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Poesie di Attilio Bertolucci

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  • 20 dicembre 2011 alle ore 17:43
    La rosa bianca

    Coglierò per te
    l'ultima rosa del giardino,
    la rosa bianca che fiorisce
    nelle prime nebbie.
    Le avide api l'hanno visitata
    sino a ieri,
    ma è ancora così dolce
    che fa tremare.
    E' un ritratto di te a trent'anni,
    un po' smemorata, come tu sarai allora.

  • 08 ottobre 2011 alle ore 22:15
    Torrente

    Spumeggiante, fredda,
    fiorita acqua dei torrenti,
    un incanto mi dai
    che più bello non conobbi mai;
    il tuo rumore mi fa sordo,
    nascono echi nel mio cuore.
    Dove sono? Fra grandi massi
    arrugginiti, alberi, selve
    percorse da ombrosi sentieri?
    Il sole mi fa un po' sudare,
    mi dora. Oh questo rumore tranquillo,
    questa solitudine.
    E quel mulino che si vede e non si vede
    fra i castagni abbandonato.
    Misento stanco, felice
    come una nuvola o un albero bagnato.

  • 08 ottobre 2011 alle ore 22:14
    Gli anni

    Le mattine dei nostri anni perduti
    i tavolini nell’ombra soleggiata dell’autunno,
    i compagni che andavano e tornavano, i compagni
    che non tornarono più, ho pensato ad essi lietamente.
    Perché questo giorno di settembre splende
    così incantevole nelle vetrine in ore
    simili a quelle d’allora, quelle d’allora
    scorrono ormai in un pacifico tempo,
    La folla è uguale sui marciapiedi dorati,
    solo il grigio e il lilla
    si mutano in verde e rosso per la moda,
    il passo è quello lento e gaio della provincia.

  • 08 ottobre 2011 alle ore 22:13
    Per un bel giorno

    Un cielo così puro
    un vento così leggero
    non so più dove sono
    dove ero.
    O gaggia nuda,
    bruna violetta
    che nel calore fugace
    appassisci….
    Giorno te ne vai
    e non sai nulla di me e della violetta
    che tanto amo
    e del ramo nudo della gaggia,
    giorno, non andar via.

  • 08 ottobre 2011 alle ore 22:11
    Solitudine

    Io sono solo
    il fiume è grande e canta;
    chi c’è di là?
    Pesto gramigne bruciacchiate.
    Tutte le ore sono uguali
    per chi cammina
    senza perché
    presso l’acqua che canta.
    Non una barca
    solca i flutti grigi
    che come giganti placati
    passano davanti ai miei occhi
    cantando.
    Nessuno.

  • 08 ottobre 2011 alle ore 22:10
    Mattino d'autunno

    Un pallido sole che scotta
    come se avesse la febbre
    e fa sternutire quando
    la gioia d’esser giovani
    e di passeggiare di mattina
    per i viali quasi deserti
    è al colmo, illumina l’erba
    bagnata e la facciata rosa
    di un palazzo. Tutto è gioviale
    buongiorno e sereno, raffreddore
    e mezza stagione. E Goethe
    in mezzo alla piazza sorride.

  • 08 ottobre 2011 alle ore 22:09
    Settembre

    Chiaro cielo di settembre
    illuminato e paziente
    sugli alberi frondosi
    sulle tegole rosse

    fresca erba
    su cui volano farfalle
    come i pensieri d’amore
    nei tuoi occhi

    giorno che scorri
    senza nostalgie
    canoro giorno di settembre
    che ti specchi nel mio calmo cuor.

  • 08 ottobre 2011 alle ore 22:08
    Una cavalla

    Una cavalla sola
    pascola
    in una radura
    si fa notte
    la luna brilla
    nell’aria serena
    vagamente splende
    respira con il muso alto
    i profumati effluvi
    della notte che viene
    comincia un piccolo trotto
    grazioso e musicale
    già è notte
    e nulla più si vede
    intorno.

  • 08 ottobre 2011 alle ore 22:07
    Vento

    Come un lupo è il vento
    che cala dai monti al piano,
    corica nei campi il grano
    ovunque passa è sgomento.
    Fischia nei mattini chiari
    illuminando case e orizzonti,
    sconvolge l’acqua nelle fonti
    caccia gli uomini ai ripari.
    Poi, stanco s’addormenta e uno stupore
    prende le cose, come dopo l’amore.

