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Poesie di Angelo Primavera

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  • 10 gennaio 2008
    Canzone dell'addio

    Creature appassite dal potere
    ormai sincere solo nel dire bugie
    sotto un cielo grigio
    un oscuro avvenire.
    Il potere ha un solo padrone
    non serve nessuno se non se stesso
    e a cambiare non è mai il potere
    ma solo chi indossa "l'anello"

     

    incatenati ai nostri occhi bugiardi
    alla nostra paura di scavarne il profondo,
    perchè è più facile credere per professione
    che scoprirsi artigiani del mondo.
    E' più comodo comprare verità
    dalle fabbriche di menzogne come il vicino
    costano meno e se le offri alla gente
    non le rifiuta nessuno.

     

    Imprigionati in una libertà
    fatta di ciò che ci è permesso pensare
    nella possibilità di sparare cazzate
    che oggi è pressoché infinita.
    La diffidenza è il male comune
    per curare cancri d'igenuità
    e la bontà la regalano tutti
    perchè non serve a nessuno.

     

    E se un giudice c'è o ci sarà
    non ci accuserà d'aver ucciso qualcuno
    ma di ogni singola nostra stupida paura
    nascosta nel sangue di un divano nuovo
    e mentre il significato di "amore"
    lo perdiamo imparando a parlarne
    al suo posto rimane un'altra lapide
    con su scritto un nome

     

    ora vi lascio a voi stessi
    io e mediocrità andiamo in viaggio di nozze
    appendete pure gli indici alla porta
    e raccogliete il medio che sorride dalla finestra
    tornate alle vostre case
    mettendo in un sacco bucato queste riflessioni
    così man mano che la strada va
    vi sentirete più leggeri;
    così man mano che la strada va
    vi sentirete migliori;
    così man mano che la strada va
    vi sentirete umani.