username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Racconti di Alberto Mazzoni

Visita la scheda completa e tutti gli altri testi di Alberto Mazzoni

  • 28 ottobre 2014 alle ore 16:15
    LE AVVENTURE DI ALBERTO IL RE DEI LIBERTINI.

    Come comincia: Dover fare un riepilogo degli avvenimenti della propria vita all'età di ottanta anni è triste e patetico, guardare indietro con rimpianti su vicende che avrebbero potuto avere altre soluzioni è del tutto inutile, è preferibile guardarsi intorno sull'attuale per non avere inutili nostalgie e per valorizzare quello che si ha, questa è la ricetta vincente.
    Inventario:
    la casa di proprietà al quinto piano di un edificio con distensiva veduta sul porto di Messina e sulla costa calabra, soprattutto di notte, abitazione di sei stanze più servizi arredata con gusto,
    la adorata e deliziosa consorte Anna di circa ...sei anni più giovane ed anche giovanile perchè, dimostrando la baby meno anni della sua età, invecchiava inesorabilmente il povero Alberto M., romano di nascita, suo marito fortunato, fortunato si ma sino ad un certo punto: una cosa impaurisce il consorte, tutti i sabato mattina gli occhi della beneamata da marrone cambiano colore in verde, semaforo di via libera a spese più o meno elevate.
    Ritorno a casa della deliziosa con sorriso smaliante.
    Domanda solita di Alberto: "Hai usato la carta di credito o i contanti?" Domanda non oziosa in quanto il contanti era sintomo di spesa minima , la carta di credito? Immaginate voi.
    Le fusa erano maggiori con la carta di credito. Abbracci prolungati, più prolungati se... "Lo sai che sei il mio grande amore, sei la mia unica fiamma perenne."
    "La fiamma perenne mi porta a pensare al loculo di un cimitero...va bene mangiamoci sopra, il cibo attenuerà la mia ansietà, è come assumere un'aspirina a stomaco pieno."
    Dopo pranzo dallo studio: "Cazzo!"
    Dalla cucina Susanna: "Adesso ti dai al turpiloquio?"
    "Ce n'è ben donde, mille e duecento euro!"
    "Giovanna mi ha fatto lo sconto."
    "E senza sconto...lasciamo perdere."
    "Gli acquisti con la carta di credito vengono addebitati il mese successivo, lo sai?"
    "So tutto, in ogni caso ti faccio presente che sul conto corrente ci sono solo cento euro."
    "Ci guadagni sempre tu, stasera penso a qualcosa di piacevole."
    "Quanto mi costa stà scopata!"
    "Non accetto volgarità, non mi fare arrabbiare, potrei ritirare la proposta!"
    "Mmmmmmmm..."
    Per i due coniugi quel dialogo era routine e tutto finiva in...gloria.
    Quel che preoccupa Alberto era ben altro: gli ottanta anni che avevano portato con sè gli acciacchi propri della senilità soprattutto in campo ortopedico, ben quattro interventi ed un futuro incerto per altre patologie per non parlare dei ' fiori della vecchiaia' quelle antiestetiche macchie brune che comparivano in pò su tutto il corpo!
    "Pensi troppo alle malattie, te ne fai una malattia, t'è piaciuto il sillogismo? Vieni qua, un massaggio alla francese cambierà tutto."
    Anna cambiava sempre l'aggettivo del massaggio, talvolta alla brasiliana, alla turca, alla spagnola, in pratica Alberto ci guadagnava, quando ci si metteva la consorte era deliziosa e soprattutto brava.
    "Consolati con i tuoi colleghi che stanno peggio di te, domattina vai in caserma, ti svagherai."
    Allberto era stato un maresciallo della Guardia di Finanza, in caserma c'era una stanza a disposizione degli ex che si riunivano per giocare a carte, progettare visite a siti archeologici ed alle chiese (che Alberto non amava) e cose del genere. C'era anche la possibilità di sedersi sul divano della barbieria col titolare che scodellava le ultime novità.
    "Lo sa maresciallo che un suo collega, si quello...è ai domiciliari, quell'altro suo collega, quello con i capelli rossi ha trovato sua moglie a letto con un suo parigrado..,. e poi...sa quello..."
    "Pietro sono tutt'orecchi anche perchè da pensionato non ho un c..o da fare e devo passare il tempo, vai avanti."
    Il barbiere in caserma era come i portieri degli edifici: sapeva tutto di tutti come poi faceva era un mistero.
    Tornando a casa Alberto riferiva alla moglie le avventure e le disavventure degli ex colleghi che Anna conosceva.
    "Chi l'avrebbe detto, Francesca che fa le corna al marito, tu non le avrai mai!"
    "Ci mancherebbe che l'Andronico di turno appendesse un paio di corna di cervo sulla mia porta di casa!"
    "Non ho capito, di che si tratta?"
    Alberto spiegava che Andronico, imperatore di Bisanzio, soleva appendere delle corna di cervo sul portone di casa dove alloggiavano la sua amante di turno ed il relativo consorte.
    "Ma quanto sei istruito, e non solo istruito, quando tu ho conosciuto eri un fusto, facevi sballare le femminucce, io per prima."
    "Adesso,lo sballato sono io o meglio il mio conto corrente."
    "È volgare parlare di soldi!"
    Sarà pure volgare ma Alberto era lui che teneva i conti che non quadravano mai, in compenso Anna, oltre che a letto, ci sapeva fare pure in cucina e guidava con perizia sia la sua Fiat 500 sia la Jaguar che suo marito aveva acquistato con un lascito della defunta zia Giovanna con commenti pieni di acredine da parte dei colleghi di ufficio di Anna.
    La baby aveva ragione, Alberto da giovane era stato aitante e distinto, sempre vestito impeccabilmente sia casual che elegante, un metro e ottanta di statura, sempre sorridente ad amabile soprattutto con le femminucce.
    La prima esperienza sessuale di Albertoera stata perlomeno inusitata, la madre di un suo compagno di classe. Il giovin signore spesso studiava a casa di un suo collega, Settimio F. che aveva una madre, Francesca, quarant'anni, giovanile e che, separata dal marito, non disdegnava qualche compagnia maschile.
    Alberto a sedici anni andava avanti a 'zaganelle' come i suoi coetanei, allora c'erano ancora le case chiuse, i casini a cui si poteva accedere solo a diciotto anni compiuti e quindi case a lui precluse.
    Accadde che Settimio andasse a vivere temporaneamente a casa di un suo zio, fratello della madre, ma Alberto non aveva perso l'abitudine, di tanto in tanto, di seguitare a frequentare l'abitazione della signora F.
    "In mancanza di Settimio tu sei come un  secondo figlio." Così celiava la dama ma dagli atteggiamenti molto affettuosi verso di lui dimostrava qualcosa di diverso.
    Una volta: "Vieni in camera da letto, parliamo e nel frattempo faccio un pò di pulizia."
    Ad un certo punto la signora Francesca nel rifare il, letto scivolò e scoprì metà del suo corpo nudo senza riuscire ad alzarsi.
    "Ti prego aiutami."
    Alberto era rimasto paralizzato da siffatta visione, si mose goffamente e cadde anche lui sul letto.
    "Non mi sei molto d'aiuto." Nel frattempo Francesca si era girata rimanendo praticamente nuda, sotto la vestaglia niente!
    La  dama si ricompose alzandosi dal letto.
    "Vedo che qualcosa è aumentata di volume."
    In verità 'Ciccio', abituato alle seghe, aveva provato una sensazione nuova.
    "Vieni in bagno, schiocchino, è una cosa naturale, ti lavo il cosino anzi, da quello che vedo, un cosone!"
    Alberto non  ricordò quello che successe in seguito, dapprima Francesca glielo prese in bocca e poco dopo 'ciccio' ci sputazzò dentro ma la signora non si contentò e se lo mise in fica da sola.
    Questa volta 'ciccio' durò molto più a lungo con gran piacere anche della madama.
    "Complimenti funzioni proprio bene e ce l'hai molto grosso per la tua età, quando vuoi puoi venire a trovarmi."
    Alberto prese l'invito sul serio ed ogni giorno si recava a...
    La cosa non passò inosservata a papà Armando il quale, senza alcuna spiegazione, comunicò laconicamente ad Alberto:
    "Domani andrai a Roma da tua zia Armida, ti iscriverà lei a scuola, ti accompagnerà tua madre."
    Ad Alberto il seguito sembrò irreale, prendere il treno, arrivare alla stazione Termini, col tram n.6  giungere in via Conegliano n.8, in un breve lasso di tempo la sua vita era cambiata.
    La casa della zia Armida e della nonna Maria Sciarra era di quattro stanze, lui avrebbe dormito nel salone con televisione, almeno...
    Sicuramente la zia e la nonna erano state messe al corrente della avventura di Alberto, nessun commento da parte delle due signore anzi il fanciullo era il cocco della zia Armida perchè portava il nome ed assomigliava molto al suo defunto marito.
    Il giorno seguente sua madre riprese il treno e ritornò a casa sua.
    "Comportati bene." le ultime sue parole.
    Dire che Alberto era in confusione era dire poco. La nuova scuola in via deli Annibaldi, vicino al Colosseo, i nuovi compagni, tutti maschi. Avvicinare le femminucce era un problema, avevano un'altra entrata.
    Alberto aveva provato la 'suprema' e gli mancava, 'le zaganelle' non gli bastavano più, come risolvere il problema?
    Il giovane si guardò intorno. Portiere dello stabile era un paesano inurbato a Roma, era di una frazione di Genzano ma, non amando fare il contadino, era riuscito con la raccomandazione di un politico suo paesano a farsi assegnare la portineria dello stabile dove abitava Alberto il quale, occhio lungo, si accorse della differenza di età tra Filottrano (che cazzo di nome) e la consorte Menicuccia (diminutivo di Domenica) molto più giovane, bella e decisamente sfrenata.
    Come attirare nella rete la decisamente bella?
    La zia Armida era insegnante in una scuola di un paese vicino Roma, partiva alle sei e mezza del mattino per ritornare a casa alle diciotto. La nonna Maria usciva di casa solo per andare in chiesa per conquistarsi il Paradiso alle diciassette per rientrare alle diciotto, orario giusto diciassette - diciotto.
    Menicuccia veniva a casa Sciarra per fare le pulizie, Alberto la convinse a cambiare orario in quello a lui più favorevole e la sciagurata obbedì (citazione del Manzoni riguardante la monaca di Monza).
    Mammelle dure, cosina stretta, cosce di marmo, una goduria massima, l'unico accorgimento stare attento a non metterla incinta col conseguente acquisto di tanti preservativi nella vicina farmacia, Francesca era un lontano ricordo.
    Alberto si era ben integrato,al ritorno dalla scuola, pranzo, studio veloce e poi vai...
    Aveva preso a fumare, i soldi? Saltare il cinema la domenica (duecento lire) e comprare le 'Sport' dieci lire a sigaretta.
    Come finisce la storia, siete curiosi? Potete acquistare il romanzo scritto da Alberto M. 'Tato il libertino e il sapore di Venere' che dal titolo potete già immaginare una goduria infinita, prenotatelo in libreria che potrà richiederlo direttamente alla casa editrice Albatros, buona lettura e ...fatemi sapere!

     

  • 20 settembre 2014 alle ore 11:21
    AMORI SENZA CONFINI - TERZA PARTE

    Come comincia: Alberto si spogliò e si gettò sul letto.
    "Fuori le novità."
    "Una buona ed una cattiva."
    "Cominciamo con la buona."
    "Guarda questo appunto, che ne deduci?
    "Sono lettere e numeri incomprensibili,spiegati meglio."
    ""È la password di un conto in Lussemburgo, vedi la Lu iniziale, qui sono depositati 100.000 euro a nostro nome."
    "Tu non l'hai più mollata a Daniele e lui vuole riconquistarrti comprandoti. Ho dimenticato di dirti che Erik mi ha detto che hanno fatto testamento, a nostro favore, dei loro beni"
    "Esattamente, a questo punto ci sono due strade: ritornare a fare gli impiegati e vivere presso i nostri genitori oppure..."
    "Decideremo con calma, la notte... dimmi del secondo problema."
    "C'è stata una scenata tra Erik e Daniele, quest'ultimo forse anzi sicuramente innamorato di me non vuole avere più rapporti con lui, se non si rimetteranno insieme verrà fuori un casino tremendo, qui crollerà tutto." 
    "Domattina prenderemo una decisione o meglio sarai tu a prenderla con il tuo solito buon senso per ora mollamela in fretta ed a lungo!"
    Un sole domenicale filtrava fra le tapparelle proprio in faccia ad Eva che si alzò.
    Bacino al consorte che invece si girò dall'altra parte.
    "Svegliati, consiglio di guerra: prima decisione rinunziare a tutto vuol dire dare addio agli agi, nessuna preoccupazione per il futuro ma rinunzia alla nostra libertà poi disponibilità sessuale verso tutti, io voto per rimanere allo status quo e tu?"
    "Mi associo, vorrei vedere qualcuno che avrebbe optato per l'altra soluzione, ricucire i rapporti fra Erik e Daniele è più impegnativo, cos'hai pensato?"
    "Siccome sono io il problema mi debbo mettere in mezzo a loro due per farli riconciliare."
    "Da quello che mi hai detto non mi sembra tanto facile convincere Daniele..."
    "E qui subentro io: andiamo a letto tutti e tre e troverò il modo di farli inchiappettare fra loro, porca miseria!"
    "Ma anche tu sarai fra due fuochi, chiamali fuochi!"
    "Voglio che tu sia completamente convinto e che non ne soffra, è solo sesso che ci ha portato..."
    "Sono convinto, se possibile non farti godere in bocca, vorrei che fosse solo mia."
    "Ci proverò ma sarò sempre sincera e se non ti va bene ti dirò tante bugie, scegli."
    "Scelgo le bugie."
    "Non ci credo, mi faresti per giorni tante domande asfissianti, solo la verità ed ora all'opera!"
    Le svizzerotte erano partite, Al preferì lasciare campo libero alla sua deliziosa che raggiunse Erik e Daniele in spiaggia.
    "Ragazzi niente musi, vi voglio molto bene ad entrambi, un bacino a tutti e due e poi un piano di guerra: il pomeriggio Al va a trovare i suoi che non vede da tempo, alle quindici in camera mia ed ora un bagno rinfrescante con costumi che volano!
    Quell'appuntamento era di gradimento sia di Erik che di Daniele che finalmente poteva appropinquarsi alla sua amata, i due sorrisero in segno di pace, finalmente!
    Dopo,pranzo Fefè sparì dalla circolazione lasciando libero spazio ai due che si presentarono in camera di Eva prima dell'orario previsto.
    "Sono in bagno per lavare le mie cosine, Eva entrò in camera nuda con l'asciugamano fra le cosce.
    "Ragazzi datevi una mossa, che siete diventati timidi?"
    I due non se lo fecero dire un'altra volta, si mostrarono già in armi.
    "Cominciamo con i bacini: da me tutti e due e poi fra di voi. Bene ora che vi  vedo in posizione: io carponi Daniele mi bacia la beneamata ed Erik il mio delizioso culino, voglio lubrificarmi un pò in attesa di grandi eventi."
    I due obbedirono all'unisono ed Eva cominciò a gemere, tutta sceneggiata a favore dei due che seguitarono imperterriti, seconda finta goderecciata seguita da una terza questa volta vera.
    "Allora cambiamo, io davanti su un fianco dietro di me Erik in fica o nel culino come preferisce e Daniele dentro Erik. Daniele non si mostrò molto soddisfatto ma obbedì.
    Erik preferì il culino, in fica ci nuotava, Daniele come stabilito.
    Il trenino partì, in volata, i due si davano da fare soprattutto Daniele che voleva sbrigarsi per raggiungere il suo scopo che era quello di penetrare davanti e dietro la sua amata. 
    Tutti a turno in bagno.
    "Ora cambiamo, io la solita posizione, Daniele dietro di me in fica o nel culino ed Erik dietro Daniele" il quale preferì il fiorello,di culo ne aveva avuto abbastanza con Erik, quest'ultimo finalmente poteva penetrare il suo amico a piacere e ci rimase a lungo e con ripetuti orgasmi.
    Daniele chiese ed ottenne di penetrare il culino di Eva e quindi altro trenino.
    Erano le diciassette , Eva: 
    "Ragazzi sta per tornare Al, ora che ci siamo tutti riappacificati niente più musi lunghi nè gelosie, io sono a vostra disposizione, vi voglio bene ma voglio anche fra voi due ritornino i rapporti di una volta."
    "Caro resoconto: Daniele è venuto nel fiorello e nel cuilino, loro due si sono inchiappettati a turno e si sono riappacificati, io mi sento come una nave scuola, metto un pò di pomata nei due buchini, per stasera non ce n'è per nessuno, nemmeno per te. Non pensi che non debba essere solo io a sacrificarmi, mettici un pò del tuo!" 
    "Ho avuto un'esperienza con Erik che non voglio ripetere, fra l'altro una curiosità: quando Erik ha goduto dentro il mio sedere ho sentito come una pipì violenta da parte di Erik invece di un normale scizzo di sperma, non ho capito."
    "Te lo spiego io: Erik ha una sessualità particolare: quando è eccitato il pene e le palline diventano dure come il legno, quando gode ha uno schizzo violento. una volta gli ho fatto un pompino, ho tolto la bocca prima che godessse e lo schizzo multiplo è arrivato a circa venti centimetri di altezza, ecco svelato l'arcano." 
    Un giorno dopo l'altro...
    Una mattina Daniele:
    "Dormiglione svegliati dobbiamo andare in negozio...ancora dormi dai..."
    Erik in negozio non ci tornò più, era morto nel sonno.
    Il fatto nefasto cambiò la vita di tutti.
    Una pagina di necrologio degli amici sul giornale locale, un lungo corteo di macchine dietro il feretro sino al cimitero suscitò la curiosità dei cittadini che non avevano idea di chi fosse Erik Anderson.
    Daniele fu il più colpito dall'evento luttuoso, non andava più in negozio, pssava le giornate a letto o sul divano, non leggeva i giornali che Al gli comprava, anche la televisione restava spenta.
    Eva cercava di smuoverlo in tutti i modi:
    "Vieni qua fammi assaggiare il tuo uccellone..."
    Niente da fare, Daniele si stava lasciando morire, cosa che avvenne dopo quattro mesi non prima di aver rivelato ad Alberto il numero segreto del suo conto lussemburghese.
    "Ora non siamo benestanti, siamo ricchi anzi ultra ricchi!"
    Al ed Eva, che nel frattempo si erano sposati, non cambiarono il loro tenore di vita, non lasciarono il loro impiego, Eva guidava sempre la Jaguar, Fefè comprò una Fiat 500 Abarth, trovò una pista di kart dove poter sfogare le sue velleità velocistiche ma la dipartita di Erik e di Daniele aveva cambiato qualcosa nel loro intimo.
    La loro casa vuota veniva sempre tenuta in ordine come se fossero stati vivi.
    Un diversivo piacevole era la venuta di Ursula e Ginevra con Alberto e Susanna figli di quest'ultima nel frattempo cresciuti. Questi rimanevano anche un mese occupando l'appartamento dei defunti.
    Ursula ancora si domandava perchè anche lei non era rimsta incinta.
    "Ursula ormai sei in menopausa, non persarci più, sei la zia di due magnifici ragazzi, consolati!"
    Alberto ed Eva, sempre pervasi da una tristezza infinita, non cancellabile da una vita agiata, morirono in tarda età lasciando la loro eredità ai giovani nipoti acquisiti; per loro volontà vollero che la loro dipartita fosse discreta, niente notizie funerarie sul giornale locale nè corteo di macchine, solo essere sepolti uno vicino all'altro.

     

  • 18 settembre 2014 alle ore 16:46
    AMORI SENZA CONFINI - SECONDA PARTE

    Come comincia: Nulla di nuovo sul  fronte sesso, Erik e Daniele in negozio, Alberto ed Eva in ufficio senza incontrarsi per vari giorni. Il cambiamento avvenne all'arrivo di Ginevra e di Ursula.
    "Una grande e piacevole notizia, sono incinta, stò zozzone c'è riuscito!"
    "Ti credo dopo tre ore che siete stati insieme, ci mancava pure che facesse cilecca!"
    Eva era stata piuttosto acida ma nessuno, tranne Alberto, l'aveva capito.
    Le ragazze si piazzarono in casa degli amici senza mostrare volontà di andarsene con grande giooia  dei loro ospiti omo.
    Il sabato sera ballo di rito con gli amici del circolo gay, grande allegria, alcuni facevano del tutto per accaparrarsi Eva, specialmente Daniele.  Alberto si arrangiava con le due svizzerotte ma ogni tanto guardava  allarmato la consorte che gli faceva segno che tutto andava bene.
    Rientrati in casa:
    "Che aveva da dirti Daniele, parlavate fitto fitto, proposte in qualche campo minato?"
    "Ma quale campo minato. ha voluto sapere le mie preferenze in campo automobilistico, lo sai da sempre che amo le Jaguar auto che non perdono fascino nel tempo ed altre cose sulla sua famiglia che non ricordo."
    Malignamente Alberto pensò che quella domanda sulle preferenze automobilistiche di Eva avesse un sottofondo...
    Sottofondo che si realizzò una mattina di domenica quando una Jaguar ZF berlina color grigio argento metallizzato comparve nel giardino.
    Alberto,ancora assonnato, aprì la finestra e non credette ai suoi occhi, quel figlio di...
    "Vieni cara, vieni a vedere la tua preferenza automobilistica, è proprio qua sotto!"
    "Se è per me voglio rinunziare, sarebbe un'offesa per te, lo dirò a Daniele."
    "Nessuna offesa mia cara, piuttosto preparati ad un assalto sessuale ben remunarato, non mi dire che non ameresti guidarla, sii sincera!"
    Il silenzio fu la risposta sdi Eva.
    Nell'uscire dal portone c'era attaccata ad un chiodo la chiave della Jaguar, più palese di così,la chiave rimase al suo posto.
    Al mare giunsero pure gli amici ma regnava il più assoluto silenzio sino a che Erik: 
    "Dagli almeno un bacino di ringraziamento, non essere così fredda, accetta il dono,è stato fatto col cuore parola mia!"
    Più col cuore Eva pensò ad una parte del corpo neno nobile, poi improvvisamente si avventò materialmente su Daniele e lo baciò in bocca alungo, quando si staccò:
    "Grazie tante, era il mio sogno proibito, col consenso di Alberto accetto il dono."
    La cosa finì lì, tutti al bagno senza scherzi di costume.
    "Ormai avrai capito che Daniele è bisessuale, ti desidera come un pazzo e da tale si sta comportando, sai quanto vale quella vettura? Dai sessantamila euro in su, cosa intendi fare?"
    "La palla in mano a te, accetterò la tua decisione, in caso positivo andrò a letto con lui ma solo se mi porterà un certificato medico sulla sua salute e su quella di Erik, gli omo..."
    "L'amore, scusa se uso questa parola troppo grande, dicevo l'amore che provo per te mi dice di accontentarti, vai con lui."
    Quel pomeriggio fu un pomeriggio di sesso totale, Eva concesse a Alberto anche quella cosa che a suo tempo gli aveva promesso, non fu molto dolorosa piacevolmente pareggiata dal vibratore in vagina che portò la giovin signora a piacevoli orgasmi.
    Dopo dieci giorni il giorno fatale: in posseso del chiesto certificato Eva comunicò ad Al che domenica pomeriggio...
    Erik invitò Alberto al circolo del tennis e della vela di cui era socio e così lasciarono campo libero ai due novelli amanti.
    Il tempo trasciorreva lento, prima i due seguirono le partite a tennis poi davanti al televisore ma Alberto non vedeva gran che dei programmi, ogni tanto guardava l'orologio.
    Erik: "Ce ne andremo alle venti."
    "Alla faccia loro che dovevano fare in sei ore" il pensiero più sconsclusionato di Al.
    Eva era in cucina a preparare la cena., niente parole inutili, ne avrebbero parlato a lungo in  seguito a botta fredda come si dice in gergo.
    L'occasione fu una mattina in cui decisero di nion andare inufficio.
    "Ti senti di parlare o provi fastidio?"
    "Vuoi la verità o ci metto la mia fantasia?"
    "La verità completa."
    "Intanto Daniele ha il pene più picolo del tuo. Mi sono affidata tutta a lui: ha cominciato con un sessantanove, è molto delicato con la lingua, mi h fatto godere varie volte, poi ha preso a baciarmi i piedi, forse è anche un feticista, ha apprezzato la mia bellezza e mi ha fatto i complimenti per il mio corpo. Ha baciato a lungo le tette, cavolo è riuscito a farmi godere anche così, ma ne sono meragliata io stessa, non l'avevo mai provato. Quando è entrato in vagina galleggiava un pò, abbiamo riso, finaalmente ha avuto un orgasmo pure lui, sapeva che non posso rimanere incinta.
    Durante l'intervallo mi ha preso in mano il viso e mi guardava fisso, gli sono scese le lacrime che non sapevo come interpretare. Poi la parte omo: ha preso un vibratore e l'ha posizionato nel suo didietro, poi è voluto penetrare dove anche tu sei stato una volta, non mi ha fatto male ed ha goduto dentro, fine della storia. Sono sincera, non posso dire che è stato spiacevole."
    "Vuoi andarci ancora?"
    "Sei tu il padrone, lo dico in senso lato, capiscimi."
    Alberto aveva capito, ci sarebbero stati altri incontri ravvicinati, in seguito cercò di inquadrare la situazione:
    Eva se la rifaceva col fidanzato e con l'amante, Daniele aveva rapporti con Erik e con Eva, Alberto con la fidanzata, Erik con Daniele. Questo era lo stato attuale della situazione che forse in futuro poteva cambiare magari con l'inserimento delle due svizzerotte oppure in altro modo boh.
    Sabato sera nuova serata danzante con numerosi invitati del circolo gay e con altri che Alberto ed Eva non conoscevano.
    Eva per  accontentare la sua vanità si era truccata e vestita da wamp,  il tubino nero faceva trasparire un bel pò di cose buone non coperte da reggiseno e slip..
    I due fidanzati stavano in disparte, preferivano guardare le varie coppie, forse c'era anche il transessuale di cui aveva parlato Daniele il quale si avvicinò ai due, prese Eva per una mano e, con un inchino le chiese di ballare.
    Sparirono fra la folla,, si poteva parlare di folla, c'era veramente tanta gente, il salone era poco illuminato per volere dei padroni di casa così ognuno poteva farsi i fatti suoi....
    Dopo un pò di tempo Daniele ritornò vicino ad Al..
    "Ci sono due stronzi che mi hanno scippato di mano Eva, sono persone per me importanti ed ho fatto buon viso a cattivo gioco ma siccome sono bisessuali, capisci?"
    "Io capisco che ci sono corna in vista per tutti e due" celiò Al.
    Daniele non si dava pace, prese a bere poi si portò dall'altro capo del salone per cercare di vedere cosa facesse la non sua bella la quale ritornando vicino as Al::
    "Mi sto facendo un sacco di risate, c'è un cinquantenne longilineo tutto d'un pezzo, occhiali cerchiati d'oro capisci il tipo, un altro con maglietta nera piuttosto traccagnotto che m'invitano a turno, un ballo a testa, da lontano ho visto Daniele  che ci osservava, era in crisi di gelosia si vedeva di lontano un miglio ed io ho fatto del tutto per fargliela aumentare strofinandomi vistosamente col ballerino di turno e poi li ho baciati sul collo. Ognuno aspettava il suo turno di ballo per arraparsi di più: occhiali d'oro mi ha offerto diecimila euro, il, traccagnotto ventimila, mi sto divertendo un mondo!"
    "Non so se hai visto in televisione i cartelli dei prezzi delle vecchie case chiuse: mezza lira per la semplice,una lira per la doppia, cinque lire per il quarto d'ora, dieci lire per, mezz'ora, ormai anche tu hai un prezziario, che vuoi fare, io me ne vado a letto, ciao."
    Eva si ributtò nella mischia, dopo un'ora si ritirò in camera da letto.
    "Al svegliati devo raccontarti il resto: ai due si è aggregato un terzo, sai il classico tipo atletico che non deve chiedere mai. L'ho guardato in viso e l'ho baciato sul collo, effetto subitaneo, dentro i pantaloni il coso è aumentato  di volume in  maniera impressionante e allora ho cominciato a strofinarmi fin quando ho visto i suoi occhi strabuzzare, se ne era venuto bellamente in piedi. A quel punto è intervenuto Daniele che mi ha preso per mano e mi ha trascinato fuori dalla folla in camera sua:
    "Dì la verità, lo fai apposta per farmi ingelosire ma io ti punisco col mio coso nel tuo fiorellino, come la metti?"
    "Mi son messa come voleva lui, non contento della beneamata è passato nel popò, son qua!"
    "Giornata faticosa, che ne dici di far riposare i tuoi gioielli?"
    La mattina di domenica, scese da un taxi, si presentarono in villa belle e baldansose le due svizzerotte sempre bene accette dai padroni di casa.
    Erik "Ieri sera gran ballo mancavate solo voi."
    A proposito di Erik, Fefè si domandò dove si fosse ficcato durante il ballo, era virtualmente sparito.
    Sotto l'ombrellone i quattro, Ginevra e Ursula erano andate a dormire.
    Al: "Erik hai voglia di far conoscere alla qui presente comitiva le tue avventure di ieri sera?"
    "Preferisco di no, che ne dici Daniele?"
    "Ma va, siamo ormai intimi, vai"
    "Ero con Patrizia la brasiliana, d'apprima mi ha fatto paura, ha un membro enorme, me l'ha preso in bocca, molto brava mi ha fatto un pompino poi se l'è messo nel bel culone e sono venuto un'altra volta poi...è entrata dentro, di me, all'inizio mi ha fatto male, piano piano è entrata fino in fondo, ho goduto alla, grande, fine del racconto."
    "E tu Daniele niente brasiliane?"
    "Ci sono stato ma da quando ho conosciuto Eva ho deciso di tagliare tutti i rapporti escluso Rik."
    "Siamo una bella famigliola, lo dico senza sarcasmo, alla base della nostra amicizia lealtà e sincerità, tutti d'accordo?"
    Un abbraccio siglò il loro patto.
    Che ci sarebbe stato qualcosa di inaspettato Al l'aveva messo in conto e così fu.
    Una domenica Alberto era rimasto solo in casa perchè Eva era andata dalla mmma ammalata.
    Al percepì il cigolare della porta d'ingresso in camera sua, non gliene fregò più di tanto e restrò ad occhi chiusi.
    Qualcuno si era schiarita la voce per attirare l'attenzione, all'occhio mezzo aperto di Al apparve la figura di Erik in box.
    "Mon ami la domenica mattina è sacra che posso fare per te?"
    "Molto se vuoi."
    "Quel molto se vuoi era parso ad Al un segnale di pericolo anche perchè il proprietario della voce era rimasto senza i boxer.
    "Vorrei toccarti un pò, se hai sonno seguita a dormire, penso che ti farà piacere."
    Cosa rispondere a chi ti ha regalato un appartamento ed una Jaguar, risposta scontata.
    Alberto rimase ad occhi chiusi sino a quando  si sentì sfilare i pantaloni del pigiama e riprese completamente conoscenza quando:
    "Mamma mia!" Erik aveva preso visione del suo coso che a riposo gli era sembrato mostruoso.
    "Mai visto un coso del genere, mi fa paura, l'immagino in erezione!"
    Al contatto della mano di Erik, mister c. si innalzò in tutta la sua maestà. con un altro "Mamma mia" da parte dello svedese.
    "Erik questo offre la ditta e smettila di evocare tua madre!"
    Quello che immaginava Fefè avvenne, il suo 'ciccio' penetrò nella bocca di Erik sino alla gola.
    "Io sono come gola profonda che gode con la gola, una Linda Lovelace maschietto."
    Al si domandò come un marchingegno come il suo non provocasse il vomito, non era un suo problema. Cominciò a provare una strana sensazione mai provata, era vero quello che aveva predetto Erik, pareva proprio di sì tanto da  riuscire ad avere un orgasmo... lo doveva raccontare ad Eva.
    Erik seguitò imperterrito con in bocca un mare in tempesta di sperma tutto gioiosamente ingoiato, buon appetito!
    Al a quel punto si svegliò completamente, dinanzi a sè Erik nudo, a chi poteva somigliare, aveva un pene in erezione da bambino, anche le palline piccole.
    "Mi sembri l'enfante qui pisse, è il monumento di un bambino morto perchè uscito di casa durante un temporale, è una statua che si trova in Belgio."
    Ad Alberto venne in mente anche un episodio accadutogli quando aveva undici anni ed era totalmente ingenuo. Un giorno vide che una sua zia si era ritirata in bagno per farsi una doccia, guardando dal buco della serratura aveva visto la zia nuda che si trastullava, quella visione gli portò la conseguenza allora per lui sconosciuta dell'irrigimento del suo pipinello che usava per fare pipì.
    Ritornò alla realtà: Erik l'aveva piccolo ma duro, si era arrapato giocando col suo 'ciccio' ed ora che voleva fare?
    "Non so se il tuo cosone riesce ad entrare nel mio culino..."
    "Noi non ce lo mettiamo ed io riprendo a dormire." 
    "Manco per niente, non rinunzio ma tu sii delicato."
    Erik, previdente, aveva portato con sè un flacone di vasellina con cui si spalmò con generosità il suo  buchino che tale non sarebbe rimasto dopo l'ingresso di...
    Girato di spalle, fu lui stesso a prendere in mano 'ciccio' ed a infilarselo delicatamente...delicatamente un corno il diametro era quello che era e il povero Erik forse rimpiangeva..non rimpiangeva proprio nulla, se l'era infilato tutto dentro e si muoveva ritmicamente con mucio gusto e riuscì ad avere un orgasmo ma volle rimanere col pene dentro.
    "Non ho mai provato nulla di simile.ti prego resta un pò così..."
    Era una vera supplica e Al, buono d'animo, da vecchio boy scout fece la sua buona azione giornaliera accontentando lo svedese il quale riprese a muoversi piano piano sin quando ebbe un altro orgasmo.
    "Per finire fuochi di artificio, ti prego mettiti in ginocchio, non ti farò male, lo sai quanto ce l''ho piccino, accontentami, io e Daniele ti faremo un regalo grosso grosso, sarete i nostri eredi di tanti tanti soldini!"
    Dinanzi a tanti soldini...
    Intanto Erik aveva iniziato a prendere le sue chiappe in mano:
    Bellisime da uomo forte!""
    Poi si dedicò a giocare con la lingua sul suo buchino posteriore che cominciava a far provare al suo padrone un piacere inaspettato. Poi la lubrificazione del buchino stesso e l'introduzione di qualcosa disimile ad una supposta, era il cosino di Erk che, penetrato dentro, aveva preso a muoversi prima piano poi sempre più velocemente.
    Al cominciò a provare una sensazione inedita niente affatto spiacevole. Con una mano Erik aveva preso il mano il gingillone di Al fino a portarlo all'orgasmo, un orgasmo particolare perchè avvertì i testicoli muoversi dentro lo scroto ed il suo buchino provare una forte sensazione di piacere, era stato iniziato alle gioie omo. Erik aveva goduto dentro di,lui, Al non si staccò subito, gli piaceva stare in quella posizione anche perchè Erik aveva ripreso a muoversi avanti ed indietro dentro di lui fin quando:
    "Sono distrutto, un bacino al tuo cosone bagnato, mi ritiro." Al cominciò a pensare quello che gli aveva detto Erik, essere con Eva gli eredi di un patrimonio sicuramente ingente.
     Non era sicuro di voler confidare ad Eva la sua ultima avventura, si confidavano tutto ma rivelarle quella sensazione provata col suo popò non gli andava proprio di dirglielo, riprese a dormire.
    Eva rientrò in casa in serata, chiese ad Al eventuali novità.
    "Ho appreso una notizia sensazionale, ma te la comunicherò a letto, dopo cena.
    "Dimmi come e cosa ti sei guadagnato soprattutto con chi, con una modella, con Daniele, con Erik."
    "Lìultimo che hai nominato, s'è presentato in camera mia che ero ancora addormentato, non ricordo bene cosa sia successo.
    "Guardami negli occhi, sai bene quello che provo per te, ti amo ogni giorno di più, la sincerità è stata sempre alla base dei nostri rapporti, ti vergogni a farmi il resoconto delle sensazioni che hai provato con Erik, fra l'altro è risaputo che ce l'ha piccolino e quindi..."
    Al parlò liberamente degli avvenimenti senza guardare in faccia Eva, c'erano dei punti di cui parlava malvolentieri."
    "Mi vien da ridere, tu tutto anticonformista mi stai dicendo che ti vergogni di aver provato un piacere omo, io l'ho provato tante volte, anche i maschietti hanno una sensibilità posteriore, abbracciami, vengo sopra di te e ti massacro di baci."
    I giorni seguenti tutti al lavoro, la sera stanchi, la cena poi tutti a ninna, nessuno parlava  di quello che sicuramente Erik aveva confidato a Daniele.
    Il sabato oltre ad essere il più gradito giorno era il giorno del 'Raccontiamo tutto quello che è successo durante la settimana'.
    Per Daniele ed Eva nessuna novità, Erik raccontò in breve quello che era successo fra lui e Al sorvolando sui particolari, Al gli fu riconoscente con uno sguardo d'intesa.
    Daniele:"Bene ora penso che dobbiamo dedicarci alle nostre ospiti femminili. Facciamo così: quando verranno uno di noi si intratterrà con Ursula, Ginevra è incinta e gli altri a fare da guardoni, poi vi spiego come, chi si prenota... nessuno allora scelgo io: Al si dovrà fare Ursula che come confidato da Ginevra, non ha mai avuto rapporti con uomini. Io intratterò Eva sempre col permesso...
    "Ora vi spiego come essere spettatori senza essere visti, quello specchio in fondo al salone è trasparente nel senso che per chi sta davanti è un vero specchio ma  entrando nello sgabuzzino vicino alla cucina si vede tutta la sala come nei film polizieschi."
    Hai capito i due mascalzoni vedevano quello che succedava nel salone senza  farsene accorgere ma dopo tutto quello che era successo fra di loro...
    La  notizia della festa in onore di Ursula venne comunicata a Ginevra con messaggino telefonico.
    Risposta: "Ursula vuol sapere il perchè della festa in suo onore."
    Risposta ancora: "Che sorpresa sarebbe, dille solo ce c'è in ballo un rolex ma Ursula se lo deve guadagnare."
    Rientrate le due svizzerotte in villa, dopo pranzo, mentre Ursula era in bagno Ginevra illustrrava ai presenti la pesonalità della sua amica: "Psicologicamente è una bambinona, spesso sono io che prendo decisioni al suo posto, ora si è messo in testa l'idea di avere pure lei un figlio e sapete da chi? "
    Tutti in coro: "Da Alberto!"
    Al un pò meravigliato ma felice di potersi fare la giuggiolona guardò in viso Eva, ufficialmente nessuna emozione ma dal suo sguardo...non si è gelosi di un uomo ma di una donna soprattutto bella...
    All'orecchio di Al: "Furbacchione non far finta di niente,non vedi l'ora di infilarti in quei bei buchini, dammi solo un bacio piccolissimo, mi consolerà."
    "Vieni cara un bacino sulla fronte come un buon papà."
    "Stronzo!"
    Ginevra: "Ursula ed io andiamo a farci un giro, Fefè ci fai compagnia?"
    I tre uscirono dal piano terra per infilarsi nell'appartamento di Al e di Eva.
    "Ma è uguale a quello di Erik e di Daniele!"
    Affermazione che convinse Al che la diagnosi di Ginevra era esatta.
    "Oh che bello!" Ursula cominciò a saltare sul letto ridendo.
    "Ursula ti ricordi perchè siamo qui?"
    "Certo voglio dare un fratellino ad Alberto o a Susanna."
    Spiegazione di Ginevra: "Sono i nomi che daremo al mio pargolo se maschio oppure se femmmina."
    Al fece cenno a Ginevra di andare al dunque.
    "Ginevra vuoi che ti baci il fiorellino così quando Al entra nella tua cosina non ti fa tanto male?"
    "Si fammi il lecca lecca ma voglio vedere il coso di Al, mai visto un maschietto nudo."
    "Non ti poreoccupare se ti sembra molto grosso, ho portato la vasellina e poi Al sarà delicato."
    ."Ma ce l'ha più grosso di un salame, tutti i maschietti ce l'anno così?"
    "Ursula lascia stare i paragoni, vieni che ti bacio, allarga le gambine, ecco così, vuoi che Al ti baci in bocca?"
    "No solo che mi metta incinta."
    "Ursula chiudi gli occhi, penseremo a tutto io e Al."
    L'interessata obbedì, la gnocca di Ursula venne abbondantemente irrorata di vasellina e Alberto iniziò il difficile compito di introdursi nella cosa di Ursula senza farle troppo male.
    "Mi fa male!"
    "Resisti fra poco ti piacerà."
    ."Mi fa sempre male!"
    "Lo vuoi o no stò figlio, hai scelto Alberto e te lo tieni, se parli ancora ce ne andiamo via."
    L'interessata non emise più un gemito, Al era riuscito a toccare il fondo della vagina, cominciò a godere alla grande con spruzzi sul collo dell'utero di Ursula.
    "Ho sentito uno schizzo, mi è piaciuto, Al ci riprovi?"
    ""Accontentala, sta mignotta ci ha preso gusto."
    "Ho sentito di nuovo lo schizzo, Al ci riprovi?"
    Ginevra: "Al non è una macchinetta per ora basta, resta distesa così rimarrai incinta, noi andiamo via."
    "Non rimarrà incinta perchè ha avuto da poco le mestruazioni e non è in ovulazione, hai capito che ha il cervello di una bambina, sua madre, conoscendola, me l'ha affidata, non vorrei ripetere un'altra volta l'esperimento, le dirò che non può avere figli e così finisce la storia."
    Qualcosa era cambito nel cervello di Alberto forse per essere stato usato come strumento per accontentare Ursula o forse per il rapporto omo avuto con Erik (A proposito aveva dimenticato di dire ad Eva che loro erano i futuri eredi del patrimonio dei due).
    Ne parlò con Eva:
    "Sento il bisogno di stare un pò da solo, lontano da qui, tu non c'entri nulla non ti preoccupare, è una cosa mia."
    "Dimmi quello che vuoi fare, per me va bene."
    "Vorrei andare una settimana a Milazzo, mi piace quella città."
    "Diremo ai nostri amici che devi andare fuori sede per servizio, meglio una bugia."
    Al mise in moto la Jaguar, un saluto da parte di tutti, un bacio particolare ad Eva e via verso l'autostrada.
    Svincolo di Villafranca, svincolo di Rometta e poi quello di Milazzo.
    Entrò nel parcheggio dell'hotel 'Continental', un addetto gli venne incontro e prese la sua valigia.
    "Preferisce una stanza con vista sul mare o all'interno?"
    "Vista sul mare."
    Alle tredici al piano terra il ristorante era semivuoto, solo in fondo una coppia.
    "Il menu signore."
    "Voglio solo un secondo e della frutta, il brodetto di pesce va bene."
    In camera sua mise al minimo il condizionatore, accese la televisione ed incappò in un canale porno, il precedente inquilino di quella stanza era uno zozzone.
    Di porno ne aveva visti abbastanza in villa, bene una corsa di moto la sua passione giovanile.
    Si erano fatte le venti, uscì a piedi, il lungomare di Milazzo era pieno di giovani festanti, rimpianse la gioventù non che fosse vecchio ma gli ultimi avvenimenti gli avevano lasciato il segno, specie quello con Erik...
    Andando in centro notò una piccola trattoria, forse a conduzione familiare, la preferì ad un ristorante di lusso.
    C'erano due file di tavoli ai lati di un lungo corridoio,, un sessantenne gli venne incontro sorridendo.
    "È solo? Bene questo è il suo tavolo, scelga con calma."
    Al voleva allontanare il ricordo di tutti i precedenti avvenimenti esclusi quelli dell'amore suo grande, Eva, la sentiva dentro il suo cuore, tutto il resto era stata una ubriacatura di soldi, di lusso, non era riuscito a non farsi coinvolgere e forse non sarebbe riuscito ad uscire da quel giro senza forse, si era abituato a vivere sopra le sue possibilità.
    La cena fu servita da una deliziosa fanciulla circa vent'enne.
    "Il signore è nuovo di Milazzo, non l'ho mai visto, se vuole le faccio compagnia dopo che esco dal ristorante."
    "Ti ringrazio cara ma sono qui per riposare."
    "Uno sguardo della baby tipo :"Sei frocio!"
    Ogni sera Al inviava ad Eva un messaggino solo con 'ok' per rassicurarla.
    Aveva preso l'abitudine di dormire di giorno ed uscire la sera col fresco.
    Nella sala da pranzo dell'albergo aveva incrociato,lo sguardo di due signore della sua età sorridenti e forse disponibili, le ignorò.
    Verso le ventidue percorreva il lungomare, sullo sfondo la costa e la raffineria illuminata, uno spettacolo bello da vedere.
    Cambiò itinerario verso ponente, anche qui c'era un viale illuminato con ai lati le case di villeggiatura, c'era molta gente in giro vacanzieri vocianti, allegri.
    Alla fine della settimana decise di rientrare nella vita quotidiana, mise al corrente Eva con un messaggio, Il suo amore era all'ingresso, volò nelle sue braccia, qualche lacrimuccia.
    "Mi sei mancato da morire..."
    "Finalmente il figliol prodigo, festeggeremo con una cena al ristorante 'La sirena'.
    C'erano tutti, anche le svizzerotte.
    "Ho fatto l'ecografia, ho due gemelli in pancia, Li chiamerò Alberto e Susanna."
    In macchina Eva mise al corrente Al dei fatti accaduti durante la sua assenza.
    Daniele gli era stato appresso tutti i giorni ma era andato in bianco, i suoi rapporti con Erik si erano incrinati perchè Daniele. lo aveva allontanato. Motivo, ogni giorno più innamorato di Eva, niente rapporti omo.
    Al fremeva per ritornare a casa.
    "Signori col vostro permesso Eva ed io rientriamo, sono stanco del viaggio."

