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Racconti di Alberto Mazzoni

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  • 27 giugno 2015 alle ore 16:46
    A TATA LA MAGICA

    Come comincia: O magica Tata regina di goduria, meravigliosa dolce compagna delle mie notti insonni appari a me timida, riservata, delizziosa seminascosta in un morbido cespuglio. Ondeggi deliziosamente quando la tua padrona passeggia, invisibile in quel momento, sicura del tuo fascino erotico.
                                   Ti immagino, ti vedo, ti sento.
    Il tuo silenzio è assordante, sei dispensatrice di felicità che travolge i miei sensi. Parla alla tua signora, dille dei miei fremiti, del tremore che mi assale al pensiero della tua esistenza, dille di essere generosa, sarò il tuo eterno schiavo. Mi basterebbero anche dei baci, dei piccoli morsi per inebriarmi della tua intensa fragranza, ti terrei fra le mie labbra succhiandoti dolcemente, lungamente sinchè un interminabile fremito non verrà a svegliarti dal sonno con dolci sussulti riverando nella mia bocca un fiume morbido, inerrastabile, profumato. Così ti sogno, ma il sogno diverrà mai realtà? Tutto il mio essere te lo chiede, al solo tuo pensiero sento la mie viscere stringersi, il cuore battere velocemente, il respiro diventare affannoso. Ti prego dai un segno positivo al tuo eterno, sconsolato e fiducioso innamorato, abbi pietà ed anche un pò di comprensione, cazzo!

  • 02 giugno 2015 alle ore 17:33
    TATA IN CONGRESSO

    Come comincia: Il rumore delle ruote e il dondolio del treno cullavano Alberto, (Al per gli amici), gli facevano provare una piacevole sensazione di rilassamento. Abbandonato sulle ginocchia il libro che stava leggendo, s’immerse nei suoi pensieri: cosa aveva potuto mutare un sentimento di simpatia in qualcosa di più profondo? Arduo darsi una risposta, non riusciva a comprendere cosa fosse cambiato in lui tanto da avere sempre dinanzi agli occhi l'immagine di quella persona, di avvertirne costantemente la presenza, di camminare fra la gente come avvolto in una nuvola che lo estraniava da tutti facendogli percepire la sua aura sempre vicina. Una sensazione eccitante ma anche dirompente perché occupava tutto il suo spirito sino a sfinirlo.
    Negli ultimi tempi l'aveva osservata più attentamente: l'avevano colpito le labbra deliziose truccate in maniera non eccessiva, assolutamente non volgari. Gli occhi erano specchio del suo stato d'animo: luminosi quand'era allegra, sognanti al pensiero di suo figlio, tetri quand'era amareggiata, impenetrabili quando ergeva un muro dinanzi ad interlocutori indisponenti.
    Questa era Tata.
    Finalmente Al giunse a Verona, un taxi, l'arrivo in albergo.
    “Vorrei una stanza matrimoniale ed anche vedere il libro delle presenze.”
    “Signore, è assolutamente inusuale ed anche proibito e poi abbiamo un convegno di bancari... faccia presto.”
    Il portiere aveva rapidamente cambiato opinione dopo aver intascato un cinquantino.
    Scelta la stanza al piano desiderato (quello di Tata), una rapida rinfrescata e Alberto approdò nella hall. Vide madame che stava conversando con due signore, che fare? Intuizione, si recò nella sala da pranzo che i camerieri stavano allestendo per la cena. Girando fra i tavoli, Max prese visione di quello riservato a Tata e a suoi colleghi.
    “Cameriere, vorrei un tavolo vicino a questo.”
    “Impossibile signore, son tutti prenotati... quasi tutti questo è libero.” Il solito cinquantino lo aveva ammorbidito.
    Al, volutamente, si recò a cena in ritardo rispetto agli altri commensali e si posizionò in modo di poter osservare Tata di profilo. Nel di lei tavolo c'erano tre signori di mezza età, suoi colleghi, sorridenti, disponibili, loquaci, speranzosi di piacere, patetici! Tata aveva stampata in viso l'espressione sua tipica per quelle occasioni: sorriso a mezza bocca e sguardo divertito.
    Finito di cenare si alzò imitata dai commensali: “Signori sono stanchissima, a domani.”
    Al, per non dare nell'occhio, fece passare un po’ di tempo prima di alzarsi a sua volta ma non riuscì a raggiungerla, si ritirò nella sua stanza.
    Squillo del telefonino: “Caro fra mezz'ora da me, la porta è socchiusa.”
    Doccia veloce, dentifricio profumato, pigiama di seta. Tutto a posto Al si rimirò nello specchio, l'immagine riflessa era di suo gradimento.
    Mai una mezz'ora gli era sembrata così lunga, controllava continuamente l'orologio e, finalmente, scoccato il tempo, a passi veloci raggiunse la camera di Tata, ci si infilò colpito dal buio che vi regnava, solo una lamina di luce filtrava da sotto la porta del bagno.
    A tentoni raggiunse il letto e si pose una domanda amletica: “Dove era abituata a dormire, a destra ovvero a sinistra? Resosi conto dello sciocco interrogativo, Al si rispose da solo nella lingua madre: “Ah fregnone, pensi che sto pezzo de gnocca è venuta qua pé 'n riposino? Se po’ da esse più 'mbecille?” Il romanesco potrà pure essere volgare, ma è sicuramente efficace!
    La porta del bagno finalmente si aprì, la figura di Tata emerse in controluce fasciata in un delizioso baby doll che ne sottolineava la snella figura. A contatto col suo corpo Max fu inebriato dal profumo sensuale della sua pelle.
    “Accendo l'abat jour, voglio parlare con mio figlio.”
    “Mamma, tutto bene, passami Alessandro... Mammina vuole darti tanti bacini prima di dormire, come stai?”
    “Io sto a letto con la nonna, tu con chi dormi?”
    “Cosa dice mammina, sono sola... buona notte.”
    Tata aveva spento la luce ma era rimasta di spalle, Max imbarazzato non sapeva come comportarsi, la sentiva singhiozzare sommessamente, tremava un po’ e si era coperta il corpo col lenzuolo. Ad Alberto non restò che ritirarsi nella sua stanza, malvolentieri, in considerazione anche del notevole incazzamento di Ciccio...
    Quella notte Al cercò di leggere un libro giallo, lo riprese più volte ma, infine, l'incolpevole libro fu sbatacchiato malamente contro un muro.
    Il giorno seguente, l'amata era occupata col congresso in una sala dell'albergo; Max gironzolò nei dintorni dell'edificio ma non trovò nulla d'interessante o, forse, non era dell'umore adatto per apprezzare alcunché.
    All'ora di pranzo madame era seduta al tavolo con i soliti signori in verità piuttosto perplessi: non li degnava nemmeno di uno sguardo, mangiava silenziosamente con il viso abbassato.
    Il pomeriggio passò con Tata impegnata in una riunione e con Al spaparanzato in una poltrona della hall a leggere i giornali.
    Durante la cena la dama sembrava essersi ripresa, per la gioia dei commensali era diventata più loquace e sorridente. Al si alzò dal tavolo e vide che lei lo seguiva con lo sguardo.
    In camera si sentiva come un pugile suonato, si era innamorato come uno studentello, quel sentimento gli faceva paura non l'aveva mai provato così profondamente... Il suo telefonino squillò: “Fra dieci minuti sono da te.”
    Al aveva lasciato accesa la luce del vano del bagno, la stanza era in penombra quando l'agile silhouette della benamata si stagliò per un attimo nella porta d'ingresso contornata dalla luce del corridoio, entrò con passo ancheggiante, si sdraiò sul letto dando le spalle a Al ma non ebbe il tempo di girarsi ché sentì qualcosa di consistente penetrarle fra le cosce, quel qualcosa sollecitava sempre più il clitoride. Il suo cuore cominciò a batterle violentemente, si dimenava per far aumentare il piacere. Al la girò supina, incollò le sue labbra su quelle della morbida 'gatta', il piacere di entrambi era alle stelle, Al salì con la bocca sempre più in alto: il pube, l'ombelico, le morbide tette, il collo e infine la bocca. Un bacio violento, appassionato sempre più profondo. Tata assaporò per la prima volta il sapore della sua 'gatta', sapore trasportato dalla bocca di Max, una sensazione particolare mai da lei provata. Si vendicò prendendo Ciccio in bocca mordendolo piuttosto rudemente, a lei, talvolta, piaceva esercitarsi in qualche dispetto erotico per poi ridersela fragorosamente, si faceva perdonare quella marachella col suo delizioso sorriso.
    Si era di nuovo scatenata, la sua natura passionale la portò a prendere l'iniziativa e a sottomettere Al cavalcandolo con movimenti circolari del bacino per fasi penetrare più profondamente, il suo punto 'G', fortemente sollecitato, la faceva fremere di piacere sin quando una nube di voluttà non la avvolse completamente. Al la mise supina, la penetrò di nuovo con forza sin quando inondò la vagina con la sua calda spuma. Tata riuscì a prolungare il piacere e a raggiungere un nuovo orgasmo più travolgente del primo.
    Pian piano i sussulti cessarono, Al si rialzò. Tata rimase inerte senza più forze a gambe divaricate.
    Quello fu l'unico loro rapporto intimo. In seguito s’incontrarono in compagnia dei relativi coniugi, mai un cenno, mai uno sguardo d'intesa, dentro di loro un sogno appagato, un ricordo dolcissimo, il loro segreto.

  • 02 giugno 2015 alle ore 9:54
    UNA DIFFICILE CONQUISTA AMOROSA

    Come comincia: “Mi scusi signore, ho urgente bisogno di andare all’aeroporto di Catania, se crede di potermi dare un passaggio la compenserò con qualsiasi cifra, la prego!”
    L’autrice di questa frase era una signorina decisamente piacevole, decisamente bella, decisamente giovane, decisamente di classe, decisamente bionda oltre che decisamente alta: 1,80.
    Dire che Alberto era perplesso era il minimo, quando mai ti capita una situazione del genere non tanto per la cifra che avrebbe potuto guadagnare quanto…il solito zozzone.”
    “Signorina io penserei ad un altro genere di compenso, sempre che lei…”
    “Sempre che io…non pensa di correre un po’ troppo e non poi mi sarei aspettata una proposta di tal genere da un maresciallo della Benemerita!”
    “Gli appartenenti della Benemerita, come li chiama lei, sono i nostri cugini Carabinieri, io appartengo alle Fiamme Gialle, Finanza per capirci.”
    “Che i Finanzieri fossero…”
    “Chiudiamola lì altrimenti andiamo nel penale; penso di aver indovinato il suo pensiero forse ispirato dalla visione della mia Jaguar  X Type. Come fa un appartenente al Corpo della Guardia di Finanza a possedere un cotal vettura costosa se non…nel mio caso c’è una spiegazione valida: il decesso della novantenne zia Giovanna proprietaria di una villetta lasciata in eredità al cinque nipoti di cui uno è alla sua presenza, non mi sono offeso anche io al suo posto… e poi come si fa ad offendersi dal detto di una cotal beltade!”
    “Adesso viene fuori la sua cultura classica, ne riparlerei volentieri qualora lei aderisse alla mia richiesta di accompagnarmi all’aeroporto di Catania, durante il viaggio potremo fare conoscenza. Oh guarda pure il navigatore satellitare, la televisione, quanti aggeggi, un salotto, complimenti!”
    “Domanda d’obbligo, cosa ci fa una signorina alle sette di sera a Messina, in viale dei Tigli 23 tanto più che non mi risulta che abiti da queste parti?”
    “Mi è stato comunicato che è deceduta la signorina Marilena Tavilla, era una cugina di mia madre e proprietaria dell’appartamento al quarto piano della scala B). Io sono Maria Belfiore, architetto, abito a New York, o meglio a Manhattam, non sono riuscita a contattare l’amministratore del vostro condominio, tutto sommato a questo punto non posso perdere altro tempo, debbo rientrare in America ed il mio volo parte da Catania alle ore 23 e non sono riuscita a trovare un taxi.”
    “Chi le parla è Alberto M., celibe,  disposto ad accompagnarla a Catania, senza compenso anche se a malincuore dato che non avrò alcuna possibilità di rincontrarla cosa che invece anelito…”
    “Il suo modo di esprimersi è molto particolare, mi viene da ridere, quello che lei definisce anelito, yearning in inglese, è il desiderio spasmodico di desiderare qualcosa che io penso irraggiungibile.”
    “In un’ora saremo a Catania, avremo anche tempo per cenare e conoscerci meglio sempre che non le sembri troppo invadente.”
    “Ma si,  tutto sommato lei è una persona piacevole, ha un accento  particolare, non mi sembra siciliano.”
    “Romano de Roma ma trapiantato a Messina per servizio anche se rimpiango un po’ la mia Roma. Vede il romano è un tipo particolare è quello del ‘volemose bene’, insomma un compagnone, talvolta forse un po’ invadente ma in fondo simpatico.”
    “Lei è anche un furbacchione, sta facendo le lodi di se stesso ma…non ci esce niente ah ah ah!”
    “Non ci pensavo assolutamente!”
    “Ci pensava, ci pensava anzi ci pensa.”
    “Va bene cara, ci penso e vorrei darle del tu cambiandole però il nome, meglio Mary all’inglese, il nome Maria mi riporta ad una triste storia.”
    “Lasciamo la triste storia e diamoci del tu, andiamo in aeroporto, voglio cambiare la data di imbarco, la Sicilia mi piace e vorrei visitarla.”
    “Questa si che è un colpo di…”
    “Di culo, dillo apertamente, di culo, non te l’aspettavi, la tua faccia tosta è stata premiata!”
    Sbrigata la pratica burocratica Mary ed Alberto entrarono in città a Catania e si infilarono in un ristorante di lusso, quello con camerieri in divisa, in po’ costoso ma…
    “Sei mio ospite d’altronde non è che un maresciallo della Finanza…”
    “Sino a pagare una cena ci arrivo, certo devo pagare la rata del mutuo ma ‘semel in anno licet insanire.”
    “Guarda che anch’io ho studiato latino: ‘una volta all’anno è lecito fare cose pazze’ più o meno questa la traduzione solo che la cosa pazza è a mio carico.”
    Finita la cena con lauta mancia (cavolo la baby doveva passarsela bene!) decisione inaspettata:
    “Torniamo a Messina, se non hai impegni affettivi vorrei dormire a casa tua che ne dici?”
    “Altra botta di…”
    “Allora è un si, vai piano mi voglio gustare il viaggio, fermati un attimo.”
    Un bacio inaspettato, profondo , sensuale.
    “Sono fortunata baci bene e penso che anche il resto…”
    Alberto a quarant’anni in fatto di sesso non era alle prime armi ma Mary con i suoi modi era stata una sorpresa, una piacevole sorpresa ed il futuro si appalesava denso di buone prospettive.
    “Mai vista una casa di uno scapolo ordinata e con mobili di buon gusto, complimenti!”
    “I mobili per la maggior parte appartenevano ai miei genitori ed ai miei zii, come vedi ci sono anche quadri di valore come quelli Orfeo Tamburi che non mi potrei permettere di acquistare.”
    “Che panorama, si vede il porto di Messina e tutta la costa calabra illuminata, una goduria, non mi viene voglia di andare a dormire.”
    “E chi parla di dormire!”
    “Albertone, ricordati che per una donna (a proposito ho trent’anni), dicevo che per una donna mollarla la prima volta è da…”
    “Mignotta, ma io adoro le mignotte!”
    “Per me va bene il divano, tu resta nel tuo lettone che penso abbia visto transitare un bel numero di giovin signore e signorine.”
    “Le mia preferenze erano per le signore che, in linea di massima, non avevano alcuna voglia di creare a me problemi lasciando il marito.”
    “Insomma una botta e ognuno a casa sua se ho capito bene.”
    “Ci hai azzeccato e questo forse perché non ho mai trovato quella giusta…”
    “Stanotte me la rifarò con Morfeo, vedo che hai due bagni, col tuo permesso mi impossesserò di quello più grande.”
    “Se ti leggo bene nel pensiero ho capito come finirà la situazione.”
    “Hai letto bene, buona notte!”
    Buona notte non fu, Alberto dopo essersi girato un bel po’ nel lettone, decise di alzarsi. Posizionò una poltrona sul terrazzino anteriore, occhi semi chiusi, respirazione lenta e distensiva per cercare di ammutolire ‘ciccio’ in crisi…
    Pare che anche dall’altra parte la situazione non fosse dissimile, Mary aveva aperta la vetrata del salone per far entrare una fresca aria notturna  e…
    La storia ebbe la fine prevista: i due si incontrarono sul terrazzino anteriore, lungo abbraccio e poi ambedue posizionati sulla chaise longue di Alberto sul terrazzino, quello della visione sulla Calabria.
    Chi disse che vale più un abbraccio che…ci aveva proprio azzeccato. I due assaporarono le dolcezze del tenero amplesso sino all’alba quando decisero che il lettone era cosa migliore.
    “Hai rifornimenti meglio di un bar: latte, caffè,yoghurt, marmellate, biscotti, fette biscottate integrali, toh pure le prugne californiane, mi sento come a casa mia!”
    Alberto non aveva voglia di parlare, più guardava Mary e più apprezzava la sua bellezza sottolineata da un baby doll rosa che lasciava intravedere…
    Mary con intuito femminile aveva capito la situazione ma non aveva alcuna voglia di capitolare , si era creata una situazione strana, lunghi silenzi…
    “Lettura del tuo pensiero: ho conosciuto tante femminucce ma una come te…mi hai scombussolato, turbato, sconvolto, frastornato, agitato, confuso, è il tuo silenzio che parla!”
    “Dato che hai preso in mano la situazione che ne diresti di farmi partecipe della tua vita, ad intuito penso che dovrebbe essere piuttosto complicata, mi sbaglio?”
    “È piuttosto complessa ma non so sino a che punto tu sia tanto anticonformista da poterla capire.”
    “Solo se nel tuo curriculum c’è un omicidio per il resto non ho problemi soprattutto in fatto di sesso.”
    Mary si era rasserenata , di nuovo sulla chaise longue e:
    “Rimandiamo, per favore, la Sicilia mi dicono è molto bella, che ne dici di farmela visitare, per il denaro non c’è problema, la mia famiglia, di origine italiana, è benestante.”
    “Bien allora facciamo le valigie.  Ho pensato ad un albergo sotto Taormina.”
    Villa S.Andrea  è situata sul mare, spiaggia privata, scogli, sabbia fine e scogli sparsi.
    “Non finirò mai di ringraziarti, non pensavo che esistessero posti tanto incantati, non so se sia l’aggettivo giusto, in famiglia parliamo l’inglese e talvolta sbaglio le parole in italiano.”
    La cucina era all’altezza del luogo, uno chef raffinato, piatti siciliani, Mary era entusiasta di tutto.
    Il pomeriggio a Taormina con la teleferica, acquisti a go go, granita alla panna e rientro in albergo.
    Ogni tanto qualche abbraccio in segno di riconoscenza, anche qualche timido bacio, un pò poco per Alberto il quale a letto si trovò dinanzi alle deliziose spalle della compagna, spalle e niente più.
    La mattina, dopo colazione, una sorpresa: in cabina Mary aveva indossato un cappello a larghe tese, un paio di occhiali molto grandi e poi si era infilata un costume alla brasiliana, insomma quello che cinge il corpo, (pube rasato),  molto simile a dei fili.
    Reazioni in spiaggia: i vecchietti: che bei ricordi, i mariti: occhi di fuori dalle orbite, le mogli: ‘non hai mai visto una donna?’, I bambini: perché la mamma è tanto arrabbiata, gli adolescenti: rientro precipitoso in cabina per un cinque contro uno!
    La mattina seguente: “Hai gli occhi di un cucciolone bastonato, stasera…”
    Gita all’Isola Bella, il barcaiolo non sapeva dove mettere gli occhi: “La signora è straniera?” Sguardo di Alberto: “Fatti i cazzi tuoi!”
    Com’è lunga un giornata quando si aspetta la sera per qualcosa di indefinito ma credibilmente piacevole.
    Doccia insieme, bacini, bacioni e poi: “Ti dispiace se te lo prendo in bocca?”
    “Che domanda, vai…"
    Il lungo digiuno ebbe l’ovvio effetto di far godere subito ‘ciccio’, Mary ingoiò il tutto e seguitò sin quando il cotale se la godette alla grande una seconda volta, la baby si era dimostrata proprio brava, una bella sorpresa!
    Rotto il ghiaccio Alberto si aspettava qualcosa di più ma:
    “Non te la prendere ma non me la sento ancora per un rapporto completo, ho un cattivo ricordo, abbi pazienza.”
    Alberto bene o male pazienza se la faceva venire ma che poteva essere quel cattivo ricordo?
    “Sin dalle scuole medie sono molto amica di Betty, una siciliana piccolina, bruna, simpaticissima, sempre allegra. È stata una cosa normale avere con lei rapporti intimi, era come un gioco piacevole. Al college avevamo una stessa stanza con due letti che univamo per i nostri giochetti.
    Laureate e trasferite a New York per lavoro in uno studio di architettura, Betty si innamorò di un ragazzo bellissimo, alto, biondo, occhi azzurri, il migliore dello studio.
    “John mi ha chiesto una cosa particolare…non vorrei che la prendessi male, vedi…”
    “Betty vai al dunque, ci conosciamo toppo bene, dì la verità ti ha proposto un giochetto a tre?”
    “Si ma non vorrei che cambiasse qualcosa fra di noi, il nostro rapporto di amicizia viene prima di tutto, sto male da giorni.”
    Accettai per accontentarla, non che ne fossi entusiasta ma per l’amica del cuore…
    L’incontro fu programmato in casa di Betty, era un sabato sera e John ci fece una sorpresa quando si presentò con un amico sud americano, forse brasiliano, basso, tozzo, un po’ volgare.
    Senza tanti preamboli John volle avere un rapporto con me, fra l’altro non prese alcuna precauzione, una situazione spiacevole, Betty in un’altra stanza col sudamericano e poi, colpo di scena, tutti e quattro in uno stesso letto e i due maschietti che avevano un rapporto anale fra di loro.
    A quel punto sono fuggita schifata, piangendo ho raggiungo casa mia, due giorni dopo sono partita per venire a Messina, fine della triste istoria che, come puoi immaginare, mi ha lasciato un segno profondo, ora puoi capire il perché del mio agire.”
    Alberto abbracciò forte forte Mary, stettero così a lungo sino allo spuntare del sole.
    “Non ho più sentito Betty, ritornare allo status pre non sarà facile non per il rapporto con lei ma per il lavoro, dovrò cambiare studio ma per ora voglio godermi questa vacanza con un uomo favoloso, conosci un uomo favoloso, io si.”
    Tour della Sicilia: Termini Imerese, Palermo, Trapani, Agrigento, Siracusa, Catania e rientro a Messina.
    “Papino mi ha mandato tanti soldini, lui è di origine siciliana, era felice quando gli ho descritto il giro della Sicilia e la conoscenza profonda e affettuosa di un cotale che ogni giorno mi è più caro (e al quale ho concesso tutto, ma questo non l’ho detto a papino).
    Uno studio di architettura a piazza Cairoli a Messina meta finale di Mary sempre più innamorata della Trinacria e di un suo abitante…
     
     

     
     

  • 21 maggio 2015 alle ore 11:20
    MALEDICTA SENECTUS

    Come comincia: Da giovane non credevo che sarei mai invecchiato, gli anziani erano una categoria alla quale non avrei mai voluto appartenere, odiavo i loro 'fiori della vecchiaia', si quelle macchie color bruno che invadono tutto il corpo, un segno tangibile e inoppugnabile del'avanzare degli anni.
    Altri inconvenienti della vetustas? Tanti, tanti: assumere un numero incredibile di medicine al giorno. Io, da parte mia, ne conto quattordici, si quattordici. Il mio medico di base è una dottoressa preparata, sempre allegra, disponibile, dalla memoria formidabile. Ha stampata in mente tutta la mia cartella clinica: malattie e relativi medicinali al contrario di me che son costretto a ricorrere al computer per ricordare gli orari dei 'medicamenti' da assumere dalle ore 5,30 del mattino. Si 5,30 orario in cui inizio i miei esercizi fisici indispensabili per mantenermi in forma per ridurre gli inconvenienti di quattro operazioni chirurgiche ortopediche, Pinocchio rispetto a me...
    Ovviamente poi prima di andare dal medico di base occorre eseguire tutta una serie di esami: del sangue innanzi tutto e poi radiografie, risonanze magnetiche, ecografie, gastroscopie, colonscopie, ecocardiogrammi, color doppler, flussimetrie, tac ed altri che al momento mi sfuggono. Poi le visite specialistiche presso: ottici (due cataratte), urologi (tumore alla vescica), gastroenterologi, cardiologi, internisti, diabetologi, dentisti, neurologi, dermatologi, psicologi, endocrinologi...fra parentesi la maggior parte dei medici ha in odio le fatture e si fanno pagare le loro prestazioni un occhio della testa: "Se vuole la fattura tanto altrimenti occorre aggiungere l'IVA" facendo finta di  ignorare che la legge non prevedere da parte loro questo balsello. Spulciando le loro dichiarazione dei redditi si evince che guadagnano meno di uno spazzino! Glisson: ho dimenticato 'l'atterraggio' in farmacia: dolori per la mia cara carta di credito, un vero e proprio salasso!
    Avrete capito perchè odio la vecchiaia, da giovane spendevo i miei soldini in modo decisamente più piacevole e più proficuo.
    Veniamo alla mia prima moglie, oltre ad essere più anziana di me era...lasciamo perdere, l'ho cancellata dalla mia mente, non ricordo nemmeno il volto, sempre corrucciato, liticato col mondo.
    Un episodio: la mia ex era un'insegnante elementare, nulla di male direte voi e qui vi sbagliate! Una volta andai a trovarla a scuola, durante l'intervallo vidi che parlava con altre tre sue colleghe, parlavano tanto animatamente che gli alunni erano spariti dalle vicinanze. Io mi appropinquai pian piano dietro di loro e, braccio in avanti, feci cenno di contare il loro numero. Fui assalito dalla mia ex: "Che cavolo vieni a fare a scuola, pure qui rompi i ...non basta a casa e poi che hai da contare!"
    "Ho notato che siete in quattro ma parlate per cinque ah, ah, ah..."
    Male me ne incolse, fui inseguito dalla furia selvaggia di quattro erinni (ma era come se fossero cinque come da me osservato!)
    Una maestra infiltrata nella categoria, mia amica, amica, amica....insomma avete capito, giorni appresso mi riferì che l'episodio era stato riportato al direttore il quale, osservato un insieme di maestre parlanti fra di loro: "Quante siete, vi debbo contare?" suscitando gli sguardi fulminanti delle interessate.
    Ogni tanto veniva fuori un casino combinato dalla mia ex.
    "Alberto debbo dirti una cosa importante, non per telefono, vediamoci a casa mia, mio marito è in missione, mancherà tre giorni.
    Quanto amo i mariti in missione!
    Federica, quella mia amica, abitava in una villetta isolata alla fine della via Palermo qui a Messina, villetta arredata con gusto e, perchè era inverno, riscaldata al massimo il che ci faceva certamente piacere e ben presto ci eravano ritrovati, privi dei vestimenti, sotto la doccia.
    Dopo un lungo e piacevole contatto sessuale ed un meritato post ludio, premesso che Federica era un funzionartio della Banca di Credito Popolare:
    "Tua moglie ha un conto separato presso la mia banca, ogni mese ci versa somme varie, in parole povere ti frega i soldi, regolati!"
    Questa ed altre non favorevoli situazioni della consorte mi furono di aiuto dinanzi al giudice che doveva sancire la nostra separazione legale, fra l'altro quel giudice aveva dimostrato di avere un buon senso dello humor:
    "Signori belli oltre a quanto raccontatomi non avete figli, avete ognuno un  buon reddito, non andate d'accordo che c...o volete, vendetevi la casa e ognuno per i fatti propri!" 
    Riuscìi ad acquistare la metà della magione, intestata ad entrambi, anche per preservare i mobili ereditati da miei parenti. Per pagare 150.000 euro accesi un mutuo bancario aggiungendo i risparmi miei a quelli della dolce Anna. Cosa strana anche la futura suocera contribuì all'acquisto della casa, suocera arrivata a più miti consigli visto l'amore sviscerato della figlia per quel...insomma per me che in fondo gli ero diventato pure simpatico.
    A che punto è giunta la travagliata storia fra Anna e me?  Sposati, varcata la soglia degli ottanta anni con acciacchi vari propri della mia età, Annina, sempre innamorata, coccola 'il suo bel vecchietto' che più bello non è più: fiori della vecchiaia spuntati un pò dovunque, spina dorsale diventata una esse che mi porta a camminare di traverso come un'auto incidentata, assunzione di medicinali oppiacei per far diventare i dolori più sopportabili, insomma, mio malgrado, ero diventato pure un drogato. Dieta? Ferrea per non aumentare di peso e causare danni alle varie protesi ortopediche e 'ciccio'? con l'aiuto di Anna si 'arrangiava'.
    Tutto sommato una vita sopportabile; per consolarsi il classico detto 'c'è chi sta peggio di me'. Se siete ottantenni capirete quello che ho detto. L'importante,? L'importante è avere vicino una 'damina' innamorata che ti coccola.
    Conclusione: la vecchiaia è di per sè una malattia, ci potete credere, ' senectus morbus est' lo dicevano anche i latini!

  • 17 maggio 2015 alle ore 16:44
    NOSTALGICHE TRISTEZZE

    Come comincia: Jesi (Ancona), aprile 1981.Sotto la luce di una lampada da tavolo papà Armando dipingeva su una tavoletta di compensato. L’ultimo suo ‘capolavoro’ un paesaggio georgico: cielo imbronciato, in lontananza casetta di contadini con aia, due pagliai, un deposito attrezzi, un pantano con oche e anatre, e poi, in primo piano, un contadino intento al  duro lavoro di zappatore.Il monocolore beige dava un senso di pace e di tranquillità.Uno sguardo verso il figlio Alberto senza parlare, voleva un suo giudizio che non poteva non essere che di ammirazione; cosa si poteva pretendere di più da un ex funzionario di banca che, abbandonata la partita doppia, si era incamminato nel difficile lavoro di pittore, si ormai per suo padre la pittura era diventato un lavoro, aveva imparato anche a fare da sé le cornici, si era comprata tutta l’attrezzatura.“A’ papà sei er mejo!”“Ti ringrazio, nella pittura ci metto tutto me stesso, da vecchio impiegato mi sono trasformato in artista della domenica…”“Papà sei un artista di tutti i giorni della settimana!” Mentre parlava Alberto sentiva il suo cuore stringersi, quanto aveva ancora da vivere suo padre? Un tumore alla vescica lo stava distruggendo fisicamente e moralmente infatti poco dopo Armando abbandonò i pennelli e riversò il capo sul tavolino, un pianto dirotto, i dolori si facevano sentire.“Mamma chiama il dottor Tinelli e telefona a Vasco a Pesaro, che venga subito qui.” Suo fratello Vasco era Tenente Colonnello Comandante del Gruppo della Guardia di Finanza.Nel frattempo Armando faticosamente si era messo a letto, occhi chiusi, non si lamentava più per orgoglio.“Dottore ormai siamo alla fine, vorrei almeno che mio padre soffrisse meno, gli prescriva della morfina.”“Le leggi attuali me lo proibiscono, la morfina è prescrivibile solo se il malato è prossimo alla morte suo padre…”“Secondo lei mio padre…”Alberto uscì dalla stanza, non  voleva farsi vedere piangere, uscì nel terrazzo, dominio della madre Mecuccia, tanti alberelli e piante in quel momento fioriti in contrasto con la morte che incombeva su quella casa.Nel frattempo era giunto Vasco in compagnia dell’autista e del capitano Comandante del Nucleo di Polizia Tributaria di Pesaro.“Vasco il dottor Tinelli non vuol prescrivere a papà la morfina…”“Dottore provveda immediatamente a stilare la ricetta, le dico immediatamente!”“Lo sa le disposizioni di legge…”“Capitano provveda a mettere le manette al dottore per ‘omissioni di atti d’ufficio’, le dico immediatamente!” “Va bene provvedo a scrivere la ricetta.”Il farmacista alla vista di tre appartenenti alla Guardia di Finanza di cui uno di sua conoscenza, non fece obiezioni, sei iniezioni di morfina.Dopo cinque minuti il medicinale fece il suo effetto, Armando si era addormentato, i quattro, anche per rilassarsi, andarono a mangiare al ristorante ‘Galeazzi’ lasciando a casa solo mamma Mecuccia con Mariola.Il padrone del ‘Galeazzi’ vecchio amico di famiglia, era a conoscenza delle condizioni di salute del signor Armando, non fece domande, capiva il silenzio dei suoi avventori. Il vecchio Armando era benvoluto dagli jesini, era una figura storica che aveva fatto del bene a tutti, durante la guerra, rimasto a casa per la sua gamba di legno, aveva provveduto ad aiutare con donazioni (era proprietario di vari terreni agricoli) tanti indigenti.Al rientro a casa c’era voluta un’altra iniezione di morfina praticata da Alberto con le mani tremanti, il dolore era ripreso più violento che mai. Così si era andati avanti sino alle ventidue quando finalmente un dio, al quale Armando vecchio ateo non aveva mai creduto,  lo prese con le sue mani misericordiose. Tutta la via Giani venne a conoscenza dell’accaduto, tutti gli apparecchi televisivi furono spenti in segno di lutto, Rik Rotondo, vecchio trombettista, iniziò i suoi suoni lamentosi e tristi.Il giorno seguente i funerali ai quali parteciparono anche i vari comandanti di reparti della Guardia di Finanza dipendenti da Vasco, in tutto erano circa venti persone in divisa che. dopo il funerale,  sciamarono per le vie di Jesi creando del panico fra i vari esercenti alcuni dei quali abbassarono le saracinesche. Vasco rientrò a Pesaro portando con sé mamma Mecuccia, Alberto rimase solo nell’attico di via Giani, Mariola, la portiera di palazzo, seguitò a sbrigare le faccende di casa come in passato.Alberto nei giorni seguenti visse girando per i posti nei quali era vissuto da giovane, erano in gran parte cambiati: nuovi immancabili supermercati, costruzioni rifatte, rioni nati dove prima c’era la campagna e piacevole novità, notò che vicino a casa dei suoi c’era l’abitazione di Nella sua antica fiamma.“Mariola m’è parso di vedere in quella casa di color rosso una mia amica da studente, si chiama Nella Pergolizzi, non conosco il nome da sposata.”“Gatti il cognome del marito, è geometra a lavora ad Ancona, non hanno figli.”Mariola di antica schiatta contadina, di furbizia nata, condì le notizie fornite con un sorrisetto, capì che Alberto voleva rinfocolare un’antica fiamma giovanile.Erano le nove del mattino: “Gentile signora Nella non immaginerà mai chi parla al telefono…”“Caro signor Alberto, avete scombussolato mezzo paese e pensi che non ti riconosca, la tua voce è rimasta quella di una volta, se vuoi puoi raggiungermi a casa mia, sono sola.”Passando in giardino Alberto notò Mariola, con la scopa in mano, girata di spalle, faceva finta di scopare.“Buongiorno Mariola.”“Buon giorno signor Alberto io sto per andare a casa sua a preparare il pranzo e lei dove va di bello?”L’interpellato preferì evitare una facile battuta, Mariola sapeva perfettamente le direzione di marcia del buon Alberto.“A zonzo cara Mariola, a zonzo!”Alberto fece un giro largo prima di suonare alla villetta di Nella che si presentò in vestaglia trasparente e con sotto poco o niente, buon inizio.  Baci e abbracci, occhi negli occhi, nessuna conversazione, Nella seduta nel divano, Alberto disteso, la testa sul suo pube. La posizione durò poco perché l’Albertone, annusato il buon profumo di gatta, si mise di buona lena a baciarla intensamente, insomma finì come i due vecchi compagni di scuola avevano immaginato e desiderato.“Signor Alberto la vedo particolarmente allegro, ha fatto qualche buon incontro, qualche vecchio amico…”“Mariola amica, amica non  amico, a me piacciono i fiorellini e non i piselli!”“Facevo così per dire, lei anche da giovane, se non ricordo male…”“Ricordi bene Mariola, ricordi bene!”Alberto restò a Jesi una quarantina di giorni, Nella alcune volte lo veniva a trovare a casa sua, nell’attico paterno a rimirare a quadri di papà Armando e…“Nella domani parto, ho finito i giorni di licenza, lo sai che sono maresciallo della Guardia di Finanza che reclama la mia presenza a Messina, purtroppo le cose belle …”Nella aveva preso a piangere silenziosamente, era stata da sempre innamorata di Alberto,a suo tempo avrebbe voluto sposarlo. Alberto salutata e ringraziata Mariola con lauta mancia, alle sei di mattina caricò la sue valige sulla Y10 e prese la via dell’aeroporto di Jesi per poi immettersi ad Ancona nord sulla Bologna – Taranto e poi sulla Salerno – Reggio Calabria, autostrada orribile, con uscita a Villa S.Giovanni, traghettamento ed arrivo a Messina, erano le diciotto quando mise piede a casa sua in viale dei Tigli 23.La gentile, si fa per dire, consorte Maria era fuori casa, non l’aveva avvisata del suo arrivo, i loro rapporti non erano gran che.Al rientro della consorte inizio della solita diatriba:“Potevi almeno telefonare…”“Se possibile evitiamo, cerchiamo di vivere in pace, mi sono fatto il letto nel salone, se ti va prepara la cena.”Due giorni dopo ritorno in caserma, oltre ad essere capo sezione, Alberto era capo laboratorio fotografico: fotografava di tutto, dagli arrestati alle cerimonie, si imbarcava sulle motovedette, sugli elicotteri per rilievi fotografici, alcune volte aveva fotografato dei luoghi dove veniva coltivata la cannabis, altre volte navi sospette, una carica di armi poi sequestrata, altre volte dei fabbricati sconosciuti al fisco, insomma la sua vecchia passione era diventata per lui un lavoro che lo portava a dimenticare i problemi domestici, si rifugiava per ore in camera oscura ed era diventato molto bravo nelle foto in bianco e nero.Famosa era diventata quella storia di cui si parlava in caserma: in visita d’ispezione a Messina, un generale di Palermo si era portato appresso la figlia notoriamente di una bruttezza, di una bruttezza… insomma brutta. Il comandante della Legione di Messina colonnello Andrea Speciale: ad Alberto:"Mon ami, scatta delle foto a tutti i partecipanti al pranzo ed in particolare alla figlia del generale." "Comandante mi dica che è uno scherzo, Genoeffa la racchia rispetto a lei è miss mondo!" "Ecco vedi mi ha fatto ricordare che devo trasferire qualcuno a Marina di Ragusa, posto isolato soprattutto d'inverno, ti troveresti bene." "Maledetto, mi si è inchiappetato porcaccia miseria! " "Signorina sono il maresciallo fotografo della Legione, il colonnello comandante mi ha ordinato di scattarle delle foto, le sarei grato se..."  "Della sua gratitudine non so che farmene, il colonnello può comandare lei ma non me, lasci perdere." Oltre che brutta la dama era pure antipatica e poi il nome, disastrato pure quello: Cunegonda! "Scusi la mia insistenza ma la situazione è questa: se non riesco a fotografarla c'è pronto il mio trasferimento a Marina di Ragusa, posto incantevole per un anacoreta ..." "Ma lei anacoreta non è anzi penso che ci sarebbe una moltitudine di femminucce flerentes insomma piangenti qualora..." "Signorina, le ripeto sono nelle sue mani." "In fondo mi è simpatico ma non è simpatico quello promessole dal colonnello Speciale, mi farò fotografare ma veda di fare presto."  Capelli sciolti per nascondere le orecchie a sventola, luci diffuse di lato e davanti al viso per ammorbidire i duri tratti somatici, riprese dal basso per..., insomma tutti gli accorgimenti per migliorare un pò la situazione anche col ritocco dei negativi e dei positivi. Alla fine della stampa l'Alberto stesso rimase basito, quella non era certo,la figlia del generale, non era la stessa, evviva, stavolta a Marina di Ragusa il colonnello ci doveva mandare qualcun altro. Alberto era riuscito a trasformare un  obbrobrio in una ragazza dalla meravigliosa beltade, assolutamente irriconoscibile tanto che suo padre generale, nel ringraziare’ il bravo maresciallo fotografo’, aveva scritto in un bigliettino: ‘Il fidanzato di mia figlia non l’ha riconosciuta nelle fotografie.” A parte il fatto che una cotale bruttura potesse avere un fidanzato  aveva fatto molto piacere all’ Albertone il complimento anche se era diventato il bersaglio  degli strali del comandante della Legione. “Appena trovo nà brutta te la manno così me la fai diventà miss mondo!” La romanità del Colonnello era evidente.Un fatto venne a cambiare la vita del ‘bravo maresciallo fotografo’, l’invito ad una festa danzante al circolo ufficiali di presidio. Era stata sua moglie Maria, maestra elementare, ad ottenere l’invito da parte di una collega il cui marito era ufficiale dell’esercito.Un fiammante smoking, comprato per l’occasione,  aveva fatto diventare Alberto in un belloccio anzichenò ed aveva attirato l’attenzione di varie signore, perlopiù attempate, che non avevano disdegnato un ballo col nuovo arrivato anche  l’interessato aveva premesso che, in quanto alla danza, aveva delle strette parentele con gli orsi, ma alle signore poco importava se ogni tanto si trovavano un piedino sotto quello del ballerino.Rottosi le balle con le tardone,  la moglie Maria finita chissà dove, Alberto si rifugiò in una saletta laterale dove si allungò in un accogliente divano, occhi chiusi ad assaporare il suono ovattato dei pezzi jazz provenienti dalla sala.“Sto andando al bar, posso portarle qualcosa da bere?”Chi era che. ..era una dolce fanciulla, circa vent’enne, degna di essere guardata.Alberto, in piedi cercò di inquadrarla: brunetta, 1,65, capelli lunghi, camicetta rosa non proprio piena (insomma scarsa di seno) , pantaloni neri e scarpe senza tacco.“Sono Annamaria M., l’ho disturbata?”“L’unica cosa che mi disturba è la seconda metà del suo nome, di Marie me ne basta e avanza una: mia moglie.“Come presentazione familiare c’è male, insomma la vuole stà bibita?”“Non sto a dirle quello che vorrei (ammesso che le interessi), andiamo in sala, con la scusa del ballo me la vorrei stringere tipo pomicio, ci sta?”  “Mi piacciono le facce toste ma lei esagera, potrei essere sua figlia!”  “Senti figlia mia, quello che potrebbe accaderti in sala è il fatto di poter essere fulminata da sguardi infuocati da parte di una signora di tre anni più attempata di me (ti piace attempata?) insomma mia moglie, ci stai?”“Correrò il rischio anche se altra signora, altrettanto attempata, potrebbe non essere d’accordo col nostro incontro troppo ravvicinato, mia madre che potrebbe essere sua moglie, posso darle del tu come si conviene tra padre e figlia?”“Piccola Anna, andiamo in  sala e vediamo quello che succederà.”I due si misero a ballare ostentatamente prima vicino alla moglie di Alberto poi vicino alla madre di Anna col risultato previsto: sguardi infuocati, fiammanti, scintillanti, fiammeggianti, sfavillanti si incrociarono  col sorriso sfottente della strana coppia per nulla impressionata.“Gentile signorina, finiamola cò stà pantomima altrimenti prende a fuoco la sala, au revoir mon petit chou.”“Grazie per il piccolo cavolo, un giorno mi farò recitare da te una poesia di un autore romantico francese, sempre che nel frattempo non accada un patatrac!, ciao bel signore!”In sala, al contrario della previsione di Anna, non accadde nulla ma a casa…“Non ti sei visto, avevi l’espressione ebete di vainqueur de femmes, non hai capito che sono le femminucce  che si fanno avanti, tu sei solo un qualcosa da usare, imbecille!”L’unica cosa che avevano in comune i rimbrotti delle due signore erano l’aggettivo imbecille che sembra valere sia per i maschietti che per le dame.Mara la mamma di Anna: “Mò ti metti con qualcuno che potrebbe essere tuo padre, che figura mi hai fatto fare con due mie colleghe presenti (Mara era impiegata alla Sip), non hanno fatto altro che ridire alle mie spalle, ti proibisco di rivederlo imbecil!” Primo round. Inutile dire che cosa proibita cosa desiderata e così Anna, geometra, impiegata presso uno studio vicino alla caserma di Alberto, appena poteva si rifugiava nella Y 10 del nel maresciallo per qualche casto bacio e, alle insistenze di lui per ‘migliorare’ il rapporto, netta era la risposta di Anna che:“Scusa ma non me la sento di andare oltre, vengo fuori da una storia con un mio coetaneo, devi avere pazienza.”L’Albertone pazienza ne aveva tanta in quanto era in relazione intima con una signora il cui marito, ahi lui,  era spesso lontano da casa. Il problema era sorto perché Anna, con intuito femminile, si accorgeva quando Alberto era di ritorno da un incontro ravvicinato con la cotale signora.“Ti sento addosso un odore di profumo di basso prezzo.”“Il profumo non è di basso prezzo, la cherì mi ha detto che si tratta dello ‘Chanel n.5’, io non me ne intendo ma non stento a credere a madame (così era chiamata da lui la cotale).La storia durava da circa sei mesi sin quando, una sera,  Anna con le lacrime agli occhi:“Imbecille, non capisci che mi sono innamorata di te, non voglio più che ti incontri con la tua amica!”“L’aggettivo imbecille me lo trovo appiccicato addosso un po’ troppo spesso, mi verrà un complesso, inutile che ti dica che c’è solo un modo…ho un’amica direttrice di un albergo vicino alla stazione, non ho che farle una telefonata.”“Vada per la telefonata alla tua amica ma voglio stare con te dalla mattina alla sera, una domenica, porta il vettovagliamento.”Il vettovagliamento era il complesso di viveri per il sostentamento di una comunità di persone. Alberto aveva preso alla lettera il vocabolo e, in pratica, aveva svaligiato la bottega di una vecchio amico:“A Giovà devo fare un gita con tanti conoscenti, vedi tu …” “Ti conosco mascherina, i conoscenti si ridurranno ad una sola unità con tanto di fiorellino, possibilmente giovane e disponibile, hai bisogno di energie, ed energie avrai:prosciutto San Daniele, formaggi molli e duri, sottaceti e sott’oli, insalata russa, culatello, mortadella, bresaola, ciauscolo,  lonza, pancetta, salame di Modena, pane all’olio,ti basta?“Giovà se m’abbuffo poi come finisce niente balayer, va bene fai tu.”“Tutto gratis col patto che mi racconti nei particolari l’incontro ravvicinato, d’accordo?”Alberto all’ingresso dell’albergo stava conversando con Marie Claire direttrice dell’hotel la quale:“Vede l’ingiustizia umana: lei è considerato un mandrillo, tombeur de femmes, io cinquantenne se mi intrattenessi (diciamo intrattenessi) con un giovane ventenne sarei…”“Madame vuol dire mignotta? Lei se ne freghi e si faccia il suo bel toy boy, sempre che riesca a rimorchiare un bel o meno bello giovane, magari con un compenso…ciao Marie Claire è arrivata Anna, ti piace?" "Uh,uh,uh"…”Non aveva fatto in tempo a chiudere la porta della stanza che Alberto si trovò avvinghiato da una furia selvaggia.“Ho desiderato da tanto tempo questo momento, non mi sembra reale essere qui con te con le due vecchie signore gabbate.”“Ma dove li trovi i termini, gabbate, è un vocabolo inusitato…”“Via i vestiti, doccia ensemble  e poi…voglio che sia una cosa speciale, è passato molto tempo da quando ho avuto l’ultimo rapporto, è come se fossi vergine.”“Citando Stecchetti: vergin dai candidi manti ma rotta di dietro e peggio davanti!”Dire che Alberto era stato inopportuno era il minimo, Anna era diventata seria, avvolta nell’accappatoio si era rifugiata nel letto, tutta coperta, capo compreso.Parlare o stare zitto, come riprendere in mano la situazione, la seconda ipotesi la migliore.C’era voluta circa un mezz’ora prima che Anna decidesse di girarsi e guardare in faccia un Alberto dallo sguardo: ‘non volevo offenderti, era solo una battuta anche se inopportuna, perdonami.’Un bacio profondo, a tratti violento,  e poi baci a scendere sino a ‘ciccio’ già in posizione il quale inopportunamente, dopo essere stato preso in bocca, decise di goderecciare…L’atmosfera creatasi non era delle migliori, restarono abbracciati a lungo sin quando Anna girò Alberto supino, prese ‘ciccio’ in mano e, delicatamente, lo introdusse in una gatta tutta bagnata.Stavolta ‘ciccio’ si comportò bene, resistette a lungo, Anna muoveva il bacino in modo da strofinare il clitoride sul pene e provando vari lunghi orgasmi, la baby non aveva dimenticato il suo passato sessuale, era molto brava cosa che fece ingelosire Alberto il quale immaginò la sua amante fra le braccia di un altro…Finito il certamen Anna prese con le mani il volto di Alberto e:“Ti leggo in faccia quello che pensi, si ho avuto un fidanzato col quale facevo sesso, non ne ero innamorata ma, per dirla alla volgare, sapeva scopare alla grande ed io…io sono come immagini. Era un violento, mi ha picchiato e è stata l’ultima volta che ci siamo visti. Per fortuna si è imbarcato su una nave mercantile e non risiede più a Messina, fine della storia, spero!”L’apertura dei pacchi dei viveri riuscì a cambiare l’atmosfera, Anna era sconvolta:“Mai vista tanta salumeria tutta insieme, ti sei portato appresso tutto il negozio, possiamo invitare a mangiare la direttrice, come si chiama, ah  Marie Claire, ti piacerebbe un trio? Pensandoci bene dì la verità ti farebbe piacere? Non voglio saperlo, voglio solo che tu sappia che mi sono innamorata di te, profondamente, pazzamente, ti sogno giorno e notte e non ho intenzione di dividerti con nessuna, sono diventata gelosa,  inquieta, furibonda, furiosa, cieca, assillante, tormentosa, ti basta?”
    Erano passati degli anni, Alberto divorziato da Maria, si era prontamente risposato con Anna, mammina di lei felice e contenta "L'ha voluto lei, solo l'età..."
    A ottanta anni Alberto aveva subito vari interventi chirurgici sempre affettuosamente curato da una sempre più innamorata Anna.
    "Talvolta mi domando quanto ancora vivrò, me lo domando."
    "Pensa a campare e...non rompere!"                      

