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Racconti di Alberto Mazzoni

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  • 17 febbraio alle ore 15:53
    CASSA DI RISPARMIO DI JESI

    Come comincia: Ferdinando Pugnoforte era un funzionario della Cassa di Risparmio di Jesi in quel di Ancona, in  pensione per limiti di età preferì ritornare a Roma, suo luogo di nascita dove i genitori, deceduti erano proprietari di un attico in via Delle Rimembranze. Fra lui ed i parenti della consorte, Rossella Cipriani non v’era molta simpatia anzi un’antipatia totale per motivi finanziari. La signora aveva ereditato da uno ‘amico’ di sua madre un bel pó di soldi quantificabili in ottocento mila €uro ma si era ben guardata dal dividere la sua ricchezza coi parenti intestandola al marito, la causa? Alcune battute poco felici sulla moralità della congiunta.  Un escamotage in banca per fare intestare la somma al marito., niente ai parenti. Altro motivo di contrasto, Rossella da piccola era stata vessata da due cugini, oggi si direbbe stalking. A Roma Nando sembrava rinato, forse l’aria della capitale o quello spirito un po’ scanzonato dei suoi abitanti avevano risollevato il suo umore ma un evento tremendo lo aveva fatto precipitare nel più grande dolore: la improvvisa morte di Rossella, un tumore fulminante non le aveva dato scampo. Dopo i funerali ed il trasporto della bara al Verano Ferdinando si era chiuso in casa, non aveva più rapporti esterni, leggeva solo qualche giornale acquistato dalla cameriera tuttofare Rosilde Proietti. Nel ‘Sole 24 ore’ apprese che il la Cassa di Risparmio di Jesi era stata inglobata dalla Banca delle Marche  i cui conti erano divenuti in rosso. Con un atto di liberalità regalò ai componenti del suo vecchio Istituto di Credito cinquantamila €uro ricevendo dagli interessati molti ringraziamenti. Malgrado gli incoraggiamenti di Rosilde Ferdinando si stava lasciando andare giorno per giorno, andava a letto non prima delle due di notte, si alzava  tardi, niente barba rasata, in giro per casa in pigiama, il buon vitto romano della cameriera appena assaggiato, i classici sintomi della depressione. Il dio Mercurio suo protettore (Ferdi si sentiva più vicino mentaalmente al paganesimo che alla Chiesa Cattolica) provvide a scuoterlo psicologicamente con un avvenimento: Rosilde separata dal consorte residente a Palermo ben volentieri aveva accolto la richiesta della figlia  Isabella Pandolfi  di venire a Roma. La ragazza ventenne  faceva onore al suo nome, mora, piuttosto alta, occhi color oro, corpo da modella insomma un gran pezzo di gnocca per dirla alla emiliana.  Diplomata  dal liceo scientifico era venuta volentieri a Roma per sfuggire alla gelosia paterna che le impediva di uscire la sera con i compagni di Università per passare con loro una serata in un discoteca. Una liberazione per lei che si adeguò alle abitudini romane ma con una sola limitazione: la poca disponibilità finanziaria, conseguenza non era ben vestita. Ferdinando affrontò l’argomento con Rosilde che comprese che era la buona occasione per lei e per sua figlia di riempire il loro portafoglio. “Dottore che ne pensa di scarrozzare mia figlia in via del Corso per fare acquisti per il suo guardaroba, se non se la sente di guidare Isabella ha la patente. Finalmente un sorriso da parte di Ferdinando. Insieme a Isa si recò in garage e le consegnò le chiavi della sua Maserati Ghibli. Isabella all’inizio posò un piede leggero sull’acceleratore poi prese confidenza e via a velocità sempre maggiore. “Cara che ne dici di moderare la velocità!” “Scusi dottore ma avere sottomano un gran turismo…mio padre ha una vecchia Cinquecento Fiat.” Posteggiata la Ghibli all’inizio di via del Corso insieme al dottore entrò in un negozio di abbigliamento.  provò vari vestiti, camicette e biancheria intima, alla padrona: “Mio padre le pagherà la merce che ritireremo  più tardi, che ne dici papi?” “Mò son diventato genitore, è una nuova esperienza, non ho figli.” Il negozio successivo aveva in esposizione tante scarpe dallo stile diverso ma tutte bellissime. Stessa tiritera con il proprietario come per quella dei vestiti. “Dottore si offende se la chiamo papino?” “Vada per il papino mi puoi chiedere qualsiasi cosa.” Ferdinando si era sbilanciato, la baby era bellissima e lo sarebbe stata di più con i nuovi vestiti e scarpe. Dopo l’uscita dall’ultimo negozio Isa riprese posto insieme a Ferdi sulla Maserati sul cui parabrezza spiccava il foglietto di una contravvenzione per divieto di sosta, Nando se lo mise in tasca senza fare commenti, era prevedibile. All’arrivo sotto casa dell’auto apparve Rosilde cui uscirono gli occhi fuori dell’orbita. “Dottore chissà quanto avrà speso!” “Ho pagato con la carta di credito, non lo so.” Bugiardo, lo sapeva benissimo ma per in testa aveva maturato un certo disegno sessuale. All’ora di pranzo Rosilde superò se stessa, Ferdi al contrario del solito fece onore al cibo.  era rimasto solo con Isabella, con una scusa Rosilde era sparita dalla circolazione. “Dottore vorrei visitare il suo appartamento.” Proposta accettata ma dammi del tu e chiamami Ferdinando, Ferdi o Nando come preferisci.” L’arredamento dell’attico fu  apprezzato dalla  ragazza: “I tuoi genitori avevano molto gusto anche se un po’ antico, mi piacerebbe dormire nel letto a baldacchino.” “Nessuna problema dopo cena sarai accontentata.” Il verbo dormire usato da Isabella aveva ben altro significato, la baby una volta nella camera da letto di Ferdy andò in bagno e tornò in camera in costume adamitico, uno spettacolo che in passato avrebbe fatto aumentare di volume ‘ciccio’, ora, purtroppo nessun effetto, il coso non ne voleva sentire di alzarsi. Isabella  comprese la situazione, non volle mettere in imbarazzo Ferdi: “Caro non ti preoccupare troveremo un rimedio, intanto che ne pensi di baciarmi il fiorellino?” L’interessato aderì alla richiesta e riuscì a portare all’orgasmo Isabella che lo baciò in bocca, dopo un sonno ristoratore il giorno dopo Ferdi per superare il suo problema andò in farmacia  ed acquistò  delle  pillole tipo Viagra, purtroppo nessun effetto. “Caro c’è sempre una soluzione per tutti i problemi esclusa la morte, lasciami pensare…” La mente di Isabella partorì l’idea di realizzare una festa nell’ampio salone del padrone di casa, avuto il suo assenso invitò un gruppo di amici anticonvenzionali conosciuti a scuola prima del trasferimento a Palermo.  Sabato alle diciannove pian piano giunsero giovani uomini e donne la maggior parte abbigliati in maniera anticonvenzionale (c’erano tutti i sessi). Un CD alla volta, tutta musica brasiliana scaldarono l’ambiente al punto tale che due invitati uomo e donna prima presero a baciarsi in bocca poi la signorina si esibì in un pompino, in seguito   appoggiando le mani sul divano si mise alla pecorina con entrata del suo partner nella  chatte. Ben presto furono imitati da altre coppie, Ferdi provvide a chiudere gli scuri della finestra e con grande piacere si accorse dell’alzata suo ‘pennone’ come non gli accadeva da tempo,  aveva scoperto essere diventato un guardone, un chuckold per dirla all’inglese. Lì per lì non volle imitare i forsennati del sesso anche se Isabella sarebbe stata disponibile, procrastinò le sue performances ad un secondo tempo, non voleva dare spettacolo. Un futuro pieno di soddisfazioni sessuali per lui: guardare  Isabella che ogni volta provava nuovi partner mentre suo marito si masturbava, vissero a lungo…

  • 16 febbraio alle ore 20:41
    ALBERTO IL DETECTIVE

    Come comincia: Alberto Manzoni (nessuna parentela col celebre scrittore) apparteneva alla Polizia Tributaria di una città lombarda, rivestiva il grado di  Luogotenente, specializzazione: verifiche tributarie. Era stimato dai superiori di grado sia per la sua competenza professionale che per la correttezza in servizio. In passato alcuni suoi colleghi avevano visto il ‘sole a strisce’ per aver incassato tangenti. I cotali, oltre a dimostrarsi disonesti avevano peccato di ingenuità, avevano intestato beni immobili a loro stessi ovvero a parenti stretti. A trentotto anni, ancora scapolo per libera scelta aveva affittato un monolocale per evitare di dormire in caserma e dover sopportare i rumori tipici, vitto  alla mensa del Comando. Il motivo era anche un altro, voleva poter essere libero di invitare a fargli ‘compagnia’ qualche signora o signorina che aveva modo di conoscere durante i servizi. In giro per la città soprattutto quando indossava la divisa,  grazie anche al suo metro uno e ottanta riusciva ad attirare l’attenzione di qualche lombarda disponibile. Talvolta si recava a casa delle interessate, più spesso nel suo rifugio. Era entrato in confidenza col portiere dello stabile dal classico nome lombardo di Ambrogio. Una mattina Alberto, dopo una notte passata con una milf (signora non più giovanissima ma finanziariamente generosa), nel transitare dinanzi alla guardiola vide il portiere con la testa fra le mani. “Ambroes che problemi hai?”“Beatt luu che nò ha fioeu!” “Non mi dire che hai di nuovo la moglie incinta…allora proprio non sai  scopare, tieni cinquanta Euro, comprati tanti preservativi!” Il portiere era cattolico osservante come pure la consorte, ora i pargoli avrebbero raggiunto il numero di cinque! Si avvicinavano la vacanze di Natale, in Lombardia la nebbia era di casa, Alberto preferiva la pioggerellina romana, ottenne trenta giorni di licenza, si ‘imbarcò’ sulla vecchia sua Giulia con cui aveva percorso tanti chilometri. Affezionato al marchio Alfa Romeo avrebbe voluto acquistare una  ‘Stelvio’ ultima nata in casa A.R. ma il prezzo era superiore alle sue disponibilità finanziarie. Diretto a casa sua nella capitale, partì dopo pranzo quando la nebbia aveva lasciato il posto a qualche squarcio di sereno. Stava arrivando alla sua abitazione in via dei Serpenti quando, fermo ad un semaforo fu tamponato da un’auto. Sceso dalla Giulia, accertò lievi danni al posteriore alla sua auto, alla guida dell’auto investitrice, una Volvo 60, una un uomo di mezza età che stava quasi piangendo. “Non posso fare denunzia alla mia assicurazione, è il terzo incidente che provoco in un mese, non mi rinnoverebbero la polizza,  rischio anche il ritiro della patente. Questo è il mio biglietto da visita, faccia lei.” I danni sono lievi, nessun rimborso, sono un Luogotenente della Polizia Tributaria vada pure.” “Mi venga a trovare in ufficio.” Arrivato a casa grandi feste da parte della madre Lucrezia e della nonna Ottavia (Era l’ottava di otto figli). “Mamma stai diventando una palla, guarda tua madre a ottant’anni un figurino.” “Sono magra come un uscio” La vecchia parlava col classico accento e dialetto viterbese, era nata e vissuta a Grotte di Castro dove aveva insegnato lingue alle scuole medie sino al giorno dell’invio in pensione. Alberto cercò di rintracciare dei vecchi compagni di scuola, nessuno dei loro cognomi risultava nell’elenco telefonico. Stanco dei pranzi e cene materni  prese una decisione draconiana: ‘Domani digiuno assoluto.’ Scese in strada, salì in macchina e, aprendo il cassettino del cruscotto rinvenne il biglietto da visita consegnatogli dall’investitore della sua Giulia. ‘Cav. Ermanno Colombo – Agenzia di Investigazioni Private – ‘Le Orme’ – via Urbana n.21 – Roma. Alberto pensò di andare a trovare il cavaliere, raggiunse la via Urbana, posteggiò, citofonò al numero 21. Voce di donna: “Desidera?” “Il cavalier Colombo, ho un suo biglietto da visita. “ All’apertura della porta d’ingresso una bruna alta, gradi occhi, sicuramente una sud americana. Nel frattempo si era appalesato il titolare: “L’aspettavo, mi fa piacere che sia venuto, venga nel mio ufficio.” “La vedo più rilassato, forse l’aria natia?” “Proprio così purtroppo non ho trovato nessuno dei vecchi compagni di scuola.” “Se ne farà di nuovi, le confido che mi piacerebbe associarlo al mio studio, gli anni  cominciano a pesarmi e poi mi farebbe comodo avere uno specialista in materie tributarie, io e mia figlia Isabella, laureata in giurisprudenza, unitamente a Daiana Da Silva una brasiliana, trattiamo i soliti argomenti: a richiesta dei clienti solite indagini  ed  accertamenti i soliti  per un investigatore privato, mi manca però una persona pratica di materie tributarie, lei sarebbe la persona adatta.” “Lasciare il certo per l’incerto…” “Le posso assicurare che non le mancherebbe il lavoro ed il guadagno, la mia agenzia gode di buona fama, ho risolto casi complicati, ci pensi, la invito a pranzo.” “Cavaliere mia madre mi sta facendo diventare un porcellino, per oggi ho deciso un digiuno totale.” “Allora l’invito è per domenica prossima a casa mia, abito qui vicino in via Arenula 65.” Alberto seguitò a fare il turista per Roma, erano sorti nuovi quartieri che lui non conosceva, ma la vecchia Roma era sempre là. Passando vicino al Colosseo rammentò quando studente del liceo scientifico in via Cavour faceva ‘sega’ a scuola e con i suoi compagni  si recava al  vicino Colosseo, verso sera rientrò a casa.  “Ero in pensiero per te, sarai affamato!” Inutile spiegare alla genitrice che ancora doveva digerire i passati pasti, si sdraiò sul divano dinanzi al televisore e si addormentò. Si svegliò la mattina al caldo di due coperte, la madre aveva esagerato con le premure. “Mamma mi hanno offerto un posto di lavoro a Roma, sono indeciso…” “Chi lascia il lavoro vecchio per il  nuovo sa quello che lascia ma…” “Ho capito, sei una conservatrice, deciderò da me.” Alberto si presentò a pranzo la domenica mattina a casa del cavaliere in via Arenula, un mazzo di fiori bianco per Elisabetta la padrona di casa, un mazzetto di violette per la figlia Isabella, restò a mani vuote Daiana.  “Scusa, ho dimenticato  la tua presenza, ti ricompenserò con un passaggio sulla ‘Stelvio’ che intendo acquistare con i soldi dell’ingaggio del cavalier Colombo!” “Benvenuto fra di noi, domani stesso potremo andare dal concessionario dell’Alfa Romeo mio conoscente.” Alberto fu fortunato, trovò una ‘Stelvio’ color rosso con tutti gli optionals, una meraviglia.  Provvide ad inoltrare al suo Comando di Milano la domanda di invio in pensione allegando tutti i documenti necessari, dopo una settimana gli giunse a casa il Foglio di Congedo, in fondo gli dispiaceva aver abbandonato la divisa ma ormai… Si installò nell’ufficio del cavalier Ermanno dove trovò per lui una scrivania in aggiunta a quella del titolare che: “Anche se non penso ce ne sia bisogno voglio illuminarti sul nostro lavoro: prove scritte e fotografiche richieste dai clienti, accertamenti sui comportamenti dei dipendenti e in generale di ogni persona, separazioni legali, affidamento dei figli, assenteismo in servizio, investigazioni anche in ambito penale insomma tutte le indagini possibili ed immaginabili sempre nell’ambito della legalità, ad alcuni miei colleghi hanno ritirato la licenza per loro comportamenti scorretti, ed ora visione delle pratiche in sospeso.” Alle tredici pranzo nella vicina trattoria dove la sora Lella si fece onore, Alberto assaggiò metà delle abbondanti razioni di ogni piatto. Al tavolo erano in quattro, Alberto poté dedicarsi all’esame delle due dame: Isabella aveva un bel viso da adolescente, non dimostrava i suoi trenta anni, capelli castani come pure gli occhi, seno non eccessivo, gambe affusolate. La brasiliana  Daina aveva tutte le caratteristiche delle donne della sua terra, lunghi capelli neri sparsi sulle spalle, bel viso con grandi occhi, seno prorompente, classico sedere e gambe chilometriche, coi tacchi superava in altezza. Alberto che  si rammentò della promessa fattale e la invitò  a fare un giro con la Stelvio. “Dove preferisci che vada?” “Fuori Roma, in campagna, io sono nata campagnola, il mio paese Azul si trova vicino Buenos Aires.” Daiana si era abbigliata tipo sfilata del Carnevale di Rio, era molto appariscente, fece un certo effetto a ‘ciccio’ che fu tacitato dal ‘titolare’. La vicina di macchina se ne accorse, fece finta di nulla. Giunti in un spiazzo lontano dal traffico Alberto fermò la Stelvio, si accorse che Daiana aveva un’espressione particolarmente triste. “Voglio svelarti il mio segreto, sono un trans, è la tragedia della mia vita. I miei genitori non hanno accettato sin dalla mia nascita questo mio stato, sono stata allevata in un orfanotrofio dalle suore che mi hanno fatto studiare sino al diploma di liceo classico, ho imparato oltre al portoghese anche l’inglese e l’italiano. Sono giunta in Italia per un caso fortuito, il cavalier Colombo era a Rio del Janeiro in vacanza a casa di un suo parente, il dottor Gabriel, ero la baby sitter dei suoi figli. La polizia brasiliana al contrario di quanto si possa credere non è tenera con  i trans, chiesi al cavalier Ermanno di portarmi con sé in Italia. Il dottor Gabriel acconsentì e tramite un amica pure lei trans impiegata al Ministero ottenni un passaporto in cui risultavo donna. Ho imparato la professione di detective, la mia nazionalità mi è utile per indagare in certi ambienti particolari, non mi posso dire felice ma almeno sono serena.” Daiana stava piangendo, Alberto preso da compassione la abbracciò ma ‘ciccio’ sempre all’erta si alzò in tutta la sua altezza, fu introdotto in una bocca caliente con ovvia conseguenza, Daiana fece il pieno di ‘vitamine’. La cosa non finì lì, Alberto penetrò nel popò della brasiliana che sfoderò una battuta amara: “Scusa se non ti faccio entrare in fica!” Al ritorno in ufficio Isabella li ‘sgamò: “Belli di zia vi si legge in faccia!” “Sento un po’ d’invidia nel tono tua voce!” “Se voglio un uomo ne trovo quanti ne voglio, andate da mio padre che ha un diavolo per capello…” “Cavaliere…” “Lascia stare i titoli e dammi del tu, tramite un amico sono venuto a conoscenza che domani avrò una visita della Guardia di Finanza, controlla le mie carte!” “Alberto di mise al lavoro, accertò un disastro nella contabilità, guardò in viso Ermanno che comprese.”Cercherò di tappare i buchi, la tua contabilità è un ginepraio, mi ci vorrà tutta la notte per dargli una sistemata.” Alberto lasciò un biglietto sulla scrivania di Ermanno ‘Penso di essere riuscito a regolarizzare la contabilità in meglio possibile, vado a casa a riposarmi, se arrivano i miei ex colleghi chiamami.” Arrivò una pattuglia al comando di un Luogotenente, Alberto avvisato giunse in ufficio dopo una mezz’ora, si presentò all’ex collega che per caso era un suo compagno di corso, la cosa facilitò di molto la verifica, Cesare Mattioli, questo il suo nome, sorpassò su tante  infrazioni, stilò un verbale con cui furono constate solo piccole omissioni.  A casa sua, dopo due giorni, il Natale era vicino, giunse un cestino grossissimo contenente dolci, un classico panettone,  cioccolato e due bottiglie di spumante.  Isabella abbracciò Alberto: “Non so come sarebbe finita senza il tuo intervento!” “Vorrei una ricompensa fattiva…” Alberto era stato chiaro ma aveva messo in crisi la damigella che pensava alla liaison fra Alberto e Daiana. Non se ne fece nulla, rientrando a casa arrabbiato: “Mammina pensi solo a mangiare, immagino il menù per le feste, da domani tutto cambia: pane e pasta solo integrali, grandi contorni di insalata senza sale, con poco olio e tanto succo di limone, molto pesce soprattutto quello azzurro, niente carne rossa, solo pollo e coniglio, condimenti pomodori semplici, per frutta solo mele quelle verdi e kivi.” A Lucrezia venne da piangere, che era successo a suo figlio, quel tono imperioso, tuttavia seguì i suoi ‘ordini’. Nonna Maria si espresse in latino. “Ab hodie nova incipit vita!

  • 16 febbraio alle ore 18:23
    LE 'SIGNORINEì' DISOCCUPATE

    Come comincia: Che il Covid 19  stia causando guai in tutto il mondo è cosa nota, ‘de quien es la culpa’? Sono state avanzate una molte  ipotesi, prime fra tutte i pipistrelli che in passato erano classificati mammiferi benefici in quanto mangiano insetti nocivi per l’uomo, oggi sarebbero trasmettitori del virus alla specie umana. Ci sono altre teorie, quella più accreditata è che il virus sia ‘scappato’ dai laboratori cinesi o addirittura che i cinesi stessi lo abbiano volutamente diffuso nel mondo fatto sta che il questo virus sta mietendo molte vite umane oltre a mandare in tilt l’economia mondiale per la chiusura di molte fabbriche e fine delle import- esport fra paesi con conseguente  disoccupazione. C’è una categoria particolare colpita dal virus cui pochi hanno pensato: le prostitute. Si quelle gentili ‘signorine’ come erano appellate nelle case di tolleranza, attualmente prestano la loro ‘opera’  per strada nei confronti di persone timide o di mariti insoddisfatti. Prima dell’inizio della crisi Anabela rumena, Analisa russa, Angelica brasiliana, Audrey francese,  Ivana croata e Iolanda romana erano peripatetiche, d’inverno vicino a fuochi accesi per riscaldarsi e d’estate in desabijè. Si avvicinavano alle macchine  dei maschietti in cerca di ‘compagnia’, mercanteggiavano il compenso e,  in caso positivo entravano in auto e  ‘esprimevano’ al meglio la loro professione. Le sei si erano conosciute ‘al lavoro’; spinte dalla comune crisi di clienti avevano deciso di riunirsi in ‘cooperativa’ in casa dell’italiana che abitava in una villetta  in una traversa della via Appia a Roma. Iolanda era la più fortunata, aveva ereditato la villetta da un anziano affezionato cliente che era morto d’infarto mentre…Fra le carte del signore deceduto i Carabinieri, intervenuti sul posto per le indagini di rito avevano rinvenuto un testamento olografo, Iolanda unica erede. Il possesso dell’abitazione con parco e giardino ed una grossa somma in banca erano state rivendicate da una nipote del defunto senza successo: “Quel coglione di mio zio s’è fatto infinocchiare da una troia!” La nipote citata in Tribunale da Iolanda (l’ingiuria era stata effettuata dinanzi alle sue compagne) fu condannata dal giudice al pagamento della somma di €uro cinquemila, oltre al danno anche la beffa! Come inizio tutto bene, Iolanda e le altre cinque signorine si erano installate nelle varie camere, tutte con bagno, i locali sembravano fatte su misura per le loro ‘esigenze’. La mattina seguente Iolanda riunì le colleghe e: “Come potete immaginare ci sarà sempre qualcuno o qualcuna cui ‘prude il culo’ e ci denunzierà per prostituzione, due di voi potrò farle risultare come collaboratrici domestiche alle mie dipendenze, le altre tre…” Le signorine parlavano tutte l’italiano alla meno peggio ma non era la lingua che interessava Iolanda ma il lavoro che ufficialmente  dovevano esplicare Angelica, Audrey e Jovanka. La francese era la figlia di una sarta che operava in un paesino della Bretagna, da piccolina aveva imparato a cucire, era diventata brava nel suo lavoro, a sedici anni sua madre fu uccisa dall’amante per gelosia. La ragazza fu preda di un magnaccia che l’avviò alla prostituzione, il cotale fu incarcerato ma Audrey dovette allontanarsi dal luogo di residenza, tutti la conoscevano come prostituta. Disperata prese il primo treno che gli capitò alla stazione, si ritrovò in Italia, ormai la sua sorte era segnata ma gli era rimasta la propensione per il lavoro di sarta. Fuori della villetta fece appendere un cartello con la scritta ‘Audrey - abbigliamento femminile – haute couture.’ Iolanda con la Mini acquistata di seconda mano condusse Audrey al centro in una libreria dove  acquistarono varie riviste di moda che sarebbero servite ad Audrey per copiare i modelli più in voga. Per curiosità alcune signore si presentarono alla ‘sartoria’, una  di loro ordinò due vestiti uno stile giapponese ed un altro in stile francese. Lasciò il suo nome: Lidia Carboni ed un acconto di cinquecento Euro, buon inizio. Dopo quindici giorni la signora Lidia in seguito ad invito telefonico di Audrey si presentò in sartoria, versò altre cinquecento Euro e: “Gentile signorina ho un problema, sono diciamo vedova, mio marito…lasciamo perdere, sono ricca di famiglia, la mia preoccupazione sono i miei due figli Giulio Cesare e Matilde Adelaide, il loro doppio nome una fisima di mio… del mio ex  marchese di casato ma puttaniere incallito…” La signora si era messa a piangere, intervenne Iolanda: “Signora anche se non ho figli posso comprendere il suo stato d’animo, se vuole resti con noi a pranzo, saremo in cinque, con noi abitano anche altre due mie amiche cuoche e cameriere Anabela rumena e Analisa russa, il menù sarà vario, penso che la compagnia le servirà per rinfrancarsi.” “Telefono al mio maggiordomo penserà lui a sistemare Giulio Cesare ed Matilde Adelaide.” Iolanda in vena di confidenze, a fine del pasto mise al corrente Lidia della loro storia pregressa, Lidia non solo non fece commenti ma fece degli apprezzamenti favorevoli per le sei ex prostitute che avevano scelto un loro lavoro dignitoso. Quale era il guaio cui aveva accennato Lidia? “I miei due figli gemelli si …si sono scambiati di sesso, Giulio Cesare è piuttosto femmineo, Matilde Adelaide mascolina, che può essere avvenuto? Io sono una donna diciamo normale, il mio ex un puttaniere incallito, come sarà il futuro dei miei figli?” “Cara Lidia, permettimi di darti del tu, io e le mie amiche siamo o meglio eravamo preparate in…altri campi. Vorrei consultare un medico sessuologo mio amico Clemente Bosio per qualche consiglio in merito, domenica per il pranzo porta a casa mia i tuoi pargoli, saremo in dieci, che ne dici?” “Per risolvere i miei problemi farei di tutto…” Non riuscendo a trovare altro lavoro Angelica e Jovanka si erano fatte assumere da un ditta che effettuava pulizie nei locali  pubblici, in fondo erano felici, avevano un loro stipendio ed una famiglia. Lidia giunse nella villetta di Iolanda alle dodici, al volante della Jaguar X Type  Matilde Adelaide, vicino Lidia, nel sedile posteriore Giulio Cesare. Dopo le presentazioni Iolanda: “Ragazzi con me dimenticatevi del doppio nome, sarete solo Giulio e Matilde.” Poco dopo giunse  il dottor Bosio al volante di una Abarth 695, un bolide da duecento all’ora. “Signore i miei rispetti, sento odore di buon cibo, sono stanco dei pasti della mia trattoria, Iolanda è stata da sempre una raffinata in quel campo, ed anche in altri…” I piatti di portata erano l’espressione culinaria delle varie nazionalità il buon Clemente non si abbuffò, c’era del lavoro per lui. Ricordò che in macchina aveva due bottiglie di Caffè Sport Borghetti, una sciccheria al posto del solito caffè, la bevanda fu molto apprezzata anche dai due fratelli che andarono un pó su di giri. Angelica nostalgica della sua terra d’origine mise sul cd delle musiche brasiliane indiavolate, Clemente abbracciò Matilde si esibì in una danza  seguita da un lento, quello della mattonella. La baby si accorse che  il dottor Bosio si era eccitato, la stava ‘trasportando’ nella camera da letto più vicina, con spogliarello la baby che mostrò un bosco anzi una foresta nerissima e molto folta, in mezzo un clitoride che assomigliava più ad un piccolo pene, molto sensibile che presto la portò prima ad un orgasmo clitorideo e  dopo la ‘penetratio penis’, dopo il rinvenimento del punto G l’interessata cominciò a gridare dal piacere, il tutto giunse alle orecchie delle signore sedute nel salotto. Giulio Cesare era stato rimorchiato da Angelica  che, dopo averlo condotto in camera sua lo fece stendere sul letto. Pian piano lo spogliò, nudo aveva il fisico di un ragazzino.  Prima di mostrarsi senza veli la brasiliana cominciò a fare il solletico sul corpo del ragazzo, poi a baciarlo con la lingua dai piedi alla testa, Giulio Cesare mostrò i primi segni di gradimento, il suo piccolo ‘coso’ pian piano si allungava fu allora che Angelica  gli mostrò il suo ‘bosco’ e poi  il popò molto gradito al ragazzo completò l’opera di seduzione, per la prima volta in vita sua Giulio Cesare aveva visto ingigantirsi il suo sino ad allora piccolo pene,  riempì di sperma la bocca della sua prima amante che nel frattempo aveva provveduto ad infilarselo in ore. Pazzo di felicità ancora nudo andò a dar la notizia a Lidia: “Mamma sono diventato uomo!” “Sono felice per te, vatti a fare una doccia e soprattutto vestiti, mi fai impressione col tuo coso ancora lungo.” In seguito a quell’incontro’ Giulio Cesare e Matilde Adelaide erano molto cambiati, a scuola migliorarono nello studio, trovarono un partner in due compagni di classe.  Per ultimo, ciliegina sulla torta il padre marchese Piergiorgio Aldovrandi si fece vivo con Lidia, era rimasto a secco di quattrini. Fu cacciato in malo modo, dalla ex consorte: “Vai a farti…sovvenzionare dalle tue puttanelle!

  • 16 febbraio alle ore 17:56
    UMORISMO EROTICO

    Come comincia: UMORISMO EROTICO
    L’Universo gira intorno ad un paio di chiappe.
    Un fondo schiena ben fatto è l’unico legame fra arte e natura.
    Ogni donna è seduta sulla sua fortuna e non lo sa.
    Il popò femminile è migliore di tutti i panorami di questo mondo.
    Il culo femminile è insuperabile e sempre lo sarà, è architettura.
    Meglio una donna bassa col culo alto che una donna alta col culo basso.
    Il culo è lo specchio dell’anima.
    Il sedere è laico.
    Il deretano è la parte più eloquente di una donna.
    Oil culo? La vagina dei cattolici.
    Quando vedo il culo di Anna mi vien da piangere. Perché? Perché non me lo da!
    Il culo? Che meraviglia, è tutto un sorriso, non è mai tragico. Non gli importa cosa c’è sul davanti del corpo, si basta. Esiste altro? Chissà forse i seni mah! sussurra il culo, quei marmocchi hanno ancora cose da imparare!
    Il culo? Due cose gemelle in eterno dondolio. Va da solo con cadenza elegante nel miracolo di essere due in uno, si diverte per conto suo, a letto si agita, montagne che si innalzano, scendono, onde che si  battono su spiagge infinite.
    Il culo sorride, è felice nella certezza di essere e di tondeggiare, sfere armoniose.
    Sfere eccitanti in cui  rifugiarsi nei momenti tristi.
    Il sesso, le cosce, le chiappe ecco la vera religione, la sola idea politica, la vera padrona dell’uomo.
    Password? Stocazz’. Non è abbastanza lungo.
    Ho fatto la notte in bianco…domani la farò al sugo.
    Vesto sempre di nero così sarò pronto…
    Cerchi un amico? Scrivimi. Cerchi una risata? Chiamami. Cerchi soldi? ….’Questi numero non è al momento raggiungibile.’
    Nella vita non è importante con chi vai ma con chi vieni.
    Finché c’è fica c’è speranza.
    Acqua fresca, vino puro, fica stretta, cazzo duro.
    Domanda. Le cinesi hanno la fica a mandorla?
    A ottanta anni lascia la fica e datti al vino.
    Sia sempre benedetta la patata, fritta, lessa ma soprattutto bagnata.
    Vicino alle patate non piantate i piselli, diventerebbero duri!
    ‘Cerco la fica, lascia un messaggio a questo numero.’ Risposta: ‘Pirla cerchi la fica nel cesso degli uomini!’
    La fica è come un fiore, col tempo perde i petali ma non l’odore.
    Il portiere più forte del mondo? La fica, para contemporaneamente due palle e fa piangere il centravanti.
    La bocca parla, la fica si fa i cazzi suoi.
    La mamma sta facendo la doccia, Pierino: ‘Cos’è quella cosa che hai fra le gambe?’ ‘Una spazzola’. ‘Il babbo ce l’ha anche col manico.’
    La differenza fra la bocca e la fica? La bocca parla sempre di tutti, la figa si fa i cazzi suoi.
    Due amiche teen: ‘Hai visto la mia cosina ha già i peli.’ ‘La mia mangia già le banane.’
     
