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Racconti di Alberto Mazzoni

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  • 28 marzo 2012 alle ore 17:57
    GLI AMORALI FELICI.

    Come comincia: "È un bell'uomo ma non ci avevo mai fatto un pensierino, torniamo in sala."
    Carlotta aveva messo al corrente del fatto il consorte il quale s'era fatto delle matte risate. 
    Venne allora fuori il dialetto romanesco:
    "Anvedi quell'angioletto pretacchione, avevamo un John Holms nel palazzo e non lo sapevamo, n'antro pò te se faceva n' mezzo alla sala!"
    All'Epifania i quattro si scambiarono i regali: tutto sul genere vestiario: camice, pullover, cravatte, calzini il tutto condito con: che bello, di buon gusto, quello che mi mancava, l'ho sempre desiderato, più o meno tutti sembravano sinceri.
    Alberto: "Musica rock o lento sentimentale?"
    Naturalmente optarono per il sentimentale con scambio di coppia.
    La scena dell'ultimo dell'anno si ripetè ma, sia Massimo che Rossana ignorarono i rispettivi coniugi.
    Dopo un paio d'ore:
    "Veramente una bella Befana, speriamo di rivederci." Alessio si era sbilanciato, forse l'alcol gli aveva dato quel coraggio che in passato gli era mancato.
    Il pomeriggio seguente i maschietti al lavoro e le femminucce:
    "Sono curiosissima, dimmi di cosa avete parlato quando siete rientrati in casa."
    "Alessio si dimostrava imbarazzato, l'ho fatto andare su di giri e, per ultimo, mi ha confessato che da sempre ha una passione per te, ammira la tua bellezza e poi ama i seni grossi... dalle mie parti..."
    Gli eventi in un certo senso precipitarono, qualcosa in Alessio era cambiato, Rossana aveva riferito a Carlotta che suo marito era cambiato, sempre triste, parlava poco, si era fatto concedere  quindici giorni di malattia, passava la mattina a leggere il giornale, dopo mangiato a letto e poi dinanzi al televisore, dialogo praticamente inesistente come pure i rapporti sessuali.
    "Non riesco a farlo parlare, mi riferisce che ha sempre mal di testa, mangia poco al contrario di prima ed è praticamente assente, spero di farlo aprire, non riesco a capire cos'abbia, non vuole consultare un medico, ti farò sapere."
    Dopo due giorni:
    "Sono finalmente riuscita a far parlare Alessio, è innamorato di te, mi ha detto che gli sei entrata nel sangue, non fa altro che pensarti, per me ti vuole solo scopare, che mi dici?"
    "Non ho capito, vuoi che mi sacrifichi affinchè il tuo beneamato ritorni quello che era prima o..."
    "La situazione è senza sbocco, mio marito non intende riprendere a lavorare, dice che è senza forze, è in depressione, la nostra famiglia potrebbe andare a rotoli, sono disperata, se vuoi parlane con tuo marito..."
    "Vieni a casa mia, c'è Alberto, vorrei che fossi tu a parlare con lui, potrebbe capire che voglio prendermi una licenza erotica quando non è così, in parole povere dovrei fare la buona samaritana sessuale!"
    Rossana si presentò poco dopo in vestaglia, in viso era terrea segno di una vera sofferenza, fu lei a rappresentare ad Al la situazione.
    Un lungo silenzio:
    "La questione ruiguarda Carlotta che è la diretta interessata, d'altronde io ho approfittato di sua moglie, sarebbe uno scambio di 'cortesie' ma, mentre per me era puro piacere, per quello che ho ascoltato per lui è una questione di equilibrio mentale, ammesso che non faccia la parte."
    "Ti assicuro di no, mi hai tolto una grossa preoccupazione, lo convincerò che Carlotta desidera far l'amore con lui." Abbracciò sia Carlotta che Alberto.
    Passarono due giorni:
    "Alessio aspetta una tua telefonata per sapere quando Al non sarà in casa."
    "Va bene domani pomeriggio a casa mia, Al sarà nello studio, devi prestarmi il tuo interfono."
    A pranzo Alberto e Carlotta non facevano altro che ridere, forse per mascherare l'imbarazzo.
    Alle quindici una telefonata:
    "Mio marito busserà a casa tua."
    Preparazione di Carlotta: bidet alla cosina, un negligè sopra un baby doll rosa e messa in opera dei due trasmettitori, uno sotto il letto e l'altro nello studio in cui si era rifugiato Alberto.
    Al suono del campanello Carlotta con un sorriso stampato sul viso fece entrare un Alessio imbarazzatissimo.
    "C'è la moto di tuo marito qua sotto."
    "È andato in ufficio in macchina, non vedi che piove."
    "Vieni in camera da letto, c'è il condizionatore acceso, ma che fai non ti spogli?"
    Alessio era in tuta da ginnastica, se ne liberò velocemente restando in canottiera da cui spuntava un coso grosso ma moscio.
    "Levati sta canotta, sei ridicolo e comincia a spogliarmi lentamente, prima il negligè, poi la parte superiore, poi quella inferiore e Ale che ne dici?"
    "Ti ho sognato tante volte ma ora che ti ho davanti...vedi non mi è diventato nemmeno duro, forse il troppo desiderio..."
    "Ah troppo desiderio (Carlotta stava imitando il romanesco di suo marito) vediamo che posso fare, vieni te lo prendo in bocca."
    "Ben felice..." al dialetto romanesco Alessio aveva contrapposto il suo veneto.
    Ci volle del tempo ma, ad operazione compiuta, Carlotta si trovò la bocca completamente intasata da un coso lungo ma soprattutto grosso, lo tirò fiori e si mise a contemplarlo.
    "Quanto sarà, venticinque centimetri?"
    "Ventotto, me lo hanno misurato a scuola gli amici, ventotto centimetri."
    "Mo che ci facciamo cò sti ventotto centimetri?" Carlotta cercava di metterlo sullo scherzo ma era preoccupata.
    "Vorrei baciarti in bocca."
    "Niente da fare, quella è proprietà di mio marito, vai sul collo e sulle tette."
    Il buon Alessio dimostrava di saperci fare, Carlotta sentiva l'eccitazione montare rapidamente, le tette in particolare erano la passione dell'amante, sicuramente si rifaceva di quelle piatte della consorte, Carlotta trasferì una sua mano sul clitoride e godette alla grande.
    Alessio si mise di lato col coso che guardava il cielo, Carlotta lo percepiva sempre più mostruoso e aprì il cassetto del comodino da cui prese un tubetto di lubrificante che, saggiamente, aveva acquistato per l'occasione, si unettò ben bene la 'gatta', lubrificò pure il cosone del compagno e:
    "Entra piano piano."
    Una parola, Carlotta strinse i denti, mai nella sua vagina era entrata una verga così grossa e dire che all'università se l'era spassata con vari compagni di studio.
    Alessio non si era spinto molto all'interno:
    "Vediamo se hai punto G, a mia moglie non sono riuscito a trovarlo."
    Carlotta pensava : "Questo si mette pure a fare esperimenti su di me, ma ha preso per una nave scuola"  ma dovette ricredersi, stava provando qualcosa di nuovo, di eccitante, di molto eccitante, forse era il calibro del membro che era riuscito a farle provare quel piacere particolare, la scoperta del punto G.
    "Ce l'hai, ce l'hai!" Alessio era contento come  un bambino, era riuscito per primo a farle provare quell'orgasmo speciale, le dispiaceva che suo marito ascoltasse tutto, non voleva che si sentisse defraudato di quel piacere che sua moglie non aveva mai provato con lui.
    Alessio entrò più in profondità sino a quando non  raggiunse il collo dell'utero, quando il suo compagno godette Carlotta provò un'altra piacevole sensazione quale quella di uno schizzo violento sul suo utero, anche questa novità piacevole ma non profferì parola. Alessio proseguiva alla grande ad un ritmo sempre più serrato sin quando godette una seconda volta con ulteriore piacere per Carlotta.
    "Alessio qui ci vuole una pausa!"
    "Io son capace di godere anche tre o quattro volte di seguito!"
    "Considera che la mia cosina è un pò arrossata e deve riposarsi, t'è capì"
    Insieme si recarono in bagno, Carlotta fece un bidet alla sua beneamata e, mentre si spalmava una pomata lenitiva vide Alessio col coso 'ben dur' come nel poema erotico 'Ifigonia in culide.'
    "Me lo vorrei lavare ma ho difficoltà, non riesco a farlo ammosciare, mi aiuti?"
    Questa era nuova, lavare un'uccellone, non riusciva nemmeno a prenderlo tutto con una mano.
    "Ma scusa a che ti serve, potresti farlo a casa tua."
    "Ti prego ho sempre desiderato goderti in bocca, ti prego."
    A Carlotta venne da ridere, ma si era in gioco...
    In fondo era piacevole, una sensazione forte mai provata ma doveva stare attenta che non gli arrivasse in gola, si dedicò solo alla punta della cappella con le labbra, qualche morso leggero, molta lingua ma di far godere Alessio non se ne parlava proprio.
    "Aiutati con le mani."
    Giusto consiglio che portò a vari schizzi violenti sul bel faccino di Carlotta che non volle farsi godere in bocca.
    Fine della scopata, Alessio si congedò con un bacio sulla fronte della occasionale amante e riprese la via di casa.
    "Complimenti te la sei goduta alla grande alla faccia del povero marito che non ce l'ha così grosso ma che gli è diventato duro, non so per qual motivo e che ti vuole goderti in bocca."
    Anche Alberto fu accontentato, poco dopo una telefonata:
    "Alessio è sotto la doccia, dirti che è cambiato è il minimo, tutto merito tuo, ti vorrei ricompensare."
    "Se la ricompensa è quella che penso io ti dico che per oggi ne ho avuto abbastanza, ho dovuto accontentare anche Al che si era arrapato, ne avrò per giorni prima di riprendermi e poi quel coso grosso di tuo marito, non so come tu faccia."
    "Gliela mollo molto raramente, preferisco i fiorellini..."
    "Si ma il mio sarà indisponibile per molto tempo, quello zozzone è riuscito anche a trovarmi il punto G e mi ha detto che tu non ce l'hai."
    "Oh che bello, quando staremo insieme te lo troverò anch'io. Non vedo l'ora di riabbracciarvi, sono felice, non uso quasi mai questo termine ma in questo momento lo sono, ciao a tutti e due."
    Alberto: "Vorrei esaminare la nostra situazione con freddezza: abbiamo compreso che fare sesso con altri non è stato per noi un problema, diciamo che la novità non c'è dispiaciuta ma domandiamoci: in fondo chi ci ha guadagnato? Il tormento di Rossana è il suo lato maschile che non poteva soddisfare e l'estasi quando era riuscita nel suo intento di averti e lo ha fatto furbescamente diventando la mia amante, pensaci bene."
    "In questo momento penso solo a recuperare la nostra intimità, basta col punto G, lo schizzo sul mio utero, la mia bocca riempita da un grosso membro, desidero solo stare abbracciata con te, accarezzarci, baciarci, rotolarci nel letto ed avere un amplesso non sofisticato, mi piacerebbe la posizione del missionario, vorrei che stessi a lungo dentro di me."
    I giorni seguenti furono un ritorno al passato, i due innamorati avevano ritrovato un'armonia che mancava loro da tempo.
    Carlotta decise di prendersi una vacanza riguardo ad esperienze sessuali extra, aveva ripreso normali rapporti con suo marito e non le interessava altro.
    Questa decisione non era ovviamente di gradimento di una certa femminuccia la quale si travestiva da diavoletto tentatore ogni volta che si incontravano.
    "Ti trovo in forma, sei sempre più splendida, forse il rapporto con mio marito..."
    "È stata un'esperienza particolare che non intendo ripetere."
    Rossana aspettava che Al uscisse di casa per contattare Carlotta:
    "Non ci crederai, Alessio manca da casa da quindici giorni, mi ha confessato di aver incontrato sul treno una sua corregionale e, invece di rientrare a Messina ogni volta che è libero va in albergo a Milano con la gentile signora. Per fortuna la cotale è benestante e così non ne soffre la cassa comune, la situazione mi lascia indifferente."
    "Ti credo" pensava Carlotta "per te un fiorellino vale molto di più di un membro maschile sia grosso che piccolo!"
    Non trovando riscontri in Carlotta Rossana, ormai disperata, contattò telefonicamente in ufficio Alberto il quale, rientrando a casa,:
    "Mi ha telefonato la tua amica."
    "Se è quella a cui penso dovrebbe essere anche amica tua!"
    "Ne parliamo dopo cena, sento un odore stuzzicante proveniente dalla cucina." Alberto aveva cambiato discorso, aveva capito che non era il caso di insistere.
    La curiosità indusse Carlotta a riprendere il discorso dopo cena.
    "Raccontami di Rossana..."
    "Non sono sicuro che ti farà piacere quello che mi ha detto, facciamo finta di nulla, penso che sia meglio così." Al aveva parlato furbescamente per aumentare il desiderio da parte della consorte di conoscere il contenuto del loro colloquio."
    "E no, adesso voglio sapere tutto!" 
    "L'hai voluto tu, Carlotta semplicemente mi ha proposto un bel trio stabile per sempre."
    "Un conto è parlarne, in pratica... d'altronde è quello che desidera ogni uomo, avere contemporaneamente due femminucce meglio se una o ambedue omosessuali!"
    "Carlotta l'ipocrisia non alberga in me, ti piace alberga?"
    Un giorno dopo l'altro... Al impegnato in banca, Carlotta a scuola ad insegnare e, a casa, a correggere i compiti, nessuno dei due coniugi trattava l'argomento Rossana.
    Erano trascorsi quasi due mesi quando una sera Carlotta scoppiò a piangere subito abbracciata da Massimo che non ritenne opportuno fare domande.
    A letto, abbracciati, Carlotta:
    "Non so qual è il motivo per cui ho taciuto sino ad oggi, c'era qualcosa in me che mi impediva di aprirmi, non riesco ad analizzare la mia reticenza. Tempo addietro Rossana ha bussato alla mia porta, era sconvolta, tremava tutta e non riusciva a trattenere i singhiozzi. Quando si è calmata ho capito la situazione: mi desiderava a tal punto da sentirsi male, la notte insonne, talvota vomitava, mal di pancia continuo, passava dal letto al divano, non aveva più forze.
    Provai un senso di pena e finimmo a letto. Provai orgasmi multipli, Rossana era riuscita a trovare il mio punto G e mi baciava il clitoride in maniera deliziosa prima dolcemente poi in maniera forsennata lasciandomi senza forze.
    Quella non fu la solo esperienza anzi mi feci trascinare praticamente tutti i pomeriggi... mi sento schiavizzata dalla situazione, per me è diventata come una droga, sento di non poterne fare a meno, aiutami..."
    Alberto baciò a lungo la sconsolata consorte la quale pian piano riuscì a calmarsi.
    "L'unica soluzione è quella di interporre fra di voi un maschietto escludendo Alessio, penso che sia il solo modo per riportare un pò di tranquillità fra di voi, la vostra è passione, piacere puro, parlane con Rossana."
    Il colloquio fra le due signore  portò serenità fra di loro e alla decisione di un pranzo a tre la domenica successiva che, a distanza di tempo, Alberto definì memorabile, un sigillo fra amorali felici.
    Rossana già alle nove aveva bussato alla porta di Carlotta e le due signore si erano chiuse in cucina assolutamente off limits per Al, per poi uscirne, sodisfatte verso mezzogiorno.
    Le portate del pranzo erano eccellenti, le signore avevano superato se stesse ma il pensiero dei tre era altrove, al dopo pranzo.
    Passaggio nel salone a rimirare il panorama, il maschietto al centro abbracciato alla due dame, un lungo bacio multiplo a sigillo del loro 'matrimonio.'
    Il segnale della prossima battaglia fu dato da Alberto che infilò le mani fra le cosce delle signore le quali, quali colombe dal desio chiamate, si chiusero in bagno con Massimo in attesa nel salone, fu Carlotta a prendere per mano il consorte per condurlo in camera da letto.
    Buio appena rischiarato da una candela che emanava odor di sandalo. L'atmosfera era surreale, Alberto si trovò a fronteggiare due fiorellini (depilati per l'occasione), popò e tette in un rimescolarsi continuo, talvolta non riusciva a capire a chi appartenesse il buchino in cui si era infilato, le signore se la godevano alla grande usando anche un vivratore.
    Dopo la seconda goderecciata, il padrone di casa ritenne opportuno lasciare il campo e, dopo un breve lavaggio allo strapazzato ciccio, si rifugiò nel soggiorno.
    Sprofondato in una chaise longe ricordò la parole del nonno Alfredo:
    "Potrai giudicare una situazione sentimentale solo dopo esserti svuotato delle energie erotiche, solo così potrai dare un giudizio obiettivo della situazione."
    Alberto era in quella situazione, ad occhi chiusi rivide le facce sorridenti di Carlotta e di Rossana ritratte inn un cerchio tondo come nei fumetti e che lo guardavano con un sorriso sornione.
    Cosa veramente li univa oltre al sesso? Complicità, anticonformismo, tenerezza, amicizia, amore o l'unicità della situzione?
    L'amore non era certo quello che aveva appreso dai genitori, dagli insegnanti, dalla lettura dei libri e dalla vita di tutti i giorni. I bacchettoni l'avrebbero preso per un arrivista, coccolato da due donne unite fra di loro da una forte carica erotica, Quali i loro sentimenti nei suoi confronti e, soprattutto, quale sarebbe stato il loro avvenire, in futuro sarebbe cambiato qualcosa? Troppi interrogativi senza risposta.
    Dalla stanza da letto un silenzio totale, forse le signore si stavano ponendosi lo stesso problema, meglio abbandonarsi al destino.

     

  • 24 marzo 2012 alle ore 17:18
    GLI AMORALI FELICI

    Come comincia: Il sole filtrava dalle tapparelle sul viso di Carlotta, fastidoso, uffa era l'ora di alzarsi. Svogliatamente la belle femme mise fuori dal letto i piedi, cercò le pantofole, dove cacchio... sotto il letto.Direttamente in cucina, il caffè per svegliarsi ma che giorno era? Sguardo al calendario: domenica! C...o ritornare a letto? Ormai... dove si era cacciato Alberto (Al per gli amici)? Era proprio rinco: Alberto la domenica si dedicava al motocross, era con la nuova moto, una bestia secondo lui, fonte di guai a parere di Carlotta che già in passato aveva dovuto far da infermiera al beneamato che si era rotto tre costole, mah ognuno ha le sue passioni; il maritino affermava che gli serviva per svagarsi dalla routine di impiegato di banca; in compenso, facendo fuoristrada, si imbatteva in alberi da frutto e nello zainetto entravano, secondo la stagione,  fragranti arance, mandarini, limoni , ciliege, fragole, pere, almeno da quel lato...In bagno accese la radio,  sintonizzata su radio Maria. Figlio di un cane, ambedue erano bellamente atei ma quel sun of the bitch lo faceva apposta per prederla per il c..o, d'altronde la loro relazione era basata anche sul senso dello humor, l'avrebbe ripagato con la stessa moneta.Allo specchio: occhiaie, più vicino allo specchio: erano proprio occhiaie, forse mattutine, i quarant'anni suonati mostravano il loro lato spiacevole ma non poteva lamentarsi: occhi verdi ereditati dalla nonna materna, bel nasino ma soprattutto la bocca dalle labbra sensuali e dentatura perfetta il tutto per un sorriso accattivante e decisamente erotico.Doccia e poi laccatura delle unghie dei piedi. Poca voglia di andare in cucina a preparare il pranzo. Visita nel freeser: un 'condipresto' di pesce avrebbe insaporito le fettuccine, pesce (ovviamente surgelato) al forno, verdure cotte sempre provenienti dal congelatore.Le tredici, di Alberto nessuna traccia,  poco dopo spunta il signore:"Ciao cara, oggi niente frutta, landa desolata." "Sbrigati a far la doccia, è tutto pronto, ho fame.""Mangia, vengo subito."Durante il pranzo la tv mandava in onda una p+rogramma sulla vita di marinai su di un peschereccio, Alberto sembrava preso dal programma, nessuna conversazione.A guardarlo bene anche lui mostrava delle occhaie e sembrava stanco, negli ultimi tempi c'era qualcosa che non andava, anche i loro rapporti sessuali si erano diradati, lui che... a pensare male si fa peccato ma...Carlotta abbandonò i cattivi pensieri e si dedicò alla lavatrice, c'era pure una montagna di panni da stirare, il filippino sarebbe venuto il lunedì che ci pensasse lui, l'avrebbe fatto rimanere più a lungo e poi c'era i compiti di francese da correggere, domenica prossima avrebbe prenotato in un agriturismo.Pomeriggio noioso, c'era pure la formula uno e chi staccava il beneamato dal televisore come pure per la squadra della Roma, tifoso accanito, dove era finito l'Alberto premuroso, affettuoso, sorridente, era così per tutti i matrimoni? Il non aver avuto figli (dipendenva da Carlotta) doveva essere un motivo per sentirsi più uniti ma negli ultimi tempi...Carlotta si recò nel salone, si mise a stirare, voleva allontanare i pensieri spiacevoli, aprì il balcone, stava imbrunendo: il solito spettacolo della costa calabra illuminata, le navi della 'Caronte' che traghettavano le auto da Messina a Villa S:Giovanni. Quella visione era uno dei motivi che l'avevano indotta ad acquistare quella casa sulla strada panoramica. Al sul divano appisolato, Carlotta si dedicò alla correzione dei compiti.Cena: scatoletta di tonno, spinaci surgelati lessi, frutta non le andava proprio di impegnarsi in cucina, non era dell'umore giusto. Tutto nella lavastoviglie."Vado da Rossana."Uh uh di Massimo.Rossana occupava un appartamento nella stessa scala, anche lei non aveva figli, ogni tanto si facevano compagnia facendo la maglia, loro comune passione.Il marito, Alessio,era ferroviere viaggiante sui vagoni letto, restava fuori casa anche giorni interi e così la due signore erano divantate amiche.Rossana, casalinga, aveva circa la stessa età di Carlotta ma fisicamente erano molto diverse, la prima decisamente mediterranea: capelli corvini, lunghi, occhi di un profondo nero, naso piuttosto pronunziato, bocca carnosa, fisico atletico (era stata giocatrice di pallacanestro), aveva qualcosa di piacevolmente mascolino.Rossana accolse Carlotta con la solita cordialità, si sedettero sul divano del salone, gustarono dei dolcetti fatti in casa (Rossana in cucina era proprio brava), un limoncello, liquore poco alcolico ma di sicuro effetto se bevuto in buona quantità come stava accadendo quella sera alle due signore.Rossana era in vestaglia che lasciava scoperte le sue lunghe gambe, non faceva nulla per coprirsi e si intravvedevano degli slip rossi."Pensavo che la biancheria intima rossa si usasse nelle feste natalizie, siamo a giugno...""Ho pure il reggiseno rosso, guarda..."Rossana misura di seno due scarso, Carlotta quattro."Andiamo in terrazzo, comincia a fare caldo."Rossana aveva cinto le spalle di Carlotta con le braccia. rimiravano il panorama senza parlare.Pian piano una mano di Rossana di era insinuata nel reggiseno di Carlotta:"Il mio non è gran che ma è molto sensibile, prova a toccare il capezzolo, diventa subito duro."Carlotta era come in trance, si era ritrovata in mano due tette sode dovute alla ginnastica  (l'interessata frequentava una palestra) ma non si era ribellata, una sua mano  si immerse nel sesso dell'amica, un folto boschetto e dentro una natura bagnata, prese a toccarle il clitoride, a lungo, sin quando Rossana:"Basta, ho goduto." seguito da un bacio in bocca, un vero bacio, profondo, sensuale, lunghissimo.Rossana  non si era fermata alla bocca, le sue labbra avevano raggiunto il seno di Carlotta, una mano era scesa sul suo 'fiorello' sino a quando anche lei...Rossana aveva preso ad accarezzare il viso di Carlotta, era accaduto qualcosa di assolutamente inaspettato."Ciao, torno a casa."Carlotta, frastornata, si sentiva addosso il profumo dell'amica, si mise sotto la doccia, Al era a letto che leggeva la 'Gazzetta dello Sport'."Rossana che fa, c'era il marito?" "No, Alessio ha telefonato, era a Milano, vedi talvolta accadono fatti imprevisti e imprevedibili, possono lasciare il segno...""Sei criptata.""Non so quello che dico, buonanotte."Le due amiche in seguito si erano incontrate nel portone d'ingresso, nessun accenno a quel fatto..., delle due sicuramente la più colpita era Carlotta, qualcosa era cambiato in lei ma non in Rossana, forse non era la sua prima esperienza omo.Un pomeriggio Rossana bussò alla porta di Carlotta:"Posso entrare? Non fare quella faccia, sin dall'antichità esistevano rapporti lesbo, ne è piena la letteratura, non pensare che non mi piacciano gli uomini!" "Ho scoperto un mondo nuovo, permettimi di essere un pò scioccata anche se sinceramente la cosa non mi è dispiciuta, mi pare di aver tradito Alberto, d'accordo mi dirai che il rapporto con una donna non è infedeltà...""Non pensi che anche lui in fatto di infedeltà...""A questo punto mi sembra tutto possibile anche se...""Voi siete due persone aperte, anticonformiste, parlane con tuo marito.""Sono confusa...""Voglio farti una proposta indecente come in quel film, vuoi partecipare a un mio banchetto erotico col mio amante maschio, è un bell'uomo, piacerebbe anche a te.""Troppo complicato anche se hai smosso la mia curiosità."E come se l'aveva smossa la sua curiosità, Carlotta cercò di immaginare la sua amica tete a tete col suo amante, questo pensiero stranamente la eccitava, sino a poco tempo prima la sua vita le sembrava monotona, ora...Un pomeriggio: "Vieni a casa mia, ci sono delle novità, domani pomeriggio ho appuntamento a casa mia col quel tale di cui ti ho parlato..."Carlotta si trovò a dire:"Va bene ma non voglio partecipare, farò la guardona se ti va." "D'accordo starai in cucina, ho un apparecchio interfono di quello che si usa per controllare i bambini da un'altra stanza, sentirai sentirai solo le voci, scendi alle quattordcii e trenta, lui arriva dopo mezz'ora."Carlotta non aveva problemi, quel pomeriggio Alberto  era in banca sino a tardi, puntualmente scese dall'amica all'ora stabilita, provarono l'apparecchio, funzionava."Una cosa mi devi promettere, qualsiasi cosa accada non devi muoverti dalla cucina, giuramelo.""Non capisco questo tuo tono melodrammatico, te lo prometto, non mi muoverò."Dalla cucina Carlotta sentì suonare il campanello dell'ingresso poi passi sino alla camera da letto."Sono arrapatissimo, vado in bagno."Le voci giungevano arrochite, l'apparecchio non era dei migliori."Voglio saltare i preliminari, girati di spalle!" "Quanta fretta, prima vorrei un cunnilingus.""Lascia stare la tua cultura classica, lo sai che ho studiato ragioneria." "Il cunnilingus è parola riportata anche in giurisprudenza, dovresti conoscerla."Era chiaro che Rossana si stava bellamente prendendo gioco dell'amante il tutto per far dilettare l'amica ascoltatrice."Meledizione spigamelo tu sto cunn... cunn...""Allora preferisci una fellatio?""Qui c'è qualcosa che non va, non so nemmeno che cos'è sta fell..."Un lungo silenzio, il maschietto doveva aver mostrato a gesti i suoi desideri."Ho capito vuoi 'incedere intra tergas'? Ti è sempre piaciuto, mi hai detto che con tua moglie non è possibile perchè soffre di emorroidi, le 'tergas' sono il mio delizioso popò!" Dopo la spiegazione stava accadendo qualcosa di concreto perchè nessuno profferiva parola, solo dei mugolii.Carlotta era curiosa di sapere se il signore era entrato 'intra tergas' cosa che non doveva dispiacere alla sua amica dato che la moglie del cotale... A proposito anche lei aveva lo stesso problema, mah le coincidenze."Aspetta nel comodino prendo un vibratore, me lo passo sul clitoride, doppio gusto!" Rossana si dimostrava molto attiva, una vera porcona, voleva provare tutte le sensazioni.Dopo un "Che bello" da parte del maschietto, la situazione si era normalizzata nel senso che ambedue si stavano concedendo un 'post ludio' come avrebbe detto Rossana."Dove hai posteggiato la moto, non vorrei che tua moglie...""Non c'è pericolo, ho messo la Harley sulla strada, non si vede da casa mia."Una fitta al cuore di Carlotta, anche Massimo possedeva quella moto e anche lei soffriva di emorroidi... il suo istinto era quello di entrare in camera da letto ma, ragionandoci sopra, preferì evitare e calmarsi, comprese allora la richiesta della sua amica di non spostarsi dalla cucina qualsiasi cosa fosse avvenuta.Aveva bisogno di una bicchiere di acqua fresca, aprì il frigorifero niente minerale solo vino bianco e birra, optò per quest'ultima.Dall'interfono capì che la 'pugna' era ripresa, Rossana voleva farla partecipare."Mi metto 'sicut ovis' vuol dire a novanta gradi così lo sento sino in fondo, stacci a lungo."La prima bottiglietta di birra era finita, Carlotta ne aprì una seconda, poi un terza e già ne sentiva l'effetto, ormai era quasi certa che dall'altra parte ci fosse suo marito.Si era seduta ed aveva appoggiato le braccia sul tavolino appogiandovi la testa, forse si era appisolata quando sentì una mano carezzarle i capelli, dinanzi a lei c'era Rossana sorridente."Ti sei goduta la sceneggiata, era tutta per te."Carlotta aveva la bocca impastata:"Mi potevi avvisare, stavo per venire in camera da letto, non sei stata sincera, non sei mia amica!" Rossana ne approfittò per incollare le sue labbra su quelle dell'amica, un lungo bacio con 'admittionis linguae' come avrebbe detto lei."Sei troppo imbambolata non combinare guai quando rientri a casa, non servirebbe a nulla, una scopata non può modificare il vostro rapporto, una decisione sbagliata potrebbe compromettere la vostra unione, mi racccomando." "Io mi domando cosa ne è del tuo matrimonio.""Alessio è un veneto buono, affettuoso, comprensivo, molto ingenuo, gli voglio molto bene, da me accetta tutto, stiamo bene insieme, cerca di guardare la situazione a volo d'uccello.""A proposito d'uccello comè quello di mio marito, con me non lo usa da tanto tempo."Non l'userò più se non col tuo consenso, vorrei avere con voi un rapporto affettuoso, anticonformista."Rientrato a casa Alberto si rifugiò sotto la doccia, saggia decisione."In ufficio una giornataccia, una rottura di scatole una dopo l'altra, in questo momento la borsa va su e giù."Pensiero di Carlotta:"Anche tu poco fa andavi su e giù maledetto porco!" Cena tranquilla, ovvio addormentamento di Al sul divano."Va a letto a riposarti delle fatiche bancarie!""Hai ragione, una proposta: il fine settimana lo passiamo a Cefalù in quell'albergo sul mare come in viaggio di nozze, mancano solo due giorni."Il pomeriggio seguente al telefono:"Dimmi Carlotta...""Il bel tomo ha fatto l'attore, cena e poi a letto, mi ha promesso un week end a Cefalù. speriamo che riprenda le forze, anch'io vorrei la mia parte escluso 'l'intra tergas' per i motivi che tu sai.""Stasera ritorna Alessio, mi fa tenerezza come un figlio, forse è per questo che l'ho sposato, mi sento di proteggerlo dalle cose del mondo, come ti ho detto è l'ingenuità in persona. Mi sento molto vicina a te ed a tuo marito non è solo una questione fisica ma qualcosa di più profondo, anche per me è una situazione mai provata ma molto piacevole, spero che tu riesca a sintonizzarti col mio pensiero." "Non è facile, ci proverò."In macchina il viaggio era piacevole propriziato da una giornata piena di luce, in sottofondo la voce  sensuale di Diana Krall la cantante preferita da Al, un'atmosfera distesa, lui sorridente, ogni tanto baciava affettuosamente la mano dell'amata, guidava lentamente per gustare il panorama.Pranzo e poi passeggiata sul lungomare circondati da giovani allegri e vocianti, Carlotta provava sentimenti contrastanti, si può essere anticonformisti ma non era facile non ricordare quanto recentemente avvenuto, cinse con le braccia la vita di suo marito, via i cattivi pensieri, camminarono a lungo senza parlare."Sono un pò stanca, ritorniamo in albergo anche tu recentemente hai passato brutte giornate..."Al era impallidito, guardò in viso Carlotta, che avesse intuito qualcosa della sua avventura, decise di non incontrare più la sua amante.A letto baciò appassionatamente sua moglie come non aveva fatto da molto tempo, si soffermò a lungo sulle deliziose tette forse in ricordo di quelle più piatte dell'amante, un rapporto fisico come non aveva avuto da molto tempo.Dopo il rientro in sede i rapporti fra le due signore erano mutati, quando si incontravano da parte di Carlotta un gelido saluto per far comprendere che la loro amicizia doveva considerarsi giunta a termine.Una mattina:"Carlotta non chiudere il telefono, sento il bisogno di parlarti. Mi è accaduta una cosa strana che mi è difficile esternare, forse non capirai come non è stato facile anche per me analizzare la situazione e comprenderla, la mia vita è stravolta.Ho sempre pensato che i rapporti omosessuali fossero puramente fisici ma mi sono ricreduta in base alla mia esperienza: da quando sono stata con te non desidero altro che starti vicino, sei entrata nel mio cuore e nella mia anima, di giorno ti parlo come se fossimo vicine, di notte sei sempre nei miei sogni, percepisco spesso dolori alla pancia, in casa sono sempre truccata e in ordine sperando in una tua visita, sono psicologicamente prostrata, vorrei almeno vederti, non voglio una tua risposta immediata..." "Sono anch'io confusa, sarebbe una sconvolgimento della mia vita, lasciami del tempo per ora non so dirti altro."I giorni passavano, Carlotta non si sentiva di riprendere i rapporti con Rossana, troppo scompiglio nella sua mente, anche Al se ne era accorto ma aveva preferito non chiedere spiegazioni.Un pomeriggio Carlotta scorse in terra, all'ingresso, una busta; la posta veniva depositata all'ingresso e se v'era una raccomandata il postino citofonava e allora? Gran sorpresa, uno scritto a mano: 'Chi ti fa soffrire? Chi ora fugge presto ti inseguirà, chi non ti ama presto ti amerà anche se non vuole, Saffo.'Un attacco diretto, disperato...Carlotta si sdraiò su una poltrona del salone, cercava di cacciare dalla mente l'immagine dell'amica angosciata, guardava il panorama che sembrava avvicinarsi per poi allontanarsi, chiuse gli occhi...Passò del tempo, non aveva le forze di alzarsi, quello ascritto della poetessa greca l'aveva colpita, erano parole di disperazione ma non riuscì a prendere il telefono per contattare Rossana, proprio non se la sentiva.Il tempo che passa lenisce i dolori ma era un non senso per Rossana che deperiva di giorno in giorno. Alessio, preoccupato, aveva ottenuto quindici giorni di ferie per stare vicino alla consorte che si stava lasciando andare ogni giorno più triste e depressa. Il medico di famiglia, interpellato, non era riuscito a riscontare un vera causa di quei malori, forse si trattava di depressione ed aveva prescritto dei medicinali. Gli eventi precipiterono una notte: un'ambulanza a sirene spiegate era giunta sotto l'ingresso principale destanto la curiosità degli inquilini. Gli infermieri erano giunti al piano di Rossana e l'avevano caricato in barella ripartendo in gran fretta."Carlotta che può essere successo a Rossana, sai se avesse problemi di salute, più tardi telefonerò ad Alessio per avere notizie."Al mattino Alessio fu circondato dagli abitanti della scala che domandavano notizie, affermò che forse la moglie, non riuscendo a dormire, aveva esagerato con i tranquillanti,ora stava meglio.Il telefono:"Sono Alessio, Carlotta ti dispiace venire a casa mia, non vorrei parlare per telefono."Carlotta era perplessa, non immaginava il perchè di quell'invito o forse si..."Noi non abbiamo molti amici, Rossana in ospedale si sente sola, penso che le farebbe piacere una tua visita , puoi andare anche fuori orario, chiedi del primario, è mio amico." "Al vorrei andare a trovare Rossana, mi accompagni?" Rossana era in una stanza con quattro letti, gli altri tre occupati da persone anziane, stava sonnecchiando, si svegliò quando Alberto le prese una mano.Era irriconoscibile, occhi infossati, il viso cereo, dimagrita."Sono inguardabile, se mi aiutate a scendere dal letto andiamo a parlare altrove."Con l'aiuto dei due coniugi Rossana si sedette sul divano di un salottino, nessuno profferiva parola."Vogliamo che ritorni a casa, ti riprenderai meglio che in ospedale, ti starò vicina."Carlotta si era sbilanciata, aveva compreso quale fosse il problema della sua amica, le sue parole ebbero un'effetto immediato, Rossana abbracciò entrambi, era rinata."Voglio tornare a casa subito, vado dal primario."In macchina Rossana accese l'apparecchio radio, cercò della musica allegra, sorrideva di continuo.A casa Alessio mostò tutto il suo stupore, abbracciò la moglie e ringraziò gli amici."Al hai nulla da dirmi, vorrei fare un bagno di sincerità anche se potrebbe essere complicato per entrambi." "Non vorrei che la sincerità possa portare delle ombre sul nostro rapporto, fino a che punto la verità potrebbe distruggere il nostro legame, per me perderti sarebbe la fine." "Dipenderà da noi, sono a conoscenza del tuo incontro con Rossana, ero sul punto di parlartene quando è accaduto qualcosa di inspiegabile che ha coinvolto anche la mia persona, Rossana ha preso l'iniziativa ed abbiamo avuto un rapporto lesbo. Pensavo che fosse cosa di una sola volta ma lei si è innamorata di me, mi ha anche inviato una poesia di Saffo, le cose sono a questo punto.""Alessio che parte ha?""Lo sai che è un ingenuo, certe cose non le pensa nemmeno lontanamente, il problema è tra noi tre, vogliamo essere una coppia aperta e fare felice Rossana oppure...""Per me va bene." "Certamente brutto maiale avresti a disposizione due fanciulle che fanno l'amore fra di loro e tu ti sollazzi con entrambe, vorrei sapere se lo faresti con un altro uomo." "Cerco di essere sincero anche con me stesso, tu sei la sola donna di cui mi sia innamorato, quando ti guardo sento in me tanta dolcezza, anche se talvolta mi sono preso qualche licenza era solo una questione sessuale, devi credermi." "Allora facciamo felice Rossana, forse anche a me è piaciuto il rapporto fisico con lei ma ne avevo paura."Carlotta e Al stabilirono il primo incontro ufficiale a casa loro, di sera, dopo una cena intima.La due signore provvidero alle cibarie, ognuna mise mano al proprio repertorio culinario, il più felice era Alberto, unica regola: niente sesso sino alla fine della cena.Rossana si era presentata con un vestito molto sexy di un celestino molto trasparente, Carlotta non fu da meno con una camicietta ampiamente scollata che lasciava vedere la sua supremazia in fatto  di seno. Un'atmosfera irreale, Alberto aveva messo un CD di musica indiana molto languida, qualcuna aveva barato perchè aveva infilato il suo piede sul coso di Massimo che, forse per l'atmosfera sensuale era ben duro sin dal primo momento, Al aveva ricambiato accorgendosi che la dirimpettaia aveva dimenticato le mutandine.Torta gelato con un brut italiano, fine della prima parte.In un bagno le damigelle nell'altro Massimo che all'uscita trovò le due signore gia spaparazzate nel letto, il suo posto al centro ma ci rimase poco perchè si ingarbugliarono subito in quanto le dame, su iniziativa di Rossana, si stavano esibendo in un plastico sessantanove.Massimo si infilò nella prima 'gatta' a portata di mano ma la gran voglia lo portò ad un finale precipitoso... si mise allora all'ascolto delle due signore che se la godevano alla grande.La battaglia per lui riprese quando il suo coso fu circondato da due labbra ardenti che presto lo fecero rimettere in sesto per un'altra pugna, stavolta sul retro che manco a dirlo era quello di Rossana la quale aveva in bocca una tetta di Carlotta...Erano circa le due quanto decisero che l'abbraccio di Morfeo fosse la degna conclusione di quella bella serata. Analizzando la situazione il loro cos'era anticonformismo? Sicuramente ma c'era qualcosa di più, forse Al e Carlotta si illudevano che i loro rapporti non fossero cambiati ma forse non era così. Sicuramente la più appagata era Rossana perchè poteva dar sfogo alla sua vera natura, Alberto se la godeva alla grande perchè aveva sempre a disposizione quello che desidera da sempre: il popò dell'atletica amante, Carlotta?
    Neanche l'interessata riusciva a comprendere la sua accondiscendenza, aveva la sicurezza dell'amore del marito e allora perchè quel rapporto lesbo, forse era anche quella la sua natura ovvero... in fondo non aveva importanza, il menage andava avanti alla grande, unica regola: la notte ognuno nel proprio letto e, naturalmente, niente contatti all'arrivo di Alessio che non ritenevano potesse essere della partita no che a Carlotta dispiacesse anzi era un bel fusto biondo (a lei erano capitati solo mori), era un pò curiosa ma quel che più la frenava era che il tale era religioso, la domenica non mancava mai alla messa, esclusione dovuta.L'estate, l'autunno e poi l'inverno non avevano mutato le abitudini sessuali del trio, qualcosa cambiò durante le feste di Natale: Carlotta aveva conosciuto un ufficiale del Circolo di Presidio, padre di un suo alunno, il quale, preso forse anche dal fascino della professoressa di suo figlio, le fece pervenire degli inviti per il cenone e per il ballo di capodanno.Maschietti in smoking, femminucce: Rossana fasciata da un tubino nero, Carlotta in vestito blu con ampia scollatura che metteva in mostra quello di cui più orgogliosa: il seno perfetto di cui non si vedeva solo il capezzolo.Malvista dalle signore (la maggior parte vetuste) aveva attirato l'attenzione di vari ufficiali specialmente di quelli più avanti d'età che facevano la fila per invitarla a ballare.L'interessata inorgoglita e sorridente non si sottraeva e così Alberto ed Alessio erano costretti a scambiarsi Rossana come compagna di ballo.Poco prma della mezzanotte Alessio prese per mano Carlotta:"Col permesso di Massimo voglio iniziare il nuovo anno ballando con te."Nessuno si oppose e così quell'inedita coppia si tuffò nell'arte di Tersicore sin quando, dopo circa mezz'ora, trascorsa la mezzanotte, l'orchestra si prese un meritato riposo."Rossana ed io andiamo ad incipriarci il naso alla toelette." "Rossana è accaduto qualcosa che definirei strano: tuo marito o aveva visto il film in cui Vedone si metteva del cotone nei pantaloni per mostrare di avere...""Non te l'ho detto prima ma mio marito ce l'ha molto grosso di natura, mi ha detto che a scuola lo chiamavano John Holms che, mi ha spiegato, era un attore porno particolarmente dotato." "D'accordo ma per tutto il tempo del ballo ce l'aveva sempre in posizione eretta e, sfacciatamente, si strofinava a me ad occhi chiusi, ad un certo punto ho pensato che avesse goduto, non è poi quel santarellino che vuol apparire.""Il fatto che sia religioso non vuol dure... molto probabilmente gli sei sempre piaciuta ma non l'ha mai dimostrato, alla prima occasione ne ha approfittato per... ma scusa a te piace?"

