanti qualche capello castano per non parlare del sedere coperto solo da un filo nero. Le foto aveva dato il via alla pugna, Alberto seguì all’inizio le gesta dei due che a turno entrarono nel bagno loro assegnato per poi posizionarsi nel suo lettone  poi  gelidamente rientrò nel soggiorno e si mise una cuffia per sentire l’audio del televisore escludendo ogni altro suono. Anna nuda era stupenda e senza accorgersene si trovò subito un coso duro in fica quasi subito allagata. ”Piano ragazzi abbiamo tutta la sera.” Il primo zozzone era stato Mauro, Freddy si era poi disteso supino sul letto e abbracciando la bella padrone di casa cominciò a baciarla in tutto il corpo. Alberto voleva tenere sotto controllo la situazione, una volta vide la sua beneamata a quattro zampe che succhiava il membro di uno dei due mentre l’altro si era impossessato del buchino posteriore, la seconda volta Freddy era disteso supino con Anna sopra il suo uccello e Mauro anche lui alle prese col culino che stava facendo gli straordinari. Alberto decise di non fare più il guardone, quei tre stavano ripassando tutto il kamasutra. Si era appisolato quando Anna: “Sto riportando a casa i miei amici, vai a riposarti.” Al suo rientro solo un bacino in fronte al marito che non avrebbe di certo gradito un bacio in bocca. Freddy aveva consegnato ad Anna un suo biglietto da visita col nome della moglie e col numero del telefonino pregando Alberto di andarla a trovare a Taormina per farle da Cicerone in considerazione dei molti suoi impegni in Sicilia. Ma quali impegni, il direttore generale aveva chiesto ad Anna di seguirlo nel suo giro turistico dell’isola con la sua Maserati, Alberto non si era opposto ben sapendo che, anche col nuovo stipendio di Anna, di viaggi non se ne sarebbe proprio parlato e voleva anche dire che la sua dama aveva apprezzato quell’invito e poi prevalse la curiosità di conoscere la signora in questione che aveva intuito che doveva essere più anziana di età del marito ma molto ricca. “Signora sono Alberto M., abito a Messina, mia moglie è impiegata presso il vostro istituto, suo marito mi ha chiesto di contattarla a Taormina, se lei è d’accordo…” Perplessità dall’altro capo del telefonino…”Va bene, l’aspetto.” Alberto era tutto eccitato mentre sua moglie si era fatta e tuttora si faceva strombazzare da Freddy chissa che non ci uscisse qualcosa per lui, si vestì in fretta a di volata giunse a Taormina, stanza 223 toc toc.  Uno spiraglio della porta aperto, sguardo interrogativo di una signora in vestaglia. “Signora sono Alberto M. vedo che forse sono in anticipo, l’aspetto nella hall.” Il tempo passava ma della signora nemmeno l’ombra, Alberto controllava i vari personaggi che uscivano dall’ascensore finché si stancò e si mise a leggere il quotidiano locale. Ad un certo punto si sentì toccare su una spalla,”Scusi il ritardo, sono Gloria.” Alberto si era trovato dinanzi una signora piuttosto alta di statura, ben truccata, vestita elegantemente perfino con un cappello  cosa inusuale per quelle parti, si alzò in piedi e dopo un finto baciamano. “Dove vuole andare?” “È lei il Virgilio della situazione!” “Andiamo sul classico, il corso principale dove vi sono tanti negozi che credo le interesseranno.” “Senta sono due giorni che sono chiusa in una camera d’albergo, ho bisogno d’aria e sai che ti dico diamoci del tu.” E lo prese a braccetto ridendo “Ci prenderanno per madre e figlio, quanti anni hai?” “Trentadue.” “Quant’é bella giovinezza…” “Gloria penso che ti interesseranno i negozi di abbigliamento, non hai che l’imbarazzo della scelta, se vuoi, io starò a guardarti ed ad approvare o meno le tue scelte.” Ho fatto inviare i miei acquisti in albergo, vorrei bere qualcosa di locale, che mi consigli?” “Ovviamente una granita alla fragola, è deliziosa.” Sulla via del ritorno una gioielleria: “Vorrei acquistare qualcosa , entriamo.” Si era presentata una commessa ma il padrone del locale, visto lo stile della signora: “Teresa ci penso io, madame in cosa possiamo esserle utile?” “Mi consigli qualcosa per mio nipote, qualcosa di classe.” “Andiamo sul classico un orologio marca Rolex sono quelli più di moda, questo in vetrina è un esempio, certo è un po’ caro €.7.500.” “Mi pare che ne esistano di più belli.” “Allora le mostro un pezzo unico, favoloso, certo il prezzo sale  a €. 15.000.” Alberto girava per il locale seguito dalla commessa. “Alberto vieni a vedere se ti piace.” “Molto bello e di classe.” “Allora lo prendo, ovviamente ho la carta di credito quindi le propongo di metterlo da parte, le do un mio biglietto da visita con il numero telefonico del direttore della mia banca, lunedì potrà contattarlo e lei cortesemente me lo farà pervenire all’hotel S.Domenico.” “Madame farò per lei una cosa per me inusuale, le darò fiducia, potrà portare con sé il Rolex.” “Gloria sai che ti dico, invece si infilarci in quei ristoranti di lusso pieni di gente dove ti fanno aspettare molto tempo prima di servirti, cerchiamo una trattoria, una di quelle a conduzione familiare dove si mangia bene e si spende poco.” Scesero vari gradini sinché non incontrarono una scritta ‘Trattaria da Gino, pesce freschissimo.’ Venne loro incontro il titolare con tanto di parannanza: “Signori è ancora presto per il pranzo ma se restate avrete: risotto sai frutti di mare, triglie di scoglio, acciughe e merluzzi, ho una barca, li ho pescati stanotte.” “Bene Gino aspetteremo nel frattempo andremo a rinfrescarci, vero caro.” Il bagno, more solito in fondo a sinistra era grande e ben pulito. Non appena chiusa la porta Gloria francobollò le labbra di Alberto con le sue, sembrava invasata, abbracci prolungati, lingua in bocca, anche un seno venne fuori ed ebbe la sua parte di bacini bacioni, in un abbraccio più prolungato Alberto ebbe la sensazione che la signora aveva goduto alla grande ma ebbe il buon gusto di non fare domande oziose,  era chiaro che la dama aveva una fame arretrata in fatto di sesso, suo marito viaggiava per altri lidi. Gloria si ricompose, più sorridente, distesa e anche più bella. Il pranzo buonissimo, anche per i motivi suesposti, ebbe molto successo.  Alberto aveva portato a conoscenza di Gloria la sua posizione patrimonial finanziaria. “Apri la borsa, cento Euro dovrebbero bastare.” bastarono, i due diedero appuntamento a Gino per i prossimi giorni il che voleva dire che la presenza di Alberto a Taormina si sarebbe prolungata anche perché nel frattempo gli giungevano telefonate da parte di Anna: “Sono a Cefalù, un posto meraviglioso.” “A Trapani abbiamo visitato le saline.”Ad Agrigento nella valle dei Templi.” “A Siracusa nei siti archeologici. “A Noto…” Nella strada del ritorno in albergo Gloria si fermò in farmacia e Alberto in profumeria  per acquistare attrezzi per la barba, il prolungamento della sua visita a Taormina non era stato previsto. Gloria di chiuse in bagno, Alberto nudo come un verme, disteso sul letto ascoltava musica proveniente da un filodiffusore, si era addormentato quando…”Non si viene in posti di villeggiatura per poltrire, alza la bandiera!” e aveva preso in bocca il nobile di Alberto che ben presto rispose all’appello. Un sessantanove è il classico inizio di un rapporto prolungato, dopo le ripetute e rumorose  goderecciate da parte del clitoride di Gloria, il ‘ciccio’ cominciò a penetrare lentamente ma inesorabilmente dentro la bagnata  natura della compagna che: “Accidenti quanto ce l’hai grosso, non mi dispiace anzi, a me piace godere molte volte di seguito anche se avevo perso da tempo questa abitudine.” Un filosofo greco aveva lapalissianamente affermato che anche le cose belle finiscono, e così fu, i due si ritrovarono abbracciati immobili viso contro viso quando: “Caro sono a Catania, andremo a teatro, Freddy mi ha comprato un vestito da sera.” La ditta Freddy Gloria stava foraggiando il duo Alberto Anna i quale preferì restare a impigrirsi nella stanza facendosi portare una cena fredda con del vino bianco dell’Etna. “Amore mio (poso chiamarti così?) avrai notato che i miei peli del pube sono bianchi, nell’istituto di bellezza che frequento volevano colorarli in nero, ho preferito solo cambiare il colore dei capelli, sono di un grigio azzurro molto di moda, ti piacciono?” Ad Alberto aveva cominciato a piacere troppo la signora: il suo sorriso, la sua affabilità, la signorilità e qui cominciarono i suoi problemi psicologici che scacciò subito dal cervello, non voleva complicazioni.  I giorni seguenti visita alle località viciniore e poi scorpacciate presso la trattoria di Gino e di sesso il più frenato in albergo, due sposini in viaggio di nozze. Ultima richiesta da parte di Gloria: “Mi posiziono prona con la gambe aperte e tu approfitta del mio buchino posteriore, con delicatezza dato il calibro del tuo coso. Gloria toccandosi anche il clitoride ebbe orgasmi ripetuti sinché: “Sento che la pressione si abbassa, non vorrei…” Alberto vide i titoli sui giornali: “Signora a Taormina muore di sesso.”
    “Freddy ha deciso di rientrare a Messina domani, fatti trovare a casa.”  La telefonata di Anna ghiacciò Alberto, era un ordine:”Ce la siamo spassati ambedue è ora di tornare alla normalità.”
    “Mio caro vorrei da te un ricordo, qualcosa di fattivo come per esempio il tuo orologio Seiko, magari uno scambio col Rolex. Alberto c’era arrivato in ritardo, la visita in gioielleria era stata organizzata per lui. “Cosa dico a mia moglie?” “Quello che ti dirà lei quando dovrà mostrarti il regalo di mio marito.” Una famiglia di generosi! Un velo di tristezza calò sui due, Anna aveva ottenuto quello che desiderava (oltre che diciamolo francamente divertirsi sessualmente), Freddy aveva concluso un’altra delle sue tante relazioni extra coniugali l’era spassata alla grande, Gloria era tornata indietro di vent’anni provando sensazioni bellissime non solo dal punto di vista sessuale, capì che si era innamorata di Alberto, un bel guaio! Alberto…Alberto era confuso: aveva immaginato cose irrealizzabili: di lasciare la moglie e mettersi con Gloria, col tempo però avrebbero preso la sua compagna per sua madre e poi non era innamorato di Anna? Non seppe rispondersi, si erano conosciuti da studenti e da allora erano stati sempre insieme ma in fondo non  aveva provato quelle sensazioni che Gloria gli aveva dato, un bel pasticcio.
    Incontro piuttosto formale fra i due coniugi, la solita frase insulsa: “Tutto bene?” “Tutto bene cosa…” Ambedue compresero che qualcosa era cambiato fra di loro e non solo in fatto  di sesso.  Alberto decise di non voler seguitare a fare il casalingo sarebbe stato per lui degradante, chiamò Gloria chiedendogli un grosso favore: un posto nella loro banca. L’ottenne a Catania, a Messina l’organico era in soprappiù. Alberto ed Anna presero ognuno la propria strada, fra loro non c’era più feeling, Gloria di tanto in tanto raggiungeva in aereo Alberto a Catania ma non c’era più lo slancio iniziale non avevano più nulla da dirsi tanto che dopo pochi mesi si lasciarono, una bella storia finita tristemente, così va il mondo!

  • 30 giugno 2016 alle ore 16:03
    Femme qui rit deja' dans ton lit

    Come comincia: ‘Spondilodiscite’ non è solo una brutta parola e purtroppo, per me e per tutti noi, è una malattia fastidiosissima e di lunga durata. Ma non voglio tediarvi con i  problemi personali di Alberto M.che a lui rompono i coglioni ed a voi non vi fregano un c.. Vorrei piuttosto mettervi al corrente delle conseguenze diciamo erotiche del suo soggiorno in una stanza di un ospedale della città di Messina dove, ricoverato per errore marchiano di quattro medici ‘guru’, si era trovato dinanzi ad una situazione sessuale piacevole che, per un po’ di tempo, gli avevano fatto dimenticare le sue traversie.
    Suo compagno di stanza un giovane di circa trenta anni, ricoverato per una colonscopia per evitare di pagare un medico privato. A fargli visita la sera una giovin signora estremamente piacevole che dava subito all’occhio per la sua semplicita’, un controsenso direte voi ma non nel suo caso: ‘semplicitas prima virtus’. 1,75 circa di statura , corpo statuario, (un giunco si sarebbe detto nell’ottocento), caschetto castano, viso stranamente triste, nasino all’insù, occhi espressivi color nocciola, il resto a più tardi quando…
    Data la estrema schifezza del cibo fornito dall’ospedale,  Alberto M. telefonò ad un ristorante di Ganzirri per ordinare una cena degna di questo nome (il tale era agiato e se lo poteva permettere). Ovviamente il suo compagno di stanza Salvatore stava a guardare e lui, sempre generoso, pensava anche al compagno di stanza. Una sera la consorte, venuta a fargli visita, fu anche lei invitata al desco serotino.
    Dopo le solite chiacchiere inconcludenti e anonime Carmen, (questo il suo nome) prese in mano la situazione:
    “Salvo vai nella saletta del televisore, vai sul canale locale, deve essere riportato l’episodio di quel tuo cugino gioielliere rapinato di recente.”
    Sparito il consorte Carmen: “Non so da dove cominciare…intanto mio marito non ha un fratello gioielliere anzi non ha proprio fratelli e quindi Salvatore…”
    “Provi dall’inizio.”
    Storia piuttosto triste e piuttosto comune di questi tempi: il marito, titolare di una concessionaria di auto tedesche, era stato licenziato per poche vendite di auto,  i due coniugi avevano dovuto lasciare la casa in affitto in città e ‘rifugiarsi’ in una frazione ospite dei parenti di lei, ex contadini con piccola abitazione e piccola pensione. La bimba di due anni, con la sue esigenze, era altro motivo di preoccupazione. Carmen, brillante a scuola, si era iscritta in psicologia all’università, aveva dovuto abbandonare gli studi. Questo il racconto, Alberto ne trasse la logica conclusione...
    Il silenzio era sceso fra i due, Alberto doveva fare una scelta ben precisa che avrebbe comportato cosa?
    “Di natura sono piuttosto timida ma…”
    “Si fa di necessità virtù, sono sull’ovvio ma…”
    Carmen aveva preso a piangere silenziosamente, lacrime di vergogna? di rabbia? di tristezza… Stava per andarsene quando Alberto:
    “Sono a disposizione per quello che posso, ho capito bene?”
    “Si signor Alberto, ha proprio capito…”
    “Senti buttiamola sull’umorismo, mi chiamano tutti ‘zio Alberto’ per la mia non più giovane età, fallo anche tu, per empatia…Un’idea: domani sera cena speciale a base di brodetto di pesce come si usa in Adriatico pietanza non comune da queste parti, vedrai una sciccheria, darò disposizione al ristorante…vorrei vederti sorridere…”
    “Vorresti anche altro?
    Preso in contropiede lo zio Alberto rimase imbambolato senza parole.
    “Ho capito… la merce, prima di fare acquisti è buona norma…” ed aveva provveduto a sbottonarsi la camicetta, tolto il reggiseno erano spuntate due tette forza tre con aureola pronunziata e piccolo capezzolo in piena sintonia con i gusti dello ‘zio Alberto’. Il passaggio successivo gli slip che rivelarono un pube molto folto di peli, quasi sino all’ombelico per non parlare del popò anzi parliamone data la sua scultorea bellezza oltre a caviglie sottili, uno splendore.
     Affascinato, il cervello dell’Albertone divenne un vulcano: immaginò situazioni decisamente ‘arrapanti” sin quando rientrò Salvatore.
    “Caro il mio compagno di stanza, che ne diresti di una cena domani sera ho in testa un menù innaffiato da un premiato Verdicchio dei Castelli di  Jesi sarebbe l’ideale…”
     “L’ideale per scopare mia moglie” pensò bene Salvatore ma si guardò bene dall’esprimersi in merito.
    Alò telefono: “Salvatore per domani sera dì allo chef di preparare quel brodetto che ti ho insegnato, ho in testa…”
    “Cavaliere immagino quello che ha in testa…”
    “Sei  maligno, nulla di quello che pensi…”
    “Si ricorda le parole di quel suo paesano politico?”
    “Mi raccomando il vino in contenitori freddi…tre bottiglie.”
    Quella fu la giornata più lunga dello ‘zio Alberto’, la mattina piena di aghi sulle sue braccia per trasfusioni varie, pranzo quello che rimaneva della sera precedente, lungo pomeriggio ed infine un cameriere che, allettato dalla solita mancia generosa, si era presentato sorridente con un vassoio pieno di prelibatezze.
    Un pò imbarazzati fra i tre la conversazione languiva nè non era migliorata con la musica del televisore in sottofondo.
    “Quando ero giovanissimo ero costretto a sorbirmi le barzellette, secondo loro spiritose, di colleghi di mio nonno ex commissario di P.S.
    Alcune era letali come quella del bambino che dice al papà:
    Papà il tuo amico Massimo ti frega tutte le lampadine.”
    “Cha vai dicendo, il mio amico non  lo farebbe mai e poi che ci farebbe?”
    “Questo non lo so ma l’altra sera quando tu eri al bar con gli amici la mamma era in camera da letto con lui e sentivo che gli diceva: gira la lampadina e dammela!!! Lo so non fa ridere ma peggiore era quella di  Perseo: campo di battaglia di Canne fra Cartaginesi e Romani, una strage, corpi di morti e feriti tutto intorno, il centurione Caio Duilio va in cerca del suo amico Perséo, cerca fra quelli con la sua divisa ma erano quasi tutti irriconoscibili in viso;  gira il corpo di un soldato ma era già morto, altro centurione …orrore ed infine uno con gli occhi aperti, sembrava proprio Perseo ma non  ne era sicuro. Sei Perseo? Il tale emise un gemito e chiuse gli occhi. Maledizione, Caio Duilio lo scosse: sei Perseo? Sei Perseo? e quello con un vocione  inaspettato:            T R E N T A S E O O O’! “
    Un gelo era sceso fra i tre…
    Lo zio Alberto si era messo in un cul de sac, era partito dal presupposto che quel detto francese secondo cui…
     “Signor Alberto, non vedo mia figlia Teresa da vari giorni, non la fanno entrare in ospedale per l’età, vado a casa vederla, le farà  compagnia  Carmen.”
    La frase detta con semplicità aveva colpito lo ‘zio Alberto’, quella rassegnazione da parte di Salvatore lo aveva messo in crisi, stava per richiamarlo indietro ma era sparito dalla stanza. Guardando dalla finestra vide entrare un una Volkswagen.
    Infermiera di notte era una certa Maria Rosa la quale,ampiamente foraggiata, non avrebbe creato problemi, fin qui tutto bene poi…
    “Carmen io sono un fantasioso, ho scritto un romanzo e tanti racconti tutti inventati ma quello che ho in mente rispecchia la realtà. Durante la notte ho immaginato noi due abitare da soli in un piccolo appartamento, io sempre in panciolle a leggere il giornale o a poltrire a letto, tu girare per casa a sbrigare le faccende domestiche, un classico quadro di una coppia felice; pomeriggio riposino e la sera, dopo cena, passeggiata in centro in mezzo alla gente con la peculiarità di non udire alcun suono del circondario tutto preso dalla tua persona vicino a me, nuda, nuda ma solo per me non per il comune volgo: tette rimbalzanti ad ogni passo, sedere in sincronia ed i piedi deliziosi o meglio le estremità (fa più fine) che, senza scarpe, battevano i marciapiede a lunghe falcate. Rientro a casa con conseguenze…Ti vedo perplessa, è solo una fantasia…”
    “Che vorresti diventasse realtà…È risaputo che le femminucce hanno più il senso del pratico più sviluppato dei signori maschietti: ti spiego il finale:
    la ‘zio Alberto’ e Carmen innamoratissimi (mi sei piaciuto dal primo istante) convivono: tu lasci la gentile consorte con conseguenze…io mio marito ma…ricorda che le dee dell’Olimpo, sempre in lotta fra di loro,invidiose,riescono sempre a far naufragare i piani dei mortali: Venere, Minerva e Giunone non erano delle santarelle e tuttora ci sovrastano, arrivaci da solo sul punto debole della nostra eventuale storia: non ti offendere ma ti vedo piuttosto egoista…non accetteresti mia figlia e per una madre…”
    Carmen aveva colto nel segno.
    Lo zio Alberto: "Il tuo sorriso è penetrato nel mio cuore e vi rimarrà per sempre!“   Carmen:: "Che ne diresti di goderci questa nottata come dolce ricordo,  non sarò una prostituta profumatamente pagata ma una dolcissima amante…” E così fu, goderecciate a ripetizione da parte di entrambi e verso le sei del mattino:
    “Cavaliere l’iniezione…” era Rosa Maria piuttosto allarmata.
    Fine della storia o meglio:
    “Mio caro accetto per una volta il tuo denaro (apprezzate il termine al posto della parola soldi) ma sarà l’ultima volta, mi puoi aiutare trovandomi un impiego presso un tuo amico…
    E così fu: la ‘zio Alberto’ ogni tanto andava a trovare quel ‘suo amico’ dell’impiego e attraverso i vetri  rimirava con tristezza le fattezze della dolce e mai dimenticata Carmen.
    Resta stabilire se rispondeva a verità il detto francese secondo cui: ‘femme qui rit dèjà dans ton lit.’, non l’avete capito perché avete studiato inglese…fatti vostri!
     