     
     

  • 16 febbraio alle ore 16:39
    AVVENTURE EOLIANE

    Come comincia: AVVENTURE EOLIANE
    Da buona eoliana Rosalia Famularo era molto attaccata alla sua terra di origine, Stromboli isola diventata famosa allorché il regista  Rossellini vi aveva girato un film e si era innamorato di Ingrid Bergman la protagonista, l’aveva sposata cornificando Anna Magnani che aveva giurato eterna vendetta nei suoi confronti. La vita di Rosalia era stata contrassegnata dalla sparizione misteriosa di suo padre Bartolo il cui cabinato ‘Il Piacere’ era stato trovato all’ancora nel vicino  isolotto Strombolicchio senza nessuno a bordo. Gli isolani avevano avanzato le ipotesi più bizzarre: fuitina con una turista conosciuta durante l’estate, rapimento e ‘ammazzatina’ da parte di un marito cocu (Bartolo godeva fama di essere un ‘tombeur de femme), arruolamento nei servizi segreti… Dopo un po’ di tempo la notizia non fece più notizia. La figlia Rosalia (Lia) era troppo piccola di età per ricordare l’episodio, sapeva solo di essere orfana di padre. Per sua fortuna la madre Laura  (Lalia) Cucinotta era ricca di famiglia. Lia era cresciuta negli agi, aveva frequentato le scuole a Lipari sino al raggiungimento della maturità classica. Studiando letteratura italiana si era imbattuta nel poeta D’Annunzio che, alla fine dell’ottocento aveva scritto il romanzo ‘Il Piacere’, ricollegò lo scritto con il nome del cabinato di suo padre ancorato all’ancora a Stromboli in una spiaggia lontano dal molo. La ragazza si era iscritta alla facoltà di Medicina  all’Università di Messina, aveva vent’anni. Era stata  la mamma ad indirizzarla verso quella facoltà con la speranza che, una volta laureata la figlia prendesse il posto del vecchio dottore in pensione, Nino Cusolito  assegnato a suo tempo a Stromboli quale medico di base. Il sanitario  si  era dimostrato poco efficiente ed inadeguato alle esigenze dei pazienti. Rosalia aveva stretto amicizia con una compagna di corso messinese Carmela Fenech, dietro invito di quest’ultima era andata ad abitare nella  abitazione della collega in uno spazioso attico in via Tommaso Cannizzaro. Lei e la cugina Marilena Serraino, ambedue  studentesse universitarie erano molto differenti in quanto a fisico. Carmela bionda alla Marilin Monroe (con questo soprannome era conosciuta dagli amici), Marilena mora, più alta di statura, fisico  massiccio, grandi occhi molto particolari di un dorato azzurrino, tette e popò alla grande, vita stretta insomma quello che i volgaroni  chiamano comunemente ‘un gran pezzo di ‘f..a’.  Milazzo,  due luglio,  le ragazze in vacanza erano alla biglietteria degli aliscafi, Rosalia chiese di acquistare tre biglietti per Stromboli.  Intervenne Carmela: “Noi due ci fermiamo a Ginostra, me ne ha parlato bene un’amica naturista, io e mia cugina amiamo la libertà, per un po’ di tempo niente luce, televisione e telefonino, dopo Ferragosto potremo tornare al caos di Messina ma per questi giorni: viva la libertà!” Rosalia perplessa non fece commenti, bello il concetto di libertà ma Ginostra era solo una piccola frazione dell’isola, per approvvigionarsi c’era un solo  store ‘da Antonino’ in cui si potevano acquistare solo beni essenziali per la sopravvivenza. Il titolare del negozio era uno stromboliano rientrato dall’Australia nostalgico della località di nascita e con un bel gruzzolo di soldi raggranellati durante la permanenza nella terra dei canguri. Carmela e Madrilena sul molo della frazione trovarono una signora anziana con in mano un cartello col loro nome, si avvicinarono alla vecchia che senza presentarsi le precedette in un sentiero che portava ad una  capanna. Finalmente si fece uscire il fiato dalla bocca: “Ci sono due letti da campo, un sacco a pelo, nell’armadio un po’ di biancheria, risparmiate l’acqua ne arriva poca quando arriva, nel cesso un water ed un lavandino, se restate sino al quindici agosto sono 1.500 Euro in contanti.” Incassato il denaro la vecchia sparì dalla circolazione insalutato ospite. Dopo un attimo di stordimento le due scaricarono le spalle dello zaino e misero le loro cose nell’armadio. Rosalia giunta al porto di Stromboli si era poi recata  nella sua abitazione di via Fico Grande dove la madre Laura la accolse con  lacrime di gioia. Dopo due giorni Rosalia non resistette al tran tran casa - spiaggia, non accettò la corte di un giovane villeggiante, andò da un vecchio amico Battista Scibilia titolare di un’officina meccanica, gli fece sistemare l’imbarcazione di suo padre con cui la mattina successiva prese la ‘via’ per Ginostra. All’arrivo si rese conto che il piccolo molo era tutto occupato da altre imbarcazioni, si spostò di un centinaio di metri più a est finché trovò una piccola caletta dove arenare il cabinato. A piedi si inerpicò su una erta, raggiunse la parte nord della frazione e da lontano scorse Marilena e Carmela nude intente a farsi ‘baciare’ dal sole. Si avvicinò loro, giunta nei pressi lanciò un  ‘Loloòio!’ vecchio grido degli indiani nei film western. Quell’urlo fece uno strano effetto sulle sue due amiche che corsero all’interno di una capanna e ne uscirono con indosso un costume a due pezzi. “Vi chiedo scusa se vi ho spaventate!”  Marilena: “Non sapevamo chi potesse essere, a te piacciono le sorprese?” “Da piccola mia mamma me le faceva trovare il giorno della Befana in una calza oppure dentro le uova di Pasqua, di che si tratta?”  “Una mia situazione personale, o prima o poi..guarda…” Marilena si era sfilata lo slip e…sorpresa sorpresa ne era uscito fuori un batacchio  piuttosto lungo. “Dì la verità non te l’aspettavi.” Lia volle fare la disinvolta: “Al giorno d’oggi non ci si meraviglia più di niente, possiamo prendere il sole in tre, anch’io mi tolgo il costume.” Dopo un po’ Rosalia: “Ho paura di scottarmi, indosso il copricostume, andiamo verso il mare, una sorpresa per voi.” Si avvicinarono alla caletta. Carmela: “Non mi dire che quel motoscafo è tuo, non vedo l’ora di farci un giro nelle isole.” Non fu possibile acconsentire al desiderio di Carmela, Rosalia scorse da lontano un motoscafo della Capitaneria di Porto che si avvicinava. “Ragazze scappiamo, non ho la patente nautica, i marinai  potrebbero elevarmi una grossa multa e forse il sequestrarmi l’imbarcazione!” Le tre mogie mogie rientrarono nella capanna, il pranzo: ‘pane, formaggio, scatolette di pesce, olive, cetrioli e frutta sciroppata in boccia, caffè solubile, niente zucchero. Alla fine del ‘frugo pasto’ Marilena andò nella capanna e raggiunse le due amiche con in bocca una pipa fumante. “È il tabacco ‘Latakia’, Lia ti piace l’odore?” “Pensavo che le naturiste avessero altri vizi…” “Se la pensi così ti dico che ho anche del ‘Papaver Somniferum Album’ molto difficile da trovare, me l’ha regalato u mio amico siriano.” Lia aveva altri pensieri per la testa anzi solo uno, come ritornare a Stromboli col motoscafo. Al telefonino: “Battista sono Rosalia, sono a Ginostra col cabinato di mio padre,  un favore: c’è  un motoscafo della Capitaneria di Porto in giro di ispezione, non ho la patente nautica, non posso guidare il cabinato che è posteggiato qui,  dovresti venire qui con l’aliscafo indi portarmi a casa mia.”  “Quell’indi fa tanto professoressa, domattina sarò da te a Ginostra, buona notte!” Battista fu di parola solo in parte, arrivò si a Ginostra ma col suo motoscafo posteggiandolo vicino a quello di Rosalia giustificandosi: “Il comandante dell’aliscafo, partito da Napoli, via radio ha comunicato che, causa il numero eccessivo di passeggeri a bordo non avrebbe fatto sosta a Stromboli e a Filicudi.” Rosalia non gli credette, pensò ad un secondo fine della venuta di Battista col suo motoscafo, aveva conosciuto il giovane allorché studiavano ambedue  a Lipari, non ci pensò più di tanto. Apprezzò l’indifferenza con cui Battista si comportò alla visione delle due cugine, il giovane era attratto solo da lei. Solito pranzo frugale in quattro, gita a piedi all’interno della frazione, rientro, cena. Le due cugine dentro la capanna, Rosalia e Battista all’esterno sdraiati sul sacco a pelo. “Caro vedo un bozzo sospetto…” “È l’atmosfera romantica, luna piena, cicale che friniscono, intenso profumo di donna…” Rosalia anche lei eccitata si liberò dei vestiti e: “Son qua, tutta tua!” era una battuta ed anche un invito ben presto  assecondato da Battista che: “Scusa un attimo…” Il giovane si era recato all’interno della baracca ed era ritornato con due condom. “Cara non vorrei…” Dapprima prese a baciare il clitoride della compagna, dopo un di lei orgasmo Indossato un preservativo fece entrata trionfale nel fiorellino di Lia e dopo la eiaculata rimase in fica. Fu Lia che: “Caro non ha mai provato il getto di un pene all’interno della mia cosina, che ne dici di…” Batt. non se lo fece ripetere, entrò delicatamente nel fiorello che rispose alla grande alla sua eiaculazione sul collo dell’utero, forse la ragazza aveva provato anche un orgasmo con lo sfregamento del punto G fatto sta che prese  a baciare in bocca freneticamente il suo compagno. Passata la tempesta i due preferirono entrare nel sacco a pelo dove rimasero sino a quando: “Cara, i due zozzoni sono qua…” Marilena aveva informato l’amica del ritrovamento dei due che, senza forze ed anche ancora insonnoliti restarono sino all’ora del pranzo all’interno del sacco a pelo. Battista telefonò al suo aiutante di officina Stellario Pergolizzi: “Stella di papà prendi il primo aliscafo che attracca a Stromboli e fermati a Ginostra, devi riportare indietro il mio motoscafo.” Il giovane aiutante giunto a destinazione, alla vista delle tre bellezze: “ Capo che ne dici se passo anch’io la notte a Ginostra?” “Il capo dice di no, ti accompagniamo sino alla caletta dove  troverai il natante.” Sconsolato Stellario prese la via del mare lasciando gli occhi sulle tre, quando mai gli sarebbe capitata un’altra occasione. Il giorno successivo Battista in compagnia di Lia aveva riportato il cabinato a Stromboli.  Il giovane, ‘in tutt’altre faccende affaccendato’ si dedicava poco al lavoro dell’officina, spesso veniva sostituito dall’aiutante che, come ricompensa ebbe raddoppiata la paga. Lia al rientro a casa sua:”Mamma che ne diresti di diventare nonna?” “Non mi dire…” “Ti dico!” ‘Iddu’ il vulcano di Stromboli dall’alto dei suoi novecento metri  avrebbe assistito alla nascita di una nuova creatura.

  • 16 febbraio alle ore 16:20
    GIOVANISSIME? MEGLIO ATTEMPATE.

    Come comincia: Che i nomi possano cambiare la vita di una persona può accadere, era avvenuto durante il periodo scolastico ad Alberto Abbracciavento alcune volte dileggiato dai compagni di scuola per i suo cognome fuori del comune. Alla quinta ginnasiale un collega di classe aveva esagerato: “Abbracciavento abbraccia stò coso!” Alberto aveva fatto finta di non aver udito ma all’uscita dalle lezioni diede una lezione all’improvvido dileggiatore che per dieci giorni non poté ritornare a scuola tanto era combinato male. Da quel momento Abbracciavento ebbe il rispetto dei colleghi. Il resto della sua vita non ebbe sussulti, mise a frutto i molti viaggi effettuati all’estero grazie alle sostanze del papà Ciro, si iscrisse alla facoltà di lingue all’Università ‘La Sapienza’ di Roma dove si laureò dopo cinque anni con cento su centodieci, a lui bastava ed anche ai suoi genitori, suo padre era il titolare di una falegnameria molto rinomata soprattutto per i lavori di intarsio nel legno. Ciro ricevette una segnalazione da parte di un collega tunisino del desiderio di un bravo intagliatore di trasferirsi in Italia per motivi politici, prese al volo l’occasione anche perché alcuni suo lavoranti erano avanti con l’età e presto darebbero stati collocati in pensione. Ciro si recò in una agenzia di viaggi, acquistò un biglietto aereo tragitto aeroporto Houari Boumediene - Fiumicino, lo fece recapitare all’interessato, andò a prenderlo allo scalo romano con la sua Volvo  V 60 in compagnia di Luigi Buonarroti suo operaio che parlava francese. All’aeroporto Samir abbracciò Ciro, a richiesta dell’interessato lo sistemò in un vano dentro  la falegnameria, il giorno dopo tutti al lavoro. Già da subito il tunisino dimostrò la sua valentia, effettuava degli intagli sconosciuti in Italia retaggio degli insegnamenti degli antenati africani, Ciro avrebbe fatto una ottima figura con i suoi clienti più pretenziosi in fatto di lavoro. Allora tutto bene? ‘Io non vi prometto la felicità in questo mondo ma nell’altro.’ L’affermazione secondo i sacri testi fu fatta dalla Vergine a Bernadette, il destino l’applicò alla famiglia di Ciro, la moglie Grazia fu investita in pieno sulla strisce pedonali da un automobilista drogato ed ubriaco, morta su colpo. Una così terribile notizia talvolta all’inizio lascia senza forze, imbambolati, increduli così accadde ad Alberto ed a Ciro sino alla tumulazione della morta al cimitero del Verano, solo a casa per la non presenza  di Grazia si resero conto della situazione. Il lavoro attenuò il senso di dolore, Alberto partecipò al concorso per una cattedra in lingue, superò gli esami sia per sua bravura che per la compiacenza di un membro della commissione cliente di suo padre, fu assegnato alla scuola media Antonio Rosmini non molto lontano da casa sua, pian piano stava riprendendo la vita normale. Una domenica mattina Ciro andò nello studio di Alberto: “C’è un testamento di tua madre, era molto ricca di famiglia, ne ero a conoscenza, tutti i suoi beni sono destinati a te, una gran bella somma!” “Ci sarà un motivo per cui sei stato escluso dall’eredità…” “Grazia si era accorta di una  mia scappatella con una sua amica, era stata lei a provocarmi.” “Papà stà scopata t’è costata cara, ad ogni modo intendo dividere con te l’eredità.” “No, intendo dare esecuzione alle ultime volontà di tua madre.” A casa tutto in ordine grazie alle cure della cameriera Rita,  una richiesta di Samir cambiò la situazione, il tunisino stava imparando l’italiano, fece capire a Ciro che avrebbe gradito il trasferimento a Roma anche della sua famiglia: moglie e cinque figlie femmine. “Papà sto stronzo non sa proprio scopare, che decidi di fare?” “Samir mi è diventato indispensabile nel lavoro, non vorrei che qualche mio concorrente…” “Ho capito , viva la multinazionalità, dove li farai alloggiare sti sei anzi sette?” “Sopra casa nostra c’è un altro appartamento uguale al nostro, è di mia proprietà, volevo farne un regalo di nozze a te ed alla tua futura moglie…” “Papà previdente ed affettuoso, domani andremo a prendere all’aeroporto la tribù.”  Luigi aveva affittato un minibus a otto posti, Alberto e Ciro nella Volvo. Alla discesa dalla scaletta dell’aereo delle sei ad Alberto venne da ridere, sembravano un cartone animato, madre e figlie in camicetta bianca e gonna nera, la signora sembrava la sorella maggiore. Giunte sotto casa suscitarono la curiosità dei vicini che non sapevano cosa pensare di quell’arrivo. Rita aveva provveduto a sistemare l’appartamento che li avrebbe ospitati, si fece aiutare a scaricare i bagagli da Karima che entrò in sintonia con la cameriera. Tutti sistemati, Alberto la sera dopo cena prese ad impartire lezioni di italiano ai sette che dimostrarono voglia di apprendere ed intelligenza.  All’inizio dell’anno scolastico, dietro presentazione di certificati tunisini Alberto iscrisse Dalida e Yasmina rispettivamente alla quarta ginnasiale ed al primo liceo, Aziza, Fatma e Nadia alle elementari, per i nuovi giunti in Italia il Ministero aveva fatto un’eccezione per farli integrare nella società. Per motivi sconosciuti Samir seguitò a pernottare nel locale adiacente alla falegnameria, Ciro strinse ‘amicizia’ con Karima la quale un pomeriggio chiese di parlare con Alberto: “Non so se te ne sei accorto ma io e tuo padre… con lui niente fica solo didietro, non altri figli, suo amico farmacista darà pillola contro figli, Yasmina ha quattro più dieci anni, Tunisia ragazze si fidanzano questa età, ha detto tu piacere lei, incontro sera casa tua.” Un’offerta inaspettata, anche se di aspetto superiore alla sua età Yasmina aveva pur quattordici anni, roba da codice penale, forse quella era la mentalità dei tunisini in fatto di sesso. Alberto si giustificò con se stesso adducendo della curiosità per quell’incontro, indossò un pigiama, sentì bussare alla porta, Yasmina in vestaglia decisamente trasparente. “Mamma detto di venirti a trovare e farti compagnia.” “Che genere di compagnia?” “Quello vuoi tu. Piacerebbe baciarti, mai baciato uomo, credo nell’amore.” “Fu un bacio fanciullesco, ‘ciccio’ non fece molto differenza ed alzò la cresta uscendo dai pantaloni del pigiama. “Non so che fare, chiudo occhi.” Alberto prese a baciare il clitoride, Yasmina diede segni di un orgasmo  forse mai provato prima in vita sua, si mise a piangere.” ‘Ciccio’ dinanzi alle lacrime femminee si ritirò in buon ordine, forse era la prima volta che…”Yasmina si riprese: “Madre detto chiedere a te denaro…” Ecco venuto fuori l’inghippo, Alberto prese due biglietti da cinquecento, li mise nella tasca della vestaglia della ragazza, un bacio in fronte e rientro di Yasmina fra le mura materne.  Alberto si domandò il motivo per cui Karima aveva tanta sete di soldi, aveva tutto gratis, anche la spese dei vestiti erano a carico di Alberto e di Ciro. Altra sorpresa: “Alberto mia figlia non si è ben comportata con te, sua sorella Dalida è altro tipo, vuole conoscerti molto vicino, sta per venire casa tua.” La comunicazione fu interrotta, poco dopo un bussare alla porta. “Caro zio Alberto, sono tua disposizione, fa caldo, mi spoglio.” Alberto diventato zio si era trovato davanti  Dalida nuda simile a Yasmina in formato più  ridotto ma più aggressiva. “Mi piacciono maschi, non sono vergine, un mio amico di scuola… piace anche dare culo come ho visto fare mamma mia e tuo padre, ho con me pomata.” Come aperitivo un pompino con igoio, girata di spalle un ingresso un po’ forzato nel popò ‘Cazzo c’e l’hai proprio grosso’, masturazione con mano sul clitoride, orgasmo davanti e dietro, Dalida sembrava una professionista peraltro molto piacevole. Dopo un po’ di tempo: “Che altro ti piace, posso baciarti tutto  corpo, mamma detto che uomini piace anche baciare piedi donne, no mettere dentro fica tuo coso grosso coso, io vergine.” Ecco da dove erano venuti gli insegnamenti sessuali, Karima docet, stavolta il compenso fu di duemila Euro. Mammina si fece viva di persona: “Ho parenti in Tunisia con tanti debiti, devo mandare loro soldi, Dalida potrebbe farti entrare davanti se mi dai diecimila Euro.” Alberto era entrato nel giro sessuale senza accorgersene, andò in banca ed all’amico cassiere  Rosario siciliano doc: “Caro mi occorrono ventimila Euro in contanti.” “Cazzo, stavolta hai trovato una gran sugaminchia, auguri!” Mai Alberto aveva avuto rapporti con una vergine, un sabato Dalida ed il suo professore marinarono la scuola, ambedue nella camera da letto del padrone di casa, la ragazza con viso preoccupato: “Ho paura di farmi male!” “Sarò delicato, tua madre non ti ha detto nulla?” “Solo di non farmi sbrodolare dentro.” “Dopo un cunnilingus lubrificante Alberto si trovò dinanzi una fica che penetrò abbastanza facilmente…ma quale vergine!” Venne fuori dal piacevole e caldo ‘rifugio’ e: ”Te li puoi scordare diecimila Euro, dì la verità a tua madre!” ”Non posso, me far pagare cara, è amante di un delinquente, vuole scappare con lui, motivo per cercare soldi.” Stavolta il pianto fu veritiero, la ragazza era spaventata, Alberto si compenetrò e sborsò la somma richiesta. Dalida baciò in bocca il suo salvatore e: “Ti porterò mie sorelle piccole, per loro sarà un gioco da bambine, ho insegnato loro come si usa il tuo coso in bocca e fra le gambe, prime volte baciale con lingua su fichette.” Alberto giurò a se stesso che dopo quell’esperienza avrebbe mollato le sorelle ma intanto…Entrarono in camera sua in quattro, mancava solo Yasmina; Aziza, Fatma e Nadia pian piano appresero l’ars amatoria, ridevano in continuazione, si divertivano, avrebbero raccontato tutto alle loro compagne di classe! Alberto riprese il controllo della situazione, già si vedeva dietro le sbarre rovinato per tutti i suoi giorni, prese una decisione: abbandonare Roma ma dove andare? Gli fu di aiuto Rosario al quale non spiegò però il motivo di quella sua fuga. “A Catania ho ancora un amico fidato, Lillo Boncompagni, questo il suo indirizzo ed il numero di cellulare, è ben ammanigliato con le autorità locali,lo avviserò della tua venuta.” Alberto si sentì finalmente libero, trasse un sospiro di sollievo, prenotò per la notte successiva una cuccetta sul treno Roma – Catania, valigia con stretto indispensabile, taxi sotto casa, la notte non riuscì a prendere sonno, compagni di cuccetta tre uomini rozzi e dal russa mento facile. Lillo si fece trovare e riconoscere alla Stazione di Catania: dopo un abbraccio classica battuta in dialetto siculo: “Gli amici dei miei amici sono  miei amici, per i primi giorni dormirai a casa mia, vivo solo.” Lillo si dimostrò provvidenziale, Alberto riuscì ad occupare un posto di insegnante alla scuola media ‘Quirino Maiorana’, affittò un trivani ammobiliato, acquistò una A.R. Stelvio rossa fiammante, trasferì il suo sempre consistente gruzzolo nella ‘Banca Sicula’, si rifece tutto il guardaroba. Nell’istituto scolastico  era diventato oggetto di conversazione delle colleghe donne di cui alcune ‘apprezzabili’, comprese di aver imparato la lezione: ‘Niente giovanissime, meglio le attempate!
     
     

  • 16 febbraio alle ore 12:56
    CASCAPPEZZI

    Come comincia: Usando il detto latino ‘nomen omen’ talvolta  è possibile risalire al titolare di un cognome e di un nome dell’interessato, nel caso del soprannome ‘cascapezzi’ sembrerebbe piuttosto difficile, forse no: Santino Servodidio doveva quel soprannome al suo incedere piuttosto dinoccolato, solo di viso assomigliava al suo padre naturale marchese Ermenegildo Colocci che ancora una volta aveva lasciato il segno nel senso che si era ‘fatto’ una contadina che conduceva un fondo in quel dell’Olgiata a Roma, fondo appartenente a sua moglie Romilda Casagrande. La gentile consorte possedeva  fra l’altro anche una villa particolarmente curata all’interno e dalla caratteristica di aver lungo i muri dei rampicanti che lasciavano liberi solo porte e finestre, all’esterno un recinto dove alloggiavano insieme cani e gatti, animali  cui era particolarmente affezionata. Questa convivenza pacifica era dovuta al fatto che gli appartenenti alle due razze erano stati posti a convivere appena nati, per loro era naturale quell’amicizia tradizionalmente impossibile o almeno difficile fra le due specie. Fra il tetto e la copertura dell’ultimo piano alloggiavano piccioni sia stanziali che di passaggio, una specie di albergo. La signora orfana, abbiente aveva la passione sia degli animali che delle carte, con le sue amiche passava la maggior parte del tempo al tavolo verde a casa sua ma aveva un cruccio, non era detentrice di alcun titolo nobiliare al contrario delle sue amiche compagne di passatempo. Quale migliore scorciatoia per appartenere a nobile casata se non quella di convolare a nozze con un  titolato non importa se squattrinato e ‘mignottaro’. Ermenegildo Colocci poteva fregiarsi dl titolo di marchese, in società gli faceva fare bella figura con il suo elegant style. Nel frattempo un accadimento importante: il 2 maggio 1945 i soldati tedeschi, sconfitti, avevano lasciato l’Italia. Qualcosa era cambiato nel negozio della signora Palmira Petrullo: erano spuntati anche prodotti esteri, soprattutto il caffè, quello vero, niente più lupini. L’acquisto di questo prodotto per le vie consentite  era difficile e costoso, il contrabbando regnava sovrano. La signora acquistò una tostatrice ed un macinacaffè elettrico che in breve tempo Santino imparò a far funzionare, la clientela aumentò in numero notevole. Il giovane aveva troppi impegni, con la bicicletta su cui aveva fatto apporre due portapacchi, uno anteriore ed uno posteriore si recava nelle abitazioni dei clienti a consegnare la merce da loro acquistata, Aumentato il lavoro Palmira ingaggiò un altro commesso, Cesare (per gli amici Cesarione che fa rima con…) biondo, occhi azzurri,  modi mellifui  ebbe il pregio di portare come clienti molti suoi amici. Altra svolta nella vita del negozio ed in particolare di Santino che, conseguita la patente di guida ebbe come regalo da parte della ormai mamma Palmira una Panda azzurra come il cielo, serviva soprattutto per il ritiro e per la consegna delle merci. a casa dei clienti (e delle clienti). Una mattina al telefono: “Cara sono Serafina, come senti dalla voce non sto bene in salute, mandami a casa la solita spesa settimanale, grazie.” Santino posteggio la macchina dinanzi al portone dell’isolato dove abitava la signora  Serafina Capogrossi, con l’ascensore giunse al sesto piano, bussò alla porta d’ingresso. Venne ad aprirgli la padrona di casa in baby Doll rosa senza slip. Il pene del giovane, sino ad allora a riposo prese una posizione eretta e sfoderò tutta la sua dimensione e grossezza che fece esclamare alla padrona di casa: “Accidenti che minchia, mai vista!” La dama aveva fatto un confronto con  quella del defunto marito. Non perse tempo in altri paragoni, prese in bocca il batacchio di Santino che dopo una prima ebbe una seconda eiaculaione, tutto bellamente ingoiato da madame Serafina. Il giovane  si ritirò in buon ordine, esperienza piacevole, Santino era stato sempre di poche parole, anche in questa occasione non fece eccezione. Serafina non tenne la bocca chiusa nel senso che divulgò il fatto  fra gli inquilini dell’isolato, notizia  che pervenne alle orecchie dei mariti i quali si misero in allarme: “Mia moglie è una santa donna ma per curiosità potrebbe…”  E così i maschietti della zona presero varie decisioni: alcuni cambiarono negozio dove le mogli di solito acquistavano le merci, altri andarono loro stessi a fare la spesa. Per strada Santino era ossequiato un po’ da tutti con qualche risolino, la storia arrivò anche alle orecchie di ‘mamma’ Palmira e soprattutto di Cesarione che provò un approccio con Santino ma dallo sguardo minaccioso di Cascappezzi cambiò atteggiamento. Santino era giudicato dalla gente a seconda delle proprie inclinazioni: dagli intellettuali: “un ignorante, ha solo la licenza elementare, dai religiosi:  “uno scherzo del diavolo”, da alcune mogli insoddisfatte: “beata chi se lo fa”, dai vecchietti: “Un ricordo lontano.” Un avvenimento spiacevole, un giorno  ‘mamma’ Palmira uscì di corsa dal negozio per rincorrere un cane di  un suo cliente, un impatto con un’auto di passaggio, la tragedia.  Santino pianse lacrime amare, era finita parte della sua vita, la migliore. Organizzò un funerale al quale parteciparono molti amici della defunta, tumulazione all’Isola Farnese, tomba semplice con data di nascita e di morte, lapide con sopra un angelo che vigilava il sonno eterno della defunta.  Anche il prete che lo aveva battezzato passò a miglior vita, Cascappezi pensò che sicuramente fosse finito all’Inferno nel peggior girone, quello dei malefici, dei perfidi e dei diabolici (ammesso che esista),  gli aveva rovinato la prima parte della vita. Il giovane si sentì più solo, riallacciò la ‘conoscenza’ con Serafina, la prima donna della sua vita. Fina lo accolse a braccia aperte (e non solo le braccia), si dovette abituare sessualmente al ‘cipresso’ del novello amante, dovette ricorrere alle cure di un ginecologo. Fu motivo di invidia da parte  dalle signore soprattutto del suo palazzo che si dovettero accontentare solo di immaginare un rapporto con quel giovane che non era più un ‘cascappezzi per la sua frequenza di una palestra dove la conduttrice, non più giovanissima ma vedova ed abbiente ritornò pian piano (molto piano) a provare di nuovo le gioie del sesso.