  • 13 gennaio 2012 alle ore 20:08
    LA GATTA NUDA. (2)

    Come comincia: "Signor T., istintivamente una donna riesce a capire certe situazioni, voglio anch'io essere sincera: il mio compagno ha perso il posto di dirigente di una ditta, non riesce a trovare un altro impiego e quindi vorrei chiederle di aumentarmi lo stipendio nostra sola fonte di reddito."
    "Ti prego di darmi del tu e di chiamarmi Pino. Il problema è facilmente risolvibile, non ho problemi finanziari, vorrei che tu fossi un pò carina con me..."
    "Caro Pino,  mi sembra strano darti del tu e chiamarti per nome ma il bisogno è un cattivo consigliere, la necessità porta a rivedere dei principi ai quali non pensavi mai di rinunziare."
    "Desidero ardentemente baciarti!"
    "Niente baci sulla bocca, diciamo qualche toccatina..."
    Il buon Pino non  se l'era fatto dire due volte, aveva messo una mano fra le cosce di Audrey e contemporaneamente prese a baciarle il collo.
    "Per oggi può bastare, mi farebbe comodo un acconto sul mensile..."
    Il signor Todaro trasse di tasca il portafoglio e mise in mano ad Audrey due pezzi da cinquecento Euro.
    "Ritorniamo di là, le mie colleghe potrebbero malignare, meglio evitare pettegolezzi."
    Dopo pranzo Audrey mise al corrente della situazione Alberto che era rimasto basito.
    "Caro ragioniamoci sopra: un buon stipendio risolverebbe i nostri problemi più che una tantum come è successo con John. Il mio titolare è ricco, non  ha figli, ha una moglie paralizzata, è una persona che dà affidamento ed è pazzo di me."
    I due innamorati non trattarono più l'argomento, Al durante le ore di assenza di Audrey si domandava cosa potesse accadere fra i due, cercava di non essere geloso ben conoscendo i sentimenti che li legava ma... decise di cancellare dalla sua mente la situazione.
    Da tempo era lui il casalingo: provvedeva alla spesa, cucinava, lavava i piatti, Audrey, quand'era libera, si interessava alle pulizie di casa.
    Un cosa piacevole. la cassa non era mai vuota, ci sapeva fare la baby!
    Una sera la novità: Pino mi ha chiesto di andare nella sua villa a Tono, ho rifiutato ma l'ho invitato a pranzo domenica prossima a casa nostra."
    "Va bene, andrò a procurarmi gli ingredienti, ti farò fare bella figura perchè naturalmente il pranzo deve risultare opera tua, a stomaco pieno il buon Pino sarà ancor più generoso.
    Andrea pensò ad un menu non convenzionale in ogni caso non quello tradizionale messinese: pappardelle al sugo d'anatra, anatra al sugo, coscia di tacchino disossato e ripieno con contorno di patate, carciofi alla romana, funghi in fricassea, spinaci strascinati in padella, frutta di stagione compresa un'ananas per digerire, infine il caffè sport Borghetti, la sua passione.
    Audrey quella domenica si svegliò più tardi del solito, dopo la doccia prese a passare in rassegna il guardaroba al fine di scegliere il vestito con cui far maggior colpo. La scelta cadde su uno di tulle trasparente, dalla generosa scollatura e con gonna corta; il signor Todaro sarebbe rimasto folgorato, questa era l'intenzione della furbacchiona.
    Alle dodici e trenta, mezz'ora prima del previsto, Audrey vide il più non giovin signore parcheggiare una Maserati all'esterno dell'edificio.
    "Andrea sta arrivando, apro io la porta."
    "Signor T. buon giorno è un pò in anticipo, non doveva scomodarsi, che belle queste orchidee, venga nel salone, le presento Alberto, Alberto..."
    Al in pantaloni grigio ferro e maglione rosso fece il suo ingresso con un sorriso stampato sul viso che nascondeva il suo imbarazzo.
    Il principale di Audrey aveva lo stile di un direttore di banca: occhiali con montatura dorata, capelli brizzolati, classico doppio petto scuro, cravatta chic made in Napoli, stivaletti neri di vacchetta.
    "Signori vado in cucina a finire di preparare, Al offri al signor T. un Martini."
    "Vedo che possiede una Maserati Quattroporte, io sono un appassionato di auto, oggi pomeriggio c'è una corsa di formula uno."
    "La mia macchina è un pò vecchiotta, la cambierò con una Mercedes classe Cl."
    "Alla faccia sua" pensò Andrea "ci vogliono almeno 130.000 Euro!"
    Nel frattempo Audrey da lontano:
    "È tutto pronto, venite nel soggiorno."
    Alla fine del pasto da parte del signor T. lodi sperticate per la padrona di casa per la sua bravura nell'arte culinaria.
    "Mia moglie, a parte il suo handicap, anche prima non brillava certo in cucina, l'essere ricca di famiglia e l'aver frequentato un collegio in Inghilterra l'ha portata a non interessarsi all'andamento di una casa, di nuovo brava."
    "Signor T..."
    "Vi prego di chiamarmi Pino è più confidenziale, sento di trovarmi in famiglia, diamoci del tu."
    "Bene come ti dicevo pocanzi fra poco c'è la Formula Uno, non vorrei perderla, accendo il televisore."
    "Io preferisco parlare con Pino, abbiamo dei problemi in negozio, ce ne andiamo nel salone."
    Ad Al non rimase che ammirare Ecclestone, i commentatori televisivi e le auto che avevano acceso i motori ed avevano iniziato il giro di prova.
    Partenza con le solite collisioni fra tre auto alla prima curva, ingresso nel circuito della Safety Car, quattro giri e poi ripresa della corsa.
    Il rumore delle auto ad un certo punto si mischiò con quello di una musica dance proveniente dal salone, Audrey aveva messo in funzione lo stereo.
    Al fece capolino in quella stanza, i due ballavano o facevano finta, erano abbracciati... meglio tornare alla Formula Uno.
    Dopo un pò di tempo la musica era cambiata, niente più dance ma Diana Krall, nota cantante di night, che aveva portato il buon Pino ad incollare le labbra sul collo di Audrey, ritirata strategica da parte di Al.
    Dopo circa un'ora: "Al è finita la Formula Uno? Vieni a farci compagnia nel salone."
    Ad Al apparve uno spettacolo un pò comico: i due, mostrando indifferenza, erano seduti sul divano distanziati, solo il viso di Pino, decisamente sul prupureo, mostrava quello che doveva essere accaduto nel frattempo.
    "Penso che sia ora di andare, a mia moglie ho detto che ero stato invitato da voi a pranzo, non vorrei che stesse in pensiero, spero presto di ricambiare il vostro pranzo."
    Chiusa la porta, Audrey si diresse verso la confezione delle orchidee:
    "Guarda che sorpresa, ci sono anche due orecchini di perle, quelle che avevo notato nel negozio di gioielleria accanto al nostra, chissà come Pino avrà indovinato i miei gusti!"
    "Perchè glielo avrai chiesto tu, furbacchiona, piuttosto aggiornami su quanto è successo nel salone, ho visto che ti baciava sul collo."
    "Quello era solo l'inizio poi mi ha messo la mani nella scollatura, fra le cosce, ha scostato lo slip e mi ha messo una mano sul fiorellino ed anche sul popò, ha seguitato per un pò sin quando si è seduto sul divano, non ha capito cosa gli sia successo, forse ha goduto da solo."
    "Come aperitivo non c'è male, sicuramente gli è rimasta una voglia matta, questo riparte presto all'attacco."
    Dopo circa una settimana:
    "Pino mi ha chiesto di nuovo di andare nella sua villa a Tono,  gli ho detto che avevi ripreso a lavorare come commesso viaggiatore per quella ditta che ti ha licenziato e che lo avrei fatto venire a casa nostra durante la tua assenza."
    Dopo tre giorni.
    "Quello non lo tengo più, mi raggiunge nel retrobottega e mi tocca dappertutto, non vorrei che le altre commesse se ne accorgano, ho deciso di farlo venire qui questa sera, sei d'accordo?"
    Al durante il pomeriggio mise in funzione sia la telecamera che il sonoro in attesa della fatidica mezzanotte.
    Audrey era piuttosto tesa, un  conto è andare a letto con un coetaneo ben altro con un cinquantanne... esternò i suoi pensieri ad Al.
    "Chiamalo sul telefonino e digli che inaspettatamente sono ritornato a casa, ti vedo agitata."
    "No, è stato un attimo, tu sei il mio amore, gli altri sono solo strumenti, non hanno alcun valore!"
    Squillo del telefonino di Audrey, era lui.
    Al si rifugò nello studio ma poteva vedere e sentire solo quello che sarebbe accaduto in camera da letto.
    Audrey con baby doll d'ordinanza con sopra una leggera vestaglia, doveva aver invitato Pino in bagno, si era seduta in  mezzo al letto sorridente alla telecamera.
    Ingresso di Pino nudo, con pancetta ed inizio della pugna: baci sul collo, sulle tette, sul pancino, sulla gatta sino ai piedi.
    "Hai delle estremità da mannequin, bellissime, non le avevo notate prima!"
    "Un giorno era su una spiaggia su una sdraio quando si è presentato un distinto signore affermando di essere un produttore di films pubblicitari ed aveva bisogno di una modella come me per  reclamizzare anelli e scarpe, mi ha anche lasciato un bigliettino invitandomi a raggiungerlo a Milano, forse dovevo farlo, ora non sarei qui."
    "Meglio che non l'abbia fatto, non ti avrei incontrata, lo sai quanto ti desidero, farò quello che mi chiedi."
    Audrey non aveva risposto, Pino avvicinò il suo membro alle labbra di Audrey."
    "Niente baci nè goderecciate in bocca!" poi prese a fare su e giù, cercava di sbrigarsi in fretta ma non aveva fatto i conti con l'età del suo amante e dovette penare parecchio sin quando Pino si staccò e prese il tovagliolino che gli aveva dato Audrey e si pulì il pene, si recò poi in bagno e Audrey supina fece dei segni con le mani al suo spettatore.
    Ora che sarebbe successo? il nonnetto si sarebbe ripreso o si sarebbe accontentato...
    Veritiera la prima ipotesi:
    "Ti prego prendilo in mano e fammelo diventare duro."
    Audrey aveva appoggiato un gomito sul letto e con una mano cercava di far rinverdire il coso di Pino.
    "Provaci anche con la bocca, ti prego."
    Accontentato, ci volle del tempo ma Audrey riuscì nell'intento e prese in mano la situazione:
    "Vengo sopra di te."
    Era il modo migliore per farlo sbrigare ma ci volle molto tempo. Audrey ogni tanto si fermava per riporsarsi, una faticaccia... finalmente Pino gorgogliò nel godere, Audrey si fermò, diede un  altro tovagliolino a Pino e si sdraiò, era stanca.
    Pino voleva rimanere ancora ma Audry lo liquidò dolcemente, erano le tre di notte.
    Al entrò nel bagno, Audrey era sotto la doccia, voleva sentirsi pulita dentro e fuori, stette a lungo sotto il getto dell'acqua, Al era seduto su uno sgabello a rimirarla, era magnifica.
    "Pino ha lasciato una busta sul comò, ci sono diecimila Euro."
    La storia era diventata quindicinale, quanto serviva al vecchietto a ricaricare le batterie.
    Un giorno mentre sul divano guardavo la televisione, Al vide delle lacrime sul volto di Audrey, l'abbracciò, fu lei a parlare:
    "Talvolta non so dire come mi sento, il profondo amore che ho per te non mi basta per accettare questa situazione, Pino mi fa richieste sempre più pressanti, vuole godermi in bocca ed usare il mio popò."
    "Mi sento un pò un verme, anch'io talvolta ho dei forti dolori alla pancia, il mio medico mi ha detto che gli intestini sono il nostro secondo cervello ed il mio è andato in tilt, non pensavo di diventare un macrò!"
    Qualcosa di nuovo avvenne nei giorni seguenti: un invito a pranzo da parte di Loredana la moglie di Pino, un'invito sicuramente inaspettato. Era la curiosità da parte di una paraplegica di conoscere una commessa di suo marito ed il suo fidanzato oppure...tante ipotesi ma nessuna plausibile e convincente.
    Il fatidico giorno Audrey indossò un tubino avorio che le lasciava scoperte le spalle ma arrivava sino ai piedi, Andrea in doppio petto grigio ferro, cravatta a righe rosse e blu, una bella coppia.
    L'abitazione era un villetta a due piani ubicata sulla strada panoramica, ingresso privato.
    Al citofono la voce di Pino:
    "Vi apro il cancello elettrico, posteggiate dinanzi casa."
    Casa... una reggia, appena entrati un ingresso immenso con marmi alle pareti e tutt'intorno mobili antichi di pregevole fattura, di seguito un salone con lunga tavola imbandita, alle pareti quadri di paesaggi, di figure ieratiche forse di antenati e di belle fanciulle ed infine scene di caccia.
    "Sono Loredana, scusatemi se non mi alzo ma, come vedete, mi muovo solo su questa sedia a rotelle."
    Finto baciamano da parte di Alberto ed inchino da parte di Audrey.
    "Pino vedo con piacere che i signori si distinguono per buone maniere, preparaci degli aperitivi." Il tono era un pò di comando forse dovuto alla ricchezza della signora.
    "Dì alla cameriera di servire il pranzo." Il tono era sempre imperativo ed il buon Pino abbediva senza profferir parola.
    Tutto a base di pesce innaffiato con del vino bianco dell'Etna. Dopo il caffè:
    "Dì alla cameriera che è libera."
    Voglio deliziarvi con della buona musica, Pino metti un CD di Mozart, il mio preferito, come padrona di casa vorrei vicino a me il signor Alberto, e diamoci del tu."
    Così era iniziata una storia perlomeno singolare, Al su una sedia vicino alla padrona di casa, Pino e Audrey su un divano a...distanza di sicurezza. Nel frattempo Mozart li deliziava con le sue overtoure forse non tanto apprezzate da Pino che sicuramente aveva il suo pensiero altrove.
    "Ora che ci siano rilassati vorrei, caro Alberto, farti visitare il piano superiore, in fondo c'è un ascensore, spingi la carrozzella.
    Un ampio ingresso, in fondo una porta finestra, di lato due porte..
    "Io dormo nella stanza di sinistra, mio marito in quella di destra, accomodati."
    Punto primo: i due non dividevano la stessa camera, questo aveva sottolineato Loredana, il motivo?"
    "Ti vedo perlesso, voglio essere chiara come lo sono il tutte le mie cose, in particolare in quelle personali. Mio marito ed io, pur vivendo sotto lo stesso tetto siamo separati di fatto, niente pratiche burocratiche, avvocati e tutto quel che segue, nessuno dei due ha problemi finanziari.
    Abbiano stabilito di essere sinceri fra di noi e raccontarci tutto quanto riguarda la vita privata. In passato il mio consorte mi ha reso edotta di tutte le sue avventure passeggere ma da quando ha conosciuto Audrey..."
    Ecco arrivati al punto, Loredana sapeva dei rapporti di Pino con Audrey.
    Al decise di fare lo snorri: "Ho invitato tuo marito a casa mia, abbiamo pranzato insieme, ha ballato con Audrey ma..."
    "Quando tu eri assente per lavoro è venuto a casa tua, il resto lo puoi immaginare, da quel momento è completamente cambiato, non frequenta più nessuna, Audrey è diventata la sua passione sfrenata, anche se non l'ha ammesso, l'ho capito da me.
    Che ne dici di ricambiarli, io frequento una palestra ed ho un un personal training, ho rapporti con lui ma solo fugaci, è solo una questione fisica. Tu mi sei piaciuto appena ti ho visto, se mi guardi bene non sono male."
    L'espressione del volto di Al andava dallo stupore alla curiosità.
    "Debbo interpretare il tuo silenzio come un assenso, penso di si, vai in bagno, c'è una doccia che fa pure da sauna, sbrigati!"
    Anche Alberto era stato vittima dell'imperioso agire di Loredana, si trovò nel bagno nudo sotto la doccia poi si infilò in un accappatoio (sicuramente quello usato dal personal training).
    Prima di uscire si guardò intorno, il bagno era pieno di maniglie strutturato per una handicappata, rimase seduto su uno sgabello sin quando la proprietaria si presentò alla porta.
    "Sono impaziente, hai perso tanto tempo!"
    La signora T. si era spogliata nuda, emergeva dalla sedia un bel fisico che non dimostrava i suoi quarant'anni opera evidente anche di esercizi fisici e sapienti costosi massaggi, non era naturalmente bionda come faceva supporre la capigliatura, una folta selva nera...
    Con una certa disilvoltura riuscì a sedersi sullo sgabello della doccia, aprì le cosce guardando in faccia Andrea come dire: "Qui c'è del lavoro per te!"
    "Aspettami a letto." non aveva perso l'abitudine del comando.
    Apparve abbondantemente profumata forse Chanel n.5, un classico, si issò sul letto.
    "Sono molto sensibile sulle tette, vedi di iniziare da lì, scendi sulla deliziosa e poi sul lato B, una mia preferenza particolare."
    Come un buon scolaretto Al puntualmente eseguì il il compito assegnatogli dalla dama,si soffermò sulla gatta ed ottenne un ottimo successo tanto che l'interessata lo costrinse a restarci a lungo e poi il finale pirotecnico con goderecciate avanti e dietro, un successone!
    Madame lo ringraziò con un bacio appassionato per poi sbracarsi a gambe aperte e ad occhi chiusi.
    Al si rivestì e stava per andarsene per andare a vedere quello che succedeva ad Audrey quando Loredana:
    "Apri il porta gioie, c'è un Rolex, è il mio ringraziamento."
    Anche lui si era prostituito, stranamente non provava alcun sentimento, quella era stata solo un'esperienza fisica peraltro ben retribuita...
    Nel salone Pino e Audrey stavano ascoltando musica pop seduti sul divano, Audrey si alzò e:
    "Abbiamo approfittato anche troppo dell'ospitalità dei signori T., è ora di andarsene."
    Durante il tragitto nessun prese la parola, solo musica dell'autotradio.
    Giunti a casa Al mostrò ad Audrey il Rolex, nessun commento da parte della baby.
    I giorni seguenti solo del tran tran quotidiano senza un vero colloquio solo quanto bastava per la normale ruotine Niente sesso, solo abbracciati sul divano a vedere la televisione sin quando Audrey, stanca del lavoro del negozio e di casa, si rifugiava in camera da letto prendendo subito sonno.
    Nei giorni successivi la beneamata si dimostrava sempre più taciturna, ad ogni approccio di Al lo respingeva delicatamente con un bacio sin quando un giorno prese a piangere dirottamente. Quando riuscì a smettere prese in mano il viso di Al e:
    "Non resisto più, devo confermarti che sarai sempre il solo mio amore ma Pino è fuori di testa, è diventato geloso anche di te, ha acquistato a mio nome un attico in via Risorgimento, l'ha fatto arredare da un architetto, tre stanze più servizi, una bomboniera è lì che andiano durante gli intervalli.
    Ho una carta di credito a mio nome ed un armadio pieno di vestiti, di bay doll e di camice da notte, ha ottenuto da me tutto quello che desiderava e che mai gli avevo permesso, sento di averti tradito..."
    Ecco spiegato l'atteggiamento dei giorni passati, che fare? Consolarla affermando che fra di loro nulla era cambiato... meglio nessun commento. La realtà era che ambedue conducevano un alto tenore di vita che non avrebbero potuto permetterselo anche se Al avesse trovato un impiego, questa la verità!
    "Come avrai intuito io ho avuto un rapporto con Loredana, io ho ricevuto un Rolex tu qualcosa di più, vuol dire che la cosina rende più del pisello..." cercò di celiare Al.
    Uno sguardo d'intesa, non v'era null'altro da dire. Nulla era cambiato, talvolta la baby non tornava all'ora di pranzo, sicuramente un 'riposino' nel suo attico.
    Un'altra novità, Audrey con una gran risata aveva confessato ad Al un nuovo capriccio di Pino: voleva assaggiare la sua gatta nuda!
    Cavolo, il nonnetto era diventato vizioso, Audrey volle accententarlo (chissà cosa ci avrebbe guadagnato) e invitò Al a darsi da fare per far sparire quel biondo cespuglio.
    Prima con le forbicine poi con la schiuma da barba ed il rasoio, in poco tempo la gatta di mostrò in tutta la sua nudità, bellissima.
    "Il primo a baciarla voglio essere io!" Andrea prese in bocca l'intimo di Audrey delicatamente tanto a lungo tanto che la deliziosa ebbe numerosi orgasmi, Andrea se ne accorgeva toccando il buchino posteriore che ogni volta si contraeva alla fine, spossata, fece cenno che ne aveva abbastanza.
    La vita scorreva sempre uguale, Al ed Audrey si erano abituati a quella situazione a tre, non  si ponevano più alcun problema quando un giorno:
    "Vieni subito in negozio, Audrey non sta bene."
    Col cuore in gola Andrea balzò sullo spyder, semafori bruciati, sorpassi azzardati sin quando non giunse dinanzi al negozio.
    Audrey era nell'ufficio retrostante sdraiata sul divano ad occhi chiusi.
    "È venuto quell'inglese che in passato ha importunato Audrey, voleva che uscisse con lui, al suo rifiuto l'ha schiaffeggiata ed è sparito, lo denunzierò!"
    Pian piano Audrey si stava riprendendo, fece cennno di voler andar via, sorretta da Alberto si posizionò nell'auto.
    A casa si buttò sul letto vestita, Al le tolse le scarpe e le pose sopra una coperta, si svegliò a sera inoltrata.
    Audrey decise di prendersi una vacanza a Giardini Naxos, alloggiarono all'hotel Villa S.Andrea un albergo vicino a degli scogli, veduta molto suggestiva.
    Era estate i due passarono giorni meravigliosi passeggiando sul corso di Taormina che raggiungevano con la funicolare ma per qualcuno quella vacanza non era gradita, il telefonino di Audrey squillava in continuazione.
    "Se non torni subito vengo io da te!"
    Il buon Pino non era stato preso sul serio invece...
    Affacciata al balcone, una mattina Audrey vide posteggiare una Mercedes dinanzi all'albergo, ne era sceso il signor T.
    "Al abbiamo compagnia, guarda chi c'e sotto."
    Rompiballe, l'amante reclamava la sua dolce profumatamente foraggiata.
    "Cosa fai da queste parti, c'è qualcosa che non va in negozio?" (domanda di una intelligenza...)
    Vieni in giardino ho urgenza di parlarti!" Pino e Audrey si allontanarono dalla vista di tutti sino al muro perimetrale.
    "Ti prego prendilo in bocca."
    Audrey era interdetta, si guardò intorno, nessuno in giro, provvide a soddisfare il suo amante, alla fine prese un fazzolettino...
    Ritornarono indietro insieme , Pino salì sulla Mercedes e, sgommando, sparì dalla vista.
    "Un lavoretto veloce" scherzò Al ma male gliene incolse, per dispetto Audrey prese a baciarlo in bocca, vendetta cattivissima...
    Come nelle belle favole lo storia fra i quattro seguitò con grande apprezzamento da parte di tutti, vissero a  lungo felici e contenti: grandi pranzi a casa T. seguiti dall'immancabile finale ed anche villeggiature tutti insieme nei posti più belli della Sicilia.
    Agli occhi degli estranei sembravano del normali amici e, gran finale, i coniugi T. ripresero fra di loro i rapporti intimi, meglio di così...

