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Autore

Alessandro Pagella

in archivio dal 14 dic 2011

13 gennaio 1963, Torino - Italia

segni particolari:
Espressione gentile,sguardo leggermente timido,occhi luminosi,verde smeraldo.
Nasino caruccio... ^___^

mi descrivo così:
Simpatico, estroverso, gentile d'animo, ma anche capace di essere ruvido, per autodifesa.

08 dicembre 2012 alle ore 0:15

Un uomo semplice.

Il racconto

Fulvio è un uomo sulla cinquantina,calvo,alcuni peli bianchi sul torace,che lui
ama radere,anche per dar modo ai suoi pettorali di emergere durante i mesi
estivi.Ne ha passate tante,dagli anni settanta di piombo,quando bastava
sbagliare vestito per beccarsi le sprangate di neofascisti e autonomi,al finto
boom economico degli anni '80 degli yuppies,al riflusso degli anni '90,al
post-femminismo che fece polpette di tutto quanto era maschile o maschiloide,
fino alle ultime annate del crack economico-finanziario e la fine delle fiabe
per bambini che da mezzo secolo le classi dirigenti-col sostanziale beneplacito
delle opposizioni- hanno inculcato nella mente -peraltro mediocre -dell'italiano
medio. Fulvio è scappato in campagna;si è nascosto in una vecchia casa,
approfittando del contemporaneo abbandono della stessa da parte di tutti
gli altri parenti.Egli è un dinosauro.L'ultimo dei custodi di quella vecchia
villa napoleonica...Or qui or là qualche ectoplasma, discreto ed educato, si
siede a tavola con lui,silenzioso e incuriosito.Fulvio non ci bada più di tanto;
lui ha perso tutte le guerre,o quasi.Ambizioni economiche,sogni erotici nel
cassetto,vagheggiamenti tardo-romantici,velleità egocentrico-esibizionistiche
e speranze,quali che fossero. Ma ha conservato,anzi,perfezionato la sua unica
virtù apprezzabile:la disponibilità umana. Fulvio è  stato un punching-ball per
tanti,troppi.Lo hanno massacrato nella sua ingenuità e bontà un po' da
sempliciotto- e si che si è laureato in lingue e letterature straniere e ha letto molti
libri- e lo hanno ridotto ad un colabrodo,metaforicamente,senza pietà,giocando
sulle sue stravaganze e sulla sua anticonformistica originalità un po' balzana,
ma assolutamente innocua.  Fulvio si è ritratto a riccio,rinchiudendosi nel suo
misero guscio,con una fede andata quasi completamente in pezzi e la fiducia nel suo
prossimo ridotta a zero.Però sa ridere e sorridere,appena si presenta l'occasione.
Non sa dire di no a chi lo prega e non sa non perdonare. Fulvio ama le donne.
Se potesse,le avrebbe sposate tutte. Lui è fuggito dal mondo anche perchè non
riesce a farsi una ragione del fatto che viga ovunque una silenziosa e spietata
guerra dei sessi-che solitamente non fa prigionieri. Fulvio è laborioso,squattrinato
e ,a modo suo, adorabile. Qualcuno-il più delle volte qualcuna- lo capisce e da qualche
tempo lo coccola,forse perchè il suo modello di uomo,assolutamente anticonvenzionale,
rappresenta un'ipotesi di uomo futuro,in quella che sarà la nuova età dell'Oro,
avulsa da ogni violenza e sopruso,senza razzismi e abritrii.Senza guerra tra i sessi.
Fulvio è un bambino dentro,in fondo non ha mai voluto cucirsi addosso l'etichetta di
maschio DOC nè di uomo medio.Nemmeno di superuomo. Ha in Gesù un modello
segretamente ammirato.Fulvio ogni tanto si guarda allo specchio,e non trova risposte,
ma ultimamente un lumino di allegrìa tenera si sta facendo strada nella sua espressione
normalmente semi-melanconica,da vinto verghiano. Fulvio se lo dice da solo: sa di essere
un uomo relativamente raro,ovvero un semplice,vulnerabile,apprezzabile uomo
buono. La solitudine è il prezzo della sua coerenza pluridecennale. Ma un giorno
Qualcuno in alto lo ricompenserà. Per ora lo sostengono i suoi supporters scavezzacollo,
i fantasmini del suo castello solitario e antico,avvolto nelle atmosfere perdute di
un Novecento ormai morto e sepolto.

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