  • 16 febbraio alle ore 12:45
    GUSTI PARTICOLARI

    Come comincia:   GUSTI PARTICOLARI
    “Caro non ho sonno, domani è domenica, vado a far compagnia a Eloisa… si bonanotte, questo è partito!” Berenice Perrotta era donna piacevole, fisico da atleta, aperta nel linguaggio, anticonformista, insegnava lingue  nella scuola media Fagnani di Senigallia  in quel di Ancona,  era apprezzata sia dal preside che dai colleghi, soprattutto maschi. Col marito Michelangelo Montanari anche lui docente nello stesso istituto di materie scientifiche aveva acquistato un’abitazione in Lungomare Mameli. D’estate era un piacere raggiungere la spiaggia in costume da bagno senza doversi vestire, solo una cabina in affitto, un ombrellone e due sedie a sdraio. Ora, in inverno la situazione era ovviamente diversa, vento di maestrale il ‘Montanaccio’ forza cinque spingeva le onde  sin  sulla strada. Berenice chiamò per telefono l’amica Eloisa: “Cara qui vicino a me c’è uno che ronfa alla grande, io non ho sonno, che ne dici se vengo a farti compagnia?” “D’accordo.” La porta dell’ingresso al piano superiore era aperta, all’interno dell’abitazione un piacevole tepore, i riscaldamenti andavano al massimo. “Scusa se sono in dèshabillè, ma mio marito è freddoloso, sta dormendo nudo come un verme,  spengo i riscaldamenti.” Eloisa era in reggiseno e slip, longilinea, ben proporzionata, grandi occhi marroni, seno non eccessivo, un tipo. “Andiamo in salotto, Ottavia e Gustavo dormono nella loro stanza, un giorno di metterò al corrente della loro storia. Per ora dimmi qualcosa di piacevole, tutte le persone con cui ho contatti si lamentano per motivi vari:  salute, soldi che non bastano mai,  litigi con i familiari, nà lagna continua.” “Io sono anticonformista per natura, cerco di prendere il meglio di quello che offre la vita, recentemente ho firmato una petizione a favore della lega LGBT – comunità Lesbica, Gay, Bisessuale,  Transgender, i soliti amici conformisti non hanno apprezzato il mio gesto ribadendo la loro condanna totale, i  bacia pile!” Eolisa si era avvicinata col corpo a quello di Berenice, sentiva il suo profumo di donna,  ubriacante, ambedue provarono la stessa sensazione di piacere, presero a baciarsi in bocca e poi rimasero senza veli,  per  ultimo si dedicarono ai fiorellini che risposero alla grande. Le due rimasero  per molto tempo  abbracciate, le nuove sensazioni, mai provate le avevano lasciate distese e soddisfatte. “Ritorno a casa Michelangelo potrebbe essere in pensiero.” L’ultimo bacio per rinsaldare la nuova ‘amicizia’ e poi ritorno al talamo coniugale. Il marito premuroso aveva lasciato accesa la lampadina  dell’abat jour, era ancora imbambolato dal sonno, Berenice volle metterlo al corrente della sua nuova avventura ma  si accorse che il buon Mike rispondeva solo a grugniti…meglio lasciar perdere. “Caro è passato mezzogiorno, sveglia!”  “Ieri sera non ho capito gran che di quello che mi hai raccontato, ero nel torpore totale…” “Datti una smossa  tra poco Ottavia e Gustavo saranno a tavola.” Padre e madre tempi addietro insegnavano in scuole lontano da Senigallia, la giovane Ottavia ora quarantenne era l’ottava figlia di un contadino che coltivava un terreno nei pressi, Berenice  l’aveva assunta per accudire suo figlio appena nato. Ottavia col tempo si era affezionata al pupo, partecipò ai suoi studi anche negli anni successivi, lei aveva conseguito solo la licenza elementare, approfittò dell’occasione per dare gli esami di scuola media ed in seguito anche quelli per conseguire la licenza di  liceo classico. Un pomeriggio Ottavia non vedendo per molto tempo il ragazzo lo trovò seduto sul water che si masturbava…non aveva mai pensato a quel lato di Guy, chiuse la porta del bagno e si mise a riflettere: ‘Il giovane spinto da ormoni maschili aveva sentito il bisogno di sfogarsi sessualmente, forse esagerava in quel nuovo campo. Senza scomodare i genitori prese una decisione: avrebbe provveduto lei alle ‘esigenze’ del  giovane Gustavo. Il ragazzo all’inizio rimase perplesso, considerava Ottavia un po’ sua madre ma poi la vide come donna, peraltro piacevole ed aderì alle sue avances,  solo un limite, non più di due volte alla settimana, niente più masturbazione.  Ottavia iniziò la relazione con passaggi in bocca sin quando non passò un mese dall’assunzione della pillola anticoncezionale e poi via libera in fica e successivamente anche nel popò, gran goduria per entrambi. La relazione migliorò anche il profitto scolastico dei due con gran sorpresa dei genitori di lui. Berenice si  accorse della tresca, prese da parte Ottavia: “Confido su di te, non voglio avere né guai né scandali!”  L’incontro fra Berenice ed Eolisa portò ad un legame più stretto anche con i mariti che, quando liberi dal servizio cominciarono a frequentarsi soprattutto a tavola,  di contro   Guy ed Ottavia andavano spesso a trovare la famiglia di lei. Dopo una cena a base di pesce confezionata dalla neo assunta cameriera Mariola, i quattro anche a seguito dello ‘scolamento’ di due bottiglie di Verdicchio dei Castelli di Jesi erano su di giri: Mariola se ne accorse, prima di andar via: “È meglio che andiate a dormire, siete un po’ sbronzi!” ‘In  vino veritas’ il detto latino si adattava alla situazione che si era creata, aveva allontanato tutte le inibizioni,  Berenice che: “Che ne dite di un ‘wife swapping’ e dopo una risata, “Mia cara qualora dovessi accettare la  proposta devi sapere di un piccolo particolare…nel senso che mio marito ce l’ha proprio piccolo!” Dopo un attimo di silenzio: “Io talvolta ho avuto sensazioni  spiacevoli col marruggio di  Samuele, un cambiamento sarà ben accetto.” Prese sottobraccio il calunniato Sam e lo trascinò nella camera matrimoniale dei padroni di casa. “Tua moglie non capisco per quale motivo ti ha voluto sputtanare, immagino quanto gli uomini tengano alla loro sessualità, ti ha trattato peggio di Figaro: calunniato, avvilito e calpestato, voglio farla completa, togliti tutto,  te lo lavo io, avvicinati al bidet…vedi che si sta allungando, ce l’hai più piccolo di diametro ma non è detto che…” Samuele entrò nel fiorellino, alla fine col suo piccolo ma più lungo  arrivò al collo dell’utero di Berenice, lo schizzo dello sperma le fece provare una sensazione piacevole mai provata prima, l’interessata era gongolante: “Voglio provarlo pure nel popò, ogni volta mio marito mi fa un male cane…” Anche l’immissio penis in culum’ebbe buon esito solo piacere, niente dolore, la profetica Bere era stata smentita. Samuele sempre su richiesta di Berenice passò al cunnilingus, ancora una volta l’interessata rispose, alla grande. Michelangelo pensò bene di partecipare anche lui al piacere, insieme ad Eolisa andò a casa sua, ambedue nella camera matrimoniale, il padrone di casa per dimostrare  la sua superiorità sessuale entrò subito in vagina e dopo un orgasmo passò al posteriore, per Eloisa solo dolore, era stata così ripagata della sua malignità precedente. Guy ed Ottavia rientrarono a casa, notarono qualcosa di diverso dal solito, luci accese dappertutto senza gli interessati in vista: “Cara domani debbo rappresentarti qualcosa di nuovo.”  “Ormai ti leggo come un libro aperto, vediamo se ci indovino, all’Università hai conosciuto una tua compagna con la quale vuoi allacciare una relazione, ho sempre immaginato così la fine del nostro legame.” “Si chiama Cinzia Cavallotti, ha la mia età, è figlia di un ricco proprietario terriero della zona, è molto timida, arrossendo in viso mi ha confessato di essere innamorata di me e di voler un figlio, sua madre vuole diventare nonna, sono sincero: fisicamente non mi piace gran che ma tu capisci che prima o poi…” “Capisco che prima o poi!” Gustavo non accettò di maritarsi in chiesa, era ateo, la madre di Cinzia aveva parlato con un venditore di fiori per addobbare la chiesa, tutto a monte tranne una abitazione completamente arredata  acquistata dal padre di Cinzia per gli sposi. Guy immaginò  che Cinzia fosse vergine, lo era ma aveva una paura tremenda del dolore che avrebbe provato la prima volta, ne fece partecipe Guy che: ”Cara quando ti sentirai pronta fammelo sapere, buona notte.” Passarono quindici giorni poi Cinzia si decise al passo supremo, la novella sposa volle spegnere tutte le luci della camera da letto, solo la fioca illuminazione di un lampione che penetrava dalla finestra, malgrado la delicatezza di Guy la sposa si sciolse in lacrime, finalmente Cinzia era diventata donna. Guy mise a fuoco la situazione: dopo che la compagna era rimasta incinta  riprese ad alloggiare nella vecchia casa, la suocera avrebbe fatto compagnia a sua figlia  per sempre. Nacque una femminuccia, gli fu imposto il nome della nonna, Nives solo che la bambina non aveva nulla in comune col suo nome che vuol dire neve, era nera come un tizzone!

  • 15 febbraio alle ore 18:29
    UN TRANS PARTICOLARE

    Come comincia: La necessità o meglio la possibilità di avere un doppio io è insito nella natura umana, il motivo?  Forse quello di voler essere diversi da quello che siamo nella realtà. Un esempio potrebbe essere quello che nelle varie religioni  è l’Angelo Custode il quale dovrebbe indirizzarci a prendere decisioni giuste, allontanare i demoni, rafforzarci contro le tentazioni (ma poi perchè?), darci coraggio, salvarci dai guai, proteggerci e tante altre cose belle. A questo punto una domanda sorge spontanea: (scusate la frase copiata) perché al mondo avvengono tante nefandezze, nessuno segue le indicazioni dell’Angelo Custode? Potremmo seguitare a lungo e pensare alle religioni che Carlo Marx definì ‘l’oppio dei popoli’.  Ritornando al concetto del doppio io un ricordo va ad un film interpretato da James Stewart in cui l’attore nel film immaginava vicino a lui la presenza di un  coniglio gigante che lo seguiva dappertutto e che lui solo vedeva suscitando l’ilarità dei concittadini non comprendendo che erano loro  ad essere presi in giro dal personaggio. Roberto era un trentenne romano,  fisico classico mediterraneo,  titolare di una ditta assicuratrice,  quotidianamente aveva a che fare con furbi e furbastri che denunziavano incidenti automobilisti fasulli per frodare l’assicurazione. Stanco di questa situazione cercava di immaginare una vita diversa, molto diversa infatti una notte….Tahiti, interno di una capanna  toocool, seduto su una sedia di canne di bambù,  dello stesso materiale un tavolo dinanzi a lui. Roby (nome del personaggio) in calzoncini corti con disegni colorati, dinanzi a sé due bellezze locali affascinanti, classiche tahitiane: grandi occhi scuri, capelli lungi e neri, tette al vento, un corto gonnellino  da cui si intravvedevano: davanti un cespuglio nero e dietro un popò favoloso. Le baby si erano presentate sorridenti: “Maeva popaa” (benvenuto uomo bianco) poi iniziarono ad offrirgli frutta locale contenuta in un cesto di bambù: ananas, banane, datteri, kiwi, lime, mango, papaya tutta frutta energetica ma di cui Roby poteva fare a meno, ‘ciccio’ aveva già alzato la ‘cresta’. Preso per mano dalle due bellezze locali si ritrovò sulla battigia di una spiaggia, atmosfera romantica cui contribuiva in cielo una luna piena, un leggero ‘maaramu’ (vento caldo)   poi le due ña nani si impossessarono del corpo di Roby che cercò di infilasi nel primo buchino a portata di mano o meglio di ‘ciccio’ ma mal gliene incolse: “Cazzo non pensi ad altro, pure di notte, ce l’hai pure troppo grosso!” La moglie Flavia ancora una volta aveva dimostrato il suo carattere spigoloso e non particolarmente incline a fare sesso. La consorte non era particolarmente bella, presuntuosa si  ed anche ignorante. In una occasione presentata a delle nuove amiche si esibì con una frase infelice: “Io sono ricca ed anche sfondata!” suscitando l’ilarità delle presenti, perché allora Roby l’aveva impalmata? Un classico: la moglie era ricca sfondata senza la e, possedeva anche una villa lussuosa in via Cecilia Metella. Su consiglio di un’amica comune una sera con la Toyota Highlander, titolare e conduttrice la moglie, si erano recati al teatro Alhambra dove c’era una rappresentazione  non comune: lo staff degli attori era composto da brasiliani e brasiliane  bravissimi nella danza in cui mostravano molto dei loro ‘tesori’ soprattutto posteriori ed anche l’immancabile topless.  Una ballerina era diversa dalle altre, di pelle chiara, seno misura tre, longilinea, capelli castani, piedi da far entusiasmare un  feticista,  si presentò in scena parlando l’italiano (probabile qualche nonno italico), avrebbe interpretato le canzoni di Laura Pausini.  Una voce un po’ roca, iniziò con: ‘La notte se ne va e siamo ancora qui un po’ disfatti ma randagi e liberi.’ ‘Ogni volta che non sai che fare prova a volare dentro il pianeta cuore.’ ‘Non fai per me ma non cambia nulla perché non c’è nessuno uguale a te.’ ‘ So perdonarti le cose che non mi dai.’ Alla fine dello spettacolo Flava si dimostrò entusiasta, batteva le mani tipo ‘claque’: “Voglio conoscerla personalmente, andiamo nel retro del teatro.” Era un ordine…Superato con un centone (si prenda un caffè) il divieto di ingresso  da parte di una guardia giurata, marito e moglie si ritrovarono in un grande salone dove si stavano struccando i ballerini. La cantante interprete delle canzoni della Pausini fu subito individuata da Flavia la quale: “Mi è piaciuta la sua esibizione, la invito nella mia villa, potrà rinfrescarsi ed anche mangiare qualcosa di suo gradimento, ho qui fuori la macchina.” Dopo un attimo di perplessità: “Sono Aida, la ringrazio per la sua gentilezza, il tempo di struccarmi e di cambiarmi.” Aida era alta ma non aveva le caratteristiche fisiche classiche delle brasiliane: sfoggiava capelli castani, viso da giovanissima, seno misura tre, sedere non pronunziato come le sue colleghe, gambe affusolate, piedi: un solo aggettivo: bellissimi. Roberto era seduto  dietro, ogni tanto si allungava per sentire il profumo di donna che emanava Aida, fu subito ripreso dalla moglie: “Diventerai una giraffa!” Tramite il telefono della Toyota Flavia avvisò Alfredo il cameriere: “ Sto venendo in villa con una nuova amica, preparagli la stanza degli ospiti e la doccia, avvisa Adelina per qualcosa da mangiare.” Aperto il cancello con un telecomando i tre scesero dall’auto, il piazzale era illuminato a giorno, Alfredo prese una valigetta dalle mani della brasiliana e la condusse nella sua stanza. Dopo mezz’ora Aida si presentò nella sala da pranzo,  la tavola apparecchiata per un pasto luculliano. “ Sono a dieta, ma per questa volta…” “Se resterà  a casa mia proverà  la cucina romana famosa nel mondo!” Roberto era un estraneo per le due donne, Flavia faceva domande all’ospite circa la sua provenienza e sui particolari della sua vita, Aida rispondeva a monosillabi, non voleva rivelare il suo passato. “Signore vi auguro buona notte.” Solo Aida rispose al saluto, Roby si recò nella camera matrimoniale, Morfeo lo prese benevolmente fra le sue braccia sino al mattino quando: “Sono le sette, alza le chiappe, inforca quella scatoletta di macchina che hai, non lasciare tutto il lavoro sulle spalle di Eugenio, ricordati fiducia a nessuno.” Flavia si riferiva alla 500 a cui Roberto non aveva voluto rinunziare. “Ha ancora il suo fascino, perfino i giapponesi la apprezzano e se la fanno spedire dall’Italia.” “Si come pezzo da museo!” Ancora una volta Flavia aveva avuto l’ultima parola. In ufficio Eugenio stava parlando con una cliente, salutò con un cenno il suo capo che: “Stamattina non ci sono, sbrigatela tu.” Roberto con la  500 prese a fare il turista per Roma, la città gli apparve diversa, quartieri nuovi, soliti turisti vocianti fra le rovine romane. Si era fatta l’una, passando dinanzi ad una trattoria Roby posteggiò la sua vituperata vettura ed entrò in sala. “Sò  Checco er padrone del locale, nun t’offenne ma c’iai la faccia da morto di fame, lassa fà a me.” Roberto non fece onore alla cucina di Checco, una confusione totale nel suo cervello, Morfeo stavolta non c’entrava per niente nel senso che era stata la stanchezza ad impadronirsi di Roby facendolo addormentare in macchina. Era tardi quando Checco uscendo dal suo locale: “A sor coso non c’iai ‘na casa o voi puro la cena?” Roberto salutò con un cenno, mise in moto e pian piano prese la strada che portava alla villa. Aperto il cancello, posteggiata l’auto, entrò nel salone incontrò Alfredo che: “Sua moglie e la signorina sono in bagno a farsi una doccia, vuole che le avvisi del suo ritorno?” il tutto corredato da un risolino. “Lassa perde.” Stranamente  Roby si era espresso in dialetto che di solito non usava, andò in camera da letto, si spogliò, indossò i panni di casa e nel corridoio incontrò le due dame in accappatoio. “Caro sei finalmente tornato, eravamo in apprensione per te, io ed Aida ci siamo fatte una doccia, ti vedo bianco in viso, vuoi che chiami il medico?” Tutte queste attenzioni misero in sospetto il capo (formale) di casa che rassicurò Laura la quale: “Andiamo in camera da letto, c’è qualche novità importante.” Chiamale novità, uno tsunami: Daiana si era tolta l’accappatoio ed apparve la sua vera natura: un trans ma un trans molto particolare, al contrario degli altri suoi ‘colleghi’ aveva il pene ed i testicoli molto piccoli, da adolescente. “Caro non è fantastico, ho finalmente trovato quello che ho sempre cercato,  un cazzo piccolo che non mi facesse male come il tuo, provo piacere anche nel culo!” L’eloquio volgare non era nel lessico di Laura la quale proseguì: “Vedrai, piacerà anche a te, Aida è disponibile a tutto, siamo fortunati!” Finalmente Roby riuscì a rendersi conto della situazione venutasi a creare, se ne uscì con: “Vado nella camera degli ospiti, non ho fame, sono solo stanco, buona notte e buon divertimento a voi due.” Stavolta nemmeno Morfeo riuscì a trasportare Roberto nel mondo dei sogni, l’ilarità e la disponibilità della moglie erano un piacevole novità, come sfruttarle? Facendo uso del l patrimonio della consorte sinora intoccabile, un’auto di lusso così sarebbe finita la ‘canzonatoria’ sulla sua ‘scatoletta’. La mattina a colazione madame Laura fu informata del desiderio di suo marito, non fece una piega: “Caro in via Appia ho notato una concessionaria di auto di lusso, sistemiamoci e andiamoci subito, sono felice che finalmente…” Sopra l’ingresso della concessionaria un cartello ‘Nova auto srl.’, Laura spinse la porta d’ingresso a vetri e: “Caro che ne dici di questa color azzurrino?” “È una BMW serie 7, preferirei un’auto italiana, là in fondo ho intravisto una Maserati Levante color grigio metallizzato, andiamo a vederla.” “Nel frattempo si era presentato un signore distinto dallo stile un po’ snob (a Roma si dice con la puzza sotto il naso). “Signori benvenuti, sono Oreste Astone titolare di questa ditta, in cosa posso esservi utile?” “Mio marito ha scelto questa auto, vorremmo portarcela via subito.” “Gentile signora è una Maserati Levante piuttosto costosa!” “Egregio signore, sono in grado di acquistare il locale con tutte le auto, telefoni al dottor Augusto Polimeni direttore del Credito Bellunese, questo è il mio biglietto da visita.” Il signor Astone non fece una piega o meglio alzò solo un ciglio, si assentò per dieci minuti e tornò con in viso un sorriso a trentadue denti, forse una dentiera. ”Signori siete fortunati, la Maserati ha già la targa di prova, accetto un assegno, prezzo  optionals compresi è di €.165.320, toglierò gli spicci.” “Non si sforzi troppo potrebbero scoppiarle le emorroidi, Roberto metti in moto mentre stacco l’assegno.” La volgarità di Laura era stata eccessiva ma sinceramente provocata. Roberto si sistemò nella Maserati, fu  raggiunto da Daiana che lo baciò in viso, la scena fu vista da Laura che non fece commenti, si doveva abituare al trio. I tre ebbero i complimenti di Alfredo e di Adelina per l’acquisto dell’auto,  per l’occasione prepararono un pranzo a base di crostacei ed una torta a due piani tipo matrimoniale con tre pupazzi, due donne ed un uomo, ormai tutti sapevano di tutto. Ritiratisi i due collaboratori domestici nella loro  dependance i tre finalmente ebbero modo di darsi ai ‘ludi orgiastici’, regia di Daiana. Prima doccia in tre con risate a non finire poi tutti sul letto agli ordini della brasiliana: “Metteremo in atto quello che in Brasile si chiama ‘pequeno trem’, in italiano un ‘trenino’: davanti Laura  sul fianco destro, io dietro di lei nel fiorellino o nel popò, Roberto dietro di me, all’opera!” Un po’ di tempo per sistemarsi e poi goderecciata generale con magno cum gaudio…Lunga vita ai tre porcelloni!
     
     

  • 15 febbraio alle ore 18:23
    DUE ARTISTE

    Come comincia: Ulderico Guerra e la consorte Veronica Morelli, lui architetto lei titolare di una casa di moda dopo cinque anni di matrimonio decisero di diventare genitori anche per aderire alle pressanti richieste delle due nonne Galdina e Ughetta. Dopo un mese Veronica annunciò al marito: “Diventerai papà, dopo tre mesi all’ecografia: “Due femminucce.” Ulderico avrebbe preferito un erede di sesso maschile, le nonne al settimo cielo. Veronica fu fortunata, il parto avvenne senza problemi nella clinica Santa Rita di via Merulana vicino a casa loro a Roma. Ulderico e Veronica non ebbero il coraggio di accontentare le nonne, nomi imposti: Arianna e Susanna, anche i nomi hanno la loro importanza nella vita delle persone vedi il detto latino ‘nomen omen’. Galdina e Ughetta, arrabbiatissime, disertarono la cerimonia del battesimo delle nipoti. Al compimento del primo anno di età spinte dalla curiosità si presentarono a casa del figlio e della figlia con doni per le due bimbe, si fecero anche fotografare sorridenti con loro in braccio, il giorno dopo si recarono da un notaio per dichiarale eredi del loro non trascurabile patrimonio, con la loro bellezza le nipoti le avevano conquistate. Da omozigote le bimbe erano la fotografia una dell’altra, visi da bambola, occhi grandi sempre sorridenti tranne quando il pancino gorgogliava, altezza superiore a quella delle loro coetanee. Avevano presto smesso di gattonare e da sole, imitando i genitori camminavano sulle gambette, due biciclettine prima con le ruotine di supporto poi senza. A quattro anni all’asilo impararono a cantare le canzoni insegnate loro dalla maestra e poi a scarabocchiare su dei fogli da disegno solo che i loro scarabocchi non erano tali come quelli delle compagne, Arianna e Susanna presero a riprodurre prima i visi delle colleghe e della maestra e poi quelli dei genitori. Arianna emergeva nel il disegno, Susanna usando la plastilina nel campo della scultura. Quando portarono a casa la riproduzione delle sembianze delle nonne  (ovviamente brutte e vecchie), furono accolte con sonore risate da parte dei genitori ma quelle  ‘opere d’arte’ non furono apprezzate per ovvi motivi e finirono nella spazzatura. Ari e Susy seguitarono gli studi sino alla terza classe del liceo scientifico, superarono gli esami di maturità con eccellente votazione poi iscrizione alla Accademia delle Belle Arti di via Ripetta a Roma. Sui misero subito in mostra superando in bravura i colleghi di studio e, in campo femminile le colleghe in quanto a ‘pulcretudine’. L’Accademia era frequentata anche da stranieri fra cui un francese tale Louis Javert residente a Nizza. Il tale dimostrando possibilità finanziarie notevoli era domiciliato all’Hotel de la Ville  un cinque stelle, anche in fatto di autovettura personale aveva dimostrato buon gusto e soprattutto ottime possibilità pecuniarie: una DS 7 Crossback 4x 4 Grand Chic. Presto però si accorse che a Roma era preferibile una auto di piccola cilindrata e così, sempre per patriottismo acquistò una Renault Twingo. In occasione del suo venticinquesimo compleanno diede una festa presso l’albergo di residenza invitando tutti i colleghi di corso che nella maggior parte risposero ben volentieri affollando sin dalle venti il salone delle feste dell’hotel. Prelibatezze di ogni genere,  bibite sia analcoliche che alcoliche tipicamente francesi, in testa lo champagne Cristal, il cioccolato Ducasse e la pasticceria Macaron, un mistero come monsieur aveva potuto procurarsi tanta merce d’oltralpe. Louis aveva scelto come compagna di ballo  della serata Arianna la quale apprezzò sia la munificenza di Louis sia il suo fisico atletico. Alle due il maître dell’hotel dichiarò la fine della festa, tutti a casa un po’ brilli. Louis ‘rimpatriò’  Ari e Susy con la sua DS, Ari seduta nel sedile anteriore vicino a lui; prima di entrare nel portone Ari e Louis si scambiarono il biglietto da visita col proposito di rincontrarsi. Le due ragazze erano  stanche, indossato il baby doll si infilarono sotto le lenzuola senza profferir parola, sicuramente la mattina dopo si sarebbero svegliate all’ora di pranzo. Previsione sbagliata, verso le nove urla provenienti dalla camera da letto dei genitori. Arianna dopo un  po’ decise di rendersi conto della situazione, entrò nella stanza e vide sua madre con in mano la vecchia sveglia tanto a lei cara tutta a pezzi. “Questo imbecille l’ha sbattuta contro il muro, lo sai quanto ci tenevo.” Arianna con lo sguardo interrogò il padre che bofonchiando: “Te lo spiegherò in un’altra occasione.” La situazione si pacificò due giorni dopo, Ulderico aveva acquistato presso un antiquario una sveglia simile a quella da lui frantumata. Arianna prima si congratulò col genitore poi gli chiese di poter avere a diposizione un appartamento tutto loro sia per la loro indipendenza che per essere libere di esercitare il loro hobby. “Care siete fortunate, ho di recente ristrutturato una casa contadina a Olevano Romano, tre piani, il proprietario è morto, i nipoti intendono venderla, a voi non mancano di certo i soldini.” Pian terreno garage e ripostiglio, primo piano cucina e sala da pranzo, secondo piano un salone dove festeggiare e soprattutto per dar sfogo alla loro creatività, terzo piano foresteria con un bagno per ogni stanza. Effettuato il trasloco le due sorelle si misero subito al lavoro,  decisero che le loro pitture e sculture fossero altamente anticonformiste. Per primo espressero la propria originalità prendendo come spunto una poesia del compaesano Trilussa: ‘L’uccelletto in chiesa’. Opera in sei  tempi che richiese un mese per la realizzazione soprattutto da parte di Susanna, il suo lavoro era più impegnativo. Prima scena: inverno, un passero entra in chiesa da una finestra, una donna vedendolo  infreddolito lo prende e se lo pone in petto, il parroco: “Chi ha preso l’uccello esca dalla chiesa!” Le donne uscirono dal luogo sacro. “Avete capito male, esca chi ha l’uccello.” I maschi meravigliati uscirono. “Mi sono espresso male, mi rivolgevo a chi ha preso l’uccello in chiesa.” Le monache tutte si allontanarono viso a terra.” “Intendevo chi ha l’uccello i mano.” “Una fidanzata: Te l’avevo detto che il parroco se ne sarebbe accorto!” Marcello Trillini un fotografo free lance in vena di scoop, corrispondente di un  giornale scandalistico venuto a conoscenza dell‘opera delle due sorelle ottenne di fotografare i loro capolavori che a fine settimana troneggiavano sulla prima pagina del giornale con commento ironico da parte dell’estensore dell’articolo mal digerito dalla comunità ecclesiastica. Ben presto la casa di Olevano Romano fu oggetto di pellegrinaggio di curiosi che chiesero di poter acquistare le opere delle due sorelle, richiesta ben accettata da parte di Arianna e di Susanna che si rimisero in  moto con altro capolavoro sempre a base cattolica titolo: ‘Scotti e non Scotti’ Luogo una chiesa, argomento che aveva ancora una volta ispirato le due gemelle. ‘Una signora altolocata una domenica si reca in chiesa, al confessore confida di aver avuto un rapporto anale. Il vecchio parroco dopo averle imposto la solita sequela di preghiere da recitare le indica una navata del luogo di culto dove espiare la sua colpa. La dama si accorse che il posto era occupato da donne male in arnese, non accettò di mischiarsi con loro e ritornando dal prete: “Non posso confondermi con quelle donnette puzzolenti, sono la marchesa Scotti!” “Scotti e non Scotti quello è il posto dei culi rotti!” Il buon Trillini anche questa volta ebbe buon gioco, prima pagina del giornale con l’immagine del prete che discute con la marchesa e tanto di nuvoletta esplicativa. Stavolta l’immagine fece più scalpore, una ‘voce amica’ consigliò alle due sorelle di cambiare argomento, suggerimento accettato, pensarono alla pericolosità dei ‘bacarozzi’. Fu Susanna a suggerire l’argomento della nuova opera: ‘L’Urlo’ del pittore norvegese Edward Munch con tanto di scritta da parte dell’autore di un messaggio  piuttosto enigmatico: ‘Può essere stato dipinto solo da un pazzo!’ Stavolta il fotografo Trillini non apprezzò la vignetta, troppo seria. Arianna decise di riprendere i rapporti con Louis, gli telefonò, il francese  la venne a prendere con la DS, cenarono nella sala mensa dell’albergo Hotel de la Ville  poi si recarono nella  camera  stile Luigi XIV. Cos’è la peggiore umiliazione per un  uomo, si proprio quella: andare in bianco con una donna. Era accaduto a Louis che dopo la figuraccia si era rifugiato in bagno. Arianna non sapeva cosa fare, consolarlo? Non sarebbe servito a niente, si addormentò. Si svegliò nel cuore della notte, la luce filtrava dalla porta della toilette, Louis era seduto sul water sguardo nel vuoto. Un abbraccio: “Torna a letto.” Arianna si svegliò verso le dieci, di Louis nessuna traccia, lo trovò al bar. il francese cercava di fare il disinvolto: “Cara ordina quello che desideri.” Arianna si attenne alla classica prima colazione: due brioches e cappuccino. Poi: “ Vorrei guidare la DS, io e mia sorella anche se ti sembrerà strano non abbiamo mai pensato di acquistare un’auto, usiamo la Golf di papà.” Arianna impostò il localizzatore satellitare su Olevano Romano, una voce femminile suggeriva la strada da percorrere ma Arianna preferì non giungere subito a destinazione, fermò l’auto su una stradicciola laterale. “Non dare importanza a quello che è successo o meglio non è successo, avrai avuto qualche problema psicologico, penso...” “Dopo la morte dei miei genitori molto è cambiato per me, mio padre patron di supermercati in tutta la Francia guidava il suo aereo privato, non si sa per qual motivo l’aereo è andato a sbattere su una vicina collina, nessun guasto meccanico, molte ipotesi degli inquirenti, nessuna certezza. Da allora la mia vita è cambiata, sono praticamente scappato da Nizza, sono venuto a Roma lasciando le redini delle aziende ad un mio zio, penso che questo sia il motivo…” Giunsero nella villa, Susanna con uno sguardo ammiccante fece capire a sua sorella di non toccare l’argomento sesso. Due sorelle piuttosto robuste: Spera bionda e Fulvia rossa figlie di un contadino  furono ingaggiate per cucinare e per i lavori di casa. Arianna e Susanna acquistarono patriotticamente due Fiat 500 pluriaccessoriate color rosso fuoco del tutto simili fra di loro tranne ovviamente la targa. Louis nelle pagine gialle dell’elenco telefonico cercò fra i medici uno psicoterapeuta, si imbatté in un avviso un po’ particolare: professor Nolasco. Telefonare al numero cellulare------. Nessuna indicazione del recapito, anche il cognome era particolare. Al telefono: “Sono il professor Nolasco, mi dica il suo problema.” “Veramente vorrei avvicinarla di persona, al telefonino…” “Niente da fare, non voglio a che fare con pazzi pericolosi.” “Il mio problema è il sesso.” “Venga in via Celimontana al numero 93 oggi alle ore sedici, chieda al portiere del professor José…”Puntuale Louis si presentò all’indirizzo indicato, il portiere, una montagna di muscoli, forse un ex pugile. “Vada al quinto piano, il professore l’aspetta.” Classico arredamento di uno studio medico oltre alla scrivania vari strumenti riguardanti la professione. Louis sdraiato su un lettino  mise al corrente il professore della sua disavventura e la  causa probabile  che l’aveva prodotta. “Mi racconti la sua vita iniziando dalla giovinezza.” Le sedute continuarono ogni settimana per due mesi, Louis assumeva anche dei fitofarmaci fornitigli dallo psicologo. Un pmeriggio il professor Nolasco: “Contatti la sua fidanzata….”  Louis rinverdì la sue prestazioni sessuali ‘magno cum gaudio’ sia suo che di Arianna. Susanna dal telegiornale vide una folla di turisti che visitavano in massa ‘la bocca della verità’, un mascherone incastonato nella parete anteriore di una chiesa. Leggenda raccontava che ai bugiardi che mettevano una mano dentro la ‘bocca’ la mano stessa veniva mozzata, riguardava in articolare la donne fedifraghe. Alcune dame si rifiutavano di fare quella prova, un conto la leggendo ma la verità… La ‘bocca della verità’ fu il soggetto che suggerì la nuova opera delle due sorelle le quali ci aggiunsero il fisico di una ballerino famoso negli anni venti, tale Fred Astaire nel mentre ballava si alzava da terra a braccia aperte. Successo immediato anche per questa opera subito venduta ad un turista straniero di passaggio a Roma. ‘Riprese le penne’ Louis decise di ritornare a Nizza e riprendere la sua vita antequam la morte dei genitori. Lasciò in dono alle sorelle sia la Twingo che la DS con cui fu accompagnato all’aeroporto di Fiumicino. A rivederci o Roma.
     
