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Autore

Alberto Mazzoni

in archivio dal 16 gen 2009

03 settembre 1935, Roma - Italia

segni particolari:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta, tromba!

mi descrivo così:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

03 febbraio alle ore 9:54

TUTTO BENE QUEL...

Il racconto

Alberto un pomeriggio stava passeggiando in via Risorgimento a Messina quando, passando dinanzi ad un negozio di biancheria intima ricordò di dover acquistare degli slip. All’interno c’erano due signore che stavano perdendo tempo nello scegliere delle magliette. Quando si decisero e ‘sloggiarono’ Alberto si trovò dinanzi alla ragazza longilinea, piuttosto alta vestita di nero, priva di trucco in viso e dall’aria triste, doveva esser molto giovane e quell’aria dimessa era inusuale ai tempi d’oggi quando le signorine si riempiono di piercing e di tatuaggi. Alberto nel ragionare doveva aver perso del tempo e fu richiamato da un: ”Posso esserle utile?” “Mi occorrono tre slip.” “Non preferisce dei box, sono più alla moda.” “Io sono ancora ‘ancorato’ai vecchi e simpatici slip, misura cinque.” “Mi sembra una misura eccessiva per lei.” “Vorrei provarli, col suo permesso vado in camerino.” Al rientro dinanzi al bancone: “Aveva ragione lei, la quattro va bene per me.” Alberto era stato colpito dall’aspetto della giovane, volle rivederla ed il pomeriggio successivo si presentò in negozio, era vuoto.” Signorina mi occorrono due paia di calzini rossi e due marroni, porto il quarantuno di piede.” “Non mi dica che vuole provarli come ha fatto con gli slip  ieri.” Un pallido sorriso era apparso sula volto della signorina. “Non penso…mi cambia cinquanta Euro? Grazie e arrivederci.” E l’arrivederci fu il pomeriggio successivo. “Oggi mi occorrono tre magliette misura quattro.” “Che ne dice di guardarsi intorno e vedere tutto quello che le occorre…” Al silenzio di Alberto proseguì: “Non capisca male, non volevo essere garbata, sono Leda, faccia con comodo.” “Io sono Alberto, non mi sono offeso ho il senso dello humour, le debbo confessare che più della merce mi interessa…io abito qui vicino in via Centonze, sono di passaggio.” “Io non sono in vendita ma se le fa piacere venga in negozio, , ci sono pochi clienti, la crisi si fa sentire.” Per Alberto passare a vedere Leda in negozio era diventata un’abitudine alla quale si era abituata anche la ragazza. “Che ne dice se stasera ceniamo insieme, qui vicino c’è un ristorante in cui hanno una cucina casalinga, io benché orfano ricordo ancora i sapori della cucina di mia madre.” “Vada per la cucina di sua madre, io chiudo il negozio alle diciannove, abito qui sopra al quinto piano, le do anche il numero del mio telefonino, a stasera.” Ad Alberto non parve vero aver ‘strappato’ un appuntamento a Leda che si presentò sempre vestita di nero e senza trucco ma era molto affascinante.  “Sono amico del padrone, Flavio…” “Amico mio benvenuto, è da tempo…vedo che sei in buona compagnia.” “Ottima direi è… (è una vecchia battuta di Carosello), ci affidiamo a te per il menu” Dopo un quarto d’ora si presentò al loro tavolo Omar un giovane marocchino che Flavio aveva assunto come cameriere, portava due piatti di un brodetto che alla sola vista faceva venire l’acquolina in bocca. In seguito Omar si presentò con pesce alla griglia spinato ed una frittura di gamberi poi un’insalatona e solito ananas con finale un caffè lungo, caldo aromatico, Flavio aveva fatto onore alla fama del suo ristorante. Omar da parte di Leda ricevette una mancia di cinquanta Euro, moneta che il marocchino girò fra le mani incredulo e poi un inchino di ringraziamento. “In giro fa freddo, preferisco rifugiarci a casa mia, come ti ho detto abito sopra il negozio ma…non sperare nulla!” “Io non spero…” “Dal tuo sguardo grifagno…” “Mai nessuna mi aveva detto che ho uno sguardo ….” “Questo bel calduccio invita a …rilassarsi, io sono rilassato e tu…” “Gutta cavat lapidem, ci stai riprovando…” “Dare da mangiare agli affamati, è un’opera di misericordia, non sei religiosa?” “A parte la religione, la tua è un'altra genere di fame, seriamente non me la sento, ti avvertirò io quando…” E così il buon Alberto andò in bianco! “Una sera di sabato Leda era particolarmente triste, Alberto: “Confessati con l’Albertone, tuo si fa per dire, dimmi quel che ti porta a tanta inquietudine.” “È un fatto accaduto mesi fa, mio padre era il padrone di una falegnameria in via don Blasco, un giorno mentre tagliava un pezzo di legno si è avvicinato troppo alla sega elettrica ed….