     

  • 15 settembre 2014 alle ore 11:52
    AMORI SENZA CONFINI

    Come comincia: "Ti vuoi sbrigare maledetto mammalucco!"
    Al citofono Eva aveva sfogato la sua rabbia per il ritardo cronico di Alberto (Al per gli amici).
    La succitata stava aspettando il suo beneamato col motore della macchina acceso, entro le 8,30 dovevano essere in ufficio presso la Camera di Commercio di Messina.
    Alberto si presentò con mezzo cornetto in bocca uscendo dalla casa dei suoi genitori, sicuramente non aveva finito la colazione. Entrò in auto lato passeggero aspettando, come previsto, una sgommata della sua bella che, in tal modo, sfogava la sua rabbia.
    Ma non era finita:
    "Mentre io  vado a posteggiare al 'Cavallotti' tu entri e timbri pure per me."
    Alberto in fondo era un filosofo, alle sfuriate di Eva cercava di farsi perdonare con un bacino non sempre ci riusciva come questa volta allontanato con una gomitata.
    "Ma almeno sai chi erano i mammalucchi?"
    "Io penso di si, erano soldati mercenari turchi ma in italiano vuol dire sciocco, stupido come sei tu, non fare il saccente solo perchè hai frequentato il classico!"
    La loro era una storia particolare: erano ambedue nati venticinque anni addietro, abitavano nello stesso,palazzo di via Ghibellina. Amici sin da piccoli (Eva già da allora era una peste) avevano frequentato le stesse scuole sino alla terza media poi Alberto si era iscritto al clssico mentre Eva in ragioneria.
    Vincitori dello stesso concorso, alla comunicazione ufficiale della notizia Eva:
    "Ecco ci mancava solo questo, pure in ufficio ti devo sopportare!"
    In fondo era una sceneggiata da parte della dulcinea, amava profondamente il suo Alberto. Il loro primo rapporto completo a quindici anni, l'inziativa, ovviamente, da parte di Eva.
    "Che ne dici se facciamo l'amore come i grandi?"
    "Vuoi dire scopare."
    "Ci mancava pure il triviale, ad ogni modo te lo devi guadagnare il mio fiorellino!"
    Eva era giunta a questa decisione allorchè fequentavano la terza media in quanto si era accorta che una certa Belinda (quella aveva pure un nome da stronza) girava sempre più attorno al suo amato e, facendo un confronto fisico, lei ne usciva perdente, la cotale più alta di lei di dieci centimetri non scherzava in quanto a tette e popò e forse aveva già avuto rapporti completi con qualche suo compagno di scuola.
    Un giorno afoso d'estate i loro genitori avevano deciso di andare insieme al mare.
    "Sai che facciamo, usiamo la camera da letto dei miei, c'è pure l'aria condizionata.
    Eva ancora una volta aveva pianificato tutto, un suo lenzuolo per evitare che qualche schizzo...inoltre si era procurata una crema lubrificante e i preservativi, "Ci mancherebbe pure che restassi incinta, ne verrebbe fuori un mammalucchino!"
    "Lavati bene, l'ultima volta il tro 'ciccio' puzzava di formaggio!" non era vero, more solito una proocazione.
    Ambedue a letto Eva:
    "Io sono per la posizione del missionario, per la prima volta è la migliore."
    "Io sono ateo e preferisco la cavalcante anteriore, come la mettiamo?"
    "Ti sei indottrinato col camasutra ma io insisto,"
    "Tiriamo a sorte, io scrivo due bigliettini con i relativi nomi, quello che esce comanda."
    Uscito iil nome di Alberto, Eva cominciò a piangere o meglio a far finta, il maschietto questa volta si dimostrò tale o meglio ci provò.
    "Ho vinto e si fà a modo mio."
    "Ti prego chiedimi qualsiasi cosa..."
    "Non tti rimangi la parola?"
    "I miei genitori sono siculi, la parola va rispettata!"
    "Bene allora dopo aver assaggiato il fiorellino vorrei girare pagina." 
    "Sei ermeneutico, non capisco."
    "Intanto non offendere, ermeneutica ci sarai tu (Fefè fece il finto tonto) la richiesta è quella di una inchiappettata."
    "Finiamola una buona volta, che cavolo vuoi?"
    "Provare il tuo delizioso popò."
    "Te lo puoi dimenticare!"
    "Come la metti che la parola va rispettata?"
    "Insomma siamo qui per il gran giorno del mio passaggio da giovinetta a donna e tutto finisce in una stupida discussione, per la promessa si vedrà in futuro."
    Alberto si tenne sul classico; baci in bocca e sulle tette, cunnilingus con doppia goderecciata di Eva.
    "Ti prego mettiti il preservativo, non c'è bisogno della pomata, dentro la vagina sono un lago, maledizione mi sembra che oggi ce l'hai più grosso, tutti i difetti ce li hai tu!"
    "Non immagini quante mogli ti invidierebbero, una gentile signora, una volta, mi disse che la cosa più grande di suo marito era la cravatta!"
    "Brutto porco allora te la sei scopata!"
    "Era la madre di un mio compagno di scuola, è stata lei a provocarmi, non potevo tirarmi indietro."
    "Ne riparleremo un'altra volta, per ora ti dico solo vacci piano!"
    Alberto baciò ancora il fiorellino sacrificale, ci puntò la cappella del suo 'ciccio' senza muoversi per vedere le reazioni di Eva.
    "Che sta succedendo o meglio che non sta succedendo, vuoi sbrigarti?"
    Al fu molto delicato, 'ciccio' penetrava lentamente con qualche flebile lamento da parte della novella sposa, pian piano arrivò in fondo del delizioso tunnel e provò un intenso orgasmo rimanendo sul corpo dell'amata.
    "Alberto possono tornare i miei genitori, torna a casa tua, grazie per la delicatezza."
    Eva non era iltipo del ringrazio facile, l'interessato apprezzò.
    Molto era cambiato nel rapporto fra i due amanti, non appena avevano l'opportunità, la prendevano al volo ma nessuno dei due riprese l'argomento della promessa di Eva.
    Un giorno sul letto dei suoi genitori, Alberto girò la beneamata e cominciò a baciarle il buchino posteriore. 
    "Non ti fa pena, con quella mazza che ti ritrovi!"
    "Un escamotage: io compro un vibratore, lo inserisco nella tua tata e, mentre tu godi pian piano cerco di entrare, se ti fa troppo male mi fermo subito."
    "Mò ci voleva pure il vibratore, che fantasia! Mi devo convincere psicologicamente, quando sarò pronta lo vedrai nei miei occhi, purtroppo per me ti amo."
    "Ed io invece no e non ti sposerò mai!"
    "Sposaerti, sei folle, stare insieme a te ventiquattrore su ventiquattro e chi ti sopporta!"
    "Vuol dire che senza il vincolo del santo matrimonio (anzi non santo perchè ti sposerei al Comune) sarei libero di andare con le signore i cui mariti hanno il nodo della cravatta più grosso del pene?"
    "Se ci provi e me ne accorgo farai la fine di Bobbit quell'americano cui la moglie ha tagliato l'uccello e non scherzo!"
    Ad Alberto bastava l'intimità con Eva, ogni volta le faceva provare qualcosa di nuovo e così niente signore.
    Un evento cambiò la loro vita: in vista dell'estate decisero di acquistare dei costumi da bagno, entrarono in un negozio che già dalla vetrina dimostrava di avere buona merce.
    I padroni accolsero i fidanzati cion calore: uno biondo con occhi azzurri, corporatura media, l'altro più alto di statura, classico tipo mediterraneo.
    Cominciariono a provare i costumi: Albertto ne scelse uno classico blu con risvolti bianchi, Eva due bichini ridottissimi, uno colore azzurro mare e l'altro rosa.
    "Ma ti si vede tutto, che diranno i tuoi genitori?"
    "Lascia stare i genitori, dì piuttosto che sei geloso."
    Al in passato aveva dimostrato di essere immune da tale sentimento, ora..."
    "Ma lasci stare, la signorina ha un fisico fantastico, se lo può permettere!"
    Aveva parlato il biondo con un italiano con classico accento di un paese del nord Europa.
    Poi era intervenuto il mediterraneo:
    "Intanto ci presentiamo: io sono Daniele e questo è Erik svedese che in vacanza a Messina si è innamorato della città e del sottoscritto."
    Più chiaro di così!
    "Io sono Alberto, Al per gli amici e questa gentile signorina mia fidamzata è Eva."
    "Fidanzata non si sa sino a quando."
    Siete due giovani simpatici, sarebbe per noi un piacere invitarvi a cena a casa nostra a Torre Faro, questo è il nostro biglietto da visita, teniamoci in contatto."
    In macchina i commenti:
    "Ti sei accorto che sono omo, non so se sia il caso di frequentarli."
    "Non essere conformista di cosa hai paura che ti si inchioppettano, per quelli di penso io."
    "Sei il solito buffone, va bene andremo a quella cena."
    L'invito arrivò dopo dieci giorni.
    "Sono Daniele quello dei costumi da bagno, l'invito a cena è per sabato alle venti. Noi abitiamo in una villetta a schiera che si trova fuori di Torre Faro, duecento metri dopo il ristorante 'La risacca dei due mari', vi guiderò col mio telefonino."
    Eva quella sera era uno spettacolo: truco alla vamp, camicietta rosa e ampia gonna turchese, quasi trasparente che faceva intravedere un bichini ridossimo, tacchi alti che Eva non amava ma per l'occasione...
    "Si caro, sono andata dal mio parrucchiere e c'era un'estetista che mi ha combinato così, che ne dici?"
    "Che sei deliziosa ma se ti sei fatta bella per quei due..."
    "Io lo faccio per me stessa ed anche per te, con me al braccio farai un figurone!"
    Speriamo che non mi prendano per un magnaccia!"
    Daniele al telefonino:
    "Ti vedo, entra nel primo cortile che incontri, sei arrivato."
    Venne loro incontro.
    "Scusa se ti ho dato del tu."
    "Va benissimo."
    "Erik è in cucina, in Svezia era un bravo chef e qui non è da meno, si è adattato alla cucina mediterranea."
    Alberto estrasse dalla borsa frigo una confezione di lingotti di gelato ed una bottiglia di spumanre 'Ferrari'.
    "Erik vieni a vedere cosa hanno portato i nostri ospiti."
    Erk si presentò col grembiule da cuoco:
    "Che splendida signora, quasi quasi lascio Daniele e mi metto con lei!"
    Alberto: " A Erik lassa prede Eva e dicci cosa hai preparato di buono."
    "Una sorpresa, Daniele prepara gli aperitivi, io finisco di cucinare."
    Tavola ovale imbandita: classici tre bicchieri di cristallo, piatto grande di sottofondo, posate d'argento bih...
    Risotto, cozze, vongole e frutti di mare, gamberi impanati, trancio di dentice, involtini di pesce spada e poi un'insalatona mista coloratisima.
    "Aho, invece de vende costumi da bagno è mejio che apri 'n ristorante!"
    "Non ci fate caso, Alberto è stato a Roma un mese presso parenti ed ha acquistato l'accento romanesco ma è solo ridicolo lui messinese buddacio."
    "Che vuol dire buddacio, in svedese come si dice?"
    "Sarebbe come dire sciocco, ingenuo, in svedese non lo so."
    Una cena da ricordare, i quattro uscirono nel prato antistante l'abitazione e si sparazzarono su due divani a dondolo.
    Alberto tirò fuori una pipa.
    "Il fumo da fastidio a qualcuno?"
    "Si a me!"
    "Ma chi ti ha chieste niente madame coccodè!"
    "Voi due siete un teatrino, ci fate ridere, andiamo sulla spiaggia, non c'è vento e la luna illumina il paesaggio, guardate là in  fondo la Calabria, sembra una cartolina." Erik dimostrava così il suo amore per la terra di adozione.
    "Domattina potreste venire a fare il bagno, ci sono anche due nostre amiche molto simpatiche."
    "Chiedo a Alberto il permesso di parlare, posso?
    "A li mortè!"
    "Domattina alle nove saremo qui sempre che il signore riesca asvegliarsi in tempo!"
    E così fu, alle nove posteggiata la Peugeot dulls strada, suonarono alla porta di Erik e di Daniele, già in costume da bagno e muniti di ombrelloni e sdraie si diressero verso la spiaggia.
    "Io ho mangiato da poco e quindi niente bagno per ora, la compagnia ve la potrà fare la qui presente che si sveglia con i galli."
    La replica fu uno sguardo minaccioso di tempesta da parte di Eva Al se ne fregò e rimase solo  sotto l'ombrellone.
    Ad un certo punto un'ombra oscurò il sole, Alberto aprì gli occhi e si trovò davanti due figone che più figone non si può.
    "Posso esservi utile ma io sono un ospite, i padroni di casa sono al mare con la mia ragazza."
    "Noi siano Ginevra e Ursula amiche di Erik e di Daniele."
    FAlbertosi alzò, fece un inchino con falso baciamano, una sceneggiata avrebbe detto Eva.
    La due ragazze si tolsero i vestiti e  rimasero in buchini talmente mini che al loro confronto quello di Eva poteva sembrare quello delle nonne del primo novecento.
    Al non sapeva dove indirizzare lo sguardo quando le due rimasero in topless, per fortuna erano lontani dagli altri bagnanti.
    Al rientro dal bagno, Erik e Daniele si proffusero in effusioni con le nuove venute," che fossero bisessuali, boh."
    L'unica rimasta piuttosto fredda era ovviamente Eva che dinanzi a tale beltade aveva perso la parola.
    "Ginevra e Ursula sono due modelle svizzere che sono venute a Messina per presentare una collezione di vestiti presso la boutique Randazzo, ora sono alloggiate al Jolly hotel, per una settimana ci faranno compagnia" Così parlò Daniele.
    Erik nel frattempo, rientrato in casa, aveva portato delle bibite fresche ben accette a tutti.Ginevra e Ursula, per ringraziarlo, lo baciarono in bocca e poi un rapido bacio fra di loro.
    Al faceva l'indifferente spostando lo sguardo verso il mare, Eva aveva piantato in faccia un bel punto interrogativo, come darle torto.
    In loro aiuto venne Daniele:
    "Ginevra e Ursula sono per noi come due sorelle, si sono sposateb in Gerrmania."
    Eva: "Perchè non portano,l'anello al dito?"
    Frase infelice che fece sganasciare dal ridere la compagnia, Al compreso.
    "Io dovrei fare lo chef ma tu saresti un'ottima attrice comica. un bacione in fronte."
    "Parlateci di voi, siete fidanzati, conviventi oppure..."
    "Niente di tutto questo, ogni tanto scopiamo ma poi lo rimando a casa dai suoi genitori, stare con lui è una lagna..."
    Eva si era sbilanciata forse presa da quell'atmosfera surreale di anticonformismo che regnava.
    Ursula: "Alberto sentiamo la tua versione non mi sembri molto convinto."
    "La qui presente ha detto la verità, vengo trattato da zerbino."
    "Cosa essere zerbino."
    Daniele: "Quel tappetino che si mette dinanzi alla porta d'ingresso per pulirsi le scarpe prima di entrare in casa.". 
    "Ti vedo maluccio, vieni dalla cugina Ursula che ti coccola un pò."
    "Il pupo me lo coccolo io!"
    Risata generale, "Sei una tigre col suo cucciolo, noi non amiamo gli uomini, preferiamo le femminucce!"
    Al: "Anch'io!"
    Altra risata generale, Eva era rimasta spiazzata, lo capì e si mise a ridere pure lei.
    "Noi vorremmo un figlio ma non da un tipo nordico, preferiampo un bel bruno ma Daniele non è adatto, Alberto sarebbe il tipo giusto e non avrebbe problemi perchè noi viviamo lontane da Messina, sempre col tuo permesso."
    Eva era rimasta senza parole, per un tipo come lei...stranamente rispose:
    ""Ci penseremo, addio a tutti."
    In macchina silenzio sino all'arrivo in casa:
    "Ti sarai meravigliato della mia risposta ma c'è un perchè che tu non conosci, sono andata dal ginecologo, dopo svariati esami il verdetto: non potrò avere figli..."
    "Parliamone francamente, anche se talvolta sei una rompiscatole  ti amo profondamente e di un pargolo non me ne frega proprio niente anzi siamo fortunati così possiamo scopare senza problemi."
    "Per me è una tragedia, avrei voluto,un ranocchio che ti assomigliasse brutto stronzo e non l'avrò mai..."pianto di Eva.
    "Cerca di ricomporti altrimenti cosa penseranno a casa tua, vieni da Al tuo che ti asciuga le lacrime e ti consola, magari mi puoi fare un pompino."
    Lo schiaffo fu parato da Fefè che se l'aspettava.
    "L'ho detto per sdrammatizzare!"
    "Sdrammatizzare un corno, ti conosco, sei un porco!"
    Per cinque giorni nessun contatto con Erik e con Daniele poi una telefonata:
    "Sabato sera festa danzante a casa nostra, ricchi regali e cotillons, siete invitati, inizio ore 21."
    I recenti avvenimenti sembravano aver cambiato il carattere di Eva, più nessuna battuta acida, affettuosa e accondiscendente alle richieste di Fefè, un'altra Eva con gran piacere dell'interessato.
    Alla festa oltre Ginevra e Ursula c'erano molte altri ivitati che Eva e Fefè classificarono come appartenenti al circolo gay di piazza Cairoli, tutte persone socievoli, distinte, allegre, disinibite. Alcuni si presentarono sponte loro a Eva ed ad Alberto facendo loro i complimenti: "Siete una bella coppia." 
    Eva fu invitata a ballare da un certo Alfio, Al si accorse che i due parlavano in continuazione ed Eva spesso rideva, praticamente la giovin signora passò la serata con lui.
    A quel punto Al su buttò su Ginevra, la bruna, Ursula era la bionda, guardandola negli occhi scoprì una personalità complessa, non era una sciocca, Alberto non  sopportava le donne stupide.Aveva una bella voce, le chiese se era lei che voleva un figlio. Si proprio lei ed aveva davanti un futuro padre ma niente provette, tutto al naturale.
    Ginevra era stata esplicita, figurati se Al non era d'accordo ma forse una certa Eva avrebbe avuto delle obiezioni...
    "Ho visto che ti divertivi con quel signore, ridevi sempre e non ti sei stancata di ballare."
    "Lo sai bene che è gay quindi niente gelosie, l'entrata in questo ambiente ha rivoluzionato il mio modo di vedere un pò tutto cominciando dal sesso, non so cosa mia sia successo,è per me inspiegabile, forse sto vedendo, le cose dal loro punto di vista, ma ne sono meravigliata io stessa. Tu non ci hai fatto caso ma quella bella brunona brasiliana che ballava con Erik è un trans."
    "Ero troppo attento a quello che mi diceva Ginevra, anch'io sono confuso, ne riparleremo a mente serena."
    Il giorno dopo inufficio:
    "Non ti arrabbiare ma voglio dirti quello che mi ha proposto Ginevra, senza ipocrisie. È lei che vuole avere un bambino ed io sarei, tu permettendo, il futuro padre ma tutto al naturale, senza provette."  
    Eva non aveva risposto, era entrata in crisi, non potendo avere figli avrebbe voluto conoscere un marmocchio di Al, era una pazzia, forse no, avrebbe chiesto solamente di poterlo vedere ogni tanto senza troppe intromissioni nella sua vita, solo vederlo ogni tanto, questa era la sua condizione.
    La notizia comunicata per telefono a Daniele ebbe l'approvazione entusiasta anche di Erik oltre che di Ginevra e di Ursula ma come organizzare l'evento?
    Ci pensò l'interessata che propose un piano: letto matrimoniale di Daniele e di Erik prestato ai due temporanei amanti, gli altri avrebbero atteso l'evolversi dell'evento dinanzi alla televisione tanto per non pensare ai due in love.
    La sera seguente alle ventuno Eva e Al si presentarono in villa. Grandi abbracci fra tutti e risolini per mascherare un certo imbarazzo, anche i gay si imbarazzano davanti ad un eventuale nascita di un bebè che avrebbe avuto oltre la mamma anche tanti zii.
    Ginevra prese per mano Alberto e i due scomparvero dietro una tenda.
    In bagno Al entrò subito in erezione con la sua sproporzione fuori del normale e con lo sguardo atterrito di  Ginevra.
    "Non ti preoccupare, so essere molto delicato."
    "Stiamo un pò abbracciati, vorrei della tenerezza, non sono più abituata ai maschietti. Quando ero in college ho avuto varie avventure etero ma nessuno lo aveva come il tuo.
    Vorrei dirti il motivo del mio rapporto con Ursula: è cominciato quando stavo con un ragazzo molto bello desiderato da tutte, mi ha fatto molto soffrire per le sue avventure con altre ragazze. Io dividevo la stanza con Ursula: un giorno mi trovò che piangevo nel mio letto per colpa del mio amico, l'avevo trovato in camera sua con un'altra, piangevo a dirotto e Ursula mi ha consolato tanto che ha cominciato a baciarmi tutta, così è iniziata la nostra relazione, ho scoperto il mio lato omo, da allora siamo sempre insieme, anche lei è modella e giriamo un pò tra la Svizzera, la Germania, la Francia e l'Italia.
    Da allora non sono stata più attratta dagli uomini ma quando ho visto te...l'ho detto alla mia amica che non si è dinmostrata gelosa quando lo ho detto che avrei voluto un rapporto con te anche perchè avevamo programmato che io avessi un figlio."
    Al iniziò il suo,repertorio con un cunnilingus delicato, Ginevra apprezzò subito e dette segni di goduria varie volte.
    L'ingresso in vagina, anche se effettuato dolcemente, fece sobbalzare Ginevra ma pian piano si rilassò e dette vita ad una serie di orgasmi multipli tanto da far neravuigliare anche Alberto.
    "Resta dentro finchè vuoi, anche se non sarà più duro così sarò sicura per una gravidanza."
    Ma quale ammosciamento, Al rimase anche lui meravigliato, il suo 'ciccio' non ne voleva sapere di ritirarsi in buon ordine e così riprese a muoversi dentro Ursula che apprezzò ricominciando con le godurie. "Sento la vagina un pò irritata."
    "Gli amici di là si saranno addormentati, s'è fatta l'una, tu rimani qui io vado a raggiungere Eva." 
    Nel salone, sbracati sui divani, nessuno aveva voglia di parlare, il viso di Al era di per sè una visione di quello che era successo.
    Giunti a casa loro, senza il bacino di rito, FAl ed Eva si misero a letto.
    Passarono vari giorni, l'argomento sesso non venne più trattato dai due fidanzati finchè non giunse la telefonata di Daniele:
    "Ci siamo perduti, cos'è successo?"
    "Abbiamo avuto molto lavoro in ufficio, niente di particolare."
    "Sabato invito a cena da noi, c'è una grossa novità per voi, ciao."
    Erik e Daniele erano vestiti tutti di bianco dalla camicia alle scarpe.
    ""Questa è la nostra divisa quando è in vista un avvenimento imnportante, lo sveleremo a fine pasto."
    Erik: "Arriviamo al punto, se non abbiamo capito male voi abitate a casa dei rispettivi genitori, giusto?"
    "Vero, io e Al vorremmo una casa nostra, cerchiamo di mettere da parte qualcosa ma col nostro stipendio..."
    "Bene, soluzione trovata, abiterete nell'appartamento di sopra di nostra proprietà, non l'abbiamo voluto affittare per ovvi motivi di riservatezza nemmeno ai nostri amici ma con voi siamo giunti ad un legane di affettuosità e di stima, che ne pensate?"
    "Siamo stupiti, non preparati a quest'offerta, naturalmente vi pagheremo l'affitto."
    "Ma quale affitto, noi siamo ricchi, ve lo intesteremo, questa è la sorpresa n'est pas."
    Alberto ed Eva avevano l'espressione di Alice nel paese delle meraviglie, si guardavano negli occhi senza parlare.
    "Avete perso la voce?"
    "La vostra gentilezza e generosità non può che commuoverci come potete immaginare, ci ha sorpreso, dire di no a tale proposta sarebbe insensato, non vorremmo essere invadenti nella vostra vita privata..."
    "Non c'è problema, l'appartamento di sopra, peraltro ammobiliato, ha un'ingresso esterno proprio ed una scala a chiocciola interna che li unisce con una porta di divisione, affare fatto allora?"
    "Vorremmo prima parlarne coni nostri genitori non specificando che è un regalo da parte vostra."
    In macchina:
    "Eva ragioniamo, quell'appartamento, fra l'altro pure ammobiliato, vale un patrimonio, cosa vogliono veramente da noi, niente rapporti sessuali ai quali non mi potrei abituare."
    "Ne so quanto te, siamo così simpatici da meritare un sì grande regalo, forse gli omo hanno  un diverso modo di ragionare, piace loro vederci insieme felici ed averci a portata di mano per compagnia, boh..."
    I relativi genitori non erano stati affatto contenti della notizia, vivere insieme senza essere sposati!
    "Papà ho venticinque anni, io e Fefè abbiamo bisogno di una vita privata."
    Ci vollero due giorni per il trasloco degli oggetti di ciascuno, alla fine tutti soddisfatti i novelli conviventi invitarono a cena Erik e Daniele, cena che sarebbe stata preparata da un'inedita Eva  con qualche dubbio da parte di Fefè.
    "Sei sicura di essere all'altrezza, non faremo una brutta figura?"
    Mia madre è una signora all'antica e nei ritagli di tempo ha voluto insegnarmi a cucinare, ti stupirò."
    Quel sabato Eva fece un giro nei negozi per prepararsi alla pugna culinaria col risultato di:
    risotto cozze, vongole, seppie e cannocchie in brodetto (delizioso), trancio di pesce spada arrosto,gamberi impanati e tanti contorni di verdure. Finale ananas, gelato al limone e caffè.
    Applauso da parte di tutti.
    Daniele: "Sei una sorpresa piacevole, sinceramente pensavo alla mia ulcera..." e inaspettatamente prese a baciare Eva in bocca, la cotale non osò tirarsi indietro anche se decisamente meravigliata, meravigliato pure Fefè che fece l'indifferente.
    "A parte l'ammirazione per le tua arti di cuoca ho visto Daniele troppo interessato a te, che sia bisessuale?"
    "L'ho pensato anch'io, non è un brutto uomo ma..."
    Al sopraggiungere dei padroni di casa la conversazione cessò.
    Erik; "Ieri sera ho mangiato,come un lupo ma non mi sento appesantito a parte il, fatto che questa mattina non ho fatto colazione, di nuovo complimenti, Al sei un uomo fortunato."
    Alla fine tutti in mare, scherzi da parte di tutti con finale di abbassare i costumi agli altri con evidenti denudazioni in bella vista, al centro dei giochi la bella Eva ch<e ad un certo punto si trovò denudata con grandi risate da parte dei due omo, un pò meno da parte di Al che però non fece nulla per far finire il gioco. 
    Riposino pomeridiaano poi la sera al ristorante 'La Sirenetta' un locale famoso per il buon cibo e molto ambito dalla Messina bene, sicuramente era stato prenotato molto tempo prima.

    .
                                                 

     

  • 29 agosto 2014 alle ore 16:28
    E VISSERO A LUNGO...

    Come comincia: "Arbè guarda stò biglietto." Arianna era rientrata a casa, buttato il soprabito su una sedia dell'ingresso era volata nelle braccia di Alberto che l'aspettava nel salone spaparazzato sul divano a guardare la tv e gli aveva porto un bigliettino: "B.P.E. 1.000" che cacchio vuol significare, è la marca di una moto?" "Se avessi studiato ragioneria al posto del tuo classico avresti capito subito che B.P.E. sta per 'buono per euro' e 1.000 sono gli euro. "Seguito a non capire, in cucina è pronto il pranzo." Alberto,. cinquant'anni, pensionato delle poste, condivideva con la moglie quarant'enne un pentavani all'ultimo piano di via Cerere nella zona nord di Messina, quella snob. Libero da impegni di lavoro, si era scoperto casalingo e faceva trovare un pasto pronto all'amata consorte al rientro dal lavoro di cassiera alla Banca Rurale di Catenanova. Arianna mangiava lentamente facendo crescere la curiosità del marito. Era proprio un essere delizioso la sua Arianna: bruna, 1,70 di altezza, sguardo sbarazzino, bocca turgida ma non volgare, un tre di seno ma il lato più accattivamnte erano le gambe lunghe , affusolate, caviglie sottili, un tipo che non passava inosservato."Pensi di tenermi a lungo sulla corda?" "Gira il biglietto" 'Comm.Nullo Ciavarella - gioielliere - via Alessandria 125 - Messina'." "Inquadrato, è la più importante gioielleria di Messina,ma il titolare è messo male sia col nome che col cognome." "Ma è messo bene a quattrini anche se si è dimostrato uno spilorcio, 1.000 euro, un'offesa!" "Un pò di chiarezza non farebbe male." "Allora sei proprio tonto, mi si vuole fare per 1.000 Euro, t'è capì!" Preso alla sprovvista Al rimase a contemplare la consorte oggetto di desiderio del gioielliere. Non era geloso anzi questa categoria era stata sempre presa di mira dai suoi strali ma dinanzi ad una realtà non prevista..."Secondo stò zozzone io valgo 1.000 euro, sai che faccio? Ci aggiungo uno zero e vediamo la situazione, il signore con scuse varie si presenta quasi ogni mattina al mio soprtello, che ne dici?" "Che ne dico, la patatina è tua, sei tu che gliela devi mollare, eventualmente!" "Hai detto bene eventualmente, quello è pieno di palanche, per 10.000 Euro magari un lavoro orale, fra l'altro ha la pancia e la tua età, vedremo." Quella sera Alberto ed Arianna fecero all'amore in maniera forsennata, l'idea di un'eventuale avventura da parte dells signora aveva acceso il desiderio di entrambi, boh? Alle quindi del giorno seguente Alberto aspettava con ansia il ritorno della consorte e rimase sulla porta d'ingresso per essere messo al corrente delle novità."E allora?" "Il cotale ha messo un bell'O.K. sul bigliettino, mi aspetta in gioielleria questo pomeriggio, mi accompagnerai tu in macchina." "Allora hai deciso?" "Voglio vedere come prosegue stà storia, voglio divertirmi un pò a spese di quel mammalucco, se vuole assaggiarmi deve tirar fuori un bel pò di dindini, intanto lo faccio arrapare ancora di più..." Alberto posteggiò la sua Peugeot a circa duecento metri dalla gioielleria, Arianna scese pigramente dalla mcchina e, ancheggiando, si diresse verso il negozio. Mille  fantasie nella mente di Alberto, cosa stavano facendo i due, Arianna aveva detto di non volersi mollare subito, un bacio, una toccata nelle parti basse, un pompino...questi pensieri fecero uno strano effetto sul povero Al che si trovò con un'erezione non prevista, non sapeva più che pensare. Pian piano 'Ciccio' rientrò nella cuccia, era passata circa mezz'ora quando Arianna si presentò sempre ancheggiando dinanzi alla macchina di Al che mise in moto senza parlare. "Non sei curioso di sapere com'è andata? Si che sei curioso,siamo entrati nel suo studio, la moglie il pomeriggio non va in negozio, Nullo ha cercato di baciarmi, cosa che non gli ho permesso, non mi andava proprio, ci siamo seduti sul divano e Nullo ha preso a pomiciarmi tutta, mani sul fiorellino, sulle tette, sul popò, sembrava impazzito, l'ho lasciato fare tanto era patetico. Sulla scrivania avevo notato un mazzo di banconote da 500 euro, con disinvoltura mi sono alzata e l'ho riposto nella borsetta. In quel momento ho pensato che sarebbero serviti per pagare il costoso condominio con piscina e campo da tennis oltre che il mutuo e bollette varie. Ritornata sul divano l'ho trovato con i pantaloni abbassati, sotto una pancia grossa sbucava una cosa piccolina ma tanto piccolina che sembrava il pene d'un bambino. Ho evitato di ridere e l'ho preso in mano. C'è voluto del tempo prima che diventasse duro e mi ha chiesto di metterlo in bocca. Niente da fare, il pezzo sale e quindi sega e via." Riccardo guidava lentamente, il silenzio era sceso fra i due, diversi i loro pensieri: Arianna pensava che 10.000 euro per una sega era un buon prezzo, Alberto aveva in mente Arianna con in mano un pene non suo, anche se piccolino ma sempre un pene! L'argomento non fu oggetto di discorso per molto tempo, la vita fra i due coniugi si svolgeva come se nulla fosse successo sinchè un giorno al rientro a casa di Arianna all'ora di pranzo: "Al sabato andiamo in gioielleria, ho voglia di un braccialetto particolare a forma di serpente." "Inutile chiederti in quale gioielleria, vero?" "Indovinato ma andremo insieme perchè sarà presente la consorte del cotale." Il negozio era molto ampio, vetrine dappertutto con all'interno vasellame, gioielli, ceramiche, tutti pezzi di gran lusso. Al banco due commesse ed una signora di una certa età che trattavano con i clienti. Nullo comparve da dietro un tenda, forse stava spiando l'arrivo della sua desiderata, baciò la mano ad Arianna e uno strascicato 'piacere' ad Alberto e: "Cosa posso servirle bella signora'" "Un braccialetto alla Cleopatra, a forma di serpente, dottore ne ha?" "Siamo fornitissimi, ne ho un paio che le piaceranno." Nel frattempo la consorte del titolare si era avvicinata al terzetto e: "Nullo non mi presenti ai signori?" "Mia moglie Clara, Claretta per gli amici." "Sono Alberto M. e questa è mia moglie Arianna, siamo abbagliati da tante belle cose!" "Siamo i più forniti a Messina." La signora non dimostrava i suoi cinquant'anni, non alta di statura sfoggiava un corpo giovanile, in viso qualche ruga ben coperta da evidenti ricorsi a saloni di bellezza. "Per 10.000 euro mi farei fare da lei un bel pompino così la signora capirebbe la differenza fra una cosetta minuscola ed un cazzo gigante!" pensava Al sorridendo dentro di sè. Il prezzo del gioiello fu di 3.000 euro che Arianna pagò in contanti (soldi guadagnati col sudore della...) e, ai saluti: "Forse potremmo rivederci, siete una coppia simpatica,vero Claretta?" Claretta non si pronunziò, salutò Alberto e Arianna con un sorriso poco convinto, le donne hanno il famoso sesto senso. La novità comparve all'improvviso: "Per oggi pomeriggio ho invitato Nullo a casa nostra, mi voleva portare in albergo o nella sua villa a Castanea, non mi sono fidata, preferisco che venga qui." Al rimase senza parole. "Caro non ti preoccupare, ci sono di mezzo cento foglietti! Conti presto fatti, 200 x 100 = 20.000 Euro! Non essere geloso, per me sarà una passeggiata." Al aveva i suoi buoni dubbi, per quella cifra Nullo non poteva che pretendere tanti bei servigi! Di comune accordo i due coniugi avevano predisposto un interfono nella camera da letto ed uno nel bagno comunicanti con lo studio così Al poteva tenere sotto controllo la situazione. Alle quindici il campanello, Alberto si rifugiò nello studio, Arianna aprì la porta d'ingresso. "Ti ha visto qualcuno?" "Si una signora che si è fermata al secondo piano, le ho detto che andavo al penultimo. Tuo marito?" "Tornerà tardi, è a casa di amici." In bagno: Cara guarda che bel regalo per te, sono 20.000." Con indifferenza Arianna: "Mettili in quel cassetto, lavati, io ho provveduto a sistemare la mia cosine." Riccardo sentiva perfettamente quello che accadeva in camera da letto, aveva chiesto ad Arianna di parlare molto specificando quello che stava facendo, infatti: ""Vengo sopra di te, lo preferisco, sai la pancia..." "Fatti baciare, ho portato con me un vibratore." "Non capisco a cosa ti serva ad ogni modo niente baci in bocca piuttosto comincia dalle tette con piccoli morsi, attento a non farmi male, ecco bravo così, intanto ti tocco il cosino, guarda è già duro, scendi sotto, la gattina è molto vogliosa, si così,ancora,fammi godere tanto..." Arianna  recitava bene la parte, ad un tratto un rantolo, faceva finta di godere la puttanella! "Smetti un attimo, fammi riprendere...ecco ora vengo di nuovo su di te così potrai rimetterlo in fica." Arianna aveva usato volutamente quel termine volgare per crare una situazione più arrapante per il soggetto e farlo smettere il prima possibile ma aveva fatto male i suoi conti. "Cara ci metto molto a godere, abbi pazienza." Cattiva notizia sul fronte Arianna, doveva fare una bella fatica su quel pancione. Un tratto di silenzio, solo qualche piccolo ansimare, poi: "Cara che ne dici di metterti alla pecorina, hai un popò delizioso, vorrei assaggiarlo!" "Te lo puoi dimenticare, niente culo!" "Raddoppio l'offerta." Dopo un attimo di silenzio: "Sei convincente!" Arianna aveva accettato,altri 20.000 euro! Non doveva provare gran dolore con quella piccola cosa, aveva provato ben altro col 'ciccio' di Riccardo! "Vado in bagno a prendere la vasellina." "Un'altra cosa, vorrei che mettessi il vibratore in vagina mentre ti inchiappetto, proverai doppio gusto!" Fantasioso il panzone. Dopo un pò si udì un rantolo di Arianna, a Riccardo sembrò vero, forse il vibratore aveva fatto il suo effetto, anche Nullo doveva essere soddisfatto. "Cara un'ultima cosa, devi concedermela, voglio entrare nella tua deliziosa pelosa nel frattempo io mi infilo il vibratore nel mio didietro." Arianna non aveva protestato, dopo un bel pò di tempo un rantolo maschile, Nullo aveva goduto, doppio gusto! Al si sentiva frastornato, aveva partecipato a tutte le evoluzioni amorose della consorte e dell'amante, si sentiva svuotato di energie. Dopo l'uscita di casa di Nullo: "Cara, sbaglio o hai goduto veramente col vibratore?" "Te ne sei accorto, quell'aggeggio vibrava sul mio clitoride e sono venuta, tutto sommato penso che potremmo comprarlo." Quella notte Alberto preferì rinunziare al sesso, forse un pò di gelosia ma rivedeva nella mente la sua bella infilzata davanti e di dietro, in parte consolato dai 40.000 Euro. L'episodio erotico-monetario fu messo dfa parte, nessuno dei due coniugi ne parlava, era ritornato il tran tran quotidiano:pranzo pronto alle quindici, il pomeriggio Arianna sbrigava le faccende domestiche, un pò di televisione, qualche puntata al cinema, il sabato o la domenica al ristorante o in qualche agriturismo. In campo erotico una sola novità: Arianna aveva voluto far godere Al con i suoi deliziosi piedini e c'era riuscita in pieno! L'imprevisto dopo circa un mese. A casa M. giunse una telefonata, erano le dieci del mattino: Alberto: "Ciao cara, cosa fai di bello?" "Non sono la sua cara ma Claretta C., desidero parlarle con urgenza, mi troverà nel posteggio dinanzi a casa sua fra mezz'ora."Stupito, imbarazzato, sorpreso Riccardo si sedette in poltrona nel salone, che fare? Per prima cosa telefonò ad Arianna e la mise al correntre della telefonata ricevuta, per risposta una gran risata."Che hai da perdere, non ti violenterà di certo, non sei curioso?" Dopo mezz'ora una Volvo entrò nel cortile, Alberto si era vestito di tutto punto, si sistemò in macchina al posto del passeggero, la signora mise in moto e si diresse verso nord. "Gentile signora gradirei sapere dove siamo diretti." "Puoi darmi del tu, chiamarmi Claretta, ormai siamo parenti..." Più esplicita di così! Al prese ad osservarla più attentamente: capelli a caschetto di un grigio medio, tinta ben fatta, viso regolare (niente naso lungo che Riccardo detestava), labbra carnose quanto basta."Completo io il tuo esame, non ho la dentiera, vado in palestra tre volte alla settimana, due in un istituto di bellezza. Stiamo andando a Castanea delle Furie dove ho una villa, telefona alla tua bella che rientrerai a casa a pomeriggio inoltrato." Questi erano ordini veri e propri, Clara dimostrava di avere una personalità atta al comando. Al come un automa prese il telefonino e comunicò la notizia ad Arianna, la consorte che sapeva con chi era in compagnia non fece commenti.Giunti nella frazizone Clara posteggiò  l'auto dinanzi ad una villa in stile spagnolo a due piani, chi l'aveva progettata aveva buon gusto. Salirono al secondo piano dopo essersi liberati dei cappotti. "Vado ad accendere il 'caldo bagno' in camera da letto e in bagno, quando non si è vestiti è preferibile un ambiente riscaldato. Alberto era stupefatto, affascinato da quella donna che aveva pianificato tutto con tanta naturalezza, nessun commento gli uscì dalle labbra. "Nel frattempo sediamoci nel salotto, penso che tu meriti una spiegazione. Visto il buco di 40.000 euro sul nostro conto ho chiesto chiarimenti a mio marito che ha confessato, siamo ricchi e ci possiamo permettere qualche spesa pazza ma sono curiosa di sapere cosa di particolare ha trovato Nullo in tua moglie, è una donna piacevole ma come lei..." "A questa domanda può rispondere solo tuo marito, io sono il diretto interessato quindi di parte, lui che ti ha detto?" "All'inizio mi ha raccontato un sacco di balle ma poi ha sputato la verità, è venuto a casa tua ed ha avuto rapporti intimi con tua moglie...non dire che non lo sapevi...bene eri al corrente di tutto e quella somma vi ha fatto gola." "Noi siamo una coppia aperta e non ci nascondiamo nulla, all'inizio ero perplesso, ho detto ad Arianna che, essendo lei l'interessata, doveva prendere lei la decisione, non sono un'ipocrita." "All'inizio le aveva promesso ventimila euro, come somno diventati 40.000 non me lo ha voluto dire, ne sai qualcosa?" "Arianna mi ha confidato che il signore ha voluto qualcosa di non programmato, il prezzo è raddoppiato." "Non riesco ad immaginare cosa fosse, a quel punto..." "Mia moglie ha il lato B particolarmente attraente e il tuo bel marito ha insistito per assaggiarlo." "Figlio di gran...20.000 euro per una inchiappettata!" Clara si stava dimostrando molto più furba di quanto Al pensasse. "Ti svelo il motivo per cui siamo qui, ho cinquant'anni, dopo il matrimonio sono stata una sposa fedele ma dopo che due mesi fà si è sposata la mia seconda figlia è scattato in me qualcosa...una ribellione a trent'anni di vita deludente vicino ad un uomo ricco ma senza personalità, fra l'altro ha un pene piccolo, non fare quella faccia, sicuramente tua moglie ti ha informato ed ora ho deciso di andare all'arrembaggio! Quando ti ho visto mi sei subito piaciuto, non voglio un giovane che possa ricattarmi, penso che in campo sessuale tu ci sappia fare, è quello che voglio da te, me lo devi per pareggiare i conti con mio marito.Al contrario di tua moglie non chiederò soldi. Andiamo in bagno, ormai l'ambiente sarà caldo, sempre che tu sia d'accordo..." Clara aveva un bel fisico, la palestra e i massaggi avevano sortito un bell'effetto sul suo corpo, le tette ancora sode, il ventre piatto ed anche il sedere niente male. "Ti riempo la vasca, io sotto la doccia." Claretta prese un flacone di bagnoschiuma molto profumato, lo versò nell'acqua della vasca, si sedettero sul bordo nient'affatto intimiditi della loro nudità. Riccardo 'sprofondò' sotto la schiuma, chiuse gli occhi per rilassarsi. Il caldo dell'acqua gli fece un certo effetto a un certo coso che spuntò dalla schiuma perfettamente 'in armi' Claretta ne approfittò per prenderlo in mano e: "Finalmente un cazzo degno di questo nome. Come ti dicevo non ho mai tradito mio marito anche se ho avuto molte occasioni, sono stata educata dalle Orsoline e questo mi ha condizionato. Per consolarmi del mancato piacere dovuto al pisellino di Nullo, mi son fatto comprare due vibratori, uno per la vagina ed uno, più piccolo per il popò, mi vergognavo ad andare in un sexy shop, lui sa che li uso." Hai capito, i coniugi C. ambedue muniti di vibratori! Avvolto in un accappatoio Al fu accompagnato da una mano gentile ma ferma in camera da letto, il locale era caldo ed accogliente, Ciccio, sempre duro, spuntava dall'accappatoio. "Alberto che buon sapore!" Claretta aveva iniziato a baciare Al sulla fronte, sulla bocca dove penetrò una lingua molto mobile che fece provare all'interessato sensazioni molto piacevoli. Pian piano la lingua scese sui capezzoli, svicolò sotto le ascelle, poi l'ombellico, ignorò il pene, poi luingo le gambe ed infine una per una le dita dei piedi. Una novità piacevole ma Ciccio voleva la sua parte e l'ebbe quando la pulsella ci montò sopra. Fu un'entrata rapida perchè la vagina era letteralamente inondata, la zozzona era talmente bagnata che qualche goccia si sparse sulle lensuola! Ci sapeva fare la baby, riusciva a strofinare il clitoride sul pene emettendo urletti di piacere e seguitò a cavalcare il suo cavaliere provando orgasmi multipli, altro che 'sono stata educata dalle Orsoline', se le povere monache lo avessero saputo! Ciccio era rimasto in pisizione eretta, l'età prolunga i tempi dell'eiaculazione. La signora che ti fa? Va in bagno e ritorna con un tubetto per lubrificare il buchino posteriore, si mette in posizione ovina, guarda in faccia Al che, capita al volo la situazione, provvide alla bisogna.Entrava lentamente, centimetro per centimetro, aveva provato una certa resistenza, non voleva far troppo male alla signora, finalmente la spada entrò sino all'elsa. Ciccio cominciò a godere, madame se ne accorse ed aumentò il ritmo sino a quando Al dette il colpo finale come nei fuochi d'artificio. Così finì l'inconro fra i due, un'incontro indimenticabile! Al rientro a casa Arianna aveva stampato in viso un bel punto interrogativo. "La signora ha recuperato parte dei soldi spesi dal marito!" fu il commento di Al. Passarono vari giorni senza novità sin quando: Caro, Nullo vorrebbe una mia foto significativa." "Specifica il termine 'significativo'." Possibilmente in bianco e nero, vestita succintamente, prezzo da stabilire." Al non era molto d'accordo ma per le insistenze della moglie si fece convincere. Cercando fra le foto da lui stesso stampate, ne selezionò alcune finchè ne scelse una, sicuramente la più bella: Arianna appariva con un sorriso splendente, una camicietta nera trasparente che lasciava intravvedere il seno, un reggicalze con mutandine alla brasiliana, si intravvedeva perfettamente una nera foresta. "Quanto gli chiederai? A questo punto vorrei conoscere se la gentile consorte gli ha confessato il nostro incontro ravvicinato, chiediglielo." Il giorno successivo al rientro a casa di Arianna. "Prima voglio mangiare poi ti racconto." "Appena ricevuta la busta Nullo si è chiuso in bagno e ne è uscito dopo circa un quarto d'ora rosso in viso, scommetto che si era sparato un bel segone, va matto per me. Mì ha detto d'aver saputo dalla consorte del vostro incontro, nessun commento." Due giorni dopo:"Caro Al l'ultima novità, Nullo ha fatto vedere la foto alla moglie che, nel vederla è rimasta, come dire, impressionata, non so se è il termine giusto,  ha anche detto di voler fare una gita insieme all'agriturismo 'La baracca dei Nebrodi'. A questo punto sono curiosa, vorrei andarci." Al pensò: "Nullo si è scopato mia moglie, altrettanto io con la sua e così siamo pari per modo di dire perchè il pollo ha sganciato 40.000 euro ma quest'incontro a che fine?" "Ci vengono a prendere con la loro macchina, appuntamento alle 10 nel nostro cortile." Era primavera, Arianna indossava un vestito fantasia, leggero, quasi trasparente con ampia gonna. All'arrivo della Volvo un collettivo asettico 'buon giorno' poi la partenza. Nessuna conversazione, forse un pò di imbarazzo, prima dell'ingresso in autostrada Claretta ferma la macchina: la conversazione langue, propongo che Alberto sieda vicino a me e Nullo dietro con Arianna, che ne dite?" Proposta accolta. Arianna e Nullo presero a parlare ma il rumore del motore dell'auto impediva di sentire le loro parole. Clara aveva indossato anche lei una gonna molto larga, quando si dice la malignità! "Noto che guidi molto bene, sei sicura e veloce." Guardando nello specchietto di cortesia Al notò che Nullo si era molto avvicinato ad Arianna che, però, mostrava di non gradire molto la vicinanza e si era spostata all'estremo del sedile. Al ne approfittò per insinuare la mano sotto la gonna della guidatrice che si guardò bene dal protestare (che cosce morbide!).
    Al casello la mano fu ritirata ed il viaggio proseguì fra tornanti sicchè giunsero a destinazione. "Albertoo guarda che panorama magnifico, si vede pure il mare." "Arianna: "Lasciamo da parte i convenevoli, sappiamo tutti come sono andate le cose, tutti d'accordo?" Chi tace...Sorrisi da parte di tutti, Al si trovò sottobraccio a Clara ed altrettanto fece Nullo con Arianna. Dopo aver gironzolato nel giardino sottostante, i quattro fecero l'ingresso nel locale. Al loro arrivo un premuroso signore, sicuramente il padrone,venne loro incontro. "Sono il signor C., ho prenotato per quattro, se possibile vorremmo una saletta riservata." Furono accontentati o meglio fu accontantato Nullo che aveva avanzato la richiesta per secondi fini pensò Al. La conversazione fra Al e Claretta era costante, sorrisi, battute, qualche barzelletta mentre fra Arianna e Nullo languiva. Fra l'altro Nullo mangiava poco al contrario del solito tanto che la consorte: "Caro ti senti bene, ti vedo palliduccio." "No cara tutto bene." A questo punto un'alzata d'ingegno di Al: "Col pollo mi sono unto le mani, vado a lavarmi." "Clara: ti seguo, anch'io mi sono impiastricciata." Incontrarono un cameriere: "Io e mia moglie vorremmo lavarci, dov'è il bagno?" Appena all'interno, chiusa a chiave la porta, un polipo entrò nella bocca di Al il quale ricordava bene il precedente, per accontentare 'ciccio' già in posizione orizzontale, piegò a 90 gradi l'accondiscendente Claretta e la penetrò selvaggiamente, ben assecondato dall'interessata. Dopo circa venti minuti uscirono dal bagno ridendo allegramente come due studentelli in gita scolastica. Al tavolo Nullo: "Anch'io mi sono sporcato le mani, Arianna mi fai compagnia?" Malvolentieri l'interessata fece un segno d'assenso. "Ragazzi quando domandate dov'è il bagno dite che siete marito e moglie come abbiamno fatto noi!" Dopo circa un quarto d'ora rientro dei due al tavolo, Nullo rosso in viso, Arianna con la faccia annoiata. Al all'orecchio di Claretta: "Scommetto che tuo marito voleva scopare o farsi fare un pompino ma si è dovuto accontentare di una sega!" Gran risata di Claretta. Il quartetto sembrava affiatato, sembrava.Alberto il più fortunato viaggiava alla meraviglia: moglie e amante, Arianna marito e amante (malvolentieri), Claretta, messi da parte i vibratori, l'amante, Nullo il più sfortunato solo le briciole: nessuna rapporto con la consorte, amante col contagoccie e talvolta il vibratore per il suo poco nobile popò. Così vissero a lungo...Come nelle favole di Esopo anche in questa storia c'è una morale: nella vita c'è chi se la gode alla grande a spese dei meno fortunati!

  • 18 agosto 2014 alle ore 18:30
    LA PASSIONE E L'AMORE .