     

  • 15 febbraio alle ore 18:19
    MAGNO CUM GAUDIO OMNIUM

    Come comincia: ‘Le avventure più sono ingarbugliate più sono interessanti’, questo aforisma non rispondeva al vero per quanto riguardava  le vicende di Diletta Abate  geometra al Genio Civile di Messina e del marito Apollonio Proietti ex docente di lingue all’Università degli Studi Internazionali di Roma. Le loro avventure avevano molto in comune con le  novelle del ‘Decamerone’ tanto erano intricate  oltre che  boccaccesche. Tutto era iniziato Quando  Diletta nel suo ufficio del Genio Civile di Messina conobbe per motivi di servizio Alfio Giuffrida ingegnere libero professionista di Catania. Al rientro a casa in via Saffi al marito: “Caro non so come comportarmi con un ingegnere di Catania venuto nel mio reparto che mi ha lasciato sul tavolino una busta contenente diecimila €uro per avergli espletata una  pratica fuori della data di prenotazione, ho fatto bene ad accettarli?”  Apo non sapeva cosa rispondere,  non rispose subito.  Diletta aveva consumato in fretta il pasto da lui preparato. “Puoi  ringraziarlo e dirgli che in caso analogo  sarai a sua disposizione senza compenso, potrebbe configurarsi il reato di corruzione di pubblico ufficiale, ti vedo eccitata…” “A me non sembra, ti ho chiesto solo un suggerimento.” Diletta non  voleva ‘dare sazio’ al marito ma  Apollonio ci aveva azzeccato, la conoscenza con l’ingegnere  Alfio Giuffrida le aveva fatto provare una piacevole sensazione erotica come non le  accadeva da molto tempo col legittimo consorte. Durante la settimana  Diletta, al contrario del suo solito era nervosa e la notte non dormiva le canoniche otto ore, durante il sonno si lamentava impedendo al marito di riposare, Apollonio  cercò di prendere in mano la situazione. Al risveglio: “Cara  non penso sia necessario ribadire il concetto della  nostra reciproca sincerità, ritengo che sia il caso di invitare a casa nostra quell’ingegnere di Catania  insieme alla sua famiglia.” Apo si meritò un bacione, aveva toccato il tasto giusto. Appuntamento il sabato successivo dopo pranzo a casa loro. un bell’attico occupato dai due era uno splendore di ordine  e di pulizia, avevano provveduto alla bisogna la portiera Ulpia e la figlia Matilde ben ‘foraggiate’ da Diletta. Alle sedici il citofono: “Rispondo io.” “Caro ingegnere vengo  a prendervi all’ingresso.” Eccitazione era il vocabolo giusto, Diletta non aveva nemmeno aspettato l’ascensore occupato in quel momento, si era fatta a piedi i sei piani. “Ingegnere che bella macchina, mi sembra svedese.” “No mia cara è una Mercedes GLS, l’ho scelta insieme alle qui presenti Ginevra mia moglie ed Elisabetta mia figlia che le presento.” Stavolta Diletta prenotò l’ascensore, Apollonio li aspettava davanti all’uscio dell’abitazione, si presentò ai tre. “Fate come se foste a casa vostra, in fondo al corridoio c’è una stanza con servizi per gli ospiti, sistematevi e poi venite nel salone.” Per primo si presentò l’ingegnere Giuffrida, Apo dovette ammettere  che era un bell’uomo  forse  cinquantenne, probabilmente Diletta si era innamorata delle sue tempie brizzolate, della sua eleganza e del suo ‘savoir-faire’ signorile. Mamma Ginevra non era niente male anche se i capelli corti, il viso quadrato ed il corpo atletico mostravano una certa mascolinità. Elisabetta (Betta per gli amici) era la classica adolescente, ventenne frequentava a Catania  il primo anno dell’Università alla facoltà di lingue. Nel salone Apollonio aveva preso a dialogare con Diletta: “Vedo tuo marito sta prendendo confidenza con mia figlia.” ”Apollonio ha sempre avuto un debole per le ragazze giovani e cicciottelle,  Betta è una  ‘plus size curvy’ come va di moda oggi fra le modelle,  mio marito ha sempre desiderato un erede ma io non posso avere figli.” I due si erano spostati sul balcone parlando del più e del meno poi dinanzi al televisore a gustare le avventure dell’Ispettore Maigret. La cena alla messinese a base di baccalà e stoccafisso preparata e servita da Ulpia e da  Matilde, le due ebbero il plauso dei commensali. Fu Elisabetta che dimostrò che la timidezza non era nel suo DNA: “Ho delle difficoltà di studio all’Università, il signor Proietti mi ha detto di essere stato docente di lingue all’Università degli Studi Internazionali di Roma, qualche ripetizione mi farebbe comodo, potrei restare a Messina sempre con l’approvazione dei  presenti. A quella proposta nessuno prese subito la parola sinché Apollonio: “Anche se Betta è maggiorenne  penso che ci vorrà l’approvazione dei genitori, per me nulla in contrario.” “Non vorremmo che nostra figlia possa darvi fastidio, non siete abituati ad avere dei giovani a casa vostra.”  La proposta fu approvata da parte dei presenti anche se ognuno aveva una sua motivazione, in particolare Apo aveva notato in Betta una certa furbizia non scissa da sensualità. Partenza per Catania di Alfio e di Ginevra: “Mi raccomando comportati bene ti chiameremo al telefono tutti i giorni, appena liberi io ed Alfio ritorneremo  a Messina.” La promessa fu mantenuta nel week and successivo, la mattina del sabato la Mercedes GLS giunse  sotto casa dei coniugi Giuffrida, questi  ancora assonnati fecero accomodare Alfio e Ginevra nel salone prima di sistemarsi e rendersi presentabili, Betta dormiva ancora della grossa nella camera degli ospiti. Suono di tromba con la  bocca da parte di Apollonio: “Tata tata tata tata tata tata, “la sveglia la mattina è una rottura di coglion.” In baby doll azzurro Betta si presentò nel salone, era una bellezza. Alfio: “Spero che oltre a dormire avrai anche studiato.” Diletta: “Ci ha pensato mio marito sono stati sempre insieme nello studio.” La frase era dal contenuto piuttosto esplicito, nessuno la commentò. Fra Apollonio ed Elisabetta c’era stata una liaison molto intima, la baby aveva dimostrato tutto il suo anticonformismo entrando nell’intimo di Apollonio: “Sono curiosa nei tuoi confronti, come te la passi in fatto di sesso? Non mi sembra che tua moglie sia molto portata ad  esercitarlo.” Apo era andato in confusione, cosa rispondere ad una giovane ragazza curiosa della sua intimità?” “Sei suscettibile e conformista, non penso che tu abbia già gettato le ancore, allora ti parlerò io di me: ho venti  anni, da quando ne avevo quindici scopo con mio cugino Ettore, domanda ovvia perché con lui e non con uno dei tanti ragazzi miei compagni di scuola? Presto detto sono tutti maschilisti, un collega una volta diventato mio amante, orgoglioso della conquista avrebbe sparso la voce con tutti i maschi di sua conoscenza, gli interessati si sarebbero ‘fatti sotto’ chiedendo per loro analoghe prestazioni, ad un mio rifiuto si sarebbero vendicati sputtanandomi dinanzi a tutta la scuola, è successo ad una mia amica che ha dovuto cambiare istituto, con Ettore ci vedevamo a casa sua, uso la pillola anticoncezionale. Mio cugino non è gran che come amante, ha il cazzo piccolo, lo ho paragonato a quello di altri uomini visti nei film porno, lato positivo mi fa poco male quando mi si inchiappetta e mi fa godere allorché mi schizza sul collo dell’utero, fine della confessione.” Apollonio  era stordito sia per i fatti appresi che per la franchezza di Elisabetta che proseguì: “Ti rifaccio la domanda, il cazzo ti si alza più?” Apollonio decise di usare lo stesso eloquio schietto di Betta: “Ciccio è andato in pensione, mia moglie non fa gran che per aiutarmi.” “Soluzione trovata: va in farmacia e compra una confezione di ‘Levitra’. Il giorno stesso Apo si recò da Giulio  farmacista suo vecchio  amico che: “Brutto sporcaccione hai trovato qualche mignotta…” “No è una ventenne.” Giulio preso  dall’invidia non fece commenti, regalò all’amico una confezione di Levitra. Alfio, preso dal lavoro trovò il tempo di recarsi a Messina a trovare gli amici  solo dopo un mese e mezzo. All’ora l’ora di pranzo: “Mes amies, ho voluto far riposare mia moglie, ho prenotato al ristorante ‘La Sirena’ di Ganzirri, Betta guiderà la mia Peugeot 508 con me vicino, ancora deve imparare qualcosa della guida, talvolta si sbaglia con la leva del cambio, gli altri Matilde compresa nella Mercedes.” Nessuno raccolse la battuta  a doppio senso. Furono accolti da Salvatore il capo cameriere: “Benvenuti, il dottor Proietti di solito viene solo con la signora, oggi siete una bella compagnia, se me lo permettete provvedo io al menù.” Tutto a base di pesce cominciando dal brodetto di cozze e vongole per finire all’aragosta, il tutto ‘innaffiato’ da un ‘Donnafugata’ d’annata. Il conto fu presentato ad Apollonio dal proprietario Nicola Mancuso che omaggiò  signore e signorine con un mazzo di rose bianche, ricevette un applauso, un vero signore. Il ritorno a casa fu ‘lento pede’ o meglio ‘lenta auto’, il vino aveva fatto effetto sui guidatori Alfio ed Apollonio. Il salone accolse i sei accoppiati come da loro scelta. Si erano scoperti anticonformisti  con gusti  comuni, una filosofia di vita, il piacere di stare insieme, di condividere sensazioni ed esperienze piacevoli senza remore moralistiche. Al suono di un lento si formarono le coppie: Alfio con Diletta, Apollonio con Elisabetta e Ginevra con Matilde, le due avevano scoperto la loro propensione più per il ‘fiorellino’ anziché per il ‘pennone’. Chiusa la finestra furono spente le luci del salone, solo il chiarore di un abat-jour poi rifugio di ogni coppia e in una stanza sino alla mattina successiva quando un pallido sole invernale li trovò ancora sonnolenti in cucina a sorbire cappuccini con brioches, queste ultime in gran quantità per recuperare le forze perdute durante la  movimentata notte. Conclusione delle storie: dopo qualche mese di liaison con Apollonio Betta ritornò  a studiare a Catania e conquistò l’amore di Salvatore suo collega,  un siciliano ben dotato sessualmente. La storia di Ginevra con Matilde ebbe un seguito a Messina, Diletta  in pensione  andò a vivere a Catania con Alfio. La sorte fu maligna con Apollonio, il più sfortunato;  ormai avanti negli  anni fu preso di mira da Atropo che con la sue inesorabili forbici tagliò il filo della sua vita, il destino ancora una volta aveva dimostrato di essere superiore agli Dei.

  • 15 febbraio alle ore 11:26
    I PIACERI DELLA VITA

    Come comincia: Già da piccoli per molti di noi il sesso è stato oggetto di curiosità soprattutto per imitare i ‘grandi’ talvolta spiati nella loro intimità. Tempo della seconda guerra mondiale, località rurale vicino Roma, i protagonisti giovani iscritti alla seconda classe della scuola media. Paolo figlio del padrone di appezzamenti di terra coltivabili, Pietro figlio del fattore, un  sostituto per controllare e suggerire il comportamento ai contadini nella conduzione dell’agricoltura e Virginia sorella gemella di Pietro. Era il tempo del Fascismo regime   sorto in seguito ai troppi scioperi causati da una conflittuale situazione politica, da contrasti interni fra socialisti e  fra socialisti e cattolici .  I ‘benpensanti’ avevano visto calpestata la serenità della loro vita (questa la loro giustificazione) ed avevano apprezzato il salire al potere  quel regime. La politica non interessava i tre fanciulli che avevano solo i problemi relativi alla loro età. Pietro una notte si era alzato dal letto per un  bisogno corporale, durante il  rientro nella sua stanza aveva sentito dei gemiti provenire dalla camera da letto dei genitori, dal buco della serratura aveva scorto il papà sopra il corpo della genitrice, da lei provenivano i lamenti che poi lamenti non  erano. Ogni notte Pietro aveva preso l’abitudine di spiare i genitori così aveva potuto osservare altre posizioni assunte dai due: lei sopra lui, lei in ginocchio il marito dietro e per ultimo lei con in bocca il ‘coso’ del padre. Contento di aver appreso tutto sulla sessualità pensò di metterla in atto, esclusa la sorella Virginia non restava che contattare Paolo. Un pomeriggio invitò il suo amico in camera sua, motivazione: fare i compiti assieme. Finito lo studio riferì quanto visto fra il padre e la madre, Paolo rimase basito,  non si oppose quando Pietro lo denudò e rimase con la ‘ciolla’ di fuori. Stranamente il ‘cosino’ divenne ‘cosone’, fu preso in mano da Pietro che cominciò a fare su e giù con  piacere dell’interessato. La cosa finì lì, impossibile confidare i loro dubbi ai genitori, per loro fortuna avevano alla scuola media Giovanni Pascoli da loro frequentata una insegnante di materie letterarie anticonformista, nome Lidia, sui quaranta anni, alta, bruna, vedova bianca di un antifascista sparito nel nulla, dedicava tutte le sue energie all’insegnamento. Un sabato, in aula, terminate le lezioni fu lei la destinataria dei dubbi dei due ragazzi. La prof. non si meravigliò più i tanto, li condusse a casa sua nella vicina  via Cavour, pranzarono insieme e poi: “La vostra è un’età difficile soprattutto di questi tempi, oggi la donne secondo la teoria fascista sono le regine del focolare domestico, debbono accettare le discriminazioni a loro carico,  obbedire al marito il quale però è libero anzi orgoglioso di frequentare prostitute di professione delle case di tolleranza,  accettare i luoghi comuni e gli stereotipi, solo una minoranza di noi  può proseguire gli studi sino all’Università, io sono un’eccezione, con mio marito siamo di fede comunista, questo il motivo della sua sparizione.” La prof. si era accorta che nella foga del discorso era entrata nella sua vita privata. “Scusate, questi discorsi non possono essere nei pensieri di voi giovani in tutt’altre faccende affaccendati…scusate ho citato una poesia del Giusti che imparerete in seguito. Come vi ho accennato ho avuto un’educazione anticonformista, sin da piccola ho imitato i miei  che giravano in casa nudi, nessuna falsa pudicizia. Venendo ai vostri problemi penso di potervi esservi di aiuto attingendo ai miei trascorsi sessuali. La curiosità per il sesso è per i giovani  una normalità ma deve essere inquadrata da  chi ha esperienza in  questo campo. Al mondo esistono  rapporti etero sessuali fra persone di sesso opposto, la maggioranza, ma esistono anche gli omosessuali che prediligono persone del loro stesso sesso. In passato ci sono molti esempi in questo campo, persone che  sono state avversate dai concittadini oppure appena tollerate, solo le persone  istruite hanno compreso che la natura non si può modificare; secondo alcune religioni, soprattutto islamiche è prevista la pena di morte per gli omosessuali. Ovviamente non è il vostro caso, la vostra è stata solo curiosità. Dovreste avere dei rapporti con una donna ma non avete l’età per frequentare le case di tolleranza.” Pietro se ne uscì con una richiesta che fece basire sia Paolo che la signora Lidia: “Professoressa che ne dice di farci lei da insegnante in quel campo?” Lidia si rifugiò nel bagno, era stata presa alla sprovvista, quella domanda del ragazzo l’aveva messa in crisi, poteva fare da ‘nave scuola’ ai due imberbi, con quali conseguenze?” Lacrime sgorgarono dai suoi occhi, il fard si sciolse impiastricciandole tutto il viso, sembrava un clown. Il pensiero corse a suo marito, come avrebbe inquadrato la situazione, fra di loro non c’era mai stata gelosia ma…Lidia si tolse tutto il trucco dal viso e rientrò nel salone. Paolo: “Professoressa è bellissima anche senza trucco.”Anche se siete giovanissimi comprenderete il mio disagio, inutile dirvi che potrei essere vostra madre…per oggi fine delle lezioni, siete invitati sabato prossimo a pranzo qui a casa mia, informate i vostri genitori.” La presenza dei due giovani non interessò più di tanto i coinquilini di Lidia che pensarono a lezioni private ai due, solo il portiere Gigetto al suo passare dinanzi al suo gabbiotto si scappellava con un sorrisetto sulle labbra, fu tacitato con in cinquantino. Virginia come tutte le femminucce era più furba dei due maschietti che non toccavano mai il tasto professoressa, sabato mattino alla loro partenza da casa: “Buon divertimento!” Lidia si diede ammalata come pure i due alunni, si mise ai fornelli, all’arrivo dei due cercò di essere disinvolta: “Siete in anticipo, me lo immaginavo.” “Prof. siete uno schianto con quella minigonna e la camicetta scollata.” “Le ho acquistate in un negozio per giovanissimi in via Nazionale, state buoni sino al caffè!” Pietro e Paolo mangiarono molto velocemente al contrario di Lidia che era ancora al primo quando i due stavano sorseggiando la bevanda nera. “Entrate uno alla volta in camera mia.” Lidia condusse Pietro in bagno, gli lavò l’uccello già in piena erezione, a se stessa:”Cavolo non pensavo che un dodicenne…” Ti guiderò io, si chiama culliligus, (questo vocabolo non lo troverai nel dizionario latino) avrò un orgasmo quando mi bacerai il clitoride.” Anche se senza esperienza Pietro portò Lidia ad un orgasmo profondo e lunghissimo, si stava rifacendo della lunga astinenza. Il ‘ciccio’ di Pietro finì in bocca a Lidia che si trovò a dover ingoiare un fiume di sperma. Paolo da dietro la porta era impaziente, aveva seguito i vari ‘rumori’ effettuati dall’amico e dalla prof.”Caro vai nel salone, ti farò entrare nel fiorellino un’altra volta, fai entrare il tuo amico.” Dopo il consueto ‘lavacro’ dell’augello Paolo entro nel fiorellino di Lidia, aveva un ‘ciccio’  più grande di quello di Pietro, Lidia provò due orgasmi consecutivi in seguito anche allo schizzo di Paolo sul collo dell’utero, nemmeno con suo marito… Post coitum il piacere di girare per casa completamente ignuidi, Paolo e Pietro sempre inalberati e pronti a …”Ragazzi per oggi ne ho avuto abbastanza, tornate a cuccia, appuntamento a sabato prossimo.” La prof. si era fatto cambiare dal preside il giorno del riposo settimanale, il sabato era dedicato al sesso. Pietro e Paolo facevano sega (per i non romani marinavano le lezioni) “Lo sai che hai un  bel culo, sembra un mandolino!” Pietro era stato esplicito. Fu accontentato da Lidia anche perché il suo ‘ciccio’ era di calibro minore di quello del suo amico. Virginia era stata informata dai due delle loro prodezze erotiche, chiese ed ottenne di seguirli un sabato a casa di Lidia che l’accolse festosamente poi: “Come sei combinata sessualmente sei vergine?” “Si dai candidi manti, rotta di dietro e peggio davanti, ricordi in classe Ettore quel bestione a cui passavo i compiti, studiavamo in camera mia è  sessualmente infaticabile ma basta sesso, sono innamorata da tempo di Paolo, lui non lo sa, ci faresti da paraninfa o galeotta di dantesca memoria, Paolo  si scopa Lucrezia quella biondina fatiscente sua vicina di banco, è ricca, gli ha regalato la Fiat Abarth con cui si pavoneggia.” Il nudo era ormai di prassi a casa di Lidia la quale: “Paolo ci hai fatto caso che bella fica è Virginia?” L’interessata prese al volo l’incoraggiamento baciò in bocca Paolo, che si inalberò alla grande, il letto a baldacchino ospitò i due per molto tempo.  Vissero…
     

  • 15 febbraio alle ore 11:18
    IL MIO PARROCO FRA...

    Come comincia: Sembrerà uno scherzo lessicale ma Otrebla Minazzo era l’acronimo dietro cui Alberto Mazzoni, insegnante di materie letterarie in un istituto scolastico a Roma si ‘nascondeva’ per i suoi scherzi di cui era famoso. La sua storia personale era stata piuttosto complicata sin dalla prima infanzia: figlio di una contadina e del padrone del terreno da lei coltivato era stato aiutato finanziariamente dal padre naturale sino al raggiungimento della laurea in materie letterarie. Superato lo scoglio del concorso fu assegnato come insegnante presso l’Istituto Giovanni Pascoli di Roma. Il soggiorno nella capitale senza il sostegno pecuniario del padre nel frattempo deceduto, era per lui fonte di problemi. Aveva preso alloggio in una pensione condotta da una vecchia antipatica e irascibile, locanda che non prevedeva la somministrazione del vitto, solo dormire, altre locande vicino alla scuola non avevano più posti liberi, tutte occupate. Gioco forza il buon Alberto per l’alimentazione doveva arrangiarsi con panini, qualche pizza e saltuariamente in trattoria, mai in ristoranti troppo cari per il suo stipendio. Irato a patrii numi aveva dovuto rinunziare anche all’acquisto di una utilitaria nuova. Per esperienza di suoi amici non volle orientarsi su una macchina usata, talvolta con chilometri azzerati, auto che poteva aver bisogno di frequenti riparazioni in un’officina. La soluzione sembrava senza via d’uscita quando finalmente una luce in fondo al tunnel: una sua collega insegnante di educazione fisica Drusilla Proietti, piuttosto mascolina, era  chiacchierata per una sua presunta preferenza  verso il proprio sesso. Stanca di essere sulla bocca di tutti Drusilla pensò che la migliore soluzione fosse il matrimonio, l’incontro con Alberto la convinse di aver trovato un partito adatto alle sue esigenze. Un sabato, alla fine delle lezioni fece finta di scivolare nel corridoio della scuola mentre sopraggiungeva Alberto che, da buon cavaliere le prestò aiuto rimettendola in piedi. “Stò bidello ha il vizio di mettere la cera sul pavimento, speriamo che non mi sia slogata una caviglia.” Preso in mano il piede della dama Alberto sentenziò: “Non sono un medico ma da come lo muove penso che non ci sia nulla di rotto, se mi dice dove abita…” “Qui vicino in via Merulana.” Sostenuta o meglio abbracciata ad Alberto mademoiselle Proietti giunse dinanzi al portone di casa sua. Alberto si fece audace: “Forse è preferibile che l’accompagni sino all’interno del suo appartamento.” E così fu, Drusilla ‘riprese le penne’ dimenticando l’infortunio, cominciò a camminare con disinvoltura,  invitò il collega a pranzo già preparato la sera prima. Alberto finalmente comprese che era stata tutta una pantomima: “Cocca bella che ne dici di essere sincera e dirmi il motivo della sceneggiata?” “Sei maligno ma… ci hai azzeccato.” Drusilla spiegò la sua situazione di presunta lesbica e che la soluzione era il  matrimonio. Dopo un lungo silenzio Alberto: “Non avevo proprio pensato ad un mio legame tantomeno santificato da Madre Chiesa, l’idea non era nei miei programmi ma…” Alberto chiese all’interessata notizie sulle sue fortune pecuniarie: “Sono proprietaria di questo appartamento,  i miei a Reggio Calabria sono benestanti, oltre a un solido patrimonio bancario sono proprietari di immobili e terreni, penso che un matrimonio potrebbe risolvere i nostri problemi.” Alberto abbracciò e baciò in bocca la futura sposa: “Se ti guardo bene come donna sei piacevole, vado nella mia pensione a ritirare i miei effetti personali.” “Ti accompagno con la Stelvio, forse non ci hai fatto caso, è quella macchina rossa posteggiata sotto casa.” “Gentile signora, ho il piacere di comunicarle che me ne vado da questa spelonca e le mando un  un vaffa grande come una casa.” “Che ne dici di far guidare me, ho la patente ma…” “Ti comprerò una macchina tutta tua, che preferenze hai?” “Avendo a disposizione una Alfa Romeo penso che sia il caso di preferire un’auto di piccole dimensioni più  facilmente posteggiabile, una Fiat Abarth andrebbe bene.” “Caro sono Drusilla, ce l’hai nel salone una Abarth pronta, la verrei a ritirare subito.” “….vieni domani sto chiudendo.” Il giorno seguente: “Voglio ‘sverginarla’ io, tu guida la Stelvio.” “Mi hai fatto venire in mente…quando potrò ‘inaugurare’ il tuo fiorellino?” “Per ora niente da fare, solo dopo il matrimonio, per la cerimonia di nozze telefonerò ad un amico impiegato alla quindicesima circoscrizione del Comune di Roma, questa è una carta di credito, comprati un abito da cerimonia. Avere di notte vicino una fica anche se chiacchierata non permetteva ad Alberto di dormire. “Cara ti prego, un assaggino…” “Devi sapere, e tra poco te ne accorgerai che ho un clitoride piuttosto, come dire, notevole.””Alberto  prese in bocca il ‘notevole’ che divenne ancor più notevole, gli parve di avere un rapporto omo. Penetrata in vagina Drusilla ebbe un orgasmo alla grande, forse era bisessuale, era fatta. Alberto si preparò al grande evento  previsto per la  settimana successiva, nel frattempo era riuscito a penetrare anche nel popò di Drusilla, i loro rapporti erano diventati quotidiani. La cerimonia il pomeriggio nella sala di rappresentanza del quartiere Esquilino, testimoni: per la sposa due sue amiche  Gioia Bella e Fulvia Bocchini, per lo sposo due  colleghi Mario Massaccesi e Geo Bisori. Conclusa la cerimonia rinfresco in una sala riservata del bar sotto casa. Fulvia Bocchini, insegnante di matematica era la classica madre di famiglia con tre figlie, un po’ invecchiata, (il marito voleva ad ogni costo un maschio). Gioia Bella l’insegnante di lingue era di tutt’altro stampo, una bellezza particolare che poteva dirsi inquietante: longilinea, superiore alla media l’altezza, occhi grandi, profondi, bellissimi, seno di medie dimensioni, vita stretta,  piedi favolosi da far impazzire un feticista. Nel frattempo Mario e Geo erano diventati uccel di bosco, li attendevano due pulzelle arrapate! Finale della festa in casa di Drusilla, i partecipanti alla cerimonia nel frattempo erano rimasti in tre, Fulvia aveva ricevuto una telefonata del marito: “Torna a casa, le TUE figlie fanno un casino del diavolo!” Alberto si era ritirato nella toilette, un bisogno corporale? Quando mai, era tornato in sala vestito da donna, aveva acquistato l’occorrente giorni prima.  Rimase deluso, la sua performance teatrale non aveva fatto l’effetto che voleva sui presenti. Al suono di un riproduttore di CD  prese a ballare con Gioia ma ad un certo punto si era staccato dalla ballerina e guardandola negli occhi: “Cara se non mi sbaglio hai qualcosa in più nemmeno tanto piccolo!” Gioia sbottò in una risata: “Te ne sei accorto, ce ne hai messo di tempo e dire che…sediamoci, voglio svelarvi il mio segreto subito ma se siete stanchi rimandiamo a domani. “Drusilla era rimasta basita: “Preferisco rimandare il tutto, immagino qualcosa di piccante, me lo voglio gustare quando saremo più rilassati.” Nel letto matrimoniale Alberto e Drusilla cercarono invano di prendere sonno, la curiosità e la conseguente insonnia ebbero il sopravvento sin quasi all’alba. “Sveglia, dormiglioni sono due ore che aspetto che apriate gli occhietti belli!” Gioia aveva trovato nell’armadio di Drusilla minigonna e camicetta trasparente, aveva ignorato gli slip con la conseguenza di mostrare parte di un pene che nel frattempo…Alberto: “A stomaco pieno si digeriscono meglio le novità, finiamo di fare colazione e poi saremo tutte orecchie.” “La mia storia ha avuto inizio ventitré anni addietro, sono nata a Duque de Caxia una frazione agricola di Rio de Janeiro, i miei erano poveri contadini che tiravano avanti alla meno peggio. Quando mia madre rimase incinta fu una gioia per loro ma nello stesso tempo fonte di  preoccupazione, dovevano procurarsi tutto quello che occorreva per allevare un neonato. Mia madre partorì in casa, i miei genitori si accorsero subito che  avevo qualcosa di anormale, avevo sia il sesso maschile che quello femminile, che fare? Da buoni cattolici chiesero aiuto al parroco Alejandro Oliveira che dopo il primo attimo di perplessità…”Vostro figlio o figlia penso avrà un futuro difficile, potrebbe diventare un fenomeno da baraccone, col vostro assenso penso di poterla educare io senza iscriverla ad una scuola statale.” I due coniugi  Bella diedero l’assenso pensando ad un futuro migliore per Gioia quello il nome scelto che unitamente al cognome del padre era una bella accoppiata. La storia personale di don Alejandro Oliveira era piuttosto comune, nato in una famiglia di baraccati in una favela di Rio  prese coscienza della sua situazione e, figlio di genitori cattolici chiese di poter entrare in seminario. Fu accontentato,  dopo un attento esame da parte del Rettore, Alejandro dimostrò di avere una buona integrità morale, affettiva e d’animo accompagnata da una retta intenzione di prendere i voti, fu ammesso malgrado avesse solo sedici anni di età. Dopo quattro anni don Oliveira  fu assegnato alla parrocchia della frazione dove sono nata, subito dimostrò di seguire le orme di San Francesco, aiutava i più poveri in tutti i modi, il suo stipendio copriva solo parte delle spese del vitto offerto ai bisognosi e l’alloggio ai senza tetto, in chiesa chiedeva a tutti i fedeli un obolo per i suoi protetti. Non pensava a se stesso, la sua tonaca era logora, le scarpe avevano bisogno di essere sostituite, il calzolaio non riusciva più a riparale. I bisognosi della parrocchia aumentavano di numero di giorno in giorno come pure la fama di benefattore di don Alejandro. Alla Radio Vaticana Il corrispondente da Rio de Janeiro  raccontò la storia di quel prete tanto amato dagli ‘ultimi’. Il segretario di Stato Vaticano lo invitò a Roma insieme alla nipote Bella per additarlo come esempio di carità cristiana. I biglietti aerei erano stati inviati via posta a don Oliveira che si presentò all’aeroporto di Rio vestito come al solito della vecchia tonaca e scarpe mal ridotte, anche il suo profumo non  era piacevole. All’aeroporto Santos Dumont la gente guardava perplessa quella coppia, una ragazza bellissima in compagnia di un prete mal messo. Dopo due scali arrivo all’aeroporto di Fiumicino a Roma, c’era ad attenderli una berlina con l’autista in divisa che si scappellò e prese a bordo i due brasiliani. La grandezza della piazza vaticana mise in crisi don Oliveira, non era mai uscito dal Brasile, quella maestosità era eccessiva per un  prete di campagna. Bella fu accompagnata nel reparto delle monache, lo zio fu ‘preso in carico’ da un prete dallo stile nobile,  era un marchese. “Sono don Giuliano, sono stato incaricato dal Segretario di Stato di mettermi a sua disposizione per una sua conferenza stampa ma…penso dovrebbe sistemarsi un po’, lo affiderò alle cure del nostro barbiere, per il vestiario provvederò io, abbiamo circa la stessa taglia.” Cena congiunta di zio e nipote  in mensa comune  di preti e di monache poi i due a letto ovviamente in camere separate. Don Oliveira come suo solito di alzò presto, all’apertura della barbieria era già dinanzi alla porta ad aspettare, era solo. “Prego padre, sono Antonio Borghetto vengo subito da lei, vedo che ha proprio bisogno…” Anche Bella si era recata da un parrucchiere per sistemarsi, il tale Raffaele Cimarra  restò basito da si tanta bellezza, la fece diventare ancora più bella. Gioia cercò invano lo ‘zio’, durante il girovagare per i corridoi del Vaticano incontrò un sacerdote che in qualche modo le ricordava don Alejandro, lo sorpassò, non poteva essere lui, il cotale era elegante con un clergyman impeccabile, scarpe di coppale, barba rasata, capelli alla moda: “Cara sono io…” “Cavolo non ti avevo riconosciuto, così combinato puoi sfilare da modello, andiamo in sala mensa.” Il cibo non era affatto frugale, in fila i due brasiliani ebbero modo di riempire il vassoio con prelibatezze romane, anche un quarto di vino dei Castelli Romani. La loro presenza aveva ovviamente  suscitato la curiosità dei presenti, Gioia e don  Alejandro mangiarono in fretta poi si recarono nel vicino giardino, sedettero su una panchina, erano a disagio. Si guardarono in viso: “Gioia penso che anche tu sia dello stesso parere, che ne dici di…tagliare la corda, in questo ambiente non mi sento in imbarazzo, chiediamo a don Giuliano il favore di acquistare due biglietti aerei per Rio.” Nel frattempo però era accaduto qualche cosa di particolare fra il prete e Gioia. I due, in assenza di don Alejandro si erano incontrati, guardandosi negli occhi, senza profferir parola compresero che in loro due c’era qualcosa di particolare dal punto di vista sessuale. Si ritirarono nella stanza del prete dove presero conoscenza delle loro differenze dalle persone ‘normali’, di qui scaturì la comune decisione di restare insieme, lui spogliandosi della tonaca o meglio del clergyman lei di restare con lui a Roma. Marcello Colocci, questo il nome di don Giuliano da borghese era figlio del marchese Andrea che proveniva da progenie di ‘conquistatore di donne a getto continuo’, ma la natura non era stata benigna col discendente da tanta schiatta, Marcello era bisessuale ed in tal senso aveva avuto delle esperienze anche con compagni di seminario. Aveva avuto problemi di assoluzione col suo confessore e da allora non si era più avvicinato ai sacramenti ma era sempre in lotta con se stesso, la conoscenza con Gioia avrebbe risolto i suoi problemi dopo la classica ‘toga alle ortiche’. I due misero in atto la loro decisione: la mattina seguente don Aleyandro arrivò in taxi a Fiumicino e dopo i soliti due scali giunse all’aeroporto di Santos Dumont. Don Giuliano dietro imput dei suoi superori gli aveva consegnato diecimila €uro, molto probabilmente avevano voluto comprare il suo silenzio sul motivo effettivo della  partenza del prete in solitario. La notizia non era passata inosservata ad un giornalista di un settimanale romano di ispirazione atea sempre a caccia di notizie piccanti che era riuscito a carpire ed a far pubblicare la notizia circa il vero motivo della partenza solitaria del prete dei poveri, la stampa filo vaticana aveva taciuto sull’argomento. Il giornalista facendo sfoggio di cultura letteraria aveva altresì fatto riferimento al contenuto di due romanzi ‘Il mio parroco fra i ricchi’ e ‘Il mio parroco fra i poveri.’ scritti da certo Clément Vaudel nel 1931. Lo stesso venne a conoscenza da parte di Bella dell’indirizzo della parrocchia di don Oliveira e gli fece pervenire il suo articolo. La sera seguente il prete all’ora di cena lesse l’articolo ai presenti,  fu lungamente applaudito. Si era avverata la storia del romanzo  ‘Il mio parroco fra i poveri.’ Gioia andò ad abitare con Marcello in una villa dell’Olgiata ‘magno cum gaudio’ della suocera che sperava di diventare presto  nonna, progetto che la marchesa aveva dovuto mettere da parte con l’entrata in seminario del figlio ma anche stavolta non fu accontentata per motivi…operativi. 