     

  • 18 maggio 2016 alle ore 10:14
    Una figona così

    Come comincia: Uffa che noia, che noia, che noia…così recitava una attrice i tv ed era quello che provava Alberto al mare. In pieno agosto, spiaggia affollatissima, gran casino  intorno a lui. Solita lettura del quotidiano , solite notizie spiacevoli: maschietti che per motivi più eterogenei fanno fuori mogli e conviventi, litigiosità di partiti che non interessa più nessun lettore ed altre notizie che facevano in modo che l’Albertone nella spiaggia di Lido di Camaiore antistante l’albergo dove alloggiava con moglie e cognata nubile. Messo da parte il giornale stava per farsi accarezzare dalle onde quando una visione celestiale…si non c’era altro aggettivo dinanzi alla visione di una  fi..na che più fi..na non si può: giudicate voi: castana con  mèches bionde, altezza circa 1,75, fronte intelligente, occhi verdissimi, naso all’insù,  labbra carnose non a canotto , seni  forza tre-quattro, vita strettissima tipo quelle americane che si fanno togliere due costole, (si così aveva letto sul New York Time) gambe chilometriche e piedi lunghi e stretti, bellissimi (Alberto un po’ feticista lo era). La visione aveva fatto cadere dalle mani del succitato il chinotto Neri, quel famoso chinotto che non è chinotto se non c’è l’8. Una risata argentina dell’interessata seguita da quella delle due sorelle poco distanti, su di lui con  i segni della colata della bevanda. Dopo quella figura da Emilio Fede (si proprio quella) al povero quarantenne 1,80 gran bella figura maschile (in quel momento figura di c…zo) non restò altro che buttarsi fra le onde …Prima o poi dovette riprendere terra e avviarsi dentro la fida Jaguar in attesa di moglie e cognata.
    Sdraiato sul sedile posteriore, aria condizionata in funzione attese pazientemente i rinforzi per ritornare in albergo. Nessun commento, i due coniugi si capivano bene anche senza parlare, Anna era abituato alle scappatelle del consorte, ormai le conosceva bene, le tollerava, la fine delle stesse era un regalo di pregio in gioielleria (il consorte era molto agiato di famiglia).  Anna non aveva voluto lasciare il lavoro in uno studio di avvocato, voleva soldi suoi.
    Ritorno sulla spiaggia per ora non se parlava proprio e allora come passare il tempo? Alberto vide un cartellone che reclamizzava un circolo del golf; detto fatto, iscrizione allo stesso ed acquisto del materiale interessato. Grandi ossequi da parte del direttore, consegna di una auto elettrica e via nel green. Un caddy a lui assegnato lo consigliava con aria di sufficienza ed Albertone lo cambiò con altro, di colore, meno spocchioso. Aveva trovato il modo di passare la mattinata, pomeriggio pisolino d’uopo e poi andata al circolo del Golf  da spettatore ai giocatori del bridge (gioco da lui mai amato) con cui aveva stretto amicizia,tra ricconi ci si intende subito! Dopo cena passeggiata con gelato e poi tra le lenzuola e, piuttosto spesso, code sessuali nelle quali era piuttosto bravo con moderata gioia della consorte. Quest’ultima lo mise al corrente delle cose personali della fi…na. Padre siciliano, madre svedese, classico nome, Ingrid, due figlie gemelle sedicenni,  nessun amante ufficiale.
    Finalmente ritorno sulla spiaggia un po’ imbarazzato lui, allegra e sorridente la siculo-svedese che nel frattempo aveva fatto amicizia con consorte e cognata la quale non dimostrava molta gioia di quella villeggiatura il perché lo aveva confessato a sua sorella: era diventata l’amante della sua compagna di stanza al college e se ne era innamorata (una lesbica in famiglia!) Parlando, parlando Ingrid aveva confidato ad Anna di avere come amante il toy-boy ventitreenne suo istruttore di palestra, ragazzo fine ed educato a detta dell’amica. Anna aveva i suoi dubbi quando Ingrid propose di passare una serata in cinque, toy boy compreso, non ebbe il coraggio di rifiutare e comunicò la cosa ad Alberto il quale non rispose ne si ne no, non gliene importava gran che dell’amante di Ingrid.
    L’incontro avvenne una sera al momento della cena: Alberto, sempre grandioso in tutto, aveva convinto lo chef di preparargli oltre ai soliti antipasti e contorni una ‘cofana’ di brodetto di pesce su un letto di pane abbrustolito consistente in: seppie, crostacei, pesciolini dislicati cucinati con erbe aromatiche e con peperoncini calabresi aperti ma non tagliati per non dare troppo di piccante al piatto. Un ovazione: “Ma tu hai un mestiere in mano, sei fantasioso” Ingrid era entusiasta. Alberto, dietro lauta mancia, aveva chiesto al direttore di sala di preparare un tavolo in fondo alla piscina lontano da tutti, duecento euro erano bastati e così il quintetto poteva far la caciara che voleva senza disturbare i vicini. Di particolare l’incontro tra Anna e Adamo l’amante di Ingrid. Il cotale non era il grezzo che Anna credeva anzi: biondo, occhi azzurri (gli svedesi avevano lasciato i segni in Sicilia) sorriso accattivante, stretta di mano robusta, altezza superava di un palmo Anna. Dietro richiesta della moglie di Alberto aveva messo al corrente i presenti di essere di S.Giuseppe Jato paesino in provincia di Palermo, di essere di famiglia modesta ma che con sacrifici era riuscita a farlo inscrivere alla facoltà di ingegneria a Palermo. Inoltre aveva raccontato delle cose proprie del suo paese: due famiglie mafiose che, intelligentemente, alla guerra avevano preferito un armistizio coronato dalla scambio delle relative femminucce di cui una sedicenne che non aveva apprezzato il marito di vent’anni più anziano e subito, il mese dopo era rimasta incinta con grandi festeggiamenti oscurati dal fatto che invece l’altra ancora aspettava di far contenti i parenti ansiosi di diventare padre, zii e nonni.. Per un mafioso le donne sono solo un mezzo per proseguire la specie, tranne rari casi in cui, maschietti in galera, le consorti avevano preso il loro posto. L’eloquio brillante e trascinatore aveva molto colpito Anna; mai aveva provato delle sensazioni per altri uomini oltre che per Alberto, era un po’ frastornata, non se ne rendeva conto che il bell’Adamo la stava conquistando. A metà serata sua sorella Elvira si era ritirata in camera sua, Alberto diceva che era stata punta dalla mosca tse tse portatrice di sonno. Il direttore di sala, vista la ‘compattezza’ della compagnia, da vecchio sun of de bitch, portò un gira-dischi per allietare i quattro. Ingrid senza chiedere nessuna ‘posso?’ si appropriò di Alberto mentre più educatamente Adamo chiese il lasciapassare ad Anna che di buon grado, anche se sorpresa di se stessa, disse di si con entusiasmo. Ingrid ed Alberto si erano allontanati, Adamo prese a fissare in viso Anna per vedere le sue reazioni, quando la vide ad occhi chiusi capì che la cotale era pronta alla ‘pugna’. Iniziò col baciarle il collo facendole provare un immenso piacere in quella regione del collo chiamata 'nucleo acumbens' che lei non sapeva di avere ed anche questa volta Anna si abbracciò a lui e si ritrovò baciata anche  in bocca a lungo. La storia durò sino al ritorno di Ingrid e di Alberto che decisero che era troppo tardi e quindi di restar in quell’albergo.
    “La nostra stanza ha un letto matrimoniale ed un lettino, qualcuno starà un po’ stretto” sentenziò Alberto riuscendo a capire troppo tardi di aver sfornato una fesseria, nel loro caso…
    L’iniziativa, more solito, fu presa da Ingrid: “Anna ti dispiace se…” non finì la frase che si era accaparrata per mano Alberto trascinandolo nel lettino e buttandosi sopra di lui.
    “La tua amica è stata generosa a lasciarci il matrimoniale, che ne dici di un riposino…” Il riposino cominciò per Anna con un bacio sul collo, poi sulle labbra e dopo un rapido passaggio sulle tettine sul fiorellino che era subito entrato in carburazione come mai le era successo, era turbata e nello stesso tempo…ma quello che più la meravigliò fu il coso di Adamo che non assomigliava affatto a quello del legittimo consorte: era di calibro inferiore ma molto più lungo, mostruosamente più lungo. Non finiva mai di entrare sin quando sentì la punta contattare il collo del suo utero, una sensazione sconvolgente soprattutto quando il ‘lungo’ decise si schizzarle dentro tutto il suo potenziale sperma con getto violento…tutto il suo corpo cominciò a vibrare a lungo fino alla spossatezza. Rimase francabollata sul suo amante fin quando due risate argentine. “Questa sta volta ci resta!” Ingrid faceva la spiritosa ma qualcosa di vero c’era. “No, mi sono addormentata’ cercò di rimediare Anna ma nessuno le credette infatti i giorni seguenti…Anna prese a frequentare la palestra in cui Adamo era istruttore, Alberto cominciò a preoccuparsi, lui di scappatelle se ne intendeva ma qui le cose avevano preso una piega di serietà: Adamo non scopava più con Ingrid ma in compenso… Consiglio di guerra fra Alberto e Ingrid: “Dobbiamo fare in modo che Anna ritorni su questa terra, Ingrid capiva cosa provava  l’amica ma non intendeva comunicarlo ad Alberto e così decisero una misura drastica: dovevano far vedere Adamo spassarsela a lungo con Ingrid, anche Adamo era d’accordo e così un pomeriggio in camera: “Esibizione mia con Adamo, voi spettatori darete un voto: cominciamo col sessantanove, certo solo la punta altrimenti mi fa una gastroscopia.” ”Ora un lecca lecca dai piedi alla fronte…adesso il più affascinante spettacolo: due maschietti ed una sola donna io, Alberto sotto in fica ed Adamo sopra nel culino, maschietti all’opera!” Anna non resistette a quello spettacolo, scappò dalla stanza, era quello che i tre avevano voluto e previsto.
     Due giorni dopo fine della villeggiatura per Alberto, per Elvira e per Anna…difficile mettere in parole quello che quest’ultima aveva provato ed i sentimenti del momento, era in crisi ma con l’aiuto dell’affettuoso marito…col tempo…
    Amici lettori, vi sarete domandati cosa sia il 'nucleo acumbens'? Andatevelo a cercare, certo a cultura non siete messi bene!

  • 02 maggio 2016 alle ore 10:49
    UNA ESPLOSIONE DI AMORI.

