Enrico Fermi
  • Roma, 29/09/1901
  • Chicago (USA), 28/11/1954
  • in archivio dal 2/24/2026

Biografia

Sono stato un fisico italiano tra i protagonisti della rivoluzione scientifica del Novecento. Ho guidato a Roma il gruppo dei “ragazzi di via Panisperna” e ho contribuito in modo decisivo allo sviluppo della fisica nucleare moderna. Lasciai l'Italia spinto dalle leggi razziali fasciste: mia moglie proveniva da una famiglia ebraica.

Segni particolari

Nel 1938 ho ricevuto il Premio Nobel per la fisica per i miei lavori sulla radioattività indotta e sui neutroni lenti. Partecipai al Progetto Manhattan, contribuendo allo sviluppo dell’energia atomica.

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Aforismi di Enrico Fermi

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Due cose mi riempiono il cuore di ammirazione e di reverenza: il cielo stellato sul capo e la legge morale nel cuore.

Se riuscissi a ricordare i nomi di tutte queste particelle, sarei un botanico.

Fra tutti gli studiosi italiani e stranieri che ho avuto occasione di avvicinare il Majorana è fra tutti quello che per profondità di ingegno mi ha maggiormente colpito.

Qualunque cosa la natura abbia in serbo per l'umanità, per quanto spiacevole possa essere, gli uomini devono accettarla, perché l'ignoranza non è mai meglio della conoscenza.

Il fatto che non esistano limiti alla distruttività di quest'arma rende la sua stessa esistenza e la conoscenza della sua costruzione un pericolo per l'umanità intera. È necessariamente una cosa malvagia sotto ogni punto di vista.

Ci sono soltanto due possibili conclusioni: se il risultato conferma le ipotesi, allora hai appena fatto una misura; se il risultato è contrario alle ipotesi, allora hai fatto una scoperta.

Ho studiato con passione la matematica, perché la considero necessaria per lo studio della fisica alla quale io voglio esclusivamente dedicarmi.

La mia opinione all'epoca era che si dovesse mettere fuori legge la superbomba prima che fosse nata. Pensavo più o meno che sarebbe stato più facile mettere fuori legge, attraverso un qualche accordo internazionale, qualcosa che non esisteva.

La professione del ricercatore deve tornare alla sua tradizione di ricerca per l'amore di scoprire nuove verità. Poiché in tutte le direzioni siamo circondati dall'ignoto e la vocazione dell'uomo di scienza è di spostare in avanti le frontiere(…)

Non fare mai nulla con precisione maggiore dello stretto necessario.