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Poesie di Aurora Cantini

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  • 02 giugno 2014 alle ore 15:27
    Al sole

    Intaglieranno setose penombre
    i dolci giorni dell’estate
    e gioiranno fra smerli di vapori
    e miraggi.
     
    Il sole potrà rivestire
    la tela dell’immenso
    con broccati di luce
    da stendere sulle
    mie forme.
     
    E io volerò ancora
    nel mio mondo di vento
    e di infinito.
     
     

  • 26 aprile 2014 alle ore 16:32
    Karol

    Il grano maturo
    riflesso nell’oro dei capelli,
    l’immacolato manto
    steso sul mondo
    come le nevi perenni,
    il buio degli occhi
    rischiarato da una croce
    di sostegno e pianto.
     
    Dalla vetta più alta
    un baluardo ai cuori sperduti,
     
    unica arma il dolore,
     
    scavato nel tremore del giorno,
    vissuto nel pianto delle genti,
    amato nel ritorno alla vita
    dopo ogni notte straziata.
     
    Valli e pianure,
    confini di filo spinato,
    quel nome amato ha bruciato
    l’urlo dell’uomo
    in un fuoco divampante:
     
    “Karol,
    totus tuus  per sempre!”

    Dal libro “Oltre la curva del tramonto” LietoColle Editore, 2014,
    vincitrice Sezione Poesia Religiosa alla 3^ Edizione del Concorso Letterario "Città di Sant'Antonio Abate" Messina
     

  • 03 aprile 2014 alle ore 21:30
    Il Crepuscolo, omaggio a Michelangelo

    Mi svegliai
    in un tripudio d’acquerelli
    e setosi manti.
     
    La terra abbellì
    le mie brumose apparenze
    di chiarori e veglie.
    Da “Fiori di campo” 1993, rieditato 2011
     

  • 12 marzo 2014 alle ore 21:01
    Perché... le stragi del sabato sera

    Perché è sempre così febbrile
    la voglia
    di afferrare l’orizzonte,
    perché ogni strada, ogni curva
    sono come fili di lana
    attorcigliati sulle dita,
    perché non lasciano mai che il respiro
    si posi sull’ombra di una foglia,
    perché…
     
    Io, come un pallido graffio sull’orizzonte,
    osservo le notti inchinarsi
    all’oro e al vento di queste meteore inquiete.
     
    Posso solo chiedermi perché,
    perché quando l’alba piange
    l’agonia di tanti sogni infranti,
    non sappiamo tergere con quest’ acqua benedetta
    la vergogna e il dolore che bagnano il cuore.
     
    Perché li lasciamo andare così,
    senza una parola,
    senza il senso del ritorno,
    perché noi nell’attenderli
    li crediamo vincitori
    e immortali noi stessi,
    perché…
     
    Il muto orizzonte osserva
    e tace il suo segreto
    lasciando che il miraggio dell’infinito fondo
    avvinca ancora e sempre
    fino all’ultima alba.
     
     
     

  • 05 febbraio 2014 alle ore 13:11
    Le madri di strada

    Combattono ai margini del mondo
    le madri di strada.
     
    Combattono a mani nude
    protese come una preghiera
    e i figli chiusi sul cuore.
     
    Spezzano catene
    nei rimorsi dei nostri giorni
    con l’acciaio di sguardi
    duri e orgogliosi.
     
    Lacerano sicurezze
    sull’altare della solitudine
    immolate come madonne di povertà.
     
    Piangono solo di notte
    –animali feriti e solitari-
     
    Ma ogni lacrima che cade
    racchiude mille domande
    attende mille risposte.
     
    Chiede solo
    di essere raccolta.
     
    C.aurora
     
    Da “Nel migrar dei giorni” 2000
     

  • Dolce
    tremulo aprirsi
    candido pulsare di vento
    le tue ciglia
    sussurri di segreti infiniti
    la tua bocca.
     
