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Racconti di Alberto Mazzoni

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  • 27 dicembre 2014 alle ore 18:15
    L'INQUILINO DEL PIANO DI SOTTO.

    Come comincia: Chi poteva essere, sicuramente uno del palazzo ma chi, bastava andare a vedere e, sorpresa sorpresa una tremante signora Franca in vestaglia:
    “Le chiedo scusa ma ho una paura tremenda dei temporali, non riuscivo a restare sola e l’unico…”
    “Non si preoccupi, ero sveglio e non sapevo come passare il tempo, faremo un po’ di conversazione così le andrà via la paura.”
    Conversando conversando Alberto venne a sapere che madame Franca era l’allenatrice di una squadra femminile di palla al volo, più che altro per passare il tempo dato che non aveva figli, si dedicava alla lettura, non andava d’accordo con la suocera che non era stata favorevole al matrimonio con suo figlio, insomma una vita piuttosto monotona e priva di soddisfazioni.
    “Mi deve credere talvolta…”
    “Le credo, anch’io talvolta…”
    “Mi pare strano che lei… chissà quante femminucce, da parte mia, anche volendo, tutti lo noterebbero se portassi a casa mia qualche amico, mi capisca.”
    “La capisco ma se invece fosse un condomino la cosa non darebbe all’occhio soprattutto se fosse l’amministratore che avrebbe un valido motivo per… “
    Alberto non riuscì a finire la frase, un uragano gli piombò addosso, sbattuto sul letto e poi… e poi… e poi…come da canzone.
    “Alla fine, dopo un bel po’ di tempo:
    “Scusa ma quanto tempo è che…”
    “Tanto tempo e poi non è che Giovanni  sia un gran che, lui è quello del: vado, l’ammazzo e torno ed è piuttosto ‘pisellino’ al contrario di te che hai un mostro’ , io non ho avuto molte esperienze ma con te sarei una donna felice, forse il termine è eccessivo ma…” Franca aveva cominciato a piangere, le lacrime femminili spiazzavano sempre il bell’Alberto che non sapeva che atteggiamento assumere.
    Finalmente il fiume cessò e la meno addolorata Franca si ritirò nelle sue stanze, ad Alberto mancava la scopata lacrimevole, l’aveva provata.
    La visita ai signori Orlandi scioccò l’amministratore che, in tale qualità, aveva bussato alla loro porta.
    A venire da aprire era stata un simulacro di donna: capelli tinti a metà e totalmente scompigliati,  viso rugoso, occhi sfavillanti di incazzatura recente, vestaglia di dubbia pulizia e aperta a metà.
    “Per favore chiami la padrona di casa sono…”
    “So chi è lei ed io sono o meglio dovrei essere la padrona di casa: Emma Previti, mi presento col mio cognome perché quello di mio marito,Orlandi, mi fa completamente schifo, come presentazione non c’è male.”
    “Mi hanno insegnato sin da giovane di  ‘farmi gli affari miei’ e pertanto questa è la ricevuta, se non ha i soldi in contanti passerò un’altra volta.”
    “Quale altra volta, la situazione non cambierebbe, si vedrebbe sempre davanti una megera, vocabolo di mio marito.”
    “Signora noi siamo quello che vogliamo essere, un buon parrucchiere, una lavata della vestaglia, il passaggio in un centro estetico migliorerebbe di molto la situazione, non solo sarebbe presentabile ma anche appetibile, glielo dice uno che…”
    “Senta ‘conquistatore di donne a getto continuo’ lei dall’accento mi sembra romano e quindi conosce Trilussa, mi ha fatto un complimento ma sono io che non voglio cambiare, quella specie di uomo che ho sposato mi odia perché non sono riuscita a dargli un figlio e così gli impongo di sopportarmi in questo stato!”
    “Queste sue parole mi ricordano una barzelletta volgare in cui un cotale si tagliava … prima di tutto bisogna amare se stessi, gli altri vengono dopo, suo marito che fa nella vita?”
    “È tenente colonnello nell’Esercito ma è in amministrazione perché non è bravo nemmeno a fare l’ufficiale, io…”
    “Vada in viale S:Martino al n.82, c’è un istituto di bellezza, chieda di Asmara, è una mia cara amica, saprà rimetterla in sesto, good luck!”
    La pietà è un brutto sentimento soprattutto provato nei confronti di una signora, Alberto era contento di se stesso, forse era riuscito a cambiare la vita di madame Emma, gli avrebbe cambiato anche il nome che faceva tanto cameriera!”
    Le signore Campagna o meglio Antonella Campagna vedova e Speranza Campagna zitella abitavano al quarto piano a sinistra, Alberto, per istinto, si era fatto precedere da una telefonata che aveva sortito il suo effetto in quanto le due dame quel pomeriggio, alle ore 16 si erano fatte trovare tutte in ghingheri.
    “Signore in quanto voi proprietarie dell’immobile ovviamente non sono venuto a chiedervi il pagamento del condominio ma solo una visita di cortesia, volevo presentarmi dato che ho avuto modo, per motivi di servizio, di conoscere il vostro consulente tributario.”
    “Si il signor Balestra ce l’ha riferito, in caso di bisogno ci rivolgeremo a lei, spero tanto di no, la Finanza ci fa un po’ paura.”
    “Le sembro io un tipo da far paura?”
    “Non mi riferivo alla sua persona anzi la trovo estremamente piacevole…” Così aveva parlato Antonella, la vedova, che era arrossita visibilmente, evidentemente la dama aveva fatto un pensierino sul bell’Alberto, da tener presente.
    “Mia sorella ed io avevamo pensato di farle un piccolo regalo non facendole pagare il condominio, una cosa di niente giusto per…”
    “Nel ringraziarvi della vostra cortesia son costretto a rifiutare, non ve la prendete a male, è la mia direttiva di vita.”
    “Va bene ci sarà il modo…”
    Alberto capì in un secondo tempo il significato di quella frase monca, due giorni dopo trovò nella sua buca delle lettere un biglietto dal significato criptico:
     ‘Ditta Barbisio. Buono per l’acquisto di materiale di abbigliamento  senza limite di spesa.’
    E la madonna! Voleva dire che Alberto si poteva portar via tutto il negozio, Antonella l’aveva fatta grossa o meglio non aveva pensato bene a quello che aveva suggerito di scrivere al proprietario della ditta ma spinta da cosa? Risposta facile: si voleva scopare il bel maresciallo, ovvio no?
    Alberto non voleva recarsi in casa della signora Campagna anche per non incontrare sua sorella che forse non era al corrente della faccenda, così si appostò al pian terreno sin quando non incontrò la bella vedova all’uscita dall’ascensore.
     “Ti rendi conto quello che c’è scritto nel biglietto, potrei ridurti sul lastrico.”
    “Io sono molto ricca e poi… “
    “Vieni in macchina, ti prego vieni in macchina, parleremo meglio.”
    Ma quale parlare, Antonella era più muta di un pesce e allora Alberto prese la strada che portava ai monti Peloritani, solo allora la vedova si fece viva.
    “Dove stiamo andando, non conosco questa strada…”
    “Io si, ci si recano gli innamorati per dar sfogo alla loro voglia di tenerezza!”
    Antonella aveva chiuso gli occhi segno tangibile di resa e così, dopo tanto tempo, riprovò le gioie del sesso, del sesso vigoroso e godereccio come forse non aveva mai provato in vita sua.
    Gaetano Filippeschi, proprietario terriero, occupava l’appartamento a destra del quarto piano. In verità cercava di rimanervi il meno possibile per non stare in compagnia della moglie alta 1,80, legnosa, senza seno, che sputazzava quando parlava e soprattutto di una antipatia, di una antipatia insomma…antipatica.
    La sua passione per la caccia lo portava fuori di casa anche quando la caccia era chiusa, si rifugiava in una sua abitazione di campagna sopra Patti in compagnia di due cani da caccia sempre scodinzolanti ed affettuosi, almeno loro!
    “Signora sono Alberto Raffaelli amministratore del condominio, questa è la ricevuta di pagamento dei due ultimi mesi, prego.”
    “La porti a mio marito.”
    “Va bene se non ha soldi passerò un’altra volta.”
    “Io i soldi ce li ho ma non glieli dò, vada da mio marito è lui il padrone di casa.”
    “Che lui sia il padrone di casa ho i miei seri dubbi…”
    Alberto si accorse troppo tardi di aver toccato un tasto sbagliato, fu investito da una valanga di frasi volgari e senza senso, fece appena in tempo a scappare per le scale, così imparò a sue spese a restare lontano da quella porta.
    Il finale di questa storia, diciamo piacevole ed in parte imprevedibile perché…
    Un giorno ricevette una telefonata da casa Campagna:
    “Per favore faccia un salto a casa mia.” Ma non riconobbe di preciso chi delle due sorelle aveva fatto quella telefonata.
    Se ne accorse quando fu aperta la porta, non era Antonella .
    Speranza aveva messo in atto quel marchingegno che portava il suo nome, la speranza di poter avere un sano e piacevole rapporto sessuale col bell’Alberto che, stavolta, fece meno il duro e, in seguito, si recò nel negozio ‘Barbisio’ per rifornire, in toto,il suo guardaroba.
    Come giustificazione non richiesta (exscusatio non petita accusatio manifesta) era che  in fondo si era sacrificato ai bassi appetiti sessuali delle due sorelle, perchè poi bassi…
    E Ann. La svizzerotta rimase in gola al bell’Alberto:
    “Se deciderò di avere un rapporto sessuale con un uomo tu sei il preferito.”
    Tanto piacere al c…o, Alberto se ne fregava di essere il preferito, voleva scoparsi Ann il resto non gli interessava!
     
     
     
     

  • 27 dicembre 2014 alle ore 18:11
    L'INQUILINO DEL PIANO DI SOTTO .

    Come comincia:  “Questa è la triste istoria” così cominciava una canzone che i menestrelli di strada cantavano a Roma negli anni 50 accompagnandosi con una pianola e chiedendo qualche spicciolo ai signori affacciati alle finestre di via Taranto dove abitavo io, Alberto M.; allora non c’era ancora la televisione e ci si accontentava di poco.
    Quel triste ritornello era ritornato alle orecchie di Alberto ai funerali di sua moglie Maria Quattrone, lui era al primo banco della chiesta di Grotte a Messina, frastornato dalla  forte musica di un organo.Tutto gli sembrava paradossale: il posto che non frequentava (era ateo), la compagnia di gente che in maggior parte non conosceva e veniva ad abbracciarlo e baciarlo, l’invito a recarsi in sacrestia per sottoscrivere un ‘fiore che non marcisce’ (tanto per cambiare soldi per la chiesa), la bara dove probabilmente , anzi sicuramente,  giaceva la sua Memi (vezzeggiativo che gli aveva dato lui), fine della funzione, sciamare della gente fuori dalla chiesa, invito a sedersi su una macchina che seguiva quella del feretro, arrivo nella cappella di famiglia, operazioni di muratura dentro il loculo, rientro a casa in via Consolare Pompea 488 tutto come circondato da una nuvola di irrealtà.
    “Se hai bisogno di qualsiai cosa, siamo a disposizione.”“Puoi venire a casa nostra, ti prepariamo qualcosa.”“Ti facciamo compagnia per non farti restare solo a casa tua.”
    “Ecco: voglio restare solo e che nessuno mi rompa più i coglioni” pensiero non espresso ma messo in atto, finalmente!
    Il divano, panorama della Calabria a fargli compagnia in perfetta solitudine e silenzio, un silenzio lenitivo di tanto dolore.Il funerale era stato il riepilogo finale di una bella storia:colonia marina della Guardia di Finanza di Mortelle;Alberto M. maresciallo trentenne del Corpo, Maria  figlia diciottenne dell’appuntato Quattrone;conoscenza dei due;innamoramento intenso, tenace, smisurato soprattutto da parte della baby;contrarietà da parte dei genitori di lei (dodici anni di differenza, sei troppo giovane) cedimento infine e matrimonio con rinfresco a Villa S.Andrea, albergo sul mare di Taormina.
    Cosa aveva attratto il bell’Alberto, ‘conoscitore’ di donne, dall’innamorarsi della deliziosa Maria?  Dare una spiegazione di cosa ci attrae di un’altra persona non è cosa facile, ci hanno provato in tanti: poeti, psicologi, scrittori, filosofi. Memi  non era una bellezza nel senso classico: alta 1,65, poco seno, gambe muscolose, corpo da ballerina classica; peculiarità: un sorriso accattivante ed un carattere disponibile che riusciva a compensare quello talvolta ombroso del bell’Alberto: 1,80, viso da guerriero atzeco (come mai sarà un viso atzeco io non lo so …), fisico da atleta e soprattutto collazionatore di femminucce disponibili (scartate quelle troppe serie che non davano risultati), mai un rapporto duraturo, si era meravigliato lui stesso della decisione del passo fatale.
    Rientro dal viaggio di nozze nelle isole Eolie che conosceva bene per aver comandato i vari reparti di Salina, Panarea e Stromboli.Un'abitazione di centoventi metri quadrati in via Consolare Pompea proprietà della consorte che l’aveva avuta in dono da sua nonna unitamente ad una casa sul mare a Torre Faro.
    Prima del matrimonio il maresciallo M. dimorava in caserma, vitto e alloggio. L’unica sua proprietà una Jaguar X type che aveva acquistato con un lascito di uno zio australiano, si australiano,  non sempre gli zii sono americani, questo era australiano parente di un nonno emigrato in cerca di fortuna nel nuovo continente. Ovviamente aveva dovuto dimostrare la provenienza di quel denaro per non essere incolpato di diciamo ‘scorrettezza’ in servizio.Altra peculiarità di Memi era il suo comportamento ‘a letto’. Giunta vergine al matrimonio, presto era diventata brava a seguire le indicazioni sessuali del marito ed anche a sopravansarlo, insomma era una scopatrice nata! La ferale notizia di un tumore all’utero era giunta dopo sei mesi dal matrimonio.
    “Non ti preoccupare, sei giovane, con le cure ce la farai!” Non ce l’aveva fatta e dopo due mesi era nel mondo dei più, questa la triste realtà che aveva prostrato Alberto sino alla depressione.Classica di questa malattia era la mancanza di interesse per le cose della vita, nemmeno la fotografia (era capo laboratorio in caserma) riusciva ad attrarlo.Il Colonnello Comandante: “M.si prenda una vacanza, magari in montagna, il freddo potrà funzionare contro la depressione, e soprattutto si cerci una buona compagnia!” Destinazione prescelta Madonna di Campiglio. L’hotel Splendid era situato vicino alle piste e ad un laghetto, il centro benessere era ben attrezzato, buono il ristorante e la camera riscaldata giorno e notte, tutto perfetto. Aveva preso in affitto l’attrezzatura, la mattina con l’ovovia si recava in alto a duemila cinquecento metri, il pomeriggio riposo sino all’ora del the, cena, passeggiata digestiva, rientro e rifugio in camera, non aveva voglia di fare amicizia con nessuno ma…“Signore posso sedermi al suo tavolo, sul mio arriva un raggio di sole che mi dà fastidio.” In altri tempi si sarebbe alzato, finto baciamani all’interessata bionda, occhi verdi, corporatura da modella in somma un pezzo di f… ma ora:“Si accomodi.” Niente più e soprattutto niente conversazione. La cotale, forse abituata ad altro comportamento da parte dei maschietti:“Signore se le do fastidio posso anche andarmene”, il tono era piuttosto risentito.
    “Le chiedo scusa ma non mi sento molto bene ed ho problemi personali, mi scusi di nuovo.”La signora si dimostrò ottimista: “I problemi si risolvono, cameriere ci porti dello spumante. Io sono nazionalista, niente champagne.”“Che ne dice di una passeggiata al fresco della notte, rinvigorisce e rende più ottimisti.”
    “Non è facile, mia moglie è venuta a mancare quindici giorni fa.” Come cavolo gli era venuto in testa di usare il termine venuta a mancare al posto di’è morta’, bah.“Inutile dire che mi dispiace, se non le fastidio se la prendo sotto braccio” e alla parole aveva fatto seguito l’azione, Insomma un assalto vero e proprio, più di così, in altri tempi… già in altri tempi…“Io sto allo Splendid, lei…”Con un file di voce Alberto: “Anch’io”“La  mia stanza è la 114, la sua?“115”“Ma guarda che combinazione, facciamo così, andiamo nella mia, c’è un bel panorama.”
    “Uffa che caldo, tengono i termosifoni troppo alti, mi devo spogliare, ma anche lei non faccia complimenti.”
    Alberto senza accorgersene si trovò in slip, la signora ancora meno, aveva in dosso solo una vestaglia molto trasparente e molto invitante.
    “Che sbadata non le ho chiesto il suo nome, io sono Marianne, parigina,e lei?” “Alberto romano.”“Nome da guerriero anche se adesso è un guerriero un po’ abbattuto, posso aiutarla?” e mise in atto l’aiuto sfilando gli slip ad Alberto.“Ah ah siamo un po’ moscietti, vediamo se…” nel frattempo aveva preso un bocca l’augello di Alberto decisamente poco collaborativo.
    Dopo circa dieci minuti:Madame:“Mi arrendo, non è il caso di seguitare.”Come un automa il bel maresciallo si vestì a metà e prese la via dell’uscita, una figura di c…o, non gli era mai accaduto.I giorni seguenti Alberto cercò di evitare la compagnia di Marianna che si era presto consolata con un bel maschione.
    Al rientro a Messina ed in caserma Alberto cercò un collega e amico del cuore, Franco.“Vieni qua un abbraccio, raccontami quello che ti è successo a Madonna di Campiglio.”
    “Sono andato in bianco.”“Nel senso che…”“Che una bella parigina ma l’ha sbattuta in faccia e ‘L’INQUILINO DEL PIANO DI SOTTO’ non si alzato si un millimetro."
    “L’inquilino…” “Ciccio.”“Ho capito nella vita può capitare…”“A me mai, è stata la prima volta.”“Non ne fare una tragedia, è comprensibile quello che ti è successo, ti invito a pranzo, telefono ad Arianna.” “Sto venendo con Alberto, preparaci cose buone.”
    Dopo cena:“Alberto inutile dire che siano come fratelli e quindi mi permetto di farmi i fatti tuoi: penso che tu possa uscire dalla tua situazione con l’aiuto di uno psichiatra, insomma con uno strizza cervelli come si dice in gergo, poi fai tu.”
    Il maresciallo R. nel caseggiato, dopo la morte della moglie, si era presa la briga di fare l’amministratore, otto famiglie:primo piano a sinistra : Giovanni P. impiegato comunale, moglie Giuditta S. sfornatrice di pargoli a getto continuo;primo piano a destra: Ann F., svizzera, impiegata presso una ditta import – export, bionda, capelli corti, 1,78, in fatto di sesso: gusti particolari; secondo piano a sinistra: Franco G. e Catena B. pensionati, sempre  disponibili;secondo piano a destra: Susanna M. pediatra e Giovanni S. psicoterapeuta;terzo piano a sinistra: Franca Li. e Giovanni G.:casalinga lei, imbarcato su navi mercantili lui;terzo piano a destra: Emma P. e Ermanno O.: impiegata in una ditta privata lei, colonnello dell’Esercito lui;quarto piano a sinistra: Antonella e Speranza C.: vedova la prima, zitella la seconda, ricche , proprietarie di appartamenti compreso quello dove abitavano, non particolarmente avvenenti;quarto piano a destra: Gaetano F. e Domenica M., proprietario terriero lui, handicappata lei (ictus cerebrale). Piano attico: Alberto R..
     Alberto focalizzò la sua attenzione sulla professione del signore del secondo piano: psicoterapeuta, gli venne in mente quanto suggeritogli dall’amico Franco, forse quella era la soluzione, il colloquio con una strizzacervelli.
    Un sabato mattina, fattosi coraggio, Alberto suonò alla porta del dr.S. Venne ad aprire la moglie in accappatoio.
    “Signor amministratore, si accomodi, scusi  il mio abbigliamento, sto uscendo dalla doccia.”
    “Ho sbagliato momento, vengo un’altra volta.”
    “Giammai, è un piacere vederla, sono una fanatica delle Fiamme Gialle che fanno pagare le imposte a tanti evasori, io, essendo lavoratrice dipendente, non posso evadere, va bene non parliamo di tasse, Giovanni c’è l’amministratore.”
    “Dottore ho già chiesto scusa a sua moglie, sono inopportuno.” “No assolutamente, sono a sua disposizione.” “Si tratta di cosa delicata come direbbe un testimone al commissario Montalbano, la mia situazione personale, lei sa che recentemente è morta mia moglie…ho molti problemi psicologici, in particolare uno…” nel frattempo era giunta la signora Susanna.
    “Signor R., la presenza di mia moglie non le deve dare problemi, siano ambedue anticonformisti e una coppia aperta come si dice in gergo, parli pure.”
    “Dottore dopo la morte di Maria ho provato una volta ad avere un contatto sessuale con una signora, niente da fare, sono bloccato ed anche depresso…”
    “I blocchi psicologici sono i più difficili da rimuovere, potremmo fare varie sedute e le potrei prescrivere medicinali tipo Valdoxan come ho provato con altri pazienti ma con scarsi risultati, se lei è anticonformista  e  disponibile potremmo provare una terapia portata avanti da uno psicoterapeuta svedese, tale Gustav Holmberg, terapia decisamente anticonvenzionale che il cotale ha affermato di aver provato insieme alla sua infermiera con risultati soddisfacenti ma, come le dicevo, è molto anticonformista.”
    “Dottore dirle che prima del…insomma in passato ero decisamente molto prestante in campo sessuale, immagini la mia attuale situazione, dormo male, ho spesso dolori addominali, mi richiudo in me stesso, qualsiasi tepapia pur di…” “Bene si tratta di avere rapporti sessuali fra lei e due persone di sesso diverso, in parole povere lei con una donna e con un uomo.”
    “Lei ha un’infermiera?”
    “Si ma ha quasi sessantanni!”
    “E allora?”
    “Susanna penso si presterebbe volentieri, in passato mi ha detto che non le sarebbe dispiaciuto conoscerla meglio ma il problema è il rapporto omo, non è facile da digerire, io sono bisex ma lei?”
    “Dottore ci penserò, quando sarò convinto busserò alla sua porta, grazie di tutto e…a presto.!”
    “Punto della situazione, Giovanni è bisex e quindi per lui un rapporto omo non gli pone problemi, Susanna…Susanna mi si ‘facerebbe’ volentieri ma io che dovrei fare con Giovanni, prenderglielo in mano, in bocca, farmi inchiappettare o infilargliela a lui, sempre che ci riesca… che casino!”
    Al telefono: “Dottore sono Alberto, cominciamo a darci del tu e poi vorrei che scrivesti su un foglio di carta come dovrebbe avvenire l’incontro così mi preparo psicologicamente, metti, per favore, il biglietto nella cassetta della posta, grazie.”
    Con trepidazione apertura del biglietto:‘Io e Susanna nudi sul letto, lei a sinistra, io al centro tu ovviamente a destra cominci a prendermelo in mano, anche i testicoli, baciarli entrambi, mettertelo in bocca e , quando è duro, girati, metterò della vasellina per infilartelo nell’ano, a quel punto anche a te dovrebbe diventare duro e potrai infilarlo a Susanna"
    Alberto rilesse il biglietto varie volte sino ad impararlo a memoria ma…metterlo in atto soprattutto sentirsi un coso duro di dietro, mah, come si dice, chi vivrà vedrà!
    Al telefono:“Domani è sabato, se non avete impegni dopo mangiato verrò a farvi visita…” “D’accordo, alle quindici a casa mia, ciaooooo.”
    Che voleva dire quel ciao allungato, Alberto non ti porre tanti problemi, il dado è tratto!
    La camera da letto aveva le serrande abbassate, la luce proveniva da due abat jour con sopra del velo trasparente rosa, sottofondo musica da piano bar, tutto a puntino. Alberto si fece coraggio, prese in mano il coso di Giovanni che, pian piano, aumentava di volume, cominciò con una sega poi, ricordando quanto scritto nel foglietto, con la fellatio, che strana sensazione, cominciò a leccargli i testicoli poi di nuovo lo prese in bocca,  il pene di Giovanni sempre più duro e grosso mentre Il suo ciccio ancora non dava segni di vita, pensò che la teoria dello svedese fosse inefficace o che Giovanni avesse fatto il furbo per avere un rapporto con lui. 
    Si trovò girato di spalle, con del morbido nel buco del suo sedere, la vasellina, e poi pian piano qualcosa penetrò nel suo deretano, quel qualcosa  prese a muoversi avanti ed indietro, insomma Giovanni se lo stava bellamente inculando sin quando, meraviglia, il suo ciccio prese a  diventare duro, sempre più duro,  passò allora al piano b) e fu accolto da una calda ed accogliente gatta la cui proprietaria mostrava di gradire molto quell’intrusione.
    'Risiedette’ dentro  piuttosto a lungo, la signora stava dando con gioia ospitalità ad un ‘ciccio’ decisamente più duro, mostrando sempre più segni di un godimento prolungato. Alla fine Alberto se ne fregò altamente e inondò la ’chatte’ della dama di un caldo e inarrestabile fiume di sperma.
    Rientro a casa, tutto gli sembrava più allegro, il panorama, i mobili, i quadri, i lampadari, prese a ballare, finito l’incubo, si poteva dare alla pazza gioia, almeno lo sperava dopo quella prestazione.
    In caserma i colleghi si accorsero del suo mutamento, qualche battuta, una pacca sulle spalle, erano tutti amici.
    Franco: “Ho capito tutto, auguri.”Alberto si prese una settimana di ferie, fece qualche telefonata a Susanna ringraziandola di cuore, in fondo anche lei ci aveva guadagnato da quello che ricordava.Si mise al lavoro per il condominio: per primo si recò a casa di Giuditta S. in P., forse non era il giorno migliore, la trovò in lacrime.“Signora verrò un’altra volta, vedo che non è il momento giusto.”
    “A casa mia non è mai il momento giusto, lo sa che ho due coppie di gemelli ebbene. sono di nuovo incinta, maledizione a mio marito, alla sua famiglia, a tutti i parenti, sono cattolici del cazzo, non devo usare il preservativo perchè  è peccato ed io di nuovo…li ammazzerei tutti con la loro religione.Siccome con lo stipendio di mio marito non  si va avanti, loro ci ‘foraggiano’ così dicono in gergo ma pretendono che seguiamo i dettagli della chiesa ed ora potrei sfornare altri due gemelli, una squadra di calcio!”
    “Signora per i soldi non si preoccupi, le lascio la ricevuta, ripasserò.”
    “Stavolta mi voglio togliere una soddisfazione alla faccia loro, la prego venga in camera da letto, una volta ero una bella signora, ora…”“Ma anche adesso …”“Fra dieci minuti vedrà un’altra donna, una donna piacevole, mi aspetti vado in bagno.”
    Alberto pensò a quando, figlio della lupa, doveva fare una buona azione quotidiana, qui si trattava di far felice una povera … che invece apparve in altra veste: non era più la stessa, capelli tirati su, occhi e bocca truccati, vestaglia trasparente che lasciava intravedere seni e pube niente affatto male.
    “Non me ne voglia se approfitto di lei, è una reazione a tanto squallore della mia vita.”
    Alberto non si pentì di quell’avventura, anche a letto la signora dimostrò di saperci fare sessualmente, cacchio doveva essere a stecchetto da tanto tempo, una goderecciata dopo l’altra, alla fine:“Non mi dimenticherò mai di lei, oltre ad essere un gentiluomo è…insomma ci sa fare pure a letto, come si chiama, a un mio figlio metterò il suo nome.
    ”“Alberto.”
    “E Alberto sia.”
    In caserma Franco fu informato sin nei dettagli dell’avventura dall’amico, non finiva mai di ridire: “Stavolta da bere lo paghi tu, ragazzi tutti al bar.”
    Il successivo condomino o meglio la successiva fu Ann Fi.:”Gentile signora sono Alberto R. il nuovo amministrazione del condominio, son qua per ritirare…”
    “Ma quale ritirare, tu mi ti vorresti fare, guardami in faccia!”
    Alberto fu spiazzato  da quell’irruente bionda svizzerotta, chi l’avrebbe detto.“Vuoi giocare duro, ci sto ma…”
    “Niente ma, preciso che amo i fiorellini e non i cosoni e quindi con me vai in bianco ma, siccome mi sembri simpatico, avremo dei buoni rapporti, ti va?”
    “Certo che mi va anche se…cambiando discorso, io ho prestato servizio a Piaggio Valmara sul lago Maggiore, alcune volte andavo a ballare a Locarno dove ho conosciuto una bella svizzerotta come te, anzi guardandoti bene gli assomigli, si chiamava o spero si chiami ancora Nelly D.…”
    Alberto non aveva finito la frase che un’immensa risata risuonò in tutto l’isolato, Ann non la finiva mai di ridere, Alberto era perplesso.Quando la dama riuscì a controllarsi:
    “Era mia madre!”e giù altre risate.
    Quando la calma regnò di nuovo nella stanza:
    “Dovevo fare 1,500 chilometri per conoscere lo scopatore di mia madre, da piccola me ne aveva accennato, il suo primo amore ma guarda…”Alberto senza motivo apparente abbracciò Ann che lasciò fare, in fondo potevano considerarsi parenti…
    “Sediamoci sul divano, raccontami tutto, mia madre era troppo timida e riservata per entrare nei particolari della prima volta.”
    “Tua madre era vergine ma a ventidue anni voleva provare finalmente le gioie del sesso ma ne era impaurita: ‘Sii delicato, non è che mi fai male, mettiamo sotto un asciugamano non vorrei sporcare il letto di mamma (i genitori erano assenti per due giorni), non è che resto incinta…’”
    “Nelly me lo stai facendo ammosciare, ho i preservativi, prima di bacio il fiore e poi… Tutto andò bene ma poi io fui trasferito a Domodossola, dapprima ci tenevamo in contatto epistolare  poi, dopo circa un anno, Nelly mi comunicò di essersi fidanzata, fine della storia mammesca.”
    “Io sono sempre sincera, più ti guardo e più mi piaci sempre relativamente per i motivi che tu sai e poi sono fidanzata con Rebecca, non voglio farle le corna.”
    “Proposta indecente da parte mia, passiamo un fine settimana a Torre Faro, ho una casetta in riva al mare o meglio proprio sulla spiaggia, un luogo romantico, sono un discreto cuoco, sarai tu a dirmi se ti avrò conquistata sia come persona che con l’arte culinaria.”
    “Ci tenti in tutti i modi ma mi incuriosisci, accetto, sarò io a decidere.”Alberto contattò Edoardo suo fornitore di carni particolari non  apprezzate dai Messinesi che si limitavano a pesce stocco, baccalà ed involtini, uno squallore culinario...
    “Edoardo devo fare una bella figura con una gentile donzella, procurami un’anatra, due piccioni e una coscia di tacchino.”“Agli ordini maresciallo, mi precipito.”
    I due giorni precedenti al fatidico venerdì Alberto sparì dalla caserma, "sono ammalato", ammalato si ma di una febbre particolare.Prima il disossamento della coscia di tacchino col conseguente ripieno di prosciutto crudo di Parma, salvia, rosmarino e successiva cucitura con l’ago e filo, due piccioni ripieni di carne di maiale e di aromi, papera (anatra) al sugo da usare sia come secondo che come condimento delle pappardelle, Alberto avrebbe superato anche un cuoco professionista.
    Alle nove del venerdì Ann, con precisione svizzera era dinanzi alla porta di Alberto.“Sei mai stata su una Jaguar, questa ha i seguenti optional…bla bla, bla…”
    “Ho capito, iniziata manovra avvicinamento, vai avanti …”
    “Va bene ma non mi devi smontare, se fai così!”“Mi sa che piuttosto che smontarti vedo qualcosa aumentare di volume, uh uh uh!”
    “Si parli ancora ti violento!”
    “Mal te ne incoglierebbe, sono cintura nera di judo!”
    “E che c…o pure una cintura nera mio doveva capitare, mi sa che alla fine sarai tu ad inchiappettarmi.”
    “Immagine immaginifica, alla fine del week end mi sa che ti chiederò di sposarmi.”
    “A me basterebbe entrare delicatamente in due buchini, scusa l’ardore.”
    “Così vorresti anche…”
    “Si anche ma siccome certamente andrò in bianco mi piace  sognare un po’.”Alberto ce la stava mettendo tutta, se non ci riusciva non era colpa sua.Cena romantica al chiar di luna sulla spiaggia condita con musiche di Diana Krall,di Joss Stone e di Nora Jones.“Scelte indovinate, sei un maledetto ma prima di cedere…”
    “Si dorme in camere separate o mi sbaglio.” “Non ti sbagli, buon notte.”
    Alle dieci un raggio di sole sul viso di Alberto ne decise l’allontanamento dal mondo di Morfeo, Ann se la sguazzava beatamente in acqua e lo salutò festosamente.
    “Mi stai bagnando tutto, hai fatto colazione?”
    "Si hai indovinato i miei gusti, bravo un punto in più a tuo favore. Andiamo a fare una passeggiata lungo la battigia, ti va?”
    “Albertone fa rima con pigrone ma se vuoi…”“Voglio.”
    “Mi manca solo un collare!”“Bau bau.”
    Al rientro pentola sul fuoco e via alle libagioni.
    “Il pomeriggio sono abituato ad un riposino con sfregata di mani.”
    “Non conosco il significato di sfregata di mani ma pure io vado a riposarmi  in camera mia, e sottolineo in camera mia, compreso il messaggio?"
    ”La storia andò avanti sino al pomeriggio della domenica.
    “Alberto ritorniamo a casa, busserò io alla tua porta quando…
    Questo il risultato provvisorio del colloquio con i primi tre condomini, i quarti:
    “Signori G. sono…”
    “Si accomodi, l’abbiamo visti in divisa, io son un ex carabiniere, siamo cugini.”
    “Che mi dice di questo condominio?”
    “Vede da vecchi si diventa come invisibili, nessuno che ti guarda, che ti da confidenza, una tristezza, nostro figlio è lontano e non viene mai a trovarci. Con la mia pensione non abbiano una grande disponibilità finanziaria; dopo aver pagato bollette e speso soldi per il cibo ci resta poca disponibilità finanziaria, solo talvolta al cinema e una vecchia Cinquecento, la nostra vita è tutta qui, beato lei che è giovane!”
    Terzo piano a sinistra:“Signora G. sono…”
    “Entri, so chi è lei, la vedo sempre uscire in divisa sulla sua Jaguar, un’auto che ho sempre ammirato per il suo stile che anche a lei non manca.”
    Che sia stato un approccio? Madame Franca, L. da nubile, era come si dice in gergo decisamente giunonica  e, per la legge del contrappasso, suo marito era piuttosto mingherlino, imbarcato otto mesi all’anno su navi mercantili con uno stipendio apprezzabile, unico lato negativo la lontananza che pesava molto sulla povera Franca che invece aveva bisogno di…
    Una notte un temporale tipo fine del mondo, lampi, tuoni da far tremare il caseggiato, Alberto si rigirò nel letto, un cuscino sopra la testa ma il temporale non dava segni di voler finire poi un bussare forte alla sua porta.

  • 24 novembre 2014 alle ore 15:47
    BANCA COOPERATIVA DI GNOCCA

    Come comincia: Vi pare un titolo un tantino strano? Più tardi ve lo spiegherò, per ora accontentatevi di sapere che vi trovate dinanzi ad uno scrittore (si fa per dire) fuori del normale sempre che sappiate che vuol significare normale, io non lo so.
    Alberto M., sono io, scapolo, nulla facente, rampollo tretenne di una famiglia di marchesi che, al contrario di altri nobili costretti a vivere in un'ala non 'sdirupata' dell'avito castello, non sono affatto squattrinato perchè i miei avi non hanno sperperato il patrimonio di famiglia in case da gioco o in case di piacere (quanto mi piace questa immagine!). Lo confesso sono edonista ma non epicureo perchè non riesco a credere più di tanto alle varie religioni del mondo, ma questo è un altro discorso.
    Ritorniamo alla banca succitata o meglio alla fauna femminile che la rendeva piacevole ai miei occhi di eterno cacciatore.
    Lì vi era il famoso profumo di donna in termine gasmaniano in quanto, dei sette impiegati, solo il direttore era di sesso maschile, gli altri o meglio le altre sei tutte femminucce degne della mia attenzione, questo era il motivo di aver aperto un conto in quella struttura bancaria,
    Fra tutte spiccava Artemide (per quel nome i genitori erano da mettere al muro, si fucilati) ma in fondo non mi dispiaceva perchè, storpiandolo, riuscivo ad accendere la deliziosa ira dell'interessata, niente affatto docile, soprattutto quando lo mutavo in Ade (aveva ragione) ma non gli dicevo che Ade era un maschietto padrone degli inferi.
    Talvolta mi presentavo in banca quasi all'ora di chiusura quando le impiegate erano un tantino stanche dopo mezza giornata di lavoro e, spesso, dovevan dar conto a persone dalle richieste finanziariamente più strane con la massima calma che, a quell'ora,si era proprio esaurita.
    Artemide era allo sportello ma, alla mia vista in fondo dela fila, si era fatta sostituire da una collega, vano tentativo. 
    "Ho una partica in sospeso con la signora Artemide, gentilmente la vuol chiamare?"
    Immaginate l'espressione dell'interessata.
    "Mi dica cosa vuole, siamo in chiusura."
    "Ho bisogno di un prestito, devo acquistare una casa a Torre Faro (avevo dimenticato di dirvi che abito a Messina, Strada Panoramica dello Stretto 401).
    "Ma se ha un bel pò di quattrini nel conto corrente!"
    "Mio nonno, unico mio parente, me lo controlla e non vuole che acquisti quella casa, lei capisce..."
    "Io capisco ben altro, alle quindici riapriamo, buon appetito."
    "Senza di lei il pranzo mi andrebbe di traverso..."
    "La cosa non mi dispiacerebbe così finirebbe..."
    "Nolite stare ante impedimenta!"
    "Anche col latino non funziona, in ogni caso anch'io ho fatto il classico e'non ti fermare dinanzi ad ostacoli' mi lascia indifferente, lei si fratturerà il capo sul mio muro."
    "Mi farò perdonare, la invito a pranzo al ristorante 'La Stalla',
    "Niente da fare, vado a casa, in ogni caso dal nome il ristorante non deve essere gran che."
    D'un tratto Artemida mi prese sottobraccio: "Andiamo al ristorante."
    Questa decisione non era dovuta al mio fascino ma dalla presenza di un tale dalla faccia poco rassicurante che si era avvicinato a noi.
    Feci cenno alla baby che la Lamborghini grigio argento metallizzato era la macchina dove infilare le sue graziose membra. In un altro momento avrei fatto colpo ma Artemide aveva ben altro per la testa, era sconvolta.
    Partito a razzo, Ade riprese colorito in volto, non le chiesi spiegazioni, non era il momento.
    A tavola Salvatore, cameriere amico, fece il simpaticone nel presentarci i piatti del giorno, senza successo, Artemide era ancora molto turbata.
    "Vorrei dire qualcosa ma forse sbaglierei, meglio il silenzio, vero?"
    "Quel tale mi perseguita da vari giorni, me lo trovo sempre davanti casa e in qualsiasi posto vada, ce l'ha con me perchè gli ho rifiutto un prestito bancario, non aveva le garanzie ma da allora..."
    "Ho un amico poliziotto, andiamo a trovarlo anzi lo chiamo al telefonino."
    "Peppe ho bisogno di un favore, è per una mia amica...vengo in Questura."
    Giuseppe L. era un simpaticone cinquantenne calabrese, si mise a disposizione e verbalizzò il racconto di Artemide.
    "Domattina vado con un collega a trovarlo a casa, so come trattarlo, ha vari precedenti penali, signora stia tranquilla se la disturberà ancora andrò dal giudice per emettere un mandato di cattura in prigione."
    Sentiti ringraziamenti da parte della baby, quasi avrebbe abbracciato il questurino, preferì prendermi sotto braccio, finalmente un sorriso e finalmente alla visione della Lamborghini:
    "Prima non ci avevo fatto mente locale, una macchina da favola, questa volta mi hai impressionato, ti darò del tu ma non farti illusioni, non voglio ritornare in ufficio, telefono al direttore che non mi sento bene, andiamo a casa mia."
    Eravamo arrivati in viale dei Tigli:
    "'Parva sed apta mihi' avrebbe detto Ludovico Ariosto, veramente delizioso questo appartamento, una alcova, il letto d'ottone è di buon gusto, peccato che sia troppo piccolo per due."
    Artemide non rispose, si era fatta di nuovo seria e sedette sul divano, qualche lacrimuccia spuntò sul suo volto. Io con le femminucce in queste situazioni divento vulnerabile, non so come comportarmi, ogni mossa poteva non essere quella giusta, mi sedetti anch'io sul divano in speranzosa attesa.
    L'attesa fu lunga, l'oscurità era scesa, accesi io la luce, il viso di Artemide era terreo.
    "Forse è meglio che me ne vada, ciao deliziosa, se posso far qualcosa..."
    "Resta, stammi vicino, ho rivisto parte della mia vita con tristezza e dolore, non voglio coinvolgerti nei miei problemi, in fondo sei pure simpatico ma non mi sento..."
    Dopo circa un quarto d'ora la signora cambiò completamente, riuscì a stamparsi sul viso un sorriso, un pò forzato ma, meglio di niente...
    "Non per vantarmi ma in cucina ci so fare, tutto merito di mia nonna ma ora non ho voglia di mettermi ai fornelli, ti va del prosciutto crudo, del formaggio, ho del buon vino."
    Ad Alberto sarebbe andato bene anche uno scarafone. " (non so cosa sia ma deve essere una schifezza). Il giovin signore si guardò bene dall'approfittare della situazione, dopo cena dinanzi al televisore, sembravano una coppia di lunga data.
    "Domani devi lavorare, me ne vado e cercherò di non disturbarti più, ho capito la lezione."
    "Tu non c'entri nulla, il problema sono io, il mio passato...vieni nel salotto. Sono stata sposata, lui era il figlio del direttore della banca di Gnocca a Trapani, era stato lui a farmi assumere, suo figlio non mi piaceva gran che ma, dietro insistenze di mia madre e dei suoi ho ceduto.
    Già in viaggio di nozze erano sorte delle incomprensioni ma...c'era qualcosa che non andava in mio marito, lo capivo istintivamente senza spiegarmi il perchè, ero giunta vergine al matrimonio e lui era stato piuttosto brutale poi un giorno...sono rientrata a casa per prendere una pillola contro il mal di testa, l'ho trovato nudo a letto con un suo amico, ho vomitato, sono stata male vari giorni, ho raccontato tutto a suo padre che mi ha fatto trasferire a Messina, fine della storia."
    "E da allora niente, i maschietti ti fanno un poco schifo, ne pas."
    "Proprio così, ci vorrà del tempo..."
    "Ed io paziente aspetterò, giuro che non andrò più con nessuna, ci credi?"
    "Non so che dirti, se riuscirò a cambiare."
    "Lo capirò io stesso,magari potrei dormire sul divano..."
    "Rien a faire mon ami."
    "Col francese mi hai scaricato., un bacino in fronte e...buona notte."
    Quella scellerata promessa cominciava a pesare su Alessio, qualche amica lo aveva chiamato per...e lui ligio, in bianco sinchè un giorno si presentò in fila allo sportello aspettando il suo turno.
    "Non ti vedo bene, hai qualche problema?" C'era dell'ironia nella voce di Artemide, ironia niente affatto condivisa dall'interessato.
    "Ho liticato con 'ciccio' per colpa tua..."
    "Se'ciccio' è quello che penso io..ah ah ah Facciamo una cosa, andiamo al cinema, vienimi a prendere alla chiusura, prendi la 500, lascia stare la Lambo, mi sembra di essere la mantenuta di un ricco rampollo."
    "Andiamno in fondo in galleria mi sembrerà di ritornare studente quando mi recavo al cinema con le compagne di scuola."
    "Massima concessione braccio sulle spalle."
    "Se io mi stanco il braccio può scendere..."
    Nessuna risposta, mano sulle tette, sulla cosina, nessuna reazione, buon segno, 'ciccio'' aveva alzato il livello dei pantaloni.
    "Ho capito andiano a casa mia."
    "Il letto è piccolo, meglio il mio lettone."
    "No chissà quante mignotte ci avrai portato, casa mia."
    Una doccia da ricordare, soprattutto 'ciccio' puntava dritto".
    " Aspetta che siamo a letto, che cavolo..."
    "Sai quanti giorni..."
    "Vacci piano, sii dolce, è molto tempo che non ho rapporti."
    "Che ne dici di un cunnilingus?"
    "Pure a letto il latino, facciamo una fellatio?"
    Insomma finì a sessantanove prima dell'ingresso nella morbida e accogliente cosina.
    "Cacchio non ho messo il preservativo!"
    "Ti è andata bene, domani aspetto le mestruazioni altrimenti col cavolo...anzi pensandci bene ti potrei incastrare con un bel pupo e poi avresti finito di fare il galletto in giro!"
    Alberto cominciò a sudare freddo, una tale ipotesi non solo lo trovava impreparato ma assolutamente contrario, dare addio agli altri fiorellini, non scherziamo!
    "Ti leggo nel pensiero, nel momento che mi accorgessi che sei stato con altre avresti chiuso con me, è come se fossimo sposati, questa è la tua mangiatoia, capì?"
    Alberto rientrò a casa scioccato, si era messo da solo in un cunicolo buio e nient'affatto piacevole, la mattina dopo avrebbe avuto la mente più serena...
    Quando mai, al mattino la situazione gli parve ancora peggiore, rinunziare alle altre passere o ad Artemide,that is the question..,
    Com'è finita? Mi sono innamorato come un pivello, forse proprio questo è l'amore cantato da tanti poeti, mah.
    Ciliegina finale: ho preso a lavorare, si a lavorare, ho rispolverato la laurea in giurisprudenza (si sono laureato che c'è di strano), frequento lo studio di un avvocato amico di mio nonno, non che mi impegni molto, seguo solo le cause che mi fanno andare fuori sede sempre suscitando curiosità con la mia Lambo e poi, lontano dagli occhi...
    Si mio prendo qualche passaggio con le avvocatesse, soprattutto con quelle non più giovanissime, forse sono diventato anusofilo, che vuol dire? Datevi da fare, cercatelo nel vocabolario.
    In quanto al nome della banca, dopo accurate ricerche è risultato che il fondatore della banca proveniva da quella località in provincia di Rovigo, contenti?