  • 08 gennaio 2012 alle ore 15:32
    LA GATTA NUDA

    Come comincia: "Vai nel salone, ti porto il caffè." Alberto si sprofondò in un'ampia poltrona di pelle, allungò le gambe, chiuse gli occhi e si stiracchiò. Una moltitudine di pensieri invase la sua mente, nessuno piacevole, preferì ritornare alla realtà riaprendo gli occhi.
    Le pareti della stanza erano tappezzate con le foto della cheri, il suo grande amore, tutte scattate da lui. Audrey nella maggior parte delle fotografie era poco vestita, in pose languide, erotiche, promettenti voluttà, la loro visione faceva immaginare una donna disponibile, dispensatrice di piaceri sessuali.
    Alberto non si stancava di ammmirarle, gli procuravano sensazioni forti che gli prendevano le viscere e gli facevano aumentare la voglia di possederla. La preferita era quella in cui la dolcissima era seduta su di un basso mobile, le gambe piegate, la mani affusolate poggiate sulle caviglie e le lunghe e strette estremità davano un senso agli amanti del feticismo. Lui stesso le aveva baciati a lungo provando una profonda eccitazione.
    Altre foto mostravano una donna dai lunghi capelli biondi, occhi di un blu profondo, il naso all'insù ed una bocca invitante. Il seno a pera, un sedere prominente ma non volgare ed infine due gambe lunghissime, come aveva potuto conquistare una tal beltade?
    Estate, un anno prima, si era fatto trascrinare da un amico al Lido di Mortelle a Messina ad una serata danzante, malvolentieri in quanto il ballo non era il suo forte, anzi, diciamola tutta, ora proprio un orso.
    Se ne stava su un terrazzino appoggiato ad una balaustra ad osservare le onde che di rifrangevano sulla battigia quando dietro di sè sentì una risata squillante: era lei che ballava un lento.
    Come avvicinarla senza dimostrarsi troppo invadente? Approfittò della circostanza che la bionda era andata in bagno, si appostò nei pressi e alla sua uscita:
    "Le faccio una confessione, non so ballare."
    "Spero che non mi abbia scambiata per un prete!" La frase era stata sottolineata da un'allegra risata.
    "Non sono riuscito ad ecogitare un altro modo per avvicinarla, sono affascinato da tanta beltade, non sarò certo stato io il primo a farle dei complimenti ma..."
    "Bene, complimenti accettati e poi..."
    "Potremmo passeggiare sulla spiaggia oppure salire sulla mia spyder e farci coccolare dalla brezza oppure..."
    "Oppure io ritorno dai miei amici, bonsoire ami sconosciuto."
    "Se è per questo Alberto M., anni trenta, scapolo, quanto ad aspetto veda lei..."
    "Leggermente presuntuoso anzi niente leggermente, penso che possa cadere ai suoi piedi?"
    "Ricominciamo da capo: signorina dal primo momento che l'ho vista..."
    "Siamo al patetico, questo era l'inizio di una lettera che i nostri nonni scrivevano per conquistare la beneamata, non ha fantasia!"
    "In quanto a questo si sbaglia, già immagino..."
    "Cosa immagina lo immagino, la sua faccia da satiro è tutta un programma!"
    "Amo le persone dal linguaggio schietto, una proposta: lasciamo questo posto e rifugiamoci sui  monti Peloritani: vista piacevole e rilassante, leggera brezza, silenzio assoluto e ..."
    "Cosa dico ai miei amici?"
    "Che un principe azzurro la sta portando sull'empireo, l'aspetto fuori, ho un Duetto color rosso."
    Alberto era uscito dal locale, non sapeva nemmeno il suo nome; ben poco speranzoso stava per andarsene quando la bellissima apparve ancheggiando leggermente; senza guardarlo in faccia aveva aperto la portiera e si era seduta dal lato passeggero.
    Alberto, paralizzato, seguitava a guardarla in viso.
    "Sto trabiccolo parte o è in panne?"
    "In panne è il padrone..."
    "Allora ciao."
    La bionda stava per aprire laportiera.
    "Carolina vai!"
    "Chi è stà Carolina?"
    "È la cotale su cui la S.V.ha poggiato le sue nobili rotondità."
    "Mettere il nome alla propria auto, lo facevano i nostri nonni!"
    "È lo stesso nome che mio padre aveva dato ad una Lancia Flaminia."
    Andrea, dopo una curva ad U, aveva preso la strada che conduceva alla via Palermo,(erano a Messina)nel frattempo mise un CD di Diana Krall.
    "Organizzatissimo, anche musica da conquistatore, complimenti!" La bionda si mostrava proprio tosta.
    "Ho una collezione variegata: da Bach a Tommy Dorsey, da Vivaldi a Sinatra per non parlare di Wagner con la Cavalcata delle Walkirie, la mia preferita."
    "Anche la mia, la uso in sottofondo quando faccio l'amore!"
    Era troppo. La signorina lo stava bellamente prendendo per i fondelli.
    "Ricominciamo da capo: ho trent'anni, scapolo, nessun legame semtimentale serio, amo la vita, ho il senso dello humor, amor essere preso in giro dalle belle ragazze, specialmente da una di cui non conosco il nome."
    "Ti accontento: sono Audrey D., svizzera tedesca in viaggio per l'Italia per poi tornarmene nella mia Locarno dopo molteplici esperienze sessuali con giovani italiani esuberanti, sei esuberante?"
    "In questo momento sono più che altro dubbioso, sino a che punto vuoi prendermi in giro e soprattutto vorrei conoscere il motivo per cui sei con me oltre che divertirti a mie spese."
    "Mmmmmmmm"
    Al decise di proseguire senza ulteriori commenti, alle quattro strade prese a sinistra e si fermò dinanzi ad una palizzata, dinanzi il panorama della baia di Milazzo illuminata.
    "Come promesso silenzio totale, fruscio del vento, le stelle brillanti in cielo, atmosfera perfetta per..."
    Audrey stava piangendo silenziosamente, Al vedeva le lacrime scorrerle sul viso, il pianto di una donna era une di quelle cose che lo mettevano in  crisi, prese dal cruscotto una confezione di fazzolettini e gliela porse.
    "Organizzatissmo, immagino a cosa servono i fazzolettini!"
    "Non pensi di essere un pò rompiscatole, d'accordo sono rimasto abbagliato dalla tua bellezza ma non ti immaginavo tanto acida, scusa la sincerità."
    Audrey si era asciugata le lacrime, era scesa dalla macchina e si era appoggiata alla balaustra di legno., Andea l'aveva seguita, le aveva cinto la vita con un braccio, nessuna reazione.
    Stettero in quella posizione sin quando Audrey si girò e prese a baciare Alberto il quale, oltre alla parola perplessità, non trovava altri aggettiivi.
    Ritornarono in macchina, fu abbassata la capote, si era levata una leggera caligine.
    "Non ho voglia di darti una spiegazione, sono ospite di amici a Torre Faro, ti dò il numero del mio telefonino, puoi chiamarmi, ci vediamo domattina, riportami indietro."
    Audrey era alloggiata in un'abitazione sita fra Ganzirri e Torre Faro, una villetta che dava sul mare.
    Audrey si collegò telefonicamente con gli amici:
    "Sono qui fuori, mi aprite? Ciao, non pensarmi troppo stanotte!" La bionda aveva 'ripreso le penne.'
    "Appuntamento domattina sulla spiaggia qui davanti."
    Audrey ci aveva azzeccato, Al passò la notte ad immaginarla in pose lascive e questo gli aveva impedito di dormire bene.
    La mattina seguente alle sette in piedi, barba, doccia, colazione e poi sulla via che conduceva a Torre Faro, ombrellone aperto sulla spiaggia antistante l'abitazione della baby, due stuoie stese a terra e poi l'attesa.
    Attesa lunga, forse Audrey l'aveva visto dalla finestra e voleva tenerlo sulla corda. La vide arrivare ma fece finta di dormire.
    Tocco del piede di Audrey alle costole del bell'addormentato, apertura degli occhi, visione  fantastica: mini costume a due pezzi tipo hawaiano, la figura dinanzi al sole ne faceva risaltare la silhouette.
    "Sei impressionato?"
    "Ti sto ammirando, mi piacerebbe fotografarti, sono direttore di un negozio di macchine fotografiche, saresti una modella favolosa, hai molto stile."
    "Ti sarai domandato il perchè delle mie lacrime ieri sera, è una storia molto strana per cui sono venuta via da Locarno."
    "Quando vuoi sarò il tuo confessore ma non sono sicuro dell'assoluzione, prima devi fare una penitenza piacevole, almento per me."
    "Non sono un tipo facile in quanto ad amicizie, sono metà tedesca da parte di mio padre e metà italiana, mia madre è di Como. La parte tedesca è quella che mi spinge alla riservatezza ma con te... non so cosa mi sia successo, non darti arie da conquistatore, forse ti sei presentato in un momento particolare."
    "La spiaggia si sta popolando, niente intimità, che ne dici di andare a casa mia?"
    Sguardo perplesso di Audrey: "Posso fidarmi, non ti conosco, non so se sei sposato, se hai qualche relazione, se sei una persona per bene..."
    "Guardami negli occhi e decidi."
    Audrey aveva deciso: "Vado a cambiarmi, aspettami sotto l'abitazione."
    Audrey aveva indossato un abito leggero, sandali alla schiava, s'accomodò sulla spyder e, guardando Alberto negli occhi: "Si va all'avventura!"
    Al aveva una casa di proprietà lungo la strada panoramica, un'abitazione all'ultimo piano in un complesso signorile con piscina e campo da tennis, un pentavani arredato con gusto moderno.
    "È molto bello ma si vede però che manca una mano femminile."
    "Le femminucce entrano ed esocono, non voglio relazioni fisse, ho preso una fregatura a vent'anni...
    Ho acquistato questa casa con un mutuo ventennale, è costata parecchio ma il mio stipendio da direttore me lo permette, andiamo nel balcone posteriore c'è un divano a dondolo, qui davanti ci dà fastidio il sole."
    Un silenzio condiviso, nessuno dei due aveva voglia di parlare, Audrey si era distesa ed aveva poggiato il capo sul ventre di Al, stettero così a lungo.
    "Il mio stomaco gorgoglia, vado in  cucina a preparare qualcosa da mettere sotto i denti."
    Al aveva avuto da sempre la passione per l'arte culinaria, qualità ereditata dalla madre scomparsa recentemente insieme all'altro genitore, una ferita mai rimarginata.
    Pasta al sugo con melanzane fritte, involtini di carne, contorni di carote, funghi, carciofini, frutta, Audrey rimirava il tutto con un sorriso: "Mio padre non sarebbe capace, mio padre..." Aveva ripreso a piangere.
    "Tuo padre è morto?"
    "Sarebbe stato meglio. Giorni addietro sono andata a trovare un'amica a Zurigo, sono rientrata la mattina presto un giorno prima del previsto. Sentendo delle voci maschili provenienti dalla camera da letto dei miei genitori ho aperto la porta e ho trovato mio padre... che si.. intratteneva con un  nostro vicino di casa.
    Sono andata in bagno a vomitare e poi mi sono rifugiata nella mia camera. All'ora di parnzo mia madre è venuta a trovarmi e mi ha messo al corrente della situazione, anche lei aveva un rappoRto omossessuale con la moglie del nostro vicino, avevano scoperto la loro vera natura.
    Il giorno dopo sono partita per Messina per far visita alla mia amica Santina T., eravamo compagne di collegio a Zurigo, fine della storia."
    "A vino che gusti hai, preferisci un bianco di Alcamo, un rosso Nero d'Avola o un brioso Lambrusco di Sorbara?"
    "Vada per il Lambrusco, dà allegria, in questo momento è quello che ci vuole."
    Il pomeriggio era passato con i due sul divano nel salone ad ascoltare musica, lo stereo al minimo, serrande abbassate a metà, un'atmofera rilassante.
    "Riaccompagnami a Torre Faro."
    Così era iniziata la storia fra Alberto ed Audrey che aveva deciso di fermarsi a Messina ospite di un arcicontento Al invidiatissimo dai suoi amici ai quali presentava con un  sorriso di superiorità la sua conquista.
    Audrey non intendeva restare a casa quando il suo amato era al lavoro, aveva trovato un impiego come commessa in un  negozio di calzature in una traversa di viale S:Martino, a Locarno aveva lo stesso impiego presso l'esercizio di suo padre.
    L'invidiosa Giunone, enternamente arrabbiata per le corna con cui il non beneamato marito Giove regolarmente la incorniciava, dall'alto dell'Olimpo vide la felicità dei due innamorati e, spinta dalla gelosia, decise di distruggere la loro felicità.
    In crisi di liquidità poichè le vendite andavano a rilento, il titolare del negozio in cui lavorava Andrea, decise di liquidare l'attività e di licenziare tutti i dipendenti.
    Alberto affranto aveva cercato subito un altro impiego ma non era facile trovarlo, c'erano tanti disoccupati come lui, nemmeno un lavoro in nero.
    Lo stipendio di Audrey bastava a malapena a coprire la spesa di tutti i giorni ma poi c'erano da pagare il mutuo, le bollette, il gravoso condominio, la spyder...
    Andrea sembrava invecchiato di colpo, profonde rughe gli segnavano il viso, la notte non riusciva a dormire, talvolta non si rasava peggiorando il suo aspetto fisico, ogni giorno cercava inutilmente una occupazione qualsiasi, niente.
    Era giunto a quel punto quando Audrey si presentò nel salone con una tazzina di caffè.
    "Altro che caffè, per me ci vorrebbe una camomilla!"
    Audrey lo baciò delicatamente sulle labbra.
    "C'è una soluzione, a mali estremi..."
    "...."
    "C'è un  cliente del negozio che stravede per me, è un italo inglese, molto ricco, ha un mini attico in piazza Cairoli in cui ha tentato tante volte di portarmi. Praticamente viene ogni giorno, si prova quasi tutte le scarpe, talvolta ne compra un paio ma poi regolarmente si ripresenta.
    Anche il titolare se n'è accorto, in principio di prendeva in giro ma ora s'è scocciato, forse è anche un pò geloso, John m'ha fatto capire che farebbe qualsiasi cosa per avermi, m'ha detto che non dorme più bene di notte, che ha la mia immagine sempre presente dinanzi a se.
    Un giorno s'è presentato con un grosso astuccio, quasi sicuramente una collana acquistata in una vicina gioielleria, ho rifiutato ma ora... sarei disposta a recarmi nel suo appartamento, gli chiederei una cifra enorme, sicuramente mi accontenterebbe...."
    Un pesante silenzio era sceso fra i due, Audrey si voleva prostituire per aiutare la famiglia, Alberto era immobile lo sguardo fisso nel vuoto, un forte dolore alla pancia, non riusciva a parlare.
    L'argomento fu ripreso da Al:
    "Siamo alla disperazione, vendere la mia donna... e poi non sappiamo che tipo sia, può essere un sadico, un pazzoide che ti fa  del male..."
    "C'è una soluzione, farlo venire a casa nostra."
    "Accetterebbe? In ogni caso non intendo lasciarti sola."
    "Potresti stare nello studio a portata di voce."
    Non ne parlarono per vari giorni poi:
    "Ho detto a John di venire a casa nostra domani sera a mezzanotte quando chiude il campo da tennis così nessuno lo vedrà."
    Alberto cominciò a pensare come organizzarsi, voleva avere la situazione sotto controllo; quando era direttore del negozio di macchine fotografiche aveva preso una piccola telecamera ed una spina elettrica che serviva per inviare suoni che venivano captati da un ricevitore.
    Riuscì a piazzare la telecamera nascosta nel lampadario ed a mettere la spina nella presa  elettrica dell'abat jour.
    A cena non riuscirono a mangiare quasi nulla, l'attesa della mezzanotte era snervante, Al passeggiava nervosamente in tutta la casa, Audrey in bagno a truccarsi per poi indossare un delizioso, baby doll rosa, uno schianto!
    Al era diventato di ghiaccio, controllava il funzionamento sia della telecamera che del ricevitore sin quando sentirono squillare il telefonino di Audrey, John stava arrivando.
    "Ti ha svisto qualcuno?"
    "No tutte le luci erano spente."
    "Togliti le scarpe, usa queste pantofole, spogliati in camera da letto e poi va nel bagno a lavarti, ti aspetto in camera."
    Al era nello studio, Audrey gli faceva segno con le mani per rassicurarlo, rassicurarlo un cavolo!
    Il cotale si presentò poco dopo con il coso già duro, mise in ginocchio Audrey penetrandola da dietro forsennatamente, una voglia arretrata, durò poco.
    Audrey gli porse una salviettina e, mentre il signorino si abbandonava al post ludio, andò in bagno a lavarsi la gatta.
    Ritornò dopo una decina di minuti e si sdraiò vicino a John che prese a  baciarla sul collo.
    "Niente baci nè goderecciata in bocca!"
    "Diecimiila Euro non sono pochi, non mettere limitazioni." Il tale aveva un marcato accento inglese.
    "Io valgo molto di più anzi, anzi sai che ti dico, che ne voglio ventimila!"
    "D'accordo ma voglio fatto un pompino."
    Audrey stava capitolando: "Va bene ma li voglio in contanti." 
    "Li ho portati con me, inizia subito."
    Audrey riuscì a far rinverdire il coso di John e poi iniziò a fare su e giù aiutandosi con una mano  per finire prima. Ci volle del tempo che ad Andrea sembrò lunghissino sin quando Audrey iniziò a sputare in un tovagliolino, missione compiuta.
    Audrey andò in bagno a sciacquasi la bocca, rientrata in camera:
    "Voglio assaggiare il sapore della tua gatta, dev'essere delizioso!"
    Audrey non riuscì a dire di no, ripensò ai ventimila Euro, John si tuffò nella dolce natura di Audrey mugugnando di soddisfazione e abbassando ed alzondole il bacino interessandosi anche del buchino posteriore.
    "Quello te lo puoi dimenticare!"
    Il cunnilingus durò a lungo tanto che Audrey godette alla grande, ad Alberto si strinse il cuore, non era previsto che la sua amata partecipasse al banchetto.
    Dopo una diecina di minuti:
    "S'è fatto tardi, devi andare."
    "A proposito il tuo fidanzato?"
    "È fuori per lavoro, torna domani."
    I due sparirono dalla visione di Alberto il quale, sentendo la porta d'ingresso chiudersi, si appalesò ad Audrey.
    Un attimo di imbarazzo e poi un abbraccio, Audrey aveva in mano ventimila Euro!
    Pecunia non olet, una boccata d'ossigeno  per la disastrata cassa familiare.
    I giorni seguenti furono sereni per entrambi, sistemate le pendenze monetarie, i due si mostravano molto più rilassati concedensosi anche qualche lusso come un pranzo a Taormina.
    Anche le ubriacature hanno una fine, man mano che passavano i giorni la realtà si mostrò in tutta la sua crudezza: il gruzzolo diminuiva rapidamente e i due furono costretti a pensare al futuro.
    "Devo ricominciare a cercare un lavoro, non possiamo pensare ad un John che ci foraggia per sempre e poi una volta passi ma..."
    "Non ti preoccupare, troveremo una soluzione."
    "Non so da cosa derivi il tuo ottimismo e non lo condivido."
    Audrey tornava dal lavoro sorridente, Al era tutto un interrogativo, la deliziosa lo rassicurava  con un sorriso e con un bacio. Messa alle strette Audrey confessò di essere destinataria delle attenzioni del suo principale che, una volta sparito dalla circolazione John, aveva preso a corteggiarla dapprima con leggerezza ed in seguito sempre più esplicitamente.
    "Quel bell'imbusto mi dava ai nervi, sempre in negozio con la scusa di provarsi le scarpe, spero che sia riuscita ad allontanarlo, creava il clima di pettegolezzi da parte delle altre commesse e poi quella Aston Martin posteggiata in doppia fila davanti al negozio e i vigili a mollargli contravvenzioni di cui bellamente se ne fregava, voleva solo te, l'avrai capito."
    "L'ho liquidato per sempre, non lo avrà più fra i piedi ma mi permettta una malignità: non è che la situazione creava in lei della gelosia?"
    Un lieve rossore aveva tinteggiato le gote di Giuseppe T. Il titolare si era dimostrato con le dipendenti un uomo tutto d'un pezzo ma, a quella domanda, aveva vacillato.
    "Andiamo nel mio ufficio, devo parlarti a quattr'occhi."
    Audrey aveva seguito il principale, con suo istinto femminile aveva compreso già da tempo la situazione ma voleva che il signor Giuseppe si sbilanciasse; pensava di ricorrere al suo indiscusso fascino per farsi aumentare lo stipendio con un pò di moine.
    "Audrey, voglio essere sincero con te, da quando sei entrata in questo negozio hai sconvolto la mia vita, ho conosciuto tante ragazze ma, dopo un pò, me ne sono liberato., mia moglie è paralizzata per incidente stradale e, diciamo, talvolta mi do da fare ma ...quando ti guardo...ormai avrai capito, ho venticinque anni più di te ma mi fai sentire un giovincello alle prime armi. Vorrei dirti tante cose ma mi risulta che hai una relazione fissa con un tuo coetaneo e non vorrei crearti problemi ma..."

