username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Poesie di Aurora Cantini

Visita la scheda completa e tutti gli altri testi di Aurora Cantini

  • 06 settembre alle ore 17:07
    Vecchio alpino

    Seduto se ne sta
    un vecchio alpino
    chino sui ricordi
    sfilati dal cappello.
     
    Sfiora quella penna
    con tremore stanco
    e sugli annacquati occhi
    un lacrimare lento.
     
    Tende l’orecchio
    al vento ormai straniero
    gelido nel morso ad artigliare il cuore.
     
    Solo tormenti e pianti
    ode il vecchio alpino.
     
    Amici mai traditi
    che ancor gli tendono la mano
    lassù sperduti come piume al vento
    le loro penne mozze
    a perenne giuramento.
     Da "Nel migrar dei giorni" edito 2000
     

  • 21 febbraio alle ore 17:25
    Cuore di neve

    Il profilo dell’altura
    emerge come una donna velata,
    austero e chiuso sui dolori dell'uomo.
    Nel nostro peregrinare
    approdiamo all'immenso
    come piccole faville di neve,
    sperduti nel vorticare degli eventi.

    Solo la montagna
    è giudice imparziale del vivere.
    Parla solo con la voce del silenzio.

  • 13 ottobre 2016 alle ore 16:26
    Anima vaga è la luna

    Anima vaga è la luna
    e pare debole
     nel manto ligneo
    dei sogni miei sconfinati.
     
    Scende attonita
    e mai dòmita
    lungo la via dei silenzi
     
    piano
     
    senza abbagliare
    le gocce di stella -milioni-
    appese
    al bandolo del carro.
     
     
    Gli occhi si adornano
    di fremiti e attese,
    in attesa del bacio della notte.
     
    C.Aurora  Da “Fiori di campo” 1993
     

  • Ho visto una luce
    in una notte di luna nuova,
    erano i tuoi occhi di bambina
    che sfioravano le stelle
    e muti guardavano il mio profondo.
     
    Racchiudevano
    le invisibili storie
    dei nati senza nome
    delle anime schiacciate e strappate via
    dei tanti violati destini.
     
    Mi denudavano
    senza scoprir la mia pelle
    mi trapassavano
    senza forare il mio corpo
    mi laceravano
    senza spezzare le mie membra.
     
    Ti chiedo perdono
    per l’umanità intera
    bambina senza tempo
    perché non ho saputo
    dare sogni ai tuoi occhi
    e parole alla tua bocca.
     
    Renderò le mie lacrime al cielo
    come un miraggio per te
    per guidarti nel buio
    e avvicinarti al mio cuore.
     
    Dove cullarti una volta sola
    e solo per una notte ancora.

    (Dal libro "Uno scrigno è l'amore" 2007)
     

  • 12 luglio 2016 alle ore 17:00
    Albero

    Nel vento
    sembrava ebbro
    di pace e di follia
    nel suo elevarsi all’infinito
    sul chiuso azzurro
    della coppa del cielo.

    Dal libro "Fiori di campo" 1993, rieditato 2011
     
     

  • 04 giugno 2016 alle ore 17:26
    Attimo

    Il sole spuntò piano
    illuminando
    arsi paesaggi
    nel silenzio,
    calure d’agosto
    sperdute tra le crepe dei rami.
     
    Pallidi fuochi
    teneri tocchi di luce
    nello sciabordio
    e la solitudine.
     
    Una donna
    cammina sulla spiaggia
    pensando all’ieri del suo tempo.
     
    Era l’alba. Giovinezza.
    Solo un attimo.
    Dal libro "Fiori di campo" 1993, rieditato 2011
     

     

  • Son tornata in questo giardino
    per derubarti dei tesori
    che il silenzio ha catturato,
    e riviverli.
     
    Così scricchiolante e vecchia
    offri il tuo passato
    lacerato fino al cuore legnoso
    e lacrime di ruggine rigano le giunture
    così fragili e smarrite.
     
    Ti ricordi? Mi inebriavi
    con sogni di terre lontane
    e mari tempestosi
    fino a toccar le stelle su cocchi fatati.
     
    Oh, se potesse il mio cuore
    volare ancora
    sulla linea dell’orizzonte…
    Cosa troverebbe?
    Forse solo pochi spenti
    frammenti di sogni
    caduti nelle mie mani
    chissà come e chissà quando.
     
     

  • E venne il tempo
    delle luci sugli occhi.
    E venne il tempo
    delle nenie sul cuore.
    E venne il tempo…
     
    Ma gli occhi si sperdono
    nei bagliori di guerra
    e il cuore s’infrange
    nel lamento dei reietti.
     
    Per un’unica Notte
    vorrei accucciarmi
    al tepore di una culla
    e trovare anch’io
    un posto nascosto nel Presepe
    dove consolare i miei occhi
    e alleviare il mio cuore.
     