  • 15 febbraio alle ore 11:11
    IL MONDO DELLE SIGNORE

    Come comincia: Gianaldolfo Gatti era deceduto all’età di cinquanta anni per infarto, era stato avvisato di questa possibilità dal suo amico e medico Alessio Tricarico: tanto cibo, poco moto,  grasso evidente in tutto il corpo e bevute a base di spumante Franciacorta. Gianadolfo aveva assorbito le idee politiche dei suoi avi fascisti e monarchici che avevano gridato allo scandalo quando il 2 giugno 1946 il re fu costretto all’esilio allorché al referendum vinsero i repubblicani (anche se con qualche dubbio). Quel che più pesava a Gianadolfo era  che in fatto di sesso  faceva cilecca né erano valse  le varie pillole tanto reclamizzate che avrebbero dovuto fargli superare la defaillance, niente da fare dopo la loro assunzione si sentiva malissimo e senza alcun risultato e dire che aveva la moglie  in quel campo era molto dotata. Elisabetta Cenci di umili origini ma di una bellezza fuori del comune in società era la consorte ideale che gli faceva fare bella figura, oltre che avvenente aveva buon gusto nell’abbigliamento (con i soldi del marito). Da quando Gianadolfo aveva preso a far cilecca la dama si prendeva qualche licenza ritornando a casa oltre la mezzanotte, ufficialmente per giocare a carte con le amiche. Il marito non le chiedeva più nulla di quelle uscite, il motivo era palese. Alle esequie celebrate in chiesa dall’amico prete don Giuliani grandi lodi per il defunto, il vero motivo era che Gianadolfo non faceva mancare la pecunia… ai poveri della chiesa. Elisabetta non si era smentita, dietro  il carro funebre era elegantissima tutta vestita di nero con pizzi, cappello, pantaloni e tacchi dodici, molto probabilmente si era preparata da tempo a quel  luttuoso evento. Tumulata la salma  nella cappella di famiglia al Verano Eli aveva salutato i presenti con un cenno della mano, non aveva alcuna voglia di sottoporsi a baci ed abbracci dei presenti oltre alle solite parole di circostanza, si sentiva liberata, era un’altra donna. Il dottor Tricarico con la sua Jaguar la accompagnò a casa e da buon medico, constatate le precarie condizioni della vedova (tutta una sceneggiata) le fece compagnia  all’interno della villa e poi, dietro incoraggiamento di uno sguardo invitante dell’interessata sin dentro la camera da letto. Elisa Capogrossi, la cameriera era anche lei rientrata a casa, fu accompagnata da un componente dello staff delle Onoranze Funebri, voleva sincerarsi delle reali condizioni della signora cui era affezionata. Passando dinanzi alla camera da letto sentì dei lamenti, preoccupata aprì uno spiraglio della porta ma dovette constatare  che non  erano lamenti di dolore ma di piacere, Elisabetta inginocchiata al centro del letto matrimoniale stava subendo una ‘ciulata posteriore’, quella il motivo dei suoi alti lai. Elisa da cattolica praticante non approvava il fatto che la signora, appena vedova si desse alla pazza gioia  soprattutto contro natura. Alda, sua figlia aveva preso i voti, come novizia  era stata trasferita in un convento vicino Roma. Il perché di quella sua decisione, tutto d’un colpo la ragazza era stata baciata dallo Spirito Santo? La realtà era diversa: Alda aveva  indossato l’abito di novizia seguito ad un delusione amorosa, dopo rapporti sessuali col suo fidanzato era stata da lui abbandonata per una giovane non bella ma ricca, non essendo più  vergine senza essere sposata, (secondo la religione cattolica un peccato mortale), quale decisione migliore per trovare il perdono del Signore ed anche la tranquillità spirituale?  Elisa aveva accolto la decisione della figlia con sentimenti contrastanti: da un lato contenta ma da un altro punto di vista la figlia, lei vedova,  doveva essere il suo bastone della vecchiaia. Il nome scelto da novizia dalla ragazza? Suor Letizia, nome che significa gioia, felicità, le era sembrato il più giusto. La signora Cenci ben presto aveva abbandonato gli abiti da vedova, aveva assunta una cuoca  per offrire agli invitati, soprattutto maschi pranzi luculliani, lei assaggiava a mala pena le vivande, ci teneva alla linea. Anna Fabrizi, la neo assunta chef era una cinquantenne romana sboccacciata e caciarona  motivo per cui era stata cacciata dal titolare di  un famoso ristorante della capitale ma poco gliene importava, era molto brava soprattutto nei piatti romani molto apprezzati in particolare dai turisti. All’inizio aveva procurato qualche problema alla padrona di casa soprattutto quando serviva a tavola e scopriva che un invitato maschio tanto maschio non era: “Te posso offrì ‘na mì specialità, finocchi in padella alla pecorina!” e giù una risata. Conosciuta dagli invitati nessuno se la prendeva più anzi era diventata un’attrazione, a fine pasto deliziava i presenti con storielle in romanesco a livello porno. Sfogliando una rivista automobilistica del defunto marito Elisabetta aveva acquistato  una Alfa Romeo ‘Stelvio’ con cui scorrazzava per Roma spesso oltre i limiti  di velocità consentiti incappando in fischi prolungati di qualche vigile. Talvolta riusciva a farla franca ubriacando la guardia municipale nel mostrare il ‘fiorellino’senza slip. Solo una volta aveva trovato un tutore dell’ordine che: “Si copra prima che la denunzi per atti osceni in luogo pubblico”, il cotale molto probabilmente era dell’altra sponda. Elisa sentiva sempre più la mancanza delle figlia Alda, fu autorizzata dalla Madre Superiora  del convento a farle visita un sabato pomeriggio. Quando suor Letizia si presentò in parlatorio Elisa si sconvolse, la figlia era molto dimagrita e mostrava un’aria afflitta, si sedettero su un divano senza parlare, c’era poco da commentare. Prima di andar via: “Tutto bene?” “Si mamma.” Quando mai, doveva essere accaduto qualcosa di spiacevole nella vita di Alda da cambiarla completamente, a casa era sempre allegra e piena di vita, in convento… Incontrando la padrona di casa Elisa prese a piangere, Elisabetta si compenetrò, da buona atea non apprezzava le suore che avevano rinunziato ad una vita di società e ad avere un marito e dei figli, le considerava delle povere disgraziate. “Vai a parlare col parroco della circoscrizione, vedi quello che può fare per lasciare momentaneamente il convento e farla venire qualche giorno a casa mia.” Don  Casimiro ben ammanigliato in Vaticano ottenne l’autorizzazione, suor Letizia per quindici giorni fu ospite dell’abitazione di Eli,  motivo ufficiale far compagnia alla madre ammalata. La suora  il mattino seguente non sembrava molto cambiata, dietro pressioni della genitrice aveva si indossato gli abiti da studentessa ma i capelli tagliati cortissimi stonavano col resto della figura, niente sorrisi, si era rifugiata nel salone della padrona di casa senza aver fatto colazione. La situazione non sfuggì a Elisabetta che interpellò Elisa: “Penso che tua figlia abbia bisogno dell’aiuto di un buon medico, è una larva di ragazza, se continua così …col tuo permesso vorrei farla visitare da Alessio, è una specialista in psicologia potrà aiutarla. Alda non oppose resistenza,   l’appuntamento era stato fissato per il primo pomeriggio, la mattina il medico aveva molti pazienti da visitare. Il dr.Tricarico  solo al primo sguardo si rese conto che la ragazza aveva grossi problemi psicologici non facili da superare. “Ora io e suor Letizia resteremo soli così potrò rendermi conto della situazione. Mamma Elisa si recò  nella sala di attesa sperando che il dottore facesse lui il miracolo di far riapparire il sorriso sul viso della figlia. “Allora dimmi innanzi tutto il motivo per cui hai preso il velo.” “Ho avuto una visione della madonna che mi suggeriva di farmi monaca…” “Parliamoci chiaro, mentire al proprio medico è una grossa sciocchezza, così non potrò aiutarti, mi hai detto una bugia, andrò a chiamare tua madre…” “No, la prego non lo faccia, le dirò la verità-“Alda prese il coraggio a due mani e riferì il vero motivo della sua decisione di farsi monaca: la vergogna di aver perso la verginità senza essere maritata e di non poter ottenere l’assoluzione del suo peccato mortale. Riferì anche che la vita in convento era diventata un inferno causa due episodi spiacevoli: il primo quando la madre superiore una notte si era presentata nella sua cameretta a gonna alzata avvicinando il suo  ‘fiorellino’ bianco al viso di suor Letizia con l’intenzione di farselo baciare e poi un incontro ravvicinato con don Igino che una notte era entrato nella sua stanzetta e subitamente le aveva messo in bocca il suo pisellone riversandole  un liquido maleodorante con la conseguenza che suor Letizia vomitò pure l’anima. La storia non era finita lì, la badessa, per vedetta, le assegnò i lavori più onerosi e spiacevoli mentre don Igino costretto ope legis ad una confessione settimanale riferì si il fatto da lui procurato ma affermando che era stata la novizia a provocarlo, peggio che mai la calunnia si sparse fra le colleghe  che forse avrebbero voluto provare anche loro le gioie del sesso ma ufficialmente presero una posizione di assoluta condanna. In seguito a quella confessione al dottor Alessio scappò di bocca: “Cazzo…scusa la volgarità, non sono riuscito a trattenermi, mi erano giunte delle voci, peraltro incontrollate che riportavano dei fatti incresciosi che accadevano nei conventi, non vi avevo dato molto credito pensavo non fossero attendibili ma ora…Per oggi può bastare, nei giorni prossimi avremo altri colloqui. Cercherò di farti vedere la vita da altri punti di vista ben più piacevoli, per ora ti dico solo che col mio aiuto in futuro riacquisterai quella serenità che non hai, ora chiamo tua madre.” Il dottor Tricarico fu ringraziato con un abbraccio da parte del Alda che riuscì anche a sorridere, aveva compreso che quel medico avrebbe cambiato in meglio la sua vita. “Dottore lei è un mago, mia figlia non sorrideva da tempo, quanto le devo?” “Mi pagherà a suo tempo sua figlia...”Frase un po’ sibillina che nascondeva quello che il buon Alessio aveva in mente. Gli eventi si svolsero piuttosto velocemente, il dottor Tricarico provvide ad acquistare minigonne, camicette scollate e scarpe con tacchi a spillo che fece indossare ad Alda la quale all’inizio non riusciva quasi a camminare, una volta fu salvata da una caduta dalle provvidenziali braccia del dottore che si trovò le sue labbra incollate su quelle di Alda, scoperta di un mondo dimenticato da parte della ragazza che sentì dentro di sé un fuoco erotico che la trascinò sino all’empireo,  il buon dottore aveva preso a baciarle il fiorellino portandola ad un orgasmo mai provato dalla suora. Dato l’eccessivo tempo impiegato dal dottore nel visitare la figlia, Elisa bussò alla porta dello studio e solo dopo un po’: “Mamma tutto bene!” La voce era squillante niente a che fare col solito tono dimesso. Quel ‘tutto bene’ portò a far entrare Alda nel mondo delle signore, dopo nove mesi la nascita di una bellissima bimba dal nome di Irene simbolo di pace. La vendetta era d’uopo, Alda preso in braccio il suo ‘fagottino’ si presentò in convento ed alla sbalordita badessa: ”Reverenda madre questo è un dono che  ho fatto a Dio!”

  • 15 febbraio alle ore 11:06
    MORALITÀ

    Come comincia: ‘Cos’è per voi la moralità?’ Testo di un tema da svolgere da parte degli alunni della quinta classe del liceo classico ‘Forlani’ di Roma. Il professor Giuseppe Gigante, insegnante di lettere era curioso di comprendere il pensiero e la personalità dei suoi alunni. La  terza C era composta di discenti sia maschi che femmine provenienti in maggior parte da classi agiate ed un po’ snob, l’insegnante voleva rendersi conto della ‘rationem’ dei giovani in campo morale. Mal gliene incolse, quasi tutti gli alunni ‘misero in campo’  le solite tiritere, unica eccezione Vittorio Brunori figlio di un impiegato di banca, il belloccio della classe il quale quando capitava  metteva in campo la sua mascolinità con le colleghe  compiacenti per una ‘sveltina’, ufficialmente le ragazze erano tutte vergini. Quando il professor Gigante lesse l’elaborato rimase basito, lo rilesse una seconda volte per rendersi meglio conto di quanto scritto dall’alunno, si era proprio quello il testo: ‘Al tempo d’oggi e specialmente fra le mie compagne di classe la moralità è qualcosa di relativo, esemplificando: l’immorale è il maschio che ha rapporti sessuali diciamo normali, diventa amorale se i rapporti sono contro natura, anticonformista se si giunge al ‘cunnilingus’ o alla fellatio, puritano…qui bisogna distinguere, chi sono i puritani? Il puritanesimo è stato un movimento religioso della chiesa anglicana, gli intellettuali avevano interesse per osannare i potenti di turno. Ci sono poi i libertini che si distinguono fra i materialisti in campo sessuale ed gli intellettuali idealisti puri. Oggigiorno c’è una sola distinzione fra la popolazione: chi è ricco e chi tira la cinghia, questa è la pura realtà!’ Ornella Mugianesi, la preside quarantenne ancora belloccia lesse anch’essa lo scritto e fece un sol commento: “Dalia (la bidella) convoca il padre dell’alunno Vittorio Brunori, domattina lo voglio qui in presidenza!” Antonello era un funzionario di banca, putt.re di lungo corso, prima di entrare in presidenza mise sù una faccia di contrito e: “Signora preside sono venuto a conoscenza dello scritto di mio figlio, sono disperato, è un ragazzaccio, me ne combina di tutti i colori ogni giorno, Vittorio avrà letto quelle teorie in qualche libercolo non della mia biblioteca, qualsiasi provvedimento prenderà nei suoi confronti  sarò d’accordo con lei!” Davanti ad un padre addolorato Ornella si commosse. “Mi risulta che lei è vedovo, immagino quanto sia difficile fare contemporaneamente il mestiere di padre e di madre, per questa volta metterò tutto a tacere, un solo favore da parte sua: fare qualche ripetizione di matematica e di ragioneria a mia figlia un po’ zoppicante in quelle materie.” “Sono a sua disposizione, abito in via Gallia 23, questo il mio numero di telefono.” Ambra Occhipinti si presentò a casa del ragioniere Brunori un pomeriggio in compagnia di Desiré Lacroix, parigina d’origine titolare della  palestra frequentata dalla ragazza. La francese aveva colpito Antonello sia per la sua fisicità che per uno sguardo’volitivo’. A metà lezione si era recato in bagno, al ritorno una scena imprevedibile, le due ragazze si stavano baciando. Antonello con passo felpato tornò indietro e poi facendo rumore rientrò nello studio, le babys si erano ricomposte. Il ragioniere non aveva apprezzato il ‘crocifigge’ nei confronti di suo figlio che non aveva fatto altro che riportare dei brani di un libro della sua biblioteca, telefonò alla preside: “Madame avrei bisogno di parlarle a quattro occhi.” “Si tratta di mia figlia? “Si, mi sono accorto che ha un vizietto…” Fuma, beve, si droga?” “Niente di tutto questo ma non voglio parlarne per telefono è una questione delicata,a domani.”  La signora Mugianesi quella notte non riuscì a dormire, avanzò la ipotesi più strane, che Ambra fosse incinta? Non le risultava che frequentasse maschietti, alle sette di mattina era già in presidenza: “Signora preside dal suo viso sembra che non abbia dormito tutta la notte, posso far qualcosa per lei? “Lasciami sola, fa entrare solo il ragionier Brunori.” Antonello stavolta non presentava una espressione contrita ma anzi un po’ spavalda, cominciò subito: “Non pensi ad una malattia di sua figlia, in un paese islamico la farebbero curare ma noi non siamo nel medio evo.” “Si vuole sbrigare finalmente a farmi partecipe del problemi di mia Ambra!” “È lesbica.” “Ed io che avevo fatto chissà quali ipotesi disastrosa, col tempo imparerà ad apprezzare il membro maschile come è accaduto a me, mio marito era instancabile purtroppo è andato via.” “Condoglianze!” “ Non  è morto, è scappato con una puttanella ventenne, da quel momento ho odiato gli uomini!” “Tutti tutti…” “Non si allarghi troppo, mi risulta  avere lei fama di puttaniere!” “Pensiamo a sua figlia, che ne dice di una gita al mare in quattro, pensavo oltre a lei ad Ambra ed a Vittorio.” “Sono perplessa in ogni caso ho una utilitaria, staremmo stretti.” “Che ne dice di una Jaguar I-PACE? è lunga m.4,68 e larga m.2,01, silenziosa, si sente il vento scompigliare i capelli ed alzare le gonne.” “La battuta sulle gonne non l’ho capita…” “L’ha compresa benissimo solo che oppone le ultime resistenze, parli con sua figlia dell’invito, potremo rifugiarci nella pineta di Castel Fusano. Ambra avrebbe voluto invitare anche Desirè ma in auto ufficialmente non c’era posto, il quarto era occupato da Vittorio. Vittorio ed Ambra lasciarono in auto i due ‘vecchi’ e si inoltrarono a piedi nella boscaglia. “Se posso essere sincero vorrei rivelarti quanto mio padre ha riferito a tua madre, hai una relazione con la francese della palestra, che ne dici di provare….” Ambra si mise a piangere, nemmeno un abbraccio di Vittorio riusciva a farla calmare finché finalmente: “La mia liaison con Desiré è scaturita dopo che ho avuto il primo rapporto sessuale con un mio compagno di scuola, ero vergine, ho provato solo un gran dolore e perdita di sangue, ho giurato…” “Non sei la sola che abbia subito questa triste esperienza ma non tutti i maschi sono dei bruti, io per esempio…” I due presero a baciarsi, Ambra andò oltre e prese i bocca il ‘ciccio’ di un arrapato Vittorio sino alla conclusione il cui commento lasciò interdetto l’interessato: “Non pensavo che avesse un sì buon sapore m’e proprio piaciuto.” La ‘conversione’ sessuale  da parte di Ambra si era prolungata oltre il previsto, i due ritornarono alla Jaguar al cui interno stava avvenendo un scena da Kamasutra, Ornella piegata in avanti offriva il suo bel popò a Giuseppe.”Cazzo non me l’aspettavo da mia madre, lei religiosa che va contro natura!” “Mò ti metti a fare la puritana, lasciamoli in pace, anche i genitori hanno i loro vizietti, torniamo fra mezz’ora sempre che tuo padre…” “Mio padre è un mandrillaccio, tua madre stasera avrà bisogno di tanta vasellina.” Rientro a Roma: Vittorio alla guida, seduta nel posto del passeggero Ornella, nel sedile posteriore Vittorio e Ambra. Vittorio: “Sono convinto,  voglio provare la non veridicità menichea secondo cui i professori stanno in cattedra e gli alunni seduti nei banchi, ora invece un alunno andrà presto  in figa alla preside, viva la rivoluzione!”

  • 15 febbraio alle ore 10:54
    TIRA PIÙ...

    Come comincia: “Tarricugghisti viecchju femminaru” con questa esclamazione Calogero Quattrone aveva dato il benvenuto a Roma all’aeroporto della capitale all’amico marchese Luciano Biancavilla di ritorno da un viaggio intorno al mondo. I due erano stati compagni di scuola sino al diploma di liceo classico a Roma poi le loro strade si erano divise, Calogero aveva conseguito il titolo di dottore e la specializzazione in psicologia, Luciano era diventato un ricco signore in seguito alla morte del padre maggiore dell’Esercito. Durante una esercitazione di tiro al bersaglio uno sprovveduto soldato  aveva diretto la sua arma non verso la sagoma di un bersaglio ma sulla figura del suo comandante di battaglione che era stramazzato a terra colpito al cuore. Luciano per il triste evento non se l’era presa più di tanto anzi dentro di sé…Suo padre, vedovo da tempo gli aveva impartito un’educazione spartana: la mattina sveglia presto, non concessione della paghetta settimanale in caso di cattivi voti a scuola, vestiario non alla moda, considerava lo stile dei giovani coetanei del figlio  stravaganti e di cattivo gusto in tutte le loro manifestazioni, era quello di: ‘ai miei tempi…’ Aveva però un pregio il maggiore Biancavilla era molto ricco di famiglia, il figlio dopo il funerale durante il quale il colonnello comandate aveva tessuto le lodi del defunto (peraltro non amato dai suoi dipendenti per il modo in cui interpretava il regolamento di disciplina). Luciano con cravatta nera e fascia dello stesso colore al braccio aveva subito dopo la cerimonia della messa nella cappella del rtegimento gli abbracci e le ritrite frasi di condoglianza dei presenti, con la vecchia Fiat 600 del padre, (un catorcio che il genitore per spilorceria non aveva voluto cambiare) rientrò nella  ormai sua villa ai Parioli a Roma. La frase ‘piove sul bagnato’ si adattava alla situazione del  marchese cui capitò un altro avvenimento a suo favore: la zia materna Lucia, appassionata cavallerizza una settimana dopo passò a miglior vita per l’imbizzarrimento della cavalla Lola  con conseguente caduta e morte per l’impatto del capo sul selciato, la dama, zitella, non aveva pensato che la sua cavalla preferita era in calore ed avrebbe piuttosto  desiderato la ‘compagnia’ di uno stallone! Luciano vide raddoppiato il suo patrimonio finanziario, era il nipote preferito.  All’arrivo a Fiumicino aveva presentato a Lillo una mora da sballo: “Caro, questa è Carmen da Silva, brasiliana, è appassionata di arte, vuol conoscere i monumenti antichi di Roma...” Recuperati i bagagli dal nastro trasportatore i tre si erano diretti all’uscita dove ad attenderli c’era John Delber maggiordomo gallese della famiglia Biancavilla il quale, toltosi il berretto aprì le portiere di un taxi per farli entrare nella Volvo familiare, all’orecchio dell’amico Lillo un avvertimento: “Carmen parla italiano.” Nel  giardino della villa furono accolti dalla servitù: Maddalena cuoca, Rossana cameriera e Adolfo giardiniere. Alla fine della cena Maddalena ricevette i complimenti dei commensali, tutta cucina romana  con vino ‘Castello Torre in Pietra’ una bevanda da intenditori. Calogero  alla fine della cena diede la buonanotte a tutti: “A domani, se ve la sentirete andremo tutti al mare.” Sotto quell’invito da parte di Lillo c’era il desiderio di vedere in bikini Carmen, chissà se l’amico Luciano avrebbe voluto dividere con lui le ‘grazie’ della brasiliana… Calogero non aveva ben riposato la notte, la visione della ‘ficona’ l’aveva accompagnato nei suoi sogni o meglio nei suoi desideri, fu lui che diede la sveglia ai residenti della villa i quali ‘ab torto collo’ aprirono gli occhi, si lavarono alla meno peggio e,  dopo colazione si ‘imbarcarono’  sulla Volvo  V 90 che in tutta fretta John Delber aveva ritirato al vicino concessionario dell’auto. Alla guida Luciano con vicino Carmen che aveva gli occhi semichiusi anche per la differenza  di fuso orario tra Rio de Janeiro e Roma. Parcheggio dinanzi al ‘Cristal’ lussuoso stabilimento balneare, un addetto dall’occhio lungo aveva dato ai tre ospiti una delle migliori cabine, fu ben ricompensato da Luciano. Carmen uscì dalla cabina con lo stile di una modella, sotto un mini bikini ch copriva a malapena le pubenda: un seno rigoglioso, una vita stretta e soprattutto un popò alla brasiliana. Dopo un breve soggiorno sotto l’ombrellone i tre in acqua, Luciano mise in atto il vecchio scherzo tra studenti che era quello di togliere il costume da bagno ad un amico,  Calogero il prescelto da Luciano mostrò una pene al massimo dell’altezza e grossezza, Carmen scoppiò in una fragorosa risata e si mise ad applaudire, non Luciano che non si aspettava quella reazione di Calogero. Da quel momento qualcosa cambiò fra i rapporti dei due amici, Luciano si sentiva superiore a Calogero in virtù soprattutto del suo patrimonio, una prosopopea, pensò a una vendetta particolare, Carmen era un trans e tramite lei…”Cara il mio amico vuol farti visitare Roma di notte, se ti va ti accompagno a casa sua.” Carmen accettò di buon grado, Lillo era più simpatico e dalla battuta facile in romanesco, al pari di Lillo che non subodorò un inganno in quella offerta.  I due dopo una fermata al Colosseo si sedettero ad un bar vicino a piazza di Spagna, le luci di una Roma notturna avevano reso allegra Carmen: “Che ne dici caro di andare a casa tua?” Lillo non aspettava altro, svegliò il portiere che dinanzi al dottore non accennò ad una protesta per l’orario, erano le tre, in casa: “Caro siamo sudati vedo che hai un bel bagno, ci facciamo la doccia?” Alla vista del pene di Carmen Lillo rimase imbambolato, quel figlio di…”Caro se non vuoi non usiamo meu pau, accetterò quello che piace a te.” Dopo un primo attimo di sbalordimento, Calogero pensò bene di approfittare di quell’occasione sessuale particolare, Carmen era molto attiva sessualmente, prese a baciare in bocca Lillo per giungere sino ai piedi, un pompino alla grande e poi entrata trionfale nel popò molto ricettivo, sfiniti si baciarono di nuovo e presero a dormire. La mattina dopo era domenica, Lillo accompagnò Carmen alla villa di Luciano ma non entrò, pensava ad un futuro lontano da Roma e soprattutto dal suo ormai ex amico Luciano ed alla sua prosopopea che aveva scoperto da poco. Avvenimenti inaspettati: il portiere gli consegnò una lettera scritta con mano tremolante, ci poteva essere il mittente? La zia Lucia residente a Roccappesa un paesino in quel di  Enna, era stata per anni la maestra del paese ben voluta da tutti anche per le sue opere di beneficienza in favore dei poveri, la ricordava benissimo. Nella missiva gli chiedeva se lui poteva trasferirsi al suo paese in sostituzione del medico condotto che era in procinto di  andare in pensione. “Se vuoi telefonami a questo numero.” Occasione presa subito in considerazione, Lillo non era quello delle decisioni importanti senza riflettere a lungo ma in questo caso si convinse che era per lui importante dare un taglio ai vecchi amici ed a Roma. Sfogliando le pagine gialle dell’elenco telefonico trovò l’agenzia ‘Domus’ che esercitava la vendita e l’acquisto di beni immobili. Il lunedì mattina i pazienti del dottor Quattrone trovarono sulla porta d’ingresso dell’ambulatorio la scritta: “Da oggi mi trasferisco fuori Roma, trovatevi un altro medico.” Alle nove Lillo posteggiò la Jaguar dinanzi al portone della ditta del dottor Alfredo Cipriani come da scritta su un cartello il cui dipendente stava aprendo la porta. “Sta arrivando il principale.” “Sono a sua disposizione che posso fare per lei?” Dopo la presentazione Calogero riferì al titolare della azienda il suo desiderio di cambiare città di residenza e di voler vendere la sua abitazione in via Appia Nuova arredata con mobili antichi. Fra il dottor Cipriani e il dottor Quattrone ci fu un’immediata empatia con scambio di email e numero telefonico. Il giorno successivo caricata la Jaguar di tutti gli oggetti personali,  computer compreso Lillo di buon mattino iniziò il viaggio non prima di aver inviato l’ultima email al marchese Biancavilla: ‘Good luck to all and goodbye forever.’ Pensò che in lingua inglese la frase facesse più effetto. Dopo l’invio del messaggio Lillo cambiò tutti i dati del  telefonino e del computer, un taglio ad ogni vecchio legame. Alle sette di mattino inizio del viaggio di trasferimento; dopo due soste in autogrill ed il traghettamento da Villa San Giovanni a Messina  arrivo a Roccappesa  a mezzanotte, la zia Lucia era in attesa dietro i vetri, telefonicamente avvisata dal nipote dell’imminente suo arrivo. Calde lacrime da parte della anziana parente. “Zia mi sembri un uccellino non hai chi ti aiuta a casa e ti fa da mangiare?” “Non ti preoccupare ne parleremo domani, per ora dormirai nella stanza degli ospiti poi…” “Zia ho contatti con un’agenzia di Roma, venderanno la mia casa e ne acquisterò una qui.” “Ora vai a letto sarai stanco, un bacione.” Il giorno seguente Lillo era un po’ frastornato, dal caos della capitale al silenzio quasi assoluto di una località di altitudine di circa novecento metri. Catena era la ragazza che aiutava la zia nelle faccende domestiche: vent’enne, alta, bruna, capelli raccolti in una sola treccia, viso da ragazzina, vestita di nero, (da poco le era morta la madre),  sempre silenziosa, ascoltava solo le direttive della zia e le faceva compagnia anche di notte. Il dottor Alfredo Cipriani da Roma dopo dieci giorni si fece vivo: “Dottore siamo stati fortunati, son riuscito a vendere la sua casa ad un prezzo elevato e fortuna su fortuna ho scoperto che a Roccappesa c’è una abitazione di due coniugi emigrati in Germania che è in vendita ovviamente a prezzo molto conveniente, è una ex abitazione contadina più mandarda a due piani, ristrutturata, lei può andare a vederla di persona, si trova  in via Roma, con la delega da lei rilasciatami posso effettuare tutte le operazioni bancarie, le resterà un bel mucchietto di soldi per acquistare il mobilio per la casa di Roccappesa, le accrediterò il denaro a lei spettante al suo Iban della Banca Agricola di Enna, buona permanenza.” L’abitazione di via Roma  era stata ben ristrutturata tutta rivestita con carta da parati di colore bianco tranne i bagni e la cucina. Calogero, la zia e  Catena con la Jaguar  si recarono ad Enna, entrarono nel negozio ‘Arredamenti Ennesi’, furono accolti dalla proprietaria un donnone sciabordante e sorridente: “Sono Maria Concetta Marino a vostra disposizione, come potete vedere c’è nel mio negozio uno show room, potrete scegliere fra mobili antichi e moderni, questi ultimi sono arrivati di recente, ultima moda.” Catena da quando era entrata nel negozio era cambiata completamente, sorridente scorrazzava all’interno del negozio, si sedeva sulle poltrone, si era anche sdraiata su un lettone a due piazze poi su uno di una piazza e mezza. “Penso che questo andrebbe bene nella mansarda sotto al tetto spiovente, di bagni ce n’é uno piccolino ma completo, anche l’armadio e la cucinetta non sono male, potrebbe andar bene per una persona.” La zia Lucia non  aveva fatto commenti Calogero al contrario si era  molto incuriosito per quel monologo di Catena, a cosa voleva mirare, bah! Scelta completa del mobilio, pagamento tramite carta di credito, arrivo delle suppellettili a Roccasecca dopo due giorni, tre operai in giornata  le avrebbero sistemate. Catena anche in macchina non aveva perso l’allegria, aveva anche abbracciato la zia, un punto interrogativo sul viso di Calogero che nel frattempo col telefono situato in macchina aveva contattato il pensionando medico condotto, tutto l’arredamento del suo studio il giorno successivo sarebbe stato trasferito al piano terra della villetta di Lillo adibito anche a studio professionale, l’interessato dottor Musumeci avrebbe provveduto lui per il trasferimento. Tutto filava per il verso giusto ma il dubbio di Calogero rimaneva,  Catena si era appropriata dell’attico di casa sua forse col consenso della zia Lucia. La sistemazione della villetta  era avvenuto in un giorno, la notte Lillo la passò nel letto matrimoniale, una sensazione nuova ma era irrequieto senza conoscerne le cause. Passa un giorno passa l’altro (il prode Anselmo non c’entrava per nulla) lo studio medico cominciò a riempirsi sempre più di pazienti indirizzati al dottor Quattrone dal suo ex collega. Il neo medico condotto di giorno in giorno veniva sempre più apprezzato per la sua bravura e per la pazienza che aveva soprattutto con i meno giovani un po’ ‘camurriosi’ causa l’età. Nel frattempo era accaduto un fatto importante nella vita di Calogero, la zia aveva chiesto a Catena di far le pulizie e cucinare in casa del nipote, aveva ingaggiato per casa sua una signora anziana di recente vedova che oltre che sbrigare le faccende domestiche ci dormiva di notte, morale della favola Catena seguiva il dottor Quattrone  nel suo studio come segretaria, pernottava la notte nell’attico con la conseguenza ovvia che una sera ‘sbagliò’ camera da letto e si rifugiò nel matrimoniale di Lillo, anche per la lunga astinenza di sesso il dottore non si fece sfuggire l’occasione, pensava che la ragazza fosse vergine ma quando mai, Catena in campo erotico ci sapeva proprio fare! La zia che molto probabilmente aveva previsto e programmato la situazione fece finta di nulla non il padre della ragazza che una mattina alla fine delle visite si presentò nell’ambulatorio. Un omone con tanto  di pancia, baffoni, tutto vestito di nero, coppola compresa. Sfoderando un coltello a serramanico: “Cannuci stò liccasapuni, te futtisti ma fija Catena aviti a maritari!”  Senza aggiungere altro il cotale era sparito dalla vista di Calogero ma non  dal suo cervello, quella non  era un sceneggiata ma una minaccia bella e buona! Dopo la chiusura dell’ambulatorio la baby si era rifugiata in casa di zia Lucia cui aveva riferito la minaccia di suo padre a Lillo, la zia corse in casa del nipote, lo abbracciò e: “Catena è una brava ragazza, non farai un cattivo affare, penserò io a sistemare tutte le camurrie della cerominia del matrimonio ed al pagamento dell’arredo della chiesa.” “Zia con la pensione di insegnante…” “Ho fatto  ripetizione ai meno preparati a scuola, nulla pretenevovo dai poveracci ma ‘spellavo’i padri dei ricconi.” Don Luigi Cannavò nella sua omelia si fermò a lungo sulla santità del matrimonio e la conseguenza della nascita dei figli, aveva incassato molti ‘fiori che non marciscono’ insomma soldi in contanti. La sposa era stata condotta in chiesa dalla zia Lucia, il padre era impossibilitato ad uscire di casa, era…agli arresti domiciliari. Festa nel salone di casa di via Roma, Catena era molto corteggiata dai maschietti presenti, tutti volevano ballare con lei, a mezzanotte Calogero: “Siamo stanchi tutti a casa!” Il novello sposo aveva notato la troppa ‘confidenza che la neo moglie dava un po’ a tutti i maschi, insomma se li pomiciava alla grande, un lato di Catena che non conosceva e che non apprezzava. Uscita dalla doccia Catena profumava di un olezzo naturale: “Caro anche a scuola ad Enna avevo molti amici maschi, amo il sesso, di natura  non sono monogama, con questo non voglio dire che non ti amo, sono sincera ma…”Calogero in un attimo comprese quali sarebbe stato il comportamento sessuale della giovan consorte (vent’anni e più meno di lui), istintivamente: “Hai a disposizione la mansarda, niente letto matrimoniale.” Con questa affermazione aveva legalizzato il suo essere un ‘cukold’ per dirla all’inglese.  
     
