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Autore

Arthur Conan Doyle

in archivio dal 14 giu 2001

22 maggio 1859, Edimburgo - Inghilterra

07 luglio 1930, Crowborough, Sussex - Inghilterra

segni particolari:
Sherlock è ispirato al mio amico, dottor Joseph Bell.

mi descrivo così:
Holmes mi si è appiccicato addosso! Non volevo scrivere solo di lui, ho anche cercato di farlo morire, ma niente da fare!

16 febbraio 2012 alle ore 12:08

Uno studio in rosso

di Arthur Conan Doyle

editore: Dalai

pagine: 167

prezzo: 5,87 €

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«Uno studio in rosso, no? Perché non dovremmo usare il linguaggio artistico? Nella matassa incolore della vita corre il filo rosso del delitto, e il nostro compito consiste nel dipanarlo, nell’isolarlo, nell’esporne ogni pollice.» Con due domande e una breve asserzione Sherlock Holmes sintetizza, ad un Watson ancora inesperto, la sua concezione del lavoro investigativo.
Siamo nel 1887 ed uno sconosciuto Conan Doyle esordisce sulla scena della letteratura europea col primo di una serie di romanzi polizieschi, destinati ad ottenere larga fama.
La vicenda si svolge a Londra e vede fronteggiarsi i buoni – Sherlock Holmes, investigatore privato, esperto di droghe e di veleni, il dottor Watson e la polizia – e i cattivi, cioè un enigmatico assassino e le sue vittime.
Dunque, in una piovosa serata autunnale, viene rinvenuto, all’interno di una casa disabitata, il corpo senza vita di un uomo. Chi è costui? È stato vittima di un omicidio? Holmes per primo, annusando le labbra della vittima, capisce che l’uomo è stato avvelenato. Ma perché? E da chi? Così viene scoperta, su una parete nascosta della casa, un’incisione, fatta col sangue, della parola tedesca RACHE, che significa “vendetta”. Inoltre, fuori e dentro la casa, Holmes riscontra vari elementi che lo portano più o meno precisamente a ricostruire la dinamica dell’assassinio. Ma, a distanza di pochi giorni, un altro omicidio, stavolta cruento, si somma al primo, e sempre la stessa scritta ricorre sulle pareti dell’edificio dov’è accaduto. Che cosa vuole ottenere l’assassino? È per caso un serial killer?
Tra questa miriade d’indizi contrastanti, dove gli investigatori della polizia stanno già perdendo la testa, il detective Sherlock Holmes si muove con sicurezza, sostenuto dalla precisione del suo originale metodo d’indagine: «Le ho già spiegato, Watson, che le circostanze fuori del comune, di solito, rappresentano una guida anziché un ostacolo. Nel risolvere un problema di questo genere, l’essenziale è saper ragionare a ritroso.» E, proseguendo nel discorso, Holmes espone la sua teoria della deduzione, per cui, partendo da determinati indizi, è obiettivamente impossibile non ricostruire la verità. Ci sarebbe certo un bel discutere sulla validità di una simile affermazione, dal momento che, in filosofia, la deduzione è un procedimento analitico puramente astratto, che giunge a determinare con certezza la sola struttura dei concetti… Almeno col celebre investigatore tuttavia, sarà lecito soprassedere su una simile questione.
Così, nella seconda parte del romanzo, viene chiarito il retroscena di tutta la vicenda, in cui, al racconto prettamente poliziesco, va a sommarsi la triste storia di due giovani innamorati. Un romantico vendicatore verrà quindi processato, ma il merito della cattura sarà attribuito a Scotland Yard.
Una trama ricca e coinvolgente, come è facile vedere, grazie a cui Sherlock Holmes è diventato, a buon diritto, l’investigatore privato più famoso di tutti i tempi.

recensione di Marco Gabrielli

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