    Come comincia: Inverno anno 1955, Dogana di Ponte Chiasso. Fra i funzionari addetti alla Dogana due personaggi molto diversi fra di loro: Alberto M. romano, compagnone, vita un po’ sregolata in quanto a pasti e femminucce, Piero M. siciliano, sempre elegante,con sempre un triangolo rosa nel taschino della giacca, distaccato munito di auto Giulietta, in affitto una casa al centro città, costoso, un alto tenore di vita dovuto ai contributi paterni, Alberto stanza in affitto come molti suo colleghi, due personaggi molto diversi che abitualmente non si frequentavano fin quando un giorno: “Mi conosci, sono Piero M.  che ne diresti di assaggiare un Chivas Regal 30 anni di invecchiamento?” “Cacchio pensò Alberto, di quel whisky ne conosceva l’invecchiamento sin o a 20 anni, sapeva quanto costava.” Una proposta inaspettata,  strana tenuto conto della riservatezza di Piero che lo incuriosì. “Se vuoi sabato puoi venire a casa mia in via Roma 23, potremo anche cenare insieme.” Una mangiata non si rifiuta mai”, Alberto accettò. La casa di Piero era ben arredata con la particolarità di avere un camino in ogni stanza mentre nelle altre abitazioni ve n’era uno in quella principale, le altre… al freddo. Piero lo accolse in pigiama con sopra una costosa vestaglia. “Vieni caro, ti faccio vedere casa in attesa dell’ora di cena, ho ordinato al ristorante all’angolo, spero sarà di tuo gradimento.” “Basta che se magna” pensò Alberto un po’ volgarmente, talvolta la romanità prendeva il sopravvento in lui. Menù: pappardelle all’anatra selvaggia, composé di fritti vari, uccellagione molto ricercata dagli appassionati di quel genere, contorni vari e poi un piatto particolare: “Sai il ristoratore è un burlone, mi ha fatto questo scherzo.” Un mezzo ad una torta spiccava un wurstel grande  a forma di membro eretto molto somigliante alla realtà. “Ma questo è un cazzo!” “Chiamiamolo membro meno volgarmente.” “Ma sempre cazzo è” pensò Alberto, io non lo mangio.” “Va bene è cosa mia” Piero prima lo leccò a poi lo mise in bocca. Massimo sconcertato fece finta di nulla, poi comparve il famoso Chivas Regal 30 years old ancora con la fascetta intatta. Effettivamente il sapore superava tutti gli altri whisky che Alberto aveva assaggiato, fece il bis, il ter, il,quater, cominciò a vedere il mondo in modo diverso, più piacevole, lui era stato sempre un edonista. Un televisore 30 pollici nel soggiorno trasmetteva un programma musicale con qualche ballerina meno vestita del dovuto. Anche in questa stanza un caminetto acceso mandava un calore molto forte, eccessivo , Massimo cominciò a sudare non capì la strategia di Piero. “Sono tutto sudato, mi tolgo la camicia, anche la maglietta, non ti dispiace?” Ma che dispiacere, Piero aspettava questo momento per proporre: “Senti non puoi uscire così, siamo in pieno inverno,  potresti prenderti un malanno, sai che ti dico, facciamoci una doccia.” “Cacchio la casa era dotata di mobili molto eleganti e funzionali, una doccia molto grande nel bagno. “Che ne dici se ti faccio compagnia,ci stiamo tutti e due.” Il Chivas Regal aveva spazzato via molte inibizioni di Alberto che con una risata accettò. Stettero a lungo a godersi il calore dell’acqua che veniva giù dall’altro da vari augelli, ognuno il proprio augello nel senso che…”Alberto ti rendi conto cos’hai far le gambe, mai visto un uccellone di tale portata, beato te, come vedi io ho due grossi testicoli ma un pene piccolo, da adolescente e questa è fonte di dispiacere a da parte mia.” Alberto cercò di minimizzare: “Unicuique suum” talvolta mi è capitato al casino che una signorina non ha voluto avere rapporti con me per paura di farsi male.” “Sono molto incuriosito, ti sarei grato se me lo facessi toccare un po’.” “Si ma poi ciccio si ‘incazza’ e diventa un albero.”“Correrò questo rischio…” La mani di Piero iniziarono dai testicoli, massaggiandoli a lungo il che portò a quanto predetto da Alberto, Ciccio si incazzò di brutto facendo uscire dalla gola di Piero un:ohhhhh. Abbandonati i testicoli l’attenzione del padrone di casa si rivolse all’uccellone ma Alberto uscì da sotto la doccia , si avvolse in un caldo accappatoio molto chic e andò a sedersi su una poltrona del soggiorno dinanzi alla tv. Piero lo raggiunse piazzandosi nella poltrona vicino a lui.“Vedo un grosso bozzo nel tuo accappatoio, che sia…” “È evidente che ciccio chiamato in causa risponda sempre.” Era diventato così duro che Alberto non sapeva che fare, metterlo sotto l’acqua fredda non era una buona soluzione e quindi…” Ci pensò Piero: “Vedi restare arrapati per lungo tempo fa male alla prostata, da vecchio ti potrebbe dare molti problemi, meglio farlo ritornare  nella sua casina con un bel massaggio e senza chiedere il permesso si diede alla bisogna. Ormai il ghiaccio era rotto e Alberto capì che stava entrando nel mondo gay mai da lui esplorato, Le mani sapienti di Piero, vecchio esperto del settore, fecero provare sensazioni piacevoli al padrone del membro arrapato oltre ogni dire soprattutto quando Piero lo prese in bocca e con la lingua sapiente cominciò a tintillare la punta del pisellone, un piacere mai provato con le femminucce. Anche i testicoli ebbero la loro parte e cominciarono a girarsi nello scroto, sensazione piacevole.”Qui siamo scomodi, di là ci aspetta un bel lettone, stanza riscaldata ed anche il letto con borse di acqua calda. Ormai Massimo si era lasciato andare, in fondo cosa poteva succedere un incontro omo unico a poi solo il ricordo. Non finì di  pensare che fu abbracciato con forza da Piero. “Da quando sei giunto a Ponte Chiasso ti ho adocchiato ma eri sfuggente,  ora sei qui, per me un piacere immenso, abbandonati, ti prego  e acconsenti  ai miei desideri sessuali.” Sempre abbracciato sopra Alberto, Piero iniziò a baciare il collo,il viso. poi le ascelle ed  i capezzoli per poi scendere sul pancino senza fermarsi nel gran bozzo ma finendo sulle gambe e poi sui piedi dove rimase a lungo fin quando di scatto  e cominciò  prima dai testicoli e, gran finale in bocca l’uccellone che non ne voleva di ritirarsi in buon ordine, troppo sollecitato, mandò in tripudio Piero che tenne in bocca il suo sperma poi andò in bagno sciacquarsi la bocca con un colluttorio,  segno che era solo all’inizio del gioco erotico.  Infatti volle coinvolgere il buon Alberto che era in dubbio se andare avanti sin quando: “Ho  i testicoli grossi ma il pisello lascia a desiderare, è rimasto quello di un adolescente ma, anche se piccolo funziona perfettamente, dammi una mano, fai su e giù mi piace, mi faresti felice se lo prendessi in bocca. Massimo ormai era in preda a un’eccitazione e acconsentì al desiderio di Piero, cominciò dai testicoli dell’amico per poi mettersi in bocca l’uccellino piccolo ma duro. Ebbe in quel momento un ricordo di quando quindicenne, nel collegio dei preti, si era fatto un amico pugliese e spesso studiavano insieme. Un giorno durante la ricreazione si allontanarono dagli altri studenti nel bosco per fumare una sigaretta, cosa assolutamente proibita. L’amico Carmine : “Durate la doccia ho sbirciato il tuo uccello, è molto più grosso del mio, me lo fai vedere. Vedere e toccare, anche Alberto prese in mano il pisello di Carmine e ognuno face una sega all’altro. Quindi in fondo c’era un precedente. Alberto imitò Piero nel lavorarsi il pisellino,  lo succhiava, con la lingua e lo ‘accarezzava’ tutto, Piero era in estasi. Il giochetto durò a lungo. “ Non mi godere in bocca”, fu accontentato, Piero godè dentro una salviettina e poi si recò in bagno. Al ritorno altra richiesta: “Fammi entrare nel tuo buchino, sarà piacevole e non ti farò male.” Piero prese le gambe dell’amante supino,le piegò, le tirò su e si fece penetrare facilmente, in questa posizione aveva a disposizione il viso di Alberto il quale seguitò ad entrare ed uscire nel buchino di Piero col vantaggio che, stando faccia a faccia Piero poteva baciarlo in bocca, Ci riuscì dopo vari tentativi di resistenza da parte di Alberto ed anche qui fu una  sensazione nuova, Piero usava la lingua in bocca dell’amante facendogli provare  delizie mai provate poi godette dentro il sedere di Piero. Si mise a ridere perché gli venne in mente l’episodio della contessa Scotti. Ormai tutto era compiuto pensò Massimo ma si sbagliava . Piero dopo il solito bidet si mise supino  abbracciandogli le gambe .Come aveva fatto prima con sé, finale col botto, Piero voleva essere penetrato nel suo buchino dall’uccellone anche se aveva un pò di paura. Ho messo tanta vasellina ma vai piano. Millimetro per millimetro Alberto penetrava il sedere di Piero, ci volle tempo ma arrivò in fondo. “Ora muoviti ma dolcemente.” Alberto si era fatto il culo di qualche signorina in casino ma non bene come  con Piero il quale si muoveva facendo girare  tutto il bacino. Alberto durò anche stavolta a lungo con gran goduria del padrone dell’ormai bucone. E poi l’eplosione, fine della pugna. Ambedue furono presi da Morfeo. Alle sei del mattino. “Alberto grazie di tutto, devi andare via senza farti vedere, ho la sensazione che non ci rivedremo.” Ultimo bacio in bocca. Mi farò vivo senza  la mia presenza.” Frase sibillina che Alberto capì dopo vario tempo. Fuori incontrò Nando, un paesano che lavorava come elettricista in Svizzera: “Dottò bella nottata!” “Non mi posso lamentare,ciao.”Ora il problema era di Alberto, gran tombeur de  femmes al quale  restava il dubbio che l’avventura omo poteva aver lasciato il segno. La cosa più pratica: andare con una femminuccia. Il sabato successivo si recò in un casino a Chiasso dalla parte svizzera per non farsi vedere da qualche conoscente in caso di defaillance, ma tutto andò bene, anzi la signorina di turno si lamentò per la fuori misura del pene di Massimo, tutto era tornato alla normalità. I due amanti si evitavano, Piero tramite le amicizie al Ministero si fece trasferire alla Dogana di Domodossola. La tresca ebbe un seguito piacevole: un pomeriggio un fattorino gli consegnò un pacco.”È per me” domanda inutile c’era il suo nome. “Lei è il signor Massimo M.?” “Son io.” “Allora firmi qui.” All’interno un grosso astuccio con la scritta “Gioielleria Grasso” Cercando di rimanere freddo pian piano aprì il pacco come un giocatore di poker…meraviglie delle meraviglie: un orologio Omega, una catenina, un braccialetto ed infine un anello con incise le sue iniziali AM  tutto in oro 18 k, un patrimonio. Un biglietto ‘In ricordo della meravigliosa avventura.’ Poteva esser stato scritto anche da un appartenente al gentile sesso, conservò  il cartoncino. Ora il problema era sfoggiare quel po’ po’ di ben di Zeus (Massimo era ateo). Ai colleghi invidiosi riferì che era il giusto prezzo pagato da una signora non più giovane e la cosa finì lì. A proposito della contessa Scotti: la gentil nobile madama una mattina di domenica  era andata a confessarsi ed aveva riferito al prete di esser stata penetrata ‘contro natura’ . Il confessore l’aveva caricata di preghiere e l’aveva invitata a sedersi nel banco in prima fila in compagnia di donnette un po’ scalcinate cosa che la contessa contestò: “Io non vado in mezzo a tante donnucole di basso rango! “ “Gentile contessa Scotti, Scotti o non Scotti quello è il banco dei culi rotti.!” Massimo volle che quell’avventura particolare finisse con un po’ di autoironia il che non guasta mai.  Nei giorni seguenti cercò in tutti i modi distrarsi al cinema, andando la domenica a vedere partite di calcio di serie A), andando con i colleghi al ristorante, sostituendoli talvolta nei turni di servizio, frequentando il locale casino dove conobbe una siciliana intelligente e con lei si intrattenne più del dovuto affezionandosi un po’ troppo, tagliò corto. Infine scoperse il ballo, il locale ‘Galletti era aperto il sabato e la domenica. Non avendo mai imparato a ballare andò in un locale dove insegnavano tale disciplina ma il padrone, dopo due lezioni gli restituì la caparra: “ Egregio signore perdiamo tempo, lei non è nato per ballare”. Andò lo stesso al ‘Galletti’ restando sempre seduto ad ammirare le bellezze indigene, una in particolare lo colpì, oltre che essere una ragazza piacevole si muoveva con disinvoltura, sorridendo pacatamente alle battute del ballerino di turno. Ballo o non ballo la invitò con la premessa: “Signorina sono una frana nel ballare”. Sguardo interrogativo della baby: “Che vieni a fare?” “Signorina non c’è altro modo per conoscerla.” “Se ci tiene tanto restiamo seduti e parliamo.” Alberto gli raccontò un po’ della sua vita della nascita a Roma sino alla vincita del concorso di dipendente della Dogana di Ponte Chiasso. La ragazza rise, “Io ogni mattina passo per il valico, lavoro in una fabbrica di orologi a Chiasso ma non l’ho mai vista.” “Evidentemente I nostri orari non coincidono, cosa che avverrà il prossimo futuro.” Dopo un lungo silenzio:”Perchè ci tiene tanto a conoscermi?” “Non sono un tipo da complimenti, mi piace.” Flora era un tipo delizioso, viso piacevole e sempre sorridente, gli occhi che esprimevano la voglia di vivere, seno forza tre, vita  stretta e due gambe chilometriche che reggevano un corpo da 1,75. “Abbiamo quasi la stessa altezza, io sono alto un metro e ottanta”. Si era fatta quasi mezzanotte, era l’ultimo dell’anno, “Egregio signore sa della consuetudine di questo locale all’apertura del nuovo anno?” “In verità no”. “Ebbene allo scoccare della mezzanotte i due ballerini si baciano.” “Ottima consuetudine!” “Non pensa di correre troppo?” “Lo sa che da mondo e mondo sono le femminucce che prendono la decisione dipende da lei.” “Non so per qual motivo ci sto…” Alberto sapeva bene il motivo, il suo metro e ottanta  era corredato da un fisico robusto ma non grasso, bel viso maschio, sempre elegante e dalla parlantina romana condita da qualche battuta quasi sempre accettata dai presenti, elegante, ‘aitante e distinto’ c’era scritto nelle sue note caratteristiche. Si abbracciarono. “Facciamo una cosa, faccio io il maschio e lei mi segue.” Tutto andò bene sino: “Signore e signori, mancano tre minuti alla mezzanotte, era il segno di mettere in atto la consuetudine locale. “Flora vuol rimanere in pista o ci sediamo?” Dopo un po’ di riflessione… restiamo in pista:” “Era fatta” pensò Alberto, era al settimo cielo, voleva a tutti i costi conoscere a fondo la ragazza. “Meno dieci, nove, otto, sette, sei, cinque, quattro, tre, due uno “Auguri per il nuovo anno auspicò lo spiker. Fu Flora a prendere l’iniziativa, prima dolcemente sulle labbra poi, pian piano sino ad aprire la bocca con la conseguente passaggio dall’altra parte delle due lingue, Durò a lungo, a Flora il,bacio era piaciuto. “Durante il bacio ho notato qualcosa aumentare di volume nei suoi pantaloni.” Alberto diventò rosso come un ragazzino, effettivamente ciccio aveva prese parte, a modo suo, al bacio. “Non so che dirle, mi scuso.” “Non dica niente, è normale.” Massimo da quel momento si presentò in dogana agli orari di partenza e di arrivo in Dogana della baby. L’agevolava nel farle passare delle sigarette e del cioccolato, lei non fumava, era per i parenti e per gli amici. Col passar dei giorni il loro legame divenne sempre più stretto, si innamorarono follemente. Un giorno Flora: “Ti invito a casa mia, mia madre, vedova, e la mia sorella minore vanno a trovare dei parenti a Milano, la casa è tutta nostra,.” Un invito specifico ad andare a fondo fisicamente fra di loro. Infatti prima di cena. “Preferisco il letto di mia madre è a due piazze, una cosa importante, sono vergine!” La cosa stupì non poco Massimo, una ragazza vergine a ventidue anni! “Non a quella faccia, ho avuto modo di vedere il tuo coso, mi fa un po’ paura devi essere molto ma molto delicato!” Hai voglia ad essere delicato. “Flora si spalmò per benino, più volte il fiorellino e lei stessa prese in mano la situazione nel senso che piano piano, e ci volle molto tempo e qualche gridolino, ad arrivare sino in fondo spossati.  Erano diventati marito e moglie. La cena preparata da Flora era ottima, la ragazza era pure una ottima cuoca. La felicità dei due innamorati fu interrotta dal trasferimento di Alberto a Messina, eccesso di personale a Ponte Chiasso, mancanza di personale nella città dello stretto. Alberto cercò di contattare Piero a Domodossola ma non  ci riuscì. Gli dei invidiosi dell’amore di Flora e di Alberto avevano compiuto la loro vendetta, Giunone e Mercurio furono invano supplicati da Massimo che in una grigia giornata raggiunse Messina dove invece lo accolse un clima mite e tanto sole. La lontananza… tanto si è scritto su di essa ma la triste conclusione che Alberto e Flora pian piano si sentirono sempre meno finchè Flora: “Caro ho trovato un ragazzo meraviglioso, mi sposo. Faccio tanti auguri anche te.” Anche Alberto trovò un nuovo amore ma sempre nel cuore il ricordo di una ragazza speciale lombarda.

  • 21 febbraio 2016 alle ore 9:38
    CATTIVO UMORE

    Come comincia: Mi alzo ogni mattina alle 5,30, si proprio 5,30 il perché è presto detto: devo assumere 14 medicine nell’arco della giornata cominciando da quell’orario.
    “E che ciavrà mai stò sfortunato” direte voi, me lo domando anch’io, volete che vi enumeri le varie patologie, sono tante e ve le risparmio ma vi assicuro che esistono.
    Dopo l’ ottantino un mal ogni mattino, i proverbi mi stanno un po’ sul cazzo ma in questo caso ci hanno proprio azzeccato, uffa: mia moglie anche lei mattiniera per motivi di lavoro, ha 26 anni meno di me e quindi non è in pensione. Fa le sue cosine nel suo bagno, in quello principale perché, more solito, furbescamente, s’è preso quello più accessoriato, a me il buchetto con l’indispensabile ma non mi posso lamentare perché molto generosamente talvolta me lo presta per fare la doccia (nel mio non c’è).
    Dopo questa serie di lamentele che non servono a migliorare la mia depressione dovuta anche un tempo uggioso ed una leggera pioggerellina quella che ti sta sulle palle perché non ti invita ad uscire al contrario di un bell’acquazzone che, indossato trench all’inglese, cappello floscio e stivali ti porta a sfidare il mondo specie qui a Messina dove son costretto ad usare sempre la mia Jaguar, piuttosto ingombrante, per andare al centro e girare a vuoto per un posteggio introvabile. E i mezzi pubblici direte voi? Ma quando mai: di autobus se ne vedono pochi in giro, dicono che all’ATM ne cannibalizzano due per farne marciare uno ; il tram si blocca perché con la pioggia si formano delle pozzanghere incompatibili con la sua marcia... È mai possibile che i progettisti non abbiano pensato a questo inconveniente? Qui da noi è tutto possibile ma voglio finirla con le lamentele, Messina sarebbe una città favolosa mare davanti e montagne dietro, i Monti Peloritani ma…il ma sono gli amministratori di cui mi astengo dal dare giudizi per non beccarmi querele a più non posso. Vi dico solo che ultimamente è saltata fuori una storiella indegna di un paese civile: gli assessori timbravano il cartellino di presenza per intascare le prebende per poi ,in molti casi, andare a sbrigare  i fatti loro: di quaranta quando ce ne sono presenti in consiglio comunale una metà è un piccolo miracolo, e allora perché si erano fatti nominare? A voi la sentenza. Piccola soddisfazione: i furbastri sono stati inquisiti dall’Autorità Giudiziaria.
    Sto al computer per varie incombenze, oggi ho pagato la Tari, €.414.  L’unica cosa piacevole è quella che non faccio più la fila all’ufficio postale ma mi risulta che questa tassa sia una delle più care d’Italia, siamo in vetta alla classifica,  in compenso , come regione, la Sicilia è al penultimo posto in campo nazionale, peggio di noi solo la Calabria, una bella soddisfazione!
    Citando la Calabria mi vien da pensare che sullo Stretto di Messina era stato progettato un ponte che, oltre ad essere l’ottava meraviglia del mondo, avrebbe dato lavoro per vari anni a varie migliaia di persone ma i soliti verdi, malgrado che non vi fossero pericoli per i terremoti né per l’impatto ambientale, son riusciti a ad insabbiare il progetto con la conseguenza anche di dover rimborsare la ditta che ha effettuato il progetto. Era una piacere vedere sulle auto la sigla ‘NO PONTE’. A gongolare anche i proprietari dei traghetti privati di cui uno in particolare, un ex sindaco, finito in galera per essersi appropriato di fondi che dovevano essere usati per dei corsi, ma lasciamo perdere altrimenti mi deprimo ancor di più.
    Quando alzo gli occhi dal computer vedo la mia foto in divisa da maresciallo della Guardia di Finanza, un ‘aitante e distinto’ come risulta dalle mie note caratteristiche, il viso ‘munito’ di un pizzo nero (poi fatto sparire perché imbiancatosi) insomma un fascinoso che aveva fatto innamorare la deliziosa Anna, un po’ meno sua madre  che, all’inizio,  avrebbe voluto usare nei miei confronti il revolver di suo marito ‘Forestale’, non che avesse tutti i torti, siamo coetanei con la suocera! Ora invece si aggrega a noi al ristorante ‘La Sirena’ tutti i sabati… dimenticando a casa il portafoglio!
     

  • 21 febbraio 2016 alle ore 8:57
    TERESA...BUM!

    Come comincia: “Teresa… bum, Teresa… bum chi l’avrebbe mai creduto che  tu avessi avuto…valzer: tanti peli nel buco del cul za za za, za  za, za!”
    La non proprio fine  canzonetta era stata proposta da un gruppo di studenti non eccessivamente affezionati alla loro professoressa di matematica a Jesi ,ridente cittadina in provincia di Ancona (non  si capisce perché ridente) una sera di agosto sotto le finestre di un villino dove la predetta alloggiava in via dei Colli 23.
    Perché tanto astio nei confronti di una docente decisamente poco attraente? (pelle giallastra, occhi bovini, bocca  con denti che non vedevano un dentista da vario tempo, orecchi a sveltola che venivano accentuati dalla non salutare abitudine dell’interessata di andare in giro con i capelli alzati insomma…)
    È presto detto: la signora Teresa, ammogliata senza figli (un bene per gli eventuali pargoli)  riusciva ad essere totalmente antipatica per il  suo modo sgarbato di trattare gli studenti (specialmente i maschietti, che fosse lesbica?), a nulla erano valse le proteste dei genitori degli alunni presso il preside e così Giovanni si era premurato di scrivere parole e musica della canzoncina.
    La cosiddetta banda era formata da una decina di ‘cape toste’ studenti del locale liceo classico :
    Gianni e Gennaro, cugini, figli di industriali di macchine agricole,
    Alberto  figlio di un funzionario di banca,
    Giovanni studente, genitori separati padre un ufficiale dell’Esercito ,
    Mario detto alcolino per la sua abitudine indulgere con i liquori, commerciante di prodotti  ferrosi,
    Marco figlio di un avvocato,
    Yvonne studentessa  domiciliata in una pensione a Jesi,  genitori a Cupramontana produttori del famoso vino Verdicchio di Castelli di Jesi,
    Adriana figlia della titolare di un negozio di macchine da cucire,
    Luciano figlio di proprietari terrieri in provincia di Macerata (alloggiava dalla zia Maria),
    Marisa figlia di un impiegato di Arcevia (dov’è Arcevia non lo so, andate a cercarvela!) abitava da sola in una camera in affitto,
    Augusto figlio di un commerciante  di frigoriferi,
    insomma una bella banda che, in occasione della serenata, cantavano tutti in  falsetto per non far riconoscere le loro voci.
    Compiuto il misfatto, dopo che nelle finestre dei caseggiati vicini al villino cominciavano ad accendersi le luci, gli undici, gambe in spalla,sparirono dalla circolazione per andare a passeggiare col viso di innocentini sul corso di Jesi a quell’ora quasi deserto; solo il piccolo bar di Fiamma era ancora aperto per dare ospitalità ad eventuali nottambuli.
    “Fiamma rinfrescaci!” la frase di Alberto aveva provocato l’ilarità dei compagni e la  reazione della titolare del bar: “Prendo un secchio d’acqua e vi ammollo tutti!”
    I ragazzi erano degli aficionados  del bar e trattavano Fiamma come una madre (lei  vedova e suo figlio morto in un incidente stradale).
    Dopo qualche sbadiglio di troppo, la banda decise di ritirarsi nelle rispettive dimore con l’eccezione di Marco e Yvonne che si recarono nello studio di avvocato del padre di lui dove li aspettava un comodo divano, Gianni con Adriana sotto braccio si diressero nella seconda casa dei genitori in via delle Mura Orientali, Alberto e Marisa nella camera in affitto di quest’ultima e gli altri… un po’ invidiosi a bocca asciutta!
    Prendendo spunto dal film ‘Amici miei, la banda  un giorno decise di andare a caccia di lepri e di conigli lungo le stradine di campagna che da Staffollo portavano a Cingoli a bordo delle auto: l’Aprilia di Gennaro, la Fiat 1100 di Gianni e l’Alfa Romeo di Luciano. Come organizzarsi visto che nessuno aveva la patente di caccia? Presto fatto: di notte con i fari delle auto e con fari portatili abbagliavano i poveri animali che restavano inchiodati in mezzo alla strada e poi…il giorno dopo finivano nel capiente forno della cucina di Gianni dove la gentile genitrice, unitamente alla cameriera, avrebbe provveduto a cucinarli alla cacciatora con contorno di patate e innaffiati dal vino Rosso  Conero.
    Altro modo di passare il tempo:  Alberto, appassionato di fotografia, avrebbe provveduto a deliziare i compagni con un filmino aventi per attori lui stesso e la dolce Marisa: mora, occhi verdi, seno prosperoso, lunghi capelli neri e priva di vestiti in una parte vitale del corpo… avete capito, si proprio lì.
    Alberto aveva dovuto superare la giusta riluttanza della dolce compagna convinta a farsi vedere come attrice coprotagonista dopo lunghe insistenze da parte di Adriana e da Yvonne,  curiose come scimmie.
    Inizio: baci appassionati e veloce spogliarello da parte dei due, arrapamento del maschietto che aveva sfoderato un bell’augello (in fondo non ce l’hai così grosso invidioso commento da parte degli altri maschietti), classico sessantanove, immisio penis, lunga balaièe, immisio secondo canale (hai capito stì porcelloni!) e giochi artificiali finali.
    Un po’ di imbarazzo da parte di tutti e poi un applauso: bravi, bravi…
    Alberto: “Ragazzi io sono disponibile a fare da operatore a Gianni con Adriana ed a Marco con Yvonne che ne dite?”
    Nel frattempo i non 'accoppiati' Gennaro, Giovanni, Mario, Luciano ed Augusto, divenuti maggiorenni, cominciarono a frequentare il 'Villino Azzuro' un caseggiato vicino al cimitero dove prestavano la loro 'opera' delle signorine inquadrate da non più giovane Lalla la 'maitress' che aveva preso a benvolere i cinque giovani (ci marciava) non facendo loro pagare le 20 lire d'ingresso e facendo degli sconti anche sulle 'marchette' ((gettoni di plastica che alla fine della giornata di 'lavoro' le signorine scambiavano in moneta sonante.)
    Ma qualcosa era cambiato nella testa di Giovanni che, mamma deceduta e padre che aveva perso la patria potestà, viveva con un nonno ex fattore che non aveva molta disponibilità finanziaria. Conclusione: Giovanni aveva smesso di frequentare la solita compagnia ed aveva preso amicizia con un ricco omosessuale che lo ricopriva di regali: un mini appartamento ben arredato, vestiti eleganti, un orologio d'oro e una Fiat  500, insomma un ménage da gran signore ma quando incontrava gli ormai ex amici cambiava strada, si vergognava profondamente del suo operato sinchè un giorno la tragedia: suo nonno appassionato di armi, aveva una collezione di pistole e con una di esse Giovanni si suicidò, non era riuscito ad accettare la sua nuova posizione lui nato etero.
    Al funerale in prima fila il suo 'compagno' in lacrime, poi i parenti venuti da lontano ed in fondo i compagni profondamente scossi.
    Questo avvenimento cambiò completamente la vita degli amici: il piccolo bar dove si riunivano, era chiuso per il decesso di Fiamma; i dieci si misero a studiare seriamente per diplomarsi e poi iscriversi all'università perdendosi di vista, solo raramente si sentivano, qualcosa dentro di loro si era rotto, non riuscivano a dimenticare il caro amico Giovanni, un ricordo tragico che segnò profondamente la loro vita.