    Come comincia: La marchesa si dilettava a parlare francese così l'Albertone poteva sfoggiare la sua lingua straniera preferita.
    Fuori dalla stazione troneggiava la Silver Cloud III. come sbagliarsi, ad un cenno di Alberto l'autista di precipitò a prendere la valigia dell'ospite e poi aprì la portiera posteriore dell'auto, Alberto la richiuse posizionandosi sul sedile al lato dell'autista.
    "Senta Alfredo, anche se lei è più anziano di me vorrei che ci dessimo del tu, i romani lo fanno non per invadenza ma per un rapporto più amichevole."
    "Come vuole lei, anzi tu."
    Il viaggio fu piacevole, pian piano l'auto percorreva strade in salita, sempre più in salita.
    "Alfredo fra poco arriveremo sulla cima dell'Etna!"
    "No signore, anzi Alberto, siamo quasi arrivati."
    Dinanzi ad un cancello Alfredo azionò un telecomando.
    "Vedi, là in fondo in quella dependence alloggiamo noi della servitù: Carmela la cameriera, Alfio il giardiniere e Cettina la cuoca."
    Al suono del clacson comparve Gea.
    "Benvenuto, mi segua, le mostrerò la sua camera, Alfredo..."
    "Alfredo ha finito il suo compito, la valigia me la porto io."
    "Colazione alle 13,30."
    "Ma io ho già fatto colazione...va bene ho capito."
    Alberto troppo tardi aveva compreso che i nobili chiamano colazione il pranzo, cominciava bene!
    Una sciacquata al viso pantaloni beige, camicia a righe multicolori 'Armani', aperta sul davento per mostrare il pelo mascolino e via!
    Madame la marchesa giunse al braccio di Gea, molto signorile nel vestire sempre di nero ma di stoffa più leggera e senza gioielli.
    Un finto baciamano apprezzato con un cenno del capo dall'interessata ma non dalla dama di compagnia che lo immortalò con uno sguardo gelido.
    Pensiero di Alberto: "Ma guarda sta stronza!"
    "Anche se siamo lontani dal mare riesco a farmi pervenire pesce fresco: ho ordinato pappardelle cozze e vongole, aragosta olio e limone, tanti contorni e le alici marinate che non mancano mai nella mia dieta, il medico afferma che aiutano contro l'osteoporosi, faccio finta di crederci perchè mi piacciono."
    Dopo il caffè i tre 'emigrarono' in giardino.
    "Gea fa fare un giro nel parco al nostro ospite così digerirete, a me la solita sigaretta, l'unico vizio che pratico..."
    "Lei ha il senso dello humor, noi romani..."
    "Ce l'avete sin troppo!"
    "Gea non ama molto i romani, se vuole lei stessa le dirà il perchè."
    I due si incamminarono lungo un viale al centro di un prato all'inglese, lontano, dietro alberi di alto fusto, il parorama di Taormina.
    "Taormina è una città che amo, ci vado spesso perchè..."
    ""È la località preferita per le sue numerose conquiste, si vede subito da quell'aria di supponenza, questa cade ai miei piedi!"
    "Spero di no, sarebbe spiacevole che si facesse male, vorrei che diventassimo amici."
    Sino al rientro in villa silenzio totale. Gea era vestita collegiale:camicietta rosa chiusa sino al collo, ampia gonna nera, scarpe ballerine.
    "Allora com'è andata la passeggiata, le è piaciuto il mio giardino, Gea le avrà mostrato la voliera, era stata messa su da mio marito gran cacciatore..."
    Quella frase sospesa fece capire al bell'Alberto che i maschietti non erano benvoluti da quelle parti, fece buon viso a cattivo gioco:
    "Col permesso della signora marchesa vorrei visitare l'interno della magione."
    "Che bel vocabolo, oggi nessuno lo usa più, Alberto che studi ha fatto?"
    "Liceo classico ma come lingua straniera il francese, purtroppo oggi va di moda l'inglese."
    "Io amo molto il francese, la mia insegnante era di madre lingua francese, potremo fare un pò di conversazione."
    "Io ricordo ancora delle poesie di La Martine e di De Vigny."
    "Un giorno me le reciterà, per ora col suo angelo custode giri per la mia magione."
    Al piano terra un grande salone arredato con mobili antichi, alle pareti scudi, alabarde, corazze e arazzi al centro un grande tavolo. Non erano di gusto di Alberto ma quasi sicuramente quello del defunto marchese amante della selvaggina femminile.
    Cena frugale e poi in giuardino, il clima fresco del mese di luglio allegrò la compagnia che appoggiò le proprie membra su sedie da giardino ben imbottite.
    "Gea per favore va a prendere il mio bocchino e una sigaretta, lei Alberto non fuma?"
    "Il signore ha altri vizi." dopo la battuta Gea scomparve dietro una tenda.
    "Non faccia caso al comportamento di Gea, è stata sposata e poi abbandonata da un architetto romano che, guarda caso, anni fà ha conosciuto proprio al Bellini di Catania."
    "Ben strana coincidenza, cambiando discorso marchesa volevo dirle che sono pratico di fotografia ma sono anche un maresciallo della Guardia di Finanza, ero a teatro per fotografare un tale..."
    "Le assicuro che m'è venuto un dubbio nel conoscerla, aveva qualcosa di militare che mi ha incuriosito, e bravo il nostro maresciallo non appena Gea lo saprà..."
    "Farà salti di gioia!"
    "Importante che non sia un architetto!" La marchesa prese a ridire gioiosamente.
    "Gea indovina che professione esercita il qui presente Alberto, non ci azzeccherai mai!"
    Gea impallidì vistosamente.
    "No non è quello che pensi tu, il signore è un sottufficiale della Guardia di Finanza. ti piacciono le Fiamme Gialle?"
    Gea aveva incollato il suo sguardo sul viso del buon Albertone che stette a rimirarla con sguardo ironico.
    "Sono benemerite!"
    "No quelli siono i nostri cugini Carabinieri, noi non siamo nei secoli fdeli, il nostro motto è 'Nec recisa recedit."
    "In quanto a fedeltà ci credo, conosco il latino ma non capisco che c'è di tagliato che non recede."
    "A Gea, lassamo perde alla romana!"
    Alberto capì subito di aver fatto un errore, il romanesco non era gradito da quelle parti.
    "Ma io ho anche parenti veneti e lombardi, mia nonna..."
    "Lasci stare le parentele, non credo una parola di quello che dice."
    "Gea quando si arrabbia è più bella!"
    "Questa frase è la ciliegina sulla torta, a teatro facevo meglio a restare nel palco!"
    "Ragazzi tregua, intanto penso che siate coetanei e potete darvi del tu, Gea vorrei andare a dormire, non ho bisogno di te, accompagna Alberto nella sua stanza da letto..."
    Questa volta fu la marchesa a scoppiare a ridere.
    "Signora marchesa vedo con piacere che il qui presente le ha fatto tornare il sorriso. è da tempo che non la vedo così, spero tanto che il qui presente faccia lo stesso effetto su di me!"
    "Mi hai letto nel pensiero, Gea cerca di volermi bene, in fondo sono un povero diavolo che non ha colpa di essere nato sotto il cupolone!"
    "Buona notte povero diavolo, ti auguro sogni d'oro ma quello che tu pensi sarà solo un sogno!"
    Mah, poteva andare peggio, Gea prima o poi avrebbe mollato, forse..."
    Sveglia tipo militare:
    "Sono le dieci dormiglione, la marchesa è andata a Catania, mi ha assegnato il compito di essere al tuo servizio nel senso di servirti la prima colazione, che pensavi furbacchione..."
    "Il furbacchione vorrebbe farsi una doccia, scusa ma sento qualcosa nell'occhio sinistro, guarda un pò da vicino..."
    Quella era l'occasione buona, o la va...Alberto trascinò Gea sul letto; presa alla sprovvista la damina non reagì e forse era quello che desiderava, non si saprà mai, la conseguenza fu che i due cominciarono a baciarsi, via la gonna, via anche le mutandine, viam il reggiseno, entrata alla grande nella beneamata.
    Il 'ciccio' di Alberto, da tempo a secco, inondò subito la vagina ma si riprese di buona lena sino ad una seconda eiaculazione, Gea rispose alla grande.
    La baby fu la prima a riprendersi:
    "Vado a lavarmi." e sparì dietro la porta del bagno.
    Al rientro in camera prese lentamente a vestirsi.
    "Adesso che ci penso non ha preso nessuna precauzione, non vorrei..."
    "Adesso che ci penso...non vorrei...sei quello che immaginavo, un incosciente ma non pensarci troppo, non posso avere figli, ci mancherebbe altro che avere un marmocchio che ti somigliasse!" Era ripresa la guerra. 
    Alberto provò il piacere della vasca di idromassaggio, si sbarbò, lentamente si vestì e si posizionò su una sedia al di fuori della villa.
    Dopo mezz'ora comparve la Rolls Royce, ne scese madame la marchesa tutta in ghingheri, niente vestito nero ma una gonna rosa pallido con una camicietta turchese, che cambiamento!
    "Madame dire che non la riconosco è la pura verità, è in gran forma!"
    "Questa mattina mi sono svegliata di buon umore, ho chiesto a Gea di cercare dei vestiti più allegri, era molto che non li indossavo, tutto merito suo!"
    "Mi fa sentira sarto Valentino, in ogni caso è un vero piacere."
    "Permetta che la prenda sotto braccio, mi accompagni dentro."
    A quella vista Gea che si trovava nel salone rimase di sasso, l'Albertone in un sol colpo aveva conquistato la vecchia e la giovane!
    "Cara non fare quella faccia, dì alla cameriera di portare in tavola, ho una fame da lupo!"
    I giorni passavano piacevolmente uguali ma senza quello che Alberto avrebbe voluto: una ripetizione di quella mattina che...Non riusciva a capire quell'astio di Gea, molto probabilmente non le era dispiciuto quell'incontro ravvicinato, anche la marchesa doveva aver intuito che il loro rapporto era cambiato ma, trascorsi cinque giorni Alberto decise di riprendere la via del ritorno.
    "Maresciallo questa magione è sempre aperta per lei, mi telefoni quando vuol ritornare e porti con sè l'atterezzatura fotografica, ho una mezza idea..."
    Accompagnao alla stazione di Catania dal fido Alfredo:
    "Ciao a presto  Alberto, penso proprio che ci rivredremo."
    Alberto aveva seri dubbi a tal proposito, a Messina riprese il solito tran tran, era sempre di cattivo umore, anche il colonnello Speciale se ne accorse:
    "Senti signor marchese piuttosto cher vederti in questo stato ti concedo venti giorni di licenza, fuori dai piedi!"
    Telefonata a casa della marchesa:
    "Sono Alberto vorrei parlare con la padrona di casa."
    "Non ti basta la dama di compagnia, vai sull'alto!"
    "Scusa Gea non ti avevo riconosciuto, ho passato brutte giornate a Messina..."
    "Non fare la vittima, ti passo la marchesa."
    "Bel maresciallo venga subito, io e Gea sentiamo la sua mancanza!" C'era dell'ironia in quella frase.
    "Da parte sua è credibile ma da parte della persona vicino a lei..."
    "È molto cambiatamle manca moltissimo, mi chiede sempre di lei."
    Alberto smise di sentire, la marchesa aveva messo una mano sulla cornetta per non far sentireb la reazione di Gea.
    "Allora a presto!"
    Solito passaggio: stazione di Messina - stazione di Catania, Rolls Royce, arrivo in villa.
    "Per festeggiare il suio ritorno menù speciale: risotto al sugo di anatra, coniglio con peperoni, uccellagione cotta al girarrosto, porchetta di maiale, contorni alla grande, lambrusco di 'Casali' che faccio venire direttamentte da Reggio Emilia, Carmela si è fatta onore!"
    "Non poteva andarti meglio figliol prodigo, come finale che desideri?" Gea aveva detto!
    "Non mettere in imbarazzo il nostro ospite, si vede dal suo sguardo quello che vorrebbe!"
    La marchesa si era sbilancaiata con una battuta decisamente forte.
    Tutto finì con un caffè sul patio.
    "Alberto le ho fatto portare l'attrezzatura fotografica perchè vorrei che riprendesse la villa sia all'interno che all'esterno, voglio mandare le foto a dei miei parenti americani, spero mi accontenterà, ovviamente sarà ricompensato.
    "Madame la marchesa lei mi ha ampiamente ricompensato con la sua conoscenza, ho apprezzato la sua signorilità, quando lei vorrà le reciterò la poesia 'Le lac' di Lamartine, tratta di una coppia di amanti che ogni anno, lasciati a casa di rispettivi coniugi, se la spassano sul lago di Ginevra."
    "Ecco ci mancavano pure i congiugi amanti!"
    "Gea si beccò lo sguardo malevolo sia della marchesa che di Alberto, vista la mala parata la giovin signora prese la via dell'abbandono della sala.
    "Mi prenda sotto braccio, andiamo in giardino e mi reciti la poesia."
    "Ainsi. toujours poussès ver de nouveaux rivages,
    dans la nuite eternelle emportès sans retour,
    ne pourrons- nou sur l'ocean des ages
    jeter l'ancre un sel jour?"
    "È molto romantica, approfitto dellla sua compagnia per passeggiare un pò lungo i viali, non lo faccio mai con gran dispiacere del giardiniere che ci tiene a far vedere la sua opera, ah ecco Alfio che si avvicina."
    "Signora marchesa ci voleva un ospite per vederla fra i miei fiori, guardi che rose, ho fatto vari incroci, vi sono colori che non esistono sul mercato, ammiri i glicini, i salici piangenti, signora marchesa me ne vado, sono commosso!"
    "Alfio è con noi da molti anni ma raramente gli do la soddisfazione di ammirare il giardino, mi ricorda troppo le passeggiate con mio marito anche se..."
    "Ho visto la sua foto nel salone, bell'aspetto dal sorriso accattivante..."
    "Troppo accattivante, l'ho amato molto anche se mi ha fatto soffrire, o mon dieu l'ho trascinata nei miei tristi ricordi, vediamo se riusciamo a ripescare da qualche parte Gea."
    La cotale era seduto nel patio, si avvicinò e prese sotto braccio la marchesa.
    "Questi sono i miei gioielli mi pare la frase di una matrona romana che mostrava i suoi figli alle amiche piene di gioielli."
    Entrrono in casa.
    "Mi sono un pò stancata ma sono felice, lo sarei di più se vedessi un sorriso sul volto di voi due."
    "Io provvedo subito e vorrei essere imitato da quella damina che ho apprezzato sin dalla prima volta..."
    "Questa è la frase riportata nel libro in cui gli spasimanti dell'ottocento traevano ispirazione per le loro lettere d'amore: signorina sin dalla prima volta che l'ho vista sono rimasto folgorato dalla sua bellezza..."
    "Conosco quel libercolo e l'ho usato spesso per le mie conquiste solo che le interessate mi hanno riso addosso!"
    "E hanno fatto bene!"
    "Gea, Alberto ti sta prendendo in giro, questi vostri battibecchi mi intristiscono, pensavo che l'arrivo di Alberto avrebbe portato un'ondata di allegria, Gea..."
    "Riconosco le mie colpe, con l'Albertone pace totale anzi lo prendo sotto braccio e gli faccio vedere la voliera del signor marchese, allons..."
    "Allora coniosci il francese piccola imbrogliona, ti mollerò tutta la poesia di De vigny 'Le cor', si tratta di un corno...attenzione quello è uno che suona!"
    "Guardami negli occhi, noi non potremo mai andare d'accordo, lo so, è colpa mia ma tu oltre ad esssere romano sei pure tifoso della Roma e gli assomigli pure... quel tale quando c'erano le partite della sua squadra si incollava sul televisore e non esisteva più nulla, non voglio più parlarne...ti faccio una proposta: vengo a letto con te ma tu il giorno dopo vai via per sempre..."
    "È un pò duro da accettare ma non vedo bia d'uscita, accetto.Ora incollati un bel sorriso sul volto, facciamo contenta la marchesa."
    "I miei ragazzi finalmente..."
    "Marchesa fotograferò la villa poi rientrerò a Messina, il mio colonnello avrà bisogno del suo fotografo preferito."
    "Sarà per noi un dispicere vero Gea?"
    L'interessata annuì.
    Il giorno seguente Alberto si alzò presto, con la fida Topcon si incamminò nella tenuta, rientrò in villa all'ora di pranzo, il pomeriggio si dedicò agli interni, la sera lavoro eseguito.
    Al termine della cena:
    "Marchesa porto con me i rullini, le spedirò le foto appena possibile, sono un pò stanco e col suo permesso vado a dormire, ciao Gea."
    "Buon riposo, domattina Alfredo lo accompagnerà alla stazione di Catania, buon viaggio se non ci rivedremo."
    L'imbrogliona rideva sotto i baffi, sapeva cosa l'aspettava!
    Dopo la doccia Alberto accese l'abat-jour sul comodino, ci mise sopra un panno azzurro, voleva creare un'atmosfera romantica all'arrivo della beneamata che non si fece attendere.
    Sul vano della porta, illuminata dalla luce del corridoio, le dea apparve in tutta la sua bellezza sotto una vestaglia lunga trasparente.
    "Ti prego un cunnilingus..."
    "Qui comando io, vada per il cunni!"
    Gea cominciò subito ad apprezzare i leggeri morsi e la sapiente lingua dell'amante, gedoette quasi subito ma trattenne la testa di Alberto sul suo pube, voleva ancora...
    Dopo la terza goderecciata:
    "Ti prego vieni dentro piano piano."
    "Piano piano un corno, ci sono scivolato, sei un lago!"
    "Una cosa che a mio marito non ho mai permesso."
    Gea si girò di spalle, prese un vasetto che aveva portato con sè, si lubrificò ben bene il buchino posteriore per la gioia di Alberto che non si aspettava quel finale pirotecnico.
    Un bacino finale e poi la triste uscita di scena, Alberto rimase supino a guardare il soffitto pieno di angioletti.
    Il giovin signore si sveglò alle otto, fece colazione, stranamente in vista nè la marchesa nè Gea, solo Alfredo ad aspettarlo.
    Treno Catania - Messina.
    All'ingresso in caserma il solito paesano caciarone:
    "C'iai l'occhio stanco, quante te ne sei fatte?"
    "Fatti i cazzetti tuoi!"
    Il colonnello Speciale lo accolse con una battuta:
    "Fra nove mesi qualche sorpresa? Se è maschio..."
    "Lo chiamerò Andrea!"
    Alberto inviò le foto alla marchesa che rispose con un mese di ritardo.
    "La ringrazio per le foto, sono molto belle, recentemente non sono stata molto bene, Gea al contrario è ogni giorno più bella, è anche ingrassata un pò. Auguri."
    Alberto rilesse la lettera varie volte, cercò fra le righe un significato recondito che poteva essere:
    - le due signore erano amanti e lui era stato solo un diversivo per Gea;
    - la marchesa voleva un'erede a cui lasciare il suo patrimonio, Gea non era stata sincera, non era vero che non poteva avere figli e quindi...
    Alberto si buttò sul letto: la seconda ipotesi lo sconvolse, sapere di avere un figlio e non poterlo vedere, crescere, coccolare...era stato proprio un imbecille, un fottuto imbecille!

                                                   

     

  • 15 agosto 2014 alle ore 16:43
    LA PASSIONE E L'AMORE

    Come comincia: "M'ha telefonato mio marito..."
    "Novità?"
    "Torna dopodomani..."
    "...prima o poi..."
    "Mi sento morire..."
    "Porta Raffaella da tua suocera e poi vieni a casa mia."
    La storia fra Miriam e Alberto era iniziata tre mesi prima. La dama, un metro e ottanta, lunghi capelli biondi, ben proporzionata, dal sorriso affascinante, un passato da atleta (lanciatrice di giavellotto), casalinga, era sposata con un ometto pari età, Andrea M.. trentacinue anni, un metro e sessantacinque, chiuso di carattere ma ricco di famiglia, ingegnere presso L'ENI, rimaneva lontano da casa lunghi mesi impiegato presso piattaforme petrolifere dando la possibilità alla bella Miriam di spassarsela bellamente.
    Alberto, quarant'anni, scapolo incallito, un metro e ottantacinque, tombeur des femmes, prestava la sua opera presso la Guardia di Finanza col grado di maresciallo. Anche la divisa contribuiva ad aumentare il suo fascino e il successo con le femminucce (anche mogli di colleghi) era assicurato.
    Abitavano nello stesso palazzo. Il loro primo incontro era avvenuto un giorno di novembre, particolarmente piovoso, in cui Miriam aveva avuto difficoltà a trasferire i pacchi della spesa dalla sua macchina sino all'ingresso della scala.
    Il bell'Alberto si era premurato ad aiutarla salendo al suo piano con l'ascensore.
    "Qui finisce il nostro percorso." Alberto aveva buttato l'amo."
    "No entri a casa mia, gliela faccio visitare."
    "Proprio bella, mobili moderni anche se io preferisco quelli antichi."
    "Allora mi faccia vedere casa sua!"
    "Scusi il disordine ma oggi non è il giorno del filippino."
    "Vedo che ha ancora il letto sfatto, chissà quante femminucce ci sono passate!"
    "Una meno di quante ne vorrei!"
    "Non capisco.."
    Miriam invece lo capì subito perchè si trovò lunga distesa sul letto non rifatto con Alberto sopra di lei, così era iniziata la loro, storria.
    Domanda immancabile: "Mi domando e penso non essere il solo come o meglio perchè hai sposato tuo marito."
    "Mio padre era morto e la sua pensione di riversibilità non era sufficiente per mantenere la mia famiglia soprattutto per acquistare i medicinali per mia madre gravemente ammalata. Andrea da tempo mi faceva una corte assillante, era ricco di famiglia, sapeva di non avere alcuna possibilità ma non demordeva. Spinta da mia madre e dai suoi parenti mi sono lasciata convincere a sposarlo ben sapendo che mi sarei prese tante licenze extramatrimoniali sin quando ho conosciuto te e mi sono innamorata, maledizione!"
    "Maledizione perchè?"
    "E me lo domandi. Adesso al solo pensiero che mi tocchi mi rende nervosa, infastiita, trovo la cosa insopportabile..."
    "Lascialo."
    "Raffaella è troppo piccola e lo adora, sarebbe per lei un trauma e poi non saprei dove andare lasciando casa nostra, lui mi farebbe la guerra con la separazione per mia colpa, senza alimenti e poi chiederebbe l'affidamento di nostra figlia."
    "Cerco di mettermi nei tuoi panni..."
    "Non penso che possa riuscirci, per un uomo il sesso è qualcosa di più superficiale e poi non sei innamorato di me..."
    "Sai l'amore..."
    "Lascia perdere, sei molto bravo con le parole e forse riusciresti a convicermi che tu.."
    Miriam si era messa a piangere.
    Erano passati vari giorni senza che i due amanti potessero sentirsi.
    Una mattina Alberto sentì bussare alla porta con violenza. Scalzo andò ad aprire., Miriam entrò e si butto sul letto.:
    "Hai staccato il telefono e il cellulare."
    "Si non volevo che mi chiamassero dalla caserma, ho fatto due notti..."
    "Due notti con chi o meglio con quale baldracca!"
    Alberto prese il viso di Miriam fra le mani, il pianto di una donna era per lui il peggior castigo che potesse capitargli, gli toglieva tutte le difese, sentì crampi allo stomaco.
    "Riesci a spiegarmi cosa è successo?" (si era completamente dimenticato del rientro di Andrea in famiglia.)"Il 'padrone' mi ha telefonato dall'aeroporto di Catania: 'fra due ore sarò lì, preparami una buona cena.'"
    "E per una cena la fai tanto lunga!"
    Miriam guardò Alberto con odio.
    "Dopo la cena c'è il digestivo!"
    Alberto capì che non era il caso di fare ancora l'imbecille, Miriam era in piena crisi di rigetto del marito per colpa del bel maresciallo di cui si era innamorata, allora cercò di entrare in campo con la psicologia.
    "Amorino usa un pò di fantasia, chiudi gli occhi e vedi me al posto di tuo marito."
    Un rapporto sessuale violento fu la logica conclusione che però non riuscì ad alleviare le angosce di una sconsolata Miriam.
    "L'ho mandato a far la spesa, gli ho fatto un elenco lungo un chilometro così possiamo parlare più a lungo. È stato tremendo, quando mi si è avvicinato tremavo come una foglia, ha cominciato a baciarmi il fiorellino poi mi ha penetrato con violenza, maledetto, mi ha fatto male non era lubrificata, ha seguitato a lungo malgrado facessi finta di godere tante volte, mi sono mossa col bacino e finalmente si è sbrigato.
    Mi sono voltata di spalle e allora sai che ha fatto il bastardo, ha tentato di inchiappettarmi come dici tu, mi son girata di colpo e m'è venuta voglia di strozzarlo (il culino è solo tuo). Mi ha di nuovo penetrato e qui ho dovuto muovermi molto per farlo venire presto: Sono andata in bagno a farmi una doccia, mi sentivo sporca, sono distrutta."
    Che dire ad una donna disperata:
    "Cara quello che mi hai descritto mi ha addolorato, che dirti?"
    "Che mi ami,"
    "Questa era una domanda alla quale Alberto non  amava rispondere e cercava sempre di svicolare.
    "Lo sai, cara."
    "No me lo devi dire."
    "Certo che ti amo..."
    Il ritorno di 'Ulisse' scombinò i programmi di Alberto, non appena poteva Miriam, allontanato da casa Andrea con motivazioni varie, si infilava nel letto dell'amante per una sveltina e poi rientro a casa e la solita domada:
    "T'è piaciuto?"
    "E me lo chiedi cara, sei stata magnifca come il solito.!" Che palle!
    Poi una combinazione fortunata, il colonnello Andrea Speciale invitò il maresciallo nel suo ufficio:
    "Minazzo ho bisogno di te come fotografo dobbiamo amdare a Catania per un servizio, ce l'hai lo smoking?"
    "Comandante c'è un veglione?"
    "Niente veglione dobbiamo andare in un posto dove tutti lo indossano, ne parleremo strada facendo, mettiti in borghese, elegante mi raccomando."
    La sera, barba rasata, tutto in ghingheri Alberto prese l'ascensore e, caricata la valiga in macchina, si diresse all'uscita del parcheggio sotto lo sguardo della beneamata che spiava da dietro una finestra. Telefonino lasciato a casa, avrebbe usato quello di servizio.
    All'ingresso in caserma il maresciallo di picchetto suo paesano:
    "Arbè 'ndo vai, anche il comandante è tutto incriccato."
    "'Ndo vado? A mignotte e tu sei invidiosso!"
    "Ma vedi d'annattene!"
    "Minazzo hai preso tutto il materiale fotografico, è un servizio impegnativo!"
    "Comandante il novanta per cento del materiale è di proprietà esclusiva del sottoscritto, la sa quanto sono stitici a Palermo?"
    "Vabbè, ma non t'allargà troppo." Il colonnello era siciliano ma aveva prestato servizio a Roma per dieci anni.
    A Catania in un albergo prenotato, niente caserma, non volevano farsi riconoscere, era un servizio concordato con la rete occulta di Roma.
    L'indomani nella hall li colonnello gli presenrtò un maggiore e due marescialli in forza al Nucleo Centrale.
    Il maggiore chiese ad Alberto se l'attrezzatura fotografica fosse valida.
    Il colonnello s'interpose:
    "A Roma dicono che è er mejo ma tu non tirare fuori la solita tiritera che gli aggeggi li hai comprati con i tuoi soldi, ti farò dare un encomio, contento'"
    "Comandante se al posto dell'encomio ci fosse un pò di grana..."
    "Mi. vedi..."
    "Ha capito, ci vado subito..."
    Mangiarono inn due tavoli separati, in uno il cononnello e il maggiore nell'altro i tre marescialli e l'autista ma di sapere notizie sul servizio nisba.
    Di pomeriggio il cononnello Speciale convocò l'Albertone in camera sua.
    "Stasera devi fotografare un trafficante internazionale di droga. A Roma hanno saputo che presenzierà al teatro Bellini, è in programma un'opera, musica che non amo ma che dobbiamo sorbirci, mi pare che anche tu..."  
    "Anch'io ma forse ci consoleremo con la visione di qualche..."
    "La tua è una fissazione, vedi piuttosto di non sbagliare, faremmo una figura di cazzo!" 
    "Comandante ho un circomirrotach che..."
    "Che minchia è sto circ..."
    "È un falso obiettivo, io punto un soggetto e ne fotografo un altro a 90 gradi."
    "Mi affido a te, voglio sia il bianco e nero che il colore."
    All'ingresso del teatro una moltitudine di gente ben vestita, tutta la Catania bene, oltre a vecchie signore incartapecorite deliziose fanciulle 'in fiore' al braccio di giovani rampolli.
    L'unico che rimase fuori fu l'autista che, non di buon umore, parcheggiò la Fiat 131 con targa civile in mezzo a macchine di lusso. Sicuramente avrebbe dovuto aspettare circa quattro ore in mezzo ad autisti gallonati che gli avrebbero fatto domande sui suoi 'padroni', preferì recarsi in un vicino bar con telefonino acceso.
    Nel foyer gli appartenenti alle Fiamme Gialle si erano posizionati lontano dal bar per non dare nell'occhio. Solo il maresciallo fotografo girava fra gli ospiti rimediando sguardi malevoli oltre che per motivi di privacy (non tutte le coppie erano regolari) anche perchè le signore non amavano essere riprese stracariche di gioielli; molto prebabilmente i mariti non erano in regola con le tasse!
    Alberto era in contatto visivo col maggiore di Roma il quale ad un certo punto gli fece un segnale: era giunta la persona da fotografare.
    Il cotale: altezza m.1,65 circa, biondo, occhi azzurri, inquietanti, dava l'idea del killer, fisico tarchiato ingabbiato in uno smoking che gli stava decisamente stretto. Al suo fianco eilah! una  bruna dieci centimetri sovrastante, capelli neri a chignon, occhi verdi sorridenti, fisico intrappolato in un tubino nero di sartoria tagliato più in basso all'altezza del seno che, in seguito a manovre improvvise della proprietaria, mostrava un capezzolo sotto lo sguardo indifferente dell'accompagnatore ma non di quello dei vicini maschietti che mostravano un'espressione da ebete e si beccavano un bel calcio negli stinchi dalle gentili compagne.
    Passato il primo momento di stupore, Alberto mise il famoso circomirrotach sull'obiettivo 300 mm., riprese i due da tutte le posizioni (compreso il capezzolo di fuori), usò due caricatori da 36 pose, sicuramente un bel servizio, il cononnello Speciale avrebbe fatto una bella figura con i signori di Roma.
    Al suono di un campanello tutti ai loro posti, la Fiamme Gialle in platea all'ultima fila, i due di cui sopra in prima fila. l'Albertone, con la solita faccia tosta, aveva fatto finta di sbagliare e si era infilato in un palco occupato da due signore: una circa sessantenne dall'aspetto di nobildonna, l'altra più giovane.
    Dopo le scuse per l'intrusione,la signora anziana, con un cenno del capo, gli fece cenno di accomodarsi. La dama con vestito nero di sartoria, leggermente scollato, mostrava due file di perle non coltivate di notevole valore. La ragazza, pari altezza di quella di Alberto, bruna, capelli corti, sguardo da combattente, bella bocca carnosa, vestito nero al ginocchio, vita stretta, seno terza misura, niente gioielli.
    Ad un certo punto il falso free lance sgusciò dal palco con uno 'scusate' seguito dalla giovin damigella.
    "Sono Alberto M. e, per essere sincero, non amo l'opera o meglio non la capisco, datemi il Duca..."
    "Sono Genoveffa Lucio del Priore... vedo che non fa i commenti dei soliti imbecilli, le sono grata, anch'io non amo l'opera ma a proposito del Duca..."
    "Parlavo di Duke Ellington, un celebre jazzista."
    "Lo conosco, mio padre amava quel genere di musica."
    "Vorrei cogliere l'occasione per immortalarla, con la fotografia me la cavo bene."
    "Non amo essere ripresa, senza offesa ma non amo la sua categotria, i fotografi sono maleducati ed invadenti."
    "Stavolta la foto l'ha fatta lei a me, concordo con lei che talvota i paparazzi sono molto fastidiosi ma campano con gli scoop...facciamo pace, le offro qualcosa al bar, a quest'ora non c'è nessuno."
    "Mi chiami Gea, non mi piace essere chiamata così ma ormai lo fanno tutti."
    "Ho un'idea sulla provenienza del suo cognome, se me lo permette..."
    "Mi ha incuriosita."
    "Sin dai tempi che furono i sacerdoti che si trovavano nelle condizioni di dover dare un  nome ai trovatelli, insomma a quelli che venivano abbandonati nella famosa 'ruota' dei conventi, con un pizzico di cattiveria imponevano ai poveri bambini dei nomi che richiamavano la religione ma che facevano risaltare la loro posizione sociale di figli di n.n.Questa è solo una tesi, forse non è il suo caso."
    "La sua è un'ipotesi alla quale non avevo mai pensato o meglio la sconoscevo proprio."
    "Bene, cosa vogliamo ordinare, per lei penserei ad una Cocacola."
    "Proprio non ci ha azzeccato, sono per il 'Negroni' ma voglio tornare nel palco non vorrei che la marchesa avesse bisogno di qualcosa."
    "Marchesa di che?"
    "Marchesa Eleonora G., vedova, molto benestante, è sua la Rolls Royce posteggiata fuori."
    In verità Alberto, da vecchio amante delle macchine, aveva notato una Silver Cloud III color argento, alla faccia...
    Seguì Gea sino all'ingresso del palco, fece per tornare indietro ma la pulsella lo prese per mano e lo introdusse nel palco; con un sorriso la vecchia signora lo invitò a sedersi vicino a lei.
    Dopo circa dieci minuti il bell'Albertone pensò al colonnello Speciale e agli amici di Roma.
    "Marchesa devo assentarmi per scattare delle foto."
    "Si faccia vedere all'uscita..." non finì la frase che la Fiamma Gialla si era fiondata fuori alla ricerca degli 007 e del comandante di Legione il quale, al suo apparire, lo squadrò in maniera poco amichevole.
    All'orecchio del colonnello: "Comandante tutto a posto, in tasca ho due rullini scattati."
    "Si ma dove ti era cacciato, sicuramente con qualche mignotta, vieni con me nell'atrio."
    "Colonnello ha familiarizzato con una marchesa..."
    "Non fare lo stronzo, io riparto per Messina, tu mettiti a disposizione del maggiore, nei giorni prossimi ha bisogno di un fotografo, mollagli i due rullini e adesso ritorna dalla tua marchesa, marchesa buah!"
    Alberto non se lo fece dire due volte, dopo il saluto d'obbligo 'comandi', con molta calma si diresse verso il palco della nobildonna nel momento in cui scrosciavano gli applausi, l'opera era finita.
    "Marchesa col suo permesso vado a scattare altre foto, ci potremo vedere all'ingresso. sempre che..."
    ""A più tardi."
    Alberto raggiunse il maggiore ed i due colleghi, ricevette l'ordine di stare a dispisizione in albergo, appuntamente fra due giorni alle ore 20.
    Felice come una Pasqua il bell'Alberto si catapultò  fuori dal teatro con appresso l'attrezzatura fotografica, vide la Rolls Royce che emergeva fra le altre auto, l'autista aprì lo sportello posteriore.
    "Entri non azzanniamo i bei giovani vero cara?" La cara era seduta davanti con il viso rivolto all'indietro.
    "Gea le avrà detto che non ama la categoria dei fotografi ma penso che con lei abbia fatto un'eccezione."
    "Penso di si...sono impegnato per tre giorni poi farò rientro a Messina, per ora sono alloggiato all'hotel 'Romano house', devo cercare un taxi per rientrare in albergo."
    "Non ci pensi nemmeno, Alfredo ci condurrà lì, Alfredo conosci la strada?"
    "Si signora."
    Sceso dall'auto Alberto, con finto baciamano alla marchesa, si congedò dalla compagnia. Per due giorni gironzolò per Catania senza acquistare nulla, gli oggetti che gli piacevano avevano prezzi non alla sua portata, il cibo dell'albergo era ottimo servito da camerieri disponibili ed efficienti.
    La sera dell'appuntamento, alle venti in punto, era dinanzi all'hotel con un borsone pieno di materiale fotografico. Un'Alfa Romeo 2000 gli si avvicinò, all'interno i signori romani, si posizionò vicino ai due colleghi, durante il primo tratto silenzio poi il maggiore:
    "Noi ci interpelliamo solo per nome: io sono Ferdinando (da buon romano Nando), l'autista è Romolo, vicino te Nicolò e Oronzo.
    Ci diamo del tu, non siamo formalisti. Sento dall'accento che sei romano di dove'?
    "S:Giovanni, via Taranto."
    "Incredibile, a distanza di chilometri...io abito in via Magna Grecia e Romolo in via Appia, oltre che paesani siamo vicini come abitazione!"
    "Parliamo di cose serie, io Alberto sono romanista e voi?"
    Silenzio da parte di tutti.
    "Ho detto qualcosa che non va?"
    "Purtroppo con due romanisti, io Nando e Romolo abbiamo due laziali! Fra l'altro uno è pugliese e l'altro trentino e ti vanno a farebil tifo per la Lazio...lasciamo perdere, siamo arrivati."
    Dinanzi un grande edificio con una targa 'Import - export', fuori due spazzini che spazzavano dove mondezza proprio non c'era.
    Il maggiore:
    "All'opera ci sono tre cugini prestatici dalla Benemerita che hanno disattivato l'allarme, sono entrati aprendo porte dalla  serratura cifrata, tu devi fotografare dei documenti che non possiamo sottrarre, ufficialmente l'Autorità Giudiziaria non sa nulla dell'operazione, dobbiamo fare tutto bene e in fretta."
    Alberto tirò fuori uno stativo dove poggiare i documenti da riprodurre con la fedele Topcon e obiettivo grandangolare.
    Nessun contatto con i cugini tutti impegnati nel proprio lavoro e poi via ognuno per la propria strada senza saluti nè strette di mano.
    Alberto, consegnati i  rullini al maggiore, fu riaccompagbnato in albergo.
    Nando: "ciaio romanista, questi i nostri indirizzi di Roma, se dovessi passare da quelle parti..."
    Alberto si svegliò alle dieci, telefonata a casa della marchesa.
    "Casa della marchesa G. parla Carmela."
    "Gentile signora Carmela, dica alla signora marchesa che sono Alberto e vorrei parlarle."
    "Un attimo."
    "Allora bel fotografo si è liberato dagli impegni?"
    "Si gentile signora ma debbo rientrare a Messina."
    "Quando vorrà venga a trovarci, sarà un piacere per me e anche per Gea, vero cara?...Chi non risponde assente e quindi a presto."
    A Messina il buon Albertone pensò di chiedere al colonnello Speciale quindici giorni di licenza.
    "Mi piacerebbe sapere dove andrai a fare danno, a Catania? Vuoi diventare marchese?"
    Dopo dieci minuti di presa in giro Alberto ottenne la sospirata licenza.
    "Signora marchesa mi sono liberato dagli impegni, prenderò il treno che arriva a Catania alle 12 di domani  con un taxi..."
    "Niente taxi, Alfredo verrà a prenderla alla stazione, a bientot!"

     

  • 15 agosto 2013 alle ore 15:55
    Ci VUOLE UN AIUTINO...

    Come comincia: Alberto, (Al per gli amici) insonnolito, si girò nel letto dalla parte di Carlotta, la cercò con la mano incontrando cuscino e lenzuola, della beneamata nessuna traccia. Malvolentieri aprì gli occhi: andarla a cercare o riprendere sonno? Scelse la prima ipotesi. Nel mese di luglio avevano coronato il sogno di possedere una casetta a mare, a Torre Faro di Messina, niente di grandioso, servizi essenziali distante cinquanta metri dalla battigia a cui accedere dopo un percorso sulla sabbia. Molto probabilmente la consorte si era recata in spiaggia a rimirare il paesaggio notturno, per lei una novità. Da lontano Alberto scorse qualcosa di bianco, da vicino una dama accoccolata sulla sabbia con indosso un lenzuolo per ripararsi dalla umidità notturna, era proprio lei che si girò riconoscendolo al chiarore lunare, gli fece cenno di sedersi vicino, nessuno dei due aveva voglia di  rompere quiell'atmosfera magica. Dopo un pò di tempo, di comune accordo, rintrarono in 'villa' e tornarono in braccia a Morfeo. Di come erano entrati in possesso di quell'abitazione ancora non se ne rendevano bene conto.  Una vecchia zia, sorella del di lui padre, a novantatrè anni era passata a miglior vita lasciando ai nipoti la proprietà di una villa il cui ricavato della vendita aveva portato i due coniugi di realizzare il sogno della vita, una casa al mare! Dopo i primi giorni di entusiastica novità, la loro vita aveva ripreso un ritmo mormale: ambedue in ferie dai rispettivi lavori al Genio Civile lei e alla Camera di Commercio lui, avevano deciso che la vacanza doveva essere totale: arrangiarsi a colazione ed a pranzo, la sera cenare in un vicino stabilimento balneare dove erano ospitati dei villeggianti a pensione completa. L'incontro fra i due coniugi era avvenuto per caso: ambedue ospiti di amici soci del Circolo Militare di Presidio, dopo una presentazione ufficiale (come sta? Alberto M, lieta Carlotta M.) non avevano legato subito anzi la rgazza aveva preso a ballare con uno spilungone figlio di un'amica di sua madre Mara ed a cui, il tale, per ragioni imponderabili, era simpatico tanto da vedere di buon occhio un loro fidanzamento; Alberto che di ballo ne mangiava poco, aveva preso a conversare al bar con due signore, risultate poi separate dai rispettivi mariti ed a cui il giovane non dispiceva affatto. Carlotta si era presentata al bar chiedendo un gin fizz per lei ed un latte di mandorle per la genitrice solo che una parte di quella bibita era finita sui pantaloni del buon Alberto il quale, facendo buon viso a cattivo gioco, minimizzò il fatto chiedendole di ballare con la premessa, per quanto riguardava la danza, di aver parenti al circolo polare fra gli orsi. Alla ripresa della musica, dopo pochi giri di valzer, Alberto alzò bandiera bianca e chiese alla divertita Carlotta di sedersi ad un tavolo a conversare. Solite confidenze, nessun legame sentimentale da parte di ambedue, richiesta da parte di Al di un servizio fotografico a Carlotta specificando la sua passione per la fotografia. Quell'incontro era avvenuto cinque anni prima e, anche se dapprima non era stato ben visto da parte di mamma Mara perchè il matrimonio doveva essere celebrato al Comune in quanto Alberto era ateo. Non si potè dire che la suocera di Alberto in quell'occasione non fosse stata generosa in quanto 'sganciò' ai novelli sposi ben centomila Euro che, aggiunti ai loro risparmi e con un muto casa aveva permesso loro di acquistare una bella abitazione di centoventi metri quadrati in viale dei Tigli, al penultimo piano di un edificio panoramico. Dopo cinque anni, senza pargoli per volere di entrambi, era giunta l'inaspettata eredità che aveva portato ai coniungi M. a diventare possessori di una casa al mare. A questo punto la vita di entrambi cambiò radicalmente per avvenimenti che nessuno dei due aveva previsto. Presso la stabilimento balneare alloggiava in via continuativa un signore di circa cinquanta anni, piuttosto serio, occhiali cerciati d'oro, corporatura media, cappello Borsalino di paglia che di solito soggiornava sulla spiaggia del lido a leggere il giornale o all'interno del lido stesso dinanzi alla tv, un solitario. La loro conoscenza avvenne per un fatto non insolito per Carlotta, passando dinanzi al tal signore con una tazzina di caffè in mano, perse l'equilibrio rovesciando parte del contenuto sul pantaloni del gentiluomo (fatto analogo avvenuto anni addietro al Circolo Ufficili, allora era un vizio!). L'interessato minimizzò l'accaduto adducendo, fra l'altro, di essere titolare, a Biella, di una fabbrica tessile e quindi, per i vestiti di non aver alcun problema. La sera Carlotta e Alberto si trovarono a cenare vicini di tavolo con quel malcapitato dei pantaloni macchiati di caffè, Carlotta, more solito, prese l'iniziativa nel proporre di desinare allo stesso tavolo, il cotale, dopo una certa esitazione, accettò: "Grazie dell'invito ma non penso di essere una buona compagnia, gli ultimi avvenimenti della mia vita sono stati disastrosi, preferisco non parlarne ma, se il signore lo permette (penso suo marito), vorrei fare i complimenti alla consorte; penso di potermelo permettere data la notevole differenza di età. Lei è il tipo di donna che ho sempre ammirato, ha lo stile della ballerina classica, gambe muscolose, sedere carnoso, busto sottile e, particolare da me preferito, capelli rossi ed efelidi al viso, spero di non essere stato troppo invadente. Sono Gustavo A., Guy per gli amici, risiedo a Biella dove sono titolare di una fabbrica di vestiti; mio nonno, sarto di professione,era originario di Torre Faro. È emigrato al nord, ha aperto a Biella una piccola bottega artigianale di sartoria che pian piano ha ingrandito; è subentrato mio padre ed infine io che dò lavoro a circa settanta operai ecco perchè le dicevo che per me un vestito non era un problema." "Alberto, Al per gli amici, Carlotta e basta." "Pensiamo ora a cenare, di solito ordino sempre pesce, se permettete, Salvatore..." "Signori vedo che avete fatto amicizia, se permettete qursta sera faccio io: pepata di cozze, assaggio di riso alla pescatora, involtini di spada, trancio di aguglia imperiale, contorni, ananas e gelato della casa." Approvato il menu all'unanimità, la serata passò con le solite chiacchiere sul tempo sempre bello in Sicilia mentre al nord impazzavano i temporali, la politica sempre più im mano a maneggioni ed a approfittatori, formula una di automobilismo a cui erano appassionati sia Al che Guy. Carlotta: "A proposito di auto, fuori ho notato una Jaguar KKR, ho sempre avuto una predilezione per quella marca che ritengo estremamente signorile rispetto alle concorrenti, è di sua proprietà, da questa parti non se ne vedono." Con un sorriso Guy: "È  mia, se la vuol provare..." Al: "Scusa cara ma so che la Jaguar ha le marce automatiche e non mi risulta che tu..." "Guy:"Se vuole ci penso io a insegnarle, non è difficile, sempre col permesso di suo marito." "Mio marito non pone problemi, vero caro, domattina col fresco potremo fare un giro e poi diamoci del tu, Guy è così simpatico che gli anni non contano." La mattina seguente Al era sotto l'ombrellone di Guy, il titolare dello stesso stava dando alla sua bella lezioni sul cambio automatico, lezione piuttosto lunga dato che i due si ritirarono dopo circa tre ore. "Carlotta è diventata brava, quando vuole sono a sua disposizione." I tre presero a frequentarsi assiduamente, Carlotta era sempre spontanea e allegra, Al non era geloso anzi, in passato, aveva sempre dileggiato tale categoria di persone che considerava insicure.Un cosa era certa: Guy e Carlotta uscivano sempre più spesso con la Jaguar, ormai le lezioni dovevano essere finite! Un giorno accadde un fatto inatteso, di Guy si erano perse le tracce ed il titolare del lido aveva assicurato che i bagagli del signor Arena erano nella sua stanza e che lo stesso aveva pagato per tutto il mese. Carlotta aveva perso il sorriso, anche lei diceva di non sapersi spiegare tale sparizione ma, dopo due giorni, si mise a piangere e si rifugiò fra le braccia di Alberto e venne fuori la verità. Una mattina, durante una sosta in un autogrill fra Messina e Milazzo, Guy le aveva messo una mano fra le cosce ed aveva preso a baciarla sul collo, lei, sorpresa, non aveva fatto resistenza e si erano rifugiati in un albergo di Milazzo ma... e qui il racconto di Carlotta si era fermato. Al non insistette a saper di più, aspettò la sera sin quando Carlotta si decise a finire la storia: Guy, malgrado la' buona volontà'di Carlotta, non era riuscito ad avere un'erezione. Dopo lo smacco, Guy raccontò la sua storia ed il motivo della sua defaillance: sua moglie, ammalata di cancro, era deceduta circa un mese prima, lui aveva fatto di tutto per salvarla anche facendola ricoverare in una clinica di New York, niente da fare, il male aveva preso il sopravvento lasciando un Guy prostrato che aveva lasciato la fabbrica in mano ai nipoti e si era rifugiato nel paese dei suoi antenati per cecare un pò di serenità, Carlotta era stata riaccompagnata a Torre Faro dal mancato amante che era sparito dalla circolazione. Il silenzio era scesa fra i due coniugi, sentimenti contrastanti avevano invaso la loro mente: pietà da parte di Carlotta per una storia tragica ma da parte di Alberto...Giorni senza colloquio fra i due coniugi, non avevano nulla da dirsi nè volevano analizzare la situazione, fuori non c'era posteggiata la solita Jaguar sin quando: "Carlotta prendiamo una decisione, una decisione qualsiasi ma dobbiamo uscire da quest'impasse, ne va del nostro equilibrio. Lo sai quanto ti amo, non hai fatto nulla per cambiare i miei sentimenti, ti propongo di andare a Milazzo in quell'albergo in cui sei stata e cercare Guy... il dopo verrà da solo." La Jaguar era posteggiata dinanzi all'hotel 'Milano' "Scusi portiere il signor Arena è in camera?" "Si la chiave 102 non è nella casella." Toc toc sulla porta della camera102. "Signore colazione." "La porta è aperta, sono sotto la doccia, lasciate la colazione sul tavolino" All'uscita dalla doccia, in accappatoio, il viso di Guy mostrava una colorazione sul bianco spinto. Al per rompere il ghiaccio: "Scusa Guy, siamo affamati, possiamo usufruire della tua colazione, te ne ordiniamo un'altra per te." Pian piano il sangue era rifluito sul viso di Guy, venne portato in camera un vassoio con colazione doppia e, dopo mezz'ora senza inutili chiacchiere, Guy radunò la sua roba, pagato  il conto, poi tutti in macchina alla volta di Torre Faro divisi in due auto dato che i coniugi erano giunti a Milazzo a bordo della 500 di Carlotta. La sera a cena tutti insieme come se nulla fosse successo, Carlotta con la sua solita allegria aveva preso in mano la situazione ed era risucita a rompere il ghiaccio, tutto dimenticato? In apparenza si ma..."Al e Carlotta permettetemi un petit cadeau per voi, capite il francese?" Al: "A scuola era la mia materia preferita." "Ho parlato con la concessionaria della Jaguar a Messina, la mia auto ha bisogno di fare un tagliando e vorrei che uno di voi mi accompagnasse, forse dovrei lasciare la mia macchina per due giorni e potrebbero darmene una di cortesia, speriamo con cambio manuale dato che Al non sa far funzionare quello automatico."
    "Al rinunzia alla gara e offre in dono la gentile consorte più pratica di..." "Carlotta: "Mi sacrifico, domattina andiamo a Tremesieri sede della concessionaria, buona notte." Quella notte Al e Carlotta fecero all'amore sino allo sfinimento, che significato aveva per loro quel rapporto fisico? Solo Freud poteva dare una spiegazione. La mattina Al al mare, lungo bagno, doccia, rentro a casa, poco dopo il ritorno della consorte più sorridente che mai. Ale: "E allora la sorpresa?" "Subiro dopo il pranzo." pranzo che durò un'eternità tanta era la sua curiosità.Carlotta: "Caro maritino usciamo dal lido ma tu avrai le mie mani sui tuoi occhi." E dov'era la sopresa, la Jaguar di Guy al solito posto ma vicino... una Jaguar XK cabrio verde con la capote abbassata. Al: "È figlia della tua auto." "No la nipote dato che è di proprietà di tua moglie." "Una nipote costosa dato che siamo sui 80 mila Euro." "La bellezza non ha prezzo, il motto non è mio ma è valido in questa circostanza." Guy era radioso, perplesso Alberto. Dal giorno successivo Carlotta ogni mattina, prima del bagno,  andava a provare il suo gioiello, era felice, abbracciava i due maschietti di cui uno molto perplesso, quello più giovane. Una sera in camera da letto: "Carlotta, siamo sinceri, non si spendono un mucchio di soldi per niente, cosa hai dato in cambio a Guy?" "Se ti dico niente ci credi? Certo qualcosa lo meriterebbe." "E qui che ti volevo, come pensi di ricompensare il tuo anfitrione impotente?" "Col tuo aiuto." "Se pensi a qualcosa tipo trio  non credo che funzionerebbe, non per gelosia ma per motivi pratici.""Fa funzionare il cervello e vai dal tuo amico Nino il farmacista, ci  vuole un aiutino tipo 'Levitra', l'ho letto sul computer, funziona dopo mezz'ora, che ne dici?" "A te andrebbe di..." Lo considero un'opera di bene pr riportare alla normalità il povero Guy ed un ringraziamento per quel regalo." "Senti bella mia, potrei anche essere d'accordo con te, dico potrei ma come faccio ad andare da Nino a chiedere un prodotto di cui alla mia età non dovrei aver bisogno, mi prenderebbe in giro per tutta la vita, per quel medicinale ci vuole la ricetta medica, non potrei andare in un'altra farmacia." "Lo farai per l'amore dico amore di tua moglie, un rapporto fisico non può cambiare i nostri sentimenti." "Sarò sputtanato per sempre, evviva!" Un bacio profondo suggellò l'accordo ed il giorno successivo avvenne quanto previsto da Al che benignamente fu preso per i fondelli da Nino."Se ne hai bisogno te lo regalo, per un amico... "e giù ridate a non  finire. Carlotta aveva prospettato la faccenda a Guy, si trattava di stabilire quando mettere in atto l'incontro, fu deciso per la sera seguente. Fu analizzata la situazione, Carlotta non poteva andare nella camera di Guy, se ne sarebbe accorto il personale del lido, non restava ,quindi, che dare ospitalità al signor prodigo nel suo letto. Ad Al non restò che recarsi in spiaggia, per fortuna c'era la luna, una brezza di vento ed una radiolina con cuffia da cui ascoltare musica, jazz, la sua preferita.Le nove, le dieci, le undici,quanto ci mettevano! Poco dopo mezzanotte la signora con una pila, da casa, fece segno che la strada, o meglio il letto era libero. Per fortuna la baby aveva avuto il buon gusto di cambiare le lenzuola ed il cuscino, si sentiva odore di bucato.Al si mise a letto di spalle, non voleva guardare in faccia la sua bella, proprio non se la sentiva, pensava a quello che poteva essere accaduto fra i due, un pensiero fisso..."Guardami in viso non ti logorare, sapere i fatti veri è meglio che immaginarli, sei d'accordo? Girati. La pillola ha fatto effetto quasi subito e devo dire che Guy l'aveva piuttosto grosso, non me l'aspettavo. Ha cominciato a baciarmi i piedi, mormorava che sono bellissimi poi l'ombellico e le tette dove si è fermato a lungo tanto da indurmi a mastrumarbi tanta era la mia voglia di godere poi mi ha messo in bocca un bel tizzone ardente e mi ha riempito la bocca. Dopo circa mezz'ora si è dedicato al fiorellino, non pensavo che fosse così delicato, dopo due mie goderecciate l'ho pregato di penetrarmi e finalmente mi ha inondato col suo sperma. Non ti preoccupare, mi son fatta la doccia, sono odorosa e pulita come una verginella, sono sincera quando ti dico..." "Va bene, dormiamo, domani è un altro giorno, oddio son caduto nell'ovvio..." Guy visibilmente cambiato: "Non è stata solo una questione fisica, gli occhi, il sorriso, le parole di Carlotta mi hanno riconquistato alla vita. A te non  ha tolto nulla caro Al ma ha dato a me il desiderio di ricominciare, ho deciso di tornare a Biella e di  riprendere il mio lavoro." Carlotta, come al solito volle fare da protagonista: Vorrei che gli avvenimeti  accaduti fossero indimenticabili, non so se Guy ritornerà da queste parti e così propongo che sia lui al centro dell'attenzione con un'addio speciale: io e lui nel letto matrimoniale e Al da spettatore così non dovrò raccontare al curiosone tutto quello che piacevolmente accadrà." Dopo un prolungato silenzio, i tre si diressero in casa dei coniugi M. e cominciarono le grandi manovre. Primo fatto particolare: tutti sotto la doccia, era la prima volta che i due maschietti si trovavano nudi con in mezzo la conturbante Carlotta che, a turno, li toccava nelle parti intime poi ognuno ai posti assegnati: Guy e Carlotta nel lettone, il povero Al sul divano a fare da spettatore. La pugna iniziò subito con patti precisi da parte di Carlotta: "Niente baci in bocca nè penetrazione nel buchino posteriore, sono di proprietà di Al." Il consorte si consolò, almeno qualcosa di esclusivo gli era rimasto ma presto dovette prendere atto della realtà:Guy stava usando la bocca della signora non per baciarla ma per introdurvi un 'marruggio' di dimensioni notevoli (forse effetto della pillola?) e lei si dava ben da fare sia leccandogli il glande che circondando il coso avanti e indietro con le labbra.I due amanti decisero di cambiare posizione, un sessantanove che, dai loro mugolii, doveva essere di gradimento di entrambi. La penetrazione avvenne sia nella classica posizione del missionario ma poi Carlotta preferì quella dell'ammazzone alzando, abbassando e roteando il bacino (conoscendola Al pensò che la consorte dovesse aver goduto varie volte) ma al maritino venne in mente un altro pensiero: come faceva Guy a non godere tante volte ma poi ricordò la differnza di età...La parte del guardone  cominciò a non piacere più ad Al, decise di partecipare pure lui alla bagarre, ma come? Ricordò che nel comodino era conservata una confezione di vasellina, la fece vedere a Carlotta la quale comprese il desiderio del marito ed assunse la posizione di ovis ovis e, mentre Guy seguitava a penetrarla nella deliziosa gatta, delicatamente ma insorabilmente Ale penetrò nella sua proprietà esclusiva, una situazione mai provata ma sicuramente eccitante.Come tutte le cose piacevoli anche questa finì per esaurimento dei contendenti, forse la più provata era Carlotta che aveva subito l'assalto di due maschietti. Guy non venne più a Torre Faro, ogni tanto si sentivano a mezzo telefonino, qualche messaggio, auguri in occasione  dei compleanni ma quell'avventura era un lontano ricordo. Forse Guy aveva trovato una nuova compagna che non voleva di certo dividere con Alberto. Il possesso della Jaguar aveva dato a Carlotta l'idea di far crepare d'invidia i colleghi d'ufficio. soprattutto le femmine. Già nota per sfoggiare vestiti, scarpe e borse di inusitata eleganza, quella era la buona occasione per rinfocolare la loro gelosia. Aveva studiato bene la situazione: la mattina usciva di casa prima del solito al fine di trovare un parcheggio dinanzi al portone principale dell'ufficio, rimaneva dentro l'abitacolo dell'auto ad ascoltare la radio per farsi notare dai colleghi che, a mano a mano, si recavano in servizio. Poi le prime domande: "Che bella macchina, come l'hai acquistata?" "È un regalo di uno zio d'America." "Fratello di tua madre o di tuo padre?" "Si fa per dire, un lontano parente senza figli.Un notaio newyorchese di ha contattata dicendo che era a mia disposizione una certa somma, l'auto l'ho scelta io." "Ma è vero che è un regalo di uno zio d'America." "A te voglio dire la verità: ho conosciuto una signora che è proprietaria di una villa sui monti Peloritani. La dama ha molte conoscenze maschili, tutti gentiluomini di una certa età ma molto riservati e molto generosi con le giovin donne che si dimostrano disponibili." Altra collega: "Non ci posso credere: è vera la storia di una casa di appuntamenti sui Peloritani?" "Verissimo, potrei darti l'indirizzo, se tu vuoi..." I maschietti, da parte loro,erano  interessati in maniera marginale della faccenda. Dario, un amico: "Carlotta ho sentito un bel pò di chiacchiere sulla tua Jaguar, fottitene, quelle sono tutte delle sgallettate che probabilmente farebbero quattro marchette se trovassero qualcuno che se le inchiappettasse..." Quella di Alberto e Carlotta era stata un storia inusitata che non aveva lasciato strascichi nei due coniugi. Il loro anticonformismo, fuori dall'usuale, avrebbe scandalizzato i benpensanti che li avrebbero tacciati di amoralità (o di immoralita?), Carlotta era stata consenziente ad un rapporto sessuale extra coniugale per aiutare Guy a ritrovare se stesso o per puro piacere fisico (a parte il regalo della Jaguar). Alberto aveva partecipato ad un'orgia di sesso forse per una novità eccitante o per far contenta la beneamata? La verità vera era più semplice: ambedue i coniugi erano propensi a guardare gli avvenimenti della vita dall'alto, a volo d'uccello, cercando di approfittare dei lati piacevoli dell'esistenza senza troppe complicazioni.

