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in archivio dal 06 feb 2015

Carlo Betocchi

23 gennaio 1899, Torino
25 maggio 1986, Bordighera
Segni particolari: A Firenze ho partecipato allo sviluppo della rivista letteraria di ispirazione cattolica "Frontespizio".
Mi descrivo così: Sono il poeta dell'allegria, anche quando parlo di dolore. Nelle mie poesie ho espresso la religiosità delle cose reali, il mio amore verso tutto ciò che è Vita.
Mi trovi anche su:

elementi per pagina
  • 06 febbraio 2015 alle ore 17:46
    Non ho più che lo stento d'una vita

    Non ho più che lo stento d'una vita
    che sta passando, e perduto il suo fiore
    mette spine e non foglie, e a malapena
    respira. Eppure, senza acredine.
    C'è quell'amore nascosto, in me,
    quanto più miserevole pudico,
    quel sentore di terra, che resiste,
    come nei campi spogli: una ricchezza
    creata, non mia, inestinguibile.
    Nemmeno più coltivabile, forse, ma vera
    esistenza; così come pare sperduta
    nel cosmo, con la sua gravità, le sue leggi,
    il suo magnetismo morente, che lo Spirito
    non dimentica, anzi numera.
    Non guardatemi, che son vecchio,
    ma nel mio mutismo pietroso ascoltate
    come gorgheggia , com'è fiero l'amore.

     
  • 06 febbraio 2015 alle ore 17:45
    Le rondini

    Le rondini, bei cerchi della vita,
    intatti e non vissuti,
    senza che il tempo azzurro li soverchi,
    son tempi in cui non vige una misura
    sommersi dentro un suono di campane
    che li innalza e li abbassa,
    che forano e trapassano,
    per ritornare fertili di vita
    e privi di ricordi, a l'onda antica.

     
  • 06 febbraio 2015 alle ore 17:42
    Un dolce pomeriggio d'inverno

    Un dolce pomeriggio d'inverno, dolce
    perché la luna non era più che una cosa
    immutabile, non alba né tramonto,
    i miei pensieri svanirono come molte
    farfalle, nei giardini pieni di rose
    che vivono di là, fuori del mondo.

    Come povere farfalle, come quelle
    semplici di primavera che sugli orti
    volano innumerevoli gialle e bianche,
    ecco se ne andavan via leggiere e belle,
    ecco inseguivano i miei occhi assorti,
    sempre più in alto volavano mai stanche.

    Tutte le forme diventavan farfalle
    intanto, non c'era più una cosa ferma
    intorno a me, una tremolante luce
    d'un altro mondo invadeva quella valle
    dove io fuggivo, e con la sua voce eterna
    cantava l'angelo che a Te mi conduce.

     
  • 06 febbraio 2015 alle ore 17:31
    La Pasqua dei poveri

    Forse per noi che non abbiam pane,
    forse più bella è la tua Santa Pasqua,
    o Gesù nostro, e la tua mite frasca
    si spande, oliva, nelle stanze quadre.

    Povero il cielo e povere le stanze,
    Sabato Santo, il tuo chiaror ci abbaglia,
    e il nostro cuore fa una lenta maglia
    col cielo, che ne abbraccia le speranze.

    Semplice vita, alle nostre dimande
    tu ci rispondi: Su, coraggio, andate!
    Noi t'ubbidiamo; e questa povertà
    non ha bisogno più d'altre vivande.

    Noi siamo tanti quanti alla campagna
    sono gli uccelli sulle mosse piante,
    cui sembra ancor che le parole sante
    giungan col vento e l'acqua che li bagna.

    A noi non visti, nelle grige stanze,
    miriadi in mezzo alla città che fuma,
    Sabato Santo, la tua luce illumina
    solo le mani, unica festa, stanche.

    A noi la pace che verrà, operosa
    già dentro il cuore e sulla mano sta,
    che ti prepara, o Pasqua, e che non ha
    che il solo pane per farti festosa.

     
  • 06 febbraio 2015 alle ore 17:25
    Della solitudine

    Io non ho bisogno
    che di te, solitudine;
    alta, solenne, immortale,
    dove più nulla è sogno.

    In questo deserto
    attendo l'implacabile
    venuta d'un'acqua viva
    perché mi faccia a me certo.

    Se trionfa il sole
    o la luna impassibile
    il loro lume fluisce
    come vuole nel mio cuore.

    E godo la terra
    bruna, e l'indistruttibile
    certezza delle sue cose
    già nel mio cuore si serra:

    e intendo che vita
    è questa, e profondissima
    luce irraggio sotto i cieli
    colmi di pietà infinita.

     
  • 06 febbraio 2015 alle ore 17:23
    Ciò che occorre è un uomo

    Ciò che occorre è un uomo
    non occorre la saggezza,
    ciò che occorre è un uomo
    in spirito e verità;
    non un paese, non le cose
    ciò che occorre è un uomo
    un passo sicuro
    e tanto salda la mano che porge,
    che tutti possano afferrarla
    e camminare liberi e salvarsi.