è morto, una morte atroce, non mi hanno fatto vedere il suo cadavere, da allora le cose sono peggiorate, mia madre è risultata affetta da ‘sclerosi multipla’, non poteva essere ricoverata troppo a lungo in ospedale e quindi ora si trova in una casa di cura per lungo degenti, sono sola ma…” “Ho capito, è piovuto sul bagnato, volevo invitarti ad una gita a Parigi organizzata dal Comune di Messina dove sono impiegato, ho accettato per il prezzo particolarmente conveniente.” “Buon viaggio sono contenta che almeno tu possa svagarti.” Aereo da Catania fino all’aeroporto Charles De Gaulle’  di Parigi e poi in pullman sino all’albergo De La Paix, in serata riposo dopo la cena all’interno dell’hotel. La Torre Eiffel si trovava  a cinquecento metri dall’albergo, Alberto prima di salire sulla celebre torre, passando dinanzi ad una edicola: “Monsieur je voudrais un journal italien.” “Io parlo italiano, le posso dare il ‘Messaggero’ e poi una pubblicazione particolare dato che lei è italiano.” L’opuscolo  era una rivista di donne ‘scollacciate’, particolarmente una foto colpì Alberto, era in prima pagina ed assomigliava in modo notevole a Leda col titolo: ‘Une beautè de Messine (Sicile) solo che la ragazza era truccatissima e quindi Alberto scartò l’idea che fosse lei.  Alberto si mise un tasca la rivista, visitò in una settimana i luoghi più cari ai turisti e all’ottavo giorno fece il viaggio inverso rispetto all’andata ritrovandosi a casa in una serata uggiosa. Per prima cosa telefonò a Leda: “Novità?” “Ci possiamo vedere domani sera, stasera vado a trovare mia madre.” Era una scusa, Leda per mantenere se stessa e la genitrice si era messa in mano ad un prosseneta di nome Adelfo con abitazione a Musolino sui Peloritani che  ad ogni ‘incontro’ con un professionista del porno gli ‘mollava’ cinquemila Euro. Leda aveva avuto una motivazione importante per prendere quella decisione, era per soddisfare il bisogno  di sopravvivenza,  esigenza impellente quanto essenziale era stata la ragione  a spingerla a realizzarla, la mancanza di soldi. Ovviamente durante gli amplessi venivano girati sia un filmino che delle foto. Adelfo aveva preteso da Leda di firmare un contratto in cui lei,  qualora avesse rifiutato le sue ‘prestazioni’ doveva pagare una penale di cinquantamila Euro, la ragazza nel contratto aveva fatto aggiungere di voler  lei scegliere  le persone con cui avere rapporti sessuali. Leda non aveva messo al corrente Alberto di quella parte importante della sua vita, anche se poteva avere rapporti sessuali di suo gradimento non voleva più saperne, si era innamorata di Alberto ma quel contratto scritto… La situazione era a quel punto. Il pomeriggio successivo alla vista dell’amato Leda lo abbracciò e: “Devo raccontarti quanto mi è successo: il giorno dopo che tu sei partito si sono presentati in negozio tre brutti ceffi che mi hanno obbligato ad aprire la porta di casa mia, cercavano qualcosa che non hanno trovato, mi hanno lasciato la casa in subbuglio, non li ho denunziati, non sapevo nemmeno chi fossero o almeno…Quei tali hanno frugato particolarmente in questo armadio che abbiamo alle spalle, l’ha costruito mio padre che mi confidò che all’interno c’era una sorpresa, non mi sono mai interessata di scoprila ma il giorno stesso della perquisizione, nel togliere un cassetto e dopo aver fatto scorrere un piccolo pannello in basso ho scoperto una cavità, dentro tanti Euro ed un biglietto con una numero di cellulare, questa era la sorpresa di cui parlava mio padre.” “Che intenzione hai di fare?” “Non mi resta che comporre il numero del telefonino, lo farò dinanzi a te.” “Sono la figlia di…ho bisogno di parlare con qualcuno amico di mio padre.” “Domattina.” La conversazione fu interrotta. Come promesso dall’anonimo interlocutore per telefono, la mattina dopo una Jaguar si fermò dinanzi al negozio di Leda, ne scese uno dei due occupanti, sicuramente un mafioso,  che fece cenno alla ragazza di venire fuori dal negozio.  Senza presentarsi: “Dimmi quello che ti è accaduto.” Leda raccontò sia della perquisizione subita che del fatto che era costretta a …Il cotale, peraltro elegantissimo risalì in macchina. La sera sul telefonino di Leda apparvero due ‘OK’ bisognava interpretarli.  Leda capì tutto quando telefonò ad Adelfo per un incontro. “Da ora in poi sei libera, ho stracciato il tuo contratto.” Un evviva dentro di sé da parte di Leda. Il sabato sera successivo: “Domani gran giorno, pranzo leggero e poi e poi e poi…” Finalmente Leda si era sbloccata, ‘ciccio’ percepì che per lui c’era della ‘pappatoia’ in arrivo ed esultò come solo lui sapeva fare. “Calma amico mio, ancora siamo a casa nostra!” Alberto e Leda decisero di sposarsi, la neo sposa riprese a truccarsi, a vestirsi di abiti con colori vivaci e dopo nove mesi mise al mondo una piccola e bellissima ‘Ledina’ cui venne imposto il nome di Anna che vuol dire molto desiderata. Gran festa con tutti gli amici dei due genitori, ovviamente esclusi quelli ‘particolari’di Leda!

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