  • 06 agosto 2013 alle ore 10:28
    GISÈLE QUI AIME...

    Come comincia: Il vento stava aumentando, il mare peggiorando e Alberto...si stava incazzando! La sua barca (uno yatch di quarantadue piedi) si muoveva di conseguenza provocando al suo padrone conati di vomito. "Anselmo portami a terra, stanotte non la passo certo a bordo!" "Lei pensa di trovare un posto in albergo a Panerea il 14 agosto?" "Fatti i cosi tuoi, a costo di dormire sulla banchina!" Appena attraccato al molo Alberto emise un sospiro di sollievo, qualcosa sotto i piedi che non  si muovesse! Chi l'aveva portato a comprarsi una barca se soffriva il mare? Il dover emulare i suoi colleghi padroni di fabbriche di scarpe nelle Marche, ce l'avevano tutti...bello stronzo! Dopo una breve salita un bar pieno di luci e di clienti, musica pop in sottofondo, barista servizievole, anche troppo... "Cosa posso servirla, qui abbiamo di tutto, sono Bonannella Luigi ma tutti mi chiamano Gigione." Alberto non aveva nulla contro i gay anzi gli facevano un  pò pena, chi non ama le gatte... "Gigione mi occorre un letto per stanotte." "Ma lei è matto, a ferragosto, a Panarea, provi su uno yatch." "Sono sceso dal mio perchè non sopporto il mare agitato." "Non so che dirle, potrei ospitarla io..." "Gigione lascia perdere chi è il    titolare della baracca?" "È quel signore laggiù, si chiama Salvatore F.." "Signor F. sono il padrone di quella barca ormeggiata nel porto ma non sopporto il mare mosso, vorrei avere una stanza." "Come le avrà detti Gigione a ferragosto c'è il pienone, non posso aiutarla. Ma perchè non essere ospitali, che idea può farsi il signore di noi isolani." Da dove era sbucata quella bionda king size pluriaccessoriata e dal sorriso smaliante? "Mia moglie Gisèle." "Potrei farle i nomi di tanti noti e meno noti che sono i nostri ospiti, le nostre villette sono al completo ma se si accontenta di un divano a casa nostra..." "Affare fatto, l'unica soluzione sarebbe stata la banchina..." Penso che a quest'ora abbia cenato, si guardi in giro c'è tanta bella fauna, chiudiamo il locale alle tre, au revoir." Alle tre in punto i coniugi F. fecero segno ad Alberto di seguirli nella loro dimora. Salvatore : "Abbiano scelto di abitare nell'ultima villetta per una maggiore privacy. Ecco qui, niente cucina solo bagno, soggiorno e camera da letto, quel divano è tutto suo, mia moglie le darà due lenzuola ed un cuscino, per il bagno faremo a turno. E così fu, la doccia, prima i padroni di casa poi Alberto che fu be lieto di posare le stanche membra su qualcosa di morbido. Il sonno stentava a venire, la biondona non era certo un'indigena, il marito evidentemnte si, col quel cognome... ma lei con quell'erre moscia, sicuramente francese o belga. La cotale l'aveva subito colpito con quello smagliante sorriso di sfida, non era femmina da passare inosservata, a parte il metro e settantacinque di altezza, le gambe chilometriche, seno forza quattro debitamente in vista, vita da vespa (era un'espressione di suo nonno Alfredo che amava le vite sottili), Alberto era rimasto... fulminato. La ventola del soffitto procurava una certa frescura ma Alberto sudava ugualmente, cosa gli era preso, di belle donne ne aveva conosciuite,,, a quarant'anni non doveva farsi sconvolgere da cotanta beltade, ciccio  era diventato duro, e che c...o stava esagerando! Decise per una doccia piuttosto fredda, avrebbe sopito i bollenti spiriti, ciccio era sempre più duro, da un lato gli veniva da ridere...La porta del bagno si era aperta, Salvatore lo stavo osservando con un sorriso divertito, sicuramente aveva notato il suo stato. "Vedo che mia moglie le ha fatto un bell'effetto come pure vedo che è piuttosto dodato, non si preoccupi non sono omo ma voglio fare uno scherzo alla cara Gisèle che oggi mi ha fatto arrabbiare. Siamo una coppia aperta, vada al mio posto nel letto e... auguri!" Alberto non se lo fece dire due volte, madame era di spalle completamente nuda. Penetrò dolcemente ma inesorabilmente dentro la dolce gatta della signora che, senza girarsi: "Stavo dormendo, fa una cosa in fretta, fra l'altro mi fai un pò male." Alberto fece del suo meglio per portare a compimento il suo piacevole compito, se le aveva fatto un pò male dipendeva dal fatto  che lui l'aveva più grosso di quello di suo marito. Ritornato sul divano prese subito sonno. La mattina successiva, al risveglio, si trovò solo, i padroni di casa erano usciti per aprire il locale e fornire la prima colazione agli ospiti. Gigione era al suo posto. "Bongiorno signore, come devo chiamarla e poi le fornirò una deliziosa colazione." "Chiamami Alberto, puoi darmi del tu, per la colazione mi affido a te." Succo di polpelmo, cornetti profumati, cappuccino tutto su un vassoio gentilmente depositato da Gigione sul suo tavolo. Poco dopo si erano appalesati i due coniugi.
     Madame: "Ha dormito bene sul divano?" "Meravigliosamente, se possibile vorrei riposarci anche stanotte!" I due maschietti alla riposta ai Alberto si misero a ridere con disappunto di Gisèle con non comprese la loro ilarità. "Non ci faccia caso, anzi diamoci del tu, mia moglie è francese. Era venuta anni fà a Panarea in gita con i genitori che sono tornati a Parigi senza la beneamata figliola che è diventata mia moglie. Talvolta non comprende le battute di spirito del nostro paese ma è la donna che adoro, vero cara?" "Senti adoratore va a controllare che i nostri giannizzeri eseguano bene la pulizia nelle stanze degli ospiti, avanti march  poi il silenzio. Alberto e Gisèlè si stavano studiando, Alberto pensando di farsi ancora la bella parigina,la bella parigina piuttosto perplessa sul comportamento dei due maschietti."Madame vuol venire a visitare il mio yatch, è quello bianco e nero che si vede all'ancora, anzi vuoi dato che tuo marito ci ha concesso di darci del tu." "Di barche come la tua ne ho viste tante, forse vuoi farmi visitare il tuo alloggio privato?" "Me possino... ossia voglio dire che giammai mi è passato per la testa un tal zozzone pensiero, me ne guarderei bene, madame!" "Non fare la faccia del santarellino, non sei convicente, andiamo a visitare stò barcone." Alberto chiamò al telefonino Anselmo che di lì a poco attraccò alla banchina con un gommone e col berretto im mano. Gisèle lo guardò stupita, quell'atteggiamento le sembrava servilismo, bah...Giunti sotto la barca Alberto mise in bocca un fischietto dal quale uscì un suono acuto. Subito si schierarono a poppa i componenti dell'equipaggio in un militaresco attenti nel mentre i tre salivano a bordo da una scaletta laterale. "Non ho capito, il tuo equipaggio è militare o cosa..." "Quando ci sono ospiti ci tengo molto a far figura, non ti preoccupare, è brava gente di mare." Anselmo si presentò nella sala di poppa con un vassoio cu cui facevano bella mostra due cocktaild variopinti.Gisèle sempre perplessa si guardava in giro ma era nel suo stile prendere in mano la situazione. Lei:"Che ne dici di un giro della barca?" "A disposizione potremo anche mangiare a bordo." "Fammi vedere la tua cabina, dev'essere piuttosto grande in cui potrebbero dormire sei persone, vero caro?" "Penso di si ma..." Alberto non potè finire la frase perchè due calde labbra si erano incollate sulle sue togliendogli il respiro. "Non ti meravigliare, quando mi piace un uomo me lo faccio e tu mi sei piaciuto subito." "Non vorrei che tuo marito..."Non porti  di simili problemi, con Salvo me la vedo io, lo chiamo per dirgli che pranzo a bordo del tuo yatch, niente in contrario?" "Figurati..." Salvo non aspettarmi, sono ospite di Alberto sulla sua barca, mangia senza di me, ciao." Alberto capì che la situazione gli era sfuggita di mano ma non se ne preoccupò più di tanto, anzi...La colazione (così chiamano gli snob il pranzo) fu servita da Anselmo vestito da maggiordomo con grandi risate da parte di Gisèle. "Questa proprio non me l'aspettavo, si vada a cambiare, è un mio ordine!" Linguine al sugo di aragosta, piccola frittura di pesci locali, aragosta con olio e limone, salmone affumicato, contorni, vibo Verdicchio dei Castelli di Jesi, ananas, gelato al limone. "Alberto fammi capire, dove hai preso tutte ste aragoste, a parte il prezzo che per te non deve essere stato un problema ma in giro non se ne trovano per la notevole richiesta da parte dei villeggianti." "Ti metto al corrente di un mio segreto, durante la notte andiamo da Stromboli sino a Filicudi, quando scorgiamo in mare un galleggiante salpiamo la cima e togliamo dalla nassa una povera aragosta finita prigioniera di qualche cattivo pescatore..." "Sei un ladro, ti denunzierò ai Carabinieri di Panarea, conosco il Comandante, sei fottuto mio caro!" "Forse di sarebbe una via d'uscita, mi metto a tua disposizione, sarò il tuo schiavo." "Ecco, forse hai intrapreso la strada giusta, sono molto esigente, potresti pentirtene!" "Ormai... ma potrebbe anche piacermi!" "Intanto per digerire andremo sino allo Strombolicchio, è uno scoglio che amo visitare quando posso, vai!" La scala che portava alla cima dello scoglio era piuttosto lunga e con quel caldo Alberto ne avrebbe fatto volentieri e meno ma si era impegnato a fare lo schiavetto...Dopo due ore erano di nuovo attraccati dinanzi a Panerea, il mare per fortuna si era calmato, i due nuovi amici erano spaparazzati a bordo a ...vedere la televisione, bah. Il tramonto del sole aveva portato una temperatura più sopportabile a parte che era sempre possibile rifugiarsi nella pancia dello yatch con aria condizionata.La cena. Vediamo quello che ha preparato,lo chef o meglio la chef, si tratta di una ragazza, la sua storia è molto particolare: si chiama Quinta Meschini, figlia di contadini. I genitori, con sacrifici, l'avevano mandata a studiare dalle monache. Morti i genitori nell'arco di poco tempo, Quinta è stata costretta a lasciare l'istituto di suore e, grazie all'interessamento di una dama di carità di Jesi, è stata ammessa a frequentare un corso di chef dal quale è uscita brillantemente prima, mi è stata raccomandata a un mio amico ed è qui." Gisèle: "Vediamo quello che ci ha preparato per cena." Tagliolini al sugo di maiale, coscia di tacchino disossata e farcita, scaloppine al marsala, torta al limone (una delizia), frutta do stagione ed un caffè freddo skecherato. "Niente male, fammi conoscere questa meravigliosa regina della cucina."Quinta era alta un metro e sessantacinque, dimostrava meno dei suoi venticinque anni, capelli neri a caschetto, occhi di un nero profondo, nasino delizioso, bocca carnosa, collo eburneo. Una particolarità era vestita di nero, d'estate non doveva essere il massimo della comodità. Alberto interpretò lo sguardo perplesso di Gisèle: "Quinta è orfana dei genitori, è costume dalle sue parti portare il lutto a lungo. Gisèle, come suo stile, voleva prendre in mano la situazione: "Mio caro sono costretta a farti uno sgarbo, il fratello di mio marito è proprietario di un ristorante, giusto ieri mi ha domandato se conoscevo un bravo chef dato che il suo si era licenziato. Quinta fa al caso suo ma devo cambiarle il nome, farebbe ridere tutto il personale." "Scusa ma ti rendi conto che io..." "Hai dimenticato che ti sei proclamato mio schiavo, comportati da tale! Anselmo portaci a terra!" L'interessato volse lo sguardo al suo datore di lavoro il quale voltò le spalle, la sua mossa fu interpretata come affermativa. Gisèle dimostrava un'allegria esagerata, presentò Quinta a suo fratello e decise che la cuoca avrebbe dormito nel suo cottège, doveva avvisare il buon Salvatore. "Dove sei?" Attraverso il telefonino apprese che la sua metà era ospite su quella specie di transatlantico ormeggiato al largo dell'isola, la padrona, titolare di una nota ditta di cosmetici, l'aveva praticamente prelevato a Panarea per fargli passare la serata sul suo yatch e quindi non  era disponibile, tanto meglio. "Ti voglio far visitare Panarea by nigth" e la condusse sino all'altro capo dell'isola, panorama meraviglioso, i sentieri erano illuminati dalla luna dato che nell'isola l'energia elettrica era erogata solo all'interno delle abitazioni. Quinta non  aveva profferito verbo. "Amica mia, dammi del tu e raccontami qualcosa di te, Alberto mi ha accennato qualcosa, vorrei sapere di più." "Per ora sono in imbarazzo, forse quando saremo a casa..." Il viaggio di ritorno fu particolare, Gisèle aveva cinto la vita della ragazza con un suo braccio, sembravano due fidanzati, il perchè non riusciva a spiegarlo nemmeno a se stessa. "Intanto facciamoci una doccia, l'aria era umida, sento il bisogno di rinfrescarmi, non penso che ti vergognerai se ci laviamo insieme..." Silenzio da parte di Quinta interpretato dalla padrona di casa come un assenso.Quinta ci mise del tempo prima di raggiungere Gisèle sotto la doccia e si mise di spalle, la padrona di casa prese ad insaponarle la schiena ma, nel farlo, provò una sensazione strana, mai percepita prima con una donna, un erotismo prorompente che la portò a baciarla sulla bocca per poi scivolare sul seno ed infine su un fiorellino caldo, delizioso, pulsante. Quel rapporto finì a letto lasciando ambedue senza forze. La mattina: "Va da mio fratello, stasera ci rincontreremo, abbiamo tante cose da dirci..." La loquacità non era una peculiarità di Quinta che le volse le spalle sempre vestita di nero. Gisèle si ripropose di andare presso una boutique per acquistarle vestiti colorati e allegri. Durante il giorno Gisèle si sentiva spaesata, confusa, parlava con la gente in maniera automatica senza ricordare quello che diceva, il suo sorriso era sparito dalle labbra, alcuni clienti se ne accorsero e glielo fecero notare. Altra novità: Salvatore era costretto a rimanere a bordo del transatlantico, Lucylle lo voleva assolutamente con lei per tutto il soggiorno al largo dell'isola. Particolari: la belle femme cinquantenne capelli color viola, fisico da trentenne supportato da creme e massaggi, vizi sessuali tanti e tutti sui generis, fra l'altro amava la mano penetrante! Salvo sistemato, Gisèle pensò a se stessa, cosa sarebbe successo al rientro di Quinta, per la prima volta nella sua vita si sentiva vuota, senza idee... La situazione prese una piega inaspettata: Quinta rientrò completamente cambiata: aveva fatto amicizia nel suo nuovo ambiente, era allegra, sorridente,sfiorò  una guancia della padrona di casa con un fuggevole bacio e poi sotto la doccia, stavolta da sola. Al rientro in camera con indosso turbante sui capelli, e accappatoio propose a Gisèle di raccontarle della sua vita passata. Lasciata la scuola delle suore aveva preso a frequentare un corso di cucina la cui responsabile era un quarantenne non sposata, piuttosto legnosa e soprattutto imperiosa nei suoi atteggiamenti. Aveva fatto escludere dal corso due allieve secondo il suo dire non adatte per quella professione ma Quinta si accorse ben presto che il motivo era ben altro. Una notte la cotale si presentò nella sua cameretta significando che non riusciva a dormire per il gran caldo (era luglio) e si spogliò completamente. Quinta dapprima si era spaventata poi il saggio spirito contadino, ereditato dai suoi, le fece capire come stavano le cose, di malanino accettò le avances della signora (peraltro quotidiane) ed entrò nel mondo del sesso da una porta particolare senza aver mai conosciuto un maschietto. Alla fine del corso, raccomandata dal proprietario del terreno dove avevano lavorato i suoi, prese il posto del dimissionario chef sull yatch di Alberto M., fine della storia. Gisèle si era affezionata alla nuova amica, le avrebbe presentato qualche maschietto, per la prima volta forse le avrebbe prestato Salvo, perchè no, a modo suo voleva bene a suo marito, le svicolate reciproche non avevano intaccato il loro amore. Chi non  ci aveva guadagnato nulla era proprio Alberto rimasto senza chef ed a bocca asciutta per quanto riguardava il sesso, quella sveltina gli era rimasta nella mente ma avrebbe voluto molto di più. Ritornando a terra aveva provato delle avances con Gisèle col risultato di beccarsi una bella risata ed un bacino sulla guancia che sapeva tanto si presa in giro. Per sua fortuna la situazione cambiò nel breve tratto di una settimana: la signora proprietaria della corrazzata salpò per altri lidi, Salvo, di nuovo a terra, apprese la sua nuova situazione familiare alla quale di buon grado e con immenso piacere si adeguò col nulla osta sia della consorte che di Quinta a cui non dispiacque la novità. Gioco forza Gisèle dovette cambiare residenza per non fare da chaperon alla nuova coppia e chiamò Alberto al quale non parve vero di accettare la proposta di Gisèle di installarsi per un pò a bordo del suo yatch. Dopo cena (lo chef era stato sostituito da un marinaio non altrettanto bravo) ci fu il momento delle confessioni reciproche: Gisèle mise al corrente Alberto delle sue iltime vicende suscitando lo stupore  (ti si legge in faccia) di un Alberto frastornato e forse un pò puritano ma quando giunse al racconto del loro primo rapporto fisico : "Allora quello zozzone di mio marito mi ti ha concesso senza il mio parere... ecco perchè mi son fatta male, andiamo in camera e fammelo vedere!"  Alberto si sentì strumentalizzato ma chi se ne fregava; in camera bastarono pochi tocchi acchè ciccio si analberasse in tutta la sua maestosità. Gisèle smise di ammiralo e se lo infilò in bocca sin quando la sentì riempirsi di un torrente in piena ma presto pensò ad accontentare la sua cara gatta ed anche  il suo buchino posteriore con un pò di fatica, fu talmente strapazzata a tal punto da dichiararsi vinta: "Basta, mi hai distrutta!" A mezzogiornio inoltrato Anselmo preoccupato del silenzio proveniente dalla cabina del suo capo, timidamente bussò alla porta: "Signore tutto bene?" Con voce ancora impastata dal sonno: "Si Anselmo portaci qualcosa da mettere sotto i denti, sono affamato!" Tascorso il mese di agosto tutti ai propri posti: Alberto rientrò nella sua fabbrica di scarpe, Quinta ebbe rinnovato il contratto di chef sino ad ottobre e l'anno successivo da aprile ad ottobre. Nella casa dei coniugi F. ritornò la calma dopo la tempesta, una bella tempesta!

  • 28 marzo 2012 alle ore 17:57
    GLI AMORALI FELICI.

    Come comincia: "È un bell'uomo ma non ci avevo mai fatto un pensierino, torniamo in sala."
    Carlotta aveva messo al corrente del fatto il consorte il quale s'era fatto delle matte risate. 
    Venne allora fuori il dialetto romanesco:
    "Anvedi quell'angioletto pretacchione, avevamo un John Holms nel palazzo e non lo sapevamo, n'antro pò te se faceva n' mezzo alla sala!"
    All'Epifania i quattro si scambiarono i regali: tutto sul genere vestiario: camice, pullover, cravatte, calzini il tutto condito con: che bello, di buon gusto, quello che mi mancava, l'ho sempre desiderato, più o meno tutti sembravano sinceri.
    Alberto: "Musica rock o lento sentimentale?"
    Naturalmente optarono per il sentimentale con scambio di coppia.
    La scena dell'ultimo dell'anno si ripetè ma, sia Massimo che Rossana ignorarono i rispettivi coniugi.
    Dopo un paio d'ore:
    "Veramente una bella Befana, speriamo di rivederci." Alessio si era sbilanciato, forse l'alcol gli aveva dato quel coraggio che in passato gli era mancato.
    Il pomeriggio seguente i maschietti al lavoro e le femminucce:
    "Sono curiosissima, dimmi di cosa avete parlato quando siete rientrati in casa."
    "Alessio si dimostrava imbarazzato, l'ho fatto andare su di giri e, per ultimo, mi ha confessato che da sempre ha una passione per te, ammira la tua bellezza e poi ama i seni grossi... dalle mie parti..."
    Gli eventi in un certo senso precipitarono, qualcosa in Alessio era cambiato, Rossana aveva riferito a Carlotta che suo marito era cambiato, sempre triste, parlava poco, si era fatto concedere  quindici giorni di malattia, passava la mattina a leggere il giornale, dopo mangiato a letto e poi dinanzi al televisore, dialogo praticamente inesistente come pure i rapporti sessuali.
    "Non riesco a farlo parlare, mi riferisce che ha sempre mal di testa, mangia poco al contrario di prima ed è praticamente assente, spero di farlo aprire, non riesco a capire cos'abbia, non vuole consultare un medico, ti farò sapere."
    Dopo due giorni:
    "Sono finalmente riuscita a far parlare Alessio, è innamorato di te, mi ha detto che gli sei entrata nel sangue, non fa altro che pensarti, per me ti vuole solo scopare, che mi dici?"
    "Non ho capito, vuoi che mi sacrifichi affinchè il tuo beneamato ritorni quello che era prima o..."
    "La situazione è senza sbocco, mio marito non intende riprendere a lavorare, dice che è senza forze, è in depressione, la nostra famiglia potrebbe andare a rotoli, sono disperata, se vuoi parlane con tuo marito..."
    "Vieni a casa mia, c'è Alberto, vorrei che fossi tu a parlare con lui, potrebbe capire che voglio prendermi una licenza erotica quando non è così, in parole povere dovrei fare la buona samaritana sessuale!"
    Rossana si presentò poco dopo in vestaglia, in viso era terrea segno di una vera sofferenza, fu lei a rappresentare ad Al la situazione.
    Un lungo silenzio:
    "La questione ruiguarda Carlotta che è la diretta interessata, d'altronde io ho approfittato di sua moglie, sarebbe uno scambio di 'cortesie' ma, mentre per me era puro piacere, per quello che ho ascoltato per lui è una questione di equilibrio mentale, ammesso che non faccia la parte."
    "Ti assicuro di no, mi hai tolto una grossa preoccupazione, lo convincerò che Carlotta desidera far l'amore con lui." Abbracciò sia Carlotta che Alberto.
    Passarono due giorni:
    "Alessio aspetta una tua telefonata per sapere quando Al non sarà in casa."
    "Va bene domani pomeriggio a casa mia, Al sarà nello studio, devi prestarmi il tuo interfono."
    A pranzo Alberto e Carlotta non facevano altro che ridere, forse per mascherare l'imbarazzo.
    Alle quindici una telefonata:
    "Mio marito busserà a casa tua."
    Preparazione di Carlotta: bidet alla cosina, un negligè sopra un baby doll rosa e messa in opera dei due trasmettitori, uno sotto il letto e l'altro nello studio in cui si era rifugiato Alberto.
    Al suono del campanello Carlotta con un sorriso stampato sul viso fece entrare un Alessio imbarazzatissimo.
    "C'è la moto di tuo marito qua sotto."
    "È andato in ufficio in macchina, non vedi che piove."
    "Vieni in camera da letto, c'è il condizionatore acceso, ma che fai non ti spogli?"
    Alessio era in tuta da ginnastica, se ne liberò velocemente restando in canottiera da cui spuntava un coso grosso ma moscio.
    "Levati sta canotta, sei ridicolo e comincia a spogliarmi lentamente, prima il negligè, poi la parte superiore, poi quella inferiore e Ale che ne dici?"
    "Ti ho sognato tante volte ma ora che ti ho davanti...vedi non mi è diventato nemmeno duro, forse il troppo desiderio..."
    "Ah troppo desiderio (Carlotta stava imitando il romanesco di suo marito) vediamo che posso fare, vieni te lo prendo in bocca."
    "Ben felice..." al dialetto romanesco Alessio aveva contrapposto il suo veneto.
    Ci volle del tempo ma, ad operazione compiuta, Carlotta si trovò la bocca completamente intasata da un coso lungo ma soprattutto grosso, lo tirò fiori e si mise a contemplarlo.
    "Quanto sarà, venticinque centimetri?"
    "Ventotto, me lo hanno misurato a scuola gli amici, ventotto centimetri."
    "Mo che ci facciamo cò sti ventotto centimetri?" Carlotta cercava di metterlo sullo scherzo ma era preoccupata.
    "Vorrei baciarti in bocca."
    "Niente da fare, quella è proprietà di mio marito, vai sul collo e sulle tette."
    Il buon Alessio dimostrava di saperci fare, Carlotta sentiva l'eccitazione montare rapidamente, le tette in particolare erano la passione dell'amante, sicuramente si rifaceva di quelle piatte della consorte, Carlotta trasferì una sua mano sul clitoride e godette alla grande.
    Alessio si mise di lato col coso che guardava il cielo, Carlotta lo percepiva sempre più mostruoso e aprì il cassetto del comodino da cui prese un tubetto di lubrificante che, saggiamente, aveva acquistato per l'occasione, si unettò ben bene la 'gatta', lubrificò pure il cosone del compagno e:
    "Entra piano piano."
    Una parola, Carlotta strinse i denti, mai nella sua vagina era entrata una verga così grossa e dire che all'università se l'era spassata con vari compagni di studio.
    Alessio non si era spinto molto all'interno:
    "Vediamo se hai punto G, a mia moglie non sono riuscito a trovarlo."
    Carlotta pensava : "Questo si mette pure a fare esperimenti su di me, ma ha preso per una nave scuola"  ma dovette ricredersi, stava provando qualcosa di nuovo, di eccitante, di molto eccitante, forse era il calibro del membro che era riuscito a farle provare quel piacere particolare, la scoperta del punto G.
    "Ce l'hai, ce l'hai!" Alessio era contento come  un bambino, era riuscito per primo a farle provare quell'orgasmo speciale, le dispiaceva che suo marito ascoltasse tutto, non voleva che si sentisse defraudato di quel piacere che sua moglie non aveva mai provato con lui.
    Alessio entrò più in profondità sino a quando non  raggiunse il collo dell'utero, quando il suo compagno godette Carlotta provò un'altra piacevole sensazione quale quella di uno schizzo violento sul suo utero, anche questa novità piacevole ma non profferì parola. Alessio proseguiva alla grande ad un ritmo sempre più serrato sin quando godette una seconda volta con ulteriore piacere per Carlotta.
    "Alessio qui ci vuole una pausa!"
    "Io son capace di godere anche tre o quattro volte di seguito!"
    "Considera che la mia cosina è un pò arrossata e deve riposarsi, t'è capì"
    Insieme si recarono in bagno, Carlotta fece un bidet alla sua beneamata e, mentre si spalmava una pomata lenitiva vide Alessio col coso 'ben dur' come nel poema erotico 'Ifigonia in culide.'
    "Me lo vorrei lavare ma ho difficoltà, non riesco a farlo ammosciare, mi aiuti?"
    Questa era nuova, lavare un'uccellone, non riusciva nemmeno a prenderlo tutto con una mano.
    "Ma scusa a che ti serve, potresti farlo a casa tua."
    "Ti prego ho sempre desiderato goderti in bocca, ti prego."
    A Carlotta venne da ridere, ma si era in gioco...
    In fondo era piacevole, una sensazione forte mai provata ma doveva stare attenta che non gli arrivasse in gola, si dedicò solo alla punta della cappella con le labbra, qualche morso leggero, molta lingua ma di far godere Alessio non se ne parlava proprio.
    "Aiutati con le mani."
    Giusto consiglio che portò a vari schizzi violenti sul bel faccino di Carlotta che non volle farsi godere in bocca.
    Fine della scopata, Alessio si congedò con un bacio sulla fronte della occasionale amante e riprese la via di casa.
    "Complimenti te la sei goduta alla grande alla faccia del povero marito che non ce l'ha così grosso ma che gli è diventato duro, non so per qual motivo e che ti vuole goderti in bocca."
    Anche Alberto fu accontentato, poco dopo una telefonata:
    "Alessio è sotto la doccia, dirti che è cambiato è il minimo, tutto merito tuo, ti vorrei ricompensare."
    "Se la ricompensa è quella che penso io ti dico che per oggi ne ho avuto abbastanza, ho dovuto accontentare anche Al che si era arrapato, ne avrò per giorni prima di riprendermi e poi quel coso grosso di tuo marito, non so come tu faccia."
    "Gliela mollo molto raramente, preferisco i fiorellini..."
    "Si ma il mio sarà indisponibile per molto tempo, quello zozzone è riuscito anche a trovarmi il punto G e mi ha detto che tu non ce l'hai."
    "Oh che bello, quando staremo insieme te lo troverò anch'io. Non vedo l'ora di riabbracciarvi, sono felice, non uso quasi mai questo termine ma in questo momento lo sono, ciao a tutti e due."
    Alberto: "Vorrei esaminare la nostra situazione con freddezza: abbiamo compreso che fare sesso con altri non è stato per noi un problema, diciamo che la novità non c'è dispiaciuta ma domandiamoci: in fondo chi ci ha guadagnato? Il tormento di Rossana è il suo lato maschile che non poteva soddisfare e l'estasi quando era riuscita nel suo intento di averti e lo ha fatto furbescamente diventando la mia amante, pensaci bene."
    "In questo momento penso solo a recuperare la nostra intimità, basta col punto G, lo schizzo sul mio utero, la mia bocca riempita da un grosso membro, desidero solo stare abbracciata con te, accarezzarci, baciarci, rotolarci nel letto ed avere un amplesso non sofisticato, mi piacerebbe la posizione del missionario, vorrei che stessi a lungo dentro di me."
    I giorni seguenti furono un ritorno al passato, i due innamorati avevano ritrovato un'armonia che mancava loro da tempo.
    Carlotta decise di prendersi una vacanza riguardo ad esperienze sessuali extra, aveva ripreso normali rapporti con suo marito e non le interessava altro.
    Questa decisione non era ovviamente di gradimento di una certa femminuccia la quale si travestiva da diavoletto tentatore ogni volta che si incontravano.
    "Ti trovo in forma, sei sempre più splendida, forse il rapporto con mio marito..."
    "È stata un'esperienza particolare che non intendo ripetere."
    Rossana aspettava che Al uscisse di casa per contattare Carlotta:
    "Non ci crederai, Alessio manca da casa da quindici giorni, mi ha confessato di aver incontrato sul treno una sua corregionale e, invece di rientrare a Messina ogni volta che è libero va in albergo a Milano con la gentile signora. Per fortuna la cotale è benestante e così non ne soffre la cassa comune, la situazione mi lascia indifferente."
    "Ti credo" pensava Carlotta "per te un fiorellino vale molto di più di un membro maschile sia grosso che piccolo!"
    Non trovando riscontri in Carlotta Rossana, ormai disperata, contattò telefonicamente in ufficio Alberto il quale, rientrando a casa,:
    "Mi ha telefonato la tua amica."
    "Se è quella a cui penso dovrebbe essere anche amica tua!"
    "Ne parliamo dopo cena, sento un odore stuzzicante proveniente dalla cucina." Alberto aveva cambiato discorso, aveva capito che non era il caso di insistere.
    La curiosità indusse Carlotta a riprendere il discorso dopo cena.
    "Raccontami di Rossana..."
    "Non sono sicuro che ti farà piacere quello che mi ha detto, facciamo finta di nulla, penso che sia meglio così." Al aveva parlato furbescamente per aumentare il desiderio da parte della consorte di conoscere il contenuto del loro colloquio."
    "E no, adesso voglio sapere tutto!" 
    "L'hai voluto tu, Carlotta semplicemente mi ha proposto un bel trio stabile per sempre."
    "Un conto è parlarne, in pratica... d'altronde è quello che desidera ogni uomo, avere contemporaneamente due femminucce meglio se una o ambedue omosessuali!"
    "Carlotta l'ipocrisia non alberga in me, ti piace alberga?"
    Un giorno dopo l'altro... Al impegnato in banca, Carlotta a scuola ad insegnare e, a casa, a correggere i compiti, nessuno dei due coniugi trattava l'argomento Rossana.
    Erano trascorsi quasi due mesi quando una sera Carlotta scoppiò a piangere subito abbracciata da Massimo che non ritenne opportuno fare domande.
    A letto, abbracciati, Carlotta:
    "Non so qual è il motivo per cui ho taciuto sino ad oggi, c'era qualcosa in me che mi impediva di aprirmi, non riesco ad analizzare la mia reticenza. Tempo addietro Rossana ha bussato alla mia porta, era sconvolta, tremava tutta e non riusciva a trattenere i singhiozzi. Quando si è calmata ho capito la situazione: mi desiderava a tal punto da sentirsi male, la notte insonne, talvota vomitava, mal di pancia continuo, passava dal letto al divano, non aveva più forze.
    Provai un senso di pena e finimmo a letto. Provai orgasmi multipli, Rossana era riuscita a trovare il mio punto G e mi baciava il clitoride in maniera deliziosa prima dolcemente poi in maniera forsennata lasciandomi senza forze.
    Quella non fu la solo esperienza anzi mi feci trascinare praticamente tutti i pomeriggi... mi sento schiavizzata dalla situazione, per me è diventata come una droga, sento di non poterne fare a meno, aiutami..."
    Alberto baciò a lungo la sconsolata consorte la quale pian piano riuscì a calmarsi.
    "L'unica soluzione è quella di interporre fra di voi un maschietto escludendo Alessio, penso che sia il solo modo per riportare un pò di tranquillità fra di voi, la vostra è passione, piacere puro, parlane con Rossana."
    Il colloquio fra le due signore  portò serenità fra di loro e alla decisione di un pranzo a tre la domenica successiva che, a distanza di tempo, Alberto definì memorabile, un sigillo fra amorali felici.
    Rossana già alle nove aveva bussato alla porta di Carlotta e le due signore si erano chiuse in cucina assolutamente off limits per Al, per poi uscirne, sodisfatte verso mezzogiorno.
    Le portate del pranzo erano eccellenti, le signore avevano superato se stesse ma il pensiero dei tre era altrove, al dopo pranzo.
    Passaggio nel salone a rimirare il panorama, il maschietto al centro abbracciato alla due dame, un lungo bacio multiplo a sigillo del loro 'matrimonio.'
    Il segnale della prossima battaglia fu dato da Alberto che infilò le mani fra le cosce delle signore le quali, quali colombe dal desio chiamate, si chiusero in bagno con Massimo in attesa nel salone, fu Carlotta a prendere per mano il consorte per condurlo in camera da letto.
    Buio appena rischiarato da una candela che emanava odor di sandalo. L'atmosfera era surreale, Alberto si trovò a fronteggiare due fiorellini (depilati per l'occasione), popò e tette in un rimescolarsi continuo, talvolta non riusciva a capire a chi appartenesse il buchino in cui si era infilato, le signore se la godevano alla grande usando anche un vivratore.
    Dopo la seconda goderecciata, il padrone di casa ritenne opportuno lasciare il campo e, dopo un breve lavaggio allo strapazzato ciccio, si rifugiò nel soggiorno.
    Sprofondato in una chaise longe ricordò la parole del nonno Alfredo:
    "Potrai giudicare una situazione sentimentale solo dopo esserti svuotato delle energie erotiche, solo così potrai dare un giudizio obiettivo della situazione."
    Alberto era in quella situazione, ad occhi chiusi rivide le facce sorridenti di Carlotta e di Rossana ritratte inn un cerchio tondo come nei fumetti e che lo guardavano con un sorriso sornione.
    Cosa veramente li univa oltre al sesso? Complicità, anticonformismo, tenerezza, amicizia, amore o l'unicità della situzione?
    L'amore non era certo quello che aveva appreso dai genitori, dagli insegnanti, dalla lettura dei libri e dalla vita di tutti i giorni. I bacchettoni l'avrebbero preso per un arrivista, coccolato da due donne unite fra di loro da una forte carica erotica, Quali i loro sentimenti nei suoi confronti e, soprattutto, quale sarebbe stato il loro avvenire, in futuro sarebbe cambiato qualcosa? Troppi interrogativi senza risposta.
    Dalla stanza da letto un silenzio totale, forse le signore si stavano ponendosi lo stesso problema, meglio abbandonarsi al destino.

     