  • 12 aprile 2015 alle ore 14:54
    IO E LULÚ

    Come comincia: IO  E  LULU’
    Cari lettori e soprattutto care lettrici vi domanderete chi è Lulù, se non ve ne frega
    niente potete smettere di leggere il seguito di questo mio zibaldone ma non saprete
    mai quello che perdereste e quindi... fate un pò voi.
    Lulù non è per me quel personaggio creato da Frank Wedekind (non sapete chi è Frank
    Wedekind?) capisco a cultura ve la passate non troppo bene ma, senza voler fare
    l'acculturato presuntuoso, ve lo dico io.
    Il predetto era uno scrittore che immaginò il personaggio di Lulu (senza accento) come
    l'incarnazione tragica e moderna del mito della donna fatale, un archetipo,una figura
    in cui gli elementi conflittuali, a volte autodistruttivi, si sposavano con una pulsione
    alla seduzione. (Non  avete capito un gran che? Andate a ripetizione c…o! )
    Non è questa la mia Lulù anzi posso affermare che non ha nulla in comune col
    personaggio sopra descritto, la mia Lulù è una immagine sgorgata da un cristallo di
    rocca di forma rotonda che porto sempre con me: la sua figura è simile ad un goccia d'acqua con la punta all’ingiù, ha solo due grandi occhi espressivi con i quali parla con me (solo con me per gli altri è Invisibile).
    Non ha altri elementi per comunicare ma ci riesce perfettamente nel passare dalle
    espressioni di dolcezza, a quelle di tristezza, a quelle di gioia, talvolta anche di collera
    (quando ne combino una delle mie).
    È insomma la mia confidente ed anche la mia consigliora per lo meno ci prova anche se non sempre seguo i suoi sensati suggerimenti, diciamo che mi è molto affezionata ma non per questo passa sempre sopra alla mie 'marachelle' anzi.., e per questo mi è un po' antipatica!

  • 12 aprile 2015 alle ore 12:11
    CUORE DI MAMMA

    Come comincia: Nel silenzio della notte un pianto sommesso, Alberto piangeva, era già la seconda volta, sua madre Giada si era svegliata e cercava di rendersi conto se era proprio suo figlio Alberto; cosa poteva avere un ragazzone di sedici anni a parte la sua malattia sconosciuta per cui da Roma si erano dovuti trasferire a Milano all'istituto 'Humanitas'.
    Nella capitale i medici erano stati incapaci di fare una diagnosi precisa, meglio rivolgersi ad un istituto specializzato in malattie rare e così Giada Gallo, insegnante di educazione fisica in un liceo romano si era fatta trasferire in un istituto milanese insieme a suo figlio studente della quinta ginnasiale.
    La mattina madre e figlio a scuola, iI pomeriggio il pargolo a studiare e la genitrice in giro per la città a 'vetrine'.
    Erano stati fortunati perché l'ospedale aveva stipulato una convenzione con l'istituto case popolari che aveva messo a disposizione delle camere per gli ammalati e per i loro accompagnatori, madre e figlio avevano una stanza con due letti.
    Giada era passata nel letto di Alberto che gli volgeva le spalle, sempre più scosso da singulti prolungati.
    "Amore mio dì tutto a mammina...."
    "M'ha detto che sono omosessuale anzi proprio frocio!"
    "Ma chi cavolo..."
    "Irene una mia compagna di scuola, m'ha detto che solo ai froci non diventa duro,
    a  me…a me…eravamo nel bagno della scuola.”."
    "Mammina son cose che si dicono…."
    "No a me è successo altre volte anche a Roma, ha proprio ragione Irene sono , sono… sono…”
    "Tu non sei… non sei... non sei, vieni qui."
    Giada aveva preso in mano il coso di suo figlio e lo maneggiò sino a quando 'e
    prese ad aumentare di volume, molto di volume."
    "E tu saresti frocio, quella è solo una stronzetta puttanella che non si intende di cazzi, tu ce l'hai grossissimo, molto più grosso di quello del tuo povero padre...unico che ho conosciuto.
    Ale, una madre fa questo ed altro per suo figlio ma sarà l'unica volta, lo capisci? Riprendi i contatti con la tua puttanella,"
    Giada, istruttrice di educazione fisica, fisico di atleta, m.1,80 di altezza,
    giocatrice di palla al volo, era stata sposata con Maurizio Gallo, appassionato di
    moto che, per la sua passione, ci aveva lasciato la vita in un incidente di gara.
    Non si era risposata, aveva tanti ‘ronzoni’ ma era di gusti difficili.
    A questo punto aveva ritenuto opportuno conoscere la ‘puttanella’ ed i suoi genitori.
    Edoardo Caruso, ricco rappresentante di case automobilistiche , ‘tombeur des femmes’ e sua moglie Ambra, bella, di classe, frequentatrice dì negozi di lusso e di case di bellezza, senza figli, più sensibile  alla bellezza femminile che a quella maschile.
    Edoardo ad Alberto: "Vorrei conoscere tua madre, noi passiamo il week end nella nostra villa sul lago di Como, vi manderò a prendere dal mio autista."
    Naturalmente Edoardo prese subito a corteggiare vistosamente Giada:
    "Diamoci del tu; come fa una sventola come te a rimanere sola; non ti preoccupare,
    mia moglie non è gelosa; io ho un pied a térre a Milano vicino al mio ufficio."
    "Mammina sei nel mirino del padre di Irene.”
    "Può fischiare al pappagallo, non gliela mollo neanche se fosse l'unico uomo al
    mondo, non sopporto i presuntuosi e poi sono la tua amante!"
    Edoardo era il classico tipo che, se non può ad ottenere qualcosa, si incaponisce
    finché non riesce nel suo intento, sempre che ci riesca, nel caso di Giada per ora
    andava in bianco,
    "Mammina mollagliela, chissà che regalone ti farà."
    "Il regalone me lo farà proprio se non gliela mollo e poi, sinceramente, non amo i
    presuntuosi, mi piace essere corteggiata con discrezione, anche essere amata, non
    sono una mignotta."
    Alberto parlava così perché andava alla grande con Irene che finalmente
    apprezzava il suo 'cosone' gigante. Ambra, la ‘suocera’, aveva cominciato a guardare Giada con un certo interesse,
    "Tua madre è un bel pezzo di donna, deve essere stata un'atleta, una bella atleta.”
    "Mammina hai un'estimatrice,"
    “Te ne sei accorto anche tu, pensa mi ha invitata nella villa di Como all’insaputa del
    marito, ci voglio andare per curiosità."
    "Mammina dove sei?"
    "Sull'autostrada per Como, sono in Maserati Ghibli, la sto guidando lo.”
    "Vai piano, mi raccomando!"
    Quella notte Alberto dormì da solo, mammina era a Como con Ambra, non ce la vedeva quale amante di una lesbica, al ritorno si sarebbe fatto raccontare tutto.
    La sera al rientro:
    "Sono troppo stanca, sei sicuro di voler sapere proprio tutto, non giudicherai male
    mammina..."
    "L'hai detto tu, l'amor filiale è specialissimo, a domani mattina."
    La mattina seguente:
    "Allora: cominciamo con l'arrivo, villa sul lago, motoscafo in darsena, giardino pensile con statue, interni ottocenteschi, particolarità: una scala lunghissima che dal secondo piano arriva al piano terra.
    Sparizione ed apparizione di Ambra in stanza da letto avvolta in una camicia da notte lunga sino ai piedi, rosa, trasparente, un letto circolare, lenzuola color oro.
    Ambra ondeggiando si posiziona sul letto, mi invita con un cenno, lentamente si spoglia, resta nuda, ha un corpo bellissimo, si sdraia, gambe aperte, non è bionda, la mia testa sul suo pube, vuoi essere masturbata con la lingua, riesce a godere due volte, mi bacia in bocca, a lungo, sua testa sul mio pube, lingua sapiente, d'improvviso si stacca, avvenimento imprevisto,presenza del marito, imbarazzo, io:
    “Non mi interessi, vedi d'annattene, tè lo dico alla romana.”
    Risposta:” vento del deserto.” Mio Imbarazzo d'interpretazione, ci arrivo dopo un po’:
    “D’accordo, non posso che essere d'accordo.”
    Su suo cenno sessantanove di noi due donne, pene in erezione, sua immissione dentro i nostri buchini a lungo sino a sera, mio rientro a Milano, son qua!”
    Alberto:”Particolari sul ‘vento del deserto’ che ti ha fatto cambiare opinione sugli avvenimenti a venire.”
    “Guarda fuori dalla finestra.”
    “Una Maserati Ghibli, una Maserati Ghibli!”
    “Non ti ripetere, la vedo, l’ho guidata da Como sin qua, le chiavi col marchio del ‘Tridente’ sono nella mia borsetta, fine della storia!”
    “Mammina sei stata forte!”
    “Spero che avrai imparato la lezione, nessuna bravura da parte mia, il desiderio nell’uomo (e nella donna) può portarti a scelte irrazionali, tienilo a mente!”
    Da quel momento le ottobrate romane diventarono per Giada e per Alberto uno sbiadito ricordo, la nebbia milanese un po’ meno spiacevole.
    Come può cambiare una situazione un regalo da ottantamila euro!         

  • 06 aprile 2015 alle ore 16:26
    IL VILLINO AZZURRO

    Come comincia:  JESI  (Ancona) gennaio 1958.
     
    La sveglia seguitava a suonare insistentemente, Lalla allungò un braccio e la incolpevole  sveglietta volò a terra, come inizio di giornata non era male, maledizione! Il tempo non doveva essere dei migliori, i dolori reumatici di Lalla, sessantenne, ne erano un chiaro sintomo…
    Fuori le gambe dal letto, vestaglia indossata, recupero della sveglietta, inutile guardarla, erano le otto come tutte le mattine.
    Ed ora sveglia alle ‘signorine’, giornata di partenza, era finita la quindicina, il treno per Roma era alle dodici.
    Una spiegazione per i lettori più giovani. Nel 1958 erano ancora ‘in funzione’ i casini, insomma le case di tolleranza, quella che dirigeva Lalla era il ‘Villino azzurro’ costruzione fuori dal centro cittadino di Jesi, vicino al cimitero e le ‘signorine’ erano le come dire, senza offendere nessuno, le mignotte, le puttane,  le troie insomma quella gentili e meno gentili ragazze che si prostituivano, solo che allora erano tutelate dalla legge e potevano esercitare ,la professione dentro locali chiusi non come ora…lasciamo perdere!
    “Ragazze sveglia, la colazione è pronta, fate le valige, il treno per Roma è alle 12.”
    Buongiorno, sei buongiorno come quante erano le signorine ancora assonnate, non truccate ed in vestaglia.
    “Lalla ci dispiace andar via, sei la nostra amica di ‘Furlè’, ti vogliamo bene.” (Furlè sta per Forlì).”
    “Adesso mi fate commuovere, niente lacrime, non posso lasciarvi qui ancora, stanno venendo sei nuove ragazze, forza…”
    Fuori in attesa due taxi, i conduttori Settimio e Quinto erano di casa sia come conduttori di auto sia come…
    All’arrivo del treno scambio di baci e abbracci con le nuove sei venute:
    “Come si sta a Jesi?”
    “Bene, la maitresse Lalla è un’amica, vi troverete bene.”
    Era sabato, il pomeriggio era in programma la sfilata in carrozza per il corso cittadino per poi ‘approdare’ al caffè Bardi il locale più inn della cittadina.
    Il perché di quella sfilata era facile da comprendere, i signori maschietti sia scapoli che ammogliati potevano vedere la ‘merce’ vocabolo spiacevole ma purtroppo in uso fra la gente frequentatrice del Villino Azzurro, appuntamento dopo cena alle 21 solo per gli scapoli, gli ammogliati si guardavano bene dall’uscire senza motivo il sabato sera.
    Le sei nuove: Margherita anni 25 di Porto Marghera, bionda non naturale, Aurora 26 anni bionda naturale di Frascati,  Lilla (Calogera) anni 27 nera come un tizzone di Caltanissetta, Carmela anni 30,  1,80, castana di Caserta, Annalisa anni 21 bruna, fiorentina, Arianna, anni 28, castana di Fiesole.
    Nel locale c’erano anche dieci amici al bar come la canzone, aspettavano la demoiselles, avevano la complicità di Gilda la capo cameriera, di Ezio il barman e di altri due giovani camerieri che avevano loro riservati due tavoli vicino alle gentili ‘signorine’, erano ovviamente scapoli e tutti con un soprannome:
    Mario ‘alcolino’ per la sua propensione per l’alcol;
    Umberto ‘il solitario’ quando poteva si rifugiava in una casa di campagna;
    Alberto ‘il bello’, piaceva alle femminucce;
    Marco ‘il moscovita’, era iscritto al partito comunista;
    Massimo ‘scarpe pulite’, il perché era facile arguirlo;
    Giulio ‘il pilota’, istruttore di volo;
    Maurizio ‘pinocchio’ per il lungo naso;
    Augusto l’elegantone’, amava i bei vestiti,
    Gennaro ‘ciccio bomba’, per il pancione;
    Gianni, suo cugino, ‘lo smilzo’ ovviamente tutto pelle e ossa.
    Nel giro della Jesi bene erano conosciuti col soprannome dispregiativo de’ “i paccatori’.
    Alberto anche a nome degli amici, si avvicinò ai tavoli delle ‘Signorine’ e, dopo un finto baciamano a Lalla, si presentò con la promessa che si sarebbero fatti vivi alle 16 di lunedì, all’apertura della casa. Il perché di quel giorno e di quell’orario presto spiegato:
    Lalla aveva una propensione per i dieci (li chiamava i miei nipotini) se li abbracciava (ci marciava) pur sapendo che data l’età…Il pomeriggio c’era poca gente ed i ragazzi potevano intrattenersi con la signorine a parlare ed a scherzare nella sala comune  prima di andare in camera.
    ‘In camera’ era il grido imperativo che la maitresse ‘sfoggiava’ quando qualche cliente era dubbioso su quale ragazza scegliere: “Qui si viene per chiavare e non per perdere tempo!”
    Gli orario della casa: tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 20, poi dalle 21 alle 23, la domenica solo il pomeriggio dato che la mattina Lalla, seguita da composte signorine con velo nero in testa, si recavano a messa nella chiesa del vicino cimitero con gran gioia del parroco, il trentenne don Gianni che era apprezzato in curia per aver riportato nel gregge delle pecorelle smarrite.
    C’erano nella casa dei momenti che la sala comune veniva chiusa in quanto era in arrivo qualche personaggio importante e danaroso che non voleva essere visto dalla plebe (fra questi anche don Gianni, pure i preti hanno diritto a sc….e no?).
    I dieci ne facevano di tutti i colori, una era’ la conigliata’.
    I non magnifici a bordo delle loro vetture, di notte, spaziavano nei sentieri dei paesi viciniori. Con le luci dei fari, abbagliavano conigli, lepri ed ogni altro animale commestibile per poi ucciderli a fucilate. Tutti finivano in padella cucinati dalla mamma di Gennaro che abitava in una villa al viale Cavallotti.
    Non tutto era però rose e fiori:
    Mario era il figlio di un titolare di una ditta di ferramenta e non sempre il genitore era propenso a sostituirsi al figlio nella vendita;
    Umberto doveva seguire i contadini nei possedimenti dei parenti, in parole povere faceva il fattore;
    Alberto frequentava il terzo liceo classico;
    Marco era figlio di un avvocato, doveva seguire le patrie cause;
    Massimo figlio di un ristoratore, doveva far la spesa e seguire i personale nel locale;
    Giulio era pilota e istruttore di aerei nella vicina base di Falconara;
    Maurizio figlio di un proprietario di un negozio di tessuti, doveva seguire i commessi e lui stesso le vendite;
    Augusto figlio di una titolare di una boutique di lusso, era abilitato al mestiere di sarto che doveva esercitare lui stesso insieme a vecchie signore per confezionare abiti; talvolta nei suoi locali avvenivano delle sfilate di moda con magnifiche modelle off limits per lui e per i suoi amici;
    Gennaro e Gianni erano figli di industriali la ditta F.I.M.A. Fabbrica Industriale Macchine Agricole. Non era per loro tutte rose e fiori, i relativi genitori pretendevano (ed ottenevano) che i figli imparassero il mestiere di operai  prima di mettersi dietro una scrivania.
    Avevamo lasciato la banda a tavola a casa di Gennaro, tutti tranne Giulio che era a Falconara con un gruppo di aspiranti aviatori quando giunse una telefonata.
    Aveva risposto Gianni che, bianco in viso:
    “Ragazzi Giulio è morto, il suo aereo è precipitato nei pressi di Cingoli, lo stanno cercando polizia e Carabinieri, andiamo anche noi.”
    Tutti in macchina, Staffolo, Cupramontana e poi nei sentieri illuminati dalle  luci delle forze dell’ordine. Solo all’alba fu ritrovato l’aereo con Giulio ed un allievo pilota morti.
    Ai funerali aveva partecipato tutta la città, il padre di Giulio era un generale dell’aeronautica in pensione molto conosciuto per le sue opere di beneficienza.
    I ragazzi erano in fondo al corteo, distrutti, non si può morire a venticinque anni, invece…
    Quell’episodio doloroso aveva lasciato il segno fra i giovani, avevano reso partecipe del lutto Lalla e le ragazze, abbracciati a loro senza andare in camera, tutto dire.
    L’estate aveva portato alla dispersione del gruppo, a settembre un sabato, al bar Bardi:
    “Nipotini miei, dove siete stati a far danno, venite vi presento le nuove signorine, guardate che belle!”
    Effettivamente la ‘merce’ era migliorata, tutte e sei giovanissime, si erano sedute sulle gambe dei ‘paccatori’ quando intervenne Gilda:
    “Ragazzi c’è gente che guarda, i padroni non vogliono certe scene, vi prego!”
    Quel rientro fu favoloso: Lalla permise che i nove  passassero la notte con le ragazze, cosa assolutamente proibita dalle leggi di PS. e così per la prima volta i ragazzi nudi circolarono per la casa scambiandosi le donzelle che avevano profumatamente pagato facendo scempio dei loro risparmi.
    Una sera tutti riuniti a casa di Gennaro tranne Gianni che era a Bologna :
    “Ragazzi una notizia buona ed una cattiva.”
    Coro: “Prima la buona.”
    “Lalla è stata trasferita al casino di via della Scrofa a Roma, ci ha invitato, la cattiva è che Gianni…”
    “Gianni?”
    “Ha un tumore al cervello, non è operabile, lui non lo sa, non ha molto da vivere.”
    Il gelo era sceso sulla combriccola, i ragazzi si guardavano in faccia ammutoliti, senza parlare decisero di ritirarsi ognuno a casa propria.
    Al rientro di Gianni a Jesi grandi risate decisamente fasulle:
    “Tutto bene vero? Come sono le bolognesi, hai provato la loro specialità…”
    Gianni non rispondeva che a monosillabi, forse aveva capito.
    Forse per vigliaccheria che tale non si può chiamare in casi simili, i giovani non andarono più a trovare Gianni tranne suo cugino che forniva notizie:
    “Ormai non parla più, è molto dimagrito” non che prima fosse grasso tanto da chiamarsi ‘lo smilzo’ ma ora…
    Dopo una settimana i funerali: la F.I.M.A. chiuse per un giorno, presenti tutti gli operai  ‘colleghi’ di Gianni che aveva vissuto fra di loro, una commozione generale di tutta la città.
    La combriccola aveva perduto l’allegria, per rimettersi in sesto ’Ciccio bomba’ Gennaro propose un viaggio a Roma per andare a trovare Lalla che, alla notizia telefonica del loro arrivo, si mise a piangere, evidentemente rimpiangeva i nipotini.
    In tal senso ci fu un ‘teatrino’ quando la banda dei sette (Umberto aveva comunicato impegni di lavoro) entrò trionfante in via della Scrofa.
    “Nipotini miei” e giù a piangere dinanzi ad un  pubblico  eterogeneo e romano il che vuol dire sfottò a non finire.
    “Lasciateli stare stì quattro froci, andate in camera.” Lalla non aveva perso mordente ed aveva sfoggiato il suo linguaggio preferito.
    Con Lalla in mezzo andarono al vicino ristorante ‘La greppia’ e provarono tutte le specialità della casa tutti, con in testa Gennaro ‘Ciccio bomba’, aumentati notevolmente di pancia.
    Dopo una settimana da turisti, imbevuti di fori e di scavi, dopo aver gettato una monetina nella fontana di Trevi per ‘fatte tornà’, i sette ritornarono alle incombenze jesine con la promessa a Lalla di andare ancora a trovarla.
    Ma un crudele destino aveva preso di mira i baldi giovani.
    Mario ‘alconino’ era ricoverato all’Ospedale ‘Le Torrette’ di Ancona, il suo fegato non reggeva più alle bevute del suo padrone  e si era  procurato un bel carcinoma.
    Il brutto di queste malattie è quando l’interessato si rende conto della loro gravità. Mario cercava lui di tener su il morale dei compagni:
    “Si muore una sola volta, fatemi un bel funerale, voglio che tutta Jesi si ricordi di Mario quello delle ferramenta e…”
    Non ci si  abitua mai alla morte degli amici, non averli più fra i piedi, niente più mangiate pantagrueliche nelle trattorie di campagna, niente più Villino Azzurro, tutto finito dietro una lapide, che tristezza!  Ad Alberto ‘il bello’ vennero alla memoria i versi dei ‘Sepolcri’ di Ugo Fosco:
    “Anche la speme ultima dea fugge i sepolcri e involve tutte cose l’oblio nella sua notte.”
    L’episodio che distrusse il morale della compagnia fu la morte di Umberto. ‘Il solitario’. Si era sparato alla testa con la pistola di suo zio fattore ma il motivo?
    Fu  ricercato nella sua vita passata. Il padre, ufficiale dell’Esercito, con i suoi modi aveva portato la madre al suicidio, si era gettata dalla finestra. Umberto era rimasto con lo zio Ettore fattore, che, preso dal lavoro, lo aveva trascurato ma forse non era stato quello il vero motivo.
    Si appurò che Umberto aveva preso a frequentare il proprietario di un negozio di fiori, omosessuale, ricco  che lo riempiva di soldi e di regali ma questa ‘vicinanza’ lo aveva portato a non  apprezzare più le femminucce cosa da lui non accettata, insomma forse era diventato omosessuale.
    I dieci ‘paccatori’ si erano ridotti a sei, il destino e la lontananza di Lalla,  per loro punto di riferimento, aveva mandato in pezzi la loro allegria.
    Lalla era stata sostituita al villino al ‘Villino azzurro’ da un’anonima Maria, una  ex puttana sdentata, sgarbata, ignorante.
    Passava la maggior parte del tempo seduta alla cassa. Per invogliare i clienti a fruire delle grazie delle signorine si buttava sul monologo: Signori in camera p…o dio, qui si viene per ciullare e non per perdere tempo!”
    La domenica aveva perso la buona abitudine di portare le signorine in chiesa con grande dispiacere di don Gianni il quale era costretto all’astinenza sessuale non potendo più entrare nel villino usufruendo della chiusura della sala comune.
    La conclusione di questo racconto:
    . Lalla era morta, prima aveva inviato dei soldi a don Gianni per essere tumulata nel cimitero di Jesi e don Gianni aveva provveduto anche a dirle messa, nessuna delle signorine aveva partecipato al funerale solo i magnifici ’paccatori’;
    . era deceduta pure Gilda la cameriera del bar ‘Bardi, anche qui i ‘paccatori’ erano presenti al funerale, era diventata la loro occupazione principale;
    . Ezio del succitato bar era andato in pensione;
    . tutti e sei ‘paccatori’ rimasti si erano sposati ed erano diventati padri;
    .  Alberto aveva conosciuto ad una sfilata di moda una modella favolosa Charlotte, oltre che bella era di una simpatia unica, sempre sorridente e disponibile con tutti. Alberto non aveva voluto figli, non voleva dividere la sua Charlotte nemmeno con un bambino tanto ne era innamorato ma…la solita dea invidiosa aveva provveduto  a distruggere la sua felicità: in un incidente stradale la sua deliziosa consorte con la sua Jaguar era andata ad incrociare un camion guidato da un autista ubriaco, morta sul colpo. Al funerale erano andati i suoi amici ma non lui, era impietrito. Aveva lasciato il lavoro, viveva con un lascito sostanzioso della zia Giovanna ed era andato ad abitare  nella sua villa, unica compagnia una badante rumena piuttosto giovane ma che lui non degnava di alcuna attenzione sessuale, niente più donne. Passava i pomeriggi e le serate al bar Bardi, in fondo alla sala un tavolino era sempre prenotato per lui, gli amici andavano a trovarlo lì, non riusciva più nemmeno a sorridere.
    Pian piano Marco, Massimo, Maurizio, Augusto e Gennaro diventarono nonni e, a turno, passarono a miglior vita,. Alberto era il solo rimasto in vita sino a novant’anni suonati ma la sua era una non vita, solo esistenza.
     
     
     
     
     

  • 02 aprile 2015 alle ore 9:43
    AMO LE MIGNOTTE

    Come comincia:  Si, amo le mignotte, quelle gentili signore o ‘signorine’ come si chiamavano nei casini di  vecchia memoria malauguratamente chiusi nel 1958, donne disponibili senza tanti preamboli che ti lasciavano sessualmente soddisfatti per riprendere poi le proprie normali attività lavorative e non.
    Niente complicazioni al rientro a casa quando, stanchi dal lavoro,  ti sprofondi sul divano a goderti il meritato riposo davanti al televisore:
    “Tu sei stanco? E io che sfacchino dalla mattina alla sera con i lavori di casa, con i tuoi figli, chi li aiuta a fare i compiti, chi va a parlare con i professori, chi va dal consulente tributario, chi…chi…”
    Ovviamente in queste condizioni parlare di sesso non se ne parla proprio e qui, illo tempore, entravano in azioni le ‘signorine’ con il loro apprezzato sbrigativo ‘lavoro’.
    Inutile domandarsi cosa avesse per la testa quella gentile senatrice che aveva fatto approvare la chiusura delle ‘case chiuse’, che ne sapeva lei dei problemi di tutti i giorni dei maschietti per non parlare di altre problematiche sociali approvate per principi decisamente non condivisibili, ma ormai…
    Il problema è che farti un amante è decisamente poco raccomandabile per i problemi che inevitabilmente sorgono:
    . la ragazza è nubile e si innamora di te? La prima cosa che pretende è che tu lasci tua moglie;
    . la femminuccia è sposata? Difficile far combaciare le relative esigenze per motivi di orari;
    . la cotale è la migliore amica di tua moglie? Si può capitare ma sorgono complicazioni sentimentali: “Mi sento un verme, Adalgisa (si mia moglie si chiama proprio così!) non lo merita proprio.”  Il fatto è che Adalgisa è immensamente gelosa (forse perché è decisamente brutta), sposata da me perché? Perché il papino di lei è straordinariamente ricco e inoltre è il mio datore di lavoro, lasciarla quindi sarebbe un suicidio;
    . la baby è giovane e bella? Ahi ahi ahi, diventerei geloso io per il nugolo di pretendenti arrapati che le circolano intorno;
    . la signora non più giovanissima ma ha classe da vendere e frequenta circoli letterari e personaggi acculturati e ti fanno sentire un ignorante malgrado il tuo liceo classico conseguito ad ottobre con tutti sei;
    . la madama abita nella tua stessa scala e quindi la ‘sveltina’ sarebbe comoda e senza tanti problemi ma c’è di mezzo la portiera che mi odia perché ho rifiutato le sue ‘avancés’, è troppo brutta e puzza di cipolla;
    . la ‘bambina’ è un’amica sedicenne di mia figlia e pretende da me lezioni di francese perché sono proprio bravo in questa lingua (ed anche in altre…). In occasione delle lezioni allunga le mani, la mignottella, e mi fa sballare e arrapare come un riccio, meglio evitare, sarebbe fonte di troppi guai; 
    . ultima chance la colf rumena quarantenne abituata alle fatiche probabilmente anche amorose. Quando era su una scala a spolverare i piani alti le ho messo una mano fra le cosce, è dura come un  sasso, anche di tette ma, in contrasto, ha un viso dolce, occhi azzurri, mascella volitiva. Mi son fatto fare un pompino, è brava ma per poco non ci ha pizzicato Adalgisa, una fifa da cani, fine della storia.
    E così sono a piedi perché quando provo timidamente delle avancés alla consorte:
    “Con che faccia ti presenti, ho mal di testa continuo per non parlare della schiena, non mi posso piegare in avanti, vado avanti a forza di massaggi, se non fosse per Romildo…”
    I genitori del cotale avrebbero meritato una fucilazione senza benda. L’intestatario di quel  nome era decisamente omo: “Che bell’uomo tuo marito, se non fosse per te me lo farei proprio!” 
    Forse a mia moglie non sarebbe interessato gran che di un incontro ravvicinato fra lui e suo marito che poi sarei io ma è il marito a non essere d’accordo!  Il bell’uomo’ non aveva gli stessi gusti.
    A questo punto sono a terra, dove trovare un ‘fiorellino’ piacevole e disponibile? 
    Sempre più depresso accettai la proposta di Adalgisa di una crociera di gran lusso, preciso di gran lusso nel Mediterraneo. L’idea non era la sua ma quella di Cornelia (se alcune donne hanno nomi impossibili non è colpa mia!). La cotale era moglie dell’ostetrico di Adalgisa ed io mi domandavo perché mia moglie andasse dall’ostetrico dato che non usava la passera, almeno con me.
    Imbarco a Messina, molo Colapesce (è il nome di una eroe che viveva in mare senza respirare alla ricerca di cose preziose, questa è la leggenda, se è una stronzata non è colpa mia!). 
    Cabina di prima classe con balconcino esterno, con  i soldi di papino la  consorte si faceva passare tanti capriccetti in questo caso da me graditi. Avevamo l’ingresso in sala da pranzo di prima classe, talvolta  mangiavamo al tavolo del comandante della nave con camerieri in divisa  tutte cose di cui non me ne fregava un bel cazzo.
    La vita di bordo era decisamente monotona, quello che più mi impressionava, in senso negativo, erano le tavole imbandite di leccornie in tutte le parti della nave e la fame che tutti gli ospiti dimostravano a tutte le ore, anche alle tre del mattino!
    Sveglia quando pareva a me, prima colazione, (da non confondere con la colazione che era il pranzo) che poteva comprendere le specialità dei tre pasti giornalieri tanto ben di dio potevi trovare sulle tavole imbandite. (Scusate se non uso la d maiuscola di dio ma sono ateo e credo che i vari dei se li sono creati gli uomini a loro uso e consumo ma questo è un altro discorso).
    Il dopo era a scelta: piscina, palestra, sala giochi (dove ci rimettevi tanti soldini), sala massaggi preferita dalla mia poco gentile consorte. Ci stava ore intere senza preferenza tra massaggiatori maschili (si fa per dire) che femminili. 
    Preso dalla curiosità mi ci sono infilato anch’io in una sala massaggi rifiutando decisamente le mani di un maschietto per quelle più delicate e morbide di una femminuccia, femminuccia si fa per dire, quella capitata a me aveva un vocione da baritono, faccia quadrata e sguardo ‘se te movi te fulmino’, forse sono stato sfortunato ma rinunziai ai massaggi per una dormita allungata sino alle dieci del mattino e non me ne pentii.
    Dopo una leggera bussata alla mia porta, munita di pass partout si presentò una gentile donzella con tanto di divisa e cresta sulla testa.
    Alla mia vista un ‘pardon’ e inizio di ritirata.
    “Signorina resti pure, io nel frattempo faccio la doccia e lei…”
    Non aveva capito un acca, parlava solo svedese (era svedese) ed inglese ma io di quest’ultima lingua ne masticavo pochino anche se l’avevo studiato due anni al classico.
    Si chiamava Berenice (finalmente un bel nome di donna), occhi d’ordinanza azzurri, bionda dalla lunga capigliatura, nasino delizioso, bocca…bocca interessante , si trattava di andare all’assalto con gentilezza e scoprire i punti deboli della baby.
    Ci voleva del tempo ed io tutte le mattine facevo qualche passo in avanti nella conquista della deliziosa Berenice.Quando giunsi a metterle una mano fra le cosce (di una morbidezza…) capii che ormai era fatta.
    “Please help me to take a shover”, la mia intenzione di farmi massaggiare mentre mi facevo la doccia era stata percepita dalla baby,complimenti ad Albertone .(Scusate ma mi sono dimenticato di presentarmi, sono Alberto M., quarantenne, impiegato presso la ditta ‘Nettuno’ costruttrice di yatch di proprietà di mio suocero.)
    Quel che accade dopo con un po’ di fantasia potrete arrivare a capirlo. Quel che più mi piacque era il corpo splendido di Berenice: longilinea, seno forza tre, vita stretta, gambe lunghe, altezza 1,75, piedi deliziosi (come amo i piedi deliziosi!).
    A questo punto mi domandai come una cotal beltade facesse la cameriera, l’avrei vista bene da modella in una sfilata di moda.
    La mia ‘sparizione ‘ dal giro delle conoscenze di mia moglie la mise in sospetto ma non tanto da capire che mi facevo la bella svedesina (fra l’altro giustamente ben remunerata finanziariamente, lo meritava!)
    “Vorrei sapere dove vai a cacciarti.”
    Mia risposta ovvia:“La nave è grande.” E finiva li.
    Altra mia dimenticanza e spero che sia l’ultima: mia moglie aveva preteso di dormire in cabine separate e, per un gioco della fortuna,  le nostre erano capitate in due ponti differenti.
    Siete curiosi di sapere come mi facevo la baby: vi accontento, curiosoni! Inizio: baci su tutto il corpo dal profumo di violette (si esistono pelli che sanno di violetta, se ve lo dico dovete crederci) e poi baci appassionati dalla bocca alle tette particolarmente sensibili e Berenice riusciva a godere anche così per non parlare della gatta che, sollecitata, diventava un fiume in piena. Talvolta mi soffermavo  sui piedi e così mi sono scoperto feticista!
    La conquista più difficile è stata …immaginate voi, si il popò!
    “No ass, bugger no, it hurts!”
    Non ci voleva molto a capire che non l’aveva mai provato ed aveva paura del dolore.
    Come convincere la donzella? Con le varie cremine che l’Albertone usa per il corpo e per il dopo barba.
    Con molta delicatezza raggiunsi lo scopo e Berenice ci prese pure gusto o meglio doppio gusto masturbandosi il fiorellino. Vittoria completa, anche se amo le mignotte, tale non poteva dirsi la svedesina anche se aveva accettato qualche sostanziosa mancia.
    Come tutte le cose belle anche la crociera volse a termine.
    “Finalmente ti si rivede!” Perchè Adalgisa non si faceva i cazzi suoi: “Se non ti conoscessi potrei pensare male!” 
    “Pensa pure male brutta stronza” il sorriso di Alberto non dimostrava il suo pensiero peraltro condiviso dalla consorte:
    “Solo io so la verità, a te piace la palestra e il running, sarai andato a correre.”
    “Si a correre la cavallina” questo  il pensiero di Alberto che aveva sempre un viso sorridente ma dentro di sè una tristezza infinita, non avrebbe più rivisto la deliziosa Berenice!