                                                f  i  n  e
     

  • 13 novembre 2014 alle ore 18:57
    STELLA DI PAPÀ

    Come comincia: Mi capita, talvolta, di trovarmi impelagato in pensieri strampalati.
    Io e mia moglie non siamo diventati genitori per nostra scelta, soprattutto io non volevo fare il nonno, anzichè il papà, di un discendente ad oltre cinquant'anni di età.
    Con la 'deliziosa' Anna (ventisei anni di differenza) abbiamo preso insieme tale decisione ma, alla soglia degli ottanta anni (i miei) ci siamo ritrovati a fantasticare su un nostro pargolo di cui abbiamo scelto il sesso (femmina)per contrastare un nugolo di figli maschi dei parenti più prossimi.
    Anche al nome abbiamo provveduto: Stella, come quelle che ammiriamo in cielo, una stellina che avrebbe illuminato la nostra bellissima magione.
    Stella avrebbe preso da papà solo i piedini, che lui ha perfetti, al contrario della mancata mamma che li ha proprio bruttini. Con prepotenza la dama aveva deciso che avrebbe ereditato tutto il resto da lei: in primis l'ordine perchè il caos era ed è una peculiarità del maschietto della famiglia di Alberto M. (scusatemi se non mi sono presentato prima), mia moglie Annamaria M. che, oltre ai piedi, pure il cognome ha bruttino (ma non ve lo svelo).
    "Ci mancherebbe altro che fosse disordinata come te, me la sarei messa sotto i piedi." Drastica affermazione della mancata mamma.
    "Povera bambina, sarebbe nata sotto cattiva stella, malgrado il nome,si sarebbe rifugiata fra le gambe di papino. La genitrice, sconfitta, sarebbe stata presa a sonore pernacchie da parte del genitore maschio e della deliziosa bimba, pernacchie che avrebbero causato uno sguardo infuocato della genitrice in erba che non faceva prevedere nulla di buono."
    "Stiamo liticando per una bambina frutto solo della fantasia, ricordati che il disordine è proprio dei geni!"
    "Senti Leonardo da Vinci, mia figlia sarebbe stata solo mia, io me la sarei fabbricata in nove mesi, la tua partecipazione si sarebbe limitata ad una 'sbrodatina' da parte del tuo poco nobile uccello che ha frequentato tanti altri fiorellini le cui padrone erano tutte prese dal tuo naturale fascino, aumentato da una figura slanciata, da un comportamento aitante e distinto e dalla divisa di maresciallo delle Fiamme Gialle con in più un cappello alla 'tedesca' da uomo duro.'Nun ce fa ride' te lo dico col tuo dialetto romanesco. Il tuo nome viene proprio dai Teutoni, vuol dire uomo che uccide, forse le mosche!!! Di Stella ne avresti voluto fare una guerriera in lotta con l'altro sesso invece di una tenera e dolce femminuccia deliziosamente sempre sorridente."
    "Mia figlia la descrivo come voglio io l'avrei messa in guardia contro gli stronzi maschilisti."
    "Tu ne sai qualcosa per esperienza personale gran furbacchione, io facevo il pesce in barile quando andavamo a ballare e le mogli dei tuoi colleghi, a te avvinghiate, ti sorridevano spudoratamente sbattendotela in faccia. Per tua fortuna non sono gelosa, il rientro in famiglia, dopo una scappatella, è nel DNA tipico del segno della Vergine cui appartieni, Dopo aver intinto il 'biscotto' nell'accogliente 'gatta' della fortunata di turno c'era il rientro all'ovile con la ridicola espressione soddisfatta di 'tombeur des femmes', povero illuso, non ti accorgi che vieni usato al posto dei mariti sessualmente poco performanti. A proposito dell'argomento gelosia, avrei voluto vedere cosa avresti combinato quando la piccola Stella, non più piccola, sarebbe diventata una procace adolescente con un codazzo di ragazzotti sospinti da ormoni in subbuglio!"
    Alberto non  aveva alcuna voglia di controbattere alle argomentazioni della battagliera consorte ma gli era entrata una pulce nell'orecchio, quello che affermava Anna poteva far sorgere degli interrogativi da parte sua, C'era un fondo di verità, come si sarebbe comportato col quel tal giovanotto pieno di acne che sarebbe stato il fortunato della prima volta, che consigli dare alla stellina per un argomento così delicato?"
    "Stai pensando a voce alta, ti si sente lontano un miglio, non avresti voluto mai che fosse giunto quel momento così importante per nostra figlia, come avrai notato ho detto nostra e non mia, anche se il punto di vista di una mamma, in quanto donna, sarebbe stato ben diverso nell'approccio tuo sull'argomento. Guardandoti bene in viso ni accorgo che ti stai domandando: chi è stato il fortunato della prima volta di mia moglie? Ti ho preso in castagna, ti faccio solo una rivelazione: è stato un maschietto che tu conosci ma ti lascerò nel dubbio amletico che ti accompagnerà per tutta la vita, forse in punto di morte...tua naturalmente. D'ora in poi guarderai in faccia tutti i nostri amici maschi sperando...sperando cosa, in una sua confessione 'mi sono fatto per primo quella che ora è tua moglie', magari con un sorrisetto di scherno. Ti è piaciuto il sasso che ho buttato nel tuo stagno?"
    Quella 'sun of the bitch' questa volta era stata malignamente perfida, proprio cattiva, conoscendo a fondo Alberto gli aveva propinato uno scherzo da prete. 
    Un gelo era sceso fra i due coniugi, nemmeno il bacino della buona notte, per non parlare del trombare, meglio non usare con Anna quel termine scurrile, insomma avere rapporti sessuali. Passata una settimana il desiderio del maschietto di casa andava aumentando in senso geometrico, che c...o c'entrava la geometria, bah!
    A rompere per  prima la barriera dei musi lunghi era stata Anna.
    "Vieni qua cucciolone mio, sulla fronte ti leggo che attualmente il tuo problema non è la nostra immaginaria stellina ma...dimmelo tu."
    "Sei una strega, averlo saputo prima..."
    "Mo avresti sposato lo stesso, sei un uomo per me e non solo per me, un uomo stupendo, è troppo? Diciamo piacevole e che in questo momento vorrebbe precipitarsi...vacci piano, entra dolcemente!"
    La lavatrice a portata di mano era stata la testimone di quella scopata o trombata che dir si voglia, saranno termini volgari ma danno un senso pittoresco alla cosa.
    Com'è finita la storiellina di Stella? Nel dimenticatoio, la bimba mai nata era ritornata da donde era venuta, nel meraviglioso mondo della fantasia. 

             
     

  • 28 ottobre 2014 alle ore 16:15
    LE AVVENTURE DI ALBERTO IL RE DEI LIBERTINI.

    Come comincia: Dover fare un riepilogo degli avvenimenti della propria vita all'età di ottanta anni è triste e patetico, guardare indietro con rimpianti su vicende che avrebbero potuto avere altre soluzioni è del tutto inutile, è preferibile guardarsi intorno sull'attuale per non avere inutili nostalgie e per valorizzare quello che si ha, questa è la ricetta vincente.
    Inventario:
    la casa di proprietà al quinto piano di un edificio con distensiva veduta sul porto di Messina e sulla costa calabra, soprattutto di notte, abitazione di sei stanze più servizi arredata con gusto,
    la adorata e deliziosa consorte Anna di circa ...sei anni più giovane ed anche giovanile perchè, dimostrando la baby meno anni della sua età, invecchiava inesorabilmente il povero Alberto M., romano di nascita, suo marito fortunato, fortunato si ma sino ad un certo punto: una cosa impaurisce il consorte, tutti i sabato mattina gli occhi della beneamata da marrone cambiano colore in verde, semaforo di via libera a spese più o meno elevate.
    Ritorno a casa della deliziosa con sorriso smaliante.
    Domanda solita di Alberto: "Hai usato la carta di credito o i contanti?" Domanda non oziosa in quanto il contanti era sintomo di spesa minima , la carta di credito? Immaginate voi.
    Le fusa erano maggiori con la carta di credito. Abbracci prolungati, più prolungati se... "Lo sai che sei il mio grande amore, sei la mia unica fiamma perenne."
    "La fiamma perenne mi porta a pensare al loculo di un cimitero...va bene mangiamoci sopra, il cibo attenuerà la mia ansietà, è come assumere un'aspirina a stomaco pieno."
    Dopo pranzo dallo studio: "Cazzo!"
    Dalla cucina Susanna: "Adesso ti dai al turpiloquio?"
    "Ce n'è ben donde, mille e duecento euro!"
    "Giovanna mi ha fatto lo sconto."
    "E senza sconto...lasciamo perdere."
    "Gli acquisti con la carta di credito vengono addebitati il mese successivo, lo sai?"
    "So tutto, in ogni caso ti faccio presente che sul conto corrente ci sono solo cento euro."
    "Ci guadagni sempre tu, stasera penso a qualcosa di piacevole."
    "Quanto mi costa stà scopata!"
    "Non accetto volgarità, non mi fare arrabbiare, potrei ritirare la proposta!"
    "Mmmmmmmm..."
    Per i due coniugi quel dialogo era routine e tutto finiva in...gloria.
    Quel che preoccupa Alberto era ben altro: gli ottanta anni che avevano portato con sè gli acciacchi propri della senilità soprattutto in campo ortopedico, ben quattro interventi ed un futuro incerto per altre patologie per non parlare dei ' fiori della vecchiaia' quelle antiestetiche macchie brune che comparivano in pò su tutto il corpo!
    "Pensi troppo alle malattie, te ne fai una malattia, t'è piaciuto il sillogismo? Vieni qua, un massaggio alla francese cambierà tutto."
    Anna cambiava sempre l'aggettivo del massaggio, talvolta alla brasiliana, alla turca, alla spagnola, in pratica Alberto ci guadagnava, quando ci si metteva la consorte era deliziosa e soprattutto brava.
    "Consolati con i tuoi colleghi che stanno peggio di te, domattina vai in caserma, ti svagherai."
    Allberto era stato un maresciallo della Guardia di Finanza, in caserma c'era una stanza a disposizione degli ex che si riunivano per giocare a carte, progettare visite a siti archeologici ed alle chiese (che Alberto non amava) e cose del genere. C'era anche la possibilità di sedersi sul divano della barbieria col titolare che scodellava le ultime novità.
    "Lo sa maresciallo che un suo collega, si quello...è ai domiciliari, quell'altro suo collega, quello con i capelli rossi ha trovato sua moglie a letto con un suo parigrado..,. e poi...sa quello..."
    "Pietro sono tutt'orecchi anche perchè da pensionato non ho un c..o da fare e devo passare il tempo, vai avanti."
    Il barbiere in caserma era come i portieri degli edifici: sapeva tutto di tutti come poi faceva era un mistero.
    Tornando a casa Alberto riferiva alla moglie le avventure e le disavventure degli ex colleghi che Anna conosceva.
    "Chi l'avrebbe detto, Francesca che fa le corna al marito, tu non le avrai mai!"
    "Ci mancherebbe che l'Andronico di turno appendesse un paio di corna di cervo sulla mia porta di casa!"
    "Non ho capito, di che si tratta?"
    Alberto spiegava che Andronico, imperatore di Bisanzio, soleva appendere delle corna di cervo sul portone di casa dove alloggiavano la sua amante di turno ed il relativo consorte.
    "Ma quanto sei istruito, e non solo istruito, quando tu ho conosciuto eri un fusto, facevi sballare le femminucce, io per prima."
    "Adesso,lo sballato sono io o meglio il mio conto corrente."
    "È volgare parlare di soldi!"
    Sarà pure volgare ma Alberto era lui che teneva i conti che non quadravano mai, in compenso Anna, oltre che a letto, ci sapeva fare pure in cucina e guidava con perizia sia la sua Fiat 500 sia la Jaguar che suo marito aveva acquistato con un lascito della defunta zia Giovanna con commenti pieni di acredine da parte dei colleghi di ufficio di Anna.
    La baby aveva ragione, Alberto da giovane era stato aitante e distinto, sempre vestito impeccabilmente sia casual che elegante, un metro e ottanta di statura, sempre sorridente ad amabile soprattutto con le femminucce.
    La prima esperienza sessuale di Albertoera stata perlomeno inusitata, la madre di un suo compagno di classe. Il giovin signore spesso studiava a casa di un suo collega, Settimio F. che aveva una madre, Francesca, quarant'anni, giovanile e che, separata dal marito, non disdegnava qualche compagnia maschile.
    Alberto a sedici anni andava avanti a 'zaganelle' come i suoi coetanei, allora c'erano ancora le case chiuse, i casini a cui si poteva accedere solo a diciotto anni compiuti e quindi case a lui precluse.
    Accadde che Settimio andasse a vivere temporaneamente a casa di un suo zio, fratello della madre, ma Alberto non aveva perso l'abitudine, di tanto in tanto, di seguitare a frequentare l'abitazione della signora F.
    "In mancanza di Settimio tu sei come un  secondo figlio." Così celiava la dama ma dagli atteggiamenti molto affettuosi verso di lui dimostrava qualcosa di diverso.
    Una volta: "Vieni in camera da letto, parliamo e nel frattempo faccio un pò di pulizia."
    Ad un certo punto la signora Francesca nel rifare il, letto scivolò e scoprì metà del suo corpo nudo senza riuscire ad alzarsi.
    "Ti prego aiutami."
    Alberto era rimasto paralizzato da siffatta visione, si mose goffamente e cadde anche lui sul letto.
    "Non mi sei molto d'aiuto." Nel frattempo Francesca si era girata rimanendo praticamente nuda, sotto la vestaglia niente!
    La  dama si ricompose alzandosi dal letto.
    "Vedo che qualcosa è aumentata di volume."
    In verità 'Ciccio', abituato alle seghe, aveva provato una sensazione nuova.
    "Vieni in bagno, schiocchino, è una cosa naturale, ti lavo il cosino anzi, da quello che vedo, un cosone!"
    Alberto non  ricordò quello che successe in seguito, dapprima Francesca glielo prese in bocca e poco dopo 'ciccio' ci sputazzò dentro ma la signora non si contentò e se lo mise in fica da sola.
    Questa volta 'ciccio' durò molto più a lungo con gran piacere anche della madama.
    "Complimenti funzioni proprio bene e ce l'hai molto grosso per la tua età, quando vuoi puoi venire a trovarmi."
    Alberto prese l'invito sul serio ed ogni giorno si recava a...
    La cosa non passò inosservata a papà Armando il quale, senza alcuna spiegazione, comunicò laconicamente ad Alberto:
    "Domani andrai a Roma da tua zia Armida, ti iscriverà lei a scuola, ti accompagnerà tua madre."
    Ad Alberto il seguito sembrò irreale, prendere il treno, arrivare alla stazione Termini, col tram n.6  giungere in via Conegliano n.8, in un breve lasso di tempo la sua vita era cambiata.
    La casa della zia Armida e della nonna Maria Sciarra era di quattro stanze, lui avrebbe dormito nel salone con televisione, almeno...
    Sicuramente la zia e la nonna erano state messe al corrente della avventura di Alberto, nessun commento da parte delle due signore anzi il fanciullo era il cocco della zia Armida perchè portava il nome ed assomigliava molto al suo defunto marito.
    Il giorno seguente sua madre riprese il treno e ritornò a casa sua.
    "Comportati bene." le ultime sue parole.
    Dire che Alberto era in confusione era dire poco. La nuova scuola in via deli Annibaldi, vicino al Colosseo, i nuovi compagni, tutti maschi. Avvicinare le femminucce era un problema, avevano un'altra entrata.
    Alberto aveva provato la 'suprema' e gli mancava, 'le zaganelle' non gli bastavano più, come risolvere il problema?
    Il giovane si guardò intorno. Portiere dello stabile era un paesano inurbato a Roma, era di una frazione di Genzano ma, non amando fare il contadino, era riuscito con la raccomandazione di un politico suo paesano a farsi assegnare la portineria dello stabile dove abitava Alberto il quale, occhio lungo, si accorse della differenza di età tra Filottrano (che cazzo di nome) e la consorte Menicuccia (diminutivo di Domenica) molto più giovane, bella e decisamente sfrenata.
    Come attirare nella rete la decisamente bella?
    La zia Armida era insegnante in una scuola di un paese vicino Roma, partiva alle sei e mezza del mattino per ritornare a casa alle diciotto. La nonna Maria usciva di casa solo per andare in chiesa per conquistarsi il Paradiso alle diciassette per rientrare alle diciotto, orario giusto diciassette - diciotto.
    Menicuccia veniva a casa Sciarra per fare le pulizie, Alberto la convinse a cambiare orario in quello a lui più favorevole e la sciagurata obbedì (citazione del Manzoni riguardante la monaca di Monza).
    Mammelle dure, cosina stretta, cosce di marmo, una goduria massima, l'unico accorgimento stare attento a non metterla incinta col conseguente acquisto di tanti preservativi nella vicina farmacia, Francesca era un lontano ricordo.
    Alberto si era ben integrato,al ritorno dalla scuola, pranzo, studio veloce e poi vai...
    Aveva preso a fumare, i soldi? Saltare il cinema la domenica (duecento lire) e comprare le 'Sport' dieci lire a sigaretta.
    Come finisce la storia, siete curiosi? Potete acquistare il romanzo scritto da Alberto M. 'Tato il libertino e il sapore di Venere' che dal titolo potete già immaginare una goduria infinita, prenotatelo in libreria che potrà richiederlo direttamente alla casa editrice Albatros, buona lettura e ...fatemi sapere!

     

  • 20 settembre 2014 alle ore 11:21
    AMORI SENZA CONFINI - TERZA PARTE

    Come comincia: Alberto si spogliò e si gettò sul letto.
    "Fuori le novità."
    "Una buona ed una cattiva."
    "Cominciamo con la buona."
    "Guarda questo appunto, che ne deduci?
    "Sono lettere e numeri incomprensibili,spiegati meglio."
    ""È la password di un conto in Lussemburgo, vedi la Lu iniziale, qui sono depositati 100.000 euro a nostro nome."
    "Tu non l'hai più mollata a Daniele e lui vuole riconquistarrti comprandoti. Ho dimenticato di dirti che Erik mi ha detto che hanno fatto testamento, a nostro favore, dei loro beni"
    "Esattamente, a questo punto ci sono due strade: ritornare a fare gli impiegati e vivere presso i nostri genitori oppure..."
    "Decideremo con calma, la notte... dimmi del secondo problema."
    "C'è stata una scenata tra Erik e Daniele, quest'ultimo forse anzi sicuramente innamorato di me non vuole avere più rapporti con lui, se non si rimetteranno insieme verrà fuori un casino tremendo, qui crollerà tutto." 
    "Domattina prenderemo una decisione o meglio sarai tu a prenderla con il tuo solito buon senso per ora mollamela in fretta ed a lungo!"
    Un sole domenicale filtrava fra le tapparelle proprio in faccia ad Eva che si alzò.
    Bacino al consorte che invece si girò dall'altra parte.
    "Svegliati, consiglio di guerra: prima decisione rinunziare a tutto vuol dire dare addio agli agi, nessuna preoccupazione per il futuro ma rinunzia alla nostra libertà poi disponibilità sessuale verso tutti, io voto per rimanere allo status quo e tu?"
    "Mi associo, vorrei vedere qualcuno che avrebbe optato per l'altra soluzione, ricucire i rapporti fra Erik e Daniele è più impegnativo, cos'hai pensato?"
    "Siccome sono io il problema mi debbo mettere in mezzo a loro due per farli riconciliare."
    "Da quello che mi hai detto non mi sembra tanto facile convincere Daniele..."
    "E qui subentro io: andiamo a letto tutti e tre e troverò il modo di farli inchiappettare fra loro, porca miseria!"
    "Ma anche tu sarai fra due fuochi, chiamali fuochi!"
    "Voglio che tu sia completamente convinto e che non ne soffra, è solo sesso che ci ha portato..."
    "Sono convinto, se possibile non farti godere in bocca, vorrei che fosse solo mia."
    "Ci proverò ma sarò sempre sincera e se non ti va bene ti dirò tante bugie, scegli."
    "Scelgo le bugie."
    "Non ci credo, mi faresti per giorni tante domande asfissianti, solo la verità ed ora all'opera!"
    Le svizzerotte erano partite, Al preferì lasciare campo libero alla sua deliziosa che raggiunse Erik e Daniele in spiaggia.
    "Ragazzi niente musi, vi voglio molto bene ad entrambi, un bacino a tutti e due e poi un piano di guerra: il pomeriggio Al va a trovare i suoi che non vede da tempo, alle quindici in camera mia ed ora un bagno rinfrescante con costumi che volano!
    Quell'appuntamento era di gradimento sia di Erik che di Daniele che finalmente poteva appropinquarsi alla sua amata, i due sorrisero in segno di pace, finalmente!
    Dopo,pranzo Fefè sparì dalla circolazione lasciando libero spazio ai due che si presentarono in camera di Eva prima dell'orario previsto.
    "Sono in bagno per lavare le mie cosine, Eva entrò in camera nuda con l'asciugamano fra le cosce.
    "Ragazzi datevi una mossa, che siete diventati timidi?"
    I due non se lo fecero dire un'altra volta, si mostrarono già in armi.
    "Cominciamo con i bacini: da me tutti e due e poi fra di voi. Bene ora che vi  vedo in posizione: io carponi Daniele mi bacia la beneamata ed Erik il mio delizioso culino, voglio lubrificarmi un pò in attesa di grandi eventi."
    I due obbedirono all'unisono ed Eva cominciò a gemere, tutta sceneggiata a favore dei due che seguitarono imperterriti, seconda finta goderecciata seguita da una terza questa volta vera.
    "Allora cambiamo, io davanti su un fianco dietro di me Erik in fica o nel culino come preferisce e Daniele dentro Erik. Daniele non si mostrò molto soddisfatto ma obbedì.
    Erik preferì il culino, in fica ci nuotava, Daniele come stabilito.
    Il trenino partì, in volata, i due si davano da fare soprattutto Daniele che voleva sbrigarsi per raggiungere il suo scopo che era quello di penetrare davanti e dietro la sua amata. 
    Tutti a turno in bagno.
    "Ora cambiamo, io la solita posizione, Daniele dietro di me in fica o nel culino ed Erik dietro Daniele" il quale preferì il fiorello,di culo ne aveva avuto abbastanza con Erik, quest'ultimo finalmente poteva penetrare il suo amico a piacere e ci rimase a lungo e con ripetuti orgasmi.
    Daniele chiese ed ottenne di penetrare il culino di Eva e quindi altro trenino.
    Erano le diciassette , Eva: 
    "Ragazzi sta per tornare Al, ora che ci siamo tutti riappacificati niente più musi lunghi nè gelosie, io sono a vostra disposizione, vi voglio bene ma voglio anche fra voi due ritornino i rapporti di una volta."
    "Caro resoconto: Daniele è venuto nel fiorello e nel cuilino, loro due si sono inchiappettati a turno e si sono riappacificati, io mi sento come una nave scuola, metto un pò di pomata nei due buchini, per stasera non ce n'è per nessuno, nemmeno per te. Non pensi che non debba essere solo io a sacrificarmi, mettici un pò del tuo!" 
    "Ho avuto un'esperienza con Erik che non voglio ripetere, fra l'altro una curiosità: quando Erik ha goduto dentro il mio sedere ho sentito come una pipì violenta da parte di Erik invece di un normale scizzo di sperma, non ho capito."
    "Te lo spiego io: Erik ha una sessualità particolare: quando è eccitato il pene e le palline diventano dure come il legno, quando gode ha uno schizzo violento. una volta gli ho fatto un pompino, ho tolto la bocca prima che godessse e lo schizzo multiplo è arrivato a circa venti centimetri di altezza, ecco svelato l'arcano." 
    Un giorno dopo l'altro...
    Una mattina Daniele:
    "Dormiglione svegliati dobbiamo andare in negozio...ancora dormi dai..."
    Erik in negozio non ci tornò più, era morto nel sonno.
    Il fatto nefasto cambiò la vita di tutti.
    Una pagina di necrologio degli amici sul giornale locale, un lungo corteo di macchine dietro il feretro sino al cimitero suscitò la curiosità dei cittadini che non avevano idea di chi fosse Erik Anderson.
    Daniele fu il più colpito dall'evento luttuoso, non andava più in negozio, pssava le giornate a letto o sul divano, non leggeva i giornali che Al gli comprava, anche la televisione restava spenta.
    Eva cercava di smuoverlo in tutti i modi:
    "Vieni qua fammi assaggiare il tuo uccellone..."
    Niente da fare, Daniele si stava lasciando morire, cosa che avvenne dopo quattro mesi non prima di aver rivelato ad Alberto il numero segreto del suo conto lussemburghese.
    "Ora non siamo benestanti, siamo ricchi anzi ultra ricchi!"
    Al ed Eva, che nel frattempo si erano sposati, non cambiarono il loro tenore di vita, non lasciarono il loro impiego, Eva guidava sempre la Jaguar, Fefè comprò una Fiat 500 Abarth, trovò una pista di kart dove poter sfogare le sue velleità velocistiche ma la dipartita di Erik e di Daniele aveva cambiato qualcosa nel loro intimo.
    La loro casa vuota veniva sempre tenuta in ordine come se fossero stati vivi.
    Un diversivo piacevole era la venuta di Ursula e Ginevra con Alberto e Susanna figli di quest'ultima nel frattempo cresciuti. Questi rimanevano anche un mese occupando l'appartamento dei defunti.
    Ursula ancora si domandava perchè anche lei non era rimsta incinta.
    "Ursula ormai sei in menopausa, non persarci più, sei la zia di due magnifici ragazzi, consolati!"
    Alberto ed Eva, sempre pervasi da una tristezza infinita, non cancellabile da una vita agiata, morirono in tarda età lasciando la loro eredità ai giovani nipoti acquisiti; per loro volontà vollero che la loro dipartita fosse discreta, niente notizie funerarie sul giornale locale nè corteo di macchine, solo essere sepolti uno vicino all'altro.

     