  • 24 marzo 2012 alle ore 17:18
    GLI AMORALI FELICI

    Come comincia: Il sole filtrava dalle tapparelle sul viso di Carlotta, fastidoso, uffa era l'ora di alzarsi. Svogliatamente la belle femme mise fuori dal letto i piedi, cercò le pantofole, dove cacchio... sotto il letto.Direttamente in cucina, il caffè per svegliarsi ma che giorno era? Sguardo al calendario: domenica! C...o ritornare a letto? Ormai... dove si era cacciato Alberto (Al per gli amici)? Era proprio rinco: Alberto la domenica si dedicava al motocross, era con la nuova moto, una bestia secondo lui, fonte di guai a parere di Carlotta che già in passato aveva dovuto far da infermiera al beneamato che si era rotto tre costole, mah ognuno ha le sue passioni; il maritino affermava che gli serviva per svagarsi dalla routine di impiegato di banca; in compenso, facendo fuoristrada, si imbatteva in alberi da frutto e nello zainetto entravano, secondo la stagione,  fragranti arance, mandarini, limoni , ciliege, fragole, pere, almeno da quel lato...In bagno accese la radio,  sintonizzata su radio Maria. Figlio di un cane, ambedue erano bellamente atei ma quel sun of the bitch lo faceva apposta per prederla per il c..o, d'altronde la loro relazione era basata anche sul senso dello humor, l'avrebbe ripagato con la stessa moneta.Allo specchio: occhiaie, più vicino allo specchio: erano proprio occhiaie, forse mattutine, i quarant'anni suonati mostravano il loro lato spiacevole ma non poteva lamentarsi: occhi verdi ereditati dalla nonna materna, bel nasino ma soprattutto la bocca dalle labbra sensuali e dentatura perfetta il tutto per un sorriso accattivante e decisamente erotico.Doccia e poi laccatura delle unghie dei piedi. Poca voglia di andare in cucina a preparare il pranzo. Visita nel freeser: un 'condipresto' di pesce avrebbe insaporito le fettuccine, pesce (ovviamente surgelato) al forno, verdure cotte sempre provenienti dal congelatore.Le tredici, di Alberto nessuna traccia,  poco dopo spunta il signore:"Ciao cara, oggi niente frutta, landa desolata." "Sbrigati a far la doccia, è tutto pronto, ho fame.""Mangia, vengo subito."Durante il pranzo la tv mandava in onda una p+rogramma sulla vita di marinai su di un peschereccio, Alberto sembrava preso dal programma, nessuna conversazione.A guardarlo bene anche lui mostrava delle occhaie e sembrava stanco, negli ultimi tempi c'era qualcosa che non andava, anche i loro rapporti sessuali si erano diradati, lui che... a pensare male si fa peccato ma...Carlotta abbandonò i cattivi pensieri e si dedicò alla lavatrice, c'era pure una montagna di panni da stirare, il filippino sarebbe venuto il lunedì che ci pensasse lui, l'avrebbe fatto rimanere più a lungo e poi c'era i compiti di francese da correggere, domenica prossima avrebbe prenotato in un agriturismo.Pomeriggio noioso, c'era pure la formula uno e chi staccava il beneamato dal televisore come pure per la squadra della Roma, tifoso accanito, dove era finito l'Alberto premuroso, affettuoso, sorridente, era così per tutti i matrimoni? Il non aver avuto figli (dipendenva da Carlotta) doveva essere un motivo per sentirsi più uniti ma negli ultimi tempi...Carlotta si recò nel salone, si mise a stirare, voleva allontanare i pensieri spiacevoli, aprì il balcone, stava imbrunendo: il solito spettacolo della costa calabra illuminata, le navi della 'Caronte' che traghettavano le auto da Messina a Villa S:Giovanni. Quella visione era uno dei motivi che l'avevano indotta ad acquistare quella casa sulla strada panoramica. Al sul divano appisolato, Carlotta si dedicò alla correzione dei compiti.Cena: scatoletta di tonno, spinaci surgelati lessi, frutta non le andava proprio di impegnarsi in cucina, non era dell'umore giusto. Tutto nella lavastoviglie."Vado da Rossana."Uh uh di Massimo.Rossana occupava un appartamento nella stessa scala, anche lei non aveva figli, ogni tanto si facevano compagnia facendo la maglia, loro comune passione.Il marito, Alessio,era ferroviere viaggiante sui vagoni letto, restava fuori casa anche giorni interi e così la due signore erano divantate amiche.Rossana, casalinga, aveva circa la stessa età di Carlotta ma fisicamente erano molto diverse, la prima decisamente mediterranea: capelli corvini, lunghi, occhi di un profondo nero, naso piuttosto pronunziato, bocca carnosa, fisico atletico (era stata giocatrice di pallacanestro), aveva qualcosa di piacevolmente mascolino.Rossana accolse Carlotta con la solita cordialità, si sedettero sul divano del salone, gustarono dei dolcetti fatti in casa (Rossana in cucina era proprio brava), un limoncello, liquore poco alcolico ma di sicuro effetto se bevuto in buona quantità come stava accadendo quella sera alle due signore.Rossana era in vestaglia che lasciava scoperte le sue lunghe gambe, non faceva nulla per coprirsi e si intravvedevano degli slip rossi."Pensavo che la biancheria intima rossa si usasse nelle feste natalizie, siamo a giugno...""Ho pure il reggiseno rosso, guarda..."Rossana misura di seno due scarso, Carlotta quattro."Andiamo in terrazzo, comincia a fare caldo."Rossana aveva cinto le spalle di Carlotta con le braccia. rimiravano il panorama senza parlare.Pian piano una mano di Rossana di era insinuata nel reggiseno di Carlotta:"Il mio non è gran che ma è molto sensibile, prova a toccare il capezzolo, diventa subito duro."Carlotta era come in trance, si era ritrovata in mano due tette sode dovute alla ginnastica  (l'interessata frequentava una palestra) ma non si era ribellata, una sua mano  si immerse nel sesso dell'amica, un folto boschetto e dentro una natura bagnata, prese a toccarle il clitoride, a lungo, sin quando Rossana:"Basta, ho goduto." seguito da un bacio in bocca, un vero bacio, profondo, sensuale, lunghissimo.Rossana  non si era fermata alla bocca, le sue labbra avevano raggiunto il seno di Carlotta, una mano era scesa sul suo 'fiorello' sino a quando anche lei...Rossana aveva preso ad accarezzare il viso di Carlotta, era accaduto qualcosa di assolutamente inaspettato."Ciao, torno a casa."Carlotta, frastornata, si sentiva addosso il profumo dell'amica, si mise sotto la doccia, Al era a letto che leggeva la 'Gazzetta dello Sport'."Rossana che fa, c'era il marito?" "No, Alessio ha telefonato, era a Milano, vedi talvolta accadono fatti imprevisti e imprevedibili, possono lasciare il segno...""Sei criptata.""Non so quello che dico, buonanotte."Le due amiche in seguito si erano incontrate nel portone d'ingresso, nessun accenno a quel fatto..., delle due sicuramente la più colpita era Carlotta, qualcosa era cambiato in lei ma non in Rossana, forse non era la sua prima esperienza omo.Un pomeriggio Rossana bussò alla porta di Carlotta:"Posso entrare? Non fare quella faccia, sin dall'antichità esistevano rapporti lesbo, ne è piena la letteratura, non pensare che non mi piacciano gli uomini!" "Ho scoperto un mondo nuovo, permettimi di essere un pò scioccata anche se sinceramente la cosa non mi è dispiciuta, mi pare di aver tradito Alberto, d'accordo mi dirai che il rapporto con una donna non è infedeltà...""Non pensi che anche lui in fatto di infedeltà...""A questo punto mi sembra tutto possibile anche se...""Voi siete due persone aperte, anticonformiste, parlane con tuo marito.""Sono confusa...""Voglio farti una proposta indecente come in quel film, vuoi partecipare a un mio banchetto erotico col mio amante maschio, è un bell'uomo, piacerebbe anche a te.""Troppo complicato anche se hai smosso la mia curiosità."E come se l'aveva smossa la sua curiosità, Carlotta cercò di immaginare la sua amica tete a tete col suo amante, questo pensiero stranamente la eccitava, sino a poco tempo prima la sua vita le sembrava monotona, ora...Un pomeriggio: "Vieni a casa mia, ci sono delle novità, domani pomeriggio ho appuntamento a casa mia col quel tale di cui ti ho parlato..."Carlotta si trovò a dire:"Va bene ma non voglio partecipare, farò la guardona se ti va." "D'accordo starai in cucina, ho un apparecchio interfono di quello che si usa per controllare i bambini da un'altra stanza, sentirai sentirai solo le voci, scendi alle quattordcii e trenta, lui arriva dopo mezz'ora."Carlotta non aveva problemi, quel pomeriggio Alberto  era in banca sino a tardi, puntualmente scese dall'amica all'ora stabilita, provarono l'apparecchio, funzionava."Una cosa mi devi promettere, qualsiasi cosa accada non devi muoverti dalla cucina, giuramelo.""Non capisco questo tuo tono melodrammatico, te lo prometto, non mi muoverò."Dalla cucina Carlotta sentì suonare il campanello dell'ingresso poi passi sino alla camera da letto."Sono arrapatissimo, vado in bagno."Le voci giungevano arrochite, l'apparecchio non era dei migliori."Voglio saltare i preliminari, girati di spalle!" "Quanta fretta, prima vorrei un cunnilingus.""Lascia stare la tua cultura classica, lo sai che ho studiato ragioneria." "Il cunnilingus è parola riportata anche in giurisprudenza, dovresti conoscerla."Era chiaro che Rossana si stava bellamente prendendo gioco dell'amante il tutto per far dilettare l'amica ascoltatrice."Meledizione spigamelo tu sto cunn... cunn...""Allora preferisci una fellatio?""Qui c'è qualcosa che non va, non so nemmeno che cos'è sta fell..."Un lungo silenzio, il maschietto doveva aver mostrato a gesti i suoi desideri."Ho capito vuoi 'incedere intra tergas'? Ti è sempre piaciuto, mi hai detto che con tua moglie non è possibile perchè soffre di emorroidi, le 'tergas' sono il mio delizioso popò!" Dopo la spiegazione stava accadendo qualcosa di concreto perchè nessuno profferiva parola, solo dei mugolii.Carlotta era curiosa di sapere se il signore era entrato 'intra tergas' cosa che non doveva dispiacere alla sua amica dato che la moglie del cotale... A proposito anche lei aveva lo stesso problema, mah le coincidenze."Aspetta nel comodino prendo un vibratore, me lo passo sul clitoride, doppio gusto!" Rossana si dimostrava molto attiva, una vera porcona, voleva provare tutte le sensazioni.Dopo un "Che bello" da parte del maschietto, la situazione si era normalizzata nel senso che ambedue si stavano concedendo un 'post ludio' come avrebbe detto Rossana."Dove hai posteggiato la moto, non vorrei che tua moglie...""Non c'è pericolo, ho messo la Harley sulla strada, non si vede da casa mia."Una fitta al cuore di Carlotta, anche Massimo possedeva quella moto e anche lei soffriva di emorroidi... il suo istinto era quello di entrare in camera da letto ma, ragionandoci sopra, preferì evitare e calmarsi, comprese allora la richiesta della sua amica di non spostarsi dalla cucina qualsiasi cosa fosse avvenuta.Aveva bisogno di una bicchiere di acqua fresca, aprì il frigorifero niente minerale solo vino bianco e birra, optò per quest'ultima.Dall'interfono capì che la 'pugna' era ripresa, Rossana voleva farla partecipare."Mi metto 'sicut ovis' vuol dire a novanta gradi così lo sento sino in fondo, stacci a lungo."La prima bottiglietta di birra era finita, Carlotta ne aprì una seconda, poi un terza e già ne sentiva l'effetto, ormai era quasi certa che dall'altra parte ci fosse suo marito.Si era seduta ed aveva appoggiato le braccia sul tavolino appogiandovi la testa, forse si era appisolata quando sentì una mano carezzarle i capelli, dinanzi a lei c'era Rossana sorridente."Ti sei goduta la sceneggiata, era tutta per te."Carlotta aveva la bocca impastata:"Mi potevi avvisare, stavo per venire in camera da letto, non sei stata sincera, non sei mia amica!" Rossana ne approfittò per incollare le sue labbra su quelle dell'amica, un lungo bacio con 'admittionis linguae' come avrebbe detto lei."Sei troppo imbambolata non combinare guai quando rientri a casa, non servirebbe a nulla, una scopata non può modificare il vostro rapporto, una decisione sbagliata potrebbe compromettere la vostra unione, mi racccomando." "Io mi domando cosa ne è del tuo matrimonio.""Alessio è un veneto buono, affettuoso, comprensivo, molto ingenuo, gli voglio molto bene, da me accetta tutto, stiamo bene insieme, cerca di guardare la situazione a volo d'uccello.""A proposito d'uccello comè quello di mio marito, con me non lo usa da tanto tempo."Non l'userò più se non col tuo consenso, vorrei avere con voi un rapporto affettuoso, anticonformista."Rientrato a casa Alberto si rifugiò sotto la doccia, saggia decisione."In ufficio una giornataccia, una rottura di scatole una dopo l'altra, in questo momento la borsa va su e giù."Pensiero di Carlotta:"Anche tu poco fa andavi su e giù maledetto porco!" Cena tranquilla, ovvio addormentamento di Al sul divano."Va a letto a riposarti delle fatiche bancarie!""Hai ragione, una proposta: il fine settimana lo passiamo a Cefalù in quell'albergo sul mare come in viaggio di nozze, mancano solo due giorni."Il pomeriggio seguente al telefono:"Dimmi Carlotta...""Il bel tomo ha fatto l'attore, cena e poi a letto, mi ha promesso un week end a Cefalù. speriamo che riprenda le forze, anch'io vorrei la mia parte escluso 'l'intra tergas' per i motivi che tu sai.""Stasera ritorna Alessio, mi fa tenerezza come un figlio, forse è per questo che l'ho sposato, mi sento di proteggerlo dalle cose del mondo, come ti ho detto è l'ingenuità in persona. Mi sento molto vicina a te ed a tuo marito non è solo una questione fisica ma qualcosa di più profondo, anche per me è una situazione mai provata ma molto piacevole, spero che tu riesca a sintonizzarti col mio pensiero." "Non è facile, ci proverò."In macchina il viaggio era piacevole propriziato da una giornata piena di luce, in sottofondo la voce  sensuale di Diana Krall la cantante preferita da Al, un'atmosfera distesa, lui sorridente, ogni tanto baciava affettuosamente la mano dell'amata, guidava lentamente per gustare il panorama.Pranzo e poi passeggiata sul lungomare circondati da giovani allegri e vocianti, Carlotta provava sentimenti contrastanti, si può essere anticonformisti ma non era facile non ricordare quanto recentemente avvenuto, cinse con le braccia la vita di suo marito, via i cattivi pensieri, camminarono a lungo senza parlare."Sono un pò stanca, ritorniamo in albergo anche tu recentemente hai passato brutte giornate..."Al era impallidito, guardò in viso Carlotta, che avesse intuito qualcosa della sua avventura, decise di non incontrare più la sua amante.A letto baciò appassionatamente sua moglie come non aveva fatto da molto tempo, si soffermò a lungo sulle deliziose tette forse in ricordo di quelle più piatte dell'amante, un rapporto fisico come non aveva avuto da molto tempo.Dopo il rientro in sede i rapporti fra le due signore erano mutati, quando si incontravano da parte di Carlotta un gelido saluto per far comprendere che la loro amicizia doveva considerarsi giunta a termine.Una mattina:"Carlotta non chiudere il telefono, sento il bisogno di parlarti. Mi è accaduta una cosa strana che mi è difficile esternare, forse non capirai come non è stato facile anche per me analizzare la situazione e comprenderla, la mia vita è stravolta.Ho sempre pensato che i rapporti omosessuali fossero puramente fisici ma mi sono ricreduta in base alla mia esperienza: da quando sono stata con te non desidero altro che starti vicino, sei entrata nel mio cuore e nella mia anima, di giorno ti parlo come se fossimo vicine, di notte sei sempre nei miei sogni, percepisco spesso dolori alla pancia, in casa sono sempre truccata e in ordine sperando in una tua visita, sono psicologicamente prostrata, vorrei almeno vederti, non voglio una tua risposta immediata..." "Sono anch'io confusa, sarebbe una sconvolgimento della mia vita, lasciami del tempo per ora non so dirti altro."I giorni passavano, Carlotta non si sentiva di riprendere i rapporti con Rossana, troppo scompiglio nella sua mente, anche Al se ne era accorto ma aveva preferito non chiedere spiegazioni.Un pomeriggio Carlotta scorse in terra, all'ingresso, una busta; la posta veniva depositata all'ingresso e se v'era una raccomandata il postino citofonava e allora? Gran sorpresa, uno scritto a mano: 'Chi ti fa soffrire? Chi ora fugge presto ti inseguirà, chi non ti ama presto ti amerà anche se non vuole, Saffo.'Un attacco diretto, disperato...Carlotta si sdraiò su una poltrona del salone, cercava di cacciare dalla mente l'immagine dell'amica angosciata, guardava il panorama che sembrava avvicinarsi per poi allontanarsi, chiuse gli occhi...Passò del tempo, non aveva le forze di alzarsi, quello ascritto della poetessa greca l'aveva colpita, erano parole di disperazione ma non riuscì a prendere il telefono per contattare Rossana, proprio non se la sentiva.Il tempo che passa lenisce i dolori ma era un non senso per Rossana che deperiva di giorno in giorno. Alessio, preoccupato, aveva ottenuto quindici giorni di ferie per stare vicino alla consorte che si stava lasciando andare ogni giorno più triste e depressa. Il medico di famiglia, interpellato, non era riuscito a riscontare un vera causa di quei malori, forse si trattava di depressione ed aveva prescritto dei medicinali. Gli eventi precipiterono una notte: un'ambulanza a sirene spiegate era giunta sotto l'ingresso principale destanto la curiosità degli inquilini. Gli infermieri erano giunti al piano di Rossana e l'avevano caricato in barella ripartendo in gran fretta."Carlotta che può essere successo a Rossana, sai se avesse problemi di salute, più tardi telefonerò ad Alessio per avere notizie."Al mattino Alessio fu circondato dagli abitanti della scala che domandavano notizie, affermò che forse la moglie, non riuscendo a dormire, aveva esagerato con i tranquillanti,ora stava meglio.Il telefono:"Sono Alessio, Carlotta ti dispiace venire a casa mia, non vorrei parlare per telefono."Carlotta era perplessa, non immaginava il perchè di quell'invito o forse si..."Noi non abbiamo molti amici, Rossana in ospedale si sente sola, penso che le farebbe piacere una tua visita , puoi andare anche fuori orario, chiedi del primario, è mio amico." "Al vorrei andare a trovare Rossana, mi accompagni?" Rossana era in una stanza con quattro letti, gli altri tre occupati da persone anziane, stava sonnecchiando, si svegliò quando Alberto le prese una mano.Era irriconoscibile, occhi infossati, il viso cereo, dimagrita."Sono inguardabile, se mi aiutate a scendere dal letto andiamo a parlare altrove."Con l'aiuto dei due coniugi Rossana si sedette sul divano di un salottino, nessuno profferiva parola."Vogliamo che ritorni a casa, ti riprenderai meglio che in ospedale, ti starò vicina."Carlotta si era sbilanciata, aveva compreso quale fosse il problema della sua amica, le sue parole ebbero un'effetto immediato, Rossana abbracciò entrambi, era rinata."Voglio tornare a casa subito, vado dal primario."In macchina Rossana accese l'apparecchio radio, cercò della musica allegra, sorrideva di continuo.A casa Alessio mostò tutto il suo stupore, abbracciò la moglie e ringraziò gli amici."Al hai nulla da dirmi, vorrei fare un bagno di sincerità anche se potrebbe essere complicato per entrambi." "Non vorrei che la sincerità possa portare delle ombre sul nostro rapporto, fino a che punto la verità potrebbe distruggere il nostro legame, per me perderti sarebbe la fine." "Dipenderà da noi, sono a conoscenza del tuo incontro con Rossana, ero sul punto di parlartene quando è accaduto qualcosa di inspiegabile che ha coinvolto anche la mia persona, Rossana ha preso l'iniziativa ed abbiamo avuto un rapporto lesbo. Pensavo che fosse cosa di una sola volta ma lei si è innamorata di me, mi ha anche inviato una poesia di Saffo, le cose sono a questo punto.""Alessio che parte ha?""Lo sai che è un ingenuo, certe cose non le pensa nemmeno lontanamente, il problema è tra noi tre, vogliamo essere una coppia aperta e fare felice Rossana oppure...""Per me va bene." "Certamente brutto maiale avresti a disposizione due fanciulle che fanno l'amore fra di loro e tu ti sollazzi con entrambe, vorrei sapere se lo faresti con un altro uomo." "Cerco di essere sincero anche con me stesso, tu sei la sola donna di cui mi sia innamorato, quando ti guardo sento in me tanta dolcezza, anche se talvolta mi sono preso qualche licenza era solo una questione sessuale, devi credermi." "Allora facciamo felice Rossana, forse anche a me è piaciuto il rapporto fisico con lei ma ne avevo paura."Carlotta e Al stabilirono il primo incontro ufficiale a casa loro, di sera, dopo una cena intima.La due signore provvidero alle cibarie, ognuna mise mano al proprio repertorio culinario, il più felice era Alberto, unica regola: niente sesso sino alla fine della cena.Rossana si era presentata con un vestito molto sexy di un celestino molto trasparente, Carlotta non fu da meno con una camicietta ampiamente scollata che lasciava vedere la sua supremazia in fatto  di seno. Un'atmosfera irreale, Alberto aveva messo un CD di musica indiana molto languida, qualcuna aveva barato perchè aveva infilato il suo piede sul coso di Massimo che, forse per l'atmosfera sensuale era ben duro sin dal primo momento, Al aveva ricambiato accorgendosi che la dirimpettaia aveva dimenticato le mutandine.Torta gelato con un brut italiano, fine della prima parte.In un bagno le damigelle nell'altro Massimo che all'uscita trovò le due signore gia spaparazzate nel letto, il suo posto al centro ma ci rimase poco perchè si ingarbugliarono subito in quanto le dame, su iniziativa di Rossana, si stavano esibendo in un plastico sessantanove.Massimo si infilò nella prima 'gatta' a portata di mano ma la gran voglia lo portò ad un finale precipitoso... si mise allora all'ascolto delle due signore che se la godevano alla grande.La battaglia per lui riprese quando il suo coso fu circondato da due labbra ardenti che presto lo fecero rimettere in sesto per un'altra pugna, stavolta sul retro che manco a dirlo era quello di Rossana la quale aveva in bocca una tetta di Carlotta...Erano circa le due quanto decisero che l'abbraccio di Morfeo fosse la degna conclusione di quella bella serata. Analizzando la situazione il loro cos'era anticonformismo? Sicuramente ma c'era qualcosa di più, forse Al e Carlotta si illudevano che i loro rapporti non fossero cambiati ma forse non era così. Sicuramente la più appagata era Rossana perchè poteva dar sfogo alla sua vera natura, Alberto se la godeva alla grande perchè aveva sempre a disposizione quello che desidera da sempre: il popò dell'atletica amante, Carlotta?
    Neanche l'interessata riusciva a comprendere la sua accondiscendenza, aveva la sicurezza dell'amore del marito e allora perchè quel rapporto lesbo, forse era anche quella la sua natura ovvero... in fondo non aveva importanza, il menage andava avanti alla grande, unica regola: la notte ognuno nel proprio letto e, naturalmente, niente contatti all'arrivo di Alessio che non ritenevano potesse essere della partita no che a Carlotta dispiacesse anzi era un bel fusto biondo (a lei erano capitati solo mori), era un pò curiosa ma quel che più la frenava era che il tale era religioso, la domenica non mancava mai alla messa, esclusione dovuta.L'estate, l'autunno e poi l'inverno non avevano mutato le abitudini sessuali del trio, qualcosa cambiò durante le feste di Natale: Carlotta aveva conosciuto un ufficiale del Circolo di Presidio, padre di un suo alunno, il quale, preso forse anche dal fascino della professoressa di suo figlio, le fece pervenire degli inviti per il cenone e per il ballo di capodanno.Maschietti in smoking, femminucce: Rossana fasciata da un tubino nero, Carlotta in vestito blu con ampia scollatura che metteva in mostra quello di cui più orgogliosa: il seno perfetto di cui non si vedeva solo il capezzolo.Malvista dalle signore (la maggior parte vetuste) aveva attirato l'attenzione di vari ufficiali specialmente di quelli più avanti d'età che facevano la fila per invitarla a ballare.L'interessata inorgoglita e sorridente non si sottraeva e così Alberto ed Alessio erano costretti a scambiarsi Rossana come compagna di ballo.Poco prma della mezzanotte Alessio prese per mano Carlotta:"Col permesso di Massimo voglio iniziare il nuovo anno ballando con te."Nessuno si oppose e così quell'inedita coppia si tuffò nell'arte di Tersicore sin quando, dopo circa mezz'ora, trascorsa la mezzanotte, l'orchestra si prese un meritato riposo."Rossana ed io andiamo ad incipriarci il naso alla toelette." "Rossana è accaduto qualcosa che definirei strano: tuo marito o aveva visto il film in cui Vedone si metteva del cotone nei pantaloni per mostrare di avere...""Non te l'ho detto prima ma mio marito ce l'ha molto grosso di natura, mi ha detto che a scuola lo chiamavano John Holms che, mi ha spiegato, era un attore porno particolarmente dotato." "D'accordo ma per tutto il tempo del ballo ce l'aveva sempre in posizione eretta e, sfacciatamente, si strofinava a me ad occhi chiusi, ad un certo punto ho pensato che avesse goduto, non è poi quel santarellino che vuol apparire.""Il fatto che sia religioso non vuol dure... molto probabilmente gli sei sempre piaciuta ma non l'ha mai dimostrato, alla prima occasione ne ha approfittato per... ma scusa a te piace?"

  • 13 gennaio 2012 alle ore 20:08
    LA GATTA NUDA. (2)

    Come comincia: "Signor T., istintivamente una donna riesce a capire certe situazioni, voglio anch'io essere sincera: il mio compagno ha perso il posto di dirigente di una ditta, non riesce a trovare un altro impiego e quindi vorrei chiederle di aumentarmi lo stipendio nostra sola fonte di reddito."
    "Ti prego di darmi del tu e di chiamarmi Pino. Il problema è facilmente risolvibile, non ho problemi finanziari, vorrei che tu fossi un pò carina con me..."
    "Caro Pino,  mi sembra strano darti del tu e chiamarti per nome ma il bisogno è un cattivo consigliere, la necessità porta a rivedere dei principi ai quali non pensavi mai di rinunziare."
    "Desidero ardentemente baciarti!"
    "Niente baci sulla bocca, diciamo qualche toccatina..."
    Il buon Pino non  se l'era fatto dire due volte, aveva messo una mano fra le cosce di Audrey e contemporaneamente prese a baciarle il collo.
    "Per oggi può bastare, mi farebbe comodo un acconto sul mensile..."
    Il signor Todaro trasse di tasca il portafoglio e mise in mano ad Audrey due pezzi da cinquecento Euro.
    "Ritorniamo di là, le mie colleghe potrebbero malignare, meglio evitare pettegolezzi."
    Dopo pranzo Audrey mise al corrente della situazione Alberto che era rimasto basito.
    "Caro ragioniamoci sopra: un buon stipendio risolverebbe i nostri problemi più che una tantum come è successo con John. Il mio titolare è ricco, non  ha figli, ha una moglie paralizzata, è una persona che dà affidamento ed è pazzo di me."
    I due innamorati non trattarono più l'argomento, Al durante le ore di assenza di Audrey si domandava cosa potesse accadere fra i due, cercava di non essere geloso ben conoscendo i sentimenti che li legava ma... decise di cancellare dalla sua mente la situazione.
    Da tempo era lui il casalingo: provvedeva alla spesa, cucinava, lavava i piatti, Audrey, quand'era libera, si interessava alle pulizie di casa.
    Un cosa piacevole. la cassa non era mai vuota, ci sapeva fare la baby!
    Una sera la novità: Pino mi ha chiesto di andare nella sua villa a Tono, ho rifiutato ma l'ho invitato a pranzo domenica prossima a casa nostra."
    "Va bene, andrò a procurarmi gli ingredienti, ti farò fare bella figura perchè naturalmente il pranzo deve risultare opera tua, a stomaco pieno il buon Pino sarà ancor più generoso.
    Andrea pensò ad un menu non convenzionale in ogni caso non quello tradizionale messinese: pappardelle al sugo d'anatra, anatra al sugo, coscia di tacchino disossato e ripieno con contorno di patate, carciofi alla romana, funghi in fricassea, spinaci strascinati in padella, frutta di stagione compresa un'ananas per digerire, infine il caffè sport Borghetti, la sua passione.
    Audrey quella domenica si svegliò più tardi del solito, dopo la doccia prese a passare in rassegna il guardaroba al fine di scegliere il vestito con cui far maggior colpo. La scelta cadde su uno di tulle trasparente, dalla generosa scollatura e con gonna corta; il signor Todaro sarebbe rimasto folgorato, questa era l'intenzione della furbacchiona.
    Alle dodici e trenta, mezz'ora prima del previsto, Audrey vide il più non giovin signore parcheggiare una Maserati all'esterno dell'edificio.
    "Andrea sta arrivando, apro io la porta."
    "Signor T. buon giorno è un pò in anticipo, non doveva scomodarsi, che belle queste orchidee, venga nel salone, le presento Alberto, Alberto..."
    Al in pantaloni grigio ferro e maglione rosso fece il suo ingresso con un sorriso stampato sul viso che nascondeva il suo imbarazzo.
    Il principale di Audrey aveva lo stile di un direttore di banca: occhiali con montatura dorata, capelli brizzolati, classico doppio petto scuro, cravatta chic made in Napoli, stivaletti neri di vacchetta.
    "Signori vado in cucina a finire di preparare, Al offri al signor T. un Martini."
    "Vedo che possiede una Maserati Quattroporte, io sono un appassionato di auto, oggi pomeriggio c'è una corsa di formula uno."
    "La mia macchina è un pò vecchiotta, la cambierò con una Mercedes classe Cl."
    "Alla faccia sua" pensò Andrea "ci vogliono almeno 130.000 Euro!"
    Nel frattempo Audrey da lontano:
    "È tutto pronto, venite nel soggiorno."
    Alla fine del pasto da parte del signor T. lodi sperticate per la padrona di casa per la sua bravura nell'arte culinaria.
    "Mia moglie, a parte il suo handicap, anche prima non brillava certo in cucina, l'essere ricca di famiglia e l'aver frequentato un collegio in Inghilterra l'ha portata a non interessarsi all'andamento di una casa, di nuovo brava."
    "Signor T..."
    "Vi prego di chiamarmi Pino è più confidenziale, sento di trovarmi in famiglia, diamoci del tu."
    "Bene come ti dicevo pocanzi fra poco c'è la Formula Uno, non vorrei perderla, accendo il televisore."
    "Io preferisco parlare con Pino, abbiamo dei problemi in negozio, ce ne andiamo nel salone."
    Ad Al non rimase che ammirare Ecclestone, i commentatori televisivi e le auto che avevano acceso i motori ed avevano iniziato il giro di prova.
    Partenza con le solite collisioni fra tre auto alla prima curva, ingresso nel circuito della Safety Car, quattro giri e poi ripresa della corsa.
    Il rumore delle auto ad un certo punto si mischiò con quello di una musica dance proveniente dal salone, Audrey aveva messo in funzione lo stereo.
    Al fece capolino in quella stanza, i due ballavano o facevano finta, erano abbracciati... meglio tornare alla Formula Uno.
    Dopo un pò di tempo la musica era cambiata, niente più dance ma Diana Krall, nota cantante di night, che aveva portato il buon Pino ad incollare le labbra sul collo di Audrey, ritirata strategica da parte di Al.
    Dopo circa un'ora: "Al è finita la Formula Uno? Vieni a farci compagnia nel salone."
    Ad Al apparve uno spettacolo un pò comico: i due, mostrando indifferenza, erano seduti sul divano distanziati, solo il viso di Pino, decisamente sul prupureo, mostrava quello che doveva essere accaduto nel frattempo.
    "Penso che sia ora di andare, a mia moglie ho detto che ero stato invitato da voi a pranzo, non vorrei che stesse in pensiero, spero presto di ricambiare il vostro pranzo."
    Chiusa la porta, Audrey si diresse verso la confezione delle orchidee:
    "Guarda che sorpresa, ci sono anche due orecchini di perle, quelle che avevo notato nel negozio di gioielleria accanto al nostra, chissà come Pino avrà indovinato i miei gusti!"
    "Perchè glielo avrai chiesto tu, furbacchiona, piuttosto aggiornami su quanto è successo nel salone, ho visto che ti baciava sul collo."
    "Quello era solo l'inizio poi mi ha messo la mani nella scollatura, fra le cosce, ha scostato lo slip e mi ha messo una mano sul fiorellino ed anche sul popò, ha seguitato per un pò sin quando si è seduto sul divano, non ha capito cosa gli sia successo, forse ha goduto da solo."
    "Come aperitivo non c'è male, sicuramente gli è rimasta una voglia matta, questo riparte presto all'attacco."
    Dopo circa una settimana:
    "Pino mi ha chiesto di nuovo di andare nella sua villa a Tono,  gli ho detto che avevi ripreso a lavorare come commesso viaggiatore per quella ditta che ti ha licenziato e che lo avrei fatto venire a casa nostra durante la tua assenza."
    Dopo tre giorni.
    "Quello non lo tengo più, mi raggiunge nel retrobottega e mi tocca dappertutto, non vorrei che le altre commesse se ne accorgano, ho deciso di farlo venire qui questa sera, sei d'accordo?"
    Al durante il pomeriggio mise in funzione sia la telecamera che il sonoro in attesa della fatidica mezzanotte.
    Audrey era piuttosto tesa, un  conto è andare a letto con un coetaneo ben altro con un cinquantanne... esternò i suoi pensieri ad Al.
    "Chiamalo sul telefonino e digli che inaspettatamente sono ritornato a casa, ti vedo agitata."
    "No, è stato un attimo, tu sei il mio amore, gli altri sono solo strumenti, non hanno alcun valore!"
    Squillo del telefonino di Audrey, era lui.
    Al si rifugò nello studio ma poteva vedere e sentire solo quello che sarebbe accaduto in camera da letto.
    Audrey con baby doll d'ordinanza con sopra una leggera vestaglia, doveva aver invitato Pino in bagno, si era seduta in  mezzo al letto sorridente alla telecamera.
    Ingresso di Pino nudo, con pancetta ed inizio della pugna: baci sul collo, sulle tette, sul pancino, sulla gatta sino ai piedi.
    "Hai delle estremità da mannequin, bellissime, non le avevo notate prima!"
    "Un giorno era su una spiaggia su una sdraio quando si è presentato un distinto signore affermando di essere un produttore di films pubblicitari ed aveva bisogno di una modella come me per  reclamizzare anelli e scarpe, mi ha anche lasciato un bigliettino invitandomi a raggiungerlo a Milano, forse dovevo farlo, ora non sarei qui."
    "Meglio che non l'abbia fatto, non ti avrei incontrata, lo sai quanto ti desidero, farò quello che mi chiedi."
    Audrey non aveva risposto, Pino avvicinò il suo membro alle labbra di Audrey."
    "Niente baci nè goderecciate in bocca!" poi prese a fare su e giù, cercava di sbrigarsi in fretta ma non aveva fatto i conti con l'età del suo amante e dovette penare parecchio sin quando Pino si staccò e prese il tovagliolino che gli aveva dato Audrey e si pulì il pene, si recò poi in bagno e Audrey supina fece dei segni con le mani al suo spettatore.
    Ora che sarebbe successo? il nonnetto si sarebbe ripreso o si sarebbe accontentato...
    Veritiera la prima ipotesi:
    "Ti prego prendilo in mano e fammelo diventare duro."
    Audrey aveva appoggiato un gomito sul letto e con una mano cercava di far rinverdire il coso di Pino.
    "Provaci anche con la bocca, ti prego."
    Accontentato, ci volle del tempo ma Audrey riuscì nell'intento e prese in mano la situazione:
    "Vengo sopra di te."
    Era il modo migliore per farlo sbrigare ma ci volle molto tempo. Audrey ogni tanto si fermava per riporsarsi, una faticaccia... finalmente Pino gorgogliò nel godere, Audrey si fermò, diede un  altro tovagliolino a Pino e si sdraiò, era stanca.
    Pino voleva rimanere ancora ma Audry lo liquidò dolcemente, erano le tre di notte.
    Al entrò nel bagno, Audrey era sotto la doccia, voleva sentirsi pulita dentro e fuori, stette a lungo sotto il getto dell'acqua, Al era seduto su uno sgabello a rimirarla, era magnifica.
    "Pino ha lasciato una busta sul comò, ci sono diecimila Euro."
    La storia era diventata quindicinale, quanto serviva al vecchietto a ricaricare le batterie.
    Un giorno mentre sul divano guardavo la televisione, Al vide delle lacrime sul volto di Audrey, l'abbracciò, fu lei a parlare:
    "Talvolta non so dire come mi sento, il profondo amore che ho per te non mi basta per accettare questa situazione, Pino mi fa richieste sempre più pressanti, vuole godermi in bocca ed usare il mio popò."
    "Mi sento un pò un verme, anch'io talvolta ho dei forti dolori alla pancia, il mio medico mi ha detto che gli intestini sono il nostro secondo cervello ed il mio è andato in tilt, non pensavo di diventare un macrò!"
    Qualcosa di nuovo avvenne nei giorni seguenti: un invito a pranzo da parte di Loredana la moglie di Pino, un'invito sicuramente inaspettato. Era la curiosità da parte di una paraplegica di conoscere una commessa di suo marito ed il suo fidanzato oppure...tante ipotesi ma nessuna plausibile e convincente.
    Il fatidico giorno Audrey indossò un tubino avorio che le lasciava scoperte le spalle ma arrivava sino ai piedi, Andrea in doppio petto grigio ferro, cravatta a righe rosse e blu, una bella coppia.
    L'abitazione era un villetta a due piani ubicata sulla strada panoramica, ingresso privato.
    Al citofono la voce di Pino:
    "Vi apro il cancello elettrico, posteggiate dinanzi casa."
    Casa... una reggia, appena entrati un ingresso immenso con marmi alle pareti e tutt'intorno mobili antichi di pregevole fattura, di seguito un salone con lunga tavola imbandita, alle pareti quadri di paesaggi, di figure ieratiche forse di antenati e di belle fanciulle ed infine scene di caccia.
    "Sono Loredana, scusatemi se non mi alzo ma, come vedete, mi muovo solo su questa sedia a rotelle."
    Finto baciamano da parte di Alberto ed inchino da parte di Audrey.
    "Pino vedo con piacere che i signori si distinguono per buone maniere, preparaci degli aperitivi." Il tono era un pò di comando forse dovuto alla ricchezza della signora.
    "Dì alla cameriera di servire il pranzo." Il tono era sempre imperativo ed il buon Pino abbediva senza profferir parola.
    Tutto a base di pesce innaffiato con del vino bianco dell'Etna. Dopo il caffè:
    "Dì alla cameriera che è libera."
    Voglio deliziarvi con della buona musica, Pino metti un CD di Mozart, il mio preferito, come padrona di casa vorrei vicino a me il signor Alberto, e diamoci del tu."
    Così era iniziata una storia perlomeno singolare, Al su una sedia vicino alla padrona di casa, Pino e Audrey su un divano a...distanza di sicurezza. Nel frattempo Mozart li deliziava con le sue overtoure forse non tanto apprezzate da Pino che sicuramente aveva il suo pensiero altrove.
    "Ora che ci siano rilassati vorrei, caro Alberto, farti visitare il piano superiore, in fondo c'è un ascensore, spingi la carrozzella.
    Un ampio ingresso, in fondo una porta finestra, di lato due porte..
    "Io dormo nella stanza di sinistra, mio marito in quella di destra, accomodati."
    Punto primo: i due non dividevano la stessa camera, questo aveva sottolineato Loredana, il motivo?"
    "Ti vedo perlesso, voglio essere chiara come lo sono il tutte le mie cose, in particolare in quelle personali. Mio marito ed io, pur vivendo sotto lo stesso tetto siamo separati di fatto, niente pratiche burocratiche, avvocati e tutto quel che segue, nessuno dei due ha problemi finanziari.
    Abbiano stabilito di essere sinceri fra di noi e raccontarci tutto quanto riguarda la vita privata. In passato il mio consorte mi ha reso edotta di tutte le sue avventure passeggere ma da quando ha conosciuto Audrey..."
    Ecco arrivati al punto, Loredana sapeva dei rapporti di Pino con Audrey.
    Al decise di fare lo snorri: "Ho invitato tuo marito a casa mia, abbiamo pranzato insieme, ha ballato con Audrey ma..."
    "Quando tu eri assente per lavoro è venuto a casa tua, il resto lo puoi immaginare, da quel momento è completamente cambiato, non frequenta più nessuna, Audrey è diventata la sua passione sfrenata, anche se non l'ha ammesso, l'ho capito da me.
    Che ne dici di ricambiarli, io frequento una palestra ed ho un un personal training, ho rapporti con lui ma solo fugaci, è solo una questione fisica. Tu mi sei piaciuto appena ti ho visto, se mi guardi bene non sono male."
    L'espressione del volto di Al andava dallo stupore alla curiosità.
    "Debbo interpretare il tuo silenzio come un assenso, penso di si, vai in bagno, c'è una doccia che fa pure da sauna, sbrigati!"
    Anche Alberto era stato vittima dell'imperioso agire di Loredana, si trovò nel bagno nudo sotto la doccia poi si infilò in un accappatoio (sicuramente quello usato dal personal training).
    Prima di uscire si guardò intorno, il bagno era pieno di maniglie strutturato per una handicappata, rimase seduto su uno sgabello sin quando la proprietaria si presentò alla porta.
    "Sono impaziente, hai perso tanto tempo!"
    La signora T. si era spogliata nuda, emergeva dalla sedia un bel fisico che non dimostrava i suoi quarant'anni opera evidente anche di esercizi fisici e sapienti costosi massaggi, non era naturalmente bionda come faceva supporre la capigliatura, una folta selva nera...
    Con una certa disilvoltura riuscì a sedersi sullo sgabello della doccia, aprì le cosce guardando in faccia Andrea come dire: "Qui c'è del lavoro per te!"
    "Aspettami a letto." non aveva perso l'abitudine del comando.
    Apparve abbondantemente profumata forse Chanel n.5, un classico, si issò sul letto.
    "Sono molto sensibile sulle tette, vedi di iniziare da lì, scendi sulla deliziosa e poi sul lato B, una mia preferenza particolare."
    Come un buon scolaretto Al puntualmente eseguì il il compito assegnatogli dalla dama,si soffermò sulla gatta ed ottenne un ottimo successo tanto che l'interessata lo costrinse a restarci a lungo e poi il finale pirotecnico con goderecciate avanti e dietro, un successone!
    Madame lo ringraziò con un bacio appassionato per poi sbracarsi a gambe aperte e ad occhi chiusi.
    Al si rivestì e stava per andarsene per andare a vedere quello che succedeva ad Audrey quando Loredana:
    "Apri il porta gioie, c'è un Rolex, è il mio ringraziamento."
    Anche lui si era prostituito, stranamente non provava alcun sentimento, quella era stata solo un'esperienza fisica peraltro ben retribuita...
    Nel salone Pino e Audrey stavano ascoltando musica pop seduti sul divano, Audrey si alzò e:
    "Abbiamo approfittato anche troppo dell'ospitalità dei signori T., è ora di andarsene."
    Durante il tragitto nessun prese la parola, solo musica dell'autotradio.
    Giunti a casa Al mostrò ad Audrey il Rolex, nessun commento da parte della baby.
    I giorni seguenti solo del tran tran quotidiano senza un vero colloquio solo quanto bastava per la normale ruotine Niente sesso, solo abbracciati sul divano a vedere la televisione sin quando Audrey, stanca del lavoro del negozio e di casa, si rifugiava in camera da letto prendendo subito sonno.
    Nei giorni successivi la beneamata si dimostrava sempre più taciturna, ad ogni approccio di Al lo respingeva delicatamente con un bacio sin quando un giorno prese a piangere dirottamente. Quando riuscì a smettere prese in mano il viso di Al e:
    "Non resisto più, devo confermarti che sarai sempre il solo mio amore ma Pino è fuori di testa, è diventato geloso anche di te, ha acquistato a mio nome un attico in via Risorgimento, l'ha fatto arredare da un architetto, tre stanze più servizi, una bomboniera è lì che andiano durante gli intervalli.
    Ho una carta di credito a mio nome ed un armadio pieno di vestiti, di bay doll e di camice da notte, ha ottenuto da me tutto quello che desiderava e che mai gli avevo permesso, sento di averti tradito..."
    Ecco spiegato l'atteggiamento dei giorni passati, che fare? Consolarla affermando che fra di loro nulla era cambiato... meglio nessun commento. La realtà era che ambedue conducevano un alto tenore di vita che non avrebbero potuto permetterselo anche se Al avesse trovato un impiego, questa la verità!
    "Come avrai intuito io ho avuto un rapporto con Loredana, io ho ricevuto un Rolex tu qualcosa di più, vuol dire che la cosina rende più del pisello..." cercò di celiare Al.
    Uno sguardo d'intesa, non v'era null'altro da dire. Nulla era cambiato, talvolta la baby non tornava all'ora di pranzo, sicuramente un 'riposino' nel suo attico.
    Un'altra novità, Audrey con una gran risata aveva confessato ad Al un nuovo capriccio di Pino: voleva assaggiare la sua gatta nuda!
    Cavolo, il nonnetto era diventato vizioso, Audrey volle accententarlo (chissà cosa ci avrebbe guadagnato) e invitò Al a darsi da fare per far sparire quel biondo cespuglio.
    Prima con le forbicine poi con la schiuma da barba ed il rasoio, in poco tempo la gatta di mostrò in tutta la sua nudità, bellissima.
    "Il primo a baciarla voglio essere io!" Andrea prese in bocca l'intimo di Audrey delicatamente tanto a lungo tanto che la deliziosa ebbe numerosi orgasmi, Andrea se ne accorgeva toccando il buchino posteriore che ogni volta si contraeva alla fine, spossata, fece cenno che ne aveva abbastanza.
    La vita scorreva sempre uguale, Al ed Audrey si erano abituati a quella situazione a tre, non  si ponevano più alcun problema quando un giorno:
    "Vieni subito in negozio, Audrey non sta bene."
    Col cuore in gola Andrea balzò sullo spyder, semafori bruciati, sorpassi azzardati sin quando non giunse dinanzi al negozio.
    Audrey era nell'ufficio retrostante sdraiata sul divano ad occhi chiusi.
    "È venuto quell'inglese che in passato ha importunato Audrey, voleva che uscisse con lui, al suo rifiuto l'ha schiaffeggiata ed è sparito, lo denunzierò!"
    Pian piano Audrey si stava riprendendo, fece cennno di voler andar via, sorretta da Alberto si posizionò nell'auto.
    A casa si buttò sul letto vestita, Al le tolse le scarpe e le pose sopra una coperta, si svegliò a sera inoltrata.
    Audrey decise di prendersi una vacanza a Giardini Naxos, alloggiarono all'hotel Villa S.Andrea un albergo vicino a degli scogli, veduta molto suggestiva.
    Era estate i due passarono giorni meravigliosi passeggiando sul corso di Taormina che raggiungevano con la funicolare ma per qualcuno quella vacanza non era gradita, il telefonino di Audrey squillava in continuazione.
    "Se non torni subito vengo io da te!"
    Il buon Pino non era stato preso sul serio invece...
    Affacciata al balcone, una mattina Audrey vide posteggiare una Mercedes dinanzi all'albergo, ne era sceso il signor T.
    "Al abbiamo compagnia, guarda chi c'e sotto."
    Rompiballe, l'amante reclamava la sua dolce profumatamente foraggiata.
    "Cosa fai da queste parti, c'è qualcosa che non va in negozio?" (domanda di una intelligenza...)
    Vieni in giardino ho urgenza di parlarti!" Pino e Audrey si allontanarono dalla vista di tutti sino al muro perimetrale.
    "Ti prego prendilo in bocca."
    Audrey era interdetta, si guardò intorno, nessuno in giro, provvide a soddisfare il suo amante, alla fine prese un fazzolettino...
    Ritornarono indietro insieme , Pino salì sulla Mercedes e, sgommando, sparì dalla vista.
    "Un lavoretto veloce" scherzò Al ma male gliene incolse, per dispetto Audrey prese a baciarlo in bocca, vendetta cattivissima...
    Come nelle belle favole lo storia fra i quattro seguitò con grande apprezzamento da parte di tutti, vissero a  lungo felici e contenti: grandi pranzi a casa T. seguiti dall'immancabile finale ed anche villeggiature tutti insieme nei posti più belli della Sicilia.
    Agli occhi degli estranei sembravano del normali amici e, gran finale, i coniugi T. ripresero fra di loro i rapporti intimi, meglio di così...