  • 07 settembre 2011 alle ore 19:20
    ALBERTO E GENÉVIÈNNE- 5^ PARTE

    Come comincia: le delusioni che da adolescente gli erano sembrate tragedie irreparabili. Tralasciò la parte riguardante sua moglie, quel ricordo lo infastidiva, la loro non era stata un'uinione felice causa i loro caratteri divergenti e la visione della vita molto differente. Le parlò dlla vita militare molto dura agl'inizi; ad un certo punto non riuscì più a parlare di sè, il suo era chiaramente un monologo, di colpo era penetrata nella sua mente tanta tristezza, lasciò la mano di Ge e si mise a guardare fuori dalla finestra, tutto sembrava inutile. Il giorno dopo si alzò tardi, arrivò alla clinica verso le undici, non era in grado di concepire qualche altro escamotage per risvegliare Ge, ci voleva un colpo di genio o qualche idea pazza...Gi andò alla porta e girò la chiave nella toppa, non voleva essere disturbato nel mettere in atto un'idea dissennata, non prevista dai libri di medicina: alzò il lenzuolo, prese in mano un piede di Ge e cominciò a succhiarle l'alluce, prima con delicatezza poi anche mordendolo come accaduto in passato, situazione che Ge aveva molto apprezzato tanto da riuscire a godere. Dopo un pò cercò di capire se il suo intervento avesse prodotto qualche reazione, per ora non aveva sortito alcun effetto, tentò ancora, in ogni caso pensava di aver aperto una strada che sperava portasse al risveglio di Ge, una pazzia? Quando si è disperati ci si attacca anche alle pazzie! Il giorno seguente, uscita Ingrid dalla stanza, presa possesso di una tetta, poi dell'altra, indefessamente passò  una buona mezz'ora a mordicchiare, leccare e succhiare sino a quando i muscoli del viso cominciarono a dolergli, era fuori allenamento! Ancora nessun risultato, ci voleva molta costanza e convinzione da parte sua, era sicuro che Ge, in qualche modo, lo aveva riconosciuto. Il giorno seguente aL cambiò terreno di cimento:orecchie, collo, fronte, naso, labbra. La notte seguente Al non riusciva a prendere sonno sin quando decise: a mali estremi... L'ndomani, rimasto solo nella stanza, Al si ritrovò a fare i conti con una sua scelta a dir poco anticonformista, gli fregava assai di quello che potevano opinare i benpensanti, a lui importava solo far ritornare in vita Ge, a tutti i costi e con qualsiasi mezzo. Arrotolò in fondo al letto le coperte e le lenzuola, Ge gli apparve in tutta la sua bellezza, il corpo era rimasto come lo ricordava, solo la pelle era di color terreo.  Al notò che le avevano messo uno slip con un assorbente, non aveva pensato che potesse avere ancora le mestruazioni, sperava che non al avesse in quel momento, non le aveva. Le allargò delicatamente le cosce, aprì le grandi labbra e le pulì con del cotone impregnato di una crema idratante, si mise in bocca il clitoride baciandolo e succhiandolo con molta dolcezza. Ogni tanto alzava la testa per cercare qualche segnale sul viso di Ge, forse un sopracciglio si era mosso, forse un a sua impressione, riprese con maggior lena quello he per lui, in passato, era stato un piacere ed ora era solo una cura. Non aveva ancora ottenuto risultati ma era deciso a proseguire su quel percorso, la sua filosofia edonistica lo spingeva ad andare avanti. Una mattina un sorpresa da parte di Ingrid: "Ho cambiato gli slip alla signora, quelli che indossava era spostati..." Espressione di totale indifferenza fa parte di Al; quella faccia da innocentino, in passato, lo avevano salvato da situazioni imbarazzanti ma  non aveva convinto l'infermiera che l'osservava con un bel punto interrogativo stampato sul viso, ci mancava pure lei! Decise di andare all'attacco, in fondo Ingrid era un'infermiera professionale e forse sarebbe riuscita a compenetrarsi in una situazione insolita. "Ingrid penso si sia resa conto quanto importante sia Genéviènne per me, anche se non ci conosciamo da molto tempo penso di poter affermare che siamo abbastanza simili, farei, o meglio sto facendo la qualunque per far ritornare la signora alla vita, sicuramente anche lei avrà provato anche lei dell'affetto ed anche dell'amore per qualcuno..." "Ho molto amato mio marito e mia figlia, sono morti in un incidente stradale in Germania, sono venuta in Italia per cercare di dimenticare, conosco a fondo la disperazione!" L'infermiera non riuscì a proseguire, preferì uscire dalla stanza per non mostrare il suo rinnovato dolore, forse aveva intuito qualcosa del comportamento di Al anche se era perplessa. Ritornando a casa Al si pose degli interrogativi ma la scienza, personificata dal prof. P. aveva suggerito rimedi consueti che non avevano portato a risultati concreti. Il giorno seguente Ingrid, prima di uscire dalla stanza, fissò per un attimo GAlcon sguardo penetrante, difficile capire se avesse compreso la situazione, l'argomento era troppo delicato.Al proseguì il 'trattamento', ormai non c'era parte del corpo di Ge che non esplorasse con assiduità, allorchè le baciava il clitoride credeva di aver scorto qualche segnale di reazione, si forse l'ultima volta il suo corpo aveva vibrato un pò...Una sera, a casa, mentre osservava il panorama del porto di Messina e della costa calabrese, gli vennero all'orecchio delle risate subissate da musica ad alto volume, il bufalo Tindaro si dava alla pazza gioia, non era mai andato a trovare sua moglie, sicuramente era a conoscenza che era in compagnia di Al e non voleva incontrarlo, meglio così. Il chiasso seguitava, decise di vedere dallo spiocino della porta d'ingresso chi fossero gli invitati. Al si era quasi addormentato, erano le due di notte quando sentì la musica cessare, la festa era finita e gli ospiti stavano per rientrare nelle loro tane. Oltre al padrone di casa che si abbandonava alle ultime effusioni con Dorella, anche un tale alto e magro, gran naso, sicuramente Cocò ed anche l'immancabile Lollo. Dorella all'ultimo momento ci ripensò e rientrò in casa del fidanzato, forse aveva ancora voglia...Al si posizionò nella vasca da bagno per rilassarsi immerso nell'acqua calda, rimase al buio, non era la prima volta che mancava la corrente elettrica, bastava un acquazzone perchè la città rimanesse all'oscuro. Rimase in acqua speranzoso in un ritorno della luce quando gli apparve Lulù. Era circondata dalla solita bolla azzurrina, questa volta più grande. Dopo i consueti saluti, Al comprese che voleva comunicargli qualcosa di importante ma non riusciva a comprendere i segnali. Lulù apriva e chiudeva velocamente gli occhi, restava ad occhi aperti per poi ricominciare...era un indizio, forse voleva far capire ad Al che stava seguendo la strada giusta. I giorni seguenti per lui furono quelli della speranza, Ge mostrava timidi segni di risveglio, anche Ingrid se n'era accorta e diede il suo beneplacido con un: "Prosegua..." Gi sentiva sempre le gambe tremare, la notte era insonne, spesso gli sgorgavano copiose le lacrime. Dopo pochi giorni Ge sembrava quasi sveglia e riusciva a farsi capire con piccoli gesti e poi con voce flebile. La notizia del suo lento ristabilirsi era venuta a conoscenza di un corrispondente di una tv locale che in clinica aveva ricoverato sua moglie e così Ge passò agli onori della cronaca cittadina con un'intervista congiunta del prof. P. e del dr.Ci: "Io ed il mio collega abbiamo messo in atto una nuova cura con stimoli subliminali che ha dato i suoi frutti, la signora C. è ritornata alla normalità quasi completa, non v'è dubbio che presto potrà lasciare la clinica e ritornare a casa." Brutti figli di puttana e faccia tosta, i due medici avevano voluto farsi un pò di pubblicità a costo zero, erano state le...cure di Al a fare il miracolo (le vie del Signore sono infinite avrebbe chiosato un cattolico) ma Al, da buon ateo, riteneva essere stato il suo amore profondo e la sua abnegazione a far tornare alla vita la sua diletta. Ora si presentavano problemi pratici, Ge non era ancora in forma, chiese ed ottenne dal marito l'aiuto di una badante. La situazione fu risolta da Nadia che ebbe a presentare ai coniugi C. una sua paesana e amica, tale Tatyana, sembravano due sorelle, due gocce d'acqua. La presenza di Tatyana, vedova senza figli e pari età di Nadia, aveva dato impulso ad un maggior legame fra le due badanti ed un aiuto ai due amanti sempre più innamorati. Ge anche in questa occasione non si smentì: La mia vita salvata da..."

  • 03 settembre 2011 alle ore 19:09
    ALBERTO E GENÉVIÈNNE - 4^ PARTE

    Come comincia: "Io non sono irrotto (si dice così), è stato il destino a farci incontrare, io, al contrario di te, lo ringrazio. Per rispondere alla tua domanda debbo confessarti che ho conosciuto Lulù, mi ci sono affezionato e te la presenterò quanto prima." "Il mio istinto è quello di riempirti di pugni, come puoi..." "Se stai un attimo buona posso darti una spiegazione. Lulù è un personaggio creato dalla mia fantasia, ha la forma di una goccia d'acqua di color azzurrino con la punta all'ingiù, si appalesa quando la chiamo, è figlia della terra o meglio di un cristallo di rocca con  tante sfaccettature che porto sempre con me. Ha solo gli occhi ma attraverso loro riesce a farsi capire ed a rispondermi quando le parlo, le ho raccontato la nostra storia, si è commossa e dalla sua espressione ho compreso il suo consiglio di attendere la tua chiamata, ha avuto molto intuito, lei non è gelosa... a proposito come stai a gelosia, in passato non eri preda di questo moto dell'animo ma ora..." "Dove sta questo spettro, sono curiosa." Gi tirò fuori da una tasca un sacca color blu: "Lulù vive qui dentro, la estraggo, eccola, me la passo nel palmo delle mani, questo è il mio saluto mattutino, solo io posso toccarla altrimenti sparisce nel nulla, si appalesa solo a me come la lampada di Aladino ma non ha i suoi poteri magici. La leggenda vuole che sia stata una pricipessa orientale che, per non sposare un pretendente scelto dal padre e a lei non gradito, si sia gettata da una roccia. I suoi occhi sono molto espressivi ed in questo momento dimostra tanta gioia." "Ancora una volta mi hai stupito con le tue fantasie è anche questo che amo in te, sei imprevedibile, immaginifico, da parte mia niente gelosia, in questo momento vorrei pranzare con le posate d'argento..." "Non penso che Gina e Carmelo ne abbiano, questo non è il posto giusto pert usarle." "Bel pirla hai perso un'occasione!" Al non aveva compreso subito la proposta di Ge, le posate d'argento si riferivano all'uso di quella deliziosa parte di lei che Al tanto anelava di conoscere a fondo... occasione persa, giusto il giudizio di Ge, bel fregnone! Dopo due ulteriori giorni di permanenza , Al e Ge decisero che, anche se con rammarico, era giunta l'ora di allontanarsi da quel luogo deliziosamente solatio: niente più distensivo silenzio interrotto dal canto degli uccellini, di stormire del vento fra le foglie degli alberi, delle improvvise pioggie che li costringevano ad immediati rientri in casa tutti zuppi col conseguente denudamento e relative piacevoli conseguenze, la bella favola boschereccia stava per concludersi. Al aveva ritrovato Ge, il suo colpo di testa, una piccola pazzia, non aveva intaccato il loro amore anzi l'aveva di più appalesato anche se non ben accetto da parte di Ge che, suo malgrado, aveva dovuto rinunziare alle sue idee di libertà assoluta.  "Cara Gina e caro Carmelo avete il nostro indirizzo, la vostra presenza a casa nostra sarà gradita quando deciderete di abbandonare, anche se per poco tempo, questo paradiso. Carmelo, adesso che faccio mente locale quando verrai a Messina ho intenzione di regalarti uno specchio parabolico." "Sentiamo la battutaccia, a che dovrebbe servirmi?" "Potresti finalmente rivederti l'uccello coperto da quella panzazza che ti ritrovi!" Gina volle affettuosamente baciarli entrambi, si era commossa. "Ge tu andrai avanti con la Peugeot, ti seguirò da vicino, inutile raccomandarti di andar piano, le strade sono scivolose per la pioggia." Tornanti con curve a gomito, brevi rettilinei, di nuovo curve, manto stradale non asfaltato sino all'ingresso in autostrada. Ge appena immessasi nella A/20, non obbedendo alle raccomandazioni di Al, cominciò a spingere sull'acceleratore: 100, 120, 150 km. all'ora. Al era angosciato, non voleva usare il telefonino per paura che la distrazione dalla guida potesse mandar fuori strada l'auto di Ge, si sentiva impotente. Ad un avvallamento del terreno, l'acqua stagnante fece perdere a Ge il controllo della macchina che, dopo vari testa coda, andò ad infrangersi col muso contro il guard rail ribaltandosi nel vicino terreno. Al fermò la Jaguar vicino al guard rail, scese dall'auto e con le braccia fece cenno agli automobilisti che sopraggiungevano per attirare la loro attenzione e non tamponare, a loro volta, la sua macchina. Ge non aveva allacciato le cinture di sicurezza, aveva una ferita sulla fronre, non rispondeva alle sollecitazioni di Al che, disperato, chiamò il 118 indicando il luogo dell'incidente. Dopo circa mezz'ora si sentì il rombo del motore di un elicottero che atterrò in una vicina radura, ne scesero un dottore e un infermiere, il primo controllò lo stato generale di Ge che non aveva ripreso conoscenza. La posero du un grosso telo e, con molta circospezione, la trasportarono sull'elicottero. "Dottore che mi può dire?" "Da quello che ho potutto constatare la signora ha battuto violentemente il capo, è ancora viva ma non riesco a farla rinvenire, la trasporteremo al Papardo. Mi dia un documento della signora, serve per la buriocrazia." Al frugò nella borsetta di Ge e consegnò al dottore la carta d'identità. L'elicottero si librò in volo e sparì dalla vista di Al che si sedette sul guard rail dell'autostrada guardando la Peugeot ridotta ad un rottame, andò a ritirare la valigia di Ge nel portababagli della sua auto. Nella corsia opposta vide una vettura della Polizia Stradale che sarebbe giunta quanto prima sul posto, non aveva intenzione di rispondere alle inevitali domande degli agenti, decise di rientarare a Messina. Ci volle del tempo prima che i battiti del cuore ritornassero quasi alla normalità, riprese la guida a velocità molto ridotta, sentire un tremolio alle gambe, lo stomaco chiuso in una morsa. Si ritrovò sotto casa quasi senza accorgersene, aveva guidato in stato di choc ma l'istinto l'aveva portato a riconoscere il percorso. All'apertura della porta d'ingresso trovò Nadia. "Una mia amica è in ospedale, ha avuto un incidente stradale, l'hanno trasportata al Papardo, devo andare a trovarla." Signorino non è in condizioni di guidare, l'accompagno io." Nadia si mise al volante della Jaguar, Al si sdraiò nel sedile posteriore, si appisolò. "Siamo giunti, la prendo sotto braccio, andiamo al pronto soccorso." Nadia aveva preso in mano la situazioner, aveva domandato al medico di guardia di una signora appena ricoverata che era giunta in ospedale in elicottero. La signora era in sala raggi per accertamenti e non poteva ricevere visite. Su richiesta della fida domestica, Al fu controllato da un sanitario di guardia che, dopo accertamenti manuali, emise il suo verdetto: "Il signore è in lieve stato di choc, se vuole possiamo ricoveraldo per ulteriori accertamenti. Al fece segno di no col capo, sempre a braccetto di Nadia prese posto nella Jaguar nel sedile passeggero. Nadia guidava con sicurezza, una sorpresa per Al che lentamente stava riprendendosi. "Nadia complimenti per la guida, non sapevo che avesso la patente e complimenti per la guida." "Grazie per i complimenti, in quanto alla patente non l'ho mai conseguita, in Ucraina mio padre mi ha insegnato a guidatre il suo camion." Nadia trasportò quasi di peso Al nel bagno, lo spogliò pian piano come una brava mammina, accumulò i vistiti su una sedia, fece accomodare Al nella vasca bagno e prese a lavarlo delicatamente con una spugna, annusò il capo del suo padrone e passò allo shampoo, una risciaquata col telefono della doccia, l'accappatoio ruvido cone piaceva ad Al e poi a letto sempre appoggiato con le braccia sulle spalle dell'angelo custode sino al letto. "Nadia ma tu il pomeriggio non dovevi andare a servizio da una signora?" "Le ho telefonato che stavo male, in parte è vero, sono molto dispiaciuta per quello che è accaduto alla signora, se avrà fame troverà la cena in cucina, vado a prepararle qualcosa di leggero." "Nadia avvicinati, ti dispiace se ti bacio sulle labbra in segno di ringraziamento, non eri tenuta a fare quello che hai fatto." ""Solo per una volta, non vorrei subire le ire della sua amica e poi non vorrei prenderci gusto..." Uno sfioramento di labbra e Nadia si eclissò dalla stanza da letto. Il silenzio ed il buio della stanza contribuirono a far inabissare Al in un profondo torpore. Si svegliò di colpo perfettamente cosciente, lo shock era passato e Al voleva prendere in mano la situazione ma... c'erano tanti ma. Dai documenti di Ge i medici dell'ospedale avevano sicuramente rintracciato il marito al quale non sarebbe stato facile spiegare la situazione, il signor C. si doveva essere posto molte domande. Al voleva conoscere lo stato attuale delle condizioni di salute dell'amata, sino al trasporto in elicottero non era ancora rinvenuta. Trovò dei vestiti pronti per essere indossati appoggiati sul divano del salone, Nadia ancora una volta gli aveva dimostrato il suo affetto, doveva ricompensarla con del denaro. Al aveva dimenticato Lulù, estrasse il cristallo di rocca dal sacchetto di velluto e lei apparve con un'espressione triste, i suoi occhi erano di una mestizia infinita, sembravano lacrimare poi sparì di colpo, forse Lulù conosceva le vere condizioni di Ge. Al volante della Jaguar Al prese la panoramica che portava all'ospedale 'Papardo', era ancora presto, le sette, trovò un posteggio vicino al pronto soccorso. Al medico di guardia chiese notizie di Ge: era ricoverata in rianimazione, non aveva ripreso conoscenza, maledizione alla sua mania di non indossare le cinture di sicurezza! Chiese di poterla vedere, solite domande sulla sua persona. "sono quel signore che ha chiamato l'elicottero sul luogo dell'incidente, sono anche un suo vicino di casa." "Spiacente solo i parenti sono ammessi alle visite, ah ecco il marito, parli con lui." "Dottor C. sono Alberto M. il vostro vicino di casa, ho chiamato io l'eliambulanza sull'autostrada vicino Patti, vorrei notizie sullo stato di salute di Genéviènne." "Vorrei conoscere perchè lei si trovava sul luogo dell'incidente, mia moglie è mancata di casa per molti giorni, lei ne sa niente?" "Sua moglie mi ha riferito della vostra separazione e che conducete vite separate e quin di non è il caso che faccia il marito geloso, i miei rapporti con la sua ex moglie non dovrebbero riguardarla più di tanto!" "In ogni caso lei non ha titolo a far visita a Genéviènne, non le concedo il mio nulla osta." "Mi permetta di insistere, io tengo molto alla sua ex moglie in ogni caso intendo rivederla e starle vicino." "Le ho già detto che non ho intenzione di assecondarla, il nostro colloquo è finito." "Su questa affermazione ho seri dubbi, la prego di recedere da questo suo atteggiamento, sono in possesso di un nastro, consegnatomi dalla sua ex ripeto ex moglie in cui sono incise conversazion interessanti fra lei, la sua amica Dorella e un certo Lollo amico e paesano della sua fidanzata, ne esce fuori un quadretto non certo edificante della sua persona..." Il viso del dottor C. aveva assunto un colorito terreo, gli occhi esprimevano un profondo odio nei confronti di Al che lo fissava in viso in segno di sfida. Tindaro capì di essere in trappola e di dover cedere, invitò Al nella sua stanza. "Non intendo che avvengano pettegolezzi da parte del personale di questo nosocomio, se le permettessi di venire a trovare Genéviènne tutti si domanderebbero quali sono i vostri rapporti, preferisco farla trasferire in una clinica privata, mia moglie è in coma, forse irreversibile... le farò sapere notizie, nella buca delle lettere troverà il nome della casa di cura dove potrà andarla a visitare, ed ora sparisca!" Il dottor C. fu di parola, fra la postaAli trovò una scritto lapidario: "Contatti il professore P. della clinica 'Cremona." Quella frase sembrava una fucilata sparata con odio, forse sapere che un estraneo conoscesse il suo privato aveva mandato in bestia il buon, quale buon quel fetentone di Tindaro che era stato costretto a compiere un'azione non di suo gradimento. Il professor Santi P. ricevette Al nel suo studio, dimostrò subito la sua signorilità alzandosi in piedi all'ingresso di Al, anche il sorriso dimostrava la sua personalità positiva. "Il dottor C. mi ha reso edotto della situazione della signora Genéviènne, parlo del privato, sulle sue condizioni di salute purtroppo non ci sono prospettive a breve termine, non risponde alle sollecitazioni, il colpo al capo è stato violento. Forse la vicinanza di una persona, come dire, a lei cara potrà aiutarla ad uscire dal coma, le parli a lungo come se fosse in condizioni normali, le faccia ascoltare della musica a lei gradita, voci di amici comuni insomma tutto quello che la riporti al suo...al vostro passato, per quello che è in mio potere sono a vostra disposizione." Gi ringraziò il prof.P, era stata una piacevole sorpresa aver conosciuto una persona dai modi signorili, una rarità! Ge era stata trasportata in una stanza, l'ultima del terzo piano, forse una precauzione  per evitare che persone estranee alla clinica passassero dinanzi alla sua stanza e ponessero domande indiscrete. Al si preparò mentalmente al primo approcci con Ge ma non abbastanza da non rimaner shoccato dalla sua visione: era pallida, smagrita, occhi chiusi ma quello che più colpì Al era la sua assoluta ed ovvia immobilità, lei il simbolo della gioia di vivere! Dopo che l'infermiera chiuse la porta alle sue spalle Al restò in piedi ad osservarla: Ge aveva un tubicino che le usciva da un braccio, sicuramente l'alimentazione ed un tubo collegato dalla sua bocca ad una macchina per la respirazione, un monitor segnalava la frequenza cardiaca ed altri parametri, una scena straziante alla quale Al capì di doversi abituare. Si seddette su una sedia a fianco del letto, le prese una mano, l'avvicinò alle labbra, rimase in questa posizione per assaporare la sua fragranza. Il bussare alla porta d'ingresso, un infermiera: "Devo massaggiare la paziente per evitarle piaghe da decubito, se vuole può restare." Al si ritirò in fondo alla stanza, l'inferniera dimostrava professionalità ed esperienza, spostava il corpo di Ge con delicatezza prima su di un fianco poi sull'altro. Al la osservò attentamente: non molto alta, robusta, capelli biondi, occhi azzurri, non aveva l'aria di una donna mediterranea. "Mi chiamo Ingrid, verrò ogni mattina tranne la giornata di riposo settimanale. "Alberto M., vorrei..." Al aveva messo mano al portafoglio, Ingrid con un sorriso gli fece cenno di non voler accettare mance. Il primo giorno Al era confuso e non riuscì a prendere alcuna iniziativa. A casa preparò un piano di guerra, il vocabolo era appropriato, doveva sconfiggere quel maledetto coma, in greco significava sonno profondo, doveva svegliarla, farla rinvenire alla vita. Dagli occhi gli scesero lacrime di commozione, di rabbia, d'impotenza, strinse i pugni, era stato sempre un combattente nato, mai piegarsi dinanzi alle difficoltà, lo aveva imparato nella dura vita militare. Asciugò le lacrime, niente atteggiamento da sconfitto, andò nell'armadio, recuperò un lettore CD, trovò anche degli CD che aveva acquistato per rilassarsi, uno in particolare sembrava il pù adatto 'l'efficienza della mente' pensò: niente di più appropriato. Il giorno seguente di presentò alla 'Cremona', nessuna domanda all'ingresso, il prof. P. doveva aver dato disposizioni circa il suo ingresso in clinica. Entrò nella stanza, sedette su una sedia ad osservare Ge, alzò lo sguardo sul monitor che registrava i parametri delle funzioni, sembrava tutto regolare. Mise il lettore sul cuscino di Ge, la stanza fu invasa da suoni distensivi, Al le prese una mano, cominciò a baciarle le dita e ripensò...una contrazione allo stomaco, lacrime agli occhi, maledizione non poteva seguitare così, si stava distruggendo senza poter aiutare Ge, doveva seguire le istruzioni del prof.P.. Ingrid fu puntuale, erano le dieci, prima di iniziare i massaggi: "Non vorrei essere invadente ma penso che questa musica non sia adatta per dame, forse serve più a lei, frau ha bisogno di sensazioni forti per uscire dal coma." Cacchio non  ci aveva pensato, guardò Ingrid negli occhi: "Grazie, le sono molto grato, se può darmi qualche consiglio l'accetto volentieri, frau, come dice lei, mi è molto cara..." "Lo vedo dalla sua espressione, può provare con voci di persone conosciute, anche mezzi visivi purchè con sottofondo di musica e parole, anche stimoli tattici, la tocchi e, se mi permette dati i vostri rapporti, può anche baciarla delicatamente..." Ingrid era diventata rossa e si era recata in bagno, era in imbarazzo, piuttosto strano per in'infermiera. A casa Al pensò a lungo quale musica far ascoltare a Ge, gli ritornò in mente quell'incontro particolare avuto con la bionda a casa sua, gli vennero in mente le melodie di Ravi Shankar, non aveva quei CD, si vestì in fretta e in macchina raggiunse il centro città, lo trovò nel secondo negozio di dischi. Ormai la vita di Al era: casa - clinica, Nadia era stata informata della situazione e seguitava ad effettuare i servizi di casa come sempre, domandava notizie di Ge e, una volta, accennò a delle persone strane che frequentavano l'appartamento del dirimpettaio, per quanto potesse fregarne ad Al... ormai Tindaro aveva la casa tutta per sè, si dava alla pazza gioia! Anche le musiche si Ravi Shandar non incontrarono l'approvazione di Ingrid: "Sono ripetitive e configurano un'atmosfera sensuale, trovi qualcosa di più vigoroso, se la sua... frau è un'appassionata di motori potrebbe provare con la registrazione di una corsa di formula uno, anche di moto, deve essere uno shock per combattere quello subito nell'incidente." Ancora una volta Ingrid aveva fornito un suggerimento valido, Al seguì il consiglio dell'infemiera, avvicinò la sua bocca a quella di Ge, le sue labbra erano fredde, una sensazione spiacevole. A casa trovò delle cassette su cui aveva registrato varie corse di formula uno, le provò tutte, scelse quelle in cui era più accentuato il rumore dei motori ma sorse una problema: non aveva l'attrezzatura per passare le cassete in un lettore, sicuramente era meglio che fossero poiettate anche delle immagini e non solo dei suoni. Telefonò in clinica per conoscere se fosse disponibile un televisore con un riproduttore di DVD, ne erano sprovvisti. Gi decise di comprarne uno nuovo, di corsa a piazza Cairoli in un  fornito negozio di elettrodomestici, contattò la direttrice della sala, secondo la donzella il suo problema era facilmente risolvibile. Gi fornì l'indirizzo della clinica, il numero della stanza dove trasportare il materiale e contemporaneamente telefonò alla casa di cura per informarli dell'acquisto; si sentì, sollevato, sperava di aver migliorato la situazione. Dopo cena scese nel cortile. aveva intenzione di girovagare un pò con la Jaguar, non se la sentiva di rintanarsi tutte le sere in casa. Passò dinanzi al posto macchina di Ge, vuoto naturalmente, chissà se quel bisonte del marito aveva provveduto a far rimuovere la Peugeot ma in fondo che gliene poteva fregare... Preferì un itinerario insolito, si diresse verso Messina sud sulla strada statale 114, un caos indescrivibile, quello era il motivo per cui aveva deciso di acquistare un'abitazione a Messina nord, a parte che quest'ultima zona era più signorile. S'incolonnò nel traffico, tutt'attorno automibilisti imbufaliti suonavano il clcson in continuazione come se quel gesto potesse migliorare la situazione, una nevrosi colletiva! Da lontano Al intravide una facciata illuminata da un neon con la scritta 'Multisala'. Si fermò al parcheggio, non desiderava rientare a casa. Alla cassa la bigliettaia: "Signore che film desidera vedere?" "Mi dia un biglietto qualsiasi..." La perplessa cassiera gli consegnò un biglietto: "Sala A, la scala a sinistra, la prima porta che incontra." La sala era semivuota,, Gi scelse un posto all'ultima fila e si sbracò, la poltrona era comoda, un gomito su un bracciolo, il viso appoggiato sulla mano sinistra. Si appisolò ma per poco, l'altoparlante era stato posto vicino a lui, il volume troppo alto lo svegliò da un leggero torpore, stava per andarsene quando sullo schermo apparve una bionda velata, non alta, che giaceva su un sofà languidamente sdraiata, musica orientale, un califfo o qualcuno similmente vestito si stava avvicinando alla sorcona con intenzioni facilmente intuibili e infatti... La scena lo riportò a quella famosa avventura procacciatagli da Ge, chiuse gli occhi e ripercorse tutte le fasi del loro eccitante incontro, talmente eccitante da far risvegliare 'ciccio' dormiente dal giorno dell'incidente. Strana situazione, 'ciccio' vista l'inutilità del suo risveglio, ritornò, malvolentieri, nel mondo della realtà. Uscì dalla sala prima della fine del film, passando dinanzi alla cassiera si beccò altro sguardo interrogativo della stessa. Durante il tragitto di ritorno gli venne in mente di rintracciare quell'amica bionda di Ge, rintracciare, ma come? Non conosceva nemmeno il suo nome. È risaputo che la necessità aguzza l'ingegno, Al ricordò di essere ancora in possesso della valigia e della borsetta di Ge e, giunto a casa, si mise a frugare ma nella valigia non trovò nulla oltre agli effetti personali, annusò la vestaglia ancora impregnata del suo odore, una tortura, le scaraventò nella valigia con rabbia. Miglior fortuna ebbe nel rovistare nella borsetta, un'agenda in pelle color rosa antico con  una rubrica. Trascrisse su un foglio di carta solo quelli femminili, erano una diecina e questo non lo aiutava molto, il giorno dopo avrebbe ripreso il suo antico mestiere di segugio con qualche difficoltà dato che in rubrica erano riportati solo i nomi di battesimo ed il numero telefonico delle varie dame. Primo nominativo: Alessia, nome intriso di nobiltà ed anche un pò snob, in ogni caso non certamente siciliano. "Pronto vorrei parlare con la signora Alessia." "Signora Alessia assente, scrivo suo nome." Ci mancava pure la domestica filippina, che messaggio poteva lasciare? Quale messaggio, doveva conoscere qualcosa di più sulla titolare di quel nome. "Sono Arturo il suo parrucchiere, la signora doveva venire oggi a tingersi i capelli di biondo." "Sognora già bionda, si trova in negozio di bestie in viale Libertà, ciao." La fantesca l'aveva messo sulla buona strada, doveva percorrere tutto il viale per scovare il negozio di animali. Scese con la macchina in viale Annunziata, percorrendo viale della Libertà scorse un negozio di animali ma, per essere sicuro che non ce ne fossero altri, percorse tutto il viale sino alla Prefettura e ritornò indietro, negozio unico e solo, non poteva sbagliare. Fuori del locale c'erano conigli in gabbia, cuccioli di cane in un contenitore di plexigas intenti a giocare fra loro,  piccoli pappagalli in una stia ed uno, di grandi dimensioni dai colori vivaci, un pò spelacchiato appollaiato su un trespolo con una catenella legata ad una zampa. Gi ebbe una pessima impressione, per lui gli animali erano simbolo di libertà. Entrando nel locale alla sue narici pervenne un olezzo penetrante indice di poca pulizia, in fondo gabbie con tartarughe, gatti e poi cani di taglia più grande ammucchiati all'interno di un recinto. Quella signora corpulenta di mezza età non aveva nulla in comune con le deliziosa biondina del suo incontro. Madame gli si fece incontro con un sorriso approntato per un probabile cliente. Notevolmente nauseato Al: "Signora mi occorre un alano ma non ne vedo in giro." Il sorriso si spense sul viso della dama,: "Signore è una razza che non trattiamo, scelga fra le altre, troverà un animale di suo gusto  "Grazie, volevo un alano." Rientrato fra le mura domestiche Al si interrogò: che senso aveva  cercare una donna quando Ge...si scaricò addosso tutti gli aggettivi dispregiativi di sua conoscenza! Il giorno dopo, entrando nella camera di Ge, trovò Ingrid controllare i vari tubi fonte di vita artificiale per Ge, mostrò all'infermiera i DVD e li depose nell'étagère sutto la tv. "Proviamo per primo Monza, è un circuito veloce e rumoroso e, in sottofondo, il tifo degli spettatori. Gi alzò il volume al massimo., avvicinò il suo viso a quello di Ge cercando di scoprire eventuali reazioni. Dopo circa un quarto d'ora GiAl guardò interrogativamente Ingrid. "Non può sperare in un effetto subitaneo, ho esperienza in questo campo, ci può volere molto tempo, tutto dipende dal trovare il giusto stimolo, proviamo altri due giorni poi cambieremo programma." Al mise al corrente il prof. P. dei suoi tentativi, il direttore fu d'accordo e gli suggerì anche di parlare a lungo con Ge raccontandole qualcosa del passato e mettendola al corrente degli ultimi avvenimenti. Il terzo giorno Al si sedette sul letto di Ge, le prese una mano e cominciò a ricordarle come si erano conosciuti, tutti i particolari soprattutto quelli più esilaranti riguardanti loro due e poi le scene, ascoltate attraverso le microspie, di suo marito, di Dorella e di Lollo. Nei giorni successivi Al parlò dei primi anni della sua vita, le prime esperienze con le ragazze.