    L’aria leggera
    sorregge
    i misteri del tuo tempo
    lungo il filo trasparente
    del tuo destino.
     
    Lieve si posa
    il mio bacio
    sul tuo dolce sonno.
     
    Da “Fiori di campo” 1993
     

  • Questa
    è la mia terra
    racchiusa
    nei palpiti
    maestosi e lacerati
    delle selve.
     
    E il silenzio
    schiude i pensieri
    a tremori mai sopiti
    lungo la scia
    i lacrime
    rubate
     agli accecanti barbagli
    di collari e catene.
     Da “Fiori di campo” 1993
     

  • 06 novembre 2013 alle ore 17:16
    Attese all'imbrunire

    Il respiro della notte
    avvolse gli orizzonti stanchi
    in una timida carezza
    quasi nascosta.
     
    Bisbigli di ninfe
    nel respiro delle ore rubate al buio.
     
    Suoni e voci
    nel tremito
    preludio di passioni.
     
    Lungo le vie
    solo lo stormir del vento
     
    a chiamar la notte
    come amante
    ferito e corrucciato
    che dal desiderio
    è vinto.
    C.aurora
     
    Da “Nel migrar dei giorni” 2000
     

  • Ameranno sempre la vita
    le tue mani
    che sanno ricevere
    i sospiri
    e gli strazi del cuore.
     
    Sicure s’inerpicano
    lungo le sporgenze del vivere
     
    Ingenue sfiorano
    i dolci misteri
    quando schiudono
    la mia corazza.
     
    Fra le tue mani calde
    ritrovo me stessa.
     

     

  • Sono sguardi
    quelli di una madre
    umidi e dolci
    come pozze di rugiada
    appena velati da segreti tremori.
     
    Frementi attese
    rassegnati istanti.
     
    Ombreggiar di ciglia
    Guizzar di vacui lumi.
     
    Sono sguardi
     quelli di una madre
    che depositano sul cuore
    sabbia senza tempo
     
    E rimangono lì
    a scandire i giorni
     come una clessidra vuota.
     
     

     
     

  • Sei stato il mio fiore
    cullato dalle ali del vento,
     
    ti ho tessuto  fili d’oro
    bagnati di nebbia
    da avvolgerti intorno
    come un manto,
     
    ho rubato il giorno senza fine
    per stenderlo sui tuoi occhi.
     
    Sei stato il mio fiore, l’unico e il più raro
     
    e io come un ladro
    ti ho rubato al niente
    per donarti il tutto,
    l’incanto e oltre.
     
    Ma tu sei sfiorito all’alba,
    fuggito sul filo dell’oriente,
    preda di sere fredde e silenziose.
     
    Sei stato il mio fiore, figlio,
    ma nessun fiore per te
    potrà raccogliere le mie parole
    né la rugiada il mio pianto.
     
    Perché sei svanito in un lampo
    e a me non è rimasto che il niente.
     
    Da “Uno scrigno è l’amore” 2007
     
     

  • 10 luglio 2013 alle ore 16:09
    Alba sul mare

    Stese sulla spiaggia
    io e l’alba.

    Raccontavo le mie paure
    al muto deserto
    del mare.

    Solo una stella ancora

    lacrima soffusa
    che traspare
    dalle pieghe di un silenzio
    antico
    di malinconia.

  • 13 giugno 2013 alle ore 21:57
    Crepuscolo estivo

     
    Sera calda , fremiti dolci
    mani leggere e trasparenti.
     
    Nelle valli la stanchezza assopita
    il languore di corpi innamorati.
     
    Alito di vento
    sussurri lievi
    quasi preghiere.
     
    Nel buio aleggia
    un sapore di vita
    di giovinezza
     
    E i fiori chiusi
    tra l’erbe
    sembrano coppe di vento
    boccali carichi d’amore.
     
    Il crepuscolo all’orizzonte
    getta le sue reti
    nelle profondità
    del cielo.
    Da “Uno scrigno è l’amore” 2007

  • 06 maggio 2013 alle ore 14:53
    Diario

    Il vento fa volare

    le pagine rosa che ho scritto

    per te.

