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in archivio dal 01 set 2010

Antonio Gusmai

26 maggio 1983, Trani
Mi descrivo così: Doctor of Philosophy, giurista, amante del dubbio e delle incertezze.
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  • 01 settembre 2011 alle ore 14:06
    I VANESI

    Vanesi d'ogni vita
    di frivolezze è mai sazia la vostra anima sbiadita,
    che rallegra e soffre per fatua che sia
    di poche cose purtuttavia.

    E' vostro il mondo che appare
    seppur dentro molto si può fare;
    ma quel che poi sopra soggiunge
    pesa, e di nuovo si rifugge.

    Ma se in fondo non vi si può biasimare
    non vi si può neppure sopportare,
    perché sterile è il vostro pensiero
    e mai niente fate davvero. 

     
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  • 30 settembre alle ore 17:33
    Nulla

    Come comincia: Fateci caso. E' sempre una nullità a ritenere che di fatto il nulla sia niente. Il nulla invece è molto per gli umani, in alcuni casi tutto. Esempio. Provate ad immaginare di dover spiegare l'esistenza del nulla proprio a costoro, a delle nullità. Paradossalmente è una delle lezioni più semplici da tenere: non campendo nulla, non solo hanno la possibilità istantanea di apprendere il nulla, ma avranno anche la comprensione immediata della loro vita, che per loro (oltre che per tutti) è tutto.

     
  • 24 ottobre 2015 alle ore 12:19
    Inquinamento psico-insostenibile

    Come comincia: Nella società finisce anche per accumularsi tutta la spazzatura immateriale che produciamo, frutto di gran parte dei nostri pensieri sistematicamente influenzati da pochi e, comunemente, accettati da molti. Siamo sommersi di immondizia eterea che non possiamo smaltire perché non facilmente afferrabile. Occorrerebbe anche qui ingegnarsi per trovare rimedi capaci di eliminare un tasso di inquinamento cognitivo divenuto anch'esso ormai insostenibile. L'istruzione, almeno per come l'abbiamo lasciata (o voluta?) ridurre, sembra divenuta insufficiente a ricostituire una vita sociale psico-sostenibile. 
    Forse, su questo, si riflette ancora troppo poco.

     
  • 06 luglio 2014 alle ore 18:41
    La sostanza della forma

    Come comincia: "Bisogna dare forma alla sostanza" è un'affermazione, quasi un sermone parenetico, assai ricorrente nelle "impegnate" conversazioni medio borghesi. 
    Ma c'è da chiedersi: qual è la sostanza della mera forma? Esiste e qualcuno la conosce? Voglio dire, piuttosto che presupporre l'esistenza di forme preconfezionate alla sostanza, non sarebbe forse meglio preoccuparsi - all'inverso - di ricercare il modo di dare volta a volta alla sostanza una forma utile, concreta e facilmente riconoscibile?

     
  • 28 gennaio 2011 alle ore 17:33
    Passeggiata con Orman

    Come comincia: Camminavo lungo la strada, nel tardo pomeriggio, in compagnia di Orman, il mio cane. Percorrevo la via a passo svelto osservando tutto quel che il mio sguardo riusciva a carpire ed ogni tanto mi voltavo a controllare che lì dietro fosse tutto a posto, giacché Orman - sguinzagliato - non di rado commetteva stronzate a causa della sua natura indomita. La passeggiata mi consentiva di essere piuttosto disteso, rilassato dopo una lunga giornata di studio. Tuttavia non vi era granché di ameno in quel quartiere, se non la quiete del momento che rendeva tutto più nitido. Così, procedendo ancora a passo allegro, mi allontanai dal centro urbano e raggiunsi un campo incolto, privo di recinzione, luogo in cui spesso andavo per lasciar godere il cane di piena libertà, ma che da qualche settimana avevo trascurato scientemente di raggiungere per via delle incessanti piogge. Probabilmente era di proprietà di un privato ma per noncuranza e trascuratezza era divenuto da anni una sorta di parco pubblico ove per consuetudine chiunque, specie i bambini, trovavano spazio in abbondanza per concedersi meglio alle attività ludiche, non meno dei giovani amanti che nelle ore notturne lo occupavano per giacere in riservatezza. Quella volta fu Orman ad anticiparmi, impazziva alla vista di quel luogo e già in lontananza, non appena intuiva che eravamo diretti da quelle parti, correva euforico verso quella direzione anche se le mie intenzioni erano orientate altrove. Era come se si dimenticasse di me, di avere un padrone, e si comportava da liberto. Io lo lasciavo fare, perché in quella zona la città, se non si poteva dir morta, era comunque animata dal respiro di poche anime, la maggior parte delle quali conoscevano il mio cane e non avevano alcuna paura della sua mole imponente.
    A mano a mano che mi avvicinavo verso il parco, cominciai a scorgere fiori colorati che ammantavano quello che l'ultima volta era sola arida terra, di colore beige, molto simile alle pietre che lo abbellivano, unico ornamento di quel suolo brullo. La mia attenzione mi distraeva continuamente. Guardavo sempre più giù, in prospettiva verso gli alberi, anch'essi truccati dal verde delle folte chiome. Accesi una sigaretta, mi piaceva tutto ciò, e avevo l'animo leggero. Mi inoltrai ringalluzzito nel campo, ma solo per qualche metro giacché non potei fare a meno di fermarmi a constatare quel che d'un tratto stava accadendo: sorprendentemente mi trovavo in un posto fiabesco, era da poco primavera, la vedevo e desideravo persino odorarla. Continuai a camminare per il campo, ma questa volta procedendo lentamente, attento, avendo quasi la sensazione di essere impegnato. Ero circondato da margherite, viole, papaveri e da tanti piccoli animaletti di ogni specie che si muovevano freneticamente senza che io potessi capirne, se non vagamente, il senso.
    Mi ero accorto di avere intorno a me cose meravigliose, le quali però m'impedivano di poter correre senza fare a meno di calpestarle. Quel pomeriggio fu la bellezza della natura a sensibilizzarmi, nessun'altra ragione. E così mi immedesimai in quell'ecosistema, e restai a guardare attonito, forse anche quasi un po' preoccupato, quanto stesse facendo il concitato gioco di Orman in tutta la sua innocente, distruttiva, indifferenza.