  • 02 settembre 2011 alle ore 16:26
    ALBERTO E GENEVIÈNNE - 3^ PARTE

    Come comincia: Ge: "Non capisco un'acca, non conosco il latino." "Ti tradurrò tutto ma come ricompensa..." "Niente ricompense per ora, ho capito dove vuoi arrivare, l'uso dell'argenteria te la devi conquistare! Traduci." "Lollo deve baciare il buchino davanti di Dorella e Tindaro quello dietro." Dorella: "Nunc fellatio at ordo, membrum plus parvus esse secundus in ludis, Lollo super tabula femur manifesta: lingo tergas, lingopilas, lingofallum." "Vai con la traduzione e non fartelo ripetere." ""Dorella sta leccando il culo, le palle e il pisello di entrambi, a turno, beati loro!" "Non è il momento di farti venire le voglie, voglio partecipare alla loro orgia." Dorella: "Lollo fallum bene erectus. Tindaro fallum parvus erectus, experio secare... fallum semper parvus erectus, experio ex novo lingere.""Lollo ce l'ha ben duro, quello di Tindaro, malgrado l'impegno di Dorella con la lingua e con le mani resta moscio, Dorella prova di nuovo a leccarglielo."Dorella: "Tindaro experiore con manu te ipsum dum osculor in ore Lollo." "Tindaro deve provare con la sue mani a farselo diventare duro mentre Dorella bacia in bocca Lollo." Dorella: "Res sic stantibus, copulo cum Lollo, expero spectandum membrum ferreus fit." "Dato che Tindaro l'ha tuttora mezzo moscio, Dorella si mette a scopare con Lollo sperando che guardandoli a Tindaro diventi duro." Dorella: "Esperioremus cum Lollo qui debet sugare membrum Tindaro." "Dorella cerca in tutti i modi di far diventare duro il coso di Tindaro, ha dato ordine a Lollo di succhiarglielo." Ge:"Non ricordo che in passato Tindaro abbia avuto con me delle défaillances..." Dorella: "Medicina efficax fuit, Tindaro concitatus est et potest irrumpere in mea vulva dum capio status ovis." "A Tindaro è diventato duro e può scoparsi Dorella che si è messa alla pecorina." Dorella: "Tindaro emergi da mea vulva ut facere intromittere Lollo." "Ha ordinato a Tindaro di mettersi da parte per far entrare in fica Lollo." Dorella: "Nunc collocatio mea vulva super membrum Tindaro e membrum Lollo debet irrumpere in mea terga." "La cosa si fa più interessante e fantasiosa: Tindaro si deve infilare nella fica e Lollo in culo, doppio gusto, mai provato?" Ge: "No, oltre te dovrei trovare una persona speciale, sono di gusti difficili." Dorella: "Volo mutare, Tindaro cun suo penis in terga Lollo et Lollo in mea vulva." "Tindaro si deve inchiappettareb Lollo che dve entrare in fica." Tindaro: "Non so se ci riesco." Dorella: "Si vis gaudere intra mea vulva aut intra in mea terga obedi!" "Se Tindaro vuol godere in fica o in culo di Dorella deve ubbidire." Tindaro: "Se Lollo me lo lecca diventa duro." Dorella: "Lollo obedi." "Hai capito, a tuo marito, diventa duro solo se glielo lecca Lollo." Dorella: "Duratio perfetta, intromissionis in terga Lollo magna cum suavitate." "Cazzo di Tindaro perfettamente duro, deve metterlo in culo a Lollo con delicatezza." In sottofondo gemiti di piacere. Dorella: "Tindaro non debebat gaudere, ob pena sugas Lollo usque suum gaudium in tua ore." "Tindaro non doveva godere, per punizione deve far godere Lollo nella sua bocca, cattivella la fidanzata di tuo marito!" "Se piace a loro, ma sentiamo il finale." Dorella: Volo gaudere magnopere, at ordo volo antea gaudere cum cunnilingus et postea con fallum at ordo usque mea perfecta satisfatis." " Dorella vuol farsi una goderecciata planetaria, ha ordinato ai due di leccarla e di infilargliela a turno sino a completa sua soddisfazione, i risultati li senti..." Ge aveva spento il ricevitore e guardava Gi con aria interrogativa:"Stai pensando tu la stessa cosa?" "Si ma come trio mi andrebbero due femminucce." "Furbacchione niente da fare, ed ora a cena, cos'hai di buono?" "A Nadia ho detto che questa sera avevo compagnia, andiamo a scoprire la sua valitudine nell'arte culinaria." "Non è che te la sei fatta?" "Solo un pompino, una volta." "Cazzo ti dai pure agli amori ancillari!" "Senti vergine delle rocce a te non è mai capitato qualcosa di simile?" "Te lo racconto un'altra volta, andiamo ad aprire il forno... caspita coniglio con peperoni e olive greche, piccioni ripieni, contorni: rucola con scaglie di parmigiano, verdura amara di montagna, cetrioli, carote senza buccia ma interi, Nadia fa pure la spiritosa, forse pensa che sia come Lollo e Tindaro." "Va bene non sei un culattone, va a prendere del vino, se penso al mio Amarone..." "Ho la Lacrima di Morro d'Alba, ti piacerà." "Buonissima cena, devo fare i complimenti a Nadia, la frutta... cazzo sta ucraina m'ha preso di nuovo per il cuolo, ananas interi con un buco al centro." "Te lo faccio venire duro, vediamo se c'entra." Slam, slam, slam. "Prova ad infilarlo nell'ananas... non c'entra." "Dirò a Nadia, la prossima volta, di praticare un foro più largo, intanto succhiamelo ancora." "O si mangia o si scopa, si mangia!" Per ultimo una baretta di cioccolato amaro. Sul divano abbracciati: "Mai provato la sensazione piacevole di un bacio al cioccolato, ora voglio raccontarti una mia avventura particolare. Come ti dicevo mio padre era capo stazione a Basilea; una sera lo incontrai in compagnia di una ragazza circa della mia età. Quando mi vide si arrabbiò ingiungendomi di non dir nulla a mia madre; tornai a casa amareggiata e decisi di allontanarmi dalla mia abitazione. Quale figlia di appartenente alle ferrovie, avevo diritto di poter fruire di viaggi gratis sino a duemila chilometri all'anno e così decisi di imbarcarmi sul primo treno trovato in stazione. Era sera, in partenza sul primo binario c'era un treno con cuccette, il conduttore mi disse che ce n'era una libera, tutte le altre erano occupate dai componenti di una squadra di rugby, se mi andava bene... D'istinto decisi di accettare, non pensavo di correre alcun pericolo, i giocatori di rugby sono conosciuti per la loro serietà e per la loro lealtà sia in campo che fuori, certo la loro stazza... L'addetto al wagon lit aprì la porta delllo scopartimento immerso nel buio appena rischiarato da una debole luce di cortesia, mi arrampicai sulla scaletta posta al centro e mi issai sulla cuccetta superiore sinistra, restai vestita in minigonna e giubbino. Nel frattempo il treno si era messo in moto e non feci caso al rumore della scaletta che veniva spostata; poco dopo sentii il calore di una manona che lentamente guadagnava l'interno delle mie cosce. Decisi di starci, mai conosciuto un giovanotto muscoloso che speravo anche ben dotato. La mia passività indusse il giovane a farsi più intraprendente e poco dopo me lo trovai nella mia cuccetta, delicatamente mi sfilò le mutndine e cercò di infilarmelo ma benchè agisse delicatamente, mi fece male. Lo alliontanai con la mano, lui capì e prese a baciarmi la cosina e poco dopo godei a lungo. Il cotale, visti sparire i miei spasmi tornò alla carica e questa volta non ebbe difficoltà, la mia tata era pronta ad accoglierlo. Data la giovane età godè in breve tempo, restò un pò dentro di me, non mi dispiceva rimanere in quella posizione, dopo poco tempo si ritirò. In verità ero insoddisfatta, pensavo ad una notte di fuoco... ma presto la delusione fece posto a una piacevole sorpresa, un altro giocatore di rugby prese il posto del suo collega e, benchè anche lui ben dotato, entrò facilmente nella mia cosina scivolando nella visocosità lasciata dal suo collega. Anche lui fu piuttosto veloce e scese dalla mia cuccetta per lasciare il posto al terzo ed ultimo giocatore. Stessa scena ma alla fine mi sentivo frustrata, sti ragazzoni avevano poca resistenza in campo sessuale, mi era rimasta addosso il loro piacevole effluvio di mascolinità. Mi era girata su un fianco in attesa del buon Morfeo quando sentii la solita manona che mi rigirava ma da dove compariva il quarto? Capii che era il primo evidentemente insoddisfatto della antecedente prestazione. La cosa durò più a lungo dei precedenti con grande goduria della mia beneamata. Ci furono varie altre prestazioni da parte dei rugbisti che persi il conto. sinchè la mia gatta, indolenzita, rifiutò di farsi ulteriormente penetare. Chiesi in prestito un  asciugamano per pulire la mia cosina completamente allagata. Dopo la pugna un sonno ristoratore come gli antichi soldati greci dopo la battaglia. Quando mi svegliai lo scompartimento era vuoto, pensai che fossero scesi in una stazione, il treno era ancora in moto. Mi recai al vagone ristorante per far colazione e, sorpresa sorpresa, vidi tutta la squadra alle prese con caffellatte e pasticcini. Non so quale folletto mi spinse a cercare di riconoscere i miei trapanatori, pensai di averli individuati in tre che occupavano un tavolino in fondo al vagone, con notevole faccia tosta mi sedetti al loro tavolo. Espressione attonita da parte degli interessati che mi guardavano perplessi e intimiditi; erano tutti e tre biondi, mascelle larghe, occhi azzurri, capelli biondi tipici della razza ariana, sarennero piaciuti a Hitler, sicuramente parlavano tedesco e in questa lingua chiesi loro di procurarmi caffellatte e cornetti. Si alzarono all'unisono e sparirono dalla mia vista, pensavo che avessero preferito andarsene insalutato ospite invece si presentarono con un vassoio pieno di strudel, cornetti, diplomatici oltre che con un bricco di caffellatte. Erano notevolmente cambiati, sorridenti mi biaciarono a turno la mano e si sedettero mentre io davo l'assalto un pò a tutto, la notte godereccia mia aveva procurato un noteviole appetito, dovevo riprendere le forze. Restammo seduti sino a quando i tre mi dissero che stavano per giungere a destinazione, mi baciariono sulle guance seguiti dagli sguardi interrogativi e sicuramente invidiosi dei loro colleghi, indubbiamente in seguito li avrebbero messi al corrente della loro avventura. Alla fermata successiva scesi dal treno, andai in una farmacia e acquistai una pomata per lenire l'arrossamento della mia cosina, me l'avevano prorpio sconquassata! Ritornai in stazione ed aspettai un treno che mi riportasse a Basilea. Ai miei genitori dissi che ero andata a trovare un'amica, guardai negli occhi mio padre e gli feci capire che mi sarei fatta i fatti miei, in fondo era anche 'merito' suo se avevo potutto godere quell'avventura particolare e piacevole." "Sei una porcona matricolata ma spero che non farai paragoni di volatili, il mio deve essere decisamente più modesto." "Il tuo va benissimo, funziona perfettamente e poi... è il tuo." "Non sappiamo nel frattempo il finale del banchetto, hai chiuso il collegamento." "Vado a vedere se nel parcheggio c'è ancora la macchina di Dorella... è andata via, rientro a casa, bacione della buona notte." "Non è che tu sia molto generosa..." "Per stasera va bene così, 'Traduzione mi ha creato uno svuotamento mentale, buonanotte." "Notte". Quale buonanotte, se Ge si era svuotata mentalmente, Al si era caricato sessualmente e giaceva sul letto guardando imbambolato 'ciccio' anche lui perplesso e sull'attenti. Solo all'alba un pietoso Morfeo decise di prendere fra le sue braccia il povero affranto Al. Il risveglio fu causato dal rumore di una porta sbattuta. Nadia si era trovata Al fra i piedi ed in tale modo aveva dimostrato il suo disappunto e l'invito di levarsi dalle balle; niente da fare Al ce l'aveva col mondo ed anche con quella incolpevole 'pulisci cessi'. Questo pensiero ingiurioso fece tornare Al alla realtà, normalmente non avrebbe mai offeso Nadia anzi apprezzava molto i suoi sacrifici per far studiare i figli e l'essere lontana dalla sua terra. si diede ancora dello stronzo ed andò a trovare l'affaccendata ucraina alle prese con la lavastoviglie. Sorriso accarrivante che Nadia interpretò come resa incondizionata e conseguente uscita di casa. "Nadia scusami, non mi sento bene, preferisco non uscire, mi sposterò a una stanza all'altra mentre tu lavori." "Penso che il signorino avrà apprezzato le cena che ha condiviso con una gentile signora o signorina visto il rossetto che ho trovato su un bicchiere!" "Nadia hai meritato i nostri complimenti anche se non abbiamo compreso la curiosa preparazione dell'ananas." "È una consuetudine ucraina..." "Una consuetudine zozzona!" "Onni soi qui mal y pense." "Cazzo questa conosce pure il francese e mi prende bellamente per i fondelli, mi sta bene la battuta romana 'prendi e porta a casa!' Nadia sono nel salone, ti faccio sentire una musica allegra." Quale musica allegra, Al le aveva mollato la marcia funebre di Mozart. "La marcia funebre di Mozart non migliorerà il suo cattivo umore dovuto forse alla bufera che si sta avvicinando o a qualcosa che ieri sera è andato storto..." "Nadia ti offendi se ti dico di farti i cosi tuoi!"Al andò ad alzare la serranda del salone. Effettivamente un temporale era in arrivo, il forte vento piegava i rami degli alberi, dalla Calabria si stavano avvicinando grossi nuvoloni neri carichi di pioggia, qualche lampo lontano, non se ne parlava proprio di uscire. Nadia si presentò al cospetto di Al: "Signorino ho trovato questo biglietto sotto la porta d'ingresso, ce lo devono aver messo da poco, quando son venuta non c'era, non l'ho aperto." Figurarsi se quell'impicciona non l'aveva letto. "Caro sento il bisogno di allontanarmi un pò da Messina, stanotte ho avuto una crisi ma non so spiegarti di che si tratta o forse lo so... in ogni caso preferisco star sola." Inutile rifugiarsi nel luogo comune 'chi le capisce le donne'. Ge non era una donna banale e allora...Gi aprì la porta finestra, il posto macchina di Ge era vuoto. Gi allora decise di uscire di casa, niente barba, niente doccia, niente vestiti solo una tuta da ginnastica. Giunse frastornato a piazza Cairoli, poca gente in strada, rari pedoni alle prese con ombrelli diventati paracadute all'incontrario, quasi tutti rifugiati nei negozi o nei bar. Gi era vicino alla rivendita di giornali dell'amico Nino ma preferì andare in un'altra edicola, il suo aspetto non era dei migliori e non aveva voglia di sopportare le inevitabili battute salaci del suo amico giornalaio. 'La Gazzetta del Sud' riportava le solite notizie spiacevoli: incidenti stradali con morti e feriti, arresti delle forze dell'ordine di spacciatori di droga, un latitante di grosso calibro arrestato dopo lunghi indagini, politici che se ne dicevano di tutti i colori per 'il bene della città'. L'unica pagina distentiva era un'allegato dedicato agli studenti delle elementari, bellissimi ed ingenui disegni e le letterine degli scolari. Queste immagini lo portarono a rivolgersi una domanda alla quale in passato non aveva saputo dare una risposta: sarebbe stato un buon padre o, preso da problemi personali, avrebbe lasciato alla madre l'incombenza della educazione dei figli? Doveva essere proprio a terra per riproporsi una simile domanda tanto impegnativa quanto senza risposta. Al rientro a casa non trovò Nadia che gli aveva preparato un risotto con sugo di pesce e, per secondo, salmone con contorni di verdure e, in bella mostra, un secchiello con ghiaccio con una bottiglia di 'Verdicchio', niente ananas con buco al centro. Messo a tacere l'appetito, Al si distese sull'amico divano con le braccia incrociate dietro la testa, la sua posizione preferita per cogitare: a mente serena non riusciva a trovare una motivazione dell'allontanamente di Ge, sicuramente non era un problema col marito, ognuno viveva la propria vita. Qui si fermava la diesamina, inutile spingersi oltre per trovare una motivazione plausibile. Cavolo non aveva pensato al telefonino: 'Risponde la segreteria telefonica del numero ... lasciate un messaggio dopo il segnale acustico.' Chiaramente Ge non voleva avere rapporti con lui, che fare? Dopo lunga meditazione Al ritenne che la cosa migliore fosse lasciare un messaggio nella segreteria telefonica non chiedendo spiegazioni ma effettuando una cronaca dell'andamento di casa sua: "Cara come stai, qui il tempo è maledetto e m'impone una prigionia forzata con grande irritazione di Nadia, 'ciccio' è molto affranto e riposa nella sua cuccia, non ci sono novità, ti chiamerò domani, un bacione." "Oggi mi sento meno triste forse anche per merito del tempo che è notevolmente migliorato. Per quanto riguarda casa tua devo comunicarti che il tuo allontanamento è stato ben accetto dalla banda che da tre è aumentata a quattro perchè, penso, si sia aggiunto Cocò quel tale titolare del ristorante che aveva fornito la mangiatoria a Tindaro, a Dorella ed a Lollo nel loro primo incontro-orgia. È in tipo magro, alto, molto elegante da quello che ho potutto vedere dallo spioncino della mia porta d'ingresso. Se avessi lasciato le microspie in funzione avrei potutto riferirti qualche passaggio interessante delle loro...conversazioni, solito bacione." "Oggi Nadia mi guarda in maniera strana, forse ha intuito qualcosa della nostra relazione e si domanda il perchè della tua lontananza (non è la sola). Io non  frequento più gli amici, ho cambiato giornalaio per non subire domande imbarazzanti sul mio aspetto fisico non proprio al top, che altro dirti, bacioni." "Amore non tengo più il conto dei giorni che son passati, la domanda è sempre la stessa: perchè? Se hai preso questa decisione avrai avuto i tuoi buoni motivi, vorrei che...che vorrei? Averti di nuovo fra le mie braccia!" Al aveva deciso di non inviare più sms a Ge, non era sicuro che li leggesse, forse suo marito sapeva qualcosa, avrebbe potutto chiedergli... la disperazione porta a pensare soluzioni inopportune e sciocche, ufficilamente non lo conosceva nemmeno. Dopo due giorni, di notte squillò il telefono di casa: "pronto": Dalla'ltro lato un suono di pianto, un pianto sempre più fporte.irrefrenabile, non poteva che essere Ge, infine la sua voce: "Ci sei?" Con la maggior indifferenza possibile Al: "Certo che son qui, mi hai svegliato, non potevi telefonarmi in un'ora meno antelucana!" Al cercava di sdrammatizzare. "Brutto maiale, io manco di casa venti giorni e tu fai il sostenuto, ho fatto male a chiamarti, sei un maledetto, ti odio!" "Pure io, non voglio farti domande ovvie, dimmi dove sei e se vuoi che ti raggiunga." "Non vorrei ma è più forte di me, sono al 'Bed and Breakfast 'La Stalla' di Salvatore di Fitalia, non ho voglio di spiegarti dove si trova, guarda su internet." "Dato che ti trovi in una stalla, mi domando se devo portare il sacco a pelo ed il lume a gas." "Se fai ancora l'imbecille sparisco di qui e non mi faccio più trovare." "Se non accetti le mie battute sei proprio a terra, più o meno ho capito dov'è il posto, a presto." "Non spingere troppo sull'acceleratore, ora che ho deciso di rivcederti vorrei trovarti tutto intero, io starò ad aspettarti all'inizio della salita che porta al casolare." Valigia preparata in fretta, vestito sportivo, autostrada Messina - Palermo, uscita a Patti prosieguo in strade malagevoli seguendo le indicazioni stradali, infine la scritta 'Bed and breakfast La Stalla Km.1' Ispirazione di Al, fare gli ultimi cinquecento metri a piedi, sbucare all'improvviso per vedere le reazioni di Ge. Detto fatto, Jaguar posteggiata sotto una curva, ultimo tratto in salita, e che salita!. Giunto nelle vicinanze del casolare Al aveva la classica lingua di fuori.Scorse la conosciuta figura di Ge seduta su un masso, il viso appoggiato su una mano ed il gomito su una gamba, non l'aveva ancora notato. Quando Al si avvicinò, alzò solo lo sguardo, un'immagine spiacevole, era dimagrita, lo sguardo spento, nemmeno un 'ciao'.Ge si alzò, prese per mano Al, s'incamminarono per raggiungere l'abitazione, una ex fattoria rimodernata che di stalla non aveva che il nome. Passarono vicino alla piscina ovviamente vuota (era novembre) e si diressero verso una sala dove c'era una radio accesa che inviava musica country. "Vieni, sediamoci sul divano, è qui che passo la maggior parte del tempo quando le condizioni atmoferiche non mi permettono di andare a cavallo nei boschi." Stranamente Ge non guardava in faccia Al, che poteva aver combinato per sentirsi tanto in colpa? Mah. Si avvicinarono una signora sulla trentina, bruna, piccolina, sorridente seguita dal marito alto, panciuto e dall'espressione di figlio di puttana e lo dimostrò subito partendo all'attacco: "È suo padre?" "Potrebbe esserlo ma è solo il mio amante!" Gino e Carmelo, dopo una stretta di mano si allontanarono, avevano compreso che non era il caso di esagerare viste le espressioni contrariate dei due. "Vieni in canera mia, in questo momento non vi sono altri ospiti." "Bene, finalmente soli, mi sembra la classica situazione  di due novelli sposi alla prima notte di nozze." "Non ho nemmeno la forza di darti un pugno in faccia, te lo meriteresti!" Ge era distesa sul letto prona, non voleva farsi vedere in viso, forse piangeva. Al gli si mise accanto, un braccio intorno alle spalle. Restarono in questa posizione sin quando non giunse la voce di Carmelo: "L'amore fa venire fame, mia moglie ha preparato cose buonissime." Menù letto da Carmelo: - antipasti: peperoni arrosto, funghi e melanzane fritti, provola cotta alla brace; - primi piatti: bucatini al ragù, risotto ai funghi; - secondi piatti tutti cotti su un coppo: carne di struzzo, salsicce, filetto di maialino; - contorni: verdure di campagna,fagioli lessi, fave e piselli, patate fritte; - frutta: melograni, mele di montagana, pere. Un piatto con ingredienti genuini in città ve lo potete sognare!" Al: "Modestia decet puellas." "Il signore conosce il latino? Bene ci intenderemo in tale lingua." Ge: "Niente latino, ne abbiamo fatto una scorpacciata in altra occasione..." Carmelo: "Vedo con piacere che la signora si è ripresa, nei giorni passati non  ha mangiato quasi nulla e ci ha sempre deliziato con un'espressione da funerale, signor Alberto tutto merito suo!" "Carmelo vorrei darti del tu per poterti mandare a f....lo senza che tu ti offenda!" ""Permesso accordato, vado subito dove mi ha mandato!" Quella era la donna che Al preferiva, battagliera. Ge aveva 'ripreso le penne' ed aveva preso d'assalto i piatti che man mano venivano serviti a tavola, Gi pensò che nei giorni passati doveva aver soffeto la fame. Riempito il delizioso pancino Ge, dopo aver ringraziato sia Gina che Carmelo, chiese loro di sellare due cavalli per un giro nel bosco. "Genéviènne come cavaliere sono maldestro, ho paura di cadere e di rompermi la testa." "È proprio quello che desidero e che ti meriti, monta e seguimi, ormai conosco bene la zona." Ge aveva messo il cavallo al trotto, Al invece frenava il suo, già andare al passo per lui era abbastanza viste le asperità del terreno. "Cagone del c...o, fai alzare le chiappe al cavallo!" "Te lo puoi dimenticare anzi lo giro a torno indietro." Ge raggiune il suo amante, scese da cavallo, tirò giù dalla sella Al che si ritrovò disteso a terra quasi senza accorgersene. "Vedo che sei migliorata, non sei più pazza ma solo def..." Al non riuscì a finire la frase, Ge si era appropriata della sua bocca e lo baciava freneticamente. Finita la furia distruttrice ripresero fiato guardandosi negli occhi. "È troppo chiederti e soprattutto ottenere qualche spiegazione, una piccola piccola solo per capirci qualcosa dell tua fuga, ero fuori di testa, stavo quasi per telefonare a tuo marito per avere tue notizie." "Lui non sa nulla dove sono nè penso che gli interessi gran che. La mia diserzione, chiamiamola così,è dovuta ad una violenta reazione contro me stessa, ho provato un sentimento che non volevo accettare e che ha portato ad odiarmi, sai quanto sia importante per me la libertà, la mia ragione di vita, non accetto costrizioni di alcun genere e così piuttosto puerilmente sono fuggita quando ho scoperto di essermi innamorata di un essere esecrabile, me lo sogno, di notte mi abbraccio al cuscino pensando a lui... a te maledetto abominevole uomo!" Tutto ad un tratto il silenzio era sceso fra di loro, il canto degli uccelli appollaiati sugli alberi erano l'unico suono del bosco, Ge dopo la sofferta confessione, aveva poggiato la testa sul ventre di Al. Se da un lato si sentiva sollevato dall'altro era perplesso, che c'è di meglio di un sentimento che ti coinvolge tutto, al diavolo la libertà e le fregnate del genere! L'umidfità ed il freddo consigliarono ai due amanti di riprendere la via di casa ma i cavalli... si erano dimenticati di legarli ad un albero e gli interessati avevano ritenuto opportuno andar per i fatti loro. Una corsa verso l'alto, niente cavalli poi la ricerca verso il basso e finalmente la vista dei due quadrupedi intenti a brucare l'erba, un sospiro di sollievo poi in sella, ritornare a piedi sarebbe stato come porre su un piatto d'argento a Carmelo la possibilità di sfotterli. Niente meglio che l'acqua calda di una doccia, Ge e Al sostarono a lungo sotto quel caloroso abbraccio, si asciugarono a vicenda e poi sotto le lenzuola che odoravano di spighetta. Di colpo Ge di nuovo all'assalto: "Mentre io, irata ai patri numi, mi aggiravo in questo luogo solitario angosciata, addolorata e distrutta nella mente, cos'ha fatto il qui presente bel tomo che è irromputo...come diavolo si dice che sei entrato nella mia vita trasformandola in un abisso di dolore?"

