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Autore

Aurora Cantini

in archivio dal 12 apr 2012

11 maggio 1962, Gazzaniga - Italia

segni particolari:
 Ho ascoltato le poesie degli alberi che muovendosi nel tramonto estivo cullavano i miei sogni bambini, o quando, carichi di neve, svettavano al cielo e mi portavano fin lassù, nell'azzurro, con le loro lunghe dita di diamanti. Mi raccontavano, mi consolavano, mi inebriavano di vita

mi descrivo così:
 Sono legata alla mia terra di montagna come una radice sospesa, la sento vibrare in me in ogni respiro di vento, in ogni scricchiolare di foglia, in ogni sentiero nascosto. E ora che scrivo poesie e storie, so che lo devo alla Terra, alle mie montagne. Il mio cuore è l'orizzonte.

11 febbraio 2019 alle ore 22:25

A Valtorta le maschere medievali del mondo contadino di montagna

Intro: C’è un paese rannicchiato tra le montagne dell’Alta Valle Brembana, Orobie Bergamasche, dove il mondo contadino rimane aggrappato tenacemente ai vissuti della storia seppur in quest’epoca tecnologica e globale, dove i personaggi del mondo rurale di montagna di tradizione secolare rivivono per un giorno all’anno, muovendosi e richiamando le storie a

Il racconto

C’è un paese rannicchiato tra le montagne dell’Alta Valle Brembana, Orobie Bergamasche, dove il mondo contadino rimane aggrappato tenacemente ai vissuti della storia seppur in quest’epoca tecnologica e globale, dove i personaggi del mondo rurale di montagna di tradizione secolare rivivono per un giorno all’anno, muovendosi e richiamando le storie antiche tra le contrade silenziose e mute.
 
A Valtorta il Carnevale è il ritorno dell’”Homus Selvaticus” degli antichi riti montanari, un essere umano leggendario presente in molte tradizioni popolari, sugli affreschi delle case e nei libri fin dal Medio Evo, lungo le mulattiere impervie e scoscese, tra i balconi e le lobbie di legno.
Migliaia di turisti accorrono per rimanere soggiogati e avvinti dalle maschere dure e inquietanti dei druidi e degli anziani sapienti, dei demoni armati di forche, degli irsuti minatori  e boscaioli, che rievocano storie e magie di un tempo in cui le popolazioni pagane soggiogavano questi pendii con le loro quotidiane e suggestive cerimonie arcaiche.
 
Nel cuore dell’inverno un corteo mascherato percorre le antiche strade sepolte dalla neve, accompagnato da un gruppo di musicisti, al suono dei corni e dei campanacci e contornato dagli spari dei mortaretti. Al centro i personaggi storici  del mondo contadino, armati di forconi e “ranze” (le falci) rastrelli e gerle. Ecco allora che per le strade compaiono magicamente i furchetì, figure demoniache con una forca in mano e altri personaggi con insolite maschere a cappuccio sormontate da corna, ol diaol e l’homo selvadego. Accanto a loro le figure della famiglia patriarcale rurale di un tempo: la ègia (nonna), il vecio (nonno), la meda (zitella) e ol barba (lo zio celibe)…”
 
Uno spettacolo con musiche itineranti, con soste, canti e balli in ciascuna contrada dove per tutti c’è il buffet casereccio, pane e salame e formaggio duro con buon vino. Il gran finale con una sarabanda che coinvolge tutti gli spettatori intorno al fuoco.
Dal sito ValBrembanaweb: “La sfilata mascherata del Carnevale di rito ambrosiano ha percorso frazioni e sentieri di Valtorta, accompagnata dalle musiche e dai canti degli Alegher di Dossena. Contemporaneamente in paese si fa festa in attesa del corteo, con vin brulè e dolci per tutti. Per questa giornata davvero speciale per il piccolo paese di Valtorta, che è rimasto un’enclave della Diocesi di Milano con rito ambrosiano, sono organizzate anche visite guidate al Museo storico e alla segheria.
 
La festa continua fino a sera con il ballo in palestra. Il Carnevale di Valtorta da secoli si ispira al mondo fantastico del bosco, di diavoli, elfi e uomini selvatici che, una volta all’anno, si incarnano in misteriosi personaggi dai volti spesso inquietanti. È la mitologia medievale della montagna e del mondo contadino che, per un giorno, prende forma concreta.
 

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