     
     

  • 04 febbraio 2016 alle ore 9:25
    ALBERTO E IL MARE.

    Come comincia: Disteso su una sedia a sdraio sulla sabbia, gli occhi socchiusi, Alberto rimirava il mare in una notte senza luna.
    Percepiva il rumore delle onde che si rincorrevano sin sulla spiaggia schiaffeggiando la battigia per poi ritirarsi silenziosamente.
    Una brezza fresca e leggera gli accarezzava il corpo sin fino al viso, una piacevole sensazione che gli ricordava le carezze della consorte dolcissima che, con le mani diafane e sapienti gli procuravano un fremito in tutto il corpo.
    Il paesaggio scuro era suggestivo anche se incuteva un po’ di paura.
    All’orizzonte la Calabria; i suoi fari lampeggiavano squarciando a tratti l’oscurità. Qualche tremula luce in mare: barche di pescatori che con le lampare cercavano di attirare i pesci.
    In cielo una stella faceva capolino fra le nuvole che si inseguivano fra di loro nascondendola per poi riscoprirla ancora.
    Alberto era estasiato, ebbro di sensazioni piacevoli si sentiva ottimista, rilassato.
    Nel telone del cielo scorgeva fanciulle danzanti ricoperte da un minuscolo gonnellino.
    “An vedi er bell’addormentato, tu moje te cerca da mezz’ora, arza le chiappe!”
    La suocera di Alberto non era un esempio di finezza…

  • 29 gennaio 2016 alle ore 10:06
    I DUBBI DEL PADRETERNO

    Come comincia: Quando L’Eterno, alla fine del settimo giorno ritornò in cielo a godersi un meritato riposo, non furono per lui ore di calma come la Bibbia ci vorrebbe far credere.
    La notte di svegliò madido di sudore, un sogno orripilante lo aveva sconvolto: i guai che l’uomo avrebbe combinato sulla terra. Perché non ci aveva pensato prima,  lui tanto preveggente, possibile che gli erano sfuggiti i disastri futuri del pianeta, eppure…
    Prima di tutto perché popolare solo uno fra i miliardi di altri astri che esistevano? E poi perché privilegiare l’uomo facendogli assoggettare e sfruttare gli animali e non punirlo invece molto più pesantemente per aver egli disobbedito ai suoi ordini? Sicuramente poca cosa era stata la sua  cacciata dal Paradiso terrestre in considerazione dei guai che avrebbe procurato  con le  guerre con i suoi simili con motivazioni del tutto ignobili che lui stesso, padreterno, non riusciva a ben comprendere! Come era potuto accadere la shoah degli ebrei, tremenda storia di un popolo, peraltro eletto da Dio, che un pazzo dittatore voleva sterminare. Il Padreterno era perlomeno distratto! Correva l’anno 2016, a capo della chiesa cattolica c’era un certo papa Francesco che aveva sostituito un  predecessore che non era riuscito a tener a bada i suoi dipendenti sempre in lotta fra di loro. Ebbene il buon Francesco, da furbo Gesuita, si stava conquistando le simpatie del mondo cattolico e non, con il buonismo e l’empatia ma non cambiando di una virgola le rigide regole cattoliche migliori solo di quelle dell’Islam decisamente medioevali in cui le donne valevano e valgono meno di una capra, vi sembro esagerato? Provate a chiederlo a qualche femminuccia dell’Arabia Saudita o di altro stato simile .
    La credenza comune di quegli arabi è che gli esseri umani femminili servano solamente a sfornare figli, a fare le schiave in famiglia o le prostitute anche in paesi molto ricchi in cui il Padreterno aveva ritenuto opportuno dotare il sottosuolo dell’oro nero molto apprezzato da tutti i paesi del mondo.
    Inutile rammentare i guai che la chiesa cattolica aveva combinato nel medioevo, meglio stendere un pietoso velo;  un predecessore dell’attuale papa aveva ritenuto opportuno chiedere perdono per le  immense nefandezze commesse in nome di quella religione.
    Ritorniamo all’anno di grazia 2016; caduti alcuni dittatori mediorientali per le sciocche furbizie di alcuni stati occidentali con cui in passato erano in buoni rapporti, era sorta una religione spaventosa in cui la vita di un uomo era men che nulla, i famosi tagliagole che si vantavano dinanzi alle telecamere di sgozzare altri esseri umani in nome di una religione islamita che si erano creati su misura.
    Torniamo al Padreterno le cui notti sono costellate da sogni infelici ma poi Padreterno di quali religioni, ovviamente di tutte ma a questo punto un ateo come me cade in depressione perché i suoi simili di pensiero o, per esempio, gli omosessuali, nei paesi governati dall’Islam, vengono gettati dall’ultimo piano del palazzo più alto della città!
    Qual è mi domando il motivo per cui alcuni uomini si rifugiano nella religione, qualunque essa sia: sicuramente per insicurezze personali; confidandosi con un sacerdote cattolico, vengono mal consigliati da un prete che giudica i fatti col filtro del suo credo fuori dalla realtà comune.
    Per non parlare delle povere suore… invece parliamone: d’accordo è stata una loro scelta ma non si può vivere coartando la propria natura. Immaginate come se la passano male in campo medico, soprattutto ginecologico. Nel medioevo era consuetudine far indossare il velo a fanciulle nobili per non dividere il patrimonio di famiglia.
    Nel recente passato alcune di loro, uscite dal convento, ne hanno raccontate di belle o meglio di brutte storie ignobili di cui erano state protagoniste loro malgrado.
    In alcune la madre superiora, dai gusti omo, pretendeva dalle subordinate prestazioni che ben poco avevano di divino, a parte i sacerdoti maschi che, in sede di confessione, infliggevano punizioni che non assomigliavano alle Ave Maria o Gloria Patri, punizioni non sempre gradite dalle interessate considerata anche la bruttezza o la vecchiaia dei confessori.
    In Vaticano vi sono suore, perlopiù africane, che prestano la loro opera quali inservienti a tutto campo nei locali adibiti a locande e sale da pranzo a disposizione di pellegrini senza essere retribuite (sembra). 
    Sotto il patrocinio di congregazioni cattoliche vi sono mense e dormitori per i non  abbienti. Diciamolo francamente sanno un po’ di ‘smoke in the eyes’ come dice la canzone, insomma fumo negli occhi per coprire le non buone e inveterate abitudini dei parroci di farsi pagare le prestazioni religiose in contrasto di quanto disposto dal papa.  Gli stessi preti si sono ben guardati dall’obbedire al dettato del loro capo supremo che ha suggerito di dare alloggio e vitto ad una famiglia di rifugiati, ben pochi lo hanno seguito.
    Andando in alto nella scala gerarchica troviamo prima i vescovi e poi i cardinali che, come rivelato da servizi giornalistici, alloggiano in gran parte in abitazioni di 500 metri quadrati e più con opere d’arte di immenso valore e con a disposizione autovetture di gran pregio.
    Gli italiani, giustamente, si lamentano delle esose imposte che son costretti a pagare; in Europa pare siamo i primi di questa non ammirevole classifica. Il comune cittadino si domanda il perché l’Agenzia delle Entrate, dietro imput del governo,  non mette l’occhio sui fabbricati della chiesa cattolica che, con la motivazione che sono luoghi di culto, non pagano una lira, anzi un  euro di imposte! Risposta: i politici perderebbero i voti dei cattolici purtroppo ancora ben radicati sul nostro territorio.
    Non che le altre religioni siano migliori: recentemente una trasmissione televisiva  ha svelato quanto accade ai componenti del credo ‘I Testimoni di Geova’: i giovani che non seguono rigide regole di comportamento vengono pesantemente puniti e allontanati dalla loro società.
    Altra religione ossessiva Scientology: alcuni attori di grido che la foraggiavano molto lautamente allorché volevano abbandonare quel credo, sono stati pesantemente ricattati e hanno dovuto far marcia indietro.
    Conclusione: io mi tengo stretto il mio pacifico ateismo lontano dai casini di tante religioni, quando posso faccio del bene ai poveri, agli straccioni, ai diseredati che popolano le nostre strade e che mi fanno stringere il cuore.
    O Padreterno non pensi che sia il caso di fare scomparire tutti noi terrestri come hai fatto con i marziani? Ovvia domanda a me stesso:
     “Ma tu che ne pensi di morire, non credo ti farebbe piacere.”
    Io suggerisco al signor Padreterno di rimandare la cosa a fra vent’anni, nel frattempo io avrò compiuto cento anni di età!

  • 23 gennaio 2016 alle ore 8:09
    UN GENTILUOMO

    Come comincia: La parola gentiluomo è diventata desueta, ormai quasi nessuno la usa: non i politici, non gli insegnanti, non i preti (non che la cosa mi interessi gran che), non più gli industriali (in passato ce n’erano in gran numero), non…non… insomma quasi nessuno.
    Ve lo siete domandato il perchè? Il vocabolario recita: “Signore ben educato, di modi distinti, leale, corretto.”
    Citavo prima i politici, avete mai assistito ad una riunione di politici? Scene disgustose, litigi, arroganza, l’uno che non lascia parlare l’altro, talvolta sono venuti alle mani.
    I preti? Essendo io ateo forse sono di parte ma ne ho conosciuto pochi: uno solo mi ha colpito:  il cardinale Martini che, se non erro, ricevuta in dono una notevole somma di danaro da un cattolico che voleva così guadagnarsi il Paradiso, si è ritirato in terra santa seguitando a criticar la chiesa dall’interno.
    Forse l’attuale Papa che ha sostituito il suo predecessore il quale, circondato da furbacchioni disonesti che non era in grado di tenere a bada, ha ritenuto di levarsi dai piedi per passare la palla ad un successore. Dicevo papa Bergoglio che ha ereditato un bel po’ di problemi: uno dei tanti lo I.O.R , la banca Vaticana, gestita per anni dal non onesto cardinal Marcinkus (non voglio usare il termine disonesto), in cui si riversavano i soldi dei mafiosi, dei i massoni e di molti  personaggi i cui denari erano di dubbia provenienza.
    Bergoglio ha dichiarato pubblicamente di voler far pulizia, c’è riuscito? Bah. Sicuramente non è riuscito a far sloggiare i vari cardinali che occupavano e occupano appartamenti di 500 metri quadri e più in cui sono custoditi opere di immenso valore. Ha provato anche a far  ospitare dai suoi parroci i profughi provenienti dai paesi del nord Africa, ha fatto fiasco, pochissimi hanno seguito il suo invito. Dunque il Papa può essere considerato un gentiluomo? A voi la risposta, io mi astengo.
    Gli insegnanti potrebbero esserlo dando un buon esempio agli allievi ma hanno tanti problemi da parte loro tra: trasferimenti fuori dalla sede di residenza, stipendio da fame, allievi turbolenti e mal gestiti, genitori non collaborativi anzi sempre dalla parte dei figli, niente da fare da parte loro.
    I dirigenti di azienda? In passato tanti; ricordo un certo Borghi che si era interessato al benessere dei suoi operai cedendo loro gratis delle abitazioni, oggi sono veramente in pochi, nessuno di fama nazionale.
    Un gentiluomo che ricordo con piacere, mio padre. Impiegato in un istituto di credito, dispensato dal servizio militare perchè mutilato da una gamba in seguito ad un incidente stradale (era il 1940 l’Italia era entrata in una sciagurata guerra). Oltre al suo normale lavoro si ingegnava a portar soldi in casa (eravamo una famiglia numerosa tra nonni, fratelli, sorelle e figli, io Alberto e mio fratello Massimo). Teneva la contabilità di varie ditte e tornava la casa a casa stanco morto, considerando anche la sua invalidità, portando con sé qualcosa che le ditte producevano (uova, carne, pane, vino).
    Mio padre Armando riusciva anche a far del bene: in un magazzino raccoglieva quello che poteva donare ai poveri: legna, bottiglie di vino, scatolette di carne e di tonno, un po’ di tutto ma soprattutto bussava alla porta dei più abbienti in cerca di danaro che i cotali raramente ‘sganciavano’. Il ricavato veniva convertito in beni distribuiti con la collaborazione mia e dei giovani di famiglia ai poveri durante le feste natalizie o pasquali.
    “Chi dobbiamo ringraziare?” La domanda dei beneficiari. “Il cavalier Minazzo (nome inventato per non far scoprire mio padre).
    Finita la carriera di bancario, il buon Armando prese a scrivere ed a pitturare quadri naturalmente in stile naif dato che non aveva seguito alcuna scuola ma con ottimi risultati (riusciva anche a vendere i suoi quadri con grande suo orgoglio).
    Una sorpresa alla sua morte. A parte ‘l’invasione’ a Jesi (luogo di residenza del genitore) da parte di un nugolo di finanzieri (mio fratello era maggiore comandante del Gruppo di Pesaro, io semplice maresciallo aiutante) vennero fuori alcune storielle che vengo ad illustrarvi, a parte il fatto che in quell’occasione i finanzieri si sparpagliarono per la città gettando nel panico alcuni botteganti che abbassarono le saracinesche per paura di un’ispezione.
    Dopo la cerimonia funebre gli amici vennero invitati nell’attico dimora dei miei genitori in via Giani e qui vennero fuori delle sorprese da parte di alcune distinte e non più giovani signore che lodarono il buon gusto dell’arredamento di casa e alcune , come dire, si sbilanciarono un po’.
    Una certa Lucia, sguardo da… (avete capito):
    “Suo padre aveva una gamba  in meno ma in compenso…”
    Quell’in compenso mi fece malignare sul mio genitore soprattutto Quando la contessa  Capogrossi:
     “Sono già stata in questa abitazione quando sua madre era da Roma presso sua sorella”.
     Domanda ovvia pensata ma non espressa da me: “Cosa c’è venuta a fare quando era assente mia madre?”
    Un’altra persona aveva attirato la mia attenzione: femminuccia, altezza 1,75 circa, corpo atletico, minigonna con stivali, capelli folti e ricci, occhi neri, grandi, promettenti. Stava ammirando un quadro di mio padre raffigurante una casa contadina con orto posteriore, anteriormente un’aia dove erano posizionati un trattore, una trebbiatrice, una scala ed un pagliaio in via di composizione e contadini addetti al lavoro.
    “Signora la vedo interessata a questo quadro, c’è un motivo particolare?”
    “Sono Giuditta Cotichelli professoressa di ginnastica, ero amica di suo padre che mi aveva promesso di vendermelo, mi piace molto, mi fa provare delle sensazioni piacevoli, distensive, vorrei che me lo cedesse. Suo padre talvolta veniva a trovarmi a casa mia, abito nella villetta qui di fronte, sono sola, divorziata senza figli, le ho fatto la foto della mia vita, le ripeto sono interessata al quadro.”
    “Forse anche a mio padre o sbaglio?”
    Un lungo sguardo come per dire: “Brutto stronzo hai capito tutto, non fare tutta stà manfrina.”
    “È suo, ma non credo sia il momento di consegnarglielo dinanzi a tutti, verrò a casa sua col quadro.”
    “Non penso sia il caso di un ‘bis in idem’, conosce il latino?”
    “Si ho fatto il classico, messaggio recepito, venga quando vuole, posso darle del tu.?”
    Nessuna risposta, la baby mi aveva fatto capire che non aveva alcuna voglia di farsi scopare da me, punto.
    Infine la giovane cameriera Mariola inconsolabile: “Suo padre era più di un padre per me…”
    A questo punto una mia domanda: “Da chi ho ereditato la mia mandrillagine?” “Risposta ovvia da….”
    Ho l’orgoglio di dirvi che la mia abitazione messinese è tappezzata da quadri del buon Armando in cui sono espressi tutti i suoi stati d’animo: sfondi rosati: ottimismo e distensione, sfondi grigi: tristezza, sfondi uniformi: creatività, sfondi viola: violenza.
    Talvolta sfoglio il mio album di foto: fra le altre vedo un giovane signore in bombetta, bastone con pomo d’argento e cappotto scuro di castoro, sorridente che tiene in braccio un bel bambino. Il bel bambino ero io bello, purtroppo, non lo sono più, ho superato l’ottantina!

  • 14 gennaio 2016 alle ore 10:55
    L'ETÀ INVISIBILE.