     

    Sembrano gemere

    per liberarsi

    dal filo di inchiostro

    che le attorciglia e stanca.

     

    Sono poveri resti

    di colori e odori,

    ormai sfuocati

    nelle statiche parvenze

    di un pensiero.

     

    Eppure

    anche loro mi amano,

     

    accolgono nel capace scomparto

    del silenzio

    il mio pianto

    così chiuso e austero.

     

     Da  “Fiori di campo” 1993, rieditato 2011

  • Albeggiava lontano

    sui campi sperduti e incolti

    mentre si muovevano stanche

    alcune donne di Bosnia.

     

    Ogni passo seguiva il cammino

    di lunghi silenzi

    e segnava il ritorno

    come un filo lungo un’intera vita.

     

    Spigolosi profili in ombra

    rannicchiati nel velo

    come un rifugio alla paura dei giorni.

     

    Ma dietro quelle labbra sottili e bianche

    s’agitavano infinite parole

    spezzate violate frantumate

    in un groviglio umido e caldo

    sotto la lingua.

     

    Stanche donne di Bosnia

    sperdute e incolte come la loro terra.

     

    Chissà se un germoglio nuovo

    scioglierà un giorno

    quel groviglio di coraggio

    sepolto proprio lì

     

    sotto la lingua.

     

    Dal libro “Nel migrar dei giorni” 2000

     

  • 19 febbraio 2013 alle ore 20:54
    L'armadio

    Ho aperto l’armadio del mio cuore

    per rovistare tra segreti sogni

    e rammendi di ricordi.

     

    Una bambola di pezza

    che sa di vento, di fiori, di passato,

    labbra avide di maliziosi rossori

    lassù nella soffitta.

     

    Quante nuvole ha contato il mio cuore

    e quante domande

    ha abbandonato sul prato…

     

    I rimpianti luccicano ancora

    sulle ciglia.

     

    Si chiude l’armadio

    ma la chiave è ancora qui,

    stretta tra le mani,

    per te.

     

    Dal libro “Fiori di campo” 1993 Ed. Il Grappolo, rieditato 2011

  • 02 gennaio 2013 alle ore 17:41
    Inverno all'alpeggio

    È del bucaneve

    fronda e mirto

    il pungitopo maraschino

    nello stormir di foglia

    che copre il niveo manto,

    come occhio birichino

     in un ceruleo lampo.

     

    È il crepitar di coccio

    accanto al dimesso scranno

     che solitario attende

    le fiaccate spalle

    chine sui mesti desinari

     

    tacito compagno

    di rosari  e litanie.

     

     

    Sul limitar del bosco

    una malga

    illumina alla sera.
    Da "Nel migrar dei giorni" Edizioni La Conca, Roma 2000

  • 10 ottobre 2012 alle ore 13:05
    Invecchiando insieme

    Amami ancora
    fino agli ultimi sconquassi
    di rughe nascoste
    tra le nostre mani
    intrecciate.

    Cercami ancora
    nell’umido tepore
    di sguardi sognanti
    sui nostri segreti più dolci.

    Invecchieremo insieme,
    tu ed io,
    a cingere le lacrime
    con roche struggente,
    tremolanti e squamose
    sulle diafane mani
    ancora intrecciate.

     Da “Fiori di campo” 1993, rieditato 2011

  • 30 agosto 2012 alle ore 13:25
    Settembre

     

    Le dalie in giardino

    nel calore

    del pomeriggio.

     

    Vaghi tintinnii

    e voci di donne

    sul piazzale.

     

    Lenta

    la giovane estate

    si stacca dai prati

    e nell’aria già

    il sapore del silenzio.

     

     

    Da “Nel migrar dei giorni” 2000

  • 05 luglio 2012 alle ore 13:56
    Al mio uomo

    Sei tu la roccia
    che regge antiche promesse
    di amanti
    con il cuore non ancora sfiorito
    dagli acri sapori
    della solitudine.