  • 31 agosto 2011 alle ore 16:37
    ALBERTO E GENÉVIÈNNE - 2^ PARTE

    Come comincia: Tinto Brass. Era a metà pellicola quando percepì dietro di sè una presenza,  Monica era alle sue spalle..."Signora sono imbarazzato, io di solito...""Lei di solito vede film porno che, se ben fatti, come ho potutto vedere brevemente, sono piacevoli." "È la storia di una giovane che, spinta dal fidanzato macrò, aveva preso la via del casino pensando, ingenuamente, di risolvere i loro problemi finanziari (lui le aveva fatto intendere che aveva bisogno di soldi per aprire un'attività). Il film prosegue con la visita ginecologica da parte  di un dottore smaliziato dalla lunga carriera e dalla frequentazione professionale di tante 'signorine' e poi l'incontro col primo cliente, un bel marinaio, con cui si era fatto delle goderecciate superbe contrarie però alla filosofia di una casa chiusa. Non è solo una pellicola glamour ma anche una storia di costume che si svolge durante la seconda guerra mondiale con implicazioni anche politiche e col finale ottimistico della giovin signorina che, con l'eredità di un maturo cliente passato a miglior vita, aveva comprato una nave al bel marinaio suo grande amore." "Bella storia col finale ottimistico, la mia storia è solo tragica e col finale ancora da pronosticare. Genéviènne l'ha tratteggiata come un uomo speciale, affidabile, anticonformista molto simile a lei, anzi mi ha detto: 'Sono io vestita da uomo'. Detto da lei, che conosco bene, è un grosso complimento. Dovrò venire spesso a trovare Genéviènne, la mia e quella di mio figlio è una situazione delicata, complessa che mi coinvolge moltissimo come madre, le dico questo perchè penso che sarò costretta ad essere sua ospite per vari pomeriggi, sempre che non le crei problemi." "lo farò con piacere come con piacere le offrirò un the verde che tiene lontana la vetustas." Dopo mezzora una telefonata di Ge, Monica lasciò l'abitazione di Al .Dallo spioncino Al. vide accanto alla madre un ragazzo biondo che salutò affettuosamente Ge: "Ciao zia, a presto!" "Alberto preferisco parlare per telefono, attendo l'arrivo di mio marito e vorrei presentartelo ufficialmente prima di farti trovare in casa nostra. Penso ad una ovvia curiosità da parte tua, affermare che quella di Monica e una storia complessa è il minimo che si possa dire, lei mi ha pregato di non fartene cenno, se lo riterrà opportuno sarà lei a parlartene personalmente." Che la curiosità sia femmina è solo un luogo comune, quella di Al. era al parossismo, le ipotesi erano poche e poco consistenti, anche la fantasia ha un limite e Ge. era stata insolitamente abbottonata. "Cara ti prego, un breve accenno, ho il cervello in ebollizione, dammi una dritta!" "Ti posso dare dei cubetti di ghiaccio per abbassare la temperatura dell'encefalo, non insistere, l'ho promesso a Monica, la potrai rivedere domani pomeriggio." Mattinata successiva niente mare con grande irritazione da parte di Nadia nel vedersi Al. tra i piedi mentre ordinava l'appartamento. "Nadia oggi niente primo voglio restare leggero, solo secondo e frutta." Alle quindici arrivò dell'ascensore al piano, porta aperta dell'appartamento di Ge. e introduzione della madre e del figlio all'interno. "Ma che cacchio stanno facendo, Ge. doveva impertire lezioni di francese al pupo e allora che motivo c'era di perdere tanto tempo..." Suono del campanello nell'abitazione di Al, una attesa ingiustificata da parte del padrone di casa e poi apertura del portone d'ingresso. Lo sguardo fisso di Monica negli occhi di Al aveva un solo significato: "Stavi dietro la porta al mio arrivo, hai aspettato incollato allo spioncino e poi la sceneggiata per farmi aspettgare all'ingresso!" "Si accomodi signora, Genéviènne mi ha peannunziato il suo arrivo. L'ultima volta abbiamo effettuato un giro turistico della mia magione, ora la cosa migliore è quella di sedersi sul divano, dinanzi al televisore, e godersi la musica proveniente da canali satellitari aspettando la fine della lezione a suo figlio." "Da quello che mi ha accennato Genéviènne lei è una persona intelligente con molta esperienza della vita, non prendiamoci in giro, intanto penso che sia il caso darci del tu dato che passeremo molto tempo insieme. Ti toglierò la curiosità che appare evidente dal tuo viso e che Genéviènne non ha voluto dirimere, la mia non sarà una confessione ipocrita come quella cattolica, sarà solo un modo per sentirmi sollevata in una situazione complessa e dolorosa, sempre che ti vada di sentire le mie peripezie." "Sono tutt'orecchi, cerco una melodia del grande Amadeus come sottofondo, ti va?" "Anch'io apprezo Mozart. La mia storia inizia a Senigallia cittadina rivierasca delle Marche, sono laureata in Storia dell'Arte ma, per mancanza di lavoro, appena conseguito il dottorato presi ad aiutare i miei nella conduzione di una trattoria, lavoravamo soprattutto d'estate. I problemi sono sorti allorchè si è ammalato mio padre, una pielofrenite che lo ha portato alla dialisi, io e mia madre non eravano in grado di portare avanti da sole l'esercizio, tutte le incombenze della conduzione erano a carico di mio padre, mia madre in cucina, io alla cassa ed al servizio ai tavoli, eravamo in difficoltà. Una sera stavamo chiudendo il locale quando si sono presentati dei giovani di ambo i sessi, un pò brilli, che hanno chiesto di ritardare la chiusura del locale per una spaghettata, il bisogno di far cassa ci indusse ad accontentarli. Fra tutti il più caciarone era un biondo dagli occhi azzurri che sembrava il capo della banda. Quando gli passai vicino mi mise una mano fra le gambe, mi sentii morire, trattata come una prostituta, posai i piatti che avevo in mano e gli ingiunsi di uscire dal locale. Il mio atteggiamento raggelò la compagnia, una ragazza, forse la meno brilla,  cercò di sminuire l'episodio giustificandolo con lo stato di ebbrezza del giovin signore. La serata finì abbastanza tranquillamente con un buon miglioramento per le nostre finanze. L'episodio era stato da me dimenticato quando, due giorni dopo, all'ora di pranzo, si presentò il biondo con un gran mazzo di rose bianche. Senza pronunziare parola lo appoggiò sul banco della cassa e mi baciò la mano. Il fatto incuriosì i clienti del locale e mia madre. "Chiederle scusa è il minimo, non ricordo molto degli avvenimenti dell'altra sera ma Virginia, una mia amica, mi ha riferito del mio comportamento non da gentiluomo, le porgo di nuovo le mie scuse." "Scuse accettate con riserva, ero molto arrabbiata!" Tutti i giorni a pranzo ed a cena nel mio locale era presente Antonio F., la sua barca era ormeggiata al porto, un quindici metri nuovo e moderno, era di sua proprietà, lui girava tutti i porti d'Europa quale rappresentante del fratello, costruttore di barche con cantiere sito in una località vicino Messina, presto sarebbe ripartito per recarsi a Genova, al salone nautico dove erano esposti natanti di loro fabbricazione. Alla chiusura del locale, verso mezzanotte Antonio F. era dinanzi alla porta della trattoria. Chiesi consiglio a mia madre, unica risposta: sei maggiorenne, se tu dovessi sistemarti io andrei con tuo padre da sua sorella sulle colline marchigiane, è coltivatrice diretta e possiede una grande stalla, potrei lavorare lì. Non ero molto entusiasta di un eventuale matrimonio anche se Antonio ne l'aveva proposto più volte; una storia con un mio coetaneo aveva avuto un risvolto negativo per la gelosia di sua madre., accettai la proposta. Al ritorno di Antonio da Genova ci maritammo. Pochi amici e amiche, qualche parente compresa la zia Lella nella cui tenuta mia madre sarebbe andata a lavorare, il più accorato era mio padre che si riteneva colpevole della mia decisione di maritarmi. decisione che istintivamente non condivideva. Passammo la luna di miele in barca. Il viaggio Senigallia Messina fu intervallato da frequenti attracchi in porti abruzzesi, pugliesi e calabresi, finalmente a Messina. I nostri rapporti sessuali si rivelarono non molto gratificanti, Antonio non si dimostrava particolarmente conoscitore delle esigenze sessuali femminili e tutto finiva in un breve lasso di tempo. Dopo un anno la nascita di Antonella, una pupona bellissima, a detta di tutti la mia immagine precisa, una gioia indicibile. A Messina prendemmo alloggio in una casa vicino al mare nei pressi di un grande distributore di benzina, la stessa che occupo ora. Mi accorsi che c'era qualcosa di strano nel comportamento di mio marito: una volta invitò a casa un tale dal comportamento un pò femmineo, si giustificò affermando che era un probabile acquirente di una barca che aveva voluto conoscere la sua famiglia. Le sue amicizie avevano dato la stura a pettegolezzi che non giungevano alle mie orechie. Dopo quattro anni, in seguito ad un fugace rapporto sessuale, rimasi incinta, nacque Francesco ritratto preciso di suo padre, biondo con gli occhi azzurri. Il matrimonio aveva alti e bassi, il sesso non mi interessava più di tanto nè avevo intenzione di allacciare una relazione con un altro uomo, seguivo la crescita di Antonella e di Francesco con qualche apprensione considerata la totale assenza del padre nel menage familiare. Antonella cresceva ogni giorno più avvenente, era sempre allegra ed aveva molte amiche al contrario di Francesco che si dimostrava timido e chiuso di carattere. Antonella aveva superato brillantemente gli esami di maturità e si era iscritta all'università. Non avevamo problemi economici, Antonio si era dimostrato un buon venditore, guadagnava bene e faceva pervenire regolarmente alla famiglia del denaro anche quando era fuori sede per lavoro. Non ricordo di preciso quel che accadde tanto fu grande lo choc: mia figlia una sera non era rientrata a casa e solo la mattina seguente mi aveva telefonato dalla Calabria, era ospite di una sua amica, nessuna ulteriore spiegazione. Fu allora che conobbi Genéviènne che abitava nel mio stesso palazzo. Al supermercato mi era caduto a terra il sacchetto della spesa, mi sono messa a piangere e Genéviènne mi accompagnò a casa. Ogni giorno veniva a trovarmi e insieme decidemmo di rivolgerci ad un'agenzia privata di investigazioni per rintracciare Antonella. Dopo circa una settimana fui convocata dal direttore dell'agenzia; mi recai nel suo ufficio in compagnia della mia amica. Il titolare fu molto discreto e diplomatico, cercò di indiorare la pillola ma la realtà era che Antonella viveva in una villa vicino a Camigliatello, nella Sila, nell'abitazione di una facoltosa signora quarantenne, divorziata, che aveva propensione per le persone del suo stesso sesso. Svenni, mi trovai adagiata su un divano, Genéviènne mi massaggiava dolcemente il viso, fu un triste ritorno alla realtà. Pensai le cose più assurde, volevo acquistare una pistola per uccidere la maledetta lesbica che si era preso quel fiore di mia figlia, Genéviènne riuscì a farmi ragionare e a ripercorrere la vita passata di mia figlia. Effettivamente in casa non aveva mai invitato un coetaneo di sesso maschile, se aveva deciso di convivere con una lesbica voleva dire che pure lei... Riuscìì ad informare suo padre che era in Marocco, non avevo molte speranze che lui potesse sistemare la situazione ed infatti: "Cara se quella è la natura di nostra figlia non possiamo farci nulla, cercheremo di convincerla a venire a Messina per rivederla, chiaramente non è il caso di recarci in Calabria." Dopo circa sei mesi Antonella, dietro mie insistenze, venne a trovarmi. Forse sarebbe stato meglio non rivederla, era in ottima forma, sembrava più bella di quanto ricordassi, mi disse di essere felice di aver trovato una persona che amava, si amava una donna! Non la invitai più, mi dedicai tutta a Francesco che cresceva pieno di complessi, non dimostrava una mascolinità definita, era bello ma chiuso di carattere, non aveva molte amicizie e raramente qualche compagno di scuola frequentava la nostra casa. L'unica persona con cui confidarmi era Genéviènne per cercare di comprendere le problematiche di mio figlio. Circa venti giorni addietro Francesco è ritornato a casa piangendo, si era chiuso in camera sua e non aveva voluto aprire la porta per un giorno intero, solo l'intervento di Genéviènne aveva sbloccato la situazione così era venuta fuori la verità: Francesco aveva tentato di avere rapporti sessuali con una sua compagna ma non era riuscito a combinare nulla e la ragazza aveva sparso la voce che fosse impotente ovvero omosessuale. Per non fargli perdere l'anno scolastico l'ho iscritto in un istituto privato ma con poco successo negli studi, Francesco era rimasto molto turbato da quell'episodio, dovevo prendere energicamente in mano la situazione ma non era affatto facile trovare una soluzione. In questo frangente m'è venuto in aiuto l'amore materno, dopo una notte insonne decisi di chiedere a Genéviènne un favore che solo una madre può comprendere ma la mia amica non aveva avuto figli e non ero certa che potesse capire la situazione e venirmi incontro, la sapevo anticonformista e questo mi incoraggiò a chiederle di sacrificarsi per mio figlio. Quando le esposi il mio piano controllai le sue reazioni, considerava Francesco suo nipote tanto da essere chiamata zia. Mostrò sorpresa: avrebbe dovuto iniziare al sesso mio figlio per ridargli fiducia in se stesso! Temetti in suo diniego, ormai ero all'ultima spiaggia, non conoscevo nessuna altra donna che potesse aiutare Francesco e non intendevo ingaggiare una prostituta. Genéviènne non profferì parola, mi abbracciò e da questo capìì il suo assenso. Ci mettemmo d'accordo che l'avrebbe invitato a casa sua con la motivazione di dargli lezioni di francese e poi...Mio figlio non ha voluto la mia presenza, forse aveva compreso che in quella situazione c'era qualcosa di anomalo, sta di fatto che la mia amica ti ha pregato di ospitarmi durante le... lezioni, fine della storia." "Monica ti ritengo una persona fuori dal comune, penso che se Genéviènne non avesse accettato ti saresti sacrificata tu stessa." "Anche tu sei una persona straordinaria per essere entrato nei miei pensieri, sono contenta di averti conosciuto." La volta seguente Monica completò io quadro della sua famiglia:circa un anno addietro suo marito aveva deciso di andare in Brasile per aprire una succursale per la vendita delle barche di produzione della ditta di suo fratello, natanti di ultima geneazione molto richiesti da quel mercato. I loro contatti erano diventati rari; un messinese, al rientro dal Brasile, la mise al corrente che Antonio F. conviveva con un trans, mai come in questo caso 'nomem omen'. I giorni seguenti le lezioni pomeridiane Al. veniva messo al corrente dei progressi del pargolo: all'inizio solo ripetizioni di francese, nelle giornate successive una mano di Ge sulle adolescenti gambe, poi un pochino più al centro, sempre con la massima indifferenza, poi un ballo lento, un controllo sopra i pantaloni ed infine fuochi d'artificio sul divano. Ora il furbacchione voleva avere ogni pomeriggio lezioni dalla zia che gli fece chiaramente comprendere che lei era stato solo un mezzo per farlo ritornare nella giusta via per poter fare... amicizia con ragazze della sua età, finish! Monica appresa la notizia delle prestazioni sessuali di suo figlio volle abbracciare sia Ge. che Al. "Ge. ho riflettuto sulla vita sessuale di Monica, non pensi che anche lei abbia bisogno di una ripassatina?" "Brutto figlio di..." "Stavo scherzando, lo sai che ho l'animo di missionario! Torno subito all'esuberante, indipendente e deliziosa Genéviènne, che ne dici di farmi una sorpresa per movimentare un pò la vita?" "Ci sto pensando, non ti pentirai di quello che ti preparerò" "Che ne dici di un'anteprima?" "Niente anteprima altrimenti che sorpresa sarebbe?" Preso da un 'improvviso raptus, Al. fece letteralmente volare Ge. sul divano, sotto la vestaglia niente.Al. provò a girare di spalle l'amata la quale "Questo è riservato alle grandi occasioni, un pò come le posate d'argento, non si usano tutti i giorni." "Prendo nota e mi prenoto." "Prima di te nel mio carnet ci sono altri nominativi..." "Lallero!" Il martedi: sabato sera a casa mia verso le ventuno." La curiosità si era impadronita di Al, non era facile poter immaginare quale sorpresa potesse andare a scovare la immaginifica Ge, sicuro qualcosa in fatto di sesso ma cosa? L'interrogativo perseguitò Al per i restanti giorni sino al pomeriggio del sabato quando: "Mon ami alle ventuno troverai la porta di casa mia aperta." Per Al una scarica elettrica: una frenesia aveva invaso tutto il corpo, non riusciva a star seduto, doveva vestirsi adeguatamente per l'avvenimmento, qualcosa di inusuale, appariscente. Rispolverò un vecchio costume piuttosto vistoso: casacca con sfondo nero con dragone anteriore color rosso e oro, larghi pantaloni neri di seta, babbucce arabe color viola. L'ingresso qualcosa di inaspettato, a terra nel corridoio candele nere dentro bicchieri di cristallo poste sino all'ingresso del salone da cui proveniva la musica indiana di Ravi Shankar il cui tono aumerntava man mano che ci si addentrava nella stanza. Candele rosse con profumo di violetta poste nell'incavo del muro sovrastante il divano, al centro una pergamena con la scritta 'come inside!' Al. si diresse il suo interesse alla figura di donna tutta ricoperta da un velo azzurro trasparente che lasciava scoperti solo i piedi piccoli e delicati, il viso nascosto da una maschera dorata, la musica era la giusta completezza della scena. Al. non perse tempo, alzò il velo e si diresse con decisione verso il pube ricoperto di peli nerissimi ma una mano lo tirò per i capelli e l'altra gli indicò i piedini delicati, un'altra feticista! Al in ginocchio alla luce flebile delle candele vide due estremità da bambola, apprezzò il profumo della pelle e iniziò a mettere in bocca un alluce mordendolo delicatamente e succhiandolo con piacere. Dopo poco tempo da un tremito del corpo si accorse dell'effetto delle sue effusioni, la baby, emula di Ge, stava bellamente godendo. Benchè spinto da un'ciccio' decisamnente fuori di testa, Gi pensò bene di aspettare sino a che la deliziosa decidesse di poter riprendere le effusioni. L'attesa non fu lunga, la sconosciuta diresse il viso di Al. verso la sua lanugine allargando le cosce, assaporò una 'schiuma di venere' di un sapore mai provato in una donna, era simile al miele. Al. non rispose alle urgenti sollecitazioni di 'ciccio', preferì assaporare a lungo il prodotto di quella gatta deliziosa poi si avvicinò alla maschera che lasciava scoperta solo le labbra rosa corallo, privò a toglierla dal viso ma fu fermato, capì che non era padrone del gioco infatti le due manine lo avvicinarono alla sua bocca calda ed accogliente ma poi la scena si animò di colpo. Gi si ritrovò supino mentre la dolcissima iniziò a spegnere la 'candela' con lenti movimenti prima rotatori poi verticali, qualche colpo di pube su quello di Al. L'assatanata ansimava e, forse per le precedenti goderecciate, non dava segni di resa ma quando giunse l'orgasmo fu uno scoppiettare di fuochi d'artificio, il ritmo divenne veloce, un urletto finale ed unghie sul petto di Al che la seguì nella scala del piacere. Giacevano l'uno accanto all'altra ma Al. non potè soddisfare la sua curiosità, la bruna sparì dalla sua vista. Al. rimase supino sul divano coccolato dalla musica di Ravi Shankar. Forse si era appisolato, quel contatto fisico era stato favoloso, indimenticabile. Fu dolcemente risvegliato da una carezza di Ge, nessun commento, solo un  bacio sulla fronte. "Così mi baciava mia madre da piccolo quando facevo una marachella." "Niente marachella, sei stato favoloso!" "Preso atto della foga non ho più pensato a te, hai visto tutto?" "Sei l'uomo che ho sempre sognato anche in campo sessuale!" "C'è una spiegazione per cui hai voluto farmi 'assaggiare' da una tua amica?" "È difficile entrare nel pensiero delle persone soprattutto nel mio cervello, ho tanto parlato di te alla mia amica che mi ha chiesto di conoscerti a fondo, l'ho accontentata ma forse..." "Ci rifaremo in seguito!" "Mi va di stare solo con te, devo confessarti che quando godevi anch'io ho vissuto la tua gioia, in me non c'è gelosia ma la condivisione delle emozioni, è come se le avessi provate io." Non era solo il sesso a tenerli uniti ma la consapevolezza della loro unicità, si sentivano speciali, avevano condiviso sensazioni inconsuete, appassionate, piacevolmente sconvolgenti. "Fammi entrare nei tuoi pensiieri, cosa stai preparando, dal tuo sorriso..." "Stavolta saremo spettatori passivi, niente anteprima." "Va bene, appuntamento a?" "Sabato sera." "Sento qualcuno protestare, mi accontenterei anche di un piedino..." "Niente da fare per sabato ti voglio arrapatissimo!" Le giornate seguenti per Al. furono tumultuose: in macchina sino a Taormina, caffè al bar e ritorno, jogging sui Peloritani con ovvio indurimento dei muscoli non allenati, pasti consumati in fretta e controvoglia, film lasciati a metà, insonnia, addormentamento solo al mattino, risveglio dai rumori da parte di Nadia che rassettava la casa. Pensioro: "Mi faccio fare da Nadia un pompinio rilassante, meglio di no." Finalmente il sabato, la calma dopo la tempesta. Al. passò il pomeriggio in compagnia di un libro giallo di Mike Spillane. "Lascia la porta socchiusa, sta rientrando mio marito, passeremo la serata insieme." Bacino casto sulla fronte "Cosè quell'aggeggio che hai in mano?" "Ascolta..." "Aeroporto di Reggio Calabria, volo AZ Alitalia, pista libera potete atterrare." "È questa la goduria promessa, fare il controllore di volo?" "È un ricevitore, cambio frequenza, scolta adesso." "La voce di Dorella: "Amore mio una sorpresa che spero non ti dispiacerà, ho invitato a cena Lollo, uno studente calabrese mio paesano, ti ricordi quando fantasticavamo di farlo in tre..." "Sono eccitato e perplesso ci si può fidare?" "Garantito è un bisessuale  ma serissimo, lo chiamo al telefonino... Lollo: sesto piano, fai l'indifferente se incontri qualcuno." "Ge. non mi avevi detto che tuo marito è bisessuale." "È una novità anche per me. Ho sparso per casa varie microspie. Sono delle normali doppie prese di corrente elettrica con all'interno una cimice." "Organizzatissima, ora facciamo i guardoni o meglio, come si dice?" "Lascia perdere, godiamoci gli avvenimenti." "Tindaro, ti presento Lollo G., è uno studente universitario in medicina, se avrà dubbi in campo professionale potrà rivolgerti a te nel frattempo organizziamoci, la cena è già pronta, l'ho fatta preparare in una trattoria vicino al porto, il padrone è calabrese, omo, tanto simpatico. Lollo ed io andiamo in macchina a recuperala." Al. arrivò di corsa dinanzi allo spioncino e per poco non sbattè la testa sulla porta, voleva conoscere quei due. In attesa dell'arrivo dell'ascensore potè ammirare Dorella: un bambolotto con i capelli castani, ricci, divisi a metà da una riga verticale, occhi grandi ed espressivi, niente male a tette e anche a popò, benchè non molto alta calzava scarpe basse, una miniatura molto sensuale. Lollo: niente di speciale se non il fatto di essere completamente calvo, naso aquilino, pizzo ben curato. Questo particolare fece provare ad Al. un pò di nostalgia pensando quando amche lui ne faceva sfoggio prima che diventasse bianco.  Si spostò sul balcone e vide i due entrare in un a Wolkswagen Golf posteggiata nel cortile. Al. e Ge. poterono riprendere la loro 'guardonìa sonora. Dorella "Non so che abbia preparato il vecchio Cocò, in realtà si chiama Cosimo." "Lollo:"Dall'odore sembra pasta alla puttanesca, non ha certo lesinato il peperoncino..."Dorella: "Tindaro che vino abbineresti, che ne pensi di un rosso corposo?" "Non mi intendo di vini, ne prenderò uno di mia moglie... sull'etichetta c'è scritto 'Amarone', dovrebbe andar bene." Ge. incazzatissima: "Figlio di un cane quel vino ha dieci anni, l'avevo lasciato da parte per brindare con te." "Quando ti arrabbi sei favolosa, lo stesso atteggiamento di una Giunone cornuta, domani te ne comprerò una cassa, seguitiamo ad ascoltare ci sto prendendo gusto." Tindatro: "Quel tuo amico è un simpaticone: guarda pannocchie di granoturco con alla base la lanuggine della pianta, sembra un pene, finocchiona alla romana, wurstel giganti intagliati come la cappella di una cazzo, finocchi in gratin, due cose ovali arrosto, sembrano palle di toro." "Dorella: "Tutto buono, Cocò sarà un eccentrico ma è un buon cuoco, la pasta col peperoncino mi ha fatto accalorare, mi tolgo la maglietta... Tindaro non essere impaziante, intanto sappi che sono io la direttrice dei giochi, sarete ambedue miei schiavi e dovrete obbedire ad ogni mio capriccio, t'è capì? Guardate questi tre cannoli grossisimi, anche una bottiglia di champagne Veuve Cliquot e Ponsardin... mi strofino lo champagne sulle tette, una a testa come Romolo e Remo." Attimi di silenzio, le lingue sulle tette non fanno molto rumore... Dorella: "Ora basta, per rendere più particolare la serata vi darò gli ordini in latino, lingua che ambedue conoscete; mi metto in ginocchio sul tavolo, Lollo cunnilinguus, Tindaro tergalinguus.