    Come comincia: Spalle curve, andatura altalenante, sguardo perso nel vuoto, pelle rinsecchita, età invisibile, latente, inavvertibile, sfuggente, penosa, nel cuore tanta tristezza, questa è ahimè la vecchiaia.
    Ti passano vicino giovani sorridenti, dall’andatura elastica abbracciati fra di loro maschietti e femminucce (magari anche maschietti con maschietti e viceversa ma che importa), ti lacrimano gli occhi ricordando la tua gioventù molto meno fortunata di quella di oggi.
    Stì giovani hanno tutto e di più non come noi che indossavamo vestiti dei fratelli maggiori e scarpe risuolate con toppe, un vestito per l’inverno ed uno per l’estate anche se crescendo ti andavano  stretti.
    Alberto M. (per gli amici Al) erede di una schiatta di nobili decaduti, nato a Grotte di Castro in provincia di Viterbo ma sin da giovane residente a Roma, era il tipico esempio di quanto sopra descritto.
    Ora il caro Alberto abita a Messina colà condotto dalla sorte o meglio dal lavoro quale vincitore di un concorso alle Agenzie delle Entrate.
    Risiede in via La Farina, strada intestata ad un messinese famoso a lui ignoto.  Alberto è proprietario di una abitazione al quinto e penultimo piano della scala a), un casermone di quattro scale e ottanta alloggi. Casa signorile ben arredata, bel panorama dal porto di Messina sino alla Calabria, suggestivo specialmente di notte, ma appartamento  tristemente vuoto dopo la dipartita traumatica della bella e giovane moglie, Annamaria, il solito male incurabile.
    Alberto, dopo i primi attimi di smarrimento, si era organizzato: pulizia casa: un filippino, Edy, bucato e cucina: Pina,la moglie di portiere Salvatore. La pecunia, fortunatamente, non era un problema, oltre ad una buona pensione c’era il lascito di 300.000 euro alla morte della zia Lidia.
    Nulla poteva alleviare il dolore dal profondo dell’anima “né più nel cor parlerà lo spirto del dolcissimo amore, unico spirto a’ vita raminga.” Il buon Alfieri aveva ben espresso il dolore di Alberto che ‘adirato a’ patri numi’ dapprima si era rinchiuso in casa e poi, al contrario, aveva preso a girare per Messina a piedi e poi con la fida Jaguar, specialmente di notte.
    Il problema erano proprio le ore notturne passate in compagnia del televisore o della lettura di un romanzo sino alle prime ore del mattino quando il buon Edy si presentava a casa sua con lo sguardo rimproveratore di buon amico che si faceva carico delle pene del suo padrone.
    Non era certo la religione a poterlo consolare né a fargli sbollire la rabbia “a’ patri numi”. Da sempre miscredente benché ‘allevato’ dai preti ‘della Misericordia’  aveva contestato in toto le dottrine cattoliche tanto di essere cacciato con ignominia dal collegio.
    Aveva notato che in tarda serata alcune giovin donzelle, non eccessivamente coperte, passeggiavano sotto casa sua sino alla stazione, talvolta avvicinate da signori con macchine lussuose che, dopo un breve colloquio, se le caricavano con destinazione ignota.
    Ovviamente si trattava prostitute provenienti la maggior parte dai paesi dell’est europeo in cerca di fortuna vendendo il proprio corpo, frase che Alberto contestava, al massimo lo prestavano…
    Prese a frequentarle: ormai le conosceva quasi tutte: Annabel, Cipriana, Daphne, Ileana, Magda, Viviana, Zinia.  Non voleva invitarle a casa sua, perché, a ottantanni suonati, ormai ‘ciccio’ aveva perduto ‘lo slancio’ anzi dormiva profondamente.
    Su internet aveva scovato un medicinale di ultima generazione  che poteva fare al caso suo, nome commerciale ‘Spedra’ , si trattava di scegliere una baby peripatetica sotto la sua abitazione, scartò Annabel il cui nome gli ricordava troppo la consorte, Viviana poteva andar bene. Bruna, lunghi capelli corvini, sorriso accattivante, occhi verdi, bellissimi, seno prorompente altezza 1,75, insomma ne valeva la pena.
    L’interessata ben volentieri aderì all’invito di Alberto, l’aveva preso a conoscere conversando talvolta con lui sotto casa e pensava di potersi fidare.
    Appena messo piede nell’abitazione  ritenne opportuno far presente la tariffa elencando le varie prestazioni.
    “Voglio solo sapere quanto guadagni in una serata.”
    “Forse 300 euro.”
    “Te ne do 500 per tutta la notte.”
    Bidet per entrambi. Bartolo accese solo l’abat jour, non gli piaceva farsi vedere nudo, il suo corpo non era più quello della gioventù e se ne vergognava un po’.
    Era la prima volta che una donna posava la sue membra sul letto che era stato di Annamaria; lo ‘Spedra’, assunto mezz’ora prima, alle sollecitazioni di Viviana, miracolosamente prese a far risorgere ‘Ciccio’ che, indossato un previdenziale cappuccio, fu preso in bocca dalla damigella che poi si mise cavalcioni a mo’ di amazzone e, col sorriso sulle labbra, seguitò a dimenarsi voluttuosamente sin quando capì che il ‘ciccio’ di Bartolo aveva svolto il suo compito.
    Viviana scese dal letto e cominciò a vestirsi.
    “Cara di prego di passare la notte abbracciato con me.”
    Quell’amplesso fu una panacea alla tristezza del padrone di casa il quale, al mattino, si trovò ancora stretto alla baby molto disteso spiritualmente. Diede a Viviana 1.000 euro la quale apprezzò moltissimo e chiese se poteva effettuare un’altra prestazione; al diniego del padrone di casa con un sorriso ed un lieve bacio sulle labbra dell’amante uscì di casa.
    Qualcosa era cambiato nel cervello di Alberto: la notte prese a frequentare Taormina, posteggiata la Jaguar passeggiava lungo il corso molto frequentato specialmente da stranieri, seduto al bar della piazzetta sorbiva una bibita dinanzi al panorama stupendo del golfo.
    La vita lo aveva ripreso anche se qualcosa ancora mancava.
    Una sera vicina di tavolo, all’aperto, nella solita piazzetta una bellezza di schianto : cascata di capelli biondi, occhi di un profondo azzurro, corpo da modella, minigonna,  camicetta ampiamente aperta lasciava intravedere un seno prorompente, un minuscolo cagnolino spuntato dalla sua capiente borsa: uno spettacolo. La baby aveva poggiato sul tavolo due pubblicazioni nella lingua di Albione: la Sicilia e Taormina, evidentemente un’appassionata di arte.
    Quale approccio? Alberto penso bene con’inglese che aveva studiato al classico ma non  era in grado di parlarlo correttamente. Ripiegò sulla scrittura:
    “Cameriere per favore mi porti un blocco notes ed una penna.”
    Scrisse: “Madam i would like toh ave the pleasure of making them known Taormina.”
    “Signorina vorrei avere il piacere di farle conoscere Taormina.”
    Si congratulò con se stesso, il suo inglese non si era arrugginito.
    Poggiato,lo scritto sul tavolino della baby, vide l’interessata darvi uno sguardo e poi restituirlo dopo aver trascritto sullo stesso:
    “€. 500 for a blowjob, 1.000 for a shag, 5.000  for anal  intercorse and 10.000 for the night.”
    Bartolo non credeva ai suoi occhi, la traduzione, ad un dipresso, era la seguente:
    “€. 500 per un pompino, 1.000 per una scopata, 5.000 per un rapporto anale e 10.000 per la notte intera.”
    Bartolo si girò a guardare stupito la dama mignotta la quale seguitava a giocare col cagnolino facendo finta di nulla.
    Non era un problema di soldi che a lui non mancavano, restava il fatto che lui sperava in un’avventura quando invece…
    Alberto scrisse ‘ok’ sul taccuino che, strappato lo scritto, fu restituito al cameriere.
    Madam si alzò con aria annoiata, guardò in faccia Alberto e gli fece cenno di seguirla; era alloggiata al S.Domenico, uno degli alberghi più lussuoso di Taormina ecco svelato il perché dei prezzi praticati per le sue prestazioni erotiche.
    Giunti incamera la signorina disse di chiamarsi Ingrid, era svedese. Bartolo mise sul tavolo 10.000 €. che sparirono ben presto nella capiente borsa delle dama. (la cagnolina si era rifugiata sotto il letto, sicuramente era stata ammaestrata dalla padrona durante il suo ‘lavoro’.)
    Ambedue sotto la doccia,beh in fondo ne valeva la pena, Ingrid prese a massaggiare il corpo di Bartolo con una spugna profumata e poi a baciarlo voluttuosamente in bocca, cosa strana per una del mestiere.
    Ingrid si guadagnò il suo compenso, si lavorò Alberto in tutti i modi, Alberto che si addormentò svegliandosi solo verso le sette del mattino al bussare della porta della sua camera. Era il cameriere che chiedeva se dovesse servire la colazione. Alberto approvò, mancia al cameriere e rientro a Messina con la fida Jaguar recuperata dal posteggio.
    Una strana forma di rilassamento invase Alberto, sensazione che non provava da molto tempo:  allora qual era la sua futura scelta di vita? Andando a mignotte, cosa piuttosto costosa oppure avere un legame affettivo fisso, optò per quest’ultima soluzione e allora con chi fidanzarsi?
    Nel frattempo divenne l’unico ‘frequentatore’ di Viviana, ucraina,  che, lasciata la strada, ben presto divenne la padrona di casa  dimostrando nascoste doti di casalinga e di affettuosità nei confronti del suo ‘vecchietto’ , come apostrofava affettuosamente Alberto che non ebbe più bisogno dei servigi di Edy il filippino e di Pina, la moglie del portiere.
    Conclusione come nelle favole, la bella Viviana divenne la signora M!

  • 02 gennaio 2016 alle ore 16:02
    COLLE S.VALENTINO - CHE BANCA!

    Come comincia: Italia popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori e di trasmigratori. Questa è (se non ricordo male) una celebre frase di mussoliniana memoria che il nostro Duce fece apporre su un edificio romano.
    Che centra questo pistolotto introduttivo sul racconto che sto per propinarvi? Ebbene si c’entra nel punto in cui si parla di santi perché è proprio il nome di un  santo apposto ad una banca da parte di Ena U., dama ricchissima e come tutti (e tutte) le persone molto abbienti capricciose oltre ogni dire.
    La citata dama signora o meglio signorina di campagna (per lei gli uomini erano gratta e butta), donna legnosa e cacciatrice  inveterata (possedeva dodici fucili di vario calibro) risiedeva nella frazione di S.Valentino, comune di Cingoli in provincia di Macerata insieme al fratello Raffaele (Fefè per gli intimi), la di cui consorte Elena (Lilli per gli amici)e la di loro figlia Rossana bellezza bruna 1,75 di altezza con la sue cosine ben messe.
    Da dove erano pervenuti i denari ad Ena Ugolini? Un classico: da un nonno emigrato negli States d’America che di fortuna ne doveva averne fatta veramente tanta dato che in banca risultavano e suo nome circa tre miliardi di Euro, tanti erano e sono forse pure aumentati il perché vengo a spiegarlo.
    La signorina voleva sistemare la nipote laureata in scienze economiche in una banca ma il direttore del suo e di altri istituti di credito non  avevano voluto (e forse potuto) farla entrare col ruolo di vicedirettore, conclusione  Ena si era creata una banca a nome della località di residenza – S.Valentino – sede unica a Cingoli (Macerata). Grandi festeggiamenti, parenti giunti un po’ da tutta Italia per congratularsi col direttore, appunto Rossana Ugolini che si era circondata da cinque impiegati o meglio impiegate, tutte femminucce.
    In banca la situazione non poteva che essere delle migliori in quanto la direttrice, padrona assoluta, poteva permettersi in campo finanziario quello che altre banche per motivi di bilancio non potevano, in parole povere Ena Ugolini guardava ben poco al profitto pur di sbaragliare la concorrenza e ci era riuscita, come se ci era riuscita col giustificato malumore dei direttori degli altri istituti di credito!
    Ad Ena Ugolini non poteva parer vero poter dire: “Dì a mia nipote che ti mando io” per far ottenere agli interessati agevolazioni fuori mercato.
    Res cum ita sint avrebbero detto gli antichi latini quando la legnosa marchigiana ebbe l’idea di visitare la Sicilia, a suo dire, terra di provenienza di lontani parenti. Caricati sulla lussuosa Lexus due fucili e tante munizione da poter  sterminare tutta la selvaggina della Trinacria, Ena, percorsa la Salerno-Reggio Calabria si imbarcò a Villa S.Giovanni ed approdò a Messina dove aveva prenotato il miglior albergo del centro, il Savoia.
    Distribuite a destra ed a manca sostanziose mance, ebbe l’immediata deferenza di tutti gli impiegati dell’hotel, direttore in testa, ogni suo desiderio era legge.
    Noleggiato un fuori strada con relativo autista pratico dei sovrastanti  monti Peloritani, ritornò in serata con un carico di fagiani, tordi, piccioni ed uccellagione varia che fu offerta in pasto anche ad altri  frequentatori della mensa dell’albergo.
    Un episodio non fu di gradimento di Ena: recatasi in una banca locale ebbe la ventura di incappare in un direttore non eccessivamente  ossequioso e disponibile secondo i suoi gusti, e immediatamente decise di… immaginate un po’, di aprire a Messina una filiale della Banca S.Valentino, direttrice Rossana Ugolini.
    La telefonata giunta alla neo direttrice fece cadere l’interessata in una cupa prostrazione, andare in un posto mai visto e metter su un istituto di credito ex novo, maledetta la zia pazza. I genitori nulla poterono per alleviare le doglianze dell’afflitta figlia che, caricate sulla 500 Fiat Abarth bagagli e macchine fotografiche, sua passione, varcò anch’essa lo stretto di Messina.
    La città si dimostrò accogliente sia per il clima che per la cortesia dei suoi abitanti, unico neo gli amministratori locali che lasciavano molto a desiderare, situazione che poco interessava la zia Ena che si era messa di buona lena a metter su la banca. Faceva tutto lei: girando per la città individuò la filiale di un piccolo istituto di credito con tre impiegati e riuscì nel giro di pochi giorni a contattare la sede centrale che fu ben lieta di scaricarsi una filiale niente affatto produttiva.
    Il seguito fece scalpore in città: rinnovo totale dei locali con l’aiuto di un  famoso architetto e poi l’inaugurazione in pompa magna con articoli sui giornali  e servizi sulle tv locali e la presenza di autorità cittadine, la zia non aveva badato a spese.
    Inutile dire che la stessa politica seguita nella casa madre fece lievitare immediatamente la clientela indigena attratta da  condizioni di mercato estremamente favorevoli .
    “Zia ci stiamo rimettendo un sacco di soldi!”
    “Nipotina bella, vedrai, ci rifaremo.”
    Il futuro le diede ragione anche per la bravura delle impiegate (sempre tutte donne) che ce la metteva tutta per aver ricevuto uno stipendio ben superiore a colleghi di altre banche.
    La zia Ena aveva prese la via del ritorno anche per la sua non buona salute e così Rossana fu padrona assoluta anche se sentiva una po’ di solitudine; non riusciva a fare molte amicizie, qualche sabato a ballare ma non legava con ragazze e soprattutto ragazzi del luogo, troppo lontana dalla loro mentalità, rimpiangeva la compagnia di Alberto suo compagno di scuola e unico amore della sua vita.
    Un episodio risvegliò il normale monotono incedere della banca di S.Valentino: Rossana era allo sportello per sostituire una impiegata in ferie. Si era presentato un signore di mezz’ età, mai visto, che invece di avanzare una normale richiesta di prestazione bancaria, aveva presentato un suo biglietto da visita con la scritto:‘€.1.000  B.P.P.’
    Perplessità di  Rossana: “Scusi signore vuol spiegarsi meglio.”In passato in ragioneria aveva imparato il B.P.L ossia buono per lire ma quel B.P.P. non le diceva nulla.
    All’orecchio di Rossana il signore si spiego più chiaramente, voleva dire: BUONO PER POMPINO, €.1.000 era il corrispettivo per la prestazione.
    “Brutto maiale fuori di qui prima che lo prenda a calci!”
    Tutti le impiegate vicino alla direttrice che fece chiarezza sulla situazione ricevendo la solidarietà delle colleghe anche se una, la più spiritosa: “1.000 €.per un pompino mi sembrano pochini!”
    Inutile dire che l’episodio ebbe risonanza fra gli impiegati delle altre banche, Rossana si beccava lo sguardo ironico di qualche collega,  si pentì di aver divulgato l’episodio.
    Era passato circa un mese quando accadde qualcosa di inusitato: dinanzi alla banca un signore aveva posteggiato una Aston Martin targata Inghilterra. Il cotale: 1,80, fisico atletico, dopobarba di classe, sguardo magnetico, insomma uno bono si era diretto ad una cassa.
    “Lara lascia stare, ci penso io al signore.” Rossana voleva prendere in mano la situazione, quel tale, baffetti da sparviero come avrebbe detto il comico D’Angelo era troppo affascinante, di classe come pochi se ne vedono in giro.
    “I’m John  Fitzgerard, english from London,  she captivated me with its beauty, ask me any money for his company, capisco italian ma parlo poco. parlo poco.”
    “Ma sei un maiale” pensò Rossana che era stata in Inghilterra in collegio ed aveva imparato la lingua. Gli aveva offerto del denaro per la sua ‘compagnia’. In ogni caso aveva stile, meglio far finta di nulla, d’altronde le colleghe non conoscevano l’inglese e quindi …
    “Il signore vuole delle spiegazioni, stiamo chiudendo ed io vado con lui, ci vediamo domani.”
    “Dato che parli poco l’italiano ma lo capisci ti parlerò nella mia lingua. Data l’ora andiamo a mangiare in un ristorante in riva al lago di Ganzirri.”
    L’arrivo in trattoria non passò inosservato, non era di tutti i giorni che Rossana si presentasse  in Aston Martin con un signore che, si vedeva lontano un miglio, italiano non era.
    Salvatore, il capo cameriere, li posizionò in un tavolo riservato dopo avere allontanato con un cenno i vari suoi colleghi che, spinti dalla curiosità, avevano fatto capannello.
    “Salvatore questo è John Fitzgerard un cliente della mia banca, desidera gustare le vostre specialità, fai tu col menù, portaci un Corvo bianco, grazie.”
    “Caro John, sono una donna di spirito altrimenti avrei dovuto offendermi per le tue parole…”
    “Io non voleva, perdono.” Prese una mano di Rossana e se la portò alle labbra guardandola negli occhi.
    Ci sapeva fare il bell’inglese, la donzella cominciò ad apprezzare sempre più la sua compagnia, come pure apprezzò gli spaghetti alla pescatora, una fetta arrosto di pesce spada, due spiedini di gamberoni seguiti da un’insalatona gigante con tanto di cipolla, patate fritte per l’inglese e un’ananas, caffè per lei decaffeinato.
    Il conto fu presentato dal proprietario in persona che fu ripagato da una mancia stratosferica che fece strabuzzare gli occhi sia al padrone che a Salvatore.
    I camerieri si premurarono ad aiutare i due ospiti da indossare i soprabiti e poi in macchina.
    “Alloggio hotel Jolly, vorrei mutare abito, un poco freddo…”
    Posteggiata l’auto dinanzi all’albergo, due inservienti si precipitarono ad aprire gli sportelli con tanto di inchino, l’english si li era comprati tutti!
    “Vado in room…”
    “Ti seguo, voglio rinfrescarmi.” Rossana aveva meravigliata se stessa, che ci andava a fare in camera di uno sconosciuto, mah…
    Ovviamente era la room migliore dell’hotel, visuale sul porto di Messina, due navi di crociera ormeggiate, un ferry boat in entrata nel porto, un’orda di venditori di oggetti vari che circondavano i turisti scesi a terra.
    “Mi sento accaldata, uso il tuo bagno.”
    Effettivamente Rossana era un po’ sudata cosa per lei inusuale, quell’incontro l’aveva un po’ scombussolata. Rimase in reggiseno, prima di lavarsi si rimirò nel lungo specchio, cazzo era rossa in faccia, cosa le stava succedendo…
    “Quando tu finito entro in bath room.”
    “Vieni ...” Rossana non riconobbe la sua voce
    “Scuse me…” L’inglese si mostrò imbarazzato, la bell’italiana era rimasta in reggiseno e mutandine e il cotale lo fu molto di più quando Rossana lo abbracciò baciandolo furiosamente. L’ovvia conclusione sul lettone ambedue impegnati in una' acerrima pugna'…
    Quel che accadde postea fu alquanto nebuloso per Rossana. Si fece accompagnare alla sede della banca, recuperò la Fiat Abarth e si rifugiò nell’albergo Royal dove rimase per un giorno intero sinchè il direttore dell’hotel, molto  delicatamente, bussò alla porta della camera per chiedere sue notizie.
    Il perché di tante ‘storie’ per quello che poteva ed era un normale rapporto sessuale, questo  si domandò Rossana appena ripresasi dopo una doccia caldo- freddo, in fondo era stata lei ad iniziare la ‘guerra’.
    Diede sue notizie alle impiegate. Rossana non aveva voglia di uscire dall’albergo,una crisi strana. Dalla finestra della sua camera all’ultimo piano guardava stordita la gente, il tram, le auto, le navi nel porto,sentiva una profonda sonnolenza invaderla tutta, si fece portare il pranzo in camera e riprese a dormire.
    Pranzo in camera e sonno durò tre giorni sinchè  il direttore, preso coraggio, le chiese telefonicamente se avesse bisogno di un medico. Fu questa mossa che fece capire all’interessata che era il momento di darsi una mossa per rientrare nella vita normale. Tanto choc per una scopata! Un pensiero volgare ma efficace che le fece riprendere contatto con la realtà; forse era stata per lei la paura di essersi innamorata.
     Un lunedì uggioso, tempo  inusuale per Messina che di solito godeva di un  buon clima, d’altronde a novembre inoltrato non  si poteva pretendere di più.
    In ufficio un mucchio di carte da firmare le fece passare il tempo, senza accorgersene si era fatta l’una.
    Anna, la vicedirettrice: “Rossana noi andiamo a pranzo, quell’inglese tuo amico è venuto molte volte a domandare tue notizie, voleva sapere anche il nome  dell’albergo dove risiedi, non glielo abbiamo comunicato, ha lasciato questo suo biglietto da visita con numero del cellulare, buon appetito.
    Un panino dal vicino salumaio ed una birra e sempre in mano il biglietto da visita di John.
    “John sono Rossana, che fine hai fatto?” La baby aveva rivoltato la frittata.
    “Ho cercato te, molto…molto…” John piangeva.
    Dopo un lungo silenzio:
    “John sto venendo al tuo albergo, aspettami fuori.”
    John era vestito da cavallerizzo, un vestimento inusuale che attirava l’attenzione della gente.
    La prima reazione di Rossana fu di una profonda risata:
    “Come ti sei conciato?”
    “Voleva far colpo su te,  piaccio?”
    “Andiamo nella Aston Martin, si sta più comodi.”
    “Tue amiche non sapevano dove stavi, io voleva…”
    La bugiardona: “Ero in missione, ora son qua.”
    “Starò a Messina per sempre…sono issimo innamorato!”
    “Io invece no, non voglio più vederti.”
    Rossana stava barando, anche lei si era innamorata anche se sembrava impossibile dopo un solo incontro con un  uomo.
    “Tu fai male, prego non dire cose cattive.”
    “Va bene starò con te quando avrai imparato a parlare l’italiano.”
    “Vado  scuola, per te tutto…”
    “Zia Ena mi sono fidanzata con un  inglese, penso sia un baronetto.”
    “Vieni a Colle S:Valentino a fammelo conoscere, fai presto non sto bene in salute.”
    Una Aston Martin a Colle S.Valentino non passava di certo inosservata, Rossana e John furono circondati dagli abitanti della frazione, un saluto affettuoso da parte di tutti, gli Ugolini erano benvoluti.
    La zia Ena aveva detto la verità, si vedeva chiaramente in faccia che prossima sarebbe stata la sua dipartita, un tumore al seno, Rossana andò in bagno a piangere, non riusciva a smettere, John andò a trovarla, anche lui molto commosso.
    Ai funerali partecipò tutta la popolazione, tanti fiori, carrozza a cavalli e tumulazione nella tomba di famiglia.
    Rossana e John non rientrarono più a Messina, la banca fu affidata alla vicedirettrice; la baby ebbe modo di ‘sfornare’ una coppia di gemelli italo-inglesi. Jonh, imparato l’italiano, mise su un bed and breakfast frequentato da molti suoi concittadini, una storia forse triste ma a lieto fine come tutte le vecchie favole.
     