  • 18 settembre 2014 alle ore 16:46
    AMORI SENZA CONFINI - SECONDA PARTE

    Come comincia: Nulla di nuovo sul  fronte sesso, Erik e Daniele in negozio, Alberto ed Eva in ufficio senza incontrarsi per vari giorni. Il cambiamento avvenne all'arrivo di Ginevra e di Ursula.
    "Una grande e piacevole notizia, sono incinta, stò zozzone c'è riuscito!"
    "Ti credo dopo tre ore che siete stati insieme, ci mancava pure che facesse cilecca!"
    Eva era stata piuttosto acida ma nessuno, tranne Alberto, l'aveva capito.
    Le ragazze si piazzarono in casa degli amici senza mostrare volontà di andarsene con grande giooia  dei loro ospiti omo.
    Il sabato sera ballo di rito con gli amici del circolo gay, grande allegria, alcuni facevano del tutto per accaparrarsi Eva, specialmente Daniele.  Alberto si arrangiava con le due svizzerotte ma ogni tanto guardava  allarmato la consorte che gli faceva segno che tutto andava bene.
    Rientrati in casa:
    "Che aveva da dirti Daniele, parlavate fitto fitto, proposte in qualche campo minato?"
    "Ma quale campo minato. ha voluto sapere le mie preferenze in campo automobilistico, lo sai da sempre che amo le Jaguar auto che non perdono fascino nel tempo ed altre cose sulla sua famiglia che non ricordo."
    Malignamente Alberto pensò che quella domanda sulle preferenze automobilistiche di Eva avesse un sottofondo...
    Sottofondo che si realizzò una mattina di domenica quando una Jaguar ZF berlina color grigio argento metallizzato comparve nel giardino.
    Alberto,ancora assonnato, aprì la finestra e non credette ai suoi occhi, quel figlio di...
    "Vieni cara, vieni a vedere la tua preferenza automobilistica, è proprio qua sotto!"
    "Se è per me voglio rinunziare, sarebbe un'offesa per te, lo dirò a Daniele."
    "Nessuna offesa mia cara, piuttosto preparati ad un assalto sessuale ben remunarato, non mi dire che non ameresti guidarla, sii sincera!"
    Il silenzio fu la risposta sdi Eva.
    Nell'uscire dal portone c'era attaccata ad un chiodo la chiave della Jaguar, più palese di così,la chiave rimase al suo posto.
    Al mare giunsero pure gli amici ma regnava il più assoluto silenzio sino a che Erik: 
    "Dagli almeno un bacino di ringraziamento, non essere così fredda, accetta il dono,è stato fatto col cuore parola mia!"
    Più col cuore Eva pensò ad una parte del corpo neno nobile, poi improvvisamente si avventò materialmente su Daniele e lo baciò in bocca alungo, quando si staccò:
    "Grazie tante, era il mio sogno proibito, col consenso di Alberto accetto il dono."
    La cosa finì lì, tutti al bagno senza scherzi di costume.
    "Ormai avrai capito che Daniele è bisessuale, ti desidera come un pazzo e da tale si sta comportando, sai quanto vale quella vettura? Dai sessantamila euro in su, cosa intendi fare?"
    "La palla in mano a te, accetterò la tua decisione, in caso positivo andrò a letto con lui ma solo se mi porterà un certificato medico sulla sua salute e su quella di Erik, gli omo..."
    "L'amore, scusa se uso questa parola troppo grande, dicevo l'amore che provo per te mi dice di accontentarti, vai con lui."
    Quel pomeriggio fu un pomeriggio di sesso totale, Eva concesse a Alberto anche quella cosa che a suo tempo gli aveva promesso, non fu molto dolorosa piacevolmente pareggiata dal vibratore in vagina che portò la giovin signora a piacevoli orgasmi.
    Dopo dieci giorni il giorno fatale: in posseso del chiesto certificato Eva comunicò ad Al che domenica pomeriggio...
    Erik invitò Alberto al circolo del tennis e della vela di cui era socio e così lasciarono campo libero ai due novelli amanti.
    Il tempo trasciorreva lento, prima i due seguirono le partite a tennis poi davanti al televisore ma Alberto non vedeva gran che dei programmi, ogni tanto guardava l'orologio.
    Erik: "Ce ne andremo alle venti."
    "Alla faccia loro che dovevano fare in sei ore" il pensiero più sconsclusionato di Al.
    Eva era in cucina a preparare la cena., niente parole inutili, ne avrebbero parlato a lungo in  seguito a botta fredda come si dice in gergo.
    L'occasione fu una mattina in cui decisero di nion andare inufficio.
    "Ti senti di parlare o provi fastidio?"
    "Vuoi la verità o ci metto la mia fantasia?"
    "La verità completa."
    "Intanto Daniele ha il pene più picolo del tuo. Mi sono affidata tutta a lui: ha cominciato con un sessantanove, è molto delicato con la lingua, mi h fatto godere varie volte, poi ha preso a baciarmi i piedi, forse è anche un feticista, ha apprezzato la mia bellezza e mi ha fatto i complimenti per il mio corpo. Ha baciato a lungo le tette, cavolo è riuscito a farmi godere anche così, ma ne sono meragliata io stessa, non l'avevo mai provato. Quando è entrato in vagina galleggiava un pò, abbiamo riso, finaalmente ha avuto un orgasmo pure lui, sapeva che non posso rimanere incinta.
    Durante l'intervallo mi ha preso in mano il viso e mi guardava fisso, gli sono scese le lacrime che non sapevo come interpretare. Poi la parte omo: ha preso un vibratore e l'ha posizionato nel suo didietro, poi è voluto penetrare dove anche tu sei stato una volta, non mi ha fatto male ed ha goduto dentro, fine della storia. Sono sincera, non posso dire che è stato spiacevole."
    "Vuoi andarci ancora?"
    "Sei tu il padrone, lo dico in senso lato, capiscimi."
    Alberto aveva capito, ci sarebbero stati altri incontri ravvicinati, in seguito cercò di inquadrare la situazione:
    Eva se la rifaceva col fidanzato e con l'amante, Daniele aveva rapporti con Erik e con Eva, Alberto con la fidanzata, Erik con Daniele. Questo era lo stato attuale della situazione che forse in futuro poteva cambiare magari con l'inserimento delle due svizzerotte oppure in altro modo boh.
    Sabato sera nuova serata danzante con numerosi invitati del circolo gay e con altri che Alberto ed Eva non conoscevano.
    Eva per  accontentare la sua vanità si era truccata e vestita da wamp,  il tubino nero faceva trasparire un bel pò di cose buone non coperte da reggiseno e slip..
    I due fidanzati stavano in disparte, preferivano guardare le varie coppie, forse c'era anche il transessuale di cui aveva parlato Daniele il quale si avvicinò ai due, prese Eva per una mano e, con un inchino le chiese di ballare.
    Sparirono fra la folla,, si poteva parlare di folla, c'era veramente tanta gente, il salone era poco illuminato per volere dei padroni di casa così ognuno poteva farsi i fatti suoi....
    Dopo un pò di tempo Daniele ritornò vicino ad Al..
    "Ci sono due stronzi che mi hanno scippato di mano Eva, sono persone per me importanti ed ho fatto buon viso a cattivo gioco ma siccome sono bisessuali, capisci?"
    "Io capisco che ci sono corna in vista per tutti e due" celiò Al.
    Daniele non si dava pace, prese a bere poi si portò dall'altro capo del salone per cercare di vedere cosa facesse la non sua bella la quale ritornando vicino as Al::
    "Mi sto facendo un sacco di risate, c'è un cinquantenne longilineo tutto d'un pezzo, occhiali cerchiati d'oro capisci il tipo, un altro con maglietta nera piuttosto traccagnotto che m'invitano a turno, un ballo a testa, da lontano ho visto Daniele  che ci osservava, era in crisi di gelosia si vedeva di lontano un miglio ed io ho fatto del tutto per fargliela aumentare strofinandomi vistosamente col ballerino di turno e poi li ho baciati sul collo. Ognuno aspettava il suo turno di ballo per arraparsi di più: occhiali d'oro mi ha offerto diecimila euro, il, traccagnotto ventimila, mi sto divertendo un mondo!"
    "Non so se hai visto in televisione i cartelli dei prezzi delle vecchie case chiuse: mezza lira per la semplice,una lira per la doppia, cinque lire per il quarto d'ora, dieci lire per, mezz'ora, ormai anche tu hai un prezziario, che vuoi fare, io me ne vado a letto, ciao."
    Eva si ributtò nella mischia, dopo un'ora si ritirò in camera da letto.
    "Al svegliati devo raccontarti il resto: ai due si è aggregato un terzo, sai il classico tipo atletico che non deve chiedere mai. L'ho guardato in viso e l'ho baciato sul collo, effetto subitaneo, dentro i pantaloni il coso è aumentato  di volume in  maniera impressionante e allora ho cominciato a strofinarmi fin quando ho visto i suoi occhi strabuzzare, se ne era venuto bellamente in piedi. A quel punto è intervenuto Daniele che mi ha preso per mano e mi ha trascinato fuori dalla folla in camera sua:
    "Dì la verità, lo fai apposta per farmi ingelosire ma io ti punisco col mio coso nel tuo fiorellino, come la metti?"
    "Mi son messa come voleva lui, non contento della beneamata è passato nel popò, son qua!"
    "Giornata faticosa, che ne dici di far riposare i tuoi gioielli?"
    La mattina di domenica, scese da un taxi, si presentarono in villa belle e baldansose le due svizzerotte sempre bene accette dai padroni di casa.
    Erik "Ieri sera gran ballo mancavate solo voi."
    A proposito di Erik, Fefè si domandò dove si fosse ficcato durante il ballo, era virtualmente sparito.
    Sotto l'ombrellone i quattro, Ginevra e Ursula erano andate a dormire.
    Al: "Erik hai voglia di far conoscere alla qui presente comitiva le tue avventure di ieri sera?"
    "Preferisco di no, che ne dici Daniele?"
    "Ma va, siamo ormai intimi, vai"
    "Ero con Patrizia la brasiliana, d'apprima mi ha fatto paura, ha un membro enorme, me l'ha preso in bocca, molto brava mi ha fatto un pompino poi se l'è messo nel bel culone e sono venuto un'altra volta poi...è entrata dentro, di me, all'inizio mi ha fatto male, piano piano è entrata fino in fondo, ho goduto alla, grande, fine del racconto."
    "E tu Daniele niente brasiliane?"
    "Ci sono stato ma da quando ho conosciuto Eva ho deciso di tagliare tutti i rapporti escluso Rik."
    "Siamo una bella famigliola, lo dico senza sarcasmo, alla base della nostra amicizia lealtà e sincerità, tutti d'accordo?"
    Un abbraccio siglò il loro patto.
    Che ci sarebbe stato qualcosa di inaspettato Al l'aveva messo in conto e così fu.
    Una domenica Alberto era rimasto solo in casa perchè Eva era andata dalla mmma ammalata.
    Al percepì il cigolare della porta d'ingresso in camera sua, non gliene fregò più di tanto e restrò ad occhi chiusi.
    Qualcuno si era schiarita la voce per attirare l'attenzione, all'occhio mezzo aperto di Al apparve la figura di Erik in box.
    "Mon ami la domenica mattina è sacra che posso fare per te?"
    "Molto se vuoi."
    "Quel molto se vuoi era parso ad Al un segnale di pericolo anche perchè il proprietario della voce era rimasto senza i boxer.
    "Vorrei toccarti un pò, se hai sonno seguita a dormire, penso che ti farà piacere."
    Cosa rispondere a chi ti ha regalato un appartamento ed una Jaguar, risposta scontata.
    Alberto rimase ad occhi chiusi sino a quando  si sentì sfilare i pantaloni del pigiama e riprese completamente conoscenza quando:
    "Mamma mia!" Erik aveva preso visione del suo coso che a riposo gli era sembrato mostruoso.
    "Mai visto un coso del genere, mi fa paura, l'immagino in erezione!"
    Al contatto della mano di Erik, mister c. si innalzò in tutta la sua maestà. con un altro "Mamma mia" da parte dello svedese.
    "Erik questo offre la ditta e smettila di evocare tua madre!"
    Quello che immaginava Fefè avvenne, il suo 'ciccio' penetrò nella bocca di Erik sino alla gola.
    "Io sono come gola profonda che gode con la gola, una Linda Lovelace maschietto."
    Al si domandò come un marchingegno come il suo non provocasse il vomito, non era un suo problema. Cominciò a provare una strana sensazione mai provata, era vero quello che aveva predetto Erik, pareva proprio di sì tanto da  riuscire ad avere un orgasmo... lo doveva raccontare ad Eva.
    Erik seguitò imperterrito con in bocca un mare in tempesta di sperma tutto gioiosamente ingoiato, buon appetito!
    Al a quel punto si svegliò completamente, dinanzi a sè Erik nudo, a chi poteva somigliare, aveva un pene in erezione da bambino, anche le palline piccole.
    "Mi sembri l'enfante qui pisse, è il monumento di un bambino morto perchè uscito di casa durante un temporale, è una statua che si trova in Belgio."
    Ad Alberto venne in mente anche un episodio accadutogli quando aveva undici anni ed era totalmente ingenuo. Un giorno vide che una sua zia si era ritirata in bagno per farsi una doccia, guardando dal buco della serratura aveva visto la zia nuda che si trastullava, quella visione gli portò la conseguenza allora per lui sconosciuta dell'irrigimento del suo pipinello che usava per fare pipì.
    Ritornò alla realtà: Erik l'aveva piccolo ma duro, si era arrapato giocando col suo 'ciccio' ed ora che voleva fare?
    "Non so se il tuo cosone riesce ad entrare nel mio culino..."
    "Noi non ce lo mettiamo ed io riprendo a dormire." 
    "Manco per niente, non rinunzio ma tu sii delicato."
    Erik, previdente, aveva portato con sè un flacone di vasellina con cui si spalmò con generosità il suo  buchino che tale non sarebbe rimasto dopo l'ingresso di...
    Girato di spalle, fu lui stesso a prendere in mano 'ciccio' ed a infilarselo delicatamente...delicatamente un corno il diametro era quello che era e il povero Erik forse rimpiangeva..non rimpiangeva proprio nulla, se l'era infilato tutto dentro e si muoveva ritmicamente con mucio gusto e riuscì ad avere un orgasmo ma volle rimanere col pene dentro.
    "Non ho mai provato nulla di simile.ti prego resta un pò così..."
    Era una vera supplica e Al, buono d'animo, da vecchio boy scout fece la sua buona azione giornaliera accontentando lo svedese il quale riprese a muoversi piano piano sin quando ebbe un altro orgasmo.
    "Per finire fuochi di artificio, ti prego mettiti in ginocchio, non ti farò male, lo sai quanto ce l''ho piccino, accontentami, io e Daniele ti faremo un regalo grosso grosso, sarete i nostri eredi di tanti tanti soldini!"
    Dinanzi a tanti soldini...
    Intanto Erik aveva iniziato a prendere le sue chiappe in mano:
    Bellisime da uomo forte!""
    Poi si dedicò a giocare con la lingua sul suo buchino posteriore che cominciava a far provare al suo padrone un piacere inaspettato. Poi la lubrificazione del buchino stesso e l'introduzione di qualcosa disimile ad una supposta, era il cosino di Erk che, penetrato dentro, aveva preso a muoversi prima piano poi sempre più velocemente.
    Al cominciò a provare una sensazione inedita niente affatto spiacevole. Con una mano Erik aveva preso il mano il gingillone di Al fino a portarlo all'orgasmo, un orgasmo particolare perchè avvertì i testicoli muoversi dentro lo scroto ed il suo buchino provare una forte sensazione di piacere, era stato iniziato alle gioie omo. Erik aveva goduto dentro di,lui, Al non si staccò subito, gli piaceva stare in quella posizione anche perchè Erik aveva ripreso a muoversi avanti ed indietro dentro di lui fin quando:
    "Sono distrutto, un bacino al tuo cosone bagnato, mi ritiro." Al cominciò a pensare quello che gli aveva detto Erik, essere con Eva gli eredi di un patrimonio sicuramente ingente.
     Non era sicuro di voler confidare ad Eva la sua ultima avventura, si confidavano tutto ma rivelarle quella sensazione provata col suo popò non gli andava proprio di dirglielo, riprese a dormire.
    Eva rientrò in casa in serata, chiese ad Al eventuali novità.
    "Ho appreso una notizia sensazionale, ma te la comunicherò a letto, dopo cena.
    "Dimmi come e cosa ti sei guadagnato soprattutto con chi, con una modella, con Daniele, con Erik."
    "Lìultimo che hai nominato, s'è presentato in camera mia che ero ancora addormentato, non ricordo bene cosa sia successo.
    "Guardami negli occhi, sai bene quello che provo per te, ti amo ogni giorno di più, la sincerità è stata sempre alla base dei nostri rapporti, ti vergogni a farmi il resoconto delle sensazioni che hai provato con Erik, fra l'altro è risaputo che ce l'ha piccolino e quindi..."
    Al parlò liberamente degli avvenimenti senza guardare in faccia Eva, c'erano dei punti di cui parlava malvolentieri."
    "Mi vien da ridere, tu tutto anticonformista mi stai dicendo che ti vergogni di aver provato un piacere omo, io l'ho provato tante volte, anche i maschietti hanno una sensibilità posteriore, abbracciami, vengo sopra di te e ti massacro di baci."
    I giorni seguenti tutti al lavoro, la sera stanchi, la cena poi tutti a ninna, nessuno parlava  di quello che sicuramente Erik aveva confidato a Daniele.
    Il sabato oltre ad essere il più gradito giorno era il giorno del 'Raccontiamo tutto quello che è successo durante la settimana'.
    Per Daniele ed Eva nessuna novità, Erik raccontò in breve quello che era successo fra lui e Al sorvolando sui particolari, Al gli fu riconoscente con uno sguardo d'intesa.
    Daniele:"Bene ora penso che dobbiamo dedicarci alle nostre ospiti femminili. Facciamo così: quando verranno uno di noi si intratterrà con Ursula, Ginevra è incinta e gli altri a fare da guardoni, poi vi spiego come, chi si prenota... nessuno allora scelgo io: Al si dovrà fare Ursula che come confidato da Ginevra, non ha mai avuto rapporti con uomini. Io intratterò Eva sempre col permesso...
    "Ora vi spiego come essere spettatori senza essere visti, quello specchio in fondo al salone è trasparente nel senso che per chi sta davanti è un vero specchio ma  entrando nello sgabuzzino vicino alla cucina si vede tutta la sala come nei film polizieschi."
    Hai capito i due mascalzoni vedevano quello che succedava nel salone senza  farsene accorgere ma dopo tutto quello che era successo fra di loro...
    La  notizia della festa in onore di Ursula venne comunicata a Ginevra con messaggino telefonico.
    Risposta: "Ursula vuol sapere il perchè della festa in suo onore."
    Risposta ancora: "Che sorpresa sarebbe, dille solo ce c'è in ballo un rolex ma Ursula se lo deve guadagnare."
    Rientrate le due svizzerotte in villa, dopo pranzo, mentre Ursula era in bagno Ginevra illustrrava ai presenti la pesonalità della sua amica: "Psicologicamente è una bambinona, spesso sono io che prendo decisioni al suo posto, ora si è messo in testa l'idea di avere pure lei un figlio e sapete da chi? "
    Tutti in coro: "Da Alberto!"
    Al un pò meravigliato ma felice di potersi fare la giuggiolona guardò in viso Eva, ufficialmente nessuna emozione ma dal suo sguardo...non si è gelosi di un uomo ma di una donna soprattutto bella...
    All'orecchio di Al: "Furbacchione non far finta di niente,non vedi l'ora di infilarti in quei bei buchini, dammi solo un bacio piccolissimo, mi consolerà."
    "Vieni cara un bacino sulla fronte come un buon papà."
    "Stronzo!"
    Ginevra: "Ursula ed io andiamo a farci un giro, Fefè ci fai compagnia?"
    I tre uscirono dal piano terra per infilarsi nell'appartamento di Al e di Eva.
    "Ma è uguale a quello di Erik e di Daniele!"
    Affermazione che convinse Al che la diagnosi di Ginevra era esatta.
    "Oh che bello!" Ursula cominciò a saltare sul letto ridendo.
    "Ursula ti ricordi perchè siamo qui?"
    "Certo voglio dare un fratellino ad Alberto o a Susanna."
    Spiegazione di Ginevra: "Sono i nomi che daremo al mio pargolo se maschio oppure se femmmina."
    Al fece cenno a Ginevra di andare al dunque.
    "Ginevra vuoi che ti baci il fiorellino così quando Al entra nella tua cosina non ti fa tanto male?"
    "Si fammi il lecca lecca ma voglio vedere il coso di Al, mai visto un maschietto nudo."
    "Non ti poreoccupare se ti sembra molto grosso, ho portato la vasellina e poi Al sarà delicato."
    ."Ma ce l'ha più grosso di un salame, tutti i maschietti ce l'anno così?"
    "Ursula lascia stare i paragoni, vieni che ti bacio, allarga le gambine, ecco così, vuoi che Al ti baci in bocca?"
    "No solo che mi metta incinta."
    "Ursula chiudi gli occhi, penseremo a tutto io e Al."
    L'interessata obbedì, la gnocca di Ursula venne abbondantemente irrorata di vasellina e Alberto iniziò il difficile compito di introdursi nella cosa di Ursula senza farle troppo male.
    "Mi fa male!"
    "Resisti fra poco ti piacerà."
    ."Mi fa sempre male!"
    "Lo vuoi o no stò figlio, hai scelto Alberto e te lo tieni, se parli ancora ce ne andiamo via."
    L'interessata non emise più un gemito, Al era riuscito a toccare il fondo della vagina, cominciò a godere alla grande con spruzzi sul collo dell'utero di Ursula.
    "Ho sentito uno schizzo, mi è piaciuto, Al ci riprovi?"
    ""Accontentala, sta mignotta ci ha preso gusto."
    "Ho sentito di nuovo lo schizzo, Al ci riprovi?"
    Ginevra: "Al non è una macchinetta per ora basta, resta distesa così rimarrai incinta, noi andiamo via."
    "Non rimarrà incinta perchè ha avuto da poco le mestruazioni e non è in ovulazione, hai capito che ha il cervello di una bambina, sua madre, conoscendola, me l'ha affidata, non vorrei ripetere un'altra volta l'esperimento, le dirò che non può avere figli e così finisce la storia."
    Qualcosa era cambito nel cervello di Alberto forse per essere stato usato come strumento per accontentare Ursula o forse per il rapporto omo avuto con Erik (A proposito aveva dimenticato di dire ad Eva che loro erano i futuri eredi del patrimonio dei due).
    Ne parlò con Eva:
    "Sento il bisogno di stare un pò da solo, lontano da qui, tu non c'entri nulla non ti preoccupare, è una cosa mia."
    "Dimmi quello che vuoi fare, per me va bene."
    "Vorrei andare una settimana a Milazzo, mi piace quella città."
    "Diremo ai nostri amici che devi andare fuori sede per servizio, meglio una bugia."
    Al mise in moto la Jaguar, un saluto da parte di tutti, un bacio particolare ad Eva e via verso l'autostrada.
    Svincolo di Villafranca, svincolo di Rometta e poi quello di Milazzo.
    Entrò nel parcheggio dell'hotel 'Continental', un addetto gli venne incontro e prese la sua valigia.
    "Preferisce una stanza con vista sul mare o all'interno?"
    "Vista sul mare."
    Alle tredici al piano terra il ristorante era semivuoto, solo in fondo una coppia.
    "Il menu signore."
    "Voglio solo un secondo e della frutta, il brodetto di pesce va bene."
    In camera sua mise al minimo il condizionatore, accese la televisione ed incappò in un canale porno, il precedente inquilino di quella stanza era uno zozzone.
    Di porno ne aveva visti abbastanza in villa, bene una corsa di moto la sua passione giovanile.
    Si erano fatte le venti, uscì a piedi, il lungomare di Milazzo era pieno di giovani festanti, rimpianse la gioventù non che fosse vecchio ma gli ultimi avvenimenti gli avevano lasciato il segno, specie quello con Erik...
    Andando in centro notò una piccola trattoria, forse a conduzione familiare, la preferì ad un ristorante di lusso.
    C'erano due file di tavoli ai lati di un lungo corridoio,, un sessantenne gli venne incontro sorridendo.
    "È solo? Bene questo è il suo tavolo, scelga con calma."
    Al voleva allontanare il ricordo di tutti i precedenti avvenimenti esclusi quelli dell'amore suo grande, Eva, la sentiva dentro il suo cuore, tutto il resto era stata una ubriacatura di soldi, di lusso, non era riuscito a non farsi coinvolgere e forse non sarebbe riuscito ad uscire da quel giro senza forse, si era abituato a vivere sopra le sue possibilità.
    La cena fu servita da una deliziosa fanciulla circa vent'enne.
    "Il signore è nuovo di Milazzo, non l'ho mai visto, se vuole le faccio compagnia dopo che esco dal ristorante."
    "Ti ringrazio cara ma sono qui per riposare."
    "Uno sguardo della baby tipo :"Sei frocio!"
    Ogni sera Al inviava ad Eva un messaggino solo con 'ok' per rassicurarla.
    Aveva preso l'abitudine di dormire di giorno ed uscire la sera col fresco.
    Nella sala da pranzo dell'albergo aveva incrociato,lo sguardo di due signore della sua età sorridenti e forse disponibili, le ignorò.
    Verso le ventidue percorreva il lungomare, sullo sfondo la costa e la raffineria illuminata, uno spettacolo bello da vedere.
    Cambiò itinerario verso ponente, anche qui c'era un viale illuminato con ai lati le case di villeggiatura, c'era molta gente in giro vacanzieri vocianti, allegri.
    Alla fine della settimana decise di rientrare nella vita quotidiana, mise al corrente Eva con un messaggio, Il suo amore era all'ingresso, volò nelle sue braccia, qualche lacrimuccia.
    "Mi sei mancato da morire..."
    "Finalmente il figliol prodigo, festeggeremo con una cena al ristorante 'La sirena'.
    C'erano tutti, anche le svizzerotte.
    "Ho fatto l'ecografia, ho due gemelli in pancia, Li chiamerò Alberto e Susanna."
    In macchina Eva mise al corrente Al dei fatti accaduti durante la sua assenza.
    Daniele gli era stato appresso tutti i giorni ma era andato in bianco, i suoi rapporti con Erik si erano incrinati perchè Daniele. lo aveva allontanato. Motivo, ogni giorno più innamorato di Eva, niente rapporti omo.
    Al fremeva per ritornare a casa.
    "Signori col vostro permesso Eva ed io rientriamo, sono stanco del viaggio."

     

  • 15 settembre 2014 alle ore 11:52
    AMORI SENZA CONFINI

    Come comincia: "Ti vuoi sbrigare maledetto mammalucco!"
    Al citofono Eva aveva sfogato la sua rabbia per il ritardo cronico di Alberto (Al per gli amici).
    La succitata stava aspettando il suo beneamato col motore della macchina acceso, entro le 8,30 dovevano essere in ufficio presso la Camera di Commercio di Messina.
    Alberto si presentò con mezzo cornetto in bocca uscendo dalla casa dei suoi genitori, sicuramente non aveva finito la colazione. Entrò in auto lato passeggero aspettando, come previsto, una sgommata della sua bella che, in tal modo, sfogava la sua rabbia.
    Ma non era finita:
    "Mentre io  vado a posteggiare al 'Cavallotti' tu entri e timbri pure per me."
    Alberto in fondo era un filosofo, alle sfuriate di Eva cercava di farsi perdonare con un bacino non sempre ci riusciva come questa volta allontanato con una gomitata.
    "Ma almeno sai chi erano i mammalucchi?"
    "Io penso di si, erano soldati mercenari turchi ma in italiano vuol dire sciocco, stupido come sei tu, non fare il saccente solo perchè hai frequentato il classico!"
    La loro era una storia particolare: erano ambedue nati venticinque anni addietro, abitavano nello stesso,palazzo di via Ghibellina. Amici sin da piccoli (Eva già da allora era una peste) avevano frequentato le stesse scuole sino alla terza media poi Alberto si era iscritto al clssico mentre Eva in ragioneria.
    Vincitori dello stesso concorso, alla comunicazione ufficiale della notizia Eva:
    "Ecco ci mancava solo questo, pure in ufficio ti devo sopportare!"
    In fondo era una sceneggiata da parte della dulcinea, amava profondamente il suo Alberto. Il loro primo rapporto completo a quindici anni, l'inziativa, ovviamente, da parte di Eva.
    "Che ne dici se facciamo l'amore come i grandi?"
    "Vuoi dire scopare."
    "Ci mancava pure il triviale, ad ogni modo te lo devi guadagnare il mio fiorellino!"
    Eva era giunta a questa decisione allorchè fequentavano la terza media in quanto si era accorta che una certa Belinda (quella aveva pure un nome da stronza) girava sempre più attorno al suo amato e, facendo un confronto fisico, lei ne usciva perdente, la cotale più alta di lei di dieci centimetri non scherzava in quanto a tette e popò e forse aveva già avuto rapporti completi con qualche suo compagno di scuola.
    Un giorno afoso d'estate i loro genitori avevano deciso di andare insieme al mare.
    "Sai che facciamo, usiamo la camera da letto dei miei, c'è pure l'aria condizionata.
    Eva ancora una volta aveva pianificato tutto, un suo lenzuolo per evitare che qualche schizzo...inoltre si era procurata una crema lubrificante e i preservativi, "Ci mancherebbe pure che restassi incinta, ne verrebbe fuori un mammalucchino!"
    "Lavati bene, l'ultima volta il tro 'ciccio' puzzava di formaggio!" non era vero, more solito una proocazione.
    Ambedue a letto Eva:
    "Io sono per la posizione del missionario, per la prima volta è la migliore."
    "Io sono ateo e preferisco la cavalcante anteriore, come la mettiamo?"
    "Ti sei indottrinato col camasutra ma io insisto,"
    "Tiriamo a sorte, io scrivo due bigliettini con i relativi nomi, quello che esce comanda."
    Uscito iil nome di Alberto, Eva cominciò a piangere o meglio a far finta, il maschietto questa volta si dimostrò tale o meglio ci provò.
    "Ho vinto e si fà a modo mio."
    "Ti prego chiedimi qualsiasi cosa..."
    "Non tti rimangi la parola?"
    "I miei genitori sono siculi, la parola va rispettata!"
    "Bene allora dopo aver assaggiato il fiorellino vorrei girare pagina." 
    "Sei ermeneutico, non capisco."
    "Intanto non offendere, ermeneutica ci sarai tu (Fefè fece il finto tonto) la richiesta è quella di una inchiappettata."
    "Finiamola una buona volta, che cavolo vuoi?"
    "Provare il tuo delizioso popò."
    "Te lo puoi dimenticare!"
    "Come la metti che la parola va rispettata?"
    "Insomma siamo qui per il gran giorno del mio passaggio da giovinetta a donna e tutto finisce in una stupida discussione, per la promessa si vedrà in futuro."
    Alberto si tenne sul classico; baci in bocca e sulle tette, cunnilingus con doppia goderecciata di Eva.
    "Ti prego mettiti il preservativo, non c'è bisogno della pomata, dentro la vagina sono un lago, maledizione mi sembra che oggi ce l'hai più grosso, tutti i difetti ce li hai tu!"
    "Non immagini quante mogli ti invidierebbero, una gentile signora, una volta, mi disse che la cosa più grande di suo marito era la cravatta!"
    "Brutto porco allora te la sei scopata!"
    "Era la madre di un mio compagno di scuola, è stata lei a provocarmi, non potevo tirarmi indietro."
    "Ne riparleremo un'altra volta, per ora ti dico solo vacci piano!"
    Alberto baciò ancora il fiorellino sacrificale, ci puntò la cappella del suo 'ciccio' senza muoversi per vedere le reazioni di Eva.
    "Che sta succedendo o meglio che non sta succedendo, vuoi sbrigarti?"
    Al fu molto delicato, 'ciccio' penetrava lentamente con qualche flebile lamento da parte della novella sposa, pian piano arrivò in fondo del delizioso tunnel e provò un intenso orgasmo rimanendo sul corpo dell'amata.
    "Alberto possono tornare i miei genitori, torna a casa tua, grazie per la delicatezza."
    Eva non era iltipo del ringrazio facile, l'interessato apprezzò.
    Molto era cambiato nel rapporto fra i due amanti, non appena avevano l'opportunità, la prendevano al volo ma nessuno dei due riprese l'argomento della promessa di Eva.
    Un giorno sul letto dei suoi genitori, Alberto girò la beneamata e cominciò a baciarle il buchino posteriore. 
    "Non ti fa pena, con quella mazza che ti ritrovi!"
    "Un escamotage: io compro un vibratore, lo inserisco nella tua tata e, mentre tu godi pian piano cerco di entrare, se ti fa troppo male mi fermo subito."
    "Mò ci voleva pure il vibratore, che fantasia! Mi devo convincere psicologicamente, quando sarò pronta lo vedrai nei miei occhi, purtroppo per me ti amo."
    "Ed io invece no e non ti sposerò mai!"
    "Sposaerti, sei folle, stare insieme a te ventiquattrore su ventiquattro e chi ti sopporta!"
    "Vuol dire che senza il vincolo del santo matrimonio (anzi non santo perchè ti sposerei al Comune) sarei libero di andare con le signore i cui mariti hanno il nodo della cravatta più grosso del pene?"
    "Se ci provi e me ne accorgo farai la fine di Bobbit quell'americano cui la moglie ha tagliato l'uccello e non scherzo!"
    Ad Alberto bastava l'intimità con Eva, ogni volta le faceva provare qualcosa di nuovo e così niente signore.
    Un evento cambiò la loro vita: in vista dell'estate decisero di acquistare dei costumi da bagno, entrarono in un negozio che già dalla vetrina dimostrava di avere buona merce.
    I padroni accolsero i fidanzati cion calore: uno biondo con occhi azzurri, corporatura media, l'altro più alto di statura, classico tipo mediterraneo.
    Cominciariono a provare i costumi: Albertto ne scelse uno classico blu con risvolti bianchi, Eva due bichini ridottissimi, uno colore azzurro mare e l'altro rosa.
    "Ma ti si vede tutto, che diranno i tuoi genitori?"
    "Lascia stare i genitori, dì piuttosto che sei geloso."
    Al in passato aveva dimostrato di essere immune da tale sentimento, ora..."
    "Ma lasci stare, la signorina ha un fisico fantastico, se lo può permettere!"
    Aveva parlato il biondo con un italiano con classico accento di un paese del nord Europa.
    Poi era intervenuto il mediterraneo:
    "Intanto ci presentiamo: io sono Daniele e questo è Erik svedese che in vacanza a Messina si è innamorato della città e del sottoscritto."
    Più chiaro di così!
    "Io sono Alberto, Al per gli amici e questa gentile signorina mia fidamzata è Eva."
    "Fidanzata non si sa sino a quando."
    Siete due giovani simpatici, sarebbe per noi un piacere invitarvi a cena a casa nostra a Torre Faro, questo è il nostro biglietto da visita, teniamoci in contatto."
    In macchina i commenti:
    "Ti sei accorto che sono omo, non so se sia il caso di frequentarli."
    "Non essere conformista di cosa hai paura che ti si inchioppettano, per quelli di penso io."
    "Sei il solito buffone, va bene andremo a quella cena."
    L'invito arrivò dopo dieci giorni.
    "Sono Daniele quello dei costumi da bagno, l'invito a cena è per sabato alle venti. Noi abitiamo in una villetta a schiera che si trova fuori di Torre Faro, duecento metri dopo il ristorante 'La risacca dei due mari', vi guiderò col mio telefonino."
    Eva quella sera era uno spettacolo: truco alla vamp, camicietta rosa e ampia gonna turchese, quasi trasparente che faceva intravedere un bichini ridossimo, tacchi alti che Eva non amava ma per l'occasione...
    "Si caro, sono andata dal mio parrucchiere e c'era un'estetista che mi ha combinato così, che ne dici?"
    "Che sei deliziosa ma se ti sei fatta bella per quei due..."
    "Io lo faccio per me stessa ed anche per te, con me al braccio farai un figurone!"
    Speriamo che non mi prendano per un magnaccia!"
    Daniele al telefonino:
    "Ti vedo, entra nel primo cortile che incontri, sei arrivato."
    Venne loro incontro.
    "Scusa se ti ho dato del tu."
    "Va benissimo."
    "Erik è in cucina, in Svezia era un bravo chef e qui non è da meno, si è adattato alla cucina mediterranea."
    Alberto estrasse dalla borsa frigo una confezione di lingotti di gelato ed una bottiglia di spumanre 'Ferrari'.
    "Erik vieni a vedere cosa hanno portato i nostri ospiti."
    Erk si presentò col grembiule da cuoco:
    "Che splendida signora, quasi quasi lascio Daniele e mi metto con lei!"
    Alberto: " A Erik lassa prede Eva e dicci cosa hai preparato di buono."
    "Una sorpresa, Daniele prepara gli aperitivi, io finisco di cucinare."
    Tavola ovale imbandita: classici tre bicchieri di cristallo, piatto grande di sottofondo, posate d'argento bih...
    Risotto, cozze, vongole e frutti di mare, gamberi impanati, trancio di dentice, involtini di pesce spada e poi un'insalatona mista coloratisima.
    "Aho, invece de vende costumi da bagno è mejio che apri 'n ristorante!"
    "Non ci fate caso, Alberto è stato a Roma un mese presso parenti ed ha acquistato l'accento romanesco ma è solo ridicolo lui messinese buddacio."
    "Che vuol dire buddacio, in svedese come si dice?"
    "Sarebbe come dire sciocco, ingenuo, in svedese non lo so."
    Una cena da ricordare, i quattro uscirono nel prato antistante l'abitazione e si sparazzarono su due divani a dondolo.
    Alberto tirò fuori una pipa.
    "Il fumo da fastidio a qualcuno?"
    "Si a me!"
    "Ma chi ti ha chieste niente madame coccodè!"
    "Voi due siete un teatrino, ci fate ridere, andiamo sulla spiaggia, non c'è vento e la luna illumina il paesaggio, guardate là in  fondo la Calabria, sembra una cartolina." Erik dimostrava così il suo amore per la terra di adozione.
    "Domattina potreste venire a fare il bagno, ci sono anche due nostre amiche molto simpatiche."
    "Chiedo a Alberto il permesso di parlare, posso?
    "A li mortè!"
    "Domattina alle nove saremo qui sempre che il signore riesca asvegliarsi in tempo!"
    E così fu, alle nove posteggiata la Peugeot dulls strada, suonarono alla porta di Erik e di Daniele, già in costume da bagno e muniti di ombrelloni e sdraie si diressero verso la spiaggia.
    "Io ho mangiato da poco e quindi niente bagno per ora, la compagnia ve la potrà fare la qui presente che si sveglia con i galli."
    La replica fu uno sguardo minaccioso di tempesta da parte di Eva Al se ne fregò e rimase solo  sotto l'ombrellone.
    Ad un certo punto un'ombra oscurò il sole, Alberto aprì gli occhi e si trovò davanti due figone che più figone non si può.
    "Posso esservi utile ma io sono un ospite, i padroni di casa sono al mare con la mia ragazza."
    "Noi siano Ginevra e Ursula amiche di Erik e di Daniele."
    FAlbertosi alzò, fece un inchino con falso baciamano, una sceneggiata avrebbe detto Eva.
    La due ragazze si tolsero i vestiti e  rimasero in buchini talmente mini che al loro confronto quello di Eva poteva sembrare quello delle nonne del primo novecento.
    Al non sapeva dove indirizzare lo sguardo quando le due rimasero in topless, per fortuna erano lontani dagli altri bagnanti.
    Al rientro dal bagno, Erik e Daniele si proffusero in effusioni con le nuove venute," che fossero bisessuali, boh."
    L'unica rimasta piuttosto fredda era ovviamente Eva che dinanzi a tale beltade aveva perso la parola.
    "Ginevra e Ursula sono due modelle svizzere che sono venute a Messina per presentare una collezione di vestiti presso la boutique Randazzo, ora sono alloggiate al Jolly hotel, per una settimana ci faranno compagnia" Così parlò Daniele.
    Erik nel frattempo, rientrato in casa, aveva portato delle bibite fresche ben accette a tutti.Ginevra e Ursula, per ringraziarlo, lo baciarono in bocca e poi un rapido bacio fra di loro.
    Al faceva l'indifferente spostando lo sguardo verso il mare, Eva aveva piantato in faccia un bel punto interrogativo, come darle torto.
    In loro aiuto venne Daniele:
    "Ginevra e Ursula sono per noi come due sorelle, si sono sposateb in Gerrmania."
    Eva: "Perchè non portano,l'anello al dito?"
    Frase infelice che fece sganasciare dal ridere la compagnia, Al compreso.
    "Io dovrei fare lo chef ma tu saresti un'ottima attrice comica. un bacione in fronte."
    "Parlateci di voi, siete fidanzati, conviventi oppure..."
    "Niente di tutto questo, ogni tanto scopiamo ma poi lo rimando a casa dai suoi genitori, stare con lui è una lagna..."
    Eva si era sbilanciata forse presa da quell'atmosfera surreale di anticonformismo che regnava.
    Ursula: "Alberto sentiamo la tua versione non mi sembri molto convinto."
    "La qui presente ha detto la verità, vengo trattato da zerbino."
    "Cosa essere zerbino."
    Daniele: "Quel tappetino che si mette dinanzi alla porta d'ingresso per pulirsi le scarpe prima di entrare in casa.". 
    "Ti vedo maluccio, vieni dalla cugina Ursula che ti coccola un pò."
    "Il pupo me lo coccolo io!"
    Risata generale, "Sei una tigre col suo cucciolo, noi non amiamo gli uomini, preferiamo le femminucce!"
    Al: "Anch'io!"
    Altra risata generale, Eva era rimasta spiazzata, lo capì e si mise a ridere pure lei.
    "Noi vorremmo un figlio ma non da un tipo nordico, preferiampo un bel bruno ma Daniele non è adatto, Alberto sarebbe il tipo giusto e non avrebbe problemi perchè noi viviamo lontane da Messina, sempre col tuo permesso."
    Eva era rimasta senza parole, per un tipo come lei...stranamente rispose:
    ""Ci penseremo, addio a tutti."
    In macchina silenzio sino all'arrivo in casa:
    "Ti sarai meravigliato della mia risposta ma c'è un perchè che tu non conosci, sono andata dal ginecologo, dopo svariati esami il verdetto: non potrò avere figli..."
    "Parliamone francamente, anche se talvolta sei una rompiscatole  ti amo profondamente e di un pargolo non me ne frega proprio niente anzi siamo fortunati così possiamo scopare senza problemi."
    "Per me è una tragedia, avrei voluto,un ranocchio che ti assomigliasse brutto stronzo e non l'avrò mai..."pianto di Eva.
    "Cerca di ricomporti altrimenti cosa penseranno a casa tua, vieni da Al tuo che ti asciuga le lacrime e ti consola, magari mi puoi fare un pompino."
    Lo schiaffo fu parato da Fefè che se l'aspettava.
    "L'ho detto per sdrammatizzare!"
    "Sdrammatizzare un corno, ti conosco, sei un porco!"
    Per cinque giorni nessun contatto con Erik e con Daniele poi una telefonata:
    "Sabato sera festa danzante a casa nostra, ricchi regali e cotillons, siete invitati, inizio ore 21."
    I recenti avvenimenti sembravano aver cambiato il carattere di Eva, più nessuna battuta acida, affettuosa e accondiscendente alle richieste di Fefè, un'altra Eva con gran piacere dell'interessato.
    Alla festa oltre Ginevra e Ursula c'erano molte altri ivitati che Eva e Fefè classificarono come appartenenti al circolo gay di piazza Cairoli, tutte persone socievoli, distinte, allegre, disinibite. Alcuni si presentarono sponte loro a Eva ed ad Alberto facendo loro i complimenti: "Siete una bella coppia." 
    Eva fu invitata a ballare da un certo Alfio, Al si accorse che i due parlavano in continuazione ed Eva spesso rideva, praticamente la giovin signora passò la serata con lui.
    A quel punto Al su buttò su Ginevra, la bruna, Ursula era la bionda, guardandola negli occhi scoprì una personalità complessa, non era una sciocca, Alberto non  sopportava le donne stupide.Aveva una bella voce, le chiese se era lei che voleva un figlio. Si proprio lei ed aveva davanti un futuro padre ma niente provette, tutto al naturale.
    Ginevra era stata esplicita, figurati se Al non era d'accordo ma forse una certa Eva avrebbe avuto delle obiezioni...
    "Ho visto che ti divertivi con quel signore, ridevi sempre e non ti sei stancata di ballare."
    "Lo sai bene che è gay quindi niente gelosie, l'entrata in questo ambiente ha rivoluzionato il mio modo di vedere un pò tutto cominciando dal sesso, non so cosa mia sia successo,è per me inspiegabile, forse sto vedendo, le cose dal loro punto di vista, ma ne sono meravigliata io stessa. Tu non ci hai fatto caso ma quella bella brunona brasiliana che ballava con Erik è un trans."
    "Ero troppo attento a quello che mi diceva Ginevra, anch'io sono confuso, ne riparleremo a mente serena."
    Il giorno dopo inufficio:
    "Non ti arrabbiare ma voglio dirti quello che mi ha proposto Ginevra, senza ipocrisie. È lei che vuole avere un bambino ed io sarei, tu permettendo, il futuro padre ma tutto al naturale, senza provette."  
    Eva non aveva risposto, era entrata in crisi, non potendo avere figli avrebbe voluto conoscere un marmocchio di Al, era una pazzia, forse no, avrebbe chiesto solamente di poterlo vedere ogni tanto senza troppe intromissioni nella sua vita, solo vederlo ogni tanto, questa era la sua condizione.
    La notizia comunicata per telefono a Daniele ebbe l'approvazione entusiasta anche di Erik oltre che di Ginevra e di Ursula ma come organizzare l'evento?
    Ci pensò l'interessata che propose un piano: letto matrimoniale di Daniele e di Erik prestato ai due temporanei amanti, gli altri avrebbero atteso l'evolversi dell'evento dinanzi alla televisione tanto per non pensare ai due in love.
    La sera seguente alle ventuno Eva e Al si presentarono in villa. Grandi abbracci fra tutti e risolini per mascherare un certo imbarazzo, anche i gay si imbarazzano davanti ad un eventuale nascita di un bebè che avrebbe avuto oltre la mamma anche tanti zii.
    Ginevra prese per mano Alberto e i due scomparvero dietro una tenda.
    In bagno Al entrò subito in erezione con la sua sproporzione fuori del normale e con lo sguardo atterrito di  Ginevra.
    "Non ti preoccupare, so essere molto delicato."
    "Stiamo un pò abbracciati, vorrei della tenerezza, non sono più abituata ai maschietti. Quando ero in college ho avuto varie avventure etero ma nessuno lo aveva come il tuo.
    Vorrei dirti il motivo del mio rapporto con Ursula: è cominciato quando stavo con un ragazzo molto bello desiderato da tutte, mi ha fatto molto soffrire per le sue avventure con altre ragazze. Io dividevo la stanza con Ursula: un giorno mi trovò che piangevo nel mio letto per colpa del mio amico, l'avevo trovato in camera sua con un'altra, piangevo a dirotto e Ursula mi ha consolato tanto che ha cominciato a baciarmi tutta, così è iniziata la nostra relazione, ho scoperto il mio lato omo, da allora siamo sempre insieme, anche lei è modella e giriamo un pò tra la Svizzera, la Germania, la Francia e l'Italia.
    Da allora non sono stata più attratta dagli uomini ma quando ho visto te...l'ho detto alla mia amica che non si è dinmostrata gelosa quando lo ho detto che avrei voluto un rapporto con te anche perchè avevamo programmato che io avessi un figlio."
    Al iniziò il suo,repertorio con un cunnilingus delicato, Ginevra apprezzò subito e dette segni di goduria varie volte.
    L'ingresso in vagina, anche se effettuato dolcemente, fece sobbalzare Ginevra ma pian piano si rilassò e dette vita ad una serie di orgasmi multipli tanto da far neravuigliare anche Alberto.
    "Resta dentro finchè vuoi, anche se non sarà più duro così sarò sicura per una gravidanza."
    Ma quale ammosciamento, Al rimase anche lui meravigliato, il suo 'ciccio' non ne voleva sapere di ritirarsi in buon ordine e così riprese a muoversi dentro Ursula che apprezzò ricominciando con le godurie. "Sento la vagina un pò irritata."
    "Gli amici di là si saranno addormentati, s'è fatta l'una, tu rimani qui io vado a raggiungere Eva." 
    Nel salone, sbracati sui divani, nessuno aveva voglia di parlare, il viso di Al era di per sè una visione di quello che era successo.
    Giunti a casa loro, senza il bacino di rito, FAl ed Eva si misero a letto.
    Passarono vari giorni, l'argomento sesso non venne più trattato dai due fidanzati finchè non giunse la telefonata di Daniele:
    "Ci siamo perduti, cos'è successo?"
    "Abbiamo avuto molto lavoro in ufficio, niente di particolare."
    "Sabato invito a cena da noi, c'è una grossa novità per voi, ciao."
    Erik e Daniele erano vestiti tutti di bianco dalla camicia alle scarpe.
    ""Questa è la nostra divisa quando è in vista un avvenimento imnportante, lo sveleremo a fine pasto."
    Erik: "Arriviamo al punto, se non abbiamo capito male voi abitate a casa dei rispettivi genitori, giusto?"
    "Vero, io e Al vorremmo una casa nostra, cerchiamo di mettere da parte qualcosa ma col nostro stipendio..."
    "Bene, soluzione trovata, abiterete nell'appartamento di sopra di nostra proprietà, non l'abbiamo voluto affittare per ovvi motivi di riservatezza nemmeno ai nostri amici ma con voi siamo giunti ad un legane di affettuosità e di stima, che ne pensate?"
    "Siamo stupiti, non preparati a quest'offerta, naturalmente vi pagheremo l'affitto."
    "Ma quale affitto, noi siamo ricchi, ve lo intesteremo, questa è la sorpresa n'est pas."
    Alberto ed Eva avevano l'espressione di Alice nel paese delle meraviglie, si guardavano negli occhi senza parlare.
    "Avete perso la voce?"
    "La vostra gentilezza e generosità non può che commuoverci come potete immaginare, ci ha sorpreso, dire di no a tale proposta sarebbe insensato, non vorremmo essere invadenti nella vostra vita privata..."
    "Non c'è problema, l'appartamento di sopra, peraltro ammobiliato, ha un'ingresso esterno proprio ed una scala a chiocciola interna che li unisce con una porta di divisione, affare fatto allora?"
    "Vorremmo prima parlarne coni nostri genitori non specificando che è un regalo da parte vostra."
    In macchina:
    "Eva ragioniamo, quell'appartamento, fra l'altro pure ammobiliato, vale un patrimonio, cosa vogliono veramente da noi, niente rapporti sessuali ai quali non mi potrei abituare."
    "Ne so quanto te, siamo così simpatici da meritare un sì grande regalo, forse gli omo hanno  un diverso modo di ragionare, piace loro vederci insieme felici ed averci a portata di mano per compagnia, boh..."
    I relativi genitori non erano stati affatto contenti della notizia, vivere insieme senza essere sposati!
    "Papà ho venticinque anni, io e Fefè abbiamo bisogno di una vita privata."
    Ci vollero due giorni per il trasloco degli oggetti di ciascuno, alla fine tutti soddisfatti i novelli conviventi invitarono a cena Erik e Daniele, cena che sarebbe stata preparata da un'inedita Eva  con qualche dubbio da parte di Fefè.
    "Sei sicura di essere all'altrezza, non faremo una brutta figura?"
    Mia madre è una signora all'antica e nei ritagli di tempo ha voluto insegnarmi a cucinare, ti stupirò."
    Quel sabato Eva fece un giro nei negozi per prepararsi alla pugna culinaria col risultato di:
    risotto cozze, vongole, seppie e cannocchie in brodetto (delizioso), trancio di pesce spada arrosto,gamberi impanati e tanti contorni di verdure. Finale ananas, gelato al limone e caffè.
    Applauso da parte di tutti.
    Daniele: "Sei una sorpresa piacevole, sinceramente pensavo alla mia ulcera..." e inaspettatamente prese a baciare Eva in bocca, la cotale non osò tirarsi indietro anche se decisamente meravigliata, meravigliato pure Fefè che fece l'indifferente.
    "A parte l'ammirazione per le tua arti di cuoca ho visto Daniele troppo interessato a te, che sia bisessuale?"
    "L'ho pensato anch'io, non è un brutto uomo ma..."
    Al sopraggiungere dei padroni di casa la conversazione cessò.
    Erik; "Ieri sera ho mangiato,come un lupo ma non mi sento appesantito a parte il, fatto che questa mattina non ho fatto colazione, di nuovo complimenti, Al sei un uomo fortunato."
    Alla fine tutti in mare, scherzi da parte di tutti con finale di abbassare i costumi agli altri con evidenti denudazioni in bella vista, al centro dei giochi la bella Eva ch<e ad un certo punto si trovò denudata con grandi risate da parte dei due omo, un pò meno da parte di Al che però non fece nulla per far finire il gioco. 
    Riposino pomeridiaano poi la sera al ristorante 'La Sirenetta' un locale famoso per il buon cibo e molto ambito dalla Messina bene, sicuramente era stato prenotato molto tempo prima.