  • 24 marzo 2015 alle ore 9:59
    MELISSA E IL SUO MONDO

    Come comincia: Melissa a letto sentiva un raggio di sole sul suo viso, aveva perso la cognizione del tempo, era invasa dalla pigrizia, non ce la faceva proprio ad aprire gli occhi, fu costretta dal suono del telefono: “Pronto…” 
    “Pigrona sono le dodici, sicuramente sei a letto, ti sento dalla voce impastata, sveglia!”
    Era quella rompi di Mona, già una che si chiama così era per forza una rompiscatole, ma era la migliore amica, la sola che aveva sin da bambina.
    “Che vuoi…”
    “Come che voglio, siamo invitate da mia zia, oggi è l’equinozio di primavera, ti passo a prendere fra mezz’ora, sveglia!”
    Si, ora ricordava, era il 21 marzo. La zia di Mo, appassionata di astrologia, le aspettava nella sua villa di Musolino, sui monti Peloritani per festeggiare l’inizio di una nuova stagione: la primavera. 
    Non aveva molta voglia di andare a vedere una vecchia signora rinsecchita, ingioiellata oltre dire, circondata dai suoi due alani e da un maggiordomo fuori del tempo ma piena di dinari, si proprio quelli non le mancavano. 
    Il vecchio sir, di schiatta inglese, di molti anni più anziano, l’aveva lasciata proprietaria di case, di negozi e di pingui conti in banca che,  al suo ingresso nell’edificio, facevano inchinare sino a terra il rubicondo direttore. 
    La vecchia zia Egle (nessun commento sul nome) era da sempre abituata ad essere obbedita ed ossequiata dalla vil plebe ma si faceva perdonare per la sua generosità pecuniaria che, di questi tempi…
    Insomma, era l’ora di scivolare fuori dal caldo letto per infilarsi sotto una calda doccia: oh che bello, non ne sarebbe mai uscita fuori.
    Il campanello:
    “Cazzo son due minuti che aspetto fuori.”
    “Ora ti dai al turpiloquio…”
    “Lo sai quanto è precisa con gli orari la zia, è una vergine…”
    “Si dai candidi manti rotta di dietro e peggio davanti!”
    “E quella del turpiloquio ero io, lascia stare Stecchetti e sbrigati.”
    Scarpe da tennis, jeans, maglietta e giaccone divisa che avrebbe fatto arricciare il naso alla vecchia signora, infatti:
    “Mi sembrate due straccione, Battista portami il telefono:
    “Teresa cara, ho una nipote ed amica straccione, te le mando domani, ripuliscimele per bene, grazie cara.”
    Teresa era la proprietaria di una boutique molto alla page del centro di Messina.  
    Chiedo scusa ai lettori, avevo dimenticato che Melissa e Mo (ovvio diminutivo dell’originale) abitavano a Messina la prima in viale dei Tigli 26 con i genitori e la seconda sulla strada Panoramica al n.2240 sempre con papà e mamma, ambedue universitarie, la prima in  lettere, la seconda in ingegneria informatica.
    Il pranzo era stato un solo monologo della vecchia signora che non mancava di imboccare i due alani eternamente affamati e che scodinzolavano speranzosi in attesa dei bocconi della padrona.
    Sottofondo le melodie di Bach e di Chopin preferite dalla vecchia signora.
    Finalmente fine della libagione e rientro a casa di Melissa.
    Le due amiche avevano in comune anche il boy friend, due istruttori della palestra dell’Annunziata Salvatore per Anna e Marco per Mona, si incontravano nella abitazione delle ragazze quando i rispettivi genitori erano fuori, insomma il menage di due ragazze normali quando un giorno:
    “Mo ho la febbre e sono nervosa, vieni a trovarmi.”
    Mona  per consolare l’amica sconsolata e decisamente ipocondriaca aveva iniziato a massaggiarla prima sul viso, poi sulle tette, sulle cosce, e poi, per sbaglio, sul fiorellino, insomma le due amiche erano diventate intime in senso sessuale senza volerlo.
    Avevano pensato di scambiarsi i partners ma avevano rinunziato considerato che i due erano dei fanciulloni e non avrebbero compreso il girl swapping.
    Qualcosa era cambiato nella vita di Melissa quando all’università era giunto Il professore Fabrizio Quinti insegnate di lettere moderne. 
    Quarantenne, longilineo, 1,80, elegante, eloquio brillante e trascinatore aveva colpito Melissa che aveva preso ad incontrarlo all’uscita dalle lezioni.
    La prima volta:“Professore le chiedo scusa se l’importuno ma vorrei sapere qualcosa di più su Oscar Wild, sono affascinata dalla sua personalità e dai suoi scritti.”
    “Gentile signorina, mi proponga la domanda durante le ore di lezione.”
    “Forse sarebbe meglio una lezione privata, sempre che lei sia d’accordo.”
    Era un’attacco diretto al quale il professor Quinti rispose con un sorriso.
    “D’accordo, ho un bilocale in viale Annunziata 38, il mio telefonino è 3406656111, sono un Ariete con tutte le conseguenze che porta tale segno, mail ‘zio.fofo@alice.it’, ho preferito non mettere il mio nome e cognome, ho preso in prestito quello di un mio zio purtroppo defunto, le occorre altro?”
     Il sorriso era sempre stampato sul viso del professore mentre un leggero rossore era apparso su quello di Melissa, rossore non sottolineato ma notato dall’insegnante.
    Melissa si era voluta documentare su Oscar Wilde ed aveva acquistato un libro dell’autore ‘Il principe felice’.
    È la storia un po’ triste di una rondine che, passando sopra una città inglese per recarsi in Egitto, si ferma sopra una statua in bronzo di un principe che le racconta la sua storia.
    Il primo incontro avvenne un sabato pomeriggio, Melissa aveva smesso i panni del maschiaccio ed aveva indossato quelli acquistati o meglio regalatigli dalla zia Egle presso la boutique della sua amica Teresa, un’acconciatura presso il  parrucchiere Corrado celebre omosessuale (“Mi raccomando Corrado un’acconciatura da sballo”), un profumo delicato, uno schianto!
    Al suo ingresso l’insegnante aveva arricciato il naso (Melissa si aspettava qualcosa di più): “La prego si segga, le faccio un po’ di spazio, l’ordine non è il mio forte.”
    In verità il soggiorno con annesso cucinino era in un disordine totale, la camera da letto idem.
    “Professore si vede che vive solo, manca la mano di una donna, col suo permesso…”
    In meno di mezz’ora il mini appartamento aveva mutato la sua ‘fisionomia’, anche i panni sporchi erano in lavatrice che faceva  compagnia ai due col suo suono metallico. 
    “Ora si che …”
    “Gentile signorina o meglio Melissa, ti do del tu, potresti essere mia figlia, sono divorziato da mia moglie che vive ad Ancona con mia figlia Rebecca, quella che vede nella foto sopra la scrivania, ho preferito farmi trasferire a Messina, i miei genitori, ambedue deceduti, erano di Catania, non ho alcun legame sentimentale.”
    “Sono Melissa Marchese, ventitre anni, vivo in famiglia, ho un boy friend che frequento senza impegni sentimentali… non c’è altro. Ho portato con me il racconto di Oscar Wilde ‘Il principe felice’ che vorrei commentare insieme.”
    “Piccola bugiarda a te del ‘Principe felice’ non interessa un bel nulla, n’est pas?”
    Stavolta il rossore sulle gote di Anna si era fatto più evidente, Anna prese il soprabito e fece per uscire quando: 
    “Non sentirti offesa, ho detto quello che pensavo e forse pensavo bene, vieni a sederti vicino a me deliziosa alunna.”
    Melissa, a metà strada fra il divano e la porta di casa, era indecisa sul da farsi.
    “Pensa bene se vuoi arrivare sino in fondo o fare retromarcia, un classico è il legame sentimentale fra l’alunna ed il professore, ci sono fiumi di letteratura in tal senso.”
    “Ti darò anch’io del tu, caro papà, sono io che…insomma, darla la prima volta è da mignotta e tale non mi sento, guardo che c’è in frigo e ti preparo una cenetta. Vuoto assoluto, vado al CO qui vicino , i maschietti vanno presi per la gola.”
    “Mona ho rimorchiato, il professore mi piace da matti, non voglio lasciarmelo sfuggire, ho appuntamento sabato!”
    “Sono eccitata anch’io, proposta indecente, tieni il telefonino acceso, voglio partecipare alla pugna.”
    “Tu non partecipi a nessuna pugna, mi sentirei a disagio, devo pensarci su.”
    Il sabato successivo Anna aveva preferito un abbigliamento casual, solo un  filo di profumo, aveva ceduto alle ‘insane voglie’ di Mona, telefonino acceso.
    Questa volta l’appartamento del professore era in ordine, frigorifero pieno, libagione assicurata anche da bottiglie di pregio sia di Lambrusco che di Pro Secco, il professore amava i vini frizzanti.
    Anna fu piacevolmente colpita dalla perizia culinaria di Fabrizio: tagliatelle al sugo, cosce di pollo con patate, coniglio con peperoni, una vera delizia, pane semintegrale abbrustolito, contorni di carote, insalata, finocchi, rucola e frutta a non finire.
    “Dove hai imparato a cucinare?”
    “Ho prestato servizio nella Guardia di Finanza per tre anni al confine svizzero, a turno ‘montavamo’ da cuciniere. Sono appassionato di Jazz e di foto motivo per cui metto su dei CD classici e, col tuo permesso, ti scatto qualche foto, solo dei primi piani, hai un viso delizioso sia quando sorridi che quando diventi seria come l’ultima volta.”
    “Dear Fabrizio vorrei andare in bagno a poi…”
    “D’accordo, incontriamoci a letto.”
    La borsa col telefonino acceso sul comodino, il baby doll rosa indossato in attesa dell’arrivo del padrone di casa che non si fece aspettare.
    Natale aveva un fisico da atleta, il suo un metro e ottanta era ben distribuito, muscoli possenti in tutto il corpo ed un coso decisamente fuori del normale facendo un paragone con quello di Salvatore l’unico con cui poteva fare un confronto.
    Il ciccio di Fabrizio preso in bocca era aumentato in maniera notevole tanto che Melissa ebbe paura di farsi male: 
    “Ti prego vacci piano, ho avuto una sola esperienza con il mio istruttore della palestra ma non l’ha così grosso.”
    “I palestrati usano gli anabolizzanti che creano problemi dal punto di vista
    degli organi genitali, hanno muscoli gonfiati, in parole povere sono loffi.”
    Natale fu molto delicato, prima baciò a lungo la gatta che godè più volte e poi penetrò dolcemente facendole provare qualcosa di nuovo ed eccitante quando schizzò lo sperma sul collo dell’utero.
    Melissa ogni tanto descriveva le sensazioni che provava per accontentare Mona all’ascolto, la ‘pugna’ durò a lungo sin quando:
    “Natale la gatta ne ha avuto abbastanza, mi riposo un po’ poi rientro a casa mia per il giusto riposo della guerriera!”. 
    Il menage col professore andava avanti, come dire, in maniera regolare, qualche week end lo passavano a Cefalù.
    A questo punto Hera  la divinità della gelosia penetrò nel cervello di Mona che non accontentava più di ascoltare, via telefonino, le imprese erotiche della sua amica.
    “Anna vorrei che mi presentassi il professore, la notte sogno te e Fabrizio che fate l’amore, vorrei… si vorrei come dire, partecipare, sempre che voi due foste d’accordo, insomma hai capito…”
    Melissa aveva capito perfettamente, Mona si sentiva esclusa dal menage della sua amica e voleva anche lei partecipare al banchetto erotico, un problema era quello di informare il professore delle ‘mire’ della sua amica e vedere le reazioni di Fabrizio.
    Un giorno, finite le schermaglie amorose:
    “Fabrizio ti ho parlato della mia migliore amica, siamo insieme sin da piccole, ci confidiamo proprio tutto e lei…” 
    “E lei mi si vuole fare oppure propone il triangolo, n’est pas?”
    “E tu come tutti i maschietti zozzoni sei d’accordo nel pensare di avere a disposizione due femminucce …”
    “Possibilmente bisessuali come siete voi, 'non mi oppongo' come diceva un mio vecchio istruttore della Guardia di Finanza.”
    Pausa di silenzio e poi: ”Sono stanca, torno a casa, ne riparleremo,sono confusa ed indecisa.”
    Una mattina all’università:
    “Cara Melissa, a proposito sapevi che in greco significa ape, no beh sei un’ape che ronza e non laperonza come da celebre battuta. Come ti dicevo cara Me vorrei invitare te e, come si chiama, (ah Mona) a cena presso il ristorante di Ganzirri ‘La Sirena’, il figlio del proprietario è un  mio alunno e mi ha invitato tante volte, ti va bene sabato alle 20, ho capito ti va bene.”
    “Mo e Be avevano fatto a gare a chi si era vestita con più gusto, vestiti provenenti dalla boutique di Teresa, l’amica della zia.
    Al loro ingresso al ristorante avevano attirato l’attenzione dei presenti (anche Fabrizio era vestito in modo elegante). Si era avvicinato il proprietario, Nicola Mancuso:
    “Vi ho riservato un tavolo nella saletta riservata, mio figlio il sabato, e non solo il sabato, brilla per la sua assenza ma il mio cuore di padre…lei dovrebbe essere il professor Fabrizio al quale faccio i miei complimenti per la compagnia delle signorine Mona e Melissa, i vostri nomi, ovviamente mi sono stati forniti da quel pelandrone mio figlio, col vostro permesso provvederò il al vostro menu.”
    Il vino bianco non era del gusto  del professore, troppo abboccato, insomma dolce, ma il resto: cozze  con sughetto verdogliolo dal sapore squisito e poi: riso alla pescatora, gamberi impanati, spatola, merluzzo grigliato, contorno tricolore, immancabile ananas e caffè decaffeinato anche se quello normale sarebbe stato più indicato in quanto la serata era stata programmata non certo per finire in braccia a Morfeo, e così fu in casa del signor Quinti.
    Con la massima naturalezza che aveva meravigliato le due amiche, il professore entrato in bagno, ne era uscito completamente nudo con:
    “Ragazze doccia e poi all’opera!”
    Me e Mo sul letto, il professore in poltrona dava disposizioni: bacino in bocca, sulle tette, sul fiorellino a lungo, voglio trovare le fichette bagnatissime, Ciccio è arrapatissimo e non vuole farvi troppo male.” 
    Le due ragazze obbedivano come non avevano immaginato di fare, sembravano  ipnotizzate, si erano posizionate in ginocchio e Fabrizio le penetrava a turno poi una proposta particolare:
    “Chi vuole sacrificarsi e donare al qui presente il suo buchino posteriore, sarò delicatissimo con tanto di vasellina, nessuna si offre? Sceglierò io una a caso, non so chi sia dato che siete ambedue di spalle. Nessun lamento anche dalla seconda delle due amiche che si era sentita un bel ‘marruggio’ penetrare nel suo buchino.
    Il post ludio si era impossessato di Melissa e di Mona, non ce la facevano proprio ad alzarsi ma furono riportate alla realtà dalla voce del professore.
    “Miei deliziose amiche, sono le due di notte ed i vostri genitori potrebbero pensare che siate state rapite da un fauno quindi vestirsi ed ognuna a casa propria!” 
    Era proprio un aut aut, Mona e Melissa si trovarono fuori della casa di Fabrizio e, mezzo intontolite, raggiunsero in auto le rispettive abitazioni.
    L’incontro ravvicinato con Fabrizio aveva sconvolto le menti delle due amiche. Si, erano state usate, non c’era stato nulla di romantico nel loro incontro solo sesso sfrenato ma in fondo era stata colpa loro, si erano offerte in maniera sfacciata e non potevano aspettarsi altro da un quarantenne belloccio, divorziato con figlia per cui tutte le femminucce erano oggetti da usare e poi…
    Non avevano voluto più incontrare da sole Fabrizio che era ritornato il professore di Melissa, una cosa era mutata: Me e Mo erano diventate sessualmente amanti, spesso si trovavano a letto impegnate in dolci incontri che non avevano nulla di violento anzi tanta dolcezza che le aveva portate ad apprezzare la tenerezza dell’amore lesbico.
    Avevano preso a leggere le poesie che Saffo scriveva alle sue allieve e scoperto che  quella era la loro vera natura, un mondo pieno di gioia e di delicatezza.

  • 06 febbraio 2015 alle ore 19:53
    MESSINA CHE FIGURA DI...

    Come comincia: ...
    Sicuramente vi sembrerà un po' strano il titolo di questo racconto, lo capirete man
    mano che la storia andrà avanti.
    Parlo di Messina città dove sono nato e dove risiedo ma che vorrei...
    Mi presento sono Salvatore Arena nome e cognome comuni da queste parti; per
    essere riconosciuti molti di noi abbiamo un soprannome, il mio è 'Er mejo' per
    lontane origini romane. (Non mi voglio allargare troppo ma se me l'hanno
    appioppato qualche motivo ci sarà pur stato!)
    Messina, come molti di voi sapranno, è una città situata sulla sponda sinistra
    dell'omonimo stretto con alle spalle i monti Peloritani, un capolavoro della natura
    per la loro incommensurabile bellezza, città che ha o meglio avrebbe molte
    peculiarità per essere considerata una delle migliori d'Italia ma,.,
    Un motivo per essere nota è il terremoto che nel 1908 la distrusse per quasi la
    totalità, terremoto che ovviamente le cambiò il volto. Fu ricostruita con sistemi
    antisismici con strade più larghe e con edifici moderni che sono resistiti al tempo,
    insomma una città più moderna. Allora tutto bene...ma quando mai!
    Questa è un'urbe (vi piace questo vocabolo?) in cui avviene tutto e di più e non
    senso in senso positivo, esemplificando:
    - la città è il passaggio obbligato del traffico sia ferroviario che gommato, quest'ultimo, attraversa il centro della città per raggiungere gli imbarcaderi e crea molti problemi (ci sono stati anche dei morti) e allora che si fa? Si costruisce un porto dove deviare quel benedetto (o maledetto) traffico e dove si costruisce il nuovo porto? A sud, a Tremestieri in zona famosa per le mareggiate e per lo scirocco che in molti giorni dell'anno imperversa in quella zona. I Messinesi sono masochisti? Ma ...La conclusione è che spesso quel porto viene invaso da tonnellate di sabbia che, ovviamente, lo rendono impraticabile (con relativa chiusura) ed i Tir sono di nuovo costretti a transitare per il centro. Ne consegue anche che si è costretti ad usare delle speciali battelli per rimuovere la sabbia con rilevanti spese periodiche. Può capitare che gli amministratori di una città facciano degli sbagli ma questo è stato troppo grossolano (oltre che prevedibile) e risolvibile solo con costosi e lunghi lavori;
    - altro esempio: la provincia acquista un hotel situato dinanzi agli imbarcaderi dei traghetti privati e poi lo gestisce per i passeggeri in transito direte voi, ma quando mai lo abbandona al degrado più assoluto e non riesce a venderlo;
    - la città ha nel porto un'essenziale Infrastruttura sia per i traghetti delle FF.SS. che per le navi militari (Finanza, Marina, Carabinieri ecc.), la famosa 'falce' molto importante per varie attività ma attualmente è nel degrado più assoluto in quanto le due autorità che la gestiscono sono da sempre in conflitto fra di loro;
    - si bandisce un concorso per Vigili Urbani ti cui organico è come si dice 'all'osso', come finisce? Con l'immissione in servizio dei vincitori direte voi, sbagliato; alcuni furbastri presentano certificazione medica da cui risulta che non possono essere impiegati 'in strada' e quindi vengono destinati ai lavori d'ufficio pur intascando l'indennità di vigile. Allora che si fa? Si bandisce altro concorso i cui vincitori (trentadue) saranno destinati a prestare il loro servizio in strada direte voi, penso che sia meglio che non diciate nulla tanto non ci azzeccate, ricordatevi che siamo a Messina. I nuovi trentadue vigili prestano giuramento in divisa con tanto di autorità presenti e televisione locale per far risaltare l'avvenimento ma poi vengono rimandati a casa per mancanza di fondi!
    - l'attuale sindaco 'verde' va sempre in giro con una maglietta Tibet free' come se ai messinesi potessero interessare i problemi di quel martoriato paese a cui nemmeno gli americani, portabandiera di democrazia, possono far nulla. Un giorno ha emesso una ordinanza di divieto di passaggio su alcune strade ed in orari prestabiliti per i Tir sbarcati da navi provenienti da Salerno, tutto normale era sua facoltà. Ma poi il signor sindaco ne ha combinata una delle sue: con indosso sempre la succitata maglietta e con tanto di fascia tricolore si è posizionato in mezzo alla strada per bloccare di persona i camion! Sempre il signor sindaco il 2 giugno, giornata delle forze armate, dinanzi al piazzale del Comune dove erano schierati tutti i militari per la cerimonia, si è presentato con la bandiera dei pacifisti come se i nostri soldati andassero in giro per il mondo a fare la guerra quando invece è risaputo che aiutano le popolazioni locali anche a prezzo della propria vita;
    - andiamo avanti: Messina è nota anche per aver il manto delle sue strade assolutamente disastrato, conducenti di motorini e di biciclette rovinano a terra sia per le molteplici buche ed anche per le radici degli alberi che invadono il sito stradale. Come risolve la situazione il signor Sindaco? Con un'idea fantasiosa, in alcuni tratti della strada Panoramica dello Stretto fa restringere la carreggiata con strisce sul terreno! Altra trovata geniale: costruire vicino alla sede stradale del tram, per circa due chilometri partendo dalla Dogana, un'aiuola larga circa cinquanta centimetri con relative piantine che faranno una brutta fine perché, come tutto il verde cittadino, saranno abbandonate a se stesse. Da rilevare che la strada è stata ristretta di circa sessanta centimetri. Nel centro cittadino c'è la cattedrale con un orologio di antica pregevole fattura meta di numerosi turisti che sbarcano dalle navi di crociera. Come spesso riportato anche dalle TV locali, la piazza è spesso sporca ed è regno di bancarelle abusive; 
    - altro argomento di fondamentale importanza: il ponte sullo stretto. Inutile dire che il signor Sindaco, smessa temporaneamente la famosa maglietta 'tibet free', ha indossata quella di 'no ponte'. Che conseguenze hanno portato le decisione di non costruire più tale manufatto? Lo Stato deve rimborsare alla ditta vincitrice del concorso una somma notevole per non aver rispettato il contratto e per il rimborso delle spese per i lavori già effettuati, A Messina la disoccupazione, soprattutto giovanile, è molto alta, il ponte avrebbe assorbito, per molti anni, un gran numero di lavoratori locali. Lo stesso ponte doveva far parte dell'asse di collegamento fra il nord ed il sud Europa, niente collegamento;
    - altro argomento: le Ferrovie dello Stato hanno in progetto di non effettuare più il traghettamento dei treni di lunga percorrenza sulle due sponde dello Stretto con la conseguenza che i passeggeri provenienti da Siracusa, da Catania e da Palermo diretti al continente dovranno scendere dal treno a Messina e, a piedi, raggiungere i traghetti che li avrebberio condotti a Villa S.Giovanni, stessa storia, aIl'incontrario, per i passeggeri provenienti dal nord. Forse non sarebbe un problema eccessivo per i giovani ma gli anziani? Il ponte sullo stretto, che sarebbe stata l'ottava meraviglia del mondo, avrebbe risolto il problema ;
    - un certo signore, peraltro benestante, ex sindaco che ti fa? Un corso di formazione professionale di giovani per essere avviati ad un lavoro ma si frega i soldini 'sganciati' dalla Regione Siciliana coinvolgendo anche signore mogli di importanti personaggi della Messina bene tutto sommato per pochi spiccioli; attualmente si trova all'hotel 'Gazzi' (carcere di Messina) e qui potrebbe intervenire il buon Emilio Fede, peraltro nativo di Barcellona P.G. città situata vicino a Messina, con la sua classica frase: "Che figura di merda!"
    - mi fermo qui? Quando mai, non posso non sottolineare che quando piove a dirotto il tram non transita perché si allaga la corsia di marcia. Domanda? Chi ha redatto II progetto e chi ha controllato i lavori? Mistero fitto;
    - a proposito di circolazione cittadina l'unico mezzo che funziona (quando funziona) è il tram. In passato all'A.T.M. ci sono state assunzioni clientelari che hanno portato ad avere un numero spropositato di impiegati. Non è mancata qualche furbizia come quella di aumentare il numero dei chilometri effettivamente percorsi dai mezzi per ottenere maggiori sovvenzioni da parte della Regione Siciliana. Con l'arrivo di nuovi dirigenti c'è stato qualche sforzo per migliorare la situazione, in particolare dell'officina meccanica che… (glisson) ma non sono mancati provvedimenti discutibili come quello di acquistare da altri comuni d'Italia autobus dismessi e ovviamente da revisionare dopo tanti chilometri percorsi. Altra questione da risolvere è quella del collegamento dei numerosi villaggi periferici col centro cittadino. Per mancanza di corse di autobus gli abitanti 'periferici' hanno grosse difficoltà per raggiungere II posto di lavoro;
    - altro problema: il secondo palazzo di giustizia. Prima idea: usare la casa dello studente che, fra l'altro, è vicina al vecchio palazzo dì giustizia. Dopo molte polemiche niente di fatto, la casa dello studente non è adatta. SÌ pensa allora agli spazi militari non utilizzati e che sono in gran numero, ci si rivolge al Ministero della Difesa col solito nulla di fatto, niente secondo palazzo di giustizia;
    - ancora. L'Ospedale 'Margherita' è stato chiuso e abbandonato a se stesso con la conseguenza del degrado più assoluto e della sua occupazione da parte di sbandati. Non potrebbe, con i dovuti lavori, ospitare il secondo palazzo di giustizia?
    Potrei continuare ma, per amor di patria, la finisco qui. Forse avrete capito che il mio è lo sfogo di un innamorato deluso,
    Per sdrammatizzare vorrei raccontarvi alcune storie boccaccesche messinesi che, come tutte le consorelle leggende metropolitane, talvolta hanno un fondo di verità. Esemplificando:
    - casalinga che, accompagnato il figlio a scuola, si reca a casa di una sua amica che conosce signori tanto ma tanto per bene;
    - una moglie che torna a casa all'improvviso (non si toma a casa all'improvviso!) e trova il marito a letto con un loro amico, (maschio per essere chiari);
    - altra moglie che anche lei torna a casa all'improvviso e trova il consorte che ripassa una lezione di sesso con la baby sitter;
    - e per ultima ma la più sfiziosa anche perché in città girano i nomi veri dei protagonisti: due sorelle, per arrotondare la paghetta del paparino, sono spesso ospiti della padrona di una villa situata sui monti Peloritani per incontrare signori facoltosi. Un pomeriggio si è appalesato dinanzi a loro il fidanzato di una delle due: casino totale e reciproche accuse!
    Ed ora andiamo alla storiella raccontatami da un vicino di casa dei protagonisti. Come l'è venuta a sapere non mi è noto, ve la propongo come me l'ha spiattellata anche se, malignamente, ho pensato che fosse lui uno degli attori.
    Il 26 giugno ed il 3 settembre vengono alla luce Giammarco e Lorella figli rispettivamente dì Giuseppe e Giulia e di Cateno e Sofìa (preferisco tralasciare i cognomi per non farli identificare), i primi due dottori e gli altri due insegnanti all'Istituto tecnico commerciale Verona-Trento.
    Cosa avevano in comune i due novelli genitori? Abitare nello stesso isolato di via Consolare Pompea 257 dinanzi ad uno stabilimento balneare che frequentavano durante la stagione estiva. Imporre un nome ai propri figli per poi modificarlo è un'abitudine inveterata, peraltro innocua ma incomprensibile, così Giammarco era diventato Gianni e Lorella Lory ( con la ipsilon).
    I genitori per motivi di lavoro avevano orari incompatibili con le esigenze dei neonati e così, amichevolmente, badavano a turno al pargolo o alla pargola degli amici. Un particolare: siccome Giulia non aveva latte per il piccolo Gianni, alla bisogna provvedeva Sofia dotata di tette notevoli e molto produttive, talvolta quello zozzone
    di Giuseppe sbirciava e allungava le mani sulla latteria della vicina, cosa presa molto sportivamente dall'interessata e poi capirete il perché.
    Da genitori anticonformisti non potevano che venir fuori bambini senza complessi così Gianni e Lory, sin da piccoli, venivano lavati insieme nella vasca da bagno, d'estate giravano nudi per casa e, al mare, si cambiavano il costume soli nella cabina, insomma due piccoli svedesi. A undici anni, un'estate, mentre erano in cabina, Lory notò che il pisello dì Gianni era diventato duro."Ti senti male, cosa ti è successo?”  "Non lo so, voglio domandare alla mamma.” "Mammina…” "Non ti preoccupare, stai diventando un ometto e le conseguenze sono...” Sofìa fece un analogo discorso a Lory e così i due, non più bambini, sempre più spesso si rifugiavano in cabina o in casa quando i genitori erano assentì e cominciarono ad esplorare le rispettive cosine."Me lo fai toccare, mi piace quando ti diventa duro, vorrei baciarlo ma mi fa un po' schifo!"   "La mamma mi ha detto che è importante la pulizia, io me lo lavo e poi tu fai quello che ti piace.” Indottrinati dai rispettivi genitori sui rapporti fra i due sessi Gianni e Lory cominciarono ad esplorare i vari modi di fare l'amore, dal pompino pienamente accettato al bacino al fiorellino che si dimostrò molto piacevole da parte dell'Interessata che volle provarlo più volte di seguito sino a che….”Gianni mi sì piegano la gambe, mi sento stanca, non so che mi è successo!" La mamma:"Lory non esagerare, sei ancora piccolina, per ora basta una volta sola.” "Ma tu e papà lo fate?" Piccolo imbarazzo da parte di Sofia: "Certo, è una cosa naturale cosi sei nata tu." "Io quella cosa non l'ho mai fatta con Gianni, ho paura di rimanere incinta'" "Per ora non c'è pericolo, non hai le mestruazioni, quando ti verranno ne riparleremo." Il menarca fu festeggiato dai quattro genitori e dai due rampolli come un avvenimento importante con tanto di torta ma,.."Lory tu e Gianni avete quattordici anni, il papa dì Gianni gli ha comprato dei preservativi, faglielo indossare prima di… e sta attenta a non…" Perfettamente indottrinati Gianni e Lory, ormai allo scoperto, scopavano alla grande, ogni momento era buono per...Un pomeriggio i quattro genitori erano riuniti a casa di Giuseppe e di Giulia quando apparvero i pargoli: "Stiamo andando a studiare.” Giulia: "Ragazzi al cinema 'Metropol’ c'è un film di Walt Disney, qui ci sono i soldi per il biglietto, sbrigatevi altrimenti perderete il principio. " Gianni: "A me i cartoni animati non piacciono..."Lory "Ma si: Topolino, Paperino, Gambadilegno." "Ho detto che non mi piacciono!" "E invece te li fai piacere, andiamo." Lory prese per mano Gianni e se lo trascinò fuori casa, poi:"Sei un immenso Mammalucco, non hai capito niente, i nostri genitori ci hanno sbattuto fuori per fare i comodi loro, ancora non capisci? Allora sei proprio di coccio! Rientriamo in casa e ne vedremo delle belle!” I due congiurati giunsero al loro piano a piedi per non far sentire il rumore dell'ascensore e, appena entrati a casa di Gianni, sentirono provenienti dalla camera da letto lamenti sempre più forti. Giuseppe era nudo beatamente francobollato sopra  il corpo di Sofia altrettanto nuda, era lei che si lamentava, insomma quella situazione era di suo gradimento tanto da farle emettere suoni inarticolati. Lory guardando in faccia Gianni gli fece cenno come per dire "lo avevo immaginato tutto sciocchino!" e all'orecchio: "s'ode a destra uno squillo di tromba, a sinistra risponde uno squillo!" di manzoniana memoria e poi lo prese per mano per andare a controllare la situazione casa sua dove, come immaginato, trovarono una scena analoga con Cateno questa volta sotto e Giulia sopra anche lei notevolmente lamentosa. I due giovani non riuscirono a trattenersi e si misero a ridere tanto da far saltare dal letto i due amanti presi alla sprovvista e totalmente confusi. All'ora di cena tutti riuniti a casa di Giuseppe e di Giulia. Fu Cateno piuttosto imbarazzato a prendere la parola:"Ragazzi alla vostra età è difficile percepire delle situazioni un po' fuori dell'ordinario come la nostra, noi quattro siamo anticonformisti, non so se riusciate a capire il significato di questa parola e poi ci vogliamo molto bene per cui..." Fu Lory a prendere in mano la situazione (femminuccia e del Leone!) . “Carissimi...mi vien da ridere perché mi sembra di scimmiottare il parroco durante la predica, volevo anzi io e Gianni vogliamo dirvi che noi siamo molto contenti che voi…insomma se piace a voi a noi non dispiace e non ci permettiamo di giudicarvi vero Gianni?" I due giovani vennero coperti di baci e di abbracci.
    Il giorno dopo Lory; "Voglio andare dal pasticciere per fare una sorpresa ai nostri beneamati." "Si per fare un pasticcio, ti conosco mascherina, io non voglio essere complice!" La domenica successiva Lory a tavola: “ho un debito col pasticcere che ci ha preparato questa torta nuziale.” Ovvia meraviglia da parte dei genitori. Cateno: "Chi sono i fortunati..." "Sono Cateno con Giulia e Giuseppe con Sofia, guardate i nomi intrecciati.” Dopo un attimo di imbarazzo Cateno; "Grandi figli di...papà e mamma, grazie per la sorpresa che ormai sorpresa più non è, vi vogliamo molto bene, saremo sempre uniti ma voi cercate di non farci diventare nonni troppo presto!"

  • 25 gennaio 2015 alle ore 9:55
    L'AMORE CONTRO

    Come comincia: Ispirami o diva i voluttuosi canti di fiorellini deliziosi e di gagliardi volatili. Con questa omerica premessa vengo a raccontarvi le delizie ed i casini della mia vita, sempre che vi interessi in caso contrario…vedete voi. In tutta sincerità non posso lamentarmi dei miei quaranta anni di età e venti di carriera dietro gli sportelli di un’ufficio postale. Non mi sono mai lamentato del lavoro anche quando qualche villico se le andava a cercare ma risolvevo tutto prendendolo per i fondelli col mio humor romanesco. Che fa un romano (ovviamente romanista) a Messina, strada Panoramica 1284 ‘me cianno mannato’. Ricordate quella canzone di Alberto Sordi: ‘te cianno mai mannato a quel paese…’ è il caso mio, il motivo non me lo ricordo bene o meglio …va bene ve lo dico ma resti fra di noi. Vinto il concorso alle poste, ero stato assegnato all’ufficio postale di via Taranto a Roma, una fortuna sfacciata proprio vicino a casa mia, abitavo in via Conegliano ma la fortuna talvolta ti gira le spalle o meglio…diciamola tutta è stata colpa mia. Mia collega era una brunona che più brunona non si può, 1,70, seno forza tre, occhi verdi che mi facevano impazzire, sedere prominente ma soprattutto sempre allegra e sorridente. Domanda: era sposata? Maledizione si con un racchio (ovviamente ricco) ma siciliano di una paese dell’interno dell’isola, insomma di mentalità svedese, si svedese un par di balle. Dopo un lungo corteggiamento alla voluttuosa Mariella, andato a buon fine il pomeriggio di un sabato, Crocifisso G.,il marito, (non faccio commenti sul nome) cominciò a prendere violentemente a calci la saracinesca chiusa dell’ufficio postale dove io Alberto M. (scusate se ho dimenticato di presentarmi) mi stavo deliziosamente intrattenendomi con la di lui consorte.(Come avesse fatto a sapere che eravamo chiusi lì dentro è stato per me sempre un mistero, forse un collega invidioso, bah!) Ovviamente noi due fedigrafi restavamo rintanati all’interno dell’edificio completamente atterriti. Il gran chiasso aveva fatto sì che qualcuno che abitava nei pressi interessasse la Benemerita che, a sua volta, aveva telefonato al direttore della filiale postale. All’interno per fortuna penetrarono solo un maresciallo dei Carabinieri ed il direttore i quali, resisi conto della situazione, uscirono dai locali facendo presente che lì dentro non c’era nessuno e riuscendo in qualche modo a calmare il cocù il quale, non molto convinto, fu scortato dal maresciallo sino a casa sua dove, ricomposta e sorridente, dopo circa mezz’ora fece ritorno la consorte che riuscì, a denti stretti, a farsi tante risate quando venne a conoscenza dei fatti. Il direttore generale delle poste capitoline, siciliano di nascita, venuto a conoscenza del fatto,consigliò vivamente (insomma impose) al povero Alberto di cambiare aria il più possibile lontano dalla capitale, un posto libero a Messina faceva al suo caso. Ecco spiegato il trasferimento di un romano nella terra di Trinacria. Alberto veniva trasferito temporaneamente negli uffici postali delle isole Eolie in sostituzione di colleghi che andavano in licenza ma ben presto si stancò di pensioni e trattorie. Un giorno ad un tavolo vicino notò la presenza di una bruna sicula che gli ricordava in parte Mariella (si quella dell’ufficio postale di Roma). Era una maestra che insegnava alle elementari anche lei temporaneamente trasferita dalla sua sede di Milazzo alle isole Lipari. Alberto s’era fatti i conti, come si dice in gergo: voleva una casa sua, sollazzare ‘ciccio’ quando ne aveva voglia, avere biancheria pulita e piatti lavati insomma voleva sistemarsi dinanzi al televisore mentre la consorte ‘badava’ alla casa. Quello che non amava della baby era il nome: Calogera B. che in Sicilia diventava Lilla, ma…c’erano cose peggiori. Il matrimonio per espresso desiderio di Lilla, venne celebrato in chiesa, Alberto, ateo, aveva dovuto cedere. Il rinfresco si era svolto al S.Domenico rinomato albergo di Taormina (anche molto costoso) ex convento con piscina, giardino interno, Santi e Madonne alle pareti. Un solitario tavolo al centro della sala con i due sposi (Alberto era orfano dei genitori) lo aveva indotto a spostarsi in continuazione nella sala per parlare e scherzare soprattutto con femminucce procaci, scollate e ridanciane, cosa che aveva indispettito la sposa che aveva richiamato all’ordine il povero appena coniuge il quale, con la coda fra le gambe, era ritornato al tavolo ad occhi bassi senza mangiare più nulla, solo una fetta di torta, bell’inizio! Una casa già arredata sulla strada Panoramica, con visione sulle coste calabrese, era stato di gradimento di Alberto e di Lilla, anche il canone non era eccessivo in quanto il proprietario, scottato dai precedenti inquilini mal pagatori, aveva preferito loro due dal sicuro stipendio. Due avvenimenti avevano modificato in senso totale la vita del bell’Alberto: il decesso quasi contemporanea dei nonni: Alfredo M. se n’era andato in quel di Montesilvano (Pescara) alla veneranda età di novant’anni con un patrimonio nient’affatto male di case e di terreni coltivati ad olivi e vigneti famosi per il Trebbiano ed il Montepulciano d’Abruzzo. Sinesio S. (nonno materno) dieci anni in meno, aveva lasciato questa terra a Grotte di Castro (Viterbo) anche lui decisamente ricco per possedimenti di terreni agricoli e di numerosi appartamenti nel capoluogo, insomma una pacchia per Alberto e Massimo M., due cugini,  che si erano divisi fraternamente il patrimonio, unici beneficiari per espressa volontà dei due avi che avevano escluso dall’eredità gli altri parenti. Che i soldi non fanno la felicità…un par di balle, in ogni caso ti cambiano la vita e così fu per l’Albertone che pensò bene per prima cosa di cambiare casa: un appartamento di 200 metri quadrati in un condominio di otto inquilini con piscina a campo da tennis sempre lungo la Panoramica. Reso contanti il patrimonio, l’Albertone si presentò con vari assegni decisamente pesanti al direttore della sua banca che, a quella vista, ebbe un rigurgito gastro-esofageo, ripresosi: “Mi dica signor M. come intende investire i suoi soldi, il ragioniere Minutoli sarà a sua completa disposizione.” Anche il ragioniere alla vista degli assegni stralunò passando il suo sguardo dal viso del dottor M. (di colpo Alberto era diventato dottore) a quello degli assegni. “Ragioniere mi affido completamente a lei, intanto vorrei una carta di credito oro con spesa illimitata, bancomat, insomma tutti quegli documenti che mi possono servire.” È cosa risaputa che le donzelle, nominate miss Italia, per prima cosa si disfanno, si disfacino, si disf…insomma mandano a f.c. il fidanzato ufficiale. Alberto seguì il loro esempio anche aiutato dalla sorte infatti Lilla, sempre in giro nelle scuole elementari delle isole Eolie, negli ultimi tempi, nei rari incontri, si dimostrava piuttosto freddina, soprattutto quando si trattava di avere rapporti sessuali, segno evidente di innamoramento di altro maschietto. Confessione reciproca, un assegno sostanzioso da parte del marito contribuì acchè la separazione avvenisse, come si dice, in maniera civile. A questo punto l’Albertone alzò le antenne al fine di individuare una preda appetibile, possibilmente coniugata, al fine di avere ampia libertà nel reperire varie passerotte disponibili, insomma voleva scopazzare in giro senza troppi coinvolgimenti sentimentali e qui… Un giorno di sabato, divenuto proprietario dell’attico all’ultimo piano della strada Panoramica al n.2020, nell’entrare nell’androne pieno di pacchi, incrociò o meglio dire andò ad intruppare (a sbattere) con una signora che stava uscendo dall’edificio. Ovviamente i pacchi finirono a terra, reciproche scuse, sguardo intenso senza profferire parola ed infine grande risata. “Forse c’era un sistema migliore per conoscerci” esordì la signora “sono Regina M., il mio cognome non è siciliano, sono marchigiana di Pesaro…” “Non è possibile, io sono Alberto M., se anagrammiamo i nostri cognomi sono uguali, questo è un segno del destino…” La signora era già dal primo sguardo degna di nota: capelli castani media lunghezza, occhi grigi mai visti da Alberto in una donna, naso deliziosamente all’insù, bocca invitante, orecchie piccole e sorriso smagliante. “Mi sta fotografando…” “Sono appassionato di foto, lei sarebbe un soggetto meraviglioso chissà se…” “Per essere in primo incontro siamo andati abbastanza avanti, non crede?” “Non so che dire, di solito non mi impappino…volevo dire…” “Voleva dire che è stato fulminato dalla mia beltade, glielo concedo, so di essere bellissima…mettiamola sul ridire, mi dia un suo biglietto da visita, forse ci rivedremo.” Il viso sorridente di Regina accompagnò Alberto nei giorni seguenti quando decise di andare all’attacco, al citofono: “Gentile signora M. sono…” “So chi è e sto per uscire, mi aspetti al portone.” “Sa di quei libercoli che andavano di moda al primo novecento per gli innamorati maschi che non sapevano cosa scrivere ad una gentile signorina di cui volevano beneficiare le grazie…” “Lo dica chiaramente, se le volevano scopare!” Il silenzio era sceso nell’androne delle scale, Alberto e Regina si guardavano negli occhi senza parlare. “Ho qui fuori la macchina, se vuole un passaggio.” “Cacchio siamo alla Jaguar, ricco di famiglia o mafioso?” “Eredità di due nonni morti in contemporanea.” “Non è che li ha avvelenati lei?” “Morte naturale, si accomodi in macchina prima che…” “Mi salti addosso, non è il caso, mio marito è dietro i vetri.” “Lei non è abituato a femminucce che lo assaltano, io son fatta così solo con le persone , maschietti, che mi piacciono e lei…” Alberto fermò di colpo la Jaguar in un vialetto della Panoramica e incollò le sue labbra su quelle di Regina. “Così impari ad assaltare i maschietti che, talvolta, mordono.” “Tu non mordi, baci molto bene, lo sapevo che sarebbe finita così sin da quando ti ho visto per la prima volta come dice il libretto del primo novecento…” “Ho bisogno di qualche consiglio per arredare il mio attico, da come ti vesti vedo che hai buon gusto, potresti darmi qualche consiglio, ovviamente ti pagherei la consulenza.” “Moneta contante o…” “Contanti quanti ne vuoi, anch’io appena ti ho vista… maledizione non volevo proprio, mi ero fatto un piano per feste da ballo in casa mia con contorno di conturbanti modelle e tu...” “Spero che non faremo la fine di Paolo e Francesca, Gianciotto…” “Mio marito…la prima domanda che mi farai è il perché l’ho sposato, lui è un buono, buono che talvolta si coniuga con fessacchiotto, l’ho sposato perché era sottufficiale dell’Esercito a Pesaro ed io volevo andare via da casa, mia madre si era risposata e non andavo d’accordo col mio patrigno che voleva…si mi si voleva fare, tutto qua.” I pomeriggi dei giorni seguenti Alberto e Regina li dedicarono alla visita di negozi di mobilia, di servizi igienici, di lampadari, insomma cercarono di fare un piano per arredare con gusto l’attico di Alberto. Regina conosceva il titolare di una ditta che avrebbe fornito la mano d’opera, sembravano due fidanzati che facevano il nido dove abitare da sposati. “È la prima volta che…mi sento strano, non so se sia l’aggettivo adatto ma…ti prego vieni a casa mia, ho una voglia matta di…” “Anch’io ho una voglia matta di…, le uniamo insieme e facciamo due voglie matte! Mio marito (si chiama Nino) domani sera è di guardia in caserma.” Alberto aveva posteggiato la Jaguar fuori dalla vista degli inquilini di casa M., Regina era salita in fretta nell’attico. “Porcellone hai la faccia da satiro arrapato, buonino, dai, tra poco …” L’appartamento era riscaldato, era il 10 dicembre, tutti e due sotto la doccia, nuda era ancora più bella, Regina era il nome che più le si addiceva, Alberto era estasiato. Quello che successe, immaginate voi, di tutto e di più. Sveglia, alle sette Regina rientrò a casa sua, Alberto a pomeriggio inoltrato fu svegliato dal suono del telefono. “Pronto…” “Hai la voce impastata, mi sa che la notte passata hai fatto il porcellone…” “E tu, quante volte sei venuta?” “Le ho contate, undici…stamattina non riuscivo a stare in piedi, mi si ammollavano le gambe.” “Cerco di non pensare a cosa mi sta succedendo, sicuramente qualcosa di molto piacevole ma anche impegnativo, c’è una parola che mi fa paura, si ‘amore’, non vorrei che entrasse nella mia mente, nel mio cuore, nello stesso tempo…” “Non fare il ‘vergine’, parlo del tuo segno zodiacale, che cerca sempre di definire le situazioni, talvolta penso sia meglio lasciarsi trasportare dagli avvenimenti.” “Forse hai ragione, intanto vorrei sapere quando potremo di nuovo…” “Brutto zozzone…ti va bene domani sera?” “Ok. Ma tuo marito?” “Fa il pesce in barile, non pensare a lui.” L’ombra di Nino cominciò a pesare sul rapporto fra Regina ed Alberto. “Vorrei sapere cosa ti dice, quali sono i suoi comportamenti, una moglie che sta fuori tutta la notte,ad esempio stasera che programma hai?” “Andiamo al cinema ‘Bianchini’.” “Mai sentito prima, l’hanno aperto di recente?” “Ma no schiocchino, il cinema ‘Bianchini’ è quello sotto le coperte e sopra i cuscini.” “Non…” “Allora papale papale, stasera scopo con mio marito, a lui non importa se vengo con te, ma vuole la sua parte ed è pure bravo!” “È pure bravo!” la frase rimbombò sulla mente di Alberto, un’ira improvvisa, aveva pensato al grande amore mentre Regina aveva ridotto il tutto una ad volgare relazione. Il telefono fu scagliato contro il muro, in mille pezzi non era andato solo quel povero apparecchio innocente ma anche le illusioni di un povero Alberto invecchiato di colpo che recuperò una certa coscienza verso le tre di notte. Preso da improvviso furore riempì una valigia di vestiti, e dopo poco tempo si trovò imbarcato sulla ‘Caronte’ diretto sull’altra sponda dello stretto a Villa S.Giovanni, destinazione finale…Roma, non sapeva dove altro rifugiarsi. Pian piano la sponda di Messina si allontanava come pure i monti Peloritani dove tante volte era andato a rifugiarsi con Regina, gli sembrava l’addio ai monti di manzoniana memoria. Durante il tragitto si fermò varie volte per riposarsi, arrivò nella capitale nel tardo pomeriggio dirigendosi verso i luoghi della sua infanzia, il quartiere di S.Giovanni, un albergo vicino a casa sua: Hotel Appio. Per due giorni restò la maggior parte del tempo in camera, solo due uscite per andare ad un vicino ristorante. La padrona dell’hotel un po’ allarmata gli chiese se avesse bisogno di qualcosa: “Per ora nulla, sarò io a contattarla.” “Madame, son qua.” “Sono Clotilde M., sono a sua disposizione sempre se riesca a capire quali sono le sue esigenze.” La dama, circa sessantenne, aveva sicuramente molta esperienza sui clienti dell’albergo, aveva intuito del conflitto interno di Alberto e voleva, a modo suo, dargli un a mano. “Signora per ora soggiornerò nel suo hotel, non so per quanto tempo, le dò un assegno per il pagamento mensile di una stanza che vorrei cambiare con una più grande con bagno, penso che resterò a lungo.” Alberto capì che doveva uscire dal torpore che lo aveva invaso. Cominciò con l’andare nei luoghi cari ai turisti: piazza di Spagna, il Colosseo, fontana di Trevi usando i mezzi pubblici, poi cambiò completamente. Di notte con la Jaguar scorrazzava in posti mai visti, talvolta si perdeva ed era costretto ad affidarsi al satellitare per rientrare in albergo. Cambiò ancora: vicino all’albergo c’era un posteggio di taxi, cominciò ad usarli soprattutto di notte. “Dottore dove la porto?” “Dove ti pare, fammi vedere Roma by night, anzi, sai che ti dico, mi metto vicino a te così mi sento meno solo, dammi del tu, io mi chiamo Alberto.” “Romolo, Romoletto per gli amici.” “Romoletto dimmi qualcosa di te.” “Eh, me faccio mette ar turno de notte per guadammiare qualche sordo de più, mia moglie è ammalata ed ho tre figli che vanno a scuola, all’età loro già andavo a bottega ma oggi, stì ragazzini sò schizzinosi, sembrano tutti figli de signori ed io non ho il coraggio…” “Romolè io so fortunato non ho figli in compenso ho avuto un’eredità e ho smesso di lavorare, a proposito…” “A proposito de che?” “No pensavo ai fatti miei.” In verità Alberto aveva abbandonato tutto senza rendersi conto che aveva molto in sospeso: era in regola solo col lavoro, si era licenziato ma per la casa di Messina… si sarebbe rivolto a Nicola F.suo compagno di lavoro, una procura… il giorno dopo avrebbe sistemato tutto. Ad un certo punto ‘ciccio’ reclamò la sua parte, quanto tempo era che non scopava, boh. Albertone si guardò intorno in albergo, spesso veniva a rifare la sua stanza una certa Rosina, l’aveva notata ma prima aveva per la testa solo per Regina. A proposito di Regina…capì che era stato un gran fregnone, si era innamorato come uno scolaretto mentre a lei piaceva solo scopare alla grande, decise che la storia era definitivamente chiusa e rivolse la sua attenzione a Rosina. Descrizione: altezza circa un metro e settanta, capelli biondi lisci, poco seno, vita stretta, gambe ben tornite, bel culo, insomma degna di nota. Una sera volutamente non mise dietro la porta della sua camera il cartello ‘non disturbare’ e così Rosina entrò in camera col pass partout. “Mi scusi signore ma…” “Niente scuse, è colpa mia, anzi voglio dirti la verità l’ho fatto apposta, volevo conoscerti. Mi pare che non abiti a Roma.” “No sto a Frascati, ogni mattina vengo a Roma con mia madre, lei lavora in un altro albergo, torniamo a casa il pomeriggio, ho due fratelli ed un padre invalido, le serve altro?” “Non volevo essere invadente, ti chiedo scusa ma volevo dirti…volevo dirti…” “Provi a dirmelo così lo saprò.” “Volevo dirti che mi piaci molto, all’inizio non ti ho dato confidenza perché ero in crisi, vengo dalla Sicilia ma sono romano, sono nato in via Conegliano, una traversa di via Taranto.” “Mi scusi la domanda ma cosa ci fa in albergo se ha casa a Roma?” “La mia casa è stata venduta tempo addietro, a Messina ho avuto dei grossi problemi e sono, come dire, scappato.” “Una femminuccia, vero?” “Hai indovinato mia bella Rosina ma ormai ho chiuso e sono pronto a…” “Primo: non sono la sua Rosina, secondo io non sono pronta a …” “Bel caratterino, non sarà facile per il tuo fidanzato…” Rosina si mise a sedere sul letto e si prese la testa fra le mani, piangeva. Cosa fa l’Albertone quando si trova dinanzi ad una ‘pulsella flentens’, l’abbraccia per vedere come va a finire. Tutto sommato gli finì bene. Dopo un po’ la baby si asciugò col grembiule il viso, si girò di spalle e prese a sistemare la camera. “Che ne dici se all’uscita dall’albergo ti accompagno a casa con la mia Jaguar.” “A parte che prendo l’autobus con mia madre, non mi fa alcuna impressione la Jaguar, forse lei è un…lasciamo perdere.” “Io non sono un…fino a due mesi addietro ero un’impiegato delle poste, poi ho avuto una grossa eredità, tutto verificabile. Dì la verità il tuo fidanzato ti ha lasciato, così siamo pari solo che la mia bella era sposata…” Rosina prese a guardare negli occhi Alberto: “Quanto anni hai?” “Quanti ne dimostro?” “Cinquanta.” “L’hai fatto apposta, meno dieci, posso farti vedere…” “Non voglio vedere niente, fra l’altro non sei il mio tipo.” “A questo punto una domanda sorge spontanea: qual è il tuo tipo?” “Lasciamo perdere, a domani.” Fine del primo round. Mattina dopo. “Mia bella frascatana stamane ti vedo radiosa, è la mia presenza che…” “Bel quarantenne, potresti anche piacermi ma te la devi meritare.” “A disposizione, senza parlare di soldi che sarebbe volgare cosa ti piacerebbe avere?” “Sto facendo la corte ad un paio di scarpe ma costano troppo, aspetto gli sconti.” “L’Albertone di cognome fa ‘sconti’, ci vediamo all’uscita.” In fondo Rosina era una bambinona, quando prese fra le mani le scarpe cominciò a ridere e abbracciò l’Alberto. “Per ora paga tu, quando prendo lo stipendio ti rimborserò.” “Cosa c’è meglio d’un rimborso se non un bacio diciamo… in fronte.” “Diciamo in fronte.” La notte porta consiglio nel senso che consigliò a Rosina di buttarsi sul bell’Alberto appena entrata in camera sua con la conseguenza che…immaginate come andò a finire. Rosina si dimostrò un’amante appassionata, tette piccole ma molto sensibili, un sessantanove con risucchio da parte della bella e goderecciate multiple. Una particolarità di Rosina: i peli del pube neri in contrasto con la capigliatura bionda naturale. Finale scontato: Alberto comprò casa a Frascati dove alloggiò anche la famiglia di Rosina, comprò anche un pastore tedesco ed un gatto soriano che, cosa strana, condividevano la cuccia e si facevano tante coccole, mah l’amore contro!