  • 12 maggio 2011 alle ore 17:08
    At Home

    Il sole lentamente si sposta
    sulla nostra vita, sulla paziente
    storia dei giorni che un mite
    calore accede, d'affetti di memorie.
    A quest'ora meridiana
    lo spaniel invecchia sul mattone
    tiepido, il tuo cappello di paglia
    s'allontana nell'ombra della casa.

  • 24 maggio 2006
    Lasciami sanguinare

    Lasciami sanguinare sulla strada
    sulla polvere sull'antipolvere sull'erba,
    il cuore palpitando nel suo ritmo feriale
    maschere verdi sulle case i rami

    di castagno, i freschi rami, due uccelli
    il maschio e la femmina volati via,
    la pupilla duole se tenta
    di seguirne la fuga l'amore

    per le solitudini aria acqua del Bràtica,
    non soccorrermi quando nel muovere
    il braccio riapro la ferita il liquido
    liquoroso m'inorridisce la vista,

    attendi paziente oltre la curva via
    l'alzarsi del vento nel mezzogiorno, fingi
    soltanto allora d'avermi udito chiamare,
    entra nella mia visuale da un giorno

    quieto di settembre, la tavola apparecchiata
    i figli stanchi d'attendere, i figli
    giovani col colore della gioventù
    esaltato da una luce che quei rami inverdiscono.

  • 24 maggio 2006
    Alla madre

    Se tu torni fra noi
    è un caldo e grigio
    giorno di marzo, è l’ora del riposo
    per noi rimasti nella casa, in pace.
     
    Così lungamente
    abbiamo aspettato nel silenzio
    delle stanze assopite, ora i bambini
    sono andati per viole.
     
    Oh, poterli cercare con te
    fra le gaggìe nude nel sole.

  • 24 maggio 2006
    Vento

    Come un lupo è il vento
    che cala dai monti al piano,
    corica nei campi il grano
    ovunque passa è sgomento.
     
    Fischia nei mattini chiari
    illuminando case e orizzonti,
    sconvolge l’acqua nelle fonti
    caccia gli uomini ai ripari.
     
    Poi, stanco s’addormenta e uno stupore
    prende le cose, come dopo l’amore.

  • 24 maggio 2006
    Per B...

    I piccoli aeroplani di carta che tu
    fai, volano nel crepuscolo, si perdono
    come farfalle notturne nell’aria
    che s’oscura, non torneranno più.

    Così i nostri giorni, ma un abisso
    meno dolce li accoglie
    di questa valle silente di foglie
    morte e d’acque autunnali

    dove posano le loro stanche ali
    i tuoi fragili alianti.

  • 24 maggio 2006
    Solitudine

    Io sono solo
    Il fiume è grande e canta
    Chi c'è di là?
    Pesto gramigne bruciacchiate.

    Tutte le ore sono uguali
    Per chi cammina
    Senza perché
    Presso l'acqua che canta.

    Non una barca
    Solca i flutti grigi
    Che come giganti placati
    Passano davanti ai miei occhi
    Cantando.

    Nessuno.

  • 24 maggio 2006
    Ricordo di fanciullezza

    Le gaggie della mia fanciullezza
    dalle fresche foglie che suonano in bocca...
    Si cammina per il Cinghio asciutto,
    qualche ramo più lungo ci accarezza
    la faccia fervida, e allora, scostando
    il ramo dolce e fastidioso, per inconscia vendetta
    si spoglia di una manata di tenere foglie.
    Se ne sceglie una, si pone lieve
    sulle labbra e si suona camminando,
    dimentichi dei compagni.
    Passano libellule, s'odono le trebbiatrici lontane,
    si vive come in un caldo sogno.
    Quando più la cicala non s'ode cantare,
    e le prime ombre e il silenzio della sera ci colgono,
    quasi all'improvviso, una smania prende le gambe
    e si corre sino a perdere il fiato,
    nella fresca sera, paurosi e felici.

  • 24 maggio 2006
    A Ninetta

    Con le guance di fuoco
    e gli occhi ridenti
    camminavi per una selva.
    Il sole scherzava
    con l'acqua
    che fuggiva via.
    C'erano il ginepro aromatico
    e le grandi felci fiere
    e i misteriosi licheni...
    Sorse la luna chiara
    fra i rami.

  • 24 maggio 2006
    La rosa bianca

    Coglierò per te
    l'ultima rosa del giardino,
    la rosa bianca che fiorisce
    nelle prime nebbie.
    Le avide api l'hanno visitata
    sino a ieri,
    ma è ancora così dolce
    che fa tremare.
    E' un ritratto di te a trent'anni,
    un po' smemorata, come tu sarai allora.