  • 08 gennaio 2012 alle ore 15:32
    LA GATTA NUDA

    Come comincia: "Vai nel salone, ti porto il caffè." Alberto si sprofondò in un'ampia poltrona di pelle, allungò le gambe, chiuse gli occhi e si stiracchiò. Una moltitudine di pensieri invase la sua mente, nessuno piacevole, preferì ritornare alla realtà riaprendo gli occhi.
    Le pareti della stanza erano tappezzate con le foto della cheri, il suo grande amore, tutte scattate da lui. Audrey nella maggior parte delle fotografie era poco vestita, in pose languide, erotiche, promettenti voluttà, la loro visione faceva immaginare una donna disponibile, dispensatrice di piaceri sessuali.
    Alberto non si stancava di ammmirarle, gli procuravano sensazioni forti che gli prendevano le viscere e gli facevano aumentare la voglia di possederla. La preferita era quella in cui la dolcissima era seduta su di un basso mobile, le gambe piegate, la mani affusolate poggiate sulle caviglie e le lunghe e strette estremità davano un senso agli amanti del feticismo. Lui stesso le aveva baciati a lungo provando una profonda eccitazione.
    Altre foto mostravano una donna dai lunghi capelli biondi, occhi di un blu profondo, il naso all'insù ed una bocca invitante. Il seno a pera, un sedere prominente ma non volgare ed infine due gambe lunghissime, come aveva potuto conquistare una tal beltade?
    Estate, un anno prima, si era fatto trascrinare da un amico al Lido di Mortelle a Messina ad una serata danzante, malvolentieri in quanto il ballo non era il suo forte, anzi, diciamola tutta, ora proprio un orso.
    Se ne stava su un terrazzino appoggiato ad una balaustra ad osservare le onde che di rifrangevano sulla battigia quando dietro di sè sentì una risata squillante: era lei che ballava un lento.
    Come avvicinarla senza dimostrarsi troppo invadente? Approfittò della circostanza che la bionda era andata in bagno, si appostò nei pressi e alla sua uscita:
    "Le faccio una confessione, non so ballare."
    "Spero che non mi abbia scambiata per un prete!" La frase era stata sottolineata da un'allegra risata.
    "Non sono riuscito ad ecogitare un altro modo per avvicinarla, sono affascinato da tanta beltade, non sarò certo stato io il primo a farle dei complimenti ma..."
    "Bene, complimenti accettati e poi..."
    "Potremmo passeggiare sulla spiaggia oppure salire sulla mia spyder e farci coccolare dalla brezza oppure..."
    "Oppure io ritorno dai miei amici, bonsoire ami sconosciuto."
    "Se è per questo Alberto M., anni trenta, scapolo, quanto ad aspetto veda lei..."
    "Leggermente presuntuoso anzi niente leggermente, penso che possa cadere ai suoi piedi?"
    "Ricominciamo da capo: signorina dal primo momento che l'ho vista..."
    "Siamo al patetico, questo era l'inizio di una lettera che i nostri nonni scrivevano per conquistare la beneamata, non ha fantasia!"
    "In quanto a questo si sbaglia, già immagino..."
    "Cosa immagina lo immagino, la sua faccia da satiro è tutta un programma!"
    "Amo le persone dal linguaggio schietto, una proposta: lasciamo questo posto e rifugiamoci sui  monti Peloritani: vista piacevole e rilassante, leggera brezza, silenzio assoluto e ..."
    "Cosa dico ai miei amici?"
    "Che un principe azzurro la sta portando sull'empireo, l'aspetto fuori, ho un Duetto color rosso."
    Alberto era uscito dal locale, non sapeva nemmeno il suo nome; ben poco speranzoso stava per andarsene quando la bellissima apparve ancheggiando leggermente; senza guardarlo in faccia aveva aperto la portiera e si era seduta dal lato passeggero.
    Alberto, paralizzato, seguitava a guardarla in viso.
    "Sto trabiccolo parte o è in panne?"
    "In panne è il padrone..."
    "Allora ciao."
    La bionda stava per aprire laportiera.
    "Carolina vai!"
    "Chi è stà Carolina?"
    "È la cotale su cui la S.V.ha poggiato le sue nobili rotondità."
    "Mettere il nome alla propria auto, lo facevano i nostri nonni!"
    "È lo stesso nome che mio padre aveva dato ad una Lancia Flaminia."
    Andrea, dopo una curva ad U, aveva preso la strada che conduceva alla via Palermo,(erano a Messina)nel frattempo mise un CD di Diana Krall.
    "Organizzatissimo, anche musica da conquistatore, complimenti!" La bionda si mostrava proprio tosta.
    "Ho una collezione variegata: da Bach a Tommy Dorsey, da Vivaldi a Sinatra per non parlare di Wagner con la Cavalcata delle Walkirie, la mia preferita."
    "Anche la mia, la uso in sottofondo quando faccio l'amore!"
    Era troppo. La signorina lo stava bellamente prendendo per i fondelli.
    "Ricominciamo da capo: ho trent'anni, scapolo, nessun legame semtimentale serio, amo la vita, ho il senso dello humor, amor essere preso in giro dalle belle ragazze, specialmente da una di cui non conosco il nome."
    "Ti accontento: sono Audrey D., svizzera tedesca in viaggio per l'Italia per poi tornarmene nella mia Locarno dopo molteplici esperienze sessuali con giovani italiani esuberanti, sei esuberante?"
    "In questo momento sono più che altro dubbioso, sino a che punto vuoi prendermi in giro e soprattutto vorrei conoscere il motivo per cui sei con me oltre che divertirti a mie spese."
    "Mmmmmmmm"
    Al decise di proseguire senza ulteriori commenti, alle quattro strade prese a sinistra e si fermò dinanzi ad una palizzata, dinanzi il panorama della baia di Milazzo illuminata.
    "Come promesso silenzio totale, fruscio del vento, le stelle brillanti in cielo, atmosfera perfetta per..."
    Audrey stava piangendo silenziosamente, Al vedeva le lacrime scorrerle sul viso, il pianto di una donna era une di quelle cose che lo mettevano in  crisi, prese dal cruscotto una confezione di fazzolettini e gliela porse.
    "Organizzatissmo, immagino a cosa servono i fazzolettini!"
    "Non pensi di essere un pò rompiscatole, d'accordo sono rimasto abbagliato dalla tua bellezza ma non ti immaginavo tanto acida, scusa la sincerità."
    Audrey si era asciugata le lacrime, era scesa dalla macchina e si era appoggiata alla balaustra di legno., Andea l'aveva seguita, le aveva cinto la vita con un braccio, nessuna reazione.
    Stettero in quella posizione sin quando Audrey si girò e prese a baciare Alberto il quale, oltre alla parola perplessità, non trovava altri aggettiivi.
    Ritornarono in macchina, fu abbassata la capote, si era levata una leggera caligine.
    "Non ho voglia di darti una spiegazione, sono ospite di amici a Torre Faro, ti dò il numero del mio telefonino, puoi chiamarmi, ci vediamo domattina, riportami indietro."
    Audrey era alloggiata in un'abitazione sita fra Ganzirri e Torre Faro, una villetta che dava sul mare.
    Audrey si collegò telefonicamente con gli amici:
    "Sono qui fuori, mi aprite? Ciao, non pensarmi troppo stanotte!" La bionda aveva 'ripreso le penne.'
    "Appuntamento domattina sulla spiaggia qui davanti."
    Audrey ci aveva azzeccato, Al passò la notte ad immaginarla in pose lascive e questo gli aveva impedito di dormire bene.
    La mattina seguente alle sette in piedi, barba, doccia, colazione e poi sulla via che conduceva a Torre Faro, ombrellone aperto sulla spiaggia antistante l'abitazione della baby, due stuoie stese a terra e poi l'attesa.
    Attesa lunga, forse Audrey l'aveva visto dalla finestra e voleva tenerlo sulla corda. La vide arrivare ma fece finta di dormire.
    Tocco del piede di Audrey alle costole del bell'addormentato, apertura degli occhi, visione  fantastica: mini costume a due pezzi tipo hawaiano, la figura dinanzi al sole ne faceva risaltare la silhouette.
    "Sei impressionato?"
    "Ti sto ammirando, mi piacerebbe fotografarti, sono direttore di un negozio di macchine fotografiche, saresti una modella favolosa, hai molto stile."
    "Ti sarai domandato il perchè delle mie lacrime ieri sera, è una storia molto strana per cui sono venuta via da Locarno."
    "Quando vuoi sarò il tuo confessore ma non sono sicuro dell'assoluzione, prima devi fare una penitenza piacevole, almento per me."
    "Non sono un tipo facile in quanto ad amicizie, sono metà tedesca da parte di mio padre e metà italiana, mia madre è di Como. La parte tedesca è quella che mi spinge alla riservatezza ma con te... non so cosa mi sia successo, non darti arie da conquistatore, forse ti sei presentato in un momento particolare."
    "La spiaggia si sta popolando, niente intimità, che ne dici di andare a casa mia?"
    Sguardo perplesso di Audrey: "Posso fidarmi, non ti conosco, non so se sei sposato, se hai qualche relazione, se sei una persona per bene..."
    "Guardami negli occhi e decidi."
    Audrey aveva deciso: "Vado a cambiarmi, aspettami sotto l'abitazione."
    Audrey aveva indossato un abito leggero, sandali alla schiava, s'accomodò sulla spyder e, guardando Alberto negli occhi: "Si va all'avventura!"
    Al aveva una casa di proprietà lungo la strada panoramica, un'abitazione all'ultimo piano in un complesso signorile con piscina e campo da tennis, un pentavani arredato con gusto moderno.
    "È molto bello ma si vede però che manca una mano femminile."
    "Le femminucce entrano ed esocono, non voglio relazioni fisse, ho preso una fregatura a vent'anni...
    Ho acquistato questa casa con un mutuo ventennale, è costata parecchio ma il mio stipendio da direttore me lo permette, andiamo nel balcone posteriore c'è un divano a dondolo, qui davanti ci dà fastidio il sole."
    Un silenzio condiviso, nessuno dei due aveva voglia di parlare, Audrey si era distesa ed aveva poggiato il capo sul ventre di Al, stettero così a lungo.
    "Il mio stomaco gorgoglia, vado in  cucina a preparare qualcosa da mettere sotto i denti."
    Al aveva avuto da sempre la passione per l'arte culinaria, qualità ereditata dalla madre scomparsa recentemente insieme all'altro genitore, una ferita mai rimarginata.
    Pasta al sugo con melanzane fritte, involtini di carne, contorni di carote, funghi, carciofini, frutta, Audrey rimirava il tutto con un sorriso: "Mio padre non sarebbe capace, mio padre..." Aveva ripreso a piangere.
    "Tuo padre è morto?"
    "Sarebbe stato meglio. Giorni addietro sono andata a trovare un'amica a Zurigo, sono rientrata la mattina presto un giorno prima del previsto. Sentendo delle voci maschili provenienti dalla camera da letto dei miei genitori ho aperto la porta e ho trovato mio padre... che si.. intratteneva con un  nostro vicino di casa.
    Sono andata in bagno a vomitare e poi mi sono rifugiata nella mia camera. All'ora di parnzo mia madre è venuta a trovarmi e mi ha messo al corrente della situazione, anche lei aveva un rappoRto omossessuale con la moglie del nostro vicino, avevano scoperto la loro vera natura.
    Il giorno dopo sono partita per Messina per far visita alla mia amica Santina T., eravamo compagne di collegio a Zurigo, fine della storia."
    "A vino che gusti hai, preferisci un bianco di Alcamo, un rosso Nero d'Avola o un brioso Lambrusco di Sorbara?"
    "Vada per il Lambrusco, dà allegria, in questo momento è quello che ci vuole."
    Il pomeriggio era passato con i due sul divano nel salone ad ascoltare musica, lo stereo al minimo, serrande abbassate a metà, un'atmofera rilassante.
    "Riaccompagnami a Torre Faro."
    Così era iniziata la storia fra Alberto ed Audrey che aveva deciso di fermarsi a Messina ospite di un arcicontento Al invidiatissimo dai suoi amici ai quali presentava con un  sorriso di superiorità la sua conquista.
    Audrey non intendeva restare a casa quando il suo amato era al lavoro, aveva trovato un impiego come commessa in un  negozio di calzature in una traversa di viale S:Martino, a Locarno aveva lo stesso impiego presso l'esercizio di suo padre.
    L'invidiosa Giunone, enternamente arrabbiata per le corna con cui il non beneamato marito Giove regolarmente la incorniciava, dall'alto dell'Olimpo vide la felicità dei due innamorati e, spinta dalla gelosia, decise di distruggere la loro felicità.
    In crisi di liquidità poichè le vendite andavano a rilento, il titolare del negozio in cui lavorava Andrea, decise di liquidare l'attività e di licenziare tutti i dipendenti.
    Alberto affranto aveva cercato subito un altro impiego ma non era facile trovarlo, c'erano tanti disoccupati come lui, nemmeno un lavoro in nero.
    Lo stipendio di Audrey bastava a malapena a coprire la spesa di tutti i giorni ma poi c'erano da pagare il mutuo, le bollette, il gravoso condominio, la spyder...
    Andrea sembrava invecchiato di colpo, profonde rughe gli segnavano il viso, la notte non riusciva a dormire, talvolta non si rasava peggiorando il suo aspetto fisico, ogni giorno cercava inutilmente una occupazione qualsiasi, niente.
    Era giunto a quel punto quando Audrey si presentò nel salone con una tazzina di caffè.
    "Altro che caffè, per me ci vorrebbe una camomilla!"
    Audrey lo baciò delicatamente sulle labbra.
    "C'è una soluzione, a mali estremi..."
    "...."
    "C'è un  cliente del negozio che stravede per me, è un italo inglese, molto ricco, ha un mini attico in piazza Cairoli in cui ha tentato tante volte di portarmi. Praticamente viene ogni giorno, si prova quasi tutte le scarpe, talvolta ne compra un paio ma poi regolarmente si ripresenta.
    Anche il titolare se n'è accorto, in principio di prendeva in giro ma ora s'è scocciato, forse è anche un pò geloso, John m'ha fatto capire che farebbe qualsiasi cosa per avermi, m'ha detto che non dorme più bene di notte, che ha la mia immagine sempre presente dinanzi a se.
    Un giorno s'è presentato con un grosso astuccio, quasi sicuramente una collana acquistata in una vicina gioielleria, ho rifiutato ma ora... sarei disposta a recarmi nel suo appartamento, gli chiederei una cifra enorme, sicuramente mi accontenterebbe...."
    Un pesante silenzio era sceso fra i due, Audrey si voleva prostituire per aiutare la famiglia, Alberto era immobile lo sguardo fisso nel vuoto, un forte dolore alla pancia, non riusciva a parlare.
    L'argomento fu ripreso da Al:
    "Siamo alla disperazione, vendere la mia donna... e poi non sappiamo che tipo sia, può essere un sadico, un pazzoide che ti fa  del male..."
    "C'è una soluzione, farlo venire a casa nostra."
    "Accetterebbe? In ogni caso non intendo lasciarti sola."
    "Potresti stare nello studio a portata di voce."
    Non ne parlarono per vari giorni poi:
    "Ho detto a John di venire a casa nostra domani sera a mezzanotte quando chiude il campo da tennis così nessuno lo vedrà."
    Alberto cominciò a pensare come organizzarsi, voleva avere la situazione sotto controllo; quando era direttore del negozio di macchine fotografiche aveva preso una piccola telecamera ed una spina elettrica che serviva per inviare suoni che venivano captati da un ricevitore.
    Riuscì a piazzare la telecamera nascosta nel lampadario ed a mettere la spina nella presa  elettrica dell'abat jour.
    A cena non riuscirono a mangiare quasi nulla, l'attesa della mezzanotte era snervante, Al passeggiava nervosamente in tutta la casa, Audrey in bagno a truccarsi per poi indossare un delizioso, baby doll rosa, uno schianto!
    Al era diventato di ghiaccio, controllava il funzionamento sia della telecamera che del ricevitore sin quando sentirono squillare il telefonino di Audrey, John stava arrivando.
    "Ti ha svisto qualcuno?"
    "No tutte le luci erano spente."
    "Togliti le scarpe, usa queste pantofole, spogliati in camera da letto e poi va nel bagno a lavarti, ti aspetto in camera."
    Al era nello studio, Audrey gli faceva segno con le mani per rassicurarlo, rassicurarlo un cavolo!
    Il cotale si presentò poco dopo con il coso già duro, mise in ginocchio Audrey penetrandola da dietro forsennatamente, una voglia arretrata, durò poco.
    Audrey gli porse una salviettina e, mentre il signorino si abbandonava al post ludio, andò in bagno a lavarsi la gatta.
    Ritornò dopo una decina di minuti e si sdraiò vicino a John che prese a  baciarla sul collo.
    "Niente baci nè goderecciata in bocca!"
    "Diecimiila Euro non sono pochi, non mettere limitazioni." Il tale aveva un marcato accento inglese.
    "Io valgo molto di più anzi, anzi sai che ti dico, che ne voglio ventimila!"
    "D'accordo ma voglio fatto un pompino."
    Audrey stava capitolando: "Va bene ma li voglio in contanti." 
    "Li ho portati con me, inizia subito."
    Audrey riuscì a far rinverdire il coso di John e poi iniziò a fare su e giù aiutandosi con una mano  per finire prima. Ci volle del tempo che ad Andrea sembrò lunghissino sin quando Audrey iniziò a sputare in un tovagliolino, missione compiuta.
    Audrey andò in bagno a sciacquasi la bocca, rientrata in camera:
    "Voglio assaggiare il sapore della tua gatta, dev'essere delizioso!"
    Audrey non riuscì a dire di no, ripensò ai ventimila Euro, John si tuffò nella dolce natura di Audrey mugugnando di soddisfazione e abbassando ed alzondole il bacino interessandosi anche del buchino posteriore.
    "Quello te lo puoi dimenticare!"
    Il cunnilingus durò a lungo tanto che Audrey godette alla grande, ad Alberto si strinse il cuore, non era previsto che la sua amata partecipasse al banchetto.
    Dopo una diecina di minuti:
    "S'è fatto tardi, devi andare."
    "A proposito il tuo fidanzato?"
    "È fuori per lavoro, torna domani."
    I due sparirono dalla visione di Alberto il quale, sentendo la porta d'ingresso chiudersi, si appalesò ad Audrey.
    Un attimo di imbarazzo e poi un abbraccio, Audrey aveva in mano ventimila Euro!
    Pecunia non olet, una boccata d'ossigeno  per la disastrata cassa familiare.
    I giorni seguenti furono sereni per entrambi, sistemate le pendenze monetarie, i due si mostravano molto più rilassati concedensosi anche qualche lusso come un pranzo a Taormina.
    Anche le ubriacature hanno una fine, man mano che passavano i giorni la realtà si mostrò in tutta la sua crudezza: il gruzzolo diminuiva rapidamente e i due furono costretti a pensare al futuro.
    "Devo ricominciare a cercare un lavoro, non possiamo pensare ad un John che ci foraggia per sempre e poi una volta passi ma..."
    "Non ti preoccupare, troveremo una soluzione."
    "Non so da cosa derivi il tuo ottimismo e non lo condivido."
    Audrey tornava dal lavoro sorridente, Al era tutto un interrogativo, la deliziosa lo rassicurava  con un sorriso e con un bacio. Messa alle strette Audrey confessò di essere destinataria delle attenzioni del suo principale che, una volta sparito dalla circolazione John, aveva preso a corteggiarla dapprima con leggerezza ed in seguito sempre più esplicitamente.
    "Quel bell'imbusto mi dava ai nervi, sempre in negozio con la scusa di provarsi le scarpe, spero che sia riuscita ad allontanarlo, creava il clima di pettegolezzi da parte delle altre commesse e poi quella Aston Martin posteggiata in doppia fila davanti al negozio e i vigili a mollargli contravvenzioni di cui bellamente se ne fregava, voleva solo te, l'avrai capito."
    "L'ho liquidato per sempre, non lo avrà più fra i piedi ma mi permettta una malignità: non è che la situazione creava in lei della gelosia?"
    Un lieve rossore aveva tinteggiato le gote di Giuseppe T. Il titolare si era dimostrato con le dipendenti un uomo tutto d'un pezzo ma, a quella domanda, aveva vacillato.
    "Andiamo nel mio ufficio, devo parlarti a quattr'occhi."
    Audrey aveva seguito il principale, con suo istinto femminile aveva compreso già da tempo la situazione ma voleva che il signor Giuseppe si sbilanciasse; pensava di ricorrere al suo indiscusso fascino per farsi aumentare lo stipendio con un pò di moine.
    "Audrey, voglio essere sincero con te, da quando sei entrata in questo negozio hai sconvolto la mia vita, ho conosciuto tante ragazze ma, dopo un pò, me ne sono liberato., mia moglie è paralizzata per incidente stradale e, diciamo, talvolta mi do da fare ma ...quando ti guardo...ormai avrai capito, ho venticinque anni più di te ma mi fai sentire un giovincello alle prime armi. Vorrei dirti tante cose ma mi risulta che hai una relazione fissa con un tuo coetaneo e non vorrei crearti problemi ma..."

  • 07 settembre 2011 alle ore 19:20
    ALBERTO E GENÉVIÈNNE- 5^ PARTE

    Come comincia: le delusioni che da adolescente gli erano sembrate tragedie irreparabili. Tralasciò la parte riguardante sua moglie, quel ricordo lo infastidiva, la loro non era stata un'unione felice causa i loro caratteri divergenti e la visione della vita molto differente. Le parlò dlla vita militare molto dura agl'inizi; ad un certo punto non riuscì più a parlare di sè, il suo era chiaramente un monologo, di colpo era penetrata nella sua mente tanta tristezza, lasciò la mano di Ge e si mise a guardare fuori dalla finestra, tutto sembrava inutile. Il giorno dopo si alzò tardi, arrivò alla clinica verso le undici, non era in grado di concepire qualche altro escamotage per risvegliare Ge, ci voleva un colpo di genio o qualche idea pazza...Gi andò alla porta e girò la chiave nella toppa, non voleva essere disturbato nel mettere in atto un'idea dissennata, non prevista dai libri di medicina: alzò il lenzuolo, prese in mano un piede di Ge e cominciò a succhiarle l'alluce, prima con delicatezza poi anche mordendolo come accaduto in passato, situazione che Ge aveva molto apprezzato tanto da riuscire a godere. Dopo un pò cercò di capire se il suo intervento avesse prodotto qualche reazione, per ora non aveva sortito alcun effetto, tentò ancora, in ogni caso pensava di aver aperto una strada che sperava portasse al risveglio di Ge, una pazzia? Quando si è disperati ci si attacca anche alle pazzie! Il giorno seguente, uscita Ingrid dalla stanza, presa possesso di una tetta, poi dell'altra, indefessamente passò  una buona mezz'ora a mordicchiare, leccare e succhiare sino a quando i muscoli del viso cominciarono a dolergli, era fuori allenamento! Ancora nessun risultato, ci voleva molta costanza e convinzione da parte sua, era sicuro che Ge, in qualche modo, lo aveva riconosciuto. Il giorno seguente aL cambiò terreno di cimento:orecchie, collo, fronte, naso, labbra. La notte seguente Al non riusciva a prendere sonno sin quando decise: a mali estremi... L'ndomani, rimasto solo nella stanza, Al si ritrovò a fare i conti con una sua scelta a dir poco anticonformista, gli fregava assai di quello che potevano opinare i benpensanti, a lui importava solo far ritornare in vita Ge, a tutti i costi e con qualsiasi mezzo. Arrotolò in fondo al letto le coperte e le lenzuola, Ge gli apparve in tutta la sua bellezza, il corpo era rimasto come lo ricordava, solo la pelle era di color terreo.  Al notò che le avevano messo uno slip con un assorbente, non aveva pensato che potesse avere ancora le mestruazioni, sperava che non al avesse in quel momento, non le aveva. Le allargò delicatamente le cosce, aprì le grandi labbra e le pulì con del cotone impregnato di una crema idratante, si mise in bocca il clitoride baciandolo e succhiandolo con molta dolcezza. Ogni tanto alzava la testa per cercare qualche segnale sul viso di Ge, forse un sopracciglio si era mosso, forse un a sua impressione, riprese con maggior lena quello he per lui, in passato, era stato un piacere ed ora era solo una cura. Non aveva ancora ottenuto risultati ma era deciso a proseguire su quel percorso, la sua filosofia edonistica lo spingeva ad andare avanti. Una mattina un sorpresa da parte di Ingrid: "Ho cambiato gli slip alla signora, quelli che indossava era spostati..." Espressione di totale indifferenza fa parte di Al; quella faccia da innocentino, in passato, lo avevano salvato da situazioni imbarazzanti ma  non aveva convinto l'infermiera che l'osservava con un bel punto interrogativo stampato sul viso, ci mancava pure lei! Decise di andare all'attacco, in fondo Ingrid era un'infermiera professionale e forse sarebbe riuscita a compenetrarsi in una situazione insolita. "Ingrid penso si sia resa conto quanto importante sia Genéviènne per me, anche se non ci conosciamo da molto tempo penso di poter affermare che siamo abbastanza simili, farei, o meglio sto facendo la qualunque per far ritornare la signora alla vita, sicuramente anche lei avrà provato anche lei dell'affetto ed anche dell'amore per qualcuno..." "Ho molto amato mio marito e mia figlia, sono morti in un incidente stradale in Germania, sono venuta in Italia per cercare di dimenticare, conosco a fondo la disperazione!" L'infermiera non riuscì a proseguire, preferì uscire dalla stanza per non mostrare il suo rinnovato dolore, forse aveva intuito qualcosa del comportamento di Al anche se era perplessa. Ritornando a casa Al si pose degli interrogativi ma la scienza, personificata dal prof. P. aveva suggerito rimedi consueti che non avevano portato a risultati concreti. Il giorno seguente Ingrid, prima di uscire dalla stanza, fissò per un attimo GAlcon sguardo penetrante, difficile capire se avesse compreso la situazione, l'argomento era troppo delicato.Al proseguì il 'trattamento', ormai non c'era parte del corpo di Ge che non esplorasse con assiduità, allorchè le baciava il clitoride credeva di aver scorto qualche segnale di reazione, si forse l'ultima volta il suo corpo aveva vibrato un pò...Una sera, a casa, mentre osservava il panorama del porto di Messina e della costa calabrese, gli vennero all'orecchio delle risate subissate da musica ad alto volume, il bufalo Tindaro si dava alla pazza gioia, non era mai andato a trovare sua moglie, sicuramente era a conoscenza che era in compagnia di Al e non voleva incontrarlo, meglio così. Il chiasso seguitava, decise di vedere dallo spiocino della porta d'ingresso chi fossero gli invitati. Al si era quasi addormentato, erano le due di notte quando sentì la musica cessare, la festa era finita e gli ospiti stavano per rientrare nelle loro tane. Oltre al padrone di casa che si abbandonava alle ultime effusioni con Dorella, anche un tale alto e magro, gran naso, sicuramente Cocò ed anche l'immancabile Lollo. Dorella all'ultimo momento ci ripensò e rientrò in casa del fidanzato, forse aveva ancora voglia...Al si posizionò nella vasca da bagno per rilassarsi immerso nell'acqua calda, rimase al buio, non era la prima volta che mancava la corrente elettrica, bastava un acquazzone perchè la città rimanesse all'oscuro. Rimase in acqua speranzoso in un ritorno della luce quando gli apparve Lulù. Era circondata dalla solita bolla azzurrina, questa volta più grande. Dopo i consueti saluti, Al comprese che voleva comunicargli qualcosa di importante ma non riusciva a comprendere i segnali. Lulù apriva e chiudeva velocamente gli occhi, restava ad occhi aperti per poi ricominciare...era un indizio, forse voleva far capire ad Al che stava seguendo la strada giusta. I giorni seguenti per lui furono quelli della speranza, Ge mostrava timidi segni di risveglio, anche Ingrid se n'era accorta e diede il suo beneplacido con un: "Prosegua..." Gi sentiva sempre le gambe tremare, la notte era insonne, spesso gli sgorgavano copiose le lacrime. Dopo pochi giorni Ge sembrava quasi sveglia e riusciva a farsi capire con piccoli gesti e poi con voce flebile. La notizia del suo lento ristabilirsi era venuta a conoscenza di un corrispondente di una tv locale che in clinica aveva ricoverato sua moglie e così Ge passò agli onori della cronaca cittadina con un'intervista congiunta del prof. P. e del dr.Ci: "Io ed il mio collega abbiamo messo in atto una nuova cura con stimoli subliminali che ha dato i suoi frutti, la signora C. è ritornata alla normalità quasi completa, non v'è dubbio che presto potrà lasciare la clinica e ritornare a casa." Brutti figli di puttana e faccia tosta, i due medici avevano voluto farsi un pò di pubblicità a costo zero, erano state le...cure di Al a fare il miracolo (le vie del Signore sono infinite avrebbe chiosato un cattolico) ma Al, da buon ateo, riteneva essere stato il suo amore profondo e la sua abnegazione a far tornare alla vita la sua diletta. Ora si presentavano problemi pratici, Ge non era ancora in forma, chiese ed ottenne dal marito l'aiuto di una badante. La situazione fu risolta da Nadia che ebbe a presentare ai coniugi C. una sua paesana e amica, tale Tatyana, sembravano due sorelle, due gocce d'acqua. La presenza di Tatyana, vedova senza figli e pari età di Nadia, aveva dato impulso ad un maggior legame fra le due badanti ed un aiuto ai due amanti sempre più innamorati. Ge anche in questa occasione non si smentì: La mia vita salvata da..."

  • 03 settembre 2011 alle ore 19:09
    ALBERTO E GENÉVIÈNNE - 4^ PARTE

    Come comincia: "Io non sono irrotto (si dice così), è stato il destino a farci incontrare, io, al contrario di te, lo ringrazio. Per rispondere alla tua domanda debbo confessarti che ho conosciuto Lulù, mi ci sono affezionato e te la presenterò quanto prima." "Il mio istinto è quello di riempirti di pugni, come puoi..." "Se stai un attimo buona posso darti una spiegazione. Lulù è un personaggio creato dalla mia fantasia, ha la forma di una goccia d'acqua di color azzurrino con la punta all'ingiù, si appalesa quando la chiamo, è figlia della terra o meglio di un cristallo di rocca con  tante sfaccettature che porto sempre con me. Ha solo gli occhi ma attraverso loro riesce a farsi capire ed a rispondermi quando le parlo, le ho raccontato la nostra storia, si è commossa e dalla sua espressione ho compreso il suo consiglio di attendere la tua chiamata, ha avuto molto intuito, lei non è gelosa... a proposito come stai a gelosia, in passato non eri preda di questo moto dell'animo ma ora..." "Dove sta questo spettro, sono curiosa." Gi tirò fuori da una tasca un sacca color blu: "Lulù vive qui dentro, la estraggo, eccola, me la passo nel palmo delle mani, questo è il mio saluto mattutino, solo io posso toccarla altrimenti sparisce nel nulla, si appalesa solo a me come la lampada di Aladino ma non ha i suoi poteri magici. La leggenda vuole che sia stata una pricipessa orientale che, per non sposare un pretendente scelto dal padre e a lei non gradito, si sia gettata da una roccia. I suoi occhi sono molto espressivi ed in questo momento dimostra tanta gioia." "Ancora una volta mi hai stupito con le tue fantasie è anche questo che amo in te, sei imprevedibile, immaginifico, da parte mia niente gelosia, in questo momento vorrei pranzare con le posate d'argento..." "Non penso che Gina e Carmelo ne abbiano, questo non è il posto giusto pert usarle." "Bel pirla hai perso un'occasione!" Al non aveva compreso subito la proposta di Ge, le posate d'argento si riferivano all'uso di quella deliziosa parte di lei che Al tanto anelava di conoscere a fondo... occasione persa, giusto il giudizio di Ge, bel fregnone! Dopo due ulteriori giorni di permanenza , Al e Ge decisero che, anche se con rammarico, era giunta l'ora di allontanarsi da quel luogo deliziosamente solatio: niente più distensivo silenzio interrotto dal canto degli uccellini, di stormire del vento fra le foglie degli alberi, delle improvvise pioggie che li costringevano ad immediati rientri in casa tutti zuppi col conseguente denudamento e relative piacevoli conseguenze, la bella favola boschereccia stava per concludersi. Al aveva ritrovato Ge, il suo colpo di testa, una piccola pazzia, non aveva intaccato il loro amore anzi l'aveva di più appalesato anche se non ben accetto da parte di Ge che, suo malgrado, aveva dovuto rinunziare alle sue idee di libertà assoluta.  "Cara Gina e caro Carmelo avete il nostro indirizzo, la vostra presenza a casa nostra sarà gradita quando deciderete di abbandonare, anche se per poco tempo, questo paradiso. Carmelo, adesso che faccio mente locale quando verrai a Messina ho intenzione di regalarti uno specchio parabolico." "Sentiamo la battutaccia, a che dovrebbe servirmi?" "Potresti finalmente rivederti l'uccello coperto da quella panzazza che ti ritrovi!" Gina volle affettuosamente baciarli entrambi, si era commossa. "Ge tu andrai avanti con la Peugeot, ti seguirò da vicino, inutile raccomandarti di andar piano, le strade sono scivolose per la pioggia." Tornanti con curve a gomito, brevi rettilinei, di nuovo curve, manto stradale non asfaltato sino all'ingresso in autostrada. Ge appena immessasi nella A/20, non obbedendo alle raccomandazioni di Al, cominciò a spingere sull'acceleratore: 100, 120, 150 km. all'ora. Al era angosciato, non voleva usare il telefonino per paura che la distrazione dalla guida potesse mandar fuori strada l'auto di Ge, si sentiva impotente. Ad un avvallamento del terreno, l'acqua stagnante fece perdere a Ge il controllo della macchina che, dopo vari testa coda, andò ad infrangersi col muso contro il guard rail ribaltandosi nel vicino terreno. Al fermò la Jaguar vicino al guard rail, scese dall'auto e con le braccia fece cenno agli automobilisti che sopraggiungevano per attirare la loro attenzione e non tamponare, a loro volta, la sua macchina. Ge non aveva allacciato le cinture di sicurezza, aveva una ferita sulla fronre, non rispondeva alle sollecitazioni di Al che, disperato, chiamò il 118 indicando il luogo dell'incidente. Dopo circa mezz'ora si sentì il rombo del motore di un elicottero che atterrò in una vicina radura, ne scesero un dottore e un infermiere, il primo controllò lo stato generale di Ge che non aveva ripreso conoscenza. La posero du un grosso telo e, con molta circospezione, la trasportarono sull'elicottero. "Dottore che mi può dire?" "Da quello che ho potutto constatare la signora ha battuto violentemente il capo, è ancora viva ma non riesco a farla rinvenire, la trasporteremo al Papardo. Mi dia un documento della signora, serve per la buriocrazia." Al frugò nella borsetta di Ge e consegnò al dottore la carta d'identità. L'elicottero si librò in volo e sparì dalla vista di Al che si sedette sul guard rail dell'autostrada guardando la Peugeot ridotta ad un rottame, andò a ritirare la valigia di Ge nel portababagli della sua auto. Nella corsia opposta vide una vettura della Polizia Stradale che sarebbe giunta quanto prima sul posto, non aveva intenzione di rispondere alle inevitali domande degli agenti, decise di rientarare a Messina. Ci volle del tempo prima che i battiti del cuore ritornassero quasi alla normalità, riprese la guida a velocità molto ridotta, sentire un tremolio alle gambe, lo stomaco chiuso in una morsa. Si ritrovò sotto casa quasi senza accorgersene, aveva guidato in stato di choc ma l'istinto l'aveva portato a riconoscere il percorso. All'apertura della porta d'ingresso trovò Nadia. "Una mia amica è in ospedale, ha avuto un incidente stradale, l'hanno trasportata al Papardo, devo andare a trovarla." Signorino non è in condizioni di guidare, l'accompagno io." Nadia si mise al volante della Jaguar, Al si sdraiò nel sedile posteriore, si appisolò. "Siamo giunti, la prendo sotto braccio, andiamo al pronto soccorso." Nadia aveva preso in mano la situazioner, aveva domandato al medico di guardia di una signora appena ricoverata che era giunta in ospedale in elicottero. La signora era in sala raggi per accertamenti e non poteva ricevere visite. Su richiesta della fida domestica, Al fu controllato da un sanitario di guardia che, dopo accertamenti manuali, emise il suo verdetto: "Il signore è in lieve stato di choc, se vuole possiamo ricoveraldo per ulteriori accertamenti. Al fece segno di no col capo, sempre a braccetto di Nadia prese posto nella Jaguar nel sedile passeggero. Nadia guidava con sicurezza, una sorpresa per Al che lentamente stava riprendendosi. "Nadia complimenti per la guida, non sapevo che avesso la patente e complimenti per la guida." "Grazie per i complimenti, in quanto alla patente non l'ho mai conseguita, in Ucraina mio padre mi ha insegnato a guidatre il suo camion." Nadia trasportò quasi di peso Al nel bagno, lo spogliò pian piano come una brava mammina, accumulò i vistiti su una sedia, fece accomodare Al nella vasca bagno e prese a lavarlo delicatamente con una spugna, annusò il capo del suo padrone e passò allo shampoo, una risciaquata col telefono della doccia, l'accappatoio ruvido cone piaceva ad Al e poi a letto sempre appoggiato con le braccia sulle spalle dell'angelo custode sino al letto. "Nadia ma tu il pomeriggio non dovevi andare a servizio da una signora?" "Le ho telefonato che stavo male, in parte è vero, sono molto dispiaciuta per quello che è accaduto alla signora, se avrà fame troverà la cena in cucina, vado a prepararle qualcosa di leggero." "Nadia avvicinati, ti dispiace se ti bacio sulle labbra in segno di ringraziamento, non eri tenuta a fare quello che hai fatto." ""Solo per una volta, non vorrei subire le ire della sua amica e poi non vorrei prenderci gusto..." Uno sfioramento di labbra e Nadia si eclissò dalla stanza da letto. Il silenzio ed il buio della stanza contribuirono a far inabissare Al in un profondo torpore. Si svegliò di colpo perfettamente cosciente, lo shock era passato e Al voleva prendere in mano la situazione ma... c'erano tanti ma. Dai documenti di Ge i medici dell'ospedale avevano sicuramente rintracciato il marito al quale non sarebbe stato facile spiegare la situazione, il signor C. si doveva essere posto molte domande. Al voleva conoscere lo stato attuale delle condizioni di salute dell'amata, sino al trasporto in elicottero non era ancora rinvenuta. Trovò dei vestiti pronti per essere indossati appoggiati sul divano del salone, Nadia ancora una volta gli aveva dimostrato il suo affetto, doveva ricompensarla con del denaro. Al aveva dimenticato Lulù, estrasse il cristallo di rocca dal sacchetto di velluto e lei apparve con un'espressione triste, i suoi occhi erano di una mestizia infinita, sembravano lacrimare poi sparì di colpo, forse Lulù conosceva le vere condizioni di Ge. Al volante della Jaguar Al prese la panoramica che portava all'ospedale 'Papardo', era ancora presto, le sette, trovò un posteggio vicino al pronto soccorso. Al medico di guardia chiese notizie di Ge: era ricoverata in rianimazione, non aveva ripreso conoscenza, maledizione alla sua mania di non indossare le cinture di sicurezza! Chiese di poterla vedere, solite domande sulla sua persona. "sono quel signore che ha chiamato l'elicottero sul luogo dell'incidente, sono anche un suo vicino di casa." "Spiacente solo i parenti sono ammessi alle visite, ah ecco il marito, parli con lui." "Dottor C. sono Alberto M. il vostro vicino di casa, ho chiamato io l'eliambulanza sull'autostrada vicino Patti, vorrei notizie sullo stato di salute di Genéviènne." "Vorrei conoscere perchè lei si trovava sul luogo dell'incidente, mia moglie è mancata di casa per molti giorni, lei ne sa niente?" "Sua moglie mi ha riferito della vostra separazione e che conducete vite separate e quin di non è il caso che faccia il marito geloso, i miei rapporti con la sua ex moglie non dovrebbero riguardarla più di tanto!" "In ogni caso lei non ha titolo a far visita a Genéviènne, non le concedo il mio nulla osta." "Mi permetta di insistere, io tengo molto alla sua ex moglie in ogni caso intendo rivederla e starle vicino." "Le ho già detto che non ho intenzione di assecondarla, il nostro colloquo è finito." "Su questa affermazione ho seri dubbi, la prego di recedere da questo suo atteggiamento, sono in possesso di un nastro, consegnatomi dalla sua ex ripeto ex moglie in cui sono incise conversazion interessanti fra lei, la sua amica Dorella e un certo Lollo amico e paesano della sua fidanzata, ne esce fuori un quadretto non certo edificante della sua persona..." Il viso del dottor C. aveva assunto un colorito terreo, gli occhi esprimevano un profondo odio nei confronti di Al che lo fissava in viso in segno di sfida. Tindaro capì di essere in trappola e di dover cedere, invitò Al nella sua stanza. "Non intendo che avvengano pettegolezzi da parte del personale di questo nosocomio, se le permettessi di venire a trovare Genéviènne tutti si domanderebbero quali sono i vostri rapporti, preferisco farla trasferire in una clinica privata, mia moglie è in coma, forse irreversibile... le farò sapere notizie, nella buca delle lettere troverà il nome della casa di cura dove potrà andarla a visitare, ed ora sparisca!" Il dottor C. fu di parola, fra la postaAli trovò una scritto lapidario: "Contatti il professore P. della clinica 'Cremona." Quella frase sembrava una fucilata sparata con odio, forse sapere che un estraneo conoscesse il suo privato aveva mandato in bestia il buon, quale buon quel fetentone di Tindaro che era stato costretto a compiere un'azione non di suo gradimento. Il professor Santi P. ricevette Al nel suo studio, dimostrò subito la sua signorilità alzandosi in piedi all'ingresso di Al, anche il sorriso dimostrava la sua personalità positiva. "Il dottor C. mi ha reso edotto della situazione della signora Genéviènne, parlo del privato, sulle sue condizioni di salute purtroppo non ci sono prospettive a breve termine, non risponde alle sollecitazioni, il colpo al capo è stato violento. Forse la vicinanza di una persona, come dire, a lei cara potrà aiutarla ad uscire dal coma, le parli a lungo come se fosse in condizioni normali, le faccia ascoltare della musica a lei gradita, voci di amici comuni insomma tutto quello che la riporti al suo...al vostro passato, per quello che è in mio potere sono a vostra disposizione." Gi ringraziò il prof.P, era stata una piacevole sorpresa aver conosciuto una persona dai modi signorili, una rarità! Ge era stata trasportata in una stanza, l'ultima del terzo piano, forse una precauzione  per evitare che persone estranee alla clinica passassero dinanzi alla sua stanza e ponessero domande indiscrete. Al si preparò mentalmente al primo approcci con Ge ma non abbastanza da non rimaner shoccato dalla sua visione: era pallida, smagrita, occhi chiusi ma quello che più colpì Al era la sua assoluta ed ovvia immobilità, lei il simbolo della gioia di vivere! Dopo che l'infermiera chiuse la porta alle sue spalle Al restò in piedi ad osservarla: Ge aveva un tubicino che le usciva da un braccio, sicuramente l'alimentazione ed un tubo collegato dalla sua bocca ad una macchina per la respirazione, un monitor segnalava la frequenza cardiaca ed altri parametri, una scena straziante alla quale Al capì di doversi abituare. Si seddette su una sedia a fianco del letto, le prese una mano, l'avvicinò alle labbra, rimase in questa posizione per assaporare la sua fragranza. Il bussare alla porta d'ingresso, un infermiera: "Devo massaggiare la paziente per evitarle piaghe da decubito, se vuole può restare." Al si ritirò in fondo alla stanza, l'inferniera dimostrava professionalità ed esperienza, spostava il corpo di Ge con delicatezza prima su di un fianco poi sull'altro. Al la osservò attentamente: non molto alta, robusta, capelli biondi, occhi azzurri, non aveva l'aria di una donna mediterranea. "Mi chiamo Ingrid, verrò ogni mattina tranne la giornata di riposo settimanale. "Alberto M., vorrei..." Al aveva messo mano al portafoglio, Ingrid con un sorriso gli fece cenno di non voler accettare mance. Il primo giorno Al era confuso e non riuscì a prendere alcuna iniziativa. A casa preparò un piano di guerra, il vocabolo era appropriato, doveva sconfiggere quel maledetto coma, in greco significava sonno profondo, doveva svegliarla, farla rinvenire alla vita. Dagli occhi gli scesero lacrime di commozione, di rabbia, d'impotenza, strinse i pugni, era stato sempre un combattente nato, mai piegarsi dinanzi alle difficoltà, lo aveva imparato nella dura vita militare. Asciugò le lacrime, niente atteggiamento da sconfitto, andò nell'armadio, recuperò un lettore CD, trovò anche degli CD che aveva acquistato per rilassarsi, uno in particolare sembrava il pù adatto 'l'efficienza della mente' pensò: niente di più appropriato. Il giorno seguente di presentò alla 'Cremona', nessuna domanda all'ingresso, il prof. P. doveva aver dato disposizioni circa il suo ingresso in clinica. Entrò nella stanza, sedette su una sedia ad osservare Ge, alzò lo sguardo sul monitor che registrava i parametri delle funzioni, sembrava tutto regolare. Mise il lettore sul cuscino di Ge, la stanza fu invasa da suoni distensivi, Al le prese una mano, cominciò a baciarle le dita e ripensò...una contrazione allo stomaco, lacrime agli occhi, maledizione non poteva seguitare così, si stava distruggendo senza poter aiutare Ge, doveva seguire le istruzioni del prof.P.. Ingrid fu puntuale, erano le dieci, prima di iniziare i massaggi: "Non vorrei essere invadente ma penso che questa musica non sia adatta per dame, forse serve più a lei, frau ha bisogno di sensazioni forti per uscire dal coma." Cacchio non  ci aveva pensato, guardò Ingrid negli occhi: "Grazie, le sono molto grato, se può darmi qualche consiglio l'accetto volentieri, frau, come dice lei, mi è molto cara..." "Lo vedo dalla sua espressione, può provare con voci di persone conosciute, anche mezzi visivi purchè con sottofondo di musica e parole, anche stimoli tattici, la tocchi e, se mi permette dati i vostri rapporti, può anche baciarla delicatamente..." Ingrid era diventata rossa e si era recata in bagno, era in imbarazzo, piuttosto strano per in'infermiera. A casa Al pensò a lungo quale musica far ascoltare a Ge, gli ritornò in mente quell'incontro particolare avuto con la bionda a casa sua, gli vennero in mente le melodie di Ravi Shankar, non aveva quei CD, si vestì in fretta e in macchina raggiunse il centro città, lo trovò nel secondo negozio di dischi. Ormai la vita di Al era: casa - clinica, Nadia era stata informata della situazione e seguitava ad effettuare i servizi di casa come sempre, domandava notizie di Ge e, una volta, accennò a delle persone strane che frequentavano l'appartamento del dirimpettaio, per quanto potesse fregarne ad Al... ormai Tindaro aveva la casa tutta per sè, si dava alla pazza gioia! Anche le musiche si Ravi Shandar non incontrarono l'approvazione di Ingrid: "Sono ripetitive e configurano un'atmosfera sensuale, trovi qualcosa di più vigoroso, se la sua... frau è un'appassionata di motori potrebbe provare con la registrazione di una corsa di formula uno, anche di moto, deve essere uno shock per combattere quello subito nell'incidente." Ancora una volta Ingrid aveva fornito un suggerimento valido, Al seguì il consiglio dell'infemiera, avvicinò la sua bocca a quella di Ge, le sue labbra erano fredde, una sensazione spiacevole. A casa trovò delle cassette su cui aveva registrato varie corse di formula uno, le provò tutte, scelse quelle in cui era più accentuato il rumore dei motori ma sorse una problema: non aveva l'attrezzatura per passare le cassete in un lettore, sicuramente era meglio che fossero poiettate anche delle immagini e non solo dei suoni. Telefonò in clinica per conoscere se fosse disponibile un televisore con un riproduttore di DVD, ne erano sprovvisti. Gi decise di comprarne uno nuovo, di corsa a piazza Cairoli in un  fornito negozio di elettrodomestici, contattò la direttrice della sala, secondo la donzella il suo problema era facilmente risolvibile. Gi fornì l'indirizzo della clinica, il numero della stanza dove trasportare il materiale e contemporaneamente telefonò alla casa di cura per informarli dell'acquisto; si sentì, sollevato, sperava di aver migliorato la situazione. Dopo cena scese nel cortile. aveva intenzione di girovagare un pò con la Jaguar, non se la sentiva di rintanarsi tutte le sere in casa. Passò dinanzi al posto macchina di Ge, vuoto naturalmente, chissà se quel bisonte del marito aveva provveduto a far rimuovere la Peugeot ma in fondo che gliene poteva fregare... Preferì un itinerario insolito, si diresse verso Messina sud sulla strada statale 114, un caos indescrivibile, quello era il motivo per cui aveva deciso di acquistare un'abitazione a Messina nord, a parte che quest'ultima zona era più signorile. S'incolonnò nel traffico, tutt'attorno automibilisti imbufaliti suonavano il clcson in continuazione come se quel gesto potesse migliorare la situazione, una nevrosi colletiva! Da lontano Al intravide una facciata illuminata da un neon con la scritta 'Multisala'. Si fermò al parcheggio, non desiderava rientare a casa. Alla cassa la bigliettaia: "Signore che film desidera vedere?" "Mi dia un biglietto qualsiasi..." La perplessa cassiera gli consegnò un biglietto: "Sala A, la scala a sinistra, la prima porta che incontra." La sala era semivuota,, Gi scelse un posto all'ultima fila e si sbracò, la poltrona era comoda, un gomito su un bracciolo, il viso appoggiato sulla mano sinistra. Si appisolò ma per poco, l'altoparlante era stato posto vicino a lui, il volume troppo alto lo svegliò da un leggero torpore, stava per andarsene quando sullo schermo apparve una bionda velata, non alta, che giaceva su un sofà languidamente sdraiata, musica orientale, un califfo o qualcuno similmente vestito si stava avvicinando alla sorcona con intenzioni facilmente intuibili e infatti... La scena lo riportò a quella famosa avventura procacciatagli da Ge, chiuse gli occhi e ripercorse tutte le fasi del loro eccitante incontro, talmente eccitante da far risvegliare 'ciccio' dormiente dal giorno dell'incidente. Strana situazione, 'ciccio' vista l'inutilità del suo risveglio, ritornò, malvolentieri, nel mondo della realtà. Uscì dalla sala prima della fine del film, passando dinanzi alla cassiera si beccò altro sguardo interrogativo della stessa. Durante il tragitto di ritorno gli venne in mente di rintracciare quell'amica bionda di Ge, rintracciare, ma come? Non conosceva nemmeno il suo nome. È risaputo che la necessità aguzza l'ingegno, Al ricordò di essere ancora in possesso della valigia e della borsetta di Ge e, giunto a casa, si mise a frugare ma nella valigia non trovò nulla oltre agli effetti personali, annusò la vestaglia ancora impregnata del suo odore, una tortura, le scaraventò nella valigia con rabbia. Miglior fortuna ebbe nel rovistare nella borsetta, un'agenda in pelle color rosa antico con  una rubrica. Trascrisse su un foglio di carta solo quelli femminili, erano una diecina e questo non lo aiutava molto, il giorno dopo avrebbe ripreso il suo antico mestiere di segugio con qualche difficoltà dato che in rubrica erano riportati solo i nomi di battesimo ed il numero telefonico delle varie dame. Primo nominativo: Alessia, nome intriso di nobiltà ed anche un pò snob, in ogni caso non certamente siciliano. "Pronto vorrei parlare con la signora Alessia." "Signora Alessia assente, scrivo suo nome." Ci mancava pure la domestica filippina, che messaggio poteva lasciare? Quale messaggio, doveva conoscere qualcosa di più sulla titolare di quel nome. "Sono Arturo il suo parrucchiere, la signora doveva venire oggi a tingersi i capelli di biondo." "Sognora già bionda, si trova in negozio di bestie in viale Libertà, ciao." La fantesca l'aveva messo sulla buona strada, doveva percorrere tutto il viale per scovare il negozio di animali. Scese con la macchina in viale Annunziata, percorrendo viale della Libertà scorse un negozio di animali ma, per essere sicuro che non ce ne fossero altri, percorse tutto il viale sino alla Prefettura e ritornò indietro, negozio unico e solo, non poteva sbagliare. Fuori del locale c'erano conigli in gabbia, cuccioli di cane in un contenitore di plexigas intenti a giocare fra loro,  piccoli pappagalli in una stia ed uno, di grandi dimensioni dai colori vivaci, un pò spelacchiato appollaiato su un trespolo con una catenella legata ad una zampa. Gi ebbe una pessima impressione, per lui gli animali erano simbolo di libertà. Entrando nel locale alla sue narici pervenne un olezzo penetrante indice di poca pulizia, in fondo gabbie con tartarughe, gatti e poi cani di taglia più grande ammucchiati all'interno di un recinto. Quella signora corpulenta di mezza età non aveva nulla in comune con le deliziosa biondina del suo incontro. Madame gli si fece incontro con un sorriso approntato per un probabile cliente. Notevolmente nauseato Al: "Signora mi occorre un alano ma non ne vedo in giro." Il sorriso si spense sul viso della dama,: "Signore è una razza che non trattiamo, scelga fra le altre, troverà un animale di suo gusto  "Grazie, volevo un alano." Rientrato fra le mura domestiche Al si interrogò: che senso aveva  cercare una donna quando Ge...si scaricò addosso tutti gli aggettivi dispregiativi di sua conoscenza! Il giorno dopo, entrando nella camera di Ge, trovò Ingrid controllare i vari tubi fonte di vita artificiale per Ge, mostrò all'infermiera i DVD e li depose nell'étagère sutto la tv. "Proviamo per primo Monza, è un circuito veloce e rumoroso e, in sottofondo, il tifo degli spettatori. Gi alzò il volume al massimo., avvicinò il suo viso a quello di Ge cercando di scoprire eventuali reazioni. Dopo circa un quarto d'ora GiAl guardò interrogativamente Ingrid. "Non può sperare in un effetto subitaneo, ho esperienza in questo campo, ci può volere molto tempo, tutto dipende dal trovare il giusto stimolo, proviamo altri due giorni poi cambieremo programma." Al mise al corrente il prof. P. dei suoi tentativi, il direttore fu d'accordo e gli suggerì anche di parlare a lungo con Ge raccontandole qualcosa del passato e mettendola al corrente degli ultimi avvenimenti. Il terzo giorno Al si sedette sul letto di Ge, le prese una mano e cominciò a ricordarle come si erano conosciuti, tutti i particolari soprattutto quelli più esilaranti riguardanti loro due e poi le scene, ascoltate attraverso le microspie, di suo marito, di Dorella e di Lollo. Nei giorni successivi Al parlò dei primi anni della sua vita, le prime esperienze con le ragazze.