  • 27 dicembre 2014 alle ore 18:15
    L'INQUILINO DEL PIANO DI SOTTO.

    Come comincia: Chi poteva essere, sicuramente uno del palazzo ma chi, bastava andare a vedere e, sorpresa sorpresa una tremante signora Franca in vestaglia:
    “Le chiedo scusa ma ho una paura tremenda dei temporali, non riuscivo a restare sola e l’unico…”
    “Non si preoccupi, ero sveglio e non sapevo come passare il tempo, faremo un po’ di conversazione così le andrà via la paura.”
    Conversando conversando Alberto venne a sapere che madame Franca era l’allenatrice di una squadra femminile di palla al volo, più che altro per passare il tempo dato che non aveva figli, si dedicava alla lettura, non andava d’accordo con la suocera che non era stata favorevole al matrimonio con suo figlio, insomma una vita piuttosto monotona e priva di soddisfazioni.
    “Mi deve credere talvolta…”
    “Le credo, anch’io talvolta…”
    “Mi pare strano che lei… chissà quante femminucce, da parte mia, anche volendo, tutti lo noterebbero se portassi a casa mia qualche amico, mi capisca.”
    “La capisco ma se invece fosse un condomino la cosa non darebbe all’occhio soprattutto se fosse l’amministratore che avrebbe un valido motivo per… “
    Alberto non riuscì a finire la frase, un uragano gli piombò addosso, sbattuto sul letto e poi… e poi… e poi…come da canzone.
    “Alla fine, dopo un bel po’ di tempo:
    “Scusa ma quanto tempo è che…”
    “Tanto tempo e poi non è che Giovanni  sia un gran che, lui è quello del: vado, l’ammazzo e torno ed è piuttosto ‘pisellino’ al contrario di te che hai un mostro’ , io non ho avuto molte esperienze ma con te sarei una donna felice, forse il termine è eccessivo ma…” Franca aveva cominciato a piangere, le lacrime femminili spiazzavano sempre il bell’Alberto che non sapeva che atteggiamento assumere.
    Finalmente il fiume cessò e la meno addolorata Franca si ritirò nelle sue stanze, ad Alberto mancava la scopata lacrimevole, l’aveva provata.
    La visita ai signori Orlandi scioccò l’amministratore che, in tale qualità, aveva bussato alla loro porta.
    A venire da aprire era stata un simulacro di donna: capelli tinti a metà e totalmente scompigliati,  viso rugoso, occhi sfavillanti di incazzatura recente, vestaglia di dubbia pulizia e aperta a metà.
    “Per favore chiami la padrona di casa sono…”
    “So chi è lei ed io sono o meglio dovrei essere la padrona di casa: Emma Previti, mi presento col mio cognome perché quello di mio marito,Orlandi, mi fa completamente schifo, come presentazione non c’è male.”
    “Mi hanno insegnato sin da giovane di  ‘farmi gli affari miei’ e pertanto questa è la ricevuta, se non ha i soldi in contanti passerò un’altra volta.”
    “Quale altra volta, la situazione non cambierebbe, si vedrebbe sempre davanti una megera, vocabolo di mio marito.”
    “Signora noi siamo quello che vogliamo essere, un buon parrucchiere, una lavata della vestaglia, il passaggio in un centro estetico migliorerebbe di molto la situazione, non solo sarebbe presentabile ma anche appetibile, glielo dice uno che…”
    “Senta ‘conquistatore di donne a getto continuo’ lei dall’accento mi sembra romano e quindi conosce Trilussa, mi ha fatto un complimento ma sono io che non voglio cambiare, quella specie di uomo che ho sposato mi odia perché non sono riuscita a dargli un figlio e così gli impongo di sopportarmi in questo stato!”
    “Queste sue parole mi ricordano una barzelletta volgare in cui un cotale si tagliava … prima di tutto bisogna amare se stessi, gli altri vengono dopo, suo marito che fa nella vita?”
    “È tenente colonnello nell’Esercito ma è in amministrazione perché non è bravo nemmeno a fare l’ufficiale, io…”
    “Vada in viale S:Martino al n.82, c’è un istituto di bellezza, chieda di Asmara, è una mia cara amica, saprà rimetterla in sesto, good luck!”
    La pietà è un brutto sentimento soprattutto provato nei confronti di una signora, Alberto era contento di se stesso, forse era riuscito a cambiare la vita di madame Emma, gli avrebbe cambiato anche il nome che faceva tanto cameriera!”
    Le signore Campagna o meglio Antonella Campagna vedova e Speranza Campagna zitella abitavano al quarto piano a sinistra, Alberto, per istinto, si era fatto precedere da una telefonata che aveva sortito il suo effetto in quanto le due dame quel pomeriggio, alle ore 16 si erano fatte trovare tutte in ghingheri.
    “Signore in quanto voi proprietarie dell’immobile ovviamente non sono venuto a chiedervi il pagamento del condominio ma solo una visita di cortesia, volevo presentarmi dato che ho avuto modo, per motivi di servizio, di conoscere il vostro consulente tributario.”
    “Si il signor Balestra ce l’ha riferito, in caso di bisogno ci rivolgeremo a lei, spero tanto di no, la Finanza ci fa un po’ paura.”
    “Le sembro io un tipo da far paura?”
    “Non mi riferivo alla sua persona anzi la trovo estremamente piacevole…” Così aveva parlato Antonella, la vedova, che era arrossita visibilmente, evidentemente la dama aveva fatto un pensierino sul bell’Alberto, da tener presente.
    “Mia sorella ed io avevamo pensato di farle un piccolo regalo non facendole pagare il condominio, una cosa di niente giusto per…”
    “Nel ringraziarvi della vostra cortesia son costretto a rifiutare, non ve la prendete a male, è la mia direttiva di vita.”
    “Va bene ci sarà il modo…”
    Alberto capì in un secondo tempo il significato di quella frase monca, due giorni dopo trovò nella sua buca delle lettere un biglietto dal significato criptico:
     ‘Ditta Barbisio. Buono per l’acquisto di materiale di abbigliamento  senza limite di spesa.’
    E la madonna! Voleva dire che Alberto si poteva portar via tutto il negozio, Antonella l’aveva fatta grossa o meglio non aveva pensato bene a quello che aveva suggerito di scrivere al proprietario della ditta ma spinta da cosa? Risposta facile: si voleva scopare il bel maresciallo, ovvio no?
    Alberto non voleva recarsi in casa della signora Campagna anche per non incontrare sua sorella che forse non era al corrente della faccenda, così si appostò al pian terreno sin quando non incontrò la bella vedova all’uscita dall’ascensore.
     “Ti rendi conto quello che c’è scritto nel biglietto, potrei ridurti sul lastrico.”
    “Io sono molto ricca e poi… “
    “Vieni in macchina, ti prego vieni in macchina, parleremo meglio.”
    Ma quale parlare, Antonella era più muta di un pesce e allora Alberto prese la strada che portava ai monti Peloritani, solo allora la vedova si fece viva.
    “Dove stiamo andando, non conosco questa strada…”
    “Io si, ci si recano gli innamorati per dar sfogo alla loro voglia di tenerezza!”
    Antonella aveva chiuso gli occhi segno tangibile di resa e così, dopo tanto tempo, riprovò le gioie del sesso, del sesso vigoroso e godereccio come forse non aveva mai provato in vita sua.
    Gaetano Filippeschi, proprietario terriero, occupava l’appartamento a destra del quarto piano. In verità cercava di rimanervi il meno possibile per non stare in compagnia della moglie alta 1,80, legnosa, senza seno, che sputazzava quando parlava e soprattutto di una antipatia, di una antipatia insomma…antipatica.
    La sua passione per la caccia lo portava fuori di casa anche quando la caccia era chiusa, si rifugiava in una sua abitazione di campagna sopra Patti in compagnia di due cani da caccia sempre scodinzolanti ed affettuosi, almeno loro!
    “Signora sono Alberto Raffaelli amministratore del condominio, questa è la ricevuta di pagamento dei due ultimi mesi, prego.”
    “La porti a mio marito.”
    “Va bene se non ha soldi passerò un’altra volta.”
    “Io i soldi ce li ho ma non glieli dò, vada da mio marito è lui il padrone di casa.”
    “Che lui sia il padrone di casa ho i miei seri dubbi…”
    Alberto si accorse troppo tardi di aver toccato un tasto sbagliato, fu investito da una valanga di frasi volgari e senza senso, fece appena in tempo a scappare per le scale, così imparò a sue spese a restare lontano da quella porta.
    Il finale di questa storia, diciamo piacevole ed in parte imprevedibile perché…
    Un giorno ricevette una telefonata da casa Campagna:
    “Per favore faccia un salto a casa mia.” Ma non riconobbe di preciso chi delle due sorelle aveva fatto quella telefonata.
    Se ne accorse quando fu aperta la porta, non era Antonella .
    Speranza aveva messo in atto quel marchingegno che portava il suo nome, la speranza di poter avere un sano e piacevole rapporto sessuale col bell’Alberto che, stavolta, fece meno il duro e, in seguito, si recò nel negozio ‘Barbisio’ per rifornire, in toto,il suo guardaroba.
    Come giustificazione non richiesta (exscusatio non petita accusatio manifesta) era che  in fondo si era sacrificato ai bassi appetiti sessuali delle due sorelle, perchè poi bassi…
    E Ann. La svizzerotta rimase in gola al bell’Alberto:
    “Se deciderò di avere un rapporto sessuale con un uomo tu sei il preferito.”
    Tanto piacere al c…o, Alberto se ne fregava di essere il preferito, voleva scoparsi Ann il resto non gli interessava!
     
     
     
     

  • 27 dicembre 2014 alle ore 18:11
    L'INQUILINO DEL PIANO DI SOTTO .

    Come comincia:  “Questa è la triste istoria” così cominciava una canzone che i menestrelli di strada cantavano a Roma negli anni 50 accompagnandosi con una pianola e chiedendo qualche spicciolo ai signori affacciati alle finestre di via Taranto dove abitavo io, Alberto M.; allora non c’era ancora la televisione e ci si accontentava di poco.
    Quel triste ritornello era ritornato alle orecchie di Alberto ai funerali di sua moglie Maria Quattrone, lui era al primo banco della chiesta di Grotte a Messina, frastornato dalla  forte musica di un organo.Tutto gli sembrava paradossale: il posto che non frequentava (era ateo), la compagnia di gente che in maggior parte non conosceva e veniva ad abbracciarlo e baciarlo, l’invito a recarsi in sacrestia per sottoscrivere un ‘fiore che non marcisce’ (tanto per cambiare soldi per la chiesa), la bara dove probabilmente , anzi sicuramente,  giaceva la sua Memi (vezzeggiativo che gli aveva dato lui), fine della funzione, sciamare della gente fuori dalla chiesa, invito a sedersi su una macchina che seguiva quella del feretro, arrivo nella cappella di famiglia, operazioni di muratura dentro il loculo, rientro a casa in via Consolare Pompea 488 tutto come circondato da una nuvola di irrealtà.
    “Se hai bisogno di qualsiai cosa, siamo a disposizione.”“Puoi venire a casa nostra, ti prepariamo qualcosa.”“Ti facciamo compagnia per non farti restare solo a casa tua.”
    “Ecco: voglio restare solo e che nessuno mi rompa più i coglioni” pensiero non espresso ma messo in atto, finalmente!
    Il divano, panorama della Calabria a fargli compagnia in perfetta solitudine e silenzio, un silenzio lenitivo di tanto dolore.Il funerale era stato il riepilogo finale di una bella storia:colonia marina della Guardia di Finanza di Mortelle;Alberto M. maresciallo trentenne del Corpo, Maria  figlia diciottenne dell’appuntato Quattrone;conoscenza dei due;innamoramento intenso, tenace, smisurato soprattutto da parte della baby;contrarietà da parte dei genitori di lei (dodici anni di differenza, sei troppo giovane) cedimento infine e matrimonio con rinfresco a Villa S.Andrea, albergo sul mare di Taormina.
    Cosa aveva attratto il bell’Alberto, ‘conoscitore’ di donne, dall’innamorarsi della deliziosa Maria?  Dare una spiegazione di cosa ci attrae di un’altra persona non è cosa facile, ci hanno provato in tanti: poeti, psicologi, scrittori, filosofi. Memi  non era una bellezza nel senso classico: alta 1,65, poco seno, gambe muscolose, corpo da ballerina classica; peculiarità: un sorriso accattivante ed un carattere disponibile che riusciva a compensare quello talvolta ombroso del bell’Alberto: 1,80, viso da guerriero atzeco (come mai sarà un viso atzeco io non lo so …), fisico da atleta e soprattutto collazionatore di femminucce disponibili (scartate quelle troppe serie che non davano risultati), mai un rapporto duraturo, si era meravigliato lui stesso della decisione del passo fatale.
    Rientro dal viaggio di nozze nelle isole Eolie che conosceva bene per aver comandato i vari reparti di Salina, Panarea e Stromboli.Un'abitazione di centoventi metri quadrati in via Consolare Pompea proprietà della consorte che l’aveva avuta in dono da sua nonna unitamente ad una casa sul mare a Torre Faro.
    Prima del matrimonio il maresciallo M. dimorava in caserma, vitto e alloggio. L’unica sua proprietà una Jaguar X type che aveva acquistato con un lascito di uno zio australiano, si australiano,  non sempre gli zii sono americani, questo era australiano parente di un nonno emigrato in cerca di fortuna nel nuovo continente. Ovviamente aveva dovuto dimostrare la provenienza di quel denaro per non essere incolpato di diciamo ‘scorrettezza’ in servizio.Altra peculiarità di Memi era il suo comportamento ‘a letto’. Giunta vergine al matrimonio, presto era diventata brava a seguire le indicazioni sessuali del marito ed anche a sopravansarlo, insomma era una scopatrice nata! La ferale notizia di un tumore all’utero era giunta dopo sei mesi dal matrimonio.
    “Non ti preoccupare, sei giovane, con le cure ce la farai!” Non ce l’aveva fatta e dopo due mesi era nel mondo dei più, questa la triste realtà che aveva prostrato Alberto sino alla depressione.Classica di questa malattia era la mancanza di interesse per le cose della vita, nemmeno la fotografia (era capo laboratorio in caserma) riusciva ad attrarlo.Il Colonnello Comandante: “M.si prenda una vacanza, magari in montagna, il freddo potrà funzionare contro la depressione, e soprattutto si cerci una buona compagnia!” Destinazione prescelta Madonna di Campiglio. L’hotel Splendid era situato vicino alle piste e ad un laghetto, il centro benessere era ben attrezzato, buono il ristorante e la camera riscaldata giorno e notte, tutto perfetto. Aveva preso in affitto l’attrezzatura, la mattina con l’ovovia si recava in alto a duemila cinquecento metri, il pomeriggio riposo sino all’ora del the, cena, passeggiata digestiva, rientro e rifugio in camera, non aveva voglia di fare amicizia con nessuno ma…“Signore posso sedermi al suo tavolo, sul mio arriva un raggio di sole che mi dà fastidio.” In altri tempi si sarebbe alzato, finto baciamani all’interessata bionda, occhi verdi, corporatura da modella in somma un pezzo di f… ma ora:“Si accomodi.” Niente più e soprattutto niente conversazione. La cotale, forse abituata ad altro comportamento da parte dei maschietti:“Signore se le do fastidio posso anche andarmene”, il tono era piuttosto risentito.
    “Le chiedo scusa ma non mi sento molto bene ed ho problemi personali, mi scusi di nuovo.”La signora si dimostrò ottimista: “I problemi si risolvono, cameriere ci porti dello spumante. Io sono nazionalista, niente champagne.”“Che ne dice di una passeggiata al fresco della notte, rinvigorisce e rende più ottimisti.”
    “Non è facile, mia moglie è venuta a mancare quindici giorni fa.” Come cavolo gli era venuto in testa di usare il termine venuta a mancare al posto di’è morta’, bah.“Inutile dire che mi dispiace, se non le fastidio se la prendo sotto braccio” e alla parole aveva fatto seguito l’azione, Insomma un assalto vero e proprio, più di così, in altri tempi… già in altri tempi…“Io sto allo Splendid, lei…”Con un file di voce Alberto: “Anch’io”“La  mia stanza è la 114, la sua?“115”“Ma guarda che combinazione, facciamo così, andiamo nella mia, c’è un bel panorama.”
    “Uffa che caldo, tengono i termosifoni troppo alti, mi devo spogliare, ma anche lei non faccia complimenti.”
    Alberto senza accorgersene si trovò in slip, la signora ancora meno, aveva in dosso solo una vestaglia molto trasparente e molto invitante.
    “Che sbadata non le ho chiesto il suo nome, io sono Marianne, parigina,e lei?” “Alberto romano.”“Nome da guerriero anche se adesso è un guerriero un po’ abbattuto, posso aiutarla?” e mise in atto l’aiuto sfilando gli slip ad Alberto.“Ah ah siamo un po’ moscietti, vediamo se…” nel frattempo aveva preso un bocca l’augello di Alberto decisamente poco collaborativo.
    Dopo circa dieci minuti:Madame:“Mi arrendo, non è il caso di seguitare.”Come un automa il bel maresciallo si vestì a metà e prese la via dell’uscita, una figura di c…o, non gli era mai accaduto.I giorni seguenti Alberto cercò di evitare la compagnia di Marianna che si era presto consolata con un bel maschione.
    Al rientro a Messina ed in caserma Alberto cercò un collega e amico del cuore, Franco.“Vieni qua un abbraccio, raccontami quello che ti è successo a Madonna di Campiglio.”
    “Sono andato in bianco.”“Nel senso che…”“Che una bella parigina ma l’ha sbattuta in faccia e ‘L’INQUILINO DEL PIANO DI SOTTO’ non si alzato si un millimetro."
    “L’inquilino…” “Ciccio.”“Ho capito nella vita può capitare…”“A me mai, è stata la prima volta.”“Non ne fare una tragedia, è comprensibile quello che ti è successo, ti invito a pranzo, telefono ad Arianna.” “Sto venendo con Alberto, preparaci cose buone.”
    Dopo cena:“Alberto inutile dire che siano come fratelli e quindi mi permetto di farmi i fatti tuoi: penso che tu possa uscire dalla tua situazione con l’aiuto di uno psichiatra, insomma con uno strizza cervelli come si dice in gergo, poi fai tu.”
    Il maresciallo R. nel caseggiato, dopo la morte della moglie, si era presa la briga di fare l’amministratore, otto famiglie:primo piano a sinistra : Giovanni P. impiegato comunale, moglie Giuditta S. sfornatrice di pargoli a getto continuo;primo piano a destra: Ann F., svizzera, impiegata presso una ditta import – export, bionda, capelli corti, 1,78, in fatto di sesso: gusti particolari; secondo piano a sinistra: Franco G. e Catena B. pensionati, sempre  disponibili;secondo piano a destra: Susanna M. pediatra e Giovanni S. psicoterapeuta;terzo piano a sinistra: Franca Li. e Giovanni G.:casalinga lei, imbarcato su navi mercantili lui;terzo piano a destra: Emma P. e Ermanno O.: impiegata in una ditta privata lei, colonnello dell’Esercito lui;quarto piano a sinistra: Antonella e Speranza C.: vedova la prima, zitella la seconda, ricche , proprietarie di appartamenti compreso quello dove abitavano, non particolarmente avvenenti;quarto piano a destra: Gaetano F. e Domenica M., proprietario terriero lui, handicappata lei (ictus cerebrale). Piano attico: Alberto R..
     Alberto focalizzò la sua attenzione sulla professione del signore del secondo piano: psicoterapeuta, gli venne in mente quanto suggeritogli dall’amico Franco, forse quella era la soluzione, il colloquio con una strizzacervelli.
    Un sabato mattina, fattosi coraggio, Alberto suonò alla porta del dr.S. Venne ad aprire la moglie in accappatoio.
    “Signor amministratore, si accomodi, scusi  il mio abbigliamento, sto uscendo dalla doccia.”
    “Ho sbagliato momento, vengo un’altra volta.”
    “Giammai, è un piacere vederla, sono una fanatica delle Fiamme Gialle che fanno pagare le imposte a tanti evasori, io, essendo lavoratrice dipendente, non posso evadere, va bene non parliamo di tasse, Giovanni c’è l’amministratore.”
    “Dottore ho già chiesto scusa a sua moglie, sono inopportuno.” “No assolutamente, sono a sua disposizione.” “Si tratta di cosa delicata come direbbe un testimone al commissario Montalbano, la mia situazione personale, lei sa che recentemente è morta mia moglie…ho molti problemi psicologici, in particolare uno…” nel frattempo era giunta la signora Susanna.
    “Signor R., la presenza di mia moglie non le deve dare problemi, siano ambedue anticonformisti e una coppia aperta come si dice in gergo, parli pure.”
    “Dottore dopo la morte di Maria ho provato una volta ad avere un contatto sessuale con una signora, niente da fare, sono bloccato ed anche depresso…”
    “I blocchi psicologici sono i più difficili da rimuovere, potremmo fare varie sedute e le potrei prescrivere medicinali tipo Valdoxan come ho provato con altri pazienti ma con scarsi risultati, se lei è anticonformista  e  disponibile potremmo provare una terapia portata avanti da uno psicoterapeuta svedese, tale Gustav Holmberg, terapia decisamente anticonvenzionale che il cotale ha affermato di aver provato insieme alla sua infermiera con risultati soddisfacenti ma, come le dicevo, è molto anticonformista.”
    “Dottore dirle che prima del…insomma in passato ero decisamente molto prestante in campo sessuale, immagini la mia attuale situazione, dormo male, ho spesso dolori addominali, mi richiudo in me stesso, qualsiasi tepapia pur di…” “Bene si tratta di avere rapporti sessuali fra lei e due persone di sesso diverso, in parole povere lei con una donna e con un uomo.”
    “Lei ha un’infermiera?”
    “Si ma ha quasi sessantanni!”
    “E allora?”
    “Susanna penso si presterebbe volentieri, in passato mi ha detto che non le sarebbe dispiaciuto conoscerla meglio ma il problema è il rapporto omo, non è facile da digerire, io sono bisex ma lei?”
    “Dottore ci penserò, quando sarò convinto busserò alla sua porta, grazie di tutto e…a presto.!”
    “Punto della situazione, Giovanni è bisex e quindi per lui un rapporto omo non gli pone problemi, Susanna…Susanna mi si ‘facerebbe’ volentieri ma io che dovrei fare con Giovanni, prenderglielo in mano, in bocca, farmi inchiappettare o infilargliela a lui, sempre che ci riesca… che casino!”
    Al telefono: “Dottore sono Alberto, cominciamo a darci del tu e poi vorrei che scrivesti su un foglio di carta come dovrebbe avvenire l’incontro così mi preparo psicologicamente, metti, per favore, il biglietto nella cassetta della posta, grazie.”
    Con trepidazione apertura del biglietto:‘Io e Susanna nudi sul letto, lei a sinistra, io al centro tu ovviamente a destra cominci a prendermelo in mano, anche i testicoli, baciarli entrambi, mettertelo in bocca e , quando è duro, girati, metterò della vasellina per infilartelo nell’ano, a quel punto anche a te dovrebbe diventare duro e potrai infilarlo a Susanna"
    Alberto rilesse il biglietto varie volte sino ad impararlo a memoria ma…metterlo in atto soprattutto sentirsi un coso duro di dietro, mah, come si dice, chi vivrà vedrà!
    Al telefono:“Domani è sabato, se non avete impegni dopo mangiato verrò a farvi visita…” “D’accordo, alle quindici a casa mia, ciaooooo.”
    Che voleva dire quel ciao allungato, Alberto non ti porre tanti problemi, il dado è tratto!
    La camera da letto aveva le serrande abbassate, la luce proveniva da due abat jour con sopra del velo trasparente rosa, sottofondo musica da piano bar, tutto a puntino. Alberto si fece coraggio, prese in mano il coso di Giovanni che, pian piano, aumentava di volume, cominciò con una sega poi, ricordando quanto scritto nel foglietto, con la fellatio, che strana sensazione, cominciò a leccargli i testicoli poi di nuovo lo prese in bocca,  il pene di Giovanni sempre più duro e grosso mentre Il suo ciccio ancora non dava segni di vita, pensò che la teoria dello svedese fosse inefficace o che Giovanni avesse fatto il furbo per avere un rapporto con lui. 
    Si trovò girato di spalle, con del morbido nel buco del suo sedere, la vasellina, e poi pian piano qualcosa penetrò nel suo deretano, quel qualcosa  prese a muoversi avanti ed indietro, insomma Giovanni se lo stava bellamente inculando sin quando, meraviglia, il suo ciccio prese a  diventare duro, sempre più duro,  passò allora al piano b) e fu accolto da una calda ed accogliente gatta la cui proprietaria mostrava di gradire molto quell’intrusione.
    'Risiedette’ dentro  piuttosto a lungo, la signora stava dando con gioia ospitalità ad un ‘ciccio’ decisamente più duro, mostrando sempre più segni di un godimento prolungato. Alla fine Alberto se ne fregò altamente e inondò la ’chatte’ della dama di un caldo e inarrestabile fiume di sperma.
    Rientro a casa, tutto gli sembrava più allegro, il panorama, i mobili, i quadri, i lampadari, prese a ballare, finito l’incubo, si poteva dare alla pazza gioia, almeno lo sperava dopo quella prestazione.
    In caserma i colleghi si accorsero del suo mutamento, qualche battuta, una pacca sulle spalle, erano tutti amici.
    Franco: “Ho capito tutto, auguri.”Alberto si prese una settimana di ferie, fece qualche telefonata a Susanna ringraziandola di cuore, in fondo anche lei ci aveva guadagnato da quello che ricordava.Si mise al lavoro per il condominio: per primo si recò a casa di Giuditta S. in P., forse non era il giorno migliore, la trovò in lacrime.“Signora verrò un’altra volta, vedo che non è il momento giusto.”
    “A casa mia non è mai il momento giusto, lo sa che ho due coppie di gemelli ebbene. sono di nuovo incinta, maledizione a mio marito, alla sua famiglia, a tutti i parenti, sono cattolici del cazzo, non devo usare il preservativo perchè  è peccato ed io di nuovo…li ammazzerei tutti con la loro religione.Siccome con lo stipendio di mio marito non  si va avanti, loro ci ‘foraggiano’ così dicono in gergo ma pretendono che seguiamo i dettagli della chiesa ed ora potrei sfornare altri due gemelli, una squadra di calcio!”
    “Signora per i soldi non si preoccupi, le lascio la ricevuta, ripasserò.”
    “Stavolta mi voglio togliere una soddisfazione alla faccia loro, la prego venga in camera da letto, una volta ero una bella signora, ora…”“Ma anche adesso …”“Fra dieci minuti vedrà un’altra donna, una donna piacevole, mi aspetti vado in bagno.”
    Alberto pensò a quando, figlio della lupa, doveva fare una buona azione quotidiana, qui si trattava di far felice una povera … che invece apparve in altra veste: non era più la stessa, capelli tirati su, occhi e bocca truccati, vestaglia trasparente che lasciava intravedere seni e pube niente affatto male.
    “Non me ne voglia se approfitto di lei, è una reazione a tanto squallore della mia vita.”
    Alberto non si pentì di quell’avventura, anche a letto la signora dimostrò di saperci fare sessualmente, cacchio doveva essere a stecchetto da tanto tempo, una goderecciata dopo l’altra, alla fine:“Non mi dimenticherò mai di lei, oltre ad essere un gentiluomo è…insomma ci sa fare pure a letto, come si chiama, a un mio figlio metterò il suo nome.
    ”“Alberto.”
    “E Alberto sia.”
    In caserma Franco fu informato sin nei dettagli dell’avventura dall’amico, non finiva mai di ridire: “Stavolta da bere lo paghi tu, ragazzi tutti al bar.”
    Il successivo condomino o meglio la successiva fu Ann Fi.:”Gentile signora sono Alberto R. il nuovo amministrazione del condominio, son qua per ritirare…”
    “Ma quale ritirare, tu mi ti vorresti fare, guardami in faccia!”
    Alberto fu spiazzato  da quell’irruente bionda svizzerotta, chi l’avrebbe detto.“Vuoi giocare duro, ci sto ma…”
    “Niente ma, preciso che amo i fiorellini e non i cosoni e quindi con me vai in bianco ma, siccome mi sembri simpatico, avremo dei buoni rapporti, ti va?”
    “Certo che mi va anche se…cambiando discorso, io ho prestato servizio a Piaggio Valmara sul lago Maggiore, alcune volte andavo a ballare a Locarno dove ho conosciuto una bella svizzerotta come te, anzi guardandoti bene gli assomigli, si chiamava o spero si chiami ancora Nelly D.…”
    Alberto non aveva finito la frase che un’immensa risata risuonò in tutto l’isolato, Ann non la finiva mai di ridere, Alberto era perplesso.Quando la dama riuscì a controllarsi:
    “Era mia madre!”e giù altre risate.
    Quando la calma regnò di nuovo nella stanza:
    “Dovevo fare 1,500 chilometri per conoscere lo scopatore di mia madre, da piccola me ne aveva accennato, il suo primo amore ma guarda…”Alberto senza motivo apparente abbracciò Ann che lasciò fare, in fondo potevano considerarsi parenti…
    “Sediamoci sul divano, raccontami tutto, mia madre era troppo timida e riservata per entrare nei particolari della prima volta.”
    “Tua madre era vergine ma a ventidue anni voleva provare finalmente le gioie del sesso ma ne era impaurita: ‘Sii delicato, non è che mi fai male, mettiamo sotto un asciugamano non vorrei sporcare il letto di mamma (i genitori erano assenti per due giorni), non è che resto incinta…’”
    “Nelly me lo stai facendo ammosciare, ho i preservativi, prima di bacio il fiore e poi… Tutto andò bene ma poi io fui trasferito a Domodossola, dapprima ci tenevamo in contatto epistolare  poi, dopo circa un anno, Nelly mi comunicò di essersi fidanzata, fine della storia mammesca.”
    “Io sono sempre sincera, più ti guardo e più mi piaci sempre relativamente per i motivi che tu sai e poi sono fidanzata con Rebecca, non voglio farle le corna.”
    “Proposta indecente da parte mia, passiamo un fine settimana a Torre Faro, ho una casetta in riva al mare o meglio proprio sulla spiaggia, un luogo romantico, sono un discreto cuoco, sarai tu a dirmi se ti avrò conquistata sia come persona che con l’arte culinaria.”
    “Ci tenti in tutti i modi ma mi incuriosisci, accetto, sarò io a decidere.”Alberto contattò Edoardo suo fornitore di carni particolari non  apprezzate dai Messinesi che si limitavano a pesce stocco, baccalà ed involtini, uno squallore culinario...
    “Edoardo devo fare una bella figura con una gentile donzella, procurami un’anatra, due piccioni e una coscia di tacchino.”“Agli ordini maresciallo, mi precipito.”
    I due giorni precedenti al fatidico venerdì Alberto sparì dalla caserma, "sono ammalato", ammalato si ma di una febbre particolare.Prima il disossamento della coscia di tacchino col conseguente ripieno di prosciutto crudo di Parma, salvia, rosmarino e successiva cucitura con l’ago e filo, due piccioni ripieni di carne di maiale e di aromi, papera (anatra) al sugo da usare sia come secondo che come condimento delle pappardelle, Alberto avrebbe superato anche un cuoco professionista.
    Alle nove del venerdì Ann, con precisione svizzera era dinanzi alla porta di Alberto.“Sei mai stata su una Jaguar, questa ha i seguenti optional…bla bla, bla…”
    “Ho capito, iniziata manovra avvicinamento, vai avanti …”
    “Va bene ma non mi devi smontare, se fai così!”“Mi sa che piuttosto che smontarti vedo qualcosa aumentare di volume, uh uh uh!”
    “Si parli ancora ti violento!”
    “Mal te ne incoglierebbe, sono cintura nera di judo!”
    “E che c…o pure una cintura nera mio doveva capitare, mi sa che alla fine sarai tu ad inchiappettarmi.”
    “Immagine immaginifica, alla fine del week end mi sa che ti chiederò di sposarmi.”
    “A me basterebbe entrare delicatamente in due buchini, scusa l’ardore.”
    “Così vorresti anche…”
    “Si anche ma siccome certamente andrò in bianco mi piace  sognare un po’.”Alberto ce la stava mettendo tutta, se non ci riusciva non era colpa sua.Cena romantica al chiar di luna sulla spiaggia condita con musiche di Diana Krall,di Joss Stone e di Nora Jones.“Scelte indovinate, sei un maledetto ma prima di cedere…”
    “Si dorme in camere separate o mi sbaglio.” “Non ti sbagli, buon notte.”
    Alle dieci un raggio di sole sul viso di Alberto ne decise l’allontanamento dal mondo di Morfeo, Ann se la sguazzava beatamente in acqua e lo salutò festosamente.
    “Mi stai bagnando tutto, hai fatto colazione?”
    "Si hai indovinato i miei gusti, bravo un punto in più a tuo favore. Andiamo a fare una passeggiata lungo la battigia, ti va?”
    “Albertone fa rima con pigrone ma se vuoi…”“Voglio.”
    “Mi manca solo un collare!”“Bau bau.”
    Al rientro pentola sul fuoco e via alle libagioni.
    “Il pomeriggio sono abituato ad un riposino con sfregata di mani.”
    “Non conosco il significato di sfregata di mani ma pure io vado a riposarmi  in camera mia, e sottolineo in camera mia, compreso il messaggio?"
    ”La storia andò avanti sino al pomeriggio della domenica.
    “Alberto ritorniamo a casa, busserò io alla tua porta quando…
    Questo il risultato provvisorio del colloquio con i primi tre condomini, i quarti:
    “Signori G. sono…”
    “Si accomodi, l’abbiamo visti in divisa, io son un ex carabiniere, siamo cugini.”
    “Che mi dice di questo condominio?”
    “Vede da vecchi si diventa come invisibili, nessuno che ti guarda, che ti da confidenza, una tristezza, nostro figlio è lontano e non viene mai a trovarci. Con la mia pensione non abbiano una grande disponibilità finanziaria; dopo aver pagato bollette e speso soldi per il cibo ci resta poca disponibilità finanziaria, solo talvolta al cinema e una vecchia Cinquecento, la nostra vita è tutta qui, beato lei che è giovane!”
    Terzo piano a sinistra:“Signora G. sono…”
    “Entri, so chi è lei, la vedo sempre uscire in divisa sulla sua Jaguar, un’auto che ho sempre ammirato per il suo stile che anche a lei non manca.”
    Che sia stato un approccio? Madame Franca, L. da nubile, era come si dice in gergo decisamente giunonica  e, per la legge del contrappasso, suo marito era piuttosto mingherlino, imbarcato otto mesi all’anno su navi mercantili con uno stipendio apprezzabile, unico lato negativo la lontananza che pesava molto sulla povera Franca che invece aveva bisogno di…
    Una notte un temporale tipo fine del mondo, lampi, tuoni da far tremare il caseggiato, Alberto si rigirò nel letto, un cuscino sopra la testa ma il temporale non dava segni di voler finire poi un bussare forte alla sua porta.

  • 24 novembre 2014 alle ore 15:47
    BANCA COOPERATIVA DI GNOCCA

    Come comincia: Vi pare un titolo un tantino strano? Più tardi ve lo spiegherò, per ora accontentatevi di sapere che vi trovate dinanzi ad uno scrittore (si fa per dire) fuori del normale sempre che sappiate che vuol significare normale, io non lo so.
    Alberto M., sono io, scapolo, nulla facente, rampollo tretenne di una famiglia di marchesi che, al contrario di altri nobili costretti a vivere in un'ala non 'sdirupata' dell'avito castello, non sono affatto squattrinato perchè i miei avi non hanno sperperato il patrimonio di famiglia in case da gioco o in case di piacere (quanto mi piace questa immagine!). Lo confesso sono edonista ma non epicureo perchè non riesco a credere più di tanto alle varie religioni del mondo, ma questo è un altro discorso.
    Ritorniamo alla banca succitata o meglio alla fauna femminile che la rendeva piacevole ai miei occhi di eterno cacciatore.
    Lì vi era il famoso profumo di donna in termine gasmaniano in quanto, dei sette impiegati, solo il direttore era di sesso maschile, gli altri o meglio le altre sei tutte femminucce degne della mia attenzione, questo era il motivo di aver aperto un conto in quella struttura bancaria,
    Fra tutte spiccava Artemide (per quel nome i genitori erano da mettere al muro, si fucilati) ma in fondo non mi dispiaceva perchè, storpiandolo, riuscivo ad accendere la deliziosa ira dell'interessata, niente affatto docile, soprattutto quando lo mutavo in Ade (aveva ragione) ma non gli dicevo che Ade era un maschietto padrone degli inferi.
    Talvolta mi presentavo in banca quasi all'ora di chiusura quando le impiegate erano un tantino stanche dopo mezza giornata di lavoro e, spesso, dovevan dar conto a persone dalle richieste finanziariamente più strane con la massima calma che, a quell'ora,si era proprio esaurita.
    Artemide era allo sportello ma, alla mia vista in fondo dela fila, si era fatta sostituire da una collega, vano tentativo. 
    "Ho una partica in sospeso con la signora Artemide, gentilmente la vuol chiamare?"
    Immaginate l'espressione dell'interessata.
    "Mi dica cosa vuole, siamo in chiusura."
    "Ho bisogno di un prestito, devo acquistare una casa a Torre Faro (avevo dimenticato di dirvi che abito a Messina, Strada Panoramica dello Stretto 401).
    "Ma se ha un bel pò di quattrini nel conto corrente!"
    "Mio nonno, unico mio parente, me lo controlla e non vuole che acquisti quella casa, lei capisce..."
    "Io capisco ben altro, alle quindici riapriamo, buon appetito."
    "Senza di lei il pranzo mi andrebbe di traverso..."
    "La cosa non mi dispiacerebbe così finirebbe..."
    "Nolite stare ante impedimenta!"
    "Anche col latino non funziona, in ogni caso anch'io ho fatto il classico e'non ti fermare dinanzi ad ostacoli' mi lascia indifferente, lei si fratturerà il capo sul mio muro."
    "Mi farò perdonare, la invito a pranzo al ristorante 'La Stalla',
    "Niente da fare, vado a casa, in ogni caso dal nome il ristorante non deve essere gran che."
    D'un tratto Artemida mi prese sottobraccio: "Andiamo al ristorante."
    Questa decisione non era dovuta al mio fascino ma dalla presenza di un tale dalla faccia poco rassicurante che si era avvicinato a noi.
    Feci cenno alla baby che la Lamborghini grigio argento metallizzato era la macchina dove infilare le sue graziose membra. In un altro momento avrei fatto colpo ma Artemide aveva ben altro per la testa, era sconvolta.
    Partito a razzo, Ade riprese colorito in volto, non le chiesi spiegazioni, non era il momento.
    A tavola Salvatore, cameriere amico, fece il simpaticone nel presentarci i piatti del giorno, senza successo, Artemide era ancora molto turbata.
    "Vorrei dire qualcosa ma forse sbaglierei, meglio il silenzio, vero?"
    "Quel tale mi perseguita da vari giorni, me lo trovo sempre davanti casa e in qualsiasi posto vada, ce l'ha con me perchè gli ho rifiutto un prestito bancario, non aveva le garanzie ma da allora..."
    "Ho un amico poliziotto, andiamo a trovarlo anzi lo chiamo al telefonino."
    "Peppe ho bisogno di un favore, è per una mia amica...vengo in Questura."
    Giuseppe L. era un simpaticone cinquantenne calabrese, si mise a disposizione e verbalizzò il racconto di Artemide.
    "Domattina vado con un collega a trovarlo a casa, so come trattarlo, ha vari precedenti penali, signora stia tranquilla se la disturberà ancora andrò dal giudice per emettere un mandato di cattura in prigione."
    Sentiti ringraziamenti da parte della baby, quasi avrebbe abbracciato il questurino, preferì prendermi sotto braccio, finalmente un sorriso e finalmente alla visione della Lamborghini:
    "Prima non ci avevo fatto mente locale, una macchina da favola, questa volta mi hai impressionato, ti darò del tu ma non farti illusioni, non voglio ritornare in ufficio, telefono al direttore che non mi sento bene, andiamo a casa mia."
    Eravamo arrivati in viale dei Tigli:
    "'Parva sed apta mihi' avrebbe detto Ludovico Ariosto, veramente delizioso questo appartamento, una alcova, il letto d'ottone è di buon gusto, peccato che sia troppo piccolo per due."
    Artemide non rispose, si era fatta di nuovo seria e sedette sul divano, qualche lacrimuccia spuntò sul suo volto. Io con le femminucce in queste situazioni divento vulnerabile, non so come comportarmi, ogni mossa poteva non essere quella giusta, mi sedetti anch'io sul divano in speranzosa attesa.
    L'attesa fu lunga, l'oscurità era scesa, accesi io la luce, il viso di Artemide era terreo.
    "Forse è meglio che me ne vada, ciao deliziosa, se posso far qualcosa..."
    "Resta, stammi vicino, ho rivisto parte della mia vita con tristezza e dolore, non voglio coinvolgerti nei miei problemi, in fondo sei pure simpatico ma non mi sento..."
    Dopo circa un quarto d'ora la signora cambiò completamente, riuscì a stamparsi sul viso un sorriso, un pò forzato ma, meglio di niente...
    "Non per vantarmi ma in cucina ci so fare, tutto merito di mia nonna ma ora non ho voglia di mettermi ai fornelli, ti va del prosciutto crudo, del formaggio, ho del buon vino."
    Ad Alberto sarebbe andato bene anche uno scarafone. " (non so cosa sia ma deve essere una schifezza). Il giovin signore si guardò bene dall'approfittare della situazione, dopo cena dinanzi al televisore, sembravano una coppia di lunga data.
    "Domani devi lavorare, me ne vado e cercherò di non disturbarti più, ho capito la lezione."
    "Tu non c'entri nulla, il problema sono io, il mio passato...vieni nel salotto. Sono stata sposata, lui era il figlio del direttore della banca di Gnocca a Trapani, era stato lui a farmi assumere, suo figlio non mi piaceva gran che ma, dietro insistenze di mia madre e dei suoi ho ceduto.
    Già in viaggio di nozze erano sorte delle incomprensioni ma...c'era qualcosa che non andava in mio marito, lo capivo istintivamente senza spiegarmi il perchè, ero giunta vergine al matrimonio e lui era stato piuttosto brutale poi un giorno...sono rientrata a casa per prendere una pillola contro il mal di testa, l'ho trovato nudo a letto con un suo amico, ho vomitato, sono stata male vari giorni, ho raccontato tutto a suo padre che mi ha fatto trasferire a Messina, fine della storia."
    "E da allora niente, i maschietti ti fanno un poco schifo, ne pas."
    "Proprio così, ci vorrà del tempo..."
    "Ed io paziente aspetterò, giuro che non andrò più con nessuna, ci credi?"
    "Non so che dirti, se riuscirò a cambiare."
    "Lo capirò io stesso,magari potrei dormire sul divano..."
    "Rien a faire mon ami."
    "Col francese mi hai scaricato., un bacino in fronte e...buona notte."
    Quella scellerata promessa cominciava a pesare su Alessio, qualche amica lo aveva chiamato per...e lui ligio, in bianco sinchè un giorno si presentò in fila allo sportello aspettando il suo turno.
    "Non ti vedo bene, hai qualche problema?" C'era dell'ironia nella voce di Artemide, ironia niente affatto condivisa dall'interessato.
    "Ho liticato con 'ciccio' per colpa tua..."
    "Se'ciccio' è quello che penso io..ah ah ah Facciamo una cosa, andiamo al cinema, vienimi a prendere alla chiusura, prendi la 500, lascia stare la Lambo, mi sembra di essere la mantenuta di un ricco rampollo."
    "Andiamno in fondo in galleria mi sembrerà di ritornare studente quando mi recavo al cinema con le compagne di scuola."
    "Massima concessione braccio sulle spalle."
    "Se io mi stanco il braccio può scendere..."
    Nessuna risposta, mano sulle tette, sulla cosina, nessuna reazione, buon segno, 'ciccio'' aveva alzato il livello dei pantaloni.
    "Ho capito andiano a casa mia."
    "Il letto è piccolo, meglio il mio lettone."
    "No chissà quante mignotte ci avrai portato, casa mia."
    Una doccia da ricordare, soprattutto 'ciccio' puntava dritto".
    " Aspetta che siamo a letto, che cavolo..."
    "Sai quanti giorni..."
    "Vacci piano, sii dolce, è molto tempo che non ho rapporti."
    "Che ne dici di un cunnilingus?"
    "Pure a letto il latino, facciamo una fellatio?"
    Insomma finì a sessantanove prima dell'ingresso nella morbida e accogliente cosina.
    "Cacchio non ho messo il preservativo!"
    "Ti è andata bene, domani aspetto le mestruazioni altrimenti col cavolo...anzi pensandci bene ti potrei incastrare con un bel pupo e poi avresti finito di fare il galletto in giro!"
    Alberto cominciò a sudare freddo, una tale ipotesi non solo lo trovava impreparato ma assolutamente contrario, dare addio agli altri fiorellini, non scherziamo!
    "Ti leggo nel pensiero, nel momento che mi accorgessi che sei stato con altre avresti chiuso con me, è come se fossimo sposati, questa è la tua mangiatoia, capì?"
    Alberto rientrò a casa scioccato, si era messo da solo in un cunicolo buio e nient'affatto piacevole, la mattina dopo avrebbe avuto la mente più serena...
    Quando mai, al mattino la situazione gli parve ancora peggiore, rinunziare alle altre passere o ad Artemide,that is the question..,
    Com'è finita? Mi sono innamorato come un pivello, forse proprio questo è l'amore cantato da tanti poeti, mah.
    Ciliegina finale: ho preso a lavorare, si a lavorare, ho rispolverato la laurea in giurisprudenza (si sono laureato che c'è di strano), frequento lo studio di un avvocato amico di mio nonno, non che mi impegni molto, seguo solo le cause che mi fanno andare fuori sede sempre suscitando curiosità con la mia Lambo e poi, lontano dagli occhi...
    Si mio prendo qualche passaggio con le avvocatesse, soprattutto con quelle non più giovanissime, forse sono diventato anusofilo, che vuol dire? Datevi da fare, cercatelo nel vocabolario.
    In quanto al nome della banca, dopo accurate ricerche è risultato che il fondatore della banca proveniva da quella località in provincia di Rovigo, contenti?