    E se vibra lo sguardo
    scopri sentieri già percorsi.

    Non sarai solo
    quando l’impronta
    scenderà
    lungo il declivio.

    Da  “Fiori di campo” 1993, rieditato 2011

  • Lascia che la fatica
    scorra sul cuore
    e scenda fino a lambire
    i solitari segreti
    di un uomo stanco.

    Raccolto in un intimo pudore
    il sospiro scava
    filigrane argentate
    nei capelli.

    Lascia che la fatica
    conceda al tuo cuore
    di deporre i suoi accorati silenzi
    nelle mie mani.

      Da “Fiori di campo” 1993 rieditato 2011

  • 09 maggio 2012 alle ore 22:04
    Mi ricordo tua madre (una donna di montagna)

    Mi ricordo tua madre
    il suo sorriso bianco
    e il suo tormento lungo
    sciolto sui capelli
    aggrovigliati d’edera.

    Quando i mattini
    s’adombravano di sonni e mugugni
    eccola mitigar l’incedere
    con pensieri puliti e dolci
    come di castagne
    e geloni di brina adocchiati qua e là.

    Mi ricordo tua madre
    la sua casa le sue cose
    l’odore di menta dei pizzi nei cassetti

    E quell’uggiore
    di tramonti solitari
    spersi nella bruma
    come i suoi occhi

    Liquidi ricordi
    di un’ombra che passa e va
    sui nostri cuori
    in un frullo d’ali all’orizzonte.

    Da “Nel migrar dei giorni” 2000

  • 26 aprile 2012 alle ore 22:43
    Uno scrigno è l'amore

    Quel vuoto in me
    ora non c’è più,
    la solitudine si sgrana
    in mille schegge
    e rotola
    in un angolo della vita.
     
    Ecco il sole, la luce.
     
    Il cuore si aprì
    - perché egli venne -
     
    Si schiuse alla vita
    -perché egli mi avvolse-
     
    E cantò nuovi romanzi.
     
    Ora lucido d’oro e d’intarsi
    questo scrigno
    dove racchiusa è la mia anima.
     
    Da “Uno scrigno è l’amore” 2007
     

  • 23 aprile 2012 alle ore 14:29
    Nel migrar dei giorni

    Come un’edera
    m’avviluppo di ricordi
    e lascio che le membra
    trovino un’ombra di frescura
    dove smarrirsi in smorzati pianti.

    Poi libero gli occhi
    sui deserti sentieri
    che fuggono lontano
    come strisce d’aquilone

    -radenti voli di pomeriggi
    che hanno strattonato il tempo
    e ferito il tramonto
    con macchie d’ambrate pervinche
    cadute tra le zolle.-

    poi libero le mani
    chiuse a coppa
    su quelle piccole lacrime

    -velluto d’ombra che langue e freme
    nell’intrico del vento
    e consola altre lacrime
    come rugiada sul boccio.-

    Verde l’edera alfin
    m’arrenderò al migrar dei giorni
    nascosta allo smarrito passo
    una pervinca d’ambra
    in un fragile eco di attese
    alla primavera.

    Da “Nel migrar dei giorni” 2000

  • 17 aprile 2012 alle ore 14:22
    Turno di notte –per mio padre Mansueto-

    In cucina
    i suoi passi grevi.
    Tintinnii di posate
    e la sacca da riempire.

    S’attarda in silenzio
    nell’ansito dei muri
    poi sull’uscio
    a prendere la giacca.

    Il buio dell’atrio
    s’apre sulla strada
    restio come fanciulla
    già ghermito
    dalle ore insonni.

    Non lo si vede più
    ombra tra le ombre
    ma s’indovina al passo
    la linea curva della schiena.

    Alla finestra una piccola mano
    segue il contorno
    di quel cuore stanco

    -Buon lavoro, papà-
    gli mormoro piano.

    Da “Nel migrar dei giorni” 2000