    .
                                                 

     

  • 29 agosto 2014 alle ore 16:28
    E VISSERO A LUNGO...

    Come comincia: "Albè guarda stò biglietto." Arianna era rientrata a casa, buttato il soprabito su una sedia dell'ingresso era volata nelle braccia di Alberto che l'aspettava nel salone spaparazzato sul divano a guardare la tv e gli aveva porto un bigliettino: "B.P.E. 1.000" che cacchio vuol significare, è la marca di una moto?" "Se avessi studiato ragioneria al posto del tuo classico avresti capito subito che B.P.E. sta per 'buono per euro' e 1.000 sono gli euro. "Seguito a non capire, in cucina è pronto il pranzo." Alberto,. cinquant'anni, pensionato delle poste, condivideva con la moglie quarant'enne un pentavani all'ultimo piano di via Cerere nella zona nord di Messina, quella snob. Libero da impegni di lavoro, si era scoperto casalingo e faceva trovare un pasto pronto all'amata consorte al rientro dal lavoro di cassiera alla Banca Rurale di Catenanova. Arianna mangiava lentamente facendo crescere la curiosità del marito. Era proprio un essere delizioso la sua Arianna: bruna, 1,70 di altezza, sguardo sbarazzino, bocca turgida ma non volgare, un tre di seno ma il lato più accattivamnte erano le gambe lunghe , affusolate, caviglie sottili, un tipo che non passava inosservato."Pensi di tenermi a lungo sulla corda?" "Gira il biglietto" 'Comm.Nullo Ciavarella - gioielliere - via Alessandria 125 - Messina'." "Inquadrato, è la più importante gioielleria di Messina,ma il titolare è messo male sia col nome che col cognome." "Ma è messo bene a quattrini anche se si è dimostrato uno spilorcio, 1.000 euro, un'offesa!" "Un pò di chiarezza non farebbe male." "Allora sei proprio tonto, mi si vuole fare per 1.000 Euro, t'è capì!" Preso alla sprovvista Al rimase a contemplare la consorte oggetto di desiderio del gioielliere. Non era geloso anzi questa categoria era stata sempre presa di mira dai suoi strali ma dinanzi ad una realtà non prevista..."Secondo stò zozzone io valgo 1.000 euro, sai che faccio? Ci aggiungo uno zero e vediamo la situazione, il signore con scuse varie si presenta quasi ogni mattina al mio soprtello, che ne dici?" "Che ne dico, la patatina è tua, sei tu che gliela devi mollare, eventualmente!" "Hai detto bene eventualmente, quello è pieno di palanche, per 10.000 Euro magari un lavoro orale, fra l'altro ha la pancia e la tua età, vedremo." Quella sera Alberto ed Arianna fecero all'amore in maniera forsennata, l'idea di un'eventuale avventura da parte dells signora aveva acceso il desiderio di entrambi, boh? Alle quindi del giorno seguente Alberto aspettava con ansia il ritorno della consorte e rimase sulla porta d'ingresso per essere messo al corrente delle novità."E allora?" "Il cotale ha messo un bell'O.K. sul bigliettino, mi aspetta in gioielleria questo pomeriggio, mi accompagnerai tu in macchina." "Allora hai deciso?" "Voglio vedere come prosegue stà storia, voglio divertirmi un pò a spese di quel mammalucco, se vuole assaggiarmi deve tirar fuori un bel pò di dindini, intanto lo faccio arrapare ancora di più..." Alberto posteggiò la sua Peugeot a circa duecento metri dalla gioielleria, Arianna scese pigramente dalla mcchina e, ancheggiando, si diresse verso il negozio. Mille  fantasie nella mente di Alberto, cosa stavano facendo i due, Arianna aveva detto di non volersi mollare subito, un bacio, una toccata nelle parti basse, un pompino...questi pensieri fecero uno strano effetto sul povero Al che si trovò con un'erezione non prevista, non sapeva più che pensare. Pian piano 'Ciccio' rientrò nella cuccia, era passata circa mezz'ora quando Arianna si presentò sempre ancheggiando dinanzi alla macchina di Al che mise in moto senza parlare. "Non sei curioso di sapere com'è andata? Si che sei curioso,siamo entrati nel suo studio, la moglie il pomeriggio non va in negozio, Nullo ha cercato di baciarmi, cosa che non gli ho permesso, non mi andava proprio, ci siamo seduti sul divano e Nullo ha preso a pomiciarmi tutta, mani sul fiorellino, sulle tette, sul popò, sembrava impazzito, l'ho lasciato fare tanto era patetico. Sulla scrivania avevo notato un mazzo di banconote da 500 euro, con disinvoltura mi sono alzata e l'ho riposto nella borsetta. In quel momento ho pensato che sarebbero serviti per pagare il costoso condominio con piscina e campo da tennis oltre che il mutuo e bollette varie. Ritornata sul divano l'ho trovato con i pantaloni abbassati, sotto una pancia grossa sbucava una cosa piccolina ma tanto piccolina che sembrava il pene d'un bambino. Ho evitato di ridere e l'ho preso in mano. C'è voluto del tempo prima che diventasse duro e mi ha chiesto di metterlo in bocca. Niente da fare, il pezzo sale e quindi sega e via." Riccardo guidava lentamente, il silenzio era sceso fra i due, diversi i loro pensieri: Arianna pensava che 10.000 euro per una sega era un buon prezzo, Alberto aveva in mente Arianna con in mano un pene non suo, anche se piccolino ma sempre un pene! L'argomento non fu oggetto di discorso per molto tempo, la vita fra i due coniugi si svolgeva come se nulla fosse successo sinchè un giorno al rientro a casa di Arianna all'ora di pranzo: "Al sabato andiamo in gioielleria, ho voglia di un braccialetto particolare a forma di serpente." "Inutile chiederti in quale gioielleria, vero?" "Indovinato ma andremo insieme perchè sarà presente la consorte del cotale." Il negozio era molto ampio, vetrine dappertutto con all'interno vasellame, gioielli, ceramiche, tutti pezzi di gran lusso. Al banco due commesse ed una signora di una certa età che trattavano con i clienti. Nullo comparve da dietro un tenda, forse stava spiando l'arrivo della sua desiderata, baciò la mano ad Arianna e uno strascicato 'piacere' ad Alberto e: "Cosa posso servirle bella signora'" "Un braccialetto alla Cleopatra, a forma di serpente, dottore ne ha?" "Siamo fornitissimi, ne ho un paio che le piaceranno." Nel frattempo la consorte del titolare si era avvicinata al terzetto e: "Nullo non mi presenti ai signori?" "Mia moglie Clara, Claretta per gli amici." "Sono Alberto M. e questa è mia moglie Arianna, siamo abbagliati da tante belle cose!" "Siamo i più forniti a Messina." La signora non dimostrava i suoi cinquant'anni, non alta di statura sfoggiava un corpo giovanile, in viso qualche ruga ben coperta da evidenti ricorsi a saloni di bellezza. "Per 10.000 euro mi farei fare da lei un bel pompino così la signora capirebbe la differenza fra una cosetta minuscola ed un cazzo gigante!" pensava Al sorridendo dentro di sè. Il prezzo del gioiello fu di 3.000 euro che Arianna pagò in contanti (soldi guadagnati col sudore della...) e, ai saluti: "Forse potremmo rivederci, siete una coppia simpatica,vero Claretta?" Claretta non si pronunziò, salutò Alberto e Arianna con un sorriso poco convinto, le donne hanno il famoso sesto senso. La novità comparve all'improvviso: "Per oggi pomeriggio ho invitato Nullo a casa nostra, mi voleva portare in albergo o nella sua villa a Castanea, non mi sono fidata, preferisco che venga qui." Al rimase senza parole. "Caro non ti preoccupare, ci sono di mezzo cento foglietti! Conti presto fatti, 200 x 100 = 20.000 Euro! Non essere geloso, per me sarà una passeggiata." Al aveva i suoi buoni dubbi, per quella cifra Nullo non poteva che pretendere tanti bei servigi! Di comune accordo i due coniugi avevano predisposto un interfono nella camera da letto ed uno nel bagno comunicanti con lo studio così Al poteva tenere sotto controllo la situazione. Alle quindici il campanello, Alberto si rifugiò nello studio, Arianna aprì la porta d'ingresso. "Ti ha visto qualcuno?" "Si una signora che si è fermata al secondo piano, le ho detto che andavo al penultimo. Tuo marito?" "Tornerà tardi, è a casa di amici." In bagno: Cara guarda che bel regalo per te, sono 20.000." Con indifferenza Arianna: "Mettili in quel cassetto, lavati, io ho provveduto a sistemare la mia cosine." Riccardo sentiva perfettamente quello che accadeva in camera da letto, aveva chiesto ad Arianna di parlare molto specificando quello che stava facendo, infatti: ""Vengo sopra di te, lo preferisco, sai la pancia..." "Fatti baciare, ho portato con me un vibratore." "Non capisco a cosa ti serva ad ogni modo niente baci in bocca piuttosto comincia dalle tette con piccoli morsi, attento a non farmi male, ecco bravo così, intanto ti tocco il cosino, guarda è già duro, scendi sotto, la gattina è molto vogliosa, si così,ancora,fammi godere tanto..." Arianna  recitava bene la parte, ad un tratto un rantolo, faceva finta di godere la puttanella! "Smetti un attimo, fammi riprendere...ecco ora vengo di nuovo su di te così potrai rimetterlo in fica." Arianna aveva usato volutamente quel termine volgare per crare una situazione più arrapante per il soggetto e farlo smettere il prima possibile ma aveva fatto male i suoi conti. "Cara ci metto molto a godere, abbi pazienza." Cattiva notizia sul fronte Arianna, doveva fare una bella fatica su quel pancione. Un tratto di silenzio, solo qualche piccolo ansimare, poi: "Cara che ne dici di metterti alla pecorina, hai un popò delizioso, vorrei assaggiarlo!" "Te lo puoi dimenticare, niente culo!" "Raddoppio l'offerta." Dopo un attimo di silenzio: "Sei convincente!" Arianna aveva accettato,altri 20.000 euro! Non doveva provare gran dolore con quella piccola cosa, aveva provato ben altro col 'ciccio' di Riccardo! "Vado in bagno a prendere la vasellina." "Un'altra cosa, vorrei che mettessi il vibratore in vagina mentre ti inchiappetto, proverai doppio gusto!" Fantasioso il panzone. Dopo un pò si udì un rantolo di Arianna, a Riccardo sembrò vero, forse il vibratore aveva fatto il suo effetto, anche Nullo doveva essere soddisfatto. "Cara un'ultima cosa, devi concedermela, voglio entrare nella tua deliziosa pelosa nel frattempo io mi infilo il vibratore nel mio didietro." Arianna non aveva protestato, dopo un bel pò di tempo un rantolo maschile, Nullo aveva goduto, doppio gusto! Al si sentiva frastornato, aveva partecipato a tutte le evoluzioni amorose della consorte e dell'amante, si sentiva svuotato di energie. Dopo l'uscita di casa di Nullo: "Cara, sbaglio o hai goduto veramente col vibratore?" "Te ne sei accorto, quell'aggeggio vibrava sul mio clitoride e sono venuta, tutto sommato penso che potremmo comprarlo." Quella notte Alberto preferì rinunziare al sesso, forse un pò di gelosia ma rivedeva nella mente la sua bella infilzata davanti e di dietro, in parte consolato dai 40.000 Euro. L'episodio erotico-monetario fu messo dfa parte, nessuno dei due coniugi ne parlava, era ritornato il tran tran quotidiano:pranzo pronto alle quindici, il pomeriggio Arianna sbrigava le faccende domestiche, un pò di televisione, qualche puntata al cinema, il sabato o la domenica al ristorante o in qualche agriturismo. In campo erotico una sola novità: Arianna aveva voluto far godere Al con i suoi deliziosi piedini e c'era riuscita in pieno! L'imprevisto dopo circa un mese. A casa M. giunse una telefonata, erano le dieci del mattino: Alberto: "Ciao cara, cosa fai di bello?" "Non sono la sua cara ma Claretta C., desidero parlarle con urgenza, mi troverà nel posteggio dinanzi a casa sua fra mezz'ora."Stupito, imbarazzato, sorpreso Riccardo si sedette in poltrona nel salone, che fare? Per prima cosa telefonò ad Arianna e la mise al correntre della telefonata ricevuta, per risposta una gran risata."Che hai da perdere, non ti violenterà di certo, non sei curioso?" Dopo mezz'ora una Volvo entrò nel cortile, Alberto si era vestito di tutto punto, si sistemò in macchina al posto del passeggero, la signora mise in moto e si diresse verso nord. "Gentile signora gradirei sapere dove siamo diretti." "Puoi darmi del tu, chiamarmi Claretta, ormai siamo parenti..." Più esplicita di così! Al prese ad osservarla più attentamente: capelli a caschetto di un grigio medio, tinta ben fatta, viso regolare (niente naso lungo che Riccardo detestava), labbra carnose quanto basta."Completo io il tuo esame, non ho la dentiera, vado in palestra tre volte alla settimana, due in un istituto di bellezza. Stiamo andando a Castanea delle Furie dove ho una villa, telefona alla tua bella che rientrerai a casa a pomeriggio inoltrato." Questi erano ordini veri e propri, Clara dimostrava di avere una personalità atta al comando. Al come un automa prese il telefonino e comunicò la notizia ad Arianna, la consorte che sapeva con chi era in compagnia non fece commenti.Giunti nella frazizone Clara posteggiò  l'auto dinanzi ad una villa in stile spagnolo a due piani, chi l'aveva progettata aveva buon gusto. Salirono al secondo piano dopo essersi liberati dei cappotti. "Vado ad accendere il 'caldo bagno' in camera da letto e in bagno, quando non si è vestiti è preferibile un ambiente riscaldato. Alberto era stupefatto, affascinato da quella donna che aveva pianificato tutto con tanta naturalezza, nessun commento gli uscì dalle labbra. "Nel frattempo sediamoci nel salotto, penso che tu meriti una spiegazione. Visto il buco di 40.000 euro sul nostro conto ho chiesto chiarimenti a mio marito che ha confessato, siamo ricchi e ci possiamo permettere qualche spesa pazza ma sono curiosa di sapere cosa di particolare ha trovato Nullo in tua moglie, è una donna piacevole ma come lei..." "A questa domanda può rispondere solo tuo marito, io sono il diretto interessato quindi di parte, lui che ti ha detto?" "All'inizio mi ha raccontato un sacco di balle ma poi ha sputato la verità, è venuto a casa tua ed ha avuto rapporti intimi con tua moglie...non dire che non lo sapevi...bene eri al corrente di tutto e quella somma vi ha fatto gola." "Noi siamo una coppia aperta e non ci nascondiamo nulla, all'inizio ero perplesso, ho detto ad Arianna che, essendo lei l'interessata, doveva prendere lei la decisione, non sono un'ipocrita." "All'inizio le aveva promesso ventimila euro, come somno diventati 40.000 non me lo ha voluto dire, ne sai qualcosa?" "Arianna mi ha confidato che il signore ha voluto qualcosa di non programmato, il prezzo è raddoppiato." "Non riesco ad immaginare cosa fosse, a quel punto..." "Mia moglie ha il lato B particolarmente attraente e il tuo bel marito ha insistito per assaggiarlo." "Figlio di gran...20.000 euro per una inchiappettata!" Clara si stava dimostrando molto più furba di quanto Al pensasse. "Ti svelo il motivo per cui siamo qui, ho cinquant'anni, dopo il matrimonio sono stata una sposa fedele ma dopo che due mesi fà si è sposata la mia seconda figlia è scattato in me qualcosa...una ribellione a trent'anni di vita deludente vicino ad un uomo ricco ma senza personalità, fra l'altro ha un pene piccolo, non fare quella faccia, sicuramente tua moglie ti ha informato ed ora ho deciso di andare all'arrembaggio! Quando ti ho visto mi sei subito piaciuto, non voglio un giovane che possa ricattarmi, penso che in campo sessuale tu ci sappia fare, è quello che voglio da te, me lo devi per pareggiare i conti con mio marito.Al contrario di tua moglie non chiederò soldi. Andiamo in bagno, ormai l'ambiente sarà caldo, sempre che tu sia d'accordo..." Clara aveva un bel fisico, la palestra e i massaggi avevano sortito un bell'effetto sul suo corpo, le tette ancora sode, il ventre piatto ed anche il sedere niente male. "Ti riempo la vasca, io sotto la doccia." Claretta prese un flacone di bagnoschiuma molto profumato, lo versò nell'acqua della vasca, si sedettero sul bordo nient'affatto intimiditi della loro nudità. Riccardo 'sprofondò' sotto la schiuma, chiuse gli occhi per rilassarsi. Il caldo dell'acqua gli fece un certo effetto a un certo coso che spuntò dalla schiuma perfettamente 'in armi' Claretta ne approfittò per prenderlo in mano e: "Finalmente un cazzo degno di questo nome. Come ti dicevo non ho mai tradito mio marito anche se ho avuto molte occasioni, sono stata educata dalle Orsoline e questo mi ha condizionato. Per consolarmi del mancato piacere dovuto al pisellino di Nullo, mi son fatto comprare due vibratori, uno per la vagina ed uno, più piccolo per il popò, mi vergognavo ad andare in un sexy shop, lui sa che li uso." Hai capito, i coniugi C. ambedue muniti di vibratori! Avvolto in un accappatoio Al fu accompagnato da una mano gentile ma ferma in camera da letto, il locale era caldo ed accogliente, Ciccio, sempre duro, spuntava dall'accappatoio. "Alberto che buon sapore!" Claretta aveva iniziato a baciare Al sulla fronte, sulla bocca dove penetrò una lingua molto mobile che fece provare all'interessato sensazioni molto piacevoli. Pian piano la lingua scese sui capezzoli, svicolò sotto le ascelle, poi l'ombellico, ignorò il pene, poi luingo le gambe ed infine una per una le dita dei piedi. Una novità piacevole ma Ciccio voleva la sua parte e l'ebbe quando la pulsella ci montò sopra. Fu un'entrata rapida perchè la vagina era letteralamente inondata, la zozzona era talmente bagnata che qualche goccia si sparse sulle lensuola! Ci sapeva fare la baby, riusciva a strofinare il clitoride sul pene emettendo urletti di piacere e seguitò a cavalcare il suo cavaliere provando orgasmi multipli, altro che 'sono stata educata dalle Orsoline', se le povere monache lo avessero saputo! Ciccio era rimasto in pisizione eretta, l'età prolunga i tempi dell'eiaculazione. La signora che ti fa? Va in bagno e ritorna con un tubetto per lubrificare il buchino posteriore, si mette in posizione ovina, guarda in faccia Al che, capita al volo la situazione, provvide alla bisogna.Entrava lentamente, centimetro per centimetro, aveva provato una certa resistenza, non voleva far troppo male alla signora, finalmente la spada entrò sino all'elsa. Ciccio cominciò a godere, madame se ne accorse ed aumentò il ritmo sino a quando Al dette il colpo finale come nei fuochi d'artificio. Così finì l'inconro fra i due, un'incontro indimenticabile! Al rientro a casa Arianna aveva stampato in viso un bel punto interrogativo. "La signora ha recuperato parte dei soldi spesi dal marito!" fu il commento di Al. Passarono vari giorni senza novità sin quando: Caro, Nullo vorrebbe una mia foto significativa." "Specifica il termine 'significativo'." Possibilmente in bianco e nero, vestita succintamente, prezzo da stabilire." Al non era molto d'accordo ma per le insistenze della moglie si fece convincere. Cercando fra le foto da lui stesso stampate, ne selezionò alcune finchè ne scelse una, sicuramente la più bella: Arianna appariva con un sorriso splendente, una camicietta nera trasparente che lasciava intravvedere il seno, un reggicalze con mutandine alla brasiliana, si intravvedeva perfettamente una nera foresta. "Quanto gli chiederai? A questo punto vorrei conoscere se la gentile consorte gli ha confessato il nostro incontro ravvicinato, chiediglielo." Il giorno successivo al rientro a casa di Arianna. "Prima voglio mangiare poi ti racconto." "Appena ricevuta la busta Nullo si è chiuso in bagno e ne è uscito dopo circa un quarto d'ora rosso in viso, scommetto che si era sparato un bel segone, va matto per me. Mì ha detto d'aver saputo dalla consorte del vostro incontro, nessun commento." Due giorni dopo:"Caro Al l'ultima novità, Nullo ha fatto vedere la foto alla moglie che, nel vederla è rimasta, come dire, impressionata, non so se è il termine giusto,  ha anche detto di voler fare una gita insieme all'agriturismo 'La baracca dei Nebrodi'. A questo punto sono curiosa, vorrei andarci." Al pensò: "Nullo si è scopato mia moglie, altrettanto io con la sua e così siamo pari per modo di dire perchè il pollo ha sganciato 40.000 euro ma quest'incontro a che fine?" "Ci vengono a prendere con la loro macchina, appuntamento alle 10 nel nostro cortile." Era primavera, Arianna indossava un vestito fantasia, leggero, quasi trasparente con ampia gonna. All'arrivo della Volvo un collettivo asettico 'buon giorno' poi la partenza. Nessuna conversazione, forse un pò di imbarazzo, prima dell'ingresso in autostrada Claretta ferma la macchina: la conversazione langue, propongo che Alberto sieda vicino a me e Nullo dietro con Arianna, che ne dite?" Proposta accolta. Arianna e Nullo presero a parlare ma il rumore del motore dell'auto impediva di sentire le loro parole. Clara aveva indossato anche lei una gonna molto larga, quando si dice la malignità! "Noto che guidi molto bene, sei sicura e veloce." Guardando nello specchietto di cortesia Al notò che Nullo si era molto avvicinato ad Arianna che, però, mostrava di non gradire molto la vicinanza e si era spostata all'estremo del sedile. Al ne approfittò per insinuare la mano sotto la gonna della guidatrice che si guardò bene dal protestare (che cosce morbide!).
    Al casello la mano fu ritirata ed il viaggio proseguì fra tornanti sicchè giunsero a destinazione. "Albertoo guarda che panorama magnifico, si vede pure il mare." "Arianna: "Lasciamo da parte i convenevoli, sappiamo tutti come sono andate le cose, tutti d'accordo?" Chi tace...Sorrisi da parte di tutti, Al si trovò sottobraccio a Clara ed altrettanto fece Nullo con Arianna. Dopo aver gironzolato nel giardino sottostante, i quattro fecero l'ingresso nel locale. Al loro arrivo un premuroso signore, sicuramente il padrone,venne loro incontro. "Sono il signor C., ho prenotato per quattro, se possibile vorremmo una saletta riservata." Furono accontentati o meglio fu accontantato Nullo che aveva avanzato la richiesta per secondi fini pensò Al. La conversazione fra Al e Claretta era costante, sorrisi, battute, qualche barzelletta mentre fra Arianna e Nullo languiva. Fra l'altro Nullo mangiava poco al contrario del solito tanto che la consorte: "Caro ti senti bene, ti vedo palliduccio." "No cara tutto bene." A questo punto un'alzata d'ingegno di Al: "Col pollo mi sono unto le mani, vado a lavarmi." "Clara: ti seguo, anch'io mi sono impiastricciata." Incontrarono un cameriere: "Io e mia moglie vorremmo lavarci, dov'è il bagno?" Appena all'interno, chiusa a chiave la porta, un polipo entrò nella bocca di Al il quale ricordava bene il precedente, per accontentare 'ciccio' già in posizione orizzontale, piegò a 90 gradi l'accondiscendente Claretta e la penetrò selvaggiamente, ben assecondato dall'interessata. Dopo circa venti minuti uscirono dal bagno ridendo allegramente come due studentelli in gita scolastica. Al tavolo Nullo: "Anch'io mi sono sporcato le mani, Arianna mi fai compagnia?" Malvolentieri l'interessata fece un segno d'assenso. "Ragazzi quando domandate dov'è il bagno dite che siete marito e moglie come abbiamno fatto noi!" Dopo circa un quarto d'ora rientro dei due al tavolo, Nullo rosso in viso, Arianna con la faccia annoiata. Al all'orecchio di Claretta: "Scommetto che tuo marito voleva scopare o farsi fare un pompino ma si è dovuto accontentare di una sega!" Gran risata di Claretta. Il quartetto sembrava affiatato, sembrava.Alberto il più fortunato viaggiava alla meraviglia: moglie e amante, Arianna marito e amante (malvolentieri), Claretta, messi da parte i vibratori, l'amante, Nullo il più sfortunato solo le briciole: nessuna rapporto con la consorte, amante col contagoccie e talvolta il vibratore per il suo poco nobile popò. Così vissero a lungo...Come nelle favole di Esopo anche in questa storia c'è una morale: nella vita c'è chi se la gode alla grande a spese dei meno fortunati!

  • 18 agosto 2014 alle ore 18:30
    LA PASSIONE E L'AMORE .

    Come comincia: La marchesa si dilettava a parlare francese così l'Albertone poteva sfoggiare la sua lingua straniera preferita.
    Fuori dalla stazione troneggiava la Silver Cloud III. come sbagliarsi, ad un cenno di Alberto l'autista di precipitò a prendere la valigia dell'ospite e poi aprì la portiera posteriore dell'auto, Alberto la richiuse posizionandosi sul sedile al lato dell'autista.
    "Senta Alfredo, anche se lei è più anziano di me vorrei che ci dessimo del tu, i romani lo fanno non per invadenza ma per un rapporto più amichevole."
    "Come vuole lei, anzi tu."
    Il viaggio fu piacevole, pian piano l'auto percorreva strade in salita, sempre più in salita.
    "Alfredo fra poco arriveremo sulla cima dell'Etna!"
    "No signore, anzi Alberto, siamo quasi arrivati."
    Dinanzi ad un cancello Alfredo azionò un telecomando.
    "Vedi, là in fondo in quella dependence alloggiamo noi della servitù: Carmela la cameriera, Alfio il giardiniere e Cettina la cuoca."
    Al suono del clacson comparve Gea.
    "Benvenuto, mi segua, le mostrerò la sua camera, Alfredo..."
    "Alfredo ha finito il suo compito, la valigia me la porto io."
    "Colazione alle 13,30."
    "Ma io ho già fatto colazione...va bene ho capito."
    Alberto troppo tardi aveva compreso che i nobili chiamano colazione il pranzo, cominciava bene!
    Una sciacquata al viso pantaloni beige, camicia a righe multicolori 'Armani', aperta sul davento per mostrare il pelo mascolino e via!
    Madame la marchesa giunse al braccio di Gea, molto signorile nel vestire sempre di nero ma di stoffa più leggera e senza gioielli.
    Un finto baciamano apprezzato con un cenno del capo dall'interessata ma non dalla dama di compagnia che lo immortalò con uno sguardo gelido.
    Pensiero di Alberto: "Ma guarda sta stronza!"
    "Anche se siamo lontani dal mare riesco a farmi pervenire pesce fresco: ho ordinato pappardelle cozze e vongole, aragosta olio e limone, tanti contorni e le alici marinate che non mancano mai nella mia dieta, il medico afferma che aiutano contro l'osteoporosi, faccio finta di crederci perchè mi piacciono."
    Dopo il caffè i tre 'emigrarono' in giardino.
    "Gea fa fare un giro nel parco al nostro ospite così digerirete, a me la solita sigaretta, l'unico vizio che pratico..."
    "Lei ha il senso dello humor, noi romani..."
    "Ce l'avete sin troppo!"
    "Gea non ama molto i romani, se vuole lei stessa le dirà il perchè."
    I due si incamminarono lungo un viale al centro di un prato all'inglese, lontano, dietro alberi di alto fusto, il parorama di Taormina.
    "Taormina è una città che amo, ci vado spesso perchè..."
    ""È la località preferita per le sue numerose conquiste, si vede subito da quell'aria di supponenza, questa cade ai miei piedi!"
    "Spero di no, sarebbe spiacevole che si facesse male, vorrei che diventassimo amici."
    Sino al rientro in villa silenzio totale. Gea era vestita collegiale:camicietta rosa chiusa sino al collo, ampia gonna nera, scarpe ballerine.
    "Allora com'è andata la passeggiata, le è piaciuto il mio giardino, Gea le avrà mostrato la voliera, era stata messa su da mio marito gran cacciatore..."
    Quella frase sospesa fece capire al bell'Alberto che i maschietti non erano benvoluti da quelle parti, fece buon viso a cattivo gioco:
    "Col permesso della signora marchesa vorrei visitare l'interno della magione."
    "Che bel vocabolo, oggi nessuno lo usa più, Alberto che studi ha fatto?"
    "Liceo classico ma come lingua straniera il francese, purtroppo oggi va di moda l'inglese."
    "Io amo molto il francese, la mia insegnante era di madre lingua francese, potremo fare un pò di conversazione."
    "Io ricordo ancora delle poesie di La Martine e di De Vigny."
    "Un giorno me le reciterà, per ora col suo angelo custode giri per la mia magione."
    Al piano terra un grande salone arredato con mobili antichi, alle pareti scudi, alabarde, corazze e arazzi al centro un grande tavolo. Non erano di gusto di Alberto ma quasi sicuramente quello del defunto marchese amante della selvaggina femminile.
    Cena frugale e poi in giuardino, il clima fresco del mese di luglio allegrò la compagnia che appoggiò le proprie membra su sedie da giardino ben imbottite.
    "Gea per favore va a prendere il mio bocchino e una sigaretta, lei Alberto non fuma?"
    "Il signore ha altri vizi." dopo la battuta Gea scomparve dietro una tenda.
    "Non faccia caso al comportamento di Gea, è stata sposata e poi abbandonata da un architetto romano che, guarda caso, anni fà ha conosciuto proprio al Bellini di Catania."
    "Ben strana coincidenza, cambiando discorso marchesa volevo dirle che sono pratico di fotografia ma sono anche un maresciallo della Guardia di Finanza, ero a teatro per fotografare un tale..."
    "Le assicuro che m'è venuto un dubbio nel conoscerla, aveva qualcosa di militare che mi ha incuriosito, e bravo il nostro maresciallo non appena Gea lo saprà..."
    "Farà salti di gioia!"
    "Importante che non sia un architetto!" La marchesa prese a ridire gioiosamente.
    "Gea indovina che professione esercita il qui presente Alberto, non ci azzeccherai mai!"
    Gea impallidì vistosamente.
    "No non è quello che pensi tu, il signore è un sottufficiale della Guardia di Finanza. ti piacciono le Fiamme Gialle?"
    Gea aveva incollato il suo sguardo sul viso del buon Albertone che stette a rimirarla con sguardo ironico.
    "Sono benemerite!"
    "No quelli siono i nostri cugini Carabinieri, noi non siamo nei secoli fdeli, il nostro motto è 'Nec recisa recedit."
    "In quanto a fedeltà ci credo, conosco il latino ma non capisco che c'è di tagliato che non recede."
    "A Gea, lassamo perde alla romana!"
    Alberto capì subito di aver fatto un errore, il romanesco non era gradito da quelle parti.
    "Ma io ho anche parenti veneti e lombardi, mia nonna..."
    "Lasci stare le parentele, non credo una parola di quello che dice."
    "Gea quando si arrabbia è più bella!"
    "Questa frase è la ciliegina sulla torta, a teatro facevo meglio a restare nel palco!"
    "Ragazzi tregua, intanto penso che siate coetanei e potete darvi del tu, Gea vorrei andare a dormire, non ho bisogno di te, accompagna Alberto nella sua stanza da letto..."
    Questa volta fu la marchesa a scoppiare a ridere.
    "Signora marchesa vedo con piacere che il qui presente le ha fatto tornare il sorriso. è da tempo che non la vedo così, spero tanto che il qui presente faccia lo stesso effetto su di me!"
    "Mi hai letto nel pensiero, Gea cerca di volermi bene, in fondo sono un povero diavolo che non ha colpa di essere nato sotto il cupolone!"
    "Buona notte povero diavolo, ti auguro sogni d'oro ma quello che tu pensi sarà solo un sogno!"
    Mah, poteva andare peggio, Gea prima o poi avrebbe mollato, forse..."
    Sveglia tipo militare:
    "Sono le dieci dormiglione, la marchesa è andata a Catania, mi ha assegnato il compito di essere al tuo servizio nel senso di servirti la prima colazione, che pensavi furbacchione..."
    "Il furbacchione vorrebbe farsi una doccia, scusa ma sento qualcosa nell'occhio sinistro, guarda un pò da vicino..."
    Quella era l'occasione buona, o la va...Alberto trascinò Gea sul letto; presa alla sprovvista la damina non reagì e forse era quello che desiderava, non si saprà mai, la conseguenza fu che i due cominciarono a baciarsi, via la gonna, via anche le mutandine, viam il reggiseno, entrata alla grande nella beneamata.
    Il 'ciccio' di Alberto, da tempo a secco, inondò subito la vagina ma si riprese di buona lena sino ad una seconda eiaculazione, Gea rispose alla grande.
    La baby fu la prima a riprendersi:
    "Vado a lavarmi." e sparì dietro la porta del bagno.
    Al rientro in camera prese lentamente a vestirsi.
    "Adesso che ci penso non ha preso nessuna precauzione, non vorrei..."
    "Adesso che ci penso...non vorrei...sei quello che immaginavo, un incosciente ma non pensarci troppo, non posso avere figli, ci mancherebbe altro che avere un marmocchio che ti somigliasse!" Era ripresa la guerra. 
    Alberto provò il piacere della vasca di idromassaggio, si sbarbò, lentamente si vestì e si posizionò su una sedia al di fuori della villa.
    Dopo mezz'ora comparve la Rolls Royce, ne scese madame la marchesa tutta in ghingheri, niente vestito nero ma una gonna rosa pallido con una camicietta turchese, che cambiamento!
    "Madame dire che non la riconosco è la pura verità, è in gran forma!"
    "Questa mattina mi sono svegliata di buon umore, ho chiesto a Gea di cercare dei vestiti più allegri, era molto che non li indossavo, tutto merito suo!"
    "Mi fa sentira sarto Valentino, in ogni caso è un vero piacere."
    "Permetta che la prenda sotto braccio, mi accompagni dentro."
    A quella vista Gea che si trovava nel salone rimase di sasso, l'Albertone in un sol colpo aveva conquistato la vecchia e la giovane!
    "Cara non fare quella faccia, dì alla cameriera di portare in tavola, ho una fame da lupo!"
    I giorni passavano piacevolmente uguali ma senza quello che Alberto avrebbe voluto: una ripetizione di quella mattina che...Non riusciva a capire quell'astio di Gea, molto probabilmente non le era dispiciuto quell'incontro ravvicinato, anche la marchesa doveva aver intuito che il loro rapporto era cambiato ma, trascorsi cinque giorni Alberto decise di riprendere la via del ritorno.
    "Maresciallo questa magione è sempre aperta per lei, mi telefoni quando vuol ritornare e porti con sè l'atterezzatura fotografica, ho una mezza idea..."
    Accompagnao alla stazione di Catania dal fido Alfredo:
    "Ciao a presto  Alberto, penso proprio che ci rivredremo."
    Alberto aveva seri dubbi a tal proposito, a Messina riprese il solito tran tran, era sempre di cattivo umore, anche il colonnello Speciale se ne accorse:
    "Senti signor marchese piuttosto cher vederti in questo stato ti concedo venti giorni di licenza, fuori dai piedi!"
    Telefonata a casa della marchesa:
    "Sono Alberto vorrei parlare con la padrona di casa."
    "Non ti basta la dama di compagnia, vai sull'alto!"
    "Scusa Gea non ti avevo riconosciuto, ho passato brutte giornate a Messina..."
    "Non fare la vittima, ti passo la marchesa."
    "Bel maresciallo venga subito, io e Gea sentiamo la sua mancanza!" C'era dell'ironia in quella frase.
    "Da parte sua è credibile ma da parte della persona vicino a lei..."
    "È molto cambiatamle manca moltissimo, mi chiede sempre di lei."
    Alberto smise di sentire, la marchesa aveva messo una mano sulla cornetta per non far sentireb la reazione di Gea.
    "Allora a presto!"
    Solito passaggio: stazione di Messina - stazione di Catania, Rolls Royce, arrivo in villa.
    "Per festeggiare il suio ritorno menù speciale: risotto al sugo di anatra, coniglio con peperoni, uccellagione cotta al girarrosto, porchetta di maiale, contorni alla grande, lambrusco di 'Casali' che faccio venire direttamentte da Reggio Emilia, Carmela si è fatta onore!"
    "Non poteva andarti meglio figliol prodigo, come finale che desideri?" Gea aveva detto!
    "Non mettere in imbarazzo il nostro ospite, si vede dal suo sguardo quello che vorrebbe!"
    La marchesa si era sbilancaiata con una battuta decisamente forte.
    Tutto finì con un caffè sul patio.
    "Alberto le ho fatto portare l'attrezzatura fotografica perchè vorrei che riprendesse la villa sia all'interno che all'esterno, voglio mandare le foto a dei miei parenti americani, spero mi accontenterà, ovviamente sarà ricompensato.
    "Madame la marchesa lei mi ha ampiamente ricompensato con la sua conoscenza, ho apprezzato la sua signorilità, quando lei vorrà le reciterò la poesia 'Le lac' di Lamartine, tratta di una coppia di amanti che ogni anno, lasciati a casa di rispettivi coniugi, se la spassano sul lago di Ginevra."
    "Ecco ci mancavano pure i congiugi amanti!"
    "Gea si beccò lo sguardo malevolo sia della marchesa che di Alberto, vista la mala parata la giovin signora prese la via dell'abbandono della sala.
    "Mi prenda sotto braccio, andiamo in giardino e mi reciti la poesia."
    "Ainsi. toujours poussès ver de nouveaux rivages,
    dans la nuite eternelle emportès sans retour,
    ne pourrons- nou sur l'ocean des ages
    jeter l'ancre un sel jour?"
    "È molto romantica, approfitto dellla sua compagnia per passeggiare un pò lungo i viali, non lo faccio mai con gran dispiacere del giardiniere che ci tiene a far vedere la sua opera, ah ecco Alfio che si avvicina."
    "Signora marchesa ci voleva un ospite per vederla fra i miei fiori, guardi che rose, ho fatto vari incroci, vi sono colori che non esistono sul mercato, ammiri i glicini, i salici piangenti, signora marchesa me ne vado, sono commosso!"
    "Alfio è con noi da molti anni ma raramente gli do la soddisfazione di ammirare il giardino, mi ricorda troppo le passeggiate con mio marito anche se..."
    "Ho visto la sua foto nel salone, bell'aspetto dal sorriso accattivante..."
    "Troppo accattivante, l'ho amato molto anche se mi ha fatto soffrire, o mon dieu l'ho trascinata nei miei tristi ricordi, vediamo se riusciamo a ripescare da qualche parte Gea."
    La cotale era seduto nel patio, si avvicinò e prese sotto braccio la marchesa.
    "Questi sono i miei gioielli mi pare la frase di una matrona romana che mostrava i suoi figli alle amiche piene di gioielli."
    Entrrono in casa.
    "Mi sono un pò stancata ma sono felice, lo sarei di più se vedessi un sorriso sul volto di voi due."
    "Io provvedo subito e vorrei essere imitato da quella damina che ho apprezzato sin dalla prima volta..."
    "Questa è la frase riportata nel libro in cui gli spasimanti dell'ottocento traevano ispirazione per le loro lettere d'amore: signorina sin dalla prima volta che l'ho vista sono rimasto folgorato dalla sua bellezza..."
    "Conosco quel libercolo e l'ho usato spesso per le mie conquiste solo che le interessate mi hanno riso addosso!"
    "E hanno fatto bene!"
    "Gea, Alberto ti sta prendendo in giro, questi vostri battibecchi mi intristiscono, pensavo che l'arrivo di Alberto avrebbe portato un'ondata di allegria, Gea..."
    "Riconosco le mie colpe, con l'Albertone pace totale anzi lo prendo sotto braccio e gli faccio vedere la voliera del signor marchese, allons..."
    "Allora coniosci il francese piccola imbrogliona, ti mollerò tutta la poesia di De vigny 'Le cor', si tratta di un corno...attenzione quello è uno che suona!"
    "Guardami negli occhi, noi non potremo mai andare d'accordo, lo so, è colpa mia ma tu oltre ad esssere romano sei pure tifoso della Roma e gli assomigli pure... quel tale quando c'erano le partite della sua squadra si incollava sul televisore e non esisteva più nulla, non voglio più parlarne...ti faccio una proposta: vengo a letto con te ma tu il giorno dopo vai via per sempre..."
    "È un pò duro da accettare ma non vedo bia d'uscita, accetto.Ora incollati un bel sorriso sul volto, facciamo contenta la marchesa."
    "I miei ragazzi finalmente..."
    "Marchesa fotograferò la villa poi rientrerò a Messina, il mio colonnello avrà bisogno del suo fotografo preferito."
    "Sarà per noi un dispicere vero Gea?"
    L'interessata annuì.
    Il giorno seguente Alberto si alzò presto, con la fida Topcon si incamminò nella tenuta, rientrò in villa all'ora di pranzo, il pomeriggio si dedicò agli interni, la sera lavoro eseguito.
    Al termine della cena:
    "Marchesa porto con me i rullini, le spedirò le foto appena possibile, sono un pò stanco e col suo permesso vado a dormire, ciao Gea."
    "Buon riposo, domattina Alfredo lo accompagnerà alla stazione di Catania, buon viaggio se non ci rivedremo."
    L'imbrogliona rideva sotto i baffi, sapeva cosa l'aspettava!
    Dopo la doccia Alberto accese l'abat-jour sul comodino, ci mise sopra un panno azzurro, voleva creare un'atmosfera romantica all'arrivo della beneamata che non si fece attendere.
    Sul vano della porta, illuminata dalla luce del corridoio, le dea apparve in tutta la sua bellezza sotto una vestaglia lunga trasparente.
    "Ti prego un cunnilingus..."
    "Qui comando io, vada per il cunni!"
    Gea cominciò subito ad apprezzare i leggeri morsi e la sapiente lingua dell'amante, gedoette quasi subito ma trattenne la testa di Alberto sul suo pube, voleva ancora...
    Dopo la terza goderecciata:
    "Ti prego vieni dentro piano piano."
    "Piano piano un corno, ci sono scivolato, sei un lago!"
    "Una cosa che a mio marito non ho mai permesso."
    Gea si girò di spalle, prese un vasetto che aveva portato con sè, si lubrificò ben bene il buchino posteriore per la gioia di Alberto che non si aspettava quel finale pirotecnico.
    Un bacino finale e poi la triste uscita di scena, Alberto rimase supino a guardare il soffitto pieno di angioletti.
    Il giovin signore si sveglò alle otto, fece colazione, stranamente in vista nè la marchesa nè Gea, solo Alfredo ad aspettarlo.
    Treno Catania - Messina.
    All'ingresso in caserma il solito paesano caciarone:
    "C'iai l'occhio stanco, quante te ne sei fatte?"
    "Fatti i cazzetti tuoi!"
    Il colonnello Speciale lo accolse con una battuta:
    "Fra nove mesi qualche sorpresa? Se è maschio..."
    "Lo chiamerò Andrea!"
    Alberto inviò le foto alla marchesa che rispose con un mese di ritardo.
    "La ringrazio per le foto, sono molto belle, recentemente non sono stata molto bene, Gea al contrario è ogni giorno più bella, è anche ingrassata un pò. Auguri."
    Alberto rilesse la lettera varie volte, cercò fra le righe un significato recondito che poteva essere:
    - le due signore erano amanti e lui era stato solo un diversivo per Gea;
    - la marchesa voleva un'erede a cui lasciare il suo patrimonio, Gea non era stata sincera, non era vero che non poteva avere figli e quindi...
    Alberto si buttò sul letto: la seconda ipotesi lo sconvolse, sapere di avere un figlio e non poterlo vedere, crescere, coccolare...era stato proprio un imbecille, un fottuto imbecille!