     

  • 23 ottobre 2015 alle ore 11:11
    ALBERTO...ALBERTO!

    Come comincia: Alberto M., quarantenne, Maresciallo  Maggiore Aiutante della Guardia di Finanza, aveva un po’ tutto in doppia copia: il nome innanzi tutto dovuto al fatto che la mamma, quando da piccolo si esibiva in qualche monelleria, lo richiamava con ‘Alberto… Alberto!’ e poi aveva in Finanza due incarichi: capo sezione operativa e capo laboratorio fotografico; due pistole: una quella d’ordinanza ed una, Smith e Wesson cal.38, sua personale e, per ultimo due medaglie di prestigio: la Medaglia d’oro al Merito di Lungo Comando e la Medaglia Mauriziana ambita da molti ma in possesso di pochi. Mettici un:’aitante e distinto’ come da note caratteristiche, un metro e 80 di altezza, barba e pizzo, insomma un belloccio che Anna, un metro e sessantacinque, deliziosa, furbacchiona se l’era sposato in seconda istanza in quanto Alberto aveva ritenuto di scaricare la prima moglie dal carattere mefistofelico.
    Alberto Alberto abitava e abita a Messina in via Consolare Pompea nel complesso ‘Madonnina dello Stretto’, sei edifici ciascuno di dodici appartamenti che aveva preso nome da una Madonna posta all’ingresso  dove molte fresche spose posavano il loro bouquet di fiori nella speranza di boh… Alberto da buon ateo non ne immaginava proprio il motivo.
    Il maresciallo, romano purosangue,  era stata sbalzato in Sicilia dal Lido di Ostia dopo aver indossato i gradi di vicebrigadiere, prima nelle isole Eolie, poi a Milazzo, sede della prima moglie e poi a Messina dove guarda caso, aveva incontrato un paesano portiere del complesso dove abitava.
    “Nando chi cacchio ti ha portato a Messina?”
    “Maresciallo non ci crederà ma è stata una minchiata”
    “Nel senso di una fesseria?”
    “No un colpo di minchia: in villeggiatura a Messina ho conosciuta Carmela e l’ho messa incinta. Il padre, uno con la faccia tagliata, mi ha convito a sposarla ed ora son qua.”
    “Va bene Nando facciamo squadra fra noi romani e raccontami tutto del condominio.”
    “Marescià ci vorrebbero giorni, piano piano ti renderò edotto, posso darti del tu?”
    “Ma certamente, ogni tanto vieni a casa mia, ho buoni vini: un Lambrusco di Sorbara e un Verdicchio dei Castelli di Jesi, ciao.”
    Allora parliamo della moglie di Alberto la deliziosa Anna: anni 23, bruna con meches rossicce, occhi verdi bellissimi, bocca da p…..ra, seno piccolo ma molto sensibile come pure la … gatta bruna. La piccola era molto gelosa ma, intelligentemente non lo dava a vedere.
    I coniugi M. abitavano all’ultimo piano della prima palazzina, dirimpettaia una biondona che più biondona non si può: Denise Eva Carin anni 28, un metro e75 di altezza, vita stretta, piccolo seno, lunghe gambe,  modella free lance, insomma ogni tanto veniva chiamata per sfilare ma non girava il mondo anche per poter crescere  il piccolo Daniel dal padre sconosciuto o meglio avuto con la inseminazione artificiale in Svezia poiché Denise non voleva avere accanto l’ingombro di un marito (parole sue).
    Anna e Denise avevano fatto amicizia, ogni tanto il piccolo Daniel di anni due sgambettava nell’appartamento di Alberto quando non c’era la baby sitter e la mamma era in giro a sfilare.
    “Marescià però c’iai nà bella vicina!”
    “Io c’iavrò pure una bella vicina ma c’iò pure una moglie dalle lunghe unghie.”
    “Tu sei alto e potresti arrivarci, a me ci vorrebbe una scaletta, sino uno e sessanta!”
    “Nando non si tratta di altezza lì non ci arriva nessuno dei due, capì!”
    Invece Alberto ci aveva messo gli occhi, una volta pensando a lei si era pure masturbato, ogni volta che la incontrava gli aumentava di molto la pressione, in presenza di Anna mostrava indifferenza totale, troppa indifferenza che la piccola mignotta maligna non aveva tardato a notare.
    “Inutile che fai quella faccia, ti conosco mascherina!”
    Una volta, su richiesta della bella vicina, erano andati tutti e quattro ai giardinetti vicino casa loro per fare delle foto, passando dinanzi alla portineria, Nando con un sorriso:
    “Buona passeggiata signori!”
    Denise: “Cosa voleva dire il portiere?”
    Alberto: “Quello che ha detto, buona passeggiata.”
    Alberto aveva dato il meglio di sé (come fotografo). Quando riprendeva  Denise cercava per lei pose seducenti, sensuali, con la camicetta sbottonata che lasciava intravedere…la baby era pure in minigonna!
    “Faresti una fortuna come fotografo delle dive, vorrei controllare il tuo slip!”
    “Non sono stato io a propormi, la prossima volta dirò di no così non rompi!”
    “Non fare l’offeso tanto non c’è niente da fare, Denise non ama i piselli!”
    “Ecco il perché dell’inseminazione artificiale, quanta bella merce sprecata!”
    “Chiamare merce una donna! Sei un maschilista, in ogni caso sprecata per chi, non per te!”
    Alberto era rimasto deluso, non che pensasse di poter…ma adesso che sapeva che Denise era lesbica… forse avrebbe voluto averne due anche di…
    Il bel maresciallo non lo sapeva ma il destino stava girando a suo favore.
    Una sera verso le ventitré era a letto quando Anna lo abbracciò, stava piangendo.
    Non era il momento di chiedere spiegazioni, rimasero abbracciati a lungo finchè Morfeo li prese entrambi.
    Dell’episodio non se ne accennò per molto tempo quando una sera, dopo mangiato:
    “Vado a trovare Denise…voglio dirti quello che è successo con lei la volta passata: eravamo sul divano quando abbiamo cominciato a scherzare chi avesse il seno più piccolo, ci siamo denudate e Denise ha preso a baciare il mio seno dolcemente, tanto dolcemente da riuscire a farmi godere, non mi era mai successo con te poi  mi ha sfilato gli slip e mi ha baciato a lungo la gatta, non so quante volte ho goduto, avevo gli occhi chiusi e non sono riuscita a ribellarmi ecco il perché delle mie lacrime quando sono venuta a letto, adesso sai tutto ma io ti amo sempre, tantissimo, quello è stato solo un episodio.”
    Alberto era fra lo sbalordito ed il dolcemente sorpreso, malignamente pensò ad un trio ma si guardò bene dal manifestare qualsiasi espressione, strinse solo al petto Anna e la baciò a lungo.
    Denise, Anna e Alberto si evitavano, fecevano in modo di non incontrarsi anche se il maritone pensava che certe situazioni vanno affrontate, inutile nascondere una verità anche se scomoda ma Anna non era dello stesso parere.
    I coniugi M. pensarono bene per un periodo di rifugiarsi a Jesi ridente cittadina in provincia di Ancona presso la cugina Letizia, che poi hanno di ridente certe località Alberto se l’era spesso domandato senza giungere ad ottenere alcuna risposta valida.
    A Jesi Alberto era vissuto con i genitori ed aveva studiato presso il liceo classico. Cercò di riallacciare una relazione con qualche compagno di scuola ma con scarsi risultati, ognuno  aveva famiglia, erano finiti i tempi della goliardia e così prese a girare in Jaguar nei paesi vicini, in particolare a Cingoli in provincia di Macerata dove aveva vissuto,in tempo di guerra.
    L’acquisto della Jaguar gli aveva procurato qualche problema presso il suo comando. Un maresciallo che spende 39.000 €. per una macchina di lusso qualche spiegazione doveva pur darla, in considerazione anche del fatto che cinque suoi colleghi erano finiti a Gazzi (carcere di Messina) per concussione.
    La questione fu risolta presentando la documentazione da cui risultava la vendita di una villa di sua zia Giovanna deceduta di recente.
    I coniugi Notari, cognome del marito di Letizia, erano dei buongustai e quindi il quartetto passava la maggior parte del tempo o all’acquisto di cibarie (i cappelletti una specialità favolosa) o in qualche ristorante alla moda anche sulla costa adriatica.
    Dopo quindici giorni Alberto e Anna si guardarono in faccia e, all’unisono decisero che era giunta l’ora di levare le tende con grande dispiacere dei cugini ma il richiamo di casa si era fatto sempre più forte, addio dunque a Jesi in una giornata piovosa.
    La pioggia li accompagnò sino a Villa S.Giovanni sul traghetto per Messina.
    All’ingresso incocciarono Nando:
    “Novità?”
    “Sai quella signorina svedese con un figlio che abita allo stesso tuo piano, è stata ricoverata nella clinica S. Rita, non si sa bene cosa abbia, è giunto anche un suo parente dalla Svezia.”
    Il gelo era sceso fra Alberto e Anna senza una particolare motivazione, forse quell’episodio fra le due donne aveva lasciato il segno su Denise ma era solo un’ipotesi, una spiacevole ipotesi.
    Il giorno successivo Alberto sentì l’ascensore arrivare al suo piano, di corsa aprì la porta di casa e incontrò un signore alto, biondo di mezza età sicuramente un parente di Denise.
    “Sono Alberto M., io e mia moglie siamo amici di Denise, vorremmo sapere qualche notizia sul suo conto.”
    Il signore si presentò in uno stentato italiano:
    “Fabian Milton, zio Denise, mia nipote ricoverata da settimana, molto dimagrita, medici non sanno cosa ha. Chiede sempre di una Anna.”
    “È mia moglie, sono amiche, andremo a trovarla.”
    Situazione complicata, difficile prendere una decisione, quel chiedere sempre di Anna poneva dei problemi…
    “Che ne pensi, è il caso di andarla a trovare, chiede sempre di te, che pensi voglia dire.”
    “Hai la sensibilità di un mammalucco, sei come tutti gli uomini che pensano alle femminucce solo come trastulli, hai mai sentito parlare di sentimenti, anche gli omosessuali si innamorano, sei proprio un imbecille!”
    Dopo essersi preso dell’imbecille, il buon Alberto per distendersi mise nel giradischi dei CD rilassanti con rumori di bosco, di uccellini, delle onde del  mare, di solito funzionava ma non questa volta, mal di testa, confusione totale, maledizione…
    Il giorno dopo era spuntato il sole, i due coniugi, più rilassarti, con la 500 di Anna raggiunsero la clinica, aspettarono un’ora, non era orario di visite.
    La vista di Denise fu un pugno nello stomaco per Alberto e per Anna: dimagrita, colore del viso terreo, occhi chiusi dopo aver notato la loro presenza, un’infermiera:
    “Non la fate stancare, è molto debole.”
    Fu  Anna a rompere il silenzio, prese una mano di Denise cercando di metterla sullo scherzo:
    “Ti abbiamo lasciato per qualche giorno e ci fai questi scherzi, sai che di dico, vestiti e vieni con noi, abbiano portato da Jesi dei cappelletti da fare in brodo di cappone, vecchio rimedio della nonna, quello che ci vuole per farti star bene, veloce, alzati e abbracciami, lo sai che ti voglio bene, dai…”
     Le parole di Anna fecero un effetto immediato, Denise aprì gli occhi, parve rinfrancata tanto da riprendere un po’ di colorito in viso, si mise seduta sul letto, aveva bisogno di aiuto ma fece capire che voleva andare a casa.
    E così fu. All’arrivo furono salutati da un Nando cerimonioso:
    “Evviva!”
    A casa di Denise a far compagnia al piccolo Daniel c’era una baby sitter, lo zio Fabian era a far la spesa.
    “Per festeggiare un pranzo come promesso con cibi jesini e del Lambrusco che mette sempre allergia.” Alberto faceva il giovialone.
    “Fatto piccolo miracolo, grazie.” Lo zio era felice, non sapeva cosa fosse successo ma l’importante era il risultato.
    “Mia cara, vai a letto col piccolo Daniel che ha bisogno del calore della sua mamma, ti verrò a trovare, promesso.”
    Come finisce questa storia? A favore di quel simpaticone di Alberto che si trovò all’interno di un trio senza aver fatto nulla per meritarselo se non il fatto di essere al centro delle voglie di due signore le quali, dopo un ‘consiglio di guerra’, decisero per una sua ammissione ai loro giochi erotici.
    Il tutto iniziò con la messa a dormire del piccolo Daniel e con una cena a base di cibi afrodisiaci, ammesso che ce ne fosse bisogno!
    Durante il mangiare un silenzio ‘condito’ con sorrisi che preludevano ad un da un abat jour dalla luce azzurrina.
    Anche Anna si era tolta i vestiti, Alberto guardava un po’ istupidito la scena surreale.
    “Imbecille ti vuoi spogliare!”
    Quell’aggettivo da parte di Anna era del tutto meritato! Anche lui ignudo vide le due signore appassionatamente abbracciate baciarsi in bocca voluttuosamente per poi passare sui seni e sulle ‘gatte’ sicuramente bagnate oltre ogni dire.
    Il ‘ciccio’ del giovin signore si era notevolmente ‘inalberato’ e si trovò a penetrare alternativamente nella due ‘chattes’ giungendo quasi subito all’orgasmo ma rimanendo sempre in posizione questa volta molto più a lungo sin quando si trovò a infilarsi un po’ faticosamente in un buchino più piccolo, ma sempre disponibile, quasi sicuramente di Denise che, dopo un po’, gli fece capire che la sua prestazione era alla fine e che doveva ritirarsi in buon ordine per dar modo alle due signore di spassarsela fra di loro.
    Anna completamente anche lei innamorata di Denise (pur dichiarando di amare ancora Alberto) spesso la sera si assentava dal tetto coniugale per passare la serata con la voluttuosa svedese; anche Alberto, talvolta, veniva invitato al desco sessuale.
    In questa storia chi ci guadagnava era sicuramente il maschietto e anche in questa situazione per lui si presentò la regola del doppione: avere due mogli.
    D’altronde qual è il desiderio di ogni uomo? Diciamolo francamente: avere contemporaneamente la disponibilità di due femminucce di cui, possibilmente, una omo.
    Forse Nando istintivamente si era accorto di qualcosa perché quando Alberto passava dinanzi alla portineria alzava un braccio e faceva segno con il pollice e indice uniti conditi da un bel sorriso, son of the bitch!
     
     

  • 10 agosto 2015 alle ore 12:47
    POGGIO APRICO - UN CONDOMINIO SEX A GO GO.