  • 02 settembre 2011 alle ore 16:26
    ALBERTO E GENEVIÈNNE - 3^ PARTE

    Come comincia: Ge: "Non capisco un'acca, non conosco il latino." "Ti tradurrò tutto ma come ricompensa..." "Niente ricompense per ora, ho capito dove vuoi arrivare, l'uso dell'argenteria te la devi conquistare! Traduci." "Lollo deve baciare il buchino davanti di Dorella e Tindaro quello dietro." Dorella: "Nunc fellatio at ordo, membrum plus parvus esse secundus in ludis, Lollo super tabula femur manifesta: lingo tergas, lingopilas, lingofallum." "Vai con la traduzione e non fartelo ripetere." ""Dorella sta leccando il culo, le palle e il pisello di entrambi, a turno, beati loro!" "Non è il momento di farti venire le voglie, voglio partecipare alla loro orgia." Dorella: "Lollo fallum bene erectus. Tindaro fallum parvus erectus, experio secare... fallum semper parvus erectus, experio ex novo lingere.""Lollo ce l'ha ben duro, quello di Tindaro, malgrado l'impegno di Dorella con la lingua e con le mani resta moscio, Dorella prova di nuovo a leccarglielo."Dorella: "Tindaro experiore con manu te ipsum dum osculor in ore Lollo." "Tindaro deve provare con la sue mani a farselo diventare duro mentre Dorella bacia in bocca Lollo." Dorella: "Res sic stantibus, copulo cum Lollo, expero spectandum membrum ferreus fit." "Dato che Tindaro l'ha tuttora mezzo moscio, Dorella si mette a scopare con Lollo sperando che guardandoli a Tindaro diventi duro." Dorella: "Esperioremus cum Lollo qui debet sugare membrum Tindaro." "Dorella cerca in tutti i modi di far diventare duro il coso di Tindaro, ha dato ordine a Lollo di succhiarglielo." Ge:"Non ricordo che in passato Tindaro abbia avuto con me delle défaillances..." Dorella: "Medicina efficax fuit, Tindaro concitatus est et potest irrumpere in mea vulva dum capio status ovis." "A Tindaro è diventato duro e può scoparsi Dorella che si è messa alla pecorina." Dorella: "Tindaro emergi da mea vulva ut facere intromittere Lollo." "Ha ordinato a Tindaro di mettersi da parte per far entrare in fica Lollo." Dorella: "Nunc collocatio mea vulva super membrum Tindaro e membrum Lollo debet irrumpere in mea terga." "La cosa si fa più interessante e fantasiosa: Tindaro si deve infilare nella fica e Lollo in culo, doppio gusto, mai provato?" Ge: "No, oltre te dovrei trovare una persona speciale, sono di gusti difficili." Dorella: "Volo mutare, Tindaro cun suo penis in terga Lollo et Lollo in mea vulva." "Tindaro si deve inchiappettareb Lollo che dve entrare in fica." Tindaro: "Non so se ci riesco." Dorella: "Si vis gaudere intra mea vulva aut intra in mea terga obedi!" "Se Tindaro vuol godere in fica o in culo di Dorella deve ubbidire." Tindaro: "Se Lollo me lo lecca diventa duro." Dorella: "Lollo obedi." "Hai capito, a tuo marito, diventa duro solo se glielo lecca Lollo." Dorella: "Duratio perfetta, intromissionis in terga Lollo magna cum suavitate." "Cazzo di Tindaro perfettamente duro, deve metterlo in culo a Lollo con delicatezza." In sottofondo gemiti di piacere. Dorella: "Tindaro non debebat gaudere, ob pena sugas Lollo usque suum gaudium in tua ore." "Tindaro non doveva godere, per punizione deve far godere Lollo nella sua bocca, cattivella la fidanzata di tuo marito!" "Se piace a loro, ma sentiamo il finale." Dorella: Volo gaudere magnopere, at ordo volo antea gaudere cum cunnilingus et postea con fallum at ordo usque mea perfecta satisfatis." " Dorella vuol farsi una goderecciata planetaria, ha ordinato ai due di leccarla e di infilargliela a turno sino a completa sua soddisfazione, i risultati li senti..." Ge aveva spento il ricevitore e guardava Gi con aria interrogativa:"Stai pensando tu la stessa cosa?" "Si ma come trio mi andrebbero due femminucce." "Furbacchione niente da fare, ed ora a cena, cos'hai di buono?" "A Nadia ho detto che questa sera avevo compagnia, andiamo a scoprire la sua valitudine nell'arte culinaria." "Non è che te la sei fatta?" "Solo un pompino, una volta." "Cazzo ti dai pure agli amori ancillari!" "Senti vergine delle rocce a te non è mai capitato qualcosa di simile?" "Te lo racconto un'altra volta, andiamo ad aprire il forno... caspita coniglio con peperoni e olive greche, piccioni ripieni, contorni: rucola con scaglie di parmigiano, verdura amara di montagna, cetrioli, carote senza buccia ma interi, Nadia fa pure la spiritosa, forse pensa che sia come Lollo e Tindaro." "Va bene non sei un culattone, va a prendere del vino, se penso al mio Amarone..." "Ho la Lacrima di Morro d'Alba, ti piacerà." "Buonissima cena, devo fare i complimenti a Nadia, la frutta... cazzo sta ucraina m'ha preso di nuovo per il cuolo, ananas interi con un buco al centro." "Te lo faccio venire duro, vediamo se c'entra." Slam, slam, slam. "Prova ad infilarlo nell'ananas... non c'entra." "Dirò a Nadia, la prossima volta, di praticare un foro più largo, intanto succhiamelo ancora." "O si mangia o si scopa, si mangia!" Per ultimo una baretta di cioccolato amaro. Sul divano abbracciati: "Mai provato la sensazione piacevole di un bacio al cioccolato, ora voglio raccontarti una mia avventura particolare. Come ti dicevo mio padre era capo stazione a Basilea; una sera lo incontrai in compagnia di una ragazza circa della mia età. Quando mi vide si arrabbiò ingiungendomi di non dir nulla a mia madre; tornai a casa amareggiata e decisi di allontanarmi dalla mia abitazione. Quale figlia di appartenente alle ferrovie, avevo diritto di poter fruire di viaggi gratis sino a duemila chilometri all'anno e così decisi di imbarcarmi sul primo treno trovato in stazione. Era sera, in partenza sul primo binario c'era un treno con cuccette, il conduttore mi disse che ce n'era una libera, tutte le altre erano occupate dai componenti di una squadra di rugby, se mi andava bene... D'istinto decisi di accettare, non pensavo di correre alcun pericolo, i giocatori di rugby sono conosciuti per la loro serietà e per la loro lealtà sia in campo che fuori, certo la loro stazza... L'addetto al wagon lit aprì la porta delllo scopartimento immerso nel buio appena rischiarato da una debole luce di cortesia, mi arrampicai sulla scaletta posta al centro e mi issai sulla cuccetta superiore sinistra, restai vestita in minigonna e giubbino. Nel frattempo il treno si era messo in moto e non feci caso al rumore della scaletta che veniva spostata; poco dopo sentii il calore di una manona che lentamente guadagnava l'interno delle mie cosce. Decisi di starci, mai conosciuto un giovanotto muscoloso che speravo anche ben dotato. La mia passività indusse il giovane a farsi più intraprendente e poco dopo me lo trovai nella mia cuccetta, delicatamente mi sfilò le mutndine e cercò di infilarmelo ma benchè agisse delicatamente, mi fece male. Lo alliontanai con la mano, lui capì e prese a baciarmi la cosina e poco dopo godei a lungo. Il cotale, visti sparire i miei spasmi tornò alla carica e questa volta non ebbe difficoltà, la mia tata era pronta ad accoglierlo. Data la giovane età godè in breve tempo, restò un pò dentro di me, non mi dispiceva rimanere in quella posizione, dopo poco tempo si ritirò. In verità ero insoddisfatta, pensavo ad una notte di fuoco... ma presto la delusione fece posto a una piacevole sorpresa, un altro giocatore di rugby prese il posto del suo collega e, benchè anche lui ben dotato, entrò facilmente nella mia cosina scivolando nella visocosità lasciata dal suo collega. Anche lui fu piuttosto veloce e scese dalla mia cuccetta per lasciare il posto al terzo ed ultimo giocatore. Stessa scena ma alla fine mi sentivo frustrata, sti ragazzoni avevano poca resistenza in campo sessuale, mi era rimasta addosso il loro piacevole effluvio di mascolinità. Mi era girata su un fianco in attesa del buon Morfeo quando sentii la solita manona che mi rigirava ma da dove compariva il quarto? Capii che era il primo evidentemente insoddisfatto della antecedente prestazione. La cosa durò più a lungo dei precedenti con grande goduria della mia beneamata. Ci furono varie altre prestazioni da parte dei rugbisti che persi il conto. sinchè la mia gatta, indolenzita, rifiutò di farsi ulteriormente penetare. Chiesi in prestito un  asciugamano per pulire la mia cosina completamente allagata. Dopo la pugna un sonno ristoratore come gli antichi soldati greci dopo la battaglia. Quando mi svegliai lo scompartimento era vuoto, pensai che fossero scesi in una stazione, il treno era ancora in moto. Mi recai al vagone ristorante per far colazione e, sorpresa sorpresa, vidi tutta la squadra alle prese con caffellatte e pasticcini. Non so quale folletto mi spinse a cercare di riconoscere i miei trapanatori, pensai di averli individuati in tre che occupavano un tavolino in fondo al vagone, con notevole faccia tosta mi sedetti al loro tavolo. Espressione attonita da parte degli interessati che mi guardavano perplessi e intimiditi; erano tutti e tre biondi, mascelle larghe, occhi azzurri, capelli biondi tipici della razza ariana, sarennero piaciuti a Hitler, sicuramente parlavano tedesco e in questa lingua chiesi loro di procurarmi caffellatte e cornetti. Si alzarono all'unisono e sparirono dalla mia vista, pensavo che avessero preferito andarsene insalutato ospite invece si presentarono con un vassoio pieno di strudel, cornetti, diplomatici oltre che con un bricco di caffellatte. Erano notevolmente cambiati, sorridenti mi biaciarono a turno la mano e si sedettero mentre io davo l'assalto un pò a tutto, la notte godereccia mia aveva procurato un noteviole appetito, dovevo riprendere le forze. Restammo seduti sino a quando i tre mi dissero che stavano per giungere a destinazione, mi baciariono sulle guance seguiti dagli sguardi interrogativi e sicuramente invidiosi dei loro colleghi, indubbiamente in seguito li avrebbero messi al corrente della loro avventura. Alla fermata successiva scesi dal treno, andai in una farmacia e acquistai una pomata per lenire l'arrossamento della mia cosina, me l'avevano prorpio sconquassata! Ritornai in stazione ed aspettai un treno che mi riportasse a Basilea. Ai miei genitori dissi che ero andata a trovare un'amica, guardai negli occhi mio padre e gli feci capire che mi sarei fatta i fatti miei, in fondo era anche 'merito' suo se avevo potutto godere quell'avventura particolare e piacevole." "Sei una porcona matricolata ma spero che non farai paragoni di volatili, il mio deve essere decisamente più modesto." "Il tuo va benissimo, funziona perfettamente e poi... è il tuo." "Non sappiamo nel frattempo il finale del banchetto, hai chiuso il collegamento." "Vado a vedere se nel parcheggio c'è ancora la macchina di Dorella... è andata via, rientro a casa, bacione della buona notte." "Non è che tu sia molto generosa..." "Per stasera va bene così, 'Traduzione mi ha creato uno svuotamento mentale, buonanotte." "Notte". Quale buonanotte, se Ge si era svuotata mentalmente, Al si era caricato sessualmente e giaceva sul letto guardando imbambolato 'ciccio' anche lui perplesso e sull'attenti. Solo all'alba un pietoso Morfeo decise di prendere fra le sue braccia il povero affranto Al. Il risveglio fu causato dal rumore di una porta sbattuta. Nadia si era trovata Al fra i piedi ed in tale modo aveva dimostrato il suo disappunto e l'invito di levarsi dalle balle; niente da fare Al ce l'aveva col mondo ed anche con quella incolpevole 'pulisci cessi'. Questo pensiero ingiurioso fece tornare Al alla realtà, normalmente non avrebbe mai offeso Nadia anzi apprezzava molto i suoi sacrifici per far studiare i figli e l'essere lontana dalla sua terra. si diede ancora dello stronzo ed andò a trovare l'affaccendata ucraina alle prese con la lavastoviglie. Sorriso accarrivante che Nadia interpretò come resa incondizionata e conseguente uscita di casa. "Nadia scusami, non mi sento bene, preferisco non uscire, mi sposterò a una stanza all'altra mentre tu lavori." "Penso che il signorino avrà apprezzato le cena che ha condiviso con una gentile signora o signorina visto il rossetto che ho trovato su un bicchiere!" "Nadia hai meritato i nostri complimenti anche se non abbiamo compreso la curiosa preparazione dell'ananas." "È una consuetudine ucraina..." "Una consuetudine zozzona!" "Onni soi qui mal y pense." "Cazzo questa conosce pure il francese e mi prende bellamente per i fondelli, mi sta bene la battuta romana 'prendi e porta a casa!' Nadia sono nel salone, ti faccio sentire una musica allegra." Quale musica allegra, Al le aveva mollato la marcia funebre di Mozart. "La marcia funebre di Mozart non migliorerà il suo cattivo umore dovuto forse alla bufera che si sta avvicinando o a qualcosa che ieri sera è andato storto..." "Nadia ti offendi se ti dico di farti i cosi tuoi!"Al andò ad alzare la serranda del salone. Effettivamente un temporale era in arrivo, il forte vento piegava i rami degli alberi, dalla Calabria si stavano avvicinando grossi nuvoloni neri carichi di pioggia, qualche lampo lontano, non se ne parlava proprio di uscire. Nadia si presentò al cospetto di Al: "Signorino ho trovato questo biglietto sotto la porta d'ingresso, ce lo devono aver messo da poco, quando son venuta non c'era, non l'ho aperto." Figurarsi se quell'impicciona non l'aveva letto. "Caro sento il bisogno di allontanarmi un pò da Messina, stanotte ho avuto una crisi ma non so spiegarti di che si tratta o forse lo so... in ogni caso preferisco star sola." Inutile rifugiarsi nel luogo comune 'chi le capisce le donne'. Ge non era una donna banale e allora...Gi aprì la porta finestra, il posto macchina di Ge era vuoto. Gi allora decise di uscire di casa, niente barba, niente doccia, niente vestiti solo una tuta da ginnastica. Giunse frastornato a piazza Cairoli, poca gente in strada, rari pedoni alle prese con ombrelli diventati paracadute all'incontrario, quasi tutti rifugiati nei negozi o nei bar. Gi era vicino alla rivendita di giornali dell'amico Nino ma preferì andare in un'altra edicola, il suo aspetto non era dei migliori e non aveva voglia di sopportare le inevitabili battute salaci del suo amico giornalaio. 'La Gazzetta del Sud' riportava le solite notizie spiacevoli: incidenti stradali con morti e feriti, arresti delle forze dell'ordine di spacciatori di droga, un latitante di grosso calibro arrestato dopo lunghi indagini, politici che se ne dicevano di tutti i colori per 'il bene della città'. L'unica pagina distentiva era un'allegato dedicato agli studenti delle elementari, bellissimi ed ingenui disegni e le letterine degli scolari. Queste immagini lo portarono a rivolgersi una domanda alla quale in passato non aveva saputo dare una risposta: sarebbe stato un buon padre o, preso da problemi personali, avrebbe lasciato alla madre l'incombenza della educazione dei figli? Doveva essere proprio a terra per riproporsi una simile domanda tanto impegnativa quanto senza risposta. Al rientro a casa non trovò Nadia che gli aveva preparato un risotto con sugo di pesce e, per secondo, salmone con contorni di verdure e, in bella mostra, un secchiello con ghiaccio con una bottiglia di 'Verdicchio', niente ananas con buco al centro. Messo a tacere l'appetito, Al si distese sull'amico divano con le braccia incrociate dietro la testa, la sua posizione preferita per cogitare: a mente serena non riusciva a trovare una motivazione dell'allontanamente di Ge, sicuramente non era un problema col marito, ognuno viveva la propria vita. Qui si fermava la diesamina, inutile spingersi oltre per trovare una motivazione plausibile. Cavolo non aveva pensato al telefonino: 'Risponde la segreteria telefonica del numero ... lasciate un messaggio dopo il segnale acustico.' Chiaramente Ge non voleva avere rapporti con lui, che fare? Dopo lunga meditazione Al ritenne che la cosa migliore fosse lasciare un messaggio nella segreteria telefonica non chiedendo spiegazioni ma effettuando una cronaca dell'andamento di casa sua: "Cara come stai, qui il tempo è maledetto e m'impone una prigionia forzata con grande irritazione di Nadia, 'ciccio' è molto affranto e riposa nella sua cuccia, non ci sono novità, ti chiamerò domani, un bacione." "Oggi mi sento meno triste forse anche per merito del tempo che è notevolmente migliorato. Per quanto riguarda casa tua devo comunicarti che il tuo allontanamento è stato ben accetto dalla banda che da tre è aumentata a quattro perchè, penso, si sia aggiunto Cocò quel tale titolare del ristorante che aveva fornito la mangiatoria a Tindaro, a Dorella ed a Lollo nel loro primo incontro-orgia. È in tipo magro, alto, molto elegante da quello che ho potutto vedere dallo spioncino della mia porta d'ingresso. Se avessi lasciato le microspie in funzione avrei potutto riferirti qualche passaggio interessante delle loro...conversazioni, solito bacione." "Oggi Nadia mi guarda in maniera strana, forse ha intuito qualcosa della nostra relazione e si domanda il perchè della tua lontananza (non è la sola). Io non  frequento più gli amici, ho cambiato giornalaio per non subire domande imbarazzanti sul mio aspetto fisico non proprio al top, che altro dirti, bacioni." "Amore non tengo più il conto dei giorni che son passati, la domanda è sempre la stessa: perchè? Se hai preso questa decisione avrai avuto i tuoi buoni motivi, vorrei che...che vorrei? Averti di nuovo fra le mie braccia!" Al aveva deciso di non inviare più sms a Ge, non era sicuro che li leggesse, forse suo marito sapeva qualcosa, avrebbe potutto chiedergli... la disperazione porta a pensare soluzioni inopportune e sciocche, ufficilamente non lo conosceva nemmeno. Dopo due giorni, di notte squillò il telefono di casa: "pronto": Dalla'ltro lato un suono di pianto, un pianto sempre più fporte.irrefrenabile, non poteva che essere Ge, infine la sua voce: "Ci sei?" Con la maggior indifferenza possibile Al: "Certo che son qui, mi hai svegliato, non potevi telefonarmi in un'ora meno antelucana!" Al cercava di sdrammatizzare. "Brutto maiale, io manco di casa venti giorni e tu fai il sostenuto, ho fatto male a chiamarti, sei un maledetto, ti odio!" "Pure io, non voglio farti domande ovvie, dimmi dove sei e se vuoi che ti raggiunga." "Non vorrei ma è più forte di me, sono al 'Bed and Breakfast 'La Stalla' di Salvatore di Fitalia, non ho voglio di spiegarti dove si trova, guarda su internet." "Dato che ti trovi in una stalla, mi domando se devo portare il sacco a pelo ed il lume a gas." "Se fai ancora l'imbecille sparisco di qui e non mi faccio più trovare." "Se non accetti le mie battute sei proprio a terra, più o meno ho capito dov'è il posto, a presto." "Non spingere troppo sull'acceleratore, ora che ho deciso di rivcederti vorrei trovarti tutto intero, io starò ad aspettarti all'inizio della salita che porta al casolare." Valigia preparata in fretta, vestito sportivo, autostrada Messina - Palermo, uscita a Patti prosieguo in strade malagevoli seguendo le indicazioni stradali, infine la scritta 'Bed and breakfast La Stalla Km.1' Ispirazione di Al, fare gli ultimi cinquecento metri a piedi, sbucare all'improvviso per vedere le reazioni di Ge. Detto fatto, Jaguar posteggiata sotto una curva, ultimo tratto in salita, e che salita!. Giunto nelle vicinanze del casolare Al aveva la classica lingua di fuori.Scorse la conosciuta figura di Ge seduta su un masso, il viso appoggiato su una mano ed il gomito su una gamba, non l'aveva ancora notato. Quando Al si avvicinò, alzò solo lo sguardo, un'immagine spiacevole, era dimagrita, lo sguardo spento, nemmeno un 'ciao'.Ge si alzò, prese per mano Al, s'incamminarono per raggiungere l'abitazione, una ex fattoria rimodernata che di stalla non aveva che il nome. Passarono vicino alla piscina ovviamente vuota (era novembre) e si diressero verso una sala dove c'era una radio accesa che inviava musica country. "Vieni, sediamoci sul divano, è qui che passo la maggior parte del tempo quando le condizioni atmoferiche non mi permettono di andare a cavallo nei boschi." Stranamente Ge non guardava in faccia Al, che poteva aver combinato per sentirsi tanto in colpa? Mah. Si avvicinarono una signora sulla trentina, bruna, piccolina, sorridente seguita dal marito alto, panciuto e dall'espressione di figlio di puttana e lo dimostrò subito partendo all'attacco: "È suo padre?" "Potrebbe esserlo ma è solo il mio amante!" Gino e Carmelo, dopo una stretta di mano si allontanarono, avevano compreso che non era il caso di esagerare viste le espressioni contrariate dei due. "Vieni in canera mia, in questo momento non vi sono altri ospiti." "Bene, finalmente soli, mi sembra la classica situazione  di due novelli sposi alla prima notte di nozze." "Non ho nemmeno la forza di darti un pugno in faccia, te lo meriteresti!" Ge era distesa sul letto prona, non voleva farsi vedere in viso, forse piangeva. Al gli si mise accanto, un braccio intorno alle spalle. Restarono in questa posizione sin quando non giunse la voce di Carmelo: "L'amore fa venire fame, mia moglie ha preparato cose buonissime." Menù letto da Carmelo: - antipasti: peperoni arrosto, funghi e melanzane fritti, provola cotta alla brace; - primi piatti: bucatini al ragù, risotto ai funghi; - secondi piatti tutti cotti su un coppo: carne di struzzo, salsicce, filetto di maialino; - contorni: verdure di campagna,fagioli lessi, fave e piselli, patate fritte; - frutta: melograni, mele di montagana, pere. Un piatto con ingredienti genuini in città ve lo potete sognare!" Al: "Modestia decet puellas." "Il signore conosce il latino? Bene ci intenderemo in tale lingua." Ge: "Niente latino, ne abbiamo fatto una scorpacciata in altra occasione..." Carmelo: "Vedo con piacere che la signora si è ripresa, nei giorni passati non  ha mangiato quasi nulla e ci ha sempre deliziato con un'espressione da funerale, signor Alberto tutto merito suo!" "Carmelo vorrei darti del tu per poterti mandare a f....lo senza che tu ti offenda!" ""Permesso accordato, vado subito dove mi ha mandato!" Quella era la donna che Al preferiva, battagliera. Ge aveva 'ripreso le penne' ed aveva preso d'assalto i piatti che man mano venivano serviti a tavola, Gi pensò che nei giorni passati doveva aver soffeto la fame. Riempito il delizioso pancino Ge, dopo aver ringraziato sia Gina che Carmelo, chiese loro di sellare due cavalli per un giro nel bosco. "Genéviènne come cavaliere sono maldestro, ho paura di cadere e di rompermi la testa." "È proprio quello che desidero e che ti meriti, monta e seguimi, ormai conosco bene la zona." Ge aveva messo il cavallo al trotto, Al invece frenava il suo, già andare al passo per lui era abbastanza viste le asperità del terreno. "Cagone del c...o, fai alzare le chiappe al cavallo!" "Te lo puoi dimenticare anzi lo giro a torno indietro." Ge raggiune il suo amante, scese da cavallo, tirò giù dalla sella Al che si ritrovò disteso a terra quasi senza accorgersene. "Vedo che sei migliorata, non sei più pazza ma solo def..." Al non riuscì a finire la frase, Ge si era appropriata della sua bocca e lo baciava freneticamente. Finita la furia distruttrice ripresero fiato guardandosi negli occhi. "È troppo chiederti e soprattutto ottenere qualche spiegazione, una piccola piccola solo per capirci qualcosa dell tua fuga, ero fuori di testa, stavo quasi per telefonare a tuo marito per avere tue notizie." "Lui non sa nulla dove sono nè penso che gli interessi gran che. La mia diserzione, chiamiamola così,è dovuta ad una violenta reazione contro me stessa, ho provato un sentimento che non volevo accettare e che ha portato ad odiarmi, sai quanto sia importante per me la libertà, la mia ragione di vita, non accetto costrizioni di alcun genere e così piuttosto puerilmente sono fuggita quando ho scoperto di essermi innamorata di un essere esecrabile, me lo sogno, di notte mi abbraccio al cuscino pensando a lui... a te maledetto abominevole uomo!" Tutto ad un tratto il silenzio era sceso fra di loro, il canto degli uccelli appollaiati sugli alberi erano l'unico suono del bosco, Ge dopo la sofferta confessione, aveva poggiato la testa sul ventre di Al. Se da un lato si sentiva sollevato dall'altro era perplesso, che c'è di meglio di un sentimento che ti coinvolge tutto, al diavolo la libertà e le fregnate del genere! L'umidfità ed il freddo consigliarono ai due amanti di riprendere la via di casa ma i cavalli... si erano dimenticati di legarli ad un albero e gli interessati avevano ritenuto opportuno andar per i fatti loro. Una corsa verso l'alto, niente cavalli poi la ricerca verso il basso e finalmente la vista dei due quadrupedi intenti a brucare l'erba, un sospiro di sollievo poi in sella, ritornare a piedi sarebbe stato come porre su un piatto d'argento a Carmelo la possibilità di sfotterli. Niente meglio che l'acqua calda di una doccia, Ge e Al sostarono a lungo sotto quel caloroso abbraccio, si asciugarono a vicenda e poi sotto le lenzuola che odoravano di spighetta. Di colpo Ge di nuovo all'assalto: "Mentre io, irata ai patri numi, mi aggiravo in questo luogo solitario angosciata, addolorata e distrutta nella mente, cos'ha fatto il qui presente bel tomo che è irromputo...come diavolo si dice che sei entrato nella mia vita trasformandola in un abisso di dolore?"

  • 31 agosto 2011 alle ore 16:37
    ALBERTO E GENÉVIÈNNE - 2^ PARTE

    Come comincia: Tinto Brass. Era a metà pellicola quando percepì dietro di sè una presenza,  Monica era alle sue spalle..."Signora sono imbarazzato, io di solito...""Lei di solito vede film porno che, se ben fatti, come ho potutto vedere brevemente, sono piacevoli." "È la storia di una giovane che, spinta dal fidanzato macrò, aveva preso la via del casino pensando, ingenuamente, di risolvere i loro problemi finanziari (lui le aveva fatto intendere che aveva bisogno di soldi per aprire un'attività). Il film prosegue con la visita ginecologica da parte  di un dottore smaliziato dalla lunga carriera e dalla frequentazione professionale di tante 'signorine' e poi l'incontro col primo cliente, un bel marinaio, con cui si era fatto delle goderecciate superbe contrarie però alla filosofia di una casa chiusa. Non è solo una pellicola glamour ma anche una storia di costume che si svolge durante la seconda guerra mondiale con implicazioni anche politiche e col finale ottimistico della giovin signorina che, con l'eredità di un maturo cliente passato a miglior vita, aveva comprato una nave al bel marinaio suo grande amore." "Bella storia col finale ottimistico, la mia storia è solo tragica e col finale ancora da pronosticare. Genéviènne l'ha tratteggiata come un uomo speciale, affidabile, anticonformista molto simile a lei, anzi mi ha detto: 'Sono io vestita da uomo'. Detto da lei, che conosco bene, è un grosso complimento. Dovrò venire spesso a trovare Genéviènne, la mia e quella di mio figlio è una situazione delicata, complessa che mi coinvolge moltissimo come madre, le dico questo perchè penso che sarò costretta ad essere sua ospite per vari pomeriggi, sempre che non le crei problemi." "lo farò con piacere come con piacere le offrirò un the verde che tiene lontana la vetustas." Dopo mezzora una telefonata di Ge, Monica lasciò l'abitazione di Al .Dallo spioncino Al. vide accanto alla madre un ragazzo biondo che salutò affettuosamente Ge: "Ciao zia, a presto!" "Alberto preferisco parlare per telefono, attendo l'arrivo di mio marito e vorrei presentartelo ufficialmente prima di farti trovare in casa nostra. Penso ad una ovvia curiosità da parte tua, affermare che quella di Monica e una storia complessa è il minimo che si possa dire, lei mi ha pregato di non fartene cenno, se lo riterrà opportuno sarà lei a parlartene personalmente." Che la curiosità sia femmina è solo un luogo comune, quella di Al. era al parossismo, le ipotesi erano poche e poco consistenti, anche la fantasia ha un limite e Ge. era stata insolitamente abbottonata. "Cara ti prego, un breve accenno, ho il cervello in ebollizione, dammi una dritta!" "Ti posso dare dei cubetti di ghiaccio per abbassare la temperatura dell'encefalo, non insistere, l'ho promesso a Monica, la potrai rivedere domani pomeriggio." Mattinata successiva niente mare con grande irritazione da parte di Nadia nel vedersi Al. tra i piedi mentre ordinava l'appartamento. "Nadia oggi niente primo voglio restare leggero, solo secondo e frutta." Alle quindici arrivò dell'ascensore al piano, porta aperta dell'appartamento di Ge. e introduzione della madre e del figlio all'interno. "Ma che cacchio stanno facendo, Ge. doveva impertire lezioni di francese al pupo e allora che motivo c'era di perdere tanto tempo..." Suono del campanello nell'abitazione di Al, una attesa ingiustificata da parte del padrone di casa e poi apertura del portone d'ingresso. Lo sguardo fisso di Monica negli occhi di Al aveva un solo significato: "Stavi dietro la porta al mio arrivo, hai aspettato incollato allo spioncino e poi la sceneggiata per farmi aspettgare all'ingresso!" "Si accomodi signora, Genéviènne mi ha peannunziato il suo arrivo. L'ultima volta abbiamo effettuato un giro turistico della mia magione, ora la cosa migliore è quella di sedersi sul divano, dinanzi al televisore, e godersi la musica proveniente da canali satellitari aspettando la fine della lezione a suo figlio." "Da quello che mi ha accennato Genéviènne lei è una persona intelligente con molta esperienza della vita, non prendiamoci in giro, intanto penso che sia il caso darci del tu dato che passeremo molto tempo insieme. Ti toglierò la curiosità che appare evidente dal tuo viso e che Genéviènne non ha voluto dirimere, la mia non sarà una confessione ipocrita come quella cattolica, sarà solo un modo per sentirmi sollevata in una situazione complessa e dolorosa, sempre che ti vada di sentire le mie peripezie." "Sono tutt'orecchi, cerco una melodia del grande Amadeus come sottofondo, ti va?" "Anch'io apprezo Mozart. La mia storia inizia a Senigallia cittadina rivierasca delle Marche, sono laureata in Storia dell'Arte ma, per mancanza di lavoro, appena conseguito il dottorato presi ad aiutare i miei nella conduzione di una trattoria, lavoravamo soprattutto d'estate. I problemi sono sorti allorchè si è ammalato mio padre, una pielofrenite che lo ha portato alla dialisi, io e mia madre non eravano in grado di portare avanti da sole l'esercizio, tutte le incombenze della conduzione erano a carico di mio padre, mia madre in cucina, io alla cassa ed al servizio ai tavoli, eravamo in difficoltà. Una sera stavamo chiudendo il locale quando si sono presentati dei giovani di ambo i sessi, un pò brilli, che hanno chiesto di ritardare la chiusura del locale per una spaghettata, il bisogno di far cassa ci indusse ad accontentarli. Fra tutti il più caciarone era un biondo dagli occhi azzurri che sembrava il capo della banda. Quando gli passai vicino mi mise una mano fra le gambe, mi sentii morire, trattata come una prostituta, posai i piatti che avevo in mano e gli ingiunsi di uscire dal locale. Il mio atteggiamento raggelò la compagnia, una ragazza, forse la meno brilla,  cercò di sminuire l'episodio giustificandolo con lo stato di ebbrezza del giovin signore. La serata finì abbastanza tranquillamente con un buon miglioramento per le nostre finanze. L'episodio era stato da me dimenticato quando, due giorni dopo, all'ora di pranzo, si presentò il biondo con un gran mazzo di rose bianche. Senza pronunziare parola lo appoggiò sul banco della cassa e mi baciò la mano. Il fatto incuriosì i clienti del locale e mia madre. "Chiederle scusa è il minimo, non ricordo molto degli avvenimenti dell'altra sera ma Virginia, una mia amica, mi ha riferito del mio comportamento non da gentiluomo, le porgo di nuovo le mie scuse." "Scuse accettate con riserva, ero molto arrabbiata!" Tutti i giorni a pranzo ed a cena nel mio locale era presente Antonio F., la sua barca era ormeggiata al porto, un quindici metri nuovo e moderno, era di sua proprietà, lui girava tutti i porti d'Europa quale rappresentante del fratello, costruttore di barche con cantiere sito in una località vicino Messina, presto sarebbe ripartito per recarsi a Genova, al salone nautico dove erano esposti natanti di loro fabbricazione. Alla chiusura del locale, verso mezzanotte Antonio F. era dinanzi alla porta della trattoria. Chiesi consiglio a mia madre, unica risposta: sei maggiorenne, se tu dovessi sistemarti io andrei con tuo padre da sua sorella sulle colline marchigiane, è coltivatrice diretta e possiede una grande stalla, potrei lavorare lì. Non ero molto entusiasta di un eventuale matrimonio anche se Antonio ne l'aveva proposto più volte; una storia con un mio coetaneo aveva avuto un risvolto negativo per la gelosia di sua madre., accettai la proposta. Al ritorno di Antonio da Genova ci maritammo. Pochi amici e amiche, qualche parente compresa la zia Lella nella cui tenuta mia madre sarebbe andata a lavorare, il più accorato era mio padre che si riteneva colpevole della mia decisione di maritarmi. decisione che istintivamente non condivideva. Passammo la luna di miele in barca. Il viaggio Senigallia Messina fu intervallato da frequenti attracchi in porti abruzzesi, pugliesi e calabresi, finalmente a Messina. I nostri rapporti sessuali si rivelarono non molto gratificanti, Antonio non si dimostrava particolarmente conoscitore delle esigenze sessuali femminili e tutto finiva in un breve lasso di tempo. Dopo un anno la nascita di Antonella, una pupona bellissima, a detta di tutti la mia immagine precisa, una gioia indicibile. A Messina prendemmo alloggio in una casa vicino al mare nei pressi di un grande distributore di benzina, la stessa che occupo ora. Mi accorsi che c'era qualcosa di strano nel comportamento di mio marito: una volta invitò a casa un tale dal comportamento un pò femmineo, si giustificò affermando che era un probabile acquirente di una barca che aveva voluto conoscere la sua famiglia. Le sue amicizie avevano dato la stura a pettegolezzi che non giungevano alle mie orechie. Dopo quattro anni, in seguito ad un fugace rapporto sessuale, rimasi incinta, nacque Francesco ritratto preciso di suo padre, biondo con gli occhi azzurri. Il matrimonio aveva alti e bassi, il sesso non mi interessava più di tanto nè avevo intenzione di allacciare una relazione con un altro uomo, seguivo la crescita di Antonella e di Francesco con qualche apprensione considerata la totale assenza del padre nel menage familiare. Antonella cresceva ogni giorno più avvenente, era sempre allegra ed aveva molte amiche al contrario di Francesco che si dimostrava timido e chiuso di carattere. Antonella aveva superato brillantemente gli esami di maturità e si era iscritta all'università. Non avevamo problemi economici, Antonio si era dimostrato un buon venditore, guadagnava bene e faceva pervenire regolarmente alla famiglia del denaro anche quando era fuori sede per lavoro. Non ricordo di preciso quel che accadde tanto fu grande lo choc: mia figlia una sera non era rientrata a casa e solo la mattina seguente mi aveva telefonato dalla Calabria, era ospite di una sua amica, nessuna ulteriore spiegazione. Fu allora che conobbi Genéviènne che abitava nel mio stesso palazzo. Al supermercato mi era caduto a terra il sacchetto della spesa, mi sono messa a piangere e Genéviènne mi accompagnò a casa. Ogni giorno veniva a trovarmi e insieme decidemmo di rivolgerci ad un'agenzia privata di investigazioni per rintracciare Antonella. Dopo circa una settimana fui convocata dal direttore dell'agenzia; mi recai nel suo ufficio in compagnia della mia amica. Il titolare fu molto discreto e diplomatico, cercò di indiorare la pillola ma la realtà era che Antonella viveva in una villa vicino a Camigliatello, nella Sila, nell'abitazione di una facoltosa signora quarantenne, divorziata, che aveva propensione per le persone del suo stesso sesso. Svenni, mi trovai adagiata su un divano, Genéviènne mi massaggiava dolcemente il viso, fu un triste ritorno alla realtà. Pensai le cose più assurde, volevo acquistare una pistola per uccidere la maledetta lesbica che si era preso quel fiore di mia figlia, Genéviènne riuscì a farmi ragionare e a ripercorrere la vita passata di mia figlia. Effettivamente in casa non aveva mai invitato un coetaneo di sesso maschile, se aveva deciso di convivere con una lesbica voleva dire che pure lei... Riuscìì ad informare suo padre che era in Marocco, non avevo molte speranze che lui potesse sistemare la situazione ed infatti: "Cara se quella è la natura di nostra figlia non possiamo farci nulla, cercheremo di convincerla a venire a Messina per rivederla, chiaramente non è il caso di recarci in Calabria." Dopo circa sei mesi Antonella, dietro mie insistenze, venne a trovarmi. Forse sarebbe stato meglio non rivederla, era in ottima forma, sembrava più bella di quanto ricordassi, mi disse di essere felice di aver trovato una persona che amava, si amava una donna! Non la invitai più, mi dedicai tutta a Francesco che cresceva pieno di complessi, non dimostrava una mascolinità definita, era bello ma chiuso di carattere, non aveva molte amicizie e raramente qualche compagno di scuola frequentava la nostra casa. L'unica persona con cui confidarmi era Genéviènne per cercare di comprendere le problematiche di mio figlio. Circa venti giorni addietro Francesco è ritornato a casa piangendo, si era chiuso in camera sua e non aveva voluto aprire la porta per un giorno intero, solo l'intervento di Genéviènne aveva sbloccato la situazione così era venuta fuori la verità: Francesco aveva tentato di avere rapporti sessuali con una sua compagna ma non era riuscito a combinare nulla e la ragazza aveva sparso la voce che fosse impotente ovvero omosessuale. Per non fargli perdere l'anno scolastico l'ho iscritto in un istituto privato ma con poco successo negli studi, Francesco era rimasto molto turbato da quell'episodio, dovevo prendere energicamente in mano la situazione ma non era affatto facile trovare una soluzione. In questo frangente m'è venuto in aiuto l'amore materno, dopo una notte insonne decisi di chiedere a Genéviènne un favore che solo una madre può comprendere ma la mia amica non aveva avuto figli e non ero certa che potesse capire la situazione e venirmi incontro, la sapevo anticonformista e questo mi incoraggiò a chiederle di sacrificarsi per mio figlio. Quando le esposi il mio piano controllai le sue reazioni, considerava Francesco suo nipote tanto da essere chiamata zia. Mostrò sorpresa: avrebbe dovuto iniziare al sesso mio figlio per ridargli fiducia in se stesso! Temetti in suo diniego, ormai ero all'ultima spiaggia, non conoscevo nessuna altra donna che potesse aiutare Francesco e non intendevo ingaggiare una prostituta. Genéviènne non profferì parola, mi abbracciò e da questo capìì il suo assenso. Ci mettemmo d'accordo che l'avrebbe invitato a casa sua con la motivazione di dargli lezioni di francese e poi...Mio figlio non ha voluto la mia presenza, forse aveva compreso che in quella situazione c'era qualcosa di anomalo, sta di fatto che la mia amica ti ha pregato di ospitarmi durante le... lezioni, fine della storia." "Monica ti ritengo una persona fuori dal comune, penso che se Genéviènne non avesse accettato ti saresti sacrificata tu stessa." "Anche tu sei una persona straordinaria per essere entrato nei miei pensieri, sono contenta di averti conosciuto." La volta seguente Monica completò io quadro della sua famiglia:circa un anno addietro suo marito aveva deciso di andare in Brasile per aprire una succursale per la vendita delle barche di produzione della ditta di suo fratello, natanti di ultima geneazione molto richiesti da quel mercato. I loro contatti erano diventati rari; un messinese, al rientro dal Brasile, la mise al corrente che Antonio F. conviveva con un trans, mai come in questo caso 'nomem omen'. I giorni seguenti le lezioni pomeridiane Al. veniva messo al corrente dei progressi del pargolo: all'inizio solo ripetizioni di francese, nelle giornate successive una mano di Ge sulle adolescenti gambe, poi un pochino più al centro, sempre con la massima indifferenza, poi un ballo lento, un controllo sopra i pantaloni ed infine fuochi d'artificio sul divano. Ora il furbacchione voleva avere ogni pomeriggio lezioni dalla zia che gli fece chiaramente comprendere che lei era stato solo un mezzo per farlo ritornare nella giusta via per poter fare... amicizia con ragazze della sua età, finish! Monica appresa la notizia delle prestazioni sessuali di suo figlio volle abbracciare sia Ge. che Al. "Ge. ho riflettuto sulla vita sessuale di Monica, non pensi che anche lei abbia bisogno di una ripassatina?" "Brutto figlio di..." "Stavo scherzando, lo sai che ho l'animo di missionario! Torno subito all'esuberante, indipendente e deliziosa Genéviènne, che ne dici di farmi una sorpresa per movimentare un pò la vita?" "Ci sto pensando, non ti pentirai di quello che ti preparerò" "Che ne dici di un'anteprima?" "Niente anteprima altrimenti che sorpresa sarebbe?" Preso da un 'improvviso raptus, Al. fece letteralmente volare Ge. sul divano, sotto la vestaglia niente.Al. provò a girare di spalle l'amata la quale "Questo è riservato alle grandi occasioni, un pò come le posate d'argento, non si usano tutti i giorni." "Prendo nota e mi prenoto." "Prima di te nel mio carnet ci sono altri nominativi..." "Lallero!" Il martedi: sabato sera a casa mia verso le ventuno." La curiosità si era impadronita di Al, non era facile poter immaginare quale sorpresa potesse andare a scovare la immaginifica Ge, sicuro qualcosa in fatto di sesso ma cosa? L'interrogativo perseguitò Al per i restanti giorni sino al pomeriggio del sabato quando: "Mon ami alle ventuno troverai la porta di casa mia aperta." Per Al una scarica elettrica: una frenesia aveva invaso tutto il corpo, non riusciva a star seduto, doveva vestirsi adeguatamente per l'avvenimmento, qualcosa di inusuale, appariscente. Rispolverò un vecchio costume piuttosto vistoso: casacca con sfondo nero con dragone anteriore color rosso e oro, larghi pantaloni neri di seta, babbucce arabe color viola. L'ingresso qualcosa di inaspettato, a terra nel corridoio candele nere dentro bicchieri di cristallo poste sino all'ingresso del salone da cui proveniva la musica indiana di Ravi Shankar il cui tono aumerntava man mano che ci si addentrava nella stanza. Candele rosse con profumo di violetta poste nell'incavo del muro sovrastante il divano, al centro una pergamena con la scritta 'come inside!' Al. si diresse il suo interesse alla figura di donna tutta ricoperta da un velo azzurro trasparente che lasciava scoperti solo i piedi piccoli e delicati, il viso nascosto da una maschera dorata, la musica era la giusta completezza della scena. Al. non perse tempo, alzò il velo e si diresse con decisione verso il pube ricoperto di peli nerissimi ma una mano lo tirò per i capelli e l'altra gli indicò i piedini delicati, un'altra feticista! Al in ginocchio alla luce flebile delle candele vide due estremità da bambola, apprezzò il profumo della pelle e iniziò a mettere in bocca un alluce mordendolo delicatamente e succhiandolo con piacere. Dopo poco tempo da un tremito del corpo si accorse dell'effetto delle sue effusioni, la baby, emula di Ge, stava bellamente godendo. Benchè spinto da un'ciccio' decisamnente fuori di testa, Gi pensò bene di aspettare sino a che la deliziosa decidesse di poter riprendere le effusioni. L'attesa non fu lunga, la sconosciuta diresse il viso di Al. verso la sua lanugine allargando le cosce, assaporò una 'schiuma di venere' di un sapore mai provato in una donna, era simile al miele. Al. non rispose alle urgenti sollecitazioni di 'ciccio', preferì assaporare a lungo il prodotto di quella gatta deliziosa poi si avvicinò alla maschera che lasciava scoperta solo le labbra rosa corallo, privò a toglierla dal viso ma fu fermato, capì che non era padrone del gioco infatti le due manine lo avvicinarono alla sua bocca calda ed accogliente ma poi la scena si animò di colpo. Gi si ritrovò supino mentre la dolcissima iniziò a spegnere la 'candela' con lenti movimenti prima rotatori poi verticali, qualche colpo di pube su quello di Al. L'assatanata ansimava e, forse per le precedenti goderecciate, non dava segni di resa ma quando giunse l'orgasmo fu uno scoppiettare di fuochi d'artificio, il ritmo divenne veloce, un urletto finale ed unghie sul petto di Al che la seguì nella scala del piacere. Giacevano l'uno accanto all'altra ma Al. non potè soddisfare la sua curiosità, la bruna sparì dalla sua vista. Al. rimase supino sul divano coccolato dalla musica di Ravi Shankar. Forse si era appisolato, quel contatto fisico era stato favoloso, indimenticabile. Fu dolcemente risvegliato da una carezza di Ge, nessun commento, solo un  bacio sulla fronte. "Così mi baciava mia madre da piccolo quando facevo una marachella." "Niente marachella, sei stato favoloso!" "Preso atto della foga non ho più pensato a te, hai visto tutto?" "Sei l'uomo che ho sempre sognato anche in campo sessuale!" "C'è una spiegazione per cui hai voluto farmi 'assaggiare' da una tua amica?" "È difficile entrare nel pensiero delle persone soprattutto nel mio cervello, ho tanto parlato di te alla mia amica che mi ha chiesto di conoscerti a fondo, l'ho accontentata ma forse..." "Ci rifaremo in seguito!" "Mi va di stare solo con te, devo confessarti che quando godevi anch'io ho vissuto la tua gioia, in me non c'è gelosia ma la condivisione delle emozioni, è come se le avessi provate io." Non era solo il sesso a tenerli uniti ma la consapevolezza della loro unicità, si sentivano speciali, avevano condiviso sensazioni inconsuete, appassionate, piacevolmente sconvolgenti. "Fammi entrare nei tuoi pensiieri, cosa stai preparando, dal tuo sorriso..." "Stavolta saremo spettatori passivi, niente anteprima." "Va bene, appuntamento a?" "Sabato sera." "Sento qualcuno protestare, mi accontenterei anche di un piedino..." "Niente da fare per sabato ti voglio arrapatissimo!" Le giornate seguenti per Al. furono tumultuose: in macchina sino a Taormina, caffè al bar e ritorno, jogging sui Peloritani con ovvio indurimento dei muscoli non allenati, pasti consumati in fretta e controvoglia, film lasciati a metà, insonnia, addormentamento solo al mattino, risveglio dai rumori da parte di Nadia che rassettava la casa. Pensioro: "Mi faccio fare da Nadia un pompinio rilassante, meglio di no." Finalmente il sabato, la calma dopo la tempesta. Al. passò il pomeriggio in compagnia di un libro giallo di Mike Spillane. "Lascia la porta socchiusa, sta rientrando mio marito, passeremo la serata insieme." Bacino casto sulla fronte "Cosè quell'aggeggio che hai in mano?" "Ascolta..." "Aeroporto di Reggio Calabria, volo AZ Alitalia, pista libera potete atterrare." "È questa la goduria promessa, fare il controllore di volo?" "È un ricevitore, cambio frequenza, scolta adesso." "La voce di Dorella: "Amore mio una sorpresa che spero non ti dispiacerà, ho invitato a cena Lollo, uno studente calabrese mio paesano, ti ricordi quando fantasticavamo di farlo in tre..." "Sono eccitato e perplesso ci si può fidare?" "Garantito è un bisessuale  ma serissimo, lo chiamo al telefonino... Lollo: sesto piano, fai l'indifferente se incontri qualcuno." "Ge. non mi avevi detto che tuo marito è bisessuale." "È una novità anche per me. Ho sparso per casa varie microspie. Sono delle normali doppie prese di corrente elettrica con all'interno una cimice." "Organizzatissima, ora facciamo i guardoni o meglio, come si dice?" "Lascia perdere, godiamoci gli avvenimenti." "Tindaro, ti presento Lollo G., è uno studente universitario in medicina, se avrà dubbi in campo professionale potrà rivolgerti a te nel frattempo organizziamoci, la cena è già pronta, l'ho fatta preparare in una trattoria vicino al porto, il padrone è calabrese, omo, tanto simpatico. Lollo ed io andiamo in macchina a recuperala." Al. arrivò di corsa dinanzi allo spioncino e per poco non sbattè la testa sulla porta, voleva conoscere quei due. In attesa dell'arrivo dell'ascensore potè ammirare Dorella: un bambolotto con i capelli castani, ricci, divisi a metà da una riga verticale, occhi grandi ed espressivi, niente male a tette e anche a popò, benchè non molto alta calzava scarpe basse, una miniatura molto sensuale. Lollo: niente di speciale se non il fatto di essere completamente calvo, naso aquilino, pizzo ben curato. Questo particolare fece provare ad Al. un pò di nostalgia pensando quando amche lui ne faceva sfoggio prima che diventasse bianco.  Si spostò sul balcone e vide i due entrare in un a Wolkswagen Golf posteggiata nel cortile. Al. e Ge. poterono riprendere la loro 'guardonìa sonora. Dorella "Non so che abbia preparato il vecchio Cocò, in realtà si chiama Cosimo." "Lollo:"Dall'odore sembra pasta alla puttanesca, non ha certo lesinato il peperoncino..."Dorella: "Tindaro che vino abbineresti, che ne pensi di un rosso corposo?" "Non mi intendo di vini, ne prenderò uno di mia moglie... sull'etichetta c'è scritto 'Amarone', dovrebbe andar bene." Ge. incazzatissima: "Figlio di un cane quel vino ha dieci anni, l'avevo lasciato da parte per brindare con te." "Quando ti arrabbi sei favolosa, lo stesso atteggiamento di una Giunone cornuta, domani te ne comprerò una cassa, seguitiamo ad ascoltare ci sto prendendo gusto." Tindatro: "Quel tuo amico è un simpaticone: guarda pannocchie di granoturco con alla base la lanuggine della pianta, sembra un pene, finocchiona alla romana, wurstel giganti intagliati come la cappella di una cazzo, finocchi in gratin, due cose ovali arrosto, sembrano palle di toro." "Dorella: "Tutto buono, Cocò sarà un eccentrico ma è un buon cuoco, la pasta col peperoncino mi ha fatto accalorare, mi tolgo la maglietta... Tindaro non essere impaziante, intanto sappi che sono io la direttrice dei giochi, sarete ambedue miei schiavi e dovrete obbedire ad ogni mio capriccio, t'è capì? Guardate questi tre cannoli grossisimi, anche una bottiglia di champagne Veuve Cliquot e Ponsardin... mi strofino lo champagne sulle tette, una a testa come Romolo e Remo." Attimi di silenzio, le lingue sulle tette non fanno molto rumore... Dorella: "Ora basta, per rendere più particolare la serata vi darò gli ordini in latino, lingua che ambedue conoscete; mi metto in ginocchio sul tavolo, Lollo cunnilinguus, Tindaro tergalinguus.