     
     

  • 15 febbraio alle ore 10:39
    ALBERTO IL BALLERINO

    Come comincia: Era in una posizione come dire da parapaffio (volgarmente paraculo) quella di Alberto Manfredini figlio del direttore di una banca a Roma. Studente, più che altro perditempo all’ultimo anno di Ragioneria all’Istituto ‘Leonardo da Vinci’ , Il pomeriggio non si applicava a ‘fare i compiti’ con la ovvia conseguenza che il giorno seguente non era preparato, soluzione: non andare in classe e, con una collega anch’ella impreparata, frequentare il vicino Colle Oppio  luogo riparato con i suoi cespugli dagli sguardi dei guardoni. Che bello essere liberi dalla paura di essere interrogati con la conseguenza di ‘beccarsi’ al meglio in quattro o addirittura un due: uno per andare dal proprio posto alla cattedra ed uno per fare il percorso inverso (battuta poco felice della professoressa Freddi insegnante di lingue, zitella inacidita.) Venuto a conoscenza del fatto il paterno dottor Corrado prese una decisione drastica: far capire al figlio Alberto quanto fosse impegnativo guadagnarsi da vivere  e non fare il vitellone mostrando ad Ostia il bel fisico che madre natura gli aveva concesso. Pensa e ripensa… Una mattina venne in banca il direttore di una compagnia di avanspettacolo. Il signor Antonino Bonannella si era recato all’Istituto di Credito per un prestito che normalmente il dottor Manfredini non gli avrebbe concesso ma… ”Signor Bonannella, comprendendo le sue esigenze  dato che con la sua compagnia si deve recare a Londra ma quella che lei mi chiede è una somma troppo elevata, riuscirà a restituirla?” “Dottore è un’occasione unica, mi hanno offerto di far esibire la mia compagnia al teatro ‘Za Bum’, se sfondo io ed i miei dipendenti ci sistemeremo per sempre…” “Affare fatto ad una condizione, deve portare con la sua compagnia mio figlio Alberto un emerito perdi tempo, gli faccia anche pulire i cessi ma deve farlo in qualche modo lavorare e guadagnare, anche uno stipendio misero andrà bene.” “Dottore dica a suo figlio di farsi trovare al ‘Leonardo da Vinci’ dopodomani alle nove, bagaglio piccolo, grazie.” La notizia dell’incarico fu data ad Alberto ed alla mamma Violante durante la cena, un fulmine a ciel sereno anche perché il non buon papà ribadì che avrebbe consegnato ad Alberto solamente quaranta sterline per le piccole spese e la mamma non doveva assolutamente foraggiarlo!” Trasferimento al ‘Leonardo da Vinci’ in taxi, nessuno dei due genitori accompagnò Alberto il quale si consolò in parte alla vista di sei ballerine niente male. All’aeroporto di Luton un fotografo ingaggiato dal signor Bonannella  scattò molte foto soprattutto alle deliziose ballerine che mostravano di essere munite di slip di colori vivaci. Un pulmino accolse la compagnia composta da undici persone fotografo, comico e cantante compresi, destinazione un’abitazione adibita all’accoglienza di turisti di passaggio. Alfio Todaro un baffuto signore corpulento   accolse gli ospiti,  si presentò, offrì pensione completa a settanta €uro al giorno era siciliano di Messina. L’abitazione si dimostrò di non essere in buone condizioni, sicuramente abbandonata da tempo ma a quel prezzo…” Il Bonannella prese in mano la situzione: “Signore e signori io andrò a munirmi di quanto occorrente per la pulizia, voi sistematevi con i suggerimenti del padrone di casa, tu in particolare signor Manfredini ricordati quanto disposto da tuo padre!” Così iniziò la triste historia di Alberto cui toccò di andare a ‘sistemare’ le toilettes. Cena al Pub ‘The Sanil’ (La Chiocciola) come da immagine sul cartellone esterno. Locale  pieno di gente, di fumo e di vecchi ‘gallinacei’ che tentarono inutilmnte di ‘sedurre’ le ragazze. “Signorine sbrigatevi domani ci aspetta una giornata faticosa.” Alberto pensò alla sua giornata ed ebbe un lampo di genio: dato che in casa non c’erano nè lavatrice, né frigorifero, né lavastoviglie... “Mammina cara scusa se ti ho svegliato,  a Londra abbiamo un diverso fuso orario, ricordo  che non mi puoi mandare soldi ma potresti aiutarmi in altro modo.” “Come figlio mio?” “Va nel vicino negozio di elettrodomestici del signor Alvise, quello che ti fa la corte, ordinagli una lavatrice, una lavastoviglie e grande frigorifero a due sportelli e mandami il tutto qui a Londra a casa del signor Alfio Todaro in  Owl  Street n.68, dì ad Alvise che lo pagherai a rate… insomma vedi tu, qui faccio i lavori più pesanti, grazie mamma.” Dopo dieci giorni un camion della ditta LKW WALTER TRANSPORT si fermò dinanzi casa del signor Todaro, i due autisti scesero dal camion il materiale ordinato da Alberto, lo portarono dentro casa, dieci sterline di mancia ad ognuno da parte di uno stupito Alfio. Convocato Alberto questi con faccia da ingenuo: “Signor Todaro tutto a mie spese ma mi faccia fare lavori meno pesanti.” “Ti accontento, stasera ti farò debuttare, vediamo quello che saprai fare,  il signor Todaro tradurrà in inglese quello che dici, cerca di far ridere gli spettatori.” Alberto ricordò che a scuola,  alla festa di fine anno aveva imparato a ballare il tango, una sua dote naturale forse trasmessagli dalla madre che da giovane, dicevano, avesse partecipato a qualche avanspettacolo. Il futuro tanghista scovò un negozio di robi vecchi, proprio quello che faceva al suo caso. Rinvenne un cappello nero a larghe falde orizzontali e delle rose rosse di plastica a gambo lungo, il tutto quaranta sterline giuste giuste.  Alle ventuno si aprì il sipario, Alberto era titubante quando un calcione nel culo lo proiettò al centro dello scenario solo che si trovò con le spalle agli spettatori ed andò a sbattere la faccia contro il muro del palcoscenico, si girò con l’espressione del viso da ebete come quello che ‘non ci culpa’, alcuni spettatori risero. Signori inglesi vi chiedo scusa se non parlo la vostra lingua ma spero che in breve tempo  con l’aiuto di qualche brava ragazza…magari come quella signorina rossa in prima fila…miss come si chiama…forse è muta? Ho capto il signore vicino a lei è geloso e poi dicono degli italiani…Preso dal vortice dello spettacolo Alberto scese in platea, fece segno all’orchestra di ‘attaccare’ il tango ‘La Cumparsita’ gia precedentemente concordato, si trovò davanti una signora grassoccia tutta vestita di viola, dal seno sciabordante,  lunghi capelli neri  dietro le spalle, la prese fra le braccia e iniziò a tangare sempre più velocemente. La dama non aveva nulla delle figlie di Albione, sembrava piuttosto una sud america. Alberto si recò presso l’orchestra, chiese di suonare solo tanghi, tornò nel corridoio della sala  tutta illuminata dall’alto, si tolse la camicia mostrando la muscolatura da atleta, applausi a non finire soprattutto da parte delle miss che non più  recalcitranti, volevano ballare tutte con lui. Un successo riportato a grandi titoli il giorno seguente dal  giornale ‘Variety’  ‘A Londra un nuovo Rodolfo Valentino.’ Tutta la compagnia ne beneficiò, si trasferì ad esibirsi  in altri teatri  della capitale inglese, ad alloggiare  all’hotel ‘Vilenza’ed a fruire dei pasti  solo in ristoranti italiani (quelli inglesi offrivano…lasciamo perdere). Finale col botto per Alberto che aveva subodorato qualcosa. “Mamma ti invito a venire a Londra, lascia per un po’ da solo quel pelandrone di tuo marito.” “Avevo già pensato di venirti a trovare,, mi porterò appresso una cara amica.” Sulla scaletta del Boeing mammina si presentò sola, giustificazione strana: ‘papà mi ha accompagnato all’aeroporto, la mia amica verrà domani alla stessa ora.” Sulla scaletta dell’aereo una sorpresa, l’amica aveva i pantaloni e si chiamava Alvise. “Mi sa che in giro a Roma c’è un cornuto in più!” “Facciamo due: ho fatto seguire tuo padre da un investigatore privato, se la fa con la segretaria, gli è costato una carta di credito platino ed altri  cosucce che stabilità il tribunale, abbraccia il nuovo papino!”

  • 15 febbraio alle ore 10:32
    FAVELADA

    Come comincia: Non poteva considerarsi baciato dalla fortuna Norberto Schiavone, a diciotto anni aveva conseguito il diploma di liceo classico, si era innamorato di una compagna di scuola Virginia De Rossi, l’aveva sposata, era nata una spendila bimba Aurora ma… dopo due anni la poco gentile consorte s’era involata con un altro uomo più vecchio di lei ma molto danaroso. Un destino crudele aveva colpito la figlia, un tumore al cervello incurabile l’aveva portata a morte.  Norberto non volle più proseguire gli studi all’università, seguì  la professione di suo padre Alfredo titolare di  uno studio  fotografico ben avviato situato sotto i portici di piazza Esedra a Roma, i clienti non mancavano.  Su richiesta di giornali d’informazione aveva preso a viaggiare in Italia, era diventato un apprezzato reporter e cronista. Fu invitato da un giornale di sinistra di effettuare un servizio fotografico sulla baraccopoli di Messina, una vergogna in piedi ancora dopo più di cento anni dal terremoto che aveva colpito la Città dello Stretto nell’anno 1908. Le varie autorità politiche, succedutosi nel frattempo vergognosamente non avevano provveduto a sistemare le centinaia di famiglie di baraccati che vivevano in  condizioni da terzo mondo. L’articolo  del giornalista  Schiavoni, corredato da foto significative fece molto rumore e fece vendere molte copie del giornale. Norberto parve riprendere le ‘penne’, via i cattivi pensieri, fu invitato dal direttore dello stesso periodico ad effettuare un reportage sulle Favelas brasiliane che risultavano essere molto peggiori di quelle messinesi. Norberto in aereo giunse a Rio de Janeiro. All’aeroporto ‘Galeâo’ una spianata di taxi gialli, fu letteralmente spinto dentro un taxi da un omone alto e grosso che aveva vinto la concorrenza. Benché tutto spesato non aveva voluto  prendere alloggio in uno dei tanti alberghi di lusso, un’agenzia di viaggi romana lo aveva prenotato presso la pensione ‘Trastevere’  condotta da tale  Giovanni Rocca un emigrato dalla capitale italiana. Il tassinaro si fermò dinanzi alla locanda, la conosceva,  ricevette duecento Rial in compenso, soldi ben graditi dal conducente che lasciò un suo biglietto da visita: Alexandre Barbosa tel. 55187. “I romani godono di fama di essere allegri e di caciaroni, Giovanni non più giovane faceva parte di questa categoria, accolse con grandi abbracci il nuovo venuto: “Finalmente un paesano, sono stanco  di vivere da anni fra stí burini, dimmi cosa sei venuto a fare a Rio.” “Sono un giornalista reporter, specialmente dopo la pandemia il Coronavirus è all’attenzione mondiale, in particolare la situazione delle favelas brasiliane, fotograferò la situazione e descriverò la vita dei ‘Favelados’ che, soprattutto dopo l’ascesa al potere del  dittatore Bolzonaro sta portando a morte i più poveri e derelitti, ho una buona scorta di mascherine, se te ne occorrono potrei farne venire altre da Roma.” “Hai toccato un punto dolente, approfitterò con i miei amici della tua proposta. Per fortuna mi ha seguito un cuoco di Ariccia, quando viene un turista che apprezza la cucina romana faccio un figurone. Vedo che hai un bella macchina fotografica.” “Si è una Nikon g 7500 – 18/140 – l’ho appena acquistata.” “Ti sconsiglio di portartela in una favela, non faresti cento metri, dopo una bastonata in testa ti troveresti a terra senza la Nikon.” “Non ci avevo pensato, userò un’altra macchina fotografica, è  molto più piccola, la Minox III, ho capito la solfa, porterò in tasca pochi Real,  altri dentro le scarpe.” La cena preparata da Angelo Marino fa accolta con applausi da Norberto, non gli avrebbe fatto rimpiangere l’aria di casa. La mattina seguente Giovanni accompagnò in taxi il romano sino al limite della favela Rocinha: “Buona fortuna…” Norberto furbescamente ai ragazzi che gli andarono incontro regalò un Real ciascuno poi, preoccupato della loro insistenza mostrò la fodera delle tasche vuote. Scattate con la Minox varie foto significative sulle pessime condizioni delle favelas e dei loro abitanti, dopo aver lasciato qualche Real ai favelados che incontrava prese la via del ritorno. Lo spettacolo che gli si era presentato era orripilante: baracche fatiscenti coperte la maggior parte da amianto, casupole senza finestre, abitanti che gettavano che in strada i loro ‘bisogni’, un puzzo notevole ammorbava l’aria, giovani giocavano con palle di pezza, vecchi che al suo passaggio lo ossequiavano levandosi dalla testa un cappello bucherellato per chiedere la carità, anziane che mostravano un sorriso sdentato, una pena.  Norberto si imbatté in una ragazza piangente che si trascinava a mala pena, la soccorse, aveva i vestiti stracciati e il volto tumefatto. “Abbracciati a me, ti porterò al mio albergo.“ Il giornalista pensò di  aver parlato a vuoto, molto probabilmente la giovane parlava solo portoghese. Un colpo di fortuna, il giovane aveva ricordato la strada percorsa all’andata. Appena uscito da quel budello vide un taxi vuoto che girava  in cerca di clienti, fece segno all’autista che prontamente si fermò e aiutò Norberto a caricare la ragazza a bordo e: “Pensione Trastevere”, l’autista fece segno col capo che aveva compreso dove doveva condurre i due. Come d’incanto spuntò la pensione, il tassista aiutò Norberto ad accompagnare dentro l’hotel la ragazza, ricevette trecento Real, i suoi occhi quasi uscirono dalle orbite. Lasciò a Norberto un  biglietto da visita: Alexandre Barbosa, un chiaro invito in caso di bisogno. Giovanni dopo un primo attimo di smarrimento fece accomodare i due nel suo ufficio: “Mi chiamo Jasmine Pereira, ho diciassette anni,  mia madre morta da poco, era italiana, grazie al signore che mi ha soccorso. Il mio problema è che non so dove andare, mio padre vuole che sposi un suo vecchio cugino, al mio rifiuto mi ha presa a botte, rientrando a casa…” “Caro Norberto, facendo alloggiare Jasmine nella mia pensione dovrei trascriverla nel registro delle presenze, in caso contrartio una soluzione ci sarebbe…ti costerebbe però un bel po’ di soldi, conosco dei poliziotti che chiuderebbero un  occhio, anzi tutti e due ma come ti dicevo…” “Mi farò mandare altra ‘grana’ dal redattore del giornale di cui sono corrispondente, l’importante che fornisca delle notizie che fanno rumore.” “Di questo non ti devi preoccupare, le favelas con i loro sciagurati abitanti ti potranno fornire storie  raccapriccianti, con qualche Real…per ora devi sistemarti nella stessa stanza con Jasmine, vi farò risultare marito e moglie, ti manderò Amanda una mia cameriera che ha la medesima taglia della ragazza, le fornirà tutto il vestiario occorrente per questa sera, domani la potrà accompagnare in un negozio per signore sempre che la tua carta di credito…” “La mia carta di credito è a carico del direttore del giornale che farà salti di gioia nel vedere le foto, è un  comunista sfegatato.” Ogni mattina Norberto vestito in maniera adeguata ai luoghi che frequentava vagava fra le favelas riuscendo a cogliere lati sempre più spiacevoli di quei posti,  inviava gli articoli e le foto al giornale a mezzo computer, risposte di apprezzamento da parte del redattore che aderì alla richiesta del suo giornalista di non pubblicare nulla sino al suo ritorno a Roma, poteva essere pericoloso che venisse scoperto, con i regimi totalitari non si scherza. Giovanni era un dormiglione, la mattina si alzava alle dieci, tutto l’ambaradan sino a quell’ora era affidato ad Angelo. Rasatura, doccia, spezzato, cravatta napoletana, cappuccino con brioche il signor Rocca era in piena forma seduto in una poltrona dell’ingresso della locanda in  lettura di un giornale brasiliano che esaltava le gesta del capo dello Stato. Gettò il quotidiano nel cestino quando vide arrivare una signora vestita di un abito ricamato azzurro, chiuso al collo e lungo sino ai piedi, una longilinea, sembrava una modella, unica ‘stranezza’ un cappello con veletta che le copriva parte del  viso. “Ben-vinda senhora, estou à sua disposiçâo” La senhora sbottò in una risata argentina anzi brasiliana, era Jasmine che era ‘passata’ anche da un parrucchiere, ‘fiezze’ biondicce le scendevano sul viso, gli occhi ‘abbottati’ nascosti dietro grandi occhiali scuri. Al rientro da una favela Norberto apprese la novità, novità decisamente piacevole, ‘ciccio’ a riposo forzato da tempo annusò l’aria…” Giovanni: “Amico mio non fare quella faccia, ti si vede lontano un miglio che sei arrapato…” “Andrò in camera a ripulirmi e vorrei che Angelo mettesse in atto un delle sue magie culinarie, ti prego di non fare battute gratuite, Jasmine è sempre una signora!” Angelo si era superato, sorbito il caffè Norberto: “Mia cara basta con le foto delle favelas, debbo inviare un reportage scattato all’interno di qualche locale particolare, comprendi cosa mi serve?” “Conosco per sentito dire un night il ‘Gregtur Elite’ che dicono frequentato  un po’ da tutti i sessi, vestiario di alta moda, clienti selezionati in portineria, sono curiosa di andarci, potremo chiedere ad Alexandre Barbosa di accompagnarci in quel locale.” Proposta accolta, il tassista venuto a conoscenza della loro destinazione si presentò dopo una mezzora in smoking, con la sua mole ed il suo sguardo indagatore mise sul chi va la il portiere del locale che apprezzò la sua figura: “Cari quanto siete, bene staccherò tre tessere, tremila Real l’uno, per te omone un trattamento di favore, mille Euro in meno.” Dalla voce il tale si era presentato… Luci soffuse, musiche invitanti all’intimità, signori e signore tutti truccati alla grande, difficile stabilire il sesso degli interessati. Alexandre di recò al bar dove ebbe successo col barista che cercò subito di agganciarlo, Norberto si godeva la compagnia di Jasmine, già guardandola…l’idillio durò poco, un tipo vestito in giacca a righe, pantaloni grigi, camicia bianca e papillon si presentò: “ Benvenuti, mi sono accorto subito che siete italiani, sono Adail Braga il direttore del locale, vorrei, col permesso del signore rapire per un po’ la sua dama, mi sembra sia una cantante, vorrei che si esibisse sul palco.” Senza chiedere ulteriori permessi prese sotto braccio Jasmine che, con un sorriso diede l’addio temporaneo al suo compagno niente affatto contento della situazione sino a quando una voce femminile: “Caro, un così bell’uomo tutto solo soletto, sono Barbara Sorrenti, che ne dici di farmi un po’ compagnia…vedo un bozzo sospetto, andiamo alla toilette…” Non fecero in tempo ad entrare che ‘ciccio’ fu circondato dalle labbra calde e accoglienti della signora, l’interessato ricambiò con un ‘getto’ che fece esclamare all’interessata: “un fiume in piena”, che ne dici di far un po’ compagnia alla mia gatta vogliosa?” All’ultimo momento la’ padrona’ cambiò indirizzo forse per pura di una gravidanza, il popò accolse beatamente ‘ciccio’ fino in fondo godendosela alla grande. Meglio rientrare in sala, sul palco si stava esibendo in maniera canora Jasmine con accanto il direttore Braga che facendo da claque invitava i presenti a battere le mani alla cantante di canzoni brasiliane, un successo immenso, il popolo delle favelas era stato dimenticato. Jasmine si stava dimostrando una interprete di classe della saudade brasiliana che risvegliò nei presenti la melanconia nostalgica tipica dei cariocas, alcuni piangevano; alla fine dell’esibizione battimani scroscianti, nel frattempo Barbara aveva ritenuto opportuno ‘tagliare la corda’, era quella di una ‘botta e via’. Jasmine decise di ritornare ‘all’ovile’, accompagnata al tavolo da uno sconsolato Adail Braga che si congedò con un baciamano  dando uno sguardo d’invidia a Norberto. Il romano aveva un’aria imbambolata notata da Jasmine col tipico intuito femminile, forse da lontano aveva notato qualcosa dei suoi traccheggi fatto sta che: un imperioso “Andiamo a casa!” pose fine al loro soggiorno al ‘Gregtur Elite’, ritorno non gradito dal tassista che nel frattempo aveva rimorchiato una biondona. Nessun compenso per il viaggio in taxi, bastavano i duemila Real, Alaxandre con un saluto frettoloso si congedò, forse andava a riprendere il ‘discorso’ interrotto con la carioca al night. Nella stanza da letto mutismo fra  Norberto e Jasmine, quest’ultima uscita dal bagno in baby doll sul letto si girò dalla parte opposta di quella assunta dal ‘fidanzato’, brutto segno. La mattina seguente seguitò il mutismo fra i due, a piedi una passeggiata verso il mare sino a quando la ragazza: “Sono vergine!” “Una bomba non avrebbe fatto meno fragore, Norberto era impallidito non tanto per il significato di quelle due parole ma per il tono significativo. Al ritorno nella locanda, dopo pranzo il romano: “Caro amico, ormai non ho più nulla da inviare a Roma, debbo rientrare nella capitale, ho deciso di non usare l’aereo, ti prego di cercare una nave da crociera per tornare in Italia.” Il silenzio era ‘piombato fra i tre, una notizia inaspettata. Jasmine si era ‘ammorbidita’, si domandava che fine avrebbe fatto, fu rassicurata da Norberto: “Se ti va puoi venire con me!” Un abbraccio con tanto di lacrime, pace fatta. La nave era la ‘Costa Fascinosa’, diciannove giorni per giungere a Genova, partenza la sera successiva alle diciannove. Al molo abbracci silenziosi, era presente anche Marino il cuoco. Caricati i bagagli il suono prolungato della sirena di bordo annunciò il distacco dal molo della nave dal molo, Jasmine aveva abbracciato il suo fidanzato. ‘Il mondo è delle donne’ la celebre citazione  riportata anche in un film di Negulesco rispondeva alla realtà, lo dimostrò Jasmine che di botto: “Che ne dici di sposarci?” Non fare gli occhi da bambolone oggi lo fanno anche gli uomini fra di loro, e tu ti trovi davanti un gran pezzo…” “Non ci fare caso, sarà il mal di mare, ti dico di più, contattiamo il capitano della nave.” Ad un marinaio di passaggio: “Giovanotto sai dove sta il comandante? “ “L’hai vistu su ù cassero.” ”Che lingua parla….” “Deve essere siciliano, guarda lassù…” Il capo della ‘Costa Fascinosa’ era sul cassero a colloquio con i suoi ufficiali, fu raggiungo da Norberto e da Justine che si presentarono dichiarando il loro desiderio di sposarsi. “Mi sembrava strano che finora nessuna coppia si fosse presentata per unirsi in matrimonio, sono Riccardo Boscolo venezian, Caberlotto fai preparare la cerimonia nel salone per dopo cena (tipico accento veneto).” Norberto a Jasmine ospiti  la sera al tavolo del comandante, alla fine della cena apparve una torta a tre stadi con in cima un omino piccolo in smoking con vicino una sposa giunonica (il capitano aveva il senso dello humor). Grandi applausi quando Jasmine tagliò la torta e baciò sulle gote il veneto Boscolo. Un marinaio in romanesco:“Regà stateve attenti, er capitano è pericoloso!” “Una volta figliolo, una volta!” C’era del rimpianto nella voce del comandante, antichi fasti…Dopo gli applausi dei presenti i novelli sposi si ritirarono in cabina; Jasmine era stata previdente, prima di imbarcarsi aveva acquistato un baby doll rosa con cui, uscita dal bagno si era presentata ad un Norberto stranamente inquieto, non era certo la prima donna che incontrava ma Jasmine era l’amore perdipiù vergine. “Caro sono un po’ spavntata, in collegio una mia compagna di stanza mi ha raccontato della sua prima volta, sicuramente aveva incontrato un buzzurro che, lei vergine, l’aveva brutalizzata. Erano a casa di lui, la madre indignata l’aveva sputtanata con tutti gli amici per il sangue trovato sulle lenzuola, oltre al dolore la beffa, la mia amica aveva dovuto cambiare scuola oltre al dolore patito!” “Preoccupazione infondata, ho portato con me un anestetico…chiudi gli occhi e abbandonati a me.” Jasmine per la prima volta in vita sua sentì il clitoride baciato con delicatezza e provò subito un orgasmo, altro che Eden, Norberto aveva dimostrato una signorilità sessuale inimmaginabile, alla ragazza scesero delle lacrime…”Ho capito cosa intendevi per anestetico ma siamo al punto di partenza!” “Non disperare cara….” Il novello sposo prese di nuovo in bocca il clitoride della consorte quando si accorse che lei stava per provare un altro orgasmo delicatamente la penetrò in vagina, un dolore per lei piacevole. Pian piano passavano i giorni: i porti di Santa Cruz, di Casablanca, di Alicante, di Recife e, al diciannovesimo giorno quello di Genova con la sua Lanterna. Papà Alfredo, messo al corrente dell’arrivo del figlio aveva provveduto a far arrivare nel porto della città ligure il nuovo ‘ragazzo di bottega, in verità un po’ sboccacciato: “Mè sà che siete i novelli, ve se vede dalla faccia, in machina ve riposerete!” Gigi Iacovacci si era presentato da quel ‘coatto’ che era. La Maserati ‘Levante’rossa spiccava in autostrada sia per il colore rosso fuoco che per i sorpassi spericolati che il bravo Gigi metteva in atto non appena si trovava davanti un  altro veicolo. “Á coso, me sa che te giochi la patente!” “La machina è intestata a tù padre…va bene, te lo dico in italiano: modero la velocità!” Alfredo era a piazza Esedra dinanzi la negozio, non era invecchiato molto, abbracciò figlio e nuora,  lacrime in abbondanza. Dopo un breve passaggio nell’abitazione sopra il negozio, i quattro si recarono nel ristorante ‘Tazio’ in piazza della Repubblica. Seduti ad un tavolo con la veduta di Roma  giunse una ‘puella’, tipica brunona romana per accettare gli ordini dei presenti. Ti pare che Gigi si faceva i fatti suoi: “Padrone non presenti Clelia ai tuoi figli, voi due che ne dite?” ”Mi sa che ti devi trovare un altro lavoro!” “Scherzavo cavaliere io non so niente!” “Per non saper niente parli troppo, per stavolta passi.” Norberto era felice, si era ritrovato nel classico ambiente romanesco che gli mancava da tempo. “Papà mi fa piacere che…in fondo Gigi proviene dall’Esquilino, dicono il peggior quartiere di Roma, che puoi pretendere!” Gigi:“Norberto ti ricorderò nelle mie preghiere.” “È la volta buona che andrò all’inferno!” Si era creato un  clima cameratesco. La seguente mattina Norberto tutto allicchittato (aggettivo appreso da un amico catanese) stava per uscire di casa per raggiungere Gigi e recarsi alla sede del giornale quando al telefono: “Buongiorno direttore…” “Non una parola di più, qui siamo in subbuglio, mandami via mail l’impronta digitale del tuo pollice destro, ti servirà per entrare al giornale.” Perplesso Norberto obbedì poi scese in strada a mise al corrente Gigi della novità, nessun commento anche il giovane era preoccupato. All’ingresso due Carabinieri indicarono a Norberto una ‘cassetta’ dove inserire il suo pollice, dopo un OK verde via libera ad entrare nei locali del giornale. “Norberto siamo in mezzo ai casini ma nello stesso tempo abbiamo raggiunto il nostro scopo. In seguito alle tue notizie ed alle foto inviatemi due numeri fa il nostro giornale è uscito con in prima pagina un articolo a caratteri cubitali: BRASILE – JAIR BOLSONARO – ‘LO SFASCISMO DEL CAPITALISMO’. All’interno notizie e foto.  Proteste  violente da parte dell’ambasciatore brasiliano. La sera successiva dinanzi alla sede del nostro giornale  sono scesi da un’auto due individui muniti di torce accese  e di contenitori di benzina probabilmente per dar fuoco al nostro portone ed ai nostri locali.  Fortuna fu che passasse in quel momento una pattuglia di Carabinieri che, sparando in aria hanno messo in fuga i delinquenti ma da allora siamo in clima di guerra, sorvegliati giorno e notte.” Norberto provò a buttarla in barzelletta: ”Dottor Santoro se mi manda un Svezia ci dichiarano guerra anche i flemmatici nordici!” “Non lo penso proprio e poi noi scandinavi siamo fortemente democratici!” L’affermazione proveniva da una stangona bionda, longilinea,  occhi blu che era ‘spuntata’ dalla toilette. Ovvio imbarazzo di un Norberto rimasto senza parole. La nordica proseguì: “Immagino che la sua sia stata solo un battuta, sono Ellen Singmander impiegata del settimanale, complimenti per i suoi articoli e soprattutto per le foto delle favelas, ho inviato copia del giornale in Svezia, ha fatto molto scalpore.” Norberto cercò di recuperare: “Il suo cognome è particolare, ha un significato?” “Si molto preciso: ‘difensore della vittoria.’” “Lei ha avuto molto probabilmente qualche avo Vichingo.” “Va a sapere,  mia madre era siciliana di Palermo, forse lei…” “Ragazzi al giornale abbiamo grossi problemi e voi…” “Scusasse direttore, la mia metà sicula ha reagito in maniera eccessiva.” Anche Norberto si scusò e pensò…che Ellen era un gran pezzo di topa, in quel momento Jasmine non era nei suoi pensieri, per uno in luna di miele... “Collega svedese che ne diresti di andare a riempire il pancino con cose romane, parlo di cucina, conosco il ristorante ‘Tazio’.” “Sottoscrivo col permesso del direttore.” “Levatevi dalle balle, se possibile mandatemi qualcosa da mettere sotto i denti.”  Norberto nel vicino bar riempì un vassoio di cose fritte, fece la solita tiritera con l’impronta del pollice, rifornì il direttore e poi  scese insieme ad Ellen. Gigi in attesa con la Maserati aveva osservato tutta la scena: “E io che faccio?” “Prendi l’autobus 99 e ti levi dalle balle.” “Si mentre tu te la spassi…” “Esatto figliolo, ti propongo un’alternativa: al ritorno ti regalerò una ‘Trabant’ sai quella bella auto ella Germania Orientale…” “Quella te la guidi tu, non serve nemmeno a trasportare la monnezza…”Seduti ad un tavolo del ristorante ’Tazio’ ai due si presentò la solita brunona che inaspettatamente: “Alfredo dov’è?” “S’è trovato un altra fidanzata!” Immediata sostituzione della ragazza con un cameriere uomo, Norberto ci aveva azzeccato. Alla fine del pranzo: “Caro, mi sei stato subito simpatico, devo svelarti qualcosa di intimo di me stessa, non sono completamente donna o meglio ho qualcosa di più: ho il ‘Knulla’ nome svedese di cazzo e due Testiklar in svedese testicoli, il cazzo è ha la  dimensione di quello di un bambino ma quando mi eccito diventa grosso, tieni per te quello che ti ho detto, il direttore del giornale non sa nulla.” Norberto un po’ sconcertato cambiò discorso: “Sono a Roma con mia moglie Juliette che ho sposato di recente, te la voglio presentare.” All’ingresso del palazzo sul muro della portineria Ellen notò uno strano cartello che era sfuggito a Norberto: ‘Gaia – Gea – Gemma – Gina: ‘brutta la nonna – brutta la mamma – brutta la figlia e la sorella, si brutta anche quella, viva la libertà’  “Voi italiani siete un po’ strani, non ne capisco il significato dello scritto.” “Solo un romano lo può interpretare, le quattro sono le donne addette alle pulizie dei locali, un ‘bel esprit’ ha scritto quel cartello che è servito alle quattro per avere più mance da parte  dei proprietari e degli inquilini degli appartamenti.” Jiuliette era dinanzi alla porta d’ingresso, abbracciò la nuova arrivata: “Mio marito ha avuto sempre buon gusto in fatto i femminucce, tu ne sei la prova, dopo una latina si è buttato sul nordico.” “Aspetta a sapere tutta la verità, a stomaco pieno digerirai meglio la novità.” Dopo il caffè Juliette invitò i due a salire nell’attico sovrastante che Alfredo le aveva messo a disposizione per essere un po’ tutti più liberi…La brasiliana fu informata delle ‘qualità’ fisiche della svedese, al contrario di suo marito non si meravigliò, in Brasile ce n’erano tanti o tante: “Caro penso che sia proprio tu a provare di persona i ‘giocattoli’ della nostra ospite.” “Manco pè gnente, ci tengo al mio popò, tra l’altro ho compreso che da piccolo il ‘knulla’ diventa molto grande!” “Allora lo proverò io, forse hai paura di  fare  brutta figura!” La previsione si avverò, il ‘piccolo’ man mano che Elle si eccitava divenne di dimensione fuori del comune ‘magno cum gudio’ di Justine che se la godette alla grande sinchè il knulla ritornò allo stato’infantile’. Senza nessun motivo Jiustine abbracciò il marito: “M’è piaciuto ma non ci proverò più, la mia cosina è tutta arrossata e per fortuna non ho provato col deretano… 