    Come comincia: Una gita è sempre gradita.
    Partenza da Messina alle nove, arrivo a Paternò alle undici e poi nei campi insieme ai raccoglitori, tutti giovani, che cercavano di raggranellare qualche Euro.
    “Che bella l’aria di campagna, ci vorrei vivere per sempre.”Aveva parlato Assunta che pareva aver preso colore in viso dopo…era proprio cambiata come pure la sorella, la cura Max stava funzionando.
    All’imbrunire furono apparecchiati due tavoli, mischiati padroni e lavoratori tutti allegri oltre che per un buon pasto anche per il vino di Paternò che un po’ forte di gradazione, aveva dato alla testa a qualcuno; un paio di coppie erano sparite dietro i filari.
    I tre dopo cena si misero in macchina.
    “Non rientriamo a Messina, siamo troppo stanche, troviamo un albergo.”
    Era un tre stelle.
    “Vorremo due stanze, una matrimoniale ed una singola per mia sorella.”
    Era chiaro che Giuliana si era ricavata la parte di moglie.
    “Ci facciamo una doccia, non è che sei stanco?” Tradotto datti da fare, voglio scopare.
    Giuliana visto Max nudo sul letto.
    “Sei il dio Apollo ed io il dio Apollo me lo lecco tutto.” E cominciò dai piedi sino al viso.
    “Mi hai preso per un lecca lecca?”
    “No, mi piace il tuo sapore, mio marito puzzava.!”
    Tanto premesso Giuliana andò al dunque, si mise a cavalcioni di Max e cominciò la cavalcata sino ai fuochi di artificio finali.
    “Bene cara, ora mi giro dall’altra parte, ho sonno, buona notte.”
    Forse stava sognando o forse no, qualcuno a meglio qualcuna gli aveva preso in bocca l’uccello.
    “Giuliana non t’è bastato, ancora?”
    “La succhiatrice non aveva risposto anzi aveva accelerato il ritmo. Max allungò una mano e toccò i capelli, non era Giuliana, aprì gli occhi: Assunta.
    “E tu che vi fai qui?” Domanda di una intelligenza…
    Assunta su di giri non gli rispose, gli montò a cavalcioni come sua sorella, era lo stile di famiglia, Max non aveva preservativi e si lasciò andare, se veniva fuori un pargolo non sarebbe morto di fame.
    Assunta, finalmente doma, restò nella stanza di Max il quale la mattina seguente ebbe una sorpresa: nel taschino della giacca un assegno di cinquantamila Euro…mih!
    Rientro a Messina, dietro i vetri al primo piano la signora Costa non sembrava apprezzare quello che vedeva, capì di non essere la sola amante di Max, pensò che non poteva competere con quelle due riccone, si sarebbe accontentata delle briciole.
    In seguito un fatto anomalo (capitavano tutte a lui!). Durante le lezioni di francese e di latino alle sorelle D’Arrigo,  Grazia prese a piangere a dirotto sulle spalle della sorella che la imitò, Max era in crisi, cosa poteva essere successo di grave:
    “Un brutto voto a scuola, litigio con i genitori o con i compagni?”
    “Se lei è comprensivo glielo diremo ma deve essere comprensivo e non liquidarci come due sceme.”
    “Non vi liquido, parlate.”
    “Non dormiamo più la notte, non è un modo di dire, è la verità, desideriamo ardentemente stare un po’ con lei, solo un pompino, niente fiorellino solo in bocca,non lo diremo a nessuno, siamo pazze di lei, si può fidare” e giù a piangere di nuovo.
    “Max ebbe paura che la storia finisse male, quelle due sembravano capaci di tutto.
    “Va bene ma solo per una volta.”
    Le due misero mano ai pantaloni che furono sfilati, ‘ciccio’ dinanzi a tanta gioventù innalzò la cresta che venne ingoiata a turno da una bocca; cercò di resistere più a lungo possibile, erano molto brave maledette loro, chissà quanto allenamento con i compagni di scuola. In ultimo ‘ciccio’ si arrese e cominciò ad emettere lo sperma golosamente ingoiato a  turno dalle due sorelle.
    “Grazie e…a presto!”
    Un par di balle, quale a presto! Le due sorelle erano sparite dietro la porta d’ingresso.
    Max non volle porsi domande, ormai aveva capito come sarebbero andate le cose in quel condominio.
    Unica speranza di salvezza i due coniugi settantenni pensionati e tristi nella cui casa Max si rifugiava quando era inseguito da qualche Erinni arrapata!
     
     

  • 10 agosto 2015 alle ore 11:46
    POGGIO APRICO - UN CONDOMINIO SEX A GO GO!

    Come comincia: Alberto M. maresciallo della Guardia di Finanza, in divisa, a bordo della sua Lancia Ypsilon stava per imboccare l’autostrada che lo avrebbe condotto a Roma, meta finale Messina.
    Stava andando via o forse meglio dire scappando da Domodossola che per lui era diventato luogo di dolore.
    La sua amata Flora era deceduta per un tumore al cervello, l’aveva assistita sino all’ultimo anche quando era in preda a dolori atroci che nemmeno i medicinali oppiacei riuscivano a lenire.
    Dopo quell’evento funesto era rimasto in città per un mese al fine di sistemare la sua posizione per un trasferimento fuori sede.
    Era rimasto in collegamento con Ignazio Romagnoli suo compagno di camerata alla Scuola Sottufficiali di Ostia, anche lui colpito da un grave lutto per il decesso in un incidente stradale dell’unico figlio.
    A mezzo di conoscenze comuni al Comando Generale del Corpo, rappresentando i loro rispettivi problemi, erano riusciti: Romagnoli ad essere trasferito a Lecce suo luogo d’origine e dove possedeva un’abitazione e Alberto al suo posto a Messina all’Ufficio Operazioni.
    Al ,come tutti lo chiamavano, si era fermato vicino Firenze per sgranchirsi le gambe, fare e colazione ed il pieno di benzina.
    Nel frattempo si era messo in collegamento telefonico con sua cugina Silvana che abitava in via Cavour in pieno centro a Roma.
    “Silvà (non aveva perso l’accento romanesco essendo nato nella capitale) fra un par d’ore sò da te.” (Gli piaceva, quando poteva, sfoggiare il suo dialetto tipo ‘civis romanus sum’ un po’ , come dire, sono superiore a voi.)
    “Quando arrivi citofonami, in via Cavour non riusciresti a posteggiare, ti ho riservato un posto in un garage vicino a casa mia.”
    Silvana era per Alberto più che cugina la sorella che non aveva avuto.
    Grandi baci e abbracci: “Ci voleva il tuo trasferimento per vederci, ora che stai qui ci resterai almeno quindici giorni.”
    “Silvana lo sai quando mi fa piacere stare con te ma dopodomani devo essere a Messina.”
    “Va bene, se non puoi, non ho voglia di cucinare, stasera andremo al ristorante ‘Urbano’ che sta qui sotto.
    Silvana era in confidenza col padrone Romolo, ti presento Alberto mio cugino, attento che è un maresciallo della Finanza, stasera mi devi fare la ricevuta fiscale.”
    “Io te l’ho sempre rilasciata…”
    “Ah Romolè lassa perde e facce magnà da re.”
    I due nella conversazione tralasciarono l’argomento Flora, era troppo doloroso.
    “Com’è che hai scelto Messina, se venivi a Roma saremmo stati insieme, avresti abitato a casa mia.”
    “È stata una combinazione particolare, un mio collega ed amico è stato trasferito da Messina a Lecce, io prenderò il suo posto.”
    La mattina successiva in viaggio: via Cavour, via Merulana, S:Giovanni, via Appia infine l’autostrada. Fino a Salerno tutto liscio poi sulla Salerno Reggio Calabria una serie infinita di cambi di carreggiata, di rallentamenti, di file di auto (era luglio).
    Giunto sfinito a Villa S.Giovanni due ore di attesa per il traghettamento.
    “Ignazio sono a Messina all’uscita del serpentone che debbo fare?”
    “Non ti muovere vengo io.”
    Ignazio abitava in un casa a cinque elevazioni in una stradina interna della  ‘Panoramica dello Stretto’ con piscina e campo da tennis, al quinto piano abitava Ignazio.
    “Stasera andremo a mangiare alla ‘Sirena’, un ristorante di un caro amico, si mangia bene e per noi si paga poco, ti ho preparato un letto nel salone.
    Dopo la presentazione al padrone, Ignazio e Max si sedettero in un tavolo situato su una terrazza con vista sul lago, uno spettacolo.
    Nessuno dei due amici aveva gran voglia di parlare, ognuno sapeva dei rispettivi lutti che era meglio non ricordare.
    A casa: “Al io lascio il mio cuore a Messina, qualcosa dentro di me s’è rotto, ricordi la mia allegria, il mio carattere espansivo, tutto finito. Abbiamo portato a salma di mio figlio al cimitero di Lecce, mia moglie è rimasta lì dove abbiamo una grande casa, io la raggiungerò non appena ti avrò passato le consegne. Intano ti porto in garage raggiungile in ascensore. Questa moto era di mio figlio, non la voglio più vedere, ti lascerò un foglio in bianco firmato, andrai dal notaio Nascimbene, è un amico penserà lui al passaggio di proprietà.
    “Ignazio ho visto di sfuggita che ci sono una piscina ed un campo da tennis, come la mettiamo col condominio e poi devi dirmi quanto tu paghi per l’affitto.”
    “Per l’affitto e per il condominio niente, non fare quella faccia, poi ti spiegherò il perché.” Molto perplesso Al.
    Il pomeriggio successivo:
    “Ti presenterò i vari condomini: al primo piano due coniugi quarantenni senza figli cognome Costa: lui Salvatore lei Maria, Memi per gli amici, secondo piano due pensionati settantenni Di Stefano Vittorio e Francesca, due persone per bene, affettuose, terzo piano le sorelle Musmeci Giuliana vedova e Assunta zitella circa quarantenni. Attenzione a loro sono le padrone dell’isolato ed hanno tante proprietà immobiliari e terreni, devi tenertele buone. Hanno una paura tremenda di accertamenti tributari, hanno voluto che io controllassi i loro conti in compenso niente affitto e niente condominio, quarto piano D’Arrigo Calogero (Lillo) marito, Caterina moglie e due gemelle sedicenni Grazia e Graziella, due pesti.”
    Primo piano: “Questo è Massimiliano Romani mio collega subentrerà nella mia abitazione, loro sono…”
    La scena si ripetè per quattro volte, a Max rimasero impresse le caratteristiche di tutte le persone abitanti nel palazzo, alcune molto interessanti…
    Ignazio partì il giorno dopo:
    “Per me questa casa è solo un ricordo doloroso, non porterò con me i mobili, te li regalo, a Lecce ho una casa ammobiliata e non saprei dove metterli.”
    “Fammeli pagare almeno in parte…”
    “No ho deciso così, voglimi bene.”
    Il giorno dopo si recarono in caserma.  Presentazione al Comandante Colonnello Andrea Speciale ed al suo Aiutante Maggiore t.colonnello Sebastiano Leotta, poi nel suo ufficio brigadiere Angelo Sferrazza e l’appuntato Franco Iannello. Ignazio partì il giorno stesso.
    Alberto si mise all’opera, la casa era molto bella: il salone e la camera da letto avevano vista sul mare, i due bagni e lo sgabuzzino su un terreno laterale tutto alberato, lo studio, il soggiorno e la cucina sul retro; dovevano essere circa centoventi metri quadrati.
    Amante della pulizia e dell’ordine Al si mise all’opera,  finita quest’incombenza aprì il baule e la valigia e sistemò lo sue cose negli armadi, in camera da letto e nel bagno.
    Accese il televisore ma lo spense quasi subito, a letto sfinito.
    Alberto andò in centro, per comprare un computer e relativa stampante, per fortuna in casa c’era un telefono fisso funzionante, Ignazio era stato molto generoso con lui.
    Il giorno successivo due tecnici vennero a casa sua e sistemarono i due apparati.
    Altra incombenza:  il  conto corrente, a Domodossola aveva come banca il Credito Emiliano che per sua fortuna aveva degli sportelli anche a Messina. Sorpresa, un funzionario di quell’istituto di credito era Salvatore Costa che abitava al primo piano del suo palazzo.
    “Signor Costa a Domodossola avevo il conto corrente con questa banca vorrei passarlo a Messina.”
     L’interessato si mise a disposizione poi:
    “Venga a casa mia di pomeriggio, la farò firmare del carteggio e le fornirò la password per entrare nel suo conto corrente e fare le operazioni che desidera.”
    Alberto aveva ancora dieci giorni di licenza di trasferimento da usufruire e, se anche frastornato dagli ultimi avvenimenti,  sentì che qualcosa di buono era mutato in lui forse dovuto al  cambiamento sia della città che delle persone che aveva conosciuto.  Il pomeriggio verso le diciassette suonò il campanello di casa Costa, venne ad aprire il marito.
    “Venga nel salone ho messo sul tavolo il carteggio da firmare, intanto si era presentata la moglie.
    ”Noi eravamo molto amici dei signori Romagnoli, spesso mangiavamo insieme, giocavamo col figlio a tennis e facevano il bagno in piscina, la morte del povero Paolo  ha distrutto Ignazio, aveva vent’anni. Io vado un bagno un attimo, le farà compagnia mia moglie.”
    Alberto nel frattempo  studiava la signora: altezza 1,65 circa, seno misura tre piuttosto ben esposto da una camicetta rosa scollata, vita stretta, minigonna, gambe muscolose.
    “Lei sarebbe un’ottima modella, io ho per hobby la fotografia, quando vuole sono a sua disposizione e la vedrei pure come ballerina.”
    “Ho studiato danza fino a quindici anni, poi mi sono rotta una caviglia ed ho dovuto abbandonare. Amo essere fotografata, mio marito non è pratico e se vuole…domani mattina…”
    Un’invito esplicito, più di così, certo non voleva fare un passo falso, magari aveva male interpretato le parole della signora, intanto si sarebbe presentato con la fida Canon 450 poi…
    Alle nove Max suonò alla porta dei signori Costa, la signora Maria venne ad aprire in bichini nero con sopra una vestaglia aperta, buon inizio.
    “Il mio nome è Maria ma per gli amici sono Memi.”
    “Io sono Alberto, Al per gli amici.”
    “Vorrei io proporre io qualche posizione da prendere, andiamo nel salone, c’è una riproduzione della statua di Paolina Bonaparte scolpita dal Canova.”
    Ad Al cominciò ad aumentare la pressione sanguigna, Memi, sul divano, imitò la posizione della statua.
    “Ve bene così?”
    Max si fece più audace: “C’è una differenza, Paolina Bonaparte non aveva il reggiseno.”
    “Non c’è problema, Memi rimase in topless, un bel topless, le tette erano a forma di pera come piacevano a lui.”
    Al scattò le foto da tutte le posizioni poi.
    “Io vedrei una posa sul letto: seduta, la gamba destra piegata, le mani sul ginocchio.
    Anche qui nessun problema.
    “Va bene così, io a letto sono abituata a stare nuda.” Memi mise in atto la posa come suo desiderio.
    Alberto riprese la signora in costume adamitico da varie posizioni, poi si avvicinò sempre più, posò la Canon sul comodino e abbracciò Memi, prese a baciarla come un forsennato ben coadiuvato dalla signora. Venne fuori di tutto, connilungus, fellatio, sessantanove ed infine entrata trionfale dentro una gatta bagnatissima.
    “Non ti preoccupare, vai facile non posso avere figli.”
    Spossato, Al si mise a gambe aperte sul posto del letto che doveva essere del legittimo consorte con ‘ciccio’ ancora inalberato, Memi ne approfittò per montarci sopra per una ‘smorciacandela’.  La candela di Al era alla fine, riprese le sue cose, un bacio di ringraziamento e rientro in casa.
    Quell’abbuffata di sesso ebbe due effetti: fisicamente mise a terra Al ma psicologicamente lo allontanò dai fantasmi di Domodossola che gli sembrarono più sfumati, lontani…
    La moto Suzuki fu portata dal meccanico, lo sterzo era rotto. Al prese ad usarla quando c’era bel tempo per andare in caserma. Qui una novità: saputo che il Colonnello Comandante cercava uno pratico di fotografia per metter su un laboratorio per fotografare gli arrestati, prendere le impronte digitali ed in generale riprendere risultati di servizio e cerimonie varie, si presentò ed ebbe l’incarico.
    La ditta Randazzo era la più fornita a Messina, si presentò in divisa, conobbe il direttore ed i commessi, si fece fare dei preventivi che furono approvati dall’Ufficio Amministrazione. Il laboratorio fotografico diventò in gioiello: un marmo lungo un muro conteneva le vaschette degli acidi: rivelatore e fissaggio, un ingranditore Durst ed una smaltatrice rotativa, dall’altro lato un lavandino, una rotativa ad acqua per sciacquare le foto, un armadio dove mettere i materiali ed un essiccatore per le pellicole. Ben presto divenne pratico ed ebbe dei complimenti anche da parte di fotografici professionisti che riconobbero la sua bravura nello stampare il bianco e nero.
    Ora quello che interessava Al era presentarsi alle sorelle Musmeci per sistemare la sua situazione finanziaria. Al citofono concordò con una delle due di cui non riconobbe la voce, appuntamento a casa loro alle diciassette.
    Seguendo i suggerimenti datigli dal suo collega, si presentò in divisa e vide che aveva fatto l’effetto desiderato: le due sorelle furono molto cerimoniose: "si accomodi questa è la poltrona più comoda, le possiamo offrire qualcosa, abbiamo dei dolcetti fatti con le nostra mani e del vino delle nostre terre…"
    Al rifiuto di Alberto andarono al dunque:
    “Il suo collega era così gentile da ricontrollare i conti del nostro consulente tributario,  noi lo ricompensavamo con non farli pagare l’affitto ed il condominio, se lei fosse così gentile…”
    Al fu gentile ma nello stesso  tempo rimase colpito da ‘le nostre terre’ quelle erano davvero ricche.
    Giuliana, la vedova circa quarantenne, non era una longilinea a nemmeno una chiattona, una via di mezzo, quel che colpiva era il suo viso triste, non brutto ma triste.
    “Signora siamo coetanei un po’ di allegria, anch’io ho avuto un lutto, la morte per tumore della mia fidanzata, ne sono rimasto scosso ma ora cerco di riprendermi.”
    “Anche mio marito aveva un tumore, è deceduto sei mesi fa. Era catanese e mi ha lasciato degli agrumeti che non sappiamo come gestire bene, non ci fidiamo del fattore, se ci potesse dare una mano.”
    “Signora se mi lascia il carteggio ci darò uno sguardo ma voleva dirvi un’altra cosa, non vi vedo mai in piscina, da militare vi do un ordine: domattina tutte e due in piscina, gli ordini non si discutono! Sto scherzando, mi farebbe piacere vedervi tutte due in costume da bagno alle nove, by by.”
    Cosa strana i suoi ‘ordini’ vennero eseguiti: le due sorelle,  alle nove erano in piscina ancora non c’era nessuno, era domenica.
    Quel che colpì Al era il corpo di Assunta, di faccia non era eccezionale ma di corpo sembrava una modella anche se tutte e due avevano un costume intero.
    “Mi sembrate due signore del primo novecento, oggi i costumi interi non li portano nemmeno le monache!”
    “Noi abbiamo solo questi…”
    “E Alberto vi accompagna domani pomeriggio in centro ad acquistare due bei bichini anzi più di due, farete un figurone, ed ora tutti in vasca.”
    Il pomeriggio alle sedici Al stava aspettando in garage l’arrivo delle due madame che si presentarono puntuali.
    “Possiamo andare con la nostra Jaguar o meglio quella del mio defunto marito.”
    Alla faccia degli ottantamila euro!
    “Vede madame, al centro è difficile trovare posteggio, meglio la mia Ypsilon.”
    In viale S.Martino era proibito posteggiare, Max se ne fregò e tutti e tre entrarono in un negozio di costumi da bagno.
    Dapprima le signore provarono dei bichini castigati ma poi spinti da Al sempre più si infervorarono soprattutto dietro i suoi complimenti:
    “Volete coprire un si bel corpo, coraggio bichini mini.”
    Con sorpresa di Alberto acquistarono qualcosa di brasiliano, per intenderci costumi che lasciavano scoperta un bel pò di merce nient’affatto male, Al era riuscito nel suo scopo! ““Domattina li proveremo in piscina!”
    “Ma domani lei non va a lavorare?”
    “Sono in licenza.” Mentì Max e si diede malato.
    Il mattino seguente piscina vuota, le due sorelle apparvero coperte da uno accappatoio lungo sino ai piedi.
    “Ed ora lo spogliarello!” celiò Al.
    La sorelle ci misero un po’ di tempo ma obbedirono.
    “Evviva due sirene, sapete nuotare, no? Non fa niente andremo dove si tocca.”
    Al intendeva dove l’acqua era bassa ma anche toccare qualcosa di morbido. Nuotando sott’acqua  mise le mani fra le cosce di Giuliana che rimase impietrita ma non disse nulla, poi passò al popò,  quindi fu il turno della sorella, un bel movimento!
    Chissà che passava per le teste di Giuliana e di Assunta, Al sperava non una sgridata e così fu, con lo sguardo basso le due sorelle si misero l’accappatoio e si accomodarono sulle sdraie.
    “Lei è un monello, non si fanno certe cose!”
    La frase era stata detta ridendo, questo confortò Al che pensò ad un piano.
    “Il pomeriggio vorrei controllare la vostra contabilità, verso le cinque a casa mia, va bene?”
    Un cenno di assenso.
    Al si aspettava di vedere le due sorelle invece si presentò solo Giuliana che non fornì alcuna spiegazione del fatto di essere sola.
    “Queste carte mi danno alla testa, sono la mia disperazione, gliele metto sul tavolo e rientro a casa.”
    “No è meglio che rimanga, avrò bisogno di spiegazioni.”
    Al constatò che Giuliana era entrata in possesso di circa venti ettari di agrumeti più altrettanti di uliveti, più vari appartamenti, alla faccia!
    Giuliana venga più vicino, vede qui…le prese il viso e cominciò a baciarla in bocca, quella non solo non fece resistenza ma si abbandonò completamente, destinazione finale il letto.
    Al si dedicò al fiorellino, era lavato di fresco e profumato, l’interessata aveva messo in conto quello che stava accadendo, prima di entrarci dentro le procurò un paio di orgasmi anche per non farle troppo male, il suo era un ‘ciccio’ piuttosto grosso e Giuliana forse anzi sicuramente era stata a stecchetto per molto tempo.
    L’entrata fu lenta ma ben accetta, la baby dimostrò di gradire molto quello che stava accadendo muovendosi in continuazione sotto Al che ce la mise tutta finchè Giuliana gli fece cenno che ne aveva avuto abbastanza.
    L’uscita della signora fu silenziosa, forse si era meravigliata di se stessa, prese le carte e dopo un rapido bacio sulla bocca  scomparse nell’ascensore.
    Al si congratulò con se stesso, in mezzo al letto a gambe larghe si godette il  post ludio, aveva preso in mano la situazione e che situazione!
    Il bel maresciallo non era facile a meravigliarsi di qualcosa ma il bigliettino che trovò nella cassetta della posta era davvero singolare: “Max mia sorella Assunta vorrebbe una spiegazione su quelle carte che ha visto, se lei è d’accordo verrà a casa sua alle diciassette di oggi.”
    Assunta si presentò in punto ma senza carte e in vestaglia.
    Pareva proprio che si vergognasse:
    “È stata mia sorella io non volevo…”
    Al l’abbracciò, faceva tenerezza, sembrava più piccola della sua età.
    “Una volta sono stata fidanzata ma lui era un mascalzone ed i miei me l’hanno fatto lasciare, non sono più vergine.”
    La notizia fece piacere a Max, ci mancava pure che fosse vergine!
    Al iniziò con la solita tattica, prima lungo bacio il fiorellino e poi penetrata lenta e soggiorno prolungato, aveva usato un preservativo che si era dimenticato con la sorella che però non aveva detto nulla, doveva tornare su quell’argomento.
    Le due sorelle erano sistemate ma Al riflettendo pensò che forse si era messo nei guai, tre amanti!
    Il giorno dopo incontrò nel portone i coniugi Di Stefano:
    “Perché non ci viene a trovare, noi siamo sempre soli.”
    “Va bene a casa vostra oggi alle diciassette.”
    Li non c’era pericolo di avere avventure di sesso, un po’ di riposo gli avrebbe fatto bene.
    Alle diciassette suonò alla porta dei due anziani, venne ad aprire la signora che l’abbracciò, era commossa.
    “Noi abbiamo un figlio della sua età, lavora ad Udine ma non ci viene mai a trovare, a sua moglie... non so perché, non siamo simpatici.”
    Al si domandò il perché di quell’astio, sembravano due persone simpatiche , affabili, mah…”
    “Ci racconti un po’ di lei.”
    Al cominciò dal suo arruolamento in Finanza sino all’arrivo a Messina.
    “Anche lei ha avuto le sue sofferenze, ci farebbe piacere se ogni tanto ci facesse compagnia.”
    Alberto aveva preso ad ingranare in caserma, ogni tanto andava fuori sede per un servizio fotografico, aveva conosciuto tutti i colleghi con cui aveva stretto buoni rapporti, anche il Comandante di Legione lo stimava, tutto bene. Talvolta mangiava in caserma e si riposava nel primo letto che trovava libero per rientrare a casa la sera.
    Nel frattempo era accaduto un fatto piacevole ma che poteva portare conseguenze negative: aveva incontrato i coniugi Costa che lo avevano invitato a mangiare da loro alle quattordici quando rientrava dal servizio.
    “Io cucino per due, un terzo non mi pesa.” Il marito era d’accordo ma talvolta era assente e quindi finiva con una sveltina con Memi e questo,lo schiavizzava un po’.
    Un giorno dopo pranzo Memi non si accontentò di una sveltina, voglio stare tutto il pomeriggio con te, me lo devi!”
    Al si domandò perché glielo doveva ma non fece storie.
    Quello che lo meravigliò era che Memi parlava in continuazione:
    “Vieni leccami il fiorello, fammi godere tanto, mi metto alla pecorina, vieni dentro tanto tanto, anche culino vuole la sua parte, fai piano perché lo uso poco con mio marito, sbrodami in faccia.”
    Al bacino di rito sulla porta la confessione: “Mio marito ha visto tutto, è un guardone!”
    Ecco ci mancava pure il guardone, dove cazzo era capitato e non era finita per lui.
    All’ingresso un giorno incontrò la signora D’Arrigo, era arrabbiata nera.
    “Una bella signora come lei tutta triste, che le è successo?”
    “Dovrebbe vedere la pagella di quelle due, quattro in francese ed in latino!”
    Inconsapevolmente Max si mise nei guai:
    “A scuola ero bravo in queste due materie, potrei dar loro qualche lezione.”
    “Mi farebbe un favore grande grande, parliamoci chiaro, con lo stipendio di mio marito non posso pagare un insegnante di sostegno, gliele mando a casa sua oggi pomeriggio alle diciassette.”
    Al pensava a due ragazzine che giocavano con le bambole, pensava male, le due sedicenni gli avrebbero fatto passare la voglia di proporsi a far qualcosa.
    Grazia e Graziella si presentarono all’ora prevista, cominciarono subito a ridere.
    “Non vedo nulla da ridere, aprite i libri e vediamo a che punto siete.”
    “Lei non ci fa la battuta su Grazia e Graziella?”
    Al la conosceva bene, finiva grazie al cazzo, ma fece finta di nulla.
    La mise sul serio, prima il latino e poi il francese circa un’ora, le sorelline parevano interessate, meno male fino a che un piede fu insinuato fra le due gambe toccandogli il suo coso, all’iniziò pensò di far finta di niente ma reiterata la faccenda.
    “Ragazze posso essere vostro padre, andate con i vostri compagnia di scuola.”
    “Loro non ci piacciono, appena glielo prendiamo in bocca se ne vengono subito, lei ci mette più tempo vero?”
    “Fuori immediatamente se volete delle ripetizioni va bene ma non provateci un’altra volta.”
    Non aveva voluto tagliare i ponti altrimenti avrebbe dovuto dare delle spiegazioni alla madre.
    Un invito delle sorelle: “dobbiamo andare a Paternò per la raccolta degli agrumi, c’è una festa sull’aia, facci compagnia, andremo con la nostra Jaguar.”
     