                                                   

     

  • 15 agosto 2014 alle ore 16:43
    LA PASSIONE E L'AMORE

    Come comincia: "M'ha telefonato mio marito..."
    "Novità?"
    "Torna dopodomani..."
    "...prima o poi..."
    "Mi sento morire..."
    "Porta Raffaella da tua suocera e poi vieni a casa mia."
    La storia fra Miriam e Alberto era iniziata tre mesi prima. La dama, un metro e ottanta, lunghi capelli biondi, ben proporzionata, dal sorriso affascinante, un passato da atleta (lanciatrice di giavellotto), casalinga, era sposata con un ometto pari età, Andrea M.. trentacinue anni, un metro e sessantacinque, chiuso di carattere ma ricco di famiglia, ingegnere presso L'ENI, rimaneva lontano da casa lunghi mesi impiegato presso piattaforme petrolifere dando la possibilità alla bella Miriam di spassarsela bellamente.
    Alberto, quarant'anni, scapolo incallito, un metro e ottantacinque, tombeur des femmes, prestava la sua opera presso la Guardia di Finanza col grado di maresciallo. Anche la divisa contribuiva ad aumentare il suo fascino e il successo con le femminucce (anche mogli di colleghi) era assicurato.
    Abitavano nello stesso palazzo. Il loro primo incontro era avvenuto un giorno di novembre, particolarmente piovoso, in cui Miriam aveva avuto difficoltà a trasferire i pacchi della spesa dalla sua macchina sino all'ingresso della scala.
    Il bell'Alberto si era premurato ad aiutarla salendo al suo piano con l'ascensore.
    "Qui finisce il nostro percorso." Alberto aveva buttato l'amo."
    "No entri a casa mia, gliela faccio visitare."
    "Proprio bella, mobili moderni anche se io preferisco quelli antichi."
    "Allora mi faccia vedere casa sua!"
    "Scusi il disordine ma oggi non è il giorno del filippino."
    "Vedo che ha ancora il letto sfatto, chissà quante femminucce ci sono passate!"
    "Una meno di quante ne vorrei!"
    "Non capisco.."
    Miriam invece lo capì subito perchè si trovò lunga distesa sul letto non rifatto con Alberto sopra di lei, così era iniziata la loro, storria.
    Domanda immancabile: "Mi domando e penso non essere il solo come o meglio perchè hai sposato tuo marito."
    "Mio padre era morto e la sua pensione di riversibilità non era sufficiente per mantenere la mia famiglia soprattutto per acquistare i medicinali per mia madre gravemente ammalata. Andrea da tempo mi faceva una corte assillante, era ricco di famiglia, sapeva di non avere alcuna possibilità ma non demordeva. Spinta da mia madre e dai suoi parenti mi sono lasciata convincere a sposarlo ben sapendo che mi sarei prese tante licenze extramatrimoniali sin quando ho conosciuto te e mi sono innamorata, maledizione!"
    "Maledizione perchè?"
    "E me lo domandi. Adesso al solo pensiero che mi tocchi mi rende nervosa, infastiita, trovo la cosa insopportabile..."
    "Lascialo."
    "Raffaella è troppo piccola e lo adora, sarebbe per lei un trauma e poi non saprei dove andare lasciando casa nostra, lui mi farebbe la guerra con la separazione per mia colpa, senza alimenti e poi chiederebbe l'affidamento di nostra figlia."
    "Cerco di mettermi nei tuoi panni..."
    "Non penso che possa riuscirci, per un uomo il sesso è qualcosa di più superficiale e poi non sei innamorato di me..."
    "Sai l'amore..."
    "Lascia perdere, sei molto bravo con le parole e forse riusciresti a convicermi che tu.."
    Miriam si era messa a piangere.
    Erano passati vari giorni senza che i due amanti potessero sentirsi.
    Una mattina Alberto sentì bussare alla porta con violenza. Scalzo andò ad aprire., Miriam entrò e si butto sul letto.:
    "Hai staccato il telefono e il cellulare."
    "Si non volevo che mi chiamassero dalla caserma, ho fatto due notti..."
    "Due notti con chi o meglio con quale baldracca!"
    Alberto prese il viso di Miriam fra le mani, il pianto di una donna era per lui il peggior castigo che potesse capitargli, gli toglieva tutte le difese, sentì crampi allo stomaco.
    "Riesci a spiegarmi cosa è successo?" (si era completamente dimenticato del rientro di Andrea in famiglia.)"Il 'padrone' mi ha telefonato dall'aeroporto di Catania: 'fra due ore sarò lì, preparami una buona cena.'"
    "E per una cena la fai tanto lunga!"
    Miriam guardò Alberto con odio.
    "Dopo la cena c'è il digestivo!"
    Alberto capì che non era il caso di fare ancora l'imbecille, Miriam era in piena crisi di rigetto del marito per colpa del bel maresciallo di cui si era innamorata, allora cercò di entrare in campo con la psicologia.
    "Amorino usa un pò di fantasia, chiudi gli occhi e vedi me al posto di tuo marito."
    Un rapporto sessuale violento fu la logica conclusione che però non riuscì ad alleviare le angosce di una sconsolata Miriam.
    "L'ho mandato a far la spesa, gli ho fatto un elenco lungo un chilometro così possiamo parlare più a lungo. È stato tremendo, quando mi si è avvicinato tremavo come una foglia, ha cominciato a baciarmi il fiorellino poi mi ha penetrato con violenza, maledetto, mi ha fatto male non era lubrificata, ha seguitato a lungo malgrado facessi finta di godere tante volte, mi sono mossa col bacino e finalmente si è sbrigato.
    Mi sono voltata di spalle e allora sai che ha fatto il bastardo, ha tentato di inchiappettarmi come dici tu, mi son girata di colpo e m'è venuta voglia di strozzarlo (il culino è solo tuo). Mi ha di nuovo penetrato e qui ho dovuto muovermi molto per farlo venire presto: Sono andata in bagno a farmi una doccia, mi sentivo sporca, sono distrutta."
    Che dire ad una donna disperata:
    "Cara quello che mi hai descritto mi ha addolorato, che dirti?"
    "Che mi ami,"
    "Questa era una domanda alla quale Alberto non  amava rispondere e cercava sempre di svicolare.
    "Lo sai, cara."
    "No me lo devi dire."
    "Certo che ti amo..."
    Il ritorno di 'Ulisse' scombinò i programmi di Alberto, non appena poteva Miriam, allontanato da casa Andrea con motivazioni varie, si infilava nel letto dell'amante per una sveltina e poi rientro a casa e la solita domada:
    "T'è piaciuto?"
    "E me lo chiedi cara, sei stata magnifca come il solito.!" Che palle!
    Poi una combinazione fortunata, il colonnello Andrea Speciale invitò il maresciallo nel suo ufficio:
    "Minazzo ho bisogno di te come fotografo dobbiamo amdare a Catania per un servizio, ce l'hai lo smoking?"
    "Comandante c'è un veglione?"
    "Niente veglione dobbiamo andare in un posto dove tutti lo indossano, ne parleremo strada facendo, mettiti in borghese, elegante mi raccomando."
    La sera, barba rasata, tutto in ghingheri Alberto prese l'ascensore e, caricata la valiga in macchina, si diresse all'uscita del parcheggio sotto lo sguardo della beneamata che spiava da dietro una finestra. Telefonino lasciato a casa, avrebbe usato quello di servizio.
    All'ingresso in caserma il maresciallo di picchetto suo paesano:
    "Arbè 'ndo vai, anche il comandante è tutto incriccato."
    "'Ndo vado? A mignotte e tu sei invidiosso!"
    "Ma vedi d'annattene!"
    "Minazzo hai preso tutto il materiale fotografico, è un servizio impegnativo!"
    "Comandante il novanta per cento del materiale è di proprietà esclusiva del sottoscritto, la sa quanto sono stitici a Palermo?"
    "Vabbè, ma non t'allargà troppo." Il colonnello era siciliano ma aveva prestato servizio a Roma per dieci anni.
    A Catania in un albergo prenotato, niente caserma, non volevano farsi riconoscere, era un servizio concordato con la rete occulta di Roma.
    L'indomani nella hall li colonnello gli presenrtò un maggiore e due marescialli in forza al Nucleo Centrale.
    Il maggiore chiese ad Alberto se l'attrezzatura fotografica fosse valida.
    Il colonnello s'interpose:
    "A Roma dicono che è er mejo ma tu non tirare fuori la solita tiritera che gli aggeggi li hai comprati con i tuoi soldi, ti farò dare un encomio, contento'"
    "Comandante se al posto dell'encomio ci fosse un pò di grana..."
    "Mi. vedi..."
    "Ha capito, ci vado subito..."
    Mangiarono inn due tavoli separati, in uno il cononnello e il maggiore nell'altro i tre marescialli e l'autista ma di sapere notizie sul servizio nisba.
    Di pomeriggio il cononnello Speciale convocò l'Albertone in camera sua.
    "Stasera devi fotografare un trafficante internazionale di droga. A Roma hanno saputo che presenzierà al teatro Bellini, è in programma un'opera, musica che non amo ma che dobbiamo sorbirci, mi pare che anche tu..."  
    "Anch'io ma forse ci consoleremo con la visione di qualche..."
    "La tua è una fissazione, vedi piuttosto di non sbagliare, faremmo una figura di cazzo!" 
    "Comandante ho un circomirrotach che..."
    "Che minchia è sto circ..."
    "È un falso obiettivo, io punto un soggetto e ne fotografo un altro a 90 gradi."
    "Mi affido a te, voglio sia il bianco e nero che il colore."
    All'ingresso del teatro una moltitudine di gente ben vestita, tutta la Catania bene, oltre a vecchie signore incartapecorite deliziose fanciulle 'in fiore' al braccio di giovani rampolli.
    L'unico che rimase fuori fu l'autista che, non di buon umore, parcheggiò la Fiat 131 con targa civile in mezzo a macchine di lusso. Sicuramente avrebbe dovuto aspettare circa quattro ore in mezzo ad autisti gallonati che gli avrebbero fatto domande sui suoi 'padroni', preferì recarsi in un vicino bar con telefonino acceso.
    Nel foyer gli appartenenti alle Fiamme Gialle si erano posizionati lontano dal bar per non dare nell'occhio. Solo il maresciallo fotografo girava fra gli ospiti rimediando sguardi malevoli oltre che per motivi di privacy (non tutte le coppie erano regolari) anche perchè le signore non amavano essere riprese stracariche di gioielli; molto prebabilmente i mariti non erano in regola con le tasse!
    Alberto era in contatto visivo col maggiore di Roma il quale ad un certo punto gli fece un segnale: era giunta la persona da fotografare.
    Il cotale: altezza m.1,65 circa, biondo, occhi azzurri, inquietanti, dava l'idea del killer, fisico tarchiato ingabbiato in uno smoking che gli stava decisamente stretto. Al suo fianco eilah! una  bruna dieci centimetri sovrastante, capelli neri a chignon, occhi verdi sorridenti, fisico intrappolato in un tubino nero di sartoria tagliato più in basso all'altezza del seno che, in seguito a manovre improvvise della proprietaria, mostrava un capezzolo sotto lo sguardo indifferente dell'accompagnatore ma non di quello dei vicini maschietti che mostravano un'espressione da ebete e si beccavano un bel calcio negli stinchi dalle gentili compagne.
    Passato il primo momento di stupore, Alberto mise il famoso circomirrotach sull'obiettivo 300 mm., riprese i due da tutte le posizioni (compreso il capezzolo di fuori), usò due caricatori da 36 pose, sicuramente un bel servizio, il cononnello Speciale avrebbe fatto una bella figura con i signori di Roma.
    Al suono di un campanello tutti ai loro posti, la Fiamme Gialle in platea all'ultima fila, i due di cui sopra in prima fila. l'Albertone, con la solita faccia tosta, aveva fatto finta di sbagliare e si era infilato in un palco occupato da due signore: una circa sessantenne dall'aspetto di nobildonna, l'altra più giovane.
    Dopo le scuse per l'intrusione,la signora anziana, con un cenno del capo, gli fece cenno di accomodarsi. La dama con vestito nero di sartoria, leggermente scollato, mostrava due file di perle non coltivate di notevole valore. La ragazza, pari altezza di quella di Alberto, bruna, capelli corti, sguardo da combattente, bella bocca carnosa, vestito nero al ginocchio, vita stretta, seno terza misura, niente gioielli.
    Ad un certo punto il falso free lance sgusciò dal palco con uno 'scusate' seguito dalla giovin damigella.
    "Sono Alberto M. e, per essere sincero, non amo l'opera o meglio non la capisco, datemi il Duca..."
    "Sono Genoveffa Lucio del Priore... vedo che non fa i commenti dei soliti imbecilli, le sono grata, anch'io non amo l'opera ma a proposito del Duca..."
    "Parlavo di Duke Ellington, un celebre jazzista."
    "Lo conosco, mio padre amava quel genere di musica."
    "Vorrei cogliere l'occasione per immortalarla, con la fotografia me la cavo bene."
    "Non amo essere ripresa, senza offesa ma non amo la sua categotria, i fotografi sono maleducati ed invadenti."
    "Stavolta la foto l'ha fatta lei a me, concordo con lei che talvota i paparazzi sono molto fastidiosi ma campano con gli scoop...facciamo pace, le offro qualcosa al bar, a quest'ora non c'è nessuno."
    "Mi chiami Gea, non mi piace essere chiamata così ma ormai lo fanno tutti."
    "Ho un'idea sulla provenienza del suo cognome, se me lo permette..."
    "Mi ha incuriosita."
    "Sin dai tempi che furono i sacerdoti che si trovavano nelle condizioni di dover dare un  nome ai trovatelli, insomma a quelli che venivano abbandonati nella famosa 'ruota' dei conventi, con un pizzico di cattiveria imponevano ai poveri bambini dei nomi che richiamavano la religione ma che facevano risaltare la loro posizione sociale di figli di n.n.Questa è solo una tesi, forse non è il suo caso."
    "La sua è un'ipotesi alla quale non avevo mai pensato o meglio la sconoscevo proprio."
    "Bene, cosa vogliamo ordinare, per lei penserei ad una Cocacola."
    "Proprio non ci ha azzeccato, sono per il 'Negroni' ma voglio tornare nel palco non vorrei che la marchesa avesse bisogno di qualcosa."
    "Marchesa di che?"
    "Marchesa Eleonora G., vedova, molto benestante, è sua la Rolls Royce posteggiata fuori."
    In verità Alberto, da vecchio amante delle macchine, aveva notato una Silver Cloud III color argento, alla faccia...
    Seguì Gea sino all'ingresso del palco, fece per tornare indietro ma la pulsella lo prese per mano e lo introdusse nel palco; con un sorriso la vecchia signora lo invitò a sedersi vicino a lei.
    Dopo circa dieci minuti il bell'Albertone pensò al colonnello Speciale e agli amici di Roma.
    "Marchesa devo assentarmi per scattare delle foto."
    "Si faccia vedere all'uscita..." non finì la frase che la Fiamma Gialla si era fiondata fuori alla ricerca degli 007 e del comandante di Legione il quale, al suo apparire, lo squadrò in maniera poco amichevole.
    All'orecchio del colonnello: "Comandante tutto a posto, in tasca ho due rullini scattati."
    "Si ma dove ti era cacciato, sicuramente con qualche mignotta, vieni con me nell'atrio."
    "Colonnello ha familiarizzato con una marchesa..."
    "Non fare lo stronzo, io riparto per Messina, tu mettiti a disposizione del maggiore, nei giorni prossimi ha bisogno di un fotografo, mollagli i due rullini e adesso ritorna dalla tua marchesa, marchesa buah!"
    Alberto non se lo fece dire due volte, dopo il saluto d'obbligo 'comandi', con molta calma si diresse verso il palco della nobildonna nel momento in cui scrosciavano gli applausi, l'opera era finita.
    "Marchesa col suo permesso vado a scattare altre foto, ci potremo vedere all'ingresso. sempre che..."
    ""A più tardi."
    Alberto raggiunse il maggiore ed i due colleghi, ricevette l'ordine di stare a dispisizione in albergo, appuntamente fra due giorni alle ore 20.
    Felice come una Pasqua il bell'Alberto si catapultò  fuori dal teatro con appresso l'attrezzatura fotografica, vide la Rolls Royce che emergeva fra le altre auto, l'autista aprì lo sportello posteriore.
    "Entri non azzanniamo i bei giovani vero cara?" La cara era seduta davanti con il viso rivolto all'indietro.
    "Gea le avrà detto che non ama la categoria dei fotografi ma penso che con lei abbia fatto un'eccezione."
    "Penso di si...sono impegnato per tre giorni poi farò rientro a Messina, per ora sono alloggiato all'hotel 'Romano house', devo cercare un taxi per rientrare in albergo."
    "Non ci pensi nemmeno, Alfredo ci condurrà lì, Alfredo conosci la strada?"
    "Si signora."
    Sceso dall'auto Alberto, con finto baciamano alla marchesa, si congedò dalla compagnia. Per due giorni gironzolò per Catania senza acquistare nulla, gli oggetti che gli piacevano avevano prezzi non alla sua portata, il cibo dell'albergo era ottimo servito da camerieri disponibili ed efficienti.
    La sera dell'appuntamento, alle venti in punto, era dinanzi all'hotel con un borsone pieno di materiale fotografico. Un'Alfa Romeo 2000 gli si avvicinò, all'interno i signori romani, si posizionò vicino ai due colleghi, durante il primo tratto silenzio poi il maggiore:
    "Noi ci interpelliamo solo per nome: io sono Ferdinando (da buon romano Nando), l'autista è Romolo, vicino te Nicolò e Oronzo.
    Ci diamo del tu, non siamo formalisti. Sento dall'accento che sei romano di dove'?
    "S:Giovanni, via Taranto."
    "Incredibile, a distanza di chilometri...io abito in via Magna Grecia e Romolo in via Appia, oltre che paesani siamo vicini come abitazione!"
    "Parliamo di cose serie, io Alberto sono romanista e voi?"
    Silenzio da parte di tutti.
    "Ho detto qualcosa che non va?"
    "Purtroppo con due romanisti, io Nando e Romolo abbiamo due laziali! Fra l'altro uno è pugliese e l'altro trentino e ti vanno a farebil tifo per la Lazio...lasciamo perdere, siamo arrivati."
    Dinanzi un grande edificio con una targa 'Import - export', fuori due spazzini che spazzavano dove mondezza proprio non c'era.
    Il maggiore:
    "All'opera ci sono tre cugini prestatici dalla Benemerita che hanno disattivato l'allarme, sono entrati aprendo porte dalla  serratura cifrata, tu devi fotografare dei documenti che non possiamo sottrarre, ufficialmente l'Autorità Giudiziaria non sa nulla dell'operazione, dobbiamo fare tutto bene e in fretta."
    Alberto tirò fuori uno stativo dove poggiare i documenti da riprodurre con la fedele Topcon e obiettivo grandangolare.
    Nessun contatto con i cugini tutti impegnati nel proprio lavoro e poi via ognuno per la propria strada senza saluti nè strette di mano.
    Alberto, consegnati i  rullini al maggiore, fu riaccompagbnato in albergo.
    Nando: "ciaio romanista, questi i nostri indirizzi di Roma, se dovessi passare da quelle parti..."
    Alberto si svegliò alle dieci, telefonata a casa della marchesa.
    "Casa della marchesa G. parla Carmela."
    "Gentile signora Carmela, dica alla signora marchesa che sono Alberto e vorrei parlarle."
    "Un attimo."
    "Allora bel fotografo si è liberato dagli impegni?"
    "Si gentile signora ma debbo rientrare a Messina."
    "Quando vorrà venga a trovarci, sarà un piacere per me e anche per Gea, vero cara?...Chi non risponde assente e quindi a presto."
    A Messina il buon Albertone pensò di chiedere al colonnello Speciale quindici giorni di licenza.
    "Mi piacerebbe sapere dove andrai a fare danno, a Catania? Vuoi diventare marchese?"
    Dopo dieci minuti di presa in giro Alberto ottenne la sospirata licenza.
    "Signora marchesa mi sono liberato dagli impegni, prenderò il treno che arriva a Catania alle 12 di domani  con un taxi..."
    "Niente taxi, Alfredo verrà a prenderla alla stazione, a bientot!"

     

  • 15 agosto 2013 alle ore 15:55
    Ci VUOLE UN AIUTINO...

    Come comincia: Alberto, (Al per gli amici) insonnolito, si girò nel letto dalla parte di Carlotta, la cercò con la mano incontrando cuscino e lenzuola, della beneamata nessuna traccia. Malvolentieri aprì gli occhi: andarla a cercare o riprendere sonno? Scelse la prima ipotesi. Nel mese di luglio avevano coronato il sogno di possedere una casetta a mare, a Torre Faro di Messina, niente di grandioso, servizi essenziali distante cinquanta metri dalla battigia a cui accedere dopo un percorso sulla sabbia. Molto probabilmente la consorte si era recata in spiaggia a rimirare il paesaggio notturno, per lei una novità. Da lontano Alberto scorse qualcosa di bianco, da vicino una dama accoccolata sulla sabbia con indosso un lenzuolo per ripararsi dalla umidità notturna, era proprio lei che si girò riconoscendolo al chiarore lunare, gli fece cenno di sedersi vicino, nessuno dei due aveva voglia di  rompere quiell'atmosfera magica. Dopo un pò di tempo, di comune accordo, rintrarono in 'villa' e tornarono in braccia a Morfeo. Di come erano entrati in possesso di quell'abitazione ancora non se ne rendevano bene conto.  Una vecchia zia, sorella del di lui padre, a novantatrè anni era passata a miglior vita lasciando ai nipoti la proprietà di una villa il cui ricavato della vendita aveva portato i due coniugi di realizzare il sogno della vita, una casa al mare! Dopo i primi giorni di entusiastica novità, la loro vita aveva ripreso un ritmo mormale: ambedue in ferie dai rispettivi lavori al Genio Civile lei e alla Camera di Commercio lui, avevano deciso che la vacanza doveva essere totale: arrangiarsi a colazione ed a pranzo, la sera cenare in un vicino stabilimento balneare dove erano ospitati dei villeggianti a pensione completa. L'incontro fra i due coniugi era avvenuto per caso: ambedue ospiti di amici soci del Circolo Militare di Presidio, dopo una presentazione ufficiale (come sta? Alberto M, lieta Carlotta M.) non avevano legato subito anzi la rgazza aveva preso a ballare con uno spilungone figlio di un'amica di sua madre Mara ed a cui, il tale, per ragioni imponderabili, era simpatico tanto da vedere di buon occhio un loro fidanzamento; Alberto che di ballo ne mangiava poco, aveva preso a conversare al bar con due signore, risultate poi separate dai rispettivi mariti ed a cui il giovane non dispiceva affatto. Carlotta si era presentata al bar chiedendo un gin fizz per lei ed un latte di mandorle per la genitrice solo che una parte di quella bibita era finita sui pantaloni del buon Alberto il quale, facendo buon viso a cattivo gioco, minimizzò il fatto chiedendole di ballare con la premessa, per quanto riguardava la danza, di aver parenti al circolo polare fra gli orsi. Alla ripresa della musica, dopo pochi giri di valzer, Alberto alzò bandiera bianca e chiese alla divertita Carlotta di sedersi ad un tavolo a conversare. Solite confidenze, nessun legame sentimentale da parte di ambedue, richiesta da parte di Al di un servizio fotografico a Carlotta specificando la sua passione per la fotografia. Quell'incontro era avvenuto cinque anni prima e, anche se dapprima non era stato ben visto da parte di mamma Mara perchè il matrimonio doveva essere celebrato al Comune in quanto Alberto era ateo. Non si potè dire che la suocera di Alberto in quell'occasione non fosse stata generosa in quanto 'sganciò' ai novelli sposi ben centomila Euro che, aggiunti ai loro risparmi e con un muto casa aveva permesso loro di acquistare una bella abitazione di centoventi metri quadrati in viale dei Tigli, al penultimo piano di un edificio panoramico. Dopo cinque anni, senza pargoli per volere di entrambi, era giunta l'inaspettata eredità che aveva portato ai coniungi M. a diventare possessori di una casa al mare. A questo punto la vita di entrambi cambiò radicalmente per avvenimenti che nessuno dei due aveva previsto. Presso la stabilimento balneare alloggiava in via continuativa un signore di circa cinquanta anni, piuttosto serio, occhiali cerciati d'oro, corporatura media, cappello Borsalino di paglia che di solito soggiornava sulla spiaggia del lido a leggere il giornale o all'interno del lido stesso dinanzi alla tv, un solitario. La loro conoscenza avvenne per un fatto non insolito per Carlotta, passando dinanzi al tal signore con una tazzina di caffè in mano, perse l'equilibrio rovesciando parte del contenuto sul pantaloni del gentiluomo (fatto analogo avvenuto anni addietro al Circolo Ufficili, allora era un vizio!). L'interessato minimizzò l'accaduto adducendo, fra l'altro, di essere titolare, a Biella, di una fabbrica tessile e quindi, per i vestiti di non aver alcun problema. La sera Carlotta e Alberto si trovarono a cenare vicini di tavolo con quel malcapitato dei pantaloni macchiati di caffè, Carlotta, more solito, prese l'iniziativa nel proporre di desinare allo stesso tavolo, il cotale, dopo una certa esitazione, accettò: "Grazie dell'invito ma non penso di essere una buona compagnia, gli ultimi avvenimenti della mia vita sono stati disastrosi, preferisco non parlarne ma, se il signore lo permette (penso suo marito), vorrei fare i complimenti alla consorte; penso di potermelo permettere data la notevole differenza di età. Lei è il tipo di donna che ho sempre ammirato, ha lo stile della ballerina classica, gambe muscolose, sedere carnoso, busto sottile e, particolare da me preferito, capelli rossi ed efelidi al viso, spero di non essere stato troppo invadente. Sono Gustavo A., Guy per gli amici, risiedo a Biella dove sono titolare di una fabbrica di vestiti; mio nonno, sarto di professione,era originario di Torre Faro. È emigrato al nord, ha aperto a Biella una piccola bottega artigianale di sartoria che pian piano ha ingrandito; è subentrato mio padre ed infine io che dò lavoro a circa settanta operai ecco perchè le dicevo che per me un vestito non era un problema." "Alberto, Al per gli amici, Carlotta e basta." "Pensiamo ora a cenare, di solito ordino sempre pesce, se permettete, Salvatore..." "Signori vedo che avete fatto amicizia, se permettete qursta sera faccio io: pepata di cozze, assaggio di riso alla pescatora, involtini di spada, trancio di aguglia imperiale, contorni, ananas e gelato della casa." Approvato il menu all'unanimità, la serata passò con le solite chiacchiere sul tempo sempre bello in Sicilia mentre al nord impazzavano i temporali, la politica sempre più im mano a maneggioni ed a approfittatori, formula una di automobilismo a cui erano appassionati sia Al che Guy. Carlotta: "A proposito di auto, fuori ho notato una Jaguar KKR, ho sempre avuto una predilezione per quella marca che ritengo estremamente signorile rispetto alle concorrenti, è di sua proprietà, da questa parti non se ne vedono." Con un sorriso Guy: "È  mia, se la vuol provare..." Al: "Scusa cara ma so che la Jaguar ha le marce automatiche e non mi risulta che tu..." "Guy:"Se vuole ci penso io a insegnarle, non è difficile, sempre col permesso di suo marito." "Mio marito non pone problemi, vero caro, domattina col fresco potremo fare un giro e poi diamoci del tu, Guy è così simpatico che gli anni non contano." La mattina seguente Al era sotto l'ombrellone di Guy, il titolare dello stesso stava dando alla sua bella lezioni sul cambio automatico, lezione piuttosto lunga dato che i due si ritirarono dopo circa tre ore. "Carlotta è diventata brava, quando vuole sono a sua disposizione." I tre presero a frequentarsi assiduamente, Carlotta era sempre spontanea e allegra, Al non era geloso anzi, in passato, aveva sempre dileggiato tale categoria di persone che considerava insicure.Un cosa era certa: Guy e Carlotta uscivano sempre più spesso con la Jaguar, ormai le lezioni dovevano essere finite! Un giorno accadde un fatto inatteso, di Guy si erano perse le tracce ed il titolare del lido aveva assicurato che i bagagli del signor Arena erano nella sua stanza e che lo stesso aveva pagato per tutto il mese. Carlotta aveva perso il sorriso, anche lei diceva di non sapersi spiegare tale sparizione ma, dopo due giorni, si mise a piangere e si rifugiò fra le braccia di Alberto e venne fuori la verità. Una mattina, durante una sosta in un autogrill fra Messina e Milazzo, Guy le aveva messo una mano fra le cosce ed aveva preso a baciarla sul collo, lei, sorpresa, non aveva fatto resistenza e si erano rifugiati in un albergo di Milazzo ma... e qui il racconto di Carlotta si era fermato. Al non insistette a saper di più, aspettò la sera sin quando Carlotta si decise a finire la storia: Guy, malgrado la' buona volontà'di Carlotta, non era riuscito ad avere un'erezione. Dopo lo smacco, Guy raccontò la sua storia ed il motivo della sua defaillance: sua moglie, ammalata di cancro, era deceduta circa un mese prima, lui aveva fatto di tutto per salvarla anche facendola ricoverare in una clinica di New York, niente da fare, il male aveva preso il sopravvento lasciando un Guy prostrato che aveva lasciato la fabbrica in mano ai nipoti e si era rifugiato nel paese dei suoi antenati per cecare un pò di serenità, Carlotta era stata riaccompagnata a Torre Faro dal mancato amante che era sparito dalla circolazione. Il silenzio era scesa fra i due coniugi, sentimenti contrastanti avevano invaso la loro mente: pietà da parte di Carlotta per una storia tragica ma da parte di Alberto...Giorni senza colloquio fra i due coniugi, non avevano nulla da dirsi nè volevano analizzare la situazione, fuori non c'era posteggiata la solita Jaguar sin quando: "Carlotta prendiamo una decisione, una decisione qualsiasi ma dobbiamo uscire da quest'impasse, ne va del nostro equilibrio. Lo sai quanto ti amo, non hai fatto nulla per cambiare i miei sentimenti, ti propongo di andare a Milazzo in quell'albergo in cui sei stata e cercare Guy... il dopo verrà da solo." La Jaguar era posteggiata dinanzi all'hotel 'Milano' "Scusi portiere il signor Arena è in camera?" "Si la chiave 102 non è nella casella." Toc toc sulla porta della camera102. "Signore colazione." "La porta è aperta, sono sotto la doccia, lasciate la colazione sul tavolino" All'uscita dalla doccia, in accappatoio, il viso di Guy mostrava una colorazione sul bianco spinto. Al per rompere il ghiaccio: "Scusa Guy, siamo affamati, possiamo usufruire della tua colazione, te ne ordiniamo un'altra per te." Pian piano il sangue era rifluito sul viso di Guy, venne portato in camera un vassoio con colazione doppia e, dopo mezz'ora senza inutili chiacchiere, Guy radunò la sua roba, pagato  il conto, poi tutti in macchina alla volta di Torre Faro divisi in due auto dato che i coniugi erano giunti a Milazzo a bordo della 500 di Carlotta. La sera a cena tutti insieme come se nulla fosse successo, Carlotta con la sua solita allegria aveva preso in mano la situazione ed era risucita a rompere il ghiaccio, tutto dimenticato? In apparenza si ma..."Al e Carlotta permettetemi un petit cadeau per voi, capite il francese?" Al: "A scuola era la mia materia preferita." "Ho parlato con la concessionaria della Jaguar a Messina, la mia auto ha bisogno di fare un tagliando e vorrei che uno di voi mi accompagnasse, forse dovrei lasciare la mia macchina per due giorni e potrebbero darmene una di cortesia, speriamo con cambio manuale dato che Al non sa far funzionare quello automatico."
    "Al rinunzia alla gara e offre in dono la gentile consorte più pratica di..." "Carlotta: "Mi sacrifico, domattina andiamo a Tremesieri sede della concessionaria, buona notte." Quella notte Al e Carlotta fecero all'amore sino allo sfinimento, che significato aveva per loro quel rapporto fisico? Solo Freud poteva dare una spiegazione. La mattina Al al mare, lungo bagno, doccia, rentro a casa, poco dopo il ritorno della consorte più sorridente che mai. Ale: "E allora la sorpresa?" "Subiro dopo il pranzo." pranzo che durò un'eternità tanta era la sua curiosità.Carlotta: "Caro maritino usciamo dal lido ma tu avrai le mie mani sui tuoi occhi." E dov'era la sopresa, la Jaguar di Guy al solito posto ma vicino... una Jaguar XK cabrio verde con la capote abbassata. Al: "È figlia della tua auto." "No la nipote dato che è di proprietà di tua moglie." "Una nipote costosa dato che siamo sui 80 mila Euro." "La bellezza non ha prezzo, il motto non è mio ma è valido in questa circostanza." Guy era radioso, perplesso Alberto. Dal giorno successivo Carlotta ogni mattina, prima del bagno,  andava a provare il suo gioiello, era felice, abbracciava i due maschietti di cui uno molto perplesso, quello più giovane. Una sera in camera da letto: "Carlotta, siamo sinceri, non si spendono un mucchio di soldi per niente, cosa hai dato in cambio a Guy?" "Se ti dico niente ci credi? Certo qualcosa lo meriterebbe." "E qui che ti volevo, come pensi di ricompensare il tuo anfitrione impotente?" "Col tuo aiuto." "Se pensi a qualcosa tipo trio  non credo che funzionerebbe, non per gelosia ma per motivi pratici.""Fa funzionare il cervello e vai dal tuo amico Nino il farmacista, ci  vuole un aiutino tipo 'Levitra', l'ho letto sul computer, funziona dopo mezz'ora, che ne dici?" "A te andrebbe di..." Lo considero un'opera di bene pr riportare alla normalità il povero Guy ed un ringraziamento per quel regalo." "Senti bella mia, potrei anche essere d'accordo con te, dico potrei ma come faccio ad andare da Nino a chiedere un prodotto di cui alla mia età non dovrei aver bisogno, mi prenderebbe in giro per tutta la vita, per quel medicinale ci vuole la ricetta medica, non potrei andare in un'altra farmacia." "Lo farai per l'amore dico amore di tua moglie, un rapporto fisico non può cambiare i nostri sentimenti." "Sarò sputtanato per sempre, evviva!" Un bacio profondo suggellò l'accordo ed il giorno successivo avvenne quanto previsto da Al che benignamente fu preso per i fondelli da Nino."Se ne hai bisogno te lo regalo, per un amico... "e giù ridate a non  finire. Carlotta aveva prospettato la faccenda a Guy, si trattava di stabilire quando mettere in atto l'incontro, fu deciso per la sera seguente. Fu analizzata la situazione, Carlotta non poteva andare nella camera di Guy, se ne sarebbe accorto il personale del lido, non restava ,quindi, che dare ospitalità al signor prodigo nel suo letto. Ad Al non restò che recarsi in spiaggia, per fortuna c'era la luna, una brezza di vento ed una radiolina con cuffia da cui ascoltare musica, jazz, la sua preferita.Le nove, le dieci, le undici,quanto ci mettevano! Poco dopo mezzanotte la signora con una pila, da casa, fece segno che la strada, o meglio il letto era libero. Per fortuna la baby aveva avuto il buon gusto di cambiare le lenzuola ed il cuscino, si sentiva odore di bucato.Al si mise a letto di spalle, non voleva guardare in faccia la sua bella, proprio non se la sentiva, pensava a quello che poteva essere accaduto fra i due, un pensiero fisso..."Guardami in viso non ti logorare, sapere i fatti veri è meglio che immaginarli, sei d'accordo? Girati. La pillola ha fatto effetto quasi subito e devo dire che Guy l'aveva piuttosto grosso, non me l'aspettavo. Ha cominciato a baciarmi i piedi, mormorava che sono bellissimi poi l'ombellico e le tette dove si è fermato a lungo tanto da indurmi a mastrumarbi tanta era la mia voglia di godere poi mi ha messo in bocca un bel tizzone ardente e mi ha riempito la bocca. Dopo circa mezz'ora si è dedicato al fiorellino, non pensavo che fosse così delicato, dopo due mie goderecciate l'ho pregato di penetrarmi e finalmente mi ha inondato col suo sperma. Non ti preoccupare, mi son fatta la doccia, sono odorosa e pulita come una verginella, sono sincera quando ti dico..." "Va bene, dormiamo, domani è un altro giorno, oddio son caduto nell'ovvio..." Guy visibilmente cambiato: "Non è stata solo una questione fisica, gli occhi, il sorriso, le parole di Carlotta mi hanno riconquistato alla vita. A te non  ha tolto nulla caro Al ma ha dato a me il desiderio di ricominciare, ho deciso di tornare a Biella e di  riprendere il mio lavoro." Carlotta, come al solito volle fare da protagonista: Vorrei che gli avvenimeti  accaduti fossero indimenticabili, non so se Guy ritornerà da queste parti e così propongo che sia lui al centro dell'attenzione con un'addio speciale: io e lui nel letto matrimoniale e Al da spettatore così non dovrò raccontare al curiosone tutto quello che piacevolmente accadrà." Dopo un prolungato silenzio, i tre si diressero in casa dei coniugi M. e cominciarono le grandi manovre. Primo fatto particolare: tutti sotto la doccia, era la prima volta che i due maschietti si trovavano nudi con in mezzo la conturbante Carlotta che, a turno, li toccava nelle parti intime poi ognuno ai posti assegnati: Guy e Carlotta nel lettone, il povero Al sul divano a fare da spettatore. La pugna iniziò subito con patti precisi da parte di Carlotta: "Niente baci in bocca nè penetrazione nel buchino posteriore, sono di proprietà di Al." Il consorte si consolò, almeno qualcosa di esclusivo gli era rimasto ma presto dovette prendere atto della realtà:Guy stava usando la bocca della signora non per baciarla ma per introdurvi un 'marruggio' di dimensioni notevoli (forse effetto della pillola?) e lei si dava ben da fare sia leccandogli il glande che circondando il coso avanti e indietro con le labbra.I due amanti decisero di cambiare posizione, un sessantanove che, dai loro mugolii, doveva essere di gradimento di entrambi. La penetrazione avvenne sia nella classica posizione del missionario ma poi Carlotta preferì quella dell'ammazzone alzando, abbassando e roteando il bacino (conoscendola Al pensò che la consorte dovesse aver goduto varie volte) ma al maritino venne in mente un altro pensiero: come faceva Guy a non godere tante volte ma poi ricordò la differnza di età...La parte del guardone  cominciò a non piacere più ad Al, decise di partecipare pure lui alla bagarre, ma come? Ricordò che nel comodino era conservata una confezione di vasellina, la fece vedere a Carlotta la quale comprese il desiderio del marito ed assunse la posizione di ovis ovis e, mentre Guy seguitava a penetrarla nella deliziosa gatta, delicatamente ma insorabilmente Ale penetrò nella sua proprietà esclusiva, una situazione mai provata ma sicuramente eccitante.Come tutte le cose piacevoli anche questa finì per esaurimento dei contendenti, forse la più provata era Carlotta che aveva subito l'assalto di due maschietti. Guy non venne più a Torre Faro, ogni tanto si sentivano a mezzo telefonino, qualche messaggio, auguri in occasione  dei compleanni ma quell'avventura era un lontano ricordo. Forse Guy aveva trovato una nuova compagna che non voleva di certo dividere con Alberto. Il possesso della Jaguar aveva dato a Carlotta l'idea di far crepare d'invidia i colleghi d'ufficio. soprattutto le femmine. Già nota per sfoggiare vestiti, scarpe e borse di inusitata eleganza, quella era la buona occasione per rinfocolare la loro gelosia. Aveva studiato bene la situazione: la mattina usciva di casa prima del solito al fine di trovare un parcheggio dinanzi al portone principale dell'ufficio, rimaneva dentro l'abitacolo dell'auto ad ascoltare la radio per farsi notare dai colleghi che, a mano a mano, si recavano in servizio. Poi le prime domande: "Che bella macchina, come l'hai acquistata?" "È un regalo di uno zio d'America." "Fratello di tua madre o di tuo padre?" "Si fa per dire, un lontano parente senza figli.Un notaio newyorchese di ha contattata dicendo che era a mia disposizione una certa somma, l'auto l'ho scelta io." "Ma è vero che è un regalo di uno zio d'America." "A te voglio dire la verità: ho conosciuto una signora che è proprietaria di una villa sui monti Peloritani. La dama ha molte conoscenze maschili, tutti gentiluomini di una certa età ma molto riservati e molto generosi con le giovin donne che si dimostrano disponibili." Altra collega: "Non ci posso credere: è vera la storia di una casa di appuntamenti sui Peloritani?" "Verissimo, potrei darti l'indirizzo, se tu vuoi..." I maschietti, da parte loro,erano  interessati in maniera marginale della faccenda. Dario, un amico: "Carlotta ho sentito un bel pò di chiacchiere sulla tua Jaguar, fottitene, quelle sono tutte delle sgallettate che probabilmente farebbero quattro marchette se trovassero qualcuno che se le inchiappettasse..." Quella di Alberto e Carlotta era stata un storia inusitata che non aveva lasciato strascichi nei due coniugi. Il loro anticonformismo, fuori dall'usuale, avrebbe scandalizzato i benpensanti che li avrebbero tacciati di amoralità (o di immoralita?), Carlotta era stata consenziente ad un rapporto sessuale extra coniugale per aiutare Guy a ritrovare se stesso o per puro piacere fisico (a parte il regalo della Jaguar). Alberto aveva partecipato ad un'orgia di sesso forse per una novità eccitante o per far contenta la beneamata? La verità vera era più semplice: ambedue i coniugi erano propensi a guardare gli avvenimenti della vita dall'alto, a volo d'uccello, cercando di approfittare dei lati piacevoli dell'esistenza senza troppe complicazioni.