                                                f  i  n  e
     

  • 13 novembre 2014 alle ore 18:57
    STELLA DI PAPÀ

    Come comincia: Mi capita, talvolta, di trovarmi impelagato in pensieri strampalati.
    Io e mia moglie non siamo diventati genitori per nostra scelta, soprattutto io non volevo fare il nonno, anzichè il papà, di un discendente ad oltre cinquant'anni di età.
    Con la 'deliziosa' Anna (ventisei anni di differenza) abbiamo preso insieme tale decisione ma, alla soglia degli ottanta anni (i miei) ci siamo ritrovati a fantasticare su un nostro pargolo di cui abbiamo scelto il sesso (femmina)per contrastare un nugolo di figli maschi dei parenti più prossimi.
    Anche al nome abbiamo provveduto: Stella, come quelle che ammiriamo in cielo, una stellina che avrebbe illuminato la nostra bellissima magione.
    Stella avrebbe preso da papà solo i piedini, che lui ha perfetti, al contrario della mancata mamma che li ha proprio bruttini. Con prepotenza la dama aveva deciso che avrebbe ereditato tutto il resto da lei: in primis l'ordine perchè il caos era ed è una peculiarità del maschietto della famiglia di Alberto M. (scusatemi se non mi sono presentato prima), mia moglie Annamaria M. che, oltre ai piedi, pure il cognome ha bruttino (ma non ve lo svelo).
    "Ci mancherebbe altro che fosse disordinata come te, me la sarei messa sotto i piedi." Drastica affermazione della mancata mamma.
    "Povera bambina, sarebbe nata sotto cattiva stella, malgrado il nome,si sarebbe rifugiata fra le gambe di papino. La genitrice, sconfitta, sarebbe stata presa a sonore pernacchie da parte del genitore maschio e della deliziosa bimba, pernacchie che avrebbero causato uno sguardo infuocato della genitrice in erba che non faceva prevedere nulla di buono."
    "Stiamo liticando per una bambina frutto solo della fantasia, ricordati che il disordine è proprio dei geni!"
    "Senti Leonardo da Vinci, mia figlia sarebbe stata solo mia, io me la sarei fabbricata in nove mesi, la tua partecipazione si sarebbe limitata ad una 'sbrodatina' da parte del tuo poco nobile uccello che ha frequentato tanti altri fiorellini le cui padrone erano tutte prese dal tuo naturale fascino, aumentato da una figura slanciata, da un comportamento aitante e distinto e dalla divisa di maresciallo delle Fiamme Gialle con in più un cappello alla 'tedesca' da uomo duro.'Nun ce fa ride' te lo dico col tuo dialetto romanesco. Il tuo nome viene proprio dai Teutoni, vuol dire uomo che uccide, forse le mosche!!! Di Stella ne avresti voluto fare una guerriera in lotta con l'altro sesso invece di una tenera e dolce femminuccia deliziosamente sempre sorridente."
    "Mia figlia la descrivo come voglio io l'avrei messa in guardia contro gli stronzi maschilisti."
    "Tu ne sai qualcosa per esperienza personale gran furbacchione, io facevo il pesce in barile quando andavamo a ballare e le mogli dei tuoi colleghi, a te avvinghiate, ti sorridevano spudoratamente sbattendotela in faccia. Per tua fortuna non sono gelosa, il rientro in famiglia, dopo una scappatella, è nel DNA tipico del segno della Vergine cui appartieni, Dopo aver intinto il 'biscotto' nell'accogliente 'gatta' della fortunata di turno c'era il rientro all'ovile con la ridicola espressione soddisfatta di 'tombeur des femmes', povero illuso, non ti accorgi che vieni usato al posto dei mariti sessualmente poco performanti. A proposito dell'argomento gelosia, avrei voluto vedere cosa avresti combinato quando la piccola Stella, non più piccola, sarebbe diventata una procace adolescente con un codazzo di ragazzotti sospinti da ormoni in subbuglio!"
    Alberto non  aveva alcuna voglia di controbattere alle argomentazioni della battagliera consorte ma gli era entrata una pulce nell'orecchio, quello che affermava Anna poteva far sorgere degli interrogativi da parte sua, C'era un fondo di verità, come si sarebbe comportato col quel tal giovanotto pieno di acne che sarebbe stato il fortunato della prima volta, che consigli dare alla stellina per un argomento così delicato?"
    "Stai pensando a voce alta, ti si sente lontano un miglio, non avresti voluto mai che fosse giunto quel momento così importante per nostra figlia, come avrai notato ho detto nostra e non mia, anche se il punto di vista di una mamma, in quanto donna, sarebbe stato ben diverso nell'approccio tuo sull'argomento. Guardandoti bene in viso ni accorgo che ti stai domandando: chi è stato il fortunato della prima volta di mia moglie? Ti ho preso in castagna, ti faccio solo una rivelazione: è stato un maschietto che tu conosci ma ti lascerò nel dubbio amletico che ti accompagnerà per tutta la vita, forse in punto di morte...tua naturalmente. D'ora in poi guarderai in faccia tutti i nostri amici maschi sperando...sperando cosa, in una sua confessione 'mi sono fatto per primo quella che ora è tua moglie', magari con un sorrisetto di scherno. Ti è piaciuto il sasso che ho buttato nel tuo stagno?"
    Quella 'sun of the bitch' questa volta era stata malignamente perfida, proprio cattiva, conoscendo a fondo Alberto gli aveva propinato uno scherzo da prete. 
    Un gelo era sceso fra i due coniugi, nemmeno il bacino della buona notte, per non parlare del trombare, meglio non usare con Anna quel termine scurrile, insomma avere rapporti sessuali. Passata una settimana il desiderio del maschietto di casa andava aumentando in senso geometrico, che c...o c'entrava la geometria, bah!
    A rompere per  prima la barriera dei musi lunghi era stata Anna.
    "Vieni qua cucciolone mio, sulla fronte ti leggo che attualmente il tuo problema non è la nostra immaginaria stellina ma...dimmelo tu."
    "Sei una strega, averlo saputo prima..."
    "Mo avresti sposato lo stesso, sei un uomo per me e non solo per me, un uomo stupendo, è troppo? Diciamo piacevole e che in questo momento vorrebbe precipitarsi...vacci piano, entra dolcemente!"
    La lavatrice a portata di mano era stata la testimone di quella scopata o trombata che dir si voglia, saranno termini volgari ma danno un senso pittoresco alla cosa.
    Com'è finita la storiellina di Stella? Nel dimenticatoio, la bimba mai nata era ritornata da donde era venuta, nel meraviglioso mondo della fantasia. 

             
     

  • 28 ottobre 2014 alle ore 16:15
    LE AVVENTURE DI ALBERTO IL RE DEI LIBERTINI.

    Come comincia: Dover fare un riepilogo degli avvenimenti della propria vita all'età di ottanta anni è triste e patetico, guardare indietro con rimpianti su vicende che avrebbero potuto avere altre soluzioni è del tutto inutile, è preferibile guardarsi intorno sull'attuale per non avere inutili nostalgie e per valorizzare quello che si ha, questa è la ricetta vincente.
    Inventario:
    la casa di proprietà al quinto piano di un edificio con distensiva veduta sul porto di Messina e sulla costa calabra, soprattutto di notte, abitazione di sei stanze più servizi arredata con gusto,
    la adorata e deliziosa consorte Anna di circa ...sei anni più giovane ed anche giovanile perchè, dimostrando la baby meno anni della sua età, invecchiava inesorabilmente il povero Alberto M., romano di nascita, suo marito fortunato, fortunato si ma sino ad un certo punto: una cosa impaurisce il consorte, tutti i sabato mattina gli occhi della beneamata da marrone cambiano colore in verde, semaforo di via libera a spese più o meno elevate.
    Ritorno a casa della deliziosa con sorriso smaliante.
    Domanda solita di Alberto: "Hai usato la carta di credito o i contanti?" Domanda non oziosa in quanto il contanti era sintomo di spesa minima , la carta di credito? Immaginate voi.
    Le fusa erano maggiori con la carta di credito. Abbracci prolungati, più prolungati se... "Lo sai che sei il mio grande amore, sei la mia unica fiamma perenne."
    "La fiamma perenne mi porta a pensare al loculo di un cimitero...va bene mangiamoci sopra, il cibo attenuerà la mia ansietà, è come assumere un'aspirina a stomaco pieno."
    Dopo pranzo dallo studio: "Cazzo!"
    Dalla cucina Susanna: "Adesso ti dai al turpiloquio?"
    "Ce n'è ben donde, mille e duecento euro!"
    "Giovanna mi ha fatto lo sconto."
    "E senza sconto...lasciamo perdere."
    "Gli acquisti con la carta di credito vengono addebitati il mese successivo, lo sai?"
    "So tutto, in ogni caso ti faccio presente che sul conto corrente ci sono solo cento euro."
    "Ci guadagni sempre tu, stasera penso a qualcosa di piacevole."
    "Quanto mi costa stà scopata!"
    "Non accetto volgarità, non mi fare arrabbiare, potrei ritirare la proposta!"
    "Mmmmmmmm..."
    Per i due coniugi quel dialogo era routine e tutto finiva in...gloria.
    Quel che preoccupa Alberto era ben altro: gli ottanta anni che avevano portato con sè gli acciacchi propri della senilità soprattutto in campo ortopedico, ben quattro interventi ed un futuro incerto per altre patologie per non parlare dei ' fiori della vecchiaia' quelle antiestetiche macchie brune che comparivano in pò su tutto il corpo!
    "Pensi troppo alle malattie, te ne fai una malattia, t'è piaciuto il sillogismo? Vieni qua, un massaggio alla francese cambierà tutto."
    Anna cambiava sempre l'aggettivo del massaggio, talvolta alla brasiliana, alla turca, alla spagnola, in pratica Alberto ci guadagnava, quando ci si metteva la consorte era deliziosa e soprattutto brava.
    "Consolati con i tuoi colleghi che stanno peggio di te, domattina vai in caserma, ti svagherai."
    Allberto era stato un maresciallo della Guardia di Finanza, in caserma c'era una stanza a disposizione degli ex che si riunivano per giocare a carte, progettare visite a siti archeologici ed alle chiese (che Alberto non amava) e cose del genere. C'era anche la possibilità di sedersi sul divano della barbieria col titolare che scodellava le ultime novità.
    "Lo sa maresciallo che un suo collega, si quello...è ai domiciliari, quell'altro suo collega, quello con i capelli rossi ha trovato sua moglie a letto con un suo parigrado..,. e poi...sa quello..."
    "Pietro sono tutt'orecchi anche perchè da pensionato non ho un c..o da fare e devo passare il tempo, vai avanti."
    Il barbiere in caserma era come i portieri degli edifici: sapeva tutto di tutti come poi faceva era un mistero.
    Tornando a casa Alberto riferiva alla moglie le avventure e le disavventure degli ex colleghi che Anna conosceva.
    "Chi l'avrebbe detto, Francesca che fa le corna al marito, tu non le avrai mai!"
    "Ci mancherebbe che l'Andronico di turno appendesse un paio di corna di cervo sulla mia porta di casa!"
    "Non ho capito, di che si tratta?"
    Alberto spiegava che Andronico, imperatore di Bisanzio, soleva appendere delle corna di cervo sul portone di casa dove alloggiavano la sua amante di turno ed il relativo consorte.
    "Ma quanto sei istruito, e non solo istruito, quando tu ho conosciuto eri un fusto, facevi sballare le femminucce, io per prima."
    "Adesso,lo sballato sono io o meglio il mio conto corrente."
    "È volgare parlare di soldi!"
    Sarà pure volgare ma Alberto era lui che teneva i conti che non quadravano mai, in compenso Anna, oltre che a letto, ci sapeva fare pure in cucina e guidava con perizia sia la sua Fiat 500 sia la Jaguar che suo marito aveva acquistato con un lascito della defunta zia Giovanna con commenti pieni di acredine da parte dei colleghi di ufficio di Anna.
    La baby aveva ragione, Alberto da giovane era stato aitante e distinto, sempre vestito impeccabilmente sia casual che elegante, un metro e ottanta di statura, sempre sorridente ad amabile soprattutto con le femminucce.
    La prima esperienza sessuale di Albertoera stata perlomeno inusitata, la madre di un suo compagno di classe. Il giovin signore spesso studiava a casa di un suo collega, Settimio F. che aveva una madre, Francesca, quarant'anni, giovanile e che, separata dal marito, non disdegnava qualche compagnia maschile.
    Alberto a sedici anni andava avanti a 'zaganelle' come i suoi coetanei, allora c'erano ancora le case chiuse, i casini a cui si poteva accedere solo a diciotto anni compiuti e quindi case a lui precluse.
    Accadde che Settimio andasse a vivere temporaneamente a casa di un suo zio, fratello della madre, ma Alberto non aveva perso l'abitudine, di tanto in tanto, di seguitare a frequentare l'abitazione della signora F.
    "In mancanza di Settimio tu sei come un  secondo figlio." Così celiava la dama ma dagli atteggiamenti molto affettuosi verso di lui dimostrava qualcosa di diverso.
    Una volta: "Vieni in camera da letto, parliamo e nel frattempo faccio un pò di pulizia."
    Ad un certo punto la signora Francesca nel rifare il, letto scivolò e scoprì metà del suo corpo nudo senza riuscire ad alzarsi.
    "Ti prego aiutami."
    Alberto era rimasto paralizzato da siffatta visione, si mose goffamente e cadde anche lui sul letto.
    "Non mi sei molto d'aiuto." Nel frattempo Francesca si era girata rimanendo praticamente nuda, sotto la vestaglia niente!
    La  dama si ricompose alzandosi dal letto.
    "Vedo che qualcosa è aumentata di volume."
    In verità 'Ciccio', abituato alle seghe, aveva provato una sensazione nuova.
    "Vieni in bagno, schiocchino, è una cosa naturale, ti lavo il cosino anzi, da quello che vedo, un cosone!"
    Alberto non  ricordò quello che successe in seguito, dapprima Francesca glielo prese in bocca e poco dopo 'ciccio' ci sputazzò dentro ma la signora non si contentò e se lo mise in fica da sola.
    Questa volta 'ciccio' durò molto più a lungo con gran piacere anche della madama.
    "Complimenti funzioni proprio bene e ce l'hai molto grosso per la tua età, quando vuoi puoi venire a trovarmi."
    Alberto prese l'invito sul serio ed ogni giorno si recava a...
    La cosa non passò inosservata a papà Armando il quale, senza alcuna spiegazione, comunicò laconicamente ad Alberto:
    "Domani andrai a Roma da tua zia Armida, ti iscriverà lei a scuola, ti accompagnerà tua madre."
    Ad Alberto il seguito sembrò irreale, prendere il treno, arrivare alla stazione Termini, col tram n.6  giungere in via Conegliano n.8, in un breve lasso di tempo la sua vita era cambiata.
    La casa della zia Armida e della nonna Maria Sciarra era di quattro stanze, lui avrebbe dormito nel salone con televisione, almeno...
    Sicuramente la zia e la nonna erano state messe al corrente della avventura di Alberto, nessun commento da parte delle due signore anzi il fanciullo era il cocco della zia Armida perchè portava il nome ed assomigliava molto al suo defunto marito.
    Il giorno seguente sua madre riprese il treno e ritornò a casa sua.
    "Comportati bene." le ultime sue parole.
    Dire che Alberto era in confusione era dire poco. La nuova scuola in via deli Annibaldi, vicino al Colosseo, i nuovi compagni, tutti maschi. Avvicinare le femminucce era un problema, avevano un'altra entrata.
    Alberto aveva provato la 'suprema' e gli mancava, 'le zaganelle' non gli bastavano più, come risolvere il problema?
    Il giovane si guardò intorno. Portiere dello stabile era un paesano inurbato a Roma, era di una frazione di Genzano ma, non amando fare il contadino, era riuscito con la raccomandazione di un politico suo paesano a farsi assegnare la portineria dello stabile dove abitava Alberto il quale, occhio lungo, si accorse della differenza di età tra Filottrano (che cazzo di nome) e la consorte Menicuccia (diminutivo di Domenica) molto più giovane, bella e decisamente sfrenata.
    Come attirare nella rete la decisamente bella?
    La zia Armida era insegnante in una scuola di un paese vicino Roma, partiva alle sei e mezza del mattino per ritornare a casa alle diciotto. La nonna Maria usciva di casa solo per andare in chiesa per conquistarsi il Paradiso alle diciassette per rientrare alle diciotto, orario giusto diciassette - diciotto.
    Menicuccia veniva a casa Sciarra per fare le pulizie, Alberto la convinse a cambiare orario in quello a lui più favorevole e la sciagurata obbedì (citazione del Manzoni riguardante la monaca di Monza).
    Mammelle dure, cosina stretta, cosce di marmo, una goduria massima, l'unico accorgimento stare attento a non metterla incinta col conseguente acquisto di tanti preservativi nella vicina farmacia, Francesca era un lontano ricordo.
    Alberto si era ben integrato,al ritorno dalla scuola, pranzo, studio veloce e poi vai...
    Aveva preso a fumare, i soldi? Saltare il cinema la domenica (duecento lire) e comprare le 'Sport' dieci lire a sigaretta.
    Come finisce la storia, siete curiosi? Potete acquistare il romanzo scritto da Alberto M. 'Tato il libertino e il sapore di Venere' che dal titolo potete già immaginare una goduria infinita, prenotatelo in libreria che potrà richiederlo direttamente alla casa editrice Albatros, buona lettura e ...fatemi sapere!

     

  • 20 settembre 2014 alle ore 11:21
    AMORI SENZA CONFINI - TERZA PARTE

    Come comincia: Alberto si spogliò e si gettò sul letto.
    "Fuori le novità."
    "Una buona ed una cattiva."
    "Cominciamo con la buona."
    "Guarda questo appunto, che ne deduci?
    "Sono lettere e numeri incomprensibili,spiegati meglio."
    ""È la password di un conto in Lussemburgo, vedi la Lu iniziale, qui sono depositati 100.000 euro a nostro nome."
    "Tu non l'hai più mollata a Daniele e lui vuole riconquistarrti comprandoti. Ho dimenticato di dirti che Erik mi ha detto che hanno fatto testamento, a nostro favore, dei loro beni"
    "Esattamente, a questo punto ci sono due strade: ritornare a fare gli impiegati e vivere presso i nostri genitori oppure..."
    "Decideremo con calma, la notte... dimmi del secondo problema."
    "C'è stata una scenata tra Erik e Daniele, quest'ultimo forse anzi sicuramente innamorato di me non vuole avere più rapporti con lui, se non si rimetteranno insieme verrà fuori un casino tremendo, qui crollerà tutto." 
    "Domattina prenderemo una decisione o meglio sarai tu a prenderla con il tuo solito buon senso per ora mollamela in fretta ed a lungo!"
    Un sole domenicale filtrava fra le tapparelle proprio in faccia ad Eva che si alzò.
    Bacino al consorte che invece si girò dall'altra parte.
    "Svegliati, consiglio di guerra: prima decisione rinunziare a tutto vuol dire dare addio agli agi, nessuna preoccupazione per il futuro ma rinunzia alla nostra libertà poi disponibilità sessuale verso tutti, io voto per rimanere allo status quo e tu?"
    "Mi associo, vorrei vedere qualcuno che avrebbe optato per l'altra soluzione, ricucire i rapporti fra Erik e Daniele è più impegnativo, cos'hai pensato?"
    "Siccome sono io il problema mi debbo mettere in mezzo a loro due per farli riconciliare."
    "Da quello che mi hai detto non mi sembra tanto facile convincere Daniele..."
    "E qui subentro io: andiamo a letto tutti e tre e troverò il modo di farli inchiappettare fra loro, porca miseria!"
    "Ma anche tu sarai fra due fuochi, chiamali fuochi!"
    "Voglio che tu sia completamente convinto e che non ne soffra, è solo sesso che ci ha portato..."
    "Sono convinto, se possibile non farti godere in bocca, vorrei che fosse solo mia."
    "Ci proverò ma sarò sempre sincera e se non ti va bene ti dirò tante bugie, scegli."
    "Scelgo le bugie."
    "Non ci credo, mi faresti per giorni tante domande asfissianti, solo la verità ed ora all'opera!"
    Le svizzerotte erano partite, Al preferì lasciare campo libero alla sua deliziosa che raggiunse Erik e Daniele in spiaggia.
    "Ragazzi niente musi, vi voglio molto bene ad entrambi, un bacino a tutti e due e poi un piano di guerra: il pomeriggio Al va a trovare i suoi che non vede da tempo, alle quindici in camera mia ed ora un bagno rinfrescante con costumi che volano!
    Quell'appuntamento era di gradimento sia di Erik che di Daniele che finalmente poteva appropinquarsi alla sua amata, i due sorrisero in segno di pace, finalmente!
    Dopo,pranzo Fefè sparì dalla circolazione lasciando libero spazio ai due che si presentarono in camera di Eva prima dell'orario previsto.
    "Sono in bagno per lavare le mie cosine, Eva entrò in camera nuda con l'asciugamano fra le cosce.
    "Ragazzi datevi una mossa, che siete diventati timidi?"
    I due non se lo fecero dire un'altra volta, si mostrarono già in armi.
    "Cominciamo con i bacini: da me tutti e due e poi fra di voi. Bene ora che vi  vedo in posizione: io carponi Daniele mi bacia la beneamata ed Erik il mio delizioso culino, voglio lubrificarmi un pò in attesa di grandi eventi."
    I due obbedirono all'unisono ed Eva cominciò a gemere, tutta sceneggiata a favore dei due che seguitarono imperterriti, seconda finta goderecciata seguita da una terza questa volta vera.
    "Allora cambiamo, io davanti su un fianco dietro di me Erik in fica o nel culino come preferisce e Daniele dentro Erik. Daniele non si mostrò molto soddisfatto ma obbedì.
    Erik preferì il culino, in fica ci nuotava, Daniele come stabilito.
    Il trenino partì, in volata, i due si davano da fare soprattutto Daniele che voleva sbrigarsi per raggiungere il suo scopo che era quello di penetrare davanti e dietro la sua amata. 
    Tutti a turno in bagno.
    "Ora cambiamo, io la solita posizione, Daniele dietro di me in fica o nel culino ed Erik dietro Daniele" il quale preferì il fiorello,di culo ne aveva avuto abbastanza con Erik, quest'ultimo finalmente poteva penetrare il suo amico a piacere e ci rimase a lungo e con ripetuti orgasmi.
    Daniele chiese ed ottenne di penetrare il culino di Eva e quindi altro trenino.
    Erano le diciassette , Eva: 
    "Ragazzi sta per tornare Al, ora che ci siamo tutti riappacificati niente più musi lunghi nè gelosie, io sono a vostra disposizione, vi voglio bene ma voglio anche fra voi due ritornino i rapporti di una volta."
    "Caro resoconto: Daniele è venuto nel fiorello e nel cuilino, loro due si sono inchiappettati a turno e si sono riappacificati, io mi sento come una nave scuola, metto un pò di pomata nei due buchini, per stasera non ce n'è per nessuno, nemmeno per te. Non pensi che non debba essere solo io a sacrificarmi, mettici un pò del tuo!" 
    "Ho avuto un'esperienza con Erik che non voglio ripetere, fra l'altro una curiosità: quando Erik ha goduto dentro il mio sedere ho sentito come una pipì violenta da parte di Erik invece di un normale scizzo di sperma, non ho capito."
    "Te lo spiego io: Erik ha una sessualità particolare: quando è eccitato il pene e le palline diventano dure come il legno, quando gode ha uno schizzo violento. una volta gli ho fatto un pompino, ho tolto la bocca prima che godessse e lo schizzo multiplo è arrivato a circa venti centimetri di altezza, ecco svelato l'arcano." 
    Un giorno dopo l'altro...
    Una mattina Daniele:
    "Dormiglione svegliati dobbiamo andare in negozio...ancora dormi dai..."
    Erik in negozio non ci tornò più, era morto nel sonno.
    Il fatto nefasto cambiò la vita di tutti.
    Una pagina di necrologio degli amici sul giornale locale, un lungo corteo di macchine dietro il feretro sino al cimitero suscitò la curiosità dei cittadini che non avevano idea di chi fosse Erik Anderson.
    Daniele fu il più colpito dall'evento luttuoso, non andava più in negozio, pssava le giornate a letto o sul divano, non leggeva i giornali che Al gli comprava, anche la televisione restava spenta.
    Eva cercava di smuoverlo in tutti i modi:
    "Vieni qua fammi assaggiare il tuo uccellone..."
    Niente da fare, Daniele si stava lasciando morire, cosa che avvenne dopo quattro mesi non prima di aver rivelato ad Alberto il numero segreto del suo conto lussemburghese.
    "Ora non siamo benestanti, siamo ricchi anzi ultra ricchi!"
    Al ed Eva, che nel frattempo si erano sposati, non cambiarono il loro tenore di vita, non lasciarono il loro impiego, Eva guidava sempre la Jaguar, Fefè comprò una Fiat 500 Abarth, trovò una pista di kart dove poter sfogare le sue velleità velocistiche ma la dipartita di Erik e di Daniele aveva cambiato qualcosa nel loro intimo.
    La loro casa vuota veniva sempre tenuta in ordine come se fossero stati vivi.
    Un diversivo piacevole era la venuta di Ursula e Ginevra con Alberto e Susanna figli di quest'ultima nel frattempo cresciuti. Questi rimanevano anche un mese occupando l'appartamento dei defunti.
    Ursula ancora si domandava perchè anche lei non era rimsta incinta.
    "Ursula ormai sei in menopausa, non persarci più, sei la zia di due magnifici ragazzi, consolati!"
    Alberto ed Eva, sempre pervasi da una tristezza infinita, non cancellabile da una vita agiata, morirono in tarda età lasciando la loro eredità ai giovani nipoti acquisiti; per loro volontà vollero che la loro dipartita fosse discreta, niente notizie funerarie sul giornale locale nè corteo di macchine, solo essere sepolti uno vicino all'altro.

     

  • 18 settembre 2014 alle ore 16:46
    AMORI SENZA CONFINI - SECONDA PARTE

    Come comincia: Nulla di nuovo sul  fronte sesso, Erik e Daniele in negozio, Alberto ed Eva in ufficio senza incontrarsi per vari giorni. Il cambiamento avvenne all'arrivo di Ginevra e di Ursula.
    "Una grande e piacevole notizia, sono incinta, stò zozzone c'è riuscito!"
    "Ti credo dopo tre ore che siete stati insieme, ci mancava pure che facesse cilecca!"
    Eva era stata piuttosto acida ma nessuno, tranne Alberto, l'aveva capito.
    Le ragazze si piazzarono in casa degli amici senza mostrare volontà di andarsene con grande giooia  dei loro ospiti omo.
    Il sabato sera ballo di rito con gli amici del circolo gay, grande allegria, alcuni facevano del tutto per accaparrarsi Eva, specialmente Daniele.  Alberto si arrangiava con le due svizzerotte ma ogni tanto guardava  allarmato la consorte che gli faceva segno che tutto andava bene.
    Rientrati in casa:
    "Che aveva da dirti Daniele, parlavate fitto fitto, proposte in qualche campo minato?"
    "Ma quale campo minato. ha voluto sapere le mie preferenze in campo automobilistico, lo sai da sempre che amo le Jaguar auto che non perdono fascino nel tempo ed altre cose sulla sua famiglia che non ricordo."
    Malignamente Alberto pensò che quella domanda sulle preferenze automobilistiche di Eva avesse un sottofondo...
    Sottofondo che si realizzò una mattina di domenica quando una Jaguar ZF berlina color grigio argento metallizzato comparve nel giardino.
    Alberto,ancora assonnato, aprì la finestra e non credette ai suoi occhi, quel figlio di...
    "Vieni cara, vieni a vedere la tua preferenza automobilistica, è proprio qua sotto!"
    "Se è per me voglio rinunziare, sarebbe un'offesa per te, lo dirò a Daniele."
    "Nessuna offesa mia cara, piuttosto preparati ad un assalto sessuale ben remunarato, non mi dire che non ameresti guidarla, sii sincera!"
    Il silenzio fu la risposta sdi Eva.
    Nell'uscire dal portone c'era attaccata ad un chiodo la chiave della Jaguar, più palese di così,la chiave rimase al suo posto.
    Al mare giunsero pure gli amici ma regnava il più assoluto silenzio sino a che Erik: 
    "Dagli almeno un bacino di ringraziamento, non essere così fredda, accetta il dono,è stato fatto col cuore parola mia!"
    Più col cuore Eva pensò ad una parte del corpo neno nobile, poi improvvisamente si avventò materialmente su Daniele e lo baciò in bocca alungo, quando si staccò:
    "Grazie tante, era il mio sogno proibito, col consenso di Alberto accetto il dono."
    La cosa finì lì, tutti al bagno senza scherzi di costume.
    "Ormai avrai capito che Daniele è bisessuale, ti desidera come un pazzo e da tale si sta comportando, sai quanto vale quella vettura? Dai sessantamila euro in su, cosa intendi fare?"
    "La palla in mano a te, accetterò la tua decisione, in caso positivo andrò a letto con lui ma solo se mi porterà un certificato medico sulla sua salute e su quella di Erik, gli omo..."
    "L'amore, scusa se uso questa parola troppo grande, dicevo l'amore che provo per te mi dice di accontentarti, vai con lui."
    Quel pomeriggio fu un pomeriggio di sesso totale, Eva concesse a Alberto anche quella cosa che a suo tempo gli aveva promesso, non fu molto dolorosa piacevolmente pareggiata dal vibratore in vagina che portò la giovin signora a piacevoli orgasmi.
    Dopo dieci giorni il giorno fatale: in posseso del chiesto certificato Eva comunicò ad Al che domenica pomeriggio...
    Erik invitò Alberto al circolo del tennis e della vela di cui era socio e così lasciarono campo libero ai due novelli amanti.
    Il tempo trasciorreva lento, prima i due seguirono le partite a tennis poi davanti al televisore ma Alberto non vedeva gran che dei programmi, ogni tanto guardava l'orologio.
    Erik: "Ce ne andremo alle venti."
    "Alla faccia loro che dovevano fare in sei ore" il pensiero più sconsclusionato di Al.
    Eva era in cucina a preparare la cena., niente parole inutili, ne avrebbero parlato a lungo in  seguito a botta fredda come si dice in gergo.
    L'occasione fu una mattina in cui decisero di nion andare inufficio.
    "Ti senti di parlare o provi fastidio?"
    "Vuoi la verità o ci metto la mia fantasia?"
    "La verità completa."
    "Intanto Daniele ha il pene più picolo del tuo. Mi sono affidata tutta a lui: ha cominciato con un sessantanove, è molto delicato con la lingua, mi h fatto godere varie volte, poi ha preso a baciarmi i piedi, forse è anche un feticista, ha apprezzato la mia bellezza e mi ha fatto i complimenti per il mio corpo. Ha baciato a lungo le tette, cavolo è riuscito a farmi godere anche così, ma ne sono meragliata io stessa, non l'avevo mai provato. Quando è entrato in vagina galleggiava un pò, abbiamo riso, finaalmente ha avuto un orgasmo pure lui, sapeva che non posso rimanere incinta.
    Durante l'intervallo mi ha preso in mano il viso e mi guardava fisso, gli sono scese le lacrime che non sapevo come interpretare. Poi la parte omo: ha preso un vibratore e l'ha posizionato nel suo didietro, poi è voluto penetrare dove anche tu sei stato una volta, non mi ha fatto male ed ha goduto dentro, fine della storia. Sono sincera, non posso dire che è stato spiacevole."
    "Vuoi andarci ancora?"
    "Sei tu il padrone, lo dico in senso lato, capiscimi."
    Alberto aveva capito, ci sarebbero stati altri incontri ravvicinati, in seguito cercò di inquadrare la situazione:
    Eva se la rifaceva col fidanzato e con l'amante, Daniele aveva rapporti con Erik e con Eva, Alberto con la fidanzata, Erik con Daniele. Questo era lo stato attuale della situazione che forse in futuro poteva cambiare magari con l'inserimento delle due svizzerotte oppure in altro modo boh.
    Sabato sera nuova serata danzante con numerosi invitati del circolo gay e con altri che Alberto ed Eva non conoscevano.
    Eva per  accontentare la sua vanità si era truccata e vestita da wamp,  il tubino nero faceva trasparire un bel pò di cose buone non coperte da reggiseno e slip..
    I due fidanzati stavano in disparte, preferivano guardare le varie coppie, forse c'era anche il transessuale di cui aveva parlato Daniele il quale si avvicinò ai due, prese Eva per una mano e, con un inchino le chiese di ballare.
    Sparirono fra la folla,, si poteva parlare di folla, c'era veramente tanta gente, il salone era poco illuminato per volere dei padroni di casa così ognuno poteva farsi i fatti suoi....
    Dopo un pò di tempo Daniele ritornò vicino ad Al..
    "Ci sono due stronzi che mi hanno scippato di mano Eva, sono persone per me importanti ed ho fatto buon viso a cattivo gioco ma siccome sono bisessuali, capisci?"
    "Io capisco che ci sono corna in vista per tutti e due" celiò Al.
    Daniele non si dava pace, prese a bere poi si portò dall'altro capo del salone per cercare di vedere cosa facesse la non sua bella la quale ritornando vicino as Al::
    "Mi sto facendo un sacco di risate, c'è un cinquantenne longilineo tutto d'un pezzo, occhiali cerchiati d'oro capisci il tipo, un altro con maglietta nera piuttosto traccagnotto che m'invitano a turno, un ballo a testa, da lontano ho visto Daniele  che ci osservava, era in crisi di gelosia si vedeva di lontano un miglio ed io ho fatto del tutto per fargliela aumentare strofinandomi vistosamente col ballerino di turno e poi li ho baciati sul collo. Ognuno aspettava il suo turno di ballo per arraparsi di più: occhiali d'oro mi ha offerto diecimila euro, il, traccagnotto ventimila, mi sto divertendo un mondo!"
    "Non so se hai visto in televisione i cartelli dei prezzi delle vecchie case chiuse: mezza lira per la semplice,una lira per la doppia, cinque lire per il quarto d'ora, dieci lire per, mezz'ora, ormai anche tu hai un prezziario, che vuoi fare, io me ne vado a letto, ciao."
    Eva si ributtò nella mischia, dopo un'ora si ritirò in camera da letto.
    "Al svegliati devo raccontarti il resto: ai due si è aggregato un terzo, sai il classico tipo atletico che non deve chiedere mai. L'ho guardato in viso e l'ho baciato sul collo, effetto subitaneo, dentro i pantaloni il coso è aumentato  di volume in  maniera impressionante e allora ho cominciato a strofinarmi fin quando ho visto i suoi occhi strabuzzare, se ne era venuto bellamente in piedi. A quel punto è intervenuto Daniele che mi ha preso per mano e mi ha trascinato fuori dalla folla in camera sua:
    "Dì la verità, lo fai apposta per farmi ingelosire ma io ti punisco col mio coso nel tuo fiorellino, come la metti?"
    "Mi son messa come voleva lui, non contento della beneamata è passato nel popò, son qua!"
    "Giornata faticosa, che ne dici di far riposare i tuoi gioielli?"
    La mattina di domenica, scese da un taxi, si presentarono in villa belle e baldansose le due svizzerotte sempre bene accette dai padroni di casa.
    Erik "Ieri sera gran ballo mancavate solo voi."
    A proposito di Erik, Fefè si domandò dove si fosse ficcato durante il ballo, era virtualmente sparito.
    Sotto l'ombrellone i quattro, Ginevra e Ursula erano andate a dormire.
    Al: "Erik hai voglia di far conoscere alla qui presente comitiva le tue avventure di ieri sera?"
    "Preferisco di no, che ne dici Daniele?"
    "Ma va, siamo ormai intimi, vai"
    "Ero con Patrizia la brasiliana, d'apprima mi ha fatto paura, ha un membro enorme, me l'ha preso in bocca, molto brava mi ha fatto un pompino poi se l'è messo nel bel culone e sono venuto un'altra volta poi...è entrata dentro, di me, all'inizio mi ha fatto male, piano piano è entrata fino in fondo, ho goduto alla, grande, fine del racconto."
    "E tu Daniele niente brasiliane?"
    "Ci sono stato ma da quando ho conosciuto Eva ho deciso di tagliare tutti i rapporti escluso Rik."
    "Siamo una bella famigliola, lo dico senza sarcasmo, alla base della nostra amicizia lealtà e sincerità, tutti d'accordo?"
    Un abbraccio siglò il loro patto.
    Che ci sarebbe stato qualcosa di inaspettato Al l'aveva messo in conto e così fu.
    Una domenica Alberto era rimasto solo in casa perchè Eva era andata dalla mmma ammalata.
    Al percepì il cigolare della porta d'ingresso in camera sua, non gliene fregò più di tanto e restrò ad occhi chiusi.
    Qualcuno si era schiarita la voce per attirare l'attenzione, all'occhio mezzo aperto di Al apparve la figura di Erik in box.
    "Mon ami la domenica mattina è sacra che posso fare per te?"
    "Molto se vuoi."
    "Quel molto se vuoi era parso ad Al un segnale di pericolo anche perchè il proprietario della voce era rimasto senza i boxer.
    "Vorrei toccarti un pò, se hai sonno seguita a dormire, penso che ti farà piacere."
    Cosa rispondere a chi ti ha regalato un appartamento ed una Jaguar, risposta scontata.
    Alberto rimase ad occhi chiusi sino a quando  si sentì sfilare i pantaloni del pigiama e riprese completamente conoscenza quando:
    "Mamma mia!" Erik aveva preso visione del suo coso che a riposo gli era sembrato mostruoso.
    "Mai visto un coso del genere, mi fa paura, l'immagino in erezione!"
    Al contatto della mano di Erik, mister c. si innalzò in tutta la sua maestà. con un altro "Mamma mia" da parte dello svedese.
    "Erik questo offre la ditta e smettila di evocare tua madre!"
    Quello che immaginava Fefè avvenne, il suo 'ciccio' penetrò nella bocca di Erik sino alla gola.
    "Io sono come gola profonda che gode con la gola, una Linda Lovelace maschietto."
    Al si domandò come un marchingegno come il suo non provocasse il vomito, non era un suo problema. Cominciò a provare una strana sensazione mai provata, era vero quello che aveva predetto Erik, pareva proprio di sì tanto da  riuscire ad avere un orgasmo... lo doveva raccontare ad Eva.
    Erik seguitò imperterrito con in bocca un mare in tempesta di sperma tutto gioiosamente ingoiato, buon appetito!
    Al a quel punto si svegliò completamente, dinanzi a sè Erik nudo, a chi poteva somigliare, aveva un pene in erezione da bambino, anche le palline piccole.
    "Mi sembri l'enfante qui pisse, è il monumento di un bambino morto perchè uscito di casa durante un temporale, è una statua che si trova in Belgio."
    Ad Alberto venne in mente anche un episodio accadutogli quando aveva undici anni ed era totalmente ingenuo. Un giorno vide che una sua zia si era ritirata in bagno per farsi una doccia, guardando dal buco della serratura aveva visto la zia nuda che si trastullava, quella visione gli portò la conseguenza allora per lui sconosciuta dell'irrigimento del suo pipinello che usava per fare pipì.
    Ritornò alla realtà: Erik l'aveva piccolo ma duro, si era arrapato giocando col suo 'ciccio' ed ora che voleva fare?
    "Non so se il tuo cosone riesce ad entrare nel mio culino..."
    "Noi non ce lo mettiamo ed io riprendo a dormire." 
    "Manco per niente, non rinunzio ma tu sii delicato."
    Erik, previdente, aveva portato con sè un flacone di vasellina con cui si spalmò con generosità il suo  buchino che tale non sarebbe rimasto dopo l'ingresso di...
    Girato di spalle, fu lui stesso a prendere in mano 'ciccio' ed a infilarselo delicatamente...delicatamente un corno il diametro era quello che era e il povero Erik forse rimpiangeva..non rimpiangeva proprio nulla, se l'era infilato tutto dentro e si muoveva ritmicamente con mucio gusto e riuscì ad avere un orgasmo ma volle rimanere col pene dentro.
    "Non ho mai provato nulla di simile.ti prego resta un pò così..."
    Era una vera supplica e Al, buono d'animo, da vecchio boy scout fece la sua buona azione giornaliera accontentando lo svedese il quale riprese a muoversi piano piano sin quando ebbe un altro orgasmo.
    "Per finire fuochi di artificio, ti prego mettiti in ginocchio, non ti farò male, lo sai quanto ce l''ho piccino, accontentami, io e Daniele ti faremo un regalo grosso grosso, sarete i nostri eredi di tanti tanti soldini!"
    Dinanzi a tanti soldini...
    Intanto Erik aveva iniziato a prendere le sue chiappe in mano:
    Bellisime da uomo forte!""
    Poi si dedicò a giocare con la lingua sul suo buchino posteriore che cominciava a far provare al suo padrone un piacere inaspettato. Poi la lubrificazione del buchino stesso e l'introduzione di qualcosa disimile ad una supposta, era il cosino di Erk che, penetrato dentro, aveva preso a muoversi prima piano poi sempre più velocemente.
    Al cominciò a provare una sensazione inedita niente affatto spiacevole. Con una mano Erik aveva preso il mano il gingillone di Al fino a portarlo all'orgasmo, un orgasmo particolare perchè avvertì i testicoli muoversi dentro lo scroto ed il suo buchino provare una forte sensazione di piacere, era stato iniziato alle gioie omo. Erik aveva goduto dentro di,lui, Al non si staccò subito, gli piaceva stare in quella posizione anche perchè Erik aveva ripreso a muoversi avanti ed indietro dentro di lui fin quando:
    "Sono distrutto, un bacino al tuo cosone bagnato, mi ritiro." Al cominciò a pensare quello che gli aveva detto Erik, essere con Eva gli eredi di un patrimonio sicuramente ingente.
     Non era sicuro di voler confidare ad Eva la sua ultima avventura, si confidavano tutto ma rivelarle quella sensazione provata col suo popò non gli andava proprio di dirglielo, riprese a dormire.
    Eva rientrò in casa in serata, chiese ad Al eventuali novità.
    "Ho appreso una notizia sensazionale, ma te la comunicherò a letto, dopo cena.
    "Dimmi come e cosa ti sei guadagnato soprattutto con chi, con una modella, con Daniele, con Erik."
    "Lìultimo che hai nominato, s'è presentato in camera mia che ero ancora addormentato, non ricordo bene cosa sia successo.
    "Guardami negli occhi, sai bene quello che provo per te, ti amo ogni giorno di più, la sincerità è stata sempre alla base dei nostri rapporti, ti vergogni a farmi il resoconto delle sensazioni che hai provato con Erik, fra l'altro è risaputo che ce l'ha piccolino e quindi..."
    Al parlò liberamente degli avvenimenti senza guardare in faccia Eva, c'erano dei punti di cui parlava malvolentieri."
    "Mi vien da ridere, tu tutto anticonformista mi stai dicendo che ti vergogni di aver provato un piacere omo, io l'ho provato tante volte, anche i maschietti hanno una sensibilità posteriore, abbracciami, vengo sopra di te e ti massacro di baci."
    I giorni seguenti tutti al lavoro, la sera stanchi, la cena poi tutti a ninna, nessuno parlava  di quello che sicuramente Erik aveva confidato a Daniele.
    Il sabato oltre ad essere il più gradito giorno era il giorno del 'Raccontiamo tutto quello che è successo durante la settimana'.
    Per Daniele ed Eva nessuna novità, Erik raccontò in breve quello che era successo fra lui e Al sorvolando sui particolari, Al gli fu riconoscente con uno sguardo d'intesa.
    Daniele:"Bene ora penso che dobbiamo dedicarci alle nostre ospiti femminili. Facciamo così: quando verranno uno di noi si intratterrà con Ursula, Ginevra è incinta e gli altri a fare da guardoni, poi vi spiego come, chi si prenota... nessuno allora scelgo io: Al si dovrà fare Ursula che come confidato da Ginevra, non ha mai avuto rapporti con uomini. Io intratterò Eva sempre col permesso...
    "Ora vi spiego come essere spettatori senza essere visti, quello specchio in fondo al salone è trasparente nel senso che per chi sta davanti è un vero specchio ma  entrando nello sgabuzzino vicino alla cucina si vede tutta la sala come nei film polizieschi."
    Hai capito i due mascalzoni vedevano quello che succedava nel salone senza  farsene accorgere ma dopo tutto quello che era successo fra di loro...
    La  notizia della festa in onore di Ursula venne comunicata a Ginevra con messaggino telefonico.
    Risposta: "Ursula vuol sapere il perchè della festa in suo onore."
    Risposta ancora: "Che sorpresa sarebbe, dille solo ce c'è in ballo un rolex ma Ursula se lo deve guadagnare."
    Rientrate le due svizzerotte in villa, dopo pranzo, mentre Ursula era in bagno Ginevra illustrrava ai presenti la pesonalità della sua amica: "Psicologicamente è una bambinona, spesso sono io che prendo decisioni al suo posto, ora si è messo in testa l'idea di avere pure lei un figlio e sapete da chi? "
    Tutti in coro: "Da Alberto!"
    Al un pò meravigliato ma felice di potersi fare la giuggiolona guardò in viso Eva, ufficialmente nessuna emozione ma dal suo sguardo...non si è gelosi di un uomo ma di una donna soprattutto bella...
    All'orecchio di Al: "Furbacchione non far finta di niente,non vedi l'ora di infilarti in quei bei buchini, dammi solo un bacio piccolissimo, mi consolerà."
    "Vieni cara un bacino sulla fronte come un buon papà."
    "Stronzo!"
    Ginevra: "Ursula ed io andiamo a farci un giro, Fefè ci fai compagnia?"
    I tre uscirono dal piano terra per infilarsi nell'appartamento di Al e di Eva.
    "Ma è uguale a quello di Erik e di Daniele!"
    Affermazione che convinse Al che la diagnosi di Ginevra era esatta.
    "Oh che bello!" Ursula cominciò a saltare sul letto ridendo.
    "Ursula ti ricordi perchè siamo qui?"
    "Certo voglio dare un fratellino ad Alberto o a Susanna."
    Spiegazione di Ginevra: "Sono i nomi che daremo al mio pargolo se maschio oppure se femmmina."
    Al fece cenno a Ginevra di andare al dunque.
    "Ginevra vuoi che ti baci il fiorellino così quando Al entra nella tua cosina non ti fa tanto male?"
    "Si fammi il lecca lecca ma voglio vedere il coso di Al, mai visto un maschietto nudo."
    "Non ti poreoccupare se ti sembra molto grosso, ho portato la vasellina e poi Al sarà delicato."
    ."Ma ce l'ha più grosso di un salame, tutti i maschietti ce l'anno così?"
    "Ursula lascia stare i paragoni, vieni che ti bacio, allarga le gambine, ecco così, vuoi che Al ti baci in bocca?"
    "No solo che mi metta incinta."
    "Ursula chiudi gli occhi, penseremo a tutto io e Al."
    L'interessata obbedì, la gnocca di Ursula venne abbondantemente irrorata di vasellina e Alberto iniziò il difficile compito di introdursi nella cosa di Ursula senza farle troppo male.
    "Mi fa male!"
    "Resisti fra poco ti piacerà."
    ."Mi fa sempre male!"
    "Lo vuoi o no stò figlio, hai scelto Alberto e te lo tieni, se parli ancora ce ne andiamo via."
    L'interessata non emise più un gemito, Al era riuscito a toccare il fondo della vagina, cominciò a godere alla grande con spruzzi sul collo dell'utero di Ursula.
    "Ho sentito uno schizzo, mi è piaciuto, Al ci riprovi?"
    ""Accontentala, sta mignotta ci ha preso gusto."
    "Ho sentito di nuovo lo schizzo, Al ci riprovi?"
    Ginevra: "Al non è una macchinetta per ora basta, resta distesa così rimarrai incinta, noi andiamo via."
    "Non rimarrà incinta perchè ha avuto da poco le mestruazioni e non è in ovulazione, hai capito che ha il cervello di una bambina, sua madre, conoscendola, me l'ha affidata, non vorrei ripetere un'altra volta l'esperimento, le dirò che non può avere figli e così finisce la storia."
    Qualcosa era cambito nel cervello di Alberto forse per essere stato usato come strumento per accontentare Ursula o forse per il rapporto omo avuto con Erik (A proposito aveva dimenticato di dire ad Eva che loro erano i futuri eredi del patrimonio dei due).
    Ne parlò con Eva:
    "Sento il bisogno di stare un pò da solo, lontano da qui, tu non c'entri nulla non ti preoccupare, è una cosa mia."
    "Dimmi quello che vuoi fare, per me va bene."
    "Vorrei andare una settimana a Milazzo, mi piace quella città."
    "Diremo ai nostri amici che devi andare fuori sede per servizio, meglio una bugia."
    Al mise in moto la Jaguar, un saluto da parte di tutti, un bacio particolare ad Eva e via verso l'autostrada.
    Svincolo di Villafranca, svincolo di Rometta e poi quello di Milazzo.
    Entrò nel parcheggio dell'hotel 'Continental', un addetto gli venne incontro e prese la sua valigia.
    "Preferisce una stanza con vista sul mare o all'interno?"
    "Vista sul mare."
    Alle tredici al piano terra il ristorante era semivuoto, solo in fondo una coppia.
    "Il menu signore."
    "Voglio solo un secondo e della frutta, il brodetto di pesce va bene."
    In camera sua mise al minimo il condizionatore, accese la televisione ed incappò in un canale porno, il precedente inquilino di quella stanza era uno zozzone.
    Di porno ne aveva visti abbastanza in villa, bene una corsa di moto la sua passione giovanile.
    Si erano fatte le venti, uscì a piedi, il lungomare di Milazzo era pieno di giovani festanti, rimpianse la gioventù non che fosse vecchio ma gli ultimi avvenimenti gli avevano lasciato il segno, specie quello con Erik...
    Andando in centro notò una piccola trattoria, forse a conduzione familiare, la preferì ad un ristorante di lusso.
    C'erano due file di tavoli ai lati di un lungo corridoio,, un sessantenne gli venne incontro sorridendo.
    "È solo? Bene questo è il suo tavolo, scelga con calma."
    Al voleva allontanare il ricordo di tutti i precedenti avvenimenti esclusi quelli dell'amore suo grande, Eva, la sentiva dentro il suo cuore, tutto il resto era stata una ubriacatura di soldi, di lusso, non era riuscito a non farsi coinvolgere e forse non sarebbe riuscito ad uscire da quel giro senza forse, si era abituato a vivere sopra le sue possibilità.
    La cena fu servita da una deliziosa fanciulla circa vent'enne.
    "Il signore è nuovo di Milazzo, non l'ho mai visto, se vuole le faccio compagnia dopo che esco dal ristorante."
    "Ti ringrazio cara ma sono qui per riposare."
    "Uno sguardo della baby tipo :"Sei frocio!"
    Ogni sera Al inviava ad Eva un messaggino solo con 'ok' per rassicurarla.
    Aveva preso l'abitudine di dormire di giorno ed uscire la sera col fresco.
    Nella sala da pranzo dell'albergo aveva incrociato,lo sguardo di due signore della sua età sorridenti e forse disponibili, le ignorò.
    Verso le ventidue percorreva il lungomare, sullo sfondo la costa e la raffineria illuminata, uno spettacolo bello da vedere.
    Cambiò itinerario verso ponente, anche qui c'era un viale illuminato con ai lati le case di villeggiatura, c'era molta gente in giro vacanzieri vocianti, allegri.
    Alla fine della settimana decise di rientrare nella vita quotidiana, mise al corrente Eva con un messaggio, Il suo amore era all'ingresso, volò nelle sue braccia, qualche lacrimuccia.
    "Mi sei mancato da morire..."
    "Finalmente il figliol prodigo, festeggeremo con una cena al ristorante 'La sirena'.
    C'erano tutti, anche le svizzerotte.
    "Ho fatto l'ecografia, ho due gemelli in pancia, Li chiamerò Alberto e Susanna."
    In macchina Eva mise al corrente Al dei fatti accaduti durante la sua assenza.
    Daniele gli era stato appresso tutti i giorni ma era andato in bianco, i suoi rapporti con Erik si erano incrinati perchè Daniele. lo aveva allontanato. Motivo, ogni giorno più innamorato di Eva, niente rapporti omo.
    Al fremeva per ritornare a casa.
    "Signori col vostro permesso Eva ed io rientriamo, sono stanco del viaggio."

