username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Autore

Aurora Cantini

in archivio dal 12 apr 2012

11 maggio 1962, Gazzaniga - Italia

segni particolari:
 Ho ascoltato le poesie degli alberi che muovendosi nel tramonto estivo cullavano i miei sogni bambini, o quando, carichi di neve, svettavano al cielo e mi portavano fin lassù, nell'azzurro, con le loro lunghe dita di diamanti. Mi raccontavano, mi consolavano, mi inebriavano di vita

mi descrivo così:
 Sono legata alla mia terra di montagna come una radice sospesa, la sento vibrare in me in ogni respiro di vento, in ogni scricchiolare di foglia, in ogni sentiero nascosto. E ora che scrivo poesie e storie, so che lo devo alla Terra, alle mie montagne. Il mio cuore è l'orizzonte.

26 aprile 2012 alle ore 22:47

Donne di contrada

Intro: Dalla veranda delle cascine di campagna, ecco, appaiono loro, le nostre donne, avvolte nei loro grembiuli a fiori, attaccate alla terra dei loro padri e ai loro uomini lontani. Donne che parlano poco, gli sguardi silenziosi ma fermi, pungenti come capocchie di spillo, severi. Scavate nel volto e nel cuore, col rosario in mano, riservate ma attent

Il racconto

Dalla veranda delle cascine di campagna, ecco, appaiono loro, le nostre donne, avvolte nei loro grembiuli a fiori, attaccate alla terra dei loro padri e ai loro uomini lontani.
Donne che parlano poco, gli sguardi silenziosi ma fermi, pungenti come capocchie di spillo, severi. Scavate nel volto e nel cuore, col rosario in mano, riservate ma attente, nell’attesa di un ritorno. Stanno appoggiate al silenzio di pietre vecchie, il volto brunito sfaldato dalle intemperie dell’amore.Osservano il cielo e i campi: sanno che il loro tempo e quello del loro cammino sta per finire.
Negli occhi danzano le immagini e i miraggi di terre fertili, di passioni tenaci, di amori taciuti, di ricordi racchiusi, laggiù, in fondo al filare sperso nella bruma, laggiù, dove il sole si scioglie tra il grano, dove i canti si mescolano al vento nei sussurri fra i rami, le mani ferite e dure, le carezze fugaci e schive, i passi frettolosi e silenti.
Trascorrono il tempo con negli occhi la tenerezza calda del pianto, mute figure mescolate alla notte, senza sonno.
Raccogliamo noi le loro storie, continuiamo noi il loro passo, portiamole lontano, oltre la fatica e il distacco, oltre il sentiero lungo i canali, oltre l’alba buia di gennaio; diamo voce ai loro sogni di donna, di ragazza ancora leggera, di mamma china sulla culla.
Di loro cosa rimarrà se non i ricordi che solo noi possiamo portare avanti?

Commenti
Accedi o registrati per lasciare un commento