  • 30 agosto 2011 alle ore 15:55
    ALBERTO E GENÉVIÈNNE - 1^ PARTE

    Come comincia: Più che monotona Alberto M. riteneva la sua vita uniforme. Da buon misoneista non amava le novità che gli creavano problemi di assuefazione a qualcosa di non conosciuto a cui doveva, suo malgrado, adattarsi. Entravano in gioco sia la pigrizia mentale sia quella fisica ma questo stato d'anino non gli impediva di amare tutto quello che proveniva da qualche  femminuccia di passaggio da cui traeva ispirazione per sensazioni intense che riuscivano a scuoterlo dal torpore quotidiano. Cinquanta anni ben portati ma sempre cinquanta anni, i suoi un metro e ottanta di altezza erano diventati un metro e settantotto (misurati in farmacia da suo amcco Nino) e questo per un normale invecchiamento delle cartilagini che sostengono lo scheletro (ma perchè Nino non si faceva i fatti suoi?). Aveva dovuto radersi il tanto ben amato pizzo che gli dava quell'aria di tombeur di femmes (i peli diventati bianchi gli facevano assumere l'aria di babbo Natale), le palpebre degli occhi erano in parte scese e, secondo il dermatologo, doveva farsi operare per non assomigliare in futuro a quella razza di cani tutti rugosi, i capelli diradati e quelli rimasti grigiastri. Unica consolazione i denti ancora tutti ben allineati e sani che gli procuravano il piacere nel sorridere di dimostrare che non era possessore della aborrita dentiera. La sua abitazione a Messina, in contrada Conca d'Oro, era ubicata in una palazzina di sei piani (il suo era l'ultimo), veduta sullo stretto che si spingeva sino alla Calabria in condizioni di buona visibilità; di notte uno spettacolo da baia di Rio de Janeiro. L'ordine e la pulizia erano propri del suo appartamento. Alberto, non particolarmente rassettato, dopo la dipartita della consorte Francesca, era supportata dalla beneamata Nadia, cinquantenne ucraina che, lasciati a casa marito e figli, era giunta in Italia per guadagnare quegli €uro indispensabili per far laureare i pargoli. Non particolarmente avvenente, un pò larga di fianchi ma dal seno lussureggiante, era un punto fermo nella vita di Al. Ogni mattina si esercitava nella solita pantomima quando doveva raccogliere stanza per stanza l'abbigliamento che il suo datore di lavoro dimenticava in giro un pò dappertutto. Al era venuto a conoscenza da una paesana ucraina che era laureata in ingegneria edile, una sorpresa da quel momento ebbe maggior rispetto nei suoi confronti. Nadia dimostrava attaccamento ad Al, in particolare una mattina quando, entrando in camera  sua, l'aveva visto 'inalberato' e aveva ritenuto opportuno toglierlo da quell'incomoda posizione abbattendo 'l'albero'  con una monovra orale ben gradita da Al che aveva visto, per suo merito, il suo albero diventare un alberello. Maresciallo della G. di F pensione (trenta anni di servizio) Al aveva ereditato da una zia, morta novantenne, un gruzzolo con cui acqusstare, dopo anni di possesso di auto utilitarie, una Jaguar S munita di telefono, televisione, navigatore satellitare ed aggeggi vari, auto con cui transitava per le via di Messina con assoluta noncuranza ma attento alle occhiate decisamente invidiose degli ex colleghi con cui talvolta si incontrava in caserma al circolo riservato ai pensionati. Le consuete partite a tre sette erano il passatempo della mattinata, i perdenti al bar per pagare l'aperitivo a tutti i soci presenti e poi il rientro a casa dove trovava in cucina tutto pronto per prepararsi un primo piatto, il secondo già cotto e la frutta lavata. Il caffè, talvolta assunto al vicino bar, completava il pranzo. La pennichella di rito (da buon romano) portava Al sin alla soglia della cena con l'aiuto di una programma televisivo o l'uso del computer, da poco acquistato, con cui era in lotta quotidiana per reciproche incomprensioni. Il dopo cena veniva superato da Al in maniera diversa a sconda delle stagioni: d'inverno al cinema ovvero a teatro, solo commedie non apprezzava le opere, o anche un programma televisivo; d'estate passeggiate sul lungomare della Fiera o sul viale San Martino, talvolta in compagnia di amici al bar. Per le necessità di 'ciccio' provvedeva con qualche passeggiatrice dell'est (non amava le negre di cui non apprezzava i capezzoli e la cosina troppo scuri). L'uso del preservativo e la non possibilità di far l'amore nel senso più lato del termine lo lasciavano insoddisfatto, il tutto era molto simile ad un bisogno corporale. Una volta pensava di aver conosciuto una dea:  capelli nerissimi e lunghi sino alle spalle, occhi grandi a mandorla, bocca invitante, seni prosperosi, un lieve accento sudamericano. "Caro devo confessarti un particolare, ho qualcosa in più..." Quel qualcosa in più consisteva in un 'marruggio' grosso e lungo che fece sgranare gli occhi ad Al timoroso di poterselo trovare nel posto sbagliato... la cotale o meglio il cotale fu cacciato in maniera gentile ma ferma senza alcuna remunerazione. Una svolta nella vita di Al: una vecchia signora proprietaria dell'abitazione sita nel suo stesso piano era passata a miglior vita (si fa per dire), i figli avevani alienato l'immobile e i nuovi proprietari avevano iniziato a far eseguire le opere di ammodernamento. Alla mattina alle sette iniziavamno i lavori: i martelli pneumatici erano gli incontrastati signori dei rumori che finivano, momentaneamente alle dodici per poi riprendere, più rinvigoriti, alle tredici sino alle diciotto. Un dato era certo: i nuovi proprietari stavano smantellando tutto l'immobile di cui erano rimasti solo i muri perimetrali. I signori, oltre che essere degli 'scassazebedei' dimostravano anche di essere abbienti. Gi aveva fatto amicizia con gli operai  (cui offriva caffè e bibite) più che altro per curiosità: voleva conoscere i gusti del signore e della signora che, man mano che procefevano i lavori, stavano dimostrando di aver buon gusto nello scegliere i pavimenti, gli accessori, i bagni, la cucina, gli infissi, insomma non erano i soliti ricconi privi di stile. Dopo ben tre mesi, con la messa in opera della porta blindata ad Al fu precluso il suo ficcanasare, restava la curiosità di conoscere de visu i  neo padroni. Una mattina incrociò un individuo appena uscito dall'ascensore del suo piano. Era inverno, il cotale, più alto di Al, era intabarrato in un mantello nero di gusto ottocentesco con cappello pure nero a larghe tese, appena accennato il cenno di saluto. Interdetto, Al non riuscì a classificarlo, anche la lunga esperienza personale e di servizio non gli erano d'aiuto. Il tale non gli aveva fatto buona impressione, decise che sarebbe stato un vicino - lontano. Sorpresa sorpresa: il giorno seguente incontro sul pianerottolo con la consorte: "Signore penso che lei sia il padrone dell'appartamento di fronte, sono Genéviènne R. in C.." Un forte stretta di mano, una deliziosa erre moscia, altezza appena inferiore a quella di Al, colpivano i suoi occhi color nocciola di forma molto allungata, espressione ironica, guardava Al con misto di sicurezza e di curiosità. "Non è la solita espressione che si usa in questi casi ma sono sincero nell'affermare che sono felice di averla incontrata, sono Alberto M." "Il piacere è reciproco, ci rivedremo nei prossimi giorni, ho in casa una filippina per mettere in ordine l'appartamento, by by." Al smise di frequentare locali e amici, se ne stava rintanato in casa affacciato al balcone anteriore o a quello posteriore con in mano la fida Canon per... riprendere il panorama, nel frattempo sperava di rivedere la signora C. Si sentiva ridicolo, che senso aveva quella spiata giornaliera, il suo era un comportamento infantile! Fu tolto dalle ambasce dalla signora C. la quale un giorno, inaspettatamente, sporgendosi al di là della vetrata divisoria della terrazza anteriore: "Mi rassetto un pò e poi le farò visitare casa mia, vorrei evitarle il mal di collo che potrebbe colpirla per il suo fare in continuazione la 'vedetta lombarda'." Figura di cazzo e presa in giro ma almeno aveva raggiunto lo scopo di intrufolarsi in casa di Ge per vedere la mobilia della magione (ma forse gli interessava più la padrona di casa). Ge aprì la porta con indosso una vestaglia color turchese che combinava bene col suo colorito leggermente ambrato, nessun trucco, poteva permettersi di mostrarsi 'nature'. "Forse conosceva la disposizione delle stanze prima che rivoluzionassimo tutto, a sinistra è rimasta la cucina, poi una camera matrimoniale, un bagno, altra camera matrimoniale, altro bagno, studio di mio marito e poi salone, tutto qui." Al osservava tutto con coriosità: la cucina bianca dava più luce all'ambiente, quel che colpiva era il lampadario in ceramica con steli e foglie colorate che normalmente si trova in altre realtà della casa. La prima stanza matrimoniale (ma perchè due?) stile arte povera ma che di povero non aveva nulla, dietro il letto un arazzo con figure femminili e, sullo sfondo, un paesaggio, lampadario veneziano a sei luci, grande armadio stile ottocento con piedi di leone, primo bagno con vasca idromassaggio e mobiletti laccati, lampadario simile a quello della cucina, seconda camera matrimoniale copia della prima come pure il bagno, studio del marito con pareti rivestite in legno, mobili scuri stile inglese, tavolo con computer, due vetrine piene di statuette, lampadario in ferro battuto. Il salone merveilleux (in francese fa più chic): home thèatre con maxi televisore e altoparlanti stereo sparsi un pò dappertutto, video registratore, divano in pelle, alcune poltrocine stile giapponese. Al: "M'è venuta la malattia di Sthendal..." "Che tra poco si acuirà, che ne dice?" Ge  aveva slacciato la vestaglia mostrando un  delozioso nudo corpo longiloneo, tette non troppo pronunciate, vita stretta, pancia piatta, gambe affusolate , lunghe come quelle di una modella. Al inghiottì un paio di volte, il suo sguardo andava dalla testa ai piedi e viceversa, i piedi lunghi e stretti, bellissimi. "Questo è un attentato alle mie coronarie, non sono più giovanissimo..." "Le darò qualcosa di forte, un bevanda che amo particolarmente, il caffè sport Borghetti, mai provato?" Si sedettero sul divano, Al, ancora imbambolato, spostava lo sguardo dal viso di madame ai mobili per ritornare al viso. "Qualche domanda?" "Sono tante e si spingono fra di loro nel mio cervello, preferisco guardarla in faccia spero di non  infastidirla..." La rimirò a lungo, Ge lo assecondava cambiando espressione intervallata da risolini.   "Io sono fotogfrafo e la guardo da un punto di vista professionale..." "Sei un fotografo bugiardo , ho visto qualcosa aumentare di volume!" "Genéviènne, pensavo di essere anticonformista ma tu mi hai battuto su tutta la linea!" "Penso di riconoscere la persone al primo impatto e ti ho classificato simile a me, non ho sbagliato, riprenderemo a parlare la prossima volta, mio marito sta venendo a pranzo, ciao." Al rientrò in casa piacevolmente stravolto, Nadia stava ancora sfaccendando, alzò lo sguardo senzare commenti, forse aveva intuito qualcosa. Al finì il pranzo senza quasi accorgersi del cibo che a, sentiva in tutto il corpo come una linfa nuova, eccitante. Al ricordo della nudità di Ge 'ciccio' si alzò speranzoso, dire che fosse una situazione anomala era il minimo. Quella nudità sfoggiata senza pudore e con semplicità l'aveva conquistato, era proprio vero, Ge e Al erano molto simili di mentalità, forse uguali. Nelle sue fantasie Al. aveva talvolta sognato una tale situazione molto eccitante con futuri risvolti sicuramente piacevoli. Qualche domada si poneva: la figura del marito molto distante, a prima vista, dalla deliziosa consorte. Perchè quelle due camere matrimoniali, uno dei due russava? Spiegazione non convincente, sicuramentte sotto c'era una situazizone più complicata. Al preferì uscire di casa, aveva bisogno di riordinare le idee, stava per entrare nella Jaguar, alzò lo sguardo e vide Ge sul balcone sorridente. Gli effetti di quella nuova conoscenza, contraria a tutte le regole, si facevano sentire. Alberto guidava automaticamente, accelerava, frenava, tutto come in ipnosi. Guardando in giro vedeva le persone muoversi al rallentatore, gli edifici dai colori più vivaci, il cielo piacevolmente terso.. Lasciò la macchina al posteggio 'Cavallotti' vicino alla stazione ferroviaria per proseguire a piedi. All'edicola porse i soldi per 'La Gazzetta' a Nino il giornalaio, vecchio amico, senza salutarlo. "Gianluca ti senti bene?" "Tanto bene quanto non mai." "Sarà ma ti vedo stralunato, vieni al bar Santoro ti offro un aperitivo, liberati dal segreto, femminuccia?" "Quale femminuccia, una divinità, non ti sto a dire..." "Ho capito, amore a prima vista, da quanto la conosci e cosa dice il marito?" "Nino sarai pure maligno ma ci hai azzeccato, l'ho conosciuta ieri, è sposata con un buzzurro." "Tutte le donne belle sono maritate con esseri inferiori, piccoli, sciocchi, meschini ed anche buzzurri..." ""Se parli così non ti dirò più niente." "Non ci credo, hai bisogno di esternare al mondo la tua felicità, ti sei incamminato su una strada sdrucciolevole." "Me ne fotto, mi piace da morire!" "Nel caso ti ficcassi in qualche guaio sono a tua disposizione: conosco avvocati, qualche giudice ed anche impresari di pompe..." "Non fare l'uccello del malaugurio, ritorniamo all'edicola devo prendere il giornale." "Te lo sei messo in tasca... sei sulla buona strada!" Rientrato fra le mura domestiche gli ambienti gli apparvero più luminosi, anche Nadia sembrava aver perso qualche chilo... "Signor Alberto vuole che gli cucino gli spaghetti?" "No faccio tutto io" la prese per la vita e cominciò a ballare. Nadia era l'espressione dell'incredulità e della sorpresa, non capiva se il padrone di casa volesse da lei qualche servizio particolare (che le sarebbe stato pagato extra) oppure... Oppure, Al se ne andò nella stanza da letto e si catpultò sul talamo ancora vestito, Nadia, ancora confusa, si ritirò in buon ordine. Al non resistette oltre, pur nella consapevolezza di poter incontrare il marito bussò alla porta di Ge. Stessa vestaglia e viso senza trucco, affascinante. "Prima che tu favelli presagisco una richiesta impellente, il viso e la parte mediana dei tuoi pantaloni sono la spia." Per Al. fu la conferma di aver incontrato la donna sempre desiderata oltre che piacevolissima, aveva molto intuito. "Imbambolato sono sola, fra mezzora in camera mia, la seconda, non ti sbagliare, lascio la porta aperta."Bidet di rito, niente profumo non li aveva mai amati, le femminucce avevano sempre apprezzato il suo odore naturale. La prima camera da letto era vuota come pure la seconda, girò per casa, Ge sembrava essersi volatilizzata. Pensò ad un rientro imprevisto del marito, fra l'altro era più grosso di lui, stava per andarsene in gran fretta quando... "Mi sono nascosta nell'armadio è il posto dove solitamente si celano gli amanti... dì la verità hai avuto paura che fosse rientrato mio marito." "Lo ammetto ma per questo scherzo pagherai pegno e sarai la mia schiava per tutto il pomeriggio, spero che mi permetterai qualcosa di inusuale." Al supino sul letto (ciccio in posizione verticale da tempo) chiese a Ge di posizionarsi su di lui e di farsi penetrare lentamente, senza preliminari, con la vagina asciutta per provare, nell'addentrasi nel delizioso tunnel, una sensazioni fisica più vigorosa. E così fu, 'ciccio' si ininuò un pò a fatica ma il piacere, per entrambi fu più intenso. "Ti prego di non muoverti, vorrei parlare con te in questa posizione, vorrei sapere qualcosa di te di molto intimo, possiamo parlare a lungo, 'ciccio' si trova a suo agio e non ha fretta di uscire dal tunnel." "Sono svizzera, mio padre era capo stazione a Basilea, purtroppo il ménage fra i miei genitori era piuttosto burrascoso, incomprensioni, liti. Ero iscritta all'universià e lì conobbi mio marito che frequentava un corso di aggiornamento. È medico all'ospedale 'Papardo' di Messina, non voleva più restare in Svizzera, avevo avuto una storia con un mio coetaneo finita male. Tindaro, il nome della mia metà o meglio del mio doppio, prese a corteggiarmi, freddamente considerai la possibilità di lasciare la mia famiglia. Gli dissi di si con l'impegno di sposarmi prima di partire per l'Italia, dopo trenta giorni eravamo maritati e arrivammo a Messina. All'inizio abbiamo abitato presso i suoi genitori ricchi, anziani e rompiballe sino a quando gli ho imposto di avere un alloggio tutto nostro e..." Al. si accorese che 'ciccio' era stato circondato da qualcosa di umido, capì che Ge se n'era bellamente venuta. "Come hai fatto, non mi sono mosso di un centimetro." "Cheri io godo col cervello oltre che col fisico, datti una smossa pure tu poi seguitiamo a parlare." 'Ciccio' sbrigò la pratica in fretta e Ge. si abbandonò sul corpo di Al. Forse di erano appisolati, Ge per prima si staccò 'chiudendo' con la mano la sua cosina 'piangente' e si rifugiò in bagno. Gi andò nell'altro bagno inseguito da un urlaccio "Torna indietro! Vieni nel mio, il menage con mio marito è molto particolare, nessuno dei due deve oltrepassare i propri confini. Pur vivendo sotto lo stesso tetto, viviamo separati ma i nostri rapporti sono buoni. Tindaro ha per amante una sua infermiera, Dorella, ragazza calabrese allegra, simpatica, sorridente tutto l'oppposto di mio marito, forse per questo vanno d'accordo. Talvolta l'invita a cena a casa nostra, io non ho nulla in contrario anzi possiamo dire che siamo amiche ma i nostri bagni e le camere da letto sono personali e nessuno dei due deve invadere il campo dell'altro. A me va bene così come pure a Tindaro, separarsi e poi divorziare è spiacevole e complicato, tutta una trafila di avvocati, giudici, carte da firmare, tempi lunghi. Ci siamo accordati, ho una domestica fissa, oggi è il suo giorno di riposo, si chiama Assunta brutta ma servizievole e brava nel suo lavoro.. Bene, torniamo in camera, ci scommetto che ami molto essere coccolato." "Indovinato, la vostra storia è inusuale ma, come l'on dit, civile poi vorrei conoscere il maschietto che visita la tua 'micia'". "Mmmmm" "Ge vorrei fare un patto con te, qualsiasi avvenimento accada vorrei contare sull'assoluta reciproca lealtà." "Volevo proportelo io, cambiando discorso hai osservato bene i miei piedi?" "Di sfuggita, sono lunghi, signorili, mi piacciono, sono unici." "Ti va di fare un attimo il feticista, amo le sensazioni che provo quando me li baciano." "Nuovo giro, nuovo numero mi pare di essere al circo, dove comincio dall'alluce o dal mignolo?" "Da dove di pare, talvolta riesco a godere anche così" Ciccio aveva assunto la posizione di attenti, Ge se lo mise in bocca e Al cominciò a poppare l'alluce del piede destro, un sessantanove fuori del comune! Come prevedibile 'cicco' dopo un pò le fece assaggiare il suo prodotto seguito da Ge. che, inaspettatamente si mise a mugulare, stava godendo! La quiete dopo la tempesta, Al. e Ge. in poco tempo si erano conosciuti, si erano apprezzati ed avevano assaporato le delizie di un amore a dir poco singolare ed eccentrico come d'altronde erano loro stessi. Una mattinata di sole, affacciati al balcone, i due specialissimi si ritrovarono ad ammirare un panorama pittoresco, sempre piecevole da osservare soprattutto dopo una intensa pioggia notturna che aveva spazzato via la caligine e la Calabria si appalesava nella vividezza dei suoi colori. "Mio marito mi ha chiesto se avevo conosciuto il nostro vicino di casa senza chiedere particolari. Gli ho risposto che sei una persona da poter frequentare ma nessuno dei due si è sbilanciato nel chiedere di fornire ulteriori informazioni. Tindaro è molto riservato, parla poco, solo in presenza della piccola Dorella diventa irriconoscibile: allegro, spiritoso ed anche simpatico ricambiato da quella scimmietta piccola di statura (gli arriva alle spalle) ma dal sorriso accattivante, se fossi un uomo me ne innamorerei." "Un giorno ti chiederò dei tuoi rapporti con le femminucce ma non ora, voglio scoprirti un poco alla volta, hai presente il gioco del poker quando si aprono lentamente le carte, spero tutti assi." "Non conosco bene il poker, c'è un super asso?" "Si e si chiama Genéviènne, ti lascio vado al lido di Mortelle, ho affittato una cabina che, ovviamente, è anche a tua disposizione." "Niente mi farebbe più piacere ma non dobbiamo dare nell'occhio, non parrebbe vero ai vicini 'bagnarci il pane' e con mio marito abbiamo fatto un patto di essere discreti per la sua posizione in ospedale." "Avrei voluto vederti in bikini, sicuramente sarai più sexy che nella nudità completa, per stare insieme al mare dovremmo andare in una spiaggia lontana, magari a Milazzo. Ora munito del mio accappatoio nero (è molto chic) andrò in spiaggia e butterò l'amo..." "A parte che un accappatoio come il tuo fa molto messe nere lascia stare la 'canna da pesca', hai già la tua preda da sgranocchiare, sei solo all'inizio ed il futuro sarà pieno di sorprese." "Mi farò baciare solo dal sole, ciao." Anche se l'avesse voluto Alberto aveva poco da scegliere come prede; complice la giornata feriale la spiaggia era frequentata da persone anziane, donne non appetibili con prole al seguito che fracassava gli zebedei ma d'altronde aveva ragione Ge, aveva già la sua pannocchia da sgranocchiare... Lungo bagno per rilassarsi, sfoggio dell'accappatoio nero seguito dagli sguardi stralunati dei vegliardi perplessi, bibita al bar, ritorno a casa. Molto apprezzato il pranzo preparato da Nadia, stava per mettersi a letto nell'accogliente camera con condizionatore acceso, quando il telefono: " Mi devi fare un favore, è accaduto un fatto particolare e spiacevole ad una mia amica di cui non ti ho parlato, fra poco viene a casa mia con suo figlio, preferisco rimanere sola col ragazzo, tu devi trattenere la madre per il pomeriggio." "D'accordo Genéviènne. la mia curiosità è accresciuta a dismisura, sono a tua disposizione o meglio a disposizione della tua amica, come si chiama?" "Monica C., ha quarantadue anni, accoglila bene." Dopo circa mezz'ora dallo spioncino della porta d'ingresso Al. vide Ge. con accanto una signora bruna con i capelli a caschetto in compagnia di un ragazzo dell'età di circa quindici anni. Gi attese che Ge. suonasse alla porta prima di aprire- "Gianluca ti prego fa compagnia a Monica, io devo dare lezioni di francese a suo figlio Francesco." "Signora inutile dirle che si deve considerare a casa sua, non voglio metterla in imbarazzo con la mia presenza, qualora volesse rimanere sola le accendo la tv e mi ritiro in altra stanza." Madame Monica cercava di mostrarsi naturale cosa non facile da attuare causa una presentazione affrettata e non facilmente giustificabile; espresse il desiderio di visitare l'abitazione di Al. forse per rompere il ghiaccio. Era bruna naturale, viso regolare con un'unica particolarità: un occhio leggermente strabico che le dava un'aria seducente, lo strabismo di Venere! Nello studio: "Vedo che ha dei quadri di Orfeo Tamburi, scuola romana, i più richiesti, quelli parigini sono perlopiù commerciali." "Li ho ereditati da mio padre anche lui pittore anche se della domenica come si dice in gergo, andato in pensione da funzionario di banca ha preso a scrivere libri e a dipingere, i suoi tableau sono nel salone." Monica osservava lentamente i quadri di papà Armando, varie volte. "Suo padre era un uomo straordinario, dai dipinti si evince che non ha frequentato scuole di pittura ma i quadri stessi sono genuini, ovviamewnte naif, esprimono diversi stati d'animo. In questo domina una tristezza violenta, totale: nubi scure incombono su un paesaggio desolato con alberi senza foglie, immensi che sovrastano persone e animali. Quest'altro è l'esatto opposto: il cielo dipinto di rosa con uccelli che volano verso l'alto, gli alberi di altezza normale hanno al posto delle foglie grossi frutti rossi, un ruscello attraversa il paesaggio e, ai lati, rane che saltano nell'acqua, una siepe che separa due terreni con fiori sgargianti, e, massimo dell'ottimismo, pecore e lupi che si guardano con amicizia, sicuramente suo padre era un utopista!" "Ho compreso la natura di mio padre con gli anni, siamo molto simili, l'ho scoperto anche quando sono venuto a conoscenza di sue avventure con amiche di mia madre. Le vorrei mostrare il panorama, sicuramente per lei sarà una novità, non l'ho mai vista in casa di Genéviènne." "La mia amica ha cambiato casa da poco tempo, mi ha invitato varie volte ma c'è stata un'occasione spiacevole per cui..." Monica si era girata di spalle, piangeva silenziosamente. "Madame, la prego, si sieda sul divano, la lascio sola." Al. dinanzi al pianto di una donna rimaneva oltre che perplesso anche allarmato che la cotale potesse chiedergli qualche favore ma stavolta ebbe l'impressione che fosse genuino e che Monica avesse subito un forte choc. Perchè aveva accompagnato suo figlio da Ge? La giustificazione della lezione di francese non reggeva. "Monica mi permetta di chiamarla per nome. resti quanto tempo crede, io sono nello studio."  Al accese il computer e si trovò a gustare il film 'Paprika.

  • 17 agosto 2011 alle ore 11:47
    STELLA E I DUE GEMELLI. (2)

    Come comincia: Allo spumante, imitazione di eschimesi  (strofinio di nasi), inizio di ballo hawaiano da parte sua, rottura di balle da parte di Ivan, poi con la massima naturalezza Stella si slacciò il bikini e lo fece volare lontano e si sdraiò su una cuccetta. Ivan aveva sfoderato un'espressione da ebete. "Mai vista una donna nuda?" Ivan non aveva mai visto Stella nuda, ammirò il corpo flessuoso, i capelli sciolti, l'espressione del viso improntata a noncurnza...ancora una volta era riuscito a sorprenderlo, il bastone del comando era sempre in mano sua. "Se hai finito di fotografarmi vorrei esercitarmi in qualcosa di più consistente!" "In cosa consiste qualcosa di più consistente?" "Nell'avere scelto un fidanzato coglione!" Il 'ciccio' di Ivan aveva assunto una posizione di attenti, cosa subito apprezzata da Stella. "Ora va meglio." Ivan si era adagiato dolcemente su di lei che aveva provveduto ad allargare l'angolo di apertura delle gambe, il suo viso era rivolto alla sua sinistra, gli occhi chiusi per assaporare sino in fondo quel momento. Il giovin signore aveva timore di essere brutale e si avvicinava alla meta piuttosto lentamente, in ultimo si era ritirato per paura di provocarle dolore." "Ci vogliamo far notte oppure hai dei problemi?" Constatato che tutto era a posto, Stella si alzò sui gomiti con aria arrab- biata: "Niente anestesia, vai!" Ivan si meravigliò della relativa facilità con cui era riuscito a penetrarla, la baby era 'bagnata' solo all'inizio un pò di resistenza, poi... "Devo fare marcia indietro?" "Avanti tutto, scemo, ho preso la pillola." Ivan dette prova di valentia e riuscì a portar Stella al raggiungimento dell'orgasmo. "Basta mi fa un pò male."Tolto di mezzo Ivan, si controllò la 'gatta' era abbastanza soddisfatta, solo un pò di sangue bloccato da un assorbente previdentemente portato con sè. "Resto, in cuccetta a godermi il 'post ludium', riportami a casa sana o meglio mezza sana e salva, march!" Ivan capì che ormai era completamente in balia della dolce volpona: in posizione, caricare, puntare, fuoco, ritirata, tutto a comando. Rientrarono a Messina all'imbrunire; Stella dormiva avvolta in un lenzuolo, solo il viso fuori. Ci vollero tanti bacini per farla risvegliare, la baby si stiracchiò e chiese l'ora e prese a vestirsi lentamente .Sbadigliando scese dalla barca, aspettò che Ivan andase a prendere l'auto e poi a casa sua. "Ci sentiamo per telefono." Ivan aveva la testa nel pallone mentre per Stella era stata solo un'esperienza da effettuare. I due ripresero la solita routine: studio, fine settimana a svagarsi, qualche variazione nel loro rapporto c'era stata: per Stella tutto quanto accaduto rientrava nella normalità, Ivan invece era alle stelle. Passato il capodanno decisero di passare una settimana a Madonna di Campiglio; partenza da Messina in pulman, in aereo da Catania  a Verona, ancora in pulman sino a destinazione. Ambedue erano equipaggiati di tutto punto, approfittando dei saldi di fine stagione: Stella in salopette e giacca rossa con cappuccio bianco che faceva risultare l'avvenenza del viso, Ivan in tuta azzurra con cappellino rosso. Dimitri aveva espresso il desiderio di andare anche lui in vacanza, separatamente, a Madonna di Campiglio: "Faremo un sorpresa a Stella, vedrai che faccia quando ci vedrà insieme!" Ivan accettò malvolentieri la presenza del fratello nella stessa località. Anche in questa circostanza Stella dimostrò la sua voglia di indipendenza, pretese di avere una stanza tutta pe sè. "Scusa ma quale migliore occasione per stare insieme giorno e notte, ti assicurio che non russo e potrebbe capitare che 'ciccio', di mattina presto, si svegli pieno di buona volontà!" "Che mi hai preso per 'remedium concupiscentiae' di cattolico insegnamento, proprio per questi motivi voglio dormire da sola, da sola per modo di dire, ho visto un maestro di sci niente male..." "Il maestro di sci farebbe la fine di Giodano Bruno!" Ancora una volta Stella l'aveva spuntata e si era fatta assegnare una stanza in un altro piano, Ivan fu costretto ad ingoiare anche questo rospo. Dimitri si era fatto vedere da lontano, al loro passaggio fece finta di comprare un giornale ma li stava seguendo, pessima idea quella di soggiornare nella stessa località. La storia si era ripetuta più volte. Un giorno sulla pista di sci Dimitri era passato loro vicino indossando un casco per non farsi riconoscere. "È strano un adulto col casco, qui lo indossano solo i bambini, che ne dici Ivan?" "Avrà paura delle cadute, perchè ti interessa?" "Aveva un'aria familiare..." Ormai Dimitri era diventato l'ombra di Banco di shakespeariana memoria. Un pomeriggio Ivan lo incontrò per strada, Stella era rimasta in camera a schiacciare un pisolino. "Domani ti presento Stella, mi sento a disagio vedere che ci segui." "Fammi divertire ancora un poco,fratellino, ti vedo nervoso!" Dimitri aveva preso alloggio in un albergo alla periferia del paese, Ivan lo intravide nella hall dell'hotel dove alloggiava con Stella, non sapeva spiegarsi questo suo comportamento. A cena furono servite varie porzioni di 'mangiapreti' che, innaffiate con del buon Merlot locale, avevano appesantito lo stomaco di Ivan. "Stella mi ritiro in camera mia, se mi sentirò meglio ti verrò a trovare più tardi." I 'mangiapreti fecero una fine ingloriosa nella tazza del water rigettati da uno stralunato Ivan che, lavatisi di denti, preferì buttarsi sul letto a riposarsi. Stella in camera sua stava vedendo uno spettacolo televisivo quando sentì bussare alla porta, dallo spioncino riconobbe Ivan. "Ti sei ripreso subito, guardiamo un pò la televisione insieme." Ivan più che lo spettatore voleva recitare il ruolo di protagonista, si avvicinò a Stella e cominciò a baciarle il collo poi il seno ed infine le sfilò la vestaglia. Stella era accondiscendente. A un tratto: "Ma scusa ieri l'hai fatto due volte!" "Sei la mia droga, basta il tuo profumo per farmi..." "A proposito di profumo l'hai cambiato, è diverso da quello che usi abitualmente." "Sono entrato in un negozio per acquistare una schiuma da barba e mi son fatto convincere dalla commessa a provarne uno nuovo, la commessa era convincente!" "Perchè non sei andato con la commessa comvincente?" "Tu sei un'altra cosa." Stella aveva chiuso gli occhi e assecondava le manovre di Ivan. "Che ne dici di provare qualcosa di diverso, per esempio il doppio gusto?" La curiosità era stata sempre una peculiarità di Stella, non fece obiezioni anche perchè Ivan la stava portando di nuovo in cielo.Quasi non si accorse che Ivan l'aveva girata di spalle, sentì penetrare lentamente  'ciccio' nel suo buchino posteriore, avrebbe voluto protestare ma non ne aveva la forza o forse la voglia, Ivan tintinnando il clitoride fece provare ad una  Stella stupita il famoso 'doppio gusto'. Alla fine erano stanchi ma appagati, Stella baciò Ivan sulla bocca per ringraziarlo, avevano scoperto un nuovo piacevole amplesso.La mattina seguente fecero colazione insieme, si erano alzati di buonora per evitare la fila per conquistare un posto sull'ovovia. In giro tante facce assonnate, la sera molti villeggianti preferivano divertirsi sino a tarda ora. Sistemati gli sci negli appositi spazi entrarono in cabina, con loro altri due sciatori, si appisolarono, Stella aveva poggiato le testa su una spalla di Ivan. Uno scossone li destò, fine del percorso. Stella infreddolita volle entrare nel bar. Il locale era spazioso, tutto foderato in legno, fuori sullo stipite dell'ingresso le immancabili corna di cervo. In montagna, prima di iniziare la discesa, solo gli sprovveduti assumono bevande alcoliche insieme agli amanti di Bacco ed anche a coloro che cercano di affogare i loro guai senza ottenere i risultati sperati. Ivan e Stella, che sprovveduti non erano, ordinarono due cappuccini molto caldi che andarono a sorbire seduti ad un tavolo in fondo al locale. Ivan alzò lo sguardo ed il cappuccino gli andò per traverso, Dimitri si stava dirigendo verso di loro. "Non pensi che sia giunta l'ora di presentarmi a Stella?" Stella aveva seguito la scena, Ivan non le aveva mai presentato il suo fratello gemello, due gocce d'acqua. "Finalmente riesco a conoscere la famosa Stella, ero veramente curioso." Stella guardava prima l'uno poi l'altro, non riusciva a parlare. L'intuito femminile le suggeriva di non chiedere nulla per non scoprire qualcosa di increscioso. Decise di andare in bagno ma, passando dietro le spalle di Dimitri percepì il profumo della sera prima, capì tutto, si mise a correre piangendo. I due fratelli rimasero in silenzio senza guardarsi, erano diventati nemici. Dal comportamento di Stella Ivan aveva compreso, in ritardo, quello che poteva prevedere considerato lo strano comportamento del fratello nei giorni precedenti. Si sentiva svuotato di ogni energia, non riusciva ad alzarsi dalla sedia. Raccolse le ultime forze e si diresse verso il bagno delle signore, Stella era seduta su uno sgabello in fondo alla stanza. "Giovanotto questo è il bagno delle signore!" la voce gracchiante di una vecchia lo fece fermare. "Non è che sei come i giovani d'oggi, guardandoti bene mi sembri un pò finocchio!" una risata sgangherata seguì la frase. Ivan si avvicinò a Stella, si mise in ginocchio dinanzi a lei, qualcosa si era infranto nel suo cuore. Dopo un pò riuscì a farle alzare il viso, impressionante il suo pallore, gli occhi cerchiati, infossati nelle orbite, irriconoscibili. Ivan dolcemente la condusse fuori, in albergo si trasferì nella sua stanza. Decisero di non partire subito, meglio far passare del tempo per cercare di rasserenare le loro menti, a Messina, in quello stato, potevano essere oggetto di domande imbarazzanti. Non si recarono più a sciare, la notte aveva nevicato, il laghetto sottostante l'albergo era ghiacciato, due ragazzi approfittavano dell'evento per pattinare facendo un gran chiasso. Ivan e Stella passavano la maggior parte del tempo a passeggiare, prima l'uno vicino all'altro, poi tenendosi per mano ed infine abbracciati. Solo una volta trattarono l'argomento, fu Stella ad informare Ivan che suo fratello aveva ottenuto quello che a lui non aveva mai concesso.
    Il tempo lenisce i dolori, talvolta fa guarire ma le cicatrici restano per sempre.Stella e Ivan si guardavano negli occhi, solo qualche piccolo bacio affettuoso, il trauma era stato enorme anche per due anticonformisti come loro.
    Al rientro in famiglia Stella accusò una colica addominale, Ivan non trovò più in casa suo fratello trasferitosi a Milano presso loro cugini. I genitori compresero che fra di loro era accaduto qualcosa di grave ma non ritennero opportuno andare in fondo alla questione e, con gran dolore, accondiscesero alla loro richiesta di vivere lontani l'uno dall'altro. Stella non era più la pazzerellona di una volta, si impegnò nello studio tanto da conseguire la laurea sei mesi prima del previsto. Anche Ivan si dimostrò studente modello, riprese anche l'hobby della fotografia e scattò una serie interminabile di foto a Stella, molte in bianco e nero da lui stampate personalmente. Le foto, tutte bellisime, venivano mostrate orgogliosamente a parenti e ad amici. I fidanzati avevano ripreso ad avere rapporti sessuali, il detto che l'amore supera ogni ostacolo si era dimostrato veritiero. Molto era cambiato dentro di loro, era sopraggiunta un'improvvisa maturità; le mattane di Stella erano un lontano ricordo, in fondo Ivan le rimpiangeva. Ambedue vivevano alla giornata senza far programmi, avevano preso a lavorare: Ivan insieme al padre, Stella in una ditta di import - export. Le due famiglie, ben contente del loro legame, vivevano in amicizia, appassionatamente, come in quel vecchio film americano. Gli dei, in questo caso Giunone invidiosa dell'umana felicità, aveva mostrato tutta la sua perfidia cercando di rovinare l'esistenza di due giovani mortali, non c'era riuscita, almeno non completamente come da suo spregevole disegno.

  • 16 agosto 2011 alle ore 15:28
    STELLA E I DUE GEMELLI.