     

  • 15 settembre 2014 alle ore 11:52
    AMORI SENZA CONFINI

    Come comincia: "Ti vuoi sbrigare maledetto mammalucco!"
    Al citofono Eva aveva sfogato la sua rabbia per il ritardo cronico di Alberto (Al per gli amici).
    La succitata stava aspettando il suo beneamato col motore della macchina acceso, entro le 8,30 dovevano essere in ufficio presso la Camera di Commercio di Messina.
    Alberto si presentò con mezzo cornetto in bocca uscendo dalla casa dei suoi genitori, sicuramente non aveva finito la colazione. Entrò in auto lato passeggero aspettando, come previsto, una sgommata della sua bella che, in tal modo, sfogava la sua rabbia.
    Ma non era finita:
    "Mentre io  vado a posteggiare al 'Cavallotti' tu entri e timbri pure per me."
    Alberto in fondo era un filosofo, alle sfuriate di Eva cercava di farsi perdonare con un bacino non sempre ci riusciva come questa volta allontanato con una gomitata.
    "Ma almeno sai chi erano i mammalucchi?"
    "Io penso di si, erano soldati mercenari turchi ma in italiano vuol dire sciocco, stupido come sei tu, non fare il saccente solo perchè hai frequentato il classico!"
    La loro era una storia particolare: erano ambedue nati venticinque anni addietro, abitavano nello stesso,palazzo di via Ghibellina. Amici sin da piccoli (Eva già da allora era una peste) avevano frequentato le stesse scuole sino alla terza media poi Alberto si era iscritto al clssico mentre Eva in ragioneria.
    Vincitori dello stesso concorso, alla comunicazione ufficiale della notizia Eva:
    "Ecco ci mancava solo questo, pure in ufficio ti devo sopportare!"
    In fondo era una sceneggiata da parte della dulcinea, amava profondamente il suo Alberto. Il loro primo rapporto completo a quindici anni, l'inziativa, ovviamente, da parte di Eva.
    "Che ne dici se facciamo l'amore come i grandi?"
    "Vuoi dire scopare."
    "Ci mancava pure il triviale, ad ogni modo te lo devi guadagnare il mio fiorellino!"
    Eva era giunta a questa decisione allorchè fequentavano la terza media in quanto si era accorta che una certa Belinda (quella aveva pure un nome da stronza) girava sempre più attorno al suo amato e, facendo un confronto fisico, lei ne usciva perdente, la cotale più alta di lei di dieci centimetri non scherzava in quanto a tette e popò e forse aveva già avuto rapporti completi con qualche suo compagno di scuola.
    Un giorno afoso d'estate i loro genitori avevano deciso di andare insieme al mare.
    "Sai che facciamo, usiamo la camera da letto dei miei, c'è pure l'aria condizionata.
    Eva ancora una volta aveva pianificato tutto, un suo lenzuolo per evitare che qualche schizzo...inoltre si era procurata una crema lubrificante e i preservativi, "Ci mancherebbe pure che restassi incinta, ne verrebbe fuori un mammalucchino!"
    "Lavati bene, l'ultima volta il tro 'ciccio' puzzava di formaggio!" non era vero, more solito una proocazione.
    Ambedue a letto Eva:
    "Io sono per la posizione del missionario, per la prima volta è la migliore."
    "Io sono ateo e preferisco la cavalcante anteriore, come la mettiamo?"
    "Ti sei indottrinato col camasutra ma io insisto,"
    "Tiriamo a sorte, io scrivo due bigliettini con i relativi nomi, quello che esce comanda."
    Uscito iil nome di Alberto, Eva cominciò a piangere o meglio a far finta, il maschietto questa volta si dimostrò tale o meglio ci provò.
    "Ho vinto e si fà a modo mio."
    "Ti prego chiedimi qualsiasi cosa..."
    "Non tti rimangi la parola?"
    "I miei genitori sono siculi, la parola va rispettata!"
    "Bene allora dopo aver assaggiato il fiorellino vorrei girare pagina." 
    "Sei ermeneutico, non capisco."
    "Intanto non offendere, ermeneutica ci sarai tu (Fefè fece il finto tonto) la richiesta è quella di una inchiappettata."
    "Finiamola una buona volta, che cavolo vuoi?"
    "Provare il tuo delizioso popò."
    "Te lo puoi dimenticare!"
    "Come la metti che la parola va rispettata?"
    "Insomma siamo qui per il gran giorno del mio passaggio da giovinetta a donna e tutto finisce in una stupida discussione, per la promessa si vedrà in futuro."
    Alberto si tenne sul classico; baci in bocca e sulle tette, cunnilingus con doppia goderecciata di Eva.
    "Ti prego mettiti il preservativo, non c'è bisogno della pomata, dentro la vagina sono un lago, maledizione mi sembra che oggi ce l'hai più grosso, tutti i difetti ce li hai tu!"
    "Non immagini quante mogli ti invidierebbero, una gentile signora, una volta, mi disse che la cosa più grande di suo marito era la cravatta!"
    "Brutto porco allora te la sei scopata!"
    "Era la madre di un mio compagno di scuola, è stata lei a provocarmi, non potevo tirarmi indietro."
    "Ne riparleremo un'altra volta, per ora ti dico solo vacci piano!"
    Alberto baciò ancora il fiorellino sacrificale, ci puntò la cappella del suo 'ciccio' senza muoversi per vedere le reazioni di Eva.
    "Che sta succedendo o meglio che non sta succedendo, vuoi sbrigarti?"
    Al fu molto delicato, 'ciccio' penetrava lentamente con qualche flebile lamento da parte della novella sposa, pian piano arrivò in fondo del delizioso tunnel e provò un intenso orgasmo rimanendo sul corpo dell'amata.
    "Alberto possono tornare i miei genitori, torna a casa tua, grazie per la delicatezza."
    Eva non era iltipo del ringrazio facile, l'interessato apprezzò.
    Molto era cambiato nel rapporto fra i due amanti, non appena avevano l'opportunità, la prendevano al volo ma nessuno dei due riprese l'argomento della promessa di Eva.
    Un giorno sul letto dei suoi genitori, Alberto girò la beneamata e cominciò a baciarle il buchino posteriore. 
    "Non ti fa pena, con quella mazza che ti ritrovi!"
    "Un escamotage: io compro un vibratore, lo inserisco nella tua tata e, mentre tu godi pian piano cerco di entrare, se ti fa troppo male mi fermo subito."
    "Mò ci voleva pure il vibratore, che fantasia! Mi devo convincere psicologicamente, quando sarò pronta lo vedrai nei miei occhi, purtroppo per me ti amo."
    "Ed io invece no e non ti sposerò mai!"
    "Sposaerti, sei folle, stare insieme a te ventiquattrore su ventiquattro e chi ti sopporta!"
    "Vuol dire che senza il vincolo del santo matrimonio (anzi non santo perchè ti sposerei al Comune) sarei libero di andare con le signore i cui mariti hanno il nodo della cravatta più grosso del pene?"
    "Se ci provi e me ne accorgo farai la fine di Bobbit quell'americano cui la moglie ha tagliato l'uccello e non scherzo!"
    Ad Alberto bastava l'intimità con Eva, ogni volta le faceva provare qualcosa di nuovo e così niente signore.
    Un evento cambiò la loro vita: in vista dell'estate decisero di acquistare dei costumi da bagno, entrarono in un negozio che già dalla vetrina dimostrava di avere buona merce.
    I padroni accolsero i fidanzati cion calore: uno biondo con occhi azzurri, corporatura media, l'altro più alto di statura, classico tipo mediterraneo.
    Cominciariono a provare i costumi: Albertto ne scelse uno classico blu con risvolti bianchi, Eva due bichini ridottissimi, uno colore azzurro mare e l'altro rosa.
    "Ma ti si vede tutto, che diranno i tuoi genitori?"
    "Lascia stare i genitori, dì piuttosto che sei geloso."
    Al in passato aveva dimostrato di essere immune da tale sentimento, ora..."
    "Ma lasci stare, la signorina ha un fisico fantastico, se lo può permettere!"
    Aveva parlato il biondo con un italiano con classico accento di un paese del nord Europa.
    Poi era intervenuto il mediterraneo:
    "Intanto ci presentiamo: io sono Daniele e questo è Erik svedese che in vacanza a Messina si è innamorato della città e del sottoscritto."
    Più chiaro di così!
    "Io sono Alberto, Al per gli amici e questa gentile signorina mia fidamzata è Eva."
    "Fidanzata non si sa sino a quando."
    Siete due giovani simpatici, sarebbe per noi un piacere invitarvi a cena a casa nostra a Torre Faro, questo è il nostro biglietto da visita, teniamoci in contatto."
    In macchina i commenti:
    "Ti sei accorto che sono omo, non so se sia il caso di frequentarli."
    "Non essere conformista di cosa hai paura che ti si inchioppettano, per quelli di penso io."
    "Sei il solito buffone, va bene andremo a quella cena."
    L'invito arrivò dopo dieci giorni.
    "Sono Daniele quello dei costumi da bagno, l'invito a cena è per sabato alle venti. Noi abitiamo in una villetta a schiera che si trova fuori di Torre Faro, duecento metri dopo il ristorante 'La risacca dei due mari', vi guiderò col mio telefonino."
    Eva quella sera era uno spettacolo: truco alla vamp, camicietta rosa e ampia gonna turchese, quasi trasparente che faceva intravedere un bichini ridossimo, tacchi alti che Eva non amava ma per l'occasione...
    "Si caro, sono andata dal mio parrucchiere e c'era un'estetista che mi ha combinato così, che ne dici?"
    "Che sei deliziosa ma se ti sei fatta bella per quei due..."
    "Io lo faccio per me stessa ed anche per te, con me al braccio farai un figurone!"
    Speriamo che non mi prendano per un magnaccia!"
    Daniele al telefonino:
    "Ti vedo, entra nel primo cortile che incontri, sei arrivato."
    Venne loro incontro.
    "Scusa se ti ho dato del tu."
    "Va benissimo."
    "Erik è in cucina, in Svezia era un bravo chef e qui non è da meno, si è adattato alla cucina mediterranea."
    Alberto estrasse dalla borsa frigo una confezione di lingotti di gelato ed una bottiglia di spumanre 'Ferrari'.
    "Erik vieni a vedere cosa hanno portato i nostri ospiti."
    Erk si presentò col grembiule da cuoco:
    "Che splendida signora, quasi quasi lascio Daniele e mi metto con lei!"
    Alberto: " A Erik lassa prede Eva e dicci cosa hai preparato di buono."
    "Una sorpresa, Daniele prepara gli aperitivi, io finisco di cucinare."
    Tavola ovale imbandita: classici tre bicchieri di cristallo, piatto grande di sottofondo, posate d'argento bih...
    Risotto, cozze, vongole e frutti di mare, gamberi impanati, trancio di dentice, involtini di pesce spada e poi un'insalatona mista coloratisima.
    "Aho, invece de vende costumi da bagno è mejio che apri 'n ristorante!"
    "Non ci fate caso, Alberto è stato a Roma un mese presso parenti ed ha acquistato l'accento romanesco ma è solo ridicolo lui messinese buddacio."
    "Che vuol dire buddacio, in svedese come si dice?"
    "Sarebbe come dire sciocco, ingenuo, in svedese non lo so."
    Una cena da ricordare, i quattro uscirono nel prato antistante l'abitazione e si sparazzarono su due divani a dondolo.
    Alberto tirò fuori una pipa.
    "Il fumo da fastidio a qualcuno?"
    "Si a me!"
    "Ma chi ti ha chieste niente madame coccodè!"
    "Voi due siete un teatrino, ci fate ridere, andiamo sulla spiaggia, non c'è vento e la luna illumina il paesaggio, guardate là in  fondo la Calabria, sembra una cartolina." Erik dimostrava così il suo amore per la terra di adozione.
    "Domattina potreste venire a fare il bagno, ci sono anche due nostre amiche molto simpatiche."
    "Chiedo a Alberto il permesso di parlare, posso?
    "A li mortè!"
    "Domattina alle nove saremo qui sempre che il signore riesca asvegliarsi in tempo!"
    E così fu, alle nove posteggiata la Peugeot dulls strada, suonarono alla porta di Erik e di Daniele, già in costume da bagno e muniti di ombrelloni e sdraie si diressero verso la spiaggia.
    "Io ho mangiato da poco e quindi niente bagno per ora, la compagnia ve la potrà fare la qui presente che si sveglia con i galli."
    La replica fu uno sguardo minaccioso di tempesta da parte di Eva Al se ne fregò e rimase solo  sotto l'ombrellone.
    Ad un certo punto un'ombra oscurò il sole, Alberto aprì gli occhi e si trovò davanti due figone che più figone non si può.
    "Posso esservi utile ma io sono un ospite, i padroni di casa sono al mare con la mia ragazza."
    "Noi siano Ginevra e Ursula amiche di Erik e di Daniele."
    FAlbertosi alzò, fece un inchino con falso baciamano, una sceneggiata avrebbe detto Eva.
    La due ragazze si tolsero i vestiti e  rimasero in buchini talmente mini che al loro confronto quello di Eva poteva sembrare quello delle nonne del primo novecento.
    Al non sapeva dove indirizzare lo sguardo quando le due rimasero in topless, per fortuna erano lontani dagli altri bagnanti.
    Al rientro dal bagno, Erik e Daniele si proffusero in effusioni con le nuove venute," che fossero bisessuali, boh."
    L'unica rimasta piuttosto fredda era ovviamente Eva che dinanzi a tale beltade aveva perso la parola.
    "Ginevra e Ursula sono due modelle svizzere che sono venute a Messina per presentare una collezione di vestiti presso la boutique Randazzo, ora sono alloggiate al Jolly hotel, per una settimana ci faranno compagnia" Così parlò Daniele.
    Erik nel frattempo, rientrato in casa, aveva portato delle bibite fresche ben accette a tutti.Ginevra e Ursula, per ringraziarlo, lo baciarono in bocca e poi un rapido bacio fra di loro.
    Al faceva l'indifferente spostando lo sguardo verso il mare, Eva aveva piantato in faccia un bel punto interrogativo, come darle torto.
    In loro aiuto venne Daniele:
    "Ginevra e Ursula sono per noi come due sorelle, si sono sposateb in Gerrmania."
    Eva: "Perchè non portano,l'anello al dito?"
    Frase infelice che fece sganasciare dal ridere la compagnia, Al compreso.
    "Io dovrei fare lo chef ma tu saresti un'ottima attrice comica. un bacione in fronte."
    "Parlateci di voi, siete fidanzati, conviventi oppure..."
    "Niente di tutto questo, ogni tanto scopiamo ma poi lo rimando a casa dai suoi genitori, stare con lui è una lagna..."
    Eva si era sbilanciata forse presa da quell'atmosfera surreale di anticonformismo che regnava.
    Ursula: "Alberto sentiamo la tua versione non mi sembri molto convinto."
    "La qui presente ha detto la verità, vengo trattato da zerbino."
    "Cosa essere zerbino."
    Daniele: "Quel tappetino che si mette dinanzi alla porta d'ingresso per pulirsi le scarpe prima di entrare in casa.". 
    "Ti vedo maluccio, vieni dalla cugina Ursula che ti coccola un pò."
    "Il pupo me lo coccolo io!"
    Risata generale, "Sei una tigre col suo cucciolo, noi non amiamo gli uomini, preferiamo le femminucce!"
    Al: "Anch'io!"
    Altra risata generale, Eva era rimasta spiazzata, lo capì e si mise a ridere pure lei.
    "Noi vorremmo un figlio ma non da un tipo nordico, preferiampo un bel bruno ma Daniele non è adatto, Alberto sarebbe il tipo giusto e non avrebbe problemi perchè noi viviamo lontane da Messina, sempre col tuo permesso."
    Eva era rimasta senza parole, per un tipo come lei...stranamente rispose:
    ""Ci penseremo, addio a tutti."
    In macchina silenzio sino all'arrivo in casa:
    "Ti sarai meravigliato della mia risposta ma c'è un perchè che tu non conosci, sono andata dal ginecologo, dopo svariati esami il verdetto: non potrò avere figli..."
    "Parliamone francamente, anche se talvolta sei una rompiscatole  ti amo profondamente e di un pargolo non me ne frega proprio niente anzi siamo fortunati così possiamo scopare senza problemi."
    "Per me è una tragedia, avrei voluto,un ranocchio che ti assomigliasse brutto stronzo e non l'avrò mai..."pianto di Eva.
    "Cerca di ricomporti altrimenti cosa penseranno a casa tua, vieni da Al tuo che ti asciuga le lacrime e ti consola, magari mi puoi fare un pompino."
    Lo schiaffo fu parato da Fefè che se l'aspettava.
    "L'ho detto per sdrammatizzare!"
    "Sdrammatizzare un corno, ti conosco, sei un porco!"
    Per cinque giorni nessun contatto con Erik e con Daniele poi una telefonata:
    "Sabato sera festa danzante a casa nostra, ricchi regali e cotillons, siete invitati, inizio ore 21."
    I recenti avvenimenti sembravano aver cambiato il carattere di Eva, più nessuna battuta acida, affettuosa e accondiscendente alle richieste di Fefè, un'altra Eva con gran piacere dell'interessato.
    Alla festa oltre Ginevra e Ursula c'erano molte altri ivitati che Eva e Fefè classificarono come appartenenti al circolo gay di piazza Cairoli, tutte persone socievoli, distinte, allegre, disinibite. Alcuni si presentarono sponte loro a Eva ed ad Alberto facendo loro i complimenti: "Siete una bella coppia." 
    Eva fu invitata a ballare da un certo Alfio, Al si accorse che i due parlavano in continuazione ed Eva spesso rideva, praticamente la giovin signora passò la serata con lui.
    A quel punto Al su buttò su Ginevra, la bruna, Ursula era la bionda, guardandola negli occhi scoprì una personalità complessa, non era una sciocca, Alberto non  sopportava le donne stupide.Aveva una bella voce, le chiese se era lei che voleva un figlio. Si proprio lei ed aveva davanti un futuro padre ma niente provette, tutto al naturale.
    Ginevra era stata esplicita, figurati se Al non era d'accordo ma forse una certa Eva avrebbe avuto delle obiezioni...
    "Ho visto che ti divertivi con quel signore, ridevi sempre e non ti sei stancata di ballare."
    "Lo sai bene che è gay quindi niente gelosie, l'entrata in questo ambiente ha rivoluzionato il mio modo di vedere un pò tutto cominciando dal sesso, non so cosa mia sia successo,è per me inspiegabile, forse sto vedendo, le cose dal loro punto di vista, ma ne sono meravigliata io stessa. Tu non ci hai fatto caso ma quella bella brunona brasiliana che ballava con Erik è un trans."
    "Ero troppo attento a quello che mi diceva Ginevra, anch'io sono confuso, ne riparleremo a mente serena."
    Il giorno dopo inufficio:
    "Non ti arrabbiare ma voglio dirti quello che mi ha proposto Ginevra, senza ipocrisie. È lei che vuole avere un bambino ed io sarei, tu permettendo, il futuro padre ma tutto al naturale, senza provette."  
    Eva non aveva risposto, era entrata in crisi, non potendo avere figli avrebbe voluto conoscere un marmocchio di Al, era una pazzia, forse no, avrebbe chiesto solamente di poterlo vedere ogni tanto senza troppe intromissioni nella sua vita, solo vederlo ogni tanto, questa era la sua condizione.
    La notizia comunicata per telefono a Daniele ebbe l'approvazione entusiasta anche di Erik oltre che di Ginevra e di Ursula ma come organizzare l'evento?
    Ci pensò l'interessata che propose un piano: letto matrimoniale di Daniele e di Erik prestato ai due temporanei amanti, gli altri avrebbero atteso l'evolversi dell'evento dinanzi alla televisione tanto per non pensare ai due in love.
    La sera seguente alle ventuno Eva e Al si presentarono in villa. Grandi abbracci fra tutti e risolini per mascherare un certo imbarazzo, anche i gay si imbarazzano davanti ad un eventuale nascita di un bebè che avrebbe avuto oltre la mamma anche tanti zii.
    Ginevra prese per mano Alberto e i due scomparvero dietro una tenda.
    In bagno Al entrò subito in erezione con la sua sproporzione fuori del normale e con lo sguardo atterrito di  Ginevra.
    "Non ti preoccupare, so essere molto delicato."
    "Stiamo un pò abbracciati, vorrei della tenerezza, non sono più abituata ai maschietti. Quando ero in college ho avuto varie avventure etero ma nessuno lo aveva come il tuo.
    Vorrei dirti il motivo del mio rapporto con Ursula: è cominciato quando stavo con un ragazzo molto bello desiderato da tutte, mi ha fatto molto soffrire per le sue avventure con altre ragazze. Io dividevo la stanza con Ursula: un giorno mi trovò che piangevo nel mio letto per colpa del mio amico, l'avevo trovato in camera sua con un'altra, piangevo a dirotto e Ursula mi ha consolato tanto che ha cominciato a baciarmi tutta, così è iniziata la nostra relazione, ho scoperto il mio lato omo, da allora siamo sempre insieme, anche lei è modella e giriamo un pò tra la Svizzera, la Germania, la Francia e l'Italia.
    Da allora non sono stata più attratta dagli uomini ma quando ho visto te...l'ho detto alla mia amica che non si è dinmostrata gelosa quando lo ho detto che avrei voluto un rapporto con te anche perchè avevamo programmato che io avessi un figlio."
    Al iniziò il suo,repertorio con un cunnilingus delicato, Ginevra apprezzò subito e dette segni di goduria varie volte.
    L'ingresso in vagina, anche se effettuato dolcemente, fece sobbalzare Ginevra ma pian piano si rilassò e dette vita ad una serie di orgasmi multipli tanto da far neravuigliare anche Alberto.
    "Resta dentro finchè vuoi, anche se non sarà più duro così sarò sicura per una gravidanza."
    Ma quale ammosciamento, Al rimase anche lui meravigliato, il suo 'ciccio' non ne voleva sapere di ritirarsi in buon ordine e così riprese a muoversi dentro Ursula che apprezzò ricominciando con le godurie. "Sento la vagina un pò irritata."
    "Gli amici di là si saranno addormentati, s'è fatta l'una, tu rimani qui io vado a raggiungere Eva." 
    Nel salone, sbracati sui divani, nessuno aveva voglia di parlare, il viso di Al era di per sè una visione di quello che era successo.
    Giunti a casa loro, senza il bacino di rito, FAl ed Eva si misero a letto.
    Passarono vari giorni, l'argomento sesso non venne più trattato dai due fidanzati finchè non giunse la telefonata di Daniele:
    "Ci siamo perduti, cos'è successo?"
    "Abbiamo avuto molto lavoro in ufficio, niente di particolare."
    "Sabato invito a cena da noi, c'è una grossa novità per voi, ciao."
    Erik e Daniele erano vestiti tutti di bianco dalla camicia alle scarpe.
    ""Questa è la nostra divisa quando è in vista un avvenimento imnportante, lo sveleremo a fine pasto."
    Erik: "Arriviamo al punto, se non abbiamo capito male voi abitate a casa dei rispettivi genitori, giusto?"
    "Vero, io e Al vorremmo una casa nostra, cerchiamo di mettere da parte qualcosa ma col nostro stipendio..."
    "Bene, soluzione trovata, abiterete nell'appartamento di sopra di nostra proprietà, non l'abbiamo voluto affittare per ovvi motivi di riservatezza nemmeno ai nostri amici ma con voi siamo giunti ad un legane di affettuosità e di stima, che ne pensate?"
    "Siamo stupiti, non preparati a quest'offerta, naturalmente vi pagheremo l'affitto."
    "Ma quale affitto, noi siamo ricchi, ve lo intesteremo, questa è la sorpresa n'est pas."
    Alberto ed Eva avevano l'espressione di Alice nel paese delle meraviglie, si guardavano negli occhi senza parlare.
    "Avete perso la voce?"
    "La vostra gentilezza e generosità non può che commuoverci come potete immaginare, ci ha sorpreso, dire di no a tale proposta sarebbe insensato, non vorremmo essere invadenti nella vostra vita privata..."
    "Non c'è problema, l'appartamento di sopra, peraltro ammobiliato, ha un'ingresso esterno proprio ed una scala a chiocciola interna che li unisce con una porta di divisione, affare fatto allora?"
    "Vorremmo prima parlarne coni nostri genitori non specificando che è un regalo da parte vostra."
    In macchina:
    "Eva ragioniamo, quell'appartamento, fra l'altro pure ammobiliato, vale un patrimonio, cosa vogliono veramente da noi, niente rapporti sessuali ai quali non mi potrei abituare."
    "Ne so quanto te, siamo così simpatici da meritare un sì grande regalo, forse gli omo hanno  un diverso modo di ragionare, piace loro vederci insieme felici ed averci a portata di mano per compagnia, boh..."
    I relativi genitori non erano stati affatto contenti della notizia, vivere insieme senza essere sposati!
    "Papà ho venticinque anni, io e Fefè abbiamo bisogno di una vita privata."
    Ci vollero due giorni per il trasloco degli oggetti di ciascuno, alla fine tutti soddisfatti i novelli conviventi invitarono a cena Erik e Daniele, cena che sarebbe stata preparata da un'inedita Eva  con qualche dubbio da parte di Fefè.
    "Sei sicura di essere all'altrezza, non faremo una brutta figura?"
    Mia madre è una signora all'antica e nei ritagli di tempo ha voluto insegnarmi a cucinare, ti stupirò."
    Quel sabato Eva fece un giro nei negozi per prepararsi alla pugna culinaria col risultato di:
    risotto cozze, vongole, seppie e cannocchie in brodetto (delizioso), trancio di pesce spada arrosto,gamberi impanati e tanti contorni di verdure. Finale ananas, gelato al limone e caffè.
    Applauso da parte di tutti.
    Daniele: "Sei una sorpresa piacevole, sinceramente pensavo alla mia ulcera..." e inaspettatamente prese a baciare Eva in bocca, la cotale non osò tirarsi indietro anche se decisamente meravigliata, meravigliato pure Fefè che fece l'indifferente.
    "A parte l'ammirazione per le tua arti di cuoca ho visto Daniele troppo interessato a te, che sia bisessuale?"
    "L'ho pensato anch'io, non è un brutto uomo ma..."
    Al sopraggiungere dei padroni di casa la conversazione cessò.
    Erik; "Ieri sera ho mangiato,come un lupo ma non mi sento appesantito a parte il, fatto che questa mattina non ho fatto colazione, di nuovo complimenti, Al sei un uomo fortunato."
    Alla fine tutti in mare, scherzi da parte di tutti con finale di abbassare i costumi agli altri con evidenti denudazioni in bella vista, al centro dei giochi la bella Eva ch<e ad un certo punto si trovò denudata con grandi risate da parte dei due omo, un pò meno da parte di Al che però non fece nulla per far finire il gioco. 
    Riposino pomeridiaano poi la sera al ristorante 'La Sirenetta' un locale famoso per il buon cibo e molto ambito dalla Messina bene, sicuramente era stato prenotato molto tempo prima.

    .
                                                 

     

  • 29 agosto 2014 alle ore 16:28
    E VISSERO A LUNGO...

