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Autore

Alberto Mazzoni

in archivio dal 16 gen 2009

03 settembre 1935, Roma - Italia

segni particolari:
Fisico da anziano, spirito da ventenne.

mi descrivo così:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

27 giugno alle ore 15:05

SE TE CIARRIVO CO STA MAZZA A BECCO

Il racconto

Apparteneva alla forte razza marchigiana Giuseppe Famiglini contadino e figlio di contadini residente in campagna alla periferia di Jesi laboriosa e ordinata cittadina in quel di Ancona. Ventenne, fisico robusto nella sia pur breve vita non era stato fortunato, suo padre Dario era deceduto per un carcinoma ai polmoni. Lavorava la terra in un podere di dieci ettari quasi tutto in salita, niente trattori o macchine falciatrici per mietere il grano e il fieno. Di acqua corrente a casa sua non se ne parlava proprio, c’era un pozzo in fondo al terreno con una noria che portava l’acqua in superficie, il prezioso liquido veniva trasferito in casa con delle brocche. L’asino Abele non dimostrava  certo della contentezza quando, bendato, con qualsiasi tempo, girava per ore ed ore tondo tondo legato ad una sbarra. Una volta Abele, particolarmente incazzato aveva azzannato un braccio di Dario che si era difeso rompendo in testa all’asino una bottiglia di vino che stava tracannando. Non volendo la povera bestia gli aveva creato dei problemi quando, attaccato ad un carretto, andò per la prima volta al mercato cittadino per vendere i prodotti della terra. Il furbastro di turno a Giuseppe: “Ma almeno sai chi era Abele, forse il nome Caino era meglio…” e giù a ridere. Dario non sapeva chi fossero i due, aveva comprato l’asino un sabato al mercato, il nome gli era stato suggerito, forse prendendolo per il…bavero dal precedente padrone. Il cotale vedendo un giovane sorridente pensò che fosse un bonaccione e fece ridere tutta la compagnia ma male gliene incolse, un ‘uno, due’ ed il cotale si trovò a terra dolorante al mento, da allora ottenne il rispetto dei colleghi. L’episodio fu riportato al padrone del fondo che orgogliosamente lo raccontò in giro agli amici: “Avete saputo quello che ha fatto il mio contadino?” La casa di Giuseppe? Un vecchio casolare ubicato vicino a quello  del padrone della terra tale Adelio Massaccesi cinquantenne, ammogliato senza figli che aveva fatto restaurare il vecchio castello avito con tutte le comodità moderne. Angelina mamma di Giuseppe  era un quarantenne belloccia e ancora in forma, sbrigava le faccende in casa del padrone. Solite chiacchiere avevano ‘avvicinato’ il suo nome a quello di Adelio, secondo il popolame anche la sorella di Giuseppe, Gilda aveva molto in comune col padrone del terreno, a riprova di ciò era il fatto che la ragazza non  coltivava la terra ma addirittura era in collegio dalle monache, retta pagata da….boh Ed infine Maria Pia moglie di Adelio, donna serissima, quarantenne, sempre vestita di nero per lutti recenti. Religiosissima, si recava in chiesa spesso anche di mattina presto costringendo così il parroco, don Igino non più giovanissimo a dir messa solo per lei. Atro problema fra i due: La signora Maria Pia chiedeva spesso al parroco di confessarsi, perché tanto spesso, un solo peccato, uno solo ma grave: si era invaghita di Giuseppe ed aveva peccato molto col pensiero. Don Igino l’ultima volta l’aveva quasi rimproverata: “Signora mia, ogni volta che si confessa promette di non  ricadere nello stesso peccato ma poi…” Tradotto in termini villici. ‘Fatti scopare e non  rompere i cosiddetti ad un povero parroco soprattutto la mattina presto!’ Chi disse che  lo spirito è un riferimento dell’anima e perché si dice che è forte? Gesù aveva consigliato agli apostoli di vigilare perché la carne è debole mentre lo spirito è  sempre pronto!  Un pomeriggio di domenica Giuseppe si era messo a riposare sul letto, Adelio  a far visita a Gilda in collegio, Maria Pia sola e eccitata quanto mai raggiunse Giuseppe che ancora assonnato si trovò davanti ad una furia assatanata, sprovvista di biancheria intima…Nemmeno lui ricordò quante volte la dama aveva raggiunto il poco celestiale orgasmo, altro che confessione, per ripulirsi l’anima avrebbe dovuto recarsi in pellegrinaggio a Lourdes! Qualcosa di solido era cambiato nella vita di Giuseppe: intanto si era comprato un trattore, aveva assunto un aiutante che lo sollevava dalle fatiche la terra ma non di quelle sessuali, la signora ogni volta libera dalla presenza del marito si dava alla pazza gioia. Altra e non ultima novità: Giuseppe fece rimodernare casa sua, ormai tutti sapevano  tutto. Maria Pia smise di rompere i…al parroco che una volta tanto fu felice dei peccati di una sua pecorella. Altro avvenimento: Maria Pia ingrassò in modo evidente, niente che si riferisse al cibo,  tanto è vero che dopo otto mesi… tutto merito di Giuseppe ormai diventato il padrone del ‘vapore’. Il merito, immeritato, passò al padrone del fondo che fece un figurone con gli amici: “Vedi ancora che Adelio…”E il povero Abele? Passò a miglior vita nel senso che in Paradiso gli asini non lavorano, cosa che in terra ahimè per loro non avviene, per lui brutta fine diventò carne per mortadella! Finale del titolo: ‘te scarpo tutta l’erba ‘ntorno ar pozzo’, per la traduzione… affidatevi ad un marchiciano.

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