  • 14 febbraio alle ore 18:45
    LA SEMIVERGINE

    Come comincia: Il giorno precedente il dottor Virginio Pillitteri, ginecologo con studio in via del Fante a Roma aveva ricevuto una telefonata da parte di una signora, nulla al di fuori dell’ordinario data la sua professione solo che la dama si era dimostrata reticente. “Signora io sono a disposizione delle clienti, se non vuole incontrare nessuno in sala d’aspetto venga domani alle tredici. Alle tredici in punto una signora bruna, alta, elegante era entrata nello studio, con fare disinvolto aveva allungato una mano per salutare ed iniziare a colloquiare col medico. “Dottore si tratta di questione delicata per questo…” “Signora le faccio presente che non eseguo aborti…” “Nulla di tutto questo, mia figlia ha bisogno di una ricucitina…” “Il buon Virginio la buttò sulla battuta umoristica. “Madame non sono un sarto…seguiti pure.” “Leonarda non è più vergine…” “Signora ai giorni d’oggi i ragazzi iniziano a fare sesso sin da giovanissimi….” “Vorrei che mia figlia tornasse vergine.” “È possibile sempre che sia maggiorenne.” “Ho qui la sua carta di identità ed una fotocopia, tutto  regolare, faccio entrare la ragazza…Leonarda. ” La mamma preferì ritornare nella sala d’aspetto. Il medico si aspettava una giovane disinibita invece si presentò una spilungona dal fisico atletico niente trucco, grandi occhi scuri, espressione del viso infantile.” Dottore io non volevo venire, mia madre…” “Lascia stare tua madre, dimmi se sei d’accordo con questo intervento, psicologicamente è impegnativo.” La ragazza aveva preso a piangere, quando si rassettò: “Per me è stata una tragedia, volevo riservare il mio fiorellino all’uomo che amerò invece sono stata venduta da mia madre ad un vecchio zozzone per tanti, tantissimi soldi …” “Sediamoci e cerchiamo di capire i tuoi desiderata, insomma cosa hai deciso.” “Mamma è una prostituta di alto bordo, vorrebbe che anchi’io…ma io voglio studiare lingue all’Università.” Lungo silenzio poi “Vuoi che convinca tua madre ad evitarti …” “No, ho deciso che lei dica a mia madre di aver effettuato l’intervento senza eseguirlo, in fondo la verginità era un mito anni addietro. Senza problemi seguiterò a giocare a pallacanestro in una squadra femminile  “Farò finta di praticarti una anestesia locale, chiudi gli occhi, per rendere più credibile la situazione ti raserò il pube, posso chiederti perché non vuoi essere ‘ricucita?” “Mi è stata inculcata a scuola l’importanza della lealtà, ricordo un aforisma: ‘La mancanza di lealtà è la causa del fallimento in ogni ambito della vita’, voglio essere sincera col mio futuro marito. Le faccio una richiesta cui lei può non aderire, non ho mai provato un orgasmo, ti sarei grata se mi baciassi il fiorellino ed anche  penetrarmi, sarai  il primo mio fidanzato.” “Professionalmente era una cosa scorretta ma Virginio preso dall’atmosfera erotica  assecondò il desiderata di Leo: “Vieni pure dentro, prendo la pillola.” Finita ‘l’operazione’ Virginio chiamò la signora D’Angelo che preoccupatissima: “Dottore problemi? Mia figlia ha passato molto tempo nello studio.” “Tutto a posto, faccia venire da me Leonarda fra una settimana per un controllo,, niente compenso.” Adriana: “Se lei ha bisogno…”Virginio fece segno con una mano di non accettare la proposta, bastava la figlia che dopo sette giorni si ripresentò alle tredici allo studio del medico, ci ’scappò un altro rapporto sessuale.
    Leo si iscrisse all’Università, seguitò a giocare nella formazione di pallacanestro ‘Ginnastica Bertuccelli’. il nome era quello di un signore che sovvenzionava la squadra in ricordo della consorte deceduta in un incidente stradale. Virginio era rimasto colpito dal  modo particolare della conoscenza di madre e  figlia, ‘fra le mani’ aveva tante donne ma quelle….. Adriana dopo una settimana si presentò alle tredici senza la ragazza: “Leonarda è fuori Roma con la squadra.” “Signora mi dica qualcosa della sua vita.”  “Il mio passato è stato tragico, mio marito impresario edile è caduto da un edificio in costruzione, morto sul colpo. Il socio era un imbroglione, fece risultare la società in perdita, io e mia figlia restammo senza una fonte di reddito. Abituata ad un vita lussuosa non accettai i vari impieghi propostimi, unica strada….non la ritengo una giustificazione ma ho preso questa decisione anche per mia figlia, che, come le dicevo attualmente è in tourné con la squadra sulla costa adriatica. Ieri mi ha telefonato da Pesaro è stata protagonista con le compagne di un avvenimento particolare, incontrare in campo la ‘Scavolini’ una squadra maschile di serie A). Grande curiosità del pubblico presente sugli spalti per quell’avvenimento particolare, i giocatori della Scavolini facevano molti falli sulle avversarie…Mia figlia mi ha riferito di aver conosciuto un veneto, tale Brenno Galli che l’ha fatta salire sulla sua Roll Roys e le sta insegnando come guidarla dato che l’auto ha le marce automatiche, ambedue sono alloggiati all’hotel Excelsior spiaggia privata e piscina tutto pagato dal giovin signore. Le do il numero di cellulare di mia figlia, Brenno mi dice Leonarda fa onore al suo nome è alto uno e novanta, biondo, occhi azzurri il classico tipico nordico, il padre è un costruttore di macchine agricole molto conosciuto nella zona, questo il numero del cellulare di mia figlia, non la chiami prima delle undici perché la notte si ritirano tardi.” La vecchia baldracca aveva seminato quella ‘malanova’ che poteva rovinare sia il rapporto Brenno-Leonarda sia suscitare la gelosia di Virginio. Dinanzi ad un fusto da uno e novanta perdipiù ricco un giovane medico non aveva molte chances ma Virginio non era il tipo di mollare. Con la Mini Verde, pochi bagagli ed anche portafoglio non molto gonfio per sostenere vitto e alloggio in quell’albergo. Il giovin signore arrivò all’ora di pranzo a Pesaro, si presentò  all’hotel chiedendo al concierge una stanza piccola e non molto costosa. Il cotale mostrò un’espressione meravigliata: “Signore si trova nel miglior albergo di Pesaro, data la sua richiesta posso farle uno sconto (praticamente gli aveva mollato del morto di fame.) Al telefonino una voce assonnata: “Brenno ho ancora gli occhi chiusi, mi avevi detto che andavi fuori Pesaro per affari…” “Invece sono il tuo vicino di camera, che ne dici di aprire gli occhi belli e venirmi a trovare.” Un lungo silenzio poi: “Quella mignotta di mia madre, lo dovevo immaginare…ora scoppia il casino!”  “Lascia stare i casini chiusi da anni, dimmi dove possiamo vederci fuori dell’hotel per mangiare insieme sempre che tu lo voglia altrimenti sparisco per sempre.” Altro silenzio, buon segno: ”Lasciami sistemare poi ti raggiungerò.” Leo si presentò con tutt’altro volto, ben truccata dalla estetista dell’albergo faceva un figurone, Virginio al suo apparire spalancò gli occhi poi si riprese: “Volevo comprare una Roll ma mi mancavano pochi centesimi.” “Non mi far sentire una puttana come mia madre, ho voluto provare per qualche giorno la vita da ricca, andremo al ristorante Uldergo che non ho mai frequentato, anche se non prevista la tua venuta mi ha fatto molto piacere, oh che bello delle aragoste.” “Lo sai che sono afrodisiache.” “Non ne ho bisogno ma le gradisco. A fine pasto durante la passeggiata digestiva ti metterò al corrente della mia storia con Brenno. Dopo il caffè niente ammazza caffè, perché ucciderlo è così buono!” Leonarda si lasciò andare alle confidenze: il nuovo amico godeva fama di conquistatore di donne con cui si accompagnava spesso, sotto questa notorietà si nascondeva un grosso problema, la natura lo aveva munito  di un fisico notevole- ma di un sesso piccolo quasi da bambino, paga le giovani che frequentava per non farle spettegolare.” In tal senso aveva anche intrapresa la relazione con Leonarda. Brenno al telefonino: “Domani aspettami in spiaggia son sicuro di finire i miei impegni.” Un bikini mini metteva ancor più in risalto le forme da statua greca della ragazza, molti maschietti ci lasciavano gli occhi, Virginio era fra l’orgoglioso e l’infastidito. A tarda mattinata arrivò Brenno che dopo le presentazioni si recò in cabina, ritornò in spiaggia con un bozzo zona pisello. (tutto cotone!) “Caro ho messo al corrente il mio amico ginecologo del tuo problema, mi ha detto che ci sarebbe una soluzione, ne parleremo più tardi.” “Quale più tardi, mi dica anzi dimmi tutto:” “Sono venuto a conoscenza di una clinica a Casablanca in Marocco dove eseguono operazioni chirurgiche sul sesso, nel tuo caso potrebbe giovarti trovare un maschio che desidera diventare donna, quella parte a lui tolta potrebbe esserti impiantata. L’operazione è illegale ma mi risulta che in passato….” “Cavolo non ci avevo pensato, i soldi non sono un problema per me, se volessi accompagnarmi potremo partire anche domani, faccio il pieno di dollari.” “Preferisco partire nei giorni seguenti, prima dobbiamo prenotare un posto in aereo Fiumicino-Casablanca poi contattare un medico della locale clinica facendogli capire la tua esigenza, non ultimo mi voglio godere stanotte le grazie di Leonarda, ci sentiamo domani, good night!” Che notte quella notte, ( Buscaglione docet) Virginio si ‘inoltro’ anche nel popò della ragazza, “Cara hai due palloni al posto delle chiappe, piatto ricco mi di rificco.” “Il piatto sarà ricco ma come prima volta basta, tu ce l’hai troppo grosso, non si tratta del pisellino di Brenno!” Dopo una settimana partenza dall’aeroporto di Roma per quello di Casablanca. Precedentemente era stato contattato un dottore della clinica Ghandi tale Efisio Antrodòco cui il centralinista marocchino aveva passato la telefonata. “Dottore sono un collega italiano, un mio amico ha bisogno della vostra opera in maniera particolare, a voce le spiegherò  tutto.” “Appena giunti in loco mi faccia avvisare.” L’edificio della clinica era modernissimo e spettacolare, si comprendeva subito che la clientela doveva essere facoltosa. Dal portone principale stava uscendo una signora sculettante, truccatissima che con voce acuta: “Signori belli e brutti vi saluto tutti.!” Il dottor Antrodòco fu informato delle esigenze sessuali di Brenno, lì per lì rimase muto poi: “Sapete che è illegale il trapianto di membro, conto sulla vostra discrezione, il prezzo lo farà il direttore della clinica, la ‘materia prima’ è stata fornita da quel signore o meglio signora che è uscita poco fa.” L’operazione su Brenno durò molte ore ma il dottor Antrodòco uscì soddisfatto dalla sala operatoria. Togliendosi la mascherina chirurgica: “Il suo amico è stato fortunato, il donante era ben dotato.” Ci vollero altri venti giorni di convalescenza prima che Brenno fosse rimesso ‘in libertà’. Ultimo saluto del dottor Antrodòco: “Mi faccia sapere…” La Roll Royis era al suo posto a Fiumicino, troppo vistosa per essere rubata, servì ai due per ritornare a Pesaro trionfanti. “Sono curioso di vedere come Leonarda reagirà nel provare il mio gingillo!” “Te la puoi scordare, noi due ci siamo fidanzati, voglio  farti una proposta,  un scambio di auto, che ne dici della mia Mini verde è molto alla moda, in compenso…” “ Furbacchione, la Roll è tua e da quello che ho compreso servirà a te ed a Leonarda per rientrare a Roma alla grande, ti costerà un pozzo di quattrini per la  tassa di possesso e di assicurazione, come ultimo ringraziamento farò detrarre per sempre i due importi dal  mio conto corrente, sei stato la dea bendata della mia vita, un abbraccio.”                           

  • 14 febbraio alle ore 18:31
    GALLINA IVIT SUPRA GALUM

    Come comincia: Non potevano essere più differenti  Rosetta Bisori e  Liliana Centofanti, la prima consorte del maggiore Andrea Speziale comandante del gruppo G. di F. di Ancona, la seconda  moglie di Ignazio Terlizzi (Gnazio la sventola) brigadiere del Corpo tutto fare di quel Comando. Rosetta poteva considerarsi un scherzo della natura: piccola di statura, pochi capelli, grosso naso, piccole tette con un unico pregio: ‘dobloni’ a non finire: azioni in banca, proprietà sia immobiliari che agricole.  L’amica Liliana la sovrastava in altezza, capelli biondi e lisci, occhi azzurri nulla in comune con i genitori ambedue ‘puoppedi’ (contadini con cervello fino) che con tanti sacrifici avevano messo su un agriturismo ‘bed and breakfast’, per dirla all’inglese abbandonando alle ortiche aratro, zappa e vanga. All’inizio  i paesani avevano (giustamente) malignato sul fisico di Liliana che non aveva nulla in comune con quello dei genitori ma col tempo e considerando i quattrini che erano entrati nelle tasche dei due ex villici… Primi di agosto: Rosetta era giunta ad Ancona dopo aver espletato le mansioni di babysitter con il nipote Pierino la cui madre Lidia,  causa del suo lavoro di insegnante di lettere veniva sbatacchiata da un paesino all’altro vicino Roma. Grandi abbracci alla stazione. Mano con mano sino a casa Terlizzi dove  ai quattro fu servito un pranzo tipico marchigiano a base di brodetto di pesce ‘innaffiato’ da vino Verdicchio. Alla fine della libagione preparata dalla cuoca Elisa Andrea e Liliana si ritirarono a casa di quest’ultima lasciando Gnazio e Rosetta  prima sotto la doccia e successivamente sul letto matrimoniale a godere delle effusioni erotiche sino all’ora di cena quando si ritrovarono nel salone. La situazione era di gradimento solo di Rosetta, non altrettanto di Liliana cui mancavano le effusioni del consorte, che ti fece la dama? Un pomeriggio ebbe un incontro ravvicinato alla grande col consorte volutamente senza prendere precauzioni. Le conseguenze vennero a gala dopo un mese quando la dama a tavola candidamente affermò di essere incinta. Levata di scudi da parte di Rosetta che si ritirò a casa sua seguita dal marito al quale furono scaricati addosso pesanti improperi: “Imbecille non sai più nemmeno scopare!” La situazione in casa Speziale divenne tanto spiacevole da far pensare al capo famiglia di cambiare aria. Una mattina fatte le valige prese una corriera che portava a Falconara Marittima località dove conosceva il titolare di un esercizio che gli era riconoscente per averlo ‘trattato bene’ durante una verifica fiscale. Settimio, questo il suo nome lo accolse a braccia aperte: “Puoi restare quanto vuoi, questa è casa tua.” Andrea si sentiva spaesato, si alzava tardi, dopo pranzo vedeva la televisione, dopo cena  sul lungomare, osservava con rabbia i giovani festanti rimuginando sulla sua situazione di cui peraltro non era colpevole. Di colpo decise di andare a Roma sua città natale anche se i suoi erano deceduti. Salutò e ringraziò Settimio,  prese il primo treno per la capitale dove giunse alle undici. La fame lo spinse a sedersi al bar della stazione, ordinò un cappuccino con cinque brioches. ‘Spazzolato’ il tutto’ il cameriere in romanesco “Dottò vole artro?” “Grazie, tutto a posto.” In quel momento si ricordò di due compagne di scuola con cui in passato era in confidenza, poteva farsi ospitare da una di loro: “Caro per favore portami un elenco telefonico.” Il nome delle due: Yvonne Rocchegiani e Marta Pennisi. Nessuna Rocchegiani positivo per Pennisi. Andrea riconobbe la voce: “Non potrai immaginare chi sono.” “Sbagliato sei Andrea Speziale, a scuola ero un po’ innamorata di te, che ci fai a Roma?” “Sono in cerca di un alloggio.” “Trovato vieni a casa mia e di Yvonne, abbiamo un esercizio di parrucchiere in via Borgogna, occupiamo in un appartamento sopra, prendi un taxi, ti aspettiamo.” Effusioni a non finire: “Sei un po’ invecchiato, guai?” “Purtroppo si ma vedendo voi…” “Puoi occupare la stanza degli ospiti, noi viviamo sole, ci farà piacere avere compagnia.” Andrea ricordò che la licenza stava per finire, decisioni improvvisa, congedarsi, ormai aveva raggiunto i requisiti per il minimo, inviò via computer la domanda al Comando Generale, si sentì rinfrancato, il futuro gli sembrò più roseo. Andando avanti con i giorni ‘ciccio’ faceva sentire degli stimoli, era tempo che non assaggiava più un ‘fiorellino’, le due amiche erano a portata i mano  ma Andrea si era accorto che avevano una relazione fra di loro, erano lesbiche. Chiese ed ottenne di portare talvolta in casa una professionista ma con poco gusto, era tutto così ‘meccanico’. Sorpresa: una notte era in dormiveglia sentì un corpo di donna entrare nel suo letto, dopo un po’ di tempo comprese che si trattava di una delle sue amiche ma non riuscì a capire chi delle due. La cotale ricevuto una abbondante razione di sperma nel fiorellino si ritirò in buon ordine. Ogni sera la scena si ripeté per una settimana. Il meritato riposo durò dieci giorni al termine del quale si riproposero  altri rapporti intimi che si interruppero dopo una settimana. Andrea comprese che si era ‘fatto’ ambedue le amiche che evidentemente volevano diventare mamme. Il lieto avvenimento dopo nove mesi a trenta giorni a distanza l’uno dall’altro, due femminucce tutte le loro madri. Col tempo Andrea si trovò ad avere due amanti  ed essere padre di due bambine vivaci e divertenti, all’inizio le portava ai giardinetti in un passeggino doppio poi per mano in un vicino parco giochi in compagnia delle due madri, un quintetto singolare che dava la stura a commenti delle solite pettegole. Erano persone ‘speziali’ come dal cognome paterno.

  • 14 febbraio alle ore 18:27
    SEMPLICITÀ

    Come comincia: Lucilla Buonarroti, a parte il cognome altisonante era la semplicità fatta donna. Altezza leggermente superiore ala media sfoggiava un sorriso accattivante in un viso con grandi occhi color oro, naso piccolo all’insù, labbra sensuali non truccate, abiti color da bianco a nero passando per il grigio chiusi al collo e lunghi sino  ai piedi. Impiegata presso l’ufficio postale di via Taranto a Roma dinanzi alla sua postazione di lavoro c’era sempre un fila più lunga delle altre soprattutto uomini affascinati dal suo charme. Non era da meno il direttore Vasco Lorenzini che più volte le aveva fatto delle avances senza successo ricambiato solo da  un gran sorriso da parte di lei. Figlia di due conduttori di una trattoria residenti nella frazione Grotta Castellana in provincia di Viterbo, appena ventenne era stata scoperta da Francesco Notari di passaggio in quella località,  sarebbe diventato suo marito. Il cotale  era un rinomato collezionista e venditore di francobolli e di monete con negozio in via Nazionale a Roma, a lui si rivolgevano  i  collezionisti di quei prodotti per i loro acquisti. L’incontro fra i signori Notari e Lorenzini mutò la vita dei tre: Vasco un pomeriggio si era recato nel negozio di Francesco per acquistare dei francobolli, nell’esercizio c’era anche Lucilla di grigio vestita e, more solito, non truccata, statua di sale da parte del direttore che si riprese: “Signor Notari m’è sfuggita l’ultima emissione del Vaticano, sicuramente lei l’avrà, me ne occorre una quartina come il resto della mia collezione.” “Lei non l’ha ricevuta per la gran richiesta, provvedo a mettergliela in una bustina… servito.” Il buon Vasco aveva intenzione di seguitare a rimirare la deliziosa Lula, attaccò bottone con: “Io sono in possesso di un ‘Gronchi Rosa’ mi sembra valga circa mille €uro.” “Anche di più, qualora lei desideri acquistare qualcosa di più prezioso, le propongo la ‘Siracusana’ da 10 lire, prezzo €.1.500,  oppure sempre una ‘Siracusana’ da 200 lire, prezzo €. 2.000 ovvero 1929 Italia 1,75 €. 22.000, che ne dice?” “Cifre eccessive per un direttore di agenzia delle poste, veda se ha qualcosa di più abbordabile.” Lucilla riceveva  uno sguardo di ammirazione da parte del signor Lorenzini, anche la signora sembrava interessata all’ospite, decisione improvvisa: “Chiudo baracca e burattini, vi invito a fare un giro per Roma caput mundi, destinazione finale casa mia, usiamo la mia DS 21.” La villetta in via Appia all’esterno mostrava fattezze antiche , all’interno tutto modernissimo si notava l’opera di un bravo architetto. “Rosina stasera cena speciale per il nostro ospite, fai valere la tua bravura spagnola.”  Nel salone musica soffusa, persiane chiuse, luce diffusa da due antichi lampadari in ferro battuto. Fu Lucilla a prendere l’iniziativa a ballare con suo marito il quale poco dopo passò la sposa all’ospite, si era creata un’atmosfera erotica. Cena a base di piatti spagnoli con vino rosso dei Castelli Romani. Sotto il tavolo del movimento, un piede nudo di Lula fra le gambe di Vasco che cercava di fare l’indifferente, indifferente un cavolo, ‘ciccio’ entro i pantaloni si era innalzato, sguardo indifferente della signora che sparì dalla circolazione, delusione del ‘pisello’ che, sconsolato torno a cuccia.” Tutto sembrava essere tornato alla normalità, Francesco era andato all’armadio a prelevare una macchina fotografica Canon ultimo modello: “Sin da ragazzo ero appassionato di foto, allora c’erano le macchine a pellicola oggi tutta tecnologia.” La ‘fantesca’ era sparita dalla circolazione, Lucilla riapparve…una bomba. Truccatissima in viso, camicetta trasparente niente reggiseno, minigonna oro con spacco abissale, gambe nude, tacchi dodici, girando su se stessa mostrava di aver dimenticato le culottes. Francesco l’abbracciò e cominciò a baciarla slacciandole la camicetta, seno favoloso, anche il popò faceva bella mostra di sé. Franco si staccò dalla moglie e l’avvicinò all’ospite che stupito tirò fuori dai pantaloni un ‘ciccio’ impazzito che finì dritto dritto nella potta della padrona di casa che aveva assunto la posizione di ‘pecorina’ appoggiandosi al divano. Il resto da ‘Mille e una Notte’ con Francesco che faceva da  cuckold e si masturbava, la scena si spostò sul letto matrimoniale sino alla mezzanotte, tutto finì per mancanza di ulteriori forze erotiche dei contendenti maschi. Quel giorno si  era formato un terzetto che si consolidò nel tempo. A mutar la situazione il ritorno in casa di Francesco l’arrivo del figlio Henri sedicenne proveniente dal Collège Calvin di Ginevra. Il ragazzo frutto di una fugace relazione con una signorina di passaggio la quale lo aveva bellamente depositato il pupo appena venuto al mondo a casa del padre. Il giovane, sin da piccolo, aveva come compagnia le varie baby sitter che, diventate ‘amiche’ del genitore, col tempo sparivano dalla circolazione. Henri da piccolo aveva mostrato un carattere scontroso, chiuso in se stesso. Già dalle elementari si dimostrò un gran lettore dei libri della biblioteca paterna, libri che il suo avo aveva acquistato per ‘bellezza’ dello studio ma di cui  non ne aveva letto nemmeno una pagina. Per la frequenza della prima classe della scuola media fu ‘sbolognato’ nel collegio svizzero, il padre non aveva tempo per lui, Herni  veniva in villa a Roma solo per le vacanze estive, si era all’inizio di luglio. A cena il primo incontro fra Lucilla ed Henry il quale rimase ‘fulminato’ dalla beltade della donna , a tavola si sedette vicino a lei, si presentò con viso sorridente ed eloquio brillante, contrariamente al suo solito le fece una specie di interrogatorio parlando anche di sé. Fu ripreso dal padre: ”Ti  capisco che puoi non aver fame  ma almeno lascia mangiare Lucilla!” Quel richiamo riportò alla realtà Henri che in poco tempo fece ‘piazza pulita’. “Che ne dice signorina di un giro nel parco, ci sono i nidi degli uccelli che cantano e covano le uova, un vero Eden.” Senza porre tempo in mezzo prese sotto braccia la ‘signorina’ sparendo fra gli alberi. “Francesco capisco che non ci fai caso alle corna ma fatte dal proprio figlio…” “Tutto sommato sono contento, ai tempi d’oggi con i giovani ci sono tante sorprese…” Fece tutto Lula: seduti su una panchina Henri vide ‘sparire’ il proprio ‘pipinello’ dentro la bocca della improvvisata amante che ingoiò il tutto e poi lo abbracciò piangendo, si era scoperta pedofila? Non proprio, le era venuta in mente la sua ‘prima volta’ quando era stata sverginata da un amico di famiglia. Rimasero fuori  sino all’ora di cena. “Caro ti è piaciuto come ho fatto sistemare il giardino?” “Bellissimo, forse ci starebbero bene delle copie di statue greche come Dafne o Venere, le ho studiate nel libro di storia dell’Arte.” Lula aveva cambiato  abitudini notturne, dormiva (si fa per dire) nella stanza di Henri facendo provare al ragazzo tutte le posizioni erotiche ma venne il giorno del suo rientro in collegio, il padre fu inflessibile niente permanenza in una scuola romana, compromesso: ogni tanto Lucilla andava a… ‘rimirare’ il lago di Ginevra.