    Forse sentirò di nuovo
    respiri di fanciulli
    che leggeri come neve
    depongono statuine sbrecciate
    in un Presepe di filo spinato.
     
     
     
     

  • 17 settembre 2015 alle ore 15:59
    L'innamorata

    Ho acceso un lume
    nel profondo dell’anima
     
    e una musica dolce
     nel silenzio in me.
     
    Invano ti ho atteso
    perché eri solo un sogno.
     

    Dal libro “Nel migrar dei giorni” 2000
     
     

  • 06 luglio 2015 alle ore 23:18
    Paesaggio

    Immagine di un paesaggio
     al di là del vetro.
     
    Solo un canto
    incessante di passero
     
    E la vita del mondo
    tra le pieghe dei fiori.
     
    Da “Nel migrar dei giorni” 2000
     

  • Lascia che la fatica
    scorra sul cuore
    e scenda fino a lambire
     i solitari segreti
    di un uomo stanco.
     
    Raccolto in un intimo pudore
    il sospiro scava
    filigrane argentate
    nei capelli.
     
    Lascia che la fatica
    conceda al tuo cuore
    di deporre i suoi accorati silenzi
    nelle mie mani.
     
    C.Aurora Da “Fiori di campo” 1993
     

  • 13 febbraio 2015 alle ore 15:11
    Cuore innamorato, per tutti coloro che amano

    Bello è questo sentimento,
    forse puro,
    lo conservo come un fiore
    tra le pagine di un diario,
    lo accarezzo come fosse
    seta o raggi di sole,
    lo respiro nella sua essenza riposta.
     
    Egli mi offrirà
    porpore e trine
    per abbellire
    il cuore.
     
     Dal libro  “Fiori di campo” 1993, rieditato 2011
     
     

  • Guardando
    dall’alto della valle
    in una luminosa mattina di febbraio
    ho ricevuto
    il bacio del sole.
     
    L’ho sentito caldo sulla pelle,
    liquido e leggero
    di nebbia notturna e galaverna.
     
    Saliva l’eco ovattato
    del fondovalle
    fino ad agganciare i raggi d’oro,
    lassù sospesi come ragnatele
    che invisibili
    avvolgono il mondo.
     
    E io dall’alto
     
    -baluardo di pensieri
    tavolozza di colori-
     
    ho ridipinto il giorno
    di nuova luce,
    con occhi di cielo in un volo turchino.
     
     

  • 24 gennaio 2015 alle ore 16:00
    Bimba, 27 Gennaio -Giorno della Memoria-

    Apristi gli occhi
    –acque chiare-
    in uno sfondo cupo di tempesta.
     
    E passò su di te il vento.
     
    (Dal libro “Nel migrar dei giorni” 2000)
     

  • Incrinati i sogni della giornata
    riposti i miraggi
    degli occhi
    si sfuoca
    nei fiumi dell’oblio
    il vivere sferragliato
    di attimi senza respiro
     
    e si ricostruisce come ogni sera
    un nuovo arabesco
    da unire al lungo
    cristallo del cuore.
     
    Se la notte pietosa
    accetta il dono
    forse il cristallo
    potrà luccicare
    d’infiniti chiarori rugiadosi.
     
    Poi il sole
    scioglierà la brina.
     
    C:Aurora Da “Fiori di campo” 1993
     

  • Non si ode più
    lo stridio
    di rugginosi tormenti
    per l’anima.
     
    Solo l’agonia
    di  nuovi livori
    e foschi presagi.
     
    A.C. Da  “Fiori di campo” 1993, rieditato 2011
     

  • 01 novembre 2014 alle ore 22:17
    Prigioni, da "Fiori di Campo" 1993, rieditato 2011

     Due letti scricchiolanti
    il perenne sapore di vecchio
    di stanco.
    Nell’aria un’eco
    un pianto silenzioso
    tra nude pareti bianche.
     
    Sui comodini sbrecciati
    cartoline e fogli
    matite
    un rossetto
    in un angolo un libro
    un sentimento.
     
    E su un foglio
    vicino alla lampada
    qualcuno cancella i giorni.
     
     Da  “Fiori di campo” 1993 rieditato 2011
     

  • Accendi la mia bocca, o Musa,
    tu che di fuoco e ardori
    avvolgi le mie membra stanche,
     
    tu che di vento e tempesta
    accartocci il mio cuore
     
    e spargi d’aneliti rubati al tempo
    il mio battere di ciglia.
     
    Ora tra i miei petali dischiusi
    offro una corolla  dei miei sogni
    e dei miei pochi passi
    tra gli intricati arbusti
    del tuo vago ancheggiare.
     
    Baciami, o Musa,
    sulle mie palpebre chiuse,
    sulle mie ansie segrete,
     
    fammi innamorare ancora del tuo spaziare,
    fino a peregrinare eterna,
    eterea,
    esule in terra
    come una foglia,
    come un fiore leggero
    tra corolle schiuse,
    dischiuse,
    offuscate
    e  smorte
    ma mai sfiorite.
     
