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Autore

Bob Dylan

in archivio dal 23 apr 2001

24 maggio 1941, Duluth, Minnesota - Stati Uniti

segni particolari:
Il mio pseudonimo è ispirato al poeta Thomas, Dylan. In realtà mi chiamo Robert Zimmerman.

mi descrivo così:
Chi ha detto che un timbro di voce nasale non è adatto per sfondare nella musica?

10 ottobre 2001

Bob Dylan dixit:

Non ho mai scritto una canzone politica. Le canzoni non possono cambiare il mondo, ormai ho smesso di pensarlo.

Commenti
  • Luciano Ronchetti L'aforisma è introdotto da un sostantivo (canzone) e da un aggettivo (politica) e a me questa cosa fa venire in mente quello che sosteneva Aristotele: "la politica è la più esatta delle scienze umane: a patto che essa sia al servizio dell'uomo"; appunto! La politica è una scienza esattissima ma, sebbene sia stata inventata dall'uomo stesso (diciamo che si è via via consolidata, attraverso la prassi e la consuetudine, nel corso dei millenni: mano a mano che l'uomo, diventato dapprima erectus e poi sapiens, ha avuto consapevolezza di sé e percezione delle cose che li erano intorno; ha imparato, sempre meglio a rapportarsi, o scontrarsi, coi suoi simili: l'unico modo, quello, di cercare di risolvere problemi e questioni che li si ponevano innanzi!), non penso sia mai stata al servizio dell'uomo! E dire che ognuno di noi, sebbene molte volte non lo voglia ammettere, fa politica: tutti noi che esprimiamo una opinione lo facciamo, nolenti o volenti che siamo, coscienti o incoscienti che siamo (o nel pieno delle nostre facoltà mentali, chissà!), chi compie un gesto quotidiano e/o fa una scelta piuttosto che un'altra fa politica, io stesso che sto ora scrivendo questo mio commento sto facendo - in certo qual modo - politica. Ed appunto, anche lo stesso Dylan, sebbene nell'aforisma in questione affermi il contrario, ha fatto (spesso, direi!) politica attraverso le sue canzoni e la sua musica. Egli trae le sue radici dal folk: quello di Guthrie (Woody) e Pete Seeger (padre dei movimenti politici di sinistra americani e autore dell'inno degli stessi: "We Shall Overcome"!). Il secondo album di Dylan, "The Freewheelin'Bob Dylan" già ci mostra un artista fortemente politicizzato (così è scritto nell'Enciclopedia del rock: "l'album era completamente diverso dal primo, "Bob Dylan" e dimostrava come il cantante avesse scoperto il movimento della protesta folk. Canzoni come "A Hard Rain's A-Gonna Fall", "Blowin In The Wind" e "Masters Of War" divennero classici del genere..."). Anche l'album successivo, "The Times They Are A-Changin'" mostrano un Dylan fortemente politicizzato: egli si batte per i diritti delle persone di colore, contro la guerra (il brano "With God On Our Side" diviene l'inno del movimento studentesco del 1968). Nel frattempo ci fu la relazione con Joan Baez: insieme a Lennon e Ono i due formarono la coppia più politicizzata della storia del rock (le marce di protesta per i diritti civili dei negri, i disordini in molte città americane, tra cui quelli a Chicago durante la convenzione democratica del 1968, quelle contro la guerra in Vietnam prendono le mosse anche dalle loro canzoni e dalla loro attività negli atenei o altrove!). Bob Dylan ha creato una nuova scuola di cantautori in America, ha fatto scuola e impegno politico (sebbene dica il contrario, nel suo aforisma!) con la sua musica e le sue canzoni: lui, come Tom Paxton, o Phil Ochs, o Gordon Lightfoot, gli stessi Paul Simon e Art Garfunkel, etc., lo ha fatto. Volente o nolente che sia, Dylan ha dato un notevole contributo allo sviluppo sociale negli Stati Uniti: le sue parole non sono state vane, per fortuna, ma restano scolpite nel vento (come lui stesso canta! La seconda fase artistica e musicale, oltre che personale (conversione religiosa ed altro), quella iniziata con l'album "Desire", del 1976, è tutta un'altra storia. Del resto, il brano "Hurricane" (parla dell'ingiusto imprigionamento del pugile di colore Rubin Carter) contenuto nell'album suddetto, non è un ritorno al "fare politica", a occuparsi dei diritti degli altri? Quel brano ci disse chiaramente una cosa: la sensibilità politica di Dylan era ancora presente - nonostante tutto - e lo sarà in molti - per fortuna - anche quando il cantante di Duluth lascerà questa terra: ciò che si semina non va mai sprecato!

    sabato alle ore 11:37


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