  • 14 febbraio alle ore 18:21
    LE PRIORITÀ DELLA VITA

    Come comincia: Quali le cose più importanti della vita? Dipende dalle situazioni e soprattutto dai gusti personali. Leonardo Patrizi aveva come importanti nel vocabolario personale tre ‘esse’: salute, soldi, sesso, si considerava fortunato, le aveva tutte e tre. Il fisico possente lo aveva ereditato dal nonno Eugenio, i soldi dalla madre Maria, la propensione di ‘tombeur de femme ‘ dal padre Andrea. Una comodità in più il fatto che disponeva a piacimento della propria vita, era solo al mondo. nonno deceduto per vecchiaia, padre nel modo che ogni ‘zozzone’ al mondo preferirebbe mentre si ‘faceva’ la giovane figlia del conduttore di un suo fondo. La madre la più sfortunata: religiosissima ogni mattina si recava alle sei nella vicina chiesa di ‘Ognissanti’per ascoltare la messa. Il tempo si era messo al brutto come accade spesso d’inverno a Roma, la dama era in ritardo, si vestì alla meno peggio, contrasse una polmonite, le preghiere non funzionarono, passò a miglior vita. Cosa fa la mattina un giovin signore con nessun problema personale e che la sera prima si è coricato alle due di notte? Poltrisce a letto, questa la situazione di Leonardo al quale solo i morsi della fame consigliarono di ficcarsi sotto la doccia  e successivamente usufruire nella sala da pranzo del brunch preparato dalla vecchia e affezionata cameriera Giulia; Gina l’altra femme des chambres à coucher  era in giro nella villa a mettere tutto in ordine. Stanco di collezionare contravvenzioni stradali per eccesso di velocità  il giovane decise di sfogare la sua voglia di velocità recandosi all’autodromo di Vallelunga con la sua Jaguar X Type color oro, il suo orgoglio, poche se ne vedevano in giro. Giunto sul posto fu avvicinato da un uomo di mezza età: “Dottò se le serve quarcosa sò Romualdo.” “Vorrei farmi dei giri quanto debbo pagare.” “Duecento €uro a giro più la mancia per me.” “Affare fatto, qua ci sono mille €uro.” Leonardo stava per rimettersi in macchina quando giunse una rosso fiammante Ferrari il cui conducente munito di casco sorpassò la Jaguar e le si posteggiò davanti. “Romualdo controlla le gomme, l’olio, ll liquido del radiatore insomma un po’ tutto, svelto per favore.” La voce era quella di una donna. Preso dalla curiosità Leo si sedette su una panchina mentre il citato Romualdo provvedeva a quanto richiesto dalla dama la quale evidentemente infastidita dello sguardo di Leonardo: “Cosa ha da guardare,  mai vista una Ferrari?” “Una Ferrari autentica si ma questa è un fake, ‘246 Dino’ non è propriamente di quella marca originale, il nominativo Ferrari è stato aggiunto in secondo tempo.” “E bravo il sapientone…” La signora rimessasi al posto di guida partì sgommando. “Romualdo chi è quella poco simpatica donna?” “Non sarà simpatica ma è una gran figona, se veni la matina alle sette e mezza la ritrovi.” Al rientro in villa: “Sandro domattina sveglia alle sette.” “Signore sento puzza o meglio odore di sesso femminile.”  Il vecchio cameriere che ogni mattina veniva in casa di Leo a portare i quotidiani e per mettere un pó di ordine al casino che il padrone di casa lasciava in giro, si beccò un  “Indovinato.” Malgrado l’alzataccia Leonardo trovò sotto la banchina di Vallelunga la Ferrari  posteggiata con all’interno al posto di guida la dama. “Ero sicura di trovarla qui…” “E’ un caso…” “Bugiardone…” La signora si tolse il casco, aveva ragione Romualdo. una gran…”Che ne dice di un passaggio sempre che lei non abbia paura della velocità!” “Nessun problema.” Stavolta niente sgommata, partenza dolce, un paio di chilometri sino ad uno spiazzo dove madame posteggiò il bolide, alcune lacrime le solcavano il viso. Imbarazzo da parte di Leonardo che prese fra le braccia la ragazza e, per rompere il ghiaccio: “Mi sono accorto che non conosco il tuo nome.” “Hai ragione, il nostro è stato un incontro burrascoso, sono Berenice Di Bella.” Un nome importante, vuol dire impeccabile, conosco il significato, l’ho appreso al classico, una proposta: pace fra noi due.” “Pace.” Berenice fece seguire un lungo e appassionato bacio, era proprio brava, ‘ciccio’ alzò la cresta ma in quel momento non c’era ‘trippa pè gatti.’ Tornarono sotto la banchina con lo sguardo sorridente di Romualdo che si beccò una bella mancia da parte di Leonardo. “Che ne dici si seguire la Jaguar sino alla mia villa, Giulia è una brava cuoca, spero che tu apprezzi i piatti romani.” Finito il pranzo Gina: “Signore le ho accesso l’aria condizionata in camera da letto, oggi c’è un’afa….” “Ammaestrata la ‘fantesca’…” “Non voglio farti dei complimenti sulla tua bellezza, non sarebbero speciosi in  ogni caso preferisco evitarli, scegli tu fra camera con aria condizionata o senza…” “Aborro il corpo delle persone sudaticce che emanano cattivo odore…”Quell’aborro m’è proprio piaciuto, che ne dici di una volgarità tipo brutta troia allarga le cosce…” Leonardo non finì la frase, sentì il corpo di Berenice abbandonato fra le sue braccia, era si sudato ma l’olezzo era estremamente sensuale, mai provato prima. La doccia fu saltata, Leo scaricò il corpo della ragazza sul letto, le tolse le vesti e …sorpresa delle sorprese la baby non aveva il fiorellino ma un ‘marruggio’ più grosso del suo, un transessuale! Al momento Leo rimase basito, tutto poteva aspettarsi…’ciccio’, vecchio zozzone dopo un attimo di smarrimento partì all’assalto del popò dell’interessata, vi penetrò sino ‘all’elsa’ vi rimase sin  quando contemporaneamente a Berenice ebbe un orgasmo rumoroso, era la prima volta con un trans. Il giovane, spiazzato dalla situazione  rimase immobile, non sapeva che fare, rimediò la baby che, ancora insoddisfatta, si fece penetrare di nuovo, a lungo,  fino ad una orgasmo bilaterale, un’orgia che finì dopo che gli interessati, stralunati persero le forze sessuali, corpi buttati alla rinfusa sul letto matrimoniale, sembravano dei cadaveri. Leonardo e Berenice rimasero in villa tutto il giorno, la sera di nuovo grandi manovre stavolta con sorpresa: Berenice girò di di spalle il corpo del compagno e pian piano prese a penetrarlo senza che l’interessato si opponesse anzi…per la prima volta in vita sua Leo passò nell’altra sponda e assaggiò il significato della frase tedesca ‘la gatta nel carbone’ ‘magna cum voluptade’ per dirla alla latina.  Conclusione di questa storia: ‘mai dire mai’!
     

  • 14 febbraio alle ore 18:19
    LE PRIORITÀ DELLA VITA

    Come comincia: Quali le cose più importanti della vita? Dipende dalle situazioni e soprattutto dai gusti personali. Leonardo Patrizi aveva come importanti nel vocabolario personale tre ‘esse’: salute, soldi, sesso, si considerava fortunato, le aveva tutte e tre. Il fisico possente lo aveva ereditato dal nonno Eugenio, i soldi dalla madre Maria, la propensione di ‘tombeur de femme ‘ dal padre Andrea. Una comodità in più il fatto che disponeva a piacimento della propria vita, era solo al mondo. nonno deceduto per vecchiaia, padre nel modo che ogni ‘zozzone’ al mondo preferirebbe mentre si ‘faceva’ la giovane figlia del conduttore di un suo fondo. La madre la più sfortunata: religiosissima ogni mattina si recava alle sei nella vicina chiesa di ‘Ognissanti’per ascoltare la messa. Il tempo si era messo al brutto come accade spesso d’inverno a Roma, la dama era in ritardo, si vestì alla meno peggio, contrasse una polmonite, le preghiere non funzionarono, passò a miglior vita. Cosa fa la mattina un giovin signore con nessun problema personale e che la sera prima si è coricato alle due di notte? Poltrisce a letto, questa la situazione di Leonardo al quale solo i morsi della fame consigliarono di ficcarsi sotto la doccia  e successivamente usufruire nella sala da pranzo del brunch preparato dalla vecchia e affezionata cameriera Giulia; Gina l’altra femme des chambres à coucher  era in giro nella villa a mettere tutto in ordine. Stanco di collezionare contravvenzioni stradali per eccesso di velocità  il giovane decise di sfogare la sua voglia di velocità recandosi all’autodromo di Vallelunga con la sua Jaguar X Type color oro, il suo orgoglio, poche se ne vedevano in giro. Giunto sul posto fu avvicinato da un uomo di mezza età: “Dottò se le serve quarcosa sò Romualdo.” “Vorrei farmi dei giri quanto debbo pagare.” “Duecento €uro a giro più la mancia per me.” “Affare fatto, qua ci sono mille €uro.” Leonardo stava per rimettersi in macchina quando giunse una rosso fiammante Ferrari il cui conducente munito di casco sorpassò la Jaguar e le si posteggiò davanti. “Romualdo controlla le gomme, l’olio, ll liquido del radiatore insomma un po’ tutto, svelto per favore.” La voce era quella di una donna. Preso dalla curiosità Leo si sedette su una panchina mentre il citato Romualdo provvedeva a quanto richiesto dalla dama la quale evidentemente infastidita dello sguardo di Leonardo: “Cosa ha da guardare,  mai vista una Ferrari?” “Una Ferrari autentica si ma questa è un fake, ‘246 Dino’ non è propriamente di quella marca originale, il nominativo Ferrari è stato aggiunto in secondo tempo.” “E bravo il sapientone…” La signora rimessasi al posto di guida partì sgommando. “Romualdo chi è quella poco simpatica donna?” “Non sarà simpatica ma è una gran figona, se veni la matina alle sette e mezza la ritrovi.” Al rientro in villa: “Sandro domattina sveglia alle sette.” “Signore sento puzza o meglio odore di sesso femminile.”  Il vecchio cameriere che ogni mattina veniva in casa di Leo a portare i quotidiani e per mettere un pó di ordine al casino che il padrone di casa lasciava in giro, si beccò un  “Indovinato.” Malgrado l’alzataccia Leonardo trovò sotto la banchina di Vallelunga la Ferrari  posteggiata con all’interno al posto di guida la dama. “Ero sicura di trovarla qui…” “E’ un caso…” “Bugiardone…” La signora si tolse il casco, aveva ragione Romualdo. una gran…”Che ne dice di un passaggio sempre che lei non abbia paura della velocità!” “Nessun problema.” Stavolta niente sgommata, partenza dolce, un paio di chilometri sino ad uno spiazzo dove madame posteggiò il bolide, alcune lacrime le solcavano il viso. Imbarazzo da parte di Leonardo che prese fra le braccia la ragazza e, per rompere il ghiaccio: “Mi sono accorto che non conosco il tuo nome.” “Hai ragione, il nostro è stato un incontro burrascoso, sono Berenice Di Bella.” Un nome importante, vuol dire impeccabile, conosco il significato, l’ho appreso al classico, una proposta: pace fra noi due.” “Pace.” Berenice fece seguire un lungo e appassionato bacio, era proprio brava, ‘ciccio’ alzò la cresta ma in quel momento non c’era ‘trippa pè gatti.’ Tornarono sotto la banchina con lo sguardo sorridente di Romualdo che si beccò una bella mancia da parte di Leonardo. “Che ne dici si seguire la Jaguar sino alla mia villa, Giulia è una brava cuoca, spero che tu apprezzi i piatti romani.” Finito il pranzo Gina: “Signore le ho accesso l’aria condizionata in camera da letto, oggi c’è un’afa….” “Ammaestrata la ‘fantesca’…” “Non voglio farti dei complimenti sulla tua bellezza, non sarebbero speciosi in  ogni caso preferisco evitarli, scegli tu fra camera con aria condizionata o senza…” “Aborro il corpo delle persone sudaticce che emanano cattivo odore…”Quell’aborro m’è proprio piaciuto, che ne dici di una volgarità tipo brutta troia allarga le cosce…” Leonardo non finì la frase, sentì il corpo di Berenice abbandonato fra le sue braccia, era si sudato ma l’olezzo era estremamente sensuale, mai provato prima. La doccia fu saltata, Leo scaricò il corpo della ragazza sul letto, le tolse le vesti e …sorpresa delle sorprese la baby non aveva il fiorellino ma un ‘marruggio’ più grosso del suo, un transessuale! Al momento Leo rimase basito, tutto poteva aspettarsi…’ciccio’, vecchio zozzone dopo un attimo di smarrimento partì all’assalto del popò dell’interessata, vi penetrò sino ‘all’elsa’ vi rimase sin  quando contemporaneamente a Berenice ebbe un orgasmo rumoroso, era la prima volta con un trans. Il giovane, spiazzato dalla situazione  rimase immobile, non sapeva che fare, rimediò la baby che, ancora insoddisfatta, si fece penetrare di nuovo, a lungo,  fino ad una orgasmo bilaterale, un’orgia che finì dopo che gli interessati, stralunati persero le forze sessuali, corpi buttati alla rinfusa sul letto matrimoniale, sembravano dei cadaveri. Leonardo e Berenice rimasero in villa tutto il giorno, la sera di nuovo grandi manovre stavolta con sorpresa: Berenice girò di di spalle il corpo del compagno e pian piano prese a penetrarlo senza che l’interessato si opponesse anzi…per la prima volta in vita sua Leo passò nell’altra sponda e assaggiò il significato della frase tedesca ‘la gatta nel carbone’ ‘magna cum voluptade’ per dirla alla latina.  Conclusione di questa storia: ‘mai dire mai’!
     

  • 14 febbraio alle ore 18:09
    SESSO SFRENATO

    Come comincia: Il pullman procedeva lento sui numerosi tornanti che portavano dalla stazione ferroviaria alla località sciistica. Aurelio sonnecchiava mentre Gigliola ammirava il panorama. Altra coppia
    Vasco ed Eva dietro di loro sembrava proprio che dormissero, il viaggio da Roma li aveva stancati, solo Lea altra passeggera sprizzava allegria ridendo alle battute spiritose di un vicino. Finalmente giunsero dinanzi all’albergo, i passeggeri si prepararono a scendere, gli addetti dell’hotel si presero  cura dei bagagli dei viaggiatori che dinanzi al concierge venivano informati sulle stanze da occupare. Le due coppie più la signorina si trovarono vicine sia in ascensore che al tavolo della sala mensa, si presentarono, al bar caffè per tutti. Il pomeriggio ai bordi della piscina riscaldata, dopo cena nel salone a vedere la televisione, un programma in tedesco li  convinse a ritirarsi nelle relative stanze dopo un ‘buonanotte’. La mattina seguente con le ciappole ai piedi i cinque presero a girovagare ai bordi delle piste, niente sci, nessuno aveva confidenza con quello sport. Lea invitò i due maschi della comitiva nella sua stanza: “Da sola mi annoio.” Alle due femminucce non restò che farsi compagnia. Aurelio, Vasco e Lea si ritrovarono in una  matrimoniale, si guardarono in viso e scoppiarono a ridere senza un motivo apparente, forse imbarazzo che non colpì Lea molto disinibita. “Come avrete notato sono molto aperta di carattere, chiedete vi sarà dato come da biblica citazione. Debbo confidarvi un mio segreto, ho qualcosa in più rispetto alle donne, regardez…” Lea  sfoderò un marruggio che dimostrò la sua notevole grossessa. Aurelio e Vasco si guardarono in faccia, senza parlare con lo sguardo decisero di buttarsi, si denudarono, i loro membri automaticamente andarono in erezione, la voce di Lea: “Andiamo a farci il bidet.” Vasco: “Non riesco a lavarmi il coso…” “Vengo io così prenderete confidenza con me.”  Finite le abluzioni i tre dovettero prendere una decisione di come comportarsi sessualmente, sempre Lea: “Io ovviamente al centro, voi due uno da e l’altro riceve mettetevi d’accordo.” Nessuno dei due voleva ricevere, Lea spazientita: “Non fate le ‘vergini dai candidi manti’ sceglierò io, Vasco davanti, Aurelio dietro, provvederò  alla vasellina dato che penso nessuno avrà provato il sesso omo. Ci volle del tempo, Vasco non aveva molto voglia di farselo infilare, infine cedette, si fece lubrificare il popò dalla signorina che pian piano provvide a infilargli in culo la punta del suo coso, rimase sorpreso, nessun dolore anzi un piacere inaspettato, se lo fece scivolare tutto nell’ano. Nel frattempo Aurelio, il privilegiato, ‘sistemò’ il suo cosone nel culo del trans che si muoveva alla grande,  goderecciata a non finire, tutti rimasero nelle proprie posizioni, un trenino piacevolissimo. Il legame fra i cinque si consolidava ogni giorno, sempre insieme, il sesso ovviamente la faceva da padrone. Una novità da parte di Lea: “Che ne dite di un bagno notturno nella piscina riscaldata…chi tace acconsente approvato.” Il passaggio dinanzi al concierge non passò inosservato, il cotale stava per aprire bocca quando un biglietto da cento €uro lo fece ammutolire: “Un caffè per lei.” In acqua tutti nudi i cinque provarono delle sensazioni nuove con il liquido che penetrava dentro i buchini diventati buconi. Il ritorno in stanza e sveglia la mattina alle dieci quando il personale delle pulizie li fece sloggiare. Ancora insonnoliti si recarono al bar, furono raggiunti da un cameriere che  consegnò a Lea un telegramma, nessun commento da parte dell’interessata solo un risolino. Interpellata da Gigliola rispose: “Non mi pronunzio”, evidentemente non voleva condividere con gli amici i suoi fatti personali. Furono Informati che era pronto un brunch consumato il quale gli ancora intontoliti si ritirarono nelle loro stanze. Dopo cena  un giretto per la cittadina con acquisto di ricordi locali, sarebbero serviti per il presepe natalizio. Un po’ stanchi di sesso una proposta di Lea, la solita piena di idee: “Che ne dite di un ‘wife swapping?” Facce con un punto interrogativo, nessuno conosceva l’inglese. “Tradotto scambio di mogli e di mariti.” Anche stavolta nessuno si oppose, i quattro presero posizione sul letto matrimoniale prima con baci in bocca molto voluttuosi, poi sulle tette delle dame ed infine un sessantanove dove ebbe molto successo il clitoride più grosso del normale di Gigliola  che fece ‘impazzire’ Vasco, era diventato quasi un pene che portò ad orgasmi ripetuti l’interessata ed anche il maschietto. Lea nel frattempo si masturbava, non voleva rompere l’accordo sessuale dei quattro. Gigliola ed Eva scoprirono  che tutti provenivano da Roma, le loro abitazioni non molto lontane. Partirono insieme per il ritorno nella capitale, alla compagnia si era aggiunta Lea che dimostrò di essere ben fornita a quattrini. Il trans:: “Prendo un taxi e vado a casa di amici, ciao a tutti” e sparì. Altra scoperta dei quattro, tutti erano insegnanti anche se in scuole diverse. Dopo una settimana Vasco ricevette una telefonata di Lea: “Vengo a prendervi con la mia Bentley, mi seguirete sino nella mia villa in via Parioli 254.” “Cacchio una villa ai Parioli…”Al loro arrivo grandi affettuosità come se non si fossero visti da molto tempo. Anche in Labrador si presentò on Lea all’ingresso della villa, si rabbonì quando Lea: “Sono amici, cuccia!” Il quadrupede parve comprendere l’ordine della padrona, si stese a terra. Lea a pranzo: “Vi sarete richiesti il contenuto del telegramma che ho ricevuto, mi ha cambiato la vita, l’aereo con cui viaggiavano i miei 
    Genitori si è inabissato nell’Atlantico, lo stanno cercando ma con poche speranze. Sono diventato il padrone di un bel patrimonio, i miei non sopportavano la mia diversità, cosa strana soprattutto mia madre ma ora, pace all’anima sua…Stasera festeggeremo l’evento, ballo nel salone con champagne e poi Aurelio e Vasco decideranno quale gioco erotico praticare, io suggerisco un wife swapping, io mi aggregherò a qualcuno di voi col mio cazzo, oggi mi sento molto maschio e quindi attenti ai culi! A Vasco non dispiaceva ‘farsi’ la bella Gigliola anche per provare l’emozione di prendere in bocca un clitoride più grosso del normale, col consenso di Aurelio e di Eva si avvicinò trepidante  a Gigliola la quale anche lei eccitata, sul lettone a gambe aperte mostrò quel piccolo coso che si stava ingrandendo a vista d’occhio. Prima di prenderlo in bocca Vasco si domandò se in fondo  non fosse un bisessuale, poco importava, il suo ‘ciccio’ evidentemente apprezzava la situazione, si era elevato oltre il normale. Ciccio contro clitoride, dopo poco tempo portò gli interessati ad un lungo orgasmo diverso dal solito ma piacevole. Lea, anche lei eccitata si intromise preferendo il popò di Vasco che rimase basito, non si aspettava assolutamente di essere penetrato ancge se da un trans, un cazzo è sempre un cazzo. Atmosfera calma dopo la tempesta, ormai il sesso aveva contagiato tutti e cinque che si ritrovarono uno dentro l’altro fino allo sfinimento. I giorni seguenti, servitù assente, presero a girare nudi per casa, una novità eccitante. Altra novità, Lea ricevette una telefonata da Ancona, una sua parente con cui non si sentiva da tempo le chiese un favore: “Cara sono Iolanda, mi è pervenuta da un mio parente americano la richiesta di andare da lui a New York, è anziano e malato, non vuole lasciare io suoi beni ai parenti americani della moglie, ha bisogno della presenza mia e di mio marito per far testamento a nostro favore. Non sappiamo a chi lasciare nostro figlio Carlo che ha paura di volare in aereo, che ne dici di ospitarlo durante la nostra assenza, è maggiorenne e sa come comportarsi, lo lasceremo a Roma alle dodici di domani e proseguiremo per Fiumicino.” Come dire di no: “Cara va bene, conosci i miei problemi.” “Carlo è maggiorenne e sa come comportarsi, grazie, al ritorno ci sarà un bel regalo per te, ormai siamo ricchi.”  Lea andò alla stazione Termini da sola con la sua Alfa 33, Carlo scese dal treno con una valigia, abbracciò i genitori e Lea che rimase basita, era un bellissimo ragazzo, forse anche troppo bello…”Caro sarai mio ospite gradito, non so se conosci la mia situazione.” “Nessun problema, a me piacciano sia le donne che gli uomini, da quello che mi risulta sei tutte e due.” Al suo arrivo in villa silenzio generale, solo da Aurelio un commento: “Ma è un Efebo.” Per Carlo un primo apprezzamento da un uomo. Cari amici, in onore del nostro ospite un brodetto alla marchigiana e del Verdicchio dei Castelli di Jesi, tutti a tavola. Aurelio di sedette vicino al nuovo venuto, occhi negli occhi, era chiaro che era nato un feeling fra loro due, tutti gli  ospiti se ne accorsero con stupore ma nessuno fece commenti. I quattro insegnanti, finite le ferie furono costretti a chiedere l’aspettativa senza assegni, a rifornirli di moneta era Lea che  desiderava che restassero. La coppia Aurelio - Gigliola nel frattempo era diventata un trio, il bell’Apollo era il terzo  gradito anche da Gigliola. Lea presa di curiosità chiese ai tre il permesso  di far loro ‘compagnia’. Permesso accordato, i compagni,  diventati quattro si posizionarono nella stanza dei due coniugi, si guardarono in viso e pian piano si spogliarono, la nudità portò ad una sorpresa inaspettata: Carlo aveva un pene piccolino come pure i testicoli senza peli intorno, fu Lea la prima a riprendersi: “Signori miei voglio provare io a baciare ed a prendere in bocca il coso di Carlo, detto fatto sentì in ore il cosino diventare duro, insistette mentre Aurelio provò a posizionarsi nel popò del giovane che non si oppose, un orgasmo simultaneo dei due seguito da quello di Lea, Gigliola sentì il clitoride ingrandirsi, anche lei in orgasmo. Era settembre, tutti accettarono in casa la nudità che piacque, aveva stimolato il senso di erotismo, ogni tanto si vedevano ‘uccelli’ in erezione con tante risate generali. Qualcuno si infilava nel primo buchino a portata di cazzo  cum gaudio di tutti. Dopo un mese telefonate dall’America: “ “Caro Carlo, non avremo in fatto di soldi problemi per il futuro, al rientro in Italia provvederemo ad acquistare un villa spaziosa, potrai invitare tutte le persone che vorrai, aspettiamo questo evento per rivederci. L’invito venne dopo quindici giorni. Caro Carlo abbiamo provato  quanto conti il denaro, apre tutte le porte, abbiamo trovato una villa come da noi desiderato, venite tutti quando vorrete, siamo in via Flaminia 169. Tutta la comitiva, cane compreso raggiunse la località su una Bentley e sull’Alfa 33, grandi effusioni ed inizio di una vita da edonisti sino ad una vecchiaia dorata poi il decadimento fisico inevitabile accettato con rassegnazione dagli interessati: “Ci siamo goduti la vita ora i guai della vetustas!”

  • 10 febbraio alle ore 17:18
    WOLF UN CANE UMANO

    Come comincia:  Pier Luigi Cipriani  quarantacinquenne  poteva dichiararsi  soddisfatto della vita che conduceva. Ex Fiamma Gialla con la qualifica di cinofilo aveva avuto la possibilità, dopo il congedo, di portare con sè Wolf un pastore tedesco addestrato per ‘acciuffare’ i contrabbandieri al confine Italo Svizzero dove, tempi addietro ‘fioriva’ il contrabbando di sigarette. Era stato fortunato, suo padre Egidio dopo una vita passata in Brasile aveva fatto fortuna ed era ritornato in Italia carico di Real.  Aveva preferito lasciare al padre, anziano ma ancora molto arzillo la villa di Roma in via della Magliana con anche il cane, lui si era ritirato in una casa di riposo alle porte della Capitale,  non in una casa di riposo qualsiasi ma in una di lusso. La A.R. Stelvio in garage, aveva a disposizione all’ultimo piano del palazzo una ampia stanza dove alloggiava da solo: computer, scrivania, armadio, televisore, piccolo bagno, insomma un mini appartamento, solo la mensa era in comune con altri alloggiati che dimostravano le loro possibilità economiche sfoggiando vestiario elegante ed oro in gran quantità. Pier Luigi era lo spirito contraddittorio fatto uomo, dopo il primo giorno in cui si era presentato in sala mensa col vestito ‘della festa’, la sera indossò un paio di pantaloni jeans sdrucinati con scarpe che dimostravano un logorio notevole, camicia con i bottoni abbottonati non in riga, aveva molto del  clown. Compagna di tavolo una sua pari età che aveva molto in comune con la signora anziana  inglese,  miss Marple dei  romanzi di Agata Christie. La dama aveva anche la non buona abitudine di sputazzare quando parlava, un soggetto perfetto per essere dileggiato. Cosa faceva Pier Luigi? Si arrotolava il tovagliolo in fronte  mostrando un sogghigno che mandava in bestia madame Willy che chiese ed ottenne di  cambiare tavolo. Da solo Pier Luigi non se la passava, si guardò intorno, scorse una damina giovane che mangiava in solitario. La sera si vestì elegantissimo, si presentò con  un finto baciamano,  chiese  alla pulsella il permesso di accomodarsi al suo tavolo. Come  risposta ebbe un cenno positivo della testa, la ragazza aveva le lacrime agli occhi, malgrado questo la sua bellezza da biondona era notevole. Pier Luigi non approfondì la situazione con domande inopportune, solo a fine pasto: “Non vorrei essere invadente ma se le posso essere utile…” “Sono Rosanna, oggi è morta mia madre, per domattina aspetto l’addetto alle pompe funebri, ho il problema di seguirlo sino al Verano, non ha una macchina personale.” “Ho la mia Stelvio, se ne vuole approfittare…” “Grazie molto gentile. Dovrò dormire in un letto vicino a quello dove c’è la salma di mia madre, mi fa impressione vedere il suo viso da morta!” “A questo punto non so che dirle, io ho una ampia stanza  ma c’è un solo letto, potrei arrangiarmi sul divano…”Il solito cenno del capo, Rosanna accettò. Dopo il passaggio di ambedue in bagno, spenta la luce Pier Luigi maledisse se stesso per quell’offerta, il divano era scomodissimo ma ormai…Alla luce del suo orologio subacqueo vide l’ora, erano le ventitré e di sonno non se ne parlava proprio, si rifugiò in bagno. Forse per la luce che filtrava sotto la porta fatto sta che Rosanna aprì la porta del bagno, comprese le situazione e: ”Venga nel letto, è abbastanza grande per starci in due.” Grande il letto lo era ma la vicinanza del corpo di Rosanna che emanava un effluvio piacevole  fece alzare ‘ciccio’… La baby se ne accorse , prima lo prese in mano e poi in bocca, ci volle del tempo prima che… maledetta la vecchiaia! Sistemata la ciolla il sonno prese il sopravvento su i due sino alle sette quando Rosanna svegliò Per Luigi. Niente prima colazione erano giunti gli addetti alle onoranze funebri. Caricata la cassa il  carro  partì, non andava a passo d’uomo ma molto celermente sino all’ingresso del Verano. Dinanzi ad una tomba vuota i necrofori si diedero da fare per infilarci la cassa, Pier luigi seduto in macchina stava aspettando quando vicino a lui si accomodò Rosanna che, con viso d’angelo: “Sono rimasta un po’ a corto di quattrini…” Da gentiluomo Pier Luigi tirò fuori il portafoglio da cui con mossa fulminea Rosanna sfilò due carte da cinquecento Euro che consegnò ai becchini. Solo allora Pier Luigi si rese conto della situazione, pensò di aver incontrato una mignotta di professione e che lui si era fatto fregare come un pollo, unica vendetta possibile andar via con la Stelvio lasciando a piedi la baby. Giunse sotto casa di suo padre Egidio, lo stesso stava uscendo con Wolf e una nuova compagna. “Nuova conquista?” “Sono Aurora, lei dovrebbe essere Pier Luigi, mi ha parlato di lei suo padre, vedo che Wolf lo ha riconosciuto. Pier Luigi: “sitzung” seduto, il cane conosceva solo il tedesco, obbedì. Pier Luigi si sentiva fuori posto, non accettò l’invito di far loro compagnia, ritenne opportuno rientrare nel suo alloggio anche se ancora gli bruciava quella presa per i fondelli, mille Euro per un pompino! Rosanna chi era, bocca d’oro?  Si ritirò nella sua stanza, quella presa in giro lo fece sentire più  vecchio oltre che deluso di se stesso, pensò: il mondo è dei giovani. Egidio ed Aurora  erano entrati in un giro di scambisti ad alto livello. La ragazza una affascinante bruna era stata lei a coinvolgere Egidio che accettò volentieri il women swapping anche per variare la solita routine. Appena entrati Aurora era stata ‘rapita’ da un paio di giovani, Egidio rimasto solo si avvicinò al banco del bar, occupato a servire i clienti una bionda niente male, sorridente, forse disponibile. “Un Mojito prego.” “Sono Adriana, lei assomiglia qualcuno che ho conosciuto…” “Non ho fratelli forse mio padre…ma non  penso.” Nei giorni seguenti Pier Luigi  non stava più bene, tossiva in continuazione, respirava con fatica, la notte non riusciva a dormire, fu chiamato Simone Alleruzzo medico amico di famiglia che dopo l’anamnesi si mostrò preoccupato: ”Occorrono delle analisi in primis una radiografia del torace.” Con la sua auto accompagnò Pier Luigi in una clinica dove effettuavano radiografie, ebbe poco dopo il referto, tremendo: ‘carcinoma bilaterale ai polmoni all’ultimo stadio’. L’interessato fu rassicurato, una bronchite ma ad Egidio fu descritta la verità che  lo sconvolse. Prese da parte il medico: “Farò fare a mio figlio qualsiasi cura anche andando all’estero, mio figlio non deve morire!” Simone cercò di tergiversare ma alla fine: “La situazione è molto grave, se tu fossi religioso ti direi di portarlo a Lourdes, l’unica soluzione è quella di alleviargli le sofferenze con degli analgesici, alimentazione via flebo. “Cercherò un bravo o una brava infermiera, dimenticavo di dirti che ho consultato degli specialisti, giudizio unanime, nessuna possibilità di guarigione.” Wolf era cambiato, veniva fatto uscire solo per i suoi bisogni, il resto della giornata la passava vicino al letto del padrone. La mattina seguente il citofono: “Sono l’infermiera inviata dal dottor Alleruzzo.” Wolf si precipitò verso la porta d’ingresso, Egidio rivolto a lui: “Freund” gli aveva segnalato che si trattava di un’amica. L’infermiera indossava la divisa, aveva degli occhiali scuri, quando se li tolse Egidio riconobbe quella amica di suo figlio, anche l’interessata rimase basita poi si riprese: “È la mia vera professione, se la mia presenza non è gradita me ne andrò.” Egidio. anche se perplesso col capo le fece cenno  di accomodarsi. Rosanna e dimostrò subito la sua professionalità, fece un elenco delle medicine, su un tavolino le mise in ordine di somministrazione, annusò l’ammalato: “Suo figlio deve essere lavato, ci penserò io.” Tolse coperte e le lenzuola, con un panno intriso di sapone liquido lo lavò prima davanti poi il dorso, nello stesso modo lo risciacquò cambiandogli il pigiama, dimostrò tanta professionalità, Egidio ne prese atto, non c’era altro modo di dare un po’ di sollievo a suo figlio. Rosanna mangiava in cucina in compagnia della cameriera Gina e di Egidio, Wolf  dimostrò affezione nei confronti della nuova venuta, spesso le girava intorno e la guardava negli occhi, aveva molto dell’essere umano, sembrava riconoscente a Rosanna per le dimostrazioni di affetto che dava al suo padrone. L’infermiera dormiva in un lettino nella stessa stanza di Pier Luigi attenta ad ogni suo bisogno. La mattina seguente si presentò il dottor Alleruzzo per controllare la situazione, fu testimone dell’annusamento con seguito di guaiti di Wolf, non sapeva spiegarsi la cosa. Fu Rosanna che: ”I cani sentono l’odore o meglio la puzza del tumore!” Ecco spiegata la situazione. Dopo venti giorni si compì il destino di Pier Luigi, una morte serena, sembrava dormisse, non aveva dovuto sopportare sofferenze prima della  sua morte. Il trasporto della salma al Verano in forma strettamente privata, dietro il feretro in auto Egidio, Rosanna, il medico Alleruzzo e Gina. Ci volle del bello e del buono per non far uscire di casa Wolf. Un finale sereno un po’ per tutti: Egidio abbandonò la casa di riposo per rientrare in quella dove abitava suo figlio, Gina rimase al servizio, Rosanna seguitò ad esercitare la sua professione, su richiesta di Egidio si trasferì anch’ella nella stessa abitazione, aveva una camera tutta sua, non si fidanzò né si sposò, viveva nel ricordo di quel signore che aveva conosciuto. Nessuna foto di Pier Luigi per casa, tutti vivevano del suo ricordo nei loro cuori. Egidio ricordò il detto che i padri non dovrebbero sopravvivere ai figli ma il destino…E Wolf? Il cane stazionava sempre sopra il tappeto vicino al letto del padrone con la vana speranza di poterlo rivedere.