    Baciami,
    e vivrò per sempre in te,
    mia Poesia.
     
    c.aurora
    Da “Uno scrigno è l’amore” 2007
     

  • 17 settembre 2014 alle ore 13:46
    Immagini, da "Fiori di campo" 1993, rieditato 2011

    Malinconie di settembre.
     
    Di un’aria chiusa,
     
    di un soffio
    tra i riccioli d’oro
    di un bimbo.
     
    Ombre.
    Singulti nel buio
    che paion dimenticanze,
     
    echi di una fiaba
    raccontata dal tempo.

     

  • 23 luglio 2014 alle ore 10:31
    Lacrima, da "Fiori di campo" 1993

    Intingere le sguardo
    in un lago
    di tristezza.
     
    Carpire
    un fruscio
    un addio
    un dolore.
     
    E seminare
     schegge di silenzio
    nei rimorsi
    di chi se ne va
    senza tendere
    la mano.
      Da “Fiori di campo” 1993, rieditato 2011
     

  • 02 giugno 2014 alle ore 15:27
    Al sole

    Intaglieranno setose penombre
    i dolci giorni dell’estate
    e gioiranno fra smerli di vapori
    e miraggi.
     
    Il sole potrà rivestire
    la tela dell’immenso
    con broccati di luce
    da stendere sulle
    mie forme.
     
    E io volerò ancora
    nel mio mondo di vento
    e di infinito.
     
     

  • 26 aprile 2014 alle ore 16:32
    Karol

    Il grano maturo
    riflesso nell’oro dei capelli,
    l’immacolato manto
    steso sul mondo
    come le nevi perenni,
    il buio degli occhi
    rischiarato da una croce
    di sostegno e pianto.
     
    Dalla vetta più alta
    un baluardo ai cuori sperduti,
     
    unica arma il dolore,
     
    scavato nel tremore del giorno,
    vissuto nel pianto delle genti,
    amato nel ritorno alla vita
    dopo ogni notte straziata.
     
    Valli e pianure,
    confini di filo spinato,
    quel nome amato ha bruciato
    l’urlo dell’uomo
    in un fuoco divampante:
     
    “Karol,
    totus tuus  per sempre!”

    Dal libro “Oltre la curva del tramonto” LietoColle Editore, 2014,
    vincitrice Sezione Poesia Religiosa alla 3^ Edizione del Concorso Letterario "Città di Sant'Antonio Abate" Messina
     

  • 03 aprile 2014 alle ore 21:30
    Il Crepuscolo, omaggio a Michelangelo

    Mi svegliai
    in un tripudio d’acquerelli
    e setosi manti.
     
    La terra abbellì
    le mie brumose apparenze
    di chiarori e veglie.
    Da “Fiori di campo” 1993, rieditato 2011
     

  • 12 marzo 2014 alle ore 21:01
    Perché... le stragi del sabato sera

    Perché è sempre così febbrile
    la voglia
    di afferrare l’orizzonte,
    perché ogni strada, ogni curva
    sono come fili di lana
    attorcigliati sulle dita,
    perché non lasciano mai che il respiro
    si posi sull’ombra di una foglia,
    perché…
     
    Io, come un pallido graffio sull’orizzonte,
    osservo le notti inchinarsi
    all’oro e al vento di queste meteore inquiete.
     
    Posso solo chiedermi perché,
    perché quando l’alba piange
    l’agonia di tanti sogni infranti,
    non sappiamo tergere con quest’ acqua benedetta
    la vergogna e il dolore che bagnano il cuore.
     
    Perché li lasciamo andare così,
    senza una parola,
    senza il senso del ritorno,
    perché noi nell’attenderli
    li crediamo vincitori
    e immortali noi stessi,
    perché…
     
    Il muto orizzonte osserva
    e tace il suo segreto
    lasciando che il miraggio dell’infinito fondo
    avvinca ancora e sempre
    fino all’ultima alba.
     
     
     

  • 05 febbraio 2014 alle ore 13:11
    Le madri di strada

    Combattono ai margini del mondo
    le madri di strada.
     
    Combattono a mani nude
    protese come una preghiera
    e i figli chiusi sul cuore.
     
    Spezzano catene
    nei rimorsi dei nostri giorni
    con l’acciaio di sguardi
    duri e orgogliosi.
     
    Lacerano sicurezze
    sull’altare della solitudine
    immolate come madonne di povertà.
     
    Piangono solo di notte
    –animali feriti e solitari-
     
    Ma ogni lacrima che cade
    racchiude mille domande
    attende mille risposte.
     
    Chiede solo
    di essere raccolta.
     
    C.aurora
     
    Da “Nel migrar dei giorni” 2000