  • 30 agosto 2011 alle ore 15:55
    ALBERTO E GENÉVIÈNNE - 1^ PARTE

    Come comincia: Più che monotona Alberto M. riteneva la sua vita uniforme. Da buon misoneista non amava le novità che gli creavano problemi di assuefazione a qualcosa di non conosciuto a cui doveva, suo malgrado, adattarsi. Entravano in gioco sia la pigrizia mentale sia quella fisica ma questo stato d'anino non gli impediva di amare tutto quello che proveniva da qualche  femminuccia di passaggio da cui traeva ispirazione per sensazioni intense che riuscivano a scuoterlo dal torpore quotidiano. Cinquanta anni ben portati ma sempre cinquanta anni, i suoi un metro e ottanta di altezza erano diventati un metro e settantotto (misurati in farmacia da suo amcco Nino) e questo per un normale invecchiamento delle cartilagini che sostengono lo scheletro (ma perchè Nino non si faceva i fatti suoi?). Aveva dovuto radersi il tanto ben amato pizzo che gli dava quell'aria di tombeur di femmes (i peli diventati bianchi gli facevano assumere l'aria di babbo Natale), le palpebre degli occhi erano in parte scese e, secondo il dermatologo, doveva farsi operare per non assomigliare in futuro a quella razza di cani tutti rugosi, i capelli diradati e quelli rimasti grigiastri. Unica consolazione i denti ancora tutti ben allineati e sani che gli procuravano il piacere nel sorridere di dimostrare che non era possessore della aborrita dentiera. La sua abitazione a Messina, in contrada Conca d'Oro, era ubicata in una palazzina di sei piani (il suo era l'ultimo), veduta sullo stretto che si spingeva sino alla Calabria in condizioni di buona visibilità; di notte uno spettacolo da baia di Rio de Janeiro. L'ordine e la pulizia erano propri del suo appartamento. Alberto, non particolarmente rassettato, dopo la dipartita della consorte Francesca, era supportata dalla beneamata Nadia, cinquantenne ucraina che, lasciati a casa marito e figli, era giunta in Italia per guadagnare quegli €uro indispensabili per far laureare i pargoli. Non particolarmente avvenente, un pò larga di fianchi ma dal seno lussureggiante, era un punto fermo nella vita di Al. Ogni mattina si esercitava nella solita pantomima quando doveva raccogliere stanza per stanza l'abbigliamento che il suo datore di lavoro dimenticava in giro un pò dappertutto. Al era venuto a conoscenza da una paesana ucraina che era laureata in ingegneria edile, una sorpresa da quel momento ebbe maggior rispetto nei suoi confronti. Nadia dimostrava attaccamento ad Al, in particolare una mattina quando, entrando in camera  sua, l'aveva visto 'inalberato' e aveva ritenuto opportuno toglierlo da quell'incomoda posizione abbattendo 'l'albero'  con una monovra orale ben gradita da Al che aveva visto, per suo merito, il suo albero diventare un alberello. Maresciallo della G. di F pensione (trenta anni di servizio) Al aveva ereditato da una zia, morta novantenne, un gruzzolo con cui acqusstare, dopo anni di possesso di auto utilitarie, una Jaguar S munita di telefono, televisione, navigatore satellitare ed aggeggi vari, auto con cui transitava per le via di Messina con assoluta noncuranza ma attento alle occhiate decisamente invidiose degli ex colleghi con cui talvolta si incontrava in caserma al circolo riservato ai pensionati. Le consuete partite a tre sette erano il passatempo della mattinata, i perdenti al bar per pagare l'aperitivo a tutti i soci presenti e poi il rientro a casa dove trovava in cucina tutto pronto per prepararsi un primo piatto, il secondo già cotto e la frutta lavata. Il caffè, talvolta assunto al vicino bar, completava il pranzo. La pennichella di rito (da buon romano) portava Al sin alla soglia della cena con l'aiuto di una programma televisivo o l'uso del computer, da poco acquistato, con cui era in lotta quotidiana per reciproche incomprensioni. Il dopo cena veniva superato da Al in maniera diversa a sconda delle stagioni: d'inverno al cinema ovvero a teatro, solo commedie non apprezzava le opere, o anche un programma televisivo; d'estate passeggiate sul lungomare della Fiera o sul viale San Martino, talvolta in compagnia di amici al bar. Per le necessità di 'ciccio' provvedeva con qualche passeggiatrice dell'est (non amava le negre di cui non apprezzava i capezzoli e la cosina troppo scuri). L'uso del preservativo e la non possibilità di far l'amore nel senso più lato del termine lo lasciavano insoddisfatto, il tutto era molto simile ad un bisogno corporale. Una volta pensava di aver conosciuto una dea:  capelli nerissimi e lunghi sino alle spalle, occhi grandi a mandorla, bocca invitante, seni prosperosi, un lieve accento sudamericano. "Caro devo confessarti un particolare, ho qualcosa in più..." Quel qualcosa in più consisteva in un 'marruggio' grosso e lungo che fece sgranare gli occhi ad Al timoroso di poterselo trovare nel posto sbagliato... la cotale o meglio il cotale fu cacciato in maniera gentile ma ferma senza alcuna remunerazione. Una svolta nella vita di Al: una vecchia signora proprietaria dell'abitazione sita nel suo stesso piano era passata a miglior vita (si fa per dire), i figli avevani alienato l'immobile e i nuovi proprietari avevano iniziato a far eseguire le opere di ammodernamento. Alla mattina alle sette iniziavamno i lavori: i martelli pneumatici erano gli incontrastati signori dei rumori che finivano, momentaneamente alle dodici per poi riprendere, più rinvigoriti, alle tredici sino alle diciotto. Un dato era certo: i nuovi proprietari stavano smantellando tutto l'immobile di cui erano rimasti solo i muri perimetrali. I signori, oltre che essere degli 'scassazebedei' dimostravano anche di essere abbienti. Gi aveva fatto amicizia con gli operai  (cui offriva caffè e bibite) più che altro per curiosità: voleva conoscere i gusti del signore e della signora che, man mano che procefevano i lavori, stavano dimostrando di aver buon gusto nello scegliere i pavimenti, gli accessori, i bagni, la cucina, gli infissi, insomma non erano i soliti ricconi privi di stile. Dopo ben tre mesi, con la messa in opera della porta blindata ad Al fu precluso il suo ficcanasare, restava la curiosità di conoscere de visu i  neo padroni. Una mattina incrociò un individuo appena uscito dall'ascensore del suo piano. Era inverno, il cotale, più alto di Al, era intabarrato in un mantello nero di gusto ottocentesco con cappello pure nero a larghe tese, appena accennato il cenno di saluto. Interdetto, Al non riuscì a classificarlo, anche la lunga esperienza personale e di servizio non gli erano d'aiuto. Il tale non gli aveva fatto buona impressione, decise che sarebbe stato un vicino - lontano. Sorpresa sorpresa: il giorno seguente incontro sul pianerottolo con la consorte: "Signore penso che lei sia il padrone dell'appartamento di fronte, sono Genéviènne R. in C.." Un forte stretta di mano, una deliziosa erre moscia, altezza appena inferiore a quella di Al, colpivano i suoi occhi color nocciola di forma molto allungata, espressione ironica, guardava Al con misto di sicurezza e di curiosità. "Non è la solita espressione che si usa in questi casi ma sono sincero nell'affermare che sono felice di averla incontrata, sono Alberto M." "Il piacere è reciproco, ci rivedremo nei prossimi giorni, ho in casa una filippina per mettere in ordine l'appartamento, by by." Al smise di frequentare locali e amici, se ne stava rintanato in casa affacciato al balcone anteriore o a quello posteriore con in mano la fida Canon per... riprendere il panorama, nel frattempo sperava di rivedere la signora C. Si sentiva ridicolo, che senso aveva quella spiata giornaliera, il suo era un comportamento infantile! Fu tolto dalle ambasce dalla signora C. la quale un giorno, inaspettatamente, sporgendosi al di là della vetrata divisoria della terrazza anteriore: "Mi rassetto un pò e poi le farò visitare casa mia, vorrei evitarle il mal di collo che potrebbe colpirla per il suo fare in continuazione la 'vedetta lombarda'." Figura di cazzo e presa in giro ma almeno aveva raggiunto lo scopo di intrufolarsi in casa di Ge per vedere la mobilia della magione (ma forse gli interessava più la padrona di casa). Ge aprì la porta con indosso una vestaglia color turchese che combinava bene col suo colorito leggermente ambrato, nessun trucco, poteva permettersi di mostrarsi 'nature'. "Forse conosceva la disposizione delle stanze prima che rivoluzionassimo tutto, a sinistra è rimasta la cucina, poi una camera matrimoniale, un bagno, altra camera matrimoniale, altro bagno, studio di mio marito e poi salone, tutto qui." Al osservava tutto con coriosità: la cucina bianca dava più luce all'ambiente, quel che colpiva era il lampadario in ceramica con steli e foglie colorate che normalmente si trova in altre realtà della casa. La prima stanza matrimoniale (ma perchè due?) stile arte povera ma che di povero non aveva nulla, dietro il letto un arazzo con figure femminili e, sullo sfondo, un paesaggio, lampadario veneziano a sei luci, grande armadio stile ottocento con piedi di leone, primo bagno con vasca idromassaggio e mobiletti laccati, lampadario simile a quello della cucina, seconda camera matrimoniale copia della prima come pure il bagno, studio del marito con pareti rivestite in legno, mobili scuri stile inglese, tavolo con computer, due vetrine piene di statuette, lampadario in ferro battuto. Il salone merveilleux (in francese fa più chic): home thèatre con maxi televisore e altoparlanti stereo sparsi un pò dappertutto, video registratore, divano in pelle, alcune poltrocine stile giapponese. Al: "M'è venuta la malattia di Sthendal..." "Che tra poco si acuirà, che ne dice?" Ge  aveva slacciato la vestaglia mostrando un  delozioso nudo corpo longiloneo, tette non troppo pronunciate, vita stretta, pancia piatta, gambe affusolate , lunghe come quelle di una modella. Al inghiottì un paio di volte, il suo sguardo andava dalla testa ai piedi e viceversa, i piedi lunghi e stretti, bellissimi. "Questo è un attentato alle mie coronarie, non sono più giovanissimo..." "Le darò qualcosa di forte, un bevanda che amo particolarmente, il caffè sport Borghetti, mai provato?" Si sedettero sul divano, Al, ancora imbambolato, spostava lo sguardo dal viso di madame ai mobili per ritornare al viso. "Qualche domanda?" "Sono tante e si spingono fra di loro nel mio cervello, preferisco guardarla in faccia spero di non  infastidirla..." La rimirò a lungo, Ge lo assecondava cambiando espressione intervallata da risolini.   "Io sono fotogfrafo e la guardo da un punto di vista professionale..." "Sei un fotografo bugiardo , ho visto qualcosa aumentare di volume!" "Genéviènne, pensavo di essere anticonformista ma tu mi hai battuto su tutta la linea!" "Penso di riconoscere la persone al primo impatto e ti ho classificato simile a me, non ho sbagliato, riprenderemo a parlare la prossima volta, mio marito sta venendo a pranzo, ciao." Al rientrò in casa piacevolmente stravolto, Nadia stava ancora sfaccendando, alzò lo sguardo senzare commenti, forse aveva intuito qualcosa. Al finì il pranzo senza quasi accorgersi del cibo che a, sentiva in tutto il corpo come una linfa nuova, eccitante. Al ricordo della nudità di Ge 'ciccio' si alzò speranzoso, dire che fosse una situazione anomala era il minimo. Quella nudità sfoggiata senza pudore e con semplicità l'aveva conquistato, era proprio vero, Ge e Al erano molto simili di mentalità, forse uguali. Nelle sue fantasie Al. aveva talvolta sognato una tale situazione molto eccitante con futuri risvolti sicuramente piacevoli. Qualche domada si poneva: la figura del marito molto distante, a prima vista, dalla deliziosa consorte. Perchè quelle due camere matrimoniali, uno dei due russava? Spiegazione non convincente, sicuramentte sotto c'era una situazizone più complicata. Al preferì uscire di casa, aveva bisogno di riordinare le idee, stava per entrare nella Jaguar, alzò lo sguardo e vide Ge sul balcone sorridente. Gli effetti di quella nuova conoscenza, contraria a tutte le regole, si facevano sentire. Alberto guidava automaticamente, accelerava, frenava, tutto come in ipnosi. Guardando in giro vedeva le persone muoversi al rallentatore, gli edifici dai colori più vivaci, il cielo piacevolmente terso.. Lasciò la macchina al posteggio 'Cavallotti' vicino alla stazione ferroviaria per proseguire a piedi. All'edicola porse i soldi per 'La Gazzetta' a Nino il giornalaio, vecchio amico, senza salutarlo. "Gianluca ti senti bene?" "Tanto bene quanto non mai." "Sarà ma ti vedo stralunato, vieni al bar Santoro ti offro un aperitivo, liberati dal segreto, femminuccia?" "Quale femminuccia, una divinità, non ti sto a dire..." "Ho capito, amore a prima vista, da quanto la conosci e cosa dice il marito?" "Nino sarai pure maligno ma ci hai azzeccato, l'ho conosciuta ieri, è sposata con un buzzurro." "Tutte le donne belle sono maritate con esseri inferiori, piccoli, sciocchi, meschini ed anche buzzurri..." ""Se parli così non ti dirò più niente." "Non ci credo, hai bisogno di esternare al mondo la tua felicità, ti sei incamminato su una strada sdrucciolevole." "Me ne fotto, mi piace da morire!" "Nel caso ti ficcassi in qualche guaio sono a tua disposizione: conosco avvocati, qualche giudice ed anche impresari di pompe..." "Non fare l'uccello del malaugurio, ritorniamo all'edicola devo prendere il giornale." "Te lo sei messo in tasca... sei sulla buona strada!" Rientrato fra le mura domestiche gli ambienti gli apparvero più luminosi, anche Nadia sembrava aver perso qualche chilo... "Signor Alberto vuole che gli cucino gli spaghetti?" "No faccio tutto io" la prese per la vita e cominciò a ballare. Nadia era l'espressione dell'incredulità e della sorpresa, non capiva se il padrone di casa volesse da lei qualche servizio particolare (che le sarebbe stato pagato extra) oppure... Oppure, Al se ne andò nella stanza da letto e si catpultò sul talamo ancora vestito, Nadia, ancora confusa, si ritirò in buon ordine. Al non resistette oltre, pur nella consapevolezza di poter incontrare il marito bussò alla porta di Ge. Stessa vestaglia e viso senza trucco, affascinante. "Prima che tu favelli presagisco una richiesta impellente, il viso e la parte mediana dei tuoi pantaloni sono la spia." Per Al. fu la conferma di aver incontrato la donna sempre desiderata oltre che piacevolissima, aveva molto intuito. "Imbambolato sono sola, fra mezzora in camera mia, la seconda, non ti sbagliare, lascio la porta aperta."Bidet di rito, niente profumo non li aveva mai amati, le femminucce avevano sempre apprezzato il suo odore naturale. La prima camera da letto era vuota come pure la seconda, girò per casa, Ge sembrava essersi volatilizzata. Pensò ad un rientro imprevisto del marito, fra l'altro era più grosso di lui, stava per andarsene in gran fretta quando... "Mi sono nascosta nell'armadio è il posto dove solitamente si celano gli amanti... dì la verità hai avuto paura che fosse rientrato mio marito." "Lo ammetto ma per questo scherzo pagherai pegno e sarai la mia schiava per tutto il pomeriggio, spero che mi permetterai qualcosa di inusuale." Al supino sul letto (ciccio in posizione verticale da tempo) chiese a Ge di posizionarsi su di lui e di farsi penetrare lentamente, senza preliminari, con la vagina asciutta per provare, nell'addentrasi nel delizioso tunnel, una sensazioni fisica più vigorosa. E così fu, 'ciccio' si ininuò un pò a fatica ma il piacere, per entrambi fu più intenso. "Ti prego di non muoverti, vorrei parlare con te in questa posizione, vorrei sapere qualcosa di te di molto intimo, possiamo parlare a lungo, 'ciccio' si trova a suo agio e non ha fretta di uscire dal tunnel." "Sono svizzera, mio padre era capo stazione a Basilea, purtroppo il ménage fra i miei genitori era piuttosto burrascoso, incomprensioni, liti. Ero iscritta all'universià e lì conobbi mio marito che frequentava un corso di aggiornamento. È medico all'ospedale 'Papardo' di Messina, non voleva più restare in Svizzera, avevo avuto una storia con un mio coetaneo finita male. Tindaro, il nome della mia metà o meglio del mio doppio, prese a corteggiarmi, freddamente considerai la possibilità di lasciare la mia famiglia. Gli dissi di si con l'impegno di sposarmi prima di partire per l'Italia, dopo trenta giorni eravamo maritati e arrivammo a Messina. All'inizio abbiamo abitato presso i suoi genitori ricchi, anziani e rompiballe sino a quando gli ho imposto di avere un alloggio tutto nostro e..." Al. si accorese che 'ciccio' era stato circondato da qualcosa di umido, capì che Ge se n'era bellamente venuta. "Come hai fatto, non mi sono mosso di un centimetro." "Cheri io godo col cervello oltre che col fisico, datti una smossa pure tu poi seguitiamo a parlare." 'Ciccio' sbrigò la pratica in fretta e Ge. si abbandonò sul corpo di Al. Forse di erano appisolati, Ge per prima si staccò 'chiudendo' con la mano la sua cosina 'piangente' e si rifugiò in bagno. Gi andò nell'altro bagno inseguito da un urlaccio "Torna indietro! Vieni nel mio, il menage con mio marito è molto particolare, nessuno dei due deve oltrepassare i propri confini. Pur vivendo sotto lo stesso tetto, viviamo separati ma i nostri rapporti sono buoni. Tindaro ha per amante una sua infermiera, Dorella, ragazza calabrese allegra, simpatica, sorridente tutto l'oppposto di mio marito, forse per questo vanno d'accordo. Talvolta l'invita a cena a casa nostra, io non ho nulla in contrario anzi possiamo dire che siamo amiche ma i nostri bagni e le camere da letto sono personali e nessuno dei due deve invadere il campo dell'altro. A me va bene così come pure a Tindaro, separarsi e poi divorziare è spiacevole e complicato, tutta una trafila di avvocati, giudici, carte da firmare, tempi lunghi. Ci siamo accordati, ho una domestica fissa, oggi è il suo giorno di riposo, si chiama Assunta brutta ma servizievole e brava nel suo lavoro.. Bene, torniamo in camera, ci scommetto che ami molto essere coccolato." "Indovinato, la vostra storia è inusuale ma, come l'on dit, civile poi vorrei conoscere il maschietto che visita la tua 'micia'". "Mmmmm" "Ge vorrei fare un patto con te, qualsiasi avvenimento accada vorrei contare sull'assoluta reciproca lealtà." "Volevo proportelo io, cambiando discorso hai osservato bene i miei piedi?" "Di sfuggita, sono lunghi, signorili, mi piacciono, sono unici." "Ti va di fare un attimo il feticista, amo le sensazioni che provo quando me li baciano." "Nuovo giro, nuovo numero mi pare di essere al circo, dove comincio dall'alluce o dal mignolo?" "Da dove di pare, talvolta riesco a godere anche così" Ciccio aveva assunto la posizione di attenti, Ge se lo mise in bocca e Al cominciò a poppare l'alluce del piede destro, un sessantanove fuori del comune! Come prevedibile 'cicco' dopo un pò le fece assaggiare il suo prodotto seguito da Ge. che, inaspettatamente si mise a mugulare, stava godendo! La quiete dopo la tempesta, Al. e Ge. in poco tempo si erano conosciuti, si erano apprezzati ed avevano assaporato le delizie di un amore a dir poco singolare ed eccentrico come d'altronde erano loro stessi. Una mattinata di sole, affacciati al balcone, i due specialissimi si ritrovarono ad ammirare un panorama pittoresco, sempre piecevole da osservare soprattutto dopo una intensa pioggia notturna che aveva spazzato via la caligine e la Calabria si appalesava nella vividezza dei suoi colori. "Mio marito mi ha chiesto se avevo conosciuto il nostro vicino di casa senza chiedere particolari. Gli ho risposto che sei una persona da poter frequentare ma nessuno dei due si è sbilanciato nel chiedere di fornire ulteriori informazioni. Tindaro è molto riservato, parla poco, solo in presenza della piccola Dorella diventa irriconoscibile: allegro, spiritoso ed anche simpatico ricambiato da quella scimmietta piccola di statura (gli arriva alle spalle) ma dal sorriso accattivante, se fossi un uomo me ne innamorerei." "Un giorno ti chiederò dei tuoi rapporti con le femminucce ma non ora, voglio scoprirti un poco alla volta, hai presente il gioco del poker quando si aprono lentamente le carte, spero tutti assi." "Non conosco bene il poker, c'è un super asso?" "Si e si chiama Genéviènne, ti lascio vado al lido di Mortelle, ho affittato una cabina che, ovviamente, è anche a tua disposizione." "Niente mi farebbe più piacere ma non dobbiamo dare nell'occhio, non parrebbe vero ai vicini 'bagnarci il pane' e con mio marito abbiamo fatto un patto di essere discreti per la sua posizione in ospedale." "Avrei voluto vederti in bikini, sicuramente sarai più sexy che nella nudità completa, per stare insieme al mare dovremmo andare in una spiaggia lontana, magari a Milazzo. Ora munito del mio accappatoio nero (è molto chic) andrò in spiaggia e butterò l'amo..." "A parte che un accappatoio come il tuo fa molto messe nere lascia stare la 'canna da pesca', hai già la tua preda da sgranocchiare, sei solo all'inizio ed il futuro sarà pieno di sorprese." "Mi farò baciare solo dal sole, ciao." Anche se l'avesse voluto Alberto aveva poco da scegliere come prede; complice la giornata feriale la spiaggia era frequentata da persone anziane, donne non appetibili con prole al seguito che fracassava gli zebedei ma d'altronde aveva ragione Ge, aveva già la sua pannocchia da sgranocchiare... Lungo bagno per rilassarsi, sfoggio dell'accappatoio nero seguito dagli sguardi stralunati dei vegliardi perplessi, bibita al bar, ritorno a casa. Molto apprezzato il pranzo preparato da Nadia, stava per mettersi a letto nell'accogliente camera con condizionatore acceso, quando il telefono: " Mi devi fare un favore, è accaduto un fatto particolare e spiacevole ad una mia amica di cui non ti ho parlato, fra poco viene a casa mia con suo figlio, preferisco rimanere sola col ragazzo, tu devi trattenere la madre per il pomeriggio." "D'accordo Genéviènne. la mia curiosità è accresciuta a dismisura, sono a tua disposizione o meglio a disposizione della tua amica, come si chiama?" "Monica C., ha quarantadue anni, accoglila bene." Dopo circa mezz'ora dallo spioncino della porta d'ingresso Al. vide Ge. con accanto una signora bruna con i capelli a caschetto in compagnia di un ragazzo dell'età di circa quindici anni. Gi attese che Ge. suonasse alla porta prima di aprire- "Gianluca ti prego fa compagnia a Monica, io devo dare lezioni di francese a suo figlio Francesco." "Signora inutile dirle che si deve considerare a casa sua, non voglio metterla in imbarazzo con la mia presenza, qualora volesse rimanere sola le accendo la tv e mi ritiro in altra stanza." Madame Monica cercava di mostrarsi naturale cosa non facile da attuare causa una presentazione affrettata e non facilmente giustificabile; espresse il desiderio di visitare l'abitazione di Al. forse per rompere il ghiaccio. Era bruna naturale, viso regolare con un'unica particolarità: un occhio leggermente strabico che le dava un'aria seducente, lo strabismo di Venere! Nello studio: "Vedo che ha dei quadri di Orfeo Tamburi, scuola romana, i più richiesti, quelli parigini sono perlopiù commerciali." "Li ho ereditati da mio padre anche lui pittore anche se della domenica come si dice in gergo, andato in pensione da funzionario di banca ha preso a scrivere libri e a dipingere, i suoi tableau sono nel salone." Monica osservava lentamente i quadri di papà Armando, varie volte. "Suo padre era un uomo straordinario, dai dipinti si evince che non ha frequentato scuole di pittura ma i quadri stessi sono genuini, ovviamewnte naif, esprimono diversi stati d'animo. In questo domina una tristezza violenta, totale: nubi scure incombono su un paesaggio desolato con alberi senza foglie, immensi che sovrastano persone e animali. Quest'altro è l'esatto opposto: il cielo dipinto di rosa con uccelli che volano verso l'alto, gli alberi di altezza normale hanno al posto delle foglie grossi frutti rossi, un ruscello attraversa il paesaggio e, ai lati, rane che saltano nell'acqua, una siepe che separa due terreni con fiori sgargianti, e, massimo dell'ottimismo, pecore e lupi che si guardano con amicizia, sicuramente suo padre era un utopista!" "Ho compreso la natura di mio padre con gli anni, siamo molto simili, l'ho scoperto anche quando sono venuto a conoscenza di sue avventure con amiche di mia madre. Le vorrei mostrare il panorama, sicuramente per lei sarà una novità, non l'ho mai vista in casa di Genéviènne." "La mia amica ha cambiato casa da poco tempo, mi ha invitato varie volte ma c'è stata un'occasione spiacevole per cui..." Monica si era girata di spalle, piangeva silenziosamente. "Madame, la prego, si sieda sul divano, la lascio sola." Al. dinanzi al pianto di una donna rimaneva oltre che perplesso anche allarmato che la cotale potesse chiedergli qualche favore ma stavolta ebbe l'impressione che fosse genuino e che Monica avesse subito un forte choc. Perchè aveva accompagnato suo figlio da Ge? La giustificazione della lezione di francese non reggeva. "Monica mi permetta di chiamarla per nome. resti quanto tempo crede, io sono nello studio."  Al accese il computer e si trovò a gustare il film 'Paprika.

  • 17 agosto 2011 alle ore 11:47
    STELLA E I DUE GEMELLI. (2)

    Come comincia: Allo spumante, imitazione di eschimesi  (strofinio di nasi), inizio di ballo hawaiano da parte sua, rottura di balle da parte di Ivan, poi con la massima naturalezza Stella si slacciò il bikini e lo fece volare lontano e si sdraiò su una cuccetta. Ivan aveva sfoderato un'espressione da ebete. "Mai vista una donna nuda?" Ivan non aveva mai visto Stella nuda, ammirò il corpo flessuoso, i capelli sciolti, l'espressione del viso improntata a noncurnza...ancora una volta era riuscito a sorprenderlo, il bastone del comando era sempre in mano sua. "Se hai finito di fotografarmi vorrei esercitarmi in qualcosa di più consistente!" "In cosa consiste qualcosa di più consistente?" "Nell'avere scelto un fidanzato coglione!" Il 'ciccio' di Ivan aveva assunto una posizione di attenti, cosa subito apprezzata da Stella. "Ora va meglio." Ivan si era adagiato dolcemente su di lei che aveva provveduto ad allargare l'angolo di apertura delle gambe, il suo viso era rivolto alla sua sinistra, gli occhi chiusi per assaporare sino in fondo quel momento. Il giovin signore aveva timore di essere brutale e si avvicinava alla meta piuttosto lentamente, in ultimo si era ritirato per paura di provocarle dolore." "Ci vogliamo far notte oppure hai dei problemi?" Constatato che tutto era a posto, Stella si alzò sui gomiti con aria arrab- biata: "Niente anestesia, vai!" Ivan si meravigliò della relativa facilità con cui era riuscito a penetrarla, la baby era 'bagnata' solo all'inizio un pò di resistenza, poi... "Devo fare marcia indietro?" "Avanti tutto, scemo, ho preso la pillola." Ivan dette prova di valentia e riuscì a portar Stella al raggiungimento dell'orgasmo. "Basta mi fa un pò male."Tolto di mezzo Ivan, si controllò la 'gatta' era abbastanza soddisfatta, solo un pò di sangue bloccato da un assorbente previdentemente portato con sè. "Resto, in cuccetta a godermi il 'post ludium', riportami a casa sana o meglio mezza sana e salva, march!" Ivan capì che ormai era completamente in balia della dolce volpona: in posizione, caricare, puntare, fuoco, ritirata, tutto a comando. Rientrarono a Messina all'imbrunire; Stella dormiva avvolta in un lenzuolo, solo il viso fuori. Ci vollero tanti bacini per farla risvegliare, la baby si stiracchiò e chiese l'ora e prese a vestirsi lentamente .Sbadigliando scese dalla barca, aspettò che Ivan andase a prendere l'auto e poi a casa sua. "Ci sentiamo per telefono." Ivan aveva la testa nel pallone mentre per Stella era stata solo un'esperienza da effettuare. I due ripresero la solita routine: studio, fine settimana a svagarsi, qualche variazione nel loro rapporto c'era stata: per Stella tutto quanto accaduto rientrava nella normalità, Ivan invece era alle stelle. Passato il capodanno decisero di passare una settimana a Madonna di Campiglio; partenza da Messina in pulman, in aereo da Catania  a Verona, ancora in pulman sino a destinazione. Ambedue erano equipaggiati di tutto punto, approfittando dei saldi di fine stagione: Stella in salopette e giacca rossa con cappuccio bianco che faceva risultare l'avvenenza del viso, Ivan in tuta azzurra con cappellino rosso. Dimitri aveva espresso il desiderio di andare anche lui in vacanza, separatamente, a Madonna di Campiglio: "Faremo un sorpresa a Stella, vedrai che faccia quando ci vedrà insieme!" Ivan accettò malvolentieri la presenza del fratello nella stessa località. Anche in questa circostanza Stella dimostrò la sua voglia di indipendenza, pretese di avere una stanza tutta pe sè. "Scusa ma quale migliore occasione per stare insieme giorno e notte, ti assicurio che non russo e potrebbe capitare che 'ciccio', di mattina presto, si svegli pieno di buona volontà!" "Che mi hai preso per 'remedium concupiscentiae' di cattolico insegnamento, proprio per questi motivi voglio dormire da sola, da sola per modo di dire, ho visto un maestro di sci niente male..." "Il maestro di sci farebbe la fine di Giodano Bruno!" Ancora una volta Stella l'aveva spuntata e si era fatta assegnare una stanza in un altro piano, Ivan fu costretto ad ingoiare anche questo rospo. Dimitri si era fatto vedere da lontano, al loro passaggio fece finta di comprare un giornale ma li stava seguendo, pessima idea quella di soggiornare nella stessa località. La storia si era ripetuta più volte. Un giorno sulla pista di sci Dimitri era passato loro vicino indossando un casco per non farsi riconoscere. "È strano un adulto col casco, qui lo indossano solo i bambini, che ne dici Ivan?" "Avrà paura delle cadute, perchè ti interessa?" "Aveva un'aria familiare..." Ormai Dimitri era diventato l'ombra di Banco di shakespeariana memoria. Un pomeriggio Ivan lo incontrò per strada, Stella era rimasta in camera a schiacciare un pisolino. "Domani ti presento Stella, mi sento a disagio vedere che ci segui." "Fammi divertire ancora un poco,fratellino, ti vedo nervoso!" Dimitri aveva preso alloggio in un albergo alla periferia del paese, Ivan lo intravide nella hall dell'hotel dove alloggiava con Stella, non sapeva spiegarsi questo suo comportamento. A cena furono servite varie porzioni di 'mangiapreti' che, innaffiate con del buon Merlot locale, avevano appesantito lo stomaco di Ivan. "Stella mi ritiro in camera mia, se mi sentirò meglio ti verrò a trovare più tardi." I 'mangiapreti fecero una fine ingloriosa nella tazza del water rigettati da uno stralunato Ivan che, lavatisi di denti, preferì buttarsi sul letto a riposarsi. Stella in camera sua stava vedendo uno spettacolo televisivo quando sentì bussare alla porta, dallo spioncino riconobbe Ivan. "Ti sei ripreso subito, guardiamo un pò la televisione insieme." Ivan più che lo spettatore voleva recitare il ruolo di protagonista, si avvicinò a Stella e cominciò a baciarle il collo poi il seno ed infine le sfilò la vestaglia. Stella era accondiscendente. A un tratto: "Ma scusa ieri l'hai fatto due volte!" "Sei la mia droga, basta il tuo profumo per farmi..." "A proposito di profumo l'hai cambiato, è diverso da quello che usi abitualmente." "Sono entrato in un negozio per acquistare una schiuma da barba e mi son fatto convincere dalla commessa a provarne uno nuovo, la commessa era convincente!" "Perchè non sei andato con la commessa comvincente?" "Tu sei un'altra cosa." Stella aveva chiuso gli occhi e assecondava le manovre di Ivan. "Che ne dici di provare qualcosa di diverso, per esempio il doppio gusto?" La curiosità era stata sempre una peculiarità di Stella, non fece obiezioni anche perchè Ivan la stava portando di nuovo in cielo.Quasi non si accorse che Ivan l'aveva girata di spalle, sentì penetrare lentamente  'ciccio' nel suo buchino posteriore, avrebbe voluto protestare ma non ne aveva la forza o forse la voglia, Ivan tintinnando il clitoride fece provare ad una  Stella stupita il famoso 'doppio gusto'. Alla fine erano stanchi ma appagati, Stella baciò Ivan sulla bocca per ringraziarlo, avevano scoperto un nuovo piacevole amplesso.La mattina seguente fecero colazione insieme, si erano alzati di buonora per evitare la fila per conquistare un posto sull'ovovia. In giro tante facce assonnate, la sera molti villeggianti preferivano divertirsi sino a tarda ora. Sistemati gli sci negli appositi spazi entrarono in cabina, con loro altri due sciatori, si appisolarono, Stella aveva poggiato le testa su una spalla di Ivan. Uno scossone li destò, fine del percorso. Stella infreddolita volle entrare nel bar. Il locale era spazioso, tutto foderato in legno, fuori sullo stipite dell'ingresso le immancabili corna di cervo. In montagna, prima di iniziare la discesa, solo gli sprovveduti assumono bevande alcoliche insieme agli amanti di Bacco ed anche a coloro che cercano di affogare i loro guai senza ottenere i risultati sperati. Ivan e Stella, che sprovveduti non erano, ordinarono due cappuccini molto caldi che andarono a sorbire seduti ad un tavolo in fondo al locale. Ivan alzò lo sguardo ed il cappuccino gli andò per traverso, Dimitri si stava dirigendo verso di loro. "Non pensi che sia giunta l'ora di presentarmi a Stella?" Stella aveva seguito la scena, Ivan non le aveva mai presentato il suo fratello gemello, due gocce d'acqua. "Finalmente riesco a conoscere la famosa Stella, ero veramente curioso." Stella guardava prima l'uno poi l'altro, non riusciva a parlare. L'intuito femminile le suggeriva di non chiedere nulla per non scoprire qualcosa di increscioso. Decise di andare in bagno ma, passando dietro le spalle di Dimitri percepì il profumo della sera prima, capì tutto, si mise a correre piangendo. I due fratelli rimasero in silenzio senza guardarsi, erano diventati nemici. Dal comportamento di Stella Ivan aveva compreso, in ritardo, quello che poteva prevedere considerato lo strano comportamento del fratello nei giorni precedenti. Si sentiva svuotato di ogni energia, non riusciva ad alzarsi dalla sedia. Raccolse le ultime forze e si diresse verso il bagno delle signore, Stella era seduta su uno sgabello in fondo alla stanza. "Giovanotto questo è il bagno delle signore!" la voce gracchiante di una vecchia lo fece fermare. "Non è che sei come i giovani d'oggi, guardandoti bene mi sembri un pò finocchio!" una risata sgangherata seguì la frase. Ivan si avvicinò a Stella, si mise in ginocchio dinanzi a lei, qualcosa si era infranto nel suo cuore. Dopo un pò riuscì a farle alzare il viso, impressionante il suo pallore, gli occhi cerchiati, infossati nelle orbite, irriconoscibili. Ivan dolcemente la condusse fuori, in albergo si trasferì nella sua stanza. Decisero di non partire subito, meglio far passare del tempo per cercare di rasserenare le loro menti, a Messina, in quello stato, potevano essere oggetto di domande imbarazzanti. Non si recarono più a sciare, la notte aveva nevicato, il laghetto sottostante l'albergo era ghiacciato, due ragazzi approfittavano dell'evento per pattinare facendo un gran chiasso. Ivan e Stella passavano la maggior parte del tempo a passeggiare, prima l'uno vicino all'altro, poi tenendosi per mano ed infine abbracciati. Solo una volta trattarono l'argomento, fu Stella ad informare Ivan che suo fratello aveva ottenuto quello che a lui non aveva mai concesso.
    Il tempo lenisce i dolori, talvolta fa guarire ma le cicatrici restano per sempre.Stella e Ivan si guardavano negli occhi, solo qualche piccolo bacio affettuoso, il trauma era stato enorme anche per due anticonformisti come loro.
    Al rientro in famiglia Stella accusò una colica addominale, Ivan non trovò più in casa suo fratello trasferitosi a Milano presso loro cugini. I genitori compresero che fra di loro era accaduto qualcosa di grave ma non ritennero opportuno andare in fondo alla questione e, con gran dolore, accondiscesero alla loro richiesta di vivere lontani l'uno dall'altro. Stella non era più la pazzerellona di una volta, si impegnò nello studio tanto da conseguire la laurea sei mesi prima del previsto. Anche Ivan si dimostrò studente modello, riprese anche l'hobby della fotografia e scattò una serie interminabile di foto a Stella, molte in bianco e nero da lui stampate personalmente. Le foto, tutte bellisime, venivano mostrate orgogliosamente a parenti e ad amici. I fidanzati avevano ripreso ad avere rapporti sessuali, il detto che l'amore supera ogni ostacolo si era dimostrato veritiero. Molto era cambiato dentro di loro, era sopraggiunta un'improvvisa maturità; le mattane di Stella erano un lontano ricordo, in fondo Ivan le rimpiangeva. Ambedue vivevano alla giornata senza far programmi, avevano preso a lavorare: Ivan insieme al padre, Stella in una ditta di import - export. Le due famiglie, ben contente del loro legame, vivevano in amicizia, appassionatamente, come in quel vecchio film americano. Gli dei, in questo caso Giunone invidiosa dell'umana felicità, aveva mostrato tutta la sua perfidia cercando di rovinare l'esistenza di due giovani mortali, non c'era riuscita, almeno non completamente come da suo spregevole disegno.

  • 16 agosto 2011 alle ore 15:28
    STELLA E I DUE GEMELLI.

    Come comincia: La città di Messina lo stesso giorno, il 18 marzo 1967, aveva accolto i primi vagiti di Dimitri e di Ivan G., due gemelli. L'essere venuti al mondo in una città di mare aveva contribuito a far sì che fosse innata in loro l'attitudine per gli sport acquaitici nè poteva essere altrimenti dato che i loro geni provenivano dal papà ingegniere progettista di yatch e dalla mamma, una cavallona di un metro e ottanta, insegnante di educazione fisica.Ben presto i due gemelli erano diventati famosi: dopo pochi mesi dalla nascita erano stati ripresi dalle telecamere in una piscina mentre, con gli occhi aperti, il pannolino ai fianchi e il ciuccio in bocca notavano allegramente sott'acqua sotto lo sguardo vigile di mamma Leda.Le riprese erano state effettuate per conto di una nota ditta di prodotti per bambini e poi proiettate in televisione.Vari fattori avevano contribuito a far crescere i bambini spensierati ed allegri educati dai genitori in piena armonia in un'atmosfera distesa e gioiosa.Il papà Cateno non era complessato da un nome perlomeno singolare tipico soprattutto della Calabria; gli era stato imposto, malvolentieri, da suo padre per non scontentare il nonno legatissimo alle tradizioni di famiglia.Cateno era noto per le sue burle di cui erano vittime amici e parenti. Ammiratore del Boccaccio, aveva fatto delle canzonatura un'arte sopraffina, niente volgarità, solo puro divertimento (il suo).Famosa una beffa architettata nei confronti di 'signore per bene' amiche di sua sorella Esmeralda che di bello aveva solo il nome.Esmeralda maritatasi giovanissima (si diceva aver messo in atto la classica fuitina) era rimasta vedova 'bianca' perchè il di lei consorte, visto il suo attaccamento più all'acqua santa che al sesso, era sparito senza lasciar traccia.Esmeralda aveva considerato l'abbandono ingiustificato e letale per la sua reputazione, aveva perciò messo in giro la voce che suo marito era morto incornato da un bufalo, in Africa, durante una battuta di caccia grossa.Insoddisfatta della sua grigia esistenza e non in grado di rimorchiare altro straccio di uomo, aveva preso l'abitudine di mangiare con smodatezza e di sgranocchiare di continuo frutta secca, caramelle e cioccolatini. A chi le domandava perchè tenesse in casa tante leccornie, rispondeva che lo faceva per gli adorati nipotini. Le conseguenze per la linea del suo fisico si erano ben presto evidenziate e, pertanto, per mascherare la lardellosità, l'unico colore dei suoi vestiti era il nero fisso che, ufficialmente, indossava in segno di lutto per il mai dimenticato beneamato. Esmeralda era stata nominata presidentessa del circolo 'Pie signore della carità', congrega nata con lo scopo dichiarato di aiutare i bisognosi e quello effettivo di riunire signorine e signore tristi e scompagnate che avevano quale unica compagna la solitudine.I luoghi dove si svolgevano le riunioni erano stati inaugurati e benedetti dalle autorità ecclesiastiche sempre ben felici di poter contare su personaggi noti (e ricchi).Da buon moquer ateo, Cateno si compiaceva d'essere irriverente verso le istituzioni papaline di cui trovava ridicoli e grotteschi i dettami di comportamento.Abile nel disegno, aveva raffigurato in vari pannelli la famosa traslazione della casa di Maria da Nazareth a Loreto mentre la casa stessa perdeva, durante il tragitto, alcuni mattoni scatenando le ire della povera gente che veniva malamente bombardata. Le raffigurazioni in questione erano state esposte sulle pareti esterne del circolo ateo 'Uaar' (Unione atei e agnostici razionalisti) di cui Cateno era socio. Orrore, dispregio del sacro, le benpensanti signore e signorine si erano rivolte alle autorità ecclesistiche che, a loro volta, avevano interessato l'Autorità Giudiziria. Purtroppo per loro la costituzione italiana prevede la libertà di satira... La ferita lasciò un segno profondo in Esmeralda e nelle sue disperate amiche. Al confessore delle pie non rimase che invitarle a rivolgere le loro preghiere al buon Dio al fine di far rinsavire quell'iconoclasta di Cateno. Purtroppo le guiaculatorie non ebbero esito alcuno e i pannelli rimasero al loro posto. Dimitri e Ivan, seguendo le orme paterne, crescendo, avevano acquisito il suo spirito dileggiatore. All'età di tredici anni avevano messo in atto una beffa che costò loro l'alienazione della simpatia della zia Esmeralda e la fine dell'elergizione di regali da parte della stessa danarosa zia. Il 'petafono' era un aggeggio in gomma di forma ovale consistente in una camera d'aria che terminava in un buco con labbra frastagliate; una volta riempito d'aria e poi compresso emetteva un suono molto simile ad un rumoroso peto. Durante una riunione delle pie dame, i due simpaticoni avevano nascosto l'infernale aggeggio sotto il cuscino della poltrona della zia Esmeralda la quale, dopo un discorso sull'immoralità del mondo contemporaneo, molto applaudito dalle presenti, nel sedersi aveva fatto scattare la vile trappola con l'emissione di una risonanza talmente poderosa da far ammutolire la platea. Le presenti convinte della 'perdita' da parte di Esmeralda, cercarono di sminuire il nefasto avvenimento ma, una volta accertata la provenienza del cacofonico suono, da parte di Esmeralda fu dichiarata guerra totale alla famiglia Gurrieri: padre, madre e i due gemelli. A scuola le burlette predisposte dai due fratelli non erano, ovviamente, ben accette ai professori. Una volta Dimitri e Ivan ne avevano messo in atto una dalle conseguenze molto spiacevoli per l'odorato: avevano posizionato due fialette dal contenuto pestilenziale, acquistate nel negozio degli 'scherzi', sotto i piedi della sedia della professoressa di matematica molto preparata nella sua materia ma 'orribile visu'. Sedutasi l'insegnante vide provenire dal basso un fil di fumo che, giusto alle nari del suo lungo naso, l'aveva fatta scattare come una molla, destinazione: l'ufficio di presidenza. Subito individuati, i due gemelli erano stati sospesi dalle lezioni per tre giorni; Cateno era stato convocato dal Preside e, dinanzi ai professoti riuniti, aveva provveduto ad una lavata di capo ai due giovinastri. "Non so come comportarmi con loro, sarò costretto a spedirli in collegio!". Fuori dalla scuola: "Ragazzi non esagerate!" Anche se anticonformisti e decisamente rompiscatole i due, quando si impegnavano negli studi, ottenevano risultati brillanti con lo stupore degli stessi insegnanti che non si capacitavano di questa loro trasformazione. La conoscenza di Stella M. da parte di Ivan mutò radicalmente la vita di entrambi i fratelli.La signorina M., anche lei messinese, frequentava l'ultimo anno dell'istituto di ragioneria. Alta, bionda, occhi castani, viso armonico, longilinea, un seno prorompente a cui faceva da contraltare un lato 'b' che l'interessata faceva oscillare sensualmente. Il suo comportamente colpiva gli spettatori maschi; i loro occhi, incollati al suo corpo, erano solitamente improntati a espressioni di languida imbecillità. Le colleghe femminucce se la prendevano con loro: E chi sarà mai, pare che ce l'abbia solo lei!" Ivan l'aveva notata in ritardo perchè l'istituto per geometri, che lui frequentava, si trovava dall'altra parte dell'edificio. Non era facile avvicinare la pulsella sempre scortata da un nugolo di cicisbei speranzosi ed accondiscendenti a ogni suo desiderio. Regina incontrastata della scuola, non era ben vista nemmeno dalle professoresse che, però, non potevano muoverle alcun appunto sul profitto scolastico perchè Stella era una studentessa modello. Era disegno degli dei che Ivan e Stella dovessero incontrarsi ma la mano del destino doveva essere in pò forzata da parte del giovane. Rientrando a casa Ivan aveva informato Dimitri degli ultimi avvenimenti e gli chiese consiglio su come poter approdare su quella spiaggia che riteneva impervia. I due fratelli per volere dei genitori ed anche su suggerimentio del Preside, erano stati iscritti in due doversi istituti per geometri al fine di evitare che mettessero ancora in atto il vecchio trucco dello scambio di persona durante le interrogazioni. Il consiglio di guerra partorì un'idea: poichè la signorina in questione si recava a scuola in motorino, Ivan doveva far finta di venir da lei investito e di essersi infortunato. Talvolta la teoria non corrisponde alla pratica; Ivan aveva messo in atto la progettata sceneggiata ma non era stato tanto abile da ingannare Stella. "Come stuntman sei penoso, pratica dello Judo e impara a cader bene, la prossima volta potresti farti veramente male, sempre che ci sia una prossima volta!" "Ci sarà, ci sarà presago il cor mel dice." "Il cor può dire quel che vuole ma stavolta si sbaglia, prova a prendermi, vediamo se sei un velocista." Stella era partita col motorino di gran carriera, Ivan, ben allenato, era riuscito a seguirla per un buon tratto. La signorina M. era girata ed aveva apprezzato la velocità e lo stile del giovane, niente male, forse l'avrebbe rivisto ancora ma come cavolo si chiamava, aveva dimenticato di chiderglielo. Il giorno seguente, alla fine delle lezioni, Ivan aveva localizzato l'aula della bionda e, mentre lei guadagnava l'uscita, l'aveva sorpassata urtandola leggermente. "Spero che questa volta non cadi a terra, come attore sei un guitto!" "Grazie del complimento, io sono Ivan G." "Chi ti ha chiesto niente, lasciami in pace!"  Ivan capì che non era il caso di insistere. In sella al suo motorino la seguì da lontano e vide dove abitava: viale dei Tigli n.18. Doveva giocare d'anticipo; il giorno seguente marinò la scuola. Nel negozio degli 'scherzi' acquistò un vestito da carnevale, barba e baffi finti ed un cappellaccio da bandito. Verso le tredici e trenta si appostò sotto il portone dell'abitazione di Stella. All'arrivo della preda le si parò dinanzi e, cercando di camuffare la voce: "Signorina faccia la carità a un poveraccio!" "Il poveraccio si prende un calcio in culo se non se ne va via subito!" "Dai, con te non c'è gusto, a me piacciono le conquiste difficili ma tu esageri!" "Sono Stella M., abito al sesto piano ed ho un fratello con due spalle larghe così." "Senza offesa per tuo fratello ma io preferisco le femminucce, in particolare te." "Va bene rompiballe, domani all'uscita della scuola sempre che tu seguiti a frequentarla non come hai fatto oggi che hai saltato le lezioni." Ivan rimase piacevolmente interdetto, Stella si era mollata proprio quando lui non se l'aspettava. Il giorno seguente la baby, more solito, era circondata da maschietti appiccicosi ma con uno 'scusate' si era liberata e, avvicinatasi a Ivan, l'aveva preso sottobraccio. "Dì la verità non te l'aspettavi, io son fatta così e poi quelli m'avevano veramente rotto!" " Nooo, tutti i giorni sono abituato a ragazze che prima mi mandano a ... e poi, ammaliate dal mio fascino, ci ripensano e mi prendono sottobraccio, mi farai odiare dai tuoi corteggiatori." Forti della loro gioventù, Ivan e Stella avevano iniziato a percorrere il dolce sentiero dell'amore. Stella riusciva a mettere in crisi Ivan, talvolta si dimostrava gioviale ed espansiva ma in altre occasioni metteva in mostra tutte le caratteristiche negative del suo segno: l'ariete. Diventava aggressiva, impulsiva, testarda, irrequieta. Ivan riusciva a sopportarla con una buona dote di pazienza cosa per lui inusuale nei precedenti rapporti amorosi. Francamente gli piaceva ogni giorno di più, scopriva il lei particolari fisici che l'attraevano: le rughette vicino alla bocca, il movimento delle labbra, il sorriso canzonatorio. Talvolta gli capitava dei essere così preso a contemplarla da non sentir le sue parole. "Morto di sonno dove sei stato stanotte, dormi in piedi." "A letto a dormire, sognavo te." "Ma quando mai, chissà con quale donna di malaffare ti sei accoppiato..." "Ti giuro che non vado mai con prostitute, mai pagata una donna." "Ho capito, te la danno gratis, resta il fatto che non me ne frega niente di quello che fai." Ivan non riusciva a frenare quel fiume di irrazionalità, si sentiva depresso, non riusciva a trovare una soluzione valida per venir fuori da quel ginepraio. Il giorno seguente alla fine delle lezioni: "Stella pensi che abbia commesso qualcosa che ti ha offeso, credo che tu abbia qualche cruccio, ti scongiuro parlamene, risolveremo innsieme il problema... mi hai rivoluzionato a vita!" Stella si rese conto dello stato d'animo di Ivan, della sua situazione psicologica e dei problemi che gli stava creando, le aveva dimostrato quanto fosse diventata importante per lui, non voleva più ferirlo. "Un mio ex boy friend cerca di rimettersi con me, mi assilla ogni giorno tanto più che abita nello stesso mio palazzo... non pensare di fare lo sciocco, non voglio guai." "Ci voleva tanto a farti uscire il fiato, ti piace ancora?" No, il problema si può risolvere facilmente." Il giorno seguente Ivan accompagnò Stella sotto il portone di casa, stettero a parlare sino all'atrrivo del suo ex."Tonino ti presento il mio fidanzato, spero che diventiate amici." Preso alla sprovvista, Tonino non seppe replicare, di violenza non se ne parlava proprio, Ivan era un palmo più alto di lui ed anche più robusto. "Sono Tonino M., con Stella siamo amici sin dall'infanzia. "Ivan G., penso che ci rivedremo." Non si incontrarono più; Tonino capì di aver perso la partita e, per non incontrare più Stella di cui era ancora innamorato, chiese ed ottenne il trasferimento in altro ufficio postale, alla sede di Catania.I giorni seguenti furono per entrambi estremamente piacevoli, Stella era cambiata ed Ivan l'ammirava stupito e felice di quel gradevole mutamento. Stella non pensi che meriti una ricompensa, ti sono stato molto vicino..." "Ricominci a fare lo zozzone?" "A parte che pensavo di andare a festeggiare insieme in un pub ma non mi risulta che con te abbia tentato... non ne ho avuto la possibilità." "Allora santo e martire ti annuncio ufficialmente che sono vergine, si vergine ma non in senso zodiacale ma proprio vergine. Se fossi volgare ti direi, alla messinese, che nessuno me l'ha mai 'nfilata' ma siccome non sono grossière ti dico semplicemente che sono illibata." Stella era riuscita a sbalordire Ivan e l'aveva lasciato senza parole, la guardava con faccia da ebete. "Non penso che voglia un certificato di un ginecologo." "Anche se avessi fatto marchette in mezzo alla strada ti vorrei ugualmente, non hai capito che mi sono rimbecillito per te!" La situazione era diventata troppo patetica e Ivan, ripreso il senso dell'umorismo, esordì: "Penso che mi debba organizzare, debbo studiare la situazione perchè non sono mai andato con una vergine, non vorrei fare una cattiva figura..." "Non farai nessuna figura nè bella nè brutta, non intendo mollartela, almeno per ora." "Devo scovare un luogo romantico: un bosco incantato cosparso di fiorellini profumati con alti alberi che fanno filtrare i raggi del sole oppure una spiaggia solitaria con sabbia fine ed acqua trasparente ovverso una suite d'albergo immersi in una vasca con acqua profumata mentre sorseggiamo spumante ed io ti infilo in bocca fragole con panna, che ne dici?" "Che andiamo a casa." "Hai rovinato tutto, mi hai fatto scendere dall'empireo per ritrovarmi... maledizione ti amo come un imbecille!" "Non aspettarti ponti d'oro, te la devi conquistare facendomi la corte tutti i giorni, dimostrandoti servizievole, innamorato, disponibile, riflessivo tutto il contrario di quello che dice il tuo segno zodiacale." "A parte che purtroppo è anche il tuo, penso che tu abbia dimenticato il lavaggio dei piedi come da ceromina papale." Non trattarono più l'argomento, Stella non si sentiva ancora pronta per il grande passo, I genitor