    Come comincia: "Albè guarda stò biglietto." Arianna era rientrata a casa, buttato il soprabito su una sedia dell'ingresso era volata nelle braccia di Alberto che l'aspettava nel salone spaparazzato sul divano a guardare la tv e gli aveva porto un bigliettino: "B.P.E. 1.000" che cacchio vuol significare, è la marca di una moto?" "Se avessi studiato ragioneria al posto del tuo classico avresti capito subito che B.P.E. sta per 'buono per euro' e 1.000 sono gli euro. "Seguito a non capire, in cucina è pronto il pranzo." Alberto,. cinquant'anni, pensionato delle poste, condivideva con la moglie quarant'enne un pentavani all'ultimo piano di via Cerere nella zona nord di Messina, quella snob. Libero da impegni di lavoro, si era scoperto casalingo e faceva trovare un pasto pronto all'amata consorte al rientro dal lavoro di cassiera alla Banca Rurale di Catenanova. Arianna mangiava lentamente facendo crescere la curiosità del marito. Era proprio un essere delizioso la sua Arianna: bruna, 1,70 di altezza, sguardo sbarazzino, bocca turgida ma non volgare, un tre di seno ma il lato più accattivamnte erano le gambe lunghe , affusolate, caviglie sottili, un tipo che non passava inosservato."Pensi di tenermi a lungo sulla corda?" "Gira il biglietto" 'Comm.Nullo Ciavarella - gioielliere - via Alessandria 125 - Messina'." "Inquadrato, è la più importante gioielleria di Messina,ma il titolare è messo male sia col nome che col cognome." "Ma è messo bene a quattrini anche se si è dimostrato uno spilorcio, 1.000 euro, un'offesa!" "Un pò di chiarezza non farebbe male." "Allora sei proprio tonto, mi si vuole fare per 1.000 Euro, t'è capì!" Preso alla sprovvista Al rimase a contemplare la consorte oggetto di desiderio del gioielliere. Non era geloso anzi questa categoria era stata sempre presa di mira dai suoi strali ma dinanzi ad una realtà non prevista..."Secondo stò zozzone io valgo 1.000 euro, sai che faccio? Ci aggiungo uno zero e vediamo la situazione, il signore con scuse varie si presenta quasi ogni mattina al mio soprtello, che ne dici?" "Che ne dico, la patatina è tua, sei tu che gliela devi mollare, eventualmente!" "Hai detto bene eventualmente, quello è pieno di palanche, per 10.000 Euro magari un lavoro orale, fra l'altro ha la pancia e la tua età, vedremo." Quella sera Alberto ed Arianna fecero all'amore in maniera forsennata, l'idea di un'eventuale avventura da parte dells signora aveva acceso il desiderio di entrambi, boh? Alle quindi del giorno seguente Alberto aspettava con ansia il ritorno della consorte e rimase sulla porta d'ingresso per essere messo al corrente delle novità."E allora?" "Il cotale ha messo un bell'O.K. sul bigliettino, mi aspetta in gioielleria questo pomeriggio, mi accompagnerai tu in macchina." "Allora hai deciso?" "Voglio vedere come prosegue stà storia, voglio divertirmi un pò a spese di quel mammalucco, se vuole assaggiarmi deve tirar fuori un bel pò di dindini, intanto lo faccio arrapare ancora di più..." Alberto posteggiò la sua Peugeot a circa duecento metri dalla gioielleria, Arianna scese pigramente dalla mcchina e, ancheggiando, si diresse verso il negozio. Mille  fantasie nella mente di Alberto, cosa stavano facendo i due, Arianna aveva detto di non volersi mollare subito, un bacio, una toccata nelle parti basse, un pompino...questi pensieri fecero uno strano effetto sul povero Al che si trovò con un'erezione non prevista, non sapeva più che pensare. Pian piano 'Ciccio' rientrò nella cuccia, era passata circa mezz'ora quando Arianna si presentò sempre ancheggiando dinanzi alla macchina di Al che mise in moto senza parlare. "Non sei curioso di sapere com'è andata? Si che sei curioso,siamo entrati nel suo studio, la moglie il pomeriggio non va in negozio, Nullo ha cercato di baciarmi, cosa che non gli ho permesso, non mi andava proprio, ci siamo seduti sul divano e Nullo ha preso a pomiciarmi tutta, mani sul fiorellino, sulle tette, sul popò, sembrava impazzito, l'ho lasciato fare tanto era patetico. Sulla scrivania avevo notato un mazzo di banconote da 500 euro, con disinvoltura mi sono alzata e l'ho riposto nella borsetta. In quel momento ho pensato che sarebbero serviti per pagare il costoso condominio con piscina e campo da tennis oltre che il mutuo e bollette varie. Ritornata sul divano l'ho trovato con i pantaloni abbassati, sotto una pancia grossa sbucava una cosa piccolina ma tanto piccolina che sembrava il pene d'un bambino. Ho evitato di ridere e l'ho preso in mano. C'è voluto del tempo prima che diventasse duro e mi ha chiesto di metterlo in bocca. Niente da fare, il pezzo sale e quindi sega e via." Riccardo guidava lentamente, il silenzio era sceso fra i due, diversi i loro pensieri: Arianna pensava che 10.000 euro per una sega era un buon prezzo, Alberto aveva in mente Arianna con in mano un pene non suo, anche se piccolino ma sempre un pene! L'argomento non fu oggetto di discorso per molto tempo, la vita fra i due coniugi si svolgeva come se nulla fosse successo sinchè un giorno al rientro a casa di Arianna all'ora di pranzo: "Al sabato andiamo in gioielleria, ho voglia di un braccialetto particolare a forma di serpente." "Inutile chiederti in quale gioielleria, vero?" "Indovinato ma andremo insieme perchè sarà presente la consorte del cotale." Il negozio era molto ampio, vetrine dappertutto con all'interno vasellame, gioielli, ceramiche, tutti pezzi di gran lusso. Al banco due commesse ed una signora di una certa età che trattavano con i clienti. Nullo comparve da dietro un tenda, forse stava spiando l'arrivo della sua desiderata, baciò la mano ad Arianna e uno strascicato 'piacere' ad Alberto e: "Cosa posso servirle bella signora'" "Un braccialetto alla Cleopatra, a forma di serpente, dottore ne ha?" "Siamo fornitissimi, ne ho un paio che le piaceranno." Nel frattempo la consorte del titolare si era avvicinata al terzetto e: "Nullo non mi presenti ai signori?" "Mia moglie Clara, Claretta per gli amici." "Sono Alberto M. e questa è mia moglie Arianna, siamo abbagliati da tante belle cose!" "Siamo i più forniti a Messina." La signora non dimostrava i suoi cinquant'anni, non alta di statura sfoggiava un corpo giovanile, in viso qualche ruga ben coperta da evidenti ricorsi a saloni di bellezza. "Per 10.000 euro mi farei fare da lei un bel pompino così la signora capirebbe la differenza fra una cosetta minuscola ed un cazzo gigante!" pensava Al sorridendo dentro di sè. Il prezzo del gioiello fu di 3.000 euro che Arianna pagò in contanti (soldi guadagnati col sudore della...) e, ai saluti: "Forse potremmo rivederci, siete una coppia simpatica,vero Claretta?" Claretta non si pronunziò, salutò Alberto e Arianna con un sorriso poco convinto, le donne hanno il famoso sesto senso. La novità comparve all'improvviso: "Per oggi pomeriggio ho invitato Nullo a casa nostra, mi voleva portare in albergo o nella sua villa a Castanea, non mi sono fidata, preferisco che venga qui." Al rimase senza parole. "Caro non ti preoccupare, ci sono di mezzo cento foglietti! Conti presto fatti, 200 x 100 = 20.000 Euro! Non essere geloso, per me sarà una passeggiata." Al aveva i suoi buoni dubbi, per quella cifra Nullo non poteva che pretendere tanti bei servigi! Di comune accordo i due coniugi avevano predisposto un interfono nella camera da letto ed uno nel bagno comunicanti con lo studio così Al poteva tenere sotto controllo la situazione. Alle quindici il campanello, Alberto si rifugiò nello studio, Arianna aprì la porta d'ingresso. "Ti ha visto qualcuno?" "Si una signora che si è fermata al secondo piano, le ho detto che andavo al penultimo. Tuo marito?" "Tornerà tardi, è a casa di amici." In bagno: Cara guarda che bel regalo per te, sono 20.000." Con indifferenza Arianna: "Mettili in quel cassetto, lavati, io ho provveduto a sistemare la mia cosine." Riccardo sentiva perfettamente quello che accadeva in camera da letto, aveva chiesto ad Arianna di parlare molto specificando quello che stava facendo, infatti: ""Vengo sopra di te, lo preferisco, sai la pancia..." "Fatti baciare, ho portato con me un vibratore." "Non capisco a cosa ti serva ad ogni modo niente baci in bocca piuttosto comincia dalle tette con piccoli morsi, attento a non farmi male, ecco bravo così, intanto ti tocco il cosino, guarda è già duro, scendi sotto, la gattina è molto vogliosa, si così,ancora,fammi godere tanto..." Arianna  recitava bene la parte, ad un tratto un rantolo, faceva finta di godere la puttanella! "Smetti un attimo, fammi riprendere...ecco ora vengo di nuovo su di te così potrai rimetterlo in fica." Arianna aveva usato volutamente quel termine volgare per crare una situazione più arrapante per il soggetto e farlo smettere il prima possibile ma aveva fatto male i suoi conti. "Cara ci metto molto a godere, abbi pazienza." Cattiva notizia sul fronte Arianna, doveva fare una bella fatica su quel pancione. Un tratto di silenzio, solo qualche piccolo ansimare, poi: "Cara che ne dici di metterti alla pecorina, hai un popò delizioso, vorrei assaggiarlo!" "Te lo puoi dimenticare, niente culo!" "Raddoppio l'offerta." Dopo un attimo di silenzio: "Sei convincente!" Arianna aveva accettato,altri 20.000 euro! Non doveva provare gran dolore con quella piccola cosa, aveva provato ben altro col 'ciccio' di Riccardo! "Vado in bagno a prendere la vasellina." "Un'altra cosa, vorrei che mettessi il vibratore in vagina mentre ti inchiappetto, proverai doppio gusto!" Fantasioso il panzone. Dopo un pò si udì un rantolo di Arianna, a Riccardo sembrò vero, forse il vibratore aveva fatto il suo effetto, anche Nullo doveva essere soddisfatto. "Cara un'ultima cosa, devi concedermela, voglio entrare nella tua deliziosa pelosa nel frattempo io mi infilo il vibratore nel mio didietro." Arianna non aveva protestato, dopo un bel pò di tempo un rantolo maschile, Nullo aveva goduto, doppio gusto! Al si sentiva frastornato, aveva partecipato a tutte le evoluzioni amorose della consorte e dell'amante, si sentiva svuotato di energie. Dopo l'uscita di casa di Nullo: "Cara, sbaglio o hai goduto veramente col vibratore?" "Te ne sei accorto, quell'aggeggio vibrava sul mio clitoride e sono venuta, tutto sommato penso che potremmo comprarlo." Quella notte Alberto preferì rinunziare al sesso, forse un pò di gelosia ma rivedeva nella mente la sua bella infilzata davanti e di dietro, in parte consolato dai 40.000 Euro. L'episodio erotico-monetario fu messo dfa parte, nessuno dei due coniugi ne parlava, era ritornato il tran tran quotidiano:pranzo pronto alle quindici, il pomeriggio Arianna sbrigava le faccende domestiche, un pò di televisione, qualche puntata al cinema, il sabato o la domenica al ristorante o in qualche agriturismo. In campo erotico una sola novità: Arianna aveva voluto far godere Al con i suoi deliziosi piedini e c'era riuscita in pieno! L'imprevisto dopo circa un mese. A casa M. giunse una telefonata, erano le dieci del mattino: Alberto: "Ciao cara, cosa fai di bello?" "Non sono la sua cara ma Claretta C., desidero parlarle con urgenza, mi troverà nel posteggio dinanzi a casa sua fra mezz'ora."Stupito, imbarazzato, sorpreso Riccardo si sedette in poltrona nel salone, che fare? Per prima cosa telefonò ad Arianna e la mise al correntre della telefonata ricevuta, per risposta una gran risata."Che hai da perdere, non ti violenterà di certo, non sei curioso?" Dopo mezz'ora una Volvo entrò nel cortile, Alberto si era vestito di tutto punto, si sistemò in macchina al posto del passeggero, la signora mise in moto e si diresse verso nord. "Gentile signora gradirei sapere dove siamo diretti." "Puoi darmi del tu, chiamarmi Claretta, ormai siamo parenti..." Più esplicita di così! Al prese ad osservarla più attentamente: capelli a caschetto di un grigio medio, tinta ben fatta, viso regolare (niente naso lungo che Riccardo detestava), labbra carnose quanto basta."Completo io il tuo esame, non ho la dentiera, vado in palestra tre volte alla settimana, due in un istituto di bellezza. Stiamo andando a Castanea delle Furie dove ho una villa, telefona alla tua bella che rientrerai a casa a pomeriggio inoltrato." Questi erano ordini veri e propri, Clara dimostrava di avere una personalità atta al comando. Al come un automa prese il telefonino e comunicò la notizia ad Arianna, la consorte che sapeva con chi era in compagnia non fece commenti.Giunti nella frazizone Clara posteggiò  l'auto dinanzi ad una villa in stile spagnolo a due piani, chi l'aveva progettata aveva buon gusto. Salirono al secondo piano dopo essersi liberati dei cappotti. "Vado ad accendere il 'caldo bagno' in camera da letto e in bagno, quando non si è vestiti è preferibile un ambiente riscaldato. Alberto era stupefatto, affascinato da quella donna che aveva pianificato tutto con tanta naturalezza, nessun commento gli uscì dalle labbra. "Nel frattempo sediamoci nel salotto, penso che tu meriti una spiegazione. Visto il buco di 40.000 euro sul nostro conto ho chiesto chiarimenti a mio marito che ha confessato, siamo ricchi e ci possiamo permettere qualche spesa pazza ma sono curiosa di sapere cosa di particolare ha trovato Nullo in tua moglie, è una donna piacevole ma come lei..." "A questa domanda può rispondere solo tuo marito, io sono il diretto interessato quindi di parte, lui che ti ha detto?" "All'inizio mi ha raccontato un sacco di balle ma poi ha sputato la verità, è venuto a casa tua ed ha avuto rapporti intimi con tua moglie...non dire che non lo sapevi...bene eri al corrente di tutto e quella somma vi ha fatto gola." "Noi siamo una coppia aperta e non ci nascondiamo nulla, all'inizio ero perplesso, ho detto ad Arianna che, essendo lei l'interessata, doveva prendere lei la decisione, non sono un'ipocrita." "All'inizio le aveva promesso ventimila euro, come somno diventati 40.000 non me lo ha voluto dire, ne sai qualcosa?" "Arianna mi ha confidato che il signore ha voluto qualcosa di non programmato, il prezzo è raddoppiato." "Non riesco ad immaginare cosa fosse, a quel punto..." "Mia moglie ha il lato B particolarmente attraente e il tuo bel marito ha insistito per assaggiarlo." "Figlio di gran...20.000 euro per una inchiappettata!" Clara si stava dimostrando molto più furba di quanto Al pensasse. "Ti svelo il motivo per cui siamo qui, ho cinquant'anni, dopo il matrimonio sono stata una sposa fedele ma dopo che due mesi fà si è sposata la mia seconda figlia è scattato in me qualcosa...una ribellione a trent'anni di vita deludente vicino ad un uomo ricco ma senza personalità, fra l'altro ha un pene piccolo, non fare quella faccia, sicuramente tua moglie ti ha informato ed ora ho deciso di andare all'arrembaggio! Quando ti ho visto mi sei subito piaciuto, non voglio un giovane che possa ricattarmi, penso che in campo sessuale tu ci sappia fare, è quello che voglio da te, me lo devi per pareggiare i conti con mio marito.Al contrario di tua moglie non chiederò soldi. Andiamo in bagno, ormai l'ambiente sarà caldo, sempre che tu sia d'accordo..." Clara aveva un bel fisico, la palestra e i massaggi avevano sortito un bell'effetto sul suo corpo, le tette ancora sode, il ventre piatto ed anche il sedere niente male. "Ti riempo la vasca, io sotto la doccia." Claretta prese un flacone di bagnoschiuma molto profumato, lo versò nell'acqua della vasca, si sedettero sul bordo nient'affatto intimiditi della loro nudità. Riccardo 'sprofondò' sotto la schiuma, chiuse gli occhi per rilassarsi. Il caldo dell'acqua gli fece un certo effetto a un certo coso che spuntò dalla schiuma perfettamente 'in armi' Claretta ne approfittò per prenderlo in mano e: "Finalmente un cazzo degno di questo nome. Come ti dicevo non ho mai tradito mio marito anche se ho avuto molte occasioni, sono stata educata dalle Orsoline e questo mi ha condizionato. Per consolarmi del mancato piacere dovuto al pisellino di Nullo, mi son fatto comprare due vibratori, uno per la vagina ed uno, più piccolo per il popò, mi vergognavo ad andare in un sexy shop, lui sa che li uso." Hai capito, i coniugi C. ambedue muniti di vibratori! Avvolto in un accappatoio Al fu accompagnato da una mano gentile ma ferma in camera da letto, il locale era caldo ed accogliente, Ciccio, sempre duro, spuntava dall'accappatoio. "Alberto che buon sapore!" Claretta aveva iniziato a baciare Al sulla fronte, sulla bocca dove penetrò una lingua molto mobile che fece provare all'interessato sensazioni molto piacevoli. Pian piano la lingua scese sui capezzoli, svicolò sotto le ascelle, poi l'ombellico, ignorò il pene, poi luingo le gambe ed infine una per una le dita dei piedi. Una novità piacevole ma Ciccio voleva la sua parte e l'ebbe quando la pulsella ci montò sopra. Fu un'entrata rapida perchè la vagina era letteralamente inondata, la zozzona era talmente bagnata che qualche goccia si sparse sulle lensuola! Ci sapeva fare la baby, riusciva a strofinare il clitoride sul pene emettendo urletti di piacere e seguitò a cavalcare il suo cavaliere provando orgasmi multipli, altro che 'sono stata educata dalle Orsoline', se le povere monache lo avessero saputo! Ciccio era rimasto in pisizione eretta, l'età prolunga i tempi dell'eiaculazione. La signora che ti fa? Va in bagno e ritorna con un tubetto per lubrificare il buchino posteriore, si mette in posizione ovina, guarda in faccia Al che, capita al volo la situazione, provvide alla bisogna.Entrava lentamente, centimetro per centimetro, aveva provato una certa resistenza, non voleva far troppo male alla signora, finalmente la spada entrò sino all'elsa. Ciccio cominciò a godere, madame se ne accorse ed aumentò il ritmo sino a quando Al dette il colpo finale come nei fuochi d'artificio. Così finì l'inconro fra i due, un'incontro indimenticabile! Al rientro a casa Arianna aveva stampato in viso un bel punto interrogativo. "La signora ha recuperato parte dei soldi spesi dal marito!" fu il commento di Al. Passarono vari giorni senza novità sin quando: Caro, Nullo vorrebbe una mia foto significativa." "Specifica il termine 'significativo'." Possibilmente in bianco e nero, vestita succintamente, prezzo da stabilire." Al non era molto d'accordo ma per le insistenze della moglie si fece convincere. Cercando fra le foto da lui stesso stampate, ne selezionò alcune finchè ne scelse una, sicuramente la più bella: Arianna appariva con un sorriso splendente, una camicietta nera trasparente che lasciava intravvedere il seno, un reggicalze con mutandine alla brasiliana, si intravvedeva perfettamente una nera foresta. "Quanto gli chiederai? A questo punto vorrei conoscere se la gentile consorte gli ha confessato il nostro incontro ravvicinato, chiediglielo." Il giorno successivo al rientro a casa di Arianna. "Prima voglio mangiare poi ti racconto." "Appena ricevuta la busta Nullo si è chiuso in bagno e ne è uscito dopo circa un quarto d'ora rosso in viso, scommetto che si era sparato un bel segone, va matto per me. Mì ha detto d'aver saputo dalla consorte del vostro incontro, nessun commento." Due giorni dopo:"Caro Al l'ultima novità, Nullo ha fatto vedere la foto alla moglie che, nel vederla è rimasta, come dire, impressionata, non so se è il termine giusto,  ha anche detto di voler fare una gita insieme all'agriturismo 'La baracca dei Nebrodi'. A questo punto sono curiosa, vorrei andarci." Al pensò: "Nullo si è scopato mia moglie, altrettanto io con la sua e così siamo pari per modo di dire perchè il pollo ha sganciato 40.000 euro ma quest'incontro a che fine?" "Ci vengono a prendere con la loro macchina, appuntamento alle 10 nel nostro cortile." Era primavera, Arianna indossava un vestito fantasia, leggero, quasi trasparente con ampia gonna. All'arrivo della Volvo un collettivo asettico 'buon giorno' poi la partenza. Nessuna conversazione, forse un pò di imbarazzo, prima dell'ingresso in autostrada Claretta ferma la macchina: la conversazione langue, propongo che Alberto sieda vicino a me e Nullo dietro con Arianna, che ne dite?" Proposta accolta. Arianna e Nullo presero a parlare ma il rumore del motore dell'auto impediva di sentire le loro parole. Clara aveva indossato anche lei una gonna molto larga, quando si dice la malignità! "Noto che guidi molto bene, sei sicura e veloce." Guardando nello specchietto di cortesia Al notò che Nullo si era molto avvicinato ad Arianna che, però, mostrava di non gradire molto la vicinanza e si era spostata all'estremo del sedile. Al ne approfittò per insinuare la mano sotto la gonna della guidatrice che si guardò bene dal protestare (che cosce morbide!).
    Al casello la mano fu ritirata ed il viaggio proseguì fra tornanti sicchè giunsero a destinazione. "Albertoo guarda che panorama magnifico, si vede pure il mare." "Arianna: "Lasciamo da parte i convenevoli, sappiamo tutti come sono andate le cose, tutti d'accordo?" Chi tace...Sorrisi da parte di tutti, Al si trovò sottobraccio a Clara ed altrettanto fece Nullo con Arianna. Dopo aver gironzolato nel giardino sottostante, i quattro fecero l'ingresso nel locale. Al loro arrivo un premuroso signore, sicuramente il padrone,venne loro incontro. "Sono il signor C., ho prenotato per quattro, se possibile vorremmo una saletta riservata." Furono accontentati o meglio fu accontantato Nullo che aveva avanzato la richiesta per secondi fini pensò Al. La conversazione fra Al e Claretta era costante, sorrisi, battute, qualche barzelletta mentre fra Arianna e Nullo languiva. Fra l'altro Nullo mangiava poco al contrario del solito tanto che la consorte: "Caro ti senti bene, ti vedo palliduccio." "No cara tutto bene." A questo punto un'alzata d'ingegno di Al: "Col pollo mi sono unto le mani, vado a lavarmi." "Clara: ti seguo, anch'io mi sono impiastricciata." Incontrarono un cameriere: "Io e mia moglie vorremmo lavarci, dov'è il bagno?" Appena all'interno, chiusa a chiave la porta, un polipo entrò nella bocca di Al il quale ricordava bene il precedente, per accontentare 'ciccio' già in posizione orizzontale, piegò a 90 gradi l'accondiscendente Claretta e la penetrò selvaggiamente, ben assecondato dall'interessata. Dopo circa venti minuti uscirono dal bagno ridendo allegramente come due studentelli in gita scolastica. Al tavolo Nullo: "Anch'io mi sono sporcato le mani, Arianna mi fai compagnia?" Malvolentieri l'interessata fece un segno d'assenso. "Ragazzi quando domandate dov'è il bagno dite che siete marito e moglie come abbiamno fatto noi!" Dopo circa un quarto d'ora rientro dei due al tavolo, Nullo rosso in viso, Arianna con la faccia annoiata. Al all'orecchio di Claretta: "Scommetto che tuo marito voleva scopare o farsi fare un pompino ma si è dovuto accontentare di una sega!" Gran risata di Claretta. Il quartetto sembrava affiatato, sembrava.Alberto il più fortunato viaggiava alla meraviglia: moglie e amante, Arianna marito e amante (malvolentieri), Claretta, messi da parte i vibratori, l'amante, Nullo il più sfortunato solo le briciole: nessuna rapporto con la consorte, amante col contagoccie e talvolta il vibratore per il suo poco nobile popò. Così vissero a lungo...Come nelle favole di Esopo anche in questa storia c'è una morale: nella vita c'è chi se la gode alla grande a spese dei meno fortunati!

  • 18 agosto 2014 alle ore 18:30
    LA PASSIONE E L'AMORE .

    Come comincia: La marchesa si dilettava a parlare francese così l'Albertone poteva sfoggiare la sua lingua straniera preferita.
    Fuori dalla stazione troneggiava la Silver Cloud III. come sbagliarsi, ad un cenno di Alberto l'autista di precipitò a prendere la valigia dell'ospite e poi aprì la portiera posteriore dell'auto, Alberto la richiuse posizionandosi sul sedile al lato dell'autista.
    "Senta Alfredo, anche se lei è più anziano di me vorrei che ci dessimo del tu, i romani lo fanno non per invadenza ma per un rapporto più amichevole."
    "Come vuole lei, anzi tu."
    Il viaggio fu piacevole, pian piano l'auto percorreva strade in salita, sempre più in salita.
    "Alfredo fra poco arriveremo sulla cima dell'Etna!"
    "No signore, anzi Alberto, siamo quasi arrivati."
    Dinanzi ad un cancello Alfredo azionò un telecomando.
    "Vedi, là in fondo in quella dependence alloggiamo noi della servitù: Carmela la cameriera, Alfio il giardiniere e Cettina la cuoca."
    Al suono del clacson comparve Gea.
    "Benvenuto, mi segua, le mostrerò la sua camera, Alfredo..."
    "Alfredo ha finito il suo compito, la valigia me la porto io."
    "Colazione alle 13,30."
    "Ma io ho già fatto colazione...va bene ho capito."
    Alberto troppo tardi aveva compreso che i nobili chiamano colazione il pranzo, cominciava bene!
    Una sciacquata al viso pantaloni beige, camicia a righe multicolori 'Armani', aperta sul davento per mostrare il pelo mascolino e via!
    Madame la marchesa giunse al braccio di Gea, molto signorile nel vestire sempre di nero ma di stoffa più leggera e senza gioielli.
    Un finto baciamano apprezzato con un cenno del capo dall'interessata ma non dalla dama di compagnia che lo immortalò con uno sguardo gelido.
    Pensiero di Alberto: "Ma guarda sta stronza!"
    "Anche se siamo lontani dal mare riesco a farmi pervenire pesce fresco: ho ordinato pappardelle cozze e vongole, aragosta olio e limone, tanti contorni e le alici marinate che non mancano mai nella mia dieta, il medico afferma che aiutano contro l'osteoporosi, faccio finta di crederci perchè mi piacciono."
    Dopo il caffè i tre 'emigrarono' in giardino.
    "Gea fa fare un giro nel parco al nostro ospite così digerirete, a me la solita sigaretta, l'unico vizio che pratico..."
    "Lei ha il senso dello humor, noi romani..."
    "Ce l'avete sin troppo!"
    "Gea non ama molto i romani, se vuole lei stessa le dirà il perchè."
    I due si incamminarono lungo un viale al centro di un prato all'inglese, lontano, dietro alberi di alto fusto, il parorama di Taormina.
    "Taormina è una città che amo, ci vado spesso perchè..."
    ""È la località preferita per le sue numerose conquiste, si vede subito da quell'aria di supponenza, questa cade ai miei piedi!"
    "Spero di no, sarebbe spiacevole che si facesse male, vorrei che diventassimo amici."
    Sino al rientro in villa silenzio totale. Gea era vestita collegiale:camicietta rosa chiusa sino al collo, ampia gonna nera, scarpe ballerine.
    "Allora com'è andata la passeggiata, le è piaciuto il mio giardino, Gea le avrà mostrato la voliera, era stata messa su da mio marito gran cacciatore..."
    Quella frase sospesa fece capire al bell'Alberto che i maschietti non erano benvoluti da quelle parti, fece buon viso a cattivo gioco:
    "Col permesso della signora marchesa vorrei visitare l'interno della magione."
    "Che bel vocabolo, oggi nessuno lo usa più, Alberto che studi ha fatto?"
    "Liceo classico ma come lingua straniera il francese, purtroppo oggi va di moda l'inglese."
    "Io amo molto il francese, la mia insegnante era di madre lingua francese, potremo fare un pò di conversazione."
    "Io ricordo ancora delle poesie di La Martine e di De Vigny."
    "Un giorno me le reciterà, per ora col suo angelo custode giri per la mia magione."
    Al piano terra un grande salone arredato con mobili antichi, alle pareti scudi, alabarde, corazze e arazzi al centro un grande tavolo. Non erano di gusto di Alberto ma quasi sicuramente quello del defunto marchese amante della selvaggina femminile.
    Cena frugale e poi in giuardino, il clima fresco del mese di luglio allegrò la compagnia che appoggiò le proprie membra su sedie da giardino ben imbottite.
    "Gea per favore va a prendere il mio bocchino e una sigaretta, lei Alberto non fuma?"
    "Il signore ha altri vizi." dopo la battuta Gea scomparve dietro una tenda.
    "Non faccia caso al comportamento di Gea, è stata sposata e poi abbandonata da un architetto romano che, guarda caso, anni fà ha conosciuto proprio al Bellini di Catania."
    "Ben strana coincidenza, cambiando discorso marchesa volevo dirle che sono pratico di fotografia ma sono anche un maresciallo della Guardia di Finanza, ero a teatro per fotografare un tale..."
    "Le assicuro che m'è venuto un dubbio nel conoscerla, aveva qualcosa di militare che mi ha incuriosito, e bravo il nostro maresciallo non appena Gea lo saprà..."
    "Farà salti di gioia!"
    "Importante che non sia un architetto!" La marchesa prese a ridire gioiosamente.
    "Gea indovina che professione esercita il qui presente Alberto, non ci azzeccherai mai!"
    Gea impallidì vistosamente.
    "No non è quello che pensi tu, il signore è un sottufficiale della Guardia di Finanza. ti piacciono le Fiamme Gialle?"
    Gea aveva incollato il suo sguardo sul viso del buon Albertone che stette a rimirarla con sguardo ironico.
    "Sono benemerite!"
    "No quelli siono i nostri cugini Carabinieri, noi non siamo nei secoli fdeli, il nostro motto è 'Nec recisa recedit."
    "In quanto a fedeltà ci credo, conosco il latino ma non capisco che c'è di tagliato che non recede."
    "A Gea, lassamo perde alla romana!"
    Alberto capì subito di aver fatto un errore, il romanesco non era gradito da quelle parti.
    "Ma io ho anche parenti veneti e lombardi, mia nonna..."
    "Lasci stare le parentele, non credo una parola di quello che dice."
    "Gea quando si arrabbia è più bella!"
    "Questa frase è la ciliegina sulla torta, a teatro facevo meglio a restare nel palco!"
    "Ragazzi tregua, intanto penso che siate coetanei e potete darvi del tu, Gea vorrei andare a dormire, non ho bisogno di te, accompagna Alberto nella sua stanza da letto..."
    Questa volta fu la marchesa a scoppiare a ridere.
    "Signora marchesa vedo con piacere che il qui presente le ha fatto tornare il sorriso. è da tempo che non la vedo così, spero tanto che il qui presente faccia lo stesso effetto su di me!"
    "Mi hai letto nel pensiero, Gea cerca di volermi bene, in fondo sono un povero diavolo che non ha colpa di essere nato sotto il cupolone!"
    "Buona notte povero diavolo, ti auguro sogni d'oro ma quello che tu pensi sarà solo un sogno!"
    Mah, poteva andare peggio, Gea prima o poi avrebbe mollato, forse..."
    Sveglia tipo militare:
    "Sono le dieci dormiglione, la marchesa è andata a Catania, mi ha assegnato il compito di essere al tuo servizio nel senso di servirti la prima colazione, che pensavi furbacchione..."
    "Il furbacchione vorrebbe farsi una doccia, scusa ma sento qualcosa nell'occhio sinistro, guarda un pò da vicino..."
    Quella era l'occasione buona, o la va...Alberto trascinò Gea sul letto; presa alla sprovvista la damina non reagì e forse era quello che desiderava, non si saprà mai, la conseguenza fu che i due cominciarono a baciarsi, via la gonna, via anche le mutandine, viam il reggiseno, entrata alla grande nella beneamata.
    Il 'ciccio' di Alberto, da tempo a secco, inondò subito la vagina ma si riprese di buona lena sino ad una seconda eiaculazione, Gea rispose alla grande.
    La baby fu la prima a riprendersi:
    "Vado a lavarmi." e sparì dietro la porta del bagno.
    Al rientro in camera prese lentamente a vestirsi.
    "Adesso che ci penso non ha preso nessuna precauzione, non vorrei..."
    "Adesso che ci penso...non vorrei...sei quello che immaginavo, un incosciente ma non pensarci troppo, non posso avere figli, ci mancherebbe altro che avere un marmocchio che ti somigliasse!" Era ripresa la guerra. 
    Alberto provò il piacere della vasca di idromassaggio, si sbarbò, lentamente si vestì e si posizionò su una sedia al di fuori della villa.
    Dopo mezz'ora comparve la Rolls Royce, ne scese madame la marchesa tutta in ghingheri, niente vestito nero ma una gonna rosa pallido con una camicietta turchese, che cambiamento!
    "Madame dire che non la riconosco è la pura verità, è in gran forma!"
    "Questa mattina mi sono svegliata di buon umore, ho chiesto a Gea di cercare dei vestiti più allegri, era molto che non li indossavo, tutto merito suo!"
    "Mi fa sentira sarto Valentino, in ogni caso è un vero piacere."
    "Permetta che la prenda sotto braccio, mi accompagni dentro."
    A quella vista Gea che si trovava nel salone rimase di sasso, l'Albertone in un sol colpo aveva conquistato la vecchia e la giovane!
    "Cara non fare quella faccia, dì alla cameriera di portare in tavola, ho una fame da lupo!"
    I giorni passavano piacevolmente uguali ma senza quello che Alberto avrebbe voluto: una ripetizione di quella mattina che...Non riusciva a capire quell'astio di Gea, molto probabilmente non le era dispiciuto quell'incontro ravvicinato, anche la marchesa doveva aver intuito che il loro rapporto era cambiato ma, trascorsi cinque giorni Alberto decise di riprendere la via del ritorno.
    "Maresciallo questa magione è sempre aperta per lei, mi telefoni quando vuol ritornare e porti con sè l'atterezzatura fotografica, ho una mezza idea..."
    Accompagnao alla stazione di Catania dal fido Alfredo:
    "Ciao a presto  Alberto, penso proprio che ci rivredremo."
    Alberto aveva seri dubbi a tal proposito, a Messina riprese il solito tran tran, era sempre di cattivo umore, anche il colonnello Speciale se ne accorse:
    "Senti signor marchese piuttosto cher vederti in questo stato ti concedo venti giorni di licenza, fuori dai piedi!"
    Telefonata a casa della marchesa:
    "Sono Alberto vorrei parlare con la padrona di casa."
    "Non ti basta la dama di compagnia, vai sull'alto!"
    "Scusa Gea non ti avevo riconosciuto, ho passato brutte giornate a Messina..."
    "Non fare la vittima, ti passo la marchesa."
    "Bel maresciallo venga subito, io e Gea sentiamo la sua mancanza!" C'era dell'ironia in quella frase.
    "Da parte sua è credibile ma da parte della persona vicino a lei..."
    "È molto cambiatamle manca moltissimo, mi chiede sempre di lei."
    Alberto smise di sentire, la marchesa aveva messo una mano sulla cornetta per non far sentireb la reazione di Gea.
    "Allora a presto!"
    Solito passaggio: stazione di Messina - stazione di Catania, Rolls Royce, arrivo in villa.
    "Per festeggiare il suio ritorno menù speciale: risotto al sugo di anatra, coniglio con peperoni, uccellagione cotta al girarrosto, porchetta di maiale, contorni alla grande, lambrusco di 'Casali' che faccio venire direttamentte da Reggio Emilia, Carmela si è fatta onore!"
    "Non poteva andarti meglio figliol prodigo, come finale che desideri?" Gea aveva detto!
    "Non mettere in imbarazzo il nostro ospite, si vede dal suo sguardo quello che vorrebbe!"
    La marchesa si era sbilancaiata con una battuta decisamente forte.
    Tutto finì con un caffè sul patio.
    "Alberto le ho fatto portare l'attrezzatura fotografica perchè vorrei che riprendesse la villa sia all'interno che all'esterno, voglio mandare le foto a dei miei parenti americani, spero mi accontenterà, ovviamente sarà ricompensato.
    "Madame la marchesa lei mi ha ampiamente ricompensato con la sua conoscenza, ho apprezzato la sua signorilità, quando lei vorrà le reciterò la poesia 'Le lac' di Lamartine, tratta di una coppia di amanti che ogni anno, lasciati a casa di rispettivi coniugi, se la spassano sul lago di Ginevra."
    "Ecco ci mancavano pure i congiugi amanti!"
    "Gea si beccò lo sguardo malevolo sia della marchesa che di Alberto, vista la mala parata la giovin signora prese la via dell'abbandono della sala.
    "Mi prenda sotto braccio, andiamo in giardino e mi reciti la poesia."
    "Ainsi. toujours poussès ver de nouveaux rivages,
    dans la nuite eternelle emportès sans retour,
    ne pourrons- nou sur l'ocean des ages
    jeter l'ancre un sel jour?"
    "È molto romantica, approfitto dellla sua compagnia per passeggiare un pò lungo i viali, non lo faccio mai con gran dispiacere del giardiniere che ci tiene a far vedere la sua opera, ah ecco Alfio che si avvicina."
    "Signora marchesa ci voleva un ospite per vederla fra i miei fiori, guardi che rose, ho fatto vari incroci, vi sono colori che non esistono sul mercato, ammiri i glicini, i salici piangenti, signora marchesa me ne vado, sono commosso!"
    "Alfio è con noi da molti anni ma raramente gli do la soddisfazione di ammirare il giardino, mi ricorda troppo le passeggiate con mio marito anche se..."
    "Ho visto la sua foto nel salone, bell'aspetto dal sorriso accattivante..."
    "Troppo accattivante, l'ho amato molto anche se mi ha fatto soffrire, o mon dieu l'ho trascinata nei miei tristi ricordi, vediamo se riusciamo a ripescare da qualche parte Gea."
    La cotale era seduto nel patio, si avvicinò e prese sotto braccio la marchesa.
    "Questi sono i miei gioielli mi pare la frase di una matrona romana che mostrava i suoi figli alle amiche piene di gioielli."
    Entrrono in casa.
    "Mi sono un pò stancata ma sono felice, lo sarei di più se vedessi un sorriso sul volto di voi due."
    "Io provvedo subito e vorrei essere imitato da quella damina che ho apprezzato sin dalla prima volta..."
    "Questa è la frase riportata nel libro in cui gli spasimanti dell'ottocento traevano ispirazione per le loro lettere d'amore: signorina sin dalla prima volta che l'ho vista sono rimasto folgorato dalla sua bellezza..."
    "Conosco quel libercolo e l'ho usato spesso per le mie conquiste solo che le interessate mi hanno riso addosso!"
    "E hanno fatto bene!"
    "Gea, Alberto ti sta prendendo in giro, questi vostri battibecchi mi intristiscono, pensavo che l'arrivo di Alberto avrebbe portato un'ondata di allegria, Gea..."
    "Riconosco le mie colpe, con l'Albertone pace totale anzi lo prendo sotto braccio e gli faccio vedere la voliera del signor marchese, allons..."
    "Allora coniosci il francese piccola imbrogliona, ti mollerò tutta la poesia di De vigny 'Le cor', si tratta di un corno...attenzione quello è uno che suona!"
    "Guardami negli occhi, noi non potremo mai andare d'accordo, lo so, è colpa mia ma tu oltre ad esssere romano sei pure tifoso della Roma e gli assomigli pure... quel tale quando c'erano le partite della sua squadra si incollava sul televisore e non esisteva più nulla, non voglio più parlarne...ti faccio una proposta: vengo a letto con te ma tu il giorno dopo vai via per sempre..."
    "È un pò duro da accettare ma non vedo bia d'uscita, accetto.Ora incollati un bel sorriso sul volto, facciamo contenta la marchesa."
    "I miei ragazzi finalmente..."
    "Marchesa fotograferò la villa poi rientrerò a Messina, il mio colonnello avrà bisogno del suo fotografo preferito."
    "Sarà per noi un dispicere vero Gea?"
    L'interessata annuì.
    Il giorno seguente Alberto si alzò presto, con la fida Topcon si incamminò nella tenuta, rientrò in villa all'ora di pranzo, il pomeriggio si dedicò agli interni, la sera lavoro eseguito.
    Al termine della cena:
    "Marchesa porto con me i rullini, le spedirò le foto appena possibile, sono un pò stanco e col suo permesso vado a dormire, ciao Gea."
    "Buon riposo, domattina Alfredo lo accompagnerà alla stazione di Catania, buon viaggio se non ci rivedremo."
    L'imbrogliona rideva sotto i baffi, sapeva cosa l'aspettava!
    Dopo la doccia Alberto accese l'abat-jour sul comodino, ci mise sopra un panno azzurro, voleva creare un'atmosfera romantica all'arrivo della beneamata che non si fece attendere.
    Sul vano della porta, illuminata dalla luce del corridoio, le dea apparve in tutta la sua bellezza sotto una vestaglia lunga trasparente.
    "Ti prego un cunnilingus..."
    "Qui comando io, vada per il cunni!"
    Gea cominciò subito ad apprezzare i leggeri morsi e la sapiente lingua dell'amante, gedoette quasi subito ma trattenne la testa di Alberto sul suo pube, voleva ancora...
    Dopo la terza goderecciata:
    "Ti prego vieni dentro piano piano."
    "Piano piano un corno, ci sono scivolato, sei un lago!"
    "Una cosa che a mio marito non ho mai permesso."
    Gea si girò di spalle, prese un vasetto che aveva portato con sè, si lubrificò ben bene il buchino posteriore per la gioia di Alberto che non si aspettava quel finale pirotecnico.
    Un bacino finale e poi la triste uscita di scena, Alberto rimase supino a guardare il soffitto pieno di angioletti.
    Il giovin signore si sveglò alle otto, fece colazione, stranamente in vista nè la marchesa nè Gea, solo Alfredo ad aspettarlo.
    Treno Catania - Messina.
    All'ingresso in caserma il solito paesano caciarone:
    "C'iai l'occhio stanco, quante te ne sei fatte?"
    "Fatti i cazzetti tuoi!"
    Il colonnello Speciale lo accolse con una battuta:
    "Fra nove mesi qualche sorpresa? Se è maschio..."
    "Lo chiamerò Andrea!"
    Alberto inviò le foto alla marchesa che rispose con un mese di ritardo.
    "La ringrazio per le foto, sono molto belle, recentemente non sono stata molto bene, Gea al contrario è ogni giorno più bella, è anche ingrassata un pò. Auguri."
    Alberto rilesse la lettera varie volte, cercò fra le righe un significato recondito che poteva essere:
    - le due signore erano amanti e lui era stato solo un diversivo per Gea;
    - la marchesa voleva un'erede a cui lasciare il suo patrimonio, Gea non era stata sincera, non era vero che non poteva avere figli e quindi...
    Alberto si buttò sul letto: la seconda ipotesi lo sconvolse, sapere di avere un figlio e non poterlo vedere, crescere, coccolare...era stato proprio un imbecille, un fottuto imbecille!

                                                   

     

  • 15 agosto 2014 alle ore 16:43
    LA PASSIONE E L'AMORE

    Come comincia: "M'ha telefonato mio marito..."
    "Novità?"
    "Torna dopodomani..."
    "...prima o poi..."
    "Mi sento morire..."
    "Porta Raffaella da tua suocera e poi vieni a casa mia."
    La storia fra Miriam e Alberto era iniziata tre mesi prima. La dama, un metro e ottanta, lunghi capelli biondi, ben proporzionata, dal sorriso affascinante, un passato da atleta (lanciatrice di giavellotto), casalinga, era sposata con un ometto pari età, Andrea M.. trentacinue anni, un metro e sessantacinque, chiuso di carattere ma ricco di famiglia, ingegnere presso L'ENI, rimaneva lontano da casa lunghi mesi impiegato presso piattaforme petrolifere dando la possibilità alla bella Miriam di spassarsela bellamente.
    Alberto, quarant'anni, scapolo incallito, un metro e ottantacinque, tombeur des femmes, prestava la sua opera presso la Guardia di Finanza col grado di maresciallo. Anche la divisa contribuiva ad aumentare il suo fascino e il successo con le femminucce (anche mogli di colleghi) era assicurato.
    Abitavano nello stesso palazzo. Il loro primo incontro era avvenuto un giorno di novembre, particolarmente piovoso, in cui Miriam aveva avuto difficoltà a trasferire i pacchi della spesa dalla sua macchina sino all'ingresso della scala.
    Il bell'Alberto si era premurato ad aiutarla salendo al suo piano con l'ascensore.
    "Qui finisce il nostro percorso." Alberto aveva buttato l'amo."
    "No entri a casa mia, gliela faccio visitare."
    "Proprio bella, mobili moderni anche se io preferisco quelli antichi."
    "Allora mi faccia vedere casa sua!"
    "Scusi il disordine ma oggi non è il giorno del filippino."
    "Vedo che ha ancora il letto sfatto, chissà quante femminucce ci sono passate!"
    "Una meno di quante ne vorrei!"
    "Non capisco.."
    Miriam invece lo capì subito perchè si trovò lunga distesa sul letto non rifatto con Alberto sopra di lei, così era iniziata la loro, storria.
    Domanda immancabile: "Mi domando e penso non essere il solo come o meglio perchè hai sposato tuo marito."
    "Mio padre era morto e la sua pensione di riversibilità non era sufficiente per mantenere la mia famiglia soprattutto per acquistare i medicinali per mia madre gravemente ammalata. Andrea da tempo mi faceva una corte assillante, era ricco di famiglia, sapeva di non avere alcuna possibilità ma non demordeva. Spinta da mia madre e dai suoi parenti mi sono lasciata convincere a sposarlo ben sapendo che mi sarei prese tante licenze extramatrimoniali sin quando ho conosciuto te e mi sono innamorata, maledizione!"
    "Maledizione perchè?"
    "E me lo domandi. Adesso al solo pensiero che mi tocchi mi rende nervosa, infastiita, trovo la cosa insopportabile..."
    "Lascialo."
    "Raffaella è troppo piccola e lo adora, sarebbe per lei un trauma e poi non saprei dove andare lasciando casa nostra, lui mi farebbe la guerra con la separazione per mia colpa, senza alimenti e poi chiederebbe l'affidamento di nostra figlia."
    "Cerco di mettermi nei tuoi panni..."
    "Non penso che possa riuscirci, per un uomo il sesso è qualcosa di più superficiale e poi non sei innamorato di me..."
    "Sai l'amore..."
    "Lascia perdere, sei molto bravo con le parole e forse riusciresti a convicermi che tu.."
    Miriam si era messa a piangere.
    Erano passati vari giorni senza che i due amanti potessero sentirsi.
    Una mattina Alberto sentì bussare alla porta con violenza. Scalzo andò ad aprire., Miriam entrò e si butto sul letto.:
    "Hai staccato il telefono e il cellulare."
    "Si non volevo che mi chiamassero dalla caserma, ho fatto due notti..."
    "Due notti con chi o meglio con quale baldracca!"
    Alberto prese il viso di Miriam fra le mani, il pianto di una donna era per lui il peggior castigo che potesse capitargli, gli toglieva tutte le difese, sentì crampi allo stomaco.
    "Riesci a spiegarmi cosa è successo?" (si era completamente dimenticato del rientro di Andrea in famiglia.)"Il 'padrone' mi ha telefonato dall'aeroporto di Catania: 'fra due ore sarò lì, preparami una buona cena.'"
    "E per una cena la fai tanto lunga!"
    Miriam guardò Alberto con odio.
    "Dopo la cena c'è il digestivo!"
    Alberto capì che non era il caso di fare ancora l'imbecille, Miriam era in piena crisi di rigetto del marito per colpa del bel maresciallo di cui si era innamorata, allora cercò di entrare in campo con la psicologia.
    "Amorino usa un pò di fantasia, chiudi gli occhi e vedi me al posto di tuo marito."
    Un rapporto sessuale violento fu la logica conclusione che però non riuscì ad alleviare le angosce di una sconsolata Miriam.
    "L'ho mandato a far la spesa, gli ho fatto un elenco lungo un chilometro così possiamo parlare più a lungo. È stato tremendo, quando mi si è avvicinato tremavo come una foglia, ha cominciato a baciarmi il fiorellino poi mi ha penetrato con violenza, maledetto, mi ha fatto male non era lubrificata, ha seguitato a lungo malgrado facessi finta di godere tante volte, mi sono mossa col bacino e finalmente si è sbrigato.
    Mi sono voltata di spalle e allora sai che ha fatto il bastardo, ha tentato di inchiappettarmi come dici tu, mi son girata di colpo e m'è venuta voglia di strozzarlo (il culino è solo tuo). Mi ha di nuovo penetrato e qui ho dovuto muovermi molto per farlo venire presto: Sono andata in bagno a farmi una doccia, mi sentivo sporca, sono distrutta."
    Che dire ad una donna disperata:
    "Cara quello che mi hai descritto mi ha addolorato, che dirti?"
    "Che mi ami,"
    "Questa era una domanda alla quale Alberto non  amava rispondere e cercava sempre di svicolare.
    "Lo sai, cara."
    "No me lo devi dire."
    "Certo che ti amo..."
    Il ritorno di 'Ulisse' scombinò i programmi di Alberto, non appena poteva Miriam, allontanato da casa Andrea con motivazioni varie, si infilava nel letto dell'amante per una sveltina e poi rientro a casa e la solita domada:
    "T'è piaciuto?"
    "E me lo chiedi cara, sei stata magnifca come il solito.!" Che palle!
    Poi una combinazione fortunata, il colonnello Andrea Speciale invitò il maresciallo nel suo ufficio:
    "Minazzo ho bisogno di te come fotografo dobbiamo amdare a Catania per un servizio, ce l'hai lo smoking?"
    "Comandante c'è un veglione?"
    "Niente veglione dobbiamo andare in un posto dove tutti lo indossano, ne parleremo strada facendo, mettiti in borghese, elegante mi raccomando."
    La sera, barba rasata, tutto in ghingheri Alberto prese l'ascensore e, caricata la valiga in macchina, si diresse all'uscita del parcheggio sotto lo sguardo della beneamata che spiava da dietro una finestra. Telefonino lasciato a casa, avrebbe usato quello di servizio.
    All'ingresso in caserma il maresciallo di picchetto suo paesano:
    "Arbè 'ndo vai, anche il comandante è tutto incriccato."
    "'Ndo vado? A mignotte e tu sei invidiosso!"
    "Ma vedi d'annattene!"
    "Minazzo hai preso tutto il materiale fotografico, è un servizio impegnativo!"
    "Comandante il novanta per cento del materiale è di proprietà esclusiva del sottoscritto, la sa quanto sono stitici a Palermo?"
    "Vabbè, ma non t'allargà troppo." Il colonnello era siciliano ma aveva prestato servizio a Roma per dieci anni.
    A Catania in un albergo prenotato, niente caserma, non volevano farsi riconoscere, era un servizio concordato con la rete occulta di Roma.
    L'indomani nella hall li colonnello gli presenrtò un maggiore e due marescialli in forza al Nucleo Centrale.
    Il maggiore chiese ad Alberto se l'attrezzatura fotografica fosse valida.
    Il colonnello s'interpose:
    "A Roma dicono che è er mejo ma tu non tirare fuori la solita tiritera che gli aggeggi li hai comprati con i tuoi soldi, ti farò dare un encomio, contento'"
    "Comandante se al posto dell'encomio ci fosse un pò di grana..."
    "Mi. vedi..."
    "Ha capito, ci vado subito..."
    Mangiarono inn due tavoli separati, in uno il cononnello e il maggiore nell'altro i tre marescialli e l'autista ma di sapere notizie sul servizio nisba.
    Di pomeriggio il cononnello Speciale convocò l'Albertone in camera sua.
    "Stasera devi fotografare un trafficante internazionale di droga. A Roma hanno saputo che presenzierà al teatro Bellini, è in programma un'opera, musica che non amo ma che dobbiamo sorbirci, mi pare che anche tu..."  
    "Anch'io ma forse ci consoleremo con la visione di qualche..."
    "La tua è una fissazione, vedi piuttosto di non sbagliare, faremmo una figura di cazzo!" 
    "Comandante ho un circomirrotach che..."
    "Che minchia è sto circ..."
    "È un falso obiettivo, io punto un soggetto e ne fotografo un altro a 90 gradi."
    "Mi affido a te, voglio sia il bianco e nero che il colore."
    All'ingresso del teatro una moltitudine di gente ben vestita, tutta la Catania bene, oltre a vecchie signore incartapecorite deliziose fanciulle 'in fiore' al braccio di giovani rampolli.
    L'unico che rimase fuori fu l'autista che, non di buon umore, parcheggiò la Fiat 131 con targa civile in mezzo a macchine di lusso. Sicuramente avrebbe dovuto aspettare circa quattro ore in mezzo ad autisti gallonati che gli avrebbero fatto domande sui suoi 'padroni', preferì recarsi in un vicino bar con telefonino acceso.
    Nel foyer gli appartenenti alle Fiamme Gialle si erano posizionati lontano dal bar per non dare nell'occhio. Solo il maresciallo fotografo girava fra gli ospiti rimediando sguardi malevoli oltre che per motivi di privacy (non tutte le coppie erano regolari) anche perchè le signore non amavano essere riprese stracariche di gioielli; molto prebabilmente i mariti non erano in regola con le tasse!
    Alberto era in contatto visivo col maggiore di Roma il quale ad un certo punto gli fece un segnale: era giunta la persona da fotografare.
    Il cotale: altezza m.1,65 circa, biondo, occhi azzurri, inquietanti, dava l'idea del killer, fisico tarchiato ingabbiato in uno smoking che gli stava decisamente stretto. Al suo fianco eilah! una  bruna dieci centimetri sovrastante, capelli neri a chignon, occhi verdi sorridenti, fisico intrappolato in un tubino nero di sartoria tagliato più in basso all'altezza del seno che, in seguito a manovre improvvise della proprietaria, mostrava un capezzolo sotto lo sguardo indifferente dell'accompagnatore ma non di quello dei vicini maschietti che mostravano un'espressione da ebete e si beccavano un bel calcio negli stinchi dalle gentili compagne.
    Passato il primo momento di stupore, Alberto mise il famoso circomirrotach sull'obiettivo 300 mm., riprese i due da tutte le posizioni (compreso il capezzolo di fuori), usò due caricatori da 36 pose, sicuramente un bel servizio, il cononnello Speciale avrebbe fatto una bella figura con i signori di Roma.
    Al suono di un campanello tutti ai loro posti, la Fiamme Gialle in platea all'ultima fila, i due di cui sopra in prima fila. l'Albertone, con la solita faccia tosta, aveva fatto finta di sbagliare e si era infilato in un palco occupato da due signore: una circa sessantenne dall'aspetto di nobildonna, l'altra più giovane.
    Dopo le scuse per l'intrusione,la signora anziana, con un cenno del capo, gli fece cenno di accomodarsi. La dama con vestito nero di sartoria, leggermente scollato, mostrava due file di perle non coltivate di notevole valore. La ragazza, pari altezza di quella di Alberto, bruna, capelli corti, sguardo da combattente, bella bocca carnosa, vestito nero al ginocchio, vita stretta, seno terza misura, niente gioielli.
    Ad un certo punto il falso free lance sgusciò dal palco con uno 'scusate' seguito dalla giovin damigella.
    "Sono Alberto M. e, per essere sincero, non amo l'opera o meglio non la capisco, datemi il Duca..."
    "Sono Genoveffa Lucio del Priore... vedo che non fa i commenti dei soliti imbecilli, le sono grata, anch'io non amo l'opera ma a proposito del Duca..."
    "Parlavo di Duke Ellington, un celebre jazzista."
    "Lo conosco, mio padre amava quel genere di musica."
    "Vorrei cogliere l'occasione per immortalarla, con la fotografia me la cavo bene."
    "Non amo essere ripresa, senza offesa ma non amo la sua categotria, i fotografi sono maleducati ed invadenti."
    "Stavolta la foto l'ha fatta lei a me, concordo con lei che talvota i paparazzi sono molto fastidiosi ma campano con gli scoop...facciamo pace, le offro qualcosa al bar, a quest'ora non c'è nessuno."
    "Mi chiami Gea, non mi piace essere chiamata così ma ormai lo fanno tutti."
    "Ho un'idea sulla provenienza del suo cognome, se me lo permette..."
    "Mi ha incuriosita."
    "Sin dai tempi che furono i sacerdoti che si trovavano nelle condizioni di dover dare un  nome ai trovatelli, insomma a quelli che venivano abbandonati nella famosa 'ruota' dei conventi, con un pizzico di cattiveria imponevano ai poveri bambini dei nomi che richiamavano la religione ma che facevano risaltare la loro posizione sociale di figli di n.n.Questa è solo una tesi, forse non è il suo caso."
    "La sua è un'ipotesi alla quale non avevo mai pensato o meglio la sconoscevo proprio."
    "Bene, cosa vogliamo ordinare, per lei penserei ad una Cocacola."
    "Proprio non ci ha azzeccato, sono per il 'Negroni' ma voglio tornare nel palco non vorrei che la marchesa avesse bisogno di qualcosa."
    "Marchesa di che?"
    "Marchesa Eleonora G., vedova, molto benestante, è sua la Rolls Royce posteggiata fuori."
    In verità Alberto, da vecchio amante delle macchine, aveva notato una Silver Cloud III color argento, alla faccia...
    Seguì Gea sino all'ingresso del palco, fece per tornare indietro ma la pulsella lo prese per mano e lo introdusse nel palco; con un sorriso la vecchia signora lo invitò a sedersi vicino a lei.
    Dopo circa dieci minuti il bell'Albertone pensò al colonnello Speciale e agli amici di Roma.
    "Marchesa devo assentarmi per scattare delle foto."
    "Si faccia vedere all'uscita..." non finì la frase che la Fiamma Gialla si era fiondata fuori alla ricerca degli 007 e del comandante di Legione il quale, al suo apparire, lo squadrò in maniera poco amichevole.
    All'orecchio del colonnello: "Comandante tutto a posto, in tasca ho due rullini scattati."
    "Si ma dove ti era cacciato, sicuramente con qualche mignotta, vieni con me nell'atrio."
    "Colonnello ha familiarizzato con una marchesa..."
    "Non fare lo stronzo, io riparto per Messina, tu mettiti a disposizione del maggiore, nei giorni prossimi ha bisogno di un fotografo, mollagli i due rullini e adesso ritorna dalla tua marchesa, marchesa buah!"
    Alberto non se lo fece dire due volte, dopo il saluto d'obbligo 'comandi', con molta calma si diresse verso il palco della nobildonna nel momento in cui scrosciavano gli applausi, l'opera era finita.
    "Marchesa col suo permesso vado a scattare altre foto, ci potremo vedere all'ingresso. sempre che..."
    ""A più tardi."
    Alberto raggiunse il maggiore ed i due colleghi, ricevette l'ordine di stare a dispisizione in albergo, appuntamente fra due giorni alle ore 20.
    Felice come una Pasqua il bell'Alberto si catapultò  fuori dal teatro con appresso l'attrezzatura fotografica, vide la Rolls Royce che emergeva fra le altre auto, l'autista aprì lo sportello posteriore.
    "Entri non azzanniamo i bei giovani vero cara?" La cara era seduta davanti con il viso rivolto all'indietro.
    "Gea le avrà detto che non ama la categoria dei fotografi ma penso che con lei abbia fatto un'eccezione."
    "Penso di si...sono impegnato per tre giorni poi farò rientro a Messina, per ora sono alloggiato all'hotel 'Romano house', devo cercare un taxi per rientrare in albergo."
    "Non ci pensi nemmeno, Alfredo ci condurrà lì, Alfredo conosci la strada?"
    "Si signora."
    Sceso dall'auto Alberto, con finto baciamano alla marchesa, si congedò dalla compagnia. Per due giorni gironzolò per Catania senza acquistare nulla, gli oggetti che gli piacevano avevano prezzi non alla sua portata, il cibo dell'albergo era ottimo servito da camerieri disponibili ed efficienti.
    La sera dell'appuntamento, alle venti in punto, era dinanzi all'hotel con un borsone pieno di materiale fotografico. Un'Alfa Romeo 2000 gli si avvicinò, all'interno i signori romani, si posizionò vicino ai due colleghi, durante il primo tratto silenzio poi il maggiore:
    "Noi ci interpelliamo solo per nome: io sono Ferdinando (da buon romano Nando), l'autista è Romolo, vicino te Nicolò e Oronzo.
    Ci diamo del tu, non siamo formalisti. Sento dall'accento che sei romano di dove'?
    "S:Giovanni, via Taranto."
    "Incredibile, a distanza di chilometri...io abito in via Magna Grecia e Romolo in via Appia, oltre che paesani siamo vicini come abitazione!"
    "Parliamo di cose serie, io Alberto sono romanista e voi?"
    Silenzio da parte di tutti.
    "Ho detto qualcosa che non va?"
    "Purtroppo con due romanisti, io Nando e Romolo abbiamo due laziali! Fra l'altro uno è pugliese e l'altro trentino e ti vanno a farebil tifo per la Lazio...lasciamo perdere, siamo arrivati."
    Dinanzi un grande edificio con una targa 'Import - export', fuori due spazzini che spazzavano dove mondezza proprio non c'era.
    Il maggiore:
    "All'opera ci sono tre cugini prestatici dalla Benemerita che hanno disattivato l'allarme, sono entrati aprendo porte dalla  serratura cifrata, tu devi fotografare dei documenti che non possiamo sottrarre, ufficialmente l'Autorità Giudiziaria non sa nulla dell'operazione, dobbiamo fare tutto bene e in fretta."
    Alberto tirò fuori uno stativo dove poggiare i documenti da riprodurre con la fedele Topcon e obiettivo grandangolare.
    Nessun contatto con i cugini tutti impegnati nel proprio lavoro e poi via ognuno per la propria strada senza saluti nè strette di mano.
    Alberto, consegnati i  rullini al maggiore, fu riaccompagbnato in albergo.
    Nando: "ciaio romanista, questi i nostri indirizzi di Roma, se dovessi passare da quelle parti..."
    Alberto si svegliò alle dieci, telefonata a casa della marchesa.
    "Casa della marchesa G. parla Carmela."
    "Gentile signora Carmela, dica alla signora marchesa che sono Alberto e vorrei parlarle."
    "Un attimo."
    "Allora bel fotografo si è liberato dagli impegni?"
    "Si gentile signora ma debbo rientrare a Messina."
    "Quando vorrà venga a trovarci, sarà un piacere per me e anche per Gea, vero cara?...Chi non risponde assente e quindi a presto."
    A Messina il buon Albertone pensò di chiedere al colonnello Speciale quindici giorni di licenza.
    "Mi piacerebbe sapere dove andrai a fare danno, a Catania? Vuoi diventare marchese?"
    Dopo dieci minuti di presa in giro Alberto ottenne la sospirata licenza.
    "Signora marchesa mi sono liberato dagli impegni, prenderò il treno che arriva a Catania alle 12 di domani  con un taxi..."
    "Niente taxi, Alfredo verrà a prenderla alla stazione, a bientot!"