  • 06 agosto 2013 alle ore 10:28
    GISÈLE QUI AIME...

    Come comincia: Il vento stava aumentando, il mare peggiorando e Alberto...si stava incazzando! La sua barca (uno yatch di quarantadue piedi) si muoveva di conseguenza provocando al suo padrone conati di vomito. "Anselmo portami a terra, stanotte non la passo certo a bordo!" "Lei pensa di trovare un posto in albergo a Panerea il 14 agosto?" "Fatti i cosi tuoi, a costo di dormire sulla banchina!" Appena attraccato al molo Alberto emise un sospiro di sollievo, qualcosa sotto i piedi che non  si muovesse! Chi l'aveva portato a comprarsi una barca se soffriva il mare? Il dover emulare i suoi colleghi padroni di fabbriche di scarpe nelle Marche, ce l'avevano tutti...bello stronzo! Dopo una breve salita un bar pieno di luci e di clienti, musica pop in sottofondo, barista servizievole, anche troppo... "Cosa posso servirla, qui abbiamo di tutto, sono Bonannella Luigi ma tutti mi chiamano Gigione." Alberto non aveva nulla contro i gay anzi gli facevano un  pò pena, chi non ama le gatte... "Gigione mi occorre un letto per stanotte." "Ma lei è matto, a ferragosto, a Panarea, provi su uno yatch." "Sono sceso dal mio perchè non sopporto il mare agitato." "Non so che dirle, potrei ospitarla io..." "Gigione lascia perdere chi è il    titolare della baracca?" "È quel signore laggiù, si chiama Salvatore F.." "Signor F. sono il padrone di quella barca ormeggiata nel porto ma non sopporto il mare mosso, vorrei avere una stanza." "Come le avrà detti Gigione a ferragosto c'è il pienone, non posso aiutarla. Ma perchè non essere ospitali, che idea può farsi il signore di noi isolani." Da dove era sbucata quella bionda king size pluriaccessoriata e dal sorriso smaliante? "Mia moglie Gisèle." "Potrei farle i nomi di tanti noti e meno noti che sono i nostri ospiti, le nostre villette sono al completo ma se si accontenta di un divano a casa nostra..." "Affare fatto, l'unica soluzione sarebbe stata la banchina..." Penso che a quest'ora abbia cenato, si guardi in giro c'è tanta bella fauna, chiudiamo il locale alle tre, au revoir." Alle tre in punto i coniugi F. fecero segno ad Alberto di seguirli nella loro dimora. Salvatore : "Abbiano scelto di abitare nell'ultima villetta per una maggiore privacy. Ecco qui, niente cucina solo bagno, soggiorno e camera da letto, quel divano è tutto suo, mia moglie le darà due lenzuola ed un cuscino, per il bagno faremo a turno. E così fu, la doccia, prima i padroni di casa poi Alberto che fu be lieto di posare le stanche membra su qualcosa di morbido. Il sonno stentava a venire, la biondona non era certo un'indigena, il marito evidentemnte si, col quel cognome... ma lei con quell'erre moscia, sicuramente francese o belga. La cotale l'aveva subito colpito con quello smagliante sorriso di sfida, non era femmina da passare inosservata, a parte il metro e settantacinque di altezza, le gambe chilometriche, seno forza quattro debitamente in vista, vita da vespa (era un'espressione di suo nonno Alfredo che amava le vite sottili), Alberto era rimasto... fulminato. La ventola del soffitto procurava una certa frescura ma Alberto sudava ugualmente, cosa gli era preso, di belle donne ne aveva conosciuite,,, a quarant'anni non doveva farsi sconvolgere da cotanta beltade, ciccio  era diventato duro, e che c...o stava esagerando! Decise per una doccia piuttosto fredda, avrebbe sopito i bollenti spiriti, ciccio era sempre più duro, da un lato gli veniva da ridere...La porta del bagno si era aperta, Salvatore lo stavo osservando con un sorriso divertito, sicuramente aveva notato il suo stato. "Vedo che mia moglie le ha fatto un bell'effetto come pure vedo che è piuttosto dodato, non si preoccupi non sono omo ma voglio fare uno scherzo alla cara Gisèle che oggi mi ha fatto arrabbiare. Siamo una coppia aperta, vada al mio posto nel letto e... auguri!" Alberto non se lo fece dire due volte, madame era di spalle completamente nuda. Penetrò dolcemente ma inesorabilmente dentro la dolce gatta della signora che, senza girarsi: "Stavo dormendo, fa una cosa in fretta, fra l'altro mi fai un pò male." Alberto fece del suo meglio per portare a compimento il suo piacevole compito, se le aveva fatto un pò male dipendeva dal fatto  che lui l'aveva più grosso di quello di suo marito. Ritornato sul divano prese subito sonno. La mattina successiva, al risveglio, si trovò solo, i padroni di casa erano usciti per aprire il locale e fornire la prima colazione agli ospiti. Gigione era al suo posto. "Bongiorno signore, come devo chiamarla e poi le fornirò una deliziosa colazione." "Chiamami Alberto, puoi darmi del tu, per la colazione mi affido a te." Succo di polpelmo, cornetti profumati, cappuccino tutto su un vassoio gentilmente depositato da Gigione sul suo tavolo. Poco dopo si erano appalesati i due coniugi.
     Madame: "Ha dormito bene sul divano?" "Meravigliosamente, se possibile vorrei riposarci anche stanotte!" I due maschietti alla riposta ai Alberto si misero a ridere con disappunto di Gisèle con non comprese la loro ilarità. "Non ci faccia caso, anzi diamoci del tu, mia moglie è francese. Era venuta anni fà a Panarea in gita con i genitori che sono tornati a Parigi senza la beneamata figliola che è diventata mia moglie. Talvolta non comprende le battute di spirito del nostro paese ma è la donna che adoro, vero cara?" "Senti adoratore va a controllare che i nostri giannizzeri eseguano bene la pulizia nelle stanze degli ospiti, avanti march  poi il silenzio. Alberto e Gisèlè si stavano studiando, Alberto pensando di farsi ancora la bella parigina,la bella parigina piuttosto perplessa sul comportamento dei due maschietti."Madame vuol venire a visitare il mio yatch, è quello bianco e nero che si vede all'ancora, anzi vuoi dato che tuo marito ci ha concesso di darci del tu." "Di barche come la tua ne ho viste tante, forse vuoi farmi visitare il tuo alloggio privato?" "Me possino... ossia voglio dire che giammai mi è passato per la testa un tal zozzone pensiero, me ne guarderei bene, madame!" "Non fare la faccia del santarellino, non sei convicente, andiamo a visitare stò barcone." Alberto chiamò al telefonino Anselmo che di lì a poco attraccò alla banchina con un gommone e col berretto im mano. Gisèle lo guardò stupita, quell'atteggiamento le sembrava servilismo, bah...Giunti sotto la barca Alberto mise in bocca un fischietto dal quale uscì un suono acuto. Subito si schierarono a poppa i componenti dell'equipaggio in un militaresco attenti nel mentre i tre salivano a bordo da una scaletta laterale. "Non ho capito, il tuo equipaggio è militare o cosa..." "Quando ci sono ospiti ci tengo molto a far figura, non ti preoccupare, è brava gente di mare." Anselmo si presentò nella sala di poppa con un vassoio cu cui facevano bella mostra due cocktaild variopinti.Gisèle sempre perplessa si guardava in giro ma era nel suo stile prendere in mano la situazione. Lei:"Che ne dici di un giro della barca?" "A disposizione potremo anche mangiare a bordo." "Fammi vedere la tua cabina, dev'essere piuttosto grande in cui potrebbero dormire sei persone, vero caro?" "Penso di si ma..." Alberto non potè finire la frase perchè due calde labbra si erano incollate sulle sue togliendogli il respiro. "Non ti meravigliare, quando mi piace un uomo me lo faccio e tu mi sei piaciuto subito." "Non vorrei che tuo marito..."Non porti  di simili problemi, con Salvo me la vedo io, lo chiamo per dirgli che pranzo a bordo del tuo yatch, niente in contrario?" "Figurati..." Salvo non aspettarmi, sono ospite di Alberto sulla sua barca, mangia senza di me, ciao." Alberto capì che la situazione gli era sfuggita di mano ma non se ne preoccupò più di tanto, anzi...La colazione (così chiamano gli snob il pranzo) fu servita da Anselmo vestito da maggiordomo con grandi risate da parte di Gisèle. "Questa proprio non me l'aspettavo, si vada a cambiare, è un mio ordine!" Linguine al sugo di aragosta, piccola frittura di pesci locali, aragosta con olio e limone, salmone affumicato, contorni, vibo Verdicchio dei Castelli di Jesi, ananas, gelato al limone. "Alberto fammi capire, dove hai preso tutte ste aragoste, a parte il prezzo che per te non deve essere stato un problema ma in giro non se ne trovano per la notevole richiesta da parte dei villeggianti." "Ti metto al corrente di un mio segreto, durante la notte andiamo da Stromboli sino a Filicudi, quando scorgiamo in mare un galleggiante salpiamo la cima e togliamo dalla nassa una povera aragosta finita prigioniera di qualche cattivo pescatore..." "Sei un ladro, ti denunzierò ai Carabinieri di Panarea, conosco il Comandante, sei fottuto mio caro!" "Forse di sarebbe una via d'uscita, mi metto a tua disposizione, sarò il tuo schiavo." "Ecco, forse hai intrapreso la strada giusta, sono molto esigente, potresti pentirtene!" "Ormai... ma potrebbe anche piacermi!" "Intanto per digerire andremo sino allo Strombolicchio, è uno scoglio che amo visitare quando posso, vai!" La scala che portava alla cima dello scoglio era piuttosto lunga e con quel caldo Alberto ne avrebbe fatto volentieri e meno ma si era impegnato a fare lo schiavetto...Dopo due ore erano di nuovo attraccati dinanzi a Panerea, il mare per fortuna si era calmato, i due nuovi amici erano spaparazzati a bordo a ...vedere la televisione, bah. Il tramonto del sole aveva portato una temperatura più sopportabile a parte che era sempre possibile rifugiarsi nella pancia dello yatch con aria condizionata.La cena. Vediamo quello che ha preparato,lo chef o meglio la chef, si tratta di una ragazza, la sua storia è molto particolare: si chiama Quinta Meschini, figlia di contadini. I genitori, con sacrifici, l'avevano mandata a studiare dalle monache. Morti i genitori nell'arco di poco tempo, Quinta è stata costretta a lasciare l'istituto di suore e, grazie all'interessamento di una dama di carità di Jesi, è stata ammessa a frequentare un corso di chef dal quale è uscita brillantemente prima, mi è stata raccomandata a un mio amico ed è qui." Gisèle: "Vediamo quello che ci ha preparato per cena." Tagliolini al sugo di maiale, coscia di tacchino disossata e farcita, scaloppine al marsala, torta al limone (una delizia), frutta do stagione ed un caffè freddo skecherato. "Niente male, fammi conoscere questa meravigliosa regina della cucina."Quinta era alta un metro e sessantacinque, dimostrava meno dei suoi venticinque anni, capelli neri a caschetto, occhi di un nero profondo, nasino delizioso, bocca carnosa, collo eburneo. Una particolarità era vestita di nero, d'estate non doveva essere il massimo della comodità. Alberto interpretò lo sguardo perplesso di Gisèle: "Quinta è orfana dei genitori, è costume dalle sue parti portare il lutto a lungo. Gisèle, come suo stile, voleva prendre in mano la situazione: "Mio caro sono costretta a farti uno sgarbo, il fratello di mio marito è proprietario di un ristorante, giusto ieri mi ha domandato se conoscevo un bravo chef dato che il suo si era licenziato. Quinta fa al caso suo ma devo cambiarle il nome, farebbe ridere tutto il personale." "Scusa ma ti rendi conto che io..." "Hai dimenticato che ti sei proclamato mio schiavo, comportati da tale! Anselmo portaci a terra!" L'interessato volse lo sguardo al suo datore di lavoro il quale voltò le spalle, la sua mossa fu interpretata come affermativa. Gisèle dimostrava un'allegria esagerata, presentò Quinta a suo fratello e decise che la cuoca avrebbe dormito nel suo cottège, doveva avvisare il buon Salvatore. "Dove sei?" Attraverso il telefonino apprese che la sua metà era ospite su quella specie di transatlantico ormeggiato al largo dell'isola, la padrona, titolare di una nota ditta di cosmetici, l'aveva praticamente prelevato a Panarea per fargli passare la serata sul suo yatch e quindi non  era disponibile, tanto meglio. "Ti voglio far visitare Panarea by nigth" e la condusse sino all'altro capo dell'isola, panorama meraviglioso, i sentieri erano illuminati dalla luna dato che nell'isola l'energia elettrica era erogata solo all'interno delle abitazioni. Quinta non  aveva profferito verbo. "Amica mia, dammi del tu e raccontami qualcosa di te, Alberto mi ha accennato qualcosa, vorrei sapere di più." "Per ora sono in imbarazzo, forse quando saremo a casa..." Il viaggio di ritorno fu particolare, Gisèle aveva cinto la vita della ragazza con un suo braccio, sembravano due fidanzati, il perchè non riusciva a spiegarlo nemmeno a se stessa. "Intanto facciamoci una doccia, l'aria era umida, sento il bisogno di rinfrescarmi, non penso che ti vergognerai se ci laviamo insieme..." Silenzio da parte di Quinta interpretato dalla padrona di casa come un assenso.Quinta ci mise del tempo prima di raggiungere Gisèle sotto la doccia e si mise di spalle, la padrona di casa prese ad insaponarle la schiena ma, nel farlo, provò una sensazione strana, mai percepita prima con una donna, un erotismo prorompente che la portò a baciarla sulla bocca per poi scivolare sul seno ed infine su un fiorellino caldo, delizioso, pulsante. Quel rapporto finì a letto lasciando ambedue senza forze. La mattina: "Va da mio fratello, stasera ci rincontreremo, abbiamo tante cose da dirci..." La loquacità non era una peculiarità di Quinta che le volse le spalle sempre vestita di nero. Gisèle si ripropose di andare presso una boutique per acquistarle vestiti colorati e allegri. Durante il giorno Gisèle si sentiva spaesata, confusa, parlava con la gente in maniera automatica senza ricordare quello che diceva, il suo sorriso era sparito dalle labbra, alcuni clienti se ne accorsero e glielo fecero notare. Altra novità: Salvatore era costretto a rimanere a bordo del transatlantico, Lucylle lo voleva assolutamente con lei per tutto il soggiorno al largo dell'isola. Particolari: la belle femme cinquantenne capelli color viola, fisico da trentenne supportato da creme e massaggi, vizi sessuali tanti e tutti sui generis, fra l'altro amava la mano penetrante! Salvo sistemato, Gisèle pensò a se stessa, cosa sarebbe successo al rientro di Quinta, per la prima volta nella sua vita si sentiva vuota, senza idee... La situazione prese una piega inaspettata: Quinta rientrò completamente cambiata: aveva fatto amicizia nel suo nuovo ambiente, era allegra, sorridente,sfiorò  una guancia della padrona di casa con un fuggevole bacio e poi sotto la doccia, stavolta da sola. Al rientro in camera con indosso turbante sui capelli, e accappatoio propose a Gisèle di raccontarle della sua vita passata. Lasciata la scuola delle suore aveva preso a frequentare un corso di cucina la cui responsabile era un quarantenne non sposata, piuttosto legnosa e soprattutto imperiosa nei suoi atteggiamenti. Aveva fatto escludere dal corso due allieve secondo il suo dire non adatte per quella professione ma Quinta si accorse ben presto che il motivo era ben altro. Una notte la cotale si presentò nella sua cameretta significando che non riusciva a dormire per il gran caldo (era luglio) e si spogliò completamente. Quinta dapprima si era spaventata poi il saggio spirito contadino, ereditato dai suoi, le fece capire come stavano le cose, di malanino accettò le avances della signora (peraltro quotidiane) ed entrò nel mondo del sesso da una porta particolare senza aver mai conosciuto un maschietto. Alla fine del corso, raccomandata dal proprietario del terreno dove avevano lavorato i suoi, prese il posto del dimissionario chef sull yatch di Alberto M., fine della storia. Gisèle si era affezionata alla nuova amica, le avrebbe presentato qualche maschietto, per la prima volta forse le avrebbe prestato Salvo, perchè no, a modo suo voleva bene a suo marito, le svicolate reciproche non avevano intaccato il loro amore. Chi non  ci aveva guadagnato nulla era proprio Alberto rimasto senza chef ed a bocca asciutta per quanto riguardava il sesso, quella sveltina gli era rimasta nella mente ma avrebbe voluto molto di più. Ritornando a terra aveva provato delle avances con Gisèle col risultato di beccarsi una bella risata ed un bacino sulla guancia che sapeva tanto si presa in giro. Per sua fortuna la situazione cambiò nel breve tratto di una settimana: la signora proprietaria della corrazzata salpò per altri lidi, Salvo, di nuovo a terra, apprese la sua nuova situazione familiare alla quale di buon grado e con immenso piacere si adeguò col nulla osta sia della consorte che di Quinta a cui non dispiacque la novità. Gioco forza Gisèle dovette cambiare residenza per non fare da chaperon alla nuova coppia e chiamò Alberto al quale non parve vero di accettare la proposta di Gisèle di installarsi per un pò a bordo del suo yatch. Dopo cena (lo chef era stato sostituito da un marinaio non altrettanto bravo) ci fu il momento delle confessioni reciproche: Gisèle mise al corrente Alberto delle sue iltime vicende suscitando lo stupore  (ti si legge in faccia) di un Alberto frastornato e forse un pò puritano ma quando giunse al racconto del loro primo rapporto fisico : "Allora quello zozzone di mio marito mi ti ha concesso senza il mio parere... ecco perchè mi son fatta male, andiamo in camera e fammelo vedere!"  Alberto si sentì strumentalizzato ma chi se ne fregava; in camera bastarono pochi tocchi acchè ciccio si analberasse in tutta la sua maestosità. Gisèle smise di ammiralo e se lo infilò in bocca sin quando la sentì riempirsi di un torrente in piena ma presto pensò ad accontentare la sua cara gatta ed anche  il suo buchino posteriore con un pò di fatica, fu talmente strapazzata a tal punto da dichiararsi vinta: "Basta, mi hai distrutta!" A mezzogiornio inoltrato Anselmo preoccupato del silenzio proveniente dalla cabina del suo capo, timidamente bussò alla porta: "Signore tutto bene?" Con voce ancora impastata dal sonno: "Si Anselmo portaci qualcosa da mettere sotto i denti, sono affamato!" Tascorso il mese di agosto tutti ai propri posti: Alberto rientrò nella sua fabbrica di scarpe, Quinta ebbe rinnovato il contratto di chef sino ad ottobre e l'anno successivo da aprile ad ottobre. Nella casa dei coniugi F. ritornò la calma dopo la tempesta, una bella tempesta!

  • 28 marzo 2012 alle ore 17:57
    GLI AMORALI FELICI.

    Come comincia: "È un bell'uomo ma non ci avevo mai fatto un pensierino, torniamo in sala."
    Carlotta aveva messo al corrente del fatto il consorte il quale s'era fatto delle matte risate. 
    Venne allora fuori il dialetto romanesco:
    "Anvedi quell'angioletto pretacchione, avevamo un John Holms nel palazzo e non lo sapevamo, n'antro pò te se faceva n' mezzo alla sala!"
    All'Epifania i quattro si scambiarono i regali: tutto sul genere vestiario: camice, pullover, cravatte, calzini il tutto condito con: che bello, di buon gusto, quello che mi mancava, l'ho sempre desiderato, più o meno tutti sembravano sinceri.
    Alberto: "Musica rock o lento sentimentale?"
    Naturalmente optarono per il sentimentale con scambio di coppia.
    La scena dell'ultimo dell'anno si ripetè ma, sia Massimo che Rossana ignorarono i rispettivi coniugi.
    Dopo un paio d'ore:
    "Veramente una bella Befana, speriamo di rivederci." Alessio si era sbilanciato, forse l'alcol gli aveva dato quel coraggio che in passato gli era mancato.
    Il pomeriggio seguente i maschietti al lavoro e le femminucce:
    "Sono curiosissima, dimmi di cosa avete parlato quando siete rientrati in casa."
    "Alessio si dimostrava imbarazzato, l'ho fatto andare su di giri e, per ultimo, mi ha confessato che da sempre ha una passione per te, ammira la tua bellezza e poi ama i seni grossi... dalle mie parti..."
    Gli eventi in un certo senso precipitarono, qualcosa in Alessio era cambiato, Rossana aveva riferito a Carlotta che suo marito era cambiato, sempre triste, parlava poco, si era fatto concedere  quindici giorni di malattia, passava la mattina a leggere il giornale, dopo mangiato a letto e poi dinanzi al televisore, dialogo praticamente inesistente come pure i rapporti sessuali.
    "Non riesco a farlo parlare, mi riferisce che ha sempre mal di testa, mangia poco al contrario di prima ed è praticamente assente, spero di farlo aprire, non riesco a capire cos'abbia, non vuole consultare un medico, ti farò sapere."
    Dopo due giorni:
    "Sono finalmente riuscita a far parlare Alessio, è innamorato di te, mi ha detto che gli sei entrata nel sangue, non fa altro che pensarti, per me ti vuole solo scopare, che mi dici?"
    "Non ho capito, vuoi che mi sacrifichi affinchè il tuo beneamato ritorni quello che era prima o..."
    "La situazione è senza sbocco, mio marito non intende riprendere a lavorare, dice che è senza forze, è in depressione, la nostra famiglia potrebbe andare a rotoli, sono disperata, se vuoi parlane con tuo marito..."
    "Vieni a casa mia, c'è Alberto, vorrei che fossi tu a parlare con lui, potrebbe capire che voglio prendermi una licenza erotica quando non è così, in parole povere dovrei fare la buona samaritana sessuale!"
    Rossana si presentò poco dopo in vestaglia, in viso era terrea segno di una vera sofferenza, fu lei a rappresentare ad Al la situazione.
    Un lungo silenzio:
    "La questione ruiguarda Carlotta che è la diretta interessata, d'altronde io ho approfittato di sua moglie, sarebbe uno scambio di 'cortesie' ma, mentre per me era puro piacere, per quello che ho ascoltato per lui è una questione di equilibrio mentale, ammesso che non faccia la parte."
    "Ti assicuro di no, mi hai tolto una grossa preoccupazione, lo convincerò che Carlotta desidera far l'amore con lui." Abbracciò sia Carlotta che Alberto.
    Passarono due giorni:
    "Alessio aspetta una tua telefonata per sapere quando Al non sarà in casa."
    "Va bene domani pomeriggio a casa mia, Al sarà nello studio, devi prestarmi il tuo interfono."
    A pranzo Alberto e Carlotta non facevano altro che ridere, forse per mascherare l'imbarazzo.
    Alle quindici una telefonata:
    "Mio marito busserà a casa tua."
    Preparazione di Carlotta: bidet alla cosina, un negligè sopra un baby doll rosa e messa in opera dei due trasmettitori, uno sotto il letto e l'altro nello studio in cui si era rifugiato Alberto.
    Al suono del campanello Carlotta con un sorriso stampato sul viso fece entrare un Alessio imbarazzatissimo.
    "C'è la moto di tuo marito qua sotto."
    "È andato in ufficio in macchina, non vedi che piove."
    "Vieni in camera da letto, c'è il condizionatore acceso, ma che fai non ti spogli?"
    Alessio era in tuta da ginnastica, se ne liberò velocemente restando in canottiera da cui spuntava un coso grosso ma moscio.
    "Levati sta canotta, sei ridicolo e comincia a spogliarmi lentamente, prima il negligè, poi la parte superiore, poi quella inferiore e Ale che ne dici?"
    "Ti ho sognato tante volte ma ora che ti ho davanti...vedi non mi è diventato nemmeno duro, forse il troppo desiderio..."
    "Ah troppo desiderio (Carlotta stava imitando il romanesco di suo marito) vediamo che posso fare, vieni te lo prendo in bocca."
    "Ben felice..." al dialetto romanesco Alessio aveva contrapposto il suo veneto.
    Ci volle del tempo ma, ad operazione compiuta, Carlotta si trovò la bocca completamente intasata da un coso lungo ma soprattutto grosso, lo tirò fiori e si mise a contemplarlo.
    "Quanto sarà, venticinque centimetri?"
    "Ventotto, me lo hanno misurato a scuola gli amici, ventotto centimetri."
    "Mo che ci facciamo cò sti ventotto centimetri?" Carlotta cercava di metterlo sullo scherzo ma era preoccupata.
    "Vorrei baciarti in bocca."
    "Niente da fare, quella è proprietà di mio marito, vai sul collo e sulle tette."
    Il buon Alessio dimostrava di saperci fare, Carlotta sentiva l'eccitazione montare rapidamente, le tette in particolare erano la passione dell'amante, sicuramente si rifaceva di quelle piatte della consorte, Carlotta trasferì una sua mano sul clitoride e godette alla grande.
    Alessio si mise di lato col coso che guardava il cielo, Carlotta lo percepiva sempre più mostruoso e aprì il cassetto del comodino da cui prese un tubetto di lubrificante che, saggiamente, aveva acquistato per l'occasione, si unettò ben bene la 'gatta', lubrificò pure il cosone del compagno e:
    "Entra piano piano."
    Una parola, Carlotta strinse i denti, mai nella sua vagina era entrata una verga così grossa e dire che all'università se l'era spassata con vari compagni di studio.
    Alessio non si era spinto molto all'interno:
    "Vediamo se hai punto G, a mia moglie non sono riuscito a trovarlo."
    Carlotta pensava : "Questo si mette pure a fare esperimenti su di me, ma ha preso per una nave scuola"  ma dovette ricredersi, stava provando qualcosa di nuovo, di eccitante, di molto eccitante, forse era il calibro del membro che era riuscito a farle provare quel piacere particolare, la scoperta del punto G.
    "Ce l'hai, ce l'hai!" Alessio era contento come  un bambino, era riuscito per primo a farle provare quell'orgasmo speciale, le dispiaceva che suo marito ascoltasse tutto, non voleva che si sentisse defraudato di quel piacere che sua moglie non aveva mai provato con lui.
    Alessio entrò più in profondità sino a quando non  raggiunse il collo dell'utero, quando il suo compagno godette Carlotta provò un'altra piacevole sensazione quale quella di uno schizzo violento sul suo utero, anche questa novità piacevole ma non profferì parola. Alessio proseguiva alla grande ad un ritmo sempre più serrato sin quando godette una seconda volta con ulteriore piacere per Carlotta.
    "Alessio qui ci vuole una pausa!"
    "Io son capace di godere anche tre o quattro volte di seguito!"
    "Considera che la mia cosina è un pò arrossata e deve riposarsi, t'è capì"
    Insieme si recarono in bagno, Carlotta fece un bidet alla sua beneamata e, mentre si spalmava una pomata lenitiva vide Alessio col coso 'ben dur' come nel poema erotico 'Ifigonia in culide.'
    "Me lo vorrei lavare ma ho difficoltà, non riesco a farlo ammosciare, mi aiuti?"
    Questa era nuova, lavare un'uccellone, non riusciva nemmeno a prenderlo tutto con una mano.
    "Ma scusa a che ti serve, potresti farlo a casa tua."
    "Ti prego ho sempre desiderato goderti in bocca, ti prego."
    A Carlotta venne da ridere, ma si era in gioco...
    In fondo era piacevole, una sensazione forte mai provata ma doveva stare attenta che non gli arrivasse in gola, si dedicò solo alla punta della cappella con le labbra, qualche morso leggero, molta lingua ma di far godere Alessio non se ne parlava proprio.
    "Aiutati con le mani."
    Giusto consiglio che portò a vari schizzi violenti sul bel faccino di Carlotta che non volle farsi godere in bocca.
    Fine della scopata, Alessio si congedò con un bacio sulla fronte della occasionale amante e riprese la via di casa.
    "Complimenti te la sei goduta alla grande alla faccia del povero marito che non ce l'ha così grosso ma che gli è diventato duro, non so per qual motivo e che ti vuole goderti in bocca."
    Anche Alberto fu accontentato, poco dopo una telefonata:
    "Alessio è sotto la doccia, dirti che è cambiato è il minimo, tutto merito tuo, ti vorrei ricompensare."
    "Se la ricompensa è quella che penso io ti dico che per oggi ne ho avuto abbastanza, ho dovuto accontentare anche Al che si era arrapato, ne avrò per giorni prima di riprendermi e poi quel coso grosso di tuo marito, non so come tu faccia."
    "Gliela mollo molto raramente, preferisco i fiorellini..."
    "Si ma il mio sarà indisponibile per molto tempo, quello zozzone è riuscito anche a trovarmi il punto G e mi ha detto che tu non ce l'hai."
    "Oh che bello, quando staremo insieme te lo troverò anch'io. Non vedo l'ora di riabbracciarvi, sono felice, non uso quasi mai questo termine ma in questo momento lo sono, ciao a tutti e due."
    Alberto: "Vorrei esaminare la nostra situazione con freddezza: abbiamo compreso che fare sesso con altri non è stato per noi un problema, diciamo che la novità non c'è dispiaciuta ma domandiamoci: in fondo chi ci ha guadagnato? Il tormento di Rossana è il suo lato maschile che non poteva soddisfare e l'estasi quando era riuscita nel suo intento di averti e lo ha fatto furbescamente diventando la mia amante, pensaci bene."
    "In questo momento penso solo a recuperare la nostra intimità, basta col punto G, lo schizzo sul mio utero, la mia bocca riempita da un grosso membro, desidero solo stare abbracciata con te, accarezzarci, baciarci, rotolarci nel letto ed avere un amplesso non sofisticato, mi piacerebbe la posizione del missionario, vorrei che stessi a lungo dentro di me."
    I giorni seguenti furono un ritorno al passato, i due innamorati avevano ritrovato un'armonia che mancava loro da tempo.
    Carlotta decise di prendersi una vacanza riguardo ad esperienze sessuali extra, aveva ripreso normali rapporti con suo marito e non le interessava altro.
    Questa decisione non era ovviamente di gradimento di una certa femminuccia la quale si travestiva da diavoletto tentatore ogni volta che si incontravano.
    "Ti trovo in forma, sei sempre più splendida, forse il rapporto con mio marito..."
    "È stata un'esperienza particolare che non intendo ripetere."
    Rossana aspettava che Al uscisse di casa per contattare Carlotta:
    "Non ci crederai, Alessio manca da casa da quindici giorni, mi ha confessato di aver incontrato sul treno una sua corregionale e, invece di rientrare a Messina ogni volta che è libero va in albergo a Milano con la gentile signora. Per fortuna la cotale è benestante e così non ne soffre la cassa comune, la situazione mi lascia indifferente."
    "Ti credo" pensava Carlotta "per te un fiorellino vale molto di più di un membro maschile sia grosso che piccolo!"
    Non trovando riscontri in Carlotta Rossana, ormai disperata, contattò telefonicamente in ufficio Alberto il quale, rientrando a casa,:
    "Mi ha telefonato la tua amica."
    "Se è quella a cui penso dovrebbe essere anche amica tua!"
    "Ne parliamo dopo cena, sento un odore stuzzicante proveniente dalla cucina." Alberto aveva cambiato discorso, aveva capito che non era il caso di insistere.
    La curiosità indusse Carlotta a riprendere il discorso dopo cena.
    "Raccontami di Rossana..."
    "Non sono sicuro che ti farà piacere quello che mi ha detto, facciamo finta di nulla, penso che sia meglio così." Al aveva parlato furbescamente per aumentare il desiderio da parte della consorte di conoscere il contenuto del loro colloquio."
    "E no, adesso voglio sapere tutto!" 
    "L'hai voluto tu, Carlotta semplicemente mi ha proposto un bel trio stabile per sempre."
    "Un conto è parlarne, in pratica... d'altronde è quello che desidera ogni uomo, avere contemporaneamente due femminucce meglio se una o ambedue omosessuali!"
    "Carlotta l'ipocrisia non alberga in me, ti piace alberga?"
    Un giorno dopo l'altro... Al impegnato in banca, Carlotta a scuola ad insegnare e, a casa, a correggere i compiti, nessuno dei due coniugi trattava l'argomento Rossana.
    Erano trascorsi quasi due mesi quando una sera Carlotta scoppiò a piangere subito abbracciata da Massimo che non ritenne opportuno fare domande.
    A letto, abbracciati, Carlotta:
    "Non so qual è il motivo per cui ho taciuto sino ad oggi, c'era qualcosa in me che mi impediva di aprirmi, non riesco ad analizzare la mia reticenza. Tempo addietro Rossana ha bussato alla mia porta, era sconvolta, tremava tutta e non riusciva a trattenere i singhiozzi. Quando si è calmata ho capito la situazione: mi desiderava a tal punto da sentirsi male, la notte insonne, talvota vomitava, mal di pancia continuo, passava dal letto al divano, non aveva più forze.
    Provai un senso di pena e finimmo a letto. Provai orgasmi multipli, Rossana era riuscita a trovare il mio punto G e mi baciava il clitoride in maniera deliziosa prima dolcemente poi in maniera forsennata lasciandomi senza forze.
    Quella non fu la solo esperienza anzi mi feci trascinare praticamente tutti i pomeriggi... mi sento schiavizzata dalla situazione, per me è diventata come una droga, sento di non poterne fare a meno, aiutami..."
    Alberto baciò a lungo la sconsolata consorte la quale pian piano riuscì a calmarsi.
    "L'unica soluzione è quella di interporre fra di voi un maschietto escludendo Alessio, penso che sia il solo modo per riportare un pò di tranquillità fra di voi, la vostra è passione, piacere puro, parlane con Rossana."
    Il colloquio fra le due signore  portò serenità fra di loro e alla decisione di un pranzo a tre la domenica successiva che, a distanza di tempo, Alberto definì memorabile, un sigillo fra amorali felici.
    Rossana già alle nove aveva bussato alla porta di Carlotta e le due signore si erano chiuse in cucina assolutamente off limits per Al, per poi uscirne, sodisfatte verso mezzogiorno.
    Le portate del pranzo erano eccellenti, le signore avevano superato se stesse ma il pensiero dei tre era altrove, al dopo pranzo.
    Passaggio nel salone a rimirare il panorama, il maschietto al centro abbracciato alla due dame, un lungo bacio multiplo a sigillo del loro 'matrimonio.'
    Il segnale della prossima battaglia fu dato da Alberto che infilò le mani fra le cosce delle signore le quali, quali colombe dal desio chiamate, si chiusero in bagno con Massimo in attesa nel salone, fu Carlotta a prendere per mano il consorte per condurlo in camera da letto.
    Buio appena rischiarato da una candela che emanava odor di sandalo. L'atmosfera era surreale, Alberto si trovò a fronteggiare due fiorellini (depilati per l'occasione), popò e tette in un rimescolarsi continuo, talvolta non riusciva a capire a chi appartenesse il buchino in cui si era infilato, le signore se la godevano alla grande usando anche un vivratore.
    Dopo la seconda goderecciata, il padrone di casa ritenne opportuno lasciare il campo e, dopo un breve lavaggio allo strapazzato ciccio, si rifugiò nel soggiorno.
    Sprofondato in una chaise longe ricordò la parole del nonno Alfredo:
    "Potrai giudicare una situazione sentimentale solo dopo esserti svuotato delle energie erotiche, solo così potrai dare un giudizio obiettivo della situazione."
    Alberto era in quella situazione, ad occhi chiusi rivide le facce sorridenti di Carlotta e di Rossana ritratte inn un cerchio tondo come nei fumetti e che lo guardavano con un sorriso sornione.
    Cosa veramente li univa oltre al sesso? Complicità, anticonformismo, tenerezza, amicizia, amore o l'unicità della situzione?
    L'amore non era certo quello che aveva appreso dai genitori, dagli insegnanti, dalla lettura dei libri e dalla vita di tutti i giorni. I bacchettoni l'avrebbero preso per un arrivista, coccolato da due donne unite fra di loro da una forte carica erotica, Quali i loro sentimenti nei suoi confronti e, soprattutto, quale sarebbe stato il loro avvenire, in futuro sarebbe cambiato qualcosa? Troppi interrogativi senza risposta.
    Dalla stanza da letto un silenzio totale, forse le signore si stavano ponendosi lo stesso problema, meglio abbandonarsi al destino.