    Come comincia: La città di Messina lo stesso giorno, il 18 marzo 1967, aveva accolto i primi vagiti di Dimitri e di Ivan G., due gemelli. L'essere venuti al mondo in una città di mare aveva contribuito a far sì che fosse innata in loro l'attitudine per gli sport acquaitici nè poteva essere altrimenti dato che i loro geni provenivano dal papà ingegniere progettista di yatch e dalla mamma, una cavallona di un metro e ottanta, insegnante di educazione fisica.Ben presto i due gemelli erano diventati famosi: dopo pochi mesi dalla nascita erano stati ripresi dalle telecamere in una piscina mentre, con gli occhi aperti, il pannolino ai fianchi e il ciuccio in bocca notavano allegramente sott'acqua sotto lo sguardo vigile di mamma Leda.Le riprese erano state effettuate per conto di una nota ditta di prodotti per bambini e poi proiettate in televisione.Vari fattori avevano contribuito a far crescere i bambini spensierati ed allegri educati dai genitori in piena armonia in un'atmosfera distesa e gioiosa.Il papà Cateno non era complessato da un nome perlomeno singolare tipico soprattutto della Calabria; gli era stato imposto, malvolentieri, da suo padre per non scontentare il nonno legatissimo alle tradizioni di famiglia.Cateno era noto per le sue burle di cui erano vittime amici e parenti. Ammiratore del Boccaccio, aveva fatto delle canzonatura un'arte sopraffina, niente volgarità, solo puro divertimento (il suo).Famosa una beffa architettata nei confronti di 'signore per bene' amiche di sua sorella Esmeralda che di bello aveva solo il nome.Esmeralda maritatasi giovanissima (si diceva aver messo in atto la classica fuitina) era rimasta vedova 'bianca' perchè il di lei consorte, visto il suo attaccamento più all'acqua santa che al sesso, era sparito senza lasciar traccia.Esmeralda aveva considerato l'abbandono ingiustificato e letale per la sua reputazione, aveva perciò messo in giro la voce che suo marito era morto incornato da un bufalo, in Africa, durante una battuta di caccia grossa.Insoddisfatta della sua grigia esistenza e non in grado di rimorchiare altro straccio di uomo, aveva preso l'abitudine di mangiare con smodatezza e di sgranocchiare di continuo frutta secca, caramelle e cioccolatini. A chi le domandava perchè tenesse in casa tante leccornie, rispondeva che lo faceva per gli adorati nipotini. Le conseguenze per la linea del suo fisico si erano ben presto evidenziate e, pertanto, per mascherare la lardellosità, l'unico colore dei suoi vestiti era il nero fisso che, ufficialmente, indossava in segno di lutto per il mai dimenticato beneamato. Esmeralda era stata nominata presidentessa del circolo 'Pie signore della carità', congrega nata con lo scopo dichiarato di aiutare i bisognosi e quello effettivo di riunire signorine e signore tristi e scompagnate che avevano quale unica compagna la solitudine.I luoghi dove si svolgevano le riunioni erano stati inaugurati e benedetti dalle autorità ecclesiastiche sempre ben felici di poter contare su personaggi noti (e ricchi).Da buon moquer ateo, Cateno si compiaceva d'essere irriverente verso le istituzioni papaline di cui trovava ridicoli e grotteschi i dettami di comportamento.Abile nel disegno, aveva raffigurato in vari pannelli la famosa traslazione della casa di Maria da Nazareth a Loreto mentre la casa stessa perdeva, durante il tragitto, alcuni mattoni scatenando le ire della povera gente che veniva malamente bombardata. Le raffigurazioni in questione erano state esposte sulle pareti esterne del circolo ateo 'Uaar' (Unione atei e agnostici razionalisti) di cui Cateno era socio. Orrore, dispregio del sacro, le benpensanti signore e signorine si erano rivolte alle autorità ecclesistiche che, a loro volta, avevano interessato l'Autorità Giudiziria. Purtroppo per loro la costituzione italiana prevede la libertà di satira... La ferita lasciò un segno profondo in Esmeralda e nelle sue disperate amiche. Al confessore delle pie non rimase che invitarle a rivolgere le loro preghiere al buon Dio al fine di far rinsavire quell'iconoclasta di Cateno. Purtroppo le guiaculatorie non ebbero esito alcuno e i pannelli rimasero al loro posto. Dimitri e Ivan, seguendo le orme paterne, crescendo, avevano acquisito il suo spirito dileggiatore. All'età di tredici anni avevano messo in atto una beffa che costò loro l'alienazione della simpatia della zia Esmeralda e la fine dell'elergizione di regali da parte della stessa danarosa zia. Il 'petafono' era un aggeggio in gomma di forma ovale consistente in una camera d'aria che terminava in un buco con labbra frastagliate; una volta riempito d'aria e poi compresso emetteva un suono molto simile ad un rumoroso peto. Durante una riunione delle pie dame, i due simpaticoni avevano nascosto l'infernale aggeggio sotto il cuscino della poltrona della zia Esmeralda la quale, dopo un discorso sull'immoralità del mondo contemporaneo, molto applaudito dalle presenti, nel sedersi aveva fatto scattare la vile trappola con l'emissione di una risonanza talmente poderosa da far ammutolire la platea. Le presenti convinte della 'perdita' da parte di Esmeralda, cercarono di sminuire il nefasto avvenimento ma, una volta accertata la provenienza del cacofonico suono, da parte di Esmeralda fu dichiarata guerra totale alla famiglia Gurrieri: padre, madre e i due gemelli. A scuola le burlette predisposte dai due fratelli non erano, ovviamente, ben accette ai professori. Una volta Dimitri e Ivan ne avevano messo in atto una dalle conseguenze molto spiacevoli per l'odorato: avevano posizionato due fialette dal contenuto pestilenziale, acquistate nel negozio degli 'scherzi', sotto i piedi della sedia della professoressa di matematica molto preparata nella sua materia ma 'orribile visu'. Sedutasi l'insegnante vide provenire dal basso un fil di fumo che, giusto alle nari del suo lungo naso, l'aveva fatta scattare come una molla, destinazione: l'ufficio di presidenza. Subito individuati, i due gemelli erano stati sospesi dalle lezioni per tre giorni; Cateno era stato convocato dal Preside e, dinanzi ai professoti riuniti, aveva provveduto ad una lavata di capo ai due giovinastri. "Non so come comportarmi con loro, sarò costretto a spedirli in collegio!". Fuori dalla scuola: "Ragazzi non esagerate!" Anche se anticonformisti e decisamente rompiscatole i due, quando si impegnavano negli studi, ottenevano risultati brillanti con lo stupore degli stessi insegnanti che non si capacitavano di questa loro trasformazione. La conoscenza di Stella M. da parte di Ivan mutò radicalmente la vita di entrambi i fratelli.La signorina M., anche lei messinese, frequentava l'ultimo anno dell'istituto di ragioneria. Alta, bionda, occhi castani, viso armonico, longilinea, un seno prorompente a cui faceva da contraltare un lato 'b' che l'interessata faceva oscillare sensualmente. Il suo comportamente colpiva gli spettatori maschi; i loro occhi, incollati al suo corpo, erano solitamente improntati a espressioni di languida imbecillità. Le colleghe femminucce se la prendevano con loro: E chi sarà mai, pare che ce l'abbia solo lei!" Ivan l'aveva notata in ritardo perchè l'istituto per geometri, che lui frequentava, si trovava dall'altra parte dell'edificio. Non era facile avvicinare la pulsella sempre scortata da un nugolo di cicisbei speranzosi ed accondiscendenti a ogni suo desiderio. Regina incontrastata della scuola, non era ben vista nemmeno dalle professoresse che, però, non potevano muoverle alcun appunto sul profitto scolastico perchè Stella era una studentessa modello. Era disegno degli dei che Ivan e Stella dovessero incontrarsi ma la mano del destino doveva essere in pò forzata da parte del giovane. Rientrando a casa Ivan aveva informato Dimitri degli ultimi avvenimenti e gli chiese consiglio su come poter approdare su quella spiaggia che riteneva impervia. I due fratelli per volere dei genitori ed anche su suggerimentio del Preside, erano stati iscritti in due doversi istituti per geometri al fine di evitare che mettessero ancora in atto il vecchio trucco dello scambio di persona durante le interrogazioni. Il consiglio di guerra partorì un'idea: poichè la signorina in questione si recava a scuola in motorino, Ivan doveva far finta di venir da lei investito e di essersi infortunato. Talvolta la teoria non corrisponde alla pratica; Ivan aveva messo in atto la progettata sceneggiata ma non era stato tanto abile da ingannare Stella. "Come stuntman sei penoso, pratica dello Judo e impara a cader bene, la prossima volta potresti farti veramente male, sempre che ci sia una prossima volta!" "Ci sarà, ci sarà presago il cor mel dice." "Il cor può dire quel che vuole ma stavolta si sbaglia, prova a prendermi, vediamo se sei un velocista." Stella era partita col motorino di gran carriera, Ivan, ben allenato, era riuscito a seguirla per un buon tratto. La signorina M. era girata ed aveva apprezzato la velocità e lo stile del giovane, niente male, forse l'avrebbe rivisto ancora ma come cavolo si chiamava, aveva dimenticato di chiderglielo. Il giorno seguente, alla fine delle lezioni, Ivan aveva localizzato l'aula della bionda e, mentre lei guadagnava l'uscita, l'aveva sorpassata urtandola leggermente. "Spero che questa volta non cadi a terra, come attore sei un guitto!" "Grazie del complimento, io sono Ivan G." "Chi ti ha chiesto niente, lasciami in pace!"  Ivan capì che non era il caso di insistere. In sella al suo motorino la seguì da lontano e vide dove abitava: viale dei Tigli n.18. Doveva giocare d'anticipo; il giorno seguente marinò la scuola. Nel negozio degli 'scherzi' acquistò un vestito da carnevale, barba e baffi finti ed un cappellaccio da bandito. Verso le tredici e trenta si appostò sotto il portone dell'abitazione di Stella. All'arrivo della preda le si parò dinanzi e, cercando di camuffare la voce: "Signorina faccia la carità a un poveraccio!" "Il poveraccio si prende un calcio in culo se non se ne va via subito!" "Dai, con te non c'è gusto, a me piacciono le conquiste difficili ma tu esageri!" "Sono Stella M., abito al sesto piano ed ho un fratello con due spalle larghe così." "Senza offesa per tuo fratello ma io preferisco le femminucce, in particolare te." "Va bene rompiballe, domani all'uscita della scuola sempre che tu seguiti a frequentarla non come hai fatto oggi che hai saltato le lezioni." Ivan rimase piacevolmente interdetto, Stella si era mollata proprio quando lui non se l'aspettava. Il giorno seguente la baby, more solito, era circondata da maschietti appiccicosi ma con uno 'scusate' si era liberata e, avvicinatasi a Ivan, l'aveva preso sottobraccio. "Dì la verità non te l'aspettavi, io son fatta così e poi quelli m'avevano veramente rotto!" " Nooo, tutti i giorni sono abituato a ragazze che prima mi mandano a ... e poi, ammaliate dal mio fascino, ci ripensano e mi prendono sottobraccio, mi farai odiare dai tuoi corteggiatori." Forti della loro gioventù, Ivan e Stella avevano iniziato a percorrere il dolce sentiero dell'amore. Stella riusciva a mettere in crisi Ivan, talvolta si dimostrava gioviale ed espansiva ma in altre occasioni metteva in mostra tutte le caratteristiche negative del suo segno: l'ariete. Diventava aggressiva, impulsiva, testarda, irrequieta. Ivan riusciva a sopportarla con una buona dote di pazienza cosa per lui inusuale nei precedenti rapporti amorosi. Francamente gli piaceva ogni giorno di più, scopriva il lei particolari fisici che l'attraevano: le rughette vicino alla bocca, il movimento delle labbra, il sorriso canzonatorio. Talvolta gli capitava dei essere così preso a contemplarla da non sentir le sue parole. "Morto di sonno dove sei stato stanotte, dormi in piedi." "A letto a dormire, sognavo te." "Ma quando mai, chissà con quale donna di malaffare ti sei accoppiato..." "Ti giuro che non vado mai con prostitute, mai pagata una donna." "Ho capito, te la danno gratis, resta il fatto che non me ne frega niente di quello che fai." Ivan non riusciva a frenare quel fiume di irrazionalità, si sentiva depresso, non riusciva a trovare una soluzione valida per venir fuori da quel ginepraio. Il giorno seguente alla fine delle lezioni: "Stella pensi che abbia commesso qualcosa che ti ha offeso, credo che tu abbia qualche cruccio, ti scongiuro parlamene, risolveremo innsieme il problema... mi hai rivoluzionato a vita!" Stella si rese conto dello stato d'animo di Ivan, della sua situazione psicologica e dei problemi che gli stava creando, le aveva dimostrato quanto fosse diventata importante per lui, non voleva più ferirlo. "Un mio ex boy friend cerca di rimettersi con me, mi assilla ogni giorno tanto più che abita nello stesso mio palazzo... non pensare di fare lo sciocco, non voglio guai." "Ci voleva tanto a farti uscire il fiato, ti piace ancora?" No, il problema si può risolvere facilmente." Il giorno seguente Ivan accompagnò Stella sotto il portone di casa, stettero a parlare sino all'atrrivo del suo ex."Tonino ti presento il mio fidanzato, spero che diventiate amici." Preso alla sprovvista, Tonino non seppe replicare, di violenza non se ne parlava proprio, Ivan era un palmo più alto di lui ed anche più robusto. "Sono Tonino M., con Stella siamo amici sin dall'infanzia. "Ivan G., penso che ci rivedremo." Non si incontrarono più; Tonino capì di aver perso la partita e, per non incontrare più Stella di cui era ancora innamorato, chiese ed ottenne il trasferimento in altro ufficio postale, alla sede di Catania.I giorni seguenti furono per entrambi estremamente piacevoli, Stella era cambiata ed Ivan l'ammirava stupito e felice di quel gradevole mutamento. Stella non pensi che meriti una ricompensa, ti sono stato molto vicino..." "Ricominci a fare lo zozzone?" "A parte che pensavo di andare a festeggiare insieme in un pub ma non mi risulta che con te abbia tentato... non ne ho avuto la possibilità." "Allora santo e martire ti annuncio ufficialmente che sono vergine, si vergine ma non in senso zodiacale ma proprio vergine. Se fossi volgare ti direi, alla messinese, che nessuno me l'ha mai 'nfilata' ma siccome non sono grossière ti dico semplicemente che sono illibata." Stella era riuscita a sbalordire Ivan e l'aveva lasciato senza parole, la guardava con faccia da ebete. "Non penso che voglia un certificato di un ginecologo." "Anche se avessi fatto marchette in mezzo alla strada ti vorrei ugualmente, non hai capito che mi sono rimbecillito per te!" La situazione era diventata troppo patetica e Ivan, ripreso il senso dell'umorismo, esordì: "Penso che mi debba organizzare, debbo studiare la situazione perchè non sono mai andato con una vergine, non vorrei fare una cattiva figura..." "Non farai nessuna figura nè bella nè brutta, non intendo mollartela, almeno per ora." "Devo scovare un luogo romantico: un bosco incantato cosparso di fiorellini profumati con alti alberi che fanno filtrare i raggi del sole oppure una spiaggia solitaria con sabbia fine ed acqua trasparente ovverso una suite d'albergo immersi in una vasca con acqua profumata mentre sorseggiamo spumante ed io ti infilo in bocca fragole con panna, che ne dici?" "Che andiamo a casa." "Hai rovinato tutto, mi hai fatto scendere dall'empireo per ritrovarmi... maledizione ti amo come un imbecille!" "Non aspettarti ponti d'oro, te la devi conquistare facendomi la corte tutti i giorni, dimostrandoti servizievole, innamorato, disponibile, riflessivo tutto il contrario di quello che dice il tuo segno zodiacale." "A parte che purtroppo è anche il tuo, penso che tu abbia dimenticato il lavaggio dei piedi come da ceromina papale." Non trattarono più l'argomento, Stella non si sentiva ancora pronta per il grande passo, I genitori di entrambi gli innamorati erano stati messi al corrente del loro legame, Stella anticonformista e libera di natura aveva deciso; niente ufficialità. Ivan senza alcun motivo particolare non aveva presentato Stella a Dimitri. Dopo il diploma, in autunno l'iscrizione all'università: Stella in Economia e Commercio, Ivan, in ossequio alla tradizione paterna, in ingegneria navale. Causa lo studio, i due giovani si frequentavano solo il fine settimana; con la Fiat 850 regalata ad Ivan dai genitori, giravano nei dintorni di Messina ed in particolare sui monti Peloritani ove il distensivo silenzio e l'atmosfera romantica avevano avuto un  peso preponderante per conoscersi un pò più intimamente. Stella pian piano aveva ripreso le abitudini sessuali (manuali e orali) che aveva avuto nel precedente rapporto con Tonino, Ivan era soddisfatto del cambiamento. Un pomeriggio: "Stella mancherò una settimana, devo andare a Genova a ritirare da un cantiere navale lo yatch 'Lula' per conto dei baroni Filippeschi." Ivan insieme al fratello Dimitri, dietro insegnamenti paterni, avevano conseguito il brevetto di skipper per condurre barche sino a quindici metri di lunghezza.Stella non accompagnò Ivan alla stazione ferroviaria, odiava gli addii anche se il loro era un arrivederci, Ivan ne fu contento, la presenza di Dimitri, anche senza un motivo preciso, gli avrebbe dato fastidio. Ad ogni stazione ferroviaria Ivan scendeva dal treno per telefonare a Stella: "Sono a Sapri." "Sono a Salerno." "Sono a Napoli." "Sono a Roma." "Sono a Firenze." "Sono a Genova." "Sono un cretino." Dimitri aveva mollato una battuta sfottente. Ivan aveva sorriso, non gli importava nulla di quello che aveva detto suo fratello. "Quando me la fari conoscere?" "Più in là." Ivan era diventato geloso e questo lo faceva sentire un imbecille, mai lo era stato, forse era quello il motivo di non voler presentare Stella a Dimitri. Il viaggio di ritorno fu molto più movimentato del previsto. Il mare, forza quattro, aveva messo in difficoltà l'equipaggio, nessuno aveva voglia di parlare, ognuno effettuava il suo turno per poi andare a riposare un cuccetta. La radio era andata in avaria. Il vecchio Nettuno, impietositosi delle fatiche dei conduttori del 'Lula', dopo Salerno decise di far calmare i cavalloni ed i marinai giunsero finalmente a Messina col mare quasi calmo. Dimitri durante il viaggio era perplesso dal fatto di non essere stato presentato alla fiamma di suo fratello, un giorno aveva intravisto Stella al braccio di Ivan, una vera gnocca! A casa i genitori erano preoccupati del silenzio dei due gemelli, mamma Leda si mise a piangere al loro arrivo. "Mamma mi stai stritolando" Ivan rideva soddisfatto, avrebbe riabbracciato presto l'amore suo grande.Alla telefonata di Ivan a casa di Stella ripose la sorella Anna. "C'è Stella?" "Ha sbagliato numero." "Non è casa M?" "Si ha sbagliato numero." "Non ho sbagliato numero, sono sfortunato a dover sopportare una cognata rompi..." "A coso ne devi da magnà de pagnotte prima de diventà mi cognato." Anna era fidanzata con un romano e si divertiva a imitarne il dialetto. "Se me la passi ti compro un lecca lecca." "Se fossi volgare ti direi dove ficcatelo il lecca lecca, meglio che non ci incontriamo.Stellaaaa, c'è uno che mi vuole comprare un lecca lecca, parlaci tu." Stella prese il telefono indecisa a rispondere. "Ciao amore mio." "...sei tu? Che cavolo hai detto a mia sorella, quella ha le unghie lunghe e un pessimo carattere, sono c..i tuoi se t'incontra." "Lascio stare la scimmia." "Anna Ivan t'ha chiamata scimmia!" "Questo campa poco o more presto." Anna non amava essere presa in giro da un signor coso che nemmeno conosceva. "Stella ti prego parlami, fammi sentire la tua voce." "La mia voce ti dice che durante il viaggio di ritorno non mi hai telefonato, stavo in pensiero." "SI è rotta la radio di bordo." "Potevi scendere a terra." "Dovresti ripassarti la geografia, da Genova a Messina si passa lontano dalla costa, prendi in atlante, traccia una linea fra i due porti e te ne renderai conto." "Tu attraccavi in un porto e mi telefonavi." "Amo la tua irrazionalità totale. Non era in gita di piacere, il padrone della barca aveva fretta di entrare in possesso del suo yatch." "Sta di fatto che non mi hai chiamato." "Sta di fatto che da sposato passerò un mucchio di guai." "Sta di fatto che non passerai nessun guaio perchà sei un illuso che io possa rimanere con te per sempre, non mi sei mancato e, durante la tua assenza, ho trovato un rimpiazzo.Sai quel ragazzo dai capelli rossi mio compagno di classe, mi ha accompagnato a casa tutti i giorni e vuol conoscere i miei." Ivan si era impantanato nelle sabbie mobili dell'irrazionalità di Stella come mai avrebbe fatto in passato, maledizione alla gelosia!" "Bene cara, mi hai preso in giro abbastanza, ci sono cascato, per farti pedonare mi farai un lavoretto extra, che ne dici?" "Penso che ti farai da solo un lavoretto extra, che ne dici?" "Dico che mi sto precipitando a casa tua." "Sconsigliabile, Anna non è il tipo che dimentica le offese, fra mezz'ora a piazza Cairoli." Ivan la vide arrivare la lontano, solita andatura leggermente ondeggiante, sguardo sopra le testa dei comuni mortali, borsa a lato dondolante. Fece finta di non  accorgersi di Ivan passando vicino al tavolo dove lui era seduto poi decise di finire la sceneggiata e posò le leggiadre membra su una sedia vicino Ivan, nemmeno un  ciao. Si accese una sigaretta, tipica mossa provocatoria.Stella si aspettava la classica domada "Da quando hai preso a fumare?" ma Ivan aveva appreso la lezione, si limitò ad un romantico finto baciamano. "Ora non ti accorgi che la tua fidanzata, sino a quando non lo so, ha preso a fumare?" "Da quello che mi risulta il fumo è un vaso costrittore ed ha effetti negativi solo sui maschietti, le femminucce, per motivi fisiologici ne sono immuni." "Non  sono venuta qui a farmi prendere per i fondelli, in questi giorni sono stata irritabile, ho liticato con tutti e ti ho maledetto cento volte!" Allungato sulla sedia, Ivan seguitava ad ammirarla con gli occhi semichiusi. Immaginò di essere a quattro zampe con un collare al collo al guinzaglio di Stella. Istintivamente si rizzò sulla sedia, quell'immagine gli suggerì in senso figurato quanto si sentiva sottomesso a quell'arpia, stava diventando uno yes sir o meglio yes madam, cosa che lo faceva incazzare di brutto. "Non mi piace l'espressione del tuo volto, hai la faccia lasciva di quello che da tanto tempo..." "Dissotterriamo l'ascia di guerra, godiamoci questi momenti, sinceramente sono felice anche solo guardandoti in viso." "Va bene, dissotterriamo, ordina per me un gelato grossissimo, devo farti spendere un mucchio di soldi!" Stella andava accettata così com'era perchè nei momenti di bonaccia era splendida, i grandi occhi sprizzavano allegria, sulla bocca un sorriso accattivante: emanava gioia di vivere. Ivan voleva assaporare quei momenti, aveva paura di perderla, di non riuscire a trattenerla, era troppo instabile e capricciosa.S'incontravano nei week end, nessun membro della famiglia abbozzava domande indiscrete, una cosa era certa:i due rampolli passavano il fine settimana in buona compagnia. Ivan cominciò a pensare dove trascorrere la 'prima notte di nozze' (ammesso che potesse mai avvenire, co stì chiari di luna...). In albergo? Troppo squallido. A casa di amici? Si sarebbero sentiti a disagio. In una località dei monti Peloritani lontani da tutti? No, troppo pericoloso. Alla fine ebbe un'idea geniale, quella di farsi prestare un cabinato dall'amico Giorgio e recarsi alle isole di sabbia sotto il monte Tindari, ci sarebbero arrivai i due ore. A questo punto la parte più dificile: convincere Stella a seguirlo. Anche in questo caso la pulsella si comportò in modo imprevedibile ed accolse la proposta della gita in barca con entusiamo; l'istinto femminile l'aveva portata a pensare a secondi fini da parte dell'innamorato ma l'idea non le dispiacque... "Giorgio mi occorrerebbe il tuo motoscafo da mattina a sera.""Nessun problema, devo recarmi a Milano con mio padre, queste sono le chiavi, nel frigorifero c'è un pò di tutto dallo spumante per festeggiare a qualcosa di più sostanzioso per riprendere le forze..." Ivan era leggermente arrossito, Giorgio aveva sfoderato un sorriso di complicità. Il motoscafo, un cabinato di quattordici metri, era ormeggiato dinanzi alla Prefettura sotto la statua del Nettuno il quale, commosso dall'entusiamo e dall'allegria dei due giovani e belli, diede disposizioni acchè il mare rimanesse pacifico per tutto il giorno. Durante la traversata Stella si era abbarbicata a Ivan il quale aveva difficoltà a manovrare il mezzo navale. "Buon segno" pensò il furbacchione, il suo cuore andava più veloce dei giri del motore. All'avvicinarsi alle isole di sabbia, Stella: "Fa arenare il motoscafo sulla spiaggia, saremo più tranquilli." Affermare che Ivan era in subbuglio era sminuire le sue sensazioni, vederla scalza, in mini bichini che offriva il suo corpo al sole ed al vento... "Vado sotto coperta, ho una sete indiavolata."Prima di seguirla, Ivan sistemò gli aggeggi di bordo; sotto coperta non la vide immediatamente, la splendida apparve dinanzi il frigorifero con in mano due flùtes di spumante. Piccola sceneggiata di Stella, braccia incrociate prima di bere, bacio

  • 19 luglio 2010
    LA MORTE SULL'AIA.

    Come comincia: Cingoli (Macerata) agosto 1942.
    Il gallo, al solito, dette la sveglia. Trasse fuori la testa dall'ascella, stirò un'ala, stirò l'altra poi, dopo essere saltato giù dall'assicella, le agitò entrambe e, rivolto verso le galline appollaiate, allungò il collo e impartì l'ordine della sveglia con un formidabile chicchirichì. Fu allora uno sfoderar di teste dall'ala e di salti a terra, di scuoter di penne e di stiramenti quindi, ad un cenno del capo, già presso il foro della porta che dava sull'aia, le galline si aggrupparono dietro di lui, in silenzio e lui uscì dal foro, avanzò a collo teso, guardingo scrutando a destra e sinistra. Rassicurato volse lo sguardo laggiù dove il cielo si sbiancava e cantò ancora gonfiando le penne della gola. Le galline a quel grido uscirono una alla volta all'aperto, presero a razzolare, a bere gargarizzando ed a chiocciare. Si guadagnarono anche quella mattina le imprecazioni del pigro maiale disturbato nel sonno nel suo letto di letame. Dopo un po’ giunsero gli altri abitanti dell'aia: le anatre in fila indiana, barellandosi, le oche, i tacchini, i conigli. Il cane uscì da sotto il pagliaio, si stiracchiò, spalancò la bocca guaiolando, fece alcuni giri sin dove la catena glielo permetteva, bevve, leccò nel piatto gli avanzi del giorno precedente. Il sole, frattanto, congestionato in viso, si affacciò a vedere se tutto fosse a posto, picchiò con spruzzi d'oro contro i vetri della casa e allora anche gli abitanti del piano superiore si levarono: fu uno spalancar di finestre, un rumor di porte, richiami, i primi ordini. Poi, come sempre Teodoro, il capoccia, comparve sull'aia in maniche di camicia, pensò al figlio combattente sul fronte russo; l'unico figlio maschio, gli altri, cinque, tutte femmine, purtroppo! Sospirò, emise un fischio, dalla scala scese il garzone, entrò con lui nella stalla, carezzò la cavalla, passò ai buoi, mise del fieno nelle mangiatoie e diede ordini al giovane per la pulizia. Sull'aia intanto un parlottio, le donne s'avviavano al campo, solo Lena, la capoccia, e una figlia undicenne rimasero a custodir i pennuti. A rigovernatura finita, mentre la bimba saliva a riassettare la casa, la donna prese a sgranare delle pannocchie tratte dal magazzino prima in silenzio poi cantando con voce accorata una canzone triste, una canzone triste che diceva che il figlio era lontano, aveva vent'anni e contro aveva un nemico e che la madre avrebbe voluto morire davanti alla porta di casa dopo un abbraccio solo, purché egli tornasse, purché egli tornasse. Teodoro che attingeva con forte stridore di carrucole acqua dal pozzo scuoteva la testa ascoltandola; di lontano, dal campo, altro canto giungeva. Era un coro silvestre, pieno di sentimento, il coro delle giovani spigolatrici. Il capoccia salì in casa, si lavò, infilò giacca e scarpe, fu di nuovo sull'aia: "Vado in paese a far spese." disse alla moglie. S'avviò pensieroso, nella testa un intrico di pensieri: il raccolto non buono, la vacca da comprare all'indomani alla fiera, il figlio che da due mesi non scriveva... Proseguiva a testa bassa, udì delle voci, alzò lo sguardo, si fermò, vide due Carabinieri... Quella viuzza era tagliata nel suo terreno, portava solo a casa sua. Istintivamente fece dietro front, si mise a correre a perdifiato, saltò una siepe graffiandosi le mani sui rovi, prese per i campi. S'addentrò in un vigneto non suo. Si sentì inseguito, corse più veloce ma gli vennero meno le forze. Si fermò sotto una quercia, s'appoggiò al tronco e scivolò giù, sfinito.  I Carabinieri lo raggiunsero trafelati: Ah era fuggito! Se non aveva la coscienza pulita ci avrebbe pensato la giustizia a lavargliela, fuori i documenti. Poiché Teodoro li guardava con occhi fuori dalle orbite e non rispondeva, lo presero per le braccia, lo rimisero in piedi, lo perquisirono. Trassero il portafoglio, lui li fissava sempre con occhi spiritati, lessero il suo nome dalla carta d'identità, cambiarono atteggiamento. Teodoro d'improvviso capì il motivo della loro presenza: "Mio figlio!" e cacciò un urlo. Lo portarono svenuto sull'aia. All'apparir dei militari portanti a braccia il capoccia, Lena sorse in piedi gridando, la bimba accorse alla finestra e poi a precipizio per le scale, al campo le spigolatrici avevano udito e correvano veloci verso casa. Il cane latrava ed abbaiava seminascosto nel pagliaio, un fuggi fuggi di pennuti, i conigli andarono a rimpiattarsi nelle buche, nessuno sapeva ancora cosa fosse accaduto. I Carabinieri portarono in casa il capoccia senza profferir parola, vollero, prima di rivelare il motivo della loro presenza, che Teodoro rinvenisse. Sull'aia era ritornata la calma, aggruppati vicino ad una capanna stavano i pennuti, il cane taceva, i conigli s'erano affacciati ai nascondigli. Il vento, levatosi d'improvviso, portò un nuvolaccio nero a parare a lutto l'aia. Fu allora che dalle finestre aperte giunse un coro di grida, di pianti, di lamenti, il cane latrò a lungo, sparirono il muso dei conigli nelle buche, i polli, l'occhio intento, sorvegliarono a collo teso l'aia e la porta di casa con bruschi scotimenti di creste e di bargigli. Il gallo, vedendo che nessun pericolo lo minacciava, lanciò il suo rauco grido e, ad ali rasoterra, impettito, s'accostò a passi ieratici a una gallina, le sussurrò parole d'amore...

  • 22 giugno 2009
    ANTONELLA BASTA!

    Come comincia: Ho deciso: basta con la visione del tuo sorriso che penetra nel mio cervello e dà la stura alle mie fantasie; basta assaporare il tuo effluvio che si irradia al mio interno ed esplode in una marea di sensazioni eccitanti; basta col tuo alito caldo come la sabbia del deserto e che mi avvolge in un turbine di sensazioni piacevoli; basta con la tua visione dolcissima che si allontana pian piano sino a dileguarsi; basta con la fantasia del tuo seno coperto di trasparente velo che si alza e si abbassa ritmicamente; basta con le mani diafane che mi accarezzano il viso; basta con le tue cosce che trattengono la mia faccia inondata di dolce, profumata e calda spuma; basta con i tuoi occhi socchiusi che mi penetrano e mi danno una sofferenza quotidiana.
    Cammino fra la gente e ti vedo al mio fianco sorridente ma sei solo un fantasma inafferrabile.
    Basta col sentirti dentro di me!
    Ma sarà proprio questo che desidero?