     

  • 15 agosto 2013 alle ore 15:55
    Ci VUOLE UN AIUTINO...

    Come comincia: Alberto, (Al per gli amici) insonnolito, si girò nel letto dalla parte di Carlotta, la cercò con la mano incontrando cuscino e lenzuola, della beneamata nessuna traccia. Malvolentieri aprì gli occhi: andarla a cercare o riprendere sonno? Scelse la prima ipotesi. Nel mese di luglio avevano coronato il sogno di possedere una casetta a mare, a Torre Faro di Messina, niente di grandioso, servizi essenziali distante cinquanta metri dalla battigia a cui accedere dopo un percorso sulla sabbia. Molto probabilmente la consorte si era recata in spiaggia a rimirare il paesaggio notturno, per lei una novità. Da lontano Alberto scorse qualcosa di bianco, da vicino una dama accoccolata sulla sabbia con indosso un lenzuolo per ripararsi dalla umidità notturna, era proprio lei che si girò riconoscendolo al chiarore lunare, gli fece cenno di sedersi vicino, nessuno dei due aveva voglia di  rompere quiell'atmosfera magica. Dopo un pò di tempo, di comune accordo, rintrarono in 'villa' e tornarono in braccia a Morfeo. Di come erano entrati in possesso di quell'abitazione ancora non se ne rendevano bene conto.  Una vecchia zia, sorella del di lui padre, a novantatrè anni era passata a miglior vita lasciando ai nipoti la proprietà di una villa il cui ricavato della vendita aveva portato i due coniugi di realizzare il sogno della vita, una casa al mare! Dopo i primi giorni di entusiastica novità, la loro vita aveva ripreso un ritmo mormale: ambedue in ferie dai rispettivi lavori al Genio Civile lei e alla Camera di Commercio lui, avevano deciso che la vacanza doveva essere totale: arrangiarsi a colazione ed a pranzo, la sera cenare in un vicino stabilimento balneare dove erano ospitati dei villeggianti a pensione completa. L'incontro fra i due coniugi era avvenuto per caso: ambedue ospiti di amici soci del Circolo Militare di Presidio, dopo una presentazione ufficiale (come sta? Alberto M, lieta Carlotta M.) non avevano legato subito anzi la rgazza aveva preso a ballare con uno spilungone figlio di un'amica di sua madre Mara ed a cui, il tale, per ragioni imponderabili, era simpatico tanto da vedere di buon occhio un loro fidanzamento; Alberto che di ballo ne mangiava poco, aveva preso a conversare al bar con due signore, risultate poi separate dai rispettivi mariti ed a cui il giovane non dispiceva affatto. Carlotta si era presentata al bar chiedendo un gin fizz per lei ed un latte di mandorle per la genitrice solo che una parte di quella bibita era finita sui pantaloni del buon Alberto il quale, facendo buon viso a cattivo gioco, minimizzò il fatto chiedendole di ballare con la premessa, per quanto riguardava la danza, di aver parenti al circolo polare fra gli orsi. Alla ripresa della musica, dopo pochi giri di valzer, Alberto alzò bandiera bianca e chiese alla divertita Carlotta di sedersi ad un tavolo a conversare. Solite confidenze, nessun legame sentimentale da parte di ambedue, richiesta da parte di Al di un servizio fotografico a Carlotta specificando la sua passione per la fotografia. Quell'incontro era avvenuto cinque anni prima e, anche se dapprima non era stato ben visto da parte di mamma Mara perchè il matrimonio doveva essere celebrato al Comune in quanto Alberto era ateo. Non si potè dire che la suocera di Alberto in quell'occasione non fosse stata generosa in quanto 'sganciò' ai novelli sposi ben centomila Euro che, aggiunti ai loro risparmi e con un muto casa aveva permesso loro di acquistare una bella abitazione di centoventi metri quadrati in viale dei Tigli, al penultimo piano di un edificio panoramico. Dopo cinque anni, senza pargoli per volere di entrambi, era giunta l'inaspettata eredità che aveva portato ai coniungi M. a diventare possessori di una casa al mare. A questo punto la vita di entrambi cambiò radicalmente per avvenimenti che nessuno dei due aveva previsto. Presso la stabilimento balneare alloggiava in via continuativa un signore di circa cinquanta anni, piuttosto serio, occhiali cerciati d'oro, corporatura media, cappello Borsalino di paglia che di solito soggiornava sulla spiaggia del lido a leggere il giornale o all'interno del lido stesso dinanzi alla tv, un solitario. La loro conoscenza avvenne per un fatto non insolito per Carlotta, passando dinanzi al tal signore con una tazzina di caffè in mano, perse l'equilibrio rovesciando parte del contenuto sul pantaloni del gentiluomo (fatto analogo avvenuto anni addietro al Circolo Ufficili, allora era un vizio!). L'interessato minimizzò l'accaduto adducendo, fra l'altro, di essere titolare, a Biella, di una fabbrica tessile e quindi, per i vestiti di non aver alcun problema. La sera Carlotta e Alberto si trovarono a cenare vicini di tavolo con quel malcapitato dei pantaloni macchiati di caffè, Carlotta, more solito, prese l'iniziativa nel proporre di desinare allo stesso tavolo, il cotale, dopo una certa esitazione, accettò: "Grazie dell'invito ma non penso di essere una buona compagnia, gli ultimi avvenimenti della mia vita sono stati disastrosi, preferisco non parlarne ma, se il signore lo permette (penso suo marito), vorrei fare i complimenti alla consorte; penso di potermelo permettere data la notevole differenza di età. Lei è il tipo di donna che ho sempre ammirato, ha lo stile della ballerina classica, gambe muscolose, sedere carnoso, busto sottile e, particolare da me preferito, capelli rossi ed efelidi al viso, spero di non essere stato troppo invadente. Sono Gustavo A., Guy per gli amici, risiedo a Biella dove sono titolare di una fabbrica di vestiti; mio nonno, sarto di professione,era originario di Torre Faro. È emigrato al nord, ha aperto a Biella una piccola bottega artigianale di sartoria che pian piano ha ingrandito; è subentrato mio padre ed infine io che dò lavoro a circa settanta operai ecco perchè le dicevo che per me un vestito non era un problema." "Alberto, Al per gli amici, Carlotta e basta." "Pensiamo ora a cenare, di solito ordino sempre pesce, se permettete, Salvatore..." "Signori vedo che avete fatto amicizia, se permettete qursta sera faccio io: pepata di cozze, assaggio di riso alla pescatora, involtini di spada, trancio di aguglia imperiale, contorni, ananas e gelato della casa." Approvato il menu all'unanimità, la serata passò con le solite chiacchiere sul tempo sempre bello in Sicilia mentre al nord impazzavano i temporali, la politica sempre più im mano a maneggioni ed a approfittatori, formula una di automobilismo a cui erano appassionati sia Al che Guy. Carlotta: "A proposito di auto, fuori ho notato una Jaguar KKR, ho sempre avuto una predilezione per quella marca che ritengo estremamente signorile rispetto alle concorrenti, è di sua proprietà, da questa parti non se ne vedono." Con un sorriso Guy: "È  mia, se la vuol provare..." Al: "Scusa cara ma so che la Jaguar ha le marce automatiche e non mi risulta che tu..." "Guy:"Se vuole ci penso io a insegnarle, non è difficile, sempre col permesso di suo marito." "Mio marito non pone problemi, vero caro, domattina col fresco potremo fare un giro e poi diamoci del tu, Guy è così simpatico che gli anni non contano." La mattina seguente Al era sotto l'ombrellone di Guy, il titolare dello stesso stava dando alla sua bella lezioni sul cambio automatico, lezione piuttosto lunga dato che i due si ritirarono dopo circa tre ore. "Carlotta è diventata brava, quando vuole sono a sua disposizione." I tre presero a frequentarsi assiduamente, Carlotta era sempre spontanea e allegra, Al non era geloso anzi, in passato, aveva sempre dileggiato tale categoria di persone che considerava insicure.Un cosa era certa: Guy e Carlotta uscivano sempre più spesso con la Jaguar, ormai le lezioni dovevano essere finite! Un giorno accadde un fatto inatteso, di Guy si erano perse le tracce ed il titolare del lido aveva assicurato che i bagagli del signor Arena erano nella sua stanza e che lo stesso aveva pagato per tutto il mese. Carlotta aveva perso il sorriso, anche lei diceva di non sapersi spiegare tale sparizione ma, dopo due giorni, si mise a piangere e si rifugiò fra le braccia di Alberto e venne fuori la verità. Una mattina, durante una sosta in un autogrill fra Messina e Milazzo, Guy le aveva messo una mano fra le cosce ed aveva preso a baciarla sul collo, lei, sorpresa, non aveva fatto resistenza e si erano rifugiati in un albergo di Milazzo ma... e qui il racconto di Carlotta si era fermato. Al non insistette a saper di più, aspettò la sera sin quando Carlotta si decise a finire la storia: Guy, malgrado la' buona volontà'di Carlotta, non era riuscito ad avere un'erezione. Dopo lo smacco, Guy raccontò la sua storia ed il motivo della sua defaillance: sua moglie, ammalata di cancro, era deceduta circa un mese prima, lui aveva fatto di tutto per salvarla anche facendola ricoverare in una clinica di New York, niente da fare, il male aveva preso il sopravvento lasciando un Guy prostrato che aveva lasciato la fabbrica in mano ai nipoti e si era rifugiato nel paese dei suoi antenati per cecare un pò di serenità, Carlotta era stata riaccompagnata a Torre Faro dal mancato amante che era sparito dalla circolazione. Il silenzio era scesa fra i due coniugi, sentimenti contrastanti avevano invaso la loro mente: pietà da parte di Carlotta per una storia tragica ma da parte di Alberto...Giorni senza colloquio fra i due coniugi, non avevano nulla da dirsi nè volevano analizzare la situazione, fuori non c'era posteggiata la solita Jaguar sin quando: "Carlotta prendiamo una decisione, una decisione qualsiasi ma dobbiamo uscire da quest'impasse, ne va del nostro equilibrio. Lo sai quanto ti amo, non hai fatto nulla per cambiare i miei sentimenti, ti propongo di andare a Milazzo in quell'albergo in cui sei stata e cercare Guy... il dopo verrà da solo." La Jaguar era posteggiata dinanzi all'hotel 'Milano' "Scusi portiere il signor Arena è in camera?" "Si la chiave 102 non è nella casella." Toc toc sulla porta della camera102. "Signore colazione." "La porta è aperta, sono sotto la doccia, lasciate la colazione sul tavolino" All'uscita dalla doccia, in accappatoio, il viso di Guy mostrava una colorazione sul bianco spinto. Al per rompere il ghiaccio: "Scusa Guy, siamo affamati, possiamo usufruire della tua colazione, te ne ordiniamo un'altra per te." Pian piano il sangue era rifluito sul viso di Guy, venne portato in camera un vassoio con colazione doppia e, dopo mezz'ora senza inutili chiacchiere, Guy radunò la sua roba, pagato  il conto, poi tutti in macchina alla volta di Torre Faro divisi in due auto dato che i coniugi erano giunti a Milazzo a bordo della 500 di Carlotta. La sera a cena tutti insieme come se nulla fosse successo, Carlotta con la sua solita allegria aveva preso in mano la situazione ed era risucita a rompere il ghiaccio, tutto dimenticato? In apparenza si ma..."Al e Carlotta permettetemi un petit cadeau per voi, capite il francese?" Al: "A scuola era la mia materia preferita." "Ho parlato con la concessionaria della Jaguar a Messina, la mia auto ha bisogno di fare un tagliando e vorrei che uno di voi mi accompagnasse, forse dovrei lasciare la mia macchina per due giorni e potrebbero darmene una di cortesia, speriamo con cambio manuale dato che Al non sa far funzionare quello automatico."
    "Al rinunzia alla gara e offre in dono la gentile consorte più pratica di..." "Carlotta: "Mi sacrifico, domattina andiamo a Tremesieri sede della concessionaria, buona notte." Quella notte Al e Carlotta fecero all'amore sino allo sfinimento, che significato aveva per loro quel rapporto fisico? Solo Freud poteva dare una spiegazione. La mattina Al al mare, lungo bagno, doccia, rentro a casa, poco dopo il ritorno della consorte più sorridente che mai. Ale: "E allora la sorpresa?" "Subiro dopo il pranzo." pranzo che durò un'eternità tanta era la sua curiosità.Carlotta: "Caro maritino usciamo dal lido ma tu avrai le mie mani sui tuoi occhi." E dov'era la sopresa, la Jaguar di Guy al solito posto ma vicino... una Jaguar XK cabrio verde con la capote abbassata. Al: "È figlia della tua auto." "No la nipote dato che è di proprietà di tua moglie." "Una nipote costosa dato che siamo sui 80 mila Euro." "La bellezza non ha prezzo, il motto non è mio ma è valido in questa circostanza." Guy era radioso, perplesso Alberto. Dal giorno successivo Carlotta ogni mattina, prima del bagno,  andava a provare il suo gioiello, era felice, abbracciava i due maschietti di cui uno molto perplesso, quello più giovane. Una sera in camera da letto: "Carlotta, siamo sinceri, non si spendono un mucchio di soldi per niente, cosa hai dato in cambio a Guy?" "Se ti dico niente ci credi? Certo qualcosa lo meriterebbe." "E qui che ti volevo, come pensi di ricompensare il tuo anfitrione impotente?" "Col tuo aiuto." "Se pensi a qualcosa tipo trio  non credo che funzionerebbe, non per gelosia ma per motivi pratici.""Fa funzionare il cervello e vai dal tuo amico Nino il farmacista, ci  vuole un aiutino tipo 'Levitra', l'ho letto sul computer, funziona dopo mezz'ora, che ne dici?" "A te andrebbe di..." Lo considero un'opera di bene pr riportare alla normalità il povero Guy ed un ringraziamento per quel regalo." "Senti bella mia, potrei anche essere d'accordo con te, dico potrei ma come faccio ad andare da Nino a chiedere un prodotto di cui alla mia età non dovrei aver bisogno, mi prenderebbe in giro per tutta la vita, per quel medicinale ci vuole la ricetta medica, non potrei andare in un'altra farmacia." "Lo farai per l'amore dico amore di tua moglie, un rapporto fisico non può cambiare i nostri sentimenti." "Sarò sputtanato per sempre, evviva!" Un bacio profondo suggellò l'accordo ed il giorno successivo avvenne quanto previsto da Al che benignamente fu preso per i fondelli da Nino."Se ne hai bisogno te lo regalo, per un amico... "e giù ridate a non  finire. Carlotta aveva prospettato la faccenda a Guy, si trattava di stabilire quando mettere in atto l'incontro, fu deciso per la sera seguente. Fu analizzata la situazione, Carlotta non poteva andare nella camera di Guy, se ne sarebbe accorto il personale del lido, non restava ,quindi, che dare ospitalità al signor prodigo nel suo letto. Ad Al non restò che recarsi in spiaggia, per fortuna c'era la luna, una brezza di vento ed una radiolina con cuffia da cui ascoltare musica, jazz, la sua preferita.Le nove, le dieci, le undici,quanto ci mettevano! Poco dopo mezzanotte la signora con una pila, da casa, fece segno che la strada, o meglio il letto era libero. Per fortuna la baby aveva avuto il buon gusto di cambiare le lenzuola ed il cuscino, si sentiva odore di bucato.Al si mise a letto di spalle, non voleva guardare in faccia la sua bella, proprio non se la sentiva, pensava a quello che poteva essere accaduto fra i due, un pensiero fisso..."Guardami in viso non ti logorare, sapere i fatti veri è meglio che immaginarli, sei d'accordo? Girati. La pillola ha fatto effetto quasi subito e devo dire che Guy l'aveva piuttosto grosso, non me l'aspettavo. Ha cominciato a baciarmi i piedi, mormorava che sono bellissimi poi l'ombellico e le tette dove si è fermato a lungo tanto da indurmi a mastrumarbi tanta era la mia voglia di godere poi mi ha messo in bocca un bel tizzone ardente e mi ha riempito la bocca. Dopo circa mezz'ora si è dedicato al fiorellino, non pensavo che fosse così delicato, dopo due mie goderecciate l'ho pregato di penetrarmi e finalmente mi ha inondato col suo sperma. Non ti preoccupare, mi son fatta la doccia, sono odorosa e pulita come una verginella, sono sincera quando ti dico..." "Va bene, dormiamo, domani è un altro giorno, oddio son caduto nell'ovvio..." Guy visibilmente cambiato: "Non è stata solo una questione fisica, gli occhi, il sorriso, le parole di Carlotta mi hanno riconquistato alla vita. A te non  ha tolto nulla caro Al ma ha dato a me il desiderio di ricominciare, ho deciso di tornare a Biella e di  riprendere il mio lavoro." Carlotta, come al solito volle fare da protagonista: Vorrei che gli avvenimeti  accaduti fossero indimenticabili, non so se Guy ritornerà da queste parti e così propongo che sia lui al centro dell'attenzione con un'addio speciale: io e lui nel letto matrimoniale e Al da spettatore così non dovrò raccontare al curiosone tutto quello che piacevolmente accadrà." Dopo un prolungato silenzio, i tre si diressero in casa dei coniugi M. e cominciarono le grandi manovre. Primo fatto particolare: tutti sotto la doccia, era la prima volta che i due maschietti si trovavano nudi con in mezzo la conturbante Carlotta che, a turno, li toccava nelle parti intime poi ognuno ai posti assegnati: Guy e Carlotta nel lettone, il povero Al sul divano a fare da spettatore. La pugna iniziò subito con patti precisi da parte di Carlotta: "Niente baci in bocca nè penetrazione nel buchino posteriore, sono di proprietà di Al." Il consorte si consolò, almeno qualcosa di esclusivo gli era rimasto ma presto dovette prendere atto della realtà:Guy stava usando la bocca della signora non per baciarla ma per introdurvi un 'marruggio' di dimensioni notevoli (forse effetto della pillola?) e lei si dava ben da fare sia leccandogli il glande che circondando il coso avanti e indietro con le labbra.I due amanti decisero di cambiare posizione, un sessantanove che, dai loro mugolii, doveva essere di gradimento di entrambi. La penetrazione avvenne sia nella classica posizione del missionario ma poi Carlotta preferì quella dell'ammazzone alzando, abbassando e roteando il bacino (conoscendola Al pensò che la consorte dovesse aver goduto varie volte) ma al maritino venne in mente un altro pensiero: come faceva Guy a non godere tante volte ma poi ricordò la differnza di età...La parte del guardone  cominciò a non piacere più ad Al, decise di partecipare pure lui alla bagarre, ma come? Ricordò che nel comodino era conservata una confezione di vasellina, la fece vedere a Carlotta la quale comprese il desiderio del marito ed assunse la posizione di ovis ovis e, mentre Guy seguitava a penetrarla nella deliziosa gatta, delicatamente ma insorabilmente Ale penetrò nella sua proprietà esclusiva, una situazione mai provata ma sicuramente eccitante.Come tutte le cose piacevoli anche questa finì per esaurimento dei contendenti, forse la più provata era Carlotta che aveva subito l'assalto di due maschietti. Guy non venne più a Torre Faro, ogni tanto si sentivano a mezzo telefonino, qualche messaggio, auguri in occasione  dei compleanni ma quell'avventura era un lontano ricordo. Forse Guy aveva trovato una nuova compagna che non voleva di certo dividere con Alberto. Il possesso della Jaguar aveva dato a Carlotta l'idea di far crepare d'invidia i colleghi d'ufficio. soprattutto le femmine. Già nota per sfoggiare vestiti, scarpe e borse di inusitata eleganza, quella era la buona occasione per rinfocolare la loro gelosia. Aveva studiato bene la situazione: la mattina usciva di casa prima del solito al fine di trovare un parcheggio dinanzi al portone principale dell'ufficio, rimaneva dentro l'abitacolo dell'auto ad ascoltare la radio per farsi notare dai colleghi che, a mano a mano, si recavano in servizio. Poi le prime domande: "Che bella macchina, come l'hai acquistata?" "È un regalo di uno zio d'America." "Fratello di tua madre o di tuo padre?" "Si fa per dire, un lontano parente senza figli.Un notaio newyorchese di ha contattata dicendo che era a mia disposizione una certa somma, l'auto l'ho scelta io." "Ma è vero che è un regalo di uno zio d'America." "A te voglio dire la verità: ho conosciuto una signora che è proprietaria di una villa sui monti Peloritani. La dama ha molte conoscenze maschili, tutti gentiluomini di una certa età ma molto riservati e molto generosi con le giovin donne che si dimostrano disponibili." Altra collega: "Non ci posso credere: è vera la storia di una casa di appuntamenti sui Peloritani?" "Verissimo, potrei darti l'indirizzo, se tu vuoi..." I maschietti, da parte loro,erano  interessati in maniera marginale della faccenda. Dario, un amico: "Carlotta ho sentito un bel pò di chiacchiere sulla tua Jaguar, fottitene, quelle sono tutte delle sgallettate che probabilmente farebbero quattro marchette se trovassero qualcuno che se le inchiappettasse..." Quella di Alberto e Carlotta era stata un storia inusitata che non aveva lasciato strascichi nei due coniugi. Il loro anticonformismo, fuori dall'usuale, avrebbe scandalizzato i benpensanti che li avrebbero tacciati di amoralità (o di immoralita?), Carlotta era stata consenziente ad un rapporto sessuale extra coniugale per aiutare Guy a ritrovare se stesso o per puro piacere fisico (a parte il regalo della Jaguar). Alberto aveva partecipato ad un'orgia di sesso forse per una novità eccitante o per far contenta la beneamata? La verità vera era più semplice: ambedue i coniugi erano propensi a guardare gli avvenimenti della vita dall'alto, a volo d'uccello, cercando di approfittare dei lati piacevoli dell'esistenza senza troppe complicazioni.

  • 06 agosto 2013 alle ore 10:28
    GISÈLE QUI AIME...

    Come comincia: Il vento stava aumentando, il mare peggiorando e Alberto...si stava incazzando! La sua barca (uno yatch di quarantadue piedi) si muoveva di conseguenza provocando al suo padrone conati di vomito. "Anselmo portami a terra, stanotte non la passo certo a bordo!" "Lei pensa di trovare un posto in albergo a Panerea il 14 agosto?" "Fatti i cosi tuoi, a costo di dormire sulla banchina!" Appena attraccato al molo Alberto emise un sospiro di sollievo, qualcosa sotto i piedi che non  si muovesse! Chi l'aveva portato a comprarsi una barca se soffriva il mare? Il dover emulare i suoi colleghi padroni di fabbriche di scarpe nelle Marche, ce l'avevano tutti...bello stronzo! Dopo una breve salita un bar pieno di luci e di clienti, musica pop in sottofondo, barista servizievole, anche troppo... "Cosa posso servirla, qui abbiamo di tutto, sono Bonannella Luigi ma tutti mi chiamano Gigione." Alberto non aveva nulla contro i gay anzi gli facevano un  pò pena, chi non ama le gatte... "Gigione mi occorre un letto per stanotte." "Ma lei è matto, a ferragosto, a Panarea, provi su uno yatch." "Sono sceso dal mio perchè non sopporto il mare agitato." "Non so che dirle, potrei ospitarla io..." "Gigione lascia perdere chi è il    titolare della baracca?" "È quel signore laggiù, si chiama Salvatore F.." "Signor F. sono il padrone di quella barca ormeggiata nel porto ma non sopporto il mare mosso, vorrei avere una stanza." "Come le avrà detti Gigione a ferragosto c'è il pienone, non posso aiutarla. Ma perchè non essere ospitali, che idea può farsi il signore di noi isolani." Da dove era sbucata quella bionda king size pluriaccessoriata e dal sorriso smaliante? "Mia moglie Gisèle." "Potrei farle i nomi di tanti noti e meno noti che sono i nostri ospiti, le nostre villette sono al completo ma se si accontenta di un divano a casa nostra..." "Affare fatto, l'unica soluzione sarebbe stata la banchina..." Penso che a quest'ora abbia cenato, si guardi in giro c'è tanta bella fauna, chiudiamo il locale alle tre, au revoir." Alle tre in punto i coniugi F. fecero segno ad Alberto di seguirli nella loro dimora. Salvatore : "Abbiano scelto di abitare nell'ultima villetta per una maggiore privacy. Ecco qui, niente cucina solo bagno, soggiorno e camera da letto, quel divano è tutto suo, mia moglie le darà due lenzuola ed un cuscino, per il bagno faremo a turno. E così fu, la doccia, prima i padroni di casa poi Alberto che fu be lieto di posare le stanche membra su qualcosa di morbido. Il sonno stentava a venire, la biondona non era certo un'indigena, il marito evidentemnte si, col quel cognome... ma lei con quell'erre moscia, sicuramente francese o belga. La cotale l'aveva subito colpito con quello smagliante sorriso di sfida, non era femmina da passare inosservata, a parte il metro e settantacinque di altezza, le gambe chilometriche, seno forza quattro debitamente in vista, vita da vespa (era un'espressione di suo nonno Alfredo che amava le vite sottili), Alberto era rimasto... fulminato. La ventola del soffitto procurava una certa frescura ma Alberto sudava ugualmente, cosa gli era preso, di belle donne ne aveva conosciuite,,, a quarant'anni non doveva farsi sconvolgere da cotanta beltade, ciccio  era diventato duro, e che c...o stava esagerando! Decise per una doccia piuttosto fredda, avrebbe sopito i bollenti spiriti, ciccio era sempre più duro, da un lato gli veniva da ridere...La porta del bagno si era aperta, Salvatore lo stavo osservando con un sorriso divertito, sicuramente aveva notato il suo stato. "Vedo che mia moglie le ha fatto un bell'effetto come pure vedo che è piuttosto dodato, non si preoccupi non sono omo ma voglio fare uno scherzo alla cara Gisèle che oggi mi ha fatto arrabbiare. Siamo una coppia aperta, vada al mio posto nel letto e... auguri!" Alberto non se lo fece dire due volte, madame era di spalle completamente nuda. Penetrò dolcemente ma inesorabilmente dentro la dolce gatta della signora che, senza girarsi: "Stavo dormendo, fa una cosa in fretta, fra l'altro mi fai un pò male." Alberto fece del suo meglio per portare a compimento il suo piacevole compito, se le aveva fatto un pò male dipendeva dal fatto  che lui l'aveva più grosso di quello di suo marito. Ritornato sul divano prese subito sonno. La mattina successiva, al risveglio, si trovò solo, i padroni di casa erano usciti per aprire il locale e fornire la prima colazione agli ospiti. Gigione era al suo posto. "Bongiorno signore, come devo chiamarla e poi le fornirò una deliziosa colazione." "Chiamami Alberto, puoi darmi del tu, per la colazione mi affido a te." Succo di polpelmo, cornetti profumati, cappuccino tutto su un vassoio gentilmente depositato da Gigione sul suo tavolo. Poco dopo si erano appalesati i due coniugi.
     Madame: "Ha dormito bene sul divano?" "Meravigliosamente, se possibile vorrei riposarci anche stanotte!" I due maschietti alla riposta ai Alberto si misero a ridere con disappunto di Gisèle con non comprese la loro ilarità. "Non ci faccia caso, anzi diamoci del tu, mia moglie è francese. Era venuta anni fà a Panarea in gita con i genitori che sono tornati a Parigi senza la beneamata figliola che è diventata mia moglie. Talvolta non comprende le battute di spirito del nostro paese ma è la donna che adoro, vero cara?" "Senti adoratore va a controllare che i nostri giannizzeri eseguano bene la pulizia nelle stanze degli ospiti, avanti march  poi il silenzio. Alberto e Gisèlè si stavano studiando, Alberto pensando di farsi ancora la bella parigina,la bella parigina piuttosto perplessa sul comportamento dei due maschietti."Madame vuol venire a visitare il mio yatch, è quello bianco e nero che si vede all'ancora, anzi vuoi dato che tuo marito ci ha concesso di darci del tu." "Di barche come la tua ne ho viste tante, forse vuoi farmi visitare il tuo alloggio privato?" "Me possino... ossia voglio dire che giammai mi è passato per la testa un tal zozzone pensiero, me ne guarderei bene, madame!" "Non fare la faccia del santarellino, non sei convicente, andiamo a visitare stò barcone." Alberto chiamò al telefonino Anselmo che di lì a poco attraccò alla banchina con un gommone e col berretto im mano. Gisèle lo guardò stupita, quell'atteggiamento le sembrava servilismo, bah...Giunti sotto la barca Alberto mise in bocca un fischietto dal quale uscì un suono acuto. Subito si schierarono a poppa i componenti dell'equipaggio in un militaresco attenti nel mentre i tre salivano a bordo da una scaletta laterale. "Non ho capito, il tuo equipaggio è militare o cosa..." "Quando ci sono ospiti ci tengo molto a far figura, non ti preoccupare, è brava gente di mare." Anselmo si presentò nella sala di poppa con un vassoio cu cui facevano bella mostra due cocktaild variopinti.Gisèle sempre perplessa si guardava in giro ma era nel suo stile prendere in mano la situazione. Lei:"Che ne dici di un giro della barca?" "A disposizione potremo anche mangiare a bordo." "Fammi vedere la tua cabina, dev'essere piuttosto grande in cui potrebbero dormire sei persone, vero caro?" "Penso di si ma..." Alberto non potè finire la frase perchè due calde labbra si erano incollate sulle sue togliendogli il respiro. "Non ti meravigliare, quando mi piace un uomo me lo faccio e tu mi sei piaciuto subito." "Non vorrei che tuo marito..."Non porti  di simili problemi, con Salvo me la vedo io, lo chiamo per dirgli che pranzo a bordo del tuo yatch, niente in contrario?" "Figurati..." Salvo non aspettarmi, sono ospite di Alberto sulla sua barca, mangia senza di me, ciao." Alberto capì che la situazione gli era sfuggita di mano ma non se ne preoccupò più di tanto, anzi...La colazione (così chiamano gli snob il pranzo) fu servita da Anselmo vestito da maggiordomo con grandi risate da parte di Gisèle. "Questa proprio non me l'aspettavo, si vada a cambiare, è un mio ordine!" Linguine al sugo di aragosta, piccola frittura di pesci locali, aragosta con olio e limone, salmone affumicato, contorni, vibo Verdicchio dei Castelli di Jesi, ananas, gelato al limone. "Alberto fammi capire, dove hai preso tutte ste aragoste, a parte il prezzo che per te non deve essere stato un problema ma in giro non se ne trovano per la notevole richiesta da parte dei villeggianti." "Ti metto al corrente di un mio segreto, durante la notte andiamo da Stromboli sino a Filicudi, quando scorgiamo in mare un galleggiante salpiamo la cima e togliamo dalla nassa una povera aragosta finita prigioniera di qualche cattivo pescatore..." "Sei un ladro, ti denunzierò ai Carabinieri di Panarea, conosco il Comandante, sei fottuto mio caro!" "Forse di sarebbe una via d'uscita, mi metto a tua disposizione, sarò il tuo schiavo." "Ecco, forse hai intrapreso la strada giusta, sono molto esigente, potresti pentirtene!" "Ormai... ma potrebbe anche piacermi!" "Intanto per digerire andremo sino allo Strombolicchio, è uno scoglio che amo visitare quando posso, vai!" La scala che portava alla cima dello scoglio era piuttosto lunga e con quel caldo Alberto ne avrebbe fatto volentieri e meno ma si era impegnato a fare lo schiavetto...Dopo due ore erano di nuovo attraccati dinanzi a Panerea, il mare per fortuna si era calmato, i due nuovi amici erano spaparazzati a bordo a ...vedere la televisione, bah. Il tramonto del sole aveva portato una temperatura più sopportabile a parte che era sempre possibile rifugiarsi nella pancia dello yatch con aria condizionata.La cena. Vediamo quello che ha preparato,lo chef o meglio la chef, si tratta di una ragazza, la sua storia è molto particolare: si chiama Quinta Meschini, figlia di contadini. I genitori, con sacrifici, l'avevano mandata a studiare dalle monache. Morti i genitori nell'arco di poco tempo, Quinta è stata costretta a lasciare l'istituto di suore e, grazie all'interessamento di una dama di carità di Jesi, è stata ammessa a frequentare un corso di chef dal quale è uscita brillantemente prima, mi è stata raccomandata a un mio amico ed è qui." Gisèle: "Vediamo quello che ci ha preparato per cena." Tagliolini al sugo di maiale, coscia di tacchino disossata e farcita, scaloppine al marsala, torta al limone (una delizia), frutta do stagione ed un caffè freddo skecherato. "Niente male, fammi conoscere questa meravigliosa regina della cucina."Quinta era alta un metro e sessantacinque, dimostrava meno dei suoi venticinque anni, capelli neri a caschetto, occhi di un nero profondo, nasino delizioso, bocca carnosa, collo eburneo. Una particolarità era vestita di nero, d'estate non doveva essere il massimo della comodità. Alberto interpretò lo sguardo perplesso di Gisèle: "Quinta è orfana dei genitori, è costume dalle sue parti portare il lutto a lungo. Gisèle, come suo stile, voleva prendre in mano la situazione: "Mio caro sono costretta a farti uno sgarbo, il fratello di mio marito è proprietario di un ristorante, giusto ieri mi ha domandato se conoscevo un bravo chef dato che il suo si era licenziato. Quinta fa al caso suo ma devo cambiarle il nome, farebbe ridere tutto il personale." "Scusa ma ti rendi conto che io..." "Hai dimenticato che ti sei proclamato mio schiavo, comportati da tale! Anselmo portaci a terra!" L'interessato volse lo sguardo al suo datore di lavoro il quale voltò le spalle, la sua mossa fu interpretata come affermativa. Gisèle dimostrava un'allegria esagerata, presentò Quinta a suo fratello e decise che la cuoca avrebbe dormito nel suo cottège, doveva avvisare il buon Salvatore. "Dove sei?" Attraverso il telefonino apprese che la sua metà era ospite su quella specie di transatlantico ormeggiato al largo dell'isola, la padrona, titolare di una nota ditta di cosmetici, l'aveva praticamente prelevato a Panarea per fargli passare la serata sul suo yatch e quindi non  era disponibile, tanto meglio. "Ti voglio far visitare Panarea by nigth" e la condusse sino all'altro capo dell'isola, panorama meraviglioso, i sentieri erano illuminati dalla luna dato che nell'isola l'energia elettrica era erogata solo all'interno delle abitazioni. Quinta non  aveva profferito verbo. "Amica mia, dammi del tu e raccontami qualcosa di te, Alberto mi ha accennato qualcosa, vorrei sapere di più." "Per ora sono in imbarazzo, forse quando saremo a casa..." Il viaggio di ritorno fu particolare, Gisèle aveva cinto la vita della ragazza con un suo braccio, sembravano due fidanzati, il perchè non riusciva a spiegarlo nemmeno a se stessa. "Intanto facciamoci una doccia, l'aria era umida, sento il bisogno di rinfrescarmi, non penso che ti vergognerai se ci laviamo insieme..." Silenzio da parte di Quinta interpretato dalla padrona di casa come un assenso.Quinta ci mise del tempo prima di raggiungere Gisèle sotto la doccia e si mise di spalle, la padrona di casa prese ad insaponarle la schiena ma, nel farlo, provò una sensazione strana, mai percepita prima con una donna, un erotismo prorompente che la portò a baciarla sulla bocca per poi scivolare sul seno ed infine su un fiorellino caldo, delizioso, pulsante. Quel rapporto finì a letto lasciando ambedue senza forze. La mattina: "Va da mio fratello, stasera ci rincontreremo, abbiamo tante cose da dirci..." La loquacità non era una peculiarità di Quinta che le volse le spalle sempre vestita di nero. Gisèle si ripropose di andare presso una boutique per acquistarle vestiti colorati e allegri. Durante il giorno Gisèle si sentiva spaesata, confusa, parlava con la gente in maniera automatica senza ricordare quello che diceva, il suo sorriso era sparito dalle labbra, alcuni clienti se ne accorsero e glielo fecero notare. Altra novità: Salvatore era costretto a rimanere a bordo del transatlantico, Lucylle lo voleva assolutamente con lei per tutto il soggiorno al largo dell'isola. Particolari: la belle femme cinquantenne capelli color viola, fisico da trentenne supportato da creme e massaggi, vizi sessuali tanti e tutti sui generis, fra l'altro amava la mano penetrante! Salvo sistemato, Gisèle pensò a se stessa, cosa sarebbe successo al rientro di Quinta, per la prima volta nella sua vita si sentiva vuota, senza idee... La situazione prese una piega inaspettata: Quinta rientrò completamente cambiata: aveva fatto amicizia nel suo nuovo ambiente, era allegra, sorridente,sfiorò  una guancia della padrona di casa con un fuggevole bacio e poi sotto la doccia, stavolta da sola. Al rientro in camera con indosso turbante sui capelli, e accappatoio propose a Gisèle di raccontarle della sua vita passata. Lasciata la scuola delle suore aveva preso a frequentare un corso di cucina la cui responsabile era un quarantenne non sposata, piuttosto legnosa e soprattutto imperiosa nei suoi atteggiamenti. Aveva fatto escludere dal corso due allieve secondo il suo dire non adatte per quella professione ma Quinta si accorse ben presto che il motivo era ben altro. Una notte la cotale si presentò nella sua cameretta significando che non riusciva a dormire per il gran caldo (era luglio) e si spogliò completamente. Quinta dapprima si era spaventata poi il saggio spirito contadino, ereditato dai suoi, le fece capire come stavano le cose, di malanino accettò le avances della signora (peraltro quotidiane) ed entrò nel mondo del sesso da una porta particolare senza aver mai conosciuto un maschietto. Alla fine del corso, raccomandata dal proprietario del terreno dove avevano lavorato i suoi, prese il posto del dimissionario chef sull yatch di Alberto M., fine della storia. Gisèle si era affezionata alla nuova amica, le avrebbe presentato qualche maschietto, per la prima volta forse le avrebbe prestato Salvo, perchè no, a modo suo voleva bene a suo marito, le svicolate reciproche non avevano intaccato il loro amore. Chi non  ci aveva guadagnato nulla era proprio Alberto rimasto senza chef ed a bocca asciutta per quanto riguardava il sesso, quella sveltina gli era rimasta nella mente ma avrebbe voluto molto di più. Ritornando a terra aveva provato delle avances con Gisèle col risultato di beccarsi una bella risata ed un bacino sulla guancia che sapeva tanto si presa in giro. Per sua fortuna la situazione cambiò nel breve tratto di una settimana: la signora proprietaria della corrazzata salpò per altri lidi, Salvo, di nuovo a terra, apprese la sua nuova situazione familiare alla quale di buon grado e con immenso piacere si adeguò col nulla osta sia della consorte che di Quinta a cui non dispiacque la novità. Gioco forza Gisèle dovette cambiare residenza per non fare da chaperon alla nuova coppia e chiamò Alberto al quale non parve vero di accettare la proposta di Gisèle di installarsi per un pò a bordo del suo yatch. Dopo cena (lo chef era stato sostituito da un marinaio non altrettanto bravo) ci fu il momento delle confessioni reciproche: Gisèle mise al corrente Alberto delle sue iltime vicende suscitando lo stupore  (ti si legge in faccia) di un Alberto frastornato e forse un pò puritano ma quando giunse al racconto del loro primo rapporto fisico : "Allora quello zozzone di mio marito mi ti ha concesso senza il mio parere... ecco perchè mi son fatta male, andiamo in camera e fammelo vedere!"  Alberto si sentì strumentalizzato ma chi se ne fregava; in camera bastarono pochi tocchi acchè ciccio si analberasse in tutta la sua maestosità. Gisèle smise di ammiralo e se lo infilò in bocca sin quando la sentì riempirsi di un torrente in piena ma presto pensò ad accontentare la sua cara gatta ed anche  il suo buchino posteriore con un pò di fatica, fu talmente strapazzata a tal punto da dichiararsi vinta: "Basta, mi hai distrutta!" A mezzogiornio inoltrato Anselmo preoccupato del silenzio proveniente dalla cabina del suo capo, timidamente bussò alla porta: "Signore tutto bene?" Con voce ancora impastata dal sonno: "Si Anselmo portaci qualcosa da mettere sotto i denti, sono affamato!" Tascorso il mese di agosto tutti ai propri posti: Alberto rientrò nella sua fabbrica di scarpe, Quinta ebbe rinnovato il contratto di chef sino ad ottobre e l'anno successivo da aprile ad ottobre. Nella casa dei coniugi F. ritornò la calma dopo la tempesta, una bella tempesta!