     

  • 24 marzo 2012 alle ore 17:18
    GLI AMORALI FELICI

    Come comincia: Il sole filtrava dalle tapparelle sul viso di Carlotta, fastidoso, uffa era l'ora di alzarsi. Svogliatamente la belle femme mise fuori dal letto i piedi, cercò le pantofole, dove cacchio... sotto il letto.Direttamente in cucina, il caffè per svegliarsi ma che giorno era? Sguardo al calendario: domenica! C...o ritornare a letto? Ormai... dove si era cacciato Alberto (Al per gli amici)? Era proprio rinco: Alberto la domenica si dedicava al motocross, era con la nuova moto, una bestia secondo lui, fonte di guai a parere di Carlotta che già in passato aveva dovuto far da infermiera al beneamato che si era rotto tre costole, mah ognuno ha le sue passioni; il maritino affermava che gli serviva per svagarsi dalla routine di impiegato di banca; in compenso, facendo fuoristrada, si imbatteva in alberi da frutto e nello zainetto entravano, secondo la stagione,  fragranti arance, mandarini, limoni , ciliege, fragole, pere, almeno da quel lato...In bagno accese la radio,  sintonizzata su radio Maria. Figlio di un cane, ambedue erano bellamente atei ma quel sun of the bitch lo faceva apposta per prederla per il c..o, d'altronde la loro relazione era basata anche sul senso dello humor, l'avrebbe ripagato con la stessa moneta.Allo specchio: occhiaie, più vicino allo specchio: erano proprio occhiaie, forse mattutine, i quarant'anni suonati mostravano il loro lato spiacevole ma non poteva lamentarsi: occhi verdi ereditati dalla nonna materna, bel nasino ma soprattutto la bocca dalle labbra sensuali e dentatura perfetta il tutto per un sorriso accattivante e decisamente erotico.Doccia e poi laccatura delle unghie dei piedi. Poca voglia di andare in cucina a preparare il pranzo. Visita nel freeser: un 'condipresto' di pesce avrebbe insaporito le fettuccine, pesce (ovviamente surgelato) al forno, verdure cotte sempre provenienti dal congelatore.Le tredici, di Alberto nessuna traccia,  poco dopo spunta il signore:"Ciao cara, oggi niente frutta, landa desolata." "Sbrigati a far la doccia, è tutto pronto, ho fame.""Mangia, vengo subito."Durante il pranzo la tv mandava in onda una p+rogramma sulla vita di marinai su di un peschereccio, Alberto sembrava preso dal programma, nessuna conversazione.A guardarlo bene anche lui mostrava delle occhaie e sembrava stanco, negli ultimi tempi c'era qualcosa che non andava, anche i loro rapporti sessuali si erano diradati, lui che... a pensare male si fa peccato ma...Carlotta abbandonò i cattivi pensieri e si dedicò alla lavatrice, c'era pure una montagna di panni da stirare, il filippino sarebbe venuto il lunedì che ci pensasse lui, l'avrebbe fatto rimanere più a lungo e poi c'era i compiti di francese da correggere, domenica prossima avrebbe prenotato in un agriturismo.Pomeriggio noioso, c'era pure la formula uno e chi staccava il beneamato dal televisore come pure per la squadra della Roma, tifoso accanito, dove era finito l'Alberto premuroso, affettuoso, sorridente, era così per tutti i matrimoni? Il non aver avuto figli (dipendenva da Carlotta) doveva essere un motivo per sentirsi più uniti ma negli ultimi tempi...Carlotta si recò nel salone, si mise a stirare, voleva allontanare i pensieri spiacevoli, aprì il balcone, stava imbrunendo: il solito spettacolo della costa calabra illuminata, le navi della 'Caronte' che traghettavano le auto da Messina a Villa S:Giovanni. Quella visione era uno dei motivi che l'avevano indotta ad acquistare quella casa sulla strada panoramica. Al sul divano appisolato, Carlotta si dedicò alla correzione dei compiti.Cena: scatoletta di tonno, spinaci surgelati lessi, frutta non le andava proprio di impegnarsi in cucina, non era dell'umore giusto. Tutto nella lavastoviglie."Vado da Rossana."Uh uh di Massimo.Rossana occupava un appartamento nella stessa scala, anche lei non aveva figli, ogni tanto si facevano compagnia facendo la maglia, loro comune passione.Il marito, Alessio,era ferroviere viaggiante sui vagoni letto, restava fuori casa anche giorni interi e così la due signore erano divantate amiche.Rossana, casalinga, aveva circa la stessa età di Carlotta ma fisicamente erano molto diverse, la prima decisamente mediterranea: capelli corvini, lunghi, occhi di un profondo nero, naso piuttosto pronunziato, bocca carnosa, fisico atletico (era stata giocatrice di pallacanestro), aveva qualcosa di piacevolmente mascolino.Rossana accolse Carlotta con la solita cordialità, si sedettero sul divano del salone, gustarono dei dolcetti fatti in casa (Rossana in cucina era proprio brava), un limoncello, liquore poco alcolico ma di sicuro effetto se bevuto in buona quantità come stava accadendo quella sera alle due signore.Rossana era in vestaglia che lasciava scoperte le sue lunghe gambe, non faceva nulla per coprirsi e si intravvedevano degli slip rossi."Pensavo che la biancheria intima rossa si usasse nelle feste natalizie, siamo a giugno...""Ho pure il reggiseno rosso, guarda..."Rossana misura di seno due scarso, Carlotta quattro."Andiamo in terrazzo, comincia a fare caldo."Rossana aveva cinto le spalle di Carlotta con le braccia. rimiravano il panorama senza parlare.Pian piano una mano di Rossana di era insinuata nel reggiseno di Carlotta:"Il mio non è gran che ma è molto sensibile, prova a toccare il capezzolo, diventa subito duro."Carlotta era come in trance, si era ritrovata in mano due tette sode dovute alla ginnastica  (l'interessata frequentava una palestra) ma non si era ribellata, una sua mano  si immerse nel sesso dell'amica, un folto boschetto e dentro una natura bagnata, prese a toccarle il clitoride, a lungo, sin quando Rossana:"Basta, ho goduto." seguito da un bacio in bocca, un vero bacio, profondo, sensuale, lunghissimo.Rossana  non si era fermata alla bocca, le sue labbra avevano raggiunto il seno di Carlotta, una mano era scesa sul suo 'fiorello' sino a quando anche lei...Rossana aveva preso ad accarezzare il viso di Carlotta, era accaduto qualcosa di assolutamente inaspettato."Ciao, torno a casa."Carlotta, frastornata, si sentiva addosso il profumo dell'amica, si mise sotto la doccia, Al era a letto che leggeva la 'Gazzetta dello Sport'."Rossana che fa, c'era il marito?" "No, Alessio ha telefonato, era a Milano, vedi talvolta accadono fatti imprevisti e imprevedibili, possono lasciare il segno...""Sei criptata.""Non so quello che dico, buonanotte."Le due amiche in seguito si erano incontrate nel portone d'ingresso, nessun accenno a quel fatto..., delle due sicuramente la più colpita era Carlotta, qualcosa era cambiato in lei ma non in Rossana, forse non era la sua prima esperienza omo.Un pomeriggio Rossana bussò alla porta di Carlotta:"Posso entrare? Non fare quella faccia, sin dall'antichità esistevano rapporti lesbo, ne è piena la letteratura, non pensare che non mi piacciano gli uomini!" "Ho scoperto un mondo nuovo, permettimi di essere un pò scioccata anche se sinceramente la cosa non mi è dispiciuta, mi pare di aver tradito Alberto, d'accordo mi dirai che il rapporto con una donna non è infedeltà...""Non pensi che anche lui in fatto di infedeltà...""A questo punto mi sembra tutto possibile anche se...""Voi siete due persone aperte, anticonformiste, parlane con tuo marito.""Sono confusa...""Voglio farti una proposta indecente come in quel film, vuoi partecipare a un mio banchetto erotico col mio amante maschio, è un bell'uomo, piacerebbe anche a te.""Troppo complicato anche se hai smosso la mia curiosità."E come se l'aveva smossa la sua curiosità, Carlotta cercò di immaginare la sua amica tete a tete col suo amante, questo pensiero stranamente la eccitava, sino a poco tempo prima la sua vita le sembrava monotona, ora...Un pomeriggio: "Vieni a casa mia, ci sono delle novità, domani pomeriggio ho appuntamento a casa mia col quel tale di cui ti ho parlato..."Carlotta si trovò a dire:"Va bene ma non voglio partecipare, farò la guardona se ti va." "D'accordo starai in cucina, ho un apparecchio interfono di quello che si usa per controllare i bambini da un'altra stanza, sentirai sentirai solo le voci, scendi alle quattordcii e trenta, lui arriva dopo mezz'ora."Carlotta non aveva problemi, quel pomeriggio Alberto  era in banca sino a tardi, puntualmente scese dall'amica all'ora stabilita, provarono l'apparecchio, funzionava."Una cosa mi devi promettere, qualsiasi cosa accada non devi muoverti dalla cucina, giuramelo.""Non capisco questo tuo tono melodrammatico, te lo prometto, non mi muoverò."Dalla cucina Carlotta sentì suonare il campanello dell'ingresso poi passi sino alla camera da letto."Sono arrapatissimo, vado in bagno."Le voci giungevano arrochite, l'apparecchio non era dei migliori."Voglio saltare i preliminari, girati di spalle!" "Quanta fretta, prima vorrei un cunnilingus.""Lascia stare la tua cultura classica, lo sai che ho studiato ragioneria." "Il cunnilingus è parola riportata anche in giurisprudenza, dovresti conoscerla."Era chiaro che Rossana si stava bellamente prendendo gioco dell'amante il tutto per far dilettare l'amica ascoltatrice."Meledizione spigamelo tu sto cunn... cunn...""Allora preferisci una fellatio?""Qui c'è qualcosa che non va, non so nemmeno che cos'è sta fell..."Un lungo silenzio, il maschietto doveva aver mostrato a gesti i suoi desideri."Ho capito vuoi 'incedere intra tergas'? Ti è sempre piaciuto, mi hai detto che con tua moglie non è possibile perchè soffre di emorroidi, le 'tergas' sono il mio delizioso popò!" Dopo la spiegazione stava accadendo qualcosa di concreto perchè nessuno profferiva parola, solo dei mugolii.Carlotta era curiosa di sapere se il signore era entrato 'intra tergas' cosa che non doveva dispiacere alla sua amica dato che la moglie del cotale... A proposito anche lei aveva lo stesso problema, mah le coincidenze."Aspetta nel comodino prendo un vibratore, me lo passo sul clitoride, doppio gusto!" Rossana si dimostrava molto attiva, una vera porcona, voleva provare tutte le sensazioni.Dopo un "Che bello" da parte del maschietto, la situazione si era normalizzata nel senso che ambedue si stavano concedendo un 'post ludio' come avrebbe detto Rossana."Dove hai posteggiato la moto, non vorrei che tua moglie...""Non c'è pericolo, ho messo la Harley sulla strada, non si vede da casa mia."Una fitta al cuore di Carlotta, anche Massimo possedeva quella moto e anche lei soffriva di emorroidi... il suo istinto era quello di entrare in camera da letto ma, ragionandoci sopra, preferì evitare e calmarsi, comprese allora la richiesta della sua amica di non spostarsi dalla cucina qualsiasi cosa fosse avvenuta.Aveva bisogno di una bicchiere di acqua fresca, aprì il frigorifero niente minerale solo vino bianco e birra, optò per quest'ultima.Dall'interfono capì che la 'pugna' era ripresa, Rossana voleva farla partecipare."Mi metto 'sicut ovis' vuol dire a novanta gradi così lo sento sino in fondo, stacci a lungo."La prima bottiglietta di birra era finita, Carlotta ne aprì una seconda, poi un terza e già ne sentiva l'effetto, ormai era quasi certa che dall'altra parte ci fosse suo marito.Si era seduta ed aveva appoggiato le braccia sul tavolino appogiandovi la testa, forse si era appisolata quando sentì una mano carezzarle i capelli, dinanzi a lei c'era Rossana sorridente."Ti sei goduta la sceneggiata, era tutta per te."Carlotta aveva la bocca impastata:"Mi potevi avvisare, stavo per venire in camera da letto, non sei stata sincera, non sei mia amica!" Rossana ne approfittò per incollare le sue labbra su quelle dell'amica, un lungo bacio con 'admittionis linguae' come avrebbe detto lei."Sei troppo imbambolata non combinare guai quando rientri a casa, non servirebbe a nulla, una scopata non può modificare il vostro rapporto, una decisione sbagliata potrebbe compromettere la vostra unione, mi racccomando." "Io mi domando cosa ne è del tuo matrimonio.""Alessio è un veneto buono, affettuoso, comprensivo, molto ingenuo, gli voglio molto bene, da me accetta tutto, stiamo bene insieme, cerca di guardare la situazione a volo d'uccello.""A proposito d'uccello comè quello di mio marito, con me non lo usa da tanto tempo."Non l'userò più se non col tuo consenso, vorrei avere con voi un rapporto affettuoso, anticonformista."Rientrato a casa Alberto si rifugiò sotto la doccia, saggia decisione."In ufficio una giornataccia, una rottura di scatole una dopo l'altra, in questo momento la borsa va su e giù."Pensiero di Carlotta:"Anche tu poco fa andavi su e giù maledetto porco!" Cena tranquilla, ovvio addormentamento di Al sul divano."Va a letto a riposarti delle fatiche bancarie!""Hai ragione, una proposta: il fine settimana lo passiamo a Cefalù in quell'albergo sul mare come in viaggio di nozze, mancano solo due giorni."Il pomeriggio seguente al telefono:"Dimmi Carlotta...""Il bel tomo ha fatto l'attore, cena e poi a letto, mi ha promesso un week end a Cefalù. speriamo che riprenda le forze, anch'io vorrei la mia parte escluso 'l'intra tergas' per i motivi che tu sai.""Stasera ritorna Alessio, mi fa tenerezza come un figlio, forse è per questo che l'ho sposato, mi sento di proteggerlo dalle cose del mondo, come ti ho detto è l'ingenuità in persona. Mi sento molto vicina a te ed a tuo marito non è solo una questione fisica ma qualcosa di più profondo, anche per me è una situazione mai provata ma molto piacevole, spero che tu riesca a sintonizzarti col mio pensiero." "Non è facile, ci proverò."In macchina il viaggio era piacevole propriziato da una giornata piena di luce, in sottofondo la voce  sensuale di Diana Krall la cantante preferita da Al, un'atmosfera distesa, lui sorridente, ogni tanto baciava affettuosamente la mano dell'amata, guidava lentamente per gustare il panorama.Pranzo e poi passeggiata sul lungomare circondati da giovani allegri e vocianti, Carlotta provava sentimenti contrastanti, si può essere anticonformisti ma non era facile non ricordare quanto recentemente avvenuto, cinse con le braccia la vita di suo marito, via i cattivi pensieri, camminarono a lungo senza parlare."Sono un pò stanca, ritorniamo in albergo anche tu recentemente hai passato brutte giornate..."Al era impallidito, guardò in viso Carlotta, che avesse intuito qualcosa della sua avventura, decise di non incontrare più la sua amante.A letto baciò appassionatamente sua moglie come non aveva fatto da molto tempo, si soffermò a lungo sulle deliziose tette forse in ricordo di quelle più piatte dell'amante, un rapporto fisico come non aveva avuto da molto tempo.Dopo il rientro in sede i rapporti fra le due signore erano mutati, quando si incontravano da parte di Carlotta un gelido saluto per far comprendere che la loro amicizia doveva considerarsi giunta a termine.Una mattina:"Carlotta non chiudere il telefono, sento il bisogno di parlarti. Mi è accaduta una cosa strana che mi è difficile esternare, forse non capirai come non è stato facile anche per me analizzare la situazione e comprenderla, la mia vita è stravolta.Ho sempre pensato che i rapporti omosessuali fossero puramente fisici ma mi sono ricreduta in base alla mia esperienza: da quando sono stata con te non desidero altro che starti vicino, sei entrata nel mio cuore e nella mia anima, di giorno ti parlo come se fossimo vicine, di notte sei sempre nei miei sogni, percepisco spesso dolori alla pancia, in casa sono sempre truccata e in ordine sperando in una tua visita, sono psicologicamente prostrata, vorrei almeno vederti, non voglio una tua risposta immediata..." "Sono anch'io confusa, sarebbe una sconvolgimento della mia vita, lasciami del tempo per ora non so dirti altro."I giorni passavano, Carlotta non si sentiva di riprendere i rapporti con Rossana, troppo scompiglio nella sua mente, anche Al se ne era accorto ma aveva preferito non chiedere spiegazioni.Un pomeriggio Carlotta scorse in terra, all'ingresso, una busta; la posta veniva depositata all'ingresso e se v'era una raccomandata il postino citofonava e allora? Gran sorpresa, uno scritto a mano: 'Chi ti fa soffrire? Chi ora fugge presto ti inseguirà, chi non ti ama presto ti amerà anche se non vuole, Saffo.'Un attacco diretto, disperato...Carlotta si sdraiò su una poltrona del salone, cercava di cacciare dalla mente l'immagine dell'amica angosciata, guardava il panorama che sembrava avvicinarsi per poi allontanarsi, chiuse gli occhi...Passò del tempo, non aveva le forze di alzarsi, quello ascritto della poetessa greca l'aveva colpita, erano parole di disperazione ma non riuscì a prendere il telefono per contattare Rossana, proprio non se la sentiva.Il tempo che passa lenisce i dolori ma era un non senso per Rossana che deperiva di giorno in giorno. Alessio, preoccupato, aveva ottenuto quindici giorni di ferie per stare vicino alla consorte che si stava lasciando andare ogni giorno più triste e depressa. Il medico di famiglia, interpellato, non era riuscito a riscontare un vera causa di quei malori, forse si trattava di depressione ed aveva prescritto dei medicinali. Gli eventi precipiterono una notte: un'ambulanza a sirene spiegate era giunta sotto l'ingresso principale destanto la curiosità degli inquilini. Gli infermieri erano giunti al piano di Rossana e l'avevano caricato in barella ripartendo in gran fretta."Carlotta che può essere successo a Rossana, sai se avesse problemi di salute, più tardi telefonerò ad Alessio per avere notizie."Al mattino Alessio fu circondato dagli abitanti della scala che domandavano notizie, affermò che forse la moglie, non riuscendo a dormire, aveva esagerato con i tranquillanti,ora stava meglio.Il telefono:"Sono Alessio, Carlotta ti dispiace venire a casa mia, non vorrei parlare per telefono."Carlotta era perplessa, non immaginava il perchè di quell'invito o forse si..."Noi non abbiamo molti amici, Rossana in ospedale si sente sola, penso che le farebbe piacere una tua visita , puoi andare anche fuori orario, chiedi del primario, è mio amico." "Al vorrei andare a trovare Rossana, mi accompagni?" Rossana era in una stanza con quattro letti, gli altri tre occupati da persone anziane, stava sonnecchiando, si svegliò quando Alberto le prese una mano.Era irriconoscibile, occhi infossati, il viso cereo, dimagrita."Sono inguardabile, se mi aiutate a scendere dal letto andiamo a parlare altrove."Con l'aiuto dei due coniugi Rossana si sedette sul divano di un salottino, nessuno profferiva parola."Vogliamo che ritorni a casa, ti riprenderai meglio che in ospedale, ti starò vicina."Carlotta si era sbilanciata, aveva compreso quale fosse il problema della sua amica, le sue parole ebbero un'effetto immediato, Rossana abbracciò entrambi, era rinata."Voglio tornare a casa subito, vado dal primario."In macchina Rossana accese l'apparecchio radio, cercò della musica allegra, sorrideva di continuo.A casa Alessio mostò tutto il suo stupore, abbracciò la moglie e ringraziò gli amici."Al hai nulla da dirmi, vorrei fare un bagno di sincerità anche se potrebbe essere complicato per entrambi." "Non vorrei che la sincerità possa portare delle ombre sul nostro rapporto, fino a che punto la verità potrebbe distruggere il nostro legame, per me perderti sarebbe la fine." "Dipenderà da noi, sono a conoscenza del tuo incontro con Rossana, ero sul punto di parlartene quando è accaduto qualcosa di inspiegabile che ha coinvolto anche la mia persona, Rossana ha preso l'iniziativa ed abbiamo avuto un rapporto lesbo. Pensavo che fosse cosa di una sola volta ma lei si è innamorata di me, mi ha anche inviato una poesia di Saffo, le cose sono a questo punto.""Alessio che parte ha?""Lo sai che è un ingenuo, certe cose non le pensa nemmeno lontanamente, il problema è tra noi tre, vogliamo essere una coppia aperta e fare felice Rossana oppure...""Per me va bene." "Certamente brutto maiale avresti a disposizione due fanciulle che fanno l'amore fra di loro e tu ti sollazzi con entrambe, vorrei sapere se lo faresti con un altro uomo." "Cerco di essere sincero anche con me stesso, tu sei la sola donna di cui mi sia innamorato, quando ti guardo sento in me tanta dolcezza, anche se talvolta mi sono preso qualche licenza era solo una questione sessuale, devi credermi." "Allora facciamo felice Rossana, forse anche a me è piaciuto il rapporto fisico con lei ma ne avevo paura."Carlotta e Al stabilirono il primo incontro ufficiale a casa loro, di sera, dopo una cena intima.La due signore provvidero alle cibarie, ognuna mise mano al proprio repertorio culinario, il più felice era Alberto, unica regola: niente sesso sino alla fine della cena.Rossana si era presentata con un vestito molto sexy di un celestino molto trasparente, Carlotta non fu da meno con una camicietta ampiamente scollata che lasciava vedere la sua supremazia in fatto  di seno. Un'atmosfera irreale, Alberto aveva messo un CD di musica indiana molto languida, qualcuna aveva barato perchè aveva infilato il suo piede sul coso di Massimo che, forse per l'atmosfera sensuale era ben duro sin dal primo momento, Al aveva ricambiato accorgendosi che la dirimpettaia aveva dimenticato le mutandine.Torta gelato con un brut italiano, fine della prima parte.In un bagno le damigelle nell'altro Massimo che all'uscita trovò le due signore gia spaparazzate nel letto, il suo posto al centro ma ci rimase poco perchè si ingarbugliarono subito in quanto le dame, su iniziativa di Rossana, si stavano esibendo in un plastico sessantanove.Massimo si infilò nella prima 'gatta' a portata di mano ma la gran voglia lo portò ad un finale precipitoso... si mise allora all'ascolto delle due signore che se la godevano alla grande.La battaglia per lui riprese quando il suo coso fu circondato da due labbra ardenti che presto lo fecero rimettere in sesto per un'altra pugna, stavolta sul retro che manco a dirlo era quello di Rossana la quale aveva in bocca una tetta di Carlotta...Erano circa le due quanto decisero che l'abbraccio di Morfeo fosse la degna conclusione di quella bella serata. Analizzando la situazione il loro cos'era anticonformismo? Sicuramente ma c'era qualcosa di più, forse Al e Carlotta si illudevano che i loro rapporti non fossero cambiati ma forse non era così. Sicuramente la più appagata era Rossana perchè poteva dar sfogo alla sua vera natura, Alberto se la godeva alla grande perchè aveva sempre a disposizione quello che desidera da sempre: il popò dell'atletica amante, Carlotta?
    Neanche l'interessata riusciva a comprendere la sua accondiscendenza, aveva la sicurezza dell'amore del marito e allora perchè quel rapporto lesbo, forse era anche quella la sua natura ovvero... in fondo non aveva importanza, il menage andava avanti alla grande, unica regola: la notte ognuno nel proprio letto e, naturalmente, niente contatti all'arrivo di Alessio che non ritenevano potesse essere della partita no che a Carlotta dispiacesse anzi era un bel fusto biondo (a lei erano capitati solo mori), era un pò curiosa ma quel che più la frenava era che il tale era religioso, la domenica non mancava mai alla messa, esclusione dovuta.L'estate, l'autunno e poi l'inverno non avevano mutato le abitudini sessuali del trio, qualcosa cambiò durante le feste di Natale: Carlotta aveva conosciuto un ufficiale del Circolo di Presidio, padre di un suo alunno, il quale, preso forse anche dal fascino della professoressa di suo figlio, le fece pervenire degli inviti per il cenone e per il ballo di capodanno.Maschietti in smoking, femminucce: Rossana fasciata da un tubino nero, Carlotta in vestito blu con ampia scollatura che metteva in mostra quello di cui più orgogliosa: il seno perfetto di cui non si vedeva solo il capezzolo.Malvista dalle signore (la maggior parte vetuste) aveva attirato l'attenzione di vari ufficiali specialmente di quelli più avanti d'età che facevano la fila per invitarla a ballare.L'interessata inorgoglita e sorridente non si sottraeva e così Alberto ed Alessio erano costretti a scambiarsi Rossana come compagna di ballo.Poco prma della mezzanotte Alessio prese per mano Carlotta:"Col permesso di Massimo voglio iniziare il nuovo anno ballando con te."Nessuno si oppose e così quell'inedita coppia si tuffò nell'arte di Tersicore sin quando, dopo circa mezz'ora, trascorsa la mezzanotte, l'orchestra si prese un meritato riposo."Rossana ed io andiamo ad incipriarci il naso alla toelette." "Rossana è accaduto qualcosa che definirei strano: tuo marito o aveva visto il film in cui Vedone si metteva del cotone nei pantaloni per mostrare di avere...""Non te l'ho detto prima ma mio marito ce l'ha molto grosso di natura, mi ha detto che a scuola lo chiamavano John Holms che, mi ha spiegato, era un attore porno particolarmente dotato." "D'accordo ma per tutto il tempo del ballo ce l'aveva sempre in posizione eretta e, sfacciatamente, si strofinava a me ad occhi chiusi, ad un certo punto ho pensato che avesse goduto, non è poi quel santarellino che vuol apparire.""Il fatto che sia religioso non vuol dure... molto probabilmente gli sei sempre piaciuta ma non l'ha mai dimostrato, alla prima occasione ne ha approfittato per... ma scusa a te piace?"

  • 13 gennaio 2012 alle ore 20:08
    LA GATTA NUDA. (2)

    Come comincia: "Signor T., istintivamente una donna riesce a capire certe situazioni, voglio anch'io essere sincera: il mio compagno ha perso il posto di dirigente di una ditta, non riesce a trovare un altro impiego e quindi vorrei chiederle di aumentarmi lo stipendio nostra sola fonte di reddito."
    "Ti prego di darmi del tu e di chiamarmi Pino. Il problema è facilmente risolvibile, non ho problemi finanziari, vorrei che tu fossi un pò carina con me..."
    "Caro Pino,  mi sembra strano darti del tu e chiamarti per nome ma il bisogno è un cattivo consigliere, la necessità porta a rivedere dei principi ai quali non pensavi mai di rinunziare."
    "Desidero ardentemente baciarti!"
    "Niente baci sulla bocca, diciamo qualche toccatina..."
    Il buon Pino non  se l'era fatto dire due volte, aveva messo una mano fra le cosce di Audrey e contemporaneamente prese a baciarle il collo.
    "Per oggi può bastare, mi farebbe comodo un acconto sul mensile..."
    Il signor Todaro trasse di tasca il portafoglio e mise in mano ad Audrey due pezzi da cinquecento Euro.
    "Ritorniamo di là, le mie colleghe potrebbero malignare, meglio evitare pettegolezzi."
    Dopo pranzo Audrey mise al corrente della situazione Alberto che era rimasto basito.
    "Caro ragioniamoci sopra: un buon stipendio risolverebbe i nostri problemi più che una tantum come è successo con John. Il mio titolare è ricco, non  ha figli, ha una moglie paralizzata, è una persona che dà affidamento ed è pazzo di me."
    I due innamorati non trattarono più l'argomento, Al durante le ore di assenza di Audrey si domandava cosa potesse accadere fra i due, cercava di non essere geloso ben conoscendo i sentimenti che li legava ma... decise di cancellare dalla sua mente la situazione.
    Da tempo era lui il casalingo: provvedeva alla spesa, cucinava, lavava i piatti, Audrey, quand'era libera, si interessava alle pulizie di casa.
    Un cosa piacevole. la cassa non era mai vuota, ci sapeva fare la baby!
    Una sera la novità: Pino mi ha chiesto di andare nella sua villa a Tono, ho rifiutato ma l'ho invitato a pranzo domenica prossima a casa nostra."
    "Va bene, andrò a procurarmi gli ingredienti, ti farò fare bella figura perchè naturalmente il pranzo deve risultare opera tua, a stomaco pieno il buon Pino sarà ancor più generoso.
    Andrea pensò ad un menu non convenzionale in ogni caso non quello tradizionale messinese: pappardelle al sugo d'anatra, anatra al sugo, coscia di tacchino disossato e ripieno con contorno di patate, carciofi alla romana, funghi in fricassea, spinaci strascinati in padella, frutta di stagione compresa un'ananas per digerire, infine il caffè sport Borghetti, la sua passione.
    Audrey quella domenica si svegliò più tardi del solito, dopo la doccia prese a passare in rassegna il guardaroba al fine di scegliere il vestito con cui far maggior colpo. La scelta cadde su uno di tulle trasparente, dalla generosa scollatura e con gonna corta; il signor Todaro sarebbe rimasto folgorato, questa era l'intenzione della furbacchiona.
    Alle dodici e trenta, mezz'ora prima del previsto, Audrey vide il più non giovin signore parcheggiare una Maserati all'esterno dell'edificio.
    "Andrea sta arrivando, apro io la porta."
    "Signor T. buon giorno è un pò in anticipo, non doveva scomodarsi, che belle queste orchidee, venga nel salone, le presento Alberto, Alberto..."
    Al in pantaloni grigio ferro e maglione rosso fece il suo ingresso con un sorriso stampato sul viso che nascondeva il suo imbarazzo.
    Il principale di Audrey aveva lo stile di un direttore di banca: occhiali con montatura dorata, capelli brizzolati, classico doppio petto scuro, cravatta chic made in Napoli, stivaletti neri di vacchetta.
    "Signori vado in cucina a finire di preparare, Al offri al signor T. un Martini."
    "Vedo che possiede una Maserati Quattroporte, io sono un appassionato di auto, oggi pomeriggio c'è una corsa di formula uno."
    "La mia macchina è un pò vecchiotta, la cambierò con una Mercedes classe Cl."
    "Alla faccia sua" pensò Andrea "ci vogliono almeno 130.000 Euro!"
    Nel frattempo Audrey da lontano:
    "È tutto pronto, venite nel soggiorno."
    Alla fine del pasto da parte del signor T. lodi sperticate per la padrona di casa per la sua bravura nell'arte culinaria.
    "Mia moglie, a parte il suo handicap, anche prima non brillava certo in cucina, l'essere ricca di famiglia e l'aver frequentato un collegio in Inghilterra l'ha portata a non interessarsi all'andamento di una casa, di nuovo brava."
    "Signor T..."
    "Vi prego di chiamarmi Pino è più confidenziale, sento di trovarmi in famiglia, diamoci del tu."
    "Bene come ti dicevo pocanzi fra poco c'è la Formula Uno, non vorrei perderla, accendo il televisore."
    "Io preferisco parlare con Pino, abbiamo dei problemi in negozio, ce ne andiamo nel salone."
    Ad Al non rimase che ammirare Ecclestone, i commentatori televisivi e le auto che avevano acceso i motori ed avevano iniziato il giro di prova.
    Partenza con le solite collisioni fra tre auto alla prima curva, ingresso nel circuito della Safety Car, quattro giri e poi ripresa della corsa.
    Il rumore delle auto ad un certo punto si mischiò con quello di una musica dance proveniente dal salone, Audrey aveva messo in funzione lo stereo.
    Al fece capolino in quella stanza, i due ballavano o facevano finta, erano abbracciati... meglio tornare alla Formula Uno.
    Dopo un pò di tempo la musica era cambiata, niente più dance ma Diana Krall, nota cantante di night, che aveva portato il buon Pino ad incollare le labbra sul collo di Audrey, ritirata strategica da parte di Al.
    Dopo circa un'ora: "Al è finita la Formula Uno? Vieni a farci compagnia nel salone."
    Ad Al apparve uno spettacolo un pò comico: i due, mostrando indifferenza, erano seduti sul divano distanziati, solo il viso di Pino, decisamente sul prupureo, mostrava quello che doveva essere accaduto nel frattempo.
    "Penso che sia ora di andare, a mia moglie ho detto che ero stato invitato da voi a pranzo, non vorrei che stesse in pensiero, spero presto di ricambiare il vostro pranzo."
    Chiusa la porta, Audrey si diresse verso la confezione delle orchidee:
    "Guarda che sorpresa, ci sono anche due orecchini di perle, quelle che avevo notato nel negozio di gioielleria accanto al nostra, chissà come Pino avrà indovinato i miei gusti!"
    "Perchè glielo avrai chiesto tu, furbacchiona, piuttosto aggiornami su quanto è successo nel salone, ho visto che ti baciava sul collo."
    "Quello era solo l'inizio poi mi ha messo la mani nella scollatura, fra le cosce, ha scostato lo slip e mi ha messo una mano sul fiorellino ed anche sul popò, ha seguitato per un pò sin quando si è seduto sul divano, non ha capito cosa gli sia successo, forse ha goduto da solo."
    "Come aperitivo non c'è male, sicuramente gli è rimasta una voglia matta, questo riparte presto all'attacco."
    Dopo circa una settimana:
    "Pino mi ha chiesto di nuovo di andare nella sua villa a Tono,  gli ho detto che avevi ripreso a lavorare come commesso viaggiatore per quella ditta che ti ha licenziato e che lo avrei fatto venire a casa nostra durante la tua assenza."
    Dopo tre giorni.
    "Quello non lo tengo più, mi raggiunge nel retrobottega e mi tocca dappertutto, non vorrei che le altre commesse se ne accorgano, ho deciso di farlo venire qui questa sera, sei d'accordo?"
    Al durante il pomeriggio mise in funzione sia la telecamera che il sonoro in attesa della fatidica mezzanotte.
    Audrey era piuttosto tesa, un  conto è andare a letto con un coetaneo ben altro con un cinquantanne... esternò i suoi pensieri ad Al.
    "Chiamalo sul telefonino e digli che inaspettatamente sono ritornato a casa, ti vedo agitata."
    "No, è stato un attimo, tu sei il mio amore, gli altri sono solo strumenti, non hanno alcun valore!"
    Squillo del telefonino di Audrey, era lui.
    Al si rifugò nello studio ma poteva vedere e sentire solo quello che sarebbe accaduto in camera da letto.
    Audrey con baby doll d'ordinanza con sopra una leggera vestaglia, doveva aver invitato Pino in bagno, si era seduta in  mezzo al letto sorridente alla telecamera.
    Ingresso di Pino nudo, con pancetta ed inizio della pugna: baci sul collo, sulle tette, sul pancino, sulla gatta sino ai piedi.
    "Hai delle estremità da mannequin, bellissime, non le avevo notate prima!"
    "Un giorno era su una spiaggia su una sdraio quando si è presentato un distinto signore affermando di essere un produttore di films pubblicitari ed aveva bisogno di una modella come me per  reclamizzare anelli e scarpe, mi ha anche lasciato un bigliettino invitandomi a raggiungerlo a Milano, forse dovevo farlo, ora non sarei qui."
    "Meglio che non l'abbia fatto, non ti avrei incontrata, lo sai quanto ti desidero, farò quello che mi chiedi."
    Audrey non aveva risposto, Pino avvicinò il suo membro alle labbra di Audrey."
    "Niente baci nè goderecciate in bocca!" poi prese a fare su e giù, cercava di sbrigarsi in fretta ma non aveva fatto i conti con l'età del suo amante e dovette penare parecchio sin quando Pino si staccò e prese il tovagliolino che gli aveva dato Audrey e si pulì il pene, si recò poi in bagno e Audrey supina fece dei segni con le mani al suo spettatore.
    Ora che sarebbe successo? il nonnetto si sarebbe ripreso o si sarebbe accontentato...
    Veritiera la prima ipotesi:
    "Ti prego prendilo in mano e fammelo diventare duro."
    Audrey aveva appoggiato un gomito sul letto e con una mano cercava di far rinverdire il coso di Pino.
    "Provaci anche con la bocca, ti prego."
    Accontentato, ci volle del tempo ma Audrey riuscì nell'intento e prese in mano la situazione:
    "Vengo sopra di te."
    Era il modo migliore per farlo sbrigare ma ci volle molto tempo. Audrey ogni tanto si fermava per riporsarsi, una faticaccia... finalmente Pino gorgogliò nel godere, Audrey si fermò, diede un  altro tovagliolino a Pino e si sdraiò, era stanca.
    Pino voleva rimanere ancora ma Audry lo liquidò dolcemente, erano le tre di notte.
    Al entrò nel bagno, Audrey era sotto la doccia, voleva sentirsi pulita dentro e fuori, stette a lungo sotto il getto dell'acqua, Al era seduto su uno sgabello a rimirarla, era magnifica.
    "Pino ha lasciato una busta sul comò, ci sono diecimila Euro."
    La storia era diventata quindicinale, quanto serviva al vecchietto a ricaricare le batterie.
    Un giorno mentre sul divano guardavo la televisione, Al vide delle lacrime sul volto di Audrey, l'abbracciò, fu lei a parlare:
    "Talvolta non so dire come mi sento, il profondo amore che ho per te non mi basta per accettare questa situazione, Pino mi fa richieste sempre più pressanti, vuole godermi in bocca ed usare il mio popò."
    "Mi sento un pò un verme, anch'io talvolta ho dei forti dolori alla pancia, il mio medico mi ha detto che gli intestini sono il nostro secondo cervello ed il mio è andato in tilt, non pensavo di diventare un macrò!"
    Qualcosa di nuovo avvenne nei giorni seguenti: un invito a pranzo da parte di Loredana la moglie di Pino, un'invito sicuramente inaspettato. Era la curiosità da parte di una paraplegica di conoscere una commessa di suo marito ed il suo fidanzato oppure...tante ipotesi ma nessuna plausibile e convincente.
    Il fatidico giorno Audrey indossò un tubino avorio che le lasciava scoperte le spalle ma arrivava sino ai piedi, Andrea in doppio petto grigio ferro, cravatta a righe rosse e blu, una bella coppia.
    L'abitazione era un villetta a due piani ubicata sulla strada panoramica, ingresso privato.
    Al citofono la voce di Pino:
    "Vi apro il cancello elettrico, posteggiate dinanzi casa."
    Casa... una reggia, appena entrati un ingresso immenso con marmi alle pareti e tutt'intorno mobili antichi di pregevole fattura, di seguito un salone con lunga tavola imbandita, alle pareti quadri di paesaggi, di figure ieratiche forse di antenati e di belle fanciulle ed infine scene di caccia.
    "Sono Loredana, scusatemi se non mi alzo ma, come vedete, mi muovo solo su questa sedia a rotelle."
    Finto baciamano da parte di Alberto ed inchino da parte di Audrey.
    "Pino vedo con piacere che i signori si distinguono per buone maniere, preparaci degli aperitivi." Il tono era un pò di comando forse dovuto alla ricchezza della signora.
    "Dì alla cameriera di servire il pranzo." Il tono era sempre imperativo ed il buon Pino abbediva senza profferir parola.
    Tutto a base di pesce innaffiato con del vino bianco dell'Etna. Dopo il caffè:
    "Dì alla cameriera che è libera."
    Voglio deliziarvi con della buona musica, Pino metti un CD di Mozart, il mio preferito, come padrona di casa vorrei vicino a me il signor Alberto, e diamoci del tu."
    Così era iniziata una storia perlomeno singolare, Al su una sedia vicino alla padrona di casa, Pino e Audrey su un divano a...distanza di sicurezza. Nel frattempo Mozart li deliziava con le sue overtoure forse non tanto apprezzate da Pino che sicuramente aveva il suo pensiero altrove.
    "Ora che ci siano rilassati vorrei, caro Alberto, farti visitare il piano superiore, in fondo c'è un ascensore, spingi la carrozzella.
    Un ampio ingresso, in fondo una porta finestra, di lato due porte..
    "Io dormo nella stanza di sinistra, mio marito in quella di destra, accomodati."
    Punto primo: i due non dividevano la stessa camera, questo aveva sottolineato Loredana, il motivo?"
    "Ti vedo perlesso, voglio essere chiara come lo sono il tutte le mie cose, in particolare in quelle personali. Mio marito ed io, pur vivendo sotto lo stesso tetto siamo separati di fatto, niente pratiche burocratiche, avvocati e tutto quel che segue, nessuno dei due ha problemi finanziari.
    Abbiano stabilito di essere sinceri fra di noi e raccontarci tutto quanto riguarda la vita privata. In passato il mio consorte mi ha reso edotta di tutte le sue avventure passeggere ma da quando ha conosciuto Audrey..."
    Ecco arrivati al punto, Loredana sapeva dei rapporti di Pino con Audrey.
    Al decise di fare lo snorri: "Ho invitato tuo marito a casa mia, abbiamo pranzato insieme, ha ballato con Audrey ma..."
    "Quando tu eri assente per lavoro è venuto a casa tua, il resto lo puoi immaginare, da quel momento è completamente cambiato, non frequenta più nessuna, Audrey è diventata la sua passione sfrenata, anche se non l'ha ammesso, l'ho capito da me.
    Che ne dici di ricambiarli, io frequento una palestra ed ho un un personal training, ho rapporti con lui ma solo fugaci, è solo una questione fisica. Tu mi sei piaciuto appena ti ho visto, se mi guardi bene non sono male."
    L'espressione del volto di Al andava dallo stupore alla curiosità.
    "Debbo interpretare il tuo silenzio come un assenso, penso di si, vai in bagno, c'è una doccia che fa pure da sauna, sbrigati!"
    Anche Alberto era stato vittima dell'imperioso agire di Loredana, si trovò nel bagno nudo sotto la doccia poi si infilò in un accappatoio (sicuramente quello usato dal personal training).
    Prima di uscire si guardò intorno, il bagno era pieno di maniglie strutturato per una handicappata, rimase seduto su uno sgabello sin quando la proprietaria si presentò alla porta.
    "Sono impaziente, hai perso tanto tempo!"
    La signora T. si era spogliata nuda, emergeva dalla sedia un bel fisico che non dimostrava i suoi quarant'anni opera evidente anche di esercizi fisici e sapienti costosi massaggi, non era naturalmente bionda come faceva supporre la capigliatura, una folta selva nera...
    Con una certa disilvoltura riuscì a sedersi sullo sgabello della doccia, aprì le cosce guardando in faccia Andrea come dire: "Qui c'è del lavoro per te!"
    "Aspettami a letto." non aveva perso l'abitudine del comando.
    Apparve abbondantemente profumata forse Chanel n.5, un classico, si issò sul letto.
    "Sono molto sensibile sulle tette, vedi di iniziare da lì, scendi sulla deliziosa e poi sul lato B, una mia preferenza particolare."
    Come un buon scolaretto Al puntualmente eseguì il il compito assegnatogli dalla dama,si soffermò sulla gatta ed ottenne un ottimo successo tanto che l'interessata lo costrinse a restarci a lungo e poi il finale pirotecnico con goderecciate avanti e dietro, un successone!
    Madame lo ringraziò con un bacio appassionato per poi sbracarsi a gambe aperte e ad occhi chiusi.
    Al si rivestì e stava per andarsene per andare a vedere quello che succedeva ad Audrey quando Loredana:
    "Apri il porta gioie, c'è un Rolex, è il mio ringraziamento."
    Anche lui si era prostituito, stranamente non provava alcun sentimento, quella era stata solo un'esperienza fisica peraltro ben retribuita...
    Nel salone Pino e Audrey stavano ascoltando musica pop seduti sul divano, Audrey si alzò e:
    "Abbiamo approfittato anche troppo dell'ospitalità dei signori T., è ora di andarsene."
    Durante il tragitto nessun prese la parola, solo musica dell'autotradio.
    Giunti a casa Al mostrò ad Audrey il Rolex, nessun commento da parte della baby.
    I giorni seguenti solo del tran tran quotidiano senza un vero colloquio solo quanto bastava per la normale ruotine Niente sesso, solo abbracciati sul divano a vedere la televisione sin quando Audrey, stanca del lavoro del negozio e di casa, si rifugiava in camera da letto prendendo subito sonno.
    Nei giorni successivi la beneamata si dimostrava sempre più taciturna, ad ogni approccio di Al lo respingeva delicatamente con un bacio sin quando un giorno prese a piangere dirottamente. Quando riuscì a smettere prese in mano il viso di Al e:
    "Non resisto più, devo confermarti che sarai sempre il solo mio amore ma Pino è fuori di testa, è diventato geloso anche di te, ha acquistato a mio nome un attico in via Risorgimento, l'ha fatto arredare da un architetto, tre stanze più servizi, una bomboniera è lì che andiano durante gli intervalli.
    Ho una carta di credito a mio nome ed un armadio pieno di vestiti, di bay doll e di camice da notte, ha ottenuto da me tutto quello che desiderava e che mai gli avevo permesso, sento di averti tradito..."
    Ecco spiegato l'atteggiamento dei giorni passati, che fare? Consolarla affermando che fra di loro nulla era cambiato... meglio nessun commento. La realtà era che ambedue conducevano un alto tenore di vita che non avrebbero potuto permetterselo anche se Al avesse trovato un impiego, questa la verità!
    "Come avrai intuito io ho avuto un rapporto con Loredana, io ho ricevuto un Rolex tu qualcosa di più, vuol dire che la cosina rende più del pisello..." cercò di celiare Al.
    Uno sguardo d'intesa, non v'era null'altro da dire. Nulla era cambiato, talvolta la baby non tornava all'ora di pranzo, sicuramente un 'riposino' nel suo attico.
    Un'altra novità, Audrey con una gran risata aveva confessato ad Al un nuovo capriccio di Pino: voleva assaggiare la sua gatta nuda!
    Cavolo, il nonnetto era diventato vizioso, Audrey volle accententarlo (chissà cosa ci avrebbe guadagnato) e invitò Al a darsi da fare per far sparire quel biondo cespuglio.
    Prima con le forbicine poi con la schiuma da barba ed il rasoio, in poco tempo la gatta di mostrò in tutta la sua nudità, bellissima.
    "Il primo a baciarla voglio essere io!" Andrea prese in bocca l'intimo di Audrey delicatamente tanto a lungo tanto che la deliziosa ebbe numerosi orgasmi, Andrea se ne accorgeva toccando il buchino posteriore che ogni volta si contraeva alla fine, spossata, fece cenno che ne aveva abbastanza.
    La vita scorreva sempre uguale, Al ed Audrey si erano abituati a quella situazione a tre, non  si ponevano più alcun problema quando un giorno:
    "Vieni subito in negozio, Audrey non sta bene."
    Col cuore in gola Andrea balzò sullo spyder, semafori bruciati, sorpassi azzardati sin quando non giunse dinanzi al negozio.
    Audrey era nell'ufficio retrostante sdraiata sul divano ad occhi chiusi.
    "È venuto quell'inglese che in passato ha importunato Audrey, voleva che uscisse con lui, al suo rifiuto l'ha schiaffeggiata ed è sparito, lo denunzierò!"
    Pian piano Audrey si stava riprendendo, fece cennno di voler andar via, sorretta da Alberto si posizionò nell'auto.
    A casa si buttò sul letto vestita, Al le tolse le scarpe e le pose sopra una coperta, si svegliò a sera inoltrata.
    Audrey decise di prendersi una vacanza a Giardini Naxos, alloggiarono all'hotel Villa S.Andrea un albergo vicino a degli scogli, veduta molto suggestiva.
    Era estate i due passarono giorni meravigliosi passeggiando sul corso di Taormina che raggiungevano con la funicolare ma per qualcuno quella vacanza non era gradita, il telefonino di Audrey squillava in continuazione.
    "Se non torni subito vengo io da te!"
    Il buon Pino non era stato preso sul serio invece...
    Affacciata al balcone, una mattina Audrey vide posteggiare una Mercedes dinanzi all'albergo, ne era sceso il signor T.
    "Al abbiamo compagnia, guarda chi c'e sotto."
    Rompiballe, l'amante reclamava la sua dolce profumatamente foraggiata.
    "Cosa fai da queste parti, c'è qualcosa che non va in negozio?" (domanda di una intelligenza...)
    Vieni in giardino ho urgenza di parlarti!" Pino e Audrey si allontanarono dalla vista di tutti sino al muro perimetrale.
    "Ti prego prendilo in bocca."
    Audrey era interdetta, si guardò intorno, nessuno in giro, provvide a soddisfare il suo amante, alla fine prese un fazzolettino...
    Ritornarono indietro insieme , Pino salì sulla Mercedes e, sgommando, sparì dalla vista.
    "Un lavoretto veloce" scherzò Al ma male gliene incolse, per dispetto Audrey prese a baciarlo in bocca, vendetta cattivissima...
    Come nelle belle favole lo storia fra i quattro seguitò con grande apprezzamento da parte di tutti, vissero a  lungo felici e contenti: grandi pranzi a casa T. seguiti dall'immancabile finale ed anche villeggiature tutti insieme nei posti più belli della Sicilia.
    Agli occhi degli estranei sembravano del normali amici e, gran finale, i coniugi T. ripresero fra di loro i rapporti intimi, meglio di così...