  • 18 luglio 2015 alle ore 6:50
    ALBERTO SVEGLIATI!

    Come comincia: Ti vedo camminare ondeggiando dolcemente, deliziosamente con un pizzico di
    signorilità come fossi avvolta in una nuvola trasparente che ti appalesa alla gente
    distaccata dai mortali non degni di te.
    Il corpo longilineo avvolto in un tailleur che mette in risalto le tue fattezze da dea:
    vita stretta, gonne sotto il ginocchio, trucco discreto, sguardo fisso davanti a te che sorvola la gente,sei imperscrutabile, inaccessibile, lontana da tutti.
    La borsa sotto il braccio, il mini cagnolino zappettante a lato, sguardi mascolini di
    ammirazione non ricompensati da sorrisi di compiacimento, algida.
    Talvolta volutamente non ti trucchi, una civetteria per dimostrare che, anche al
    naturale, sei sempre splendida, ti basta un cappellino o un foulard per farti sembrare
    diversa.
    Conoscendo i tuoi orari ti seguo, una sofferenza.
    Mi arrovello la mente per inventare un appiglio plausibile per parlarti, mi vesto in
    maniera elegante ma sobria come penso sia di tuo gradimento, anche se mi hai notato non l'hai dato a vedere.
    Ti soffermi davanti alle vetrine dei negozi, naturalmente quelli di lusso, ma non trovo
    alcun pretesto per sostare dinanzi ad un emporio con abiti esclusivamente da donna e
    mi allontano sconsolato.
    Una cosa ho osservato: posteggi sempre in divieto di sosta, al ritorno togli dal
    parabrezza della Jaguar il foglietto della contravvenzione lasciandolo cadere a terra con noncuranza.
    Quando ti sogno non oso immaginarti in posizioni erotiche, mi accontento di lievi baci
    sui viso e sul collo, non penso nemmeno lontanamente a sfilarti la camicia da notte, sei
    troppo signorile per mettere in atto comportamenti disdicevoli.
    La fine di questa favola?
    Un giorno camminando dinanzi a me le cade una rivista dalle mani, la raccolgo e gliela porgo con un timido sorriso.
    "A’mbecille, so dù mesi che me venghi appresso, che cazzo aspettavi?”
    Alberto sei stato proprio un imbecille, per due mesi!
     

  • 05 luglio 2015 alle ore 9:59
    ERACLITO

    Come comincia: ERACLITO  AVEVI  PROPRIO  RAGIONE!
     
    Che ne dici:
    degli ex abitanti del Limbo? Sono sicuramente in Paradiso dopo la soppressione di un luogo così ovattato senza piaceri né dispiaceri ma pur sempre, per tanto tempo, in punizione per mancanza sulla loro testa di acqua benedetta;
    della povera Maria Vergine in mezzo alle nuvole, tanto invocata ma sempre sola dopo aver avuto un figlio senza nemmeno un po’ di piacere;
    del povero Giuda condannato agli Inferi, tanto vituperato ma senza colpa per una sorte a lui predestinata;
    del povero Allah costretto a cercare vergini per gli eroi mussulmani morti in battaglia, veramente tante le 42 vergini per ognuno, dove le trova? A meno che non le ricicli con un piccolo intervento chirurgico…ma non sarebbe serio!
    dei mussulmani costretti ad aborrire carne di maiale ed alcolici; sicuramente contenti i suini, un po’ meno i viticultori;
    dei poveri preti pedofili, forse avrebbero preferito un sano rapporto con femminucce…
    di quel simpaticone di Padre Pio costretto agli onori degli altari, con molti oboli da parte dei creduloni, invece di essere curato per schizofrenia come accertato con pareri medici di dottori del Vaticano;
    dei mussulmani preganti a pecoroni, se capitasse loro di dietro un omo arrapato?
    Eraclito avevi proprio ragione tremila anni fa, il popolo è ignorante oggi come allora!
     
     

  • 05 luglio 2015 alle ore 9:46
    FIORELLINO

    Come comincia: Peccaminosa ambasciatrice di infernali voluttà o celestiale creatura paradisiaca apportatrice di eteree gioie? Alberghi in me con frementi,  contrastanti  e sconvolgenti sensazioni. I tuoi occhi nascondono un’animalesca, profonda e sconvolgente femminilità che fanno fremere il mio intimo insieme ad una visione contrastante di casti baci infantili.
    Sono confuso dal tuo sorriso promettente che muti talvolta in una bambinesca espressione corrucciata.
    Non sono io il motivo dei tuoi cambiamenti, il tuo sguardo non mi sfiora nemmeno, forse in passato mi hai notato giudicandomi non degno di attenzione, forse un tuo amore finito male ti ha reso refrattaria ad un nuovo legame.
    I miei sono desideri o forse sogni e, come tutti i sogni, irrealizzabili.
    Sei seduta sulla battigia, i tuoi due pezzi simili a  due microscopici fili lasciano aperta la visione delle tue rotondità prorompenti. Anche il colore del ‘costume’ è particolare, viola: non devi essere superstiziosa.
    Piccole onde bagnano i tuoi lunghi, affusolati e deliziosi piedi.
    Appoggi il capo fra le mani: forse un segno di tristezza, forse di desolazione, sentimenti che contrastano la tua favolosa figura di donna, forse stai piangendo…
    Dubbioso cerco di approfittare del momento. coraggio a due mani: “Signorina posso aiutarla? “(frase di una intelligenza…).
    Fiorellino alza il viso, niente pianto anzi un sorriso cristallino mostra denti perfetti e bianchissimi.
    Finale inaspettato: “Mò me ce voleva pure er vecchietto mandrillo mattutino! Là c’è mi nonna, vedi si ce stà.”
    Non c’è più rispetto da parte dei giovani...avevo dimenticato i miei ottant’anni!
     

  • 27 giugno 2015 alle ore 17:29
    MADAME SUSANNA

    Come comincia: Vista la prima volta: una signora raffinata, gli abiti scelti con cura, indossati con eleganza, abbinamenti particolari: una femmina di lusso. Tato la incontrò l'ultimo giorno dell'anno in un raffinato locale alla moda seduta ad un tavolo, circondata da amici. Un coup de foudre! La esaminò a lungo con compiacenza, non sentiva più le voci dei presenti nè il suono dell'orchestra. Ne osservò la bocca mossa con maestria, quando sorrideva scopriva denti perfetti, sulle labbra un rossetto un pò appariscente ma non volgare, adatto al suo stile con un contorno di matita più scuro che ne evidenziava ancor più la finezza e l'unicità. Sorrideva con distacco signorile che creava una barriera con gli interlocutori sciocchi o vanesi. Alberto seguitò ad osservarla e notò altri particolari: zigomi alti, occhi grandi ed espressivi, il trucco magistrale ne sottolineava la luminosità, orecchie piccole, la scollatura profonda metteva generosamente in mostra seni perfetti: emergeva fra le signore presenti.Alberto con la fida Canon le si avvicinò e, con falsa indifferenza ma col cuore in subbuglio le propose un servizio fotografico in ricordo della serata. Zeus adiumentum inaspettatamente raggiunse lo scopo. Si rifugiarono in un angolo appartato della sala in mezzo a rocce e piante un pò distante degli sguardi curiosi ed invidiosi delle signore. La musica giungeva da lontano un pò ovattata. La magia delle luci soffuse ed il caldo ambiente lavorarono in favore di Alberto. Una signora diversa, cordiale, curiosa e disponibile: una sorpresa;  assunse le vesti di regista: "Pensi a situazioni piacevoli: un viaggio in compagnia di una persona briosa, una serata in un locale accogliente, un incontro ravvicinato..." Le pose di Susanna erano mutevoli ed espressive, seguiva i consigli alla lettera. L'emozione creò qualche problema ad Alberto, talvolta il calore del viso faceva appannare il mirino della macchina fotografica con conseguente sfocatura delle immagini; fu costretto a ripetere alcune inquadrature ma il risultato finale fu inappuntabile. Esaminò le foto nel monitor dell'apparecchio, espressioni delle singole foto: - leggermente ironica; - misteriosa; - sorridente; - soddisfatta; - furbetta; - pensierosa; - carinissima; - ti piacerebbe... - forse, spera; - allegrissima; - curiosa; - sospettosa; - non mi manca nulla; - un pò triste; - sono una vera donna; - ho i miei problemi.. - aperta; - ti entro nel cuore; - simpatica; - non c'è niente da fare! Quest'ultima espressione fece rattristare Alberto, non che ci sperasse troppo, era un sogno che lo tormentava ma la speme è l'ultima a morire. Al si rivolse alla dea della speranza: "Accogli Elpis la mia istanza un pò lasciva ma giustificata da cotanta bellezza, fa che mi guardi con benevolenza, lo sai, sono un vecchio pagano amico di Hermes, se riuscirò nel mio intento ti sacrificherò il montone più grasso, anzi un vitello, meglio ancora un bue. Elpis ti offrirò tutto quanto possiedo ma ti prego aiutami, dammi una mano sì che possa sperare alterimenti non solo non ti sacrifico nulla ma ti mando a f....!

  • 27 giugno 2015 alle ore 17:16
    I DESIDERI DI ALBERTO.

    Come comincia: Vorrei essere: - vento per accarezzare la tua 'gatta'; - Zeus per farmi una dea; - Hermes per imbrogliare gli imbroglioni; - acqua per bere vino; - bambino per credere alle favole; - nudista per rifarmi gli occhi; - Tampax per non chiamarmi Carlo (d'Inghilterra); - fuoco per non fumare; - rogo per incenerire le droghe; - stella per posarmi sulla tua fronte; - sogno per averti sopra di me; - morte per starti lontano; - ricco per averti ai miei piedi; - cane per leccarti tutta; - meno fregnone per non correrti più appresso sapendo che non me la darai mai!

  • 27 giugno 2015 alle ore 16:59
    EPITAFFIO DI ALBERTO.

    Come comincia: Hermes, dio dei ladri e degli imbroglioni, fa che il mio sonno eterno sia consolato da ciò che più ho amato nella vita: da immagini di fanciulle leggiadre e disponibili, di deschi imbanditi di cibi succulenti e di squisiti vini da gustare in compagnia di conviviali spensierati e festanti e fa sì che non sia perseguitato da immagini funeree di predicatori, di piagnoni o, quel che è peggio, di imbecilli. Fammi ricordare i vecchi amori: la dolce Raffaella dalle mani sapienti; la sorridente Adriana dalle tette prorompenti; la piccola Tiziana, piccola si ma dalla bocca infuocata; la dolcissima Miriam sempre pronta a girarsi di spalle; l'appassionata Violetta dalla natura sempre umida. Infine fammi dimenticare la mia bellissima consorte Anna: elegante, di classe, altera, profumata, incantevole ma tanto algida e scostante. 'Ciccio' non ha un buon ricordo di lei ma, in compenso, si è consolato con la sue amiche. Infine, Hermes, ti prego, fa che nell'aldilà, io che non sono stato mai malizioso nè imbroglione, lo diventi per non farmi fregare da santi, da madonne piangenti, da diavoli e da preti furbacchioni padroni dell'aldilà come lo sono dell'aldiqua!