  • 24 maggio 2006
    Paese d'inverno

    Che il sole dopo la neve
    appaia, e le nuvole si tingano di rosso
    come schiave: la neve sui tetti
    un rossore colorirà, guancia di principessa.
    S'alzi un leggero vento
    e spenga l'acqua, che s'era addormentata,
    con assonnata voce di pastore;
    escano fanciulle con scialli,
    lampeggiando gli occhi neri,
    e improvvisamente corrano punte dall'aria
    simili a uccelli che s'alzino a volo.
    E gli zingari rubino ragazzi.

  • 24 maggio 2006
    Portami con te

    Portami con te nel mattino vivace
    le reni rotte l'occhio sveglio appoggiato
    al tuo fianco di donna che cammina
    come fa l'amore,
     
    sono gli ultimi giorni dell'inverno
    a bagnarci le mani e i camini
    fumano più del necessario in una
    stagione così tiepida,
     
    ma lascia che vadano in malora
    economia e sobrietà,
    si consumino le scorte
    della città e della nazione
     
    se il cielo offuscandosi, e poi
    schiarendo per un sole più forte,
    ci saremo trovati
    là dove vita e morte hanno una sosta,
     
    sfavilla il mezzogiorno, lamiera
    che è azzurra ormai
    senza residui e sopra
    calmi uccelli camminano non volano.

  • 24 maggio 2006
    Ritratto di uomo malato

    Questo che vedete qui dipinto in sanguigna e nero
    e che occupa intero il quadro spazioso
    sono io all'età di quarantanove anni, ravvolto
    in un'ampia vestaglia che mozza a metà le mani
     
    come fossero fiori, non lascia vedere se il corpo
    sia coricato o seduto: così è degli infermi
    posti davanti a finestre che incorniciano il giorno,
    un altro giorno concesso agli occhi stancatisi presto.
     
    Ma se chiedo al pittore, mio figlio quattordicenne,
    chi ha voluto ritrarre, egli subito dice
    "uno di quei poeti cinesi che mi hai fatto
    leggere, mentre guarda fuori, una delle sue ultime ore."
     
    E' sincero, ora ricordo d'avergli donato quel libro
    che rallegra il cuore di riviere celesti
    e brune foglie autunnali; in esso saggi, o finti saggi, poeti
    graziosamente lasciano la vita alzando il bicchiere.
     
    Sono io appartenente a un secolo che crede
    di non mentire, a ravvisarmi in quell'uomo malato
    mentendo a me stesso: e ne scrivo
    per esorcizzare un male in cui credo e non credo.

  • 24 maggio 2006
    Per un bel giorno

    Un cielo così puro
    un vento così leggero
    non so più dove sono
    dove ero.

    O gaggia nuda,
    bruna violetta
    che nel calore fugace
    appassisci….

    Giorno te ne vai
    e non sai nulla di me e della violetta
    che tanto amo
    e del ramo nudo della gaggia,

    giorno, non andar via.

  • 24 maggio 2006
    Nessuno di voi...

    Nessuno di voi, nessuno che venga dal Nord
    mi porta notizie di casa,
    le ultime, come fosse il tempo
    a Parma, prima che il treno partisse ?
    A mezzo il mattino, alle dieci,
    La folla minuta in lento transito
    e commercio, in ozio frettoloso, in segreta
    solitudine nel breve giro dei borghi,
    la luce più debole che qui
    sulle acque schiarite, se pure
    il sole uscisse alla fine e le foglie dei platani
    suonassero, dolce oro umiliato, al suo raggio ?

  • 24 maggio 2006
    Gli anni

    Le mattine dei nostri anni perduti
    i tavolini nell’ombra soleggiata dell’autunno,
    i compagni che andavano e tornavano, i compagni
    che non tornarono più, ho pensato ad essi lietamente.

    Perché questo giorno di settembre splende
    così incantevole nelle vetrine in ore
    simili a quelle d’allora, quelle d’allora
    scorrono ormai in un pacifico tempo,

    La folla è uguale sui marciapiedi dorati,
    solo il grigio e il lilla
    si mutano in verde e rosso per la moda,
    il passo è quello lento e gaio della provincia.

  • 24 maggio 2006
    Settembre

    Chiaro cielo di settembre
    illuminato e paziente
    sugli alberi frondosi,
    sulle tegole rosse

    Fresca erba
    su cui volano farfalle
    come i pensieri d'amore
    nei tuoi occhi

    Giorno che scorri
    senza nostalgie
    canoro giorno di settembre
    che ti specchi nel mio calmo cuore.