  • 08 gennaio 2012 alle ore 15:32
    LA GATTA NUDA

    Come comincia: "Vai nel salone, ti porto il caffè." Alberto si sprofondò in un'ampia poltrona di pelle, allungò le gambe, chiuse gli occhi e si stiracchiò. Una moltitudine di pensieri invase la sua mente, nessuno piacevole, preferì ritornare alla realtà riaprendo gli occhi.
    Le pareti della stanza erano tappezzate con le foto della cheri, il suo grande amore, tutte scattate da lui. Audrey nella maggior parte delle fotografie era poco vestita, in pose languide, erotiche, promettenti voluttà, la loro visione faceva immaginare una donna disponibile, dispensatrice di piaceri sessuali.
    Alberto non si stancava di ammmirarle, gli procuravano sensazioni forti che gli prendevano le viscere e gli facevano aumentare la voglia di possederla. La preferita era quella in cui la dolcissima era seduta su di un basso mobile, le gambe piegate, la mani affusolate poggiate sulle caviglie e le lunghe e strette estremità davano un senso agli amanti del feticismo. Lui stesso le aveva baciati a lungo provando una profonda eccitazione.
    Altre foto mostravano una donna dai lunghi capelli biondi, occhi di un blu profondo, il naso all'insù ed una bocca invitante. Il seno a pera, un sedere prominente ma non volgare ed infine due gambe lunghissime, come aveva potuto conquistare una tal beltade?
    Estate, un anno prima, si era fatto trascrinare da un amico al Lido di Mortelle a Messina ad una serata danzante, malvolentieri in quanto il ballo non era il suo forte, anzi, diciamola tutta, ora proprio un orso.
    Se ne stava su un terrazzino appoggiato ad una balaustra ad osservare le onde che di rifrangevano sulla battigia quando dietro di sè sentì una risata squillante: era lei che ballava un lento.
    Come avvicinarla senza dimostrarsi troppo invadente? Approfittò della circostanza che la bionda era andata in bagno, si appostò nei pressi e alla sua uscita:
    "Le faccio una confessione, non so ballare."
    "Spero che non mi abbia scambiata per un prete!" La frase era stata sottolineata da un'allegra risata.
    "Non sono riuscito ad ecogitare un altro modo per avvicinarla, sono affascinato da tanta beltade, non sarò certo stato io il primo a farle dei complimenti ma..."
    "Bene, complimenti accettati e poi..."
    "Potremmo passeggiare sulla spiaggia oppure salire sulla mia spyder e farci coccolare dalla brezza oppure..."
    "Oppure io ritorno dai miei amici, bonsoire ami sconosciuto."
    "Se è per questo Alberto M., anni trenta, scapolo, quanto ad aspetto veda lei..."
    "Leggermente presuntuoso anzi niente leggermente, penso che possa cadere ai suoi piedi?"
    "Ricominciamo da capo: signorina dal primo momento che l'ho vista..."
    "Siamo al patetico, questo era l'inizio di una lettera che i nostri nonni scrivevano per conquistare la beneamata, non ha fantasia!"
    "In quanto a questo si sbaglia, già immagino..."
    "Cosa immagina lo immagino, la sua faccia da satiro è tutta un programma!"
    "Amo le persone dal linguaggio schietto, una proposta: lasciamo questo posto e rifugiamoci sui  monti Peloritani: vista piacevole e rilassante, leggera brezza, silenzio assoluto e ..."
    "Cosa dico ai miei amici?"
    "Che un principe azzurro la sta portando sull'empireo, l'aspetto fuori, ho un Duetto color rosso."
    Alberto era uscito dal locale, non sapeva nemmeno il suo nome; ben poco speranzoso stava per andarsene quando la bellissima apparve ancheggiando leggermente; senza guardarlo in faccia aveva aperto la portiera e si era seduta dal lato passeggero.
    Alberto, paralizzato, seguitava a guardarla in viso.
    "Sto trabiccolo parte o è in panne?"
    "In panne è il padrone..."
    "Allora ciao."
    La bionda stava per aprire laportiera.
    "Carolina vai!"
    "Chi è stà Carolina?"
    "È la cotale su cui la S.V.ha poggiato le sue nobili rotondità."
    "Mettere il nome alla propria auto, lo facevano i nostri nonni!"
    "È lo stesso nome che mio padre aveva dato ad una Lancia Flaminia."
    Andrea, dopo una curva ad U, aveva preso la strada che conduceva alla via Palermo,(erano a Messina)nel frattempo mise un CD di Diana Krall.
    "Organizzatissimo, anche musica da conquistatore, complimenti!" La bionda si mostrava proprio tosta.
    "Ho una collezione variegata: da Bach a Tommy Dorsey, da Vivaldi a Sinatra per non parlare di Wagner con la Cavalcata delle Walkirie, la mia preferita."
    "Anche la mia, la uso in sottofondo quando faccio l'amore!"
    Era troppo. La signorina lo stava bellamente prendendo per i fondelli.
    "Ricominciamo da capo: ho trent'anni, scapolo, nessun legame semtimentale serio, amo la vita, ho il senso dello humor, amor essere preso in giro dalle belle ragazze, specialmente da una di cui non conosco il nome."
    "Ti accontento: sono Audrey D., svizzera tedesca in viaggio per l'Italia per poi tornarmene nella mia Locarno dopo molteplici esperienze sessuali con giovani italiani esuberanti, sei esuberante?"
    "In questo momento sono più che altro dubbioso, sino a che punto vuoi prendermi in giro e soprattutto vorrei conoscere il motivo per cui sei con me oltre che divertirti a mie spese."
    "Mmmmmmmm"
    Al decise di proseguire senza ulteriori commenti, alle quattro strade prese a sinistra e si fermò dinanzi ad una palizzata, dinanzi il panorama della baia di Milazzo illuminata.
    "Come promesso silenzio totale, fruscio del vento, le stelle brillanti in cielo, atmosfera perfetta per..."
    Audrey stava piangendo silenziosamente, Al vedeva le lacrime scorrerle sul viso, il pianto di una donna era une di quelle cose che lo mettevano in  crisi, prese dal cruscotto una confezione di fazzolettini e gliela porse.
    "Organizzatissmo, immagino a cosa servono i fazzolettini!"
    "Non pensi di essere un pò rompiscatole, d'accordo sono rimasto abbagliato dalla tua bellezza ma non ti immaginavo tanto acida, scusa la sincerità."
    Audrey si era asciugata le lacrime, era scesa dalla macchina e si era appoggiata alla balaustra di legno., Andea l'aveva seguita, le aveva cinto la vita con un braccio, nessuna reazione.
    Stettero in quella posizione sin quando Audrey si girò e prese a baciare Alberto il quale, oltre alla parola perplessità, non trovava altri aggettiivi.
    Ritornarono in macchina, fu abbassata la capote, si era levata una leggera caligine.
    "Non ho voglia di darti una spiegazione, sono ospite di amici a Torre Faro, ti dò il numero del mio telefonino, puoi chiamarmi, ci vediamo domattina, riportami indietro."
    Audrey era alloggiata in un'abitazione sita fra Ganzirri e Torre Faro, una villetta che dava sul mare.
    Audrey si collegò telefonicamente con gli amici:
    "Sono qui fuori, mi aprite? Ciao, non pensarmi troppo stanotte!" La bionda aveva 'ripreso le penne.'
    "Appuntamento domattina sulla spiaggia qui davanti."
    Audrey ci aveva azzeccato, Al passò la notte ad immaginarla in pose lascive e questo gli aveva impedito di dormire bene.
    La mattina seguente alle sette in piedi, barba, doccia, colazione e poi sulla via che conduceva a Torre Faro, ombrellone aperto sulla spiaggia antistante l'abitazione della baby, due stuoie stese a terra e poi l'attesa.
    Attesa lunga, forse Audrey l'aveva visto dalla finestra e voleva tenerlo sulla corda. La vide arrivare ma fece finta di dormire.
    Tocco del piede di Audrey alle costole del bell'addormentato, apertura degli occhi, visione  fantastica: mini costume a due pezzi tipo hawaiano, la figura dinanzi al sole ne faceva risaltare la silhouette.
    "Sei impressionato?"
    "Ti sto ammirando, mi piacerebbe fotografarti, sono direttore di un negozio di macchine fotografiche, saresti una modella favolosa, hai molto stile."
    "Ti sarai domandato il perchè delle mie lacrime ieri sera, è una storia molto strana per cui sono venuta via da Locarno."
    "Quando vuoi sarò il tuo confessore ma non sono sicuro dell'assoluzione, prima devi fare una penitenza piacevole, almento per me."
    "Non sono un tipo facile in quanto ad amicizie, sono metà tedesca da parte di mio padre e metà italiana, mia madre è di Como. La parte tedesca è quella che mi spinge alla riservatezza ma con te... non so cosa mi sia successo, non darti arie da conquistatore, forse ti sei presentato in un momento particolare."
    "La spiaggia si sta popolando, niente intimità, che ne dici di andare a casa mia?"
    Sguardo perplesso di Audrey: "Posso fidarmi, non ti conosco, non so se sei sposato, se hai qualche relazione, se sei una persona per bene..."
    "Guardami negli occhi e decidi."
    Audrey aveva deciso: "Vado a cambiarmi, aspettami sotto l'abitazione."
    Audrey aveva indossato un abito leggero, sandali alla schiava, s'accomodò sulla spyder e, guardando Alberto negli occhi: "Si va all'avventura!"
    Al aveva una casa di proprietà lungo la strada panoramica, un'abitazione all'ultimo piano in un complesso signorile con piscina e campo da tennis, un pentavani arredato con gusto moderno.
    "È molto bello ma si vede però che manca una mano femminile."
    "Le femminucce entrano ed esocono, non voglio relazioni fisse, ho preso una fregatura a vent'anni...
    Ho acquistato questa casa con un mutuo ventennale, è costata parecchio ma il mio stipendio da direttore me lo permette, andiamo nel balcone posteriore c'è un divano a dondolo, qui davanti ci dà fastidio il sole."
    Un silenzio condiviso, nessuno dei due aveva voglia di parlare, Audrey si era distesa ed aveva poggiato il capo sul ventre di Al, stettero così a lungo.
    "Il mio stomaco gorgoglia, vado in  cucina a preparare qualcosa da mettere sotto i denti."
    Al aveva avuto da sempre la passione per l'arte culinaria, qualità ereditata dalla madre scomparsa recentemente insieme all'altro genitore, una ferita mai rimarginata.
    Pasta al sugo con melanzane fritte, involtini di carne, contorni di carote, funghi, carciofini, frutta, Audrey rimirava il tutto con un sorriso: "Mio padre non sarebbe capace, mio padre..." Aveva ripreso a piangere.
    "Tuo padre è morto?"
    "Sarebbe stato meglio. Giorni addietro sono andata a trovare un'amica a Zurigo, sono rientrata la mattina presto un giorno prima del previsto. Sentendo delle voci maschili provenienti dalla camera da letto dei miei genitori ho aperto la porta e ho trovato mio padre... che si.. intratteneva con un  nostro vicino di casa.
    Sono andata in bagno a vomitare e poi mi sono rifugiata nella mia camera. All'ora di parnzo mia madre è venuta a trovarmi e mi ha messo al corrente della situazione, anche lei aveva un rappoRto omossessuale con la moglie del nostro vicino, avevano scoperto la loro vera natura.
    Il giorno dopo sono partita per Messina per far visita alla mia amica Santina T., eravamo compagne di collegio a Zurigo, fine della storia."
    "A vino che gusti hai, preferisci un bianco di Alcamo, un rosso Nero d'Avola o un brioso Lambrusco di Sorbara?"
    "Vada per il Lambrusco, dà allegria, in questo momento è quello che ci vuole."
    Il pomeriggio era passato con i due sul divano nel salone ad ascoltare musica, lo stereo al minimo, serrande abbassate a metà, un'atmofera rilassante.
    "Riaccompagnami a Torre Faro."
    Così era iniziata la storia fra Alberto ed Audrey che aveva deciso di fermarsi a Messina ospite di un arcicontento Al invidiatissimo dai suoi amici ai quali presentava con un  sorriso di superiorità la sua conquista.
    Audrey non intendeva restare a casa quando il suo amato era al lavoro, aveva trovato un impiego come commessa in un  negozio di calzature in una traversa di viale S:Martino, a Locarno aveva lo stesso impiego presso l'esercizio di suo padre.
    L'invidiosa Giunone, enternamente arrabbiata per le corna con cui il non beneamato marito Giove regolarmente la incorniciava, dall'alto dell'Olimpo vide la felicità dei due innamorati e, spinta dalla gelosia, decise di distruggere la loro felicità.
    In crisi di liquidità poichè le vendite andavano a rilento, il titolare del negozio in cui lavorava Andrea, decise di liquidare l'attività e di licenziare tutti i dipendenti.
    Alberto affranto aveva cercato subito un altro impiego ma non era facile trovarlo, c'erano tanti disoccupati come lui, nemmeno un lavoro in nero.
    Lo stipendio di Audrey bastava a malapena a coprire la spesa di tutti i giorni ma poi c'erano da pagare il mutuo, le bollette, il gravoso condominio, la spyder...
    Andrea sembrava invecchiato di colpo, profonde rughe gli segnavano il viso, la notte non riusciva a dormire, talvolta non si rasava peggiorando il suo aspetto fisico, ogni giorno cercava inutilmente una occupazione qualsiasi, niente.
    Era giunto a quel punto quando Audrey si presentò nel salone con una tazzina di caffè.
    "Altro che caffè, per me ci vorrebbe una camomilla!"
    Audrey lo baciò delicatamente sulle labbra.
    "C'è una soluzione, a mali estremi..."
    "...."
    "C'è un  cliente del negozio che stravede per me, è un italo inglese, molto ricco, ha un mini attico in piazza Cairoli in cui ha tentato tante volte di portarmi. Praticamente viene ogni giorno, si prova quasi tutte le scarpe, talvolta ne compra un paio ma poi regolarmente si ripresenta.
    Anche il titolare se n'è accorto, in principio di prendeva in giro ma ora s'è scocciato, forse è anche un pò geloso, John m'ha fatto capire che farebbe qualsiasi cosa per avermi, m'ha detto che non dorme più bene di notte, che ha la mia immagine sempre presente dinanzi a se.
    Un giorno s'è presentato con un grosso astuccio, quasi sicuramente una collana acquistata in una vicina gioielleria, ho rifiutato ma ora... sarei disposta a recarmi nel suo appartamento, gli chiederei una cifra enorme, sicuramente mi accontenterebbe...."
    Un pesante silenzio era sceso fra i due, Audrey si voleva prostituire per aiutare la famiglia, Alberto era immobile lo sguardo fisso nel vuoto, un forte dolore alla pancia, non riusciva a parlare.
    L'argomento fu ripreso da Al:
    "Siamo alla disperazione, vendere la mia donna... e poi non sappiamo che tipo sia, può essere un sadico, un pazzoide che ti fa  del male..."
    "C'è una soluzione, farlo venire a casa nostra."
    "Accetterebbe? In ogni caso non intendo lasciarti sola."
    "Potresti stare nello studio a portata di voce."
    Non ne parlarono per vari giorni poi:
    "Ho detto a John di venire a casa nostra domani sera a mezzanotte quando chiude il campo da tennis così nessuno lo vedrà."
    Alberto cominciò a pensare come organizzarsi, voleva avere la situazione sotto controllo; quando era direttore del negozio di macchine fotografiche aveva preso una piccola telecamera ed una spina elettrica che serviva per inviare suoni che venivano captati da un ricevitore.
    Riuscì a piazzare la telecamera nascosta nel lampadario ed a mettere la spina nella presa  elettrica dell'abat jour.
    A cena non riuscirono a mangiare quasi nulla, l'attesa della mezzanotte era snervante, Al passeggiava nervosamente in tutta la casa, Audrey in bagno a truccarsi per poi indossare un delizioso, baby doll rosa, uno schianto!
    Al era diventato di ghiaccio, controllava il funzionamento sia della telecamera che del ricevitore sin quando sentirono squillare il telefonino di Audrey, John stava arrivando.
    "Ti ha svisto qualcuno?"
    "No tutte le luci erano spente."
    "Togliti le scarpe, usa queste pantofole, spogliati in camera da letto e poi va nel bagno a lavarti, ti aspetto in camera."
    Al era nello studio, Audrey gli faceva segno con le mani per rassicurarlo, rassicurarlo un cavolo!
    Il cotale si presentò poco dopo con il coso già duro, mise in ginocchio Audrey penetrandola da dietro forsennatamente, una voglia arretrata, durò poco.
    Audrey gli porse una salviettina e, mentre il signorino si abbandonava al post ludio, andò in bagno a lavarsi la gatta.
    Ritornò dopo una decina di minuti e si sdraiò vicino a John che prese a  baciarla sul collo.
    "Niente baci nè goderecciata in bocca!"
    "Diecimiila Euro non sono pochi, non mettere limitazioni." Il tale aveva un marcato accento inglese.
    "Io valgo molto di più anzi, anzi sai che ti dico, che ne voglio ventimila!"
    "D'accordo ma voglio fatto un pompino."
    Audrey stava capitolando: "Va bene ma li voglio in contanti." 
    "Li ho portati con me, inizia subito."
    Audrey riuscì a far rinverdire il coso di John e poi iniziò a fare su e giù aiutandosi con una mano  per finire prima. Ci volle del tempo che ad Andrea sembrò lunghissino sin quando Audrey iniziò a sputare in un tovagliolino, missione compiuta.
    Audrey andò in bagno a sciacquasi la bocca, rientrata in camera:
    "Voglio assaggiare il sapore della tua gatta, dev'essere delizioso!"
    Audrey non riuscì a dire di no, ripensò ai ventimila Euro, John si tuffò nella dolce natura di Audrey mugugnando di soddisfazione e abbassando ed alzondole il bacino interessandosi anche del buchino posteriore.
    "Quello te lo puoi dimenticare!"
    Il cunnilingus durò a lungo tanto che Audrey godette alla grande, ad Alberto si strinse il cuore, non era previsto che la sua amata partecipasse al banchetto.
    Dopo una diecina di minuti:
    "S'è fatto tardi, devi andare."
    "A proposito il tuo fidanzato?"
    "È fuori per lavoro, torna domani."
    I due sparirono dalla visione di Alberto il quale, sentendo la porta d'ingresso chiudersi, si appalesò ad Audrey.
    Un attimo di imbarazzo e poi un abbraccio, Audrey aveva in mano ventimila Euro!
    Pecunia non olet, una boccata d'ossigeno  per la disastrata cassa familiare.
    I giorni seguenti furono sereni per entrambi, sistemate le pendenze monetarie, i due si mostravano molto più rilassati concedensosi anche qualche lusso come un pranzo a Taormina.
    Anche le ubriacature hanno una fine, man mano che passavano i giorni la realtà si mostrò in tutta la sua crudezza: il gruzzolo diminuiva rapidamente e i due furono costretti a pensare al futuro.
    "Devo ricominciare a cercare un lavoro, non possiamo pensare ad un John che ci foraggia per sempre e poi una volta passi ma..."
    "Non ti preoccupare, troveremo una soluzione."
    "Non so da cosa derivi il tuo ottimismo e non lo condivido."
    Audrey tornava dal lavoro sorridente, Al era tutto un interrogativo, la deliziosa lo rassicurava  con un sorriso e con un bacio. Messa alle strette Audrey confessò di essere destinataria delle attenzioni del suo principale che, una volta sparito dalla circolazione John, aveva preso a corteggiarla dapprima con leggerezza ed in seguito sempre più esplicitamente.
    "Quel bell'imbusto mi dava ai nervi, sempre in negozio con la scusa di provarsi le scarpe, spero che sia riuscita ad allontanarlo, creava il clima di pettegolezzi da parte delle altre commesse e poi quella Aston Martin posteggiata in doppia fila davanti al negozio e i vigili a mollargli contravvenzioni di cui bellamente se ne fregava, voleva solo te, l'avrai capito."
    "L'ho liquidato per sempre, non lo avrà più fra i piedi ma mi permettta una malignità: non è che la situazione creava in lei della gelosia?"
    Un lieve rossore aveva tinteggiato le gote di Giuseppe T. Il titolare si era dimostrato con le dipendenti un uomo tutto d'un pezzo ma, a quella domanda, aveva vacillato.
    "Andiamo nel mio ufficio, devo parlarti a quattr'occhi."
    Audrey aveva seguito il principale, con suo istinto femminile aveva compreso già da tempo la situazione ma voleva che il signor Giuseppe si sbilanciasse; pensava di ricorrere al suo indiscusso fascino per farsi aumentare lo stipendio con un pò di moine.
    "Audrey, voglio essere sincero con te, da quando sei entrata in questo negozio hai sconvolto la mia vita, ho conosciuto tante ragazze ma, dopo un pò, me ne sono liberato., mia moglie è paralizzata per incidente stradale e, diciamo, talvolta mi do da fare ma ...quando ti guardo...ormai avrai capito, ho venticinque anni più di te ma mi fai sentire un giovincello alle prime armi. Vorrei dirti tante cose ma mi risulta che hai una relazione fissa con un tuo coetaneo e non vorrei crearti problemi ma..."

  • 07 settembre 2011 alle ore 19:20
    ALBERTO E GENÉVIÈNNE- 5^ PARTE

    Come comincia: le delusioni che da adolescente gli erano sembrate tragedie irreparabili. Tralasciò la parte riguardante sua moglie, quel ricordo lo infastidiva, la loro non era stata un'uinione felice causa i loro caratteri divergenti e la visione della vita molto differente. Le parlò dlla vita militare molto dura agl'inizi; ad un certo punto non riuscì più a parlare di sè, il suo era chiaramente un monologo, di colpo era penetrata nella sua mente tanta tristezza, lasciò la mano di Ge e si mise a guardare fuori dalla finestra, tutto sembrava inutile. Il giorno dopo si alzò tardi, arrivò alla clinica verso le undici, non era in grado di concepire qualche altro escamotage per risvegliare Ge, ci voleva un colpo di genio o qualche idea pazza...Gi andò alla porta e girò la chiave nella toppa, non voleva essere disturbato nel mettere in atto un'idea dissennata, non prevista dai libri di medicina: alzò il lenzuolo, prese in mano un piede di Ge e cominciò a succhiarle l'alluce, prima con delicatezza poi anche mordendolo come accaduto in passato, situazione che Ge aveva molto apprezzato tanto da riuscire a godere. Dopo un pò cercò di capire se il suo intervento avesse prodotto qualche reazione, per ora non aveva sortito alcun effetto, tentò ancora, in ogni caso pensava di aver aperto una strada che sperava portasse al risveglio di Ge, una pazzia? Quando si è disperati ci si attacca anche alle pazzie! Il giorno seguente, uscita Ingrid dalla stanza, presa possesso di una tetta, poi dell'altra, indefessamente passò  una buona mezz'ora a mordicchiare, leccare e succhiare sino a quando i muscoli del viso cominciarono a dolergli, era fuori allenamento! Ancora nessun risultato, ci voleva molta costanza e convinzione da parte sua, era sicuro che Ge, in qualche modo, lo aveva riconosciuto. Il giorno seguente aL cambiò terreno di cimento:orecchie, collo, fronte, naso, labbra. La notte seguente Al non riusciva a prendere sonno sin quando decise: a mali estremi... L'ndomani, rimasto solo nella stanza, Al si ritrovò a fare i conti con una sua scelta a dir poco anticonformista, gli fregava assai di quello che potevano opinare i benpensanti, a lui importava solo far ritornare in vita Ge, a tutti i costi e con qualsiasi mezzo. Arrotolò in fondo al letto le coperte e le lenzuola, Ge gli apparve in tutta la sua bellezza, il corpo era rimasto come lo ricordava, solo la pelle era di color terreo.  Al notò che le avevano messo uno slip con un assorbente, non aveva pensato che potesse avere ancora le mestruazioni, sperava che non al avesse in quel momento, non le aveva. Le allargò delicatamente le cosce, aprì le grandi labbra e le pulì con del cotone impregnato di una crema idratante, si mise in bocca il clitoride baciandolo e succhiandolo con molta dolcezza. Ogni tanto alzava la testa per cercare qualche segnale sul viso di Ge, forse un sopracciglio si era mosso, forse un a sua impressione, riprese con maggior lena quello he per lui, in passato, era stato un piacere ed ora era solo una cura. Non aveva ancora ottenuto risultati ma era deciso a proseguire su quel percorso, la sua filosofia edonistica lo spingeva ad andare avanti. Una mattina un sorpresa da parte di Ingrid: "Ho cambiato gli slip alla signora, quelli che indossava era spostati..." Espressione di totale indifferenza fa parte di Al; quella faccia da innocentino, in passato, lo avevano salvato da situazioni imbarazzanti ma  non aveva convinto l'infermiera che l'osservava con un bel punto interrogativo stampato sul viso, ci mancava pure lei! Decise di andare all'attacco, in fondo Ingrid era un'infermiera professionale e forse sarebbe riuscita a compenetrarsi in una situazione insolita. "Ingrid penso si sia resa conto quanto importante sia Genéviènne per me, anche se non ci conosciamo da molto tempo penso di poter affermare che siamo abbastanza simili, farei, o meglio sto facendo la qualunque per far ritornare la signora alla vita, sicuramente anche lei avrà provato anche lei dell'affetto ed anche dell'amore per qualcuno..." "Ho molto amato mio marito e mia figlia, sono morti in un incidente stradale in Germania, sono venuta in Italia per cercare di dimenticare, conosco a fondo la disperazione!" L'infermiera non riuscì a proseguire, preferì uscire dalla stanza per non mostrare il suo rinnovato dolore, forse aveva intuito qualcosa del comportamento di Al anche se era perplessa. Ritornando a casa Al si pose degli interrogativi ma la scienza, personificata dal prof. P. aveva suggerito rimedi consueti che non avevano portato a risultati concreti. Il giorno seguente Ingrid, prima di uscire dalla stanza, fissò per un attimo GAlcon sguardo penetrante, difficile capire se avesse compreso la situazione, l'argomento era troppo delicato.Al proseguì il 'trattamento', ormai non c'era parte del corpo di Ge che non esplorasse con assiduità, allorchè le baciava il clitoride credeva di aver scorto qualche segnale di reazione, si forse l'ultima volta il suo corpo aveva vibrato un pò...Una sera, a casa, mentre osservava il panorama del porto di Messina e della costa calabrese, gli vennero all'orecchio delle risate subissate da musica ad alto volume, il bufalo Tindaro si dava alla pazza gioia, non era mai andato a trovare sua moglie, sicuramente era a conoscenza che era in compagnia di Al e non voleva incontrarlo, meglio così. Il chiasso seguitava, decise di vedere dallo spiocino della porta d'ingresso chi fossero gli invitati. Al si era quasi addormentato, erano le due di notte quando sentì la musica cessare, la festa era finita e gli ospiti stavano per rientrare nelle loro tane. Oltre al padrone di casa che si abbandonava alle ultime effusioni con Dorella, anche un tale alto e magro, gran naso, sicuramente Cocò ed anche l'immancabile Lollo. Dorella all'ultimo momento ci ripensò e rientrò in casa del fidanzato, forse aveva ancora voglia...Al si posizionò nella vasca da bagno per rilassarsi immerso nell'acqua calda, rimase al buio, non era la prima volta che mancava la corrente elettrica, bastava un acquazzone perchè la città rimanesse all'oscuro. Rimase in acqua speranzoso in un ritorno della luce quando gli apparve Lulù. Era circondata dalla solita bolla azzurrina, questa volta più grande. Dopo i consueti saluti, Al comprese che voleva comunicargli qualcosa di importante ma non riusciva a comprendere i segnali. Lulù apriva e chiudeva velocamente gli occhi, restava ad occhi aperti per poi ricominciare...era un indizio, forse voleva far capire ad Al che stava seguendo la strada giusta. I giorni seguenti per lui furono quelli della speranza, Ge mostrava timidi segni di risveglio, anche Ingrid se n'era accorta e diede il suo beneplacido con un: "Prosegua..." Gi sentiva sempre le gambe tremare, la notte era insonne, spesso gli sgorgavano copiose le lacrime. Dopo pochi giorni Ge sembrava quasi sveglia e riusciva a farsi capire con piccoli gesti e poi con voce flebile. La notizia del suo lento ristabilirsi era venuta a conoscenza di un corrispondente di una tv locale che in clinica aveva ricoverato sua moglie e così Ge passò agli onori della cronaca cittadina con un'intervista congiunta del prof. P. e del dr.Ci: "Io ed il mio collega abbiamo messo in atto una nuova cura con stimoli subliminali che ha dato i suoi frutti, la signora C. è ritornata alla normalità quasi completa, non v'è dubbio che presto potrà lasciare la clinica e ritornare a casa." Brutti figli di puttana e faccia tosta, i due medici avevano voluto farsi un pò di pubblicità a costo zero, erano state le...cure di Al a fare il miracolo (le vie del Signore sono infinite avrebbe chiosato un cattolico) ma Al, da buon ateo, riteneva essere stato il suo amore profondo e la sua abnegazione a far tornare alla vita la sua diletta. Ora si presentavano problemi pratici, Ge non era ancora in forma, chiese ed ottenne dal marito l'aiuto di una badante. La situazione fu risolta da Nadia che ebbe a presentare ai coniugi C. una sua paesana e amica, tale Tatyana, sembravano due sorelle, due gocce d'acqua. La presenza di Tatyana, vedova senza figli e pari età di Nadia, aveva dato impulso ad un maggior legame fra le due badanti ed un aiuto ai due amanti sempre più innamorati. Ge anche in questa occasione non si smentì: La mia vita salvata da..."

  • 03 settembre 2011 alle ore 19:09
    ALBERTO E GENÉVIÈNNE - 4^ PARTE

    Come comincia: "Io non sono irrotto (si dice così), è stato il destino a farci incontrare, io, al contrario di te, lo ringrazio. Per rispondere alla tua domanda debbo confessarti che ho conosciuto Lulù, mi ci sono affezionato e te la presenterò quanto prima." "Il mio istinto è quello di riempirti di pugni, come puoi..." "Se stai un attimo buona posso darti una spiegazione. Lulù è un personaggio creato dalla mia fantasia, ha la forma di una goccia d'acqua di color azzurrino con la punta all'ingiù, si appalesa quando la chiamo, è figlia della terra o meglio di un cristallo di rocca con  tante sfaccettature che porto sempre con me. Ha solo gli occhi ma attraverso loro riesce a farsi capire ed a rispondermi quando le parlo, le ho raccontato la nostra storia, si è commossa e dalla sua espressione ho compreso il suo consiglio di attendere la tua chiamata, ha avuto molto intuito, lei non è gelosa... a proposito come stai a gelosia, in passato non eri preda di questo moto dell'animo ma ora..." "Dove sta questo spettro, sono curiosa." Gi tirò fuori da una tasca un sacca color blu: "Lulù vive qui dentro, la estraggo, eccola, me la passo nel palmo delle mani, questo è il mio saluto mattutino, solo io posso toccarla altrimenti sparisce nel nulla, si appalesa solo a me come la lampada di Aladino ma non ha i suoi poteri magici. La leggenda vuole che sia stata una pricipessa orientale che, per non sposare un pretendente scelto dal padre e a lei non gradito, si sia gettata da una roccia. I suoi occhi sono molto espressivi ed in questo momento dimostra tanta gioia." "Ancora una volta mi hai stupito con le tue fantasie è anche questo che amo in te, sei imprevedibile, immaginifico, da parte mia niente gelosia, in questo momento vorrei pranzare con le posate d'argento..." "Non penso che Gina e Carmelo ne abbiano, questo non è il posto giusto pert usarle." "Bel pirla hai perso un'occasione!" Al non aveva compreso subito la proposta di Ge, le posate d'argento si riferivano all'uso di quella deliziosa parte di lei che Al tanto anelava di conoscere a fondo... occasione persa, giusto il giudizio di Ge, bel fregnone! Dopo due ulteriori giorni di permanenza , Al e Ge decisero che, anche se con rammarico, era giunta l'ora di allontanarsi da quel luogo deliziosamente solatio: niente più distensivo silenzio interrotto dal canto degli uccellini, di stormire del vento fra le foglie degli alberi, delle improvvise pioggie che li costringevano ad immediati rientri in casa tutti zuppi col conseguente denudamento e relative piacevoli conseguenze, la bella favola boschereccia stava per concludersi. Al aveva ritrovato Ge, il suo colpo di testa, una piccola pazzia, non aveva intaccato il loro amore anzi l'aveva di più appalesato anche se non ben accetto da parte di Ge che, suo malgrado, aveva dovuto rinunziare alle sue idee di libertà assoluta.  "Cara Gina e caro Carmelo avete il nostro indirizzo, la vostra presenza a casa nostra sarà gradita quando deciderete di abbandonare, anche se per poco tempo, questo paradiso. Carmelo, adesso che faccio mente locale quando verrai a Messina ho intenzione di regalarti uno specchio parabolico." "Sentiamo la battutaccia, a che dovrebbe servirmi?" "Potresti finalmente rivederti l'uccello coperto da quella panzazza che ti ritrovi!" Gina volle affettuosamente baciarli entrambi, si era commossa. "Ge tu andrai avanti con la Peugeot, ti seguirò da vicino, inutile raccomandarti di andar piano, le strade sono scivolose per la pioggia." Tornanti con curve a gomito, brevi rettilinei, di nuovo curve, manto stradale non asfaltato sino all'ingresso in autostrada. Ge appena immessasi nella A/20, non obbedendo alle raccomandazioni di Al, cominciò a spingere sull'acceleratore: 100, 120, 150 km. all'ora. Al era angosciato, non voleva usare il telefonino per paura che la distrazione dalla guida potesse mandar fuori strada l'auto di Ge, si sentiva impotente. Ad un avvallamento del terreno, l'acqua stagnante fece perdere a Ge il controllo della macchina che, dopo vari testa coda, andò ad infrangersi col muso contro il guard rail ribaltandosi nel vicino terreno. Al fermò la Jaguar vicino al guard rail, scese dall'auto e con le braccia fece cenno agli automobilisti che sopraggiungevano per attirare la loro attenzione e non tamponare, a loro volta, la sua macchina. Ge non aveva allacciato le cinture di sicurezza, aveva una ferita sulla fronre, non rispondeva alle sollecitazioni di Al che, disperato, chiamò il 118 indicando il luogo dell'incidente. Dopo circa mezz'ora si sentì il rombo del motore di un elicottero che atterrò in una vicina radura, ne scesero un dottore e un infermiere, il primo controllò lo stato generale di Ge che non aveva ripreso conoscenza. La posero du un grosso telo e, con molta circospezione, la trasportarono sull'elicottero. "Dottore che mi può dire?" "Da quello che ho potutto constatare la signora ha battuto violentemente il capo, è ancora viva ma non riesco a farla rinvenire, la trasporteremo al Papardo. Mi dia un documento della signora, serve per la buriocrazia." Al frugò nella borsetta di Ge e consegnò al dottore la carta d'identità. L'elicottero si librò in volo e sparì dalla vista di Al che si sedette sul guard rail dell'autostrada guardando la Peugeot ridotta